|
PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
|||
|
|
DOSSIER “CINA” |
|
|
|
|
|
T ARTICOLI DEL 1-4-2009 #1-4 2009TOP
obama,
prima volta in europa: - mario calabresi
( da "Repubblica,
La" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina Obama,
prima volta in Europa: Obama, prima volta in Europa Dalla Ue nessun nuovo piano
di stimolo: "Vedremo che fare se non riparte la crescita" MARIO
CALABRESI DAL NOSTRO INVIATO LONDRA - L´Air Force One con Barack Obama a bordo
non aveva ancora toccato terra all´aeroporto londinese di Stansted che già la
Casa Bianca si preoccupava di abbassare le aspettative sul primo viaggio
una
svolta in rosa per la verdi - luigi bolognini
( da "Repubblica,
La" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
abbiamo
deciso di risparmiare le spese dell´interprete per il tour in Cina dell´anno
prossimo. Per questo abbiamo scelto lei». Va di battuta Luigi Corbani,
direttore generale della Verdi, spiegando la decisione di nominare Xian Zhang,
36 anni, neo-mamma, e neo-direttore musicale della Orchestra, la prima donna a
ricoprire un incarico simile in Italia.
brachetti,
magie da gran varietà "un gioco per dimenticare la crisi" - raffaele
r. riverso ( da "Repubblica, La"
del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina alla
Corea, lo conoscono. Sarebbe importante che i nostri giovani, che hanno mutuato
la fantasia dai videogame, scoprissero i film di Fellini». Vista la crisi
economica, una battuta su Alessandro Baricco e le sue esternazioni sul teatro è
d´obbligo: «Sono parzialmente d´accordo con lui - spiazza tutti Brachetti -
Perché un bar che non vende chiude e uno spettacolo mediocre,
eurochallenge
e mondiali 2014 i giorni decisivi - stefano valenti
( da "Repubblica,
La" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
biancoblù
mette carte nuove sul tavolo della sua partita per i Mondiali del 2014 (che
peraltro vede una forte rimonta della Cina, sponsorizzata dagli Stati Uniti).
Il Comitato promotore, in transito per Bologna viaggiando da Milano a Siena, ha
infatti recepito il messaggio giunto dal Comune e capace di dare ufficialità
all´incontro che si terrà nel primo pomeriggio di oggi a Siena.
"ci
sono 1500 esuberi" natuzzi gela i sindacati - ilaria ficarella
( da "Repubblica,
La" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Taranto e
Matera e anche all´estero (Brasile, Cina e Romania). "Dopo l´uscita di
scena dell´amministratore delegato Uva e con l´annuncio di questi esuberi -
dice Michele Andrulli, segretario provinciale della Fillea Cgil di Matera -
abbiamo ormai la netta sensazione che la Natuzzi stia gettando la spugna.
marcido,
attori sospesi nell'aria evocano il mondo di beckett - simona spaventa
( da "Repubblica,
La" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
installazione
della scenografa Daniela Dal Cin: «Una macchina scenica complessa e frontale
realizzata in metallo, il materiale del contemporaneo. All´inizio un sipario
dipinto la nasconderà al pubblico, perché l´impatto iniziale deve essere forte,
un´epifania spettacolare che faccia prendere immediata coscienza allo
spettatore di quanto di paradossale ci sia nella condizione umana»
Natuzzi
annuncia un piano industriale con 1.540 esuberi
( da "Unita,
L'" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina e
Romania. I sindacati, nell'esprimere la loro preoccupazione, hanno detto di
respingere il nuovo piano industriale: gli esuberi in pratica sono formati da
1.500 dipendenti che dovevano rientrare nel ciclo produttivo a partire dal
prossimo mese di giugno, dopo periodi di cassa integrazione, e da 40 nuove
unità.
malpensa
aeroporto fantasma così sopravvive senza alitalia - fabrizio ravelli
( da "Repubblica,
La" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Rinegoziare
gli accordi bilaterali, questo è compito del governo. Qualcosina si vede:
giusto 3 giorni fa la Cina ha sottoscritto un accordo che accetta (è la prima
volta) le regole comunitarie, e porta da
Obama
a Londra per il G20 Sarkozy: decisioni o lascio
( da "Unita,
L'" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ocse
riconosce i primi segnali di ripresa dal ko della crisi: in Cina da 3 mesi i
consumi risalgono, la produzione industriale riparte, le previsioni di crescita
per il 2009 indicano un incoraggiante +6,3. LE MINACCE FRANCESI «Dovrà essere
un G20 politico, non tecnico», ha tuonato alla vigilia Nicolas Sarkozy, il cui
Paese è in preoccupante ebollizione sociale.
In
una tazza di tè l'amicizia tra Londra e Washington Nel momento in cui verserà
la tradizionale bevanda a Barack la sovrana riconoscerà la nuova realtà: è il
presidente afroameric ( da "Unita, L'"
del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
secondo
l'Economist è, con la Cina, quella che più conta nel vertice londinese per il
rilancio della economia mondiale. Gordon Brown se ne rende conto fino al punto
di capovolgere i ruoli: ai tempi dell'Impero erano i capi di governo delle
colonie ad adunarsi per la visita di esponenti della Royal Family.
l'argentina
tradisce il dollaro accordo valutario con la cina - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Per andare oltre
tutti guardano alla Cina. Che però è determinata a negoziare duramente il
proprio aiuto finanziario. In seno al Fmi l´influenza europea e americana è
condannata a diminuire per fare spazio al nuovo azionista-Cina, deciso a pesare
quanto la propria economia.
Marcegaglia:
fare di tutto per i crediti alle imprese
( da "Sole
24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Il risparmio
delle famiglie Usa ora sta aumentando », anche il ruolo della Cina, che in
questi anni ha prodotto merce a bassissimo costo, invadendo i mercati,
cambierà. I driver della crescita saranno diversi.E la Marcegaglia li individua
innanzitutto nelle nuove tecnologie legate all'ambiente e al risparmio
energetico.
Le
Borse rimbalzano Fiat vola del 10,3%
( da "Sole
24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
motivato
dalla crescita della domanda di Pc in Cina e Usa e della potenziale
ricostituzione delle scorte in Europa. Sale anche Google del 2,76%
sull'annuncio di un importante accordo con Walt Disney e in attesa di ulteriori
dettagli sul suo fondo di venture capital. Forte rialzo anche per i titoli finanziari,
con Citigroup che segna +9,52%, Bank of America il 13,
Fiducia,
la missione possibile ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
a cominciare
da Cina e India. L'area euro dovrebbe aver una sola posizione, (pesante,
ovviamente), gli Usa potrebbero rappresentare anche il Canada e si dovrebbe
trovare spazio in un summit ristretto anche per alcuni dei principali
emergenti. Che senso aveva che il G-7 si occupasse prima della crisi degli
squilibri delle bilance dei pagamenti tra Europa,
Armi,
adesso la Cina insidia gli Usa ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina e India
dovrebbero insieme coprirne quasi un terzo. Già quest'anno la Cina aumenterà le
sue spese militari del 15 per cento. In India, lo shock dell'attentato di
novembre a Mumbai ha portato in primo piano le spese per la difesa.Per quanto
riguarda l'Europa, il previsto aumento della spesa militare non dovrebbe
consentire di mantenere l'
Pechino
da fabbrica a mercato ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
anno la Cina
crescerà meno che in passato, ma il Pil aumenterà pur sempre del 6,8%, e
soprattutto è salita la domanda interna». Gli imprenditori che in Cina sono
presenti da anni hanno confermato l'intenzione di continuare a investire:
Matteo Cordero di Montezemolo, amministratore delegato del Fondo Charme, che
controlla il gruppo Poltrona Frau,
Bologna
pronta ad acquisire rassegne in Cina e Stati Uniti
( da "Sole
24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
nuovo piano
industriale Bologna pronta ad acquisire rassegne in Cina e Stati Uniti Emilio
Bonicelli BOLOGNA La Fiera di Bologna si prepara alle sfide future con una
solida struttura finanziaria, una drastica riduzione dei costi e con la volontà
di crescere all'estero. La strategia, messa a punto dal nuovo amministratore
delegato, Federico Minoli, con il piano industriale 2009/2011,
Divani
Natuzzi annuncia 1.540 esuberi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
e ridurrà i
lavoratori anche in Brasile, Cina e Romania. Quel rilancio del gruppo pugliese
di imbottiti, prospettato dall'arrivo del nuovo management, si sta rivelando
più difficile del previsto. E del resto i conti dell'ultima trimestrale, pur
registrando un aumento delle vendite, hanno messo in luce forti perdite.
Utile
di cinque milioni per Same ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina,
Russia). L'esercizio si è chiuso con un utile netto consolidato di 5 milioni di
euro. Il
Effetto
recessione sulle semine ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
anche per
effetto del boom di esportazioni verso la Cina: a 1,302 miliardi di bushel
(-9,2%) sono già ai minimi dal 2003. La meteorologia – oltre che le percezioni
sullo stato di salute dell'economia – potrà ancora modificare nelle prossime
settimane le scelte dei coltivatori. Le indicazioni sulle semine fornite ieri
dall'Usda, tuttavia, non fanno che rafforzare l'
La
City resta scettica sull'utilità del summit
( da "Sole
24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
i Paesi che
beneficerebbero maggiormente di una ripresa del commercio internazionale sono
Germania, Cina, Giappone e molte economie emergenti. In una nota agli
investitori, Brian Fabbri, di Bnp Paribas, avvertiva nei giorni scorsi che non
è il caso di aspettarsi «un accordo globale significativo che risolva i
problemi economici e finanziari del mondo».
