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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

 

 

 

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Report "Mercato immobiliare"  6-21 giugno 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Mercato immobiliare

A Sofia i prezzi tornano appetibili ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: dice Marco Montecchi, presidente della Camera di commercio italiana a Sofia –.La bolla immobiliare del periodo 2005-2007, quando le aspettative per l'entrata della Bulgaria nella Ue avevano portato alla corsa agli acquisti, è ormai storia passata e il mercato sta tornando a livelli più realistici».

Prezzi delle case in picchiata ( da "Provincia Pavese, La" del 07-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: la svolta entro settembre Prezzi delle case in picchiata Previsti cali fino al 10% per far ripartire un mercato fermo DENIS ARTIOLI VIGEVANO. I prezzi delle case devono scendere, per forza, altrimenti il mercato immobiliare vigevanese resta paralizzato. E per settembre è previsto un calo dei prezzi del 10%.

Uno risparmia, l'altro dilapida Aria di crisi nella coppia Chimerica ( da "Corriere della Sera" del 07-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: crisi finanziarie spesso accelerano gli spostamenti graduali della tettonica geopolitica e svolgono, nella storia, una funzione simile ai terremoti in geologia. Difatti fu l'inflazione a minare le fondamenta della potenza asburgica e a spianare la strada alla repubblica olandese. Fu la disastrosa Bolla del Mississippi del 1718-19 a indebolire fatalmente la Francia dell'ancien régime,

Quando la crisi... sbocciò tra i tulipani ( da "Giornale di Brescia" del 09-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Se qualcuno si azzarda ad additare le nubi che si stanno accumulando all'orizzonte, viene considerato, nel migliore dei casi, un guastafeste. Era accaduto ad Aby Warburg alla vigilia del '29; è accaduto un paio d'anni fa a Nouriel Roubini quando metteva in guardia contro i rischi della bolla immobiliare americana. Ma l'euforia irrazionale non è una peculiarità dei nostri tempi.

e la destra diventò statalista - alessandro volpi ( da "Tirreno, Il" del 10-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: in una crescita basata quasi interamente sulla spregiudicata finanza della City. Zapatero in Spagna ha dovuto fare i conti con lo scoppio della bolla immobiliare su cui aveva costruito lo slancio dell'economia spagnola. Proprio la sinistra riformista ha caldeggiato in Francia e in Germania le politiche di mercato, puntando sull'innovazione tecnologica e sulla finanziarizzazione.

Ora la crisi fa meno paura ( da "Italia Oggi" del 10-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Anzi il blocco del credito rischia di creare una bolla nella domanda che potrebbe portare a una rapida ripresa dei prezzi in caso di ripresa del flusso bancario. Abbiamo censito molti cantieri negli ultimi mesi, e tutti parlano di un aumento delle visite che però non porta a un aumento delle vendite proprio a causa dei finanziamenti, oggi ridotti al lumicino.

I nuovi progetti prendono forma ( da "Italia Oggi" del 10-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Boeri o Norman Foster e anche alcuni eclettici emergenti del calibro di Daniel Libeskind o della irachena Zaha Hadid dalle architetture quasi visionarie. La parte del leone spetterà ancora una volta a Milano, dove le grandi aspettative per l'Expo 2015 si sono dimostrate superiori ai timori per un possibile scoppio della bolla immobiliare.

Main Street modello per l'Europa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Economist giànel giugno 2005 aveva sottolineato come l'impennata dei prezzi delle case in corso a livello mondiale fosse «la bolla più grande della storia», evidenziando come l'incremento del valore delle proprietà immobiliari nei paesi avanzati negli ultimi 5 anni fosse stato pari al 100% del Pil complessivo degli stessi (16 giugno 2005).

Tiene il mercato immobiliare ( da "Affari Italiani (Online)" del 11-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: estero come a casa. Lo sviluppo del business immobiliare nella macro regione alpina", in occasione della fiera EIRE (Expo Italia Real Estate). E nell'attuale periodo di crisi mentre scendono i prezzi delle case in Europa, tiene l'Italia e la Svizzera. Attesa la ripresa, proprio per la convenienza dei prezzi inferiori rispetto al passato.

Un calcio alla crisi ( da "Manifesto, Il" del 12-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: esplosione della bolla immobiliare, con danni visibili ovunque nel paese, -32,6% le vendite di case nel 2008. Che c'entra Pérez? La sua principale attività sono le costruzioni. Guida il gruppo Acs, che nel primo trimestre del 2009 ha aumentato gli utili del 118% perdendo un po' nell'immobiliare, -9% rispetto al primo trimestre del 2008 ma sempre meglio di quel -

Casa, prezzi in discesa Ma verso valori reali ( da "Arena, L'" del 13-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Prezzi delle case in calo: la crisi economica si fa sentire anche sul mattone. Secondo i dati su Verona di Tecnocasa Group, le quotazioni degli immobili abitativi nel 2008 sono diminuite del 6,4% e nella seconda parte dell'anno del 3,6%. A soffrire di più le zone di Borgo Roma e Golosine (-6,7%), a seguire il centro (-3,

Nel caos della crisi ecco i Bond people del petrolio di Stato ( da "Riformista, Il" del 13-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Nel caos della crisi ecco i Bond people del petrolio di Stato Recessione/1. La Borsa non convince più, i Bot rendono zero, nelle case investono in pochi al tempo della bolla immobiliare e l'inflazione potrebbe mangiarsi i capitali liquidi. Per questo la maxi-obbligazione di Eni è davvero, come ha detto Scaroni,

Il mattone frena, i prezzi in picchiata ( da "Provincia Pavese, La" del 13-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Scenario immobiliare pavese», pubblicazione ufficiale della Federazione italiana mediatori ed agenti d'affari. Scenario che, per non usare giri di parole, conferma che la "bolla immobiliare" è scoppiata. «Il ribasso medio dei prezzi immobiliari si può stimare attorno al 10 per cento - conferma così il presidente della Fimaa provinciale Fabio Bianco -

La Lettonia come l'Argentina È sull'orlo della bancarotta ( da "Unita, L'" del 13-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: la Lettonia attraversa una delle peggiori crisi economiche e politiche della sua storia», commenta il giornale lettone Neatkariga Rita Avize. Oltre alle prime pagine dei giornali europei, la repubblica baltica attira l'attenzione di economisti come Nouriel Roubini, celebre per aver previsto lo scoppio della bolla immobiliare.

Casa, prezzi in discesa ( da "Arena.it, L'" del 13-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Prezzi delle case in calo: la crisi economica si fa sentire anche sul mattone. Secondo i dati su Verona di Tecnocasa Group, le quotazioni degli immobili abitativi nel 2008 sono diminuite del 6,4% e nella seconda parte dell'anno del 3,6%. A soffrire di più le zone di Borgo Roma e Golosine (-6,7%), a seguire il centro (-3,

Quelli che... la Lehman era una banca solida ( da "Secolo XIX, Il" del 15-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Quel verbo che nutriva il pensiero di Alan Greenspan presidente della Fed, la Banca Centrale degli Stati Uniti; un pervicace paladino della deregulation, fermamente convinto che ogni controllo «inibisce la libertà d'azione del mercato». Ora lo vada a raccontare agli sfrattati per l'esplosione della bolla immobiliare.

La bolla speculativa? Colpa degli spiriti animali ( da "Milano Finanza (MF)" del 16-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Resta il fatto che il boom dei prezzi delle case, e il successivo collasso sono stati maggiori per le case a basso prezzo. Tutto si riduce dunque agli spiriti animali. Basti dire che la bolla ha influenzato il pensiero di tutti al punto che anche gli organi di vigilanza non hanno fatto nulla per limitare i prestiti.

Confindustria presenta l'osservatorio immobiliare dei prezzi ( da "Denaro, Il" del 16-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: osservatorio immobiliare dei prezzi Stamattina a partire dalle 10, presso la sala convegni di Confindustria di Caserta convegno di presentazione dell' "Osservatorio Fiaip dei prezzi degli immobili di Caserta e provincia edizione 2009", realizzato dalla Federazione italiana agenti immobiliari professionali di Caserta in collaborazione con il settimanale di annunci immobiliari "

5 motivi per non acquistare casa/1 ( da "Miaeconomia" del 17-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: PREZZI ANCORA TROPPO ALTI Il mercato immobiliare è quello che maggiormente sta risentendo della crisi economica. Ma il prezzo del mattone, se scende negli altri Paesi, resta ancora alto nella in Italia, dove la bolla scatenatesi dopo il 2001 non è ancora scoppiata. Anche se le compravendite sembrano diminuire - segno di un mercato congelato - le quotazioni,

la spagna trema crollo senza fine dell'immobiliare ( da "Repubblica, La" del 17-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: fra le più colpite in Europa dall´esplosione della bolla immobiliare. I dati di aprile hanno infatti spazzato via la speranza che la crisi dell´edilizia (un settore cruciale nel mix dell´economia spagnola) avesse toccato il fondo. A marzo, la vendita di case era crollata del 24,3%, ma si trattava comunque del calo meno pesante degli ultimi 11 mesi.

Krugman: Temo la sindrome Giappone ( da "Borsa e Finanza" del 20-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Il benessere della Germania, nei primi sette anni del secolo, è stato legata solo a un gigantesco surplus della bilancia commerciale. Com'è possibile che la Germania, che non ha subito la bolla immobiliare, abbia patito la peggior discesa del pil tra le grandi economie?

Saldi estivi per le case Usa ( da "Borsa e Finanza" del 20-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: tra le aule dell'ateneo californiano prevale l'idea che il mercato immobiliare non segnerà il definitivo «down» prima del quarto trimestre del 2009. Ma guai a illudersi per una ripartenza a V. Anche se i prezzi delle case toccheranno il punto più basso tra la fine del 2009 e l'inizio del 2010, serviranno molti anni al valore degli immobili per recuperare il terreno perso.

L'effetto ricchezza è mobile ( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)" del 20-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: La debolezza dei mercati finanziari e lo scoppio della bolla immobiliare hanno colpito la ricchezza delle famiglie sia nel portafoglio che nel mattone. La Federal Reserve ha appena rilasciato i dati sui "flussi di fondi" per il primo trimestre del 2009. Dati che permettono di fare il punto sia sull'indebitamento complessivo del Paese che sulle attività,


Articoli

A Sofia i prezzi tornano appetibili (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: CASA E CASE data: 2009-06-06 - pag: 44 autore: Bulgaria. Due anni fa la capitale rientrava tra le 50 metropoli più care al mondo - Nel 2008 investimenti inglesi al 51% A Sofia i prezzi tornano appetibili Innescata la retromarcia dopo il +48% del 2007 Maurizio Cannone Scende, ma tutto sommato limita i danni. Il mercato immobiliare della Bulgaria, e in particolare della capitale Sofia, tiene meglio della media europea. Secondo le rilevazioni di Eurostat del 19 maggio il primo trimestre del 2009 ha visto un calo delle costruzioni pari al 5,5% rispetto allo stesso periodo del 2008. La media dell'area Euro è stata del -8,7%,mentre l'indice dell'Europa a 27 estende il calo a -9,1%. «Gli investimenti stranieri sono passati nel 2008 dal 20% al 15% del Pil, con una riduzione marcata soprattutto nel settore delle costruzioni – dice Marco Montecchi, presidente della Camera di commercio italiana a Sofia –.La bolla immobiliare del periodo 2005-2007, quando le aspettative per l'entrata della Bulgaria nella Ue avevano portato alla corsa agli acquisti, è ormai storia passata e il mercato sta tornando a livelli più realistici». La progressione degli ultimi anni in Bulgaria è stata infatti vigorosa: prezzi in aumento del 37% nel solo 2005, +16% nel 2006, +27% nel 2007. Con quotazioni a Sofia che hanno toccato il +47,8% nel 2007, tanto da portarla tra le 50 città più care al mondo per prezzo degli immobili (fonte Camera di commercio italiana in Bulgaria). Ora la capitale non è più in classifica e la quotazione media in città si ferma a mille euro al metro quadrato. Il futuro lascia intravedere un periodo ancora lungo di quotazioni basse e quindi buoni affari per chi intende comprare. La maggior parte degli investitori, il 51% del totale, fino alla fine del 2008 era britannico e, a causa della crisi in Gran Bretagna, con ogni probabilità si assisterà a un'ulteriore riduzione dell'apporto di capitali in Bulgaria. I prezzi variano moltissimo nel giro di poche centinaia di metri. Nella centralissima via Vitosha, o nella residenziale via Doctor's Garden, i prezzi delle abitazioni possono arrivare a 3.500 euro al metro quadrato, mentre nella zona più periferica e residenziale ai piedi del monte Vitosha le villette monofamiliari arrivano a 1.500 euro al mq. Non sempre la zona modifica i prezzi degli immobili. Se nel quarto trimestre del 2008 in Bulgaria i prezzi sono scesi del 4,1% a Sofia il calo è stato nello stesso periodo più limitato, -0,7%, e anche la riduzione durante il resto dell'anno dovrebbe essere contenuta, anche a causa della cronica mancanza di spazi di qualità. «Attualmente tutti i settori dell'immobiliare registrano una carenza di nuove realizzazioni – dice Ralph Holland, partner di Cushman & Wakefield Bulgaria –. Lo si deve a una concezione degli investimenti che sta nascendo solo ora in questo paese. Per esempio, solo in questo periodo sta partendo un vero mercato degli uffici. Il Business park Sofia, terminato cinque anni fa, ha impiegato quattro anni per raggiungere il punto di saturazione delle locazioni. Più in generale, solo nel quarto trimestre del 2008 sono arrivati sul mercato di Sofia diversi immobili di standard internazionale. Non a caso i grandiprogetti saranno pronti a partire dal 2010, come il Sofia Airport Center a uso uffici che già oggi è quasi completamente prenotato, o il Carrefour mall a Tsarigradsky Shosse, il primo vero spazio commerciale moderno della città». mcannone@giornalistiassociati.com © RIPRODUZIONE RISERVATA LA FORBICE Si spazia dai 3.500 euro al metro quadrato di Doctor's Garden ai mille euro dei valori medi cittadini - Villette a 1.500 euro al metro Dall'alto. Due parapendisti, partiti dal monte Vitosha, volano sopra la capitale Sofia AFP

