HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
www.mauronovelli.it
|
DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE” |
|
TARTICOLI DEL 7-13 giugno 2008 #TOP
·
Articoli
Mercato immobiliare (42)
Corre la disoccupazione Usa
( da "Sole
24 Ore, Il" del 07-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: della Federal Deposit Insurance Corporation ha rivelato ieri che la crisi del comparto immobiliare ad esempio si sta trasferendo dai consumatori al settore bancario. Dopo la crisi dei debitori, che non facevano fronte ai loro pagamenti sui mutui, sono le banche che oggi stanno liquidando la loro carta a prezzi irrisori per cercare di liberarsene o addirittura ritardano pagamenti
PERSONE
& FATTI pag. 10 Senza titolo Condizioni di vendita ImmobiliareEsecuzioni
con incanto: a) I c... ( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)"
del 08-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: ricorrendone i presupposti,avvalersi delle disposizioni di cui agli art.17 5o comma e 40 6o comma L. 47/85;Nota Bene Esecuzioni (*)= Immobile con la pos- sibilita per gli aggiudicatari che non intendanoavvalersi della facolta di subentrare nel contratto di finanziamento prevista dal comma 5, dell'art.
Guru
divisi sulla crisi subprime <Il peggio è alle spalle. Anzi no>
( da "Resto
del Carlino, Il (Ravenna)" del
08-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: ovvero mutui concessi dalle banche quando i tassi di interesse erano molto bassi e concessi fino al cento per cento del valore dell'immobile anche a chi non aveva un reddito sicuro. E allorché, tra il 2003 e il 2006, i tassi raddoppiano con lo scoppio della bolla immobiliare, si innescano una serie di insolvenze che poi si ripercuotono via via su chi ha acquistato i titoli subprime.
Quell'agente
immobiliare troppo professionale ( da "Giornale di Brescia"
del 09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: di conseguenza l'acquisto della casa è avvenuto "sulla carta", infatti abbiamo potuto solamente visionare il luogo di ubicazione e nient'altro. Purtroppo ci viene richiesta una provvigione di intermediazione immobiliare pari al 3% del prezzo della casa... percentuale molto alta se consideriamo che praticamente si è venduta da sola,
Una
casa per tutti: ecco la vera emergenza
( da "Eco
di Bergamo, L'" del 09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: essere soltanto il marketing a definir e il costo delle case, ma le necessità materiali e i reali costi delle costruzioni, che possono essere contenuti, sfruttando ogni possibile agevolazione da quelle fiscali ai regolamenti edilizi. Oggi il prezzo delle case è definito dalle leggi del marketing, dalla potenzialità di spesa dei possibili clienti, rappresentati da quella classe medio-
Bolla
su bolla dai mutui alle materie prime
( da "Sole
24 Ore, Il" del 09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: che possano riservare ai mercati le stesse pessime sorprese della bolla di internet e di quella dei mutui subprime in America. E ripetere l'iter classico descritto da Charles P. Kindleberger: dall'euforia al panico e al crollo. Come sta succendendo al mercato immobiliare, con i prezzi che negli Usa sono scesi in meno di due anni del 15% (media nazionale), in Gran Bretagna del 4% (
Gente
ingrata di Dublino ( da "Panorama"
del 09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: e il vento della crisi che soffia anche in Irlanda, non può lasciare indifferente un popolo che ha conosciuto un cambiamento così rapido. E quindi il nuovo andamento dell'economia di mercato alimenta la paura collettiva. Quanto alla bolla immobiliare, non ci vuole una laurea al Trinity College per capire che l'edilizia,
Il
panico del credito è finito, ma l'economia soffrirà ancora
( da "Borsa
e Finanza" del 09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
E in tal
caso, le svalutazioni legate ai mutui residenziali spazieranno da
E
Dio salvi le banche della Regina L'ANALISI
( da "Affari
e Finanza (La Repubblica)" del
09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Colpa di una bolla immobiliare gonfiata a dismisura dai mutui facili (le banche britanniche hanno prestato soldi fino al 110% del valore delle case finanziate) e di una risposta di sistema non prontissima come quella arrivata dalla Fed e dai colossi Usa. Il risultato è un bollettino di guerra che suona già oggi come una mezza Caporetto:
Le
Olimpiadi spingono infrastrutture e turismo
( da "Affari
e Finanza (La Repubblica)" del
09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: mentre negli ultimi 6 anni il tasso medio di crescita dei prezzi è stato del 50 per cento. Nelle città pertanto il mercato sembra maturo e si teme anzi lo sgonfiamento della bolla che potrebbe seguire nel postOlimpiadi. Se ci aggiungiamo la politica monetaria restrittiva del governo per contenere l'inflazione, le politiche pubbliche di regolamentazione del settore,
Quei
'dubbi' investimenti della Federal Reserve Usa
( da "Affari
e Finanza (La Repubblica)" del
09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: ex Presidente della banca centrale americana, Greenspan, ha teorizzato che le banche centrali non dovevano cercare di fronteggiare le bolle speculative che fatalmente si sarebbero determinate in conseguenza di questa abbondante liquidità. E così, specialmente nel periodo 2003/2007, le bolle si sono manifestate in moltissimi campi,
Frenano
i prezzi delle case ( da "Miaeconomia"
del 09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Agenzia del Territorio delinea un quadro chiaro: la crisi dei mutui subprime, il caro-mutui registrato negli ultimi mesi e i prezzi delle case sempre alle stelle - anche se in lieve contrazione - stanno mettendo a dura prova il mercato immobiliare. Anche se nel caso italiano non si può parlare di uno scoppio della bolla immobiliare, ma solo di un ridimensionamento.
Agenti
immobiliari a basso reddito ( da "Nuova Venezia, La"
del 10-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: zero Meno di 30 mila euro per il presidente e la segretaria Fiaip I prezzi delle case continuano a restare su livelli altissimi, al di là dei ricorrenti annunci di scoppio della bolla immobiliare. Scorrendo l'elenco dei redditi degli agenti immobiliari residenti nel Comune di Venezia, però, sembra che questa ricchezza si perda tra mille rivoli e non finisca certo nelle loro tasche.
Casa,
frena il mercato <Un rilancio dall'Expo>
( da "Corriere
della Sera" del 10-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Gli immobili da 500-600 mila euro, invece, chi doveva comprarli l'ha già fatto con il mutuo. E se li tiene". I ricchi? "Le case di lusso nel quadrilatero della moda sono una ventina, da 20 mila al metro quadrato. Non di più. Il valore resta alto perché la domanda supera sempre l'offerta".
MILANO:
RALLENTA IL MERCATO DELLA CASA +0,3% IN SEI MESI: A MILANO 4.517 EURO AL MQ E
IN PROVINCIA 1.759 BENE CENTRO E CIRCONVALLAZIONE: +0,7% E +0,3% . BICOCCA:
+2,2% E SI SCAPPA ( da "marketpress.info"
del 10-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: che nei prezzi massimi registrano un ulteriore incremento semestrale dello 0,2%". Tutti i dati della ricerca Mercato immobiliare in crescita: le case. Continua la crescita, anche se rallentata, dei prezzi delle case: 4. 517 euro il prezzo medio, +0,3% rispetto ai 4. 504 euro del semestre precedente e +1,2% in un anno (ed in dieci anni la crescita è stata del +103,5%).
Bce,
sui tassi è duello Spagna-Germania
( da "Corriere
della Sera" del 10-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: mettono già in conto tre rialzi dei tassi della Bank of England. L'economia britannica è in piena frenata per l'esplosione della bolla immobiliare, eppure per gli operatori l'aumento dei tassi annunciato dalla Banca centrale europea potrebbe spingere anche l'istituto di Londra a seguirne le orme a più riprese.
Il
Peggio in Borsa non È alle Spalle
( da "Borsa
e Finanza" del 10-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: il collasso della bolla immobiliare; 2) il diffondersi dei suoi effetti sui bilanci degli istituti di credito; 3) la contrazione della spesa per consumi in America; 4) il contagio mondiale attraverso l'export. Bisogna solo domandarsi a che punto siamo. A mio modo di vedere, siamo al punto 3: il consumatore americano è costretto a tirare la cinghia,
PETROLIO:
LA SUPER-MEGA SPECULAZIONE ( da "Wall Street Italia"
del 10-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: dopo la bolla delle borse, scoppiata all'inizio del decennio, e quella del mercato immobiliare americano, esplosa l'anno scorso, ora abbiamo la "mania" del petrolio. Anche questa bolla è certamente destinata prima o poi a scoppiare, ma nel frattempo rischia di aggravare pesantemente le condizioni di un'economia mondiale che già stenta a fare i conti con la crisi dei mutui subprime.
Il
fondo Calpers vende parte degli immobili
( da "Milano
Finanza (MF)" del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Indietro Il fondo Calpers vende parte degli immobili Mercati Globali Di Gianluca Henny Calpers, il più grande fondo pensione americano, potrebbe liquidare una parte del suo patrimonio immobiliare ad uso residenziale valutato 2 miliardi di dollari. Il motivo è la caduta dei prezzi delle abitazioni, che ha provocato una perdita del 31% sugli investimenti del Fondo pensione nell'
Casa,
il mercato comincia a frenare ( da "Giorno, Il (Brianza)"
del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: anche se nel capoluogo il mercato degli immobili di lusso non conosce crisi (in generale a Monza città le compravendite sono cresciute del 5,1%, passando dalle 1.723 del 2006 alle 1.810 dello scorso anno). E la fotografia fatta dall'ultima rilevazione dei prezzi delle case sulla piazza di Milano e provincia, della Camera di Commercio.
L'età
dell'abbondanza ci ha reso più poveri - joseph stiglitz
( da "Repubblica,
La" del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: apice della bolla immobiliare, agli scienziati cui si devono i progressi che permettono una crescita basata sulla tecnologia e alle società di venture capital che finanziano queste ricerche sono andati i raccolti più magri. Questo tipo di investimento reale è stato oscurato dai giochi che hanno coinvolto la maggior parte dei soggetti che partecipano ai mercati finanziari.
La
Tav sostiene i prezzi delle case ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2008-06-11 - pag: 22 autore: Immobiliare. Effetto maxi-opere La Tav sostiene i prezzi delle case Evelina Marchesini MILANO La corsa dei valori immobiliari in Italia non è finita. A ridare verve alle quotazioni, che oggi languono, saranno i Corridoi europei e,ancor di più,l'Alta velocità.
Petrolio
e materie prime? C'è una grande bolla
( da "Gazzetta
di Parma (abbonati)" del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Ciò significherebbe ripristinare delle leggi dei mercati a termine. Non pare tuttavia che vi sia chi abbia l'ar - dire di guastare il balocco partorito da Wall Street. Alla bolla delle borse, esplosa all'inizio del 2000, è seguita, lo scorso anno, quella del mercato immobiliare americano, adesso infuria la "petroliomania", congiuntamente a quella dei "fu -
D'Alema:
''Serve un patto tra Stato e Fondazioni''
( da "Redattore
sociale" del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: immobili negli Stati Uniti dopo lo scippio della bolla immobiliare o a tutti coloro che hanno comprato terreni in America Latina e che ora stanno diventanto ricchissimi con le produzioni agricole. Nello stesso tempo però, ha aggiunto l'ex ministro, siamo il paese che ha i più bassi salari d'Europa e dove l'area della povertà ha aggredito anche fasce di lavoratori che prima sembravano
Realismo
immobiliare! Avvicinandoci all'occhio del ciclone, mutui Arms pag.11
( da "Trend-online"
del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Che cosa arresterà il livello dei prezzi, molto semplice la stessa cosa che ha creato la bolla immobiliare ovvero l'accessibilità dei prezzi. Il boom ha reso gli alloggi inaccessibili per molte famiglie americane, soprattutto per i cosiddetti compratori principianti, nel 1990 e all'inizio segue pagina >>.
CRISI
ECONOMICA: NASCE DALLA BOLLA IMMOBILIARE
( da "Wall
Street Italia" del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: esplosione della bolla immobiliare che ha portato i prezzi delle case fino al 40% oltre il loro valore reale. Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Soltanto questa settimana, e' a META' PREZZO! Approfitta di questa offerta speciale, clicca sul link INSIDER Dal 2010 il settore potrà ripartire grazie alle seconde case o alla richiesta di alloggi migliori,
BORSA:
PHELPS (NOBEL ECONOMIA),CRISI NASCE DA BOLLA EDILIZIA
( da "Wall
Street Italia" del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: esplosione della bolla immobiliare che ha portato i prezzi delle case fino al 40% oltre il loro valore reale. Dal 2010 il settore potrà ripartire grazie alle seconde case o alla richiesta di alloggi migliori, ma intanto le banche si sono trovate con un enorme aumento del loro patrimonio immobiliare rispetto agli scarsi capitali a disposizione,
MUTUI:CON
FLESSIONE PREZZI CASE USA 4.000 MLD CAPITALI PERSI
( da "Wall
Street Italia" del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Di ANSA - -->(ANSA) - NEW YORK, 11 GIU - La flessione dei prezzi delle case negli Usa si tradurrà in capitali persi per quattro miliardi di dollari: "Quando la crisi finirà, il valore degli immobili negli Usa sarà sceso di un terzo e 1.000 miliardi di perdite di Wall Street potrebbero tradursi in 4.
Draghi,
siamo sul filo del rasoio ( da "Milano Finanza (MF)"
del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: la velocità dell'innovazione finanziaria, la leva eccessiva, la ricerca di rendimenti e la bolla immobiliare". Draghi ha puntato il dito proprio contro le banche centrali: "Il livello eccezionalmente basso dei tassi ha contribuito alla crescita eccessiva della liquidità, al mispricing degli strumenti finanziari, ad allocare il rischio in maniera non efficiente"
I
tassi volano Ma qui meno che altrove
( da "Giornale
di Vicenza, Il" del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: di scoppio della bolla immobiliare, di voragini create dalla fumosità dei collateral, in Veneto ha scaricato solo qualche fulmine. Certo, il rapporto sull'economia del Veneto nel 2007, curato dalla sede di Venezia della Banca d'Italia, non poteva non registrare un rallentamento della macchina produttiva regionale,
Per
il settore bancario in vista un '08 a digiuno di dividendi
( da "Finanza
e Mercati" del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: dalla crisi subprime e la bolla immobiliare resta meno importante che in altri paesi. Nonostante questo, i dividendi per i prossimi anni resteranno inalterati o addirittura diminueranno". In soldoni: "Siamo lontani dall'essere usciti dalla crisi". In cima alla lista nera dei "tagliatori di cedole" c'è Intesa Sanpaolo (-31%), che sconta un importante aumento degli accantonamenti,
NELLA
RIVIERA delle Palme un'abitazione fro
( da "Resto
del Carlino, Il (Ascoli)" del
12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: mette a confronto le più prestigiose località turistiche della penisola analizzando anche il mercato immobiliare delle abitazioni per le vacanze. Per risparmiare un po coloro che intendono investire negli immobili della Riviera delle Palme possono acquistare case nelle zone interne. La scelta non permetterà di vedere il mare, ma nel contempo il portafoglio viene spremuto un po'
Non
abbassare la guardia, la crisi può peggiorare Draghi avverte: non è finita.
Nuova caduta delle Borse: l'Europa brucia 123 miliardi
( da "Unita,
L'" del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: della crisi precedente a quella legata alle materie prime, parla dei mutui subprime e dello scoppio della bolla immobiliare che ancora non ha finito di disturbare mercati ed economie. "Siamo sul filo del rasoio - continua infatti il governatore, che ha invitato a trarre una lezione dalla crisi - le banche centrali dovranno dare più attenzione ai fattori che minacciano gli equilibri
Benussi:
parametri troppo alti ( da "Corriere Alto Adige"
del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Piuttosto il problema è un altro e riguarda il valore dell'immobile". Cioè? "In Alto Adige, e in particolare a Bolzano, il valore delle case è inferiore al prezzo che si paga per acquistarle. Questo per alcuni motivi precisi: il terreno costa caro, la manodopera costa più che altrove e le tecniche costruttive sono dispendiose.
I
tassi volano <Ma qui meno che altrove>
( da "Giornale
di Vicenza.it, Il" del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: di scoppio della bolla immobiliare, di voragini create dalla fumosità dei collateral, in Veneto ha scaricato solo qualche fulmine. Certo, il rapporto sull'economia del Veneto nel 2007, curato dalla sede di Venezia della Banca d'Italia, non poteva non registrare un rallentamento della macchina produttiva regionale,
Rcs/
Scatta l'allarme sugli utili. La pubblicità fugge: crolla il titolo
( da "Affari
Italiani (Online)" del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: complice il progressivo rallentamento della crescita e lo sgonfiarsi della bolla immobiliare. In Italia, d'altro canto, la raccolta pubblicitaria soffre e col deteriorarsi della fiducia dei consumatori anche nel Belpaese nessuno si azzarda a fare previsioni che vadano oltre il mese, al massimo il trimestre.
Le
tre sorelle: crisi finanziaria, immobiliare, energetica
( da "Trend-online"
del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: La crisi immobiliare continua, i prezzi delle case scendono e scenderanno, ma almeno c'è una risposta di policy, politica e monetaria. La crisi finanziaria era stata archiviata dai mercati come superata in marzo. In realtà si era superata solo la fase acuta.
<Speculazione
globale, giusto alzare i tassi>
( da "Resto
del Carlino, Il (Ravenna)" del
13-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Fino a quando accadrà qualcosa, la bolla scoppierà, i prezzi torneranno normali". Prezzo gonfiato per rifarsi delle perdite sui mutui subprime? "E senz'altro una componente. Lei ha mai messo un gatto sotto il tappeto? Il gatto si muove e il tappeto e si alza e si riabbassa a seconda di dove va il felino.
I
prezzi salgono: il settore vola ( da "Giorno, Il (Brianza)"
del 13-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: mentre i prezzi delle case hanno avuto un'impennata del 24,4 per cento, per gli uffici del 9,3 per cento e per i negozi del 2,5 per cento. I mutui per l'acquisto degli immobili a fine 2007 ammontano a 424mila milioni di euro, il 53 per cento dei quali per acquisto di abitazioni da parte delle famiglie.
I
prestiti facili del Banco di Sicilia agli amici degli amici
( da "Manifesto,
Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Secondo una indagine interna del Banco e della controllante Capitalia, assolutamente no. Da verifiche eseguite risulta che "in ben 16 casi su 20 la revisione ha accertato valori di gran lunga inferiori a quelli individuati" dall'architetto di fiducia. E questo nonostante la bolla immobiliare seguitasse a gonfiare i prezzi degli immobili.
PETROLIO
CARISSIMO, ACQUA ALLA GOLA? ( da "Wall Street Italia"
del 13-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: La crisi immobiliare continua, i prezzi delle case scendono e scenderanno, ma almeno c'è una risposta di policy, politica e monetaria. La crisi finanziaria era stata archiviata dai mercati come superata in marzo. In realtà si era superata solo la fase acuta.
USA:GREENSPAN,IMMOBILI
PROBLEMA CRITICO PER ECONOMIA,MERCATI
( da "Wall
Street Italia" del 13-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Il mercato immobiliare resta "un problema critico" e pesa sull'economia, così come sui mercati finanziari che potrebbero non riprendersi pienamente fino a quando i prezzi delle case non si saranno stabilizzati, "forse per la fine dell'anno". (ANSA).
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-06-07 - pag: 5 autore: Aumento su base mensile
di mezzo punto percentuale (a 5,5%), il più alto da 22 anni Corre la
disoccupazione Usa Mario Platero NEW YORK. Dal nostro corrispondente L'umore
dei mercati era già cambiato lunedì, quando all'improvviso Lehman Brothers,
Wachovia, e Washington Mutual si sono trovate in difficoltà. Ieri poi il quadro
fra gli operatori si è fatto ancora più cupo quando alle notizie preoccupanti
sul fronte finanziario, su quello subprime e su quello dei mercati - con il
petrolio alle stelle, con minacce di attacco all'Iran e con il dollaro a pezzi
- si è aggiunto un tasso di disoccupazione in forte rialzo, anzi, con un rialzo
che su base mensile non si vedeva da 22 anni, dal lontano 1986. Il tasso
infatti, quello misurato sulla base di un'indagine condotta direttamente sui
nuclei famigliari, è aumentato addirittura dello 0,5%, dal 5% di aprile al 5,5%
per maggio il tasso più elevato dal 2004. Un segnale che, guardando in avanti
forse davvero la recessione sta continuando a farsi strada indipendentemente
dalla politica accomodante della Federal Reserve. E che, comunque, in questa
condizioni ormai (sempre più difficili), e contrariamente alle previsioni degli
economisti "mainstream", l'economia resterà debole anche nella
seconda metà dell'anno. C'è da preoccuparsi dunque? Che valore ha la promessa
del segretario al Tesoro Henry Paulson e del governatore della Fed Ben Bernanke
secondo cui il peggio ce eravamo lasciato dietro le spalle? La risposta è
chiara: c'è da preoccuparsi. Quando in un giorno il Dow perde il 394 punti, il
3%, la più grossa caduta in 15 mesi, quando il dollaro perde l'1%, quando dalla
Fdic ci dicono che il sistema bancario sta cominciando a soffrire di una
sindrome da "liquidazione immobiliare ",
quando il carburante va su record mai visti al distributore e la disoccupazione
fa il balzo più alto in 22 anni, abbiamo tutti gli elementi per individuare una
"Perfect Storm" che si sta abbattendo sull'economia in genere.
Ciascun elemento avrà un impatto forte sulle componenti macroeconomiche e
dunque sulla crescita. Anche perchè si parla di aggregati: Sheila Bair, il
presidente della Federal Deposit Insurance Corporation ha
rivelato ieri che la crisi del comparto immobiliare ad
esempio si sta trasferendo dai consumatori al settore bancario. Dopo la crisi
dei debitori, che non facevano fronte ai loro pagamenti sui mutui, sono le
banche che oggi stanno liquidando la loro carta a prezzi irrisori
per cercare di liberarsene o addirittura ritardano pagamenti di
interessi. Questo sul fronte negativo. Ma, se analizziamo il dato di ieri
sull'occupazione nel dettaglio, emerge un quadro meno drammatico. Ci accorgiamo
che molto di quel che è successo ieri è determinato da componenti psicologiche,
speculative - la paura di perdere il posto, i timori per un attacco all'Iran - che,
in ultima analisi, generano una "bolla
speculativa". Diciamo questo perché, in termini concreti, i nuovi
salariati dipendenti per il mese di maggio sono diminuiti di 49.000 unità, una
diminuzione inferiore alle 60.000 unità stimate dagli analisti, la correzione
per le assunzioni di aprile ha dato una diminuzione di 28.000 unità, mentre
quella per marzo ha dato una diminuzione di 88.000 unità. Cifre meno drastiche
di quelle rappresentate dal tasso di disoccupazione, che resta una misura più
volatile rispetto al calcolo dei salariati dipendenti. Un'altra differenza l'ha
segnalata Ben Bernanke: rispetto agli anni Settanta, quando ci fu una crisi
simile a quella dei nostri giorni, soprattutto sul fronte petrolio, la spirale prezzi salari sembra molto più contenuta. E difatti nel dato
di ieri, i salari medi orari, sono saliti in maggio di appena 0,05 dollari,
ovvero dello 0,3%, a 17,94 dollari, in rialzo solamente del 3,45% su base
annuale: fattore che indica come l'inflazione almeno sul fronte dei costi del lavoro
resti per ora sotto controllo. Le scorte di magazzino all'ingrosso degli Stati
Uniti hanno invece segnato un aumento molto superiore al previsto,
probabilmente dovuto all'aumento dei prezzi del
petrolio e di altri prodotti. Il dipartimento al Commercio americano, ha
comunicato un aumento delle scorte dell'1,3%, a quota 427,36 miliardi di
dollari, contro il +0,5% atteso dagli analisti. Anche le vendite all'ingrosso
sono aumentate dell'1,4% in aprile a 390,34 miliardi di dollari, dopo il +1,8%
di marzo (dato rivisto al rialzo dal +1,6% inizialmente reso noto). Una
dinamica fatta di luci e ombre dunque, con la quale dovremo abituarci a
convivere per qualche tempo, almeno fino a quando uno degli elementi distorsivi
petrolio, immobiliare, occupazione finanza non si sarà
stabilizzato. IL LAVORO Il numero degli occupati cala di 49mila unità, ma il
dato è nettamente migliore rispetto alle attese degli analisti ( 58mila).
( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)" del
08-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
PERSONE & FATTI pag.
10 Senza titolo Condizioni di vendita ImmobiliareEsecuzioni con incanto: a) I
concorrenti dovran- no depositare c/o il Consiglio Notarile , sito inFerrara
Via Poledrelli 1/B, dalle ore 9 alle ore 12 del giorno precedente l'asta, la
domanda in cartada bollo da ' 14,62, fotocopia di un documento di identita',
del codice fiscale e l'estratto per riassuntodell'atto di matrimonio o
certificato di stato libero unitamente a n. 2 distinti assegni circolari
intestatial Notaio (vedi note), salvo integrazione di queste ultime, a pena di
decadenza dalla aggiudicazione,ai sensi art. 587 c.p.c. da calcolarsi sul
prezzo base; b) saldo prezzo entro 60 giorni dall'aggiudi-cazione, dedotta la
cauzione, pena la rivendita in danno, da versarsi a mezzo di assegno circolarenon
trasferibile intestato al notaio medesimo; c) gli aggiudicatari potranno,
ricorrendone i presupposti,avvalersi delle disposizioni di cui agli art.17 5o
comma e 40 6o comma L. 47/85;Nota Bene Esecuzioni (*)= Immobile con la pos-
sibilita' per gli aggiudicatari che non intendanoavvalersi della facolta' di
subentrare nel contratto di finanziamento prevista dal comma 5, dell'art.
41T.U.D.LGS.1.9.93.n.385, di versare direttamente alla banca, nel termine di 20
giorni dalla data diincanto, la parte del prezzo corrispondente al complessivo
credito della stessa. L'eventuale resi-duo prezzo, dedotta la cauzione, dovra'
essere ver- sato al Notaio Delegato entro 60 giorni dall'aggiu-dicazione, pena
la rivendita in danno. Fallimentari con incanto: a) I concorrenti dovran-no
depositare c/o la Cancelleria Fallimentare entro le ore 12 del giorno
precedente l'asta la domandain carta da bollo da euro 14,62 e n. 2 assegni cir-
colari intestati al Fallimento in persona delCuratore pari al 10% per cauzione
e 10% per fondo spese da calcolarsi sul prezzo base; b)saldo prezzo entro 60
giorni dall'aggiudicazione, dedotta la cauzione, pena la rivendita in danno
c)informazioni c/o la Cancelleria Fallimentare tel. 0532/205880 e c/o i Sigg.
Curatori Per tutte le vendite: l'immobile si acquista nello stato di fatto e di
diritto in cui si trova e cosi' comemeglio specificato nella perizia; Le spese
inerenti il trasferimento della proprieta' sono a carico dell'ag-giudicatario.
Per le vendite in sede di gara di aumento di sestola aggiudicazione e'
definitiva Gli interessati dovranno controllare la perizia edil bando prima dei
depositi cauzionali per verifica- re possibili errori dei testi pubblicitari,
anomalie oirregolarita' sugli immobili Image: 20080608/foto/2655.jpg.
( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del
08-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
ECONOMIA E FINANZA
pag. 23 Guru divisi sulla crisi subprime "Il peggio è alle spalle. Anzi
no" E tutti concordano sul fatto che le conseguenze restano imprevedibili
GEORGE SOROS, il finanziere di origine ungherese di recente coinvolto
nell'ipotesi di cessione (poi smentita) della squadra di calcio della Roma da
parte della famiglia Sensi, ha rivelato ad una rivista americana che ci sono in
giro ben 45 trilioni di dollari investiti non solo nei subprime, i mutui
ipotecari ad alto rischio che hanno tagliato le gambe alle banche di mezzo
mondo, ma anche in altri titoli derivati e nelle nuove forme di titoli atipici.
Una cifra colossale, un oceano di quattrini se si tiene conto che il costo
della guerra americana in Iraq è di tre trilioni, che il bilancio della Difesa
Usa ha toccato la cifra record di mezzo trilione di dollari. Insomma, ad un
anno dallo scoppio del bubbone suprime, la tempesta è passata oppure no?
Secondo il Fondo Monetario Internazionale il peggio è passato ma le conseguenze
economiche sono tuttora imprevedibili. Secondo il governatore della Banca
d'Italia, Mario Draghi, la crisi durerà ancora un anno. Secondo il professor
Guido Rossi, ex presidente della Consob e da sempre attento osservatore dei
mercati finanziari, la crisi durerà invece più di un anno. E' un po' come
giocare a mosca cieca. Si sa quando si parte, non si sa dove si arriva. Stando
ad uno studio dell'agenzia finanziaria Bloomberg, le prime cento banche del
mondo hanno annunciato perdite e svalutazioni per quasi 390 miliardi di dollari
e tagliato 65 mila posti di lavoro a causa dello tsunami subprime. Ma nei loro
conti potrebbero esserci almeno altri 35 miliardi di dollari di svalutazioni
extra. LA BANCA più colpita negli Stati Uniti dalla crisi dei mutui facili è
Citigroup, la banca europea è la svizzera Ubs. In sostanza, non è proprio il
caso di parlare di un happy birthday per i subprime. Già, perché risale proprio
ad un anno fa, il 20 giugno, il primo campanello d'allarme: la banca d'affari
americana Bear Stearns annuncia che due suoi hedge fund sono in difficoltà e
rischiano il fallimento a causa dei forti investimenti, superiori ai venti
miliardi di dollari, in obbligazioni garantite da prestiti ipotecari, ovvero mutui concessi dalle banche quando i tassi di interesse
erano molto bassi e concessi fino al cento per cento del valore dell'immobile
anche a chi non aveva un reddito sicuro. E allorché, tra il 2003 e il 2006, i
tassi raddoppiano con lo scoppio della bolla immobiliare,
si innescano una serie di insolvenze che poi si ripercuotono via via su chi ha
acquistato i titoli subprime. TITOLI COMPRATI a volte senza il sospetto
che nascondano grossi rischi in quanto sono mescolati in pacchetti di titoli
che circolano con l'etichetta della tripla A, cioè l'etichetta della massima
affidabilità assegnata dalle varie agenzie di rating come Moody's, coinvolta
qualche mese più tardi proprio in questo scandalo. Insomma, c'è chi gioca
sporco. E chi si ritrova in pieno con l'acqua alla gola come accade ai due
fondi della Bear Stearns. L'annuncio della banca d'affari scivola comunque sui
mercati finanziari senza procurare particolari scossoni. Ma il fuoco cova sotto
le ceneri. E ai primi di agosto il bubbone esplode con le Borse che crollano
ovunque. Costringendo le banche centrali ad intervenire: la Banca centrale
europea immette sul mercato liquidità per oltre 94 miliardi di euro, la Federal
Reserve per 19 miliardi di dollari, la Banca centrale del Giappone per oltre 6
miliardi di euro, la Banca centrale australiana per oltre 4 miliardi di
dollari. Ma il danno è ormai fatto. A metà settembre è travolta dalla crisi la
Northern Rock, la quinta banca inglese che si ritrova file di risparmiatori
davanti agli sportelli ed è salvata dalla Banca d'Inghilterra. In ottobre è la
Merrill Lynch, la prima banca d'affari americana, ad annunciare svalutazioni e
perdite. Poi è la volta della francese Crédit Agricole, dell'inglese Hsbc,
della svizzera Ubs, dell'americana Citigroup. E la lista si allunga. Con una
sorpresa: secondo uno studio dell'Institute of International finance di
Washington sono le banche europee ad avere subito più contraccolpi di quelle
americane in una crisi che, lo ricordiamo ai più disattenti, è targata 'made in
Usa'. Anzi, secondo questo studio c'è un discreto divario nelle perdite:
duecento miliardi sono quelle subite dalle banche Ue, più di 170 quelle delle
banche Usa. Ma al di là della lista dei furbacchioni e degli ingenui, il
problema è che questi scivoloni avvengono in un momento non particolarmente
entusiasmante per l'economia mondiale. GIRA LO SPETTRO della recessione, il
prezzo del greggio s'impenna quasi ogni giorno stabilendo una raffica
impressionante di record, s'impenna anche la disoccupazione americana schizzata
in un mese dal 5% al 5,6% e cioè ad un livello che rappresenta il balzo più
consistente degli ultimi ventidue anni, il mercato dell'auto subisce una gelata
dietro l'altra, non ha soste la fuga dei risparmiatori dai fondi comuni di
investimento e l'inflazione riprende a crescere. Anche in Europa. Così il
numero uno della Banca centrale europea, Jean Claude Trichet, ha fatto
intendere un paio di giorni fa che a luglio non sarà più possibile rinviare un
aumento di tassi, portando il costo del denaro dall'attuale 4 al 4,25%. Un
annuncio che ha messo nuovamente in ginocchio le Borse e fatto schizzare
immediatamente l'Euribor, vale a dire il tasso di interesse medio delle
transazioni finanziarie tra le maggiori banche europee, ai massimi da sette
anni. Di conseguenza le rate dei mensili dei mutui a tasso variabile sono
destinate a crescere. INSOMMA, ci ritroviamo di fronte ad una stretta monetaria
che ci costringe ad una stretta della cinghia. Lo stesso Sergio Marchionne,
amministratore delegato della Fiat e di solito ottimista, ha dovuto ammettere:
"Il sistema non va bene". E si preannuncia una stretta terribile se
si dovesse verificare quanto dichiarato dal consulente economico degli Emirati
Arabi Uniti, Samir Mirad, e cioè che il prezzo del petrolio, oggi a quota 139
dollari, raggiungerà entro la fine dell'anno i 200 dollari al barile. A quel punto
ha il sapore di un semplice palliativo l'ipotesi del ministro economico,
Claudio Scajola, di congelare le accise sui carburanti in modo da limitare
l'impatto del caro-greggio sui portafogli dei consumatori. Anche se è sempre
meglio un palliativo (per ora solo sulla carta) che un pugno nello stomaco.
Quindi apprezzabile. Ed anche l'idea del ministro Giulio Tremonti di tassare i
profitti delle compagnie petrolifere attraverso la cosiddetta "Robin Hood
Tax" è apprezzabile. Anche se in Europa non sono tutti convinti nel
doverla praticare.
( da "Giornale di Brescia" del 09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Edizione: 09/06/2008
testata: Giornale di Brescia sezione:LETTERE UNA BRUTTA ESPERIENZA Quell'agente
immobiliare "troppo" professionale Per prima
cosa la ringrazio molto per avermi concesso questo piccolo spazio sul suo
quotidiano. Le scrivo perché sono molto amareggiata e delusa. La mia profonda
amarezza deriva dal fatto che purtroppo viviamo in una società dove ci sono
parecchie persone opportuniste e che non sanno fare il proprio lavoro. Un
giorno del 2006, io e mio marito, sfogliando uno dei tanti giornalini dove
vengono pubblicizzate case in vendita, abbiamo trovato
un modesto trilocale a Flero che pareva essere perfetto alle nostre esigenze.
Così abbiamo contattato l'agenzia immobiliare che
seguiva la vendita esclusiva degli appartamenti dell'intera Corte e abbiamo
fissato un appuntamento per avere tutti i dettagli sul complesso e
sull'appartamento che ci interessava. Ad aprile 2006 firmiamo il preliminare
per l'acquisto di questo grazioso appartamento sito al primo piano con ingresso
indipendente, torretta scale di proprietà, travi a vista e una bella terrazza.
Tengo a precisare che la costruzione era nella fase iniziale, c'erano solo le
fondamenta del complesso, di conseguenza l'acquisto della
casa è avvenuto "sulla carta", infatti abbiamo potuto solamente
visionare il luogo di ubicazione e nient'altro. Purtroppo ci viene richiesta
una provvigione di intermediazione immobiliare pari
al 3% del prezzo della casa... percentuale molto alta se consideriamo che
praticamente si è venduta da sola, non certo perché è stato bravo
l'agente immobiliare, dato che l'abbiamo scelta da un
bel disegno a colori. L'agente immobiliare ci spiega
che oltre all'intermediazione paghiamo "la professionalità e la
puntualità" del lavoro che svolgerà l'agenzia anche dopo l'atto
notarile... perché io ci sarò sempre, qualunque problema abbiate!" (parole
dell'agente immobiliare). Paghiamo la provvigione
richiesta, paghiamo la casa e da qui iniziano i problemi. Io sono una
ragioniera di 30 anni, mio marito un libero professionista di 35 anni, ed
entrambi sappiamo che le case di nuova costruzione col
tempo presentano sempre dei problemi legati all'assestamento, all'umidità ecc.
Da mesi cerco di contattare il geometra responsabile del cantiere e l'agente immobiliare per risolvere i problemi che ci sono
nell'appartamento ma nessuno risponde, o meglio l'agente "sempre
presente" risponde e con la sua solita cortesia mi dice "in questo
preciso momento sono occupato, ti richiamo io più tardi". E voi pensate
che richiami? Certo è, che quando non aveva ancora incassato la sua cospicua
parcella, ad ogni mia chiamata era sempre pronto, disponibile e rapido nella
risoluzione di qualsiasi problema. Beh, pazienza ormai è andata così, di sicuro
un'altra casa da questa agenzia immobiliare di Brescia
non la compreremo più e diffiderò certo dagli agenti immobiliari troppo sicuri
delle loro "super doti" professionali che, nel mio caso, spesso
ostentano. MICHELA TARANA MICHELE MANZARDO Flero.
( da "Eco di Bergamo, L'" del 09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Costruzioni alte o basse,
belle o brutte: è un'astratta diatriba se non si offrono abitazioni a prezzi accessibili La mostra della Triennale rimette al
centro del dibattito culturale temi molto oscurati. Anche a Bergamo L'opinione
pubblica ? e privata ? bergamasca si è divisa sull'astratta diatriba case alte/case basse, belle/brutte,
mi piacciono/non mi piacciono, così che il dibattito architettonico sembra
tornato ai primi anni Cinquanta quando sulla vicenda del "grattacielo
Rinaldi" l'intellighenzia cittadina si divise in aspre contrapposizioni di
principio, salvo poi lasciar passare ben altre altezze appena spente le
polemiche. Il metodo è antico: si avanzano riserve e sofisticati distinguo di
valutazioni estetiche, mentre i problemi veri difficilmente sono affrontati dal
dibattito mediatico. Si parla così di case, di milioni
di metri cubi che saranno costruiti nei prossimi anni, si descrivono cinture
verdi e progettazioni partecipate, ma nessuna risposta arriva alle domande che
la gente si fa davvero sul fatto che con stipendi di 1.200 euro per la maggior
parte della gente la casa resta ancora un miraggio. Non è demagogia chiedersi
quale casa vorrebbe un ricercatore universitario che guadagna 840 euro al mese
o una commessa dell'Ikea che non arriva ai 500. I sociologi dicono che
l'affitto o il mutuo per essere compatibile con la sopravvivenza dovrebbe non
superare il 25% del reddito, ma coi prezzi che girano,
tutti questi metri cubi di case, alte o basse che
siano, serviranno a dare alloggio solo a dirigenti e a impiegati bancari, a
gente dello spettacolo, a studenti figli di industriali e a ricche vedove, gli
altri dovranno consolarsi col fatto che ogni nuovo insediamento avrà il suo
grande democratico supermercato. Ultimamente però la cultura ufficiale, finora
troppo occupata a interpretare le regole del mercato globale, sembra aver
scoperto che l'esigenza abitativa costituisce la vera urgenza sociale alla
quale non si può dare una risposta invocando solo la competitività,
l'innovazione tecnologica o la novità del prodotto. Se n'è accorta la classe
politica, quella di destra e quella di sinistra, se n'è accorto anche il nuovo
ministro dell'Economia che invoca il "mercatismo" di una nuova
coesione sociale, di una coazione tra pubblico e privato per dare una risposta
alle contraddizioni della società contemporanea. Certo, l'Europa conosce da
anni i termini della questione abitativa: gli olandesi per primi, poi i
francesi, gli inglesi, ora anche gli spagnoli hanno messo a punto sistemi
legislativi e finanziari, per dare risposte concrete, così che da anni in
Olanda più del 40% delle nuove edificazioni è costituito dall'housing sociale,
mentre da noi le istituzioni pensano ancora di dare una risposta al problema
attraverso le cosiddette "cartolarizzazioni", cioè le svendite del
patrimonio pubblico e le agenzie designate al problema, dall'Aler alle
Cooperative, adducendo le ferree leggi del mercato producono alloggi che si
discostano ben poco dai prezzi del libero mercato.
Basta dire che da noi i cosiddetti "affitti calmierati" voluti dalla
legislazione lombarda sono costituiti da canoni annuali di 70 euro al metro
quadrato, mentre in Olanda non raggiungono i 25 euro al mq e si stanno
sperimentando alloggi che arrivano anche a canoni di 10 euro al mq. Se così
fosse, se anche noi riuscissimo a sperimentare alloggi, magari
"estremi", magari di emergenza, che in dimensioni minime di 30/40 mq
offrano una soluzione, fosse anche provvisoria, a tante famiglie e a tante
nuove povertà, forse allora anche noi potremmo dire di vivere in un paese civile.
Chi ha visto il film di Muccino "La ricerca della felicità" sa che
oggi, anche senza essere migranti o profughi, può bastare la perdita di un
lavoro precario, una separazione coniugale, un problema di salute o una
vecchiaia non assistita, per ritrovarsi nelle condizioni di povertà dei
"senzacasa"; ma sa anche che alle persone in difficoltà può bastare
un aiuto anche minimo, un'ospitalità temporanea e attiva per riprendere la
strada di un reinserimento sociale. La mostra alla Triennale La mostra apertasi
in questi giorni al Palazzo della Triennale milanese ha finalmente ricollocato
questi temi al centro di quel dibattito culturale che per troppi anni li ha
trascurati. E presto, sull'onda della mostra in Triennale, anche la prossima
edizione della Biennale veneziana di architettura riporterà al centro
dell'attenzione il tema della casa, dell'abitazione a basso costo, dell'housing
sociale e della residenza: tema che pure aveva assunto una centralità teorica
lungo gran parte del secolo scorso, al punto che fin dagli anni Trenta un
"maestro" come Frank Lloid Wright poteva scrivere: "La casa a
basso costo non è soltanto il più importante problema architettonico, ma è
anche il problema più difficile per i maggiori architetti". Ogni studente
di architettura ben conosce l'importanza degli studi tipologici del
razionalismo tedesco, quelli di Mies van der Rohe o di Hilberseimer
sull'existenz minimum, o le invenzioni tipologiche di Le Corbusier delle
maisons transitoires e le sue proposte residenziali dei viadotti abitati per il
piano di Algeri, eppure da alcuni decenni nei salotti degli architetti non si
fa che dialogare di archistar, di formalismi, di "decostruzione", di
grattacieli, di innovazione intesa come ricerca esasperata della
"novità" e di provocazioni formali. Era ora che si tornasse a parlare
della casa, di quella questione abitativa che la crisi delle ideologie aveva
confinato in un dibattito sociologico "fuori moda" o tutt'al più
abbandonato alle cure dell'associazionismo assistenziale e di chi, come don
Virgilio Colmegna che con la sua Casa della Carità nel quartiere milanese di
Crescenzago ci offre un esempio concreto di come si possa e si debba rispondere
anche in termini architettonici e istituzionali alla emergenza abitativa che le
nostre città stanno vivendo sotto la spinta delle nuove diversità. Ecco, è
anche al lavoro e all'opera di uomini come Colmegna che è dedicata la mostra
milanese, che ha saputo far sedere al suo "tavolo scientifico" anche
le istituzioni, il Comune, la Provincia, le maggiori aziende del territorio,
perché i problemi della città si risolvono così: facendo dialogare pubblico e
privato, con la cogestione, con la cooperazione. E i metodi e i linguaggi per
trasmettere questi problemi e per individuarne le possibili risposte, come ricordava
lo stesso Fulvio Irace che ha curato e coordinato l'intera iniziativa, possono
e devono passare anche attraverso le forme più inedite ed informali. Una grande
lezione di architettura e di urbanistica, ci può venire anche da un cartoon dei
Simpson, come evidenziava lo stesso Irace nella presentazione dell'esposizione,
se questo può farci comprendere che ai problemi delle periferie,
dell'emarginazione, delle diversità culturali si può e si deve rispondere con
la integrazione e con la cooperazione tra pubblico e privato. L'autocritica di
Fuksas Chiamato a dare il suo contributo progettuale, lo stesso Massimiliano
Fuksas, che pure per questa mostra ha proposto un prototipo di residenza tanto
assurdo quanto avanguardisticamente provocatorio, non ha potuto evitare di
esprimere una non tanto larvata autocritica sui metodi da archistar che lui
stesso coltiva, affermando che ciò che bisogna fare è dare risposte concrete,
anche architettoniche, anche produttive, perché l'emergenza casa non riguarda
soltanto i paesi in via di sviluppo, non ci viene solo calata violentemente
addosso dai disastri naturali come quello del Sichuan, della Birmania o dalle
bidonville del ricco Sudafrica, ma è un problema che aggredisce il territorio
delle nostre città, di Milano e della Lombardia, di una delle società più
ricche d'Europa e quindi del Mondo. Ben vengano dunque architetti come il
cileno Alejandro Aravena, che ci offre, in termini architettonici, una strada
per affrontare quello che sarà il problema del mondo nei prossimi vent'anni:
cioè di costruire, ogni settimana, una città da un milione di abitanti, per
poter dare a tutti il riparo di un tetto. Ma per incamminarci a dare simili
risposte bisogna che la cultura architettonica cominci a cambiare strada.
