HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
www.mauronovelli.it
|
DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE” |
|
TARTICOLI DEL 5-16 dicembre
2008 #TOP
·
Articoli
Mercato immobiliare (34)
Cedole & mattoni
( da "MF
Immobiliare" del 05-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Entità e natura della revisione del progetto saranno resi noti a inizio 2009. mutui meno cari per rilanciare il mercato immobiliare usa Tesoro americano al lavoro per rilanciare il mercato immobiliare e frenare la caduta dei prezzi delle case: il dipartimento starebbe studiando un piano che consenta, utilizzando il peso di giganti come Fannie Mae e Freddie Mac,
Quel
problema dell'Africa (e del nostro Meridione )
( da "Giornale.it,
Il" del 05-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Ma se andiamo a esaminare la situazione nei Paesi dell'est ci accorgiamo che l'allargamento ha provocato squilibri notevoli anche lì: la casta delle banche e degli operatori finanziati ha fatto impennare i prezzi dell'immobiliare senza un corrispettivo aumento dei salari medi: ovvero si è creata una bolla debitoria che ha rischiato di far fallire l'Ungheria.
una
notte lunga tre anni - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 06-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: banche affinché rendano più disponibile il credito e azioni ancora più radicali per abbassare i tassi d´interesse delle obbligazioni di Stato a lungo termine e per ridurre lo spread tra i tassi delle obbligazioni societarie e quelle del debito di Stato. L´attuale crisi globale è stata innescata dallo scoppio della bolla immobiliare statunitense, bolla che tuttavia non l´ha originata.
Dopo
dieci anni le case a Latina costano meno. Un calo dei prezzi stimato intorno al
7.5% secondo l&... ( da "Messaggero, Il (Latina)"
del 06-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: acquistare un immobile da un minimo di 1.200 ad un massimo di 2.600 euro al metro. Più cari, anche se di poche centinaia di euro, i prezzi nella zona delle Cucchiarelli, in via Nervi, via Romagnoli e alle Covelli. Nella graduatoria delle zone più care il primato va, come sempre, alle case del centro storico, dove la scarsa offerta d'immobili fa schizzare il prezzo mai al di sotto dei 1.
Da
Greenspan a Paulson, tutto il bestiario della crisi subprime
( da "Milano
Finanza" del 06-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Alan Greenspan, presidente della Fed, discorso del 2004 «Sebbene a livello nazionale una bolla nei prezzi delle case appaia improbabile, si vedono delle bollicine a livello locale». Alan Greenspan, sotto giuramento, di fronte al Congresso, il 9 giugno 2005 «Greenspan rilassato sul prezzo delle case».
Una
notte lunga 3 anni ( da "Borsa(La Repubblica.it)"
del 06-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: banche affinché rendano più disponibile il credito e azioni ancora più radicali per abbassare i tassi d'interesse delle obbligazioni di Stato a lungo termine e per ridurre lo spread tra i tassi delle obbligazioni societarie e quelle del debito di Stato. L'attuale crisi globale è stata innescata dallo scoppio della bolla immobiliare statunitense, bolla che tuttavia non l'ha originata.
Via
del Corso, affitti fino a 80.000 euro e intanto sbarca il colosso svedese
<H&M> ( da "Corriere della Sera"
del 08-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: nel frattempo l'immobile ha ospitato una palestra e una sezione di Forza Italia. Ottantamila euro - si dice - la quota mensile versata dai nuovi locatari. Secca la smentita del proprietario, Sergio Di Cesare, presidente della società Europetroli: «I prezzi li decide il mercato è il suo sfogo - le inchieste fatele sugli evasori,
I
peccati delle banche E una crisi che si nutre delle nostre paure
( da "Giornale.it,
Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: per ulteriori informazioni bastava chiedere al direttore della mia agenzia. Mi è crollato il mondo e non sapevo neanche il perché. È scoppiata la bolla immobiliare in America e ha fatto precipitare le Borse di tutto il mondo. Ok, ma io cosa c'entro? Non ho comperato casa, sono in affitto, non ho mutui né debiti da pagare a nessuno, non ho mai giocato in Borsa né al totocalcio,
Se
tramonta l'impero di Cindia ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)"
del 08-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Guarda caso il 2003 è anche l?anno in cui la bolla immobiliare americana cominciò a gonfiarsi a dismisura". La Federal Reserve dopo il crollo del Nasdaq nel marzo 2000 e soprattutto l?attacco alle Torri Gemelle e la minirecessione del 2001 reagì con una politica di tagli dei tassi e denaro a buon mercato.
"L'uscita
dal tunnel per noi dipenderà dai prezzi delle case" IL PERSONAGGIO/ HENRY
PAULSON/ IL MINISTRO DEL TESORO AMERICANO, NEL SUO ULTIMO DISCORSO UFFICIALE,
SPIEGA E ARGOMENTA ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)"
del 08-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: In settembre i prezzi delle case in dieci città tra le più importanti sono diminuiti del 19% rispetto all?anno scorso: la correzione del mercato immobiliare non si è esaurita. E poiché l?economia rallenta, questa rischia a sua volta di prolungare la correzione del mercato immobiliare.
Intesa
Sanpaolo tra le top pick bancarie di Jp Morgan per il 2009
( da "Finanza.com"
del 08-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: lato lo espone al rischio dovuto alla debolezza dell'economia italiana, dall'altro lo mette al riparo dai rischi relativi alla bolla immobiliare, che in Italia è decisamente meno ampia rispetto ad altri Paesi. Possibili catalyst nel corso del 2009 saranno sicuramente le cessioni di alcuni assets e il supporto agli utili che potrà essere offerto dalla politica di taglio dei costi.
UNA
NOTTE LUNGA 3 ANNI, DICE IL SUPER-GUFO
( da "Wall
Street Italia" del 08-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: banche affinché rendano più disponibile il credito e azioni ancora più radicali per abbassare i tassi d´interesse delle obbligazioni di Stato a lungo termine e per ridurre lo spread tra i tassi delle obbligazioni societarie e quelle del debito di Stato. L´attuale crisi globale è stata innescata dallo scoppio della bolla immobiliare statunitense, bolla che tuttavia non l´ha originata.
Chi
fa davvero del bene. E un dubbio: quanto serve l'Unicef?
( da "Giornale.it,
Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Ma se andiamo a esaminare la situazione nei Paesi dell'est ci accorgiamo che l'allargamento ha provocato squilibri notevoli anche lì: la casta delle banche e degli operatori finanziati ha fatto impennare i prezzi dell'immobiliare senza un corrispettivo aumento dei salari medi: ovvero si è creata una bolla debitoria che ha rischiato di far fallire l'Ungheria.
Piastrelle,
con l'Unione fuori dalla crisi ( da "Gazzetta di Modena,La"
del 09-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Già prima che scoppiassero la bolla immobiliare e la crisi dei subprime negli Stati Uniti - dice Pistoni - mentre la produzione mondiale di ceramica continuava a crescere, le analisi annunciavano che l'Italia si sarebbe attestata sui 400-450 milioni di metri quadrati prodotti annualmente, rispetto ai 550-600 milioni del passato.
Case,
calano i prezzi In tilt domanda e offerta
( da "Eco
di Bergamo, L'" del 09-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: facendo sì che i prezzi andassero alle stelle, tanto da veder raddoppiare in cinque anni il prezzo di molti immobili». Per quanto riguarda le case in costruzione, Francesco Finazzi , coordinatore della sezione agenti immobiliari di Confedilizia Bergamo, ha sottolineato che «i cantieri che hanno ottenuto recenti permessi di costruzione (con qualità tecnologiche di classe A e B)
Usa/2
Grandi occasioni per chi ama il mattone
( da "Giornale.it,
Il" del 10-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: 10 pagina 11 Usa/2 Grandi occasioni per chi ama il mattone di Redazione I prezzi delle abitazioni negli Stati Uniti caleranno ancora e potrebbero scendere sotto il livello al quale si trovavano prima che la bolla immobiliare americana iniziasse a gonfiarsi. Lo ha detto Martin Feldstein, docente di Economia della Harvard University.
L'edilizia
colpita dalla crisi finanziaria Lavoro nero e infortuni le vere piaghe
( da "Giorno,
Il (Lecco)" del 10-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: NEGLI ANNI NOVANTA il settore immobiliare era stato il volano della ripresa nell?ultima crisi economica del Paese. Anzi, negli ultimi nove-dieci anni il settore aveva fatto segnare incrementi esponenziali con i prezzi delle case schizzati alle stelle. Ora, complice anche la bolla finanziaria «targata Usa», anche l?
I
prezzi delle case caleranno ancora
( da "Denaro,
Il" del 10-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Mercati stati uniti I prezzi delle case caleranno ancora I prezzi delle abitazioni negli Usa caleranno ancora e potrebbero scendere sotto il livello al quale si trovavano prima che la bolla immobiliare Usa iniziasse a gonfiarsi. Lo ha detto Martin Feldstein, docente di economia della Harvard University, a Bloomberg Radio.
parte
dall'auto e arriva alle scarpe una valanga travolge l'industria - roberto mania
( da "Repubblica,
La" del 11-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Soffre la chimica che già nella prima parte dell´anno aveva pagato l´impennata dei prezzi dell´energia e che risente pure dello scoppio della bolla immobiliare in paesi europei come la Spagna. Ma la contrazione della domanda avrà conseguenze anche sulle performance dei prodotti detergenti e sulla cosmetica.
Spagna,
le nuove case ai livelli del 1960
( da "Milano
Finanza (MF)" del 11-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Secondo la Banca di Spagna, lo scoppio della bolla immobiliare ha lasciato invendute fra 650 mila e 1 milione di case. Intanto i prezzi continuano a scendere: come segnala l'Indice dei mercati immobiliari spagnoli, sono calati del 7,8% nell'ultimo anno, raggiungendo i livelli del maggio 2006.
Abbiamo
imparato la lezione della crisi? ( da "Giornale.it, Il"
del 11-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Ma se andiamo a esaminare la situazione nei Paesi dell'est ci accorgiamo che l'allargamento ha provocato squilibri notevoli anche lì: la casta delle banche e degli operatori finanziati ha fatto impennare i prezzi dell'immobiliare senza un corrispettivo aumento dei salari medi: ovvero si è creata una bolla debitoria che ha rischiato di far fallire l'Ungheria.
NON
LO CREDEVAMO possibile. Ci sembravano problemi lontani da noi. Eppure,
grazie... ( da "Nazione, La (Firenze)"
del 12-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: TUTTO ha avuto inizio con lo scoppio della bolla del mercato immobiliare americano nel 2004, dopo un lungo periodo in cui i prezzi delle case erano cresciuti costantemente. A un numero crescente di famiglie veniva data l?opportunità di accedere a un mutuo, in maniera quasi indiscriminata.
Recessione
sì, ma non c'è una <bolla> ( da "Sicilia, La"
del 12-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: a quella di tutti gli altri settori dell'economia, registrano in questi mesi un numero crescente di licenziati. E a pagare i prezzi più alti sono, soprattutto, le piccole imprese. «Gli indubbi vantaggi per le banche, derivanti dal sistema pubblico di garanzie avviato sia a livello nazionale che europeo - dice Buzzetti - avranno dei costi che saranno sostenuti dalla collettività.
Spagna/
Governo approva misure a sostegno mercato
( da "Virgilio
Notizie" del 12-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: esplosione della 'bolla immobiliare' che ha letteralmente messo in ginocchio il settore edilizio, quello che più di tutti aveva contribuito all'esuberante crescita degli ultimi 10 anni. Le case invendute potranno esserlo a certe condizioni come case popolari e saranno ampliate le categorie che possono beneficiare di questo tipo di alloggi a prezzi più vantaggiosi di quelli di mercato:
A
Palermo crolla il mattone ( da "MF Sicilia"
del 13-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: fanno sapere da Tecnocasa che ieri (venerdì 12)ha diffuso i numeri di un focus sul mercato immobiliare di Palermo. La diminuzione dei prezzi, comunque, è a fattor comune in tutti i quartieri della città. Persino nei pressi della Fiera, dove le quotazioni si sono tenute storicamente basse. In questo caso la colonnina di mercurio segna -4,4%.
Dribbling
al tasso zero ( da "Milano Finanza"
del 13-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: quando è scoppiata la bolla immobiliare e le banche giapponesi si trovavano in difficoltà, i tassi di interesse vennero tagliati fino allo zero perché la deflazione aveva iniziato a intaccare l'economia. Ne seguì un forte rally delle obbligazioni governative. I rendimenti piombarono dall'8% dell'inizio degli anni '90 allo 0,
Sul
Baltico prezzi in cadura libera: Estonia -21 per cento
( da "Sole
24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: stanno disinnescando un'eventuale bolla immobiliare pericolosa per la stabilità del sistema bancario, dall'altro un gruppo di Paesi dell'Europa centro- orientale che aspetterebbe un pacchetto di salvataggi dal Fmi per mettersi al riparo da questa crisi globale. M. Marc. TRA PRESENTE E FUTURO In Stati come Polonia (+28%) e Bulgaria (+26,
i
mutui si mangiano mezza busta paga - antonio fraschilla
( da "Repubblica,
La" del 13-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Centro studi di Venezia sul peso del mutuo nel reddito delle famiglie mettono Palermo tra le città più in difficoltà. Dopo otto anni di crescita costante il mercato immobiliare di Palermo si è fermato, segnando un passo indietro del 2,2 per cento. Sembrano lontani gli anni scorsi quando il prezzo delle case registrava aumenti costanti, dal 2000 (più 6,5 per cento) al record del 2004 (
Alla
Fiera dove un Barack vale 300.000 dollari
( da "Riformista,
Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: è la crisi dell'immobiliare e i supermercati. Con l'eccezione di una cinquantina di isolati a ridosso della South Miami Beach, il corso degli immobili si è ridimensionato ovunque. Le banche chiamano i clienti liquidi per proporre a prezzi di saldo immobili comprati negli ultimi anni a tassi rasoterra con finanziamenti del cento per cento da clienti ormai insolventi.
Ma
questa America non è migliore dell'Europa.
( da "Giornale.it,
Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Ma se andiamo a esaminare la situazione nei Paesi dell'est ci accorgiamo che l'allargamento ha provocato squilibri notevoli anche lì: la casta delle banche e degli operatori finanziati ha fatto impennare i prezzi dell'immobiliare senza un corrispettivo aumento dei salari medi: ovvero si è creata una bolla debitoria che ha rischiato di far fallire l'Ungheria.
Un
dubbio: il supermercato conviene ancora?
( da "Giornale.it,
Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Ma se andiamo a esaminare la situazione nei Paesi dell'est ci accorgiamo che l'allargamento ha provocato squilibri notevoli anche lì: la casta delle banche e degli operatori finanziati ha fatto impennare i prezzi dell'immobiliare senza un corrispettivo aumento dei salari medi: ovvero si è creata una bolla debitoria che ha rischiato di far fallire l'Ungheria.
IMMOBILIARE:
2009 IN CALO MA NIENTE CROLLI ( da "Wall Street Italia"
del 16-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: è il rischio di un immissione massiccia di immobili sul mercato. Ci comporteremo come i maggiori Paesi europei dell'area euro, dove i prezzi stanno calando tra il 5 e il 10%, con le punte maggiori nelle periferie delle grandi città». Resta il fatto che la bontà dell'investimento immobiliare non si può misurare nell'arco di un anno.
In
sei anni 1,5 milioni di nuove case costruite in tutta Italia (
da "Giornale
di Brescia" del 16-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: anche il mercato immobiliare italiano registra una contrazione. Per ora si assiste a una riduzione delle compravendite, anche i prezzi iniziano a decelerare e probabilmente subiranno una flessione in termini reali. I problemi del mercato immobiliare si incrociano con le difficoltà note sul versante dell'accesso al credito».
Le
famiglie rischiano l'insolvenza sui mutui
( da "Miaeconomia"
del 16-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: il rallentamento nella concessione di mutui alle famiglie era già emerso prima dello scoppio della crisi finanziaria,? iniziando un anno e mezzo fa con i mutui americani subprime. Così, questa bolla immobiliare associata a quella ?dei prezzi hanno contribuito a moderare i rischi? e oggi - dopo tre mesi dallo scoppio della crisi finanziaria - si riscontrano perdite meno negative.
( da "MF
Immobiliare" del 05-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
IeO Numero 242
pag. 26 del 5/12/2008 | Indietro Cedole & mattoni Immobiliare
uni land cede per 4,1 milioni il 51% di basiglio nuova Uni Land ha sottoscritto
il preliminare per la cessione di tutta la partecipazione posseduta (51%) nella
società immobiliare Basiglio Nuova, ai soci privati
che possiedono il restante 49%. Il closing della vendita è previsto entro la
fine del 2008 per 4 milioni di euro a fronte di un valore di bilancio al 30
settembre scorso di 4,1 milioni. La società promessa in vendita possiede un
cantiere in costruzione presso Basiglio-Milano3, vicino a Milano, di circa
( da "Giornale.it,
Il" del 05-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Ho sempre nutrito un'istintiva
diffidenza per le grandi organizzazioni umanitarie internazionali, con la sola
eccezione della Crose rossa internazionale. Quando ricevi a casa voluminose
lettere su carta patinata con richieste di aiuti, lettere spedite a pioggia, ti
chiedi: ma questi soldi non potevano essere spesi in maniera più intelligente?
C'è chi sostiene che il 75% del budget di organizzazioni come l'Unicef finisca
in stipendi, ufficii, strutture amminstrative; dunque solo il 25% verrebbe
usato per aiutare le popolazioni bisognose. L'Unicef nega e sostiene che le
spese fisse sono di gran lunga inferiori. Quale sia la verità non lo so, ma qui
nel Benin ho provato una sensazione sgradevole. L'altro giorno sono passato di
fronte alla sede Unicef di Cotonou e ho visto schierate diversi Fuoristrada
modernissimi, enormi, con una grande antenna sul cofano. Ferme naturalmente. La
sede è protetta d un grande cancello e dal filo spinato. Mi sono chiesto:
perchè un'associazione che fa del bene deve trincerarsi come se fosse
un'ambasciata? Scrivendo mi è venuto in mente lo scandalo scoppiato l'anno
scorso in Germania, che ha rivelato compensi stratosferici e ingiustificati
proprio all'Unicef.. In questi giorni ho incontrati diversi cooperanti sia
cattolici sia laici, molti dei quali italiani, e la differenza rispetto al
gigantismo dell'Unicef è evidente: chi fa davvero il bene riduce allo stretto
indispensabile le spese fisse, compra jeep usate e in numero limitatissimo. E
fa un grande affidamento sui volontari che vengono a trascorrere qui qualche
settimana o un mese. Ho conosciuto degli italiani meravigliosi, cattolici e
laici, di destra e di sinistra; e in particolare fra Fiorenzo Priuli, il fondatore
dell'ospedale di Tanguiéta, l'emblema vivente del Bene e dell'Altruismo; uno
dei personaggi più straordinari che ho incontrato nella mia vita. In questi
giorni sto maturando una convinzione: se si vuole aiutare i Paesi più poveri è
meglio privilegiare le organizzazioni più piccole, di cui potete verificare
l'autenticità. Serve di più. E riscalda l'anima. Scritto in globalizzazione,
Italia, Varie Commenti ( 3 ) » (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti
Invia questo articolo a un amico 02Dec 08 Quel problema dell'Africa (e del
nostro Meridione.) Mi trovo in Benin a Cotonou, invitato da Justitia et Pax a
partecipare a un convegno su immigrazione e comunicazione. Sono rimasto molto
colpito dall'intervento di padre Raymond Goudjo secondo il quale uno dei
maggiori problemi della società africana è la tendenza a scaricare su altri la
responsabilità dei guai attuali: la colpa è del colonialismo, di Reagan, di
Sarkozy. Un atteggiamento che finisce per incoraggiare una mentalità
assistenzialista e l'aspettativa che i problemi debbano essere risolti da
altri, quasi sempre staccando generosi assegni. Da qui l'immobilismo sociale,
che spinge la maggior parte dei talenti africani, i giovani laureati o con un
buon livello scolastico ad emigrare, nella consapevolezza che solo fuori dal
proprio Paese possano tentare di trovare una gratificazione professionale e un
migliore tenore di vita. Il fenomeno talvolta è spontaneo, talaltra è indotto
dal mito, spesso illusorio, dell'Occidente. Il risultato però è innegabile:
l'Africa viene privata delle sue élites migliori e la società nel suo insieme
anziché svilupparsi finisce per restare prigioniera delle proprie ragnatele
sociali. L'intervento mi ha sorpreso anche per le similitudini con alcuni noti
aspetti dell'italica questione meridionale. Molti ragazzi di talento del nostro
sud devono trasferirisi al nord o emigrare, per vedere riconosciute le proprie
capacità e una volta partiti brillano. E non tornano più. Chi resta animato da
una reale volontà di cambiamento quasi sempre deve arrendersi all'inerzia dei
propri cittadini e di una mentalità ripiegata su se stessa, impregnata di
fatalismo. In genere anche il Sud pretende che siano altri a risolvere i propri
guai, segnatamente lo Stato centrale. Secondo padre Raymond l'Africa migliorerà
davvero solo quando sarà capace di sviluppare, dal proprio interno, una nuova
cultura civile, una nuova identità e quando saprà dotarsi di nuovi leader
carismatici. Vale anche per il nostro Meridione? Scritto in Italia,
immigrazione Commenti ( 23 ) » (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti
Invia questo articolo a un amico 29Nov 08 Gli Usa hanno creato un mostro: il
Pakistan Della tragica vicenda di Mombai ritengo due elementi: 1) Tra gli
errori commessi dagli Usa, quello più evidente e potenzialmente pericoloso
riguarda il Pakistan, a cui Washington ha dato persino le bombe atomiche. Il
problema è che si tratta di un regime instabile, inaffidabile, sempre più
condizionato dal ricatto e dall'invadenza di gruppi legati all'Islam radicale.
Quando gli Usa invasero l'Afghanistan, permisero a molti agenti pakistani di
scappare in aereo, ma tra loro c'erano anche terroristi, protetti da Islamabad.
Al Qaida agisce indisturbata in un'ampia zona al confine tra Afghanistan e
Pakistan e fino ad oggi i tentativi di dare la caccia ai terroristi sono
alquanto blandi e riluttanti da parte delle forze armate pakistane. Se Bin
Laden è vivo è molto probabile che abbia trovato rifiugio proprio qui. I
terroristi che hanno colpito in India sono pakistani e, a quanto pare, hanno
potuto programmare, proprio dal Pakistan, la strage. Indisturbati, naturalmente.
2) E' ora di chiarire l'equivoco: il Pakistan è amico o no dell'Occidente? E se
non lo fosse più, come penso, come ci regoliamo con le bombe atomiche? Che gran
pasticcio. complimenti vivissimi agli strateghi di Washington. Scritto in gli
usa e il mondo, islam Commenti ( 44 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un
massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Nov 08 Carlà, Soru e l'orgoglio
altalenante degli italiani Non conosco la situazione politica della Sardegna e
da lontano non so giudicare Sour come politico, ma devo dire che il suo gesto è
davvero ammirabile. E' stato eletto dai cittadini, ma non è amato dai partiti
della sua maggioranza di centrosinistra, che anziché appoggiarlo gli fanno
guerra. Ha tenuto duro per un po' e poi ne ha tratto le conseguenze:
"Voglio mantenere salda la mia chiarezza, i principi che hanno ispirato la
mia esperienza fino ad adesso. Ho cercato di riflettere su cosa sia più utile
per la Sardegna e i sardi, non per me. Pur nella consapevolezza del momento
difficile, credo che la cosa migliore per i sardi sia chiarire immediatamente
lo stato della maggioranza alla quale hanno dato fiducia fino a oggi".
Insomma, si è comportato con coerenza e dignità: non ci sono più le condizioni?
Me ne vado. Non altrettanto si può dire di molti nostri compatrioti . Su Carlà
Brunì in Sarkozy ho già espresso il mio pensiero e l'esternazione con cui ha
annunciato al mondo di essere "felice di non essere più italiana" ha
rafforzato le mie convinzioni sul suo conto. Sarko l'ha scelta e se la tenga.
Ma mi chiedo però perché molti italiani continuino a prostrarsi ai suoi piedi:
in Rai addirittura se la contendono. La vogliono a Sanremo, la vuole quel
furbacchione di Fabio Fazio che è addirittura disposto a dedicarle uno
speciale. A Milano c'è chi la vorrebbe invitare alla Prima della Scala.
Pazienza se ha offeso l'Italia, quel che conta è l'audience, è adulare la star,
adulare il potente. Pessimo costume nazionale, che la modernità evidente non
scalfisce. Ma mi chiedo: perché è così difficile, così raro mostrare un po' di
orgoglio, un po' di integrità? Scritto in Italia, francia, giornalismo Commenti
( 52 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 23Nov 08 Obama, il cambiamento. può attendere Barack Obama sta
riempendo il suo governo di ex collaboratori di Bill Clinton; ha scelto come
ministro del Tesoro il presidente della Federal Reserve di New York, un uomo
dell'establishment. "Barack è stato eletto promettendo il cambiamento, ma
nel costruire la squadra del governo ha scelto l'esperienza, l'affidabilità, la
tradizione", come spiego in un editoriale pubblicato oggi, in cui tra
l'altro paragono il pragmatismo della sinistra americana all'inconsistenza di
quella europea (Pd di Veltroni incluso). Non c'è da meravigliarsi: Obama è un
politico che sa affascinare le folle, ma che alla prova dei fatti è estremamente
realista, al limite del cinismo. Anche in politica estera e nella Difesa chi si
aspetta stravolgimenti epocali si illude: e a questo proposito segnalo l'ultimo
numero di Risk, la rivista di geostrategia del gruppo Liberal diretta
dall'ottimo Andrea Nativi, che dedica l'ultimo numero proprio all'America di
Obama. Secondo Nativi le grandi linee del Pentagono verranno confermate, con al
più qualche correttivo di forma. Nei prossimi quattro anni sono improbabili
trasformazioni sostanziali. E dunque prepariamoci: Obama ora ha una priorità ed
è l'economia (come sappiamo tutti), ma non è un rivoluzionario. Il suo
obiettivo non è di cambiare il sistema, ma di correggerne gli eccessi. E
pazienza se molti suoi attuali ammiratori rimarranno delusi. A proposito: quanto
impiegherà la sinistra italiana a capirlo? Scritto in Italia, presidenziali
usa, gli usa e il mondo Commenti ( 64 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un
massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Nov 08 Allargamento? Rumeni in
Italia? Tutto bene (per la Ue.) La Commissione europea ha appena pubblicato una
relazione da cui risulta che l'allargamento della Ue a est, incluse Bulgaria e
Romania, "hanno avuto un impatto positivo sull'economia degli Stati membri
e non hanno causato gravi turbative ai loro mercati del lavoro". Insomma:
tutto bene in una situazione win-win ovvero vantaggiosa per tutti. Riguardo
l'Italia, la Commissione riconosce, bontà sua, che i lavoratori mobili rumeni
(li definisce così) si sono riversati soprattutto da noi e in Spagna ma ci
rassicura affermando che "hanno portato negli ultimi anni un importante
contributo ad una crescita economica sostenuta permettendo di risolvere carenze
di manodopera e senza comportare oneri eccessivi per il sistema di
welfare". Davvero? Da tempo nutro serie perplessità sull'oggettività delle
statistiche europee,a cominciare da quelle sull'inflazione. Questo rapporto
rafforza i miei dubbi. L'allargamento ha avuto un impatto considerevole e per
nulla equilibrato: in Italia ci troviamo ad affrontare una situazione che
comporta enormi costi economici e sociali con il trasferimento di centinaia di
migliaia di persone, alcune integrate perfettamente, altre no e mi riferisco ai
nomadi e alle bande criminali che scorazzano nel nostro Paese. La sanità
pubblica risulta appesantita con costi che gravano sul contribuente, la
malavita è aumentata accentuando la sensazione di insicurezza dei cittadini, le
forze dell'ordine confessano la loro impotenza. Altro che tutto bene: l'Italia
ha subito pesantissime ripercussioni da un'immigrazione di proporzioni ingenti
(ricordo che i rumeni nel 2007 anno sono raddoppiati). Ma
se andiamo a esaminare la situazione nei Paesi dell'est ci accorgiamo che
l'allargamento ha provocato squilibri notevoli anche lì: la casta delle banche
e degli operatori finanziati ha fatto impennare i prezzi dell'immobiliare senza un corrispettivo aumento dei salari medi: ovvero si è
creata una bolla debitoria che ha rischiato di far fallire l'Ungheria.
Molti Paesi dell'est vedono migrare la propria manodopera qualificata: medici,
ingegneri, infermieri preferiscono lavorare a Londra, Parigi o Berlino
piuttosto che a Praga o Varsavia. Risultato: il capitale umano di questi Paesi
si impoverisce e talvolta si creano dei vuoti nella struttura sociale (a
Budapest, ad esempio, mancano i medici). Noi siamo sovraffollati, molte città
dell'est (inclusa l'ex Ddr) sono in declino demografico e, talvolta, in
stagnazione economica. Ci sarebbe da riflettere e molto. La mia convinzione è
che l'allargamento, in sè positivo e probabilmente inevitabile, sia stato
condotto male e in alcuni casi (Bulgaria e Romania) fosse economicamente
prematuro. Ma per la Ue va tutto bene. come al solito. E guai a chi osa
stonare. Scritto in economia, europa, Italia, immigrazione Commenti ( 94 ) » (9
voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
18Nov 08 Solidali. we can Ad appena due settimane dalle elezioni John McCain e
Barack Obama hanno deciso di dimenticare qualunque animosità e di unire gli
sforzi per rilanciare l'America. Non ne sono sorpreso: da tempo i due si
stimano e dopo lo splendido discorso di concessione del repubblicano, la notte
della sconfitta questo sviluppo era prevedibile. Onore a Obama che dimostra di
essere animato da uno spirito autenticamente bipartisan. Facile dire: ma in
Italia no. Veltroni e Berlusconi ci hanno provato e il dialogo è durato poche
settimane (ne abbiamo già parlato su questo blog). Sì sarebbe bello se anche
nel nostro Paese fosse possibile un dialogo altrettanto costruttivo, ma temo
che la classe politica italiana non sia pronta a un passo tanto importante, non
fino a quando le scorie del passato continueranno a inquinare i partiti e le
loro logiche. Ma McCain e Obama, oltre a dare una lezione di straordinario
civismo, dimostrano con i fatti che da questa crisi si uscirà solo riscoprendo
un valore fino a ieri in disuso: quello della solidarietà che impone a tutti di
perseguire un interesse superiore al proprio tornaconto personale. Non si
tratta di un richiamo retorico e non è limitato agli Usa: al summit del G20 è
emersa la consapevolezza che solo coordinando gli sforzi e varando nuove norme
condivise i principali Paesi potranno risollevarsi. Negli Usa le banche si
rendono conto che hanno interesse a salvare i mutuatari insolventi, perché fino
a quando non si arresta il crollo dei prezzi delle case
l'economia non può riprendersi. In alcune aziende torna a prevalere una
politica retributiva più corretta: l'Ubs, colosso bancario salvato dalla
Confederazione, ha introdotto un sistema bonus-malus per i suoi dirigenti.
