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TARTICOLI DAL 4 al 6 aprile 2008 #TOP
Fmi,
le economie rallenteranno ( da "Italia Oggi"
del 04-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
andamento del
settore immobiliare: l'ampio ricorso alla casa come garanzia ha rafforzato il
rapporto fra variazioni dei prezzi delle case e capacità di spesa dei
consumatori". L'obiettivo di prestare maggiore attenzione agli sviluppi
dei prezzi delle case, sottolinea il Fondo, "non richiede un cambiamento
del mandato formale delle principali banche centrali,
Fmi:
economia debole I mercati vanno difesi
( da "Arena,
L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
visto che
proprio il mercato immobiliare è alla base delle recenti bufere. La politica
monetaria deve prestare maggiore attenzione all'andamento dei prezzi delle case
e deve rispondere in modo "aggressivo agli shock finanziari che vanno a
colpire il credito disponibile" nei paesi che hanno un mercato ipotecario
sviluppato, come gli Usa.
Fmi
sempre più pessimista ( da "Messaggero Veneto, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
visto che
proprio il mercato immobiliare, con i subprime, è alla base delle recenti
turbolenze. La politica monetaria deve prestare maggiore attenzione
all'andamento dei prezzi delle case e deve rispondere in modo "aggressivo
agli shock finanziari che vanno a colpire il credito disponibile" nei
paesi che hanno un mercato ipotecario sviluppato,
I
prezzi delle case vanno alle stelle
( da "Tirreno,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
I valori
degli immobili hanno continuato a salire per gran parte del 2007 e le quotazioni
dell'Agenzia del Territorio segnalano un netto incremento dei prezzi nella zona
centrale di Agliana (San Piero e San Niccolò), nella zona centrale di Montale e
nella zona collinare di Fognano.
Fmi:
rallenta la crescita mondiale ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)"
del 04-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
segnala
Johnson incitando le banche centrali a tenere in maggiore considerazione
l'andamento dei prezzi delle case, visto che proprio il mercato immobiliare,
con i subprime, è alla base delle recenti turbolenze. La politica monetaria
deve prestare maggiore attenzione all'andamento dei prezzi delle case e deve
rispondere in modo "aggressivo agli shock finanziari".
<
P ( da "Avvenire"
del 04-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
per poi avere
una ripresa dal 2005 con l'aumento incontrollato del prezzo degli immobili,
soprattutto al Centro, Sud e Nordovest. Ma a sorpresa, spesso non si tratta di
immobili in periferia, quanto in zone prestigiose del centro storico.
"Possiamo parlare di nuovi poveri spiega il segretario generale
dell'Unione piccoli proprietari immobiliari, Fabio Pucci .
La
frana degli immobili non è finita
( da "Borsa
e Finanza" del 05-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
Perché il
prezzo delle case sta diventando sempre più allettante. Unito al fatto che i
redditi medi continuano a crescere, questo dovrebbe sostenere un po' il lato
della domanda. Sperando però che la recessione sia mite. Secondo lei? Ripeto,
una delle variabili chiave da tenere sotto stretta osservazione è il numero
degli occupati.
La
ricca Dubai, city d'Oriente, tra successi e bolla immobiliare
( da "Borsa
e Finanza" del 05-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
ATTUALITÀ La
ricca Dubai, city d'Oriente, tra successi e bolla immobiliare Nell'emirato il
numero di stranieri raggiunge 1,34 milioni: nove per ogni abitante locale
Operai e uomini d'affari fanno a gara per andarci di Redazione - 05-04-2008 Il
tycoon pachistano Arif Naqvi guarda dall'alto la città che lo ha fatto ricco.
L'Italia
rischia la crescita zero ( da "Manifesto, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
Lo scoppio
della bolla immobiliare, secondo Roubini, potrebbe portare in recessione Gran
Bretagna e Spagna, dove il settore immobiliare pesa molto. Certo è che i paesi
europei risentiranno del caro petrolio, della contrazione dell'export causata
dal rallentamento globale, oltre che della perdita di competitività legata
anche al super euro:
Finisce
con questa crisi la società del debito facile
( da "Sole
24 Ore, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
E adesso il
crollo dei prezzi immobiliari, che è americano ma anche un po' europeo, ha una
dimensione centrale. Perché è soprattutto grazie alla bolla immobiliare che si
sono finanziati i consumi. è stata la punta di un iceberg di un sistema a
eccesso di indebitamento: famiglie, sistema finanziario, imprese e Paese.
