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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE” |
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A
Sofia i prezzi tornano appetibili
( da "Sole
24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
dice Marco
Montecchi, presidente della Camera di commercio italiana a Sofia –.La bolla
immobiliare del periodo 2005-2007, quando le aspettative per l'entrata della
Bulgaria nella Ue avevano portato alla corsa agli acquisti, è ormai storia
passata e il mercato sta tornando a livelli più realistici».
Prezzi
delle case in picchiata ( da "Provincia Pavese, La"
del 07-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
la svolta
entro settembre Prezzi delle case in picchiata Previsti cali fino al 10% per
far ripartire un mercato fermo DENIS ARTIOLI VIGEVANO. I prezzi delle case
devono scendere, per forza, altrimenti il mercato immobiliare vigevanese resta
paralizzato. E per settembre è previsto un calo dei prezzi del 10%.
Uno
risparmia, l'altro dilapida Aria di crisi nella coppia Chimerica
( da "Corriere
della Sera" del 07-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
crisi
finanziarie spesso accelerano gli spostamenti graduali della tettonica
geopolitica e svolgono, nella storia, una funzione simile ai terremoti in
geologia. Difatti fu l'inflazione a minare le fondamenta della potenza
asburgica e a spianare la strada alla repubblica olandese. Fu la disastrosa Bolla
del Mississippi del 1718-
Quando
la crisi... sbocciò tra i tulipani (
da "Giornale
di Brescia" del 09-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
Se qualcuno
si azzarda ad additare le nubi che si stanno accumulando all'orizzonte, viene
considerato, nel migliore dei casi, un guastafeste. Era accaduto ad Aby Warburg
alla vigilia del '29; è accaduto un paio d'anni fa a Nouriel Roubini quando
metteva in guardia contro i rischi della bolla immobiliare americana. Ma
l'euforia irrazionale non è una peculiarità dei nostri tempi.
e
la destra diventò statalista - alessandro volpi
( da "Tirreno,
Il" del 10-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
in una
crescita basata quasi interamente sulla spregiudicata finanza della City.
Zapatero in Spagna ha dovuto fare i conti con lo scoppio della bolla
immobiliare su cui aveva costruito lo slancio dell'economia spagnola. Proprio
la sinistra riformista ha caldeggiato in Francia e in Germania le politiche di
mercato, puntando sull'innovazione tecnologica e sulla finanziarizzazione.
Ora
la crisi fa meno paura ( da "Italia Oggi"
del 10-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
Anzi il
blocco del credito rischia di creare una bolla nella domanda che potrebbe
portare a una rapida ripresa dei prezzi in caso di ripresa del flusso bancario.
Abbiamo censito molti cantieri negli ultimi mesi, e tutti parlano di un aumento
delle visite che però non porta a un aumento delle vendite proprio a causa dei
finanziamenti, oggi ridotti al lumicino.
I
nuovi progetti prendono forma ( da "Italia Oggi"
del 10-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
Boeri o
Norman Foster e anche alcuni eclettici emergenti del calibro di Daniel
Libeskind o della irachena Zaha Hadid dalle architetture quasi visionarie. La
parte del leone spetterà ancora una volta a Milano, dove le grandi aspettative
per l'Expo 2015 si sono dimostrate superiori ai timori per un possibile scoppio
della bolla immobiliare.
Main
Street modello per l'Europa ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
Economist
giànel giugno 2005 aveva sottolineato come l'impennata dei prezzi delle case in
corso a livello mondiale fosse «la bolla più grande della storia», evidenziando
come l'incremento del valore delle proprietà immobiliari nei paesi avanzati
negli ultimi 5 anni fosse stato pari al 100% del Pil complessivo degli stessi
(16 giugno 2005).
Tiene
il mercato immobiliare ( da "Affari Italiani (Online)"
del 11-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
estero come a
casa. Lo sviluppo del business immobiliare nella macro regione alpina", in
occasione della fiera EIRE (Expo Italia Real Estate). E nell'attuale periodo di
crisi mentre scendono i prezzi delle case in Europa, tiene l'Italia e la Svizzera.
Attesa la ripresa, proprio per la convenienza dei prezzi inferiori rispetto al
passato.
Un
calcio alla crisi ( da "Manifesto, Il"
del 12-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
esplosione
della bolla immobiliare, con danni visibili ovunque nel paese, -32,6% le
vendite di case nel 2008. Che c'entra Pérez? La sua principale attività sono le
costruzioni. Guida il gruppo Acs, che nel primo trimestre del
Casa,
prezzi in discesa Ma verso valori reali
( da "Arena,
L'" del 13-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
Prezzi delle
case in calo: la crisi economica si fa sentire anche sul mattone. Secondo i
dati su Verona di Tecnocasa Group, le quotazioni degli immobili abitativi nel
2008 sono diminuite del 6,4% e nella seconda parte dell'anno del 3,6%. A soffrire
di più le zone di Borgo Roma e Golosine (-6,7%), a seguire il centro (-3,
Nel
caos della crisi ecco i Bond people del petrolio di Stato
( da "Riformista,
Il" del 13-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
Nel caos
della crisi ecco i Bond people del petrolio di Stato Recessione/1. La Borsa non
convince più, i Bot rendono zero, nelle case investono in pochi al tempo della
bolla immobiliare e l'inflazione potrebbe mangiarsi i capitali liquidi. Per
questo la maxi-obbligazione di Eni è davvero, come ha detto Scaroni,
Il
mattone frena, i prezzi in picchiata
( da "Provincia
Pavese, La" del 13-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
Scenario
immobiliare pavese», pubblicazione ufficiale della Federazione italiana
mediatori ed agenti d'affari. Scenario che, per non usare giri di parole,
conferma che la "bolla immobiliare" è scoppiata. «Il ribasso medio
dei prezzi immobiliari si può stimare attorno al 10 per cento - conferma così
il presidente della Fimaa provinciale Fabio Bianco -
La
Lettonia come l'Argentina È sull'orlo della bancarotta
( da "Unita,
L'" del 13-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
la Lettonia
attraversa una delle peggiori crisi economiche e politiche della sua storia»,
commenta il giornale lettone Neatkariga Rita Avize. Oltre alle prime pagine dei
giornali europei, la repubblica baltica attira l'attenzione di economisti come
Nouriel Roubini, celebre per aver previsto lo scoppio della bolla immobiliare.
Casa,
prezzi in discesa
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
Prezzi delle
case in calo: la crisi economica si fa sentire anche sul mattone. Secondo i
dati su Verona di Tecnocasa Group, le quotazioni degli immobili abitativi nel
2008 sono diminuite del 6,4% e nella seconda parte dell'anno del 3,6%. A
soffrire di più le zone di Borgo Roma e Golosine (-6,7%), a seguire il centro
(-3,
Quelli
che... la Lehman era una banca solida
( da "Secolo
XIX, Il" del 15-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
Quel verbo
che nutriva il pensiero di Alan Greenspan presidente della Fed, la Banca
Centrale degli Stati Uniti; un pervicace paladino della deregulation,
fermamente convinto che ogni controllo «inibisce la libertà d'azione del
mercato». Ora lo vada a raccontare agli sfrattati per l'esplosione della bolla
immobiliare.
La
bolla speculativa? Colpa degli spiriti animali
( da "Milano
Finanza (MF)" del 16-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
Resta il
fatto che il boom dei prezzi delle case, e il successivo collasso sono stati
maggiori per le case a basso prezzo. Tutto si riduce dunque agli spiriti
animali. Basti dire che la bolla ha influenzato il pensiero di tutti al punto
che anche gli organi di vigilanza non hanno fatto nulla per limitare i
prestiti.
Confindustria
presenta l'osservatorio immobiliare dei prezzi
( da "Denaro,
Il" del 16-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
osservatorio
immobiliare dei prezzi Stamattina a partire dalle 10, presso la sala convegni
di Confindustria di Caserta convegno di presentazione dell' "Osservatorio
Fiaip dei prezzi degli immobili di Caserta e provincia edizione 2009",
realizzato dalla Federazione italiana agenti immobiliari professionali di
Caserta in collaborazione con il settimanale di annunci immobiliari "
5
motivi per non acquistare casa/1 ( da "
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
PREZZI ANCORA
TROPPO ALTI Il mercato immobiliare è quello che maggiormente sta risentendo
della crisi economica. Ma il prezzo del mattone, se scende negli altri Paesi,
resta ancora alto nella in Italia, dove la bolla scatenatesi dopo il 2001 non è
ancora scoppiata. Anche se le compravendite sembrano diminuire - segno di un
mercato congelato - le quotazioni,
la
spagna trema crollo senza fine dell'immobiliare
( da "Repubblica,
La" del 17-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
fra le più
colpite in Europa dall´esplosione della bolla immobiliare. I dati di aprile
hanno infatti spazzato via la speranza che la crisi dell´edilizia (un settore
cruciale nel mix dell´economia spagnola) avesse toccato il fondo. A marzo, la
vendita di case era crollata del 24,3%, ma si trattava comunque del calo meno
pesante degli ultimi 11 mesi.
Krugman:
Temo la sindrome Giappone ( da "Borsa e Finanza"
del 20-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
Il benessere
della Germania, nei primi sette anni del secolo, è stato legata solo a un
gigantesco surplus della bilancia commerciale. Com'è possibile che la Germania,
che non ha subito la bolla immobiliare, abbia patito la peggior discesa del pil
tra le grandi economie?
Saldi
estivi per le case Usa ( da "Borsa e Finanza"
del 20-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
tra le aule
dell'ateneo californiano prevale l'idea che il mercato immobiliare non segnerà
il definitivo «down» prima del quarto trimestre del 2009. Ma guai a illudersi
per una ripartenza a V. Anche se i prezzi delle case toccheranno il punto più
basso tra la fine del 2009 e l'inizio del 2010, serviranno molti anni al valore
degli immobili per recuperare il terreno perso.