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Prezzi delle case in picchiata (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Provincia Pavese, La" del 07-06-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Le agenzie lamentano una forte diminuzione degli appuntamenti e dei contratti, la svolta entro settembre Prezzi delle case in picchiata Previsti cali fino al 10% per far ripartire un mercato fermo DENIS ARTIOLI VIGEVANO. I prezzi delle case devono scendere, per forza, altrimenti il mercato immobiliare vigevanese resta paralizzato. E per settembre è previsto un calo dei prezzi del 10%. «Secondo noi queste sono le cifre a cui dovrebbero essere venduti gli appartamenti in città - spiega Francesco Caputo, di Professione casa, che ha predisposto un borsino immobiliare per Vigevano e Lomellina -. I proprietari dell'usato pensano di poter vendere ancora a 1.300 euro al metro quadro: secondo noi la cifra giusta, a cui si può realmente vendere, è di 1000 euro al metro». Sostiene Daniel Speroni, titolare dell'agenzia Vigevano Case di corso Genova 2: «Purtroppo sta andando molto male, siamo fermi. Io ho l'agenzia qui dal 1999 e questo è il primo anno che ho così poco lavoro. Fino a 2 anni fa ogni mezz'ora dovevamo gestire un appuntamento, eravamo in quattro e si faceva fatica a seguire tutti i clienti. Oggi in due sarebbe più che sufficiente». E le poche richieste che spesso arrivano alle agenzie, sono il segno dei tempi che corrono: «La gente ormai cerca trilocali da 100mila euro e bilocali da 60mila euro. Gli appartamenti belli, oltre i 150mila euro, non li cerca nessuno». Però, spiega Speroni, c'è anche chi cerca la casa indipendente a 120mila euro «ma non esiste», aggiunge. Tra l'altro, il mercato si è bloccato anche rispetto alle vendite agli immigrati: «Non comprano più, perché le banche non concedono più mutui. E' una situazione impressionante, mai vista. Non suona il telefono per settimane intere. Quando riesci a fissare gli appuntamenti, oggi ti dicono che ci pensano, e non tornano più. E' inevitabile che scendano ancora i prezzi». A conferma della situazione, Speroni dice: «Ho impiegato sei mesi a vendere un appartamento nuovo, bello, di 90 metri quadrati, a 128mila euro, un ottimo prezzo, in zona centrale: fino all'anno scorso lo avrei venduto in un'ora Ma la situazione è cambiata da settembre dell'anno scorso». «Vigevano è ferma - sottolinea anche Caputo - da settimane non squilla il telefono. Non c'è richiesta. I clienti che vendono l'usato non vogliono abbassare i prezzi. Però si prevede un calo del mercato, perché prima o poi si deve cedere se si ha necessità di vendere. A settembre i prezzi caleranno». Molti cantieri, in città, sono fermi. «Del resto - spiega Caputo - non ci sono persone che comprano. Spesso i cantieri si fermano perché le imprese edili non hanno più liquidità, le banche non li finanziano più e ci sono poche prenotazioni di appartamenti. Però, per chi ne ha la possibilità, è il momento di acquistare, perché si può strappare un prezzo migliore: adesso il mercato lo fa l'acquirente, non il venditore».

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Uno risparmia, l'altro dilapida Aria di crisi nella coppia Chimerica (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Corriere della Sera" del 07-06-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Corriere della Sera sezione: Opinioni data: 07/06/2009 - pag: 10 PECHINO E WASHINGTON Uno risparmia, l'altro dilapida Aria di crisi nella coppia Chimerica di NIALL FERGUSON D ue anni fa l'economista Moritz Schularick ed io abbiamo coniato la parola «Chimerica » per descrivere quella che ci appariva come la relazione chiave nell'allora dirompente economia globale: Cina più America. La manodopera a basso costo cinese rendeva altamente redditizie le multinazionali americane. I consumatori americani, sempre attenti ai prezzi, dal canto loro mantenevano in attività le aziende cinesi con gli ordinativi per le esportazioni. E le autorità monetarie cinesi trasformavano le eccedenze dell'esportazione in riserve in dollari, allo scopo di impedire l'apprezzamento della loro stessa valuta. Come conseguenza involontaria, la Cina ha finito per accumulare un credito multimiliardario nei confronti degli Stati Uniti, finanziando il deficit americano a prezzi stracciati. Sono stati i tassi bassi a lungo termine abbinati agli errori di politica monetaria commessi dalla Fed, a un'eccessiva leva finanziaria adottata dalle banche, e a un'ingegneria finanziaria scapestrata a gonfiare la bolla immobiliare americana: quando questa è scoppiata, la crisi è stata inevitabile. Per semplificare la storia, pensate a un matrimonio infelice in cui un partner risparmia mentre l'altro scialacqua a più non posso (e chi non conosce almeno una coppia di questo tipo?). Ma poi il partner spendaccione esagera con le carte di credito e allo stesso tempo il partner parsimonioso vede minacciato il suo posto di lavoro. Una relazione fino ad allora stabile comincia a traballare. A febbraio, il People's Daily cinese riconosceva «l'importanza e l'influenza globale» della Chimerica, ma prevedeva l'arrivo imminente di un «periodo di gelo». Stiamo assistendo a una svolta storica, quando l'ago della bilancia pende decisamente da una parte e si allontana da una potenza affermata a favore di uno sfidante emergente? Forse. Le crisi finanziarie spesso accelerano gli spostamenti graduali della tettonica geopolitica e svolgono, nella storia, una funzione simile ai terremoti in geologia. Difatti fu l'inflazione a minare le fondamenta della potenza asburgica e a spianare la strada alla repubblica olandese. Fu la disastrosa Bolla del Mississippi del 1718-19 a indebolire fatalmente la Francia dell'ancien régime, mentre la Gran Bretagna sopravviveva, in quegli stessi anni, alla Bolla dei Mari del Sud con il suo sistema fiscale intatto. Per gran parte del secolo XIX, le crisi finanziarie negli Stati Uniti ebbero solo effetti marginali sulla City londinese. Entro il 1907, però, il crac di Wall Street era già capace di scatenare onde d'urto da un capo all'altro dell'Impero Britannico, annunciando la nuova era di supremazia americana. Qualcosa di simile sta accadendo oggi come conseguenza della crisi finanziaria americana che è iniziata quasi due anni or sono. Considerate soltanto l'impatto di questa crisi su Stati Uniti e Cina. Secondo il Fondo monetario internazionale, l'economia americana subirà una contrazione del 2,8 per cento quest'anno, mentre le previsioni per la Cina indicano una crescita di oltre il 6 per cento. Certo, la Cina non è uscita del tutto indenne dal drammatico crollo delle esportazioni che ha devastato le economie asiatiche nell'ultimo scorcio del 2008 e nei primi mesi del 2009. In percentuale, molti più lavoratori cinesi hanno perso il loro impiego, in confronto agli americani, dall'inizio della crisi a oggi. Eppure io non credo (come fanno alcuni sino-pessimisti) che il regime di Pechino sia seriamente minacciato da disordini civili. Se i nonni sono sopravvissuti al Grande Balzo in avanti e i genitori alla Rivoluzione Culturale, i cittadini cinesi sapranno certamente affrontare un declino nel tasso di crescita dall'11 al 6 per cento. In breve, è forse venuto il momento di credere alle proiezioni elaborate da Jim O'Neill e dai suoi colleghi alla Goldman Sachs, che solo qualche anno fa avevano previsto che il Pil cinese avrebbe raggiunto quello americano entro il 2027. Ancor prima che la sua economia raggiunga il primato mondiale, la Cina può svolgere un ruolo molto più incisivo nei rapporti con gli Stati Uniti. È il coniuge con i soldi di solito ad avere la meglio, specie quando la discussione verte sui debiti dell'altro. «Gli Stati Uniti stanno prendendo decisioni dettate esclusivamente da calcoli interni, prestando scarsa attenzione al mondo esterno », si lamentava ad aprile Zhang Ming, economista dell'Accademia cinese di scienze sociali. «In questo caso, il governo cinese dovrà approntare le difese. Possiamo continuare a finanziare il debito americano, ma dovremo porre alcune condizioni». La grande questione è precisamente: quali condizioni? Timothy Geithner conoscerà il vecchio adagio: quando hai un piccolo debito con la banca, la banca ha il coltello dalla parte del manico; ma quando hai un debito enorme, è l'opposto. Luo Ping, direttore generale dell'Ente di controllo delle banche cinesi, si è espresso con eleganza in un'intervista a febbraio: «Se non acquistiamo buoni del tesoro americano, che cosa ci resta? I buoni del tesoro americani sono un bene rifugio per tutti, e anche per la Cina rappresentano l'unica opzione. È chiaro che vi detestiamo. Quando cominciate a emettere obbligazioni per 1 o 2 trilioni di dollari, sappiamo benissimo che il dollaro si svaluterà, e per questo vi detestiamo, ma che altro possiamo fare?». «Vi detestiamo? ». Qui si annuncia davvero una lite matrimoniale. Speriamo che Mr Geithner sarà bravo a schivare i piatti che volano. Come i divorzi, anche i grandi spostamenti nell'equilibrio del potere sono raramente amichevoli. © Niall Ferguson, 2009 traduzione di Rita Baldassarre CHIARA DATTOLA

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Quando la crisi... sbocciò tra i tulipani (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale di Brescia" del 09-06-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Edizione: 09/06/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:cultura Quando la crisi... sbocciò tra i tulipani Ristampato il libro di Mike Dash che ricostruisce la grande «bolla» speculativa nell'Olanda del '600 Dipinto di Bollongier, 1639 I crack economici e finanziari arrivano sempre quando meno li si aspetta. Se qualcuno si azzarda ad additare le nubi che si stanno accumulando all'orizzonte, viene considerato, nel migliore dei casi, un guastafeste. Era accaduto ad Aby Warburg alla vigilia del '29; è accaduto un paio d'anni fa a Nouriel Roubini quando metteva in guardia contro i rischi della bolla immobiliare americana. Ma l'euforia irrazionale non è una peculiarità dei nostri tempi. Basta sfogliare la storia degli ultimi quattro secoli per imbattersi in bolle speculative di ogni specie alimentate dalla carta moneta di John Law e dalla Compagnia dei Mari del Sud di Robert Harley, dal boom ferroviario e dalla diffusione di Internet. La «tulipanomania» Quella più stravagante rimane però la «tulipanomania», un abbaglio collettivo così pittoresco da suscitare la nostra ilarità di spettatori che si credono assai più smaliziati dei loro antenati. Bene ha fatto la Rizzoli a rimettere in circolazione il libro di Mike Dash, «La febbre dei tulipani. La prima grande crisi economica della storia», con una nuova prefazione di Matteo Motterlini. Il crack ebbe origine dalla mania dei tulipani che contagiò gli olandesi del primo Seicento. I tulipani erano stati importati dalla Turchia intorno al 1560 ed avevano subito sedotto la ricca borghesia delle città olandesi grazie alla loro bellezza. Avere nelle proprie case un vaso di tulipani era come possedere preziose ceramiche dell'epoca Ming o raffinati tappeti orientali. Questa moda riguardò dapprima i ricchi ma si estese gradualmente anche ai meno abbienti alimentando un'imponente domanda di bulbi le cui varietà si contavano ormai a centinaia. A partire dal 1634 i tulipani diventarono una passione nazionale per la quale non si badava a spese. Acquistare bulbi di tulipano significava non soltanto soddisfare una passione irresistibile ma soprattutto compiere un investimento che avrebbe assicurato una ricchezza perenne. Nel 1635 il loro prezzo prese a salire in maniera stupefacente. Esso raddoppiava prima nell'arco di sei mesi, poi di qualche settimana, e infine di pochi giorni. Per non lasciarsi sfuggire una sia pur minima possibilità di guadagno, gli speculatori inventarono una nuova tecnica di vendita, simile a quella degli odierni futures. A settembre si contrattavano i bulbi appena piantati che sarebbero stati consegnati nove mesi dopo. Speculazione e crisi Nel 1636 l'euforia superò ogni misura. In un atto notarile dell'epoca si legge che in cambio del bulbo di una specialità particolarmente rara, un contadino consegnò al venditore «due staia di grano e quattro di segale, quattro vitelli grassi, otto maiali, una dozzina di montoni, quattro misure di burro, mille libbre di formaggio, un letto, qualche vestito e una tazza d'argento». Era la prova incontrovertibile che la situazione era ormai sfuggita di mano, ma, a quel che si sa, nessuno mise in guardia gli speculatori contro eccessi che non si erano mai visti. Le prime voci di crisi si avvertirono ad Harlem il 2 febbraio 1637. Il 4 febbraio le voci si trasformarono in panico e i prezzi dei bulbi cominciarono a scendere. Tre giorni più tardi i produttori decisero di convocare un'assemblea generale che si riunì il 24 febbraio. Per dare un po' di respiro ai compratori insolventi che avevano acquistato a credito bulbi ormai senza valore, essa decise di annullare tutti i contratti stipulati dopo il 30 novembre dell'anno precedente. Ma tutto fu vano. Qualche settimana più tardi le autorità si videro costrette a sospendere le contrattazioni. La tulipanomania era finita trascinando con sé le fortune piccole e grandi di migliaia di famiglie. Oggi, grazie alla neuroeconomia, sappiamo qualcosa in più circa le reazioni del nostro cervello di fronte alle prospettive di facili guadagni o di rischi sproporzionati rispetto alle ragionevoli attese dei futuri rendimenti. Ma c'è da dubitare che queste conoscenze possano prevenire in futuro crisi come quella che stiamo attraversando. A nulla sono valse, finora, le lezioni della storia. Giovanni Vigo

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e la destra diventò statalista - alessandro volpi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Tirreno, Il" del 10-06-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

