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TARTICOLI DEL 17-22 dicembre
2008 #TOP
IN EVIDENZA
Immobili, compravendite in netto calo nel settore
residenziale MF Online 22/12/2008
La crisi continua a colpire il settore immobiliare.
Nel terzo trimestre 2008 il volume complessivo delle compravendite è infatti
stato di 329.051 transazioni con un decremento del 13% rispetto al terzo
trimestre 2007. E' quanto è emerso dai dati elaborati dall'Agenzia del
Territorio che sottolinea come si conferma il trend negativo già segnalato a
partire dal secondo semestre 2006, dopo un lungo periodo di crescita più o meno
continua.
Il calo maggiore, precisa l'Agenzia del Territorio, si registra nel settore
residenziale, con 150.356 compravendite (-14,1%), seguito dal settore
terziario, con 3.779 transazioni (-13,4%), dal settore commerciale, con 9.346
(-12,8%) e dal settore produttivo, che con 3.220 registra il calo più contenuto
(-3,6%).
Persino le pertinenze con 115.311 (comprensive di cantine e magazzini oltre ai
box-posti auto) sono in sensibile calo, -11,4%, anche se inferiore a quello del
residenziale cui sono in gran parte collegate. Ancora più nel dettaglio, il
mercato del settore residenziale subisce un forte calo sopratutto nel Nord
(-16,1%), mentre risulta inferiore nel Sud (-10,3%).
Il mercato residenziale, inoltre, si contrae maggiormente nei comuni non
capoluogo, con una diminuzione del 16% circa, mentre nei capoluoghi il
calo è inferiore (-9,3%). Tale fenomeno si osserva per la prima volta dal
2001, ovvero da quando l'Agenzia effettua analisi sul mercato immobiliare.
Considerando, infine il mercato residenziale delle 10 principali città e delle
rispettive province si conferma la tendenza già evidenziata, ovvero che le
compravendite subiscono una consistente contrazione soprattutto nei comuni
minori (-16,7% mediamente) piuttosto che nei capoluoghi (-8,9% mediamente).
E' da notare, altresì, che nel periodo 2000-2006 le compravendite sono
cresciute soprattutto nelle province, piuttosto che nei capoluoghi e che per
questi ultimi, il declino del mercato era già iniziato nel 2005. Un andamento
in controtendenza mostrano Firenze e Venezia, dove le compravendite di
abitazioni hanno un tendenziale positivo, +23,2% e +4,2% rispettivamente.
Tale andamento, peraltro, potrebbe essere influenzato dalle vendite della Scip
che seguono tempistiche amministrative e non di mercato, nonché da un terzo
trimestre 2007 particolarmente fiacco. In effetti, prendendo in considerazione
i primi tre trimestri dell'anno rispetto all'analogo periodo del 2007, anche
queste due città evidenziano un calo di compravendite, molto contenuto per
Firenze, -1,9%, più evidente per Venezia, -11,7%.
Bisognerà attendere la conclusione del 2008 e la depurazione dai dati
delle vendite Scip, per verificare l'effettiva presenza di tale controtendenza
e la sua permanenza o meno.
Arianna
Ferrari
Case, flessione record delle vendite di Cristiano Dell'Oste (Il Sole 24 Ore
Lunedí 22 Dicembre 2008)
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Qualche tempo fa, un agente immobiliare ha
fotografato così il mercato: tante trattative e pochi contratti, venditori che
non abbassano le pretese e compratori che non alzano le offerte. Un'opinione comune
tra gli addetti ai lavori, che si riflette nel monitoraggio dell'agenzia del
Territorio. L'ultima rilevazione approfondisce il dato medio sulle vendite di
abitazioni – in calo del 14,1% nel trimestre al 30 settembre – e aiuta a capire
qualcosa in più della frenata cominciata nel 2007.
La flessione delle compravendite è più forte nelle piccole città di provincia
che nei capoluoghi. Si sente più al Nord che al Sud. Colpisce più le abitazioni
che le altre categorie di immobili (negozi, capannoni e uffici). Differenze
relativamente costanti nel tempo, che raccontano come cambia il rapporto degli
italiani con la casa. Quelli che la vorrebbero vendere, ma non riescono. Quelli
che la vorrebbero comprare, ma non possono. E quelli che, per ora, preferiscono
aspettare.
«Una delle ragioni più importanti del rallentamento delle vendite, se non la
più importante in assoluto, è la difficoltà di accesso al credito da parte
delle famiglie», commenta Caterina Andreussi, responsabile dell'ufficio studi
dell'Omi, l'Osservatorio sul mercato immobiliare del Territorio. Da quando è
iniziata la crisi, le banche sono diventate più prudenti nel concedere mutui
alle famiglie. E, in parallelo, molti potenziali clienti hanno preferito
rinviare la decisione di indebitarsi.
Il risultato è un'equazione semplicissima: meno prestiti e meno acquisti. E
questo aiuta anche a spiegare perché il calo dei contratti sia stato più forte
nelle regioni settentrionali. «Al Nord si ricorre al mutuo nel 54,9% degli
acquisti immobiliari; molto più che al Sud, dove ci si ferma al 38,8 per
cento», rileva ancora Andreussi.
Più complicato, invece, è capire perché le compravendite siano diminuite in
provincia più che nei capoluoghi. Le ragioni sono almeno due. Innanzitutto,
nelle grandi città il mercato aveva già iniziato a rallentare, mentre nei
centri minori era rimasto più vivace. Basti pensare che dal 2004 al 30 giugno
2008 le città con più di 250mila abitanti hanno visto l'aumento più alto dei
prezzi delle case (+35,9%), ma anche la diminuzione più forte delle transazioni
(-20%). In secondo luogo, grazie alla maggiore disponibilità di terreni
edificabili, tra il 2005 e il 2007 oltre l'85% delle nuove costruzioni è stato
realizzato fuori dai capoluoghi: con la conseguenza che oggi in provincia
l'offerta è relativamente elevata.
Si spiega così il confronto tra la città di Roma (vendite -9,8%) e i centri di
provincia (-22,3%) o quello tra Bologna (-5,3%) e il territorio circostante
(-26,8%). Nel caso di Firenze e Venezia, poi, il capoluogo ha addirittura il
segno positivo, ma qui è un terzo semestre 2007 molto fiacco a influenzare il
dato: se si guarda ai primi nove mesi di quest'anno, il trend si allinea alle
altre grandi città.
La maggiore diminuzione delle vendite nel residenziale rispetto agli altri settori
dipende invece da un dato storico: tradizionalmente, la domanda di abitazioni è
rivolta soprattutto all'acquisto della prima casa. Come afferma la ricercatrice
dell'agenzia del Territorio, «quello dell'abitazione principale è il segmento
di primo approccio al mercato immobiliare ed è normale che sia il più debole
nel momento in cui ad andare in difficoltà sono le famiglie. Uffici, negozi e
capannoni seguono logiche differenti».
Alle difficoltà dei potenziali compratori si aggiunge poi la rigidità dei venditori.
«Come sempre accade nel ciclo immobiliare – conclude Andreussi – prima
diminuiscono le transazioni, poi i prezzi. Semplicemente, quando finisce una
fase di crescita, i venditori non sono disposti da subito a ridurre il prezzo.
E l'adeguamento può richiedere anche più di un anno».
cristiano.delloste@ilsole24ore.com
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Articoli
Mercato immobiliare (12)
auto e banche fanno crac in pochi mesi: com'è
possibile? - alessandro volpi ( da "Tirreno, Il"
del 17-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: di un credito bancario e finanziario a ottimi prezzi. Nessuno infine si preoccupava di chiedergli quanto fosse indebitato. Quando la bolla è scoppiata, i nodi sono venuti al pettine in maniera contemporanea e rapidissima. Il caso Madoff è molto simile a quello delle grandi aziende che producono automobili o delle grandi banche.
Consumi:
CsC, tornano a crescere nel 2010, -0,5% 2008, -1,4% in 2009
( da "01net"
del 17-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: la diminuzione dei prestiti è dovuto sia al calo delle richieste dei mutui per la fine della bolla immobiliare sia a una maggiore selettività delle banche sulla solvibilità delle famiglie e questo penalizza "la spesa delle famiglie e trasmette all'economia reale la crisi finanziaria, con il rischio concreto di effetti di ritorno sul sistema finanziario,
Questo
Bernanke gioca a poker con il mercato
( da "Milano
Finanza (MF)" del 18-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: gli effetti delle politiche monetarie di questo decennio sono stati insoddisfacenti. In primo luogo, la Fed ha tenuto i tassi di interesse troppo bassi per troppo tempo provocando un'indigestione di credito e la bolla immobiliare. Al tempo Bernanke era uno dei governatori della Fed ma non ha ancora ammesso l'errore.
L'insegnamento
del Giappone ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: In entrambi i casi le banche centrali hanno dovuto far fronte all'esplosione di una bolla immobiliare e finanziaria I punti in comune Con il costo del denaro quasi a zero (anzi in Americaè negativo in termini reali, visto che l'inflazione è all'1,1%), l'arma dei tassi diventa inutilizzabile.
Attenti
ai prezzi delle case (anche in Italia).
( da "Giornale.it,
Il" del 18-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: In America, come sappiamo, i prezzi delle case sono crollati, in Gran Bretagna anche. Colpa dei mutui subprime dicevano gli esperti, che negli altri Paesi europei non esistevano o quasi. Vero. E infatti i prezzi delle case in Paesi come Francia e Italia hanno tenuto, ma ora il vento potrebbe girare.
IL
DECENNIO PERDUTO DEL GIAPPONE ( da "Lavoce.info"
del 19-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: 23 anni) calano in quindici anni, praticamente quasi tutto il quinquennio della bolla speculativa e il decennio a partire dal 1994. Anche i prezzi delle importazioni hanno un andamento simile: calano in quattordici anni. La spiegazione sembra basarsi soprattutto sulla rivalutazione dello yen e sulle importazioni dalla Cina.
Toh,
il governo italiano finanziava Bill Clinton.
( da "Giornale.it,
Il" del 19-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Dec 08 Attenti ai prezzi delle case (anche in Italia) In America, come sappiamo, i prezzi delle case sono crollati, in Gran Bretagna anche. Colpa dei mutui subprime dicevano gli esperti, che negli altri Paesi europei non esistevano o quasi. Vero. E infatti i prezzi delle case in Paesi come Francia e Italia hanno tenuto,
Attenti
ai prezzi delle case (anche in Italia)
( da "Giornale.it,
Il" del 19-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Dec 08 Attenti ai prezzi delle case (anche in Italia) In America, come sappiamo, i prezzi delle case sono crollati, in Gran Bretagna anche. Colpa dei mutui subprime dicevano gli esperti, che negli altri Paesi europei non esistevano o quasi. Vero. E infatti i prezzi delle case in Paesi come Francia e Italia hanno tenuto,
Casa,
crollo del prezzo dell'usato: -15%
( da "Trentino"
del 20-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: anche se non si vedono grossi cedimenti sugli immobili nuovi. In alcune zone della città, come a Gardolo e a Povo, il prezzo degli appartamenti è stato addirittura ritoccato verso l'alto e per prendere casa in centro storico servono sempre 5 mila euro al metro quadro. «Anche se non è molto gettonato il centro storico - continua Rigotti - perché non ci sono garage e non c'
Quanto
costa costruire in Europa ( da "Milano Finanza"
del 20-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: tipologia di edificio e le rifiniture a determinare il valore di un immobile. Le grandi differenze di prezzo delle case osservate in giro per il mondo dipende anche dalla varianza dei costi di costruzione associati ai diversi Paesi. Non si tratta di una variabile trascurabile se si guarda ai risultati di uno studio condotto da Eurostat, il braccio statistico dell'Unione europea,
RUDY
GADDO La crisi economica inizia a toccare da vicino anche il mercato
immobiliare trentino ( da "Adige, L'"
del 20-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: RUDY GADDO La crisi economica inizia a toccare da vicino anche il mercato immobiliare trentino RUDY GADDO La crisi economica inizia a toccare da vicino anche il mercato immobiliare trentino. Per la prima volta da oltre un decennio a questa parte, nel 2008 i prezzi delle case sono scesi anche in provincia di Trento.
