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febbraio 2008 #TOP
Ristrutturazioni,
il bonus spinge il boom ( da "Tirreno, Il"
del 22-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
borsino
immobiliare non vola più come una volta, anzi per la prima volta nell'arco
degli ultimi anni adesso la bolla del business sembra un po sgonfiarsi. Proprio
mentre, al contrario, incrocia l'impennata del mattone rimesso a nuovo. I dati
della direzione regionale dell'Agenzia delle entrate raccontano che nei dodici
mesi dello scorso anno si sono contate nella nostra provincia 2.
Il
prezzo del mattone frena? Cresce la voglia di locazione
( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del
22-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
che
continuano a far crescere l'entità delle rate mensili; saranno i prezzi della case ormai fuori controllo. Sta di fatto che cresce la
voglia di affitto da parte degli italiani. Nel corso del 2008 gli esperti
prevedono, infatti, un crollo delle transazioni, con conseguente frenata dei
prezzi delle case e un netto aumento dei contratti di locazione.
Spegni
la luce e accendi il sole ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 22-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: E come gli elettrodomestici la certificazione avrà una
forte ricaduta sul mercato immobiliare". Lei ci crede davvero? "è nelle cose. Finora il prezzo della
case era legato a parametri fissi, il luogo e la metratura. Ora entra un nuovo
elemento: il costo del mantenimento. Perché pagare una casa che mi costerà di
più in consumi, quanto una che mi costerà molto di meno?
L'OPINIONE
DELLA BLOGOSFERA ( da "TgFin.it"
del 22-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
A differenza
del passato una delle ragioni principali del rallentamento corrente e della
possibile recessione non è stata la stretta monetaria, bensì lo sgonfiamento
della "bolla" immobiliare. Di conseguenza, la banca centrale non sarà
in grado, come in passato, di porre fine alla recessione solo capovolgendo la
politica monetaria,
Ancora
debole il mattone Usa ( da "Borsa e Finanza"
del 23-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: La terza volta quando ha iniziato ad avvisare tempo
addietro il gonfiarsi della bolla immobiliare: "Dopo le dot.com la gente è
di nuovo mossa da una convinzione irrazionale, crede che i prezzi delle
abitazioni potranno solo salire. Ma si sbaglia. E nei prossimi anni
pagherà un prezzo salato". Era il 2004. Caro professore, nemo
propheta in patria.
Il
nido degli sposi: bello e funzionale
( da "Giornale
di Brescia" del 23-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
di ricorrere
al credito più vantaggioso (e di questi tempi non è facile), anche la scelta
dell'immobile, in relazione ai prezzi è abbastanza complessa. Da tempo è
diffusa la tendenza di lasciare il centro storico: viabilità, parcheggi, prezzi
delle case spingono molti giovani che hanno sempre vissuto in città ad
allontanarsi dal loro quartiere.
Portafoglio
( da "Milano
Finanza" del 23-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
fondamentali
delle società quotate e prezzi di borsa.Lo scorso anno
Shiller si è espresso in termini problematici sulla situazione del mercato
immobiliare americano, ipotizzando la formazione di una bolla dei prezzi delle
case partendo dalla constatazione che il costo del debito contratto per
l'acquisto dell'immobile cominciava a essere superiore al reddito ricavabile
dalla locazione,
Una
Mela a due facce ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
Fino a
qualche mese fa i prezzi delle case non si trattavano. Ora
comincia a succedere" racconta Giorgio Pavia, titolare dello studio legale
internazionale Pavia-Harcourt, ufficio sulla Madison Avenue, specializzato in
diritto immobiliare. Molti analisti, però, ricordano che più ci si
avvicina a Manhattan e meno questi effetti sono visibili.
( da "Tirreno, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
Livorno
Ristrutturazioni, il bonus spinge il boom Nel 2007 il fisco fa lo sconto a
2.600 famiglie livornesi Balzo del 17% in un anno: è un record in Toscana
LIVORNO. Nella nostra zona il borsino immobiliare non
vola più come una volta, anzi per la prima volta nell'arco degli ultimi anni
adesso la bolla del business sembra un po' sgonfiarsi.
Proprio mentre, al contrario, incrocia l'impennata del mattone rimesso a nuovo.
I dati della direzione regionale dell'Agenzia delle entrate raccontano che nei
dodici mesi dello scorso anno si sono contate nella nostra provincia 2.628
ristrutturazioni edilizie messe in moto dall'incentivo del bonus fiscale.
Qualcosa come il 17,2% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno
precedente: un record. A dieci anni dal varo di questa formula di agevolazione
- nata sotto il primo governo Prodi ma confermata (in forme rivedute e
corrette) da tutti i governi, centrodestra compreso - l'incremento fatto
registrare da Livorno nel 2007 non ha avuto uguali in tutta la Toscana: basti
dire che il balzo è due volte e mezzo più grande della media regionale e di
poco inferiore al triplo di tutte le altre province toscane
esclusa la nostra. Solo a Pisa è accaduto qualcosa di analogo, anche se
in misura non così rilevante. A dar retta agli addetti ai lavori, questo
exploit potrebbe esser determinato dall'aspettativa che presto o tardi questo
bonus fiscale (non stabilizzato in forma definitiva) possa essere cancellato.
In realtà, però, conta probabilmente l'effetto che la crescita dei prezzi delle case ha innescato a cascata: da un lato,
spingendo a non trascurare ammodernamenti che aumentano il valore di mercato
della propria abitazione; dall'altro, convincendo tante famiglie che, di fronte
alla difficoltà di cambiare casa (magari per via del rincaro dei mutui), non
resta che sistemare un po' l'alloggio in cui si vive. L'operazione
ristrutturazione è ormai generalizzata: si può stimare che nel giro di dieci
anni abbia riguardato nella nostra zona più di una abitazione
su 10. Solo nell'ultimo anno ha coinvolto una casa ogni 65
(a Pisa una ogni 67, a
Lucca una ogni 98, a
Massa una ogni 105). Siamo comunque lontani dagli standard di alcune aree del
Centro nord: in provincia di Modena così come in quelle di Brescia o di Vicenza
si sono superate le diecimila ristrutturazione
agevolate all'anno. Mauro Zucchelli.