EUROPA ED ELEZIONI E LA DESTRA DIVENTò STATALISTA ALESSANDRO VOLPI La crisi economica ha aiutato il centro destra nel risultato elettorale europeo: di fronte al calo del Pil, alla disoccupazione, al crollo delle Borse e al calo dei consumi, gli elettori del vecchio continente hanno mostrato di non credere più alle ricette della socialdemocrazia e della forze progressiste. Gordon Brown, in Gran Bretagna, ha pagato gli scandali legati alle spese allegre dei propri ministri, ma ha scontato anche l'eccessiva fiducia riposta negli anni passati in una crescita basata quasi interamente sulla spregiudicata finanza della City. Zapatero in Spagna ha dovuto fare i conti con lo scoppio della bolla immobiliare su cui aveva costruito lo slancio dell'economia spagnola. Proprio la sinistra riformista ha caldeggiato in Francia e in Germania le politiche di mercato, puntando sull'innovazione tecnologica e sulla finanziarizzazione. In termini europei questa visione ha significato una strategia di allargamento dell'Unione per favorire processi di delocalizzazione prima nei paesi dell'Est e poi in Turchia, e di consolidamento dell'euro attraverso tassi di interesse più alti rispetto ad altre aree del mondo. Si è venuta costituendo così l'idea di un'Europa dei banchieri, che danneggiava l'export dei produttori nazionali e si reggeva sulla bolla finanziaria. Quando questa è scoppiata, le politiche progressiste hanno subito un colpo durissimo, aggravato dal fatto che la caduta dei prezzi, generata dalla crisi dei consumi, non rendeva più in alcun modo comprensibile la ragione stessa dell'euro come moneta forte per difendersi dall'inflazione. In tale contesto le Destre hanno espresso due efficaci parole d'ordine: il richiamo forte all'intervento dello Stato, accompagnato da un deciso protezionismo, e l'ossessiva insistenza sul tema della sicurezza. Sarkozy, Cameron, in parte la Merkel hanno saputo presentare l'aiuto all'economia nazionale con sussidi pubblici come patrimonio politico delle forze conservatrici, sottraendolo al bagaglio culturale della socialdemocrazia che l'aveva prima coltivato per poi dimenticarlo in anni recenti. In Italia Tremonti, Brunetta, Sacconi non esitano a definirsi legati a una visione "socialista" della politica economica, ponendo in secondo piano la fede nel mercato espressa in passato. Accanto alla celebrazione dello Stato imprenditore, il centrodestra ha posto la questione della sicurezza declinata nei suoi molteplici aspetti: sicurezza del posto di lavoro contro gli "attacchi" degli immigrati, dei confini territoriali rispetto all'ingresso dei clandestini, dei centri urbani e delle periferie. Tutti elementi presentati come politica "popolare" a difesa dei più deboli, in grado di intercettare molto del disagio normalmente orientato a Sinistra. Stato e sicurezza sono così diventati simboli di politiche fondate sull'identità dei popoli, sulla tradizione e sulla religione come collante ben più decisivo della mera appartenenza partitica. La Lega ha capitalizzato al massimo un linguaggio che mescola quote-latte, repressione della clandestinità, municipalismo e assalto ai Fondi pubblici statali da destinare al Nord: un paradigma culturale che qualifica le forze progressiste come estranee alle dinamiche dei territori e dunque espressione della politica "ladrona". In quest'ottica l'Europa diventa un orpello inutile e costoso. La crisi del modello mercatista finisce così per essere la sintesi del declino della socialdemocrazia riformista troppo confusa con una algida tecnocrazia e con un sistema politico autoreferente.

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Ora la crisi fa meno paura (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Italia Oggi" del 10-06-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

ItaliaOggi sezione: Varie data: 10/06/2009 - pag: 22 autore: di Teresa Campo Quattro esperti analizzano gli elementi critici ma anche positivi del trend immobiliare nell'ultimo anno Ora la crisi fa meno paura Molti i fattori che fanno sperare in una ripresa vicina Probabilmente l'annus horribilis del mattone, e soprattutto dell'economia mondiale in genere, non si è ancora concluso. Un anno che non ha risparmiato nessuno e che ha mischiato crisi cicliche con crisi di sistema, bolle speculative e credit crunch, imprese alle corde e banche più che traballanti, fino a far azzardare parole grosse tipo "fine del capitalismo e del modello occidentale". Oggi per fortuna il clima è un po' meno pesante di qualche mese fa e si può cominciare a immaginare come sarà il post crisi. Milano Finanza ne ha parlato con gli esperti del settore, scelti in modo da offrire ciascuno un punto di vista diverso: Luca Arnaboldi, senior partner di dello studio legale Carnelutti, Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, Leo Civelli, amministratore delegato di Reag e Aldo Mazzocco, amministratore delelgato di Beni Stabili.Domanda. Il bilancio dell'ultimo anno è senz'altro pesante. Ma fra le tante cose negative, ce n'è stata anche qualcuna positiva?Arnaboldi. Fatta eccezione per chi la crisi lh'ha vissuta sulla sua pelle, direi che la crisi anzi è stata un'occasione unica per fare pulizia, anche di strumenti poco funzionali, e gettare le basi per una solida crescita nei prossimi 15 anni. Tra gli strumenti non penso solo a quelli più speculativi, ma anche per esempio alle Siiq che nate con le migliori intenzioni, a un anno di distanza mostrano che devono ancora essere messe a punto. Positivo è anche il fatto che la crisi obbligherà a inventare nuovi modi per creare valore nel mattone. Non a caso in questo momento tutto il comparto sta approfittando di situazioni creative: l'Expo che porta con sè una nuova progettualità che a Milano non si vedeva dagli anni '60. Inoltre con il piano casa si parla di nuovo di sviluppi per creare edifici nuovi, appetibili e sostenibili. Infine il tutto è corroborato con il sostegno pubblico perché per vincere la crisi occorre l'intervento dello stato, come dimostra l'esempio della stessa America di Obama. Breglia. Di positivo c'è che per come si erano messe le cose poteva andare molto peggio di così. Come previsto c'è stato un ridimensionamento del mercato immobiliare, dell'ordine del 10% sia in termini di prezzi che di compravendite, un calo del tutto fisiologico. Inoltre rispetto alla debacle degli anni '90, oggi anche oggi siamo in presenza di una crisi immobiliare ma anche economica e finanziaria, però non c'è inflazione e manca la possibilità di investimenti alternativi, per esempio i titoli di stato che allora erano ancora molto generosi. Per queste ragioni la domanda resta ancora forte.Civelli. Dopo 13-14 anni di crescita ininterrotta ci eravamo abituati bene e la crisi ha colto un po' di sorpresa quelli che non avevano vissut la crisi precedente, quella degli anni '90. Ora a comprare sono i pochi che hanno liquidità, come i fondi pensione, Mediolanum e pochi altri, che però stanno facendo ottimi affari, rilevando asset che offrono una redditività superiore del 15-20% rispetto al passato.Mazzocco. La tenuta del mercato italiano è senz'altro uno degli elementi positivi di questa crisi. E positva è anche la tenuta delle banche che in Italia hanno sempre conservato un approccio che non prescindeva mai dal valore al metro quadro di un asset pur aprendo al valore prospettico e ai flussi di cassa. Oggi queso modo di vedere, unito a una scarsità di territorio e di offerta e al basso indebitamento delle famiglie fa sì che, almeno per quanto riguarda gli immobili di qualità, i prezzi non crollino e anzi ci sia qualcuno che addirittura compra.D. La crisi attuale è partita proprio dal mattone. In che modo in futuro cambierà il rapporto tra real estate e finanza?Arnaboldi. Ma in realtà tutto e legato, e quindi non direi che la crisi è partita per colpa del mattone che è stato invece solo la scintilla. Piuttosto direi che il settore immobiliare è funziona come una cartina di tornasole per i sistemi economici. E' accaduta la stessa cosa in Giappone negli anni '80. Breglia. Per un po' di tempo ci sarà ben poca finanza nel mattone. Il problema è che ora non solo non si vedono gli eccessi del passato ma che latita anche il credito normale, quello nella misura del 50%. Anche ai grandi investitori i questo momento le banche chiedono un' equity del 70%, e per di più cercando sempre di suddividere il rischio mettendosi in pool anche per finanziamenti di 20 milioni.Civelli. Credo nulla perché non appena le banche disporranno di nuovo di grande liquidità, ma ci vorranno due o tre anni, riprenderanno a finanziare operazioni anche con ratio del 50-60% di leva, sia pure con criteri più sellettivi e con maggiore professionalità. Mi spiega: finora finanziavano soltanto i progetti, mentre in futuro è possibile che entrino un po' di più nel controllo delle grandi operazioni di sviluppo.Mazzocco. A livello globale il real estate cesserà di essere solo un modo per erogare finanziamenti che tanto poi si cartolarizzavano. Certo non si può separare il mattone dalla finanza, altrimenti non si fa vera attività immobiliare, ma si terrà molto più conto del valore storico di un asset. Per il resto non cambierà nulla: le quotazioni non rischiano molto perché in Italia l'offerta è scarsa e gli edifici solidi, per cui se non si investe in progetti stravaganti, cioè aree lontane da tutto e poco funzionali, e l'indebitamento è infariore al 75-80%, i rischi restano bassi. D. Quali sono le cose da fare subito, da parte di governo, istituzioni, imprese, per sconfiggere la crisi immobiliare o quantomeno limitare i danni?Arnaboldi. Pe rirpartire la risposta è la spesa pubblica, mirata da un lato alla creazione di infrastrutture, strade, ponti, aeroporti... E dall'altro nel creare abitazioni accessibili sotto il profilo dei prezzi a larghe fasce della popolazione, il famoso social housing che il governo sta incentivando anche attraverso l'ingresso nel settore della Cassa depositi e prestiti. A quel punto imprese e istituzioni non potranno non tener conto di quanto farà il governo, che parteciperanno allo sviluppo sia del social housing sia delle cosiddette new town, le nuove città satellite che il Piano casa conta di promuovere nell'hinterland delle grandi città per mettere a disposizione case nuove, accessibili e di standard qualitativo elevato. Breglia. La prima cosa da consentire è una maggiore fluidità finanziaria alle famiglie e agli investitori. Dopodiché fondamentali sono gli aspetti fiscali: agevolazioni all'investimento da parte delle famiglie che vogliono comprare per affittare, gravate invece da una tassazione al 10% e passa sull'acquisto, da un'Ici maggiorata e da una tassasione dei redditi da locazione pari all'aliquota marginale. Inoltre occorrerebbero delle misure anche per fondi specializzati e indirizzati all'affitto, non quelli attuali. Oggi invece si sta rispondendo alla crisi con le strategie degli anni 60. Oggi invece s'è un grande stock di case libere che potrebbero essee messe in circolazione, senza dover ricorrere ancora a nuove costruzioni. Civelli. Il governo deve approvare subito la cedolare secca del 20% sui redditi da affitto perché aiuterebbe chi investe, gli inquilini e in più farebbe arrivare molti immobili sul mercato. Inoltre incentiverei privatizzazioni e cessioni di immobili per riqualificare i centri cittadini e favorirei i cambi di destinazione degli immobili non più utilizzati- e questo per inciso è ciò che blocca per esempio il progetto di Sesto San Giovanni a Milano - in modo da non consumare nuovo territorio, Il tutto incentivando la collaborazione tra pubblico e privato.Mazzocco. Un minimo di liberalizzazione sarebbe certo utile. Uso il condizionale perché in un paese come l'Italia dove si sono distrutte coste, rovinato territorio, la prudenza è d'obbligo. Detto questo, la liberalizzazione serve perché la maggior parte delle famiglie ha dei risparmi che è disposta a investire solo in immobili o per ampliare la casa che già possiede. Quindi sì alla liberalizzazione ma con limiti feroci per non sovraccaricare ulteriormente l'ambiente e le città. In seconda battuta, sarebbe senz'altro utile la riduzione dell'aliquota dei redditi da affitto che ridarebbe slancio agli acquisti per investimento. E infine credo sia necessaria una rivisitazione delle norme sulle Siiq, in particolare i limiti riguardanti l'azionariato, che in questo momento impediscono lo sviluppo del comparto.D. Il piano casa messo a punto dal governo va in questa direzione?Arnaboldi. Direi di sì, anche se nulla può funzionare senza una ripresa del credito. Le banche devono ritornare a fare le banche, e il governo è lì a ricordarglielo, per ora con la moral suasion del ministro Giulio Tremonti, più avanti forse con incentivi più bruschi.Breglia. Del piano casa si potrà parlare quando saranno resi noti tutti i contenuti. Ribadisco però che a mio giudizio per essere efficace non dovrebbe essere un piano per favorire la costruzione o l'ampliamento di nuove case, ma puntare a mettere in circolazione quelle che già ci sono, magari anche frazionando abitazioni ormai in parte inutilizzate. In questo senso va anche l'introduzione della cedolare secca al 20% sugli affitti: attualmente lo stato incassa circa 500 milioni in fiscalità sui canoni, che non vuole mettere a rischio riducendo l'imposizione fiscale, senza alcuna certezza che aiuterebbe a far emergere i redditi sommersi. Civelli. Anche gli aumenti di volumetria aiutano il mercato, ma il rischio è che gli effetti arrivino troppo tardi: tra decisioni, progetazione e documentazione potrebbero arrivare a realizzazione quando la crisi sarà ormai a metà del guado.Mazzocco. Sì, ritengo che vadano nella direzione giusta, soprattutto per quanto riguarda le agevolazioni fiscali e di cubatura per chi ristruttura, ammoderna e adegua a criteri di ecosostenibilità gli immobili esistenti. L'Italia è anche troppo costruita: quello che serve è riqualificare, ragione per cui sono abbastanza freddo anche nei confronti delle cosiddette new town. D. Dopo oltre un decennio di crescita tumultuosa, un deciso rallentamento del settore immobiliare era fisiologico, addirittura auspicabile. Fino a quali livelli potrà ancora considerarsi tale? E quando ci si potrà davvero condiderare fuori dal tunnel?Arnaboldi. La stabilizzazione dei prezzi non si è ancora verificata, anzi l'andamento si può definire erratico e perfino schizofrenico. Purtroppo una crisi come l'attuale, proprio a causa della sua portata e delle grandi implicazioni che porta con sé, potrà richiedere tempi molto lunghi per essere superata. Non solo, ma se tutti i grandi progetti in corso procederanno come da copione, progetti che ritengo di grande respiro e irrinunciabili proprio per creare un nuovo grande ciclo positivo, non escludo che si potranno avere nuovi riflessi negativi sulle quotazioni nel breve medio termine proprio a causa della grande massa di nuove costruzioni che arriveranno sul mercato Breglia. Una flessione dei prezzi e delle transazioni del 10%, come accaduto finora, mostra una correzione fisiologica del trend. Dopodiché occorre vedere cosa accadrà durante l'estate per quanto riguarda l'evoluzione della crisi economica e finanziaria. Oggi il mercato immobiliare è in apnea a causa della crisi del credito, e quindi o riuscirà a respirare o altrimenti non riuscirà di certo a riprendersi. Un'ulteriore caduta dei prezzi non è quindi il rischio maggiore, e anzi non mi preoccupa un'ulteriore flessione del 5-10% perché ribadisco che quello che conta è la domanda, che per fortuna resta forte in tutti i segmenti del mattone. Anzi il blocco del credito rischia di creare una bolla nella domanda che potrebbe portare a una rapida ripresa dei prezzi in caso di ripresa del flusso bancario. Abbiamo censito molti cantieri negli ultimi mesi, e tutti parlano di un aumento delle visite che però non porta a un aumento delle vendite proprio a causa dei finanziamenti, oggi ridotti al lumicino.Civelli. Tutto dipenderà dall'evoluzione della crisi economica, e quindi il segnale della svolta sarà la ripresa della crescita del Pil. Nel real estate il problema è che mancano grossi capitali in grado di assorbire i portafogli che potrebbero arrivare sul mercato, e quindi chi è costretto a vendere deve ridurre i prezzi anche del 20-30%. Per gli immobili direzionali e a uffici i rendimenti sono perciò destinati a tornare al 6,5-7% contro il 5-5,5% ante crisi. Più stabile il settore residenziale che non prevedo subirà grossi scossoni, anche se quelli di livello medio, la famosa fascia di sostituzione, sarà quella che soffrirà di più. Comunque in genere uno crisi dura tre o quattro anni, e per fortuna due sono già passati.Mazzocco. In Italia non si è visto lo sboom immobiliare di Spagna e gran Bretagna, ma solo un rallentamento del mercato, che si è quasi fermato ma senza crollare. Ora occorre che le banche verifichino bene ciò che hanno finanziato negli anni scorsi, e che poi riprendano a farlo: il mattone è al momento il settore meno finanziato dal sistema creditizio. Quanto ai prezzi non ritengo susistano bolle speculative prima delle fase di crescita il mercato aveva prezzi davvero molto bassi.

