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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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TARTICOLI DAL  4 al 6 aprile 2008      #TOP


Report "Mercato immobiliare"

Fmi, le economie rallenteranno ( da "Italia Oggi" del 04-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: andamento del settore immobiliare: l'ampio ricorso alla casa come garanzia ha rafforzato il rapporto fra variazioni dei prezzi delle case e capacità di spesa dei consumatori". L'obiettivo di prestare maggiore attenzione agli sviluppi dei prezzi delle case, sottolinea il Fondo, "non richiede un cambiamento del mandato formale delle principali banche centrali,

Fmi: economia debole I mercati vanno difesi ( da "Arena, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: visto che proprio il mercato immobiliare è alla base delle recenti bufere. La politica monetaria deve prestare maggiore attenzione all'andamento dei prezzi delle case e deve rispondere in modo "aggressivo agli shock finanziari che vanno a colpire il credito disponibile" nei paesi che hanno un mercato ipotecario sviluppato, come gli Usa.

Fmi sempre più pessimista ( da "Messaggero Veneto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: visto che proprio il mercato immobiliare, con i subprime, è alla base delle recenti turbolenze. La politica monetaria deve prestare maggiore attenzione all'andamento dei prezzi delle case e deve rispondere in modo "aggressivo agli shock finanziari che vanno a colpire il credito disponibile" nei paesi che hanno un mercato ipotecario sviluppato,

I prezzi delle case vanno alle stelle ( da "Tirreno, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: I valori degli immobili hanno continuato a salire per gran parte del 2007 e le quotazioni dell'Agenzia del Territorio segnalano un netto incremento dei prezzi nella zona centrale di Agliana (San Piero e San Niccolò), nella zona centrale di Montale e nella zona collinare di Fognano.

Fmi: rallenta la crescita mondiale ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 04-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: segnala Johnson incitando le banche centrali a tenere in maggiore considerazione l'andamento dei prezzi delle case, visto che proprio il mercato immobiliare, con i subprime, è alla base delle recenti turbolenze. La politica monetaria deve prestare maggiore attenzione all'andamento dei prezzi delle case e deve rispondere in modo "aggressivo agli shock finanziari".

< P ( da "Avvenire" del 04-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: per poi avere una ripresa dal 2005 con l'aumento incontrollato del prezzo degli immobili, soprattutto al Centro, Sud e Nordovest. Ma a sorpresa, spesso non si tratta di immobili in periferia, quanto in zone prestigiose del centro storico. "Possiamo parlare di nuovi poveri spiega il segretario generale dell'Unione piccoli proprietari immobiliari, Fabio Pucci .

La frana degli immobili non è finita ( da "Borsa e Finanza" del 05-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Perché il prezzo delle case sta diventando sempre più allettante. Unito al fatto che i redditi medi continuano a crescere, questo dovrebbe sostenere un po' il lato della domanda. Sperando però che la recessione sia mite. Secondo lei? Ripeto, una delle variabili chiave da tenere sotto stretta osservazione è il numero degli occupati.

La ricca Dubai, city d'Oriente, tra successi e bolla immobiliare ( da "Borsa e Finanza" del 05-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: ATTUALITÀ La ricca Dubai, city d'Oriente, tra successi e bolla immobiliare Nell'emirato il numero di stranieri raggiunge 1,34 milioni: nove per ogni abitante locale Operai e uomini d'affari fanno a gara per andarci di Redazione - 05-04-2008 Il tycoon pachistano Arif Naqvi guarda dall'alto la città che lo ha fatto ricco.

L'Italia rischia la crescita zero ( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Lo scoppio della bolla immobiliare, secondo Roubini, potrebbe portare in recessione Gran Bretagna e Spagna, dove il settore immobiliare pesa molto. Certo è che i paesi europei risentiranno del caro petrolio, della contrazione dell'export causata dal rallentamento globale, oltre che della perdita di competitività legata anche al super euro:

Finisce con questa crisi la società del debito facile ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: E adesso il crollo dei prezzi immobiliari, che è americano ma anche un po' europeo, ha una dimensione centrale. Perché è soprattutto grazie alla bolla immobiliare che si sono finanziati i consumi. è stata la punta di un iceberg di un sistema a eccesso di indebitamento: famiglie, sistema finanziario, imprese e Paese.


