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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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TARTICOLI DEL  5-16 dicembre 2008      #TOP



Report "Mercato immobiliare"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Mercato immobiliare (34)


Indice degli articoli

Sezione principale: Mercato immobiliare

Cedole & mattoni ( da "MF Immobiliare" del 05-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Entità e natura della revisione del progetto saranno resi noti a inizio 2009. mutui meno cari per rilanciare il mercato immobiliare usa Tesoro americano al lavoro per rilanciare il mercato immobiliare e frenare la caduta dei prezzi delle case: il dipartimento starebbe studiando un piano che consenta, utilizzando il peso di giganti come Fannie Mae e Freddie Mac,

Quel problema dell'Africa (e del nostro Meridione ) ( da "Giornale.it, Il" del 05-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Ma se andiamo a esaminare la situazione nei Paesi dell'est ci accorgiamo che l'allargamento ha provocato squilibri notevoli anche lì: la casta delle banche e degli operatori finanziati ha fatto impennare i prezzi dell'immobiliare senza un corrispettivo aumento dei salari medi: ovvero si è creata una bolla debitoria che ha rischiato di far fallire l'Ungheria.

una notte lunga tre anni - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 06-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: banche affinché rendano più disponibile il credito e azioni ancora più radicali per abbassare i tassi d´interesse delle obbligazioni di Stato a lungo termine e per ridurre lo spread tra i tassi delle obbligazioni societarie e quelle del debito di Stato. L´attuale crisi globale è stata innescata dallo scoppio della bolla immobiliare statunitense, bolla che tuttavia non l´ha originata.

Dopo dieci anni le case a Latina costano meno. Un calo dei prezzi stimato intorno al 7.5% secondo l&... ( da "Messaggero, Il (Latina)" del 06-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: acquistare un immobile da un minimo di 1.200 ad un massimo di 2.600 euro al metro. Più cari, anche se di poche centinaia di euro, i prezzi nella zona delle Cucchiarelli, in via Nervi, via Romagnoli e alle Covelli. Nella graduatoria delle zone più care il primato va, come sempre, alle case del centro storico, dove la scarsa offerta d'immobili fa schizzare il prezzo mai al di sotto dei 1.

Da Greenspan a Paulson, tutto il bestiario della crisi subprime ( da "Milano Finanza" del 06-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Alan Greenspan, presidente della Fed, discorso del 2004 «Sebbene a livello nazionale una bolla nei prezzi delle case appaia improbabile, si vedono delle bollicine a livello locale». Alan Greenspan, sotto giuramento, di fronte al Congresso, il 9 giugno 2005 «Greenspan rilassato sul prezzo delle case».

Una notte lunga 3 anni ( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 06-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: banche affinché rendano più disponibile il credito e azioni ancora più radicali per abbassare i tassi d'interesse delle obbligazioni di Stato a lungo termine e per ridurre lo spread tra i tassi delle obbligazioni societarie e quelle del debito di Stato. L'attuale crisi globale è stata innescata dallo scoppio della bolla immobiliare statunitense, bolla che tuttavia non l'ha originata.

Via del Corso, affitti fino a 80.000 euro e intanto sbarca il colosso svedese <H&M> ( da "Corriere della Sera" del 08-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: nel frattempo l'immobile ha ospitato una palestra e una sezione di Forza Italia. Ottantamila euro - si dice - la quota mensile versata dai nuovi locatari. Secca la smentita del proprietario, Sergio Di Cesare, presidente della società Europetroli: «I prezzi li decide il mercato è il suo sfogo - le inchieste fatele sugli evasori,

I peccati delle banche E una crisi che si nutre delle nostre paure ( da "Giornale.it, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: per ulteriori informazioni bastava chiedere al direttore della mia agenzia. Mi è crollato il mondo e non sapevo neanche il perché. È scoppiata la bolla immobiliare in America e ha fatto precipitare le Borse di tutto il mondo. Ok, ma io cosa c'entro? Non ho comperato casa, sono in affitto, non ho mutui né debiti da pagare a nessuno, non ho mai giocato in Borsa né al totocalcio,

Se tramonta l'impero di Cindia ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 08-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Guarda caso il 2003 è anche l?anno in cui la bolla immobiliare americana cominciò a gonfiarsi a dismisura". La Federal Reserve dopo il crollo del Nasdaq nel marzo 2000 e soprattutto l?attacco alle Torri Gemelle e la minirecessione del 2001 reagì con una politica di tagli dei tassi e denaro a buon mercato.

"L'uscita dal tunnel per noi dipenderà dai prezzi delle case" IL PERSONAGGIO/ HENRY PAULSON/ IL MINISTRO DEL TESORO AMERICANO, NEL SUO ULTIMO DISCORSO UFFICIALE, SPIEGA E ARGOMENTA ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 08-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: In settembre i prezzi delle case in dieci città tra le più importanti sono diminuiti del 19% rispetto all?anno scorso: la correzione del mercato immobiliare non si è esaurita. E poiché l?economia rallenta, questa rischia a sua volta di prolungare la correzione del mercato immobiliare.

Intesa Sanpaolo tra le top pick bancarie di Jp Morgan per il 2009 ( da "Finanza.com" del 08-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: lato lo espone al rischio dovuto alla debolezza dell'economia italiana, dall'altro lo mette al riparo dai rischi relativi alla bolla immobiliare, che in Italia è decisamente meno ampia rispetto ad altri Paesi. Possibili catalyst nel corso del 2009 saranno sicuramente le cessioni di alcuni assets e il supporto agli utili che potrà essere offerto dalla politica di taglio dei costi.

UNA NOTTE LUNGA 3 ANNI, DICE IL SUPER-GUFO ( da "Wall Street Italia" del 08-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: banche affinché rendano più disponibile il credito e azioni ancora più radicali per abbassare i tassi d´interesse delle obbligazioni di Stato a lungo termine e per ridurre lo spread tra i tassi delle obbligazioni societarie e quelle del debito di Stato. L´attuale crisi globale è stata innescata dallo scoppio della bolla immobiliare statunitense, bolla che tuttavia non l´ha originata.

Chi fa davvero del bene. E un dubbio: quanto serve l'Unicef? ( da "Giornale.it, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Ma se andiamo a esaminare la situazione nei Paesi dell'est ci accorgiamo che l'allargamento ha provocato squilibri notevoli anche lì: la casta delle banche e degli operatori finanziati ha fatto impennare i prezzi dell'immobiliare senza un corrispettivo aumento dei salari medi: ovvero si è creata una bolla debitoria che ha rischiato di far fallire l'Ungheria.

Piastrelle, con l'Unione fuori dalla crisi ( da "Gazzetta di Modena,La" del 09-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Già prima che scoppiassero la bolla immobiliare e la crisi dei subprime negli Stati Uniti - dice Pistoni - mentre la produzione mondiale di ceramica continuava a crescere, le analisi annunciavano che l'Italia si sarebbe attestata sui 400-450 milioni di metri quadrati prodotti annualmente, rispetto ai 550-600 milioni del passato.

Case, calano i prezzi In tilt domanda e offerta ( da "Eco di Bergamo, L'" del 09-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: facendo sì che i prezzi andassero alle stelle, tanto da veder raddoppiare in cinque anni il prezzo di molti immobili». Per quanto riguarda le case in costruzione, Francesco Finazzi , coordinatore della sezione agenti immobiliari di Confedilizia Bergamo, ha sottolineato che «i cantieri che hanno ottenuto recenti permessi di costruzione (con qualità tecnologiche di classe A e B)

Usa/2 Grandi occasioni per chi ama il mattone ( da "Giornale.it, Il" del 10-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: 10 pagina 11 Usa/2 Grandi occasioni per chi ama il mattone di Redazione I prezzi delle abitazioni negli Stati Uniti caleranno ancora e potrebbero scendere sotto il livello al quale si trovavano prima che la bolla immobiliare americana iniziasse a gonfiarsi. Lo ha detto Martin Feldstein, docente di Economia della Harvard University.

L'edilizia colpita dalla crisi finanziaria Lavoro nero e infortuni le vere piaghe ( da "Giorno, Il (Lecco)" del 10-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: NEGLI ANNI NOVANTA il settore immobiliare era stato il volano della ripresa nell?ultima crisi economica del Paese. Anzi, negli ultimi nove-dieci anni il settore aveva fatto segnare incrementi esponenziali con i prezzi delle case schizzati alle stelle. Ora, complice anche la bolla finanziaria «targata Usa», anche l?

I prezzi delle case caleranno ancora ( da "Denaro, Il" del 10-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Mercati stati uniti I prezzi delle case caleranno ancora I prezzi delle abitazioni negli Usa caleranno ancora e potrebbero scendere sotto il livello al quale si trovavano prima che la bolla immobiliare Usa iniziasse a gonfiarsi. Lo ha detto Martin Feldstein, docente di economia della Harvard University, a Bloomberg Radio.

parte dall'auto e arriva alle scarpe una valanga travolge l'industria - roberto mania ( da "Repubblica, La" del 11-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Soffre la chimica che già nella prima parte dell´anno aveva pagato l´impennata dei prezzi dell´energia e che risente pure dello scoppio della bolla immobiliare in paesi europei come la Spagna. Ma la contrazione della domanda avrà conseguenze anche sulle performance dei prodotti detergenti e sulla cosmetica.

Spagna, le nuove case ai livelli del 1960 ( da "Milano Finanza (MF)" del 11-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Secondo la Banca di Spagna, lo scoppio della bolla immobiliare ha lasciato invendute fra 650 mila e 1 milione di case. Intanto i prezzi continuano a scendere: come segnala l'Indice dei mercati immobiliari spagnoli, sono calati del 7,8% nell'ultimo anno, raggiungendo i livelli del maggio 2006.

Abbiamo imparato la lezione della crisi? ( da "Giornale.it, Il" del 11-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Ma se andiamo a esaminare la situazione nei Paesi dell'est ci accorgiamo che l'allargamento ha provocato squilibri notevoli anche lì: la casta delle banche e degli operatori finanziati ha fatto impennare i prezzi dell'immobiliare senza un corrispettivo aumento dei salari medi: ovvero si è creata una bolla debitoria che ha rischiato di far fallire l'Ungheria.

NON LO CREDEVAMO possibile. Ci sembravano problemi lontani da noi. Eppure, grazie... ( da "Nazione, La (Firenze)" del 12-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: TUTTO ha avuto inizio con lo scoppio della bolla del mercato immobiliare americano nel 2004, dopo un lungo periodo in cui i prezzi delle case erano cresciuti costantemente. A un numero crescente di famiglie veniva data l?opportunità di accedere a un mutuo, in maniera quasi indiscriminata.

Recessione sì, ma non c'è una <bolla> ( da "Sicilia, La" del 12-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: a quella di tutti gli altri settori dell'economia, registrano in questi mesi un numero crescente di licenziati. E a pagare i prezzi più alti sono, soprattutto, le piccole imprese. «Gli indubbi vantaggi per le banche, derivanti dal sistema pubblico di garanzie avviato sia a livello nazionale che europeo - dice Buzzetti - avranno dei costi che saranno sostenuti dalla collettività.

Spagna/ Governo approva misure a sostegno mercato ( da "Virgilio Notizie" del 12-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: esplosione della 'bolla immobiliare' che ha letteralmente messo in ginocchio il settore edilizio, quello che più di tutti aveva contribuito all'esuberante crescita degli ultimi 10 anni. Le case invendute potranno esserlo a certe condizioni come case popolari e saranno ampliate le categorie che possono beneficiare di questo tipo di alloggi a prezzi più vantaggiosi di quelli di mercato:

A Palermo crolla il mattone ( da "MF Sicilia" del 13-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: fanno sapere da Tecnocasa che ieri (venerdì 12)ha diffuso i numeri di un focus sul mercato immobiliare di Palermo. La diminuzione dei prezzi, comunque, è a fattor comune in tutti i quartieri della città. Persino nei pressi della Fiera, dove le quotazioni si sono tenute storicamente basse. In questo caso la colonnina di mercurio segna -4,4%.

Dribbling al tasso zero ( da "Milano Finanza" del 13-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: quando è scoppiata la bolla immobiliare e le banche giapponesi si trovavano in difficoltà, i tassi di interesse vennero tagliati fino allo zero perché la deflazione aveva iniziato a intaccare l'economia. Ne seguì un forte rally delle obbligazioni governative. I rendimenti piombarono dall'8% dell'inizio degli anni '90 allo 0,

Sul Baltico prezzi in cadura libera: Estonia -21 per cento ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: stanno disinnescando un'eventuale bolla immobiliare pericolosa per la stabilità del sistema bancario, dall'altro un gruppo di Paesi dell'Europa centro- orientale che aspetterebbe un pacchetto di salvataggi dal Fmi per mettersi al riparo da questa crisi globale. M. Marc. TRA PRESENTE E FUTURO In Stati come Polonia (+28%) e Bulgaria (+26,

i mutui si mangiano mezza busta paga - antonio fraschilla ( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Centro studi di Venezia sul peso del mutuo nel reddito delle famiglie mettono Palermo tra le città più in difficoltà. Dopo otto anni di crescita costante il mercato immobiliare di Palermo si è fermato, segnando un passo indietro del 2,2 per cento. Sembrano lontani gli anni scorsi quando il prezzo delle case registrava aumenti costanti, dal 2000 (più 6,5 per cento) al record del 2004 (

Alla Fiera dove un Barack vale 300.000 dollari ( da "Riformista, Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: è la crisi dell'immobiliare e i supermercati. Con l'eccezione di una cinquantina di isolati a ridosso della South Miami Beach, il corso degli immobili si è ridimensionato ovunque. Le banche chiamano i clienti liquidi per proporre a prezzi di saldo immobili comprati negli ultimi anni a tassi rasoterra con finanziamenti del cento per cento da clienti ormai insolventi.

Ma questa America non è migliore dell'Europa. ( da "Giornale.it, Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Ma se andiamo a esaminare la situazione nei Paesi dell'est ci accorgiamo che l'allargamento ha provocato squilibri notevoli anche lì: la casta delle banche e degli operatori finanziati ha fatto impennare i prezzi dell'immobiliare senza un corrispettivo aumento dei salari medi: ovvero si è creata una bolla debitoria che ha rischiato di far fallire l'Ungheria.

Un dubbio: il supermercato conviene ancora? ( da "Giornale.it, Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Ma se andiamo a esaminare la situazione nei Paesi dell'est ci accorgiamo che l'allargamento ha provocato squilibri notevoli anche lì: la casta delle banche e degli operatori finanziati ha fatto impennare i prezzi dell'immobiliare senza un corrispettivo aumento dei salari medi: ovvero si è creata una bolla debitoria che ha rischiato di far fallire l'Ungheria.

IMMOBILIARE: 2009 IN CALO MA NIENTE CROLLI ( da "Wall Street Italia" del 16-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: è il rischio di un immissione massiccia di immobili sul mercato. Ci comporteremo come i maggiori Paesi europei dell'area euro, dove i prezzi stanno calando tra il 5 e il 10%, con le punte maggiori nelle periferie delle grandi città». Resta il fatto che la bontà dell'investimento immobiliare non si può misurare nell'arco di un anno.

In sei anni 1,5 milioni di nuove case costruite in tutta Italia ( da "Giornale di Brescia" del 16-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: anche il mercato immobiliare italiano registra una contrazione. Per ora si assiste a una riduzione delle compravendite, anche i prezzi iniziano a decelerare e probabilmente subiranno una flessione in termini reali. I problemi del mercato immobiliare si incrociano con le difficoltà note sul versante dell'accesso al credito».

Le famiglie rischiano l'insolvenza sui mutui ( da "Miaeconomia" del 16-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: il rallentamento nella concessione di mutui alle famiglie era già emerso prima dello scoppio della crisi finanziaria,? iniziando un anno e mezzo fa con i mutui americani subprime. Così, questa bolla immobiliare associata a quella ?dei prezzi hanno contribuito a moderare i rischi? e oggi - dopo tre mesi dallo scoppio della crisi finanziaria - si riscontrano perdite meno negative.


Articoli

Cedole & mattoni (sezione: Mercato immobiliare)

( da "MF Immobiliare" del 05-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

IeO Numero 242  pag. 26 del 5/12/2008 | Indietro Cedole & mattoni Immobiliare uni land cede per 4,1 milioni il 51% di basiglio nuova Uni Land ha sottoscritto il preliminare per la cessione di tutta la partecipazione posseduta (51%) nella società immobiliare Basiglio Nuova, ai soci privati che possiedono il restante 49%. Il closing della vendita è previsto entro la fine del 2008 per 4 milioni di euro a fronte di un valore di bilancio al 30 settembre scorso di 4,1 milioni. La società promessa in vendita possiede un cantiere in costruzione presso Basiglio-Milano3, vicino a Milano, di circa 3.000 metri quadrati e un potenziale edificatorio residuo, ancora da realizzare, di 13.200 metri quadrati, il 2,7% del portafoglio di terreni e cantieri di proprietà del gruppo (superiore ai 600 mila metri quadrati). La transazione permetterà di deconsolidare circa 21,7 milioni di euro di indebitamento finanziario netto. primo contratto d'affitto per il parco logistico di siziano Redilco Real Estate e Amb Property Corporation, società di sviluppo di immobili per logistica con sede a San Francisco, quotata a Wall Street, hanno locato 11.700 metri quadrati del Lotto 3 del Siziano Logistics Park a Corriere Cecchi, società di trasporti fiorentina che opera a livello internazionale. Siziano Logistics Park, joint venture tra Redilco Real Estate e Amb Property, è un parco logistico situato a sud di Milano, sulla provinciale Binasco-Melegnano. A giugno 2008 sono terminati i lavori di costruzione del primo edificio (Lotto 3) di circa 40 mila metri quadrati di superficie coperta. La commercializzazione del Siziano Logistics Park è affidata a Gva Redilco, società di consulenza e intermediazione immobiliare controllata dal gruppo Redilco. a causa della crisi dubai rivede un mega-progetto immobiliare Il Dubai ha deciso di riesaminare la realizzazione di un progetto immobiliare da 95 miliardi di dollari a causa della crisi internazionale. Come spiegato da la Meraas, ente controllato dal governo del Dubai cui fa capo il progetto, sono in fase di revisione la strategia come pure il lancio e l'esecuzione del progetto Jumeira Gardens. Annunciato lo scorso ottobre, il progetto prevede la costruzione in 12 anni di una nuova città nella città, incluse tre torri da 600 metri. Entità e natura della revisione del progetto saranno resi noti a inizio 2009. mutui meno cari per rilanciare il mercato immobiliare usa Tesoro americano al lavoro per rilanciare il mercato immobiliare e frenare la caduta dei prezzi delle case: il dipartimento starebbe studiando un piano che consenta, utilizzando il peso di giganti come Fannie Mae e Freddie Mac, di abbassare i tassi per i nuovi mutui e sostenere così il mercato. Il progetto, ancora in discussione, punta a far scendere i tassi al 4,5%, cioè un punto in meno rispetto ai tassi standard sui mutui a 30 anni. Il piano, nei progetti del Tesoro, potrebbe rallentare la caduta dei prezzi delle case rendendo più facile per i consumatori l'accesso ai mutui. Tassi al 4,5% sarebbero disponibili solo per chi compra casa e non per chi rifinanzia il mutuo. Per accedere al progetto i mutuatari dovrebbero qualificarsi per un mutuo garantito da Fannie, Freddie o dalla Federal Housing Administration.

