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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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TARTICOLI DEL  17-22 dicembre 2008      #TOP


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Immobili, compravendite in netto calo nel settore residenziale MF Online 22/12/2008

 

La crisi continua a colpire il settore immobiliare. Nel terzo trimestre 2008 il volume complessivo delle compravendite è infatti stato di 329.051 transazioni con un decremento del 13% rispetto al terzo trimestre 2007. E' quanto è emerso dai dati elaborati dall'Agenzia del Territorio che sottolinea come si conferma il trend negativo già segnalato a partire dal secondo semestre 2006, dopo un lungo periodo di crescita più o meno continua.

Il calo maggiore, precisa l'Agenzia del Territorio, si registra nel settore residenziale, con 150.356 compravendite (-14,1%), seguito dal settore terziario, con 3.779 transazioni (-13,4%), dal settore commerciale, con 9.346 (-12,8%) e dal settore produttivo, che con 3.220 registra il calo più contenuto (-3,6%). 

Persino le pertinenze con 115.311 (comprensive di cantine e magazzini oltre ai box-posti auto) sono in sensibile calo, -11,4%, anche se inferiore a quello del residenziale cui sono in gran parte collegate. Ancora più nel dettaglio, il mercato del settore residenziale subisce un forte calo sopratutto nel Nord (-16,1%), mentre risulta inferiore nel Sud (-10,3%).

Il mercato residenziale, inoltre, si contrae maggiormente nei comuni non capoluogo, con una diminuzione del 16% circa, mentre nei capoluoghi il calo è inferiore (-9,3%). Tale fenomeno si osserva per la prima volta dal 2001, ovvero da quando l'Agenzia effettua analisi sul mercato immobiliare.

Considerando, infine il mercato residenziale delle 10 principali città e delle rispettive province si conferma la tendenza già evidenziata, ovvero che le compravendite subiscono una consistente contrazione soprattutto nei comuni minori (-16,7% mediamente) piuttosto che nei capoluoghi (-8,9% mediamente).

E' da notare, altresì, che nel periodo 2000-2006 le compravendite sono cresciute soprattutto nelle province, piuttosto che nei capoluoghi e che per questi ultimi, il declino del mercato era già iniziato nel 2005. Un andamento in controtendenza mostrano Firenze e Venezia, dove le compravendite di abitazioni hanno un tendenziale positivo, +23,2% e +4,2% rispettivamente.

Tale andamento, peraltro, potrebbe essere influenzato dalle vendite della Scip che seguono tempistiche amministrative e non di mercato, nonché da un terzo trimestre 2007 particolarmente fiacco. In effetti, prendendo in considerazione i primi tre trimestri dell'anno rispetto all'analogo periodo del 2007, anche queste due città evidenziano un calo di compravendite, molto contenuto per Firenze, -1,9%, più evidente per Venezia, -11,7%.

Bisognerà attendere la conclusione del 2008 e la depurazione dai dati delle vendite Scip, per verificare l'effettiva presenza di tale controtendenza e la sua permanenza o meno.

Arianna Ferrari


Case, flessione record delle vendite di Cristiano Dell'Oste (Il Sole 24 Ore Lunedí 22 Dicembre 2008)

 

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Qualche tempo fa, un agente immobiliare ha fotografato così il mercato: tante trattative e pochi contratti, venditori che non abbassano le pretese e compratori che non alzano le offerte. Un'opinione comune tra gli addetti ai lavori, che si riflette nel monitoraggio dell'agenzia del Territorio. L'ultima rilevazione approfondisce il dato medio sulle vendite di abitazioni – in calo del 14,1% nel trimestre al 30 settembre – e aiuta a capire qualcosa in più della frenata cominciata nel 2007.

La flessione delle compravendite è più forte nelle piccole città di provincia che nei capoluoghi. Si sente più al Nord che al Sud. Colpisce più le abitazioni che le altre categorie di immobili (negozi, capannoni e uffici). Differenze relativamente costanti nel tempo, che raccontano come cambia il rapporto degli italiani con la casa. Quelli che la vorrebbero vendere, ma non riescono. Quelli che la vorrebbero comprare, ma non possono. E quelli che, per ora, preferiscono aspettare.
«Una delle ragioni più importanti del rallentamento delle vendite, se non la più importante in assoluto, è la difficoltà di accesso al credito da parte delle famiglie», commenta Caterina Andreussi, responsabile dell'ufficio studi dell'Omi, l'Osservatorio sul mercato immobiliare del Territorio. Da quando è iniziata la crisi, le banche sono diventate più prudenti nel concedere mutui alle famiglie. E, in parallelo, molti potenziali clienti hanno preferito rinviare la decisione di indebitarsi.

Il risultato è un'equazione semplicissima: meno prestiti e meno acquisti. E questo aiuta anche a spiegare perché il calo dei contratti sia stato più forte nelle regioni settentrionali. «Al Nord si ricorre al mutuo nel 54,9% degli acquisti immobiliari; molto più che al Sud, dove ci si ferma al 38,8 per cento», rileva ancora Andreussi.
Più complicato, invece, è capire perché le compravendite siano diminuite in provincia più che nei capoluoghi. Le ragioni sono almeno due. Innanzitutto, nelle grandi città il mercato aveva già iniziato a rallentare, mentre nei centri minori era rimasto più vivace. Basti pensare che dal 2004 al 30 giugno 2008 le città con più di 250mila abitanti hanno visto l'aumento più alto dei prezzi delle case (+35,9%), ma anche la diminuzione più forte delle transazioni (-20%). In secondo luogo, grazie alla maggiore disponibilità di terreni edificabili, tra il 2005 e il 2007 oltre l'85% delle nuove costruzioni è stato realizzato fuori dai capoluoghi: con la conseguenza che oggi in provincia l'offerta è relativamente elevata.

Si spiega così il confronto tra la città di Roma (vendite -9,8%) e i centri di provincia (-22,3%) o quello tra Bologna (-5,3%) e il territorio circostante (-26,8%). Nel caso di Firenze e Venezia, poi, il capoluogo ha addirittura il segno positivo, ma qui è un terzo semestre 2007 molto fiacco a influenzare il dato: se si guarda ai primi nove mesi di quest'anno, il trend si allinea alle altre grandi città.
La maggiore diminuzione delle vendite nel residenziale rispetto agli altri settori dipende invece da un dato storico: tradizionalmente, la domanda di abitazioni è rivolta soprattutto all'acquisto della prima casa. Come afferma la ricercatrice dell'agenzia del Territorio, «quello dell'abitazione principale è il segmento di primo approccio al mercato immobiliare ed è normale che sia il più debole nel momento in cui ad andare in difficoltà sono le famiglie. Uffici, negozi e capannoni seguono logiche differenti».