L'effetto
ricchezza è mobile ( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)"
del 20-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
La debolezza
dei mercati finanziari e lo scoppio della bolla immobiliare hanno colpito la
ricchezza delle famiglie sia nel portafoglio che nel mattone. La Federal
Reserve ha appena rilasciato i dati sui "flussi di fondi" per il
primo trimestre del 2009. Dati che permettono di fare il punto sia
sull'indebitamento complessivo del Paese che sulle attività,
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: CASA E CASE data: 2009-06-06 - pag: 44 autore: Bulgaria. Due anni fa
la capitale rientrava tra le 50 metropoli più care al mondo - Nel 2008
investimenti inglesi al 51% A Sofia i prezzi tornano
appetibili Innescata la retromarcia dopo il +48% del 2007 Maurizio Cannone
Scende, ma tutto sommato limita i danni. Il mercato immobiliare
della Bulgaria, e in particolare della capitale Sofia, tiene meglio della media
europea. Secondo le rilevazioni di Eurostat del 19 maggio il primo trimestre
del
( da "Provincia Pavese, La"
del 07-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Le agenzie lamentano
una forte diminuzione degli appuntamenti e dei contratti, la
svolta entro settembre Prezzi delle case in picchiata
Previsti cali fino al 10% per far ripartire un mercato fermo DENIS ARTIOLI
VIGEVANO. I prezzi
delle case devono scendere, per forza,
altrimenti il mercato immobiliare vigevanese resta paralizzato. E per settembre è previsto un calo
dei prezzi del 10%. «Secondo noi queste sono le cifre a cui
dovrebbero essere venduti gli appartamenti in città - spiega Francesco Caputo,
di Professione casa, che ha predisposto un borsino immobiliare
per Vigevano e Lomellina -. I proprietari dell'usato pensano di poter vendere
ancora a 1.300 euro al metro quadro: secondo noi la cifra giusta, a cui si può
realmente vendere, è di 1000 euro al metro». Sostiene Daniel Speroni, titolare
dell'agenzia Vigevano Case di corso Genova 2: «Purtroppo sta andando molto
male, siamo fermi. Io ho l'agenzia qui dal 1999 e questo è il primo anno che ho
così poco lavoro. Fino a 2 anni fa ogni mezz'ora dovevamo gestire un
appuntamento, eravamo in quattro e si faceva fatica a seguire tutti i clienti.
Oggi in due sarebbe più che sufficiente». E le poche richieste che spesso
arrivano alle agenzie, sono il segno dei tempi che corrono: «La gente ormai
cerca trilocali da 100mila euro e bilocali da 60mila euro. Gli appartamenti
belli, oltre i 150mila euro, non li cerca nessuno». Però, spiega Speroni, c'è
anche chi cerca la casa indipendente a 120mila euro «ma non esiste», aggiunge.
Tra l'altro, il mercato si è bloccato anche rispetto alle vendite agli
immigrati: «Non comprano più, perché le banche non concedono più mutui. E' una
situazione impressionante, mai vista. Non suona il telefono per settimane
intere. Quando riesci a fissare gli appuntamenti, oggi ti dicono che ci
pensano, e non tornano più. E' inevitabile che scendano ancora i prezzi». A conferma della situazione, Speroni dice: «Ho
impiegato sei mesi a vendere un appartamento nuovo, bello, di
( da "Corriere della Sera"
del 07-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Corriere della Sera
sezione: Opinioni data: 07/06/2009 - pag: 10 PECHINO E WASHINGTON Uno
risparmia, l'altro dilapida Aria di crisi nella coppia Chimerica di NIALL
FERGUSON D ue anni fa l'economista Moritz Schularick ed io abbiamo coniato la
parola «Chimerica » per descrivere quella che ci appariva come la relazione
chiave nell'allora dirompente economia globale: Cina più America. La manodopera
a basso costo cinese rendeva altamente redditizie le multinazionali americane.
I consumatori americani, sempre attenti ai prezzi, dal
canto loro mantenevano in attività le aziende cinesi con gli ordinativi per le
esportazioni. E le autorità monetarie cinesi trasformavano le eccedenze
dell'esportazione in riserve in dollari, allo scopo di impedire l'apprezzamento
della loro stessa valuta. Come conseguenza involontaria, la Cina ha finito per
accumulare un credito multimiliardario nei confronti degli Stati Uniti,
finanziando il deficit americano a prezzi stracciati.
Sono stati i tassi bassi a lungo termine abbinati agli errori di politica
monetaria commessi dalla Fed, a un'eccessiva leva finanziaria adottata dalle
banche, e a un'ingegneria finanziaria scapestrata a gonfiare la bolla immobiliare americana: quando questa è scoppiata, la
crisi è stata inevitabile. Per semplificare la storia, pensate a un matrimonio
infelice in cui un partner risparmia mentre l'altro scialacqua a più non posso
(e chi non conosce almeno una coppia di questo tipo?). Ma poi il partner
spendaccione esagera con le carte di credito e allo stesso tempo il partner
parsimonioso vede minacciato il suo posto di lavoro. Una relazione fino ad
allora stabile comincia a traballare. A febbraio, il People's Daily cinese
riconosceva «l'importanza e l'influenza globale» della Chimerica, ma prevedeva
l'arrivo imminente di un «periodo di gelo». Stiamo assistendo a una svolta
storica, quando l'ago della bilancia pende decisamente da una parte e si
allontana da una potenza affermata a favore di uno sfidante emergente? Forse.
Le crisi finanziarie spesso accelerano gli spostamenti
graduali della tettonica geopolitica e svolgono, nella storia, una funzione
simile ai terremoti in geologia. Difatti fu l'inflazione a minare le fondamenta
della potenza asburgica e a spianare la strada alla repubblica olandese. Fu la
disastrosa Bolla del Mississippi del 1718-
( da "Giornale di Brescia"
del 09-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Edizione: 09/06/2009
testata: Giornale di Brescia sezione:cultura Quando la crisi... sbocciò tra i
tulipani Ristampato il libro di Mike Dash che ricostruisce la grande «bolla» speculativa nell'Olanda del '600 Dipinto di
Bollongier, 1639 I crack economici e finanziari arrivano sempre quando meno li
si aspetta. Se qualcuno si azzarda ad additare le nubi che
si stanno accumulando all'orizzonte, viene considerato, nel migliore dei casi,
un guastafeste. Era accaduto ad Aby Warburg alla vigilia del '29; è accaduto un
paio d'anni fa a Nouriel Roubini quando metteva in guardia contro i rischi
della bolla
immobiliare americana. Ma l'euforia
irrazionale non è una peculiarità dei nostri tempi. Basta sfogliare la
storia degli ultimi quattro secoli per imbattersi in bolle speculative di ogni
specie alimentate dalla carta moneta di John Law e dalla Compagnia dei Mari del
Sud di Robert Harley, dal boom ferroviario e dalla diffusione di Internet. La «tulipanomania»
Quella più stravagante rimane però la «tulipanomania», un abbaglio collettivo
così pittoresco da suscitare la nostra ilarità di spettatori che si credono
assai più smaliziati dei loro antenati. Bene ha fatto la Rizzoli a rimettere in
circolazione il libro di Mike Dash, «La febbre dei tulipani. La prima grande
crisi economica della storia», con una nuova prefazione di Matteo Motterlini.
Il crack ebbe origine dalla mania dei tulipani che contagiò gli olandesi del
primo Seicento. I tulipani erano stati importati dalla Turchia intorno al 1560
ed avevano subito sedotto la ricca borghesia delle città olandesi grazie alla
loro bellezza. Avere nelle proprie case un vaso di
tulipani era come possedere preziose ceramiche dell'epoca Ming o raffinati tappeti
orientali. Questa moda riguardò dapprima i ricchi ma si estese gradualmente
anche ai meno abbienti alimentando un'imponente domanda di bulbi le cui varietà
si contavano ormai a centinaia. A partire dal 1634 i tulipani diventarono una
passione nazionale per la quale non si badava a spese. Acquistare bulbi di
tulipano significava non soltanto soddisfare una passione irresistibile ma
soprattutto compiere un investimento che avrebbe assicurato una ricchezza
perenne. Nel 1635 il loro prezzo prese a salire in maniera stupefacente. Esso
raddoppiava prima nell'arco di sei mesi, poi di qualche settimana, e infine di
pochi giorni. Per non lasciarsi sfuggire una sia pur minima possibilità di
guadagno, gli speculatori inventarono una nuova tecnica di vendita, simile a
quella degli odierni futures. A settembre si contrattavano i bulbi appena
piantati che sarebbero stati consegnati nove mesi dopo. Speculazione e crisi
Nel
( da "Tirreno, Il"
del 10-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
EUROPA ED ELEZIONI E
LA DESTRA DIVENTò STATALISTA ALESSANDRO VOLPI La crisi economica ha aiutato il
centro destra nel risultato elettorale europeo: di fronte al calo del Pil, alla
disoccupazione, al crollo delle Borse e al calo dei consumi, gli elettori del
vecchio continente hanno mostrato di non credere più alle ricette della
socialdemocrazia e della forze progressiste. Gordon Brown, in Gran Bretagna, ha
pagato gli scandali legati alle spese allegre dei propri ministri, ma ha
scontato anche l'eccessiva fiducia riposta negli anni passati in una crescita basata quasi interamente sulla spregiudicata
finanza della City. Zapatero in Spagna ha dovuto fare i conti con lo scoppio
della bolla
immobiliare su cui aveva costruito lo slancio
dell'economia spagnola. Proprio la sinistra riformista ha caldeggiato in
Francia e in Germania le politiche di mercato, puntando sull'innovazione
tecnologica e sulla finanziarizzazione. In termini europei questa
visione ha significato una strategia di allargamento dell'Unione per favorire
processi di delocalizzazione prima nei paesi dell'Est e poi in Turchia, e di
consolidamento dell'euro attraverso tassi di interesse più alti rispetto ad
altre aree del mondo. Si è venuta costituendo così l'idea di un'Europa dei
banchieri, che danneggiava l'export dei produttori nazionali e si reggeva sulla
bolla finanziaria. Quando questa è scoppiata, le
politiche progressiste hanno subito un colpo durissimo, aggravato dal fatto che
la caduta dei prezzi, generata dalla crisi dei
consumi, non rendeva più in alcun modo comprensibile la ragione stessa
dell'euro come moneta forte per difendersi dall'inflazione. In tale contesto le
Destre hanno espresso due efficaci parole d'ordine: il richiamo forte all'intervento
dello Stato, accompagnato da un deciso protezionismo, e l'ossessiva insistenza
sul tema della sicurezza. Sarkozy, Cameron, in parte la Merkel hanno saputo
presentare l'aiuto all'economia nazionale con sussidi pubblici come patrimonio
politico delle forze conservatrici, sottraendolo al bagaglio culturale della
socialdemocrazia che l'aveva prima coltivato per poi dimenticarlo in anni
recenti. In Italia Tremonti, Brunetta, Sacconi non esitano a definirsi legati a
una visione "socialista" della politica economica, ponendo in secondo
piano la fede nel mercato espressa in passato. Accanto alla celebrazione dello
Stato imprenditore, il centrodestra ha posto la questione della sicurezza
declinata nei suoi molteplici aspetti: sicurezza del posto di lavoro contro gli
"attacchi" degli immigrati, dei confini territoriali rispetto
all'ingresso dei clandestini, dei centri urbani e delle periferie. Tutti
elementi presentati come politica "popolare" a difesa dei più deboli,
in grado di intercettare molto del disagio normalmente orientato a Sinistra.
Stato e sicurezza sono così diventati simboli di politiche fondate
sull'identità dei popoli, sulla tradizione e sulla religione come collante ben
più decisivo della mera appartenenza partitica. La Lega ha capitalizzato al massimo
un linguaggio che mescola quote-latte, repressione della clandestinità,
municipalismo e assalto ai Fondi pubblici statali da destinare al Nord: un
paradigma culturale che qualifica le forze progressiste come estranee alle
dinamiche dei territori e dunque espressione della politica
"ladrona". In quest'ottica l'Europa diventa un orpello inutile e
costoso. La crisi del modello mercatista finisce così per essere la sintesi del
declino della socialdemocrazia riformista troppo confusa con una algida tecnocrazia
e con un sistema politico autoreferente.
