HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
|
DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE” |
|
top ARTICOLI DEL 28 e 29 marzo
2008 #TOP
I
residenti sono in aumento e crescono i prezzi delle case
( da "Tirreno,
Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: precisa il responsabile - che nel caso in cui il prezzo di un immobile scenda anche di poche decine di euro rispetto al prezzo base, allora si verifica una maggiore attrattiva del cliente". Elemento interessante è l'aumento della richiesta di immobili da parte di extracomunitari, che a Porcari rappresentano il 9,3% della popolazione residente.
L'economia
dipende dalla fiducia. E viceversa
( da "Milano
Finanza (MF)" del 28-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Il secondo elemento è rappresentato dalle conseguenze delle crisi immobiliare. La caduta dell'attività nell'edilizia vede una gerarchia di effetti. Molto pesanti quelli attesi in Spagna, dove la cosiddetta bolla immobiliare è stata di dimensioni importanti, e il settore delle costruzioni pesa sul pil più che in altri paesi;
REGNO
UNITO:NATIONWIDE, A MARZO PREZZI CASE +1,1% SU ANNO.MINIMO DA 1996
( da "Asca"
del 28-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: indagine mensile di Nationwide sull'andamento del mercato immobiliare della Gran Bretagna mostra un settore in chiara fase di contrazione. Nel mese di marzo i prezzi di vendita sono scesi dello 0,6%, si tratta delle quinta flessione consecutiva. Su base annua, l'aumento dei prezzi si riduce all'1%, la peggiore performance dal 1996.
Veltroni
s'è preso tutto Non gli darò pure il Senato
( da "Italia
Oggi" del 29-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: dovuta principalmente alla caduta del valore degli immobili, alla bolla immobiliare: cresciuti molto i prezzi, poi sono caduti. Seconda causa le insolvenze numerose dei cittadini americani. In Italia la situazione è diversa. Gli immobili hanno prezzi che si mantengono stabili, e, in caso di insolvenze che non ci sono, le banche hanno messo ipoteche su immobili sicuramente di valore,
La
ricetta della crisi? Nazionalizzare
( da "Borsa
e Finanza" del 29-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: In effetti i prezzi delle case sono già scesi del 10% rispetto al picco del 2007. Questo ha spinto il 15% dei fruitori di mutui a dover sostenere un carico debitorio superiore al valore dell'immobile. Cioè i mutui costano più dell'immobile. La percentuale supererebbe il 25%, se il valore delle abitazioni subisse un'ulteriore flessione del 10%
Giù
il mattone. A Miami si tira la cinghia
( da "Borsa
e Finanza" del 29-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: come mette in evidenza l'ultima rilevazione dell'S&P/Case-Shiller index. Se i prezzi scendono è anche perché la domanda di immobili sta diminuendo di giorno in giorno: solo a febbraio, le vendite di case esistenti sono calate del 25% rispetto al febbraio 2007 e il prezzo medio delle transazioni è diminuito del 16% a 198.
Borse,
l'Europa soffre più degli Usa ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 29-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Ci sono poi da valutare gli effetti dello scoppio della bolla immobiliare, un fattore negativo per la crescita europea. Negli Stati Uniti, ma anche in Inghilterra, Irlanda e Spagna dove il settore retail è cresciuto vorticosamente, l'impatto potrebbe sentirsi anche sul fronte della crescita economica.
Dopo
la tempesta graduale ritorno alla fiducia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: è la conseguenza dello scoppio della bolla sul credito e della mezza bolla sugli immobili. E non viceversa. Se le Borse, in settimana, hanno dato una risposta positiva, i mercati del credito ne hanno offerta una abbastanza consolante che pare confermare l'iniziale reazione alla nuova politica della Fed: quella delle massicce iniezioni di liquidità e dei salvataggi alle banche.
<L'intervento
centrale? È il bacio della morte>
( da "Corriere
della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Questi crediti hanno a garanzia il maggior valore delle case, che si era creato durante la bolla immobiliare, rispetto al valore originario posto a garanzia del primo mutuo. Con la discesa dei prezzi delle abitazioni, questi crediti sono sottoposti a revisione. Del resto, non venivano usati per investimenti, ma per i consumi delle famiglie.
( da "Tirreno, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Lucca I residenti
sono in aumento e crescono i prezzi delle case IL
MERCATO Il 30% degli acquisti conclusi da stranieri PORCARI. Per acquistare una
nuova abitazione a Porcari servono almeno 2.000 euro al metro quadro, con punte
che possono arrivare fino a 2.300 euro in zone paesaggistiche e di pregio, per
lo più a ridosso di Montecarlo, come via Sbarra e via Pollinelle. Ma, in
generale, il prezzo per un appartamento, corredato da posto auto e giardino, di
circa 60-
( da "Milano Finanza (MF)" del 28-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
MF L'economia
dipende dalla fiducia. E viceversa La debolezza del ciclo economico
internazionale comincia a contagiare anche l'area dell'euro. Gli indicatori segnalano
infatti che il punto di massimo del ciclo è stato raggiunto l'estate scorsa. Ne
è seguito un progressivo deterioramento degli indicatori, anche se l'intensità
dell'inversione non è drammatica. Se descriviamo il ciclo europeo tramite
l'andamento del clima di fiducia delle imprese, osserviamo che il livello della
confidence risulta tuttora elevato, e distante dai minimi raggiunti nei momenti
peggiori d'inizio decennio.Tale andamento nasconde però differenze di rilievo
nei comportamenti delle diverse economie che compongono l'area euro.
Utilizzando ancora la rappresentazione fornita dalla confidence delle imprese
industriali, si scorge come l'economia tedesca sia in una posizione decisamente
migliore rispetto agli altri paesi, mentre il peggioramento del ciclo
risulterebbe più marcato per Italia e Spagna. Nei momenti di cambiamento di
intonazione del ciclo, le differenze di comportamento dei diversi paesi possono
riflettere anche semplici ritardi nei processi di aggiustamento, oppure essere
gli effetti di fattori temporanei. Vi sono però anche elementi specifici della
situazione attuale dai quali paiono derivare risposte asimmetriche dei diversi
paesi, soprattutto perché diversa è l'esposizione di ciascuno di essi ai
fattori di crisi. Il primo elemento è costituito dalla reazione delle diverse
economie al rallentamento della domanda internazionale e agli effetti
dell'apprezzamento dell'euro. In questo caso la gerarchia degli effetti risulta
penalizzare in misura maggiore proprio l'economia italiana. Da un canto Italia
e Germania sono economie a maggiore base industriale e con un maggiore
orientamento all'esportazione rispetto a Spagna e Francia. Ma la struttura
delle nostre esportazioni presenta una maggiore elasticità della domanda al
prezzo, e risulta perciò sfavorita dall'apprezzamento dell'euro, mentre,
viceversa, quella tedesca dipende in misura inferiore dal cambio, essendo più
sensibile ad altri fattori di competitività, come affidabilità, qualità,
tecnologia. Inoltre, la Germania è specializzata nella produzione di
macchinari, per i quali la domanda internazionale, soprattutto quella del
sud-est asiatico risulta ancora vivace.Il secondo elemento
è rappresentato dalle conseguenze delle crisi immobiliare. La
caduta dell'attività nell'edilizia vede una gerarchia di effetti. Molto pesanti
quelli attesi in Spagna, dove la cosiddetta bolla immobiliare
è stata di dimensioni importanti, e il settore delle costruzioni pesa sul pil
più che in altri paesi; meno intensi, ma sempre significativi, gli
effetti in Italia e Francia, e quasi assenti in Germania che non ha condiviso
il boom immobiliare.Il terzo elemento è legato alla
reazione delle famiglie alle pressioni originate da un mercato del credito meno
disposto ad assecondare un'elevata domanda interna. Conta per ora soprattutto
l'effetto dei tassi d'interesse, che restano più alti rispetto a qualche anno
fa, anche a causa della crisi dei mercati creditizi. è ancora la Spagna a
risentirne in misura maggiore per effetto del più elevato stock di debito delle
famiglie e anche dell'alta incidenza dei mutui a tasso variabile. Il peso di
questo tipo di mutui è elevatissimo in Italia, ma su uno stock molto più basso
che in altre economie. Inoltre, l'Italia è meno esposta agli effetti ricchezza
derivanti dalla crisi immobiliare, visto che da noi è
quasi assente la pratica di accendere mutui per finanziare i consumi. Come si
vede, la Germania, che ha una struttura dell'export meno sensibile al cambio,
non ha condiviso gli effetti della bolla immobiliare e
dove il debito delle famiglie non è cresciuto come altrove, sta oggi meglio
degli altri partner europei. Restano sullo sfondo i dubbi legati
all'esposizione delle banche tedesche alla crisi dei subprime. Un contagio
attraverso il canale bancario sarebbe paradossale, visto che la crisi dei mutui
potrebbe pesare molto proprio sul paese che meno ha condiviso l'ultimo ciclo immobiliare. * Capo economista Ref MF - Commenti
& Analisi Numero 063, pag. 4 del 28/3/2008 Autore: Fedele De Novellis*.