( da "Italia Oggi" del 04-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
ItaliaOggi
ItaliaOggi - economia e politica Numero 081, pag. 11 del
4/4/2008 Autore: Visualizza la pagina in PDF Washington
rivedrà al ribasso le stime per il 2008 al 3,7%, con un taglio di mezzo punto
Fmi, le economie rallenteranno Politica monetaria più aggressiva contro shock
immobiliari La crescita nelle economie avanzate è destinata a calare nel 2008,
tanto che l'Fmi rivedrà al ribasso le stime per quest'anno al 3,7%, con un
taglio di mezzo punto, secondo quanto ha annunciato ieri il numero uno del
Fondo, Dominique Strauss-Kahn. E al momento gli sviluppi del mercato immobiliare rappresentano "il primo fattore di
rischio" per l'economia degli Stati Uniti e per quella globale, come ha
rimarcato il capo economista dell'Fmi, Simon Johnson, durante la presentazione
di alcuni articoli del World Economic Outlook, in vista dell'assemblea di
primavera con la Banca mondiale, il 12 e 13 aprile a Washington. Johnson, che
ha sottolineato come i prezzi delle materie prime
abbiano continuato ad aumentare nonostante un generale rallentamento della
crescita economica, ha rilevato che la crescita Usa è arrivata a "una
stagnazione virtuale" e si prevede che rimanga debole anche nei prossimi
trimestri. L'impatto di questa crisi si sentirà anche in Europa, che "risentirà
della fragilità della più grossa economia mondiale". Quello della
recessione, ha detto Johnson, "è un problema serio e non solo limitato
agli Usa". Secondo l'economista, infatti, la crisi del settore immobiliare "avrà conseguenze più ampie" sui prezzi del mercato di quelle previste e sicuramente non solo
legate al mercato Usa per via della diffusione dei consumi e dell'effetto a
catena sui prezzi. "Il mercato immobiliare",
ha spiegato Johnson, "registra una larga parte di insolvenze anche in
Europa". Inoltre, ha aggiunto, "se vi fosse una reazione dei prezzi immobiliari ci sarebbero pochi posti dove questa non
arriverebbe". Tuttavia, secondo i tecnici dell'Fmi, le grandi economie
europee sono maggiormente al riparo dalle ricadute negative per eventuali
crolli o rallentamenti dell'immobiliare, grazie a
mercati dei mutui che restano relativamente poco sofisticati rispetto a quelli
di Usa, Australia, Danimarca e Svezia. L'altra faccia della medaglia è che
nelle fasi positive c'è un minor contributo dell'immobiliare
a favorire l'aumento dei consumi e di conseguenza la crescita economica.
Secondo l'Fmi, la politica monetaria deve agire con prontezza anche di fronte a
movimenti eccessivi del mercato immobiliare se vuole
evitare danni all'economia reale. L'organizzazione di Washington suggerisce
alle banche centrali di rispondere "più aggressivamente" a eventuali
shock da domanda di case nelle economie dove il
mercato dei mutui utilizza strumenti finanziari più sofisticati, come quella
statunitense. Insomma, oltre che inflazione e crescita, anche il comparto immobiliare deve diventare "uno degli elementi" di
analisi "nel calcolare i rischi per l'attività economica complessiva e i prezzi". Anche perché, rileva il documento, le
innovazioni degli ultimi anni "hanno facilitato l'accesso ai mutui delle
famiglie e hanno reso l'economia più esposta all'andamento
del settore immobiliare: l'ampio ricorso alla casa come garanzia ha rafforzato il
rapporto fra variazioni dei prezzi delle case e capacità di
spesa dei consumatori". L'obiettivo di prestare maggiore attenzione agli
sviluppi dei prezzi
delle case, sottolinea il Fondo, "non
richiede un cambiamento del mandato formale delle principali banche centrali,
ma potrebbe essere ottenuto interpretando i mandati esistenti in modo più
flessibile". Inoltre, aggiunge il documento, "è importante che tale
approccio sia applicato simmetricamente: mentre un allentamento aggressivo può
essere giustificato in risposta a un rapido rallentamento del settore immobiliare, qualche volta può risultare utile anche andare
controvento per limitare il rischio di uno sviluppo eccessivo del mercato e di
squilibri finanziari". Peraltro, proseguono i tecnici dell'Fmi, "la
politica monetaria non può certo essere lasciata sola a portare il peso di rispondere
a possibili bolle speculative nei prezzi delle
attività. Anche i regolatori politici hanno un ruolo cruciale nel contrastare
inappropriati allentamenti degli standard di concessione del credito che
possono alimentare movimenti esagerati dei prezzi delle case.
Infine, anche l'Fmi lancia l'allarme clima, avvertendo che sarà la
"catastrofe" per il pianeta se le maggiori economie, tutte, non si
mettono d'accordo su politiche coordinate per affrontare gli sconvolgimenti
dovuti alle emissioni di anidride carbonica. Secondo il Fondo monetario
internazionale, che dedica a questo tema uno dei capitoli analitici anticipati
dal suo rapporto annuale, bisogna assolutamente coinvolgere i nuovi giganti
economici, Brasile, Cina, India e Russia, perché nei prossimi 50 anni il 70%
delle emissioni saranno causate da loro. "Qualunque schema di intervento
che in qualche modo non li includesse, si rivelerebbe estremamente costoso e
insostenibile". Tutti i maggiori paesi devono aderire a un sistema
mondiale che faccia pagare i costi delle emissioni di gas serra,
disincentivando così le tecnologie più energivore per favorire quelle moderne e
a basso consumo. Questo comporterebbe sì dei costi, ma "sul lungo termine
finirebbe per migliorare la crescita economica", limitando i danni causati
dall'inquinamento. Secondo i tecnici di Washington, l'introduzione di un
sistema che a partire dal 2013 punti a stabilizzare la concentrazione di Co2 a
550 parti per milione entro il 2100 sottrarrebbe solo 0,6 punti ai consumi
globali nel 2040, e comunque per allora il Pil del pianeta risulterebbe di 2,3
volte superiore rispetto ai livelli attuali. Ma servono "politiche di
lungo termine che siano credibili tra popolazioni e imprese", insiste
l'Fmi. I costi di queste politiche vanno equamente ripartiti tra stati, e in
quest'ambito è necessaria la flessibilità che si può ottenere con gli scambi
delle quote carbonio. "L'incertezza circonda la stima sull'estensione dei
danni che potrebbero risultare dagli sconvolgimenti climatici", dice l'Fmi,
"ma c'è un ampio consenso sul fatto che se il surriscaldamento globale non
verrà messo sotto controllo questi danni potrebbero risultare gravi, e perfino
catastrofici".