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Quel problema dell'Africa (e del nostro Meridione ) (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale.it, Il" del 05-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Ho sempre nutrito un'istintiva diffidenza per le grandi organizzazioni umanitarie internazionali, con la sola eccezione della Crose rossa internazionale. Quando ricevi a casa voluminose lettere su carta patinata con richieste di aiuti, lettere spedite a pioggia, ti chiedi: ma questi soldi non potevano essere spesi in maniera più intelligente? C'è chi sostiene che il 75% del budget di organizzazioni come l'Unicef finisca in stipendi, ufficii, strutture amminstrative; dunque solo il 25% verrebbe usato per aiutare le popolazioni bisognose. L'Unicef nega e sostiene che le spese fisse sono di gran lunga inferiori. Quale sia la verità non lo so, ma qui nel Benin ho provato una sensazione sgradevole. L'altro giorno sono passato di fronte alla sede Unicef di Cotonou e ho visto schierate diversi Fuoristrada modernissimi, enormi, con una grande antenna sul cofano. Ferme naturalmente. La sede è protetta d un grande cancello e dal filo spinato. Mi sono chiesto: perchè un'associazione che fa del bene deve trincerarsi come se fosse un'ambasciata? Scrivendo mi è venuto in mente lo scandalo scoppiato l'anno scorso in Germania, che ha rivelato compensi stratosferici e ingiustificati proprio all'Unicef.. In questi giorni ho incontrati diversi cooperanti sia cattolici sia laici, molti dei quali italiani, e la differenza rispetto al gigantismo dell'Unicef è evidente: chi fa davvero il bene riduce allo stretto indispensabile le spese fisse, compra jeep usate e in numero limitatissimo. E fa un grande affidamento sui volontari che vengono a trascorrere qui qualche settimana o un mese. Ho conosciuto degli italiani meravigliosi, cattolici e laici, di destra e di sinistra; e in particolare fra Fiorenzo Priuli, il fondatore dell'ospedale di Tanguiéta, l'emblema vivente del Bene e dell'Altruismo; uno dei personaggi più straordinari che ho incontrato nella mia vita. In questi giorni sto maturando una convinzione: se si vuole aiutare i Paesi più poveri è meglio privilegiare le organizzazioni più piccole, di cui potete verificare l'autenticità. Serve di più. E riscalda l'anima. Scritto in globalizzazione, Italia, Varie Commenti ( 3 ) » (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Dec 08 Quel problema dell'Africa (e del nostro Meridione.) Mi trovo in Benin a Cotonou, invitato da Justitia et Pax a partecipare a un convegno su immigrazione e comunicazione. Sono rimasto molto colpito dall'intervento di padre Raymond Goudjo secondo il quale uno dei maggiori problemi della società africana è la tendenza a scaricare su altri la responsabilità dei guai attuali: la colpa è del colonialismo, di Reagan, di Sarkozy. Un atteggiamento che finisce per incoraggiare una mentalità assistenzialista e l'aspettativa che i problemi debbano essere risolti da altri, quasi sempre staccando generosi assegni. Da qui l'immobilismo sociale, che spinge la maggior parte dei talenti africani, i giovani laureati o con un buon livello scolastico ad emigrare, nella consapevolezza che solo fuori dal proprio Paese possano tentare di trovare una gratificazione professionale e un migliore tenore di vita. Il fenomeno talvolta è spontaneo, talaltra è indotto dal mito, spesso illusorio, dell'Occidente. Il risultato però è innegabile: l'Africa viene privata delle sue élites migliori e la società nel suo insieme anziché svilupparsi finisce per restare prigioniera delle proprie ragnatele sociali. L'intervento mi ha sorpreso anche per le similitudini con alcuni noti aspetti dell'italica questione meridionale. Molti ragazzi di talento del nostro sud devono trasferirisi al nord o emigrare, per vedere riconosciute le proprie capacità e una volta partiti brillano. E non tornano più. Chi resta animato da una reale volontà di cambiamento quasi sempre deve arrendersi all'inerzia dei propri cittadini e di una mentalità ripiegata su se stessa, impregnata di fatalismo. In genere anche il Sud pretende che siano altri a risolvere i propri guai, segnatamente lo Stato centrale. Secondo padre Raymond l'Africa migliorerà davvero solo quando sarà capace di sviluppare, dal proprio interno, una nuova cultura civile, una nuova identità e quando saprà dotarsi di nuovi leader carismatici. Vale anche per il nostro Meridione? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 23 ) » (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Nov 08 Gli Usa hanno creato un mostro: il Pakistan Della tragica vicenda di Mombai ritengo due elementi: 1) Tra gli errori commessi dagli Usa, quello più evidente e potenzialmente pericoloso riguarda il Pakistan, a cui Washington ha dato persino le bombe atomiche. Il problema è che si tratta di un regime instabile, inaffidabile, sempre più condizionato dal ricatto e dall'invadenza di gruppi legati all'Islam radicale. Quando gli Usa invasero l'Afghanistan, permisero a molti agenti pakistani di scappare in aereo, ma tra loro c'erano anche terroristi, protetti da Islamabad. Al Qaida agisce indisturbata in un'ampia zona al confine tra Afghanistan e Pakistan e fino ad oggi i tentativi di dare la caccia ai terroristi sono alquanto blandi e riluttanti da parte delle forze armate pakistane. Se Bin Laden è vivo è molto probabile che abbia trovato rifiugio proprio qui. I terroristi che hanno colpito in India sono pakistani e, a quanto pare, hanno potuto programmare, proprio dal Pakistan, la strage. Indisturbati, naturalmente. 2) E' ora di chiarire l'equivoco: il Pakistan è amico o no dell'Occidente? E se non lo fosse più, come penso, come ci regoliamo con le bombe atomiche? Che gran pasticcio. complimenti vivissimi agli strateghi di Washington. Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 44 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Nov 08 Carlà, Soru e l'orgoglio altalenante degli italiani Non conosco la situazione politica della Sardegna e da lontano non so giudicare Sour come politico, ma devo dire che il suo gesto è davvero ammirabile. E' stato eletto dai cittadini, ma non è amato dai partiti della sua maggioranza di centrosinistra, che anziché appoggiarlo gli fanno guerra. Ha tenuto duro per un po' e poi ne ha tratto le conseguenze: "Voglio mantenere salda la mia chiarezza, i principi che hanno ispirato la mia esperienza fino ad adesso. Ho cercato di riflettere su cosa sia più utile per la Sardegna e i sardi, non per me. Pur nella consapevolezza del momento difficile, credo che la cosa migliore per i sardi sia chiarire immediatamente lo stato della maggioranza alla quale hanno dato fiducia fino a oggi". Insomma, si è comportato con coerenza e dignità: non ci sono più le condizioni? Me ne vado. Non altrettanto si può dire di molti nostri compatrioti . Su Carlà Brunì in Sarkozy ho già espresso il mio pensiero e l'esternazione con cui ha annunciato al mondo di essere "felice di non essere più italiana" ha rafforzato le mie convinzioni sul suo conto. Sarko l'ha scelta e se la tenga. Ma mi chiedo però perché molti italiani continuino a prostrarsi ai suoi piedi: in Rai addirittura se la contendono. La vogliono a Sanremo, la vuole quel furbacchione di Fabio Fazio che è addirittura disposto a dedicarle uno speciale. A Milano c'è chi la vorrebbe invitare alla Prima della Scala. Pazienza se ha offeso l'Italia, quel che conta è l'audience, è adulare la star, adulare il potente. Pessimo costume nazionale, che la modernità evidente non scalfisce. Ma mi chiedo: perché è così difficile, così raro mostrare un po' di orgoglio, un po' di integrità? Scritto in Italia, francia, giornalismo Commenti ( 52 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Nov 08 Obama, il cambiamento. può attendere Barack Obama sta riempendo il suo governo di ex collaboratori di Bill Clinton; ha scelto come ministro del Tesoro il presidente della Federal Reserve di New York, un uomo dell'establishment. "Barack è stato eletto promettendo il cambiamento, ma nel costruire la squadra del governo ha scelto l'esperienza, l'affidabilità, la tradizione", come spiego in un editoriale pubblicato oggi, in cui tra l'altro paragono il pragmatismo della sinistra americana all'inconsistenza di quella europea (Pd di Veltroni incluso). Non c'è da meravigliarsi: Obama è un politico che sa affascinare le folle, ma che alla prova dei fatti è estremamente realista, al limite del cinismo. Anche in politica estera e nella Difesa chi si aspetta stravolgimenti epocali si illude: e a questo proposito segnalo l'ultimo numero di Risk, la rivista di geostrategia del gruppo Liberal diretta dall'ottimo Andrea Nativi, che dedica l'ultimo numero proprio all'America di Obama. Secondo Nativi le grandi linee del Pentagono verranno confermate, con al più qualche correttivo di forma. Nei prossimi quattro anni sono improbabili trasformazioni sostanziali. E dunque prepariamoci: Obama ora ha una priorità ed è l'economia (come sappiamo tutti), ma non è un rivoluzionario. Il suo obiettivo non è di cambiare il sistema, ma di correggerne gli eccessi. E pazienza se molti suoi attuali ammiratori rimarranno delusi. A proposito: quanto impiegherà la sinistra italiana a capirlo? Scritto in Italia, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 64 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Nov 08 Allargamento? Rumeni in Italia? Tutto bene (per la Ue.) La Commissione europea ha appena pubblicato una relazione da cui risulta che l'allargamento della Ue a est, incluse Bulgaria e Romania, "hanno avuto un impatto positivo sull'economia degli Stati membri e non hanno causato gravi turbative ai loro mercati del lavoro". Insomma: tutto bene in una situazione win-win ovvero vantaggiosa per tutti. Riguardo l'Italia, la Commissione riconosce, bontà sua, che i lavoratori mobili rumeni (li definisce così) si sono riversati soprattutto da noi e in Spagna ma ci rassicura affermando che "hanno portato negli ultimi anni un importante contributo ad una crescita economica sostenuta permettendo di risolvere carenze di manodopera e senza comportare oneri eccessivi per il sistema di welfare". Davvero? Da tempo nutro serie perplessità sull'oggettività delle statistiche europee,a cominciare da quelle sull'inflazione. Questo rapporto rafforza i miei dubbi. L'allargamento ha avuto un impatto considerevole e per nulla equilibrato: in Italia ci troviamo ad affrontare una situazione che comporta enormi costi economici e sociali con il trasferimento di centinaia di migliaia di persone, alcune integrate perfettamente, altre no e mi riferisco ai nomadi e alle bande criminali che scorazzano nel nostro Paese. La sanità pubblica risulta appesantita con costi che gravano sul contribuente, la malavita è aumentata accentuando la sensazione di insicurezza dei cittadini, le forze dell'ordine confessano la loro impotenza. Altro che tutto bene: l'Italia ha subito pesantissime ripercussioni da un'immigrazione di proporzioni ingenti (ricordo che i rumeni nel 2007 anno sono raddoppiati). Ma se andiamo a esaminare la situazione nei Paesi dell'est ci accorgiamo che l'allargamento ha provocato squilibri notevoli anche lì: la casta delle banche e degli operatori finanziati ha fatto impennare i prezzi dell'immobiliare senza un corrispettivo aumento dei salari medi: ovvero si è creata una bolla debitoria che ha rischiato di far fallire l'Ungheria. Molti Paesi dell'est vedono migrare la propria manodopera qualificata: medici, ingegneri, infermieri preferiscono lavorare a Londra, Parigi o Berlino piuttosto che a Praga o Varsavia. Risultato: il capitale umano di questi Paesi si impoverisce e talvolta si creano dei vuoti nella struttura sociale (a Budapest, ad esempio, mancano i medici). Noi siamo sovraffollati, molte città dell'est (inclusa l'ex Ddr) sono in declino demografico e, talvolta, in stagnazione economica. Ci sarebbe da riflettere e molto. La mia convinzione è che l'allargamento, in sè positivo e probabilmente inevitabile, sia stato condotto male e in alcuni casi (Bulgaria e Romania) fosse economicamente prematuro. Ma per la Ue va tutto bene. come al solito. E guai a chi osa stonare. Scritto in economia, europa, Italia, immigrazione Commenti ( 94 ) » (9 voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Nov 08 Solidali. we can Ad appena due settimane dalle elezioni John McCain e Barack Obama hanno deciso di dimenticare qualunque animosità e di unire gli sforzi per rilanciare l'America. Non ne sono sorpreso: da tempo i due si stimano e dopo lo splendido discorso di concessione del repubblicano, la notte della sconfitta questo sviluppo era prevedibile. Onore a Obama che dimostra di essere animato da uno spirito autenticamente bipartisan. Facile dire: ma in Italia no. Veltroni e Berlusconi ci hanno provato e il dialogo è durato poche settimane (ne abbiamo già parlato su questo blog). Sì sarebbe bello se anche nel nostro Paese fosse possibile un dialogo altrettanto costruttivo, ma temo che la classe politica italiana non sia pronta a un passo tanto importante, non fino a quando le scorie del passato continueranno a inquinare i partiti e le loro logiche. Ma McCain e Obama, oltre a dare una lezione di straordinario civismo, dimostrano con i fatti che da questa crisi si uscirà solo riscoprendo un valore fino a ieri in disuso: quello della solidarietà che impone a tutti di perseguire un interesse superiore al proprio tornaconto personale. Non si tratta di un richiamo retorico e non è limitato agli Usa: al summit del G20 è emersa la consapevolezza che solo coordinando gli sforzi e varando nuove norme condivise i principali Paesi potranno risollevarsi. Negli Usa le banche si rendono conto che hanno interesse a salvare i mutuatari insolventi, perché fino a quando non si arresta il crollo dei prezzi delle case l'economia non può riprendersi. In alcune aziende torna a prevalere una politica retributiva più corretta: l'Ubs, colosso bancario salvato dalla Confederazione, ha introdotto un sistema bonus-malus per i suoi dirigenti. Quando le cose andranno male pagheranno anche loro. E come non restare ammirati di fronte ai dirigenti di aziende soprattutto medio-piccole, che in queste drammatiche giornate fanno di tutto per salvare i posti di lavoro, assecondati dai loro dipendenti che con straordinaria dedizione sono disposti a tanti sacrifici pur di non far fallire l'azienda? Sono segnali importanti. Chissà che da questa crisi non nasca una società meno avida, meno egocentrica e dunque più equa e più autenticamente meritocratica. Utopia? Scritto in economia, Italia, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 15 ) » (3 voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Nov 08 La Cgil applica ancora le vecchie strategie sovietiche? Oggi Cgil di nuovo in piazza con gli studenti, in dicembre sciopero generale da sola e tanti no a tutto e a tutti. In questo periodo di profonda crisi economica e sociale, ci si aspetterebbe una gradualità da parte dei sindacati, la capacità di modulare la protesta tenendo in considerazione l'interesse generale e le mosse della controparte. Prendiamo l'istruzione, ad esempio: la Gelmini ha tenuto duro sulla scuola elementare (a mio modo di vedere a ragione), ma ha corretto la rotta sull'università aprendo al dialogo con i sindacati. La Cisl ha apprezzato, la Uil anche sebbene con qualche riserva. La Cgil invece no, come fa su qualunque dossier. Ma perché? Non sono un esperto di questioni sindacali, ma l'altro giorno un amico molto competente in materia e non certo berlusconiano, anzi piuttosto progressista, mi ha proposto questa interpretazione: la Cgil non cambia perché ha mantenuto nel proprio Dna la matrice comunista non tanto ideologica, quanto metodologica. Negli anni Sessanta e Settanta lo scopo del sindacato rosso era di creare le condizioni per l'avvento del comunismo. E dunque anzichè contribuire responsabilmente alla crescita del Paese incoraggiando un dialogo civile, faceva di tutto per destabilizzare il sistema produttivo, economico e sociale. Più le cose andavano male, più aumentavano le prospettive di una vittoria comunista. Il processo ovviamente non era spontaneo, ma pianificato attentamente dall'Unione sovietica, peraltro non solo in ambito sindacale (ne riparleremo.). Oggi l'Urss non c'è più, il comunismo è morto, la maggioranza del vecchio Pci si è dissolta nel Pd, ma la Cgil non è cambiata. Continua a perseguire gli stessi obiettivi, con le stesse logiche, restando aggrappata a un potere sindacale esercitato in maniera ancronostica. E quando le cose vanno male si compiace, si esalta e dà tutta se stessa riscoprendo la sua vocazione. Allo sfascio! Allo sfascio! O no? Scritto in sindacati, economia, Italia Commenti ( 28 ) » (7 voti, il voto medio è: 4.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 12Nov 08 Effetto Obama: un prefetto nero in Francia, ma in Italia. Sarkozy è da sempre un convinto sostenitore dell'integrazione multirazziale e lo ha dimostrato con i fatti. Quando era ministro degli Interni nominò il primo prefetto musulmano di Francia, vinte le presidenziali ha nominato ministro della Giustizia Rachida Dati, che ha origini marocchine, e il primo sottosegretario di colore, Rama Yade, che è nata in Senegal. La vittoria di Obama lo ha incoraggiato a proseguire su questa strada e oggi ha annunciato del primo prefetto nero, Pierre N'Gahane di 47 anni. All'indomani del successo di Obama anche in Italia, soprattutto a sinistra, c'è chi si è chiesto: a quando in Italia un leader nero? E giù fiumi di retorica, fuori contesto, come capita sovente. Gli Stati Uniti sono un Paese fondato sull'immigrazione, che ancora oggi mantiene una straordinaria capacità di assimilazione. Bianchi, neri, ispanici, asiatici e cristiani, musulmani, ebrei, buddhisti: in America le possibilità sono davvero infinite per chi rispetta le regole del sistema economico e i principi cardine della convivenza. La situazione in Francia è più complessa: in origine l'immigrazione era europea, ma negli ultimi 30 anni è esplosa quella dalle ex colonie e la risposta delle istituzioni non sempre è stata all'altezza soprattutto riguardo l'inserimento nel mondo del lavoro. Ma anche in Francia esiste una politica di trasmissione dei valori della République molto efficace ed esigente: la scuola rende autenticamente francesi centinaia di migliaia di figli di immigrati. La rivolta delle banlieues di un paio di anni fa non era altro che il grido di migliaia di giovani non per fare la rivoluzione ma per rendere effettiva un'integrazione a cui loro ambivano ma che sovente veniva frustrata dalla difficoltà di uscire dai quartieri-ghetto delle periferie. Sarkozy ha capito e sta cercando di rispondere a questa legittima esigenza. In Italia invece non abbiamo alcuna politica di integrazione: non c'è trasmissione di valori, nè di cultura civica. Tutto è lasciato al caso e alla buona volontà dei singoli. Alcuni immigrati si integrano bene, altri possono tranquillamente rifiutare la nostra società pur rimanendo nel nostro Paese, tanto nessuno li disturberà. E allora prima di sognare demagogicamente un leader nero, dovremmo cominciare dai fondamentali stabilendo una seria politica di integrazione e iniziando a pretendere agli italiani un comportamento civico più serio e coerente, perché non possiamo pretendere dagli stranieri il rispetto di leggi che noi stessi tendiamo a schivare secondo le nostra convenienze. Impresa complicatissima, lo so. Ma se non ci si muove in questa direzione, anziché leader moderni e multietnici avremo l'esatto opposto: un elettorato sempre più diffidente, chiuso e, nei casi estremi, razzista. O sbaglio? Scritto in democrazia, Italia, presidenziali usa, immigrazione, francia Commenti ( 71 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Nov 08 Ma con queste banche abbassare i tassi non serve. Sul Giornale di oggi il mio collega Stefano Filippi spiega il paradosso di chi ha sottoscritto il mutuo variabile: i tassi sono scesi, ma la rata o è rimasta stabile o è diminuita marginalmente. Per una riduzione più significativa se ne parla a dicembre, forse. Il problema però, non è solo italiano. Altrove va anche peggio, a cominciare da Stati Uniti e Gran Bretagna. Negli Usa i i tassi della Banca centrale sono all'1,5%, ma per la maggior parte di chi è indebitato non è cambiato nulla. Come noto, uno dei problemi principali riguarda le carte di credito, che oltreoceano sono per lo più revolving ovvero con rimborso a rate. Ma siccome l'usura non è reato a livello federale, le banche impongono i tassi che vogliono. In passato ci sono stati incredibili addirittura del 250% (uno recentemente a che a Londra), ma mediamente i tassi sono altissimi, come ha rilevato recentemente Usa Today. Se sei un pagatore affidabile, mediamente del 10%, se hai un cattivo "record" almeno del 20%. In Italia il reato di usura esiste, ma la situazione non è molto migliore. Mediamente le carte revolving prevedono un tasso del 16% (dati di qualche settimana fa), che sale oltre il 20% per chi sceglie metodi flessibili. E allora mi chiedo: Perché gli istituti possono alzare rapidamente le rate quando i tassi salgono, ma non fanno altrettanto quando scendono? E che senso ha tagliare le tasse se poi l'economia reale non ne beneficia e continua a essere gravata da tassi reali spropositati? Se il tasso di sconto in Europa è al 3,25% è assurdo che gli istituti chiedano tassi sul debito privato di oltre il 15% e anche i tassi dei mutui mi sembrano esagerati. Questa situazione conviene solo alle banche ed è chiaro che in questo periodo tendano a raschiare dove è possibile, ma abbiamo già pagato un prezzo piuttosto alto per la loro avidità e sarebbe ora che venissero imposte norme più severe sul differenziale tra i tassi. O sbaglio? Scritto in economia, globalizzazione, Italia Commenti ( 28 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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Cosimo Quarta: Una vecchia profezia storica sosteneva che le società arretrate mostrano a quelle avanzate... umberto vastarini: Carissimo Dottor Foa e carissimi Amici del Blog, in Africa, nell' Africa nera ci sono stato... Ultime news Terrorismo, linea dura del Viminale Maroni: sciogliere i gruppi pericolosiElection day il 7 giugno Si vota per europee e amministrativeO.J. Simpson condannato a 15 anni per rapina e sequestro di personaLa cultura di Destra ha veramente fallito? Il dibattito è apertoGli States bruciano altri 500mila posti di lavoro Venerdì nero delle Borse: in fumo 180 miliardiBancarotta fraudolenta, arrestato Gai MattioloHamas non permette ai pellegrini di andare alla MeccaCerca donatrici con laurea a Oxford per avere il figlio in provettaLa crisi dell'auto colpisce la F1 e la Honda dice addio al circusMourinho lancia l'Inter "Lazio carica ma noi..." 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una notte lunga tre anni - (segue dalla prima pagina) (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Repubblica, La" del 06-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Pagina 35 - Commenti UNA NOTTE LUNGA TRE ANNI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) I mercati globali azionari hanno ceduto di più del 50 per cento; gli spread sui tassi d´interesse sono saliti alle stelle; è emersa una grave crisi della liquidità e del credito e molti paesi a economia emergente si sono rivolti barcollando al Fondo Monetario Internazionale in cerca di aiuto. Che cosa ci riserva quindi il 2009? Il peggio è alle spalle o è ancora davanti a noi? Per rispondere a queste domande, dobbiamo comprendere che ciò che è attualmente in corso è un circolo vizioso di contrazione economica e di condizioni finanziarie in continuo peggioramento. Quel che è certo è che gli Stati Uniti vivranno la loro peggiore recessione da decenni: una contrazione profonda e prolungata che si protrarrà per almeno 24 mesi oltre la fine del 2009. Inoltre, la contrazione si estenderà all´insieme dell´economia globale. La recessione coinvolgerà l´Eurozona, la Gran Bretagna, l´Europa Continentale, il Canada, il Giappone e le altre economie avanzate. Sussiste anche il rischio di un atterraggio violento per le economie dei paesi con mercati emergenti, conseguentemente al graduale trasmettersi a queste zone degli shock finanziari e reali tramite i rapporti commerciali, finanziari e valutari. Nella prima parte del 2008, nelle economie avanzate, la recessione aveva suscitato il timore di una stagflazione analoga a quella degli anni Settanta (inflazione abbinata a una stagnazione economica). Dato, tuttavia, che la domanda aggregata sta scendendo più dell´offerta aggregata, l´indebolimento dei mercati dei beni ? dove si saranno ristretti anche i margini per una correzione al rialzo dei prezzi da parte dei produttori ? comporterà un´inflazione più bassa. Per lo stesso meccanismo, l´aumento della disoccupazione avrà un effetto di contenimento del costo del lavoro e della crescita dei salari. Questi fattori, combinati con prezzi delle materie prime in drastica caduta, produrranno, nelle economie avanzate, un allentamento dell´inflazione che potrà avvicinarsi a un livello dell´1 per cento, il che solleverà il timore di una deflazione piuttosto che di una stagflazione. La deflazione è pericolosa perché porta alla trappola della liquidità: dato che i tassi interbancari nominali a breve non possono scendere sotto lo zero, la politica monetaria diventa inefficace. La flessione dei prezzi riflette un costo reale del capitale alto e un aumento dell´entità reale del debito nominale che a loro volta causano una riduzione dei consumi e degli investimenti, generando un circolo vizioso nel quale i redditi e l´occupazione si contraggono sempre di più, aggravando la caduta della domanda e dei prezzi. Poiché la politica monetaria tradizionale diventa inefficace, si tende a insistere nell´utilizzo di politiche non ortodosse: operazioni di salvataggio a favore di investitori, di istituti finanziari e di debitori; iniezioni massicce di liquidità alle banche affinché rendano più disponibile il credito e azioni ancora più radicali per abbassare i tassi d´interesse delle obbligazioni di Stato a lungo termine e per ridurre lo spread tra i tassi delle obbligazioni societarie e quelle del debito di Stato. L´attuale crisi globale è stata innescata dallo scoppio della bolla immobiliare statunitense, bolla che tuttavia non l´ha originata. Gli eccessi del credito negli Stati Uniti hanno coinvolto il settore dei mutui per gli immobili residenziali e per quelli commerciali, l´indebitamento con carte di credito, per l´acquisto dell´auto e per finanziare gli studi. L´eccesso ha pervaso anche il settore dei prodotti cartolarizzati, dove questi debiti sono stati trasformati in derivati tossici; quello dei finanziamenti alle amministrazioni locali; quello dei finanziamenti destinati agli acquisti speculativi di attività produttive con una leva alta ? mai conclusisi; quello delle obbligazioni societarie che ora subiranno perdite massicce nello scontare il repentino aumento dei fallimenti e, infine, quello del pericoloso e non regolamentato mercato degli strumenti finanziari per "assicurarsi" contro l´incapacità delle aziende di onerare i debiti. In aggiunta, queste patologie non sono rimaste confinate agli Stati Uniti: in molti altri paesi si è assistito al gonfiarsi di una bolla immobiliare, alimentata da un eccesso di credito a condizioni stracciate che non rifletteva i rischi sottostanti. Contemporaneamente cresceva anche la bolla delle materie prime, quella degli acquisti speculativi di attività produttive e quella degli hedge fund. Difatti, ciò cui stiamo assistendo oggi è lo smantellamento del sistema bancario "ombra", vale a dire, dell´insieme degli istituti finanziari non-bancari che si comportavano come banche, concedendo prestiti a breve termine e con mezzi liquidi, avvalendosi di una leva alta e investendo a lungo termine in attività illiquide. Il risultato di tutto ciò è oggi lo sgonfiarsi violento della più grande bolla del patrimonio e del credito, con perdite per inesigibilità del credito che potrebbero avvicinarsi alla spaventosa cifra di 2.000 miliardi di dollari. Di conseguenza, a meno che i governi non ricapitalizzino rapidamente gli istituti finanziari, la stretta creditizia si acuirà in ragione del fatto che il ritmo dell´acquisizione delle perdite supera quello della ricapitalizzazione, costringendo le banche a restringere il credito. I prezzi dei titoli azionari e di altri investimenti rischiosi sono crollati drasticamente dalle punte del 2007, ma anche così sussistono ancora i rischi di ribassi notevoli. Attorno alla possibilità che la caduta dei prezzi di molti dei beni più rischiosi su cui si è investito, tra cui i titoli azionari, sia stata tale da suggerire che si stia consolidando un pavimento e che ad esso possa seguire una rapida ripresa del mercato azionario, si sta formando tra gli analisti un consenso. Il peggio, però, deve ancora venire. Dato che gli analisti si illudono ancora che la contrazione economica possa essere leggera e di breve durata, nei prossimi mesi, le notizie macroeconomiche e le relazioni sui profitti e sugli utili peggiori delle attese in tutto il mondo, aggraveranno la spinta al ribasso delle quotazioni degli investimenti più rischiosi. Anche se il rischio di un crollo totale sistemico è stato ridotto dalle misure prese dal G7 e da altre economie per sostenere i propri sistemi finanziari, il sistema presenta ancora delle vulnerabilità. La stretta creditizia si acuirà. Determinato dalla necessità degli hedge fund e di altri istituti di investimento che operano con una leva alta di vendere le attività finanziarie in mercati a corto di liquidità e in sofferenza ? vendite che a loro volta determineranno una ulteriore caduta dei prezzi e altri fallimenti di istituti finanziari ? andrà avanti il processo di reintegro dei depositi richiesti per i margini di garanzia. Qualche economia dei paesi emergenti potrà essere colpita in pieno da una crisi finanziaria. Il 2009 sarà quindi un anno doloroso di recessione globale e di ulteriori sofferenze, perdite e fallimenti. Solo delle azioni politiche aggressive coordinate ed efficaci da parte dei paesi ad economia avanzata e da quelli ad economia emergente possono garantire una ripresa dell´economia globale nel 2010, evitando in questo modo che si entri in un periodo ancor più lungo di stagnazione economica. Nouriel Roubini è professore di economia presso la Stern School of Business della New York University e presidente della società di consulenza economica e finanziaria Rge Monitor (www.rgemonitor.com) Copyright Project Syndacate, 2008 www.project-syndacate.org Traduzione di Guiomar Parada

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Dopo dieci anni le case a Latina costano meno. Un calo dei prezzi stimato intorno al 7.5% secondo l&... (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Messaggero, Il (Latina)" del 06-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Sabato 06 Dicembre 2008 Chiudi di VIVIANA DONARELLI Dopo dieci anni le case a Latina costano meno. Un calo dei prezzi stimato intorno al 7.5% secondo l'indagine svolta dalla Federazione italiana agenti immobiliari professionisti (Fiaip) che ha raccolto i dati del 2008 inviati dall'Agenzia del territorio. Si tratta di una flessione nel complesso contenuta, che tuttavia conferma la tendenza a ribasso dei prezzi delle case in tutte le otto zone in cui è stata suddivisa la città. La tendenza a ribasso è guidata dai quartieri Pantanaccio e Gionchetto dove per comprare una casa ora si spende dai 1.100 euro a metro quadrato ai 2.200, seguita dalla zona del Lido, Borghi e Latina Scalo dove si può acquistare un immobile da un minimo di 1.200 ad un massimo di 2.600 euro al metro. Più cari, anche se di poche centinaia di euro, i prezzi nella zona delle Cucchiarelli, in via Nervi, via Romagnoli e alle Covelli. Nella graduatoria delle zone più care il primato va, come sempre, alle case del centro storico, dove la scarsa offerta d'immobili fa schizzare il prezzo mai al di sotto dei 1.400, seguite da quelle situate sulla circonvallazione interna. Stesso andamento di mercato per le case in affitto. Le valutazioni sui costi delle case, come ha sottolineato il presidente della Fiaip Latina Santino Nardi, sono elaborate in base alla posizione dell'abitazione, il livello e l'esposizione, luminosità, rumorosità, l'accessibilità ai ladri nonché dai comfort dello stabile (ascensore, impianto di riscaldamento, posto auto o box). Ma, nonostante i prezzi degli immobili abbiano imboccato la parabola discendente, tale discesa è ancora troppo lenta perché faccia ripartire le compravendite. Le transazioni andate a buon fine sono diminuite nel 2008 del 14% vista la cautela di chi compra e la resistenza ad abbassare il prezzo da parte di chi vende. Un decisivo cambiamento di tendenza, forse causato anche dall'ormai famigerato momento di recessione avvertito da sempre più famiglie. Basti pensare che fino a qualche mese fa l'espansione demografica e margini rassicuranti consentivano al mercato latinense di concludere contratti di vendita immobiliare spesso senza ricorrere a trattative per ribassare i prezzi.

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Da Greenspan a Paulson, tutto il bestiario della crisi subprime (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza" del 06-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Milano Finanza Numero 243  pag. 13 del 6/12/2008 | Indietro Da Greenspan a Paulson, tutto il bestiario della crisi subprime inchiesta La crisi che stritola da oltre un anno le borse e l'economia reale offre un lungo inventario di scandali, d'accordo. Ma anche di gaffe, abbagli e madornali errori di giudizio, commessi probabilmente in buona fede. Ma ugualmente clamorosi. In questo contesto è difficile formulare un giudizio, però c'è una verità che sembra ormai cristallizzata: il patatrac affonda le sue radici nell'incredibile espansione del debito e dei consumi in Usa. Un'espansione che al principio fu incoraggiata dalle autorità e in seguito sfuggì completamente di mano. Perciò è interessante analizzare le dichiarazioni di uomini politici e di mercato prima e durante l'inferno subprime. *** Dopo la breve recessione del 2001, tutte le sirene cantarono all'unisono: «Non esiste problema che non si possa risolvere, basta consumare un po' di più, basta indebitarsi un po' di più». «Se uniamo le mani e acquistiamo un nuovo Suv, ogni cosa andrà per il meglio». Bob McTeer, presidente Federal Reserve di Dallas, febbraio 2001 «Ciò di cui abbiamo davvero bisogno è che gli americani spendano da americani. Fate una cosa patriottica: uscite e spendete». William McDonough, presidente Federal Reserve di New York, 15 ottobre 2001 «Vi incoraggio tutti a fare ancora più shopping» presidente George Bush, discorso del 20 dicembre 2006 Pazzi per il mattone Uno dei fattori che ha reso le famiglie più vulnerabili quando il prezzo delle case ha imboccato la via del ribasso è stata la massiccia presenza dei mutui a tasso variabile. Non appena i tassi sono saliti, centinaia di migliaia di famiglie si sono ritrovate sul lastrico. Eppure, ancora nel 2004, il presidente della Fed decantava i meriti dei mutui a tasso variabile. «Nell'ultimo decennio, molti proprietari di case avrebbero potuto risparmiare decine di migliaia di dollari, se avessero adottato i mutui a tasso variabile piuttosto che i mutui a tasso fisso». Alan Greenspan, presidente della Fed, discorso del 2004 «Sebbene a livello nazionale una bolla nei prezzi delle case appaia improbabile, si vedono delle bollicine a livello locale». Alan Greenspan, sotto giuramento, di fronte al Congresso, il 9 giugno 2005 «Greenspan rilassato sul prezzo delle case». Titolo del Financial Times, maggio 2005 «Una casa non è più un posto per viverci, ma è un posto per investirci». David Lereah, Associazione nazionale degli agenti immobiliari, marzo 2005 «Gli storici identificheranno l'inizio del ventunesimo secolo come l'età d'oro della proprietà immobiliare. E io voglio persuadervi affinché vi avvantaggiate di questa storica opportunità». David Lereah, Associazione nazionale degli agenti immobiliari, marzo 2005 «La maggior parte delle influenze negative nel mercato delle case è probabilmente alle spalle. è un piccolo pedaggio per l'economia». Alan Greenspan, ottobre 2006 «Dati i fattori fondamentali che dovrebbero sostenere la domanda di abitazioni, riteniamo che i problemi subprime avranno un effetto limitato sul mercato delle case. E non ci aspettiamo importanti ricadute sul resto dell'economia o sul sistema finanziario». Ben Bernanke, nuovo presidente della Federal Reserve, 28 marzo 2007 «Tutti gli indicatori a cui guardo suggeriscono che il mercato delle case è vicino o a ridosso del minimo». Henry Paulson, segretario al Tesoro 26 aprile 2007 «Ritengo che la crisi sarà contenuta» Henry Paulson, 26 aprile 2007 «Non abbiamo assistito a ricadute importanti dal settore immobiliare verso altri settori dell'economia». Ben Bernanke, 21 giugno 2007 «è molto poco probabile che discese nel prezzo delle abitazioni causino perdite alle istituzioni finanziarie» Frederic Mishkin, governatore della Fed, gennaio 2007 «Fannie Mae e Freddie Mac sono fondamentalmente sane e forti. Non c'è ragione per una tale reazione» . il senatore democratico Christopher Dodd, presidente della commissione bancaria al Senato * * * Il rinsavimento tardivo «Vorrei sapere quanto valgono quelle dannate cose» . Ben Bernanke, 15 ottobre 2007 «Il peggio non è passato; il peggio è appena iniziato. Lo sappiamo tutti». . Henry Paulson, 14 febbraio 2008 * * * Il botto di Bear Stearns Nel 2007, si erano già verificati fallimenti illustri. Ma è stato il tracollo di Bear Stearns a innescare l'effetto domino, l'immane smottamento che nel giro di qualche mese avrebbe schiacciato le borse e cambiato per sempre il volto della finanza. A metà luglio Bear Stearns comunicava che due dei suoi fondi più prestigiosi erano ridotti a scatole vuote: «Apprezzato cliente, ... le stime preliminari mostrano che effettivamente non è rimasto alcun valore per gli investitori nel fondo Enhanced Leverage e molto poco per gli investitori del fondo High Grade. Abbiamo già preso importanti iniziative per ripristinare la fiducia in Bear Stearns Asset Management. Ho enorme fiducia nell'azienda e nell'abilità dei nostri professionisti di talento. ...Potete contare su di noi. lettera di James Cayne, chief executive Bear Stearns, 17 luglio 2007 «Nel mese critico di luglio Mr. Cayne ha trascorso 10 dei 21 giorni lavorativi fuori dal suo ufficio, giocando a golf oppure a bridge. Persone presenti dicono che durante i tornei di bridge Mr. Cayne fumava di tanto in tanto della marijuana a fine giornata». The Wall Street Journal «Non vediamo alcuna pressione sulla nostra liquidità, figuriamoci una crisi di liquidità». Alan Schwartz, successore di Cayne, in un'intervista alla Cnbc a pochi giorni dall'intervento di salvataggio di governo, Fed e Jp Morgan. «Avete perso tutti la ragione? Mentre lei, Mr. Fuld, insieme agli altri dirigenti della Lehman Brothers vi arricchivate, la banca e la nostra economia andavano verso il precipizio. Lei ha incassato qualcosa come 480 milioni di dollari dal 2000. Stiamo parlando di quasi mezzo miliardo di dollari. Le sembra giusto?» . «In realtà non è così. Ho preso solo 250 milioni di dollari». Botta e risposta tra un parlamentare e il top manager di Lehman Brothers, Dick Fuld, nel corso di un'audizione alla Camera * * * I profeti di sventura Eppure negli anni scorsi più di un esperto aveva lanciato un segnale di allarme. Naturalmente inascoltato. «Il presidente della Federal Reserve, Alan Geenspan, ha creato una bolla dei consumi e una bolla nel settore immobiliare guidando al ribasso i tassi d'interesse. Le bolle finiscono sempre male. Centinaia di migliaia di persone saranno danneggiate quando queste due bolle scoppieranno». L'investitore Jim Rogers in un libro del 2003 «L'edilizia residenziale è il comparto più vulnerabile dell'economia» L'economista Gary Shilling in un resoconto del giugno 2004 «Il brusco atterraggio dell'edilizia residenziale porterà a una recessione acuta e severa». Nouriel Roubini l'economista un po' playboy, agosto 2006 * * * I ragazzi di Goldman Sachs Raramente una società per azioni è stata circondata dall'aura di prestigio, di esaltazione e di gloria che ha ammantato la banca d'affari Goldman Sachs. Una specie di fabbrica di geni: alla Goldman si è formato Robert Rubin, segretario al Tesoro durante il primo e il secondo mandato di Clinton. Dalla Goldman provengono il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, e il governatore della Banca del Canada, Mark Carney. Alla Goldman fece carriera l'attuale presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick. Ed è un uomo Goldman anche Henry Paulson, il segretario di stato chiamato a gestire la più grande crisi finanziaria dell'era moderna. «Gli analisti si domandano perché Paulson non abbia assunto un maggior numero di individui da altre banche per limitare l'apparenza che il dipartimento del Tesoro sia diventato de facto una succursale della Goldman». Articolo del New York Times dal titolo emblematico Government Sachs «Alcuni analisti notano come le decisioni prese al Tesoro da Paulson e da altri allievi della Goldman influenzino direttamente le fortune della loro ex azienda». Ancora l'articolo del Nyt In verità, Paulson, con una fortuna stimata in 700 milioni di dollari, non ha interessi diretti nella Goldman Sachs, avendo venduto la sua partecipazione all'atto di diventare segretario. Eppure i suoi detrattori lo considerano un insider di Wall Street e trovano quantomeno problematico che sia il capo dei soccorritori. * * * La vittoria di Obama L'apparente relazione pericolosa fra governo e Wall Street è di certo uno dei fattori che ha giocato in favore dei Democratici alle presidenziali di novembre. «Molti americani che hanno votato per Obama hanno votato contro un terzo mandato alle politiche fallimentari dell'Amministrazione Bush». L'economista Ed Yardeni, 17 novembre 2008 «La mia speranza è che chiunque abbia avuto un periodo di servizio a Wall Street sia escluso dalla possibilità di guidare il ministero del Tesoro» Yardeni, 17 novembre 2008. * * * L'insegnamento del passato Certo, la reputazione di economisti, banchieri e analisti non esce bene da questa crisi. Pochi l'avevano predetta; qualcuno l'aveva sottovalutata; i più brancolavano nel buio. E non è la prima volta che le stime saltano per aria. Come dimostrano alcune citazioni del passato. «Fare previsioni è difficile, specialmente quando si tratta del futuro». Il fisico Niels Bohr, «Un economista deve essere in grado di prevedere cosa accadrà fra una settimana, un mese, un anno. E poi spiegarti perché non è accaduto». Winston Churchill, «La maggior parte degli economisti usa le statistiche come gli ubriachi usano i lampioni: più come punto di appoggio che come fonte di luce». Winston Churchill «Un banchiere solido non è colui che anticipa il pericolo e lo evita, ma colui che quando va in rovina è rovinato insieme a tutti i suoi pari, sicché nessuno lo può davvero biasimare». L'economista John Maynard Keynes, «Gli analisti di borsa sono inutili in un mercato al rialzo e pericolosi in un mercato al ribasso». Anonimo Vincenzo Sciarretta Goldman  Federal Reserve  Bear Stearns  Greenspan  Paulson  crisi   Alias Prima di lasciare un commento e' necessario scegliere un alias Inserisci Alias* Strumenti Invia il tuo commento  |   Leggi i commenti        Ricevi RSS    |  

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Una notte lunga 3 anni (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 06-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Una notte lunga 3 anni I mercati finanziari di tutto il mondo hanno attraversato nel 2008 la loro peggiore crisi dalla Grande depressione degli anni Trenta. Sono falliti importanti istituti finanziari, altri sono stati svenduti o sono sopravvissuti solo grazie a piani di salvataggio di considerevoli dimensioni. I mercati globali azionari hanno ceduto di più del 50 per cento; gli spread sui tassi d'interesse sono saliti alle stelle; è emersa una grave crisi della liquidità e del credito e molti paesi a economia emergente si sono rivolti barcollando al Fondo Monetario Internazionale in cerca di aiuto. Che cosa ci riserva quindi il 2009? Il peggio è alle spalle o è ancora davanti a noi? Per rispondere a queste domande, dobbiamo comprendere che ciò che è attualmente in corso è un circolo vizioso di contrazione economica e di condizioni finanziarie in continuo peggioramento. Quel che è certo è che gli Stati Uniti vivranno la loro peggiore recessione da decenni: una contrazione profonda e prolungata che si protrarrà per almeno 24 mesi oltre la fine del 2009. Inoltre, la contrazione si estenderà all'insieme dell'economia globale. La recessione coinvolgerà l'Eurozona, la Gran Bretagna, l'Europa Continentale, il Canada, il Giappone e le altre economie avanzate. Sussiste anche il rischio di un atterraggio violento per le economie dei paesi con mercati emergenti, conseguentemente al graduale trasmettersi a queste zone degli shock finanziari e reali tramite i rapporti commerciali, finanziari e valutari. Nella prima parte del 2008, nelle economie avanzate, la recessione aveva suscitato il timore di una stagflazione analoga a quella degli anni Settanta (inflazione abbinata a una stagnazione economica). Dato, tuttavia, che la domanda aggregata sta scendendo più dell'offerta aggregata, l'indebolimento dei mercati dei beni - dove si saranno ristretti anche i margini per una correzione al rialzo dei prezzi da parte dei produttori - comporterà un'inflazione più bassa. Per lo stesso meccanismo, l'aumento della disoccupazione avrà un effetto di contenimento del costo del lavoro e della crescita dei salari. Questi fattori, combinati con prezzi delle materie prime in drastica caduta, produrranno, nelle economie avanzate, un allentamento dell'inflazione che potrà avvicinarsi a un livello dell'1 per cento, il che solleverà il timore di una deflazione piuttosto che di una stagflazione. La deflazione è pericolosa perché porta alla trappola della liquidità: dato che i tassi interbancari nominali a breve non possono scendere sotto lo zero, la politica monetaria diventa inefficace. La flessione dei prezzi riflette un costo reale del capitale alto e un aumento dell'entità reale del debito nominale che a loro volta causano una riduzione dei consumi e degli investimenti, generando un circolo vizioso nel quale i redditi e l'occupazione si contraggono sempre di più, aggravando la caduta della domanda e dei prezzi. Poiché la politica monetaria tradizionale diventa inefficace, si tende a insistere nell'utilizzo di politiche non ortodosse: operazioni di salvataggio a favore di investitori, di istituti finanziari e di debitori; iniezioni massicce di liquidità alle banche affinché rendano più disponibile il credito e azioni ancora più radicali per abbassare i tassi d'interesse delle obbligazioni di Stato a lungo termine e per ridurre lo spread tra i tassi delle obbligazioni societarie e quelle del debito di Stato. L'attuale crisi globale è stata innescata dallo scoppio della bolla immobiliare statunitense, bolla che tuttavia non l'ha originata. Gli eccessi del credito negli Stati Uniti hanno coinvolto il settore dei mutui per gli immobili residenziali e per quelli commerciali, l'indebitamento con carte di credito, per l'acquisto dell'auto e per finanziare gli studi. L'eccesso ha pervaso anche il settore dei prodotti cartolarizzati, dove questi debiti sono stati trasformati in derivati tossici; quello dei finanziamenti alle amministrazioni locali; quello dei finanziamenti destinati agli acquisti speculativi di attività produttive con una leva alta - mai conclusisi; quello delle obbligazioni societarie che ora subiranno perdite massicce nello scontare il repentino aumento dei fallimenti e, infine, quello del pericoloso e non regolamentato mercato degli strumenti finanziari per "assicurarsi" contro l'incapacità delle aziende di onerare i debiti. In aggiunta, queste patologie non sono rimaste confinate agli Stati Uniti: in molti altri paesi si è assistito al gonfiarsi di una bolla immobiliare, alimentata da un eccesso di credito a condizioni stracciate che non rifletteva i rischi sottostanti. Contemporaneamente cresceva anche la bolla delle materie prime, quella degli acquisti speculativi di attività produttive e quella degli hedge fund. Difatti, ciò cui stiamo assistendo oggi è lo smantellamento del sistema bancario "ombra", vale a dire, dell'insieme degli istituti finanziari non-bancari che si comportavano come banche, concedendo prestiti a breve termine e con mezzi liquidi, avvalendosi di una leva alta e investendo a lungo termine in attività illiquide. Il risultato di tutto ciò è oggi lo sgonfiarsi violento della più grande bolla del patrimonio e del credito, con perdite per inesigibilità del credito che potrebbero avvicinarsi alla spaventosa cifra di 2.000 miliardi di dollari. Di conseguenza, a meno che i governi non ricapitalizzino rapidamente gli istituti finanziari, la stretta creditizia si acuirà in ragione del fatto che il ritmo dell'acquisizione delle perdite supera quello della ricapitalizzazione, costringendo le banche a restringere il credito. I prezzi dei titoli azionari e di altri investimenti rischiosi sono crollati drasticamente dalle punte del 2007, ma anche così sussistono ancora i rischi di ribassi notevoli. Attorno alla possibilità che la caduta dei prezzi di molti dei beni più rischiosi su cui si è investito, tra cui i titoli azionari, sia stata tale da suggerire che si stia consolidando un pavimento e che ad esso possa seguire una rapida ripresa del mercato azionario, si sta formando tra gli analisti un consenso. Il peggio, però, deve ancora venire. Dato che gli analisti si illudono ancora che la contrazione economica possa essere leggera e di breve durata, nei prossimi mesi, le notizie macroeconomiche e le relazioni sui profitti e sugli utili peggiori delle attese in tutto il mondo, aggraveranno la spinta al ribasso delle quotazioni degli investimenti più rischiosi. Anche se il rischio di un crollo totale sistemico è stato ridotto dalle misure prese dal G7 e da altre economie per sostenere i propri sistemi finanziari, il sistema presenta ancora delle vulnerabilità. La stretta creditizia si acuirà. Determinato dalla necessità degli hedge fund e di altri istituti di investimento che operano con una leva alta di vendere le attività finanziarie in mercati a corto di liquidità e in sofferenza - vendite che a loro volta determineranno una ulteriore caduta dei prezzi e altri fallimenti di istituti finanziari - andrà avanti il processo di reintegro dei depositi richiesti per i margini di garanzia. Qualche economia dei paesi emergenti potrà essere colpita in pieno da una crisi finanziaria. Il 2009 sarà quindi un anno doloroso di recessione globale e di ulteriori sofferenze, perdite e fallimenti. Solo delle azioni politiche aggressive coordinate ed efficaci da parte dei paesi ad economia avanzata e da quelli ad economia emergente possono garantire una ripresa dell'economia globale nel 2010, evitando in questo modo che si entri in un periodo ancor più lungo di stagnazione economica. Nouriel Roubini è professore di economia presso la Stern School of Business della New York University e presidente della società di consulenza economica e finanziaria Rge Monitor (www. rgemonitor. com) Copyright Project Syndacate, 2008 www. project-syndacate. org Traduzione di Guiomar Parada 06/12/2008 - 08:30