casa,
il mercato non risente della crisi
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 21-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: della crisi». Anche per gli immobili di prezzo elevato, oltre i 200 mila euro, non ci sono grossi rallentamenti, «in quanto chi ha un reddito alto risente meno chiaramente dei problemi del caro-mutuo o di altre difficoltà». Chi appare, invece, colpita fortemente dal crollo dell'economia è la cosiddetta classe media: «In precedenza era molto frequente che le famiglie già con un appartamento
( da "Tirreno, Il" del 17-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
I PERCHé DELLA CRISI
ECONOMICA AUTO E BANCHE FANNO CRAC IN POCHI MESI: COM'è POSSIBILE? ALESSANDRO
VOLPI Molti si domandano come sia stata possibile l'esplosione di una crisi
finanziaria ed economica così improvvisa e così violenta. Com'è possibile per
esempio che in pochi mesi colossi industriali che valevano diverse decine - in
alcuni casi centinaia - di miliardi di dollari abbiano distrutto larghissima
parte della loro ricchezza e abbiano oggi una capitalizzazione quasi
inesistente? Come è possibile che grandi banche di chiara fama e di consolidata
tradizione stiano rischiando di fallire? Sulla scia di Madoff Di fronte a
simili domande, una risposta almeno parziale proviene dal più recente dei crac
finanziari. Bernard Madoff, titolare di uno dei fondi più gettonati dai gestori
di "hedge fund" (quelli fortemente speculativi), ha registrato
perdite, in una manciata di ore, per oltre 50 miliardi di dollari gettando nel
panico intere piazze finanziarie, a partire dalla Svizzera dove le banche
temono buchi per più di 5 miliardi di euro, e dal mercato italiano, in cui
alcuni istituti avevano affidato significative risorse a Madoff. Al di là delle
cifre ingenti, quello che colpisce è però la dinamica della fortuna e del
fallimento dello speculatore americano, ingegnoso nel costruire uno schema in
realtà abbastanza semplice: Madoff pagava infatti i suoi vecchi clienti
impiegando le somme dei nuovi clienti, che gli affidavano le loro fortune
convinti proprio dalla straordinaria capacità di Madoff di raggiungere i
rendimenti promessi. In sostanza si trattava di una gigantesca catena di
Sant'Antonio che ha retto fino a quando la richiesta di rimborsi non ha
superato le nuove sottoscrizioni; ha retto cioè fino a quando le paure
innescate dalla crisi finanziaria non hanno chiesto il conto, rendendo
conclamata la fine della festa. Questa vicenda, che sembra molto particolare, è
invece paradigmatica della natura della crisi. Indebitati e contenti Madoff ha
potuto fare soldi per anni approfittando della opacità dei mercati; nessuno
sapeva, né voleva sapere, in cosa investisse per garantire i rendimenti
promessi. Inoltre, poteva disporre, per aggiustare le eventuali difficoltà
temporanee, di un credito bancario e finanziario a ottimi prezzi. Nessuno infine si preoccupava di chiedergli quanto fosse indebitato.
Quando la bolla è scoppiata, i nodi sono venuti al pettine in maniera
contemporanea e rapidissima. Il caso Madoff è molto simile a quello delle
grandi aziende che producono automobili o delle grandi banche. I mercati
sapevano che le tre grandi case americane - Ford, GM e
Chrysler - avevano registrato una riduzione delle loro vendite in soli dieci
mesi di oltre un milione e mezzo di veicoli e che scontavano le criticità
legate al forte aumento del prezzo del petrolio. Ma sapevano anche che le perdite
erano coperte, di fatto, grazie alla facile liquidità bancaria, consentita da
un costo del denaro tenuto basso dalla Fed. In tali condizioni, l'attenzione a
quanto quel debito fosse sostenibile per le banche, se cioè le aziende
automobilistiche fossero state in grado di saldarlo, era assai debole. Così
come era tenue la preoccupazione sullo stato complessivo dei conti delle banche
che erogavano i prestiti: tanto - si pensava - con tassi bassi e con le Borse
pronte a spingere verso l'alto, con i rendimenti dei titoli azionari delle
stesse banche e delle società loro debitrici, le difficoltà non si sarebbero
mai materializzate. Quando poi si sono presentati i primi segnali di crisi,
banche e aziende hanno comprato le proprie azioni sui mercati per sostenerne
gli andamenti, magari indebitandosi di nuovo. In pratica, come nel caso di
Madoff, larghe parti del sistema economico e finanziario si autoalimentavano
facendo appello a una illusionistica e illusoria solidità che, una volta
rivelata la sua reale consistenza, è sparita del tutto in pochi giorni. Col
denaro non caro La rapidità e la violenza della crisi dipendono pertanto da
alcuni fattori. Proviamo a riassumerli. 1. Il sistema economico e finanziario è
stato a lungo abituato a stare in piedi ricorrendo a un massiccio
indebitamento; 2. tale indebitamento è avvenuto grazie al basso costo del
denaro praticato in primis dalla Federal Reserve; 3. i rendimenti finanziari
delle aziende e delle banche indebitate premiavano i sottoscrittori dei titoli
di esse stesse e queste sottoscrizioni consentivano a banche e aziende di avere
un alto valore di capitalizzazione e di disporre di liquidità ulteriore; 4. lo
scoppio della bolla immobiliare ha avviato una
verifica globale dei conti delle banche e delle aziende perché i mercati hanno
cominciato bruscamente ad aprire gli occhi sull'artificiosità del sistema e
hanno espresso grandi paure nel rimettere risorse in circolazione; 5. la
mancanza di trasparenza dei mercati, che è stata la loro forza nella fase di
esplosione, è diventata la loro principale e insuperabile debolezza.
All'autorità del mercato, ormai priva di autorevolezza, ha dovuto sostituirsi
quella dello Stato; nella speranza che di fondi Madoff in giro ce ne siano più
pochi...
( da "01net" del 17-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Consumi: CsC,
tornano a crescere nel 2010, -0,5% 2008, -1,4% in 2009 Per ora però hanno
innestato la retromarcia (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 16 dic - Consumi
delle famiglie in retromarcia. Il Centro studi di Confindustria stima i consumi
delle famiglie in calo dello 0,5% nel 2008, dell'1,4% nel 2009 e un ritorno
alla crescita solo nel 2010 con un +0,7%. Calo del prezzo dell'energia e
riduzione dei tassi di interesse generano un bonus per le famiglie di 24,1
miliardi di euro nel 2009, rileva il CsC, "c'è però il rischio che questo
bonus non venga speso per il prevalere dell'incertezza". Cala, secondo il
CsC, l'erogazione dei mutui alle famiglie (-1,8% negli ultimi 12 mesi) mentre
tiene l'erogazione dei crediti al consumo, pari a +5,4% in ottobre. Nel
complesso, sono comunque diminuiti i prestiti alle famiglie: 1,9 miliardi di
euro in meno sull'ottobre 2007. E secondo il CsC c'è il rischio di un credit
crunch sulle famiglie: la diminuzione dei prestiti è dovuto
sia al calo delle richieste dei mutui per la fine della bolla immobiliare sia a una maggiore selettività delle banche sulla solvibilità
delle famiglie e questo penalizza "la spesa delle famiglie e trasmette
all'economia reale la crisi finanziaria, con il rischio concreto di effetti di
ritorno sul sistema finanziario, in una spirale pericolosa".
( da "Milano Finanza (MF)" del 18-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
MF Numero 251 pag. 8 del 18/12/2008
| Indietro Questo Bernanke gioca a poker con il mercato MF MILANO FINANZA/THE
WALL STREET JOURNAL EUROPE Se Ben Bernanke non fosse un economista, nonché il
presidente della Banca centrale, potrebbe essere uno di quei giocatori di poker
delle tv via cavo, di quelli con gli occhiali da sole scuri, pronti a
scommettere tutte le fiches con il poker texano. Non ci sono dubbi che al
presidente della Federal Reserve piaccia puntare tutto sulla politica
monetaria, senza pensare ai rischi. Se l'attuale Fed creda davvero che la
politica monetaria abbia dei limiti, non è ciò che ha dimostrato ieri il
Federal Open Market Committee. I dieci membri hanno approvato all'unanimità una
riduzione del tasso sui fondi federali, portati dall'1% allo 0-0,25%. Ma con i
buoni del Tesoro scambiati ormai a tasso zero, mentre il mondo si sposta verso
investimenti sicuri, l'effetto concreto di questo taglio del tasso d'interesse
sarà trascurabile. Tuttavia, il comitato ha promesso anche iniezioni di
capitale nell'economia tramite una politica che gli economisti definiscono
«quantitative easing», vale a dire stampando denaro. Ciò significa gonfiare il
bilancio della Fed mediante l'acquisto diretto di titoli di Stato o altre
obbligazioni dalle banche. In linea teorica, dovrebbe trattarsi di uno stimolo
ai prestiti e agli investimenti. La Fed si era già mossa in questa direzione a
fine settembre, quando i mercati creditizi erano andati in tilt. La velocità
del collasso monetario che va di pari passo all'aggravarsi della recessione ha
costretto la Fed a promettere una quantità illimitata di dollari nel tentativo
di sorreggere l'economia. Un altro obiettivo è la lotta alla deflazione, cioè
alla caduta dei prezzi, finché la contrazione
economica non si sarà fermata. E a giudicare dal rialzo delle azioni e dei
titoli di ieri, a molti investitori l'idea piace. La triste verità, però, è che
i mercati avevano già accolto i precedenti tagli della Fed con entusiasmo per
poi, con il passare del tempo, restare puntualmente delusi. Ieri l'ex
vicepresidente della Fed Alan Blinder ha fornito un quadro chiaro della
situazione dicendo al Wall Street Journal che «la Fed si merita un 10 o un 10–
per gli sforzi, ma un voto molto più basso per i risultati». Detto da Blinder,
che ha sempre appoggiato le manovre espansive della Fed, il commento suona
stonato, ma la vera efficacia della politica sta nel contributo reso alla
crescita economica e non nella capacità di Bernanke di impressionare gli
spettatori con giochi di prestigio. E da questo punto di vista, gli effetti delle politiche monetarie di questo decennio sono
stati insoddisfacenti. In primo luogo, la Fed ha tenuto i tassi di interesse
troppo bassi per troppo tempo provocando un'indigestione di credito e la bolla immobiliare. Al tempo Bernanke era uno dei governatori della Fed ma non ha
ancora ammesso l'errore. Poi, nell'autunno dello scorso anno, la Fed ha
diminuito ancora una volta i tassi di interesse, provocando una seconda bolla, questa volta nel mercato delle materie prime, che non
ha fatto altro che aggravare la recessione. Lunedì un altro ex governatore
della Fed, Frederic Mishkin, ha difeso quella decisione, affermando che se la
Fed non avesse tagliato i tassi, la situazione economica sarebbe stata anche
peggiore. Questo è impossibile saperlo con certezza, ma abbiamo notato che
Mishkin è riuscito a far passare in qualche modo sotto silenzio i prezzi delle materie prime, in picchiata per quasi un anno.
Ora la Fed si è lanciata in una nuova avventura monetaria e chiede al mondo di
credere che stavolta riuscirà nell'intento. Speriamolo davvero. E se il
problema di alcuni strumenti creditizi è la mancanza di liquidità, l'acquisto
diretto di quegli asset da parte della Fed dovrebbe contribuire a uno
scongelamento del credito. Intanto è già riuscita a ridurre i tassi sui mutui
ipotecari. Tuttavia, oggi il problema economico più urgente non è la mancanza
generalizzata di liquidità, quanto la paura e l'incertezza. Banche, consumatori
e imprese sono nascosti nelle proprie tane e si tengono stretto il denaro
finché il peggio non sarà passato. Nel frattempo, gli investitori di tutto il
mondo tentano di diminuire i rischi e limitare le perdite riducendo
l'indebitamento, un processo sul quale la Fed può influire ben poco. Piuttosto
che di una semplice iniezione di liquidità da parte della Fed, ciò di cui
l'economia ha reale bisogno è il ripristino della fiducia. Parliamo da oltre un
anno di una riduzione sostanziale delle tasse, ma il periodo di transizione di
Barack Obama sembra tendere piuttosto verso uno «stimolo» alla spesa. Questo
orientamento suscita grande disappunto. L'altra spinta giungerebbe da una
ristrutturazione finanziaria più aggressiva, che vedrebbe il Tesoro e la
Federal Deposit Insurance Corporation fare pressione sulle banche perché
facciano emergere le proprie perdite e sugli istituti destinati alla bancarotta
perché chiudano o accettino di fondersi. Il dipartimento del Tesoro di Obama
farebbe meglio a trasformare il Tarp nella manovra risolutiva originariamente
immaginata da Paul Volcker e altri. Quanto alla Fed, la domanda da 2.200
miliardi di dollari è se sarà pronta a ritirare con sufficiente rapidità tutta
la liquidità in eccesso una volta che l'economia si sarà ristabilita. Mishkin e
il collega Bernanke insistono nell'assicurare che la Fed lo farà. Ma non è la
prima volta che lo sentiamo dire. E sappiamo anche che la Fed si basa
sull'indicatore economico ritardato della disoccupazione, invece che sui
segnali più attendibili dei prezzi, per calibrare le
proprie politiche. Non è un caso che il dollaro abbia perso forza nelle ultime
settimane e che ieri abbia subito l'ennesimo colpo. Gli investitori di tutto il
mondo non sanno se fidarsi della scommessa monetaria di Bernanke. Tesoro
Mishkin Fed mercato Bernanke poker
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore sezione:
IN PRIMO PIANO data: 2008-12-18 - pag: 2 autore: CONFRONTI L'insegnamento del
Giappone Asse Washington-Tokyo La Fed come la Banca centrale del Giappone? Il
confronto viene spontaneo dopo la decisione americana di portare i tassi quasi
a zero, come ha fatto per anni la Bank of Japan per combattere la deflazione. In entrambi i casi le banche centrali hanno dovuto far fronte
all'esplosione di una bolla
immobiliare e finanziaria I punti in comune
Con il costo del denaro quasi a zero (anzi in Americaè negativo in termini
reali, visto che l'inflazione è all'1,1%), l'arma dei tassi diventa
inutilizzabile. Il Giappone, fino al
( da "Giornale.it, Il" del 18-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
In
America, come sappiamo, i prezzi delle
case sono crollati, in Gran Bretagna anche. Colpa dei mutui subprime
dicevano gli esperti, che negli altri Paesi europei non esistevano o quasi.