( da "Arena, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
CRESCITA LENTA. Il
World economic outlook invita a seguire "politiche monetarie
aggressive" Fmi: economia debole I mercati vanno difesi NEW YORK La
crescita economica mondiale rallenterà: le prospettive si sono indebolite negli
ultimi mesi e ci sono rischi al ribasso, che vengono soprattutto dai mercati
finanziari. La crisi dei subprime, alla base delle turbolenze, va fronteggiata
da regolatori e banche centrali, che nel decidere devono tenere in maggiore
considerazione l'andamento dei prezzi delle case. Pur
senza parlare di recessione, parola accuratamente evitata nel corso della
conferenza stampa, il capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Simon
Johnson, mette in evidenza le difficoltà della congiuntura economica da ambo i
lati dell'Atlantico e nelle economie in via di sviluppo dove, pur rimanendo
sostenuta, la crescita economica dà segni di indebolimento. "Il rallentamento
è un problema serio non limitato agli Stati Uniti nè tanto meno al solo mercato
immobiliare", ha spiegato Johnson presentando il
World economic outlook (Weo). "In Europa ci aspettiamo una crescita più
bassa alla luce del rallentamento americano. L'Europa Occidentale è più
vulnerabile agli effetti della profonda crisi del mercato del credito negli
Usa. Inoltre una possibile correzione in alcuni mercati nazionali potrebbe
pesare sulla fiducia dei consumatori e sui consumi". Per quanto riguarda
l'economia americana, per la quale il Fmi dovrebbe rivedere drasticamente le
stime 2008 (dall'1,5% al +0,5% secondo le indiscrezioni pubblicate), è giunta a
un punto di stallo: "Ci aspettiamo una debolezza ulteriore nei prossimi
mesi dovuta a un' intensificazione dei problemi nel mercato immobiliare
e in quello del credito". Il principale rischio al ribasso per l'economia
globale sono i mercati finanziari, segnala Johnson incitando le banche centrali
a tenere in maggiore considerazione il trend dei prezzi delle
case, visto che proprio il mercato immobiliare è alla base delle recenti bufere. La politica monetaria deve
prestare maggiore attenzione all'andamento dei prezzi delle case e
deve rispondere in modo "aggressivo agli shock finanziari che vanno a
colpire il credito disponibile" nei paesi che hanno un mercato ipotecario
sviluppato, come gli Usa. La stabilità economica può essere migliorata
da politiche monetarie che rispondano subito alle variazioni dei prezzi delle case, oltre che all'inflazione e alla
produzione.
( da "Messaggero Veneto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
L'analisi del capo
economista del Fondo monetario internazionale: i principali rischi derivano dai
mercati finanziari Fmi sempre più pessimista "Le prospettive dell'economia
mondiale si sono indebolite negli ultimi mesi" PREVISIONI "La
politica monetaria non basta" NEW YORK. La crescita economica mondiale
rallenterà: le prospettive si sono indebolite negli ultimi mesi e ci sono
rischi al ribasso, che sono soprattutto dai mercati finanziari. La crisi dei
mutui subprime, alla base delle turbolenze, va fronteggiata da regolatori e
banche centrali, che nell'assumere le proprie decisioni devono tenere in
maggiore considerazione l'andamento dei prezzi delle case.