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Via del Corso, affitti fino a 80.000 euro e intanto sbarca il colosso svedese <H&M> (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Corriere della Sera" del 08-12-2008)

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Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-12-08 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il caso Resistono a stento le botteghe storiche: «Ma ci danneggiano anche degrado e bancarelle» Via del Corso, affitti fino a 80.000 euro e intanto sbarca il colosso svedese «H&M» Open space di 500 metri quadrati, ricavato in un palazzetto di quattro piani. Pareti bianche, ascensore a vista, sugli scaffali abiti e accessori colorati: al civico 511 di via Del Corso - «finalmente nel centro di Roma», il tono entusiasta del lancio pubblicitario ha aperto i battenti H&M, colosso svedese dell'abbigliamento low cost (circa 6 miliardi di euro di fatturato, mille negozi in tutto il mondo, di cui 46 in Italia). L'ennesimo monomarca, nell'alveare (un centinaio di esercizi) che assedia la via: un chilometro e mezzo di asfalto, conteso a cifre da record. Iperboliche, per quei pochi superstiti - bottegai storici e piccoli esercenti costretti ad abbassare la saracinesca dopo decenni di attività. è il caso del vecchio inquilino, Eredi Pisanò (sette vetrine a Roma, una negli Stati Uniti, a New York), rimpiazzato da H&M: «A gennaio del 2006 racconta il titolare, Armando Azra scadeva il contratto di affitto e, per rinnovarlo, ci hanno chiesto quattro volte tanto». Vuoto per due anni, nel frattempo l'immobile ha ospitato una palestra e una sezione di Forza Italia. Ottantamila euro - si dice - la quota mensile versata dai nuovi locatari. Secca la smentita del proprietario, Sergio Di Cesare, presidente della società Europetroli: «I prezzi li decide il mercato è il suo sfogo - le inchieste fatele sugli evasori, o su chi gira in Porsche senza lavorare». Sull'affito quadruplicato, poi, replica: «Assurdo, mai parlato di cifre o di un possibile rinnovo. Per un vizio formale Azra è rimasto 6 anni in più e, scaduti i termini, gli ho anche concesso una deroga. Se ha lasciato, evidentemente gli affari andavano male ». Dunque, nessuna speculazione? «Macché, non pensavo di riaffittarlo: ho otto figli e speravo ci aprissero un'attività. Per un po' hanno gestito una palestra, poi si sono sposati così ho accettato la proposta di un immobi-liarista ». Vittima del caro-affitti anche un altro commerciante di abbigliamento, da 25 anni nel settore: «Da cinque anni cerco di evitare lo sfratto - spiega ma il padrone è allettato da offerte stratosferiche». Rabbia e delusione, condivise dal commesso di una rinomata griffe maschile: «Siamo qui dal 1973, tra un anno e mezzo scade il contratto e hanno già alzato la posta: alla fine, dovremo andarcene». Resiste, tra mille difficoltà, «Schostal», marchio di biancheria dal 1870 che si trova in via del Corso al civico 158. «A febbraio il canone è aumentato - spiega Roberto Bloch, che guida l'impresa di famiglia - ma la nostra è una bottega storica, così siamo riusciti a trattare. Certo, andiamo avanti con fatica». Sulla «bolla immobiliare», poi, aggiunge: «L'aumento dei canoni è inversamente proporzionale al volume d'affari dei negozi. Ormai conta solo l'immagine, mentre invece noi bottegai siamo gli unici ad avere a cuore i clienti ». Non solo: ad acuire il mal di pancia sono i «cartelli da bazar», rei di abbassare il target. Con le foto di Frank Sinatra e Bill Clinton alle pareti, Rodolfo Peluso è l'ultimo erede della boutique fondata nel '34 da suo nonno. Velluti e radica di noce, il suo «salotto» è fuori contesto, accerchiato da insegne kitsch, virate al coatto. «Il problema non sono certamente le multinazionali - sottolinea Peluso - secondo me l'aspetto peggiore è quiello dei bancarellari che espongono sul marciapiede ogni cosa, anche cartelli e manichini. è eviodente a molti che ci vorrebbe più decoro: certo la qualità di una strada la ganno molti fattori, anche i commercianti ». Maria Egizia Fiaschetti

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I peccati delle banche E una crisi che si nutre delle nostre paure (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale.it, Il" del 08-12-2008)

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n. 49 del 2008-12-08 pagina 39 I peccati delle banche E una crisi che si nutre delle nostre paure di Redazione Caro direttore, Scrivo a lei non per trovare consolazione o giustizia, ma per rendere noto nel mio piccolo, la grande ingiustizia in cui sono rimasto vittima, lo consideri solo uno sfogo con un amico. Il problema credo che non sia solo mio, ma credo anche di moltissimi italiani normali che si alzano al mattino alle 6 per recarsi al lavoro o di molti pensionati. Tutto e iniziato qualche anno fa, quando mi recai nella mia banca per una operazione finanziaria. Lavorando e risparmiando riuscivo a mettere da parte una piccola cifra mensile e chiesi un consiglio al direttore su dove mettere questo piccolo risparmio, tanto per non lasciarli in conto corrente dove mi davano in interessi un vergognoso 0.1% annuo. Mi consigliarono di fare un piano di accumulo mensile e aprire una polizza assicurativa, non che si guadagnasse tanto, ma poteva darmi un po' di sicurezza per la pensione. Purtroppo non avevo la minima idea dove fossero finiti questi soldi, avevo provato a chiedere, ma la risposta fu così fumosa e complicata che non avrei capito in ogni caso, però avevo fiducia nella mia banca. Firmai un pacco fitto-fitto di fogli dove erano scritte in modo tecnico, centinaia di clausole, diritti, doveri e me ne andai tranquillo di avere fatto una buona cosa. Ho continuato a versare ogni mese questa cifra. Alla fine di ottobre 2008 mi arriva una lettera. Mi informa che il mio capitale ha perso il 33%, per ulteriori informazioni bastava chiedere al direttore della mia agenzia. Mi è crollato il mondo e non sapevo neanche il perché. È scoppiata la bolla immobiliare in America e ha fatto precipitare le Borse di tutto il mondo. Ok, ma io cosa c'entro? Non ho comperato casa, sono in affitto, non ho mutui né debiti da pagare a nessuno, non ho mai giocato in Borsa né al totocalcio, ho sempre contato su quello che mi posso permettere, senza sogni impossibili. Sono andato a parlare con il direttore, che mi ha comunicato che ora il capitale perso si aggira intorno al 45%. Ho pensato di vendere e recuperare quello che mi e rimasto, ma ci sono grandi penalità da pagare, per questo mi consigliano di resistere. Ha un bel dire Berlusconi, che bisogna avere fiducia nel futuro, che non bisogna far calare i consumi, che l'economia si riprenderà e che, forse, tra qualche anno qualcosa si recupera. Ma a quale prezzo? Se ha avuto la pazienza di leggermi sino a questo punto, la ringrazio, io mi sono sfogato con lei. Ora che le ho trasmesso il mio messaggio, mi sembra di stare già un po' meglio. Ho letto e capisco che aveva bisogno di sfogare un po' di rabbia. Forse i giornalisti servono anche a questo. Scrivono e qualche volta ascoltano. La sua avventura è simile a quella di tanti piccoli risparmiatori. Le banche hanno peccato di trasparenza. Far firmare carte è facile, forse anche i direttori di filiale devono avere la pazienza di spiegare ai propri clienti il destino di quella manciata di risparmi. Se uno sa, poi è libero di scegliere. Non è un peccato rischiare. È poco saggio farlo al buio. Caro signore, lei aveva il diritto di chiedere. Doveva farlo, senza preoccuparsi di essere noioso o pedante. Non rinneghi, però, l'ottimismo. È l'unica carta che abbiamo. La paura è il nostro peggior nemico. Dobbiamo guardare in faccia questa crisi senza panico. È dura, ma non impossibile. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Se tramonta l'impero di Cindia (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 08-12-2008)

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COPERTINA pag. 1 Se tramonta l?impero di Cindia FEDERICO RAMPINI Il presidente cinese Hu Jintao amministra con parsimonia i suoi discorsi ufficiali, e raramente parla di economia. Perciò a nessuno è sfuggita la gravità delle sue ultime dichiarazioni, rese davanti al vertice del partito comunista e pubblicate dal Quotidiano del Popolo. Hu Jintao ha detto testualmente che la crisi finanziaria globale "mina le fondamenta del vantaggio competitivo della Cina e mette a dura prova la capacità di governare il paese". Sullo sfondo c?è un rallentamento della crescita del Pil cinese che dall?11,7% del 2007 potrebbe calare al 7% l?anno prossimo. Nell?altro gigante asiatico, l?India, è ancora vivo il trauma per l?attacco terroristico di Mumbai, quello che è stato definito l?undici settembre degli indiani. C?è il timore che il colpo sferrato contro la capitale economicofinanziaria (nonché culturale e cinematografica) possa avere conseguenze di lungo termine: non solo un crollo del turismo e degli arrivi di businessmen stranieri negli hotel a cinque stelle, ma più in generale una perdita di fiducia nel miracolo economico indiano. Stiamo assistendo al tramonto prematuro di Cindia? Fino a pochi mesi fa sembrava una certezza che il XXI secolo fosse destinato ad essere il "secolo asiatico". La globalizzazione spingeva il baricentro dell?economia a Oriente; i colossi cinese e indiano si riprendevano progressivamente quella leadership che era già appartenuta a loro per alcuni millenni. Pur con enormi differenze tra i due paesi ? a cominciare dai sistemi politici, l?uno democratico e l?altro autoritario ? il concetto di Cindia serviva a illustrare in modo efficace il nuovo centro del mondo, le nuove frontiere dello sviluppo, i luoghi dove si costruisce il futuro. Oggi è quella certezza a vacillare, nelle parole di Hu Jintao e dopo la strage di Mumbai? Di certo, mentre gli hedge fund sono costretti a rimpatriare in fretta e furia i capitali che avevano investito nelle Borse emergenti, con un curioso parallelismo i loro esperti sono diventati di colpo iperpessimisti sull?Asia. Un esempio significativo è Ruchir Sharma, direttore del dipartimento mercati emergenti per la Morgan Stanley Investment Management. Lui ora teorizza che il boom di Cindia è stato figlio della bolla speculativa americana. "La crescita delle potenze emergenti ? sostiene Sharma ? ha avuto un?impennata dal 2003. In quell?anno l?aumento medio del Pil per le nazioni emergenti è schizzato al 7,3% dopo essere stato del 3,6% per il periodo fra il 1980 e il 2002. Guarda caso il 2003 è anche l?anno in cui la bolla immobiliare americana cominciò a gonfiarsi a dismisura". La Federal Reserve dopo il crollo del Nasdaq nel marzo 2000 e soprattutto l?attacco alle Torri Gemelle e la minirecessione del 2001 reagì con una politica di tagli dei tassi e denaro a buon mercato. "La Fed ? osserva il dirigente di Morgan Stanley ? non fissava solo i tassi americani ma il costo globale del credito. In conseguenza i flussi netti di capitali verso i paesi emergenti raggiunsero il 7% dei loro Pil dal 2003 al 2007, mentre erano stati inferiori al 4% nel ventennio precedente". Anche se ci sono delle buone ragioni per contestare l?analisi di Morgan Stanley ? Cina e India sono meno dipendenti dai capitali stranieri di altri paesi emergenti ? tuttavia è innegabile che la recessione simultanea in America Europa e Giappone stia facendo soffrire anche Cindia. I mass media ufficiali di Pechino parlano di 70.000 aziende fallite solo nel primo semestre dell?anno, con un epicentro della crisi nel Guangdong, la provincia meridionale che è il polmone industriale della Repubblica Popolare (proprio da lì partirono le riforme capitaliste di Deng Xiaoping, esattamente 30 anni fa). "L?impatto più severo ? dice l?economista Wang Dewen dell?Accademia delle Scienze sociali di Pechino ? colpisce le piccole e medie aziende nel tessile e in altri settori ad alta intensità di manodopera orientati all?export, cioè proprio quel tessuto industriale che è stato decisivo negli ultimi decenni per creare i 20 milioni di nuovi posti di lavoro all?anno di cui la Cina ha bisogno". Le prime stime sull?aumento della disoccupazione nella Repubblica Popolare le fanno le ferrovie statali: hanno registrato un boom di traffico, per il ritorno nelle campagne dei lavoratori licenziati. Si stima che 2,8 milioni di ex contadini, che erano emigrati nelle città industriali della costa per lavorare, hanno già perso il posto e hanno dovuto rassegnarsi al "controesodo" verso le regioni rurali. L?economista Michael Pettis, docente all?università Beida di Pechino, considera la Cina particolarmente vulnerabile di fronte all?attuale recessione, proprio per le caratteristiche del suo modello di sviluppo trainato dalle esportazioni. Pettis vede un?analogia inquietante fra la Cina di oggi e l?America del 1929, anch?essa una nazione emergente che doveva la sua ascesa alle esportazioni. "Gli Stati Uniti negli anni Venti del secolo scorso ? sostiene Pettis ? avevano un grosso avanzo commerciale col resto del mondo, e avevano le più ricche riserve valutarie mai accumulate nella storia fino a quell?epoca. Lungi dall?essere immuni, furono il paese più colpito dalla crisi globale degli anni Trenta". L?India ha un modello di sviluppo meno trainato dalle esportazioni, e tuttavia l?impatto della recessione è già stato pesante prima ancora della strage di Mumbai. Nell?ultimo trimestre la crescita dell?economia indiana è scesa al livello più basso dal 2004. Da luglio a settembre il Pil indiano è aumentato solo del 7,6% (su base annua) contro il 7,9% del trimestre precedente. Tra i settori in difficoltà c?è quello che negli anni precedenti era stato la punta di lancia del boom indiano: il software informatico. La Infosys di Bangalore, per esempio, ha dovuto ridurre le sue previsioni di crescita del fatturato nel 2008 abbassandole dal 20% al 15%. Negli anni precedenti la Infosys era abituata a vedere crescere il suo fatturato a ritmi del 30% annuo. Scopri come ricevere sul tuo cellulare Repubblica Gold condividi

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"L'uscita dal tunnel per noi dipenderà dai prezzi delle case" IL PERSONAGGIO/ HENRY PAULSON/ IL MINISTRO DEL TESORO AMERICANO, NEL SUO ULTIMO DISCORSO UFFICIALE, SPIEGA E ARGOMENTA (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 08-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

PERSONAGGIO pag. 9 "L?uscita dal tunnel per noi dipenderà dai prezzi delle case" IL PERSONAGGIO/ HENRY PAULSON/ IL MINISTRO DEL TESORO AMERICANO, NEL SUO ULTIMO DISCORSO UFFICIALE, SPIEGA E ARGOMENTA PERCHé è NEL CROLLO DEI VALORI DELLE CASE L?UNICA CHIAVE DI QUELLO CHE STA ACCADENDO HENRY PAULSON* Al momento stiamo continuando a lavorare in una grave crisi finanziaria. Se da un lato stiamo facendo progressi, dall?altro sappiamo che la strada da percorrere continuerà a essere difficile e impegnativa. Sono tuttavia fiducioso che stiamo perseguendo la giusta strategia per stabilizzare il sistema finanziario e aiutare il flusso del credito nella nostra economia. I nuovi poteri che il Congresso ci ha fornito a ottobre hanno ampliato considerevolmente gli strumenti di cui il governo potrà avvalersi per risolvere le necessità del nostro sistema. Adesso abbiamo una serie di strumenti e nuove funzioni oltre a quelle già esistenti, dei quali possiamo fare uso in combinazioni creative così da massimizzare il loro impatto sul nostro sistema. E abbiamo varato significative iniziative di collaborazione che dimostrano nella pratica la concretizzazione di questa strategia. Questo sforzo notevole mirante a irrobustire le nostre istituzioni finanziarie così che possano sostenere la nostra economia è di importanza cruciale per i progressi che dobbiamo operare durante la contingente recessione economica. Forti istituzioni finanziarie e un sistema finanziario stabile spianeranno la strada alla ripresa e a un ritorno infine alla prosperità. Causa dello scompiglio finanziario è la correzione del mercato immobiliare iniziata e acceleratasi nel 2007: quando i prezzi hanno iniziato a scendere e sono aumentati i pignoramenti, gli asset legati all?immobiliare sono stati colpiti con particolare gravità. Quindici mesi fa la correzione immobiliare ha avuto notevoli ripercussioni sul settore finanziario, sottoponendo il sistema bancario a forte stress. Ne ha risentito l?economia nel suo complesso. Il pil del terzo trimestre ha evidenziato una crescita negativa dello 0,5%. Il tasso di disoccupazione è salito a livelli che non si conoscevano da 15 anni, con una perdita nel solo ottobre di 240mila posti di lavoro. In settembre i prezzi delle case in dieci città tra le più importanti sono diminuiti del 19% rispetto all?anno scorso: la correzione del mercato immobiliare non si è esaurita. E poiché l?economia rallenta, questa rischia a sua volta di prolungare la correzione del mercato immobiliare. Non vi è un?unica azione che il Governo può intraprendere per porre fine all?enorme scompiglio dei mercati e alla recessione. In questi tempi straordinari, dobbiamo focalizzarci sull?abbinamento degli strumenti giusti a nostra disposizione per stabilizzare il sistema. Siamo passati alla fase operativa di vari programmi finalizzati a migliorare il flusso del credito, così che imprese e consumatori possano spendere e investire, facendo sì che l?economia si riprenda. Cosa ancor più significativa, abbiamo destinato 250 miliardi all?incremento di capitale delle banche. Una base di capitali più solida consente alle banche di ammortizzare le perdite nel momento in cui svalutano o vendono asset problematici. Una più robusta capitalizzazione è essenziale per migliorare l?erogazione dei prestiti che, benché sia difficile riuscirci di questi tempi, è un fattore di importanza determinante per la ripresa. Il Tesoro ha ricevuto centinaia di richieste dagli enti di controllo, e centinaia di altre sono in corso di revisione dagli enti stessi. A oggi abbiamo acquistato azioni privilegiate in 52 banche, immettendo 150 miliardi nel sistema. Nelle prossime settimane continueremo a vagliare le richieste. Abbiamo anche annunciato una compartecipazione in banche commerciali i cui titoli non sono negoziati nei mercati, altra importante fonte di credito. Gli enti di controllo stanno ricevendo molte richieste da banche private e stanno analizzandole. Le iniziative straordinarie del governo intraprese per stabilizzare e rafforzare il sistema bancario non sono a senso unico: tutte le banche ?non soltanto quelle che rientrano nel Capital Purchase Program ? ne hanno tratto benefici, e tutte hanno responsabilità dal punto di vista della ripresa dell?erogazione del prestito, delle politiche relative ai dividendi e alle compensazioni, e dell?aiuto nei casi di pignoramento. Noi sosteniamo e caldeggiamo fortemente questa iniziativa di controllo. Ci aspettiamo che le banche in conseguenza di tutti questi sforzi aumentino l?erogazione dei prestiti, ed è importante che lo facciano. L?attività di prestito delle banche non si materializzerà così rapidamente come ognuno di noi auspica ma accadrà nondimeno molto velocemente, e più velocemente a mano a mano che la fiducia sarà ripristinata per aver fatto ricorso al Tarp per stabilizzare il nostro sistema e aumentare il capitale delle nostre banche. Come noi tutti sappiamo, il settore finanziario non bancario è una fonte importantissima di finanziamento per la spesa al consumo che alimenta la nostra economia. Il credito al consumo è quindi di importanza fondamentale per molte famiglie allorché devono considerare se acquistare un?automobile, un nuovo elettrodomestico o qualche altro bene costoso. Come altre forme di credito, la disponibilità di un credito al consumo abbordabile dipende da un tempestivo accesso alla liquidità e a un mercato secondario dei titoli che ci si può permettere, in questo caso il mercato creditizio garantito da asset. Gli stress che in tempi recenti hanno investito il mercato creditizio lo hanno in sostanza portato alla paralisi in ottobre. Milioni di americani non riescono più a trovare finanziamenti per le loro esigenze di credito basilari. I tassi delle carte di credito stanno impennandosi, rendendo più oneroso per le famiglie finanziare i loro acquisti di tutti i giorni. La settimana scorsa la Fed e il Tesoro hanno annunciato un aggressivo programma mirante a sostenere l?accessibilità di crediti al consumo ragionevoli per sostenere la ripresa economica. Per favorire un ritorno all?erogazione di prestiti, il Tesoro mette a disposizione 20 miliardi in risorse Tarp per appoggiare un servizio della Fed che fornirà liquidità a chi emetterà consumer paper garantiti da asset, consentendo a molti enti di aumentare i prestiti, e permettendo a chi sottoscrive un prestito l?accesso a un finanziamento a basso costo per i consumi e a piccoli prestiti alle aziende. Il servizio si espanderà nel corso del tempo, e potrebbero espandersi le classi di asset ammessi fino a includervi per esempio titoli commerciali garantiti da ipoteche, titoli nonagency garantiti da ipoteche sulla casa e altre categorie ancora. Questo servizio destinato all?erogazione di prestiti al consumo è uno degli esempi di soluzione creativa messa a punto dal governo federale per attenuare uno degli ostacoli principali al flusso del credito. Le iniziative per Citigroup dimostrano l?abbinamento creativo di vari strumenti per rafforzare le istituzioni finanziarie. Siamo impegnati nella messa a punto di ulteriori programmi: quando saranno pronti, ne discuteremo con il Congresso e con la prossima Amministrazione. Stiamo poi continuando a valutare soluzioni miranti a portare aiuto nei pignoramenti che possano essere adeguate e rivelarsi un mezzo efficace di sfruttare le risorse Tarp. Quest?Amministrazione ha utilizzato una varietà di servizi per ridurre i pignoramenti evitabili: il programma Hud, al programma Fdic con IndyMac, il sostegno all?Hope Now Alliance, le linee guida per società incaricate della riscossione dei crediti ceduti e dei servizi di pagamento, che fissano nuovi standard e parametri. Integrazione a queste linee guida è l?annuncio che tutti i pignoramenti sono sospesi per 90 giorni. La sospensione consentirà ai proprietari e alle società di riscossione crediti di utilizzare il nuovo programma di rimodulazione dei prestiti e renderà possibile a più famiglie di studiare i termini con cui rimanere nelle case. Mentre prendiamo in considerazione possibili nuovi programmi Tarp, dobbiamo darci cura di mantenere integre la flessibilità di questa Amministrazione e della prossima, affinché possano affrontare le nuove sfide. La cosa più importante per ridurre gli effetti dei pignoramenti e bloccare la caduta del mercato è ridurre i costi dei mutui. Le iniziative per stabilizzare Fannie Mae e Freddie Mac e migliorare il flusso del credito ipotecario, hanno tenuto al riparo i tassi dei mutui da repentini aumenti, ma i tassi non sono scesi come volevamo: ora l?acquisto da parte della Fed di 100 miliardi di debito GSE (Government Sponsored Enterprise) e di mezzo trilione di dollari di titoli GSE garantiti da ipoteche dovrebbe avere un impatto positivo sul costo del finanziamento. Continueremo a cercare ulteriori strade per rendere più accessibile il credito per i mutui, cosa che stimolerà gli acquisti, aiuterà a stabilizzare i prezzi e a porre fine a questa correzione del mercato immobiliare. @AR~Tondo:* Segretario al Tesoro americano. Testo letto al "Fortune 500 Forum" il 1° dicembre a New York. Traduzione di Anna Bissanti Scopri come ricevere sul tuo cellulare Repubblica Gold condividi

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Intesa Sanpaolo tra le top pick bancarie di Jp Morgan per il 2009 (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Finanza.com" del 08-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Intesa Sanpaolo tra le top pick bancarie di Jp Morgan per il 2009 (8 Dicembre 2008 - 11:06) MILANO (Finanza.com) - Nel podio di Jp Morgan dei tre titoli bancari da preferire per il 2009 figura anche l'italiana Intesa Sanpaolo. La casa d'affari statunitense rimane cauta sul comparto bancario europeo anche se ritiene che gli effetti della crisi del credito siano verso la fine con l'80% delle svalutazioni già annunciate e pertanto solo un 20% ancora in arrivo. Per quanto concerne Intesa Sanpaolo, Jp Morgan ha valutazione "overweight" con prezzo obiettivo a quota 3,11 euro. L'istituto guidato da Corrado Passera, a detta di Jp Morgan, è ben posizionato all'interno del contesto europeo con la posizione di forza sul mercato domestico che da un lato lo espone al rischio dovuto alla debolezza dell'economia italiana, dall'altro lo mette al riparo dai rischi relativi alla bolla immobiliare, che in Italia è decisamente meno ampia rispetto ad altri Paesi. Possibili catalyst nel corso del 2009 saranno sicuramente le cessioni di alcuni assets e il supporto agli utili che potrà essere offerto dalla politica di taglio dei costi. (Titta Ferraro - Riproduzione riservata)

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UNA NOTTE LUNGA 3 ANNI, DICE IL SUPER-GUFO (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 08-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

UNA NOTTE LUNGA 3 ANNI, DICE IL SUPER-GUFO di Nouriel Roubini Il 2009 sarà un anno doloroso di recessione globale e di ulteriori sofferenze, perdite e fallimenti. Solo azioni politiche aggressive da parte dei paesi ad economia avanzata possono garantire una ripresa dell´economia globale nel 2010. -->Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente. (WSI) ? I mercati finanziari di tutto il mondo hanno attraversato nel 2008 la loro peggiore crisi dalla Grande depressione degli anni Trenta. Sono falliti importanti istituti finanziari, altri sono stati svenduti o sono sopravvissuti solo grazie a piani di salvataggio di considerevoli dimensioni. I mercati globali azionari hanno ceduto di più del 50 per cento; gli spread sui tassi d´interesse sono saliti alle stelle; è emersa una grave crisi della liquidità e del credito e molti paesi a economia emergente si sono rivolti barcollando al Fondo Monetario Internazionale in cerca di aiuto. Che cosa ci riserva quindi il 2009? Il peggio è alle spalle o è ancora davanti a noi? Per rispondere a queste domande, dobbiamo comprendere che ciò che è attualmente in corso è un circolo vizioso di contrazione economica e di condizioni finanziarie in continuo peggioramento. Quel che è certo è che gli Stati Uniti vivranno la loro peggiore recessione da decenni: una contrazione profonda e prolungata che si protrarrà per almeno 24 mesi oltre la fine del 2009. Inoltre, la contrazione si estenderà all´insieme dell´economia globale. La recessione coinvolgerà l´Eurozona, la Gran Bretagna, l´Europa Continentale, il Canada, il Giappone e le altre economie avanzate. Sussiste anche il rischio di un atterraggio violento per le economie dei paesi con mercati emergenti, conseguentemente al graduale trasmettersi a queste zone degli shock finanziari e reali tramite i rapporti commerciali, finanziari e valutari. Nella prima parte del 2008, nelle economie avanzate, la recessione aveva suscitato il timore di una stagflazione analoga a quella degli anni Settanta (inflazione abbinata a una stagnazione economica). Dato, tuttavia, che la domanda aggregata sta scendendo più dell´offerta aggregata, l´indebolimento dei mercati dei beni ? dove si saranno ristretti anche i margini per una correzione al rialzo dei prezzi da parte dei produttori ? comporterà un´inflazione più bassa. Per lo stesso meccanismo, l´aumento della disoccupazione avrà un effetto di contenimento del costo del lavoro e della crescita dei salari. Questi fattori, combinati con prezzi delle materie prime in drastica caduta, produrranno, nelle economie avanzate, un allentamento dell´inflazione che potrà avvicinarsi a un livello dell´1 per cento, il che solleverà il timore di una deflazione piuttosto che di una stagflazione. La deflazione è pericolosa perché porta alla trappola della liquidità: dato che i tassi interbancari nominali a breve non possono scendere sotto lo zero, la politica monetaria diventa inefficace. La flessione dei prezzi riflette un costo reale del capitale alto e un aumento dell´entità reale del debito nominale che a loro volta causano una riduzione dei consumi e degli investimenti, generando un circolo vizioso nel quale i redditi e l´occupazione si contraggono sempre di più, aggravando la caduta della domanda e dei prezzi. Poiché la politica monetaria tradizionale diventa inefficace, si tende a insistere nell´utilizzo di politiche non ortodosse: operazioni di salvataggio a favore di investitori, di istituti finanziari e di debitori; iniezioni massicce di liquidità alle banche affinché rendano più disponibile il credito e azioni ancora più radicali per abbassare i tassi d´interesse delle obbligazioni di Stato a lungo termine e per ridurre lo spread tra i tassi delle obbligazioni societarie e quelle del debito di Stato. L´attuale crisi globale è stata innescata dallo scoppio della bolla immobiliare statunitense, bolla che tuttavia non l´ha originata. Gli eccessi del credito negli Stati Uniti hanno coinvolto il settore dei mutui per gli immobili residenziali e per quelli commerciali, l´indebitamento con carte di credito, per l´acquisto dell´auto e per finanziare gli studi. L´eccesso ha pervaso anche il settore dei prodotti cartolarizzati, dove questi debiti sono stati trasformati in derivati tossici; quello dei finanziamenti alle amministrazioni locali; quello dei finanziamenti destinati agli acquisti speculativi di attività produttive con una leva alta ? mai conclusisi; quello delle obbligazioni societarie che ora subiranno perdite massicce nello scontare il repentino aumento dei fallimenti e, infine, quello del pericoloso e non regolamentato mercato degli strumenti finanziari per "assicurarsi" contro l´incapacità delle aziende di onerare i debiti. In aggiunta, queste patologie non sono rimaste confinate agli Stati Uniti: in molti altri paesi si è assistito al gonfiarsi di una bolla immobiliare, alimentata da un eccesso di credito a condizioni stracciate che non rifletteva i rischi sottostanti. Contemporaneamente cresceva anche la bolla delle materie prime, quella degli acquisti speculativi di attività produttive e quella degli hedge fund. Difatti, ciò cui stiamo assistendo oggi è lo smantellamento del sistema bancario "ombra", vale a dire, dell´insieme degli istituti finanziari non-bancari che si comportavano come banche, concedendo prestiti a breve termine e con mezzi liquidi, avvalendosi di una leva alta e investendo a lungo termine in attività illiquide. Il risultato di tutto ciò è oggi lo sgonfiarsi violento della più grande bolla del patrimonio e del credito, con perdite per inesigibilità del credito che potrebbero avvicinarsi alla spaventosa cifra di 2.000 miliardi di dollari. Di conseguenza, a meno che i governi non ricapitalizzino rapidamente gli istituti finanziari, la stretta creditizia si acuirà in ragione del fatto che il ritmo dell´acquisizione delle perdite supera quello della ricapitalizzazione, costringendo le banche a restringere il credito. I prezzi dei titoli azionari e di altri investimenti rischiosi sono crollati drasticamente dalle punte del 2007, ma anche così sussistono ancora i rischi di ribassi notevoli. Attorno alla possibilità che la caduta dei prezzi di molti dei beni più rischiosi su cui si è investito, tra cui i titoli azionari, sia stata tale da suggerire che si stia consolidando un pavimento e che ad esso possa seguire una rapida ripresa del mercato azionario, si sta formando tra gli analisti un consenso. Il peggio, però, deve ancora venire. Dato che gli analisti si illudono ancora che la contrazione economica possa essere leggera e di breve durata, nei prossimi mesi, le notizie macroeconomiche e le relazioni sui profitti e sugli utili peggiori delle attese in tutto il mondo, aggraveranno la spinta al ribasso delle quotazioni degli investimenti più rischiosi. Anche se il rischio di un crollo totale sistemico è stato ridotto dalle misure prese dal G7 e da altre economie per sostenere i propri sistemi finanziari, il sistema presenta ancora delle vulnerabilità. La stretta creditizia si acuirà. Determinato dalla necessità degli hedge fund e di altri istituti di investimento che operano con una leva alta di vendere le attività finanziarie in mercati a corto di liquidità e in sofferenza ? vendite che a loro volta determineranno una ulteriore caduta dei prezzi e altri fallimenti di istituti finanziari ? andrà avanti il processo di reintegro dei depositi richiesti per i margini di garanzia. Qualche economia dei paesi emergenti potrà essere colpita in pieno da una crisi finanziaria. Il 2009 sarà quindi un anno doloroso di recessione globale e di ulteriori sofferenze, perdite e fallimenti. Solo delle azioni politiche aggressive coordinate ed efficaci da parte dei paesi ad economia avanzata e da quelli ad economia emergente possono garantire una ripresa dell´economia globale nel 2010, evitando in questo modo che si entri in un periodo ancor più lungo di stagnazione economica. Nouriel Roubini è professore di economia presso la Stern School of Business della New York University e presidente della società di consulenza economica e finanziaria Rge Monitor (www.rgemonitor.com) Copyright Project Syndacate, 2008 www.project-syndacate.org e Copyright © La Repubblica - Traduzione di Guiomar Parada

