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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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TARTICOLI DEL 25 agosto – 7 settembre 2008       #TOP


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Mutui: nazionalizzate Fannie Mae e Freddie Mac

dal nostro inviato Luca Veronese

 

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7 Settembre 2008

 

 

Articoli Correlati - versione beta

Borse, i salvataggi non bastano
Wall Street in fuga dalle banche

NEW YORK. Il Governo americano ha deciso di intervenire in modo diretto per salvare Fannie Mae e Freddie Mac, i due giganti dei mutui travolti dalla crisi finanziaria. Il segretario del Tesoro americano, Henry Paulson, ha annunciato - come previsto, prima della riapertura delle Borse asiatiche - il via libera definitivo al piano che porta le due agenzie sotto il controllo pubblico.
Il presidente della Fed, Ben Bernanke, ha approvato il salvataggio di Freddie Mac e Fannie Mae da parte del Tesoro Usa. «Queste misure che sono necessarie contribuiranno a rafforzare il mercato mobiliare statunitense - ha dichiarato in un comunicato - e a promuovere la stabilità dei nostri mercati finanziari».
Le due società – che da sole garantiscono la metà dei 12mila miliardi di dollari di mutui sulle case degli americani – verranno messe sotto tutela federale: la loro gestione dovrebbe infatti passare (almeno in una prima fase) alla Federal Housing Finance Agency, l'autorità creata dal Governo per controllare i prestiti del settore immobiliare. Il Tesoro sarà chiamato a fornire – gradualmente e valutando le necessità di trimestre in trimestre – capitali freschi a Fannie e Freddie. Il salvataggio, secondo le prime stime, potrebbe costare al contribuente americano complessivamente 25 miliardi di dollari nei prossimi 2 anni. Il valore delle azioni delle due società verrà diluito ma non azzerato, mentre i detentori di altri titoli, compresi debitori e azionisti privilegiati, saranno coperti dal Governo.


Le linee guida di quello che sarà il più grande salvataggio della storia finanziaria americana sono state messe a punto in un vertice, nel pomeriggio di venerdì, al quale hanno partecipato Paulson; il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke; e il responsabile della Federal Housing Finance Agency, James Lockhart. Fannie Mae era rappresentata dall'amministratore delegato Daniel Mudd. Per Freddie Mac c'era il numero uno Richard Syron. A Mudd e Syron sarebbe stato chiesto di fare un passo indietro: il piano di salvataggio prevede infatti anche l'azzeramento degli attuali consigli di amministrazione. I portavoce di Freddie Mac e Fannie Mae non hanno commentato, mentre dal Tesoro è stato ribadito che le parti «stanno proseguendo nel loro lavoro».


Fannie Mae e Freddie Mac (rispettivamente Federal National Mortgage Association e Federal Home Loan Mortgage Corporation) sono state create alle fine degli anni Trenta per garantire i fondi per il mercato immobiliare americano. Sono formalmente società private dalla fine degli anni Sessanta ma hanno sempre avuto una linea di credito garantita per svolgere la loro “missione pubblica”. Non prestano denaro ai privati cittadini, non sono loro a concedere mutui agli americani che vogliono comprare una casa. Fannie e Freddie i mutui li comperano, li assicurano, li impacchettano e li cartolarizzano, per poi rivenderli agli investitori sotto forma di titoli: tutti i big di Wall Street hanno in portafoglio derivati di questo meccanismo, la banca centrale della Cina detiene obbligazioni di Fannie Freddie per centinaia di miliardi di dollari, così come le istituzioni di Arabia Saudita, Russia e Giappone.
Negli anni la loro attività è cresciuta, fino ad arrivare a garantire 5.200 miliardi di dollari di mutui: un terzo della capitalizzazione della Borsa di New York e oltre un terzo del Prodotto interno lordo americano. Tutto bene fino a un anno fa, fino a quando la crisi del mattone, le difficoltà dei subprime, hanno tolto il supporto ai loro bond. Fannie e Freddie negli ultimi 12 mesi hanno messo in bilancio perdite per 14 miliardi di dollari e la paura di un default ha fatto scendere del 90% il loro valore di Borsa in un anno. In una spirale che ancora non è giunta al termine: nel secondo semestre dell'anno il tasso complessivo di prestiti ipotecari in ritardo con i pagamenti è salito al 6,41%, un record negli ultimi 30 anni.
In luglio l'amministrazione Bush aveva di fatto nazionalizzato le due finanziarie. Ora arriva, inevitabile, l'intervento diretto del Tesoro: pressato dalle vendite sulle obbligazioni di Fannie e Freddie operate dalle banche cinesi, e dal timore che queste possano scatenare le reazioni di altri istituti centrali.
A Wall Street - al termine di una settimana molto difficile nella quale il Dow Jones è sceso del 2,8%, il Nasdaq del 4,5% e lo S&P 500 del 3,2% - i titoli di Fannie e Freddie avevano guadagnato durante la seduta regolare di venerdì, per poi perdere più del 20% nell'after-hour.
Continuano intanto le voci su Lehman Brothers, l'altra grande malata di Wall Street. Dopo le trattative con Korea Development Bank e dopo gli interessamenti dei due fondi americani, Blackstone e Kkr, ieri per l'acquisizione si sarebbe fatta avanti la giapponese, Nomura.



Report "Mercato immobiliare"

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Indice delle sezioni

Mercato immobiliare (35)


Indice degli articoli

Sezione principale: Mercato immobiliare

La casa? Comprare senza fretta ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: attrezzarsi con strategie anticrisi ricominciando proprio dalla casa. L'investimento immobiliare diretto - acquistare o costruire immobili- rappresenta da sempre l'alternativa più comune nelle situazioni di instabilità. I prezzi delle case, infatti, scendono di rado. L'ultima volta è stato nel periodo 1992-98 quando in sei anni i valori registrarono un tonfo del 35% in termini reali,

Costruzioni, gli investimenti tengono ( da "Trentino" del 26-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: è stato negli ultimi anni un aumento spropositato dei prezzi delle case, in particolare nelle zone turistiche; Gilmozzi sottolinea il fatto che il costo del terreno incide del 60% sul prezzo della casa: "Le bolle speculative devono saltare, solo così possiamo riportare queste aree abitative sul mercato dei residenti e rispondere concretamente al fabbisogno di casa".

Ora l'Fbi indaga a tutto campo ( da "Finanza e Mercati" del 26-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: 717 dell'intero 2007. Mentre il numero dei casi aperti dall'Fbi in seguito a segnalazioni per reati di frode ipotecaria è cresciuto a quota 1.416. Nel 2003, in un passato cioè non molto lontanto, quando la bolla immobiliare si stava gonfiando, erano 436 .

Bce verso la stretta sui collaterali ( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: in difficoltà per lo sgonfiamento della bolla immobiliare – che hanno preso a prestito un record di 49,4 miliardi di euro. La Bce ha finora accettato come collaterali anche titoli esterni all'area euro: in giugno, per esempio, aveva detto che avrebbe accettato titoli del gruppo australiano Macquarie garantiti da prestiti al consumo sul mercato australiano.

CASA: CALANO SCAMBI; PER MATTONE SCONTI ANCHE DEL 15% /ANSA ( da "Wall Street Italia" del 26-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: livelli dei prezzi negli ultimi anni hanno raggiunto quelli della città. Con l'ulteriore aggravio della corsa del prezzo della benzina e del carburante, diventa meno conveniente l'acquisto nell' hinterland". "Nessuna bolla immobiliare" anche per il presidente dei costruttori Paolo Buzzetti. Alla indubbia fase di stasi l'Ance risponde puntando sul 'piano casa' annunciato dal governo,

Alè Magno ( da "Giornale.it, Il" del 26-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: E che ha alimentato per questa via la bolla immobiliare. 6. salvarle oggi è ragionevole, così come è ragionevole, secondo il sindaco di bari, regalare, a spese dei contribuenti, un casco ai motociclisti pizzicati senza. Scritto in pol economica Commenti ( 23 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading .

Subprime, l'Fbi aveva previsto tuttoRivelazione ( da "Sicilia, La" del 26-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: quello che è successo negli Stati Uniti prima dello scoppio della bolla" finanziaria. Ma la crisi de mutui continua a mietere vittime e questa volta tocca alla Scandinavia. Dopo vari istituti statunitensi e inglesi, a fare le spese del mercato immobiliare in caduta libera è questa volta una banca danese, Roskilde, caduta vittima della propria eccessiva esposizione ai mutui ipotecari.

La Germania in crisi schiaccia l'euro ( da "Milano Finanza (MF)" del 27-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: euro Primo Piano Di Marcello Bussi Ma negli stati uniti è ancora gelo sull'immobiliare: prezzi delle case in flessione del 15,9% Il forte calo dell'indice Ifo sulla fiducia delle imprese rafforza i timori di una recessione tedesca. E la moneta unica scende fino a 1,457 $, ai minimi da sei mesi. Prezzi del petrolio in altalena Germania sempre più vicina alla recessione.

Casa, è il momento degli affari ( da "Messaggero Veneto, Il" del 27-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: dell'ultimo ciclo immobiliare (erano al 7% all'inizio del 2000). "Nessuna bolla immobiliare" anche per il presidente dei costruttori Paolo Buzzetti. Alla indubbia fase di stasi l'Ance risponde puntando sul piano casa annunciato dal governo, "uno strumento importante per rispondere alla fase di crisi spingendo economia ed occupazione e per favorire le famiglie più deboli nella domanda

Casa, scambi in calo. Comincia l'era "discount" ( da "Secolo XIX, Il" del 27-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: dove i prezzi negli ultimi anni hanno raggiunto quelli della città. Con l'ulteriore aggravio del carburante, è meno conveniente l'acquisto nell'hinterland". "Nessuna bolla immobiliare" anche per il presidente dei costruttori Paolo Buzzetti. All'indubbia fase di stasi, l'Ance risponde puntando sul Piano casa annunciato dal governo,

CAPITALE NEWS ( da "Manifesto, Il" del 27-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: A cura della redaz. economia Case, lo "sboom" arriva in Francia Il settore immobiliare continua a crollare in tutti i paesi occidentali, e adesso lo "sboom" dell'odiosa bolla è arrivato anche in Francia. Nel paese d'oltralpe le compravendite di case in alcune regioni sono diminuite anche più del 50%.

Per il mattone è arrivata l'ora degli sconti ( da "Libertà" del 27-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: è nessuna bolla immobiliare - dice Croce - in Italia non ci sono avvisaglie della crisi Usa dei subprime". Diversamente da altri Paesi, in Italia resta a livelli fisiologici la percentuale di famiglie in difficoltà con il mutuo e quindi costrette e vendere l'immobile, ma la propensione all'acquisto di un'abitazione nei prossimi dodici mesi è al minimo:

Chioggia sempre più in mano ai foresti ( da "Nuova Venezia, La" del 27-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: La stasi accusata negli ultimi anni dal settore immobiliare è dovuta al caro-mattone e alla crisi economica. Chioggia non è diversa dal resto del mondo. I prezzi delle case sono proibitivi per i giovani (3.500-4.000 euro al metro quadro per il nuovo in zona centrale, 2.500 per il ristrutturato in zone meno richieste, 2.

Casa: calano le compravendite e arrivano sconti fino al 15\% ( da "Gazzettino, Il" del 27-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: e anche l'immobile come bene-rifugio ha perso parecchio di appeal", dice Filippo Crocé, esperto di Tecnoborsa e già presidente del Comitato di vigilanza delle Borse immobiliari. Tuttavia, "non c'è nessuna bolla immobiliare - dice Crocé - in Italia non ci sono avvisaglie della crisi Usa dei subprime".

Roma batte Milano con 4.353 euro al metro quadro ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: hanno elaborato un nuovo indice dei prezzi delle abitazioni. L'andamento del mercato degli immobili sta diventando sempre più importanti per la politica economica e, dopo le recenti innovazioni nel settore dei mutui e delle cartolarizzazioni, anche per la politica monetaria. I proprietari di case sono infatti sempre più numerosi (in Italia,

La crescita del 2008 si ferma allo 0,1% ( da "Opinione, L'" del 28-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: dell'Irlanda stimata a crescita zero quest'anno dopo il +5,3% del 2007, e all'1% nel 2009 a causa dello scoppio della "bolla immobiliare" che investe tutte le economie anglosassoni. "La più recente serie di dati dall'Europa - scrive l'analista Jean-Michel Six che ha redatto il rapporto - ci ha fatto capire che l'ottimismo suscitato dal dato sulla crescita del primo trimestre era

Mazara, una nuova medina in vetrina alla biennale - paola nicita ( da "Repubblica, La" del 29-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: tema dell'abitare in Italia: motivi guida dell'indagine architettonica sono la crisi abitativa in relazione alla recente bolla immobiliare, le ripercussioni della crisi americana dei mutui subprime, le molte situazioni di disagio urbano derivate dalla rapida trasformazione socio culturale che ci coglie impreparati per velocità e per certa inadeguatezza politica più propensa all'

Prezzi case scendono: mai così bassi dal 1991 ( da "Denaro, Il" del 29-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Mercati gran bretagna Prezzi case scendono: mai così bassi dal 1991 I prezzi delle case in Gran Bretagna scendono del 2 per cento ad agosto. Si tratta del flop piu' grosso dall'inizio del 1991. "Se i prezzi delle case continueranno a calare a questi ritmi - dice George Buckley, capo economista per la Gb di Deutsche Bank - alla fine dell'anno registreremo un tonfo del 15 per cento.

La crisi frena anche il mattone europeo - ferdinando giugliano ( da "Repubblica, La" del 01-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: le compravendite di immobili sono calate del 30% nei primi sei mesi del 2008, con un -34% registrato nel secondo trimestre dell'anno. Un dato che si associa ad un calo dei prezzi, pari al 3% nel caso delle vecchie abitazioni e del 4,5% per quelle nuove. Passando i Pirenei, le compravendite sono, invece, diminuite del 34% a maggio,

Per la Spagna una frenata soft ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 01-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: sia andata lievitando nella penisola iberica una bolla immobiliare fra le più pronunciate del mondo, ed è lo sgretolamento di questa bolla (stanno calando i prezzi reali degli immobili, anche se non ancora quelli nominali) che sta portando oggi la Spagna verso la stagnazione. Le previsioni degli organismi internazionali danno una frenata di almeno tre punti nella crescita spagnola,

Finanza a rischio per tutti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: una delle maggiori società di investimento del mondo; il secondo è di Robert J. Schiller, professore di economia e finanza a Yale, che con il suo Irrational Exuberance, aveva già spiegato in modo divulgativo come le bolle finanziarie del passato fossero appunto il risultato di comportamenti irrazionali, spesso trascurati dagli analisti.

Perché alla fine resta solo il mattone ( da "Milano Finanza (MF)" del 03-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: uso improprio dello strumento, spesso impiegato dagli stessi proprietari immobiliari per monetizzare immobili propri senza perderne sostanzialmente il controllo. Motivo per cui, fra l'altro, l'ultima manovra finanziaria ha inasprito la tassazione dei proventi e dei guadagni di capitale, elevandola dal 12,5 al 20% e introducendo una patrimoniale dell'

Campiglio: ora basta con gli aumenti Così si crea povertà ( da "Corriere della Sera" del 03-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: "Secondo l'ultima indagine della Banca d'Italia servono dodici anni per comprare un immobile di cento metri quadrati. Nel 1995 ne bastavano otto". Quindi l'indice è negativo, giusto? "Purtroppo sì. Si registra un forte e serio squilibrio fra i prezzi dei beni immobili e i redditi da lavoro dipendente, che ristagnano.

La prima ricchezza della famiglia è possedere un alloggio ( da "Giorno, Il (Milano)" del 04-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: prezzi delle case coinvolge non solo importanti equilibri sociali ma anche una rilevante parte dell'economia del paese. In merito, mentre appaiono legittime le preoccupazioni da parte di Gran Bretagna e Germania ove la crisi immobiliare sta dando qualche fastidio all'economia, l'allarme per l'Italia è improprio perché nel nostro paese la proprietà immobiliare è molto frazionata (

Brown e la recessione affondano londra - enrico franceschini ( da "Repubblica, La" del 04-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: livello nazionale i prezzi delle case sono scesi di oltre il 10 per cento, dopo un boom immobiliare andato avanti per quindici anni, nella capitale la flessione è stata più lieve o non si è addirittura sentita nei quartieri più chic. E in ogni caso, a eccezione di qualche monolocale all'estrema periferia, a Londra non ci sono molti appartamenti che costano meno di 175 mila sterline:

Feldstein attacca Greenspan: sbagliò sulla bolla ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: PAUL Feldstein attacca Greenspan: sbagliò sulla bolla L'influente economista Martin Feldstein, consigliere fidato del candidato John McCain, ha attaccato con durezza Alan Greenspan, ex capo della Fed di simpatie repubblicane, colpevole - ha detto - di aver gettato i semi dell'attuale grave crisi del credito.

Brown nella palude della crisi ( da "Brescia Oggi" del 04-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: per cento sul valore dell'immobile e nei progetti del governo potrebbe fare risparmiare fino a 1.750 sterline. Se non fosse che il prezzo medio delle case a Londra ha raggiunto una media di 350mila sterline negli ultimi anni. Quindi sembra che la manovra alla fine sarà inifluente nella capitale e gioverà solo nel Nord dell'Inghilterra dove i prezzi delle case sono molto inferiori.

Obbligazioni rifugio contro le Borse nervose ( da "Gazzettino, Il" del 04-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Né accennano a diminuire le ripercussioni dalla crisi americana originata dallo scoppio, un anno fa, della bolla immobiliare gonfiata dalla politica del denaro concesso fin troppo facilmente e dai blandi standard creditizi, col conseguente crollo dei prezzi degli immobili e l'impennata dei sequestri perché i proprietari non riescono a pagare le rate dei mutui.

I conti su Alitalia ( da "Giornale.it, Il" del 04-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: E che ha alimentato per questa via la bolla immobiliare. 6. salvarle oggi è ragionevole, così come è ragionevole, secondo il sindaco di bari, regalare, a spese dei contribuenti, un casco ai motociclisti pizzicati senza. Scritto in pol economica Commenti ( 23 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading .

Iraq: Pentagono, 2008 verso record suicidi in esercito usa ( da "KataWeb News" del 05-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: le tensioni matrimoniali una volta tornati a casa cosi come i problemi economici innescata dallo scoppio della bolla immobiliare. Molto, riconoscono al Pentagono, è anche dovuto alla pressione eccessiva cui dall'11 settembre 2001 sono state sottoposte le forze armate impegnati contemporaneamente in Iraq e Afghanistan.

Crescita, gli Usa sorpassano l'Europa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: rallentamento della domanda interna dei Paesi industriali e di minor vivacità della domanda estera si faranno sentire in modo più acuto in autunno e nell'inverno prossimi. Lo sgonfiamento della bolla immobiliare americana volge al termine, con prezzi che scendono meno velocemente e vendite che si stabilizzano: negli Usa si chiude così il buco nero che toglieva un punto al tasso di crescita.

MUTUI: USA, PIGNORAMENTI SECONDO TRIMESTRE A LIVELLI-RECORD ( da "Wall Street Italia" del 05-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: La quota di prestiti ipotecari in ritardo con il pagamento delle rate è arrivata inoltre al 6,41%, record assoluto, contro 6,35% precedente. Il forte rialzo dei pignoramenti è l' effetto del rincaro dei tassi d' interesse sui mutui variabili, in contemporanea con la perdita di valore delle case, per via dello scoppio della bolla immobiliare. (ANSA).

La mossa di Francoforte non è sufficiente ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: la generosità del sistema di rifinanziamento della Bce ha indotto molti istituti - soprattutto quelli alle prese con lo scoppio di una bolla immobiliare - a prendere denaro in prestito, offrendo in cambio titoli senza mercato. Secondo Buiter, vi sono indicazioni per cui banche non europee hanno rafforzato le loro sedi nella zona euro pur di cogliere questi benefici.