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( da "Bresciaoggi(Abbonati)"
del 22-02-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
PER IL PRESIDENTE DI
CONFEDILIZIA CORRADO SFORZA SI TRATTA DI "UNA FUGA DAL PESO DEI
MUTUI" Il prezzo del "mattone" frena? Cresce la voglia di
locazione PER IL 2008 GLI ESPERTI PREVEDONO UN CROLLO DELLE TRANSAZIONI
IMMOBILIARI, CON UN NETTO AUMENTO DEGLI AFFITTI Sarà la "fregatura"
dei tassi variabili, che continuano a far crescere l'entità
delle rate mensili; saranno i prezzi della
case ormai fuori controllo. Sta di fatto che cresce la voglia di
affitto da parte degli italiani. Nel corso del 2008 gli esperti prevedono,
infatti, un crollo delle transazioni, con conseguente frenata dei prezzi delle case e un netto aumento dei contratti di locazione. "Il
fatto nuovo del 2008 è la crescita della voglia di affitto o meglio dire la
necessità di affitto come fuga dal peso dei mutui". E' quanto ha affermato
il presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, presentando la terza
edizione del Borsino Immobiliare 2007. Numeri alla mano, quest'anno
aumenteranno le richieste di locazione e per questo è atteso un aumento nelle
richieste del numero dei contratti degli affitti. Inoltre, per quanto riguarda
i canoni, stabiliti da tempo (nel 2007 la crescita non ha superato il tasso di
inflazione, attestandosi a poco più del 2%), è prevista una crescita che
potrebbe esprimersi in valori sensibili in particolari zone caratterizzate da
specifici motivi locali. Sul fronte invece delle compravendite, la ricerca di
Confedilizia segnala invece che la città più cara è Venezia (con una media di
10.000 euro al mq), seguita da Roma (7.500 euro al mq) e Milano (7.200 euro al
mq). Stessa classifica per le zone semicentrali con Venezia (6.000 euro al mq),
Milano (4.800 euro al mq) e Roma (4.500 euro al mq). Per le zone periferiche
dietro Venezia (4.000 euro al mq) ci sono Roma e Siena (6.600 al mq) e Milano
(3.146 al mq). L'analisi di Confedelizia evidenzia che i valori massimi medi si
registrano al Nord (2.523 euro al mq), seguito dal Centro (2.450 euro al mq) e
dal Sud con le Isole (1.719 euro al mq). Per i valori minimi è il Centro a
registrare il prezzo medio più alto: 1.212 euro al mq, seguito dal Nord (1.055
euro al mq) e da Sud e Isole (850 euro al mq). Nel Centro Italia acquistare una
casa è costato il 42% in più rispetto al Sud e il 2,3% in più rispetto al Nord.
Comprare un appartamento di 100 mq a Milano è costato mediamente 393mila euro;
400.000 euro a Roma; 285mila euro a Torino; 458mila euro a Venezia.
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( da "Espresso, L' (abbonati)" del 22-02-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
Attualità ENERGIA /
LE FONTI RINNOVABILI spegni la luce e accendi il sole di gianni del vecchio e
stefano pitrelli Aumenta il numero delle aziende interessate. E dei pannelli
installati. Grazie anche agli incentivi statali. Così
l'Italia scopre un nuovo business: quello del fotovoltaico Un paese baciato dal
sole che al sole si affida: uffici pubblici, caserme,
carceri e ospedali alimentati dai pannelli solari, ville autosufficienti che
rivendono l'energia in eccesso, centrali fotovoltaiche a zero emissioni.
è questa l'Italia del futuro per chi crede nelle
potenzialità dell'energia solare. E su questa grande speranza nel nostro Paese
sta montando un business. Basti chiedere a quelli del Gifi, Gruppo imprese
fotovoltaiche italiane. I loro telefoni squillano ogni giorno con richieste di
piccoli imprenditori che vogliono capire come entrare nell'affare. Le cifre
parlano chiaro: dal 1999 al 2007 il numero delle aziende è quasi triplicato (da
46 a 130)
e il loro fatturato è passato da circa 25 milioni di euro agli attuali 520. Per
non parlare dei posti di lavoro creati, da 220 a 1.700. E non è che
l'inizio. Secondo le stime del Gestore dei servizi elettrici (Gse) il tasso di
crescita sta rapidamente aumentando: quest'anno si prevede l'installazione di
impianti per 150-200 megawatt, ossia quasi il doppio dell'intera produzione
attuale (intorno ai 100). "Tutta energia pulita, nessuna emissione
d'anidride carbonica", esulta Edoardo Zanchini, responsabile energia e
territorio di Legambiente: "I vantaggi dello sviluppo del mercato
fotovoltaico stanno nel fatto che si riduce la domanda di elettricità da fonti
inquinanti". L'esplosione del fotovoltaico non è un fenomeno spontaneo, ma
s'iscrive nella più ampia politica energetica italiana, sia a livello europeo
che nazionale. Da un lato il nostro Paese si è impegnato con Bruxelles per
portare entro il 2020 il consumo di energie rinnovabili al 17 per cento
rispetto al 5,2 del 2005. Dall'altro la Finanziaria 2008 ha previsto una serie
di misure in favore delle rinnovabili, dalle detrazioni fiscali agli incentivi
alla produzione. Per il boom, insomma, ci sono tutte le premesse. Più che a una
forte coscienza verde degli italiani, tuttavia, qui c'entrano i finanziamenti
statali (oggi i più vantaggiosi d'Europa), che per il 2016 puntano a una