Quando le cose andranno male pagheranno anche loro. E come non restare ammirati
di fronte ai dirigenti di aziende soprattutto medio-piccole, che in queste
drammatiche giornate fanno di tutto per salvare i posti di lavoro, assecondati
dai loro dipendenti che con straordinaria dedizione sono disposti a tanti
sacrifici pur di non far fallire l'azienda? Sono segnali importanti. Chissà che
da questa crisi non nasca una società meno avida, meno egocentrica e dunque più
equa e più autenticamente meritocratica. Utopia? Scritto in economia, Italia,
presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 15 ) » (3 voti, il voto medio
è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Nov 08 La Cgil
applica ancora le vecchie strategie sovietiche? Oggi Cgil di nuovo in piazza
con gli studenti, in dicembre sciopero generale da sola e tanti no a tutto e a
tutti. In questo periodo di profonda crisi economica e sociale, ci si
aspetterebbe una gradualità da parte dei sindacati, la capacità di modulare la
protesta tenendo in considerazione l'interesse generale e le mosse della
controparte. Prendiamo l'istruzione, ad esempio: la Gelmini ha tenuto duro
sulla scuola elementare (a mio modo di vedere a ragione), ma ha corretto la
rotta sull'università aprendo al dialogo con i sindacati. La Cisl ha
apprezzato, la Uil anche sebbene con qualche riserva. La Cgil invece no, come
fa su qualunque dossier. Ma perché? Non sono un esperto di questioni sindacali,
ma l'altro giorno un amico molto competente in materia e non certo
berlusconiano, anzi piuttosto progressista, mi ha proposto questa
interpretazione: la Cgil non cambia perché ha mantenuto nel proprio Dna la
matrice comunista non tanto ideologica, quanto metodologica. Negli anni
Sessanta e Settanta lo scopo del sindacato rosso era di creare le condizioni
per l'avvento del comunismo. E dunque anzichè contribuire responsabilmente alla
crescita del Paese incoraggiando un dialogo civile, faceva di tutto per
destabilizzare il sistema produttivo, economico e sociale. Più le cose andavano
male, più aumentavano le prospettive di una vittoria comunista. Il processo
ovviamente non era spontaneo, ma pianificato attentamente dall'Unione
sovietica, peraltro non solo in ambito sindacale (ne riparleremo.). Oggi l'Urss
non c'è più, il comunismo è morto, la maggioranza del vecchio Pci si è dissolta
nel Pd, ma la Cgil non è cambiata. Continua a perseguire gli stessi obiettivi,
con le stesse logiche, restando aggrappata a un potere sindacale esercitato in
maniera ancronostica. E quando le cose vanno male si compiace, si esalta e dà
tutta se stessa riscoprendo la sua vocazione. Allo sfascio! Allo sfascio! O no?
Scritto in sindacati, economia, Italia Commenti ( 28 ) » (7 voti, il voto medio
è: 4.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 12Nov 08 Effetto
Obama: un prefetto nero in Francia, ma in Italia. Sarkozy è da sempre un
convinto sostenitore dell'integrazione multirazziale e lo ha dimostrato con i
fatti. Quando era ministro degli Interni nominò il primo prefetto musulmano di
Francia, vinte le presidenziali ha nominato ministro della Giustizia Rachida
Dati, che ha origini marocchine, e il primo sottosegretario di colore, Rama
Yade, che è nata in Senegal. La vittoria di Obama lo ha incoraggiato a
proseguire su questa strada e oggi ha annunciato del primo prefetto nero,
Pierre N'Gahane di 47 anni. All'indomani del successo di Obama anche in Italia,
soprattutto a sinistra, c'è chi si è chiesto: a quando in Italia un leader
nero? E giù fiumi di retorica, fuori contesto, come capita sovente. Gli Stati
Uniti sono un Paese fondato sull'immigrazione, che ancora oggi mantiene una
straordinaria capacità di assimilazione. Bianchi, neri, ispanici, asiatici e
cristiani, musulmani, ebrei, buddhisti: in America le possibilità sono davvero
infinite per chi rispetta le regole del sistema economico e i principi cardine
della convivenza. La situazione in Francia è più complessa: in origine
l'immigrazione era europea, ma negli ultimi 30 anni è esplosa quella dalle ex
colonie e la risposta delle istituzioni non sempre è stata all'altezza
soprattutto riguardo l'inserimento nel mondo del lavoro. Ma anche in Francia
esiste una politica di trasmissione dei valori della République molto efficace
ed esigente: la scuola rende autenticamente francesi centinaia di migliaia di
figli di immigrati. La rivolta delle banlieues di un paio di anni fa non era
altro che il grido di migliaia di giovani non per fare la rivoluzione ma per
rendere effettiva un'integrazione a cui loro ambivano ma che sovente veniva
frustrata dalla difficoltà di uscire dai quartieri-ghetto delle periferie.
Sarkozy ha capito e sta cercando di rispondere a questa legittima esigenza. In
Italia invece non abbiamo alcuna politica di integrazione: non c'è trasmissione
di valori, nè di cultura civica. Tutto è lasciato al caso e alla buona volontà
dei singoli. Alcuni immigrati si integrano bene, altri possono tranquillamente
rifiutare la nostra società pur rimanendo nel nostro Paese, tanto nessuno li
disturberà. E allora prima di sognare demagogicamente un leader nero, dovremmo
cominciare dai fondamentali stabilendo una seria politica di integrazione e
iniziando a pretendere agli italiani un comportamento civico più serio e
coerente, perché non possiamo pretendere dagli stranieri il rispetto di leggi
che noi stessi tendiamo a schivare secondo le nostra convenienze. Impresa
complicatissima, lo so. Ma se non ci si muove in questa direzione, anziché
leader moderni e multietnici avremo l'esatto opposto: un elettorato sempre più
diffidente, chiuso e, nei casi estremi, razzista. O sbaglio? Scritto in
democrazia, Italia, presidenziali usa, immigrazione, francia Commenti ( 71 ) »
(2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
09Nov 08 Ma con queste banche abbassare i tassi non serve. Sul Giornale di oggi
il mio collega Stefano Filippi spiega il paradosso di chi ha sottoscritto il
mutuo variabile: i tassi sono scesi, ma la rata o è rimasta stabile o è
diminuita marginalmente. Per una riduzione più significativa se ne parla a
dicembre, forse. Il problema però, non è solo italiano. Altrove va anche
peggio, a cominciare da Stati Uniti e Gran Bretagna. Negli Usa i i tassi della
Banca centrale sono all'1,5%, ma per la maggior parte di chi è indebitato non è
cambiato nulla. Come noto, uno dei problemi principali riguarda le carte di
credito, che oltreoceano sono per lo più revolving ovvero con rimborso a rate.
Ma siccome l'usura non è reato a livello federale, le banche impongono i tassi
che vogliono. In passato ci sono stati incredibili addirittura del 250% (uno
recentemente a che a Londra), ma mediamente i tassi sono altissimi, come ha
rilevato recentemente Usa Today. Se sei un pagatore affidabile, mediamente del
10%, se hai un cattivo "record" almeno del 20%. In Italia il reato di
usura esiste, ma la situazione non è molto migliore. Mediamente le carte revolving
prevedono un tasso del 16% (dati di qualche settimana fa), che sale oltre il
20% per chi sceglie metodi flessibili. E allora mi chiedo: Perché gli istituti
possono alzare rapidamente le rate quando i tassi salgono, ma non fanno
altrettanto quando scendono? E che senso ha tagliare le tasse se poi l'economia
reale non ne beneficia e continua a essere gravata da tassi reali spropositati?
Se il tasso di sconto in Europa è al 3,25% è assurdo che gli istituti chiedano
tassi sul debito privato di oltre il 15% e anche i tassi dei mutui mi sembrano
esagerati. Questa situazione conviene solo alle banche ed è chiaro che in
questo periodo tendano a raschiare dove è possibile, ma abbiamo già pagato un
prezzo piuttosto alto per la loro avidità e sarebbe ora che venissero imposte
norme più severe sul differenziale tra i tassi. O sbaglio? Scritto in economia,
globalizzazione, Italia Commenti ( 28 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un
massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono
inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a
Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it
contatti Categorie cina (14) democrazia (39) economia (9) europa (5) francia
(19) germania (3) giornalismo (41) gli usa e il mondo (39) globalizzazione (19)
immigrazione (31) islam (14) Italia (125) medio oriente (8) notizie nascoste
(30) presidenziali usa (21) russia (12) sindacati (1) svizzera (3) turchia (12)
Varie (16) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea
- 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora
come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il
Tibet - 3 Emails Attenti, Londra tollera la Shaaria... - 3 Emails Usa, la
tragica ripicca di un popolo a lungo raggirato - 3 Emails In una lettera il
ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per
il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti... per
la vecchiaia - 2 Emails Quello stile di "Repubblica"... - 2 Emails
Ultime discussioni Cosimo Quarta: In questa occasione mi ritrovo nel suo
pensiero, anch'io confesso, ho sempre nutrito e nutro una... umberto vastarini:
Carissimo Dottor Foa, Lei mi dà la possibilità di portare a Sua conoscenza ed
alla conoscenza di... Franco Parpaiola: Salve. Sì, ma è cosi dannatamente
difficile arrivare ai piocoli grandi benefattori che lavorono... Cosimo Quarta:
Una vecchia profezia storica sosteneva che le società arretrate mostrano a
quelle avanzate... umberto vastarini: Carissimo Dottor Foa e carissimi Amici
del Blog, in Africa, nell' Africa nera ci sono stato... Ultime news Terrorismo,
linea dura del Viminale Maroni: sciogliere i gruppi pericolosiElection day il 7
giugno Si vota per europee e amministrativeO.J. Simpson condannato a 15 anni
per rapina e sequestro di personaLa cultura di Destra ha veramente fallito? Il
dibattito è apertoGli States bruciano altri 500mila posti di lavoro Venerdì
nero delle Borse: in fumo 180 miliardiBancarotta fraudolenta, arrestato Gai
MattioloHamas non permette ai pellegrini di andare alla MeccaCerca donatrici
con laurea a Oxford per avere il figlio in provettaLa crisi dell'auto colpisce
la F1 e la Honda dice addio al circusMourinho lancia l'Inter "Lazio carica
ma noi..." Blog amici Ethica, blog filosofico di qualità ICT Watch, il
blog di Piero Macrì sulle nuove tecnologie il blog di Alessandro Gilioli il
blog di Andrea Tornielli Il blog di Faré su Internet & comunicazione il
blog di Marista Urru il blog megliotardichemai Il circolo Rosselli, socialismo
liberale Il pranista, blog su PR e comunicazione Metropolis, il blog Alberto
Taliani Orientalia 4 all Placida signora, il blog di Mitì Vigliero spindoctor,
il blog di Marco Cacciotto Wolly, il blog di Paolo Valenti Da non perdere La
misteriosa e improvvisa ricchezza di Erdogan La Turchia e l'islamizzazione
strisciante Quelle donne turche imprigionate dal velo Vince Erdogan e la
Turchia diventa più islamica siti che mi piacciono Cricri créations poétiques,
gioielli con l'anima Il sito di R. Gatti, tutto per capire le insidie della
droga Italiani per Ron Paul, un bel blog sulle elezioni Usa USI, Università
della Svizzera Italiana Siti di Informazione Comincialitalia, il primo
quotidiano italiano dei cittadini il blog di Di Ricco, un giornalista italiano
in Libano il sito di Fausto Biloslavo il sito di Radio 3 Mondo Jones, un
eccellente giornalista inglese La zanzara di Cruciani - Radio 24 Osservatorio Europeo
di Giornalismo Prima Pagina, la rassegna stampa di Radio 3 Sito web
ilGiornale.it December
( da "Repubblica,
La" del 06-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Pagina 35 - Commenti UNA NOTTE
LUNGA TRE ANNI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) I mercati globali azionari hanno
ceduto di più del 50 per cento; gli spread sui tassi d´interesse sono saliti
alle stelle; è emersa una grave crisi della liquidità e del credito e molti
paesi a economia emergente si sono rivolti barcollando al Fondo Monetario
Internazionale in cerca di aiuto. Che cosa ci riserva quindi il 2009? Il peggio
è alle spalle o è ancora davanti a noi? Per rispondere a queste domande,
dobbiamo comprendere che ciò che è attualmente in corso è un circolo vizioso di
contrazione economica e di condizioni finanziarie in continuo peggioramento.
Quel che è certo è che gli Stati Uniti vivranno la loro peggiore recessione da
decenni: una contrazione profonda e prolungata che si protrarrà per almeno 24
mesi oltre la fine del 2009. Inoltre, la contrazione si estenderà all´insieme
dell´economia globale. La recessione coinvolgerà l´Eurozona, la Gran Bretagna,
l´Europa Continentale, il Canada, il Giappone e le altre economie avanzate.
Sussiste anche il rischio di un atterraggio violento per le economie dei paesi
con mercati emergenti, conseguentemente al graduale trasmettersi a queste zone
degli shock finanziari e reali tramite i rapporti commerciali, finanziari e
valutari. Nella prima parte del 2008, nelle economie avanzate, la recessione
aveva suscitato il timore di una stagflazione analoga a quella degli anni
Settanta (inflazione abbinata a una stagnazione economica). Dato, tuttavia, che
la domanda aggregata sta scendendo più dell´offerta aggregata, l´indebolimento
dei mercati dei beni ? dove si saranno ristretti anche i margini per una
correzione al rialzo dei prezzi da parte dei
produttori ? comporterà un´inflazione più bassa. Per lo stesso meccanismo,
l´aumento della disoccupazione avrà un effetto di contenimento del costo del
lavoro e della crescita dei salari. Questi fattori, combinati con prezzi delle materie prime in drastica caduta, produrranno,
nelle economie avanzate, un allentamento dell´inflazione che potrà avvicinarsi a
un livello dell´1 per cento, il che solleverà il timore di una deflazione
piuttosto che di una stagflazione. La deflazione è pericolosa perché porta alla
trappola della liquidità: dato che i tassi interbancari nominali a breve non
possono scendere sotto lo zero, la politica monetaria diventa inefficace. La
flessione dei prezzi riflette un costo reale del
capitale alto e un aumento dell´entità reale del debito nominale che a loro
volta causano una riduzione dei consumi e degli investimenti, generando un circolo
vizioso nel quale i redditi e l´occupazione si contraggono sempre di più,
aggravando la caduta della domanda e dei prezzi.
Poiché la politica monetaria tradizionale diventa inefficace, si tende a
insistere nell´utilizzo di politiche non ortodosse: operazioni di salvataggio a
favore di investitori, di istituti finanziari e di debitori; iniezioni massicce
di liquidità alle banche affinché rendano più disponibile
il credito e azioni ancora più radicali per abbassare i tassi d´interesse delle
obbligazioni di Stato a lungo termine e per ridurre lo spread tra i tassi delle
obbligazioni societarie e quelle del debito di Stato. L´attuale crisi globale è
stata innescata dallo scoppio della bolla immobiliare
statunitense, bolla che tuttavia non l´ha originata. Gli eccessi del credito
negli Stati Uniti hanno coinvolto il settore dei mutui per gli immobili
residenziali e per quelli commerciali, l´indebitamento con carte di credito,
per l´acquisto dell´auto e per finanziare gli studi. L´eccesso ha pervaso anche
il settore dei prodotti cartolarizzati, dove questi debiti sono stati
trasformati in derivati tossici; quello dei finanziamenti alle amministrazioni
locali; quello dei finanziamenti destinati agli acquisti speculativi di
attività produttive con una leva alta ? mai conclusisi; quello delle
obbligazioni societarie che ora subiranno perdite massicce nello scontare il
repentino aumento dei fallimenti e, infine, quello del pericoloso e non
regolamentato mercato degli strumenti finanziari per "assicurarsi"
contro l´incapacità delle aziende di onerare i debiti. In aggiunta, queste
patologie non sono rimaste confinate agli Stati Uniti: in molti altri paesi si
è assistito al gonfiarsi di una bolla immobiliare,
alimentata da un eccesso di credito a condizioni stracciate che non rifletteva
i rischi sottostanti. Contemporaneamente cresceva anche la bolla
delle materie prime, quella degli acquisti speculativi di attività produttive e
quella degli hedge fund. Difatti, ciò cui stiamo assistendo oggi è lo
smantellamento del sistema bancario "ombra", vale a dire,
dell´insieme degli istituti finanziari non-bancari che si comportavano come
banche, concedendo prestiti a breve termine e con mezzi liquidi, avvalendosi di
una leva alta e investendo a lungo termine in attività illiquide. Il risultato
di tutto ciò è oggi lo sgonfiarsi violento della più grande bolla
del patrimonio e del credito, con perdite per inesigibilità del credito che
potrebbero avvicinarsi alla spaventosa cifra di 2.000 miliardi di dollari. Di
conseguenza, a meno che i governi non ricapitalizzino rapidamente gli istituti
finanziari, la stretta creditizia si acuirà in ragione del fatto che il ritmo
dell´acquisizione delle perdite supera quello della ricapitalizzazione,
costringendo le banche a restringere il credito. I prezzi
dei titoli azionari e di altri investimenti rischiosi sono crollati
drasticamente dalle punte del 2007, ma anche così sussistono ancora i rischi di
ribassi notevoli. Attorno alla possibilità che la caduta dei prezzi
di molti dei beni più rischiosi su cui si è investito, tra cui i titoli
azionari, sia stata tale da suggerire che si stia consolidando un pavimento e
che ad esso possa seguire una rapida ripresa del mercato azionario, si sta
formando tra gli analisti un consenso. Il peggio, però, deve ancora venire.
Dato che gli analisti si illudono ancora che la contrazione economica possa
essere leggera e di breve durata, nei prossimi mesi, le notizie macroeconomiche
e le relazioni sui profitti e sugli utili peggiori delle attese in tutto il
mondo, aggraveranno la spinta al ribasso delle quotazioni degli investimenti
più rischiosi. Anche se il rischio di un crollo totale sistemico è stato
ridotto dalle misure prese dal G7 e da altre economie per sostenere i propri
sistemi finanziari, il sistema presenta ancora delle vulnerabilità. La stretta
creditizia si acuirà. Determinato dalla necessità degli hedge fund e di altri
istituti di investimento che operano con una leva alta di vendere le attività
finanziarie in mercati a corto di liquidità e in sofferenza ? vendite che a
loro volta determineranno una ulteriore caduta dei prezzi
e altri fallimenti di istituti finanziari ? andrà avanti il processo di
reintegro dei depositi richiesti per i margini di garanzia. Qualche economia
dei paesi emergenti potrà essere colpita in pieno da una crisi finanziaria. Il
2009 sarà quindi un anno doloroso di recessione globale e di ulteriori
sofferenze, perdite e fallimenti. Solo delle azioni politiche aggressive
coordinate ed efficaci da parte dei paesi ad economia avanzata e da quelli ad
economia emergente possono garantire una ripresa dell´economia globale nel
2010, evitando in questo modo che si entri in un periodo ancor più lungo di
stagnazione economica. Nouriel Roubini è professore di economia presso la Stern
School of Business della New York University e presidente della società di
consulenza economica e finanziaria Rge Monitor (www.rgemonitor.com) Copyright
Project Syndacate, 2008 www.project-syndacate.org Traduzione di Guiomar Parada
( da "Messaggero,
Il (Latina)" del 06-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Sabato 06 Dicembre 2008 Chiudi di
VIVIANA DONARELLI Dopo dieci anni le case a Latina
costano meno. Un calo dei prezzi stimato intorno al
7.5% secondo l'indagine svolta dalla Federazione italiana agenti immobiliari
professionisti (Fiaip) che ha raccolto i dati del 2008 inviati dall'Agenzia del
territorio. Si tratta di una flessione nel complesso contenuta, che tuttavia
conferma la tendenza a ribasso dei prezzi delle case
in tutte le otto zone in cui è stata suddivisa la città. La tendenza a ribasso
è guidata dai quartieri Pantanaccio e Gionchetto dove per comprare una casa ora
si spende dai 1.100 euro a metro quadrato ai 2.200, seguita dalla zona del
Lido, Borghi e Latina Scalo dove si può acquistare un
immobile da un minimo di 1.200 ad un massimo di 2.600 euro al metro. Più cari,
anche se di poche centinaia di euro, i prezzi nella zona
delle Cucchiarelli, in via Nervi, via Romagnoli e alle Covelli. Nella
graduatoria delle zone più care il primato va, come sempre, alle case del centro storico, dove la scarsa offerta d'immobili fa
schizzare il prezzo mai al di sotto dei 1.400, seguite da quelle situate
sulla circonvallazione interna. Stesso andamento di mercato per le case in affitto. Le valutazioni sui costi delle case, come ha sottolineato il presidente della Fiaip Latina
Santino Nardi, sono elaborate in base alla posizione dell'abitazione, il
livello e l'esposizione, luminosità, rumorosità, l'accessibilità ai ladri
nonché dai comfort dello stabile (ascensore, impianto di riscaldamento, posto
auto o box). Ma, nonostante i prezzi degli immobili
abbiano imboccato la parabola discendente, tale discesa è ancora troppo lenta
perché faccia ripartire le compravendite. Le transazioni andate a buon fine
sono diminuite nel 2008 del 14% vista la cautela di chi compra e la resistenza
ad abbassare il prezzo da parte di chi vende. Un decisivo cambiamento di
tendenza, forse causato anche dall'ormai famigerato momento di recessione
avvertito da sempre più famiglie. Basti pensare che fino a qualche mese fa
l'espansione demografica e margini rassicuranti consentivano al mercato
latinense di concludere contratti di vendita immobiliare
spesso senza ricorrere a trattative per ribassare i prezzi.
( da "Milano
Finanza" del 06-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Milano Finanza Numero 243
pag. 13 del 6/12/2008 | Indietro Da Greenspan a Paulson, tutto
il bestiario della crisi subprime inchiesta La crisi che stritola da oltre un
anno le borse e l'economia reale offre un lungo inventario di scandali,
d'accordo. Ma anche di gaffe, abbagli e madornali errori di giudizio, commessi
probabilmente in buona fede. Ma ugualmente clamorosi. In questo contesto è
difficile formulare un giudizio, però c'è una verità che sembra ormai
cristallizzata: il patatrac affonda le sue radici nell'incredibile espansione
del debito e dei consumi in Usa. Un'espansione che al principio fu incoraggiata
dalle autorità e in seguito sfuggì completamente di mano. Perciò è interessante
analizzare le dichiarazioni di uomini politici e di mercato prima e durante
l'inferno subprime. *** Dopo la breve recessione del 2001, tutte le sirene
cantarono all'unisono: «Non esiste problema che non si possa risolvere, basta
consumare un po' di più, basta indebitarsi un po' di più». «Se uniamo le mani e
acquistiamo un nuovo Suv, ogni cosa andrà per il meglio». Bob McTeer,
presidente Federal Reserve di Dallas, febbraio 2001 «Ciò di cui abbiamo davvero
bisogno è che gli americani spendano da americani. Fate una cosa patriottica:
uscite e spendete». William McDonough, presidente Federal Reserve di New York,
15 ottobre 2001 «Vi incoraggio tutti a fare ancora più shopping» presidente
George Bush, discorso del 20 dicembre 2006 Pazzi per il mattone Uno dei fattori
che ha reso le famiglie più vulnerabili quando il prezzo delle case ha imboccato la via del ribasso è stata la massiccia
presenza dei mutui a tasso variabile. Non appena i tassi sono saliti, centinaia
di migliaia di famiglie si sono ritrovate sul lastrico. Eppure, ancora nel
2004, il presidente della Fed decantava i meriti dei mutui a tasso variabile.
«Nell'ultimo decennio, molti proprietari di case
avrebbero potuto risparmiare decine di migliaia di dollari, se avessero
adottato i mutui a tasso variabile piuttosto che i mutui a tasso fisso». Alan Greenspan, presidente della Fed, discorso del 2004 «Sebbene
a livello nazionale una bolla nei prezzi
delle case appaia improbabile, si vedono
delle bollicine a livello locale». Alan Greenspan, sotto giuramento, di fronte
al Congresso, il 9 giugno 2005 «Greenspan rilassato sul prezzo delle case». Titolo del Financial Times, maggio 2005 «Una casa non è
più un posto per viverci, ma è un posto per investirci». David Lereah,
Associazione nazionale degli agenti immobiliari, marzo 2005 «Gli storici
identificheranno l'inizio del ventunesimo secolo come l'età d'oro della
proprietà immobiliare. E io voglio persuadervi affinché
vi avvantaggiate di questa storica opportunità». David Lereah, Associazione
nazionale degli agenti immobiliari, marzo 2005 «La maggior parte delle
influenze negative nel mercato delle case è
probabilmente alle spalle. è un piccolo pedaggio per l'economia». Alan
Greenspan, ottobre 2006 «Dati i fattori fondamentali che dovrebbero sostenere
la domanda di abitazioni, riteniamo che i problemi subprime avranno un effetto
limitato sul mercato delle case. E non ci aspettiamo
importanti ricadute sul resto dell'economia o sul sistema finanziario». Ben
Bernanke, nuovo presidente della Federal Reserve, 28 marzo 2007 «Tutti gli
indicatori a cui guardo suggeriscono che il mercato delle case
è vicino o a ridosso del minimo». Henry Paulson, segretario al Tesoro 26 aprile
2007 «Ritengo che la crisi sarà contenuta» Henry Paulson, 26 aprile 2007 «Non
abbiamo assistito a ricadute importanti dal settore immobiliare
verso altri settori dell'economia». Ben Bernanke, 21 giugno 2007 «è molto poco
probabile che discese nel prezzo delle abitazioni causino perdite alle
istituzioni finanziarie» Frederic Mishkin, governatore della Fed, gennaio 2007
«Fannie Mae e Freddie Mac sono fondamentalmente sane e forti. Non c'è ragione
per una tale reazione» . il senatore democratico Christopher Dodd, presidente
della commissione bancaria al Senato * * * Il rinsavimento tardivo «Vorrei
sapere quanto valgono quelle dannate cose» . Ben Bernanke, 15 ottobre 2007 «Il
peggio non è passato; il peggio è appena iniziato. Lo sappiamo tutti». . Henry Paulson,
14 febbraio 2008 * * * Il botto di Bear Stearns Nel 2007, si erano già
verificati fallimenti illustri. Ma è stato il tracollo di Bear Stearns a
innescare l'effetto domino, l'immane smottamento che nel giro di qualche mese
avrebbe schiacciato le borse e cambiato per sempre il volto della finanza. A
metà luglio Bear Stearns comunicava che due dei suoi fondi più prestigiosi
erano ridotti a scatole vuote: «Apprezzato cliente, ... le stime preliminari
mostrano che effettivamente non è rimasto alcun valore per gli investitori nel
fondo Enhanced Leverage e molto poco per gli investitori del fondo High Grade.
Abbiamo già preso importanti iniziative per ripristinare la fiducia in Bear
Stearns Asset Management. Ho enorme fiducia nell'azienda e nell'abilità dei nostri
professionisti di talento. ...Potete contare su di noi. lettera di James Cayne,
chief executive Bear Stearns, 17 luglio 2007 «Nel mese critico di luglio Mr.
Cayne ha trascorso 10 dei 21 giorni lavorativi fuori dal suo ufficio, giocando
a golf oppure a bridge. Persone presenti dicono che durante i tornei di bridge
Mr. Cayne fumava di tanto in tanto della marijuana a fine giornata». The Wall
Street Journal «Non vediamo alcuna pressione sulla nostra liquidità,
figuriamoci una crisi di liquidità». Alan Schwartz, successore di Cayne, in
un'intervista alla Cnbc a pochi giorni dall'intervento di salvataggio di
governo, Fed e Jp Morgan. «Avete perso tutti la ragione? Mentre lei, Mr. Fuld,
insieme agli altri dirigenti della Lehman Brothers vi arricchivate, la banca e
la nostra economia andavano verso il precipizio. Lei ha incassato qualcosa come
480 milioni di dollari dal 2000. Stiamo parlando di quasi mezzo miliardo di
dollari. Le sembra giusto?» . «In realtà non è così. Ho preso solo 250 milioni
di dollari». Botta e risposta tra un parlamentare e il top manager di Lehman
Brothers, Dick Fuld, nel corso di un'audizione alla Camera * * * I profeti di
sventura Eppure negli anni scorsi più di un esperto aveva lanciato un segnale
di allarme. Naturalmente inascoltato. «Il presidente della Federal Reserve,
Alan Geenspan, ha creato una bolla dei consumi e una bolla nel settore immobiliare
guidando al ribasso i tassi d'interesse. Le bolle finiscono sempre male.