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Chi fa davvero del bene. E un dubbio: quanto serve l'Unicef? (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale.it, Il" del 08-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Sto per rientrare in Italia dopo aver vissuto una settimana praticamente fuori dal mondo. Quella africana e' stata un'esperienza molto bella e umanamente ricca. Visti dal Benin i nostri problemi di occidentali sull'orlo della recessione appaiono ovviamente molto relativi ma mi inducono a una riflessione che in realtà é un rammarico: ho l'impressione che abbiamo sprecato la nostra ricchezza o meglio la nostra capacità di creare ricchezza. Il benessere avrebbe potuto permetterci di creare una società migliore, più equilibrata, saggia e invece le società occidentali si sono lasciate sopraffare e manipolare da una casta finanziaria mossa unicamente dall'avidità e da un arricchimento personale sproporzionato e ingiustificato. Quella casta e' composta dai manager che per vent'anni hanno dettato le regole a tutti, travisando i concetti di una sana economia di mercato. Noi occidentali potevamo essere felici e invece scopriamo di essere stati ingannati, travisati, siamo molto più poveri e molti di noi disperati. Si è avverata una legge descritta con dovizia dagli antichi saggi cinesi, a cominciare da Sun Tzu: le società crollano se chi comanda davvero è mosso unicamente dall'egoismo e dalla bramosia. Mi chiedo: la lezione è stata imparata o il trionfante mondo occidentale, a cominciare da quello americano, finirà come le antiche e ricche dinastrie cinesi? Scritto in economia, globalizzazione, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 4 ) » (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Dec 08 Chi fa davvero del bene. E un dubbio: quanto serve l'Unicef? Ho sempre nutrito un'istintiva diffidenza per le grandi organizzazioni umanitarie internazionali, con la sola eccezione della Crose rossa internazionale. Quando ricevi a casa voluminose lettere su carta patinata con richieste di aiuti, lettere spedite a pioggia, ti chiedi: ma questi soldi non potevano essere spesi in maniera più intelligente? C'è chi sostiene che il 75% del budget di organizzazioni come l'Unicef finisca in stipendi, ufficii, strutture amminstrative; dunque solo il 25% verrebbe usato per aiutare le popolazioni bisognose. L'Unicef nega e sostiene che le spese fisse sono di gran lunga inferiori. Quale sia la verità non lo so, ma qui nel Benin ho provato una sensazione sgradevole. L'altro giorno sono passato di fronte alla sede Unicef di Cotonou e ho visto schierate diversi Fuoristrada modernissimi, enormi, con una grande antenna sul cofano. Ferme naturalmente. La sede è protetta d un grande cancello e dal filo spinato. Mi sono chiesto: perchè un'associazione che fa del bene deve trincerarsi come se fosse un'ambasciata? Scrivendo mi è venuto in mente lo scandalo scoppiato l'anno scorso in Germania, che ha rivelato compensi stratosferici e ingiustificati proprio all'Unicef.. In questi giorni ho incontrati diversi cooperanti sia cattolici sia laici, molti dei quali italiani, e la differenza rispetto al gigantismo dell'Unicef è evidente: chi fa davvero il bene riduce allo stretto indispensabile le spese fisse, compra jeep usate e in numero limitatissimo. E fa un grande affidamento sui volontari che vengono a trascorrere qui qualche settimana o un mese. Ho conosciuto degli italiani meravigliosi, cattolici e laici, di destra e di sinistra; e in particolare fra Fiorenzo Priuli, il fondatore dell'ospedale di Tanguiéta, l'emblema vivente del Bene e dell'Altruismo; uno dei personaggi più straordinari che ho incontrato nella mia vita. In questi giorni sto maturando una convinzione: se si vuole aiutare i Paesi più poveri è meglio privilegiare le organizzazioni più piccole, di cui potete verificare l'autenticità. Serve di più. E riscalda l'anima. Scritto in globalizzazione, Italia, Varie Commenti ( 26 ) » (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Dec 08 Quel problema dell'Africa (e del nostro Meridione.) Mi trovo in Benin a Cotonou, invitato da Justitia et Pax a partecipare a un convegno su immigrazione e comunicazione. Sono rimasto molto colpito dall'intervento di padre Raymond Goudjo secondo il quale uno dei maggiori problemi della società africana è la tendenza a scaricare su altri la responsabilità dei guai attuali: la colpa è del colonialismo, di Reagan, di Sarkozy. Un atteggiamento che finisce per incoraggiare una mentalità assistenzialista e l'aspettativa che i problemi debbano essere risolti da altri, quasi sempre staccando generosi assegni. Da qui l'immobilismo sociale, che spinge la maggior parte dei talenti africani, i giovani laureati o con un buon livello scolastico ad emigrare, nella consapevolezza che solo fuori dal proprio Paese possano tentare di trovare una gratificazione professionale e un migliore tenore di vita. Il fenomeno talvolta è spontaneo, talaltra è indotto dal mito, spesso illusorio, dell'Occidente. Il risultato però è innegabile: l'Africa viene privata delle sue élites migliori e la società nel suo insieme anziché svilupparsi finisce per restare prigioniera delle proprie ragnatele sociali. L'intervento mi ha sorpreso anche per le similitudini con alcuni noti aspetti dell'italica questione meridionale. Molti ragazzi di talento del nostro sud devono trasferirisi al nord o emigrare, per vedere riconosciute le proprie capacità e una volta partiti brillano. E non tornano più. Chi resta animato da una reale volontà di cambiamento quasi sempre deve arrendersi all'inerzia dei propri cittadini e di una mentalità ripiegata su se stessa, impregnata di fatalismo. In genere anche il Sud pretende che siano altri a risolvere i propri guai, segnatamente lo Stato centrale. Secondo padre Raymond l'Africa migliorerà davvero solo quando sarà capace di sviluppare, dal proprio interno, una nuova cultura civile, una nuova identità e quando saprà dotarsi di nuovi leader carismatici. Vale anche per il nostro Meridione? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 25 ) » (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Nov 08 Gli Usa hanno creato un mostro: il Pakistan Della tragica vicenda di Mombai ritengo due elementi: 1) Tra gli errori commessi dagli Usa, quello più evidente e potenzialmente pericoloso riguarda il Pakistan, a cui Washington ha dato persino le bombe atomiche. Il problema è che si tratta di un regime instabile, inaffidabile, sempre più condizionato dal ricatto e dall'invadenza di gruppi legati all'Islam radicale. Quando gli Usa invasero l'Afghanistan, permisero a molti agenti pakistani di scappare in aereo, ma tra loro c'erano anche terroristi, protetti da Islamabad. Al Qaida agisce indisturbata in un'ampia zona al confine tra Afghanistan e Pakistan e fino ad oggi i tentativi di dare la caccia ai terroristi sono alquanto blandi e riluttanti da parte delle forze armate pakistane. Se Bin Laden è vivo è molto probabile che abbia trovato rifiugio proprio qui. I terroristi che hanno colpito in India sono pakistani e, a quanto pare, hanno potuto programmare, proprio dal Pakistan, la strage. Indisturbati, naturalmente. 2) E' ora di chiarire l'equivoco: il Pakistan è amico o no dell'Occidente? E se non lo fosse più, come penso, come ci regoliamo con le bombe atomiche? Che gran pasticcio. complimenti vivissimi agli strateghi di Washington. Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 44 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Nov 08 Carlà, Soru e l'orgoglio altalenante degli italiani Non conosco la situazione politica della Sardegna e da lontano non so giudicare Sour come politico, ma devo dire che il suo gesto è davvero ammirabile. E' stato eletto dai cittadini, ma non è amato dai partiti della sua maggioranza di centrosinistra, che anziché appoggiarlo gli fanno guerra. Ha tenuto duro per un po' e poi ne ha tratto le conseguenze: "Voglio mantenere salda la mia chiarezza, i principi che hanno ispirato la mia esperienza fino ad adesso. Ho cercato di riflettere su cosa sia più utile per la Sardegna e i sardi, non per me. Pur nella consapevolezza del momento difficile, credo che la cosa migliore per i sardi sia chiarire immediatamente lo stato della maggioranza alla quale hanno dato fiducia fino a oggi". Insomma, si è comportato con coerenza e dignità: non ci sono più le condizioni? Me ne vado. Non altrettanto si può dire di molti nostri compatrioti . Su Carlà Brunì in Sarkozy ho già espresso il mio pensiero e l'esternazione con cui ha annunciato al mondo di essere "felice di non essere più italiana" ha rafforzato le mie convinzioni sul suo conto. Sarko l'ha scelta e se la tenga. Ma mi chiedo però perché molti italiani continuino a prostrarsi ai suoi piedi: in Rai addirittura se la contendono. La vogliono a Sanremo, la vuole quel furbacchione di Fabio Fazio che è addirittura disposto a dedicarle uno speciale. A Milano c'è chi la vorrebbe invitare alla Prima della Scala. Pazienza se ha offeso l'Italia, quel che conta è l'audience, è adulare la star, adulare il potente. Pessimo costume nazionale, che la modernità evidente non scalfisce. Ma mi chiedo: perché è così difficile, così raro mostrare un po' di orgoglio, un po' di integrità? Scritto in Italia, francia, giornalismo Commenti ( 52 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Nov 08 Obama, il cambiamento. può attendere Barack Obama sta riempendo il suo governo di ex collaboratori di Bill Clinton; ha scelto come ministro del Tesoro il presidente della Federal Reserve di New York, un uomo dell'establishment. "Barack è stato eletto promettendo il cambiamento, ma nel costruire la squadra del governo ha scelto l'esperienza, l'affidabilità, la tradizione", come spiego in un editoriale pubblicato oggi, in cui tra l'altro paragono il pragmatismo della sinistra americana all'inconsistenza di quella europea (Pd di Veltroni incluso). Non c'è da meravigliarsi: Obama è un politico che sa affascinare le folle, ma che alla prova dei fatti è estremamente realista, al limite del cinismo. Anche in politica estera e nella Difesa chi si aspetta stravolgimenti epocali si illude: e a questo proposito segnalo l'ultimo numero di Risk, la rivista di geostrategia del gruppo Liberal diretta dall'ottimo Andrea Nativi, che dedica l'ultimo numero proprio all'America di Obama. Secondo Nativi le grandi linee del Pentagono verranno confermate, con al più qualche correttivo di forma. Nei prossimi quattro anni sono improbabili trasformazioni sostanziali. E dunque prepariamoci: Obama ora ha una priorità ed è l'economia (come sappiamo tutti), ma non è un rivoluzionario. Il suo obiettivo non è di cambiare il sistema, ma di correggerne gli eccessi. E pazienza se molti suoi attuali ammiratori rimarranno delusi. A proposito: quanto impiegherà la sinistra italiana a capirlo? Scritto in Italia, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 64 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Nov 08 Allargamento? Rumeni in Italia? Tutto bene (per la Ue.) La Commissione europea ha appena pubblicato una relazione da cui risulta che l'allargamento della Ue a est, incluse Bulgaria e Romania, "hanno avuto un impatto positivo sull'economia degli Stati membri e non hanno causato gravi turbative ai loro mercati del lavoro". Insomma: tutto bene in una situazione win-win ovvero vantaggiosa per tutti. Riguardo l'Italia, la Commissione riconosce, bontà sua, che i lavoratori mobili rumeni (li definisce così) si sono riversati soprattutto da noi e in Spagna ma ci rassicura affermando che "hanno portato negli ultimi anni un importante contributo ad una crescita economica sostenuta permettendo di risolvere carenze di manodopera e senza comportare oneri eccessivi per il sistema di welfare". Davvero? Da tempo nutro serie perplessità sull'oggettività delle statistiche europee,a cominciare da quelle sull'inflazione. Questo rapporto rafforza i miei dubbi. L'allargamento ha avuto un impatto considerevole e per nulla equilibrato: in Italia ci troviamo ad affrontare una situazione che comporta enormi costi economici e sociali con il trasferimento di centinaia di migliaia di persone, alcune integrate perfettamente, altre no e mi riferisco ai nomadi e alle bande criminali che scorazzano nel nostro Paese. La sanità pubblica risulta appesantita con costi che gravano sul contribuente, la malavita è aumentata accentuando la sensazione di insicurezza dei cittadini, le forze dell'ordine confessano la loro impotenza. Altro che tutto bene: l'Italia ha subito pesantissime ripercussioni da un'immigrazione di proporzioni ingenti (ricordo che i rumeni nel 2007 anno sono raddoppiati). Ma se andiamo a esaminare la situazione nei Paesi dell'est ci accorgiamo che l'allargamento ha provocato squilibri notevoli anche lì: la casta delle banche e degli operatori finanziati ha fatto impennare i prezzi dell'immobiliare senza un corrispettivo aumento dei salari medi: ovvero si è creata una bolla debitoria che ha rischiato di far fallire l'Ungheria. Molti Paesi dell'est vedono migrare la propria manodopera qualificata: medici, ingegneri, infermieri preferiscono lavorare a Londra, Parigi o Berlino piuttosto che a Praga o Varsavia. Risultato: il capitale umano di questi Paesi si impoverisce e talvolta si creano dei vuoti nella struttura sociale (a Budapest, ad esempio, mancano i medici). Noi siamo sovraffollati, molte città dell'est (inclusa l'ex Ddr) sono in declino demografico e, talvolta, in stagnazione economica. Ci sarebbe da riflettere e molto. La mia convinzione è che l'allargamento, in sè positivo e probabilmente inevitabile, sia stato condotto male e in alcuni casi (Bulgaria e Romania) fosse economicamente prematuro. Ma per la Ue va tutto bene. come al solito. E guai a chi osa stonare. Scritto in economia, europa, Italia, immigrazione Commenti ( 94 ) » (9 voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Nov 08 Solidali. we can Ad appena due settimane dalle elezioni John McCain e Barack Obama hanno deciso di dimenticare qualunque animosità e di unire gli sforzi per rilanciare l'America. Non ne sono sorpreso: da tempo i due si stimano e dopo lo splendido discorso di concessione del repubblicano, la notte della sconfitta questo sviluppo era prevedibile. Onore a Obama che dimostra di essere animato da uno spirito autenticamente bipartisan. Facile dire: ma in Italia no. Veltroni e Berlusconi ci hanno provato e il dialogo è durato poche settimane (ne abbiamo già parlato su questo blog). Sì sarebbe bello se anche nel nostro Paese fosse possibile un dialogo altrettanto costruttivo, ma temo che la classe politica italiana non sia pronta a un passo tanto importante, non fino a quando le scorie del passato continueranno a inquinare i partiti e le loro logiche. Ma McCain e Obama, oltre a dare una lezione di straordinario civismo, dimostrano con i fatti che da questa crisi si uscirà solo riscoprendo un valore fino a ieri in disuso: quello della solidarietà che impone a tutti di perseguire un interesse superiore al proprio tornaconto personale. Non si tratta di un richiamo retorico e non è limitato agli Usa: al summit del G20 è emersa la consapevolezza che solo coordinando gli sforzi e varando nuove norme condivise i principali Paesi potranno risollevarsi. Negli Usa le banche si rendono conto che hanno interesse a salvare i mutuatari insolventi, perché fino a quando non si arresta il crollo dei prezzi delle case l'economia non può riprendersi. In alcune aziende torna a prevalere una politica retributiva più corretta: l'Ubs, colosso bancario salvato dalla Confederazione, ha introdotto un sistema bonus-malus per i suoi dirigenti. Quando le cose andranno male pagheranno anche loro. E come non restare ammirati di fronte ai dirigenti di aziende soprattutto medio-piccole, che in queste drammatiche giornate fanno di tutto per salvare i posti di lavoro, assecondati dai loro dipendenti che con straordinaria dedizione sono disposti a tanti sacrifici pur di non far fallire l'azienda? Sono segnali importanti. Chissà che da questa crisi non nasca una società meno avida, meno egocentrica e dunque più equa e più autenticamente meritocratica. Utopia? Scritto in economia, Italia, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 15 ) » (3 voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Nov 08 La Cgil applica ancora le vecchie strategie sovietiche? Oggi Cgil di nuovo in piazza con gli studenti, in dicembre sciopero generale da sola e tanti no a tutto e a tutti. In questo periodo di profonda crisi economica e sociale, ci si aspetterebbe una gradualità da parte dei sindacati, la capacità di modulare la protesta tenendo in considerazione l'interesse generale e le mosse della controparte. Prendiamo l'istruzione, ad esempio: la Gelmini ha tenuto duro sulla scuola elementare (a mio modo di vedere a ragione), ma ha corretto la rotta sull'università aprendo al dialogo con i sindacati. La Cisl ha apprezzato, la Uil anche sebbene con qualche riserva. La Cgil invece no, come fa su qualunque dossier. Ma perché? Non sono un esperto di questioni sindacali, ma l'altro giorno un amico molto competente in materia e non certo berlusconiano, anzi piuttosto progressista, mi ha proposto questa interpretazione: la Cgil non cambia perché ha mantenuto nel proprio Dna la matrice comunista non tanto ideologica, quanto metodologica. Negli anni Sessanta e Settanta lo scopo del sindacato rosso era di creare le condizioni per l'avvento del comunismo. E dunque anzichè contribuire responsabilmente alla crescita del Paese incoraggiando un dialogo civile, faceva di tutto per destabilizzare il sistema produttivo, economico e sociale. Più le cose andavano male, più aumentavano le prospettive di una vittoria comunista. Il processo ovviamente non era spontaneo, ma pianificato attentamente dall'Unione sovietica, peraltro non solo in ambito sindacale (ne riparleremo.). Oggi l'Urss non c'è più, il comunismo è morto, la maggioranza del vecchio Pci si è dissolta nel Pd, ma la Cgil non è cambiata. Continua a perseguire gli stessi obiettivi, con le stesse logiche, restando aggrappata a un potere sindacale esercitato in maniera ancronostica. E quando le cose vanno male si compiace, si esalta e dà tutta se stessa riscoprendo la sua vocazione. Allo sfascio! Allo sfascio! O no? Scritto in sindacati, economia, Italia Commenti ( 28 ) » (7 voti, il voto medio è: 4.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 12Nov 08 Effetto Obama: un prefetto nero in Francia, ma in Italia. Sarkozy è da sempre un convinto sostenitore dell'integrazione multirazziale e lo ha dimostrato con i fatti. Quando era ministro degli Interni nominò il primo prefetto musulmano di Francia, vinte le presidenziali ha nominato ministro della Giustizia Rachida Dati, che ha origini marocchine, e il primo sottosegretario di colore, Rama Yade, che è nata in Senegal. La vittoria di Obama lo ha incoraggiato a proseguire su questa strada e oggi ha annunciato del primo prefetto nero, Pierre N'Gahane di 47 anni. All'indomani del successo di Obama anche in Italia, soprattutto a sinistra, c'è chi si è chiesto: a quando in Italia un leader nero? E giù fiumi di retorica, fuori contesto, come capita sovente. Gli Stati Uniti sono un Paese fondato sull'immigrazione, che ancora oggi mantiene una straordinaria capacità di assimilazione. Bianchi, neri, ispanici, asiatici e cristiani, musulmani, ebrei, buddhisti: in America le possibilità sono davvero infinite per chi rispetta le regole del sistema economico e i principi cardine della convivenza. La situazione in Francia è più complessa: in origine l'immigrazione era europea, ma negli ultimi 30 anni è esplosa quella dalle ex colonie e la risposta delle istituzioni non sempre è stata all'altezza soprattutto riguardo l'inserimento nel mondo del lavoro. Ma anche in Francia esiste una politica di trasmissione dei valori della République molto efficace ed esigente: la scuola rende autenticamente francesi centinaia di migliaia di figli di immigrati. La rivolta delle banlieues di un paio di anni fa non era altro che il grido di migliaia di giovani non per fare la rivoluzione ma per rendere effettiva un'integrazione a cui loro ambivano ma che sovente veniva frustrata dalla difficoltà di uscire dai quartieri-ghetto delle periferie. Sarkozy ha capito e sta cercando di rispondere a questa legittima esigenza. In Italia invece non abbiamo alcuna politica di integrazione: non c'è trasmissione di valori, nè di cultura civica. Tutto è lasciato al caso e alla buona volontà dei singoli. Alcuni immigrati si integrano bene, altri possono tranquillamente rifiutare la nostra società pur rimanendo nel nostro Paese, tanto nessuno li disturberà. E allora prima di sognare demagogicamente un leader nero, dovremmo cominciare dai fondamentali stabilendo una seria politica di integrazione e iniziando a pretendere agli italiani un comportamento civico più serio e coerente, perché non possiamo pretendere dagli stranieri il rispetto di leggi che noi stessi tendiamo a schivare secondo le nostra convenienze. Impresa complicatissima, lo so. Ma se non ci si muove in questa direzione, anziché leader moderni e multietnici avremo l'esatto opposto: un elettorato sempre più diffidente, chiuso e, nei casi estremi, razzista. O sbaglio? Scritto in democrazia, Italia, presidenziali usa, immigrazione, francia Commenti ( 71 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (14) democrazia (39) economia (10) europa (5) francia (19) germania (3) giornalismo (41) gli usa e il mondo (40) globalizzazione (20) immigrazione (31) islam (14) Italia (126) medio oriente (8) notizie nascoste (30) presidenziali usa (21) russia (12) sindacati (1) svizzera (3) turchia (12) Varie (16) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. 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I saggi cinesi avevano ragione. Salutonen Ultime news Blog amici Ethica, blog filosofico di qualità ICT Watch, il blog di Piero Macrì sulle nuove tecnologie il blog di Alessandro Gilioli il blog di Andrea Tornielli Il blog di Faré su Internet & comunicazione il blog di Marista Urru il blog megliotardichemai Il circolo Rosselli, socialismo liberale Il pranista, blog su PR e comunicazione Metropolis, il blog Alberto Taliani Orientalia 4 all Placida signora, il blog di Mitì Vigliero spindoctor, il blog di Marco Cacciotto Wolly, il blog di Paolo Valenti Da non perdere La misteriosa e improvvisa ricchezza di Erdogan La Turchia e l'islamizzazione strisciante Quelle donne turche imprigionate dal velo Vince Erdogan e la Turchia diventa più islamica siti che mi piacciono Cricri créations poétiques, gioielli con l'anima Il sito di R. 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Piastrelle, con l'Unione fuori dalla crisi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Gazzetta di Modena,La" del 09-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Fiorano. Il sindaco analizza i dati su produzione e mobilità e sollecita aiuti alle aziende e alle famiglie «Piastrelle, con l'Unione fuori dalla crisi» Pistoni: «E' urgente l'associazione dei Comuni del distretto» La politica farà la sua parte per combattere la crisi e urge la creazione dell'Unione dei Comuni. Questo, in sintesi, il parere di Claudio Pistoni, sindaco di Fiorano, che in una nota analizza il momento critico e indica qualche strada per uscirne. Pistoni sottolinea i crescenti numeri della cassa integrazione e sollecita aiuti alle imprese. «Già prima che scoppiassero la bolla immobiliare e la crisi dei subprime negli Stati Uniti - dice Pistoni - mentre la produzione mondiale di ceramica continuava a crescere, le analisi annunciavano che l'Italia si sarebbe attestata sui 400-450 milioni di metri quadrati prodotti annualmente, rispetto ai 550-600 milioni del passato. Quello che è accaduto non era del tutto inatteso dunque. Stanno però crescendo sia il numero dei lavoratori in cassa integrazione che il ricorso alla mobilità e, anche se per ora non sono previste chiusure di aziende, questo trend negativo proseguirà nel 2009. Ci aspettano tempi duri, con persone e famiglie che rischiano di trovarsi in forte difficoltà e avranno bisogno di aiuto. Chiediamo a ognuno di fare la sua parte: al governo, alle istituzioni pubbliche, agli imprenditori e alle organizzazioni sindacali per coniugare solidarietà e interventi strutturali, ammortizzatori sociali e sviluppo. Dobbiamo affrontare questa crisi guardando avanti e governare questo difficile passaggio trasformandolo nell'opportunità di essere più forti quando ci sarà la ripresa, visto che gli altri competitor vivono una crisi peggiore: la Spagna ha già fermato 140 forni, la Cina ha ridotto la produzione di 500 milioni di metri quadrati, la Turchia, il Maghreb. Noi siamo riusciti ad aumentare il prezzo medio perché le piastrelle italiane sono prodotte con tecnologie d'avanguardia ed esprimono il gusto italiano, apprezzato universalmente. L'indotto estetico e tecnologico è a sua volta leader indiscusso, votato all'esportazione». «Il distretto deve produrre ricerca e innovazione riferita allo stesso sistema distretto - prosegue il sindaco di Fiorano - Si lavora per il polo dell'innovazione e della ricerca della filiera ceramica, che metterà in sinergia i centri che fanno ricerca per il settore. Il polo interagirà con la rete regionale di alta tecnologia prevista dalla Regione e con il tecnopolo di Modena. Anche la formazione deve operare su più fronti, in modo coordinato con le imprese e le organizzazioni sindacali attraverso il potenziamento da un lato di formazione just in time e dall'altro attraverso iniziative che sviluppano nuove competenze applicate alla ricerca di ciò che fa tendenza, o iniziative legate all'internazionalizzazione». «Al potenziamento della formazione per qualificare la professionalità, occorre affiancare una formazione capace di modificarla o di trasformarla - prosegue Pistoni - favorendo un nuovo posizionamento sul mercato del lavoro, grazie a competenze in settori richiesti sul mercato. E' importante la formazione che insegna ad affrontare i mercati, a leggerli per posizionare marchio e prodotto. Le istituzioni devono fare la loro parte e dare vita all'Unione dei Comuni come passo sostanziale verso uno governance unica del distretto».

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Case, calano i prezzi In tilt domanda e offerta (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 09-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Case, calano i prezzi In tilt domanda e offerta Gli agenti immobiliari preoccupati per l'avanzata della crisi Ma è controtendenza al nuovo e vecchio ospedale e nel Sebino «Il nodo della crisi è rappresentato dal venir meno dell'incrocio fra domanda e offerta, per effetto delle eccessive aspettative sul calo dei prezzi». Così Antonello Pagani , direttore di Confedilizia Bergamo, riassume il quadro di difficoltà del mercato immobiliare. Per discutere la situazione si sono riunite le commissioni di rilevazione prezzi di Appe-Confedilizia per «Case e Terreni», di Ascom-Fimaa per il «Listino dei prezzi degli immobili» e gli esperti di Confesercenti-Anama. Durante la riunione è stata presa in considerazione, in termini dialettici, l'inchiesta pubblicata sabato scorso da «Il Sole 24Ore» che, analizzando il mercato immobiliare nazionale, ha assegnato a Bergamo una diminuzione dei prezzi del 14%. Nei diversi interventi durante la riunione, è emersa la consapevolezza che «con il perdurare di una crisi mondiale, ora la parola d'ordine sembra essere "comprare casa con lo sconto"». La Commissione ha rilevato, monitorando i vari attori del settore immobiliare, «che il numero delle transazioni è in ulteriore calo, soprattutto nell'hinterland cittadino. Di conseguenza anche i prezzi cominciano a diminuire anche in modo apprezzabile». Durante la riunione Pagani ha rilevato «come la situazione non si presti a una lettura facile e omogenea per tutto il territorio», ricordando che la frenata dei prezzi riguarda soprattutto il segmento degli immobili di medio-basso livello, perché proprio in questa fascia il ricorso al mutuo è obbligato. Per Laura Feltri , agente immobiliare, «l'attuale restrizione del credito è una delle principali cause della diminuzione delle compravendite. Le banche richiedono ora una liquidità del 25-30% da parte dell'acquirente e una stabilità del reddito per una più rigida proporzione tra la rata del mutuo e la busta paga». Paolo Stacchetti ha approfondito il tema, rilevando che «l'eccessiva leva bancaria utilizzata negli anni precedenti per fare volumi ha di fatto "drogato" il mercato, facendo sì che i prezzi andassero alle stelle, tanto da veder raddoppiare in cinque anni il prezzo di molti immobili». Per quanto riguarda le case in costruzione, Francesco Finazzi , coordinatore della sezione agenti immobiliari di Confedilizia Bergamo, ha sottolineato che «i cantieri che hanno ottenuto recenti permessi di costruzione (con qualità tecnologiche di classe A e B) non sono più di tanto coinvolti nella diminuzione dei prezzi. Posso dire, sulla scorta della mia esperienza, che ogni singola trattativa fa storia a sé e che mediamente ci si accorda su un 3% di sconto». E sugli immobili usati «la mia esperienza mi porta a verificare una frenata dei prezzi soprattutto nelle zone non di pregio della città e nei Comuni dell'hinterland; diminuzione che si attesta tra il 5 e il 10%». Anche per Mario Medini , presidente degli agenti immobiliari di Anama-Confesercenti, «la situazione che si riscontra nei cantieri cittadini, ove si costruisce rigorosamente in classe A, è la poca propensione alla diminuzione dei listini di vendita. Vuoi perché i costi di costruzione e gli oneri sono incomprimibili, vuoi per la solidità economica delle imprese costruttrici, garanzia per gli acquirenti». Si osserva poi che gli immobili in non buona posizione risalenti agli anni '60 e '70, normalmente carenti nella manutenzione, «oggi avranno vita dura, immobiliarmente parlando. L'ipotesi per questi prevede una drastica diminuzione dei valori, che può arrivare anche al 30%, per renderli nuovamente appetibili dal mercato». Luciano Patelli , presidente degli agenti immobiliari di Fimaa-Confcommercio, ha rilevato che «il settore delle attività commerciali, delle quali la mia agenzia si occupa principalmente, risente molto della psicosi collettiva». Enrico Rizzetti ha detto che per aree come «Celadina e Malpensata la diminuzione del 14% dei valori delle case potrebbe perfino avere margini più ampi. Lo stesso dato è però inapplicabile per Città Alta e per le zone centrali e residenziali della città bassa, i cui prezzi rimangono inalterati». Ci sono poi zone in controtendenza, dove il lusso porta i prezzi al rialzo: è il caso di «aree nei pressi del nuovo ospedale e di alcune in zona Riuniti». Domenico Campolo , di Treviglio, ha spiegato di non vedere nella pianura grandi scostamenti nei prezzi del nuovo, «mentre per l'usato di medio-bassa qualità e mutuo-dipendente si riscontra una diminuzione del prezzo delle case per ora attorno al 10%». Piernando Gallo , titolare di più agenzie immobiliari, ha notato che soprattutto «nell'hinterland della città i prezzi si erano troppo gonfiati per una politica creditizia che aveva fatto si che si vendesse tutto facilmente». Diverso il discorso per la Valle Brembana, dove i prezzi degli immobili non hanno avuto nel recente passato sostanziali aumenti, mentre per l'alta Valle Seriana si riscontra un notevole sforzo per un'edilizia di qualità. In totale controtendenza Sarnico, Lovere e Iseo, dove la domanda resta altissima. Laura Fenaroli , agente immobiliare a Predore, rileva che «molti acquirenti che si rivolgevano verso il mercato del nuovo hanno dirottato gli interessi sul più conveniente usato». Gianfederico Belotti , presidente dell'Osservatorio immobiliare europeo, si è detto preoccupato del fatto che «la discesa generalizzata dei prezzi, non solo degli immobili, porti l'economia nelle acque della stagnazione. I consumatori, in sostanza, posticipano gli acquisti sperando in ulteriori cali, innescando la "sindrome di Tokyo", che da oltre un decennio paralizza il Giappone. L'auspicio è che la situazione possa entro un anno cominciare a dipanarsi, con un ritorno di fiamma della "benefica" inflazione, purché in limiti contenuti. L'interesse per la casa riprenderà così vigore, svolgendo in pieno la funzione di cassaforte del risparmio e di volano dell'economia».