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I nuovi progetti prendono forma (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Italia Oggi" del 10-06-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

ItaliaOggi sezione: Varie data: 10/06/2009 - pag: 28 autore: di Oscar Bodini In vendita i primi appartamenti del complesso residenziale della Fiera di Milano I nuovi progetti prendono forma Molte le iniziative anche nelle città di Provincia Nonostante il raffreddamento del settore immobiliare, la crisi economia, delle imprese e del credito, i cantieri dei grandi progetti di sviluppo lavorano a pieno ritmo e nei prossimi anni ridisegneranno lo skyline delle principali città italiane. I numerosi concorsi internazionali indetti qualche anno fa dai comuni hanno poi attratto grandi firme dell'architettura contemporanea, come Renzo Piano, Boeri o Norman Foster e anche alcuni eclettici emergenti del calibro di Daniel Libeskind o della irachena Zaha Hadid dalle architetture quasi visionarie. La parte del leone spetterà ancora una volta a Milano, dove le grandi aspettative per l'Expo 2015 si sono dimostrate superiori ai timori per un possibile scoppio della bolla immobiliare. Sotto la Madonnina vedranno la luce grattacieli ricurvi e palazzi dalle forme inusuali immersi in aree verdi che rispondono a criteri di sviluppo compatibile e di sostenibilità ambientale. Gran parte dei progetti sono stati tuttavia concepiti in anni di boom, situazione ben differente rispetto all'attuale contesto di mercato. Esiste quindi un rischio concreto che alcuni rimangano su carta, o che per lo meno vedano dilatati i tempi di realizzazione o vengano modificati in corsa. I due principali progetti entrati invece in fase attuativa sono Citylife e Garibaldi Porta Nuova. Il primo interessa i circa 255mila mq dell'ex Fiera Campionaria, che verranno riempiti con 160mila metri quadrati di spazi verdi, palazzine residenziali di lusso e tre grattacieli dalle forme avveniristiche a destinazione mista (uffici/residenziale), progettati da Zaha Hadid, Arata Isozaki e Daniel Libeskind. Gli sviluppatori - una cordata composta da Generali Properties, Allianz, Immobiliare Lombarda (gruppo Fondiaria-Sai) e Lamaro Appalti - contano di ultimare il quartiere entro il 2014. I prezzi di vendita, in media, saranno intorno a 8.000 euro al metro quadrato. L'altro grande progetto che inizia a prendere forma, Garibaldi Porta Nuova, collegherà corso Como - la mecca delle notti meneghine - all'Isola, uno dei quartieri più caratteristici della città. Sotto la guida di Hines verrà realizzato un grande parco di circa 100 mila metri quadrati (la Biblioteca degli alberi). Saranno poi realizzati oltre 36mila mq di residenziale, con 400 appartamenti esclusivi. I prezzi dovrebbero aggirarsi intorno a 7.600 euro al mq. Tra le residenze più interessanti e sicuramente più richieste ci saranno i 150 appartamenti nei rivoluzionari eco-palazzi progettati da Stefano Boeri. La peculiarità è che le facciate saranno autentici boschi verticali, con un ettaro circa di verde che si arrampicherà lungo le pareti. Obiettivo: abbattere di 2 gradi la temperatura degli interni e ridurre inquinamento e rumore. Voglia di crescere verso l'alto anche a Roma, dove tuttavia tiene banco la necessità impellente di riqualificare le ampie aree cittadine in stato di degrado. Tra i progetti più interessanti in prospettiva, il gruppo Scarpellini è impegnato a realizzare Fare centro a Romanina. Oggetto dello sviluppo sono 92 ettari di territorio, un terzo dei quali a destinazione verde, mentre sulla porzione restante verranno eretti 175mila mq di residenziale. Il progetto porterà la firma del portoghese Manuel Salgado. Non lontano dall'Eur, il gruppo romano sta poi realizzando Acqua Acetosa Ostiense, destinato a ospitare 430 appartamenti di prestigio, rispondenti alle più moderne normative antisismiche e un circolo sportivo. Nelle ultime settimane si è poi sbloccato il progetto Città dei giovani. Dopo anni di ritardi e reiterate revisioni, al termine dell'estate saranno infatti avviati i lavori negli ex Mercati generali di via Ostiense, ripensati dall'architetto olandese Rem Koolhaas. Un investimento di circa 230 milioni di euro, che trasformerà radicalmente il vecchio complesso annonario: quasi 90mila metri quadrati verranno così ripensati con spazi multimediali, piscine, centri fitness, teatri, cinema e negozi. La giunta ha ribattezzato il progetto Centro di Aggregazione Giovanile. E' prevista anche una grande piazza centrale, che sarà utilizzabile come spazio per eventi e spettacoli. Nel sottosuolo, un parcheggio di circa 100 mila mq, capace di ospitare oltre 3.000 vetture.Tra i grattacieli destinati a far concorrenza ai 137 metri del cupolone, svettano invece la Green Tower di Parsitalia, progettata da Jean Marc Schivo e Lucilla Revelli e la torre del Millenium Project alla Muratella, disegnata da Richard Rogers.La prima nascerà all'Eur e sarà un edificio residenziale di 27 piani e 120 metri d'altezza. Sono previsti appartamenti standard ai piani inferiori della torre. Nella parte sovrastante troveranno invece posto gli admiral floor, una serie di spazi condominali dotati di una grande serra per feste ed eventi, un doppio piano con bar, ristorante e spa su due livelli. Grande attenzione sarà data alla bioedilizia, grazie allo studio delle facciate, dei materiali impiegati, dei sistemi di protezione passiva dagli agenti atmosferici. Verranno inoltre installati pannelli fotovoltaici e sistemi di ventilazione e raffrescamento in ogni appartamento. La torre di Rogers, edificata interamente in calcestruzzo e sviluppata per conto di Lamaro Appalti, sàrà invece parte integrante di un progetto più ampio che comprende anche nove edifici residenziali e spazi commerciali. Non solo Milano e Roma. Anche nel resto della penisola sono stati avviati i cantieri che porteranno alla realizzazione di nuovi complessi. Minimo comun denominatore il verde e le soluzioni legate al risparmio energetico. Il comune di Bergamo è pronto a riqualificare l'area Celadina, a sud della città, che ruota intorno a un nuovo parco urbano di 63 mila metri quadrati e prevede hotel, residenze (60 mila metri cubi), terziario e commerciale. A Latina è in fase di realizzazione Torre Pontina, edificio a 34 piani con oltre 350 appartamenti climatizzati e con ampio uso di tecnologie domotiche. A Como sono terminati i lavori di demolizione dell'ex area Ticosa. Il comune realizzerà un parco ricco di alberi ad alto fusto, all'interno di cui troveranno spazio un nuovo borgo, con aree pubbliche e 15 mila metri quadrati di case per residenza e uffici (in tutto 180 appartamenti), 8.500 metri quadrati di negozi e 1.600 parcheggi. Per un progetto che parte, uno (promettente) che rischia di arenarsi nei meandri della burocrazia. Si tratta del Borgo Solare, progettato dal Politecnico di Milano a Cocomaro di Cona, alle porte di Ferrara. Disegnato all'insegna dell'ecosostenibilità e del risparmio energetico, prevede la realizzazione di un centinaio di alloggi, distribuiti in 16 edifici di differenti tipologie (piccoli condomini, villette a schiera, case mono e bifamiliari), con 15mila metri quadrati di giardini, parco botanico e piste pedociclabili. Involucro e serramenti sono all'insegna dell'isolamento termico e acustico, ed è prevista l'istallazione di collettori solari piani e tegole fotovoltaiche. Sarà quindi un complesso residenziale ad alta efficienza, con consumi per riscaldamento inferiori a 30 kWh annui per metro cubo, che possono essere paragonati alla classe A di Casa Clima. Procedono infine i lavori che porteranno, a Sesto Fiorentino, alla costruzione di un complesso di 179 appartamenti del gruppo Margheri: anche in questo caso, le soluzioni tecnologiche adottate puntano a dimezzare le bollette delle famiglie