Alle difficoltà dei potenziali compratori si aggiunge poi la rigidità dei venditori. «Come sempre accade nel ciclo immobiliare – conclude Andreussi – prima diminuiscono le transazioni, poi i prezzi. Semplicemente, quando finisce una fase di crescita, i venditori non sono disposti da subito a ridurre il prezzo. E l'adeguamento può richiedere anche più di un anno».
cristiano.delloste@ilsole24ore.com



Report "Mercato immobiliare"

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Mercato immobiliare (12)


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Sezione principale: Mercato immobiliare

auto e banche fanno crac in pochi mesi: com'è possibile? - alessandro volpi ( da "Tirreno, Il" del 17-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: di un credito bancario e finanziario a ottimi prezzi. Nessuno infine si preoccupava di chiedergli quanto fosse indebitato. Quando la bolla è scoppiata, i nodi sono venuti al pettine in maniera contemporanea e rapidissima. Il caso Madoff è molto simile a quello delle grandi aziende che producono automobili o delle grandi banche.

Consumi: CsC, tornano a crescere nel 2010, -0,5% 2008, -1,4% in 2009 ( da "01net" del 17-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: la diminuzione dei prestiti è dovuto sia al calo delle richieste dei mutui per la fine della bolla immobiliare sia a una maggiore selettività delle banche sulla solvibilità delle famiglie e questo penalizza "la spesa delle famiglie e trasmette all'economia reale la crisi finanziaria, con il rischio concreto di effetti di ritorno sul sistema finanziario,

Questo Bernanke gioca a poker con il mercato ( da "Milano Finanza (MF)" del 18-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: gli effetti delle politiche monetarie di questo decennio sono stati insoddisfacenti. In primo luogo, la Fed ha tenuto i tassi di interesse troppo bassi per troppo tempo provocando un'indigestione di credito e la bolla immobiliare. Al tempo Bernanke era uno dei governatori della Fed ma non ha ancora ammesso l'errore.

L'insegnamento del Giappone ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: In entrambi i casi le banche centrali hanno dovuto far fronte all'esplosione di una bolla immobiliare e finanziaria I punti in comune Con il costo del denaro quasi a zero (anzi in Americaè negativo in termini reali, visto che l'inflazione è all'1,1%), l'arma dei tassi diventa inutilizzabile.

Attenti ai prezzi delle case (anche in Italia). ( da "Giornale.it, Il" del 18-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: In America, come sappiamo, i prezzi delle case sono crollati, in Gran Bretagna anche. Colpa dei mutui subprime dicevano gli esperti, che negli altri Paesi europei non esistevano o quasi. Vero. E infatti i prezzi delle case in Paesi come Francia e Italia hanno tenuto, ma ora il vento potrebbe girare.

IL DECENNIO PERDUTO DEL GIAPPONE ( da "Lavoce.info" del 19-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: 23 anni) calano in quindici anni, praticamente quasi tutto il quinquennio della bolla speculativa e il decennio a partire dal 1994. Anche i prezzi delle importazioni hanno un andamento simile: calano in quattordici anni. La spiegazione sembra basarsi soprattutto sulla rivalutazione dello yen e sulle importazioni dalla Cina.

Toh, il governo italiano finanziava Bill Clinton. ( da "Giornale.it, Il" del 19-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Dec 08 Attenti ai prezzi delle case (anche in Italia) In America, come sappiamo, i prezzi delle case sono crollati, in Gran Bretagna anche. Colpa dei mutui subprime dicevano gli esperti, che negli altri Paesi europei non esistevano o quasi. Vero. E infatti i prezzi delle case in Paesi come Francia e Italia hanno tenuto,

Attenti ai prezzi delle case (anche in Italia) ( da "Giornale.it, Il" del 19-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Dec 08 Attenti ai prezzi delle case (anche in Italia) In America, come sappiamo, i prezzi delle case sono crollati, in Gran Bretagna anche. Colpa dei mutui subprime dicevano gli esperti, che negli altri Paesi europei non esistevano o quasi. Vero. E infatti i prezzi delle case in Paesi come Francia e Italia hanno tenuto,

Casa, crollo del prezzo dell'usato: -15% ( da "Trentino" del 20-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: anche se non si vedono grossi cedimenti sugli immobili nuovi. In alcune zone della città, come a Gardolo e a Povo, il prezzo degli appartamenti è stato addirittura ritoccato verso l'alto e per prendere casa in centro storico servono sempre 5 mila euro al metro quadro. «Anche se non è molto gettonato il centro storico - continua Rigotti - perché non ci sono garage e non c'

Quanto costa costruire in Europa ( da "Milano Finanza" del 20-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: tipologia di edificio e le rifiniture a determinare il valore di un immobile. Le grandi differenze di prezzo delle case osservate in giro per il mondo dipende anche dalla varianza dei costi di costruzione associati ai diversi Paesi. Non si tratta di una variabile trascurabile se si guarda ai risultati di uno studio condotto da Eurostat, il braccio statistico dell'Unione europea,

RUDY GADDO La crisi economica inizia a toccare da vicino anche il mercato immobiliare trentino ( da "Adige, L'" del 20-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: RUDY GADDO La crisi economica inizia a toccare da vicino anche il mercato immobiliare trentino RUDY GADDO La crisi economica inizia a toccare da vicino anche il mercato immobiliare trentino. Per la prima volta da oltre un decennio a questa parte, nel 2008 i prezzi delle case sono scesi anche in provincia di Trento.

casa, il mercato non risente della crisi ( da "Messaggero Veneto, Il" del 21-12-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: della crisi». Anche per gli immobili di prezzo elevato, oltre i 200 mila euro, non ci sono grossi rallentamenti, «in quanto chi ha un reddito alto risente meno chiaramente dei problemi del caro-mutuo o di altre difficoltà». Chi appare, invece, colpita fortemente dal crollo dell'economia è la cosiddetta classe media: «In precedenza era molto frequente che le famiglie già con un appartamento


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auto e banche fanno crac in pochi mesi: com'è possibile? - alessandro volpi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Tirreno, Il" del 17-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

