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PRIVILEGIA NE IRROGANTO  di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “CINA”

 

 

 

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T ARTICOLI DEL 1-4-2009  #1-4 2009TOP


Report "Cina"   1-4-2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

obama, prima volta in europa: - mario calabresi ( da "Repubblica, La" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina Obama, prima volta in Europa: Obama, prima volta in Europa Dalla Ue nessun nuovo piano di stimolo: "Vedremo che fare se non riparte la crescita" MARIO CALABRESI DAL NOSTRO INVIATO LONDRA - L´Air Force One con Barack Obama a bordo non aveva ancora toccato terra all´aeroporto londinese di Stansted che già la Casa Bianca si preoccupava di abbassare le aspettative sul primo viaggio

una svolta in rosa per la verdi - luigi bolognini ( da "Repubblica, La" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: abbiamo deciso di risparmiare le spese dell´interprete per il tour in Cina dell´anno prossimo. Per questo abbiamo scelto lei». Va di battuta Luigi Corbani, direttore generale della Verdi, spiegando la decisione di nominare Xian Zhang, 36 anni, neo-mamma, e neo-direttore musicale della Orchestra, la prima donna a ricoprire un incarico simile in Italia.

brachetti, magie da gran varietà "un gioco per dimenticare la crisi" - raffaele r. riverso ( da "Repubblica, La" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina alla Corea, lo conoscono. Sarebbe importante che i nostri giovani, che hanno mutuato la fantasia dai videogame, scoprissero i film di Fellini». Vista la crisi economica, una battuta su Alessandro Baricco e le sue esternazioni sul teatro è d´obbligo: «Sono parzialmente d´accordo con lui - spiazza tutti Brachetti - Perché un bar che non vende chiude e uno spettacolo mediocre,

eurochallenge e mondiali 2014 i giorni decisivi - stefano valenti ( da "Repubblica, La" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: biancoblù mette carte nuove sul tavolo della sua partita per i Mondiali del 2014 (che peraltro vede una forte rimonta della Cina, sponsorizzata dagli Stati Uniti). Il Comitato promotore, in transito per Bologna viaggiando da Milano a Siena, ha infatti recepito il messaggio giunto dal Comune e capace di dare ufficialità all´incontro che si terrà nel primo pomeriggio di oggi a Siena.

"ci sono 1500 esuberi" natuzzi gela i sindacati - ilaria ficarella ( da "Repubblica, La" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Taranto e Matera e anche all´estero (Brasile, Cina e Romania). "Dopo l´uscita di scena dell´amministratore delegato Uva e con l´annuncio di questi esuberi - dice Michele Andrulli, segretario provinciale della Fillea Cgil di Matera - abbiamo ormai la netta sensazione che la Natuzzi stia gettando la spugna.

marcido, attori sospesi nell'aria evocano il mondo di beckett - simona spaventa ( da "Repubblica, La" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: installazione della scenografa Daniela Dal Cin: «Una macchina scenica complessa e frontale realizzata in metallo, il materiale del contemporaneo. All´inizio un sipario dipinto la nasconderà al pubblico, perché l´impatto iniziale deve essere forte, un´epifania spettacolare che faccia prendere immediata coscienza allo spettatore di quanto di paradossale ci sia nella condizione umana»

Natuzzi annuncia un piano industriale con 1.540 esuberi ( da "Unita, L'" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Romania. I sindacati, nell'esprimere la loro preoccupazione, hanno detto di respingere il nuovo piano industriale: gli esuberi in pratica sono formati da 1.500 dipendenti che dovevano rientrare nel ciclo produttivo a partire dal prossimo mese di giugno, dopo periodi di cassa integrazione, e da 40 nuove unità.

malpensa aeroporto fantasma così sopravvive senza alitalia - fabrizio ravelli ( da "Repubblica, La" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Rinegoziare gli accordi bilaterali, questo è compito del governo. Qualcosina si vede: giusto 3 giorni fa la Cina ha sottoscritto un accordo che accetta (è la prima volta) le regole comunitarie, e porta da 21 a 28 le frequenze operabili dalle due compagnie.

Obama a Londra per il G20 Sarkozy: decisioni o lascio ( da "Unita, L'" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ocse riconosce i primi segnali di ripresa dal ko della crisi: in Cina da 3 mesi i consumi risalgono, la produzione industriale riparte, le previsioni di crescita per il 2009 indicano un incoraggiante +6,3. LE MINACCE FRANCESI «Dovrà essere un G20 politico, non tecnico», ha tuonato alla vigilia Nicolas Sarkozy, il cui Paese è in preoccupante ebollizione sociale.

In una tazza di tè l'amicizia tra Londra e Washington Nel momento in cui verserà la tradizionale bevanda a Barack la sovrana riconoscerà la nuova realtà: è il presidente afroameric ( da "Unita, L'" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: secondo l'Economist è, con la Cina, quella che più conta nel vertice londinese per il rilancio della economia mondiale. Gordon Brown se ne rende conto fino al punto di capovolgere i ruoli: ai tempi dell'Impero erano i capi di governo delle colonie ad adunarsi per la visita di esponenti della Royal Family.

l'argentina tradisce il dollaro accordo valutario con la cina - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Per andare oltre tutti guardano alla Cina. Che però è determinata a negoziare duramente il proprio aiuto finanziario. In seno al Fmi l´influenza europea e americana è condannata a diminuire per fare spazio al nuovo azionista-Cina, deciso a pesare quanto la propria economia.

Marcegaglia: fare di tutto per i crediti alle imprese ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il risparmio delle famiglie Usa ora sta aumentando », anche il ruolo della Cina, che in questi anni ha prodotto merce a bassissimo costo, invadendo i mercati, cambierà. I driver della crescita saranno diversi.E la Marcegaglia li individua innanzitutto nelle nuove tecnologie legate all'ambiente e al risparmio energetico.

Le Borse rimbalzano Fiat vola del 10,3% ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: motivato dalla crescita della domanda di Pc in Cina e Usa e della potenziale ricostituzione delle scorte in Europa. Sale anche Google del 2,76% sull'annuncio di un importante accordo con Walt Disney e in attesa di ulteriori dettagli sul suo fondo di venture capital. Forte rialzo anche per i titoli finanziari, con Citigroup che segna +9,52%, Bank of America il 13,

Fiducia, la missione possibile ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: a cominciare da Cina e India. L'area euro dovrebbe aver una sola posizione, (pesante, ovviamente), gli Usa potrebbero rappresentare anche il Canada e si dovrebbe trovare spazio in un summit ristretto anche per alcuni dei principali emergenti. Che senso aveva che il G-7 si occupasse prima della crisi degli squilibri delle bilance dei pagamenti tra Europa,

Armi, adesso la Cina insidia gli Usa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e India dovrebbero insieme coprirne quasi un terzo. Già quest'anno la Cina aumenterà le sue spese militari del 15 per cento. In India, lo shock dell'attentato di novembre a Mumbai ha portato in primo piano le spese per la difesa.Per quanto riguarda l'Europa, il previsto aumento della spesa militare non dovrebbe consentire di mantenere l'

Pechino da fabbrica a mercato ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: anno la Cina crescerà meno che in passato, ma il Pil aumenterà pur sempre del 6,8%, e soprattutto è salita la domanda interna». Gli imprenditori che in Cina sono presenti da anni hanno confermato l'intenzione di continuare a investire: Matteo Cordero di Montezemolo, amministratore delegato del Fondo Charme, che controlla il gruppo Poltrona Frau,

Bologna pronta ad acquisire rassegne in Cina e Stati Uniti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: nuovo piano industriale Bologna pronta ad acquisire rassegne in Cina e Stati Uniti Emilio Bonicelli BOLOGNA La Fiera di Bologna si prepara alle sfide future con una solida struttura finanziaria, una drastica riduzione dei costi e con la volontà di crescere all'estero. La strategia, messa a punto dal nuovo amministratore delegato, Federico Minoli, con il piano industriale 2009/2011,

Divani Natuzzi annuncia 1.540 esuberi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: e ridurrà i lavoratori anche in Brasile, Cina e Romania. Quel rilancio del gruppo pugliese di imbottiti, prospettato dall'arrivo del nuovo management, si sta rivelando più difficile del previsto. E del resto i conti dell'ultima trimestrale, pur registrando un aumento delle vendite, hanno messo in luce forti perdite.

Utile di cinque milioni per Same ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Russia). L'esercizio si è chiuso con un utile netto consolidato di 5 milioni di euro. Il 2008 ha visto il lancio sul mercato di una serie di nuovi prodotti. «Same Deutz-Fahr ha puntato sulle mietitrebbie, su trattori ecologici, su motori potenti per incontrare le esigenze dei mercati di riferimento e proporre prodotti all'

Effetto recessione sulle semine ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: anche per effetto del boom di esportazioni verso la Cina: a 1,302 miliardi di bushel (-9,2%) sono già ai minimi dal 2003. La meteorologia – oltre che le percezioni sullo stato di salute dell'economia – potrà ancora modificare nelle prossime settimane le scelte dei coltivatori. Le indicazioni sulle semine fornite ieri dall'Usda, tuttavia, non fanno che rafforzare l'

La City resta scettica sull'utilità del summit ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: i Paesi che beneficerebbero maggiormente di una ripresa del commercio internazionale sono Germania, Cina, Giappone e molte economie emergenti. In una nota agli investitori, Brian Fabbri, di Bnp Paribas, avvertiva nei giorni scorsi che non è il caso di aspettarsi «un accordo globale significativo che risolva i problemi economici e finanziari del mondo».

Sarkozy: risultati o vado via ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Penso soprattutto alla Cina». A trascinare ancora di più il presidente francese, che da tempo ama presentarsi come il persecutore pubblico degli speculatori e il moralizzatore del capitalismo finanziario, verso una posizione dura è anche l'influenza di Xavier Musca, suo nuovo consigliere, nominato un mese fa vicesegretario generale dell'Eliseo al posto di FranÇois Perol,

Il mercato ora ci dà ragione ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ci sono competitor che fanno produrre in Cina le borse con entry price: Gucci non lo farà mai. La nostra tela canvas è doppiata e costa 22 euro al metro, rispetto ai 12 euro di diversi concorrenti. Fatto cento il costo della manodopera italiana quello cinese è pari a 10. Se lo facessimo anche noi, dal 28,3% di margine operativo nel 2008 schizzeremmo in un anno al 35%

New Jersey. L'ambasciatore Terzi alla Montclair University. Lezione di diplomazia ( da "AmericaOggi Online" del 01-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: praticano torture e pena capitale portando come esempio la Cina che al Palazzo di Vetro continua ad opporsi alla moratoria, ma che tuttavia non afferma che chi propone l'abolizione, come l'Italia, sta sbagliando. L'Italia - ha aggiunto l'ambasciatore - è impegnata da 15 anni per la riforma del Consiglio di Sicurezza con enfasi sui diritti umani e si e' augurato una partnership euro-