Articoli

Fmi, le economie rallenteranno (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Italia Oggi" del 04-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - economia e politica Numero 081, pag. 11 del 4/4/2008 Autore: Visualizza la pagina in PDF       Washington rivedrà al ribasso le stime per il 2008 al 3,7%, con un taglio di mezzo punto Fmi, le economie rallenteranno Politica monetaria più aggressiva contro shock immobiliari La crescita nelle economie avanzate è destinata a calare nel 2008, tanto che l'Fmi rivedrà al ribasso le stime per quest'anno al 3,7%, con un taglio di mezzo punto, secondo quanto ha annunciato ieri il numero uno del Fondo, Dominique Strauss-Kahn. E al momento gli sviluppi del mercato immobiliare rappresentano "il primo fattore di rischio" per l'economia degli Stati Uniti e per quella globale, come ha rimarcato il capo economista dell'Fmi, Simon Johnson, durante la presentazione di alcuni articoli del World Economic Outlook, in vista dell'assemblea di primavera con la Banca mondiale, il 12 e 13 aprile a Washington. Johnson, che ha sottolineato come i prezzi delle materie prime abbiano continuato ad aumentare nonostante un generale rallentamento della crescita economica, ha rilevato che la crescita Usa è arrivata a "una stagnazione virtuale" e si prevede che rimanga debole anche nei prossimi trimestri. L'impatto di questa crisi si sentirà anche in Europa, che "risentirà della fragilità della più grossa economia mondiale". Quello della recessione, ha detto Johnson, "è un problema serio e non solo limitato agli Usa". Secondo l'economista, infatti, la crisi del settore immobiliare "avrà conseguenze più ampie" sui prezzi del mercato di quelle previste e sicuramente non solo legate al mercato Usa per via della diffusione dei consumi e dell'effetto a catena sui prezzi. "Il mercato immobiliare", ha spiegato Johnson, "registra una larga parte di insolvenze anche in Europa". Inoltre, ha aggiunto, "se vi fosse una reazione dei prezzi immobiliari ci sarebbero pochi posti dove questa non arriverebbe". Tuttavia, secondo i tecnici dell'Fmi, le grandi economie europee sono maggiormente al riparo dalle ricadute negative per eventuali crolli o rallentamenti dell'immobiliare, grazie a mercati dei mutui che restano relativamente poco sofisticati rispetto a quelli di Usa, Australia, Danimarca e Svezia. L'altra faccia della medaglia è che nelle fasi positive c'è un minor contributo dell'immobiliare a favorire l'aumento dei consumi e di conseguenza la crescita economica. Secondo l'Fmi, la politica monetaria deve agire con prontezza anche di fronte a movimenti eccessivi del mercato immobiliare se vuole evitare danni all'economia reale. L'organizzazione di Washington suggerisce alle banche centrali di rispondere "più aggressivamente" a eventuali shock da domanda di case nelle economie dove il mercato dei mutui utilizza strumenti finanziari più sofisticati, come quella statunitense. Insomma, oltre che inflazione e crescita, anche il comparto immobiliare deve diventare "uno degli elementi" di analisi "nel calcolare i rischi per l'attività economica complessiva e i prezzi". Anche perché, rileva il documento, le innovazioni degli ultimi anni "hanno facilitato l'accesso ai mutui delle famiglie e hanno reso l'economia più esposta all'andamento del settore immobiliare: l'ampio ricorso alla casa come garanzia ha rafforzato il rapporto fra variazioni dei prezzi delle case e capacità di spesa dei consumatori". L'obiettivo di prestare maggiore attenzione agli sviluppi dei prezzi delle case, sottolinea il Fondo, "non richiede un cambiamento del mandato formale delle principali banche centrali, ma potrebbe essere ottenuto interpretando i mandati esistenti in modo più flessibile". Inoltre, aggiunge il documento, "è importante che tale approccio sia applicato simmetricamente: mentre un allentamento aggressivo può essere giustificato in risposta a un rapido rallentamento del settore immobiliare, qualche volta può risultare utile anche andare controvento per limitare il rischio di uno sviluppo eccessivo del mercato e di squilibri finanziari". Peraltro, proseguono i tecnici dell'Fmi, "la politica monetaria non può certo essere lasciata sola a portare il peso di rispondere a possibili bolle speculative nei prezzi delle attività. Anche i regolatori politici hanno un ruolo cruciale nel contrastare inappropriati allentamenti degli standard di concessione del credito che possono alimentare movimenti esagerati dei prezzi delle case. Infine, anche l'Fmi lancia l'allarme clima, avvertendo che sarà la "catastrofe" per il pianeta se le maggiori economie, tutte, non si mettono d'accordo su politiche coordinate per affrontare gli sconvolgimenti dovuti alle emissioni di anidride carbonica. Secondo il Fondo monetario internazionale, che dedica a questo tema uno dei capitoli analitici anticipati dal suo rapporto annuale, bisogna assolutamente coinvolgere i nuovi giganti economici, Brasile, Cina, India e Russia, perché nei prossimi 50 anni il 70% delle emissioni saranno causate da loro. "Qualunque schema di intervento che in qualche modo non li includesse, si rivelerebbe estremamente costoso e insostenibile". Tutti i maggiori paesi devono aderire a un sistema mondiale che faccia pagare i costi delle emissioni di gas serra, disincentivando così le tecnologie più energivore per favorire quelle moderne e a basso consumo. Questo comporterebbe sì dei costi, ma "sul lungo termine finirebbe per migliorare la crescita economica", limitando i danni causati dall'inquinamento. Secondo i tecnici di Washington, l'introduzione di un sistema che a partire dal 2013 punti a stabilizzare la concentrazione di Co2 a 550 parti per milione entro il 2100 sottrarrebbe solo 0,6 punti ai consumi globali nel 2040, e comunque per allora il Pil del pianeta risulterebbe di 2,3 volte superiore rispetto ai livelli attuali. Ma servono "politiche di lungo termine che siano credibili tra popolazioni e imprese", insiste l'Fmi. I costi di queste politiche vanno equamente ripartiti tra stati, e in quest'ambito è necessaria la flessibilità che si può ottenere con gli scambi delle quote carbonio. "L'incertezza circonda la stima sull'estensione dei danni che potrebbero risultare dagli sconvolgimenti climatici", dice l'Fmi, "ma c'è un ampio consenso sul fatto che se il surriscaldamento globale non verrà messo sotto controllo questi danni potrebbero risultare gravi, e perfino catastrofici".

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Fmi: economia debole I mercati vanno difesi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Arena, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

CRESCITA LENTA. Il World economic outlook invita a seguire "politiche monetarie aggressive" Fmi: economia debole I mercati vanno difesi NEW YORK La crescita economica mondiale rallenterà: le prospettive si sono indebolite negli ultimi mesi e ci sono rischi al ribasso, che vengono soprattutto dai mercati finanziari. La crisi dei subprime, alla base delle turbolenze, va fronteggiata da regolatori e banche centrali, che nel decidere devono tenere in maggiore considerazione l'andamento dei prezzi delle case. Pur senza parlare di recessione, parola accuratamente evitata nel corso della conferenza stampa, il capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Simon Johnson, mette in evidenza le difficoltà della congiuntura economica da ambo i lati dell'Atlantico e nelle economie in via di sviluppo dove, pur rimanendo sostenuta, la crescita economica dà segni di indebolimento. "Il rallentamento è un problema serio non limitato agli Stati Uniti nè tanto meno al solo mercato immobiliare", ha spiegato Johnson presentando il World economic outlook (Weo). "In Europa ci aspettiamo una crescita più bassa alla luce del rallentamento americano. L'Europa Occidentale è più vulnerabile agli effetti della profonda crisi del mercato del credito negli Usa. Inoltre una possibile correzione in alcuni mercati nazionali potrebbe pesare sulla fiducia dei consumatori e sui consumi". Per quanto riguarda l'economia americana, per la quale il Fmi dovrebbe rivedere drasticamente le stime 2008 (dall'1,5% al +0,5% secondo le indiscrezioni pubblicate), è giunta a un punto di stallo: "Ci aspettiamo una debolezza ulteriore nei prossimi mesi dovuta a un' intensificazione dei problemi nel mercato immobiliare e in quello del credito". Il principale rischio al ribasso per l'economia globale sono i mercati finanziari, segnala Johnson incitando le banche centrali a tenere in maggiore considerazione il trend dei prezzi delle case, visto che proprio il mercato immobiliare è alla base delle recenti bufere. La politica monetaria deve prestare maggiore attenzione all'andamento dei prezzi delle case e deve rispondere in modo "aggressivo agli shock finanziari che vanno a colpire il credito disponibile" nei paesi che hanno un mercato ipotecario sviluppato, come gli Usa. La stabilità economica può essere migliorata da politiche monetarie che rispondano subito alle variazioni dei prezzi delle case, oltre che all'inflazione e alla produzione.