( da "Italia Oggi"
del 10-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
ItaliaOggi sezione:
Varie data: 10/06/2009 - pag: 22 autore: di Teresa Campo Quattro esperti
analizzano gli elementi critici ma anche positivi del trend immobiliare
nell'ultimo anno Ora la crisi fa meno paura Molti i fattori che fanno sperare
in una ripresa vicina Probabilmente l'annus horribilis del mattone, e
soprattutto dell'economia mondiale in genere, non si è ancora concluso. Un anno
che non ha risparmiato nessuno e che ha mischiato crisi cicliche con crisi di
sistema, bolle speculative e credit crunch, imprese alle corde e banche più che
traballanti, fino a far azzardare parole grosse tipo "fine del capitalismo
e del modello occidentale". Oggi per fortuna il clima è un po' meno
pesante di qualche mese fa e si può cominciare a immaginare come sarà il post
crisi. Milano Finanza ne ha parlato con gli esperti del settore, scelti in modo
da offrire ciascuno un punto di vista diverso: Luca Arnaboldi, senior partner
di dello studio legale Carnelutti, Mario Breglia, presidente di Scenari
Immobiliari, Leo Civelli, amministratore delegato di Reag e Aldo Mazzocco,
amministratore delelgato di Beni Stabili.Domanda. Il bilancio dell'ultimo anno
è senz'altro pesante. Ma fra le tante cose negative, ce n'è stata anche
qualcuna positiva?Arnaboldi. Fatta eccezione per chi la crisi lh'ha vissuta
sulla sua pelle, direi che la crisi anzi è stata un'occasione unica per fare
pulizia, anche di strumenti poco funzionali, e gettare le basi per una solida
crescita nei prossimi 15 anni. Tra gli strumenti non penso solo a quelli più
speculativi, ma anche per esempio alle Siiq che nate con le migliori
intenzioni, a un anno di distanza mostrano che devono ancora essere messe a
punto. Positivo è anche il fatto che la crisi obbligherà a inventare nuovi modi
per creare valore nel mattone. Non a caso in questo momento tutto il comparto
sta approfittando di situazioni creative: l'Expo che porta con sè una nuova
progettualità che a Milano non si vedeva dagli anni '60. Inoltre con il piano
casa si parla di nuovo di sviluppi per creare edifici nuovi, appetibili e
sostenibili. Infine il tutto è corroborato con il sostegno pubblico perché per
vincere la crisi occorre l'intervento dello stato, come dimostra l'esempio
della stessa America di Obama. Breglia. Di positivo c'è che per come si erano
messe le cose poteva andare molto peggio di così. Come previsto c'è stato un
ridimensionamento del mercato immobiliare, dell'ordine
del 10% sia in termini di prezzi che di compravendite,
un calo del tutto fisiologico. Inoltre rispetto alla debacle degli anni '90,
oggi anche oggi siamo in presenza di una crisi immobiliare
ma anche economica e finanziaria, però non c'è inflazione e manca la
possibilità di investimenti alternativi, per esempio i titoli di stato che
allora erano ancora molto generosi. Per queste ragioni la domanda resta ancora
forte.Civelli. Dopo 13-14 anni di crescita ininterrotta ci eravamo abituati
bene e la crisi ha colto un po' di sorpresa quelli che non avevano vissut la
crisi precedente, quella degli anni '90. Ora a comprare sono i pochi che hanno
liquidità, come i fondi pensione, Mediolanum e pochi altri, che però stanno
facendo ottimi affari, rilevando asset che offrono una redditività superiore
del 15-20% rispetto al passato.Mazzocco. La tenuta del mercato italiano è
senz'altro uno degli elementi positivi di questa crisi. E positva è anche la
tenuta delle banche che in Italia hanno sempre conservato un approccio che non
prescindeva mai dal valore al metro quadro di un asset pur aprendo al valore
prospettico e ai flussi di cassa. Oggi queso modo di vedere, unito a una
scarsità di territorio e di offerta e al basso indebitamento delle famiglie fa
sì che, almeno per quanto riguarda gli immobili di qualità, i prezzi non crollino e anzi ci sia qualcuno che addirittura
compra.D. La crisi attuale è partita proprio dal mattone. In che modo in futuro
cambierà il rapporto tra real estate e finanza?Arnaboldi. Ma in realtà tutto e
legato, e quindi non direi che la crisi è partita per colpa del mattone che è
stato invece solo la scintilla. Piuttosto direi che il settore immobiliare è funziona come una cartina di tornasole per i
sistemi economici. E' accaduta la stessa cosa in Giappone negli anni '80.
Breglia. Per un po' di tempo ci sarà ben poca finanza nel mattone. Il problema
è che ora non solo non si vedono gli eccessi del passato ma che latita anche il
credito normale, quello nella misura del 50%. Anche ai grandi investitori i
questo momento le banche chiedono un' equity del 70%, e per di più cercando
sempre di suddividere il rischio mettendosi in pool anche per finanziamenti di
20 milioni.Civelli. Credo nulla perché non appena le banche disporranno di
nuovo di grande liquidità, ma ci vorranno due o tre anni, riprenderanno a
finanziare operazioni anche con ratio del 50-60% di leva, sia pure con criteri
più sellettivi e con maggiore professionalità. Mi spiega: finora finanziavano
soltanto i progetti, mentre in futuro è possibile che entrino un po' di più nel
controllo delle grandi operazioni di sviluppo.Mazzocco. A livello globale il
real estate cesserà di essere solo un modo per erogare finanziamenti che tanto
poi si cartolarizzavano. Certo non si può separare il mattone dalla finanza,
altrimenti non si fa vera attività immobiliare, ma si
terrà molto più conto del valore storico di un asset. Per il resto non cambierà
nulla: le quotazioni non rischiano molto perché in Italia l'offerta è scarsa e
gli edifici solidi, per cui se non si investe in progetti stravaganti, cioè
aree lontane da tutto e poco funzionali, e l'indebitamento è infariore al
75-80%, i rischi restano bassi. D. Quali sono le cose da fare subito, da parte
di governo, istituzioni, imprese, per sconfiggere la crisi immobiliare
o quantomeno limitare i danni?Arnaboldi. Pe rirpartire la risposta è la spesa
pubblica, mirata da un lato alla creazione di infrastrutture, strade, ponti,
aeroporti... E dall'altro nel creare abitazioni accessibili sotto il profilo
dei prezzi a larghe fasce della popolazione, il famoso
social housing che il governo sta incentivando anche attraverso l'ingresso nel
settore della Cassa depositi e prestiti. A quel punto imprese e istituzioni non
potranno non tener conto di quanto farà il governo, che parteciperanno allo
sviluppo sia del social housing sia delle cosiddette new town, le nuove città
satellite che il Piano casa conta di promuovere nell'hinterland delle grandi
città per mettere a disposizione case nuove,
accessibili e di standard qualitativo elevato. Breglia. La prima cosa da
consentire è una maggiore fluidità finanziaria alle famiglie e agli
investitori. Dopodiché fondamentali sono gli aspetti fiscali: agevolazioni
all'investimento da parte delle famiglie che vogliono comprare per affittare,
gravate invece da una tassazione al 10% e passa sull'acquisto, da un'Ici
maggiorata e da una tassasione dei redditi da locazione pari all'aliquota
marginale. Inoltre occorrerebbero delle misure anche per fondi specializzati e
indirizzati all'affitto, non quelli attuali. Oggi invece si sta rispondendo
alla crisi con le strategie degli anni 60. Oggi invece s'è un grande stock di case libere che potrebbero essee messe in circolazione,
senza dover ricorrere ancora a nuove costruzioni. Civelli. Il governo deve
approvare subito la cedolare secca del 20% sui redditi da affitto perché
aiuterebbe chi investe, gli inquilini e in più farebbe arrivare molti immobili
sul mercato. Inoltre incentiverei privatizzazioni e cessioni di immobili per
riqualificare i centri cittadini e favorirei i cambi di destinazione degli
immobili non più utilizzati- e questo per inciso è ciò che blocca per esempio
il progetto di Sesto San Giovanni a Milano - in modo da non consumare nuovo
territorio, Il tutto incentivando la collaborazione tra pubblico e
privato.Mazzocco. Un minimo di liberalizzazione sarebbe certo utile. Uso il
condizionale perché in un paese come l'Italia dove si sono distrutte coste,
rovinato territorio, la prudenza è d'obbligo. Detto questo, la liberalizzazione
serve perché la maggior parte delle famiglie ha dei risparmi che è disposta a
investire solo in immobili o per ampliare la casa che già possiede. Quindi sì
alla liberalizzazione ma con limiti feroci per non sovraccaricare ulteriormente
l'ambiente e le città. In seconda battuta, sarebbe senz'altro utile la
riduzione dell'aliquota dei redditi da affitto che ridarebbe slancio agli
acquisti per investimento. E infine credo sia necessaria una rivisitazione
delle norme sulle Siiq, in particolare i limiti riguardanti l'azionariato, che
in questo momento impediscono lo sviluppo del comparto.D. Il piano casa messo a
punto dal governo va in questa direzione?Arnaboldi. Direi di sì, anche se nulla
può funzionare senza una ripresa del credito. Le banche devono ritornare a fare
le banche, e il governo è lì a ricordarglielo, per ora con la moral suasion del
ministro Giulio Tremonti, più avanti forse con incentivi più bruschi.Breglia.
Del piano casa si potrà parlare quando saranno resi noti tutti i contenuti.
Ribadisco però che a mio giudizio per essere efficace non dovrebbe essere un
piano per favorire la costruzione o l'ampliamento di nuove case,
ma puntare a mettere in circolazione quelle che già ci sono, magari anche
frazionando abitazioni ormai in parte inutilizzate. In questo senso va anche
l'introduzione della cedolare secca al 20% sugli affitti: attualmente lo stato
incassa circa 500 milioni in fiscalità sui canoni, che non vuole mettere a
rischio riducendo l'imposizione fiscale, senza alcuna certezza che aiuterebbe a
far emergere i redditi sommersi. Civelli. Anche gli aumenti di volumetria
aiutano il mercato, ma il rischio è che gli effetti arrivino troppo tardi: tra
decisioni, progetazione e documentazione potrebbero arrivare a realizzazione
quando la crisi sarà ormai a metà del guado.Mazzocco. Sì, ritengo che vadano
nella direzione giusta, soprattutto per quanto riguarda le agevolazioni fiscali
e di cubatura per chi ristruttura, ammoderna e adegua a criteri di
ecosostenibilità gli immobili esistenti. L'Italia è anche troppo costruita:
quello che serve è riqualificare, ragione per cui sono abbastanza freddo anche
nei confronti delle cosiddette new town. D. Dopo oltre un decennio di crescita
tumultuosa, un deciso rallentamento del settore immobiliare
era fisiologico, addirittura auspicabile. Fino a quali livelli potrà ancora
considerarsi tale? E quando ci si potrà davvero condiderare fuori dal
tunnel?Arnaboldi. La stabilizzazione dei prezzi non si
è ancora verificata, anzi l'andamento si può definire erratico e perfino
schizofrenico. Purtroppo una crisi come l'attuale, proprio a causa della sua
portata e delle grandi implicazioni che porta con sé, potrà richiedere tempi
molto lunghi per essere superata. Non solo, ma se tutti i grandi progetti in
corso procederanno come da copione, progetti che ritengo di grande respiro e
irrinunciabili proprio per creare un nuovo grande ciclo positivo, non escludo
che si potranno avere nuovi riflessi negativi sulle quotazioni nel breve medio
termine proprio a causa della grande massa di nuove costruzioni che arriveranno
sul mercato Breglia. Una flessione dei prezzi e delle
transazioni del 10%, come accaduto finora, mostra una correzione fisiologica
del trend. Dopodiché occorre vedere cosa accadrà durante l'estate per quanto
riguarda l'evoluzione della crisi economica e finanziaria. Oggi il mercato immobiliare è in apnea a causa della crisi del credito, e
quindi o riuscirà a respirare o altrimenti non riuscirà di certo a riprendersi.