( da "Asca" del 28-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
(ASCA-MarketNews) -
Londra, 28 mar - L'indagine mensile di Nationwide
sull'andamento del mercato immobiliare della Gran Bretagna
mostra un settore in chiara fase di contrazione. Nel mese di marzo i prezzi di vendita sono scesi dello 0,6%, si tratta delle quinta
flessione consecutiva. Su base annua, l'aumento dei prezzi si riduce
all'1%, la peggiore performance dal 1996. com/vam.
( da "Italia Oggi" del 29-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
ItaliaOggi
ItaliaOggi - Primo Piano Numero 076, pag. 5 del 29/3/2008
Autore: di Franco Bechis Visualizza la pagina in PDF Veltroni s'è
preso tutto Non gli darò pure il Senato Risposta. C'è il realismo necessario di
fronte a una situazione globale dell'economia e massimamente difficile in
Italia, per cui non si possono fare sogni. Bisogna sempre essere ottimisti e
lavorare per migliorare la situazione, ma non si può non prendere atto del
fatto che c'è una grande crisi della finanza americana che inciderà sulla
economia europea, che l'Europa è in difficoltà per la competizione di Cina,
India e Russia, che il petrolio è salito alle stelle come tutte le altre
materie prime, perché Cina e India ne acquistano dosi massicce, che anche altri
prodotti alimentari sono saliti di prezzo perché la Cina non è più autonoma, ma
acquista sul mercato mondiale. D. E allora? R. Tutto questo comporterà tempi
difficili per l'Europa. E per l'Italia si aggiunge la nostra situazione
ereditata dal passato: per noi il petrolio incide di più, perché siamo
tributari verso l'estero di tutto l'acquisto di ciò che ci serve per l'energia.
L'euro che tocca tutte le nostre esportazioni. Le infrastrutture, il debito
pubblico, l'evasione fiscale, la più alta in Europa. E infine il costo dello
Stato nel suo complesso, che del 30% superiore a quello che costano gli Stati
europei ai loro cittadini. Ora pure la rovina dell'immagine italiana causata
dalla tragedia dell'immondizia, a cui si aggiungeranno non solo i danni per il
turismo già in atto, ma i danni per le nostre esportazioni: soprattutto i
prodotti del bello, dell'alta tecnologia, i cibi pregiati. D. La mozzarella R.
Sì, la mozzarella. E poi aggiunga il fatto che la sinistra stava svendendo la
compagnia aerea Alitalia alla Francia. Un paese che non ha la compagnia di
bandiera credo che sia destinato all'ultimo posto in Europa, dove anche
Portogallo e Grecia ne hanno una. In questa situazione è chiaro che l'atteggiamento
di un uomo della realtà, della concretezza, dei fatti, non può che essere un
atteggiamento realistico e, come lei ha detto, prudente. D. Perchè lei è così
contrario ad Air France, visto che quando era presidente del consiglio aveva
ipotizzato la fusione fra le due compagnie? R. Sì, ma allora si dava vita a una
grande compagnia internazionale, in cui Air France, Alitalia e Klm avevano pari
dignità. Invece le condizioni che, dopo sei mesi di trattativa, Air France ha
proposto oggi, sono irricevibili. Addirittura offensive. Perché c'è una
colonizzazione completa di Alitalia da parte dei francesi, cosa che non ci
possiamo permettere non solo per orgoglio nazionale, ma anche per interesse.
Pensi a dove porterà Air France i turisti -e si calcola che l'attività del
turismo sarà quella che crescerà di più nei prossimi anni, per l'avvento di
oltre 100 milioni di cinesi, oltre ai milioni di indiani e russi benestanti.
Air France li porterà in Italia o in Francia? Il turismo è una componente
essenziale del nostro pil, non possiamo assolutamente farci colonizzare da una
compagnia straniera. D. Lei ha lanciato la proposta di una cordata italiana,
facendo un appello a tutti gli imprenditori nazionali. Ma di questi nei mesi
scorsi se ne sono visti pochi... R. No, no, anzi. Io ho ricevuto un'infinità di
telefonate. Adesso non possono farsi vedere, perché è in corso una trattativa
con Air France. Occorre che questa si chiuda- negativamente come spero- e lei
vedrà che saranno moltissimi gli imprenditori italiani a rispondere al mio
appello all' orgoglio di patria e di interesse. D. Lei ha proposto un prestito
ponte per garantire la continuità di gestione... E' necessario. C'è di mezzo un
interesse nazionale. Quando una compagnia aerea ha bisogno di aiuti, com'è accaduto
per quelle americane dopo l'11 settembre del 2001, lo Stato interviene. D. In
Europa non si può R. Ah, l' Europa è piena di regole. Ricordo che
l'associazione degli imprenditori europei, quando fui presidente del consiglio
europeo, mi accolse a Bruxelles con una montagna di scatoloni che contenevano
le regole che l'Europa aveva via via applicato. MI chiesero di annullarle tutte
quante, perché facevano soltanto danno. D. Non le ha annullate: quelle regole
sono in vigore R. Già, uno stato non può intervenire ad aiutare una compagnia
aerea. E' una regola sbagliata, ma dobbiamo rispettarla. Allora io dico che
dobbiamo farci carico noi, come protagonisti dell'industria italiana, della
situazione economica di Alitalia, per garantirle di continuare ad esistere. Non
possiamo subire un danno così grave al nostro interesse e al nostro orgoglio
nazionale. D. Da Romano Prodi, a cui ha fatto questa proposta, ha ricevuto
qualche apertura? R. No. Ma già un successo è stato ottenuto, perché Air France
ha detto va bene, sono disposta a cambiare le mie intenzioni, sia sugli esuberi
che per altro. Io penso che non avrà esito questa trattativa, poi quando noi
avremo responsabilità di governo, vedrà che non sarà così difficile sostituire
Air France. Anzi, sarà agevole trovare una compagine di imprenditori italiani
che si farà carico di Alitalia e porterà in ordine i conti. D. Torniamo la
situazione dell'economia italiana. Dall'autunno scorso è diminuito l'incasso
dell'Iva. Sono caduti consumi e produzione industriale. Pensa che siamo alle
porte di una recessione? R. Ci sono state illusioni, che quello di sinistra
potesse essere un governo di sostegno dell'economia, e invece partendo da certi
pregiudizi ideologici, subito con la prima finanziaria ha gravato il paese di
40 miliardi di tasse in più, con quei 67 famosi nuovi modi di infilare le mani
nelle tasche degli italiani. Questo ha prodotto una gelata della nostra
economia, in un periodo di un certo favore per l'economia europea. Abbiamo
buttato via due anni. Oggi la sinistra ci lascia con il massimo della pressione
fiscale, che è al 44%, con il massimo dell'inflazione, con i conti che credo
non siano a posto, e con una crescita vicina allo zero. Credo che i cittadini
italiani siano consapevoli che bisogna assolutamente cambiare pagina D. Lei nel
2001 vinse le elezioni con uno slogan: "meno tasse per tutti".
