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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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TARTICOLI DEL  7-13 giugno 2008      #TOP



Report "Mercato immobiliare"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Mercato immobiliare (42)


Indice degli articoli

Sezione principale: Mercato immobiliare

Corre la disoccupazione Usa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: della Federal Deposit Insurance Corporation ha rivelato ieri che la crisi del comparto immobiliare ad esempio si sta trasferendo dai consumatori al settore bancario. Dopo la crisi dei debitori, che non facevano fronte ai loro pagamenti sui mutui, sono le banche che oggi stanno liquidando la loro carta a prezzi irrisori per cercare di liberarsene o addirittura ritardano pagamenti

PERSONE & FATTI pag. 10 Senza titolo Condizioni di vendita ImmobiliareEsecuzioni con incanto: a) I c... ( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)" del 08-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: ricorrendone i presupposti,avvalersi delle disposizioni di cui agli art.17 5o comma e 40 6o comma L. 47/85;Nota Bene Esecuzioni (*)= Immobile con la pos- sibilita per gli aggiudicatari che non intendanoavvalersi della facolta di subentrare nel contratto di finanziamento prevista dal comma 5, dell'art.

Guru divisi sulla crisi subprime <Il peggio è alle spalle. Anzi no> ( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 08-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: ovvero mutui concessi dalle banche quando i tassi di interesse erano molto bassi e concessi fino al cento per cento del valore dell'immobile anche a chi non aveva un reddito sicuro. E allorché, tra il 2003 e il 2006, i tassi raddoppiano con lo scoppio della bolla immobiliare, si innescano una serie di insolvenze che poi si ripercuotono via via su chi ha acquistato i titoli subprime.

Quell'agente immobiliare troppo professionale ( da "Giornale di Brescia" del 09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: di conseguenza l'acquisto della casa è avvenuto "sulla carta", infatti abbiamo potuto solamente visionare il luogo di ubicazione e nient'altro. Purtroppo ci viene richiesta una provvigione di intermediazione immobiliare pari al 3% del prezzo della casa... percentuale molto alta se consideriamo che praticamente si è venduta da sola,

Una casa per tutti: ecco la vera emergenza ( da "Eco di Bergamo, L'" del 09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: essere soltanto il marketing a definir e il costo delle case, ma le necessità materiali e i reali costi delle costruzioni, che possono essere contenuti, sfruttando ogni possibile agevolazione da quelle fiscali ai regolamenti edilizi. Oggi il prezzo delle case è definito dalle leggi del marketing, dalla potenzialità di spesa dei possibili clienti, rappresentati da quella classe medio-

Bolla su bolla dai mutui alle materie prime ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: che possano riservare ai mercati le stesse pessime sorprese della bolla di internet e di quella dei mutui subprime in America. E ripetere l'iter classico descritto da Charles P. Kindleberger: dall'euforia al panico e al crollo. Come sta succendendo al mercato immobiliare, con i prezzi che negli Usa sono scesi in meno di due anni del 15% (media nazionale), in Gran Bretagna del 4% (

Gente ingrata di Dublino ( da "Panorama" del 09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: e il vento della crisi che soffia anche in Irlanda, non può lasciare indifferente un popolo che ha conosciuto un cambiamento così rapido. E quindi il nuovo andamento dell'economia di mercato alimenta la paura collettiva. Quanto alla bolla immobiliare, non ci vuole una laurea al Trinity College per capire che l'edilizia,

Il panico del credito è finito, ma l'economia soffrirà ancora ( da "Borsa e Finanza" del 09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: E in tal caso, le svalutazioni legate ai mutui residenziali spazieranno da 350 a 420 miliardi di dollari. Ma qualora il prezzo delle case subisse un ridimensionamento maggiore, allora anche la ferita provocata dai mutui inadempienti si allargherebbe? Indovinato, è esattamente così Altre avvertenze?

E Dio salvi le banche della Regina L'ANALISI ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Colpa di una bolla immobiliare gonfiata a dismisura dai mutui facili (le banche britanniche hanno prestato soldi fino al 110% del valore delle case finanziate) e di una risposta di sistema non prontissima come quella arrivata dalla Fed e dai colossi Usa. Il risultato è un bollettino di guerra che suona già oggi come una mezza Caporetto:

Le Olimpiadi spingono infrastrutture e turismo ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: mentre negli ultimi 6 anni il tasso medio di crescita dei prezzi è stato del 50 per cento. Nelle città pertanto il mercato sembra maturo e si teme anzi lo sgonfiamento della bolla che potrebbe seguire nel postOlimpiadi. Se ci aggiungiamo la politica monetaria restrittiva del governo per contenere l'inflazione, le politiche pubbliche di regolamentazione del settore,

Quei 'dubbi' investimenti della Federal Reserve Usa ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: ex Presidente della banca centrale americana, Greenspan, ha teorizzato che le banche centrali non dovevano cercare di fronteggiare le bolle speculative che fatalmente si sarebbero determinate in conseguenza di questa abbondante liquidità. E così, specialmente nel periodo 2003/2007, le bolle si sono manifestate in moltissimi campi,

Frenano i prezzi delle case ( da "Miaeconomia" del 09-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Agenzia del Territorio delinea un quadro chiaro: la crisi dei mutui subprime, il caro-mutui registrato negli ultimi mesi e i prezzi delle case sempre alle stelle - anche se in lieve contrazione - stanno mettendo a dura prova il mercato immobiliare. Anche se nel caso italiano non si può parlare di uno scoppio della bolla immobiliare, ma solo di un ridimensionamento.

Agenti immobiliari a basso reddito ( da "Nuova Venezia, La" del 10-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: zero Meno di 30 mila euro per il presidente e la segretaria Fiaip I prezzi delle case continuano a restare su livelli altissimi, al di là dei ricorrenti annunci di scoppio della bolla immobiliare. Scorrendo l'elenco dei redditi degli agenti immobiliari residenti nel Comune di Venezia, però, sembra che questa ricchezza si perda tra mille rivoli e non finisca certo nelle loro tasche.

Casa, frena il mercato <Un rilancio dall'Expo> ( da "Corriere della Sera" del 10-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Gli immobili da 500-600 mila euro, invece, chi doveva comprarli l'ha già fatto con il mutuo. E se li tiene". I ricchi? "Le case di lusso nel quadrilatero della moda sono una ventina, da 20 mila al metro quadrato. Non di più. Il valore resta alto perché la domanda supera sempre l'offerta".

MILANO: RALLENTA IL MERCATO DELLA CASA +0,3% IN SEI MESI: A MILANO 4.517 EURO AL MQ E IN PROVINCIA 1.759 BENE CENTRO E CIRCONVALLAZIONE: +0,7% E +0,3% . BICOCCA: +2,2% E SI SCAPPA ( da "marketpress.info" del 10-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: che nei prezzi massimi registrano un ulteriore incremento semestrale dello 0,2%". Tutti i dati della ricerca Mercato immobiliare in crescita: le case. Continua la crescita, anche se rallentata, dei prezzi delle case: 4. 517 euro il prezzo medio, +0,3% rispetto ai 4. 504 euro del semestre precedente e +1,2% in un anno (ed in dieci anni la crescita è stata del +103,5%).

Bce, sui tassi è duello Spagna-Germania ( da "Corriere della Sera" del 10-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: mettono già in conto tre rialzi dei tassi della Bank of England. L'economia britannica è in piena frenata per l'esplosione della bolla immobiliare, eppure per gli operatori l'aumento dei tassi annunciato dalla Banca centrale europea potrebbe spingere anche l'istituto di Londra a seguirne le orme a più riprese.

Il Peggio in Borsa non È alle Spalle ( da "Borsa e Finanza" del 10-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: il collasso della bolla immobiliare; 2) il diffondersi dei suoi effetti sui bilanci degli istituti di credito; 3) la contrazione della spesa per consumi in America; 4) il contagio mondiale attraverso l'export. Bisogna solo domandarsi a che punto siamo. A mio modo di vedere, siamo al punto 3: il consumatore americano è costretto a tirare la cinghia,

PETROLIO: LA SUPER-MEGA SPECULAZIONE ( da "Wall Street Italia" del 10-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: dopo la bolla delle borse, scoppiata all'inizio del decennio, e quella del mercato immobiliare americano, esplosa l'anno scorso, ora abbiamo la "mania" del petrolio. Anche questa bolla è certamente destinata prima o poi a scoppiare, ma nel frattempo rischia di aggravare pesantemente le condizioni di un'economia mondiale che già stenta a fare i conti con la crisi dei mutui subprime.

Il fondo Calpers vende parte degli immobili ( da "Milano Finanza (MF)" del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Indietro Il fondo Calpers vende parte degli immobili Mercati Globali Di Gianluca Henny Calpers, il più grande fondo pensione americano, potrebbe liquidare una parte del suo patrimonio immobiliare ad uso residenziale valutato 2 miliardi di dollari. Il motivo è la caduta dei prezzi delle abitazioni, che ha provocato una perdita del 31% sugli investimenti del Fondo pensione nell'

Casa, il mercato comincia a frenare ( da "Giorno, Il (Brianza)" del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: anche se nel capoluogo il mercato degli immobili di lusso non conosce crisi (in generale a Monza città le compravendite sono cresciute del 5,1%, passando dalle 1.723 del 2006 alle 1.810 dello scorso anno). E la fotografia fatta dall'ultima rilevazione dei prezzi delle case sulla piazza di Milano e provincia, della Camera di Commercio.

L'età dell'abbondanza ci ha reso più poveri - joseph stiglitz ( da "Repubblica, La" del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: apice della bolla immobiliare, agli scienziati cui si devono i progressi che permettono una crescita basata sulla tecnologia e alle società di venture capital che finanziano queste ricerche sono andati i raccolti più magri. Questo tipo di investimento reale è stato oscurato dai giochi che hanno coinvolto la maggior parte dei soggetti che partecipano ai mercati finanziari.

La Tav sostiene i prezzi delle case ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2008-06-11 - pag: 22 autore: Immobiliare. Effetto maxi-opere La Tav sostiene i prezzi delle case Evelina Marchesini MILANO La corsa dei valori immobiliari in Italia non è finita. A ridare verve alle quotazioni, che oggi languono, saranno i Corridoi europei e,ancor di più,l'Alta velocità.

Petrolio e materie prime? C'è una grande bolla ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Ciò significherebbe ripristinare delle leggi dei mercati a termine. Non pare tuttavia che vi sia chi abbia l'ar - dire di guastare il balocco partorito da Wall Street. Alla bolla delle borse, esplosa all'inizio del 2000, è seguita, lo scorso anno, quella del mercato immobiliare americano, adesso infuria la "petroliomania", congiuntamente a quella dei "fu -

D'Alema: ''Serve un patto tra Stato e Fondazioni'' ( da "Redattore sociale" del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: immobili negli Stati Uniti dopo lo scippio della bolla immobiliare o a tutti coloro che hanno comprato terreni in America Latina e che ora stanno diventanto ricchissimi con le produzioni agricole. Nello stesso tempo però, ha aggiunto l'ex ministro, siamo il paese che ha i più bassi salari d'Europa e dove l'area della povertà ha aggredito anche fasce di lavoratori che prima sembravano

Realismo immobiliare! Avvicinandoci all'occhio del ciclone, mutui Arms pag.11 ( da "Trend-online" del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Che cosa arresterà il livello dei prezzi, molto semplice la stessa cosa che ha creato la bolla immobiliare ovvero l'accessibilità dei prezzi. Il boom ha reso gli alloggi inaccessibili per molte famiglie americane, soprattutto per i cosiddetti compratori principianti, nel 1990 e all'inizio segue pagina >>.

CRISI ECONOMICA: NASCE DALLA BOLLA IMMOBILIARE ( da "Wall Street Italia" del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: esplosione della bolla immobiliare che ha portato i prezzi delle case fino al 40% oltre il loro valore reale. Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Soltanto questa settimana, e' a META' PREZZO! Approfitta di questa offerta speciale, clicca sul link INSIDER Dal 2010 il settore potrà ripartire grazie alle seconde case o alla richiesta di alloggi migliori,

BORSA: PHELPS (NOBEL ECONOMIA),CRISI NASCE DA BOLLA EDILIZIA ( da "Wall Street Italia" del 11-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: esplosione della bolla immobiliare che ha portato i prezzi delle case fino al 40% oltre il loro valore reale. Dal 2010 il settore potrà ripartire grazie alle seconde case o alla richiesta di alloggi migliori, ma intanto le banche si sono trovate con un enorme aumento del loro patrimonio immobiliare rispetto agli scarsi capitali a disposizione,

MUTUI:CON FLESSIONE PREZZI CASE USA 4.000 MLD CAPITALI PERSI ( da "Wall Street Italia" del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Di ANSA - -->(ANSA) - NEW YORK, 11 GIU - La flessione dei prezzi delle case negli Usa si tradurrà in capitali persi per quattro miliardi di dollari: "Quando la crisi finirà, il valore degli immobili negli Usa sarà sceso di un terzo e 1.000 miliardi di perdite di Wall Street potrebbero tradursi in 4.

Draghi, siamo sul filo del rasoio ( da "Milano Finanza (MF)" del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: la velocità dell'innovazione finanziaria, la leva eccessiva, la ricerca di rendimenti e la bolla immobiliare". Draghi ha puntato il dito proprio contro le banche centrali: "Il livello eccezionalmente basso dei tassi ha contribuito alla crescita eccessiva della liquidità, al mispricing degli strumenti finanziari, ad allocare il rischio in maniera non efficiente"

I tassi volano Ma qui meno che altrove ( da "Giornale di Vicenza, Il" del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: di scoppio della bolla immobiliare, di voragini create dalla fumosità dei collateral, in Veneto ha scaricato solo qualche fulmine. Certo, il rapporto sull'economia del Veneto nel 2007, curato dalla sede di Venezia della Banca d'Italia, non poteva non registrare un rallentamento della macchina produttiva regionale,

Per il settore bancario in vista un '08 a digiuno di dividendi ( da "Finanza e Mercati" del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: dalla crisi subprime e la bolla immobiliare resta meno importante che in altri paesi. Nonostante questo, i dividendi per i prossimi anni resteranno inalterati o addirittura diminueranno". In soldoni: "Siamo lontani dall'essere usciti dalla crisi". In cima alla lista nera dei "tagliatori di cedole" c'è Intesa Sanpaolo (-31%), che sconta un importante aumento degli accantonamenti,

NELLA RIVIERA delle Palme un'abitazione fro ( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: mette a confronto le più prestigiose località turistiche della penisola analizzando anche il mercato immobiliare delle abitazioni per le vacanze. Per risparmiare un po coloro che intendono investire negli immobili della Riviera delle Palme possono acquistare case nelle zone interne. La scelta non permetterà di vedere il mare, ma nel contempo il portafoglio viene spremuto un po'

Non abbassare la guardia, la crisi può peggiorare Draghi avverte: non è finita. Nuova caduta delle Borse: l'Europa brucia 123 miliardi ( da "Unita, L'" del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: della crisi precedente a quella legata alle materie prime, parla dei mutui subprime e dello scoppio della bolla immobiliare che ancora non ha finito di disturbare mercati ed economie. "Siamo sul filo del rasoio - continua infatti il governatore, che ha invitato a trarre una lezione dalla crisi - le banche centrali dovranno dare più attenzione ai fattori che minacciano gli equilibri

Benussi: parametri troppo alti ( da "Corriere Alto Adige" del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Piuttosto il problema è un altro e riguarda il valore dell'immobile". Cioè? "In Alto Adige, e in particolare a Bolzano, il valore delle case è inferiore al prezzo che si paga per acquistarle. Questo per alcuni motivi precisi: il terreno costa caro, la manodopera costa più che altrove e le tecniche costruttive sono dispendiose.

I tassi volano <Ma qui meno che altrove> ( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: di scoppio della bolla immobiliare, di voragini create dalla fumosità dei collateral, in Veneto ha scaricato solo qualche fulmine. Certo, il rapporto sull'economia del Veneto nel 2007, curato dalla sede di Venezia della Banca d'Italia, non poteva non registrare un rallentamento della macchina produttiva regionale,

Rcs/ Scatta l'allarme sugli utili. La pubblicità fugge: crolla il titolo ( da "Affari Italiani (Online)" del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: complice il progressivo rallentamento della crescita e lo sgonfiarsi della bolla immobiliare. In Italia, d'altro canto, la raccolta pubblicitaria soffre e col deteriorarsi della fiducia dei consumatori anche nel Belpaese nessuno si azzarda a fare previsioni che vadano oltre il mese, al massimo il trimestre.

Le tre sorelle: crisi finanziaria, immobiliare, energetica ( da "Trend-online" del 12-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: La crisi immobiliare continua, i prezzi delle case scendono e scenderanno, ma almeno c'è una risposta di policy, politica e monetaria. La crisi finanziaria era stata archiviata dai mercati come superata in marzo. In realtà si era superata solo la fase acuta.

<Speculazione globale, giusto alzare i tassi> ( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 13-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Fino a quando accadrà qualcosa, la bolla scoppierà, i prezzi torneranno normali". Prezzo gonfiato per rifarsi delle perdite sui mutui subprime? "E senz'altro una componente. Lei ha mai messo un gatto sotto il tappeto? Il gatto si muove e il tappeto e si alza e si riabbassa a seconda di dove va il felino.

I prezzi salgono: il settore vola ( da "Giorno, Il (Brianza)" del 13-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: mentre i prezzi delle case hanno avuto un'impennata del 24,4 per cento, per gli uffici del 9,3 per cento e per i negozi del 2,5 per cento. I mutui per l'acquisto degli immobili a fine 2007 ammontano a 424mila milioni di euro, il 53 per cento dei quali per acquisto di abitazioni da parte delle famiglie.

I prestiti facili del Banco di Sicilia agli amici degli amici ( da "Manifesto, Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Secondo una indagine interna del Banco e della controllante Capitalia, assolutamente no. Da verifiche eseguite risulta che "in ben 16 casi su 20 la revisione ha accertato valori di gran lunga inferiori a quelli individuati" dall'architetto di fiducia. E questo nonostante la bolla immobiliare seguitasse a gonfiare i prezzi degli immobili.

PETROLIO CARISSIMO, ACQUA ALLA GOLA? ( da "Wall Street Italia" del 13-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: La crisi immobiliare continua, i prezzi delle case scendono e scenderanno, ma almeno c'è una risposta di policy, politica e monetaria. La crisi finanziaria era stata archiviata dai mercati come superata in marzo. In realtà si era superata solo la fase acuta.

USA:GREENSPAN,IMMOBILI PROBLEMA CRITICO PER ECONOMIA,MERCATI ( da "Wall Street Italia" del 13-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Il mercato immobiliare resta "un problema critico" e pesa sull'economia, così come sui mercati finanziari che potrebbero non riprendersi pienamente fino a quando i prezzi delle case non si saranno stabilizzati, "forse per la fine dell'anno". (ANSA).


Articoli

Corre la disoccupazione Usa (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-06-07 - pag: 5 autore: Aumento su base mensile di mezzo punto percentuale (a 5,5%), il più alto da 22 anni Corre la disoccupazione Usa Mario Platero NEW YORK. Dal nostro corrispondente L'umore dei mercati era già cambiato lunedì, quando all'improvviso Lehman Brothers, Wachovia, e Washington Mutual si sono trovate in difficoltà. Ieri poi il quadro fra gli operatori si è fatto ancora più cupo quando alle notizie preoccupanti sul fronte finanziario, su quello subprime e su quello dei mercati - con il petrolio alle stelle, con minacce di attacco all'Iran e con il dollaro a pezzi - si è aggiunto un tasso di disoccupazione in forte rialzo, anzi, con un rialzo che su base mensile non si vedeva da 22 anni, dal lontano 1986. Il tasso infatti, quello misurato sulla base di un'indagine condotta direttamente sui nuclei famigliari, è aumentato addirittura dello 0,5%, dal 5% di aprile al 5,5% per maggio il tasso più elevato dal 2004. Un segnale che, guardando in avanti forse davvero la recessione sta continuando a farsi strada indipendentemente dalla politica accomodante della Federal Reserve. E che, comunque, in questa condizioni ormai (sempre più difficili), e contrariamente alle previsioni degli economisti "mainstream", l'economia resterà debole anche nella seconda metà dell'anno. C'è da preoccuparsi dunque? Che valore ha la promessa del segretario al Tesoro Henry Paulson e del governatore della Fed Ben Bernanke secondo cui il peggio ce eravamo lasciato dietro le spalle? La risposta è chiara: c'è da preoccuparsi. Quando in un giorno il Dow perde il 394 punti, il 3%, la più grossa caduta in 15 mesi, quando il dollaro perde l'1%, quando dalla Fdic ci dicono che il sistema bancario sta cominciando a soffrire di una sindrome da "liquidazione immobiliare ", quando il carburante va su record mai visti al distributore e la disoccupazione fa il balzo più alto in 22 anni, abbiamo tutti gli elementi per individuare una "Perfect Storm" che si sta abbattendo sull'economia in genere. Ciascun elemento avrà un impatto forte sulle componenti macroeconomiche e dunque sulla crescita. Anche perchè si parla di aggregati: Sheila Bair, il presidente della Federal Deposit Insurance Corporation ha rivelato ieri che la crisi del comparto immobiliare ad esempio si sta trasferendo dai consumatori al settore bancario. Dopo la crisi dei debitori, che non facevano fronte ai loro pagamenti sui mutui, sono le banche che oggi stanno liquidando la loro carta a prezzi irrisori per cercare di liberarsene o addirittura ritardano pagamenti di interessi. Questo sul fronte negativo. Ma, se analizziamo il dato di ieri sull'occupazione nel dettaglio, emerge un quadro meno drammatico. Ci accorgiamo che molto di quel che è successo ieri è determinato da componenti psicologiche, speculative - la paura di perdere il posto, i timori per un attacco all'Iran - che, in ultima analisi, generano una "bolla speculativa". Diciamo questo perché, in termini concreti, i nuovi salariati dipendenti per il mese di maggio sono diminuiti di 49.000 unità, una diminuzione inferiore alle 60.000 unità stimate dagli analisti, la correzione per le assunzioni di aprile ha dato una diminuzione di 28.000 unità, mentre quella per marzo ha dato una diminuzione di 88.000 unità. Cifre meno drastiche di quelle rappresentate dal tasso di disoccupazione, che resta una misura più volatile rispetto al calcolo dei salariati dipendenti. Un'altra differenza l'ha segnalata Ben Bernanke: rispetto agli anni Settanta, quando ci fu una crisi simile a quella dei nostri giorni, soprattutto sul fronte petrolio, la spirale prezzi salari sembra molto più contenuta. E difatti nel dato di ieri, i salari medi orari, sono saliti in maggio di appena 0,05 dollari, ovvero dello 0,3%, a 17,94 dollari, in rialzo solamente del 3,45% su base annuale: fattore che indica come l'inflazione almeno sul fronte dei costi del lavoro resti per ora sotto controllo. Le scorte di magazzino all'ingrosso degli Stati Uniti hanno invece segnato un aumento molto superiore al previsto, probabilmente dovuto all'aumento dei prezzi del petrolio e di altri prodotti. Il dipartimento al Commercio americano, ha comunicato un aumento delle scorte dell'1,3%, a quota 427,36 miliardi di dollari, contro il +0,5% atteso dagli analisti. Anche le vendite all'ingrosso sono aumentate dell'1,4% in aprile a 390,34 miliardi di dollari, dopo il +1,8% di marzo (dato rivisto al rialzo dal +1,6% inizialmente reso noto). Una dinamica fatta di luci e ombre dunque, con la quale dovremo abituarci a convivere per qualche tempo, almeno fino a quando uno degli elementi distorsivi petrolio, immobiliare, occupazione finanza non si sarà stabilizzato. IL LAVORO Il numero degli occupati cala di 49mila unità, ma il dato è nettamente migliore rispetto alle attese degli analisti ( 58mila).