Pur senza parlare di recessione, parola accuratamente evitata nel corso della
conferenza stampa, il capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Simon
Johnson, mette in evidenza le difficoltà della congiuntura economica da ambo i
lati dell'Atlantico e nelle economie in via di sviluppo dove, pur rimanendo sostenuta,
la crescita economica dà segni di indebolimento. "Le prospettive
economiche si sono indebolite. Il rallentamento è un problema serio non
limitato agli Stati Uniti nè tanto meno al solo mercato immobiliare",
ha spiegato Johnson. "In Europa ci aspettiamo una crescita più bassa alla
luce del rallentamento americano - ha aggiunto -. L'Europa Occidentale è più
vulnerabile agli effetti della profonda crisi del mercato del credito negli
Usa. Inoltre una possibile correzione in alcuni mercati nazionali potrebbe
pesare sulla fiducia dei consumatori e sui consumi". Per quanto riguarda
l'economia americana, per la quale il Fmi dovrebbe rivedere drasticamente le
stime 2008 (dall'1,5% al +0,5% secondo le indiscrezioni pubblicate) l'economia
a stelle e a strisce è giunta ad un "punto di stallo": "Ci
aspettiamo una debolezza ulteriore nei prossimi mesi dovuta a un'
intensificazione dei problemi sia nel mercato immobiliare
che del credito". Il principale rischio al ribasso per l'economia globale
sono i mercati finanziari, segnala Johnson, incitando le banche centrali a
tenere in maggiore considerazione l'andamento dei prezzi
delle case, visto che proprio il mercato immobiliare, con i subprime, è alla base delle recenti turbolenze. La
politica monetaria deve prestare maggiore attenzione all'andamento dei prezzi delle case e deve rispondere in modo "aggressivo agli shock finanziari
che vanno a colpire il credito disponibile" nei paesi che hanno un mercato
ipotecario sviluppato, come gli Usa. La stabilità economica può essere
migliorata da una politica monetaria che risponde prontamente alle variazioni
dei prezzi delle case, oltre che all'inflazione e alla
produzione. La politica monetaria - spiega il Fondo - deve tenere in
considerazione nel prendere le proprie decisioni l'aumento dei prezzi delle case che, pur non dovendo diventare un target,
deve essere visto come "uno dei tanti elementi" da vagliare, insieme
all'inflazione e alla produzione, "nel calcolare i rischi per le
prospettive economiche". La politica monetaria, comunque, "non può
essere lasciata sola a rispondere ai movimenti dei prezzi
delle case. I regolatori in quest'ottica hanno un ruolo critico".
( da "Tirreno, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Pistoia I prezzi delle case vanno alle stelle Più colpiti dai rincari
i centri di Agliana e Montale e la collina AGLIANA/MONTALE. I Comuni della
Piana pistoiese rappresentano una delle poche eccezioni alla tendenza al
ribasso delle quotazioni immobiliari. I valori degli
immobili hanno continuato a salire per gran parte del 2007 e le quotazioni
dell'Agenzia del Territorio segnalano un netto incremento dei prezzi nella zona centrale di Agliana (San Piero e San Niccolò), nella
zona centrale di Montale e nella zona collinare di Fognano.
Sostanzialmente invariati, o comunque con aumenti non paragonabili ai 200 euro
al metro quadrato di una casa in centro, i prezzi
delle altre aree. Abitazioni civili. Deciso il rialzo a San Piero e San Niccolò
dove il valore di mercato varia dai 2000 ai 2500 euro al metro quadrato
(rispetto al secondo semestre
( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del
04-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
ECONOMIA 04-04-2008
SCENARI PROBABILE UNA DRASTICA RIDUZIONE PER LE STIME AMERICANE: DA +1,5% A
+0,5% Fmi: rallenta la crescita mondiale NEW YORK Dai mercati finanziari i
rischi maggiori. Chiesta una politica monetaria aggressiva II La crescita
economica mondiale rallenterà: le prospettive si sono indebolite negli ultimi
mesi e ci sono rischi al ribasso, che vengono soprattutto dai mercati
finanziari. La crisi dei mutui subprime, alla base delle turbolenze, va
fronteggiata da regolatori e banche centrali, che nell'assumere le proprie
decisioni devono tenere in maggiore considerazione l'andamento dei prezzi delle case. Pur senza parlare di recessione, parola
accuratamente evitata nel corso della conferenza stampa, il capo economista del
Fondo Monetario Internazionale, Simon Johnson, mette in evidenza le difficoltà
della congiuntura economica da ambo i lati dell'Atlantico e nelle economie in
via di sviluppo dove, pur rimanendo sostenuta, la crescita economica dà segni
di indebolimento. "Le prospettive economiche si sono indebolite. Il
rallentamento è un problema serio non limitato agli Stati Uniti né tanto meno
al solo mercato immobiliare ", ha spiegato
Johnson, nel corso della presentazione dei capitoli analitici del World
Economic Outlook (Weo). "In Europa ci aspettiamo una crescita più bassa
alla luce del rallentamento americano ha aggiunto nel corso della conferenza
stampa di presentazione dei capitoli analisti del Weo -. L'Europa Occidentale è
più vulnerabile agli effetti della profonda crisi del mercato del credito negli
Usa. Inoltre una possibile correzione in alcuni mercati nazionali potrebbe
pesare sulla fiducia dei consumatori e sui consumi". Per quanto riguarda
l'econo - mia americana, per la quale il Fmi dovrebbe rivedere drasticamente le
stime 2008 (dall'1,5% al +0,5% secondo le indiscrezioni pubblicate) l'economia
a stelle e a strisce è giunta ad un "punto di stallo": "Ci
aspettiamo una debolezza ulteriore nei prossimi mesi dovuta a
un'intensificazione dei problemi sia nel mercato immobiliare
che del credito". Il principale rischio al ribasso per l'economia globale
sono i mercati finanziari, segnala Johnson incitando le
banche centrali a tenere in maggiore considerazione l'andamento dei prezzi delle case, visto che proprio il mercato immobiliare, con i
subprime, è alla base delle recenti turbolenze. La politica monetaria deve
prestare maggiore attenzione all'andamento dei prezzi delle case
e deve rispondere in modo "aggressivo agli shock finanziari".