I PERCHé DELLA CRISI ECONOMICA AUTO E BANCHE FANNO CRAC IN POCHI MESI: COM'è POSSIBILE? ALESSANDRO VOLPI Molti si domandano come sia stata possibile l'esplosione di una crisi finanziaria ed economica così improvvisa e così violenta. Com'è possibile per esempio che in pochi mesi colossi industriali che valevano diverse decine - in alcuni casi centinaia - di miliardi di dollari abbiano distrutto larghissima parte della loro ricchezza e abbiano oggi una capitalizzazione quasi inesistente? Come è possibile che grandi banche di chiara fama e di consolidata tradizione stiano rischiando di fallire? Sulla scia di Madoff Di fronte a simili domande, una risposta almeno parziale proviene dal più recente dei crac finanziari. Bernard Madoff, titolare di uno dei fondi più gettonati dai gestori di "hedge fund" (quelli fortemente speculativi), ha registrato perdite, in una manciata di ore, per oltre 50 miliardi di dollari gettando nel panico intere piazze finanziarie, a partire dalla Svizzera dove le banche temono buchi per più di 5 miliardi di euro, e dal mercato italiano, in cui alcuni istituti avevano affidato significative risorse a Madoff. Al di là delle cifre ingenti, quello che colpisce è però la dinamica della fortuna e del fallimento dello speculatore americano, ingegnoso nel costruire uno schema in realtà abbastanza semplice: Madoff pagava infatti i suoi vecchi clienti impiegando le somme dei nuovi clienti, che gli affidavano le loro fortune convinti proprio dalla straordinaria capacità di Madoff di raggiungere i rendimenti promessi. In sostanza si trattava di una gigantesca catena di Sant'Antonio che ha retto fino a quando la richiesta di rimborsi non ha superato le nuove sottoscrizioni; ha retto cioè fino a quando le paure innescate dalla crisi finanziaria non hanno chiesto il conto, rendendo conclamata la fine della festa. Questa vicenda, che sembra molto particolare, è invece paradigmatica della natura della crisi. Indebitati e contenti Madoff ha potuto fare soldi per anni approfittando della opacità dei mercati; nessuno sapeva, né voleva sapere, in cosa investisse per garantire i rendimenti promessi. Inoltre, poteva disporre, per aggiustare le eventuali difficoltà temporanee, di un credito bancario e finanziario a ottimi prezzi. Nessuno infine si preoccupava di chiedergli quanto fosse indebitato. Quando la bolla è scoppiata, i nodi sono venuti al pettine in maniera contemporanea e rapidissima. Il caso Madoff è molto simile a quello delle grandi aziende che producono automobili o delle grandi banche. I mercati sapevano che le tre grandi case americane - Ford, GM e Chrysler - avevano registrato una riduzione delle loro vendite in soli dieci mesi di oltre un milione e mezzo di veicoli e che scontavano le criticità legate al forte aumento del prezzo del petrolio. Ma sapevano anche che le perdite erano coperte, di fatto, grazie alla facile liquidità bancaria, consentita da un costo del denaro tenuto basso dalla Fed. In tali condizioni, l'attenzione a quanto quel debito fosse sostenibile per le banche, se cioè le aziende automobilistiche fossero state in grado di saldarlo, era assai debole. Così come era tenue la preoccupazione sullo stato complessivo dei conti delle banche che erogavano i prestiti: tanto - si pensava - con tassi bassi e con le Borse pronte a spingere verso l'alto, con i rendimenti dei titoli azionari delle stesse banche e delle società loro debitrici, le difficoltà non si sarebbero mai materializzate. Quando poi si sono presentati i primi segnali di crisi, banche e aziende hanno comprato le proprie azioni sui mercati per sostenerne gli andamenti, magari indebitandosi di nuovo. In pratica, come nel caso di Madoff, larghe parti del sistema economico e finanziario si autoalimentavano facendo appello a una illusionistica e illusoria solidità che, una volta rivelata la sua reale consistenza, è sparita del tutto in pochi giorni. Col denaro non caro La rapidità e la violenza della crisi dipendono pertanto da alcuni fattori. Proviamo a riassumerli. 1. Il sistema economico e finanziario è stato a lungo abituato a stare in piedi ricorrendo a un massiccio indebitamento; 2. tale indebitamento è avvenuto grazie al basso costo del denaro praticato in primis dalla Federal Reserve; 3. i rendimenti finanziari delle aziende e delle banche indebitate premiavano i sottoscrittori dei titoli di esse stesse e queste sottoscrizioni consentivano a banche e aziende di avere un alto valore di capitalizzazione e di disporre di liquidità ulteriore; 4. lo scoppio della bolla immobiliare ha avviato una verifica globale dei conti delle banche e delle aziende perché i mercati hanno cominciato bruscamente ad aprire gli occhi sull'artificiosità del sistema e hanno espresso grandi paure nel rimettere risorse in circolazione; 5. la mancanza di trasparenza dei mercati, che è stata la loro forza nella fase di esplosione, è diventata la loro principale e insuperabile debolezza. All'autorità del mercato, ormai priva di autorevolezza, ha dovuto sostituirsi quella dello Stato; nella speranza che di fondi Madoff in giro ce ne siano più pochi...

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Consumi: CsC, tornano a crescere nel 2010, -0,5% 2008, -1,4% in 2009 (sezione: Mercato immobiliare)

( da "01net" del 17-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Consumi: CsC, tornano a crescere nel 2010, -0,5% 2008, -1,4% in 2009 Per ora però hanno innestato la retromarcia (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 16 dic - Consumi delle famiglie in retromarcia. Il Centro studi di Confindustria stima i consumi delle famiglie in calo dello 0,5% nel 2008, dell'1,4% nel 2009 e un ritorno alla crescita solo nel 2010 con un +0,7%. Calo del prezzo dell'energia e riduzione dei tassi di interesse generano un bonus per le famiglie di 24,1 miliardi di euro nel 2009, rileva il CsC, "c'è però il rischio che questo bonus non venga speso per il prevalere dell'incertezza". Cala, secondo il CsC, l'erogazione dei mutui alle famiglie (-1,8% negli ultimi 12 mesi) mentre tiene l'erogazione dei crediti al consumo, pari a +5,4% in ottobre. Nel complesso, sono comunque diminuiti i prestiti alle famiglie: 1,9 miliardi di euro in meno sull'ottobre 2007. E secondo il CsC c'è il rischio di un credit crunch sulle famiglie: la diminuzione dei prestiti è dovuto sia al calo delle richieste dei mutui per la fine della bolla immobiliare sia a una maggiore selettività delle banche sulla solvibilità delle famiglie e questo penalizza "la spesa delle famiglie e trasmette all'economia reale la crisi finanziaria, con il rischio concreto di effetti di ritorno sul sistema finanziario, in una spirale pericolosa".