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PERSONE & FATTI pag. 10 Senza titolo Condizioni di vendita ImmobiliareEsecuzioni con incanto: a) I c... (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)" del 08-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

PERSONE & FATTI pag. 10 Senza titolo Condizioni di vendita ImmobiliareEsecuzioni con incanto: a) I concorrenti dovran- no depositare c/o il Consiglio Notarile , sito inFerrara Via Poledrelli 1/B, dalle ore 9 alle ore 12 del giorno precedente l'asta, la domanda in cartada bollo da ' 14,62, fotocopia di un documento di identita', del codice fiscale e l'estratto per riassuntodell'atto di matrimonio o certificato di stato libero unitamente a n. 2 distinti assegni circolari intestatial Notaio (vedi note), salvo integrazione di queste ultime, a pena di decadenza dalla aggiudicazione,ai sensi art. 587 c.p.c. da calcolarsi sul prezzo base; b) saldo prezzo entro 60 giorni dall'aggiudi-cazione, dedotta la cauzione, pena la rivendita in danno, da versarsi a mezzo di assegno circolarenon trasferibile intestato al notaio medesimo; c) gli aggiudicatari potranno, ricorrendone i presupposti,avvalersi delle disposizioni di cui agli art.17 5o comma e 40 6o comma L. 47/85;Nota Bene Esecuzioni (*)= Immobile con la pos- sibilita' per gli aggiudicatari che non intendanoavvalersi della facolta' di subentrare nel contratto di finanziamento prevista dal comma 5, dell'art. 41T.U.D.LGS.1.9.93.n.385, di versare direttamente alla banca, nel termine di 20 giorni dalla data diincanto, la parte del prezzo corrispondente al complessivo credito della stessa. L'eventuale resi-duo prezzo, dedotta la cauzione, dovra' essere ver- sato al Notaio Delegato entro 60 giorni dall'aggiu-dicazione, pena la rivendita in danno. Fallimentari con incanto: a) I concorrenti dovran-no depositare c/o la Cancelleria Fallimentare entro le ore 12 del giorno precedente l'asta la domandain carta da bollo da euro 14,62 e n. 2 assegni cir- colari intestati al Fallimento in persona delCuratore pari al 10% per cauzione e 10% per fondo spese da calcolarsi sul prezzo base; b)saldo prezzo entro 60 giorni dall'aggiudicazione, dedotta la cauzione, pena la rivendita in danno c)informazioni c/o la Cancelleria Fallimentare tel. 0532/205880 e c/o i Sigg. Curatori Per tutte le vendite: l'immobile si acquista nello stato di fatto e di diritto in cui si trova e cosi' comemeglio specificato nella perizia; Le spese inerenti il trasferimento della proprieta' sono a carico dell'ag-giudicatario. Per le vendite in sede di gara di aumento di sestola aggiudicazione e' definitiva Gli interessati dovranno controllare la perizia edil bando prima dei depositi cauzionali per verifica- re possibili errori dei testi pubblicitari, anomalie oirregolarita' sugli immobili Image: 20080608/foto/2655.jpg.

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Guru divisi sulla crisi subprime <Il peggio è alle spalle. Anzi no> (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 08-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ECONOMIA E FINANZA pag. 23 Guru divisi sulla crisi subprime "Il peggio è alle spalle. Anzi no" E tutti concordano sul fatto che le conseguenze restano imprevedibili GEORGE SOROS, il finanziere di origine ungherese di recente coinvolto nell'ipotesi di cessione (poi smentita) della squadra di calcio della Roma da parte della famiglia Sensi, ha rivelato ad una rivista americana che ci sono in giro ben 45 trilioni di dollari investiti non solo nei subprime, i mutui ipotecari ad alto rischio che hanno tagliato le gambe alle banche di mezzo mondo, ma anche in altri titoli derivati e nelle nuove forme di titoli atipici. Una cifra colossale, un oceano di quattrini se si tiene conto che il costo della guerra americana in Iraq è di tre trilioni, che il bilancio della Difesa Usa ha toccato la cifra record di mezzo trilione di dollari. Insomma, ad un anno dallo scoppio del bubbone suprime, la tempesta è passata oppure no? Secondo il Fondo Monetario Internazionale il peggio è passato ma le conseguenze economiche sono tuttora imprevedibili. Secondo il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, la crisi durerà ancora un anno. Secondo il professor Guido Rossi, ex presidente della Consob e da sempre attento osservatore dei mercati finanziari, la crisi durerà invece più di un anno. E' un po' come giocare a mosca cieca. Si sa quando si parte, non si sa dove si arriva. Stando ad uno studio dell'agenzia finanziaria Bloomberg, le prime cento banche del mondo hanno annunciato perdite e svalutazioni per quasi 390 miliardi di dollari e tagliato 65 mila posti di lavoro a causa dello tsunami subprime. Ma nei loro conti potrebbero esserci almeno altri 35 miliardi di dollari di svalutazioni extra. LA BANCA più colpita negli Stati Uniti dalla crisi dei mutui facili è Citigroup, la banca europea è la svizzera Ubs. In sostanza, non è proprio il caso di parlare di un happy birthday per i subprime. Già, perché risale proprio ad un anno fa, il 20 giugno, il primo campanello d'allarme: la banca d'affari americana Bear Stearns annuncia che due suoi hedge fund sono in difficoltà e rischiano il fallimento a causa dei forti investimenti, superiori ai venti miliardi di dollari, in obbligazioni garantite da prestiti ipotecari, ovvero mutui concessi dalle banche quando i tassi di interesse erano molto bassi e concessi fino al cento per cento del valore dell'immobile anche a chi non aveva un reddito sicuro. E allorché, tra il 2003 e il 2006, i tassi raddoppiano con lo scoppio della bolla immobiliare, si innescano una serie di insolvenze che poi si ripercuotono via via su chi ha acquistato i titoli subprime. TITOLI COMPRATI a volte senza il sospetto che nascondano grossi rischi in quanto sono mescolati in pacchetti di titoli che circolano con l'etichetta della tripla A, cioè l'etichetta della massima affidabilità assegnata dalle varie agenzie di rating come Moody's, coinvolta qualche mese più tardi proprio in questo scandalo. Insomma, c'è chi gioca sporco. E chi si ritrova in pieno con l'acqua alla gola come accade ai due fondi della Bear Stearns. L'annuncio della banca d'affari scivola comunque sui mercati finanziari senza procurare particolari scossoni. Ma il fuoco cova sotto le ceneri. E ai primi di agosto il bubbone esplode con le Borse che crollano ovunque. Costringendo le banche centrali ad intervenire: la Banca centrale europea immette sul mercato liquidità per oltre 94 miliardi di euro, la Federal Reserve per 19 miliardi di dollari, la Banca centrale del Giappone per oltre 6 miliardi di euro, la Banca centrale australiana per oltre 4 miliardi di dollari. Ma il danno è ormai fatto. A metà settembre è travolta dalla crisi la Northern Rock, la quinta banca inglese che si ritrova file di risparmiatori davanti agli sportelli ed è salvata dalla Banca d'Inghilterra. In ottobre è la Merrill Lynch, la prima banca d'affari americana, ad annunciare svalutazioni e perdite. Poi è la volta della francese Crédit Agricole, dell'inglese Hsbc, della svizzera Ubs, dell'americana Citigroup. E la lista si allunga. Con una sorpresa: secondo uno studio dell'Institute of International finance di Washington sono le banche europee ad avere subito più contraccolpi di quelle americane in una crisi che, lo ricordiamo ai più disattenti, è targata 'made in Usa'. Anzi, secondo questo studio c'è un discreto divario nelle perdite: duecento miliardi sono quelle subite dalle banche Ue, più di 170 quelle delle banche Usa. Ma al di là della lista dei furbacchioni e degli ingenui, il problema è che questi scivoloni avvengono in un momento non particolarmente entusiasmante per l'economia mondiale. GIRA LO SPETTRO della recessione, il prezzo del greggio s'impenna quasi ogni giorno stabilendo una raffica impressionante di record, s'impenna anche la disoccupazione americana schizzata in un mese dal 5% al 5,6% e cioè ad un livello che rappresenta il balzo più consistente degli ultimi ventidue anni, il mercato dell'auto subisce una gelata dietro l'altra, non ha soste la fuga dei risparmiatori dai fondi comuni di investimento e l'inflazione riprende a crescere. Anche in Europa. Così il numero uno della Banca centrale europea, Jean Claude Trichet, ha fatto intendere un paio di giorni fa che a luglio non sarà più possibile rinviare un aumento di tassi, portando il costo del denaro dall'attuale 4 al 4,25%. Un annuncio che ha messo nuovamente in ginocchio le Borse e fatto schizzare immediatamente l'Euribor, vale a dire il tasso di interesse medio delle transazioni finanziarie tra le maggiori banche europee, ai massimi da sette anni. Di conseguenza le rate dei mensili dei mutui a tasso variabile sono destinate a crescere. INSOMMA, ci ritroviamo di fronte ad una stretta monetaria che ci costringe ad una stretta della cinghia. Lo stesso Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat e di solito ottimista, ha dovuto ammettere: "Il sistema non va bene". E si preannuncia una stretta terribile se si dovesse verificare quanto dichiarato dal consulente economico degli Emirati Arabi Uniti, Samir Mirad, e cioè che il prezzo del petrolio, oggi a quota 139 dollari, raggiungerà entro la fine dell'anno i 200 dollari al barile. A quel punto ha il sapore di un semplice palliativo l'ipotesi del ministro economico, Claudio Scajola, di congelare le accise sui carburanti in modo da limitare l'impatto del caro-greggio sui portafogli dei consumatori. Anche se è sempre meglio un palliativo (per ora solo sulla carta) che un pugno nello stomaco. Quindi apprezzabile. Ed anche l'idea del ministro Giulio Tremonti di tassare i profitti delle compagnie petrolifere attraverso la cosiddetta "Robin Hood Tax" è apprezzabile. Anche se in Europa non sono tutti convinti nel doverla praticare.

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Quell'agente immobiliare troppo professionale (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale di Brescia" del 09-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Edizione: 09/06/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:LETTERE UNA BRUTTA ESPERIENZA Quell'agente immobiliare "troppo" professionale Per prima cosa la ringrazio molto per avermi concesso questo piccolo spazio sul suo quotidiano. Le scrivo perché sono molto amareggiata e delusa. La mia profonda amarezza deriva dal fatto che purtroppo viviamo in una società dove ci sono parecchie persone opportuniste e che non sanno fare il proprio lavoro. Un giorno del 2006, io e mio marito, sfogliando uno dei tanti giornalini dove vengono pubblicizzate case in vendita, abbiamo trovato un modesto trilocale a Flero che pareva essere perfetto alle nostre esigenze. Così abbiamo contattato l'agenzia immobiliare che seguiva la vendita esclusiva degli appartamenti dell'intera Corte e abbiamo fissato un appuntamento per avere tutti i dettagli sul complesso e sull'appartamento che ci interessava. Ad aprile 2006 firmiamo il preliminare per l'acquisto di questo grazioso appartamento sito al primo piano con ingresso indipendente, torretta scale di proprietà, travi a vista e una bella terrazza. Tengo a precisare che la costruzione era nella fase iniziale, c'erano solo le fondamenta del complesso, di conseguenza l'acquisto della casa è avvenuto "sulla carta", infatti abbiamo potuto solamente visionare il luogo di ubicazione e nient'altro. Purtroppo ci viene richiesta una provvigione di intermediazione immobiliare pari al 3% del prezzo della casa... percentuale molto alta se consideriamo che praticamente si è venduta da sola, non certo perché è stato bravo l'agente immobiliare, dato che l'abbiamo scelta da un bel disegno a colori. L'agente immobiliare ci spiega che oltre all'intermediazione paghiamo "la professionalità e la puntualità" del lavoro che svolgerà l'agenzia anche dopo l'atto notarile... perché io ci sarò sempre, qualunque problema abbiate!" (parole dell'agente immobiliare). Paghiamo la provvigione richiesta, paghiamo la casa e da qui iniziano i problemi. Io sono una ragioniera di 30 anni, mio marito un libero professionista di 35 anni, ed entrambi sappiamo che le case di nuova costruzione col tempo presentano sempre dei problemi legati all'assestamento, all'umidità ecc. Da mesi cerco di contattare il geometra responsabile del cantiere e l'agente immobiliare per risolvere i problemi che ci sono nell'appartamento ma nessuno risponde, o meglio l'agente "sempre presente" risponde e con la sua solita cortesia mi dice "in questo preciso momento sono occupato, ti richiamo io più tardi". E voi pensate che richiami? Certo è, che quando non aveva ancora incassato la sua cospicua parcella, ad ogni mia chiamata era sempre pronto, disponibile e rapido nella risoluzione di qualsiasi problema. Beh, pazienza ormai è andata così, di sicuro un'altra casa da questa agenzia immobiliare di Brescia non la compreremo più e diffiderò certo dagli agenti immobiliari troppo sicuri delle loro "super doti" professionali che, nel mio caso, spesso ostentano. MICHELA TARANA MICHELE MANZARDO Flero.

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Una casa per tutti: ecco la vera emergenza (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 09-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Costruzioni alte o basse, belle o brutte: è un'astratta diatriba se non si offrono abitazioni a prezzi accessibili La mostra della Triennale rimette al centro del dibattito culturale temi molto oscurati. Anche a Bergamo L'opinione pubblica ? e privata ? bergamasca si è divisa sull'astratta diatriba case alte/case basse, belle/brutte, mi piacciono/non mi piacciono, così che il dibattito architettonico sembra tornato ai primi anni Cinquanta quando sulla vicenda del "grattacielo Rinaldi" l'intellighenzia cittadina si divise in aspre contrapposizioni di principio, salvo poi lasciar passare ben altre altezze appena spente le polemiche. Il metodo è antico: si avanzano riserve e sofisticati distinguo di valutazioni estetiche, mentre i problemi veri difficilmente sono affrontati dal dibattito mediatico. Si parla così di case, di milioni di metri cubi che saranno costruiti nei prossimi anni, si descrivono cinture verdi e progettazioni partecipate, ma nessuna risposta arriva alle domande che la gente si fa davvero sul fatto che con stipendi di 1.200 euro per la maggior parte della gente la casa resta ancora un miraggio. Non è demagogia chiedersi quale casa vorrebbe un ricercatore universitario che guadagna 840 euro al mese o una commessa dell'Ikea che non arriva ai 500. I sociologi dicono che l'affitto o il mutuo per essere compatibile con la sopravvivenza dovrebbe non superare il 25% del reddito, ma coi prezzi che girano, tutti questi metri cubi di case, alte o basse che siano, serviranno a dare alloggio solo a dirigenti e a impiegati bancari, a gente dello spettacolo, a studenti figli di industriali e a ricche vedove, gli altri dovranno consolarsi col fatto che ogni nuovo insediamento avrà il suo grande democratico supermercato. Ultimamente però la cultura ufficiale, finora troppo occupata a interpretare le regole del mercato globale, sembra aver scoperto che l'esigenza abitativa costituisce la vera urgenza sociale alla quale non si può dare una risposta invocando solo la competitività, l'innovazione tecnologica o la novità del prodotto. Se n'è accorta la classe politica, quella di destra e quella di sinistra, se n'è accorto anche il nuovo ministro dell'Economia che invoca il "mercatismo" di una nuova coesione sociale, di una coazione tra pubblico e privato per dare una risposta alle contraddizioni della società contemporanea. Certo, l'Europa conosce da anni i termini della questione abitativa: gli olandesi per primi, poi i francesi, gli inglesi, ora anche gli spagnoli hanno messo a punto sistemi legislativi e finanziari, per dare risposte concrete, così che da anni in Olanda più del 40% delle nuove edificazioni è costituito dall'housing sociale, mentre da noi le istituzioni pensano ancora di dare una risposta al problema attraverso le cosiddette "cartolarizzazioni", cioè le svendite del patrimonio pubblico e le agenzie designate al problema, dall'Aler alle Cooperative, adducendo le ferree leggi del mercato producono alloggi che si discostano ben poco dai prezzi del libero mercato. Basta dire che da noi i cosiddetti "affitti calmierati" voluti dalla legislazione lombarda sono costituiti da canoni annuali di 70 euro al metro quadrato, mentre in Olanda non raggiungono i 25 euro al mq e si stanno sperimentando alloggi che arrivano anche a canoni di 10 euro al mq. Se così fosse, se anche noi riuscissimo a sperimentare alloggi, magari "estremi", magari di emergenza, che in dimensioni minime di 30/40 mq offrano una soluzione, fosse anche provvisoria, a tante famiglie e a tante nuove povertà, forse allora anche noi potremmo dire di vivere in un paese civile. Chi ha visto il film di Muccino "La ricerca della felicità" sa che oggi, anche senza essere migranti o profughi, può bastare la perdita di un lavoro precario, una separazione coniugale, un problema di salute o una vecchiaia non assistita, per ritrovarsi nelle condizioni di povertà dei "senzacasa"; ma sa anche che alle persone in difficoltà può bastare un aiuto anche minimo, un'ospitalità temporanea e attiva per riprendere la strada di un reinserimento sociale. La mostra alla Triennale La mostra apertasi in questi giorni al Palazzo della Triennale milanese ha finalmente ricollocato questi temi al centro di quel dibattito culturale che per troppi anni li ha trascurati. E presto, sull'onda della mostra in Triennale, anche la prossima edizione della Biennale veneziana di architettura riporterà al centro dell'attenzione il tema della casa, dell'abitazione a basso costo, dell'housing sociale e della residenza: tema che pure aveva assunto una centralità teorica lungo gran parte del secolo scorso, al punto che fin dagli anni Trenta un "maestro" come Frank Lloid Wright poteva scrivere: "La casa a basso costo non è soltanto il più importante problema architettonico, ma è anche il problema più difficile per i maggiori architetti". Ogni studente di architettura ben conosce l'importanza degli studi tipologici del razionalismo tedesco, quelli di Mies van der Rohe o di Hilberseimer sull'existenz minimum, o le invenzioni tipologiche di Le Corbusier delle maisons transitoires e le sue proposte residenziali dei viadotti abitati per il piano di Algeri, eppure da alcuni decenni nei salotti degli architetti non si fa che dialogare di archistar, di formalismi, di "decostruzione", di grattacieli, di innovazione intesa come ricerca esasperata della "novità" e di provocazioni formali. Era ora che si tornasse a parlare della casa, di quella questione abitativa che la crisi delle ideologie aveva confinato in un dibattito sociologico "fuori moda" o tutt'al più abbandonato alle cure dell'associazionismo assistenziale e di chi, come don Virgilio Colmegna che con la sua Casa della Carità nel quartiere milanese di Crescenzago ci offre un esempio concreto di come si possa e si debba rispondere anche in termini architettonici e istituzionali alla emergenza abitativa che le nostre città stanno vivendo sotto la spinta delle nuove diversità. Ecco, è anche al lavoro e all'opera di uomini come Colmegna che è dedicata la mostra milanese, che ha saputo far sedere al suo "tavolo scientifico" anche le istituzioni, il Comune, la Provincia, le maggiori aziende del territorio, perché i problemi della città si risolvono così: facendo dialogare pubblico e privato, con la cogestione, con la cooperazione. E i metodi e i linguaggi per trasmettere questi problemi e per individuarne le possibili risposte, come ricordava lo stesso Fulvio Irace che ha curato e coordinato l'intera iniziativa, possono e devono passare anche attraverso le forme più inedite ed informali. Una grande lezione di architettura e di urbanistica, ci può venire anche da un cartoon dei Simpson, come evidenziava lo stesso Irace nella presentazione dell'esposizione, se questo può farci comprendere che ai problemi delle periferie, dell'emarginazione, delle diversità culturali si può e si deve rispondere con la integrazione e con la cooperazione tra pubblico e privato. L'autocritica di Fuksas Chiamato a dare il suo contributo progettuale, lo stesso Massimiliano Fuksas, che pure per questa mostra ha proposto un prototipo di residenza tanto assurdo quanto avanguardisticamente provocatorio, non ha potuto evitare di esprimere una non tanto larvata autocritica sui metodi da archistar che lui stesso coltiva, affermando che ciò che bisogna fare è dare risposte concrete, anche architettoniche, anche produttive, perché l'emergenza casa non riguarda soltanto i paesi in via di sviluppo, non ci viene solo calata violentemente addosso dai disastri naturali come quello del Sichuan, della Birmania o dalle bidonville del ricco Sudafrica, ma è un problema che aggredisce il territorio delle nostre città, di Milano e della Lombardia, di una delle società più ricche d'Europa e quindi del Mondo. Ben vengano dunque architetti come il cileno Alejandro Aravena, che ci offre, in termini architettonici, una strada per affrontare quello che sarà il problema del mondo nei prossimi vent'anni: cioè di costruire, ogni settimana, una città da un milione di abitanti, per poter dare a tutti il riparo di un tetto. Ma per incamminarci a dare simili risposte bisogna che la cultura architettonica cominci a cambiare strada. Devono muoversi tutti assieme, i politici, gli imprenditori, gli istituiti finanziari, le società immobiliari, anche l'insegnamento della disciplina nelle facoltà di architettura deve cambiare, e deve cambiare la pianificazione del profitto che perseguono le agenzie della casa: dagli Aler alle Cooperative. Non deve essere soltanto il marketing a definir e il costo delle case, ma le necessità materiali e i reali costi delle costruzioni, che possono essere contenuti, sfruttando ogni possibile agevolazione da quelle fiscali ai regolamenti edilizi. Oggi il prezzo delle case è definito dalle leggi del marketing, dalla potenzialità di spesa dei possibili clienti, rappresentati da quella classe medio-borghese che, come sa ogni imprenditore edilizio, può spendere, indebitandosi per la vita, fino a 200/250.000 euro: ecco perché si costruiscono solo case per questi utenti, per utenti che sostengono peraltro fino a un certo punto tale mercato realizzando il massimo profitto, poiché nessuno sa ancora cosa succederà quando tutte le case costruite in tal modo dovranno essere buttate sul mercato. Ma oggi la contraddizione investe anche le case a costi più bassi, perché, quando si realizzano, si realizzano là dove non ci sono i sevizi: come teste di ponte verso il consumo di un territorio da urbanizzare, perché così, domani, con costi crescenti per la collettività, vi si dovranno portare strade e mezzi pubblici, e scuole e supermercati, e alla fine la valorizzazione dei terreni agricoli limitrofi porterà altro profitto. A Bergamo, per esempio, è appena stato approvato un Piano di zona per l'edilizia economica residenziale e le localizzazioni degli interventi sono state individuate per la maggior parte su aree che il Piano regolatore destinava a standard cioè alla localizzazione di servizi, cosicché si dovranno cercare altre aree per i servizi in territori che oggi sono agricoli. E poi se andiamo a vedere quanto costano queste case che dovrebbero essere a prezzi calmierati, scopriamo che quell'area su cui nasceranno, già destinata a standard urbanistici, adesso deve essere acquisita al suo "valore di mercato" che sommato ai costi concordati e definiti per legge porterà un appartamento cosiddetto "popolare" a costi non certo accessibili dalle popolazioni a più basso reddito. E poi ci sono i problemi che gli economisti chiamano dell'"accesso al credito", per cui non si capisce perché, se un imprenditore che vuole fare un iniziativa immobiliare ottiene dalle banche grandi capitali con interessi contenuti fino al 3 o 4%, mentre il mutuo finale che graverà sull'utente è sempre superiore al 6 o 7%, e anche questa finisce per essere una plusvalenza che andrà solo ad incrementare certi profitti. Le residenze minime Alcuni architetti ci provano a studiare tipologie "estreme", residenze minime, spazi soppalcati che permettano di realizzare una migliore vivibilità a parità di metri cubi costruiti, ma poi gli stessi regolamenti edilizi negano ogni sperimentazione: i politici si esercitano in dichiarazioni di principio che esaltano la sperimentazione e lo studio di nuove tipologie, ma poi le norme tecniche attuative trascurano del tutto tali possibilità, lasciando spazio alle forme consolidate di un'inerzia imprenditoriale che utilizza la città e le operazioni immobiliari per realizzare profitti, senza considerare che la città non è il luogo produttivo di una fabbrica, ma è il corpo di una società che vi abita con tutte le sue difficoltà e contraddizioni e che può accettare tutto ciò fino a quando le contraddizioni non finiscono per esplodere come nelle banlieues parigine. Tutto questo lo possiamo verificare anche noi, nella nostra "Vandea" orobica, dove gli imprenditori invece di dedicare la loro intelligenza imprenditoriale a cogestire con il pubblico l'urgenza sociale della questione abitativa, elaborano sofisticati business plan che hanno la sola finalità di spillare alle banche finanziamenti privilegiati e di invadere il territorio con supermercati e con un prodotto immobiliare che non riesce a rispondere alla vera domanda di case a basso costo che la società esprime. E le complicità politiche a questo stato di cose sono veramente bipartisan, vengono indifferentemente da destra da sinistra e dal centro. La prima dichiarazione del neo sindaco di Roma Alemanno rilasciata a "Porta a Porta" del 30 aprile scorso è stata: "Noi facciamo un'urbanistica moderna, cioè un'urbanistica che valorizza le aree per mettere in campo energie serie, e che utilizza la leva della rendita fondiaria in chiave sociale". È una dichiarazione che potremmo leggere identica anche in apertura al nuovo Ptg di Bergamo. Ma come si fa, mi chiedo, a far pagare ancora una volta a chi ha bisogno di un tetto la parte più alta dei costi sociali? Così il cerchio si chiude, e nessuno darà una risposta a quel ricercatore universitario e a quella commessa dell'Ikea, che, finalmente assunti a tempo indeterminato, pensavano di lasciarsi dietro le spalle la "nuda vita" di cittadini minorenni, che pensavano di non essere più costretti a condividere la cameretta col fratellino, che si illudevano di non trovarsi nelle identiche condizioni di quel popolo degli emigranti verso cui la società ha scavato fossati e aperto conflitti sempre più profondi, che proprio loro, loro che finalmente avevano avuto la fortuna di un lavoro, pensavano anche di avere il diritto ad un tetto sopra la testa. Attilio Pizzigoni.