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Main Street modello per l'Europa (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-06-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-11 - pag: 2 autore: Main Street modello per l'Europa E l'Italia non deve perdere la fiducia nella forza della sua industria manifatturiera di Marco Fortis «è come se gli americani e i britannici avessero vissuto per un decennio in un paradiso di follia risparmiando meno di quanto avrebbero dovuto perché pensavano che i prezzi delle case e delle azioni sarebbero rimasti alti per sempre». Questa frase, che bene sintetizza una delle cause più profonde che hanno originato la crisi mondiale, non è di Carlo Azeglio Ciampi, che pure fu tra i primi a scrivere in un editoriale del 17 settembre scorso sul Messaggero che la politica espansiva americana aveva «drogato il mercato» e «trasferito al mondo intero una sensazione forte e non sana di euforia». Né si tratta di una battuta di Giulio Tremonti tratta dal suo libro premonitore La paura e la speranza o di una riflessione di Romano Prodi, oggi particolarmente impegnato a studiare le asimmetrie e gli squilibri della globalizzazione e della tecnofinanza non regolata. Né è un passaggio del volume della Fondazione Astrid a cura di Giuliano Amato, Governare l'economia globale. Nella crisi e oltre la crisi (aprile 2009). è invece un caustico giudizio dell'Economist (6 dicembre 2008). Lo stesso Economist che nell'aprile 2006 però celebrava in modo inconsueto la Goldman Sachs, dedicandole addirittura una copertina e descrivendola come «una compagnia formidabile per il suo nuovo approccio al rischio». Lo stesso Economist che nel maggio 2005 metteva invece sulla copertina della sua edizione europea l'Italia sostenuta da tante piccole stampelle, descrivendo il nostro Paese come «the real sick man of Europe», a causa della sua bassa crescita economica dovuta a un'eccessiva vocazione manifatturiera, alla concorrenza asiatica e all'impossibilità delle nostre imprese di ricorrere, come in passato, alla svalutazione della lira. Incoerenze e contraddizioni dunque non sono mancate. Tanto è vero che sempre l'Economist giànel giugno 2005 aveva sottolineato come l'impennata dei prezzi delle case in corso a livello mondiale fosse «la bolla più grande della storia», evidenziando come l'incremento del valore delle proprietà immobiliari nei paesi avanzati negli ultimi 5 anni fosse stato pari al 100% del Pil complessivo degli stessi (16 giugno 2005). Il che dimostra che alcune riviste, così come vari economisti, avevano intuito singoli pezzi del problema ma non le sue potenziali interconnessioni e dimensioni globali, che alla fine hanno portato alla più grave crisi economica dai tempi del 1929. è indubbio che nell'ultimo decennio sia stata celebrata come "virtuosa" un tipo di crescita alquanto precaria e non sostenibile nel tempo. Basata, nel mondo avanzato, sul debito privato e sulla bolla immobiliare col sostegno dei risparmi dei paesi emergenti, come ha bene sottolineato su queste colonne Barry Eichengreen. Sicché i paesi "virtuosi" erano quelli il cui Pil cresceva di più a prescindere dal propellente con cui tale crescita veniva alimentata. Oggi è invece chiaro che quei Paesi, cioè Stati Uniti, Gran Bretagna, Spagna, Irlanda, Islanda ecc., sono finiti in un bel pasticcio e hanno originato con il loro indebitamento privato e i loro squilibri interni ed esteri la crisi mondiale stessa. Il debito delle famiglie americane e inglesi è oggi pari a circa il 100% dei Pil dei rispettivi paesi. In Irlanda ogni singolo abitante ha in media oltre 32mila euro di debiti soltanto per i mutui per la casa, in Islanda oltre 56mila. Oggi i "real sick men of Europe", che abbisognerebbero di stampelle molto più robuste di quelle che nel 2005 l'Economist dedicò all'Italia,sono:la Gran Bretagna (con un deficit commerciale estero gigantesco, due delle sue maggiori banche nazionalizzate, un deficit/ Pil previsto dalla Commissione europea al 13,8% l'anno prossimo e un calo dei consumi delle famiglie nel 2009 che sarà il doppio di quello italiano); l'Irlanda (con un calo del Pil nel 2009 del 9%, un sistema bancario anch'esso salvato dallo Stato e le finanze pubbliche dissestate); la Spagna (con un tasso di disoccupazione lanciato senza freni verso il 20% e una bilancia commerciale negativa pesante come quella britannica). Mentre la crisi finanziaria ha letteralmente stravolto i sistemi bancari dell'Olanda e del Belgio. Quanto all'Italia, poiché in questi ultimi anni due soli parametri principali sono stati superficialmente utilizzati per misurare lo stato di salute delle economie, cioè la crescita del Pil e il livello del debito pubblico, il nostro paese non poteva certo ben figurare nelle classifiche internazionali tanto in voga. Eppure già una quindicina di anni fa Giorgio Fuà, nel suo lavoro Crescita economica, ci aveva messi in guardia dall'«insidia delle cifre », stimolando gli economisti a cercare indicatori più completi del Pil per quantificare lo sviluppo dei moderni sistemi economici. L'Italia è entrata in questa crisi mondiale, che non ha in alcun modo contribuito a causare, con famiglie poco indebitate e banche più solide di quelle degli altri paesi. Ma anche con una forte economia non finanziaria, essendo l'unica nazione a collocarsi contemporaneamente al secondo posto in Europa in tutti i tre settori dell'economia "reale", industria, agricoltura e turismo, come evidenziato anche dall'ultimo rapporto congiunto di Symbola e Fondazione Edison. La retorica del declino prevalente negli ultimi anni ha fatto sì che la colpa della bassa crescita del Pil del nostro paese fosse attribuita a una presunta scarsa competitività dell'industria italiana sui mercati internazionali. Ma questa tesi è assolutamente falsa. Infatti, secondo una nostra ricerca, la quota dell'Italia nell'export totale di manufatti non alimentari del G-6 non è mai stata tanto elevata quanto oggi negli ultimi 110 anni, toccando un massimo storico nel 2008, proprio all'inizio dell'attuale crisi economica mondiale, con un surplus con l'estero di 67 miliardi di euro. Anche il Trade Performance Index elaborato dall'Unctad/Wto, d'altronde, pone l'Italia al secondo posto assoluto per competitività nel commercio internazionale dietro la Germania. Dunque, mentre negli altri Paesi le economie si espandevano usando la leva del debito, nei laboriosi capannoni delle nostre fabbriche si compiva un altro miracolo italiano. Taluni economisti "ultra-liberisti" ora evidenziano che i Pil dei paesi manifatturieri esportatori, cioè le "formiche" Giappone, Germania e Italia, caleranno di più nel 2009 dei Pil dei paesi "cicala", come Usa, Gran Bretagna e Spagna. Il che dimostrerebbe, a loro avviso, la superiorità del modello di sviluppo dei secondi rispetto ai primi. Un'altra falsità. Infatti, ciò sta avvenendo soltanto perché i secondi stanno facendo, fin che potranno, più spesa pubblica dei primi per arginare gli effetti della crisi e non perché siano più "sani". Dunque l'Italia deve risolvere i suoi problemi strutturali di cui siamo ben consapevoli (a cominciare dal debito pubblico e dal divario Nord-Sud) ma non deve perdere la fiducia nel suo ruolo di potenza manifatturiera. Nonostante gli ammortizzatori sociali e le reti di solidarietà sul territorio, la crisi mondiale colpirà duramente anche il tessuto industriale italiano, perché i nostri paesi clienti, verso cui si dirigono le nostre esportazioni, sono in gravi difficoltà. Ma, quando tornerà la ripresa, ora che tutti i maggiori paesi sono indebitati a livello "aggregato" (pubblico e privato) in misura analoga o anche più dell'Italia, i reali differenziali di crescita verranno non più dall'aumento dei debiti bensì dalla competitività e dalla capacità innovativa dei sistemi produttivi. L'autore è economista dell'Università Cattolica © RIPRODUZIONE RISERVATA PARAMETRI USURATI Valutare solo la crescita del Pil e il livello del debito pubblico ha fortemente penalizzato il nostro paese nelle classifiche internazionali Famiglie indebitate. Una visitatrice di Art Basel osserva il lavoro dell'artista americana Barbara Kruger ( I shop, therefore I am, Compro dunque sono), opera simbolo del consumismo. Protagonisti alcuni paesi che hanno fatto massiccio ricorso all'indebitamento delle famiglie e alla concessione di finanziamenti senza garanzie. Attualmente il debito delle famiglie americane e inglesi è pari a circa il 100% dei Pil dei rispettivi paesi. In Irlanda ogni singolo abitante ha in media oltre 32mila euro di debiti soltanto per i mutui per la casa, in Islanda oltre 56mila. REUTERS

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Tiene il mercato immobiliare (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Affari Italiani (Online)" del 11-06-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

MilanoItalia Immobili/ A Milano il 70% degli investimenti stranieri in Italia Giovedí 11.06.2009 08:40 Comprar casa a Milano, agli stranieri piace. In un confronto internazionale si posiziona dopo Monaco ma prima di Vienna e Zurigo. E Milano rappresenta il 70% degli investimenti immobiliari di stranieri in Italia, soprattutto tedeschi. Emerge dal convegno sugli investimenti immobiliari internazionali nella macro regione alpina, da Milano a Monaco, da Vienna a Zurigo, "All'estero come a casa. Lo sviluppo del business immobiliare nella macro regione alpina", in occasione della fiera EIRE (Expo Italia Real Estate). E nell'attuale periodo di crisi mentre scendono i prezzi delle case in Europa, tiene l'Italia e la Svizzera. Attesa la ripresa, proprio per la convenienza dei prezzi inferiori rispetto al passato. Con opportunità proprio nella regione alpina, spinata da indicatori come la qualità della vita: Zurigo e Vienna si posizionano tra le prime nel mondo. Milano scende in classifica al quarantanovesimo posto, secondo quanto emerge dai dati della Borsa Immobiliare della Camera di commercio di Milano al 2008 e 2009. "Un contesto sempre più globale e una velocità crescente dei collegamenti - ha dichiarato Antonio Pastore, presidente di Borsa Immobiliare, azienda speciale della Camera di commercio di Milano - sono alla base di una nuova concezione del mercato immobiliare che assume una dimensione sempre più "regionale". Ecco perchá nuovo riferimento per Milano e i milanesi sono le aree vicine e alpine. Diventa interessante una verifica costante nella crescita di questi mercati per investimenti anche internazionali, con ricerche e dibattiti come quello che proponiamo oggi". tags: milano immobili investimenti stranieri

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Un calcio alla crisi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Manifesto, Il" del 12-06-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

IL CASO RONALDO Un calcio alla crisi Francesco Paternò La crisi è finita. L'ottimismo della volontà trionfa. Schopenauer addio, non è più vero che siamo destinati all'infelicità perché desideriamo ciò che non si può avere. Per 160 milioni di euro, abbiamo Kakà e Cristiano Ronaldo che giocheranno insieme nel Real Madrid. Il sogno nel pallone di qualsiasi appassionato di calcio. Presto vedremo i due in mutande bianche su un prato verde, pagati quasi un milione di euro a testa, al mese, in una Spagna economicamente in mutande e champion della disoccupazione europea. Muchos titulos, in tutti i sensi. CONTINUA|PAGINA10 Le pazzie logorano chi non le fa. Sarà che la notizia di Ronaldo, ceduto dal Manchester United per una cifra mai vista, piomba in un'Italia calcisticamente depressa. Niente risultati delle nostre squadre oltre le Alpi, giocatori straricchi che se ne vogliono andare altrove, arbitri che diabolicamente continuano a perseverare nell'errore. Perfino Berlusconi ha perso un mucchio di voti per colpa della vendita di Kakà al Real e la Roma di Totti potrebbe avere un Colonnello quale nuovo azionista di riferimento. Segnali di debolezza per chi è abituato a usare il calcio come straordinario veicolo di consenso. Vista da qui, la Spagna sembra candidamente il migliore dei mondi possibili: il paese va a picco? La blasonata squadra della capitale spende 66 milioni di euro per Kakà e quasi 94 per Ronaldo. Zapatero incassa la sua prima sconfitta elettorale? Continua a tenersi lontano dagli stadi (tifa pure Barcellona, l'anti-Real), non è da lì che passa la sua forza di governo. 160 milioni per due giocatori sono un investimento a rischio? Gli esperti ritengono che si ripagherà con gli interessi, vittorie a parte. Perché in Spagna il sistema calcistico - affaristicamente simile a quello inglese - ricicla velocemente diritti di immagine, merchandising e tutto quanto produce soldi intorno allo spettacolo sportivo. Gli sponsor già scalpitano pensando alla finale di Champions, il massimo torneo europeo, che si terrà proprio a Madrid nel maggio 2010. E cosa non farebbero perché il Real Madrid fosse una delle due finaliste. Nell'attesa, la Spagna dovrebbe chiudere il 2009 con una disoccupazione del 19%, contro il 9,5% della media europea e con investimenti (follie del Real Madrid a parte) in discesa del 12,7% contro il -9 dell'Europa. Ma siamo soltanto alle previsioni Ue da bar sport di Bruxelles. Il paradosso dei paradossi di questa storia ha invece nome e cognome: Florentino Pérez, il sessantenne imprenditore ridiventato lo scorso 1 giugno presidente del Real Madrid dopo esserlo stato per sei anni e poi cacciato nel 2006, già celebre per altri acquisti faraonici come Figo (prelevato nientemeno che dal Barcellona) o Zidane. Pérez spende e spande perché, secondo i conti in tasca della rivista Fortune che censisce i ricchi del mondo con una discreta attendibilità, ha un patrimonio pari a 1,8 miliardi di dollari. Certo, dove oggi trovi tutti questi soldi per comprarsi calciatori nonostante la stretta creditizia, è una domanda perfida non solo dei concorrenti e vincenti del Barcellona. Senza contare che la Spagna è economicamente crollata soprattutto per l'esplosione della bolla immobiliare, con danni visibili ovunque nel paese, -32,6% le vendite di case nel 2008. Che c'entra Pérez? La sua principale attività sono le costruzioni. Guida il gruppo Acs, che nel primo trimestre del 2009 ha aumentato gli utili del 118% perdendo un po' nell'immobiliare, -9% rispetto al primo trimestre del 2008 ma sempre meglio di quel -22% con cui ha chiuso l'ultimo trimestre dell'anno scorso. Insomma, la tendenza starebbe cambiando direzione e Kakà e Ronaldo sono un investimento politico prima che calcistico. Servono a dare una pedata alla crisi. Oltre che al pessimismo della ragione, quattro milioni di disoccupati inclusi.

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Casa, prezzi in discesa Ma verso valori reali (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Arena, L'" del 13-06-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Sabato 13 Giugno 2009 ECONOMIA Pagina 44 IMMOBILI E CRISI. Nel 2008 calo del 6,4%. Per il presidente degli intermediari è un assestamento del mercato dopo anni di aumenti. I consigli per comprare e vendere Casa, prezzi in discesa «Ma verso valori reali» Infortuna (Fiaip Verona): «Affidarsi ad un mediatore professionale, perché un agente su due è abusivo» Prezzi delle case in calo: la crisi economica si fa sentire anche sul mattone. Secondo i dati su Verona di Tecnocasa Group, le quotazioni degli immobili abitativi nel 2008 sono diminuite del 6,4% e nella seconda parte dell'anno del 3,6%. A soffrire di più le zone di Borgo Roma e Golosine (-6,7%), a seguire il centro (-3,9%), Borgo Milano, Stadio e Navigatori (-3,5%) e Borgo Trento (-2,6%). Per Tecnocasa una delle cause è la difficoltà per famiglie e giovani di poter sostenere il mutuo, orientandosi magari su case da ristrutturare per contenere i costi. Per la Fiaip, la federazione nazionale degli agenti immobiliari professionali, si tratta di un assestamento del mercato. «Si sta tornando ai reali valori degli immobili» spiega il presidente provinciale Fiaip, Giovanni Infortuna, «dopo anni di aumenti. La casa è ancora un investimento che dà certezze, e in questo momento di flessione bisognerebbe comportarsi in controtendenza e comprare. Soprattutto di fronte a previsioni di una ripresa economica dal 2010 quando si presume i prezzi risaliranno». Anche l'euro ha contribuito all'aumento dei prezzi. Secondo i dati Fiaip, nella zona sud di Verona, nel 2000 il valore di vendita di una nuova costruzione era di 2,2 milioni di lire il metro quadro e il costo di costruzione di circa 1 milione di lire il mq; nel 2008 la stessa tipologia aveva un valore di vendita di 2200-2300 euro al mq e un costo alla costruzione di 1000 euro al mq. Proprio per evitare stime non corrette o pretese ingiustificate dei proprietari, la Fiaip dal 2003 ha creato un Osservatorio che pubblica e distribuisce gratuitamente a cadenza annuale i dati sui valori reali delle case, basati sulle compravendite realmente effettuate. Soprattutto ora, in un momento così delicato per il mercato, per il presidente Infortuna occorre comprare bene. E per farlo assume ancor più importanza la figura del mediatore immobiliare. «Ma bisogna affidarsi a operatori professionali, iscritti al ruolo e dotati di patentino» avverte, «perché purtroppo il 50% degli operatori è abusivo. Il cliente, anche quando si rivolge ad una agenzia, non verifica quasi mai questo requisito, che invece è una garanzia. I nostri associati hanno alle spalle corsi, esami e aggiornamenti continui, e, oltre a far incontrare domanda e offerta, sono tenuti ad effettuare una serie di verifiche sull'immobile, la planimetria catastale, la concessione edilizia, la presenza di ipoteche. Un vero servizio di consulenza». Che ha un costo: «È la provvigione» spiega il presidente Fiaip, «che di solito è al 3%, ma può variare secondo le caratteristiche del mercato e dell'immobile, e va per questo concordata, così come i modi e i tempi e l'esclusività o meno del mandato. Oggi il mercato è molto più difficile e per concludere una compravendita ci vogliono mediamente sei mesi, quando fino a un anno e mezzo fa bastavano 1-2 mesi». La Fiaip conta a Verona 300 associati (sui circa 7-800 mediatori iscritti a ruolo), in Veneto 1200 e circa 11mila a livello nazionale. «Noi facciamo la nostra parte per la formazione e per il controllo dell'operato e della serietà dei nostri associati» spiega Infortuna, «ma c'è un vuoto legislativo da colmare per dare un ruolo riconosciuto a questa professione. Nel frattempo stiamo preparando con Confedilizia uno sportello di consulenza gratuita sulle compravendite, non sul valore degli immobili ma su modalità, diritti e doveri della transazione, per arrivare ad un preliminare che non dia poi adito a contese».  

