HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli   

DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

Torna all’indice mensile 2008

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DEL 26-3-2008       #TOP



Report "Mercato immobiliare"

BORSA: WALL STREET TIENE CON COMMODITY NONOSTANTE FIDUCIA ( da "Wall Street Italia" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: La fiducia degli americani sta sempre più risentendo della frenata dell'occupazione, dei rincari di benzina e generi alimentari, mentre la recessione immobiliare continua a spingere giù i prezzi delle case facendo sentire gli americani sempre più poveri. Questo si farà sentire anche sui consumi, che sono il principale motore di crescita degli Stati Uniti.

Crisi economica: è la volta buona per parlare di riforma dei mercati ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: evitando di parlare dell'unica vera soluzione concreta: un progetto serio di riforma del sistema finanziario attuale, finito fuori controllo a causa dello scoppio della bolla immobiliare e della crisi del credito". "Alla luce del fallimento della Bear Stearns", commenta il Washington Post, "difendere la moderna ingegneria finanziaria,

In picchiata i prezzi degli immobili scesi a gennaio del 10,7% ( da "Gazzetta del Sud" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: In picchiata i prezzi degli immobili scesi a gennaio del 10,7% Tornano a "riaffacciarsi" negli Usa inequivocabili segnali di recessione Serena Di Ronza NEW YORK Prezzi delle case in picchiata e fiducia dei consumatori ai minimi degli ultimi cinque anni, alimentano i timori di una profonda recessione per l'economia statunitense.

L'America è pessimista ( da "Provincia di Cremona, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Nessun mercato sembra completamente immune dalla crisi del mercato immobiliare", ha spiegato David M. Blitzer, presidente dell'indice S&P/Case Shiller. Le flessioni più pesanti si sono avute a Las Vegas e Miami (entrambe -19,3%). Cali a due cifre anche San Diego (-16,7%), San Francisco (-13,2%) e Washington (-10,9%).

USA CROLLANO I PREZZI DELLE CASE E LA FIDUCIA DEI CONSUMATORI 0 Euforia sulle Borse europee Ma Wall Street frena la corsa ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 26-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: USA CROLLANO I PREZZI DELLE CASE E LA FIDUCIA DEI CONSUMATORI Euforia sulle Borse europee Ma Wall Street frena la corsa ? MILANO ? LA FIDUCIA dei consumatori americani crolla ai minimi dallo scandalo Watergate, i prezzi delle case precipitano e torna l'allarme utili per le banche.

Case, i prezzi ritornano a correre - luca cinotti ( da "Tirreno, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Giusto il tempo di dare l'illusione che la "bolla" dei prezzi delle case si stesse finalmente sgonfiando e il costo del mattone, a Viareggio, è ritornato a salire. Raggiungendo e - spesso - superando nel secondo semestre 2007, secondo l'Agenzia del territorio, i valori-record della fine del 2006.

Negli Usa crolla la fiducia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: che misura la fiducia dei consumatori sulle condizioni attuali dell'economia è scivolata, invece, a 89,2 punti da 104. Altre cattive notizie sono arrivate ieri dal mercato immobiliare. A gennaio, l'indice Standard & Poor's/Case-Shiller sui prezzi delle abitazioni monofamiliari nelle 10 principali aree metropolitane ha segnato il ribasso più forte dal 1987, con un crollo dell'11,

La crisi immobiliare può durare anni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: La crisi immobiliare può durare anni" Daniela Roveda LOS ANGELES I prezzi delle case in America continuano la loro inesorabile discesa, un trend confermato ieri dall'ennesima statistica ufficiale, l'indice Case-Shiller. Il valore medio delle abitazioni mono- familiari nelle venti maggiori aree metropolitane degli Stati Uniti è sceso infatti del 10,

Il salvagente della Fed è utile ma limitato ( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: del prezzo delle case, che significherebbe una cancellazione di 5mila miliardi di dollari della ricchezza delle famiglie. I dati di lunedì sul rimbalzo nella compravendita di immobili sono certamente incoraggianti. Ma anche per i più ottimisti è difficile immaginare che possano essere il segnale dell'inversione di tendenza.

Economia ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: a causa soprattutto del netto peggioramento delle aspettative dei consumatori per i prossimi sei mesi, scese ai livelli più bassi dai tempi dello scandalo Watergate. Cattive notizie anche dal fronte immobiliare, con i prezzi delle case scesi a gennaio del 10,7%, facendo così registrare una contrazione negativa per il 13° mese consecutivo.

Case e fiducia Usa, giornata nera ( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: dovrebbero quindi correre in soccorso della grande finanza, comprando tutti gli strumenti finanziari rischiosi che per ora non vuole nessuno. L'ultima volta che queste furono coinvolte in una crisi finanziaria, dopo lo scoppio della bolla immobiliare del 1985, furono salvate dal governo con un esborso di 100 miliardi.

Viaggio a Tent city tra i neo baraccati ( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: a volte coi figli, spesso con un lavoro e però sotto la soglia della povertà. La casa è l'epicentro della crisi di un'economia che ha scoperto di aver basato un decennio di espansione su un bluff, quello dei mutui che hanno drogato lo sviluppo con massicce dosi di ricchezza virtuale prelevate dalla bolla immobiliare.

La crisi economica può diventare utile ( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: riduzione del costo del denaro concorse a gonfiare la bolla immobiliare e per questa via generare un "effetto ricchezza" che non corrispondeva a valori economici reali. La stessa apertura dei mercati internazionali ha condizionato l'operato delle economie sviluppate, agendo come strumento di pressione per abbassare i costi di produzione, mentre l'abbondante liquidità ha "stimolato"

BORSE: VOLANO EUROPA E ASIA, FERMA WALL STREET ( da "Mattino, Il (Benevento)" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: il calo di gennaio conferma che le condizioni del mercato immobiliare continuano a deteriorsi". La conseguenza di questo trend si tradurrà anche in una stretta del credito, con effetti sulle vendite di automobili. Secondo alcuni analisti, i prezzi delle case sono destinati a scendere ulteriormente. In questo contesto è quasi fatale che il risevglio del dollaro,

STATI UNITI: MAI COSÌ PESSIMISTI DAL 1973 LA CRISI ECONOMICA SCHIACCIA LA POLITICA DEI CANDIDATI ALLA CASA BIANCA - SEGNALI INQUIETANTI ANCHE SUL FRONTE IMMOBILIARE: PREZZI DELLE ( da "Dagospia.com" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: LA CRISI ECONOMICA SCHIACCIA LA POLITICA DEI CANDIDATI ALLA CASA BIANCA - SEGNALI INQUIETANTI ANCHE SUL FRONTE IMMOBILIARE: PREZZI DELLE CASE IN CALO DELL'11%... Gianluca Di Donfrancesco per "Il Sole 24 Ore" Hillary Clinton Mai così pessimisti: dall'economia gli americani non si attendono nulla di buono.

Usa, prezzi immobili devono calare ancora - Paulson ( da "Websim" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: NOTIZIE FLASH 26 Marzo 08 ora 15:49 Usa, prezzi immobili devono calare ancora - Paulson WASHINGTON, 26 marzo (Reuters) - Il segretario del Tesoro americano Henry Paulson ritiene che i prezzi delle case debbano esser lasciati scendere ancora, pur compiendo ogni sforzo per evitare che questo calo possa causare eccessivo danno all'economia.

USA: PAULSON, CALO PREZZI CASE INEVITABILE MA ORDINATO ( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 26-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: "Una correzione era inevitabile - ha spiegato - e prima lavoreremo per questo, cercando di creare il minimo disordine, prima vedremo i valori dei prezzi delle case stabilizzarsi e un numero piu' elevato di acquirenti tornare a rivolgersi al mercato immobiliare". 26/03/2008 - 15:43.

Fiducia degli americani ai minimi dal '73 ( da "Provincia di Como, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: "Sfortunatamente, non sembra che l'inizio del 2008 segni un cambiamento di rotta del mercato. Nessun mercato sembra completamente immune dalla crisi del mercato immobiliare", ha spiegato David M. Blitzer, presidente dell'indice S&P/Case Shiller. 26/03/2008.

Dobbiamo prepararci alla crisi più difficile - nouriel roubini ( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: In quei paesi che soffrono di più dello scoppio della bolla immobiliare come l'America, segnatamente il Regno Unito, l'Irlanda e la Spagna, ci sarà parimenti una recessione. In altri paesi dove gli immobili sono sì cresciuti ma non a livelli eccessivi, prima di tutti Italia e Portogallo, non dovrebbe esserci una vera e propria recessione ma una crescita "bordeline",

Recessione, l'ora dei pessimisti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Si tratta del grande storico dell'economia Charles P. Kindleberger, scomparso nel 2003, ma che in una delle ultime interviste fece a tempo a lanciare nel 2002 un allarme. Disse che la bolla speculativa immobiliare americana stava sfuggendo di mano e che le due finanziarie semi-pubbliche, Fannie Mae e Freddie Mack, che cartolarizzano mutui,

Zunino, per Sesto il nodo del prezzo ( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: I costi per l'acquisto delle aree e la realizzazione del progetto obbligherebbero a collocare sul mercato il prodotto finito a prezzi già altissimi in epoca di piena bolla immobiliare. Difficile immaginari che possano risultare più appetibili oggi, e di qui a dieci anni.


Articoli

BORSA: WALL STREET TIENE CON COMMODITY NONOSTANTE FIDUCIA (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 26-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di ANSA - -->(ANSA) - NEW YORK, 25 mar - Wall Street tiene, grazie al rally delle commodity, ai nuovi dati negativi provenienti dall'economia. Il Dow Jones archivia la giornata in calo dello 0,1% a 12.532,60 punti, mentre il Nasdaq guadagna lo 0,6% a 2.341,05 punti. In terreno positivo anche lo S&p500, che sale dello 0,2% a 1.352,99 punti. Un risultato che gli analisti reputano positivo: le premesse, con i dati sulla fiducia e i prezzi delle case, lasciavano intravedere una nuova seduta grigia. A marzo la fiducia dei consumatori, secondo i dati diffusi dal Conference Board, è crollata ai minimi degli ultimi cinque anni. Nuove notizie negative anche dal fronte immobiliare con i prezzi delle case scesi a gennaio di oltre il 10%. A preoccupare erano anche i timori di nuovi problemi per le società finanziarie. Fra queste sotto pressione soprattutto Merrill Lynch che, dopo il netto calo (-45%) delle stime per l'utile 2008 da parte di Jp Morgan, ha lasciato sul terreno l'1,10% a 47,85 dollari. A contribuire al buon risultato degli indici statunitensi sono stati i produttori di commmodity, grazie alla corsa di oro, argento e alluminio, considerati beni rifugio in momenti di debolezza del dollaro. Newmont Mining, il secondo produttore mondiale di oro, chiude in progresso di 1,36 dollari a 46,82, mentre Alcoa guadagna 70 centesimi a 35,74 dollari. Bene anche Freeport-McMoRan. I dati pubblicati mostrano "un'economia che rallenta e questo pesa sul mercato, che si è fermato dopo due sedute positive consecutive", spiegano alcuni analisti. La fiducia dei consumatori americani è crollata inaspettatamente a 64,5 (da 76,4 di febbraio), soprattutto a causa del netto peggioramento delle aspettative dei consumatori per i prossimi sei mesi, con il relativo indice sceso ai livelli più bassi dai tempi dello scandalo Watergate che travolse l'amministrazione Nixon. La fiducia degli americani sta sempre più risentendo della frenata dell'occupazione, dei rincari di benzina e generi alimentari, mentre la recessione immobiliare continua a spingere giù i prezzi delle case facendo sentire gli americani sempre più poveri. Questo si farà sentire anche sui consumi, che sono il principale motore di crescita degli Stati Uniti. A preoccupare Wall Street sono state anche le indicazioni dell'indice S&P/Case Shiller che monitora l'andamento dei prezzi delle case, che ha toccato un record negativo a gennaio (-10,7% su base annua). Fra i singoli titoli, Bear Stearns ha perso il 2,76% a 10,94 dollari, mentre Jp Morgan è scesa dell'1,05% a 46,06 dollari. Giornata nera anche per Bank of America che cede il 3,5% a 40,97 dollari. In anche Lehman Brothers a 45,21 dollari (-1,43 dollari. Da sottolineare, invece, le buone performance del gruppo agro-chimico Monsanto (+9,86% a 114,54 dollari) e di Yahoo! (+4,51% a 28,73 dollari). (ANSA).

