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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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Report "Mercato immobiliare"

I residenti sono in aumento e crescono i prezzi delle case ( da "Tirreno, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: precisa il responsabile - che nel caso in cui il prezzo di un immobile scenda anche di poche decine di euro rispetto al prezzo base, allora si verifica una maggiore attrattiva del cliente". Elemento interessante è l'aumento della richiesta di immobili da parte di extracomunitari, che a Porcari rappresentano il 9,3% della popolazione residente.

L'economia dipende dalla fiducia. E viceversa ( da "Milano Finanza (MF)" del 28-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Il secondo elemento è rappresentato dalle conseguenze delle crisi immobiliare. La caduta dell'attività nell'edilizia vede una gerarchia di effetti. Molto pesanti quelli attesi in Spagna, dove la cosiddetta bolla immobiliare è stata di dimensioni importanti, e il settore delle costruzioni pesa sul pil più che in altri paesi;

REGNO UNITO:NATIONWIDE, A MARZO PREZZI CASE +1,1% SU ANNO.MINIMO DA 1996 ( da "Asca" del 28-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: indagine mensile di Nationwide sull'andamento del mercato immobiliare della Gran Bretagna mostra un settore in chiara fase di contrazione. Nel mese di marzo i prezzi di vendita sono scesi dello 0,6%, si tratta delle quinta flessione consecutiva. Su base annua, l'aumento dei prezzi si riduce all'1%, la peggiore performance dal 1996.

Veltroni s'è preso tutto Non gli darò pure il Senato ( da "Italia Oggi" del 29-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: dovuta principalmente alla caduta del valore degli immobili, alla bolla immobiliare: cresciuti molto i prezzi, poi sono caduti. Seconda causa le insolvenze numerose dei cittadini americani. In Italia la situazione è diversa. Gli immobili hanno prezzi che si mantengono stabili, e, in caso di insolvenze che non ci sono, le banche hanno messo ipoteche su immobili sicuramente di valore,

La ricetta della crisi? Nazionalizzare ( da "Borsa e Finanza" del 29-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: In effetti i prezzi delle case sono già scesi del 10% rispetto al picco del 2007. Questo ha spinto il 15% dei fruitori di mutui a dover sostenere un carico debitorio superiore al valore dell'immobile. Cioè i mutui costano più dell'immobile. La percentuale supererebbe il 25%, se il valore delle abitazioni subisse un'ulteriore flessione del 10%

Giù il mattone. A Miami si tira la cinghia ( da "Borsa e Finanza" del 29-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: come mette in evidenza l'ultima rilevazione dell'S&P/Case-Shiller index. Se i prezzi scendono è anche perché la domanda di immobili sta diminuendo di giorno in giorno: solo a febbraio, le vendite di case esistenti sono calate del 25% rispetto al febbraio 2007 e il prezzo medio delle transazioni è diminuito del 16% a 198.

Borse, l'Europa soffre più degli Usa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Ci sono poi da valutare gli effetti dello scoppio della bolla immobiliare, un fattore negativo per la crescita europea. Negli Stati Uniti, ma anche in Inghilterra, Irlanda e Spagna dove il settore retail è cresciuto vorticosamente, l'impatto potrebbe sentirsi anche sul fronte della crescita economica.

Dopo la tempesta graduale ritorno alla fiducia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: è la conseguenza dello scoppio della bolla sul credito e della mezza bolla sugli immobili. E non viceversa. Se le Borse, in settimana, hanno dato una risposta positiva, i mercati del credito ne hanno offerta una abbastanza consolante che pare confermare l'iniziale reazione alla nuova politica della Fed: quella delle massicce iniezioni di liquidità e dei salvataggi alle banche.

<L'intervento centrale? È il bacio della morte> ( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Questi crediti hanno a garanzia il maggior valore delle case, che si era creato durante la bolla immobiliare, rispetto al valore originario posto a garanzia del primo mutuo. Con la discesa dei prezzi delle abitazioni, questi crediti sono sottoposti a revisione. Del resto, non venivano usati per investimenti, ma per i consumi delle famiglie.


Articoli

I residenti sono in aumento e crescono i prezzi delle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Tirreno, Il" del 28-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Lucca I residenti sono in aumento e crescono i prezzi delle case IL MERCATO Il 30% degli acquisti conclusi da stranieri PORCARI. Per acquistare una nuova abitazione a Porcari servono almeno 2.000 euro al metro quadro, con punte che possono arrivare fino a 2.300 euro in zone paesaggistiche e di pregio, per lo più a ridosso di Montecarlo, come via Sbarra e via Pollinelle. Ma, in generale, il prezzo per un appartamento, corredato da posto auto e giardino, di circa 60-70 metri quadri, si attesta sui 140-150 mila euro; diverso è il caso di una villetta a schiera, sempre con giardino e posti auto, tra i 120 e i 130 metri quadri, che può andare da un minimo di 220 mila euro ad un massimo di 240 mila euro. Sono questi i dati forniti dalle diverse agenzie immobiliari del territorio, che si discostano leggermente dalle stime dell'Agenzia del Territorio sulle quotazioni immobiliari del secondo semestre 2007. Secondo tale rapporto, infatti, il valore di mercato a metro quadro per la zona centrale/capoluogo varia da un minimo di 1.700 a un massimo di 1.900 euro; per la zona di Rughi, invece, da un minimo di 1.600 a un massimo di 1.800 euro; assai più bassa per il Padule e la Stazione, con una forbice che oscilla tra i 1.400 ai 1.700 euro. "In realtà la differenza tra le varie zone del territorio è molto sfumata - fanno notare gli agenti immobiliari - anche se le cose cambiano per le aree di maggior pregio, come via Sbarra e via Pollinelle, e per quelle a ridosso della collina". "Il mercato di Porcari - affermano all'agenzia Tecnocasa - è molto attraente e accessibile. In linea di massima possiamo dire che i prezzi degli immobili sono normali, più o meno simili rispetto ad altre zone confinanti, come il capannorese e i territori di Chiesina Uzzanese e Ponte Buggianese, mentre sono più alti di quelli di Altopascio. L'offerta è tantissima - spiegano - senz'altro maggiore della domanda, e questo provoca uno squilibrio non indifferente. C'è stato un rallentamento generalizzato della richiesta negli ultimi due anni, ma si intravedono segnali di ripresa". Senz'altro il mercato porcarese è assai allettante, sia per i prezzi contenuti, che per la dinamica e consolidata rete economico-produttiva, che garantisce lavoro a molte famiglie. "Accade, infatti - sottolineano alla Tecnocasa - che molti clienti arrivino da altre zone e anche da altre province, come Prato e Firenze, sia per esigenze lavorative che per i prezzi contenuti". Non è un caso, del resto, che nell'ultimo decennio Porcari abbia subito una radicale trasformazione urbanistica, con un intenso sviluppo residenziale, commerciale e dei servizi. è aumentata la popolazione residente, in crescita costante; è maggiore la richiesta di servizi: dalla scuola, al sociale, ai trasporti, allo sport; in generale è migliorata la qualità della vita. Più negativo, invece, il quadro tracciato dal responsabile dell'agenzia Ideal Casa: "Il mercato immobiliare di Porcari - afferma - è in forte crisi. è maggiore l'impoverimento dei cittadini rispetto ad alcuni anni fa, e il mattone non può che risentirne. A Porcari, come in altre zone, è molto evidente lo squilibrio tra domanda e offerta: ciò non è positivo. Abbiamo notato - precisa il responsabile - che nel caso in cui il prezzo di un immobile scenda anche di poche decine di euro rispetto al prezzo base, allora si verifica una maggiore attrattiva del cliente". Elemento interessante è l'aumento della richiesta di immobili da parte di extracomunitari, che a Porcari rappresentano il 9,3% della popolazione residente. Più del 30% delle case sono vendute agli stranieri. G.S.