Devono muoversi tutti assieme, i politici, gli imprenditori, gli istituiti
finanziari, le società immobiliari, anche l'insegnamento della disciplina nelle
facoltà di architettura deve cambiare, e deve cambiare la pianificazione del
profitto che perseguono le agenzie della casa: dagli Aler alle Cooperative. Non
deve essere soltanto il marketing a definir e il costo
delle case, ma le necessità materiali e i reali costi delle costruzioni,
che possono essere contenuti, sfruttando ogni possibile agevolazione da quelle
fiscali ai regolamenti edilizi. Oggi il prezzo delle case è definito
dalle leggi del marketing, dalla potenzialità di spesa dei possibili clienti,
rappresentati da quella classe medio-borghese che, come sa ogni
imprenditore edilizio, può spendere, indebitandosi per la vita, fino a
200/250.000 euro: ecco perché si costruiscono solo case
per questi utenti, per utenti che sostengono peraltro fino a un certo punto
tale mercato realizzando il massimo profitto, poiché nessuno sa ancora cosa
succederà quando tutte le case costruite in tal modo
dovranno essere buttate sul mercato. Ma oggi la contraddizione investe anche le
case a costi più bassi, perché, quando si realizzano,
si realizzano là dove non ci sono i sevizi: come teste di ponte verso il
consumo di un territorio da urbanizzare, perché così, domani, con costi
crescenti per la collettività, vi si dovranno portare strade e mezzi pubblici,
e scuole e supermercati, e alla fine la valorizzazione dei terreni agricoli
limitrofi porterà altro profitto. A Bergamo, per esempio, è appena stato
approvato un Piano di zona per l'edilizia economica residenziale e le
localizzazioni degli interventi sono state individuate per la maggior parte su
aree che il Piano regolatore destinava a standard cioè alla localizzazione di
servizi, cosicché si dovranno cercare altre aree per i servizi in territori che
oggi sono agricoli. E poi se andiamo a vedere quanto costano queste case che dovrebbero essere a prezzi
calmierati, scopriamo che quell'area su cui nasceranno, già destinata a
standard urbanistici, adesso deve essere acquisita al suo "valore di
mercato" che sommato ai costi concordati e definiti per legge porterà un
appartamento cosiddetto "popolare" a costi non certo accessibili
dalle popolazioni a più basso reddito. E poi ci sono i problemi che gli
economisti chiamano dell'"accesso al credito", per cui non si capisce
perché, se un imprenditore che vuole fare un iniziativa immobiliare
ottiene dalle banche grandi capitali con interessi contenuti fino al 3 o 4%,
mentre il mutuo finale che graverà sull'utente è sempre superiore al 6 o 7%, e
anche questa finisce per essere una plusvalenza che andrà solo ad incrementare
certi profitti. Le residenze minime Alcuni architetti ci provano a studiare
tipologie "estreme", residenze minime, spazi soppalcati che
permettano di realizzare una migliore vivibilità a parità di metri cubi
costruiti, ma poi gli stessi regolamenti edilizi negano ogni sperimentazione: i
politici si esercitano in dichiarazioni di principio che esaltano la
sperimentazione e lo studio di nuove tipologie, ma poi le norme tecniche
attuative trascurano del tutto tali possibilità, lasciando spazio alle forme
consolidate di un'inerzia imprenditoriale che utilizza la città e le operazioni
immobiliari per realizzare profitti, senza considerare che la città non è il
luogo produttivo di una fabbrica, ma è il corpo di una società che vi abita con
tutte le sue difficoltà e contraddizioni e che può accettare tutto ciò fino a
quando le contraddizioni non finiscono per esplodere come nelle banlieues parigine.
Tutto questo lo possiamo verificare anche noi, nella nostra "Vandea"
orobica, dove gli imprenditori invece di dedicare la loro intelligenza
imprenditoriale a cogestire con il pubblico l'urgenza sociale della questione
abitativa, elaborano sofisticati business plan che hanno la sola finalità di
spillare alle banche finanziamenti privilegiati e di invadere il territorio con
supermercati e con un prodotto immobiliare che non
riesce a rispondere alla vera domanda di case a basso
costo che la società esprime. E le complicità politiche a questo stato di cose
sono veramente bipartisan, vengono indifferentemente da destra da sinistra e
dal centro. La prima dichiarazione del neo sindaco di Roma Alemanno rilasciata
a "Porta a Porta" del 30 aprile scorso è stata: "Noi facciamo
un'urbanistica moderna, cioè un'urbanistica che valorizza le aree per mettere
in campo energie serie, e che utilizza la leva della rendita fondiaria in
chiave sociale". È una dichiarazione che potremmo leggere identica anche in
apertura al nuovo Ptg di Bergamo. Ma come si fa, mi chiedo, a far pagare ancora
una volta a chi ha bisogno di un tetto la parte più alta dei costi sociali?
Così il cerchio si chiude, e nessuno darà una risposta a quel ricercatore
universitario e a quella commessa dell'Ikea, che, finalmente assunti a tempo
indeterminato, pensavano di lasciarsi dietro le spalle la "nuda vita"
di cittadini minorenni, che pensavano di non essere più costretti a condividere
la cameretta col fratellino, che si illudevano di non trovarsi nelle identiche
condizioni di quel popolo degli emigranti verso cui la società ha scavato
fossati e aperto conflitti sempre più profondi, che proprio loro, loro che
finalmente avevano avuto la fortuna di un lavoro, pensavano anche di avere il
diritto ad un tetto sopra la testa. Attilio Pizzigoni.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-06-08 - pag: 6 autore: Le delusioni prossime
venture. La corsa dei grandi investitori alle commodities Bolla su bolla dai mutui alle materie prime di Mario Margiocco P er
una generazione che ha vissuto e sofferto nel giro di poco più di 10 anni due
grandi bolle speculative, le materie prime sono la nuova incognita. Il timore è
che possano riservare ai mercati le stesse pessime sorprese
della bolla di internet e di quella dei mutui subprime in America. E
ripetere l'iter classico descritto da Charles P. Kindleberger: dall'euforia al
panico e al crollo. Come sta succendendo al mercato immobiliare, con i
prezzi che negli Usa sono scesi in meno di due anni del 15% (media
nazionale), in Gran Bretagna del 4% (per ora) e in Spagna del 5 per
cento. Il boom è quando per scarsità di offerta o balzo della domanda i prezzi corrono. La bolla è quando i
prezzi perdono il contatto con la realtà. Fra le
materie prime, o commodities, non c'è solo il petrolio. A volare quest'anno
sono stati proprio i due indici delle commodities. In particolare lo S&P
Gsci ha avuto da gennaio a venerdì 6 giugno un rendimento su base annua del
72,9% mentre fino al 2007 aveva fatto registrare una media annuale del 14,4%. La
corsa è incominciata in sordina almeno tre anni fa. In prezzi
costanti i valori massimi registrati all'inizio degli anni 80 dall'indice Crb (
Commodity research bureau) venivano replicati tra la fine del 2005 e l'inizio
del 2006. "Ma in prezzi reali,con l'inflazione,
siamo ancora lontani dai livelli massimi, calcolati per ogni materia prima
sulla media mensile del picco più alto raggiunto negli anni 70 o 80", dice
Gayle Barry, responsabile per le commodities di Barclays Capital. Solo i
prodotti petroliferi hanno sfondato i vecchi record. Per gli altri si va da un
-1% per il platino a un -43% per l'oro, -54% per il mais, -80% per il cotone
e-81%per l'argento. Per arrivare allo zucchero che in prezzo reale costa oggi
poco più della metà rispetto al picco toccato allora. Barclays Capital, fra i
più attivi nel seguire le commodi-ties, è anche fra i più scettici nel parlare
di bolla. Ma non tutti la pensano così. Secondo
Standard & Poor's, nel primo trimestre 2008 gli inve-stitori istituzionali,
fondi pensione in testa, hanno spostato non meno di 40 miliardi di dollari
sulle materie prime, a copertura contro l'inflazione e il calo del dollaro. Si
tratta di un balzo del 15-25% degli investimenti sugli indici e altri prodotti
strutturati del settore sui quali già investivano a inizio anno tra i 150 e i
270 miliardi. E quindi di un sensibile aumento di liquidità a caccia di utili.
La sola Calpers (il fondo dei dipendenti pubblici californiani) annunciava a
gennaio di voler passare dai 450 milioni investiti a fine
( da "Panorama" del 09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Gente ingrata di
Dublino ANTONIO GALDO Paradossi L'Irlanda, uscita dal sottosviluppo grazie agli
aiuti comunitari, rischia di dare un grave colpo alla Ue: un referendum può
affossare il trattato di Lisbona. Sfilano tutti in smoking e con le guance
rubizze, per l'ottimo vino francese bevuto durante la serata, i lord
dell'associazione dei più anziani laureati al Trinity College, università che
ha sfornato generazioni di irlandesi influenti nel mondo. Sono di buon umore,
anche se la cena annuale è stata intossicata dalle preoccupazioni per il tema
all'ordine del giorno in tutto il paese: il referendum del 12 giugno per
decidere, prendere o lasciare, sulla ratifica del trattato di Lisbona (vedere
il riquadro a pagina 91). E con i lord, pezzi pregiati dell'establishment,
trema l'Unione Europea, perché il paradosso per questo convoglio di nazioni
lento come un accelerato è questo: se dovesse vincere il no da parte di un
pugno di elettori, 4 milioni e mezzo di irlandesi, finirebbe in un vicolo cieco
il futuro di 27 paesi. Le previsioni, a Dublino, sono inchiodate sotto il segno
dell'incertezza, tra i sì e i no c'è il mare degli indecisi, circa il 40 per
cento degli iscritti alle urne, che saranno determinanti e decideranno solo
alla fine della campagna elettorale. L'umore degli irlandesi, questo il cuore
della partita referendaria, è come il loro clima abituale: grigio. L'economia,
dopo anni entusiasmanti, non cresce più con tassi a due cifre (se andrà bene, il
2008 si chiuderà con un aumento del pil del 2,3 per cento), la bolla speculativa immobiliare si
sgonfia come a Londra e New York, l'inflazione aumenta, la politica è sotto
shock per la corruzione ai massimi livelli della catena del potere nazionale.
Bertie Ahern, primo ministro ininterrottamente da 11 anni con il partito di
centrodestra Fianna Fail, ha appena gettato la spugna per un'inchiesta
giudiziaria che ha fatto venire a galla un giro di mazzette. Soldi di amici e
uomini d'affari che accumulavano profitti proprio con il trading immobiliare. Ahern è già nei libri di storia, non solo con
il nomignolo di "Taoiseach Teflon", premier inossidabile in
gaelico-irlandese stretto, ma innanzitutto per avere guidato il paese lungo il
sentiero di un boom e di un benessere diffuso che sembravano irraggiungibili
per un popolo di coltivatori di patate, poveri, affamati, spaccati da
un'interminabile guerra civile tra cattolici e protestanti in Ulster. Sotto la
stella di Ahern, tipico esponente del ceto politico europeo in carriera negli
anni Novanta, brillante, donnaiolo, l'Irlanda si è trasferita rapidamente dai
gironi infernali del sottosviluppo al club delle nazioni più invidiate del
mondo. È diventata la "tigre celtica", il primo stato in Europa per
libertà economica (classifica del Wall Street Journal) e numero uno del
pianeta, secondo alcune valutazioni, per qualità della vita (copertina
dell'Economist). Poi, con i venti della recessione, è arrivata la bufera
giudiziaria e Ahern, qualche giorno fa, è stato sostituito da Brian Cowen, il
suo vice. Successione con il batticuore perché il nuovo capo del governo
rischia di sbattere contro il muro del referendum e deve girare piazze e
teatrini tv per spendersi a favore del sì al trattato, ricordando "il
ruolo centrale dell'Unione Europea nello sviluppo dell'Irlanda". Gli
irlandesi, in realtà, hanno paura. Tanta paura che potrebbero rovesciarla sulle
schede del referendum. Girando il paese e osservandone il diffuso benessere,
con servizi pubblici e infrastrutture che noi italiani ci sogniamo, con uno
sciame di giovani (la metà degli abitanti di Dublino ha meno di 30 anni) a
caccia di formazione, lavoro e opportunità, ci si chiede dove nasca la paura e
chi la fomenti. Bene, le risposte più convincenti stanno proprio nelle conseguenze
del benessere e di una modernizzazione afferrata al volo. La riconversione
economica, per esempio, si sta misurando con nuovi problemi. La Storehouse
della birra Guinness, icona nazionalpopolare, è uno spettacolo: la fabbrica nel
cuore di Dublino, dove nel momento di massimo splendore lavoravano 5 mila
persone, è ridotta a un rettangolo di impianti ancora in attività, mentre il
resto della cittadella della Guinness è una Disneyland irlandese. I turisti
fanno ore di fila e si lasciano prendere 15 euro a persona per fare un lungo
giro nell'universo della birra più famosa d'Irlanda. Sorseggiano una pinta,
inclusa nel biglietto, al Gravity bar e pagano così il pedaggio al marketing
che ha sostituito la fabbrica con il turismo, che luccica molto più dell'industria
old style. Il boom economico irlandese negli ultimi anni si è sedimentato
esattamente allo stesso modo della riconversione Guinness. Grazie a una
tassazione sempre più leggera (la tassa sulle imprese è scesa al 12,5 per
cento) e a un'efficace politica di attrazione degli investimenti stranieri
(oltre 150 miliardi di dollari all'anno), l'Irlanda è diventata una postazione
strategica dell'economia globale. Un tempio di mercatismo, si direbbe usando un
termine del ministro Giulio Tremonti. Dopo gli Stati Uniti, l'Irlanda è il
maggiore centro mondiale per il biotech, ospita 170 imprese (molte sono
multinazionali) della farmaceutica e la Microsoft macina il 10 per cento dei
suoi profitti nella terra degli ex coltivatori di patate. Le pillole di Viagra?
Sono made in Ireland. Il concentrato per fare la Coca-Cola nel globo? Si
produce da queste parti. È chiaro che la recessione internazionale, e il vento della crisi che soffia anche in Irlanda, non può
lasciare indifferente un popolo che ha conosciuto un cambiamento così rapido. E
quindi il nuovo andamento dell'economia di mercato alimenta la paura
collettiva. Quanto alla bolla
immobiliare, non ci vuole una laurea al
Trinity College per capire che l'edilizia, da motore del pil, si è
trasformata in un freno in un paese dove i debiti delle famiglie, anzitutto per
comprare case con i mutui, sono pari al 175 per cento
del reddito disponibile. La tigre celtica dunque sembra in pericolo, da qui
l'umore grigio del ceto medio e non tanto dei ricchi privilegiati, che hanno
già messo al sicuro i loro quattrini, in banca o in qualche investimento del
superlusso. Infine, i sentimenti più nascosti, e dunque particolarmente
pericolosi, di un popolo baciato dalla fortuna e dalla sua energia vitale. I
pub di Dublino, come quelli dell'intero paese, sono tanti e sempre
frequentatissimi. Diecimila, dicono le statistiche, cioè uno ogni 400 abitanti.
Entrandovi, si ha una sensazione di calore, di protezione, di ricovero: dalla
pioggia, dall'umido, dal grigio. Il guaio consiste nel fatto che, a proposito
di record, la brillante gioventù irlandese è la più colpita in Europa dalle
morti per alcol. Un flagello. I vescovi irlandesi, e non soltanto loro, sono
schierati con i megafoni della religione a moltiplicare gli allarmi contro
l'uso della cocaina, diventata in Irlanda come la birra: un consumo di moda,
per ogni età. Specie per i teenager. Le bande di bulli, violenti e fuori di
testa, spadroneggiano nei quartieri popolari della capitale e nelle città dove
tutti gli indicatori del reddito sono cresciuti. E al benessere si è così
accoppiato, in un gioco di simmetrie, il malessere. Delle famiglie e dei
ragazzi. Anche loro il 12 giugno andranno a votare e faranno tremare, fino
all'ultimo secondo prima del risultato, la nostra impaurita Europa.
(angaldo@gmail.com).
( da "Borsa e Finanza" del 09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
INCHIESTA "Il
panico del credito è finito, ma l'economia soffrirà ancora" Elmeskov
(Ocse): "Pil euro all'1%, negli Usa vicini allo zero: la ripresa solo dal
2009". Il vero rischio? "Che non si fermi il crollo dell'immobiliare Usa" di Vincenzo Sciarretta - 07-06-2008
Forse si comincia a vedere la luce in fondo al tunnel della crisi dei mutui
subprime. O almeno la pensa così Jorgen Elmeskov, capo economista dell'Ocse,
l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, "a meno che
i prezzi degli immobili Usa non scendano oltre le più
pessimistiche previsione, cioè oltre il 10% dai valori correnti".
L'economia però proseguirà una fase di stanca per tutto il 2008, con la
prospettiva di una ripresa nel 2009. Dunque l'emorragia causata dai temutissimi
subprime sarebbe in via d'esaurimento. È così? Questa è l'impressione, se ci
limitiamo al perimetro dei mercati finanziari. Ad esempio, il prezzo dei credit
default swaps ha moderato la sua corsa dopo l'apice di marzo. Intendiamoci, le
quotazioni non sono ai livelli pre-crisi, e di conseguenza i problemi non sono
del tutto risolti. Ma c'è un miglioramento. Ripeto, aumentano le probabilità
che il peggio sia alle spalle sui mercati finanziari. Perché sottolinea
"sui mercati finanziari"? Perché, le traversie dei crediti spazzatura
rappresenteranno una palla al piede dello sviluppo economico per tutto il 2008,
rimandando al
( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del
09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
SUPPLEMENTO AFFARI E
FINANZA ultimo aggiornamento 09 Giugno 2008 Affari & Finanza >
RAPPORTO/PRIVATE BANKING Affari & Finanza > RAPPORTO/MODELLO UNICO
Affari & Finanza > RAPPORTO/PICCOLE E MEDIE IMPRESE --> ATTUALITA
pag. 6 E Dio salvi le banche della Regina L'ANALISI ETTORE LIVINI Dio salvi le
banche della Regina. Il credito inglese, come prevedibile, ha pagato un pedaggio
pesantissimo alla crisi dei subprime. E il conto finale, dicono molti analisti,
deve ancora arrivare. Colpa di una bolla immobiliare gonfiata a dismisura dai mutui facili (le banche britanniche
hanno prestato soldi fino al 110% del valore delle case finanziate) e
di una risposta di sistema non prontissima come quella arrivata dalla Fed e dai
colossi Usa. Il risultato è un bollettino di guerra che suona già oggi come una
mezza Caporetto: la Northern Rock, leader inglese nel credito
ipotecario, è stata salvata da un prestito pubblico di 25 miliardi di sterline
e poi nazionalizzata (una bestemmia per il capitalismo anglosassone). Due dei
gioielli nazionali ? Royal Bank of Scotland e Hbos ? sono stati costretti a
chiedere al mercato 16 miliardi di sterline per riportare i loro conti in linea
di galleggiamento. Con S&P, Moody's e Fitch che fanno le cassandre e
"vedono" altri nuvoloni neri all'orizzonte. Nessuno può dire che a
Londra i segnali della bufera sul credito nazionale non si siano visti per
tempo. A giugno 2007, quando ancora subprime e grandi svalutazioni bancarie non
monopolizzavano i titoli dei giornali, la Northern Rock, sonnolento colosso di
Newcastle, ha iniziato a scricchiolare. Il motivo? Semplice. Con il rialzo dei
tassi e i primi morsi della crisi le rate erano diventate troppo alte per molte
famiglie inglesi. Che a quel punto, molto semplicemente, hanno smesso di pagare
le rate. Era l'inizio della tempesta più grave per la finanza britannica dal
drammatico salvataggio del Lloyd's a metà anni '90. La società ha lanciato un
profit warning, i titoli hanno iniziato a crollare e a fine giugno davanti alle
sue filiali si sono formate code interminabili di correntisti che volevano
ritirare i propri risparmi. La risposta della Banca d'Inghilterra è stata ? con
il senno di poi ? un po' troppo timida: un maxifinanziamento per garantire la
liquidità e l'apertura di un'asta per vendere la banca a nuovi soci disposti a
rilanciarla. Si sono presentati in po' di fondi di private equity, ma alla
fine, lo scorso febbraio: Northern Rock è stata portata sotto l'ombrello
pubblico (tra le critiche della Ue). "Una soluzione temporanea", ha
detto il ministro del Tesoro Alistair Darling. Ma la City è pronta a
scommettere che il salvagente pubblico rimarrà a lungo a tenere a galla la
banca. Da Northern Rock in poi, tutto il credito inglese ha iniziato a tirare
la cinghia. Qualche volta con cure da cavallo per evitare altri crac. Pochi
giorni fa Texas Pacific Group è intervenuto con un'iniezione da 500 milioni di
sterline (questa volta almeno private) per riportare sopra la linea di
galleggiamento un altro big dei mutui, la Bradford & Bingley. E nemmeno i
giganti bancari della City sono rimasti immuni dal contagio dei subprime. Le
due "vittime" più illustri sono le due reginette scozzesi, Royal Bank
of Scotland e Hbos, già costrette a battere cassa al mercato per riportare a
livelli adeguati il loro patrimonio. Rbs non sconta solo i guai dell'immobiliare. Sui suoi conti pesa infatti anche la
maxiacquisizione di Abn Amro (con Fortis e Santander). Certo però è che a fine
2007 la banca aveva tranquillizzato tutti sulla solidità dei suoi conti. Salvo
presentarsi pochi mesi dopo alla comunità finanziaria con una
ricapitalizzazione monstre da 12 miliardi di sterline per far fronte a 5,9
miliardi di perdite impreviste. Un aumento da brivido anche per le condizioni
di Borsa. Lo sconto del 46% sul valore delle azioni prima dell'annuncio ha però
funzionato e alla fine il 95% dei soci di Royal Bank ha aderito, riportando
sopra la soglia critica del 6% il Tier 1. Valore che potrebbe essere superato
con la vendita delle attività assicurative ? per cui erano in corsa anche le
Generali ? arrivata ormai alle ultime battute. Sotto la lente degli investitori
adesso è finita la Barclays. Molti analisti ? malgrado le smentite della banca
? ritengono necessario un consistente aumento di capitale. Un'ipotesi
rafforzata dagli 1,7 miliardi di sterline di svalutazione del primo trimestre.
China Development Bank e Temasek (Singapore) ? azionisti rispettivamente con il
l 3,3% e il 2,1% del capitale ? sarebbero comunque pronti a fare la loro parte.
E il futuro? Per le società di rating è ancora in salita. Fitch punta il dito
sulle "prospettive negative sugli utili aziendali". S&P prevede "perdite
molto maggiori legate ai guai del settore immobiliare"
(a maggio i prezzi delle case sono crollati del 3,8% e
da inizio anno i mutui sono crollati del 40%). Tanto più che l'inflazione ?
aggiunge S&P ? limita i margini di manovra della Banca centrale su tassi.
La Banca d'Inghilterra e il Tesoro però, dopo il mezzo flop di Northern Rock,
non sono rimasti con le mani in mano. Basta con le aspirine ? è stata la
strategia ? per un malato grave come la finanza della City è stata così messa a
punto una terapia d'urto: lo scorso aprile la Banca centrale ha varato un piano
fino a 50 miliardi di sterline che consente agli istituti di convertire i loro
bond garantiti da mutui con tradizionali titoli di Stato. Un salvataggio
pubblico mascherato che ha ridato però un po' di fiato ai titoli bancari ?
scesi del 50% in un anno ? migliorando la qualità dei loro asset. L'incognita,
naturalmente, è più in generale quella della congiuntura economica più
generale. Se i problemi del mattone dovessero continuare o addirittura
aggravarsi (da inizio anno i pignoramenti in Gran Bretagna sono aumentati del
17%) nemmeno l'ultimo salvagente delle autorità di controllo potrebbe bastare.
L'anno nero delle banche inglesi, era inevitabile, ha portato con sé anche le
polemiche dei loro soci sugli stipendi dei manager. È successo all'assemblea
della Rbs, con il cda nel mirino delle contestazioni, così come in quella di
Hbos. Il più bersagliato è stato Bob Diamond, eclettico numero della Barclays,
che però si è difeso ricordando di aver fatto un passo indietro al momento
giusto nella partita Abn Amro, evitando di strapagare l'istituto olandese.
Un'intuizione premiata nel 2007 ? tra le contestazioni degli azionisti ? con un
superbonus ad personam di 21 milioni di sterline.
( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del
09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
SUPPLEMENTO AFFARI E
FINANZA ultimo aggiornamento 09 Giugno 2008 Affari & Finanza >
RAPPORTO/PRIVATE BANKING Affari & Finanza > RAPPORTO/MODELLO UNICO
Affari & Finanza > RAPPORTO/PICCOLE E MEDIE IMPRESE --> FINANZA pag.