Torna all'inizio


Crisi economica: è la volta buona per parlare di riforma dei mercati (sezione: Mercato immobiliare)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 26-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

"Non mi aspetto che i candidati alla Casa Bianca abbiano una risposta per ogni problema", scrive Paul Krugman sulle pagine del New York Times. "Tuttavia sarebbe molto interessante sapere cosa intendono fare John McCain, Barack Obama e Hillary Clinton per salvare l'economia statunitense dalla crisi economica attuale. Il problema è che tutti e tre i candidati hanno dato finora solo risposte molto vaghe, evitando di parlare dell'unica vera soluzione concreta: un progetto serio di riforma del sistema finanziario attuale, finito fuori controllo a causa dello scoppio della bolla immobiliare e della crisi del credito". "Alla luce del fallimento della Bear Stearns", commenta il Washington Post, "difendere la moderna ingegneria finanziaria, con i suoi trucchi e le sue speculazioni azzardate, è diventato sempre più complicato. La regola fondamentale di una buona strategia finanziaria, che prevede un giusto equilibrio tra rischio e profitto, è saltata definitivamente nel momento in cui le banche hanno cominciato a fare affidamento per il loro capitale su prodotti finanziari sempre più complessi e basati spesso sull'indebitamento". Per il Boston Globe "fa un certo effetto assistere oggi alle disperate richieste d'aiuto delle banche rovinate dai mutui subprime al governo centrale, specialmente se ci si ricorda delle lamentele degli operatori finanziari che in passato avevano accusato ripetutamente Washington di interferire con il normale svolgimento dei meccanismi finanziari. La situazione di oggi assomiglia al peggiore dei mondi possibili in economia, con i mercati finanziari che si comportano secondo la legge della giungla ma che poi si aspettano l'aiuto del governo quando i nodi vengono al pettine". Decisamente in controtendenza il parere del National Review: "Sembra che la grande parola del momento sui giornali sia "recessione". Questo allarmismo però ci sembra ingiustificato: alla luce degli ultimi dati economici, infatti, parlare di crisi o di recessione appare perlomeno affrettato".

Torna all'inizio


In picchiata i prezzi degli immobili scesi a gennaio del 10,7% (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Gazzetta del Sud" del 26-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Economia - pagina 12 (26/03/2008) In picchiata i prezzi degli immobili scesi a gennaio del 10,7% Tornano a "riaffacciarsi" negli Usa inequivocabili segnali di recessione Serena Di Ronza NEW YORK Prezzi delle case in picchiata e fiducia dei consumatori ai minimi degli ultimi cinque anni, alimentano i timori di una profonda recessione per l'economia statunitense. A marzo l'indice che misura la fiducia è crollato a 64,5, a causa soprattutto del netto peggioramento delle aspettative dei consumatori per i prossimi sei mesi, scese ai livelli più bassi dai tempi dello scandalo Watergate, che travolse l'amministrazione dell'allora presidente Richard Nixon. Cattive notizie anche dal fronte immobiliare, con i prezzi delle case scesi a gennaio del 10,7%, facendo così registrare una contrazione negativa per il 13. mese consecutivo. L'indice di fiducia si trova, se si fa eccezione per un breve periodo del 2003, ai minimi dall'inizio degli anni '90. A determinare il crollo è stata la brusca flessione dell'indice che misura le aspettative dei consumatori per i prossimi mesi, sceso al 47,9, il valore più basso dal dicembre 1973 quando, oltre al Watergate, gli Usa si trovavano ad affrontare l'embargo deciso dai paesi Arabi sul petrolio. "Le aspettative dei consumatori per le condizioni economiche, il mercato del lavoro e le proprie entrate sono abbastanza pessimistiche e questo fa prevedere un ulteriore indebolimento all'orizzonte", ha detto Lynn Franco del Conference Board, l'organo che ha rilasciato il dato. "Non è difficile capire perchè i consumatori sono così pessimisti quando i prezzi delle case sono al collasso, le condizioni del mercato del lavoro si stanno deteriorando, i prezzi della benzina aumentano e ci sono turbolenze sui mercati finanziari", spiegano gli analisti, sottolineando che il crollo si farà sentire sulla spese dei consumatori che, nell'ultimo trimestre, dovrebbe salire solo dello 0,5%, il risultato peggiore dalla recessione del 1991. Le brutte notizie sul fronte della fiducia si sono sommate con il calo dei prezzi delle case, scesi a gennaio del 10,7%. "Sfortunatamente, non sembra che l'inizio del 2008 segni un cambiamento di rotta del mercato dopo il calo del 2007. Nessun mercato sembra completamente immune dalla crisi del mercato immobiliare", ha spiegato David M. Blitzer, presidente dell'indice S&P/Case Shiller. Charlotte (North Carolina) risulta l'unica fra le 20 città statunitensi che fanno parte della statistica a non aver registrato una flessione, su base annua dei prezzi, segnando un +1,8%. Le flessioni più pesanti si sono avute a Las Vegas e Miami (entrambe -19,3%). Cali a due cifre anche San Diego (-16,7%), San Francisco (-13,2%) e Washington (-10,9%). New York contiene le perdite a -5,8%.(g.p.).

Torna all'inizio


L'America è pessimista (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Provincia di Cremona, La" del 26-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Edizione di Mercoledì 26 marzo 2008 Benvenuto P.Review srl Economia Usa. Aspettative come ai tempi del Watergate: crescono i timori della recessione L'America è pessimista Crollano i prezzi delle case e la fiducia dei consumatori di Serena Di Ronza NEW YORK ? Prezzi delle case in picchiata e fiducia dei consumatori ai minimi degli ultimi cinque anni, alimentano i timori di una profonda recessione per l'economia statunitense. A marzo l'indice che misura la fiducia è crollato a 64,5, a causa soprattutto del netto peggioramento delle aspettative dei consumatori per i prossimi sei mesi, scese ai livelli più bassi dai tempi dello scandalo Watergate, che travolse l'amministrazione dell'allora presidente Richard Nixon. Cattive notizie anche dal fronte immobiliare, con i prezzi delle case scesi a gennaio del 10,7%, facendo così registrare una contrazione negativa per il 13° mese consecutivo. L'indice di fiducia si trova, se si fa eccezione per un breve periodo del 2003, ai minimi dall'inizio degli anni '90. A determinare il crollo è stata la brusca flessione dell'indice che misura le aspettative dei consumatori per i prossimi mesi, sceso al 47,9, il valore più basso dal dicembre 1973 quando, oltre al Watergate, gli Usa si trovavano ad affrontare l'embargo deciso dai paesi Arabi sul petrolio. "Le aspettative dei consumatori per le condizioni economiche, il mercato del lavoro e le proprie entrate sono abbastanza pessimistiche e questo fa prevedere un ulteriore indebolimento all'orizzonte", ha detto Lynn Franco del Conference Board, l'organo che ha rilasciato il dato. "Non è difficile capire perchè i consumatori sono così pessimisti quando i prezzi delle case sono al collasso, le condizioni del mercato del lavoro si stanno deteriorando, i prezzi della benzina aumentano e ci sono turbolenze sui mercati finanziari", spiegano gli analisti, sottolineando che il crollo odierno si farà sentire sulla spese dei consumatori che, nell'ultimo trimestre, dovrebbe salire solo dello 0,5%, il risultato peggiore dalla recessione del 1991. Le brutte notizie sul fronte della fiducia si sono sommate con il calo dei prezzi delle case, scesi a gennaio del 10,7%. "Sfortunatamente, non sembra che l'inizio del 2008 segni un cambiamento di rotta del mercato dopo il calo del 2007. Nessun mercato sembra completamente immune dalla crisi del mercato immobiliare", ha spiegato David M. Blitzer, presidente dell'indice S&P/Case Shiller. Le flessioni più pesanti si sono avute a Las Vegas e Miami (entrambe -19,3%). Cali a due cifre anche San Diego (-16,7%), San Francisco (-13,2%) e Washington (-10,9%). New York contiene le perdite a -5,8%.

Torna all'inizio


USA CROLLANO I PREZZI DELLE CASE E LA FIDUCIA DEI CONSUMATORI 0 Euforia sulle Borse europee Ma Wall Street frena la corsa (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 26-03-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Nazionale))

Argomenti: Mercato immobiliare

USA CROLLANO I PREZZI DELLE CASE E LA FIDUCIA DEI CONSUMATORI Euforia sulle Borse europee Ma Wall Street frena la corsa ? MILANO ? LA FIDUCIA dei consumatori americani crolla ai minimi dallo scandalo Watergate, i prezzi delle case precipitano e torna l'allarme utili per le banche. Dopo l'euforia che aveva contagiato a Pasquetta Wall Street, convinta dal quadruplicamento dell'offerta di JP Morgan per Bear Stearns che si poteva vedere un po' di luce in fondo al tunnel della crisi dei mutui subprime, dall'America sono arrivate ieri tre brutte notizie che hanno spezzato l'incantesimo alla Borsa di New York (il Dow Jones, comunque, ha ceduto appena lo 0,13%, mentre il Nasdaq ha chiuso in rialzo dello 0,61%) ma non sono riuscite a spegnere la grande voglia di rimbalzo di Asia ed Europa. La chiusura scoppiettante di lunedì a Wall Street ha fatto riaprire dopo il Ponte di Pasqua con il piede giusto Tokyo (+2,12%) e le Borse europee che trascinate da bancari e assicurativi hanno recuperato 227 miliardi di euro di capitalizzazione. La Borsa di Londra (città che domani ospiterà il vertice tra il premier britannico Brown e il presidente francese Sarkozy sulle misure per bloccare la crisi) ha guadagnato il 3,53%, Francoforte il 3,24%, Parigi il 3,49% e Milano, con il secondo miglior balzo dal 2005, il 3,58%. All'euforia europea ha fatto da contrasto l'avvio incerto di Wall Street per l'allarme utili. Goldman Sachs ha fatto sapere infatti di attendersi 460 miliardi di perdite per banche, case di brokeraggio e hedge fund, mentre JP Morgan ha puntato la lente su Merrill Lynch stimando una flessione degli utili del 45%. MA A SOFFRIRE ieri non sono stati solo i bancari ma anche quelli della Gdo penalizzati dalla frenata dei consumi dopo il ribasso record dei prezzi delle case (-10,7% a gennaio) e il crollo della fiducia degli americani spaventati dalla discesa dell'occupazione (34mila posti sono stati tagliati negli ultimi nove mesi solo dalle banche di Wall Street), dai rincari di benzina e alimentari e dalla crisi degli immobili. A marzo, infatti, l'indice del Conference Board è sceso inaspettatamente a 64,5 da 76,4 di febbraio, minimo dal 2003. Ma a preoccupare di più è il peggioramento delle aspettative dei consumatori per i prossimi sei mesi con il relativo indice caduto a 47,9, livello più basso dai tempi (dicembre 1973) dello scandalo Watergate e dall'embargo sul petrolio. Il crollo della fiducia ha pesato sul dollaro (l'euro è risalito a 1,5613) e sul petrolio (sceso a 99,4 dollari al barile) per le stime di una minor richiesta per l'effetto recessione. a. pe. - -->.