( da "Avvenire" del 04-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
E' FAMIGLIA
04-04-2008 Società Fabio Pucci (Unione piccoli proprietari immobiliari):
"Possiamo parlare di nuovi poveri Si tratta quasi sempre di persone
anziane che vivono in immobili anche di pregio, ma in condizioni fatiscenti,
ereditati da generazioni o che pagavano l'equo-canone agli enti pubblici
proprietari e che al momento della cartolarizzazione si sono trovate in grosse
difficoltà economiche" Mario Corsini (Abitare e Anziani): "Non può
essere questa la soluzione. L'anziano perde la proprietà, la remunerazione può
essere modesta. Meglio il prestito ipotecario vitalizio" Nuda proprietà,
gli anziani combattono l'impoverimento " P ronto, parlo con l'agenzia immobiliare? Chiamo per quel grazioso trilocale in centro
storico con giardino e doppi servizi. Scusi, ma ottimo investimento che vuol
dire?". "Si tratta di una nuda proprietà. Ma non si preoccupi,
l'usufruttuaria ha già 88 anni". Così un altro annuncio immobiliare
dal prezzo conveniente si chiude con un finale agghiacciante: "Splendido
appartamento, salone, camera, cameretta, cucina abitabile, bagno, balcone,
terrazzo abitabile. Nuda proprietà, gli usufruttuari hanno 97 e 95 anni".
Quasi un invito un po' cinico a comprare due nonni con tutto l'appartamento. S
e a livello nazionale il fenomeno della nuda proprietà non è fortunatamente
diffusissimo, il cinque per cento, secondo i dati 2006 dell'Osservatorio del
mercato immobiliare, è però in aumento, arrivando a
sfiorare il sei per cento al Centro e nelle grandi città, dove riguarda
soprattutto persone con più di 65 anni, che il più delle volte faticano ad
arrivare a fine mese. Con questo sistema, chi vende continua a godere dell'uso
dell'abitazione, chi compra ha il vantaggio di ottenere un forte sconto sul
prezzo di acquisto, a seconda dell'età dell'usufruttuario, entrandone in possesso
al suo decesso. E il pagamento può consistere, anziché nel versamento in
contanti, nel riconoscere al venditore una rendita vitalizia. Se chi vende
cerca in questo modo l'assicurazione di poter vivere tranquillamente gli ultimi
anni, chi compra è indotto da scopi speculativi, perché magari ha figli piccoli
e sa di poter rientrare in possesso dell'immobile quando saranno in età da
poterne avere bisogno. I l fenomeno, che nel 2000 era arrivato a punte del 6,8
per cento, ha avuto un forte calo negli anni successivi al
( da "Borsa e Finanza" del 05-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
ATTUALITÀ "La
frana degli immobili non è finita" Duncan (Mortgage Bankers Association):
"Nel 2008 prezzi giù di un altro 5%, c'è troppa
offerta da smaltire". E i costi dei nuovi mutui, colpa degli spread, sono
saliti. Fra i subprime (7% del totale) il 42% dei pignoramenti di Vincenzo
Sciarretta - 05-04-2008 Prima domanda: è finita la tribolazione del settore immobiliare americano? Risposta secca: "Chiaramente non
ancora". All'altro capo del telefono ritroviamo Douglas Duncan,
vicepresidente e capo economista della Mortgage Bankers Association, ovvero
l'associazione statunitense che rappresenta la finanza legata all'industria
dell'edilizia. Andiamo subito alla sintesi: secondo il nostro oste, il vino non
è ancora buono. Anzi. La tendenza ribassista dei prezzi
delle abitazioni dovrebbe invertire soltanto nei mesi a cavallo fra il 2008 e
il 2009. I prezzi minacciano di cedere un ulteriore
4-5%, e i pignoramenti dovrebbero raggiungere l'apice a ridosso del nuovo anno.
Fino ad allora sarà ancora dura, con tutte le conseguenze che tale scenario
produce sull'insieme dell'economia a stelle e strisce. Mr. Duncan, molti si
domandano come mai la Fed non riesca a ravvivare il comparto delle costruzioni,
nonostante abbia attivato una cura da cavallo? Vi sono diverse ragioni. La
prima è che mentre la Federal Reserve apre i rubinetti del credito, le banche
girano la manopola in senso contrario. Se ci riferiamo ai clienti più solidi,
notiamo che parecchi istituti hanno stretto le condizioni del credito al di là
di quanto fosse avvenuto in ogni altro momento della storia recente. Intravede
qualche miglioramento da questo punto di vista? Purtroppo no. Fino a che il
mercato delle case non avrà toccato il fondo, dubito
che le banche vorranno prendersi dei rischi. Però il costo del denaro è basso.
Chi vuole sottoscrivere mutui è pregato di accomodarsi. Si sbaglia, infatti gli
spread hanno accusato un notevole allargamento in confronto ai Buoni del
Tesoro, che sono la pietra di paragone quando ci si indebita a rata fissa.
Tenga conto che al principio di marzo, alcuni spread erano schizzati al massimo
degli ultimi 22 anni. Quindi fare un mutuo non è esattamente conveniente.
