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26-3-2008 #TOP
BORSA:
WALL STREET TIENE CON COMMODITY NONOSTANTE FIDUCIA
( da "Wall
Street Italia" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: La fiducia degli americani sta sempre più risentendo della frenata dell'occupazione, dei rincari di benzina e generi alimentari, mentre la recessione immobiliare continua a spingere giù i prezzi delle case facendo sentire gli americani sempre più poveri. Questo si farà sentire anche sui consumi, che sono il principale motore di crescita degli Stati Uniti.
Crisi
economica: è la volta buona per parlare di riforma dei mercati
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: evitando di parlare dell'unica vera soluzione concreta: un progetto serio di riforma del sistema finanziario attuale, finito fuori controllo a causa dello scoppio della bolla immobiliare e della crisi del credito". "Alla luce del fallimento della Bear Stearns", commenta il Washington Post, "difendere la moderna ingegneria finanziaria,
In
picchiata i prezzi degli immobili scesi a gennaio del 10,7%
( da "Gazzetta
del Sud" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: In picchiata i prezzi degli immobili scesi a gennaio del 10,7% Tornano a "riaffacciarsi" negli Usa inequivocabili segnali di recessione Serena Di Ronza NEW YORK Prezzi delle case in picchiata e fiducia dei consumatori ai minimi degli ultimi cinque anni, alimentano i timori di una profonda recessione per l'economia statunitense.
L'America
è pessimista ( da "Provincia di Cremona, La"
del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Nessun mercato sembra completamente immune dalla crisi del mercato immobiliare", ha spiegato David M. Blitzer, presidente dell'indice S&P/Case Shiller. Le flessioni più pesanti si sono avute a Las Vegas e Miami (entrambe -19,3%). Cali a due cifre anche San Diego (-16,7%), San Francisco (-13,2%) e Washington (-10,9%).
USA
CROLLANO I PREZZI DELLE CASE E LA FIDUCIA DEI CONSUMATORI 0 Euforia sulle Borse
europee Ma Wall Street frena la corsa
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
26-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: USA CROLLANO I PREZZI DELLE CASE E LA FIDUCIA DEI CONSUMATORI Euforia sulle Borse europee Ma Wall Street frena la corsa ? MILANO ? LA FIDUCIA dei consumatori americani crolla ai minimi dallo scandalo Watergate, i prezzi delle case precipitano e torna l'allarme utili per le banche.
Case,
i prezzi ritornano a correre - luca cinotti
( da "Tirreno,
Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Giusto il tempo di dare l'illusione che la "bolla" dei prezzi delle case si stesse finalmente sgonfiando e il costo del mattone, a Viareggio, è ritornato a salire. Raggiungendo e - spesso - superando nel secondo semestre 2007, secondo l'Agenzia del territorio, i valori-record della fine del 2006.
Negli
Usa crolla la fiducia ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: che misura la fiducia dei consumatori sulle condizioni attuali dell'economia è scivolata, invece, a 89,2 punti da 104. Altre cattive notizie sono arrivate ieri dal mercato immobiliare. A gennaio, l'indice Standard & Poor's/Case-Shiller sui prezzi delle abitazioni monofamiliari nelle 10 principali aree metropolitane ha segnato il ribasso più forte dal 1987, con un crollo dell'11,
La
crisi immobiliare può durare anni
( da "Sole
24 Ore, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: La crisi immobiliare può durare anni" Daniela Roveda LOS ANGELES I prezzi delle case in America continuano la loro inesorabile discesa, un trend confermato ieri dall'ennesima statistica ufficiale, l'indice Case-Shiller. Il valore medio delle abitazioni mono- familiari nelle venti maggiori aree metropolitane degli Stati Uniti è sceso infatti del 10,
Il
salvagente della Fed è utile ma limitato
( da "Sole
24 Ore, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: del prezzo delle case, che significherebbe una cancellazione di 5mila miliardi di dollari della ricchezza delle famiglie. I dati di lunedì sul rimbalzo nella compravendita di immobili sono certamente incoraggianti. Ma anche per i più ottimisti è difficile immaginare che possano essere il segnale dell'inversione di tendenza.
Economia
( da "Gazzetta
di Parma (abbonati)" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: a causa soprattutto del netto peggioramento delle aspettative dei consumatori per i prossimi sei mesi, scese ai livelli più bassi dai tempi dello scandalo Watergate. Cattive notizie anche dal fronte immobiliare, con i prezzi delle case scesi a gennaio del 10,7%, facendo così registrare una contrazione negativa per il 13° mese consecutivo.
Case
e fiducia Usa, giornata nera ( da "Manifesto, Il"
del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: dovrebbero quindi correre in soccorso della grande finanza, comprando tutti gli strumenti finanziari rischiosi che per ora non vuole nessuno. L'ultima volta che queste furono coinvolte in una crisi finanziaria, dopo lo scoppio della bolla immobiliare del 1985, furono salvate dal governo con un esborso di 100 miliardi.
Viaggio
a Tent city tra i neo baraccati ( da "Manifesto, Il"
del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: a volte coi figli, spesso con un lavoro e però sotto la soglia della povertà. La casa è l'epicentro della crisi di un'economia che ha scoperto di aver basato un decennio di espansione su un bluff, quello dei mutui che hanno drogato lo sviluppo con massicce dosi di ricchezza virtuale prelevate dalla bolla immobiliare.
La
crisi economica può diventare utile
( da "Manifesto,
Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: riduzione del costo del denaro concorse a gonfiare la bolla immobiliare e per questa via generare un "effetto ricchezza" che non corrispondeva a valori economici reali. La stessa apertura dei mercati internazionali ha condizionato l'operato delle economie sviluppate, agendo come strumento di pressione per abbassare i costi di produzione, mentre l'abbondante liquidità ha "stimolato"
BORSE:
VOLANO EUROPA E ASIA, FERMA WALL STREET
( da "Mattino,
Il (Benevento)" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: il calo di gennaio conferma che le condizioni del mercato immobiliare continuano a deteriorsi". La conseguenza di questo trend si tradurrà anche in una stretta del credito, con effetti sulle vendite di automobili. Secondo alcuni analisti, i prezzi delle case sono destinati a scendere ulteriormente. In questo contesto è quasi fatale che il risevglio del dollaro,
STATI
UNITI: MAI COSÌ PESSIMISTI DAL 1973 LA CRISI ECONOMICA SCHIACCIA LA POLITICA
DEI CANDIDATI ALLA CASA BIANCA - SEGNALI INQUIETANTI ANCHE SUL FRONTE
IMMOBILIARE: PREZZI DELLE ( da "Dagospia.com"
del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: LA CRISI ECONOMICA SCHIACCIA LA POLITICA DEI CANDIDATI ALLA CASA BIANCA - SEGNALI INQUIETANTI ANCHE SUL FRONTE IMMOBILIARE: PREZZI DELLE CASE IN CALO DELL'11%... Gianluca Di Donfrancesco per "Il Sole 24 Ore" Hillary Clinton Mai così pessimisti: dall'economia gli americani non si attendono nulla di buono.
Usa,
prezzi immobili devono calare ancora - Paulson
( da "Websim"
del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: NOTIZIE FLASH 26 Marzo 08 ora 15:49 Usa, prezzi immobili devono calare ancora - Paulson WASHINGTON, 26 marzo (Reuters) - Il segretario del Tesoro americano Henry Paulson ritiene che i prezzi delle case debbano esser lasciati scendere ancora, pur compiendo ogni sforzo per evitare che questo calo possa causare eccessivo danno all'economia.
USA:
PAULSON, CALO PREZZI CASE INEVITABILE MA ORDINATO
( da "Borsa(La
Repubblica.it)" del 26-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: "Una correzione era inevitabile - ha spiegato - e prima lavoreremo per questo, cercando di creare il minimo disordine, prima vedremo i valori dei prezzi delle case stabilizzarsi e un numero piu' elevato di acquirenti tornare a rivolgersi al mercato immobiliare". 26/03/2008 - 15:43.
Fiducia
degli americani ai minimi dal '73
( da "Provincia
di Como, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: "Sfortunatamente, non sembra che l'inizio del 2008 segni un cambiamento di rotta del mercato. Nessun mercato sembra completamente immune dalla crisi del mercato immobiliare", ha spiegato David M. Blitzer, presidente dell'indice S&P/Case Shiller. 26/03/2008.
Dobbiamo
prepararci alla crisi più difficile - nouriel roubini
( da "Repubblica,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: In quei paesi che soffrono di più dello scoppio della bolla immobiliare come l'America, segnatamente il Regno Unito, l'Irlanda e la Spagna, ci sarà parimenti una recessione. In altri paesi dove gli immobili sono sì cresciuti ma non a livelli eccessivi, prima di tutti Italia e Portogallo, non dovrebbe esserci una vera e propria recessione ma una crescita "bordeline",
Recessione,
l'ora dei pessimisti ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 27-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Si tratta del grande storico dell'economia Charles P. Kindleberger, scomparso nel 2003, ma che in una delle ultime interviste fece a tempo a lanciare nel 2002 un allarme. Disse che la bolla speculativa immobiliare americana stava sfuggendo di mano e che le due finanziarie semi-pubbliche, Fannie Mae e Freddie Mack, che cartolarizzano mutui,
Zunino,
per Sesto il nodo del prezzo ( da "Corriere della Sera"
del 27-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: I costi per l'acquisto delle aree e la realizzazione del progetto obbligherebbero a collocare sul mercato il prodotto finito a prezzi già altissimi in epoca di piena bolla immobiliare. Difficile immaginari che possano risultare più appetibili oggi, e di qui a dieci anni.