Vero. E infatti i prezzi delle case in Paesi come
Francia e Italia hanno tenuto, ma ora il vento potrebbe girare. Anzi, in Francia è già girato:
l'altro giorno Le Monde rivelava che i prezzi sono scesi
persino a Parigi per la prima volta da molti anni. Nulla di drammatico, il calo
è compreso tra il 2 il 5%, ma si tratterebbe solo dell'inizio di una fase
discendente. La ragione? Le banche, nonostante i tassi bassissimi, tendono a
non concedere più i mutui. E in Italia? Finora, secondo i dati dell'Agenzia del
Territorio, le compravendite sono diminuite del 14% ma i prezzi
hanno tenuto. Già, ma fino a quando? La domanda non è retorica, perchè sempre
secondo l'Agenzia (citata da Italia Oggi) il 49% delle compravendite è
"assistita dal mutuo", con punte del 54,9% al nord. Ed è noto che
negli ultimi anni la parte coperta da un prestito bancario ha continuato ad
aumentare con punte dell'80 percento. I prezzi
salivano soprattutto perché le banche erano alquanto generose nell'elargire i
mutui, nella speranza (come in America) che il mercato potesse crescere per
sempre. Da qui certe quotazioni straosferiche e l'aumento dell'indebitamento
delle famiglie. Oggi anche le banche italiane hanno reso molto più severe le
regole per accedere un mutuo e in genere sono molto guardinghe nel prestare
fondi ai privati. Viene a mancare la benzina che ha alimentato il mercato immobiliare e i risparmi in circolazione non aumentano
certo. Anzi. E allora la logica suggerisce che anche in Italia i prezzi siano destinati a scendere. Sbaglio? Scritto in
economia, globalizzazione, Italia Non commentato » (1 voti, il voto medio è: 5
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Dec 08 Ma il Pd
di chi è figlio? E quanto può durare? La sconfitta del Pd in Abruzzo e il
coinvolgimento di alcuni suoi esponenti nelle inchieste di corruzione mi induce
a due considerazioni. La prima: la sinistra rivendica da sempre una presunta
superiorità morale, persino ai tempi di Tangentopoli. Da tempo ritengo
ingiustificata questa pretesa, ora ne abbiamo la definitiva conferma. La
corruzione del sistema politico è endemica, soprattutto a livello locale. E
nemmeno Di Pietro può vantare una verginità assoluta perlomeno riguardo la
costituzione e la gestione del partito, come ha rivelato qualche qualche tempo
fa il suo ex amico Elio Veltri. La seconda: il problema del Pd mi sembra
innanzitutto di identità. Voleva proporsi come partito di sinistra moderno e
aveva nell'antiberlusconismo il suo elemento aggregante, che però oggi non è
più centrale per la maggior parte degli italiani. Il suo ridimensionamento ha
fatto esplodere l'incoerenza più forte, che riguarda l'anima e le radici. Il Pd
è un partito di origine democristiana o socialista? E' possibile una sintesi
tra la corrente che si rifà alla Margherita e quella diessina post comunista?
Con il passare dei giorni ho l'impressione che la frattura anziché ricomporsi
tenda ad allargarsi. E' mancata una risposta credibile alla crisi
economica-finanziaria, continua a mancare un progetto ideologico coerente: è
impossibile voler essere come Blair e al contempo tenersi in casa la Bindi,
avendo una dirigenza che si è formata alla scuola del Pcus. Se continua così
rischia di finire male, non solo per Veltroni. Il Partito democratico è
destinato a morire? Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 13 ) » (1 voti, il
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Ma questa America non è migliore dell'Europa Quante volte abbiamo sentito la
frase. "In America questo non potrebbe succedere" oppure "In
America chi paga sbaglia davvero" o ancora "in America i controlli
sono rigorosi", soprattutto riguardo gli scandali economici e finanziari.
Credo che il complesso di inferiorità degli europei e di noi italiani non sia
più giustificato. Se ripercorriamo gli ultimi dieci anni ci accorgiamo che: -
la folle deregolamentazione del mercato dei derivati e l'abolizione di alcuni
sani vincoli nella gestione delle banche americane è stata varata alla fine
degli anni Novanta dai ministri economici di Clinton - Rubin e Summers - sotto
pressione delle lobbies, in particolare di Citigroup - negli anni otto anni
successivi l'amministrazione Bush non ha fatto nulla per correggere il tiro,
anzi ha allentato ulteriormente i vincoli. - per decenni una società come la
Enron era considerata un gioiello dell'economia americana, in realtà era un a
scatola vuota. Quando fallì si disse che le autorità avevano capito la lezione
e imposto nuove regole più stringenti; in realtà non è cambiato nulla. - la
casta dei finanzieri di Wall Street era così forte da imporre alla guida del
Tesoro, il numero uno di Golman Sachs, Henri Paulson che è ancora in carica. -
Le banche per anni sono riuscite a mascherare, sempre grazie alle alchimie dei
derivati, la reale entità delle loro esposizioni, mettendo in pericolo la
sopravvivenza di Aeg, la prima compagnia di assicurazione al mondo. Cosa
facevano le autorità di controllo? Erando davvero indipendenti o, com'è
probabile, erano conniventi? - ora apprendiamo dell"ultima frode, quella
del fondo hedge di Bernard Madoff, che si è inghiottito 50 miliardi di dollari,
senza che nessuno si accorgesse di nulla. E Madoff era considerato un
finanziere rispettabile, non a caso è stato a lungo presidente del Nasdaq. Sono
stati fatti dei controlli, delle verifiche contabili? Dov'erano le autorità di vigilanza?
- infine: il grande rinnovatore Barack Obama chi ha nominato al ministero del
Tesoro e come primo consulente economico? Geithner e Summers, due uomini di
Rubin, che tra l'altro oggi è alla guida di Citigroup e durante la campagna
elettorale era uno dei consulenti proprio di Obama. La mia impressione è che
gli Usa oggi abbiano problemi di credibilità molto più seri di noi europei e
che il sistema sia viziato, distorto; che la casta dei finanzieri non abbia
perso potere nonostante i guai colossali che ha combinato. E allora smettiamo
di citare gli Usa come esempio, almeno fino a quando l'America non sarà tornata
ad essere l'America per rigore morale e senso civico. o sbaglio? Scritto in
europa, economia, globalizzazione, democrazia, Italia, gli usa e il mondo
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articolo a un amico 11Dec 08 Un dubbio: il supermercato conviene ancora? Non so
voi, ma il mio conto al supermercato continua a salire a dispetto del fatto che
i beni acquistati sono più o meno gli stessi. Ho provato a fare qualche
aqcuisto in un altro supermercato ma ho visto che più o meno la spesa
corrisponde. Nel frattempo è capitato di comprare carne dal macellaio o in uno
dei pochi negozi di alimentari rimasti e, sorpresa, a casa ci siamo accorti che
non c'è più molta differenza con le grandi catene; anzi, talvolta il piccolo
dettagliante è più conveniente. Da qui la mia riflessione: la grande
distribuzione si è affermata nel corso del tempo perché potendo permettersi
grandi acquisti e dunque economia di scala, riusciva a garantire prezzi più bassi rispetto al piccolo dettagliante, ora però
ci troviamo in una situazione di quasi oligopolio: ci sono tre-quattro grandi
marchi che dominano il mercato. Non penso che ci siano accordi diretti, certo
non, ad esempio, tra le Coop e l'Esselunga, però la mia impressione è che
esistano tacite convenienze comuni ovvero che su un'ampia gamma di prodotti la
fascia di prezzo non oscilli più di tanto, con il risultato che i prezzi mediamente sono più alti di quanto dovrebbero essere
in una situazione di vera concorrenza, al punto che la differenza con il
piccolo negozio tende a ridursi. Ma non essendoci quasi più negozietti siamo
tutti costretti a fare la spesa al supermercato. Condividete la mia esperienza?
Insomma, il supermercato conviene ancora? Scritto in economia, Italia Commenti
( 28 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
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un amico 08Dec 08 Abbiamo imparato la lezione della crisi? Sto per rientrare in
Italia dopo aver vissuto una settimana praticamente fuori dal mondo. Quella
africana e' stata un'esperienza molto bella e umanamente ricca. Visti dal Benin
i nostri problemi di occidentali sull'orlo della recessione appaiono ovviamente
molto relativi ma mi inducono a una riflessione che in realtà é un rammarico:
ho l'impressione che abbiamo sprecato la nostra ricchezza o meglio la nostra
capacità di creare ricchezza. Il benessere avrebbe potuto permetterci di creare
una società migliore, più equilibrata, saggia e invece le società occidentali
si sono lasciate sopraffare e manipolare da una casta finanziaria mossa
unicamente dall'avidità e da un arricchimento personale sproporzionato e
ingiustificato. Quella casta e' composta dai manager che per vent'anni hanno
dettato le regole a tutti, travisando i concetti di una sana economia di
mercato. Noi occidentali potevamo essere felici e invece scopriamo di essere
stati ingannati, travisati, siamo molto più poveri e molti di noi disperati. Si
è avverata una legge descritta con dovizia dagli antichi saggi cinesi, a
cominciare da Sun Tzu: le società crollano se chi comanda davvero è mosso
unicamente dall'egoismo e dalla bramosia. Mi chiedo: la lezione è stata
imparata o il trionfante mondo occidentale, a cominciare da quello americano,
finirà come le antiche e ricche dinastrie cinesi? Scritto in economia,
globalizzazione, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 38 ) » (4 voti, il voto
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Dec 08 Chi fa
davvero del bene. E un dubbio: quanto serve l'Unicef? Ho sempre nutrito
un'istintiva diffidenza per le grandi organizzazioni umanitarie internazionali,
con la sola eccezione della Crose rossa internazionale. Quando ricevi a casa
voluminose lettere su carta patinata con richieste di aiuti, lettere spedite a
pioggia, ti chiedi: ma questi soldi non potevano essere spesi in maniera più
intelligente? C'è chi sostiene che il 75% del budget di organizzazioni come
l'Unicef finisca in stipendi, ufficii, strutture amminstrative; dunque solo il
25% verrebbe usato per aiutare le popolazioni bisognose. L'Unicef nega e
sostiene che le spese fisse sono di gran lunga inferiori. Quale sia la verità
non lo so, ma qui nel Benin ho provato una sensazione sgradevole. L'altro
giorno sono passato di fronte alla sede Unicef di Cotonou e ho visto schierate
diversi Fuoristrada modernissimi, enormi, con una grande antenna sul cofano.
Ferme naturalmente. La sede è protetta d un grande cancello e dal filo spinato.
Mi sono chiesto: perchè un'associazione che fa del bene deve trincerarsi come
se fosse un'ambasciata? Scrivendo mi è venuto in mente lo scandalo scoppiato
l'anno scorso in Germania, che ha rivelato compensi stratosferici e
ingiustificati proprio all'Unicef.. In questi giorni ho incontrati diversi
cooperanti sia cattolici sia laici, molti dei quali italiani, e la differenza
rispetto al gigantismo dell'Unicef è evidente: chi fa davvero il bene riduce
allo stretto indispensabile le spese fisse, compra jeep usate e in numero
limitatissimo. E fa un grande affidamento sui volontari che vengono a
trascorrere qui qualche settimana o un mese. Ho conosciuto degli italiani
meravigliosi, cattolici e laici, di destra e di sinistra; e in particolare fra
Fiorenzo Priuli, il fondatore dell'ospedale di Tanguiéta, l'emblema vivente del
Bene e dell'Altruismo; uno dei personaggi più straordinari che ho incontrato
nella mia vita. In questi giorni sto maturando una convinzione: se si vuole
aiutare i Paesi più poveri è meglio privilegiare le organizzazioni più piccole,
di cui potete verificare l'autenticità. Serve di più. E riscalda l'anima.