26 Le Olimpiadi spingono infrastrutture e turismo FRANCESCA PAOLA RAMPINELLI
Settore immobiliare, infrastrutture e turismo sono i
temi caldi del mercato cinese in vista delle Olimpiadi che si terranno nel
( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del
09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
SUPPLEMENTO AFFARI E
FINANZA ultimo aggiornamento 09 Giugno 2008 Affari & Finanza > RAPPORTO/PRIVATE
BANKING Affari & Finanza > RAPPORTO/MODELLO UNICO Affari & Finanza
> RAPPORTO/PICCOLE E MEDIE IMPRESE --> FINANZA pag. 26 Quei 'dubbi'
investimenti della Federal Reserve Usa la lettera Dalla metà degli anni Novanta
fino a quasi un anno fa, approfittando del fatto che Cina, India e Paesi del
sudest asiatico producono e vendono i loro manufatti e servizi all'Occidente
industrializzato a prezzi molto bassi e ciò ha
contribuito a combattere in modo quasi automatico l'inflazione le banche
centrali hanno potuto inondare il loro sistema economico di liquidità,
permanendo la crescita dei prezzi al consumo in limiti
assai modesti. Mentre negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso ad ogni
aumento della liquidità ben presto corrispondeva un'accresciuta inflazione, nel
periodo 1995/prima metà del 2007 i banchieri centrali non sono più intervenuti
per portar via la boccia del liquore, visto che il party stava diventando
selvaggio, non hanno più sentito l'esigenza to lean against the wind (di
piegarsi contro il vento). Addirittura l'ex Presidente
della banca centrale americana, Greenspan, ha teorizzato che le banche centrali
non dovevano cercare di fronteggiare le bolle speculative che fatalmente si
sarebbero determinate in conseguenza di questa abbondante liquidità. E così,
specialmente nel periodo 2003/2007, le bolle si sono manifestate in moltissimi
campi, da quello degli immobili urbani, a quello dei terreni agricoli,
dai metalli preziosi, agli oggetti da collezione, ai titoli azionari. Il tutto
alimentato da un'abbondanza di liquidità che faceva abbassare gli standard
creditizi del sistema bancario nei confronti di imprese e famiglie. L'anello
più debole erano queste ultime. I capitalisti, i grandi manager, i
professionisti di successo si sono appropriati dell'intero aumento della
produttività derivante anche dall'entrata di quasi tre miliardi di persone nel
mercato del lavoro globale. Tutto ciò a scapito del 97% circa della popolazione
che, essendo in concorrenza con i lavoratori dei Paesi emergenti, ha visto
ridursi il valore reale dei propri salari e stipendi, il cui totale è sceso dal
63% del Pil al 55%. In particolare, i nodi del credito sono venuti al pettine
per molte famiglie americane che, dopo essersi indebitate enormemente nei
confronti dei finanziatori, pur in presenza di redditi reali decrescenti, non
sono più state in grado di ripagare i loro debiti. Ecco che scoppia la crisi
del subprime. A questo punto la politica monetaria delle banche centrali, che
era diventata perfino troppo facile da esercitare e quasi noiosa nel periodo in
parola, è diventata recentemente difficilissima poiché ardue sono diventate le
condizioni per mitigare la ricaduta negativa della rottura delle bolle
speculative menzionate. La Federal Reserve ha fatto una scelta chiara: cercare
di salvare in tutti i modi il sistema bancario e di sostenere la crescita
economica, anche a costo di rinunciare all'obiettivo di combattere l'inflazione
e di mantenere saldo il valore esterno del dollaro. Ha così continuato ad
espandere gli aggregati monetari (la M3, secondo calcoli ben fondati, cresce al
ritmo del 16% all'anno) e ha fatto scendere il tasso di interesse al 2% e cioè
1,8 punti sotto il tasso dell'inflazione al consumo, circa 9 punti sotto il
tasso di crescita dei prezzi alle importazioni, circa
l'11% sotto quello dei prezzi alla produzione e circa
il 20% sotto quello della crescita dei prezzi delle
materie prime. La scommessa della Fed non è tanto che il rallentamento ciclico
frenerà l'incremento dei prezzi, quanto quella per cui
continuerà l'effetto calmierante dei bassi prezzi dei
manufatti e servizi della Cina, dell'India e del sudest asiatico. La Fed, cioè,
vuole continuare, come in passato, ad essere il genio della lampada di Aladino,
capace di esaudire ogni desiderio con la liquidità abbondante. È noto che una
banca centrale, a fronte dell'offerta di base monetaria, può investire solo in
crediti sull'estero, in titoli del Tesoro senza rischio e tipicamente a breve e
in crediti garantiti sul sistema bancario. In altri termini, quantunque in un
regime di creazione di moneta senza supporto reale (cioè aureo) la banca
centrale possa creare moneta senza vincoli di convertibilità, le voci a fronte
delle quali la moneta stessa viene creata devono essere di primissima qualità.
La Fed, invece, ha introdotto recentemente fra i suoi impieghi anche titoli di
valore molto discutibile, prestiti alle banche di investimento e prestiti
d'onore agli studenti. Mancano solo i crediti diretti alle imprese e poi,
invece di Fed si potrà parlare di Gosbank sovietica. È questa la politica
monetaria del futuro?.
( da "Miaeconomia" del 09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
CASA " Casa
news Frenano i prezzi delle case (23/04/2008) Nel
primo semestre del 2008 si arresterà la corsa dei prezzi
delle case. Parola dell'Agenzia del Territorio che, nell'Osservatorio
2007, registra compravendite totali in calo del 7,1% (contro il +1,3% del 2006
e l'aumento del 5,4% registrato nel 2005). Mentre sui prezzi
si evidenzia che le quotazioni sono salite solo del 2,6% nel secondo semestre
del 2007 (in frenata rispetto al +3,7% del secondo semestre 2006) e su base
tendenziale annua del 5,5% (mentre nel secondo semestre del 2006 la crescita
era stata del +8,8%). La fotografia scattata dall'Agenzia
del Territorio delinea un quadro chiaro: la crisi dei mutui subprime, il
caro-mutui registrato negli ultimi mesi e i prezzi delle case
sempre alle stelle - anche se in lieve contrazione - stanno mettendo a dura
prova il mercato immobiliare. Anche se nel caso italiano non si può parlare di uno scoppio
della bolla
immobiliare, ma solo di un ridimensionamento.
Dall'Agenzia fanno notare che sul comparto pesano "fattori strutturali
legati al ciclo immobiliare, che è evidentemente
arrivato alla sua fase conclusiva. Tra questi i tassi di interesse per i mutui,
passati mediamente dal 3,5% del 2003 al 5,3% del 2007, e il livello raggiunto
dal prezzo degli immobili". Su quest'ultimo punto dall'Agenzia
sottolineano che i prezzi del residenziale sono saliti
nei grandi Comuni in media del 35% negli ultimi tre anni. In particolare, i
cali più consistenti nel numero di compravendite si sono registrati a Napoli
(-16,2%), Milano (-11,8% a livello annuale, con una discesa ridimensionata
rispetto al -13,5% del primo semestre dell'anno) e Palermo (-12,4%). Per quanto
riguarda i prezzi, secondo l'Agenzia del Territorio il
prezzo medio al mq è pari a 1.557 euro (+2,6% rispetto al semestre precedente e
+5,5% su base annua), con una crescita però dei prezzi
rallentata rispetto a quella registrata nel semestre precedente. "Se il
mercato immobiliare seguirà il classico andamento
ciclico il tasso di crescita delle quotazioni medie si attesterà sui livelli
del tasso d'inflazione". Lo sostiene il direttore dell'Osservatorio del
mercato immobiliare dell'Agenzia del territorio,
Gianni Guerrieri, precisando che non si tratta di una "previsione",
ma di una "deduzione" ottenuta dall'osservazione del mercato.
"Negli ultimi tre semestri - spiega Guerrieri - abbiamo registrato un calo
nelle compravendite e prezzi ancora in salita. Nel
prossimo semestre ci aspettiamo che le quotazioni non crescano in termini reali".
Quanto alla diminuzione delle transazioni relative agli immobili residenziali
registrata nell'ultimo anno e mezzo, proseguirà anche nei primi sei mesi del
2008, portando il volume totale delle compravendite a 700.000 circa. 119 voti -
" Vota questa notizia ".
( da "Nuova Venezia, La" del 10-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Prezzi delle case alle stelle, ma i guadagni non finiscono ai mediatori
Agenti immobiliari a basso reddito Molti sono sotto i diecimila euro, alcuni
dichiarano addirittura zero Meno di 30 mila euro per il
presidente e la segretaria Fiaip I prezzi delle case
continuano a restare su livelli altissimi, al di là dei ricorrenti annunci di
scoppio della bolla
immobiliare. Scorrendo l'elenco dei redditi
degli agenti immobiliari residenti nel Comune di Venezia, però, sembra che
questa ricchezza si perda tra mille rivoli e non finisca certo nelle loro
tasche. Soltanto uno - Gianni Scarpa - supera i 100 mila euro. A parte
una ventina tutti dichiarano un reddito imponibile inferiore ai 30 mila euro.
Questa la fotografia che emerge dall'esame dell'elenco dei redditi 2006 (anno
d'imposta 2005) dei contribuenti veneziani pubblicati su Internet dall'Agenzia
delle Entrate. Nella tabella pubblicata a fianco sono inseriti i nominativi
degli agenti immobiliari residenti a Venezia (o che, comunque, vi hanno
presentato la dichiarazione) selezionati sulla base di tre criteri:
contribuenti classificati con i codici- attività 70310 (agenzie di mediazione immobiliare) e 70110 (valorizzazione e vendita immobili),
iscritti alla Fiaip veneziana (Federazione italiana agenti immobiliari
professionali). Nelle prime posizioni si trova soprattutto chi opera nel
settore "valorizzazione e vendita immobili": da Gianni Scarpa
(106.750 euro) a Monica Danieli (43.439 euro). Al terzo posto, con 60.394 euro,
il mestrino Alfonso detto "Nino" Vincenzi (agenzia in via Olivi);
quindi Carlotta Donà, giovane agente titolare della Sant'Angelo agenzia
d'affari, con sede a San Marco. Appannaggio degli agenti immobiliari del centro
storico anche le altre primissime posizioni: da Renato Serena (79.504 euro) ad
Andrea Giaretta (46.288 euro). Cifre quasi irrisorie, soprattutto se paragonate
ai prezzi degli immobili che, proprio in quegli anni,
toccavano i loro massimi e costringevano chi acquistava un appartamento di
qualche decina di metri quadri ad accendere un mutuo ipotecando i successivi
30-40 anni. Si attestano attorno ai 40 mila euro, distanziati di pochi
spiccioli, due agenti immobiliari mestrini: Lionello Conte, agenzia in viale
Garibaldi (40.172 euro), e Orfeo Carraro, agenzia in via Archimede (40.156
euro). Non sembra navigare nell'oro nemmeno il presidente veneziano di
Confedilizia Luca Segalin: nel
( da "Corriere della Sera" del 10-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-06-10 num: - pag: 6
categoria: REDAZIONALE Prezzi Crescono i tempi d'attesa per le vendite. Bene
gli alloggi di lusso Casa, frena il mercato "Un rilancio dall'Expo"
Aumenti minimi dei prezzi negli ultimi cinque mesi Nel
mercato immobiliare quotazioni così basse non si
registravano da un decennio, ma per gli esperti è un dato positivo Solo un paio
di anni fa avrebbe gettato nel panico costruttori e proprietari di casa. Più
zero virgola tre per cento. Di tanto (poco), infatti, sono cresciuti i prezzi delle case a Milano nel primi mesi del 2008.
Quotazioni così basse non si registravano da un decennio. Gli esperti del settore
si disperano? Affatto. Parlano in politichese. Di tenuta. Un po' come i
politici il giorno dopo le elezioni, quando devono giustificare un risultato
non proprio positivo. Il ragionamento degli immobiliaristi è semplicissimo: il
contesto. Se si contestualizza il dato, anche un misero 0,3% può apparire un
successo. Un esperto come Claudio Lossa (vicepresidente della Fimaa) sciorina
diversi fattori per spiegare la tenuta: la recessione, l'inflazione, il
petrolio alle stelle e, soprattutto, le cifre da capogiro a cui era arrivato il
mercato immobiliare. In linea con il resto del mondo
occidentale: anomalo. Così Milano scopre la normalità. E cioè che per vendere
una casa (usata) ci vogliono più di sei mesi e non un mese. E che le case nuove (il 25% del mercato) non si danno via ancor prima
di aver ultimato il progetto. Chi compra vuole almeno vedere il tetto finito.
Difficile però abituarsi alla normalità, dopo anni di stordimenti al rialzo
(una normalità che vale pur sempre la bella cifra di 4.517 euro di media al
mq). Soprattutto per i proprietari di fascia intermedia, quelli che hanno case di 100-
( da "marketpress.info" del 10-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
DAGLI STRANIERI:
-0,2% Milano, 10 giugno 2008 - Rallenta il mercato immobiliare
milanese nei primi sei mesi del 2008. I prezzi degli
immobili aumentano infatti dello 0,3% (+1,2% in un anno, +103,5% dal 1998),
segnando l'aumento semestrale più basso degli ultimi dieci anni. Comprare casa
a Milano costa in media 4. 517 euro al metro quadro e affittarla in media 204
euro al metro quadro all'anno, dato stabile rispetto al secondo semestre del
2007. È il Centro storico (Augusto, Brera, Cairoli-cordusio, Diaz-duomo-scala,
Missori-s. Sofia, Nirone-s. Ambrogio, Spiga-montenapoleone, Vetra-s. Vito, V.
Emanuele-s. Babila) a esser cresciuto di più nel semestre, +0,7%, confermandosi
la zona più costosa della città (8. 217 euro al mq). La zona della
Circonvallazione (Buenos Aires ? Vitruvio, Carbonari ? Maggiolina, Gen. Govone
? Cenisio, Lagosta - Staz. Garibaldi, Sarpi ? Procaccini, Pisani - Gioia -
Baiamonti, Fiera ? Monterosa, Fiera ? Sempione, Washington - Po ? Vesuvio,
Bligny ? Toscana, Navigli ? Cassala, Solari ? Napoli, Abruzzi ? Romagna, Libia
? Cirene, Piceno ? Indipendenza) segna un +0,3% (4. 390 euro al mq), in linea
con la crescita media milanese. La zona Bastioni (Repubblica - Porta Nuova,
Solferino - Corso Garibaldi, Leopardi - Boccaccio ? Pagano, Parco Castello, S.
Vittore, Conca del Naviglio - Porta Genova, Mercalli ? Quadronno, Tribunale - 5
Giornate, Venezia - Monforte ) registra invece +0% (6. 331 euro al mq). Per
quanto riguarda la periferia, se in media la crescita è dello 0,2% (3. 227 euro
al mq), inferiore al dato cittadino, è il Nord Milano a segnare le crescite
maggiori: Fulvio Testi-bicocca (+2,2%, la crescita maggiore della città, 3. 425
euro al mq) e Niguarda (+0,9%, 2. 950 euro al mq). E se Spiga-montenapoleone
rimane la zona più costosa con 11. 650 euro al metro quadro, dove sono le zone
più economiche? Salomone - Bonfadini (2. 550 euro al mq), Forlanini ? Mecenate
(2. 700 euro al mq) e Ronchetto Lodovico il Moro (2. 850 euro al mq). Vittorio
Emanuele ? San Babila segna invece la diminuzione dei prezzi
più forte rispetto alla seconda metà del 2007 (?1,6%) seguita da Quartiere
Gallaretese ? Trenno (-1,5%). Crescono la Milano dello Studio e delle
Università (Augusto, Nirone ? Sant'ambrogio, Bligny ? Toscana, Fulvio Testi ?
Bicocca, Fulvio Testi ? Cà Granda, Barona ? Famagosta, Pacini-ponzio) +0,8%, 4.
661 euro al metro quadro, la Milano dei divertimenti (Vetra-s. Vito,
Solferino-corso Garibaldi, Conca del Naviglio-porta Genova, Percalli-quadronno,
Brera) +0,5%, 6. 515 euro al metro quadro e quella della Moda (Cairoli ?
Cordusio, Spiga ? Montenapoleone, Diaz - Duomo ? Scala, Nirone - S. Ambrogio,
Vittorio Emanuele - S. Babila, Solferino - Corso Garibaldi, Conca del Naviglio
- Porta Genova, Venezia ? Monforte) +0,4%, 7. 997 euro al metro quadro.
Rallenta invece la Milano Multietnica (Sarpi - Procaccini, Buenos Aires ?
Vitruvio, Bovisa ? Dergano, Istria ? Maciachini) con ?0,2%, 3. 569 euro metro quadro.
La provincia Il prezzo degli appartamenti nella provincia (esclusa Milano e la
Brianza) registra in sei mesi una crescita media dello 0,3% attestandosi su 1.
759 euro al metro quadro. Il sud Milano è il più dinamico con +3,4% (1. 723
euro al mq), insieme a Alto Milanese, +1,5% (1. 479 euro al metro quadro).
Rallentano la Direttrice Est con ?1,6% (1. 814 euro al mq), Abbiatense
Magentino con ?0,9% (1. 796 euro al mq) e Cintura Nord con ?0,5% (1. 985 euro
al mq). Monza. 3. 348 euro al metro quadro il prezzo medio per gli appartamenti
nuovi a Monza (dato stabile rispetto al Ii semestre 2007,+ 0,0%), un prezzo
medio superiore al resto della Brianza che raggiunge i 2. 057 euro al metro
quadro e registra una crescita dello 0,2% in sei mesi. Sono questi alcuni dei
dati che emergono dalla 33° edizione della "Rilevazione dei prezzi degli immobili sulla piazza di Milano" sul primo
semestre 2008 realizzata dalla Camera di commercio di Milano attraverso
l'azienda speciale Borsa Immobiliare, in collaborazione con Fimaa Milano e con
la partecipazione della Camera di commercio di Monza e Brianza. "I prezzi degli immobili a Milano sono stazionari, ma
l'inflazione aumenta - ha commentato Antonio Pastore, presidente di Borsa
Immobiliare, azienda speciale della Camera di commercio di Milano ?. In
sostanza siamo di fronte a una contrazione dei valori immobiliari, anche nelle
localizzazioni d'eccellenza. E' ragionevole supporre che la diminuzione delle
transazioni e il ridimensionamento del numero di mutui erogati possano
determinare un aumento dei canoni di locazione cittadini, anche se i dati ad
oggi disponibili indicano una sostanziale stabilità degli stessi". "I
primi sei mesi del 2008 registrano un assestamento più sano, meno speculativo,
dei prezzi che erano saliti troppo rispetto al valore
del prodotto. Il mercato rimane buono per gli immobili di lusso ?oltre i 2
milioni di euro- e per quelli fino a 250-300mila euro mentre segna una pausa di
riflessione nella fascia tra i 400 e gli 800mila euro - afferma Lionella Maggi,
Presidente Fimaa Milano -. Il mercato però non è fermo ma in questi sei mesi la
richiesta è diventata più selettiva. Chi cerca casa visita molti appartamenti
prima di decidere l'acquisto, discute fino in fondo ogni particolare sapendo
che esiste la possibilità di concludere un buon affare. In questo contesto
sempre più rilevante diventa la figura del mediatore immobiliare,
rimane a galla solo chi dispone di grande professionalità come gli associati
Fimaa. Per i prossimi mesi ci aspettiamo buone notizie da questo governo magari
cominciando da una tassazione più equa per le locazioni". "In Brianza
il mercato "si prende una pausa". Diminuiscono le compravendite ma i prezzi tengono crescendo dello 0,2% semestralmente e
dell'1,1% su base annua ? ha dichiarato Mauro Danielli membro di giunta della
Camera di commercio di Monza e Brianza -. A Monza città, in controtendenza con
lo scenario generale, le compravendite crescono del 5,1% passando dalla 1. 723
del 2006 alle 1. 810 del 2007. I prezzi diminuiscono
nell'ultimo semestre dell'1,2%, più della flessione annua dello 0,9%,
segnalando una tendenza peggiorativa. Tengono meglio in città le abitazioni
nuove, sinonimo di qualità, che nei prezzi massimi registrano un ulteriore incremento semestrale dello
0,2%". Tutti i dati della ricerca Mercato immobiliare in
crescita: le case. Continua la crescita, anche se rallentata, dei prezzi delle case: 4. 517 euro il prezzo medio, +0,3% rispetto ai 4. 504 euro del
semestre precedente e +1,2% in un anno (ed in dieci anni la crescita è stata
del +103,5%). Le zone che crescono di più: Fulvio Testi-bicocca, +2,2%
(3. 425 euro al mq), Fiera ? Monterosa +1,9% (5. 450 al mq), Spiga -
Montenapoleone +1,7% (11. 650 euro al mq), Cairoli ? Cordusio +1,4% (7. 500
euro al mq), Carbonari-maggiolina +1,3% (4. 050 euro al mq), Brera + 1,2% (8.
550 euro al mq), Navigli-cassala +1,1% (4. 650 euro al mq), Niguarda +0,9% (2.
950 euro al mq). 45 le zone ferme a +0,0%: Repubblica - Porta Nuova (6. 550
euro al mq), Leopardi-boccaccio-pagano (6. 700 al mq), Parco Castello (6. 300
euro al mq), S. Vittore (5. 600 euro al mq), Conca del Naviglio-porta Genova
(5. 050 euro al mq), Mercalli ? Quadronno (6. 500 euro al mq), Tribunale - 5
Giornate (6. 250 euro al mq), Venezia ? Monforte (8. 250 euro al mq), Buenos
Aires-vitruvio (4. 150 euro al mq),Lagosta-stazione Garibaldi (3. 875 euro al
mq), Pisani Gioia Baiamonti (4. 400 euro al mq), Fiera-sempione (4. 650 euro al
mq), Washington-po-vesuvio (4. 600 euro al mq), Solari-napoli (4. 300 euro al
mq), Abruzzi-romagna (4. 150 euro al mq), Piceno-indipendenza (5. 400 euro al
mq), Bovisa-dergano (3. 125 euro al mq), Musocco-villa Pizzone (2. 925 euro al
mq), Pellegrino Rossi- Affori-bruzzano (3. 050 euro al mq), Quarto Oggiaro (2.
950 euro al mq), Greco (2. 925 euro al mq), Istria-maciachini (3. 275 euro al
mq), Turro-precotto (3. 150 euro al mq), Axum - Ospedale S. Carlo (3. 000 euro
al mq), Bande Nere-giambellino (3. 850 euro al mq), Baggio - Quinto Romano (3.
150 euro al mq), Inganni - S. Cristoforo (3. 300 euro al mq), Selinunte ?
Rembrandt (3. 650 euro al mq), Accursio (3. 250 euro al mq), Caprilli-s. Siro
(4. 250 euro al mq), Agrippa ? Abbiategrasso (3. 050 euro al mq), Cermenate
Ortles (3. 050 euro al mq), Corvetto (3. 100 euro al mq), Gratosoglio-missaglia
(3. 000 euro al mq), Q. Re S. Ambrogio ? Torretta (3. 050 euro al mq),
Ronchetto-lodovico il Moro (2. 850 euro al mq), Lambrate (3. 150 euro al mq),
Pacini ? Ponzio (3. 850 euro al mq), Teodosio ? Vallazze (3. 200 euro al mq),
Udine (3. 400 euro al mq), Argonne-corsica (3. 600 euro al mq), Forlanini ?