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Questo Bernanke gioca a poker con il mercato (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza (MF)" del 18-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

MF Numero 251  pag. 8 del 18/12/2008 | Indietro Questo Bernanke gioca a poker con il mercato MF MILANO FINANZA/THE WALL STREET JOURNAL EUROPE Se Ben Bernanke non fosse un economista, nonché il presidente della Banca centrale, potrebbe essere uno di quei giocatori di poker delle tv via cavo, di quelli con gli occhiali da sole scuri, pronti a scommettere tutte le fiches con il poker texano. Non ci sono dubbi che al presidente della Federal Reserve piaccia puntare tutto sulla politica monetaria, senza pensare ai rischi. Se l'attuale Fed creda davvero che la politica monetaria abbia dei limiti, non è ciò che ha dimostrato ieri il Federal Open Market Committee. I dieci membri hanno approvato all'unanimità una riduzione del tasso sui fondi federali, portati dall'1% allo 0-0,25%. Ma con i buoni del Tesoro scambiati ormai a tasso zero, mentre il mondo si sposta verso investimenti sicuri, l'effetto concreto di questo taglio del tasso d'interesse sarà trascurabile. Tuttavia, il comitato ha promesso anche iniezioni di capitale nell'economia tramite una politica che gli economisti definiscono «quantitative easing», vale a dire stampando denaro. Ciò significa gonfiare il bilancio della Fed mediante l'acquisto diretto di titoli di Stato o altre obbligazioni dalle banche. In linea teorica, dovrebbe trattarsi di uno stimolo ai prestiti e agli investimenti. La Fed si era già mossa in questa direzione a fine settembre, quando i mercati creditizi erano andati in tilt. La velocità del collasso monetario che va di pari passo all'aggravarsi della recessione ha costretto la Fed a promettere una quantità illimitata di dollari nel tentativo di sorreggere l'economia. Un altro obiettivo è la lotta alla deflazione, cioè alla caduta dei prezzi, finché la contrazione economica non si sarà fermata. E a giudicare dal rialzo delle azioni e dei titoli di ieri, a molti investitori l'idea piace. La triste verità, però, è che i mercati avevano già accolto i precedenti tagli della Fed con entusiasmo per poi, con il passare del tempo, restare puntualmente delusi. Ieri l'ex vicepresidente della Fed Alan Blinder ha fornito un quadro chiaro della situazione dicendo al Wall Street Journal che «la Fed si merita un 10 o un 10– per gli sforzi, ma un voto molto più basso per i risultati». Detto da Blinder, che ha sempre appoggiato le manovre espansive della Fed, il commento suona stonato, ma la vera efficacia della politica sta nel contributo reso alla crescita economica e non nella capacità di Bernanke di impressionare gli spettatori con giochi di prestigio. E da questo punto di vista, gli effetti delle politiche monetarie di questo decennio sono stati insoddisfacenti. In primo luogo, la Fed ha tenuto i tassi di interesse troppo bassi per troppo tempo provocando un'indigestione di credito e la bolla immobiliare. Al tempo Bernanke era uno dei governatori della Fed ma non ha ancora ammesso l'errore. Poi, nell'autunno dello scorso anno, la Fed ha diminuito ancora una volta i tassi di interesse, provocando una seconda bolla, questa volta nel mercato delle materie prime, che non ha fatto altro che aggravare la recessione. Lunedì un altro ex governatore della Fed, Frederic Mishkin, ha difeso quella decisione, affermando che se la Fed non avesse tagliato i tassi, la situazione economica sarebbe stata anche peggiore. Questo è impossibile saperlo con certezza, ma abbiamo notato che Mishkin è riuscito a far passare in qualche modo sotto silenzio i prezzi delle materie prime, in picchiata per quasi un anno. Ora la Fed si è lanciata in una nuova avventura monetaria e chiede al mondo di credere che stavolta riuscirà nell'intento. Speriamolo davvero. E se il problema di alcuni strumenti creditizi è la mancanza di liquidità, l'acquisto diretto di quegli asset da parte della Fed dovrebbe contribuire a uno scongelamento del credito. Intanto è già riuscita a ridurre i tassi sui mutui ipotecari. Tuttavia, oggi il problema economico più urgente non è la mancanza generalizzata di liquidità, quanto la paura e l'incertezza. Banche, consumatori e imprese sono nascosti nelle proprie tane e si tengono stretto il denaro finché il peggio non sarà passato. Nel frattempo, gli investitori di tutto il mondo tentano di diminuire i rischi e limitare le perdite riducendo l'indebitamento, un processo sul quale la Fed può influire ben poco. Piuttosto che di una semplice iniezione di liquidità da parte della Fed, ciò di cui l'economia ha reale bisogno è il ripristino della fiducia. Parliamo da oltre un anno di una riduzione sostanziale delle tasse, ma il periodo di transizione di Barack Obama sembra tendere piuttosto verso uno «stimolo» alla spesa. Questo orientamento suscita grande disappunto. L'altra spinta giungerebbe da una ristrutturazione finanziaria più aggressiva, che vedrebbe il Tesoro e la Federal Deposit Insurance Corporation fare pressione sulle banche perché facciano emergere le proprie perdite e sugli istituti destinati alla bancarotta perché chiudano o accettino di fondersi. Il dipartimento del Tesoro di Obama farebbe meglio a trasformare il Tarp nella manovra risolutiva originariamente immaginata da Paul Volcker e altri. Quanto alla Fed, la domanda da 2.200 miliardi di dollari è se sarà pronta a ritirare con sufficiente rapidità tutta la liquidità in eccesso una volta che l'economia si sarà ristabilita. Mishkin e il collega Bernanke insistono nell'assicurare che la Fed lo farà. Ma non è la prima volta che lo sentiamo dire. E sappiamo anche che la Fed si basa sull'indicatore economico ritardato della disoccupazione, invece che sui segnali più attendibili dei prezzi, per calibrare le proprie politiche. Non è un caso che il dollaro abbia perso forza nelle ultime settimane e che ieri abbia subito l'ennesimo colpo. Gli investitori di tutto il mondo non sanno se fidarsi della scommessa monetaria di Bernanke. Tesoro  Mishkin  Fed  mercato  Bernanke  poker  