La crisi del mattone ferma le fornaci più di 400 operai in cassa a rotazione ordinativi crollati fino al 40 per cento - di stefano romano ( da "Provincia Pavese, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: provincia di Pavia tra quelle in cui i mutui per la casa sono cresciuti maggiormente: più 11. 44 per cento in un anno. E in tre anni il fatturato del comparto laterizi in Oltrepo è cresciuto tra i 7 e gli 8 punti. Poi è scoppiata la bolla immobiliare. Il risultato è che in estate gli ordinativi alle fornaci d'Oltrepo sono crollati (in Unione industriali si parla del 40 per cento,

Liberismo in soffitta a causa dei venti di crisi ( da "Denaro, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Nel mare della finanza ai tanti naufraghi della nave "Bolla Immobiliare" vengono in soccorso le scialuppe di salvataggio "Sussidi" al comando della mano pubblica. Le imposte dei contribuenti vanno a riparare i guasti provocati da speculatori immobiliari e finanziari, prenditori di mutui oggi sotto scatto ed ieri ingenui e poco oculati e,


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La casa? Comprare senza fretta (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: RISPARMIO E FAMIGLIA data: 2008-08-24 - pag: 25 autore: Real estate. Per gli operatori i prezzi degli immobili caleranno moderatamente e si aprono occasioni, ma attenzione alla scelta La casa? Comprare senza fretta L'investimento nelle società quotate resta invece una scommessa rischiosa PAGINA A CURA DI Guido Maurino I prezzi delle case non tengono il passo dell'inflazione, le società immobiliari hanno perso fino all'80% del loro valore in Borsa e i fondi quotati non sono mai decollati. In Italia la situazione non potrebbe essere peggiore per chi vuole investire nel mattone e all'estero, se possibile, le cose vanno anche peggio come dimostrano le crisi di Spagna, Stati Uniti e Gran Bretagna. Eppure proprio in una situazione di difficoltà come questa si profilano opportunità interessanti per chi ha profili di rischio alti o può permettersi di guardare all'investimento in un'ottica di mediolungo periodo. Non bisogna illudersi: gli esperti dicono che l'incertezza continuerà almeno fino al 2010 se non al 2011. Intanto però i risparmiatori possono attrezzarsi con strategie anticrisi ricominciando proprio dalla casa. L'investimento immobiliare diretto - acquistare o costruire immobili- rappresenta da sempre l'alternativa più comune nelle situazioni di instabilità. I prezzi delle case, infatti, scendono di rado. L'ultima volta è stato nel periodo 1992-98 quando in sei anni i valori registrarono un tonfo del 35% in termini reali, cioè depurando l'effetto dell'inflazione, e del 10% in termini nominali. Poi per i successivi dieci anni c'è stata una costante crescita e i prezzi sono quasi raddoppiati. Nel primo semestre del 2008,secondo l'ultimo rapporto della società di consulenza Nomisma, i valori sono ancora saliti su base annua del 4,1%, ma soltanto dell'1,1% in termini reali e in alcune città come Milano e Venezia la variazione è stata negativa. Le attese per la fine dell'anno confermano la tendenza con quotazioni stabili o in leggero calo, mentre le transazioni dovrebbero scendere di circa il 10% sull'intero 2008. Nessun tracollo, insomma, ma una correzione prolungata. Il nuovo mantra si chiama "soft landing, l'atterraggio morbido, un calo moderato dei prezzi e delle compravendite che non rivoluzionerà il mercato, ma che apre possibilità interessanti: "Bisogna guardarsi intorno spiega il responsabile dell'ufficio studi di Gabetti, Guido Lodigiani - perché ci sono immobili che sono sul mercato da molto tempo e i prezzi inizieranno a scendere". Un consiglio? "Meglio comprare un'abitazione già occupata che costa meno e si può rivalutare nel momento in cui torna libera. Bene anche gli alloggi da ristrutturare nelle zone centrali o universitarie". Capacità di scelta e poca fretta sono oggi le caratteristiche di chi investe nell'acquisto di una casa. Discorso diverso per chi guarda alle società immobiliari quotate dove il rischio si alza e l'investimento diventa scommessa. In Borsa ci sono gruppi che hanno perso fino all'80% del loro valore nell'ultimo anno: -78% Aedes, -76% Risanamento, -65% Pirelli Re. Nessuno sa oggi se risaliranno. Alcune società, soffocate dai debiti, stanno attraversando una profonda fase di ristrutturazione, cercando nuovi soci o rivedendo le proprie strategie. La capitalizzazione complessiva di tutte le società immobiliari è scesa da 11 miliardi nel marzo 2007 a 4 miliardi di euro. A luglio, per la prima volta, il valore di Borsa dei gruppi quotati è stato addirittura inferiore a quello dei fondi immobiliari quotati. Proprio i fondi, da sempre penalizzati dalla Borsa che li valutaa forte sconto rispetto al valore netto degli asset, potrebbero essere una scommessa più abbordabile. Alcuni stanno arrivando a scadenza e dovranno liquidare il proprio portafoglio. Gli esperti prevedono che in fase di vendita lo sconto sarà completamente recuperato perché hanno comprato in una fase positiva del mercato e ne raccoglieranno i frutti. DISEGNO DI STEFANO TARTAROTTI.

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Costruzioni, gli investimenti tengono (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trentino" del 26-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

EDILIZIA E OPERE PUBBLICHE Costruzioni, gli investimenti tengono Gilmozzi: "Prezzi ancora troppo alti, blocchiamo le speculazioni" TRENTO. Il settore delle costruzioni pubbliche funziona: costante la tendenza dell'ultimo triennio degli investimenti nell'ambito dei lavori pubblici, sia della Provincia che dei Comuni. E' quanto risulta dai dati presentati dall'assessore Mauro Gilmozzi: "Il trend degli investimenti è sempre stato positivo, ci sono state variazioni all'interno dei singoli settori, ma rimane costante la tenuta degli investimenti". E questo di fronte ad una situazione economica non proprio brillante. Il 2008 è stato un anno di stallo, con una crescita del Pil stimata attorno allo 0,5%: questo significa rallentamento degli investimenti e pertanto anche crisi del settore costruzioni: in questo campo si è passati da una crescita del 2,2% nel 2007 ad una crescita dello 0,8% nel 2008. Per quanto riguarda le opere pubbliche, la ricaduta sul sistema locale degli investimenti pubblici è garantita dalla nuova legge, che favorisce la qualità attraverso l'offerta economicamente più vantaggiosa, anche con il meccanismo della "filiera corta", che ha ricadute positive sotto il profilo della riduzione dei trasporti e dell'impatto ambientale. A questo si aggiunge il fatto che l'80% degli appalti va ad imprese trentine. Nel settore edilizio residenziale c'è stato negli ultimi anni un aumento spropositato dei prezzi delle case, in particolare nelle zone turistiche; Gilmozzi sottolinea il fatto che il costo del terreno incide del 60% sul prezzo della casa: "Le bolle speculative devono saltare, solo così possiamo riportare queste aree abitative sul mercato dei residenti e rispondere concretamente al fabbisogno di casa". Con la legge 16 del 2005 i comuni devono ripianificare il territorio, destinando la maggior parte delle aree disponbili alla costruzione di case per la residenza ordinaria. "Ci stiamo avvicinando ai livelli dell'Austria: oltre il 90% delle volumetrie disponibili nei comuni interessati è destinato a residenze per gli abitanti, solo il 9% per case vacanza e tempo libero". Un dato importante è che l'incidenza delle seconde case sul valore aggiunto totale in Trentino è pari allo 0,1%. Questo in un contesto in cui le costruzioni rappresentano il 7% del valore aggiunto totale, di cui il 65% per opere pubbliche e il restante 35% per edilizia. Non mancano le novità, con l'introduzione dei nuovi strumenti del Sistema informativo ambiente e territorio: una legenda standard e un avanzato sistema cartografico di base con rilievo laser scanning, oltre all carta tecnica provinciale e all'Ortofoto digitale, sistemi che uniscono semplificazione e precisione. (s.mar.).

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Ora l'Fbi indaga a tutto campo (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Finanza e Mercati" del 26-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Da Finanza&Mercati del 26-08-2008 Negli Stati Uniti è boom di frodi ipotecarie, che solo nei primi sei mesi del 2008 hanno raggiunto quota 43.497, contro le 46.717 dell'intero 2007. Mentre il numero dei casi aperti dall'Fbi in seguito a segnalazioni per reati di frode ipotecaria è cresciuto a quota 1.416. Nel 2003, in un passato cioè non molto lontanto, quando la bolla immobiliare si stava gonfiando, erano 436 . Le truffe, secondo il Bureau, vengono realizzate con molteplici schemi, tutti caratterizzati da alcuni elementi comuni come la presenza di dati falsificati che possono riguardare l'identità delle persone e le caratteristiche degli immobili. Tra gli schemi più diffusi, i cosiddetti mutui volatili (air loans), ovvero operazioni di credito ipotecario in cui l'operatore immobiliare inventa o "ruba" l'identità di soggetti estranei che fa apparire come mutuatari, concedendo ipoteche su immobili non esistenti o appartenenti ad altre persone. Un altro schema emergente anche in Canada, è quello della title fraud, nel quale l'operatore immobiliare, sfruttando le lacune nei controlli formali nei Registri Immobiliari, falsifica la vendita di immobili a favore di complici acquirenti, i quali poi concedono in ipoteca la casa che appartiene in realtà ad altri. In tal modo, quindi, "rubano" non solo l'identità, ma anche la proprietà della casa. Alla banca, poi, la scoperta che l'ipoteca era stata concessa da chi non era proprietario dell'immobile.

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Bce verso la stretta sui collaterali (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-08-26 - pag: 43 autore: Mersch: necessario aggiustare il sistema Bce verso la stretta sui "collaterali" La Bce dovrebbe varare a breve una serie di modifiche alleregole sui tipi di titoli accettati come garanzie collaterali a fronte della concessione di liquidità, in modo da ridurre il rischio di abusi da parte degli istituti di credito. Lo ha detto Yves Mersch, governatore della Banca del Lussemburgo e consigliere della Bce, in un'intervista all'agenzia di stampa Bloomberg ai margini delle riunioni di Jackson Hole (Usa) nel fine settimana. Mersch si era già espresso in termini preoccupati sulla qualità dei titoli ammessi come collaterali dalla Bce (si veda il Sole 24 Ore dello scorso 16 maggio); e ora la Bce sembra pronta a passare all'azione: il Consiglio direttivo, ha detto Mersch, "ha esaminato l'intera questione " e ha deciso "un certo livello " di adeguamento delle norme esistenti. "Non si tratterà di una rivoluzione, il quadro complessivo delle regole funziona bene", ha aggiunto, ma "ai margini ci sono sempre casi di " scommesse sul sistema"" ed "è necessario aggiustare regolarmente il sistema alla prassi di mercato". Le norme sui collaterali accettati in garanzia dalla Bce sono meno restrittive di quelle della Fed o della Banca d'Inghilterra; queste ultime le avevano dovute allargare, l'anno scorso, in occasione della crisi dei mercati, mentre quelle della Bce erano già adeguate. Il pericolo è che qualche istituto che non riesce a vendere titoli danneggiati dalla crisi dei mercati li "scarichi", per così dire, sulla Bce e diventi così troppo dipendente dai fondi di quest'ultima.In testa alla classifica dei prenditori di fondi dalla Bce, a luglio, si sono piazzate le banche spagnole –in difficoltà per lo sgonfiamento della bolla immobiliare – che hanno preso a prestito un record di 49,4 miliardi di euro. La Bce ha finora accettato come collaterali anche titoli esterni all'area euro: in giugno, per esempio, aveva detto che avrebbe accettato titoli del gruppo australiano Macquarie garantiti da prestiti al consumo sul mercato australiano. Una nota di Michael Schubert, analista della Commerzbank, ammoniva ieri che "si sospetta da un po' di tempo che qualcuno approfitti del sistema di garanzie collaterali, dato che è impossibile collocare titoli asset- backed e che questi possono essere utilizzati solo come garanzie per il rifinanziamento della Bce. Ma questo vuol dire che la necessaria correzione nel mercato degli Abs è stata solo rinviata". Difficile, peraltro, che la Bce si sbilanci nell'indicare in quali e quanti casi qualcuno ha approfittato del sistema: "Preferiamo usare la moral suasion – ha detto Mersch – e avvertire in anticipo gli operatori che certi comportamenti non sono accettabili". A.Mal. AUTHORITY IN MANOVRA Al momento le regole sui titoli accettati come garanzia da Francoforte sono meno stringenti di quelle della Fed e della BoE.

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CASA: CALANO SCAMBI; PER MATTONE SCONTI ANCHE DEL 15% /ANSA (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 26-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di ANSA SCENARI, DISCOUNT SU NUOVO; NOMISMA, TRANSAZIONI IN CALO DEL 20% -->(di Paola Barbetti) (ANSA) - ROMA, 26 AGO - Per il mattone è tempo di discount: complice un mercato immobiliare in decisa stagnazione, chi ha in programma l'acquisto di una casa nei prossimi mesi potrà contare su un elemento nuovo, lo sconto. Ma non si assisterà a un crollo dei prezzi: seppure le transazioni potranno calare anche del 20%, a quota 650.000, i prezzi - secondo Nomisma - non scenderanno se non a livello inflazione, del 5%. "Un mercato rallentato ma non crollato", anche secondo il presidente di Scenari Immobiliari, Mario Breglia, per il quale però, i ribassi sono maggiori: "Dopo che un appartamento è rimasto sul mercato per mesi, chi vuol vendere deve ridimensionare la propria richiesta, anche del 10-15%". La domanda è indebolita - aggiunge Breglia - e per le nuove costruzioni si assiste a un fenomeno nuovo, lo sconto per invogliare l'acquisto: si offre il box auto ad esempio o il secondo bagno a prezzo stracciato. Più limitato il margine indicato dal presidente di Nomisma, Gualtiero Tamburini, che parla di prezzi rigidi per l'usato. "Ci potrà essere una crescita nominale zero, una limatura all' ingiù a livello d'inflazione, del 5% - dice Tamburini - a soffrire di più saranno le prime e le seconde fasce delle grandi città: qui i costruttori, che si sono indebitati con le banche, pur di vendere concedono sconti. Il mercato dell'usato é invece in mano alle famiglie che non sono disposte a vendere perdendoci, quindi restano in attesa di tempi migliori". Dopo i primi segnali di rallentamento apparsi già lo scorso anno, il 2008 conferma quindi la frenata del mattone, al termine di un trend al rialzo durato oltre sette anni. Stesso scenario "di trincea per il mercato anche nel 2009", secondo Nomisma. Chi invece non può attendere, a fronte di compravendite che si allungano fino a 7-8 mesi nelle grandi città, soprattutto se è proprietario di un immobile di fascia media, è costretto a tagliare il prezzo di circa il 10%. La domanda reale è scesa del 20% rispetto al quarto trimestre del 2007, analizza ancora Scenari, e gli sconti servono a intercettare meglio la domanda. A soffrire di più sul prezzo sono gli immobili della fascia media, il discount invece non dovrebbe riguardare la fascia alta e medio-alta, i cui prezzi sono fermi da oltre un anno. Stagnazione economica, tassi in rialzo: di fatto non vi sono ragioni perché la domanda immobiliare cresca, anche perché le famiglie devono fare i conti con bilanci sempre più in sofferenza. Tuttavia gli esperti concordano sul fatto che non siamo di fronte a una crisi come quella del '93-'94, quando il crollo delle compravendite superò il 60%, o a segnali evidenti di crisi come in Spagna, dove i costruttori si sono molto indebitato con le banche, o in Francia. Sulla debolezza della domanda "pesa il maggiore costo del denaro, acquista solo chi è costretto, e anche l'immobile come bene-rifugio ha perso parecchio di appeal", dice Filippo Crocé, esperto di Tecnoborsa e già presidente del Comitato di vigilanza delle Borse immobiliari. Tuttavia, "non c'é nessuna bolla immobiliare - dice Crocé - in Italia non ci sono avvisaglie della crisi Usa dei subprime" Diversamente da altri Paesi, in Italia resta a livelli fisiologici la percentuale di famiglie in difficoltà con il mutuo e quindi costrette e vendere l'immobile, ma la propensione all'acquisto di un'abitazione nei prossimi dodici mesi è al minimo: 1,8%, i livelli più bassi dell'ultimo ciclo immobiliare (erano al 7% all'inizio del 2000). Il 'discount' inoltre sembra avvantaggiare soprattutto il mercato delle grandi città, con un'inversione di tendenza. "La concorrenza fa sì che sul mercato metropolitano - osserva Breglia - la flessibilità del venditore sia maggiore rispetto ai piccoli centri, dove i livelli dei prezzi negli ultimi anni hanno raggiunto quelli della città. Con l'ulteriore aggravio della corsa del prezzo della benzina e del carburante, diventa meno conveniente l'acquisto nell' hinterland". "Nessuna bolla immobiliare" anche per il presidente dei costruttori Paolo Buzzetti. Alla indubbia fase di stasi l'Ance risponde puntando sul 'piano casa' annunciato dal governo, "uno strumento importante per rispondere alla fase di crisi spingendo economia ed occupazione e per favorire le famiglie più deboli nella domanda di casa". (ANSA).

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Alè Magno (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale.it, Il" del 26-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