Sarkozy:
risultati o vado via ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Penso
soprattutto alla Cina». A trascinare ancora di più il presidente francese, che
da tempo ama presentarsi come il persecutore pubblico degli speculatori e il
moralizzatore del capitalismo finanziario, verso una posizione dura è anche
l'influenza di Xavier Musca, suo nuovo consigliere, nominato un mese fa
vicesegretario generale dell'Eliseo al posto di FranÇois Perol,
Il
mercato ora ci dà ragione ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ci sono
competitor che fanno produrre in Cina le borse con entry price: Gucci non lo
farà mai. La nostra tela canvas è doppiata e costa 22 euro al metro, rispetto
ai 12 euro di diversi concorrenti. Fatto cento il costo della manodopera
italiana quello cinese è pari a 10. Se lo facessimo anche noi, dal 28,3% di
margine operativo nel 2008 schizzeremmo in un anno al 35%
New
Jersey. L'ambasciatore Terzi alla Montclair University. Lezione di diplomazia
( da "AmericaOggi
Online" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
praticano
torture e pena capitale portando come esempio la Cina che al Palazzo di Vetro
continua ad opporsi alla moratoria, ma che tuttavia non afferma che chi propone
l'abolizione, come l'Italia, sta sbagliando. L'Italia - ha aggiunto
l'ambasciatore - è impegnata da 15 anni per la riforma del Consiglio di
Sicurezza con enfasi sui diritti umani e si e' augurato una partnership euro-
( da "Repubblica, La" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 2 - Economia
ma pensa ai vertici con Russia e Cina Obama, prima volta in Europa: Obama, prima volta in Europa Dalla
Ue nessun nuovo piano di stimolo: "Vedremo che fare se non riparte la
crescita" MARIO CALABRESI DAL NOSTRO INVIATO LONDRA - L´Air Force One con
Barack Obama a bordo non aveva ancora toccato terra all´aeroporto londinese di
Stansted che già la Casa Bianca si preoccupava di abbassare le aspettative sul
primo viaggio oltreoceano del presidente americano. Sarà difficile dire
tra otto giorni se la missione europea di Obama sarà stata un successo, ma di
certo sarà impossibile definirla un insuccesso: l´agenda messa a punto dalla
nuova Amministrazione democratica è talmente vasta e piena di impegni che
ognuno la potrà leggere come vuole. Se fino a ieri la priorità era il G20, il
vertice voluto per frenare la recessione mondiale e costruire un nuovo quadro
di regole per i mercati finanziari, adesso che un successo delle tesi della
Casa Bianca sembra da escludere l´attenzione americana si è spostata sui faccia
a faccia con il presidente cinese Hu Jintao e con quello russo Medvedev. A
Washington hanno realizzato che non ci sarà nessun nuovo piano europeo di stimolo
all´economia, che Germania e Francia resteranno ferme sulle loro posizioni e
che se Obama insistesse nel chiedere al Vecchio Continente di seguire la sua
linea di politica economica porterebbe a casa una sconfitta. Tanto che, dopo
aver sottolineato nei documenti preparatori del summit che «l´obiettivo chiave»
americano è quello «di adottare qualunque azione necessaria per rilanciare la
crescita e spingere occupazione e consumi» ieri hanno cambiato rotta. «Non ci
aspettiamo che i partner europei annuncino nuovi piani di stimolo di uno o due
punti di Pil in più, non è su questo - ha sottolineato Mike Froman, vice
consigliere per la sicurezza nazionale e gli affari economici della Casa Bianca
- che ci concentriamo. Guardiamo invece al futuro per capire come si potrà
agire se non ripartirà la crescita». Insomma, l´America che ha iniettato 787
miliardi di dollari nella sua economia, che sottolinea come la Cina abbia annunciato un piano di sostegni pari la 2 per
cento del suo Pil e l´Arabia Saudita addirittura al 3,3 per cento, si
accontenterà dell´impegno europeo a rivedere le attuali strategie se l´economia
mondiale non ripartirà in fretta. Per questo i successi vanno cercati da altre
parti. Obama punta soprattutto sull´incontro con Medvedev per dare il via ad
una nuova stagione di disgelo, con la possibilità di far partire i negoziati
per un nuovo trattato Start sulla riduzione degli armamenti nucleari, visto che
quello firmato nel 1991 scadrà alla fine dell´anno. In cambio di un abbandono
soft del programma anti-missile voluto da George Bush e odiato da Putin, Obama
vorrebbe incassare una collaborazione russa nel frenare il programma nucleare
iraniano e nella politica di stabilizzazione dell´Afghanistan. Anche nel
colloquio con i cinesi, il presidente americano vorrebbe ampliare il dialogo
dalla sfera quasi esclusivamente economica a temi come il clima, l´energia e la
Corea del Nord, che proprio questa settimana potrebbe lanciare nello spazio un
suo nuovo missile. Obama sa che l´opinione pubblica europea è sensibile ai temi
ambientali e per cambiare l´immagine dell´America, alla vigilia della partenza,
si è inventato il G17 per l´ambiente che si terrà a Washington alla fine di
aprile. Un nuovo vertice che vuole coinvolgere più paesi possibile nella lotta
al cambiamento climatico e che dimostra che nella nuova visione americana del
mondo la formula del G8, delle riunioni riservate solo alle prime sette potenze
economiche e alla Russia, è superato da un´idea multilaterale più in sintonia
con le nuove realtà geopolitiche. «Ogni G - ha scherzato Mike Froman - ha il
suo valore e il suo significato, ma è chiaro che di fronte a queste crisi è
necessario allargare i tavoli». Il vero colpo di immagine però Obama lo tiene
per la fine del suo viaggio, quando si fermerà due giorni sul Bosforo. A
Istanbul farà il turista alla Moschea Blu e alla Basilica di Santa Sofia, per
la gioia dei network americani, ma soprattutto si siederà a discutere con un
gruppo di studenti che dovrebbero rappresentare un ponte tra l´Europa e l´Asia.
Non potrà mancare il grande colpo d´immagine, un messaggio forte e simbolico al
mondo musulmano, almeno così la pensano i corrispondenti che hanno affollato
l´"Air Presse One", il Boeing 777 che la Casa Bianca organizza per
portare i giornalisti al seguito del presidente. Ieri sull´aereo partito dalla
base militare di Andrews in Maryland c´erano più di 150 persone, il doppio di
quelle che viaggiavano negli ultimi anni con George W. Bush. E per la prima
volta c´erano anche i giornalisti di Al-Jazeera, di tre televisioni turche e
del Chicago Tribune (il giornale della città del presidente) che pure è in
bancarotta, ma che non voleva assolutamente mancare.
( da "Repubblica, La" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XIII - Milano
Una svolta in rosa per la Verdi è la cinese Xian Zhang il nuovo direttore
musicale dell´orchestra La neonominata, da New York: "C´è la potenzialità
per diventare tra i primi nel mondo" LUIGI BOLOGNINI «Per mantenere il
pareggio di bilancio che abbiamo appena raggiunto, abbiamo
deciso di risparmiare le spese dell´interprete per il tour in Cina dell´anno prossimo. Per questo
abbiamo scelto lei». Va di battuta Luigi Corbani, direttore generale della
Verdi, spiegando la decisione di nominare Xian Zhang, 36 anni, neo-mamma, e
neo-direttore musicale della Orchestra, la prima donna a ricoprire un incarico
simile in Italia. Ma, appunto, solo di battuta si tratta: «Abbiamo
esaminato una decina di candidature - spiega l´ex vicesindaco - che rispondevano
a criteri ben precisi: talento, una dimensione internazionale e feeling con
l´orchestra», orchestra che Xian Zhang ha già diretto lo scorso ottobre, nel
Seejungfrau di Zemlinsky, quando era incinta di sette mesi. Poi, pare di
capire, si è scelto un po´ anche il rischio: «è una scommessa, indubbiamente:
donna, cinese e giovane, sono tre elementi decisamente innovativi. Ma la
scommessa la vinceremo, ne siamo certi». Ne è sicura anche l´interessata,
assente alla conferenza stampa di presentazione della nomina per l´ottimo
motivo che sta ancora allattando Edan Yang, di mesi due, prodotto assieme a un
ingegnere che ama il calcio e non vede l´ora di entrare a San Siro. Ma da New
York, dove vive, fa sapere che la Verdi «ha in sé le potenzialità per diventare
nei prossimi anni una delle prime orchestre del mondo, e desidero contribuire a
raggiungere questo traguardo». Per farcela ha a disposizione tre anni
(rinnovabili di altri tre, e ogni anno dovrà dirigere la Verdi in 10 programmi,
oltre alle incisioni), e la benedizione del Papa: giovedì 30 il primo impegno
di Xian Zhang sarà alla sala Nervi del Vaticano, per il concerto che il
presidente della Repubblica offre a Benedetto XVI. L´anno scorso fu un successo
clamoroso, con 1.300 persone che si mossero da Milano per andare fino a Roma.
In programma musiche di Haydn, Mozart, Vivaldi e Mozart, diretta su Raitre. Il
primo concerto milanese sarà invece il 6 settembre, l´apertura della nuova
stagione sinfonica della Verdi, che come di tradizione sarà alla Scala. Di certo
questi prestigiosissimi scenari non intimidiranno Xian Zhang: ha già suonato
con le orchestre sinfoniche di Chicago, Londra, Los Angeles, Berlino, è stata
la prima donna a dirigere nella sala principale della Staatskapelle di Dresda e
nel 2005 è diventata direttore associato alla New York Philharmonic Orchestra,
con cui ancora collabora. Mica male per una che la direttrice ha iniziato a
farla solo nel
( da "Repubblica, La" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina X - Genova
Brachetti, magie da Gran Varietà "Un gioco per dimenticare la crisi"
Il personaggio Trasformista geniale arriva a Genova al termine di un tour trionfale
nel mondo RAFFAELE R. RIVERSO Questa volta non è un "One man show".
Il "Gran Varietà Brachetti" è composto da 22 artisti («Scelti in giro
per il mondo») per un´esperienza da emozioni forti: «Non si ridacchia o
piagnucchia. Qui si ride e si piange veramente». Arturo Brachetti torna a
Genova in un momento particolare. Complice la crisi economica, infatti, sta
girando l´Italia per riempire i teatri (lui che ancora li riempie) lasciati
miseramente vuoti dalle compagnie fallite: «Ci hanno chiamato dallo Smeraldo di
Milano - spiega il più famoso trasformista italiano - per andare a coprire il
buco lasciato da una compagnia che non è riuscita a finire la stagione».