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Bolla su bolla dai mutui alle materie prime (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-06-08 - pag: 6 autore: Le delusioni prossime venture. La corsa dei grandi investitori alle commodities Bolla su bolla dai mutui alle materie prime di Mario Margiocco P er una generazione che ha vissuto e sofferto nel giro di poco più di 10 anni due grandi bolle speculative, le materie prime sono la nuova incognita. Il timore è che possano riservare ai mercati le stesse pessime sorprese della bolla di internet e di quella dei mutui subprime in America. E ripetere l'iter classico descritto da Charles P. Kindleberger: dall'euforia al panico e al crollo. Come sta succendendo al mercato immobiliare, con i prezzi che negli Usa sono scesi in meno di due anni del 15% (media nazionale), in Gran Bretagna del 4% (per ora) e in Spagna del 5 per cento. Il boom è quando per scarsità di offerta o balzo della domanda i prezzi corrono. La bolla è quando i prezzi perdono il contatto con la realtà. Fra le materie prime, o commodities, non c'è solo il petrolio. A volare quest'anno sono stati proprio i due indici delle commodities. In particolare lo S&P Gsci ha avuto da gennaio a venerdì 6 giugno un rendimento su base annua del 72,9% mentre fino al 2007 aveva fatto registrare una media annuale del 14,4%. La corsa è incominciata in sordina almeno tre anni fa. In prezzi costanti i valori massimi registrati all'inizio degli anni 80 dall'indice Crb ( Commodity research bureau) venivano replicati tra la fine del 2005 e l'inizio del 2006. "Ma in prezzi reali,con l'inflazione, siamo ancora lontani dai livelli massimi, calcolati per ogni materia prima sulla media mensile del picco più alto raggiunto negli anni 70 o 80", dice Gayle Barry, responsabile per le commodities di Barclays Capital. Solo i prodotti petroliferi hanno sfondato i vecchi record. Per gli altri si va da un -1% per il platino a un -43% per l'oro, -54% per il mais, -80% per il cotone e-81%per l'argento. Per arrivare allo zucchero che in prezzo reale costa oggi poco più della metà rispetto al picco toccato allora. Barclays Capital, fra i più attivi nel seguire le commodi-ties, è anche fra i più scettici nel parlare di bolla. Ma non tutti la pensano così. Secondo Standard & Poor's, nel primo trimestre 2008 gli inve-stitori istituzionali, fondi pensione in testa, hanno spostato non meno di 40 miliardi di dollari sulle materie prime, a copertura contro l'inflazione e il calo del dollaro. Si tratta di un balzo del 15-25% degli investimenti sugli indici e altri prodotti strutturati del settore sui quali già investivano a inizio anno tra i 150 e i 270 miliardi. E quindi di un sensibile aumento di liquidità a caccia di utili. La sola Calpers (il fondo dei dipendenti pubblici californiani) annunciava a gennaio di voler passare dai 450 milioni investiti a fine 2007 a 7 miliardi nel 2010. Secondo JPMorgan la presenza degli hedge fund potrebbe aggiungere altri 200 miliardi. Ed è anche per l'eccesso di questa presenza speculativa, calcolata in 235 miliardi a metà aprile, che Lehman Brothers preannunciava il 19 maggio la fine del boom entro il 2008. Per la maggior parte dei minerali, non appena le incertezze sul rapporto domanda-offerta si saranno chiarite. Più lentamente, invece, per i prodotti agricoli. Il prezzo del riso, però, quasi raddoppiato da inizio 2007, è sceso recentemente del 25 per cento. Barclays Capital ha giudicato la stima di Lehman Brothers esagerata, dicendo che in aprile c'erano 139 e non 235 miliardi di investimenti speculativi. Non tutte le materie prime, poi, sono uguali. Mentre stagno, rame e alluminio sono schizzati per una combinazione di calo dell'offerta e forte domanda,zinco, nickel e piombo si sono mossi nella direzione opposta. L'offerta ha bisogno di prezzi più alti per incrementare la produzione, anche se questa volta sono più forti i timori che, a fronte dell'esplosione della domanda (effetto Cina), non sempre sia possibile adeguarsi. è indicativo tuttavia che già un anno fa, secondo l'Associazione canadese dei datori di lavoro, il salario medio dei geologi fosse rapidamente aumentato del 40% e superasse ormai quello dei detentori di un master in business administration. I futures sul grano sono scesi a Chicago del 40% dai picchi di febbraio, a fronte di un massiccio aumento delle semine. Il mais è aumentato del 15 per cento. Il boom delle commodities si spiega, oltre che con la maggiore domanda soprattutto asiatica, anche con la ricerca di garanzie ( hedge) contro l'inflazione e il minidollaro. I prezzi in dollari, dice la tesi,sono saliti scontando già l'indebolimento di lungo periodo della valuta americana, come fecero 35 anni fa, cautelandosi da una moneta fornita in eccesso e quindi destinata a deprezzarsi. La bolla del dollaro creata dalla Federal reserve di Alan Greenspan avrebbe alimentato prima la bolla immobiliare e ora quella delle commodities. Molti miliardi di dollari fuggiti in tempo dalle cartolarizzazioni dei mutui hanno trovato terreno promettente qui. La bolla c'è probabilmente, e questa è la tesi di George Soros, fra gli altri, per il petrolio. Il mercato dei futures poi condiziona al rialzo tutto il settore. La tesi della debolezza del dollaro come causa della corsa dei prezzi è in parte smentita dal fattoche le materie prime sono aumentate non solo in dollari (nel caso del mais +30,5% in dollari e +19% in euro). Ma l'ipotesi convergente dollaro debole/inflazione trova conferma storica se si analizzano i tre grandi periodi precedenti di corsa della commodities, tutti segnati dall'inflazione: 1939-1948, durato 7 annie 6 mesi con un aumento medio di prezzi del 458%; più breve ma ben più intenso, pur senza una guerra mondiale, il più 620% del periodo 70-75, durato 4 anni e 8 mesi; un terzo periodo è a cavallo degli anni 80, prima che il dollaro venisse stabilizzato da Paul Volcker. mario.margiocco@ilsole24ore.com COLPA DEL DOLLARO Il boom si spiega anche con la ricerca di garanzie contro l'inflazione e il deprezzamento della valuta statunitense.

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Gente ingrata di Dublino (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Panorama" del 09-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Gente ingrata di Dublino ANTONIO GALDO Paradossi L'Irlanda, uscita dal sottosviluppo grazie agli aiuti comunitari, rischia di dare un grave colpo alla Ue: un referendum può affossare il trattato di Lisbona. Sfilano tutti in smoking e con le guance rubizze, per l'ottimo vino francese bevuto durante la serata, i lord dell'associazione dei più anziani laureati al Trinity College, università che ha sfornato generazioni di irlandesi influenti nel mondo. Sono di buon umore, anche se la cena annuale è stata intossicata dalle preoccupazioni per il tema all'ordine del giorno in tutto il paese: il referendum del 12 giugno per decidere, prendere o lasciare, sulla ratifica del trattato di Lisbona (vedere il riquadro a pagina 91). E con i lord, pezzi pregiati dell'establishment, trema l'Unione Europea, perché il paradosso per questo convoglio di nazioni lento come un accelerato è questo: se dovesse vincere il no da parte di un pugno di elettori, 4 milioni e mezzo di irlandesi, finirebbe in un vicolo cieco il futuro di 27 paesi. Le previsioni, a Dublino, sono inchiodate sotto il segno dell'incertezza, tra i sì e i no c'è il mare degli indecisi, circa il 40 per cento degli iscritti alle urne, che saranno determinanti e decideranno solo alla fine della campagna elettorale. L'umore degli irlandesi, questo il cuore della partita referendaria, è come il loro clima abituale: grigio. L'economia, dopo anni entusiasmanti, non cresce più con tassi a due cifre (se andrà bene, il 2008 si chiuderà con un aumento del pil del 2,3 per cento), la bolla speculativa immobiliare si sgonfia come a Londra e New York, l'inflazione aumenta, la politica è sotto shock per la corruzione ai massimi livelli della catena del potere nazionale. Bertie Ahern, primo ministro ininterrottamente da 11 anni con il partito di centrodestra Fianna Fail, ha appena gettato la spugna per un'inchiesta giudiziaria che ha fatto venire a galla un giro di mazzette. Soldi di amici e uomini d'affari che accumulavano profitti proprio con il trading immobiliare. Ahern è già nei libri di storia, non solo con il nomignolo di "Taoiseach Teflon", premier inossidabile in gaelico-irlandese stretto, ma innanzitutto per avere guidato il paese lungo il sentiero di un boom e di un benessere diffuso che sembravano irraggiungibili per un popolo di coltivatori di patate, poveri, affamati, spaccati da un'interminabile guerra civile tra cattolici e protestanti in Ulster. Sotto la stella di Ahern, tipico esponente del ceto politico europeo in carriera negli anni Novanta, brillante, donnaiolo, l'Irlanda si è trasferita rapidamente dai gironi infernali del sottosviluppo al club delle nazioni più invidiate del mondo. È diventata la "tigre celtica", il primo stato in Europa per libertà economica (classifica del Wall Street Journal) e numero uno del pianeta, secondo alcune valutazioni, per qualità della vita (copertina dell'Economist). Poi, con i venti della recessione, è arrivata la bufera giudiziaria e Ahern, qualche giorno fa, è stato sostituito da Brian Cowen, il suo vice. Successione con il batticuore perché il nuovo capo del governo rischia di sbattere contro il muro del referendum e deve girare piazze e teatrini tv per spendersi a favore del sì al trattato, ricordando "il ruolo centrale dell'Unione Europea nello sviluppo dell'Irlanda". Gli irlandesi, in realtà, hanno paura. Tanta paura che potrebbero rovesciarla sulle schede del referendum. Girando il paese e osservandone il diffuso benessere, con servizi pubblici e infrastrutture che noi italiani ci sogniamo, con uno sciame di giovani (la metà degli abitanti di Dublino ha meno di 30 anni) a caccia di formazione, lavoro e opportunità, ci si chiede dove nasca la paura e chi la fomenti. Bene, le risposte più convincenti stanno proprio nelle conseguenze del benessere e di una modernizzazione afferrata al volo. La riconversione economica, per esempio, si sta misurando con nuovi problemi. La Storehouse della birra Guinness, icona nazionalpopolare, è uno spettacolo: la fabbrica nel cuore di Dublino, dove nel momento di massimo splendore lavoravano 5 mila persone, è ridotta a un rettangolo di impianti ancora in attività, mentre il resto della cittadella della Guinness è una Disneyland irlandese. I turisti fanno ore di fila e si lasciano prendere 15 euro a persona per fare un lungo giro nell'universo della birra più famosa d'Irlanda. Sorseggiano una pinta, inclusa nel biglietto, al Gravity bar e pagano così il pedaggio al marketing che ha sostituito la fabbrica con il turismo, che luccica molto più dell'industria old style. Il boom economico irlandese negli ultimi anni si è sedimentato esattamente allo stesso modo della riconversione Guinness. Grazie a una tassazione sempre più leggera (la tassa sulle imprese è scesa al 12,5 per cento) e a un'efficace politica di attrazione degli investimenti stranieri (oltre 150 miliardi di dollari all'anno), l'Irlanda è diventata una postazione strategica dell'economia globale. Un tempio di mercatismo, si direbbe usando un termine del ministro Giulio Tremonti. Dopo gli Stati Uniti, l'Irlanda è il maggiore centro mondiale per il biotech, ospita 170 imprese (molte sono multinazionali) della farmaceutica e la Microsoft macina il 10 per cento dei suoi profitti nella terra degli ex coltivatori di patate. Le pillole di Viagra? Sono made in Ireland. Il concentrato per fare la Coca-Cola nel globo? Si produce da queste parti. È chiaro che la recessione internazionale, e il vento della crisi che soffia anche in Irlanda, non può lasciare indifferente un popolo che ha conosciuto un cambiamento così rapido. E quindi il nuovo andamento dell'economia di mercato alimenta la paura collettiva. Quanto alla bolla immobiliare, non ci vuole una laurea al Trinity College per capire che l'edilizia, da motore del pil, si è trasformata in un freno in un paese dove i debiti delle famiglie, anzitutto per comprare case con i mutui, sono pari al 175 per cento del reddito disponibile. La tigre celtica dunque sembra in pericolo, da qui l'umore grigio del ceto medio e non tanto dei ricchi privilegiati, che hanno già messo al sicuro i loro quattrini, in banca o in qualche investimento del superlusso. Infine, i sentimenti più nascosti, e dunque particolarmente pericolosi, di un popolo baciato dalla fortuna e dalla sua energia vitale. I pub di Dublino, come quelli dell'intero paese, sono tanti e sempre frequentatissimi. Diecimila, dicono le statistiche, cioè uno ogni 400 abitanti. Entrandovi, si ha una sensazione di calore, di protezione, di ricovero: dalla pioggia, dall'umido, dal grigio. Il guaio consiste nel fatto che, a proposito di record, la brillante gioventù irlandese è la più colpita in Europa dalle morti per alcol. Un flagello. I vescovi irlandesi, e non soltanto loro, sono schierati con i megafoni della religione a moltiplicare gli allarmi contro l'uso della cocaina, diventata in Irlanda come la birra: un consumo di moda, per ogni età. Specie per i teenager. Le bande di bulli, violenti e fuori di testa, spadroneggiano nei quartieri popolari della capitale e nelle città dove tutti gli indicatori del reddito sono cresciuti. E al benessere si è così accoppiato, in un gioco di simmetrie, il malessere. Delle famiglie e dei ragazzi. Anche loro il 12 giugno andranno a votare e faranno tremare, fino all'ultimo secondo prima del risultato, la nostra impaurita Europa. (angaldo@gmail.com).

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Il panico del credito è finito, ma l'economia soffrirà ancora (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 09-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

INCHIESTA "Il panico del credito è finito, ma l'economia soffrirà ancora" Elmeskov (Ocse): "Pil euro all'1%, negli Usa vicini allo zero: la ripresa solo dal 2009". Il vero rischio? "Che non si fermi il crollo dell'immobiliare Usa" di Vincenzo Sciarretta - 07-06-2008 Forse si comincia a vedere la luce in fondo al tunnel della crisi dei mutui subprime. O almeno la pensa così Jorgen Elmeskov, capo economista dell'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, "a meno che i prezzi degli immobili Usa non scendano oltre le più pessimistiche previsione, cioè oltre il 10% dai valori correnti". L'economia però proseguirà una fase di stanca per tutto il 2008, con la prospettiva di una ripresa nel 2009. Dunque l'emorragia causata dai temutissimi subprime sarebbe in via d'esaurimento. È così? Questa è l'impressione, se ci limitiamo al perimetro dei mercati finanziari. Ad esempio, il prezzo dei credit default swaps ha moderato la sua corsa dopo l'apice di marzo. Intendiamoci, le quotazioni non sono ai livelli pre-crisi, e di conseguenza i problemi non sono del tutto risolti. Ma c'è un miglioramento. Ripeto, aumentano le probabilità che il peggio sia alle spalle sui mercati finanziari. Perché sottolinea "sui mercati finanziari"? Perché, le traversie dei crediti spazzatura rappresenteranno una palla al piede dello sviluppo economico per tutto il 2008, rimandando al 2009 l'ipotesi di pieno recupero. In particolare, le banche sono costrette a stringere le condizioni del credito per salvaguardare i bilanci. Un fenomeno negativo per l'economia? Nel caso dell'eurozona, non ne siamo sicuri, in quanto le statistiche si riferiscono a un periodo di tempo piuttosto circoscritto. Ma se spostiamo l'attenzione agli Stati Uniti, esiste una forte relazione empirica fra gli standard del credito e il ritmo di espansione del pil: più le banche stringono, più è lenta la marcia. Durante la famosa crisi americana delle casse di risparmio, il buco finale più alto di quello vaticinato dagli esperti. Corriamo un rischio simile oggi? Molto ruota attorno ai valori immobiliari. Il mio giudizio si basa su calcoli secondo cui i prezzi delle abitazioni Usa dovrebbero arretrare di un altro 10 per cento. Non sembra affatto poco... Non lo è. Se la nostra ipotesi troverà riscontro con la realtà, si può immaginare che il tasso di recupero sui crediti in default sarà del 40-50 per cento. E in tal caso, le svalutazioni legate ai mutui residenziali spazieranno da 350 a 420 miliardi di dollari. Ma qualora il prezzo delle case subisse un ridimensionamento maggiore, allora anche la ferita provocata dai mutui inadempienti si allargherebbe? Indovinato, è esattamente così Altre avvertenze? Fin qui l'urto determinato dal credito sull'economia. Ma, ovviamente, siamo di fronte a una relazione circolare. La congiuntura fa sentire il suo peso sulla sostenibilità dei mutui e del debito. Con quali conseguenze? Noi riteniamo che il sentiero di crescita dell'Europa si manterrà intorno all'1% nella seconda metà del 2008, e che gli Stati Uniti viaggeranno poco sopra lo zero. Se invece l'economia scivolasse in una grave recessione, l'impatto sui possessori di mutui e sugli istituti di credito sarebbe superiore a quello che abbiamo preventivato, giacché la recessione si accompagnerebbe a un'ulteriore erosione dei corsi residenziali, a una recrudescenza delle turbolenze finanziarie, e probabilmente alla gelata dell'edilizia commerciale. Però questa non è la vostra prognosi più accreditata, giusto? Giusto, siamo meno catastrofici Senta, si discute su come riformare la cornice regolamentare entro la quale opera la finanza. Lei che ne pensa? È un terreno delicato. A mio giudizio, la finanza porta in sé un tratto intrinsecamente ciclico: quando l'economia va bene amplifica il trend positivo, e quando va male, esaspera le difficoltà. In una certa misura è inevitabile che sia così. Bisogna conviverci? Qualcosa si dovrà fare per innovare i regolamenti e le autorità di supervisione, tenendo conto di due problemi. Quali? In primo luogo, la difficoltà di cucire una maglia che stringa laddove c'è da stringere. Si vorrebbe prendere nella rete solo gli istituti più spericolati, ma purtroppo i suddetti player potrebbero cambiare veste, collocandosi al di fuori della rete appena gettata. E il secondo nodo? Riguarda la politica monetaria. Occorrerebbe una linea di condotta meno favorevole alla nascita di bolle speculative.

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E Dio salvi le banche della Regina L'ANALISI (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 09-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

SUPPLEMENTO AFFARI E FINANZA ultimo aggiornamento 09 Giugno 2008 Affari & Finanza > RAPPORTO/PRIVATE BANKING Affari & Finanza > RAPPORTO/MODELLO UNICO Affari & Finanza > RAPPORTO/PICCOLE E MEDIE IMPRESE --> ATTUALITA pag. 6 E Dio salvi le banche della Regina L'ANALISI ETTORE LIVINI Dio salvi le banche della Regina. Il credito inglese, come prevedibile, ha pagato un pedaggio pesantissimo alla crisi dei subprime. E il conto finale, dicono molti analisti, deve ancora arrivare. Colpa di una bolla immobiliare gonfiata a dismisura dai mutui facili (le banche britanniche hanno prestato soldi fino al 110% del valore delle case finanziate) e di una risposta di sistema non prontissima come quella arrivata dalla Fed e dai colossi Usa. Il risultato è un bollettino di guerra che suona già oggi come una mezza Caporetto: la Northern Rock, leader inglese nel credito ipotecario, è stata salvata da un prestito pubblico di 25 miliardi di sterline e poi nazionalizzata (una bestemmia per il capitalismo anglosassone). Due dei gioielli nazionali ? Royal Bank of Scotland e Hbos ? sono stati costretti a chiedere al mercato 16 miliardi di sterline per riportare i loro conti in linea di galleggiamento. Con S&P, Moody's e Fitch che fanno le cassandre e "vedono" altri nuvoloni neri all'orizzonte. Nessuno può dire che a Londra i segnali della bufera sul credito nazionale non si siano visti per tempo. A giugno 2007, quando ancora subprime e grandi svalutazioni bancarie non monopolizzavano i titoli dei giornali, la Northern Rock, sonnolento colosso di Newcastle, ha iniziato a scricchiolare. Il motivo? Semplice. Con il rialzo dei tassi e i primi morsi della crisi le rate erano diventate troppo alte per molte famiglie inglesi. Che a quel punto, molto semplicemente, hanno smesso di pagare le rate. Era l'inizio della tempesta più grave per la finanza britannica dal drammatico salvataggio del Lloyd's a metà anni '90. La società ha lanciato un profit warning, i titoli hanno iniziato a crollare e a fine giugno davanti alle sue filiali si sono formate code interminabili di correntisti che volevano ritirare i propri risparmi. La risposta della Banca d'Inghilterra è stata ? con il senno di poi ? un po' troppo timida: un maxifinanziamento per garantire la liquidità e l'apertura di un'asta per vendere la banca a nuovi soci disposti a rilanciarla. Si sono presentati in po' di fondi di private equity, ma alla fine, lo scorso febbraio: Northern Rock è stata portata sotto l'ombrello pubblico (tra le critiche della Ue). "Una soluzione temporanea", ha detto il ministro del Tesoro Alistair Darling. Ma la City è pronta a scommettere che il salvagente pubblico rimarrà a lungo a tenere a galla la banca. Da Northern Rock in poi, tutto il credito inglese ha iniziato a tirare la cinghia. Qualche volta con cure da cavallo per evitare altri crac. Pochi giorni fa Texas Pacific Group è intervenuto con un'iniezione da 500 milioni di sterline (questa volta almeno private) per riportare sopra la linea di galleggiamento un altro big dei mutui, la Bradford & Bingley. E nemmeno i giganti bancari della City sono rimasti immuni dal contagio dei subprime. Le due "vittime" più illustri sono le due reginette scozzesi, Royal Bank of Scotland e Hbos, già costrette a battere cassa al mercato per riportare a livelli adeguati il loro patrimonio. Rbs non sconta solo i guai dell'immobiliare. Sui suoi conti pesa infatti anche la maxiacquisizione di Abn Amro (con Fortis e Santander). Certo però è che a fine 2007 la banca aveva tranquillizzato tutti sulla solidità dei suoi conti. Salvo presentarsi pochi mesi dopo alla comunità finanziaria con una ricapitalizzazione monstre da 12 miliardi di sterline per far fronte a 5,9 miliardi di perdite impreviste. Un aumento da brivido anche per le condizioni di Borsa. Lo sconto del 46% sul valore delle azioni prima dell'annuncio ha però funzionato e alla fine il 95% dei soci di Royal Bank ha aderito, riportando sopra la soglia critica del 6% il Tier 1. Valore che potrebbe essere superato con la vendita delle attività assicurative ? per cui erano in corsa anche le Generali ? arrivata ormai alle ultime battute. Sotto la lente degli investitori adesso è finita la Barclays. Molti analisti ? malgrado le smentite della banca ? ritengono necessario un consistente aumento di capitale. Un'ipotesi rafforzata dagli 1,7 miliardi di sterline di svalutazione del primo trimestre. China Development Bank e Temasek (Singapore) ? azionisti rispettivamente con il l 3,3% e il 2,1% del capitale ? sarebbero comunque pronti a fare la loro parte. E il futuro? Per le società di rating è ancora in salita. Fitch punta il dito sulle "prospettive negative sugli utili aziendali". S&P prevede "perdite molto maggiori legate ai guai del settore immobiliare" (a maggio i prezzi delle case sono crollati del 3,8% e da inizio anno i mutui sono crollati del 40%). Tanto più che l'inflazione ? aggiunge S&P ? limita i margini di manovra della Banca centrale su tassi. La Banca d'Inghilterra e il Tesoro però, dopo il mezzo flop di Northern Rock, non sono rimasti con le mani in mano. Basta con le aspirine ? è stata la strategia ? per un malato grave come la finanza della City è stata così messa a punto una terapia d'urto: lo scorso aprile la Banca centrale ha varato un piano fino a 50 miliardi di sterline che consente agli istituti di convertire i loro bond garantiti da mutui con tradizionali titoli di Stato. Un salvataggio pubblico mascherato che ha ridato però un po' di fiato ai titoli bancari ? scesi del 50% in un anno ? migliorando la qualità dei loro asset. L'incognita, naturalmente, è più in generale quella della congiuntura economica più generale. Se i problemi del mattone dovessero continuare o addirittura aggravarsi (da inizio anno i pignoramenti in Gran Bretagna sono aumentati del 17%) nemmeno l'ultimo salvagente delle autorità di controllo potrebbe bastare. L'anno nero delle banche inglesi, era inevitabile, ha portato con sé anche le polemiche dei loro soci sugli stipendi dei manager. È successo all'assemblea della Rbs, con il cda nel mirino delle contestazioni, così come in quella di Hbos. Il più bersagliato è stato Bob Diamond, eclettico numero della Barclays, che però si è difeso ricordando di aver fatto un passo indietro al momento giusto nella partita Abn Amro, evitando di strapagare l'istituto olandese. Un'intuizione premiata nel 2007 ? tra le contestazioni degli azionisti ? con un superbonus ad personam di 21 milioni di sterline.