produzione nazionale di 3 mila mw, e continueranno a garantire incentivi almeno
fino a quota 1.200. L'obiettivo è sviluppare il mercato italiano, lo strumento
è il cosiddetto 'nuovo conto energia', che dal febbraio 2007 ha soppiantato quello
datato 2005-2006, nonché i vecchi incentivi in conto capitale. Semplificandone
le regole, e dunque facilitando l'accesso. Ecco come stanno le cose. Incentivi
costanti per 20 anni a chi installa un impianto (proporzionali alla sua
produzione) che si concretizzano nel fatto che ogni singolo kw prodotto, anche
se consumato in proprio, viene pagato dal Gse a un prezzo quasi triplo (36-49
centesimo di euro) rispetto a quello di mercato (18 centesimi). Si tratta di
valori validi per il 2008, che andranno poi a calare con cadenza del 2 per
cento nei prossimi anni. A questo finanziamento (che serve a ripagarsi l'impianto)
si aggiunge il risparmio energetico in sé. E se poi produci più di quanto consumi l'Enel te lo scala dai conti futuri, mentre
se produci di meno, paghi solo la differenza sulla bolletta. Ma questi
incentivi chi li paga? è proprio sulle nostre bollette
che bisogna andare a cercare la chiave di volta di tutta questa struttura: alla
vocina A3, che a ben vedere rappresenta il 10 per cento della tariffa media
nazionale (nel 2006 pari a 3,5 miliardi di euro). Piccola voce, grande
serbatoio, al quale si va ad attingere per favorire le energie rinnovabili
(inclusa quella solare, che a onor del vero ne beneficia in minima parte) così
come le cosiddette 'assimilate' (fra le quali fumi di scarico e combustibili
fossili, che finora l'hanno fatta da padrone). Chi saranno i protagonisti di questa nuova corsa all'oro solare? Il Gse fornisce un quadro
aggiornato. Alla fine del 2007 la potenza fotovoltaica installata in Italia con
il conto energia era intorno ai 65 mw. Al 9 gennaio 2008, poi, si parla di
2.306 nuovi impianti appena nati. Prevalentemente di piccola taglia, visto che
il 98 per cento si colloca fra 1 e 20 kw: si tenga conto che un impianto da 3
kilowatt è quello che mediamente servirebbe a una famiglia. A volte, invece,
sono i capannoni delle industrie o dei centri commerciali, piuttosto che i
tetti dei condomini, a far da specchio al sole. O, su scala più ampia, terreni
abbandonati o incolti verso i quali, in varie regioni d'Italia, si segnala un
improvviso risveglio di interesse. In prospettiva, il filone più corposo della
miniera è infatti rappresentato dalle grandi centrali
multi-megawatt che approfittano dell'elevata radiazione solare disponibile nel
Paese, ricoprendo vaste superfici con fitte schiere di pannelli (per un
megawatt, che 'illumina' quasi 500 famiglie, occorrono l'equivalente di due
campi di calcio). è un filone al quale secondo il Gse
si andrà ad attingere soprattutto a partire da quest'anno, ma che già oggi di
centrali ne conta ben 23, per una potenza complessiva di 16,3 mw. In crescita.
Fra i primi passi compiuti in questa direzione troviamo quelli intrapresi dal
Gruppo Sorgenia(di proprietà dell'editore di questo
giornale), che attraverso la controllata Soluxia di centrali fotovoltaiche ne
ha già nove attive (per un totale di 9 mw), aggiudicandosi il titolo di leader
italiano privato del settore. Altre sei saranno pronte nel primo semestre di
quest'anno, ma dopo il primo round di 15 centrali da un megawatt (tetto oltre
il quale non era possibile spingersi col vecchio conto energia) se ne prevedono
altre, sempre targate Soluxia, dai 5 mw in su,
realizzate per conto proprio, o in partnership con operatori finanziari. Fra le
imprese, a questa corsa partecipa anche la Italgest,
che a Brindisi sta costruendo una centrale fotovoltaica con tanto di benedizione
di Legambiente: la Helios mira al ragguardevole traguardo degli 11mw. Discorso
a parte merita l'Enel, alla cui scuderia (oltre alla veterana di Serre Persano,
da 3,3 mw) andrà ad aggiungersi entro l'estate quella di Montalto di Castro,
che coi suoi previsti 6 mw sarà la più grande d'Italia. L'Enel punta anche
sulle isole, dove il sole certo non manca: le Eolie ospiteranno impianti
fotovoltaici per un totale complessivo di 1,5 mw, mentre Capraia da sola ne
avrà uno da 80 kw. Alle tante luci di questo sviluppo esponenziale del solare
italiano, però, corrisponde anche qualche ombra. A partire dai fattori di
mercato, che rischiano di ridimensionare almeno in parte l'impatto degli
incentivi. I prezzi dei pannelli stanno aumentando, e
sono destinati a crescere. Secondo i calcoli dell'Enel, installare quei famosi
3 kilowatt fotovoltaici per una famiglia oggi costa intorno ai 23 mila euro, e
cioè molto più dei 18 mila necessari solo due anni fa. E questo perché la
domanda mondiale di silicio - il materiale che traduce i raggi solari in
elettricità - cresce a ritmi molto più alti della sua produzione. Tutti lo
cercano, tutti lo vogliono: quelli dell'industria elettronica ci fanno i chip
per i computer, quelli dell'industria solare ci fanno le celle (unità base dei
pannelli), il risultato è una penuria mondiale. Che non andrà migliorando.