L'idea di Alè Magno di istituire una commissione, darla in mano a Giuliano Amato (quello che rinfaccia Craxi e forse anche lo scippo sui conti corrente) e discutere dei problemi de Roma, mi sembra una scemata pazzesca. Ogni stagione ha le commissioni di che si merita. Oggi con la moda dell'anticasta, si deve dunque dare una nobiltà ad una commissione che comunque non servirà a nulla. Voglio dire che senso ha per un amministratore cittadino inventarsi grandi temi di discussione. C'è bisogno di una Commissione per decidere ad esempio che l'acea debba essere privatizzata? assolutamente no. e di fatti, Alè magno non vuole venderla. C'è bisogno di una commissione per decidere di ampliare ed eventualmente liberalizzare le licenze dei tassisti romani? assolutamnete no. E di fatti Alè Magno è l'idoletto della corporazione dei tassisti. C'è bisogno di una commissione per spiegare ad un sindaco che se due suoi ospiti olandesi vengono stuprati e presi a mazzate tra i denti, è il caso almeno nel giorno del fattaccio di tenere la bocca chiusa o almeno aprirla per chiedere scusa a nome di una città anch'essa ferita? Scritto in Varie Non commentato " (No Ratings Yet) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Aug 08 Julius ha visto la luce Il nostro Julius (Tremonti, per chi non lo sapesse) ha visto la luce. Già si capiva per la verità leggendo con attenzione un interessante fondo del convertito (alle ragioni ministeriali) Giannino, di un paio di giorni fa. Un liberale doc, a patto che non si discuta dell'operato di Julius. Ma ritorniamo alla luce. Su Libero leggevamo: "il Papa su questo la pensa come Giulio Tremonti, non come gli alfieri del mercato che sul Corriere della sera e Sole 24 ore da mesi ribattono che quelli contro i derivati sul petrolio e sul grano sono attacchi di irriducibili passatisti, di vecchi arnesi nostalgici del protezionismo. Ora si è capito ancor meglio, che i giudizi del Papa non sono poi coincidenze casuali, con Tremonti" . E poi oggi finalmente sul Corrierone una domanda (anzi una non domanda) infilata lì per caso: "A luglio il papa ha condannato la speculazione." E Julius, poco prima: "Come sempre, nei grandi passaggi della Storia, la visione della Chiesa è fondamentale per la comprensione dell'esistente". La lieta novella della parabola di Julius: "L'azione dei governi ha fermato la speculazione". Sintetizziamo il filo logico del ragionamento: la speculazione è la peste del secolo-tremonti ha convinto di ciò il papa- la Chiesa ha sempre una grande visione e la condivide con Julius-i governi, incalzati da Julius hanno bloccato il contagio malefico. Hip hip hurra. Per fortuna che abbiamo il nostro adorato Cav. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 32 ) " (2 votes, average: 3.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 25Jul 08 Obama e l'Italia Folla a Berlino. E poi a Parigi. E of course Londra. Niente visita in Italia. Il mitico Obama ci riporta con i piedi per terra. Non contiamo nulla, neanche una visitina, un saluto. Certo facendo jogging ieri a Berlino e intercettato da un'abile giornalista di Sky24, ha detto: primo o poi in Italia verrò. Deo gratias. Scritto in Varie Commenti ( 60 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Jul 08 Il casco per i baresi e i mutui per gli americani Fannie e Freddie, nonostante i simpatici nomi, stanno affossando i mercati di tutto il mondo. Non sono banche e non sono neanche società per azioni tradizionali. Sono state create per agevolare il mercato immobiliare americano. In sintesi prestano i soldi alle banche che prestano i soldi ai clienti per accendere un mutuo. In questo modo le banche americane avevano sempre risorse fresche per alimentare il mercato dei prestiti immobiliare. Una volta comprati i mutui di terzi le due nostre li impacchettano in obligazioni che cedono sul mercato. Per questa loro caratteristica sociale (agevolare la proprietà edilizia) sono Gse (Governament sponsor enterprise) e dunque, pur quotate sul mercato, in ultima analisi sono agenzie governative (come d'altronde erano in origine). Questa garanzia statale ha permesso loro di raccogliere danaro a tassi molto vantaggiosi e dunque alimentare la bolla speculativa. Inoltre (toccherebbe ricordarlo a qualcuno) per statuto non finanziano mutui subprime.. E proprio per questo il mercato dei mutui subprime (quelli che hanno scatenato l'attuale crisi) è esploso: le banche tradizionali non riuscivano a fare concorrenza, visti i tassi superbassi, a Fannie e Freddie e dunque hanno cercato (colpevolmente) di andare su un mercato a queste precluso: quello dei debitori subprime, insomma non buoni. Qualche conclusione: 1. Freddie e Fannie, figlie di una concezione roosveltiana, non sono mai state sul mercato. 2. Sono diventate negli anni 70 un ibrido a noi molto ben conosciuto: privatizzano gli utili e socializzano le perdite 3. Il salvataggio di oggi è stato scritto ieri quando furono concepite 4. il fatto che prestassero troppo era noto da tempo (lo disse greenspan in un'audizione davanti al senato) 5. il loro fallimento non è un fallimento del mercato, ma del regolatore. che ha pensato di cavarsela quotandole sul mercato. E che ha alimentato per questa via la bolla immobiliare. 6. salvarle oggi è ragionevole, così come è ragionevole, secondo il sindaco di bari, regalare, a spese dei contribuenti, un casco ai motociclisti pizzicati senza. Scritto in pol economica Commenti ( 23 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Jul 08 Cosa ne pensano i lib-lib di Julius In questo blog abbiamo più volte "sfottuto" il nostro Julius per la sua ansia Pop. L'inutile e dannosa Robin tax, la populistica esclusione dei ricchi (solo 70mila? solo due dei quali in piazza di Spagna a Roma?) dai benefici Ici sulla prima casa, la card per gli anziani, la lotta contro la speculazione. E via dicendo. Anzi, già che ci siamo, gli insopportabili slogan contro il "mercatismo". Senza considerare la mancata liberalizzazione per eccellenza: e cioè la riduzione delle imposte sui redditi o per lo meno una prospettiva di riduzione. Che il Dpef non ci da. Insomma quello che pensiamo sul Julius pop per i nostri commensali (che spesso hanno anche criticato il cuoco) è pietanza nota, anche se non a tutti gradita. Ieri è arrivata in cucina una mail di David Baccini, intitolata "Tremonti il socialista ci porterà al disastro". Vi inoltro le prime righe: "sono sconcertato per il comportamento schizoide del Ministro Tremonti, nel quale non ho mai riposto alcuna fiducia e che affonderà il Governo, ma sopratutto per il "sentiment filogovernista-filotremontiano antimercato" di Giannino: scioccante davvero. Altrettanto sconcerto va verso l'IBL, che di fronte ad accuse tremontiane al mercato, a chi (praticamente l'intero popolo europeo) non si riconosce nel nuovo meta-stato soviet-europeo, alla speculazione, al profitto, a chi si dice liberista, a chi esige basse tasse, a chi disconosce l'efficacia della redistribuzione (Robin Tax ed altre puttanate) .. l'IBL tace, in conformità Gianniniana". Be' in effetti si può condividere con Baccini un certo stato di solitudine da queste parti. Difficile trovare conforto a sinistra (lo devo spiegare ancora una volta?), ma anche nei punti di riferimento dei liberali classici, sembra che ci sia un po' una corsa a non disturbare il manovratore. La paura di Prodi e accoliti non ci può rinchiudere in un angolo. Non ci deve spingere verso un'accettazione muta dei provvedimenti governativi. Insomma se Julius ha deciso di fare una corsa di popolarità con l'adorato Cav, son cavoli suoi. Non di Noi italiani che abbiamo votato un governo immaginato liberale. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 53 ) " (3 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 03Jul 08 Bce senza pop La Bce ha deciso di alzare al 4,25 per cento i tassi di interesse in Europa, con un ritocco all'insù di un quarto di punto. I governi di mezza Europa (Francia e persino Germania) le avevano chiesto di non farlo. D'altronde l'economia non gira e l'inflazione (arrivata al 4 per cento massimo da 16 anni) è più dovuta al rincaro delle materie prime che ad una forte domanda di consumo. Chi ha ragione? La Bce non risponde a nessuno. I governi Ue, invece, ai propri elettori. In questa vicenda il differente grado di responsabilità (accountability) ha un peso. La politica sembra più attenta al momento, al breve termine. Palese il caso italiano: subito una dilazione sulla rata dei mutui (accordo Tremonti-Abi) ma tra 20 anni si paga il conto. Subito la card sociale per i pensionati più poveri, ma non si riducono permanentemente le imposte dirette. Subito la tassa sugli odiati banchieri-petrolieri, ma domani si rifaranno con aumenti sui consumatori. Il respiro immediato è ciò che conta, nel lungo periodo (come diceva qualcuno che al cuoco non piace tanto) saremo tutti morti. I banchieri centrali "irresponsabili" per costituzione si possono permettere l'impopolarità. Sanno che non possono alimentare aspettative inflattive. La rincorsa prezzi-salari-prezzi è micidiale come dimostrano gli anni 70. E ci sono i primi segni. La furia sindacale In Italia contro l'inflazione programmata fissata ll'1,7 per cento nel Dpef (e qui bene ha fatto Julius), il costo del lavoro in Spagna salito al 5,7 per cento; l'aumento salariale dei pubblici dipendenti tedeschi fissato quest'anno al 5 per cento. I Banchieri centrali saranno spietati, ma sanno che un un po' di veleno nel corpaccione europeo oggi, è meglio di un infarto certo domani. Non accondiscendono alla nuova ventata pop della politica europea. Scritto in pol economica Commenti ( 17 ) " (3 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 03Jul 08 Rosicchiare la Mela Tra pochi giorni arriva in Italia un oggetto di culto. Sì qualche volta anche in questa zuppa si assaporano pietanze leggere. Si tratta del nuovo telefonino 3g della Apple. Come sapete il cuoco ha una certa passione per la Mela. Oggi il sole 24ore ha anticipato i possibili piani tariffari che Vodafone e Tim applicheranno al mitico gadget. Lo diciamo subito: troppo cari. Il nuovo telefono è pensato per stare spesso collegato, anche in remoto, su internet. Insomma brucia bytes su bytes. Gli operatori invece fanno finta di nulla e nelle loro ipotesi di abbonamento prevedono tariffe flat fino a 1gb (Tim) e 600 Mb (Vodafone). Un po' tirchietti. C'è da scommettere che i mela maniaci che vorranno aver subito l'oggetto del desiderio pagheranno un biglietto di ingresso piuttosto caro: e a riscuoterlo non sarà la Apple, ma i due gestori di telefonia. Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 22Jun 08 Appunti in manovra La manovra presentata dal governo vale quasi 35 miliardi di euro, per il prossimo triennio. Anche se alcuni effetti (per un paio di miliarducci) si faranno sentire da quest'anno. In sintesi si riduce la spesa pubblica corrente del 2 per cento nel triennio: si sforbiciano risorse per gli enti locali (-9.2 miliardi), la pa, la sanità (-5 miliardi), la scuola (-8 miliardi e meno 100mila prof) e altro ancora. La pressione fiscale sale, alla fine del triennio, al 42,9 per cento del Pil (più 0.1 rispetto all'eredità prodiana). Questa manovra ci permetterà nel 2011 di avere un rapporto tra debito e pil inferiore al 100 per cento. La manovra è fatta per la gran parte dalla riduzione di spesa pubblica e questo è un bene. Nel 2011 la spesa pubblica dovrebbe fermarsi (si fa per dire posto che in termini assoluti aumenta) a 753 miliardi di euro (compresi 86 miliardi di interessi sul debito), il 38.3 per cento del nostro Pil. C'è un aumento delle imposte per il primo anno quantificabile in 4 miliardi: si fanno piangere quelli che Julius ha indentificato come i "ricchi": petrolieri, elettricisti, banchieri, manageroni e cooperatori. In altre parti della zuppa abbiamo già detto cosa pensiamo della Robin tax e recentemente in maniera caustica ma chiara lo ha scritto anche il perfido Boeri su Republik. Obiettivamente il peso delle maggiori entrate sul complesso della manovra è risibile e dunque con una alca selzer possiamo digerirlo. Resta la parta migliore della manovra: Citiamo, gustandoli assai, alcuni ingredienti in modo disordinato: abolizione dell'obbligo della tracciabilità dei compensi, morte dell'elenco fornitori, semplificazioni sulla privacy e sulla tenuta dei libri per le imprese. E ancora divieto di cumulo tra pensione e lavoro, impresa in un giorno, rateizzazioni ruoli, liberalizzazione dei servizi pubblici locali, ripristino della superBiag e stop della limitazione dell'uso dei contati a 5000 euo. Uffff. Niente male. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 14 ) " (3 votes, average: 2 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 13Jun 08 Fuoco amico Cari commensali, le nostre ultime discussioni sono nate da alcune provocazioni che ho voluto fare su alcune misure pop annunciate dal governo Berlsuconi. Ho parlato, e male, della Robin tax e dei tetti agli stipendi, e financo delle esclusioni Ici. Non ho parlato della giusta richiesta del nucleare, delle ottime misure su premi e straordinari e sulle ipotesi di riforma della pa. Insomma sono stato fazioso, più che fazioso. Devo una spiegazione. Quando un governo ha davanti a sè cinque anni di legislatura e ne ha avuti altrettanti dietro alle spalle, ha una grande carta per provare a riformare il nostro benedetto Stato. Mi sarei immaginato una partenza sprint. Avrei voluto la medesima decisione mostrata su Napoli, anche sull'economia. Insomma avrei voluto un esecutivo meno pop e più impop. Chiessenefrega delle critiche popolari, quanto si ha un tratto preciso e univoco. Assecondare gli umori o frenarsi per non essere criticati da sinistra non vuol dire essere democratici. Probabilmente questo è il miglior governo che potessimo votare. Ma le difese d'ufficio sono una spezia che non piace al cuoco di questa zuppa. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 16 ) " (2 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05Jun 08 Robin pop L'idea di tassare i petrolieri per i loro extraprofitti (ma chi quantifica e come l'extra? ed è l'unico settore ad avere extra? e nel futuro tutti gli extra saranno da bastonare?) ha l'aria di essere l'idea più pop degli ultimi giorni. 1. Lo Stato, attraverso l'iva, ha già portato a casa tasse extra dai profitti extra del barile extra. Si calcola che in un anno esso ammonti già a 500 milioni. Insomma se proprio crede lo stato potrebbe rinunciare a parte dell'Iva applicata sulla benzina che in Italia è al 20 per cento e in altri paesi europei è al 16 per cento. 2. I profitti maggiori sono realizzati da chi buca e spilla petrolio. Su 1,6 milioni di barili consumati al giorno in Italia, meno di 100mila sono di produzione domestica. Dunque toccare le royalties sui buchi rende poco niente. 3. Il petroliere di gran lunga più ricco d'Italia si chiama l'Eni per un terzo proprietà dello stato. Fattura quasi 90 miliardi di euro con utile vicino ai 10 miliardi (pari al fatturato totale di Erg, secondo petroliere in Italia) ed ha un margine operativo di 20 miliardi. Tassare i petrolieri in Italia, vuol dire per lo Stato tassare se stesso: una partita di giro. 4. Annunciare un'imposta che può facilmente essere traslata sul consumatore ha effetti perversi. Basti pensare che il rincaro di 1 centesimo del costo finale al consumatore della benzina vale per le compagnie petrolifere 500 milioni di euro. Sono solo alcune notazioni, peraltro imprecise poichè ancora non è preciso l'imponibile della nuova tassa. Ad esempio se veniesse colpita la raffinazione, il discorso sarebbe parzialmente diverso. Resta l'idea molto pop che la manina dello Stato asi occupi degli affari privati. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 30 ) " (4 votes, average: 2.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Nato a Roma, vivo a Milano. Lavoro da qualche anno al Giornale e scrivo di economia e finanza. Tutti gli articoli di Nicola Porro su ilGiornale.it contatti Categorie Berlusconi IV (8) burocrazia (1) citazioni (2) finanza (10) pol economica (21) Varie (35) Ultime discussioni alex: Cito alcuni tratti di Roberto Marraccini da Padaniaoffice Via Bellerio 41 Milano. 9 Giugno 2008 Da quando è... antonio: LACRIME E SANGUE.con queste due semplici parole ma altrettanto truculente i vari governi che si sono... Giulio di Siena: Prendo spunto da quanto ha scritto David Baccini per ritornare al tema. Le ultime mosse di Julius... Nicola Porro: Prendo spunto dal post di Massimo. Da queste parti c'è ovviamente massima libertà sui... alex: "I privati che partecipano all'operazione ci sono, le banche anche, dobbiamo trovare una compagnia... 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Subprime, l'Fbi aveva previsto tuttoRivelazione (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sicilia, La" del 26-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

L'agenzia federale aveva messo in guardia il governo americano. Intanto "cade" anche la Roskilde New York. L'Fbi aveva messo in guardia sulle possibili frodi sui mutui già nel 2004, ma aveva altre priorità. Lo rivela il Los Angeles Times, secondo il quale l'agenzia federale aveva avvertito che il boom delle attività legate ai mutui, spinto da tassi di interesse bassi e prezzi delle case in volata, aveva già iniziato allora ad attrarre operatori disonesti e miliardi di dollari di perdite erano attese. "Potrebbe essere un'epidemia" aveva dichiarato nel settembre 2004 Chris Swecker, l'agente dell'Fbi che aveva in carico le indagini, sottolineando comunque che il problema poteva essere prevenuto. Ora, a quattro anni di distanza, appare chiaro - prosegue il quotidiano - che L'Fbi aveva previsto tutto esattamente ma non è stata in grado di affrontare e prevenire la crisi che, finora, è costata circa 300 miliardi di dollari di svalutazioni. Solo in California sono state pignorate, negli ultimi anni, case per un valore di circa 100 miliardi di dollari e i pignoramenti continuano a volare: il ritmo è di 1.300 case ogni giorno lavorativo. L'Fbi e il Dipartimento di giustizia dovrebbero agire contro le attività illegali di banchieri e altri: ma nel 2004 la priorità era il terrorismo e la sicurezza nazionale, e così l'attenzione concentrata sui crimini dei colletti bianca era scarsa. A questo si aggiunge - prosegue il quotidiano - che probabilmente le risorse a disposizione dell'agenzia per affrontare e prevenire quella che poi si è rivelata una debacle erano scarse, circa 100 agenti per lo svolgimento delle indagini. Nella precedente crisi degli anni 1980-1990 per indagare su possibili frodi in atto a disposizione c'erano 1.000 agenti. Diversamente dagli Stati Uniti, "qui non c'è nessuna bolla" e le famiglie italiane "possono stare tranquille". A sostenerlo, prima di intervenire ad un incontro al Meeting di Comunione e Liberazione, è il direttore generale di Intesa SanPaolo, Pietro Modiano, che non rilascia alcun commento sulla situazione di Alitalia. "Qui - ha osservato riferendosi alla vicenda dei mutui statunitensi - non c'è nessuna bolla perché la società italiana ha manifestato una sua propria saggezza nella modernizzazione dei comportamenti finanziari. Le famiglie possono stare tranquille". A giudizio di Modiano, "il fenomeno di aumento dell'indebitamento delle famiglie è avvenuto in modo molto sano. Le famiglie che hanno accumulato il loro debito, se guardiamo le statistiche, sono famiglie in cui i capi-famiglia sono dotati, più della media, di attività finanziarie e, più della media, anche di titolo di studio. La crisi del risparmio delle famiglie - ha aggiunto - è stata del tutto fisiologica, nulla a che fare con quello che è successo negli Stati Uniti prima dello scoppio della bolla" finanziaria. Ma la crisi de mutui continua a mietere vittime e questa volta tocca alla Scandinavia. Dopo vari istituti statunitensi e inglesi, a fare le spese del mercato immobiliare in caduta libera è questa volta una banca danese, Roskilde, caduta vittima della propria eccessiva esposizione ai mutui ipotecari. L'insolvenza da parte dell'istituto, e l'assenza di investitori privati - riporta la Bloomberg - hanno costretto la Banca centrale danese a fare da capofila in un'operazione di salvataggio a cui parteciperanno oltre 100 istituti di credito locali. Per Roskilde - che a causa di svalutazioni immobiliari ha registrato una perdita di oltre un miliardo di corone danesi nel primo semestre (il doppio delle stime fatte dalla stessa banca il 14 luglio scorso) - si profila dunque un'iniezione di capitali da 4,5 miliardi di corone (circa 890 milioni di dollari), oltre all'assunzione di 37,3 miliardi di debito da parte del pool di banche. Le azioni di Roskilde sono state sospese in borsa dopo un crollo del 75% quest'anno. Era da una quindicina d'anni, dalla crisi immobiliare dei primi anni novanta dopo il boom del decennio precedente, che la Banca centrale danese non interveniva in soccorso di un istituto privato. "Abbiamo voluto assicurare la stabilità finanziaria in Danimarca", ha spiegato il governatore della banca centrale, Nils Bernstein. "L'alternativa - ha detto in conferenza stampa - sarebbe stata la bancarotta di Roskilde, con un considerevole contagio nell'intero sistema finanziario". Il banchiere centrale ha poi voluto precisare che il crac di Roschilde, che prende il nome da una cittadina danese, è un "caso unico", dovuto "alla forte esposizione al mercato immobiliare", mentre al contrario "in generale le banche danesi sono ben preparate" ad affrontare crisi del mercato immobiliare e periodi di contrazione economica.

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La Germania in crisi schiaccia l'euro (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza (MF)" del 27-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

MF Numero 170  pag. 2 del 27/8/2008 | Indietro La Germania in crisi schiaccia l'euro Primo Piano Di Marcello Bussi Ma negli stati uniti è ancora gelo sull'immobiliare: prezzi delle case in flessione del 15,9% Il forte calo dell'indice Ifo sulla fiducia delle imprese rafforza i timori di una recessione tedesca. E la moneta unica scende fino a 1,457 $, ai minimi da sei mesi. Prezzi del petrolio in altalena Germania sempre più vicina alla recessione. Così, ieri l'euro è sceso fino a 1,4570 dollari, ai minimi dallo scorso 14 febbraio. La moneta unica ha poi recuperato parzialmente terreno, assestandosi intorno a 1,4630, comunque in calo rispetto alla chiusura della vigilia, a 1,4754. Secondo Stephen Jen, capo economista di Morgan Stanley per il settore valutario, se la moneta unica scenderà sotto quota 1,46 "probabilmente molti investitori cambieranno le loro strategie e si convinceranno che la storia del dollaro è cambiata". Warren Buffett ne è già convinto, visto che in un'intervista a Cnbc, riportata ieri su MF-MilanoFinanza, il guru di Omaha ha dichiarato che la caduta della valuta statunitense è finita. D'altronde, l'illusione di un decoupling dell'economia europea rispetto a quella americana è ormai svanita. E ieri lo ha dimostrato il calo dell'indice Ifo, che misura la fiducia delle imprese tedesche, sceso ad agosto ai minimi da tre anni, 94,8, dal 97,5 di luglio. Mentre l'indice di fiducia dei consumatori, elaborato da Gfk, a settembre è scivolato a livelli che non toccava da cinque anni. I due dati, uniti alla conferma che nel secondo trimestre il pil tedesco è diminuito dello 0,5% rispetto al primo (+1,7% su base annua), hanno spinto Andrea Rees, economista di Unicredit Mib, a dire che ormai le probabilità di recessione in Germania sono al 70%. Una prospettiva che rafforza le attese di un taglio dei tassi da parte della Bce, che comunque, visti i persistenti timori di inflazione da parte dell'istituto di Francoforte, non ci sarà prima dell'inizio del 2009. Mentre, al contrario, la Fed dovrebbe mantenerli a lungo invariati, viste le preoccupazioni per un ulteriore indebolimento dell'economia Usa segnalate dai verbali del Fomc, il comitato direttivo della Fed, pubblicati ieri. Ecco perché, secondo Roberto Mialich, strategist valutario di Unicredit, "la moneta unica potrebbe scendere sotto 1,40 con un obiettivo a 1,35/1,30 nei prossimi 18 mesi. L'unico fattore in grado di fermare l'apprezzamento del biglietto verde sono nuove notizie negative dal fronte creditizio statunitense. Ma anche in questo caso sarà difficile che l'euro risalga sopra quota 1,50". Il rafforzamento del dollaro ha spinto al ribasso il prezzo del petrolio, sceso fino a 112,75 dollari al barile grazie anche al calo della domanda registrato ad agosto negli Stati Uniti (-5,6%). L'oro nero ha tuttavia chiuso a New York in rialzo dell'1% a 116,28 dollari per colpa dell'uragano Gustav, che si sta avvicinando al Golfo del Messico, oltre che per i timori di una nuova guerra fredda (vedere il box qui sopra). Dagli Stati Uniti è arrivato anche un dato positivo: la fiducia dei consumatori è salita ad agosto a 56,9 da 51,9 di luglio, crescendo ben più dell'atteso 53. Ma sul fronte immobiliare è ancora allarme rosso: le compravendite di nuove abitazioni sono aumentate a luglio del 2,4%, tuttavia il rialzo è il risultato della revisione al ribasso delle vendite di giugno e soprattutto è ancora molto elevato il numero di quelle rimaste invendute. Stesso discorso per le vendite di case esistenti, aumentate del 3,2%, ma con un incremento del 3,9% dell'invenduto. Inoltre, l'indice S&P/Case Shiller dei prezzi delle case nelle 20 maggiori città americane è sceso del 15,9% su base annua. E le cose vanno male anche nel Regno Unito, dove il numero di prestiti immobiliari approvati è crollato del 65% a luglio rispetto a un anno fa, ai livelli minimi degli ultimi dieci anni, mentre il valore delle case è calato del 4,4% su base annua, con un prezzo medio di 168.500 sterline, la flessione più forte da sette anni a questa parte. (riproduzione riservata)  .

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Casa, è il momento degli affari (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 27-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Nomisma: possibile calo del 20% nelle transazioni ROMA. Per il mattone è tempo di discount: complice un mercato immobiliare in decisa stagnazione, chi ha in programma l'acquisto di una casa nei prossimi mesi potrà contare su un elemento nuovo, lo sconto. Ma non si assisterà a un crollo dei prezzi: seppure le transazioni potranno calare anche del 20%, a quota 650.000, i prezzi - secondo Nomisma - non scenderanno se non a livello dell'inflazione, del 5%. "Un mercato rallentato ma non crollato", anche secondo il presidente di Scenari Immobiliari, Mario Breglia, per il quale però, i ribassi sono maggiori: "Dopo che un appartamento è rimasto sul mercato per mesi, chi vuol vendere deve ridimensionare la propria richiesta, anche del 10-15%". La domanda è indebolita - aggiunge Breglia - e per le nuove costruzioni si assiste a un fenomeno nuovo, lo sconto per invogliare l'acquisto: si offre il box auto a esempio o il secondo bagno a prezzo stracciato. Più limitato il margine indicato dal presidente di Nomisma, Gualtiero Tamburini, che parla di prezzi rigidi per l'usato. "Ci potrà essere una crescita nominale zero, una limatura all'ingiù a livello d'inflazione, del 5% - dice Tamburini - e a soffrire di più saranno le prime e le seconde fasce delle grandi città: qui i costruttori, che si sono indebitati con le banche, pur di vendere concedono sconti. Il mercato dell'usato è invece in mano alle famiglie che non sono disposte a vendere perdendoci, quindi restano in attesa di tempi migliori". Il 2008 conferma quindi la frenata del mattone, al termine di un trend al rialzo durato oltre sette anni. Stesso scenario "di trincea per il mercato anche nel 2009", secondo Nomisma. Chi invece non può attendere, a fronte di compravendite che si allungano fino a 7-8 mesi nelle grandi città, soprattutto se è proprietario di un immobile di fascia media, è costretto a tagliare il prezzo di circa il 10%. La domanda reale è scesa del 20% rispetto al quarto trimestre del 2007, analizza ancora Scenari, e gli sconti servono a intercettare meglio la domanda. A soffrire di più sul prezzo sono gli immobili della fascia media, il discount invece non dovrebbe riguardare la fascia alta e medio-alta, i cui prezzi sono fermi da oltre un anno. Stagnazione economica, tassi in rialzo: di fatto non vi sono ragioni perchè la domanda immobiliare cresca, anche perchè le famiglie devono fare i conti con bilanci sempre più in sofferenza. Tuttavia gli esperti concordano sul fatto che non siamo di fronte a una crisi come quella del '93-'94, quando il crollo delle compravendite superò il 60%, o a segnali evidenti di crisi come in Spagna o in Francia. Sulla debolezza della domanda "pesa il maggiore costo del denaro, acquista solo chi è costretto, e anche l'immobile come bene-rifugio ha perso parecchio di appeal", dice Filippo Crocè, esperto di Tecnoborsa e già presidente del Comitato di vigilanza delle Borse immobiliari. Tuttavia, "non c'è nessuna bolla immobiliare". Diversamente da altri Paesi, in Italia resta a livelli fisiologici la percentuale di famiglie in difficoltà con il mutuo e quindi costrette e vendere l'immobile, ma la propensione all'acquisto di un'abitazione nei prossimi dodici mesi è al minimo: 1,8%, i livelli più bassi dell'ultimo ciclo immobiliare (erano al 7% all'inizio del 2000). "Nessuna bolla immobiliare" anche per il presidente dei costruttori Paolo Buzzetti. Alla indubbia fase di stasi l'Ance risponde puntando sul piano casa annunciato dal governo, "uno strumento importante per rispondere alla fase di crisi spingendo economia ed occupazione e per favorire le famiglie più deboli nella domanda di casa".