Centinaia di migliaia di persone saranno danneggiate quando queste due bolle
scoppieranno». L'investitore Jim Rogers in un libro del 2003 «L'edilizia
residenziale è il comparto più vulnerabile dell'economia» L'economista Gary
Shilling in un resoconto del giugno 2004 «Il brusco atterraggio dell'edilizia
residenziale porterà a una recessione acuta e severa». Nouriel Roubini
l'economista un po' playboy, agosto 2006 * * * I ragazzi di Goldman Sachs
Raramente una società per azioni è stata circondata dall'aura di prestigio, di
esaltazione e di gloria che ha ammantato la banca d'affari Goldman Sachs. Una
specie di fabbrica di geni: alla Goldman si è formato Robert Rubin, segretario
al Tesoro durante il primo e il secondo mandato di Clinton. Dalla Goldman
provengono il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, e il governatore
della Banca del Canada, Mark Carney. Alla Goldman fece carriera l'attuale
presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick. Ed è un uomo Goldman anche
Henry Paulson, il segretario di stato chiamato a gestire la più grande crisi
finanziaria dell'era moderna. «Gli analisti si domandano perché Paulson non
abbia assunto un maggior numero di individui da altre banche per limitare
l'apparenza che il dipartimento del Tesoro sia diventato de facto una
succursale della Goldman». Articolo del New York Times dal titolo emblematico
Government Sachs «Alcuni analisti notano come le decisioni prese al Tesoro da
Paulson e da altri allievi della Goldman influenzino direttamente le fortune
della loro ex azienda». Ancora l'articolo del Nyt In verità, Paulson, con una
fortuna stimata in 700 milioni di dollari, non ha interessi diretti nella
Goldman Sachs, avendo venduto la sua partecipazione all'atto di diventare
segretario. Eppure i suoi detrattori lo considerano un insider di Wall Street e
trovano quantomeno problematico che sia il capo dei soccorritori. * * * La
vittoria di Obama L'apparente relazione pericolosa fra governo e Wall Street è
di certo uno dei fattori che ha giocato in favore dei Democratici alle
presidenziali di novembre. «Molti americani che hanno votato per Obama hanno
votato contro un terzo mandato alle politiche fallimentari dell'Amministrazione
Bush». L'economista Ed Yardeni, 17 novembre 2008 «La mia speranza è che
chiunque abbia avuto un periodo di servizio a Wall Street sia escluso dalla
possibilità di guidare il ministero del Tesoro» Yardeni, 17 novembre 2008. * *
* L'insegnamento del passato Certo, la reputazione di economisti, banchieri e
analisti non esce bene da questa crisi. Pochi l'avevano predetta; qualcuno
l'aveva sottovalutata; i più brancolavano nel buio. E non è la prima volta che
le stime saltano per aria. Come dimostrano alcune citazioni del passato. «Fare
previsioni è difficile, specialmente quando si tratta del futuro». Il fisico
Niels Bohr, «Un economista deve essere in grado di prevedere cosa accadrà fra
una settimana, un mese, un anno. E poi spiegarti perché non è accaduto».
Winston Churchill, «La maggior parte degli economisti usa le statistiche come
gli ubriachi usano i lampioni: più come punto di appoggio che come fonte di luce».
Winston Churchill «Un banchiere solido non è colui che anticipa il pericolo e
lo evita, ma colui che quando va in rovina è rovinato insieme a tutti i suoi
pari, sicché nessuno lo può davvero biasimare». L'economista John Maynard
Keynes, «Gli analisti di borsa sono inutili in un mercato al rialzo e
pericolosi in un mercato al ribasso». Anonimo Vincenzo Sciarretta Goldman
Federal Reserve Bear Stearns Greenspan Paulson
crisi Alias Prima di lasciare un commento e' necessario scegliere
un alias Inserisci Alias* Strumenti Invia il tuo commento |
Leggi i commenti Ricevi RSS |
( da "Borsa(La
Repubblica.it)" del 06-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Una notte lunga 3 anni I mercati
finanziari di tutto il mondo hanno attraversato nel 2008 la loro peggiore crisi
dalla Grande depressione degli anni Trenta. Sono falliti importanti istituti
finanziari, altri sono stati svenduti o sono sopravvissuti solo grazie a piani
di salvataggio di considerevoli dimensioni. I mercati globali azionari hanno
ceduto di più del 50 per cento; gli spread sui tassi d'interesse sono saliti
alle stelle; è emersa una grave crisi della liquidità e del credito e molti
paesi a economia emergente si sono rivolti barcollando al Fondo Monetario
Internazionale in cerca di aiuto. Che cosa ci riserva quindi il 2009? Il peggio
è alle spalle o è ancora davanti a noi? Per rispondere a queste domande,
dobbiamo comprendere che ciò che è attualmente in corso è un circolo vizioso di
contrazione economica e di condizioni finanziarie in continuo peggioramento.
Quel che è certo è che gli Stati Uniti vivranno la loro peggiore recessione da
decenni: una contrazione profonda e prolungata che si protrarrà per almeno 24
mesi oltre la fine del 2009. Inoltre, la contrazione si estenderà all'insieme
dell'economia globale. La recessione coinvolgerà l'Eurozona, la Gran Bretagna,
l'Europa Continentale, il Canada, il Giappone e le altre economie avanzate.
Sussiste anche il rischio di un atterraggio violento per le economie dei paesi
con mercati emergenti, conseguentemente al graduale trasmettersi a queste zone
degli shock finanziari e reali tramite i rapporti commerciali, finanziari e
valutari. Nella prima parte del 2008, nelle economie avanzate, la recessione
aveva suscitato il timore di una stagflazione analoga a quella degli anni
Settanta (inflazione abbinata a una stagnazione economica). Dato, tuttavia, che
la domanda aggregata sta scendendo più dell'offerta aggregata, l'indebolimento
dei mercati dei beni - dove si saranno ristretti anche i margini per una
correzione al rialzo dei prezzi da parte dei
produttori - comporterà un'inflazione più bassa. Per lo stesso meccanismo,
l'aumento della disoccupazione avrà un effetto di contenimento del costo del
lavoro e della crescita dei salari. Questi fattori, combinati con prezzi delle materie prime in drastica caduta, produrranno,
nelle economie avanzate, un allentamento dell'inflazione che potrà avvicinarsi
a un livello dell'1 per cento, il che solleverà il timore di una deflazione
piuttosto che di una stagflazione. La deflazione è pericolosa perché porta alla
trappola della liquidità: dato che i tassi interbancari nominali a breve non
possono scendere sotto lo zero, la politica monetaria diventa inefficace. La
flessione dei prezzi riflette un costo reale del
capitale alto e un aumento dell'entità reale del debito nominale che a loro
volta causano una riduzione dei consumi e degli investimenti, generando un
circolo vizioso nel quale i redditi e l'occupazione si contraggono sempre di
più, aggravando la caduta della domanda e dei prezzi.
Poiché la politica monetaria tradizionale diventa inefficace, si tende a
insistere nell'utilizzo di politiche non ortodosse: operazioni di salvataggio a
favore di investitori, di istituti finanziari e di debitori; iniezioni massicce
di liquidità alle banche affinché rendano più disponibile
il credito e azioni ancora più radicali per abbassare i tassi d'interesse delle
obbligazioni di Stato a lungo termine e per ridurre lo spread tra i tassi delle
obbligazioni societarie e quelle del debito di Stato. L'attuale crisi globale è
stata innescata dallo scoppio della bolla immobiliare
statunitense, bolla che tuttavia non l'ha originata. Gli eccessi del credito
negli Stati Uniti hanno coinvolto il settore dei mutui per gli immobili
residenziali e per quelli commerciali, l'indebitamento con carte di credito,
per l'acquisto dell'auto e per finanziare gli studi. L'eccesso ha pervaso anche
il settore dei prodotti cartolarizzati, dove questi debiti sono stati
trasformati in derivati tossici; quello dei finanziamenti alle amministrazioni
locali; quello dei finanziamenti destinati agli acquisti speculativi di attività
produttive con una leva alta - mai conclusisi; quello delle obbligazioni
societarie che ora subiranno perdite massicce nello scontare il repentino
aumento dei fallimenti e, infine, quello del pericoloso e non regolamentato
mercato degli strumenti finanziari per "assicurarsi" contro
l'incapacità delle aziende di onerare i debiti. In aggiunta, queste patologie
non sono rimaste confinate agli Stati Uniti: in molti altri paesi si è
assistito al gonfiarsi di una bolla immobiliare,
alimentata da un eccesso di credito a condizioni stracciate che non rifletteva
i rischi sottostanti. Contemporaneamente cresceva anche la bolla
delle materie prime, quella degli acquisti speculativi di attività produttive e
quella degli hedge fund. Difatti, ciò cui stiamo assistendo oggi è lo
smantellamento del sistema bancario "ombra", vale a dire,
dell'insieme degli istituti finanziari non-bancari che si comportavano come
banche, concedendo prestiti a breve termine e con mezzi liquidi, avvalendosi di
una leva alta e investendo a lungo termine in attività illiquide. Il risultato
di tutto ciò è oggi lo sgonfiarsi violento della più grande bolla
del patrimonio e del credito, con perdite per inesigibilità del credito che
potrebbero avvicinarsi alla spaventosa cifra di 2.000 miliardi di dollari. Di
conseguenza, a meno che i governi non ricapitalizzino rapidamente gli istituti
finanziari, la stretta creditizia si acuirà in ragione del fatto che il ritmo
dell'acquisizione delle perdite supera quello della ricapitalizzazione,
costringendo le banche a restringere il credito. I prezzi
dei titoli azionari e di altri investimenti rischiosi sono crollati
drasticamente dalle punte del 2007, ma anche così sussistono ancora i rischi di
ribassi notevoli. Attorno alla possibilità che la caduta dei prezzi
di molti dei beni più rischiosi su cui si è investito, tra cui i titoli
azionari, sia stata tale da suggerire che si stia consolidando un pavimento e
che ad esso possa seguire una rapida ripresa del mercato azionario, si sta
formando tra gli analisti un consenso. Il peggio, però, deve ancora venire.
Dato che gli analisti si illudono ancora che la contrazione economica possa
essere leggera e di breve durata, nei prossimi mesi, le notizie macroeconomiche
e le relazioni sui profitti e sugli utili peggiori delle attese in tutto il
mondo, aggraveranno la spinta al ribasso delle quotazioni degli investimenti
più rischiosi. Anche se il rischio di un crollo totale sistemico è stato
ridotto dalle misure prese dal G7 e da altre economie per sostenere i propri sistemi
finanziari, il sistema presenta ancora delle vulnerabilità. La stretta
creditizia si acuirà. Determinato dalla necessità degli hedge fund e di altri
istituti di investimento che operano con una leva alta di vendere le attività
finanziarie in mercati a corto di liquidità e in sofferenza - vendite che a
loro volta determineranno una ulteriore caduta dei prezzi
e altri fallimenti di istituti finanziari - andrà avanti il processo di
reintegro dei depositi richiesti per i margini di garanzia. Qualche economia
dei paesi emergenti potrà essere colpita in pieno da una crisi finanziaria. Il
2009 sarà quindi un anno doloroso di recessione globale e di ulteriori
sofferenze, perdite e fallimenti. Solo delle azioni politiche aggressive
coordinate ed efficaci da parte dei paesi ad economia avanzata e da quelli ad
economia emergente possono garantire una ripresa dell'economia globale nel
2010, evitando in questo modo che si entri in un periodo ancor più lungo di
stagnazione economica. Nouriel Roubini è professore di economia presso la Stern
School of Business della New York University e presidente della società di
consulenza economica e finanziaria Rge Monitor (www. rgemonitor. com) Copyright
Project Syndacate, 2008 www. project-syndacate. org Traduzione di Guiomar Parada
06/12/2008 - 08:30
( da "Corriere
della Sera" del 08-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Corriere della Sera - ROMA -
sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-12-08 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Il caso Resistono a stento le botteghe storiche: «Ma ci danneggiano
anche degrado e bancarelle» Via del Corso, affitti fino a 80.000 euro e intanto
sbarca il colosso svedese «H&M» Open space di
( da "Giornale.it,
Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
n. 49 del 2008-12-08 pagina 39 I peccati
delle banche E una crisi che si nutre delle nostre paure di Redazione Caro
direttore, Scrivo a lei non per trovare consolazione o giustizia, ma per
rendere noto nel mio piccolo, la grande ingiustizia in cui sono rimasto
vittima, lo consideri solo uno sfogo con un amico. Il problema credo che non
sia solo mio, ma credo anche di moltissimi italiani normali che si alzano al
mattino alle 6 per recarsi al lavoro o di molti pensionati. Tutto e iniziato
qualche anno fa, quando mi recai nella mia banca per una operazione
finanziaria. Lavorando e risparmiando riuscivo a mettere da parte una piccola
cifra mensile e chiesi un consiglio al direttore su dove mettere questo piccolo
risparmio, tanto per non lasciarli in conto corrente dove mi davano in
interessi un vergognoso 0.1% annuo. Mi consigliarono di fare un piano di
accumulo mensile e aprire una polizza assicurativa, non che si guadagnasse
tanto, ma poteva darmi un po' di sicurezza per la pensione. Purtroppo non avevo
la minima idea dove fossero finiti questi soldi, avevo provato a chiedere, ma
la risposta fu così fumosa e complicata che non avrei capito in ogni caso, però
avevo fiducia nella mia banca. Firmai un pacco fitto-fitto di fogli dove erano
scritte in modo tecnico, centinaia di clausole, diritti, doveri e me ne andai
tranquillo di avere fatto una buona cosa. Ho continuato a versare ogni mese
questa cifra. Alla fine di ottobre
( da "Affari
e Finanza (La Repubblica)" del 08-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
COPERTINA pag. 1 Se tramonta
l?impero di Cindia FEDERICO RAMPINI Il presidente cinese Hu Jintao amministra
con parsimonia i suoi discorsi ufficiali, e raramente parla di economia. Perciò
a nessuno è sfuggita la gravità delle sue ultime dichiarazioni, rese davanti al
vertice del partito comunista e pubblicate dal Quotidiano del Popolo. Hu Jintao
ha detto testualmente che la crisi finanziaria globale "mina le fondamenta
del vantaggio competitivo della Cina e mette a dura prova la capacità di
governare il paese". Sullo sfondo c?è un rallentamento della crescita del
Pil cinese che dall?11,7% del 2007 potrebbe calare al 7% l?anno prossimo.
Nell?altro gigante asiatico, l?India, è ancora vivo il trauma per l?attacco
terroristico di Mumbai, quello che è stato definito l?undici settembre degli
indiani. C?è il timore che il colpo sferrato contro la capitale
economicofinanziaria (nonché culturale e cinematografica) possa avere
conseguenze di lungo termine: non solo un crollo del turismo e degli arrivi di
businessmen stranieri negli hotel a cinque stelle, ma più in generale una
perdita di fiducia nel miracolo economico indiano. Stiamo assistendo al
tramonto prematuro di Cindia? Fino a pochi mesi fa sembrava una certezza che il
XXI secolo fosse destinato ad essere il "secolo asiatico". La
globalizzazione spingeva il baricentro dell?economia a Oriente; i colossi
cinese e indiano si riprendevano progressivamente quella leadership che era già
appartenuta a loro per alcuni millenni. Pur con enormi differenze tra i due
paesi ? a cominciare dai sistemi politici, l?uno democratico e l?altro
autoritario ? il concetto di Cindia serviva a illustrare in modo efficace il
nuovo centro del mondo, le nuove frontiere dello sviluppo, i luoghi dove si
costruisce il futuro. Oggi è quella certezza a vacillare, nelle parole di Hu
Jintao e dopo la strage di Mumbai? Di certo, mentre gli hedge fund sono
costretti a rimpatriare in fretta e furia i capitali che avevano investito
nelle Borse emergenti, con un curioso parallelismo i loro esperti sono
diventati di colpo iperpessimisti sull?Asia. Un esempio significativo è Ruchir
Sharma, direttore del dipartimento mercati emergenti per la Morgan Stanley
Investment Management. Lui ora teorizza che il boom di Cindia è stato figlio
della bolla speculativa americana. "La crescita
delle potenze emergenti ? sostiene Sharma ? ha avuto un?impennata dal
( da "Affari
e Finanza (La Repubblica)" del 08-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
PERSONAGGIO pag. 9 "L?uscita
dal tunnel per noi dipenderà dai prezzi delle case"
IL PERSONAGGIO/ HENRY PAULSON/ IL MINISTRO DEL TESORO AMERICANO, NEL SUO ULTIMO
DISCORSO UFFICIALE, SPIEGA E ARGOMENTA PERCHé è NEL CROLLO DEI VALORI DELLE
CASE L?UNICA CHIAVE DI QUELLO CHE STA ACCADENDO HENRY PAULSON* Al momento
stiamo continuando a lavorare in una grave crisi finanziaria. Se da un lato
stiamo facendo progressi, dall?altro sappiamo che la strada da percorrere
continuerà a essere difficile e impegnativa. Sono tuttavia fiducioso che stiamo
perseguendo la giusta strategia per stabilizzare il sistema finanziario e
aiutare il flusso del credito nella nostra economia. I nuovi poteri che il
Congresso ci ha fornito a ottobre hanno ampliato considerevolmente gli
strumenti di cui il governo potrà avvalersi per risolvere le necessità del
nostro sistema. Adesso abbiamo una serie di strumenti e nuove funzioni oltre a
quelle già esistenti, dei quali possiamo fare uso in combinazioni creative così
da massimizzare il loro impatto sul nostro sistema. E abbiamo varato
significative iniziative di collaborazione che dimostrano nella pratica la
concretizzazione di questa strategia. Questo sforzo notevole mirante a
irrobustire le nostre istituzioni finanziarie così che possano sostenere la
nostra economia è di importanza cruciale per i progressi che dobbiamo operare
durante la contingente recessione economica. Forti istituzioni finanziarie e un
sistema finanziario stabile spianeranno la strada alla ripresa e a un ritorno
infine alla prosperità. Causa dello scompiglio finanziario è la correzione del
mercato immobiliare iniziata e acceleratasi nel 2007:
quando i prezzi hanno iniziato a scendere e sono
aumentati i pignoramenti, gli asset legati all?immobiliare
sono stati colpiti con particolare gravità. Quindici mesi fa la correzione immobiliare ha avuto notevoli ripercussioni sul settore
finanziario, sottoponendo il sistema bancario a forte stress. Ne ha risentito
l?economia nel suo complesso. Il pil del terzo trimestre ha evidenziato una
crescita negativa dello 0,5%. Il tasso di disoccupazione è salito a livelli che
non si conoscevano da 15 anni, con una perdita nel solo ottobre di 240mila
posti di lavoro. In settembre i prezzi delle case in
dieci città tra le più importanti sono diminuiti del 19% rispetto all?anno
scorso: la correzione del mercato immobiliare non si è
esaurita. E poiché l?economia rallenta, questa rischia a sua volta di
prolungare la correzione del mercato immobiliare. Non
vi è un?unica azione che il Governo può intraprendere per porre fine all?enorme
scompiglio dei mercati e alla recessione. In questi tempi straordinari,
dobbiamo focalizzarci sull?abbinamento degli strumenti giusti a nostra
disposizione per stabilizzare il sistema. Siamo passati alla fase operativa di
vari programmi finalizzati a migliorare il flusso del credito, così che imprese
e consumatori possano spendere e investire, facendo sì che l?economia si
riprenda. Cosa ancor più significativa, abbiamo destinato 250 miliardi
all?incremento di capitale delle banche. Una base di capitali più solida
consente alle banche di ammortizzare le perdite nel momento in cui svalutano o
vendono asset problematici. Una più robusta capitalizzazione è essenziale per
migliorare l?erogazione dei prestiti che, benché sia difficile riuscirci di
questi tempi, è un fattore di importanza determinante per la ripresa. Il Tesoro
ha ricevuto centinaia di richieste dagli enti di controllo, e centinaia di
altre sono in corso di revisione dagli enti stessi. A oggi abbiamo acquistato
azioni privilegiate in 52 banche, immettendo 150 miliardi nel sistema. Nelle
prossime settimane continueremo a vagliare le richieste. Abbiamo anche
annunciato una compartecipazione in banche commerciali i cui titoli non sono
negoziati nei mercati, altra importante fonte di credito. Gli enti di controllo
stanno ricevendo molte richieste da banche private e stanno analizzandole. Le
iniziative straordinarie del governo intraprese per stabilizzare e rafforzare
il sistema bancario non sono a senso unico: tutte le banche ?non soltanto
quelle che rientrano nel Capital Purchase Program ? ne hanno tratto benefici, e
tutte hanno responsabilità dal punto di vista della ripresa dell?erogazione del
prestito, delle politiche relative ai dividendi e alle compensazioni, e
dell?aiuto nei casi di pignoramento. Noi sosteniamo e caldeggiamo fortemente
questa iniziativa di controllo. Ci aspettiamo che le banche in conseguenza di
tutti questi sforzi aumentino l?erogazione dei prestiti, ed è importante che lo
facciano. L?attività di prestito delle banche non si materializzerà così
rapidamente come ognuno di noi auspica ma accadrà nondimeno molto velocemente,
e più velocemente a mano a mano che la fiducia sarà ripristinata per aver fatto
ricorso al Tarp per stabilizzare il nostro sistema e aumentare il capitale
delle nostre banche. Come noi tutti sappiamo, il settore finanziario non
bancario è una fonte importantissima di finanziamento per la spesa al consumo
che alimenta la nostra economia. Il credito al consumo è quindi di importanza
fondamentale per molte famiglie allorché devono considerare se acquistare
un?automobile, un nuovo elettrodomestico o qualche altro bene costoso. Come
altre forme di credito, la disponibilità di un credito al consumo abbordabile
dipende da un tempestivo accesso alla liquidità e a un mercato secondario dei
titoli che ci si può permettere, in questo caso il mercato creditizio garantito
da asset. Gli stress che in tempi recenti hanno investito il mercato creditizio
lo hanno in sostanza portato alla paralisi in ottobre. Milioni di americani non
riescono più a trovare finanziamenti per le loro esigenze di credito basilari.
I tassi delle carte di credito stanno impennandosi, rendendo più oneroso per le
famiglie finanziare i loro acquisti di tutti i giorni. La settimana scorsa la
Fed e il Tesoro hanno annunciato un aggressivo programma mirante a sostenere
l?accessibilità di crediti al consumo ragionevoli per sostenere la ripresa
economica. Per favorire un ritorno all?erogazione di prestiti, il Tesoro mette
a disposizione 20 miliardi in risorse Tarp per appoggiare un servizio della Fed
che fornirà liquidità a chi emetterà consumer paper garantiti da asset,
consentendo a molti enti di aumentare i prestiti, e permettendo a chi
sottoscrive un prestito l?accesso a un finanziamento a basso costo per i
consumi e a piccoli prestiti alle aziende. Il servizio si espanderà nel corso
del tempo, e potrebbero espandersi le classi di asset ammessi fino a includervi
per esempio titoli commerciali garantiti da ipoteche, titoli nonagency
garantiti da ipoteche sulla casa e altre categorie ancora. Questo servizio
destinato all?erogazione di prestiti al consumo è uno degli esempi di soluzione
creativa messa a punto dal governo federale per attenuare uno degli ostacoli
principali al flusso del credito. Le iniziative per Citigroup dimostrano
l?abbinamento creativo di vari strumenti per rafforzare le istituzioni
finanziarie. Siamo impegnati nella messa a punto di ulteriori programmi: quando
saranno pronti, ne discuteremo con il Congresso e con la prossima
Amministrazione. Stiamo poi continuando a valutare soluzioni miranti a portare
aiuto nei pignoramenti che possano essere adeguate e rivelarsi un mezzo
efficace di sfruttare le risorse Tarp. Quest?Amministrazione ha utilizzato una
varietà di servizi per ridurre i pignoramenti evitabili: il programma Hud, al
programma Fdic con IndyMac, il sostegno all?Hope Now Alliance, le linee guida
per società incaricate della riscossione dei crediti ceduti e dei servizi di
pagamento, che fissano nuovi standard e parametri. Integrazione a queste linee
guida è l?annuncio che tutti i pignoramenti sono sospesi per 90 giorni. La
sospensione consentirà ai proprietari e alle società di riscossione crediti di
utilizzare il nuovo programma di rimodulazione dei prestiti e renderà possibile
a più famiglie di studiare i termini con cui rimanere nelle case.
Mentre prendiamo in considerazione possibili nuovi programmi Tarp, dobbiamo
darci cura di mantenere integre la flessibilità di questa Amministrazione e
della prossima, affinché possano affrontare le nuove sfide. La cosa più
importante per ridurre gli effetti dei pignoramenti e bloccare la caduta del
mercato è ridurre i costi dei mutui. Le iniziative per stabilizzare Fannie Mae
e Freddie Mac e migliorare il flusso del credito ipotecario, hanno tenuto al
riparo i tassi dei mutui da repentini aumenti, ma i tassi non sono scesi come
volevamo: ora l?acquisto da parte della Fed di 100 miliardi di debito GSE
(Government Sponsored Enterprise) e di mezzo trilione di dollari di titoli GSE
garantiti da ipoteche dovrebbe avere un impatto positivo sul costo del
finanziamento. Continueremo a cercare ulteriori strade per rendere più
accessibile il credito per i mutui, cosa che stimolerà gli acquisti, aiuterà a
stabilizzare i prezzi e a porre fine a questa
correzione del mercato immobiliare. @AR~Tondo:*
Segretario al Tesoro americano. Testo letto al "Fortune 500 Forum" il
1° dicembre a New York. Traduzione di Anna Bissanti Scopri come ricevere sul
tuo cellulare Repubblica Gold condividi
( da "Finanza.com"
del 08-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Intesa Sanpaolo tra le top pick
bancarie di Jp Morgan per il 2009 (8 Dicembre 2008 - 11:06) MILANO
(Finanza.com) - Nel podio di Jp Morgan dei tre titoli bancari da preferire per
il 2009 figura anche l'italiana Intesa Sanpaolo. La casa d'affari statunitense
rimane cauta sul comparto bancario europeo anche se ritiene che gli effetti
della crisi del credito siano verso la fine con l'80% delle svalutazioni già
annunciate e pertanto solo un 20% ancora in arrivo. Per quanto concerne Intesa
Sanpaolo, Jp Morgan ha valutazione "overweight" con prezzo obiettivo
a quota 3,11 euro. L'istituto guidato da Corrado Passera, a detta di Jp Morgan,
è ben posizionato all'interno del contesto europeo con la posizione di forza
sul mercato domestico che da un lato lo espone al rischio
dovuto alla debolezza dell'economia italiana, dall'altro lo mette al riparo dai
rischi relativi alla bolla
immobiliare, che in Italia è decisamente meno
ampia rispetto ad altri Paesi. Possibili catalyst nel corso del 2009 saranno
sicuramente le cessioni di alcuni assets e il supporto agli utili che potrà
essere offerto dalla politica di taglio dei costi. (Titta Ferraro -
Riproduzione riservata)
( da "Wall
Street Italia" del 08-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
UNA NOTTE LUNGA 3 ANNI, DICE IL
SUPER-GUFO di Nouriel Roubini Il 2009 sarà un anno doloroso di recessione
globale e di ulteriori sofferenze, perdite e fallimenti. Solo azioni politiche
aggressive da parte dei paesi ad economia avanzata possono garantire una
ripresa dell´economia globale nel 2010. -->Il contenuto di questo scritto
esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea
editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente. (WSI) ? I
mercati finanziari di tutto il mondo hanno attraversato nel 2008 la loro
peggiore crisi dalla Grande depressione degli anni Trenta. Sono falliti
importanti istituti finanziari, altri sono stati svenduti o sono sopravvissuti
solo grazie a piani di salvataggio di considerevoli dimensioni. I mercati
globali azionari hanno ceduto di più del 50 per cento; gli spread sui tassi
d´interesse sono saliti alle stelle; è emersa una grave crisi della liquidità e
del credito e molti paesi a economia emergente si sono rivolti barcollando al
Fondo Monetario Internazionale in cerca di aiuto. Che cosa ci riserva quindi il
2009? Il peggio è alle spalle o è ancora davanti a noi? Per rispondere a queste
domande, dobbiamo comprendere che ciò che è attualmente in corso è un circolo
vizioso di contrazione economica e di condizioni finanziarie in continuo
peggioramento. Quel che è certo è che gli Stati Uniti vivranno la loro peggiore
recessione da decenni: una contrazione profonda e prolungata che si protrarrà
per almeno 24 mesi oltre la fine del 2009. Inoltre, la contrazione si estenderà
all´insieme dell´economia globale. La recessione coinvolgerà l´Eurozona, la
Gran Bretagna, l´Europa Continentale, il Canada, il Giappone e le altre
economie avanzate. Sussiste anche il rischio di un atterraggio violento per le
economie dei paesi con mercati emergenti, conseguentemente al graduale
trasmettersi a queste zone degli shock finanziari e reali tramite i rapporti
commerciali, finanziari e valutari. Nella prima parte del 2008, nelle economie
avanzate, la recessione aveva suscitato il timore di una stagflazione analoga a
quella degli anni Settanta (inflazione abbinata a una stagnazione economica).
Dato, tuttavia, che la domanda aggregata sta scendendo più dell´offerta
aggregata, l´indebolimento dei mercati dei beni ? dove si saranno ristretti
anche i margini per una correzione al rialzo dei prezzi
da parte dei produttori ? comporterà un´inflazione più bassa. Per lo stesso
meccanismo, l´aumento della disoccupazione avrà un effetto di contenimento del
costo del lavoro e della crescita dei salari. Questi fattori, combinati con prezzi delle materie prime in drastica caduta, produrranno,
nelle economie avanzate, un allentamento dell´inflazione che potrà avvicinarsi
a un livello dell´1 per cento, il che solleverà il timore di una deflazione
piuttosto che di una stagflazione. La deflazione è pericolosa perché porta alla
trappola della liquidità: dato che i tassi interbancari nominali a breve non
possono scendere sotto lo zero, la politica monetaria diventa inefficace. La
flessione dei prezzi riflette un costo reale del
capitale alto e un aumento dell´entità reale del debito nominale che a loro
volta causano una riduzione dei consumi e degli investimenti, generando un
circolo vizioso nel quale i redditi e l´occupazione si contraggono sempre di
più, aggravando la caduta della domanda e dei prezzi.