"Mille volti" Brachetti è reduce da una tournée all´estero che l´ha
portato da Shangai a Montreal a Parigi con il suo ultimo "One man
show" che sbarcherà a Londra a ottobre. Il "Gran varietà" ha una
storia «volutamente banale» attorno alla quale si sviluppano le magiche e
fantastiche esibizioni degli artisti: dal trapezista alle ciccione inglesi che ballano
il tip tap passando per gli acrobati francesi. Lo spettacolo è una
contaminazione di generi: il varietà si mischia al circo con una spruzzatina
qua e là di music hall, di vaudeville americano e di Andy Wharol a rendere il
tutto gradevole «sia ai grandi che ai bambini grazie al ritmo, la sorpresa, la
fascinazione, la meraviglia». Nel giro di pochi minuti si passa dal grottesco
al comico («Si gioca con tutto, anche con la morte») sconfinando nella tragedia
come quando lo stesso Brachetti rivisita "The elephant man". «Il
varietà - sottolinea - torna fortemente in auge ogni volta che c´è una crisi o
una guerra». Non è un caso, infatti, che il periodo d´oro di questo genere di
spettacolo sia stato negli anni Trenta e nel dopo guerra quando la gente ha più
bisogno di costruirsi quello che l´artista chiama «paradiso di cartapesta». Non
importa se l´illusione dura due ore, «l´importante è creare una reazione
positiva in chi ti guarda». Ma a chi si ispira il re dei trasformisti italiani
che usa la televisione «a mo´ di tavolino»? I punti di riferimento sono Totò
(«Se non avesse avuto quella faccia non sarebbe stato Totò») e Fellini. Col
regista romagnolo, «un monumento, il mio dio», Brachetti divide il successo
planetario: «Ovunque vada, dalla Cina alla Corea, lo conoscono. Sarebbe importante che i nostri
giovani, che hanno mutuato la fantasia dai videogame, scoprissero i film di
Fellini». Vista la crisi economica, una battuta su Alessandro Baricco e le sue
esternazioni sul teatro è d´obbligo: «Sono parzialmente d´accordo con lui -
spiazza tutti Brachetti - Perché un bar che non vende chiude e uno spettacolo
mediocre, invece, viene riproposto l´anno dopo?».
( da "Repubblica, La" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina X - Bologna
La partita doppia delle bolognesi Eurochallenge e Mondiali 2014 i giorni
decisivi Sabatini aspetta di sapere cosa farà Cipro, Sacrati a Siena incontra
la Fiba STEFANO VALENTI La notizia è che, a distanza di 23 giorni dalle
semifinali, la Final Four di Eurochallenge non ha ancora una sede.
L´indiscrezione è che la sede dell´evento sarà resa nota tra oggi e domani,
quando un potenziale ed importante finanziatore darà la sua risposta, nel mezzo
di un viaggio d´affari tra Dubai e la Thailandia. Uomo-chiave della
riassegnazione a Limassol dell´evento. E´ innegabile che le vicende di
campionato abbiano raffreddato la trattativa con i ciprioti, a rischio di
eliminazione dai playoff (si è giocata ieri sera una drammatica gara
( da "Repubblica, La" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina IX - Bari
"Ci sono 1500 esuberi" Natuzzi gela i sindacati In tre anni perdite
per 150 milioni di euro Il manager Basile: "L´azienda ha una solida
posizione finanziaria, ha ancora un futuro" ILARIA FICARELLA Mille e 540
esuberi. La Natuzzi incontra a Roma i sindacati e annuncia l´intenzione di
mandare a casa quasi il 60 per cento della propria forza lavoro. Una decisione
assunta, spiegano i manager, in conseguenza dei risultati maturati negli ultimi
tre anni: il gruppo avrebbe infatti accumulato perdite per 150 milioni di euro
e i primi mesi del 2009 starebbero già facendo registrare cali negli ordinativi
del 30 per cento. Durissima la risposta dei sindacati, secondo i quali il
gruppo degli esuberi sarebbe in sostanza formato da mille e 500 lavoratori ora
in cassa integrazione che a giugno sarebbero dovuti tornare a lavoro più altri
quaranta dipendenti. L´aggiornamento del piano industriale presentato ieri
dall´azienda prevede peraltro, oltre alla conferma della chiusura dello
stabilimento "Le collezioni" di Matera, anche la chiusura della
falegnameria a Santeramo e una serie di ridimensionamenti negli stabilimenti
fra Bari, Taranto e Matera e anche all´estero (Brasile, Cina e Romania). "Dopo l´uscita di
scena dell´amministratore delegato Uva e con l´annuncio di questi esuberi -
dice Michele Andrulli, segretario provinciale della Fillea Cgil di Matera -
abbiamo ormai la netta sensazione che la Natuzzi stia gettando la spugna.
Sono scelte che orienteranno la produzione verso segmenti di mercato sempre
meno qualificati e che punteranno a mantenere in piedi meno del 50 per cento
dell´intera struttura del gruppo". Di segno nettamente contrario le
dichiarazioni rese ieri a margine dell´incontro con i sindacati dal manager
Francesco Basile: "La Natuzzi è consapevole del proprio ruolo all´interno
del territorio ed è decisa a non abbandonarlo, confermando la volontà a
ricercare una soluzione con le parti sociali affinché siano garantite le
esigenze di competitività necessarie alla sopravvivenza del gruppo".
Intanto ieri sono stati presentati anche i risultati del quarto trimestre e
dell´esercizio 2008. Nel trimestre le vendite nette sono aumentate del 3 per
cento, la perdita operativa è scesa a 5,5 milioni di euro e la perdita netta a
19,8 milioni. Il bilancio 2008 si chiude così con un totale di più 5 per cento
delle vendite nette, perdite operative per 35 milioni di euro (contro i 49
dell´anno precedente) e perdite nette per 61,9 milioni (contro i 62,7 del
2007). Il Gruppo Natuzzi ha chiuso il 2008 con 47,3 milioni di liquidità, senza
debiti a lungo termine, con giacenze ridotte del 14,2 per cento, e un
patrimonio netto di 345,2 milioni.
( da "Repubblica, La" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XXIII -
Milano Teatro Marcido, attori sospesi nell´aria evocano il mondo di Beckett La
scena è dominata da una struttura metallica, gli interpreti vestono tute dai
colori fluorescenti ispirati ai cartoon giapponesi SIMONA SPAVENTA Inventori di
straordinarie macchine sceniche e azioni teatrali che giocano sulla vocalità e
il gesto atletico degli attori, ritornano i Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa.
E lo fanno con una nuova incursione nel mondo di Samuel Beckett, a cui hanno
già dedicato due spettacoli. Questa volta la compagnia di Marco Isidori esplora
il Beckett romanziere, di cui riscrive gli sperimentalismi de L´Innominabile
trasformando il testo in un "concerto grosso" per cinque attori dal
titolo. .. Ma bisogna che il discorso si faccia! (in prima nazionale da stasera
al Teatro Out Off). Il romanzo d´ispirazione, che già Gassman nel 1967 aveva
adattato alla scena, si snoda come il monologo-flusso di coscienza di un
misterioso io narrante, seduto in un indefinito spazio in penombra, prigioniero
della sua immobilità. La metafora di una condizione umana, scrive Beckett,
"mancante" e "mostruosamente sgangherata", e che i Marcido
faranno balenare davanti agli occhi dello spettatore grazie a una visionaria installazione della scenografa Daniela Dal Cin: «Una macchina
scenica complessa e frontale realizzata in metallo, il materiale del
contemporaneo. All´inizio un sipario dipinto la nasconderà al pubblico, perché
l´impatto iniziale deve essere forte, un´epifania spettacolare che faccia
prendere immediata coscienza allo spettatore di quanto di paradossale ci sia
nella condizione umana». Sospesi su questa macchina infernale, i cinque
attori (tra cui lo stesso Isidori e l´imprescindibile Maria Luisa Abate)
saranno come burattini di un "circo omestre", con tute dagli
sfacciati colori fluorescenti ispirate ai cartoni animati giapponesi e maschere
mostruose, parodia anche fumettistica di un´umanità distorta e sofferente.
( da "Unita, L'" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Natuzzi annuncia un
piano industriale con 1.540 esuberi La Natuzzi di Santeramo in Colle (Bari),
che produce mobili imbottiti, ha annunciato esuberi strutturali per 1.540
addetti negli stabilimenti concentrati nelle province di Matera, Bari e
Taranto, a causa della crisi del settore, dell'andamento del mercato e di
perdite nelle vendite, negli ultimi tre anni, pari a 150 milioni di euro. I
rappresentanti dell'azienda, inoltre, hanno annunciato a delegazioni nazionali
di Cgil, Cisl e Uil la chiusura della falegnameria di contrada Jazzitello di
Santeramo in Colle, che occupa 77 addetti, e riduzioni occupazionali anche
negli stabilimenti in Brasile, Cina e Romania. I sindacati, nell'esprimere la loro preoccupazione,
hanno detto di respingere il nuovo piano industriale: gli esuberi in pratica
sono formati da 1.500 dipendenti che dovevano rientrare nel ciclo produttivo a
partire dal prossimo mese di giugno, dopo periodi di cassa integrazione, e da
40 nuove unità.
( da "Repubblica, La" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 27 - Economia
Malpensa aeroporto fantasma così sopravvive senza Alitalia In un anno i voli
sono crollati da
( da "Unita, L'" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Obama a Londra per
il G20 Sarkozy: decisioni o lascio GIANNI MARSILLI Il benvenuto al G20 l'ha
dato l'Ocse con il suo rapporto pubblicato ieri: recessione del 4,3% nei 30
Paesi più sviluppati e disoccupazione al 10% nella zona euro. Vuol dire che
domani all'ExCeL Centre, nella vecchia zona dei docks di Londra, i 20 capi di
Stato e di governo che vi si riuniranno avranno l'obbligo di evitare parole
generiche, ipocrite sintonie. Rappresentano l'85% del prodotto lordo mondiale,
l'80% del commercio, il 64% della popolazione del pianeta: vietato fallire.