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Fmi sempre più pessimista (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

L'analisi del capo economista del Fondo monetario internazionale: i principali rischi derivano dai mercati finanziari Fmi sempre più pessimista "Le prospettive dell'economia mondiale si sono indebolite negli ultimi mesi" PREVISIONI "La politica monetaria non basta" NEW YORK. La crescita economica mondiale rallenterà: le prospettive si sono indebolite negli ultimi mesi e ci sono rischi al ribasso, che sono soprattutto dai mercati finanziari. La crisi dei mutui subprime, alla base delle turbolenze, va fronteggiata da regolatori e banche centrali, che nell'assumere le proprie decisioni devono tenere in maggiore considerazione l'andamento dei prezzi delle case. Pur senza parlare di recessione, parola accuratamente evitata nel corso della conferenza stampa, il capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Simon Johnson, mette in evidenza le difficoltà della congiuntura economica da ambo i lati dell'Atlantico e nelle economie in via di sviluppo dove, pur rimanendo sostenuta, la crescita economica dà segni di indebolimento. "Le prospettive economiche si sono indebolite. Il rallentamento è un problema serio non limitato agli Stati Uniti nè tanto meno al solo mercato immobiliare", ha spiegato Johnson. "In Europa ci aspettiamo una crescita più bassa alla luce del rallentamento americano - ha aggiunto -. L'Europa Occidentale è più vulnerabile agli effetti della profonda crisi del mercato del credito negli Usa. Inoltre una possibile correzione in alcuni mercati nazionali potrebbe pesare sulla fiducia dei consumatori e sui consumi". Per quanto riguarda l'economia americana, per la quale il Fmi dovrebbe rivedere drasticamente le stime 2008 (dall'1,5% al +0,5% secondo le indiscrezioni pubblicate) l'economia a stelle e a strisce è giunta ad un "punto di stallo": "Ci aspettiamo una debolezza ulteriore nei prossimi mesi dovuta a un' intensificazione dei problemi sia nel mercato immobiliare che del credito". Il principale rischio al ribasso per l'economia globale sono i mercati finanziari, segnala Johnson, incitando le banche centrali a tenere in maggiore considerazione l'andamento dei prezzi delle case, visto che proprio il mercato immobiliare, con i subprime, è alla base delle recenti turbolenze. La politica monetaria deve prestare maggiore attenzione all'andamento dei prezzi delle case e deve rispondere in modo "aggressivo agli shock finanziari che vanno a colpire il credito disponibile" nei paesi che hanno un mercato ipotecario sviluppato, come gli Usa. La stabilità economica può essere migliorata da una politica monetaria che risponde prontamente alle variazioni dei prezzi delle case, oltre che all'inflazione e alla produzione. La politica monetaria - spiega il Fondo - deve tenere in considerazione nel prendere le proprie decisioni l'aumento dei prezzi delle case che, pur non dovendo diventare un target, deve essere visto come "uno dei tanti elementi" da vagliare, insieme all'inflazione e alla produzione, "nel calcolare i rischi per le prospettive economiche". La politica monetaria, comunque, "non può essere lasciata sola a rispondere ai movimenti dei prezzi delle case. I regolatori in quest'ottica hanno un ruolo critico".

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I prezzi delle case vanno alle stelle (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Tirreno, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Pistoia I prezzi delle case vanno alle stelle Più colpiti dai rincari i centri di Agliana e Montale e la collina AGLIANA/MONTALE. I Comuni della Piana pistoiese rappresentano una delle poche eccezioni alla tendenza al ribasso delle quotazioni immobiliari. I valori degli immobili hanno continuato a salire per gran parte del 2007 e le quotazioni dell'Agenzia del Territorio segnalano un netto incremento dei prezzi nella zona centrale di Agliana (San Piero e San Niccolò), nella zona centrale di Montale e nella zona collinare di Fognano. Sostanzialmente invariati, o comunque con aumenti non paragonabili ai 200 euro al metro quadrato di una casa in centro, i prezzi delle altre aree. Abitazioni civili. Deciso il rialzo a San Piero e San Niccolò dove il valore di mercato varia dai 2000 ai 2500 euro al metro quadrato (rispetto al secondo semestre 2006 in media +200 euro). Stabili, o con aumenti non superiori agli 80 euro al metro quadrato, i prezzi nelle frazioni. A Ferruccia, Ponte dei Bini, Spedalino, La Catena, il valore di mercato varia dai 1650 euro ai 2300 euro. Ancora più forte il rincaro stimato nel centro di Montale. Qui, il valore di una casa varia dai 1850 ai 2470 euro al metro quadrato (+215 euro). Tra i 100 e 150 euro l'aumento nelle aree suburbane di Stazione e Fognano, dove il valore oscilla dai 1550 ai 1850 euro al metro quadrato. Meno decisi, al massimo 80 euro, i rincari nel "Soprastrada" (Badia, Dore, Montale alto), ma acquistare o affittare una casa sui dolci pendii collinari del montalese vuol dire essere disposti a versare una cifra vicina a quella necessaria per una casa nel centro storico di Pistoia. Abitazioni di tipo economico. Ad Agliana i prezzi restano stabili sia in centro che nell'area di Spedalino e Catena. In centro, il valore massimo può arrivare in ogni caso ai 2000 euro al metro quadrato. Aumenti non superiori ai 50 euro anche nel Comune di Montale, tranne che nella zona del centro, dove le quotazioni registrano un'impennata (fino ad un valore massimo di 1850 euro al metro quadrato, + 180 euro). Ville e villini. Le più care, e non sorprende, nel soprastrada montalese, dove il valore oscilla tra 1800 e 2590 euro al metro quadrato, con un aumento di circa 70 euro rispetto al 2006. Ma salatissime anche le ville nella zona di Spedalino e Catena, dove il valore massimo al metro quadrato può toccare i 2600 euro. Qui, l'aumento è stato di 180 e non stupisce la calma nelle vendite dichiarata dagli agenti aglianesi. Box. Stabili, o con aumenti non superiori ai 50 euro al metro quadrato, i prezzi in ogni zona dei due Comuni. Box a buon mercato a Ferruccia e Ponte dei Bini. Più costosi nel centro di Montale e nella zona del Soprastrada, con valori compresi tra 1100 e 1380 euro al metro qaudrato. Tiziana Gori.