Propose due sole aliquote, ma poi per mille motivi non riuscì ad arrivare in
fondo sulla riforma fiscale. Perché non è ripartito da lì? R. Intanto i mille
motivi sono uno, ed è stata l'avversità dell'Udc di Pierferdinando Casini.
Volevamo ridurre le aliquote al 33% e al 23%, perché secondo noi il modo
migliore per combattere l'evasione è quello di avere aliquote giuste. Aliquote
giuste, contribuenti onesti. è successo così in tutti i paesi dove si sono
fatte riduzioni fiscali. Seconda cosa: nel nostro programma la riduzione
fiscale c'è. Forse non è così bene evidenziata. Ma scriviamo che noi faremo di
tutto per riportare la pressione fiscale da quel quasi 43% di ora al di sotto
del 40%. Applicando i principi del modulo del precedente governo Berlusconi. Ho
ancora in mente di riuscire ad arrivare a quel risultato. D. La crisi
internazionale nasce dai mutui subprime. Secondo lei potrebbe avere effetto
anche sul sistema finanziario italiano? R. No. Non credo, perché ci sono molte
differenze. Intanto la crisi del sistema finanziario americano è dovuta principalmente alla caduta del valore degli immobili, alla
bolla immobiliare: cresciuti molto i prezzi, poi sono
caduti. Seconda causa le insolvenze numerose dei cittadini americani. In Italia
la situazione è diversa. Gli immobili hanno prezzi che si
mantengono stabili, e, in caso di insolvenze che non ci sono, le banche hanno
messo ipoteche su immobili sicuramente di valore, in grado di proteggere
dal mancato pagamento delle rate di mutuo. D. La finanziarizzazione eccessiva
dell'economia americana ha avuto il suo culmine nel caso della banca Bears
Stearns, che stava per essere venduta a un valore cinque volte inferiore al
prezzo di mercato della sua sede sociale... R. Fa effetto, però per fortuna è
un caso rimasto isolato. Si sono diffusi timori sulla solidità della banca, i
clienti sono andati a ritirare i loro soldi, la banca è andata in crisi
assoluta di liquidità. Ma è rimasto un caso isolato. D. Anche in Italia con i
lavoratori precari o flessibili potrebbe esserci il rischio della non
restituzione delle rate del mutuo... R. Non lo credo. Intanto proprio perché i
valori degli immobili in Italia sono più stabili, poi perché l'Italia è il
paese che ha meno precari rispetto a tutto resto d'Europa. Nei contratti di
lavoro oltre l'87% è a tempo indeterminato, e soltanto il 12% no. Le
statistiche ci dicono che il 50% di questi contratti nel giro di 18 mesi si
trasformano a tempo indeterminato. Se non ci fosse stata la flessibilità della
legge Biagi avremmo molti più disoccupati. Invece siamo riusciti a creare
650.000 posti di lavoro durante i cinque anni del nostro governo. Un passo
avanti importante rispetto a quello che aveva fatto la sinistra con i suoi
co.co.co. Per i giovani noi abbiamo un grande e importante piano casa in tutti
i capoluoghi di provincia, che dovrebbe chiamare all'impegno le grandi aziende
di costruzione italiane, con terreni che non incidono sul valore della casa, perché
pagati con attribuzione di cubatura ai proprietari. D. E cioè? R. Case molto
razionali, contenuti prezzi di costruzione per la
grande quantità che verrebbe messa in cantiere contemporaneamente. In più mutui
trentennali dal sistema bancario italiano, con rate del mutuo inferiori ai prezzi di locazione che attualmente esistono nei vari
capoluoghi italiani. Quindi un piano casa che a me piace molto: come lei sa io
sono partito come imprenditore nel settore immobiliare,
ho realizzato diverse piccole città, e credo sia qualcosa anche di
affascinante, mi piacerebbe essere quello che dà la proprietà della casa a quel
13% di famiglie italiane che ancora la casa non ce l'ha. D. Lei, Berlusconi, è
sempre stato il candidato degli industriali. Poi qualcosa si è rotto, com'è
accaduto a Vicenza durante la campagna elettorale 2006. Ora perfino alcuni
industriali simbolo del Nord-Ovest e del Nord-Est si sono candidati con il
partito democratico. Che cos'è accaduto fra lei e Confindustria? R. Nulla. E mi
permetto di correggerla anche sul riferimento a Vicenza. Allora tutti gli
industriali si manifestarono con me, salvo qualche protagonista della prima
fila. Adesso è un po' la stessa cosa. Le candidature di un figlio di un
industriale, Colaninno, e del presidente a fine mandato di Federmeccanica, sono
candidature-spot. Mi viene una frase francese: pour è pater les bourgeois. In
questo caso pour è pater les ouvriers. Per far vedere che il partito
democratico si allarga, al di là della classe operaia, anche ai produttori di reddito,
anche agli industriali... D. ... ma anche... R. ... ma anche, sì, come è nella
logica di Zelig-Veltroni. Quindi credo che siano anche state mal recepite dalla
base, che rimane sempre la stessa. Noi di imprenditori ne abbiamo moltissimi,
non due soli. D. Con Luca Cordero di Montezemolo ci sono stati dei problemi?
Una volta eravate molto amici... R. Sì, c'è stata molta delusione sulle
posizioni dei giornali su cui c'era l'influenza della Fiat. Poteva muoversi in
maniera diversa, tutto qui.. D. ... Anche lei fa l'editore, però. E sostiene
che non dipende da lei la linea dei suoi giornali... R. Sì, io sono l'editore
più liberale della storia della carta stampata e della televisione. Lo dicono i
miei collaboratori. Ma sulla politica editoriale bisogna dire o stai di qui, o
stai di là. Almeno su quello bisogna che ci si trovi d'accordo fra l'editore e
il direttore e il corpo dei giornalisti D. Parlando di imprenditori, secondo
lei c'è anche una loro responsabilità diretta nel fatto che l'Italia sia
cresciuta meno di altri paesi anche i momenti favorevoli? R. Non credo che ci
sia responsabilità degli imprenditori italiani, che subiscono invece il peso di
uno stato molto burocratico, i famosi lacci e lacciuoli che vengono posti dalla
burocrazia e dal complesso delle leggi a chi fa impresa, a chi rischia e
investe. C'è l'ostilità della sinistra, che la sinistra non riesce a vincere,
verso tutto ciò che non può controllare, perfino verso la proprietà privata che
viene considerata ancora la radice di ogni male: contro la scuola privata,
l'impresa privata, la sanità privata. Non è colpa degli imprenditori se c'è
un'oppressione burocratica, fiscale, giudiziaria su tutti i cittadini. Non sono
gli imprenditori che hanno fermato le centrali nucleari vent'anni fa. Non sono
loro ad aver determinato il debito pubblico. Credo non siano nemmeno loro ad
aver prodotto l' evasione fiscale che c'è in Italia. D. Da qualcuno
quell'evasione però è stata recuperata in questi anni. Un successo del governo
Prodi R. La sinistra ha mentito anche qui. Secondo loro quei 40 miliardi di
tasse in più erano recupero di evasione. La cifra reale non arriva a 2
miliardi, ne ho appena avuto conferma. Dall'accertamento della Guardia di
Finanza alla riscossione effettiva passano mesi, e spesso anni. Una causa
tributaria mediamente dura in Italia quattro anni. Quei 40 miliardi quindi sono
stati davvero tasse in più che hanno prodotto quella gelata dell'economia di
cui tutti facciamo le spese... D. ...anche gli accertamenti sui vip dello sport
alla Valentino Rossi? R. Erano iniziati prima, sotto il mio governo. Fummo noi
a intervenire, cambiando la riscossione, che era in mano al sistema delle
banche. Noi demmo vita a una nuova società, che oggi si chiama Equitalia, che
ha fatto bene, perché nell'ultimo anno le riscossioni sono aumentate del 34%.