Protagonista sarà Obama, che è sbarcato ieri sera con Michelle. Ma di
altrettante per quanto meno mediatiche attenzioni sarà circondato il premier cinese
Hu Jintao, al quale l'Ocse riconosce i primi segnali di
ripresa dal ko della crisi: in Cina da 3 mesi i consumi risalgono, la produzione industriale
riparte, le previsioni di crescita per il 2009 indicano un incoraggiante +6,3.
LE MINACCE FRANCESI «Dovrà essere un G20 politico, non tecnico», ha tuonato
alla vigilia Nicolas Sarkozy, il cui Paese è in preoccupante ebollizione
sociale. Ha minacciato di lasciare il vertice in assenza di decisioni:
«Meglio un fallimento di un compromesso al ribasso». Esige quantomeno
«l'eradicazione» dei paradisi fiscali, il segnale più netto della
«moralizzazione del capitalismo» da lui propugnata. Angela Merkel è d'accordo,
e alla fin fine, se di questo si tratta, anche Gordon Brown ha dato il suo
assenso. Quanto a Obama, la sua amministrazione è apparsa in questi ultimi
giorni molto meno distratta sul tema delle «nuove regole» da imporre ai mercati
finanziari, pur mantenendo le imponenti misure pubbliche per la crescita come
asse principale. Ma il suo primo impegno londinese sarà oggi ai margini del
G20. Vedrà Medvedev, e soprattutto Hu Jintao, a conferma del nuovo nomignolo
affibbiato all'illustre consesso: G2, Usa e Cina, e
gli altri diciotto a contorno. Quanto all'Europa, è desolatamente plurima e
sparpagliata, priva di un presidente e di una linea comune. Conterà, come
sempre, il trio di testa: Berlino, Londra, Parigi. La bozza di comunicato
finale parla di misure globali in grado di recuperare due punti di crescita e
creare 20 milioni di posti di lavoro. Sarà possibile se europei, cinesi e
americani troveranno il massimo grado possibile di armonizzazione degli
interventi. Il G20 dovrebbe anche raddoppiare i capitali del Fmi, portandoli a
500 miliardi di dollari, e facendone la prima sentinella dei disequilibri
macroeconomici del pianeta. Tutti sperano molto dal G20: Obama per superare in
tromba il suo esordio internazionale, Gordon Brown per recuperare un po' di
popolarità in vista delle elezioni, Sarkozy per evitare fiammate rivoluzionarie
in casa sua e per una volta anche gli anonimi spettatori dell'intero pianeta,
di solito indifferenti a simili consessi. Questo G20, molto più dei precedenti,
porta in sé il germe di una governance mondiale. Sprecare l'occasione darebbe
un pericoloso segnale di sfiducia. Dal G20 di Londra ci si attende la ricetta
per uscire dal tunnel della recessione globale. Ma l'esito dell'attesissimo
summit è quanto mai incerto. Sprecare l'occasione darebbe un pericoloso segnale
di sfiducia.
( da "Unita, L'" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
In una tazza di tè
l'amicizia tra Londra e Washington Nel momento in cui verserà la tradizionale
bevanda a Barack la sovrana riconoscerà la nuova realtà: è il presidente
afroamericano a comandare PAOLO FILO DELLA TORRE Una cinquantina di anni fa il
parlamentare laburista William Hamilton sosteneva che la regina Elisabetta era,
con la sua famiglia, una «semplice attrazione turistica». Ma aggiungeva,
«troppo cara per il suo rendimento». Gordon Brown è deciso a dimostrare che la
«attrazione turistica» può rendere di più dell'appannaggio pagato ai Windsor.
Buckingham Palace è stato bardato a festa. Ciambellani, cortigiani e
Beefeaters, le guardie della Torre, sono stati vestiti in alta uniforme. I
colbacchi e le giacche rosse delle guards sono stati spazzolati a dovere.
Arriva Barack Obama, presidente nero degli Stati Uniti d'America, la nazione
che, secondo l'Economist è, con la Cina, quella che più conta nel vertice
londinese per il rilancio della economia mondiale. Gordon Brown se ne rende
conto fino al punto di capovolgere i ruoli: ai tempi dell'Impero erano i capi
di governo delle colonie ad adunarsi per la visita di esponenti della Royal
Family. A dispetto delle battute berlusconiane, Obama è nero soltanto da
parte paterna. La madre è bianca di origine europea e non ha «preso la
tintarella». Ma è la prima volta che un «uomo nero» entra da superpotente nel
Palazzo reale. Sarà accolto con un protocollo che riconosce il suo status: sono
stati mobilitati anche Carlo e Camilla, oltre a Filippo e ai principini. E dire
che solo pochi decenni fa il padre di Obama era stato maltrattato, e si dice
addirittura torturato, perché sospettato di essere un mau mau ribelle alla
occupazione britannica del suo paese, il Kenya, una ricca colonia dove
latifondisti ed ex ufficiali britannici vivevano tra lussi e privilegi dai
quali erano esclusi gli indigeni. Compresi i parenti dell'attuale presidente
della maggiore potenza mondiale. Ma Elisabetta non dovrà, al contrario di
Berlusconi con Gheddafi, fare le scuse per i soprusi del colonialismo. Non ha,
d'altra parte, alcun potere politico e Gordon Brown non le chiede di fare
eccezioni. Tuttavia gli onori riservati al «presidente nero» faranno colpo su
un'opinione pubblica interessata alle facezie più che al vertice sull'economia mondiale.
Il tè che Elisabetta offrirà nelle tazze di inglesi bone china a Barack e a
Michele, per fortuna non avrà lo stesso sapore di quello bevuto a Chicago nel
leggendario tea party del 1736 quando i commercianti americani di spezie
gettarono in mare i carichi di tè della East India Company per non pagare la
tassa imposta da Lord North, premier del re Giorgio III, zio della regina
Victoria, trisnonna di Elisabetta II. A quella festa seguì una ribellione che
si concluse tre anni dopo con la sconfitta dei soldati del monarchico generale
Gage. E seguirono anche la pazzia di Giorgio III che cominciò a dire di essere
diventato un cavallo (forse per provare le sensazioni dei colpi di frusta a lui
inferti dalle fanciulle in fiore) e la dichiarazione unilaterale di
indipendenza da Londra degli Stati Uniti d'America. Ma certamente la regina e
il presidente nero non parleranno della storia d'America. Elisabetta preferisce
quella dell'ippica: parecchi decenni fa, nella sua prima visita ufficiale in
Italia, incontrò Federico Tesio allevatore e proprietario di Ribot. A Gordon
Brown, comunque, questo interessa ben poco. Il tè degli Obama con la Sovrana
serve a lui, capo del governo, per mostrare al mondo intero che le relazioni
anglo-americane sono più forti che mai. Del tipo di saluto che gli Obama
rivolgeranno a Elisabetta ne hanno discusso i capi del cerimoniale: una stretta
di mano come i Clinton o un inchino e una riverenza come i Sarkozy? Di certo,
nel momento in cui verserà il tè nella tazza di Barack, la regina d'Inghilterra
avrà riconosciuto la nuova realtà: è l'«uomo nero» a comandare. Sembra strano
ma gli inglesi, malgrado il loro fanatico nazionalismo, sono all'avanguardia
nel superare pregiudizi e razzismo. Basta pensare a Benjamin Disraeli, premier
ebreo in un'epoca di fanatica devozione alla religione anglicana. Victoria lo
adorava e gli serviva il tè. L'analisi
( da "Repubblica, La" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 28 - Economia
L´Argentina tradisce il dollaro accordo valutario con la Cina
Swap da 70 miliardi di yuan per il commercio tra i due paesi Il rilancio del
Fmi in agenda al G20 diventerà oggetto di negoziato tra i cinesi e il mondo
FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente pechino - L´Argentina volta le
spalle al dollaro per entrare nella «zona yuan»? Non è fantapolitica, è la
lettura che i mercati finanziari hanno dato ieri di un accordo clamoroso. In
gergo tecnico si chiama currency swap: è un´intesa bilaterale fra le due banche
centrali di Pechino e Buenos Aires per i regolamenti valutari dell´interscambio
tra le due nazioni. In partenza l´accordo-swap vale 70 miliardi di yuan (la
valuta cinese) ma potrà essere aumentato a seconda della crescita
dell´import-export bilaterale. La novità storica è che le transazioni
commerciali tra i due paesi potranno essere regolate in valuta cinese, anziché
in dollari Usa come accadeva. Il cambiamento ha una portata notevole: è un
altro pezzo della leadership mondiale del dollaro che se ne va, sgretolato
sotto la paziente ma implacabile offensiva cinese. E stavolta la penetrazione
avviene addirittura nel «cortile di casa» degli Stati Uniti, quell´America
latina dove fino a un´epoca recente l´influenza economico-finanziaria di
Washington era dominante. L´accordo firmato con l´Argentina è l´ultimo episodio
nell´escalation di mosse con cui la Cina alza il suo
profilo nella governance globale. La recessione internazionale diventa per
Pechino un´opportunità: accelera i tempi del declino dell´Occidente e quindi
dell´assunzione di un ruolo più importante della Repubblica Popolare. Appena
una settimana fa il governatore della banca centrale di Pechino ha fatto
scalpore chiedendo che al G20 sia messo in agenda proprio il superamento del
dollaro come moneta universale. Il governatore Zhou Xiaochuan ha proposto che
nelle riserve ufficiali delle banche centrali e nei pagamenti internazionali
subentrino gradualmente i "Diritti speciali di prelievo", una
moneta-paniere (composta da dollaro, euro, yen e sterlina) oggi usata come
unità di conto dal Fmi. Zhou ha motivato la proposta con la necessità di stabilizzare
l´economia globale, sottraendola agli choc provocati dal dollaro. La moneta
americana oggi è la più usata dalle banche centrali e nel commercio mondiale
(anche di materie prime), ma è condannata a riflettere le fragilità
dell´economia Usa e del suo deficit. La proposta cinese è stata accolta in
Occidente come un ballon d´essai, non concretamente praticabile nel breve.