( da "Wall Street Italia" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di ANSA -
-->(ANSA) - NEW YORK, 25 mar - Wall Street tiene, grazie al rally delle
commodity, ai nuovi dati negativi provenienti dall'economia. Il Dow Jones
archivia la giornata in calo dello 0,1% a 12.532,60 punti, mentre il Nasdaq
guadagna lo 0,6% a 2.341,05 punti. In terreno positivo anche lo S&p500, che
sale dello 0,2% a 1.352,99 punti. Un risultato che gli analisti reputano
positivo: le premesse, con i dati sulla fiducia e i prezzi
delle case, lasciavano intravedere una nuova seduta grigia. A marzo la
fiducia dei consumatori, secondo i dati diffusi dal Conference Board, è
crollata ai minimi degli ultimi cinque anni. Nuove notizie negative anche dal
fronte immobiliare con i prezzi
delle case scesi a gennaio di oltre il 10%. A preoccupare erano anche i
timori di nuovi problemi per le società finanziarie. Fra queste sotto pressione
soprattutto Merrill Lynch che, dopo il netto calo (-45%) delle stime per
l'utile 2008 da parte di Jp Morgan, ha lasciato sul terreno l'1,10% a 47,85
dollari. A contribuire al buon risultato degli indici statunitensi sono stati i
produttori di commmodity, grazie alla corsa di oro, argento e alluminio,
considerati beni rifugio in momenti di debolezza del dollaro. Newmont Mining,
il secondo produttore mondiale di oro, chiude in progresso di 1,36 dollari a
46,82, mentre Alcoa guadagna 70 centesimi a 35,74 dollari. Bene anche
Freeport-McMoRan. I dati pubblicati mostrano "un'economia che rallenta e
questo pesa sul mercato, che si è fermato dopo due sedute positive
consecutive", spiegano alcuni analisti. La fiducia dei consumatori
americani è crollata inaspettatamente a 64,5 (da 76,4 di febbraio), soprattutto
a causa del netto peggioramento delle aspettative dei consumatori per i
prossimi sei mesi, con il relativo indice sceso ai livelli più bassi dai tempi
dello scandalo Watergate che travolse l'amministrazione Nixon. La fiducia degli americani sta sempre più risentendo della
frenata dell'occupazione, dei rincari di benzina e generi alimentari, mentre la
recessione immobiliare continua a spingere giù i prezzi delle case
facendo sentire gli americani sempre più poveri. Questo si farà sentire anche
sui consumi, che sono il principale motore di crescita degli Stati Uniti.
A preoccupare Wall Street sono state anche le indicazioni dell'indice
S&P/Case Shiller che monitora l'andamento dei prezzi
delle case, che ha toccato un record negativo a gennaio (-10,7% su base
annua). Fra i singoli titoli, Bear Stearns ha perso il 2,76% a 10,94 dollari,
mentre Jp Morgan è scesa dell'1,05% a 46,06 dollari. Giornata nera anche per
Bank of America che cede il 3,5% a 40,97 dollari. In anche Lehman Brothers a
45,21 dollari (-1,43 dollari. Da sottolineare, invece, le buone performance del
gruppo agro-chimico Monsanto (+9,86% a 114,54 dollari) e di Yahoo! (+4,51% a
28,73 dollari). (ANSA).
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
"Non mi aspetto
che i candidati alla Casa Bianca abbiano una risposta per ogni problema",
scrive Paul Krugman sulle pagine del New York Times. "Tuttavia sarebbe
molto interessante sapere cosa intendono fare John McCain, Barack Obama e
Hillary Clinton per salvare l'economia statunitense dalla crisi economica
attuale. Il problema è che tutti e tre i candidati hanno dato finora solo
risposte molto vaghe, evitando di parlare dell'unica vera
soluzione concreta: un progetto serio di riforma del sistema finanziario
attuale, finito fuori controllo a causa dello scoppio della bolla immobiliare e della crisi del credito". "Alla luce del fallimento
della Bear Stearns", commenta il Washington Post, "difendere la
moderna ingegneria finanziaria, con i suoi trucchi e le sue speculazioni
azzardate, è diventato sempre più complicato. La regola fondamentale di una
buona strategia finanziaria, che prevede un giusto equilibrio tra rischio e
profitto, è saltata definitivamente nel momento in cui le banche hanno
cominciato a fare affidamento per il loro capitale su prodotti finanziari
sempre più complessi e basati spesso sull'indebitamento". Per il Boston
Globe "fa un certo effetto assistere oggi alle disperate richieste d'aiuto
delle banche rovinate dai mutui subprime al governo centrale, specialmente se
ci si ricorda delle lamentele degli operatori finanziari che in passato avevano
accusato ripetutamente Washington di interferire con il normale svolgimento dei
meccanismi finanziari. La situazione di oggi assomiglia al peggiore dei mondi
possibili in economia, con i mercati finanziari che si comportano secondo la
legge della giungla ma che poi si aspettano l'aiuto del governo quando i nodi
vengono al pettine". Decisamente in controtendenza il parere del National
Review: "Sembra che la grande parola del momento sui giornali sia
"recessione". Questo allarmismo però ci sembra ingiustificato: alla
luce degli ultimi dati economici, infatti, parlare di crisi o di recessione
appare perlomeno affrettato".
( da "Gazzetta del Sud" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Economia - pagina 12
(26/03/2008) In picchiata i prezzi degli immobili
scesi a gennaio del 10,7% Tornano a "riaffacciarsi" negli Usa
inequivocabili segnali di recessione Serena Di Ronza NEW YORK Prezzi delle case in picchiata e fiducia dei consumatori ai minimi degli ultimi
cinque anni, alimentano i timori di una profonda recessione per l'economia
statunitense. A marzo l'indice che misura la fiducia è crollato a 64,5,
a causa soprattutto del netto peggioramento delle aspettative dei consumatori
per i prossimi sei mesi, scese ai livelli più bassi dai tempi dello scandalo
Watergate, che travolse l'amministrazione dell'allora presidente Richard Nixon.
Cattive notizie anche dal fronte immobiliare, con i prezzi delle case scesi a gennaio del 10,7%, facendo così
registrare una contrazione negativa per il 13. mese consecutivo. L'indice di
fiducia si trova, se si fa eccezione per un breve periodo del 2003, ai minimi
dall'inizio degli anni '
( da "Provincia di Cremona, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Edizione di
Mercoledì 26 marzo 2008 Benvenuto P.Review srl Economia Usa. Aspettative come
ai tempi del Watergate: crescono i timori della recessione L'America è pessimista
Crollano i prezzi delle case e la fiducia dei
consumatori di Serena Di Ronza NEW YORK ? Prezzi delle case
in picchiata e fiducia dei consumatori ai minimi degli ultimi cinque anni,
alimentano i timori di una profonda recessione per l'economia statunitense. A
marzo l'indice che misura la fiducia è crollato a 64,5, a causa soprattutto del
netto peggioramento delle aspettative dei consumatori per i prossimi sei mesi,
scese ai livelli più bassi dai tempi dello scandalo Watergate, che travolse
l'amministrazione dell'allora presidente Richard Nixon. Cattive notizie anche
dal fronte immobiliare, con i prezzi
delle case scesi a gennaio del 10,7%, facendo così registrare una
contrazione negativa per il 13° mese consecutivo. L'indice di fiducia si trova,
se si fa eccezione per un breve periodo del 2003, ai minimi dall'inizio degli
anni '
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
26-03-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Nazionale))
Argomenti: Mercato immobiliare
USA
CROLLANO I PREZZI DELLE CASE E LA FIDUCIA DEI CONSUMATORI Euforia sulle Borse
europee Ma Wall Street frena la corsa ? MILANO ? LA FIDUCIA dei consumatori
americani crolla ai minimi dallo scandalo Watergate, i prezzi
delle case precipitano e torna l'allarme utili per le banche. Dopo l'euforia che aveva
contagiato a Pasquetta Wall Street, convinta dal quadruplicamento dell'offerta
di JP Morgan per Bear Stearns che si poteva vedere un po' di luce in fondo al
tunnel della crisi dei mutui subprime, dall'America sono arrivate ieri tre
brutte notizie che hanno spezzato l'incantesimo alla Borsa di New York (il Dow
Jones, comunque, ha ceduto appena lo 0,13%, mentre il Nasdaq ha chiuso in
rialzo dello 0,61%) ma non sono riuscite a spegnere la grande voglia di
rimbalzo di Asia ed Europa. La chiusura scoppiettante di lunedì a Wall Street
ha fatto riaprire dopo il Ponte di Pasqua con il piede giusto Tokyo (+2,12%) e
le Borse europee che trascinate da bancari e assicurativi hanno recuperato 227
miliardi di euro di capitalizzazione. La Borsa di Londra (città che domani
ospiterà il vertice tra il premier britannico Brown e il presidente francese
Sarkozy sulle misure per bloccare la crisi) ha guadagnato il 3,53%, Francoforte
il 3,24%, Parigi il 3,49% e Milano, con il secondo miglior balzo dal 2005, il
3,58%. All'euforia europea ha fatto da contrasto l'avvio incerto di Wall Street
per l'allarme utili. Goldman Sachs ha fatto sapere infatti di attendersi 460
miliardi di perdite per banche, case di brokeraggio e
hedge fund, mentre JP Morgan ha puntato la lente su Merrill Lynch stimando una
flessione degli utili del 45%. MA A SOFFRIRE ieri non sono stati solo i bancari
ma anche quelli della Gdo penalizzati dalla frenata dei consumi dopo il ribasso
record dei prezzi delle case (-10,7% a gennaio) e il
crollo della fiducia degli americani spaventati dalla discesa dell'occupazione
(34mila posti sono stati tagliati negli ultimi nove mesi solo dalle banche di
Wall Street), dai rincari di benzina e alimentari e dalla crisi degli immobili.