Noi abbiamo chiamato alla verifica di congruità dei livelli di vita dei
cittadini, un fatto di giustizia perché le tasse le devono pagare tutti in
proporzione alla loro capacità. D. Questa campagna elettorale è stata piuttosto
soft nei toni, soprattutto nella prima parte. Il tipo di atteggiamento
manifestato fra lei e Walter Veltroni è casuale o frutto di una scelta
meditata? R. In questa campagna mi sono comportato esattamente come le altre
volte. Ho sempre avuto l'abitudine di denunciare le carenze e le manchevolezze.
Ma sono sempre restato ai fatti. Mi sono opposto alle idee, mai alle persone.
Ma devo dire che in questa campagna Walter Veltroni si è illustrato da solo,
perché aveva fatto certe promesse che si sono tutte rivelate inconsistenti. D.
Ad esempio? R. Ha detto: "avremo il coraggio di andare da soli" e si
è messo a fianco un compagno di viaggio, Antonio Di Pietro, che ci preoccupa
molto, perché dimostra come ancora nel partito democratico ci sia una cultura
giustizialista. Secondo, aveva detto: "mai più con una sinistra", che
ancora si chiama comunista, e invece sono insieme in tutte le elezioni
amministrative, dove devono arrivare al potere locale. Si parla anche di un
patto tra il partito democratico e la sinistra estrema per rimettersi insieme
dopo le elezioni. D. Chi glielo ha detto? R. L'ho saputo. Vado avanti? D. Se
vuole_ R. Aveva detto: "siamo i nuovi, siamo l'innovazione, siamo il
futuro". Ha presentato nelle liste tutta la classe dirigente del vecchio
partito comunista, e ci sono dentro i ministri, i vice ministri, i
sottosegretari del governo Prodi, che ancora è in carica e fa danni ( vedi
Alitalia). Aveva detto: "sono qui per diminuire i costi della
politica", poi si scopre che lui è un fattore di costo, perché si prende
due stipendi, e così fa il signor Di Pietro, e ancora si scopre che aveva
aumentato del 243% come sindaco di Roma quelle spese inutili che sono le
consulenze. Tutte le cose che ha detto si sono rivelate infondate, e questa
fiction impossibile che ha tentato di mettere in scena con il titolo "fare
dimenticare Prodi", fare dimenticare che lui è stato vice presidente di
Prodi, fare dimenticare che lui è stato comunista, fare passare se stesso,
pensionato della politica del Parlamento, come l'uomo nuovo, del futuro, beh,
tutto questo ormai fa solo ridere. Ha esposto al ridicolo lui e il partito
democratico, e contro il ridicolo non c'è nulla da fare... D. Ma non c'era un
patto fra voi due? R. No, non c'è mai stato nessun patto. L'unica cosa che
c'era stata è che noi c'eravamo messi a disposizione per cambiare la legge
elettorale. Questa è un'altra promessa mancata di Veltroni. C'è stata una prima
proposta loro, noi ci siamo recati lì e abbiamo detto che si poteva continuare.
Poi hanno litigato al loro interno e non è mai venuta fuori una seconda
proposta. Quindi anche questa è un'altra bugia_ D. Con questo cambiamento di
clima non vale più l'ipotesi di dare una delle due camere all'opposizione? R.
Sono sempre stato aperto a dividere le cariche istituzionali con l'opposizione.
Però bisogna dire che oggi loro hanno in mano tutte le istituzioni. Nel 2006,
dopo avere praticamente pareggiato il conto loro hanno messo le mani sulle
istituzioni. Hanno nominato il loro capo dello Stato, il presidente del
consiglio, i due presidenti di camera e senato. Hanno la corte costituzionale:
noi ne avevamo solo tre giudici, loro 11. Per il quindicesimo hanno proposto
Pericu, quindi volevano arrivare ad averne 12 contro tre. Hanno il consiglio
superiore della magistratura, la magistratura, i sindacati, la grande stampa,
la grande finanza. Credo che veramente tutto sia nelle loro mani e se noi
avremo, come credo, la responsabilità di governare, dovremo fare i conti con
questa loro presenza assoluta in tutte le altre istituzioni. D. Ma se il vostro
vantaggio fosse scarso al senato potrebbe essere un vantaggio dare la
presidenza l'opposizione... R. Il vantaggio non sarà scarso. Ho molta stima dei
miei concittadini. Non credo che dopo la mala prova data dalla sinistra nel
governo del paese e nel governo delle regioni (penso alla Calabria, alla
Campania, che è un disastro nazionale), ci siano ancora degli italiani di buon
senso che non considerino necessario voltare pagina... D. Solo che la regione
chiave è proprio quel Lazio, dove Veltroni e più forte... R. Forte? E' stato
smentito nella sua immagine di bravo sindaco dallo stesso Rutelli, che ha fatto
manifesti in cui ha detto "più sicurezza, più pulizia, più ordine",
dicendo con questo che la Roma di oggi non è sicura, non è pulita, non è in
ordine. C'è il degrado delle periferie, è pericolosa per i suoi abitanti.
Quindi Veltroni ha avuto una smentita diretta in casa D. Nella prima parte
della campagna elettorale è sembrato quasi il suo avversario diretto fosse più Casini
di Veltroni. Perché toni così accesi nei confronti di un suo ex alleato? R. Io
non ho avuto alcun tono acceso, mentre Casini mi ha insolentito diverse volte.
Io mi limito semplicemente, e continuerò a farlo, a spiegare agli elettori come
funziona il sistema elettorale vigente, come vengono attribuiti i seggi
parlamentari. Gli elettori devono sapere che questa è una legge proporzionale,
ma con robusti premi di maggioranza sia alla camera che al senato. Devono
sapere che alla camera il partito che può prevalere nel centrodestra è il
nostro, il Popolo della libertà. Per chi vuole che vinca il centrodestra, è
chiaro che i voti dati ai partiti minori favoriscono solo il centrosinistra. Al
senato un voto non dato al popolo della libertà è ancora più perso per il
centrodestra_ D. Teme l'appoggio esplicito a Casini da parte della Chiesa
italiana? R. No, non mi risulta. Anzi la Chiesa attraverso i suoi esponenti più
importanti ha manifestato la considerazione che ha nei nostri confronti e detto
apertis verbis, che la collaborazione che c'è stata fra Stato italiano e Stato
vaticano non è mai stata così fruttuosa e soddisfacente come sotto il mio
governo. D. è vero che il cardinale Ruini la cercò per spezzare una lancia a
favore di Casini? R. No. Io non posso dire del cardinale Ruini nulla se non il
fatto che è una persona eccezionale. Le posso assicurare che non mi risulta che
lui non sia al corrente del sistema elettorale, ed essendo persona di estrema
competenza, intelligenza e ragionevolezza, non può che considerare la realtà: e
cioè che i voti dati ad altri partiti del centrodestra, che non siano al popolo
della libertà, sono voti utili al centrosinistra D. Avete inserito in lista
molti cattolici, nomi anche di spicco. Ma alla Camera, dove peseranno poco...