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Nel caos della crisi ecco i Bond people del petrolio di Stato (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Riformista, Il" del 13-06-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Nel caos della crisi ecco i Bond people del petrolio di Stato Recessione/1. La Borsa non convince più, i Bot rendono zero, nelle case investono in pochi al tempo della bolla immobiliare e l'inflazione potrebbe mangiarsi i capitali liquidi. Per questo la maxi-obbligazione di Eni è davvero, come ha detto Scaroni, «un'operazione di sistema». Offre un'alternativa. Vertici. Paolo Scaroni, amministratore delegato Eni, insieme al presidente dell´azienda Roberto Poli di Gianmaria Pica Nella Grande Recessione, gli italiani - che da sempre hanno un tasso di risparmio elevato - non sanno dove investire: il mercato immobiliare è fermo, quello finanziario è troppo volatile e i rendimenti dei titoli di Stato sono bassissimi. Ma sta arrivando una nuova opportunità di investimento. Lunedì partirà l'operazione Eni-bond (l'ultima risale al 1995), che consiste nell'emissione di un milione di obbligazioni - che saranno quotate al Mot (il mercato telematico delle obbligazioni e dei titoli di Stato di Borsa Italiana) - del valore di mille euro ciascuna. Gli analisti già si aspettano un ampia sottoscrizione dagli italiani. L'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni - che giovedì, in conference call, ha presentato la nuova emissione dei bond targati Eni - si dice fiducioso sulla risposta del mercato alle obbligazioni dedicate ai soli investitori italiani (istituzionali e piccoli risparmiatori). Se l'intera operazione, dal valore complessivo di un miliardo di euro, riceverà più consensi rispetto alle aspettative, è aumentabile fino a due miliardi di euro: «Sono ragionevolmente confidente - ha detto Scaroni - che la risposta sarà positiva tenuto conto del merito di credito di Eni». Secondo il professor Andrea Beltratti, economista della Bocconi, questa operazione sarà ben accolta dagli investitori: «La sottoscrizione degli Eni-bond - ha spiegato Beltratti al Riformista - potrebbe trovare un ampio margine di interesse, sia tra i piccoli risparmiatori italiani sia tra gli investitori istituzionali». Qualcuno ha ipotizzato che in questo momento di austerity - dove la Grande Recessione ha congelato il mercato immobiliare e la differenza dei tassi d'interesse pubblici e privati è molto alta - gli italiani che hanno investito nei sicuri - ma poco redditizi - titoli di Stato (i cosiddetti bot-people), andranno a posizionarsi nei corporate bond. Lo stesso Scaroni ha spiegato che sarà un'operazione che «favorisce tutto il sistema Italia nella necessità di rafforzare gli stati patrimoniali» e le obbligazioni Eni saranno destinate ai risparmiatori che rappresentano «un'Italia che si rimette in moto dopo la crisi finanziaria degli ultimi anni». Beltratti, che si aspetta «un'elevatissima sottoscrizione alle obbligazioni Eni», perchè l'azienda guidata da Scaroni, «oltre a operare in un settore produttivo e strategico è anche economicamente sicura», vuole rivolgere un consiglio ai futuri bond-people: «Fate bene a investite negli Eni-bond, ma fatelo solo in un contesto di portafoglio molto diversificato». La preoccupazione di Beltratti è che l'Eni - nonostante sia un'azienda con bassissimi rischi finanziari, grazie anche alla garanzia della partecipazione dello Stato (ministero dell'Economia e Cassa depositi e prestiti controllano il 30,32 per cento dell'azienda petrolifera) - come ogni altra società ha una percentuale di rischio: «Dobbiamo imparare dai casi Cirio, Parmalat e Argentina. Anche per l'Italia, seppur in percentuale minima, c'è un rischio default». L'incasso dell'intera operazione sarà utilizzato da Eni per la gestione operativa della società, incluso il rifinanziamento e il consolidamento dell'indebitamento (al 31 dicembre 2008 ammontava a 20,837 miliardi di euro). Il prospetto informativo dell'azienda, non lascia dubbi: «I proventi dell'offerta saranno usati per rimborsare i debiti a breve». Indebitamento a breve termine che nel bilancio 2008 ammontava complessivamente a 6,908 miliardi di euro. È tuttora in corso (terminerà il 19 giugno) l'operazione di ricapitalizzazione dell'Enel. Il dubbio che ci possa essere una sovrapposizione nell'offerta agli investitori rispetto all'aumento di capitale della società guidata da Fulvio Conti è stato chiarito da Scaroni: «Ci rivolgiamo - ha spiegato in numero uno dell'Eni - a due mercati molto diversi: noi guardiamo solo al mercato italiano, mentre Enel guarda ai mercati globali». 13/06/2009

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Il mattone frena, i prezzi in picchiata (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Provincia Pavese, La" del 13-06-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il mattone frena, i prezzi in picchiata Un calo del 10% per i valori al metro quadro e cantieri bloccati Tengono soltanto le «soluzioni» di fascia alta in centro storico STEFANO ROMANO VOGHERA. La borsa è ballerina, il rendimento dei titoli di Stato è vicino allo zero, e ora nemmeno più il mattone è un investimento certo. Nel giro di un anno appena, il prezzo delle case a Voghera è crollato del 10 per cento circa. In pieno centro, un appartamento nuovo o ristrutturato va dai 1.880 euro i 2.400 euro al metro quadrato: dodici mesi fa il prezzo massimo superava i 2.500 euro al metro. E in piazza Duomo si narra di attici venduti anche a 3mila euro al metro. Cifra alta, ma non fantascientifica per Voghera centro. Appena fuori dal centro, poco oltre la circonvallazione interna, va anche peggio con prezzi massimi che non superano, per il nuovo, i 1.800 euro al metro. In periferia, oltre la seconda circonvallazione, un appartamento nuovo può scendere fino a mille euro al metro: 200 euro in meno rispetto al prezzo di una casa in centro con trent'anni di vita. In questa situazione, tengono soltanto i prezzi dei box (il massimo dell'investimento visto che non hanno spese vive di manutenzione e garantiscono introiti da affito certi), e gli alloggi di fascia alta per i quali il prezzo si fa "a corpo" invece di essere calcolato semplicemente a metro quadrato. Insomma, conta l'insieme di quello che si compra. I dati (riportati nel dettaglio nella tabella a fianco) si ricavano dallo «Scenario immobiliare pavese», pubblicazione ufficiale della Federazione italiana mediatori ed agenti d'affari. Scenario che, per non usare giri di parole, conferma che la "bolla immobiliare" è scoppiata. «Il ribasso medio dei prezzi immobiliari si può stimare attorno al 10 per cento - conferma così il presidente della Fimaa provinciale Fabio Bianco -. Un ribasso sostanzialmente spalmato su tutte le tipologie imobiliari: in centro come in periferia, sui bilocali come sugli appartamenti più grandi. Si salvano, se così si può dire in un contesto come quello che viviamo, gli alloggi di fascia alta o altissima (grandi ville alle porte della città o attici di grande metratura e finiture di pregio in pieno centro storico), ma soltanto perchè in casi come questi il prezzo difficilmente si calcola sul valore al metro quadrato, ma piuttosto "a corpo", overo su un valore dell'immobile che comprende anche parametri diversi dalla semplice metratura». Ecco, così, che le quotazioni di mercato penalizzano bilocali e trilocali (che sono poi i tradizionali beni rifugio per chi vuole investire fuggendo dagli alti e bassi della borsa), molto più di quanto non penalizzino la villa a ridosso del centro storico o l'attico affacciato su piazza Duomo. Resta un dubbio: visto che il calo dei prezzi immobiliari è diffuso in modo sostanzialmente omogeneo in tutta la provincia, Voghera sta meglio o peggio degli altri grandi centri pavesi? «Sta un pochino meglio - risponde Bianco - ma si deve soltanto al fatto che il mercato immobiliare di Voghera è molto più "tranquillo" di quello di Pavia. Nel capoluogo gli studenti movimentantano gli affitti e il polo sanitario quello dei piccoli appartamenti. A Voghera le compravedite i passaggi sono invece più lenti: la crisi è arrivata più tardi, ma in compenso resterà un po' più a lungo».

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La Lettonia come l'Argentina È sull'orlo della bancarotta (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Unita, L'" del 13-06-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

La Lettonia come l'Argentina È sull'orlo della bancarotta FRANCESCA SIBANI «La Lettonia si contende con l'Islanda il titolo di Paese più colpito dalla recessione mondiale», scrive il Financial Times. «A 5 anni dall'ingresso nella Ue, la Lettonia attraversa una delle peggiori crisi economiche e politiche della sua storia», commenta il giornale lettone Neatkariga Rita Avize. Oltre alle prime pagine dei giornali europei, la repubblica baltica attira l'attenzione di economisti come Nouriel Roubini, celebre per aver previsto lo scoppio della bolla immobiliare. «Dopo il fallimento di un'asta pubblica per la vendita di titoli di Stato, le autorità di Riga stanno cercando disperatamente di evitare una svalutazione del lat, la moneta locale», racconta Roubini sul Financial Times. «La Lettonia sta attraversando una crisi simile a quella dell'Argentina nel 2000-2001: una grave recessione causata da una serie di shock finanziari a livello globale, accompagnata a un improvviso prosciugamento dei capitali stranieri in entrata e alla necessità di ridurre il debito con l'estero». Inoltre, il tasso di cambio tra lat ed euro è pressoché fisso (un euro equivale a 0,70 lat), e la moneta lettone è sopravvalutata. «Come nel caso dell'Argentina», continua Roubini, «il sostegno finanziario di istituzioni esterne come il Fondo monetario internazionale o l'Unione europea potrebbe rivelarsi uno spreco di denaro. Queste risorse sarebbero più utili per mitigare i danni collaterali di una svalutazione del lat». Internazionale www.internazionale.it

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Casa, prezzi in discesa (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Arena.it, L'" del 13-06-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Prezzi delle case in calo: la crisi economica si fa sentire anche sul mattone. Secondo i dati su Verona di Tecnocasa Group, le quotazioni degli immobili abitativi nel 2008 sono diminuite del 6,4% e nella seconda parte dell'anno del 3,6%. A soffrire di più le zone di Borgo Roma e Golosine (-6,7%), a seguire il centro (-3,9%), Borgo Milano, Stadio e Navigatori (-3,5%) e Borgo Trento (-2,6%). Per Tecnocasa una delle cause è la difficoltà per famiglie e giovani di poter sostenere il mutuo, orientandosi magari su case da ristrutturare per contenere i costi. Per la Fiaip, la federazione nazionale degli agenti immobiliari professionali, si tratta di un assestamento del mercato. «Si sta tornando ai reali valori degli immobili» spiega il presidente provinciale Fiaip, Giovanni Infortuna, «dopo anni di aumenti. La casa è ancora un investimento che dà certezze, e in questo momento di flessione bisognerebbe comportarsi in controtendenza e comprare. Soprattutto di fronte a previsioni di una ripresa economica dal 2010 quando si presume i prezzi risaliranno». Anche l'euro ha contribuito all'aumento dei prezzi. Secondo i dati Fiaip, nella zona sud di Verona, nel 2000 il valore di vendita di una nuova costruzione era di 2,2 milioni di lire il metro quadro e il costo di costruzione di circa 1 milione di lire il mq; nel 2008 la stessa tipologia aveva un valore di vendita di 2200-2300 euro al mq e un costo alla costruzione di 1000 euro al mq. Proprio per evitare stime non corrette o pretese ingiustificate dei proprietari, la Fiaip dal 2003 ha creato un Osservatorio che pubblica e distribuisce gratuitamente a cadenza annuale i dati sui valori reali delle case, basati sulle compravendite realmente effettuate. Soprattutto ora, in un momento così delicato per il mercato, per il presidente Infortuna occorre comprare bene. E per farlo assume ancor più importanza la figura del mediatore immobiliare. «Ma bisogna affidarsi a operatori professionali, iscritti al ruolo e dotati di patentino» avverte, «perché purtroppo il 50% degli operatori è abusivo. Il cliente, anche quando si rivolge ad una agenzia, non verifica quasi mai questo requisito, che invece è una garanzia. I nostri associati hanno alle spalle corsi, esami e aggiornamenti continui, e, oltre a far incontrare domanda e offerta, sono tenuti ad effettuare una serie di verifiche sull'immobile, la planimetria catastale, la concessione edilizia, la presenza di ipoteche. Un vero servizio di consulenza». Che ha un costo: «È la provvigione» spiega il presidente Fiaip, «che di solito è al 3%, ma può variare secondo le caratteristiche del mercato e dell'immobile, e va per questo concordata, così come i modi e i tempi e l'esclusività o meno del mandato. Oggi il mercato è molto più difficile e per concludere una compravendita ci vogliono mediamente sei mesi, quando fino a un anno e mezzo fa bastavano 1-2 mesi». La Fiaip conta a Verona 300 associati (sui circa 7-800 mediatori iscritti a ruolo), in Veneto 1200 e circa 11mila a livello nazionale. «Noi facciamo la nostra parte per la formazione e per il controllo dell'operato e della serietà dei nostri associati» spiega Infortuna, «ma c'è un vuoto legislativo da colmare per dare un ruolo riconosciuto a questa professione. Nel frattempo stiamo preparando con Confedilizia uno sportello di consulenza gratuita sulle compravendite, non sul valore degli immobili ma su modalità, diritti e doveri della transazione, per arrivare ad un preliminare che non dia poi adito a contese». Daniela Bruna Adami Daniela Bruna Adami