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obama, prima volta in europa: - mario calabresi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 01-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 2 - Economia ma pensa ai vertici con Russia e Cina Obama, prima volta in Europa: Obama, prima volta in Europa Dalla Ue nessun nuovo piano di stimolo: "Vedremo che fare se non riparte la crescita" MARIO CALABRESI DAL NOSTRO INVIATO LONDRA - L´Air Force One con Barack Obama a bordo non aveva ancora toccato terra all´aeroporto londinese di Stansted che già la Casa Bianca si preoccupava di abbassare le aspettative sul primo viaggio oltreoceano del presidente americano. Sarà difficile dire tra otto giorni se la missione europea di Obama sarà stata un successo, ma di certo sarà impossibile definirla un insuccesso: l´agenda messa a punto dalla nuova Amministrazione democratica è talmente vasta e piena di impegni che ognuno la potrà leggere come vuole. Se fino a ieri la priorità era il G20, il vertice voluto per frenare la recessione mondiale e costruire un nuovo quadro di regole per i mercati finanziari, adesso che un successo delle tesi della Casa Bianca sembra da escludere l´attenzione americana si è spostata sui faccia a faccia con il presidente cinese Hu Jintao e con quello russo Medvedev. A Washington hanno realizzato che non ci sarà nessun nuovo piano europeo di stimolo all´economia, che Germania e Francia resteranno ferme sulle loro posizioni e che se Obama insistesse nel chiedere al Vecchio Continente di seguire la sua linea di politica economica porterebbe a casa una sconfitta. Tanto che, dopo aver sottolineato nei documenti preparatori del summit che «l´obiettivo chiave» americano è quello «di adottare qualunque azione necessaria per rilanciare la crescita e spingere occupazione e consumi» ieri hanno cambiato rotta. «Non ci aspettiamo che i partner europei annuncino nuovi piani di stimolo di uno o due punti di Pil in più, non è su questo - ha sottolineato Mike Froman, vice consigliere per la sicurezza nazionale e gli affari economici della Casa Bianca - che ci concentriamo. Guardiamo invece al futuro per capire come si potrà agire se non ripartirà la crescita». Insomma, l´America che ha iniettato 787 miliardi di dollari nella sua economia, che sottolinea come la Cina abbia annunciato un piano di sostegni pari la 2 per cento del suo Pil e l´Arabia Saudita addirittura al 3,3 per cento, si accontenterà dell´impegno europeo a rivedere le attuali strategie se l´economia mondiale non ripartirà in fretta. Per questo i successi vanno cercati da altre parti. Obama punta soprattutto sull´incontro con Medvedev per dare il via ad una nuova stagione di disgelo, con la possibilità di far partire i negoziati per un nuovo trattato Start sulla riduzione degli armamenti nucleari, visto che quello firmato nel 1991 scadrà alla fine dell´anno. In cambio di un abbandono soft del programma anti-missile voluto da George Bush e odiato da Putin, Obama vorrebbe incassare una collaborazione russa nel frenare il programma nucleare iraniano e nella politica di stabilizzazione dell´Afghanistan. Anche nel colloquio con i cinesi, il presidente americano vorrebbe ampliare il dialogo dalla sfera quasi esclusivamente economica a temi come il clima, l´energia e la Corea del Nord, che proprio questa settimana potrebbe lanciare nello spazio un suo nuovo missile. Obama sa che l´opinione pubblica europea è sensibile ai temi ambientali e per cambiare l´immagine dell´America, alla vigilia della partenza, si è inventato il G17 per l´ambiente che si terrà a Washington alla fine di aprile. Un nuovo vertice che vuole coinvolgere più paesi possibile nella lotta al cambiamento climatico e che dimostra che nella nuova visione americana del mondo la formula del G8, delle riunioni riservate solo alle prime sette potenze economiche e alla Russia, è superato da un´idea multilaterale più in sintonia con le nuove realtà geopolitiche. «Ogni G - ha scherzato Mike Froman - ha il suo valore e il suo significato, ma è chiaro che di fronte a queste crisi è necessario allargare i tavoli». Il vero colpo di immagine però Obama lo tiene per la fine del suo viaggio, quando si fermerà due giorni sul Bosforo. A Istanbul farà il turista alla Moschea Blu e alla Basilica di Santa Sofia, per la gioia dei network americani, ma soprattutto si siederà a discutere con un gruppo di studenti che dovrebbero rappresentare un ponte tra l´Europa e l´Asia. Non potrà mancare il grande colpo d´immagine, un messaggio forte e simbolico al mondo musulmano, almeno così la pensano i corrispondenti che hanno affollato l´"Air Presse One", il Boeing 777 che la Casa Bianca organizza per portare i giornalisti al seguito del presidente. Ieri sull´aereo partito dalla base militare di Andrews in Maryland c´erano più di 150 persone, il doppio di quelle che viaggiavano negli ultimi anni con George W. Bush. E per la prima volta c´erano anche i giornalisti di Al-Jazeera, di tre televisioni turche e del Chicago Tribune (il giornale della città del presidente) che pure è in bancarotta, ma che non voleva assolutamente mancare.

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una svolta in rosa per la verdi - luigi bolognini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 01-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XIII - Milano Una svolta in rosa per la Verdi è la cinese Xian Zhang il nuovo direttore musicale dell´orchestra La neonominata, da New York: "C´è la potenzialità per diventare tra i primi nel mondo" LUIGI BOLOGNINI «Per mantenere il pareggio di bilancio che abbiamo appena raggiunto, abbiamo deciso di risparmiare le spese dell´interprete per il tour in Cina dell´anno prossimo. Per questo abbiamo scelto lei». Va di battuta Luigi Corbani, direttore generale della Verdi, spiegando la decisione di nominare Xian Zhang, 36 anni, neo-mamma, e neo-direttore musicale della Orchestra, la prima donna a ricoprire un incarico simile in Italia. Ma, appunto, solo di battuta si tratta: «Abbiamo esaminato una decina di candidature - spiega l´ex vicesindaco - che rispondevano a criteri ben precisi: talento, una dimensione internazionale e feeling con l´orchestra», orchestra che Xian Zhang ha già diretto lo scorso ottobre, nel Seejungfrau di Zemlinsky, quando era incinta di sette mesi. Poi, pare di capire, si è scelto un po´ anche il rischio: «è una scommessa, indubbiamente: donna, cinese e giovane, sono tre elementi decisamente innovativi. Ma la scommessa la vinceremo, ne siamo certi». Ne è sicura anche l´interessata, assente alla conferenza stampa di presentazione della nomina per l´ottimo motivo che sta ancora allattando Edan Yang, di mesi due, prodotto assieme a un ingegnere che ama il calcio e non vede l´ora di entrare a San Siro. Ma da New York, dove vive, fa sapere che la Verdi «ha in sé le potenzialità per diventare nei prossimi anni una delle prime orchestre del mondo, e desidero contribuire a raggiungere questo traguardo». Per farcela ha a disposizione tre anni (rinnovabili di altri tre, e ogni anno dovrà dirigere la Verdi in 10 programmi, oltre alle incisioni), e la benedizione del Papa: giovedì 30 il primo impegno di Xian Zhang sarà alla sala Nervi del Vaticano, per il concerto che il presidente della Repubblica offre a Benedetto XVI. L´anno scorso fu un successo clamoroso, con 1.300 persone che si mossero da Milano per andare fino a Roma. In programma musiche di Haydn, Mozart, Vivaldi e Mozart, diretta su Raitre. Il primo concerto milanese sarà invece il 6 settembre, l´apertura della nuova stagione sinfonica della Verdi, che come di tradizione sarà alla Scala. Di certo questi prestigiosissimi scenari non intimidiranno Xian Zhang: ha già suonato con le orchestre sinfoniche di Chicago, Londra, Los Angeles, Berlino, è stata la prima donna a dirigere nella sala principale della Staatskapelle di Dresda e nel 2005 è diventata direttore associato alla New York Philharmonic Orchestra, con cui ancora collabora. Mica male per una che la direttrice ha iniziato a farla solo nel 1989, a 16 anni, perché le sue mani erano troppo affusolate per continuare a suonare il pianoforte (con cui aveva iniziato nel 1977 a 4 anni, nella sua città natia, Dandong, al confine con la Corea del Nord).

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brachetti, magie da gran varietà "un gioco per dimenticare la crisi" - raffaele r. riverso (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 01-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina X - Genova Brachetti, magie da Gran Varietà "Un gioco per dimenticare la crisi" Il personaggio Trasformista geniale arriva a Genova al termine di un tour trionfale nel mondo RAFFAELE R. RIVERSO Questa volta non è un "One man show". Il "Gran Varietà Brachetti" è composto da 22 artisti («Scelti in giro per il mondo») per un´esperienza da emozioni forti: «Non si ridacchia o piagnucchia. Qui si ride e si piange veramente». Arturo Brachetti torna a Genova in un momento particolare. Complice la crisi economica, infatti, sta girando l´Italia per riempire i teatri (lui che ancora li riempie) lasciati miseramente vuoti dalle compagnie fallite: «Ci hanno chiamato dallo Smeraldo di Milano - spiega il più famoso trasformista italiano - per andare a coprire il buco lasciato da una compagnia che non è riuscita a finire la stagione». "Mille volti" Brachetti è reduce da una tournée all´estero che l´ha portato da Shangai a Montreal a Parigi con il suo ultimo "One man show" che sbarcherà a Londra a ottobre. Il "Gran varietà" ha una storia «volutamente banale» attorno alla quale si sviluppano le magiche e fantastiche esibizioni degli artisti: dal trapezista alle ciccione inglesi che ballano il tip tap passando per gli acrobati francesi. Lo spettacolo è una contaminazione di generi: il varietà si mischia al circo con una spruzzatina qua e là di music hall, di vaudeville americano e di Andy Wharol a rendere il tutto gradevole «sia ai grandi che ai bambini grazie al ritmo, la sorpresa, la fascinazione, la meraviglia». Nel giro di pochi minuti si passa dal grottesco al comico («Si gioca con tutto, anche con la morte») sconfinando nella tragedia come quando lo stesso Brachetti rivisita "The elephant man". «Il varietà - sottolinea - torna fortemente in auge ogni volta che c´è una crisi o una guerra». Non è un caso, infatti, che il periodo d´oro di questo genere di spettacolo sia stato negli anni Trenta e nel dopo guerra quando la gente ha più bisogno di costruirsi quello che l´artista chiama «paradiso di cartapesta». Non importa se l´illusione dura due ore, «l´importante è creare una reazione positiva in chi ti guarda». Ma a chi si ispira il re dei trasformisti italiani che usa la televisione «a mo´ di tavolino»? I punti di riferimento sono Totò («Se non avesse avuto quella faccia non sarebbe stato Totò») e Fellini. Col regista romagnolo, «un monumento, il mio dio», Brachetti divide il successo planetario: «Ovunque vada, dalla Cina alla Corea, lo conoscono. Sarebbe importante che i nostri giovani, che hanno mutuato la fantasia dai videogame, scoprissero i film di Fellini». Vista la crisi economica, una battuta su Alessandro Baricco e le sue esternazioni sul teatro è d´obbligo: «Sono parzialmente d´accordo con lui - spiazza tutti Brachetti - Perché un bar che non vende chiude e uno spettacolo mediocre, invece, viene riproposto l´anno dopo?».

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eurochallenge e mondiali 2014 i giorni decisivi - stefano valenti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 01-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina X - Bologna La partita doppia delle bolognesi Eurochallenge e Mondiali 2014 i giorni decisivi Sabatini aspetta di sapere cosa farà Cipro, Sacrati a Siena incontra la Fiba STEFANO VALENTI La notizia è che, a distanza di 23 giorni dalle semifinali, la Final Four di Eurochallenge non ha ancora una sede. L´indiscrezione è che la sede dell´evento sarà resa nota tra oggi e domani, quando un potenziale ed importante finanziatore darà la sua risposta, nel mezzo di un viaggio d´affari tra Dubai e la Thailandia. Uomo-chiave della riassegnazione a Limassol dell´evento. E´ innegabile che le vicende di campionato abbiano raffreddato la trattativa con i ciprioti, a rischio di eliminazione dai playoff (si è giocata ieri sera una drammatica gara 3, in casa, sullo 0-2). La Final Four la vuole, più del club, il Governo, che spinge ma senza mettere i soldi necessari per chiudere il budget. Mentre l´AEL teme il secondo flop consecutivo, dovesse perdere la semifinale con la Virtus. Nel frattempo Bologna nicchia, confidando nel gioco al ribasso che porterebbe la Final Four, per tradizione, impianto e quanto d´altro, sul piatto di Sabatini. Che aspetta, fiducioso di comprare al ribasso. Il nuovo investitore comparso sulla scena avrebbe però la capacità di soddisfare la Fiba. Ma c´è un´altra partita che si gioca oggi. Nel primo pomeriggio, la Bologna biancoblù mette carte nuove sul tavolo della sua partita per i Mondiali del 2014 (che peraltro vede una forte rimonta della Cina, sponsorizzata dagli Stati Uniti). Il Comitato promotore, in transito per Bologna viaggiando da Milano a Siena, ha infatti recepito il messaggio giunto dal Comune e capace di dare ufficialità all´incontro che si terrà nel primo pomeriggio di oggi a Siena. Nel quale il presidente della Fortitudo, Gilberto Sacrati, sarà a colloquio con la delegazione di Fiba World. Se Sacrati avrà ulteriori e solide credenziali da spendere a sostegno del progetto del Parco delle Stelle, è arrivato il momento di farlo. La commissione Fiba è uscita soddisfatta dalle prime due tappe della visita italiana, Torino e Milano. Ed è fiduciosa di ricevere anche da Siena, nell´incontro con la Fondazione del Monte dei Paschi, buone nuove sul progetto del palasport di Isola d´Arbia. Bologna non può restare indietro nella corsa e Sacrati è chiamato a ripagare la fiducia ricevuta da Comune, Fip e Fiba World. SEGUE A PAGINA V

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"ci sono 1500 esuberi" natuzzi gela i sindacati - ilaria ficarella (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 01-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina IX - Bari "Ci sono 1500 esuberi" Natuzzi gela i sindacati In tre anni perdite per 150 milioni di euro Il manager Basile: "L´azienda ha una solida posizione finanziaria, ha ancora un futuro" ILARIA FICARELLA Mille e 540 esuberi. La Natuzzi incontra a Roma i sindacati e annuncia l´intenzione di mandare a casa quasi il 60 per cento della propria forza lavoro. Una decisione assunta, spiegano i manager, in conseguenza dei risultati maturati negli ultimi tre anni: il gruppo avrebbe infatti accumulato perdite per 150 milioni di euro e i primi mesi del 2009 starebbero già facendo registrare cali negli ordinativi del 30 per cento. Durissima la risposta dei sindacati, secondo i quali il gruppo degli esuberi sarebbe in sostanza formato da mille e 500 lavoratori ora in cassa integrazione che a giugno sarebbero dovuti tornare a lavoro più altri quaranta dipendenti. L´aggiornamento del piano industriale presentato ieri dall´azienda prevede peraltro, oltre alla conferma della chiusura dello stabilimento "Le collezioni" di Matera, anche la chiusura della falegnameria a Santeramo e una serie di ridimensionamenti negli stabilimenti fra Bari, Taranto e Matera e anche all´estero (Brasile, Cina e Romania). "Dopo l´uscita di scena dell´amministratore delegato Uva e con l´annuncio di questi esuberi - dice Michele Andrulli, segretario provinciale della Fillea Cgil di Matera - abbiamo ormai la netta sensazione che la Natuzzi stia gettando la spugna. Sono scelte che orienteranno la produzione verso segmenti di mercato sempre meno qualificati e che punteranno a mantenere in piedi meno del 50 per cento dell´intera struttura del gruppo". Di segno nettamente contrario le dichiarazioni rese ieri a margine dell´incontro con i sindacati dal manager Francesco Basile: "La Natuzzi è consapevole del proprio ruolo all´interno del territorio ed è decisa a non abbandonarlo, confermando la volontà a ricercare una soluzione con le parti sociali affinché siano garantite le esigenze di competitività necessarie alla sopravvivenza del gruppo". Intanto ieri sono stati presentati anche i risultati del quarto trimestre e dell´esercizio 2008. Nel trimestre le vendite nette sono aumentate del 3 per cento, la perdita operativa è scesa a 5,5 milioni di euro e la perdita netta a 19,8 milioni. Il bilancio 2008 si chiude così con un totale di più 5 per cento delle vendite nette, perdite operative per 35 milioni di euro (contro i 49 dell´anno precedente) e perdite nette per 61,9 milioni (contro i 62,7 del 2007). Il Gruppo Natuzzi ha chiuso il 2008 con 47,3 milioni di liquidità, senza debiti a lungo termine, con giacenze ridotte del 14,2 per cento, e un patrimonio netto di 345,2 milioni.