R. Noi su tutti i temi della famiglia e della vita seguiamo la dottrina della
Chiesa. Questo anche con la libertà di coscienza che diamo a tutti. Con questa
libertà di coscienza, che abbiamo sempre dato a tutti, noi abbiamo sempre
espresso voti alla Camera e al Senato, con una posizione identica a quella
della Chiesa cattolica. Si ricordi poi che il Popolo della libertà è la costola
italiana di quel partito popolare europeo che nasce dalla tradizione cristiana
D. Si è pentito di non avere portato a bordo Storace, la Santanché o Mastella?
R. No non c'è da parte mia pentimento. C'è anzi orgoglio per essere riuscito ad
avere creato un grande movimento dei liberali, dei moderati, dei cattolici e
dei riformisti in Italia. Poi il fatto che ci sia una destra al di fuori di
questo movimento, è positivo. Così anche per quel che riguarda l'Europa non ci
possono accusare di essere un partito di destra. Siamo partito di centro. D. A
proposito di politica estera, durante cinque anni del suo governo lei ha
spostato l'asse verso Atlantico. Ottimi rapporti con Stati Uniti e Gran
Bretagna, meno con gli altri paesi europei. Da allora sono cambiati o quasi
tutti i leader e gli scenari internazionali. La prossima politica estera
italiana, dovesse tornare al governo, sarà più europea e meno filo atlantica?
R. Non credo che la sua analisi sia giusta. Quando iebbi responsabilità di
governo feci capire a tutti che l'Italia aveva una propria individualità,
propri interessi, e non si accodava semplicemente, secondo la tradizione della
nostra diplomazia, agli altri. Nacque lì l'alleanza con Aznar, con Blair, con
Bush. Ma poi feci vedere a tutti che eravamo interessati a un rafforzamento
dell'Europa. Fui quello che insistette di più per una difesa e una politica
estera comune europea. Ma questo non mi impedisce critiche ad atteggiamenti
sbagliati. Ad esempio quelli nei confronti della federazione russa. Sono però
convinto che quando io arriverò in Europa ci sarà una collaborazione molto
stretta con la nuova Francia di Nicholas Sarkozy, con cui sono amico da tanti
anni, e con la nuova Germania di Angela Merkel, con cui porto da tanti anni
un'amicizia certamente ricambiata. Insieme renderemo l'Europa protagonista di
democrazia e di libertà.
( da "Borsa e Finanza" del 29-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
ATTUALITÀ "La
ricetta della crisi? Nazionalizzare" McClellan (Bca Research): "Le
bolle, immobiliari o creditizie, si sono risolte in passato solo con massicci
interventi pubblici". E poco dopo le Borse hanno iniziato a correre. La
Fed non basta, decida la politica di Vincenzo Sciarretta - 29-03-2008 Gli
operatori di Borsa seguitano a brancolare nella nebbia più fitta. C'è stata una
corsettina in avvio di settimana, ma poi quando sono emerse voci allarmanti
sulla tenuta della Lehman Bothers, i compratori si sono fermati e l'incertezza
è tornata a farla da padrone. Certo, poi Citigroup ha sostenuto che non vede
problemi per Lehman. Ma questo la dice lunga sullo stato di nervosismo del
mercato. Alle radici si trovano le arcinote preoccupazioni sulla salute del
sistema bancario, nonché la caduta verticale dei valori immobiliari. Le autorità
Usa hanno attivato politiche di sostegno impetuose, ma l'efficacia della
terapia è continuamente messa in discussione. E se la storia offre lezioni sul
futuro, c'è poco da essere ottimisti: bolle simili richiedono anni di
espiazione e tribolazione. È quanto sostiene la Bca Research, passando sotto la
lente i più recenti cicli di boom-crollo che hanno coinvolto il settore immobiliare e il credito. E cioè l'America fra il 1986 e il
1991 (dissesto delle casse di risparmio), il Giappone fra il 1991 e il 2002, i
Paesi nordici (Svezia, Norvegia e Finlandia) a cavallo fra gli anni Ottanta e
gli anni Novanta (vedere grafico in alto). Tutti gli episodi sopra menzionati
condividono dei tratti che vale la pena di elencare: 1) Il calo dei prezzi immobiliari è stato significativo, spaziando dal 26
al 65 per cento; 2) Non meglio è andata alle Borse, con perdite tra il 18 e
l'81 per cento, concentrate in primo luogo nei titoli finanziari; 3) La frenata
della congiuntura è di solito sfociata in una recessione e l'andamento
dell'economia ha mostrato un ritmo di sviluppo inferiore al potenziale per 8-9
anni; 4) Il conto presentato al contribuente non di rado è apparso piuttosto
gravoso. Ad esempio, rispetto al prodotto interno lordo, si va dal 3% degli
Stati Uniti nel periodo 1986-1991, al 24% del Giappone; 5) Il pendolo delle
regolamentazioni è oscillato da un estremo all'altro: si parte in un clima di
spiccata deregulation che aiuta le banche nella creazione di strumenti sempre
più rischiosi e che porta le istituzioni creditizie a competere ferocemente per
attrarre nuovi debitori. In tale periodo documentazione inadeguata e standard
lassisti sono la norma. E tutto ciò fa da volano al debito che prolifera in
confronto all'economia reale. Poi, quando la bolla
scoppia, le banche centrali intervengono massicciamente, iniettano liquidità e
tagliano il costo del denaro. Anche le autorità fiscali aprono i cordoni della
borsa e, in tutti i casi, si assiste a una parziale nazionalizzazione del
sistema bancario. Insomma, la storia passata traccia un sentiero cupo e pieno
di ombre scure, entro il quale si potrebbe iscrivere la cronaca economica dei
prossimi anni. Ma, per fortuna, la storia offre anche qualche motivo di
speranza: "Di buono - scrive l'autore della ricerca Mark McClellan - c'è
che i mercati finanziari possono stabilizzarsi molto prima dei mercati
immobiliari. In quattro dei casi esaminati, infatti, l'anticipo è nell'ordine
di uno o due anni. Perciò, forse, non dovremo aspettare che i prezzi delle case smettano di scendere per vedere la luce in
fondo al tunnel dei listini azionari". Ciononostante, aggiunge però
McClellan, "in passato, la fine della crisi finanziaria è stata spesso
segnata da interventi risolutori delle autorità, di cui l'esempio più
appariscente è la parziale nazionalizzazione del sistema bancario. Una volta
avviata la nazionalizzazione, i mercati finanziari sono letteralmente
decollati". Ecco di seguito qualche esempio: a) In Svezia, la Borsa toccò
il minimo appena due mesi dopo che la Banca Centrale si rese disponibile a
garantire gli asset del sistema bancario. b) In Norvegia, passò una manciata di
mesi fra quando lo Stato acquisì il controllo delle tre principali banche
nazionali e il giorno in cui le azioni presero il largo. c) Il recupero
dell'indice Nikkei cominciò sei mesi dopo il comunicato della Bank of Japan che
annunciava l'acquisto di azioni direttamente dagli istituti in difficoltà
(settembre 2002). d) In Finlandia, il governo mise le mani su tre banche a cui
faceva riferimento il 31% dei depositi. Trascorso un anno, il vento della
ripresa investì la Borsa. e) Le banche americane raggiunsero il livello più
basso nell'ottobre 1990, quando la Resolution Trust Corporation aveva già
assorbito i tre quarti delle casse di risparmio. Insomma, "La lezione della
storia - prosegue McClellan - è che queste crisi richiedono interventi
massicci, ben oltre un generico sgravio fiscale e minori vincoli sul fronte
monetario. Ci vogliono i soldi del contribuente e misure radicali da parte
delle Banche centrali. Gli investitori hanno bisogno di sapere che il grosso
del problema è stato superato e che le traversie nel comparto immobiliare non rappresentano più una minaccia sistemica
alla sopravvivenza del mondo finanziario". Ovviamente, le autorità
americane hanno manifestato grande spregiudicatezza nell'affrontare la rogna
del credit crunch. Ma forse non abbastanza, "Perché sinora si sono
limitate a un pacchetto fiscale di stimolo e a garantire la liquidità nel
segmento alto dei prestiti ipotecari, mentre mostrano riluttanza ad agire
direttamente sugli asset che piagano le istituzioni finanziarie", se legge
nel documento. Cosa ci vorrebbe? "Per esempio, la formalizzazione di un
ente governativo, pronto a comperare i mutui dalle banche". Una soluzione
oggi remota, ma che potrebbe diventare attuale, qualora i valori residenziali
continuassero a cedere terreno. In effetti i prezzi delle case sono già scesi del 10% rispetto al picco del 2007. Questo ha
spinto il 15% dei fruitori di mutui a dover sostenere un carico debitorio superiore
al valore dell'immobile. Cioè i mutui costano più dell'immobile. La percentuale
supererebbe il 25%, se il valore delle abitazioni subisse un'ulteriore
flessione del 10%, "un'ipotesi nient'affatto bislacca", dice
McClellan. Meno efficace appare invece un'altra soluzione intorno alla quale
ragiona la stampa internazionale, ossia quella di un acquisto diretto da parte
della Federal Reserve delle cosiddetti mortgage-backed securities (cioè i
certificati legati ai mutui)."In tal caso, la Fed sarebbe inondata di
titoli spazzatura e perderebbe il controllo sui Fed funds, con ripercussioni
molto negative per la tenuta del dollaro e delle obbligazioni
governative". Meglio sarebbe allora "offrire garanzie aggiuntive sul
debito di Freddie Mac e Fannie Mae, stringendo il muro di protezione alzato dal
governo attorno a queste istituzioni". Concludendo, gli Stati Uniti
navigano verso la recessione, seguita da un lungo periodo di crescita moderata.