Un'ulteriore caduta dei prezzi non è quindi il rischio
maggiore, e anzi non mi preoccupa un'ulteriore flessione del 5-10% perché
ribadisco che quello che conta è la domanda, che per fortuna resta forte in
tutti i segmenti del mattone. Anzi il blocco del credito
rischia di creare una bolla nella domanda che potrebbe portare a una rapida ripresa dei prezzi in caso di ripresa del flusso bancario. Abbiamo censito molti
cantieri negli ultimi mesi, e tutti parlano di un aumento delle visite che però
non porta a un aumento delle vendite proprio a causa dei finanziamenti, oggi
ridotti al lumicino.Civelli. Tutto dipenderà dall'evoluzione della crisi
economica, e quindi il segnale della svolta sarà la ripresa della crescita del
Pil. Nel real estate il problema è che mancano grossi capitali in grado di
assorbire i portafogli che potrebbero arrivare sul mercato, e quindi chi è
costretto a vendere deve ridurre i prezzi anche del
20-30%. Per gli immobili direzionali e a uffici i rendimenti sono perciò
destinati a tornare al 6,5-7% contro il 5-5,5% ante crisi. Più stabile il
settore residenziale che non prevedo subirà grossi scossoni, anche se quelli di
livello medio, la famosa fascia di sostituzione, sarà quella che soffrirà di
più. Comunque in genere uno crisi dura tre o quattro anni, e per fortuna due
sono già passati.Mazzocco. In Italia non si è visto lo sboom immobiliare
di Spagna e gran Bretagna, ma solo un rallentamento del mercato, che si è quasi
fermato ma senza crollare. Ora occorre che le banche verifichino bene ciò che
hanno finanziato negli anni scorsi, e che poi riprendano a farlo: il mattone è
al momento il settore meno finanziato dal sistema creditizio. Quanto ai prezzi non ritengo susistano bolle speculative prima delle
fase di crescita il mercato aveva prezzi davvero molto
bassi.
( da "Italia Oggi"
del 10-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
ItaliaOggi sezione:
Varie data: 10/06/2009 - pag: 28 autore: di Oscar Bodini In vendita i primi
appartamenti del complesso residenziale della Fiera di Milano I nuovi progetti
prendono forma Molte le iniziative anche nelle città di Provincia Nonostante il
raffreddamento del settore immobiliare, la crisi
economia, delle imprese e del credito, i cantieri dei grandi progetti di
sviluppo lavorano a pieno ritmo e nei prossimi anni ridisegneranno lo skyline
delle principali città italiane. I numerosi concorsi internazionali indetti
qualche anno fa dai comuni hanno poi attratto grandi firme dell'architettura
contemporanea, come Renzo Piano, Boeri o Norman Foster e
anche alcuni eclettici emergenti del calibro di Daniel Libeskind o della
irachena Zaha Hadid dalle architetture quasi visionarie. La parte del leone
spetterà ancora una volta a Milano, dove le grandi aspettative per l'Expo 2015
si sono dimostrate superiori ai timori per un possibile scoppio della bolla immobiliare. Sotto la Madonnina vedranno la luce grattacieli ricurvi
e palazzi dalle forme inusuali immersi in aree verdi che rispondono a criteri
di sviluppo compatibile e di sostenibilità ambientale. Gran parte dei progetti
sono stati tuttavia concepiti in anni di boom, situazione ben differente
rispetto all'attuale contesto di mercato. Esiste quindi un rischio concreto che
alcuni rimangano su carta, o che per lo meno vedano dilatati i tempi di
realizzazione o vengano modificati in corsa. I due principali progetti entrati
invece in fase attuativa sono Citylife e Garibaldi Porta Nuova. Il primo
interessa i circa 255mila mq dell'ex Fiera Campionaria, che verranno riempiti
con 160mila metri quadrati di spazi verdi, palazzine residenziali di lusso e
tre grattacieli dalle forme avveniristiche a destinazione mista (uffici/residenziale),
progettati da Zaha Hadid, Arata Isozaki e Daniel Libeskind. Gli sviluppatori -
una cordata composta da Generali Properties, Allianz, Immobiliare Lombarda
(gruppo Fondiaria-Sai) e Lamaro Appalti - contano di ultimare il quartiere entro
il 2014. I prezzi di vendita, in media, saranno
intorno a 8.000 euro al metro quadrato. L'altro grande progetto che inizia a
prendere forma, Garibaldi Porta Nuova, collegherà corso Como - la mecca delle
notti meneghine - all'Isola, uno dei quartieri più caratteristici della città.
Sotto la guida di Hines verrà realizzato un grande parco di circa 100 mila
metri quadrati (la Biblioteca degli alberi). Saranno poi realizzati oltre
36mila mq di residenziale, con 400 appartamenti esclusivi. I prezzi
dovrebbero aggirarsi intorno a 7.600 euro al mq. Tra le residenze più
interessanti e sicuramente più richieste ci saranno i 150 appartamenti nei
rivoluzionari eco-palazzi progettati da Stefano Boeri. La peculiarità è che le
facciate saranno autentici boschi verticali, con un ettaro circa di verde che
si arrampicherà lungo le pareti. Obiettivo: abbattere di 2 gradi la temperatura
degli interni e ridurre inquinamento e rumore. Voglia di crescere verso l'alto
anche a Roma, dove tuttavia tiene banco la necessità impellente di
riqualificare le ampie aree cittadine in stato di degrado. Tra i progetti più
interessanti in prospettiva, il gruppo Scarpellini è impegnato a realizzare
Fare centro a Romanina. Oggetto dello sviluppo sono
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-11 - pag: 2 autore: Main Street modello per
l'Europa E l'Italia non deve perdere la fiducia nella forza della sua industria
manifatturiera di Marco Fortis «è come se gli americani e i britannici avessero
vissuto per un decennio in un paradiso di follia risparmiando meno di quanto
avrebbero dovuto perché pensavano che i prezzi delle case
e delle azioni sarebbero rimasti alti per sempre». Questa frase, che bene
sintetizza una delle cause più profonde che hanno originato la crisi mondiale,
non è di Carlo Azeglio Ciampi, che pure fu tra i primi a scrivere in un
editoriale del 17 settembre scorso sul Messaggero che la politica espansiva
americana aveva «drogato il mercato» e «trasferito al mondo intero una sensazione
forte e non sana di euforia». Né si tratta di una battuta di Giulio Tremonti
tratta dal suo libro premonitore La paura e la speranza o di una riflessione di
Romano Prodi, oggi particolarmente impegnato a studiare le asimmetrie e gli
squilibri della globalizzazione e della tecnofinanza non regolata. Né è un
passaggio del volume della Fondazione Astrid a cura di Giuliano Amato,
Governare l'economia globale. Nella crisi e oltre la crisi (aprile 2009). è
invece un caustico giudizio dell'Economist (6 dicembre 2008). Lo stesso
Economist che nell'aprile 2006 però celebrava in modo inconsueto la Goldman
Sachs, dedicandole addirittura una copertina e descrivendola come «una
compagnia formidabile per il suo nuovo approccio al rischio». Lo stesso
Economist che nel maggio 2005 metteva invece sulla copertina della sua edizione
europea l'Italia sostenuta da tante piccole stampelle, descrivendo il nostro
Paese come «the real sick man of Europe», a causa della sua bassa crescita
economica dovuta a un'eccessiva vocazione manifatturiera, alla concorrenza
asiatica e all'impossibilità delle nostre imprese di ricorrere, come in
passato, alla svalutazione della lira. Incoerenze e contraddizioni dunque non
sono mancate. Tanto è vero che sempre l'Economist giànel
giugno 2005 aveva sottolineato come l'impennata dei prezzi delle case
in corso a livello mondiale fosse «la bolla più grande
della storia», evidenziando come l'incremento del valore delle proprietà
immobiliari nei paesi avanzati negli ultimi 5 anni fosse stato pari al 100% del
Pil complessivo degli stessi (16 giugno 2005). Il che dimostra che
alcune riviste, così come vari economisti, avevano intuito singoli pezzi del
problema ma non le sue potenziali interconnessioni e dimensioni globali, che
alla fine hanno portato alla più grave crisi economica dai tempi del 1929. è
indubbio che nell'ultimo decennio sia stata celebrata come "virtuosa"
un tipo di crescita alquanto precaria e non sostenibile nel tempo. Basata, nel
mondo avanzato, sul debito privato e sulla bolla immobiliare
col sostegno dei risparmi dei paesi emergenti, come ha bene sottolineato su
queste colonne Barry Eichengreen. Sicché i paesi "virtuosi" erano
quelli il cui Pil cresceva di più a prescindere dal propellente con cui tale
crescita veniva alimentata. Oggi è invece chiaro che quei Paesi, cioè Stati
Uniti, Gran Bretagna, Spagna, Irlanda, Islanda ecc., sono finiti in un bel
pasticcio e hanno originato con il loro indebitamento privato e i loro
squilibri interni ed esteri la crisi mondiale stessa. Il debito delle famiglie
americane e inglesi è oggi pari a circa il 100% dei Pil dei rispettivi paesi.