Scritto in globalizzazione, Italia, Varie Commenti ( 28 ) » (4 voti, il voto
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Dec 08 Quel
problema dell'Africa (e del nostro Meridione.) Mi trovo in Benin a Cotonou,
invitato da Justitia et Pax a partecipare a un convegno su immigrazione e
comunicazione. Sono rimasto molto colpito dall'intervento di padre Raymond
Goudjo secondo il quale uno dei maggiori problemi della società africana è la
tendenza a scaricare su altri la responsabilità dei guai attuali: la colpa è
del colonialismo, di Reagan, di Sarkozy. Un atteggiamento che finisce per incoraggiare
una mentalità assistenzialista e l'aspettativa che i problemi debbano essere
risolti da altri, quasi sempre staccando generosi assegni. Da qui l'immobilismo
sociale, che spinge la maggior parte dei talenti africani, i giovani laureati o
con un buon livello scolastico ad emigrare, nella consapevolezza che solo fuori
dal proprio Paese possano tentare di trovare una gratificazione professionale e
un migliore tenore di vita. Il fenomeno talvolta è spontaneo, talaltra è
indotto dal mito, spesso illusorio, dell'Occidente. Il risultato però è
innegabile: l'Africa viene privata delle sue élites migliori e la società nel
suo insieme anziché svilupparsi finisce per restare prigioniera delle proprie
ragnatele sociali. L'intervento mi ha sorpreso anche per le similitudini con
alcuni noti aspetti dell'italica questione meridionale. Molti ragazzi di
talento del nostro sud devono trasferirisi al nord o emigrare, per vedere
riconosciute le proprie capacità e una volta partiti brillano. E non tornano
più. Chi resta animato da una reale volontà di cambiamento quasi sempre deve
arrendersi all'inerzia dei propri cittadini e di una mentalità ripiegata su se
stessa, impregnata di fatalismo. In genere anche il Sud pretende che siano
altri a risolvere i propri guai, segnatamente lo Stato centrale. Secondo padre
Raymond l'Africa migliorerà davvero solo quando sarà capace di sviluppare, dal
proprio interno, una nuova cultura civile, una nuova identità e quando saprà
dotarsi di nuovi leader carismatici. Vale anche per il nostro Meridione?
Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 25 ) » (2 voti, il voto medio è: 3
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Nov 08 Gli Usa
hanno creato un mostro: il Pakistan Della tragica vicenda di Mombai ritengo due
elementi: 1) Tra gli errori commessi dagli Usa, quello più evidente e
potenzialmente pericoloso riguarda il Pakistan, a cui Washington ha dato
persino le bombe atomiche. Il problema è che si tratta di un regime instabile,
inaffidabile, sempre più condizionato dal ricatto e dall'invadenza di gruppi
legati all'Islam radicale. Quando gli Usa invasero l'Afghanistan, permisero a
molti agenti pakistani di scappare in aereo, ma tra loro c'erano anche terroristi,
protetti da Islamabad. Al Qaida agisce indisturbata in un'ampia zona al confine
tra Afghanistan e Pakistan e fino ad oggi i tentativi di dare la caccia ai
terroristi sono alquanto blandi e riluttanti da parte delle forze armate
pakistane. Se Bin Laden è vivo è molto probabile che abbia trovato rifiugio
proprio qui. I terroristi che hanno colpito in India sono pakistani e, a quanto
pare, hanno potuto programmare, proprio dal Pakistan, la strage. Indisturbati,
naturalmente. 2) E' ora di chiarire l'equivoco: il Pakistan è amico o no
dell'Occidente? E se non lo fosse più, come penso, come ci regoliamo con le
bombe atomiche? Che gran pasticcio. complimenti vivissimi agli strateghi di
Washington. Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 44 ) » (3 voti, il
voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Nov 08
Carlà, Soru e l'orgoglio altalenante degli italiani Non conosco la situazione
politica della Sardegna e da lontano non so giudicare Sour come politico, ma
devo dire che il suo gesto è davvero ammirabile. E' stato eletto dai cittadini,
ma non è amato dai partiti della sua maggioranza di centrosinistra, che anziché
appoggiarlo gli fanno guerra. Ha tenuto duro per un po' e poi ne ha tratto le
conseguenze: "Voglio mantenere salda la mia chiarezza, i principi che
hanno ispirato la mia esperienza fino ad adesso. Ho cercato di riflettere su
cosa sia più utile per la Sardegna e i sardi, non per me. Pur nella
consapevolezza del momento difficile, credo che la cosa migliore per i sardi
sia chiarire immediatamente lo stato della maggioranza alla quale hanno dato
fiducia fino a oggi". Insomma, si è comportato con coerenza e dignità: non
ci sono più le condizioni? Me ne vado. Non altrettanto si può dire di molti
nostri compatrioti . Su Carlà Brunì in Sarkozy ho già espresso il mio pensiero
e l'esternazione con cui ha annunciato al mondo di essere "felice di non
essere più italiana" ha rafforzato le mie convinzioni sul suo conto. Sarko
l'ha scelta e se la tenga. Ma mi chiedo però perché molti italiani continuino a
prostrarsi ai suoi piedi: in Rai addirittura se la contendono. La vogliono a
Sanremo, la vuole quel furbacchione di Fabio Fazio che è addirittura disposto a
dedicarle uno speciale. A Milano c'è chi la vorrebbe invitare alla Prima della
Scala. Pazienza se ha offeso l'Italia, quel che conta è l'audience, è adulare
la star, adulare il potente. Pessimo costume nazionale, che la modernità
evidente non scalfisce. Ma mi chiedo: perché è così difficile, così raro
mostrare un po' di orgoglio, un po' di integrità? Scritto in Italia, francia,
giornalismo Commenti ( 52 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 23Nov 08 Obama, il cambiamento. può attendere
Barack Obama sta riempendo il suo governo di ex collaboratori di Bill Clinton;
ha scelto come ministro del Tesoro il presidente della Federal Reserve di New
York, un uomo dell'establishment. "Barack è stato eletto promettendo il
cambiamento, ma nel costruire la squadra del governo ha scelto l'esperienza,
l'affidabilità, la tradizione", come spiego in un editoriale pubblicato
oggi, in cui tra l'altro paragono il pragmatismo della sinistra americana
all'inconsistenza di quella europea (Pd di Veltroni incluso). Non c'è da
meravigliarsi: Obama è un politico che sa affascinare le folle, ma che alla
prova dei fatti è estremamente realista, al limite del cinismo. Anche in
politica estera e nella Difesa chi si aspetta stravolgimenti epocali si illude:
e a questo proposito segnalo l'ultimo numero di Risk, la rivista di
geostrategia del gruppo Liberal diretta dall'ottimo Andrea Nativi, che dedica
l'ultimo numero proprio all'America di Obama. Secondo Nativi le grandi linee
del Pentagono verranno confermate, con al più qualche correttivo di forma. Nei
prossimi quattro anni sono improbabili trasformazioni sostanziali. E dunque
prepariamoci: Obama ora ha una priorità ed è l'economia (come sappiamo tutti),
ma non è un rivoluzionario. Il suo obiettivo non è di cambiare il sistema, ma
di correggerne gli eccessi. E pazienza se molti suoi attuali ammiratori
rimarranno delusi. A proposito: quanto impiegherà la sinistra italiana a
capirlo? Scritto in Italia, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 64
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Alessandro Milano: Il PD è un fantasma: è diviso da un anima laica e da una
cattolica che peraltro vedono in... onofrio: Pagano oggi le loro colpe di ieri.
Nella trasformazione del mondo il comunismo era destinato a sparire, e lo...
Dante: Caro Franco Parpaiola, Ma allora ce l'hai proprio con gli
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condannato a 10 anni Assolti gli altri imputati nel processoScandalo di Napoli
Romeo ai giudici: "Io sono innocente"Berlusconi:
"Garantisti" Camera: no della giunta all'arresto di MargiottaHamas:
"E' finita la tregua con Israele"Islam, Vaticano: sì a nuove moschee
in EuropaMolotov contro la polizia Gli scontri infiammano ancora Atene: un
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inglese La zanzara di Cruciani - Radio 24 Osservatorio Europeo di Giornalismo
Prima Pagina, la rassegna stampa di Radio 3 Sito web ilGiornale.it December
( da "Lavoce.info" del 19-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
>IL DECENNIO
PERDUTO DEL GIAPPONE di Carlo Filippini 19.12.2008 Torna la paura della
deflazione, intesa nel senso di diminuzione generalizzata dei prezzi. Utile allora guardare cosa è accaduto in Giappone,
che ha sperimentato la stagnazione per dieci anni. Almeno ufficialmente, perché
in realtà la crisi serpeggia ancor oggi: il Nikkei non è lontano dal minimo di
gennaio 2003 e da aprile 2008 il paese è di nuovo tecnicamente in recessione.
Il reddito è sceso solo nel biennio 1998-99 mentre i prezzi
sono calati nel 1995, dal 1999 al 2003 e nel 2005. E la spesa in consumi delle
famiglie dei lavoratori replica la discesa dei prezzi
al consumo. Fino alla metà del secolo scorso, i periodi nei quali il livello
dei prezzi cresceva (inflazione) si sono alternati a
periodi con prezzi generalmente calanti (deflazione).
Dopo la seconda guerra mondiale, invece, i prezzi sono
quasi sempre cresciuti e si è diffusa la convinzione che questo andamento fosse
irreversibile. Perfino il significato delle parole cambiò: deflazione diventò
prevalentemente la caduta del reddito o prodotto di un paese, non più la
diminuzione generalizzata dei prezzi. LA BOLLA E LA
CRISI Con la lunga stagnazione dell?economia giapponese, a partire dal 1990, la
paura di una deflazione (nel vecchio significato) è ritornato attuale; ?paura?
per i motivi chiariti in un contributo di Francesco Daveri . Il
?decennio perduto? dalla società giapponese trova le sue origini nell?accordo
del Plaza Hotel, 22 settembre 1985, tra Stati Uniti, Giappone, Regno Unito,
Germania e Francia che prevedeva la rivalutazione dello yen e del marco nei
confronti del dollaro. Nel giro di un anno il tasso di cambio yen/dollaro passa
da
( da "Giornale.it, Il" del 19-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Per assicurare a sua
moglie Hillary la nomina a segretario di Stato, Bill Clinton ha dovuto
pubblicare la lista dei finanziatori della sua Fondazione. Saltano fuori molti
nomi noti, come Bill Gates, Michael Schumacher, Elton John e per cifre davvero
imponenti (e dunque imbarazzanti) Paesi come l'Arabia Saudita (tra i dieci e i
venticinque milioni) e il Kuwait. A sorpresa ci sono anche gli italiani. Chi?
Secondo il Sole 24 Ore il Monte dei Paschi, Autogrill, De Agostini, Enel,
Lottomatica, Pirelli. Sono società private e/o quotate in Borsa: ne
risponderanno ai loro azionisti. Ma nell'elenco appare anche il ministro
italiano dell'Ambiente per una cifra compresa tra i 50 e i 100 mila dollari. Il
Sole 24 Ore non specifica la data del versamento (verosimilmente però risale
agli anni scorsi), nè le modalità. La fondazione ha scopi caritatevoli, ma
dall'analisi dei nomi dei finanziatori, sembra che agisse anche come una
gigantesca lobby mondiale per fare o ricevere favori di diverso tipo; da quelli
politici a quelli economici. Nella lista appare l'appaltatore militare
Blackwater, tristemente famoso in Iraq, il finanziere canadese Frank Giustra
che grazie all'ex presidente americano ha ottenuto un appalto minerario in
Kazakhstan. Ci sono molti uomini d'affari ucraini, arabi, indiani. Domanda:
perchè l'Italia si è unita al consesso? Per far del bene avevamo davvero
bisogno di quel maneggione di Bill Clinton? Scritto in economia,
globalizzazione, democrazia, Italia, gli usa e il mondo Non commentato »
(Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Dec
08 Attenti ai prezzi
delle case (anche in Italia) In America, come
sappiamo, i prezzi
delle case sono crollati, in Gran Bretagna
anche. Colpa dei mutui subprime dicevano gli esperti, che negli altri Paesi
europei non esistevano o quasi. Vero. E infatti i prezzi delle case
in Paesi come Francia e Italia hanno tenuto, ma ora il vento potrebbe
girare. Anzi, in Francia è già girato: l'altro giorno Le Monde rivelava che i prezzi sono scesi persino a Parigi per la prima volta da
molti anni. Nulla di drammatico, il calo è compreso tra il 2 il 5%, ma si
tratterebbe solo dell'inizio di una fase discendente. La ragione? Le banche,
nonostante i tassi bassissimi, tendono a non concedere più i mutui. E in
Italia? Finora, secondo i dati dell'Agenzia del Territorio, le compravendite
sono diminuite del 14% ma i prezzi hanno tenuto. Già,
ma fino a quando? La domanda non è retorica, perchè sempre secondo l'Agenzia
(citata da Italia Oggi) il 49% delle compravendite è "assistita dal
mutuo", con punte del 54,9% al nord. Ed è noto che negli ultimi anni la
parte coperta da un prestito bancario ha continuato ad aumentare con punte
dell'80 percento. I prezzi salivano soprattutto perché
le banche erano alquanto generose nell'elargire i mutui, nella speranza (come
in America) che il mercato potesse crescere per sempre. Da qui certe quotazioni
straosferiche e l'aumento dell'indebitamento delle famiglie. Oggi anche le
banche italiane hanno reso molto più severe le regole per accedere un mutuo e
in genere sono molto guardinghe nel prestare fondi ai privati. Viene a mancare
la benzina che ha alimentato il mercato immobiliare e
i risparmi in circolazione non aumentano certo. Anzi. E allora la logica
suggerisce che anche in Italia i prezzi siano
destinati a scendere. Sbaglio? Scritto in economia, globalizzazione, Italia
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articolo a un amico 17Dec 08 Ma il Pd di chi è figlio? E quanto può durare? La
sconfitta del Pd in Abruzzo e il coinvolgimento di alcuni suoi esponenti nelle
inchieste di corruzione mi induce a due considerazioni. La prima: la sinistra
rivendica da sempre una presunta superiorità morale, persino ai tempi di
Tangentopoli. Da tempo ritengo ingiustificata questa pretesa, ora ne abbiamo la
definitiva conferma. La corruzione del sistema politico è endemica, soprattutto
a livello locale. E nemmeno Di Pietro può vantare una verginità assoluta
perlomeno riguardo la costituzione e la gestione del partito, come ha rivelato
qualche qualche tempo fa il suo ex amico Elio Veltri. La seconda: il problema
del Pd mi sembra innanzitutto di identità. Voleva proporsi come partito di
sinistra moderno e aveva nell'antiberlusconismo il suo elemento aggregante, che
però oggi non è più centrale per la maggior parte degli italiani. Il suo ridimensionamento
ha fatto esplodere l'incoerenza più forte, che riguarda l'anima e le radici. Il
Pd è un partito di origine democristiana o socialista? E' possibile una sintesi
tra la corrente che si rifà alla Margherita e quella diessina post comunista?