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Usa/2 Grandi occasioni per chi ama il mattone (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale.it, Il" del 10-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

n. 295 del 2008-12-10 pagina 11 Usa/2 Grandi occasioni per chi ama il mattone di Redazione I prezzi delle abitazioni negli Stati Uniti caleranno ancora e potrebbero scendere sotto il livello al quale si trovavano prima che la bolla immobiliare americana iniziasse a gonfiarsi. Lo ha detto Martin Feldstein, docente di Economia della Harvard University. I prezzi «devono calare di un altro 10-15% prima che tornino ai livelli pre-bolla - ha affermato Feldstein a Bloomberg Radio - e il pericolo è che andrà ancora peggio». Con gli Stati Uniti in preda alla recessione, le quotazioni immobiliari sono scese di circa il 20% dal loro massimo, nel 2006, secondo l'indice S&P/Case-Shiller dei prezzi immobiliari. Feldstein aggiunge che ci sono pochi segni di un allentamento della crisi e «saremo fortunati» se la recessione finirà nel 2009. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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L'edilizia colpita dalla crisi finanziaria Lavoro nero e infortuni le vere piaghe (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giorno, Il (Lecco)" del 10-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

LECCO: PRIMO PIANO pag. 2 L?edilizia colpita dalla crisi finanziaria Lavoro nero e infortuni le vere piaghe ALLARME SOFFRONO SOPRATTUTTO I PICCOLI ? LECCO ? NEGLI ANNI NOVANTA il settore immobiliare era stato il volano della ripresa nell?ultima crisi economica del Paese. Anzi, negli ultimi nove-dieci anni il settore aveva fatto segnare incrementi esponenziali con i prezzi delle case schizzati alle stelle. Ora, complice anche la bolla finanziaria «targata Usa», anche l?edilizia fa segnare il passo. I dati di quella lecchese confermano l?inversione del trend. «STIAMO ASSISTENDO ad un incremento del 43% del ricorso alla cassa edile rispetto ai dati dello scorso anno - ci spiega Massimo Cannella di Fillea Cgil -. Orami nemmeno più il settore edile sembra esente dalla crisi». Non sono solo i dati sul ricorso alla cassa edile a preoccupare. Il termometro di uno stato di disagio generalizzato «lo avvertiamo anche dal ritardo del pagamento delle quote da parte delle piccole realtà», spiega ancora Cannella. «LE AZIENDE di minori dimensioni hanno problemi di liquità, che vanno a sommarsi quindi agli effetti della contrazione del mercato. Questo porta molte di queste aziende ad andare in crisi seria - aggiunge il sindacdalista -. Ecco perché chiediamo alle banche di agevolare il credito per queste imprese, che producono ricchezza vera e lavoro per la nostra provincia». Non sono gli unici problemi che affliggono il settore. Lavoro nero e infortuni si fanno sentire anche sui cantieri della Provincia di Lecco. «L?UFFICIO PROVINCIALE del lavoro conferma che gli infortuni gravi sono in crescita - dice il sindacalista di Fillea -. Ma purtroppo c?è un altro dato: la Finanziaria ha tagliato i fondi e per l?anno prossimo lo stesso Ufficio ci ha comunicato che gli ispettori sul territorio saranno di numero inferiore. Questo fatto ci preoccupa molto: solo con la lotta al lavoro nero si può dare una mano seria alle aziende sane, che sono poi quelle che possono far ripartire il settore». A.Mor.

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I prezzi delle case caleranno ancora (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Denaro, Il" del 10-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Borsa & Mercati stati uniti I prezzi delle case caleranno ancora I prezzi delle abitazioni negli Usa caleranno ancora e potrebbero scendere sotto il livello al quale si trovavano prima che la bolla immobiliare Usa iniziasse a gonfiarsi. Lo ha detto Martin Feldstein, docente di economia della Harvard University, a Bloomberg Radio. I prezzi "devono calare di un altro 10-15 percento prima che tornino ai livelli pre-bolla," ha detto oggi Feldstein a Bloomberg Radio. "Il pericolo è che andrà ancora peggio." Con gli Usa in preda alla recessione, le quotazioni immobiliari sono scese di circa il 20 per cento dal loro massimo, nel 2006, secondo l'indice S&P/Case-Shiller dei prezzi immobiliari. "" l'incertezza che i prezzi delle abitazioni possano sprofondare che danneggia tutte le nostre banche," ha detto Feldstein. "Le banche e altri istituti finanziari non sono disposti a darsi credito poiché non conoscono il valore dei bilanci delle controparti". del 10-12-2008 num.

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parte dall'auto e arriva alle scarpe una valanga travolge l'industria - roberto mania (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Repubblica, La" del 11-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Pagina 11 - Economia Parte dall´auto e arriva alle scarpe una valanga travolge l´industria Cala il reddito del ceto medio, è la paralisi dei consumi Il dossier La contrazione della domanda avrà effetti negativi su tutti i settori produttivi Reggono le spese per il lusso, ciò significa che la crisi colpisce in modo asimmetrico ROBERTO MANIA ROMA - Nell´industria è iniziato l´effetto domino. Crolla la produzione di autoveicoli (-34,3 per cento in un anno) e uno dopo l´altro cadono come birilli gli altri comparti, chimico, tessile, elettronico. Le imprese sono interconnesse tra loro, l´una è cliente dell´altra, ma soprattutto tutte dipendono dal consumatore finale che, spesso, teme di perdere il posto di lavoro e non spende. Perché questa è - come dicono gli economisti - una crisi da domanda e non è causata tanto dalla qualità dei nostri prodotti. La domanda mondiale si è fermata e le imprese riducono la produzione: in Italia (-3,8 per cento nel bimestre settembre-ottobre), in Germania (-5,4 per cento), in Francia (-4,4 per cento). Per ritrovare una scivolata così importante nel nostro paese (in un anno - 6,9 per cento) si deve tornare al 1996 quando il calo fu del 7,4 per cento. La debacle dell´industria automobilistica ha effetti diretti sul dato negativo (- 12,4 per cento in un anno) della produzione di articoli di gomma e di plastica. Il sindacato dei chimici della Cgil (la Filcem) stima che tutte le imprese del settore ricorreranno alla cassa integrazione nel 2009, dalla Pirelli (190 in cig) alla Michelin di Stura (Torino) che cesserà la produzione di pneumatici vettura. Soffre la chimica che già nella prima parte dell´anno aveva pagato l´impennata dei prezzi dell´energia e che risente pure dello scoppio della bolla immobiliare in paesi europei come la Spagna. Ma la contrazione della domanda avrà conseguenze anche sulle performance dei prodotti detergenti e sulla cosmetica. Il panel congiunturale della Federchimica di agosto prevedeva una crescita per questi ultimi due settori dell´1,8 per cento. Un target che ora appare piuttosto lontano. Non si salvano i settori tradizionali, tipicamente italiani: dal tessile alle calzature, da Prato a Biella alle aree marchigiane. I distretti che a fatica si erano riconvertiti - lasciando morti e feriti sul campo - per fronteggiare la concorrenza asiatica. Ora continua la progressiva discesa dell´abbigliamento (- 7,4 per cento) mentre si aggrava quella delle pelli e calzature (- 12,9 per cento), in particolare di fascia bassa dei prodotti. «Perché - sostiene Carlo Scarpa, docente di Economia all´Università di Brescia - il consumo del lusso regge e conferma che la crisi sta colpendo in maniera asimmetrica». Più il ceto medio che quello alto. D´altra parte il calo del Pil (-0,5 per cento) si riflette in maniera diversa sulle diverse componenti sociali. E anche questo spiega la caduta della produzione dei cosiddetti beni durevoli (- 6,3 per cento) che sono le auto, innanzitutto, ma anche gli elettrodomestici. Che in pochi acquistano in attesa di capire come evolverà la crisi. Un atteggiamento simile si ritrova tra le imprese: «Si accentua il calo degli investimenti - secondo il Centro studi della Confindustria -, in particolare in macchine e attrezzature, in presa diretta con il ciclo manifatturiero, ma anche in costruzioni». E l´Istat registra un -9,3 per cento nella produzione dei beni intermedi e un - 8,5 per cento in quelli strumentali. «Ma questo - dice Scarpa - non è un nuovo ´29. Allora il Pil crollò del 30 per cento, non dello 0,5. Questo non è un disastro epocale. Si deve trovare la tessera da bloccare per interrompere l´effetto domino. A chi spetta? Ai governi: bisogna dare un po´ d´ossigeno alla domanda. è sbagliato nicchiare».

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Spagna, le nuove case ai livelli del 1960 (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza (MF)" del 11-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

MF Numero 246  pag. 16 del 11/12/2008 | Indietro Spagna, le nuove case ai livelli del 1960 Mercati Globali Il crollo del settore immobiliare continua a pesare sull'economia spagnola. Ieri sono stati diffusi i dati dell'associazione delle società di promozione immobiliare: nel 2009 saranno costruite 150 mila case, contro le 800 mila del 2006 (allora la cifra era superiore a quella di Gran Bretagna, Francia e Italia messe insieme). Si tratterebbe del livello più basso dal 1960. Per il 2008 la cifra dovrebbe fermarsi a 250 mila case, di cui 200 mila nel primo semestre. L'associazione prevede anche la distruzione di 900 mila posti di lavoro nel settore in due anni, ovvero quanti ne sono stati bruciati negli ultimi 12 mesi nell'intero paese. Secondo la Banca di Spagna, lo scoppio della bolla immobiliare ha lasciato invendute fra 650 mila e 1 milione di case. Intanto i prezzi continuano a scendere: come segnala l'Indice dei mercati immobiliari spagnoli, sono calati del 7,8% nell'ultimo anno, raggiungendo i livelli del maggio 2006. livelli  Francia  case  Bretagna  Spagna  Banca  

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Abbiamo imparato la lezione della crisi? (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale.it, Il" del 11-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Non so voi, ma il mio conto al supermercato continua a salire a dispetto del fatto che i beni acquistati sono più o meno gli stessi. Ho provato a fare qualche aqcuisto in un altro supermercato ma ho visto che più o meno la spesa corrisponde. Nel frattempo è capitato di comprare carne dal macellaio o in uno dei pochi negozi di alimentari rimasti e, sorpresa, a casa ci siamo accorti che non c'è più molta differenza con le grandi catene; anzi, talvolta il piccolo dettagliante è più conveniente. Da qui la mia riflessione: la grande distribuzione si è affermata nel corso del tempo perché potendo permettersi grandi acquisti e dunque economia di scala, riusciva a garantire prezzi più bassi rispetto al piccolo dettagliante, ora però ci troviamo in una situazione di quasi oligopolio: ci sono tre-quattro grandi marchi che dominano il mercato. Non penso che ci siano accordi diretti, certo non, ad esempio, tra le Coop e l'Esselunga, però la mia impressione è che esistano tacite convenienze comuni ovvero che su un'ampia gamma di prodotti la fascia di prezzo non oscilli più di tanto, con il risultato che i prezzi mediamente sono più alti di quanto dovrebbero essere in una situazione di vera concorrenza, al punto che la differenza con il piccolo negozio tende a ridursi. Ma non essendoci quasi più negozietti siamo tutti costretti a fare la spesa al supermercato. Condividete la mia esperienza? Insomma, il supermercato conviene ancora? Scritto in economia, Italia Commenti ( 6 ) » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Dec 08 Abbiamo imparato la lezione della crisi? Sto per rientrare in Italia dopo aver vissuto una settimana praticamente fuori dal mondo. Quella africana e' stata un'esperienza molto bella e umanamente ricca. Visti dal Benin i nostri problemi di occidentali sull'orlo della recessione appaiono ovviamente molto relativi ma mi inducono a una riflessione che in realtà é un rammarico: ho l'impressione che abbiamo sprecato la nostra ricchezza o meglio la nostra capacità di creare ricchezza. Il benessere avrebbe potuto permetterci di creare una società migliore, più equilibrata, saggia e invece le società occidentali si sono lasciate sopraffare e manipolare da una casta finanziaria mossa unicamente dall'avidità e da un arricchimento personale sproporzionato e ingiustificato. Quella casta e' composta dai manager che per vent'anni hanno dettato le regole a tutti, travisando i concetti di una sana economia di mercato. Noi occidentali potevamo essere felici e invece scopriamo di essere stati ingannati, travisati, siamo molto più poveri e molti di noi disperati. Si è avverata una legge descritta con dovizia dagli antichi saggi cinesi, a cominciare da Sun Tzu: le società crollano se chi comanda davvero è mosso unicamente dall'egoismo e dalla bramosia. Mi chiedo: la lezione è stata imparata o il trionfante mondo occidentale, a cominciare da quello americano, finirà come le antiche e ricche dinastrie cinesi? Scritto in economia, globalizzazione, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 35 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Dec 08 Chi fa davvero del bene. E un dubbio: quanto serve l'Unicef? Ho sempre nutrito un'istintiva diffidenza per le grandi organizzazioni umanitarie internazionali, con la sola eccezione della Crose rossa internazionale. Quando ricevi a casa voluminose lettere su carta patinata con richieste di aiuti, lettere spedite a pioggia, ti chiedi: ma questi soldi non potevano essere spesi in maniera più intelligente? C'è chi sostiene che il 75% del budget di organizzazioni come l'Unicef finisca in stipendi, ufficii, strutture amminstrative; dunque solo il 25% verrebbe usato per aiutare le popolazioni bisognose. L'Unicef nega e sostiene che le spese fisse sono di gran lunga inferiori. Quale sia la verità non lo so, ma qui nel Benin ho provato una sensazione sgradevole. L'altro giorno sono passato di fronte alla sede Unicef di Cotonou e ho visto schierate diversi Fuoristrada modernissimi, enormi, con una grande antenna sul cofano. Ferme naturalmente. La sede è protetta d un grande cancello e dal filo spinato. Mi sono chiesto: perchè un'associazione che fa del bene deve trincerarsi come se fosse un'ambasciata? Scrivendo mi è venuto in mente lo scandalo scoppiato l'anno scorso in Germania, che ha rivelato compensi stratosferici e ingiustificati proprio all'Unicef.. In questi giorni ho incontrati diversi cooperanti sia cattolici sia laici, molti dei quali italiani, e la differenza rispetto al gigantismo dell'Unicef è evidente: chi fa davvero il bene riduce allo stretto indispensabile le spese fisse, compra jeep usate e in numero limitatissimo. E fa un grande affidamento sui volontari che vengono a trascorrere qui qualche settimana o un mese. Ho conosciuto degli italiani meravigliosi, cattolici e laici, di destra e di sinistra; e in particolare fra Fiorenzo Priuli, il fondatore dell'ospedale di Tanguiéta, l'emblema vivente del Bene e dell'Altruismo; uno dei personaggi più straordinari che ho incontrato nella mia vita. In questi giorni sto maturando una convinzione: se si vuole aiutare i Paesi più poveri è meglio privilegiare le organizzazioni più piccole, di cui potete verificare l'autenticità. Serve di più. E riscalda l'anima. Scritto in globalizzazione, Italia, Varie Commenti ( 26 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Dec 08 Quel problema dell'Africa (e del nostro Meridione.) Mi trovo in Benin a Cotonou, invitato da Justitia et Pax a partecipare a un convegno su immigrazione e comunicazione. Sono rimasto molto colpito dall'intervento di padre Raymond Goudjo secondo il quale uno dei maggiori problemi della società africana è la tendenza a scaricare su altri la responsabilità dei guai attuali: la colpa è del colonialismo, di Reagan, di Sarkozy. Un atteggiamento che finisce per incoraggiare una mentalità assistenzialista e l'aspettativa che i problemi debbano essere risolti da altri, quasi sempre staccando generosi assegni. Da qui l'immobilismo sociale, che spinge la maggior parte dei talenti africani, i giovani laureati o con un buon livello scolastico ad emigrare, nella consapevolezza che solo fuori dal proprio Paese possano tentare di trovare una gratificazione professionale e un migliore tenore di vita. Il fenomeno talvolta è spontaneo, talaltra è indotto dal mito, spesso illusorio, dell'Occidente. Il risultato però è innegabile: l'Africa viene privata delle sue élites migliori e la società nel suo insieme anziché svilupparsi finisce per restare prigioniera delle proprie ragnatele sociali. L'intervento mi ha sorpreso anche per le similitudini con alcuni noti aspetti dell'italica questione meridionale. Molti ragazzi di talento del nostro sud devono trasferirisi al nord o emigrare, per vedere riconosciute le proprie capacità e una volta partiti brillano. E non tornano più. Chi resta animato da una reale volontà di cambiamento quasi sempre deve arrendersi all'inerzia dei propri cittadini e di una mentalità ripiegata su se stessa, impregnata di fatalismo. In genere anche il Sud pretende che siano altri a risolvere i propri guai, segnatamente lo Stato centrale. Secondo padre Raymond l'Africa migliorerà davvero solo quando sarà capace di sviluppare, dal proprio interno, una nuova cultura civile, una nuova identità e quando saprà dotarsi di nuovi leader carismatici. Vale anche per il nostro Meridione? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 25 ) » (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Nov 08 Gli Usa hanno creato un mostro: il Pakistan Della tragica vicenda di Mombai ritengo due elementi: 1) Tra gli errori commessi dagli Usa, quello più evidente e potenzialmente pericoloso riguarda il Pakistan, a cui Washington ha dato persino le bombe atomiche. Il problema è che si tratta di un regime instabile, inaffidabile, sempre più condizionato dal ricatto e dall'invadenza di gruppi legati all'Islam radicale. Quando gli Usa invasero l'Afghanistan, permisero a molti agenti pakistani di scappare in aereo, ma tra loro c'erano anche terroristi, protetti da Islamabad. Al Qaida agisce indisturbata in un'ampia zona al confine tra Afghanistan e Pakistan e fino ad oggi i tentativi di dare la caccia ai terroristi sono alquanto blandi e riluttanti da parte delle forze armate pakistane. Se Bin Laden è vivo è molto probabile che abbia trovato rifiugio proprio qui. I terroristi che hanno colpito in India sono pakistani e, a quanto pare, hanno potuto programmare, proprio dal Pakistan, la strage. Indisturbati, naturalmente. 2) E' ora di chiarire l'equivoco: il Pakistan è amico o no dell'Occidente? E se non lo fosse più, come penso, come ci regoliamo con le bombe atomiche? Che gran pasticcio. complimenti vivissimi agli strateghi di Washington. Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 44 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Nov 08 Carlà, Soru e l'orgoglio altalenante degli italiani Non conosco la situazione politica della Sardegna e da lontano non so giudicare Sour come politico, ma devo dire che il suo gesto è davvero ammirabile. E' stato eletto dai cittadini, ma non è amato dai partiti della sua maggioranza di centrosinistra, che anziché appoggiarlo gli fanno guerra. Ha tenuto duro per un po' e poi ne ha tratto le conseguenze: "Voglio mantenere salda la mia chiarezza, i principi che hanno ispirato la mia esperienza fino ad adesso. Ho cercato di riflettere su cosa sia più utile per la Sardegna e i sardi, non per me. Pur nella consapevolezza del momento difficile, credo che la cosa migliore per i sardi sia chiarire immediatamente lo stato della maggioranza alla quale hanno dato fiducia fino a oggi". Insomma, si è comportato con coerenza e dignità: non ci sono più le condizioni? Me ne vado. Non altrettanto si può dire di molti nostri compatrioti . Su Carlà Brunì in Sarkozy ho già espresso il mio pensiero e l'esternazione con cui ha annunciato al mondo di essere "felice di non essere più italiana" ha rafforzato le mie convinzioni sul suo conto. Sarko l'ha scelta e se la tenga. Ma mi chiedo però perché molti italiani continuino a prostrarsi ai suoi piedi: in Rai addirittura se la contendono. La vogliono a Sanremo, la vuole quel furbacchione di Fabio Fazio che è addirittura disposto a dedicarle uno speciale. A Milano c'è chi la vorrebbe invitare alla Prima della Scala. Pazienza se ha offeso l'Italia, quel che conta è l'audience, è adulare la star, adulare il potente. Pessimo costume nazionale, che la modernità evidente non scalfisce. Ma mi chiedo: perché è così difficile, così raro mostrare un po' di orgoglio, un po' di integrità? Scritto in Italia, francia, giornalismo Commenti ( 52 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Nov 08 Obama, il cambiamento. può attendere Barack Obama sta riempendo il suo governo di ex collaboratori di Bill Clinton; ha scelto come ministro del Tesoro il presidente della Federal Reserve di New York, un uomo dell'establishment. "Barack è stato eletto promettendo il cambiamento, ma nel costruire la squadra del governo ha scelto l'esperienza, l'affidabilità, la tradizione", come spiego in un editoriale pubblicato oggi, in cui tra l'altro paragono il pragmatismo della sinistra americana all'inconsistenza di quella europea (Pd di Veltroni incluso). Non c'è da meravigliarsi: Obama è un politico che sa affascinare le folle, ma che alla prova dei fatti è estremamente realista, al limite del cinismo. Anche in politica estera e nella Difesa chi si aspetta stravolgimenti epocali si illude: e a questo proposito segnalo l'ultimo numero di Risk, la rivista di geostrategia del gruppo Liberal diretta dall'ottimo Andrea Nativi, che dedica l'ultimo numero proprio all'America di Obama. Secondo Nativi le grandi linee del Pentagono verranno confermate, con al più qualche correttivo di forma. Nei prossimi quattro anni sono improbabili trasformazioni sostanziali. E dunque prepariamoci: Obama ora ha una priorità ed è l'economia (come sappiamo tutti), ma non è un rivoluzionario. Il suo obiettivo non è di cambiare il sistema, ma di correggerne gli eccessi. E pazienza se molti suoi attuali ammiratori rimarranno delusi. A proposito: quanto impiegherà la sinistra italiana a capirlo? Scritto in Italia, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 64 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Nov 08 Allargamento? Rumeni in Italia? Tutto bene (per la Ue.) La Commissione europea ha appena pubblicato una relazione da cui risulta che l'allargamento della Ue a est, incluse Bulgaria e Romania, "hanno avuto un impatto positivo sull'economia degli Stati membri e non hanno causato gravi turbative ai loro mercati del lavoro". Insomma: tutto bene in una situazione win-win ovvero vantaggiosa per tutti. Riguardo l'Italia, la Commissione riconosce, bontà sua, che i lavoratori mobili rumeni (li definisce così) si sono riversati soprattutto da noi e in Spagna ma ci rassicura affermando che "hanno portato negli ultimi anni un importante contributo ad una crescita economica sostenuta permettendo di risolvere carenze di manodopera e senza comportare oneri eccessivi per il sistema di welfare". Davvero? Da tempo nutro serie perplessità sull'oggettività delle statistiche europee,a cominciare da quelle sull'inflazione. Questo rapporto rafforza i miei dubbi. L'allargamento ha avuto un impatto considerevole e per nulla equilibrato: in Italia ci troviamo ad affrontare una situazione che comporta enormi costi economici e sociali con il trasferimento di centinaia di migliaia di persone, alcune integrate perfettamente, altre no e mi riferisco ai nomadi e alle bande criminali che scorazzano nel nostro Paese. La sanità pubblica risulta appesantita con costi che gravano sul contribuente, la malavita è aumentata accentuando la sensazione di insicurezza dei cittadini, le forze dell'ordine confessano la loro impotenza. Altro che tutto bene: l'Italia ha subito pesantissime ripercussioni da un'immigrazione di proporzioni ingenti (ricordo che i rumeni nel 2007 anno sono raddoppiati). Ma se andiamo a esaminare la situazione nei Paesi dell'est ci accorgiamo che l'allargamento ha provocato squilibri notevoli anche lì: la casta delle banche e degli operatori finanziati ha fatto impennare i prezzi dell'immobiliare senza un corrispettivo aumento dei salari medi: ovvero si è creata una bolla debitoria che ha rischiato di far fallire l'Ungheria. Molti Paesi dell'est vedono migrare la propria manodopera qualificata: medici, ingegneri, infermieri preferiscono lavorare a Londra, Parigi o Berlino piuttosto che a Praga o Varsavia. Risultato: il capitale umano di questi Paesi si impoverisce e talvolta si creano dei vuoti nella struttura sociale (a Budapest, ad esempio, mancano i medici). Noi siamo sovraffollati, molte città dell'est (inclusa l'ex Ddr) sono in declino demografico e, talvolta, in stagnazione economica. Ci sarebbe da riflettere e molto. La mia convinzione è che l'allargamento, in sè positivo e probabilmente inevitabile, sia stato condotto male e in alcuni casi (Bulgaria e Romania) fosse economicamente prematuro. Ma per la Ue va tutto bene. come al solito. E guai a chi osa stonare. Scritto in economia, europa, Italia, immigrazione Commenti ( 94 ) » (9 voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Nov 08 Solidali. we can Ad appena due settimane dalle elezioni John McCain e Barack Obama hanno deciso di dimenticare qualunque animosità e di unire gli sforzi per rilanciare l'America. Non ne sono sorpreso: da tempo i due si stimano e dopo lo splendido discorso di concessione del repubblicano, la notte della sconfitta questo sviluppo era prevedibile. Onore a Obama che dimostra di essere animato da uno spirito autenticamente bipartisan. Facile dire: ma in Italia no. Veltroni e Berlusconi ci hanno provato e il dialogo è durato poche settimane (ne abbiamo già parlato su questo blog). Sì sarebbe bello se anche nel nostro Paese fosse possibile un dialogo altrettanto costruttivo, ma temo che la classe politica italiana non sia pronta a un passo tanto importante, non fino a quando le scorie del passato continueranno a inquinare i partiti e le loro logiche. Ma McCain e Obama, oltre a dare una lezione di straordinario civismo, dimostrano con i fatti che da questa crisi si uscirà solo riscoprendo un valore fino a ieri in disuso: quello della solidarietà che impone a tutti di perseguire un interesse superiore al proprio tornaconto personale. Non si tratta di un richiamo retorico e non è limitato agli Usa: al summit del G20 è emersa la consapevolezza che solo coordinando gli sforzi e varando nuove norme condivise i principali Paesi potranno risollevarsi. Negli Usa le banche si rendono conto che hanno interesse a salvare i mutuatari insolventi, perché fino a quando non si arresta il crollo dei prezzi delle case l'economia non può riprendersi. In alcune aziende torna a prevalere una politica retributiva più corretta: l'Ubs, colosso bancario salvato dalla Confederazione, ha introdotto un sistema bonus-malus per i suoi dirigenti. Quando le cose andranno male pagheranno anche loro. E come non restare ammirati di fronte ai dirigenti di aziende soprattutto medio-piccole, che in queste drammatiche giornate fanno di tutto per salvare i posti di lavoro, assecondati dai loro dipendenti che con straordinaria dedizione sono disposti a tanti sacrifici pur di non far fallire l'azienda? Sono segnali importanti. Chissà che da questa crisi non nasca una società meno avida, meno egocentrica e dunque più equa e più autenticamente meritocratica. Utopia? Scritto in economia, Italia, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 15 ) » (3 voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Nov 08 La Cgil applica ancora le vecchie strategie sovietiche? Oggi Cgil di nuovo in piazza con gli studenti, in dicembre sciopero generale da sola e tanti no a tutto e a tutti. In questo periodo di profonda crisi economica e sociale, ci si aspetterebbe una gradualità da parte dei sindacati, la capacità di modulare la protesta tenendo in considerazione l'interesse generale e le mosse della controparte. Prendiamo l'istruzione, ad esempio: la Gelmini ha tenuto duro sulla scuola elementare (a mio modo di vedere a ragione), ma ha corretto la rotta sull'università aprendo al dialogo con i sindacati. La Cisl ha apprezzato, la Uil anche sebbene con qualche riserva. La Cgil invece no, come fa su qualunque dossier. Ma perché? Non sono un esperto di questioni sindacali, ma l'altro giorno un amico molto competente in materia e non certo berlusconiano, anzi piuttosto progressista, mi ha proposto questa interpretazione: la Cgil non cambia perché ha mantenuto nel proprio Dna la matrice comunista non tanto ideologica, quanto metodologica. Negli anni Sessanta e Settanta lo scopo del sindacato rosso era di creare le condizioni per l'avvento del comunismo. E dunque anzichè contribuire responsabilmente alla crescita del Paese incoraggiando un dialogo civile, faceva di tutto per destabilizzare il sistema produttivo, economico e sociale. Più le cose andavano male, più aumentavano le prospettive di una vittoria comunista. Il processo ovviamente non era spontaneo, ma pianificato attentamente dall'Unione sovietica, peraltro non solo in ambito sindacale (ne riparleremo.). Oggi l'Urss non c'è più, il comunismo è morto, la maggioranza del vecchio Pci si è dissolta nel Pd, ma la Cgil non è cambiata. Continua a perseguire gli stessi obiettivi, con le stesse logiche, restando aggrappata a un potere sindacale esercitato in maniera ancronostica. E quando le cose vanno male si compiace, si esalta e dà tutta se stessa riscoprendo la sua vocazione. Allo sfascio! Allo sfascio! O no? Scritto in sindacati, economia, Italia Commenti ( 28 ) » (7 voti, il voto medio è: 4.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails Attenti, Londra tollera la Shaaria... - 3 Emails Usa, la tragica ripicca di un popolo a lungo raggirato - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti... per la vecchiaia - 2 Emails Quello stile di "Repubblica"... - 2 Emails Ultime discussioni Ermes Uguccioni: E' un po' la scoperta dell'acqua calda.Ovvio che se dai ad una... Boh/ Orientalia4All: Intanto congratulazioni se vai a fare la spesa e compari i prezzi! Non tutti i mariti la fanno..... Franco Parpaiola: Salve. Vedi cara marina, la punizione/maledizione dei potenti sarà proprio questa: quando... maristaurru: Il super mercato non conviene più,se mai è convenuto; ce ne siamo accorti, ma anche il mercato in... Umberto: A mio parere no,non tanto per i prezzi quanto per l'enormità degli acquisti che si è indotti a fare... Ultime news An error has occured; the feed is probably down. Try again later. Blog amici Ethica, blog filosofico di qualità ICT Watch, il blog di Piero Macrì sulle nuove tecnologie il blog di Alessandro Gilioli il blog di Andrea Tornielli Il blog di Faré su Internet & comunicazione il blog di Marista Urru il blog megliotardichemai Il circolo Rosselli, socialismo liberale Il pranista, blog su PR e comunicazione Metropolis, il blog Alberto Taliani Orientalia 4 all Placida signora, il blog di Mitì Vigliero spindoctor, il blog di Marco Cacciotto Wolly, il blog di Paolo Valenti Da non perdere La misteriosa e improvvisa ricchezza di Erdogan La Turchia e l'islamizzazione strisciante Quelle donne turche imprigionate dal velo Vince Erdogan e la Turchia diventa più islamica siti che mi piacciono Cricri créations poétiques, gioielli con l'anima Il sito di R. 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NON LO CREDEVAMO possibile. Ci sembravano problemi lontani da noi. Eppure, grazie... (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Nazione, La (Firenze)" del 12-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

CAMPIONATO DI GIORNALISMO pag. 21 NON LO CREDEVAMO possibile. Ci sembravano problemi lontani da noi. Eppure, grazie... NON LO CREDEVAMO possibile. Ci sembravano problemi lontani da noi. Eppure, grazie ad alcune lezioni di economia nel nostro programma di orientamento, ci siamo appassionati a questo argomento che riguarda le tasche di tutti noi. Si dice che quando gli Stati Uniti starnutiscono il mondo prende il raffreddore. Questo detto del Ventesimo secolo non è mai stato tanto azzeccato quanto lo è oggi, momento in cui le economie d?Europa incespicano per via di una crisi economica creata a migliaia di chilometri di distanza. Ciò che era cominciato con degli incauti prestiti concessi negli Stati Uniti è andato espandendosi sull?intero pianeta e minaccia di trasformarsi in una nuova depressione globale, dopo quella del ?29. TUTTO ha avuto inizio con lo scoppio della bolla del mercato immobiliare americano nel 2004, dopo un lungo periodo in cui i prezzi delle case erano cresciuti costantemente. A un numero crescente di famiglie veniva data l?opportunità di accedere a un mutuo, in maniera quasi indiscriminata. I creditori si erano dati infatti alla pratica dei ?prestiti subprime?, concedendoli a persone non affidabili, non in grado di saldarli. I subprime prevedevano un tasso d?interesse molto basso per i primi anni e un brusco aumento nei successivi. I rischi non venivano spiegati nei dettagli e i debitori avevano la prospettiva di finanziare il mutuo negli anni a venire mantenendo il tasso di interesse ai livelli iniziali. SEMBRAVA che tutti ci stessero guadagnando ma nel periodo 2004-2006 arrivò il momento di ripagare: i tassi d?interesse sui mutui subprime schizzarono alle stelle e molti debitori non erano in grado di pagare. La crisi avrebbe potuto confinarsi agli Stati Uniti, ma le banche e i creditori di questi prestiti avevano venduto i debiti ad altri investitori; sminuzzati in azioni erano stati venduti in tutto il mondo sotto forma di complessi pacchetti finanziari incomprensibili alla maggior parte delle persone. Nel 2007 1,3 milioni di proprietà immobiliari sono state messe all?asta per deficit, il 79% in più rispetto al 2006. Fu il panico: nessuno sembrava sapere di chi fossero questi debiti ?senza valore? sparsi nel sistema finanziario a tutte le latitudini del globo. Improvvisamente le banche non erano più disposte a farsi prestiti a vicenda, il cosiddetto ?credit crunch? ossia un periodo in cui ci sono pochi soldi contanti nel sistema perché nessuno presta denaro. Le perdite cominciarono ad accumularsi. A LUGLIO 2008, grandi banche e istituzioni finanziarie a livello mondiale denunciarono perdite per circa 435 miliardi di dollari. Oggi, banche e istituti finanziari non riescono a ottenere crediti e sono in fase di stallo con valori negativi: molti hanno dovuto dichiarare fallimento o sono sul punto di farlo.