Torna all'inizio


Case, i prezzi ritornano a correre - luca cinotti (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Tirreno, Il" del 26-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Lucca Case, i prezzi ritornano a correre Sempre più cari gli immobili: più 25% al Campo di Aviazione Un "falso allarme" la stagnazione registrata a inizio 2007 I valori galoppano anche vicino al mare LUCA CINOTTI VIAREGGIO. La frenata è durata poco. Giusto il tempo di dare l'illusione che la "bolla" dei prezzi delle case si stesse finalmente sgonfiando e il costo del mattone, a Viareggio, è ritornato a salire. Raggiungendo e - spesso - superando nel secondo semestre 2007, secondo l'Agenzia del territorio, i valori-record della fine del 2006. Spazzando via, in poco tempo, quell'assestamento che si era registrato all'inizio dello scorso anno. La panoramica dell'Agenzia del territorio, scattata grazie a indagini sul campo (agenzie immobiliari, annunci sui giornali, ecc.) assegna la palma di quartiere più "rincarato" alla Darsena-Campo d'Aviazione. Al di là del molo comprare un "normale" appartamento costa almeno 3.400 euro al metro quadro (più 26%). Tradotto in quello che può essere un contratto-tipo per un appartamento di 120 metri quadrati, l'acquirente dovrà sborsare circa 410.000 euro: a inizio 2007 erano "solo" 325.000. Un aumento che, in questa zona evidentemente sempre più appetita da chi cerca casa, si registra anche per gli appartamenti popolari e le ville, seppur con tassi di crescita minori. Riprendono a correre anche i prezzi delle case nella zona nobile, quella che comprende la Passeggiata e l'immediato retroterra. Un dato in controtendenza netta rispetto a inizio 2007, quando il mattone era andato incontro a una mini-svalutazione. Ad aumentare sono soprattutto i prezzi delle ville, che si aggirano, in media, sui 6.000-6.500 euro al metro quadro. Raggiungendo il record di 7.000 euro anche se, per immobili di particolare pregio, è risapute che le quoatazioni possono sfondare quota 10.000 euro al mq. Anche l'altra zona che aveva avuto una battuta d'arresto, quella che arriva fino alla ferrovia, si è rimessa in moto: acquistare il "classico" appartamento da 120 metri quadri, ad esempio, in via Maroncelli, costa oggi circa 460.000 euro, contro i 420.000 di qualche mese addietro. Altra zona che riprende la sua corsa è il centro di Torre del Lago, dove si è tornati, per un appartamento o una villetta, a "veleggiare" tranquillamente oltre quota tremila euro al metro quadro. Indizi che la crescita dei valori immobiliari della frazione pucciniana, da anni la più gettonata, non ha per niente esaurito la propria spinta. Aumentano i prezzi anche nei quartieri più periferici (Terminetto, Miglarina, Varignano) mentre l'unica notizia di stabilità arriva dalla zona di Bicchio. Insomma, la cavalcata dei prezzi non sembra essere finita, anche se le cifre vanno sempre considerate con un po' di attenzione. Può aver influito, infatti, il miglioramento del sistema di monitoraggio dell'Agenzia, diventato negli ultimi mesi più capillare: in questa maniera, i numeri dell'Osservatorio immobiliare si sono avvicinati a quelli effettivamente praticati sul mercato che - storicamente - erano un po' più alti. In ogni caso, con queste cifre c'è poco da scherzare. Dalla scorsa estate, infatti, fanno testo nei rogiti dei notai, sostituendo i vecchi valori catastali (in linea di massima assai più bassi). E, se nei contratti stipulati nelle compravendite, non si inseriscono i numeri dell'Agenzia del territorio, si rischia una (poco gradita) visita del fisco. Quella di "sottostimare" nei contratti di compravendita il valore degli immobili, infatti, è una pratica molto diffusa, che permette di risparmiare sulla tassa del registro. Ultimo avvertimento. Non può dormire sonni tranquilli neanche chi ha utilizzato questo "trucchetto" nel recente passato. Una circolare interna di luglio, infatti, dà la possibilità all'Agenzia del territorio di monitorare anche le transazioni che si sono concluse negli ultimi tre anni. Con la conseguente possibilità di un salasso per chi ha voluto fare il furbo e provare a evadere le tasse.

Torna all'inizio


Negli Usa crolla la fiducia (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-03-26 - pag: 2 autore: Negli Usa crolla la fiducia L'indice dei consumatori scivola in marzo ai minimi da 5 anni Gianluca Di Donfrancesco NEW YORK. Dal nostro inviato Mai così pessimisti: dall'economia gli americani non si attendono nulla di buono. Il gruppo di ricerca Conference Board ha rilasciato ieri il suo indice sulla fiducia dei consumatori. A marzo l'indicatore generale è sceso ai minimi da cinque anni, a 64,5 punti dai 76,4 di febbraio. Gli analisti si aspettavano un calo più contenuto a 73 punti. Peggio di così era andata solo a marzo del 2003: alla vigilia dell'invasione dell'Iraq, l'indicatore era sceso a 61,4 punti. Ma la notizia peggiore arriva dal sotto-indice sulle aspettative per il futuro dell'economia, sprofondato a marzo ai minimi da 35 anni, a 47,9 punti dai 58 di febbraio. Per risalire a una rilevazione peggiore bisogna tornare al dicembre del 1973 ( 45,2 punti). "Le previsioni dei consumatori per le condizioni delle aziende, il mercato del lavoro e le prospettive di reddito sono abbastanza pessimistiche e suggeriscono un ulteriore indebolimento all'orizzonte", ha commentato Lynn Franco, direttore del centro di ricerca del Conference Board. La componente che misura la fiducia dei consumatori sulle condizioni attuali dell'economia è scivolata, invece, a 89,2 punti da 104. Altre cattive notizie sono arrivate ieri dal mercato immobiliare. A gennaio, l'indice Standard & Poor's/Case-Shiller sui prezzi delle abitazioni monofamiliari nelle 10 principali aree metropolitane ha segnato il ribasso più forte dal 1987, con un crollo dell'11,4% su base annua. La flessione, rispetto a dicembre 2007, è stata del 2,3 per cento. In calo anche l'indicatore dei prezzi delle case nelle 20 principali aree metropolitane, sceso sempre a gennaio del 10,7 per cento. è la prima volta che entrambi gli indici riportano una flessione a due cifre. Tutte le 20 città prese in considerazione sono state colpite da una contrazione dei prezzi per il quinto mese consecutivo. I mercati peggiori sono stati quelli di Las Vegas e Miami (-19,3%). Al presidente del comitato che rileva l'indice per Standard & Poor's, David Blitzer, non è restato che registrare come "sfortunatamente non sembra che l'inizio del 2008 stia portando una svolta nel settore immobiliare". E non sembrano esserci "mercati immuni dalla crisi". Ieri sono arrivati anche i dati dell'Office of Federal Housing Enterprise Oversight (Ofheo), che supervisiona i colossi dei mutui Fanni-Mae e Freddie Mac. L'Ofheo ha rilevato una contrazione dei prezzi delle case del 3% a gennaio, su base annua, e dell'1,1% da dicembre. A far scendere i listini è una miscela composta da elementi che si auto alimentano: le difficoltà nel vendere case, l'aumento degli appartamenti coinvolti in procedure d'insolvenza e fallimenti, la crisi dei mutui subprime, la stretta sul credito. Il calo della fiducia dei consumatori è appunto lo specchio di questa crisi. Come pure il taglio di 34mila posti di lavoro in nove mesi deciso dalle banche di Wall Street, travolte dalla crisi dei subprime e costrette a un'ondata di svalutazioni. Si tratta della maggiore riduzione di personale dal 2001, quando l'esplosione della bolla di internet distrusse 39.800 posti di lavoro: sarebbero diventati 90mila nei successivi due anni. E non manca chi considera l'attuale crisi addirittura peggiore. Le preoccupanti condizioni dell'economia guadagnano sempre più spazio nel dibattito elettorale. I democratici Hillary Clinton e Barack Obama si inseguono con piani di sostegno finanziario al rialzo. E ieri, il repubblicano John McCain, spesso criticato perché "debole" sulle questioni economiche, ha fornito la sua ricetta in un lungo intervento a Santa Ana, in California. Ricetta che esclude aiuti per gli speculatori che hanno innescato la crisi con condotte "irresponsabili ". La serie negativa di dati rilasciati ieri ha avuto un impatto immediato su Borse e dollaro. Il biglietto verde è tornato a perdere terreno di pari passo con il rafforzarsi della convinzione che la Fed possa tornare a tagliare i tassi per soccorrere l'economia. Proprio il crollo della fiducia dei consumatori, però, solleva dubbi sulla reale capacità della Banca centrale di guidare gli Stati Uniti fuori dalla tempesta. Secondo Deutsche Bank,l'America è già entrata in recessione nel primo trimestre del 2008 e ci rimarrà anche nel secondo: in queste condizioni, l'euro potrebbe salire fino a 1,6 dollari. g.didon@ilsole24ore.com LE RICETTE La Clinton e Obama si inseguono con piani di sostegno al rialzo, McCain esclude aiuti per gli speculatori.

Torna all'inizio


La crisi immobiliare può durare anni (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-03-26 - pag: 2 autore: INTERVISTA ToddSinai Professoredirealestateall'UniversitàdellaPennsylvania "La crisi immobiliare può durare anni" Daniela Roveda LOS ANGELES I prezzi delle case in America continuano la loro inesorabile discesa, un trend confermato ieri dall'ennesima statistica ufficiale, l'indice Case-Shiller. Il valore medio delle abitazioni mono- familiari nelle venti maggiori aree metropolitane degli Stati Uniti è sceso infatti del 10,7% nel mese di gennaio. Il numero di pignoramenti di immobili acquistati da individui che non possono più permettersi di pagare il mutuo continua intanto a salire e il numero di case invendute aumenta giorno dopo giorno. Le preoccupazioni sul futuro del settore immobiliare montano e molti iniziano a chiedersi se la politica dei bassi tassi di interesse avviata aggressivamente dalla Federal Reserve sarà sufficiente ad arginare la crisi. Abbiamo chiesto al professore di economia del settore immobiliare Todd Sinai, 39 anni, della Wharton School (University of Pennsylvania), figlio di Allen, un'opinione sul futuro del real estate americano e una previsione sulla durata di questa crisi. Professor Sinai, nel corso di un solo mese (in gennaio) i prezzi delle abitazioni in America sono scesi di più del 10 per cento. La sorprende un dato così negativo? Assolutamente no. Da quando è esplosa la crisi del credito innescata dal settore subprime in agosto, lo stock di case invendute ha continuato a salire ma i prezzi non sono scesi a sufficienza. Accade sovente in questo settore quando i proprietari di case non sono disposti subito ad abbassare i prezzi. Oggi è in corso un riaggiustamento del mercato, e il fatto che i prezzi stiano finalmente scendendo è un buon segno e testimonia la tendenza verso il riequilibrio. Cosa ha portato allo scoppio di questa bolla immobiliare? Sostanzialmente due fattori. Il fattore più importante è finanziario: la domanda è stata alimentata negli ultimi anni dalla enorme disponibilità di credito a basso costo, dalla facilità con cui sono stati concessi mutui, dalla leggerezza con cui sono stati erogati i prestiti. In altre parole le società che finanziano l'acquisto di immobili hanno deciso di accollarsi rischi elevati, hanno messo a disposizione mutui a basso costo e ciò ha inevitabilmente fatto salire i prezzi degli immobili. Quando il mercato del credito si è prosciugato, i prezzi hanno iniziato a scendere. E il secondo fattore? è l'aumento sproporzionato di nuove costruzioni. Negli anni in cui i prezzi salivano, molti imprenditori edili hanno continuato a costruire case e condomini nella speranza di poterli vendere in futuro a prezzi sempre più alti. Oggi l'offerta supera di gran lunga la domanda, soprattutto in quelle aree degli Stati Uniti dove lo gli investimenti edilizi sono meno cari. Crede quindi che i prezzi in certe regioni scenderanno molto più che in altre? Indubbiamente. Nelle grandi città come New York, San Francisco, Boston o Chicago, sarebbe stato impossibile costruire nuovi complessi condominiali anche volendo; nelle grandi città e in quelle dove lo sviluppo edilizio è limitato dalla legge o dalla mancanza di spazi, i prezzi scenderanno dai livelli gonfiati dalla bolla immobiliare ma dovrebbero poi stabilizzarsi. In città come Las Vegas, Phoenix, Fort Lauderdale, San Bernardino o Los Angeles viceversa ci vorranno anni prima che i prezzi scendano sufficientemente per smaltire lo stock di abitazioni invendute. Pensa che si tratti di una crisi atipica? No, nel senso che il calo dei prezzi è inevitabile per riportare equilibrio in un mercato dove una distorsione - il creditoa basso costo - aveva fatto salire i listini a livelli eccessivi. Questa crisi è comunque diversa da quella precedente: la bolla immobiliare degli anni 80 era stata alimentata dalle aspettative - irrazionali - di aumenti dei prezzi delle abitazioni a livelli superiori a quelli in linea con i fondamentali, ovvero con la domanda e l'offerta di immobili, e con il costo del credito. Nel corso di questi ultimi anni, invece, la gente non ha pagato prezzi esagerati in rapporto al costo del credito: il problema è che il costo del credito era troppo basso, una situazione insostenibile. è in grado di formulare una previsione sulla durata di questa crisi? Ci sono troppi fattori in gioco per farlo. Molto dipenderà dal livello dei tassi di interessi e dal corso della politica monetaria. E molto dipenderà dall'andamento dell'economia in generale. Se l'economia dovesse entrare in recessione, questa crisi andrà avanti per anni. droveda@ilsole24ore.us PUNITI GLI ECCESSI "La bolla provocata dall'enorme offerta di credito a basso costo e dal boom edilizio" Pessimista. Todd Sinai, 39 anni BLOOMBERG.