Intanto però Pechino procede su altri tavoli per dimostrare che la leadership
del dollaro non può durare all´infinito. L´accordo con l´Argentina tuttavia non
è una novità assoluta. Simili scambi valutari per sostituire lo yuan al dollaro
nell´interscambio con la Cina sono stati firmati da
dicembre a oggi con Corea del Sud, Bielorussia, Indonesia, Malesia, e con la
piazza di Hong Kong (fatto significativo, perché malgrado il ritorno sotto la
Repubblica Popolare dal 1997, Hong Kong ha conservato la propria valuta,
agganciata al dollaro Usa). In soli tre mesi dunque Pechino ha sfoderato una
formidabile capacità di seduzione a scapito del dollaro. Gli accordi-swap che
promuovono l´uso dello yuan nel commercio mondiale sono un «cavallo di Troia»
per indebolire la supremazia valutaria americana: i leader cinesi fanno leva
sul ruolo di partner commerciale per accompagnare alla penetrazione dell´export
quella della loro moneta. La nuova grinta esibita da Pechino sarà messa alla
prova giovedì al G20. Uno dei test riguarderà il ruolo del Fondo monetario,
istituzione che sembrava condannata a un declino inesorabile mentre è tornata
di colpo in primo piano per effetto della recessione. Di fronte al rischio di
bancarotta che ha colpito una schiera di Stati sovrani (dall´Islanda alla
Romania), il Fmi è l´unica istituzione addestrata a intervenire velocemente con
aiuti finanziari alle nazioni in difficoltà. L´Amministrazione Obama ha
riscoperto l´utilità del Fondo: di fronte a un´Europa che rifiuta di varare
manovre di spesa pubblica più sostanziose, gli aiuti del Fmi ai paesi emergenti
possono essere una scorciatoia per sostenere la loro domanda, quindi la crescita
mondiale. Ma anni di marginalità hanno dissanguato le casse del Fondo. Il
segretario al Tesoro Usa, Tim Geithner, ha proposto una ricapitalizzazione di
500 miliardi di dollari. Stati Uniti, Europa e Giappone al massimo riusciranno
a offrire 300 miliardi. Per andare oltre tutti guardano
alla Cina. Che però è
determinata a negoziare duramente il proprio aiuto finanziario. In seno al Fmi
l´influenza europea e americana è condannata a diminuire per fare spazio al
nuovo azionista-Cina,
deciso a pesare quanto la propria economia.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-01 - pag: 2 autore: Marcegaglia: fare di
tutto per i crediti alle imprese Nicoletta Picchio ROMA Nella seconda metà del
2009 potrebbero arrivare i primi segnali positivi, nel 2010 il prodotto interno
lordo italiano dovrebbe aumentare dello 0,8 per cento. «Non parliamo di
ripresa, ma di un leggero miglioramento della congiuntura ».Emma Marcegaglia ha
appena visto i dati dell'Ocse sull'economia mondiale: difficile in questa fase
fare previsioni. E comunque alla crisi bisogna reagire con le mosse giuste. La
presidente di Confindustria traccia alcune priorità: guai se ci fosse una
chiusura dei mercati. E lancia un messaggio in vista del G-20 di Londra: «Deve
arrivare un no forte al protezionismo». Nell'ultima riunione, nell'autunno del
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-01 - pag: 4 autore: Le Borse rimbalzano
Fiat vola del 10,3% Mara Monti MILANO Una seduta di forti recuperiper le Borse
europee e americane sostenute dalla fiducia che le misure dell'amministrazione
statunitense possano funzionare per ridare fiducia ai mercati. L'economia è
ancora debole, ma comunque non peg-giora, come dimostrano gli ultimi dati
macroeconomici: negli Usa la fiducia dei consumatori a marzo è salita
lievemente rispetto ai minimi storici di febbraio, benché sotto le previsioni,
un dato che in Inghilterra è ai massimi degli ultimi dieci mesi. Non brilla il
settore immobiliare statunitense che ha evidenziato un calo del 19% dei prezzi
delle case nel mese di gennaio. Segnali discordanti, ma non deludenti per gli
analisti, in attesa dei dati più importanti sulla disoccupazione e
sull'industria in calendario nel corso della settimana. A dominare gli scambi
restano l'alta volatilità e le ricoperture di posizioni corte, che comunque
hanno consentito all'indice Dow Jones di chiudere con un progresso (ridottosi
nel finale)dell'1,16%nella seduta e del 9% nel mese. Lo segue di pari passo
l'S&P's 500 con un balzo dell'1,31%: il mese di marzo è stato il migliore
dall'aprile del 2003 per l'S&P's 500 che recupera il 16% dal minimo segnato
il 9 marzo. A Wall Street rispuntano ititoli tecnologici con l'indice Nasdaq in
rialzo dell'1,78 per cento. In evidenza Microsoft che spunta un rialzo di oltre
il 5% dopo il giudizio positivo di alcuni analisti che hanno rivisto al rialzo
la valutazione sulla società a «buy» da «neutral», motivato
dalla crescita della domanda di Pc in Cina e Usa e della potenziale ricostituzione delle scorte in Europa.
Sale anche Google del 2,76% sull'annuncio di un importante accordo con Walt
Disney e in attesa di ulteriori dettagli sul suo fondo di venture capital.
Forte rialzo anche per i titoli finanziari, con Citigroup che segna +9,52%,
Bank of America il 13,1%, JP Morgan 8,45 per cento. Sul settore è
arrivato il giudizio positivo della banca d'investimento Friedman Billings
Ramsey, che si per le principali banche Usa si aspetta un primo trimestre
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-01 - pag: 4 autore: DALLA PRIMA Fiducia,
la missione possibile Inoltre, tra le agenzie di rating dovrebbe svilupparsi
una maggiore concorrenza, e non dovrebbero più essere pagate dagli stessi che
si fanno valutare. C'e poi il problema delle istituzioni "troppo grandi
per fallire", come si ripete. Forse ci si dovrebbe anche cominciare a
chiedere se certe istituzioni finanziarie non siano o non fossero sem-plicemente
troppo grandi, indipendentemente dall'eventualità di un loro fallimento. Ciò
non significa impedire fusioni che aumentino la pro-duttività, ma premunirsi
fin da subito contro il rischio di non far fallire imprese decotte. Quanto alla
delicatezza richiesta ai leader, essa deve precludere interventi rozzi che
limitino troppo il funzionamento dei mercati stessi e mettano troppi lacci e
lacciuoli agli strumenti finanziari. La buona finanza, anche sofisticata,
serve. Infine, nel medio periodo le quote azionarie di banche acquistate dal
pubblico (così come i titoli tossici) dovranno essere rivendute appena le acque
si saranno calmate, al prezzo migliore possibile per i contribuenti,
L'esperienza svedese degli anni 90 insegna proprio questo. Insomma, il G-20
deve migliorare il modo in cui i mercati finanziari sono controllati, ma gli
operatori finanziari e gli investitori non vanno spaventati proprio ora che la
fiducia pare stia timidamente risalendo. Secondo: il G-20 dovrebbe avviare un
processo di riforma degli organi che si occupano di gestire l'economia di un
mondo integrato. La composizione del G-7, che dovrebbe essere un gruppo
ristretto di economie leader, non ha più senso. è il risultato di equilibri
politici postbellici ormai obsoleti. Non ha senso che la maggioranza dei G-7
sia composta da Paesi europei (Germania, Francia, Italia, Regno Unito), tutti
tranne uno membri dell'area euro. Nell'economia mondiale questi quattro Paesi
sono molto meno importanti di molti emergenti, a cominciare
da Cina e India. L'area
euro dovrebbe aver una sola posizione, (pesante, ovviamente), gli Usa
potrebbero rappresentare anche il Canada e si dovrebbe trovare spazio in un
summit ristretto anche per alcuni dei principali emergenti. Che senso aveva che
il G-7 si occupasse prima della crisi degli squilibri delle bilance dei
pagamenti tra Europa, Usa e Asia, se un lato dello squilibrio non era lì
a parlarne? La composizione del Financial Stability Forum è anch'essa strana:
non è chiaro perché certi Paesi siano rappresentati e altri no. Anche qui un
ripensamento si impone. Il Fondo monetario internazionale, che era in cerca di
una missione più precisa, forse ne ha trovata una: impegnarsi per controllare
che gli squilibri macroeconomici non creino intoppi ai mercati finanziari e sia
pronto a intervenire per tempo con una visione anche più globale, cioè al di
sopra del tradizionale approccio di "salvataggio" di questo o quel
Paese. Terzo: il G-20 dovrebbe sforzarsi di inviare un messaggio il più
ottimista possibile a operatori, investitori e consumatori. Questo non
significa, ovviamente, inventarsi le buone notizie. Ma vuol dire cercare di
cambiare la retorica che troppo spesso abbiamo sentito dai leader
internazionali. La retorica del panico, del fallimento del capitalismo, della
fine dell'economia liberista, la retorica del paragone con il 1929, il tutto
come giustificazione per gettare senza controlli soldi dei contribuenti a
destra a manca per evitare il previsto baratro o, ancor peggio, per scagliarsi
a testa bassa contro il mercato. è ora di passare dalla retorica del
"panico" a un'altra che dica: l'economia reale forse sta segnalando
di aver raggiunto il minimo. Forse. Sicuri non lo siamo, il 2009 sarà
difficile. Dobbiamo rimanere vigili e continuare con politiche che facilitino
la ripresa. Ma non possiamo trascurare le conseguenze di medio periodo
sull'inflazione e sull'indebitamento pubblico di politiche dominate dal senso
di panico. Dobbiamo passare dalla paura al realismo. Alberto Alesina
aalesina@harvard.edu © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-04-01 - pag: 15 autore: Armi, adesso
la Cina insidia gli Usa Tra i produttori premiata la
strategia di alleanze internazionali - Il ruolo di Finmeccanica di Michele
Nones F ra i pochi settori dell'industria che possono guardare al prossimo
futuro senza eccessive preoccupazioni, quello dell'aerospazio, sicurezza e
difesa gioca un ruolo di primo piano. Si può stimare che la spesa militare
passerà dai 1.340 miliardi di dollari di quest'anno ai 1.580 del 2017, con un
incremento medio annuo del 2,3% nei nove anni considerati. Ma anche
considerando solo il primo quinquennio, nel 2013 è prevista una spesa di 1.420
miliardi didollari, con un incremento medio annuo dell' 1,6 per cento. Nel
periodo 2009-2013 vi è una sola area, gli Stati Uniti, in cui è prevedibile una
leggera diminuzione, limitata all'1-2% medio annuo a seconda delle fonti. Va
però osservato che questo risultato dipende in gran parte dal previsto ritiro
dall'Iraq e, si spera, dall'Afghanistan. Tutte le altre aree è previsto
registrino un trend in crescita. Il Medio Oriente, l'Europae l'America
Meridionale intorno all'1%d'incremento medio annuo, l'Africa il 2%, l'Asia il
5% e la Russia ben il 9 per cento. Due settimane fa, il Presidente russo Medvedev
ha annunciato un piano di riarmo "su vasta scala" volto a
modernizzare le forze armate, riducendone le dimensioni e dotandole di
equipaggiamenti più moderni, anche nel campo delle armi nucleari strategiche.