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Fmi: rallenta la crescita mondiale (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 04-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ECONOMIA 04-04-2008 SCENARI PROBABILE UNA DRASTICA RIDUZIONE PER LE STIME AMERICANE: DA +1,5% A +0,5% Fmi: rallenta la crescita mondiale NEW YORK Dai mercati finanziari i rischi maggiori. Chiesta una politica monetaria aggressiva II La crescita economica mondiale rallenterà: le prospettive si sono indebolite negli ultimi mesi e ci sono rischi al ribasso, che vengono soprattutto dai mercati finanziari. La crisi dei mutui subprime, alla base delle turbolenze, va fronteggiata da regolatori e banche centrali, che nell'assumere le proprie decisioni devono tenere in maggiore considerazione l'andamento dei prezzi delle case. Pur senza parlare di recessione, parola accuratamente evitata nel corso della conferenza stampa, il capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Simon Johnson, mette in evidenza le difficoltà della congiuntura economica da ambo i lati dell'Atlantico e nelle economie in via di sviluppo dove, pur rimanendo sostenuta, la crescita economica dà segni di indebolimento. "Le prospettive economiche si sono indebolite. Il rallentamento è un problema serio non limitato agli Stati Uniti né tanto meno al solo mercato immobiliare ", ha spiegato Johnson, nel corso della presentazione dei capitoli analitici del World Economic Outlook (Weo). "In Europa ci aspettiamo una crescita più bassa alla luce del rallentamento americano ha aggiunto nel corso della conferenza stampa di presentazione dei capitoli analisti del Weo -. L'Europa Occidentale è più vulnerabile agli effetti della profonda crisi del mercato del credito negli Usa. Inoltre una possibile correzione in alcuni mercati nazionali potrebbe pesare sulla fiducia dei consumatori e sui consumi". Per quanto riguarda l'econo - mia americana, per la quale il Fmi dovrebbe rivedere drasticamente le stime 2008 (dall'1,5% al +0,5% secondo le indiscrezioni pubblicate) l'economia a stelle e a strisce è giunta ad un "punto di stallo": "Ci aspettiamo una debolezza ulteriore nei prossimi mesi dovuta a un'intensificazione dei problemi sia nel mercato immobiliare che del credito". Il principale rischio al ribasso per l'economia globale sono i mercati finanziari, segnala Johnson incitando le banche centrali a tenere in maggiore considerazione l'andamento dei prezzi delle case, visto che proprio il mercato immobiliare, con i subprime, è alla base delle recenti turbolenze. La politica monetaria deve prestare maggiore attenzione all'andamento dei prezzi delle case e deve rispondere in modo "aggressivo agli shock finanziari".

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< P (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Avvenire" del 04-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

E' FAMIGLIA 04-04-2008 Società Fabio Pucci (Unione piccoli proprietari immobiliari): "Possiamo parlare di nuovi poveri Si tratta quasi sempre di persone anziane che vivono in immobili anche di pregio, ma in condizioni fatiscenti, ereditati da generazioni o che pagavano l'equo-canone agli enti pubblici proprietari e che al momento della cartolarizzazione si sono trovate in grosse difficoltà economiche" Mario Corsini (Abitare e Anziani): "Non può essere questa la soluzione. L'anziano perde la proprietà, la remunerazione può essere modesta. Meglio il prestito ipotecario vitalizio" Nuda proprietà, gli anziani combattono l'impoverimento " P ronto, parlo con l'agenzia immobiliare? Chiamo per quel grazioso trilocale in centro storico con giardino e doppi servizi. Scusi, ma ottimo investimento che vuol dire?". "Si tratta di una nuda proprietà. Ma non si preoccupi, l'usufruttuaria ha già 88 anni". Così un altro annuncio immobiliare dal prezzo conveniente si chiude con un finale agghiacciante: "Splendido appartamento, salone, camera, cameretta, cucina abitabile, bagno, balcone, terrazzo abitabile. Nuda proprietà, gli usufruttuari hanno 97 e 95 anni". Quasi un invito un po' cinico a comprare due nonni con tutto l'appartamento. S e a livello nazionale il fenomeno della nuda proprietà non è fortunatamente diffusissimo, il cinque per cento, secondo i dati 2006 dell'Osservatorio del mercato immobiliare, è però in aumento, arrivando a sfiorare il sei per cento al Centro e nelle grandi città, dove riguarda soprattutto persone con più di 65 anni, che il più delle volte faticano ad arrivare a fine mese. Con questo sistema, chi vende continua a godere dell'uso dell'abitazione, chi compra ha il vantaggio di ottenere un forte sconto sul prezzo di acquisto, a seconda dell'età dell'usufruttuario, entrandone in possesso al suo decesso. E il pagamento può consistere, anziché nel versamento in contanti, nel riconoscere al venditore una rendita vitalizia. Se chi vende cerca in questo modo l'assicurazione di poter vivere tranquillamente gli ultimi anni, chi compra è indotto da scopi speculativi, perché magari ha figli piccoli e sa di poter rientrare in possesso dell'immobile quando saranno in età da poterne avere bisogno. I l fenomeno, che nel 2000 era arrivato a punte del 6,8 per cento, ha avuto un forte calo negli anni successivi al 2001, in coincidenza con l'abolizione della tassa di successione, per poi avere una ripresa dal 2005 con l'aumento incontrollato del prezzo degli immobili, soprattutto al Centro, Sud e Nordovest. Ma a sorpresa, spesso non si tratta di immobili in periferia, quanto in zone prestigiose del centro storico. "Possiamo parlare di nuovi poveri spiega il segretario generale dell'Unione piccoli proprietari immobiliari, Fabio Pucci . Si tratta quasi sempre di persone anziane rimaste sole che vivono in immobili anche di pregio, ma in condizioni fatiscenti, ereditati da generazioni, o che pagavano l'equo-canone agli enti pubblici proprietari e che al momento della cartolarizzazione si sono trovate in grosse difficoltà economiche". C osì a Roma ci si può imbattere in annunci di nuda proprietà in zone ricche come Trastevere, Borgo Pio, Prati, Piazza Navona, Piazza di Spagna, via Condotti, via Giulia, Fontana di Trevi, dove il prezzo di un immobile di 150-200 metri quadrati può anche ad arrivare a superare il milione e mezzo di euro, ma con questo sistema di compravendita può scendere a metà prezzo. Più avanzata è l'età dell'usufruttuario, più alto lo sconto ottenuto. "È un fenomeno destinato a crescere - interviene il direttore dell'Osservatorio del mercato immobiliare, Gianni Guerrieri . Chi vende con questo sistema di solito vuole integrare livelli di reddito e tenore di vita o si trova di fronte a un'improvvisa necessità economica: il figlio che deve comprare casa, una malattia difficile da curare, un investimento. Sono persone anche con reddito medio-alto che non riescono più a far fronte a necessità impreviste". È la storia di Francesca di Torino, 90 anni, nubile, che una decina di anni fa ha deciso di vendere la propria abitazione per problemi di salute e con la rendita vitalizia mensile può sostenere i costi di un'assistente a domicilio: "Così posso morire a casa mia, senza correre il rischio di essere rinchiusa in casa di riposo, dove morirei certamente prima", racconta con rassegnazione. È quella di Mario di Firenze, rimasto vedovo senza figli, barbiere per una vita, che diventato invalido a 95 anni ha messo da parte un bel gruzzoletto con la nuda proprietà, si è assicurato l'assistenza dei nipoti, ma non ha mai speso i soldi, che ha tenuto da parte per sicurezza. O quella ancora di Carlo e Stefania di Ostia, rispettivamente 95 e 88 anni, senza eredi, che si sono trovati nell'impossibilità di sostenere il mutuo: "Avevamo sognato da una vita una casetta tutta nostra raccontano . Allora ci sembrava di farcela tranquillamente, io insegnante, mio marito impiegato statale. Ma le pensioni sono rimaste sempre le stesse, il costo della vita continuava ad aumentare, e il mutuo era diventato un incubo". E a dissuadere chi tenta di farsi due conti sulle prospettive di vita altrui c'è anche la storia della signora Anna di Cagliari, deceduta alla bellezza dei 102 anni, senza mai lasciare la propria casa. "Non può essere questa la soluzione interviene il presidente dell'associazione Abitare e Anziani, Mario Corsini . L'anziano perde la proprietà, la remunerazione può essere modesta. Meglio allora una soluzione come quella del prestito ipotecario vitalizio". Questo strumento, introdotto dalla Finanziaria 2006, concede a chi è in difficoltà un prestito anche cospicuo da parte di banche o enti finanziari, da corrispondere anche sotto forma di vitalizio, offrendo in garanzia l'ipoteca sull'immobile e senza pagare rate fino alla morte. Il capitale da rimborsare e gli interessi maturano nel tempo. E se gli eredi non hanno i soldi per riscattare l'immobile, lo possono lasciare all'ente finanziario. Ma servono correttivi. "Risulta ancora troppo penalizzante conclude Corsini . Proponiamo di eliminare il meccanismo del cumulo di interessi che alla fine rischia di strozzare chi vi ricorre". Irene Trentin Secondo l'Osservatorio del mercato immobiliare il fenomeno è in aumento: si arriva a sfiorare il 6% al Centro e nelle grandi città, dove riguarda soprattutto persone con più di 65 anni, che il più delle volte faticano ad arrivare a fine mese Con questo sistema, chi vende continua a vivere nell'abitazione, chi compra ha forti sconti.