Proseguiamo l'analisi. Cos'altro c'è che non va? C'è un eccesso di offerta che
va riassorbito. I costruttori stanno limitando in modo drastico il numero dei
cantieri e degli appalti appena avviati. Ma, sfortunatamente, la domanda si
assottiglia a una velocità egualmente vertiginosa. Se misuriamo la dimensione
delle case invendute attraverso il numero dei mesi
necessari alla loro alienazione, siamo tornati ai massimi dal lontano 1981. E
intanto l'economia è in stallo... Esatto. Come ha riconosciuto lo stesso
Bernanke, non si può escludere la possibilità di una recessione, cosa che
eserciterebbe un'influenza negativa sul numero degli occupati. E minori
occupati si tradurrebbero in una minore domanda di abitazioni? Storicamente, la
richiesta di case dipende soprattutto dai redditi e
dal costo del denaro. Quindi, se la frenata dell'economia dovesse causare
un'ondata di licenziamenti, l'impatto sul mercato residenziale sarà negativo.
Inoltre, il cattivo andamento della congiuntura tende a inasprire il numero dei
pignoramenti e delle vendite all'incanto, dilatando con ciò la dimensione
dell'offerta. Però qui voglio lanciare un segnale positivo. Quale? Circa il 95%
dei lavoratori ha un impiego. Con una recessione mite, magari la disoccupazione
salirà solanto dell'1%: questo non sarebbe un dramma. Perché? Perché il prezzo delle case sta
diventando sempre più allettante. Unito al fatto che i redditi medi continuano
a crescere, questo dovrebbe sostenere un po' il lato della domanda. Sperando
però che la recessione sia mite. Secondo lei? Ripeto, una delle variabili
chiave da tenere sotto stretta osservazione è il numero degli occupati.
Un cedimento improvviso e profondo del mercato del lavoro avrebbe ripercussioni
gravi sull'attività edile e sui valori immobiliari, con il rischio di innescare
un circolo vizioso. Secondo un report della sua associazione, i pignoramenti
hanno toccato il massimo di tutti i tempi nell'ultimo trimestre del 2007. Si
vede una schiarita all'orizzonte? Noi ci aspettiamo che la curva svolti verso
il basso sul finire del 2008, e registri un moderato miglioramento l'anno
successivo. Il dolore è particolarmente acuto nel segmento subprime e fra i
debitori a saggio variabile. Pensi che i subprime a tasso variabile
costituiscono soltanto il 7% dei prestiti in circolazione, ma rendono conto per
il 42% dei pignoramenti. I finanziamenti a tasso variabile di fascia medio-alta
rappresentano invece il 15% del totale e il 20% dei pignoramenti. E per il
prezzo delle case? In media, si preannuncia una
ulteriore discesa del 4-5% nel corso del 2008, e una stagnazione nel 2009 (dal
( da "Borsa e Finanza" del 05-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
ATTUALITÀ
La ricca Dubai, city d'Oriente, tra successi e bolla
immobiliare Nell'emirato il numero di stranieri raggiunge 1,34
milioni: nove per ogni abitante locale Operai e uomini d'affari fanno a gara
per andarci di Redazione - 05-04-2008 Il tycoon pachistano Arif Naqvi guarda
dall'alto la città che lo ha fatto ricco. "Non avrei potuto guadagnare un decimo se non
fossi stato a Dubai", commenta. Trasferitosi nell'emirato nel 1994, guida
ora l'Abraaj Capital, un private equity che possiede un patrimonio da 5
miliardi di dollari. Poco lontano dalle Emirates Tower, da dove Navqi sta
guardando la città, Omkar Singh, un operaio pachistano di 24 anni, cerca un
riparo all'ombra. Si è indebitato per 1.500 dollari pur di trasferirsi lì, dove
oggi lavora almeno 10 ore al giorno. Navqi e Singh rappresentano due facce
della stessa medaglia: la gestione dello sceicco Mohammed. Questi ha aperto le
porte a capitalisti e operai di tutto il mondo per trasformare il suo piccolo
territorio nel riferimento finanziario e turistico del Medio Oriente. Così un
luogo conosciuto per i pozzi petroliferi e per il terrorismo è divenuto un
paradiso del fisco e del libero mercato, punto di approdo di migliaia di
immigrati che stanno alimentando, in dubbie condizioni di rispetto dei diritti
umani, quella che a molti sembra un bolla immobiliare.