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marcido, attori sospesi nell'aria evocano il mondo di beckett - simona spaventa (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 01-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XXIII - Milano Teatro Marcido, attori sospesi nell´aria evocano il mondo di Beckett La scena è dominata da una struttura metallica, gli interpreti vestono tute dai colori fluorescenti ispirati ai cartoon giapponesi SIMONA SPAVENTA Inventori di straordinarie macchine sceniche e azioni teatrali che giocano sulla vocalità e il gesto atletico degli attori, ritornano i Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa. E lo fanno con una nuova incursione nel mondo di Samuel Beckett, a cui hanno già dedicato due spettacoli. Questa volta la compagnia di Marco Isidori esplora il Beckett romanziere, di cui riscrive gli sperimentalismi de L´Innominabile trasformando il testo in un "concerto grosso" per cinque attori dal titolo. .. Ma bisogna che il discorso si faccia! (in prima nazionale da stasera al Teatro Out Off). Il romanzo d´ispirazione, che già Gassman nel 1967 aveva adattato alla scena, si snoda come il monologo-flusso di coscienza di un misterioso io narrante, seduto in un indefinito spazio in penombra, prigioniero della sua immobilità. La metafora di una condizione umana, scrive Beckett, "mancante" e "mostruosamente sgangherata", e che i Marcido faranno balenare davanti agli occhi dello spettatore grazie a una visionaria installazione della scenografa Daniela Dal Cin: «Una macchina scenica complessa e frontale realizzata in metallo, il materiale del contemporaneo. All´inizio un sipario dipinto la nasconderà al pubblico, perché l´impatto iniziale deve essere forte, un´epifania spettacolare che faccia prendere immediata coscienza allo spettatore di quanto di paradossale ci sia nella condizione umana». Sospesi su questa macchina infernale, i cinque attori (tra cui lo stesso Isidori e l´imprescindibile Maria Luisa Abate) saranno come burattini di un "circo omestre", con tute dagli sfacciati colori fluorescenti ispirate ai cartoni animati giapponesi e maschere mostruose, parodia anche fumettistica di un´umanità distorta e sofferente.

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Natuzzi annuncia un piano industriale con 1.540 esuberi (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 01-04-2009)

Argomenti: Cina

Natuzzi annuncia un piano industriale con 1.540 esuberi La Natuzzi di Santeramo in Colle (Bari), che produce mobili imbottiti, ha annunciato esuberi strutturali per 1.540 addetti negli stabilimenti concentrati nelle province di Matera, Bari e Taranto, a causa della crisi del settore, dell'andamento del mercato e di perdite nelle vendite, negli ultimi tre anni, pari a 150 milioni di euro. I rappresentanti dell'azienda, inoltre, hanno annunciato a delegazioni nazionali di Cgil, Cisl e Uil la chiusura della falegnameria di contrada Jazzitello di Santeramo in Colle, che occupa 77 addetti, e riduzioni occupazionali anche negli stabilimenti in Brasile, Cina e Romania. I sindacati, nell'esprimere la loro preoccupazione, hanno detto di respingere il nuovo piano industriale: gli esuberi in pratica sono formati da 1.500 dipendenti che dovevano rientrare nel ciclo produttivo a partire dal prossimo mese di giugno, dopo periodi di cassa integrazione, e da 40 nuove unità.

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malpensa aeroporto fantasma così sopravvive senza alitalia - fabrizio ravelli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 01-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 27 - Economia Malpensa aeroporto fantasma così sopravvive senza Alitalia In un anno i voli sono crollati da 1.238 a 147 Maggior presenza di Lufthansa che oggi fa partire il collegamento con Roma Le compagnie straniere ora puntano sullo sviluppo legato all´Expo 2015 FABRIZIO RAVELLI MALPENSA - A un anno esatto da quello che in gergo si chiama de-hubbing, cioè da quando Alitalia ha staccato la spina, Malpensa ancora barcolla dentro al suo vestito troppo largo. Semideserte le sale degli imbarchi intercontinentali, un sacco di tavoli liberi nei caffè, e le commesse delle boutique di marca accendono sorrisi luminosi per i rarissimi clienti. Nadia Vicario di Loro Piana è la più informata: «Da aprile a agosto 2008 abbiamo avuto un calo del 40 per cento di ingressi e di fatturato. Da ottobre a oggi siamo al 60 per cento. Avevamo circa 800 ingressi mensili nel 2007, oggi sono 200». E l´andamento del morbido cashmere, per una volta, rispecchia la dura realtà. Malpensa ha perso il 35 per cento dei passeggeri. Il traffico Alitalia è sceso dell´82,7 per cento. I voli intercontinentali erano 181 e sono 39, quelli europei 728 e sono 68, i nazionali 329 e sono 40. Totale: da 1238 voli giornalieri a 147. Un aeroporto fantasma. La notizia, però, è che, dopo aver rischiato il tracollo totale, Malpensa non è morta. La mazzata è stata micidiale, visto che una simile operazione di de-hubbing non ha precedenti in Europa, e che Alitalia occupava grosso modo il 40 per cento dell´attività. Ma qualcosa si muove, e anche piuttosto in fretta. E chi scommette su una possibile ripresa non sono tanto gli italiani quanto gli stranieri. I tedeschi di Lufthansa, innanzitutto: hanno creato Lufthansa Italia, che opera già 56 voli giornalieri e da oggi porta a 9 il numero degli aerei basati a Malpensa inaugurando il collegamento con Roma. E poi gli inglesi della compagnia low-cost EasyJet, che hanno 15 aerei posizionati al terminal 2 (ora dedicato al basso costo), che con 3,9 milioni di passeggeri sono la prima compagnia di Malpensa, che contano di arrivare a 50 aerei in Italia e 5 milioni di passeggeri a Milano per l´Expo 2015. Giulio De Metrio, numero 2 di Sea (la società di gestione, maggioranza del Comune di Milano, è riuscita ieri a chiudere il bilancio in attivo di 1,8 milioni), scommette: «Sea e Malpensa usciranno da questa crisi con un modello di azienda più forte e più bilanciato di prima. Le opportunità ci sono. Il traffico è sceso da 23,7 milioni di passeggeri del 2007 a 19 nel 2008, ma insieme con il calo drastico di Alitalia c´è un incremento del 30 per cento degli altri vettori». Non essendo più Malpensa un hub, sono crollati i transiti. «Ma il traffico local è rimasto - dice De Metrio - Basta vedere che il fatturato dei parcheggi è cresciuto di 1 milione di euro nel 2008. Possiamo dire di essere, più o meno, a metà strada. L´accelerazione dipende dalla crisi generale, che però non ha spento i motori di chi aveva deciso di investire». E, in prospettiva, anche la funzione di hub abbandonata e dichiarata da Alitalia incompatibile con Fiumicino, potrebbe rientrare dalla finestra. Questo è il disegno di Lufthansa, che ha un modello multi-hub: dopo Francoforte, Monaco e Zurigo (con Swiss), Malpensa potrebbe aggiungersi. Il traffico (soprattutto quello business, più remunerativo) sta al Nord d´Italia: basta vedere come i voli Alitalia trasferiti a Fiumicino abbiano oggi meno passeggeri di prima. Alitalia lo sa bene, e forse comincia a ripensare le proprie scelte: ha già di fatto accantonato, per ipotizzare un ritorno a Malpensa, la pregiudiziale del ridimensionamento drastico di Linate, dove opera in monopolio per 3 anni sulla ricca tratta Milano-Roma. Se il futuro di Malpensa mostra qualche timida luce, resta il fatto che il presente è ancora buio soprattutto per quanto riguarda l´occupazione. Riassume Nino Cortorillo, di Cgil Trasporti: «Grosso modo, il de-hubbing ha messo in pericolo 4 mila posti di lavoro. Fra Malpensa e Linate sono 5-600 i lavoratori in cassa integrazione di Alitalia e Volare. Circa 600 quelli di Sea, altri 500 nell´area cargo, 2-300 quelli delle attività indirette. Totale, compreso l´indotto commerciale, 2500. Più altri 1500 per attività varie». E tocca a uno della Cgil, mentre la crisi mondiale risuona di richiami al salvataggio pubblico, fare appello al mercato: «Bisogna premere per una maggiore liberalizzazione, favorire la presenza di nuovi investitori, e questa cosa la deve fare il governo. Quelli che l´anno scorso protestavano, Lega e Formigoni, sono spariti oppure dicono che il futuro è radioso. Liberalizzare vuol dire che Alitalia non può tenere il monopolio anche sulle tratte che non copre, e che alle nuove compagnie bisogna offrire garanzie sul lungo periodo, non accordi temporanei». Rinegoziare gli accordi bilaterali, questo è compito del governo. Qualcosina si vede: giusto 3 giorni fa la Cina ha sottoscritto un accordo che accetta (è la prima volta) le regole comunitarie, e porta da 21 a 28 le frequenze operabili dalle due compagnie.

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Obama a Londra per il G20 Sarkozy: decisioni o lascio (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 01-04-2009)

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Obama a Londra per il G20 Sarkozy: decisioni o lascio GIANNI MARSILLI Il benvenuto al G20 l'ha dato l'Ocse con il suo rapporto pubblicato ieri: recessione del 4,3% nei 30 Paesi più sviluppati e disoccupazione al 10% nella zona euro. Vuol dire che domani all'ExCeL Centre, nella vecchia zona dei docks di Londra, i 20 capi di Stato e di governo che vi si riuniranno avranno l'obbligo di evitare parole generiche, ipocrite sintonie. Rappresentano l'85% del prodotto lordo mondiale, l'80% del commercio, il 64% della popolazione del pianeta: vietato fallire. Protagonista sarà Obama, che è sbarcato ieri sera con Michelle. Ma di altrettante per quanto meno mediatiche attenzioni sarà circondato il premier cinese Hu Jintao, al quale l'Ocse riconosce i primi segnali di ripresa dal ko della crisi: in Cina da 3 mesi i consumi risalgono, la produzione industriale riparte, le previsioni di crescita per il 2009 indicano un incoraggiante +6,3. LE MINACCE FRANCESI «Dovrà essere un G20 politico, non tecnico», ha tuonato alla vigilia Nicolas Sarkozy, il cui Paese è in preoccupante ebollizione sociale. Ha minacciato di lasciare il vertice in assenza di decisioni: «Meglio un fallimento di un compromesso al ribasso». Esige quantomeno «l'eradicazione» dei paradisi fiscali, il segnale più netto della «moralizzazione del capitalismo» da lui propugnata. Angela Merkel è d'accordo, e alla fin fine, se di questo si tratta, anche Gordon Brown ha dato il suo assenso. Quanto a Obama, la sua amministrazione è apparsa in questi ultimi giorni molto meno distratta sul tema delle «nuove regole» da imporre ai mercati finanziari, pur mantenendo le imponenti misure pubbliche per la crescita come asse principale. Ma il suo primo impegno londinese sarà oggi ai margini del G20. Vedrà Medvedev, e soprattutto Hu Jintao, a conferma del nuovo nomignolo affibbiato all'illustre consesso: G2, Usa e Cina, e gli altri diciotto a contorno. Quanto all'Europa, è desolatamente plurima e sparpagliata, priva di un presidente e di una linea comune. Conterà, come sempre, il trio di testa: Berlino, Londra, Parigi. La bozza di comunicato finale parla di misure globali in grado di recuperare due punti di crescita e creare 20 milioni di posti di lavoro. Sarà possibile se europei, cinesi e americani troveranno il massimo grado possibile di armonizzazione degli interventi. Il G20 dovrebbe anche raddoppiare i capitali del Fmi, portandoli a 500 miliardi di dollari, e facendone la prima sentinella dei disequilibri macroeconomici del pianeta. Tutti sperano molto dal G20: Obama per superare in tromba il suo esordio internazionale, Gordon Brown per recuperare un po' di popolarità in vista delle elezioni, Sarkozy per evitare fiammate rivoluzionarie in casa sua e per una volta anche gli anonimi spettatori dell'intero pianeta, di solito indifferenti a simili consessi. Questo G20, molto più dei precedenti, porta in sé il germe di una governance mondiale. Sprecare l'occasione darebbe un pericoloso segnale di sfiducia. Dal G20 di Londra ci si attende la ricetta per uscire dal tunnel della recessione globale. Ma l'esito dell'attesissimo summit è quanto mai incerto. Sprecare l'occasione darebbe un pericoloso segnale di sfiducia.