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La frana degli immobili non è finita (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 05-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ATTUALITÀ "La frana degli immobili non è finita" Duncan (Mortgage Bankers Association): "Nel 2008 prezzi giù di un altro 5%, c'è troppa offerta da smaltire". E i costi dei nuovi mutui, colpa degli spread, sono saliti. Fra i subprime (7% del totale) il 42% dei pignoramenti di Vincenzo Sciarretta - 05-04-2008 Prima domanda: è finita la tribolazione del settore immobiliare americano? Risposta secca: "Chiaramente non ancora". All'altro capo del telefono ritroviamo Douglas Duncan, vicepresidente e capo economista della Mortgage Bankers Association, ovvero l'associazione statunitense che rappresenta la finanza legata all'industria dell'edilizia. Andiamo subito alla sintesi: secondo il nostro oste, il vino non è ancora buono. Anzi. La tendenza ribassista dei prezzi delle abitazioni dovrebbe invertire soltanto nei mesi a cavallo fra il 2008 e il 2009. I prezzi minacciano di cedere un ulteriore 4-5%, e i pignoramenti dovrebbero raggiungere l'apice a ridosso del nuovo anno. Fino ad allora sarà ancora dura, con tutte le conseguenze che tale scenario produce sull'insieme dell'economia a stelle e strisce. Mr. Duncan, molti si domandano come mai la Fed non riesca a ravvivare il comparto delle costruzioni, nonostante abbia attivato una cura da cavallo? Vi sono diverse ragioni. La prima è che mentre la Federal Reserve apre i rubinetti del credito, le banche girano la manopola in senso contrario. Se ci riferiamo ai clienti più solidi, notiamo che parecchi istituti hanno stretto le condizioni del credito al di là di quanto fosse avvenuto in ogni altro momento della storia recente. Intravede qualche miglioramento da questo punto di vista? Purtroppo no. Fino a che il mercato delle case non avrà toccato il fondo, dubito che le banche vorranno prendersi dei rischi. Però il costo del denaro è basso. Chi vuole sottoscrivere mutui è pregato di accomodarsi. Si sbaglia, infatti gli spread hanno accusato un notevole allargamento in confronto ai Buoni del Tesoro, che sono la pietra di paragone quando ci si indebita a rata fissa. Tenga conto che al principio di marzo, alcuni spread erano schizzati al massimo degli ultimi 22 anni. Quindi fare un mutuo non è esattamente conveniente. Proseguiamo l'analisi. Cos'altro c'è che non va? C'è un eccesso di offerta che va riassorbito. I costruttori stanno limitando in modo drastico il numero dei cantieri e degli appalti appena avviati. Ma, sfortunatamente, la domanda si assottiglia a una velocità egualmente vertiginosa. Se misuriamo la dimensione delle case invendute attraverso il numero dei mesi necessari alla loro alienazione, siamo tornati ai massimi dal lontano 1981. E intanto l'economia è in stallo... Esatto. Come ha riconosciuto lo stesso Bernanke, non si può escludere la possibilità di una recessione, cosa che eserciterebbe un'influenza negativa sul numero degli occupati. E minori occupati si tradurrebbero in una minore domanda di abitazioni? Storicamente, la richiesta di case dipende soprattutto dai redditi e dal costo del denaro. Quindi, se la frenata dell'economia dovesse causare un'ondata di licenziamenti, l'impatto sul mercato residenziale sarà negativo. Inoltre, il cattivo andamento della congiuntura tende a inasprire il numero dei pignoramenti e delle vendite all'incanto, dilatando con ciò la dimensione dell'offerta. Però qui voglio lanciare un segnale positivo. Quale? Circa il 95% dei lavoratori ha un impiego. Con una recessione mite, magari la disoccupazione salirà solanto dell'1%: questo non sarebbe un dramma. Perché? Perché il prezzo delle case sta diventando sempre più allettante. Unito al fatto che i redditi medi continuano a crescere, questo dovrebbe sostenere un po' il lato della domanda. Sperando però che la recessione sia mite. Secondo lei? Ripeto, una delle variabili chiave da tenere sotto stretta osservazione è il numero degli occupati. Un cedimento improvviso e profondo del mercato del lavoro avrebbe ripercussioni gravi sull'attività edile e sui valori immobiliari, con il rischio di innescare un circolo vizioso. Secondo un report della sua associazione, i pignoramenti hanno toccato il massimo di tutti i tempi nell'ultimo trimestre del 2007. Si vede una schiarita all'orizzonte? Noi ci aspettiamo che la curva svolti verso il basso sul finire del 2008, e registri un moderato miglioramento l'anno successivo. Il dolore è particolarmente acuto nel segmento subprime e fra i debitori a saggio variabile. Pensi che i subprime a tasso variabile costituiscono soltanto il 7% dei prestiti in circolazione, ma rendono conto per il 42% dei pignoramenti. I finanziamenti a tasso variabile di fascia medio-alta rappresentano invece il 15% del totale e il 20% dei pignoramenti. E per il prezzo delle case? In media, si preannuncia una ulteriore discesa del 4-5% nel corso del 2008, e una stagnazione nel 2009 (dal 2006 a oggi, i prezzi sono già scesi del 10-12% ndr.). Infine, c'è il tema scottante delle cartolarizzazioni. La Federal Reserve, il Congresso, il Tesoro e il Presidente si sono molto adoperati per evitare il peggio. Ma la terapia porterà i risultati auspicati? Naturalmente ho l'occhio su molte grandezze economiche, ma la singola variabile più importante qui è il valore delle case. Se le quotazioni rientrano nell'alveo della normalità, credo la cura farà progressivamente effetto. Se, al contrario, i corsi delle abitazioni dovessero scendere oltre le più pessimistiche previsioni, allora l'efficacia degli interventi messi in atto dalle autorità economiche potrebbe risultare vanificata o attenuata. La Fed ricorrerà ancora alla leva dei tassi d'interesse? Ci sono spazi per una limatura di 25 punti base nella riunione del 29 e 30 di aprile. Ma la sensazione è che Bernanke abbia fatto tutto quello che era nel novero dei suoi poteri. Ora è restio a spingersi oltre. Davanti alla Commissione del Congresso ha, per esempio, qualificato il salvataggio della Bear Stearns come una scelta sofferta e straordinaria che spera di non dover mai più ripetere. Ci sta dicendo che il pallino passa adesso al Congresso? I legislatori stanno esaminando un ampio ventaglio di idee, mirate a incoraggiare la domanda di alloggi e a soccorrere i proprietari che annaspano nelle sabbie mobili dei prestiti subprime. Si torna a quello che è il nodo più impellente: arginare la frana dei valori immobiliari. Diversamente, è anche difficile puntellare i mutui, le cartolarizzazioni e le banche.