Secondo i ricercatori dell'Enea la tecnologia a base di silicio è quella che
dominerà il mercato almeno fino al 2020. Al momento, dunque, non se ne può fare
a meno, visto che il 91 per cento dei moduli in
commercio contiene proprio 'wafer' di silicio. Insomma, i pannelli solari
diventano sempre più preziosi: in media mille euro l'uno, come ben sanno quelli
che i pannelli li vanno a rubare dai grossi impianti. Nel solo 2007 le forze
dell'ordine hanno registrato più di 200 colpi messi a segno sul territorio
nazionale, mentre a Genova e in Campania sono finiti agli arresti cittadini
marocchini che controllavano un traffico verso il loro paese d'origine. Per chi
decide di usare il sole per far funzionare i propri elettrodomestici, un altro
aspetto che può riservare brutte sorprese è la scarsa competenza delle imprese
installatrici. "Negli ultimi anni sono nate tante
piccole aziende", avverte Tommaso Genova, segretario del Gifi, "non
sempre provviste del know-how necessario a montare correttamente gli impianti.
Spesso si tratta di comuni elettricisti che s'improvvisano installatori. Così i
pannelli finiscono per produrre meno del previsto, si allungano i tempi per
rifarsi delle spese, e si rischia di dare ingiustamente una cattiva fama al
solare. Che invece, messo nelle condizioni giuste, le
promesse le mantiene". Una vera iattura, se si pensa che la resa
del silicio è già bassa di suo (attorno al 13 per
cento in condizioni ottimali). Insomma, costi in aumento e installazioni
imperfette minacciano la crescita di questo mercato. E nella peggiore delle
ipotesi potrebbero far scoppiare quella che alcuni operatori già chiamano 'bolla solare'. Poi c'è un altro problema: un pannello è
utile, 'verde' e futuristico. Ma spesso è anche
inesorabilmente brutto. E c'è chi se ne lamenta: risale allo scorso novembre
una nota emessa dalla Soprintendenza per i beni architettonici e per il
paesaggio del Lazio che, nella vana attesa di linee guida nazionali, invita
alcuni comuni a sospendere le nuove installazioni di impianti. Difficilmente
compatibili su un palazzo del '400 o in un antico centro storico. L'anno scorso
anche Al Gore ha incontrato problemi simili a casa sua. E se un pannello stona
su una casa in Tennessee, figuriamoci in un borgo medievale italiano. C'è però
chi lavora per riconciliare il bello e l'utile, integrando i pannelli nelle case e nell'arredo urbano, come lampioni, chioschi o
pensiline. è l'eco-building: si cerca di nascondere i
moduli dentro tegole, finestre, persiane e balaustre, così da renderli
invisibili. Quanto meno 'chiaroscura', infine, è l'assenza di un'industria
nazionale che produca celle di silicio (particolare non di poco conto, se si
considera che queste rappresentano circa la metà del
costo di un pannello). Finché continuerà a mancare una produzione italiana, gli
incentivi salperanno all'estero, dove sul fotovoltaico si punta da tempo, come
avviene in Giappone, Germania, Cina e Spagna. Un vero peccato: stando alle stime
Epia-Greenpeace, per ogni megawatt di capacità prodotta vengono creati dieci
posti di lavoro nell'attività manifatturiera, e più di 30 per installazione,
vendita e manutenzione. Il che vuol dire che nel nostro Paese, ipotizzando la
creazione di 150 mw, nel 2008 si sarebbero potuti creare 1.500 posti di lavoro.
A beneficiarne invece sarà soprattutto la Germania, leader in Europa nella
costruzione di celle fotovoltaiche. Eppure i tedeschi il solare non l'hanno
scoperto da molto. Illuminante il caso della Q-Cells: fondata a Berlino nel
1999, dopo appena sette anni già fattura 540 milioni di euro, e va a occupare
il secondo posto nella graduatoria mondiale dei produttori, dopo la giapponese
Sharp. "Gli industriali italiani devono muoversi", esorta Roberto
Longo, presidente di Aper, l'associazione dei produttori di energie
rinnovabili, "il mercato del fotovoltaico sta per esplodere, bisogna
completare la filiera industriale se non si vuole dipendere dalle
importazioni". Per salvaguardare l'attrattiva del fotovoltaico, anche
quando la stampella degli incentivi verrà meno, ci si affida alla scienza. Al
centro ricerche Enea di Portici scommettono sul fotovoltaico 'a
concentrazione', una tecnologia che permette di abbattere i costi risparmiando
sul silicio. Le celle infatti sono dotate di una lente
che convoglia i raggi solari su una striscia del materiale molto piccola,
evitandone lo sperpero. Ovviamente tali impianti sono più complessi, perché per
avere la stessa inclinazione durante tutta la giornata, il sole devono 'inseguirlo'.
Ecco perché questo approccio rappresenta il futuro più per le grandi centrali
che per i piccoli impianti privati. Diverso il caso della tecnologia che si
basa su materiali altri dal silicio, come il telloruro di cadmio. Per
sfruttarla, verso la metà del 2009 è prevista l'entrata in funzione di una
linea di produzione da 18 mw annui all'Arendi, società del gruppo Marcegaglia.
L'obiettivo comune, evidentemente, è quello di far rendere al meglio una
tecnologia che, nata negli anni '50, ormai ha una certa età, e stando a tutti
gli analisti del settore sembra avvicinarsi a un muro: secondo l'Enea
l'efficienza massima cui oggi si può aspirare è quella (raggiunta solo in
laboratorio) del 24,7 per cento, un limite "ritenuto praticamente invalicabile".