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In una tazza di tè l'amicizia tra Londra e Washington Nel momento in cui verserà la tradizionale bevanda a Barack la sovrana riconoscerà la nuova realtà: è il presidente afroameric (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 01-04-2009)

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In una tazza di tè l'amicizia tra Londra e Washington Nel momento in cui verserà la tradizionale bevanda a Barack la sovrana riconoscerà la nuova realtà: è il presidente afroamericano a comandare PAOLO FILO DELLA TORRE Una cinquantina di anni fa il parlamentare laburista William Hamilton sosteneva che la regina Elisabetta era, con la sua famiglia, una «semplice attrazione turistica». Ma aggiungeva, «troppo cara per il suo rendimento». Gordon Brown è deciso a dimostrare che la «attrazione turistica» può rendere di più dell'appannaggio pagato ai Windsor. Buckingham Palace è stato bardato a festa. Ciambellani, cortigiani e Beefeaters, le guardie della Torre, sono stati vestiti in alta uniforme. I colbacchi e le giacche rosse delle guards sono stati spazzolati a dovere. Arriva Barack Obama, presidente nero degli Stati Uniti d'America, la nazione che, secondo l'Economist è, con la Cina, quella che più conta nel vertice londinese per il rilancio della economia mondiale. Gordon Brown se ne rende conto fino al punto di capovolgere i ruoli: ai tempi dell'Impero erano i capi di governo delle colonie ad adunarsi per la visita di esponenti della Royal Family. A dispetto delle battute berlusconiane, Obama è nero soltanto da parte paterna. La madre è bianca di origine europea e non ha «preso la tintarella». Ma è la prima volta che un «uomo nero» entra da superpotente nel Palazzo reale. Sarà accolto con un protocollo che riconosce il suo status: sono stati mobilitati anche Carlo e Camilla, oltre a Filippo e ai principini. E dire che solo pochi decenni fa il padre di Obama era stato maltrattato, e si dice addirittura torturato, perché sospettato di essere un mau mau ribelle alla occupazione britannica del suo paese, il Kenya, una ricca colonia dove latifondisti ed ex ufficiali britannici vivevano tra lussi e privilegi dai quali erano esclusi gli indigeni. Compresi i parenti dell'attuale presidente della maggiore potenza mondiale. Ma Elisabetta non dovrà, al contrario di Berlusconi con Gheddafi, fare le scuse per i soprusi del colonialismo. Non ha, d'altra parte, alcun potere politico e Gordon Brown non le chiede di fare eccezioni. Tuttavia gli onori riservati al «presidente nero» faranno colpo su un'opinione pubblica interessata alle facezie più che al vertice sull'economia mondiale. Il tè che Elisabetta offrirà nelle tazze di inglesi bone china a Barack e a Michele, per fortuna non avrà lo stesso sapore di quello bevuto a Chicago nel leggendario tea party del 1736 quando i commercianti americani di spezie gettarono in mare i carichi di tè della East India Company per non pagare la tassa imposta da Lord North, premier del re Giorgio III, zio della regina Victoria, trisnonna di Elisabetta II. A quella festa seguì una ribellione che si concluse tre anni dopo con la sconfitta dei soldati del monarchico generale Gage. E seguirono anche la pazzia di Giorgio III che cominciò a dire di essere diventato un cavallo (forse per provare le sensazioni dei colpi di frusta a lui inferti dalle fanciulle in fiore) e la dichiarazione unilaterale di indipendenza da Londra degli Stati Uniti d'America. Ma certamente la regina e il presidente nero non parleranno della storia d'America. Elisabetta preferisce quella dell'ippica: parecchi decenni fa, nella sua prima visita ufficiale in Italia, incontrò Federico Tesio allevatore e proprietario di Ribot. A Gordon Brown, comunque, questo interessa ben poco. Il tè degli Obama con la Sovrana serve a lui, capo del governo, per mostrare al mondo intero che le relazioni anglo-americane sono più forti che mai. Del tipo di saluto che gli Obama rivolgeranno a Elisabetta ne hanno discusso i capi del cerimoniale: una stretta di mano come i Clinton o un inchino e una riverenza come i Sarkozy? Di certo, nel momento in cui verserà il tè nella tazza di Barack, la regina d'Inghilterra avrà riconosciuto la nuova realtà: è l'«uomo nero» a comandare. Sembra strano ma gli inglesi, malgrado il loro fanatico nazionalismo, sono all'avanguardia nel superare pregiudizi e razzismo. Basta pensare a Benjamin Disraeli, premier ebreo in un'epoca di fanatica devozione alla religione anglicana. Victoria lo adorava e gli serviva il tè. L'analisi

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l'argentina tradisce il dollaro accordo valutario con la cina - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 01-04-2009)

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Pagina 28 - Economia L´Argentina tradisce il dollaro accordo valutario con la Cina Swap da 70 miliardi di yuan per il commercio tra i due paesi Il rilancio del Fmi in agenda al G20 diventerà oggetto di negoziato tra i cinesi e il mondo FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente pechino - L´Argentina volta le spalle al dollaro per entrare nella «zona yuan»? Non è fantapolitica, è la lettura che i mercati finanziari hanno dato ieri di un accordo clamoroso. In gergo tecnico si chiama currency swap: è un´intesa bilaterale fra le due banche centrali di Pechino e Buenos Aires per i regolamenti valutari dell´interscambio tra le due nazioni. In partenza l´accordo-swap vale 70 miliardi di yuan (la valuta cinese) ma potrà essere aumentato a seconda della crescita dell´import-export bilaterale. La novità storica è che le transazioni commerciali tra i due paesi potranno essere regolate in valuta cinese, anziché in dollari Usa come accadeva. Il cambiamento ha una portata notevole: è un altro pezzo della leadership mondiale del dollaro che se ne va, sgretolato sotto la paziente ma implacabile offensiva cinese. E stavolta la penetrazione avviene addirittura nel «cortile di casa» degli Stati Uniti, quell´America latina dove fino a un´epoca recente l´influenza economico-finanziaria di Washington era dominante. L´accordo firmato con l´Argentina è l´ultimo episodio nell´escalation di mosse con cui la Cina alza il suo profilo nella governance globale. La recessione internazionale diventa per Pechino un´opportunità: accelera i tempi del declino dell´Occidente e quindi dell´assunzione di un ruolo più importante della Repubblica Popolare. Appena una settimana fa il governatore della banca centrale di Pechino ha fatto scalpore chiedendo che al G20 sia messo in agenda proprio il superamento del dollaro come moneta universale. Il governatore Zhou Xiaochuan ha proposto che nelle riserve ufficiali delle banche centrali e nei pagamenti internazionali subentrino gradualmente i "Diritti speciali di prelievo", una moneta-paniere (composta da dollaro, euro, yen e sterlina) oggi usata come unità di conto dal Fmi. Zhou ha motivato la proposta con la necessità di stabilizzare l´economia globale, sottraendola agli choc provocati dal dollaro. La moneta americana oggi è la più usata dalle banche centrali e nel commercio mondiale (anche di materie prime), ma è condannata a riflettere le fragilità dell´economia Usa e del suo deficit. La proposta cinese è stata accolta in Occidente come un ballon d´essai, non concretamente praticabile nel breve. Intanto però Pechino procede su altri tavoli per dimostrare che la leadership del dollaro non può durare all´infinito. L´accordo con l´Argentina tuttavia non è una novità assoluta. Simili scambi valutari per sostituire lo yuan al dollaro nell´interscambio con la Cina sono stati firmati da dicembre a oggi con Corea del Sud, Bielorussia, Indonesia, Malesia, e con la piazza di Hong Kong (fatto significativo, perché malgrado il ritorno sotto la Repubblica Popolare dal 1997, Hong Kong ha conservato la propria valuta, agganciata al dollaro Usa). In soli tre mesi dunque Pechino ha sfoderato una formidabile capacità di seduzione a scapito del dollaro. Gli accordi-swap che promuovono l´uso dello yuan nel commercio mondiale sono un «cavallo di Troia» per indebolire la supremazia valutaria americana: i leader cinesi fanno leva sul ruolo di partner commerciale per accompagnare alla penetrazione dell´export quella della loro moneta. La nuova grinta esibita da Pechino sarà messa alla prova giovedì al G20. Uno dei test riguarderà il ruolo del Fondo monetario, istituzione che sembrava condannata a un declino inesorabile mentre è tornata di colpo in primo piano per effetto della recessione. Di fronte al rischio di bancarotta che ha colpito una schiera di Stati sovrani (dall´Islanda alla Romania), il Fmi è l´unica istituzione addestrata a intervenire velocemente con aiuti finanziari alle nazioni in difficoltà. L´Amministrazione Obama ha riscoperto l´utilità del Fondo: di fronte a un´Europa che rifiuta di varare manovre di spesa pubblica più sostanziose, gli aiuti del Fmi ai paesi emergenti possono essere una scorciatoia per sostenere la loro domanda, quindi la crescita mondiale. Ma anni di marginalità hanno dissanguato le casse del Fondo. Il segretario al Tesoro Usa, Tim Geithner, ha proposto una ricapitalizzazione di 500 miliardi di dollari. Stati Uniti, Europa e Giappone al massimo riusciranno a offrire 300 miliardi. Per andare oltre tutti guardano alla Cina. Che però è determinata a negoziare duramente il proprio aiuto finanziario. In seno al Fmi l´influenza europea e americana è condannata a diminuire per fare spazio al nuovo azionista-Cina, deciso a pesare quanto la propria economia.

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Marcegaglia: fare di tutto per i crediti alle imprese (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-01 - pag: 2 autore: Marcegaglia: fare di tutto per i crediti alle imprese Nicoletta Picchio ROMA Nella seconda metà del 2009 potrebbero arrivare i primi segnali positivi, nel 2010 il prodotto interno lordo italiano dovrebbe aumentare dello 0,8 per cento. «Non parliamo di ripresa, ma di un leggero miglioramento della congiuntura ».Emma Marcegaglia ha appena visto i dati dell'Ocse sull'economia mondiale: difficile in questa fase fare previsioni. E comunque alla crisi bisogna reagire con le mosse giuste. La presidente di Confindustria traccia alcune priorità: guai se ci fosse una chiusura dei mercati. E lancia un messaggio in vista del G-20 di Londra: «Deve arrivare un no forte al protezionismo». Nell'ultima riunione, nell'autunno del 2008, a Washington, non c'è stata secondo la Marcegaglia una presa di posizione adeguata su questo tema e ora gli aiuti pubblici alle banche rischiano di creare un protezionismo finanziario: gli istituti di credito che ricevono denaro sono portati a finanziare imprese del proprio Paese. «Ma i limiti al mercato portano una riduzione della crescita e sono da combattere». Così come non serve l'astio nei confronti delle banche: il premier britannico, Gordon Brown, come il presidente americano Obama, ha giustificato la rabbia contro i manager del credito che hanno innescato la crisi. La Marcegaglia smussa: «Con la rabbia non si fa nulla, serve il dialogo per far arrivare il credito alle imprese. Noi abbiamo sostenuto i Tremonti bond e l'aumento del Fondo di garanzia. Ben venga anche il piano casa, per rilanciare l'edilizia. Ma si decida in fretta». Contro la crisi serve una «risposta globale», quando finirà «ci sarà uno scenario diverso, si farà un uso diverso della leva finanziaria, ci saranno fusioni e acquisizioni. Dovremo ragionare su come porci in un mondo che cambia». Con queste premesse, la Marcegaglia guarda al futuro e allo sforzo che il mondo imprenditoriale deve fare per individuare i nuovi driver della crescita. Non ci sarà più il forte indebitamento delle famiglie americane, per lo meno come è stato in passato: «Il risparmio delle famiglie Usa ora sta aumentando », anche il ruolo della Cina, che in questi anni ha prodotto merce a bassissimo costo, invadendo i mercati, cambierà. I driver della crescita saranno diversi.E la Marcegaglia li individua innanzitutto nelle nuove tecnologie legate all'ambiente e al risparmio energetico. «L'apertura di Obama su questi argomenti è molto rilevante, fanno ben sperare in vista del vertice sul clima che ci sarà a fine anno a Copenaghen ». Per l'industria italiana si può trasformare in una nuova frontiera: «Le tecnologie innovative possono dare una spinta anche ai beni durevoli, dall'auto ai frigoriferi». Altro driver, i nuovi mercati, dall'Est al Mediterraneo. L'area del Maghreb sta continuano a crescere a ritmi attorno al 4-5%, c'è spazio in settori come le infra-strutture, l'acqua,i beni di consumo, l'energia, con l'Italia che può diventare un hub per il gas. L'occasione per riparlare dei rapporti economici con il Mediterraneo è stata la presentazione della rivista Medidea Review, edita dall'omonima Fondazione di cui è presidente il senatore del Pdl, Giuseppe Pisanu. Accanto a Pisanu e alla Marcegaglia, anche l'imprenditore e finanziere Tarak Ben Ammar, impegnato nell'incentivare i rapporti economici tra le due sponde del Mediterraneo e che ha appena lanciato una televisione, Nessma Tv, insieme a Mediaset, per diffondere la cultura occidentale nei Paesi del Nord Africa. I dati dell'interscambio sono consistenti: il Maghreb rappresenta l'11% dell'export italiano e nell'area ci sono 90milioni di abitanti. Nel 2009 la Libia crescerà dell8%, del 6% l'Egitto, del 3% la Turchia. Ieri, in Confindustria, alla presentazione della Guida Paese Siria, l'incaricato per gli Affari dell'ambasciata siriana a Roma Souha Jamali ha anunciato che nei prossimi 10 anni la Siria dovrà investire dai 45 ai 50 miliardi di dollari in infrastrutture. Proprio per stimolare i collegamenti, a fine ottobre a Roma si terrà il secondo appuntamento del Forum del Mediterraneo, mentre il 21 aprile arriverano a Milano imprenditori israeliani come follow up della missione a Tel Aviv di novembre scorso. © RIPRODUZIONE RISERVATA LE AZIENDE «Non serve l'astio verso i banchieri» «Dal G-20 ci attendiamo misure contro il protezionismo»