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Casa, scambi in calo. Comincia l'era "discount" (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Secolo XIX, Il" del 27-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Mercato in affanno Gli sconti possono arrivare sino al 15%. Soffrono prime e seconde fasce nelle città grandi, e le periferie. Prezzi in calo anche per il 2009 27/08/2008 ROMA. Per il mattone è tempo di discount: complice un mercato immobiliare in decisa stagnazione, chi ha in programma l'acquisto di una casa nei prossimi mesi potrà contare su un elemento nuovo, lo sconto. Ma non si assisterà a un crollo dei prezzi: seppure le transazioni potranno calare anche del 20%, a quota 650mila, secondo Nomisma i prezzi non scenderanno se non a livello inflazione, del 5%. "Un mercato rallentato ma non crollato", secondo il presidente di Scenari Immobiliari, Mario Breglia, per il quale però, i ribassi sono maggiori: "Dopo che un appartamento è rimasto sul mercato per mesi, chi vuol vendere deve ridimensionare la richiesta anche del 10-15%". La domanda è indebolita, aggiunge Breglia, e per le nuove costruzioni si assiste a un fenomeno nuovo, lo sconto per invogliare l'acquisto: si offre il box auto, ad esempio, o il secondo bagno, a prezzo stracciato. Più limitato il margine indicato dal presidente di Nomisma, Gualtiero Tamburini, che parla di prezzi rigidi per l'usato. "Ci potrà essere una crescita nominale zero, una limatura all' ingiù a livello d'inflazione, del 5% - dice - A soffrire di più saranno le prime e le seconde fasce delle grandi città: qui i costruttori, indebitati con le banche, pur di vendere concedono sconti. Il mercato dell'usato è invece in mano alle famiglie che non sono disposte a vendere perdendoci, quindi restano in attesa di tempi migliori". Dopo i primi segnali di rallentamento apparsi già nel 2007, quest'anno conferma la frenata, al termine di un trend al rialzo durato oltre 7 anni. Stesso scenario "di trincea anche nel 2009", secondo Nomisma. Chi non può attendere, a fronte di compravendite che si allungano fino a 7-8 mesi nelle grandi città, soprattutto se è proprietario di un immobile di fascia media, è costretto a tagliare il prezzo di circa il 10%. La domanda reale è scesa del 20% rispetto al quarto trimestre 2007, analizza Scenari, e gli sconti servono a intercettare meglio la domanda. Soffrono gli immobili di fascia media, ma il discount non dovrebbe riguardare la fascia alta e medio-alta, i cui prezzi sono fermi da oltre un anno. Stagnazione economica, tassi in rialzo: di fatto non vi sono ragioni perché la domanda immobiliare cresca, anche perché le famiglie devono fare i conti con bilanci sempre più in sofferenza. Tuttavia gli esperti concordano sul fatto che non siamo di fronte a una crisi come quella del '93, quando il crollo delle compravendite superò il 60%, o a segnali evidenti di crisi come in Spagna, dove i costruttori si sono molto indebitati con le banche. Sulla debolezza della domanda "pesa il maggiore costo del denaro, acquista solo chi è costretto, e anche l'immobile come bene-rifugio ha perso appeal", dice Filippo Croce, esperto di Tecnoborsa e già presidente del Comitato di vigilanza delle Borse immobiliari. Ma "non c'è nessuna bolla immobiliare, in Italia non ci sono avvisaglie della crisi Usa dei subprime", chiude Croce. Diversamente da altri Paesi, in Italia resta a livelli fisiologici la percentuale di famiglie in difficoltà con il mutuo costrette a vendere l'immobile. La propensione all'acquisto di un'abitazione nei prossimi 12 mesi è al minimo: 1,8%, i livelli più bassi dell'ultimo ciclo immobiliare (era al 7% a inizio 2000). "La concorrenza fa sì che sul mercato metropolitano - osserva Breglia - la flessibilità del venditore sia maggiore rispetto ai piccoli centri, dove i prezzi negli ultimi anni hanno raggiunto quelli della città. Con l'ulteriore aggravio del carburante, è meno conveniente l'acquisto nell'hinterland". "Nessuna bolla immobiliare" anche per il presidente dei costruttori Paolo Buzzetti. All'indubbia fase di stasi, l'Ance risponde puntando sul Piano casa annunciato dal governo, "uno strumento importante per rispondere alla fase di crisi, spingendo economia e occupazione e per favorire le famiglie più deboli nella domanda di casa". Paola Barbetti (Ansa) 27/08/2008.

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CAPITALE NEWS (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Manifesto, Il" del 27-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

A cura della redaz. economia Case, lo "sboom" arriva in Francia Il settore immobiliare continua a crollare in tutti i paesi occidentali, e adesso lo "sboom" dell'odiosa bolla è arrivato anche in Francia. Nel paese d'oltralpe le compravendite di case in alcune regioni sono diminuite anche più del 50%. Tengono gli Usa, dove il mercato continua a crescere, anche se a ritmi blandi, ma deve fare i conti con una drastica flessione dei prezzi: a luglio -15,9% rispetto a un anno fa. Secondo Standard & Poor's, sono le prime avvisaglie di una crisi molto più estesa, che finirebbe per coinvolgere tutti i paesi industrializzati e potrebbe vedere la fine solo nella tarda primavera del prossimo anno. Qui e nella notizia successiva, una breve disamina dei diversi paesi. Francia: le compravendite sono diminuite del 34% nel secondo trimestre (-30% nei primi sei mesi dell'anno). Il numero delle case sul mercato è sceso a 110.500 unità, valore mai così basso dal 1982. Sul fronte prezzi si sono persi circa il 3% per le vecchie abitazioni e il 4-5% nelle nuove. Secondo un'indagine dell'Institut Xerfi di Parigi, il mercato immobiliare potrebbe perdere circa il 14,5% del proprio valore fino al 2011. CRISI IMMOBILIARE /2 E IL CROLLO SI SPOSTA FINO IN GIAPPONE In SPAGNA: compravendite scese di oltre il 34% a maggio e crollo del 43,6% per le case esistenti, del 39% per l'edilizia popolare. Gli 1,5 milioni di nuove case invendute fanno prevedere possibili ribassi dei prezzi. REGNO UNITO: Si sta vivendo il momento peggiore degli ultimi 30 anni. Nel primo trimestre il numero delle compravendite è stato il più basso dal 1978, meno di venti per ogni agenzia. E i prezzi continuano a scendere. In luglio, secondo la società di ricerca Hometrack, il valore delle case è calato del 4,4% su base annua, con un prezzo medio di 168.500 sterline. STATI UNITI: il mercato qui sembra tenere, anche se non mancano i segnali di sofferenza. Le compravendite di case esistenti sono aumentate a luglio del 3,1%, molto sopra le attese; meglio delle stime anche gli acquisti di case nuove (+2,4%). In giugno l'indice Case-Shiller, che stima il prezzo delle case nelle prime 20 città, è sceso del 15,9%, il diciottesimo calo consecutivo e il più pesante nella storia. GIAPPONE: è una serie infinita di fallimenti di società immobiliari, saliti dell'80% rispetto allo scorso anno. Il mercato degli immobili messi in vendita è sceso del 44,5% in dodici mesi, e di questi solo la metà sono stati venduti. USA La Fed verso il rialzo dei tassi Durante la riunione dello scorso 5 agosto, i membri del Fomc hanno trovato un accordo sul fatto che la prossima mossa, potrebbe essere quella di un rialzo dei tassi di interesse. Questo è quanto emerge dalla trascrizione parziale della riunione, pubblicata sul sito della Fed. Secondo quanto si legge, alcuni partecipanti si sono detti preoccupati dal fatto che l'inflazione "core" potrebbe aumentare, a meno che la Fed non agisca "a sorpresa" con una politica restrittiva. Se durante la riunione tutti erano d'accordo sul fatto che la prossima mossa sarebbe stata un rialzo dei tassi, i tempi e le modalità di tale misura non sono stati tuttavia delineati. La prossima riunione del Fomc avrà luogo il 16 settembre.

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Per il mattone è arrivata l'ora degli sconti (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Libertà" del 27-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Case: transazioni previste in discesa, prezzi in calo intorno al 5% ROMA - Per il mattone è tempo di discount: complice un mercato immobiliare in decisa stagnazione, chi ha in programma l'acquisto di una casa nei prossimi mesi potrà contare su un elemento nuovo, lo sconto. Ma non si assisterà a un crollo dei prezzi: seppure le transazioni potranno calare anche del 20%, a quota 650.000, i prezzi - secondo Nomisma - non scenderanno se non a livello inflazione, del 5%. "Un mercato rallentato ma non crollato", anche secondo il presidente di Scenari Immobiliari, Mario Breglia, per il quale però, i ribassi sono maggiori: "Dopo che un appartamento è rimasto sul mercato per mesi, chi vuol vendere deve ridimensionare la propria richiesta, anche del 10-15%". La domanda è indebolita - aggiunge Breglia - e per le nuove costruzioni si assiste a un fenomeno nuovo, lo sconto per invogliare l'acquisto: si offre il box auto ad esempio o il secondo bagno a prezzo stracciato. Più limitato il margine indicato dal presidente di Nomisma, Gualtiero Tamburini, che parla di prezzi rigidi per l'usato. "Ci potrà essere una crescita nominale zero, una limatura all' ingiù a livello d'inflazione, del 5% - dice Tamburini - a soffrire di più saranno le prime e le seconde fasce delle grandi città: qui i costruttori, che si sono indebitati con le banche, pur di vendere concedono sconti. Il mercato dell'usato è invece in mano alle famiglie che non sono disposte a vendere perdendoci, quindi restano in attesa di tempi migliori". Dopo i primi segnali di rallentamento apparsi già lo scorso anno, il 2008 conferma quindi la frenata del mattone, al termine di un trend al rialzo durato oltre sette anni. Stesso scenario "di trincea per il mercato anche nel 2009", secondo Nomisma. Chi invece non può attendere, a fronte di compravendite che si allungano fino a 7-8 mesi nelle grandi città, soprattutto se è proprietario di un immobile di fascia media, è costretto a tagliare il prezzo di circa il 10%. La domanda reale è scesa del 20% rispetto al quarto trimestre del 2007, analizza ancora Scenari, e gli sconti servono a intercettare meglio la domanda. A soffrire di più sul prezzo sono gli immobili della fascia media, il discount invece non dovrebbe riguardare la fascia alta e medio-alta, i cui prezzi sono fermi da oltre un anno. Stagnazione economica, tassi in rialzo: di fatto non vi sono ragioni perchè la domanda immobiliare cresca, anche perchè le famiglie devono fare i conti con bilanci sempre più in sofferenza. Tuttavia gli esperti concordano sul fatto che non siamo di fronte a una crisi come quella del '93-'94, quando il crollo delle compravendite superò il 60%, o a segnali evidenti di crisi come in Spagna, dove i costruttori si sono molto indebitato con le banche, o in Francia. Sulla debolezza della domanda "pesa il maggiore costo del denaro, acquista solo chi è costretto, e anche l'immobile come bene-rifugio ha perso parecchio di appeal", dice Filippo Crocè, esperto di Tecnoborsa e già presidente del Comitato di vigilanza delle Borse immobiliari. Tuttavia, "non c'è nessuna bolla immobiliare - dice Croce - in Italia non ci sono avvisaglie della crisi Usa dei subprime". Diversamente da altri Paesi, in Italia resta a livelli fisiologici la percentuale di famiglie in difficoltà con il mutuo e quindi costrette e vendere l'immobile, ma la propensione all'acquisto di un'abitazione nei prossimi dodici mesi è al minimo: 1,8%, i livelli più bassi dell'ultimo ciclo immobiliare (erano al 7% all'inizio del 2000). Il 'discount' inoltre sembra avvantaggiare soprattutto il mercato delle grandi città. "La concorrenza fa sì che sul mercato metropolitano - osserva Breglia - la flessibilità del venditore sia maggiore rispetto ai piccoli centri, dove i livelli dei prezzi negli ultimi anni hanno raggiunto quelli della città". 27/08/2008.

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Chioggia sempre più in mano ai foresti (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Nuova Venezia, La" del 27-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Le agenzie: "Poche spazi da affittare, ormai tutti vendono a loro" Chioggia sempre più in mano ai "foresti" Mercato immobiliare trascinato dagli acquisti di case dei non residenti di Elisabetta Boscolo Anzoletti CHIOGGIA. Padovani, vicentini e veronesi investono sul mattone chioggiotto. L'unica nuova dinamica in un mercato immobiliare sostanzialmente fermo è la domanda crescente di appartamenti medi del centro da parte di forestieri come seconda casa o a scopo speculativo. Sul fronte locale continua invece l'emorragia di abitanti dovuta allo spostamento delle giovani coppie nelle frazioni, dove i prezzi hanno però quasi raggiunto quelli dei centri di Chioggia e Sottomarina, o nei comuni limitrofi. La stasi accusata negli ultimi anni dal settore immobiliare è dovuta al caro-mattone e alla crisi economica. Chioggia non è diversa dal resto del mondo. I prezzi delle case sono proibitivi per i giovani (3.500-4.000 euro al metro quadro per il nuovo in zona centrale, 2.500 per il ristrutturato in zone meno richieste, 2.000 per il vecchio) e i tassi dei mutui sono inavvicinabili. A scuotere la stasi che il settore sta attraversando da un paio di anni è comparso però nell'ultimo periodo un fenomeno nuovo: la richiesta di acquisto di appartamenti medi del centro (150 - 200 mila euro) da parte di non residenti. "Stiamo lavorando bene con i forestieri - spiega Mariangela Boscolo, titolare dell'agenzia "L'immobiliare" e delegata Fiaip per Chioggia - padovani, vicentini e veronesi comprano appartamenti di medie dimensioni per rivenderli, affittarli o come seconda casa. In questa fase di precarietà il mattone è ritornato l'unico bene rifugio. La crisi dei mutui è arrivata anche da noi, gli stessi direttori di banca mi confermano che da gennaio a luglio si possono contare sulla dita di una mano i mutui accesi, molto più numerose le rinegoziazioni". Chioggia comincia a far gola all'esterno, ma sul fronte interno la stasi non accenna a risolversi. Per capirne le ragioni basta dare un'occhiata ai prezzi di mercato. Un appartamento medio di 60 metri quadri in centro a Chioggia costa sui 180.000 euro, supera i 200.000 a Sottomarina se dispone magari di un posto auto di proprietà e può toccare anche i 250.000 se ha il lusso di un garage riservato. Nelle frazioni si riesce a stare sui 3.000 euro al metro quadro per andare sul nuovo, rinunciando però alla centralità. Per chi è disposto a fare qualche chilometro in più basta arrivare a Conche, Rosolina, Taglio di Po per avere con meno soldi di un appartamento in centro una villetta a due piani con giardino, taverna, mansarda e tutti i comfort. A Ca' Morosini con 125.000 euro si può acquistare una villetta con 3 stanze da letto, vasca idromassaggio, barbecue, giardino e doppio garage. "I giovanissimi fanno fatica ad abbandonare Chioggia - spiega la signora Boscolo - le coppie meno giovani si spostano, ma dopo 4-5 anni, quando arriva il primo figlio, tornano in centro per essere vicini ai genitori e ai servizi. Da questo punto di vista Chioggia ha una continua vivacità perché siamo uno dei pochi posti dove la stessa famiglia cambia anche 3 volte casa". Quando i prezzi delle case aumentano e i mutui schizzano alle stelle è normale che cresca la domanda di affitto. "In effetti - conferma la delegata Fiaip - sempre più famiglie chiedono di vedere appartamenti in affitto, ma la disponibilità è molto ristretta. Le offerte decenti di locazione sono rare. E la domanda di acquisto da parte dei "foresti" davvero alta".

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Casa: calano le compravendite e arrivano sconti fino al 15\% (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Gazzettino, Il" del 27-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Si confermano i segnali di crisi del mercato immobiliare ma gli operatori escludono rischi di crisi modello Usa. Per Nomisma transazioni in calo del 20 per cento Casa: calano le compravendite e arrivano sconti fino al 15\% RomaPer il mattone è tempo di discount: complice un mercato immobiliare in decisa stagnazione, chi ha in programma l'acquisto di una casa nei prossimi mesi potrà contare su un elemento nuovo, lo sconto. Ma non si assisterà a un crollo dei prezzi: seppure le transazioni potranno calare anche del 20\%, a quota 650.000, i prezzi - secondo Nomisma - non scenderanno se non a livello inflazione, del 5\%."Un mercato rallentato ma non crollato", anche secondo il presidente di Scenari Immobiliari, Mario Breglia, per il quale però, i ribassi sono maggiori: "Dopo che un appartamento è rimasto sul mercato per mesi, chi vuol vendere deve ridimensionare la propria richiesta, anche del 10-15\%". La domanda è indebolita - aggiunge Breglia - e per le nuove costruzioni si assiste a un fenomeno nuovo, lo sconto per invogliare l'acquisto: si offre il box auto ad esempio o il secondo bagno a prezzo stracciato.Più limitato il margine indicato dal presidente di Nomisma, Gualtiero Tamburini, che parla di prezzi rigidi per l'usato. "Ci potrà essere una crescita nominale zero, una limatura all'ingiù a livello d'inflazione, del 5\% - dice Tamburini - a soffrire di più saranno le prime e le seconde fasce delle grandi città: qui i costruttori, che si sono indebitati con le banche, pur di vendere concedono sconti. Il mercato dell'usato è invece in mano alle famiglie che non sono disposte a vendere perdendoci, quindi restano in attesa di tempi migliori".Dopo i primi segnali di rallentamento apparsi già lo scorso anno, il 2008 conferma quindi la frenata del mattone, al termine di un trend al rialzo durato oltre sette anni. Stesso scenario "di trincea per il mercato anche nel 2009", secondo Nomisma. Chi invece non può attendere, a fronte di compravendite che si allungano fino a 7-8 mesi nelle grandi città, soprattutto se è proprietario di un immobile di fascia media, è costretto a tagliare il prezzo di circa il 10\%. La domanda reale è scesa del 20\% rispetto al quarto trimestre del 2007, analizza ancora Scenari, e gli sconti servono a intercettare meglio la domanda. A soffrire di più sul prezzo sono gli immobili della fascia media, il discount invece non dovrebbe riguardare la fascia alta e medio-alta, i cui prezzi sono fermi da oltre un anno.Sulla debolezza della domanda "pesa il maggiore costo del denaro, acquista solo chi è costretto, e anche l'immobile come bene-rifugio ha perso parecchio di appeal", dice Filippo Crocé, esperto di Tecnoborsa e già presidente del Comitato di vigilanza delle Borse immobiliari. Tuttavia, "non c'è nessuna bolla immobiliare - dice Crocé - in Italia non ci sono avvisaglie della crisi Usa dei subprime". Il tutto mentre in Francia le vendite di abitazioni nel secondo semestre sono crollate del 34\%.Diversamente da altri Paesi, in Italia resta a livelli fisiologici la percentuale di famiglie in difficoltà con il mutuo e quindi costrette e vendere l'immobile, ma la propensione all'acquisto di un'abitazione nei prossimi 12 mesi è al minimo: 1,8\%, i livelli più bassi dell'ultimo ciclo immobiliare (erano al 7\% all'inizio del 2000).

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Roma batte Milano con 4.353 euro al metro quadro (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-08-28 - pag: 4 autore: Studio Bankitalia sui prezzi delle case: in 7 anni crescita del 65% - Aumenti più forti nelle grandi città Roma batte Milano con 4.353 euro al metro quadro ROMA L'indice dei prezzi delle case in Italia è aumentato del 65,3% tra il 2000 e il 2007. Se le transazioni immobiliari fossero state incluse nel paniere dei prezzi al consumo, avrebbero "contribuito" con uno 0,3% annuo aggiuntivo al tasso d'inflazione nello stesso periodo. Sono queste le principali conclusioni di un lavoro pubblicato nella collana Studi e Ricerche della Banca d'Italia in cui tre economisti del Servizio studi di via Nazionale (Salvatore Muzzicato, Roberto Sabbatini e Francesco Zollino) hanno elaborato un nuovo indice dei prezzi delle abitazioni. L'andamento del mercato degli immobili sta diventando sempre più importanti per la politica economica e, dopo le recenti innovazioni nel settore dei mutui e delle cartolarizzazioni, anche per la politica monetaria. I proprietari di case sono infatti sempre più numerosi (in Italia, in particolare, il 72%). La spesa per far fronte ai mutui incide in misura crescente sul reddito disponibile delle famiglia. Infine il ciclo immobiliare è caratterizzato da prolungate fasi di forte crescita dei prezzi seguite da brusche cadute. In molti Paesi mancano indicatori ufficiali e i dati raccolti da centri di ricerca pubblici e privati sono basati su metodologie diverse. Le banche centrali dell'Euroarea collaborano dal 2000 per la definizione di un indice medio che viene regolarmente diffuso. Ora la Banca d'Italia ne ha messo a punto uno nuovo fondato sui dati pubblicati dalla rivista Il consulente immobiliare, che permette di risalire a metà degli anni 60 con la serie storica e offre un'ampia disaggregazione geografica. Il ciclo attuale, secondo gli autori, è cominciato alla fine del 1992, con una fase di calo dei prezzi che è andata avanti fino alla metà del 1999. Poi l'Unione monetaria, la diminuzione del costo del denaro e il recupero di potere d'acquisto delle famiglie hanno innescato un'ondata di rialzi che ha cominciato ad attenuarsi solo alla fine del 2006. Dal "minimo" del 1999, i prezzi delle abitazioni sono aumentati del 7% l'anno in termini reali nei capoluoghi di provincia, la metà negli altri Comuni. Per l'Italia nel complesso l'incremento è stato del 5% annuo. Dai dati emerge che gli aumenti sono stati maggiori nelle cinque città principali e, considerando le macroregioni, nel Sud e nelle Isole. Roma (4,353) e Milano (3,470) sono in testa alla classifica dei prezzi attuali per metro quadrato. Che cosa succederebbe all'inflazione se i prezzi delle transazioni immobiliari fossero inclusi nell'indice complessivo dei prezzi al consumo? Stimando che il peso delle compravendite di case sia compreso tra il 4 e il 5,5% del paniere dei consumi delle famiglie e applicando il nuovo indicatore dei prezzi, gli esperti della Banca d'Italia sono arrivati alla conclusione che l'impatto sarebbe stato pari a uno 0,3% annuo. Un risultato in linea con quelli già ottenuti in altri Paesi dell'Euroarea. O.C.