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Le Olimpiadi spingono infrastrutture e turismo (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 09-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

SUPPLEMENTO AFFARI E FINANZA ultimo aggiornamento 09 Giugno 2008 Affari & Finanza > RAPPORTO/PRIVATE BANKING Affari & Finanza > RAPPORTO/MODELLO UNICO Affari & Finanza > RAPPORTO/PICCOLE E MEDIE IMPRESE --> FINANZA pag. 26 Le Olimpiadi spingono infrastrutture e turismo FRANCESCA PAOLA RAMPINELLI Settore immobiliare, infrastrutture e turismo sono i temi caldi del mercato cinese in vista delle Olimpiadi che si terranno nel 2008 a Pechino. Lo afferma, Licia Casamassima, esperta dei paesi emergenti di Sella Gestioni spiegando che, mentre il settore immobiliare sta scontando i segnali dell'eccessiva esuberanza manifestatasi a partire dal 2001 (quando Pechino è stata scelta come sede dei giochi olimpici), quello delle infrastrutture resta sempre invece un tema da giocarsi in Cina considerando la vastità del paese e le sempre, purtroppo, nuove necessità causate dai disastri climatici e naturali come quelli che hanno in particolare interessato il paese quest'anno. Il turismo poi, afferma Casamassima, appare come il settore chiave del prossimo futuro cinese visto che sono previsti almeno 150 miliardi di visitatori nel paese per il 2008, in crescita del 14 per cento rispetto al 2007, senza contare i cinesi in viaggio verso le città "olimpiche". Ora che l'avvio delle gare è alle porte gli investimenti che dal 2001 ad oggi il governo cinese ha destinato alle infrastrutture, alle opere pubbliche (stadi) e ai trasporti potranno infine mostrare i propri risultati: 1500 miliardi di yuan di spesa pubblica, di cui 22 miliardi solo per gli stadi, 280 miliardi per le infrastrutture e 700/800 miliardi per il settore immobiliare. Oggi però si guarda già al dopo in tutti i settori e, in particolare per quanto riguarda le infrastrutture, l'attenzione è ora puntata sulla ricostruzione dopo terremoto e maltempo e sullo sviluppo dei collegamenti con le zone più isolate; il grosso dell'indotto da Olimpiadi infatti in questo comparto è già stato scontato anche perchè i mercati azionari si muovono sempre sulle aspettative per cui quando l'evento si realizza è già tardi. Gli effetti positivi sui bilanci delle società di costruzione si sono già registrati, specie per le aziende concentrate nella zona di Pechino anche perché il settore immobiliare sta patendo gli effetti dell'eccessivo entusiasmo manifestatosi, in particolare intorno a Shanghai e a Pechino; basti pensare che solo nel 2001 i prezzi degli immobili nella capitale sono saliti del 40 per cento, mentre negli ultimi 6 anni il tasso medio di crescita dei prezzi è stato del 50 per cento. Nelle città pertanto il mercato sembra maturo e si teme anzi lo sgonfiamento della bolla che potrebbe seguire nel postOlimpiadi. Se ci aggiungiamo la politica monetaria restrittiva del governo per contenere l'inflazione, le politiche pubbliche di regolamentazione del settore, la forte concorrenza e l'aumento dei costi, si ha un quadro pressoché completo delle ragioni che hanno portato i margini del settore ad assottigliarsi. Il comparto è dunque destinato ad un periodo di forte consolidamento dove risulteranno vincenti le società che sapranno maggiormente diversificare le proprie fonti di entrata soprattutto verso i mercati secondari (ovvero le periferie e le zone non ancora sviluppate) e quelli che sono definiti i recurring income ovvero le rendite derivanti dall'affitto di hotels, centri commerciali, uffici ecc ecc. A ciò si aggiunge il fatto che i giochi portano con se un forte rischio per la Cina in termini di proteste, manifestazioni, disordini. L'attenzione concentrata su un paese non certo noto per il riconoscimento delle libertà civili potrebbe fornire l'occasione ideale per nuovi focolai di protesta, senza contare che la questione del Tibet da una parte e le pressioni inflazionistiche dall'altra (beni alimentari in primis) contribuiscono a rendere tesa la situazione. Temi ancora da spendere sono invece quelli legati alle infrastrutture, sempre attuale in un paese enorme e in fase di crescita come la Cina, al turismo e ai trasporti, alle società di consumi con brand riconosciuti nel paese, sponsor dei giochi olimpici, alle società di telefonia e ai fornitori di energia. Per quanto riguarda il turismo, in particolare, è bene sottolineare che, secondo la China National Tourism Association, il settore crescerà nei prossimi 10 anni del 10,4 per cento passando a rappresentare l'8 per cento del PIL entro il 2018 dal 4,2 per cento del 2007. Ciò è dovuto all'emergere della classe media cinese, per cui i redditi medi sono più che raddoppiati negli ultimi 10 anni, portando a nuovi pattern di consumo tra cui senza dubbio anche quelli più legati ai servizi, quali proprio il turismo. Trasporti, hotel, catene di ristorazione, ma anche società di servizi al turismo sono tutti segmenti potenzialmente interessanti.

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Quei 'dubbi' investimenti della Federal Reserve Usa (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 09-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

SUPPLEMENTO AFFARI E FINANZA ultimo aggiornamento 09 Giugno 2008 Affari & Finanza > RAPPORTO/PRIVATE BANKING Affari & Finanza > RAPPORTO/MODELLO UNICO Affari & Finanza > RAPPORTO/PICCOLE E MEDIE IMPRESE --> FINANZA pag. 26 Quei 'dubbi' investimenti della Federal Reserve Usa la lettera Dalla metà degli anni Novanta fino a quasi un anno fa, approfittando del fatto che Cina, India e Paesi del sudest asiatico producono e vendono i loro manufatti e servizi all'Occidente industrializzato a prezzi molto bassi e ciò ha contribuito a combattere in modo quasi automatico l'inflazione le banche centrali hanno potuto inondare il loro sistema economico di liquidità, permanendo la crescita dei prezzi al consumo in limiti assai modesti. Mentre negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso ad ogni aumento della liquidità ben presto corrispondeva un'accresciuta inflazione, nel periodo 1995/prima metà del 2007 i banchieri centrali non sono più intervenuti per portar via la boccia del liquore, visto che il party stava diventando selvaggio, non hanno più sentito l'esigenza to lean against the wind (di piegarsi contro il vento). Addirittura l'ex Presidente della banca centrale americana, Greenspan, ha teorizzato che le banche centrali non dovevano cercare di fronteggiare le bolle speculative che fatalmente si sarebbero determinate in conseguenza di questa abbondante liquidità. E così, specialmente nel periodo 2003/2007, le bolle si sono manifestate in moltissimi campi, da quello degli immobili urbani, a quello dei terreni agricoli, dai metalli preziosi, agli oggetti da collezione, ai titoli azionari. Il tutto alimentato da un'abbondanza di liquidità che faceva abbassare gli standard creditizi del sistema bancario nei confronti di imprese e famiglie. L'anello più debole erano queste ultime. I capitalisti, i grandi manager, i professionisti di successo si sono appropriati dell'intero aumento della produttività derivante anche dall'entrata di quasi tre miliardi di persone nel mercato del lavoro globale. Tutto ciò a scapito del 97% circa della popolazione che, essendo in concorrenza con i lavoratori dei Paesi emergenti, ha visto ridursi il valore reale dei propri salari e stipendi, il cui totale è sceso dal 63% del Pil al 55%. In particolare, i nodi del credito sono venuti al pettine per molte famiglie americane che, dopo essersi indebitate enormemente nei confronti dei finanziatori, pur in presenza di redditi reali decrescenti, non sono più state in grado di ripagare i loro debiti. Ecco che scoppia la crisi del subprime. A questo punto la politica monetaria delle banche centrali, che era diventata perfino troppo facile da esercitare e quasi noiosa nel periodo in parola, è diventata recentemente difficilissima poiché ardue sono diventate le condizioni per mitigare la ricaduta negativa della rottura delle bolle speculative menzionate. La Federal Reserve ha fatto una scelta chiara: cercare di salvare in tutti i modi il sistema bancario e di sostenere la crescita economica, anche a costo di rinunciare all'obiettivo di combattere l'inflazione e di mantenere saldo il valore esterno del dollaro. Ha così continuato ad espandere gli aggregati monetari (la M3, secondo calcoli ben fondati, cresce al ritmo del 16% all'anno) e ha fatto scendere il tasso di interesse al 2% e cioè 1,8 punti sotto il tasso dell'inflazione al consumo, circa 9 punti sotto il tasso di crescita dei prezzi alle importazioni, circa l'11% sotto quello dei prezzi alla produzione e circa il 20% sotto quello della crescita dei prezzi delle materie prime. La scommessa della Fed non è tanto che il rallentamento ciclico frenerà l'incremento dei prezzi, quanto quella per cui continuerà l'effetto calmierante dei bassi prezzi dei manufatti e servizi della Cina, dell'India e del sudest asiatico. La Fed, cioè, vuole continuare, come in passato, ad essere il genio della lampada di Aladino, capace di esaudire ogni desiderio con la liquidità abbondante. È noto che una banca centrale, a fronte dell'offerta di base monetaria, può investire solo in crediti sull'estero, in titoli del Tesoro senza rischio e tipicamente a breve e in crediti garantiti sul sistema bancario. In altri termini, quantunque in un regime di creazione di moneta senza supporto reale (cioè aureo) la banca centrale possa creare moneta senza vincoli di convertibilità, le voci a fronte delle quali la moneta stessa viene creata devono essere di primissima qualità. La Fed, invece, ha introdotto recentemente fra i suoi impieghi anche titoli di valore molto discutibile, prestiti alle banche di investimento e prestiti d'onore agli studenti. Mancano solo i crediti diretti alle imprese e poi, invece di Fed si potrà parlare di Gosbank sovietica. È questa la politica monetaria del futuro?.

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Frenano i prezzi delle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Miaeconomia" del 09-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

CASA " Casa news Frenano i prezzi delle case (23/04/2008) Nel primo semestre del 2008 si arresterà la corsa dei prezzi delle case. Parola dell'Agenzia del Territorio che, nell'Osservatorio 2007, registra compravendite totali in calo del 7,1% (contro il +1,3% del 2006 e l'aumento del 5,4% registrato nel 2005). Mentre sui prezzi si evidenzia che le quotazioni sono salite solo del 2,6% nel secondo semestre del 2007 (in frenata rispetto al +3,7% del secondo semestre 2006) e su base tendenziale annua del 5,5% (mentre nel secondo semestre del 2006 la crescita era stata del +8,8%). La fotografia scattata dall'Agenzia del Territorio delinea un quadro chiaro: la crisi dei mutui subprime, il caro-mutui registrato negli ultimi mesi e i prezzi delle case sempre alle stelle - anche se in lieve contrazione - stanno mettendo a dura prova il mercato immobiliare. Anche se nel caso italiano non si può parlare di uno scoppio della bolla immobiliare, ma solo di un ridimensionamento. Dall'Agenzia fanno notare che sul comparto pesano "fattori strutturali legati al ciclo immobiliare, che è evidentemente arrivato alla sua fase conclusiva. Tra questi i tassi di interesse per i mutui, passati mediamente dal 3,5% del 2003 al 5,3% del 2007, e il livello raggiunto dal prezzo degli immobili". Su quest'ultimo punto dall'Agenzia sottolineano che i prezzi del residenziale sono saliti nei grandi Comuni in media del 35% negli ultimi tre anni. In particolare, i cali più consistenti nel numero di compravendite si sono registrati a Napoli (-16,2%), Milano (-11,8% a livello annuale, con una discesa ridimensionata rispetto al -13,5% del primo semestre dell'anno) e Palermo (-12,4%). Per quanto riguarda i prezzi, secondo l'Agenzia del Territorio il prezzo medio al mq è pari a 1.557 euro (+2,6% rispetto al semestre precedente e +5,5% su base annua), con una crescita però dei prezzi rallentata rispetto a quella registrata nel semestre precedente. "Se il mercato immobiliare seguirà il classico andamento ciclico il tasso di crescita delle quotazioni medie si attesterà sui livelli del tasso d'inflazione". Lo sostiene il direttore dell'Osservatorio del mercato immobiliare dell'Agenzia del territorio, Gianni Guerrieri, precisando che non si tratta di una "previsione", ma di una "deduzione" ottenuta dall'osservazione del mercato. "Negli ultimi tre semestri - spiega Guerrieri - abbiamo registrato un calo nelle compravendite e prezzi ancora in salita. Nel prossimo semestre ci aspettiamo che le quotazioni non crescano in termini reali". Quanto alla diminuzione delle transazioni relative agli immobili residenziali registrata nell'ultimo anno e mezzo, proseguirà anche nei primi sei mesi del 2008, portando il volume totale delle compravendite a 700.000 circa. 119 voti - " Vota questa notizia ".

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Agenti immobiliari a basso reddito (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Nuova Venezia, La" del 10-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Prezzi delle case alle stelle, ma i guadagni non finiscono ai mediatori Agenti immobiliari a basso reddito Molti sono sotto i diecimila euro, alcuni dichiarano addirittura zero Meno di 30 mila euro per il presidente e la segretaria Fiaip I prezzi delle case continuano a restare su livelli altissimi, al di là dei ricorrenti annunci di scoppio della bolla immobiliare. Scorrendo l'elenco dei redditi degli agenti immobiliari residenti nel Comune di Venezia, però, sembra che questa ricchezza si perda tra mille rivoli e non finisca certo nelle loro tasche. Soltanto uno - Gianni Scarpa - supera i 100 mila euro. A parte una ventina tutti dichiarano un reddito imponibile inferiore ai 30 mila euro. Questa la fotografia che emerge dall'esame dell'elenco dei redditi 2006 (anno d'imposta 2005) dei contribuenti veneziani pubblicati su Internet dall'Agenzia delle Entrate. Nella tabella pubblicata a fianco sono inseriti i nominativi degli agenti immobiliari residenti a Venezia (o che, comunque, vi hanno presentato la dichiarazione) selezionati sulla base di tre criteri: contribuenti classificati con i codici- attività 70310 (agenzie di mediazione immobiliare) e 70110 (valorizzazione e vendita immobili), iscritti alla Fiaip veneziana (Federazione italiana agenti immobiliari professionali). Nelle prime posizioni si trova soprattutto chi opera nel settore "valorizzazione e vendita immobili": da Gianni Scarpa (106.750 euro) a Monica Danieli (43.439 euro). Al terzo posto, con 60.394 euro, il mestrino Alfonso detto "Nino" Vincenzi (agenzia in via Olivi); quindi Carlotta Donà, giovane agente titolare della Sant'Angelo agenzia d'affari, con sede a San Marco. Appannaggio degli agenti immobiliari del centro storico anche le altre primissime posizioni: da Renato Serena (79.504 euro) ad Andrea Giaretta (46.288 euro). Cifre quasi irrisorie, soprattutto se paragonate ai prezzi degli immobili che, proprio in quegli anni, toccavano i loro massimi e costringevano chi acquistava un appartamento di qualche decina di metri quadri ad accendere un mutuo ipotecando i successivi 30-40 anni. Si attestano attorno ai 40 mila euro, distanziati di pochi spiccioli, due agenti immobiliari mestrini: Lionello Conte, agenzia in viale Garibaldi (40.172 euro), e Orfeo Carraro, agenzia in via Archimede (40.156 euro). Non sembra navigare nell'oro nemmeno il presidente veneziano di Confedilizia Luca Segalin: nel 2006 ha dichiarato un reddito imponibile di 22.029 euro. Un po' più in alto (28.953 euro) si colloca il presidente provinciale della Fiaip Stefano Triani, titolare dell'agenzia "Valore casa"; quasi la metà (15.229 euro) la segretaria dell'associazione Ivana Scaggiante. Infine arriviamo alle dichiarazioni pubblicate nella seconda colonna: redditi imponibili ben al di sotto dei 10 mila euro. Molti lettori non faticheranno a riconoscere, in quelle poche migliaia di euro che l'agente immobiliare ha dichiarato come reddito imponibile di un intero anno solare, la parcella pagata allo stesso firmando, in pochi secondi, l'assegno per l'acquisto del loro appartamento. Coincidenze, certo. Perchè l'agenzia immobiliare non è l'agente, il bilancio della prima non puà essere confuso con il reddito imponibile del secondo. Eppure resta l'amaro in bocca. Quella stessa amarezza che molti lettori ci hanno confidato leggendo le dichiarazioni dei redditi non tanto dei professionisti quanto degli artigiani. Che un avvocato o un ingegnere guadagni più di 100 mila euro non scandalizza nessuno. Scandalizza invece che idraulici e tassisti, motoscafisti e gondolieri, gioiellieri presentino dichiarazioni dei redditi che risultano spesso inferiori ai titolari di pensione sociale.

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Casa, frena il mercato <Un rilancio dall'Expo> (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Corriere della Sera" del 10-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-06-10 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Prezzi Crescono i tempi d'attesa per le vendite. Bene gli alloggi di lusso Casa, frena il mercato "Un rilancio dall'Expo" Aumenti minimi dei prezzi negli ultimi cinque mesi Nel mercato immobiliare quotazioni così basse non si registravano da un decennio, ma per gli esperti è un dato positivo Solo un paio di anni fa avrebbe gettato nel panico costruttori e proprietari di casa. Più zero virgola tre per cento. Di tanto (poco), infatti, sono cresciuti i prezzi delle case a Milano nel primi mesi del 2008. Quotazioni così basse non si registravano da un decennio. Gli esperti del settore si disperano? Affatto. Parlano in politichese. Di tenuta. Un po' come i politici il giorno dopo le elezioni, quando devono giustificare un risultato non proprio positivo. Il ragionamento degli immobiliaristi è semplicissimo: il contesto. Se si contestualizza il dato, anche un misero 0,3% può apparire un successo. Un esperto come Claudio Lossa (vicepresidente della Fimaa) sciorina diversi fattori per spiegare la tenuta: la recessione, l'inflazione, il petrolio alle stelle e, soprattutto, le cifre da capogiro a cui era arrivato il mercato immobiliare. In linea con il resto del mondo occidentale: anomalo. Così Milano scopre la normalità. E cioè che per vendere una casa (usata) ci vogliono più di sei mesi e non un mese. E che le case nuove (il 25% del mercato) non si danno via ancor prima di aver ultimato il progetto. Chi compra vuole almeno vedere il tetto finito. Difficile però abituarsi alla normalità, dopo anni di stordimenti al rialzo (una normalità che vale pur sempre la bella cifra di 4.517 euro di media al mq). Soprattutto per i proprietari di fascia intermedia, quelli che hanno case di 100-120 metri quadrati, il cui valore può oscillare dai 300 ai 700 mila euro: sono loro che hanno più difficoltà a vendere. Se la passano meglio i palazzinari di fascia più bassa (200 mila euro, tipo zona Forlanini- Mecenate, quartiere più a buon mercato) e quelli che dispongono di attici lussuosi, in via della Spiga, ricercati da clienti per certi versi esigenti: ultimo piano, vista mozzafiato, silenzio assoluto, vasca a forma di piscina. Spiega Lossa: "Chi cerca casa oggi è il single aiutato dalla famiglia o la giovane coppia che si deve sposare. Non potendo disporre di molti soldi cercano la piccola abitazione. Gli immobili da 500-600 mila euro, invece, chi doveva comprarli l'ha già fatto con il mutuo. E se li tiene". I ricchi? "Le case di lusso nel quadrilatero della moda sono una ventina, da 20 mila al metro quadrato. Non di più. Il valore resta alto perché la domanda supera sempre l'offerta". A Milano ci sarà il tracollo immobiliare? "No - assicura Lossa - i proprietari di casa sono il 65%. Il mercato milanese è poco finanziarizzato. E poi c'è un paracadute: l'Expo. Che dovrebbe valorizzare i quartieri". Almeno in teoria. Offerta In crisi la fascia media Agostino Gramigna.

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MILANO: RALLENTA IL MERCATO DELLA CASA +0,3% IN SEI MESI: A MILANO 4.517 EURO AL MQ E IN PROVINCIA 1.759 BENE CENTRO E CIRCONVALLAZIONE: +0,7% E +0,3% . BICOCCA: +2,2% E SI SCAPPA (sezione: Mercato immobiliare)

( da "marketpress.info" del 10-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