Poiché la politica monetaria tradizionale diventa inefficace, si tende a
insistere nell´utilizzo di politiche non ortodosse: operazioni di salvataggio a
favore di investitori, di istituti finanziari e di debitori; iniezioni massicce
di liquidità alle banche affinché rendano più disponibile
il credito e azioni ancora più radicali per abbassare i tassi d´interesse delle
obbligazioni di Stato a lungo termine e per ridurre lo spread tra i tassi delle
obbligazioni societarie e quelle del debito di Stato. L´attuale crisi globale è
stata innescata dallo scoppio della bolla immobiliare
statunitense, bolla che tuttavia non l´ha originata. Gli eccessi del credito
negli Stati Uniti hanno coinvolto il settore dei mutui per gli immobili
residenziali e per quelli commerciali, l´indebitamento con carte di credito,
per l´acquisto dell´auto e per finanziare gli studi. L´eccesso ha pervaso anche
il settore dei prodotti cartolarizzati, dove questi debiti sono stati
trasformati in derivati tossici; quello dei finanziamenti alle amministrazioni
locali; quello dei finanziamenti destinati agli acquisti speculativi di
attività produttive con una leva alta ? mai conclusisi; quello delle
obbligazioni societarie che ora subiranno perdite massicce nello scontare il
repentino aumento dei fallimenti e, infine, quello del pericoloso e non
regolamentato mercato degli strumenti finanziari per "assicurarsi"
contro l´incapacità delle aziende di onerare i debiti. In aggiunta, queste
patologie non sono rimaste confinate agli Stati Uniti: in molti altri paesi si
è assistito al gonfiarsi di una bolla immobiliare,
alimentata da un eccesso di credito a condizioni stracciate che non rifletteva
i rischi sottostanti. Contemporaneamente cresceva anche la bolla
delle materie prime, quella degli acquisti speculativi di attività produttive e
quella degli hedge fund. Difatti, ciò cui stiamo assistendo oggi è lo
smantellamento del sistema bancario "ombra", vale a dire,
dell´insieme degli istituti finanziari non-bancari che si comportavano come
banche, concedendo prestiti a breve termine e con mezzi liquidi, avvalendosi di
una leva alta e investendo a lungo termine in attività illiquide. Il risultato
di tutto ciò è oggi lo sgonfiarsi violento della più grande bolla
del patrimonio e del credito, con perdite per inesigibilità del credito che
potrebbero avvicinarsi alla spaventosa cifra di 2.000 miliardi di dollari. Di
conseguenza, a meno che i governi non ricapitalizzino rapidamente gli istituti finanziari,
la stretta creditizia si acuirà in ragione del fatto che il ritmo
dell´acquisizione delle perdite supera quello della ricapitalizzazione,
costringendo le banche a restringere il credito. I prezzi
dei titoli azionari e di altri investimenti rischiosi sono crollati
drasticamente dalle punte del 2007, ma anche così sussistono ancora i rischi di
ribassi notevoli. Attorno alla possibilità che la caduta dei prezzi
di molti dei beni più rischiosi su cui si è investito, tra cui i titoli
azionari, sia stata tale da suggerire che si stia consolidando un pavimento e
che ad esso possa seguire una rapida ripresa del mercato azionario, si sta
formando tra gli analisti un consenso. Il peggio, però, deve ancora venire.
Dato che gli analisti si illudono ancora che la contrazione economica possa
essere leggera e di breve durata, nei prossimi mesi, le notizie macroeconomiche
e le relazioni sui profitti e sugli utili peggiori delle attese in tutto il
mondo, aggraveranno la spinta al ribasso delle quotazioni degli investimenti
più rischiosi. Anche se il rischio di un crollo totale sistemico è stato
ridotto dalle misure prese dal G7 e da altre economie per sostenere i propri
sistemi finanziari, il sistema presenta ancora delle vulnerabilità. La stretta
creditizia si acuirà. Determinato dalla necessità degli hedge fund e di altri
istituti di investimento che operano con una leva alta di vendere le attività
finanziarie in mercati a corto di liquidità e in sofferenza ? vendite che a
loro volta determineranno una ulteriore caduta dei prezzi
e altri fallimenti di istituti finanziari ? andrà avanti il processo di
reintegro dei depositi richiesti per i margini di garanzia. Qualche economia
dei paesi emergenti potrà essere colpita in pieno da una crisi finanziaria. Il
2009 sarà quindi un anno doloroso di recessione globale e di ulteriori
sofferenze, perdite e fallimenti. Solo delle azioni politiche aggressive
coordinate ed efficaci da parte dei paesi ad economia avanzata e da quelli ad
economia emergente possono garantire una ripresa dell´economia globale nel
2010, evitando in questo modo che si entri in un periodo ancor più lungo di
stagnazione economica. Nouriel Roubini è professore di economia presso la Stern
School of Business della New York University e presidente della società di
consulenza economica e finanziaria Rge Monitor (www.rgemonitor.com) Copyright
Project Syndacate, 2008 www.project-syndacate.org e Copyright © La Repubblica -
Traduzione di Guiomar Parada
( da "Giornale.it,
Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Sto per rientrare in Italia dopo
aver vissuto una settimana praticamente fuori dal mondo. Quella africana e'
stata un'esperienza molto bella e umanamente ricca. Visti dal Benin i nostri
problemi di occidentali sull'orlo della recessione appaiono ovviamente molto
relativi ma mi inducono a una riflessione che in realtà é un rammarico: ho l'impressione
che abbiamo sprecato la nostra ricchezza o meglio la nostra capacità di creare
ricchezza. Il benessere avrebbe potuto permetterci di creare una società
migliore, più equilibrata, saggia e invece le società occidentali si sono
lasciate sopraffare e manipolare da una casta finanziaria mossa unicamente
dall'avidità e da un arricchimento personale sproporzionato e ingiustificato.
Quella casta e' composta dai manager che per vent'anni hanno dettato le regole
a tutti, travisando i concetti di una sana economia di mercato. Noi occidentali
potevamo essere felici e invece scopriamo di essere stati ingannati, travisati,
siamo molto più poveri e molti di noi disperati. Si è avverata una legge
descritta con dovizia dagli antichi saggi cinesi, a cominciare da Sun Tzu: le
società crollano se chi comanda davvero è mosso unicamente dall'egoismo e dalla
bramosia. Mi chiedo: la lezione è stata imparata o il trionfante mondo
occidentale, a cominciare da quello americano, finirà come le antiche e ricche
dinastrie cinesi? Scritto in economia, globalizzazione, Italia, gli usa e il
mondo Commenti ( 4 ) » (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading
... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia
questo articolo a un amico 05Dec 08 Chi fa davvero del bene. E un dubbio:
quanto serve l'Unicef? Ho sempre nutrito un'istintiva diffidenza per le grandi
organizzazioni umanitarie internazionali, con la sola eccezione della Crose
rossa internazionale. Quando ricevi a casa voluminose lettere su carta patinata
con richieste di aiuti, lettere spedite a pioggia, ti chiedi: ma questi soldi
non potevano essere spesi in maniera più intelligente? C'è chi sostiene che il
75% del budget di organizzazioni come l'Unicef finisca in stipendi, ufficii,
strutture amminstrative; dunque solo il 25% verrebbe usato per aiutare le
popolazioni bisognose. L'Unicef nega e sostiene che le spese fisse sono di gran
lunga inferiori. Quale sia la verità non lo so, ma qui nel Benin ho provato una
sensazione sgradevole. L'altro giorno sono passato di fronte alla sede Unicef
di Cotonou e ho visto schierate diversi Fuoristrada modernissimi, enormi, con
una grande antenna sul cofano. Ferme naturalmente. La sede è protetta d un
grande cancello e dal filo spinato. Mi sono chiesto: perchè un'associazione che
fa del bene deve trincerarsi come se fosse un'ambasciata? Scrivendo mi è venuto
in mente lo scandalo scoppiato l'anno scorso in Germania, che ha rivelato
compensi stratosferici e ingiustificati proprio all'Unicef.. In questi giorni
ho incontrati diversi cooperanti sia cattolici sia laici, molti dei quali
italiani, e la differenza rispetto al gigantismo dell'Unicef è evidente: chi fa
davvero il bene riduce allo stretto indispensabile le spese fisse, compra jeep
usate e in numero limitatissimo. E fa un grande affidamento sui volontari che
vengono a trascorrere qui qualche settimana o un mese. Ho conosciuto degli
italiani meravigliosi, cattolici e laici, di destra e di sinistra; e in
particolare fra Fiorenzo Priuli, il fondatore dell'ospedale di Tanguiéta,
l'emblema vivente del Bene e dell'Altruismo; uno dei personaggi più
straordinari che ho incontrato nella mia vita. In questi giorni sto maturando
una convinzione: se si vuole aiutare i Paesi più poveri è meglio privilegiare
le organizzazioni più piccole, di cui potete verificare l'autenticità. Serve di
più. E riscalda l'anima. Scritto in globalizzazione, Italia, Varie Commenti (
26 ) » (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 02Dec 08 Quel problema dell'Africa (e del nostro Meridione.) Mi trovo
in Benin a Cotonou, invitato da Justitia et Pax a partecipare a un convegno su
immigrazione e comunicazione. Sono rimasto molto colpito dall'intervento di
padre Raymond Goudjo secondo il quale uno dei maggiori problemi della società
africana è la tendenza a scaricare su altri la responsabilità dei guai attuali:
la colpa è del colonialismo, di Reagan, di Sarkozy. Un atteggiamento che
finisce per incoraggiare una mentalità assistenzialista e l'aspettativa che i
problemi debbano essere risolti da altri, quasi sempre staccando generosi
assegni. Da qui l'immobilismo sociale, che spinge la maggior parte dei talenti
africani, i giovani laureati o con un buon livello scolastico ad emigrare,
nella consapevolezza che solo fuori dal proprio Paese possano tentare di
trovare una gratificazione professionale e un migliore tenore di vita. Il
fenomeno talvolta è spontaneo, talaltra è indotto dal mito, spesso illusorio,
dell'Occidente. Il risultato però è innegabile: l'Africa viene privata delle
sue élites migliori e la società nel suo insieme anziché svilupparsi finisce
per restare prigioniera delle proprie ragnatele sociali. L'intervento mi ha sorpreso
anche per le similitudini con alcuni noti aspetti dell'italica questione
meridionale. Molti ragazzi di talento del nostro sud devono trasferirisi al
nord o emigrare, per vedere riconosciute le proprie capacità e una volta
partiti brillano. E non tornano più. Chi resta animato da una reale volontà di
cambiamento quasi sempre deve arrendersi all'inerzia dei propri cittadini e di
una mentalità ripiegata su se stessa, impregnata di fatalismo. In genere anche
il Sud pretende che siano altri a risolvere i propri guai, segnatamente lo
Stato centrale. Secondo padre Raymond l'Africa migliorerà davvero solo quando
sarà capace di sviluppare, dal proprio interno, una nuova cultura civile, una
nuova identità e quando saprà dotarsi di nuovi leader carismatici. Vale anche
per il nostro Meridione? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 25 ) » (1
voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
29Nov 08 Gli Usa hanno creato un mostro: il Pakistan Della tragica vicenda di
Mombai ritengo due elementi: 1) Tra gli errori commessi dagli Usa, quello più
evidente e potenzialmente pericoloso riguarda il Pakistan, a cui Washington ha
dato persino le bombe atomiche. Il problema è che si tratta di un regime
instabile, inaffidabile, sempre più condizionato dal ricatto e dall'invadenza
di gruppi legati all'Islam radicale. Quando gli Usa invasero l'Afghanistan,
permisero a molti agenti pakistani di scappare in aereo, ma tra loro c'erano
anche terroristi, protetti da Islamabad. Al Qaida agisce indisturbata in
un'ampia zona al confine tra Afghanistan e Pakistan e fino ad oggi i tentativi
di dare la caccia ai terroristi sono alquanto blandi e riluttanti da parte
delle forze armate pakistane. Se Bin Laden è vivo è molto probabile che abbia
trovato rifiugio proprio qui. I terroristi che hanno colpito in India sono
pakistani e, a quanto pare, hanno potuto programmare, proprio dal Pakistan, la
strage. Indisturbati, naturalmente. 2) E' ora di chiarire l'equivoco: il
Pakistan è amico o no dell'Occidente? E se non lo fosse più, come penso, come
ci regoliamo con le bombe atomiche? Che gran pasticcio. complimenti vivissimi
agli strateghi di Washington. Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti (
44 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 26Nov 08 Carlà, Soru e l'orgoglio altalenante degli italiani Non
conosco la situazione politica della Sardegna e da lontano non so giudicare
Sour come politico, ma devo dire che il suo gesto è davvero ammirabile. E'
stato eletto dai cittadini, ma non è amato dai partiti della sua maggioranza di
centrosinistra, che anziché appoggiarlo gli fanno guerra. Ha tenuto duro per un
po' e poi ne ha tratto le conseguenze: "Voglio mantenere salda la mia
chiarezza, i principi che hanno ispirato la mia esperienza fino ad adesso. Ho
cercato di riflettere su cosa sia più utile per la Sardegna e i sardi, non per
me. Pur nella consapevolezza del momento difficile, credo che la cosa migliore
per i sardi sia chiarire immediatamente lo stato della maggioranza alla quale
hanno dato fiducia fino a oggi". Insomma, si è comportato con coerenza e
dignità: non ci sono più le condizioni? Me ne vado. Non altrettanto si può dire
di molti nostri compatrioti . Su Carlà Brunì in Sarkozy ho già espresso il mio
pensiero e l'esternazione con cui ha annunciato al mondo di essere "felice
di non essere più italiana" ha rafforzato le mie convinzioni sul suo
conto. Sarko l'ha scelta e se la tenga. Ma mi chiedo però perché molti italiani
continuino a prostrarsi ai suoi piedi: in Rai addirittura se la contendono. La
vogliono a Sanremo, la vuole quel furbacchione di Fabio Fazio che è addirittura
disposto a dedicarle uno speciale. A Milano c'è chi la vorrebbe invitare alla
Prima della Scala. Pazienza se ha offeso l'Italia, quel che conta è l'audience,
è adulare la star, adulare il potente. Pessimo costume nazionale, che la
modernità evidente non scalfisce. Ma mi chiedo: perché è così difficile, così
raro mostrare un po' di orgoglio, un po' di integrità? Scritto in Italia,
francia, giornalismo Commenti ( 52 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un
massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Nov 08 Obama, il cambiamento.
può attendere Barack Obama sta riempendo il suo governo di ex collaboratori di
Bill Clinton; ha scelto come ministro del Tesoro il presidente della Federal
Reserve di New York, un uomo dell'establishment. "Barack è stato eletto
promettendo il cambiamento, ma nel costruire la squadra del governo ha scelto
l'esperienza, l'affidabilità, la tradizione", come spiego in un editoriale
pubblicato oggi, in cui tra l'altro paragono il pragmatismo della sinistra
americana all'inconsistenza di quella europea (Pd di Veltroni incluso). Non c'è
da meravigliarsi: Obama è un politico che sa affascinare le folle, ma che alla
prova dei fatti è estremamente realista, al limite del cinismo. Anche in
politica estera e nella Difesa chi si aspetta stravolgimenti epocali si illude:
e a questo proposito segnalo l'ultimo numero di Risk, la rivista di
geostrategia del gruppo Liberal diretta dall'ottimo Andrea Nativi, che dedica
l'ultimo numero proprio all'America di Obama. Secondo Nativi le grandi linee
del Pentagono verranno confermate, con al più qualche correttivo di forma. Nei
prossimi quattro anni sono improbabili trasformazioni sostanziali. E dunque
prepariamoci: Obama ora ha una priorità ed è l'economia (come sappiamo tutti),
ma non è un rivoluzionario. Il suo obiettivo non è di cambiare il sistema, ma
di correggerne gli eccessi. E pazienza se molti suoi attuali ammiratori
rimarranno delusi. A proposito: quanto impiegherà la sinistra italiana a
capirlo? Scritto in Italia, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 64
) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 20Nov 08 Allargamento? Rumeni in Italia? Tutto bene (per la Ue.) La
Commissione europea ha appena pubblicato una relazione da cui risulta che
l'allargamento della Ue a est, incluse Bulgaria e Romania, "hanno avuto un
impatto positivo sull'economia degli Stati membri e non hanno causato gravi
turbative ai loro mercati del lavoro". Insomma: tutto bene in una
situazione win-win ovvero vantaggiosa per tutti. Riguardo l'Italia, la
Commissione riconosce, bontà sua, che i lavoratori mobili rumeni (li definisce
così) si sono riversati soprattutto da noi e in Spagna ma ci rassicura
affermando che "hanno portato negli ultimi anni un importante contributo
ad una crescita economica sostenuta permettendo di risolvere carenze di
manodopera e senza comportare oneri eccessivi per il sistema di welfare".
Davvero? Da tempo nutro serie perplessità sull'oggettività delle statistiche
europee,a cominciare da quelle sull'inflazione. Questo rapporto rafforza i miei
dubbi. L'allargamento ha avuto un impatto considerevole e per nulla
equilibrato: in Italia ci troviamo ad affrontare una situazione che comporta
enormi costi economici e sociali con il trasferimento di centinaia di migliaia
di persone, alcune integrate perfettamente, altre no e mi riferisco ai nomadi e
alle bande criminali che scorazzano nel nostro Paese. La sanità pubblica
risulta appesantita con costi che gravano sul contribuente, la malavita è
aumentata accentuando la sensazione di insicurezza dei cittadini, le forze
dell'ordine confessano la loro impotenza. Altro che tutto bene: l'Italia ha
subito pesantissime ripercussioni da un'immigrazione di proporzioni ingenti
(ricordo che i rumeni nel 2007 anno sono raddoppiati). Ma
se andiamo a esaminare la situazione nei Paesi dell'est ci accorgiamo che
l'allargamento ha provocato squilibri notevoli anche lì: la casta delle banche
e degli operatori finanziati ha fatto impennare i prezzi dell'immobiliare senza un corrispettivo aumento dei salari medi: ovvero si è
creata una bolla debitoria che ha rischiato di far fallire l'Ungheria.
Molti Paesi dell'est vedono migrare la propria manodopera qualificata: medici,
ingegneri, infermieri preferiscono lavorare a Londra, Parigi o Berlino
piuttosto che a Praga o Varsavia. Risultato: il capitale umano di questi Paesi
si impoverisce e talvolta si creano dei vuoti nella struttura sociale (a
Budapest, ad esempio, mancano i medici). Noi siamo sovraffollati, molte città
dell'est (inclusa l'ex Ddr) sono in declino demografico e, talvolta, in
stagnazione economica. Ci sarebbe da riflettere e molto. La mia convinzione è
che l'allargamento, in sè positivo e probabilmente inevitabile, sia stato
condotto male e in alcuni casi (Bulgaria e Romania) fosse economicamente
prematuro. Ma per la Ue va tutto bene. come al solito. E guai a chi osa
stonare. Scritto in economia, europa, Italia, immigrazione Commenti ( 94 ) » (9
voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
18Nov 08 Solidali. we can Ad appena due settimane dalle elezioni John McCain e
Barack Obama hanno deciso di dimenticare qualunque animosità e di unire gli
sforzi per rilanciare l'America. Non ne sono sorpreso: da tempo i due si
stimano e dopo lo splendido discorso di concessione del repubblicano, la notte
della sconfitta questo sviluppo era prevedibile. Onore a Obama che dimostra di
essere animato da uno spirito autenticamente bipartisan. Facile dire: ma in
Italia no. Veltroni e Berlusconi ci hanno provato e il dialogo è durato poche
settimane (ne abbiamo già parlato su questo blog). Sì sarebbe bello se anche
nel nostro Paese fosse possibile un dialogo altrettanto costruttivo, ma temo
che la classe politica italiana non sia pronta a un passo tanto importante, non
fino a quando le scorie del passato continueranno a inquinare i partiti e le
loro logiche. Ma McCain e Obama, oltre a dare una lezione di straordinario
civismo, dimostrano con i fatti che da questa crisi si uscirà solo riscoprendo
un valore fino a ieri in disuso: quello della solidarietà che impone a tutti di
perseguire un interesse superiore al proprio tornaconto personale. Non si
tratta di un richiamo retorico e non è limitato agli Usa: al summit del G20 è
emersa la consapevolezza che solo coordinando gli sforzi e varando nuove norme
condivise i principali Paesi potranno risollevarsi. Negli Usa le banche si
rendono conto che hanno interesse a salvare i mutuatari insolventi, perché fino
a quando non si arresta il crollo dei prezzi delle case
l'economia non può riprendersi. In alcune aziende torna a prevalere una
politica retributiva più corretta: l'Ubs, colosso bancario salvato dalla
Confederazione, ha introdotto un sistema bonus-malus per i suoi dirigenti.
Quando le cose andranno male pagheranno anche loro. E come non restare ammirati
di fronte ai dirigenti di aziende soprattutto medio-piccole, che in queste
drammatiche giornate fanno di tutto per salvare i posti di lavoro, assecondati
dai loro dipendenti che con straordinaria dedizione sono disposti a tanti
sacrifici pur di non far fallire l'azienda? Sono segnali importanti. Chissà che
da questa crisi non nasca una società meno avida, meno egocentrica e dunque più
equa e più autenticamente meritocratica. Utopia? Scritto in economia, Italia,
presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 15 ) » (3 voti, il voto medio
è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Nov 08 La Cgil
applica ancora le vecchie strategie sovietiche? Oggi Cgil di nuovo in piazza
con gli studenti, in dicembre sciopero generale da sola e tanti no a tutto e a
tutti. In questo periodo di profonda crisi economica e sociale, ci si
aspetterebbe una gradualità da parte dei sindacati, la capacità di modulare la
protesta tenendo in considerazione l'interesse generale e le mosse della
controparte. Prendiamo l'istruzione, ad esempio: la Gelmini ha tenuto duro
sulla scuola elementare (a mio modo di vedere a ragione), ma ha corretto la
rotta sull'università aprendo al dialogo con i sindacati. La Cisl ha
apprezzato, la Uil anche sebbene con qualche riserva. La Cgil invece no, come
fa su qualunque dossier. Ma perché? Non sono un esperto di questioni sindacali,
ma l'altro giorno un amico molto competente in materia e non certo
berlusconiano, anzi piuttosto progressista, mi ha proposto questa
interpretazione: la Cgil non cambia perché ha mantenuto nel proprio Dna la
matrice comunista non tanto ideologica, quanto metodologica. Negli anni
Sessanta e Settanta lo scopo del sindacato rosso era di creare le condizioni
per l'avvento del comunismo. E dunque anzichè contribuire responsabilmente alla
crescita del Paese incoraggiando un dialogo civile, faceva di tutto per
destabilizzare il sistema produttivo, economico e sociale. Più le cose andavano
male, più aumentavano le prospettive di una vittoria comunista. Il processo
ovviamente non era spontaneo, ma pianificato attentamente dall'Unione
sovietica, peraltro non solo in ambito sindacale (ne riparleremo.). Oggi l'Urss
non c'è più, il comunismo è morto, la maggioranza del vecchio Pci si è dissolta
nel Pd, ma la Cgil non è cambiata. Continua a perseguire gli stessi obiettivi,
con le stesse logiche, restando aggrappata a un potere sindacale esercitato in
maniera ancronostica. E quando le cose vanno male si compiace, si esalta e dà
tutta se stessa riscoprendo la sua vocazione. Allo sfascio! Allo sfascio! O no?
Scritto in sindacati, economia, Italia Commenti ( 28 ) » (7 voti, il voto medio
è: 4.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 12Nov 08 Effetto
Obama: un prefetto nero in Francia, ma in Italia. Sarkozy è da sempre un
convinto sostenitore dell'integrazione multirazziale e lo ha dimostrato con i
fatti. Quando era ministro degli Interni nominò il primo prefetto musulmano di
Francia, vinte le presidenziali ha nominato ministro della Giustizia Rachida
Dati, che ha origini marocchine, e il primo sottosegretario di colore, Rama
Yade, che è nata in Senegal. La vittoria di Obama lo ha incoraggiato a
proseguire su questa strada e oggi ha annunciato del primo prefetto nero,
Pierre N'Gahane di 47 anni. All'indomani del successo di Obama anche in Italia,
soprattutto a sinistra, c'è chi si è chiesto: a quando in Italia un leader
nero? E giù fiumi di retorica, fuori contesto, come capita sovente. Gli Stati
Uniti sono un Paese fondato sull'immigrazione, che ancora oggi mantiene una
straordinaria capacità di assimilazione. Bianchi, neri, ispanici, asiatici e cristiani,
musulmani, ebrei, buddhisti: in America le possibilità sono davvero infinite
per chi rispetta le regole del sistema economico e i principi cardine della
convivenza. La situazione in Francia è più complessa: in origine l'immigrazione
era europea, ma negli ultimi 30 anni è esplosa quella dalle ex colonie e la
risposta delle istituzioni non sempre è stata all'altezza soprattutto riguardo
l'inserimento nel mondo del lavoro. Ma anche in Francia esiste una politica di
trasmissione dei valori della République molto efficace ed esigente: la scuola
rende autenticamente francesi centinaia di migliaia di figli di immigrati. La
rivolta delle banlieues di un paio di anni fa non era altro che il grido di
migliaia di giovani non per fare la rivoluzione ma per rendere effettiva
un'integrazione a cui loro ambivano ma che sovente veniva frustrata dalla
difficoltà di uscire dai quartieri-ghetto delle periferie. Sarkozy ha capito e
sta cercando di rispondere a questa legittima esigenza. In Italia invece non
abbiamo alcuna politica di integrazione: non c'è trasmissione di valori, nè di
cultura civica. Tutto è lasciato al caso e alla buona volontà dei singoli.
Alcuni immigrati si integrano bene, altri possono tranquillamente rifiutare la
nostra società pur rimanendo nel nostro Paese, tanto nessuno li disturberà. E
allora prima di sognare demagogicamente un leader nero, dovremmo cominciare dai
fondamentali stabilendo una seria politica di integrazione e iniziando a
pretendere agli italiani un comportamento civico più serio e coerente, perché
non possiamo pretendere dagli stranieri il rispetto di leggi che noi stessi
tendiamo a schivare secondo le nostra convenienze. Impresa complicatissima, lo
so. Ma se non ci si muove in questa direzione, anziché leader moderni e multietnici
avremo l'esatto opposto: un elettorato sempre più diffidente, chiuso e, nei
casi estremi, razzista. O sbaglio? Scritto in democrazia, Italia, presidenziali
usa, immigrazione, francia Commenti ( 71 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un
massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono
inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a
Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it
contatti Categorie cina (14) democrazia (39) economia (10) europa (5) francia
(19) germania (3) giornalismo (41) gli usa e il mondo (40) globalizzazione (20)
immigrazione (31) islam (14) Italia (126) medio oriente (8) notizie nascoste
(30) presidenziali usa (21) russia (12) sindacati (1) svizzera (3) turchia (12)
Varie (16) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea
- 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come
la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet
- 3 Emails Attenti, Londra tollera la Shaaria... - 3 Emails Usa, la tragica
ripicca di un popolo a lungo raggirato - 3 Emails In una lettera il ritratto
dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il
centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti... per la
vecchiaia - 2 Emails Quello stile di "Repubblica"... - 2 Emails
Ultime discussioni Gastone Casali: Da quattro anni collaboro con alcune Ong. in
Africa e,sono rientrato da poco dal SUDAN,dove una... dellelmodiscipio: Per
quel po' che ho viaggiato, ricordo che al ritorno il mio mondo mi sembrava più
o meno... Federico: E come la impariamo la lezione?! Non credo proprio che
siamo sulla buona strada per impararla. Ho sempre... bo.mario: La lezione che
si siamo meritati è severa. Ora non si può tornare indietro ma ci vuole un
graduale... Franco Parpaiola: Salve. Precisely. I saggi cinesi avevano ragione.
Salutonen Ultime news Blog amici Ethica, blog filosofico di qualità ICT Watch,
il blog di Piero Macrì sulle nuove tecnologie il blog di Alessandro Gilioli il
blog di Andrea Tornielli Il blog di Faré su Internet & comunicazione il
blog di Marista Urru il blog megliotardichemai Il circolo Rosselli, socialismo
liberale Il pranista, blog su PR e comunicazione Metropolis, il blog Alberto
Taliani Orientalia 4 all Placida signora, il blog di Mitì Vigliero spindoctor,
il blog di Marco Cacciotto Wolly, il blog di Paolo Valenti Da non perdere La misteriosa
e improvvisa ricchezza di Erdogan La Turchia e l'islamizzazione strisciante
Quelle donne turche imprigionate dal velo Vince Erdogan e la Turchia diventa
più islamica siti che mi piacciono Cricri créations poétiques, gioielli con
l'anima Il sito di R. Gatti, tutto per capire le insidie della droga Italiani
per Ron Paul, un bel blog sulle elezioni Usa USI, Università della Svizzera
Italiana Siti di Informazione Comincialitalia, il primo quotidiano italiano dei
cittadini il blog di Di Ricco, un giornalista italiano in Libano il sito di
Fausto Biloslavo il sito di Radio 3 Mondo Jones, un eccellente giornalista
inglese La zanzara di Cruciani - Radio 24 Osservatorio Europeo di Giornalismo
Prima Pagina, la rassegna stampa di Radio 3 Sito web ilGiornale.it December
( da "Gazzetta
di Modena,La" del 09-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Fiorano. Il sindaco analizza i dati
su produzione e mobilità e sollecita aiuti alle aziende e alle famiglie «Piastrelle,
con l'Unione fuori dalla crisi» Pistoni: «E' urgente l'associazione dei Comuni
del distretto» La politica farà la sua parte per combattere la crisi e urge la
creazione dell'Unione dei Comuni. Questo, in sintesi, il parere di Claudio
Pistoni, sindaco di Fiorano, che in una nota analizza il momento critico e
indica qualche strada per uscirne. Pistoni sottolinea i crescenti numeri della
cassa integrazione e sollecita aiuti alle imprese. «Già
prima che scoppiassero la bolla immobiliare e la crisi dei
subprime negli Stati Uniti - dice Pistoni - mentre la produzione mondiale di
ceramica continuava a crescere, le analisi annunciavano che l'Italia si sarebbe
attestata sui 400-450 milioni di metri quadrati prodotti annualmente, rispetto
ai 550-600 milioni del passato. Quello che è accaduto non era del tutto
inatteso dunque. Stanno però crescendo sia il numero dei lavoratori in cassa
integrazione che il ricorso alla mobilità e, anche se per ora non sono previste
chiusure di aziende, questo trend negativo proseguirà nel 2009. Ci aspettano
tempi duri, con persone e famiglie che rischiano di trovarsi in forte
difficoltà e avranno bisogno di aiuto. Chiediamo a ognuno di fare la sua parte:
al governo, alle istituzioni pubbliche, agli imprenditori e alle organizzazioni
sindacali per coniugare solidarietà e interventi strutturali, ammortizzatori
sociali e sviluppo. Dobbiamo affrontare questa crisi guardando avanti e
governare questo difficile passaggio trasformandolo nell'opportunità di essere
più forti quando ci sarà la ripresa, visto che gli altri competitor vivono una
crisi peggiore: la Spagna ha già fermato 140 forni, la Cina ha ridotto la
produzione di 500 milioni di metri quadrati, la Turchia, il Maghreb. Noi siamo
riusciti ad aumentare il prezzo medio perché le piastrelle italiane sono
prodotte con tecnologie d'avanguardia ed esprimono il gusto italiano,
apprezzato universalmente. L'indotto estetico e tecnologico è a sua volta
leader indiscusso, votato all'esportazione». «Il distretto deve produrre
ricerca e innovazione riferita allo stesso sistema distretto - prosegue il
sindaco di Fiorano - Si lavora per il polo dell'innovazione e della ricerca
della filiera ceramica, che metterà in sinergia i centri che fanno ricerca per
il settore. Il polo interagirà con la rete regionale di alta tecnologia
prevista dalla Regione e con il tecnopolo di Modena. Anche la formazione deve
operare su più fronti, in modo coordinato con le imprese e le organizzazioni
sindacali attraverso il potenziamento da un lato di formazione just in time e
dall'altro attraverso iniziative che sviluppano nuove competenze applicate alla
ricerca di ciò che fa tendenza, o iniziative legate
all'internazionalizzazione». «Al potenziamento della formazione per qualificare
la professionalità, occorre affiancare una formazione capace di modificarla o
di trasformarla - prosegue Pistoni - favorendo un nuovo posizionamento sul
mercato del lavoro, grazie a competenze in settori richiesti sul mercato. E'
importante la formazione che insegna ad affrontare i mercati, a leggerli per
posizionare marchio e prodotto. Le istituzioni devono fare la loro parte e dare
vita all'Unione dei Comuni come passo sostanziale verso uno governance unica
del distretto».