A quest'ultimo proposito, basti pensare che ormai l'emirato ospita 1,34 milioni
di stranieri: nove ogni locale. E inoltre molte grandi corporate Usa hanno un
ufficio a Dubai. "Siamo nella Singapore del Medio Oriente", commenta
Mark Mobiuos della Templeton Asset Managament. Tuttavia, la strada per
raggiungere il peso di piazze come New York e Londra è tutta in salita, visto
che a Dubai sono quotati solo 12 titoli. "Dubai deve ancora dimostrare di
essere un serio mercato di capitali", spiega Ian Hay Davison, il primo
presidente della Dubai Financial Service Authority (Dfsa), poi licenziato
perché critico di fronte a proposte che riteneva non conformi ai principi
internazionali. Un caso che dimostra la scarsa sensibilità dell'emirato nei
confronti del diritto del lavoro. "Dubai nega i diritti più elementari ai
lavoratori che stanno costruendo la città", commenta in proposito Joe
Stork del Human Right Watch: "Per immigrare, molti sono costretti a pagare
prestiti che assomigliano più che altro a un vincolo di servitù". E gli
stessi turisti che dimostrano più attitudine al guardarsi intorno, piuttosto
che al fare soldi, rischiano di avere problemi con la polizia, come accaduto a
Syed Ali, un sociologo di Brooklyn. A livello economico, Dubai rimane
un'eccezione tra gli Stati della penisola araba. L'industria petrolifera pesa
solo per il 5% del Pil, mentre i servizi per il 73,6%, contro, ad esempio, il
56% di Abu Dhabi. "Dubai è una storia araba di successo", commenta
Yasser el-Mallawany, presidente della Efg-Hermes Holding, la maggiore casa
d'affari egiziana. "Il legislatore ha una grande visione: ha creato un
modello per spingere la comunità finanziaria a fare di Dubai una delle sue
basi". Tuttavia, per le sue stesse peculiarità, l'economia di Dubai è più
vulnerabile delle sue vicine: un attacco terroristico potrebbe minare alle
fondamenta la fiducia; l'inflazione è in crescita e questo riduce l'appeal agli
occhi degli operai stranieri, che vedono ridursi il valore delle rimesse che
inviano nel Paese di origine; infine, rimane da sondare la solidità dello
sviluppo del real estate. "Dubai ha aumentato il valore del deserto",
commenta Adel al-Shirawi, ceo dell'erogatore di mutui Tamweel Pjsc: "E con
i grattacieli, stiamo vendendo l'aria". Un'esagerazione? Non proprio, visto
che l'ambizione edile del piccolo emirato ha infranto anche i confini del mare:
l'hotel di lusso Burj al-Arab sorgerà a
( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Al voto La
recessione americana infuria e rischia di travolgere le economie europee. L'Fmi
taglia all'1,3% le previsioni di crescita per la zona euro e allo 0,3% quelle
del Belpaese. Negli Stati uniti schizza in alto il tasso di disoccupazione
L'Italia rischia la crescita zero Allarme del Fondo monetario, che corregge al
ribasso le stime di crescita dell'Europa e dimezza quelle italiane. Critici il
governatore di Bankitalia Draghi e la Ue: "Eccessivo pessimismo" Sara
Farolfi Un fantasma si aggira per l'Europa: la crisi americana, che mette a
dura prova le economie dei paesi dell'euro. Il Fondo monetario internazionale
(Fmi) ieri ha tagliato le stime di crescita per il 2008, dall'1,8% all'1,3% per
l'eurozona e dall'1,3 allo 0,3% per l'Italia (contro lo 0,6% previsto dal
governo). Non si tratta dei dati definitivi - il World economic outlook, verrà
presentato la settimana prossima a Washington - ma delle indiscrezioni che, mai
casuali e sempre puntuali, arrivano alla vigilia dell'appuntamento. Tra
documenti riservati e rapporti ufficiali, i numeri si rincorrono però in
continue smentite e revisioni. Non è una novità, e in questo caso è sufficiente
osservare il recente sequel italiano, nel quale le previsioni di crescita per
il 2008 del prodotto interno lordo (il fatturato cioè del paese) sono passate
dall'1,7% di aprile 2007, all'1,3% di appena sei mesi più tardi. Il 21 marzo
scorso la crescita prevista era pari allo 0,6%, ieri è stata rettificata allo
0,3%. I super economisti (super blasonati) del Fondo non sembrano poi così
ferrati. "La crisi mondiale è più seria di quanto ci si aspettasse",
dice Prodi. Mentre di "eccessivo pessimismo" parla il governatore
della Banca d'Italia, Mario Draghi. Critico anche il presidente
dell'Eurogruppo, Jean Claude Juncker: "I numeri dell'Fmi riflettono
un'osservazione della realtà europea non esatta. Il rallentamento congiunturale
preoccupa in termini di crescita, ma i fondamentali sono solidi e la capacità
di resistenza dell'economia è indubbia". "Anche per l'Italia non sono
d'accordo con le stime del Fondo monetario", aggiunge l'ex premier
lussemburghese. Sulle prospettive di crescita dell'eurozona l'Ue è meno
pessimista (le previsioni di febbraio della Commissione europea parlano di una
crescita dell'1,8% che forse, a fine aprile, sarà rivista all'1,5%) e si muove
in sintonia con gli orientamenti della Banca centrale europea che a differenza
di quanto ha fatto la Federal reserve americana, ha puntato tutto sul controllo
dell'inflazione, mantenendo fermi i tassi di interesse e invocando
costantemente politiche di moderazione salariale. E' l'inflazione il maggior
rischio per la crescita europea: questa è la convinzione delle istituzioni
europee. Il costante rialzo da dicembre, fino al 3,5% di marzo, renderà
difficile confermare la stima del 3,1% nel primo trimestre e del 2,6% per
l'intero 2008. Il ministro europeo agli Affari economici, Joaquin Almunia, che
condivide il giudizio di Draghi sull'eccessivo pessimismo del Fondo monetario,
ha spiegato che "i rischi al rialzo sono aumentati". In Italia, a
marzo, il costo della vita è cresciuto del 3,3%, appena al di sotto della media
europea, ma controbilanciato da una più modesta crescita del Pil e soprattutto
da salari che sono il fanalino di coda dell'Ue. Preoccupa il prezzo in costante
ascesa del petrolio e dei beni alimentari, spiega Mario Draghi, aggiungendo che
"questo crea problemi circa il reddito disponibile, e anche problemi di
distribuzione del reddito". Secondo l'economista Nouriel Roubini non ci
sarà "recessione" nei paesi euro nel loro insieme, ma "un
significativo rallentamento". Lo scoppio della bolla immobiliare, secondo Roubini, potrebbe portare in recessione Gran Bretagna e
Spagna, dove il settore immobiliare pesa molto. Certo è che i paesi europei risentiranno del caro
petrolio, della contrazione dell'export causata dal rallentamento globale,
oltre che della perdita di competitività legata anche al super euro:
"Il guaio - conclude - è che la Bce guarda nello specchietto retrovisore,
cioè più all'inflazione che alla crescita".