A marzo, infatti, l'indice del Conference Board è sceso inaspettatamente a 64,5
da 76,4 di febbraio, minimo dal 2003. Ma a preoccupare di più è il
peggioramento delle aspettative dei consumatori per i prossimi sei mesi con il
relativo indice caduto a 47,9, livello più basso dai tempi (dicembre 1973)
dello scandalo Watergate e dall'embargo sul petrolio. Il crollo della fiducia
ha pesato sul dollaro (l'euro è risalito a 1,5613) e sul petrolio (sceso a 99,4
dollari al barile) per le stime di una minor richiesta per l'effetto
recessione. a. pe. - -->.
( da "Tirreno, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Lucca Case, i prezzi ritornano a correre Sempre più cari gli immobili: più
25% al Campo di Aviazione Un "falso allarme" la stagnazione
registrata a inizio 2007 I valori galoppano anche vicino al mare LUCA CINOTTI
VIAREGGIO. La frenata è durata poco. Giusto il tempo di
dare l'illusione che la "bolla" dei prezzi delle case si stesse finalmente sgonfiando e il costo del mattone, a
Viareggio, è ritornato a salire. Raggiungendo e - spesso - superando nel secondo
semestre 2007, secondo l'Agenzia del territorio, i valori-record della fine del
2006. Spazzando via, in poco tempo, quell'assestamento che si era
registrato all'inizio dello scorso anno. La panoramica dell'Agenzia del
territorio, scattata grazie a indagini sul campo (agenzie immobiliari, annunci
sui giornali, ecc.) assegna la palma di quartiere più "rincarato"
alla Darsena-Campo d'Aviazione. Al di là del molo comprare un
"normale" appartamento costa almeno 3.400 euro al metro quadro (più
26%). Tradotto in quello che può essere un contratto-tipo per un appartamento
di
( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-03-26 - pag: 2 autore: Negli Usa crolla la fiducia
L'indice dei consumatori scivola in marzo ai minimi da 5 anni Gianluca Di
Donfrancesco NEW YORK. Dal nostro inviato Mai così pessimisti: dall'economia
gli americani non si attendono nulla di buono. Il gruppo di ricerca Conference
Board ha rilasciato ieri il suo indice sulla fiducia dei consumatori. A marzo
l'indicatore generale è sceso ai minimi da cinque anni, a 64,5 punti dai 76,4
di febbraio. Gli analisti si aspettavano un calo più contenuto a 73 punti.
Peggio di così era andata solo a marzo del 2003: alla vigilia dell'invasione
dell'Iraq, l'indicatore era sceso a 61,4 punti. Ma la notizia peggiore arriva
dal sotto-indice sulle aspettative per il futuro dell'economia, sprofondato a
marzo ai minimi da 35 anni, a 47,9 punti dai 58 di febbraio. Per risalire a una
rilevazione peggiore bisogna tornare al dicembre del 1973 ( 45,2 punti).
"Le previsioni dei consumatori per le condizioni delle aziende, il mercato
del lavoro e le prospettive di reddito sono abbastanza pessimistiche e
suggeriscono un ulteriore indebolimento all'orizzonte", ha commentato Lynn
Franco, direttore del centro di ricerca del Conference Board. La componente che misura la fiducia dei consumatori sulle condizioni attuali
dell'economia è scivolata, invece, a 89,2 punti da 104. Altre cattive notizie
sono arrivate ieri dal mercato immobiliare. A gennaio, l'indice
Standard & Poor's/Case-Shiller sui prezzi delle
abitazioni monofamiliari nelle 10 principali aree metropolitane ha segnato il
ribasso più forte dal 1987, con un crollo dell'11,4% su base annua. La
flessione, rispetto a dicembre 2007, è stata del 2,3 per cento. In calo anche
l'indicatore dei prezzi delle case nelle 20 principali
aree metropolitane, sceso sempre a gennaio del 10,7 per cento. è la prima volta
che entrambi gli indici riportano una flessione a due cifre. Tutte le 20 città
prese in considerazione sono state colpite da una contrazione dei prezzi per il quinto mese consecutivo. I mercati peggiori
sono stati quelli di Las Vegas e Miami (-19,3%). Al presidente del comitato che
rileva l'indice per Standard & Poor's, David Blitzer, non è restato che
registrare come "sfortunatamente non sembra che l'inizio del 2008 stia
portando una svolta nel settore immobiliare". E
non sembrano esserci "mercati immuni dalla crisi". Ieri sono arrivati
anche i dati dell'Office of Federal Housing Enterprise Oversight (Ofheo), che
supervisiona i colossi dei mutui Fanni-Mae e Freddie Mac. L'Ofheo ha rilevato
una contrazione dei prezzi delle case del 3% a
gennaio, su base annua, e dell'1,1% da dicembre. A far scendere i listini è una
miscela composta da elementi che si auto alimentano: le difficoltà nel vendere case, l'aumento degli appartamenti coinvolti in procedure
d'insolvenza e fallimenti, la crisi dei mutui subprime, la stretta sul credito.
Il calo della fiducia dei consumatori è appunto lo specchio di questa crisi.
Come pure il taglio di 34mila posti di lavoro in nove mesi deciso dalle banche
di Wall Street, travolte dalla crisi dei subprime e costrette a un'ondata di
svalutazioni. Si tratta della maggiore riduzione di personale dal 2001, quando
l'esplosione della bolla di internet distrusse 39.800
posti di lavoro: sarebbero diventati 90mila nei successivi due anni. E non
manca chi considera l'attuale crisi addirittura peggiore. Le preoccupanti
condizioni dell'economia guadagnano sempre più spazio nel dibattito elettorale.
I democratici Hillary Clinton e Barack Obama si inseguono con piani di sostegno
finanziario al rialzo. E ieri, il repubblicano John McCain, spesso criticato
perché "debole" sulle questioni economiche, ha fornito la sua ricetta
in un lungo intervento a Santa Ana, in California. Ricetta che esclude aiuti
per gli speculatori che hanno innescato la crisi con condotte
"irresponsabili ". La serie negativa di dati rilasciati ieri ha avuto
un impatto immediato su Borse e dollaro. Il biglietto verde è tornato a perdere
terreno di pari passo con il rafforzarsi della convinzione che la Fed possa
tornare a tagliare i tassi per soccorrere l'economia. Proprio il crollo della
fiducia dei consumatori, però, solleva dubbi sulla reale capacità della Banca
centrale di guidare gli Stati Uniti fuori dalla tempesta. Secondo Deutsche
Bank,l'America è già entrata in recessione nel primo trimestre del 2008 e ci
rimarrà anche nel secondo: in queste condizioni, l'euro potrebbe salire fino a
1,6 dollari. g.didon@ilsole24ore.com LE RICETTE La Clinton e Obama si inseguono
con piani di sostegno al rialzo, McCain esclude aiuti per gli speculatori.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-03-26 - pag: 2 autore: INTERVISTA ToddSinai
Professoredirealestateall'UniversitàdellaPennsylvania "La crisi immobiliare può durare anni" Daniela Roveda LOS ANGELES I prezzi delle case in America continuano la loro inesorabile discesa, un trend
confermato ieri dall'ennesima statistica ufficiale, l'indice Case-Shiller. Il
valore medio delle abitazioni mono- familiari nelle venti maggiori aree
metropolitane degli Stati Uniti è sceso infatti del 10,7% nel mese di
gennaio. Il numero di pignoramenti di immobili acquistati da individui che non
possono più permettersi di pagare il mutuo continua intanto a salire e il
numero di case invendute aumenta giorno dopo giorno.
Le preoccupazioni sul futuro del settore immobiliare
montano e molti iniziano a chiedersi se la politica dei bassi tassi di interesse
avviata aggressivamente dalla Federal Reserve sarà sufficiente ad arginare la
crisi. Abbiamo chiesto al professore di economia del settore immobiliare
Todd Sinai, 39 anni, della Wharton School (University of Pennsylvania), figlio
di Allen, un'opinione sul futuro del real estate americano e una previsione
sulla durata di questa crisi. Professor Sinai, nel corso di un solo mese (in
gennaio) i prezzi delle abitazioni in America sono
scesi di più del 10 per cento. La sorprende un dato così negativo? Assolutamente
no. Da quando è esplosa la crisi del credito innescata dal settore subprime in
agosto, lo stock di case invendute ha continuato a
salire ma i prezzi non sono scesi a sufficienza.
Accade sovente in questo settore quando i proprietari di case
non sono disposti subito ad abbassare i prezzi. Oggi è
in corso un riaggiustamento del mercato, e il fatto che i prezzi
stiano finalmente scendendo è un buon segno e testimonia la tendenza verso il
riequilibrio. Cosa ha portato allo scoppio di questa bolla immobiliare?
Sostanzialmente due fattori. Il fattore più importante è finanziario: la
domanda è stata alimentata negli ultimi anni dalla enorme disponibilità di
credito a basso costo, dalla facilità con cui sono stati concessi mutui, dalla
leggerezza con cui sono stati erogati i prestiti. In altre parole le società
che finanziano l'acquisto di immobili hanno deciso di accollarsi rischi
elevati, hanno messo a disposizione mutui a basso costo e ciò ha
inevitabilmente fatto salire i prezzi degli immobili.