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Le Borse rimbalzano Fiat vola del 10,3% (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-01 - pag: 4 autore: Le Borse rimbalzano Fiat vola del 10,3% Mara Monti MILANO Una seduta di forti recuperiper le Borse europee e americane sostenute dalla fiducia che le misure dell'amministrazione statunitense possano funzionare per ridare fiducia ai mercati. L'economia è ancora debole, ma comunque non peg-giora, come dimostrano gli ultimi dati macroeconomici: negli Usa la fiducia dei consumatori a marzo è salita lievemente rispetto ai minimi storici di febbraio, benché sotto le previsioni, un dato che in Inghilterra è ai massimi degli ultimi dieci mesi. Non brilla il settore immobiliare statunitense che ha evidenziato un calo del 19% dei prezzi delle case nel mese di gennaio. Segnali discordanti, ma non deludenti per gli analisti, in attesa dei dati più importanti sulla disoccupazione e sull'industria in calendario nel corso della settimana. A dominare gli scambi restano l'alta volatilità e le ricoperture di posizioni corte, che comunque hanno consentito all'indice Dow Jones di chiudere con un progresso (ridottosi nel finale)dell'1,16%nella seduta e del 9% nel mese. Lo segue di pari passo l'S&P's 500 con un balzo dell'1,31%: il mese di marzo è stato il migliore dall'aprile del 2003 per l'S&P's 500 che recupera il 16% dal minimo segnato il 9 marzo. A Wall Street rispuntano ititoli tecnologici con l'indice Nasdaq in rialzo dell'1,78 per cento. In evidenza Microsoft che spunta un rialzo di oltre il 5% dopo il giudizio positivo di alcuni analisti che hanno rivisto al rialzo la valutazione sulla società a «buy» da «neutral», motivato dalla crescita della domanda di Pc in Cina e Usa e della potenziale ricostituzione delle scorte in Europa. Sale anche Google del 2,76% sull'annuncio di un importante accordo con Walt Disney e in attesa di ulteriori dettagli sul suo fondo di venture capital. Forte rialzo anche per i titoli finanziari, con Citigroup che segna +9,52%, Bank of America il 13,1%, JP Morgan 8,45 per cento. Sul settore è arrivato il giudizio positivo della banca d'investimento Friedman Billings Ramsey, che si per le principali banche Usa si aspetta un primo trimestre 2009 in utile. In questo clima di attesa, in Europa l'indice Dj stoxx 600 ha guadagnato il 3,53%, con Londra in rialzo del 4,34% ha fatto da traino per tutte le Borse. Positive anche le chiusure di Parigi (+3,24%), Francoforte (2,39%), Zurigo (3,83%). A Piazza Affari, l'indice S&P's Mib è rimbalzato del 3,98% e il Mibtel del 3,5 per cento. Le Borse europee non si sono fatte influenzare dai timori di un'imminente dichiarazione di bancarotta per General Motors e nemmeno dalla chiusura in calo di Tokyo (-1,54 per cento). L'indice Dj stoxx del settore auto è cresciuto di un modesto 0,57% mentre ha dominato il titolo Fiat che ha recuperato il 10,3% chiudendo a 5,27 euro, quanto aveva perso lunedì. Un andamento che non ha eguali tra i titoli del settore auto: Bmw +1,25%, Daimler +0,93%, Peugeot + 2,25%, Renault +2,35%, mentre i big Usa hanno accusato un peggioramento a fine seduta con il titolo Ford che ha chiuso in ribasso del 3,99% e Gm è crollato del 28 per cento. Sul tema della bancarotta, il nuovo amministratore delegato della General Motors, Fritz Henderson, ha detto che il default assistito e guidato dalla Casa Bianca è in questo momento una procedura meno rischiosa del fallimento attraverso la tradizionale amministrazione controllata, un'ipotesi che comunque azzererebbe il valore del titolo per gli azionisti. Tra gli altri settori, il comparto delle materie prime minerarie ha guadagnato il 5,23%: brilla Alcoa (+9%) sulle voci di un'Opa da parte di BHP Billiton, gigante mondiale del settore minerario. Forti rialzi anche tra i titoli del credito europeo con Lloyds (+9,10%), Credit suisse (+8,52%), UniCredit (+8,28%), Banco popolare (+12,16%). In rialzo anche Commerzbank e Bnp Paribas, rispettivamente del 7,77% e del 6,79%, mentre Barclays si è limitato ad un +0,74 per cento. Acquisti anche per gli assicurativi, con Prudential che ha chiuso in crescita del 9,77% e Fondiaria del 5,01 per cento. Tra gli altri titoli da segnalare a Piazza Affari, Tiscali ha recuperato il 12,3% escludendo di avere allo studio un aumento di capitale. Nelle tlc, Telecom ha guadagnato il 3,13% e Fastweb il 2,2%. Seduta di corsa anche per Seat Pg (+15,8%) dopo l'avvio dell'aumento di capitale.In evidenza anche Luxottica (+5,2%) e Atlantia (+5,96%). Segno positivo per l'energia con Eni (+3,32%) ed Enel (+2,34%), debole A2A (+ 0,62%). LA GIORNATA A Milano l'S&P/Mib sale del 3,97%, in Europa spicca il progresso di Londra (+4,34%) Negli Usa Gm crolla del 28%

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Fiducia, la missione possibile (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-01 - pag: 4 autore: DALLA PRIMA Fiducia, la missione possibile Inoltre, tra le agenzie di rating dovrebbe svilupparsi una maggiore concorrenza, e non dovrebbero più essere pagate dagli stessi che si fanno valutare. C'e poi il problema delle istituzioni "troppo grandi per fallire", come si ripete. Forse ci si dovrebbe anche cominciare a chiedere se certe istituzioni finanziarie non siano o non fossero sem-plicemente troppo grandi, indipendentemente dall'eventualità di un loro fallimento. Ciò non significa impedire fusioni che aumentino la pro-duttività, ma premunirsi fin da subito contro il rischio di non far fallire imprese decotte. Quanto alla delicatezza richiesta ai leader, essa deve precludere interventi rozzi che limitino troppo il funzionamento dei mercati stessi e mettano troppi lacci e lacciuoli agli strumenti finanziari. La buona finanza, anche sofisticata, serve. Infine, nel medio periodo le quote azionarie di banche acquistate dal pubblico (così come i titoli tossici) dovranno essere rivendute appena le acque si saranno calmate, al prezzo migliore possibile per i contribuenti, L'esperienza svedese degli anni 90 insegna proprio questo. Insomma, il G-20 deve migliorare il modo in cui i mercati finanziari sono controllati, ma gli operatori finanziari e gli investitori non vanno spaventati proprio ora che la fiducia pare stia timidamente risalendo. Secondo: il G-20 dovrebbe avviare un processo di riforma degli organi che si occupano di gestire l'economia di un mondo integrato. La composizione del G-7, che dovrebbe essere un gruppo ristretto di economie leader, non ha più senso. è il risultato di equilibri politici postbellici ormai obsoleti. Non ha senso che la maggioranza dei G-7 sia composta da Paesi europei (Germania, Francia, Italia, Regno Unito), tutti tranne uno membri dell'area euro. Nell'economia mondiale questi quattro Paesi sono molto meno importanti di molti emergenti, a cominciare da Cina e India. L'area euro dovrebbe aver una sola posizione, (pesante, ovviamente), gli Usa potrebbero rappresentare anche il Canada e si dovrebbe trovare spazio in un summit ristretto anche per alcuni dei principali emergenti. Che senso aveva che il G-7 si occupasse prima della crisi degli squilibri delle bilance dei pagamenti tra Europa, Usa e Asia, se un lato dello squilibrio non era lì a parlarne? La composizione del Financial Stability Forum è anch'essa strana: non è chiaro perché certi Paesi siano rappresentati e altri no. Anche qui un ripensamento si impone. Il Fondo monetario internazionale, che era in cerca di una missione più precisa, forse ne ha trovata una: impegnarsi per controllare che gli squilibri macroeconomici non creino intoppi ai mercati finanziari e sia pronto a intervenire per tempo con una visione anche più globale, cioè al di sopra del tradizionale approccio di "salvataggio" di questo o quel Paese. Terzo: il G-20 dovrebbe sforzarsi di inviare un messaggio il più ottimista possibile a operatori, investitori e consumatori. Questo non significa, ovviamente, inventarsi le buone notizie. Ma vuol dire cercare di cambiare la retorica che troppo spesso abbiamo sentito dai leader internazionali. La retorica del panico, del fallimento del capitalismo, della fine dell'economia liberista, la retorica del paragone con il 1929, il tutto come giustificazione per gettare senza controlli soldi dei contribuenti a destra a manca per evitare il previsto baratro o, ancor peggio, per scagliarsi a testa bassa contro il mercato. è ora di passare dalla retorica del "panico" a un'altra che dica: l'economia reale forse sta segnalando di aver raggiunto il minimo. Forse. Sicuri non lo siamo, il 2009 sarà difficile. Dobbiamo rimanere vigili e continuare con politiche che facilitino la ripresa. Ma non possiamo trascurare le conseguenze di medio periodo sull'inflazione e sull'indebitamento pubblico di politiche dominate dal senso di panico. Dobbiamo passare dalla paura al realismo. Alberto Alesina aalesina@harvard.edu © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Armi, adesso la Cina insidia gli Usa (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-04-01 - pag: 15 autore: Armi, adesso la Cina insidia gli Usa Tra i produttori premiata la strategia di alleanze internazionali - Il ruolo di Finmeccanica di Michele Nones F ra i pochi settori dell'industria che possono guardare al prossimo futuro senza eccessive preoccupazioni, quello dell'aerospazio, sicurezza e difesa gioca un ruolo di primo piano. Si può stimare che la spesa militare passerà dai 1.340 miliardi di dollari di quest'anno ai 1.580 del 2017, con un incremento medio annuo del 2,3% nei nove anni considerati. Ma anche considerando solo il primo quinquennio, nel 2013 è prevista una spesa di 1.420 miliardi didollari, con un incremento medio annuo dell' 1,6 per cento. Nel periodo 2009-2013 vi è una sola area, gli Stati Uniti, in cui è prevedibile una leggera diminuzione, limitata all'1-2% medio annuo a seconda delle fonti. Va però osservato che questo risultato dipende in gran parte dal previsto ritiro dall'Iraq e, si spera, dall'Afghanistan. Tutte le altre aree è previsto registrino un trend in crescita. Il Medio Oriente, l'Europae l'America Meridionale intorno all'1%d'incremento medio annuo, l'Africa il 2%, l'Asia il 5% e la Russia ben il 9 per cento. Due settimane fa, il Presidente russo Medvedev ha annunciato un piano di riarmo "su vasta scala" volto a modernizzare le forze armate, riducendone le dimensioni e dotandole di equipaggiamenti più moderni, anche nel campo delle armi nucleari strategiche. L'area di maggiore interesse è sicuramente l'Asia per la sua progressiva crescita: se, infatti, oggi rappresenta circa il 24% del mercato mondiale, fra cinque anni dovrebbe essere il 27% e fra nove quasi il 30 per cento. In quell'anno, Cina e India dovrebbero insieme coprirne quasi un terzo. Già quest'anno la Cina aumenterà le sue spese militari del 15 per cento. In India, lo shock dell'attentato di novembre a Mumbai ha portato in primo piano le spese per la difesa.Per quanto riguarda l'Europa, il previsto aumento della spesa militare non dovrebbe consentire di mantenere l'attuale posizione: è infatti previsto che passi dal 22 al 20% della spesa militare mondiale. Diverso è il quadro per gli investimenti che dovrebbero passare dai 270 miliardi di dollari del 2009 ai 310 del 2013 per arrivare ai 360 del 2017, con una crescita media annua del 4,3 per cento. Medio Oriente ed Europa dovrebbero registrare un incremento medio annuo dell'1%nel primo quinquennio, gli Stati Uniti del 3%, l'Africa del 4%, l'Asia del 5% e la Russia quasi del 10 per cento. Un aspetto interessante è relativo al mercato americano perché, a fronte della leggera riduzione della spesa complessiva, è previsto un consistente incremento della spesa per equipaggiamenti: quasi 3% medio annuo fino al 2013 e 5% nel quinquennio successivo. Anche se è probabile una razionalizzazione dei programmi e una limitazione di un certo "imbarocchimento" tecnologico sviluppatosi nell'ultimo decennio, la supremazia tecnologica americana non dovrebbe venire toccata. Ma è nuovamente l'Asia a richiamare l'attenzione perché resta un mercato più aperto (avendo ancora un'industria tecnologicamente più debole) e per il forte ritmo di crescita. Partendo da meno del 30%, nel 2017 dovrebbe arrivare al 35% del mercato mondiale, un valore prossimo a quello americano, che dovrebbe nel frattempo scendere al 38 per cento. Quali sono le ragioni di questo andamento in controtendenza del mercato militare? La prima è nell'essere caratterizzato da lunghi cicli, legati soprattutto all'invecchiamento degli equipaggiamenti in termini sia assoluti sia relativi. Il ciclo di vita di un grande sistema dura decenni, anche se sottoposto a sempre più frequenti ammodernamenti. Ma quando è superato,l'introduzione di una nuova generazione richiede, a sua volta, decenni per essere sviluppata, industrializzata e completata. Parallelamente, va però considerato l'aspetto strategico- militare del confronto con le potenziali minacce e con i partner. L'obsolescenza è infatti legata al livello tecnologico dei potenziali nemici da contrastare e dei propri alleati con cui bisogna operare. Se il loro livello tecnologico cresce, com'è avvenuto nell'ultimo decennio, i propri equipaggiamenti devono essere sostituiti prima della fine del loro ciclo di vita. Inoltre, una volta avviato un ciclo di rinnovamento di un equipaggiamento, non si può più interrompere, ma al massimo diluire nel tempo. Il supporto logistico dei mezzi in via di sostituzione diventa infatti sempre più difficile e costoso, anche perché si riducono le dimensioni del mercato relativo. Viceversa, trascorsi pochi anni dall'ingresso in servizio di nuovi mezzi, una doppia attività di supporto logistico diventa un lusso che ben pochi si possono permettere. La seconda ragione della tenuta del mercato militare è legata alle scelte nazionali. In questo momento molti dei Paesi industrializzati non possono permettersi di aprire nuovi fronti sul piano sociale ed economico, anzi alcuni, come la Francia, puntano ad aumentare gli investimenti in funzione anti-crisi e di sviluppo tecnologico complessivo. I Paesi produttori di petrolio, pur risentendo del crollo del prezzo del greggio, mantengono una fortissima capacità di spesa e comunque, non appena superato questo difficile momento, vi sarà un certo recupero con conseguente adeguamento delle loro entrate. La terza ragione sta nello scenario strategico. L'area dell'instabilità continua a rimanere ampia e numerose restano le situazioni di crisi conclamata. Durante lo scorso anno è riesploso il conflitto in Palestina, s'è aggravata la situazione in Afghanistan e vi sono forti preoccupazioni sulla stabilità del Pakistan, anche perché potenza nucleare. Il terrorismo di matrice islamica ha colpito a Mumbai, mentre si espande il fenomeno della pirateria. La Corea del Nord continua lo sviluppo delle sue capacità missilistiche e questo allarma il Giappone. Il riarmo cinese preoccupa tutti i Paesi confinanti e spinge verso un loro rafforzamento militare. Nel contempo, l'espansione commerciale e industriale cinese in Africa comincia a creare allarme per il parallelo assorbimento di materie prime africane e per il forte aumento d'influenza politica a discapito dei Paesi industrializzati. La Russia è intervenuta militarmente in Ossezia dopo quasi dieci anni di non uso della forza. L'Iran coltiva le sue ambizioni nucleari e l'intera area del Golfo è conseguentemente messa sotto pressione. I rapporti fra Russia e Nato restano altalenanti; nei Balcani il fuoco continua a covare sotto la cenere;nell'America Meridionale tornano a prendere corpo alcune tradizionali politiche nazional-populiste. A fronte di tutti questi elementi negativi si registra come unico dato positivo una relativa stabilizzazione dell'Iraq, con il progressivo trasferimento della sicurezza alle forze nazionali. Ma è un processo ancora lungo e fortemente dipendente dall'andamento del contesto regionale. Nel complesso, quindi, la domanda di sicurezza e di difesa non sembra essere destinata a ridursi. Anzi emergono due elementi: il mercato dell'aerospazio, sicurezza e difesa continuerà ad assorbire nel prossimo decennio crescenti risorse finanziarie; i grandi gruppi europei, fra cui Finmeccanica, vedranno premiata la loro strategia d'internazionalizzazione. © RIPRODUZIONE RISERVATA SCENARIO STRATEGICO L'area dell'instabilità resta molto ampia: i segni di pacificazione in Iraq non bastano a bilanciare gli altri teatri di crisi