Torna all'inizio


Il salvagente della Fed è utile ma limitato (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-03-26 - pag: 2 autore: L'ANALISI La crisi finanziaria internazionale Il salvagente della Fed è utile ma limitato di Carlo De Benedetti u Continua da pagina 1 I corsi azionari hanno conosciuto rialzi significativi (ma per la verità di solidità almeno dubbia), le vendite degli appartamenti sono aumentate, gli investitori hanno acquisito una maggiore serenità.C'è da auspicare, però, che, dopo essere passati dalla negazione della crisi alla speranza, non si passi dalla speranza al panico. E il rischio, lo dico subito, c'è.Eccome. L'intervento di J.P. Morgan su Bear Stearns nel week-end delle Idi di marzo (le sinistre Idi di marzo), sostenuto con l'assunzione del rischio della Federal Reserve, ha riportato speranza sui mercati. è curioso notare, tra l'altro, che fu proprio Jp Morgan un secolo fa a dar vita, nel 1907, a un intervento analogo per salvare alcune società di brokeraggio di Wall Street e fermare il panico finanziario. Ma questa volta ciò che conta è il ruolo della Fed. O meglio il messaggio che Bernanke e soci hanno voluto dare al mercato: niente paura perché c'è la protezione della Fed. è fin troppo facile – ed è per la verità preoccupante – constatare che la stessa Federal Reserve solo qualche mese fa negava l'esistenza di un problema di così vaste dimensioni, valutando le sofferenze nell'ordine dei 30 miliardi di dollari. Ed è altrettanto preoccupante constatare la fragilità di certe valutazioni – anche della Fed stessa – che emerge alla luce del quintuplicarsi dell'offerta su Bear Stearns. Ma non serve guardare al passato. Ciò che conta è che ora Bernanke sembra aver fatto una mossa utile a restituire speranza agli operatori del credito. Accettando di scambiare della carta dal valore dubbio con buoni del tesoro garantiti dal Governo degli Stati Uniti ha dato tranquillità alle banche d'investimento e a tutta l'economia, senza per questo produrre un automatico aumento della quantità di moneta, con gli inevitabili perversi effetti inflazionistici. Basterà? è questa la grande incognita. Ora gli operatori sanno che c'è una rete di protezione per i propri crediti. Il problemaè che quella rete ha un'estensione limitata. Consumatori, aziende e Wall Street sono tutti corsi a cambiare i loro crediti di dubbio valore con titoli di stato. Il movimento è così forte che fondi come Vanguard hanno rifiutato di accettare ulteriori investimenti nei loro prodotti espressi in “Treasury Only”. E Merrill Lynch ha incominciato a far pagare l'1,5% per accedere ai fondi monetari. La Fed, però, ha già speso 400 miliardi di dollari degli 800 miliardi che possiede in titoli di stato nel suo bilancio per soddisfare l'aumento della domanda. Oltre non potrà andare. Questo vuol dire che è in corso una scommessa dagli esiti imprevedibili. Il salvataggio della Bear Stearns ha fatto sapere agli investitori che esiste una rete di protezione e in questo modo si è recuperata tranquillità. Ma se il mercato capirà che quella rete ha un limite e che quel limite potrebbe essere raggiunto, allora il panico renderà inarrestabile la corsa ai titoli di stato portando a un rapido esaurimento del margine di protezione che la Fed è in grado di assicurare. A quel punto l'unico esito possibile sarebbe quello di stampare moneta. Eventualità che non avveniva dal '29 e che avrebbe esiti disastrosi sull'economia non solo americana. Va capito, del resto, che la crisi dei mercati finanziari è il riflesso della crisi nella sottostante economia reale. E non viceversa. Il lungo periodo in cui siè voluto negare, da parte di Wall Street e della Fed, che l'economia stava andando in recessione ha di fatto impedito che si prendessero le misure necessarie a contenere i crescenti problemi sul mercato dei crediti. Ancora il 17 marzo Jp Morgan proclamava che non esisteva una recessione americana. Ma tutti dovrebbero prendere atto dei dati: nei tre mesi di dicembre-gennaio-febbraio gli occupati nel settore privato sono scesi di ben 141mila unità e il tasso di crescita della occupazione globale su base annua è caduto allo 0,6%, assai meno di quell' 1% che in passato ha proclamato l'inizio di una recessione. Il problema dei problemi resta quello della continua caduta dei prezzi degli immobili con le relative tempeste sul mercato dei crediti. Nel mese di febbraio l'indice del prezzo degli immobili è sceso del 9,1% su base annua, abbastanza per erodere 2mila miliardi di dollari della ricchezza delle famiglie. Poiché si prevede un ulteriore 12% di caduta dei prezzi immobiliari nel prossimo anno, il risultato sarebbe una discesa complessiva di oltre il 20% del prezzo delle case, che significherebbe una cancellazione di 5mila miliardi di dollari della ricchezza delle famiglie. I dati di lunedì sul rimbalzo nella compravendita di immobili sono certamente incoraggianti. Ma anche per i più ottimisti è difficile immaginare che possano essere il segnale dell'inversione di tendenza. I prezzi delle case non hanno ancora raggiunto il fondo, come ha confermato ieri l'indice S&P/Case-Shiller. E solo quando questo avverrà potrà dirsi superata la crisi. Intanto restano 9 milioni le famiglie americane che sono esposte con i loro mutui per una cifra superiore al valore attuale dei loro immobili. E questo vuol dire che nuovi casi Bear Stearns possono essere all'orizzonte. Perciò non è da bocciare come pura propaganda elettoralistica la proposta di Hillary Clinton di aiuti ai proprietari di immobili per 30 miliardi di dollari. Sarebbe un una nuova porta aperta alla speranza. E poco importa se sarebbe un intervento dello Stato ad aprirla: di questi tempi, come nota sul Financial Times Michael Skapinker, in pochi sono ormai disposti a credere che "il mercato sia la risposta a qualunque problema ". Bisogna tutti essere consapevoli, del resto, che se misure come quella proposta dalla signora Clinton non saranno sufficienti, potrebbero restare solo due strade per risolvere il problema fondamentale e cioè bloccare la persistente caduta dei prezzi immobiliari: o la Fed stampa tanta moneta da provocare un ritorno all'inflazione o, alternativamente, l'attuale massa di mutui viene nazionalizzata a un prezzo inferiore al loro valore. Sono entrambe, evidentemente, opzioni assai poco attraenti. Se si arriverà a quel punto, infatti, il ciclo della negazione, della speranza e del panico raggiungerà il suo culmine negativo. E potremmo allora scoprire che il gatto, quando cade morto stecchito, non torna su, resta al suolo, e a rimbalzare proprio non ce la fa. SCOMMESSA RISCHIOSA Se la rete di protezione non dovesse bastare, l'unica alternativa sarebbe quella di stampare moneta.

Torna all'inizio


Economia (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 26-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ECONOMIA 26-03-2008 Economia CONGIUNTURA LE ASPETTATIVE SONO LE STESSE DEL 1973 Gli Usa in crisi come ai tempi del Watergate La fiducia dei consumatori crolla ai minimi I prezzi delle case giù del 10,7% in gennaio NEW YORK Serena Di Ronza II Prezzi delle case in picchiata e fiducia dei consumatori ai minimi degli ultimi 5 anni alimentano i timori di una profonda recessione per l'economia statunitense. A marzo l'indice che misura la fiducia è crollato a 64,5, a causa soprattutto del netto peggioramento delle aspettative dei consumatori per i prossimi sei mesi, scese ai livelli più bassi dai tempi dello scandalo Watergate. Cattive notizie anche dal fronte immobiliare, con i prezzi delle case scesi a gennaio del 10,7%, facendo così registrare una contrazione negativa per il 13° mese consecutivo. "Le aspettative dei consumatori per le condizioni economiche, il mercato del lavoro e le proprie entrate sono abbastanza pessimistiche e questo fa prevedere un ulteriore indebolimento all'orizzonte", ha detto Lynn Franco del Conference Board, l'organo che ha rilasciato il dato. "Non è difficile capire perché i consumatori sono così pessimi- sti quando i prezzi delle case sono al collasso, le condizioni del mercato del lavoro si stanno deteriorando, i prezzi della benzina aumentano e ci sono turbolenze sui mercati finanziari", spiegano gli analisti, sottolineando che il crollo si farà sentire sulla spese dei consumatori che, nell'ultimo trimestre, dovrebbe salire solo dello 0,5%, il risultato peggiore dalla recessione del 1991. Le brutte notizie sul fronte della fiducia si sono sommate con il calo dei prezzi delle case. "Sfortunatamente, non sembra che l'inizio del 2008 segni un cambiamento di rotta del mercato dopo il calo del 2007. Nessun mercato sembra completamente immune dalla crisi del mercato immobiliare", spiega David M. Blitzer, presidente dell'indice S&P/Case Shiller. Le flessioni più pesanti si sono avute a Las Vegas e Miami (entrambe -19,3%). Cali a due cifre anche San Diego (-16,7%), San Francisco (-13,2%) e Washington (-10,9%). New York contiene le perdite a -5,8%. Solo Charlotte (North Carolina) è in positivo: +1,8%. Massachusetts Una donna prende un carrello a Watertown: la fiducia dei cconsumatori negli Stati Uniti continua a scendere.