Quando il mercato del credito si è prosciugato, i prezzi
hanno iniziato a scendere. E il secondo fattore? è l'aumento sproporzionato di
nuove costruzioni. Negli anni in cui i prezzi
salivano, molti imprenditori edili hanno continuato a costruire case e condomini nella speranza di poterli vendere in futuro
a prezzi sempre più alti. Oggi l'offerta supera di
gran lunga la domanda, soprattutto in quelle aree degli Stati Uniti dove lo gli
investimenti edilizi sono meno cari. Crede quindi che i prezzi
in certe regioni scenderanno molto più che in altre? Indubbiamente. Nelle
grandi città come New York, San Francisco, Boston o Chicago, sarebbe stato
impossibile costruire nuovi complessi condominiali anche volendo; nelle grandi
città e in quelle dove lo sviluppo edilizio è limitato dalla legge o dalla
mancanza di spazi, i prezzi scenderanno dai livelli
gonfiati dalla bolla immobiliare ma dovrebbero poi
stabilizzarsi. In città come Las Vegas, Phoenix, Fort Lauderdale, San
Bernardino o Los Angeles viceversa ci vorranno anni prima che i prezzi scendano sufficientemente per smaltire lo stock di
abitazioni invendute. Pensa che si tratti di una crisi atipica? No, nel senso
che il calo dei prezzi è inevitabile per riportare
equilibrio in un mercato dove una distorsione - il creditoa basso costo - aveva
fatto salire i listini a livelli eccessivi. Questa crisi è comunque diversa da
quella precedente: la bolla immobiliare degli anni 80
era stata alimentata dalle aspettative - irrazionali - di aumenti dei prezzi delle abitazioni a livelli superiori a quelli in
linea con i fondamentali, ovvero con la domanda e l'offerta di immobili, e con
il costo del credito. Nel corso di questi ultimi anni, invece, la gente non ha
pagato prezzi esagerati in rapporto al costo del
credito: il problema è che il costo del credito era troppo basso, una
situazione insostenibile. è in grado di formulare una previsione sulla durata
di questa crisi? Ci sono troppi fattori in gioco per farlo. Molto dipenderà dal
livello dei tassi di interessi e dal corso della politica monetaria. E molto
dipenderà dall'andamento dell'economia in generale. Se l'economia dovesse
entrare in recessione, questa crisi andrà avanti per anni.
droveda@ilsole24ore.us PUNITI GLI ECCESSI "La bolla
provocata dall'enorme offerta di credito a basso costo e dal boom
edilizio" Pessimista. Todd Sinai, 39 anni BLOOMBERG.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-03-26 - pag: 2 autore: L'ANALISI La crisi
finanziaria internazionale Il salvagente della Fed è utile ma limitato di Carlo
De Benedetti u Continua da pagina 1 I corsi azionari hanno conosciuto rialzi
significativi (ma per la verità di solidità almeno dubbia), le vendite degli
appartamenti sono aumentate, gli investitori hanno acquisito una maggiore
serenità.C'è da auspicare, però, che, dopo essere passati dalla negazione della
crisi alla speranza, non si passi dalla speranza al panico. E il rischio, lo
dico subito, c'è.Eccome. L'intervento di J.P. Morgan su Bear Stearns nel
week-end delle Idi di marzo (le sinistre Idi di marzo), sostenuto con
l'assunzione del rischio della Federal Reserve, ha riportato speranza sui
mercati. è curioso notare, tra l'altro, che fu proprio Jp Morgan un secolo fa a
dar vita, nel
( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del
26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
ECONOMIA 26-03-2008
Economia CONGIUNTURA LE ASPETTATIVE SONO LE STESSE DEL 1973 Gli Usa in crisi
come ai tempi del Watergate La fiducia dei consumatori crolla ai minimi I prezzi delle case giù del 10,7% in gennaio NEW YORK Serena
Di Ronza II Prezzi delle case in picchiata e fiducia
dei consumatori ai minimi degli ultimi 5 anni alimentano i timori di una
profonda recessione per l'economia statunitense. A marzo l'indice che misura la
fiducia è crollato a 64,5, a causa soprattutto del netto peggioramento
delle aspettative dei consumatori per i prossimi sei mesi, scese ai livelli più
bassi dai tempi dello scandalo Watergate. Cattive notizie anche dal fronte immobiliare, con i prezzi
delle case scesi a gennaio del 10,7%, facendo
così registrare una contrazione negativa per il 13° mese consecutivo.
"Le aspettative dei consumatori per le condizioni economiche, il mercato
del lavoro e le proprie entrate sono abbastanza pessimistiche e questo fa
prevedere un ulteriore indebolimento all'orizzonte", ha detto Lynn Franco
del Conference Board, l'organo che ha rilasciato il dato. "Non è difficile
capire perché i consumatori sono così pessimi- sti quando i prezzi
delle case sono al collasso, le condizioni del mercato del lavoro si
stanno deteriorando, i prezzi della benzina aumentano
e ci sono turbolenze sui mercati finanziari", spiegano gli analisti,
sottolineando che il crollo si farà sentire sulla spese dei consumatori che,
nell'ultimo trimestre, dovrebbe salire solo dello 0,5%, il risultato peggiore dalla
recessione del 1991. Le brutte notizie sul fronte della fiducia si sono sommate
con il calo dei prezzi delle case.
"Sfortunatamente, non sembra che l'inizio del 2008 segni un cambiamento di
rotta del mercato dopo il calo del 2007. Nessun mercato sembra completamente
immune dalla crisi del mercato immobiliare",
spiega David M. Blitzer, presidente dell'indice S&P/Case Shiller. Le
flessioni più pesanti si sono avute a Las Vegas e Miami (entrambe -19,3%). Cali
a due cifre anche San Diego (-16,7%), San Francisco (-13,2%) e Washington
(-10,9%). New York contiene le perdite a -5,8%. Solo Charlotte (North Carolina)
è in positivo: +1,8%. Massachusetts Una donna prende un carrello a Watertown:
la fiducia dei cconsumatori negli Stati Uniti continua a scendere.
( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Crollano i prezzi delle abitazioni e la fiducia dei consumatori. Le
Casse di risparmio si buttano sui titoli cartolarizzati, la Fed pompa moneta. E
Wall Street licenzia 34 mila persone Carlo Leone Del Bello La crisi finanziaria
negli Usa non accenna a dare segni di miglioramento: crollano i prezzi delle case e con loro la fiducia dei consumatori.
Intanto, mentre a Wall Street non si confida nel ritorno del toro, la trama si
infittisce grazie al governo, che individua nel sistema delle Casse di
risparmio il nuovo salvagente della finanza cartolarizzata. L'euforia dei
mercati, rivitalizzata lunedì dalla notizia dell'aumento inaspettato delle
vendite immobiliari, ha subito ieri un nuovo stop. Si vendono infatti più case, ma a un prezzo decisamente basso, almeno secondo
quanto stimato dall'indice Case-Shiller diffuso ieri. L'indicatore, che tiene
conto dei prezzi immobiliari in venti zone chiave, è
sceso del 10,7% in febbraio rispetto all'anno precedente. Il dato è il più basso
dal 2000, anno in cui è stato varato l'indice. In alcune città, come Miami e
Las Vegas, i prezzi sono calati di quasi il 20% in un
anno. L'effetto domino causato dallo scoppio della bolla
immobiliare sta coinvolgendo sempre di più l'economia reale, a giudicare
dall'ultima osservazione sulla fiducia dei consumatori americani. Secondo
l'indice del Conference Board, la fiducia è nuovamente crollata a marzo di
oltre dieci punti, a 64,5 dai 76,4 di febbraio. A peggiorare moltissimo, oltre
al giudizio sulla situazione presente, sono le aspettative per il futuro, il
quale indice è crollato ai minimi dal 1973, anno in cui si verificavano eventi
nefasti quali lo scandalo Watergate e la prima crisi petrolifera. In
particolare un numero sempre crescente di consumatori intervistati si aspetta
un peggioramento delle condizioni nei prossimi sei mesi, soprattutto sul
versante della perdita di posti di lavoro. I mercati azionari non si fanno però
deprimere da questi dati tremendi e invece tentennano intorno alla parità del
giorno precedente. Ma comunque ieri si è saputo che ben 34 mila persone sono
state licenziate negli ultimi 9 mesi nel settore finanziario, quasi quanto i
posti di lavoro persi nei primi mesi del crollo della new economy. Ci sarebbe
da preoccuparsi anche per l'economia della città di New York: un terzo dei
redditi della Grande mela vengono infatti dall'"indotto" di Wall
Street. Nel frattempo, tra chi pensa che il peggio della crisi sia già passato
e chi invece vaticina la fine dell'era d'oro dell'industria bancaria, la
Federal Reserve inietta altri 50 miliardi nel sistema. A giudicare dalle
richieste, 38 miliardi in più di quanto assegnato, e dal tasso di interesse del
2.61%, ben più alto del tasso sui Fed funds, le istituzioni finanziarie
americane sono ancora assetate di liquidità. Contemporaneamente spunta una
nuova arma - o se si vuole, un nuovo fondo del barile da grattare - per far
rinascere il problematico mercato dei titoli da cartolarizzazioni. Il governo
degli Stati uniti ha raddoppiato per le Casse di risparmio il limite massimo di
titoli ad alto rischio - tra cui i derivati dai mutui - che possono detenere:
da tre a sei volte il capitale sociale. Le Casse di risparmio, istituzioni
finanziarie in genere piccole, che raccolgono fondi e concedono mutui su base
locale, dovrebbero quindi correre in soccorso della grande
finanza, comprando tutti gli strumenti finanziari rischiosi che per ora non
vuole nessuno. L'ultima volta che queste furono coinvolte in una crisi
finanziaria, dopo lo scoppio della bolla immobiliare
del 1985, furono salvate dal governo con un esborso di 100 miliardi. Da
allora il ruolo di queste istituzioni finanziarie è fortemente ridotto, ma
all'epoca, per farle uscire dalla crisi, fu concesso loro proprio di speculare
su titoli rischiosi.
( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Finire in tendopoli
Con la crisi dei mutui, negli Stati uniti sempre più persone perdono la casa.
Alla periferia di Los Angeles è sorta una tendopoli di nuovi homeless, mentre
le agenzie immobiliari si buttano sulle case pignorate
Luca Celada Los Angeles Sono le undici del mattino in questa tendopoli
schiacciata fra i binari della Southern Pacific e la pista dell'aeroporto di
Ontario, nell'hinterland di Los Angeles. Il sole è già rovente e le operazioni
di sgombero procedono con relativo ordine. Un dozzina di agenti della polizia
tiene d'occhio le cinquanta persone che fanno la fila davanti a una tenda
marcata "registration". Al banco danno nome, cognome ed estremi
anagrafici al funzionario che registra e, in base alle risposte, assegna
bracciali di plastica di diversi colori: bianco approvato, rosso respinto,
viola ulteriori accertamenti necessari. Il municipio di Ontario ha deciso che
solo chi dimostra una "trascorsa residenza" (diabolico requisito per
chi è per definizione senza fissa dimora) nella città potrà rimanere nell'accampamento
aperto lo scorso autunno per ospitare i senzatetto e la cui popolazione da
allora è cresciuta fino a oltre 400 persone che si dividono l'acqua di due
pompe da giardino, sei bagni portatili e alcune docce fredde da campo. La nuova
depressione Lo sgombero, la polvere e la spazzatura sono gli stessi di un
qualunque accampamento di marginalità urbana; ma qui riportano alla mente anche
quello in cui arriva la famiglia Joad dopo aver attraversato l'America sul
proprio camion scassato in Furore, nell'adattamento di John Ford del romanzo in
cui John Steinbeck raccontò la grande depressione e i suoi effetti devastatanti
sulle famiglie americane. I Joad erano oakies, transfughi della devastazione
del dust bowl nel Midwest e quando, come migliaia d'altri, giunsero infine nell'anelata
California, si ritrovarono in un campo profughi affollato di famiglie disperate
e bambini denutriti a San Bernardino, cioè proprio a un tiro di schioppo da
Tent City che, 80 anni dopo, ne reincarna i fantasmi. E ha anche il suo Tom
Joad: è Michael, sulla quarantina, alto e magro, faccia abbronzata e barbuta,
occhi intensamente verdi che sembrano quelli di Henry Fonda. "Ma ti pare
giusto?" mi dice, "15 anni di esercito, al servizio del mio paese e
ora mi mettono un bracciale al polso e mi dicono che devo andarmene"
aggiunge mostrando il nastro di plastica rossa che segna il suo destino,
"manco fosse la Gestapo". "Stampa italiana, eh?" aggiunge
adocchiando il mio tesserino, "mi ricordo la Rai, la guardavo sempre da bambino,
quando con mia madre viaggiavamo per l'Europa". Michael racconta una
storia romanzesca, un'infanzia passata con la madre psicologa sempre in
viaggio, spesso in barca fra Rodi e Santa Maria di Leuca, una scuola in
Svizzera poi a Londra. È difficile capire quanto ci sia di vero, ma intanto
passa dall'inglese all'italiano al francese allo spagnolo, perfetto e con
inconfondibile cantilena messicana. "Uscito dall'esercito stavo male, non
ci stavo con la testa, mi facevo, finché ho deciso di ripulirmi, andare in
Messico, ricominciare da zero. Per dieci anni ho abitato in una fattoria;
laggiù ho una moglie, campi, capre. Poi un paio di anni fa sono tornato qui nel
mio cosiddetto paese. Voglio alzare un po' di soldi, da due anni ogni mese
faccio un vaglia di 100 dollari a mia moglie". In altre parole, come
milioni di messicani, Michael, veterano, bianco, sussiste nel norte:
un'esistenza marginale e invisibile in cui lavorare non vuol dire
necessariamente potersi permettere una casa. Tent City gli offriva una tenda,
un posto per dormire e un senso di comunità; ora è tornato senzatetto di
categoria "b", dovrà arrotolare la tenda e tornarsene per strada,
sotto i cavalcavia, ovunque purché - come ha decretato la giunta di Ontario -
sia fuori dal territorio cittadino. "15 anni di esercito", commenta
amaro Micahel, "e ora il mio nemico è il mio paese. Ma come si fa a
combatterlo?". Mentre la maggior parte dei suoi residenti sono stati
dispersi, Tent City ha acquistato notorietà. I giornali locali hanno seguito la
vicenda; sono passate troupes della tv francese e inglese, una foto del campo è
apparsa sul New York Times per illustrare un articolo che paragonava l'attuale
crisi economica alla grande depressione. Come i campi profughi di Furore, Tent
City è diventata il simbolo della crisi - un subprime village per quelli che
hanno perso la casa, ipotecata dalle banche dopo che il mutuo capestro si è
rivelato troppo caro. La realtà non è esattamente quella dipinta dai media, una
manciata di persone che avevano perso la casa da poco c'erano a Ontario, ma la
stragrande maggioranza erano homeless "cronici", veterani,
tossicodipendenti, psicolabili, gente caduta da un pezzo attraverso i pochi
brandelli di sicurezza sociale residui e andata a ingrossare un popolo della
strada che nella sola contea di Los Angeles annovera oltre 120 mila persone.
Tendopoli spuntano a downtown Los Angeles, San Francisco, Fresno, Sacramento,
nei canyon c attorno a San Diego. La verità è che qui, come in ogni città
americana, vive una classe invisibile, abbandonata a se stessa. "Cerchiamo
di fare quel che possiamo per loro", mi spiega la coordinatrice delle
Catholic charities, che a Tent city gestisce, quando può, la distribuzione di
generi alimentari, "ma i problemi sono strutturali. Per questa gente non
esistono reti di sicurezza e il problema si aggraverà ora che sempre più
persone sono destinate a perdere la casa". Per la crisi dei mutui
subprime, nel paese più ricco e potente del mondo è destinata a dilatarsi la
scandalosa moltitudine di cittadini che pernottano in automobili, su
marciapiedi, in scatole di cartone, a volte coi figli,
spesso con un lavoro e però sotto la soglia della povertà. La casa è
l'epicentro della crisi di un'economia che ha scoperto di aver basato un
decennio di espansione su un bluff, quello dei mutui che hanno drogato lo
sviluppo con massicce dosi di ricchezza virtuale prelevate dalla bolla immobiliare. Una speculazione gigantesca con la connivenza della
finanza che ha piantato i pilastri dei colossi di Wall Street nell'argilla del
precariato marginale, della new poverty. Un intero settore è nato attorno al
business del credito proditorio, della vendita di case
a chi non avrebbe mai potuto permettersele, con promesse di mutui capestro a
basso tasso d'interesse iniziale ma con giganteschi costi nascosti, pagamenti
"pallone" destinati a scattare pochi anni dopo, affogando i
mutuatari. Il tour dei profittatori Milioni di questi mutui subprime sono stati
poi venduti dai creditori originali in pacchetti con eufemismo definiti
"prodotti finanziari innovativi", via via ad altre banche e fondi di
investimento, "ripuliti" e passati di banca in banca, spargendo il
virus in fondi ed hedge funds, risalendo la china dall'immobiliare
loffio di periferia alla finanza rarefatta di Wall Street. Riciclaggio insomma.
Se non di denaro, di "cattivo rischio" sempre più diluito e lontano
dalle sue equivoche radici. Operazioni al limite della truffa che sono figlie
morali della deregulation dell'era Enron e Halliburton e che ora hanno pagato i
dividendi di un'economia della povertà, un liberismo rapace e neo reaganiano
che mette in conto una classe permanente di senzatetto mentre sgrava le tasse
ai ricchi, tende trappole ai poveri e avalla l'economia ombra delle grandi
corporations finanziarie che operano al di fuori di ogni regulation. Oggi, dopo
il collasso, il debito collettivo delle ipoteche supera di 839 miliardi di
dollari il valore complessivo dei beni immobili e il parere maggioritario degli
addetti è che siamo solo gli inizi. Non che ci sia bisogno di esperti per
confermare l'attuale stato delle cose - basterebbe iscriversi a uno delle
dozzine di foreclosure tours ("foreclosure" è l'esproprio di una casa
da parte della banca creditrice quando il mutuo va in sofferenza: e nei
prossimi 12 mesi sono previste un milione di nuove foreclosures). I
"tour" organizzati da agenti immobiliari partono ogni settimana dalle
principali città americane caricando potenziali compratori alla ricerca di una
affare imperdibile nelle periferie punteggiate di case
ipotecate - una nuova speculazione sul sogno americano. Intanto a Tent City si
sbaracca. Come dice Michael: "A noi, a tutta questa gente, basterebbe
ridare una misura di dignità, come fece Franklin Roosevelt quando rimise in
piedi questo paese e fece tornare la gente al lavoro. È tutto quello che
chiediamo".
( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Recessione La crisi economica
può diventare utile Roberto Romano Forse questa crisi finanziaria può diventare
utile. Potrebbe essere una grande occasione per ridisegnare la programmazione
economica a livello internazionale o almeno comunitario. Infatti, gli
interventi di soccorso delle istituzioni pubbliche verso il sistema finanziario
per rispondere alla crisi dei subprime dovrebbe misurarsi con due aspetti
economici inediti: questa crisi è figlia del passato, cioè oggi si manifestano
i danni (creativi) degli anni novanta e inizio secolo; il secondo aspetto è
legato alla trasformazione dei modelli accumulativi del capitalismo legato ai
grandi mutamenti tecnologici che privilegeranno il settore manifatturiero come
strumento di increasing return (Smith e Young). Sostanzialmente le istituzioni
pubbliche non devono risolvere solo un problema contingente, ma anche evitare
di adottare provvedimenti che inibiscano la trasformazione (necessaria) del
sistema produttivo, anche per contrastare la stagflazione. In qualche modo si
devono risolvere i problemi immediati del sistema finanziario, abbassando i
tassi di interesse e immettendo nuova liquidità, ma occorre anche evitare gli
errori del 2001. Infatti, la riduzione del costo del denaro
concorse a gonfiare la bolla
immobiliare e per questa via generare un
"effetto ricchezza" che non corrispondeva a valori economici reali.