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La crescita del 2008 si ferma allo 0,1% (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Opinione, L'" del 28-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Oggi è Gio, 28 Ago 2008 Edizione 178 del 28-08-2008 STANDARD AND POOR'S ABBASSA LE PREVISIONI PER L'ITALIA E L'EUROPA La crescita del 2008 si ferma allo 0,1% di Maria Laura Zuccheri Per l'agenzia di valutazione del debito Standard and Poor's (che è la società che realizza ricerche finanziarie e analisi su titoli azionari e obbligazioni, fra le prime tre al mondo insieme a Moody's e Fitch Ratings) l'economia italiana terminerà l'anno con una crescita dello 0,1% contro l'1,5% dell'intera Eurozona, l'1,7% della Germania e l'1,5% della Francia. Per il 2009 la stima per l'Italia è di un +0,6%. Le previsioni sono contenute in un rapporto sull'economia europea, nel quale S&P afferma che il Vecchio Continente sarà investito da "un imponente rallentamento economico nel secondo semestre di quest'anno" che potrebbe sfociare in una fase di stagflazione. Le stime di S&P per la crescita italiana sono molto più modeste di quelle del Governo che puntano su un +0,5% quest'anno e un +0,9% nel 2009. Sempre per l'anno prossimo le previsioni di S&P sono di una crescita dell'1,2% per l'intera Eurozona con un +1,3 % in Francia, +1,2% in Germania e la Spagna fanalino di coda con +0,5% contro il +0,6% dell'Italia. Per la Gran Bretagna la stima è di una crescita dell'1,5% quest'anno e dello 0,8% nel 2009, ma ancora più impressionante è la frenata dell'Irlanda stimata a crescita zero quest'anno dopo il +5,3% del 2007, e all'1% nel 2009 a causa dello scoppio della "bolla immobiliare" che investe tutte le economie anglosassoni. "La più recente serie di dati dall'Europa - scrive l'analista Jean-Michel Six che ha redatto il rapporto - ci ha fatto capire che l'ottimismo suscitato dal dato sulla crescita del primo trimestre era fuorviante" così come la convinzione che l'Europa "sarebbe rimasta relativamente immune dal rallentamento negli Usa e dalla crisi dei mercati finanziari". Invece, "si prepara un imponente rallentamento per la seconda parte di quest'anno". L'inflazione è in costante aumento nell'Eurozona e nel Regno Unito ed è, secondo l'analista, "la variabile più critica nei prossimi 12 mesi per l'intera regione". Un rallentamento dell'inflazione di riflesso al calo dei prezzi del greggio "fornirebbe uno scenario completamente diverso per la politica monetaria e per i consumatori". Ma, "fino a che non succederà, l'Europa deve prepararsi alla stagflazione". Le stime sull'inflazione sono quest'anno del 3,6% annuo nell'Eurozona (2,2% nel 2007) con l'Italia al 3,5%, la Francia al 3,1% e la Germania al 3%. Il dato complessivo scenderà al 2,3% nel 2009 con l'Italia al 2,5%, Francia e Germania entrambe al 2%. La disoccupazione è prevista al 7,2% quest'anno nell'Eurozona (7,4% nel 2007) e in aumento al 7,5% nel 2009, con l'Italia in costante peggioramento dal 6,1% del 2007 al 6,4% di quest'anno e il 6,7% del 2009.

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Mazara, una nuova medina in vetrina alla biennale - paola nicita (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Repubblica, La" del 29-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Pagina XVIII - Palermo Il progetto dell'architetto Navarra sul recupero delle case degli immigrati MAZARA, UNA NUOVA MEDINA IN VETRINA ALLA BIENNALE Una scelta mirata su un luogo di confine con una forte presenza extracomunitaria I crediti da 50 mila euro PAOLA NICITA La rivoluzione entra sempre dalla porta principale, anzi spesso sceglie di invadere e ricostruire proprio le mura domestiche per annunciare e dar forma al proprio arrivo. L'abitazione è dunque la reggia inarrivabile e abbagliante di lusso dell'imperatore, è l'edificio contemporaneo delle archistar costruito per materializzare la posizione sociale dei nuovi ricchi, è il trionfo di plastica, plexiglass e linee smussate prodotte dall'economia felice del boom anni Settanta, oppure la tranquilla casetta a schiera della famiglia modello. La casa, dunque, intesa come estroflessione cementificata del periodo storico, come materializzazione delle imminenze sociali, che fa i conti con le pagine della cronaca piuttosto che con quelle della teoria codificata. Ed è proprio in questo segno che prende forma il progetto dell'architetto Marco Navarra e dello studio Nowa, chiamato a rappresentare il Padiglione italiano della prossima edizione della Biennale di Architettura di Venezia che apre i battenti il 14 settembre. Il tema è quanto mai attuale e concreto: "L'Italia cerca casa. Progetti per abitare e riabitare la città": il passaggio che si vuole segnare è quello da "una casa per tutti" ad "una casa per ciascuno". Il padiglione italiano è curato da Francesco Garofalo, che ha selezionato dodici progetti destinati a rappresentare le innovazioni più interessanti sul tema dell'abitare in Italia: motivi guida dell'indagine architettonica sono la crisi abitativa in relazione alla recente bolla immobiliare, le ripercussioni della crisi americana dei mutui subprime, le molte situazioni di disagio urbano derivate dalla rapida trasformazione socio culturale che ci coglie impreparati per velocità e per certa inadeguatezza politica più propensa all'edificazione di barriere piuttosto che allo sviluppo dei punti di contatto. Marco Navarra, che è di Caltagirone, ha scelto Mazara del Vallo per il proprio progetto: un luogo di confine, caratterizzato da una forte presenza di immigrati, e dunque bisognoso di ridisegnare certi spazi che si muovono in direzione dell'accoglienza. L'accento, in particolare, è posto sull'invito del "riabitare" la città, come spiega l'architetto: "Presenteremo un progetto di recupero dell'antica medina di Mazara, per riconfigurarla in relazione alle nuove esigenze di questi anni: le comunità di migranti vivono spesso le parti più antiche delle nostre città, e attraverso il loro intenso quotidiano abitare, trasformano dall'interno le strutture. Sul filo dell'ossimoro, il suono familiare de "L'abitare straniero" è quello che abbiamo scelto, perché ci ricorda la leggerezza del trovarsi altrove, rimanendo dentro la casa degli affetti". E così il progetto di Marco Navarra-Nowa pone come pilastri la concreta fattibilità, come spiega l'architetto siciliano: "Abbiamo lavorato ipotizzando la realizzazione di queste abitazioni recuperate nel centro storico; una fattiva collaborazione è in corso con la Caritas, perché la Banca di credito cooperativo Toniolo di San Cataldo ha stipulato con quest'ultima una convenzione per concedere prestiti a famiglie tunisine. L'importo massimo previsto, per acquisto del rudere e realizzazione dell'abitazione, è di 50 mila euro: questa è anche la nostra cifra di riferimento". Ma come saranno le case delle medina recuperata? Due ruderi contrapposti vengono trasformati in due case, incastrate l'una nell'altra, e un giardino murato sarà destinato ad uso comune delle famiglie che abiteranno la corte. Le scale di legno, recuperate da navi dismesse, vengono adoperate per arrivare sui tetti delle abitazioni. La costruzione utilizza una prefabbricazione elementare e flessibile per accelerare i tempi e aprirsi ad una possibile autocostruzione; senza per questo motivo trascurare gradevolezza estetica e comfort abitativo. Una collaborazione importante al progetto arriva dalle suore francescane, che da alcuni anni stanno lavorando con un professore tunisino per poter realizzare una biblioteca multietnica. Così una chiesa sconsacrata, ormai ridotta ad un rudere al centro della medina, offrirà i suoi spazi per ospitare un luogo di incontro tra culture diverse; insieme alla biblioteca si realizzeranno piccoli laboratori didattici, aule informatiche e spazi comuni per giochi e feste. "è un progetto che vogliamo realizzare davvero - dicono gli architetti - che nel frattempo stanno già pensando ad un libro e un video legati a questa esperienza. E che alla Biennale porteranno anche due oggetti da installare nel Padiglione Italia: il primo è un grande tappeto realizzato a Kairuan da donne tunisine in collaborazione con la cooperativa "Amal" di Mazara del Vallo: è il prototipo numero uno, ma ne sono stati realizzati cento, che saranno messi in vendita per sostenere il progetto "Abitare Straniero", che sarà visibile all'indirizzo www. abitarestraniero. it. Il secondo oggetto è molto più inquietante: sono le gabbie per l'allevamento dei tonni, che si trovano al centro del Mediterraneo e, molte volte, simili ad isole artificiali, offrono un precario appiglio ai tanti naufraghi che spinti dalla disperazione attraversano il Canale di Sicilia. Anche qui basta lo slittamento di un segno, e dunque del senso, per cambiare una gabbia in un annuncio di altre vite possibili.

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Prezzi case scendono: mai così bassi dal 1991 (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Denaro, Il" del 29-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Borsa & Mercati gran bretagna Prezzi case scendono: mai così bassi dal 1991 I prezzi delle case in Gran Bretagna scendono del 2 per cento ad agosto. Si tratta del flop piu' grosso dall'inizio del 1991. "Se i prezzi delle case continueranno a calare a questi ritmi - dice George Buckley, capo economista per la Gb di Deutsche Bank - alla fine dell'anno registreremo un tonfo del 15 per cento. Questo significa che che i proprietari di immobili perderanno circa un quinto dei loro investimenti nel 2008". del 29-08-2008 num.

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La crisi frena anche il mattone europeo - ferdinando giugliano (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Repubblica, La" del 01-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Economia La crisi frena anche il mattone europeo I venti di recessione fanno crollare le vendite, con i primi impatti sui prezzi Business in picchiata, cali fino al 43% nel Vecchio Continente. Usa in ripresa FERDINANDO GIUGLIANO ROMA - La crisi affonda anche il mattone. Le difficoltà economiche dell'economia globale hanno, infatti, pesato sul mercato immobiliare di diversi paesi, soprattutto per quanto riguarda l'Europa occidentale. I casi di Francia, Regno Unito e Spagna sono stati sicuramente i più eclatanti, ma anche per Giappone e Italia la crisi è molto dolorosa, mentre sembrano in flebile ripresa gli Stati Uniti. E se Standard & Poor's in un suo recente rapporto sostiene che la crisi degli immobili durerà fino alla tarda primavera del prossimo anno, sembra chiaro che le conseguenze per crescita, consumi e occupazioni saranno non poco deleterie. I dati più preoccupanti sono stati quelli registrati in Francia, Spagna e Regno Unito. Per la Francia, le compravendite di immobili sono calate del 30% nei primi sei mesi del 2008, con un -34% registrato nel secondo trimestre dell'anno. Un dato che si associa ad un calo dei prezzi, pari al 3% nel caso delle vecchie abitazioni e del 4,5% per quelle nuove. Passando i Pirenei, le compravendite sono, invece, diminuite del 34% a maggio, con un crollo del 43,6% per le case esistenti. I prezzi, anche se non ancora in diminuzione, sono saliti solo del 2%, il dato più basso degli ultimi dieci anni. Male anche il mercato nel Regno Unito, dove i prezzi delle case sono scesi del 2% ad agosto, la discesa maggiore da oltre 17 anni. Un dato che ha fatto diminuire ulteriormente il valore delle case, ormai calato di circa il 10% dall'agosto dello scorso anno. Una situazione molto negativa è anche quella in cui versa il mercato immobiliare in Giappone. Nel paese del Sol Levante, l'offerta di case è calata del 44,5% in un anno, di cui soltanto la metà sono state effettivamente vendute. Male anche il mercato italiano: secondo i dati Nomisma, le compravendite di abitazioni dovrebbero calare di quasi il 10% nel 2008, mentre rallenterà anche la corsa dei prezzi delle case, cresciuti di appena l'1,1% nel primo semestre di quest'anno. Timidi segnali di ripresa sono registrati, invece, negli Stati Uniti. Sebbene le vendite siano calate di quasi il 60% dal livello registrato nel 2005, le compravendite di case esistenti sono cresciute, a luglio, del 3,1%. L'aumento della domanda non è però sufficiente a far aumentare i prezzi, in calo ormai del 18% dal picco registrato a metà 2006. Secondo un rapporto di Standard & Poor's, la crisi del mercato potrebbe durare fino alla primavera del 2009. Se così fosse, le conseguenze sull'occupazione e sui consumi potrebbero essere molto dure. Il calo delle vendite di case produrrà infatti un ulteriore effetto a catena sul mercato delle costruzioni, con importanti effetti negativi sull'occupazione. La caduta dei prezzi e del valore delle case rafforzerà il calo dei consumi poiché, diminuendo il valore delle case, i consumatori si sentiranno più poveri o, semplicemente, potranno prendere meno soldi in prestito dalle banche per finanziare le proprie spese. Il risultato di questi meccanismi potrebbe essere un ulteriore rallentamento per la crescita mondiale. Questo soprattutto per le economie europee, dove la crisi sarà, purtroppo, sempre più "di casa".

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Per la Spagna una frenata soft (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 01-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: MONDO data: 2008-09-01 - pag: 14 autore: Congiuntura. Madrid affronta la crisi Per la Spagna una frenata soft di Fabrizio Galimberti C' era una volta... la Spagna "cugina povera", rispetto alla quale gli italiani si potevano consolare col fatto che, nell'Europa del Sud, erano ancora in testa alla classifica dei muscoli economici. E certo lo sono ancora, se si guarda alla stazza complessiva dell'economia. Ma quel che più conta nel comune sentire della ricchezza è il reddito pro-capite, e qui la Spagna ci ha superato, solo che si guardi ai beni e servizi che si possono comperare con quel reddito. E ci ha superato anche rispetto ad altre intangibili ma importanti asticelle in quel "salto in alto" che è la gara tra nazioni. Nella crescita ma non solo: nell'intraprendenza imprenditoriale, nel dinamismo del tessuto sociale, nella "fiducia delle nazioni", che è tanto importante quanto la smithiana "ricchezza delle nazioni". Non si parla di declinismo in Spagna, e l'immigrazione-torrenziale quanto e più di quella italiana è divenuta un fattore di ricchezza più che di tensioni. Non che le tensioni siano assenti. Un recente sondaggio rivela che oltre due terzi degli spagnoli ritiene che ci siano troppi immigrati in Spagna. Ma si possono consolare con il contributo spettacolare alla crescita fornito dagli immigrati. Come dimostra l'ultimo rapporto dell'Ocse sulla Spagna, nella seconda metà dello scorso decennio l'immigrazione ha contribuito per mezzo punto all'anno alla crescita spagnola. Ma in questo decennio il contributo è stato di ben 1,6 punti all'anno: più della metà della crescita del Pil spagnolo nel periodo è merito dell'immigrazione (senza contare gli effetti indiretti). La domanda interna è cresciuta ancora di più del Pil, e qui cominciano a manifestarsi le ombre che accompagnano le molte luci dell'espansione iberica. Se la domanda cresce più della produzione, se un Paese spende più di quel che guadagna, la conseguenza inevitabile è un deficit con l'estero. E il disavanzo corrente spagnolo ha raggiunto livelli intorno al 10% del Pil, che in passato avrebbero causato crisi valutarie e crolli della peseta. Ma la peseta non c'è più, c'è l'euro, e quel che conta per la salute della moneta unica è il saldo corrente dell'intera area euro e non quello di un singolo Paese. L'euro, insomma, è stato sia la causa che la cura dell'eccesso di crescita spagnolo. Ne è stato la causa perché, con l'ingresso nell'euro la Spagna ha beneficiato di tassi d'interesse molto più bassi di prima, e questa riduzione del costo del danaro ha dato la stura a uno spettacolare boom delle costruzioni, specialmente residenziali ma non solo. E ne è stata la cura, o per meglio dire il balsamo, perché con la corazza dell'euro la Spagna ha evitato la punizione che i mercati riserbano a quei Paesi che rivelano alti deficit e crescenti indebitamenti con l'estero. Ma il sostegno al Pil dato dai bassi tassi ha fatto sì che sia andata lievitando nella penisola iberica una bolla immobiliare fra le più pronunciate del mondo, ed è lo sgretolamento di questa bolla (stanno calando i prezzi reali degli immobili, anche se non ancora quelli nominali) che sta portando oggi la Spagna verso la stagnazione. Le previsioni degli organismi internazionali danno una frenata di almeno tre punti nella crescita spagnola, e per il 2009 ci si attende solo poco più di un punto di espansione del Pil. Il gettito fiscale dipende dalla domanda più che dalla produzione, e l'eccesso di domanda spagnola ha fatto gonfiare molti "tesoretti" in termini di entrate di bilancio. La Spagna ha saputo mantenere ferma la quota di spesa pubblica nel Pil (a differenza di quel che successe in Italia nel quinquennio 2001-2005) e il Paese si è così posto come modello di virtù di bilancio. Ma la virtù non è fine a se stessa, i surplus servono a essere spesi quando il tempo volge al brutto, e fra quest'anno e il prossimo l'avanzo di bilancio ( due punti di Pil) sarà azzerato, attutendo così quella frenata dell'economia che sarebbe stata altrimenti molto più brusca. L'altra ombra del quadro spagnolo è l'inflazione, che ha superato il 5% (a livello dei prezzi al consumo e il 10% a livello dei prezzi alla produzione) e ha portato i tassi a breve reali in territorio negativo. La politica economica spagnola è complicata, dato che la Spagna avrebbe bisogno di un rallentamento ancora più forte di quello in prospettiva: va bene attenuare la frenata ma bisogna anche attenuare gli squilibri (deficit estero e inflazione). Ma la politica di bilancio è espansiva e anche la politica monetaria, con tassi reali negativi, soffia ancora sul fuoco della domanda. I problemi insomma ci sono. Tuttavia, è equo dire, sono problemi che altri Paesi vorrebbero avere& fabrizio@bigpond.net.au.

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Finanza a rischio per tutti (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E SOCIETA data: 2008-08-31 - pag: 38 autore: Cambiamenti epocali Finanza a rischio per tutti Paesi emergenti e famiglie con redditi medio bassi, da poco sui mercati, hanno falsato gli equilibri tradizionali. Per Schiller e El-Erian la crisi deriva dal processo mondiale di democratizzazione di Giorgio Barba Navaretti O sservando l'altalena dei mercati finanziari nell'ultimo anno molti si chiedono se stiano vivendo una tempesta passeggera, oppure una modifica strutturale nel funzionamento dell'economia. Analisi sempre più approfondite, tendono oramai a propendere per la seconda ipotesi. E anche se le interpretazioni divergono in parte, c'è un filo comune che le lega tutte:la crescente "democratizzazione" dei mercati finanziari. Ossia l'accesso alle piazze internazionali e il ruolo crescente di soggetti che fino alla fine dello scorso millennio erano marginali o addirittura inesistenti sulle principali piazze internazionali. I nuovi soggetti sono di due tipi: i Paesi emergenti, che grazie ai poderosi surplus accumulati attraverso la vendita di materie prime ( Russia, Paesi arabi) o manufatti (Cina, India) sono diventati creditori netti delle vecchie economie industrializzate e muovono masse di denaro che influenzano in modo significativo l'andamento dei titoli; le famiglie, con un reddito medio basso, soprattutto nei Paesi industrializzati, che hanno potuto accedere a strumenti finanziari sia di debito (mutui, crediti al consumo) che di credito (fondi, prodotti derivati) che hanno modificato le loro opportunità di consumo e di risparmio. Questo processo di democratizzazione dei mercati è però allo stesso tempo la radice della crisi che stiamo vivendo. Perché? Perché i meccanismi che permettono ai mercati di funzionare, dalla governance delle banche, ai prodotti offerti, alla politica monetaria, fino alle istituzioni che regolano i mercati, non sono adeguati a gestire la partecipazione almercato di questi nuovi soggetti e il modo in cui si comportano. In sostanza la democratizzazione modifica in modo piuttosto radicale la natura dei rischi finanziari e i modi in cui vanno gestiti. I mercati valutano il grado di rischiosità di ogni investimento e definiscono un prezzo che deve essere in grado di compensare l'investitore dalla possibile volatilità dei ritorni attesi. Per questa ragione i titoli del tesoro americano pagano un interesse più basso di quelli del tesoro Sudafricano. E per questo che chi investe in "venture capital", ossia finanzia nuove imprese innovative, vuole ritorni più elevati di chi mette i soldi in banca. Se i mercati non riescono più a prezzare il rischio in modo adeguato, la probabilità che prima o poi implodano è elevata. E questo è esattamente quanto è successo nell'ultimo anno. Due libri appena usciti negli Stati Uniti ci permettono di capire, sulla base di questa falsariga, la natura del legame tra democrazia e rischio. Il primo è scritto da Mohamed El- Erian, capo di Pimco, una delle maggiori società di investimento del mondo; il secondo è di Robert J. Schiller, professore di economia e finanza a Yale, che con il suo Irrational Exuberance, aveva già spiegato in modo divulgativo come le bolle finanziarie del passato fossero appunto il risultato di comportamenti irrazionali, spesso trascurati dagli analisti. Fino alla fine degli anni Novanta i Paesi in ILLUSTRAZIONE DI DOMENICO ROSA via di sviluppo, anche quelli emergenti, erano strutturalmente in una situazione di deficit finanziario, soggetti alle devastanti crisi di squilibrio macroeconomico (vedi i Paesi asiatici, poi la Russia e i principali Paesi latino- americani). L'aumento dei corsi delle materie prime e la crescita straordinaria delle esportazioni di manufatti ha modificato radicalmente l'equilibrio finanziario di questi Paesi, ora investitori netti di riserve colossali accumulate in pochissimo tempo. Queste risorse arrivano ai mercati più liquidi e sofisticati, l'Europa, ma soprattutto gli Stati Uniti che così finanziano il proprio deficit di bilancia commerciale, null'altro che un eccesso di spesa (più consumo che risparmio) soprattutto di cittadini e governo. Anche se questo squilibrio (Usa in debito ed emergenti in credito) verrà in parte riassorbito, ha comunque natura strutturale, nel senso che queste nazioni rimarranno dei protagonisti formidabili dei mercati del futuro. Ora, le loro masse di liquidità sono gestite in modo spesso diverso da quelle che circolano tra le piazze dei Paesi occidentali. Ad esempio perseguono l'obiettivo di salvaguardare le risorse di lungo periodo del Paese, piuttosto che motivazioni di ritorni di breve periodo. E questo spesso modifica il rendimento dei titoli in modi che non riflettono i rischi effettivi degli investimenti. Abbiamo citato sopra il debito dei consumatori americani, altro componente della democratizzazione dei mercati. Qui l'innovazione finanziaria ha giocato un ruolo cruciale nel canalizzare la liquidità generata dai Paesi emergenti verso debitori che un tempo non sarebbero mai stati finanziati, il popolo dei subprime, che ha potuto godere di mutui pur non avendo risorse per ripagarli.. Infatti, attraverso gli strumenti derivati, chi erogava un mutuo, poteva rivendere il credito ad altri, il che induceva una valutazione a dir poco superficiale dei rischi del prestito. Se da un lato questi strumenti hanno svolto una funzione sana di abbassare le barriere all'entrata al mercato immobiliare a cittadini che ne erano prima esclusi, il loro uso eccessivo e sconsiderato ha determinato la bolla immobiliare e l'implosione dei mercati. La lezione finale, come sostiene Schillerè che bisogna trovare nuovi binari per correre su vecchi sentieri, o come sostiene ElErian, conciliare nuovo e vecchio mondo. Questo implicherà molte cose, di cui si è già molto discusso: dal proporre prodotti finanziari adeguati alle esigenze dei Paesi emergenti, al diversificare gli investimenti rafforzando la presenza su questi mercati; dal ripensare al ruolo e agli strumenti della politica monetaria, che oggi ha difficoltà a influenzare la liquidità dei mercati; al regolamentare in modo adeguato strumenti finanziari che finora hanno eluso qualunque forma di sorveglianza, fino a ripensare al ruolo degli organismi finanziari internazionali. Il lato buono di questo processo, la democratizzazione va secondo i nostri autori preservato e rafforzato. Ma gli strumenti con cui questa viene governata devono cambiare e adeguarsi a una nuova struttura del sistema economico internazionale. barba@unimii.t 1 Mohamed El Erian, "When markets collide. Investment strategies for the age of global economic change", McGraw Hill, pagg. 344, sip; 1 Robert J. Shiller, "The subprime solution: how today's global financial crisis happened, and what to do about it", Princeton University Press, pagg. 208, s.i.p.