Oltre quel muro si celano forse i segreti per un'energia che oltre a esser
pulita e rinnovabile possa offrire veramente una alternativa.
n IL FOTO-DECALOGO Ecco i dieci consigli del Gifi, il
Gruppo imprese fotovoltaiche italiane. 1. Non credere a promesse miracolose di
guadagni. Un impianto fotovoltaico correttamente realizzato si ammortizza in
circa 8-12 anni. 2. Rivolgersi a un operatore qualificato, preferendo le
aziende in attività da prima dell'entrata in vigore del primo conto energia. 3.
Il costo di un impianto si aggira sui 7 mila euro per ogni kw di potenza
installata. Gli impianti di taglia piccola (1-3 kw) costano in proporzione di più, quelli più grandi (oltre 20 kw) leggermente meno. Anche
l'integrazione architettonica ha un costo. 4. I moduli, ossia i pannelli,
incidono per metà sul valore dell'impianto, ma per il cittadino non-tecnico la
potenza effettiva è difficilmente verificabile. Pertanto i moduli devono essere
certificati da un laboratorio accreditato secondo le norme Ue. 5. Farsi dichiarare
(e garantire) la produzione annuale attesa dell'impianto. 6. L'installatore deve
assicurare per iscritto la conformità a norma di tutta la componentistica. 7. L'installatore deve
garantire l'esecuzione dell'impianto secondo la regola dell'arte, rispettando
sia le norme di sicurezza che quelle del decreto sul conto energia. 8. La
garanzia sui moduli deve essere di almeno 20 anni. La garanzia sugli inverter
deve essere pluriennale. 9. Chiedere di comprendere nel preventivo un
abbonamento per l'assistenza tecnica post-vendita, che impegna l'installatore a
garantire la produzione. 10. L'installatore
deve assicurare l'espletamento di tutte le pratiche burocratiche necessarie
fino alla concessione dell'incentivo in conto energia. LE NOSTRE CASE DA
ROTTAMARE colloquio con Mario Cucinella di Alessandra Mammì Paghi uno porti via 4 kw, basta avere un fotovoltaico sul tetto di
casa. Magari comincia così la rivoluzione energetica, dal vendere kilowatt alla
rete elettrica invece che comprarli, dal trasformarci tutti in micro-centrali,
dalle risorse nascoste di tetti e terrazze d'Italia. Che sono il cuore del
problema, come spiega Mario Cucinella, architetto-ingegnere-ricercatore di fama
internazionale e soprattutto un vero militante della ecologica
progettazione di edifici e di città. Allora architetto,
finalmente siamo sulla buona strada... "Ammetto che iI conto energia è una
legge innovativa persino rispetto alla Gran Bretagna. Ma
noi siamo maestri nel fare leggi all'avanguardia e poi maestri nel non farle
rispettare". Questa è sfiducia... "No,
preoccupazione, perché una politica energetica richiede costanza. Questa
legge va bene solo se non è una tantum. Del resto ora siamo di fronte a un bivio". Tra destra e
sinistra? "No, tra il decidere di produrre tanta energia
per consumarne tanta, o intraprendere una seria politica del risparmio.
Se manteniamo questo passo di consumo e ci illudiamo di nutrirlo solo di
energia alternativa, la battaglia è persa. Non ce la faremo
mai". E gli edifici cosa c'entrano? "Sono il
cuore del problema. Il nostro parco immobiliare
consuma per raffreddamento e riscaldamento più del 50 per cento dell'energia
prodotta. Eppure a Roma, come a Milano, le periferie crescono
senza che siano stati introdotti nuovi parametri sull'uso dei materiali o coibentazioni
che inducano al risparmio". Colpa dei
costruttori... "Troppo facile dare la colpa ai costruttori. Chi
costruisce è riluttante ai cambiamenti, e tende a usare tecniche povere e
desuete. Ma il problema non sono loro, il problema è il soggetto pubblico e la
sua scomparsa dal mercato, il suo delegare al privato la costruzione di
centinaia di migliaia di alloggi in una logica di pura emergenza. Dobbiamo
invece tornare a un'idea sociale e pubblica della casa. L'energia
può essere una grande occasione per ripensare il tutto". Insomma
più Stato più ambiente. "Non esiste una politica
energetica sganciata dal pubblico. Cosa facciamo per
esempio di fronte al problema della rottamazione?". Cosa dobbiamo
rottamare? "Interi quartieri. In Francia si è già
cominciato e presto anche noi saremo costretti a mettere le mani su migliaia di
edifici per il semplice motivo che non potremo più permetterci vecchi palazzi
che superano un consumo di 100 kilowatt a metro quadro. Ma non siamo in
Francia. E, dal momento che lo Stato ha cartolarizzato gran
parte del suo patrimonio, fare un'azione sul territorio, convincere i
proprietari, spostare inquilini sarà molto più complicato". Dunque
nuove leggi? "Le leggi ci sono. Il problema è
farle applicare. Per esempio la 311 sulla certificazione
degli edifici, se va in porto potrà avere degli effetti rivoluzionari".
Che tipo di effetti? "La legge impone che, in un arco di
tempo ragionevole, ogni edificio sia catalogato in base al suo consumo
energetico. Classe A, B, C, eccetera...".
Come gli elettrodomestici? "Appunto. E come gli elettrodomestici la certificazione
avrà una forte ricaduta sul mercato immobiliare". Lei ci crede davvero? "è nelle cose.