Torna all'inizio


Case e fiducia Usa, giornata nera (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Crollano i prezzi delle abitazioni e la fiducia dei consumatori. Le Casse di risparmio si buttano sui titoli cartolarizzati, la Fed pompa moneta. E Wall Street licenzia 34 mila persone Carlo Leone Del Bello La crisi finanziaria negli Usa non accenna a dare segni di miglioramento: crollano i prezzi delle case e con loro la fiducia dei consumatori. Intanto, mentre a Wall Street non si confida nel ritorno del toro, la trama si infittisce grazie al governo, che individua nel sistema delle Casse di risparmio il nuovo salvagente della finanza cartolarizzata. L'euforia dei mercati, rivitalizzata lunedì dalla notizia dell'aumento inaspettato delle vendite immobiliari, ha subito ieri un nuovo stop. Si vendono infatti più case, ma a un prezzo decisamente basso, almeno secondo quanto stimato dall'indice Case-Shiller diffuso ieri. L'indicatore, che tiene conto dei prezzi immobiliari in venti zone chiave, è sceso del 10,7% in febbraio rispetto all'anno precedente. Il dato è il più basso dal 2000, anno in cui è stato varato l'indice. In alcune città, come Miami e Las Vegas, i prezzi sono calati di quasi il 20% in un anno. L'effetto domino causato dallo scoppio della bolla immobiliare sta coinvolgendo sempre di più l'economia reale, a giudicare dall'ultima osservazione sulla fiducia dei consumatori americani. Secondo l'indice del Conference Board, la fiducia è nuovamente crollata a marzo di oltre dieci punti, a 64,5 dai 76,4 di febbraio. A peggiorare moltissimo, oltre al giudizio sulla situazione presente, sono le aspettative per il futuro, il quale indice è crollato ai minimi dal 1973, anno in cui si verificavano eventi nefasti quali lo scandalo Watergate e la prima crisi petrolifera. In particolare un numero sempre crescente di consumatori intervistati si aspetta un peggioramento delle condizioni nei prossimi sei mesi, soprattutto sul versante della perdita di posti di lavoro. I mercati azionari non si fanno però deprimere da questi dati tremendi e invece tentennano intorno alla parità del giorno precedente. Ma comunque ieri si è saputo che ben 34 mila persone sono state licenziate negli ultimi 9 mesi nel settore finanziario, quasi quanto i posti di lavoro persi nei primi mesi del crollo della new economy. Ci sarebbe da preoccuparsi anche per l'economia della città di New York: un terzo dei redditi della Grande mela vengono infatti dall'"indotto" di Wall Street. Nel frattempo, tra chi pensa che il peggio della crisi sia già passato e chi invece vaticina la fine dell'era d'oro dell'industria bancaria, la Federal Reserve inietta altri 50 miliardi nel sistema. A giudicare dalle richieste, 38 miliardi in più di quanto assegnato, e dal tasso di interesse del 2.61%, ben più alto del tasso sui Fed funds, le istituzioni finanziarie americane sono ancora assetate di liquidità. Contemporaneamente spunta una nuova arma - o se si vuole, un nuovo fondo del barile da grattare - per far rinascere il problematico mercato dei titoli da cartolarizzazioni. Il governo degli Stati uniti ha raddoppiato per le Casse di risparmio il limite massimo di titoli ad alto rischio - tra cui i derivati dai mutui - che possono detenere: da tre a sei volte il capitale sociale. Le Casse di risparmio, istituzioni finanziarie in genere piccole, che raccolgono fondi e concedono mutui su base locale, dovrebbero quindi correre in soccorso della grande finanza, comprando tutti gli strumenti finanziari rischiosi che per ora non vuole nessuno. L'ultima volta che queste furono coinvolte in una crisi finanziaria, dopo lo scoppio della bolla immobiliare del 1985, furono salvate dal governo con un esborso di 100 miliardi. Da allora il ruolo di queste istituzioni finanziarie è fortemente ridotto, ma all'epoca, per farle uscire dalla crisi, fu concesso loro proprio di speculare su titoli rischiosi.

Torna all'inizio


Viaggio a Tent city tra i neo baraccati (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Finire in tendopoli Con la crisi dei mutui, negli Stati uniti sempre più persone perdono la casa. Alla periferia di Los Angeles è sorta una tendopoli di nuovi homeless, mentre le agenzie immobiliari si buttano sulle case pignorate Luca Celada Los Angeles Sono le undici del mattino in questa tendopoli schiacciata fra i binari della Southern Pacific e la pista dell'aeroporto di Ontario, nell'hinterland di Los Angeles. Il sole è già rovente e le operazioni di sgombero procedono con relativo ordine. Un dozzina di agenti della polizia tiene d'occhio le cinquanta persone che fanno la fila davanti a una tenda marcata "registration". Al banco danno nome, cognome ed estremi anagrafici al funzionario che registra e, in base alle risposte, assegna bracciali di plastica di diversi colori: bianco approvato, rosso respinto, viola ulteriori accertamenti necessari. Il municipio di Ontario ha deciso che solo chi dimostra una "trascorsa residenza" (diabolico requisito per chi è per definizione senza fissa dimora) nella città potrà rimanere nell'accampamento aperto lo scorso autunno per ospitare i senzatetto e la cui popolazione da allora è cresciuta fino a oltre 400 persone che si dividono l'acqua di due pompe da giardino, sei bagni portatili e alcune docce fredde da campo. La nuova depressione Lo sgombero, la polvere e la spazzatura sono gli stessi di un qualunque accampamento di marginalità urbana; ma qui riportano alla mente anche quello in cui arriva la famiglia Joad dopo aver attraversato l'America sul proprio camion scassato in Furore, nell'adattamento di John Ford del romanzo in cui John Steinbeck raccontò la grande depressione e i suoi effetti devastatanti sulle famiglie americane. I Joad erano oakies, transfughi della devastazione del dust bowl nel Midwest e quando, come migliaia d'altri, giunsero infine nell'anelata California, si ritrovarono in un campo profughi affollato di famiglie disperate e bambini denutriti a San Bernardino, cioè proprio a un tiro di schioppo da Tent City che, 80 anni dopo, ne reincarna i fantasmi. E ha anche il suo Tom Joad: è Michael, sulla quarantina, alto e magro, faccia abbronzata e barbuta, occhi intensamente verdi che sembrano quelli di Henry Fonda. "Ma ti pare giusto?" mi dice, "15 anni di esercito, al servizio del mio paese e ora mi mettono un bracciale al polso e mi dicono che devo andarmene" aggiunge mostrando il nastro di plastica rossa che segna il suo destino, "manco fosse la Gestapo". "Stampa italiana, eh?" aggiunge adocchiando il mio tesserino, "mi ricordo la Rai, la guardavo sempre da bambino, quando con mia madre viaggiavamo per l'Europa". Michael racconta una storia romanzesca, un'infanzia passata con la madre psicologa sempre in viaggio, spesso in barca fra Rodi e Santa Maria di Leuca, una scuola in Svizzera poi a Londra. È difficile capire quanto ci sia di vero, ma intanto passa dall'inglese all'italiano al francese allo spagnolo, perfetto e con inconfondibile cantilena messicana. "Uscito dall'esercito stavo male, non ci stavo con la testa, mi facevo, finché ho deciso di ripulirmi, andare in Messico, ricominciare da zero. Per dieci anni ho abitato in una fattoria; laggiù ho una moglie, campi, capre. Poi un paio di anni fa sono tornato qui nel mio cosiddetto paese. Voglio alzare un po' di soldi, da due anni ogni mese faccio un vaglia di 100 dollari a mia moglie". In altre parole, come milioni di messicani, Michael, veterano, bianco, sussiste nel norte: un'esistenza marginale e invisibile in cui lavorare non vuol dire necessariamente potersi permettere una casa. Tent City gli offriva una tenda, un posto per dormire e un senso di comunità; ora è tornato senzatetto di categoria "b", dovrà arrotolare la tenda e tornarsene per strada, sotto i cavalcavia, ovunque purché - come ha decretato la giunta di Ontario - sia fuori dal territorio cittadino. "15 anni di esercito", commenta amaro Micahel, "e ora il mio nemico è il mio paese. Ma come si fa a combatterlo?". Mentre la maggior parte dei suoi residenti sono stati dispersi, Tent City ha acquistato notorietà. I giornali locali hanno seguito la vicenda; sono passate troupes della tv francese e inglese, una foto del campo è apparsa sul New York Times per illustrare un articolo che paragonava l'attuale crisi economica alla grande depressione. Come i campi profughi di Furore, Tent City è diventata il simbolo della crisi - un subprime village per quelli che hanno perso la casa, ipotecata dalle banche dopo che il mutuo capestro si è rivelato troppo caro. La realtà non è esattamente quella dipinta dai media, una manciata di persone che avevano perso la casa da poco c'erano a Ontario, ma la stragrande maggioranza erano homeless "cronici", veterani, tossicodipendenti, psicolabili, gente caduta da un pezzo attraverso i pochi brandelli di sicurezza sociale residui e andata a ingrossare un popolo della strada che nella sola contea di Los Angeles annovera oltre 120 mila persone. Tendopoli spuntano a downtown Los Angeles, San Francisco, Fresno, Sacramento, nei canyon c attorno a San Diego. La verità è che qui, come in ogni città americana, vive una classe invisibile, abbandonata a se stessa. "Cerchiamo di fare quel che possiamo per loro", mi spiega la coordinatrice delle Catholic charities, che a Tent city gestisce, quando può, la distribuzione di generi alimentari, "ma i problemi sono strutturali. Per questa gente non esistono reti di sicurezza e il problema si aggraverà ora che sempre più persone sono destinate a perdere la casa". Per la crisi dei mutui subprime, nel paese più ricco e potente del mondo è destinata a dilatarsi la scandalosa moltitudine di cittadini che pernottano in automobili, su marciapiedi, in scatole di cartone, a volte coi figli, spesso con un lavoro e però sotto la soglia della povertà. La casa è l'epicentro della crisi di un'economia che ha scoperto di aver basato un decennio di espansione su un bluff, quello dei mutui che hanno drogato lo sviluppo con massicce dosi di ricchezza virtuale prelevate dalla bolla immobiliare. Una speculazione gigantesca con la connivenza della finanza che ha piantato i pilastri dei colossi di Wall Street nell'argilla del precariato marginale, della new poverty. Un intero settore è nato attorno al business del credito proditorio, della vendita di case a chi non avrebbe mai potuto permettersele, con promesse di mutui capestro a basso tasso d'interesse iniziale ma con giganteschi costi nascosti, pagamenti "pallone" destinati a scattare pochi anni dopo, affogando i mutuatari. Il tour dei profittatori Milioni di questi mutui subprime sono stati poi venduti dai creditori originali in pacchetti con eufemismo definiti "prodotti finanziari innovativi", via via ad altre banche e fondi di investimento, "ripuliti" e passati di banca in banca, spargendo il virus in fondi ed hedge funds, risalendo la china dall'immobiliare loffio di periferia alla finanza rarefatta di Wall Street. Riciclaggio insomma. Se non di denaro, di "cattivo rischio" sempre più diluito e lontano dalle sue equivoche radici. Operazioni al limite della truffa che sono figlie morali della deregulation dell'era Enron e Halliburton e che ora hanno pagato i dividendi di un'economia della povertà, un liberismo rapace e neo reaganiano che mette in conto una classe permanente di senzatetto mentre sgrava le tasse ai ricchi, tende trappole ai poveri e avalla l'economia ombra delle grandi corporations finanziarie che operano al di fuori di ogni regulation. Oggi, dopo il collasso, il debito collettivo delle ipoteche supera di 839 miliardi di dollari il valore complessivo dei beni immobili e il parere maggioritario degli addetti è che siamo solo gli inizi. Non che ci sia bisogno di esperti per confermare l'attuale stato delle cose - basterebbe iscriversi a uno delle dozzine di foreclosure tours ("foreclosure" è l'esproprio di una casa da parte della banca creditrice quando il mutuo va in sofferenza: e nei prossimi 12 mesi sono previste un milione di nuove foreclosures). I "tour" organizzati da agenti immobiliari partono ogni settimana dalle principali città americane caricando potenziali compratori alla ricerca di una affare imperdibile nelle periferie punteggiate di case ipotecate - una nuova speculazione sul sogno americano. Intanto a Tent City si sbaracca. Come dice Michael: "A noi, a tutta questa gente, basterebbe ridare una misura di dignità, come fece Franklin Roosevelt quando rimise in piedi questo paese e fece tornare la gente al lavoro. È tutto quello che chiediamo".