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Perché alla fine resta solo il mattone (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza (MF)" del 03-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

MF Numero 175  pag. 5 del 3/9/2008 | Indietro Perché alla fine resta solo il mattone Commenti & Analisi Di Gustavo Ghidini* ed Emilio Girino** Che la singola iniziativa avventuriera e disonesta possa tradursi in un bagno per alcuni, anche molti, risparmiatori è un accadimento che, volente o nolente, chi investe deve mettere in conto. Quel che invece il risparmio (così come chi lo controlla o dovrebbe controllarlo) non ha mai messo in preventivo era ed è una crisi generalizzata del sistema: banche storiche che si decompongono nel volgere di un mese, enti apparentemente granitici soggetti a incessanti emorragie di fondi, strutture finanziarie che garantivano interi paesi i cui patrimoni si liquefanno in un'estate, un'invocazione di soccorso della mano pubblica in aperta contraddizione con i dichiarati autosufficienti modelli di mercato, che tutto stanno rivelando tranne che la capacità di farcela da soli. In un tale scenario, il disorientamento del risparmiatore è inevitabile e comprensibile. La domanda è: di chi ci si può fidare, visto che anche il grande marchio e la passata reputazione non sembrano più costituire di per sé una garanzia? Ma, soprattutto, in che cosa investire? Tradizionalmente, le crisi borsistiche registrano una costante fuga di capitali verso altri lidi. E, tipicamente, l'immobile ha sin qui costituito il bene rifugio per eccellenza. Sennonché, l'attuale crisi finanziaria nasce proprio dallo scoppio di una bolla immobiliare, per cui, nell'immaginario collettivo, anche il mattone perde il suo fascino protettivo. Senza contare che un investimento immobiliare diretto non è alla portata di tutti e comunque implica costi (anche di mantenimento) non di poco momento. L'immobile resta, per forza statistica, un bene a rendimento costante e sicuro. La bolla speculativa americana è stata dovuta a un'ottimistica esagerazione dei valori in sede di erogazione dei prestiti, all'abnorme dilatazione di questi ultimi e all'ancor più abnorme lievitazione del volume di indebitamento: crollato il mercato dei mutuatari, sovresposti oltre i limiti di una ragionevole capacità finanziaria, anche il mercato immobiliare ha registrato uno sgonfiamento di valore. In sé, tuttavia, l'immobile rimane un bene sicuro: tanto sicuro che le disposizioni che regolano le nuove obbligazioni bancarie garantite (covered bond) ammettono espressamente che la speciale garanzia che deve assistere questi titoli praticamente privi di rischio deve fondarsi su "attivi di qualità" e tali vengono considerati i crediti ipotecari su immobili residenziali e commerciali, purché il credito che vi insista non ecceda rispettivamente l'80% e il 60% del loro valore corrente. Esiste poi uno strumento che consente un investimento frazionato in immobili e che sin qui ha registrato una fortuna piuttosto modesta ancorché crescente. Alludiamo ai fondi immobiliari. L'uso sin qui è stato abbastanza contenuto, ma dal 2001 al 2007 il loro numero è cresciuto da 7 a 186 unità e la previsione è di un incremento ben oltre i 200 fondi prima di fine anno. Gli studi più recenti danno conto di una performance media, al netto delle correzioni di inizio 2008, intorno al 7% all'anno. Allo stato, gli immobiliari italiani hanno superato senza grossi danni la crisi dei subprime e non hanno risentito (in ciò favoriti anche dalla loro struttura di fondi chiusi) dei pesanti saldi negativi di raccolta registrati invece dai fondi mobiliari. L'Italia è il quarto emittente europeo, dopo Germania, Olanda e Regno Unito. La sfiducia o la freddezza che sin qui lo strumento ha registrato nell'universo del risparmio italiano sono state per lo più motivate dall'uso improprio dello strumento, spesso impiegato dagli stessi proprietari immobiliari per monetizzare immobili propri senza perderne sostanzialmente il controllo. Motivo per cui, fra l'altro, l'ultima manovra finanziaria ha inasprito la tassazione dei proventi e dei guadagni di capitale, elevandola dal 12,5 al 20% e introducendo una patrimoniale dell'1% sui fondi familiari. Tuttavia, in una prospettiva di rilancio dei mercati finanziari, il fondo immobiliare potrebbe rivelarsi uno strumento di particolare attrattiva (permettendo investimenti immobiliari indiretti di importo anche contenuto, senza gli oneri e i costi insiti nell'acquisto diretto) e, nel contempo, di una certa sicurezza. Le norme che lo regolano impongono una speciale trasparenza nella stima delle quote, affidandola a esperti indipendenti chiamati a valutare una molteplicità di fattori, dunque non costretti a recepire meccanicamente e immediatamente i mutevoli umori del mercato: in tal senso il fondo immobiliare può rivelarsi anche un utile strumentoantipanico. Occorre tuttavia ripensare e adattare la normativa vigente, perché quella sicurezza e quella trasparenza possano uscirne incrementate a favore del risparmio non professionale che intenda avvicinarsi più seriamente a questo tipo di investimento. In tale direzione, il fondo destinato agli investitori non istituzionali dovrebbe attenersi a criteri di scelta negli immobili da acquisire particolarmente rigorosi, secondo modelli di selezione analoghi a quelli previsti per gli eligible asset dei covered bond, puntando su immobili di sicuro pregio e ad alta potenzialità di rivalutazione. Occorre poi rendere l'investimento più appetibile per il piccolo risparmiatore, attenuando la (pur logica e inevitabile) rigidità connessa alla struttura chiusa del fondo e stimolando una politica di distribuzione dei flussi generati dagli immobili oggetto di investimento. Si dovrebbe peraltro ridurre la possibilità, almeno per i fondi destinati al grande pubblico, di un investimento indiretto in quote di società immobiliari, allo scopo di impedire un'eccessiva diluizione del fondamentale e non pregiudicare il regime di trasparenza. Sul piano fiscale, poi, una soluzione meno penalizzante per il fondo destinato al grande pubblico potrebbe rivelarsi, nelle circostanze, tutt'altro che inopportuna. (riproduzione riservata) (*) Ordinario nell'Università degli Studi di Milano; Docente Luiss Guido Carli, Roma; Partner, Studio Ghidini, Girino & Associati (**) Docente Cuoa Finance - Vicenza; Partner, Studio Ghidini, Girino & Associati  .

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Campiglio: ora basta con gli aumenti Così si crea povertà (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Corriere della Sera" del 03-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-09-03 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE L'economista Campiglio: ora basta con gli aumenti Così si crea povertà "Nuovi aumenti sui prezzi delle case sarebbero un problema. Negli altri Paesi sono stati introdotti meccanismi di correzione al ribasso mentre noi, al più, ci stiamo fermando ". Luigi Campiglio, ordinario di Politica economica e prorettore della Cattolica, vede un "brutto segnale" nell'analisi delle quotazioni immobiliari. Rischio povertà? "Già le famiglie sono indebitate, soffrono i rincari dei beni di prima necessità. Ecco, finiranno per comprimere le altre spese". In compenso i valori medi delle abitazioni si sono fermati o sono in calo. "Senta: il dato su cui bisogna riflettere è quello che gli americani chiamano affordability index: la misura di quanto un lavoratore medio possa permettersi l'acquisto di una casa". Ragioniamoci. "Secondo l'ultima indagine della Banca d'Italia servono dodici anni per comprare un immobile di cento metri quadrati. Nel 1995 ne bastavano otto". Quindi l'indice è negativo, giusto? "Purtroppo sì. Si registra un forte e serio squilibrio fra i prezzi dei beni immobili e i redditi da lavoro dipendente, che ristagnano. Se il mattone può ancora crescere, mentre crolla dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, ecco, non è una buona notizia". Ci siamo già passati, però: un ciclo analogo si verificò nella prima metà degli anni Novanta. "Era una situazione molto diversa. Allora l'impennata fu bilanciata e corretta dall'aumento dell'inflazione. Al netto, e a poco a poco, i prezzi delle case tornarono su valori ragionevoli. è a partire dal 2001-2002 che il mercato ha iniziato a galoppare". Il risultato? "Lo ripeto. I redditi sono ormai sproporzionati rispetto ai costi di mercato e i margini di "aggiustamento" sono esigui. Le dico un'altra cosa, però...". Prego. "Se solo il 10 per cento dei proprietari volesse vendere le abitazioni per avere liquidità, allora i prezzi crollerebbero davvero". Perché non ci sono acquirenti? "Esatto. Quella ricchezza immobiliare, in realtà, non è più liquida. Il mercato verrebbe completamente destabilizzato". Luigi Campiglio A. St.

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La prima ricchezza della famiglia è possedere un alloggio (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 04-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ECONOMIA & FINANZA pag. 27 La prima ricchezza della famiglia è possedere un alloggio CERCO CASA IL PREZZO DELLE CASE è l'argomento all'ordine del giorno dell'economia mondiale. Non potrebbe essere altrimenti in quanto la casa costituisce la prima e fondamentale ricchezza di ogni famiglia. In tutti i paesi del mondo, il primo pensiero economico di una persona è il possesso della propria casa, sia essa una capanna nella foresta che un lussuoso appartamento in un prestigioso grattacielo di New York. La casa rappresenta la prima sicurezza dell'uomo, dall'epoca delle caverne ai giorni nostri e, a livello collettivo, ha assunto anche un peso fondamentale nell'economia dei paesi più avanzati, come dimostrano le preoccupazioni quotidiane del governo americano ove la discesa dei prezzi delle case coinvolge non solo importanti equilibri sociali ma anche una rilevante parte dell'economia del paese. In merito, mentre appaiono legittime le preoccupazioni da parte di Gran Bretagna e Germania ove la crisi immobiliare sta dando qualche fastidio all'economia, l'allarme per l'Italia è improprio perché nel nostro paese la proprietà immobiliare è molto frazionata (direi polverizzata) con milioni di piccoli proprietari (oltre il 70% degli italiani ne possiede una). In Italia non si è mai assistito a un vero e proprio crollo dei prezzi. Perché ciò possa avvenire sarebbe necessario che almeno un milione di famiglie si mettessero d'accordo di vendere simultaneamente la casa dove abitano e decidessero anche contemporaneamente di non comprarne un'altra in sostituzione. Un'assurdità impensabile. Al contrario, negli ultimi decenni abbiamo assistito a ben tre cicli di aumento dei prezzi in termini reali (al netto della svalutazione monetaria): il primo nel periodo '65-'81, il secondo '89-'92, il terzo tuttora in essere (ma che sta scemando) dalla data di introduzione dell'euro a oggi. Dall'ultima analisi effettuata da Bankitalia sul prezzo delle case in Italia, si può rilevare che per acquistare una casa di 80 mq. a Roma (la città più cara) si deve spendere (prezzo medio) 350 mila euro, a Milano 280 mila, mentre a Catanzaro, Potenza, Campobasso, L'Aquila e altre città minori del Sud sono sufficienti meno di 100 mila euro. Con il ricordo dei molti zeri della lira sembrano cifre accessibili ma, se confrontate con gli stipendi correnti, rappresentano anni di lavoro. *V.President Fimaa Milano.

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Brown e la recessione affondano londra - enrico franceschini (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Repubblica, La" del 04-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Economia Brown e la recessione affondano Londra L'economia inglese maglia nera del G7, non convincono le misure anti-crisi Varati gli aiuti al settore immobi-liare. Gli esperti: "Troppo poco e troppo tardi" Il premier laburista si avvia alla scadenza elettorale sempre più indebolito ENRICO FRANCESCHINI dal nostro corrispondente LONDRA - Tra l'allarme per la recessione e il suo personale declino nei sondaggi, Gordon Brown sapeva di dover fare qualcosa alla ripresa della stagione politica dopo la pausa estiva nel tentativo, disperato secondo i suoi sempre più numerosi critici, di salvare la Gran Bretagna, il governo laburista e se stesso, non necessariamente in quest'ordine. Così questa settimana il primo ministro ha annunciato un ampio piano di intervento a favore del mercato immobiliare, il settore che ha messo in moto la crisi economica e politica, qui nel Regno Unito come negli Stati Uniti e in altri paesi europei. Le misure introdotte permetteranno ai piccoli proprietari di tirare un po' il fiato nel pagamento dei muti e, si auspica, rilanceranno gli acquisti di immobili, facendo di nuovo salire il prezzo delle case e innestando una spirale positiva. Ma il primo responso di esperti e media è che il pacchetto di iniziative varate da Brown equivale a "troppo poco, troppo tardi", e che non servirà ad allontanare lo spettro di una recessione che quasi tutti peraltro danno per già cominciata. Tantomeno servirà a salvare il posto a Brown, tra un anno e mezzo, quando sono previste le prossime elezioni legislative; o prima ancora, se il Labour, ritenendolo definitivamente spacciato, si decidesse a imporgli le dimissioni per arrivare al voto con un altro leader e un altro premier. Il primo ministro ha sospeso per un anno la "stamp duty", come si chiama la tassa pagata da chi acquista un'abitazione per tutte le transazioni immobiliari sotto le 175 mila sterline, pari a circa 220 mila euro. Il provvedimento permetterà un risparmio fino a 1750 sterline a famiglia, riducendo di 600 milioni di sterline le entrate per le casse dello stato. Fino ad ora venivamo esentate dalla "stamp duty" soltanto le case che costano meno di 125 mila sterline. Più o meno metà di tutte le transazioni immobiliari saranno interessate dalla nuova legislazione fiscale, che tuttavia non avrà alcun impatto a Londra: se a livello nazionale i prezzi delle case sono scesi di oltre il 10 per cento, dopo un boom immobiliare andato avanti per quindici anni, nella capitale la flessione è stata più lieve o non si è addirittura sentita nei quartieri più chic. E in ogni caso, a eccezione di qualche monolocale all'estrema periferia, a Londra non ci sono molti appartamenti che costano meno di 175 mila sterline: il prezzo medio è infatti quasi il doppio, 330 mila sterline. Brown ha inoltre stanziato un miliardo di sterline (pari a un miliardo e 200 mila euro) per aiutare con sgravi fiscali e con sussidi i cittadini a basso reddito che acquistano la loro prima casa e tutti coloro che si trovano in difficoltà con il pagamento del mutuo a causa della stretta creditizia dell'ultimo anno. Il piano di rilancio del mercato immobiliare avrà un impatto piuttosto marginale, commentano gli addetti ai lavori, e non ne fermerà la caduta. Per di più, il piano è stato annunciato mentre a Parigi l'Ocse indicava che la Gran Bretagna appare condannata alla recessione per tutto il secondo semestre del 2008, assegnandole il fanalino di coda nella graduatoria dell'andamento delle economie dei paesi del G7, dunque perfino peggio dell'Italia: come sembrano già lontani gli anni dell'era Blair, quando il Regno Unito aveva l'economia leader in tutta Europa. Le cifre, del resto, parlano di una disoccupazione salita al livello massimo degli ultimi sedici anni, di un'inflazione che ha mandato alle stelle i prezzi dei prodotti alimentari e di una sterlina in continuo declino. Secondo altre previsioni, la crescita negativa dell'economia durerà almeno diciotto mesi, ovvero quasi fino alle elezioni previste, al più tardi, per la primavera del 2010. Per di più le polemiche suscitate dalle affermazioni del cancelliere dello Scacchiere Alistar Darling, secondo cui il paese sta attraversando le peggiore crisi economica "degli ultimi sessant'anni", non sembrano affatto superate, nonostante una parziale ritrattazione del responsabile delle Finanze. Darling ha parlato con durezza e sincerità, dicono i suoi collaboratori, perché non vuole fare il capro espiatorio della situazione: sa che Brown ha in mente un rimpasto di governo, e che presto sulla sua poltrona potrebbe sedere qualcun altro. Per questo ha voluto sottolineare che la crisi è una conseguenza della recessione globale, e non di suoi errori personali. Ma disegnando un quadro così cupo per il futuro il Cancelliere complica i piani di riabilitazione politica del primo ministro. E Gordon Brown rischia perciò di arrivare all'imminente congresso annuale laburista, in programma a Manchester dal 20 al 24 settembre, in preda al dilemma che lo accompagna da mesi: si dimetterà o vorrà restare ostinatamente al suo posto per portare il partito a una sicura sconfitta alle urne?.

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Feldstein attacca Greenspan: sbagliò sulla bolla (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-09-04 - pag: 7 autore: DIARIO mmmmm DA ST. PAUL Feldstein attacca Greenspan: sbagliò sulla bolla L'influente economista Martin Feldstein, consigliere fidato del candidato John McCain, ha attaccato con durezza Alan Greenspan, ex capo della Fed di simpatie repubblicane, colpevole - ha detto - di aver gettato i semi dell'attuale grave crisi del credito. "Un professionista come Greenspan avrebbe dovuto stare molto attento alla formazione di una bolla immobiliare". Invece, abbassando i tassi e promettendo di tenerli bassi a lungo, ha favorito la bolla che, esplodendo, ha trascinato l'economia nella crisi dei subprime. Sarah incontra la comunità ebraica Ennesimo infortunio: Sarah Palin è o è stata di simpatie naziste. Lo sostiene il Consiglio nazionale ebraico del Partito democratico. La Coalizione ebraica del Partito repubblicano smentisce: "Da governatore ha sempre avuto relazioni eccellenti con la comunità ebraica dell'Alaska". Il fatto è che alle primarie repubblicane nel 2000 Palin sosteneva Pat Buchanan secondo il quale la collina del Campidoglio era "un territorio occupato da Israele". Una volta Buchanan elogiò anche il "grande coraggio" di Hitler. L'elettorato ebraico Usaè piccolo ma concentrato in Stati incerti. Preoccupata dalle accuse, dice il giornale israeliano Ha'aretz, l'altro ieri Palin ha incontrato l'Aipac, il vertice della lobby ebraica, promettendo che con lei l'alleanza fra America e Israele sarà senza condizioni.

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Brown nella palude della crisi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Brescia Oggi" del 04-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

GRAN BRETAGNA. Il "Times": "Troppo poco e troppo tardi". Economia britannica verso la recessione. Il Partito laburista mai così in basso nei consensi dell'elettorato Brown nella palude della crisi Il premier criticato per il pacchetto di misure destinate a sostenere il mercato immobiliare Berlusconi onora Santa Rosa   Marco Colombo LONDRA Il primo ministro Gordon Brown sembra aver perso il tocco magico che ha regalato alla Gran Bretagna 16 anni di crescita economica ininterrotta, 12 dei quali sotto un governo guidato dal Labour. All'annuncio, martedì, del pacchetto di salvataggio dello stagnante mercato immobiliare britannico gli analisti della City hanno risposto con poco entusiasmo e un mare di critiche. Sono 1,6 nel complesso i miliardi di sterline (circa due miliardi di euro) stanziati dal ministro dell'economica, il Cancelliere Alistar Darling, in una manovra annunciata da mesi e solo ora resa pubblica. In parte saranno mancati introiti per l'erario con l'aumento della fascia di non tassazione (da 125mila sterline a 175) sul valore delle proprietà, e in parte in sostegni a chi s'appresta a comprar casa per la prima volta. La tassa d'acquisto, stamp duty, in Gran Bretagna è in misura dell'1 per cento sul valore dell'immobile e nei progetti del governo potrebbe fare risparmiare fino a 1.750 sterline. Se non fosse che il prezzo medio delle case a Londra ha raggiunto una media di 350mila sterline negli ultimi anni. Quindi sembra che la manovra alla fine sarà inifluente nella capitale e gioverà solo nel Nord dell'Inghilterra dove i prezzi delle case sono molto inferiori. Per quanto riguarda le case di nuova costruzione sembra che tutto sia ancora da decidere ma tendenzialmente il governo, in collaborazione con gli impresari edili, incentiverebbe i giovani con prestiti a fondo perso fino a un valore massimo del 30 per cento dell'immobile. Si spera così di dare impulso al settore delle costruzione che è in pratica bloccato dal giugno 2007, determinando una pesante crisi nell'occupazione del settore edile. Ultima, ma non meno importante manovra, sarà quella volta a sostenere le famiglie in difficoltà nel pagare i mutui per l'impennata dei tassi di interesse. I 200 milioni di sterline stanziati dovrebbero aiutare fino a un massimo di seimila nuclei familiari a fronte dei 45mila in situazione di difficoltà. Una goccia nell'oceano. Sembra proprio che il governo di mister Brown inaugurato sotto i migliori auspici, solo un anno dopo il passaggio di consegne da Tony Blair non riesca a uscire dalla palude della crisi politica e finanziaria. Oltretutto è colpito da una feroce critica della stampa per l'incapacita di comunicare in modo efficace, politiche economiche che spesso appaiono farraginose per una crisi che spingerà la Gran Bretagna verso una fase di recessione nel terzo trimestre 2008. Il Times, quotidiano dell'establishment, è severissimo. "Troppo poco e troppo tardi": questo il giudizio sulla manovra, supportato dagli addetti ai lavori per i quali sarebbe più auspicabile un naturale sgonfiamento della bolla speculativa immobiliare per riportare i prezzi ai valori di mercato, e un diverso modo di spendere i soldi dei contribuenti. Dopo aver perso varie elezioni locali il Labour si appresta ad affrontare le prossime politiche con una crisi di leadership e un consenso nell'elettorato ai minimi storici.