Finora il prezzo della case era legato a
parametri fissi, il luogo e la metratura. Ora entra un nuovo elemento: il costo
del mantenimento. Perché pagare una casa che mi costerà di più in consumi,
quanto una che mi costerà molto di meno? E allora può nascere un circolo
virtuoso. Se la gente capisce che comprare una casa a basso
consumo è più vantaggioso, per i costruttori non sarà più conveniente costruire
al minimo delle risorse". Costruire a basso consumo costa di più? "Costruire bene costa quanto costruire male. Ma se
bisogna buttare in poco tempo sul mercato 200 mila alloggi
non si riesce neanche a entrare nel merito della loro qualità. Un paese che
vive in continua emergenza è un paese disattento. Una
disattenzione che costerà cara". Cos'è, una profezia? "Sono gli accordi con l'Unione europea che ci impongono
obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 entro due tappe. La prima
è il 2012: cioè domani. La seconda nel 2020. E se non
mettiamo subito le mani sul parco immobiliare
pagheremo sanzioni fino a 3 miliardi di euro".
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( da "TgFin.it" del 22-02-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
Usa, recessione in vista L'opinione
della blogosfera Dal blog Occam Martin Feldstein, un prestigioso economista di
Harvard e presidente uscente del National Association of Economic Research
(NBER), ha scritto un articolo per il Wall Street Journal. Lo riproduciamo,
traducendolo. L'articolo rileva, perchè segna l'ingresso nel campo degli
scettici di un economista prestigioso e istituzionale. 1. Per quanto possa
essere troppo presto per dire se gli Stati Uniti sono entrati in recessione, si
ha una evidenza crescente che la recessione è iniziata
di fatto. 2. Se ci fosse recessione, essa potrebbe durare più a lungo ed essere
più pesante di quelle precedenti, e questo per le differenze di origine e
natura. Le recessioni in passato traevano origine dal rialzo deliberato dei
tassi, che aveva lo scopo di frenare l'inflazione. Una volta che i maggiori
tassi reali avevano abbattuto le aspettative di inflazione, questi venivano
ribassati. I maggiori tassi reali portavano alla recessione, i minori tassi
alla ripresa. 3. A differenza
del passato una delle ragioni principali del rallentamento corrente e della
possibile recessione non è stata la stretta monetaria, bensì lo sgonfiamento
della "bolla" immobiliare. Di conseguenza, la banca centrale non sarà in grado, come in passato,
di porre fine alla recessione solo capovolgendo la politica monetaria,
ossia rendendola espansiva. Questa volta il ribasso dei tassi non dovrebbe
rianimare la ripresa, perchè i prezzi delle case sono
ancora troppo alti e vi sono troppo case
invendute. 4. Gli operatori sono scettici sui "veri" valori
delle varie attività finanziarie e quindi non desiderano comprare i titoli
emessi, con ciò frenando la provvista di credito da parte di chi possiede
queste attività finanziarie. In questo contesto la politica monetaria diventa molto poco efficace. Non è però chiaro che cosa potrebbe
riportare la fiducia necessaria per far ripartire la erogazione
del credito. Alcuni propongono una cura forte per far risorgere la fiducia, per
esempio con le banche che dichiarano i "veri" valori del proprio
attivo, con conseguente aggiustamento del passivo. I valori "veri"
sono oggigiorno inferiori al loro valore "di libro". La registrazione
di queste perdite potrebbe portare a delle inutili bancarotte che
peggiorerebbero le condizioni del credito. VAI A: Tgfin Homepage IN PRIMO PIANO
Pane e pasta infiammano i prezzi Ed è record anche per
il gasolio Occhi a mandorla in Formula Uno La Ferrari apre anche in Giappone In
Borsa il cemento "tira" Positivi gli analisti finanziari La nuova
compagnia italiana di telecomunicazioni promette chiamate all'estero con
tariffe ai minimi termini GRAFICHE.
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( da "Borsa e Finanza" del 23-02-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
SETTIMANA IN NUMERI
Ancora debole il mattone Usa di Redazione - 23-02-2008 La tempesta non è
finita. Il real estate Usa resta nell'occhio del ciclone. La conferma arriverà
dai risultati sulle vendite mensili di case esistenti
(lunedì 25) e nuove (mercoledì 27). Le attese sono negative, con cali
percentuali previsti rispettivamente dell'1,3% e dello 0,7 per cento. Brutti
dati, certo, ma che potrebbero aprire un piccolo spiraglio. Il ritmo della
discesa è infatti visto in frenata. Poca cosa, ma
quanto basta per ritenere che il peggio sia passato. In ogni caso sarà meglio
non farsi illusioni: un altro dato price sensisive, è destinato mercoledì 26 a tenere i mercati
finanziari in tensione. Si tratta dello S&P Case Shiller Home Price Index
che misura i prezzi delle abitazioni nelle 20 maggiori
aree metropolitane degli Stati Uniti. Il motivo è presto detto: più scendono i prezzi delle case, più evapora il "sottostante"
che tiene in vita la ricchezza patrimoniale e la capacità di spesa delle
famiglie americane. Insomma, una spirale negativa che rischia di
autoalimentarsi, con sempre più immobili, a prezzi
sempre più bassi, che si riversano sul mercato, trascinandolo ancora più in
giù. Il classico effetto di sboom, di un dopo-bolla,
che agisce esattamente al contrario di quando ci si illudeva che i valori
sarebbero saliti fino all'eternità. Dal canto suo, l'esimio professor Robert J.
Shiller, docente di economia a Yale, che dà il suo nome all'indice, ha provato
a spiegare ai concittadini cosa sono le bolle. La
prima volta nel 1981 con un articolo che demoliva le "aspettative
razionali", facendo strame della teoria che considerava gli investitori
soggetti sempre capaci di intendere e volere. La seconda volta nel 2000, quando
scrisse l'insuperato best seller "L'esuberanza irrazionale", poco
prima che i listini del pianeta facessero cappotto, a cominciare dal Nasdaq. La terza volta quando ha iniziato ad avvisare
tempo addietro il gonfiarsi della bolla immobiliare:
"Dopo le dot.com la gente è di nuovo mossa da una convinzione irrazionale,
crede che i prezzi delle abitazioni potranno solo salire. Ma si sbaglia. E nei prossimi anni pagherà un
prezzo salato". Era il 2004. Caro professore, nemo propheta in
patria.