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L'economia dipende dalla fiducia. E viceversa (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza (MF)" del 28-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

MF L'economia dipende dalla fiducia. E viceversa La debolezza del ciclo economico internazionale comincia a contagiare anche l'area dell'euro. Gli indicatori segnalano infatti che il punto di massimo del ciclo è stato raggiunto l'estate scorsa. Ne è seguito un progressivo deterioramento degli indicatori, anche se l'intensità dell'inversione non è drammatica. Se descriviamo il ciclo europeo tramite l'andamento del clima di fiducia delle imprese, osserviamo che il livello della confidence risulta tuttora elevato, e distante dai minimi raggiunti nei momenti peggiori d'inizio decennio.Tale andamento nasconde però differenze di rilievo nei comportamenti delle diverse economie che compongono l'area euro. Utilizzando ancora la rappresentazione fornita dalla confidence delle imprese industriali, si scorge come l'economia tedesca sia in una posizione decisamente migliore rispetto agli altri paesi, mentre il peggioramento del ciclo risulterebbe più marcato per Italia e Spagna. Nei momenti di cambiamento di intonazione del ciclo, le differenze di comportamento dei diversi paesi possono riflettere anche semplici ritardi nei processi di aggiustamento, oppure essere gli effetti di fattori temporanei. Vi sono però anche elementi specifici della situazione attuale dai quali paiono derivare risposte asimmetriche dei diversi paesi, soprattutto perché diversa è l'esposizione di ciascuno di essi ai fattori di crisi. Il primo elemento è costituito dalla reazione delle diverse economie al rallentamento della domanda internazionale e agli effetti dell'apprezzamento dell'euro. In questo caso la gerarchia degli effetti risulta penalizzare in misura maggiore proprio l'economia italiana. Da un canto Italia e Germania sono economie a maggiore base industriale e con un maggiore orientamento all'esportazione rispetto a Spagna e Francia. Ma la struttura delle nostre esportazioni presenta una maggiore elasticità della domanda al prezzo, e risulta perciò sfavorita dall'apprezzamento dell'euro, mentre, viceversa, quella tedesca dipende in misura inferiore dal cambio, essendo più sensibile ad altri fattori di competitività, come affidabilità, qualità, tecnologia. Inoltre, la Germania è specializzata nella produzione di macchinari, per i quali la domanda internazionale, soprattutto quella del sud-est asiatico risulta ancora vivace.Il secondo elemento è rappresentato dalle conseguenze delle crisi immobiliare. La caduta dell'attività nell'edilizia vede una gerarchia di effetti. Molto pesanti quelli attesi in Spagna, dove la cosiddetta bolla immobiliare è stata di dimensioni importanti, e il settore delle costruzioni pesa sul pil più che in altri paesi; meno intensi, ma sempre significativi, gli effetti in Italia e Francia, e quasi assenti in Germania che non ha condiviso il boom immobiliare.Il terzo elemento è legato alla reazione delle famiglie alle pressioni originate da un mercato del credito meno disposto ad assecondare un'elevata domanda interna. Conta per ora soprattutto l'effetto dei tassi d'interesse, che restano più alti rispetto a qualche anno fa, anche a causa della crisi dei mercati creditizi. è ancora la Spagna a risentirne in misura maggiore per effetto del più elevato stock di debito delle famiglie e anche dell'alta incidenza dei mutui a tasso variabile. Il peso di questo tipo di mutui è elevatissimo in Italia, ma su uno stock molto più basso che in altre economie. Inoltre, l'Italia è meno esposta agli effetti ricchezza derivanti dalla crisi immobiliare, visto che da noi è quasi assente la pratica di accendere mutui per finanziare i consumi. Come si vede, la Germania, che ha una struttura dell'export meno sensibile al cambio, non ha condiviso gli effetti della bolla immobiliare e dove il debito delle famiglie non è cresciuto come altrove, sta oggi meglio degli altri partner europei. Restano sullo sfondo i dubbi legati all'esposizione delle banche tedesche alla crisi dei subprime. Un contagio attraverso il canale bancario sarebbe paradossale, visto che la crisi dei mutui potrebbe pesare molto proprio sul paese che meno ha condiviso l'ultimo ciclo immobiliare. * Capo economista Ref MF  - Commenti & Analisi Numero 063, pag. 4 del 28/3/2008 Autore: Fedele De Novellis*.

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REGNO UNITO:NATIONWIDE, A MARZO PREZZI CASE +1,1% SU ANNO.MINIMO DA 1996 (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Asca" del 28-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

(ASCA-MarketNews) - Londra, 28 mar - L'indagine mensile di Nationwide sull'andamento del mercato immobiliare della Gran Bretagna mostra un settore in chiara fase di contrazione. Nel mese di marzo i prezzi di vendita sono scesi dello 0,6%, si tratta delle quinta flessione consecutiva. Su base annua, l'aumento dei prezzi si riduce all'1%, la peggiore performance dal 1996. com/vam.