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La ricca Dubai, city d'Oriente, tra successi e bolla immobiliare (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 05-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ATTUALITÀ La ricca Dubai, city d'Oriente, tra successi e bolla immobiliare Nell'emirato il numero di stranieri raggiunge 1,34 milioni: nove per ogni abitante locale Operai e uomini d'affari fanno a gara per andarci di Redazione - 05-04-2008 Il tycoon pachistano Arif Naqvi guarda dall'alto la città che lo ha fatto ricco. "Non avrei potuto guadagnare un decimo se non fossi stato a Dubai", commenta. Trasferitosi nell'emirato nel 1994, guida ora l'Abraaj Capital, un private equity che possiede un patrimonio da 5 miliardi di dollari. Poco lontano dalle Emirates Tower, da dove Navqi sta guardando la città, Omkar Singh, un operaio pachistano di 24 anni, cerca un riparo all'ombra. Si è indebitato per 1.500 dollari pur di trasferirsi lì, dove oggi lavora almeno 10 ore al giorno. Navqi e Singh rappresentano due facce della stessa medaglia: la gestione dello sceicco Mohammed. Questi ha aperto le porte a capitalisti e operai di tutto il mondo per trasformare il suo piccolo territorio nel riferimento finanziario e turistico del Medio Oriente. Così un luogo conosciuto per i pozzi petroliferi e per il terrorismo è divenuto un paradiso del fisco e del libero mercato, punto di approdo di migliaia di immigrati che stanno alimentando, in dubbie condizioni di rispetto dei diritti umani, quella che a molti sembra un bolla immobiliare. A quest'ultimo proposito, basti pensare che ormai l'emirato ospita 1,34 milioni di stranieri: nove ogni locale. E inoltre molte grandi corporate Usa hanno un ufficio a Dubai. "Siamo nella Singapore del Medio Oriente", commenta Mark Mobiuos della Templeton Asset Managament. Tuttavia, la strada per raggiungere il peso di piazze come New York e Londra è tutta in salita, visto che a Dubai sono quotati solo 12 titoli. "Dubai deve ancora dimostrare di essere un serio mercato di capitali", spiega Ian Hay Davison, il primo presidente della Dubai Financial Service Authority (Dfsa), poi licenziato perché critico di fronte a proposte che riteneva non conformi ai principi internazionali. Un caso che dimostra la scarsa sensibilità dell'emirato nei confronti del diritto del lavoro. "Dubai nega i diritti più elementari ai lavoratori che stanno costruendo la città", commenta in proposito Joe Stork del Human Right Watch: "Per immigrare, molti sono costretti a pagare prestiti che assomigliano più che altro a un vincolo di servitù". E gli stessi turisti che dimostrano più attitudine al guardarsi intorno, piuttosto che al fare soldi, rischiano di avere problemi con la polizia, come accaduto a Syed Ali, un sociologo di Brooklyn. A livello economico, Dubai rimane un'eccezione tra gli Stati della penisola araba. L'industria petrolifera pesa solo per il 5% del Pil, mentre i servizi per il 73,6%, contro, ad esempio, il 56% di Abu Dhabi. "Dubai è una storia araba di successo", commenta Yasser el-Mallawany, presidente della Efg-Hermes Holding, la maggiore casa d'affari egiziana. "Il legislatore ha una grande visione: ha creato un modello per spingere la comunità finanziaria a fare di Dubai una delle sue basi". Tuttavia, per le sue stesse peculiarità, l'economia di Dubai è più vulnerabile delle sue vicine: un attacco terroristico potrebbe minare alle fondamenta la fiducia; l'inflazione è in crescita e questo riduce l'appeal agli occhi degli operai stranieri, che vedono ridursi il valore delle rimesse che inviano nel Paese di origine; infine, rimane da sondare la solidità dello sviluppo del real estate. "Dubai ha aumentato il valore del deserto", commenta Adel al-Shirawi, ceo dell'erogatore di mutui Tamweel Pjsc: "E con i grattacieli, stiamo vendendo l'aria". Un'esagerazione? Non proprio, visto che l'ambizione edile del piccolo emirato ha infranto anche i confini del mare: l'hotel di lusso Burj al-Arab sorgerà a 280 metri dalla costa, mentre a ben 4 chilometri si troverà "the world", un arcipelago di isole artificiali a forma di mondo. Le attrazioni turistiche non avrebbero però potuto, da sole, attrarre le grandi multinazionali statunitensi e le banche di tutto il mondo. Dubai ha dovuto altresì creare un ambiente giuridico filo-occidentale e favorevole al loro fare affari. Riuscendoci, visto che in molti, da Microsoft a Cisco, da Credit Suisse a Goldman Sachs hanno una lì una base operativa. "Se vuoi realmente attrarre le società straniere, ti serve una "world-class legislation"", spiega Habib al-Mulla, ex presidente della Dfsa. Se i flussi di capitali in entrata stanno crescendo velocemente, anche quelli in uscita sono in aumento. Il caso della Borsa di Dubai è emblematico: non senza un pizzico di scalpore da parte degli operatori occidentali, ha comprato il 20% dell'Lse e, in partnership con il Nasdaq, ha rilevato la borsa norvegese, l'Omx. Lo stesso Abraaj Capital di Navqi si muove sul mercato internazionale, dal Marocco al Bangladesh. Naturalmente, tutti gli uomini d'affari dimostrano grande riconoscenza allo sceicco Mohammed, i cui primi piani compaiono ad ogni angolo della strada. E di fronte a tante possibilità di combinare affari, anche i francesi sono disposti a lasciare da parte le conquiste rivoluzionarie dell'occidente. "Non mi importa anche se vivo in un posto dove non voto e non decido", commenta Denis Ravizza, francese di stanza a Dubai presso la Dubai French University: "Quello che scelgono per la città mi va bene". Altri, però, non sono così a loro agio. "Non mi sento oppresso - spiega Maitri Somaia, uno studente indiano di giornalismo - ma sto attento a ogni cosa che dico". A differenza di altri stati della zona, Dubai riconosce tuttavia altre confessioni religiose oltre a quella islamica. "Tra i Paesi del Medio Oriente - precisa Nehme Kheyralla, un architetto cristiano libanese - Dubai garantisce le migliori condizioni di diversità religiosa". E fino a quando continueranno a fare affari, lo sceicco accoglierà a braccia aperte tutti i "diversi". Riproduzione riservata Bloomberg.