Torna all'inizio


La crisi economica può diventare utile (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Recessione La crisi economica può diventare utile Roberto Romano Forse questa crisi finanziaria può diventare utile. Potrebbe essere una grande occasione per ridisegnare la programmazione economica a livello internazionale o almeno comunitario. Infatti, gli interventi di soccorso delle istituzioni pubbliche verso il sistema finanziario per rispondere alla crisi dei subprime dovrebbe misurarsi con due aspetti economici inediti: questa crisi è figlia del passato, cioè oggi si manifestano i danni (creativi) degli anni novanta e inizio secolo; il secondo aspetto è legato alla trasformazione dei modelli accumulativi del capitalismo legato ai grandi mutamenti tecnologici che privilegeranno il settore manifatturiero come strumento di increasing return (Smith e Young). Sostanzialmente le istituzioni pubbliche non devono risolvere solo un problema contingente, ma anche evitare di adottare provvedimenti che inibiscano la trasformazione (necessaria) del sistema produttivo, anche per contrastare la stagflazione. In qualche modo si devono risolvere i problemi immediati del sistema finanziario, abbassando i tassi di interesse e immettendo nuova liquidità, ma occorre anche evitare gli errori del 2001. Infatti, la riduzione del costo del denaro concorse a gonfiare la bolla immobiliare e per questa via generare un "effetto ricchezza" che non corrispondeva a valori economici reali. La stessa apertura dei mercati internazionali ha condizionato l'operato delle economie sviluppate, agendo come strumento di pressione per abbassare i costi di produzione, mentre l'abbondante liquidità ha "stimolato" gli intermediari finanziari e gli investitori. In qualche modo si può sostenere che gli interventi (pubblici) adottati nel 2001 per rispondere alla crisi finanziaria ha gettato le basi per un'altra crisi finanziaria, e di dimensioni più preoccupanti. Ogni intervento pubblico, quindi, deve agire con un occhio al futuro per evitare gli errori del passato. Il vero protagonista sarà l'economia reale, non la finanza. Se agli inizi del 2000 non era ancora definito il target del sistema economico internazionale, oggi è po' più chiaro. La crescita economica (reale) procede su sentieri che privilegiano l'attività produttiva di beni intermedi e di investimento, con una spiccata propensione alla ricerca e sviluppo, assieme a delle forti ricadute nel commercio internazionale. Sostanzialmente il contributo dei "consumi" delle famiglie alla crescita economica tende a ridursi. L'intervento pubblico (europeo, nazionale, ocde) dovrebbe agire nel solco della "programmazione economica" per anticipare la domanda di beni e servizi. In definitiva, se questa crisi finanziaria è l'esito di un recente passato, il target della crescita economica difficilmente può fondarsi sull'aumento dei consumi attraverso delle misure finanziarie. In primo luogo occorre, anche per "legge", ripristinare una convergenza tra utili e prezzi delle imprese. Quando i tassi di interesse di lungo periodo sono, per esempio, al 5,5% perché mai i capitali di rischio devono dare ritorni del 20-25%? Un intervento del Parlamento europeo teso a ridurre gli errori (orrori) delle cosiddette "agenzie di valutazione", non è più rinviabile. D'altra parte è la stessa dimensione e target del nuovo paradigma produttivo, unitamente alla diversa importanza dei consumi, a suggerire delle misure di contenimento dei rentier. In secondo luogo occorre predisporre una politica economica (pubblica) capace di superare i multipli dei singoli stati e sviluppare le necessarie economie di scala per la generazione di sapere che condizionerà il nuovo paradigma economico. Se i consumi delle famiglie contribuiranno in misura più contenuta del passato alla crescita economica, che non significa una rinuncia alla politica dei redditi, servono misure pubbliche capaci di anticipare (indirizzare) il sistema economico per evitare gli errori del passato.

Torna all'inizio


BORSE: VOLANO EUROPA E ASIA, FERMA WALL STREET (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Mattino, Il (Benevento)" del 26-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Nel Vecchio continente recuperati 227 miliardi. Stati Uniti, la fiducia dei consumatori ai minimi 2003 Milano positiva come nel 2005 L'euro rilancia sul dollaro penalizzato dai dati negativi sull'economia americana NANDO SANTONASTASO E venne il martedì d'oro per le Borse asiatiche ed europee. Talmente d'oro che nemmeno le notizie poco confortanti provenienti nel pomeriggio dagli Usa (calato ai minimi del 2003 l'indice che misura la fiducia dei consumatori) possono invertire la tendenza. Wall Street frena dopo un inizio di settimana decisamente migliore (il Dow Jones chiude a -0,13%) ma le piazze affari del Vecchio continente tirano dritte, recuperando in una sola seduta ben 227 miliardi. Un rimbalzo, certo, ma di quelli significativi, anche perché sempre ieri un report di Goldman Sachs conferma che le perdite di banche, broker ed hedge fund di Wall Street a causa dei mutui subprime potrebbero arrivare a 460 miliardi di dollari, cioè circa quattro volte quanto finora emerso. L'Europa brilla da Milano (Mibtel +3,58% sulla spinta di Alitalia e Telecom, un risultato che la riporta al 2005), a Londra (+3,48), da Parigi (+3,27%) a Francoforte (+3,20%). Tutte performance importanti, capaci di sfruttare l'onda lunga innescata il giorno prima proprio da Wall Street (grazie all'effetto Jp Morgan sull'acquisto di Bear Stearns, quinta banca d'affari americana, con una superofferta da 30 miliardi di dollari) e in linea con l'andamento delle Borse asiatiche. Un caso, quello di Bear Stearns, che dà vita anche a situazioni curiose: una maglietta extra large, blue, con il logo della banca in gravi difficoltà, viene venduta su E-bay a 151,76 dollari, un valore pari a quello di 14-15 azioni. Il venditore della t-shirt si aspettava di ricavare dall'asta al massimo 20 dollari. Un caso che la dice lunga su come l'America sta vivendo la stagione di recessione. Ieri, come detto, a conferma di una situazione delicatissima nonostante l'ottimismo che sia pure in minima parte inizia a filtrare tra gli operatori, provvedono i dati sui prezzi delle case - in picchiata - e sulla fiducia dei consumatori. Quest'ultimo a marzo crolla a 64,5, a causa soprattutto del netto peggioramento delle aspettative dei consumatori per i prossimi sei mesi, scese a loro volta ai livelli più bassi dai tempi dello scandalo Watergate (1973), che travolse l'amministrazione dell'allora presidente Richard Nixon (erano anche i tempi del'embargo deciso dai Paesi arabi sul petrolio). Non migliori le notizie provenienti dal fronte immobiliare, con i prezzi delle case scesi a gennaio del 10,7%, tredicesima contrazione negativa consecutiva. "Non è difficile capire perché i consumatori sono così pessimisti quando i prezzi delle case sono al collasso, le condizioni del mercato del lavoro si stanno deteriorando, i prezzi della benzina aumentano e ci sono turbolenze sui mercati finanziari", spiegano gli analisti. Morale: il dato di ieri peserà e non poco sulla spesa dei consumatori americani che, nell'ultimo trimestre, dovrebbe salire solo dello 0,5%, il risultato peggiore dalla recessione del 1991. Secondo gli esperti, inoltre, "il calo di gennaio conferma che le condizioni del mercato immobiliare continuano a deteriorsi". La conseguenza di questo trend si tradurrà anche in una stretta del credito, con effetti sulle vendite di automobili. Secondo alcuni analisti, i prezzi delle case sono destinati a scendere ulteriormente. In questo contesto è quasi fatale che il risevglio del dollaro, tornato a rafforzarsi nei confronti dell'euro prima delle festività pasquali, abbia vita breve. Non a caso, complice il nuovo calo della fiducia dei consumatori, il biglietto verde perde di nuovo terreno, varcando soglie psicologiche di rilievo. Alla chiusura dei mercati continentali, un euro vale 1,5613 (1,5420 il giorno prima e 1,5569 la rilevazione Bce di metà giornata). Il dollaro scivola oltre quota 2 nel cambio con la moneta del Regno Unito: una sterlina scambia a 2,0016 (1,9856 ieri). Della serie, la crisi è tutt'altro che finita.

Torna all'inizio


STATI UNITI: MAI COSÌ PESSIMISTI DAL 1973 LA CRISI ECONOMICA SCHIACCIA LA POLITICA DEI CANDIDATI ALLA CASA BIANCA - SEGNALI INQUIETANTI ANCHE SUL FRONTE IMMOBILIARE: PREZZI DELLE (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Dagospia.com" del 26-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

STATI UNITI: MAI COSÌ PESSIMISTI DAL 1973 ? LA CRISI ECONOMICA SCHIACCIA LA POLITICA DEI CANDIDATI ALLA CASA BIANCA - SEGNALI INQUIETANTI ANCHE SUL FRONTE IMMOBILIARE: PREZZI DELLE CASE IN CALO DELL'11%... Gianluca Di Donfrancesco per "Il Sole 24 Ore" Hillary Clinton Mai così pessimisti: dall'economia gli americani non si attendono nulla di buono. Il gruppo di ricerca Conference Board ha rilasciato ieri il suo indice sulla fiducia dei consumatori. A marzo l'indicatore generale è sceso ai minimi da cinque anni, a 64,5 punti dai 76,4 di febbraio. Gli analisti si aspettavano un calo più contenuto a 73 punti. Peggio di così era andata solo a marzo del 2003: alla vigilia dell'invasione dell'Iraq, l'indicatore era sceso a 61,4 punti. Ma la notizia peggiore arriva dal sotto-indice sulle aspettative per il futuro dell'economia, sprofondato a marzo ai minimi da 35 anni, a 47,9 punti dai 58 di febbraio. Per risalire a una rilevazione peggiore bisogna tornare al dicembre del 1973 (45,2 punti). "Le previsioni dei consumatori per le condizioni delle aziende, il mercato del lavoro e le prospettive di reddito sono abbastanza pessimistiche e suggeriscono un ulteriore indebolimento all'orizzonte", ha commentato Lynn Franco, direttore del centro di ricerca del Conference Board. La componente che misura la fiducia dei consumatori sulle condizioni attuali dell'economia è scivolata, invece, a 89,2 punti da 104. Altre cattive notizie sono arrivate ieri dal mercato immobiliare. A gennaio, l'indice Standard & Poor's/Case-Shiller sui prezzi delle abitazioni monofamiliari nelle 10 principali aree metropolitane ha segnato il ribasso più forte dal 1987, con un crollo dell'11,4% su base annua. La flessione, rispetto a dicembre 2007, è stata del 2,3 per cento. In calo anche l'indicatore dei prezzi delle case nelle 20 principali aree metropolitane, sceso sempre a gennaio del 10,7 per cento. È la prima volta che entrambi gli indici riportano una flessione a due cifre. Tutte le 20 città prese in considerazione sono state colpite da una contrazione dei prezzi per il quinto mese consecutivo. I mercati peggiori sono stati quelli di Las Vegas e Miami (-19,3%). Al presidente del comitato che rileva l'indice per Standard & Poor's, David Blitzer, non è restato che registrare come "sfortunatamente non sembra che l'inizio del 2008 stia portando una svolta nel settore immobiliare". E non sembrano esserci "mercati immuni dalla crisi". Ieri sono arrivati anche i dati dell'Office of Federal Housing Enterprise Oversight (Ofheo), che supervisiona i colossi dei mutui Fanni-Mae e Freddie Mac. L'Ofheo ha rilevato una contrazione dei prezzi delle case del 3% a gennaio, su base annua, e dell'1,1% da dicembre. John McCain A far scendere i listini è una miscela composta da elementi che si autoalimentano: le difficoltà nel vendere case, l'aumento degli appartamenti coinvolti in procedure d'insolvenza e fallimenti, la crisi dei mutui subprime, la stretta sul credito. Il calo della fiducia dei consumatori è appunto lo specchio di questa crisi. Come pure il taglio di 34mila posti di lavoro in nove mesi deciso dalle banche di Wall Street, travolte dalla crisi dei subprime e costrette a un'ondata di svalutazioni. Si tratta della maggiore riduzione di personale dal 2001, quando l'esplosione della bolla di internet distrusse 39.800 posti di lavoro: sarebbero diventati 90mila nei successivi due anni. E non manca chi considera l'attuale crisi addirittura peggiore. Le preoccupanti condizioni dell'economia guadagnano sempre più spazio nel dibattito elettorale. I democratici Hillary Clinton e Barack Obama si inseguono con piani di sostegno finanziario al rialzo. E ieri, il repubblicano John McCain, spesso criticato perché "debole" sulle questioni economiche, ha fornito la sua ricetta in un lungo intervento a Santa Ana, in California. Ricetta che esclude aiuti per gli speculatori che hanno innescato la crisi con condotte "irresponsabili". La serie negativa di dati rilasciati ieri ha avuto un impatto immediato su Borse e dollaro. Il biglietto verde è tornato a perdere terreno di pari passo con il rafforzarsi della convinzione che la Fed possa tornare a tagliare i tassi per soccorrere l'economia. Proprio il crollo della fiducia dei consumatori, però, solleva dubbi sulla reale capacità della Banca centrale di guidare gli Stati Uniti fuori dalla tempesta. Secondo Deutsche Bank,l'America è già entrata in recessione nel primo trimestre del 2008 e ci rimarrà anche nel secondo: in queste condizioni, l'euro potrebbe salire fino a 1,6 dollari. Dagospia 26 Marzo 2008.