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Veltroni s'è preso tutto Non gli darò pure il Senato (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Italia Oggi" del 29-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - Primo Piano Numero 076, pag. 5 del 29/3/2008 Autore: di Franco Bechis Visualizza la pagina in PDF     Veltroni s'è preso tutto Non gli darò pure il Senato Risposta. C'è il realismo necessario di fronte a una situazione globale dell'economia e massimamente difficile in Italia, per cui non si possono fare sogni. Bisogna sempre essere ottimisti e lavorare per migliorare la situazione, ma non si può non prendere atto del fatto che c'è una grande crisi della finanza americana che inciderà sulla economia europea, che l'Europa è in difficoltà per la competizione di Cina, India e Russia, che il petrolio è salito alle stelle come tutte le altre materie prime, perché Cina e India ne acquistano dosi massicce, che anche altri prodotti alimentari sono saliti di prezzo perché la Cina non è più autonoma, ma acquista sul mercato mondiale. D. E allora? R. Tutto questo comporterà tempi difficili per l'Europa. E per l'Italia si aggiunge la nostra situazione ereditata dal passato: per noi il petrolio incide di più, perché siamo tributari verso l'estero di tutto l'acquisto di ciò che ci serve per l'energia. L'euro che tocca tutte le nostre esportazioni. Le infrastrutture, il debito pubblico, l'evasione fiscale, la più alta in Europa. E infine il costo dello Stato nel suo complesso, che del 30% superiore a quello che costano gli Stati europei ai loro cittadini. Ora pure la rovina dell'immagine italiana causata dalla tragedia dell'immondizia, a cui si aggiungeranno non solo i danni per il turismo già in atto, ma i danni per le nostre esportazioni: soprattutto i prodotti del bello, dell'alta tecnologia, i cibi pregiati. D. La mozzarella R. Sì, la mozzarella. E poi aggiunga il fatto che la sinistra stava svendendo la compagnia aerea Alitalia alla Francia. Un paese che non ha la compagnia di bandiera credo che sia destinato all'ultimo posto in Europa, dove anche Portogallo e Grecia ne hanno una. In questa situazione è chiaro che l'atteggiamento di un uomo della realtà, della concretezza, dei fatti, non può che essere un atteggiamento realistico e, come lei ha detto, prudente. D. Perchè lei è così contrario ad Air France, visto che quando era presidente del consiglio aveva ipotizzato la fusione fra le due compagnie? R. Sì, ma allora si dava vita a una grande compagnia internazionale, in cui Air France, Alitalia e Klm avevano pari dignità. Invece le condizioni che, dopo sei mesi di trattativa, Air France ha proposto oggi, sono irricevibili. Addirittura offensive. Perché c'è una colonizzazione completa di Alitalia da parte dei francesi, cosa che non ci possiamo permettere non solo per orgoglio nazionale, ma anche per interesse. Pensi a dove porterà Air France i turisti -e si calcola che l'attività del turismo sarà quella che crescerà di più nei prossimi anni, per l'avvento di oltre 100 milioni di cinesi, oltre ai milioni di indiani e russi benestanti. Air France li porterà in Italia o in Francia? Il turismo è una componente essenziale del nostro pil, non possiamo assolutamente farci colonizzare da una compagnia straniera. D. Lei ha lanciato la proposta di una cordata italiana, facendo un appello a tutti gli imprenditori nazionali. Ma di questi nei mesi scorsi se ne sono visti pochi... R. No, no, anzi. Io ho ricevuto un'infinità di telefonate. Adesso non possono farsi vedere, perché è in corso una trattativa con Air France. Occorre che questa si chiuda- negativamente come spero- e lei vedrà che saranno moltissimi gli imprenditori italiani a rispondere al mio appello all' orgoglio di patria e di interesse. D. Lei ha proposto un prestito ponte per garantire la continuità di gestione... E' necessario. C'è di mezzo un interesse nazionale. Quando una compagnia aerea ha bisogno di aiuti, com'è accaduto per quelle americane dopo l'11 settembre del 2001, lo Stato interviene. D. In Europa non si può R. Ah, l' Europa è piena di regole. Ricordo che l'associazione degli imprenditori europei, quando fui presidente del consiglio europeo, mi accolse a Bruxelles con una montagna di scatoloni che contenevano le regole che l'Europa aveva via via applicato. MI chiesero di annullarle tutte quante, perché facevano soltanto danno. D. Non le ha annullate: quelle regole sono in vigore R. Già, uno stato non può intervenire ad aiutare una compagnia aerea. E' una regola sbagliata, ma dobbiamo rispettarla. Allora io dico che dobbiamo farci carico noi, come protagonisti dell'industria italiana, della situazione economica di Alitalia, per garantirle di continuare ad esistere. Non possiamo subire un danno così grave al nostro interesse e al nostro orgoglio nazionale. D. Da Romano Prodi, a cui ha fatto questa proposta, ha ricevuto qualche apertura? R. No. Ma già un successo è stato ottenuto, perché Air France ha detto va bene, sono disposta a cambiare le mie intenzioni, sia sugli esuberi che per altro. Io penso che non avrà esito questa trattativa, poi quando noi avremo responsabilità di governo, vedrà che non sarà così difficile sostituire Air France. Anzi, sarà agevole trovare una compagine di imprenditori italiani che si farà carico di Alitalia e porterà in ordine i conti. D. Torniamo la situazione dell'economia italiana. Dall'autunno scorso è diminuito l'incasso dell'Iva. Sono caduti consumi e produzione industriale. Pensa che siamo alle porte di una recessione? R. Ci sono state illusioni, che quello di sinistra potesse essere un governo di sostegno dell'economia, e invece partendo da certi pregiudizi ideologici, subito con la prima finanziaria ha gravato il paese di 40 miliardi di tasse in più, con quei 67 famosi nuovi modi di infilare le mani nelle tasche degli italiani. Questo ha prodotto una gelata della nostra economia, in un periodo di un certo favore per l'economia europea. Abbiamo buttato via due anni. Oggi la sinistra ci lascia con il massimo della pressione fiscale, che è al 44%, con il massimo dell'inflazione, con i conti che credo non siano a posto, e con una crescita vicina allo zero. Credo che i cittadini italiani siano consapevoli che bisogna assolutamente cambiare pagina D. Lei nel 2001 vinse le elezioni con uno slogan: "meno tasse per tutti". Propose due sole aliquote, ma poi per mille motivi non riuscì ad arrivare in fondo sulla riforma fiscale. Perché non è ripartito da lì? R. Intanto i mille motivi sono uno, ed è stata l'avversità dell'Udc di Pierferdinando Casini. Volevamo ridurre le aliquote al 33% e al 23%, perché secondo noi il modo migliore per combattere l'evasione è quello di avere aliquote giuste. Aliquote giuste, contribuenti onesti. è successo così in tutti i paesi dove si sono fatte riduzioni fiscali. Seconda cosa: nel nostro programma la riduzione fiscale c'è. Forse non è così bene evidenziata. Ma scriviamo che noi faremo di tutto per riportare la pressione fiscale da quel quasi 43% di ora al di sotto del 40%. Applicando i principi del modulo del precedente governo Berlusconi. Ho ancora in mente di riuscire ad arrivare a quel risultato. D. La crisi internazionale nasce dai mutui subprime. Secondo lei potrebbe avere effetto anche sul sistema finanziario italiano? R. No. Non credo, perché ci sono molte differenze. Intanto la crisi del sistema finanziario americano è dovuta principalmente alla caduta del valore degli immobili, alla bolla immobiliare: cresciuti molto i prezzi, poi sono caduti. Seconda causa le insolvenze numerose dei cittadini americani. In Italia la situazione è diversa. Gli immobili hanno prezzi che si mantengono stabili, e, in caso di insolvenze che non ci sono, le banche hanno messo ipoteche su immobili sicuramente di valore, in grado di proteggere dal mancato pagamento delle rate di mutuo. D. La finanziarizzazione eccessiva dell'economia americana ha avuto il suo culmine nel caso della banca Bears Stearns, che stava per essere venduta a un valore cinque volte inferiore al prezzo di mercato della sua sede sociale... R. Fa effetto, però per fortuna è un caso rimasto isolato. Si sono diffusi timori sulla solidità della banca, i clienti sono andati a ritirare i loro soldi, la banca è andata in crisi assoluta di liquidità. Ma è rimasto un caso isolato. D. Anche in Italia con i lavoratori precari o flessibili potrebbe esserci il rischio della non restituzione delle rate del mutuo... R. Non lo credo. Intanto proprio perché i valori degli immobili in Italia sono più stabili, poi perché l'Italia è il paese che ha meno precari rispetto a tutto resto d'Europa. Nei contratti di lavoro oltre l'87% è a tempo indeterminato, e soltanto il 12% no. Le statistiche ci dicono che il 50% di questi contratti nel giro di 18 mesi si trasformano a tempo indeterminato. Se non ci fosse stata la flessibilità della legge Biagi avremmo molti più disoccupati. Invece siamo riusciti a creare 650.000 posti di lavoro durante i cinque anni del nostro governo. Un passo avanti importante rispetto a quello che aveva fatto la sinistra con i suoi co.co.co. Per i giovani noi abbiamo un grande e importante piano casa in tutti i capoluoghi di provincia, che dovrebbe chiamare all'impegno le grandi aziende di costruzione italiane, con terreni che non incidono sul valore della casa, perché pagati con attribuzione di cubatura ai proprietari. D. E cioè? R. Case molto razionali, contenuti prezzi di costruzione per la grande quantità che verrebbe messa in cantiere contemporaneamente. In più mutui trentennali dal sistema bancario italiano, con rate del mutuo inferiori ai prezzi di locazione che attualmente esistono nei vari capoluoghi italiani. Quindi un piano casa che a me piace molto: come lei sa io sono partito come imprenditore nel settore immobiliare, ho realizzato diverse piccole città, e credo sia qualcosa anche di affascinante, mi piacerebbe essere quello che dà la proprietà della casa a quel 13% di famiglie italiane che ancora la casa non ce l'ha. D. Lei, Berlusconi, è sempre stato il candidato degli industriali. Poi qualcosa si è rotto, com'è accaduto a Vicenza durante la campagna elettorale 2006. Ora perfino alcuni industriali simbolo del Nord-Ovest e del Nord-Est si sono candidati con il partito democratico. Che cos'è accaduto fra lei e Confindustria? R. Nulla. E mi permetto di correggerla anche sul riferimento a Vicenza. Allora tutti gli industriali si manifestarono con me, salvo qualche protagonista della prima fila. Adesso è un po' la stessa cosa. Le candidature di un figlio di un industriale, Colaninno, e del presidente a fine mandato di Federmeccanica, sono candidature-spot. Mi viene una frase francese: pour è pater les bourgeois. In questo caso pour è pater les ouvriers. Per far vedere che il partito democratico si allarga, al di là della classe operaia, anche ai produttori di reddito, anche agli industriali... D. ... ma anche... R. ... ma anche, sì, come è nella logica di Zelig-Veltroni. Quindi credo che siano anche state mal recepite dalla base, che rimane sempre la stessa. Noi di imprenditori ne abbiamo moltissimi, non due soli. D. Con Luca Cordero di Montezemolo ci sono stati dei problemi? Una volta eravate molto amici... R. Sì, c'è stata molta delusione sulle posizioni dei giornali su cui c'era l'influenza della Fiat. Poteva muoversi in maniera diversa, tutto qui.. D. ... Anche lei fa l'editore, però. E sostiene che non dipende da lei la linea dei suoi giornali... R. Sì, io sono l'editore più liberale della storia della carta stampata e della televisione. Lo dicono i miei collaboratori. Ma sulla politica editoriale bisogna dire o stai di qui, o stai di là. Almeno su quello bisogna che ci si trovi d'accordo fra l'editore e il direttore e il corpo dei giornalisti D. Parlando di imprenditori, secondo lei c'è anche una loro responsabilità diretta nel fatto che l'Italia sia cresciuta meno di altri paesi anche i momenti favorevoli? R. Non credo che ci sia responsabilità degli imprenditori italiani, che subiscono invece il peso di uno stato molto burocratico, i famosi lacci e lacciuoli che vengono posti dalla burocrazia e dal complesso delle leggi a chi fa impresa, a chi rischia e investe. C'è l'ostilità della sinistra, che la sinistra non riesce a vincere, verso tutto ciò che non può controllare, perfino verso la proprietà privata che viene considerata ancora la radice di ogni male: contro la scuola privata, l'impresa privata, la sanità privata. Non è colpa degli imprenditori se c'è un'oppressione burocratica, fiscale, giudiziaria su tutti i cittadini. Non sono gli imprenditori che hanno fermato le centrali nucleari vent'anni fa. Non sono loro ad aver determinato il debito pubblico. Credo non siano nemmeno loro ad aver prodotto l' evasione fiscale che c'è in Italia. D. Da qualcuno quell'evasione però è stata recuperata in questi anni. Un successo del governo Prodi R. La sinistra ha mentito anche qui. Secondo loro quei 40 miliardi di tasse in più erano recupero di evasione. La cifra reale non arriva a 2 miliardi, ne ho appena avuto conferma. Dall'accertamento della Guardia di Finanza alla riscossione effettiva passano mesi, e spesso anni. Una causa tributaria mediamente dura in Italia quattro anni. Quei 40 miliardi quindi sono stati davvero tasse in più che hanno prodotto quella gelata dell'economia di cui tutti facciamo le spese... D. ...anche gli accertamenti sui vip dello sport alla Valentino Rossi? R. Erano iniziati prima, sotto il mio governo. Fummo noi a intervenire, cambiando la riscossione, che era in mano al sistema delle banche. Noi demmo vita a una nuova società, che oggi si chiama Equitalia, che ha fatto bene, perché nell'ultimo anno le riscossioni sono aumentate del 34%. Noi abbiamo chiamato alla verifica di congruità dei livelli di vita dei cittadini, un fatto di giustizia perché le tasse le devono pagare tutti in proporzione alla loro capacità. D. Questa campagna elettorale è stata piuttosto soft nei toni, soprattutto nella prima parte. Il tipo di atteggiamento manifestato fra lei e Walter Veltroni è casuale o frutto di una scelta meditata? R. In questa campagna mi sono comportato esattamente come le altre volte. Ho sempre avuto l'abitudine di denunciare le carenze e le manchevolezze. Ma sono sempre restato ai fatti. Mi sono opposto alle idee, mai alle persone. Ma devo dire che in questa campagna Walter Veltroni si è illustrato da solo, perché aveva fatto certe promesse che si sono tutte rivelate inconsistenti. D. Ad esempio? R. Ha detto: "avremo il coraggio di andare da soli" e si è messo a fianco un compagno di viaggio, Antonio Di Pietro, che ci preoccupa molto, perché dimostra come ancora nel partito democratico ci sia una cultura giustizialista. Secondo, aveva detto: "mai più con una sinistra", che ancora si chiama comunista, e invece sono insieme in tutte le elezioni amministrative, dove devono arrivare al potere locale. Si parla anche di un patto tra il partito democratico e la sinistra estrema per rimettersi insieme dopo le elezioni. D. Chi glielo ha detto? R. L'ho saputo. Vado avanti? D. Se vuole_ R. Aveva detto: "siamo i nuovi, siamo l'innovazione, siamo il futuro". Ha presentato nelle liste tutta la classe dirigente del vecchio partito comunista, e ci sono dentro i ministri, i vice ministri, i sottosegretari del governo Prodi, che ancora è in carica e fa danni ( vedi Alitalia). Aveva detto: "sono qui per diminuire i costi della politica", poi si scopre che lui è un fattore di costo, perché si prende due stipendi, e così fa il signor Di Pietro, e ancora si scopre che aveva aumentato del 243% come sindaco di Roma quelle spese inutili che sono le consulenze. Tutte le cose che ha detto si sono rivelate infondate, e questa fiction impossibile che ha tentato di mettere in scena con il titolo "fare dimenticare Prodi", fare dimenticare che lui è stato vice presidente di Prodi, fare dimenticare che lui è stato comunista, fare passare se stesso, pensionato della politica del Parlamento, come l'uomo nuovo, del futuro, beh, tutto questo ormai fa solo ridere. Ha esposto al ridicolo lui e il partito democratico, e contro il ridicolo non c'è nulla da fare... D. Ma non c'era un patto fra voi due? R. No, non c'è mai stato nessun patto. L'unica cosa che c'era stata è che noi c'eravamo messi a disposizione per cambiare la legge elettorale. Questa è un'altra promessa mancata di Veltroni. C'è stata una prima proposta loro, noi ci siamo recati lì e abbiamo detto che si poteva continuare. Poi hanno litigato al loro interno e non è mai venuta fuori una seconda proposta. Quindi anche questa è un'altra bugia_ D. Con questo cambiamento di clima non vale più l'ipotesi di dare una delle due camere all'opposizione? R. Sono sempre stato aperto a dividere le cariche istituzionali con l'opposizione. Però bisogna dire che oggi loro hanno in mano tutte le istituzioni. Nel 2006, dopo avere praticamente pareggiato il conto loro hanno messo le mani sulle istituzioni. Hanno nominato il loro capo dello Stato, il presidente del consiglio, i due presidenti di camera e senato. Hanno la corte costituzionale: noi ne avevamo solo tre giudici, loro 11. Per il quindicesimo hanno proposto Pericu, quindi volevano arrivare ad averne 12 contro tre. Hanno il consiglio superiore della magistratura, la magistratura, i sindacati, la grande stampa, la grande finanza. Credo che veramente tutto sia nelle loro mani e se noi avremo, come credo, la responsabilità di governare, dovremo fare i conti con questa loro presenza assoluta in tutte le altre istituzioni. D. Ma se il vostro vantaggio fosse scarso al senato potrebbe essere un vantaggio dare la presidenza l'opposizione... R. Il vantaggio non sarà scarso. Ho molta stima dei miei concittadini. Non credo che dopo la mala prova data dalla sinistra nel governo del paese e nel governo delle regioni (penso alla Calabria, alla Campania, che è un disastro nazionale), ci siano ancora degli italiani di buon senso che non considerino necessario voltare pagina... D. Solo che la regione chiave è proprio quel Lazio, dove Veltroni e più forte... R. Forte? E' stato smentito nella sua immagine di bravo sindaco dallo stesso Rutelli, che ha fatto manifesti in cui ha detto "più sicurezza, più pulizia, più ordine", dicendo con questo che la Roma di oggi non è sicura, non è pulita, non è in ordine. C'è il degrado delle periferie, è pericolosa per i suoi abitanti. Quindi Veltroni ha avuto una smentita diretta in casa D. Nella prima parte della campagna elettorale è sembrato quasi il suo avversario diretto fosse più Casini di Veltroni. Perché toni così accesi nei confronti di un suo ex alleato? R. Io non ho avuto alcun tono acceso, mentre Casini mi ha insolentito diverse volte. Io mi limito semplicemente, e continuerò a farlo, a spiegare agli elettori come funziona il sistema elettorale vigente, come vengono attribuiti i seggi parlamentari. Gli elettori devono sapere che questa è una legge proporzionale, ma con robusti premi di maggioranza sia alla camera che al senato. Devono sapere che alla camera il partito che può prevalere nel centrodestra è il nostro, il Popolo della libertà. Per chi vuole che vinca il centrodestra, è chiaro che i voti dati ai partiti minori favoriscono solo il centrosinistra. Al senato un voto non dato al popolo della libertà è ancora più perso per il centrodestra_ D. Teme l'appoggio esplicito a Casini da parte della Chiesa italiana? R. No, non mi risulta. Anzi la Chiesa attraverso i suoi esponenti più importanti ha manifestato la considerazione che ha nei nostri confronti e detto apertis verbis, che la collaborazione che c'è stata fra Stato italiano e Stato vaticano non è mai stata così fruttuosa e soddisfacente come sotto il mio governo. D. è vero che il cardinale Ruini la cercò per spezzare una lancia a favore di Casini? R. No. Io non posso dire del cardinale Ruini nulla se non il fatto che è una persona eccezionale. Le posso assicurare che non mi risulta che lui non sia al corrente del sistema elettorale, ed essendo persona di estrema competenza, intelligenza e ragionevolezza, non può che considerare la realtà: e cioè che i voti dati ad altri partiti del centrodestra, che non siano al popolo della libertà, sono voti utili al centrosinistra D. Avete inserito in lista molti cattolici, nomi anche di spicco. Ma alla Camera, dove peseranno poco... R. Noi su tutti i temi della famiglia e della vita seguiamo la dottrina della Chiesa. Questo anche con la libertà di coscienza che diamo a tutti. Con questa libertà di coscienza, che abbiamo sempre dato a tutti, noi abbiamo sempre espresso voti alla Camera e al Senato, con una posizione identica a quella della Chiesa cattolica. Si ricordi poi che il Popolo della libertà è la costola italiana di quel partito popolare europeo che nasce dalla tradizione cristiana D. Si è pentito di non avere portato a bordo Storace, la Santanché o Mastella? R. No non c'è da parte mia pentimento. C'è anzi orgoglio per essere riuscito ad avere creato un grande movimento dei liberali, dei moderati, dei cattolici e dei riformisti in Italia. Poi il fatto che ci sia una destra al di fuori di questo movimento, è positivo. Così anche per quel che riguarda l'Europa non ci possono accusare di essere un partito di destra. Siamo partito di centro. D. A proposito di politica estera, durante cinque anni del suo governo lei ha spostato l'asse verso Atlantico. Ottimi rapporti con Stati Uniti e Gran Bretagna, meno con gli altri paesi europei. Da allora sono cambiati o quasi tutti i leader e gli scenari internazionali. La prossima politica estera italiana, dovesse tornare al governo, sarà più europea e meno filo atlantica? R. Non credo che la sua analisi sia giusta. Quando iebbi responsabilità di governo feci capire a tutti che l'Italia aveva una propria individualità, propri interessi, e non si accodava semplicemente, secondo la tradizione della nostra diplomazia, agli altri. Nacque lì l'alleanza con Aznar, con Blair, con Bush. Ma poi feci vedere a tutti che eravamo interessati a un rafforzamento dell'Europa. Fui quello che insistette di più per una difesa e una politica estera comune europea. Ma questo non mi impedisce critiche ad atteggiamenti sbagliati. Ad esempio quelli nei confronti della federazione russa. Sono però convinto che quando io arriverò in Europa ci sarà una collaborazione molto stretta con la nuova Francia di Nicholas Sarkozy, con cui sono amico da tanti anni, e con la nuova Germania di Angela Merkel, con cui porto da tanti anni un'amicizia certamente ricambiata. Insieme renderemo l'Europa protagonista di democrazia e di libertà.