In Irlanda ogni singolo abitante ha in media oltre 32mila euro di debiti
soltanto per i mutui per la casa, in Islanda oltre 56mila. Oggi i "real
sick men of Europe", che abbisognerebbero di stampelle molto più robuste
di quelle che nel
( da "Affari Italiani (Online)"
del 11-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
MilanoItalia
Immobili/ A Milano il 70% degli investimenti stranieri in Italia Giovedí
11.06.2009 08:40 Comprar casa a Milano, agli stranieri piace. In un confronto
internazionale si posiziona dopo Monaco ma prima di Vienna e Zurigo. E Milano
rappresenta il 70% degli investimenti immobiliari di stranieri in Italia,
soprattutto tedeschi. Emerge dal convegno sugli investimenti immobiliari
internazionali nella macro regione alpina, da Milano a Monaco, da Vienna a
Zurigo, "All'estero come a casa. Lo sviluppo del
business immobiliare nella macro regione alpina", in occasione della fiera EIRE
(Expo Italia Real Estate). E nell'attuale periodo di crisi mentre scendono i prezzi delle case in Europa, tiene l'Italia e la Svizzera. Attesa la ripresa,
proprio per la convenienza dei prezzi inferiori rispetto al
passato. Con opportunità proprio nella regione alpina, spinata da
indicatori come la qualità della vita: Zurigo e Vienna si posizionano tra le
prime nel mondo. Milano scende in classifica al quarantanovesimo posto, secondo
quanto emerge dai dati della Borsa Immobiliare della Camera di commercio di
Milano al 2008 e 2009. "Un contesto sempre più globale e una velocità
crescente dei collegamenti - ha dichiarato Antonio Pastore, presidente di Borsa
Immobiliare, azienda speciale della Camera di commercio di Milano - sono alla
base di una nuova concezione del mercato immobiliare
che assume una dimensione sempre più "regionale". Ecco perchá nuovo
riferimento per Milano e i milanesi sono le aree vicine e alpine. Diventa
interessante una verifica costante nella crescita di questi mercati per
investimenti anche internazionali, con ricerche e dibattiti come quello che
proponiamo oggi". tags: milano immobili investimenti stranieri
( da "Manifesto, Il"
del 12-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
IL CASO RONALDO Un
calcio alla crisi Francesco Paternò La crisi è finita. L'ottimismo della
volontà trionfa. Schopenauer addio, non è più vero che siamo destinati
all'infelicità perché desideriamo ciò che non si può avere. Per 160 milioni di
euro, abbiamo Kakà e Cristiano Ronaldo che giocheranno insieme nel Real Madrid.
Il sogno nel pallone di qualsiasi appassionato di calcio. Presto vedremo i due
in mutande bianche su un prato verde, pagati quasi un milione di euro a testa,
al mese, in una Spagna economicamente in mutande e champion della
disoccupazione europea. Muchos titulos, in tutti i sensi. CONTINUA|P
( da "Arena, L'" del
13-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Sabato 13 Giugno
2009 ECONOMIA Pagina 44 IMMOBILI E CRISI. Nel 2008 calo del 6,4%. Per il
presidente degli intermediari è un assestamento del mercato dopo anni di
aumenti. I consigli per comprare e vendere Casa, prezzi
in discesa «Ma verso valori reali» Infortuna (Fiaip Verona): «Affidarsi ad un
mediatore professionale, perché un agente su due è abusivo» Prezzi delle case in calo: la crisi economica si
fa sentire anche sul mattone. Secondo i dati su Verona di Tecnocasa Group, le
quotazioni degli immobili abitativi nel 2008 sono diminuite del 6,4% e nella
seconda parte dell'anno del 3,6%. A soffrire di più le zone di Borgo Roma e
Golosine (-6,7%), a seguire il centro (-3,9%), Borgo Milano, Stadio e
Navigatori (-3,5%) e Borgo Trento (-2,6%). Per Tecnocasa una delle cause è la
difficoltà per famiglie e giovani di poter sostenere il mutuo, orientandosi
magari su case da ristrutturare per contenere i costi.
Per la Fiaip, la federazione nazionale degli agenti immobiliari professionali,
si tratta di un assestamento del mercato. «Si sta tornando ai reali valori
degli immobili» spiega il presidente provinciale Fiaip, Giovanni Infortuna,
«dopo anni di aumenti. La casa è ancora un investimento che dà certezze, e in
questo momento di flessione bisognerebbe comportarsi in controtendenza e
comprare. Soprattutto di fronte a previsioni di una ripresa economica dal 2010
quando si presume i prezzi risaliranno». Anche l'euro
ha contribuito all'aumento dei prezzi. Secondo i dati
Fiaip, nella zona sud di Verona, nel 2000 il valore di vendita di una nuova
costruzione era di 2,2 milioni di lire il metro quadro e il costo di
costruzione di circa 1 milione di lire il mq; nel 2008 la stessa tipologia
aveva un valore di vendita di 2200-2300 euro al mq e un costo alla costruzione
di 1000 euro al mq. Proprio per evitare stime non corrette o pretese
ingiustificate dei proprietari, la Fiaip dal
( da "Riformista, Il"
del 13-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Nel
caos della crisi ecco i Bond people del petrolio di Stato Recessione/1. La
Borsa non convince più, i Bot rendono zero, nelle case investono in
pochi al tempo della bolla immobiliare e l'inflazione
potrebbe mangiarsi i capitali liquidi. Per questo la maxi-obbligazione di Eni è
davvero, come ha detto Scaroni, «un'operazione di sistema». Offre un'alternativa.
Vertici. Paolo Scaroni, amministratore delegato Eni, insieme al presidente
dell´azienda Roberto Poli di Gianmaria Pica Nella Grande Recessione, gli
italiani - che da sempre hanno un tasso di risparmio elevato - non sanno dove
investire: il mercato immobiliare è fermo, quello
finanziario è troppo volatile e i rendimenti dei titoli di Stato sono
bassissimi. Ma sta arrivando una nuova opportunità di investimento. Lunedì
partirà l'operazione Eni-bond (l'ultima risale al 1995), che consiste
nell'emissione di un milione di obbligazioni - che saranno quotate al Mot (il
mercato telematico delle obbligazioni e dei titoli di Stato di Borsa Italiana)
- del valore di mille euro ciascuna. Gli analisti già si aspettano un ampia
sottoscrizione dagli italiani. L'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni
- che giovedì, in conference call, ha presentato la nuova emissione dei bond
targati Eni - si dice fiducioso sulla risposta del mercato alle obbligazioni
dedicate ai soli investitori italiani (istituzionali e piccoli risparmiatori).
Se l'intera operazione, dal valore complessivo di un miliardo di euro, riceverà
più consensi rispetto alle aspettative, è aumentabile fino a due miliardi di
euro: «Sono ragionevolmente confidente - ha detto Scaroni - che la risposta
sarà positiva tenuto conto del merito di credito di Eni». Secondo il professor
Andrea Beltratti, economista della Bocconi, questa operazione sarà ben accolta
dagli investitori: «La sottoscrizione degli Eni-bond - ha spiegato Beltratti al
Riformista - potrebbe trovare un ampio margine di interesse, sia tra i piccoli
risparmiatori italiani sia tra gli investitori istituzionali». Qualcuno ha
ipotizzato che in questo momento di austerity - dove la Grande Recessione ha
congelato il mercato immobiliare e la differenza dei
tassi d'interesse pubblici e privati è molto alta - gli italiani che hanno
investito nei sicuri - ma poco redditizi - titoli di Stato (i cosiddetti
bot-people), andranno a posizionarsi nei corporate bond. Lo stesso Scaroni ha
spiegato che sarà un'operazione che «favorisce tutto il sistema Italia nella
necessità di rafforzare gli stati patrimoniali» e le obbligazioni Eni saranno
destinate ai risparmiatori che rappresentano «un'Italia che si rimette in moto
dopo la crisi finanziaria degli ultimi anni». Beltratti, che si aspetta
«un'elevatissima sottoscrizione alle obbligazioni Eni», perchè l'azienda
guidata da Scaroni, «oltre a operare in un settore produttivo e strategico è
anche economicamente sicura», vuole rivolgere un consiglio ai futuri
bond-people: «Fate bene a investite negli Eni-bond, ma fatelo solo in un contesto
di portafoglio molto diversificato». La preoccupazione di Beltratti è che l'Eni
- nonostante sia un'azienda con bassissimi rischi finanziari, grazie anche alla
garanzia della partecipazione dello Stato (ministero dell'Economia e Cassa
depositi e prestiti controllano il 30,32 per cento dell'azienda petrolifera) -
come ogni altra società ha una percentuale di rischio: «Dobbiamo imparare dai
casi Cirio, Parmalat e Argentina. Anche per l'Italia, seppur in percentuale
minima, c'è un rischio default». L'incasso dell'intera operazione sarà
utilizzato da Eni per la gestione operativa della società, incluso il
rifinanziamento e il consolidamento dell'indebitamento (al 31 dicembre 2008
ammontava a 20,837 miliardi di euro). Il prospetto informativo dell'azienda, non
lascia dubbi: «I proventi dell'offerta saranno usati per rimborsare i debiti a
breve». Indebitamento a breve termine che nel bilancio 2008 ammontava
complessivamente a 6,908 miliardi di euro. È tuttora in corso (terminerà il 19
giugno) l'operazione di ricapitalizzazione dell'Enel. Il dubbio che ci possa
essere una sovrapposizione nell'offerta agli investitori rispetto all'aumento
di capitale della società guidata da Fulvio Conti è stato chiarito da Scaroni:
«Ci rivolgiamo - ha spiegato in numero uno dell'Eni - a due mercati molto
diversi: noi guardiamo solo al mercato italiano, mentre Enel guarda ai mercati
globali». 13/06/2009
( da "Provincia Pavese, La"
del 13-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il mattone frena, i prezzi in picchiata Un calo del 10% per i valori al metro
quadro e cantieri bloccati Tengono soltanto le «soluzioni» di fascia alta in centro
storico STEFANO ROMANO VOGHERA. La borsa è ballerina, il rendimento dei titoli
di Stato è vicino allo zero, e ora nemmeno più il mattone è un investimento
certo. Nel giro di un anno appena, il prezzo delle case
a Voghera è crollato del 10 per cento circa. In pieno centro, un appartamento
nuovo o ristrutturato va dai 1.880 euro i 2.400 euro al metro quadrato: dodici
mesi fa il prezzo massimo superava i 2.500 euro al metro. E in piazza Duomo si
narra di attici venduti anche a 3mila euro al metro. Cifra alta, ma non
fantascientifica per Voghera centro. Appena fuori dal centro, poco oltre la
circonvallazione interna, va anche peggio con prezzi massimi
che non superano, per il nuovo, i 1.800 euro al metro. In periferia, oltre la
seconda circonvallazione, un appartamento nuovo può scendere fino a mille euro
al metro: 200 euro in meno rispetto al prezzo di una casa in centro con
trent'anni di vita. In questa situazione, tengono soltanto i prezzi
dei box (il massimo dell'investimento visto che non hanno spese vive di
manutenzione e garantiscono introiti da affito certi), e gli alloggi di fascia
alta per i quali il prezzo si fa "a corpo" invece di essere calcolato
semplicemente a metro quadrato. Insomma, conta l'insieme di quello che si
compra. I dati (riportati nel dettaglio nella tabella a fianco) si ricavano
dallo «Scenario immobiliare
pavese», pubblicazione ufficiale della Federazione italiana mediatori ed agenti
d'affari. Scenario che, per non usare giri di parole, conferma che la "bolla immobiliare" è scoppiata. «Il ribasso medio dei prezzi immobiliari si può stimare attorno al 10 per cento - conferma
così il presidente della Fimaa provinciale Fabio Bianco -. Un ribasso
sostanzialmente spalmato su tutte le tipologie imobiliari: in centro come in
periferia, sui bilocali come sugli appartamenti più grandi. Si salvano, se così
si può dire in un contesto come quello che viviamo, gli alloggi di fascia alta
o altissima (grandi ville alle porte della città o attici di grande metratura e
finiture di pregio in pieno centro storico), ma soltanto perchè in casi come
questi il prezzo difficilmente si calcola sul valore al metro quadrato, ma
piuttosto "a corpo", overo su un valore dell'immobile che comprende
anche parametri diversi dalla semplice metratura». Ecco, così, che le
quotazioni di mercato penalizzano bilocali e trilocali (che sono poi i
tradizionali beni rifugio per chi vuole investire fuggendo dagli alti e bassi
della borsa), molto più di quanto non penalizzino la villa a ridosso del centro
storico o l'attico affacciato su piazza Duomo. Resta un dubbio: visto che il
calo dei prezzi immobiliari è diffuso in modo
sostanzialmente omogeneo in tutta la provincia, Voghera sta meglio o peggio
degli altri grandi centri pavesi? «Sta un pochino meglio - risponde Bianco - ma
si deve soltanto al fatto che il mercato immobiliare
di Voghera è molto più "tranquillo" di quello di Pavia. Nel capoluogo
gli studenti movimentantano gli affitti e il polo sanitario quello dei piccoli
appartamenti. A Voghera le compravedite i passaggi sono invece più lenti: la
crisi è arrivata più tardi, ma in compenso resterà un po' più a lungo».