Con il passare dei giorni ho l'impressione che la frattura anziché ricomporsi
tenda ad allargarsi. E' mancata una risposta credibile alla crisi
economica-finanziaria, continua a mancare un progetto ideologico coerente: è
impossibile voler essere come Blair e al contempo tenersi in casa la Bindi,
avendo una dirigenza che si è formata alla scuola del Pcus. Se continua così
rischia di finire male, non solo per Veltroni. Il Partito democratico è
destinato a morire? Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 16 ) » (2 voti, il
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Ma questa America non è migliore dell'Europa Quante volte abbiamo sentito la
frase. "In America questo non potrebbe succedere" oppure "In
America chi paga sbaglia davvero" o ancora "in America i controlli
sono rigorosi", soprattutto riguardo gli scandali economici e finanziari.
Credo che il complesso di inferiorità degli europei e di noi italiani non sia
più giustificato. Se ripercorriamo gli ultimi dieci anni ci accorgiamo che: -
la folle deregolamentazione del mercato dei derivati e l'abolizione di alcuni
sani vincoli nella gestione delle banche americane è stata varata alla fine
degli anni Novanta dai ministri economici di Clinton - Rubin e Summers - sotto
pressione delle lobbies, in particolare di Citigroup - negli anni otto anni
successivi l'amministrazione Bush non ha fatto nulla per correggere il tiro,
anzi ha allentato ulteriormente i vincoli. - per decenni una società come la
Enron era considerata un gioiello dell'economia americana, in realtà era un a
scatola vuota. Quando fallì si disse che le autorità avevano capito la lezione
e imposto nuove regole più stringenti; in realtà non è cambiato nulla. - la
casta dei finanzieri di Wall Street era così forte da imporre alla guida del
Tesoro, il numero uno di Golman Sachs, Henri Paulson che è ancora in carica. -
Le banche per anni sono riuscite a mascherare, sempre grazie alle alchimie dei
derivati, la reale entità delle loro esposizioni, mettendo in pericolo la
sopravvivenza di Aeg, la prima compagnia di assicurazione al mondo. Cosa
facevano le autorità di controllo? Erando davvero indipendenti o, com'è
probabile, erano conniventi? - ora apprendiamo dell"ultima frode, quella
del fondo hedge di Bernard Madoff, che si è inghiottito 50 miliardi di dollari,
senza che nessuno si accorgesse di nulla. E Madoff era considerato un
finanziere rispettabile, non a caso è stato a lungo presidente del Nasdaq. Sono
stati fatti dei controlli, delle verifiche contabili? Dov'erano le autorità di
vigilanza? - infine: il grande rinnovatore Barack Obama chi ha nominato al
ministero del Tesoro e come primo consulente economico? Geithner e Summers, due
uomini di Rubin, che tra l'altro oggi è alla guida di Citigroup e durante la
campagna elettorale era uno dei consulenti proprio di Obama. La mia impressione
è che gli Usa oggi abbiano problemi di credibilità molto più seri di noi
europei e che il sistema sia viziato, distorto; che la casta dei finanzieri non
abbia perso potere nonostante i guai colossali che ha combinato. E allora
smettiamo di citare gli Usa come esempio, almeno fino a quando l'America non
sarà tornata ad essere l'America per rigore morale e senso civico. o sbaglio?
Scritto in europa, economia, globalizzazione, democrazia, Italia, gli usa e il
mondo Commenti ( 51 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading
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questo articolo a un amico 11Dec 08 Un dubbio: il supermercato conviene ancora?
Non so voi, ma il mio conto al supermercato continua a salire a dispetto del
fatto che i beni acquistati sono più o meno gli stessi. Ho provato a fare
qualche aqcuisto in un altro supermercato ma ho visto che più o meno la spesa
corrisponde. Nel frattempo è capitato di comprare carne dal macellaio o in uno
dei pochi negozi di alimentari rimasti e, sorpresa, a casa ci siamo accorti che
non c'è più molta differenza con le grandi catene; anzi, talvolta il piccolo
dettagliante è più conveniente. Da qui la mia riflessione: la grande
distribuzione si è affermata nel corso del tempo perché potendo permettersi
grandi acquisti e dunque economia di scala, riusciva a garantire prezzi più bassi rispetto al piccolo dettagliante, ora però
ci troviamo in una situazione di quasi oligopolio: ci sono tre-quattro grandi
marchi che dominano il mercato. Non penso che ci siano accordi diretti, certo
non, ad esempio, tra le Coop e l'Esselunga, però la mia impressione è che
esistano tacite convenienze comuni ovvero che su un'ampia gamma di prodotti la
fascia di prezzo non oscilli più di tanto, con il risultato che i prezzi mediamente sono più alti di quanto dovrebbero essere
in una situazione di vera concorrenza, al punto che la differenza con il
piccolo negozio tende a ridursi. Ma non essendoci quasi più negozietti siamo
tutti costretti a fare la spesa al supermercato. Condividete la mia esperienza?
Insomma, il supermercato conviene ancora? Scritto in economia, Italia Commenti
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Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 08Dec 08 Abbiamo imparato la lezione della crisi? Sto per rientrare in
Italia dopo aver vissuto una settimana praticamente fuori dal mondo. Quella
africana e' stata un'esperienza molto bella e umanamente ricca. Visti dal Benin
i nostri problemi di occidentali sull'orlo della recessione appaiono ovviamente
molto relativi ma mi inducono a una riflessione che in realtà é un rammarico:
ho l'impressione che abbiamo sprecato la nostra ricchezza o meglio la nostra
capacità di creare ricchezza. Il benessere avrebbe potuto permetterci di creare
una società migliore, più equilibrata, saggia e invece le società occidentali
si sono lasciate sopraffare e manipolare da una casta finanziaria mossa
unicamente dall'avidità e da un arricchimento personale sproporzionato e
ingiustificato. Quella casta e' composta dai manager che per vent'anni hanno dettato
le regole a tutti, travisando i concetti di una sana economia di mercato. Noi
occidentali potevamo essere felici e invece scopriamo di essere stati
ingannati, travisati, siamo molto più poveri e molti di noi disperati. Si è
avverata una legge descritta con dovizia dagli antichi saggi cinesi, a
cominciare da Sun Tzu: le società crollano se chi comanda davvero è mosso
unicamente dall'egoismo e dalla bramosia. Mi chiedo: la lezione è stata
imparata o il trionfante mondo occidentale, a cominciare da quello americano,
finirà come le antiche e ricche dinastrie cinesi? Scritto in economia,
globalizzazione, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 38 ) » (4 voti, il voto
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Dec 08 Chi fa
davvero del bene. E un dubbio: quanto serve l'Unicef? Ho sempre nutrito
un'istintiva diffidenza per le grandi organizzazioni umanitarie internazionali,
con la sola eccezione della Crose rossa internazionale. Quando ricevi a casa
voluminose lettere su carta patinata con richieste di aiuti, lettere spedite a
pioggia, ti chiedi: ma questi soldi non potevano essere spesi in maniera più
intelligente? C'è chi sostiene che il 75% del budget di organizzazioni come
l'Unicef finisca in stipendi, ufficii, strutture amminstrative; dunque solo il
25% verrebbe usato per aiutare le popolazioni bisognose. L'Unicef nega e
sostiene che le spese fisse sono di gran lunga inferiori. Quale sia la verità
non lo so, ma qui nel Benin ho provato una sensazione sgradevole. L'altro
giorno sono passato di fronte alla sede Unicef di Cotonou e ho visto schierate
diversi Fuoristrada modernissimi, enormi, con una grande antenna sul cofano.
Ferme naturalmente. La sede è protetta d un grande cancello e dal filo spinato.
Mi sono chiesto: perchè un'associazione che fa del bene deve trincerarsi come
se fosse un'ambasciata? Scrivendo mi è venuto in mente lo scandalo scoppiato
l'anno scorso in Germania, che ha rivelato compensi stratosferici e
ingiustificati proprio all'Unicef.. In questi giorni ho incontrati diversi
cooperanti sia cattolici sia laici, molti dei quali italiani, e la differenza
rispetto al gigantismo dell'Unicef è evidente: chi fa davvero il bene riduce
allo stretto indispensabile le spese fisse, compra jeep usate e in numero
limitatissimo. E fa un grande affidamento sui volontari che vengono a
trascorrere qui qualche settimana o un mese. Ho conosciuto degli italiani
meravigliosi, cattolici e laici, di destra e di sinistra; e in particolare fra
Fiorenzo Priuli, il fondatore dell'ospedale di Tanguiéta, l'emblema vivente del
Bene e dell'Altruismo; uno dei personaggi più straordinari che ho incontrato
nella mia vita. In questi giorni sto maturando una convinzione: se si vuole
aiutare i Paesi più poveri è meglio privilegiare le organizzazioni più piccole,
di cui potete verificare l'autenticità. Serve di più. E riscalda l'anima.
Scritto in globalizzazione, Italia, Varie Commenti ( 28 ) » (4 voti, il voto
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Dec 08 Quel
problema dell'Africa (e del nostro Meridione.) Mi trovo in Benin a Cotonou,
invitato da Justitia et Pax a partecipare a un convegno su immigrazione e
comunicazione. Sono rimasto molto colpito dall'intervento di padre Raymond
Goudjo secondo il quale uno dei maggiori problemi della società africana è la
tendenza a scaricare su altri la responsabilità dei guai attuali: la colpa è
del colonialismo, di Reagan, di Sarkozy. Un atteggiamento che finisce per
incoraggiare una mentalità assistenzialista e l'aspettativa che i problemi
debbano essere risolti da altri, quasi sempre staccando generosi assegni. Da
qui l'immobilismo sociale, che spinge la maggior parte dei talenti africani, i
giovani laureati o con un buon livello scolastico ad emigrare, nella
consapevolezza che solo fuori dal proprio Paese possano tentare di trovare una
gratificazione professionale e un migliore tenore di vita. Il fenomeno talvolta
è spontaneo, talaltra è indotto dal mito, spesso illusorio, dell'Occidente. Il
risultato però è innegabile: l'Africa viene privata delle sue élites migliori e
la società nel suo insieme anziché svilupparsi finisce per restare prigioniera
delle proprie ragnatele sociali. L'intervento mi ha sorpreso anche per le
similitudini con alcuni noti aspetti dell'italica questione meridionale. Molti
ragazzi di talento del nostro sud devono trasferirisi al nord o emigrare, per
vedere riconosciute le proprie capacità e una volta partiti brillano. E non
tornano più. Chi resta animato da una reale volontà di cambiamento quasi sempre
deve arrendersi all'inerzia dei propri cittadini e di una mentalità ripiegata
su se stessa, impregnata di fatalismo. In genere anche il Sud pretende che
siano altri a risolvere i propri guai, segnatamente lo Stato centrale. Secondo
padre Raymond l'Africa migliorerà davvero solo quando sarà capace di
sviluppare, dal proprio interno, una nuova cultura civile, una nuova identità e
quando saprà dotarsi di nuovi leader carismatici. Vale anche per il nostro
Meridione? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 25 ) » (2 voti, il voto
medio è: 3 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Nov 08 Gli
Usa hanno creato un mostro: il Pakistan Della tragica vicenda di Mombai ritengo
due elementi: 1) Tra gli errori commessi dagli Usa, quello più evidente e
potenzialmente pericoloso riguarda il Pakistan, a cui Washington ha dato
persino le bombe atomiche. Il problema è che si tratta di un regime instabile,
inaffidabile, sempre più condizionato dal ricatto e dall'invadenza di gruppi
legati all'Islam radicale. Quando gli Usa invasero l'Afghanistan, permisero a
molti agenti pakistani di scappare in aereo, ma tra loro c'erano anche
terroristi, protetti da Islamabad. Al Qaida agisce indisturbata in un'ampia
zona al confine tra Afghanistan e Pakistan e fino ad oggi i tentativi di dare
la caccia ai terroristi sono alquanto blandi e riluttanti da parte delle forze
armate pakistane. Se Bin Laden è vivo è molto probabile che abbia trovato
rifiugio proprio qui. I terroristi che hanno colpito in India sono pakistani e,
a quanto pare, hanno potuto programmare, proprio dal Pakistan, la strage.