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La ricetta della crisi? Nazionalizzare (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 29-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ATTUALITÀ "La ricetta della crisi? Nazionalizzare" McClellan (Bca Research): "Le bolle, immobiliari o creditizie, si sono risolte in passato solo con massicci interventi pubblici". E poco dopo le Borse hanno iniziato a correre. La Fed non basta, decida la politica di Vincenzo Sciarretta - 29-03-2008 Gli operatori di Borsa seguitano a brancolare nella nebbia più fitta. C'è stata una corsettina in avvio di settimana, ma poi quando sono emerse voci allarmanti sulla tenuta della Lehman Bothers, i compratori si sono fermati e l'incertezza è tornata a farla da padrone. Certo, poi Citigroup ha sostenuto che non vede problemi per Lehman. Ma questo la dice lunga sullo stato di nervosismo del mercato. Alle radici si trovano le arcinote preoccupazioni sulla salute del sistema bancario, nonché la caduta verticale dei valori immobiliari. Le autorità Usa hanno attivato politiche di sostegno impetuose, ma l'efficacia della terapia è continuamente messa in discussione. E se la storia offre lezioni sul futuro, c'è poco da essere ottimisti: bolle simili richiedono anni di espiazione e tribolazione. È quanto sostiene la Bca Research, passando sotto la lente i più recenti cicli di boom-crollo che hanno coinvolto il settore immobiliare e il credito. E cioè l'America fra il 1986 e il 1991 (dissesto delle casse di risparmio), il Giappone fra il 1991 e il 2002, i Paesi nordici (Svezia, Norvegia e Finlandia) a cavallo fra gli anni Ottanta e gli anni Novanta (vedere grafico in alto). Tutti gli episodi sopra menzionati condividono dei tratti che vale la pena di elencare: 1) Il calo dei prezzi immobiliari è stato significativo, spaziando dal 26 al 65 per cento; 2) Non meglio è andata alle Borse, con perdite tra il 18 e l'81 per cento, concentrate in primo luogo nei titoli finanziari; 3) La frenata della congiuntura è di solito sfociata in una recessione e l'andamento dell'economia ha mostrato un ritmo di sviluppo inferiore al potenziale per 8-9 anni; 4) Il conto presentato al contribuente non di rado è apparso piuttosto gravoso. Ad esempio, rispetto al prodotto interno lordo, si va dal 3% degli Stati Uniti nel periodo 1986-1991, al 24% del Giappone; 5) Il pendolo delle regolamentazioni è oscillato da un estremo all'altro: si parte in un clima di spiccata deregulation che aiuta le banche nella creazione di strumenti sempre più rischiosi e che porta le istituzioni creditizie a competere ferocemente per attrarre nuovi debitori. In tale periodo documentazione inadeguata e standard lassisti sono la norma. E tutto ciò fa da volano al debito che prolifera in confronto all'economia reale. Poi, quando la bolla scoppia, le banche centrali intervengono massicciamente, iniettano liquidità e tagliano il costo del denaro. Anche le autorità fiscali aprono i cordoni della borsa e, in tutti i casi, si assiste a una parziale nazionalizzazione del sistema bancario. Insomma, la storia passata traccia un sentiero cupo e pieno di ombre scure, entro il quale si potrebbe iscrivere la cronaca economica dei prossimi anni. Ma, per fortuna, la storia offre anche qualche motivo di speranza: "Di buono - scrive l'autore della ricerca Mark McClellan - c'è che i mercati finanziari possono stabilizzarsi molto prima dei mercati immobiliari. In quattro dei casi esaminati, infatti, l'anticipo è nell'ordine di uno o due anni. Perciò, forse, non dovremo aspettare che i prezzi delle case smettano di scendere per vedere la luce in fondo al tunnel dei listini azionari". Ciononostante, aggiunge però McClellan, "in passato, la fine della crisi finanziaria è stata spesso segnata da interventi risolutori delle autorità, di cui l'esempio più appariscente è la parziale nazionalizzazione del sistema bancario. Una volta avviata la nazionalizzazione, i mercati finanziari sono letteralmente decollati". Ecco di seguito qualche esempio: a) In Svezia, la Borsa toccò il minimo appena due mesi dopo che la Banca Centrale si rese disponibile a garantire gli asset del sistema bancario. b) In Norvegia, passò una manciata di mesi fra quando lo Stato acquisì il controllo delle tre principali banche nazionali e il giorno in cui le azioni presero il largo. c) Il recupero dell'indice Nikkei cominciò sei mesi dopo il comunicato della Bank of Japan che annunciava l'acquisto di azioni direttamente dagli istituti in difficoltà (settembre 2002). d) In Finlandia, il governo mise le mani su tre banche a cui faceva riferimento il 31% dei depositi. Trascorso un anno, il vento della ripresa investì la Borsa. e) Le banche americane raggiunsero il livello più basso nell'ottobre 1990, quando la Resolution Trust Corporation aveva già assorbito i tre quarti delle casse di risparmio. Insomma, "La lezione della storia - prosegue McClellan - è che queste crisi richiedono interventi massicci, ben oltre un generico sgravio fiscale e minori vincoli sul fronte monetario. Ci vogliono i soldi del contribuente e misure radicali da parte delle Banche centrali. Gli investitori hanno bisogno di sapere che il grosso del problema è stato superato e che le traversie nel comparto immobiliare non rappresentano più una minaccia sistemica alla sopravvivenza del mondo finanziario". Ovviamente, le autorità americane hanno manifestato grande spregiudicatezza nell'affrontare la rogna del credit crunch. Ma forse non abbastanza, "Perché sinora si sono limitate a un pacchetto fiscale di stimolo e a garantire la liquidità nel segmento alto dei prestiti ipotecari, mentre mostrano riluttanza ad agire direttamente sugli asset che piagano le istituzioni finanziarie", se legge nel documento. Cosa ci vorrebbe? "Per esempio, la formalizzazione di un ente governativo, pronto a comperare i mutui dalle banche". Una soluzione oggi remota, ma che potrebbe diventare attuale, qualora i valori residenziali continuassero a cedere terreno. In effetti i prezzi delle case sono già scesi del 10% rispetto al picco del 2007. Questo ha spinto il 15% dei fruitori di mutui a dover sostenere un carico debitorio superiore al valore dell'immobile. Cioè i mutui costano più dell'immobile. La percentuale supererebbe il 25%, se il valore delle abitazioni subisse un'ulteriore flessione del 10%, "un'ipotesi nient'affatto bislacca", dice McClellan. Meno efficace appare invece un'altra soluzione intorno alla quale ragiona la stampa internazionale, ossia quella di un acquisto diretto da parte della Federal Reserve delle cosiddetti mortgage-backed securities (cioè i certificati legati ai mutui)."In tal caso, la Fed sarebbe inondata di titoli spazzatura e perderebbe il controllo sui Fed funds, con ripercussioni molto negative per la tenuta del dollaro e delle obbligazioni governative". Meglio sarebbe allora "offrire garanzie aggiuntive sul debito di Freddie Mac e Fannie Mae, stringendo il muro di protezione alzato dal governo attorno a queste istituzioni". Concludendo, gli Stati Uniti navigano verso la recessione, seguita da un lungo periodo di crescita moderata. È probabile che il Paese sfugga al modello visto in Giappone negli anni '90, grazie a una politica più coraggiosa, sebbene non ancora risolutiva. Il destino delle Borse rimane perciò appeso al filo degli eventi. Specialmente alle decisioni politiche. LO SBOOM DEL CREDITO.