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-04-05 - pag: 2 autore: INTERVISTA Stephen
Roach Morgan Stanley Asia "Finisce con questa crisi la società del debito
facile" Mario Margiocco CERNOBBIO. Dal nostro inviato Gli americani hanno
fatto, a partire dal 2000, qualcosa che non avevano mai fatto prima. Hanno
creato un'economia basata sul consumatore, portando la componente consumi fino
al 72% del Prodotto interno lordo (si veda il grafico). Mai visto qualcosa di
simi-le, né in America, né altrove, dice Stephen Roach, presidente di Morgan
Stanley Asia. A lungo capo economista della banca d'affari di New York, 62
anni, Roach è noto d'abitudine come il meno accomodante fra i guru economici
delle grandi case finanziarie di Wall Street. E fra i
più impietosi. Roach va oltre. A fronte di redditi reali da lavoro mediamente
in calo, gli americani hanno finanziato questa spesa con la bolla
immobilare, gonfiata da un credito troppo facile, consentito da un costo del
denaro troppo basso. è un mondo finito il 9 agosto scorso, quando la stretta
creditizia è esplosa sui mercati. "Ora, se si vuole una bussola per capire
il prossimo decennio - dice Roche - propongo una formula: la fine del grande
indebitamento americano". Ieri e oggi a Cernobbio per il Workshop
Ambrosetti dedicato a " Lo scenario dei mercati finanziari", Roach
attacca anche la Fed, che non si capisce come - sostiene - possa diventare il
garante di nuove regole dopo essere stata uno dei maggiori responsabili degli
eccessi dei mercati. Bene la Bce, che però sbaglia a non ridurre il costo del
denaro. Roach ritiene possibile ancora un anno di debolezza per il dollaro,
seguito poi da una ripresa. E in questa intervista al Sole-24 Ore tratteggia
quale economia, e quali Stati Uniti, aspettarsi in futuro, dopo la stagione del
credito facile e dell'indebitamento come sistema. Come questa crisi cambierà
gli Stati Uniti,e anche l'Europa, al di là delle già notevoliconseguenze su
banche e finanziarie? In molti si sono posti domande sulla affidabilità del
sistema, sul fatto se si possa correre rischi come si è fatto, senza controlli
adeguati. Non si tratta solo dell'ingegneria finanziaria dei derivati. Ma anche
della diffusione di questi prodotti via internet, un potenziale enorme che
lascia a volte sgomenti. La stessa globalizzazione, che ha coinvolto anche i
col-letti bianchi, crea insicurezza. E adesso il crollo dei
prezzi immobiliari, che è americano ma anche un po' europeo, ha una
dimensione centrale. Perché è soprattutto grazie alla bolla immobiliare
che si sono finanziati i consumi. è stata la punta di un iceberg di un sistema
a eccesso di indebitamento: famiglie, sistema finanziario, imprese e Paese.
Tutti con troppi debiti. La svolta è incominciata. Si torna alla realtà. è la
fine del grande debito americano? Il deficit delle partite correnti, che sta
rientrando da due anni aiutato dal dollaro basso,dice che il Paese ha a lungo
consumato più di quanto ha prodotto. E ben al di là dei redditi da lavoro. Il
72% del Pil in consumi è un record storico. è stato possibile finanziarlo
grazie al credito facile, e con capitali ricavati dalla bolla
immobiliare. Ora i consumi scendono, in un mondo di deleverage, di
rientro dai debiti. E abbiamo una recessione, che sarà seguita da una ripresa
modesta. La gente sta facendo una svolta gigantesca, spendendo meno a debito
risparmiando di più. E spendendo contando di più sui redditi. Per il sistema
Paese è una svolta cruciale dopo, se vogliamo, 20 anni di debito crescente.
Perché alla fine diminuirà il ricorso all'indebitamento estero, agli oltre due
miliardi di dollari al giorno che da anni gli Stati Uniti devono reperire sui
mercati. Prima o poi doveva succedere. Ma i redditi da lavoro sosterranno il
sistema? C'è stato uno spostamento dal