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Quelli che... la Lehman era una banca solida (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Secolo XIX, Il" del 15-06-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Quelli che... la Lehman era una banca solida pierfranco pellizzetti «La Lehman Brothers? È una banca solida», dichiarava il guru finanziario Allen Sinai il 21 agosto 2008. Venticinque giorni dopo la banca falliva miseramente. Solo un caso tra i tanti, che si sono succeduti in questi ultimi mesi mettendo a dura prova la credibilità della scienza economica e dei suoi santoni; rivelatisi incapaci di prevedere l'arrivo di una crisi devastante, che ha scosso dalle fondamenta il sistema creditizio e lo stesso impianto economico mondiale. Prendendo tutti in contropiede. Ma - allora - gli studiosi del settore che ci stavano a fare? Questa domanda che ora si pone Roberto Petrini, brillante giornalista di Repubblica, nel suo ultimo saggio "Processo agli economisti" (Chiarelettere, 2009). Una domanda che il nostro amico è legittimato a formulare perché da anni - e a lungo sotto l'autorevole guida di Paolo Sylos Labini - esplora i meandri di industria e finanza (a differenza di tanti suoi presunti colleghi, ansiosi solo di intrupparsi nel vippume vacanziero a Cortina o Courmayeur). Ora - dunque - tutti parlano di un crac equiparabile a quello del '29, che ha bruciato qualcosa come 2.200 miliardi di dollari, spargendo a piene mani disoccupazione e miseria. Ma tutto questo non è avvenuto per caso; è stato determinato da macroscopici errori previsionali, mischiati a menzogne e pretenziose quanto irresponsabili costruzioni mentali. Denunciate da tempo da qualche "grillo parlante" fuori dal coro; e perciò oggetto di derisione da parte del sinedrio degli ortodossi: da Nouriel Roubini in America a Marco Vitale a casa nostra. Forse l'equivoco è già insito nel concetto stesso di scienza economica. Qualcosa di ben diverso dalla scienza vera e propria, intesa come conoscenza verificabile. Al contrario i centomila aderenti alla corporazione mondiale degli economisti si erano da tempo consegnati a una ideologia mistificatoria, promossa dall'Università di Chicago e basata su alcune credenze oggetto di fede acritica: in particolare la fanfaluca dell'homo oeconomicus, che agisce sempre in maniera razionale quanto perfettamente informata, e di mercati prevedibili nei loro andamenti immutabili. Sicché, quando si presentano discontinuità e rotture, i chierici del verbo liberista non sanno più che pesci prendere. Anche perché, in questi ultimi decenni, erano riusciti nell'impresa di mettere fuori gioco un pensiero ben più profondo e strumentato del loro - quello di John Maynard Keynes, il teorico dell'intervento pubblico anticiclico - che già in passato si era rivelato prezioso per affrontare e risolvere le ricorrenti crisi del capitalismo, del mercato lasciato a se stesso. Ma qui l'ignoranza si coniuga con la malafede. In quanto tale involuzione dottrinaria del pensiero economico non è stata casuale. Rispondeva a ben precisi interessi che foraggiarono più che concretamente la svolta teorica verso il mercatismo. Come ci rivela la storia del Premio Nobel per l'economia. Non istituito insieme agli altri (per fisica, chimica, medicina, letteratura e pace) dall'inventore filantropo Alfred nel 1901, ma creato ad arte sessantotto anni dopo dai banchieri svedesi per finanziare e premiare la svolta liberista che tanto favoriva i loro affari. Nacque così quell'asse Stoccolma-Chicago per cui il 70% dei premiati è proveniente da università americane propugnatrici del verbo liberista. Quel verbo che nutriva il pensiero di Alan Greenspan presidente della Fed, la Banca Centrale degli Stati Uniti; un pervicace paladino della deregulation, fermamente convinto che ogni controllo «inibisce la libertà d'azione del mercato». Ora lo vada a raccontare agli sfrattati per l'esplosione della bolla immobiliare. Insieme ai suoi epigoni italiani, tipo l'Alberto Alesina (profeta del "liberismo di sinistra" con l'altrettanto noto Francesco Giavazzi) che su La Stampa del 20 agosto 2007 così gongolava: «Quella in atto è una correzione come ce ne sono state altre. No, non vedo in arrivo lo scoppio di una bolla.». A conferma della perfida battuta: «L'economista è un esperto che verrà a sapere domani perché ciò che ha previsto ieri non si è verificato oggi». Pierfranco Pellizzetti è opinionista di MicroMega 15/06/2009

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La bolla speculativa? Colpa degli spiriti animali (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza (MF)" del 16-06-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

MF sezione: Commenti & Analisi data: 16/06/2009 - pag: 8 autore: di Robert J. Shiller* La bolla speculativa? Colpa degli spiriti animali L'attuale situazione economica è l'esempio perfetto dell'importanza del comportamento umano in economia. Gli economisti che non hanno preso in considerazione la forza di queste storie, limitandosi alle teorie quantitative, si sono persi l'arrivo della crisi, suscitando critiche da più parti. Siamo arrivati a questo punto grazie alle bolle immobiliare e azionaria, anzi quanto al mattone si tratta della più grande bolla della storia degli Stati Uniti. Già nel 2005 affermavo che queste bolle avrebbero potuto portare alla recessione mondiale. Ma che cosa ha provocato la bolla immobiliare? Al di là delle numerose ipotesi che sono state, i fattori decisivi sono stati la fiducia generalizzata nel fatto che il mattone fosse il migliore investimento possibile e il timore di non avere più terreni a disposizione. È persino incredibile, ma è lo stesso timore che ha portato alla bolla dei prezzi immobiliari a Los Angeles negli anni Ottanta. Londra e Los Angeles hanno attraversato gli stessi alti e bassi tra la fine degli anni 80 e l'inizio degli anni 90, e di nuovo negli ultimi anni. Le istituzioni sono state incolpate di questa crisi, ma non sono le principali responsabili. È vero, la rivoluzione dei mutui subprime ha visto broker senza regole concedere prestiti a consumatori con redditi troppo bassi. Solo cattiva fede? Difficile dire. Resta il fatto che il boom dei prezzi delle case, e il successivo collasso sono stati maggiori per le case a basso prezzo. Tutto si riduce dunque agli spiriti animali. Basti dire che la bolla ha influenzato il pensiero di tutti al punto che anche gli organi di vigilanza non hanno fatto nulla per limitare i prestiti. L'ipotesi era che «i prezzi delle case salgono sempre». Perché nelle ultime settimane la fiducia è tornata? A mio avviso, gli spiriti animali sono di nuovo al lavoro. Secondo alcuni, questo ritorno della fiducia è addirittura dovuto al cambiamento di rotta di Obama: una volta parlava di depressione, adesso dice che è il momento buono per acquistare azioni. Il problema è che questo rialzo iniziale della fiducia può invertirsi in base alle notizie. Un indicatore interessante della fiducia proviene da un sondaggio condotto in Michigan che chiede se i prossimi cinque anni saranno caratterizzati da diffusa disoccupazione e depressione. Anche se l'indicatore ha raggiunto livelli minimi nel 2008, non ha mai raggiunto la paura della depressione registrata nel 1974 e nel 1980. Quei timori erano associati a gravi shock petroliferi e picchi inflazionistici. Le preoccupazioni riguardo all'inflazione erano talmente grandi che non si esitò a votare per Margaret Thatcher e Ronald Reagan: la gente pensava che il sistema stesse crollando perché avevamo perso il controllo su qualcosa di fondamentale. Dopo il picco inflazionistico del 1980, le banche centrali frenarono bruscamente: un importante punto di svolta nella storia economica, con una forte riduzione dell'inflazione nei trent'anni successivi. È interessante notare che questo indicatore oggi è tornato a livelli normali secondo il sondaggio di maggio.*Docente di economia presso la Yale University

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Confindustria presenta l'osservatorio immobiliare dei prezzi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Denaro, Il" del 16-06-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Caserta edilizia abitativa Confindustria presenta l'osservatorio immobiliare dei prezzi Stamattina a partire dalle 10, presso la sala convegni di Confindustria di Caserta convegno di presentazione dell' "Osservatorio Fiaip dei prezzi degli immobili di Caserta e provincia edizione 2009", realizzato dalla Federazione italiana agenti immobiliari professionali di Caserta in collaborazione con il settimanale di annunci immobiliari "Il Mattone". L'Osservatorio Fiaip dei prezzi degli immobili di Caserta e provincia, che sarà diffuso in edicola, presenta i valori medi degli immobili, quartiere per quartiere e strada per strada, riscontrati negli ultimi dodici mesi nel mercato immobiliare locale. L'analisi, che è stata realizzata attraverso un attento monitoraggio svolto attraverso il contributo di 110 operatori immobiliari Fiaip di Caserta, rivela un andamento che in Terra di Lavoro risulta ancora ingessato dalla crisi con diminuzione del numero di compravendite, allungamento dei tempi di trattativa e ampliamento della forbice tra domanda e offerta. Al confronto prendono parte il direttore responsabile del Mattone, Roberto Esse, il direttore di Confindustria Caserta, Lucio Lombardi, il presidente regionale Fiaip Campania, Marco Giannico, il presidente provinciale Fiaip Caserta, Pino Contestabile, e il presidente nazionale Fiaip, Franco Arosio. del 16-06-2009 num.

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5 motivi per non acquistare casa/1 (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Miaeconomia" del 17-06-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Gli ultimi articoli da: Esperto conti correnti C/c cointestato e de cuiusAssegno bancario pretestatoProtesto assegnoRichiesta c/c baseC/c per soggetti protestatiApertura c/cAssegno richiamatoRiscossione assegni per protestatoAssegno postdatatoDecreto di sequestro degli assegni denunciati Gli ultimi articoli da: Esperto mutui casa Separazione coniugi e mutuo cointestatoMutuo per immobile donatoVendita immobile intestato a minoreCancellazione ipotecaRifinanziamento del mutuoObblighi garante di mutuoMorosita' dell'inquilinoObblighi del cointestatario del mutuoCointestazione immobileSurroga CASA » Casa news 5 motivi per non acquistare casa/1 (17/06/2009) Recessione, crisi, calo dei prezzi, sembra proprio un momento sbagliato per puntare sul settore immobiliare, visto come traballante. Ecco i motivi per non scommettere 1) PREZZI ANCORA TROPPO ALTI Il mercato immobiliare è quello che maggiormente sta risentendo della crisi economica. Ma il prezzo del mattone, se scende negli altri Paesi, resta ancora alto nella in Italia, dove la bolla scatenatesi dopo il 2001 non è ancora scoppiata. Anche se le compravendite sembrano diminuire - segno di un mercato congelato - le quotazioni, quasi irremovibili nel loro andamento al rialzo, non sembrano infatti esserne troppo infastidite. I dati del Centro Studi di Confindustria indicano che al centro di Milano a dicembre 2008 si è registrato un incremento dei prezzi al metro quadro del 2%. Mentre a Londra, una delle città europee più colpite dallo tsunami finanziaria, i prezzi delle case - alle stelle fino a pochi mesi fa - sono diminuiti a dicembre del 5%. Un caro-mattone che trova conferma anche nello studio Federconsumatori e Adusbef: per acquistare un appartamento di 90 mq in una zona semicentrale di una grande area metropolitana, si è passati da 15 anni di stipendio necessari nel 2002 ai circa 20 anni nel 2008, con un incremento pari al 46%. 2) TEMPI DI VENDITA ELEVATI Si allungano i tempi di vendita della casa: 4 mesi e mezzo nelle grandi città e fino ai 6 mesi nell’hinterland. Tempi duri, quindi, per chi vuole acquistare casa. Secondo un’analisi di Tecnocasa siamo di fronte ad una realtà contrassegnata da una maggiore offerta di immobili sul mercato, da una domanda più selettiva e prudente e da un allungamento delle tempistiche di vendita. Dati che ci forniscono l’idea di quello che ormai da mesi sta accadendo: un enorme gap tra le richieste dei potenziali venditori e la disponibilità di spesa dei potenziali acquirenti che comportano trattative più lunghe ed inevitabilmente i tempi necessari per concludere la compravendita si dilatano. E nei prossimi mesi la situazione non subirà cambiamenti significativi, sebbene fare delle previsioni diventi sempre più arduo alla luce della situazione macroeconomica del Paese. 3) IL PRECARIATO AVANZA Il 2009 non è più una previsione, ma un’amara certezza: sarà l’annus horribilis dell’economia mondiale e noi ci siamo dentro. È nell’occupazione che si paga il prezzo umano più caro. Sta crollando e i numeri parlano chiaro: secondo l’Inps, nel mese di febbraio il ricorso alla cassaintegrazione è aumentato del 533,17% rispetto allo scorso anno. E poi, secondo la Cgil, la crisi ha già messo a rischio 4 milioni di posti di lavoro (il 20% della forza lavoro): sono quelli dei precari, che una volta perso l’impiego non avranno più nessuna forma di sussidio e di garanzia. Una disfatta che non trova soluzione nell’immediato e che non fornisce garanzie neanche ai dipendenti della pubblica amministrazione. Secondo i dati forniti da Cgil e Ragioneria dello Stato, sono circa 400.000 i precari di questo settore che potrebbero rischiare il posto di lavoro. Quale lavoratore si sente, quindi, così sicuro delle proprie finanze da decidere di comprare casa e indebitarsi per oltre 30 anni per ripagare le rate del mutuo? 2 voti - » Vota questa notizia »