È probabile che il Paese sfugga al modello visto in Giappone negli anni '90,
grazie a una politica più coraggiosa, sebbene non ancora risolutiva. Il destino
delle Borse rimane perciò appeso al filo degli eventi. Specialmente alle
decisioni politiche. LO SBOOM DEL CREDITO.
( da "Borsa e Finanza" del 29-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
ATTUALITÀ Giù il
mattone. A Miami si tira la cinghia Crollano i prezzi delle
case (-19%), il peggior risultato dopo Las Vegas. E adesso si risparmia
su pane, birra e parrucchiere di Redazione - 29-03-2008 Richard Welch,
proprietario di una casa a Miami, sta spendendo 70 dollari in meno alla
settimana per pane e pasticcini dopo che il valore del suo immobile è calato di
145mila dollari. Rita Roland si è invece tagliata i suoi lunghi capelli per
risparmiare sul costo del parrucchiere, mentre Victor Parris ha rinunciato alla
sua birra preferita. "Senza dubbio, mi sento meno ricco di quanto non
fossi nel 2006", commenta Welch, consulente fiscale per professione, che
precisa quanto lui e sua moglie stiano tagliando le loro spese del 30%,
cancellando addirittura la televisione via cavo. I residenti di Melrose Cove
(Florida) si vedono costretti a tagliare le spese dopo che i prezzi
delle case nella regione sono caduti più che in ogni altra area
metropolitana del Paese. Stanno così rinunciando allo shopping, alle cene al
ristorante, ai film e alle vacanze, divenendo l'esempio lampante di quanto la
crisi del mercato immobiliare stia danneggiando i
consumatori e la loro fiducia. L'associazione dei proprietari di case di Melrose Cove si aspetta che quest'anno le
contribuzioni per piccole ristrutturazioni collettive caleranno di 20mila
dollari, poiché i residenti fanno fatica a pagare le bollette. Il gruppo
prevede di spendere 41mila dollari in meno quest'anno, rinunciando al
miglioramento degli immobili. I prezzi delle case
nell'area di Miami sono diminuiti a gennaio del 19,3% annuo, una variazione che,
eccezion fatta per quella registrata nell'area di Las Vegas, non ha eguali in
tutti gli Stati Uniti, come mette in evidenza l'ultima
rilevazione dell'S&P/Case-Shiller index. Se i prezzi scendono è
anche perché la domanda di immobili sta diminuendo di giorno in giorno: solo a
febbraio, le vendite di case esistenti sono calate del 25% rispetto al febbraio 2007 e il
prezzo medio delle transazioni è diminuito del 16% a 198.900 dollari (fonte:
Florida Association of Realtors). "Avere una casa - commenta Rita Roland,
una donna che si è trasferita a Melrose Cove nel 2004, attratta dai bassi costi
e da uno stile di vita più tranquillo - era come possedere un deposito in
banca: mi aspettavo solo che accumulasse interessi su base giornaliera,
mensile, annuale. Ora non solo non guadagno più, ma posso anche perdere".
Per risparmiare 1.600 dollari l'anno ha così deciso di tagliarsi i capelli,
senza contare i 400 dollari al mese in shopping ai quali intende rinunciare.
Come lei, anche Victor Parris, un analista della Guardia Costiera, ha dovuto
fare delle rinunce. In particolare, ha tagliato il 60 dollari a settimana che
spendeva il venerdì sera per comprare birra Guinness e Royal Extra per lui e
per i suoi amici. "Ho anche rinunciato alle cene settimanali alla Crab
House e al Bahama Breeze", precisa lo stesso Parris. Come intuibile, un
effetto di questi comportamenti è il calo delle vendite degli esercizi
commerciali. Ad esempio, a Fort Lauderdale, le vendite sono diminuite a gennaio
del 7,5% su base annua. La crisi interessa tutti, da Home Ko, rivenditore di
mobili e cucine, a Sal's, un ristorante italiano che ha visto crescere gli
ordinativi di pizza take-away, a scapito delle cene consumate in loco.