Indisturbati, naturalmente. 2) E' ora di chiarire l'equivoco: il Pakistan è
amico o no dell'Occidente? E se non lo fosse più, come penso, come ci regoliamo
con le bombe atomiche? Che gran pasticcio. complimenti vivissimi agli strateghi
di Washington. Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 44 ) » (3 voti,
il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Nov
08 Carlà, Soru e l'orgoglio altalenante degli italiani Non conosco la
situazione politica della Sardegna e da lontano non so giudicare Sour come
politico, ma devo dire che il suo gesto è davvero ammirabile. E' stato eletto
dai cittadini, ma non è amato dai partiti della sua maggioranza di
centrosinistra, che anziché appoggiarlo gli fanno guerra. Ha tenuto duro per un
po' e poi ne ha tratto le conseguenze: "Voglio mantenere salda la mia
chiarezza, i principi che hanno ispirato la mia esperienza fino ad adesso. Ho
cercato di riflettere su cosa sia più utile per la Sardegna e i sardi, non per
me. Pur nella consapevolezza del momento difficile, credo che la cosa migliore
per i sardi sia chiarire immediatamente lo stato della maggioranza alla quale
hanno dato fiducia fino a oggi". Insomma, si è comportato con coerenza e
dignità: non ci sono più le condizioni? Me ne vado. Non altrettanto si può dire
di molti nostri compatrioti . Su Carlà Brunì in Sarkozy ho già espresso il mio
pensiero e l'esternazione con cui ha annunciato al mondo di essere "felice
di non essere più italiana" ha rafforzato le mie convinzioni sul suo
conto. Sarko l'ha scelta e se la tenga. Ma mi chiedo però perché molti italiani
continuino a prostrarsi ai suoi piedi: in Rai addirittura se la contendono. La
vogliono a Sanremo, la vuole quel furbacchione di Fabio Fazio che è addirittura
disposto a dedicarle uno speciale. A Milano c'è chi la vorrebbe invitare alla
Prima della Scala. Pazienza se ha offeso l'Italia, quel che conta è l'audience,
è adulare la star, adulare il potente. Pessimo costume nazionale, che la
modernità evidente non scalfisce. Ma mi chiedo: perché è così difficile, così
raro mostrare un po' di orgoglio, un po' di integrità? Scritto in Italia,
francia, giornalismo Commenti ( 52 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un
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inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano
e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti
Categorie cina (14) democrazia (42) economia (14) europa (6) francia (19)
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- 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora
come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il
Tibet - 3 Emails Attenti, Londra tollera la Shaaria... - 3 Emails Usa, la
tragica ripicca di un popolo a lungo raggirato - 3 Emails In una lettera il
ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per
il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti... per
la vecchiaia - 2 Emails Quello stile di "Repubblica"... - 2 Emails
Ultime discussioni Franco Parpaiola: Salve. Dicevo al piano di sotto, che io di
case e di vita famigliare ne capisco poco, qui però
né... bo.mario: A prescindere dagli orientamenti politici la casa è un bene
primario. Speculare su un bene primario vuol... colzani: Sig. Foa penso che la
crescita immobiliare degli ultimi anni abbia fatto
molto bene all'economia... Salvatore: Solo per allargare il panorama, negli
states le case sono fatte di legno e ricoperte poi di
qualcosa che... marina: Non è solo questione delle banche che non concedono
mutui.Il problema è che la quasi totalità delle... Ultime news Veltroni:
cambiamo o saremo travolti D'Alema: "Il Pd amalgama
malriuscito"Tariffe giù a gennaio: luce -5,1%, gas -1% Ad aprile ancora
caliUsa, il Tesoro "salva" i colossi di Detroit: stanziati 17,4
miliardiBertolaso minaccia l'addio Il premier: i fondi ci sonoGiustizia,
Berlusconi: "Presenteremo la riforma" Attacco ad Annozero : "No
ai processi mediatici"Natale è sempre Natale: ultimi giorni di shopping
Guarda la videoinchiesta Guitar Hero Metallica : il video in esclusiva sul
Giornale.it Emilia Romagna, feste di fine anno fra divertimento, presepi e
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Radio 24 Osservatorio Europeo di Giornalismo Prima Pagina, la rassegna stampa
di Radio 3 Sito web ilGiornale.it December
( da "Giornale.it, Il" del 19-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Per assicurare a sua
moglie Hillary la nomina a segretario di Stato, Bill Clinton ha dovuto pubblicare
la lista dei finanziatori della sua Fondazione. Saltano fuori molti nomi noti,
come Bill Gates, Michael Schumacher, Elton John e per cifre davvero imponenti
(e dunque imbarazzanti) Paesi come l'Arabia Saudita (tra i dieci e i
venticinque milioni) e il Kuwait. A sorpresa ci sono anche gli italiani. Chi?
Secondo il Sole 24 Ore il Monte dei Paschi, Autogrill, De Agostini, Enel,
Lottomatica, Pirelli. Sono società private e/o quotate in Borsa: ne
risponderanno ai loro azionisti. Ma nell'elenco appare anche il ministro
italiano dell'Ambiente per una cifra compresa tra i 50 e i 100 mila dollari. Il
Sole 24 Ore non specifica la data del versamento (verosimilmente però risale
agli anni scorsi), nè le modalità. La fondazione ha scopi caritatevoli, ma dall'analisi
dei nomi dei finanziatori, sembra che agisse anche come una gigantesca lobby
mondiale per fare o ricevere favori di diverso tipo; da quelli politici a
quelli economici. Nella lista appare l'appaltatore militare Blackwater,
tristemente famoso in Iraq, il finanziere canadese Frank Giustra che grazie
all'ex presidente americano ha ottenuto un appalto minerario in Kazakhstan. Ci
sono molti uomini d'affari ucraini, arabi, indiani. Domanda: perchè l'Italia si
è unita al consesso? Per far del bene avevamo davvero bisogno di quel
maneggione di Bill Clinton? Scritto in economia, globalizzazione, democrazia,
Italia, gli usa e il mondo Non commentato » (Nessun voto) Loading ... Il Blog
di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti
Invia questo articolo a un amico 18Dec 08 Attenti ai prezzi delle case
(anche in Italia) In America, come sappiamo, i prezzi delle case
sono crollati, in Gran Bretagna anche. Colpa dei mutui subprime dicevano gli
esperti, che negli altri Paesi europei non esistevano o quasi. Vero. E infatti
i prezzi delle case in Paesi come Francia e Italia hanno tenuto, ma ora il
vento potrebbe girare. Anzi, in Francia è già girato: l'altro giorno Le Monde
rivelava che i prezzi sono scesi persino a Parigi per
la prima volta da molti anni. Nulla di drammatico, il calo è compreso tra il 2
il 5%, ma si tratterebbe solo dell'inizio di una fase discendente. La ragione?
Le banche, nonostante i tassi bassissimi, tendono a non concedere più i mutui.
E in Italia? Finora, secondo i dati dell'Agenzia del Territorio, le
compravendite sono diminuite del 14% ma i prezzi hanno
tenuto. Già, ma fino a quando? La domanda non è retorica, perchè sempre secondo
l'Agenzia (citata da Italia Oggi) il 49% delle compravendite è "assistita
dal mutuo", con punte del 54,9% al nord. Ed è noto che negli ultimi anni
la parte coperta da un prestito bancario ha continuato ad aumentare con punte
dell'80 percento. I prezzi salivano soprattutto perché
le banche erano alquanto generose nell'elargire i mutui, nella speranza (come in
America) che il mercato potesse crescere per sempre. Da qui certe quotazioni
straosferiche e l'aumento dell'indebitamento delle famiglie. Oggi anche le
banche italiane hanno reso molto più severe le regole per accedere un mutuo e
in genere sono molto guardinghe nel prestare fondi ai privati. Viene a mancare
la benzina che ha alimentato il mercato immobiliare e
i risparmi in circolazione non aumentano certo. Anzi. E allora la logica
suggerisce che anche in Italia i prezzi siano
destinati a scendere. Sbaglio? Scritto in economia, globalizzazione, Italia
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articolo a un amico 17Dec 08 Ma il Pd di chi è figlio? E quanto può durare? La
sconfitta del Pd in Abruzzo e il coinvolgimento di alcuni suoi esponenti nelle
inchieste di corruzione mi induce a due considerazioni. La prima: la sinistra
rivendica da sempre una presunta superiorità morale, persino ai tempi di
Tangentopoli. Da tempo ritengo ingiustificata questa pretesa, ora ne abbiamo la
definitiva conferma. La corruzione del sistema politico è endemica, soprattutto
a livello locale. E nemmeno Di Pietro può vantare una verginità assoluta
perlomeno riguardo la costituzione e la gestione del partito, come ha rivelato
qualche qualche tempo fa il suo ex amico Elio Veltri. La seconda: il problema
del Pd mi sembra innanzitutto di identità. Voleva proporsi come partito di
sinistra moderno e aveva nell'antiberlusconismo il suo elemento aggregante, che
però oggi non è più centrale per la maggior parte degli italiani. Il suo
ridimensionamento ha fatto esplodere l'incoerenza più forte, che riguarda
l'anima e le radici. Il Pd è un partito di origine democristiana o socialista?