L'area di maggiore interesse è sicuramente l'Asia per la sua progressiva
crescita: se, infatti, oggi rappresenta circa il 24% del mercato mondiale, fra
cinque anni dovrebbe essere il 27% e fra nove quasi il 30 per cento. In
quell'anno, Cina e India
dovrebbero insieme coprirne quasi un terzo. Già quest'anno la Cina aumenterà le sue spese militari del
15 per cento. In India, lo shock dell'attentato di novembre a Mumbai ha portato
in primo piano le spese per la difesa.Per quanto riguarda l'Europa, il previsto
aumento della spesa militare non dovrebbe consentire di mantenere l'attuale
posizione: è infatti previsto che passi dal 22 al 20% della spesa militare
mondiale. Diverso è il quadro per gli investimenti che dovrebbero passare dai
270 miliardi di dollari del 2009 ai 310 del 2013 per arrivare ai 360 del 2017,
con una crescita media annua del 4,3 per cento. Medio Oriente ed Europa
dovrebbero registrare un incremento medio annuo dell'1%nel primo quinquennio,
gli Stati Uniti del 3%, l'Africa del 4%, l'Asia del 5% e la Russia quasi del 10
per cento. Un aspetto interessante è relativo al mercato americano perché, a
fronte della leggera riduzione della spesa complessiva, è previsto un
consistente incremento della spesa per equipaggiamenti: quasi 3% medio annuo
fino al 2013 e 5% nel quinquennio successivo. Anche se è probabile una
razionalizzazione dei programmi e una limitazione di un certo
"imbarocchimento" tecnologico sviluppatosi nell'ultimo decennio, la
supremazia tecnologica americana non dovrebbe venire toccata. Ma è nuovamente
l'Asia a richiamare l'attenzione perché resta un mercato più aperto (avendo
ancora un'industria tecnologicamente più debole) e per il forte ritmo di
crescita. Partendo da meno del 30%, nel 2017 dovrebbe arrivare al 35% del mercato
mondiale, un valore prossimo a quello americano, che dovrebbe nel frattempo
scendere al 38 per cento. Quali sono le ragioni di questo andamento in
controtendenza del mercato militare? La prima è nell'essere caratterizzato da
lunghi cicli, legati soprattutto all'invecchiamento degli equipaggiamenti in
termini sia assoluti sia relativi. Il ciclo di vita di un grande sistema dura
decenni, anche se sottoposto a sempre più frequenti ammodernamenti. Ma quando è
superato,l'introduzione di una nuova generazione richiede, a sua volta, decenni
per essere sviluppata, industrializzata e completata. Parallelamente, va però
considerato l'aspetto strategico- militare del confronto con le potenziali
minacce e con i partner. L'obsolescenza è infatti legata al livello tecnologico
dei potenziali nemici da contrastare e dei propri alleati con cui bisogna
operare. Se il loro livello tecnologico cresce, com'è avvenuto nell'ultimo
decennio, i propri equipaggiamenti devono essere sostituiti prima della fine
del loro ciclo di vita. Inoltre, una volta avviato un ciclo di rinnovamento di
un equipaggiamento, non si può più interrompere, ma al massimo diluire nel
tempo. Il supporto logistico dei mezzi in via di sostituzione diventa infatti
sempre più difficile e costoso, anche perché si riducono le dimensioni del
mercato relativo. Viceversa, trascorsi pochi anni dall'ingresso in servizio di
nuovi mezzi, una doppia attività di supporto logistico diventa un lusso che ben
pochi si possono permettere. La seconda ragione della tenuta del mercato
militare è legata alle scelte nazionali. In questo momento molti dei Paesi
industrializzati non possono permettersi di aprire nuovi fronti sul piano
sociale ed economico, anzi alcuni, come la Francia, puntano ad aumentare gli
investimenti in funzione anti-crisi e di sviluppo tecnologico complessivo. I
Paesi produttori di petrolio, pur risentendo del crollo del prezzo del greggio,
mantengono una fortissima capacità di spesa e comunque, non appena superato
questo difficile momento, vi sarà un certo recupero con conseguente adeguamento
delle loro entrate. La terza ragione sta nello scenario strategico. L'area
dell'instabilità continua a rimanere ampia e numerose restano le situazioni di
crisi conclamata. Durante lo scorso anno è riesploso il conflitto in Palestina,
s'è aggravata la situazione in Afghanistan e vi sono forti preoccupazioni sulla
stabilità del Pakistan, anche perché potenza nucleare. Il terrorismo di matrice
islamica ha colpito a Mumbai, mentre si espande il fenomeno della pirateria. La
Corea del Nord continua lo sviluppo delle sue capacità missilistiche e questo
allarma il Giappone. Il riarmo cinese preoccupa tutti i Paesi confinanti e
spinge verso un loro rafforzamento militare. Nel contempo, l'espansione
commerciale e industriale cinese in Africa comincia a creare allarme per il
parallelo assorbimento di materie prime africane e per il forte aumento
d'influenza politica a discapito dei Paesi industrializzati. La Russia è
intervenuta militarmente in Ossezia dopo quasi dieci anni di non uso della
forza. L'Iran coltiva le sue ambizioni nucleari e l'intera area del Golfo è
conseguentemente messa sotto pressione. I rapporti fra Russia e Nato restano
altalenanti; nei Balcani il fuoco continua a covare sotto la
cenere;nell'America Meridionale tornano a prendere corpo alcune tradizionali
politiche nazional-populiste. A fronte di tutti questi elementi negativi si
registra come unico dato positivo una relativa stabilizzazione dell'Iraq, con
il progressivo trasferimento della sicurezza alle forze nazionali. Ma è un
processo ancora lungo e fortemente dipendente dall'andamento del contesto
regionale. Nel complesso, quindi, la domanda di sicurezza e di difesa non
sembra essere destinata a ridursi. Anzi emergono due elementi: il mercato
dell'aerospazio, sicurezza e difesa continuerà ad assorbire nel prossimo
decennio crescenti risorse finanziarie; i grandi gruppi europei, fra cui
Finmeccanica, vedranno premiata la loro strategia d'internazionalizzazione. ©
RIPRODUZIONE RISERVATA SCENARIO STRATEGICO L'area dell'instabilità resta molto
ampia: i segni di pacificazione in Iraq non bastano a bilanciare gli altri
teatri di crisi
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-01 - pag: 21 autore: Made in Italy.
Dibattito sul saggio «Oltre la Muraglia» Pechino da fabbrica a mercato MILANO
Per noi la parola crisi è formata da cinque lettere e ha un'accezione solo
negativa. Ma in cinese crisi si scrive con due ideogrammi, wei e ji, che
significano pericolo e opportunità. Per le aziende italiane la Cina continua a essere questo: una grande possibilità e allo
stesso tempo un mercato difficile che può riservare sorprese, come hanno
spiegato ieri imprenditori e manager in occasione della presentazione del libro
Oltre la muraglia di Rita Fatiguso. «Le aziende italiane sono ancora poco
presenti in Cina rispetto ad altri Paesi europei – ha
spiegato Saro Capozzoli, fondatore della società di consulenza Jesa Investment
–. Nel 2008 hanno investito complessivamente 250 milioni di dollari, meno dei
concorrenti francesi, olandesi e britannici e quasi la metà dei tedeschi.
Quest'anno la Cina crescerà meno che in passato, ma il Pil aumenterà pur sempre del
6,8%, e soprattutto è salita la domanda interna». Gli imprenditori che in Cina sono presenti da anni hanno
confermato l'intenzione di continuare a investire: Matteo Cordero di
Montezemolo, amministratore delegato del Fondo Charme, che controlla il gruppo
Poltrona Frau,ha spiegato l'importanza di «costruire rapporti con
istituzioni e partner locali», necessarie per avere accesso a concorsi e
appalti, strategici per aziende dell'arredamento.Aldo Fumagalli, presidente
operativo di Candy Group, non ha nascosto qualche preoccupazione, soprattutto
per quanto riguarda il Guangdong, ma ha confermato il progetto di «diventare
leader di mercato nelle lavatrici». Per Marco Palmieri, presidente e a. d. di
Piquadro (pelletteria di design), «in poco più di 10 anni la Cina
è diventata un Paese moderno e affidabile e con un mercato interno in costante
crescita». Si calcola che oggi in Cina siano 130
milioni i consumatori della classe media, un numero destinato a triplicare
entro il 2016: ciascuno di questi è un potenziale cliente di Candy, Piquadro e
Poltrona Frau. E di tutti gli altri marchi del made in Italy, come sottolineato
da Mario Boselli, presidente della Camera della moda, e da Cesare Romiti,
presidente della Fondazione ItaliaCina: «Finora la Cina è stata la fabbrica del mondo. Ma per i prossimi 50
anni – ha detto Romiti – sarà il più grande mercato del pianeta: le aziende
italiane devono essere pronte». Un passo importante per far conoscere l'Italia,
anche come meta turistica, ai cinesi, sarà l'Expo 2010 di Shanghai. «I cinesi
sono grandi risparmiatori –ha ricordato Beniamino Quinteri, Commissario
generale dell'Expo per l'Italia –. Perché non hanno una pensione, né assistenza
sanitaria. Ma con il crescere del welfare avranno più reddito a disposizione e
saranno propensi a spenderlo in prodotti italiani, o venendo a visitare
l'Italia ». Sul turismo ha insistito Federico Vitali, presidente Confindustria
Marche: «Ma è importantesemplificare la parte burocratica: è ancora difficile
ottenere un visto per venire in Italia, per turismo o, ad esempio, per fare
corsi di formazione». Mariella Enoc, vicepresidente della Fondazione Cariplo,
ha invece ricordato l'importanza «degli scambi tra università: perché gli
studenti cinesi che vengono a studiare in Italia possono essere gli
ambasciatori perfetti». G.Cr. © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-01 - pag: 21 autore: Il Cda approva
aumento di capitale e nuovo piano industriale Bologna
pronta ad acquisire rassegne in Cina e Stati Uniti Emilio Bonicelli BOLOGNA La Fiera di Bologna si
prepara alle sfide future con una solida struttura finanziaria, una drastica
riduzione dei costi e con la volontà di crescere all'estero. La strategia,
messa a punto dal nuovo amministratore delegato, Federico Minoli, con il piano
industriale 2009/2011, ha ottenuto ieri il via libera da parte del
consiglio di amministrazione. Parere favorevole anche all'aumento di capitale
per 15 milioni di euro, indispensabile per ridurre l'indebitamento in vista di
«tempi duri» per il settore fieristico. L'operazione, che aveva suscitato
qualche perplessità tra i soci privati (più favorevoli a uno spin off
immobiliare), verrà sottoposta alla prossima assemblea per l'approvazione
definitiva, entro l'inizio di giugno. «I soci decideranno autonomamente.