D'altronde, il ciclo dell'immobiliare ha
violentemente corretto. Welch racconta che ha comprato la sua casa nel 2001 per
201mila dollari, per vedere poi il valore prima crescere fino ai 595mila di
inizio 2007 e poi crollare fino agli attuali 450mila. Come lui, Annett Aquino,
un produttore musicale di 24 anni, ha visto crollare il prezzo della casa che
ha messo in vendita dopo il divorzio dal marito: dai 400mila dollari
dell'ottobre 2007 agli attuali 370mila, ma il suo timore è quello che non
arrivino offerte superiori ai 300mila dollari. "Non sono nella stessa
situazione delle persone che si vedono pignorare la casa - spiega la signora
Aquino - ma, per come stanno andando le cose, non escludo che in giorno potrei
cadervi". Riproduzione riservata Bloomberg.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-03-29 - pag: 5 autore: Borse, l'Europa
soffre più degli Usa Rosso globale nel primo trimestre: l'S&P perde il 10%,
l'Euro Stoxx il 17,2% - Crollano Cina e India Mara Monti MILANO Wall Street
batte l'Europa e l'Asia perde gran parte del terreno guadagnato nel 2007,
mentre l'America Latina tiene testa all'Orso meglio delle altre piazze
finanziarie mondiali. Manca una sola seduta alla chiusura del primo trimestre,
ma i conti non cambieranno di molto: come era prevedibile, l'effetto combinato
della crisi dei mutui subprime e della paralisidel credito ha provocato una
caduta globale dei listini azionari e dei profitti aziendali, ha fermato il
mercato delle fusioni e favorito la fuga del risparmio verso i titoli di Stato,
che si sono così confermati come il rifugio d'eccellenza in tempi
d'incertezza.Ma se la caduta degli indici azionari non è certo una sorpresa,
l'esame dei dati del primo trimestre fa emergere fenomeni del tutto inattesi: a
dispetto delle previsioni, i titoli finanziari hanno perso molto meno dei
titoli internet e hi- tech, mentre il settore da cui è partita la crisi della
scorsa estate, quello del real estate, ha perso la metà del comparto dell'auto
e persino meno dei titoli bancari. E quest'ultimo dato è forse la vera sorpresa
di un trimestre che ha messo in luce la diversa reattività dei mercati davanti
alle incognite sui rischi di recessione e sulla perdita di fiducia nel mondo
del credito. La crisi è cominciata in America, ma se Wall Street ha perso la
metà dell'Europa è sia per gli effetti dei tagli dei tassi operati dalla Fed
sia per la flessibilità dimostrata dalle imprese nell'adeguarsi al mutato
scenario globale. In tensione Cina e India Si salvano dal ciclone subprime le
borse Sudamericane dove comunque l'unica a guadagnare è quella messicana (e
Brasile e Argentina limitano l'impatto: rispettivamente -5% e -3%), mentresi
allinea all'Europa il Giappone altro focolaio di crisi. Ma è dalla Cina che
arrivano i segnali più preoccupanti: la Borsa di Shanghai ha perso oltre il 30%
nel trimestre impoverendo migliaia di cinesi che avevano scoperto il brivido
del capitalismo. Se la crescita economica cinese rallenta, le conseguenze
rischiano di essere pesanti anche per l'Europa e per gli Stati Uniti che in
questa fase hanno potuto contare sulla locomotiva asiatica. Piazza Affari non
brilla Piazza Affari è stata la peggiore insieme a quella tedesca, benché la
crisi dei subprime l'abbia solo sfiorata. è l'effetto delle prese di profitto
dopo la corsa alimentata dalla febbre da fusione. Fenomeno che nel primo
trimestre ha dimezzato il controvalore fermandosi a 20,9 miliardi, come
registra l'ultimo rapporto di Kpmg. Tra i titoli dell'indice S&P's
500,soltanto Tenaris ha riportato una performance positiva mentre in fondo alla
classifica oltre a Seat,ci sono Alitalia e Telecom. Le perdite dei titoli
bancari si collocano tra il 7 e il 25%. Negativi anche gli assicurativi in un
range tra l'8%e il 17,5 per cento. I finanziari non crollano Se la sorpresa del
primo trimestre è la tenuta dei mercati americani, l'altro aspetto inaspettato
riguarda il calo inferiore al previsto dei titoli bancari, assicurativi e
finanziari dopo mesi di svalutazioni, arrivate alla cifra di record di 200
miliardi di dollari. A sostenere il settore sono state le massicce iniezioni di
liquidità immesse sul mercato dalle banche centrali per consentire alle banche
di contenere le perdite dovute all'azzeramento del valore dei titoli legati ai
mutui subprime detenuti in portafoglio.Interventi straordinari che hanno
aiutato il settore finanziario a parare i colpi del liquidity crunch. Ci sono poi da valutare gli effetti dello scoppio della bolla immobiliare, un fattore negativo per la crescita europea. Negli Stati Uniti,
ma anche in Inghilterra, Irlanda e Spagna dove il settore retail è cresciuto vorticosamente,
l'impatto potrebbe sentirsi anche sul fronte della crescita economica.
Meno in Italia e Portogallo dove gli immobili sono cresciuti, ma senza eccessi.
Ora il tema è il contagio che la crisi avrà su altri settori industriali
rimasti finora immuni dalla crisi finanziaria. Nel trimestre il più colpito è
quello internet per mesi escluso dal rischio credit crunch. Ma ora proprio
l'high tech potrebbe essere il prossimo protagonista di una nuova sequenza di
svalutazioni alla luce dell'utilizzo massiccio delle auction rates, strumenti
per impiegare la liquidità, divenuti dopo la crisi finanziaria dei mutui
subprime, altamente rischiosi: gli analisti prevedono che a partire dai
risultati del primo trimestre, molte società high tech annunceranno svalutazioni
consistenti legate proprio a questi strumenti. "Quello che sta avvenendo
in questi mesi è una sorta di contagio della crisi ad altri settori industriali
– spiega Gian Paolo Trasi responsabile analisi equity & credit di Intesa
Sanpaolo –. Dal settore immobi-liare, si è passati a quello bancario e
finanziario per poi travalicare oltre. E non è finita.La variabile liquidità
sarà determinante per misurare la fiducia del sistema finanziario nelle imprese
". Le commodity tengono Materie prime e commodities continuano ad avere le
migliori performance nel trimestre, mentre il settore retail, epicentro della
crisi, fa meglio dell'auto. In Europa proprio i titoli legati a questi settori
ne sono un esempio. Come nel caso di Eramet, la società francese dei metalli la
migliore del periodo con una performance borsistica di oltre il 45% oppure
Outokumpu dell'acciaio con il 35%, la Randgold con il 24%, Volkswagen con il 18
per cento. Sul fronte opposto, perde oltre il 61% la società di abbigliamento
Yellindustry in compagnia di Seat Pagine gialle (-60%) uno dei titoli peggiori
dello Stoxx 600, insieme a Thomson (-54%), TomTom (-47%), Infineon Tech (-45%)
e Ubs (-44 per cento). IL PESO DELL'INCERTEZZA Milano e Francoforte i listini
peggiori: ribasso oltre il 18% Le sorprese: internet e tlc crollano più dei
finanziari, l'auto cede più del real estate CHI TIENE TESTA ALL'ORSO Il Sud
America è stato solo sfiorato dall'onda ribassista: il Messico guadagna 2
punti, il Brasile giù del 5% e Buenos Aires del 3%.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: SETTIMANA FINANZIARIA data: 2008-03-29 - pag: 42 autore: Mercati.
Grazie agli interventi della Fed sono migliorati quasi tutti gli indicatori del
credito e sembra essere ritornata un po' di ottimismo tra le banche Usa Dopo la
tempesta graduale ritorno alla fiducia Le Borse europee hanno recuperato lo
svantaggio su Wall Street, che ha chiuso in ribasso frazionale di Walter Riolfi
P iù che alle Borse, che sono una variabile dipendente in questa crisi, sarebbe
meglio dare uno sguardo al mercato del credito. Perchè, nell'opinione di chi scrive,
anche il forte rallentamento economico negli Usa ( o la recessione secondo i
più), è la conseguenza dello scoppio della bolla sul credito e della mezza bolla sugli
immobili. E non viceversa. Se le Borse, in settimana, hanno dato una risposta
positiva, i mercati del credito ne hanno offerta una abbastanza consolante che
pare confermare l'iniziale reazione alla nuova politica della Fed: quella delle
massicce iniezioni di liquidità e dei salvataggi alle banche. Toccato il
fondo I tempi, probabilmente, non sono ancora maturi per una svolta. E chi si
fosse aspettato un grande rimbalzo potrebbe sentirsi deluso. Le cose migliorano
molto lentamente anche perché la medicina somministrata dalla Fed punta a
ricreare la fiducia tra le istituzioni, tamponando le crisi acute e confidando
nella terapia del tempo. Questa medicina sembra funzionare. Tutta quella carta
emessa a fronte dei mutui comincia ad avere un timido mercato: se non altro
perché attraverso la "finestra" della Fed, le banche possono consegnarla
alla Banca centrale in cambio di titoli di Stato.L'indicatore sintetico delle
triple A è risalito sopra quota 57 (era finito a 52); quello delle doppie A è a
22,16 dopo aver visto valori inferiori a 20. Allo stesso modo, vi sono i segni
di un minor tasso d'insolvenza tra i mutuatari in quasi tutti i pacchetti di
cartolarizzazioni emesse nel 2006 e 2007. "I dati delle ultime settimane
dimostrano che il processo di deterioramento sta finalmente rallentando",
sostiene uno studio di Deutsche Bank Securities. Di conseguenza è
significativamente calato anche il costo della protezione, specie nei credit
default swap dei 50 migliori titoli europei (da 176 punti base del 17 marzo a
117 di ieri) e asiatici. Lo stesso è avvenuto negli Usa. è vero tuttavia che il
tasso Libor è leggermente salito (circa 10 centesimi in settimana per la
scadenza a tre mesi) ben oltre il tasso ufficiale. Ma anche i rendimenti dei
titoli di Stato hanno ripreso a crescere. Soprattutto sono tornati a un livello
normale quelli dei T-bill Usa, risaliti all'1,39% dopo essere precipitati a
0,55% nove giorni fa. C'è un episodio che appare significativo. Giovedì, alla
"finestra " aperta dalla Fed per finanziare i primary dealer Usa (che
possono dare in garanzia abs a tripla A in cambio di titoli di Stato), si sono
affacciati solo pochi operatori, prendendo a prestito 75 miliardi di $.