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Pechino da fabbrica a mercato (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-01 - pag: 21 autore: Made in Italy. Dibattito sul saggio «Oltre la Muraglia» Pechino da fabbrica a mercato MILANO Per noi la parola crisi è formata da cinque lettere e ha un'accezione solo negativa. Ma in cinese crisi si scrive con due ideogrammi, wei e ji, che significano pericolo e opportunità. Per le aziende italiane la Cina continua a essere questo: una grande possibilità e allo stesso tempo un mercato difficile che può riservare sorprese, come hanno spiegato ieri imprenditori e manager in occasione della presentazione del libro Oltre la muraglia di Rita Fatiguso. «Le aziende italiane sono ancora poco presenti in Cina rispetto ad altri Paesi europei – ha spiegato Saro Capozzoli, fondatore della società di consulenza Jesa Investment –. Nel 2008 hanno investito complessivamente 250 milioni di dollari, meno dei concorrenti francesi, olandesi e britannici e quasi la metà dei tedeschi. Quest'anno la Cina crescerà meno che in passato, ma il Pil aumenterà pur sempre del 6,8%, e soprattutto è salita la domanda interna». Gli imprenditori che in Cina sono presenti da anni hanno confermato l'intenzione di continuare a investire: Matteo Cordero di Montezemolo, amministratore delegato del Fondo Charme, che controlla il gruppo Poltrona Frau,ha spiegato l'importanza di «costruire rapporti con istituzioni e partner locali», necessarie per avere accesso a concorsi e appalti, strategici per aziende dell'arredamento.Aldo Fumagalli, presidente operativo di Candy Group, non ha nascosto qualche preoccupazione, soprattutto per quanto riguarda il Guangdong, ma ha confermato il progetto di «diventare leader di mercato nelle lavatrici». Per Marco Palmieri, presidente e a. d. di Piquadro (pelletteria di design), «in poco più di 10 anni la Cina è diventata un Paese moderno e affidabile e con un mercato interno in costante crescita». Si calcola che oggi in Cina siano 130 milioni i consumatori della classe media, un numero destinato a triplicare entro il 2016: ciascuno di questi è un potenziale cliente di Candy, Piquadro e Poltrona Frau. E di tutti gli altri marchi del made in Italy, come sottolineato da Mario Boselli, presidente della Camera della moda, e da Cesare Romiti, presidente della Fondazione ItaliaCina: «Finora la Cina è stata la fabbrica del mondo. Ma per i prossimi 50 anni – ha detto Romiti – sarà il più grande mercato del pianeta: le aziende italiane devono essere pronte». Un passo importante per far conoscere l'Italia, anche come meta turistica, ai cinesi, sarà l'Expo 2010 di Shanghai. «I cinesi sono grandi risparmiatori –ha ricordato Beniamino Quinteri, Commissario generale dell'Expo per l'Italia –. Perché non hanno una pensione, né assistenza sanitaria. Ma con il crescere del welfare avranno più reddito a disposizione e saranno propensi a spenderlo in prodotti italiani, o venendo a visitare l'Italia ». Sul turismo ha insistito Federico Vitali, presidente Confindustria Marche: «Ma è importantesemplificare la parte burocratica: è ancora difficile ottenere un visto per venire in Italia, per turismo o, ad esempio, per fare corsi di formazione». Mariella Enoc, vicepresidente della Fondazione Cariplo, ha invece ricordato l'importanza «degli scambi tra università: perché gli studenti cinesi che vengono a studiare in Italia possono essere gli ambasciatori perfetti». G.Cr. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Bologna pronta ad acquisire rassegne in Cina e Stati Uniti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-01 - pag: 21 autore: Il Cda approva aumento di capitale e nuovo piano industriale Bologna pronta ad acquisire rassegne in Cina e Stati Uniti Emilio Bonicelli BOLOGNA La Fiera di Bologna si prepara alle sfide future con una solida struttura finanziaria, una drastica riduzione dei costi e con la volontà di crescere all'estero. La strategia, messa a punto dal nuovo amministratore delegato, Federico Minoli, con il piano industriale 2009/2011, ha ottenuto ieri il via libera da parte del consiglio di amministrazione. Parere favorevole anche all'aumento di capitale per 15 milioni di euro, indispensabile per ridurre l'indebitamento in vista di «tempi duri» per il settore fieristico. L'operazione, che aveva suscitato qualche perplessità tra i soci privati (più favorevoli a uno spin off immobiliare), verrà sottoposta alla prossima assemblea per l'approvazione definitiva, entro l'inizio di giugno. «I soci decideranno autonomamente. L'assemblea è sovrana », precisa il presidente, Fabio Roversi Monaco. «Ci riserviamo di esprimere una decisione, nella prossima assemblea, rispetto alla nostra sottoscrizione », commenta prudentemente Gaetano Maccaferri, presidente di Unindustria Bologna, tra i soci privati con in portafoglio una quota di circa il 9 per cento. Complessivamente, nell'arco del piano industriale, vi saranno 8 milioni di risparmi e 26 di investimenti. Parte di queste risorse serviranno per sviluppare il processo di internazionalizzazione di BolognaFiere. In particolare 3 milioni di euro verranno impiegati per acquisire fiere estere. Sono già in corso trattative per fare shopping in Cina, nei settori della cosmetica, delle costruzioni e della moda; in Russia, nei settori della moda e dell'arte; negli Stati Uniti, nel comparto della cosmetica. Il gruppo espositivo emiliano, come spiega Minoli, sta guardando con interesse anche al Medio Oriente. Tra i progetti, inoltre, quello di coinvolgere in una società di sviluppo all'estero altre fiere italiane, a iniziare da quelle dell'Emilia Romagna, dove con Rimini da tempo sono in corso trattative. L'obiettivo è di incrementare il fatturato proveniente dall'attività internazionale che nello scorso anno ha raggiunto i 35 milioni di dollari. Via libera in Emilia Romagna anche al bilancio 2008 della Fiera di Parma che chiude l'esercizio con un giro di affari di 26,4 milioni di euro e un Ebitda di 4,3 milioni. Un bilancio, commenta una nota della società che «consente di guardare con serenità agli investimenti previsti per il prossimo biennio ».Tra i punti di forza l'accordo recentemente raggiunto con la Fiera di Milano, che apre la prospettiva di forti sinergie. L'intesa, sul fronte delle manifestazioni nel settore alimentare, prevede negli anni pari lo svolgimento a Parma di Cibus, mentre a Milano, in collaborazione tra i due enti espositivi, si svolgerà Tuttofood. è polemica invece verso la decisione di organizzare a Bologna, a iniziare dal prossimo anno, Pasta Trend, il Salone della pasta, dei sughi e della gastronomia. Un ordine del giorno in cui si parla di «concorrenza sleale» è stato presentato in proposito dalla maggioranza nel Consiglio comunale di Parma. Dai vertici di Bologna Fiere si precisa che Pasta Trend non è organizzata, ma solo «ospitata», dall'ente espositivo del capoluogo emiliano e «non intende porsi in competizione con Cibus». © RIPRODUZIONE RISERVATA POLEMICA EMILIANA Da Parma (sede di Cibus) arrivano critiche al salone Pasta Trend che nel 2010 verrà ospitato nella Fiera bolognese