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Giù il mattone. A Miami si tira la cinghia (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 29-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ATTUALITÀ Giù il mattone. A Miami si tira la cinghia Crollano i prezzi delle case (-19%), il peggior risultato dopo Las Vegas. E adesso si risparmia su pane, birra e parrucchiere di Redazione - 29-03-2008 Richard Welch, proprietario di una casa a Miami, sta spendendo 70 dollari in meno alla settimana per pane e pasticcini dopo che il valore del suo immobile è calato di 145mila dollari. Rita Roland si è invece tagliata i suoi lunghi capelli per risparmiare sul costo del parrucchiere, mentre Victor Parris ha rinunciato alla sua birra preferita. "Senza dubbio, mi sento meno ricco di quanto non fossi nel 2006", commenta Welch, consulente fiscale per professione, che precisa quanto lui e sua moglie stiano tagliando le loro spese del 30%, cancellando addirittura la televisione via cavo. I residenti di Melrose Cove (Florida) si vedono costretti a tagliare le spese dopo che i prezzi delle case nella regione sono caduti più che in ogni altra area metropolitana del Paese. Stanno così rinunciando allo shopping, alle cene al ristorante, ai film e alle vacanze, divenendo l'esempio lampante di quanto la crisi del mercato immobiliare stia danneggiando i consumatori e la loro fiducia. L'associazione dei proprietari di case di Melrose Cove si aspetta che quest'anno le contribuzioni per piccole ristrutturazioni collettive caleranno di 20mila dollari, poiché i residenti fanno fatica a pagare le bollette. Il gruppo prevede di spendere 41mila dollari in meno quest'anno, rinunciando al miglioramento degli immobili. I prezzi delle case nell'area di Miami sono diminuiti a gennaio del 19,3% annuo, una variazione che, eccezion fatta per quella registrata nell'area di Las Vegas, non ha eguali in tutti gli Stati Uniti, come mette in evidenza l'ultima rilevazione dell'S&P/Case-Shiller index. Se i prezzi scendono è anche perché la domanda di immobili sta diminuendo di giorno in giorno: solo a febbraio, le vendite di case esistenti sono calate del 25% rispetto al febbraio 2007 e il prezzo medio delle transazioni è diminuito del 16% a 198.900 dollari (fonte: Florida Association of Realtors). "Avere una casa - commenta Rita Roland, una donna che si è trasferita a Melrose Cove nel 2004, attratta dai bassi costi e da uno stile di vita più tranquillo - era come possedere un deposito in banca: mi aspettavo solo che accumulasse interessi su base giornaliera, mensile, annuale. Ora non solo non guadagno più, ma posso anche perdere". Per risparmiare 1.600 dollari l'anno ha così deciso di tagliarsi i capelli, senza contare i 400 dollari al mese in shopping ai quali intende rinunciare. Come lei, anche Victor Parris, un analista della Guardia Costiera, ha dovuto fare delle rinunce. In particolare, ha tagliato il 60 dollari a settimana che spendeva il venerdì sera per comprare birra Guinness e Royal Extra per lui e per i suoi amici. "Ho anche rinunciato alle cene settimanali alla Crab House e al Bahama Breeze", precisa lo stesso Parris. Come intuibile, un effetto di questi comportamenti è il calo delle vendite degli esercizi commerciali. Ad esempio, a Fort Lauderdale, le vendite sono diminuite a gennaio del 7,5% su base annua. La crisi interessa tutti, da Home Ko, rivenditore di mobili e cucine, a Sal's, un ristorante italiano che ha visto crescere gli ordinativi di pizza take-away, a scapito delle cene consumate in loco. D'altronde, il ciclo dell'immobiliare ha violentemente corretto. Welch racconta che ha comprato la sua casa nel 2001 per 201mila dollari, per vedere poi il valore prima crescere fino ai 595mila di inizio 2007 e poi crollare fino agli attuali 450mila. Come lui, Annett Aquino, un produttore musicale di 24 anni, ha visto crollare il prezzo della casa che ha messo in vendita dopo il divorzio dal marito: dai 400mila dollari dell'ottobre 2007 agli attuali 370mila, ma il suo timore è quello che non arrivino offerte superiori ai 300mila dollari. "Non sono nella stessa situazione delle persone che si vedono pignorare la casa - spiega la signora Aquino - ma, per come stanno andando le cose, non escludo che in giorno potrei cadervi". Riproduzione riservata Bloomberg.