L'assemblea è sovrana », precisa il presidente, Fabio Roversi Monaco. «Ci
riserviamo di esprimere una decisione, nella prossima assemblea, rispetto alla
nostra sottoscrizione », commenta prudentemente Gaetano Maccaferri, presidente
di Unindustria Bologna, tra i soci privati con in portafoglio una quota di
circa il 9 per cento. Complessivamente, nell'arco del piano industriale, vi
saranno 8 milioni di risparmi e 26 di investimenti. Parte di queste risorse
serviranno per sviluppare il processo di internazionalizzazione di
BolognaFiere. In particolare 3 milioni di euro verranno impiegati per acquisire
fiere estere. Sono già in corso trattative per fare shopping in Cina, nei settori della cosmetica, delle costruzioni e della
moda; in Russia, nei settori della moda e dell'arte; negli Stati Uniti, nel
comparto della cosmetica. Il gruppo espositivo emiliano, come spiega Minoli,
sta guardando con interesse anche al Medio Oriente. Tra i progetti, inoltre,
quello di coinvolgere in una società di sviluppo all'estero altre fiere
italiane, a iniziare da quelle dell'Emilia Romagna, dove con Rimini da tempo
sono in corso trattative. L'obiettivo è di incrementare il fatturato
proveniente dall'attività internazionale che nello scorso anno ha raggiunto i
35 milioni di dollari. Via libera in Emilia Romagna anche al bilancio 2008
della Fiera di Parma che chiude l'esercizio con un giro di affari di 26,4
milioni di euro e un Ebitda di 4,3 milioni. Un bilancio, commenta una nota
della società che «consente di guardare con serenità agli investimenti previsti
per il prossimo biennio ».Tra i punti di forza l'accordo recentemente raggiunto
con la Fiera di Milano, che apre la prospettiva di forti sinergie. L'intesa,
sul fronte delle manifestazioni nel settore alimentare, prevede negli anni pari
lo svolgimento a Parma di Cibus, mentre a Milano, in collaborazione tra i due
enti espositivi, si svolgerà Tuttofood. è polemica invece verso la decisione di
organizzare a Bologna, a iniziare dal prossimo anno, Pasta Trend, il Salone
della pasta, dei sughi e della gastronomia. Un ordine del giorno in cui si
parla di «concorrenza sleale» è stato presentato in proposito dalla maggioranza
nel Consiglio comunale di Parma. Dai vertici di Bologna Fiere si precisa che Pasta
Trend non è organizzata, ma solo «ospitata», dall'ente espositivo del capoluogo
emiliano e «non intende porsi in competizione con Cibus». © RIPRODUZIONE
RISERVATA POLEMICA EMILIANA Da Parma (sede di Cibus) arrivano critiche al
salone Pasta Trend che nel 2010 verrà ospitato nella Fiera bolognese
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-01 - pag: 22 autore: Nei conti
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2009-04-01 - pag: 23 autore:
Macchine agricole. Il bilancio del gruppo di Treviglio Utile di cinque milioni
per Same MILANO Nessuna frenata per Same Deutz Fahr, il gruppo di Treviglio, in
provincia di Bergamo, specializzato in trattori e controllato dalla famiglia
Carozza. Il consiglio di amministrazione ha approvato ieri i risultati
dell'esercizio 2008. Il gruppo ha chiuso l'anno con un fatturato di 1,22
miliardi di euro, in aumento del 10,87% rispetto al
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-04-01 - pag: 42 autore: Usda. Solo gli acri
destinati alla soia aumentano (meno del previsto) - Per grano e cotone è crollo
Effetto recessione sulle semine Negli Usa pronti a ridurre l'estensione dei
terreni coltivati Sissi Bellomo La recessione pesa anche sulle intenzioni di
semina dei coltivatori statunitensi. Il rapporto annuale del dipartimento Usa
per l'Agricoltura (Usda) parla chiaro: salvo soprese, nella prossima stagione
la superficie dei terreni dedicati alle maggiori colture finirà
complessivamente col ridursi. Solo la soia, coltivazione relativamente a basso
costo, godrà di appezzamenti leggermente più ampi di quelli attuali: si salirà
a 76,024 milioni di acri, un record, ma comunque superiore di appena lo 0,4%
rispetto alla stagione in corso e decisamente inferiore alle aspettative degli
analisti. La preferenza accordata alla soia si spiega solo in parte con i
prezzi elevati raggiunti nel 2008 (in luglio i semi raggiunsero livelli da
record storico al Cbot). Ad avvantaggiare questa coltura è anche il fatto che
comporta investimenti limitati: secondo una ricerca della University of
Illinois, tra sementi, fertilizzanti, antiparassitari e macchine agricole si
spende circa il 34% in meno per coltivare la soia, piuttosto che il mais. Non a
caso, proprio gli enormi rincari dei fertilizzanti sarebbero il principale
motivo del declino, sia pure moderato, dei terreni seminati a mais: gli acri
dovrebbero ridursi dell'1,2%a 84,986 milioni. Il vero crollo riguarderà
comunque il frumento, i cui campi si ridurranno del 7,1% a 63,147 milioni di
acri, e il cotone (-7% a 8,812 milioni di acri, il minimo dal 1983). Nel caso
dei cereali, è stata probabilmente anche l'ampiezza delle scorte a influenzare
le decisioni degli agricoltori americani: la crisi economica sta riducendo i
consumi di carburanti (compreso il bioetanolo da mais) e quelli di carne, con
ripercussioni pesanti sull'allevamento di bestiame e sull'utilizzo di granaglie
come mangime. In un rapporto separato, lo stesso Usda ieri ha segnalato che al
1Úmarzo le scorteUsadi grano ammontavano a 1,037 miliardi di bushel,
addirittura il 46% in più rispetto a un anno prima. Gli stock di mais erano
invece pari a 6,958 miliardi di bushel (+1,5%). Al contrario, le scorte di semi
di soia stanno calando rapidamente, anche per effetto del boom di esportazioni
verso la Cina: a 1,302 miliardi di bushel (-9,2%) sono
già ai minimi dal 2003. La meteorologia – oltre che le percezioni sullo stato
di salute dell'economia – potrà ancora modificare nelle prossime settimane le
scelte dei coltivatori. Le indicazioni sulle semine fornite ieri dall'Usda,
tuttavia, non fanno che rafforzare l'allarme appena rilanciato dal direttore
generale della Fao, Jacques Diouf, secondo cui i prezzi dei cereali – tuttora
più alti del 19% rispetto alla media del 2006 –potrebbero tornare a impennarsi,
con conseguenze disastrose per i Paesi più poveri. I casi di malnutrizione,
ricorda la Fao, sono in crescita già da due anni. A fine 2008 il problema
riguardava 963 milioni di persone. Il timore è che quest'anno, per l'effetto
congiunto della crisi economica e dei prezzi elevati dei generi alimentari, si
possa facilmente superare il miliardo. © RIPRODUZIONE RISERVATA UN MILIARDO DI
AFFAMATI Per la Fao i prezzi alimentari sono tuttora molto elevati e un
ulteriore rincaro in tempi di crisi economica avrebbe conseguenze gravi
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-01 - pag: 8 autore: La City resta
scettica sull'utilità del summit Alessandro Merli LONDRA. Dal nostro inviato I
mercati finanziari non si fanno troppe illusioni sui risultati del G-20 di
domani a Londra. E forse questo non è un ma-le, visto che in passato
aspettative eccessive, e a volte irrealistiche, della vigilia su quello che
vertici internazionali di questo tipo potevano produrre, hanno poi generato
delusioni e turbolenze di mercato nei giorni successivi. Molti osservatori
della City sono ormai convinti, che, soprattutto sul fronte delle politiche
macroeconomiche, pur in un quadro globale che continua a deterio-rarsi, secondo
le previsioni delle maggiori case d'investimento, non ci sia da attendersi
granché intermini di azione coordinata e che altri esiti del G-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-01 - pag: 8 autore: Sarkozy: risultati o
vado via Il presidente francese determinato a regolamentare la finanza Leonardo
Martinelli PARIGI Nicolas Sarkozy appare determinato: se domani a Londra, in
occasione del G-20, non si concluderà niente di concreto, sbatterà la porta e
ritornerà a Parigi. L'obiettivo del presidente francese è mettere mano
seriamente alla regolamentazione del sistema finanziario internazionale e in
particolare individuare una lista di paradisi fiscali, da condannare
pubblicamente. Voci insistenti sullo stato d'animo di Sarkozy girano da più
giorni. E ieri sono state confermate in maniera esplicita da Christine Lagarde,
ministro dell'Economia: «Il presidente l'ha detto chiaro e tondo: se i
risultati non sono quelli sperati, non firmerò il comunicato finale », ha
ricordato la Lagarde. Che ha insistito: «In questo caso lascerà il vertice»
(imitando la politica della "sedia vuota" di Charles de Gaulle negli
anni 60). La scorsa settimana Sarkozy aveva già anticipato un atteggiamento
fermo, sottolineando «la necessità di risultati. La crisi è troppo grave perché
si faccia un summit inutile». Oggi è fissata una conferenza stampa di Sarkozy e
del cancelliere tedesco Angela Merkel, che il presidente francese ha cercato di