Torna all'inizio


Usa, prezzi immobili devono calare ancora - Paulson (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Websim" del 26-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

NOTIZIE FLASH 26 Marzo 08 ora 15:49 Usa, prezzi immobili devono calare ancora - Paulson WASHINGTON, 26 marzo (Reuters) - Il segretario del Tesoro americano Henry Paulson ritiene che i prezzi delle case debbano esser lasciati scendere ancora, pur compiendo ogni sforzo per evitare che questo calo possa causare eccessivo danno all'economia. "Una correzione è inevitabile e prima la affronteremo, con il minimo danno, prima vedremo stabilizzarsi i prezzi delle case, gli investitori tornare a credere nel mercato immobiliare e il settore immobiliare contribuire di nuovo alla crescita economica", ha detto Paulson in un discorso alla Camera di Commercio Usa. Il capo del Tesoro ha aggiunto che non si deve pensare che i grandi istituti finanziari e di intermediazione otterranno accesso permanente ai prestiti che la Fed ha concesso a sostegno del mercato del credito. ((Redazione Milano, reuters messaging: alessandra.farina.reuters.com@reuters.net, +39 02 66129557, milan.newsroom@news.reuters.com)).

Torna all'inizio


USA: PAULSON, CALO PREZZI CASE INEVITABILE MA ORDINATO (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 26-03-2008)
Pubblicato anche in: (KataWebFinanza)

Argomenti: Mercato immobiliare

(AGI) - Washington, 26 mar. - I prezzi delle case devono continuare a scendere ma bisogna fare ogni sforzo per assicurare che questa 'correzione' non causi danni all'economia. Lo ha sottolineato il segretario al Tesoro, Henry Paulson, in un discorso preparato per l'intervento alla Camera di Commercio. "Una correzione era inevitabile - ha spiegato - e prima lavoreremo per questo, cercando di creare il minimo disordine, prima vedremo i valori dei prezzi delle case stabilizzarsi e un numero piu' elevato di acquirenti tornare a rivolgersi al mercato immobiliare". 26/03/2008 - 15:43.

Torna all'inizio


Fiducia degli americani ai minimi dal '73 (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Provincia di Como, La" del 26-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il vento della crisi Fiducia degli americani ai minimi dal '73 NEW YORK Prezzi delle case in picchiata e fiducia dei consumatori ai minimi degli ultimi cinque anni, alimentano i timori di una profonda recessione per l'economia statunitense. A marzo l'indice che misura la fiducia è crollato a 64,5, a causa soprattutto del netto peggioramento delle aspettative dei consumatori per i prossimi sei mesi, scese ai livelli più bassi dai tempi dello scandalo Watergate, che travolse l'amministrazione dell'allora presidente Richard Nixon. Cattive notizie anche dal fronte immobiliare, con i prezzi delle case scesi a gennaio del 10,7%, facendo così registrare una contrazione negativa per il 13mo mese consecutivo. L'indice di fiducia si trova, se si fa eccezione per un breve periodo del 2003, ai minimi dall'inizio degli anni '90. A determinare il crollo è stata la brusca flessione dell'indice che misura le aspettative dei consumatori per i prossimi mesi, sceso al 47,9, il valore più basso dal dicembre 1973 quando, oltre al Watergate, gli Usa si trovavano ad affrontare l'embargo deciso dai paesi Arabi sul petrolio. "Le aspettative dei consumatori per le condizioni economiche, il mercato del lavoro e le proprie entrate sono abbastanza pessimistiche e questo fa prevedere un ulteriore indebolimento all'orizzonte", ha detto Lynn Franco del Conference Board. "Non è difficile capire perchè i consumatori sono così pessimisti quando i prezzi delle case sono al collasso, le condizioni del mercato del lavoro si stanno deteriorando, i prezzi della benzina aumentano e ci sono turbolenze sui mercati finanziari", spiegano gli analisti, sottolineando che il crollo odierno si farà sentire sulla spese dei consumatori che, nell'ultimo trimestre, dovrebbe salire solo dello 0,5%, il risultato peggiore dalla recessione del 1991. Le brutte notizie sul fronte della fiducia si sono sommate con il calo dei prezzi delle case, scesi a gennaio del 10,7%. "Sfortunatamente, non sembra che l'inizio del 2008 segni un cambiamento di rotta del mercato. Nessun mercato sembra completamente immune dalla crisi del mercato immobiliare", ha spiegato David M. Blitzer, presidente dell'indice S&P/Case Shiller. 26/03/2008.

Torna all'inizio


Dobbiamo prepararci alla crisi più difficile - nouriel roubini (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Cultura DOBBIAMO PREPARARCI ALLA CRISI PIù DIFFICILE Le conseguenze saranno molto pesanti in tutto il mondo. Anche il Giappone potrebbe essere colpito, e la Cina rischia di vedere addirittura dimezzato in un solo anno il proprio ritmo di crescita NOURIEL ROUBINI li Stati Uniti sono entrati decisamente in una fase recessiva fra la fine dell'anno scorso e l'inizio del 2008, e questo lo consacreranno senza alcun dubbio i dati ufficiali sul primo trimestre, e con ogni probabilità anche quelli del secondo. A questo punto è una questione aperta la durata della recessione stessa. Si è formato una sorta di consensus fra gli economisti che la crisi sarà relativamente leggera e di breve durata, probabilmente di non più di sei mesi. Ma io sono di opinione profondamente diversa. Ritengo infatti che la recessione sarà più lunga e pesante: andrà avanti almeno per dodici mesi, cioè per tutto quest'anno, e forse anche per 18 mesi, cioè fino a metà del 2009. La causa di questo mio pessimismo sta nel sommarsi di un'abbondante serie di fattori negativi, un numero di elementi avversi quale non si vedeva dagli anni '30. Guardate sia ai dati sulla domanda e l'offerta aggregata, ai dati di questi giorni sulla fiducia dei consumatori che è scesa ai livelli più bassi dal 1973 o sulle vendite di beni durevoli che stanno crollando, per non parlare ovviamente sia delle vendite che dei prezzi delle case, che sono entrambi in picchiata. Ovunque troverete segnali pesantissimi di una situazione di profonda sofferenza. Per non parlare del mercato finanziario: gli eventi delle ultime settimane con il collasso della Bear Stearns e altre illiquide e insolventi istituzioni che sono parte del sistema finanziario "ombra", dimostrano che gli istituti finanziari diversi dalle banche commerciali sono esposte ai rischi di liquidità come le banche stesse. La risposta della Fed rappresenta il più significativo cambio di atteggiamento delle autorità monetarie dai tempi della Grande Depressione: l'aiuto finanziario esteso all'intero insieme delle istituzioni finanziarie di importanza sistemica, bancarie e non, a testimonianza dei tempi di emergenza che viviamo. Questa è la crisi finanziaria più grave degli ultimi decenni. E il resto del mondo? Qui occorre distinguere. Intanto è necessario guardare alla durata della recessione americana. Se sarà breve, come tanti dicono, le conseguenze globali saranno tollerabili. Ma se sarà molto più lunga, come io sostengo, i contraccolpi saranno pesanti. Il rallentamento economico in Europa sarà pesante: recessione Usa, alti prezzi del petrolio, euro troppo forte, debolezza della domanda interna, effetti del credit crunch americano, sgonfiamento delle bolle immobiliari saranno tutti fattori negativi per la crescita Europea. In quei paesi che soffrono di più dello scoppio della bolla immobiliare come l'America, segnatamente il Regno Unito, l'Irlanda e la Spagna, ci sarà parimenti una recessione. In altri paesi dove gli immobili sono sì cresciuti ma non a livelli eccessivi, prima di tutti Italia e Portogallo, non dovrebbe esserci una vera e propria recessione ma una crescita "bordeline", intorno allo zero, dato gli altri fattori di debolezza di queste economie. E questo per tutto il periodo interessato: il 2008 e metà del 2009.In Europa si difenderanno meglio di tutti Germania e Francia dove sia la domanda interna è più robusta e quella estera più competitiva. Un accorgimento che per esempio l'Italia non è stata in grado di adottare, per cui il mancato export peserà considerevolmente pur senza spingere la crescita troppo al di sotto dello zero come dicevo. Un'ultima considerazione sul vostro continente: è vero che il credit e liquidity crunch è un problema "molto americano" ma ormai si è allargato anche all'Europa. Bene, per quanto vi possa apparire sorprendente, il sistema industriale e l'intera economia europea sono molto più dipendenti dal mercato del credito bancario di quella americana, che ha una più forte base nel capitale quotato. Quindi, ecco un altro fattore che giocherà a sfavore dell'Europa. Ma, visto che come si dice "quando l'America ha il raffreddore il mondo prende l'influenza" e stavolta può prendersi anche una polmonite, è necessario allargare ancora di più lo sguardo. La crisi potrebbe arrivare anche al Giappone, che è altrettanto dipendente dell'Europa dalle esportazioni e ha lo stesso problema valutario con lo yen forte, e soprattutto alla Cina. Dipende sempre dalla virulenza della recessione americana, ma non mi stupirebbe una forte decelerazione della crescita cinese dato che Pechino basa la sua sopravvivenza sul volume di export che riesce a produrre in primis verso gli Stati Uniti. Anche un calo dall'11 al 6 per cento della crescita cinese avrebbe conseguenze pesantissime. La Cina deve poter continuare a muovere venti milioni di persone l'anno dal sottosviluppo rurale a condizioni di esistenza più dignitose nel settore industriale urbano; e con un hard landing come quello descritto questo diventerebbe impossibile con il risultato che lo sviluppo si rallenterebbe fortemente. Né è pensabile che la Cina stessa si assuma il ruolo di locomotiva in sostituzione degli Stati Uniti: i consumatori americani spendono 9,5 trilioni di dollari (9.500 miliardi), la Cina arriva a malapena ad 1 trilione e l'India e gli altri paesi a veloce industrializzazione dell'Asia sono a livelli molto più bassi, poche centinaia di miliardi. Risultato finale di tutto questo sarà una caduta del prezzo del petrolio e delle altre commodity per la brusca contrazione della domanda globale. E se dalla diminuzione del prezzo del greggio in parecchi trarranno benefici, non così dalla riduzione delle commodity, che avrebbe viceversa conseguenze devastanti sulla condizione di enormi parti del mondo che ne traggono benefici, dall'America Latina all'Africa e a parti dell'Asia. In conclusione, dopo un lungo ciclo di benessere e di stabilità, il 2008 sarà l'anno più pesante per l'economia mondiale e per i mercati finanziari.