Mecenate (2. 700 euro al mq), Martini ? Cuoco (3. 900 euro al mq), Santa Giulia
(Montecity-rogoredo, 3. 300 euro al mq), Salomone Bonfadini (2. 550 euro al
mq). In calo: V. Emanuele-s. Babila (9. 200 euro al mq) con ?1,6%, Quartiere
Gallaretese ? Trenno (3. 350 euro al mq) con ?1,5%, Libia-cirene (5. 350 euro
al mq) con ?0,9% e Sarpi-procaccini (3. 725 euro al mq) con ?0,7%. Chi cresce
di più?e chi meno La zona che è cresciuta di più nel primo semestre del 2008 è il
centro con +0,7% (1,9% in un anno). In linea con la media cittadina la
circonvallazione (Buenos Aires ? Vitruvio, Carbonari ? Maggiolina, Gen. Govone
? Cenisio, Lagosta - Staz. Garibaldi, Sarpi ? Procaccino, Pisani Gioia
Baiamonti, Fiera ? Monterosa, Fiera ? Sempione, Washington - Po ? Vesuvio,
Bligny ? Toscana, Navigli ? Cassala, Solari ? Napoli, Abruzzi ? Romagna, Libia
? Cirene, Piceno ? Indipendenza) con +0,3% (+1,5% in un anno) mentre i
Bastioni, (Repubblica - Porta Nuova, Solferino - Corso Garibaldi, Leopardi -
Boccaccio ? Pagano, Parco Castello, S. Vittore, Conca del Naviglio - Porta
Genova, Mercalli ? Quadronno, Tribunale - 5 Giornate, Venezia ? Monforte) sono
fermi a +0,0% (+1% in un anno). Il decentramento (da Bovisa-dergano a
Istria-maciachini, da Inganni-san Cristoforo a Caprilli-san Siro, da
Abbiategrasso-gratosoglio a Ronchetto-lodovico il Moro, da Lambarate a Salomone
Bonfadini) cresce sotto la media cittadina, registrando un +0,2%. In sei mesi I
più veloci. Nel Centro storico cresce di più Spiga ? Montenapoleone con +1,7%.
Nei Bastioni, cresce solo Solferino-c. So Garibaldi con + 0,4%. Per la
Circonvallazione Fiera-monterosa con +1,9%. Nel decentramento Fulvio
Testi-bicocca con +2,2%. E i più lenti. Nel Centro storico rallenta V.
Emanuele-s. Babila con ?1,6%. Nei Bastioni tutte le zone tranne Solferino-corso
Garibaldi sono fermi a +0,0%, mentre nel decentramento rallenta soprattutto
Quartiere Gallaretese ? Trenno con ?1,5%. In un anno I più veloci. Nel Centro
storico cresce di più Missori-santa Sofia con +3,8%, nei Bastioni Parco
Castello con + 2,4%, per la Circonvallazione Fiera Monterosa con +3,8% e nel
decentramento Barona-famagosta con +3,9%. E i più lenti. Nel Centro storico
Nirone-s. Ambrogio si ferma a+0,0%. Nei Bastioni sono fermi a +0,0%, Repubblica
- Porta Nuova, Mercalli?quadronno, Tribunale-5 Giornate, Venezia?monforte.
Nella Circonvallazione sono fermi a +0,0% Pisani Gioia Baiamonti,
Solari-napoli, Abruzzi-romagna, nel decentramento rallenta soprattutto
Salomone-bonfadini con ?1,9%. E in cinque anni I velocisti. Nel Centro storico,
Cairoli ? Cordusio con + 40,2%, nei Bastioni Tribunale-cinque Giornate con
+35,9%, per la Circonvallazione Fiera-monterosa con +36,3%, nel decentramento
Martini-cuoco con +56%. Il fanalino di coda Nel Centro storico V. Emanuele-s.
Babila con + 28,7%, nei Bastioni Leopardi-boccaccio-pagano con + 17,5 %, nella
Circonvallazione Pisani-gioia-baiamonti con +8,6%, nel decentramento Greco con
+6,4%. Le case più convenienti? Nel primo semestre
2008 per il Centro storico Vetra-san Vito con 6. 700 euro al mq, nei Bastioni
Conca del Naviglio?porta Genova con 5. 050 euro al mq, nella Circonvallazione
Gen. Govone-cenisio con 3. 400 euro al mq, nel decentramento Salomone Bonfadini
con 2. 550 euro al mq. La Milano tematica In un semestre crescono la Milano
dello studio (Augusto, Nirone -S. Ambrogio, Bligny ?Toscana, Fulvio Testi ?
Bicocca, Fulvio Testi - Cà Granda, Barona?famagosta, Pacini?ponzio), in media
del +0,8% per 4. 661 euro al mq, e quella del divertimento (Vetra?san Vito,
Solferino-corso Garibaldi, Conca dei Navigli?porta Genova, Mercalli?quadronno,
Brera) in media del +0,5% per 6. 515 euro al mq. Rallenta invece la Milano
multietnica (Buenos Aires ? Vitruvio, Sarpi ? Procaccini, Bovisa ? Dergano,
Istria ? Maciachini), in media ?0,2% per 3. 569 euro al mq. Gli affitti: Nel I
semestre 2008 il prezzo di locazione di un appartamento a Milano è in media di
204 euro al mq all'anno: stabile rispetto al Ii semestre 2007. Affittare un
monolocale in città (25 mq) costa mediamente 337 euro al mq all'anno. I
bilocali si attestano sui 194 euro al mq all'anno, mentre i trilocali sui 141
euro al mq annui. I quadrilocali hanno in media un costo di locazione di 142
euro al mq all'anno. Affitti Milano primo semestre 2008 (euro al mq all'anno)
Euro/mq/anno Var % 6 mesi Var % 12 mesi Var % 60 mesi Media Milano 204 0,0 0,0
1,3 Monolocali (25mq) 337 0,0 0,0 1,2 Bilocali (50 mq) 194 0,0 0,0 2,6
Trilocali (75mq) 141 0,0 0,0 -5,4 Quattro locali (100 mq) 142 0,0 0,0 6,8
Fonte: Rilevazione dei prezzi degli immobili sulla
piazza di Milano" sul primo semestre 2008 realizzata da Borsa Immobiliare,
azienda speciale della Camera di commercio di Milano, in collaborazione con
Fimaa Milano La provincia di Milano. Il prezzo medio degli appartamenti, tra vecchi
e nuovi, nella provincia (esclusa Milano, Monza e la Brianza) registra in sei
mesi una crescita dello 0,3% attestandosi su 1. 759 euro al metro quadro. Il
sud Milano è il più dinamico con +3,4% (1. 723 euro al metro quadro), insieme a
Alto Milanese, +1,5% (1. 479 euro al metro quadro). Rallentano la Direttrice
Est con ?1,6% (1. 814 euro al metro quadro), Abbiatense Magentino con ?0,9% (1.
796 euro al metro quadro) e la Cintura Nord con ?0,5% (1. 985 euro al metro
quadro). Monza. 3. 348 euro al metro quadro il prezzo medio per gli
appartamenti nuovi a Monza (dato stabile rispetto al Ii semestre 2007,+ 0,0%),
un prezzo medio superiore al resto della Brianza che raggiunge i 2. 057 euro al
metro quadro e registra una crescita dello 0,2% in sei mesi. Euro /mq Var %
semestre Var % annuale Var % 5 anni Brianza (Monza esclusa) Appartamenti nuovi
2. 057 +0,2% 1,1% 29,5% Brianza (Monza esclusa) Appartamenti nel complesso 1.
660 0,2% 1,1% 32,9% Monza Appartamenti nuovi 3. 348 0,0% 0,7% 47,0% Monza
Appartamenti nel complesso 2. 642 -1,2% -0,9% 43,4% Fonte: Rilevazione dei prezzi degli immobili sulla piazza di Milano" sul primo
semestre 2008 realizzata da Borsa Immobiliare, azienda speciale della Camera di
commercio di Milano, in collaborazione con Fimaa Milano . <<BACK.
( da "Corriere della Sera" del 10-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-06-10 num: - pag: 25 categoria:
REDAZIONALE Politica monetaria Zapatero aveva chiesto prudenza nei rialzi. Ma
Trichet non fa dietrofront Bce, sui tassi è duello Spagna-Germania MILANO - Non
si assisteva a una concatenazione simile fra mercati e politica dall'inizio
degli anni '90, quando andò in frantumi il Sistema monetario europeo: le
periferie in fibrillazione, il centro del sistema sempre più certo della
propria solidità. Malgrado i record dell'euro, la Germania ha così fatto sapere
ieri che il suo avanzo commerciale è cresciuto di un altro 12,6% in aprile. Sui
mercati finanziari di Londra invece l'ondata di vendite di titoli a reddito
fisso ieri è stata la più violenta da quando la sterlina fu espulsa dallo Sme:
i mercati, osserva Michael Saunders di Citigroup, mettono
già in conto tre rialzi dei tassi della Bank of England. L'economia britannica
è in piena frenata per l'esplosione della bolla immobiliare,
eppure per gli operatori l'aumento dei tassi annunciato dalla Banca centrale
europea potrebbe spingere anche l'istituto di Londra a seguirne le orme a più
riprese. Anche fra le cancellerie d'Europa la svolta della Bce non ha
tardato a far sentire i suoi effetti: più ci si allontana dal "nucleo
duro" di Eurolandia, più si fanno sentire le critiche alla stretta
monetaria. Senza precedenti quelle da Madrid: "Ci sarà un aumento nei
tassi di mercato Euribor e del prezzo del petrolio, che è già eccessivo - ha
osservato il premier spagnolo José Luis Zapatero - . Raccomanderei a
Jean-Claude Trichet di essere più prudente". Subito però il presidente
della Bce è stato difeso dal portavoce del governo tedesco Thomas Steg, senza
troppi complimenti: "Zapatero può dire quel che vuole, la Bce è
indipendente e per noi la questione è chiusa". All'apparenza lo è anche
per Trichet stesso. Ieri da Parigi il banchiere centrale ha confermato parola
per parola il suo annuncio di giovedì scorso: "Non è certo, ma è possibile
" un rialzo "lieve" dei tassi d'interesse a luglio, dunque dal 4
al 4,25% per quelli di base. Gli operatori non stentano a credergli e scontano
già da ieri una serie di tre rialzi dei tassi fino al 4,75% in gennaio. Anche i
tassi Euribor, quelli determinanti per i mutui a tasso variabile, hanno fatto
segnare un'impennata oltre il 5% a tre mesi, al punto che la Bce ha provato a
calmare i mercati ventilando l'ipotesi di nuove iniezioni di liquidità. Resta
poi l'allarme sul petrolio, che venerdì ha segnato un nuovo record dopo che
l'annuncio di Trichet aveva affondato il dollaro: da due anni, infatti, il
greggio sale quando il biglietto verde scende. Tutte tensioni che tradiscono il
dilemma della Bce: rischiare di destabilizzare mercati ancora fragili per la
crisi finanziaria, o di perdere il controllo dell'inflazione tenendo fermi i
tassi? Per ora, neanche Trichet conosce l'esito della sua scommessa. Ma ieri
Henry Paulson, il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, gli ha dato una mano.
Con deliberata chiarezza, non ha escluso interventi a sostegno del dollaro
qualora diventasse davvero necessario. Germania record Nonostante l'euro forte,
l'avanzo commerciale tedesco è cresciuto di un altro 12,6% in aprile
Jean-Claude Trichet Federico Fubini.
( da "Borsa e Finanza" del 10-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
ANALISI TECNICA Il
Peggio in Borsa non È alle Spalle La crisi dei consumi delle famiglie americane
deve ancora dispiegarsi. E non saranno gli assegni di Bush, già assorbiti dal
caro-benzina, a risollevare l'economia. Wall Street vedrà dimagrire gli utili,
impennare i p/e e anche i dividendi subiranno drastici tagli di Redazione -
07-06-2008 Le prospettive della Borsa americana sono cupe, perché gli utili
evaporano come neve al sole e le quotazioni risultano care rispetto
all'esperienza storica. Il price/earning calcolato sugli utili realizzati negli
ultimi 12 mesi (vedere grafico in pagina) è schizzato a 25 contro una media
prossima a 16. Poiché il ciclo degli affari è ancora nella fase discendente, i
guadagni sono destinati ad assottigliarsi, causando una seconda gamba
ribassista dei corsi azionari. CRISI GLOBALE. Naturalmente, all'origine di
questa analisi vi è una diagnosi negativa per l'economia globale. La recessione
è un processo che si sta sviluppando in quattro fasi: 1) il
collasso della bolla
immobiliare; 2) il diffondersi dei suoi
effetti sui bilanci degli istituti di credito; 3) la contrazione della spesa
per consumi in America; 4) il contagio mondiale attraverso l'export. Bisogna
solo domandarsi a che punto siamo. A mio modo di vedere, siamo al punto 3: il
consumatore americano è costretto a tirare la cinghia, limitando le
spese domestiche. Vi sono molti segnali di questo malessere sistemico. Il
gettito fiscale è in sofferenza, perché i consumi ristagnano e perché le tasse
sugli immobili scendono, in seguito al diminuito pregio catastale. Le rimesse
dei messicani verso la madrepatria sono in caduta libera, segno che i posti di
lavoro meno qualificati iniziano a saltare come birilli. La fiducia dei
consumatori è al punto di minimo assoluto. Ma non crediate che le cose vadano
male solo per i messicani. Anche i ricchi piangono: Wall Street ha licenziato
50mila persone nei primi quattro mesi del 2008. Pensate all'impatto su una
città come New York, nella quale la finanza rende conto per il 23% dei redditi
(ma appena per il 5% dei posti di lavoro). Si taglia sul superfluo, sicché il
gioco d'azzardo vive momenti infelici. Il numero degli americani che programma
una vacanza non è mai stato così basso. E, secondo una ricerca, solo il 19%
degli americani intende comperare articoli di elettronica rispetto al 39% dello
scorso novembre. Ciononostante, talune previsioni sperano in una ripresina
dell'economia, grazie all'assegno fiscale voluto dall'Amministrazione e dal
Congresso, un sostegno che sta raggiungendo proprio ora le case
degli americani. Ma io credo che si tratti di pie illusioni. Stando ai
sondaggi, infatti, il 41% delle famiglie vuole impiegare l'assegno per ripagare
i debiti preesistenti, il 19% si propone di risparmiare la somma, il 17% di
spenderla nella routine quotidiana e appena il 23% di fare qualche compera
supplementare. Aggiungo che il rincaro dei carburanti equivale alla dimensione
dell'incentivo fiscale, e di conseguenza ne annulla l'impatto positivo. Gli
americani sono strangolati dall'impennata dei prezzi
petroliferi e alimentari. Basti dire che a marzo l'automobilista medio ha
percorso il 4,3% di chilometri in meno rispetto al 2007, il calo più marcato
dal 1942. E veniamo al mercato azionario. Non sarei sorpreso se nel clima
descritto gli utili aziendali franassero del 40% rispetto al picco dell'anno
scorso. E siccome i multipli sono già elevati, c'è il pericolo che i grafici di
Borsa virino bruscamente al ribasso. TAGLIO DELLE CEDOLE. Richiamo poi
l'attenzione su due fenomeni abbastanza ignorati nel dibattito corrente. Il
primo riguarda la corsa alle fusioni, alle acquisizioni e ai buy-back, che
tanto avevano influito sul rialzo del 2003-2007. Con i bilanci allo stremo, le
banche mostreranno una grande riluttanza a finanziare queste operazioni di
accorpamento e di scalata. Infine, devo dire due parole sui cari vecchi
dividendi, così importanti, eppure così trascurati dagli investitori. Dal 1972,
le compagnie che hanno regolarmente alzato le cedole hanno regolarmente battuto
l'indice S&P500, segno che i dividendi contano. Ebbene, nella situazione
presente, i dividendi sono in flessione perché i soldi scarseggiano. Ad esempio,
la metà delle 3.776 banche che staccano la cedola li ha ridotti nel primo
trimestre. Direi che non si tratta certo di un buon segno.
( da "Wall Street Italia" del 10-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di Alfonso Tuor Al
New York Mercantile Exchange vengono scambiati ogni giorno contratti futures per
850 milioni di barili, 10 volte la produzione giornaliera di greggio (che
ammonta a 85 milioni di barili). "E' una mega bolla,
ma non è detto che scoppierà tanto presto". -->Il contenuto di questo
scritto esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la
linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.
(WSI) ? È sempre più difficile sostenere che l'impennata del prezzo del
petrolio non è dovuta in gran parte alla speculazione finanziaria, soprattutto
dopo il balzo di 10 dollari il barile registrato nella giornata di venerdì.
Questi violenti movimenti, che hanno spinto il prezzo del greggio ad un soffio
dai 140 dollari il barile, sono la manifestazione inequivocabile della bolla finanziaria che si è formata nel mercato delle materie
prime e dei prodotti alimentari. Alcune cifre confermano questa tesi. Hai mai
provato ad abbonarti a INSIDER? Soltanto questa settimana, e' a META' PREZZO!
Approfitta di questa offerta speciale, clicca sul link INSIDER Come ha scritto
sul "Financial Times" Lord Desai, docente alla London School of
Economics, nello scorso mese di maggio, al New York Mercantile Exchange sono
stati scambiati ogni giorno contratti per circa 850 milioni di barili, ossia un
volume corrispondente a dieci volte la produzione giornaliera di petrolio (che
ammonta a 85 milioni di barili). Questi semplici dati confermano che ha ragione
il finanziere George Soros, il quale, in una recente audizione davanti al
Senato statunitense, ha dichiarato: "Ci sono tutti i segnali di una bolla, ma non è detto che essa scoppierà tanto presto".
I segnali di una bolla ci sono in effetti tutti. Il
prezzo del petrolio è più che raddoppiato negli ultimi 12 mesi ed è salito
quest'anno dai 90 dollari il barile dello scorso mese di febbraio ai 139
dollari di venerdì scorso. Nell'economia reale non è successo nulla che possa
giustificare un incremento superiore al 9%. La domanda cinese ed indiana,
additata spesso come causa principe del rialzo del greggio, non ha subito negli
ultimi cinque mesi alcun balzo. Inoltre, la richiesta di greggio di Cina e di
India non influisce direttamente sulle quotazioni di breve termine del greggio,
poiché avviene fuori dal mercato, con contratti a lungo termine firmati con i
paesi esportatori. Anche i termini dei problemi produttivi dei paesi
esportatori di greggio non sono cambiati negli ultimi mesi. Anzi, l'aneddotica
indica ? come ha sottolineato "Il Sole 24 Ore" ? che si moltiplicano
le petroliere che vagano per gli Oceani in cerca di attracchi, cioè di
acquirenti, cui vendere a sconto il loro carico di greggio. Il problema è che i
mercati a termine sui combustibili non obbediscono alle leggi della domanda e
dell'offerta, ma alle aspettative sul prezzo futuro. E in questo mercato di
carta si sono fiondate le istituzioni finanziarie, le quali negli ultimi anni
hanno investito 260 miliardi di dollari. È quindi evidente che quando la
Goldman Sachs, la banca di investimento più attiva in questo mercato, prevede
che entro la fine dell'anno il barile supererà i 200 dollari, non fa una
previsione, ma in buona sostanza dice alla concorrenza di continuare a
scommettere sul rialzo del greggio. Ciò induce a ritenere che la corsa del
prezzo del petrolio potrebbe ancora continuare e quindi decurtare ancor di più
il reddito di famiglie ed imprese. Non sorprende che si moltiplichino le
proposte di trattare con gli arabi, affinché aumentino la produzione; oppure di
detassare il prezzo del petrolio per calmare la rabbia crescente di
consumatori, pescatori ed autotrasportatori. È pure difficilmente spiegabile
come non si reagisca a questa corsa del greggio che sta intaccando la crescita
di economie già sotto stress a causa della crisi dei mutui subprime e che sta
favorendo il ritorno dell'inflazione. Comunque è incomprensibile che rispetto
alle numerose idee in circolazione nessuna proposta miri ad aggredire la causa
prima di questa enorme bolla finanziaria attorno al
prezzo del petrolio. Eppure basterebbe una regola semplice per far cadere il
castello costruito sul greggio dai "maghi della carta straccia". La
regola è la seguente: coloro che comprano a termine il greggio devono alla
scadenza del contratto comprare il petrolio fisico e non possono più evitare di
farlo pagando una piccola compensazione monetaria, come invece avviene oggi. In
pratica, si tratterebbe di ripristinare le leggi dei mercati a termine. Nessuno
però sembra avere il coraggio di rovinare l'ultimo giocattolo, che frutta
ancora soldi, creato da Wall Street. Così dopo la bolla delle borse, scoppiata all'inizio del decennio, e quella del
mercato immobiliare americano, esplosa l'anno scorso, ora abbiamo la
"mania" del petrolio. Anche questa bolla è certamente
destinata prima o poi a scoppiare, ma nel frattempo rischia di aggravare
pesantemente le condizioni di un'economia mondiale che già stenta a fare i
conti con la crisi dei mutui subprime. Copyright © Corriere del Ticino.
Riproduzione vietata. All rights reserved parla di questo articolo nel Forum di
WSI.
( da "Milano Finanza (MF)" del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
MF Numero 115
pag. 19 del 11/6/2008 | Indietro Il fondo
Calpers vende parte degli immobili Mercati Globali Di Gianluca Henny Calpers,
il più grande fondo pensione americano, potrebbe liquidare una parte del suo
patrimonio immobiliare ad uso residenziale valutato 2 miliardi di dollari. Il motivo è
la caduta dei prezzi delle abitazioni, che ha provocato una perdita del 31% sugli
investimenti del Fondo pensione nell'ultimo anno. Calpers ha dato
mandato a Morgan Stanley di analizzare sette operazioni immobiliari che il
fondo stesso ha concluso, per individuare i possibili disinvestimenti. Tra le
operazioni esaminate da Morgan Stanley è presente anche LandSource, società
attualmente sotto processo per bancarotta, che possiede un terreno di
( da "Giorno, Il (Brianza)" del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
PRIMO PIANO pag. 2
Casa, il mercato comincia a frenare A Monza il prezzo medio è di 3.348 al metro
quadro, il Comune più caro è Vimercate I DATI DELLA CAMERA DI COMMERCIO di
MARCO GALVANI ? MONZA ? IL MATTONE NON VOLA PIÙ. A Monza e pure in Brianza,
anche se nel capoluogo il mercato degli immobili di lusso non conosce crisi (in
generale a Monza città le compravendite sono cresciute del 5,1%, passando dalle
1.723 del 2006 alle 1.810 dello scorso anno). E' la fotografia fatta
dall'ultima rilevazione dei prezzi delle case sulla
piazza di Milano e provincia, della Camera di Commercio. "IL FATTO È CHE
PER DIECI ANNI abbiamo assistito a una crescita continua dei prezzi
- analizza Mauro Danielli, membro di giunta della Camera di Commercio di Monza
e della Brianza -, con gli acquirenti che hanno rincorso questi aumenti, magari
concludendo velocemente una trattativa per la paura che le spese potessero
aumentare dall'oggi al domani. Oggi, invece, la richiesta è diventata molto più
selettiva". "CHI CERCA CASA - aggiunge Lionella Maggi, presidente
della Federazione mediatori agenti d'affari di Milano - visita molti
appartamenti prima di decidere l'acquisto, discute fino in fondo ogni
particolare". I prezzi, d'altronde, erano saliti
troppo rispetto al valore del prodotto, mentre "nei primi sei mesi
dell'anno registriamo un assestamento più sano e soprattutto meno
speculativo". Anche se oggi, "con uno scenario economico non troppo
confortante, con l'innalzamento dei tassi di interesse e con una restrizione
del credito, la domanda è molto lenta", spiega Danielli. RISULTATO: se
prima il mercato era a clessidra, ovvero crescevano i prodotti di altà qualità
e quelli di bassa qualità (destinati soprattutto agli stranieri che occupano il
15% del mercato immobiliare), adesso il mercato ha
tutta la forma di un cono rovesciato, nel senso che regge soltanto l'immobile
di prestigio. E per il ceto medio, i prezzi e gli
elementi di qualità non sono ancora abbastanza "attraenti". C'è,
insomma, da fare i conti con le scadenze di fine mese e quello che resta dello
stipendio. ANCHE PERCHÉ per comprare a Monza un appartamento nuovo, il prezzo
medio è di 3.348 euro al metro quadrato (un dato stabile rispetto al secondo
semestre del 2007), con punte di 4.350 e 5.275 euro rispettivamente per la zona
Parco-Villa Reale e il Centro storico. Prezzi più elevati rispetto al resto
della Brianza: il costo al metro quadro è mediamente di 2.057 euro, con una
crescita dello 0,2% in sei mesi: il comune più caro resta Vimercate (2.992 euro
al metro) mentre comprare casa a Lesmo costa mediamente meno (1.650 euro al
metro). L'incremento maggiore nel prezzo degli appartamenti è stato registrato
a Lissone (+1,1% in sei mesi), Muggiò (+1,7%), Varedo (1,3%) e Bovisio Masciago
(+1,4%). UNA CRESCITA che si giustifica nel fatto che nei Comuni della nuova
Provincia di Monza, capoluogo escluso, la domanda trova una soddisfazione
migliore visto che l'offerta è maggiormente a fisarmonica rispetto alla città:
in sostanza, in Brianza l'acquirente trova il prezzo competitivo e la qualità.