DAGLI STRANIERI: -0,2% Milano, 10 giugno 2008 - Rallenta il mercato immobiliare milanese nei primi sei mesi del 2008. I prezzi degli immobili aumentano infatti dello 0,3% (+1,2% in un anno, +103,5% dal 1998), segnando l'aumento semestrale più basso degli ultimi dieci anni. Comprare casa a Milano costa in media 4. 517 euro al metro quadro e affittarla in media 204 euro al metro quadro all'anno, dato stabile rispetto al secondo semestre del 2007. È il Centro storico (Augusto, Brera, Cairoli-cordusio, Diaz-duomo-scala, Missori-s. Sofia, Nirone-s. Ambrogio, Spiga-montenapoleone, Vetra-s. Vito, V. Emanuele-s. Babila) a esser cresciuto di più nel semestre, +0,7%, confermandosi la zona più costosa della città (8. 217 euro al mq). La zona della Circonvallazione (Buenos Aires ? Vitruvio, Carbonari ? Maggiolina, Gen. Govone ? Cenisio, Lagosta - Staz. Garibaldi, Sarpi ? Procaccini, Pisani - Gioia - Baiamonti, Fiera ? Monterosa, Fiera ? Sempione, Washington - Po ? Vesuvio, Bligny ? Toscana, Navigli ? Cassala, Solari ? Napoli, Abruzzi ? Romagna, Libia ? Cirene, Piceno ? Indipendenza) segna un +0,3% (4. 390 euro al mq), in linea con la crescita media milanese. La zona Bastioni (Repubblica - Porta Nuova, Solferino - Corso Garibaldi, Leopardi - Boccaccio ? Pagano, Parco Castello, S. Vittore, Conca del Naviglio - Porta Genova, Mercalli ? Quadronno, Tribunale - 5 Giornate, Venezia - Monforte ) registra invece +0% (6. 331 euro al mq). Per quanto riguarda la periferia, se in media la crescita è dello 0,2% (3. 227 euro al mq), inferiore al dato cittadino, è il Nord Milano a segnare le crescite maggiori: Fulvio Testi-bicocca (+2,2%, la crescita maggiore della città, 3. 425 euro al mq) e Niguarda (+0,9%, 2. 950 euro al mq). E se Spiga-montenapoleone rimane la zona più costosa con 11. 650 euro al metro quadro, dove sono le zone più economiche? Salomone - Bonfadini (2. 550 euro al mq), Forlanini ? Mecenate (2. 700 euro al mq) e Ronchetto Lodovico il Moro (2. 850 euro al mq). Vittorio Emanuele ? San Babila segna invece la diminuzione dei prezzi più forte rispetto alla seconda metà del 2007 (?1,6%) seguita da Quartiere Gallaretese ? Trenno (-1,5%). Crescono la Milano dello Studio e delle Università (Augusto, Nirone ? Sant'ambrogio, Bligny ? Toscana, Fulvio Testi ? Bicocca, Fulvio Testi ? Cà Granda, Barona ? Famagosta, Pacini-ponzio) +0,8%, 4. 661 euro al metro quadro, la Milano dei divertimenti (Vetra-s. Vito, Solferino-corso Garibaldi, Conca del Naviglio-porta Genova, Percalli-quadronno, Brera) +0,5%, 6. 515 euro al metro quadro e quella della Moda (Cairoli ? Cordusio, Spiga ? Montenapoleone, Diaz - Duomo ? Scala, Nirone - S. Ambrogio, Vittorio Emanuele - S. Babila, Solferino - Corso Garibaldi, Conca del Naviglio - Porta Genova, Venezia ? Monforte) +0,4%, 7. 997 euro al metro quadro. Rallenta invece la Milano Multietnica (Sarpi - Procaccini, Buenos Aires ? Vitruvio, Bovisa ? Dergano, Istria ? Maciachini) con ?0,2%, 3. 569 euro metro quadro. La provincia Il prezzo degli appartamenti nella provincia (esclusa Milano e la Brianza) registra in sei mesi una crescita media dello 0,3% attestandosi su 1. 759 euro al metro quadro. Il sud Milano è il più dinamico con +3,4% (1. 723 euro al mq), insieme a Alto Milanese, +1,5% (1. 479 euro al metro quadro). Rallentano la Direttrice Est con ?1,6% (1. 814 euro al mq), Abbiatense Magentino con ?0,9% (1. 796 euro al mq) e Cintura Nord con ?0,5% (1. 985 euro al mq). Monza. 3. 348 euro al metro quadro il prezzo medio per gli appartamenti nuovi a Monza (dato stabile rispetto al Ii semestre 2007,+ 0,0%), un prezzo medio superiore al resto della Brianza che raggiunge i 2. 057 euro al metro quadro e registra una crescita dello 0,2% in sei mesi. Sono questi alcuni dei dati che emergono dalla 33° edizione della "Rilevazione dei prezzi degli immobili sulla piazza di Milano" sul primo semestre 2008 realizzata dalla Camera di commercio di Milano attraverso l'azienda speciale Borsa Immobiliare, in collaborazione con Fimaa Milano e con la partecipazione della Camera di commercio di Monza e Brianza. "I prezzi degli immobili a Milano sono stazionari, ma l'inflazione aumenta - ha commentato Antonio Pastore, presidente di Borsa Immobiliare, azienda speciale della Camera di commercio di Milano ?. In sostanza siamo di fronte a una contrazione dei valori immobiliari, anche nelle localizzazioni d'eccellenza. E' ragionevole supporre che la diminuzione delle transazioni e il ridimensionamento del numero di mutui erogati possano determinare un aumento dei canoni di locazione cittadini, anche se i dati ad oggi disponibili indicano una sostanziale stabilità degli stessi". "I primi sei mesi del 2008 registrano un assestamento più sano, meno speculativo, dei prezzi che erano saliti troppo rispetto al valore del prodotto. Il mercato rimane buono per gli immobili di lusso ?oltre i 2 milioni di euro- e per quelli fino a 250-300mila euro mentre segna una pausa di riflessione nella fascia tra i 400 e gli 800mila euro - afferma Lionella Maggi, Presidente Fimaa Milano -. Il mercato però non è fermo ma in questi sei mesi la richiesta è diventata più selettiva. Chi cerca casa visita molti appartamenti prima di decidere l'acquisto, discute fino in fondo ogni particolare sapendo che esiste la possibilità di concludere un buon affare. In questo contesto sempre più rilevante diventa la figura del mediatore immobiliare, rimane a galla solo chi dispone di grande professionalità come gli associati Fimaa. Per i prossimi mesi ci aspettiamo buone notizie da questo governo magari cominciando da una tassazione più equa per le locazioni". "In Brianza il mercato "si prende una pausa". Diminuiscono le compravendite ma i prezzi tengono crescendo dello 0,2% semestralmente e dell'1,1% su base annua ? ha dichiarato Mauro Danielli membro di giunta della Camera di commercio di Monza e Brianza -. A Monza città, in controtendenza con lo scenario generale, le compravendite crescono del 5,1% passando dalla 1. 723 del 2006 alle 1. 810 del 2007. I prezzi diminuiscono nell'ultimo semestre dell'1,2%, più della flessione annua dello 0,9%, segnalando una tendenza peggiorativa. Tengono meglio in città le abitazioni nuove, sinonimo di qualità, che nei prezzi massimi registrano un ulteriore incremento semestrale dello 0,2%". Tutti i dati della ricerca Mercato immobiliare in crescita: le case. Continua la crescita, anche se rallentata, dei prezzi delle case: 4. 517 euro il prezzo medio, +0,3% rispetto ai 4. 504 euro del semestre precedente e +1,2% in un anno (ed in dieci anni la crescita è stata del +103,5%). Le zone che crescono di più: Fulvio Testi-bicocca, +2,2% (3. 425 euro al mq), Fiera ? Monterosa +1,9% (5. 450 al mq), Spiga - Montenapoleone +1,7% (11. 650 euro al mq), Cairoli ? Cordusio +1,4% (7. 500 euro al mq), Carbonari-maggiolina +1,3% (4. 050 euro al mq), Brera + 1,2% (8. 550 euro al mq), Navigli-cassala +1,1% (4. 650 euro al mq), Niguarda +0,9% (2. 950 euro al mq). 45 le zone ferme a +0,0%: Repubblica - Porta Nuova (6. 550 euro al mq), Leopardi-boccaccio-pagano (6. 700 al mq), Parco Castello (6. 300 euro al mq), S. Vittore (5. 600 euro al mq), Conca del Naviglio-porta Genova (5. 050 euro al mq), Mercalli ? Quadronno (6. 500 euro al mq), Tribunale - 5 Giornate (6. 250 euro al mq), Venezia ? Monforte (8. 250 euro al mq), Buenos Aires-vitruvio (4. 150 euro al mq),Lagosta-stazione Garibaldi (3. 875 euro al mq), Pisani Gioia Baiamonti (4. 400 euro al mq), Fiera-sempione (4. 650 euro al mq), Washington-po-vesuvio (4. 600 euro al mq), Solari-napoli (4. 300 euro al mq), Abruzzi-romagna (4. 150 euro al mq), Piceno-indipendenza (5. 400 euro al mq), Bovisa-dergano (3. 125 euro al mq), Musocco-villa Pizzone (2. 925 euro al mq), Pellegrino Rossi- Affori-bruzzano (3. 050 euro al mq), Quarto Oggiaro (2. 950 euro al mq), Greco (2. 925 euro al mq), Istria-maciachini (3. 275 euro al mq), Turro-precotto (3. 150 euro al mq), Axum - Ospedale S. Carlo (3. 000 euro al mq), Bande Nere-giambellino (3. 850 euro al mq), Baggio - Quinto Romano (3. 150 euro al mq), Inganni - S. Cristoforo (3. 300 euro al mq), Selinunte ? Rembrandt (3. 650 euro al mq), Accursio (3. 250 euro al mq), Caprilli-s. Siro (4. 250 euro al mq), Agrippa ? Abbiategrasso (3. 050 euro al mq), Cermenate Ortles (3. 050 euro al mq), Corvetto (3. 100 euro al mq), Gratosoglio-missaglia (3. 000 euro al mq), Q. Re S. Ambrogio ? Torretta (3. 050 euro al mq), Ronchetto-lodovico il Moro (2. 850 euro al mq), Lambrate (3. 150 euro al mq), Pacini ? Ponzio (3. 850 euro al mq), Teodosio ? Vallazze (3. 200 euro al mq), Udine (3. 400 euro al mq), Argonne-corsica (3. 600 euro al mq), Forlanini ? Mecenate (2. 700 euro al mq), Martini ? Cuoco (3. 900 euro al mq), Santa Giulia (Montecity-rogoredo, 3. 300 euro al mq), Salomone Bonfadini (2. 550 euro al mq). In calo: V. Emanuele-s. Babila (9. 200 euro al mq) con ?1,6%, Quartiere Gallaretese ? Trenno (3. 350 euro al mq) con ?1,5%, Libia-cirene (5. 350 euro al mq) con ?0,9% e Sarpi-procaccini (3. 725 euro al mq) con ?0,7%. Chi cresce di più?e chi meno La zona che è cresciuta di più nel primo semestre del 2008 è il centro con +0,7% (1,9% in un anno). In linea con la media cittadina la circonvallazione (Buenos Aires ? Vitruvio, Carbonari ? Maggiolina, Gen. Govone ? Cenisio, Lagosta - Staz. Garibaldi, Sarpi ? Procaccino, Pisani Gioia Baiamonti, Fiera ? Monterosa, Fiera ? Sempione, Washington - Po ? Vesuvio, Bligny ? Toscana, Navigli ? Cassala, Solari ? Napoli, Abruzzi ? Romagna, Libia ? Cirene, Piceno ? Indipendenza) con +0,3% (+1,5% in un anno) mentre i Bastioni, (Repubblica - Porta Nuova, Solferino - Corso Garibaldi, Leopardi - Boccaccio ? Pagano, Parco Castello, S. Vittore, Conca del Naviglio - Porta Genova, Mercalli ? Quadronno, Tribunale - 5 Giornate, Venezia ? Monforte) sono fermi a +0,0% (+1% in un anno). Il decentramento (da Bovisa-dergano a Istria-maciachini, da Inganni-san Cristoforo a Caprilli-san Siro, da Abbiategrasso-gratosoglio a Ronchetto-lodovico il Moro, da Lambarate a Salomone Bonfadini) cresce sotto la media cittadina, registrando un +0,2%. In sei mesi I più veloci. Nel Centro storico cresce di più Spiga ? Montenapoleone con +1,7%. Nei Bastioni, cresce solo Solferino-c. So Garibaldi con + 0,4%. Per la Circonvallazione Fiera-monterosa con +1,9%. Nel decentramento Fulvio Testi-bicocca con +2,2%. E i più lenti. Nel Centro storico rallenta V. Emanuele-s. Babila con ?1,6%. Nei Bastioni tutte le zone tranne Solferino-corso Garibaldi sono fermi a +0,0%, mentre nel decentramento rallenta soprattutto Quartiere Gallaretese ? Trenno con ?1,5%. In un anno I più veloci. Nel Centro storico cresce di più Missori-santa Sofia con +3,8%, nei Bastioni Parco Castello con + 2,4%, per la Circonvallazione Fiera Monterosa con +3,8% e nel decentramento Barona-famagosta con +3,9%. E i più lenti. Nel Centro storico Nirone-s. Ambrogio si ferma a+0,0%. Nei Bastioni sono fermi a +0,0%, Repubblica - Porta Nuova, Mercalli?quadronno, Tribunale-5 Giornate, Venezia?monforte. Nella Circonvallazione sono fermi a +0,0% Pisani Gioia Baiamonti, Solari-napoli, Abruzzi-romagna, nel decentramento rallenta soprattutto Salomone-bonfadini con ?1,9%. E in cinque anni I velocisti. Nel Centro storico, Cairoli ? Cordusio con + 40,2%, nei Bastioni Tribunale-cinque Giornate con +35,9%, per la Circonvallazione Fiera-monterosa con +36,3%, nel decentramento Martini-cuoco con +56%. Il fanalino di coda Nel Centro storico V. Emanuele-s. Babila con + 28,7%, nei Bastioni Leopardi-boccaccio-pagano con + 17,5 %, nella Circonvallazione Pisani-gioia-baiamonti con +8,6%, nel decentramento Greco con +6,4%. Le case più convenienti? Nel primo semestre 2008 per il Centro storico Vetra-san Vito con 6. 700 euro al mq, nei Bastioni Conca del Naviglio?porta Genova con 5. 050 euro al mq, nella Circonvallazione Gen. Govone-cenisio con 3. 400 euro al mq, nel decentramento Salomone Bonfadini con 2. 550 euro al mq. La Milano tematica In un semestre crescono la Milano dello studio (Augusto, Nirone -S. Ambrogio, Bligny ?Toscana, Fulvio Testi ? Bicocca, Fulvio Testi - Cà Granda, Barona?famagosta, Pacini?ponzio), in media del +0,8% per 4. 661 euro al mq, e quella del divertimento (Vetra?san Vito, Solferino-corso Garibaldi, Conca dei Navigli?porta Genova, Mercalli?quadronno, Brera) in media del +0,5% per 6. 515 euro al mq. Rallenta invece la Milano multietnica (Buenos Aires ? Vitruvio, Sarpi ? Procaccini, Bovisa ? Dergano, Istria ? Maciachini), in media ?0,2% per 3. 569 euro al mq. Gli affitti: Nel I semestre 2008 il prezzo di locazione di un appartamento a Milano è in media di 204 euro al mq all'anno: stabile rispetto al Ii semestre 2007. Affittare un monolocale in città (25 mq) costa mediamente 337 euro al mq all'anno. I bilocali si attestano sui 194 euro al mq all'anno, mentre i trilocali sui 141 euro al mq annui. I quadrilocali hanno in media un costo di locazione di 142 euro al mq all'anno. Affitti Milano primo semestre 2008 (euro al mq all'anno) Euro/mq/anno Var % 6 mesi Var % 12 mesi Var % 60 mesi Media Milano 204 0,0 0,0 1,3 Monolocali (25mq) 337 0,0 0,0 1,2 Bilocali (50 mq) 194 0,0 0,0 2,6 Trilocali (75mq) 141 0,0 0,0 -5,4 Quattro locali (100 mq) 142 0,0 0,0 6,8 Fonte: Rilevazione dei prezzi degli immobili sulla piazza di Milano" sul primo semestre 2008 realizzata da Borsa Immobiliare, azienda speciale della Camera di commercio di Milano, in collaborazione con Fimaa Milano La provincia di Milano. Il prezzo medio degli appartamenti, tra vecchi e nuovi, nella provincia (esclusa Milano, Monza e la Brianza) registra in sei mesi una crescita dello 0,3% attestandosi su 1. 759 euro al metro quadro. Il sud Milano è il più dinamico con +3,4% (1. 723 euro al metro quadro), insieme a Alto Milanese, +1,5% (1. 479 euro al metro quadro). Rallentano la Direttrice Est con ?1,6% (1. 814 euro al metro quadro), Abbiatense Magentino con ?0,9% (1. 796 euro al metro quadro) e la Cintura Nord con ?0,5% (1. 985 euro al metro quadro). Monza. 3. 348 euro al metro quadro il prezzo medio per gli appartamenti nuovi a Monza (dato stabile rispetto al Ii semestre 2007,+ 0,0%), un prezzo medio superiore al resto della Brianza che raggiunge i 2. 057 euro al metro quadro e registra una crescita dello 0,2% in sei mesi. Euro /mq Var % semestre Var % annuale Var % 5 anni Brianza (Monza esclusa) Appartamenti nuovi 2. 057 +0,2% 1,1% 29,5% Brianza (Monza esclusa) Appartamenti nel complesso 1. 660 0,2% 1,1% 32,9% Monza Appartamenti nuovi 3. 348 0,0% 0,7% 47,0% Monza Appartamenti nel complesso 2. 642 -1,2% -0,9% 43,4% Fonte: Rilevazione dei prezzi degli immobili sulla piazza di Milano" sul primo semestre 2008 realizzata da Borsa Immobiliare, azienda speciale della Camera di commercio di Milano, in collaborazione con Fimaa Milano . <<BACK.

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Bce, sui tassi è duello Spagna-Germania (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Corriere della Sera" del 10-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-06-10 num: - pag: 25 categoria: REDAZIONALE Politica monetaria Zapatero aveva chiesto prudenza nei rialzi. Ma Trichet non fa dietrofront Bce, sui tassi è duello Spagna-Germania MILANO - Non si assisteva a una concatenazione simile fra mercati e politica dall'inizio degli anni '90, quando andò in frantumi il Sistema monetario europeo: le periferie in fibrillazione, il centro del sistema sempre più certo della propria solidità. Malgrado i record dell'euro, la Germania ha così fatto sapere ieri che il suo avanzo commerciale è cresciuto di un altro 12,6% in aprile. Sui mercati finanziari di Londra invece l'ondata di vendite di titoli a reddito fisso ieri è stata la più violenta da quando la sterlina fu espulsa dallo Sme: i mercati, osserva Michael Saunders di Citigroup, mettono già in conto tre rialzi dei tassi della Bank of England. L'economia britannica è in piena frenata per l'esplosione della bolla immobiliare, eppure per gli operatori l'aumento dei tassi annunciato dalla Banca centrale europea potrebbe spingere anche l'istituto di Londra a seguirne le orme a più riprese. Anche fra le cancellerie d'Europa la svolta della Bce non ha tardato a far sentire i suoi effetti: più ci si allontana dal "nucleo duro" di Eurolandia, più si fanno sentire le critiche alla stretta monetaria. Senza precedenti quelle da Madrid: "Ci sarà un aumento nei tassi di mercato Euribor e del prezzo del petrolio, che è già eccessivo - ha osservato il premier spagnolo José Luis Zapatero - . Raccomanderei a Jean-Claude Trichet di essere più prudente". Subito però il presidente della Bce è stato difeso dal portavoce del governo tedesco Thomas Steg, senza troppi complimenti: "Zapatero può dire quel che vuole, la Bce è indipendente e per noi la questione è chiusa". All'apparenza lo è anche per Trichet stesso. Ieri da Parigi il banchiere centrale ha confermato parola per parola il suo annuncio di giovedì scorso: "Non è certo, ma è possibile " un rialzo "lieve" dei tassi d'interesse a luglio, dunque dal 4 al 4,25% per quelli di base. Gli operatori non stentano a credergli e scontano già da ieri una serie di tre rialzi dei tassi fino al 4,75% in gennaio. Anche i tassi Euribor, quelli determinanti per i mutui a tasso variabile, hanno fatto segnare un'impennata oltre il 5% a tre mesi, al punto che la Bce ha provato a calmare i mercati ventilando l'ipotesi di nuove iniezioni di liquidità. Resta poi l'allarme sul petrolio, che venerdì ha segnato un nuovo record dopo che l'annuncio di Trichet aveva affondato il dollaro: da due anni, infatti, il greggio sale quando il biglietto verde scende. Tutte tensioni che tradiscono il dilemma della Bce: rischiare di destabilizzare mercati ancora fragili per la crisi finanziaria, o di perdere il controllo dell'inflazione tenendo fermi i tassi? Per ora, neanche Trichet conosce l'esito della sua scommessa. Ma ieri Henry Paulson, il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, gli ha dato una mano. Con deliberata chiarezza, non ha escluso interventi a sostegno del dollaro qualora diventasse davvero necessario. Germania record Nonostante l'euro forte, l'avanzo commerciale tedesco è cresciuto di un altro 12,6% in aprile Jean-Claude Trichet Federico Fubini.

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Il Peggio in Borsa non È alle Spalle (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 10-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ANALISI TECNICA Il Peggio in Borsa non È alle Spalle La crisi dei consumi delle famiglie americane deve ancora dispiegarsi. E non saranno gli assegni di Bush, già assorbiti dal caro-benzina, a risollevare l'economia. Wall Street vedrà dimagrire gli utili, impennare i p/e e anche i dividendi subiranno drastici tagli di Redazione - 07-06-2008 Le prospettive della Borsa americana sono cupe, perché gli utili evaporano come neve al sole e le quotazioni risultano care rispetto all'esperienza storica. Il price/earning calcolato sugli utili realizzati negli ultimi 12 mesi (vedere grafico in pagina) è schizzato a 25 contro una media prossima a 16. Poiché il ciclo degli affari è ancora nella fase discendente, i guadagni sono destinati ad assottigliarsi, causando una seconda gamba ribassista dei corsi azionari. CRISI GLOBALE. Naturalmente, all'origine di questa analisi vi è una diagnosi negativa per l'economia globale. La recessione è un processo che si sta sviluppando in quattro fasi: 1) il collasso della bolla immobiliare; 2) il diffondersi dei suoi effetti sui bilanci degli istituti di credito; 3) la contrazione della spesa per consumi in America; 4) il contagio mondiale attraverso l'export. Bisogna solo domandarsi a che punto siamo. A mio modo di vedere, siamo al punto 3: il consumatore americano è costretto a tirare la cinghia, limitando le spese domestiche. Vi sono molti segnali di questo malessere sistemico. Il gettito fiscale è in sofferenza, perché i consumi ristagnano e perché le tasse sugli immobili scendono, in seguito al diminuito pregio catastale. Le rimesse dei messicani verso la madrepatria sono in caduta libera, segno che i posti di lavoro meno qualificati iniziano a saltare come birilli. La fiducia dei consumatori è al punto di minimo assoluto. Ma non crediate che le cose vadano male solo per i messicani. Anche i ricchi piangono: Wall Street ha licenziato 50mila persone nei primi quattro mesi del 2008. Pensate all'impatto su una città come New York, nella quale la finanza rende conto per il 23% dei redditi (ma appena per il 5% dei posti di lavoro). Si taglia sul superfluo, sicché il gioco d'azzardo vive momenti infelici. Il numero degli americani che programma una vacanza non è mai stato così basso. E, secondo una ricerca, solo il 19% degli americani intende comperare articoli di elettronica rispetto al 39% dello scorso novembre. Ciononostante, talune previsioni sperano in una ripresina dell'economia, grazie all'assegno fiscale voluto dall'Amministrazione e dal Congresso, un sostegno che sta raggiungendo proprio ora le case degli americani. Ma io credo che si tratti di pie illusioni. Stando ai sondaggi, infatti, il 41% delle famiglie vuole impiegare l'assegno per ripagare i debiti preesistenti, il 19% si propone di risparmiare la somma, il 17% di spenderla nella routine quotidiana e appena il 23% di fare qualche compera supplementare. Aggiungo che il rincaro dei carburanti equivale alla dimensione dell'incentivo fiscale, e di conseguenza ne annulla l'impatto positivo. Gli americani sono strangolati dall'impennata dei prezzi petroliferi e alimentari. Basti dire che a marzo l'automobilista medio ha percorso il 4,3% di chilometri in meno rispetto al 2007, il calo più marcato dal 1942. E veniamo al mercato azionario. Non sarei sorpreso se nel clima descritto gli utili aziendali franassero del 40% rispetto al picco dell'anno scorso. E siccome i multipli sono già elevati, c'è il pericolo che i grafici di Borsa virino bruscamente al ribasso. TAGLIO DELLE CEDOLE. Richiamo poi l'attenzione su due fenomeni abbastanza ignorati nel dibattito corrente. Il primo riguarda la corsa alle fusioni, alle acquisizioni e ai buy-back, che tanto avevano influito sul rialzo del 2003-2007. Con i bilanci allo stremo, le banche mostreranno una grande riluttanza a finanziare queste operazioni di accorpamento e di scalata. Infine, devo dire due parole sui cari vecchi dividendi, così importanti, eppure così trascurati dagli investitori. Dal 1972, le compagnie che hanno regolarmente alzato le cedole hanno regolarmente battuto l'indice S&P500, segno che i dividendi contano. Ebbene, nella situazione presente, i dividendi sono in flessione perché i soldi scarseggiano. Ad esempio, la metà delle 3.776 banche che staccano la cedola li ha ridotti nel primo trimestre. Direi che non si tratta certo di un buon segno.

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PETROLIO: LA SUPER-MEGA SPECULAZIONE (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 10-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di Alfonso Tuor Al New York Mercantile Exchange vengono scambiati ogni giorno contratti futures per 850 milioni di barili, 10 volte la produzione giornaliera di greggio (che ammonta a 85 milioni di barili). "E' una mega bolla, ma non è detto che scoppierà tanto presto". -->Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente. (WSI) ? È sempre più difficile sostenere che l'impennata del prezzo del petrolio non è dovuta in gran parte alla speculazione finanziaria, soprattutto dopo il balzo di 10 dollari il barile registrato nella giornata di venerdì. Questi violenti movimenti, che hanno spinto il prezzo del greggio ad un soffio dai 140 dollari il barile, sono la manifestazione inequivocabile della bolla finanziaria che si è formata nel mercato delle materie prime e dei prodotti alimentari. Alcune cifre confermano questa tesi. Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Soltanto questa settimana, e' a META' PREZZO! Approfitta di questa offerta speciale, clicca sul link INSIDER Come ha scritto sul "Financial Times" Lord Desai, docente alla London School of Economics, nello scorso mese di maggio, al New York Mercantile Exchange sono stati scambiati ogni giorno contratti per circa 850 milioni di barili, ossia un volume corrispondente a dieci volte la produzione giornaliera di petrolio (che ammonta a 85 milioni di barili). Questi semplici dati confermano che ha ragione il finanziere George Soros, il quale, in una recente audizione davanti al Senato statunitense, ha dichiarato: "Ci sono tutti i segnali di una bolla, ma non è detto che essa scoppierà tanto presto". I segnali di una bolla ci sono in effetti tutti. Il prezzo del petrolio è più che raddoppiato negli ultimi 12 mesi ed è salito quest'anno dai 90 dollari il barile dello scorso mese di febbraio ai 139 dollari di venerdì scorso. Nell'economia reale non è successo nulla che possa giustificare un incremento superiore al 9%. La domanda cinese ed indiana, additata spesso come causa principe del rialzo del greggio, non ha subito negli ultimi cinque mesi alcun balzo. Inoltre, la richiesta di greggio di Cina e di India non influisce direttamente sulle quotazioni di breve termine del greggio, poiché avviene fuori dal mercato, con contratti a lungo termine firmati con i paesi esportatori. Anche i termini dei problemi produttivi dei paesi esportatori di greggio non sono cambiati negli ultimi mesi. Anzi, l'aneddotica indica ? come ha sottolineato "Il Sole 24 Ore" ? che si moltiplicano le petroliere che vagano per gli Oceani in cerca di attracchi, cioè di acquirenti, cui vendere a sconto il loro carico di greggio. Il problema è che i mercati a termine sui combustibili non obbediscono alle leggi della domanda e dell'offerta, ma alle aspettative sul prezzo futuro. E in questo mercato di carta si sono fiondate le istituzioni finanziarie, le quali negli ultimi anni hanno investito 260 miliardi di dollari. È quindi evidente che quando la Goldman Sachs, la banca di investimento più attiva in questo mercato, prevede che entro la fine dell'anno il barile supererà i 200 dollari, non fa una previsione, ma in buona sostanza dice alla concorrenza di continuare a scommettere sul rialzo del greggio. Ciò induce a ritenere che la corsa del prezzo del petrolio potrebbe ancora continuare e quindi decurtare ancor di più il reddito di famiglie ed imprese. Non sorprende che si moltiplichino le proposte di trattare con gli arabi, affinché aumentino la produzione; oppure di detassare il prezzo del petrolio per calmare la rabbia crescente di consumatori, pescatori ed autotrasportatori. È pure difficilmente spiegabile come non si reagisca a questa corsa del greggio che sta intaccando la crescita di economie già sotto stress a causa della crisi dei mutui subprime e che sta favorendo il ritorno dell'inflazione. Comunque è incomprensibile che rispetto alle numerose idee in circolazione nessuna proposta miri ad aggredire la causa prima di questa enorme bolla finanziaria attorno al prezzo del petrolio. Eppure basterebbe una regola semplice per far cadere il castello costruito sul greggio dai "maghi della carta straccia". La regola è la seguente: coloro che comprano a termine il greggio devono alla scadenza del contratto comprare il petrolio fisico e non possono più evitare di farlo pagando una piccola compensazione monetaria, come invece avviene oggi. In pratica, si tratterebbe di ripristinare le leggi dei mercati a termine. Nessuno però sembra avere il coraggio di rovinare l'ultimo giocattolo, che frutta ancora soldi, creato da Wall Street. Così dopo la bolla delle borse, scoppiata all'inizio del decennio, e quella del mercato immobiliare americano, esplosa l'anno scorso, ora abbiamo la "mania" del petrolio. Anche questa bolla è certamente destinata prima o poi a scoppiare, ma nel frattempo rischia di aggravare pesantemente le condizioni di un'economia mondiale che già stenta a fare i conti con la crisi dei mutui subprime. Copyright © Corriere del Ticino. Riproduzione vietata. All rights reserved parla di questo articolo nel Forum di WSI.