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L'insegnamento del Giappone (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-18 - pag: 2 autore: CONFRONTI L'insegnamento del Giappone Asse Washington-Tokyo La Fed come la Banca centrale del Giappone? Il confronto viene spontaneo dopo la decisione americana di portare i tassi quasi a zero, come ha fatto per anni la Bank of Japan per combattere la deflazione. In entrambi i casi le banche centrali hanno dovuto far fronte all'esplosione di una bolla immobiliare e finanziaria I punti in comune Con il costo del denaro quasi a zero (anzi in Americaè negativo in termini reali, visto che l'inflazione è all'1,1%), l'arma dei tassi diventa inutilizzabile. Il Giappone, fino al 2006, ha scelto la strada dell'«allentamento quantitativo», basato cioè sull'immissione di una forte quantità di liquidità per combattere la deflazione. Anche gli Stati Uniti si stanno indirizzando su questa strada: ieri la Fed ha annunciato che comprerà sul mercato una massiccia quantità di titoli garantiti da mutui e di obbligazioni di Fannie Maee Freddie Mac (le due società pubbliche attive nel mercato dei prestiti per la casa) per rimettere in moto il credito Le differenze La Bank of Japan indicò esplicitamente quanta moneta intendeva aggiungere al sistema, cosa che la Fed invece non ha fatto. Non solo, ma Bernanke e gli altri membri del Comitato di politica monetaria stanno valutando la possibilità di acquistare titoli di Statoa lungo termine,con l'obiettivo di mantenerli bassi.L'altra differenza di fondo sta nei tempi. La Fed ha fatto in dodici mesi quello che la Banca del Giappone ha fatto in più di dieci anni: portare i tassi a zero e avviare politiche di allentamento quantitativo

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Attenti ai prezzi delle case (anche in Italia). (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale.it, Il" del 18-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