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Recessione sì, ma non c'è una <bolla> (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sicilia, La" del 12-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Recessione sì, ma non c'è una «bolla» Nuova edilizia in difficoltà: l'Ance chiede alle banche di tagliare subito i tassi d'interesse a famiglie e imprese Armando Silvestrini ROMA - «Siamo già in recessione, le imprese stanno licenziando»: così il presidente dei costruttori Ance, Paolo Buzzetti, sintetizza la difficile fase che sta attraverso il settore, dopo 9 anni ininterrotti di crescita. Il mattone segna il passo, così come gli investimenti in opere pubbliche, mentre la stretta creditizia soffoca ulteriormente la domanda, in un quadro di crisi finanziaria che mette sempre più a dura prova i bilanci di famiglie e imprese. Per questo, l'appello del presidente Ance è esplicito: le banche taglino i tassi di interesse a famiglie e imprese, ottimizzando così gli interventi nazionali ed europei rivolti al sostegno del credito. Per la prima volta, dopo un lungo periodo, i livelli produttivi conoscono il segno meno (-1,1% nel 2008 e -1,5% le previsioni per il 2009), così come l'occupazione (-0,2% nel primo semestre 2008). In difficoltà la nuova edilizia abitativa (-2,8% nel 2008 e -3% nel 2009) e le opere pubbliche, per le quali l'Ance (l' associazione nazionale dei costruttori edili), registra un nuovo taglio delle risorse pubbliche. La crisi non risparmia le grandi centrali d'investimento: per l' Anas, nel 2009 è pronta una riduzione del 23% delle risorse, dice l' Ance, per le Fs addirittura del 33%. Di fronte a uno scenario che «senza giri di parole, possiamo definire di recessione», resta una certezza: l'Italia non è come la Spagna, «non c'è e non ci sarà alcuna bolla immobiliare», assicura Buzzetti. I valori del mattone non si sgonfieranno, «perché la domanda esiste, ma vive un momento di incertezza». L'edilizia residenziale è uno dei comparti che sta registrando una contrazione: gli investimenti in abitazioni nel 2008 indicano una flessione dell'1%, risultato del -2,8% della produzione di nuovi alloggi e del lieve incremento degli investimenti nel recupero del patrimonio abitativo (+1%), anche grazie all'effetto delle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie: nei primi 7 mesi del 2008, i contribuenti che ne hanno usufruito sono stati oltre 221.000, dopo il 2007 anno-boom, si tratta del valore più alto raggiunto dal 1998. Il recupero abitativo terrà anche nel 2009, con un +0,5%. In questo quadro non si risolleva il capitolo opere pubbliche, in trend negativo dal 2005. Dal 2003 al 2007, dice Buzzetti, l'importo dei lavori messi in gara è diminuito del 26,4% in termini reali. Segnali preoccupanti arrivano dai livelli occupazionali che, dopo un decennio di crescita superiore a quella di tutti gli altri settori dell'economia, registrano in questi mesi un numero crescente di licenziati. E a pagare i prezzi più alti sono, soprattutto, le piccole imprese. «Gli indubbi vantaggi per le banche, derivanti dal sistema pubblico di garanzie avviato sia a livello nazionale che europeo - dice Buzzetti - avranno dei costi che saranno sostenuti dalla collettività. Sarebbe inaccettabile se, a fronte di questi vantaggi, le banche non abbassassero subito i tassi e non garantissero una maggiore liquidità».

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Spagna/ Governo approva misure a sostegno mercato (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Virgilio Notizie" del 12-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Madrid, 12 dic. (Apcom) - Il governo spagnolo ha approvato oggi un nuovo 'Piano statale per la casa' fino al 2012, che include misure di aiuto per smaltire lo stock di abitazioni nuove invendute (almeno 600.000) e incentivi all'affitto. Il piano prevede investimenti per 10,1 miliardi sull'insieme del periodo 2009-2012 e una mobilitazione complessiva di 34 miliardi in prestiti che dovrebbero beneficiare un milione di famiglie. La Spagna è stata colpita negli ultimi mesi da un'esplosione della 'bolla immobiliare' che ha letteralmente messo in ginocchio il settore edilizio, quello che più di tutti aveva contribuito all'esuberante crescita degli ultimi 10 anni. Le case invendute potranno esserlo a certe condizioni come case popolari e saranno ampliate le categorie che possono beneficiare di questo tipo di alloggi a prezzi più vantaggiosi di quelli di mercato: questi sono cresciuti a dismisura negli anni anche se nell'ultimo mese hanno registrato un calo. Oltre a persone non indipendenti, vittime del terrorismo e persone colpite da disastri potranno accedere a questa categoria di abitazioni: alcuni tipi di case saranno accessibili a prezzi intermedi inferiori al mercato anche a famiglie con redditi di 48.900 euro all'anno, cioè molto più che medi. Il governo cerca così di dare una mano ai re del 'ladrillo' (mattone), che hanno cementificato coste e periferie nell'ultimo decennio ma che ora sempre più spesso vanno in bancarotta (com'è successo a Martinsa-Fadesa e Habitat oltre a decine di immobiliari minori) o sono finiti sotto il controllo delle banche creditrici (come Metrovacesa e Colonial). Per evitare un effetto domino che abbia un impatto ancora peggiore sul sistema economico, l'esecutivo di José Luis Zapatero ha previsto anche formule come gli affitti con opzione di acquisto. Le case invendute con licenza di costruzione precedente a settembre 2008 potrà essere considerate come case popolari durante il 2009. Per aiutare anche le famiglie e sostenere l'affitto, il governo oggi ha anche approvato misure per rafforzare la sicurezza dei proprietari: saranno facilitati i procedimenti di sfratto e ingiunzione di pagamento e la risoluzione dei contratti se il proprietario ne ha bisogno per viverci. Con questa misura si spera di 'sbloccare' l'affitto di uno stock di case di proprietà vuote che si ritiene superi il milione di appartamenti in tutta la Spagna.

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A Palermo crolla il mattone (sezione: Mercato immobiliare)

( da "MF Sicilia" del 13-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

MIFI Sicilia Numero 248  pag. 1 del 13/12/2008 | Indietro A Palermo crolla il mattone Di Emanuela Rotondo il focus di tecnocasa sul mercato immobiliare del capoluogo siciliano Nel primo semestre 2008 calo del 2,2% Interessati quasi tutti quartieri della città Unica eccezione la zona dell'Uditore La bolla immobiliare di Palermo comincia a sgonfiarsi. Dopo la corsa sfrenata degli ultimi anni, con picchi di oltre il +16%, i prezzi del mattone hanno iniziato la discesa. Nel primo semestre del 2008, infatti, le quotazioni immobiliari sono calate in media del 2,2%. E il calo più brusco è avvenuto proprio nelle zone più “in” dove, in passato, si assisteva a una costante rivalutazione. Qui i prezzi sono scesi fino al 4,6%. «In queste aree, tra via Roma e corso Vittorio Emanuele, è calato soprattutto il numero delle compravendite perché i proprietari che intendono vendere fanno ancora richieste elevate, tra tremila e 3.500 euro al mq», fanno sapere da Tecnocasa che ieri (venerdì 12)ha diffuso i numeri di un focus sul mercato immobiliare di Palermo. La diminuzione dei prezzi, comunque, è a fattor comune in tutti i quartieri della città. Persino nei pressi della Fiera, dove le quotazioni si sono tenute storicamente basse. In questo caso la colonnina di mercurio segna -4,4%. Secondo Tecnocasa, a determinare il calo è stato l'allungamento delle tempi di vendita che ha costretto i proprietari a rivedere verso il basso i prezzi delle abitazioni. «L'acquirente tipo della zona in questo primo semestre dell'anno», spiegano, «è stato chi aveva già un capitale a disposizione, anche in seguito alla vendita di un altro immobile e non ha dovuto fare ricorso al mutuo per importi significativi». Le tipologie più gettonate sono i tagli grandi, dal trilocale fino al cinque locali, con un prezzo che oscilla tra 1.100 e 1.850 a mq. Più cari, invece, gli appartamenti del quartiere Marconi (1.600 euro al mq per un economico usato e 3.500 per un signorile nuovo). Il calo, però, c'è stato anche qui. Il motivo è sempre lo stesso: a fronte dei prezzi troppo alti, gli appartamenti restavano invenduti. Prezzi variabili intorno all'asse di via Sammartino-via Dante, dove le case signorili si alternano con quelle popolari. In media si spendono 2.200 euro a mq, ma le quotazioni salgono nel caso in cui si tratti di appartamenti con soffitti affrescati o di attici che in zona si riescono ancora a trovare. Calo, anche se in maniera più contenuta rispetto al centro, anche nella macroarea compresa tra università e Brancaccio (-2,2%). Ad acquistare sono per lo più i genitori degli studenti fuorisede e i lavoratori del vicino ospedale e delle caserme presenti in zona. Tra gli acquirenti new entry ci sono anche giovani coppie alla ricerca di trilocali e quattro locali a prezzi abbordabili (a partire da 900 euro a mq). Quasi stabile, invece, il mercato nei pressi della Favorita, con un ribasso dello 0,6% trascinato in particolare dal quartiere di San Lorenzo-Strasburgo dove si assiste ad una scissione del mercato che vede ancora un certo dinamismo sulle fasce di spesa tra 150-160 mila euro e su quelle tra 800 e 900 mila euro. Qui, infatti, si possono trovare prezzi alti. Come nel caso di ville indipendenti o appartamenti di pregio vicino a Villa Niscemi o in prossimità di parchi e giardini. Il costo? Sopra il milione di euro. Idem se si vuole prendere casa vicino al mare, nonostante anche Partanna Mondello registri un leggero ribasso delle quotazioni. L'unica macroarea che non ha segnalato riduzioni di prezzo è stata quella di Uditore, con un lieve aumento delle quotazioni a Parisio dove la maggioranza delle compravendite si realizza con persone che hanno sempre vissuto nel quartiere. A influire sull'andamento del mercato immobiliare sono anche gli interventi di restyling per migliorare la città. A tal proposito, Tecnocasa segnala che sono in corso interventi nel Centro storico e, in particolare, al Foro Italico, nei pressi di Piazza Marina. L'opera più rivoluzionaria, però, sarà il passante ferroviario che collegherà Palermo con Punta Raisi, attraversando la città da una periferia all'altra. Per vederla, però, bisognerà aspettare il 2012. Uditore  mercato  Tecnocasa  calo  Palermo  Unica  

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Dribbling al tasso zero (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza" del 13-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Milano Finanza Numero 248  pag. 12 del 13/12/2008 | Indietro Dribbling al tasso zero Copertina Di Stefania Peveraro e Paola Valentini investimenti La recessione spinge le banche centrali a tagliare il costo del denaro ai minimi. Negli Usa il Bot a un mese non rende più nulla e in Italia i titoli a un anno pagano meno dell'inflazione Le alternative? Obbligazioni a lungo termine, bond bancari garantiti e titoli di società molto liquide Investire in tempi di tassi zero non è semplice. La crisi dell'economia sta spingendo una dopo l'altra le banche centrali a ridurre i tassi di interesse di riferimento a livelli mai visti prima. E se la Fed americana lo scorso 4 dicembre ha portato il tasso sui Fed fund all'1%, la banca centrale svizzera proprio giovedì 11 dicembre è stata la prima ad avvicinarsi alla fatidica soglia zero, tagliando dall'1% allo 0,5%. Il tutto con effetti disastrosi sui rendimenti dei titoli governativi a breve termine, mentre i titoli a medio-lungo, almeno in Europa e sorpattutto in Italia, continuano a offrire rendimenti interessanti, ben superiori all'inflazione, pur in presenza di un trend decrescente. Tassi che atterrano. E i tagli non sono finiti qui. Il mercato aspetta al varco la Federal reserve americana che la settimana prossima, secondo le stime degli analisti, dovrebbe portare i tassi dall'1% allo 0,5%, anche se alcune previsioni più aggresssive indicano un taglio di 75 punti base, il che vorrebbe dire portare il costo del denaro allo 0,25%. Intanto però il mercato si è portato avanti: i titoli del Tesoro Usa sono infatti già arrivati al tasso zero. Gli investitori che martedì 9 dicembre hanno acquistato il lotto di 30 miliardi di dollari di Treasury bill Usa (i Bot statunitensi) a quattro settimane hanno accettato un rendimento pari a zero, spinto verso il basso da una domanda record. Ma la ricerca di porti ultra sicuri, di questi tempi, è tale che la domanda dei titoli a un mese è stata così massiccia che il governo avrebbe potuto venderne quattro volte di più. Non solo. Gli investitori che hanno investito in un altro strumento ultra liquido, il T bond a tre mesi, hanno visto per un attimo nei giorni scorsi scambiare il titolo con un rendimento negativo dello 0,01%. Il tutto con buona pace dei fondi di investimento monetari, che stanno vedendo erodere i loro rendimenti molto rapidamente: su 500 fondi specializzati in investimenti in Treasury, 41 hanno ottenuto un rendimento giornaliero annualizzato uguale o inferiore allo 0,05%, livello che rischia di essere più basso delle commissioni normalmente pagate dagli investitori. E infatti quei fondi si stanno attrezzando per ridurre le fee in modo tale da evitare un massiccio numero di riscatti. E l'Europa seguirà a ruota? Non si esclude niente, certo è che, se la recessione proseguirà nel 2009, la Banca centrale europea dovrà proseguire nella sua politica espansiva. E quindi i tassi attualmente al 2,5% si potranno portare entro il primo semestre del prossimo anno all'1%. Il livello più basso mai visto prima in Europa visto che il minimo è stato il 2%. Intanto in Italia l'ultima asta Bot che si è tenuta lo scorso 10 dicembre ha evidenziato un nuovo calo dei rendimenti a fronte di una domanda ben sostenuta. Nel dettaglio, i 4,05 miliardi di euro di Bot a tre mesi in offerta, a fronte di una richiesta per 8,4 miliardi, sono stati collocati con rendimento lordo composto del 2,487%, in calo dal 2,822% dell'asta di novembre, mentre i 6,5 miliardi di Bot a 12 mesi, richiesti per 9,044 miliardi, sono stati piazzati con un rendimento composto lordo del 2,632 dal 2,635% dell'ultima asta, toccando il minimo dal novembre 2005. E quanto continuerà la discesa? La risposta si può trovare nello stesso mercato. I tassi interbancari, che negli ultimi tempi hanno imboccato un chiaro trend discendente, continueranno su questa strada fino al prossimo giugno, per tornare poi a risalire. Lo si legge nelle quotazioni dei contratti future sull'Euribor a tre mesi; quotazioni, peraltro, che nell'ultimo mese hanno spostato verso il basso il livello dei tassi stimato, a indicare l'inasprirsi della crisi economica. Così oggi si immagina che alla fine del primo semestre 2009 l'Euribor a tre mesi sarà appena sopra il 2,4%, mentre un mese fa si pensava che sarebbe stato oltre il 2,6%. Dopodiché, il lento recupero dei tassi, segnala che il mercato si aspetta che l'economia riprenderà forza. Mentre, dunque, i titoli di Stato a breve non rendono praticamente più nulla, compresi i nostri Bot a un anno che anche al lordo di tasse e commissioni non coprono nemmeno dall'inflazione (al 2,7% a novembre), restano ancora interessanti i titoli a medio-lungo termine. Almeno quelli italiani, che, per via del maggior rischio Paese, sui 10 anni offrono un differenziale di rendimento di quasi un punto e mezzo percentuale rispetto ai concorrenti tedeschi. Senza che questo gap abbia inciso in maniera negativa sulle quotazioni, che infatti negli ultimi mesi si sono apprezzate in maniera significativa. La ricerca di un porto sicuro da parte degli investitori internazionali ha infatti premiato anche i Btp. Quanto durerà il denaro a costo zero? «La tendenza generale è quella di andare verso i tassi zero probabilmente per un periodo prolungato, ovvero per sei mesi o anche un anno», spiega Alessandro Fugnoli, strategist di Abaxbank (gruppo Credem). «Esiste la probabilità reale che assisteremo a una politica dei tassi d'interesse zero in molti Paesi del mondo, cosa che il mercato non sta ancora prezzando», conferma Jim Leaviss, head of Retail Fixed Income di M&G. E prosegue Fugnoli: «Le nostre stime per il 2009 sono improntate alla cautela. Per questo non vediamo rischi apprezzabili, nel breve termine, per i governativi lunghi. Con i T-bill a rendimento negativo, i titoli a 10 e 30 anni sono ancora interessanti e ancora di più lo sono le agenzie e i bond bancari con garanzia statale». Che senso può avere, allora, il recupero delle borse dai minimi delle ultime due settimane e l'idea che l'anno si può chiudere ancora meglio? Risponde ancora Fugnoli: «Ci sono da scontare tre eventi positivi che stanno maturando in questi giorni. Il primo è dato dalle linee guida sul pacchetto fiscale Usa, in parte già incorporate nei prezzi. Il secondo è il possibile ulteriore taglio della produzione di greggio che potrebbe essere deciso la settimana prossima dall'Opec. In questi tempi di deflazione incipiente qualsiasi taglio dell'offerta è bene accolto. Il terzo evento positivo si produrrà quasi sicuramente la settimana prossima.: la Fed terrà una seduta speciale, per decidere la strategia per il 2009. Ne verrà fuori qualcosa di grosso, che non sarà tanto il taglio allo 0,50% dei Fed fund, quanto l'annuncio, probabilmente, di un programma di lungo termine di Zirp, (zero interest rate policy, ovvero politica di tassi a zero). Gli effetti», conclude lo strategist, «richiederanno del tempo e i mercati, bombardati da un flusso di notizie macro e micro devastanti, faranno in tempo, nel corso del 2009, a deprimersi più e più volte». Per Fugnoli la Fed taglierà all'inizio del 2009 ancora una volta i tassi portandoli allo 0,25%. Mentre l'Europa li terrà leggermente più alti, attorno all'1%, perché ritiene che esiste uno zoccolo duro di inflazione salariale. «Quando i tassi si avvicinano allo zero la banca centrale non può fare più nulla e quindi inzia ad agire acquistando titoli sul mercato. E Bernanke ha annunciato che è pronto a comprare bond governativi lunghi», continua Fugnoli, che aggiunge: «Se questo accade, la curva dei rendimenti, che diventa più ripida in recessione per effetto dell'avvicinarsi a zero dei tassi a breve, torna ad appiattirsi. I corsi dei titoli lunghi possono così arrivare a livelli molto alti e possono, come mostra il caso Giappone negli anni '90, restarvi molto a lungo con rendimenti molto bassi». E infatti ricorda Leaviss: «Per avere un'idea di quello che succede alle obbligazioni governative durante un periodo di deflazione, basta guardare al Giappone. Alla fine degli anni '80, quando è scoppiata la bolla immobiliare e le banche giapponesi si trovavano in difficoltà, i tassi di interesse vennero tagliati fino allo zero perché la deflazione aveva iniziato a intaccare l'economia. Ne seguì un forte rally delle obbligazioni governative. I rendimenti piombarono dall'8% dell'inizio degli anni '90 allo 0,5% del 1998 e gli investitori realizzarono un rendimento annuo del 9% per circa un decennio». Presto per i corporate. E non è tutto. La crisi dell'economia e la situazione di forte incertezza dei mercati ha fortemente penalizzato i bond corporate negli ultimi mesi, tanto che oggi, segnalano i gestori di Threadneedle, i loro rendimenti hanno raggiunto livelli mai visti nemmeno in recessione: «Nei titoli ad alto rendimento il tasso di insolvenza implicito a cinque anni si aggira attualemtne sul 65% rispetto a un livello tipico di recessione al 35-40%». E questa situazione è addirittura paradossale se si guarda ai titoli con alto m erito di credito, presguono da Threadneedle: «I tassi di insolvenza cumulata impliciti in questi titoli sono al 15% ovvero cinque volte superiori a quelli del peggior quinquennio finora registrato». Detto questo, i bond corporate sono oggi un affare? Sì e no. In un'ottica di lungo termine è possibile, visto che i prezzi già scontano una serie di notizie negative in termini di calo degli utili e di insolvenza. Tuttavia, l'incertezza su come evolverà la crisi e su quando inizierà la ripresa fanno essere molto prudenti. Dice Fugnoli: «Si potrà passare ai titoli corporate con più tranquillità, una volta che i governativi avranno completato la discesa dei rendimenti, il che accadrà al primo cenno di ripresa dell'economia». Un discorso a parte meritano i bond bancari garantiti, visto che la rete di protezione stesa dagli Stati alle banche di fatto le rende emittenti con merito di credito assimilato a quello dei loro governi (si veda box in pagina). L'azionario. Un discorso simile di prudenza può essere fatto anche per i titoli azionari, visto che le borse da un anno a questa parte hanno perso oltre il 50%, scontando in anticipo la recessione. Ma appunto, visti i tempi di crisi, pensare a un forte recupero generalizzato delle quotazioni nel 2009 risulta difficile. è ovvio, però, che la discesa dei prezzi in alcuni casi ha creato situazioni davvero paradossali, come è il caso delle società che capitalizzano meno della loro cassa (si veda il box a pag. 13). Ed è appunto con riferimento a questi casi che alcuni gestori in questi giorni hanno ricominciato a comprare azioni. (riproduzione riservata) Usa  Fed  Italia  titoli  Bot  zero   Alias Prima di lasciare un commento e' necessario scegliere un alias Inserisci Alias* Strumenti Invia il tuo commento  |   Leggi i commenti        Ricevi RSS    |  

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Sul Baltico prezzi in cadura libera: Estonia -21 per cento (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: CASA E CASE data: 2008-12-13 - pag: 45 autore: Sul Baltico prezzi in cadura libera: Estonia -21 per cento L'allarme è arrivato nelle scorse settimane dalla Bers. Secondo la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, nata per facilitare la transizione dei Paesi dell'ex blocco comunista, i Paesi baltici potrebbero essere a rischio per un investimento immobiliare e l'economia della regione finirà presto in recessione. Negli scorsi anni sono arrivati da molti istituti bancari europei notevoli afflussi di capitale che hanno finanziato la forte crescita del mercato immobiliare residenziale. In Estonia, in particolare, negli ultimi dieci anni il prezzo delle abitazioni è cresciuto del 352% (il dato è aggiornato al secondo trimestre del 2008). Oggi, però, che l'afflusso di capitale è stato fermato dall'impatto della crisi finanziaria mondiale e che l'immobiliare non ha ricevuto ossigeno dalla linfa vitale dei mutui residenziali, i prezzi medi delle abitazioni nell'ultimo anno sono scesi del 21,2% in Estonia e dell'11% in Lettonia (il dato sulla terza repubblica baltica non è disponibile, dato che la Lituania non dispone ancora di un prezzo medio ufficiale delle case). Per il ministro delle Finanze estone quest'anno si registrerà il primo disavanzo in bilancio degli ultimi sette anni, pari all'1,9% del prodotto interno lordo. Dalla Bers sono poi considerati a rischio, sebbene in misura di gran lunga inferiore, anche un secondo gruppo di Paesi come la Polonia, la Bulgaria, la Repubblica Ceca e la Slovacchia. Certamente queste economie risentiranno dell'impatto della crisi finanziaria globale e del probabile ridimensionamento delle strategie di sviluppo di alcuni istituti bancari europei – tra cui Unicredit –ma non dovrebbero sprofondare in recessione. Il gruppo bancario italiano nei primi nove mesi dell'esercizio in corso ha visto la divisione Central Eastern Europe rappresentare il 44% dei profitti prima delle tasse. Nell'ultimo anno le variazioni percentuali in termini nominali sui prezzi immobiliari residenziali sono risultate positive in Polonia e Bulgaria (rispettivamente del 28% e del 26,8%), unici due Paesi a disporre di una sufficiente serie temporale sul prezzo delle abitazioni, anche se solo a partire dal 2006. I segnali provenienti dal mercato immobiliare nell'Est Europa sono contrastanti, ma sono anticipatori delle stesse valutazioni diffuse dalla Bers in queste ultime settimane: da un lato i Paesi baltici che, grazie alla crisi finanziaria, stanno disinnescando un'eventuale bolla immobiliare pericolosa per la stabilità del sistema bancario, dall'altro un gruppo di Paesi dell'Europa centro- orientale che aspetterebbe un pacchetto di salvataggi dal Fmi per mettersi al riparo da questa crisi globale. M. Marc. TRA PRESENTE E FUTURO In Stati come Polonia (+28%) e Bulgaria (+26,8%) le quotazioni continuano a salire ma si attendono gli effetti della stretta bancaria

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i mutui si mangiano mezza busta paga - antonio fraschilla (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Pagina IV - Palermo I mutui si mangiano mezza busta paga Crolla il mercato immobiliare, ma un palermitano su sei non arriva a fine mese Le famiglie Ricerca del centro studi Sintesi sul peso delle rate sull´economia domestica ANTONIO FRASCHILLA La crisi economica fa crollare il mercato immobiliare di Palermo, mentre la rata del mutuo arriva adesso a incidere per il 49 per cento del reddito delle famiglie, che hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese e sono tra le più indebitate d´Italia. I dati sulla vendita di appartamenti presentati ieri da Tecnocasa e l´analisi del Centro studi di Venezia sul peso del mutuo nel reddito delle famiglie mettono Palermo tra le città più in difficoltà. Dopo otto anni di crescita costante il mercato immobiliare di Palermo si è fermato, segnando un passo indietro del 2,2 per cento. Sembrano lontani gli anni scorsi quando il prezzo delle case registrava aumenti costanti, dal 2000 (più 6,5 per cento) al record del 2004 (più 10,6 per cento). Le quotazioni sono in picchiata in tutta la città: nel centro e nella zona della Fiera il costo delle case è diminuito del 4,6 per cento, nell´area dell´Università e Brancaccio del 2,2 per cento. Solo all´Uditore il prezzo delle case nel 2008 è rimasto invariato. «Nel centro storico ormai da anni si assisteva ad un aumento delle quotazioni - dicono da Tecnocasa - Oggi invece si registrano difficoltà nella compravendita delle abitazioni situate sulle più importanti arterie come via Roma, via Maqueda e corso Vittorio Emanuele, perché i proprietari mantengono al momento richieste ancora elevate, dai 3 mila ai 3.500 euro a metro quadrato». Dalla crisi si salvano solo le case più modeste: «Il maggior numero di compravendite si realizza sulle tipologie più popolari, nelle aree a ridosso del mercato di Ballarò, dove si vende tra 1.600 e 2.200 euro al metro quadro - continuano da Tecnocasa - In quest´area acquistano stranieri, che spesso si accontentano di piani bassi e poco luminosi, ma anche famiglie ed investitori che affittano a studenti oppure avviano attività di "bed and breakfast"». In calo inoltre le quotazioni delle case nell´area intorno a via Dante. E se le case non si vendono, aumenta il numero di famiglie costrette a fare ricorso ad un mutuo che adesso hanno difficoltà a pagare. Secondo i dati del Centro studi sintesi di Venezia l´aumento dei tassi d´interesse tra il 2005 e il 2008 ha fatto salire la quota di reddito che i palermitani impiegano per pagare la rata del mutuo. Oggi per il mutuo se ne va il 49,1 per cento del reddito di una famiglia di Palermo, una cifra che piazza la città all´ottavo posto tra quelle più indebitate dopo aver acquistato una casa. In testa alla classifica ci sono le famiglie ragusane, che per pagare il mutuo impiegano il 60,9 per cento del proprio reddito, seguite da quelle di Catania (59,2 per cento), Cagliari (51,9), Napoli (51,2) e Bari (50,6). Non è un caso quindi che secondo l´associazione «Per Palermo» in città una famiglia su sei fatica ad arrivare a fine mese e gli stipendi sono tra i più bassi d´Italia. L´associazione presenterà i dati sulla crisi delle famiglie palermitane domani alle 10 al cinema Imperia.