La stessa apertura dei mercati internazionali ha condizionato l'operato delle
economie sviluppate, agendo come strumento di pressione per abbassare i costi di
produzione, mentre l'abbondante liquidità ha "stimolato" gli
intermediari finanziari e gli investitori. In qualche modo si può sostenere che
gli interventi (pubblici) adottati nel 2001 per rispondere alla crisi
finanziaria ha gettato le basi per un'altra crisi finanziaria, e di dimensioni
più preoccupanti. Ogni intervento pubblico, quindi, deve agire con un occhio al
futuro per evitare gli errori del passato. Il vero protagonista sarà l'economia
reale, non la finanza. Se agli inizi del 2000 non era ancora definito il target
del sistema economico internazionale, oggi è po' più chiaro. La crescita
economica (reale) procede su sentieri che privilegiano l'attività produttiva di
beni intermedi e di investimento, con una spiccata propensione alla ricerca e
sviluppo, assieme a delle forti ricadute nel commercio internazionale.
Sostanzialmente il contributo dei "consumi" delle famiglie alla
crescita economica tende a ridursi. L'intervento pubblico (europeo, nazionale,
ocde) dovrebbe agire nel solco della "programmazione economica" per
anticipare la domanda di beni e servizi. In definitiva, se questa crisi
finanziaria è l'esito di un recente passato, il target della crescita economica
difficilmente può fondarsi sull'aumento dei consumi attraverso delle misure
finanziarie. In primo luogo occorre, anche per "legge", ripristinare
una convergenza tra utili e prezzi delle imprese.
Quando i tassi di interesse di lungo periodo sono, per esempio, al 5,5% perché
mai i capitali di rischio devono dare ritorni del 20-25%? Un intervento del Parlamento
europeo teso a ridurre gli errori (orrori) delle cosiddette "agenzie di
valutazione", non è più rinviabile. D'altra parte è la stessa dimensione e
target del nuovo paradigma produttivo, unitamente alla diversa importanza dei
consumi, a suggerire delle misure di contenimento dei rentier. In secondo luogo
occorre predisporre una politica economica (pubblica) capace di superare i
multipli dei singoli stati e sviluppare le necessarie economie di scala per la
generazione di sapere che condizionerà il nuovo paradigma economico. Se i
consumi delle famiglie contribuiranno in misura più contenuta del passato alla
crescita economica, che non significa una rinuncia alla politica dei redditi,
servono misure pubbliche capaci di anticipare (indirizzare) il sistema
economico per evitare gli errori del passato.
( da "Mattino, Il (Benevento)" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Nel Vecchio
continente recuperati 227 miliardi. Stati Uniti, la fiducia dei consumatori ai
minimi 2003 Milano positiva come nel
( da "Dagospia.com" del 26-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
STATI UNITI: MAI
COSÌ PESSIMISTI DAL 1973 ? LA CRISI ECONOMICA SCHIACCIA LA
POLITICA DEI CANDIDATI ALLA CASA BIANCA - SEGNALI INQUIETANTI ANCHE SUL FRONTE
IMMOBILIARE: PREZZI DELLE CASE IN CALO DELL'11%... Gianluca Di Donfrancesco per
"Il Sole 24 Ore" Hillary Clinton Mai così pessimisti: dall'economia
gli americani non si attendono nulla di buono. Il gruppo di ricerca
Conference Board ha rilasciato ieri il suo indice sulla fiducia dei consumatori.
A marzo l'indicatore generale è sceso ai minimi da cinque anni, a 64,5 punti
dai 76,4 di febbraio. Gli analisti si aspettavano un calo più contenuto a 73
punti. Peggio di così era andata solo a marzo del 2003: alla vigilia
dell'invasione dell'Iraq, l'indicatore era sceso a 61,4 punti. Ma la notizia
peggiore arriva dal sotto-indice sulle aspettative per il futuro dell'economia,
sprofondato a marzo ai minimi da 35 anni, a 47,9 punti dai 58 di febbraio. Per
risalire a una rilevazione peggiore bisogna tornare al dicembre del 1973 (45,2
punti). "Le previsioni dei consumatori per le condizioni delle aziende, il
mercato del lavoro e le prospettive di reddito sono abbastanza pessimistiche e
suggeriscono un ulteriore indebolimento all'orizzonte", ha commentato Lynn
Franco, direttore del centro di ricerca del Conference Board. La componente che
misura la fiducia dei consumatori sulle condizioni attuali dell'economia è
scivolata, invece, a 89,2 punti da 104. Altre cattive notizie sono arrivate
ieri dal mercato immobiliare. A gennaio, l'indice
Standard & Poor's/Case-Shiller sui prezzi delle
abitazioni monofamiliari nelle 10 principali aree metropolitane ha segnato il
ribasso più forte dal 1987, con un crollo dell'11,4% su base annua. La
flessione, rispetto a dicembre 2007, è stata del 2,3 per cento. In calo anche
l'indicatore dei prezzi delle case nelle 20 principali
aree metropolitane, sceso sempre a gennaio del 10,7 per cento. È la prima volta
che entrambi gli indici riportano una flessione a due cifre. Tutte le 20 città
prese in considerazione sono state colpite da una contrazione dei prezzi per il quinto mese consecutivo. I mercati peggiori
sono stati quelli di Las Vegas e Miami (-19,3%). Al presidente del comitato che
rileva l'indice per Standard & Poor's, David Blitzer, non è restato che
registrare come "sfortunatamente non sembra che l'inizio del 2008 stia
portando una svolta nel settore immobiliare". E
non sembrano esserci "mercati immuni dalla crisi". Ieri sono arrivati
anche i dati dell'Office of Federal Housing Enterprise Oversight (Ofheo), che
supervisiona i colossi dei mutui Fanni-Mae e Freddie Mac. L'Ofheo ha rilevato
una contrazione dei prezzi delle case del 3% a
gennaio, su base annua, e dell'1,1% da dicembre. John McCain A far scendere i
listini è una miscela composta da elementi che si autoalimentano: le difficoltà
nel vendere case, l'aumento degli appartamenti
coinvolti in procedure d'insolvenza e fallimenti, la crisi dei mutui subprime,
la stretta sul credito. Il calo della fiducia dei consumatori è appunto lo
specchio di questa crisi. Come pure il taglio di 34mila posti di lavoro in nove
mesi deciso dalle banche di Wall Street, travolte dalla crisi dei subprime e
costrette a un'ondata di svalutazioni. Si tratta della maggiore riduzione di
personale dal 2001, quando l'esplosione della bolla di
internet distrusse 39.800 posti di lavoro: sarebbero diventati 90mila nei
successivi due anni. E non manca chi considera l'attuale crisi addirittura
peggiore. Le preoccupanti condizioni dell'economia guadagnano sempre più spazio
nel dibattito elettorale. I democratici Hillary Clinton e Barack Obama si
inseguono con piani di sostegno finanziario al rialzo. E ieri, il repubblicano
John McCain, spesso criticato perché "debole" sulle questioni economiche,
ha fornito la sua ricetta in un lungo intervento a Santa Ana, in California.
Ricetta che esclude aiuti per gli speculatori che hanno innescato la crisi con
condotte "irresponsabili". La serie negativa di dati rilasciati ieri
ha avuto un impatto immediato su Borse e dollaro. Il biglietto verde è tornato
a perdere terreno di pari passo con il rafforzarsi della convinzione che la Fed
possa tornare a tagliare i tassi per soccorrere l'economia. Proprio il crollo
della fiducia dei consumatori, però, solleva dubbi sulla reale capacità della
Banca centrale di guidare gli Stati Uniti fuori dalla tempesta. Secondo
Deutsche Bank,l'America è già entrata in recessione nel primo trimestre del
2008 e ci rimarrà anche nel secondo: in queste condizioni, l'euro potrebbe
salire fino a 1,6 dollari. Dagospia 26 Marzo 2008.
( da "Websim" del 26-03-2008)
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NOTIZIE
FLASH 26 Marzo 08 ora 15:49 Usa, prezzi immobili
devono calare ancora - Paulson WASHINGTON, 26 marzo (Reuters) - Il segretario
del Tesoro americano Henry Paulson ritiene che i prezzi
delle case debbano esser lasciati scendere ancora, pur compiendo
ogni sforzo per evitare che questo calo possa causare eccessivo danno
all'economia.
"Una correzione è inevitabile e prima la affronteremo, con il minimo
danno, prima vedremo stabilizzarsi i prezzi delle case,
gli investitori tornare a credere nel mercato immobiliare
e il settore immobiliare contribuire di nuovo alla
crescita economica", ha detto Paulson in un discorso alla Camera di
Commercio Usa. Il capo del Tesoro ha aggiunto che non si deve pensare che i
grandi istituti finanziari e di intermediazione otterranno accesso permanente
ai prestiti che la Fed ha concesso a sostegno del mercato del credito.
((Redazione Milano, reuters messaging:
alessandra.farina.reuters.com@reuters.net, +39 02 66129557,
milan.newsroom@news.reuters.com)).
( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 26-03-2008)
Pubblicato anche in: (KataWebFinanza)
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(AGI) - Washington,
26 mar. - I prezzi delle case devono continuare a
scendere ma bisogna fare ogni sforzo per assicurare che questa 'correzione' non
causi danni all'economia. Lo ha sottolineato il segretario al Tesoro, Henry
Paulson, in un discorso preparato per l'intervento alla Camera di Commercio. "Una correzione era inevitabile - ha spiegato - e prima
lavoreremo per questo, cercando di creare il minimo disordine, prima vedremo i
valori dei prezzi
delle case stabilizzarsi e un numero piu'
elevato di acquirenti tornare a rivolgersi al mercato immobiliare".
26/03/2008 - 15:43.
( da "Provincia di Como, La" del 26-03-2008)
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Il vento della crisi
Fiducia degli americani ai minimi dal '73 NEW YORK Prezzi delle case in picchiata e fiducia dei consumatori ai minimi degli
ultimi cinque anni, alimentano i timori di una profonda recessione per
l'economia statunitense. A marzo l'indice che misura la fiducia è crollato a
64,5, a causa soprattutto del netto peggioramento delle aspettative dei
consumatori per i prossimi sei mesi, scese ai livelli più bassi dai tempi dello
scandalo Watergate, che travolse l'amministrazione dell'allora presidente
Richard Nixon. Cattive notizie anche dal fronte immobiliare,
con i prezzi delle case scesi a gennaio del 10,7%,
facendo così registrare una contrazione negativa per il 13mo mese consecutivo.
L'indice di fiducia si trova, se si fa eccezione per un breve periodo del 2003,
ai minimi dall'inizio degli anni '
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Cultura DOBBIAMO PREPARARCI
ALLA CRISI PIù DIFFICILE Le conseguenze saranno molto pesanti in tutto il
mondo. Anche il Giappone potrebbe essere colpito, e la Cina rischia di vedere
addirittura dimezzato in un solo anno il proprio ritmo di crescita NOURIEL
ROUBINI li Stati Uniti sono entrati decisamente in una fase recessiva fra la
fine dell'anno scorso e l'inizio del 2008, e questo lo consacreranno senza
alcun dubbio i dati ufficiali sul primo trimestre, e con ogni probabilità anche
quelli del secondo. A questo punto è una questione aperta la durata della
recessione stessa. Si è formato una sorta di consensus fra gli economisti che
la crisi sarà relativamente leggera e di breve durata, probabilmente di non più
di sei mesi. Ma io sono di opinione profondamente diversa. Ritengo infatti che
la recessione sarà più lunga e pesante: andrà avanti almeno per dodici mesi,
cioè per tutto quest'anno, e forse anche per 18 mesi, cioè fino a metà del
2009. La causa di questo mio pessimismo sta nel sommarsi di un'abbondante serie
di fattori negativi, un numero di elementi avversi quale non si vedeva dagli
anni '30. Guardate sia ai dati sulla domanda e l'offerta aggregata, ai dati di
questi giorni sulla fiducia dei consumatori che è scesa ai livelli più bassi
dal 1973 o sulle vendite di beni durevoli che stanno crollando, per non parlare
ovviamente sia delle vendite che dei prezzi delle case,
che sono entrambi in picchiata. Ovunque troverete segnali pesantissimi di una
situazione di profonda sofferenza. Per non parlare del mercato finanziario: gli
eventi delle ultime settimane con il collasso della Bear Stearns e altre
illiquide e insolventi istituzioni che sono parte del sistema finanziario
"ombra", dimostrano che gli istituti finanziari diversi dalle banche
commerciali sono esposte ai rischi di liquidità come le banche stesse. La
risposta della Fed rappresenta il più significativo cambio di atteggiamento
delle autorità monetarie dai tempi della Grande Depressione: l'aiuto
finanziario esteso all'intero insieme delle istituzioni finanziarie di importanza
sistemica, bancarie e non, a testimonianza dei tempi di emergenza che viviamo.
Questa è la crisi finanziaria più grave degli ultimi decenni. E il resto del
mondo? Qui occorre distinguere. Intanto è necessario guardare alla durata della
recessione americana. Se sarà breve, come tanti dicono, le conseguenze globali
saranno tollerabili. Ma se sarà molto più lunga, come io sostengo, i
contraccolpi saranno pesanti. Il rallentamento economico in Europa sarà
pesante: recessione Usa, alti prezzi del petrolio,
euro troppo forte, debolezza della domanda interna, effetti del credit crunch
americano, sgonfiamento delle bolle immobiliari saranno tutti fattori negativi
per la crescita Europea. In quei paesi che soffrono di più
dello scoppio della bolla
immobiliare come l'America, segnatamente il
Regno Unito, l'Irlanda e la Spagna, ci sarà parimenti una recessione. In altri
paesi dove gli immobili sono sì cresciuti ma non a livelli eccessivi, prima di
tutti Italia e Portogallo, non dovrebbe esserci una vera e propria recessione
ma una crescita "bordeline", intorno allo zero, dato gli altri
fattori di debolezza di queste economie. E questo per tutto il periodo
interessato: il 2008 e metà del 2009.In Europa si difenderanno meglio di tutti
Germania e Francia dove sia la domanda interna è più robusta e quella estera
più competitiva. Un accorgimento che per esempio l'Italia non è stata in grado
di adottare, per cui il mancato export peserà considerevolmente pur senza
spingere la crescita troppo al di sotto dello zero come dicevo. Un'ultima
considerazione sul vostro continente: è vero che il credit e liquidity crunch è
un problema "molto americano" ma ormai si è allargato anche
all'Europa. Bene, per quanto vi possa apparire sorprendente, il sistema
industriale e l'intera economia europea sono molto più dipendenti dal mercato
del credito bancario di quella americana, che ha una più forte base nel
capitale quotato. Quindi, ecco un altro fattore che giocherà a sfavore
dell'Europa. Ma, visto che come si dice "quando l'America ha il
raffreddore il mondo prende l'influenza" e stavolta può prendersi anche
una polmonite, è necessario allargare ancora di più lo sguardo. La crisi
potrebbe arrivare anche al Giappone, che è altrettanto dipendente dell'Europa
dalle esportazioni e ha lo stesso problema valutario con lo yen forte, e
soprattutto alla Cina. Dipende sempre dalla virulenza della recessione
americana, ma non mi stupirebbe una forte decelerazione della crescita cinese
dato che Pechino basa la sua sopravvivenza sul volume di export che riesce a
produrre in primis verso gli Stati Uniti. Anche un calo dall'11 al 6 per cento
della crescita cinese avrebbe conseguenze pesantissime. La Cina deve poter
continuare a muovere venti milioni di persone l'anno dal sottosviluppo rurale a
condizioni di esistenza più dignitose nel settore industriale urbano; e con un
hard landing come quello descritto questo diventerebbe impossibile con il
risultato che lo sviluppo si rallenterebbe fortemente. Né è pensabile che la
Cina stessa si assuma il ruolo di locomotiva in sostituzione degli Stati Uniti:
i consumatori americani spendono 9,5 trilioni di dollari (9.500 miliardi), la
Cina arriva a malapena ad 1 trilione e l'India e gli altri paesi a veloce
industrializzazione dell'Asia sono a livelli molto più bassi, poche centinaia
di miliardi. Risultato finale di tutto questo sarà una caduta del prezzo del
petrolio e delle altre commodity per la brusca contrazione della domanda
globale. E se dalla diminuzione del prezzo del greggio in parecchi trarranno
benefici, non così dalla riduzione delle commodity, che avrebbe viceversa
conseguenze devastanti sulla condizione di enormi parti del mondo che ne
traggono benefici, dall'America Latina all'Africa e a parti dell'Asia. In
conclusione, dopo un lungo ciclo di benessere e di stabilità, il 2008 sarà
l'anno più pesante per l'economia mondiale e per i mercati finanziari.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-03-27 - pag: 5 autore: Recessione, l'ora dei
pessimisti A ogni caduta delle Borse aumentano i sostenitori della tesi di
Roubini di Mario Margiocco I veri ottimisti sull'esito della crisi subprime e
dei prodotti finanziari derivati erano merce rara già a fine gennaio 2008 al
summit economico di Davos. Pochi fra i maggiori economisti, tra quelli che non
vedono poi così nero, vogliono oggi azzardare un'opinione che potrebbe costare
un Nobel. Fino a ieri, la vera differenza era tra chi pensava che il costo
finale della crisi sarebbe stato di circa 300-400 miliardi di dollari, e chi
invece parlava di 600 o 800 miliardi. Le analisi tecniche non consentivano di
andare oltre e indicavano prima nei 200 e poi nei 400 miliardi le perdite da
subprime e da prodotti derivati. Inizialmente la Fed, ottimista, aveva
suggerito 30 e poi 100 miliardi. Si parla soprattutto degli Stati Uniti, al
momento, ma i contagi già ci sono e anche in Europa, come ieri ha ricordato il
Governatore Bce Jean-Claude Trichet. Oggi una prima differenza è fra chi
ritiene che le banche centrali possano salvare la situazione, e chi pensa che
Governi e contribuenti dovranno fare fronte. A marzo poi le cifre, sempre stime
per ora e anche un po' a istinto, sono cambiate. C'è chi vede alla fine le
perdite sotto i mille miliardi di dollari e chi teme potranno arrivare ai
1.600- 1.700 miliardi. Tra questi ultimi c'è chi agita, forse impropriamente,
lo spettro del '29, che fu una crisi diversa,e con l'unica banca centrale che
avrebbe potuto davvero contrastarla- la Federal reserve americana- troppo
inesperta dopo appena un quindicennio di vita per assumere la leadership. Oggi
le banche centrali hanno esperienza e mezzi diversi. Ma il dubbio che questi
mezzi siano sufficienti esiste. La scuola dei pessimisti ha tre figure che, per
motivi diversi, si staccano dal resto. Un precursore. Si
tratta del grande storico dell'economia Charles P. Kindleberger, scomparso nel
2003, ma che in una delle ultime interviste fece a tempo a lanciare nel 2002 un
allarme. Disse che la bolla speculativa immobiliare americana stava
sfuggendo di mano e che le due finanziarie semi-pubbliche, Fannie Mae e Freddie
Mack, che cartolarizzano mutui, si stavano gonfiando come rane a
primavera, pronte a scoppiare: oggi il destino di Fanniee Freddie è la cartina
di tornasole della crisi (si veda Il Sole 24 Ore del 12 marzo, pagina 43). Poi
c'è un proto-pluri-pessimista, che però finora ha avuto più ragione che torto.