"Non si può dire che ci sia stata tutta quell'urgenza di prendere denaro a
prestito come s'immaginava", ha commentato Tony Crescenzi, uno dei più
noti strategist del mercato obbligazionario. Pur essendo prossimi alla fine del
trimestre, le banche non hanno dato segni di disperazione per rendere liquida
quella carta che fino a 15 giorni fa era considerata davvero straccia. Prudente
ottimismo Forse non è la svolta, ma è forte la convinzione che il fondo sia
stato toccato. Goldman Sachs ha pubblicato uno studio che a prima vista
sembrerebbe allarmante, stimando in 1.200 miliardi di $ il totale delle perdite
causate dalla crisi del credito. Una buona fetta (il 40%, pari a 460 miliardi)se
l'accolleranno le società di Wall Street (banche, broker, hedge fund e società
sponsorizzate dal Governo come Fannie Mae). Considerando che finora hanno
svalutato attività per 120 miliardi, significa che non siamo nemmeno a un terzo
di strada. Ma con la chiusura del trimestre vedremo la più forte ondata di
svalutazioni, in gran parte già annunciate. Per questo gli analisti di Goldman
sono prudentemente ottimisti: "C'è della luce in fondo al tunnel – hanno
dichiarato – sebbene sia ancora piuttosto debole ". Siccome la fiducia è
l'ingrediente fondamentale per curare la crisi, conta molto la psicologia degli
investitori. La quale accenna a migliorare, come s'è notato giovedì a Wall
Street quando,nell'intensificarsi di voci di dissesto su Lehman e con i giudizi
peggiorati su buona parte delle altre banche d'affari, la Borsa ha
sostanzialmente tenuto. Nella diminuita ossessione per la crisi del credito,
hanno ritrovato spazio i commenti sulla recessione. Ed è una buona cosa.
Perché, sebbene sia data per scontata dai più, l'eventualità di una recessione
negli Usa sembrerebbe ormai scontata anche nei prezzi
delle azioni e dei titoli di Stato. Di certo non è scontata se si dovesse
avverare lo scenario catastrofico dipinto da Nouriel Roubini: ma in quel caso dovremmo
davvero trovarci nelle condizioni del 1929. è vero che gli ordini durevoli sono
calati dell'1,7%,ma i sussidi di disoccupazione, scesi a 366mila, sono
decisamente inferiori a quelli delle precedenti recessioni del 1990-91 o del
2001, tanto più se li si aggiusta per la crescita della popolazione. E poi le
vendite di case sono apparse migliori delle attese,
riducendo lo stock di invenduto. Soprattutto s'è vista una ripresa nel mercato
dei mutui casa e dei rifinanziamenti, grazie anche a tassi (trentennali) calati
al 5,70% (erano sopra il 6% un mese fa). Accanto ai rinnovati discorsi sulla
recessione, hanno ritrovato spazio quelli sugli utili aziendali. E qui forse
sta il punto dolente: perché, dalle stime di consenso, si legge ancora un
eccessivo ottimismo. Ma questo sarà argomento di un'analisi di domani sul
"Sole 24Ore". Nella passata, Wall Street ha chiuso con un calo
dell'1,1%per l'S&P (+0,1% il Nasdaq). Lo Stoxx ha guadagnato il 3,3% (+4,4%
Milano, + 3,6% Parigi, +3,8% Francoforte e + 3,6% Londra).
( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Focus - data: 2008-03-29 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Gli analisti "L'intervento centrale? è il bacio della
morte" Entro l'8 aprile JP Morgan Chase ritirerà il 39,5% delle azioni di
Bear Stearns a 10 dollari l'una. Poi assorbirà la banca tracollata con una
fusione secondo un rapporto di concambio di pari valore. Il 13 marzo le azioni
Bear Stearns stavano virtualmente a zero. Nei giorni successivi, il salvataggio
organizzato dalla Fed ha ricostruito un valore di un miliardo di dollari.
Tanto, infatti, pagherà JPMC. Rispetto alla capitalizzazione di Borsa dei
momenti d'oro, vicina ai 40 miliardi, la svalutazione di Bear Stearns è
clamorosa. Ma anche solo rispetto alla fine del 2007 siamo a nove volte meno.
E' dunque salato il prezzo pagato dagli azionisti, tra i quali c'è l'ex
presidente storico della Bear Stearns, James Cayne, accanito giocatore di
bridge e golf, fino a ieri con il 5%. Ancora di più pagheranno i 14 mila
dipendenti, tra cui è distribuito un terzo del capitale, perché molti di loro
perderanno anche il posto. I più qualificati, tuttavia, conserveranno le loro
posizioni perché JPMC ha interesse a raddoppiare, con Bear Stearns, la sua
forza nell'investment banking avvicinando così le tre maggiori in questo
settore: Goldman Sachs, Merrill Lynch e Morgan Stanley. Sulla carta, la banca
universale guidata da James Dimon sta facendo un affare: l'intera transazione,
tra acquisto delle azioni e costi di ristrutturazione, non dovrebbero superare
i 7 miliardi. Il rischio d'impresa consiste, essenzialmente, nella qualità
degli attivi di Bear Stearns al netto della garanzia della Fed. I mercati dei
capitali e il credito al consumo sono un problema per tutti, anche per JPMC.
Gli analisti della Merrill Lynch, Guy Moszkowski e Patrick Davitt, accendono i
riflettori su 20 miliardi di home equity credit, che JPMC ha rilevato da terzi.
Questi crediti hanno a garanzia il maggior valore delle case, che si era creato durante la bolla immobiliare,
rispetto al valore originario posto a garanzia del primo mutuo. Con la discesa
dei prezzi delle abitazioni, questi crediti sono sottoposti a revisione.
Del resto, non venivano usati per investimenti, ma per i consumi delle
famiglie. Moszkowski e Davitt ricordano che le istituzioni finanziarie e
l'intero sistema americano devono ridurre il proprio ricorso al debito.
L'intervento della Federal Reserve c'è, ma non è ancora chiaro quale direzione
prenderà. Per ora ha salvato una banca e, sulla carta, ne ha favorito un'altra
secondo la logica dei campioni nazionali. I due analisti osservano che
all'intervento della Fed non crede mai nessuno fino a quando non avviene e,
quando avviene, non è più tempestivo: talché si comincia a dire che l'aiuto
della Fed a una banca equivalga al bacio della morte. m.mucch.