portare dalla sua parte in opposizione a inglesi e americani, non così
entusiasti a voler riformare il sistema finanziario internazionale. Esperti
dell'Eliseo ieri hanno spiegato le esigenze di Sarkozy. Il presidente vuole
cambiare le norme contabili a livello mondia-le, imponendo più
"paletti"; limitare le remunerazioni dei traders con la possibilità
di punire «chi si spinge troppo lontano»; creare un registro dei fondi
speculativi, da sorvegliare attentamente; pubblicare una lista dei paradisi
fiscali e introdurre punizioni da impartire a questi Stati. La Lagarde ha
affermato che «le nuove regole si devono applicare a tutti gli attori, a tutti
i prodotti e a tutti i territori», alludendo ai paradisi fiscali. Secondo il
ministro «bisogna pure riformare l'Fmi per assicurare una migliore
rappresentatività. Penso soprattutto alla Cina». A trascinare ancora di più il
presidente francese, che da tempo ama presentarsi come il persecutore pubblico
degli speculatori e il moralizzatore del capitalismo finanziario, verso una
posizione dura è anche l'influenza di Xavier Musca, suo nuovo consigliere,
nominato un mese fa vicesegretario generale dell'Eliseo al posto di FranÇois
Perol, andato a dirigere il secondo polo bancario del Paese, formato
dalle Casse di Risparmio e dalle Banche popolari. Musca è noto per le sue
posizioni assai intransigenti riguardo a una regolamentazione finanziaria
internazionale anti-crisi. «Sarebbe meglio un fallimento che un falso
successo», ha sottolineato due giorni fa Musca, riferendosi al G-20. Al
precedente summit a Washington nel novembre scorso Sarkozy aveva sperato nella
convocazione di una nuova Bretton Woods. Ma il vertice aveva prodotto solo una
deludente dichiarazione d'intenti sulla necessità di rilanciare l'economia
mondiale e di controllare meglio i mercati finanziari. Questa volta il
presidente non vuole accontentarsi di un simile risultato. Ed è pronto a
sbattere la porta. © RIPRODUZIONE RISERVATA L'OBIETTIVO DI PARIGI La Francia
punta soprattutto a individuare una lista di Paesi non cooperativi da
condannare e perseguire pubblicamente
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-04-01 - pag: 24 autore: INTERVISTA
Patrizio Di Marco Presidente e amministratore delegato di Gucci «Il mercato ora
ci dà ragione» Bene il primo trimestre 2009 della griffe Al via la
razionalizzazione della pelletteria di Paola Bottelli «S e analizzo le
condizioni del mercato del lusso e della concorrenza, sono soddisfatto
dell'andamento del primo trimestre 2009». Patrizio Di Marco, presidente e
amministratore delegato della Gucci dal 1Úgennaio scorso, si sistema il ciuffo
e beve un sorso di caffè senza zucchero nel bel palazzo milanese della
"doppia G" in via Broletto. è pronto per volare a Londra per il
cocktail inaugurale del nuovo negozio in Sloane Street da 6mila metri quadrati.
Quarantasette anni, nato nelle Marche ma trapiantato fin da bambino in varie
città dell'Emilia- Romagna al seguito del papà carabiniere, completo nero con
camicia bianca e cravatta nera, al polso un Blancpain Fifty Fathoms, Di Marco
non può diffondere i numeri del fatturato del gennaio-marzo dell'azienda
fiorentina: saranno ufficializzati il 21 aprile dalla controllante Ppr, il
colosso francese guidato da FranÇois-Henri Pinault (nella serata di ieri
bloccato per un'ora in un taxi da un centinaio di dipendenti dei magazzini Fnac
e Conforama, in agitazione, e poi liberato dalla polizia). Gli ultimi dati
disponibili sono così quelli dell'intero 2008:fatturato consolidato di 2,206
miliardi di euro (+4,2% a cambi costanti) e profitti operativi di 625 milioni
(-3,4%). La pelletteria pesava nel 2008 per il 55,3%, seguita da scarpe (15%) e
abbigliamento (14,3%). Nella sua prima intervista da quando ha lasciato il
vertice di Bottega Veneta (altro marchio di Ppr) per prendere il posto di Mark
Lee, l'a.d. racconta i primi cento giorni al vertice dell'azienda che l'anno
scorso ha conquistato il secondo posto al mondo nella Top 100 Global Brands di
Interbrand. Di Marco, dunque timidi segnali positivi... Una crisi come quella
attuale non si è mai vista: colpisce tutti i marchi, tutti i canali distributivi,
tutti i Paesi e tutte le città. In più, sta provocando un mutamento strutturale
dei consumatori, che –se spendono –lo fanno con mag-giore attenzione, e senza
ostentare il sacchetto con il logo: in questoperiodo negli Usa non è
socialmente accettabile fare shopping. Il lusso è superfluo... Dobbiamo cercare
di renderlo invece necessario, ad esempio corteggiando con costanza i clienti
che continuano a frequentare i negozi: nel nostro flagship store di Milano
registriamo fino a 15mila ingressi al giorno; sulla Fifth Avenue, nei primi due
mesi di quest'anno, sono entrate 800mila persone. Quel che conta è quanti sono
passati alla cassa. Sono dati riservati, chiaramente, ma ci stiamo lavorando.
Vorrei comunque che nei nostri 258 negozi, vere e proprie antenne sul mercato,
gli addetti lavorassero come una commessa che ho visto all'opera a Hong Kong
nei giorni scorsi: ha accudito una bellaragazza con gentilezza e velocità,
scomparendo e riapparendo carica di abbinamenti di abiti, borse, scarpe e
occhiali,non invasivamente. Dovrebbe essere sempre così. Poi se il cliente
compra è meglio, ovviamente. Il fatturato di Gucci è cresciuto del 46% tra il
2005 e il
( da "AmericaOggi Online" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina
New Jersey.
L'ambasciatore Terzi alla Montclair University. Lezione di diplomazia di
Riccardo Chioni 01-04-2009 LEZIONE DI diplomazia internazionale ieri per gli
studenti della Montclair State University in New Jersey con in cattedra un
inconsueto docente: l'ambasciatore presso le Nazioni Unite, Giulio Terzi di
Sant'Agata, che ha tenuto una lecture dal titolo "Responsability to
Protect. Toward a more compassionate international action:
Italy's past, present e future role". Ricevuto in aula dal provost Williard Gingerich e da Mary
Ann Re responsabile del Coccia Institute for Italian Experience in America,
l'ambasciatore ha spaziato da Cesare Beccaria e i diritti umani fino ai giorni
nostri con la riforma del Consiglio di Sicurezza e l'impegno in Afghanistan.
L'ambasciatore ha offerto agli universitari un ampio panorama del ruolo del
nostro Paese sempre in primo piano per la difesa dei diritti umani e
sull'impegno in sede Onu per l'abolizione della pena di morte che risale a
mezzo secolo fa, per l'istituzione del triubunale internazionale per i crimini
di guerra. Terzi di Sant'Agata ha spiegato come siano in diminuzione i paesi
che praticano torture e pena capitale portando come esempio
la Cina che al Palazzo di
Vetro continua ad opporsi alla moratoria, ma che tuttavia non afferma che chi
propone l'abolizione, come l'Italia, sta sbagliando. L'Italia - ha aggiunto
l'ambasciatore - è impegnata da 15 anni per la riforma del Consiglio di
Sicurezza con enfasi sui diritti umani e si e' augurato una partnership euro-atlantica
per rispondere alle sfide presenti. Passando a parlare dell'Afghanistan Terzi
di Sant'Agata ha fatto sue le parole del presidente Barack Obama il quale ha
detto che "è un problema di tutti", sottolineando che il dibattito
ora si sposta sul modo in cui affrontare il problerma. Gremita di universitari,
esponenti comunitari e rappresentanti della legislatura dello Stato Giradino la
LeBoff Lecture Hall dove l'ambasciatore è giunto accompagnato dal console
generale Francesco Talò e dal console di Newark, Andrea Barbaria.
L'ambasciatore ad America Oggi ha spiegato che non è la prima volta che sale in
cattedra, ma che quello di ieri è stato il battesimo con l'ateneo del New
Jersey. "Mi è capitato di piu' nelle università italiane, al centro
diplomatico e studi difesa che sono piuttosto specializzati su questo tipo di tematiche.
Qui devo dire - riferisce l'ambasciatore - è stata un'esperienza formidabile. È
la prima volta che sono venuto in questa Università del New Jersey e ho trovato
un'accoglienza estremamente amichevole, ma anche di grande interesse su
questioni abbastanza complesse di politica internazionale. Mi è stato chiesto
di parlare di alcuni dettagli che riguardano l'Afghanistan, ci si è riferito
all'intervento Nato in Kosovo nel 1999 e più in generale quelli che sono i
grandi temi legati alla responsabilità di proteggere. Cioè - spiega - a quale
punto il Consiglio di Sicurezza può superare il principio di assoluta sovranità
dello Stato nei confronti di una popolazione che viene esposta a fenomeni di
violenza da parte degli stessi governanti. Questo era un po' il tema di oggi:
il grado di interesse esiste tradizionalmente, ma che esiste particolarmente
oggi nella politica estera italiana per le questioni dei diritti umani, per la
tutela umanitaria nelle situazioni di crisi".