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L'Italia rischia la crescita zero (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Al voto La recessione americana infuria e rischia di travolgere le economie europee. L'Fmi taglia all'1,3% le previsioni di crescita per la zona euro e allo 0,3% quelle del Belpaese. Negli Stati uniti schizza in alto il tasso di disoccupazione L'Italia rischia la crescita zero Allarme del Fondo monetario, che corregge al ribasso le stime di crescita dell'Europa e dimezza quelle italiane. Critici il governatore di Bankitalia Draghi e la Ue: "Eccessivo pessimismo" Sara Farolfi Un fantasma si aggira per l'Europa: la crisi americana, che mette a dura prova le economie dei paesi dell'euro. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ieri ha tagliato le stime di crescita per il 2008, dall'1,8% all'1,3% per l'eurozona e dall'1,3 allo 0,3% per l'Italia (contro lo 0,6% previsto dal governo). Non si tratta dei dati definitivi - il World economic outlook, verrà presentato la settimana prossima a Washington - ma delle indiscrezioni che, mai casuali e sempre puntuali, arrivano alla vigilia dell'appuntamento. Tra documenti riservati e rapporti ufficiali, i numeri si rincorrono però in continue smentite e revisioni. Non è una novità, e in questo caso è sufficiente osservare il recente sequel italiano, nel quale le previsioni di crescita per il 2008 del prodotto interno lordo (il fatturato cioè del paese) sono passate dall'1,7% di aprile 2007, all'1,3% di appena sei mesi più tardi. Il 21 marzo scorso la crescita prevista era pari allo 0,6%, ieri è stata rettificata allo 0,3%. I super economisti (super blasonati) del Fondo non sembrano poi così ferrati. "La crisi mondiale è più seria di quanto ci si aspettasse", dice Prodi. Mentre di "eccessivo pessimismo" parla il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi. Critico anche il presidente dell'Eurogruppo, Jean Claude Juncker: "I numeri dell'Fmi riflettono un'osservazione della realtà europea non esatta. Il rallentamento congiunturale preoccupa in termini di crescita, ma i fondamentali sono solidi e la capacità di resistenza dell'economia è indubbia". "Anche per l'Italia non sono d'accordo con le stime del Fondo monetario", aggiunge l'ex premier lussemburghese. Sulle prospettive di crescita dell'eurozona l'Ue è meno pessimista (le previsioni di febbraio della Commissione europea parlano di una crescita dell'1,8% che forse, a fine aprile, sarà rivista all'1,5%) e si muove in sintonia con gli orientamenti della Banca centrale europea che a differenza di quanto ha fatto la Federal reserve americana, ha puntato tutto sul controllo dell'inflazione, mantenendo fermi i tassi di interesse e invocando costantemente politiche di moderazione salariale. E' l'inflazione il maggior rischio per la crescita europea: questa è la convinzione delle istituzioni europee. Il costante rialzo da dicembre, fino al 3,5% di marzo, renderà difficile confermare la stima del 3,1% nel primo trimestre e del 2,6% per l'intero 2008. Il ministro europeo agli Affari economici, Joaquin Almunia, che condivide il giudizio di Draghi sull'eccessivo pessimismo del Fondo monetario, ha spiegato che "i rischi al rialzo sono aumentati". In Italia, a marzo, il costo della vita è cresciuto del 3,3%, appena al di sotto della media europea, ma controbilanciato da una più modesta crescita del Pil e soprattutto da salari che sono il fanalino di coda dell'Ue. Preoccupa il prezzo in costante ascesa del petrolio e dei beni alimentari, spiega Mario Draghi, aggiungendo che "questo crea problemi circa il reddito disponibile, e anche problemi di distribuzione del reddito". Secondo l'economista Nouriel Roubini non ci sarà "recessione" nei paesi euro nel loro insieme, ma "un significativo rallentamento". Lo scoppio della bolla immobiliare, secondo Roubini, potrebbe portare in recessione Gran Bretagna e Spagna, dove il settore immobiliare pesa molto. Certo è che i paesi europei risentiranno del caro petrolio, della contrazione dell'export causata dal rallentamento globale, oltre che della perdita di competitività legata anche al super euro: "Il guaio - conclude - è che la Bce guarda nello specchietto retrovisore, cioè più all'inflazione che alla crescita".