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Borse, l'Europa soffre più degli Usa (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-03-29 - pag: 5 autore: Borse, l'Europa soffre più degli Usa Rosso globale nel primo trimestre: l'S&P perde il 10%, l'Euro Stoxx il 17,2% - Crollano Cina e India Mara Monti MILANO Wall Street batte l'Europa e l'Asia perde gran parte del terreno guadagnato nel 2007, mentre l'America Latina tiene testa all'Orso meglio delle altre piazze finanziarie mondiali. Manca una sola seduta alla chiusura del primo trimestre, ma i conti non cambieranno di molto: come era prevedibile, l'effetto combinato della crisi dei mutui subprime e della paralisidel credito ha provocato una caduta globale dei listini azionari e dei profitti aziendali, ha fermato il mercato delle fusioni e favorito la fuga del risparmio verso i titoli di Stato, che si sono così confermati come il rifugio d'eccellenza in tempi d'incertezza.Ma se la caduta degli indici azionari non è certo una sorpresa, l'esame dei dati del primo trimestre fa emergere fenomeni del tutto inattesi: a dispetto delle previsioni, i titoli finanziari hanno perso molto meno dei titoli internet e hi- tech, mentre il settore da cui è partita la crisi della scorsa estate, quello del real estate, ha perso la metà del comparto dell'auto e persino meno dei titoli bancari. E quest'ultimo dato è forse la vera sorpresa di un trimestre che ha messo in luce la diversa reattività dei mercati davanti alle incognite sui rischi di recessione e sulla perdita di fiducia nel mondo del credito. La crisi è cominciata in America, ma se Wall Street ha perso la metà dell'Europa è sia per gli effetti dei tagli dei tassi operati dalla Fed sia per la flessibilità dimostrata dalle imprese nell'adeguarsi al mutato scenario globale. In tensione Cina e India Si salvano dal ciclone subprime le borse Sudamericane dove comunque l'unica a guadagnare è quella messicana (e Brasile e Argentina limitano l'impatto: rispettivamente -5% e -3%), mentresi allinea all'Europa il Giappone altro focolaio di crisi. Ma è dalla Cina che arrivano i segnali più preoccupanti: la Borsa di Shanghai ha perso oltre il 30% nel trimestre impoverendo migliaia di cinesi che avevano scoperto il brivido del capitalismo. Se la crescita economica cinese rallenta, le conseguenze rischiano di essere pesanti anche per l'Europa e per gli Stati Uniti che in questa fase hanno potuto contare sulla locomotiva asiatica. Piazza Affari non brilla Piazza Affari è stata la peggiore insieme a quella tedesca, benché la crisi dei subprime l'abbia solo sfiorata. è l'effetto delle prese di profitto dopo la corsa alimentata dalla febbre da fusione. Fenomeno che nel primo trimestre ha dimezzato il controvalore fermandosi a 20,9 miliardi, come registra l'ultimo rapporto di Kpmg. Tra i titoli dell'indice S&P's 500,soltanto Tenaris ha riportato una performance positiva mentre in fondo alla classifica oltre a Seat,ci sono Alitalia e Telecom. Le perdite dei titoli bancari si collocano tra il 7 e il 25%. Negativi anche gli assicurativi in un range tra l'8%e il 17,5 per cento. I finanziari non crollano Se la sorpresa del primo trimestre è la tenuta dei mercati americani, l'altro aspetto inaspettato riguarda il calo inferiore al previsto dei titoli bancari, assicurativi e finanziari dopo mesi di svalutazioni, arrivate alla cifra di record di 200 miliardi di dollari. A sostenere il settore sono state le massicce iniezioni di liquidità immesse sul mercato dalle banche centrali per consentire alle banche di contenere le perdite dovute all'azzeramento del valore dei titoli legati ai mutui subprime detenuti in portafoglio.Interventi straordinari che hanno aiutato il settore finanziario a parare i colpi del liquidity crunch. Ci sono poi da valutare gli effetti dello scoppio della bolla immobiliare, un fattore negativo per la crescita europea. Negli Stati Uniti, ma anche in Inghilterra, Irlanda e Spagna dove il settore retail è cresciuto vorticosamente, l'impatto potrebbe sentirsi anche sul fronte della crescita economica. Meno in Italia e Portogallo dove gli immobili sono cresciuti, ma senza eccessi. Ora il tema è il contagio che la crisi avrà su altri settori industriali rimasti finora immuni dalla crisi finanziaria. Nel trimestre il più colpito è quello internet per mesi escluso dal rischio credit crunch. Ma ora proprio l'high tech potrebbe essere il prossimo protagonista di una nuova sequenza di svalutazioni alla luce dell'utilizzo massiccio delle auction rates, strumenti per impiegare la liquidità, divenuti dopo la crisi finanziaria dei mutui subprime, altamente rischiosi: gli analisti prevedono che a partire dai risultati del primo trimestre, molte società high tech annunceranno svalutazioni consistenti legate proprio a questi strumenti. "Quello che sta avvenendo in questi mesi è una sorta di contagio della crisi ad altri settori industriali – spiega Gian Paolo Trasi responsabile analisi equity & credit di Intesa Sanpaolo –. Dal settore immobi-liare, si è passati a quello bancario e finanziario per poi travalicare oltre. E non è finita.La variabile liquidità sarà determinante per misurare la fiducia del sistema finanziario nelle imprese ". Le commodity tengono Materie prime e commodities continuano ad avere le migliori performance nel trimestre, mentre il settore retail, epicentro della crisi, fa meglio dell'auto. In Europa proprio i titoli legati a questi settori ne sono un esempio. Come nel caso di Eramet, la società francese dei metalli la migliore del periodo con una performance borsistica di oltre il 45% oppure Outokumpu dell'acciaio con il 35%, la Randgold con il 24%, Volkswagen con il 18 per cento. Sul fronte opposto, perde oltre il 61% la società di abbigliamento Yellindustry in compagnia di Seat Pagine gialle (-60%) uno dei titoli peggiori dello Stoxx 600, insieme a Thomson (-54%), TomTom (-47%), Infineon Tech (-45%) e Ubs (-44 per cento). IL PESO DELL'INCERTEZZA Milano e Francoforte i listini peggiori: ribasso oltre il 18% Le sorprese: internet e tlc crollano più dei finanziari, l'auto cede più del real estate CHI TIENE TESTA ALL'ORSO Il Sud America è stato solo sfiorato dall'onda ribassista: il Messico guadagna 2 punti, il Brasile giù del 5% e Buenos Aires del 3%.