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Divani Natuzzi annuncia 1.540 esuberi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-01 - pag: 22 autore: Nei conti 2008 in crescita le perdite, ma vendite in recupero - Chiude un impianto Divani Natuzzi annuncia 1.540 esuberi Cristina Casadei MILANO Negli stabilimenti di Matera, Bari e Taranto ci sono 1.540 esuberi strutturali. è l'annuncio che il gruppo Natuzzi ha fatto ieri al tavolo con i sindacati al ministero dello Sviluppo economico. Non solo. Per portare a termine il piano di ristrutturazione l'azienda chiuderà la falegnameria di contrada Jazzitello di Santeramo in Colle, che occupa 77 addetti, e ridurrà i lavoratori anche in Brasile, Cina e Romania. Quel rilancio del gruppo pugliese di imbottiti, prospettato dall'arrivo del nuovo management, si sta rivelando più difficile del previsto. E del resto i conti dell'ultima trimestrale, pur registrando un aumento delle vendite, hanno messo in luce forti perdite. L'esercizio 2008 si è chiuso con una crescita delle vendite del 5% (da 634,4 milioni di euro del 2007 a 666 milioni). L'utile lordo industriale dell'intero anno è stato 187,3 milioni (+7,7%). La perdita netta dell'esercizio 2008 è stata di 61,9 milioni (contro i 62,7 precedenti), quella operativa di 35 milioni (49,1 milioni nel 2007). Ma «la perdita spiegano dal gruppo Natuzzi - riflette svalutazioni di immobilizzazioni di cinque milioni di euro e costi di attribuzione di circa euro 4,5 milioni». Il gruppo ha così terminato l'anno con una liquidità pari a 47,3 milioni di euro e senza debiti a lungo termine. Le giacenze sono diminuite del 14,2%, il patrimonio netto è stato pari a 345,2 milioni. «Continuiamo a lavorare- dice il presidente e a.d. del gruppo, Pasquale Natuzzi - per raggiungere il nostro obiettivo di un fatturato di un milione di euro ed un margine operativo del 15% nel 2011». Intanto i sindacati hanno espresso molta preoccupazione e hanno respinto il piano industriale: i 1.500 esuberi sono infatti formati dai dipendenti che dovevano rientrare nel ciclo produttivo a partire dal prossimo mese di giugno, dopo periodi di cassa integrazione, e da 40 nuove unità. L'azienda ha risposto che «è decisa a non abbandonare il territorio, confermando la sua volontà a ricercare una soluzione con le parti sociali affinché siano garantite le esigenze di competitività necessarie alla sopravvivenza del gruppo». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Utile di cinque milioni per Same (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2009-04-01 - pag: 23 autore: Macchine agricole. Il bilancio del gruppo di Treviglio Utile di cinque milioni per Same MILANO Nessuna frenata per Same Deutz Fahr, il gruppo di Treviglio, in provincia di Bergamo, specializzato in trattori e controllato dalla famiglia Carozza. Il consiglio di amministrazione ha approvato ieri i risultati dell'esercizio 2008. Il gruppo ha chiuso l'anno con un fatturato di 1,22 miliardi di euro, in aumento del 10,87% rispetto al 2007. In Italia il gruppo si conferma al primo posto nel mercato trattori per il quarto anno consecutivo, con una quota del 24 per cento. Il margine netto è salito da 52 milioni a 54 milioni di euro. «La recessione- dice Massimo Bordi, amministratore delegato - non ha intaccato i nostri conti. Nel primo semestre dell'anno passato, siamo stati più lenti del previsto. Lo sforzo che abbiamo profuso per recuperare è risultato molto utile per contrastare l'iniziodella crisi, nell'ultimo trimestre». In un contesto di crescita della base dei ricavi, l'incidenza percentuale del margine netto ha subito un calo dal 4,7% al 4,4% determinato dai minori margini sui prodotti e dalla discontinuità nelle produzioni dovuta alla difficoltà nell'approvvigionamento di alcuni materiali. Gli aumenti dei listini e i miglioramenti delle efficienze produttive non hanno controbilanciato i maggiori costi dovuti alle materie primee al rispetto dei nuovi standard sulle emissioni richiesti dalla legge. Il calo dei margini è stato parzialmente compensato dal forte controllo delle spese fisse. Allo stesso tempo, maggiori efficienze hanno permesso di non intaccare le strategie di sviluppo di nuovi prodotti e gli investimenti nei mercati emergenti (India, Cina, Russia). L'esercizio si è chiuso con un utile netto consolidato di 5 milioni di euro. Il 2008 ha visto il lancio sul mercato di una serie di nuovi prodotti. «Same Deutz-Fahr ha puntato sulle mietitrebbie, su trattori ecologici, su motori potenti per incontrare le esigenze dei mercati di riferimento e proporre prodotti all'avanguardia. Investiamo il 2,5% del fatturato in Ricerca e Sviluppo e il 2,3% in investimenti fissi. Una strategia che ci consente di mantenere le nostre posizioni anche in un periodo difficile come quello che stiamo attraversando », conclude Bordi. P.Br. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Effetto recessione sulle semine (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-04-01 - pag: 42 autore: Usda. Solo gli acri destinati alla soia aumentano (meno del previsto) - Per grano e cotone è crollo Effetto recessione sulle semine Negli Usa pronti a ridurre l'estensione dei terreni coltivati Sissi Bellomo La recessione pesa anche sulle intenzioni di semina dei coltivatori statunitensi. Il rapporto annuale del dipartimento Usa per l'Agricoltura (Usda) parla chiaro: salvo soprese, nella prossima stagione la superficie dei terreni dedicati alle maggiori colture finirà complessivamente col ridursi. Solo la soia, coltivazione relativamente a basso costo, godrà di appezzamenti leggermente più ampi di quelli attuali: si salirà a 76,024 milioni di acri, un record, ma comunque superiore di appena lo 0,4% rispetto alla stagione in corso e decisamente inferiore alle aspettative degli analisti. La preferenza accordata alla soia si spiega solo in parte con i prezzi elevati raggiunti nel 2008 (in luglio i semi raggiunsero livelli da record storico al Cbot). Ad avvantaggiare questa coltura è anche il fatto che comporta investimenti limitati: secondo una ricerca della University of Illinois, tra sementi, fertilizzanti, antiparassitari e macchine agricole si spende circa il 34% in meno per coltivare la soia, piuttosto che il mais. Non a caso, proprio gli enormi rincari dei fertilizzanti sarebbero il principale motivo del declino, sia pure moderato, dei terreni seminati a mais: gli acri dovrebbero ridursi dell'1,2%a 84,986 milioni. Il vero crollo riguarderà comunque il frumento, i cui campi si ridurranno del 7,1% a 63,147 milioni di acri, e il cotone (-7% a 8,812 milioni di acri, il minimo dal 1983). Nel caso dei cereali, è stata probabilmente anche l'ampiezza delle scorte a influenzare le decisioni degli agricoltori americani: la crisi economica sta riducendo i consumi di carburanti (compreso il bioetanolo da mais) e quelli di carne, con ripercussioni pesanti sull'allevamento di bestiame e sull'utilizzo di granaglie come mangime. In un rapporto separato, lo stesso Usda ieri ha segnalato che al 1Úmarzo le scorteUsadi grano ammontavano a 1,037 miliardi di bushel, addirittura il 46% in più rispetto a un anno prima. Gli stock di mais erano invece pari a 6,958 miliardi di bushel (+1,5%). Al contrario, le scorte di semi di soia stanno calando rapidamente, anche per effetto del boom di esportazioni verso la Cina: a 1,302 miliardi di bushel (-9,2%) sono già ai minimi dal 2003. La meteorologia – oltre che le percezioni sullo stato di salute dell'economia – potrà ancora modificare nelle prossime settimane le scelte dei coltivatori. Le indicazioni sulle semine fornite ieri dall'Usda, tuttavia, non fanno che rafforzare l'allarme appena rilanciato dal direttore generale della Fao, Jacques Diouf, secondo cui i prezzi dei cereali – tuttora più alti del 19% rispetto alla media del 2006 –potrebbero tornare a impennarsi, con conseguenze disastrose per i Paesi più poveri. I casi di malnutrizione, ricorda la Fao, sono in crescita già da due anni. A fine 2008 il problema riguardava 963 milioni di persone. Il timore è che quest'anno, per l'effetto congiunto della crisi economica e dei prezzi elevati dei generi alimentari, si possa facilmente superare il miliardo. © RIPRODUZIONE RISERVATA UN MILIARDO DI AFFAMATI Per la Fao i prezzi alimentari sono tuttora molto elevati e un ulteriore rincaro in tempi di crisi economica avrebbe conseguenze gravi

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La City resta scettica sull'utilità del summit (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-01 - pag: 8 autore: La City resta scettica sull'utilità del summit Alessandro Merli LONDRA. Dal nostro inviato I mercati finanziari non si fanno troppe illusioni sui risultati del G-20 di domani a Londra. E forse questo non è un ma-le, visto che in passato aspettative eccessive, e a volte irrealistiche, della vigilia su quello che vertici internazionali di questo tipo potevano produrre, hanno poi generato delusioni e turbolenze di mercato nei giorni successivi. Molti osservatori della City sono ormai convinti, che, soprattutto sul fronte delle politiche macroeconomiche, pur in un quadro globale che continua a deterio-rarsi, secondo le previsioni delle maggiori case d'investimento, non ci sia da attendersi granché intermini di azione coordinata e che altri esiti del G-20, in particolare sul fronte della riforma delle regole del sistema finanziario, siano destinati a mostrare i propri effetti solo nel medio periodo. La volata lunga dal precedente summit di Washington a novembre a quello londinese è stata prima accompagnata da etichette come "New Deal" e "nuova Bretton Woods", oggi ridimensionate proprio da quello che era stato il primo ad alimentare grandiose aspettative, il padrone di casa di questi giorni, il premier inglese Gordon Brown, che è stato, insieme al presidente francese Nicolas Sarkozy (paradossalmente colui che ora parla di andarsene sbattendo la porta se non si arriverà a una conclusione concreta), il fautore principale dell'incontro. «Crediamo che ci sia bisogno - afferma Jim O'Neill, capo economista della banca Goldman Sachs- di politiche fiscali espansioniste nei Paesi industriali al di fuori degli Stati Uniti. Detto questo, non è realistico aspettarsi che il G-20 trovi un accordo su elementi specifici ». Per Julian Jessop, di Capital Economics, società di ricerca indipendente, il G-20 «corre il rischio di promettere troppo e mantenere troppo poco. Le chance di uno stimolo globale addizionale appaiono remote e non c'è indicazione di un accordo sul modo migliore per sostenere e riformare il sistema finanziario. Tuttavia, vale la pena di aspettarsi qualche iniziativa per ristabilire il flusso dei finanziamenti all'export e farripartire il commercio globale». L'annuncio di ieri della Banca mondiale mostra che potrebbe aver colto nel segno. Secondo Jessop, i Paesi che beneficerebbero maggiormente di una ripresa del commercio internazionale sono Germania, Cina, Giappone e molte economie emergenti. In una nota agli investitori, Brian Fabbri, di Bnp Paribas, avvertiva nei giorni scorsi che non è il caso di aspettarsi «un accordo globale significativo che risolva i problemi economici e finanziari del mondo». Tuttavia, l'economista della banca francese osserva che la settimana dovrebbe comunque offrire un po' di sollievo ai mercati attraverso tre operazioni di acquisto di titoli già annunciate da parte della Federal Reserve, che dovrebbero contribuire ad abbassare i tassi d'interesse. Stesso atteggiamento da parte di diversi economisti accademici con esperienza di policy- maker. Anche per l'economista del Mit, Simon Johnson, ex capo della ricerca al Fondo monetario, sulla base della bozza di comunicato circolata nei giorni scorsi, «il linguaggio sulla politica monetaria e fiscaleè del tutto vacuo». Sempre caustico, Willem Buiter, della London School of Economics, ex Banca d'Inghilterra, sostiene nel suo blog che la riunione potrebbe rivelarsi un pesce d'aprile ritardato. Diffuso scetticismo anche sul nuovo formato del gruppo, passato da 7/8 a 20. Un netto miglioramento, secondo O'Neill di Goldman Sachs, ma «alla fine bisognerà ridurlo a una compagine più piccola perché possa essere efficace». Per l'economista inventore dei Bric, meglio un G-4 (Stati Uniti, Unione europea, Cina e Giappone), all'interno di un più ampio G-14. Inutile dire che nella City, la presenza nel gruppo di una vera e propria bestia nera dei mercati, come l'Argentina, "stato canaglia" della finanza globale dopo il default del 2001, fa accapponare la pelle a molti. GLI OSSERVATORI Jim O'Neill: non è realistico aspettarsi accordi su alcun elemento specifico Willem Buiter: si rischia un pesce d'aprile ritardato