Torna all'inizio


Recessione, l'ora dei pessimisti (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-03-27 - pag: 5 autore: Recessione, l'ora dei pessimisti A ogni caduta delle Borse aumentano i sostenitori della tesi di Roubini di Mario Margiocco I veri ottimisti sull'esito della crisi subprime e dei prodotti finanziari derivati erano merce rara già a fine gennaio 2008 al summit economico di Davos. Pochi fra i maggiori economisti, tra quelli che non vedono poi così nero, vogliono oggi azzardare un'opinione che potrebbe costare un Nobel. Fino a ieri, la vera differenza era tra chi pensava che il costo finale della crisi sarebbe stato di circa 300-400 miliardi di dollari, e chi invece parlava di 600 o 800 miliardi. Le analisi tecniche non consentivano di andare oltre e indicavano prima nei 200 e poi nei 400 miliardi le perdite da subprime e da prodotti derivati. Inizialmente la Fed, ottimista, aveva suggerito 30 e poi 100 miliardi. Si parla soprattutto degli Stati Uniti, al momento, ma i contagi già ci sono e anche in Europa, come ieri ha ricordato il Governatore Bce Jean-Claude Trichet. Oggi una prima differenza è fra chi ritiene che le banche centrali possano salvare la situazione, e chi pensa che Governi e contribuenti dovranno fare fronte. A marzo poi le cifre, sempre stime per ora e anche un po' a istinto, sono cambiate. C'è chi vede alla fine le perdite sotto i mille miliardi di dollari e chi teme potranno arrivare ai 1.600- 1.700 miliardi. Tra questi ultimi c'è chi agita, forse impropriamente, lo spettro del '29, che fu una crisi diversa,e con l'unica banca centrale che avrebbe potuto davvero contrastarla- la Federal reserve americana- troppo inesperta dopo appena un quindicennio di vita per assumere la leadership. Oggi le banche centrali hanno esperienza e mezzi diversi. Ma il dubbio che questi mezzi siano sufficienti esiste. La scuola dei pessimisti ha tre figure che, per motivi diversi, si staccano dal resto. Un precursore. Si tratta del grande storico dell'economia Charles P. Kindleberger, scomparso nel 2003, ma che in una delle ultime interviste fece a tempo a lanciare nel 2002 un allarme. Disse che la bolla speculativa immobiliare americana stava sfuggendo di mano e che le due finanziarie semi-pubbliche, Fannie Mae e Freddie Mack, che cartolarizzano mutui, si stavano gonfiando come rane a primavera, pronte a scoppiare: oggi il destino di Fanniee Freddie è la cartina di tornasole della crisi (si veda Il Sole 24 Ore del 12 marzo, pagina 43). Poi c'è un proto-pluri-pessimista, che però finora ha avuto più ragione che torto. è Nouriel Roubini, 50 anni, professore alla Stern school of business della New York University. è stato il primo a parlare di una voragine da 1.000 miliardi, cifra ora ritenuta non più peregrina, e da lui circostanziata il 5 febbraio scorso sul suo blog Rge (Roubini's Global EconoMonitor), ormai affermatissimo. Poi, due settimane fa, ha alzato la posta a ben 3mila miliardi di dollari. Forse troppi. Non tutti l'hanno seguito. Già un anno fa esatto, il 15 marzo 2007, comunque Roubini toccava il punto nevralgico, fra grande scetticismo: il rischio di contagio da subprime per i prodotti dell'ingegneria finanziaria da cartolarizzazione dei mutui (Rmb e Cdo) e per l'intero settore dei derivati. E infine, compagno di strada di Roubini nel lanciare a lungo un inascoltato allarme, un maestro del mercato immobiliare, Robert Shiller, di Yale. Shiller denunciava da anni lo stacco irrazionale fra le valutazioni delle case e i costi di terreno e costruzione, e ricordava, inascoltato, che non sempre i prezzi delle case crescono: scesero inesorabilmente negli Usa dal 1925 al 1933, iniziando la discesa già ben prima del crollo del '29. "Il 2008 diceva a novembre in un'intervista a questo giornale - sarà il primo anno generalizzato di crollo dei prezzi immobiliari in tutti gli Stati Uniti, per la prima volta da quasi 80 anni". Shiller tuttavia non è negativo come Roubini e come il Nobel Edmund S. Phelps sull'innovazione finanziaria, che molti accusano di aver amplificato il disastro dei mutui. "Nel complesso l'innovazione finanziaria si è dimostrata una buona cosa - dice oggi Shiller - e potremmo averne bisogno per affrontare la prossima crisi". La scuola dei pessimisti è oggi la più ascoltata e deve annoverare accanto a Roubini anche Stephen Roche, già capo economista di Morgan Stanley e oggi responsabile per l'Asia della banca d'affari. E Paul Krugman, docente a Princeton. Più che alle cause della crisi è stato attento alle sue conseguenze, ed è in prima fila fra quanti invocano un chiaro intervento pubblico, ispirato alle politiche roosveltiane, per alleviare i disastri. è in linea con la proposta di Hillary Clinton per un fondo da 30 miliardi di dollari per aiutare i mutuatari che rischiano di perdere la casa. Anche in Europa non mancano i pessimisti. Il francese Nicolas Baverez parla di una crisi nata negli Stati Uniti ma legata ormai alla mondializzazione e che "eccede le capacità delle banche centrali... e degli stessi Stati Uniti e non può essere risolta senza un'azione coordinata delle democrazie sviluppate, in particolare Europa e Giappone, e dei Paesi emergenti, la Cina in testa ". In Italia il pessimismo vede convergere due protagonisti spesso su posizioni diverse. Carlo De Benedetti, finanziere ed editore, ha scritto ieri sul Sole 24 Ore un'analisi molto preoccupata: la Fed si è mossa bene ma ha risorse che potrebbero non bastare, e il mercato non può essere la risposta a qualunque problema. E Giulio Tremonti,ex ministro dell'Economia: "Questaè una crisi con la C maiuscola, purtroppo e per troppi versi simile a quella del 1929... se ne può uscire solo con una nuova Bretton Woods, riscrivendo le regole dell'economia mondiale". Sempre fra i pessimisti e sul piano teorico, Edmund S. Phelps, 74 anni, Nobel 2006 e docente alla Columbia di New York, ha portato un attacco frontale alle premesse stesse del sistema che ha generato i derivati (si veda Il Sole 24 Ore del 18 marzo, pagina 2). I prodotti finanziari promettevano di annullare i rischi, frutto ultimo ed estremizzato della scuola delle "aspettative razionali" che considera l'economia pienamente comprensibile e quindi prevedibile. A questa scuola sono cresciuti sia Alan Greenspan che Ben Bernanke, ex ed attuale presidente della Federal reserve americana, convinti che banca e mercati possono creare un sistema prevedibile. Greenspan, a suo tempo amico dell'innovazione finanziaria e lento a capire la crisi subprime, dice adesso che siamo nella peggior crisi degli ultimi 60 anni e che non esistono modelli sicuri per evitare i rischi. E Bernanke si comporta come detta la gravità del caso. Sono ottimisti pentiti. Gli ottimisti genuini sono rari oggi negli Stati Uniti, epicentro della crisi. La tradizionale differenza tra chi ritiene che il mercato possa correggersi da solo, abbassando i prezzi, e chi ritiene necessario un intervento è sbilanciata dopo le mosse della Fed che ha profuso liquidità. Walter Prescott, Nobel 2004, è stato fino all'ultimo ottimista sull'economia e ritiene che meno si interviene meglio è. La nutrita scuola delle " aspettative razionali" parla poco di questi tempi, a fronte dell'irrazionalità dei mercati. In Europa i toni sono diversi perché giustamente ci si preoccupa prima di tutto delle ricadute, che per ora sembrano attutite dall'euro e dalla Bce. Il caso islandese, una delle più piccole economie dell'area dove la bancacentrale deve difendere la valuta che perde terreno, potrebbe essere sia frutto della crisi finanziaria che dei conti con l'estero squilibrati. Forse suona l'allarme, e forse non proprio. Innocenzo Cipolletta, economista e presidente di Trenitalia, vede il caso americano come una inevitabile correzione di eccessi di spesa e indebitamento, e l'Europa relativamente, salvo sorprese, al riparo, con l'Italia che offre "tutti i presupposti perché si eviti una recessione ". Norbert Walter, capo economista di Deutsche Bank, crede che alla fine gli Usa supereranno la crisi e il dollaro "risorgerà ancora". Mentre per l'economista Stefano Micossi c'è da aspettarsi dagli Stati Uniti "ulteriore instabilità e nuova inflazione" data la politica di grande liquidità seguita dalla Fed. Mentre in Europa, per fortuna, regge "il modello Trichet di gestione prudente in un'ottica di periodo più lungo". mario.margiocco@ilsole24ore.com IN EUROPA Norbert Walter (Deutsche Bank): "Gli Stati Uniti sapranno superare le difficoltà e il dollaro risorgerà ancora" IN ITALIA Cipolletta: "Un'inevitabile correzione degli eccessi di spesa americani" Micossi: "Regge il modello Trichet di gestione prudente".

Torna all'inizio


Zunino, per Sesto il nodo del prezzo (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-03-27 num: - pag: 43 categoria: REDAZIONALE Il piano di Risanamento Zunino, per Sesto il nodo del prezzo MILANO - Il giorno in cui provare a disfarsi dei piani di sviluppo su cui puntava, per la Risanamento di Luigi Zunino potrebbe essere vicino. La pressione delle banche si è fatta forte e la dismissione del patrimonio trading valutato per un miliardo procede a rilento. Indizi che sembrano convergere sulla necessità di una valorizzazione delle aree su cui il gruppo opera da sviluppatore immobiliare. Del resto, lo stesso probabile "affiancamento" di un management esterno e garante di Zunino, previsto in discussione già per il consiglio di venerdì, dà la misura di come - complice la tendenza del comparto - i finanziatori di Zunino abbiano deciso di imprimere una svolta alla vicenda. E le aree da provare a valorizzare, a questo punto, sarebbero proprio i due fiori all'occhiello milanesi: Santa Giulia e le Falck di Sesto San Giovanni. Gli analisti finanziari vedrebbero bene un nuovo assetto azionario per il primo progetto, in cui svetta la firma di Norman Foster, ma i contatti informali che il gruppo ha già avviato da tempo riguardano il secondo, la nuova Sesto san Giovanni ideata da Renzo Piano. Contiguità geografica con Caltacity e liquidità del Gruppo Caltagirone, indicherebbe proprio nel costruttore romano uno degli interlocutori privilegiati, con il quale a suo tempo furono avviati contatti. Il nodo, per ora insormontabile, secondo quanto riportano fonti finanziarie dalla capitale, resta quello economico. I costi per l'acquisto delle aree e la realizzazione del progetto obbligherebbero a collocare sul mercato il prodotto finito a prezzi già altissimi in epoca di piena bolla immobiliare. Difficile immaginari che possano risultare più appetibili oggi, e di qui a dieci anni. Jacopo Tondelli In vendita Contatti per la ex area Falck anche con Caltagirone Luigi Zunino, presidente di Risanamento. I mercati si attendono per domani novità sia ai vertici della società immobiliare sia per quanto riguarda il debito.

Torna all'inizio