( da "Unita, L'" del
13-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
La Lettonia come
l'Argentina È sull'orlo della bancarotta FRANCESCA SIBANI «La Lettonia si
contende con l'Islanda il titolo di Paese più colpito dalla recessione
mondiale», scrive il Financial Times. «A 5 anni dall'ingresso nella Ue, la Lettonia attraversa una delle peggiori crisi economiche e
politiche della sua storia», commenta il giornale lettone Neatkariga Rita
Avize. Oltre alle prime pagine dei giornali europei, la repubblica baltica
attira l'attenzione di economisti come Nouriel Roubini, celebre per aver
previsto lo scoppio della bolla immobiliare. «Dopo il
fallimento di un'asta pubblica per la vendita di titoli di Stato, le autorità
di Riga stanno cercando disperatamente di evitare una svalutazione del lat, la
moneta locale», racconta Roubini sul Financial Times. «La Lettonia sta
attraversando una crisi simile a quella dell'Argentina nel 2000-2001: una grave
recessione causata da una serie di shock finanziari a livello globale,
accompagnata a un improvviso prosciugamento dei capitali stranieri in entrata e
alla necessità di ridurre il debito con l'estero». Inoltre, il tasso di cambio
tra lat ed euro è pressoché fisso (un euro equivale a 0,70 lat), e la moneta
lettone è sopravvalutata. «Come nel caso dell'Argentina», continua Roubini, «il
sostegno finanziario di istituzioni esterne come il Fondo monetario
internazionale o l'Unione europea potrebbe rivelarsi uno spreco di denaro.
Queste risorse sarebbero più utili per mitigare i danni collaterali di una
svalutazione del lat». Internazionale www.internazionale.it
( da "Arena.it, L'"
del 13-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Prezzi
delle case in calo: la crisi economica si fa sentire
anche sul mattone. Secondo i dati su Verona di Tecnocasa Group, le quotazioni
degli immobili abitativi nel 2008 sono diminuite del 6,4% e nella seconda parte
dell'anno del 3,6%. A soffrire di più le zone di Borgo Roma e Golosine (-6,7%),
a seguire il centro (-3,9%), Borgo Milano, Stadio e Navigatori (-3,5%) e Borgo Trento (-2,6%).
Per Tecnocasa una delle cause è la difficoltà per famiglie e giovani di poter
sostenere il mutuo, orientandosi magari su case da
ristrutturare per contenere i costi. Per la Fiaip, la federazione nazionale
degli agenti immobiliari professionali, si tratta di un assestamento del
mercato. «Si sta tornando ai reali valori degli immobili» spiega il presidente
provinciale Fiaip, Giovanni Infortuna, «dopo anni di aumenti. La casa è ancora
un investimento che dà certezze, e in questo momento di flessione bisognerebbe
comportarsi in controtendenza e comprare. Soprattutto di fronte a previsioni di
una ripresa economica dal 2010 quando si presume i prezzi
risaliranno». Anche l'euro ha contribuito all'aumento dei prezzi.
Secondo i dati Fiaip, nella zona sud di Verona, nel 2000 il valore di vendita
di una nuova costruzione era di 2,2 milioni di lire il metro quadro e il costo
di costruzione di circa 1 milione di lire il mq; nel 2008 la stessa tipologia
aveva un valore di vendita di 2200-2300 euro al mq e un costo alla costruzione
di 1000 euro al mq. Proprio per evitare stime non corrette o pretese
ingiustificate dei proprietari, la Fiaip dal
( da "Secolo XIX, Il"
del 15-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Quelli che... la
Lehman era una banca solida pierfranco pellizzetti «La Lehman Brothers? È una
banca solida», dichiarava il guru finanziario Allen Sinai il 21 agosto 2008.
Venticinque giorni dopo la banca falliva miseramente. Solo un caso tra i tanti,
che si sono succeduti in questi ultimi mesi mettendo a dura prova la
credibilità della scienza economica e dei suoi santoni; rivelatisi incapaci di
prevedere l'arrivo di una crisi devastante, che ha scosso dalle fondamenta il
sistema creditizio e lo stesso impianto economico mondiale. Prendendo tutti in
contropiede. Ma - allora - gli studiosi del settore che ci stavano a fare?
Questa domanda che ora si pone Roberto Petrini, brillante giornalista di
Repubblica, nel suo ultimo saggio "Processo agli economisti"
(Chiarelettere, 2009). Una domanda che il nostro amico è legittimato a
formulare perché da anni - e a lungo sotto l'autorevole guida di Paolo Sylos
Labini - esplora i meandri di industria e finanza (a differenza di tanti suoi
presunti colleghi, ansiosi solo di intrupparsi nel vippume vacanziero a Cortina
o Courmayeur). Ora - dunque - tutti parlano di un crac equiparabile a quello
del '29, che ha bruciato qualcosa come 2.200 miliardi di dollari, spargendo a
piene mani disoccupazione e miseria. Ma tutto questo non è avvenuto per caso; è
stato determinato da macroscopici errori previsionali, mischiati a menzogne e
pretenziose quanto irresponsabili costruzioni mentali. Denunciate da tempo da
qualche "grillo parlante" fuori dal coro; e perciò oggetto di
derisione da parte del sinedrio degli ortodossi: da Nouriel Roubini in America
a Marco Vitale a casa nostra. Forse l'equivoco è già insito nel concetto stesso
di scienza economica. Qualcosa di ben diverso dalla scienza vera e propria,
intesa come conoscenza verificabile. Al contrario i centomila aderenti alla
corporazione mondiale degli economisti si erano da tempo consegnati a una
ideologia mistificatoria, promossa dall'Università di Chicago e basata su
alcune credenze oggetto di fede acritica: in particolare la fanfaluca dell'homo
oeconomicus, che agisce sempre in maniera razionale quanto perfettamente
informata, e di mercati prevedibili nei loro andamenti immutabili. Sicché, quando
si presentano discontinuità e rotture, i chierici del verbo liberista non sanno
più che pesci prendere. Anche perché, in questi ultimi decenni, erano riusciti
nell'impresa di mettere fuori gioco un pensiero ben più profondo e strumentato
del loro - quello di John Maynard Keynes, il teorico dell'intervento pubblico
anticiclico - che già in passato si era rivelato prezioso per affrontare e
risolvere le ricorrenti crisi del capitalismo, del mercato lasciato a se
stesso. Ma qui l'ignoranza si coniuga con la malafede. In quanto tale
involuzione dottrinaria del pensiero economico non è stata casuale. Rispondeva
a ben precisi interessi che foraggiarono più che concretamente la svolta
teorica verso il mercatismo. Come ci rivela la storia del Premio Nobel per l'economia.
Non istituito insieme agli altri (per fisica, chimica, medicina, letteratura e
pace) dall'inventore filantropo Alfred nel 1901, ma creato ad arte sessantotto
anni dopo dai banchieri svedesi per finanziare e premiare la svolta liberista
che tanto favoriva i loro affari. Nacque così quell'asse Stoccolma-Chicago per
cui il 70% dei premiati è proveniente da università americane propugnatrici del
verbo liberista. Quel verbo che nutriva il pensiero di Alan
Greenspan presidente della Fed, la Banca Centrale degli Stati Uniti; un
pervicace paladino della deregulation, fermamente convinto che ogni controllo
«inibisce la libertà d'azione del mercato». Ora lo vada a raccontare agli
sfrattati per l'esplosione della bolla immobiliare.
Insieme ai suoi epigoni italiani, tipo l'Alberto Alesina (profeta del
"liberismo di sinistra" con l'altrettanto noto Francesco Giavazzi)
che su La Stampa del 20 agosto 2007 così gongolava: «Quella in atto è una
correzione come ce ne sono state altre. No, non vedo in arrivo lo scoppio di
una bolla.». A conferma della perfida battuta:
«L'economista è un esperto che verrà a sapere domani perché ciò che ha previsto
ieri non si è verificato oggi». Pierfranco Pellizzetti è opinionista di
MicroMega 15/06/2009
( da "Milano Finanza (MF)"
del 16-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
MF sezione: Commenti
& Analisi data: 16/06/2009 - pag: 8 autore: di Robert J. Shiller* La bolla speculativa? Colpa degli spiriti animali L'attuale
situazione economica è l'esempio perfetto dell'importanza del comportamento
umano in economia. Gli economisti che non hanno preso in considerazione la
forza di queste storie, limitandosi alle teorie quantitative, si sono persi
l'arrivo della crisi, suscitando critiche da più parti. Siamo arrivati a questo
punto grazie alle bolle immobiliare e azionaria, anzi
quanto al mattone si tratta della più grande bolla
della storia degli Stati Uniti. Già nel 2005 affermavo che queste bolle
avrebbero potuto portare alla recessione mondiale. Ma che cosa ha provocato la bolla immobiliare? Al di là delle numerose ipotesi che sono
state, i fattori decisivi sono stati la fiducia generalizzata nel fatto che il
mattone fosse il migliore investimento possibile e il timore di non avere più
terreni a disposizione. È persino incredibile, ma è lo stesso timore che ha
portato alla bolla dei prezzi
immobiliari a Los Angeles negli anni Ottanta. Londra e Los Angeles hanno
attraversato gli stessi alti e bassi tra la fine degli anni 80 e l'inizio degli
anni 90, e di nuovo negli ultimi anni. Le istituzioni sono state incolpate di
questa crisi, ma non sono le principali responsabili. È vero, la rivoluzione
dei mutui subprime ha visto broker senza regole concedere prestiti a
consumatori con redditi troppo bassi. Solo cattiva fede? Difficile dire. Resta il fatto che il boom dei prezzi delle case,
e il successivo collasso sono stati maggiori per le case a basso
prezzo. Tutto si riduce dunque agli spiriti animali. Basti dire che la bolla ha influenzato il pensiero di tutti al punto che anche gli
organi di vigilanza non hanno fatto nulla per limitare i prestiti.