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Obbligazioni rifugio contro le Borse nervose (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Gazzettino, Il" del 04-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Ancora una volta agosto è stato un mese difficile per le piazze finanziarie che scontano la crisi dei mutui e le paure della stagnazione Obbligazioni rifugio contro le Borse nervose I titoli a tasso fisso, con scadenza breve, sono una buona alternativa perché offrono rendimenti tra il 5\% e il 6\% Ancora una volta agosto sarà ricordato dagli investitori internazionali per l'andamento fortemente ondivago delle maggiori piazze finanziarie. Con le prime ottave in cui gli indici sono ovunque scesi verticalmente e la parte finale del mese all'insegna del recupero. In particolare i mercati asiatici hanno toccato i minimi degli ultimi due anni: l'indice Msci Asia Pacifico (Giappone escluso) ha perso pesantemente (-26\% dall'inizio dell'anno). Tra le più colpite la Borsa cinese, con l'indice di Shanghai sceso intorno ai 2.300 punti, dopo aver superato i 6.400 a ottobre 2007, e capitalizzazione praticamente dimezzata nell'ultimo anno. Le cause? Sarebbero affiorati i problemi strutturali prima mascherati da una robusta crescita. La minor propensione al rischio degli investitori ha alimentato la volatilità sui mercati asiatici, tradottasi in vera e propria sofferenza per le aziende più legate alle esportazioni, che risentono del rallentamento della domanda globale e del rafforzamento improvviso del dollaro. Così se negli ultimi 30 anni l'export cinese era arrivato a superare quello di Usa ed Europa, l'esagerato aumento dei prezzi che ne è seguito ha dirottato la richiesta su Paesi meno esosi (India e Vietnam in testa).Né accennano a diminuire le ripercussioni dalla crisi americana originata dallo scoppio, un anno fa, della bolla immobiliare gonfiata dalla politica del denaro concesso fin troppo facilmente e dai blandi standard creditizi, col conseguente crollo dei prezzi degli immobili e l'impennata dei sequestri perché i proprietari non riescono a pagare le rate dei mutui. C'è anche chi evoca la Grande Depressione. Ma il livello attuale di disoccupazione è al 5\%, contro il 20\% degli Anni '30 e ciò si accompagna ad una economia che inizia a dare i primi segnali di ripresa. La sensazione è quindi che si inizi a vedere la luce oltre il tunnel imboccato la scorsa estate. Anche se è molto probabile che nei prossimi mesi continui l'andamento bi-direzionale del listino, a meno che non arrivino notizie assai positive dal fronte creditizio, cosa non molto probabile visto che sarebbero ancora numerose le banche in difficoltà (10 i fallimenti dall'inizio del 2008) ed in particolare un grande istituti di credito rischierebbe la bancarotta.Così per i prossimi sei mesi analisti ed esperti sono divisi: poco meno del 40\% si aspetta una stabilità intorno agli attuali livelli, e altrettanti prevedono un rialzo. Per l'Europa oltre la metà dei gestori prevede Borse intorno agli attuali livelli e nonostante i forti cali delle ultime settimane non pare elevata la possibilità di recuperi in grado di invertire definitivamente la rotta. Rispetto a giugno, i pessimisti sono comunque diminuiti, in quanto le aspettative di rallentamento economico sono in parte incorporate nelle valutazioni. La crescita nel primo trimestre del 2008 è stata inoltre superiore all'ultima parte dell'anno (+0,7 contro +0,4\%). Il problema è la fiducia, con imprese preoccupate dal continuo rincaro delle materie prime e dall'apprezzamento dell'euro. Per fortuna, tuttavia, per entrambe queste variabili gli eccessi si stanno stemperando.Se questo è lo scenario, cosa deve fare il piccolo investitore. Le opportunità, per quanti sono liquidi, non mancano. Le obbligazioni a tasso fisso di breve durata, non oltre i tre anni e con ottimo rating offrono tassi appena inferiori al 5\% (ma l'inflazione è al 4\%). Si trova carta indicizzata all'euribor 6 mesi (oggi al 5,15\%) con ampi spread positivi a prezzi ancora sotto la pari. Per non dire dei mercati azionari a forte sconto rispetto all'ultimo biennio. Le opportunità, quindi, non mancano. Ma è necessario tenere conto di quanto si è già investito in assets a rischio. E soprattutto si deve avere ben chiaro qual è l'orizzonte temporale dell'investimento. Senza correre rischio e senza tempo per poter raccogliere gli eventuali frutti non rimangono che le due classiche alternative di investimento su cui sempre più risparmiatori fanno affidamento : bot e pct.D.L.M.

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I conti su Alitalia (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale.it, Il" del 04-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Fate voi la somma. +Lo stato esce definitivamente dal trasporto aereo (Marrazzo permettendo) -Balla un miliardino di debiti che pagheranno i contribuenti +AirFrance chidedeva che i diritti di volo in Italia fossero solo suoi, ciò non è previsto dal nuovo progetto -Unire due debolezze (Ali e Air) amplifica una posizione dominante, ma non garantisce un buon servizio +I sindacati hanno le spalle al muro: o così o si muore -Sono inviatati al tavolo (passera dixit) per concordare il piano industriale +AirFrance in fondo, ma mica tanto, è una società pubblica (18% di Sarko') -Airfrance sa far fruttare una compagnia aerea e viaggia in tutto il mondo +Colaninno&co ci mettono il grano e si assumono un bel rischio (in Italia praticamente nessuno ha fatto quattrini con i voli di linea) -Aifrance avrebbe pagato qualcosa alle minoranze e allo Stato, mentre i nostri eroi oggi si assumono un rischio ma a prezzi ben più da saldo +E' stata Aifrance a rompere le trattative: aveva posto tre condizioni tra cui l'assenso dei sindacati al piano di vendita. Che ovviamente non c'è stato -E' stato l'adorato Cav, in campagna elettorale, a dare indirettamente man forte ai sindacati dicendo che la compagnia deve restare in mani italiane +Lufthansa e Airfrance e tutte le compagnie americane non possono essere acquistate da stranieri e dominano sui rispettivi mercati nazionali -Non è detto che il concetto di italinità o francesità corrisponda, alla fine, all'interesse molto concreto, dei cittadini-utenti La somma dei più e dei meno. cari commensali, che risultato dà? Scritto in Varie Non commentato " (No Ratings Yet) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Aug 08 Alè Magno L'idea di Alè Magno di istituire una commissione, darla in mano a Giuliano Amato (quello che rinfaccia Craxi e forse anche lo scippo sui conti corrente) e discutere dei problemi de Roma, mi sembra una scemata pazzesca. Ogni stagione ha le commissioni di che si merita. Oggi con la moda dell'anticasta, si deve dunque dare una nobiltà ad una commissione che comunque non servirà a nulla. Voglio dire che senso ha per un amministratore cittadino inventarsi grandi temi di discussione. C'è bisogno di una Commissione per decidere ad esempio che l'acea debba essere privatizzata? assolutamente no. e di fatti, Alè magno non vuole venderla. C'è bisogno di una commissione per decidere di ampliare ed eventualmente liberalizzare le licenze dei tassisti romani? assolutamnete no. E di fatti Alè Magno è l'idoletto della corporazione dei tassisti. C'è bisogno di una commissione per spiegare ad un sindaco che se due suoi ospiti olandesi vengono stuprati e presi a mazzate tra i denti, è il caso almeno nel giorno del fattaccio di tenere la bocca chiusa o almeno aprirla per chiedere scusa a nome di una città anch'essa ferita? Scritto in Varie Commenti ( 34 ) " (3 votes, average: 4.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Aug 08 Julius ha visto la luce Il nostro Julius (Tremonti, per chi non lo sapesse) ha visto la luce. Già si capiva per la verità leggendo con attenzione un interessante fondo del convertito (alle ragioni ministeriali) Giannino, di un paio di giorni fa. Un liberale doc, a patto che non si discuta dell'operato di Julius. Ma ritorniamo alla luce. Su Libero leggevamo: "il Papa su questo la pensa come Giulio Tremonti, non come gli alfieri del mercato che sul Corriere della sera e Sole 24 ore da mesi ribattono che quelli contro i derivati sul petrolio e sul grano sono attacchi di irriducibili passatisti, di vecchi arnesi nostalgici del protezionismo. Ora si è capito ancor meglio, che i giudizi del Papa non sono poi coincidenze casuali, con Tremonti" . E poi oggi finalmente sul Corrierone una domanda (anzi una non domanda) infilata lì per caso: "A luglio il papa ha condannato la speculazione." E Julius, poco prima: "Come sempre, nei grandi passaggi della Storia, la visione della Chiesa è fondamentale per la comprensione dell'esistente". La lieta novella della parabola di Julius: "L'azione dei governi ha fermato la speculazione". Sintetizziamo il filo logico del ragionamento: la speculazione è la peste del secolo-tremonti ha convinto di ciò il papa- la Chiesa ha sempre una grande visione e la condivide con Julius-i governi, incalzati da Julius hanno bloccato il contagio malefico. Hip hip hurra. Per fortuna che abbiamo il nostro adorato Cav. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 45 ) " (3 votes, average: 3.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 25Jul 08 Obama e l'Italia Folla a Berlino. E poi a Parigi. E of course Londra. Niente visita in Italia. Il mitico Obama ci riporta con i piedi per terra. Non contiamo nulla, neanche una visitina, un saluto. Certo facendo jogging ieri a Berlino e intercettato da un'abile giornalista di Sky24, ha detto: primo o poi in Italia verrò. Deo gratias. Scritto in Varie Commenti ( 60 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Jul 08 Il casco per i baresi e i mutui per gli americani Fannie e Freddie, nonostante i simpatici nomi, stanno affossando i mercati di tutto il mondo. Non sono banche e non sono neanche società per azioni tradizionali. Sono state create per agevolare il mercato immobiliare americano. In sintesi prestano i soldi alle banche che prestano i soldi ai clienti per accendere un mutuo. In questo modo le banche americane avevano sempre risorse fresche per alimentare il mercato dei prestiti immobiliare. Una volta comprati i mutui di terzi le due nostre li impacchettano in obligazioni che cedono sul mercato. Per questa loro caratteristica sociale (agevolare la proprietà edilizia) sono Gse (Governament sponsor enterprise) e dunque, pur quotate sul mercato, in ultima analisi sono agenzie governative (come d'altronde erano in origine). Questa garanzia statale ha permesso loro di raccogliere danaro a tassi molto vantaggiosi e dunque alimentare la bolla speculativa. Inoltre (toccherebbe ricordarlo a qualcuno) per statuto non finanziano mutui subprime.. E proprio per questo il mercato dei mutui subprime (quelli che hanno scatenato l'attuale crisi) è esploso: le banche tradizionali non riuscivano a fare concorrenza, visti i tassi superbassi, a Fannie e Freddie e dunque hanno cercato (colpevolmente) di andare su un mercato a queste precluso: quello dei debitori subprime, insomma non buoni. Qualche conclusione: 1. Freddie e Fannie, figlie di una concezione roosveltiana, non sono mai state sul mercato. 2. Sono diventate negli anni 70 un ibrido a noi molto ben conosciuto: privatizzano gli utili e socializzano le perdite 3. Il salvataggio di oggi è stato scritto ieri quando furono concepite 4. il fatto che prestassero troppo era noto da tempo (lo disse greenspan in un'audizione davanti al senato) 5. il loro fallimento non è un fallimento del mercato, ma del regolatore. che ha pensato di cavarsela quotandole sul mercato. E che ha alimentato per questa via la bolla immobiliare. 6. salvarle oggi è ragionevole, così come è ragionevole, secondo il sindaco di bari, regalare, a spese dei contribuenti, un casco ai motociclisti pizzicati senza. Scritto in pol economica Commenti ( 23 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Jul 08 Cosa ne pensano i lib-lib di Julius In questo blog abbiamo più volte "sfottuto" il nostro Julius per la sua ansia Pop. L'inutile e dannosa Robin tax, la populistica esclusione dei ricchi (solo 70mila? solo due dei quali in piazza di Spagna a Roma?) dai benefici Ici sulla prima casa, la card per gli anziani, la lotta contro la speculazione. E via dicendo. Anzi, già che ci siamo, gli insopportabili slogan contro il "mercatismo". Senza considerare la mancata liberalizzazione per eccellenza: e cioè la riduzione delle imposte sui redditi o per lo meno una prospettiva di riduzione. Che il Dpef non ci da. Insomma quello che pensiamo sul Julius pop per i nostri commensali (che spesso hanno anche criticato il cuoco) è pietanza nota, anche se non a tutti gradita. Ieri è arrivata in cucina una mail di David Baccini, intitolata "Tremonti il socialista ci porterà al disastro". Vi inoltro le prime righe: "sono sconcertato per il comportamento schizoide del Ministro Tremonti, nel quale non ho mai riposto alcuna fiducia e che affonderà il Governo, ma sopratutto per il "sentiment filogovernista-filotremontiano antimercato" di Giannino: scioccante davvero. Altrettanto sconcerto va verso l'IBL, che di fronte ad accuse tremontiane al mercato, a chi (praticamente l'intero popolo europeo) non si riconosce nel nuovo meta-stato soviet-europeo, alla speculazione, al profitto, a chi si dice liberista, a chi esige basse tasse, a chi disconosce l'efficacia della redistribuzione (Robin Tax ed altre puttanate) .. l'IBL tace, in conformità Gianniniana". Be' in effetti si può condividere con Baccini un certo stato di solitudine da queste parti. Difficile trovare conforto a sinistra (lo devo spiegare ancora una volta?), ma anche nei punti di riferimento dei liberali classici, sembra che ci sia un po' una corsa a non disturbare il manovratore. La paura di Prodi e accoliti non ci può rinchiudere in un angolo. Non ci deve spingere verso un'accettazione muta dei provvedimenti governativi. Insomma se Julius ha deciso di fare una corsa di popolarità con l'adorato Cav, son cavoli suoi. Non di Noi italiani che abbiamo votato un governo immaginato liberale. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 54 ) " (3 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 03Jul 08 Bce senza pop La Bce ha deciso di alzare al 4,25 per cento i tassi di interesse in Europa, con un ritocco all'insù di un quarto di punto. I governi di mezza Europa (Francia e persino Germania) le avevano chiesto di non farlo. D'altronde l'economia non gira e l'inflazione (arrivata al 4 per cento massimo da 16 anni) è più dovuta al rincaro delle materie prime che ad una forte domanda di consumo. Chi ha ragione? La Bce non risponde a nessuno. I governi Ue, invece, ai propri elettori. In questa vicenda il differente grado di responsabilità (accountability) ha un peso. La politica sembra più attenta al momento, al breve termine. Palese il caso italiano: subito una dilazione sulla rata dei mutui (accordo Tremonti-Abi) ma tra 20 anni si paga il conto. Subito la card sociale per i pensionati più poveri, ma non si riducono permanentemente le imposte dirette. Subito la tassa sugli odiati banchieri-petrolieri, ma domani si rifaranno con aumenti sui consumatori. Il respiro immediato è ciò che conta, nel lungo periodo (come diceva qualcuno che al cuoco non piace tanto) saremo tutti morti. I banchieri centrali "irresponsabili" per costituzione si possono permettere l'impopolarità. Sanno che non possono alimentare aspettative inflattive. La rincorsa prezzi-salari-prezzi è micidiale come dimostrano gli anni 70. E ci sono i primi segni. La furia sindacale In Italia contro l'inflazione programmata fissata ll'1,7 per cento nel Dpef (e qui bene ha fatto Julius), il costo del lavoro in Spagna salito al 5,7 per cento; l'aumento salariale dei pubblici dipendenti tedeschi fissato quest'anno al 5 per cento. I Banchieri centrali saranno spietati, ma sanno che un un po' di veleno nel corpaccione europeo oggi, è meglio di un infarto certo domani. Non accondiscendono alla nuova ventata pop della politica europea. Scritto in pol economica Commenti ( 17 ) " (3 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 03Jul 08 Rosicchiare la Mela Tra pochi giorni arriva in Italia un oggetto di culto. Sì qualche volta anche in questa zuppa si assaporano pietanze leggere. Si tratta del nuovo telefonino 3g della Apple. Come sapete il cuoco ha una certa passione per la Mela. Oggi il sole 24ore ha anticipato i possibili piani tariffari che Vodafone e Tim applicheranno al mitico gadget. Lo diciamo subito: troppo cari. Il nuovo telefono è pensato per stare spesso collegato, anche in remoto, su internet. Insomma brucia bytes su bytes. Gli operatori invece fanno finta di nulla e nelle loro ipotesi di abbonamento prevedono tariffe flat fino a 1gb (Tim) e 600 Mb (Vodafone). Un po' tirchietti. C'è da scommettere che i mela maniaci che vorranno aver subito l'oggetto del desiderio pagheranno un biglietto di ingresso piuttosto caro: e a riscuoterlo non sarà la Apple, ma i due gestori di telefonia. Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 22Jun 08 Appunti in manovra La manovra presentata dal governo vale quasi 35 miliardi di euro, per il prossimo triennio. Anche se alcuni effetti (per un paio di miliarducci) si faranno sentire da quest'anno. In sintesi si riduce la spesa pubblica corrente del 2 per cento nel triennio: si sforbiciano risorse per gli enti locali (-9.2 miliardi), la pa, la sanità (-5 miliardi), la scuola (-8 miliardi e meno 100mila prof) e altro ancora. La pressione fiscale sale, alla fine del triennio, al 42,9 per cento del Pil (più 0.1 rispetto all'eredità prodiana). Questa manovra ci permetterà nel 2011 di avere un rapporto tra debito e pil inferiore al 100 per cento. La manovra è fatta per la gran parte dalla riduzione di spesa pubblica e questo è un bene. Nel 2011 la spesa pubblica dovrebbe fermarsi (si fa per dire posto che in termini assoluti aumenta) a 753 miliardi di euro (compresi 86 miliardi di interessi sul debito), il 38.3 per cento del nostro Pil. C'è un aumento delle imposte per il primo anno quantificabile in 4 miliardi: si fanno piangere quelli che Julius ha indentificato come i "ricchi": petrolieri, elettricisti, banchieri, manageroni e cooperatori. In altre parti della zuppa abbiamo già detto cosa pensiamo della Robin tax e recentemente in maniera caustica ma chiara lo ha scritto anche il perfido Boeri su Republik. Obiettivamente il peso delle maggiori entrate sul complesso della manovra è risibile e dunque con una alca selzer possiamo digerirlo. Resta la parta migliore della manovra: Citiamo, gustandoli assai, alcuni ingredienti in modo disordinato: abolizione dell'obbligo della tracciabilità dei compensi, morte dell'elenco fornitori, semplificazioni sulla privacy e sulla tenuta dei libri per le imprese. E ancora divieto di cumulo tra pensione e lavoro, impresa in un giorno, rateizzazioni ruoli, liberalizzazione dei servizi pubblici locali, ripristino della superBiag e stop della limitazione dell'uso dei contati a 5000 euo. Uffff. Niente male. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 14 ) " (3 votes, average: 2 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 13Jun 08 Fuoco amico Cari commensali, le nostre ultime discussioni sono nate da alcune provocazioni che ho voluto fare su alcune misure pop annunciate dal governo Berlsuconi. Ho parlato, e male, della Robin tax e dei tetti agli stipendi, e financo delle esclusioni Ici. Non ho parlato della giusta richiesta del nucleare, delle ottime misure su premi e straordinari e sulle ipotesi di riforma della pa. Insomma sono stato fazioso, più che fazioso. Devo una spiegazione. Quando un governo ha davanti a sè cinque anni di legislatura e ne ha avuti altrettanti dietro alle spalle, ha una grande carta per provare a riformare il nostro benedetto Stato. Mi sarei immaginato una partenza sprint. Avrei voluto la medesima decisione mostrata su Napoli, anche sull'economia. Insomma avrei voluto un esecutivo meno pop e più impop. Chiessenefrega delle critiche popolari, quanto si ha un tratto preciso e univoco. Assecondare gli umori o frenarsi per non essere criticati da sinistra non vuol dire essere democratici. Probabilmente questo è il miglior governo che potessimo votare. Ma le difese d'ufficio sono una spezia che non piace al cuoco di questa zuppa. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 16 ) " (2 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Nato a Roma, vivo a Milano. Lavoro da qualche anno al Giornale e scrivo di economia e finanza. Tutti gli articoli di Nicola Porro su ilGiornale.it contatti Categorie Berlusconi IV (8) burocrazia (1) citazioni (2) finanza (10) pol economica (21) Varie (36) Ultime discussioni Umberto Cisotti: Concordo pienamente con David Baccini. Tremonti si sta' dimostrando uno dei peggiori ministri... david baccini: ma perche' d'estate dovrebbe mai calare? chiunque lo dica. e comunque sia, questo... paolo2: Caso David, veramente Mauro ti ha già lasciato un commento sul prezzo del petrolio affermando che in estate... mauro: Ora che siamo in una sorta di velata recessone, chi ha fatto debiti si sta mangiando le mani perchè non... david baccini: ah dimenticavo.. qui in USA e' vero che il Governo vuole nazionalizzare FreddieMac &... I più inviati I "cagasotto" - 4 Emails Ancora sui Precari Veneti - 1 Emails AliTaglia - 1 Emails Morti di ipocrisia - 1 Emails Piccolo sfogo sul meraviglioso Ferrara - 1 Emails Blog amici Alex Tabarrok crilla Finanza e Macro freakkkettoni IBL La città dei liberi rass.stamp 11min In prova Ecodiario September 2008 M T W T F S S " Aug 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Archivio dei post September 2008 (1) August 2008 (2) July 2008 (5) June 2008 (3) May 2008 (4) April 2008 (3) March 2008 (2) February 2008 (4) January 2008 (5) December 2007 (5) November 2007 (5) October 2007 (7) September 2007 (11) August 2007 (20) Trackback recenti Phastidio.net: Tre stelle della Guida Michelin... Giornalettismo: Capri espiatori: la speculazione sulle commodities Giornalettismo: Le intercettazioni di Silvio distrutte? Meno male Giornalettismo: Scajola e la concorrenza che non c'è Phastidio.net: Ancora sulle distorsioni al mercato... 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Iraq: Pentagono, 2008 verso record suicidi in esercito usa (sezione: Mercato immobiliare)

( da "KataWeb News" del 05-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Alle 23:26 - Fonte: repubblica.it - 0 commenti Il 2008 si appresta a ritoccare il record di suicidi, 115, registrati lo scorso anno nell'esercito statunitense. Secondo il colonnello Eddie Stephens, vicedirettore delle risorse umane dell'esercito, nei primi 8 mesi 93 soldati si sono tolti la vita e se la tendenza resterà tale nei prossimi alla fine dell'anno si potrà tornare ai livelli della Guerra in Vietnam A spingere i militari al suicidio, le tensioni matrimoniali una volta tornati a casa cosi come i problemi economici innescata dallo scoppio della bolla immobiliare. Molto, riconoscono al Pentagono, è anche dovuto alla pressione eccessiva cui dall'11 settembre 2001 sono state sottoposte le forze armate impegnati contemporaneamente in Iraq e Afghanistan. AGI.