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( da "Giornale di Brescia" del 23-02-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
Edizione: 23/02/2008
testata: Giornale di Brescia sezione:SPOSI Il mercato immobiliare propone diverse soluzioni alle giovani coppie:
sia in città che in provincia Il nido degli sposi: bello e funzionale Finiture
di pregio e spazi sfruttati nel modo migliore possibile: una costante Tanti ce
l'hanno già e approfittano di quella. Tanti altri, prima di sposarsi, consumano
centinaia di riviste, di telefonate, di appuntamenti per trovare quella giusta.
Per i novelli sposi la casa nella quale far crescere una famiglia non è uno dei
tanti problemi organizzativi legati al matrimonio, ma è il problema alla base.
Oltre alla necessità di reperire il denaro necessario, di
ricorrere al credito più vantaggioso (e di questi tempi non è facile), anche la
scelta dell'immobile, in relazione ai prezzi è
abbastanza complessa. Da tempo è diffusa la tendenza di lasciare il centro
storico: viabilità, parcheggi, prezzi delle case spingono molti
giovani che hanno sempre vissuto in città ad allontanarsi dal loro quartiere.
Per uno più periferico o addirittura per un paese del primo hinterland. Attorno
alla cintura di Brescia stanno sorgendo diversi complessi residenziali che
possono attrarre le aspettative delle giovani coppie. Accade a nord della
città, ma anche a sud e a est. Bovezzo e Concesio, San Zeno, Borgosatollo e
Capriano, Botticino e Rezzato sono tra i paesi che hanno vissuto la maggiore
espansione edilizia e che, almeno indicativamente, meglio soddisfano le
esigenze della clientela più giovane. Abitazioni realizzate con standard
qualitativi elevati, magari ricavate in cascine ristrutturate o in complessi
nuovissimi, appartamenti di metrature consone alla vita moderna in cui lo
spazio è sfruttato al massimo e in cui non mancano finiture di pregio sono
rintracciabili e a portata, ovviamente sostenendo inevitabili sacrifici, della maggior parte delle tasche. Anche in questo periodo, momento storico nel quale la "bolla edilizia" sta progressivamente sgonfiandosi, è
possibile trovare "occasioni" importanti: ciò che conta ovviamente è
armarsi di pazienza e mettere in preventivo sopralluoghi, appuntamenti e
trattative di una certa durata: la casa della vita merita senza dubbio questo
sforzo.
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( da "Milano Finanza" del 23-02-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
Milano Finanza
Portafoglio Perché Servirebbe Un Obbligo A Investire Anche per gli investitori
più anziani è difficile ricordare un inizio d'anno più tormentato per le borse
mondiali come quello del 2008. Per l'indice S&P della borsa di New York,
arretrato del 7,7%, è stato il peggior mese di gennaio degli ultimi 40 anni. E
a Piazza Affari la perdita è stata anche maggiore. Situazioni di questo genere
procurano ovvie preoccupazioni a quanti hanno già posizioni aperte sui mercati
azionari, ma anche forti titubanze a chi ne è fuori e spesso non trova il
coraggio per entrare. Atteggiamenti, l'uno e l'altro, che confermano
l'importanza del fattore psicologico nell'andamento dei mercati e nel
determinare il successo o l'insuccesso di una decisione di investimento. Il
fatto è che la maggior parte degli investitori è poco preparata a gestire le
decisioni di investimento in tempi di mercati assai depressi, come in questa
fase, o euforici, come negli anni passati. Uno dei massimi studiosi dei
comportamenti degli investitori è Robert J. Shiller, docente all'Università di
Yale, autore de L'esuberanza irrazionale, testo nel quale ha descritto il
risultato di anni di ricerca sul legame di lungo termine tra valori fondamentali delle società quotate e prezzi di borsa.Lo scorso anno Shiller si è espresso in termini problematici
sulla situazione del mercato immobiliare americano, ipotizzando
la formazione di una bolla dei prezzi
delle case partendo dalla constatazione che
il costo del debito contratto per l'acquisto dell'immobile cominciava a essere
superiore al reddito ricavabile dalla locazione, al netto di tasse e
spese. Anche in quel caso si può dire che avesse visto giusto, anche se non è
stato certo il solo. Una delle sue ultime uscite riguarda invece l'apatia umana
che porta la gente a non preoccuparsi a sufficienza della necessità di
risparmiare per l'età della vecchiaia e a non valutare quanto un sacrificio
affrontato oggi possa essere appagante in futuro in termini di miglioramento
del tenore di vita. Queste riflessioni lo hanno portato a guardare con simpatia
ai piani di risparmio nazionali che impongono ai lavoratori dipendenti un
programma previdenziale che, come nel caso di Singapore, nel caso dei redditi
più alti induce a destinare alla voce contributi previdenziali fino al 34,5%
dello stipendio. L'apprezzamento di Shiller probabilmente si deve al caso
americano sotto ai suoi occhi, dove non esiste obbligo di risparmio e la gente non solo spende tutti i soldi che gli passano per
le mani ma addirittura si indebita per poter accedere a nuovi consumi. Un passo
avanti, dal suo punto di vista, è stato fatto due anni fa, quando è stata
introdotta negli States una legge per la difesa delle pensioni che incoraggia i
datori di lavoro a iscrivere automaticamente i dipendenti a un piano di
accantonamento per la vecchiaia. Il limite è che il datore non ha un vero
obbligo e che i lavoratori hanno comunque sempre la possibilità di ritirare la
loro adesione, ma vari esperti ritengono che il fattore determinate sia il
primo, cioè che se i lavoratori si trovassero automaticamente iscritti a una
forma di risparmio previdenziale la maggior parte di loro per inerzia non ne
uscirebbe e alimenterebbe un fondo di cui potrebbe usufruire al momento della
pensione. I vantaggi maggiori di una simile forma di adesione, come insegna
l'esperienza, si possono raccogliere proprio quando le quotazioni azionarie
sono esageratamente depresse. I promotori finanziari, rimasti quasi gli unici a
vendere quote di fondi comuni in Italia, sanno che i pac (piani d'accumulo) dei
loro clienti in questi mesi stanno mettendo eccezionali quantità di fieno in
cascina. Operazione virtuosa che probabilmente non farebbero, se solo si
affidasse a loro la scelta di investire o meno in un
momento come questo. Milano Finanza - i
vostri soldi IN GESTIONE Promotori finanziari Numero 039, pag. 41 del 23/2/2008
Autore: Lucio Sironi.