In America, come sappiamo, i prezzi delle case sono crollati, in Gran Bretagna anche. Colpa dei mutui subprime dicevano gli esperti, che negli altri Paesi europei non esistevano o quasi. Vero. E infatti i prezzi delle case in Paesi come Francia e Italia hanno tenuto, ma ora il vento potrebbe girare. Anzi, in Francia è già girato: l'altro giorno Le Monde rivelava che i prezzi sono scesi persino a Parigi per la prima volta da molti anni. Nulla di drammatico, il calo è compreso tra il 2 il 5%, ma si tratterebbe solo dell'inizio di una fase discendente. La ragione? Le banche, nonostante i tassi bassissimi, tendono a non concedere più i mutui. E in Italia? Finora, secondo i dati dell'Agenzia del Territorio, le compravendite sono diminuite del 14% ma i prezzi hanno tenuto. Già, ma fino a quando? La domanda non è retorica, perchè sempre secondo l'Agenzia (citata da Italia Oggi) il 49% delle compravendite è "assistita dal mutuo", con punte del 54,9% al nord. Ed è noto che negli ultimi anni la parte coperta da un prestito bancario ha continuato ad aumentare con punte dell'80 percento. I prezzi salivano soprattutto perché le banche erano alquanto generose nell'elargire i mutui, nella speranza (come in America) che il mercato potesse crescere per sempre. Da qui certe quotazioni straosferiche e l'aumento dell'indebitamento delle famiglie. Oggi anche le banche italiane hanno reso molto più severe le regole per accedere un mutuo e in genere sono molto guardinghe nel prestare fondi ai privati. Viene a mancare la benzina che ha alimentato il mercato immobiliare e i risparmi in circolazione non aumentano certo. Anzi. E allora la logica suggerisce che anche in Italia i prezzi siano destinati a scendere. Sbaglio? Scritto in economia, globalizzazione, Italia Non commentato » (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Dec 08 Ma il Pd di chi è figlio? E quanto può durare? La sconfitta del Pd in Abruzzo e il coinvolgimento di alcuni suoi esponenti nelle inchieste di corruzione mi induce a due considerazioni. La prima: la sinistra rivendica da sempre una presunta superiorità morale, persino ai tempi di Tangentopoli. Da tempo ritengo ingiustificata questa pretesa, ora ne abbiamo la definitiva conferma. La corruzione del sistema politico è endemica, soprattutto a livello locale. E nemmeno Di Pietro può vantare una verginità assoluta perlomeno riguardo la costituzione e la gestione del partito, come ha rivelato qualche qualche tempo fa il suo ex amico Elio Veltri. La seconda: il problema del Pd mi sembra innanzitutto di identità. Voleva proporsi come partito di sinistra moderno e aveva nell'antiberlusconismo il suo elemento aggregante, che però oggi non è più centrale per la maggior parte degli italiani. Il suo ridimensionamento ha fatto esplodere l'incoerenza più forte, che riguarda l'anima e le radici. Il Pd è un partito di origine democristiana o socialista? E' possibile una sintesi tra la corrente che si rifà alla Margherita e quella diessina post comunista? Con il passare dei giorni ho l'impressione che la frattura anziché ricomporsi tenda ad allargarsi. E' mancata una risposta credibile alla crisi economica-finanziaria, continua a mancare un progetto ideologico coerente: è impossibile voler essere come Blair e al contempo tenersi in casa la Bindi, avendo una dirigenza che si è formata alla scuola del Pcus. Se continua così rischia di finire male, non solo per Veltroni. Il Partito democratico è destinato a morire? Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 13 ) » (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Dec 08 Ma questa America non è migliore dell'Europa Quante volte abbiamo sentito la frase. "In America questo non potrebbe succedere" oppure "In America chi paga sbaglia davvero" o ancora "in America i controlli sono rigorosi", soprattutto riguardo gli scandali economici e finanziari. Credo che il complesso di inferiorità degli europei e di noi italiani non sia più giustificato. Se ripercorriamo gli ultimi dieci anni ci accorgiamo che: - la folle deregolamentazione del mercato dei derivati e l'abolizione di alcuni sani vincoli nella gestione delle banche americane è stata varata alla fine degli anni Novanta dai ministri economici di Clinton - Rubin e Summers - sotto pressione delle lobbies, in particolare di Citigroup - negli anni otto anni successivi l'amministrazione Bush non ha fatto nulla per correggere il tiro, anzi ha allentato ulteriormente i vincoli. - per decenni una società come la Enron era considerata un gioiello dell'economia americana, in realtà era un a scatola vuota. Quando fallì si disse che le autorità avevano capito la lezione e imposto nuove regole più stringenti; in realtà non è cambiato nulla. - la casta dei finanzieri di Wall Street era così forte da imporre alla guida del Tesoro, il numero uno di Golman Sachs, Henri Paulson che è ancora in carica. - Le banche per anni sono riuscite a mascherare, sempre grazie alle alchimie dei derivati, la reale entità delle loro esposizioni, mettendo in pericolo la sopravvivenza di Aeg, la prima compagnia di assicurazione al mondo. Cosa facevano le autorità di controllo? Erando davvero indipendenti o, com'è probabile, erano conniventi? - ora apprendiamo dell"ultima frode, quella del fondo hedge di Bernard Madoff, che si è inghiottito 50 miliardi di dollari, senza che nessuno si accorgesse di nulla. E Madoff era considerato un finanziere rispettabile, non a caso è stato a lungo presidente del Nasdaq. Sono stati fatti dei controlli, delle verifiche contabili? Dov'erano le autorità di vigilanza? - infine: il grande rinnovatore Barack Obama chi ha nominato al ministero del Tesoro e come primo consulente economico? Geithner e Summers, due uomini di Rubin, che tra l'altro oggi è alla guida di Citigroup e durante la campagna elettorale era uno dei consulenti proprio di Obama. La mia impressione è che gli Usa oggi abbiano problemi di credibilità molto più seri di noi europei e che il sistema sia viziato, distorto; che la casta dei finanzieri non abbia perso potere nonostante i guai colossali che ha combinato. E allora smettiamo di citare gli Usa come esempio, almeno fino a quando l'America non sarà tornata ad essere l'America per rigore morale e senso civico. o sbaglio? Scritto in europa, economia, globalizzazione, democrazia, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 46 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Dec 08 Un dubbio: il supermercato conviene ancora? Non so voi, ma il mio conto al supermercato continua a salire a dispetto del fatto che i beni acquistati sono più o meno gli stessi. Ho provato a fare qualche aqcuisto in un altro supermercato ma ho visto che più o meno la spesa corrisponde. Nel frattempo è capitato di comprare carne dal macellaio o in uno dei pochi negozi di alimentari rimasti e, sorpresa, a casa ci siamo accorti che non c'è più molta differenza con le grandi catene; anzi, talvolta il piccolo dettagliante è più conveniente. Da qui la mia riflessione: la grande distribuzione si è affermata nel corso del tempo perché potendo permettersi grandi acquisti e dunque economia di scala, riusciva a garantire prezzi più bassi rispetto al piccolo dettagliante, ora però ci troviamo in una situazione di quasi oligopolio: ci sono tre-quattro grandi marchi che dominano il mercato. Non penso che ci siano accordi diretti, certo non, ad esempio, tra le Coop e l'Esselunga, però la mia impressione è che esistano tacite convenienze comuni ovvero che su un'ampia gamma di prodotti la fascia di prezzo non oscilli più di tanto, con il risultato che i prezzi mediamente sono più alti di quanto dovrebbero essere in una situazione di vera concorrenza, al punto che la differenza con il piccolo negozio tende a ridursi. Ma non essendoci quasi più negozietti siamo tutti costretti a fare la spesa al supermercato. Condividete la mia esperienza? Insomma, il supermercato conviene ancora? Scritto in economia, Italia Commenti ( 28 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Dec 08 Abbiamo imparato la lezione della crisi? Sto per rientrare in Italia dopo aver vissuto una settimana praticamente fuori dal mondo. Quella africana e' stata un'esperienza molto bella e umanamente ricca. Visti dal Benin i nostri problemi di occidentali sull'orlo della recessione appaiono ovviamente molto relativi ma mi inducono a una riflessione che in realtà é un rammarico: ho l'impressione che abbiamo sprecato la nostra ricchezza o meglio la nostra capacità di creare ricchezza. Il benessere avrebbe potuto permetterci di creare una società migliore, più equilibrata, saggia e invece le società occidentali si sono lasciate sopraffare e manipolare da una casta finanziaria mossa unicamente dall'avidità e da un arricchimento personale sproporzionato e ingiustificato. Quella casta e' composta dai manager che per vent'anni hanno dettato le regole a tutti, travisando i concetti di una sana economia di mercato. Noi occidentali potevamo essere felici e invece scopriamo di essere stati ingannati, travisati, siamo molto più poveri e molti di noi disperati. Si è avverata una legge descritta con dovizia dagli antichi saggi cinesi, a cominciare da Sun Tzu: le società crollano se chi comanda davvero è mosso unicamente dall'egoismo e dalla bramosia. Mi chiedo: la lezione è stata imparata o il trionfante mondo occidentale, a cominciare da quello americano, finirà come le antiche e ricche dinastrie cinesi? Scritto in economia, globalizzazione, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 38 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Dec 08 Chi fa davvero del bene. E un dubbio: quanto serve l'Unicef? Ho sempre