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Il fondo Calpers vende parte degli immobili (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza (MF)" del 11-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

MF Numero 115  pag. 19 del 11/6/2008 | Indietro Il fondo Calpers vende parte degli immobili Mercati Globali Di Gianluca Henny Calpers, il più grande fondo pensione americano, potrebbe liquidare una parte del suo patrimonio immobiliare ad uso residenziale valutato 2 miliardi di dollari. Il motivo è la caduta dei prezzi delle abitazioni, che ha provocato una perdita del 31% sugli investimenti del Fondo pensione nell'ultimo anno. Calpers ha dato mandato a Morgan Stanley di analizzare sette operazioni immobiliari che il fondo stesso ha concluso, per individuare i possibili disinvestimenti. Tra le operazioni esaminate da Morgan Stanley è presente anche LandSource, società attualmente sotto processo per bancarotta, che possiede un terreno di 15.000 acri a nord di Los Angeles, iscritto a bilancio. Intanto i prezzi delle case in California sono diminuiti del 32% negli ultimi mesi dando luogo alla più grande svalutazione degli ultimi tre decenni.  .

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Casa, il mercato comincia a frenare (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giorno, Il (Brianza)" del 11-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

PRIMO PIANO pag. 2 Casa, il mercato comincia a frenare A Monza il prezzo medio è di 3.348 al metro quadro, il Comune più caro è Vimercate I DATI DELLA CAMERA DI COMMERCIO di MARCO GALVANI ? MONZA ? IL MATTONE NON VOLA PIÙ. A Monza e pure in Brianza, anche se nel capoluogo il mercato degli immobili di lusso non conosce crisi (in generale a Monza città le compravendite sono cresciute del 5,1%, passando dalle 1.723 del 2006 alle 1.810 dello scorso anno). E' la fotografia fatta dall'ultima rilevazione dei prezzi delle case sulla piazza di Milano e provincia, della Camera di Commercio. "IL FATTO È CHE PER DIECI ANNI abbiamo assistito a una crescita continua dei prezzi - analizza Mauro Danielli, membro di giunta della Camera di Commercio di Monza e della Brianza -, con gli acquirenti che hanno rincorso questi aumenti, magari concludendo velocemente una trattativa per la paura che le spese potessero aumentare dall'oggi al domani. Oggi, invece, la richiesta è diventata molto più selettiva". "CHI CERCA CASA - aggiunge Lionella Maggi, presidente della Federazione mediatori agenti d'affari di Milano - visita molti appartamenti prima di decidere l'acquisto, discute fino in fondo ogni particolare". I prezzi, d'altronde, erano saliti troppo rispetto al valore del prodotto, mentre "nei primi sei mesi dell'anno registriamo un assestamento più sano e soprattutto meno speculativo". Anche se oggi, "con uno scenario economico non troppo confortante, con l'innalzamento dei tassi di interesse e con una restrizione del credito, la domanda è molto lenta", spiega Danielli. RISULTATO: se prima il mercato era a clessidra, ovvero crescevano i prodotti di altà qualità e quelli di bassa qualità (destinati soprattutto agli stranieri che occupano il 15% del mercato immobiliare), adesso il mercato ha tutta la forma di un cono rovesciato, nel senso che regge soltanto l'immobile di prestigio. E per il ceto medio, i prezzi e gli elementi di qualità non sono ancora abbastanza "attraenti". C'è, insomma, da fare i conti con le scadenze di fine mese e quello che resta dello stipendio. ANCHE PERCHÉ per comprare a Monza un appartamento nuovo, il prezzo medio è di 3.348 euro al metro quadrato (un dato stabile rispetto al secondo semestre del 2007), con punte di 4.350 e 5.275 euro rispettivamente per la zona Parco-Villa Reale e il Centro storico. Prezzi più elevati rispetto al resto della Brianza: il costo al metro quadro è mediamente di 2.057 euro, con una crescita dello 0,2% in sei mesi: il comune più caro resta Vimercate (2.992 euro al metro) mentre comprare casa a Lesmo costa mediamente meno (1.650 euro al metro). L'incremento maggiore nel prezzo degli appartamenti è stato registrato a Lissone (+1,1% in sei mesi), Muggiò (+1,7%), Varedo (1,3%) e Bovisio Masciago (+1,4%). UNA CRESCITA che si giustifica nel fatto che nei Comuni della nuova Provincia di Monza, capoluogo escluso, la domanda trova una soddisfazione migliore visto che l'offerta è maggiormente a fisarmonica rispetto alla città: in sostanza, in Brianza l'acquirente trova il prezzo competitivo e la qualità. Sul fronte degli affitti, invece, "è dal 2004 che stiamo assistendo a una continua decrescita - spiega Danielli -: diminuiscono i canoni mentre cresce la bassa qualità economica del conduttore. Aumenta, insomma, il rischio di affittare il proprio appartamento a persone che non pagano". Nonostante i prezzi siano estremamente bassi: quattro anni fa un appartamento in affitto costava 82 euro al metro quadrato, oggi siamo arrivati a 76 euro. "Ora forse il prezzo si stabilizzerà - ipotizza Mauro Danielli -, ma non andrà certo ad aumentare. Anche perché a Monza e in Brianza, come d'altronde a livello generale, c'è ancora una logica patrimoniale, le famiglie puntano ad acquistare". Attualmente in Brianza "il mercato si è preso una pausa, ma ha una sua dinamicità, siamo ancora poco indebitati per l'acquisto della casa rispetto alla media del resto dell'Europa, e quindi si risolleverà presto".

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L'età dell'abbondanza ci ha reso più poveri - joseph stiglitz (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Repubblica, La" del 11-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Cultura L'ETà DELL'ABBONDANZA CI HA RESO PIù POVERI JOSEPH STIGLITZ Solo Barack Obama è rimasto fermo sulla sua posizione respingendo questa soluzione che, secondo lui, incrementerebbe soltanto la domanda di carburante, annullando così i vantaggi del taglio delle imposte. Ma se la scelta di Clinton e McCain non fosse quella giusta, che cosa si dovrebbe fare? Non si può semplicemente ignorare le sollecitazioni di chi sta soffrendo. Negli Stati Uniti, i redditi reali della classe media non sono ancora tornati ai livelli che avevano raggiunto prima dell'ultima recessione, nel 1991. George Bush, dopo la sua elezione, sostenne che i tagli alle tasse per i ricchi avrebbero curato tutti i mali dell'economia. I benefici della crescita alimentata dai tagli fiscali sarebbero ricaduti su tutti, secondo politiche di moda in Europa e altrove, che tuttavia si sono dimostrate inefficaci. Questi tagli fiscali avrebbero dovuto stimolare il risparmio, eppure il risparmio delle famiglie negli Stati Uniti è crollato a zero. Altrettanto avrebbero dovuto fare con l'occupazione, ma la partecipazione al mercato del lavoro è inferiore a quella degli anni Novanta. Se una crescita c'è stata, essa ha beneficiato soltanto chi si trovava già in una situazione di privilegio. La produttività è aumentata, per un certo periodo, ma non per merito delle innovazioni finanziarie congegnate a Wall Street. I prodotti finanziari di nuova creazione non contemplavano la gestione del rischio, bensì lo aumentavano. Erano così poco trasparenti e complessi che nemmeno a Wall Street o nelle agenzie di rating si era in grado di valutarli adeguatamente. Al tempo stesso, il settore finanziario non è stato in grado di creare prodotti destinati ad aiutare i comuni cittadini a gestire i rischi che stavano assumendosi, incluso il rischio della proprietà immobiliare. Milioni di americani perderanno probabilmente le loro case e con esse, i risparmi di una vita. Il successo degli Stati Uniti poggia sulla tecnologia, il cui simbolo è la Silicon Valley. Ma, ironicamente, all'apice della bolla immobiliare, agli scienziati cui si devono i progressi che permettono una crescita basata sulla tecnologia e alle società di venture capital che finanziano queste ricerche sono andati i raccolti più magri. Questo tipo di investimento reale è stato oscurato dai giochi che hanno coinvolto la maggior parte dei soggetti che partecipano ai mercati finanziari. Occorre che il mondo ripensi ai fondamentali della crescita. Se è il progresso della scienza e della tecnologia, e non la speculazione immobiliare o nei mercati finanziari, a costituire le fondamenta della crescita economica, occorre conseguentemente riallineare il sistema fiscale. Perché coloro che ricavano il proprio reddito giocando nei casinò di Wall Street dovrebbero beneficiare di tasse più basse rispetto a coloro che si guadagnano da vivere in altri modi? I capital gain dovrebbero essere tassati quanto meno nella stessa misura dei redditi in generale (tenendo presente che, in ogni caso, sono redditi che godono di un beneficio sostanziale, perché le tasse sui capital gain non sono dovute finché il guadagno non è stato realizzato). Inoltre, occorrerebbero misure fiscali per tassare gli utili inattesi delle compagnie petrolifere e del gas. Dato il netto allargarsi della forbice delle disuguaglianze nella maggior parte dei paesi, è arrivato il momento di prendere in considerazione tasse più alte per coloro ai quali fin qui è andata bene al fine di aiutare quelli cui la globalizzazione e i cambiamenti tecnologici hanno fatto perdere terreno. Ciò potrebbe inoltre alleviare il peso dei prezzi cresciuti a dismisura del cibo e dell'energia. I paesi come gli Stati Uniti, dove esistono già dei programmi di sussidi alimentari per i più svantaggiati, dovrebbero ovviamente adeguare il valore di questi sussidi per evitare un deterioramento degli standard nutrizionali. I paesi dove questi programmi non sono previsti potrebbero valutare la possibilità di istituirli. L'attuale crisi è stata scatenata da due fattori: la guerra dell'Iraq che ha contributo all'impennata del prezzo del petrolio, anche nella misura in cui ha peggiorato l'instabilità nel Medio Oriente, il fornitore di petrolio a basso prezzo; e i biocarburanti che invece portano a una sempre maggiore integrazione tra i mercati delle materie prime alimentari e quelli dell'energia. Anche se questa nuova attenzione alle fonti di energia rinnovabile non può che essere considerata positiva, altrettanto non si può dire delle politiche che distorcono alla fonte l'approvvigionamento dei generi alimentari. Negli Stati Uniti, i sussidi per l'etanolo prodotto a partire dal granturco non contribuiscono a ridurre il riscaldamento globale, mentre rimpinguano invece le casse dei produttori di etanolo. Gli ingenti sussidi all'agricoltura negli Stati Uniti e nell'Unione Europea hanno indebolito l'agricoltura nei paesi in via di sviluppo, dove l'assistenza internazionale per favorire un incremento della produttività agricola è stata assolutamente insufficiente. Gli aiuti allo sviluppo del settore agricolo si sono ridotti complessivamente da un picco del 17 per cento all'esiguo 3 per cento odierno, cui si aggiunge il fatto che alcuni donatori internazionali stanno sollecitando l'eliminazione dei sussidi per i fertilizzanti, rendendo ancora più difficile per gli agricoltori dei paesi in via di sviluppo, già a corto di denaro, l'essere competitivi. I paesi ricchi devono limitare, se non eliminare del tutto, le politiche agricole ed energetiche distorcenti e aiutare nei paesi più poveri i produttori di beni alimentari a migliorare la propria capacità produttiva. Ma questo è solo l'inizio: abbiamo considerato come gratuite le nostre risorse più preziose, l'acqua pulita e l'aria. Ora è soltanto con nuovi modelli di consumo e produttivi ? un nuovo modello economico ? che saremo in grado di affrontare questo fondamentale problema delle risorse. Copyright Project Syndicate, 2008 Traduzione di Guiomar Parada.

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La Tav sostiene i prezzi delle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2008-06-11 - pag: 22 autore: Immobiliare. Effetto maxi-opere La Tav sostiene i prezzi delle case Evelina Marchesini MILANO La corsa dei valori immobiliari in Italia non è finita. A ridare verve alle quotazioni, che oggi languono, saranno i Corridoi europei e,ancor di più,l'Alta velocità. Sì, perchè l'impatto prevalente delle vie di comunicazione rapida a livello europeo sarà sul settorre residenziale, moltopiù che sull'industria e i comparti produttivi. A beneficiarne in misura maggiore – secondo quanto presentato alla Conferenza di apertura dell'Eire (Expo Italia real estate) ieri a Rho-Fiera Milano – saranno Milano, Roma, Novara, Napoli, ma anche piccoli centri come Reggio Emilia. A parlare della situazione romana e milanese sono intervenuti, rispettivamente, Gianni Alemanno,sindaco della capitale, e Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano. Il neo sindaco, in particolare, si è soffermato sulla necessità di rivedere il Prg di Roma, "ma andremo verso una revisione- aggiustamento,non verso uno stravolgimento ", ha detto. Tra le priorità della nuova amministrazione anche la riforma del regolamento edilizio, che risale a quasi vent'anni fa,necessaria tra l'altro per "demolire e ricostruire le periferie e per evitare di fare ancora una volta colate di cemento slegate dallo sviluppo reale del territorio". Un eventuale ulteriore recupero dei prezzi immobiliari a Milano, vuoi per l'Alta velocità vuoi per l'Expo 2015, spaventa però Filippo Penati: "Il rischioè che Milano diventi una città per Paperoni –ha detto –.Il fatto che in alcune aree i prezzi di vendita delle case siano di 6-7mila euro al metro quadrato è insostenibile già ora, se poi aumenteranno ancora c'è da chiedersi chi potrà permettersi di vivere in città". Il presidente della Provincia ha sottolineato come si continui ad assistere a un esodo delle famiglie verso altre province, con fenomeni di ulteriore pendolarismo. "C'è una vasta fascia di persone che non è così povera da avere accesso alle case popolari, peraltro gestite in modo poco equo, ma che al tempo stesso non può permettersi di acquistare o affittare a prezzi di mercato ", ha spiegato Penati. Così, sono necessari almeno 40mila alloggi in affitto calmierato o a prezzo di vendita convenzionato, da realizzarsi con partnership pubblico-private in cui l'amministrazione comunale può mettere a disposizione aree standard, propri terreni e velocizzare i tempi di approvazione. "I corridoi europei dell'Alta velocità - ha illustrato Lanfranco Senn, ordinario di Economia delle Regioni all'università Bocconi- generano un aumento della produttività del sistema e una maggior efficienza nel mercato del lavoro, ma gli impatti maggiori si hanno sul settore residenziale ". A testimoniarlo, il caso di Novara, in cui l'arrivo del cosiddetto Corridoio 5 ha offerto l'occasione per una trasformazione di un'area di oltre 450mila metri quadrati; il caso di Milano,che grazie all'Alta velocità vedrà liberarsi un milione di metri quadrati un tempo sede di scali dismessi; o il caso di Napoli che ha avviato il recupero di tutta la zona attorno alla stazione di Afragola. Un esempio dell'impatto dei Corridoi europei viene dalla Spagna. Secondo quanto ha illustrato Josè Maria Urena dell'Università Castilla-La Mancha, i valori sono destinati a crescere, anche a oltre 100 chilometri dalle città principali, purchè servite dall'Alta velocità. EXPO ITALIA REAL ESTATE Al centro del salone milanese la relazione tra l'Alta velocità e i valori residenziali dei territori limitrofi ai grandi corridoi.

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Petrolio e materie prime? C'è una grande bolla (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 11-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

OPINIONI 11-06-2008 Argomenti Petrolio e materie prime? C'è una grande bolla Che la speculazione finanziaria sia la causa-principe del vertiginoso l'aumento del prezzo del petrolio sono i fatti e le cifre a dimostrarlo. La dinamica che ha catapultato il prezzo del greggio oltre 140 dollari il barile, è la prova della bolla finanziaria che si è formata nel mercato delle materie prime e dei prodotti alimentari. In maggio Lord Desai, docente alla London School of Economics, ha riferito sul "Financial Times" che dal New York Mercantile Exchange sono stati scambiati ogni giorno contratti per circa 850 milioni di barili: un volume pari a dieci volte la produzione giornaliera di petrolio (che ammonta a 85 milioni di barili). Le cifre suffragano la tesi del finanziere George Soros, il quale, davanti Senato statunitense, ha di recente dichiarato: "Ci sono tutti i segnali di una bolla, ma non è detto che essa scoppierà tanto presto". I segnali di tale bolla sono davanti agli occhi del pianeta. Negli ultimi 12 mesi il prezzo del petrolio è salito dai 90 dollari il barile agli odierni 139 dollari: de facto fatto é raddoppiato. Che cosa è intervenuto nella realtà che possa motivare una crescita così sbalorditiva? Nulla. Si dà per scontato essere Cina e India responsabili del rialzo del greggio a causa delle loro crescente domanda. Ma Cina e India non hanno affatto incrementato negli ultimi mesi le loro importazioni di greggio; la Cina le ha addirittura "rallentate" (cito Stephanie Flanders, Economics Editor della BBC). Si aggiunga che la richiesta di greggio di Cina e India non incide direttamente sulle quotazioni di breve termine del greggio, giacché avviene fuori dal mercato, con contratti a lungo termine firmati con i paesi esportatori. "Il Sole 24 Ore" ha giorni fa ricordato che vanno proliferando le petroliere che vagano per gli Oceani in cerca di attracchi, cioè di acquirenti, cui vendere il loro carico di greggio a prezzo scontato. Gli è che i mercati a termine sui combustibili non sono determinati dalla legge della domanda e dell'offerta, ma dalle aspettative sul prezzo futuro. In questo mercato di carta si sono gettati a capofitto gli organismi finanziari, che negli ultimi anni hanno investito 260 miliardi di dollari. La Goldman Sachs, la principale banca di investimento in questo ambito, prevede che entro la fine dell'anno il barile supererà i 200 dollari. In pratica essa dichiara alla concorrenza: "Continuate a scommettere sul rialzo del greggio". E' quindi probabile che il prezzo del petrolio continuerà a crescere e a ridurre ulteriormente il reddito delle famiglie e delle imprese. Di qui le richieste di detassare il prezzo del petrolio per mitigare l' insofferenza degli autotrasportatori dei pe-scatori e dei consumatori in genere. Ciò che stupisce è l'inerzia della politica internazionale di fronte ad aumenti di greggio che stanno minando lo sviluppo di economie già sotto torchio per la crisi dei mutui subprime, crisi che soffia sulla crescita dell'inflazione. Nessuno manifesta la volontà politica di stroncare la causa prima dell' enorme bolla finanziaria che ruota intorno al prezzo del petrolio. Eppure una direttiva elementare sarebbe sufficiente a polverizzare il bailamme finanziario edificato dai "maghi della carta straccia" sul petrolio: occorrerebbe che quanti acquistano a termine il greggio siano obbligati, alla scadenza del contratto, a comprare il petrolio fisico e non possano più evitare di farlo pagando una piccola compensazione monetaria, come invece accade oggi. Ciò significherebbe ripristinare delle leggi dei mercati a termine. Non pare tuttavia che vi sia chi abbia l'ar - dire di guastare il balocco partorito da Wall Street. Alla bolla delle borse, esplosa all'inizio del 2000, è seguita, lo scorso anno, quella del mercato immobiliare americano, adesso infuria la "petroliomania", congiuntamente a quella dei "fu - tures" sulle derrate alimentari. A tal proposito il giornale inglese "New Statesman" ha scritto: "La ragione della cosiddetta "penuria alimentare" è la speculazione sui futures sulle materie prime dovuta al collasso del mercato dei derivati. Gestori e ammini-stratori, disperatamente alla ricerca di rapidi profitti, stanno sottraendo trilioni di dollari dalle azioni e dalle obbligazioni sui mutui e le gettano a comprare futures sui grani e sulle materie prime. Si chiama a Wall Street 'superciclo delle materie prime', e porterà la fame su scala epica ". Prima o poi anche queste bolle esploderanno, ma intanto esse gettano ombre assai sinistre sul futuro dell'umanità. Sergio Caroli.

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D'Alema: ''Serve un patto tra Stato e Fondazioni'' (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Redattore sociale" del 11-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

FINANZA 13.1411/06/2008 D'Alema: ''Serve un patto tra Stato e Fondazioni'' Secondo l'ex ministro degli esteri le risorse finanziarie pubbliche non sono sufficenti a rispondere alle esigenze di investimento in settori strategici, come istruzione e ricerca scientifica. ''Incentivi fiscali alle Fondazioni che investono'' ROMA - Le risorse finanziarie pubbliche non sono minimamente sufficenti a rispondere alle esigenze di investimento in settori strategici com l'istruzione e la ricerca scientifica, per questo è necessario un incremento dell 'investimento del privato sociale e quindi delle Fondazioni di origine bancaria. E' questo il pensiero di Massimo D'Alema, intervenuto questa mattina alla VIII Giornata nazionale delle Fondazioni. Secondo l'ex ministro degli esteri del governo Prodi sarebbe necessario un "patto" tra lo stato e le Fondazioni bancarie, basato sulle possibilità di introdurre forti incentivi fiscali a favore delle Fondazioni che investono nei settori strategici. Quello che è necessario, ha precisato D'Alema, è anche superare l'attuale frammentazione degli interventi finanziari delle Fondazioni che non si muovono in base ai bisogni generali della nazione ma spesso rispondono a interessi locali o localistici. Per questo un eventuale patto tra stato e Fondazioni si deve basare su un vero programma nazionale d'intervento che dia priprità in particolare a due settori: la ricerca scientifica e la coesione sociale. A proposito di coesione sociale D'Alema ha spiegato che la democrazia diventa a rischio quando in un paese si divarica così tanto, come sta avvenendo oggi in Italia, la posizione dei ricchi da quella di sempre più larche fasce di popolazione povera. Negli ultimi anni ha detto anchora ci sono state famiglie italiane che si sono arricchite enermente: basta pensare alla famiglie che stanno comprando immobili negli Stati Uniti dopo lo scippio della bolla immobiliare o a tutti coloro che hanno comprato terreni in America Latina e che ora stanno diventanto ricchissimi con le produzioni agricole. Nello stesso tempo però, ha aggiunto l'ex ministro, siamo il paese che ha i più bassi salari d'Europa e dove l'area della povertà ha aggredito anche fasce di lavoratori che prima sembravano al sicuro. Questo patto tra fondazione e stato deve basarsi anche sulla semplificazione delle procedure perché l'Italia è il paeso in cui un imprenditore giapponese a causa delle restizuoni del Bossi-Fini, non riesce ad aprire un'azienda e dove però continuano ad arrivare immigrati clandestini e comunque una immigrazione di bassa qualità professionale. (pan).

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Realismo immobiliare! Avvicinandoci all'occhio del ciclone, mutui Arms pag.11 (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trend-online" del 11-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Realismo immobiliare! Avvicinandoci all'occhio del ciclone, mutui Arms BLOG, clicca qui per leggere la rassegna di Andrea Mazzalai , 11.06.2008 08:38 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! a 30 anni ad un tasso fisso del 6 %. Mi permetto di sottolineare che in un momento nel quale BOE, BCE e FED segnalano un sensibile contrazione del credito anche nei confronti delle famiglie ritengo difficile l'accesso a mutui a tasso fisso per una durata così lunga senza alcuna protezione con derivati, in maniera particolare con un'inflazione che a breve potrebbe condurre la FED ad aumentare i tassi, sempre che questa dinamica non porti l' America in deflazione supportata dal calo dei prezzi mobiliari ed immobiliari, unitamente ad un possibile ribasso dei prezzi dei beni prodotti. Una seconda analisi sempre dal WSJonline da parte di Mr. Moulle Berteaux, managing partner di Traxis Partners LP un hedge fund con sede a New York ci dice che la crisi immobiliare è finita. Nonostante gli ultimi segnali di accelerazione secondo Moulle e molto probabile che il mese di aprile 2008 segnerà il bottom del mercato immobiliare americano. Con questo non significa che i prezzi torneranno ai massimi del 2005 anzi ciò non accadrà prima di quindici anni, ma significa solo che la tendenza non peggiorerà ulteriormente. La maggior parte delle persone dimentica che la crisi immobiliare dura da tre anni, il suo picco è relativo al luglio del 2005, le vendite di nuove abitazioni sono sotto di un sconcertante 63 % dal loro picco di 1.4 milioni di case, inoltre le costruzioni residenziali è ai minimi degli ultimi 15 anni sino al 3,8 % del PIL e probabilmente ha raggiunto il suo livello più basso. Che cosa arresterà il livello dei prezzi, molto semplice la stessa cosa che ha creato la bolla immobiliare ovvero l'accessibilità dei prezzi. Il boom ha reso gli alloggi inaccessibili per molte famiglie americane, soprattutto per i cosiddetti compratori principianti, nel 1990 e all'inizio segue pagina >>.