( da "Eco
di Bergamo, L'" del 09-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Case, calano i prezzi
In tilt domanda e offerta Gli agenti immobiliari preoccupati per l'avanzata
della crisi Ma è controtendenza al nuovo e vecchio ospedale e nel Sebino «Il
nodo della crisi è rappresentato dal venir meno dell'incrocio fra domanda e
offerta, per effetto delle eccessive aspettative sul calo dei prezzi». Così Antonello Pagani , direttore di Confedilizia
Bergamo, riassume il quadro di difficoltà del mercato immobiliare.
Per discutere la situazione si sono riunite le commissioni di rilevazione prezzi di Appe-Confedilizia per «Case e Terreni», di
Ascom-Fimaa per il «Listino dei prezzi degli immobili»
e gli esperti di Confesercenti-Anama. Durante la riunione è stata presa in
considerazione, in termini dialettici, l'inchiesta pubblicata sabato scorso da
«Il Sole 24Ore» che, analizzando il mercato immobiliare
nazionale, ha assegnato a Bergamo una diminuzione dei prezzi
del 14%. Nei diversi interventi durante la riunione, è emersa la consapevolezza
che «con il perdurare di una crisi mondiale, ora la parola d'ordine sembra
essere "comprare casa con lo sconto"». La Commissione ha rilevato,
monitorando i vari attori del settore immobiliare,
«che il numero delle transazioni è in ulteriore calo, soprattutto
nell'hinterland cittadino. Di conseguenza anche i prezzi
cominciano a diminuire anche in modo apprezzabile». Durante la riunione Pagani
ha rilevato «come la situazione non si presti a una lettura facile e omogenea
per tutto il territorio», ricordando che la frenata dei prezzi
riguarda soprattutto il segmento degli immobili di medio-basso livello, perché
proprio in questa fascia il ricorso al mutuo è obbligato. Per Laura Feltri ,
agente immobiliare, «l'attuale restrizione del credito
è una delle principali cause della diminuzione delle compravendite. Le banche
richiedono ora una liquidità del 25-30% da parte dell'acquirente e una
stabilità del reddito per una più rigida proporzione tra la rata del mutuo e la
busta paga». Paolo Stacchetti ha approfondito il tema, rilevando che
«l'eccessiva leva bancaria utilizzata negli anni precedenti per fare volumi ha
di fatto "drogato" il mercato, facendo sì che i prezzi andassero alle stelle, tanto da veder raddoppiare in cinque anni
il prezzo di molti immobili». Per quanto riguarda le case in
costruzione, Francesco Finazzi , coordinatore della sezione agenti immobiliari
di Confedilizia Bergamo, ha sottolineato che «i cantieri che hanno ottenuto
recenti permessi di costruzione (con qualità tecnologiche di classe A e B)
non sono più di tanto coinvolti nella diminuzione dei prezzi.
Posso dire, sulla scorta della mia esperienza, che ogni singola trattativa fa
storia a sé e che mediamente ci si accorda su un 3% di sconto». E sugli
immobili usati «la mia esperienza mi porta a verificare una frenata dei prezzi soprattutto nelle zone non di pregio della città e
nei Comuni dell'hinterland; diminuzione che si attesta tra il 5 e il 10%».
Anche per Mario Medini , presidente degli agenti immobiliari di
Anama-Confesercenti, «la situazione che si riscontra nei cantieri cittadini,
ove si costruisce rigorosamente in classe A, è la poca propensione alla
diminuzione dei listini di vendita. Vuoi perché i costi di costruzione e gli
oneri sono incomprimibili, vuoi per la solidità economica delle imprese
costruttrici, garanzia per gli acquirenti». Si osserva poi che gli immobili in
non buona posizione risalenti agli anni '60 e '70, normalmente carenti nella
manutenzione, «oggi avranno vita dura, immobiliarmente parlando. L'ipotesi per
questi prevede una drastica diminuzione dei valori, che può arrivare anche al
30%, per renderli nuovamente appetibili dal mercato». Luciano Patelli ,
presidente degli agenti immobiliari di Fimaa-Confcommercio, ha rilevato che «il
settore delle attività commerciali, delle quali la mia agenzia si occupa
principalmente, risente molto della psicosi collettiva». Enrico Rizzetti ha
detto che per aree come «Celadina e Malpensata la diminuzione del 14% dei
valori delle case potrebbe perfino avere margini più
ampi. Lo stesso dato è però inapplicabile per Città Alta e per le zone centrali
e residenziali della città bassa, i cui prezzi
rimangono inalterati». Ci sono poi zone in controtendenza, dove il lusso porta
i prezzi al rialzo: è il caso di «aree nei pressi del
nuovo ospedale e di alcune in zona Riuniti». Domenico Campolo , di Treviglio,
ha spiegato di non vedere nella pianura grandi scostamenti nei prezzi del nuovo, «mentre per l'usato di medio-bassa qualità
e mutuo-dipendente si riscontra una diminuzione del prezzo delle case per ora attorno al 10%». Piernando Gallo , titolare di
più agenzie immobiliari, ha notato che soprattutto «nell'hinterland della città
i prezzi si erano troppo gonfiati per una politica
creditizia che aveva fatto si che si vendesse tutto facilmente». Diverso il
discorso per la Valle Brembana, dove i prezzi degli
immobili non hanno avuto nel recente passato sostanziali aumenti, mentre per
l'alta Valle Seriana si riscontra un notevole sforzo per un'edilizia di
qualità. In totale controtendenza Sarnico, Lovere e Iseo, dove la domanda resta
altissima. Laura Fenaroli , agente immobiliare a
Predore, rileva che «molti acquirenti che si rivolgevano verso il mercato del
nuovo hanno dirottato gli interessi sul più conveniente usato». Gianfederico
Belotti , presidente dell'Osservatorio immobiliare
europeo, si è detto preoccupato del fatto che «la discesa generalizzata dei prezzi, non solo degli immobili, porti l'economia nelle
acque della stagnazione. I consumatori, in sostanza, posticipano gli acquisti
sperando in ulteriori cali, innescando la "sindrome di Tokyo", che da
oltre un decennio paralizza il Giappone. L'auspicio è che la situazione possa
entro un anno cominciare a dipanarsi, con un ritorno di fiamma della
"benefica" inflazione, purché in limiti contenuti. L'interesse per la
casa riprenderà così vigore, svolgendo in pieno la funzione di cassaforte del
risparmio e di volano dell'economia».
( da "Giornale.it,
Il" del 10-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
n. 295 del 2008-12-10 pagina 11 Usa/2 Grandi occasioni per chi ama il mattone di
Redazione I prezzi delle abitazioni negli Stati Uniti caleranno ancora e potrebbero
scendere sotto il livello al quale si trovavano prima che la bolla immobiliare americana iniziasse a gonfiarsi. Lo ha detto Martin Feldstein,
docente di Economia della Harvard University. I prezzi
«devono calare di un altro 10-15% prima che tornino ai livelli pre-bolla - ha affermato Feldstein a Bloomberg Radio - e il
pericolo è che andrà ancora peggio». Con gli Stati Uniti in preda alla
recessione, le quotazioni immobiliari sono scese di circa il 20% dal loro
massimo, nel 2006, secondo l'indice S&P/Case-Shiller dei prezzi
immobiliari. Feldstein aggiunge che ci sono pochi segni di un allentamento
della crisi e «saremo fortunati» se la recessione finirà nel 2009. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Giorno,
Il (Lecco)" del 10-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
LECCO: PRIMO PIANO pag.
( da "Denaro,
Il" del 10-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Borsa & Mercati
stati uniti I prezzi
delle case caleranno ancora I prezzi delle abitazioni negli Usa caleranno ancora e potrebbero scendere
sotto il livello al quale si trovavano prima che la bolla immobiliare
Usa iniziasse a gonfiarsi. Lo ha detto Martin Feldstein, docente di economia
della Harvard University, a Bloomberg Radio. I prezzi
"devono calare di un altro 10-15 percento prima che tornino ai livelli
pre-bolla," ha detto oggi Feldstein a Bloomberg
Radio. "Il pericolo è che andrà ancora peggio." Con gli Usa in preda
alla recessione, le quotazioni immobiliari sono scese di circa il 20 per cento
dal loro massimo, nel 2006, secondo l'indice S&P/Case-Shiller dei prezzi immobiliari. "" l'incertezza che i prezzi delle abitazioni possano sprofondare che danneggia
tutte le nostre banche," ha detto Feldstein. "Le banche e altri
istituti finanziari non sono disposti a darsi credito poiché non conoscono il
valore dei bilanci delle controparti". del 10-12-2008 num.
( da "Repubblica,
La" del 11-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Pagina 11 - Economia Parte
dall´auto e arriva alle scarpe una valanga travolge l´industria Cala il reddito
del ceto medio, è la paralisi dei consumi Il dossier La contrazione della
domanda avrà effetti negativi su tutti i settori produttivi Reggono le spese
per il lusso, ciò significa che la crisi colpisce in modo asimmetrico ROBERTO
MANIA ROMA - Nell´industria è iniziato l´effetto domino. Crolla la produzione
di autoveicoli (-34,3 per cento in un anno) e uno dopo l´altro cadono come
birilli gli altri comparti, chimico, tessile, elettronico. Le imprese sono
interconnesse tra loro, l´una è cliente dell´altra, ma soprattutto tutte
dipendono dal consumatore finale che, spesso, teme di perdere il posto di
lavoro e non spende. Perché questa è - come dicono gli economisti - una crisi
da domanda e non è causata tanto dalla qualità dei nostri prodotti. La domanda
mondiale si è fermata e le imprese riducono la produzione: in Italia (-3,8 per
cento nel bimestre settembre-ottobre), in Germania (-5,4 per cento), in Francia
(-4,4 per cento). Per ritrovare una scivolata così importante nel nostro paese
(in un anno - 6,9 per cento) si deve tornare al 1996 quando il calo fu del 7,4
per cento. La debacle dell´industria automobilistica ha effetti diretti sul
dato negativo (- 12,4 per cento in un anno) della produzione di articoli di
gomma e di plastica. Il sindacato dei chimici della Cgil (la Filcem) stima che
tutte le imprese del settore ricorreranno alla cassa integrazione nel 2009,
dalla Pirelli (
( da "Milano
Finanza (MF)" del 11-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
MF Numero 246
pag. 16 del 11/12/2008 | Indietro Spagna, le nuove case ai livelli del 1960 Mercati Globali Il crollo del
settore immobiliare continua a pesare sull'economia
spagnola. Ieri sono stati diffusi i dati dell'associazione delle società di
promozione immobiliare: nel 2009 saranno costruite 150
mila case, contro le 800 mila del 2006 (allora la
cifra era superiore a quella di Gran Bretagna, Francia e Italia messe insieme).
Si tratterebbe del livello più basso dal 1960. Per il 2008 la cifra dovrebbe
fermarsi a 250 mila case, di cui 200 mila nel primo
semestre. L'associazione prevede anche la distruzione di 900 mila posti di
lavoro nel settore in due anni, ovvero quanti ne sono stati bruciati negli
ultimi 12 mesi nell'intero paese. Secondo la Banca di
Spagna, lo scoppio della bolla
immobiliare ha lasciato invendute fra 650
mila e 1 milione di case. Intanto i prezzi continuano a scendere: come
segnala l'Indice dei mercati immobiliari spagnoli, sono calati del 7,8%
nell'ultimo anno, raggiungendo i livelli del maggio 2006. livelli
Francia case Bretagna Spagna
Banca
( da "Giornale.it,
Il" del 11-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Non so voi, ma il mio conto al
supermercato continua a salire a dispetto del fatto che i beni acquistati sono
più o meno gli stessi. Ho provato a fare qualche aqcuisto in un altro
supermercato ma ho visto che più o meno la spesa corrisponde. Nel frattempo è
capitato di comprare carne dal macellaio o in uno dei pochi negozi di
alimentari rimasti e, sorpresa, a casa ci siamo accorti che non c'è più molta
differenza con le grandi catene; anzi, talvolta il piccolo dettagliante è più
conveniente. Da qui la mia riflessione: la grande distribuzione si è affermata
nel corso del tempo perché potendo permettersi grandi acquisti e dunque
economia di scala, riusciva a garantire prezzi più
bassi rispetto al piccolo dettagliante, ora però ci troviamo in una situazione
di quasi oligopolio: ci sono tre-quattro grandi marchi che dominano il mercato.
Non penso che ci siano accordi diretti, certo non, ad esempio, tra le Coop e
l'Esselunga, però la mia impressione è che esistano tacite convenienze comuni
ovvero che su un'ampia gamma di prodotti la fascia di prezzo non oscilli più di
tanto, con il risultato che i prezzi mediamente sono
più alti di quanto dovrebbero essere in una situazione di vera concorrenza, al
punto che la differenza con il piccolo negozio tende a ridursi. Ma non
essendoci quasi più negozietti siamo tutti costretti a fare la spesa al
supermercato. Condividete la mia esperienza? Insomma, il supermercato conviene
ancora? Scritto in economia, Italia Commenti ( 6 ) » (Nessun voto) Loading ...
Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 08Dec 08 Abbiamo imparato la lezione della crisi? Sto per
rientrare in Italia dopo aver vissuto una settimana praticamente fuori dal
mondo. Quella africana e' stata un'esperienza molto bella e umanamente ricca.
Visti dal Benin i nostri problemi di occidentali sull'orlo della recessione
appaiono ovviamente molto relativi ma mi inducono a una riflessione che in
realtà é un rammarico: ho l'impressione che abbiamo sprecato la nostra ricchezza
o meglio la nostra capacità di creare ricchezza. Il benessere avrebbe potuto
permetterci di creare una società migliore, più equilibrata, saggia e invece le
società occidentali si sono lasciate sopraffare e manipolare da una casta
finanziaria mossa unicamente dall'avidità e da un arricchimento personale
sproporzionato e ingiustificato. Quella casta e' composta dai manager che per
vent'anni hanno dettato le regole a tutti, travisando i concetti di una sana
economia di mercato. Noi occidentali potevamo essere felici e invece scopriamo
di essere stati ingannati, travisati, siamo molto più poveri e molti di noi
disperati. Si è avverata una legge descritta con dovizia dagli antichi saggi
cinesi, a cominciare da Sun Tzu: le società crollano se chi comanda davvero è
mosso unicamente dall'egoismo e dalla bramosia. Mi chiedo: la lezione è stata
imparata o il trionfante mondo occidentale, a cominciare da quello americano,
finirà come le antiche e ricche dinastrie cinesi? Scritto in economia,
globalizzazione, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 35 ) » (4 voti, il voto
medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Dec 08 Chi fa
davvero del bene. E un dubbio: quanto serve l'Unicef? Ho sempre nutrito
un'istintiva diffidenza per le grandi organizzazioni umanitarie internazionali,
con la sola eccezione della Crose rossa internazionale. Quando ricevi a casa
voluminose lettere su carta patinata con richieste di aiuti, lettere spedite a
pioggia, ti chiedi: ma questi soldi non potevano essere spesi in maniera più
intelligente? C'è chi sostiene che il 75% del budget di organizzazioni come
l'Unicef finisca in stipendi, ufficii, strutture amminstrative; dunque solo il
25% verrebbe usato per aiutare le popolazioni bisognose. L'Unicef nega e
sostiene che le spese fisse sono di gran lunga inferiori. Quale sia la verità
non lo so, ma qui nel Benin ho provato una sensazione sgradevole. L'altro
giorno sono passato di fronte alla sede Unicef di Cotonou e ho visto schierate
diversi Fuoristrada modernissimi, enormi, con una grande antenna sul cofano.
Ferme naturalmente. La sede è protetta d un grande cancello e dal filo spinato.
Mi sono chiesto: perchè un'associazione che fa del bene deve trincerarsi come
se fosse un'ambasciata? Scrivendo mi è venuto in mente lo scandalo scoppiato
l'anno scorso in Germania, che ha rivelato compensi stratosferici e
ingiustificati proprio all'Unicef.. In questi giorni ho incontrati diversi
cooperanti sia cattolici sia laici, molti dei quali italiani, e la differenza
rispetto al gigantismo dell'Unicef è evidente: chi fa davvero il bene riduce
allo stretto indispensabile le spese fisse, compra jeep usate e in numero
limitatissimo. E fa un grande affidamento sui volontari che vengono a
trascorrere qui qualche settimana o un mese. Ho conosciuto degli italiani
meravigliosi, cattolici e laici, di destra e di sinistra; e in particolare fra
Fiorenzo Priuli, il fondatore dell'ospedale di Tanguiéta, l'emblema vivente del
Bene e dell'Altruismo; uno dei personaggi più straordinari che ho incontrato
nella mia vita. In questi giorni sto maturando una convinzione: se si vuole
aiutare i Paesi più poveri è meglio privilegiare le organizzazioni più piccole,
di cui potete verificare l'autenticità. Serve di più. E riscalda l'anima.
Scritto in globalizzazione, Italia, Varie Commenti ( 26 ) » (4 voti, il voto
medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Dec 08 Quel
problema dell'Africa (e del nostro Meridione.) Mi trovo in Benin a Cotonou,
invitato da Justitia et Pax a partecipare a un convegno su immigrazione e
comunicazione. Sono rimasto molto colpito dall'intervento di padre Raymond Goudjo
secondo il quale uno dei maggiori problemi della società africana è la tendenza
a scaricare su altri la responsabilità dei guai attuali: la colpa è del
colonialismo, di Reagan, di Sarkozy. Un atteggiamento che finisce per
incoraggiare una mentalità assistenzialista e l'aspettativa che i problemi
debbano essere risolti da altri, quasi sempre staccando generosi assegni. Da
qui l'immobilismo sociale, che spinge la maggior parte dei talenti africani, i
giovani laureati o con un buon livello scolastico ad emigrare, nella
consapevolezza che solo fuori dal proprio Paese possano tentare di trovare una
gratificazione professionale e un migliore tenore di vita. Il fenomeno talvolta
è spontaneo, talaltra è indotto dal mito, spesso illusorio, dell'Occidente. Il
risultato però è innegabile: l'Africa viene privata delle sue élites migliori e
la società nel suo insieme anziché svilupparsi finisce per restare prigioniera
delle proprie ragnatele sociali. L'intervento mi ha sorpreso anche per le
similitudini con alcuni noti aspetti dell'italica questione meridionale. Molti
ragazzi di talento del nostro sud devono trasferirisi al nord o emigrare, per
vedere riconosciute le proprie capacità e una volta partiti brillano. E non
tornano più. Chi resta animato da una reale volontà di cambiamento quasi sempre
deve arrendersi all'inerzia dei propri cittadini e di una mentalità ripiegata
su se stessa, impregnata di fatalismo. In genere anche il Sud pretende che
siano altri a risolvere i propri guai, segnatamente lo Stato centrale. Secondo
padre Raymond l'Africa migliorerà davvero solo quando sarà capace di
sviluppare, dal proprio interno, una nuova cultura civile, una nuova identità e
quando saprà dotarsi di nuovi leader carismatici. Vale anche per il nostro
Meridione? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 25 ) » (1 voti, il voto
medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Nov 08 Gli
Usa hanno creato un mostro: il Pakistan Della tragica vicenda di Mombai ritengo
due elementi: 1) Tra gli errori commessi dagli Usa, quello più evidente e
potenzialmente pericoloso riguarda il Pakistan, a cui Washington ha dato
persino le bombe atomiche. Il problema è che si tratta di un regime instabile,
inaffidabile, sempre più condizionato dal ricatto e dall'invadenza di gruppi
legati all'Islam radicale. Quando gli Usa invasero l'Afghanistan, permisero a
molti agenti pakistani di scappare in aereo, ma tra loro c'erano anche
terroristi, protetti da Islamabad. Al Qaida agisce indisturbata in un'ampia
zona al confine tra Afghanistan e Pakistan e fino ad oggi i tentativi di dare
la caccia ai terroristi sono alquanto blandi e riluttanti da parte delle forze
armate pakistane. Se Bin Laden è vivo è molto probabile che abbia trovato
rifiugio proprio qui. I terroristi che hanno colpito in India sono pakistani e,
a quanto pare, hanno potuto programmare, proprio dal Pakistan, la strage.
Indisturbati, naturalmente. 2) E' ora di chiarire l'equivoco: il Pakistan è amico
o no dell'Occidente? E se non lo fosse più, come penso, come ci regoliamo con
le bombe atomiche? Che gran pasticcio. complimenti vivissimi agli strateghi di
Washington. Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 44 ) » (3 voti, il
voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Nov 08
Carlà, Soru e l'orgoglio altalenante degli italiani Non conosco la situazione
politica della Sardegna e da lontano non so giudicare Sour come politico, ma
devo dire che il suo gesto è davvero ammirabile. E' stato eletto dai cittadini,
ma non è amato dai partiti della sua maggioranza di centrosinistra, che anziché
appoggiarlo gli fanno guerra. Ha tenuto duro per un po' e poi ne ha tratto le
conseguenze: "Voglio mantenere salda la mia chiarezza, i principi che
hanno ispirato la mia esperienza fino ad adesso. Ho cercato di riflettere su
cosa sia più utile per la Sardegna e i sardi, non per me. Pur nella consapevolezza
del momento difficile, credo che la cosa migliore per i sardi sia chiarire
immediatamente lo stato della maggioranza alla quale hanno dato fiducia fino a
oggi". Insomma, si è comportato con coerenza e dignità: non ci sono più le
condizioni? Me ne vado. Non altrettanto si può dire di molti nostri compatrioti
. Su Carlà Brunì in Sarkozy ho già espresso il mio pensiero e l'esternazione
con cui ha annunciato al mondo di essere "felice di non essere più
italiana" ha rafforzato le mie convinzioni sul suo conto. Sarko l'ha
scelta e se la tenga. Ma mi chiedo però perché molti italiani continuino a
prostrarsi ai suoi piedi: in Rai addirittura se la contendono. La vogliono a
Sanremo, la vuole quel furbacchione di Fabio Fazio che è addirittura disposto a
dedicarle uno speciale. A Milano c'è chi la vorrebbe invitare alla Prima della
Scala. Pazienza se ha offeso l'Italia, quel che conta è l'audience, è adulare
la star, adulare il potente. Pessimo costume nazionale, che la modernità
evidente non scalfisce. Ma mi chiedo: perché è così difficile, così raro
mostrare un po' di orgoglio, un po' di integrità? Scritto in Italia, francia,
giornalismo Commenti ( 52 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti
Invia questo articolo a un amico 23Nov 08 Obama, il cambiamento. può attendere
Barack Obama sta riempendo il suo governo di ex collaboratori di Bill Clinton;
ha scelto come ministro del Tesoro il presidente della Federal Reserve di New
York, un uomo dell'establishment. "Barack è stato eletto promettendo il
cambiamento, ma nel costruire la squadra del governo ha scelto l'esperienza,
l'affidabilità, la tradizione", come spiego in un editoriale pubblicato
oggi, in cui tra l'altro paragono il pragmatismo della sinistra americana
all'inconsistenza di quella europea (Pd di Veltroni incluso). Non c'è da
meravigliarsi: Obama è un politico che sa affascinare le folle, ma che alla
prova dei fatti è estremamente realista, al limite del cinismo. Anche in politica
estera e nella Difesa chi si aspetta stravolgimenti epocali si illude: e a
questo proposito segnalo l'ultimo numero di Risk, la rivista di geostrategia
del gruppo Liberal diretta dall'ottimo Andrea Nativi, che dedica l'ultimo
numero proprio all'America di Obama. Secondo Nativi le grandi linee del
Pentagono verranno confermate, con al più qualche correttivo di forma. Nei
prossimi quattro anni sono improbabili trasformazioni sostanziali. E dunque
prepariamoci: Obama ora ha una priorità ed è l'economia (come sappiamo tutti),
ma non è un rivoluzionario. Il suo obiettivo non è di cambiare il sistema, ma
di correggerne gli eccessi. E pazienza se molti suoi attuali ammiratori
rimarranno delusi. A proposito: quanto impiegherà la sinistra italiana a
capirlo? Scritto in Italia, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 64
) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 20Nov 08 Allargamento? Rumeni in Italia? Tutto bene (per la Ue.) La
Commissione europea ha appena pubblicato una relazione da cui risulta che
l'allargamento della Ue a est, incluse Bulgaria e Romania, "hanno avuto un
impatto positivo sull'economia degli Stati membri e non hanno causato gravi
turbative ai loro mercati del lavoro". Insomma: tutto bene in una
situazione win-win ovvero vantaggiosa per tutti. Riguardo l'Italia, la
Commissione riconosce, bontà sua, che i lavoratori mobili rumeni (li definisce
così) si sono riversati soprattutto da noi e in Spagna ma ci rassicura
affermando che "hanno portato negli ultimi anni un importante contributo
ad una crescita economica sostenuta permettendo di risolvere carenze di
manodopera e senza comportare oneri eccessivi per il sistema di welfare".
Davvero? Da tempo nutro serie perplessità sull'oggettività delle statistiche
europee,a cominciare da quelle sull'inflazione. Questo rapporto rafforza i miei
dubbi. L'allargamento ha avuto un impatto considerevole e per nulla
equilibrato: in Italia ci troviamo ad affrontare una situazione che comporta
enormi costi economici e sociali con il trasferimento di centinaia di migliaia
di persone, alcune integrate perfettamente, altre no e mi riferisco ai nomadi e
alle bande criminali che scorazzano nel nostro Paese. La sanità pubblica
risulta appesantita con costi che gravano sul contribuente, la malavita è
aumentata accentuando la sensazione di insicurezza dei cittadini, le forze
dell'ordine confessano la loro impotenza. Altro che tutto bene: l'Italia ha subito
pesantissime ripercussioni da un'immigrazione di proporzioni ingenti (ricordo
che i rumeni nel 2007 anno sono raddoppiati). Ma se andiamo
a esaminare la situazione nei Paesi dell'est ci accorgiamo che l'allargamento
ha provocato squilibri notevoli anche lì: la casta delle banche e degli
operatori finanziati ha fatto impennare i prezzi dell'immobiliare senza un corrispettivo aumento dei salari medi: ovvero si è
creata una bolla debitoria che ha rischiato di far fallire l'Ungheria.
Molti Paesi dell'est vedono migrare la propria manodopera qualificata: medici,
ingegneri, infermieri preferiscono lavorare a Londra, Parigi o Berlino
piuttosto che a Praga o Varsavia. Risultato: il capitale umano di questi Paesi
si impoverisce e talvolta si creano dei vuoti nella struttura sociale (a
Budapest, ad esempio, mancano i medici). Noi siamo sovraffollati, molte città
dell'est (inclusa l'ex Ddr) sono in declino demografico e, talvolta, in
stagnazione economica. Ci sarebbe da riflettere e molto. La mia convinzione è
che l'allargamento, in sè positivo e probabilmente inevitabile, sia stato
condotto male e in alcuni casi (Bulgaria e Romania) fosse economicamente
prematuro. Ma per la Ue va tutto bene. come al solito. E guai a chi osa
stonare. Scritto in economia, europa, Italia, immigrazione Commenti ( 94 ) » (9
voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
18Nov 08 Solidali. we can Ad appena due settimane dalle elezioni John McCain e
Barack Obama hanno deciso di dimenticare qualunque animosità e di unire gli
sforzi per rilanciare l'America. Non ne sono sorpreso: da tempo i due si
stimano e dopo lo splendido discorso di concessione del repubblicano, la notte
della sconfitta questo sviluppo era prevedibile. Onore a Obama che dimostra di
essere animato da uno spirito autenticamente bipartisan. Facile dire: ma in
Italia no. Veltroni e Berlusconi ci hanno provato e il dialogo è durato poche
settimane (ne abbiamo già parlato su questo blog). Sì sarebbe bello se anche
nel nostro Paese fosse possibile un dialogo altrettanto costruttivo, ma temo
che la classe politica italiana non sia pronta a un passo tanto importante, non
fino a quando le scorie del passato continueranno a inquinare i partiti e le
loro logiche. Ma McCain e Obama, oltre a dare una lezione di straordinario
civismo, dimostrano con i fatti che da questa crisi si uscirà solo riscoprendo
un valore fino a ieri in disuso: quello della solidarietà che impone a tutti di
perseguire un interesse superiore al proprio tornaconto personale. Non si
tratta di un richiamo retorico e non è limitato agli Usa: al summit del G20 è
emersa la consapevolezza che solo coordinando gli sforzi e varando nuove norme
condivise i principali Paesi potranno risollevarsi. Negli Usa le banche si
rendono conto che hanno interesse a salvare i mutuatari insolventi, perché fino
a quando non si arresta il crollo dei prezzi delle case
l'economia non può riprendersi. In alcune aziende torna a prevalere una
politica retributiva più corretta: l'Ubs, colosso bancario salvato dalla
Confederazione, ha introdotto un sistema bonus-malus per i suoi dirigenti.