E' possibile una sintesi tra la corrente che si rifà alla Margherita e quella
diessina post comunista? Con il passare dei giorni ho l'impressione che la
frattura anziché ricomporsi tenda ad allargarsi. E' mancata una risposta
credibile alla crisi economica-finanziaria, continua a mancare un progetto
ideologico coerente: è impossibile voler essere come Blair e al contempo
tenersi in casa la Bindi, avendo una dirigenza che si è formata alla scuola del
Pcus. Se continua così rischia di finire male, non solo per Veltroni. Il
Partito democratico è destinato a morire? Scritto in democrazia, Italia
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articolo a un amico 14Dec 08 Ma questa America non è migliore dell'Europa
Quante volte abbiamo sentito la frase. "In America questo non potrebbe
succedere" oppure "In America chi paga sbaglia davvero" o ancora
"in America i controlli sono rigorosi", soprattutto riguardo gli
scandali economici e finanziari. Credo che il complesso di inferiorità degli
europei e di noi italiani non sia più giustificato. Se ripercorriamo gli ultimi
dieci anni ci accorgiamo che: - la folle deregolamentazione del mercato dei
derivati e l'abolizione di alcuni sani vincoli nella gestione delle banche
americane è stata varata alla fine degli anni Novanta dai ministri economici di
Clinton - Rubin e Summers - sotto pressione delle lobbies, in particolare di
Citigroup - negli anni otto anni successivi l'amministrazione Bush non ha fatto
nulla per correggere il tiro, anzi ha allentato ulteriormente i vincoli. - per
decenni una società come la Enron era considerata un gioiello dell'economia
americana, in realtà era un a scatola vuota. Quando fallì si disse che le
autorità avevano capito la lezione e imposto nuove regole più stringenti; in
realtà non è cambiato nulla. - la casta dei finanzieri di Wall Street era così
forte da imporre alla guida del Tesoro, il numero uno di Golman Sachs, Henri Paulson
che è ancora in carica. - Le banche per anni sono riuscite a mascherare, sempre
grazie alle alchimie dei derivati, la reale entità delle loro esposizioni,
mettendo in pericolo la sopravvivenza di Aeg, la prima compagnia di
assicurazione al mondo. Cosa facevano le autorità di controllo? Erando davvero
indipendenti o, com'è probabile, erano conniventi? - ora apprendiamo
dell"ultima frode, quella del fondo hedge di Bernard Madoff, che si è
inghiottito 50 miliardi di dollari, senza che nessuno si accorgesse di nulla. E
Madoff era considerato un finanziere rispettabile, non a caso è stato a lungo
presidente del Nasdaq. Sono stati fatti dei controlli, delle verifiche
contabili? Dov'erano le autorità di vigilanza? - infine: il grande rinnovatore
Barack Obama chi ha nominato al ministero del Tesoro e come primo consulente
economico? Geithner e Summers, due uomini di Rubin, che tra l'altro oggi è alla
guida di Citigroup e durante la campagna elettorale era uno dei consulenti
proprio di Obama. La mia impressione è che gli Usa oggi abbiano problemi di
credibilità molto più seri di noi europei e che il sistema sia viziato,
distorto; che la casta dei finanzieri non abbia perso potere nonostante i guai
colossali che ha combinato. E allora smettiamo di citare gli Usa come esempio,
almeno fino a quando l'America non sarà tornata ad essere l'America per rigore
morale e senso civico. o sbaglio? Scritto in europa, economia, globalizzazione,
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il supermercato conviene ancora? Non so voi, ma il mio conto al supermercato
continua a salire a dispetto del fatto che i beni acquistati sono più o meno
gli stessi. Ho provato a fare qualche aqcuisto in un altro supermercato ma ho
visto che più o meno la spesa corrisponde. Nel frattempo è capitato di comprare
carne dal macellaio o in uno dei pochi negozi di alimentari rimasti e,
sorpresa, a casa ci siamo accorti che non c'è più molta differenza con le
grandi catene; anzi, talvolta il piccolo dettagliante è più conveniente. Da qui
la mia riflessione: la grande distribuzione si è affermata nel corso del tempo perché
potendo permettersi grandi acquisti e dunque economia di scala, riusciva a
garantire prezzi più bassi rispetto al piccolo
dettagliante, ora però ci troviamo in una situazione di quasi oligopolio: ci
sono tre-quattro grandi marchi che dominano il mercato. Non penso che ci siano
accordi diretti, certo non, ad esempio, tra le Coop e l'Esselunga, però la mia
impressione è che esistano tacite convenienze comuni ovvero che su un'ampia
gamma di prodotti la fascia di prezzo non oscilli più di tanto, con il risultato
che i prezzi mediamente sono più alti di quanto
dovrebbero essere in una situazione di vera concorrenza, al punto che la
differenza con il piccolo negozio tende a ridursi. Ma non essendoci quasi più
negozietti siamo tutti costretti a fare la spesa al supermercato. Condividete
la mia esperienza? Insomma, il supermercato conviene ancora? Scritto in
economia, Italia Commenti ( 28 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di
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crisi? Sto per rientrare in Italia dopo aver vissuto una settimana praticamente
fuori dal mondo. Quella africana e' stata un'esperienza molto bella e
umanamente ricca. Visti dal Benin i nostri problemi di occidentali sull'orlo
della recessione appaiono ovviamente molto relativi ma mi inducono a una
riflessione che in realtà é un rammarico: ho l'impressione che abbiamo sprecato
la nostra ricchezza o meglio la nostra capacità di creare ricchezza. Il
benessere avrebbe potuto permetterci di creare una società migliore, più
equilibrata, saggia e invece le società occidentali si sono lasciate sopraffare
e manipolare da una casta finanziaria mossa unicamente dall'avidità e da un arricchimento
personale sproporzionato e ingiustificato. Quella casta e' composta dai manager
che per vent'anni hanno dettato le regole a tutti, travisando i concetti di una
sana economia di mercato. Noi occidentali potevamo essere felici e invece
scopriamo di essere stati ingannati, travisati, siamo molto più poveri e molti
di noi disperati. Si è avverata una legge descritta con dovizia dagli antichi
saggi cinesi, a cominciare da Sun Tzu: le società crollano se chi comanda
davvero è mosso unicamente dall'egoismo e dalla bramosia. Mi chiedo: la lezione
è stata imparata o il trionfante mondo occidentale, a cominciare da quello
americano, finirà come le antiche e ricche dinastrie cinesi? Scritto in
economia, globalizzazione, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 38 ) » (4
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05Dec 08 Chi fa davvero del bene. E un dubbio: quanto serve l'Unicef? Ho sempre
nutrito un'istintiva diffidenza per le grandi organizzazioni umanitarie
internazionali, con la sola eccezione della Crose rossa internazionale. Quando
ricevi a casa voluminose lettere su carta patinata con richieste di aiuti,
lettere spedite a pioggia, ti chiedi: ma questi soldi non potevano essere spesi
in maniera più intelligente? C'è chi sostiene che il 75% del budget di
organizzazioni come l'Unicef finisca in stipendi, ufficii, strutture
amminstrative; dunque solo il 25% verrebbe usato per aiutare le popolazioni
bisognose. L'Unicef nega e sostiene che le spese fisse sono di gran lunga
inferiori. Quale sia la verità non lo so, ma qui nel Benin ho provato una
sensazione sgradevole. L'altro giorno sono passato di fronte alla sede Unicef
di Cotonou e ho visto schierate diversi Fuoristrada modernissimi, enormi, con
una grande antenna sul cofano. Ferme naturalmente. La sede è protetta d un
grande cancello e dal filo spinato. Mi sono chiesto: perchè un'associazione che
fa del bene deve trincerarsi come se fosse un'ambasciata? Scrivendo mi è venuto
in mente lo scandalo scoppiato l'anno scorso in Germania, che ha rivelato
compensi stratosferici e ingiustificati proprio all'Unicef.. In questi giorni
ho incontrati diversi cooperanti sia cattolici sia laici, molti dei quali italiani,
e la differenza rispetto al gigantismo dell'Unicef è evidente: chi fa davvero
il bene riduce allo stretto indispensabile le spese fisse, compra jeep usate e
in numero limitatissimo. E fa un grande affidamento sui volontari che vengono a
trascorrere qui qualche settimana o un mese. Ho conosciuto degli italiani
meravigliosi, cattolici e laici, di destra e di sinistra; e in particolare fra
Fiorenzo Priuli, il fondatore dell'ospedale di Tanguiéta, l'emblema vivente del
Bene e dell'Altruismo; uno dei personaggi più straordinari che ho incontrato
nella mia vita. In questi giorni sto maturando una convinzione: se si vuole
aiutare i Paesi più poveri è meglio privilegiare le organizzazioni più piccole,
di cui potete verificare l'autenticità. Serve di più. E riscalda l'anima.
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Dec 08 Quel
problema dell'Africa (e del nostro Meridione.) Mi trovo in Benin a Cotonou,
invitato da Justitia et Pax a partecipare a un convegno su immigrazione e
comunicazione. Sono rimasto molto colpito dall'intervento di padre Raymond
Goudjo secondo il quale uno dei maggiori problemi della società africana è la
tendenza a scaricare su altri la responsabilità dei guai attuali: la colpa è
del colonialismo, di Reagan, di Sarkozy. Un atteggiamento che finisce per
incoraggiare una mentalità assistenzialista e l'aspettativa che i problemi
debbano essere risolti da altri, quasi sempre staccando generosi assegni. Da
qui l'immobilismo sociale, che spinge la maggior parte dei talenti africani, i
giovani laureati o con un buon livello scolastico ad emigrare, nella
consapevolezza che solo fuori dal proprio Paese possano tentare di trovare una
gratificazione professionale e un migliore tenore di vita. Il fenomeno talvolta
è spontaneo, talaltra è indotto dal mito, spesso illusorio, dell'Occidente. Il
risultato però è innegabile: l'Africa viene privata delle sue élites migliori e
la società nel suo insieme anziché svilupparsi finisce per restare prigioniera
delle proprie ragnatele sociali. L'intervento mi ha sorpreso anche per le
similitudini con alcuni noti aspetti dell'italica questione meridionale. Molti
ragazzi di talento del nostro sud devono trasferirisi al nord o emigrare, per
vedere riconosciute le proprie capacità e una volta partiti brillano. E non
tornano più. Chi resta animato da una reale volontà di cambiamento quasi sempre
deve arrendersi all'inerzia dei propri cittadini e di una mentalità ripiegata
su se stessa, impregnata di fatalismo. In genere anche il Sud pretende che
siano altri a risolvere i propri guai, segnatamente lo Stato centrale. Secondo
padre Raymond l'Africa migliorerà davvero solo quando sarà capace di
sviluppare, dal proprio interno, una nuova cultura civile, una nuova identità e
quando saprà dotarsi di nuovi leader carismatici. Vale anche per il nostro
Meridione? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 25 ) » (2 voti, il voto
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Nov 08 Gli
Usa hanno creato un mostro: il Pakistan Della tragica vicenda di Mombai ritengo
due elementi: 1) Tra gli errori commessi dagli Usa, quello più evidente e
potenzialmente pericoloso riguarda il Pakistan, a cui Washington ha dato
persino le bombe atomiche. Il problema è che si tratta di un regime instabile,
inaffidabile, sempre più condizionato dal ricatto e dall'invadenza di gruppi
legati all'Islam radicale. Quando gli Usa invasero l'Afghanistan, permisero a
molti agenti pakistani di scappare in aereo, ma tra loro c'erano anche
terroristi, protetti da Islamabad. Al Qaida agisce indisturbata in un'ampia
zona al confine tra Afghanistan e Pakistan e fino ad oggi i tentativi di dare
la caccia ai terroristi sono alquanto blandi e riluttanti da parte delle forze
armate pakistane. Se Bin Laden è vivo è molto probabile che abbia trovato
rifiugio proprio qui. I terroristi che hanno colpito in India sono pakistani e,
a quanto pare, hanno potuto programmare, proprio dal Pakistan, la strage.
Indisturbati, naturalmente. 2) E' ora di chiarire l'equivoco: il Pakistan è
amico o no dell'Occidente? E se non lo fosse più, come penso, come ci regoliamo
con le bombe atomiche? Che gran pasticcio. complimenti vivissimi agli strateghi
di Washington. Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 44 ) » (3 voti,
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Nov
08 Carlà, Soru e l'orgoglio altalenante degli italiani Non conosco la
situazione politica della Sardegna e da lontano non so giudicare Sour come
politico, ma devo dire che il suo gesto è davvero ammirabile. E' stato eletto
dai cittadini, ma non è amato dai partiti della sua maggioranza di
centrosinistra, che anziché appoggiarlo gli fanno guerra. Ha tenuto duro per un
po' e poi ne ha tratto le conseguenze: "Voglio mantenere salda la mia
chiarezza, i principi che hanno ispirato la mia esperienza fino ad adesso. Ho
cercato di riflettere su cosa sia più utile per la Sardegna e i sardi, non per
me. Pur nella consapevolezza del momento difficile, credo che la cosa migliore
per i sardi sia chiarire immediatamente lo stato della maggioranza alla quale
hanno dato fiducia fino a oggi". Insomma, si è comportato con coerenza e
dignità: non ci sono più le condizioni? Me ne vado. Non altrettanto si può dire
di molti nostri compatrioti . Su Carlà Brunì in Sarkozy ho già espresso il mio
pensiero e l'esternazione con cui ha annunciato al mondo di essere "felice
di non essere più italiana" ha rafforzato le mie convinzioni sul suo
conto. Sarko l'ha scelta e se la tenga. Ma mi chiedo però perché molti italiani
continuino a prostrarsi ai suoi piedi: in Rai addirittura se la contendono. La
vogliono a Sanremo, la vuole quel furbacchione di Fabio Fazio che è addirittura
disposto a dedicarle uno speciale. A Milano c'è chi la vorrebbe invitare alla
Prima della Scala. Pazienza se ha offeso l'Italia, quel che conta è l'audience,
è adulare la star, adulare il potente. Pessimo costume nazionale, che la
modernità evidente non scalfisce. Ma mi chiedo: perché è così difficile, così
raro mostrare un po' di orgoglio, un po' di integrità? Scritto in Italia,
francia, giornalismo Commenti ( 52 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un
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inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a
Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it
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il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti... per
la vecchiaia - 2 Emails Quello stile di "Repubblica"... - 2 Emails
Ultime discussioni Franco Parpaiola: Salve. Non mi spennare marina, che di
piume ormai me ne sono rimaste poche. L'Italia probabilmente... marina: Te Franco,uccello
del malaugurio,spero proprio di no che non succeda peggio che ad Atene. I
giovani senza... Franco Parpaiola: Salve. Dicevo al piano di sotto, che io di case e di vita famigliare ne capisco poco, qui però né...
bo.mario: A prescindere dagli orientamenti politici la casa è un bene primario.