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Dopo la tempesta graduale ritorno alla fiducia (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: SETTIMANA FINANZIARIA data: 2008-03-29 - pag: 42 autore: Mercati. Grazie agli interventi della Fed sono migliorati quasi tutti gli indicatori del credito e sembra essere ritornata un po' di ottimismo tra le banche Usa Dopo la tempesta graduale ritorno alla fiducia Le Borse europee hanno recuperato lo svantaggio su Wall Street, che ha chiuso in ribasso frazionale di Walter Riolfi P iù che alle Borse, che sono una variabile dipendente in questa crisi, sarebbe meglio dare uno sguardo al mercato del credito. Perchè, nell'opinione di chi scrive, anche il forte rallentamento economico negli Usa ( o la recessione secondo i più), è la conseguenza dello scoppio della bolla sul credito e della mezza bolla sugli immobili. E non viceversa. Se le Borse, in settimana, hanno dato una risposta positiva, i mercati del credito ne hanno offerta una abbastanza consolante che pare confermare l'iniziale reazione alla nuova politica della Fed: quella delle massicce iniezioni di liquidità e dei salvataggi alle banche. Toccato il fondo I tempi, probabilmente, non sono ancora maturi per una svolta. E chi si fosse aspettato un grande rimbalzo potrebbe sentirsi deluso. Le cose migliorano molto lentamente anche perché la medicina somministrata dalla Fed punta a ricreare la fiducia tra le istituzioni, tamponando le crisi acute e confidando nella terapia del tempo. Questa medicina sembra funzionare. Tutta quella carta emessa a fronte dei mutui comincia ad avere un timido mercato: se non altro perché attraverso la "finestra" della Fed, le banche possono consegnarla alla Banca centrale in cambio di titoli di Stato.L'indicatore sintetico delle triple A è risalito sopra quota 57 (era finito a 52); quello delle doppie A è a 22,16 dopo aver visto valori inferiori a 20. Allo stesso modo, vi sono i segni di un minor tasso d'insolvenza tra i mutuatari in quasi tutti i pacchetti di cartolarizzazioni emesse nel 2006 e 2007. "I dati delle ultime settimane dimostrano che il processo di deterioramento sta finalmente rallentando", sostiene uno studio di Deutsche Bank Securities. Di conseguenza è significativamente calato anche il costo della protezione, specie nei credit default swap dei 50 migliori titoli europei (da 176 punti base del 17 marzo a 117 di ieri) e asiatici. Lo stesso è avvenuto negli Usa. è vero tuttavia che il tasso Libor è leggermente salito (circa 10 centesimi in settimana per la scadenza a tre mesi) ben oltre il tasso ufficiale. Ma anche i rendimenti dei titoli di Stato hanno ripreso a crescere. Soprattutto sono tornati a un livello normale quelli dei T-bill Usa, risaliti all'1,39% dopo essere precipitati a 0,55% nove giorni fa. C'è un episodio che appare significativo. Giovedì, alla "finestra " aperta dalla Fed per finanziare i primary dealer Usa (che possono dare in garanzia abs a tripla A in cambio di titoli di Stato), si sono affacciati solo pochi operatori, prendendo a prestito 75 miliardi di $. "Non si può dire che ci sia stata tutta quell'urgenza di prendere denaro a prestito come s'immaginava", ha commentato Tony Crescenzi, uno dei più noti strategist del mercato obbligazionario. Pur essendo prossimi alla fine del trimestre, le banche non hanno dato segni di disperazione per rendere liquida quella carta che fino a 15 giorni fa era considerata davvero straccia. Prudente ottimismo Forse non è la svolta, ma è forte la convinzione che il fondo sia stato toccato. Goldman Sachs ha pubblicato uno studio che a prima vista sembrerebbe allarmante, stimando in 1.200 miliardi di $ il totale delle perdite causate dalla crisi del credito. Una buona fetta (il 40%, pari a 460 miliardi)se l'accolleranno le società di Wall Street (banche, broker, hedge fund e società sponsorizzate dal Governo come Fannie Mae). Considerando che finora hanno svalutato attività per 120 miliardi, significa che non siamo nemmeno a un terzo di strada. Ma con la chiusura del trimestre vedremo la più forte ondata di svalutazioni, in gran parte già annunciate. Per questo gli analisti di Goldman sono prudentemente ottimisti: "C'è della luce in fondo al tunnel – hanno dichiarato – sebbene sia ancora piuttosto debole ". Siccome la fiducia è l'ingrediente fondamentale per curare la crisi, conta molto la psicologia degli investitori. La quale accenna a migliorare, come s'è notato giovedì a Wall Street quando,nell'intensificarsi di voci di dissesto su Lehman e con i giudizi peggiorati su buona parte delle altre banche d'affari, la Borsa ha sostanzialmente tenuto. Nella diminuita ossessione per la crisi del credito, hanno ritrovato spazio i commenti sulla recessione. Ed è una buona cosa. Perché, sebbene sia data per scontata dai più, l'eventualità di una recessione negli Usa sembrerebbe ormai scontata anche nei prezzi delle azioni e dei titoli di Stato. Di certo non è scontata se si dovesse avverare lo scenario catastrofico dipinto da Nouriel Roubini: ma in quel caso dovremmo davvero trovarci nelle condizioni del 1929. è vero che gli ordini durevoli sono calati dell'1,7%,ma i sussidi di disoccupazione, scesi a 366mila, sono decisamente inferiori a quelli delle precedenti recessioni del 1990-91 o del 2001, tanto più se li si aggiusta per la crescita della popolazione. E poi le vendite di case sono apparse migliori delle attese, riducendo lo stock di invenduto. Soprattutto s'è vista una ripresa nel mercato dei mutui casa e dei rifinanziamenti, grazie anche a tassi (trentennali) calati al 5,70% (erano sopra il 6% un mese fa). Accanto ai rinnovati discorsi sulla recessione, hanno ritrovato spazio quelli sugli utili aziendali. E qui forse sta il punto dolente: perché, dalle stime di consenso, si legge ancora un eccessivo ottimismo. Ma questo sarà argomento di un'analisi di domani sul "Sole 24Ore". Nella passata, Wall Street ha chiuso con un calo dell'1,1%per l'S&P (+0,1% il Nasdaq). Lo Stoxx ha guadagnato il 3,3% (+4,4% Milano, + 3,6% Parigi, +3,8% Francoforte e + 3,6% Londra).