Quando le cose andranno male pagheranno anche loro. E come non restare ammirati
di fronte ai dirigenti di aziende soprattutto medio-piccole, che in queste
drammatiche giornate fanno di tutto per salvare i posti di lavoro, assecondati
dai loro dipendenti che con straordinaria dedizione sono disposti a tanti
sacrifici pur di non far fallire l'azienda? Sono segnali importanti. Chissà che
da questa crisi non nasca una società meno avida, meno egocentrica e dunque più
equa e più autenticamente meritocratica. Utopia? Scritto in economia, Italia,
presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 15 ) » (3 voti, il voto medio
è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Nov 08 La Cgil
applica ancora le vecchie strategie sovietiche? Oggi Cgil di nuovo in piazza
con gli studenti, in dicembre sciopero generale da sola e tanti no a tutto e a
tutti. In questo periodo di profonda crisi economica e sociale, ci si
aspetterebbe una gradualità da parte dei sindacati, la capacità di modulare la
protesta tenendo in considerazione l'interesse generale e le mosse della
controparte. Prendiamo l'istruzione, ad esempio: la Gelmini ha tenuto duro
sulla scuola elementare (a mio modo di vedere a ragione), ma ha corretto la
rotta sull'università aprendo al dialogo con i sindacati. La Cisl ha apprezzato,
la Uil anche sebbene con qualche riserva. La Cgil invece no, come fa su
qualunque dossier. Ma perché? Non sono un esperto di questioni sindacali, ma
l'altro giorno un amico molto competente in materia e non certo berlusconiano,
anzi piuttosto progressista, mi ha proposto questa interpretazione: la Cgil non
cambia perché ha mantenuto nel proprio Dna la matrice comunista non tanto
ideologica, quanto metodologica. Negli anni Sessanta e Settanta lo scopo del
sindacato rosso era di creare le condizioni per l'avvento del comunismo. E
dunque anzichè contribuire responsabilmente alla crescita del Paese
incoraggiando un dialogo civile, faceva di tutto per destabilizzare il sistema
produttivo, economico e sociale. Più le cose andavano male, più aumentavano le
prospettive di una vittoria comunista. Il processo ovviamente non era
spontaneo, ma pianificato attentamente dall'Unione sovietica, peraltro non solo
in ambito sindacale (ne riparleremo.). Oggi l'Urss non c'è più, il comunismo è
morto, la maggioranza del vecchio Pci si è dissolta nel Pd, ma la Cgil non è
cambiata. Continua a perseguire gli stessi obiettivi, con le stesse logiche,
restando aggrappata a un potere sindacale esercitato in maniera ancronostica. E
quando le cose vanno male si compiace, si esalta e dà tutta se stessa
riscoprendo la sua vocazione. Allo sfascio! Allo sfascio! O no? Scritto in
sindacati, economia, Italia Commenti ( 28 ) » (7 voti, il voto medio è: 4.86 su
un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono
inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a
Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it
contatti Categorie cina (14) democrazia (39) economia (11) europa (5) francia
(19) germania (3) giornalismo (41) gli usa e il mondo (40) globalizzazione (20)
immigrazione (31) islam (14) Italia (127) medio oriente (8) notizie nascoste
(30) presidenziali usa (21) russia (12) sindacati (1) svizzera (3) turchia (12)
Varie (16) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea
- 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora
come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il
Tibet - 3 Emails Attenti, Londra tollera la Shaaria... - 3 Emails Usa, la
tragica ripicca di un popolo a lungo raggirato - 3 Emails In una lettera il
ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per
il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti... per
la vecchiaia - 2 Emails Quello stile di "Repubblica"... - 2 Emails
Ultime discussioni Ermes Uguccioni: E' un po' la scoperta dell'acqua
calda.Ovvio che se dai ad una... Boh/ Orientalia4All: Intanto congratulazioni
se vai a fare la spesa e compari i prezzi! Non tutti i
mariti la fanno..... Franco Parpaiola: Salve. Vedi cara marina, la
punizione/maledizione dei potenti sarà proprio questa: quando... maristaurru:
Il super mercato non conviene più,se mai è convenuto; ce ne siamo accorti, ma
anche il mercato in... Umberto: A mio parere no,non tanto per i prezzi quanto per l'enormità degli acquisti che si è indotti
a fare... Ultime news An error has occured; the feed is probably down. Try
again later. Blog amici Ethica, blog filosofico di qualità ICT Watch, il blog
di Piero Macrì sulle nuove tecnologie il blog di Alessandro Gilioli il blog di
Andrea Tornielli Il blog di Faré su Internet & comunicazione il blog di
Marista Urru il blog megliotardichemai Il circolo Rosselli, socialismo liberale
Il pranista, blog su PR e comunicazione Metropolis, il blog Alberto Taliani
Orientalia 4 all Placida signora, il blog di Mitì Vigliero spindoctor, il blog
di Marco Cacciotto Wolly, il blog di Paolo Valenti Da non perdere La misteriosa
e improvvisa ricchezza di Erdogan La Turchia e l'islamizzazione strisciante
Quelle donne turche imprigionate dal velo Vince Erdogan e la Turchia diventa
più islamica siti che mi piacciono Cricri créations poétiques, gioielli con l'anima
Il sito di R. Gatti, tutto per capire le insidie della droga Italiani per Ron
Paul, un bel blog sulle elezioni Usa USI, Università della Svizzera Italiana
Siti di Informazione Comincialitalia, il primo quotidiano italiano dei
cittadini il blog di Di Ricco, un giornalista italiano in Libano il sito di
Fausto Biloslavo il sito di Radio 3 Mondo Jones, un eccellente giornalista
inglese La zanzara di Cruciani - Radio 24 Osservatorio Europeo di Giornalismo
Prima Pagina, la rassegna stampa di Radio 3 Sito web ilGiornale.it December
( da "Nazione,
La (Firenze)" del 12-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
CAMPIONATO DI GIORNALISMO pag. 21
NON LO CREDEVAMO possibile. Ci sembravano problemi lontani da noi. Eppure, grazie...
NON LO CREDEVAMO possibile. Ci sembravano problemi lontani da noi. Eppure,
grazie ad alcune lezioni di economia nel nostro programma di orientamento, ci
siamo appassionati a questo argomento che riguarda le tasche di tutti noi. Si
dice che quando gli Stati Uniti starnutiscono il mondo prende il raffreddore.
Questo detto del Ventesimo secolo non è mai stato tanto azzeccato quanto lo è
oggi, momento in cui le economie d?Europa incespicano per via di una crisi
economica creata a migliaia di chilometri di distanza. Ciò che era cominciato
con degli incauti prestiti concessi negli Stati Uniti è andato espandendosi
sull?intero pianeta e minaccia di trasformarsi in una nuova depressione
globale, dopo quella del ?29. TUTTO ha avuto inizio con lo scoppio della bolla del mercato immobiliare
americano nel 2004, dopo un lungo periodo in cui i prezzi
delle case erano cresciuti costantemente. A un numero crescente di
famiglie veniva data l?opportunità di accedere a un mutuo, in maniera quasi
indiscriminata. I creditori si erano dati infatti alla pratica dei ?prestiti
subprime?, concedendoli a persone non affidabili, non in grado di saldarli. I
subprime prevedevano un tasso d?interesse molto basso per i primi anni e un
brusco aumento nei successivi. I rischi non venivano spiegati nei dettagli e i
debitori avevano la prospettiva di finanziare il mutuo negli anni a venire
mantenendo il tasso di interesse ai livelli iniziali. SEMBRAVA che tutti ci
stessero guadagnando ma nel periodo 2004-2006 arrivò il momento di ripagare: i
tassi d?interesse sui mutui subprime schizzarono alle stelle e molti debitori
non erano in grado di pagare. La crisi avrebbe potuto confinarsi agli Stati
Uniti, ma le banche e i creditori di questi prestiti avevano venduto i debiti
ad altri investitori; sminuzzati in azioni erano stati venduti in tutto il
mondo sotto forma di complessi pacchetti finanziari incomprensibili alla
maggior parte delle persone. Nel 2007 1,3 milioni di proprietà immobiliari sono
state messe all?asta per deficit, il 79% in più rispetto al 2006. Fu il panico:
nessuno sembrava sapere di chi fossero questi debiti ?senza valore? sparsi nel
sistema finanziario a tutte le latitudini del globo. Improvvisamente le banche
non erano più disposte a farsi prestiti a vicenda, il cosiddetto ?credit
crunch? ossia un periodo in cui ci sono pochi soldi contanti nel sistema perché
nessuno presta denaro. Le perdite cominciarono ad accumularsi. A LUGLIO 2008,
grandi banche e istituzioni finanziarie a livello mondiale denunciarono perdite
per circa 435 miliardi di dollari. Oggi, banche e istituti finanziari non
riescono a ottenere crediti e sono in fase di stallo con valori negativi: molti
hanno dovuto dichiarare fallimento o sono sul punto di farlo.
( da "Sicilia,
La" del 12-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Recessione sì, ma non c'è una «bolla» Nuova edilizia in difficoltà: l'Ance chiede alle
banche di tagliare subito i tassi d'interesse a famiglie e imprese Armando
Silvestrini ROMA - «Siamo già in recessione, le imprese stanno licenziando»:
così il presidente dei costruttori Ance, Paolo Buzzetti, sintetizza la
difficile fase che sta attraverso il settore, dopo 9 anni ininterrotti di
crescita. Il mattone segna il passo, così come gli investimenti in opere
pubbliche, mentre la stretta creditizia soffoca ulteriormente la domanda, in un
quadro di crisi finanziaria che mette sempre più a dura prova i bilanci di
famiglie e imprese. Per questo, l'appello del presidente Ance è esplicito: le
banche taglino i tassi di interesse a famiglie e imprese, ottimizzando così gli
interventi nazionali ed europei rivolti al sostegno del credito. Per la prima
volta, dopo un lungo periodo, i livelli produttivi conoscono il segno meno
(-1,1% nel 2008 e -1,5% le previsioni per il 2009), così come l'occupazione
(-0,2% nel primo semestre 2008). In difficoltà la nuova edilizia abitativa
(-2,8% nel 2008 e -3% nel 2009) e le opere pubbliche, per le quali l'Ance (l'
associazione nazionale dei costruttori edili), registra un nuovo taglio delle
risorse pubbliche. La crisi non risparmia le grandi centrali d'investimento:
per l' Anas, nel 2009 è pronta una riduzione del 23% delle risorse, dice l'
Ance, per le Fs addirittura del 33%. Di fronte a uno scenario che «senza giri
di parole, possiamo definire di recessione», resta una certezza: l'Italia non è
come la Spagna, «non c'è e non ci sarà alcuna bolla
immobiliare», assicura Buzzetti. I valori del mattone non si
sgonfieranno, «perché la domanda esiste, ma vive un momento di incertezza».
L'edilizia residenziale è uno dei comparti che sta registrando una contrazione:
gli investimenti in abitazioni nel 2008 indicano una flessione dell'1%, risultato
del -2,8% della produzione di nuovi alloggi e del lieve incremento degli
investimenti nel recupero del patrimonio abitativo (+1%), anche grazie
all'effetto delle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie: nei
primi 7 mesi del 2008, i contribuenti che ne hanno usufruito sono stati oltre
221.000, dopo il 2007 anno-boom, si tratta del valore più alto raggiunto dal
1998. Il recupero abitativo terrà anche nel 2009, con un +0,5%. In questo
quadro non si risolleva il capitolo opere pubbliche, in trend negativo dal
2005. Dal 2003 al 2007, dice Buzzetti, l'importo dei lavori messi in gara è
diminuito del 26,4% in termini reali. Segnali preoccupanti arrivano dai livelli
occupazionali che, dopo un decennio di crescita superiore a
quella di tutti gli altri settori dell'economia, registrano in questi mesi un
numero crescente di licenziati. E a pagare i prezzi più alti
sono, soprattutto, le piccole imprese. «Gli indubbi vantaggi per le banche,
derivanti dal sistema pubblico di garanzie avviato sia a livello nazionale che
europeo - dice Buzzetti - avranno dei costi che saranno sostenuti dalla
collettività. Sarebbe inaccettabile se, a fronte di questi vantaggi, le
banche non abbassassero subito i tassi e non garantissero una maggiore
liquidità».
( da "Virgilio
Notizie" del 12-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Madrid, 12 dic. (Apcom) - Il governo
spagnolo ha approvato oggi un nuovo 'Piano statale per la casa' fino al 2012,
che include misure di aiuto per smaltire lo stock di abitazioni nuove invendute
(almeno 600.000) e incentivi all'affitto. Il piano prevede investimenti per
10,1 miliardi sull'insieme del periodo 2009-2012 e una mobilitazione
complessiva di 34 miliardi in prestiti che dovrebbero beneficiare un milione di
famiglie. La Spagna è stata colpita negli ultimi mesi da un'esplosione della 'bolla immobiliare'
che ha letteralmente messo in ginocchio il settore edilizio, quello che più di
tutti aveva contribuito all'esuberante crescita degli ultimi 10 anni. Le case invendute potranno esserlo a certe condizioni come case popolari e saranno ampliate le categorie che possono beneficiare
di questo tipo di alloggi a prezzi più vantaggiosi di quelli di
mercato: questi sono cresciuti a dismisura negli anni anche se
nell'ultimo mese hanno registrato un calo. Oltre a persone non indipendenti,
vittime del terrorismo e persone colpite da disastri potranno accedere a questa
categoria di abitazioni: alcuni tipi di case saranno
accessibili a prezzi intermedi inferiori al mercato
anche a famiglie con redditi di 48.900 euro all'anno, cioè molto più che medi.
Il governo cerca così di dare una mano ai re del 'ladrillo' (mattone), che
hanno cementificato coste e periferie nell'ultimo decennio ma che ora sempre
più spesso vanno in bancarotta (com'è successo a Martinsa-Fadesa e Habitat
oltre a decine di immobiliari minori) o sono finiti sotto il controllo delle
banche creditrici (come Metrovacesa e Colonial). Per evitare un effetto domino
che abbia un impatto ancora peggiore sul sistema economico, l'esecutivo di José
Luis Zapatero ha previsto anche formule come gli affitti con opzione di
acquisto. Le case invendute con licenza di costruzione
precedente a settembre 2008 potrà essere considerate come case
popolari durante il 2009. Per aiutare anche le famiglie e sostenere l'affitto,
il governo oggi ha anche approvato misure per rafforzare la sicurezza dei
proprietari: saranno facilitati i procedimenti di sfratto e ingiunzione di
pagamento e la risoluzione dei contratti se il proprietario ne ha bisogno per
viverci. Con questa misura si spera di 'sbloccare' l'affitto di uno stock di case di proprietà vuote che si ritiene superi il milione di
appartamenti in tutta la Spagna.
( da "MF
Sicilia" del 13-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
MIFI Sicilia Numero 248
pag. 1 del 13/12/2008 | Indietro A Palermo crolla il
mattone Di Emanuela Rotondo il focus di tecnocasa sul mercato immobiliare del capoluogo siciliano Nel primo semestre 2008
calo del 2,2% Interessati quasi tutti quartieri della città Unica eccezione la
zona dell'Uditore La bolla immobiliare di Palermo
comincia a sgonfiarsi. Dopo la corsa sfrenata degli ultimi anni, con picchi di
oltre il +16%, i prezzi del mattone hanno iniziato la
discesa. Nel primo semestre del 2008, infatti, le quotazioni immobiliari sono
calate in media del 2,2%. E il calo più brusco è avvenuto proprio nelle zone
più “in” dove, in passato, si assisteva a una costante rivalutazione. Qui i prezzi sono scesi fino al 4,6%. «In queste aree, tra via
Roma e corso Vittorio Emanuele, è calato soprattutto il numero delle
compravendite perché i proprietari che intendono vendere fanno ancora richieste
elevate, tra tremila e 3.500 euro al mq», fanno sapere da
Tecnocasa che ieri (venerdì 12)ha diffuso i numeri di un focus sul mercato immobiliare di Palermo. La diminuzione dei prezzi, comunque,
è a fattor comune in tutti i quartieri della città. Persino nei pressi della
Fiera, dove le quotazioni si sono tenute storicamente basse. In questo caso la
colonnina di mercurio segna -4,4%. Secondo Tecnocasa, a determinare il
calo è stato l'allungamento delle tempi di vendita che ha costretto i
proprietari a rivedere verso il basso i prezzi delle
abitazioni. «L'acquirente tipo della zona in questo primo semestre dell'anno»,
spiegano, «è stato chi aveva già un capitale a disposizione, anche in seguito
alla vendita di un altro immobile e non ha dovuto fare ricorso al mutuo per
importi significativi». Le tipologie più gettonate sono i tagli grandi, dal
trilocale fino al cinque locali, con un prezzo che oscilla tra 1.100 e
( da "Milano
Finanza" del 13-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Milano Finanza Numero 248
pag. 12 del 13/12/2008 | Indietro Dribbling al tasso zero
Copertina Di Stefania Peveraro e Paola Valentini investimenti La recessione
spinge le banche centrali a tagliare il costo del denaro ai minimi. Negli Usa
il Bot a un mese non rende più nulla e in Italia i titoli a un anno pagano meno
dell'inflazione Le alternative? Obbligazioni a lungo termine, bond bancari
garantiti e titoli di società molto liquide Investire in tempi di tassi zero
non è semplice. La crisi dell'economia sta spingendo una dopo l'altra le banche
centrali a ridurre i tassi di interesse di riferimento a livelli mai visti
prima. E se la Fed americana lo scorso 4 dicembre ha portato il tasso sui Fed
fund all'1%, la banca centrale svizzera proprio giovedì 11 dicembre è stata la
prima ad avvicinarsi alla fatidica soglia zero, tagliando dall'1% allo 0,5%. Il
tutto con effetti disastrosi sui rendimenti dei titoli governativi a breve
termine, mentre i titoli a medio-lungo, almeno in Europa e sorpattutto in
Italia, continuano a offrire rendimenti interessanti, ben superiori
all'inflazione, pur in presenza di un trend decrescente. Tassi che atterrano. E
i tagli non sono finiti qui. Il mercato aspetta al varco la Federal reserve
americana che la settimana prossima, secondo le stime degli analisti, dovrebbe
portare i tassi dall'1% allo 0,5%, anche se alcune previsioni più aggresssive
indicano un taglio di 75 punti base, il che vorrebbe dire portare il costo del
denaro allo 0,25%. Intanto però il mercato si è portato avanti: i titoli del
Tesoro Usa sono infatti già arrivati al tasso zero. Gli investitori che martedì
9 dicembre hanno acquistato il lotto di 30 miliardi di dollari di Treasury bill
Usa (i Bot statunitensi) a quattro settimane hanno accettato un rendimento pari
a zero, spinto verso il basso da una domanda record. Ma la ricerca di porti
ultra sicuri, di questi tempi, è tale che la domanda dei titoli a un mese è stata
così massiccia che il governo avrebbe potuto venderne quattro volte di più. Non
solo. Gli investitori che hanno investito in un altro strumento ultra liquido,
il T bond a tre mesi, hanno visto per un attimo nei giorni scorsi scambiare il
titolo con un rendimento negativo dello 0,01%. Il tutto con buona pace dei
fondi di investimento monetari, che stanno vedendo erodere i loro rendimenti
molto rapidamente: su 500 fondi specializzati in investimenti in Treasury, 41
hanno ottenuto un rendimento giornaliero annualizzato uguale o inferiore allo
0,05%, livello che rischia di essere più basso delle commissioni normalmente
pagate dagli investitori. E infatti quei fondi si stanno attrezzando per
ridurre le fee in modo tale da evitare un massiccio numero di riscatti. E
l'Europa seguirà a ruota? Non si esclude niente, certo è che, se la recessione
proseguirà nel 2009, la Banca centrale europea dovrà proseguire nella sua
politica espansiva. E quindi i tassi attualmente al 2,5% si potranno portare
entro il primo semestre del prossimo anno all'1%. Il livello più basso mai
visto prima in Europa visto che il minimo è stato il 2%. Intanto in Italia
l'ultima asta Bot che si è tenuta lo scorso 10 dicembre ha evidenziato un nuovo
calo dei rendimenti a fronte di una domanda ben sostenuta. Nel dettaglio, i
4,05 miliardi di euro di Bot a tre mesi in offerta, a fronte di una richiesta
per 8,4 miliardi, sono stati collocati con rendimento lordo composto del
2,487%, in calo dal 2,822% dell'asta di novembre, mentre i 6,5 miliardi di Bot
a 12 mesi, richiesti per 9,044 miliardi, sono stati piazzati con un rendimento
composto lordo del 2,632 dal 2,635% dell'ultima asta, toccando il minimo dal
novembre 2005. E quanto continuerà la discesa? La risposta si può trovare nello
stesso mercato. I tassi interbancari, che negli ultimi tempi hanno imboccato un
chiaro trend discendente, continueranno su questa strada fino al prossimo
giugno, per tornare poi a risalire. Lo si legge nelle quotazioni dei contratti
future sull'Euribor a tre mesi; quotazioni, peraltro, che nell'ultimo mese
hanno spostato verso il basso il livello dei tassi stimato, a indicare
l'inasprirsi della crisi economica. Così oggi si immagina che alla fine del
primo semestre
( da "Sole
24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore sezione: CASA E CASE
data: 2008-12-13 - pag: 45 autore: Sul Baltico prezzi
in cadura libera: Estonia -21 per cento L'allarme è arrivato nelle scorse
settimane dalla Bers. Secondo la Banca europea per la ricostruzione e lo
sviluppo, nata per facilitare la transizione dei Paesi dell'ex blocco
comunista, i Paesi baltici potrebbero essere a rischio per un investimento immobiliare e l'economia della regione finirà presto in
recessione. Negli scorsi anni sono arrivati da molti istituti bancari europei
notevoli afflussi di capitale che hanno finanziato la forte crescita del
mercato immobiliare residenziale. In Estonia, in
particolare, negli ultimi dieci anni il prezzo delle abitazioni è cresciuto del
352% (il dato è aggiornato al secondo trimestre del 2008). Oggi, però, che
l'afflusso di capitale è stato fermato dall'impatto della crisi finanziaria
mondiale e che l'immobiliare non ha ricevuto ossigeno
dalla linfa vitale dei mutui residenziali, i prezzi
medi delle abitazioni nell'ultimo anno sono scesi del 21,2% in Estonia e
dell'11% in Lettonia (il dato sulla terza repubblica baltica non è disponibile,
dato che la Lituania non dispone ancora di un prezzo medio ufficiale delle case). Per il ministro delle Finanze estone quest'anno si
registrerà il primo disavanzo in bilancio degli ultimi sette anni, pari
all'1,9% del prodotto interno lordo. Dalla Bers sono poi considerati a rischio,
sebbene in misura di gran lunga inferiore, anche un secondo gruppo di Paesi
come la Polonia, la Bulgaria, la Repubblica Ceca e la Slovacchia. Certamente
queste economie risentiranno dell'impatto della crisi finanziaria globale e del
probabile ridimensionamento delle strategie di sviluppo di alcuni istituti
bancari europei – tra cui Unicredit –ma non dovrebbero sprofondare in
recessione. Il gruppo bancario italiano nei primi nove mesi dell'esercizio in
corso ha visto la divisione Central Eastern Europe rappresentare il 44% dei
profitti prima delle tasse. Nell'ultimo anno le variazioni percentuali in
termini nominali sui prezzi immobiliari residenziali
sono risultate positive in Polonia e Bulgaria (rispettivamente del 28% e del
26,8%), unici due Paesi a disporre di una sufficiente serie temporale sul
prezzo delle abitazioni, anche se solo a partire dal 2006. I segnali
provenienti dal mercato immobiliare nell'Est Europa
sono contrastanti, ma sono anticipatori delle stesse valutazioni diffuse dalla
Bers in queste ultime settimane: da un lato i Paesi baltici che, grazie alla
crisi finanziaria, stanno disinnescando un'eventuale bolla immobiliare pericolosa per la stabilità del sistema bancario, dall'altro un
gruppo di Paesi dell'Europa centro- orientale che aspetterebbe un pacchetto di
salvataggi dal Fmi per mettersi al riparo da questa crisi globale. M. Marc. TRA
PRESENTE E FUTURO In Stati come Polonia (+28%) e Bulgaria (+26,8%) le
quotazioni continuano a salire ma si attendono gli effetti della stretta
bancaria
( da "Repubblica,
La" del 13-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Pagina IV - Palermo I mutui si
mangiano mezza busta paga Crolla il mercato immobiliare,
ma un palermitano su sei non arriva a fine mese Le famiglie Ricerca del centro
studi Sintesi sul peso delle rate sull´economia domestica ANTONIO FRASCHILLA La
crisi economica fa crollare il mercato immobiliare di
Palermo, mentre la rata del mutuo arriva adesso a incidere per il 49 per cento
del reddito delle famiglie, che hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese
e sono tra le più indebitate d´Italia. I dati sulla vendita di appartamenti
presentati ieri da Tecnocasa e l´analisi del Centro studi
di Venezia sul peso del mutuo nel reddito delle famiglie mettono Palermo tra le
città più in difficoltà. Dopo otto anni di crescita costante il mercato immobiliare di Palermo si è fermato, segnando un passo indietro del 2,2 per
cento. Sembrano lontani gli anni scorsi quando il prezzo delle case registrava aumenti costanti, dal 2000 (più 6,5 per cento) al record
del 2004 (più 10,6 per cento). Le quotazioni sono in picchiata in tutta
la città: nel centro e nella zona della Fiera il costo delle case
è diminuito del 4,6 per cento, nell´area dell´Università e Brancaccio del 2,2
per cento. Solo all´Uditore il prezzo delle case nel
2008 è rimasto invariato. «Nel centro storico ormai da anni si assisteva ad un
aumento delle quotazioni - dicono da Tecnocasa - Oggi invece si registrano
difficoltà nella compravendita delle abitazioni situate sulle più importanti
arterie come via Roma, via Maqueda e corso Vittorio Emanuele, perché i
proprietari mantengono al momento richieste ancora elevate, dai 3 mila ai 3.500
euro a metro quadrato». Dalla crisi si salvano solo le case
più modeste: «Il maggior numero di compravendite si realizza sulle tipologie
più popolari, nelle aree a ridosso del mercato di Ballarò, dove si vende tra
1.600 e 2.200 euro al metro quadro - continuano da Tecnocasa - In quest´area
acquistano stranieri, che spesso si accontentano di piani bassi e poco luminosi,
ma anche famiglie ed investitori che affittano a studenti oppure avviano
attività di "bed and breakfast"». In calo inoltre le quotazioni delle
case nell´area intorno a via Dante. E se le case non si vendono, aumenta il numero di famiglie costrette
a fare ricorso ad un mutuo che adesso hanno difficoltà a pagare. Secondo i dati
del Centro studi sintesi di Venezia l´aumento dei tassi d´interesse tra il 2005
e il
( da "Riformista,
Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Alla Fiera dove un Barack vale
300.000 dollari Viaggio al Miami Art Basel. Nella città della Florida la crisi morde
più il mercato del lavoro che il mercato dell'arte. Il prezzo delle case è dimezzato. E Lehman Brothers diventa un'installazione
in tredici tavole, venduta a una cifra che il gallerista mantiene riservata. di
Marco Ferrante Miami Art Basel è la filiazione oltreoceano della prima fiera
d'arte del mondo, quella di Basilea. Quest'anno si svolge mentre è in corso la
supercrisi finanziaria a cui si sovrappone la recessione. L'anno dei fallimenti
bancari, del piano Paulson e sue revisioni, degli aiuti di stato all'auto,
chiesti dai produttori e negati - per ora - dal congresso in un duro ed
energico confronto politico. L'anno di Barack Obama presidente eletto. La fiera
si è tenuta nella stessa settimana in cui sono arrivati i dati disastrosi
sull'occupazione americana (meno 533.000 posti di lavoro a novembre rispetto a
ottobre), la settimana in cui il Wall Street Journal ha scritto che sì, è la
Great depression, part two. La coincidenza ha una sua intrinseca
contraddizione, ovviamente. A Miami, metropoli tropicale, la crisi ha un suo
ritmo. La disoccupazione qui, in questo momento, è al 6,1 per cento (quasi un
punto meno del dato della Florida, mezzo punto in meno del dato generale degli
Stati Uniti; l'anno scorso Miami era al 4,1). Ma la vita va avanti. Un periodico
free press locale, dedica la sua prima pagina copertina all'affitto delle auto
di lusso: «L'economia è in caduta, ma tu devi avere quella Lamborghini» (che in
realtà nella foto è diventata una Maserati). Segue un lungo racconto -
vagamente à la James Ellroy - in cui si narra di due ragazzi venezuelani, Raul
Regalado, venticinque anni, occhi grandi, figlio di un industriale tessile, che
arriva a Miami per il fine settimana, prende la sua Lamborghini Gallardo colore
arancio zucca (prezzo di mercato 235.000 dollari, 1.250 al giorno + le tasse),
guarda il cugino, più piccolo di lui, seduto accanto a sé, e gli dice: «Se
rimorchio tu scendi». In nessuna città del mondo c'è una simile concentrazione
di Lamborghini per chilometro quadrato. Su una superstrada c'è una grande
concessionaria, le Murciélago e le Gallardo sono schierate sul piazzale come
fossero utilitarie. * L'area della grande Miami ha 5,4 milioni di abitanti, la
metà dei quali ispanici. Ha raccolto l'eredità (morale?) de l'Havana, ma i
figli dei cubani che stavano dalla parte di Fulgencio Batista ormai sono
americani. C'è un piccolo quartiere deco e sulla Collins gli alberghi. Il più
bello è il Setai. Il più chic il Raleigh. Il più celebre è ancora il Delano:
disegnato da Philippe Starck, al tempo in cui Starck impose il suo stile
provocatorio e un po' loffio: l'oversize della spalliera di un divano o di una
lunga panca davanti a una boiserie lavorata su cui punteggiano i paralumi delle
lampade Romeo; il tavolo e le sedie di ghisa in un angolo, su una piccola
piattaforma a pelo d'acqua, prospiciente la piscina. È una città letteraria
come, per esempio, scoprirete a cominciare da alcune delle avventure di Kemper
Boyd e soci in "American Tabloid" (Ellroy), oppure - per chi si
accinge a partire e ha bisogno di saporite informazioni - in una piccola
memoria di viaggio di Carlo Rossella intitolata "Miami" (Mondadori).