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CRISI ECONOMICA: NASCE DALLA BOLLA IMMOBILIARE (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 11-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di WSI-ANSA Lo dice il premio Nobel in Economia Edmund Phelps. "L'attuale crisi dei mercati finanziari nasce dall'esplosione della bolla del settore immobiliare ed edilizio, con le banche che hanno riversato asset dubbi su tutto il sistema". -->"L'attuale crisi dei mercati finanziari nasce dall'esplosione della bolla del settore immobiliare ed edilizio, con le banche che hanno riversato incertezze e asset dubbi su tutto il sistema". Lo afferma il premio Nobel 2006 per l'Economia, lo statunitense Edmund Phelps, secondo il quale una soluzione potrebbe essere quella di rivalutare il dollaro, per non fermare gli investimenti interni statunitensi e rilanciare quindi tutta l'economia Usa. "La crisi - spiega Phelps a Milano partecipando al primo Italian gold forum - è nata con l'esplosione della bolla immobiliare che ha portato i prezzi delle case fino al 40% oltre il loro valore reale. Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Soltanto questa settimana, e' a META' PREZZO! Approfitta di questa offerta speciale, clicca sul link INSIDER Dal 2010 il settore potrà ripartire grazie alle seconde case o alla richiesta di alloggi migliori, ma intanto le banche si sono trovate con un enorme aumento del loro patrimonio immobiliare rispetto agli scarsi capitali a disposizione, con il risultato che hanno cercato capitali sul mercato finanziario, 'cartolarizzando' ipoteche e mutui molto dubbi, che sono stati acquistati da hedge fund, altri istituti o ceduti anche con transazioni fuori bilancio. E così prodotti molto rischiosi sono andati a finire in tutto il sistema". Secondo il premio Nobel, professore associato di Politica economica alla Columbia University, "c'é anche un altro problema, che è quello dell'aumento del petrolio senza che vi sia una reale riduzione delle riserve, quindi un aumento tutto speculativo, spinto anche dai produttori contro il 'retail', come dimostra l'intervento di Gazprom di ieri che parla di raddoppio del prezzo entro breve". Una soluzione potrebbe allora essere rappresentata dalla crescita del valore del dollaro, "perché con una moneta così debole gli Usa riescono sì a esportare di più, ma senza fare investimenti sul sistema interno della ricerca e della produzione, che invece deve ripartire per far riprendere tutta l'economia americana". Ma c'é un elemento che non va giù al combattivo premio Nobel: "Le risposte della politica - afferma Phelps - sono insoddisfacenti, a partire dalla politica monetaria. Non bisogna avere paura dell'aumento momentaneo dei prezzi dei beni primari: l'inflazione è un'altra cosa, è l'attesa da parte di tutti di tassi di svalutazione insopportabili. Non siamo in questa fase e aumentare i tassi di interesse sembra sia l'unica cosa che sanno fare le banche centrali", fermando quindi i primi timidi tentativi di crescita, pensa il premio Nobel.

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BORSA: PHELPS (NOBEL ECONOMIA),CRISI NASCE DA BOLLA EDILIZIA (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 11-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di ANSA - -->(ANSA) - MILANO, 11 GIU - "L'attuale crisi dei mercati finanziari nasce dall'esplosione della bolla del settore immobiliare ed edilizio, con le banche che hanno riversato incertezze e asset dubbi su tutto il sistema". Lo afferma il premio Nobel 2006 per l'Economia, lo statunitense Edmund Phelps, secondo il quale una soluzione potrebbe essere quella di rivalutare il dollaro, per non fermare gli investimenti interni statunitensi e rilanciare quindi tutta l'economia Usa. "La crisi - spiega Phelps a Milano partecipando al primo Italian gold forum - è nata con l'esplosione della bolla immobiliare che ha portato i prezzi delle case fino al 40% oltre il loro valore reale. Dal 2010 il settore potrà ripartire grazie alle seconde case o alla richiesta di alloggi migliori, ma intanto le banche si sono trovate con un enorme aumento del loro patrimonio immobiliare rispetto agli scarsi capitali a disposizione, con il risultato che hanno cercato capitali sul mercato finanziario, 'cartolarizzando' ipoteche e mutui molto dubbi, che sono stati acquistati da hedge fund, altri istituti o ceduti anche con transazioni fuori bilancio. E così prodotti molto rischiosi sono andati a finire in tutto il sistema". Secondo il premio Nobel, professore associato di Politica economica alla Columbia University, "c'é anche un altro problema, che è quello dell'aumento del petrolio senza che vi sia una reale riduzione delle riserve, quindi un aumento tutto speculativo, spinto anche dai produttori contro il 'retail', come dimostra l'intervento di Gazprom di ieri che parla di raddoppio del prezzo entro breve". Una soluzione potrebbe allora essere rappresentata dalla crescita del valore del dollaro, "perché con una moneta così debole gli Usa riescono sì a esportare di più, ma senza fare investimenti sul sistema interno della ricerca e della produzione, che invece deve ripartire per far riprendere tutta l'economia americana". Ma c'é un elemento che non va giù al combattivo premio Nobel: "Le risposte della politica - afferma Phelps - sono insoddisfacenti, a partire dalla politica monetaria. Non bisogna avere paura dell'aumento momentaneo dei prezzi dei beni primari: l'inflazione è un'altra cosa, è l'attesa da parte di tutti di tassi di svalutazione insopportabili. Non siamo in questa fase e aumentare i tassi di interesse sembra sia l'unica cosa che sanno fare le banche centrali", fermando quindi i primi timidi tentativi di crescita, pensa il premio Nobel. (ANSA).

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MUTUI:CON FLESSIONE PREZZI CASE USA 4.000 MLD CAPITALI PERSI (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 12-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di ANSA - -->(ANSA) - NEW YORK, 11 GIU - La flessione dei prezzi delle case negli Usa si tradurrà in capitali persi per quattro miliardi di dollari: "Quando la crisi finirà, il valore degli immobili negli Usa sarà sceso di un terzo e 1.000 miliardi di perdite di Wall Street potrebbero tradursi in 4.000 miliardi di capitali persi", cioé quelli a cui non si è potuto accedere. Lo affermano gli analisti, convinti che la flessione del mercato immobiliare americano proseguirà ancora per un paio d'anni visto che i consumatori avvertono una stretta delle condizioni di credito. Secondo Peter Acciavatti, analista di JP Morgan Securities, le svalutazioni di Wall Street si sono attestate finora a 325 miliardi di dollari e rischiano di significare 3.900 miliardi di dollari di condizioni di credito più strette. (ANSA).

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Draghi, siamo sul filo del rasoio (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza (MF)" del 12-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

MF Numero 116  pag. 3 del 12/6/2008 | Indietro Draghi, siamo sul filo del rasoio Primo Piano Di Francesco Ninfole i potenziali rischi arrivano dall'immobiliare e dal rallentamento dell'economia Il governatore della Banca di'Italia: non sappiamo se la fase più difficile sia stata superata, ma è troppo presto per abbassare la guardia. Le banche centrali devono imparare da questa crisi Ansiosamente ottimista. Si definisce così Mario Draghi, il governatore della Banca d'Italia, in merito all'evoluzione della crisi finanziaria. Non mancano i segnali positivi e il punto più difficile potrebbe essere già stato superato: ma "la verità", dice Draghi, "è che non lo sappiamo". Le parole del governatore, che è intervenuto ieri ad Amsterdam all'associazione dei banchieri esteri, suonano come una resa. Non perché il sistema finanziario sia sul punto di crollare: "Le svalutazioni di bilancio effettuate sulla base dei prezzi di mercato sono influenzate da shock di liquidità temporanei e dal livello attuale, assai elevato, dei premi per il rischio: potrebbero pertanto sovrastimare il valore effettivo delle perdite future. Il mercato riflette ipotesi basate su scenari pessimistici. Il capitale delle banche rimane inoltre superiore a quello previsto dalla normativa, sebbene singoli istituti potrebbero richiedere ulteriori immissioni di capitali". Le banche centrali però possono far poco per prevedere (e quindi prevenire) gli scenari futuri: "Siamo ancora sul filo del rasoio". Ed è lo stesso Draghi a spiegarne i motivi: "Il peggioramento del ciclo economico e nuovi cedimenti del settore immobiliare potrebbero indebolire i fondamentali. Un aumento delle perdite potrebbe rendere i broker riluttanti ad assumere rischi di controparte, inducendoli a fissare requisiti di margini più elevati, che costringerebbero gli hedge fund a liquidare posizioni. Ciò potrebbe provocare una nuova ondata di vendite e accentuare le pressioni al ribasso sui prezzi dei titoli". In questo scenario, nessuna banca centrale potrebbe opporsi. Qual è allora il ruolo degli istituti? Secondo Draghi, devono imparare la lezione per evitare di ripetere gli errori. Perché sì, "la causa scatenante dell'ultima crisi (i subprime, ndr) è nuova e specifica", ma "altri fattori erano presenti già nelle precedenti: la velocità dell'innovazione finanziaria, la leva eccessiva, la ricerca di rendimenti e la bolla immobiliare". Draghi ha puntato il dito proprio contro le banche centrali: "Il livello eccezionalmente basso dei tassi ha contribuito alla crescita eccessiva della liquidità, al mispricing degli strumenti finanziari, ad allocare il rischio in maniera non efficiente", ha detto il governatore. "Le banche centrali dovrebbero considerare questi effetti: oggi la politica monetaria ha un legame più stretto con la stabilità finanziaria. Le banche centrali devono vagliare un ampio insieme di indicatori, oltre all'inflazione". Draghi ha aggiunto che "le banche centrali hanno svolto un "ruolo cruciale nella gestione della crisi", ma "non hanno potuto attenuare le tensioni sui mercati monetari. Hanno ridotto la crisi di liquidità, ma adesso è chiaro che il problema riguarda la qualità di asset per migliaia di miliardi di dollari". Attenzione a ripetere Bear Stearns: secondo il governatore, "gli interventi in favore di singoli intermediari potrebbero incoraggiare l'assunzione di rischio di altre banche. Il costo dei salvataggi deve ricadere quanto più possibile su azionisti e dirigenti degli istituti in crisi". Draghi ha infine criticato gli incentivi di breve termine per i manager. Bankitalia ha comunicato ieri il nuovo record negativo per il debito pubblico italiano, che a marzo ha raggiunto 1.646,7 miliardi di euro. Buone notizie invece sul fronte delle entrate: nei primi quattro mesi del 2008 sono state pari a 111,4 miliardi (+7,3% rispetto allo stesso periodo 2007). Intanto sarà chiusa entro autunno la sede di Bankitalia a Massa Carrara, quelle di Lucca e Pistoia entro il 2009. (riproduzione riservata)  .

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I tassi volano Ma qui meno che altrove (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale di Vicenza, Il" del 12-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

IL RAPPORTO SULL'ECONOMIA DEL VENETO. Presentato all'Università Ca' Foscari di Venezia lo studio di Banca d'Italia I tassi volano "Ma qui meno che altrove" Marino Smiderle inviato a VENEZIA La bufera finanziaria, fatta di credit crunch, di scoppio della bolla immobiliare, di voragini create dalla fumosità dei collateral, in Veneto ha scaricato solo qualche fulmine. Certo, il rapporto sull'economia del Veneto nel 2007, curato dalla sede di Venezia della Banca d'Italia, non poteva non registrare un rallentamento della macchina produttiva regionale, anche se la media dell'anno passato segna comunque una crescita del 2,7 per cento che non è da buttare via. "Ma negli ultimi mesi del 2007 - osserva Giancarlo Salvemini, direttore della Banca d'Italia di Venezia - la frenata è stata evidente. E anche i primi tre mesi del 2008 confermano il trend discendente". Nell'aula magna Ca' Dolfin dell'Università Ca' Foscari non vola una mosca mentre si leggono le "radiografie" dell'economia veneta. Che confermano lo stato di salute non eccezionale del paziente. Essendo però in casa della banca delle banche, è interessante tastare il polso al sistema finanziario della regione, quello che pompa il sangue-denaro nelle vene delle aziende produttive. "E da questo punto di vista - assicura Salvemini - il settore finanziario, confermando la tendenza dell'ultimo quinquennio, ha assicurato un'ampia disponibilità di credito. Nel 2007 i prestiti bancari alle imprese sono aumentati del 12,2 per cento, sostenuti dalla domanda del comparto edilizio e immobiliare e dalla necessità di finanziarie, specialmente nella prima parte dell'anno, gli investimenti e il capitale circolante delle imprese manifatturiere e dei servizi". Già, ma nel frattempo i tassi sono saliti e il ricorso al credito è costato di più, sia alle famiglie che alle imprese. "Ma nel Veneto - spiega Salvemini - hanno registrato un rialzo meno marcato di quello rilevato a livello nazionale, grazie al contenimento delle spese e degli oneri accessori". Come precisa Massimo Gallo, dell'Ufficio studi della Banca d'Italia di Venezia, citando il rapporto, "tra il primo trimestre del 2005 e il quarto trimestre del 2007 il tasso d'interesse a breve termine applicato al complesso dei finanziamenti alle imprese in Veneto è passato dal 6,1 al 7,1 per cento ed è risultato sistematicamente inferiore a quello nazionale". Ma i tassi non salgono solo per le imprese. A proposito, prima di passare alle angustie delle famiglie venete, se Salvemini fosse Trichet e potesse decidere in che senso muovere i tassi. li farebbe scendere come auspicano le imprese o seguirebbe la linea del governatore della Bce e punterebbe a combattere l'inflazione spingendo ancora in su i tassi? "Io sono un po' anziano - sorride Salvemini - e ho vissuti i tempi delle cosiddette svalutazioni competitive. I vantaggi che portavano erano momentanei, poi i nodi venivano al pettine". Spostando il tiro sulle famiglie e toccando il doloroso tasto (per via delle bizzarrie dell'Euribor), si evince che il tasso di crescita dei mutui è passato dal 9,9 per cento del 2006 al 7,3 per cento del 2007. E per la prima volta nel decennio, il flusso totale di nuovi mutui erogati dal sistema bancario, pari a 5,7 miliardi di euro, è diminuito (-4 per cento). Il dato interessante è che, secondo l'indagine eseguita sulle banche che hanno sede in Veneto, il 7 per cento dei nuovi mutui è stato erogato a lavoratori immigrati. Detto che i mutui stanno un pochino calando, non si può dimenticare la causa principale che riguarda l'aumento dei tassi. "In media - si legge nel rapporto - tra il 2006 e il 2007 il Taeg (tasso effettivo annuo globale) applicato alle famiglie consumatrici sui prestiti per l'acquisto della casa è aumentato dal 4,4 al 5,5 per cento". Ulteriore conseguenza, causata dalla riduzione degli spread tra mutui a tasso fisso e a tasso variabile, il cambiamento delle preferenze metodologiche: nel 2007 il 40,7 per cento delle famiglie si è indebitata a tasso fisso, contro il 12,8 per cento del 2006. E mentre in aula magna si parlava di numeri e previsioni, all'ingresso di Ca' Dolfin i lavoratori della Banca d'Italia protestavano per la chiusura delle sedi di Rovigo e Belluno e per il ridimensionamento di Vicenza e Treviso. "Chiuderanno anche quelle", sostiene Giuseppe la Rosa della Falbi. "Non sono in programma altre chiusure", ribatte invece Salvemini.

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Per il settore bancario in vista un '08 a digiuno di dividendi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Finanza e Mercati" del 12-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Da Finanza&Mercati del 12-06-2008 L'allarme dividendi per il comparto bancario sbarca in Italia. Dopo le previsioni di Deutsche Bank di lunedì scorso su possibili "drammatici" tagli di cedole da parte dei colossi americani, a suonare il campanello d'allarme sul fronte italiano ci pensano gli analisti di Keefe, Bruyette & Woods. Che nel loro ultimo report sulle banche italiane prevedono una riduzione degli utili per azione del 4% per il 2009 e dell'8 per il 2010. A frenare il comparto il rallentamento della crescita dei prestiti, che si traduce in una diminuzione delle commissioni e in un aumento degli accantonamenti pari al 22% per il 2009 e al 33 per il 2010, con conseguente deterioramento della qualità degli asset. A preoccupare gli analisti, inoltre, l'aumento - pari al 4% - dei prestiti "rischiosi". Il comparto, sintetizza il report, "sembra procedere verso un significativo rallentamento". Sul fronte delle banche commerciali, a patire maggiormente in termini di riduzione dell'Eps operativo entro il 2008 figurano Credem (-32%), Carige (-13%), Creval (-10%) e Bpm (-4%). Le conseguenze in termini di dividendi non tarderanno a farsi sentire: "Le banche italiane - spiega Marcello Zanardo, analista di Kbw - sono state coinvolte in misura marginale dalla crisi subprime e la bolla immobiliare resta meno importante che in altri paesi. Nonostante questo, i dividendi per i prossimi anni resteranno inalterati o addirittura diminueranno". In soldoni: "Siamo lontani dall'essere usciti dalla crisi". In cima alla lista nera dei "tagliatori di cedole" c'è Intesa Sanpaolo (-31%), che sconta un importante aumento degli accantonamenti, Credem (-17%) e Carige (-0,12%). Dividendi in aumento invece per Italease, Banco Popolare, Bpm, Creval, Mediobanca e Ubi, invariati per Mps e Unicredit. Morale: target prices ridotti per tutte le banche, in particolare per Carige (-15%), Bpm (-11%), Creval (-12%), mentre restano inalterati i rating per il Banco Popolare, Ubi, Mediobanca a outperform; e per Mps, Italease e Carige, che sono però underperform. Ma crisi del credito significa nuovi mergers in vista: "Nel quadro del peggioramento della qualità degli assets - continua Zanardo - nel giro di un anno assisteremo a una serie di acquisizioni delle piccole banche in difficoltà da parte dei grandi gruppi. Le fusioni potrebbero coinvolgere in particolare alcune banche popolari". CAMILLA GAIASCHI.

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NELLA RIVIERA delle Palme un'abitazione fro (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 12-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

SAN BENEDETTO pag. 8 NELLA RIVIERA delle Palme un'abitazione fro... NELLA RIVIERA delle Palme un'abitazione fronte mare costa da 2.500 fino a un massimo di 4.200 euro al metro quadrato. San Benedetto del Tronto però risulta essere non molto costosa per acquistare la casa al mare tra le località marchigiane. Infatti a Numana si può arrivare a spendere fino a 5.500 euro al metro quadrato e soltanto un po' meno a Sirolo dove il prezzo massimo mediamente si attesta a 5.000 euro sempre al metro quadrato. Se ci si sposta verso il nord delle Marche i prezzi scendono sino a raggiungere, nel litorale fanese, il prezzo massimo di 3.300 euro. L'analisi condotta dall'ufficio studi Ubh e pubblicata su Corriere Economia mette a confronto le più prestigiose località turistiche della penisola analizzando anche il mercato immobiliare delle abitazioni per le vacanze. Per risparmiare un po' coloro che intendono investire negli immobili della Riviera delle Palme possono acquistare case nelle zone interne. La scelta non permetterà di vedere il mare, ma nel contempo il portafoglio viene spremuto un po' meno. A San Benedetto nelle zone interne della città rispetto al lungomare i prezzi delle case variano tra i 2.000 e i 3.000 euro. Anche in questo caso sia Sirolo che Numana hanno quotazioni superiori rispetto alla Riviera delle Palme di almeno 1.400 euro. Gli esperti evidenziano che i prezzi delle case negli ultimi mesi sono stati caratterizzati da una certa stabilità. Sono sempre meno coloro che ricorrono al mutuo per l'acquisto della casa al mare e spesso chi compera un appartamento è perchè in precedenza ha ceduto un altro immobile o nella stessa città o in un'altra località di villeggiatura. Vengono preferiti al momento dell'acquisto i bilocali con uno spazio estermo come il balcone o il giardino e vengono tenuti molto in considerazione la vicinanza con i servizi di trasporto pubblici, i negozi e ovviamente con il mare. Vittorio Bellagamba.

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Non abbassare la guardia, la crisi può peggiorare Draghi avverte: non è finita. Nuova caduta delle Borse: l'Europa brucia 123 miliardi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Unita, L'" del 12-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Stai consultando l'edizione del "Non abbassare la guardia, la crisi può peggiorare" Draghi avverte: non è finita. Nuova caduta delle Borse: l'Europa brucia 123 miliardi di Laura Matteucci / Milano CRISILa crisi dei mutui subprime con le sue conseguenze sul sistema finanziario internazionale potrebbe aver toccato il picco, ma questo non significa che si possa abbassare la guardia. Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi parla ad Amsterdam, da- vanti all'associazione dei banchieri esteri, e ribadisce il suo "ansioso ottimismo" sulla possibilità di una parola fine alla crisi: "Sono ansiosamente ottimista - dice infatti - ma non dobbiamo abbassare la guardia, le cose potrebbero ancora peggiorare". In effetti: il governatore non ha ancora finito di parlare che si diffondono i risultati dell'ennesima seduta ribassista delle Borse mondiali. In Europa i mercati bruciano 123 miliardi di euro, Piazza Affari chiude a meno 1,83%, e a soffrire sono soprattutto i settori finanziari e quelli legati alle materie prime, come l'auto. Pesano le preoccupazioni legate al rialzo del petrolio (che ieri è tornato a salire, a 138 dollari) e ai suoi effetti sull'inflazione, che potrebbe anche indurre la Federal Reserve americana ad aumentare i tassi di interesse. Di sicuro, i tassi in aumento sono quelli dell'eurozona. La Banca centrale europea li alzerà (dal 4% attuale al 4,25%) nella prossima sessione di luglio, ma questo non significherà una svolta "rialzista". Dal Comitato esecutivo della Bce si affrettano infatti a chiarire che la manovra resterà isolata. Ma Draghi intanto parla ancora della crisi precedente a quella legata alle materie prime, parla dei mutui subprime e dello scoppio della bolla immobiliare che ancora non ha finito di disturbare mercati ed economie. "Siamo sul filo del rasoio - continua infatti il governatore, che ha invitato a trarre una lezione dalla crisi - le banche centrali dovranno dare più attenzione ai fattori che minacciano gli equilibri finanziari". In assoluto comunque, aggiunge, "ci vuole maggiore disciplina da parte di tutti, ingrediente fondamentale del nostro sistema finanziario". La crisi dei mutui ha messo in discussione il modello di intermediazione finanziaria basato sullo stretto collegamento tra banche e mercati. E proprio le banche sono state le più colpite dalla crisi: oltre la metà delle perdite complessive - ricorda Draghi - sono state subite dai grandi intermediari internazionali sia direttamente, sia indirettamente. Una "soluzione efficace" per le grandi banche internazionali di fronte alla crisi dei mercati potrebbe essere un processo di fusioni, che porti ad "un'esposizione più equilibrata ai rischi", ma anche "operazioni di scorporo di aziende o di cessione di rami di attività". Perchè "l'utilizzo di requisiti patrimoniali rigidi rende le banche vulnerabili all'aumento della volatilità dei prezzi delle attività finanziarie e può provocare vendite massicce e perdite ingenti", spiega Draghi. "Un deterioramento del ciclo economico - chiude - e ulteriori cali dei valori immobiliari potrebbero ripercuotersi negativamente sulle condizioni di fondo dei mercati".

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Benussi: parametri troppo alti (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Corriere Alto Adige" del 12-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Corriere dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-06-12 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE L'architetto "Il valore reale dell'immobile spesso inferiore al prezzo di vendita" Benussi: parametri troppo alti BOLZANO - "Il vero problema delle case di Bolzano non è il valore catastale ma quello reale. Il prezzo che si paga per un'abitazione non corrisponde al valore dell'immobile ma è superiore". L'analisi è di Giovanni Ivan Benussi, architetto nonché capogruppo in consiglio comunale a Bolzano della Lista Benussi. Il catasto provinciale fotografa una situazione reale sul valore della case? "Sì, il nostro catasto provinciale è aggiornatissimo e so che vengono fatti anche controlli frequenti e precisi". Però le abitazioni di lusso non sono molte. Un numero che stona un po' rispetto al tenore di vita di molte persone. "I dati del catasto sono aggiornati continuamente e con scrupolo. Quella che ne esce è la situazione reale. Piuttosto il problema è un altro e riguarda il valore dell'immobile". Cioè? "In Alto Adige, e in particolare a Bolzano, il valore delle case è inferiore al prezzo che si paga per acquistarle. Questo per alcuni motivi precisi: il terreno costa caro, la manodopera costa più che altrove e le tecniche costruttive sono dispendiose. Posso raccontare un episodio curioso che mi è accaduto anni fa. Ho spedito una perizia per una casa di Bolzano che veniva acquistata con un mutuo in una banca non locale. Quando hanno ricevuto la perizia mi hanno contattato, convinti che avessi sbagliato eccedendo nel valore dell'abitazione. I prezzi delle case in quartieri di lusso di alcune grandi città sono equivalenti a zone secondarie della nostra città". Secondo lei si può intervenire, e come? "I parametri, anche quelli catastali, sono alti e di conseguenza si pagano troppe tasse. Bisognerebbe diminuire le tasse sulle abitazioni anche le seconde, perché sono troppo alte. Questo porta anche un'altra conseguenza che negli ultimi anni è sempre più evidente. Tanta gente ha rinunciato a investire nel mattone come bene rifugio, affittandolo poi per farlo rendere. Questo adesso non è più possibile praticamente per nessuno". D. V.