Sul fronte degli affitti, invece, "è dal 2004 che stiamo assistendo a una
continua decrescita - spiega Danielli -: diminuiscono i canoni mentre cresce la
bassa qualità economica del conduttore. Aumenta, insomma, il rischio di
affittare il proprio appartamento a persone che non pagano". Nonostante i prezzi siano estremamente bassi: quattro anni fa un
appartamento in affitto costava 82 euro al metro quadrato, oggi siamo arrivati
a 76 euro. "Ora forse il prezzo si stabilizzerà - ipotizza Mauro Danielli
-, ma non andrà certo ad aumentare. Anche perché a Monza e in Brianza, come
d'altronde a livello generale, c'è ancora una logica patrimoniale, le famiglie
puntano ad acquistare". Attualmente in Brianza "il mercato si è preso
una pausa, ma ha una sua dinamicità, siamo ancora poco indebitati per
l'acquisto della casa rispetto alla media del resto dell'Europa, e quindi si
risolleverà presto".
( da "Repubblica, La" del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Cultura L'ETà
DELL'ABBONDANZA CI HA RESO PIù POVERI JOSEPH STIGLITZ Solo Barack Obama è
rimasto fermo sulla sua posizione respingendo questa soluzione che, secondo
lui, incrementerebbe soltanto la domanda di carburante, annullando così i
vantaggi del taglio delle imposte. Ma se la scelta di Clinton e McCain non
fosse quella giusta, che cosa si dovrebbe fare? Non si può semplicemente
ignorare le sollecitazioni di chi sta soffrendo. Negli Stati Uniti, i redditi
reali della classe media non sono ancora tornati ai livelli che avevano
raggiunto prima dell'ultima recessione, nel 1991. George Bush, dopo la sua
elezione, sostenne che i tagli alle tasse per i ricchi avrebbero curato tutti i
mali dell'economia. I benefici della crescita alimentata dai tagli fiscali
sarebbero ricaduti su tutti, secondo politiche di moda in Europa e altrove, che
tuttavia si sono dimostrate inefficaci. Questi tagli fiscali avrebbero dovuto
stimolare il risparmio, eppure il risparmio delle famiglie negli Stati Uniti è
crollato a zero. Altrettanto avrebbero dovuto fare con l'occupazione, ma la
partecipazione al mercato del lavoro è inferiore a quella degli anni Novanta.
Se una crescita c'è stata, essa ha beneficiato soltanto chi si trovava già in
una situazione di privilegio. La produttività è aumentata, per un certo
periodo, ma non per merito delle innovazioni finanziarie congegnate a Wall
Street. I prodotti finanziari di nuova creazione non contemplavano la gestione
del rischio, bensì lo aumentavano. Erano così poco trasparenti e complessi che
nemmeno a Wall Street o nelle agenzie di rating si era in grado di valutarli
adeguatamente. Al tempo stesso, il settore finanziario non è stato in grado di
creare prodotti destinati ad aiutare i comuni cittadini a gestire i rischi che
stavano assumendosi, incluso il rischio della proprietà immobiliare.
Milioni di americani perderanno probabilmente le loro case
e con esse, i risparmi di una vita. Il successo degli Stati Uniti poggia sulla
tecnologia, il cui simbolo è la Silicon Valley. Ma, ironicamente, all'apice della bolla immobiliare, agli scienziati
cui si devono i progressi che permettono una crescita basata sulla tecnologia e
alle società di venture capital che finanziano queste ricerche sono andati i
raccolti più magri. Questo tipo di investimento reale è stato oscurato dai
giochi che hanno coinvolto la maggior parte dei soggetti che partecipano ai
mercati finanziari. Occorre che il mondo ripensi ai fondamentali della
crescita. Se è il progresso della scienza e della tecnologia, e non la
speculazione immobiliare o nei mercati finanziari, a
costituire le fondamenta della crescita economica, occorre conseguentemente
riallineare il sistema fiscale. Perché coloro che ricavano il proprio reddito
giocando nei casinò di Wall Street dovrebbero beneficiare di tasse più basse
rispetto a coloro che si guadagnano da vivere in altri modi? I capital gain
dovrebbero essere tassati quanto meno nella stessa misura dei redditi in
generale (tenendo presente che, in ogni caso, sono redditi che godono di un
beneficio sostanziale, perché le tasse sui capital gain non sono dovute finché
il guadagno non è stato realizzato). Inoltre, occorrerebbero misure fiscali per
tassare gli utili inattesi delle compagnie petrolifere e del gas. Dato il netto
allargarsi della forbice delle disuguaglianze nella maggior parte dei paesi, è
arrivato il momento di prendere in considerazione tasse più alte per coloro ai
quali fin qui è andata bene al fine di aiutare quelli cui la globalizzazione e
i cambiamenti tecnologici hanno fatto perdere terreno. Ciò potrebbe inoltre
alleviare il peso dei prezzi cresciuti a dismisura del
cibo e dell'energia. I paesi come gli Stati Uniti, dove esistono già dei
programmi di sussidi alimentari per i più svantaggiati, dovrebbero ovviamente
adeguare il valore di questi sussidi per evitare un deterioramento degli
standard nutrizionali. I paesi dove questi programmi non sono previsti
potrebbero valutare la possibilità di istituirli. L'attuale crisi è stata
scatenata da due fattori: la guerra dell'Iraq che ha contributo all'impennata
del prezzo del petrolio, anche nella misura in cui ha peggiorato l'instabilità
nel Medio Oriente, il fornitore di petrolio a basso prezzo; e i biocarburanti
che invece portano a una sempre maggiore integrazione tra i mercati delle
materie prime alimentari e quelli dell'energia. Anche se questa nuova
attenzione alle fonti di energia rinnovabile non può che essere considerata
positiva, altrettanto non si può dire delle politiche che distorcono alla fonte
l'approvvigionamento dei generi alimentari. Negli Stati Uniti, i sussidi per l'etanolo
prodotto a partire dal granturco non contribuiscono a ridurre il riscaldamento
globale, mentre rimpinguano invece le casse dei produttori di etanolo. Gli
ingenti sussidi all'agricoltura negli Stati Uniti e nell'Unione Europea hanno
indebolito l'agricoltura nei paesi in via di sviluppo, dove l'assistenza
internazionale per favorire un incremento della produttività agricola è stata
assolutamente insufficiente. Gli aiuti allo sviluppo del settore agricolo si
sono ridotti complessivamente da un picco del 17 per cento all'esiguo 3 per
cento odierno, cui si aggiunge il fatto che alcuni donatori internazionali
stanno sollecitando l'eliminazione dei sussidi per i fertilizzanti, rendendo
ancora più difficile per gli agricoltori dei paesi in via di sviluppo, già a
corto di denaro, l'essere competitivi. I paesi ricchi devono limitare, se non
eliminare del tutto, le politiche agricole ed energetiche distorcenti e aiutare
nei paesi più poveri i produttori di beni alimentari a migliorare la propria
capacità produttiva. Ma questo è solo l'inizio: abbiamo considerato come
gratuite le nostre risorse più preziose, l'acqua pulita e l'aria. Ora è
soltanto con nuovi modelli di consumo e produttivi ? un nuovo modello economico
? che saremo in grado di affrontare questo fondamentale problema delle risorse.
Copyright Project Syndicate, 2008 Traduzione di Guiomar Parada.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2008-06-11 -
pag: 22 autore: Immobiliare. Effetto maxi-opere La Tav sostiene i prezzi delle case Evelina Marchesini MILANO La corsa dei valori immobiliari in
Italia non è finita. A ridare verve alle quotazioni, che oggi languono, saranno
i Corridoi europei e,ancor di più,l'Alta velocità. Sì, perchè l'impatto
prevalente delle vie di comunicazione rapida a livello europeo sarà sul
settorre residenziale, moltopiù che sull'industria e i comparti produttivi. A
beneficiarne in misura maggiore – secondo quanto presentato alla Conferenza di
apertura dell'Eire (Expo Italia real estate) ieri a Rho-Fiera Milano – saranno
Milano, Roma, Novara, Napoli, ma anche piccoli centri come Reggio Emilia. A
parlare della situazione romana e milanese sono intervenuti, rispettivamente,
Gianni Alemanno,sindaco della capitale, e Filippo Penati, presidente della
Provincia di Milano. Il neo sindaco, in particolare, si è soffermato sulla
necessità di rivedere il Prg di Roma, "ma andremo verso una revisione-
aggiustamento,non verso uno stravolgimento ", ha detto. Tra le priorità
della nuova amministrazione anche la riforma del regolamento edilizio, che
risale a quasi vent'anni fa,necessaria tra l'altro per "demolire e
ricostruire le periferie e per evitare di fare ancora una volta colate di
cemento slegate dallo sviluppo reale del territorio". Un eventuale
ulteriore recupero dei prezzi immobiliari a Milano,
vuoi per l'Alta velocità vuoi per l'Expo 2015, spaventa però Filippo Penati:
"Il rischioè che Milano diventi una città per Paperoni –ha detto –.Il
fatto che in alcune aree i prezzi di vendita delle case siano di 6-7mila euro al metro quadrato è insostenibile
già ora, se poi aumenteranno ancora c'è da chiedersi chi potrà permettersi di
vivere in città". Il presidente della Provincia ha sottolineato come si
continui ad assistere a un esodo delle famiglie verso altre province, con
fenomeni di ulteriore pendolarismo. "C'è una vasta fascia di persone che
non è così povera da avere accesso alle case popolari,
peraltro gestite in modo poco equo, ma che al tempo stesso non può permettersi
di acquistare o affittare a prezzi di mercato ",
ha spiegato Penati. Così, sono necessari almeno 40mila alloggi in affitto
calmierato o a prezzo di vendita convenzionato, da realizzarsi con partnership
pubblico-private in cui l'amministrazione comunale può mettere a disposizione
aree standard, propri terreni e velocizzare i tempi di approvazione. "I
corridoi europei dell'Alta velocità - ha illustrato Lanfranco Senn, ordinario
di Economia delle Regioni all'università Bocconi- generano un aumento della
produttività del sistema e una maggior efficienza nel mercato del lavoro, ma
gli impatti maggiori si hanno sul settore residenziale ". A testimoniarlo,
il caso di Novara, in cui l'arrivo del cosiddetto Corridoio
( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del
11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
OPINIONI 11-06-2008
Argomenti Petrolio e materie prime? C'è una grande bolla
Che la speculazione finanziaria sia la causa-principe del vertiginoso l'aumento
del prezzo del petrolio sono i fatti e le cifre a dimostrarlo. La dinamica che
ha catapultato il prezzo del greggio oltre 140 dollari il barile, è la prova
della bolla finanziaria che si è formata nel mercato
delle materie prime e dei prodotti alimentari. In maggio Lord Desai, docente
alla London School of Economics, ha riferito sul "Financial Times"
che dal New York Mercantile Exchange sono stati scambiati ogni giorno contratti
per circa 850 milioni di barili: un volume pari a dieci volte la produzione
giornaliera di petrolio (che ammonta a 85 milioni di barili). Le cifre
suffragano la tesi del finanziere George Soros, il quale, davanti Senato
statunitense, ha di recente dichiarato: "Ci sono tutti i segnali di una bolla, ma non è detto che essa scoppierà tanto presto".
I segnali di tale bolla sono davanti agli occhi del
pianeta. Negli ultimi 12 mesi il prezzo del petrolio è salito dai 90 dollari il
barile agli odierni 139 dollari: de facto fatto é raddoppiato. Che cosa è
intervenuto nella realtà che possa motivare una crescita così sbalorditiva?
Nulla. Si dà per scontato essere Cina e India responsabili del rialzo del
greggio a causa delle loro crescente domanda. Ma Cina e India non hanno affatto
incrementato negli ultimi mesi le loro importazioni di greggio; la Cina le ha
addirittura "rallentate" (cito Stephanie Flanders, Economics Editor
della BBC). Si aggiunga che la richiesta di greggio di Cina e India non incide
direttamente sulle quotazioni di breve termine del greggio, giacché avviene
fuori dal mercato, con contratti a lungo termine firmati con i paesi
esportatori. "Il Sole 24 Ore" ha giorni fa ricordato che vanno
proliferando le petroliere che vagano per gli Oceani in cerca di attracchi,
cioè di acquirenti, cui vendere il loro carico di greggio a prezzo scontato.
Gli è che i mercati a termine sui combustibili non sono determinati dalla legge
della domanda e dell'offerta, ma dalle aspettative sul prezzo futuro. In questo
mercato di carta si sono gettati a capofitto gli organismi finanziari, che negli
ultimi anni hanno investito 260 miliardi di dollari. La Goldman Sachs, la
principale banca di investimento in questo ambito, prevede che entro la fine
dell'anno il barile supererà i 200 dollari. In pratica essa dichiara alla
concorrenza: "Continuate a scommettere sul rialzo del greggio". E'
quindi probabile che il prezzo del petrolio continuerà a crescere e a ridurre
ulteriormente il reddito delle famiglie e delle imprese. Di qui le richieste di
detassare il prezzo del petrolio per mitigare l' insofferenza degli
autotrasportatori dei pe-scatori e dei consumatori in genere. Ciò che stupisce
è l'inerzia della politica internazionale di fronte ad aumenti di greggio che
stanno minando lo sviluppo di economie già sotto torchio per la crisi dei mutui
subprime, crisi che soffia sulla crescita dell'inflazione. Nessuno manifesta la
volontà politica di stroncare la causa prima dell' enorme bolla
finanziaria che ruota intorno al prezzo del petrolio. Eppure una direttiva
elementare sarebbe sufficiente a polverizzare il bailamme finanziario edificato
dai "maghi della carta straccia" sul petrolio: occorrerebbe che
quanti acquistano a termine il greggio siano obbligati, alla scadenza del
contratto, a comprare il petrolio fisico e non possano più evitare di farlo
pagando una piccola compensazione monetaria, come invece accade oggi. Ciò significherebbe ripristinare delle leggi dei mercati a
termine. Non pare tuttavia che vi sia chi abbia l'ar - dire di guastare il
balocco partorito da Wall Street. Alla bolla delle borse,
esplosa all'inizio del 2000, è seguita, lo scorso anno, quella del mercato immobiliare americano, adesso infuria la "petroliomania",
congiuntamente a quella dei "fu - tures" sulle derrate
alimentari. A tal proposito il giornale inglese "New Statesman" ha
scritto: "La ragione della cosiddetta "penuria alimentare" è la
speculazione sui futures sulle materie prime dovuta al collasso del mercato dei
derivati. Gestori e ammini-stratori, disperatamente alla ricerca di rapidi
profitti, stanno sottraendo trilioni di dollari dalle azioni e dalle
obbligazioni sui mutui e le gettano a comprare futures sui grani e sulle
materie prime. Si chiama a Wall Street 'superciclo delle materie prime', e
porterà la fame su scala epica ". Prima o poi anche queste bolle esploderanno,
ma intanto esse gettano ombre assai sinistre sul futuro dell'umanità. Sergio
Caroli.
( da "Redattore sociale" del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
FINANZA
13.1411/06/2008 D'Alema: ''Serve un patto tra Stato e Fondazioni'' Secondo l'ex
ministro degli esteri le risorse finanziarie pubbliche non sono sufficenti a
rispondere alle esigenze di investimento in settori strategici, come istruzione
e ricerca scientifica. ''Incentivi fiscali alle Fondazioni che investono'' ROMA
- Le risorse finanziarie pubbliche non sono minimamente sufficenti a rispondere
alle esigenze di investimento in settori strategici com l'istruzione e la
ricerca scientifica, per questo è necessario un incremento dell 'investimento
del privato sociale e quindi delle Fondazioni di origine bancaria. E' questo il
pensiero di Massimo D'Alema, intervenuto questa mattina alla VIII Giornata
nazionale delle Fondazioni. Secondo l'ex ministro degli esteri del governo
Prodi sarebbe necessario un "patto" tra lo stato e le Fondazioni
bancarie, basato sulle possibilità di introdurre forti incentivi fiscali a
favore delle Fondazioni che investono nei settori strategici. Quello che è
necessario, ha precisato D'Alema, è anche superare l'attuale frammentazione
degli interventi finanziari delle Fondazioni che non si muovono in base ai
bisogni generali della nazione ma spesso rispondono a interessi locali o
localistici. Per questo un eventuale patto tra stato e Fondazioni si deve
basare su un vero programma nazionale d'intervento che dia priprità in
particolare a due settori: la ricerca scientifica e la coesione sociale. A
proposito di coesione sociale D'Alema ha spiegato che la democrazia diventa a
rischio quando in un paese si divarica così tanto, come sta avvenendo oggi in
Italia, la posizione dei ricchi da quella di sempre più larche fasce di
popolazione povera. Negli ultimi anni ha detto anchora ci sono state famiglie
italiane che si sono arricchite enermente: basta pensare alla famiglie che
stanno comprando immobili negli Stati Uniti dopo lo scippio
della bolla
immobiliare o a tutti coloro che hanno
comprato terreni in America Latina e che ora stanno diventanto ricchissimi con
le produzioni agricole. Nello stesso tempo però, ha aggiunto l'ex ministro,
siamo il paese che ha i più bassi salari d'Europa e dove l'area della povertà
ha aggredito anche fasce di lavoratori che prima sembravano al sicuro.
Questo patto tra fondazione e stato deve basarsi anche sulla semplificazione
delle procedure perché l'Italia è il paeso in cui un imprenditore giapponese a
causa delle restizuoni del Bossi-Fini, non riesce ad aprire un'azienda e dove
però continuano ad arrivare immigrati clandestini e comunque una immigrazione
di bassa qualità professionale. (pan).
( da "Trend-online" del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Realismo immobiliare! Avvicinandoci all'occhio del ciclone, mutui
Arms BLOG, clicca qui per leggere la rassegna di Andrea Mazzalai , 11.06.2008
08:38 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! a 30 anni
ad un tasso fisso del 6 %. Mi permetto di sottolineare che in un momento nel
quale BOE, BCE e FED segnalano un sensibile contrazione del credito anche nei
confronti delle famiglie ritengo difficile l'accesso a mutui a tasso fisso per
una durata così lunga senza alcuna protezione con derivati, in maniera
particolare con un'inflazione che a breve potrebbe condurre la FED ad aumentare
i tassi, sempre che questa dinamica non porti l' America in deflazione
supportata dal calo dei prezzi mobiliari ed
immobiliari, unitamente ad un possibile ribasso dei prezzi
dei beni prodotti. Una seconda analisi sempre dal WSJonline da parte di Mr.
Moulle Berteaux, managing partner di Traxis Partners LP un hedge fund con sede
a New York ci dice che la crisi immobiliare è finita.
Nonostante gli ultimi segnali di accelerazione secondo Moulle e molto probabile
che il mese di aprile 2008 segnerà il bottom del mercato immobiliare
americano. Con questo non significa che i prezzi
torneranno ai massimi del 2005 anzi ciò non accadrà prima di quindici anni, ma
significa solo che la tendenza non peggiorerà ulteriormente. La maggior parte
delle persone dimentica che la crisi immobiliare dura
da tre anni, il suo picco è relativo al luglio del 2005, le vendite di nuove
abitazioni sono sotto di un sconcertante 63 % dal loro picco di 1.4 milioni di case, inoltre le costruzioni residenziali è ai minimi degli
ultimi 15 anni sino al 3,8 % del PIL e probabilmente ha raggiunto il suo
livello più basso. Che cosa arresterà il livello dei prezzi,
molto semplice la stessa cosa che ha creato la bolla
immobiliare ovvero l'accessibilità dei prezzi.
Il boom ha reso gli alloggi inaccessibili per molte famiglie americane,
soprattutto per i cosiddetti compratori principianti, nel 1990 e all'inizio
segue pagina >>.
( da "Wall Street Italia" del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di WSI-ANSA Lo dice
il premio Nobel in Economia Edmund Phelps. "L'attuale crisi dei mercati
finanziari nasce dall'esplosione della bolla del
settore immobiliare ed edilizio, con le banche che
hanno riversato asset dubbi su tutto il sistema". -->"L'attuale
crisi dei mercati finanziari nasce dall'esplosione della bolla
del settore immobiliare ed edilizio, con le banche che
hanno riversato incertezze e asset dubbi su tutto il sistema". Lo afferma
il premio Nobel 2006 per l'Economia, lo statunitense Edmund Phelps, secondo il
quale una soluzione potrebbe essere quella di rivalutare il dollaro, per non
fermare gli investimenti interni statunitensi e rilanciare quindi tutta
l'economia Usa. "La crisi - spiega Phelps a Milano partecipando al primo
Italian gold forum - è nata con l'esplosione della bolla immobiliare che ha portato i prezzi delle case
fino al 40% oltre il loro valore reale. Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER?
Soltanto questa settimana, e' a META' PREZZO! Approfitta di questa offerta
speciale, clicca sul link INSIDER Dal 2010 il settore potrà ripartire grazie
alle seconde case o alla richiesta di alloggi migliori, ma intanto le
banche si sono trovate con un enorme aumento del loro patrimonio immobiliare rispetto agli scarsi capitali a disposizione,
con il risultato che hanno cercato capitali sul mercato finanziario,
'cartolarizzando' ipoteche e mutui molto dubbi, che sono stati acquistati da
hedge fund, altri istituti o ceduti anche con transazioni fuori bilancio. E
così prodotti molto rischiosi sono andati a finire in tutto il sistema".