* Miami Art Basel è al Convention Center. L'ha inventata Samuel Keller, ex
direttore di Art Basel. Avendo deciso di tentare da Basilea lo sbarco sul
mercato degli Stati Uniti, scelse Miami perché vicino al Sud America che
considera nuova terra di artisti e mercato potenziale. L'anno scorso ha
lasciato Art Basel per fare il direttore della Foundation Beyeler di Basilea. I
direttori adesso sono due, svizzeri entrambi: Annette Schoenholzer, 44 anni, e
Marc Spiegler, 40 anni. Ce n'era una terza, un'americana di 43 anni, Cay
Rabinowitz, ma se n'è andata. Miami, come l'evento madre di Basilea, è una
fiera a inviti. Un comitato sceglie le gallerie, quest'anno erano oltre 200,
dieci le italiane: Roero, De Carlo, Fontana, Continua, Zero, Kauffmann,
Marconi, Soffiantino, Stein, T293. Accanto ad Art Basel sono cresciute le
mostre satelliti per i non ammessi alla fiera ufficiale. Sono una decina, Art
Miami, Scope, Miami Photo, Aqua, Art Asia, Pulse, Design Miami - dove, detto
per inciso a parte un Ross Lovegrove parecchio appariscente, l'unica cosa
evocativa era uno stand misurato e altero, pieno zeppo di Jean Prouvé,
l'architetto più amato dai collezionisti di design. Chi viene qui tutti gli
anni vi dirà che in tempi di morigeratezza non c'è stato lo spolvero mondano
degli altri anni, il continuo rincorrersi ininterrotto di breakfast party, di
brunch, cocktail e feste varie. Ma c'erano comunque abbastanza inviti per un
essere umano: il welcome party al Delano, il vernissage al Convention Center,
l'opening night a Collins Park, un lungo aperitivo degli espositori asiatici al
Mandarin da dove si vede un piccolo golfo d'acqua tra i grattacieli, le visite
alle collezioni private, i party delle gallerie (notato dagli appassionati un
cocktail di Richard Gray e Paul Gray della Richard Gray Gallery la notte
dell'inaugurazione della fiera al Raleigh Hotel), o il brunch alla fondazione
di Ella Fontanals-Cisneros, proprietaria di una delle più importanti collezioni
d'arte sudamericane. * Accanto alla crisi, il protagonista della Fiera,
quest'anno è stato il quarantaquattresimo presidente eletto, Barack Obama. In
giro per gli stand delle fiere satelliti - tra i tanti Obama che vedrete qui
sopra - c'era un Barack di profilo con un trattamento sbrillucicante, un Barack
fotografato di fronte con le orecchie un po' a sventola (piccola consolazione a
causa dell'umanizzazione della sua bellezza), un molto iconico Barack vestito
da Superman (a Scope) e un dittico che diceva da una parte «my president is
black, your president is white» e dall'altra viceversa. Il Barack più costoso è
stato venduto ad Art Basel, uno Yan Pei Ming, 300.000 dollari. E poi un
Beatific Barack (del 2008) di Kurt Kauper, venduto da Jeffrey Deitch per 65.000
dollari. Obama è ritratto in un ovale, paternalistico, con vestito grigio, e
cravatta gialla - peraltro poco obamiana - sullo sfondo un prato inglese, una
strada sgombra e alcune case tipicamente americane. *
Le vendite ad Art Basel e satelliti sono andate meno bene dell'anno scorso. Ma
è andata meglio di come temessero i venditori. Dopo il successo imprevisto di
Damien Hirst che a settembre aveva fatto un galattico colpo di mercato con
un'asta super, bandita senza la mediazione delle gallerie, che aveva fruttato
111 milioni di sterline (127 milioni di euro circa), le aste d'autunno avevano
subito il contraccolpo della crisi economica, con un 40 per cento di invenduto.
Andrew Fabricant, il direttore della galleria Richard Gray ha detto alla
newsletter di Flash Art che comunque, «nonostante tutti abbiano detto che le
aste di novembre sono andate malissimo, il venduto è stato di 800 milioni di
dollari, che, considerato il clima finanziario, è un dato incredibile». Così
anche a Miami: si è venduto, anche se meno degli altri anni. Alcune cose sono
andate via subito come la campana di Kris Martin (250.000 dollari), venduta
dopo meno di due ore dall'apertura. Rispetto al passato, la gente compra, ma
c'è un rapporto diverso con gli stand dei galleristi: i compratori chiedono,
ritornano, trattano. Nel complesso il mercato ha rallentato, ma non ancora i prezzi, che cominceranno a scendere più avanti, mano mano
che la crisi economica si farà più acuta e il mercato diventerà più debole.
Dice Giovanni Giuliani, assiduo frequentatore di Miami, collezionista italiano,
presidente dell'associazione degli amici del Macro: «L'atteggiamento dei
galleristi indica che presto si rivedrà al ribasso il listino dei prezzi e che anche gli artisti dovranno ridimensionare le
loro aspettative». Ma non tutti giudicano la cosa negativamente. A Flashart il
collezionista Marvin Ross ha detto che il calo nelle vendite potrebbe essere
utile: «La gente è più riflessiva. La frenesia che c'era prima non era
salutare», e anche l'ex direttore Keller si è espresso più o meno nello stesso
modo: «La crisi è arrivata giusto in tempo, prima che l'arte diventasse solo
investimento e divertimento». * Fuori dalla fiera e dalle collaterali c'è la crisi dell'immobiliare e i supermercati. Con
l'eccezione di una cinquantina di isolati a ridosso della South Miami Beach, il
corso degli immobili si è ridimensionato ovunque. Le banche chiamano i clienti
liquidi per proporre a prezzi di saldo immobili comprati negli ultimi anni a tassi rasoterra
con finanziamenti del cento per cento da clienti ormai insolventi.
Quello che un anno fa valeva un milione di dollari, oggi è possibile portarlo a
casa per la metà, anche meno. Fuori dal centro città, sulle direttrici del
traffico, c'è una lunga teoria di for sale, for lease, for rent. Si vende, si
fitta con opzione d'acquisto, si fitta e basta: Sono case
basse residenziali per il ceto medio, negozi, condomini - alcuni appena
terminati. In un anno in Florida si sono perduti 655.000 posti di lavoro, i
consumi diminuiscono, ma non ci sono sconti pazzeschi nei grandi magazzini. In
un momento di crisi si nota di più la stralunatezza delle nostre abitudini di
consumisti occidentali, qui rese più acute dallo specifico americano: il portafotografie
con base in argentone, chiuso in una bolla di vetro
con la neve (autoironica, ovviamente, e al tempo stesso piuttosto elegante
nella sua assurdità) in vendita nella catena Restoration; nel cui catalogo c'è
anche un Monopoli e un Cluedo incassati in una custodia di legno pregiato, o un
golf-set da ufficio con green d'erba sintetica, guanto, due mazze, quattro
palline, e buca rialzata da 349 dollari. Ogni negozio per la casa abbonda - a prezzi non concorrenziali - di decorazioni per la tavola. È
il consumismo, certamente, l'estasi consapevole del superfluo, ma accompagnato
anche da una specie di strisciante sospetto che purifica la nostra ipocrita
coscienza: una classe dirigente con il gusto della decorazione per la tavola
borghese ha sicuramente la forza per reagire alla crisi del capitalismo. C'è
sempre nell'energia degli americani qualcosa di travolgente. * In realtà, c'è
qui come in altre parti del mondo, l'odore di Supercapitalismo, come lo
definisce Robert Reich, in un saggio sull'America e l'Occidente alla vigilia
della crisi in cui, questo professore di diritto amministrativo a Berkeley, già
segretario al lavoro con Bill Clinton, collaboratore di vari giornali e riviste
- dal Washington Post al Wall Street Journal al New Yorker - racconta come, a
suo giudizio, sono cambiate le nostre democrazie: l'efficienza delle economie
capitaliste ha spostato i rapporti di forza e oggi abbiamo più peso e ascolto
come consumatori e investitori, mentre siamo più deboli come cittadini. L'altra
trasformazione del supercapitalismo riguarda la composizione sociale per fasce
di reddito. La crescita mondiale ha portato benessere ai consumatori di tutto
il mondo. Negli Stati Uniti ha prodotto un risultato curioso, negli ultimi
trent'anni la crescita del reddito medio famigliare è stata inferiore
all'aumento della produttività del paese. Dove sono finiti i soldi, si chiede
Reich? «Nel
( da "Giornale.it,
Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Quante volte abbiamo sentito la
frase. "In America questo non potrebbe succedere" oppure "In
America chi paga sbaglia davvero" o ancora "in America i controlli
sono rigorosi", soprattutto riguardo gli scandali economici e finanziari.
Credo che il complesso di inferiorità degli europei e di noi italiani non sia
più giustificato. Se ripercorriamo gli ultimi dieci anni ci accorgiamo che: -
la folle deregolamentazione del mercato dei derivati e l'abolizione di alcuni
sani vincoli nella gestione delle banche americane è stata varata alla fine
degli anni Novanta dai ministri economici di Clinton - Rubin e Summers - sotto
pressione delle lobbies, in particolare di Citigroup - negli anni otto anni successivi
l'amministrazione Bush non ha fatto nulla per correggere il tiro, anzi ha
allentato ulteriormente i vincoli. - per decenni una società come la Enron era
considerata un gioiello dell'economia americana, in realtà era un a scatola
vuota. Quando fallì si disse che le autorità avevano capito la lezione e
imposto nuove regole più stringenti; in realtà non è cambiato nulla. - la casta
dei finanzieri di Wall Street era così forte da imporre alla guida del Tesoro,
il numero uno di Golman Sachs, Henri Paulson che è ancora in carica. - Le
banche per anni sono riuscite a mascherare, sempre grazie alle alchimie dei
derivati, la reale entità delle loro esposizioni, mettendo in pericolo la
sopravvivenza di Aeg, la prima compagnia di assicurazione al mondo. Cosa facevano
le autorità di controllo? Erando davvero indipendenti o, com'è probabile, erano
conniventi? - ora apprendiamo dell"ultima frode, quella del fondo hedge di
Bernard Madoff, che si è inghiottito 50 miliardi di dollari, senza che nessuno
si accorgesse di nulla. E Madoff era considerato un finanziere rispettabile,
non a caso è stato a lungo presidente del Nasdaq. Sono stati fatti dei
controlli, delle verifiche contabili? Dov'erano le autorità di vigilanza? -
infine: il grande rinnovatore Barack Obama chi ha nominato al ministero del
Tesoro e come primo consulente economico? Geithner e Summers, due uomini di
Rubin, che tra l'altro oggi è alla guida di Citigroup e durante la campagna
elettorale era uno dei consulenti proprio di Obama. La mia impressione è che
gli Usa oggi abbiano problemi di credibilità molto più seri di noi europei e
che il sistema sia viziato, distorto; che la casta dei finanzieri non abbia
perso potere nonostante i guai colossali che ha combinato. E allora smettiamo
di citare gli Usa come esempio, almeno fino a quando l'America non sarà tornata
ad essere l'America per rigore morale e senso civico. o sbaglio? Scritto in
europa, economia, globalizzazione, democrazia, Italia, gli usa e il mondo 1
Commento » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Dec 08 Un dubbio:
il supermercato conviene ancora? Non so voi, ma il mio conto al supermercato
continua a salire a dispetto del fatto che i beni acquistati sono più o meno
gli stessi. Ho provato a fare qualche aqcuisto in un altro supermercato ma ho
visto che più o meno la spesa corrisponde. Nel frattempo è capitato di comprare
carne dal macellaio o in uno dei pochi negozi di alimentari rimasti e,
sorpresa, a casa ci siamo accorti che non c'è più molta differenza con le
grandi catene; anzi, talvolta il piccolo dettagliante è più conveniente. Da qui
la mia riflessione: la grande distribuzione si è affermata nel corso del tempo
perché potendo permettersi grandi acquisti e dunque economia di scala, riusciva
a garantire prezzi più bassi rispetto al piccolo
dettagliante, ora però ci troviamo in una situazione di quasi oligopolio: ci
sono tre-quattro grandi marchi che dominano il mercato. Non penso che ci siano
accordi diretti, certo non, ad esempio, tra le Coop e l'Esselunga, però la mia
impressione è che esistano tacite convenienze comuni ovvero che su un'ampia
gamma di prodotti la fascia di prezzo non oscilli più di tanto, con il
risultato che i prezzi mediamente sono più alti di
quanto dovrebbero essere in una situazione di vera concorrenza, al punto che la
differenza con il piccolo negozio tende a ridursi. Ma non essendoci quasi più
negozietti siamo tutti costretti a fare la spesa al supermercato. Condividete
la mia esperienza? Insomma, il supermercato conviene ancora? Scritto in
economia, Italia Commenti ( 27 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di
5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS
Commenti Invia questo articolo a un amico 08Dec 08 Abbiamo imparato la lezione
della crisi? Sto per rientrare in Italia dopo aver vissuto una settimana
praticamente fuori dal mondo. Quella africana e' stata un'esperienza molto
bella e umanamente ricca. Visti dal Benin i nostri problemi di occidentali
sull'orlo della recessione appaiono ovviamente molto relativi ma mi inducono a
una riflessione che in realtà é un rammarico: ho l'impressione che abbiamo
sprecato la nostra ricchezza o meglio la nostra capacità di creare ricchezza.
Il benessere avrebbe potuto permetterci di creare una società migliore, più
equilibrata, saggia e invece le società occidentali si sono lasciate sopraffare
e manipolare da una casta finanziaria mossa unicamente dall'avidità e da un
arricchimento personale sproporzionato e ingiustificato. Quella casta e'
composta dai manager che per vent'anni hanno dettato le regole a tutti,
travisando i concetti di una sana economia di mercato. Noi occidentali potevamo
essere felici e invece scopriamo di essere stati ingannati, travisati, siamo
molto più poveri e molti di noi disperati. Si è avverata una legge descritta
con dovizia dagli antichi saggi cinesi, a cominciare da Sun Tzu: le società
crollano se chi comanda davvero è mosso unicamente dall'egoismo e dalla
bramosia. Mi chiedo: la lezione è stata imparata o il trionfante mondo
occidentale, a cominciare da quello americano, finirà come le antiche e ricche
dinastrie cinesi? Scritto in economia, globalizzazione, Italia, gli usa e il
mondo Commenti ( 38 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading
... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia
questo articolo a un amico 05Dec 08 Chi fa davvero del bene. E un dubbio:
quanto serve l'Unicef? Ho sempre nutrito un'istintiva diffidenza per le grandi
organizzazioni umanitarie internazionali, con la sola eccezione della Crose
rossa internazionale. Quando ricevi a casa voluminose lettere su carta patinata
con richieste di aiuti, lettere spedite a pioggia, ti chiedi: ma questi soldi
non potevano essere spesi in maniera più intelligente? C'è chi sostiene che il
75% del budget di organizzazioni come l'Unicef finisca in stipendi, ufficii,
strutture amminstrative; dunque solo il 25% verrebbe usato per aiutare le
popolazioni bisognose. L'Unicef nega e sostiene che le spese fisse sono di gran
lunga inferiori. Quale sia la verità non lo so, ma qui nel Benin ho provato una
sensazione sgradevole. L'altro giorno sono passato di fronte alla sede Unicef
di Cotonou e ho visto schierate diversi Fuoristrada modernissimi, enormi, con
una grande antenna sul cofano. Ferme naturalmente. La sede è protetta d un
grande cancello e dal filo spinato. Mi sono chiesto: perchè un'associazione che
fa del bene deve trincerarsi come se fosse un'ambasciata? Scrivendo mi è venuto
in mente lo scandalo scoppiato l'anno scorso in Germania, che ha rivelato
compensi stratosferici e ingiustificati proprio all'Unicef.. In questi giorni
ho incontrati diversi cooperanti sia cattolici sia laici, molti dei quali
italiani, e la differenza rispetto al gigantismo dell'Unicef è evidente: chi fa
davvero il bene riduce allo stretto indispensabile le spese fisse, compra jeep
usate e in numero limitatissimo. E fa un grande affidamento sui volontari che
vengono a trascorrere qui qualche settimana o un mese. Ho conosciuto degli
italiani meravigliosi, cattolici e laici, di destra e di sinistra; e in
particolare fra Fiorenzo Priuli, il fondatore dell'ospedale di Tanguiéta,
l'emblema vivente del Bene e dell'Altruismo; uno dei personaggi più
straordinari che ho incontrato nella mia vita. In questi giorni sto maturando
una convinzione: se si vuole aiutare i Paesi più poveri è meglio privilegiare
le organizzazioni più piccole, di cui potete verificare l'autenticità. Serve di
più. E riscalda l'anima. Scritto in globalizzazione, Italia, Varie Commenti (
28 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 02Dec 08 Quel problema dell'Africa (e del nostro Meridione.) Mi trovo
in Benin a Cotonou, invitato da Justitia et Pax a partecipare a un convegno su
immigrazione e comunicazione. Sono rimasto molto colpito dall'intervento di
padre Raymond Goudjo secondo il quale uno dei maggiori problemi della società
africana è la tendenza a scaricare su altri la responsabilità dei guai attuali:
la colpa è del colonialismo, di Reagan, di Sarkozy. Un atteggiamento che
finisce per incoraggiare una mentalità assistenzialista e l'aspettativa che i
problemi debbano essere risolti da altri, quasi sempre staccando generosi
assegni. Da qui l'immobilismo sociale, che spinge la maggior parte dei talenti
africani, i giovani laureati o con un buon livello scolastico ad emigrare,
nella consapevolezza che solo fuori dal proprio Paese possano tentare di
trovare una gratificazione professionale e un migliore tenore di vita. Il
fenomeno talvolta è spontaneo, talaltra è indotto dal mito, spesso illusorio,
dell'Occidente. Il risultato però è innegabile: l'Africa viene privata delle
sue élites migliori e la società nel suo insieme anziché svilupparsi finisce
per restare prigioniera delle proprie ragnatele sociali. L'intervento mi ha
sorpreso anche per le similitudini con alcuni noti aspetti dell'italica
questione meridionale. Molti ragazzi di talento del nostro sud devono
trasferirisi al nord o emigrare, per vedere riconosciute le proprie capacità e
una volta partiti brillano. E non tornano più. Chi resta animato da una reale
volontà di cambiamento quasi sempre deve arrendersi all'inerzia dei propri cittadini
e di una mentalità ripiegata su se stessa, impregnata di fatalismo. In genere
anche il Sud pretende che siano altri a risolvere i propri guai, segnatamente
lo Stato centrale. Secondo padre Raymond l'Africa migliorerà davvero solo
quando sarà capace di sviluppare, dal proprio interno, una nuova cultura
civile, una nuova identità e quando saprà dotarsi di nuovi leader carismatici.
Vale anche per il nostro Meridione? Scritto in Italia, immigrazione Commenti (
25 ) » (2 voti, il voto medio è: 3 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 29Nov 08 Gli Usa hanno creato un mostro: il Pakistan Della tragica
vicenda di Mombai ritengo due elementi: 1) Tra gli errori commessi dagli Usa,
quello più evidente e potenzialmente pericoloso riguarda il Pakistan, a cui
Washington ha dato persino le bombe atomiche. Il problema è che si tratta di un
regime instabile, inaffidabile, sempre più condizionato dal ricatto e
dall'invadenza di gruppi legati all'Islam radicale. Quando gli Usa invasero
l'Afghanistan, permisero a molti agenti pakistani di scappare in aereo, ma tra
loro c'erano anche terroristi, protetti da Islamabad. Al Qaida agisce
indisturbata in un'ampia zona al confine tra Afghanistan e Pakistan e fino ad
oggi i tentativi di dare la caccia ai terroristi sono alquanto blandi e
riluttanti da parte delle forze armate pakistane. Se Bin Laden è vivo è molto
probabile che abbia trovato rifiugio proprio qui. I terroristi che hanno colpito
in India sono pakistani e, a quanto pare, hanno potuto programmare, proprio dal
Pakistan, la strage. Indisturbati, naturalmente. 2) E' ora di chiarire
l'equivoco: il Pakistan è amico o no dell'Occidente? E se non lo fosse più,
come penso, come ci regoliamo con le bombe atomiche? Che gran pasticcio.
complimenti vivissimi agli strateghi di Washington. Scritto in gli usa e il
mondo, islam Commenti ( 44 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti
Invia questo articolo a un amico 26Nov 08 Carlà, Soru e l'orgoglio altalenante
degli italiani Non conosco la situazione politica della Sardegna e da lontano
non so giudicare Sour come politico, ma devo dire che il suo gesto è davvero
ammirabile. E' stato eletto dai cittadini, ma non è amato dai partiti della sua
maggioranza di centrosinistra, che anziché appoggiarlo gli fanno guerra. Ha
tenuto duro per un po' e poi ne ha tratto le conseguenze: "Voglio
mantenere salda la mia chiarezza, i principi che hanno ispirato la mia
esperienza fino ad adesso. Ho cercato di riflettere su cosa sia più utile per
la Sardegna e i sardi, non per me. Pur nella consapevolezza del momento
difficile, credo che la cosa migliore per i sardi sia chiarire immediatamente
lo stato della maggioranza alla quale hanno dato fiducia fino a oggi".
Insomma, si è comportato con coerenza e dignità: non ci sono più le condizioni?
Me ne vado. Non altrettanto si può dire di molti nostri compatrioti . Su Carlà
Brunì in Sarkozy ho già espresso il mio pensiero e l'esternazione con cui ha
annunciato al mondo di essere "felice di non essere più italiana" ha
rafforzato le mie convinzioni sul suo conto. Sarko l'ha scelta e se la tenga.
Ma mi chiedo però perché molti italiani continuino a prostrarsi ai suoi piedi:
in Rai addirittura se la contendono. La vogliono a Sanremo, la vuole quel
furbacchione di Fabio Fazio che è addirittura disposto a dedicarle uno
speciale. A Milano c'è chi la vorrebbe invitare alla Prima della Scala. Pazienza
se ha offeso l'Italia, quel che conta è l'audience, è adulare la star, adulare
il potente. Pessimo costume nazionale, che la modernità evidente non scalfisce.
Ma mi chiedo: perché è così difficile, così raro mostrare un po' di orgoglio,
un po' di integrità? Scritto in Italia, francia, giornalismo Commenti ( 52 ) »
(2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
23Nov 08 Obama, il cambiamento. può attendere Barack Obama sta riempendo il suo
governo di ex collaboratori di Bill Clinton; ha scelto come ministro del Tesoro
il presidente della Federal Reserve di New York, un uomo dell'establishment.
"Barack è stato eletto promettendo il cambiamento, ma nel costruire la
squadra del governo ha scelto l'esperienza, l'affidabilità, la
tradizione", come spiego in un editoriale pubblicato oggi, in cui tra
l'altro paragono il pragmatismo della sinistra americana all'inconsistenza di
quella europea (Pd di Veltroni incluso). Non c'è da meravigliarsi: Obama è un
politico che sa affascinare le folle, ma che alla prova dei fatti è
estremamente realista, al limite del cinismo. Anche in politica estera e nella
Difesa chi si aspetta stravolgimenti epocali si illude: e a questo proposito
segnalo l'ultimo numero di Risk, la rivista di geostrategia del gruppo Liberal
diretta dall'ottimo Andrea Nativi, che dedica l'ultimo numero proprio
all'America di Obama. Secondo Nativi le grandi linee del Pentagono verranno
confermate, con al più qualche correttivo di forma. Nei prossimi quattro anni
sono improbabili trasformazioni sostanziali. E dunque prepariamoci: Obama ora
ha una priorità ed è l'economia (come sappiamo tutti), ma non è un
rivoluzionario. Il suo obiettivo non è di cambiare il sistema, ma di
correggerne gli eccessi. E pazienza se molti suoi attuali ammiratori rimarranno
delusi. A proposito: quanto impiegherà la sinistra italiana a capirlo? Scritto
in Italia, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 64 ) » (4 voti, il
voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Nov 08
Allargamento? Rumeni in Italia? Tutto bene (per la Ue.) La Commissione europea
ha appena pubblicato una relazione da cui risulta che l'allargamento della Ue a
est, incluse Bulgaria e Romania, "hanno avuto un impatto positivo
sull'economia degli Stati membri e non hanno causato gravi turbative ai loro
mercati del lavoro". Insomma: tutto bene in una situazione win-win ovvero
vantaggiosa per tutti. Riguardo l'Italia, la Commissione riconosce, bontà sua,
che i lavoratori mobili rumeni (li definisce così) si sono riversati
soprattutto da noi e in Spagna ma ci rassicura affermando che "hanno portato
negli ultimi anni un importante contributo ad una crescita economica sostenuta
permettendo di risolvere carenze di manodopera e senza comportare oneri
eccessivi per il sistema di welfare". Davvero? Da tempo nutro serie
perplessità sull'oggettività delle statistiche europee,a cominciare da quelle
sull'inflazione. Questo rapporto rafforza i miei dubbi. L'allargamento ha avuto
un impatto considerevole e per nulla equilibrato: in Italia ci troviamo ad
affrontare una situazione che comporta enormi costi economici e sociali con il
trasferimento di centinaia di migliaia di persone, alcune integrate
perfettamente, altre no e mi riferisco ai nomadi e alle bande criminali che
scorazzano nel nostro Paese. La sanità pubblica risulta appesantita con costi
che gravano sul contribuente, la malavita è aumentata accentuando la sensazione
di insicurezza dei cittadini, le forze dell'ordine confessano la loro
impotenza. Altro che tutto bene: l'Italia ha subito pesantissime ripercussioni
da un'immigrazione di proporzioni ingenti (ricordo che i rumeni nel 2007 anno
sono raddoppiati). Ma se andiamo a esaminare la situazione
nei Paesi dell'est ci accorgiamo che l'allargamento ha provocato squilibri
notevoli anche lì: la casta delle banche e degli operatori finanziati ha fatto
impennare i prezzi dell'immobiliare senza un corrispettivo aumento dei salari medi: ovvero si è
creata una bolla debitoria che ha rischiato di far fallire l'Ungheria.
Molti Paesi dell'est vedono migrare la propria manodopera qualificata: medici,
ingegneri, infermieri preferiscono lavorare a Londra, Parigi o Berlino
piuttosto che a Praga o Varsavia. Risultato: il capitale umano di questi Paesi
si impoverisce e talvolta si creano dei vuoti nella struttura sociale (a
Budapest, ad esempio, mancano i medici). Noi siamo sovraffollati, molte città
dell'est (inclusa l'ex Ddr) sono in declino demografico e, talvolta, in
stagnazione economica. Ci sarebbe da riflettere e molto. La mia convinzione è
che l'allargamento, in sè positivo e probabilmente inevitabile, sia stato
condotto male e in alcuni casi (Bulgaria e Romania) fosse economicamente
prematuro. Ma per la Ue va tutto bene. come al solito. E guai a chi osa
stonare. Scritto in economia, europa, Italia, immigrazione Commenti ( 94 ) » (9
voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
18Nov 08 Solidali. we can Ad appena due settimane dalle elezioni John McCain e
Barack Obama hanno deciso di dimenticare qualunque animosità e di unire gli
sforzi per rilanciare l'America. Non ne sono sorpreso: da tempo i due si
stimano e dopo lo splendido discorso di concessione del repubblicano, la notte
della sconfitta questo sviluppo era prevedibile. Onore a Obama che dimostra di
essere animato da uno spirito autenticamente bipartisan. Facile dire: ma in
Italia no. Veltroni e Berlusconi ci hanno provato e il dialogo è durato poche
settimane (ne abbiamo già parlato su questo blog). Sì sarebbe bello se anche
nel nostro Paese fosse possibile un dialogo altrettanto costruttivo, ma temo
che la classe politica italiana non sia pronta a un passo tanto importante, non
fino a quando le scorie del passato continueranno a inquinare i partiti e le
loro logiche. Ma McCain e Obama, oltre a dare una lezione di straordinario
civismo, dimostrano con i fatti che da questa crisi si uscirà solo riscoprendo
un valore fino a ieri in disuso: quello della solidarietà che impone a tutti di
perseguire un interesse superiore al proprio tornaconto personale. Non si tratta
di un richiamo retorico e non è limitato agli Usa: al summit del G20 è emersa
la consapevolezza che solo coordinando gli sforzi e varando nuove norme
condivise i principali Paesi potranno risollevarsi. Negli Usa le banche si
rendono conto che hanno interesse a salvare i mutuatari insolventi, perché fino
a quando non si arresta il crollo dei prezzi delle case
l'economia non può riprendersi. In alcune aziende torna a prevalere una
politica retributiva più corretta: l'Ubs, colosso bancario salvato dalla
Confederazione, ha introdotto un sistema bonus-malus per i suoi dirigenti.
Quando le cose andranno male pagheranno anche loro. E come non restare ammirati
di fronte ai dirigenti di aziende soprattutto medio-piccole, che in queste
drammatiche giornate fanno di tutto per salvare i posti di lavoro, assecondati
dai loro dipendenti che con straordinaria dedizione sono disposti a tanti
sacrifici pur di non far fallire l'azienda? Sono segnali importanti. Chissà che
da questa crisi non nasca una società meno avida, meno egocentrica e dunque più
equa e più autenticamente meritocratica. Utopia? Scritto in economia, Italia,
presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 15 ) » (3 voti, il voto medio
è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi
sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli.
Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su
ilGiornale.it contatti Categorie cina (14) democrazia (40) economia (12) europa
(6) francia (19) germania (3) giornalismo (41) gli usa e il mondo (41)
globalizzazione (21) immigrazione (31) islam (14) Italia (128) medio oriente
(8) notizie nascoste (30) presidenziali usa (21) russia (12) sindacati (1)
svizzera (3) turchia (12) Varie (16) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia
la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails
Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come
si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails Attenti, Londra tollera la
Shaaria... - 3 Emails Usa, la tragica ripicca di un popolo a lungo raggirato -
3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla
Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e
quei sette milioni nascosti... per la vecchiaia - 2 Emails Quello stile di
"Repubblica"... - 2 Emails Ultime discussioni Boh/ Orientalia4All:
Hai assolutamente ragione sul fatto che gli USA abbiano grossi problemi di
credibilità sul... Franco Parpaiola: Salve. Risposta: Perche l'affiito cosa
troppo. Ciao Salutonen nicola: domanda perchè i piccoli commercianti non si
mettono daccordo e si riuniscono ognuno con il proprio... Franco Parpaiola:
Salve. Nella scia del risparmio energetico nei Supermercati a suo temo molti
cambiarono i tubi... Toni: tutte balle. la gente sa bene dove gli conviene
andare. Ultime news Veltroni: "Sì agli incentivi all'auto Una commissione
per la giustizia"Ubriaco falcia con l'auto gruppo di turisti: 1 morto, 27
feritiAbruzzo, il Pd boicotta Di Pietro. L'ira di Tonino: hanno paura di meLe
luci di Natale arrivano dai gulag cinesiTorna la neve, valanga in Valchiavenna
Tevere in calo, ma si teme un'altra pienaBush, dispetti alla famiglia Obama:
"Niente trasloco prima del 20 gennaio"Il commissario che insegue chi
svanisce nel nulla: "Impronte digitali per tutti"Marina sposa ad
Arcore, festa con polenta e brasatoBiografia negli Usa: Murdoch? Altro che
Squalo, un pelucheArriva la macchina che ci fa vedere i sogni Blog amici
Ethica, blog filosofico di qualità ICT Watch, il blog di Piero Macrì sulle
nuove tecnologie il blog di Alessandro Gilioli il blog di Andrea Tornielli Il
blog di Faré su Internet & comunicazione il blog di Marista Urru il blog
megliotardichemai Il circolo Rosselli, socialismo liberale Il pranista, blog su
PR e comunicazione Metropolis, il blog Alberto Taliani Orientalia 4 all Placida
signora, il blog di Mitì Vigliero spindoctor, il blog di Marco Cacciotto Wolly,
il blog di Paolo Valenti Da non perdere La misteriosa e improvvisa ricchezza di
Erdogan La Turchia e l'islamizzazione strisciante Quelle donne turche
imprigionate dal velo Vince Erdogan e la Turchia diventa più islamica siti che
mi piacciono Cricri créations poétiques, gioielli con l'anima Il sito di R.