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Crescita, gli Usa sorpassano l'Europa (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: LANCETTE DELLECONOMIA data: 2008-09-05 - pag: 5 autore: Oltre la crisi. Con grande flessibilità e politiche espansive l'America si aggrappa all'export e agli investimenti per rilanciarsi Crescita, gli Usa sorpassano l'Europa In Eurolandia frena la domanda estera e i consumi sono penalizzati dal caro-greggio di Fabrizio Galimberti e Luca Paolazzi Indicatori reali Come accade anche ai più violenti uragani tropicali, la tempesta perfetta che ha frenato l'economia mondiale sta perdendo forza. Ma le sue conseguenze negative, in termini di marcato rallentamento della domanda interna dei Paesi industriali e di minor vivacità della domanda estera si faranno sentire in modo più acuto in autunno e nell'inverno prossimi. Lo sgonfiamento della bolla immobiliare americana volge al termine, con prezzi che scendono meno velocemente e vendite che si stabilizzano: negli Usa si chiude così il buco nero che toglieva un punto al tasso di crescita. E si allontana il rischio di avvitamento tra finanza ed economia reale. In alcuni Paesi europei ( Spagna, Irlanda, Regno Unito e Olanda in testa,un po' anche in Italia), invece, ci vorrà ancora tempo prima che i prezzi delle case tornino a valori di trend: anche perciò l'Europa è destinata a crescere meno degli Usa. L'altra bolla, quella delle materie prime, si è ridimensionata più rapidamente: così come erano saliti insieme, i corsi di petrolio e beni alimentari utilizzabili per l'energia cadono assieme. E la speculazione gioca in direzione opposta. I loro livelli attuali restano però molto alti e ci vorrà qualche trimestre perché siano metabolizzati dall'economia. Solo una discesa di un altro 20-30% delle commodity darebbe una spinta rapida e decisa alla crescita. La crisi finanziaria non è passata ancora. Ma fa meno paura nel-le conseguenze reali. L'erogazione di credito non è più parca per minor voglia di erogare fondi da parte delle banche ma per il minor desiderio di famiglie e imprese di domandarne. La risposta delle diverse economie alla tempesta perfetta è stata diversa dall'atteso. Il suo epicentro, cioè gli Stati Uniti, sta dimostrando di avere più capacità di reagire e superare la triplice crisi (ma servirà un altro anno per rivedere tassi alti di crescita ed è probabile una caduta del Pil nel trimestre in corso). Grazie alla flessibilità del sistema, che ha subito rilanciato la produttività (+4,3% annualizzato nel secondo trimestre) e a una politica economica altrettanto duttile. Eurolandia che doveva celebrare i vantaggi della sua stabilità con il sorpasso degli Usa, si ritrova sorpassata a causa di mercati e policymaker ingessati. Inflazione I prezzi al consumo iniziano a ripiegare la testa. Con le quotazioni del petrolio e delle materie prime alimentari in ritirata rapida dai livelli da bolla di inizio estate, la temperatura del costo della vita tende a tornare ai valori determinati dai fattori interni di clup e margini. Questi valori sono ancora bassi, sotto al 2% in Eurolandia e Italia e al 2,5% in Usa, e non si sono mossi significativamente nell'ultimo anno, da quando cioè è partita l'accelerazione dei listini al dettaglio. La frenata dell'economia contribuirà a rendere più rapido il rientro e impedirà anche in Eurolandia, come già avviene in Usa e Regno Unito, ogni tentativo di rincorsa salari- prezzi. Il calo del greggio, più del rialzo dei tassi Bce, ha nettamente ridimensionato in agosto le aspettative di inflazione e ciò rassicura sulle politiche dei prezzi seguite dalle imprese. Tassi d'interesse, valute, moneta I tassi a lunga stanno beneficiando della caduta dei prezzi del petrolio e di altre materie prime. I primi a beneficiare sono stati i tassi sui titoli pubblici, che già avevano raccolto i vantaggi del flight to quality, ma anche i tassi per famiglie e imprese dovrebbero aver passato il punto di massimo. Agli antipodi, Australia e Nuova Zelanda hanno invertito la direzione della politica monetaria. In quanto produttori di materie prime, i due Paesi sono in presa diretta con la disinflazione. Non vi è dubbio, tuttavia, che questi segni premonitori implicano un cambiamento di politica monetaria anche nei Paesi consumatori. Le preoccupazioni espresse sui pericoli di inflazione dalla Fed erano più fondate di quelle espresse dalla Bce: negli Usa i prezzi dell'import viaggiano a ritmi del 20% e il dollaro si era andato deprezzando velocemente. Ma nell'uno e nell'altro caso mancava (come ha osservato di recente anche il nuovo Chief Economist del Fondo, Olivier Blanchard), la materia prima della risposta salariale, data la strutturale debolezza sindacale: il nuovo contesto dell'economia della conoscenza (che moltiplica le figure professionali e abbassa i punti di pareggio delle imprese) e della pressione competitiva dei Paesi emergenti rende molto più difficile la trasmissione inflazionistica quando il primum movens sono i costi delle materie prime. L'improvvido aumento al 4,25% dei tassi a breve sull'euro non sarà rimangiato presto, se non altro perché la Bce non vorrà ammettere l'errore tanto più che continua a "fare la faccia feroce". Guidati dalle dichiarazioni di Trichet, i tassi di mercato erano andati salendo leggermente nell'Eurozona ben prima dell'aumento del tasso-guida della Bce, e famiglie e imprese hanno dovuto far fronte a circa mezzo punto in più di costo del danaro. Gli effetti sull'economia dipendono dal tasso reale di interesse, ma oggi c'è una grossa differenza fra tasso di inflazione totale e tasso di base (al netto di energia e alimenti): sia nell'Eurozona che in Italiail tasso headline è più che doppio del tasso di base. In giro per il mondo i tassi reali a breve sono in genere negativi se misurati sulla dinamica complessiva dei prezzi al consumo, e positivi se misurati sull'inflazione core (eccetto negli Usa, dove sono circa zero), che è quella che conta per la capacità del sistema di servire il debito. In ogni caso, la prossima mossa (non certo imminente) della politica monetaria sarà verso il basso in Europa e verso l'alto negli Stati Uniti. Nell'Eurozona il cambiamento di direzione è da porsi in relazione a due raffreddamenti, dell'inflazione e dell'attività economica. In America l'opposto cambiamento di direzione si riferisce piuttosto a una "normalizzazione" di un tasso sui Federal Funds che era stato abbassato al 2% più che altro come "polizza di assicurazione" nei confronti dei pericoli di tracollo del sistema finanziario. Pericoli che, se mai vi sono stati, oggi sono attenuati dalla tenuta dell'economia reale, da una faticosa ma perdurante ricapitalizzazione del sistema bancario e dai primi incerti segni di una crisi immobiliare che ha toccato il fondo, anche se i tempi di risalita saranno lunghi e sofferti. Sul fronte valutario, il dollaro conferma una fase positiva che non è casuale. Il trend discendente è stato spezzato, e sul biglietto verde non pesano più i differenziali avversi di crescita. Lo yuan ha cambiato marcia anch'esso: si è mantenuto fermo sul dollaro già da un paio di mesi, si sta chiudendo la forbice sulla quotazione a 12 mesi (non deliverable forward) e rispetto all'eurola moneta cinese ha finalmente cominciato ad apprezzarsi. fabrizio@bigpond.net.au l.paolazzi@confindustria.it FED E BCE MOSSE OPPOSTE La congiuntura detterà le scelte per i tassi: su di là e giù di qua dell'Atlantico.

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MUTUI: USA, PIGNORAMENTI SECONDO TRIMESTRE A LIVELLI-RECORD (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 05-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di ANSA - -->(ANSA) - ROMA, 5 SET - I pignoramenti immobiliari negli Stati Uniti nel secondo trimestre sono saliti a livelli record da 30 anni a questa parte, pari a 1,19%. E' quanto reso noto oggi dalla Mortgage Bankers Association, secondo cui il totale delle case pignorate è inoltre salito al 2,75%, quasi il triplo rispetto ai tempi del 'boom' immobiliare, finito nel 2005. La quota di prestiti ipotecari in ritardo con il pagamento delle rate è arrivata inoltre al 6,41%, record assoluto, contro 6,35% precedente. Il forte rialzo dei pignoramenti è l' effetto del rincaro dei tassi d' interesse sui mutui variabili, in contemporanea con la perdita di valore delle case, per via dello scoppio della bolla immobiliare. (ANSA).

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La mossa di Francoforte non è sufficiente (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-09-06 - pag: 2 autore: INTERVISTA Willem Buiter London School of Economics "La mossa di Francoforte non è sufficiente" Beda Romano FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente La decisione annunciata due giorni fa dalla Banca centrale europea di introdurre nuovi paletti nelle operazioni di liquidità della zona euro ha provocato non poche reazioni nel mondo finanziario: molte banche si sono dette preoccupate per l'impatto che le nuove misure avranno sul loro bilancio. La Bce ha deciso di introdurre limiti più restrittivi alle obbligazioni cartolarizzate che accetterà da febbraio in occasione delle consuete operazioni di rifinanziamento. Mentre le banche temono che rifinanziarsi diventerà più difficile, le autorità monetarie gettano acqua sul fuoco e parlano di reazione eccessiva. "La decisione della Bce commenta Willem Buiter, professore alla London School of Economics e tra i maggiori commentatori di affari monetari- è un passo necessario. Per certi versi è troppo poco, troppo tardi. La gamma di obbligazioni accettate dalle autorità monetarie europee resta ampia. Saranno necessari ulteriori paletti". A margine di un convegno a Francoforte, Buiter, 58 anni, definisce la scelta della Bce "una piccola stretta monetaria ", che non potrà non avere un impatto finanziario ed economico, tra le altre cose attraverso un peggioramento dei bilanci bancari. Ciò detto, il provvedimento deciso dalle autorità europee era diventato indispensabile. Negli ultimi tempi, la generosità del sistema di rifinanziamento della Bce ha indotto molti istituti - soprattutto quelli alle prese con lo scoppio di una bolla immobiliare - a prendere denaro in prestito, offrendo in cambio titoli senza mercato. Secondo Buiter, vi sono indicazioni per cui banche non europee hanno rafforzato le loro sedi nella zona euro pur di cogliere questi benefici. Non è un caso- nota il professore inglese - se tra l'agosto 2007 e il luglio 2008, la quota delle banche spagnole nell'allocazione di capitale in occasione dei pronti contro termine della Bce è passata dal 4 al 10,5 per cento. Il valore dei prestiti messi a disposizione dalla Banca di Spagna agli istituti spagnoli è salito da 23 miliardi nell'agosto 2007 a 75 miliardi nel dicembre 2007. In questo senso, Buiter presume che le banche più colpite dal provvedimento annunciato giovedì dalla Bce saranno quelle spagnole, quelle irlandesi e quelle olandesi. "Probabilmente- continua il professore inglese- la Bce ha temuto negli ultimi mesi di diventare paradossalmente il prestatore non di ultima istanza, ma di prima istanza ". In piena tempesta creditizia, il generoso sistema di rifinanziamento della Bce si è dimostrato utile. Anche se, conclude Buiter, "temo che l'istituto monetario abbia accettato anche collaterale sopravvalutato, offrendo così per certi versi sussidi". In questo senso, a un anno dallo scoppio della crisi, la Bce vuole ridurre i rischi per il proprio bilancio, ma anche indurre gli istituti a camminare con le proprie gambe. beda.romano@ilsole24ore.com "Il giro di vite deciso è un passo necessario ma è troppo poco ed è arrivato in ritardo" Monetarista. Per Willem Buiter la mossa della Bce penalizzerà i bilanci degli istituti di credito.

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La crisi del mattone ferma le fornaci più di 400 operai in cassa a rotazione ordinativi crollati fino al 40 per cento - di stefano romano (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Provincia Pavese, La" del 06-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

I piazzali degli stabilimenti pieni di mattoni invenduti e i timori per la mancata ripresa d'autunno La crisi del mattone ferma le fornaci Più di 400 operai in "cassa" a rotazione Ordinativi crollati fino al 40 per cento A RISCHIO IL LAVORO DI STEFANO ROMANO VOGHERA. Rallenta perfino la "locomotiva" delle fornaci: il comparto dei laterizi, fino a poco più di un anno fa settore trainante per l'Oltrepo sull'onda del boom del mattone, dà preoccupanti segnali di rallentamento. Su un totale di sette fornaci attive in Oltrepo, sei hanno chiesto almeno tre settimane di cassa integrazione estiva: e per i 400 addetti (mille persone se si considera l'indotto) si prepara un autunno nero visto che il mercato edilizio continua a non dare segnali di ripresa. Il dato relativo agli ordinativi è fosre l'indicatore più grave: il calo è del 40 per cento. Fino ad uno anno fa era il comparto trainante di tutto l'Oltrepo: sette grandi fornaci (la Ilv, la Cecosa e la Danesi a Casei, la Valdata a Silvano, la Sant'Antonio a Cervesina e la Cotto Coperture e la fornace di Branduzzo a Castelletto), 400 addetti e mille lavoratori considerando anche l'indotto. Un fatturato annuo che solo nel settore laterizi toccava, appena un anno fa, i 75 milioni di euro. Un anno fa: poi è arrivata la crisi del mattone, è scoppiata la bolla edilizia e i cantieri edili si sono fermati. Il risultato è una contrazione degli ordinativi alle fornaci che tocca punte fino al 40 per cento. Uno shock: "Non si vedeva qualcosa di simile da 50 anni", tagliano corto all'Unione industriali. Per mesi, comunque mesi difficili di crisi, l'industria dei laterizi ha sofferto meno degli altri comparti economici. Ma perchè? Paradossalmente proprio grazie agli effetti della crisi: i risparmiatori, delusi dalla borsa e dai titoli di Stato, erano tornati ad investire sul mattone. E il ritorno al mattone, confermato da uno studio di "Banca per la casa" del gruppo Unicredit in collaborazione con la Bocconi, metteva la provincia di Pavia tra quelle in cui i mutui per la casa sono cresciuti maggiormente: più 11. 44 per cento in un anno. E in tre anni il fatturato del comparto laterizi in Oltrepo è cresciuto tra i 7 e gli 8 punti. Poi è scoppiata la bolla immobiliare. Il risultato è che in estate gli ordinativi alle fornaci d'Oltrepo sono crollati (in Unione industriali si parla del 40 per cento, percentuale mai vista negli ultimi 50 anni), e che di conseguenza i piazzali sono rimasti pieni di laterizi invenduti. E' partita così la roulette della cassa integrazione che ha coinvolto 6 dei sette siti industriali attivi sul territorio e, a rotazione, ha coinvolto circa 400 dipendenti. E per l'autunno le previsioni non sono rosee: "La crisi del mercato immobiliare è strutturale ? spiegano gli industriali ? E questo significa che la crisi delle fornaci d'Oltrepo non si risolverà nel giro di poche settimane". Non si risolverà, in altre parole, fino a quando non riprenderà a tirare il mercato del mattone visto che il lavoro delle fornaci è strettamente legato al lavoro delle gradi imprese edilizie. I timori, naturalmente, riguardano anche i sindacati: "Stiamo monitorando la situazione con la massima attenzione ? conferma Marco Boveri della Cisl ? Preoccupa il fatto che soltanto una delle sette grandi fornaci d'Oltrepo non abbia chiesto la cassa integrazione estiva, e preoccupa la congiuntura economica. verificheremo la situazione alla ripresa dell'attività dopo la pausa estiva, ma è un dato preoccupante anche il fatto che, nel 2008 per la prima volta dopo decenni, la ripresa produttiva non sia arrivata con l'inizio di settembre, ma sia stata rimandata di qualche settimana".

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Liberismo in soffitta a causa dei venti di crisi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Denaro, Il" del 06-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Commenti economia internazionale Liberismo in soffitta a causa dei venti di crisi Piero Formica In Occidente torniamo a guardarci l'ombelico. Tramonta il sole delle opportunità offerte dalle interdipendenze delle economie nazionali. Sorge l'alba di una nuova stagione all'insegna del protezionismo. " storia arcinota: con l'economia in forte frenata e l'inflazione in ripida ascesa, i protezionisti prendono fiato e, con loro a braccetto, burocrati e consulenti che prosperano all'ombra degli alberi in fiore della protezione economica. I mercati, si sa, sono vulnerabili in tempi di stagnazione e recessione. E lo sono tanto più quanto meno forte è l'impegno dei politici a favore della libertà economica. Oggi, attraversiamo proprio questa brutta stagione. Nel mare della finanza ai tanti naufraghi della nave "Bolla Immobiliare" vengono in soccorso le scialuppe di salvataggio "Sussidi" al comando della mano pubblica. Le imposte dei contribuenti vanno a riparare i guasti provocati da speculatori immobiliari e finanziari, prenditori di mutui oggi sotto scatto ed ieri ingenui e poco oculati e, in casa nostra, dalle allegre comari del management pubblico e dei sindacati come, per ultimo, quelle che hanno buttato nel pozzo l'Alitalia. Vengono così meno gli investimenti per lubrificare la macchina dell'economia liberale. Ci perdono i consumatori avveduti, i risparmiatori con intenti precauzionali, i nuovi imprenditori, le imprese ed i lavoratori che contano su mercati aperti per produrre reddito, profitto, salari migliori e più occupazione. Ci guadagnano, con i naufraghi salvati, ufficiali e membri delle scialuppe di salvataggio: insomma, politici, burocrati e consulenti degli aiuti di stato. La crescita economica in soffitta e l'inflazione sul tetto che scotta hanno posto fine anche a quella che è stata la grande moderazione liberale negli anni di crescita alta ed inflazione bassa. Gli anni in cui l'ininterrotta apertura dei mercati ha dischiuso la porta alla globalizzazione. La quale, lo dicono le vicende storiche, è stata e resta fortemente esposta agli arretramenti dell'economia. Negli anni tra le due guerre mondiali, del mercato aperto si fece terra bruciata. S'infransero i sogni della Grande Illusione, il libro che nel 1909 aveva dato alle stampe Norman Angell, premio Nobel per la pace nel 1933. L'auspicata interdipendenza delle nazioni in regime economico di libero scambio tramontò e, con essa, la pace universale cedette il passo al secondo conflitto mondiale. Oggi, lo tsunami dell'export cinese prima e del prezzo del petrolio dopo, gli squilibri nelle bilance dei pagamenti, le ingenti riserve valutarie della Cina e dei paesi del Golfo, l'aggressione dei loro fondi sovrani ad imprese e banche del mondo occidentale sono, ciascuno di questi eventi, una piccola spinta d'incoraggiamento al paternalismo pubblico che è anticamera del protezionismo. La mano invisibile di Adam Smith esce di scena. Vi entra prepotentemente l'invisibile stretta di mano tra consumatori inconsapevoli e politici determinati ad accompagnare i primi lungo il percorso che sbocca nei ministeri e nelle agenzie paragovernative. Alla globalizzazione che produrrebbe instabilità ed insicurezza per i consumatori, i lavoratori e le imprese si vuole contrapporre l'allineamento intorno alle benefiche finalità della paterna mano pubblica. Questo il messaggio dei neo-protezionisti che vestono i panni di un paternalismo a forti tinte patriottiche. L'avanzamento dell'economia di libero mercato, l'apertura dei mercati, l'interpenetrazione delle economie nazionali sono processi non lineari, soggetti a stop-and-go. Da un lato, incrociamo le dita: che il tempo di stop che si affaccia oggi non sia antesignano dei terribili anni Trenta e Quaranta del Novecento. Dall'altro, contiamo sulla capacità di contrasto delle nuove forze sociali e dei nuovi protagonisti economici in campo nell'età della società e dell'economia della conoscenza: dai giovani talenti senza frontiere e dai viaggiatori globetrotter alle imprese integrate globalmente ed alle start-up internazionali che fanno surf sulla cresta dell'onda alta della globalizzazione. del 06-09-2008 num.

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