Speculare su un bene primario vuol... colzani: Sig. Foa penso che la crescita immobiliare degli ultimi anni abbia fatto molto bene
all'economia... Ultime news Veltroni: cambiamo o saremo travolti D'Alema:
"Il Pd amalgama malriuscito"Tariffe giù a gennaio: luce -5,1%, gas
-1% Ad aprile ancora caliUsa, il Tesoro "salva" i colossi di Detroit:
stanziati 17,4 miliardiBertolaso minaccia l'addio Il premier: i fondi ci
sonoGiustizia, Berlusconi: "Presenteremo la riforma" Attacco ad
Annozero : "No ai processi mediatici"Natale è sempre Natale: ultimi
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il sito di Radio 3 Mondo Jones, un eccellente giornalista inglese La zanzara di
Cruciani - Radio 24 Osservatorio Europeo di Giornalismo Prima Pagina, la
rassegna stampa di Radio 3 Sito web ilGiornale.it December
( da "Trentino" del 20-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Casa, crollo del prezzo
dell'usato: -15% Bene la Rotaliana grazie alla nuova viabilità. Rigotti: «Si
torna alla normalità» MARZIA BORTOLAMEOTTI TRENTO. Si è arrestato il mercato
del mattone, anzi è in flessione soprattutto quello dell'usato che ha fatto
registrare un calo del 15% rispetto all'anno scorso. Nelle località turistiche
e anche in città la folle corsa dei prezzi delle case
si è bloccata, con qualche aumento del 3% nelle zone dove sono state realizzate
da poco infrastrutture per agevolare la mobilità, come Mezzolombardo e la bassa
Val di Non, che sono più facili da raggiungere grazie alla nuova strada della
Rocchetta. Un mercato stagnante che registra un calo delle compravendite e un
raddoppio dei tempi per chiudere un contratto. Questo è emerso ieri alla
presentazione della tredicesima edizione del volume Guida casa 2009 della
Fimaa. «I prezzi dell'usato stanno tornando alla
normalità - ha commentato Severino Rigotti, presidente provinciale dei
mediatori agenti d'affari - prima erano gonfiati: colpa anche nostra che
lasciavamo decidere al cliente il prezzo del suo immobile in vendita. In alcuni
casi un appartamento usato costava pressappoco come uno nuovo di zecca». E così
i prezzi delle case di "seconda mano" sono
crollati rispetto allo scorso anno e il mercato da "dopato" sta
tornando alla normalità, anche se non si vedono grossi
cedimenti sugli immobili nuovi. In alcune zone della città, come a Gardolo e a
Povo, il prezzo degli appartamenti è stato addirittura ritoccato verso l'alto e
per prendere casa in centro storico servono sempre 5 mila euro al metro quadro.
«Anche se non è molto gettonato il centro storico - continua Rigotti - perché
non ci sono garage e non c'è più spazio per costruire. La zona più
richiesta resta la Bolghera». Ma a fronte di una stabilità dei prezzi sul nuovo, le compravendite sono calate a causa della
crisi economica scoppiata a livello globale. «Si è creato panico a livello di
compravendita degli immobili, tante persone non riescono ad ottenere un mutuo
ipotecario perché le banche lo concedono meno facilmente e la gente ha perso
potere d'acquisto» spiega Rigotti. Le zone di maggiore sofferenza sono
soprattutto Rovereto, dove ci sono molte abitazioni invendute, e l'Alto Garda,
dove le transazioni sono sempre più difficili e si arriva anche a 8 mesi per
concludere un affare, mentre un anno fa la media era di 3-4 mesi. Problemi si
riscontrano anche in Primiero: le vendite sono calate anche del 20 per cento e
gli intermediatori si vedono penalizzati dalla legge Gilmozzi che pone il veto
sull'acquisto delle seconde case. Un vincolo che viene
visto come una sorta di blocco al turismo. Restando proprio in tema di turismo,
nelle principali località della provincia non si sono avvertite variazioni
significative. Ad esempio a Madonna di Campiglio si può arrivare a 12.500 euro
al metro, come nel 2007. Impossibile prevedere come andrà il mercato nel 2009,
anche se gli addetti ai lavori prevedono ulteriori ribassi. Anche alla luce
della normativa che entrerà in vigore nel luglio del prossimo anno, secondo cui
le case dovranno avere una certificazione energetica:
una sorta di carta d'identità per le nuove costruzioni (e per quelle in fase di
ristrutturazione) che saranno classificate in base al fabbisogno energetico per
metro quadro.
( da "Milano Finanza" del 20-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Milano Finanza
Numero 253 pag. 62 del 20/12/2008 | Indietro Quanto costa costruire
in Europa I VOSTRI SOLDI NEL MATTONE Non sono solo la location, la tipologia di edificio e le rifiniture a determinare il valore di
un immobile. Le grandi differenze di prezzo delle case osservate in giro
per il mondo dipende anche dalla varianza dei costi di costruzione associati ai
diversi Paesi. Non si tratta di una variabile trascurabile se si guarda ai
risultati di uno studio condotto da Eurostat, il braccio statistico dell'Unione
europea, su 37 Paesi del Vecchio continente. Fatta 100 la media di costo
osservata in Europa, gli analisti hanno calcolato il differenziale tra i vari
Paesi. E le differenze sono quantomai evidenti. Secondo i risultati
dell'indagine, il Paese europeo caratterizzato dal maggior costo di
realizzazione di un immobile è l'Islanda con un valore superiore del 66%
rispetto alla media europea. Seguono a breve distanza altri tre Paesi nordici,
Danimarca, Norvegia e Svezia, con un livello di costi di costruzione più alti
del 50% rispetto al valore medio registrato in Europa. Ma non sono solo i Paesi
scandinavi a presentare un'incidenza così elevata dei costi di realizzazione di
un immobile rispetto al prezzo finale. In Gran Bretagna, per esempio, costruire
una casa costa in media il 40% in più rispetto al Belgio, mentre in Olanda e
Austria i costi di realizzazione sono più alti del 24% rispetto alla media Ue.
E che cosa dire dell'Italia? Nonostante i prezzi
proibitivi raggiunti da alcune aree delle grandi metropoli della Penisola, costruire
una casa in Italia presenta ancora dei prezzi
competitivi rispetto a quanto registrato da Eurostat sull'intero scacchiere del
Vecchio continente. La realizzazione di un immobile su e giù per lo Stivale
costa infatti il 17% in meno rispetto alla media europea, e addirittura l'83%
in meno se paragonato con l'Islanda. Ma c'è anche chi sta meglio di noi. In
Spagna o in Grecia, per esempio, innalzare un immobile presenta un costo
inferiore del 21% alla media Ue. Per non parlare della Slovacchia, dove fatta
100 la media europea, costruire una casa costa appena 65. Oppure dell'Albania,
dove il costo locale arriva a toccare addirittura quota 48. Naturalmente i
costi di costruzione variano anche in base alla tipologia di edificio. In
Italia, per esempio, per innalzare un immobile commerciale il livello di
«sconto» in rapporto alla media europea è pari al 21%, mentre per il
residenziale la differenza di prezzo non va oltre il -9%. Stesso discorso anche
nelle maggiori economie del Vecchio continente. In Germania, per esempio, la
realizzazione di un immobile a uso commerciale presenta dei costi superiori del
15% rispetto alla media europea mentre nel caso di edifici residenziali il
differenziale sale a +21%. Valori molto più elevati nel caso del Regno Unito,
dove le costruzioni commerciali, secondo Eurostat, presentano un livello di
costo pari a +51% se paragonati con il resto d'Europa, mentre l'extra-costo del
residenziale non supera il +21%. Tendenza opposta in Francia. In questo caso,
l'edilizia residenziale presenta un costo di realizzazione inferiore a quella
commerciale. Più 11% nel primo caso contro +13% nel secondo. (riproduzione
riservata) Gabriele Frontoni costa Italia Eurostat Paesi
Europa costruire Alias Prima di lasciare un commento e'
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( da "Adige, L'" del 20-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
RUDY
GADDO La crisi economica inizia a toccare da vicino anche il mercato immobiliare trentino RUDY
GADDO La crisi economica inizia a toccare da vicino anche il mercato immobiliare trentino. Per
la prima volta da oltre un decennio a questa parte, nel 2008 i prezzi
delle case sono scesi anche in provincia di Trento. In base ai dati forniti ieri dalla
sede provinciale della Fimaa (Federazione Italiana Mediatori Agenti d'Affari)
presentando «Guida Casa 2009», il borsino annuale che da oltre un lustro
riassume i costi degli immobili e fino ad oggi aveva sempre registrato numeri
positivi o almeno stabili, a calare è stato essenzialmente l'usato,
deprezzatosi mediamente quasi del 10% rispetto a dodici mesi fa. Il nuovo
invece è rimasto stabile o, in alcune zone come la val di Non e la Piana
Rotaliana, si è addirittura apprezzato. Calano usato e affitti. «Non siamo
stupiti negativamente dal calo dei prezzi dell'usato -
spiega Severino Rigotti, presidente della Fimaa del Trentino Alto Adige -.
Negli ultimi anni c'era stato un aumento ingiustificato nelle quotazioni degli
appartamenti da ristrutturare, in molti casi arrivati a costare quanto un nuovo.
È tempo che si torni a far pagare il giusto. E in questo aiuterà l'introduzione
da luglio della nuova norma in materia di certificazione energetica, che nei
casi limite potrebbe portare a un calo dell'usato del 20-25%». A contrarsi
quest'anno non è stato però solo il prezzo d'acquisto di immobili usati. «Sono
scesi - spiega Carlo Inama, consigliere della Fimaa e curatore di Guida casa -
anche gli affitti residenziali, calati quasi del 10% medio, e i costi
d'acquisto e locazione di spazi ad uso produttivo, commerciale o ufficio. Gli
affitti per uffici in molte zone sono passati da 12 euro al metro quadro a 10 o
9 euro». Meno compravendite. Ciò che più preoccupa gli agenti immobiliari,
però, non è la flessione registrata dai prezzi, tutto
sommato lieve rispetto a quanto avvenuto in altre zone d'Italia, ma il calo
delle compravendite e l'allungamento medio dei tempi di trattativa. «Le
registrazioni notarili quest'anno si sono ridotte dell'11-12%» spiega Rigotti.
«E i tempi si sono allungati da
( da "Messaggero Veneto, Il" del 21-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Le compravendite in
provincia sono minori rispetto a un recente passato ma non si può parlare di
blocco soprattutto alla luce dei dati degli ultimi mesi Casa, il mercato non
risente della crisi Martucci (presidente Fiaip): si vendono bene gli alloggi al
di sotto dei 100 mila euro e quelli sopra i 200 mila Chi è colpito dal crollo
dell'economia è invece la classe media. Prezzi in calo anche del 20% Mattone in
crisi? Non per il mercato immobiliare. Il presidente
provinciale della Fiaip, Antonio Martucci, afferma infatti che in novembre, ma
anche nella prima metà di dicembre, il movimento nel settore delle abitazioni è
stato abbastanza vivace: «Se questa è la crisi - così il commento di Martucci -
direi che non abbiamo molto da lamentarci». La situazione, però, non è
omogenea. Da quanto evidenzia Martucci, tengono bene le vendite di case al di sotto dei 100 mila euro e al di sopra dei 200
mila. «Ad avere i maggiori problemi - spiega l'immobiliarista - è quindi la
fascia di clientela intermedia». In sostanza, gli acquisti per la prima casa,
ma a costi decisamente economici, vengono ancora gettonati. «Va sottolineato
che il cliente è molto attento, più che in passato e, magari, ci mette un po'
più tempo a decidere - rimarca Martucci -. Cerca, chiaramente, di tirare al
massimo sul prezzo, anche condizionato dalle notizie riguardanti il calo del
valore economico degli immobili e senz'altro sull'usato ci sono buone
occasioni. Ma anche sul nuovo siamo fra le province, in Italia, che hanno i prezzi più bassi e questo, forse, ci permette di risentire
meno della crisi». Anche per gli immobili di prezzo
elevato, oltre i 200 mila euro, non ci sono grossi rallentamenti, «in quanto
chi ha un reddito alto risente meno chiaramente dei problemi del caro-mutuo o
di altre difficoltà». Chi appare, invece, colpita fortemente dal crollo
dell'economia è la cosiddetta classe media: «In precedenza era molto frequente
che le famiglie già con un appartamento piccolo dopo qualche anno
cercassero un'abitazione più grande perché nel frattempo, magari, era arrivato
qualche figlio. Oggi, invece, molto più difficilmente fanno questo passo e si
tengono l'appartamento piccolo aspettando, probabilmente, tempi migliori». Non
si può non sottolineare, peraltro, che, come diceva Martucci, soprattutto per
gli appartamenti usati i prezzi stanno diventando più
che appetibili, in quanto, rispetto a qualche mese fa, i costi sono decisamente
scesi, raggiungendo picchi che sfiorano, in qualche situazione, addirittura il
20%, mentre la percentuale del calo dei prezzi del
nuovo non raggiunge le due cifre. Martucci, in ogni caso, dà un'immagine
decisamente diversa della crisi edilizia nell'Isontino, crisi che, secondo
soprattutto i sindacati, starebbe raggiungendo livelli molto elevati, con
centinaia di appartamenti invenduti. Al punto da provocare una
"morìa" di piccole imprese e molte difficoltà alle aziende più
grandi, costrette in più casi a licenziare. «È innegabile che un freno nelle
compravendite ci sia - precisa Martucci -, se paragoniamo i movimenti a qualche
anno fa. Però non si può parlare di blocco del mercato perché non è così.
Ripeto: novembre e dicembre sono stati decisamente buoni e direi che,
complessivamente, gli investimenti sulla pubblicità ripagano. Anche e
soprattutto in periodi come questo è indispensabile fornire alla gente
informazioni sulle abitazioni disponibili. Una pubblicità - avverte però il
presidente della Fiaip - che deve sempre essere accompagnata da grande
professionalità da parte dell'operatore, il quale deve garantire al cliente la
qualità del servizio che viene fornito». Patrizia Artico