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Alla Fiera dove un Barack vale 300.000 dollari (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Riformista, Il" del 14-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Alla Fiera dove un Barack vale 300.000 dollari Viaggio al Miami Art Basel. Nella città della Florida la crisi morde più il mercato del lavoro che il mercato dell'arte. Il prezzo delle case è dimezzato. E Lehman Brothers diventa un'installazione in tredici tavole, venduta a una cifra che il gallerista mantiene riservata. di Marco Ferrante Miami Art Basel è la filiazione oltreoceano della prima fiera d'arte del mondo, quella di Basilea. Quest'anno si svolge mentre è in corso la supercrisi finanziaria a cui si sovrappone la recessione. L'anno dei fallimenti bancari, del piano Paulson e sue revisioni, degli aiuti di stato all'auto, chiesti dai produttori e negati - per ora - dal congresso in un duro ed energico confronto politico. L'anno di Barack Obama presidente eletto. La fiera si è tenuta nella stessa settimana in cui sono arrivati i dati disastrosi sull'occupazione americana (meno 533.000 posti di lavoro a novembre rispetto a ottobre), la settimana in cui il Wall Street Journal ha scritto che sì, è la Great depression, part two. La coincidenza ha una sua intrinseca contraddizione, ovviamente. A Miami, metropoli tropicale, la crisi ha un suo ritmo. La disoccupazione qui, in questo momento, è al 6,1 per cento (quasi un punto meno del dato della Florida, mezzo punto in meno del dato generale degli Stati Uniti; l'anno scorso Miami era al 4,1). Ma la vita va avanti. Un periodico free press locale, dedica la sua prima pagina copertina all'affitto delle auto di lusso: «L'economia è in caduta, ma tu devi avere quella Lamborghini» (che in realtà nella foto è diventata una Maserati). Segue un lungo racconto - vagamente à la James Ellroy - in cui si narra di due ragazzi venezuelani, Raul Regalado, venticinque anni, occhi grandi, figlio di un industriale tessile, che arriva a Miami per il fine settimana, prende la sua Lamborghini Gallardo colore arancio zucca (prezzo di mercato 235.000 dollari, 1.250 al giorno + le tasse), guarda il cugino, più piccolo di lui, seduto accanto a sé, e gli dice: «Se rimorchio tu scendi». In nessuna città del mondo c'è una simile concentrazione di Lamborghini per chilometro quadrato. Su una superstrada c'è una grande concessionaria, le Murciélago e le Gallardo sono schierate sul piazzale come fossero utilitarie. * L'area della grande Miami ha 5,4 milioni di abitanti, la metà dei quali ispanici. Ha raccolto l'eredità (morale?) de l'Havana, ma i figli dei cubani che stavano dalla parte di Fulgencio Batista ormai sono americani. C'è un piccolo quartiere deco e sulla Collins gli alberghi. Il più bello è il Setai. Il più chic il Raleigh. Il più celebre è ancora il Delano: disegnato da Philippe Starck, al tempo in cui Starck impose il suo stile provocatorio e un po' loffio: l'oversize della spalliera di un divano o di una lunga panca davanti a una boiserie lavorata su cui punteggiano i paralumi delle lampade Romeo; il tavolo e le sedie di ghisa in un angolo, su una piccola piattaforma a pelo d'acqua, prospiciente la piscina. È una città letteraria come, per esempio, scoprirete a cominciare da alcune delle avventure di Kemper Boyd e soci in "American Tabloid" (Ellroy), oppure - per chi si accinge a partire e ha bisogno di saporite informazioni - in una piccola memoria di viaggio di Carlo Rossella intitolata "Miami" (Mondadori). * Miami Art Basel è al Convention Center. L'ha inventata Samuel Keller, ex direttore di Art Basel. Avendo deciso di tentare da Basilea lo sbarco sul mercato degli Stati Uniti, scelse Miami perché vicino al Sud America che considera nuova terra di artisti e mercato potenziale. L'anno scorso ha lasciato Art Basel per fare il direttore della Foundation Beyeler di Basilea. I direttori adesso sono due, svizzeri entrambi: Annette Schoenholzer, 44 anni, e Marc Spiegler, 40 anni. Ce n'era una terza, un'americana di 43 anni, Cay Rabinowitz, ma se n'è andata. Miami, come l'evento madre di Basilea, è una fiera a inviti. Un comitato sceglie le gallerie, quest'anno erano oltre 200, dieci le italiane: Roero, De Carlo, Fontana, Continua, Zero, Kauffmann, Marconi, Soffiantino, Stein, T293. Accanto ad Art Basel sono cresciute le mostre satelliti per i non ammessi alla fiera ufficiale. Sono una decina, Art Miami, Scope, Miami Photo, Aqua, Art Asia, Pulse, Design Miami - dove, detto per inciso a parte un Ross Lovegrove parecchio appariscente, l'unica cosa evocativa era uno stand misurato e altero, pieno zeppo di Jean Prouvé, l'architetto più amato dai collezionisti di design. Chi viene qui tutti gli anni vi dirà che in tempi di morigeratezza non c'è stato lo spolvero mondano degli altri anni, il continuo rincorrersi ininterrotto di breakfast party, di brunch, cocktail e feste varie. Ma c'erano comunque abbastanza inviti per un essere umano: il welcome party al Delano, il vernissage al Convention Center, l'opening night a Collins Park, un lungo aperitivo degli espositori asiatici al Mandarin da dove si vede un piccolo golfo d'acqua tra i grattacieli, le visite alle collezioni private, i party delle gallerie (notato dagli appassionati un cocktail di Richard Gray e Paul Gray della Richard Gray Gallery la notte dell'inaugurazione della fiera al Raleigh Hotel), o il brunch alla fondazione di Ella Fontanals-Cisneros, proprietaria di una delle più importanti collezioni d'arte sudamericane. * Accanto alla crisi, il protagonista della Fiera, quest'anno è stato il quarantaquattresimo presidente eletto, Barack Obama. In giro per gli stand delle fiere satelliti - tra i tanti Obama che vedrete qui sopra - c'era un Barack di profilo con un trattamento sbrillucicante, un Barack fotografato di fronte con le orecchie un po' a sventola (piccola consolazione a causa dell'umanizzazione della sua bellezza), un molto iconico Barack vestito da Superman (a Scope) e un dittico che diceva da una parte «my president is black, your president is white» e dall'altra viceversa. Il Barack più costoso è stato venduto ad Art Basel, uno Yan Pei Ming, 300.000 dollari. E poi un Beatific Barack (del 2008) di Kurt Kauper, venduto da Jeffrey Deitch per 65.000 dollari. Obama è ritratto in un ovale, paternalistico, con vestito grigio, e cravatta gialla - peraltro poco obamiana - sullo sfondo un prato inglese, una strada sgombra e alcune case tipicamente americane. * Le vendite ad Art Basel e satelliti sono andate meno bene dell'anno scorso. Ma è andata meglio di come temessero i venditori. Dopo il successo imprevisto di Damien Hirst che a settembre aveva fatto un galattico colpo di mercato con un'asta super, bandita senza la mediazione delle gallerie, che aveva fruttato 111 milioni di sterline (127 milioni di euro circa), le aste d'autunno avevano subito il contraccolpo della crisi economica, con un 40 per cento di invenduto. Andrew Fabricant, il direttore della galleria Richard Gray ha detto alla newsletter di Flash Art che comunque, «nonostante tutti abbiano detto che le aste di novembre sono andate malissimo, il venduto è stato di 800 milioni di dollari, che, considerato il clima finanziario, è un dato incredibile». Così anche a Miami: si è venduto, anche se meno degli altri anni. Alcune cose sono andate via subito come la campana di Kris Martin (250.000 dollari), venduta dopo meno di due ore dall'apertura. Rispetto al passato, la gente compra, ma c'è un rapporto diverso con gli stand dei galleristi: i compratori chiedono, ritornano, trattano. Nel complesso il mercato ha rallentato, ma non ancora i prezzi, che cominceranno a scendere più avanti, mano mano che la crisi economica si farà più acuta e il mercato diventerà più debole. Dice Giovanni Giuliani, assiduo frequentatore di Miami, collezionista italiano, presidente dell'associazione degli amici del Macro: «L'atteggiamento dei galleristi indica che presto si rivedrà al ribasso il listino dei prezzi e che anche gli artisti dovranno ridimensionare le loro aspettative». Ma non tutti giudicano la cosa negativamente. A Flashart il collezionista Marvin Ross ha detto che il calo nelle vendite potrebbe essere utile: «La gente è più riflessiva. La frenesia che c'era prima non era salutare», e anche l'ex direttore Keller si è espresso più o meno nello stesso modo: «La crisi è arrivata giusto in tempo, prima che l'arte diventasse solo investimento e divertimento». * Fuori dalla fiera e dalle collaterali c'è la crisi dell'immobiliare e i supermercati. Con l'eccezione di una cinquantina di isolati a ridosso della South Miami Beach, il corso degli immobili si è ridimensionato ovunque. Le banche chiamano i clienti liquidi per proporre a prezzi di saldo immobili comprati negli ultimi anni a tassi rasoterra con finanziamenti del cento per cento da clienti ormai insolventi. Quello che un anno fa valeva un milione di dollari, oggi è possibile portarlo a casa per la metà, anche meno. Fuori dal centro città, sulle direttrici del traffico, c'è una lunga teoria di for sale, for lease, for rent. Si vende, si fitta con opzione d'acquisto, si fitta e basta: Sono case basse residenziali per il ceto medio, negozi, condomini - alcuni appena terminati. In un anno in Florida si sono perduti 655.000 posti di lavoro, i consumi diminuiscono, ma non ci sono sconti pazzeschi nei grandi magazzini. In un momento di crisi si nota di più la stralunatezza delle nostre abitudini di consumisti occidentali, qui rese più acute dallo specifico americano: il portafotografie con base in argentone, chiuso in una bolla di vetro con la neve (autoironica, ovviamente, e al tempo stesso piuttosto elegante nella sua assurdità) in vendita nella catena Restoration; nel cui catalogo c'è anche un Monopoli e un Cluedo incassati in una custodia di legno pregiato, o un golf-set da ufficio con green d'erba sintetica, guanto, due mazze, quattro palline, e buca rialzata da 349 dollari. Ogni negozio per la casa abbonda - a prezzi non concorrenziali - di decorazioni per la tavola. È il consumismo, certamente, l'estasi consapevole del superfluo, ma accompagnato anche da una specie di strisciante sospetto che purifica la nostra ipocrita coscienza: una classe dirigente con il gusto della decorazione per la tavola borghese ha sicuramente la forza per reagire alla crisi del capitalismo. C'è sempre nell'energia degli americani qualcosa di travolgente. * In realtà, c'è qui come in altre parti del mondo, l'odore di Supercapitalismo, come lo definisce Robert Reich, in un saggio sull'America e l'Occidente alla vigilia della crisi in cui, questo professore di diritto amministrativo a Berkeley, già segretario al lavoro con Bill Clinton, collaboratore di vari giornali e riviste - dal Washington Post al Wall Street Journal al New Yorker - racconta come, a suo giudizio, sono cambiate le nostre democrazie: l'efficienza delle economie capitaliste ha spostato i rapporti di forza e oggi abbiamo più peso e ascolto come consumatori e investitori, mentre siamo più deboli come cittadini. L'altra trasformazione del supercapitalismo riguarda la composizione sociale per fasce di reddito. La crescita mondiale ha portato benessere ai consumatori di tutto il mondo. Negli Stati Uniti ha prodotto un risultato curioso, negli ultimi trent'anni la crescita del reddito medio famigliare è stata inferiore all'aumento della produttività del paese. Dove sono finiti i soldi, si chiede Reich? «Nel 2004 l'un per cento più ricco del paese ha percepito il 16 per cento del reddito totale nazionale, il doppio di quello che percepiva nel 1980. La percentuale percepita dallo 0,1 per cento più ricco del paese è più che triplicata dal 1980 raggiungendo il 7 per cento. Le disuguaglianze sono aumentate anche in Europa e in Giappone, ma in misura minore». Dunque la distribuzione della ricchezza prodotta si concentra nelle fasce alte dei redditi. Al netto di una modica quantità di moralismo, Reich solleva un problema che riguarda la diminuzione dell'efficienza capitalistica. Miami è simbolicamente un caso interessante. Qui - a parte le macchine sportive - si vive tra Suv, fuoristrada e monovolume sopra i cinque metri. Oggi sono il simbolo del disastro industriale delle Big Three, il prodotto culturale di un altro tempo. Mentre Toyota, in competizione per il primo posto al mondo nella classifica dei produttori d'auto, conquista il mercato con prodotti rivoluzionari come l'ibrida Prius o si lancia in una quattro posti sotto i tre metri, la IQ - nettare degli dei di un ambientalismo praticabile - Gm (marchi Chevrolet, Pontiac, Cadillac, Saab, Opel), suo principale concorrente in classifica, rischia di soccombere travolta da una programmazione industriale arretrata che appartiene al tempo in cui l'approvigionamento energetico era solo un problema di rapporti di forza tra Occidente e produttori, sottratto alla competizione di mercato imposta dalla Cina e dagli altri emergenti energivori. Toyota è IQ, Gm è Hummer, il marchio delle straordinarie e bellissime Suv-fuoristrada di derivazione militare, simbolo controverso della corsa molto discutibile all'accrescimento delle dimensioni dei mezzi di trasporto per uso privato. Anche qui non è in discussione - moralmente - il tema della libertà individuale di scegliere, ma il problema - collettivo - delle scelte razionali di un moderno sistema industriale: negli ultimi trent'anni il progresso tecnologico ha consentito all'industria occidentale la crescita dell'efficienza energetica dei motori di quasi il 30 per cento. Tra i paesi industrializzati, con la sola eccezione del Giappone, questa efficienza non è stata utilizzata per risparmiare energia o per razionalizzare il traffico, ma per aumentare le dimensioni e il peso delle automobili e le relative dotazioni. Naturalmente le case del ceto medio americano sono belle e allegre anche a causa delle grandi macchine parcheggiate davanti. E sono tanto più belle, ed esotiche, perché sono forse uno dei pochi simboli dell'avanzata culturale, raccontata da Victoria de Grazia, dell'impero americano in Europa. Oggi, il loro esotismo ha anche qualcosa di malinconico. * Ad Art Basel ci sono molte cose importanti. Dice Francesco Bonami, critico e analista di fenomeni culturali, curatore della prossima biennale del Witney Museum di New York: «È stata un'edizione meno bombastica ma con molta qualità, anche perché con quotazioni più ragionevoli, tornano i veri collezionisti, non quelli da asta. C'era da Rudolf Stingel, che non supera ancora le quotazioni oltre le quali il mercato in questa fase si blocca, da Isa Genzken a Lari Pittman». Dice Mirta D'Argenzio, curatrice e responsabile delle pubbliche relazioni italiane di Art Basel: «Il progetto più interessante dell'intera rassegna, intitolato Marco Cavallo, è stato presentato come proposta dalla galleria italiana T293 di Napoli, da un colletivo di artisti, Claire Fontaine, ed è stato riconosciuto dal New York Times come la cosa più significativa di Miami». Il lavoro più simbolico è quello su Lehman Brothers. Tredici tavole di Zheng Guogu (che un compratore domenicale ricordava per esservisi imbattuto a San Gimignano alla Galleria Continua mentre era sulle tracce di un più abbordabile Loris Cecchini). Il lavoro si intitola "Commemorative Plaque 2008: Lehman Brothers Gate". È una installazione montata in due ambienti di circa sei metri per tre. Alcune delle tavole sono mobili. Riproducono immagini tratte dalla tv cinese, gli impiegati di Lehman che escono dagli uffici con gli scatoloni, prima di essere riassunti da Nomura, o i ritratti di Warren Buffett, Hank Paulson e Alan Greenspan. È stato venduto a un prezzo che non è stato reso noto (ma si dice essere stato uno dei più alti della fiera) a un collezionista europeo. Siamo tutti nello stesso grande flusso - e tutti in attesa, tutti a scrutare quello che succede sul Lehman Gate. Tutti immalinconiti e insoddisfatti come Raul Regalado, il quale non vuole lasciare la Lamborghini, per tornare alla Volkswagen che lo aspetta a Caracas. 14/12/2008

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Ma questa America non è migliore dell'Europa. (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale.it, Il" del 14-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Quante volte abbiamo sentito la frase. "In America questo non potrebbe succedere" oppure "In America chi paga sbaglia davvero" o ancora "in America i controlli sono rigorosi", soprattutto riguardo gli scandali economici e finanziari. Credo che il complesso di inferiorità degli europei e di noi italiani non sia più giustificato. Se ripercorriamo gli ultimi dieci anni ci accorgiamo che: - la folle deregolamentazione del mercato dei derivati e l'abolizione di alcuni sani vincoli nella gestione delle banche americane è stata varata alla fine degli anni Novanta dai ministri economici di Clinton - Rubin e Summers - sotto pressione delle lobbies, in particolare di Citigroup - negli anni otto anni successivi l'amministrazione Bush non ha fatto nulla per correggere il tiro, anzi ha allentato ulteriormente i vincoli. - per decenni una società come la Enron era considerata un gioiello dell'economia americana, in realtà era un a scatola vuota. Quando fallì si disse che le autorità avevano capito la lezione e imposto nuove regole più stringenti; in realtà non è cambiato nulla. - la casta dei finanzieri di Wall Street era così forte da imporre alla guida del Tesoro, il numero uno di Golman Sachs, Henri Paulson che è ancora in carica. - Le banche per anni sono riuscite a mascherare, sempre grazie alle alchimie dei derivati, la reale entità delle loro esposizioni, mettendo in pericolo la sopravvivenza di Aeg, la prima compagnia di assicurazione al mondo. Cosa facevano le autorità di controllo? Erando davvero indipendenti o, com'è probabile, erano conniventi? - ora apprendiamo dell"ultima frode, quella del fondo hedge di Bernard Madoff, che si è inghiottito 50 miliardi di dollari, senza che nessuno si accorgesse di nulla. E Madoff era considerato un finanziere rispettabile, non a caso è stato a lungo presidente del Nasdaq. Sono stati fatti dei controlli, delle verifiche contabili? Dov'erano le autorità di vigilanza? - infine: il grande rinnovatore Barack Obama chi ha nominato al ministero del Tesoro e come primo consulente economico? Geithner e Summers, due uomini di Rubin, che tra l'altro oggi è alla guida di Citigroup e durante la campagna elettorale era uno dei consulenti proprio di Obama. La mia impressione è che gli Usa oggi abbiano problemi di credibilità molto più seri di noi europei e che il sistema sia viziato, distorto; che la casta dei finanzieri non abbia perso potere nonostante i guai colossali che ha combinato. E allora smettiamo di citare gli Usa come esempio, almeno fino a quando l'America non sarà tornata ad essere l'America per rigore morale e senso civico. o sbaglio? Scritto in europa, economia, globalizzazione, democrazia, Italia, gli usa e il mondo 1 Commento » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Dec 08 Un dubbio: il supermercato conviene ancora? Non so voi, ma il mio conto al supermercato continua a salire a dispetto del fatto che i beni acquistati sono più o meno gli stessi. Ho provato a fare qualche aqcuisto in un altro supermercato ma ho visto che più o meno la spesa corrisponde. Nel frattempo è capitato di comprare carne dal macellaio o in uno dei pochi negozi di alimentari rimasti e, sorpresa, a casa ci siamo accorti che non c'è più molta differenza con le grandi catene; anzi, talvolta il piccolo dettagliante è più conveniente. Da qui la mia riflessione: la grande distribuzione si è affermata nel corso del tempo perché potendo permettersi grandi acquisti e dunque economia di scala, riusciva a garantire prezzi più bassi rispetto al piccolo dettagliante, ora però ci troviamo in una situazione di quasi oligopolio: ci sono tre-quattro grandi marchi che dominano il mercato. Non penso che ci siano accordi diretti, certo non, ad esempio, tra le Coop e l'Esselunga, però la mia impressione è che esistano tacite convenienze comuni ovvero che su un'ampia gamma di prodotti la fascia di prezzo non oscilli più di tanto, con il risultato che i prezzi mediamente sono più alti di quanto dovrebbero essere in una situazione di vera concorrenza, al punto che la differenza con il piccolo negozio tende a ridursi. Ma non essendoci quasi più negozietti siamo tutti costretti a fare la spesa al supermercato. Condividete la mia esperienza? Insomma, il supermercato conviene ancora? Scritto in economia, Italia Commenti ( 27 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Dec 08 Abbiamo imparato la lezione della crisi? Sto per rientrare in Italia dopo aver vissuto una settimana praticamente fuori dal mondo. Quella africana e' stata un'esperienza molto bella e umanamente ricca. Visti dal Benin i nostri problemi di occidentali sull'orlo della recessione appaiono ovviamente molto relativi ma mi inducono a una riflessione che in realtà é un rammarico: ho l'impressione che abbiamo sprecato la nostra ricchezza o meglio la nostra capacità di creare ricchezza. Il benessere avrebbe potuto permetterci di creare una società migliore, più equilibrata, saggia e invece le società occidentali si sono lasciate sopraffare e manipolare da una casta finanziaria mossa unicamente dall'avidità e da un arricchimento personale sproporzionato e ingiustificato. Quella casta e' composta dai manager che per vent'anni hanno dettato le regole a tutti, travisando i concetti di una sana economia di mercato. Noi occidentali potevamo essere felici e invece scopriamo di essere stati ingannati, travisati, siamo molto più poveri e molti di noi disperati. Si è avverata una legge descritta con dovizia dagli antichi saggi cinesi, a cominciare da Sun Tzu: le società crollano se chi comanda davvero è mosso unicamente dall'egoismo e dalla bramosia. Mi chiedo: la lezione è stata imparata o il trionfante mondo occidentale, a cominciare da quello americano, finirà come le antiche e ricche dinastrie cinesi? Scritto in economia, globalizzazione, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 38 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Dec 08 Chi fa davvero del bene. E un dubbio: quanto serve l'Unicef? Ho sempre nutrito un'istintiva diffidenza per le grandi organizzazioni umanitarie internazionali, con la sola eccezione della Crose rossa internazionale. Quando ricevi a casa voluminose lettere su carta patinata con richieste di aiuti, lettere spedite a pioggia, ti chiedi: ma questi soldi non potevano essere spesi in maniera più intelligente? C'è chi sostiene che il 75% del budget di organizzazioni come l'Unicef finisca in stipendi, ufficii, strutture amminstrative; dunque solo il 25% verrebbe usato per aiutare le popolazioni bisognose. L'Unicef nega e sostiene che le spese fisse sono di gran lunga inferiori. Quale sia la verità non lo so, ma qui nel Benin ho provato una sensazione sgradevole. L'altro giorno sono passato di fronte alla sede Unicef di Cotonou e ho visto schierate diversi Fuoristrada modernissimi, enormi, con una grande antenna sul cofano. Ferme naturalmente. La sede è protetta d un grande cancello e dal filo spinato. Mi sono chiesto: perchè un'associazione che fa del bene deve trincerarsi come se fosse un'ambasciata? Scrivendo mi è venuto in mente lo scandalo scoppiato l'anno scorso in Germania, che ha rivelato compensi stratosferici e ingiustificati proprio all'Unicef.. In questi giorni ho incontrati diversi cooperanti sia cattolici sia laici, molti dei quali italiani, e la differenza rispetto al gigantismo dell'Unicef è evidente: chi fa davvero il bene riduce allo stretto indispensabile le spese fisse, compra jeep usate e in numero limitatissimo. E fa un grande affidamento sui volontari che vengono a trascorrere qui qualche settimana o un mese. Ho conosciuto degli italiani meravigliosi, cattolici e laici, di destra e di sinistra; e in particolare fra Fiorenzo Priuli, il fondatore dell'ospedale di Tanguiéta, l'emblema vivente del Bene e dell'Altruismo; uno dei personaggi più straordinari che ho incontrato nella mia vita. In questi giorni sto maturando una convinzione: se si vuole aiutare i Paesi più poveri è meglio privilegiare le organizzazioni più piccole, di cui potete verificare l'autenticità. Serve di più. E riscalda l'anima. Scritto in globalizzazione, Italia, Varie Commenti ( 28 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Dec 08 Quel problema dell'Africa (e del nostro Meridione.) Mi trovo in Benin a Cotonou, invitato da Justitia et Pax a partecipare a un convegno su immigrazione e comunicazione. Sono rimasto molto colpito dall'intervento di padre Raymond Goudjo secondo il quale uno dei maggiori problemi della società africana è la tendenza a scaricare su altri la responsabilità dei guai attuali: la colpa è del colonialismo, di Reagan, di Sarkozy. Un atteggiamento che finisce per incoraggiare una mentalità assistenzialista e l'aspettativa che i problemi debbano essere risolti da altri, quasi sempre staccando generosi assegni. Da qui l'immobilismo sociale, che spinge la maggior parte dei talenti africani, i giovani laureati o con un buon livello scolastico ad emigrare, nella consapevolezza che solo fuori dal proprio Paese possano tentare di trovare una gratificazione professionale e un migliore tenore di vita. Il fenomeno talvolta è spontaneo, talaltra è indotto dal mito, spesso illusorio, dell'Occidente. Il risultato però è innegabile: l'Africa viene privata delle sue élites migliori e la società nel suo insieme anziché svilupparsi finisce per restare prigioniera delle proprie ragnatele sociali. L'intervento mi ha sorpreso anche per le similitudini con alcuni noti aspetti dell'italica questione meridionale. Molti ragazzi di talento del nostro sud devono trasferirisi al nord o emigrare, per vedere riconosciute le proprie capacità e una volta partiti brillano. E non tornano più. Chi resta animato da una reale volontà di cambiamento quasi sempre deve arrendersi all'inerzia dei propri cittadini e di una mentalità ripiegata su se stessa, impregnata di fatalismo. In genere anche il Sud pretende che siano altri a risolvere i propri guai, segnatamente lo Stato centrale. Secondo padre Raymond l'Africa migliorerà davvero solo quando sarà capace di sviluppare, dal proprio interno, una nuova cultura civile, una nuova identità e quando saprà dotarsi di nuovi leader carismatici. Vale anche per il nostro Meridione? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 25 ) » (2 voti, il voto medio è: 3 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Nov 08 Gli Usa hanno creato un mostro: il Pakistan Della tragica vicenda di Mombai ritengo due elementi: 1) Tra gli errori commessi dagli Usa, quello più evidente e potenzialmente pericoloso riguarda il Pakistan, a cui Washington ha dato persino le bombe atomiche. Il problema è che si tratta di un regime instabile, inaffidabile, sempre più condizionato dal ricatto e dall'invadenza di gruppi legati all'Islam radicale. Quando gli Usa invasero l'Afghanistan, permisero a molti agenti pakistani di scappare in aereo, ma tra loro c'erano anche terroristi, protetti da Islamabad. Al Qaida agisce indisturbata in un'ampia zona al confine tra Afghanistan e Pakistan e fino ad oggi i tentativi di dare la caccia ai terroristi sono alquanto blandi e riluttanti da parte delle forze armate pakistane. Se Bin Laden è vivo è molto probabile che abbia trovato rifiugio proprio qui. I terroristi che hanno colpito in India sono pakistani e, a quanto pare, hanno potuto programmare, proprio dal Pakistan, la strage. Indisturbati, naturalmente. 2) E' ora di chiarire l'equivoco: il Pakistan è amico o no dell'Occidente? E se non lo fosse più, come penso, come ci regoliamo con le bombe atomiche? Che gran pasticcio. complimenti vivissimi agli strateghi di Washington. Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 44 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Nov 08 Carlà, Soru e l'orgoglio altalenante degli italiani Non conosco la situazione politica della Sardegna e da lontano non so giudicare Sour come politico, ma devo dire che il suo gesto è davvero ammirabile. E' stato eletto dai cittadini, ma non è amato dai partiti della sua maggioranza di centrosinistra, che anziché appoggiarlo gli fanno guerra. Ha tenuto duro per un po' e poi ne ha tratto le conseguenze: "Voglio mantenere salda la mia chiarezza, i principi che hanno ispirato la mia esperienza fino ad adesso. Ho cercato di riflettere su cosa sia più utile per la Sardegna e i sardi, non per me. Pur nella consapevolezza del momento difficile, credo che la cosa migliore per i sardi sia chiarire immediatamente lo stato della maggioranza alla quale hanno dato fiducia fino a oggi". Insomma, si è comportato con coerenza e dignità: non ci sono più le condizioni? Me ne vado. Non altrettanto si può dire di molti nostri compatrioti . Su Carlà Brunì in Sarkozy ho già espresso il mio pensiero e l'esternazione con cui ha annunciato al mondo di essere "felice di non essere più italiana" ha rafforzato le mie convinzioni sul suo conto. Sarko l'ha scelta e se la tenga. Ma mi chiedo però perché molti italiani continuino a prostrarsi ai suoi piedi: in Rai addirittura se la contendono. La vogliono a Sanremo, la vuole quel furbacchione di Fabio Fazio che è addirittura disposto a dedicarle uno speciale. A Milano c'è chi la vorrebbe invitare alla Prima della Scala. Pazienza se ha offeso l'Italia, quel che conta è l'audience, è adulare la star, adulare il potente. Pessimo costume nazionale, che la modernità evidente non scalfisce. Ma mi chiedo: perché è così difficile, così raro mostrare un po' di orgoglio, un po' di integrità? Scritto in Italia, francia, giornalismo Commenti ( 52 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Nov 08 Obama, il cambiamento. può attendere Barack Obama sta riempendo il suo governo di ex collaboratori di Bill Clinton; ha scelto come ministro del Tesoro il presidente della Federal Reserve di New York, un uomo dell'establishment. "Barack è stato eletto promettendo il cambiamento, ma nel costruire la squadra del governo ha scelto l'esperienza, l'affidabilità, la tradizione", come spiego in un editoriale pubblicato oggi, in cui tra l'altro paragono il pragmatismo della sinistra americana all'inconsistenza di quella europea (Pd di Veltroni incluso). Non c'è da meravigliarsi: Obama è un politico che sa affascinare le folle, ma che alla prova dei fatti è estremamente realista, al limite del cinismo. Anche in politica estera e nella Difesa chi si aspetta stravolgimenti epocali si illude: e a questo proposito segnalo l'ultimo numero di Risk, la rivista di geostrategia del gruppo Liberal diretta dall'ottimo Andrea Nativi, che dedica l'ultimo numero proprio all'America di Obama. Secondo Nativi le grandi linee del Pentagono verranno confermate, con al più qualche correttivo di forma. Nei prossimi quattro anni sono improbabili trasformazioni sostanziali. E dunque prepariamoci: Obama ora ha una priorità ed è l'economia (come sappiamo tutti), ma non è un rivoluzionario. Il suo obiettivo non è di cambiare il sistema, ma di correggerne gli eccessi. E pazienza se molti suoi attuali ammiratori rimarranno delusi. A proposito: quanto impiegherà la sinistra italiana a capirlo? Scritto in Italia, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 64 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Nov 08 Allargamento? Rumeni in Italia? Tutto bene (per la Ue.) La Commissione europea ha appena pubblicato una relazione da cui risulta che l'allargamento della Ue a est, incluse Bulgaria e Romania, "hanno avuto un impatto positivo sull'economia degli Stati membri e non hanno causato gravi turbative ai loro mercati del lavoro". Insomma: tutto bene in una situazione win-win ovvero vantaggiosa per tutti. Riguardo l'Italia, la Commissione riconosce, bontà sua, che i lavoratori mobili rumeni (li definisce così) si sono riversati soprattutto da noi e in Spagna ma ci rassicura affermando che "hanno portato negli ultimi anni un importante contributo ad una crescita economica sostenuta permettendo di risolvere carenze di manodopera e senza comportare oneri eccessivi per il sistema di welfare". Davvero? Da tempo nutro serie perplessità sull'oggettività delle statistiche europee,a cominciare da quelle sull'inflazione. Questo rapporto rafforza i miei dubbi. L'allargamento ha avuto un impatto considerevole e per nulla equilibrato: in Italia ci troviamo ad affrontare una situazione che comporta enormi costi economici e sociali con il trasferimento di centinaia di migliaia di persone, alcune integrate perfettamente, altre no e mi riferisco ai nomadi e alle bande criminali che scorazzano nel nostro Paese. La sanità pubblica risulta appesantita con costi che gravano sul contribuente, la malavita è aumentata accentuando la sensazione di insicurezza dei cittadini, le forze dell'ordine confessano la loro impotenza. Altro che tutto bene: l'Italia ha subito pesantissime ripercussioni da un'immigrazione di proporzioni ingenti (ricordo che i rumeni nel 2007 anno sono raddoppiati). Ma se andiamo a esaminare la situazione nei Paesi dell'est ci accorgiamo che l'allargamento ha provocato squilibri notevoli anche lì: la casta delle banche e degli operatori finanziati ha fatto impennare i prezzi dell'immobiliare senza un corrispettivo aumento dei salari medi: ovvero si è creata una bolla debitoria che ha rischiato di far fallire l'Ungheria. Molti Paesi dell'est vedono migrare la propria manodopera qualificata: medici, ingegneri, infermieri preferiscono lavorare a Londra, Parigi o Berlino piuttosto che a Praga o Varsavia. Risultato: il capitale umano di questi Paesi si impoverisce e talvolta si creano dei vuoti nella struttura sociale (a Budapest, ad esempio, mancano i medici). Noi siamo sovraffollati, molte città dell'est (inclusa l'ex Ddr) sono in declino demografico e, talvolta, in stagnazione economica. Ci sarebbe da riflettere e molto. La mia convinzione è che l'allargamento, in sè positivo e probabilmente inevitabile, sia stato condotto male e in alcuni casi (Bulgaria e Romania) fosse economicamente prematuro. Ma per la Ue va tutto bene. come al solito. E guai a chi osa stonare. Scritto in economia, europa, Italia, immigrazione Commenti ( 94 ) » (9 voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Nov 08 Solidali. we can Ad appena due settimane dalle elezioni John McCain e Barack Obama hanno deciso di dimenticare qualunque animosità e di unire gli sforzi per rilanciare l'America. Non ne sono sorpreso: da tempo i due si stimano e dopo lo splendido discorso di concessione del repubblicano, la notte della sconfitta questo sviluppo era prevedibile. Onore a Obama che dimostra di essere animato da uno spirito autenticamente bipartisan. Facile dire: ma in Italia no. Veltroni e Berlusconi ci hanno provato e il dialogo è durato poche settimane (ne abbiamo già parlato su questo blog). Sì sarebbe bello se anche nel nostro Paese fosse possibile un dialogo altrettanto costruttivo, ma temo che la classe politica italiana non sia pronta a un passo tanto importante, non fino a quando le scorie del passato continueranno a inquinare i partiti e le loro logiche. Ma McCain e Obama, oltre a dare una lezione di straordinario civismo, dimostrano con i fatti che da questa crisi si uscirà solo riscoprendo un valore fino a ieri in disuso: quello della solidarietà che impone a tutti di perseguire un interesse superiore al proprio tornaconto personale. Non si tratta di un richiamo retorico e non è limitato agli Usa: al summit del G20 è emersa la consapevolezza che solo coordinando gli sforzi e varando nuove norme condivise i principali Paesi potranno risollevarsi. Negli Usa le banche si rendono conto che hanno interesse a salvare i mutuatari insolventi, perché fino a quando non si arresta il crollo dei prezzi delle case l'economia non può riprendersi. In alcune aziende torna a prevalere una politica retributiva più corretta: l'Ubs, colosso bancario salvato dalla Confederazione, ha introdotto un sistema bonus-malus per i suoi dirigenti. Quando le cose andranno male pagheranno anche loro. E come non restare ammirati di fronte ai dirigenti di aziende soprattutto medio-piccole, che in queste drammatiche giornate fanno di tutto per salvare i posti di lavoro, assecondati dai loro dipendenti che con straordinaria dedizione sono disposti a tanti sacrifici pur di non far fallire l'azienda? Sono segnali importanti. Chissà che da questa crisi non nasca una società meno avida, meno egocentrica e dunque più equa e più autenticamente meritocratica. Utopia? Scritto in economia, Italia, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 15 ) » (3 voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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Un dubbio: il supermercato conviene ancora? (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale.it, Il" del 14-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Quante volte abbiamo sentito la frase. "In America questo non potrebbe succedere" oppure "In America chi paga sbaglia davvero" o ancora "in America i controlli sono rigorosi", soprattutto riguardo gli scandali economici e finanziari. Credo che il complesso di inferiorità degli europei e di noi italiani non sia più giustificato. Se ripercorriamo gli ultimi dieci anni ci accorgiamo che: - la folle deregolamentazione del mercato dei derivati e l'abolizione di alcuni sani vincoli nella gestione delle banche americane è stata varata alla fine degli anni Novanta dai ministri economici di Clinton - Rubin e Summers - sotto pressione delle lobbies, in particolare di Citigroup - negli anni otto anni successivi l'amministrazione Bush non ha fatto nulla per correggere il tiro, anzi ha allentato ulteriormente i vincoli. - per decenni una società come la Enron era considerata un gioiello dell'economia americana, in realtà era un a scatola vuota. Quando fallì si disse che le autorità avevano capito la lezione e imposto nuove regole più stringenti; in realtà non è cambiato nulla. - la casta dei finanzieri di Wall Street era così forte da imporre alla guida del Tesoro, il numero uno di Golman Sachs, Henri Paulson che è ancora in carica. - Le banche per anni sono riuscite a mascherare, sempre grazie alle alchimie dei derivati, la reale entità delle loro esposizioni, mettendo in pericolo la sopravvivenza di Aeg, la prima compagnia di assicurazione al mondo. Cosa facevano le autorità di controllo? Erando davvero indipendenti o, com'è probabile, erano conniventi? - ora apprendiamo dell"ultima frode, quella del fondo hedge di Bernard Madoff, che si è inghiottito 50 miliardi di dollari, senza che nessuno si accorgesse di nulla. E Madoff era considerato un finanziere rispettabile, non a caso è stato a lungo presidente del Nasdaq. Sono stati fatti dei controlli, delle verifiche contabili? Dov'erano le autorità di vigilanza? - infine: il grande rinnovatore Barack Obama chi ha nominato al ministero del Tesoro e come primo consulente economico? Geithner e Summers, due uomini di Rubin, che tra l'altro oggi è alla guida di Citigroup e durante la campagna elettorale era uno dei consulenti proprio di Obama. La mia impressione è che gli Usa oggi abbiano problemi di credibilità molto più seri di noi europei e che il sistema sia viziato, distorto; che la casta dei finanzieri non abbia perso potere nonostante i guai colossali che ha combinato. E allora smettiamo di citare gli Usa come esempio, almeno fino a quando l'America non sarà tornata ad essere l'America per rigore morale e senso civico. o sbaglio? Scritto in europa, economia, globalizzazione, democrazia, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 3 ) » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Dec 08 Un dubbio: il supermercato conviene ancora? Non so voi, ma il mio conto al supermercato continua a salire a dispetto del fatto che i beni acquistati sono più o meno gli stessi. Ho provato a fare qualche aqcuisto in un altro supermercato ma ho visto che più o meno la spesa corrisponde. Nel frattempo è capitato di comprare carne dal macellaio o in uno dei pochi negozi di alimentari rimasti e, sorpresa, a casa ci siamo accorti che non c'è più molta differenza con le grandi catene; anzi, talvolta il piccolo dettagliante è più conveniente. Da qui la mia riflessione: la grande distribuzione si è affermata nel corso del tempo perché potendo permettersi grandi acquisti e dunque economia di scala, riusciva a garantire prezzi più bassi rispetto al piccolo dettagliante, ora però ci troviamo in una situazione di quasi oligopolio: ci sono tre-quattro grandi marchi che dominano il mercato. Non penso che ci siano accordi diretti, certo non, ad esempio, tra le Coop e l'Esselunga, però la mia impressione è che esistano tacite convenienze comuni ovvero che su un'ampia gamma di prodotti la fascia di prezzo non oscilli più di tanto, con il risultato che i prezzi mediamente sono più alti di quanto dovrebbero essere in una situazione di vera concorrenza, al punto che la differenza con il piccolo negozio tende a ridursi. Ma non essendoci quasi più negozietti siamo tutti costretti a fare la spesa al supermercato. Condividete la mia esperienza? Insomma, il supermercato conviene ancora? Scritto in economia, Italia Commenti ( 27 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Dec 08 Abbiamo imparato la lezione della crisi? Sto per rientrare in Italia dopo aver vissuto una settimana praticamente fuori dal mondo. Quella africana e' stata un'esperienza molto bella e umanamente ricca. Visti dal Benin i nostri problemi di occidentali sull'orlo della recessione appaiono ovviamente molto relativi ma mi inducono a una riflessione che in realtà é un rammarico: ho l'impressione che abbiamo sprecato la nostra ricchezza o meglio la nostra capacità di creare ricchezza. Il benessere avrebbe potuto permetterci di creare una società migliore, più equilibrata, saggia e invece le società occidentali si sono lasciate sopraffare e manipolare da una casta finanziaria mossa unicamente dall'avidità e da un arricchimento personale sproporzionato e ingiustificato. Quella casta e' composta dai manager che per vent'anni hanno dettato le regole a tutti, travisando i concetti di una sana economia di mercato. Noi occidentali potevamo essere felici e invece scopriamo di essere stati ingannati, travisati, siamo molto più poveri e molti di noi disperati. Si è avverata una legge descritta con dovizia dagli antichi saggi cinesi, a cominciare da Sun Tzu: le società crollano se chi comanda davvero è mosso unicamente dall'egoismo e dalla bramosia. Mi chiedo: la lezione è stata imparata o il trionfante mondo occidentale, a cominciare da quello americano, finirà come le antiche e ricche dinastrie cinesi? Scritto in economia, globalizzazione, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 38 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Dec 08 Chi fa davvero del bene. E un dubbio: quanto serve l'Unicef? Ho sempre nutrito un'istintiva diffidenza per le grandi organizzazioni umanitarie internazionali, con la sola eccezione della Crose rossa internazionale. Quando ricevi a casa voluminose lettere su carta patinata con richieste di aiuti, lettere spedite a pioggia, ti chiedi: ma questi soldi non potevano essere spesi in maniera più intelligente? C'è chi sostiene che il 75% del budget di organizzazioni come l'Unicef finisca in stipendi, ufficii, strutture amminstrative; dunque solo il 25% verrebbe usato per aiutare le popolazioni bisognose. L'Unicef nega e sostiene che le spese fisse sono di gran lunga inferiori. Quale sia la verità non lo so, ma qui nel Benin ho provato una sensazione sgradevole. L'altro giorno sono passato di fronte alla sede Unicef di Cotonou e ho visto schierate diversi Fuoristrada modernissimi, enormi, con una grande antenna sul cofano. Ferme naturalmente. La sede è protetta d un grande cancello e dal filo spinato. Mi sono chiesto: perchè un'associazione che fa del bene deve trincerarsi come se fosse un'ambasciata? Scrivendo mi è venuto in mente lo scandalo scoppiato l'anno scorso in Germania, che ha rivelato compensi stratosferici e ingiustificati proprio all'Unicef.. In questi giorni ho incontrati diversi cooperanti sia cattolici sia laici, molti dei quali italiani, e la differenza rispetto al gigantismo dell'Unicef è evidente: chi fa davvero il bene riduce allo stretto indispensabile le spese fisse, compra jeep usate e in numero limitatissimo. E fa un grande affidamento sui volontari che vengono a trascorrere qui qualche settimana o un mese. Ho conosciuto degli italiani meravigliosi, cattolici e laici, di destra e di sinistra; e in particolare fra Fiorenzo Priuli, il fondatore dell'ospedale di Tanguiéta, l'emblema vivente del Bene e dell'Altruismo; uno dei personaggi più straordinari che ho incontrato nella mia vita. In questi giorni sto maturando una convinzione: se si vuole aiutare i Paesi più poveri è meglio privilegiare le organizzazioni più piccole, di cui potete verificare l'autenticità. Serve di più. E riscalda l'anima. Scritto in globalizzazione, Italia, Varie Commenti ( 28 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Dec 08 Quel problema dell'Africa (e del nostro Meridione.) Mi trovo in Benin a Cotonou, invitato da Justitia et Pax a partecipare a un convegno su immigrazione e comunicazione. Sono rimasto molto colpito dall'intervento di padre Raymond Goudjo secondo il quale uno dei maggiori problemi della società africana è la tendenza a scaricare su altri la responsabilità dei guai attuali: la colpa è del colonialismo, di Reagan, di Sarkozy. Un atteggiamento che finisce per incoraggiare una mentalità assistenzialista e l'aspettativa che i problemi debbano essere risolti da altri, quasi sempre staccando generosi assegni. Da qui l'immobilismo sociale, che spinge la maggior parte dei talenti africani, i giovani laureati o con un buon livello scolastico ad emigrare, nella consapevolezza che solo fuori dal proprio Paese possano tentare di trovare una gratificazione professionale e un migliore tenore di vita. Il fenomeno talvolta è spontaneo, talaltra è indotto dal mito, spesso illusorio, dell'Occidente. Il risultato però è innegabile: l'Africa viene privata delle sue élites migliori e la società nel suo insieme anziché svilupparsi finisce per restare prigioniera delle proprie ragnatele sociali. L'intervento mi ha sorpreso anche per le similitudini con alcuni noti aspetti dell'italica questione meridionale. Molti ragazzi di talento del nostro sud devono trasferirisi al nord o emigrare, per vedere riconosciute le proprie capacità e una volta partiti brillano. E non tornano più. Chi resta animato da una reale volontà di cambiamento quasi sempre deve arrendersi all'inerzia dei propri cittadini e di una mentalità ripiegata su se stessa, impregnata di fatalismo. In genere anche il Sud pretende che siano altri a risolvere i propri guai, segnatamente lo Stato centrale. Secondo padre Raymond l'Africa migliorerà davvero solo quando sarà capace di sviluppare, dal proprio interno, una nuova cultura civile, una nuova identità e quando saprà dotarsi di nuovi leader carismatici. Vale anche per il nostro Meridione? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 25 ) » (2 voti, il voto medio è: 3 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Nov 08 Gli Usa hanno creato un mostro: il Pakistan Della tragica vicenda di Mombai ritengo due elementi: 1) Tra gli errori commessi dagli Usa, quello più evidente e potenzialmente pericoloso riguarda il Pakistan, a cui Washington ha dato persino le bombe atomiche. Il problema è che si tratta di un regime instabile, inaffidabile, sempre più condizionato dal ricatto e dall'invadenza di gruppi legati all'Islam radicale. Quando gli Usa invasero l'Afghanistan, permisero a molti agenti pakistani di scappare in aereo, ma tra loro c'erano anche terroristi, protetti da Islamabad. Al Qaida agisce indisturbata in un'ampia zona al confine tra Afghanistan e Pakistan e fino ad oggi i tentativi di dare la caccia ai terroristi sono alquanto blandi e riluttanti da parte delle forze armate pakistane. Se Bin Laden è vivo è molto probabile che abbia trovato rifiugio proprio qui. I terroristi che hanno colpito in India sono pakistani e, a quanto pare, hanno potuto programmare, proprio dal Pakistan, la strage. Indisturbati, naturalmente. 2) E' ora di chiarire l'equivoco: il Pakistan è amico o no dell'Occidente? E se non lo fosse più, come penso, come ci regoliamo con le bombe atomiche? Che gran pasticcio. complimenti vivissimi agli strateghi di Washington. Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 44 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Nov 08 Carlà, Soru e l'orgoglio altalenante degli italiani Non conosco la situazione politica della Sardegna e da lontano non so giudicare Sour come politico, ma devo dire che il suo gesto è davvero ammirabile. E' stato eletto dai cittadini, ma non è amato dai partiti della sua maggioranza di centrosinistra, che anziché appoggiarlo gli fanno guerra. Ha tenuto duro per un po' e poi ne ha tratto le conseguenze: "Voglio mantenere salda la mia chiarezza, i principi che hanno ispirato la mia esperienza fino ad adesso. Ho cercato di riflettere su cosa sia più utile per la Sardegna e i sardi, non per me. Pur nella consapevolezza del momento difficile, credo che la cosa migliore per i sardi sia chiarire immediatamente lo stato della maggioranza alla quale hanno dato fiducia fino a oggi". Insomma, si è comportato con coerenza e dignità: non ci sono più le condizioni? Me ne vado. Non altrettanto si può dire di molti nostri compatrioti . Su Carlà Brunì in Sarkozy ho già espresso il mio pensiero e l'esternazione con cui ha annunciato al mondo di essere "felice di non essere più italiana" ha rafforzato le mie convinzioni sul suo conto. Sarko l'ha scelta e se la tenga. Ma mi chiedo però perché molti italiani continuino a prostrarsi ai suoi piedi: in Rai addirittura se la contendono. La vogliono a Sanremo, la vuole quel furbacchione di Fabio Fazio che è addirittura disposto a dedicarle uno speciale. A Milano c'è chi la vorrebbe invitare alla Prima della Scala. Pazienza se ha offeso l'Italia, quel che conta è l'audience, è adulare la star, adulare il potente. Pessimo costume nazionale, che la modernità evidente non scalfisce. Ma mi chiedo: perché è così difficile, così raro mostrare un po' di orgoglio, un po' di integrità? Scritto in Italia, francia, giornalismo Commenti ( 52 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Nov 08 Obama, il cambiamento. può attendere Barack Obama sta riempendo il suo governo di ex collaboratori di Bill Clinton; ha scelto come ministro del Tesoro il presidente della Federal Reserve di New York, un uomo dell'establishment. "Barack è stato eletto promettendo il cambiamento, ma nel costruire la squadra del governo ha scelto l'esperienza, l'affidabilità, la tradizione", come spiego in un editoriale pubblicato oggi, in cui tra l'altro paragono il pragmatismo della sinistra americana all'inconsistenza di quella europea (Pd di Veltroni incluso). Non c'è da meravigliarsi: Obama è un politico che sa affascinare le folle, ma che alla prova dei fatti è estremamente realista, al limite del cinismo. Anche in politica estera e nella Difesa chi si aspetta stravolgimenti epocali si illude: e a questo proposito segnalo l'ultimo numero di Risk, la rivista di geostrategia del gruppo Liberal diretta dall'ottimo Andrea Nativi, che dedica l'ultimo numero proprio all'America di Obama. Secondo Nativi le grandi linee del Pentagono verranno confermate, con al più qualche correttivo di forma. Nei prossimi quattro anni sono improbabili trasformazioni sostanziali. E dunque prepariamoci: Obama ora ha una priorità ed è l'economia (come sappiamo tutti), ma non è un rivoluzionario. Il suo obiettivo non è di cambiare il sistema, ma di correggerne gli eccessi. E pazienza se molti suoi attuali ammiratori rimarranno delusi. A proposito: quanto impiegherà la sinistra italiana a capirlo? Scritto in Italia, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 64 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Nov 08 Allargamento? Rumeni in Italia? Tutto bene (per la Ue.) La Commissione europea ha appena pubblicato una relazione da cui risulta che l'allargamento della Ue a est, incluse Bulgaria e Romania, "hanno avuto un impatto positivo sull'economia degli Stati membri e non hanno causato gravi turbative ai loro mercati del lavoro". Insomma: tutto bene in una situazione win-win ovvero vantaggiosa per tutti. Riguardo l'Italia, la Commissione riconosce, bontà sua, che i lavoratori mobili rumeni (li definisce così) si sono riversati soprattutto da noi e in Spagna ma ci rassicura affermando che "hanno portato negli ultimi anni un importante contributo ad una crescita economica sostenuta permettendo di risolvere carenze di manodopera e senza comportare oneri eccessivi per il sistema di welfare". Davvero? Da tempo nutro serie perplessità sull'oggettività delle statistiche europee,a cominciare da quelle sull'inflazione. Questo rapporto rafforza i miei dubbi. L'allargamento ha avuto un impatto considerevole e per nulla equilibrato: in Italia ci troviamo ad affrontare una situazione che comporta enormi costi economici e sociali con il trasferimento di centinaia di migliaia di persone, alcune integrate perfettamente, altre no e mi riferisco ai nomadi e alle bande criminali che scorazzano nel nostro Paese. La sanità pubblica risulta appesantita con costi che gravano sul contribuente, la malavita è aumentata accentuando la sensazione di insicurezza dei cittadini, le forze dell'ordine confessano la loro impotenza. Altro che tutto bene: l'Italia ha subito pesantissime ripercussioni da un'immigrazione di proporzioni ingenti (ricordo che i rumeni nel 2007 anno sono raddoppiati). Ma se andiamo a esaminare la situazione nei Paesi dell'est ci accorgiamo che l'allargamento ha provocato squilibri notevoli anche lì: la casta delle banche e degli operatori finanziati ha fatto impennare i prezzi dell'immobiliare senza un corrispettivo aumento dei salari medi: ovvero si è creata una bolla debitoria che ha rischiato di far fallire l'Ungheria. Molti Paesi dell'est vedono migrare la propria manodopera qualificata: medici, ingegneri, infermieri preferiscono lavorare a Londra, Parigi o Berlino piuttosto che a Praga o Varsavia. Risultato: il capitale umano di questi Paesi si impoverisce e talvolta si creano dei vuoti nella struttura sociale (a Budapest, ad esempio, mancano i medici). Noi siamo sovraffollati, molte città dell'est (inclusa l'ex Ddr) sono in declino demografico e, talvolta, in stagnazione economica. Ci sarebbe da riflettere e molto. La mia convinzione è che l'allargamento, in sè positivo e probabilmente inevitabile, sia stato condotto male e in alcuni casi (Bulgaria e Romania) fosse economicamente prematuro. Ma per la Ue va tutto bene. come al solito. E guai a chi osa stonare. Scritto in economia, europa, Italia, immigrazione Commenti ( 94 ) » (9 voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Nov 08 Solidali. we can Ad appena due settimane dalle elezioni John McCain e Barack Obama hanno deciso di dimenticare qualunque animosità e di unire gli sforzi per rilanciare l'America. Non ne sono sorpreso: da tempo i due si stimano e dopo lo splendido discorso di concessione del repubblicano, la notte della sconfitta questo sviluppo era prevedibile. Onore a Obama che dimostra di essere animato da uno spirito autenticamente bipartisan. Facile dire: ma in Italia no. Veltroni e Berlusconi ci hanno provato e il dialogo è durato poche settimane (ne abbiamo già parlato su questo blog). Sì sarebbe bello se anche nel nostro Paese fosse possibile un dialogo altrettanto costruttivo, ma temo che la classe politica italiana non sia pronta a un passo tanto importante, non fino a quando le scorie del passato continueranno a inquinare i partiti e le loro logiche. Ma McCain e Obama, oltre a dare una lezione di straordinario civismo, dimostrano con i fatti che da questa crisi si uscirà solo riscoprendo un valore fino a ieri in disuso: quello della solidarietà che impone a tutti di perseguire un interesse superiore al proprio tornaconto personale. Non si tratta di un richiamo retorico e non è limitato agli Usa: al summit del G20 è emersa la consapevolezza che solo coordinando gli sforzi e varando nuove norme condivise i principali Paesi potranno risollevarsi. Negli Usa le banche si rendono conto che hanno interesse a salvare i mutuatari insolventi, perché fino a quando non si arresta il crollo dei prezzi delle case l'economia non può riprendersi. In alcune aziende torna a prevalere una politica retributiva più corretta: l'Ubs, colosso bancario salvato dalla Confederazione, ha introdotto un sistema bonus-malus per i suoi dirigenti. Quando le cose andranno male pagheranno anche loro. E come non restare ammirati di fronte ai dirigenti di aziende soprattutto medio-piccole, che in queste drammatiche giornate fanno di tutto per salvare i posti di lavoro, assecondati dai loro dipendenti che con straordinaria dedizione sono disposti a tanti sacrifici pur di non far fallire l'azienda? Sono segnali importanti. Chissà che da questa crisi non nasca una società meno avida, meno egocentrica e dunque più equa e più autenticamente meritocratica. Utopia? Scritto in economia, Italia, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 15 ) » (3 voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (14) democrazia (40) economia (12) europa (6) francia (19) germania (3) giornalismo (41) gli usa e il mondo (41) globalizzazione (21) immigrazione (31) islam (14) Italia (128) medio oriente (8) notizie nascoste (30) presidenziali usa (21) russia (12) sindacati (1) svizzera (3) turchia (12) Varie (16) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. 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Ciao Salutonen nicola: domanda perchè i piccoli commercianti non si mettono daccordo e si riuniscono ognuno con il proprio... Ultime news Blog amici Ethica, blog filosofico di qualità ICT Watch, il blog di Piero Macrì sulle nuove tecnologie il blog di Alessandro Gilioli il blog di Andrea Tornielli Il blog di Faré su Internet & comunicazione il blog di Marista Urru il blog megliotardichemai Il circolo Rosselli, socialismo liberale Il pranista, blog su PR e comunicazione Metropolis, il blog Alberto Taliani Orientalia 4 all Placida signora, il blog di Mitì Vigliero spindoctor, il blog di Marco Cacciotto Wolly, il blog di Paolo Valenti Da non perdere La misteriosa e improvvisa ricchezza di Erdogan La Turchia e l'islamizzazione strisciante Quelle donne turche imprigionate dal velo Vince Erdogan e la Turchia diventa più islamica siti che mi piacciono Cricri créations poétiques, gioielli con l'anima Il sito di R. 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IMMOBILIARE: 2009 IN CALO MA NIENTE CROLLI (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 16-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