Secondo il premio Nobel, professore associato di Politica economica alla
Columbia University, "c'é anche un altro problema, che è quello
dell'aumento del petrolio senza che vi sia una reale riduzione delle riserve,
quindi un aumento tutto speculativo, spinto anche dai produttori contro il
'retail', come dimostra l'intervento di Gazprom di ieri che parla di raddoppio
del prezzo entro breve". Una soluzione potrebbe allora essere
rappresentata dalla crescita del valore del dollaro, "perché con una
moneta così debole gli Usa riescono sì a esportare di più, ma senza fare
investimenti sul sistema interno della ricerca e della produzione, che invece
deve ripartire per far riprendere tutta l'economia americana". Ma c'é un
elemento che non va giù al combattivo premio Nobel: "Le risposte della
politica - afferma Phelps - sono insoddisfacenti, a partire dalla politica
monetaria. Non bisogna avere paura dell'aumento momentaneo dei prezzi dei beni primari: l'inflazione è un'altra cosa, è
l'attesa da parte di tutti di tassi di svalutazione insopportabili. Non siamo
in questa fase e aumentare i tassi di interesse sembra sia l'unica cosa che
sanno fare le banche centrali", fermando quindi i primi timidi tentativi
di crescita, pensa il premio Nobel.
( da "Wall Street Italia" del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di ANSA -
-->(ANSA) - MILANO, 11 GIU - "L'attuale crisi dei mercati finanziari
nasce dall'esplosione della bolla del settore immobiliare ed edilizio, con le banche che hanno riversato
incertezze e asset dubbi su tutto il sistema". Lo afferma il premio Nobel
2006 per l'Economia, lo statunitense Edmund Phelps, secondo il quale una
soluzione potrebbe essere quella di rivalutare il dollaro, per non fermare gli
investimenti interni statunitensi e rilanciare quindi tutta l'economia Usa.
"La crisi - spiega Phelps a Milano partecipando al primo Italian gold
forum - è nata con l'esplosione della bolla immobiliare che ha portato i prezzi delle case
fino al 40% oltre il loro valore reale. Dal 2010 il settore potrà ripartire
grazie alle seconde case o alla richiesta di alloggi migliori, ma intanto le banche si
sono trovate con un enorme aumento del loro patrimonio immobiliare rispetto agli scarsi capitali a disposizione, con il
risultato che hanno cercato capitali sul mercato finanziario, 'cartolarizzando'
ipoteche e mutui molto dubbi, che sono stati acquistati da hedge fund, altri
istituti o ceduti anche con transazioni fuori bilancio. E così prodotti molto
rischiosi sono andati a finire in tutto il sistema". Secondo il premio
Nobel, professore associato di Politica economica alla Columbia University,
"c'é anche un altro problema, che è quello dell'aumento del petrolio senza
che vi sia una reale riduzione delle riserve, quindi un aumento tutto
speculativo, spinto anche dai produttori contro il 'retail', come dimostra
l'intervento di Gazprom di ieri che parla di raddoppio del prezzo entro
breve". Una soluzione potrebbe allora essere rappresentata dalla crescita
del valore del dollaro, "perché con una moneta così debole gli Usa
riescono sì a esportare di più, ma senza fare investimenti sul sistema interno
della ricerca e della produzione, che invece deve ripartire per far riprendere
tutta l'economia americana". Ma c'é un elemento che non va giù al
combattivo premio Nobel: "Le risposte della politica - afferma Phelps -
sono insoddisfacenti, a partire dalla politica monetaria. Non bisogna avere
paura dell'aumento momentaneo dei prezzi dei beni
primari: l'inflazione è un'altra cosa, è l'attesa da parte di tutti di tassi di
svalutazione insopportabili. Non siamo in questa fase e aumentare i tassi di
interesse sembra sia l'unica cosa che sanno fare le banche centrali",
fermando quindi i primi timidi tentativi di crescita, pensa il premio Nobel.
(ANSA).
( da "Wall Street Italia" del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di ANSA -
-->(ANSA) - NEW YORK, 11 GIU - La flessione dei prezzi
delle case negli Usa si tradurrà in capitali persi per quattro miliardi
di dollari: "Quando la crisi finirà, il valore degli immobili negli Usa
sarà sceso di un terzo e 1.000 miliardi di perdite di Wall Street potrebbero
tradursi in 4.000 miliardi di capitali persi", cioé quelli a cui non si è
potuto accedere. Lo affermano gli analisti, convinti che la flessione del
mercato immobiliare americano proseguirà ancora per un
paio d'anni visto che i consumatori avvertono una stretta delle condizioni di
credito. Secondo Peter Acciavatti, analista di JP Morgan Securities, le
svalutazioni di Wall Street si sono attestate finora a 325 miliardi di dollari
e rischiano di significare 3.900 miliardi di dollari di condizioni di credito
più strette. (ANSA).
( da "Milano Finanza (MF)" del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
MF Numero 116
pag. 3 del 12/6/2008 | Indietro Draghi, siamo sul filo del
rasoio Primo Piano Di Francesco Ninfole i potenziali rischi arrivano dall'immobiliare e dal rallentamento dell'economia Il governatore
della Banca di'Italia: non sappiamo se la fase più difficile sia stata
superata, ma è troppo presto per abbassare la guardia. Le banche centrali
devono imparare da questa crisi Ansiosamente ottimista. Si definisce così Mario
Draghi, il governatore della Banca d'Italia, in merito all'evoluzione della
crisi finanziaria. Non mancano i segnali positivi e il punto più difficile
potrebbe essere già stato superato: ma "la verità", dice Draghi,
"è che non lo sappiamo". Le parole del governatore, che è intervenuto
ieri ad Amsterdam all'associazione dei banchieri esteri, suonano come una resa.
Non perché il sistema finanziario sia sul punto di crollare: "Le
svalutazioni di bilancio effettuate sulla base dei prezzi
di mercato sono influenzate da shock di liquidità temporanei e dal livello
attuale, assai elevato, dei premi per il rischio: potrebbero pertanto
sovrastimare il valore effettivo delle perdite future. Il mercato riflette
ipotesi basate su scenari pessimistici. Il capitale delle banche rimane inoltre
superiore a quello previsto dalla normativa, sebbene singoli istituti
potrebbero richiedere ulteriori immissioni di capitali". Le banche
centrali però possono far poco per prevedere (e quindi prevenire) gli scenari
futuri: "Siamo ancora sul filo del rasoio". Ed è lo stesso Draghi a
spiegarne i motivi: "Il peggioramento del ciclo economico e nuovi
cedimenti del settore immobiliare potrebbero
indebolire i fondamentali. Un aumento delle perdite potrebbe rendere i broker
riluttanti ad assumere rischi di controparte, inducendoli a fissare requisiti
di margini più elevati, che costringerebbero gli hedge fund a liquidare
posizioni. Ciò potrebbe provocare una nuova ondata di vendite e accentuare le
pressioni al ribasso sui prezzi dei titoli". In
questo scenario, nessuna banca centrale potrebbe opporsi. Qual è allora il
ruolo degli istituti? Secondo Draghi, devono imparare la lezione per evitare di
ripetere gli errori. Perché sì, "la causa scatenante dell'ultima crisi (i
subprime, ndr) è nuova e specifica", ma "altri fattori erano presenti
già nelle precedenti: la velocità dell'innovazione
finanziaria, la leva eccessiva, la ricerca di rendimenti e la bolla immobiliare". Draghi ha puntato il dito proprio contro le banche
centrali: "Il livello eccezionalmente basso dei tassi ha contribuito alla
crescita eccessiva della liquidità, al mispricing degli strumenti finanziari,
ad allocare il rischio in maniera non efficiente", ha detto il
governatore. "Le banche centrali dovrebbero considerare questi effetti:
oggi la politica monetaria ha un legame più stretto con la stabilità
finanziaria. Le banche centrali devono vagliare un ampio insieme di indicatori,
oltre all'inflazione". Draghi ha aggiunto che "le banche centrali
hanno svolto un "ruolo cruciale nella gestione della crisi", ma
"non hanno potuto attenuare le tensioni sui mercati monetari. Hanno
ridotto la crisi di liquidità, ma adesso è chiaro che il problema riguarda la
qualità di asset per migliaia di miliardi di dollari". Attenzione a
ripetere Bear Stearns: secondo il governatore, "gli interventi in favore di
singoli intermediari potrebbero incoraggiare l'assunzione di rischio di altre
banche. Il costo dei salvataggi deve ricadere quanto più possibile su azionisti
e dirigenti degli istituti in crisi". Draghi ha infine criticato gli
incentivi di breve termine per i manager. Bankitalia ha comunicato ieri il
nuovo record negativo per il debito pubblico italiano, che a marzo ha raggiunto
1.646,7 miliardi di euro. Buone notizie invece sul fronte delle entrate: nei
primi quattro mesi del 2008 sono state pari a 111,4 miliardi (+7,3% rispetto
allo stesso periodo 2007). Intanto sarà chiusa entro autunno la sede di
Bankitalia a Massa Carrara, quelle di Lucca e Pistoia entro il 2009.
(riproduzione riservata) .
( da "Giornale di Vicenza, Il" del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
IL RAPPORTO
SULL'ECONOMIA DEL VENETO. Presentato all'Università Ca' Foscari di Venezia lo
studio di Banca d'Italia I tassi volano "Ma qui meno che altrove"
Marino Smiderle inviato a VENEZIA La bufera finanziaria, fatta di credit
crunch, di scoppio della bolla immobiliare,
di voragini create dalla fumosità dei collateral, in Veneto ha scaricato solo qualche
fulmine. Certo, il rapporto sull'economia del Veneto nel 2007, curato dalla
sede di Venezia della Banca d'Italia, non poteva non registrare un
rallentamento della macchina produttiva regionale, anche se la media
dell'anno passato segna comunque una crescita del 2,7 per cento che non è da
buttare via. "Ma negli ultimi mesi del 2007 - osserva Giancarlo Salvemini,
direttore della Banca d'Italia di Venezia - la frenata è stata evidente. E
anche i primi tre mesi del 2008 confermano il trend discendente".
Nell'aula magna Ca' Dolfin dell'Università Ca' Foscari non vola una mosca
mentre si leggono le "radiografie" dell'economia veneta. Che
confermano lo stato di salute non eccezionale del paziente. Essendo però in
casa della banca delle banche, è interessante tastare il polso al sistema
finanziario della regione, quello che pompa il sangue-denaro nelle vene delle
aziende produttive. "E da questo punto di vista - assicura Salvemini - il
settore finanziario, confermando la tendenza dell'ultimo quinquennio, ha assicurato
un'ampia disponibilità di credito. Nel 2007 i prestiti bancari alle imprese
sono aumentati del 12,2 per cento, sostenuti dalla domanda del comparto
edilizio e immobiliare e dalla necessità di
finanziarie, specialmente nella prima parte dell'anno, gli investimenti e il
capitale circolante delle imprese manifatturiere e dei servizi". Già, ma
nel frattempo i tassi sono saliti e il ricorso al credito è costato di più, sia
alle famiglie che alle imprese. "Ma nel Veneto - spiega Salvemini - hanno
registrato un rialzo meno marcato di quello rilevato a livello nazionale,
grazie al contenimento delle spese e degli oneri accessori". Come precisa
Massimo Gallo, dell'Ufficio studi della Banca d'Italia di Venezia, citando il
rapporto, "tra il primo trimestre del 2005 e il quarto trimestre del 2007
il tasso d'interesse a breve termine applicato al complesso dei finanziamenti
alle imprese in Veneto è passato dal 6,1 al 7,1 per cento ed è risultato
sistematicamente inferiore a quello nazionale". Ma i tassi non salgono
solo per le imprese. A proposito, prima di passare alle angustie delle famiglie
venete, se Salvemini fosse Trichet e potesse decidere in che senso muovere i
tassi. li farebbe scendere come auspicano le imprese o seguirebbe la linea del
governatore della Bce e punterebbe a combattere l'inflazione spingendo ancora
in su i tassi? "Io sono un po' anziano - sorride Salvemini - e ho vissuti
i tempi delle cosiddette svalutazioni competitive. I vantaggi che portavano
erano momentanei, poi i nodi venivano al pettine". Spostando il tiro sulle
famiglie e toccando il doloroso tasto (per via delle bizzarrie dell'Euribor),
si evince che il tasso di crescita dei mutui è passato dal 9,9 per cento del
2006 al 7,3 per cento del 2007. E per la prima volta nel decennio, il flusso
totale di nuovi mutui erogati dal sistema bancario, pari a 5,7 miliardi di
euro, è diminuito (-4 per cento). Il dato interessante è che, secondo
l'indagine eseguita sulle banche che hanno sede in Veneto, il 7 per cento dei
nuovi mutui è stato erogato a lavoratori immigrati. Detto che i mutui stanno un
pochino calando, non si può dimenticare la causa principale che riguarda
l'aumento dei tassi. "In media - si legge nel rapporto - tra il 2006 e il
2007 il Taeg (tasso effettivo annuo globale) applicato alle famiglie
consumatrici sui prestiti per l'acquisto della casa è aumentato dal 4,4 al 5,5
per cento". Ulteriore conseguenza, causata dalla riduzione degli spread
tra mutui a tasso fisso e a tasso variabile, il cambiamento delle preferenze
metodologiche: nel 2007 il 40,7 per cento delle famiglie si è indebitata a
tasso fisso, contro il 12,8 per cento del 2006. E mentre in aula magna si
parlava di numeri e previsioni, all'ingresso di Ca' Dolfin i lavoratori della
Banca d'Italia protestavano per la chiusura delle sedi di Rovigo e Belluno e
per il ridimensionamento di Vicenza e Treviso. "Chiuderanno anche
quelle", sostiene Giuseppe la Rosa della Falbi. "Non sono in
programma altre chiusure", ribatte invece Salvemini.
( da "Finanza e Mercati" del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Da
Finanza&Mercati del 12-06-
( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del
12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
SAN BENEDETTO pag. 8
NELLA RIVIERA delle Palme un'abitazione fro... NELLA RIVIERA delle Palme
un'abitazione fronte mare costa da 2.500 fino a un massimo di 4.200 euro al
metro quadrato. San Benedetto del Tronto però risulta essere non molto costosa
per acquistare la casa al mare tra le località marchigiane. Infatti a Numana si
può arrivare a spendere fino a 5.500 euro al metro quadrato e soltanto un po'
meno a Sirolo dove il prezzo massimo mediamente si attesta a 5.000 euro sempre
al metro quadrato. Se ci si sposta verso il nord delle Marche i prezzi scendono sino a raggiungere, nel litorale fanese, il
prezzo massimo di 3.300 euro. L'analisi condotta dall'ufficio studi Ubh e
pubblicata su Corriere Economia mette a confronto le più prestigiose località
turistiche della penisola analizzando anche il mercato immobiliare
delle abitazioni per le vacanze. Per risparmiare un po' coloro che intendono
investire negli immobili della Riviera delle Palme possono acquistare case nelle zone interne. La scelta non permetterà di vedere
il mare, ma nel contempo il portafoglio viene spremuto un po' meno. A San
Benedetto nelle zone interne della città rispetto al lungomare i prezzi delle case variano tra i 2.000 e i 3.000 euro. Anche in
questo caso sia Sirolo che Numana hanno quotazioni superiori rispetto alla
Riviera delle Palme di almeno 1.400 euro. Gli esperti evidenziano che i prezzi delle case negli ultimi mesi sono stati
caratterizzati da una certa stabilità. Sono sempre meno coloro che ricorrono al
mutuo per l'acquisto della casa al mare e spesso chi compera un appartamento è
perchè in precedenza ha ceduto un altro immobile o nella stessa città o in
un'altra località di villeggiatura. Vengono preferiti al momento dell'acquisto i
bilocali con uno spazio estermo come il balcone o il giardino e vengono tenuti
molto in considerazione la vicinanza con i servizi di trasporto pubblici, i
negozi e ovviamente con il mare. Vittorio Bellagamba.
( da "Unita, L'" del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Stai consultando
l'edizione del "Non abbassare la guardia, la crisi può peggiorare"
Draghi avverte: non è finita. Nuova caduta delle Borse: l'Europa brucia 123
miliardi di Laura Matteucci / Milano CRISILa crisi dei mutui subprime con le
sue conseguenze sul sistema finanziario internazionale potrebbe aver toccato il
picco, ma questo non significa che si possa abbassare la guardia. Il
governatore della Banca d'Italia Mario Draghi parla ad Amsterdam, da- vanti
all'associazione dei banchieri esteri, e ribadisce il suo "ansioso
ottimismo" sulla possibilità di una parola fine alla crisi: "Sono
ansiosamente ottimista - dice infatti - ma non dobbiamo abbassare la guardia,
le cose potrebbero ancora peggiorare". In effetti: il governatore non ha ancora
finito di parlare che si diffondono i risultati dell'ennesima seduta ribassista
delle Borse mondiali. In Europa i mercati bruciano 123 miliardi di euro, Piazza
Affari chiude a meno 1,83%, e a soffrire sono soprattutto i settori finanziari
e quelli legati alle materie prime, come l'auto. Pesano le preoccupazioni
legate al rialzo del petrolio (che ieri è tornato a salire, a 138 dollari) e ai
suoi effetti sull'inflazione, che potrebbe anche indurre la Federal Reserve
americana ad aumentare i tassi di interesse. Di sicuro, i tassi in aumento sono
quelli dell'eurozona. La Banca centrale europea li alzerà (dal 4% attuale al
4,25%) nella prossima sessione di luglio, ma questo non significherà una svolta
"rialzista". Dal Comitato esecutivo della Bce si affrettano infatti a
chiarire che la manovra resterà isolata. Ma Draghi intanto parla ancora della crisi precedente a quella legata alle materie prime, parla
dei mutui subprime e dello scoppio della bolla immobiliare
che ancora non ha finito di disturbare mercati ed economie. "Siamo sul
filo del rasoio - continua infatti il governatore, che ha invitato a trarre una
lezione dalla crisi - le banche centrali dovranno dare più attenzione ai
fattori che minacciano gli equilibri finanziari". In assoluto
comunque, aggiunge, "ci vuole maggiore disciplina da parte di tutti,
ingrediente fondamentale del nostro sistema finanziario". La crisi dei
mutui ha messo in discussione il modello di intermediazione finanziaria basato
sullo stretto collegamento tra banche e mercati. E proprio le banche sono state
le più colpite dalla crisi: oltre la metà delle perdite complessive - ricorda
Draghi - sono state subite dai grandi intermediari internazionali sia
direttamente, sia indirettamente. Una "soluzione efficace" per le
grandi banche internazionali di fronte alla crisi dei mercati potrebbe essere
un processo di fusioni, che porti ad "un'esposizione più equilibrata ai
rischi", ma anche "operazioni di scorporo di aziende o di cessione di
rami di attività". Perchè "l'utilizzo di requisiti patrimoniali
rigidi rende le banche vulnerabili all'aumento della volatilità dei prezzi delle attività finanziarie e può provocare vendite
massicce e perdite ingenti", spiega Draghi. "Un deterioramento del ciclo
economico - chiude - e ulteriori cali dei valori immobiliari potrebbero
ripercuotersi negativamente sulle condizioni di fondo dei mercati".
( da "Corriere Alto Adige" del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Corriere dell'Alto
Adige - BOLZANO - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-06-12 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE L'architetto "Il valore reale dell'immobile spesso
inferiore al prezzo di vendita" Benussi: parametri troppo alti BOLZANO -
"Il vero problema delle case di Bolzano non è il
valore catastale ma quello reale. Il prezzo che si paga per un'abitazione non
corrisponde al valore dell'immobile ma è superiore". L'analisi è di
Giovanni Ivan Benussi, architetto nonché capogruppo in consiglio comunale a
Bolzano della Lista Benussi. Il catasto provinciale fotografa una situazione
reale sul valore della case? "Sì, il nostro
catasto provinciale è aggiornatissimo e so che vengono fatti anche controlli
frequenti e precisi". Però le abitazioni di lusso non sono molte. Un
numero che stona un po' rispetto al tenore di vita di molte persone. "I
dati del catasto sono aggiornati continuamente e con scrupolo. Quella che ne esce
è la situazione reale. Piuttosto il problema è un altro e
riguarda il valore dell'immobile". Cioè? "In Alto Adige, e in
particolare a Bolzano, il valore delle case è inferiore
al prezzo che si paga per acquistarle. Questo per alcuni motivi precisi: il terreno
costa caro, la manodopera costa più che altrove e le tecniche costruttive sono
dispendiose. Posso raccontare un episodio curioso che mi è accaduto anni
fa. Ho spedito una perizia per una casa di Bolzano che veniva acquistata con un
mutuo in una banca non locale. Quando hanno ricevuto la perizia mi hanno
contattato, convinti che avessi sbagliato eccedendo nel valore dell'abitazione.
I prezzi delle case in quartieri di lusso di alcune
grandi città sono equivalenti a zone secondarie della nostra città".
Secondo lei si può intervenire, e come? "I parametri, anche quelli
catastali, sono alti e di conseguenza si pagano troppe tasse. Bisognerebbe
diminuire le tasse sulle abitazioni anche le seconde, perché sono troppo alte.
Questo porta anche un'altra conseguenza che negli ultimi anni è sempre più
evidente. Tanta gente ha rinunciato a investire nel mattone come bene rifugio,
affittandolo poi per farlo rendere. Questo adesso non è più possibile
praticamente per nessuno". D. V.
( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del
12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
IL RAPPORTO SULL'ECONOMIA
DEL VENETO. Presentato all'Università Ca' Foscari di Venezia lo studio di Banca
d'Italia I tassi volano "Ma qui meno che altrove" Il direttore
Salvemini spiega che la frenata si fa sentire E le famiglie difendono i mutui
con il tasso fisso Marino Smiderle inviato a VENEZIA La bufera
finanziaria, fatta di credit crunch, di scoppio della bolla immobiliare, di voragini create dalla fumosità dei collateral, in Veneto ha
scaricato solo qualche fulmine. Certo, il rapporto sull'economia del Veneto nel
2007, curato dalla sede di Venezia della Banca d'Italia, non poteva non
registrare un rallentamento della macchina produttiva regionale, anche
se la media dell'anno passato segna comunque una crescita del 2,7 per cento che
non è da buttare via. "Ma negli ultimi mesi del 2007 - osserva Giancarlo
Salvemini, direttore della Banca d'Italia di Venezia - la frenata è stata
evidente. E anche i primi tre mesi del 2008 confermano il trend
discendente". Nell'aula magna Ca' Dolfin dell'Università Ca' Foscari non vola
una mosca mentre si leggono le "radiografie" dell'economia veneta.