Gatti, tutto per capire le insidie della droga Italiani per Ron Paul, un bel
blog sulle elezioni Usa USI, Università della Svizzera Italiana Siti di
Informazione Comincialitalia, il primo quotidiano italiano dei cittadini il
blog di Di Ricco, un giornalista italiano in Libano il sito di Fausto Biloslavo
il sito di Radio 3 Mondo Jones, un eccellente giornalista inglese La zanzara di
Cruciani - Radio 24 Osservatorio Europeo di Giornalismo Prima Pagina, la
rassegna stampa di Radio 3 Sito web ilGiornale.it December
( da "Giornale.it,
Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Quante volte abbiamo sentito la
frase. "In America questo non potrebbe succedere" oppure "In
America chi paga sbaglia davvero" o ancora "in America i controlli
sono rigorosi", soprattutto riguardo gli scandali economici e finanziari.
Credo che il complesso di inferiorità degli europei e di noi italiani non sia
più giustificato. Se ripercorriamo gli ultimi dieci anni ci accorgiamo che: -
la folle deregolamentazione del mercato dei derivati e l'abolizione di alcuni
sani vincoli nella gestione delle banche americane è stata varata alla fine
degli anni Novanta dai ministri economici di Clinton - Rubin e Summers - sotto
pressione delle lobbies, in particolare di Citigroup - negli anni otto anni
successivi l'amministrazione Bush non ha fatto nulla per correggere il tiro,
anzi ha allentato ulteriormente i vincoli. - per decenni una società come la
Enron era considerata un gioiello dell'economia americana, in realtà era un a
scatola vuota. Quando fallì si disse che le autorità avevano capito la lezione
e imposto nuove regole più stringenti; in realtà non è cambiato nulla. - la
casta dei finanzieri di Wall Street era così forte da imporre alla guida del
Tesoro, il numero uno di Golman Sachs, Henri Paulson che è ancora in carica. -
Le banche per anni sono riuscite a mascherare, sempre grazie alle alchimie dei
derivati, la reale entità delle loro esposizioni, mettendo in pericolo la
sopravvivenza di Aeg, la prima compagnia di assicurazione al mondo. Cosa
facevano le autorità di controllo? Erando davvero indipendenti o, com'è
probabile, erano conniventi? - ora apprendiamo dell"ultima frode, quella
del fondo hedge di Bernard Madoff, che si è inghiottito 50 miliardi di dollari,
senza che nessuno si accorgesse di nulla. E Madoff era considerato un
finanziere rispettabile, non a caso è stato a lungo presidente del Nasdaq. Sono
stati fatti dei controlli, delle verifiche contabili? Dov'erano le autorità di
vigilanza? - infine: il grande rinnovatore Barack Obama chi ha nominato al
ministero del Tesoro e come primo consulente economico? Geithner e Summers, due
uomini di Rubin, che tra l'altro oggi è alla guida di Citigroup e durante la
campagna elettorale era uno dei consulenti proprio di Obama. La mia impressione
è che gli Usa oggi abbiano problemi di credibilità molto più seri di noi
europei e che il sistema sia viziato, distorto; che la casta dei finanzieri non
abbia perso potere nonostante i guai colossali che ha combinato. E allora
smettiamo di citare gli Usa come esempio, almeno fino a quando l'America non
sarà tornata ad essere l'America per rigore morale e senso civico. o sbaglio?
Scritto in europa, economia, globalizzazione, democrazia, Italia, gli usa e il
mondo Commenti ( 3 ) » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Dec 08
Un dubbio: il supermercato conviene ancora? Non so voi, ma il mio conto al
supermercato continua a salire a dispetto del fatto che i beni acquistati sono
più o meno gli stessi. Ho provato a fare qualche aqcuisto in un altro
supermercato ma ho visto che più o meno la spesa corrisponde. Nel frattempo è
capitato di comprare carne dal macellaio o in uno dei pochi negozi di
alimentari rimasti e, sorpresa, a casa ci siamo accorti che non c'è più molta
differenza con le grandi catene; anzi, talvolta il piccolo dettagliante è più
conveniente. Da qui la mia riflessione: la grande distribuzione si è affermata
nel corso del tempo perché potendo permettersi grandi acquisti e dunque
economia di scala, riusciva a garantire prezzi più
bassi rispetto al piccolo dettagliante, ora però ci troviamo in una situazione
di quasi oligopolio: ci sono tre-quattro grandi marchi che dominano il mercato.
Non penso che ci siano accordi diretti, certo non, ad esempio, tra le Coop e
l'Esselunga, però la mia impressione è che esistano tacite convenienze comuni
ovvero che su un'ampia gamma di prodotti la fascia di prezzo non oscilli più di
tanto, con il risultato che i prezzi mediamente sono
più alti di quanto dovrebbero essere in una situazione di vera concorrenza, al
punto che la differenza con il piccolo negozio tende a ridursi. Ma non
essendoci quasi più negozietti siamo tutti costretti a fare la spesa al
supermercato. Condividete la mia esperienza? Insomma, il supermercato conviene
ancora? Scritto in economia, Italia Commenti ( 27 ) » (2 voti, il voto medio è:
5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli
Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Dec 08 Abbiamo imparato la
lezione della crisi? Sto per rientrare in Italia dopo aver vissuto una
settimana praticamente fuori dal mondo. Quella africana e' stata un'esperienza
molto bella e umanamente ricca. Visti dal Benin i nostri problemi di
occidentali sull'orlo della recessione appaiono ovviamente molto relativi ma mi
inducono a una riflessione che in realtà é un rammarico: ho l'impressione che
abbiamo sprecato la nostra ricchezza o meglio la nostra capacità di creare
ricchezza. Il benessere avrebbe potuto permetterci di creare una società
migliore, più equilibrata, saggia e invece le società occidentali si sono
lasciate sopraffare e manipolare da una casta finanziaria mossa unicamente
dall'avidità e da un arricchimento personale sproporzionato e ingiustificato.
Quella casta e' composta dai manager che per vent'anni hanno dettato le regole
a tutti, travisando i concetti di una sana economia di mercato. Noi occidentali
potevamo essere felici e invece scopriamo di essere stati ingannati, travisati,
siamo molto più poveri e molti di noi disperati. Si è avverata una legge
descritta con dovizia dagli antichi saggi cinesi, a cominciare da Sun Tzu: le
società crollano se chi comanda davvero è mosso unicamente dall'egoismo e dalla
bramosia. Mi chiedo: la lezione è stata imparata o il trionfante mondo
occidentale, a cominciare da quello americano, finirà come le antiche e ricche
dinastrie cinesi? Scritto in economia, globalizzazione, Italia, gli usa e il mondo
Commenti ( 38 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ...
Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 05Dec 08 Chi fa davvero del bene. E un dubbio: quanto serve
l'Unicef? Ho sempre nutrito un'istintiva diffidenza per le grandi
organizzazioni umanitarie internazionali, con la sola eccezione della Crose
rossa internazionale. Quando ricevi a casa voluminose lettere su carta patinata
con richieste di aiuti, lettere spedite a pioggia, ti chiedi: ma questi soldi
non potevano essere spesi in maniera più intelligente? C'è chi sostiene che il
75% del budget di organizzazioni come l'Unicef finisca in stipendi, ufficii,
strutture amminstrative; dunque solo il 25% verrebbe usato per aiutare le
popolazioni bisognose. L'Unicef nega e sostiene che le spese fisse sono di gran
lunga inferiori. Quale sia la verità non lo so, ma qui nel Benin ho provato una
sensazione sgradevole. L'altro giorno sono passato di fronte alla sede Unicef
di Cotonou e ho visto schierate diversi Fuoristrada modernissimi, enormi, con
una grande antenna sul cofano. Ferme naturalmente. La sede è protetta d un
grande cancello e dal filo spinato. Mi sono chiesto: perchè un'associazione che
fa del bene deve trincerarsi come se fosse un'ambasciata? Scrivendo mi è venuto
in mente lo scandalo scoppiato l'anno scorso in Germania, che ha rivelato
compensi stratosferici e ingiustificati proprio all'Unicef.. In questi giorni
ho incontrati diversi cooperanti sia cattolici sia laici, molti dei quali
italiani, e la differenza rispetto al gigantismo dell'Unicef è evidente: chi fa
davvero il bene riduce allo stretto indispensabile le spese fisse, compra jeep
usate e in numero limitatissimo. E fa un grande affidamento sui volontari che
vengono a trascorrere qui qualche settimana o un mese. Ho conosciuto degli
italiani meravigliosi, cattolici e laici, di destra e di sinistra; e in
particolare fra Fiorenzo Priuli, il fondatore dell'ospedale di Tanguiéta,
l'emblema vivente del Bene e dell'Altruismo; uno dei personaggi più
straordinari che ho incontrato nella mia vita. In questi giorni sto maturando
una convinzione: se si vuole aiutare i Paesi più poveri è meglio privilegiare
le organizzazioni più piccole, di cui potete verificare l'autenticità. Serve di
più. E riscalda l'anima. Scritto in globalizzazione, Italia, Varie Commenti (
28 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 02Dec 08 Quel problema dell'Africa (e del nostro Meridione.) Mi trovo
in Benin a Cotonou, invitato da Justitia et Pax a partecipare a un convegno su
immigrazione e comunicazione. Sono rimasto molto colpito dall'intervento di
padre Raymond Goudjo secondo il quale uno dei maggiori problemi della società
africana è la tendenza a scaricare su altri la responsabilità dei guai attuali:
la colpa è del colonialismo, di Reagan, di Sarkozy. Un atteggiamento che
finisce per incoraggiare una mentalità assistenzialista e l'aspettativa che i
problemi debbano essere risolti da altri, quasi sempre staccando generosi
assegni. Da qui l'immobilismo sociale, che spinge la maggior parte dei talenti
africani, i giovani laureati o con un buon livello scolastico ad emigrare,
nella consapevolezza che solo fuori dal proprio Paese possano tentare di
trovare una gratificazione professionale e un migliore tenore di vita. Il
fenomeno talvolta è spontaneo, talaltra è indotto dal mito, spesso illusorio,
dell'Occidente. Il risultato però è innegabile: l'Africa viene privata delle
sue élites migliori e la società nel suo insieme anziché svilupparsi finisce
per restare prigioniera delle proprie ragnatele sociali. L'intervento mi ha
sorpreso anche per le similitudini con alcuni noti aspetti dell'italica
questione meridionale. Molti ragazzi di talento del nostro sud devono
trasferirisi al nord o emigrare, per vedere riconosciute le proprie capacità e
una volta partiti brillano. E non tornano più. Chi resta animato da una reale
volontà di cambiamento quasi sempre deve arrendersi all'inerzia dei propri
cittadini e di una mentalità ripiegata su se stessa, impregnata di fatalismo.
In genere anche il Sud pretende che siano altri a risolvere i propri guai,
segnatamente lo Stato centrale. Secondo padre Raymond l'Africa migliorerà
davvero solo quando sarà capace di sviluppare, dal proprio interno, una nuova
cultura civile, una nuova identità e quando saprà dotarsi di nuovi leader
carismatici. Vale anche per il nostro Meridione? Scritto in Italia, immigrazione
Commenti ( 25 ) » (2 voti, il voto medio è: 3 su un massimo di 5) Loading ...
Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 29Nov 08 Gli Usa hanno creato un mostro: il Pakistan Della
tragica vicenda di Mombai ritengo due elementi: 1) Tra gli errori commessi
dagli Usa, quello più evidente e potenzialmente pericoloso riguarda il
Pakistan, a cui Washington ha dato persino le bombe atomiche. Il problema è che
si tratta di un regime instabile, inaffidabile, sempre più condizionato dal
ricatto e dall'invadenza di gruppi legati all'Islam radicale. Quando gli Usa
invasero l'Afghanistan, permisero a molti agenti pakistani di scappare in
aereo, ma tra loro c'erano anche terroristi, protetti da Islamabad. Al Qaida agisce
indisturbata in un'ampia zona al confine tra Afghanistan e Pakistan e fino ad
oggi i tentativi di dare la caccia ai terroristi sono alquanto blandi e
riluttanti da parte delle forze armate pakistane. Se Bin Laden è vivo è molto
probabile che abbia trovato rifiugio proprio qui. I terroristi che hanno
colpito in India sono pakistani e, a quanto pare, hanno potuto programmare,
proprio dal Pakistan, la strage. Indisturbati, naturalmente. 2) E' ora di
chiarire l'equivoco: il Pakistan è amico o no dell'Occidente? E se non lo fosse
più, come penso, come ci regoliamo con le bombe atomiche? Che gran pasticcio.
complimenti vivissimi agli strateghi di Washington. Scritto in gli usa e il
mondo, islam Commenti ( 44 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti
Invia questo articolo a un amico 26Nov 08 Carlà, Soru e l'orgoglio altalenante
degli italiani Non conosco la situazione politica della Sardegna e da lontano
non so giudicare Sour come politico, ma devo dire che il suo gesto è davvero
ammirabile. E' stato eletto dai cittadini, ma non è amato dai partiti della sua
maggioranza di centrosinistra, che anziché appoggiarlo gli fanno guerra. Ha
tenuto duro per un po' e poi ne ha tratto le conseguenze: "Voglio
mantenere salda la mia chiarezza, i principi che hanno ispirato la mia
esperienza fino ad adesso. Ho cercato di riflettere su cosa sia più utile per
la Sardegna e i sardi, non per me. Pur nella consapevolezza del momento difficile,
credo che la cosa migliore per i sardi sia chiarire immediatamente lo stato
della maggioranza alla quale hanno dato fiducia fino a oggi". Insomma, si
è comportato con coerenza e dignità: non ci sono più le condizioni? Me ne vado.
Non altrettanto si può dire di molti nostri compatrioti . Su Carlà Brunì in
Sarkozy ho già espresso il mio pensiero e l'esternazione con cui ha annunciato
al mondo di essere "felice di non essere più italiana" ha rafforzato
le mie convinzioni sul suo conto. Sarko l'ha scelta e se la tenga. Ma mi chiedo
però perché molti italiani continuino a prostrarsi ai suoi piedi: in Rai
addirittura se la contendono. La vogliono a Sanremo, la vuole quel furbacchione
di Fabio Fazio che è addirittura disposto a dedicarle uno speciale. A Milano c'è
chi la vorrebbe invitare alla Prima della Scala. Pazienza se ha offeso
l'Italia, quel che conta è l'audience, è adulare la star, adulare il potente.
Pessimo costume nazionale, che la modernità evidente non scalfisce. Ma mi
chiedo: perché è così difficile, così raro mostrare un po' di orgoglio, un po'
di integrità? Scritto in Italia, francia, giornalismo Commenti ( 52 ) » (2
voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
23Nov 08 Obama, il cambiamento. può attendere Barack Obama sta riempendo il suo
governo di ex collaboratori di Bill Clinton; ha scelto come ministro del Tesoro
il presidente della Federal Reserve di New York, un uomo dell'establishment.
"Barack è stato eletto promettendo il cambiamento, ma nel costruire la
squadra del governo ha scelto l'esperienza, l'affidabilità, la
tradizione", come spiego in un editoriale pubblicato oggi, in cui tra
l'altro paragono il pragmatismo della sinistra americana all'inconsistenza di
quella europea (Pd di Veltroni incluso). Non c'è da meravigliarsi: Obama è un
politico che sa affascinare le folle, ma che alla prova dei fatti è
estremamente realista, al limite del cinismo. Anche in politica estera e nella
Difesa chi si aspetta stravolgimenti epocali si illude: e a questo proposito
segnalo l'ultimo numero di Risk, la rivista di geostrategia del gruppo Liberal
diretta dall'ottimo Andrea Nativi, che dedica l'ultimo numero proprio
all'America di Obama. Secondo Nativi le grandi linee del Pentagono verranno
confermate, con al più qualche correttivo di forma. Nei prossimi quattro anni
sono improbabili trasformazioni sostanziali. E dunque prepariamoci: Obama ora
ha una priorità ed è l'economia (come sappiamo tutti), ma non è un
rivoluzionario. Il suo obiettivo non è di cambiare il sistema, ma di
correggerne gli eccessi. E pazienza se molti suoi attuali ammiratori rimarranno
delusi. A proposito: quanto impiegherà la sinistra italiana a capirlo? Scritto
in Italia, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 64 ) » (4 voti, il
voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Nov 08
Allargamento? Rumeni in Italia? Tutto bene (per la Ue.) La Commissione europea
ha appena pubblicato una relazione da cui risulta che l'allargamento della Ue a
est, incluse Bulgaria e Romania, "hanno avuto un impatto positivo
sull'economia degli Stati membri e non hanno causato gravi turbative ai loro
mercati del lavoro". Insomma: tutto bene in una situazione win-win ovvero
vantaggiosa per tutti. Riguardo l'Italia, la Commissione riconosce, bontà sua,
che i lavoratori mobili rumeni (li definisce così) si sono riversati
soprattutto da noi e in Spagna ma ci rassicura affermando che "hanno
portato negli ultimi anni un importante contributo ad una crescita economica
sostenuta permettendo di risolvere carenze di manodopera e senza comportare
oneri eccessivi per il sistema di welfare". Davvero? Da tempo nutro serie
perplessità sull'oggettività delle statistiche europee,a cominciare da quelle
sull'inflazione. Questo rapporto rafforza i miei dubbi. L'allargamento ha avuto
un impatto considerevole e per nulla equilibrato: in Italia ci troviamo ad
affrontare una situazione che comporta enormi costi economici e sociali con il
trasferimento di centinaia di migliaia di persone, alcune integrate
perfettamente, altre no e mi riferisco ai nomadi e alle bande criminali che
scorazzano nel nostro Paese. La sanità pubblica risulta appesantita con costi
che gravano sul contribuente, la malavita è aumentata accentuando la sensazione
di insicurezza dei cittadini, le forze dell'ordine confessano la loro
impotenza. Altro che tutto bene: l'Italia ha subito pesantissime ripercussioni
da un'immigrazione di proporzioni ingenti (ricordo che i rumeni nel 2007 anno
sono raddoppiati). Ma se andiamo a esaminare la situazione
nei Paesi dell'est ci accorgiamo che l'allargamento ha provocato squilibri
notevoli anche lì: la casta delle banche e degli operatori finanziati ha fatto
impennare i prezzi dell'immobiliare senza un corrispettivo aumento dei salari medi: ovvero si è
creata una bolla debitoria che ha rischiato di far fallire l'Ungheria.
Molti Paesi dell'est vedono migrare la propria manodopera qualificata: medici,
ingegneri, infermieri preferiscono lavorare a Londra, Parigi o Berlino
piuttosto che a Praga o Varsavia. Risultato: il capitale umano di questi Paesi
si impoverisce e talvolta si creano dei vuoti nella struttura sociale (a
Budapest, ad esempio, mancano i medici). Noi siamo sovraffollati, molte città
dell'est (inclusa l'ex Ddr) sono in declino demografico e, talvolta, in
stagnazione economica. Ci sarebbe da riflettere e molto. La mia convinzione è
che l'allargamento, in sè positivo e probabilmente inevitabile, sia stato
condotto male e in alcuni casi (Bulgaria e Romania) fosse economicamente
prematuro. Ma per la Ue va tutto bene. come al solito. E guai a chi osa
stonare. Scritto in economia, europa, Italia, immigrazione Commenti ( 94 ) » (9
voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
18Nov 08 Solidali. we can Ad appena due settimane dalle elezioni John McCain e
Barack Obama hanno deciso di dimenticare qualunque animosità e di unire gli
sforzi per rilanciare l'America. Non ne sono sorpreso: da tempo i due si
stimano e dopo lo splendido discorso di concessione del repubblicano, la notte
della sconfitta questo sviluppo era prevedibile. Onore a Obama che dimostra di
essere animato da uno spirito autenticamente bipartisan. Facile dire: ma in
Italia no. Veltroni e Berlusconi ci hanno provato e il dialogo è durato poche
settimane (ne abbiamo già parlato su questo blog). Sì sarebbe bello se anche
nel nostro Paese fosse possibile un dialogo altrettanto costruttivo, ma temo
che la classe politica italiana non sia pronta a un passo tanto importante, non
fino a quando le scorie del passato continueranno a inquinare i partiti e le
loro logiche. Ma McCain e Obama, oltre a dare una lezione di straordinario
civismo, dimostrano con i fatti che da questa crisi si uscirà solo riscoprendo
un valore fino a ieri in disuso: quello della solidarietà che impone a tutti di
perseguire un interesse superiore al proprio tornaconto personale. Non si
tratta di un richiamo retorico e non è limitato agli Usa: al summit del G20 è
emersa la consapevolezza che solo coordinando gli sforzi e varando nuove norme
condivise i principali Paesi potranno risollevarsi. Negli Usa le banche si
rendono conto che hanno interesse a salvare i mutuatari insolventi, perché fino
a quando non si arresta il crollo dei prezzi delle case
l'economia non può riprendersi. In alcune aziende torna a prevalere una
politica retributiva più corretta: l'Ubs, colosso bancario salvato dalla
Confederazione, ha introdotto un sistema bonus-malus per i suoi dirigenti.
Quando le cose andranno male pagheranno anche loro. E come non restare ammirati
di fronte ai dirigenti di aziende soprattutto medio-piccole, che in queste
drammatiche giornate fanno di tutto per salvare i posti di lavoro, assecondati
dai loro dipendenti che con straordinaria dedizione sono disposti a tanti
sacrifici pur di non far fallire l'azienda? Sono segnali importanti. Chissà che
da questa crisi non nasca una società meno avida, meno egocentrica e dunque più
equa e più autenticamente meritocratica. Utopia? Scritto in economia, Italia,
presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 15 ) » (3 voti, il voto medio
è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi
sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli.
Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su
ilGiornale.it contatti Categorie cina (14) democrazia (40) economia (12) europa
(6) francia (19) germania (3) giornalismo (41) gli usa e il mondo (41)
globalizzazione (21) immigrazione (31) islam (14) Italia (128) medio oriente
(8) notizie nascoste (30) presidenziali usa (21) russia (12) sindacati (1)
svizzera (3) turchia (12) Varie (16) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia
la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails
Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come
si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails Attenti, Londra tollera la
Shaaria... - 3 Emails Usa, la tragica ripicca di un popolo a lungo raggirato -
3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla
Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e
quei sette milioni nascosti... per la vecchiaia - 2 Emails Quello stile di
"Repubblica"... - 2 Emails Ultime discussioni Franco Parpaiola: Salve.
Il giorno in cui l'America perse il suo splendore, e cessò d'essere svanendo
nel nulla,... Boh/ Orientalia4All: Hai assolutamente ragione sul fatto che gli
USA abbiano grossi problemi di credibilità sul... idea3online.it: Le crisi non
naturali come quelle economiche sono create e quando una cosa è creata puoi
fare delle... Franco Parpaiola: Salve. Risposta: Perche l'affiito cosa troppo.
Ciao Salutonen nicola: domanda perchè i piccoli commercianti non si mettono
daccordo e si riuniscono ognuno con il proprio... Ultime news Blog amici
Ethica, blog filosofico di qualità ICT Watch, il blog di Piero Macrì sulle
nuove tecnologie il blog di Alessandro Gilioli il blog di Andrea Tornielli Il
blog di Faré su Internet & comunicazione il blog di Marista Urru il blog megliotardichemai
Il circolo Rosselli, socialismo liberale Il pranista, blog su PR e
comunicazione Metropolis, il blog Alberto Taliani Orientalia 4 all Placida
signora, il blog di Mitì Vigliero spindoctor, il blog di Marco Cacciotto Wolly,
il blog di Paolo Valenti Da non perdere La misteriosa e improvvisa ricchezza di
Erdogan La Turchia e l'islamizzazione strisciante Quelle donne turche
imprigionate dal velo Vince Erdogan e la Turchia diventa più islamica siti che
mi piacciono Cricri créations poétiques, gioielli con l'anima Il sito di R.
Gatti, tutto per capire le insidie della droga Italiani per Ron Paul, un bel
blog sulle elezioni Usa USI, Università della Svizzera Italiana Siti di
Informazione Comincialitalia, il primo quotidiano italiano dei cittadini il
blog di Di Ricco, un giornalista italiano in Libano il sito di Fausto Biloslavo
il sito di Radio 3 Mondo Jones, un eccellente giornalista inglese La zanzara di
Cruciani - Radio 24 Osservatorio Europeo di Giornalismo Prima Pagina, la
rassegna stampa di Radio 3 Sito web ilGiornale.it December
( da "Wall
Street Italia" del 16-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
IMMOBILIARE:
( da "Giornale
di Brescia" del 16-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Edizione: 16/12/2008 testata:
Giornale di Brescia sezione:EDILIZIA In sei anni 1,5 milioni di nuove case costruite in tutta Italia Il settore residenziale è
quello che più risente della crisi di mercato con una riduzione del 14 per
cento nel primo semestre 2008 I prezzi delle case sono
calati del 10% rispetto al 2007 Nel 2007 le compravendite degli immobili hanno
iniziato a ridursi e la contrazione si è accentuata nel 2008, con un primo
semestre che ha visto un decremento del 12,3 per cento rispetto allo stesso
periodo dell'anno precedente, e un terzo trimestre 2008 che conferma tale
andamento con un calo del 13 per cento. Questa la fotografia scattata
dall'Agenzia del territorio tramite l'Osservatorio del mercato immobiliare (OMI), presentata dal direttore Gabriella
Alemanno nel corso di un incontro dal titolo «Il ruolo del settore immobiliare nell'economia: panorama attuale e prospettive
future», tenutosi all'Ara Pacis di Roma. Un lungo ciclo dal 1997 Il lungo ciclo
immobiliare, iniziato nel
( da "Miaeconomia"
del 16-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Gli ultimi articoli da: Esperto
conti correnti Conoscenza protestoApertura c/c dopo 5° anno protestoApertura
c/c a Rio de JaneiroApertura c/c con protesto assegno postaleIl c/c comune è di
chi lavoraEmissione assegni e iscrizione SicProdotti per protestatiIncasso
assegnoSmarrimento assegnoRecupero penale assegno protestato Gli ultimi
articoli da: Esperto mutui casa Nuovo mutuo per casa pignorataMutuo e
separazione consensualeSgravi e affitto immobile intestato a minoreComproprietà
immobile, mutuo noRichiesta mutuo se marito è iscritto a CrifRescissione
mutuoCaratteristiche della surrogaAgevolazioni prima casaDetrazione mutuo in
separazione consensualeEstinzione parziale anticipata BANCA E MUTUI » Mutui Le
famiglie rischiano l?insolvenza sui mutui (16/12/2008) In questo momento
critico della crisi finanziaria, il futuro per le famiglie che hanno un mutuo
rischia di diventare ancor più a tinte fosche. Nell?Eurozona ?potrebbero infatti
emergere rischi a livello di capacità ad onorare i propri debiti?. Parola della
Banca centrale europea che nel Financial Stability Review commenta l?andamento
del mercato della casa. L?Europa rischia così una recessione ancor più lunga e
profonda di quella attuale, perché le famiglie non riescono più a pagare a fine
mese le rate dei prestiti a causa dei tassi di mercato che restano ancora
elevati. Anche se lo stesso presidente del board di Francoforte, Jean-Claude
Trichet, ha fatto sapere che, prima di decidere sulla possibilità di tagliare
ulteriormente il costo del denaro a gennaio, dovrà vedere come i precedenti
tagli stiano influenzando l?economia reale. Il mercato bancario, intanto, non
deve fare i conti solo con l?insolvenza delle famiglie, ma anche con il
perdurare delle tensione creditizie che peggiorano la situazione. Secondo la
Bce, infatti, ?più a lungo i costi di finanziamento restano alti e più le
banche reagiranno riducendo l?indebitamento o trasferendo i costi su chi prende
prestiti?. ?C?è - si legge quindi nel rapporto sulla stabilità finanziaria di
dicembre - il rischio di un più profondo e più prolungato rallentamento
dell?attività economica che potrebbe esacerbare il ciclo del credito?.
Tuttavia, nel valutare l?andamento dell?indebitamento delle famiglie
dell?Eurozona per l?acquisto della casa, la Bce spiega anche che ?il
rallentamento nella concessione di mutui alle famiglie era già emerso prima
dello scoppio della crisi finanziaria,? iniziando un anno e mezzo fa con i
mutui americani subprime. Così, questa bolla immobiliare
associata a quella ?dei prezzi hanno contribuito a
moderare i rischi? e oggi - dopo tre mesi dallo scoppio della crisi finanziaria
- si riscontrano perdite meno negative. Nella relazione, l?Istituto di
Francoforte esorta quindi gli istituti di credito a mantenere elevati i livelli
di liquidità per essere pronti a subire improvvise perdite sul fronte dei
prestiti alle famiglie e alle imprese. La Bce teme infatti di non poter tenere
sotto controllo il rischio del credit crunch. Un allarme lanciato proprio in
Italia dal Centro Studi di Confindustria che denuncia una stretta del credito
sul settore dei mutui e dei prestiti alle famiglie, accentuata soprattutto
negli ultimi 2 mesi. Secondo i dati forniti da Confindustria emerge che i
prestiti e le concessione dei mutui sono in calo rispetto a 12 mesi fa:
?l?ammontare erogato alle famiglie italiane a ottobre ha segnato -1,8%, pari a
una riduzione dello stock di 4,8 miliardi di euro?. Tiene invece il credito al
consumo, anche se nel complesso i prestiti alle famiglie sono diminuiti di 1,9
miliardi rispetto ad ottobre 2007. ?In parte - spiega il Centro studi di viale
dell?Astronomia - ciò deriva da una minore domanda, ma in parte viene anche da
una maggiore selettività attuata dalle banche che allungano i tempi
dell?erogazione e penalizzano soprattutto alcune tipologie di famiglie
considerate spesso erroneamente meno solvibili?. 8 voti - » Vota questa notizia
»