L'ipotesi era che «i prezzi delle case salgono
sempre». Perché nelle ultime settimane la fiducia è tornata? A mio avviso, gli
spiriti animali sono di nuovo al lavoro. Secondo alcuni, questo ritorno della
fiducia è addirittura dovuto al cambiamento di rotta di Obama: una volta
parlava di depressione, adesso dice che è il momento buono per acquistare
azioni. Il problema è che questo rialzo iniziale della fiducia può invertirsi
in base alle notizie. Un indicatore interessante della fiducia proviene da un
sondaggio condotto in Michigan che chiede se i prossimi cinque anni saranno
caratterizzati da diffusa disoccupazione e depressione. Anche se l'indicatore
ha raggiunto livelli minimi nel 2008, non ha mai raggiunto la paura della
depressione registrata nel 1974 e nel 1980. Quei timori erano associati a gravi
shock petroliferi e picchi inflazionistici. Le preoccupazioni riguardo
all'inflazione erano talmente grandi che non si esitò a votare per Margaret
Thatcher e Ronald Reagan: la gente pensava che il sistema stesse crollando
perché avevamo perso il controllo su qualcosa di fondamentale. Dopo il picco
inflazionistico del 1980, le banche centrali frenarono bruscamente: un
importante punto di svolta nella storia economica, con una forte riduzione dell'inflazione
nei trent'anni successivi. È interessante notare che questo indicatore oggi è
tornato a livelli normali secondo il sondaggio di maggio.*Docente di economia
presso la Yale University
( da "Denaro, Il" del
16-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Caserta edilizia
abitativa Confindustria presenta l'osservatorio immobiliare dei prezzi Stamattina a partire dalle 10, presso la sala convegni di
Confindustria di Caserta convegno di presentazione dell' "Osservatorio
Fiaip dei prezzi degli immobili di Caserta e provincia edizione 2009",
realizzato dalla Federazione italiana agenti immobiliari professionali di
Caserta in collaborazione con il settimanale di annunci immobiliari "Il
Mattone". L'Osservatorio Fiaip dei prezzi degli
immobili di Caserta e provincia, che sarà diffuso in edicola, presenta i valori
medi degli immobili, quartiere per quartiere e strada per strada, riscontrati
negli ultimi dodici mesi nel mercato immobiliare
locale. L'analisi, che è stata realizzata attraverso un attento monitoraggio
svolto attraverso il contributo di 110 operatori immobiliari Fiaip di Caserta,
rivela un andamento che in Terra di Lavoro risulta ancora ingessato dalla crisi
con diminuzione del numero di compravendite, allungamento dei tempi di trattativa
e ampliamento della forbice tra domanda e offerta. Al confronto prendono parte
il direttore responsabile del Mattone, Roberto Esse, il direttore di
Confindustria Caserta, Lucio Lombardi, il presidente regionale Fiaip Campania,
Marco Giannico, il presidente provinciale Fiaip Caserta, Pino Contestabile, e
il presidente nazionale Fiaip, Franco Arosio. del 16-06-2009 num.
( da "
Argomenti: Mercato immobiliare
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motivi per non acquistare casa/1 (17/06/2009) Recessione, crisi, calo dei prezzi, sembra proprio un momento sbagliato per puntare sul
settore immobiliare, visto come traballante. Ecco i
motivi per non scommettere 1) PREZZI ANCORA TROPPO ALTI Il
mercato immobiliare è quello che maggiormente sta risentendo della crisi economica.
Ma il prezzo del mattone, se scende negli altri Paesi, resta ancora alto nella
in Italia, dove la bolla scatenatesi dopo il 2001 non è ancora scoppiata. Anche se le
compravendite sembrano diminuire - segno di un mercato congelato - le
quotazioni, quasi irremovibili nel loro andamento al rialzo, non
sembrano infatti esserne troppo infastidite. I dati del Centro Studi di
Confindustria indicano che al centro di Milano a dicembre 2008 si è registrato
un incremento dei prezzi al metro quadro del 2%.
Mentre a Londra, una delle città europee più colpite dallo tsunami finanziaria,
i prezzi delle case - alle stelle fino a pochi mesi fa
- sono diminuiti a dicembre del 5%. Un caro-mattone che trova conferma anche
nello studio Federconsumatori e Adusbef: per acquistare un appartamento di 90
mq in una zona semicentrale di una grande area metropolitana, si è passati da
15 anni di stipendio necessari nel 2002 ai circa 20 anni nel 2008, con un
incremento pari al 46%. 2) TEMPI DI VENDITA ELEVATI Si allungano i tempi di
vendita della casa: 4 mesi e mezzo nelle grandi città e fino ai 6 mesi nellhinterland.
Tempi duri, quindi, per chi vuole acquistare casa. Secondo unanalisi di
Tecnocasa siamo di fronte ad una realtà contrassegnata da una maggiore offerta di immobili sul
mercato, da una domanda più selettiva e prudente e da un allungamento delle
tempistiche di vendita. Dati che ci forniscono lidea di quello
che ormai da mesi sta accadendo: un enorme gap tra le richieste dei potenziali venditori e la
disponibilità di spesa dei potenziali acquirenti che comportano trattative più
lunghe ed inevitabilmente i tempi necessari per concludere la compravendita si
dilatano. E nei prossimi mesi la situazione non subirà cambiamenti
significativi, sebbene fare delle previsioni diventi sempre più arduo alla luce
della situazione macroeconomica del Paese. 3) IL PRECARIATO AVANZA Il 2009 non
è più una previsione, ma unamara certezza: sarà lannus
horribilis delleconomia mondiale e noi ci siamo dentro. È nelloccupazione che
si paga il prezzo umano più caro. Sta crollando e i numeri parlano chiaro:
secondo lInps, nel mese di febbraio il ricorso alla cassaintegrazione è
aumentato del 533,17% rispetto allo scorso anno. E poi, secondo la Cgil, la crisi ha già messo a
rischio 4 milioni di posti di lavoro (il 20% della forza lavoro): sono quelli
dei precari, che una volta perso limpiego non avranno più
nessuna forma di sussidio e di garanzia. Una disfatta che non trova soluzione
nellimmediato e
che non fornisce garanzie neanche ai dipendenti della pubblica amministrazione.
Secondo i dati forniti da Cgil e Ragioneria dello Stato, sono circa 400.000 i
precari di questo settore che potrebbero rischiare il posto di lavoro. Quale
lavoratore si sente, quindi, così sicuro delle proprie finanze da decidere di
comprare casa e indebitarsi per oltre 30 anni per ripagare le rate del mutuo? 2
voti - » Vota questa notizia »
( da "Repubblica, La"
del 17-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Pagina 29 - Economia
Global market La Spagna trema crollo senza fine dell´immobiliare
"Telecom Argentina entra in campagna elettorale, il Credit Suisse si sta
occupando della vendita che a Kirchner piacerebbe venisse chiusa prima delle
elezioni del 28 giugno" ROMA - Svaniti subito i segnali di ottimismo per
l´economia spagnola, fra le più colpite in Europa dall´esplosione
della bolla
immobiliare. I dati di aprile hanno infatti
spazzato via la speranza che la crisi dell´edilizia (un settore cruciale nel
mix dell´economia spagnola) avesse toccato il fondo. A marzo, la vendita di case era crollata del 24,3%, ma si trattava comunque del calo meno
pesante degli ultimi 11 mesi. Si è trattato, invece, di una pausa
momentanea. Ad aprile, la vendita di case è
precipitata del 47,6%, rispetto ad un anno prima, il crollo più pronunciato da
quando, sedici mesi fa, il mercato immobiliare si è
congelato. Comprare una villetta a Malaga o un quartierino a Barcellona è,
oggi, assai conveniente, ma nessuno sembra voglia approfittarne, anche perché,
ad esempio, gli investitori esteri più presenti in Spagna, come gli inglesi,
hanno già abbastanza guai per conto loro. Maurizio Ricci [Vasi comunicanti alla
Bicocca] MILANO - Marco Tronchetti Provera si dimostra essere un buon venditore
quando si tratta di holding in cui sono ricompresi premi per il controllo di
società sottostanti. Era riuscito a vendere bene (rispetto a ciò che è successo
dopo) il controllo di Telecom custodito in Olimpia nella primavera 2007 e ora
ha venduto a condizioni eccellenti un piccolo pezzo (il 3,5%) di Camfin (circa
quattro volte il valore di Borsa) la società che ha il controllo di Pirelli. Ma
la vera domanda è: qual è la convenienza della famiglia Malacalza a
corrispondere un prezzo così alto? Probabilmente lo si scoprirà nel giugno 2012
quando il 49% delle joint venture Pirelli Ambiente e Pirelli Ecotech verranno
cedute da Camfin alla casamadre Pirelli & C. dopo essere state
opportunamente ingrassate dagli azionisti "industriali". C´è da
scommettere che il prezzo d´acquisto per Pirelli & C. sarà consistente e da
chiedersi come mai gli azionisti minori della Bicocca non protestino mai per
questi trasferimenti di risorse finanziarie dal basso verso l´alto. Giovanni
Pons
( da "Borsa e Finanza"
del 20-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
ATTUALITÀ Krugman:
«Temo la sindrome Giappone» di Redazione - 20-06-2009 La crisi sta per finire?
Non la vede così il premio Nobel Paul Krugman, convinto che il mondo sia ormai
avvviato a una lunga stagnazione, stile Giappone anni Novanta. È questo, in
sintesi, il risultato di una lunga conversazione con l'economista Will Hutton
apparsa su The Guardian, di cui riportiamo un ampio stralcio. Will Hutton. Lei
sostiene che quel che è accaduto in Giappone potrebbe ripetersi in Usa e Regno
Unito o, forse, per l'intera economia mondiale. Ricordiamo che il pil
giapponese, quest'anno, sarà pari a quello del 1992: 17 anni perduti, insomma.