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la spagna trema crollo senza fine dell'immobiliare (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Repubblica, La" del 17-06-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Pagina 29 - Economia Global market La Spagna trema crollo senza fine dell´immobiliare "Telecom Argentina entra in campagna elettorale, il Credit Suisse si sta occupando della vendita che a Kirchner piacerebbe venisse chiusa prima delle elezioni del 28 giugno" ROMA - Svaniti subito i segnali di ottimismo per l´economia spagnola, fra le più colpite in Europa dall´esplosione della bolla immobiliare. I dati di aprile hanno infatti spazzato via la speranza che la crisi dell´edilizia (un settore cruciale nel mix dell´economia spagnola) avesse toccato il fondo. A marzo, la vendita di case era crollata del 24,3%, ma si trattava comunque del calo meno pesante degli ultimi 11 mesi. Si è trattato, invece, di una pausa momentanea. Ad aprile, la vendita di case è precipitata del 47,6%, rispetto ad un anno prima, il crollo più pronunciato da quando, sedici mesi fa, il mercato immobiliare si è congelato. Comprare una villetta a Malaga o un quartierino a Barcellona è, oggi, assai conveniente, ma nessuno sembra voglia approfittarne, anche perché, ad esempio, gli investitori esteri più presenti in Spagna, come gli inglesi, hanno già abbastanza guai per conto loro. Maurizio Ricci [Vasi comunicanti alla Bicocca] MILANO - Marco Tronchetti Provera si dimostra essere un buon venditore quando si tratta di holding in cui sono ricompresi premi per il controllo di società sottostanti. Era riuscito a vendere bene (rispetto a ciò che è successo dopo) il controllo di Telecom custodito in Olimpia nella primavera 2007 e ora ha venduto a condizioni eccellenti un piccolo pezzo (il 3,5%) di Camfin (circa quattro volte il valore di Borsa) la società che ha il controllo di Pirelli. Ma la vera domanda è: qual è la convenienza della famiglia Malacalza a corrispondere un prezzo così alto? Probabilmente lo si scoprirà nel giugno 2012 quando il 49% delle joint venture Pirelli Ambiente e Pirelli Ecotech verranno cedute da Camfin alla casamadre Pirelli & C. dopo essere state opportunamente ingrassate dagli azionisti "industriali". C´è da scommettere che il prezzo d´acquisto per Pirelli & C. sarà consistente e da chiedersi come mai gli azionisti minori della Bicocca non protestino mai per questi trasferimenti di risorse finanziarie dal basso verso l´alto. Giovanni Pons

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Krugman: Temo la sindrome Giappone (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 20-06-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

ATTUALITÀ Krugman: «Temo la sindrome Giappone» di Redazione - 20-06-2009 La crisi sta per finire? Non la vede così il premio Nobel Paul Krugman, convinto che il mondo sia ormai avvviato a una lunga stagnazione, stile Giappone anni Novanta. È questo, in sintesi, il risultato di una lunga conversazione con l'economista Will Hutton apparsa su The Guardian, di cui riportiamo un ampio stralcio. Will Hutton. Lei sostiene che quel che è accaduto in Giappone potrebbe ripetersi in Usa e Regno Unito o, forse, per l'intera economia mondiale. Ricordiamo che il pil giapponese, quest'anno, sarà pari a quello del 1992: 17 anni perduti, insomma. Paul Krugman. Sì, non credo che il pericolo si sia allontanato troppo. Certo si è ridotto il pericolo di una Grande depressione. Ma nel primo anno la crisi è stata assai peggiore che negli anni Novanta in Giappone. W.H. Ma qual è la ragione di tanto pessimismo? Uno potrebbe risponderle: caro Krugman, il Giappone è un caso a parte. È un'economia votata all'export con una moneta molto sopravvalutata. Soprattutto, la risposta dei politici è sempre stata in ritardo, cosa che non è avvenuta a Londra o negli Usa. P.K. La realtà è che in Giappone si è fatto quel che si è soliti fare di fronte a una recessione: tagliare i tassi fino a quota zero, ma non è stato sufficiente a far ripartire l'economia. E da noi, anche se siamo stati più tempestivi nel taglio, non è stato comunque sufficiente. Questa è l'essenza del problema. Tutto il resto è secondario. Ci sono situazioni in cui la politica monetaria tradizionale perde efficacia. E noi sappiamo che ne stiamo attraversando una. W.H. Ma un ottimista potrebbe obiettare che ci sono quei segnali di ripresa che lei si rifiuta di vedere. Le Borse hanno recuperato un buon 25%. Il mercato immobiliare sembra aver toccato i fondo, la fiducia delle imprese è in risalita. P.K. Ci sono segnali di assestamento, piuttosto che di ripresa. Le Borse, pochi mesi fa, ipotizzavano l'Apocalisse. Ora il rischio sembra superato, e i mercati azionari ne hanno preso atto. Ma non ci stanno segnalando che l'economia viaggia verso la ripresa. Non vanno confrontati i prezzi attuali con tre mesi fa. Se li paragoniamo a quelli di due anni fa, abbiamo la misura dello stato attuale di depressione. W.H. Ci sono i problemi dell'indebitamento degli Stati, ma anche quelli connessi alle disponibilità economiche dei consumatori. P.K. La crisi immobiliare e la caduta delle azioni hanno senz'altro impoverito le famiglie. Ed è probabile che i consumatori, carichi di debiti, incontrino difficoltà a spendere. La realtà è che la teoria economica ha studiato gli effetti del deficit nei Paesi del Terzo Mondo. Ma non abbiamo mai preso in considerazione l'ipotesi che questo si potesse verificare nei Paesi forti. W.H. C'è un rischio Argentina o Malaysia fine anni Novanta... P.K. Nel momento peggiore abbiamo attraversato una fase di «giapponesizzazione» con un un pizzico di «argentinizzazione». Ora abbiamo superato quel rischio. Ma la «giapponesizzazione» rimane. W.H. Qual è il cuore del problema Giappone, 17 anni dopo lo scoppio della crisi? P.K. È molto difficile creare abbastanza domanda interna, e così riequilibrare i flussi della bilancia commerciale, in un Paese con una realtà demografica negativa. W.H. Dunque, il problema della «giapponesizzazione» è un mix di squilibri commerciali uniti all'invecchiamento. P.K. Sì, ma non vale per gli Stati Uniti. Semmai è il caso di Germania e Italia. W.H. Confesso che la tesi della «giapponesizzazione» a livello globale non mi convince granché. Ma credo che la tesi valga per la Germania e, per questa via, cominci a contagiare l'intera economia mondiale. P.K. Il mercato interno tedesco è del tutto inadeguato. Il benessere della Germania, nei primi sette anni del secolo, è stato legata solo a un gigantesco surplus della bilancia commerciale. Com'è possibile che la Germania, che non ha subito la bolla immobiliare, abbia patito la peggior discesa del pil tra le grandi economie? La risposta è che loro esportavano in Paesi dove maturava la Bolla. Scoppiata questa, la Germania ha perso i clienti. È Berlino il problema vero su scala globale. W.H. In cima al dossier c'è poi una possibile, devastante, crisi bancaria. Il Fondo Monetario teme che la Germania abbia almeno 500 miliardi di sofferenze non emerse. Le banche tedesche hanno mille miliardi di dollari, se non di più, investiti in cdo che possono essere assorbiti solo congelando le perdite. Noi inglesi abbiamo avuto Rbs, voi Americani Citigroup. La Germania ha perduto sei punti di pil senza che la crisi bancaria abbia toccato il fondo. P.K. Questo è il versante finanziario della crisi. Certo, noi partiamo dall'ipotesi che la crisi sia essenzialmente finanziaria. Ma non è detto che sia vero. È vero che Lehman è stato il campanello d'allarme. Ma il crollo dell'immobiliare era precedente. La caduta del business è in buona parte dovuta all'eccesso di capacità produttiva, a sua volta provocato dal calo dei consumi e del crollo dell'immobiliare. Ristabilire la fiducia nella finanza è una condizione necessaria. Ma non sufficiente. W.H. È un quadro desolante... P.K. Sì, ed è anche per questo che sono così depresso. W.H. Lei sostiene che siamo al 12esimo mese di una depressione destinata a durare 36 mesi, sebbene in forma meno grave. È una prospettiva scioccante. P.K. Nella recessione del 2001 ci sono voluti 30 mesi prima che ripartisse il mercato del lavoro. W.H. È ancora convinto che la strategia migliore passi dagli stimoli della politica fiscale? P.K. Sì, è lo strumento migliore per frenare la recessione. È opinione comune che gli investimenti giapponesi in infrastrutture siano stati inefficaci. Io penso, al contrario, che hanno evitato il collasso. Obama ha messo in cantiere uno stimolo di poco inferiore al 5% del pil ma, in realtà, si tratta di un 4% spalmato in due anni e mezzo. Basta? Sono convinto che presto arriverà una seconda manovra di stimolo. W.H. E poi? P.K. Sotto con le regole della finanza. Bisogna imbrigliare il mostro. L'eccessiva crescita della leva nel settore privato è quel che ci ha resi così vulnerabili. W.H. Più fisco, meno finanza. Così cambia la via americana al capitalismo. P.K. Non sono così cosmico. Ma è vero che Gordon Gekko è arrivato tra noi grazie alla finanziarizzazione. Io penso che abbiamo bisogno di un po' di welfare in più e anche di un po' di socialdemocrazia. E di sindacato. W.H. Chiudiamo con Obama. Lei lo ha molto criticato in passato. P.K. Sono sempre più soddisfatto. Chiedevo uno stimolo fiscale più forte, penso che lo farà. Chiedevo più aggressività verso le banche: vedremo se si dovrà riprender la battaglia. Ma la riforma della sanità è buona, come la battaglia sul clima. Io, che ero scettico, comincio a sperare nel New Deal. Obama ha una grande personalità. Ed è un tale sollievo avere finalmente alla Casa Bianca uno che merita il tuo rispetto.

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Saldi estivi per le case Usa (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 20-06-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

SETTIMANA IN NUMERI Saldi estivi per le case Usa di Redazione - 20-06-2009 Lo pensano in molti dalle parti di Washington: negli Stati Uniti non si esce dalla crisi economica-finanziaria fino a quando il mercato immobiliare non riuscirà a stabilizzarsi. Ma quando accadrà? La gara a indovinare il punto di minimo è aperta. Intanto qualche segnale positivo potrebbe arrivare dai numeri delle compravendite negli Usa di case esistenti e di nuove. I dati relativi a maggio, diffusi in fila martedì 23 e mercoledì 24 giugno, dovrebbero confermare il trend di ripresa dell'attività, con tassi di incremento attesi intorno al 2-3% rispetto ai livelli di aprile. Tutto bene quindi? Non proprio. Per ora niente riesce ancora ad arrestare l'emorragia dei prezzi delle abitazioni. L'House price index in calendario martedì 23 è previsto ancora in calo, seppur di poco (-0,3%), dopo il -1,1% fatto registrare ad aprile. Ma probabilmente non sarà ancora il punto più basso. Tra chi tenta di prevedere il minimo partecipa anche la prestigiosa università Ucla. Ebbene, tra le aule dell'ateneo californiano prevale l'idea che il mercato immobiliare non segnerà il definitivo «down» prima del quarto trimestre del 2009. Ma guai a illudersi per una ripartenza a V. Anche se i prezzi delle case toccheranno il punto più basso tra la fine del 2009 e l'inizio del 2010, serviranno molti anni al valore degli immobili per recuperare il terreno perso. Vietato però generalizzare. Negli Usa i prezzi delle case di alcuni Stati americani sono addirittura saliti. E non si tratta di nomi secondari. Rifatti i conti, nel 2008 il Texas ha visto le quotazioni incrementare di un +0,3% mentre nel Nord Dakota sono cresciuti dell'1,9 per cento. Niente male a fronte del -28,2% del Nevada, del -25,5% della California e del -24% della Florida. E anche l'ultimo Beige Book pubblicato dalla Fed sembra confermare l'eterogeneità della debolezza del mercato immobiliare: i bassi tassi di interesse e il calo dei prezzi delle abitazioni hanno portato a un aumento delle vendite di case in ben otto distretti, tra cui New York, Chicago e San Francisco. Ma la discesa dei prezzi non ha ancora trovato un pavimento di suo gusto.

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L'effetto ricchezza è mobile (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)" del 20-06-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Plus sezione: ATTUALITA data: 2009-06-20 - pag: 12 autore: DIETRO I NUMERI L'effetto ricchezza è mobile F ra i flagelli che hanno colpito l'economia americana non ci sono solo gli ingredienti classici del ciclo discendente: lo sgretolamento della domanda di investimento, l'interazione fra meno produzione, meno salari, meno profitti, per non parlare del fattore aggravante della globalità della recessione, che chiude la speranza di trovare sostegno nell'export. C'è anche – ed è massiccio – un "effetto ricchezza". La debolezza dei mercati finanziari e lo scoppio della bolla immobiliare hanno colpito la ricchezza delle famiglie sia nel portafoglio che nel mattone. La Federal Reserve ha appena rilasciato i dati sui "flussi di fondi" per il primo trimestre del 2009. Dati che permettono di fare il punto sia sull'indebitamento complessivo del Paese che sulle attività, lorde e nette, dei principali attori dell'economia. Le famiglie sono fondamentali al riguardo, se non altro perché i consumi privati coprono oltre il 70% del Pil. Ebbene, la ricchezza lorda delle famiglie americane è scesa, rispetto al massimo toccato nel secondo trimestre del 2007 (subito prima della crisi), dal 774.8% del reddito disponibile delle famiglie al 598.3%: una "scoppola" di quasi 14mila miliardi di dollari. Sono scese anche le passività, ma di molto poco (vedi tabella), talché anche la ricchezza netta è crollata. L e due principali categorie delle attività – titoli e beni tangibili, dalle case ai beni durevoli di consumo – hanno registrato ambedue cali impressionanti. Le attività finanziarie sono scese di ben 114 punti percentuali (di reddito disponibile) e le case (che avevano fama di investimento sicuro e poco volatile) di oltre 4mila miliardi di dollari, equivalenti al 18% del valore dello stock abitativo. Le consolazioni? Poche ma non effimere. Nel secondo trimestre il valore delle attività finanziarie è tornato a salire, e il calo dei prezzi delle case ha rallentato. L'effetto ricchezza continua a mordere ma anche qui il peggio sta passando. © RIPRODUZIONE RISERVATA di Fabrizio Galimberti

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