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( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: CASA E CASE data: 2008-02-23 - pag: 45 autore:
Una Mela a due facce Acquistare a Manhattan conviene sel'investimento è a lungo
termine Roberta Miraglia Un bilocale a Chelsea, nelle strade punteggiate da
gallerie d'arte dove, in fondo, si intravede l'Hudson River e il vento porta
l'odore dell'oceano? Ottocentomila dollari, ovvero 539mila euro. Un trilocale
di lusso, per tasche più capienti, nel nuovo palazzo con palestra e Spa sulla
West Broadway, SoHo, zona di boutique e ristoranti alla moda? Due milioni e
400mila dollari, al cambio 1,7 milioni di euro. Comprare un pezzetto di
Manhattan,tra la selva dei grattacieli a Midtown o
giù, al Village, tra le casette di mattoni scuri con
gli scalini e i cancelli verniciati di nero.Grazie al dollaro debole sono
aumentati gli europei che possono permettersi di realizzare il sogno di
possedere qualche metro quadrato (piede quadrato all'americana)nella Grande
Mela. Ma, al di là della passione che l'affascinante metropoli può scatenare,
conviene investire in questo momento a New York? La prima, grande incognita è
il mercato immobiliare statunitense. L'esplosione
della bolla del mattone rischia di trascinare
l'economia Usa in recessione. Alcuni segnali di rallentamento si sono già
avvertiti nella città meta di facoltosi da tutto il mondo. "Fino a qualche mese fa i prezzi delle case
non si trattavano. Ora
comincia a succedere" racconta Giorgio Pavia, titolare dello studio legale
internazionale Pavia-Harcourt, ufficio sulla Madison Avenue, specializzato in
diritto immobiliare. Molti analisti, però,
ricordano che più ci si avvicina a Manhattan e meno questi effetti sono
visibili. Né forse mai lo saranno. Le vendite per ora tengono. "I
residenti qui hanno livelli elevati di reddito e non dovrebbero subire le
conseguenze della crisi" dicono all'unisono Antonio Cosentino e Anne Marie
Moriarty, broker del gruppo Corcoran. E ricordano che sull'isola tra i due
fiumi c'è così "poca terra " disponibile a soddisfare la crescente
domanda. I dati per il momento confermano. Secondo Prudential Douglas Elliman,
la media di valore delle vendite, nell'ultimo trimestre 2007, ha segnato la cifra record di 1,4 milioni di dollari, in crescita del
17,6% rispetto allo stesso periodo 2006. Però, avverte il rapporto, la
performance è stata drogata dal segmento del superlusso, cioè le vendite da
decine di milioni di dollari l'una nel condominio 15 Central Park West. Senza,
il risultato sarebbe stato un ben più modesto 6,1 per cento. Il prezzo mediano,
invece, è stato 850mila dollari (+6,4%). Se le nuvole coprono l'orizzonte di
Wall Street – dove si concentra il 5% dei posti di lavoro in città ma il
23%degli stipendi – ei pingui guadagni che hanno alimentato il boom del mattone
a Manhattan sembrano sfumare, sarà "saggio tenere d'occhio il mercato nel
corso di quest'anno per vedere cosa succede"suggerisce Francis Helverson,
partner di World Tax Service Us, studio legale di New York che segue gli
investimenti degli stranieri. Il rischio di aspettare potrebbe essere quello
valutario: se il dollaro si risolleva, addio convenienza. E comunque è meglio
avere un holding-power (possibilità di tenere l'immobile) di almeno cinque
anni, meglio se dieci. Le recessioni, in fondo, si riassorbono e dopo
un'eventuale flessione i prezzi recuperano in tale
arco temporale. All'investitore che prenda in considerazione lo shopping di
casa oltreoceano, gli esperti consigliano tuttavia alcune precauzioni. "I
coops,le cooperative, sono off-limits per gli
stranieri" avverte Cosentino. Troppe le restrizioni all'affitto
dell'immobile o alla vendita. Inoltre, è bene affidarsi a un avvocato che
chiarsica tutti gli aspetti legati all'appartamentoo alla casa, consultando il
"libro nero" – una sorta di Bibbia della proprietà che ne racconta la
storia – nonché i bilanci del condominio. Il costo della consulenza è basso:
due-tremila dollari. Meglio mettersi nelle mani di più di un broker per la
ricerca e, naturalmente, dopo aver setacciato decine di siti con foto e mappe
dettagliate, andare sul posto. Due, almeno, le domande da non mancare:entità mensile delle spese e delle tasse perché per un
ambìto posto a Manhattan il fisco, statale e municipale, presenta di solito un
conto salato. NON TUTTO BRILLA La convenienza del cambio bilanciata dai rischi
di crisi. Altra variabile: tasse e spese condominiali che risicano i guadagni
dei proprietari.
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