IMMOBILIARE: 2009 IN CALO MA NIENTE CROLLI di Gino Pagliuca Una diminuzione dei prezzi nell'ordine del 15% come quella registrata in Gran Bretagna e Usa non è pensabile da noi. Mercato a due velocità: il Centro e le case di qualità terranno meglio, colpita la fascia medio-bassa. -->Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente. (WSI) ? Per la prima volta dopo un decennio le previsioni sull' andamento del mercato immobiliare per l'anno che verrà sono improntate al pessimismo, senza, però, catastrofi prossime venture. E del resto non può che essere così, vista la tempesta che continua a gravitare sui mercati finanziari. Come ormai facciamo da alcuni anni per il nostro Oroscopo del mattone ci siamo rivolti a tre grandi network di agenzie di intermediazione e a due istituti di ricerca. In media, secondo gli esperti, i prezzi immobiliari scenderanno del 3% in termini nominali. Ma con giudizi difformi quanto all'entità dei cali. La sfera di cristallo meno grigia è quella scrutata da Scenari immobiliari, che prevede transazioni in lieve ripresa dopo due anni di cali e prezzi praticamente fermi (+1,8%). Le previsioni più fosche sono quelle di Nomisma, che prospetta un'ulteriore discesa delle transazioni (-8/10%) con conseguenze inevitabili sui prezzi: meno 5%. Divaricazione Unanime però la considerazione che ormai il mercato sarà sempre più divaricato: da una parte le case di qualità, appannaggio di un target di acquirenti che possono acquistare o per contanti o ricorrendo al mutuo solo per una frazione del valore dell'immobile. In questo mercato i venditori possono ancora sperare di ottenere, mettendo in conto attese più lunghe che in passato e sempre che non vendano pressati dal bisogno, prezzi in linea con aspettative realistiche (ma non con i loro sogni). «Le famiglie con una buona liquidità oggi si stanno comportando come da qualche mese stanno facendo i grandi investitori internazionali con gli immobili non residenziali: aspettano l'occasione per comprare beni destinati nel tempo a rivalutarsi e se li trovano li pagano il giusto senza aspettare i saldi», commenta Mario Breglia, presidente di Scenari immobiliari. Dall'altra parte c'è il mercato delle case da meno di 200-250mila euro, valori che fino allo scorso anno a Milano o a Roma servivano per un bilocale senza pretese in periferia, e che oggi appaiono sempre più difficili da vendere: qui pesa l'incognita dell'andamento del mercato del lavoro. Se la recessione dovesse nei prossimi mesi trasformarsi in una forte diminuzione nel numero degli occupati le conseguenze sulla fascia bassa dell'immobiliare sarebbe inevitabile. Né molto sollievo porterebbe il calo del tasso dei mutui. «L'impatto di ulteriori discese del costo del denaro ? dice Fabiana Megliola, responsabile dell'ufficio studi di Tecnocasa ? sarebbe limitato perché il problema oggi è quello di essere ritenuti idonei a ricevere credito: la nostra rete di intermediazione finanziaria ci segnala che le banche sono diventate più prudenti». Le previsioni di Tecnocasa sono di difficoltà concentrate soprattutto nella prima metà del 2009. Un' analisi su cui concorda Alessandro Ghisolfi, responsabile dell'Ufficio studi di Ubh (Professione Casa e Grimaldi): «Nei primi mesi del 2009 il mercato vedrà transazioni e prezzi in discesa rispetto al primo trimestre 2008, l'evoluzione nel secondo trimestre potrebbe già rivelarsi migliore. A settembre la discesa nelle grandi città è stata del 6,8% con punte superiori al 10% nelle periferie. Potrebbero registrarsi i cali di prezzo per le nuove costruzioni, dal 5 al 10%, e ancora di qualche punto per le abitazioni di fascia media che oggi soffrono quasi quanto quelle di fascia bassa». I valori scenderanno più delle transazioni secondo Guido Lodigiani, a capo dell'Ufficio studi di Gabetti: «Sulle compravendite il mercato appare prossimo a stabilizzarsi, dopo le contrazioni sensibili registrate in questi ultimi anni, soprattutto nelle grandi città. Più accentuata potrebbe essere la diminuzione delle quotazioni, che fino ad ora hanno ceduto poco. Il ridimensionamento dei prezzi dovrebbe essere più contenuto comunque rispetto a quello di altre nazioni europee. In molti piccoli centri si verificherà un eccesso di nuovo». Lungo corso Alla differenza della situazione italiana rispetto a quelle dei mercati internazionali fa riferimento anche Luca Dondi, analista di Nomisma: «Una diminuzione di prezzo nell'ordine del 15% come quella registrata in Gran Bretagna e Usa non è pensabile da noi perché il numero di insolvenze è ridotto e non c'è il rischio di un immissione massiccia di immobili sul mercato. Ci comporteremo come i maggiori Paesi europei dell'area euro, dove i prezzi stanno calando tra il 5 e il 10%, con le punte maggiori nelle periferie delle grandi città». Resta il fatto che la bontà dell'investimento immobiliare non si può misurare nell'arco di un anno. Nel grafico a pagina 21, grazie ai dati forniti dall'ufficio studi Gabetti, i prezzi delle case reali (al netto dell'inflazione) vengono misurati nell'arco di oltre mezzo secolo. Dal 1958 a oggi il valore è quadruplicato mentre negli ultimi dieci anni la crescita è stata del 60%; se si considera che il potere d'acquisto reale nel frattempo è cresciuto a una sola cifra si comprende perché le famiglie abbiano sempre più difficoltà a comprare. Secondo lo studio i prezzi continueranno a scendere fino a tutto il 2010. Copyright © Corriere della Sera. All rights reserved scrivi la tua opinione "live" sul Forum di WSI

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In sei anni 1,5 milioni di nuove case costruite in tutta Italia (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale di Brescia" del 16-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Edizione: 16/12/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:EDILIZIA In sei anni 1,5 milioni di nuove case costruite in tutta Italia Il settore residenziale è quello che più risente della crisi di mercato con una riduzione del 14 per cento nel primo semestre 2008 I prezzi delle case sono calati del 10% rispetto al 2007 Nel 2007 le compravendite degli immobili hanno iniziato a ridursi e la contrazione si è accentuata nel 2008, con un primo semestre che ha visto un decremento del 12,3 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, e un terzo trimestre 2008 che conferma tale andamento con un calo del 13 per cento. Questa la fotografia scattata dall'Agenzia del territorio tramite l'Osservatorio del mercato immobiliare (OMI), presentata dal direttore Gabriella Alemanno nel corso di un incontro dal titolo «Il ruolo del settore immobiliare nell'economia: panorama attuale e prospettive future», tenutosi all'Ara Pacis di Roma. Un lungo ciclo dal 1997 Il lungo ciclo immobiliare, iniziato nel 1997, ha portato ad un incremento notevole del volume di compravendite, ma questo ciclo espansivo si è concluso nel 2006. Le nuove costruzioni tra il 2000 e il 2006 possono essere stimate in Italia pari a poco meno di un milione e mezzo (1.460.000). Solo nel 2007 le nuove costruzioni residenziali sono diminuite del 2,5 per cento a livello nazionale. «Il settore residenziale - ha spiegato la Alemanno - è quello che più risente della crisi di mercato, con una riduzione del 14 per cento nel primo semestre 2008, confermata nel terzo trimestre dell'anno in corso. I prezzi delle abitazioni sono cresciuti, nell'analogo periodo, del 4,3 per cento su base annua e del solo 1,4 rispetto al semestre precedente. Quest'ultimo dato è importante se si pensa che, sempre rispetto al semestre precedente, l'indice Istat dei prezzi al consumo è salito del 2 per cento. Per la prima volta, nell'ultimo decennio, il tasso di crescita dei prezzi delle case è inferiore al tasso di inflazione». Il valore del mercato Gabriella Alemanno ha illustrato poi come «la flessione nelle compravendite e il raffreddamento della crescita dei prezzi hanno portato il valore di mercato delle transazioni, nel settore residenziale, a una riduzione nel primo semestre 2008 del 10 per cento rispetto al 2007». Dagli studi presentati emerge che il peso del settore costruzioni sul PIL è stato discendente negli anni Novanta. Dal 2000 al 2007 il settore ha accresciuto il suo peso dal 5 per cento del 2000 al 6,3 del 2007. Dal punto di vista fiscale il settore genera un gettito significativo. «Nel 2007 il complesso dei tributi gravanti sui cespiti immobiliari ha determinato un gettito pari a 36,6 miliardi di euro. Il 20 per cento proviene dall'IRPEF, oltre il 45 deriva dalle imposte indirette, il 31 dall'ICI». L'accesso al credito Toccato anche il tema dei tassi di interesse e delle compravendite assistite da mutuo, la cui l'incidenza nel 2007 è stata pari a circa il 49 per cento sul totale. «Il totale delle compravendite per abitazioni effettuate con l'ausilio di un mutuo ipotecario nel 2007 è diminuito del 9,5 per cento rispetto al 2006 - ha spiegato il direttore dell'Agenzia del Territorio -, mentre il calo delle compravendite di abitazioni nello stesso periodo si attestava sul 4,6 per cento. Anche il capitale erogato per i prestiti alle famiglie è sceso conseguentemente del 9,1 per cento. I tassi dei mutui sono cresciuti tra il 2004 ed il 2007 passando da 3,85 a 5,32. La durata dei finanziamenti ha subìto un rilevante allungamento passando da 19 anni medi del 2004 ai 23 del 2007». A fronte di questa analisi la Alemanno ha concluso che «in concomitanza con la crisi economico-finanziaria, che vede gli Stati Uniti quale epicentro, anche il mercato immobiliare italiano registra una contrazione. Per ora si assiste a una riduzione delle compravendite, anche i prezzi iniziano a decelerare e probabilmente subiranno una flessione in termini reali. I problemi del mercato immobiliare si incrociano con le difficoltà note sul versante dell'accesso al credito».

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Le famiglie rischiano l'insolvenza sui mutui (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Miaeconomia" del 16-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Gli ultimi articoli da: Esperto conti correnti Conoscenza protestoApertura c/c dopo 5° anno protestoApertura c/c a Rio de JaneiroApertura c/c con protesto assegno postaleIl c/c comune è di chi lavoraEmissione assegni e iscrizione SicProdotti per protestatiIncasso assegnoSmarrimento assegnoRecupero penale assegno protestato Gli ultimi articoli da: Esperto mutui casa Nuovo mutuo per casa pignorataMutuo e separazione consensualeSgravi e affitto immobile intestato a minoreComproprietà immobile, mutuo noRichiesta mutuo se marito è iscritto a CrifRescissione mutuoCaratteristiche della surrogaAgevolazioni prima casaDetrazione mutuo in separazione consensualeEstinzione parziale anticipata BANCA E MUTUI » Mutui Le famiglie rischiano l?insolvenza sui mutui (16/12/2008) In questo momento critico della crisi finanziaria, il futuro per le famiglie che hanno un mutuo rischia di diventare ancor più a tinte fosche. Nell?Eurozona ?potrebbero infatti emergere rischi a livello di capacità ad onorare i propri debiti?. Parola della Banca centrale europea che nel Financial Stability Review commenta l?andamento del mercato della casa. L?Europa rischia così una recessione ancor più lunga e profonda di quella attuale, perché le famiglie non riescono più a pagare a fine mese le rate dei prestiti a causa dei tassi di mercato che restano ancora elevati. Anche se lo stesso presidente del board di Francoforte, Jean-Claude Trichet, ha fatto sapere che, prima di decidere sulla possibilità di tagliare ulteriormente il costo del denaro a gennaio, dovrà vedere come i precedenti tagli stiano influenzando l?economia reale. Il mercato bancario, intanto, non deve fare i conti solo con l?insolvenza delle famiglie, ma anche con il perdurare delle tensione creditizie che peggiorano la situazione. Secondo la Bce, infatti, ?più a lungo i costi di finanziamento restano alti e più le banche reagiranno riducendo l?indebitamento o trasferendo i costi su chi prende prestiti?. ?C?è - si legge quindi nel rapporto sulla stabilità finanziaria di dicembre - il rischio di un più profondo e più prolungato rallentamento dell?attività economica che potrebbe esacerbare il ciclo del credito?. Tuttavia, nel valutare l?andamento dell?indebitamento delle famiglie dell?Eurozona per l?acquisto della casa, la Bce spiega anche che ?il rallentamento nella concessione di mutui alle famiglie era già emerso prima dello scoppio della crisi finanziaria,? iniziando un anno e mezzo fa con i mutui americani subprime. Così, questa bolla immobiliare associata a quella ?dei prezzi hanno contribuito a moderare i rischi? e oggi - dopo tre mesi dallo scoppio della crisi finanziaria - si riscontrano perdite meno negative. Nella relazione, l?Istituto di Francoforte esorta quindi gli istituti di credito a mantenere elevati i livelli di liquidità per essere pronti a subire improvvise perdite sul fronte dei prestiti alle famiglie e alle imprese. La Bce teme infatti di non poter tenere sotto controllo il rischio del credit crunch. Un allarme lanciato proprio in Italia dal Centro Studi di Confindustria che denuncia una stretta del credito sul settore dei mutui e dei prestiti alle famiglie, accentuata soprattutto negli ultimi 2 mesi. Secondo i dati forniti da Confindustria emerge che i prestiti e le concessione dei mutui sono in calo rispetto a 12 mesi fa: ?l?ammontare erogato alle famiglie italiane a ottobre ha segnato -1,8%, pari a una riduzione dello stock di 4,8 miliardi di euro?. Tiene invece il credito al consumo, anche se nel complesso i prestiti alle famiglie sono diminuiti di 1,9 miliardi rispetto ad ottobre 2007. ?In parte - spiega il Centro studi di viale dell?Astronomia - ciò deriva da una minore domanda, ma in parte viene anche da una maggiore selettività attuata dalle banche che allungano i tempi dell?erogazione e penalizzano soprattutto alcune tipologie di famiglie considerate spesso erroneamente meno solvibili?. 8 voti - » Vota questa notizia »

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