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<L'intervento centrale? È il bacio della morte> (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus - data: 2008-03-29 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Gli analisti "L'intervento centrale? è il bacio della morte" Entro l'8 aprile JP Morgan Chase ritirerà il 39,5% delle azioni di Bear Stearns a 10 dollari l'una. Poi assorbirà la banca tracollata con una fusione secondo un rapporto di concambio di pari valore. Il 13 marzo le azioni Bear Stearns stavano virtualmente a zero. Nei giorni successivi, il salvataggio organizzato dalla Fed ha ricostruito un valore di un miliardo di dollari. Tanto, infatti, pagherà JPMC. Rispetto alla capitalizzazione di Borsa dei momenti d'oro, vicina ai 40 miliardi, la svalutazione di Bear Stearns è clamorosa. Ma anche solo rispetto alla fine del 2007 siamo a nove volte meno. E' dunque salato il prezzo pagato dagli azionisti, tra i quali c'è l'ex presidente storico della Bear Stearns, James Cayne, accanito giocatore di bridge e golf, fino a ieri con il 5%. Ancora di più pagheranno i 14 mila dipendenti, tra cui è distribuito un terzo del capitale, perché molti di loro perderanno anche il posto. I più qualificati, tuttavia, conserveranno le loro posizioni perché JPMC ha interesse a raddoppiare, con Bear Stearns, la sua forza nell'investment banking avvicinando così le tre maggiori in questo settore: Goldman Sachs, Merrill Lynch e Morgan Stanley. Sulla carta, la banca universale guidata da James Dimon sta facendo un affare: l'intera transazione, tra acquisto delle azioni e costi di ristrutturazione, non dovrebbero superare i 7 miliardi. Il rischio d'impresa consiste, essenzialmente, nella qualità degli attivi di Bear Stearns al netto della garanzia della Fed. I mercati dei capitali e il credito al consumo sono un problema per tutti, anche per JPMC. Gli analisti della Merrill Lynch, Guy Moszkowski e Patrick Davitt, accendono i riflettori su 20 miliardi di home equity credit, che JPMC ha rilevato da terzi. Questi crediti hanno a garanzia il maggior valore delle case, che si era creato durante la bolla immobiliare, rispetto al valore originario posto a garanzia del primo mutuo. Con la discesa dei prezzi delle abitazioni, questi crediti sono sottoposti a revisione. Del resto, non venivano usati per investimenti, ma per i consumi delle famiglie. Moszkowski e Davitt ricordano che le istituzioni finanziarie e l'intero sistema americano devono ridurre il proprio ricorso al debito. L'intervento della Federal Reserve c'è, ma non è ancora chiaro quale direzione prenderà. Per ora ha salvato una banca e, sulla carta, ne ha favorito un'altra secondo la logica dei campioni nazionali. I due analisti osservano che all'intervento della Fed non crede mai nessuno fino a quando non avviene e, quando avviene, non è più tempestivo: talché si comincia a dire che l'aiuto della Fed a una banca equivalga al bacio della morte. m.mucch.

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