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Finisce con questa crisi la società del debito facile (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-04-05 - pag: 2 autore: INTERVISTA Stephen Roach Morgan Stanley Asia "Finisce con questa crisi la società del debito facile" Mario Margiocco CERNOBBIO. Dal nostro inviato Gli americani hanno fatto, a partire dal 2000, qualcosa che non avevano mai fatto prima. Hanno creato un'economia basata sul consumatore, portando la componente consumi fino al 72% del Prodotto interno lordo (si veda il grafico). Mai visto qualcosa di simi-le, né in America, né altrove, dice Stephen Roach, presidente di Morgan Stanley Asia. A lungo capo economista della banca d'affari di New York, 62 anni, Roach è noto d'abitudine come il meno accomodante fra i guru economici delle grandi case finanziarie di Wall Street. E fra i più impietosi. Roach va oltre. A fronte di redditi reali da lavoro mediamente in calo, gli americani hanno finanziato questa spesa con la bolla immobilare, gonfiata da un credito troppo facile, consentito da un costo del denaro troppo basso. è un mondo finito il 9 agosto scorso, quando la stretta creditizia è esplosa sui mercati. "Ora, se si vuole una bussola per capire il prossimo decennio - dice Roche - propongo una formula: la fine del grande indebitamento americano". Ieri e oggi a Cernobbio per il Workshop Ambrosetti dedicato a " Lo scenario dei mercati finanziari", Roach attacca anche la Fed, che non si capisce come - sostiene - possa diventare il garante di nuove regole dopo essere stata uno dei maggiori responsabili degli eccessi dei mercati. Bene la Bce, che però sbaglia a non ridurre il costo del denaro. Roach ritiene possibile ancora un anno di debolezza per il dollaro, seguito poi da una ripresa. E in questa intervista al Sole-24 Ore tratteggia quale economia, e quali Stati Uniti, aspettarsi in futuro, dopo la stagione del credito facile e dell'indebitamento come sistema. Come questa crisi cambierà gli Stati Uniti,e anche l'Europa, al di là delle già notevoliconseguenze su banche e finanziarie? In molti si sono posti domande sulla affidabilità del sistema, sul fatto se si possa correre rischi come si è fatto, senza controlli adeguati. Non si tratta solo dell'ingegneria finanziaria dei derivati. Ma anche della diffusione di questi prodotti via internet, un potenziale enorme che lascia a volte sgomenti. La stessa globalizzazione, che ha coinvolto anche i col-letti bianchi, crea insicurezza. E adesso il crollo dei prezzi immobiliari, che è americano ma anche un po' europeo, ha una dimensione centrale. Perché è soprattutto grazie alla bolla immobiliare che si sono finanziati i consumi. è stata la punta di un iceberg di un sistema a eccesso di indebitamento: famiglie, sistema finanziario, imprese e Paese. Tutti con troppi debiti. La svolta è incominciata. Si torna alla realtà. è la fine del grande debito americano? Il deficit delle partite correnti, che sta rientrando da due anni aiutato dal dollaro basso,dice che il Paese ha a lungo consumato più di quanto ha prodotto. E ben al di là dei redditi da lavoro. Il 72% del Pil in consumi è un record storico. è stato possibile finanziarlo grazie al credito facile, e con capitali ricavati dalla bolla immobiliare. Ora i consumi scendono, in un mondo di deleverage, di rientro dai debiti. E abbiamo una recessione, che sarà seguita da una ripresa modesta. La gente sta facendo una svolta gigantesca, spendendo meno a debito risparmiando di più. E spendendo contando di più sui redditi. Per il sistema Paese è una svolta cruciale dopo, se vogliamo, 20 anni di debito crescente. Perché alla fine diminuirà il ricorso all'indebitamento estero, agli oltre due miliardi di dollari al giorno che da anni gli Stati Uniti devono reperire sui mercati. Prima o poi doveva succedere. Ma i redditi da lavoro sosterranno il sistema? C'è stato uno spostamento dal 2001 a favore dei redditi di impresa e a scapito di quelli da lavoro.Un po' ovunque nei Paesi del G-7, ma meno in Europa che negli Stati Uniti. Avremo una tendenza di senso contrario, nei prossimi anni. E come definisce questo futuro, virtuoso? è un grosso cambiamento, in parte notevole inevitabile, ma con i suoi rischi. Stiamo vivendo, già da alcuni anni in realtà, un riaggiustamento dell'era della globalizzazione a favore di una ri-localizzazione che però rischia di voler dire anche più protezionismo, più inflazione, tassi di interesse più alti, compressione dei margini di impresa, e un atterraggio burrascoso per il dollaro. Che risalirà? Non penso per il 2008. Il dollaro ha perso in sei anni il 4% all'anno sull'insieme delle monete dei principali partner commerciali, potrebbe perdere qualcosa anche quest'anno, poi è possibile la risalita. La Fed assicurerà più ordine sui mercati finanziari? Non credo che l'idea del ministro del Tesoro, Hank Paulson, di fare della Fed anche un supercontrollore di tutta la finanza sia buona. La Fed è tra i maggiori responsabili dei disordini sui mercati. Occorre piuttosto che il Congresso ridefinisca il mandato della Fed, che deve concentrarsi sulla stabilità dei mercati. Ma il piano Paulson non passerà. Saranno il nuovo Congresso e il nuovo presidente ad agire. E chi sarà il nuovo presidente? Probabilmente democratico. McCain ha chances solo se sicurezza e politica estera tornano pressanti. L'America sta cercando qualcuno che incarni anche questa svolta, risponda ai diffusi timori economici, e indichi la strada. mario.margiocco@ilsole24ore.com "Sbagliato ampliare i poteri della Fed, che è tra i responsabili della grave situazione".

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