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I tassi volano <Ma qui meno che altrove> (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 12-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

IL RAPPORTO SULL'ECONOMIA DEL VENETO. Presentato all'Università Ca' Foscari di Venezia lo studio di Banca d'Italia I tassi volano "Ma qui meno che altrove" Il direttore Salvemini spiega che la frenata si fa sentire E le famiglie difendono i mutui con il tasso fisso   Marino Smiderle inviato a VENEZIA La bufera finanziaria, fatta di credit crunch, di scoppio della bolla immobiliare, di voragini create dalla fumosità dei collateral, in Veneto ha scaricato solo qualche fulmine. Certo, il rapporto sull'economia del Veneto nel 2007, curato dalla sede di Venezia della Banca d'Italia, non poteva non registrare un rallentamento della macchina produttiva regionale, anche se la media dell'anno passato segna comunque una crescita del 2,7 per cento che non è da buttare via. "Ma negli ultimi mesi del 2007 - osserva Giancarlo Salvemini, direttore della Banca d'Italia di Venezia - la frenata è stata evidente. E anche i primi tre mesi del 2008 confermano il trend discendente". Nell'aula magna Ca' Dolfin dell'Università Ca' Foscari non vola una mosca mentre si leggono le "radiografie" dell'economia veneta. Che confermano lo stato di salute non eccezionale del paziente. Essendo però in casa della banca delle banche, è interessante tastare il polso al sistema finanziario della regione, quello che pompa il sangue-denaro nelle vene delle aziende produttive. "E da questo punto di vista - assicura Salvemini - il settore finanziario, confermando la tendenza dell'ultimo quinquennio, ha assicurato un'ampia disponibilità di credito. Nel 2007 i prestiti bancari alle imprese sono aumentati del 12,2 per cento, sostenuti dalla domanda del comparto edilizio e immobiliare e dalla necessità di finanziarie, specialmente nella prima parte dell'anno, gli investimenti e il capitale circolante delle imprese manifatturiere e dei servizi". Già, ma nel frattempo i tassi sono saliti e il ricorso al credito è costato di più, sia alle famiglie che alle imprese. "Ma nel Veneto - spiega Salvemini - hanno registrato un rialzo meno marcato di quello rilevato a livello nazionale, grazie al contenimento delle spese e degli oneri accessori". Come precisa Massimo Gallo, dell'Ufficio studi della Banca d'Italia di Venezia, citando il rapporto, "tra il primo trimestre del 2005 e il quarto trimestre del 2007 il tasso d'interesse a breve termine applicato al complesso dei finanziamenti alle imprese in Veneto è passato dal 6,1 al 7,1 per cento ed è risultato sistematicamente inferiore a quello nazionale". Ma i tassi non salgono solo per le imprese. A proposito, prima di passare alle angustie delle famiglie venete, se Salvemini fosse Trichet e potesse decidere in che senso muovere i tassi. li farebbe scendere come auspicano le imprese o seguirebbe la linea del governatore della Bce e punterebbe a combattere l'inflazione spingendo ancora in su i tassi? "Io sono un po' anziano - sorride Salvemini - e ho vissuti i tempi delle cosiddette svalutazioni competitive. I vantaggi che portavano erano momentanei, poi i nodi venivano al pettine". Spostando il tiro sulle famiglie e toccando il doloroso tasto (per via delle bizzarrie dell'Euribor), si evince che il tasso di crescita dei mutui è passato dal 9,9 per cento del 2006 al 7,3 per cento del 2007. E per la prima volta nel decennio, il flusso totale di nuovi mutui erogati dal sistema bancario, pari a 5,7 miliardi di euro, è diminuito (-4 per cento). Il dato interessante è che, secondo l'indagine eseguita sulle banche che hanno sede in Veneto, il 7 per cento dei nuovi mutui è stato erogato a lavoratori immigrati. Detto che i mutui stanno un pochino calando, non si può dimenticare la causa principale che riguarda l'aumento dei tassi. "In media - si legge nel rapporto - tra il 2006 e il 2007 il Taeg (tasso effettivo annuo globale) applicato alle famiglie consumatrici sui prestiti per l'acquisto della casa è aumentato dal 4,4 al 5,5 per cento". Ulteriore conseguenza, causata dalla riduzione degli spread tra mutui a tasso fisso e a tasso variabile, il cambiamento delle preferenze metodologiche: nel 2007 il 40,7 per cento delle famiglie si è indebitata a tasso fisso, contro il 12,8 per cento del 2006. E mentre in aula magna si parlava di numeri e previsioni, all'ingresso di Ca' Dolfin i lavoratori della Banca d'Italia protestavano per la chiusura delle sedi di Rovigo e Belluno e per il ridimensionamento di Vicenza e Treviso. "Chiuderanno anche quelle", sostiene Giuseppe la Rosa della Falbi. "Non sono in programma altre chiusure", ribatte invece Salvemini.  .

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Rcs/ Scatta l'allarme sugli utili. La pubblicità fugge: crolla il titolo (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Affari Italiani (Online)" del 12-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Giovedí 12.06.2008 18:00 --> Che succede a Rcs MediaGroup? Succede che secondo indiscrezioni che circolano ormai sul mercato da un paio di settimane i conti non stanno affatto andando bene per una serie di motivi: la Spagna si sta rivelando se non un bidone certamente un mercato meno semplice da affrontare di quanto sembrasse ancor pochi mesi fa quando si festeggiava la conquista di Recoletos, complice il progressivo rallentamento della crescita e lo sgonfiarsi della bolla immobiliare. In Italia, d'altro canto, la raccolta pubblicitaria soffre e col deteriorarsi della fiducia dei consumatori anche nel Belpaese nessuno si azzarda a fare previsioni che vadano oltre il mese, al massimo il trimestre. Con buona pace di chi come Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente dell'Upa (Utenti pubblicità associati) parla ancora di crescita media del 3,4% per il 2008 (comunque in frenata dopo il +4,2% dello scorso anno). Urge a questo punto guardarsi negli occhi tra soci e decidere che fare, così la stessa Rcs ha dovuto confermare le indiscrezioni in merito alla riunione straordinaria, lunedì prossimo, del Cda finora in calendario per il 6 agosto, nel corso del quale ai consiglieri l'amministratore delegato Antonello Perricone presenterà un aggiornamento sull'andamento, sulle linee e sulle prospettive gestionali relative all'esercizio 2008 "in considerazione dell'incertezza dello scenario economico, e pubblicitario in particolare, sia sul mercato italiano sia su quello spagnolo". Non parlate però di revisione delle linee di fondo e degli obiettivi del Piano Industriale triennale in essere: allo stato non sono previsti precisa Rcs e deve essere forse il nuovo "stile-Mediobanca" visto che ieri considerazioni analoghe aveva espresso il presidente di Telecom Italia, Gabriele Galateri di Genola (in questo caso respingendo le richieste dei sindacati e spiegando che le società "serie" non anticipano i propri piani industriali ma si limitano ad aggiornarli).

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Le tre sorelle: crisi finanziaria, immobiliare, energetica (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trend-online" del 12-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

PRIMO PIANO, clicca qui per leggere la rassegna di Alessandro Fugnoli , 12.06.2008 22:14 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! La crisi immobiliare continua, i prezzi delle case scendono e scenderanno, ma almeno c'è una risposta di policy, politica e monetaria. La crisi finanziaria era stata archiviata dai mercati come superata in marzo. In realtà si era superata solo la fase acuta. La crisi è entrata in una fase cronica difficile, ma anche qui le reazioni di policy da parte delle banche centrali sono state energiche. La crisi energetica, dal canto suo, ha continuato ad aggravarsi. La risposta politica, fino a questo momento, è quanto di più deprimente possa esserci. Si litiga come i capponi di Renzo sulle colpe dei malvagi speculatori e degli avidi petrolieri. Si pasticcia sulle accise in Occidente e sui sussidi (che se vogliamo sono accise al contrario, cioè negative) in Oriente, concludendo poco o nulla. Qualsiasi piano di medio termine viene tacciato di essere troppo poco e troppo tardi, che sia il solare, l'Alaska, il nucleare. Il risultato è che il prezzo del greggio, nonostante l'ipercomprato evidenziato anche dall'ampia volatilità, non riesce a scendere, anche perché la Cina del dopo terremoto ha un fabbisogno accresciuto, mentre il raccolto americano del mais (e quindi dell'etanolo che ne verrà ricavato) si prospetta brutto. Ci si culla nell'idea della speculazione che gonfia i prezzi. Soros, più sofisticato, dice che è colpa dei fondi pensione che comprano materie prime come asset class e sono insensibili a un eventuale aumento dei margini sui contratti a termine. In realtà, a nostro avviso, si può portare il margine al 100 per cento, si può vietare ai fondi di comprare materie prime, si può fare come Roosevelt che nel 1934, quando svalutò il dollaro, rese illegale la detenzione di oro. Gli stati nazionali possono fare molte cose, ma non possono creare il petrolio dove non ce n'è più. Della soluzione del problema petrolifero si segue pagina >>.

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<Speculazione globale, giusto alzare i tassi> (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 13-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ECONOMIA E FINANZA pag. 33 "Speculazione globale, giusto alzare i tassi" INTERVISTA L'ECONOMISTA GIACOMO VACIAGO: I PREZZI DI PETROLIO E ALIMENTARI SONO GONFIATI di SERGIO ROSSI ? AREZZO ? "L'ITALIA NON CRESCE? La colpa è anche la sua che per fare un'intervista ancora usa la penna. L'Italia è indietro perché accusa un gap tecnologico da far paura, perché manca di innovazione, perché ignora che col computer si fanno in un minuto cose per le quali impieghiamo ore". Dritto all'obiettivo Giacomo Vaciago (foto Prisma), ordinario di politica economica e direttore dell'istituto di economia e finanza alla Cattolica. Vaciago, ospite ad Arezzo di Banca Etruria per un convegno sul risparmio gestito, affronta i temi della congiuntura. Il greggio è impazzito... "Un'enorme bolla speculativa che si innesta in una situazione reale. Da due o tre anni è cresciuta la richiesta di energia, c'è gente che ha più soldi e che consuma di più. E i prodotti viaggiano con il carburante, lei non compra le scarpe dal ciabattino all'angolo, le compra appena arrivate dal Messico. In aereo". Quindi cresce la domanda... "Io acquisto ciò che sale di prezzo. E' stato così per la new economy o per le case negli Stati Uniti, oggi lo è per il petrolio. Sale la domanda finanziaria, si compra non il greggio reale ma quello cartolarizzato". Dove collocherebbe il prezzo del barile? "A sessanta dollari, non di più". Ma allora? "Allora si continua a comprare perché il dollaro è debole, perché i tassi sono bassi, perché acquistando petrolio guadagno il 3% al giorno. Nel frattempo c'è chi soffre e chi va a piedi per risparmiare sul gasolio. Fino a quando accadrà qualcosa, la bolla scoppierà, i prezzi torneranno normali". Prezzo gonfiato per rifarsi delle perdite sui mutui subprime? "E' senz'altro una componente. Lei ha mai messo un gatto sotto il tappeto? Il gatto si muove e il tappeto e si alza e si riabbassa a seconda di dove va il felino. Così la ricchezza finanziaria: si muove dove sta il guadagno. Dopo l'immobiliare è passata al petrolio, al grano, agli alimentari. Non mi chieda dove si sposterà domani perché non lo so". Atroce... "Terribile per chi ci muore di fame. Chi campava con una ciotola di riso, oggi non ha più nemmeno quella". Intanto Trichet annuncia il rialzo dei tassi di un quarto di punto... "Lo dò per scontato e sono d'accordissimo. La Bce lancia un segnale, sa che l'inflazione al 4% è frutto del food & energy mentre al netto sarebbe del 2. Ma teme l'effetto cascata, l'inflazione generale e dice: noi non dormiamo". Intanto le famiglie si trovano i mutui alle stelle... "Però evitano un problema futuro". Le banche che devono fare? "Limitarsi a trasferire l'aumento ai clienti, né più né meno. Di certo non devono lucrarci e non mi rivolgo ai piccoli istituti come Banca Etruria dei quali mi fido, ma alle banche più aggressive". Lo scenario economico per il Paese... "Gliel'ho detto, è nero perché siamo tecnologicamente arretrati. Ma prima o poi faremo ciò che serve alla crescita".

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I prezzi salgono: il settore vola (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giorno, Il (Brianza)" del 13-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

DOSSIER EIRE pag. 25 I prezzi salgono: il settore vola STUDIO NOMISMA ? MILANO ? VOLA IL MERCATO immobiliare, anche grazie alla finanza di settore: mutui, leasing, società quotate, fondi immobiliari, project financing. E cresce l'occupazione diretta e indotta, così come il peso dell'immobiliare rispetto al resto dell'economia. Sono i dati di Nomisma, che ha presentato il primo rapporto sulla finanza immobiliare. Tra il 1992 e il 2007 le compravendite di abitazioni in Italia sono cresciute del 73 per cento, mentre i prezzi delle case hanno avuto un'impennata del 24,4 per cento, per gli uffici del 9,3 per cento e per i negozi del 2,5 per cento. I mutui per l'acquisto degli immobili a fine 2007 ammontano a 424mila milioni di euro, il 53 per cento dei quali per acquisto di abitazioni da parte delle famiglie. Le famiglie che hanno un mutuo sono il 22 per cento del totale delle famiglie italiane e corrispondono a più di 5 milioni di nuclei familiari. Di questi, l'89,5 per cento ha un mutuo per la prima casa e l'11,9 per cento su altre case. Il 60,6 per cento delle compravendite è supportato dall'accensione di un mutuo. Il leasing immobiliare rappresenta il 46 per cento del mercato complessivo del leasing, mentre le società immobiliari quotate sono 12 e i fondi immobiliari ammontano a 160. Dall'indagine su un campione di 2mila famiglie emerge che la proprietà della casa è lo status più ambito per il desiderio di sicurezza e tranquillità (63 per cento dei casi) o perché è una buona forma di investimento (50 per cento). Le famiglie italiane tendono a risparmiare molto e indebitarsi poco rispetto ai Paesi anglosassoni. Ge.Fio.

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I prestiti facili del Banco di Sicilia agli amici degli amici (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Manifesto, Il" del 13-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

MUTUI ALLA SICILIANA I prestiti facili del Banco di Sicilia agli amici degli amici Marlowe Il caso era stato segnalato sul il manifesto lo scorso 21 dicembre. Tre giorni fa la Repubblica l'ha ripreso con un titolo che riassume ottimamente quello che è successo: "I mutui facili del Banco di Sicilia. La procura di Roma: truffe immobiliari da 160 milioni". vediamo di riassumere lo storia. Partendo, però, dal protagonista che ha fatto scoppiare il caso: Enzo Carfì, un esponente storico della Fisac Cgil del Banco Sicilia. Ma l'ha Pagata cara: prima è stato allontanato dal suo ufficio romano che si occupava della concessione dei mutui. Poi, una volta reintegrato, è stato licenziato con l'accusa di aver diffuso volantini "diffamatori" che denunciavano l'accaduto. Ora Enzo è in attesa della causa di reintegro, accompagnato, sarebbe doveroso, anche dalle scuse delle banca della quale recentemente è stato nominato presidente una persona per bene: il presidente della Confindustria siciliana Lo Bello. Per quanto riguarda i "mutui facili", la storia è semplice, anche se complicata. Ma quello che è certo - emerge da una nota informativa della Guardia di Finanza al sostituto procuratore di Roma - è che di abusi ce ne sono stati tanti. Il punto di partenza è che una massa enorme di mutui è stato "canalizzato" (che significa intermediato e chi intermedia riceve anche un compenso per il lavoro fatto) o concesso direttamente ad una sola persona che ha ricevuto somme sostanziose: i 190 milioni citati da Repubblica. La cosa un po' "bizzarra" è che a fare affari con la banca siciliana (le cifre maggiori attraverso una Srl) era (nomi non ne facciamo) una sola persona. Mentre a ricevere fisicamente l'importo dei mutui era un'altra persona alla quale - secondo i documenti della finanza - erano riconducibili una moltitudine di società i cui amministratori erano quasi sempre gli stessi. Di più: in alcuni casi la sede legale di molte società corrisponde alla residenza anagrafica dell'amministratore. Ovviamente un prestanome. Senza contare che le varie società hanno spesso siglato contratti di compravendita di immobili tra di loro. E, ovviamente, a ogni cessione corrispondeva la concessione di un mutuo. Un capitolo a parte è quello che riguarda il valore degli immobili sui quali veniva concesso il mutuo. A fare la parte del leone è stato un architetto romano. Ma alcune perizie (ufficialmente non retribuite dal Banco) sono state svolte anche da un geometra che non risulta iscritto alla Camera di commercio, ma è dipendente dei Monopoli di Stato. Ma erano eque queste perizie? Secondo una indagine interna del Banco e della controllante Capitalia, assolutamente no. Da verifiche eseguite risulta che "in ben 16 casi su 20 la revisione ha accertato valori di gran lunga inferiori a quelli individuati" dall'architetto di fiducia. E questo nonostante la bolla immobiliare seguitasse a gonfiare i prezzi degli immobili. Addirittura l'architetto per un immobile ha fornito una perizia non commissionata dal Banco, ma da un soggetto terzo.

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PETROLIO CARISSIMO, ACQUA ALLA GOLA? (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 13-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di *Alessandro Fugnoli I mercati finanziari di fronte al dilemma. Allora: si può portare il margine al 100%. Si può vietare ai fondi di comprare materie prime. Si può fare come Roosevelt che nel 1934 rese illegale la detenzione di oro. Invece... -->*Questo documento e' stato preparato da Alessandro Fugnoli, strategist di Abaxbank ed ed e' rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad operatori e clientela professionale ai sensi dell'allegato n.3 al reg. n.16190 della Consob. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita' alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita' di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI. (WSI) ? La crisi immobiliare continua, i prezzi delle case scendono e scenderanno, ma almeno c'è una risposta di policy, politica e monetaria. La crisi finanziaria era stata archiviata dai mercati come superata in marzo. In realtà si era superata solo la fase acuta. La crisi è entrata in una fase cronica difficile, ma anche qui le reazioni di policy da parte delle banche centrali sono state energiche. La crisi energetica, dal canto suo, ha continuato ad aggravarsi. La risposta politica, fino a questo momento, è quanto di più deprimente possa esserci. Si litiga come i capponi di Renzo sulle colpe dei malvagi speculatori e degli avidi petrolieri. Si pasticcia sulle accise in Occidente e sui sussidi (che se vogliamo sono accise al contrario, cioè negative) in Oriente, concludendo poco o nulla. Qualsiasi piano di medio termine viene tacciato di essere troppo poco e troppo tardi, che sia il solare, l'Alaska, il nucleare. Il risultato è che il prezzo del greggio, nonostante l'ipercomprato evidenziato anche dall'ampia volatilità, non riesce a scendere, anche perché la Cina del dopo terremoto ha un fabbisogno accresciuto, mentre il raccolto americano del mais (e quindi dell'etanolo che ne verrà ricavato) si prospetta brutto. Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Soltanto questa settimana, e' a META' PREZZO! Approfitta di questa offerta speciale, clicca sul link INSIDER Ci si culla nell'idea della speculazione che gonfia i prezzi. Soros, più sofisticato, dice che è colpa dei fondi pensione che comprano materie prime come asset class e sono insensibili a un eventuale aumento dei margini sui contratti a termine. In realtà, a nostro avviso, si può portare il margine al 100 per cento, si può vietare ai fondi di comprare materie prime, si può fare come Roosevelt che nel 1934, quando svalutò il dollaro, rese illegale la detenzione di oro. Gli stati nazionali possono fare molte cose, ma non possono creare il petrolio dove non ce n'è più. Della soluzione del problema petrolifero si incarica dunque il prezzo del greggio. A un certo punto il prezzo farà anche il miracolo di indurre i paesi consumatori a seguire l'esempio dei pochi che si sono dotati di una politica (la Svezia con l'uscita dal petrolio, la Francia con il nucleare, la Germania con la riduzione razionale della domanda, la Spagna con l'eolico) ma questo avverrà quando l'acqua sarà arrivata alla gola. Nel frattempo le banche centrali si trovano nella difficile situazione di dovere dare una risposta a tre crisi che richiedono, in realtà, approcci contrastanti tra loro. Le crisi finanziaria e immobiliare richiedono infatti una risposta monetaria accomodante, che è stata data tutto sommato presto e bene. La crisi energetica, per contro, richiede quanto meno una risposta diversa da quella che venne data negli anni Settanta quando, per lenire il dolore del caro petrolio, si abbassarono i tassi. Risposta diversa può dunque significare neutralità o, in un'altra ipotesi, una politica restrittiva. La neutralità è la risposta consigliata dalla teoria. Si prende il pacco sgradevole dell'aumento del petrolio e lo si gira pari pari ai consumatori finali, sapendo benissimo che questo comporta più inflazione e meno crescita (e quindi più disoccupazione). Rispetto a questo ci sono però due problemi. Il primo è che l'inflazione da petrolio e materie prime, che in teoria è una tantum, viene percepita a un certo punto dal mercato e dal pubblico come l'avvio di una fase lunga di inflazione non solo alta, ma sempre più alta. Questa percezione può anche non tradursi (come invece avvenne negli anni Settanta) in una rincorsa salariale, ma fa comunque danni perché induce una richiesta di tassi reali più alti proprio in un momento in cui l'economia è sull'orlo della stagnazione. Nelle ultime settimane la psicosi da inflazione si è diffusa in tutto il mondo e i tassi reali richiesti sui titoli a lungo sono saliti. Come avvenne nella primavera del 2006, con Bernanke appena insediato, la retorica anti-inflazione a un certo punto non basta più e, poiché la psicosi va stroncata il più in fretta possibile, si deve fare qualcosa di concreto. Cioè alzare i tassi. Con la morte nel cuore. Tra le grandi banche centrali sarà la Bce a farsi carico, probabilmente, di un rialzo vero. La Fed, dal canto suo, può permettersi il lusso di impegnarsi solo a termine e cioè sulla exit strategy dalla lunga fase di tassi bassi e stabili che stiamo vivendo. Dicendo che la prossima modifica sarà verso l'alto la Fed non si impegna sui tempi (anche se il governatore ombra Feldstein parla di 50 punti verso fine anno) ma può incassare subito la stabilizzazione del dollaro e una minore ansia dei mercati obbligazionari. C'è però un altro problema, il secondo. E' il fatto che la crisi finanziaria e immobiliare di tutto hanno bisogno fuorché di tassi più alti. Come si conciliano queste opposte esigenze? Si conciliano con contorsioni e acrobazie piuttosto abili e confidando nella buona sorte. Dopo avere abbassato i tassi aggressivamente, quanto meno in America, c'è un piccolissimo margine per andare nella direzione opposta. Che il margine sia piccolissimo lo confermano le dichiarazioni di Stark e Weber, con il primo che dice in pratica che ci sarà un rialzo solo e il secondo che minimizza la forza dell'economia tedesca nel primo trimestre (su cui per mesi aveva basato la sua linea dura) dicendo che sì, insomma, è stata forte, ma perché c'è stato bel tempo e l'edilizia ha potuto lavorare molto. In altre parole, si parla ai mercati obbligazionari facendo loro vedere il prossimo aumento dei tassi e poi ci si gira verso i mercati azionari e le imprese e si fa capire che sarà un rialzo solo e che non è nemmeno sicuro al cento per cento. Sono contorsioni giuste e per certi aspetti ammirevoli. La buona sorte in cui si spera si affida a due elementi precari ma possibili. Il primo è che i consumatori americani, sui quali da un mese piove una montagna di dollari dai rimborsi fiscali, spendano il più possibile il terzo trimestre e diano un po' di colore, o anche solo di belletto, alla domanda interna. Il secondo è che il petrolio interrompa il suo rialzo secolare almeno per qualche tempo. L'Arabia Saudita sta facendo qualche gesto distensivo, come la conferenza del 22 giugno tra produttori e consumatori e, più concretamente, l'aumento della produzione di 300mila barili (che arriveranno a 500mila). Può darsi che nelle prossime settimane ci sia qualche momento in cui il quadro complessivo apparirà meno negativo. Già dalla seconda metà di giugno i dati macro americani inizieranno a riflettere l'aumento dei consumi. Il 22 ci sarà la conferenza di Jeddah. Il 30 giugno finirà il primo semestre e ci sarà forse qualche tentativo di abbellimento delle performance. In luglio i dati macro positivi (si spera) si moltiplicheranno. La psicosi da inflazione si sarà in parte diradata. Dal momento che le borse sono ora più vicine ai minimi dell'anno che ai massimi di un mese fa c'è qualche spazio di recupero, soprattutto se nei prossimi giorni si andrà di nuovo in ipervenduto. Non stiamo dicendo di comprare alla grande, ma di chiudere gli short e di riportarsi a neutrale per chi è sottopesato. Nulla di più, per il momento. Copyright © Il Rosso e il Nero, settimanale di strategia di Abaxbank per Wall Street Italia, Inc. Riproduzione vietata. All rights reserved parla di questo articolo nel Forum di WSI.

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USA:GREENSPAN,IMMOBILI PROBLEMA CRITICO PER ECONOMIA,MERCATI (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 13-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di ANSA - -->(ANSA) - NEW YORK, 13 giu - Il rallentamento economico è imputabile alla crisi dei mercati finanziari, ma ci sono "poche possibilità" che si tramuti in una profonda recessione. Lo afferma l'ex presidente della Fed Alan Greenspan, secondo il quale il peggio della crisi dei mercati finanziari "é passato o la sarà presto". Il mercato immobiliare resta "un problema critico" e pesa sull'economia, così come sui mercati finanziari che potrebbero non riprendersi pienamente fino a quando i prezzi delle case non si saranno stabilizzati, "forse per la fine dell'anno". (ANSA).

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