è Nouriel Roubini, 50 anni, professore alla Stern school of business della New
York University. è stato il primo a parlare di una voragine da 1.000 miliardi,
cifra ora ritenuta non più peregrina, e da lui circostanziata il 5 febbraio
scorso sul suo blog Rge (Roubini's Global EconoMonitor), ormai affermatissimo.
Poi, due settimane fa, ha alzato la posta a ben 3mila miliardi di dollari.
Forse troppi. Non tutti l'hanno seguito. Già un anno fa esatto, il 15 marzo 2007,
comunque Roubini toccava il punto nevralgico, fra grande scetticismo: il
rischio di contagio da subprime per i prodotti dell'ingegneria finanziaria da
cartolarizzazione dei mutui (Rmb e Cdo) e per l'intero settore dei derivati. E
infine, compagno di strada di Roubini nel lanciare a lungo un inascoltato
allarme, un maestro del mercato immobiliare, Robert
Shiller, di Yale. Shiller denunciava da anni lo stacco irrazionale fra le
valutazioni delle case e i costi di terreno e
costruzione, e ricordava, inascoltato, che non sempre i prezzi
delle case crescono: scesero inesorabilmente negli Usa dal 1925 al 1933,
iniziando la discesa già ben prima del crollo del '29. "Il 2008 diceva a
novembre in un'intervista a questo giornale - sarà il primo anno generalizzato di
crollo dei prezzi immobiliari in tutti gli Stati
Uniti, per la prima volta da quasi 80 anni". Shiller tuttavia non è
negativo come Roubini e come il Nobel Edmund S. Phelps sull'innovazione
finanziaria, che molti accusano di aver amplificato il disastro dei mutui.
"Nel complesso l'innovazione finanziaria si è dimostrata una buona cosa -
dice oggi Shiller - e potremmo averne bisogno per affrontare la prossima
crisi". La scuola dei pessimisti è oggi la più ascoltata e deve annoverare
accanto a Roubini anche Stephen Roche, già capo economista di Morgan Stanley e
oggi responsabile per l'Asia della banca d'affari. E Paul Krugman, docente a
Princeton. Più che alle cause della crisi è stato attento alle sue conseguenze,
ed è in prima fila fra quanti invocano un chiaro intervento pubblico, ispirato
alle politiche roosveltiane, per alleviare i disastri. è in linea con la
proposta di Hillary Clinton per un fondo da 30 miliardi di dollari per aiutare
i mutuatari che rischiano di perdere la casa. Anche in Europa non mancano i
pessimisti. Il francese Nicolas Baverez parla di una crisi nata negli Stati
Uniti ma legata ormai alla mondializzazione e che "eccede le capacità
delle banche centrali... e degli stessi Stati Uniti e non può essere risolta
senza un'azione coordinata delle democrazie sviluppate, in particolare Europa e
Giappone, e dei Paesi emergenti, la Cina in testa ". In Italia il
pessimismo vede convergere due protagonisti spesso su posizioni diverse. Carlo
De Benedetti, finanziere ed editore, ha scritto ieri sul Sole 24 Ore un'analisi
molto preoccupata: la Fed si è mossa bene ma ha risorse che potrebbero non
bastare, e il mercato non può essere la risposta a qualunque problema. E Giulio
Tremonti,ex ministro dell'Economia: "Questaè una crisi con la C maiuscola,
purtroppo e per troppi versi simile a quella del 1929... se ne può uscire solo
con una nuova Bretton Woods, riscrivendo le regole dell'economia
mondiale". Sempre fra i pessimisti e sul piano teorico, Edmund S. Phelps,
74 anni, Nobel 2006 e docente alla Columbia di New York, ha portato un attacco
frontale alle premesse stesse del sistema che ha generato i derivati (si veda
Il Sole 24 Ore del 18 marzo, pagina 2). I prodotti finanziari promettevano di
annullare i rischi, frutto ultimo ed estremizzato della scuola delle
"aspettative razionali" che considera l'economia pienamente
comprensibile e quindi prevedibile. A questa scuola sono cresciuti sia Alan
Greenspan che Ben Bernanke, ex ed attuale presidente della Federal reserve
americana, convinti che banca e mercati possono creare un sistema prevedibile.
Greenspan, a suo tempo amico dell'innovazione finanziaria e lento a capire la
crisi subprime, dice adesso che siamo nella peggior crisi degli ultimi 60 anni
e che non esistono modelli sicuri per evitare i rischi. E Bernanke si comporta
come detta la gravità del caso. Sono ottimisti pentiti. Gli ottimisti genuini
sono rari oggi negli Stati Uniti, epicentro della crisi. La tradizionale
differenza tra chi ritiene che il mercato possa correggersi da solo, abbassando
i prezzi, e chi ritiene necessario un intervento è
sbilanciata dopo le mosse della Fed che ha profuso liquidità. Walter Prescott,
Nobel 2004, è stato fino all'ultimo ottimista sull'economia e ritiene che meno
si interviene meglio è. La nutrita scuola delle " aspettative
razionali" parla poco di questi tempi, a fronte dell'irrazionalità dei
mercati. In Europa i toni sono diversi perché giustamente ci si preoccupa prima
di tutto delle ricadute, che per ora sembrano attutite dall'euro e dalla Bce.
Il caso islandese, una delle più piccole economie dell'area dove la
bancacentrale deve difendere la valuta che perde terreno, potrebbe essere sia
frutto della crisi finanziaria che dei conti con l'estero squilibrati. Forse
suona l'allarme, e forse non proprio. Innocenzo Cipolletta, economista e
presidente di Trenitalia, vede il caso americano come una inevitabile
correzione di eccessi di spesa e indebitamento, e l'Europa relativamente, salvo
sorprese, al riparo, con l'Italia che offre "tutti i presupposti perché si
eviti una recessione ". Norbert Walter, capo economista di Deutsche Bank,
crede che alla fine gli Usa supereranno la crisi e il dollaro "risorgerà
ancora". Mentre per l'economista Stefano Micossi c'è da aspettarsi dagli
Stati Uniti "ulteriore instabilità e nuova inflazione" data la
politica di grande liquidità seguita dalla Fed. Mentre in Europa, per fortuna,
regge "il modello Trichet di gestione prudente in un'ottica di periodo più
lungo". mario.margiocco@ilsole24ore.com IN EUROPA Norbert Walter (Deutsche
Bank): "Gli Stati Uniti sapranno superare le difficoltà e il dollaro
risorgerà ancora" IN ITALIA Cipolletta: "Un'inevitabile correzione
degli eccessi di spesa americani" Micossi: "Regge il modello Trichet
di gestione prudente".
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-03-27 num: - pag: 43 categoria:
REDAZIONALE Il piano di Risanamento Zunino, per Sesto il nodo del prezzo MILANO
- Il giorno in cui provare a disfarsi dei piani di sviluppo su cui puntava, per
la Risanamento di Luigi Zunino potrebbe essere vicino. La pressione delle banche
si è fatta forte e la dismissione del patrimonio trading valutato per un
miliardo procede a rilento. Indizi che sembrano convergere sulla necessità di
una valorizzazione delle aree su cui il gruppo opera da sviluppatore immobiliare. Del resto, lo stesso probabile
"affiancamento" di un management esterno e garante di Zunino,
previsto in discussione già per il consiglio di venerdì, dà la misura di come -
complice la tendenza del comparto - i finanziatori di Zunino abbiano deciso di
imprimere una svolta alla vicenda. E le aree da provare a valorizzare, a questo
punto, sarebbero proprio i due fiori all'occhiello milanesi: Santa Giulia e le
Falck di Sesto San Giovanni. Gli analisti finanziari vedrebbero bene un nuovo
assetto azionario per il primo progetto, in cui svetta la firma di Norman
Foster, ma i contatti informali che il gruppo ha già avviato da tempo
riguardano il secondo, la nuova Sesto san Giovanni ideata da Renzo Piano.
Contiguità geografica con Caltacity e liquidità del Gruppo Caltagirone, indicherebbe
proprio nel costruttore romano uno degli interlocutori privilegiati, con il
quale a suo tempo furono avviati contatti. Il nodo, per ora insormontabile,
secondo quanto riportano fonti finanziarie dalla capitale, resta quello
economico. I costi per l'acquisto delle aree e la
realizzazione del progetto obbligherebbero a collocare sul mercato il prodotto
finito a prezzi già altissimi in epoca di piena bolla immobiliare.
Difficile immaginari che possano risultare più appetibili oggi, e di qui a
dieci anni. Jacopo Tondelli In vendita Contatti per la ex area Falck
anche con Caltagirone Luigi Zunino, presidente di Risanamento. I mercati si
attendono per domani novità sia ai vertici della società immobiliare
sia per quanto riguarda il debito.