Che confermano lo stato di salute non eccezionale del paziente. Essendo però in
casa della banca delle banche, è interessante tastare il polso al sistema
finanziario della regione, quello che pompa il sangue-denaro nelle vene delle
aziende produttive. "E da questo punto di vista - assicura Salvemini - il
settore finanziario, confermando la tendenza dell'ultimo quinquennio, ha
assicurato un'ampia disponibilità di credito. Nel 2007 i prestiti bancari alle
imprese sono aumentati del 12,2 per cento, sostenuti dalla domanda del comparto
edilizio e immobiliare e dalla necessità di
finanziarie, specialmente nella prima parte dell'anno, gli investimenti e il
capitale circolante delle imprese manifatturiere e dei servizi". Già, ma
nel frattempo i tassi sono saliti e il ricorso al credito è costato di più, sia
alle famiglie che alle imprese. "Ma nel Veneto - spiega Salvemini - hanno
registrato un rialzo meno marcato di quello rilevato a livello nazionale,
grazie al contenimento delle spese e degli oneri accessori". Come precisa
Massimo Gallo, dell'Ufficio studi della Banca d'Italia di Venezia, citando il
rapporto, "tra il primo trimestre del 2005 e il quarto trimestre del 2007
il tasso d'interesse a breve termine applicato al complesso dei finanziamenti
alle imprese in Veneto è passato dal 6,1 al 7,1 per cento ed è risultato
sistematicamente inferiore a quello nazionale". Ma i tassi non salgono
solo per le imprese. A proposito, prima di passare alle angustie delle famiglie
venete, se Salvemini fosse Trichet e potesse decidere in che senso muovere i
tassi. li farebbe scendere come auspicano le imprese o seguirebbe la linea del
governatore della Bce e punterebbe a combattere l'inflazione spingendo ancora
in su i tassi? "Io sono un po' anziano - sorride Salvemini - e ho vissuti
i tempi delle cosiddette svalutazioni competitive. I vantaggi che portavano
erano momentanei, poi i nodi venivano al pettine". Spostando il tiro sulle
famiglie e toccando il doloroso tasto (per via delle bizzarrie dell'Euribor),
si evince che il tasso di crescita dei mutui è passato dal 9,9 per cento del
2006 al 7,3 per cento del 2007. E per la prima volta nel decennio, il flusso
totale di nuovi mutui erogati dal sistema bancario, pari a 5,7 miliardi di
euro, è diminuito (-4 per cento). Il dato interessante è che, secondo
l'indagine eseguita sulle banche che hanno sede in Veneto, il 7 per cento dei
nuovi mutui è stato erogato a lavoratori immigrati. Detto che i mutui stanno un
pochino calando, non si può dimenticare la causa principale che riguarda
l'aumento dei tassi. "In media - si legge nel rapporto - tra il 2006 e il
2007 il Taeg (tasso effettivo annuo globale) applicato alle famiglie
consumatrici sui prestiti per l'acquisto della casa è aumentato dal 4,4 al 5,5
per cento". Ulteriore conseguenza, causata dalla riduzione degli spread
tra mutui a tasso fisso e a tasso variabile, il cambiamento delle preferenze
metodologiche: nel 2007 il 40,7 per cento delle famiglie si è indebitata a tasso
fisso, contro il 12,8 per cento del 2006. E mentre in aula magna si parlava di
numeri e previsioni, all'ingresso di Ca' Dolfin i lavoratori della Banca
d'Italia protestavano per la chiusura delle sedi di Rovigo e Belluno e per il
ridimensionamento di Vicenza e Treviso. "Chiuderanno anche quelle",
sostiene Giuseppe la Rosa della Falbi. "Non sono in programma altre
chiusure", ribatte invece Salvemini. .
( da "Affari Italiani (Online)" del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Giovedí 12.06.2008
18:00 --> Che succede a Rcs MediaGroup? Succede che secondo indiscrezioni
che circolano ormai sul mercato da un paio di settimane i conti non stanno
affatto andando bene per una serie di motivi: la Spagna si sta rivelando se non
un bidone certamente un mercato meno semplice da affrontare di quanto sembrasse
ancor pochi mesi fa quando si festeggiava la conquista di Recoletos, complice il progressivo rallentamento della crescita e lo
sgonfiarsi della bolla
immobiliare. In Italia, d'altro canto, la
raccolta pubblicitaria soffre e col deteriorarsi della fiducia dei consumatori
anche nel Belpaese nessuno si azzarda a fare previsioni che vadano oltre il
mese, al massimo il trimestre. Con buona pace di chi come Lorenzo
Sassoli de Bianchi, presidente dell'Upa (Utenti pubblicità associati) parla
ancora di crescita media del 3,4% per il 2008 (comunque in frenata dopo il
+4,2% dello scorso anno). Urge a questo punto guardarsi negli occhi tra soci e
decidere che fare, così la stessa Rcs ha dovuto confermare le indiscrezioni in
merito alla riunione straordinaria, lunedì prossimo, del Cda finora in calendario
per il 6 agosto, nel corso del quale ai consiglieri l'amministratore delegato
Antonello Perricone presenterà un aggiornamento sull'andamento, sulle linee e
sulle prospettive gestionali relative all'esercizio 2008 "in
considerazione dell'incertezza dello scenario economico, e pubblicitario in
particolare, sia sul mercato italiano sia su quello spagnolo". Non parlate
però di revisione delle linee di fondo e degli obiettivi del Piano Industriale
triennale in essere: allo stato non sono previsti precisa Rcs e deve essere
forse il nuovo "stile-Mediobanca" visto che ieri considerazioni
analoghe aveva espresso il presidente di Telecom Italia, Gabriele Galateri di
Genola (in questo caso respingendo le richieste dei sindacati e spiegando che
le società "serie" non anticipano i propri piani industriali ma si
limitano ad aggiornarli).
( da "Trend-online" del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
PRIMO PIANO, clicca
qui per leggere la rassegna di Alessandro Fugnoli , 12.06.2008 22:14 Scopri le
migliori azioni per fare trading questa settimana!! La
crisi immobiliare continua, i prezzi delle case scendono e
scenderanno, ma almeno c'è una risposta di policy, politica e monetaria. La
crisi finanziaria era stata archiviata dai mercati come superata in marzo. In
realtà si era superata solo la fase acuta. La crisi è entrata in una
fase cronica difficile, ma anche qui le reazioni di policy da parte delle
banche centrali sono state energiche. La crisi energetica, dal canto suo, ha
continuato ad aggravarsi. La risposta politica, fino a questo momento, è quanto
di più deprimente possa esserci. Si litiga come i capponi di Renzo sulle colpe
dei malvagi speculatori e degli avidi petrolieri. Si pasticcia sulle accise in
Occidente e sui sussidi (che se vogliamo sono accise al contrario, cioè
negative) in Oriente, concludendo poco o nulla. Qualsiasi piano di medio termine
viene tacciato di essere troppo poco e troppo tardi, che sia il solare,
l'Alaska, il nucleare. Il risultato è che il prezzo del greggio, nonostante
l'ipercomprato evidenziato anche dall'ampia volatilità, non riesce a scendere,
anche perché la Cina del dopo terremoto ha un fabbisogno accresciuto, mentre il
raccolto americano del mais (e quindi dell'etanolo che ne verrà ricavato) si
prospetta brutto. Ci si culla nell'idea della speculazione che gonfia i prezzi. Soros, più sofisticato, dice che è colpa dei fondi
pensione che comprano materie prime come asset class e sono insensibili a un
eventuale aumento dei margini sui contratti a termine. In realtà, a nostro
avviso, si può portare il margine al 100 per cento, si può vietare ai fondi di
comprare materie prime, si può fare come Roosevelt che nel 1934, quando svalutò
il dollaro, rese illegale la detenzione di oro. Gli stati nazionali possono
fare molte cose, ma non possono creare il petrolio dove non ce n'è più. Della
soluzione del problema petrolifero si segue pagina >>.
( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del
13-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
ECONOMIA E FINANZA
pag. 33 "Speculazione globale, giusto alzare i tassi" INTERVISTA
L'ECONOMISTA GIACOMO VACIAGO: I PREZZI DI PETROLIO E ALIMENTARI SONO GONFIATI
di SERGIO ROSSI ? AREZZO ? "L'ITALIA NON CRESCE? La colpa è anche la sua
che per fare un'intervista ancora usa la penna. L'Italia è indietro perché
accusa un gap tecnologico da far paura, perché manca di innovazione, perché
ignora che col computer si fanno in un minuto cose per le quali impieghiamo
ore". Dritto all'obiettivo Giacomo Vaciago (foto Prisma), ordinario di
politica economica e direttore dell'istituto di economia e finanza alla
Cattolica. Vaciago, ospite ad Arezzo di Banca Etruria per un convegno sul
risparmio gestito, affronta i temi della congiuntura. Il greggio è impazzito...
"Un'enorme bolla speculativa che si innesta in
una situazione reale. Da due o tre anni è cresciuta la richiesta di energia,
c'è gente che ha più soldi e che consuma di più. E i prodotti viaggiano con il
carburante, lei non compra le scarpe dal ciabattino all'angolo, le compra
appena arrivate dal Messico. In aereo". Quindi cresce la domanda...
"Io acquisto ciò che sale di prezzo. E' stato così per la new economy o
per le case negli Stati Uniti, oggi lo è per il
petrolio. Sale la domanda finanziaria, si compra non il greggio reale ma quello
cartolarizzato". Dove collocherebbe il prezzo del barile? "A sessanta
dollari, non di più". Ma allora? "Allora si continua a comprare
perché il dollaro è debole, perché i tassi sono bassi, perché acquistando petrolio
guadagno il 3% al giorno. Nel frattempo c'è chi soffre e chi va a piedi per
risparmiare sul gasolio. Fino a quando accadrà qualcosa, la bolla
scoppierà, i prezzi torneranno normali". Prezzo
gonfiato per rifarsi delle perdite sui mutui subprime? "E' senz'altro una
componente. Lei ha mai messo un gatto sotto il tappeto? Il gatto si muove e il
tappeto e si alza e si riabbassa a seconda di dove va il felino. Così la
ricchezza finanziaria: si muove dove sta il guadagno. Dopo l'immobiliare
è passata al petrolio, al grano, agli alimentari. Non mi chieda dove si
sposterà domani perché non lo so". Atroce... "Terribile per chi ci
muore di fame. Chi campava con una ciotola di riso, oggi non ha più nemmeno
quella". Intanto Trichet annuncia il rialzo dei tassi di un quarto di
punto... "Lo dò per scontato e sono d'accordissimo. La Bce lancia un
segnale, sa che l'inflazione al 4% è frutto del food & energy mentre al
netto sarebbe del 2. Ma teme l'effetto cascata, l'inflazione generale e dice:
noi non dormiamo". Intanto le famiglie si trovano i mutui alle stelle...
"Però evitano un problema futuro". Le banche che devono fare?
"Limitarsi a trasferire l'aumento ai clienti, né più né meno. Di certo non
devono lucrarci e non mi rivolgo ai piccoli istituti come Banca Etruria dei
quali mi fido, ma alle banche più aggressive". Lo scenario economico per
il Paese... "Gliel'ho detto, è nero perché siamo tecnologicamente
arretrati. Ma prima o poi faremo ciò che serve alla crescita".
( da "Giorno, Il (Brianza)" del 13-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
DOSSIER EIRE pag. 25
I prezzi salgono: il settore vola STUDIO NOMISMA ?
MILANO ? VOLA IL MERCATO immobiliare, anche grazie
alla finanza di settore: mutui, leasing, società quotate, fondi immobiliari,
project financing. E cresce l'occupazione diretta e indotta, così come il peso
dell'immobiliare rispetto al resto dell'economia. Sono
i dati di Nomisma, che ha presentato il primo rapporto sulla finanza immobiliare. Tra il 1992 e il 2007 le compravendite di
abitazioni in Italia sono cresciute del 73 per cento, mentre
i prezzi delle case hanno avuto un'impennata del 24,4 per cento, per gli uffici del 9,3
per cento e per i negozi del 2,5 per cento. I mutui per l'acquisto degli
immobili a fine 2007 ammontano a 424mila milioni di euro, il 53 per cento dei
quali per acquisto di abitazioni da parte delle famiglie. Le famiglie
che hanno un mutuo sono il 22 per cento del totale delle famiglie italiane e
corrispondono a più di 5 milioni di nuclei familiari. Di questi, l'89,5 per
cento ha un mutuo per la prima casa e l'11,9 per cento su altre case. Il 60,6 per cento delle compravendite è supportato
dall'accensione di un mutuo. Il leasing immobiliare
rappresenta il 46 per cento del mercato complessivo del leasing, mentre le
società immobiliari quotate sono 12 e i fondi immobiliari ammontano a 160.
Dall'indagine su un campione di 2mila famiglie emerge che la proprietà della
casa è lo status più ambito per il desiderio di sicurezza e tranquillità (63
per cento dei casi) o perché è una buona forma di investimento (50 per cento).
Le famiglie italiane tendono a risparmiare molto e indebitarsi poco rispetto ai
Paesi anglosassoni. Ge.Fio.
( da "Manifesto, Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
MUTUI ALLA SICILIANA
I prestiti facili del Banco di Sicilia agli amici degli amici Marlowe Il caso
era stato segnalato sul il manifesto lo scorso 21 dicembre. Tre giorni fa la
Repubblica l'ha ripreso con un titolo che riassume ottimamente quello che è
successo: "I mutui facili del Banco di Sicilia. La procura di Roma: truffe
immobiliari da 160 milioni". vediamo di riassumere lo storia. Partendo,
però, dal protagonista che ha fatto scoppiare il caso: Enzo Carfì, un esponente
storico della Fisac Cgil del Banco Sicilia. Ma l'ha Pagata cara: prima è stato
allontanato dal suo ufficio romano che si occupava della concessione dei mutui.
Poi, una volta reintegrato, è stato licenziato con l'accusa di aver diffuso
volantini "diffamatori" che denunciavano l'accaduto. Ora Enzo è in
attesa della causa di reintegro, accompagnato, sarebbe doveroso, anche dalle
scuse delle banca della quale recentemente è stato nominato presidente una
persona per bene: il presidente della Confindustria siciliana Lo Bello. Per
quanto riguarda i "mutui facili", la storia è semplice, anche se
complicata. Ma quello che è certo - emerge da una nota informativa della
Guardia di Finanza al sostituto procuratore di Roma - è che di abusi ce ne sono
stati tanti. Il punto di partenza è che una massa enorme di mutui è stato
"canalizzato" (che significa intermediato e chi intermedia riceve
anche un compenso per il lavoro fatto) o concesso direttamente ad una sola
persona che ha ricevuto somme sostanziose: i 190 milioni citati da Repubblica.
La cosa un po' "bizzarra" è che a fare affari con la banca siciliana
(le cifre maggiori attraverso una Srl) era (nomi non ne facciamo) una sola
persona. Mentre a ricevere fisicamente l'importo dei mutui era un'altra persona
alla quale - secondo i documenti della finanza - erano riconducibili una
moltitudine di società i cui amministratori erano quasi sempre gli stessi. Di
più: in alcuni casi la sede legale di molte società corrisponde alla residenza
anagrafica dell'amministratore. Ovviamente un prestanome. Senza contare che le
varie società hanno spesso siglato contratti di compravendita di immobili tra
di loro. E, ovviamente, a ogni cessione corrispondeva la concessione di un
mutuo. Un capitolo a parte è quello che riguarda il valore degli immobili sui
quali veniva concesso il mutuo. A fare la parte del leone è stato un architetto
romano. Ma alcune perizie (ufficialmente non retribuite dal Banco) sono state
svolte anche da un geometra che non risulta iscritto alla Camera di commercio,
ma è dipendente dei Monopoli di Stato. Ma erano eque queste perizie? Secondo una indagine interna del Banco e della controllante
Capitalia, assolutamente no. Da verifiche eseguite risulta che "in ben 16
casi su 20 la revisione ha accertato valori di gran lunga inferiori a quelli
individuati" dall'architetto di fiducia. E questo nonostante la bolla immobiliare seguitasse a gonfiare i prezzi degli
immobili. Addirittura l'architetto per un immobile ha fornito una
perizia non commissionata dal Banco, ma da un soggetto terzo.
( da "Wall Street Italia" del 13-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di *Alessandro Fugnoli
I mercati finanziari di fronte al dilemma. Allora: si può portare il margine al
100%. Si può vietare ai fondi di comprare materie prime. Si può fare come
Roosevelt che nel 1934 rese illegale la detenzione di oro. Invece...
-->*Questo documento e' stato preparato da Alessandro Fugnoli, strategist di
Abaxbank ed ed e' rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad
operatori e clientela professionale ai sensi dell'allegato n.3 al reg. n.16190
della Consob. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita' alcuna
per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita' di trading
e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a
questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI. (WSI) ? La
crisi immobiliare continua, i prezzi delle case scendono e
scenderanno, ma almeno c'è una risposta di policy, politica e monetaria. La
crisi finanziaria era stata archiviata dai mercati come superata in marzo. In
realtà si era superata solo la fase acuta. La crisi è entrata in una
fase cronica difficile, ma anche qui le reazioni di policy da parte delle
banche centrali sono state energiche. La crisi energetica, dal canto suo, ha
continuato ad aggravarsi. La risposta politica, fino a questo momento, è quanto
di più deprimente possa esserci. Si litiga come i capponi di Renzo sulle colpe
dei malvagi speculatori e degli avidi petrolieri. Si pasticcia sulle accise in
Occidente e sui sussidi (che se vogliamo sono accise al contrario, cioè
negative) in Oriente, concludendo poco o nulla. Qualsiasi piano di medio
termine viene tacciato di essere troppo poco e troppo tardi, che sia il solare,
l'Alaska, il nucleare. Il risultato è che il prezzo del greggio, nonostante
l'ipercomprato evidenziato anche dall'ampia volatilità, non riesce a scendere,
anche perché la Cina del dopo terremoto ha un fabbisogno accresciuto, mentre il
raccolto americano del mais (e quindi dell'etanolo che ne verrà ricavato) si
prospetta brutto. Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Soltanto questa settimana,
e' a META' PREZZO! Approfitta di questa offerta speciale, clicca sul link
INSIDER Ci si culla nell'idea della speculazione che gonfia i prezzi. Soros, più sofisticato, dice che è colpa dei fondi
pensione che comprano materie prime come asset class e sono insensibili a un
eventuale aumento dei margini sui contratti a termine. In realtà, a nostro
avviso, si può portare il margine al 100 per cento, si può vietare ai fondi di
comprare materie prime, si può fare come Roosevelt che nel 1934, quando svalutò
il dollaro, rese illegale la detenzione di oro. Gli stati nazionali possono
fare molte cose, ma non possono creare il petrolio dove non ce n'è più. Della
soluzione del problema petrolifero si incarica dunque il prezzo del greggio. A
un certo punto il prezzo farà anche il miracolo di indurre i paesi consumatori
a seguire l'esempio dei pochi che si sono dotati di una politica (la Svezia con
l'uscita dal petrolio, la Francia con il nucleare, la Germania con la riduzione
razionale della domanda, la Spagna con l'eolico) ma questo avverrà quando
l'acqua sarà arrivata alla gola. Nel frattempo le banche centrali si trovano
nella difficile situazione di dovere dare una risposta a tre crisi che
richiedono, in realtà, approcci contrastanti tra loro. Le crisi finanziaria e immobiliare richiedono infatti una risposta monetaria
accomodante, che è stata data tutto sommato presto e bene. La crisi energetica,
per contro, richiede quanto meno una risposta diversa da quella che venne data
negli anni Settanta quando, per lenire il dolore del caro petrolio, si
abbassarono i tassi. Risposta diversa può dunque significare neutralità o, in
un'altra ipotesi, una politica restrittiva. La neutralità è la risposta
consigliata dalla teoria. Si prende il pacco sgradevole dell'aumento del petrolio
e lo si gira pari pari ai consumatori finali, sapendo benissimo che questo
comporta più inflazione e meno crescita (e quindi più disoccupazione). Rispetto
a questo ci sono però due problemi. Il primo è che l'inflazione da petrolio e
materie prime, che in teoria è una tantum, viene percepita a un certo punto dal
mercato e dal pubblico come l'avvio di una fase lunga di inflazione non solo
alta, ma sempre più alta. Questa percezione può anche non tradursi (come invece
avvenne negli anni Settanta) in una rincorsa salariale, ma fa comunque danni
perché induce una richiesta di tassi reali più alti proprio in un momento in
cui l'economia è sull'orlo della stagnazione. Nelle ultime settimane la psicosi
da inflazione si è diffusa in tutto il mondo e i tassi reali richiesti sui
titoli a lungo sono saliti. Come avvenne nella primavera del 2006, con Bernanke
appena insediato, la retorica anti-inflazione a un certo punto non basta più e,
poiché la psicosi va stroncata il più in fretta possibile, si deve fare qualcosa
di concreto. Cioè alzare i tassi. Con la morte nel cuore. Tra le grandi banche
centrali sarà la Bce a farsi carico, probabilmente, di un rialzo vero. La Fed,
dal canto suo, può permettersi il lusso di impegnarsi solo a termine e cioè
sulla exit strategy dalla lunga fase di tassi bassi e stabili che stiamo
vivendo. Dicendo che la prossima modifica sarà verso l'alto la Fed non si
impegna sui tempi (anche se il governatore ombra Feldstein parla di 50 punti
verso fine anno) ma può incassare subito la stabilizzazione del dollaro e una
minore ansia dei mercati obbligazionari. C'è però un altro problema, il
secondo. E' il fatto che la crisi finanziaria e immobiliare
di tutto hanno bisogno fuorché di tassi più alti. Come si conciliano queste
opposte esigenze? Si conciliano con contorsioni e acrobazie piuttosto abili e
confidando nella buona sorte. Dopo avere abbassato i tassi aggressivamente,
quanto meno in America, c'è un piccolissimo margine per andare nella direzione
opposta. Che il margine sia piccolissimo lo confermano le dichiarazioni di
Stark e Weber, con il primo che dice in pratica che ci sarà un rialzo solo e il
secondo che minimizza la forza dell'economia tedesca nel primo trimestre (su
cui per mesi aveva basato la sua linea dura) dicendo che sì, insomma, è stata
forte, ma perché c'è stato bel tempo e l'edilizia ha potuto lavorare molto. In
altre parole, si parla ai mercati obbligazionari facendo loro vedere il
prossimo aumento dei tassi e poi ci si gira verso i mercati azionari e le
imprese e si fa capire che sarà un rialzo solo e che non è nemmeno sicuro al
cento per cento. Sono contorsioni giuste e per certi aspetti ammirevoli. La
buona sorte in cui si spera si affida a due elementi precari ma possibili. Il
primo è che i consumatori americani, sui quali da un mese piove una montagna di
dollari dai rimborsi fiscali, spendano il più possibile il terzo trimestre e
diano un po' di colore, o anche solo di belletto, alla domanda interna. Il
secondo è che il petrolio interrompa il suo rialzo secolare almeno per qualche
tempo. L'Arabia Saudita sta facendo qualche gesto distensivo, come la
conferenza del 22 giugno tra produttori e consumatori e, più concretamente,
l'aumento della produzione di 300mila barili (che arriveranno a 500mila). Può
darsi che nelle prossime settimane ci sia qualche momento in cui il quadro
complessivo apparirà meno negativo. Già dalla seconda metà di giugno i dati
macro americani inizieranno a riflettere l'aumento dei consumi. Il 22 ci sarà
la conferenza di Jeddah. Il 30 giugno finirà il primo semestre e ci sarà forse
qualche tentativo di abbellimento delle performance. In luglio i dati macro
positivi (si spera) si moltiplicheranno. La psicosi da inflazione si sarà in
parte diradata. Dal momento che le borse sono ora più vicine ai minimi dell'anno
che ai massimi di un mese fa c'è qualche spazio di recupero, soprattutto se nei
prossimi giorni si andrà di nuovo in ipervenduto. Non stiamo dicendo di
comprare alla grande, ma di chiudere gli short e di riportarsi a neutrale per
chi è sottopesato. Nulla di più, per il momento. Copyright © Il Rosso e il
Nero, settimanale di strategia di Abaxbank per Wall Street Italia, Inc.
Riproduzione vietata. All rights reserved parla di questo articolo nel Forum di
WSI.
( da "Wall Street Italia" del 13-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di ANSA -
-->(ANSA) - NEW YORK, 13 giu - Il rallentamento economico è imputabile alla
crisi dei mercati finanziari, ma ci sono "poche possibilità" che si
tramuti in una profonda recessione. Lo afferma l'ex presidente della Fed Alan
Greenspan, secondo il quale il peggio della crisi dei mercati finanziari
"é passato o la sarà presto". Il mercato immobiliare resta "un problema critico" e pesa sull'economia, così
come sui mercati finanziari che potrebbero non riprendersi pienamente fino a
quando i prezzi delle
case non si saranno stabilizzati, "forse
per la fine dell'anno". (ANSA).