Paul Krugman. Sì, non credo che il pericolo si sia allontanato troppo. Certo si
è ridotto il pericolo di una Grande depressione. Ma nel primo anno la crisi è
stata assai peggiore che negli anni Novanta in Giappone. W.H. Ma qual è la
ragione di tanto pessimismo? Uno potrebbe risponderle: caro Krugman, il
Giappone è un caso a parte. È un'economia votata all'export con una moneta
molto sopravvalutata. Soprattutto, la risposta dei politici è sempre stata in
ritardo, cosa che non è avvenuta a Londra o negli Usa. P.K. La realtà è che in
Giappone si è fatto quel che si è soliti fare di fronte a una recessione:
tagliare i tassi fino a quota zero, ma non è stato sufficiente a far ripartire
l'economia. E da noi, anche se siamo stati più tempestivi nel taglio, non è
stato comunque sufficiente. Questa è l'essenza del problema. Tutto il resto è
secondario. Ci sono situazioni in cui la politica monetaria tradizionale perde
efficacia. E noi sappiamo che ne stiamo attraversando una. W.H. Ma un ottimista
potrebbe obiettare che ci sono quei segnali di ripresa che lei si rifiuta di
vedere. Le Borse hanno recuperato un buon 25%. Il mercato immobiliare
sembra aver toccato i fondo, la fiducia delle imprese è in risalita. P.K. Ci
sono segnali di assestamento, piuttosto che di ripresa. Le Borse, pochi mesi
fa, ipotizzavano l'Apocalisse. Ora il rischio sembra superato, e i mercati
azionari ne hanno preso atto. Ma non ci stanno segnalando che l'economia
viaggia verso la ripresa. Non vanno confrontati i prezzi
attuali con tre mesi fa. Se li paragoniamo a quelli di due anni fa, abbiamo la
misura dello stato attuale di depressione. W.H. Ci sono i problemi
dell'indebitamento degli Stati, ma anche quelli connessi alle disponibilità
economiche dei consumatori. P.K. La crisi immobiliare
e la caduta delle azioni hanno senz'altro impoverito le famiglie. Ed è
probabile che i consumatori, carichi di debiti, incontrino difficoltà a
spendere. La realtà è che la teoria economica ha studiato gli effetti del
deficit nei Paesi del Terzo Mondo. Ma non abbiamo mai preso in considerazione
l'ipotesi che questo si potesse verificare nei Paesi forti. W.H. C'è un rischio
Argentina o Malaysia fine anni Novanta... P.K. Nel momento peggiore abbiamo
attraversato una fase di «giapponesizzazione» con un un pizzico di
«argentinizzazione». Ora abbiamo superato quel rischio. Ma la
«giapponesizzazione» rimane. W.H. Qual è il cuore del problema Giappone, 17
anni dopo lo scoppio della crisi? P.K. È molto difficile creare abbastanza
domanda interna, e così riequilibrare i flussi della bilancia commerciale, in
un Paese con una realtà demografica negativa. W.H. Dunque, il problema della
«giapponesizzazione» è un mix di squilibri commerciali uniti
all'invecchiamento. P.K. Sì, ma non vale per gli Stati Uniti. Semmai è il caso
di Germania e Italia. W.H. Confesso che la tesi della «giapponesizzazione» a
livello globale non mi convince granché. Ma credo che la tesi valga per la
Germania e, per questa via, cominci a contagiare l'intera economia mondiale.
P.K. Il mercato interno tedesco è del tutto inadeguato. Il
benessere della Germania, nei primi sette anni del secolo, è stato legata solo
a un gigantesco surplus della bilancia commerciale. Com'è possibile che la
Germania, che non ha subito la bolla immobiliare, abbia patito la
peggior discesa del pil tra le grandi economie? La risposta è che loro
esportavano in Paesi dove maturava la Bolla. Scoppiata questa, la Germania ha
perso i clienti. È Berlino il problema vero su scala globale. W.H. In cima al
dossier c'è poi una possibile, devastante, crisi bancaria. Il Fondo Monetario
teme che la Germania abbia almeno 500 miliardi di sofferenze non emerse. Le
banche tedesche hanno mille miliardi di dollari, se non di più, investiti in
cdo che possono essere assorbiti solo congelando le perdite. Noi inglesi
abbiamo avuto Rbs, voi Americani Citigroup. La Germania ha perduto sei punti di
pil senza che la crisi bancaria abbia toccato il fondo. P.K. Questo è il
versante finanziario della crisi. Certo, noi partiamo dall'ipotesi che la crisi
sia essenzialmente finanziaria. Ma non è detto che sia vero. È vero che Lehman
è stato il campanello d'allarme. Ma il crollo dell'immobiliare
era precedente. La caduta del business è in buona parte dovuta all'eccesso di
capacità produttiva, a sua volta provocato dal calo dei consumi e del crollo
dell'immobiliare. Ristabilire la fiducia nella finanza
è una condizione necessaria. Ma non sufficiente. W.H. È un quadro desolante...
P.K. Sì, ed è anche per questo che sono così depresso. W.H. Lei sostiene che
siamo al 12esimo mese di una depressione destinata a durare 36 mesi, sebbene in
forma meno grave. È una prospettiva scioccante. P.K. Nella recessione del 2001
ci sono voluti 30 mesi prima che ripartisse il mercato del lavoro. W.H. È
ancora convinto che la strategia migliore passi dagli stimoli della politica
fiscale? P.K. Sì, è lo strumento migliore per frenare la recessione. È opinione
comune che gli investimenti giapponesi in infrastrutture siano stati
inefficaci. Io penso, al contrario, che hanno evitato il collasso. Obama ha
messo in cantiere uno stimolo di poco inferiore al 5% del pil ma, in realtà, si
tratta di un 4% spalmato in due anni e mezzo. Basta? Sono convinto che presto
arriverà una seconda manovra di stimolo. W.H. E poi? P.K. Sotto con le regole
della finanza. Bisogna imbrigliare il mostro. L'eccessiva crescita della leva
nel settore privato è quel che ci ha resi così vulnerabili. W.H. Più fisco,
meno finanza. Così cambia la via americana al capitalismo. P.K. Non sono così
cosmico. Ma è vero che Gordon Gekko è arrivato tra noi grazie alla
finanziarizzazione. Io penso che abbiamo bisogno di un po' di welfare in più e
anche di un po' di socialdemocrazia. E di sindacato. W.H. Chiudiamo con Obama.
Lei lo ha molto criticato in passato. P.K. Sono sempre più soddisfatto.
Chiedevo uno stimolo fiscale più forte, penso che lo farà. Chiedevo più
aggressività verso le banche: vedremo se si dovrà riprender la battaglia. Ma la
riforma della sanità è buona, come la battaglia sul clima. Io, che ero scettico,
comincio a sperare nel New Deal. Obama ha una grande personalità. Ed è un tale
sollievo avere finalmente alla Casa Bianca uno che merita il tuo rispetto.
( da "Borsa e Finanza"
del 20-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
SETTIMANA IN NUMERI
Saldi estivi per le case Usa di Redazione - 20-06-2009
Lo pensano in molti dalle parti di Washington: negli Stati Uniti non si esce
dalla crisi economica-finanziaria fino a quando il mercato immobiliare
non riuscirà a stabilizzarsi. Ma quando accadrà? La gara a indovinare il punto
di minimo è aperta. Intanto qualche segnale positivo potrebbe arrivare dai
numeri delle compravendite negli Usa di case esistenti
e di nuove. I dati relativi a maggio, diffusi in fila martedì 23 e mercoledì 24
giugno, dovrebbero confermare il trend di ripresa dell'attività, con tassi di
incremento attesi intorno al 2-3% rispetto ai livelli di aprile. Tutto bene
quindi? Non proprio. Per ora niente riesce ancora ad arrestare l'emorragia dei prezzi delle abitazioni. L'House price index in calendario
martedì 23 è previsto ancora in calo, seppur di poco (-0,3%), dopo il -1,1%
fatto registrare ad aprile. Ma probabilmente non sarà ancora il punto più
basso. Tra chi tenta di prevedere il minimo partecipa anche la prestigiosa
università Ucla. Ebbene, tra le aule dell'ateneo
californiano prevale l'idea che il mercato immobiliare non
segnerà il definitivo «down» prima del quarto trimestre del 2009. Ma guai a
illudersi per una ripartenza a V. Anche se i prezzi delle case
toccheranno il punto più basso tra la fine del 2009 e l'inizio del 2010,
serviranno molti anni al valore degli immobili per recuperare il terreno perso.
Vietato però generalizzare. Negli Usa i prezzi delle case
di alcuni Stati americani sono addirittura saliti. E non si tratta di nomi
secondari. Rifatti i conti, nel 2008 il Texas ha visto le quotazioni
incrementare di un +0,3% mentre nel Nord Dakota sono cresciuti dell'1,9 per
cento. Niente male a fronte del -28,2% del Nevada, del -25,5% della California
e del -24% della Florida. E anche l'ultimo Beige Book pubblicato dalla Fed
sembra confermare l'eterogeneità della debolezza del mercato immobiliare:
i bassi tassi di interesse e il calo dei prezzi delle
abitazioni hanno portato a un aumento delle vendite di case
in ben otto distretti, tra cui New York, Chicago e San Francisco. Ma la discesa
dei prezzi non ha ancora trovato un pavimento di suo
gusto.
( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)"
del 20-06-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Plus sezione:
ATTUALITA data: 2009-06-20 - pag: 12 autore: DIETRO I NUMERI L'effetto
ricchezza è mobile F ra i flagelli che hanno colpito l'economia americana non
ci sono solo gli ingredienti classici del ciclo discendente: lo sgretolamento
della domanda di investimento, l'interazione fra meno produzione, meno salari,
meno profitti, per non parlare del fattore aggravante della globalità della
recessione, che chiude la speranza di trovare sostegno nell'export. C'è anche –
ed è massiccio – un "effetto ricchezza". La
debolezza dei mercati finanziari e lo scoppio della bolla immobiliare
hanno colpito la ricchezza delle famiglie sia nel portafoglio che nel mattone.
La Federal Reserve ha appena rilasciato i dati sui "flussi di fondi"
per il primo trimestre del 2009. Dati che permettono di fare il punto sia
sull'indebitamento complessivo del Paese che sulle attività, lorde e
nette, dei principali attori dell'economia. Le famiglie sono fondamentali al
riguardo, se non altro perché i consumi privati coprono oltre il 70% del Pil.
Ebbene, la ricchezza lorda delle famiglie americane è scesa, rispetto al
massimo toccato nel secondo trimestre del 2007 (subito prima della crisi), dal
774.8% del reddito disponibile delle famiglie al 598.3%: una
"scoppola" di quasi 14mila miliardi di dollari. Sono scese anche le
passività, ma di molto poco (vedi tabella), talché anche la ricchezza netta è
crollata. L e due principali categorie delle attività – titoli e beni tangibili,
dalle case ai beni durevoli di consumo – hanno
registrato ambedue cali impressionanti. Le attività finanziarie sono scese di
ben 114 punti percentuali (di reddito disponibile) e le case
(che avevano fama di investimento sicuro e poco volatile) di oltre 4mila miliardi
di dollari, equivalenti al 18% del valore dello stock abitativo. Le
consolazioni? Poche ma non effimere. Nel secondo trimestre il valore delle
attività finanziarie è tornato a salire, e il calo dei prezzi
delle case ha rallentato. L'effetto ricchezza continua a mordere ma
anche qui il peggio sta passando. © RIPRODUZIONE RISERVATA di Fabrizio
Galimberti