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Sarkozy: risultati o vado via (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-01 - pag: 8 autore: Sarkozy: risultati o vado via Il presidente francese determinato a regolamentare la finanza Leonardo Martinelli PARIGI Nicolas Sarkozy appare determinato: se domani a Londra, in occasione del G-20, non si concluderà niente di concreto, sbatterà la porta e ritornerà a Parigi. L'obiettivo del presidente francese è mettere mano seriamente alla regolamentazione del sistema finanziario internazionale e in particolare individuare una lista di paradisi fiscali, da condannare pubblicamente. Voci insistenti sullo stato d'animo di Sarkozy girano da più giorni. E ieri sono state confermate in maniera esplicita da Christine Lagarde, ministro dell'Economia: «Il presidente l'ha detto chiaro e tondo: se i risultati non sono quelli sperati, non firmerò il comunicato finale », ha ricordato la Lagarde. Che ha insistito: «In questo caso lascerà il vertice» (imitando la politica della "sedia vuota" di Charles de Gaulle negli anni 60). La scorsa settimana Sarkozy aveva già anticipato un atteggiamento fermo, sottolineando «la necessità di risultati. La crisi è troppo grave perché si faccia un summit inutile». Oggi è fissata una conferenza stampa di Sarkozy e del cancelliere tedesco Angela Merkel, che il presidente francese ha cercato di portare dalla sua parte in opposizione a inglesi e americani, non così entusiasti a voler riformare il sistema finanziario internazionale. Esperti dell'Eliseo ieri hanno spiegato le esigenze di Sarkozy. Il presidente vuole cambiare le norme contabili a livello mondia-le, imponendo più "paletti"; limitare le remunerazioni dei traders con la possibilità di punire «chi si spinge troppo lontano»; creare un registro dei fondi speculativi, da sorvegliare attentamente; pubblicare una lista dei paradisi fiscali e introdurre punizioni da impartire a questi Stati. La Lagarde ha affermato che «le nuove regole si devono applicare a tutti gli attori, a tutti i prodotti e a tutti i territori», alludendo ai paradisi fiscali. Secondo il ministro «bisogna pure riformare l'Fmi per assicurare una migliore rappresentatività. Penso soprattutto alla Cina». A trascinare ancora di più il presidente francese, che da tempo ama presentarsi come il persecutore pubblico degli speculatori e il moralizzatore del capitalismo finanziario, verso una posizione dura è anche l'influenza di Xavier Musca, suo nuovo consigliere, nominato un mese fa vicesegretario generale dell'Eliseo al posto di FranÇois Perol, andato a dirigere il secondo polo bancario del Paese, formato dalle Casse di Risparmio e dalle Banche popolari. Musca è noto per le sue posizioni assai intransigenti riguardo a una regolamentazione finanziaria internazionale anti-crisi. «Sarebbe meglio un fallimento che un falso successo», ha sottolineato due giorni fa Musca, riferendosi al G-20. Al precedente summit a Washington nel novembre scorso Sarkozy aveva sperato nella convocazione di una nuova Bretton Woods. Ma il vertice aveva prodotto solo una deludente dichiarazione d'intenti sulla necessità di rilanciare l'economia mondiale e di controllare meglio i mercati finanziari. Questa volta il presidente non vuole accontentarsi di un simile risultato. Ed è pronto a sbattere la porta. © RIPRODUZIONE RISERVATA L'OBIETTIVO DI PARIGI La Francia punta soprattutto a individuare una lista di Paesi non cooperativi da condannare e perseguire pubblicamente

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Il mercato ora ci dà ragione (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-04-01 - pag: 24 autore: INTERVISTA Patrizio Di Marco Presidente e amministratore delegato di Gucci «Il mercato ora ci dà ragione» Bene il primo trimestre 2009 della griffe Al via la razionalizzazione della pelletteria di Paola Bottelli «S e analizzo le condizioni del mercato del lusso e della concorrenza, sono soddisfatto dell'andamento del primo trimestre 2009». Patrizio Di Marco, presidente e amministratore delegato della Gucci dal 1Úgennaio scorso, si sistema il ciuffo e beve un sorso di caffè senza zucchero nel bel palazzo milanese della "doppia G" in via Broletto. è pronto per volare a Londra per il cocktail inaugurale del nuovo negozio in Sloane Street da 6mila metri quadrati. Quarantasette anni, nato nelle Marche ma trapiantato fin da bambino in varie città dell'Emilia- Romagna al seguito del papà carabiniere, completo nero con camicia bianca e cravatta nera, al polso un Blancpain Fifty Fathoms, Di Marco non può diffondere i numeri del fatturato del gennaio-marzo dell'azienda fiorentina: saranno ufficializzati il 21 aprile dalla controllante Ppr, il colosso francese guidato da FranÇois-Henri Pinault (nella serata di ieri bloccato per un'ora in un taxi da un centinaio di dipendenti dei magazzini Fnac e Conforama, in agitazione, e poi liberato dalla polizia). Gli ultimi dati disponibili sono così quelli dell'intero 2008:fatturato consolidato di 2,206 miliardi di euro (+4,2% a cambi costanti) e profitti operativi di 625 milioni (-3,4%). La pelletteria pesava nel 2008 per il 55,3%, seguita da scarpe (15%) e abbigliamento (14,3%). Nella sua prima intervista da quando ha lasciato il vertice di Bottega Veneta (altro marchio di Ppr) per prendere il posto di Mark Lee, l'a.d. racconta i primi cento giorni al vertice dell'azienda che l'anno scorso ha conquistato il secondo posto al mondo nella Top 100 Global Brands di Interbrand. Di Marco, dunque timidi segnali positivi... Una crisi come quella attuale non si è mai vista: colpisce tutti i marchi, tutti i canali distributivi, tutti i Paesi e tutte le città. In più, sta provocando un mutamento strutturale dei consumatori, che –se spendono –lo fanno con mag-giore attenzione, e senza ostentare il sacchetto con il logo: in questoperiodo negli Usa non è socialmente accettabile fare shopping. Il lusso è superfluo... Dobbiamo cercare di renderlo invece necessario, ad esempio corteggiando con costanza i clienti che continuano a frequentare i negozi: nel nostro flagship store di Milano registriamo fino a 15mila ingressi al giorno; sulla Fifth Avenue, nei primi due mesi di quest'anno, sono entrate 800mila persone. Quel che conta è quanti sono passati alla cassa. Sono dati riservati, chiaramente, ma ci stiamo lavorando. Vorrei comunque che nei nostri 258 negozi, vere e proprie antenne sul mercato, gli addetti lavorassero come una commessa che ho visto all'opera a Hong Kong nei giorni scorsi: ha accudito una bellaragazza con gentilezza e velocità, scomparendo e riapparendo carica di abbinamenti di abiti, borse, scarpe e occhiali,non invasivamente. Dovrebbe essere sempre così. Poi se il cliente compra è meglio, ovviamente. Il fatturato di Gucci è cresciuto del 46% tra il 2005 e il 2008 a parità di cambi, trainato da borse-icona come la Jackie. Ma l'impressione di molti addetti ai lavori italiani e stranieriè che ci sia stato un downgrading del prodotto. Quando un brand nato nel 1921 come Gucci si trasforma nella power house che, insieme con Prada, ha riscritto la storia recente della moda è inevitabile che ci sia un'accentuazione della democratizzazione del lusso: ciò si è tradotto in una maggiore accessibilità più a livello distributivo che non di prodotto. Mi lasci dire, però, che perfino sulla borsa in tela con il logo noi continuiamo a produrre solo made in Italy, mentre gli altri... Gli altri? Ci sono competitor che fanno produrre in Cina le borse con entry price: Gucci non lo farà mai. La nostra tela canvas è doppiata e costa 22 euro al metro, rispetto ai 12 euro di diversi concorrenti. Fatto cento il costo della manodopera italiana quello cinese è pari a 10. Se lo facessimo anche noi, dal 28,3% di margine operativo nel 2008 schizzeremmo in un anno al 35%. Si riferisce a Louis Vuitton? Non mi riferisco a nessuno in particolare. Sottolineo che per fare una Jackie Bag nelle versioni top ci vogliono 270 minuti di lavorazione a mano specializzata, in cui emergono con chiarezza i nostri valori di artigianalità e di rispetto del rapporto qualità- prezzo, che nel lusso si è perso per strada. Però, entrando nei vostri negozi, la maggior parte dei prodotti sembra "più" fashion e "meno" lusso. L'impressione che ci sia stata una certa enfatizzazione su una fascia più accessibile c'è, ma stiamo apportando correttivi. Quali? Da fine maggio, quando inizieremo a distribuire le collezioni autunno inverno 2009-2010, faremo una nuova caratura nell'offerta di pelletteria, che pesa per 1,2 miliardi di euro, non noccioline. Dunque, un riposizionamento verso l'alto del prodotto, del visual merchandising o di ambedue? Non un riposizionamento, ma un'offerta più focalizzata, perché c'era una declinazione di prodotto disorientante per il consumatore e creatrice di obsolescenza e inefficienza. E comunque il tessuto con il logo esiste dagli anni Quaranta e non bisogna vergognarsene: non lo elimineremo assolutamente, come hanno fatto altri. Si riferisce a Dior? Non mi riferisco a nessuno in particolare. I rapporti con Frida Giannini sono buoni? Ottimi. Ci siamo incontrati lo scorso ottobre per la prima volta: Frida mi ha snocciolato i principali dati di bilancio,io ne sono stato sorpreso e felice, perché non è sempre così con i suoi colleghi. è sintonizzata sul mercato, rispettosa dell'azienda e dell'equilibrio con il merchandising, brava nella gestione dei suoi55 designer e nel fronteggiare le pressioni sui risultati. Gran parte della stampa preferiva Tom Ford. Tom, insieme con Domenico De Sole, mi ha assunto come Ceo di Bottega Veneta nel 2001. Sulla passerella Gucci lui era uno showman, adorato dalla stampa. Frida è più aziendalista: un tempo questo vocabolo era una parolaccia se riferito a uno stilista. Dei saldi anticipati o selvaggi cosa pensa? Ne ho parlato l'altro giorno con Robert Polet, Ceo di Gucci Group, e gli ho detto che noi non li faremo: purtroppo ci sono concorrenti che hanno i magazzini strapieni e, pur potendo contare sugli outlet, "eliminano" la merce in negozio. è una presa in giro dei clienti che pagano il prezzo pieno. Insomma, è ottimista? Nel quartier generale di Casellina, in Toscana, ho detto che in una simile azienda c'è da stare sereni. La Gucci ha oltre 7mila dipendenti e altri 7mila nell'indotto: pensiamo anche alle loro famiglie quando impostiamo le strategie. Mio padre è andato in pensione con 1.800 euro al mese.Conosco il valore dei soldi: non dobbiamo temere né i mercati né Madoff. © RIPRODUZIONE RISERVATA www.ilsole24ore.com La versione integrale dell'intervista Lusso. Sopra, Patrizio Di Marco alla guida di Gucci. Nella foto grande un look 2009; sotto un mocassino da uomo e la borsa New Jackie

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New Jersey. L'ambasciatore Terzi alla Montclair University. Lezione di diplomazia (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 01-04-2009)

Argomenti: Cina

New Jersey. L'ambasciatore Terzi alla Montclair University. Lezione di diplomazia di Riccardo Chioni 01-04-2009 LEZIONE DI diplomazia internazionale ieri per gli studenti della Montclair State University in New Jersey con in cattedra un inconsueto docente: l'ambasciatore presso le Nazioni Unite, Giulio Terzi di Sant'Agata, che ha tenuto una lecture dal titolo "Responsability to Protect. Toward a more compassionate international action: Italy's past, present e future role". Ricevuto in aula dal provost Williard Gingerich e da Mary Ann Re responsabile del Coccia Institute for Italian Experience in America, l'ambasciatore ha spaziato da Cesare Beccaria e i diritti umani fino ai giorni nostri con la riforma del Consiglio di Sicurezza e l'impegno in Afghanistan. L'ambasciatore ha offerto agli universitari un ampio panorama del ruolo del nostro Paese sempre in primo piano per la difesa dei diritti umani e sull'impegno in sede Onu per l'abolizione della pena di morte che risale a mezzo secolo fa, per l'istituzione del triubunale internazionale per i crimini di guerra. Terzi di Sant'Agata ha spiegato come siano in diminuzione i paesi che praticano torture e pena capitale portando come esempio la Cina che al Palazzo di Vetro continua ad opporsi alla moratoria, ma che tuttavia non afferma che chi propone l'abolizione, come l'Italia, sta sbagliando. L'Italia - ha aggiunto l'ambasciatore - è impegnata da 15 anni per la riforma del Consiglio di Sicurezza con enfasi sui diritti umani e si e' augurato una partnership euro-atlantica per rispondere alle sfide presenti. Passando a parlare dell'Afghanistan Terzi di Sant'Agata ha fatto sue le parole del presidente Barack Obama il quale ha detto che "è un problema di tutti", sottolineando che il dibattito ora si sposta sul modo in cui affrontare il problerma. Gremita di universitari, esponenti comunitari e rappresentanti della legislatura dello Stato Giradino la LeBoff Lecture Hall dove l'ambasciatore è giunto accompagnato dal console generale Francesco Talò e dal console di Newark, Andrea Barbaria. L'ambasciatore ad America Oggi ha spiegato che non è la prima volta che sale in cattedra, ma che quello di ieri è stato il battesimo con l'ateneo del New Jersey. "Mi è capitato di piu' nelle università italiane, al centro diplomatico e studi difesa che sono piuttosto specializzati su questo tipo di tematiche. Qui devo dire - riferisce l'ambasciatore - è stata un'esperienza formidabile. È la prima volta che sono venuto in questa Università del New Jersey e ho trovato un'accoglienza estremamente amichevole, ma anche di grande interesse su questioni abbastanza complesse di politica internazionale. Mi è stato chiesto di parlare di alcuni dettagli che riguardano l'Afghanistan, ci si è riferito all'intervento Nato in Kosovo nel 1999 e più in generale quelli che sono i grandi temi legati alla responsabilità di proteggere. Cioè - spiega - a quale punto il Consiglio di Sicurezza può superare il principio di assoluta sovranità dello Stato nei confronti di una popolazione che viene esposta a fenomeni di violenza da parte degli stessi governanti. Questo era un po' il tema di oggi: il grado di interesse esiste tradizionalmente, ma che esiste particolarmente oggi nella politica estera italiana per le questioni dei diritti umani, per la tutela umanitaria nelle situazioni di crisi".

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