nutrito un'istintiva diffidenza per le grandi organizzazioni umanitarie internazionali, con la sola eccezione della Crose rossa internazionale. Quando ricevi a casa voluminose lettere su carta patinata con richieste di aiuti, lettere spedite a pioggia, ti chiedi: ma questi soldi non potevano essere spesi in maniera più intelligente? C'è chi sostiene che il 75% del budget di organizzazioni come l'Unicef finisca in stipendi, ufficii, strutture amminstrative; dunque solo il 25% verrebbe usato per aiutare le popolazioni bisognose. L'Unicef nega e sostiene che le spese fisse sono di gran lunga inferiori. Quale sia la verità non lo so, ma qui nel Benin ho provato una sensazione sgradevole. L'altro giorno sono passato di fronte alla sede Unicef di Cotonou e ho visto schierate diversi Fuoristrada modernissimi, enormi, con una grande antenna sul cofano. Ferme naturalmente. La sede è protetta d un grande cancello e dal filo spinato. Mi sono chiesto: perchè un'associazione che fa del bene deve trincerarsi come se fosse un'ambasciata? Scrivendo mi è venuto in mente lo scandalo scoppiato l'anno scorso in Germania, che ha rivelato compensi stratosferici e ingiustificati proprio all'Unicef.. In questi giorni ho incontrati diversi cooperanti sia cattolici sia laici, molti dei quali italiani, e la differenza rispetto al gigantismo dell'Unicef è evidente: chi fa davvero il bene riduce allo stretto indispensabile le spese fisse, compra jeep usate e in numero limitatissimo. E fa un grande affidamento sui volontari che vengono a trascorrere qui qualche settimana o un mese. Ho conosciuto degli italiani meravigliosi, cattolici e laici, di destra e di sinistra; e in particolare fra Fiorenzo Priuli, il fondatore dell'ospedale di Tanguiéta, l'emblema vivente del Bene e dell'Altruismo; uno dei personaggi più straordinari che ho incontrato nella mia vita. In questi giorni sto maturando una convinzione: se si vuole aiutare i Paesi più poveri è meglio privilegiare le organizzazioni più piccole, di cui potete verificare l'autenticità. Serve di più. E riscalda l'anima. Scritto in globalizzazione, Italia, Varie Commenti ( 28 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Dec 08 Quel problema dell'Africa (e del nostro Meridione.) Mi trovo in Benin a Cotonou, invitato da Justitia et Pax a partecipare a un convegno su immigrazione e comunicazione. Sono rimasto molto colpito dall'intervento di padre Raymond Goudjo secondo il quale uno dei maggiori problemi della società africana è la tendenza a scaricare su altri la responsabilità dei guai attuali: la colpa è del colonialismo, di Reagan, di Sarkozy. Un atteggiamento che finisce per incoraggiare una mentalità assistenzialista e l'aspettativa che i problemi debbano essere risolti da altri, quasi sempre staccando generosi assegni. Da qui l'immobilismo sociale, che spinge la maggior parte dei talenti africani, i giovani laureati o con un buon livello scolastico ad emigrare, nella consapevolezza che solo fuori dal proprio Paese possano tentare di trovare una gratificazione professionale e un migliore tenore di vita. Il fenomeno talvolta è spontaneo, talaltra è indotto dal mito, spesso illusorio, dell'Occidente. Il risultato però è innegabile: l'Africa viene privata delle sue élites migliori e la società nel suo insieme anziché svilupparsi finisce per restare prigioniera delle proprie ragnatele sociali. L'intervento mi ha sorpreso anche per le similitudini con alcuni noti aspetti dell'italica questione meridionale. Molti ragazzi di talento del nostro sud devono trasferirisi al nord o emigrare, per vedere riconosciute le proprie capacità e una volta partiti brillano. E non tornano più. Chi resta animato da una reale volontà di cambiamento quasi sempre deve arrendersi all'inerzia dei propri cittadini e di una mentalità ripiegata su se stessa, impregnata di fatalismo. In genere anche il Sud pretende che siano altri a risolvere i propri guai, segnatamente lo Stato centrale. Secondo padre Raymond l'Africa migliorerà davvero solo quando sarà capace di sviluppare, dal proprio interno, una nuova cultura civile, una nuova identità e quando saprà dotarsi di nuovi leader carismatici. Vale anche per il nostro Meridione? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 25 ) » (2 voti, il voto medio è: 3 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Nov 08 Gli Usa hanno creato un mostro: il Pakistan Della tragica vicenda di Mombai ritengo due elementi: 1) Tra gli errori commessi dagli Usa, quello più evidente e potenzialmente pericoloso riguarda il Pakistan, a cui Washington ha dato persino le bombe atomiche. Il problema è che si tratta di un regime instabile, inaffidabile, sempre più condizionato dal ricatto e dall'invadenza di gruppi legati all'Islam radicale. Quando gli Usa invasero l'Afghanistan, permisero a molti agenti pakistani di scappare in aereo, ma tra loro c'erano anche terroristi, protetti da Islamabad. Al Qaida agisce indisturbata in un'ampia zona al confine tra Afghanistan e Pakistan e fino ad oggi i tentativi di dare la caccia ai terroristi sono alquanto blandi e riluttanti da parte delle forze armate pakistane. Se Bin Laden è vivo è molto probabile che abbia trovato rifiugio proprio qui. I terroristi che hanno colpito in India sono pakistani e, a quanto pare, hanno potuto programmare, proprio dal Pakistan, la strage. Indisturbati, naturalmente. 2) E' ora di chiarire l'equivoco: il Pakistan è amico o no dell'Occidente? E se non lo fosse più, come penso, come ci regoliamo con le bombe atomiche? Che gran pasticcio. complimenti vivissimi agli strateghi di Washington. Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 44 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Nov 08 Carlà, Soru e l'orgoglio altalenante degli italiani Non conosco la situazione politica della Sardegna e da lontano non so giudicare Sour come politico, ma devo dire che il suo gesto è davvero ammirabile. E' stato eletto dai cittadini, ma non è amato dai partiti della sua maggioranza di centrosinistra, che anziché appoggiarlo gli fanno guerra. Ha tenuto duro per un po' e poi ne ha tratto le conseguenze: "Voglio mantenere salda la mia chiarezza, i principi che hanno ispirato la mia esperienza fino ad adesso. Ho cercato di riflettere su cosa sia più utile per la Sardegna e i sardi, non per me. Pur nella consapevolezza del momento difficile, credo che la cosa migliore per i sardi sia chiarire immediatamente lo stato della maggioranza alla quale hanno dato fiducia fino a oggi". Insomma, si è comportato con coerenza e dignità: non ci sono più le condizioni? Me ne vado. Non altrettanto si può dire di molti nostri compatrioti . Su Carlà Brunì in Sarkozy ho già espresso il mio pensiero e l'esternazione con cui ha annunciato al mondo di essere "felice di non essere più italiana" ha rafforzato le mie convinzioni sul suo conto. Sarko l'ha scelta e se la tenga. Ma mi chiedo però perché molti italiani continuino a prostrarsi ai suoi piedi: in Rai addirittura se la contendono. La vogliono a Sanremo, la vuole quel furbacchione di Fabio Fazio che è addirittura disposto a dedicarle uno speciale. A Milano c'è chi la vorrebbe invitare alla Prima della Scala. Pazienza se ha offeso l'Italia, quel che conta è l'audience, è adulare la star, adulare il potente. Pessimo costume nazionale, che la modernità evidente non scalfisce. Ma mi chiedo: perché è così difficile, così raro mostrare un po' di orgoglio, un po' di integrità? Scritto in Italia, francia, giornalismo Commenti ( 52 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Nov 08 Obama, il cambiamento. può attendere Barack Obama sta riempendo il suo governo di ex collaboratori di Bill Clinton; ha scelto come ministro del Tesoro il presidente della Federal Reserve di New York, un uomo dell'establishment. "Barack è stato eletto promettendo il cambiamento, ma nel costruire la squadra del governo ha scelto l'esperienza, l'affidabilità, la tradizione", come spiego in un editoriale pubblicato oggi, in cui tra l'altro paragono il pragmatismo della sinistra americana all'inconsistenza di quella europea (Pd di Veltroni incluso). Non c'è da meravigliarsi: Obama è un politico che sa affascinare le folle, ma che alla prova dei fatti è estremamente realista, al limite del cinismo. Anche in politica estera e nella Difesa chi si aspetta stravolgimenti epocali si illude: e a questo proposito segnalo l'ultimo numero di Risk, la rivista di geostrategia del gruppo Liberal diretta dall'ottimo Andrea Nativi, che dedica l'ultimo numero proprio all'America di Obama. Secondo Nativi le grandi linee del Pentagono verranno confermate, con al più qualche correttivo di forma. Nei prossimi quattro anni sono improbabili trasformazioni sostanziali. E dunque prepariamoci: Obama ora ha una priorità ed è l'economia (come sappiamo tutti), ma non è un rivoluzionario. Il suo obiettivo non è di cambiare il sistema, ma di correggerne gli eccessi. E pazienza se molti suoi attuali ammiratori rimarranno delusi. A proposito: quanto impiegherà la sinistra italiana a capirlo? Scritto in Italia, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 64 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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Dante: Caro Franco Parpaiola, Ma allora ce l'hai proprio con gli italoamericani. non con gli AMERICANI in... 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Gli Usa hanno creato un mostro: il Pakistan Carlà, Soru e l'orgoglio altalenante degli italiani Obama, il cambiamento. può attendere Pagine Biografia Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Marcello Foa © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti

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IL DECENNIO PERDUTO DEL GIAPPONE (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Lavoce.info" del 19-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

>IL DECENNIO PERDUTO DEL GIAPPONE di Carlo Filippini 19.12.2008 Torna la paura della deflazione, intesa nel senso di diminuzione generalizzata dei prezzi. Utile allora guardare cosa è accaduto in Giappone, che ha sperimentato la stagnazione per dieci anni. Almeno ufficialmente, perché in realtà la crisi serpeggia ancor oggi: il Nikkei non è lontano dal minimo di gennaio 2003 e da aprile 2008 il paese è di nuovo tecnicamente in recessione. Il reddito è sceso solo nel biennio 1998-99 mentre i prezzi sono calati nel 1995, dal 1999 al 2003 e nel 2005. E la spesa in consumi delle famiglie dei lavoratori replica la discesa dei prezzi al consumo. Fino alla metà del secolo scorso, i periodi nei quali il livello dei prezzi cresceva (inflazione) si sono alternati a periodi con prezzi generalmente calanti (deflazione). Dopo la seconda guerra mondiale, invece, i prezzi sono quasi sempre cresciuti e si è diffusa la convinzione che questo andamento fosse irreversibile. Perfino il significato delle parole cambiò: deflazione diventò prevalentemente la caduta del reddito o prodotto di un paese, non più la diminuzione generalizzata dei prezzi. LA BOLLA E LA CRISI Con la lunga stagnazione dell?economia giapponese, a partire dal 1990, la paura di una deflazione (nel vecchio significato) è ritornato attuale; ?paura? per i motivi chiariti in un contributo di Francesco Daveri .   Il ?decennio perduto? dalla società giapponese trova le sue origini nell?accordo del Plaza Hotel, 22 settembre 1985, tra Stati Uniti, Giappone, Regno Unito, Germania e Francia che prevedeva la rivalutazione dello yen e del marco nei confronti del dollaro. Nel giro di un anno il tasso di cambio yen/dollaro passa da 250 a 150; in Giappone inizia a gonfiarsi la bolla speculativa: nel periodo 1985?1989 l?indice Nikkei, il più noto e rappresentativo della borsa di Tokyo, sale da circa 12.600 (settembre 1985) a 38.957 (29 dicembre 1989) mentre i prezzi delle case e dei terreni triplicano.Èil periodo in cui un metro quadrato a Ginza, la via Montenapoleone di Tokyo, poteva costare un milione e mezzo di dollari; si diceva che il valore dei soli giardini del Palazzo imperiale fosse superiore a quello di tutta la California. Le imprese ottengono credito dalle banche dando come garanzia azioni, edifici, terreni: i valori di questi ultimi crescono e prestiti crescenti sono concessi con le stesse garanzie.    All?inizio del 1990 labolla speculativa scoppia: in nove mesi, da gennaio a settembre, il Nikkei crolla a 19.782 toccando il minimo di 8.237 a fine gennaio 2003. Con un ritardo di quasi un anno anche i prezzi dei terreni e degli edifici scendono. Le garanzie non sono più adeguate, ma poche imprese falliscono: innanzi tutto non fa e non faceva parte del comportamento societario in Giappone chiedere il fallimento del debitore; inoltre ogni keiretsu o gruppo industriale aveva una sua banca di riferimento. All'inizio, la gravità della crisi non appare nella sua dimensione vera: dopotutto nel 1990 e 1991 il Pil cresce del 5,3 e 3,4 per cento. Inoltre le rigidità e le collusioni della società giapponese impediscono di prendere misure adeguate. Si apre così la lunga stagnazione del Giappone: non è una recessione in senso stretto perché il reddito cresce quasi costantemente. Convenzionalmente, finisce a metà 2002, ma in realtà serpeggia ancor oggi: il Nikkei, che aveva superato quota 18.000 nel 2007, è ora a metà dicembre 2008 intorno a 8.700, non lontano dal minimo del gennaio 2003. Per di più il paese è di nuovo ?tecnicamente? in recessione dall?aprile 2008: infatti la crescita del reddito è stata negativa nel secondo e nel terzo trimestre. DEFLAZIONE NEL SOL LEVANTE Tra le maggiori preoccupazioni degli esperti e dei politici è il ritorno della ?vecchia? deflazione: in Giappone i prezzi declinano per alcuni anni. Si è temuto qualcosa di simile negli Usa e in Europa; la crisi in cui ci dibattiamo sembra così profonda da generare non solo una caduta del reddito, ma anche una discesa dei prezzi. È utile forse approfondire alcuni aspetti della deflazione giapponese.  Se confrontiamo (dati Fmi) i tassi annui di variazione del reddito e dei prezzi al consumo dal 1985 al 2007 possiamo notare che il reddito scende solo nel biennio 1998-99 mentre i prezzi calano nel 1995, dal 1999 al 2003 e nel 2005. La diminuzione più grande di questi ultimi è inferiore allo 0,9 per cento, nel 2002, e solo nel 1999 calano sia il Pil sia i prezzi, dello 0,14 e 0,29 per cento rispettivamente. Se poi prendiamo in considerazione i prezzi alla produzione (dati Statistics Bureau, ministero degli Interni e delle Comunicazioni) notiamo che la deflazione è un fenomeno molto frequente: dal 1985 al 2007 (23 anni)  calano in quindici anni, praticamente quasi tutto il quinquennio della bolla speculativa e il decennio a partire dal 1994. Anche i prezzi delle importazioni hanno un andamento simile: calano in quattordici anni. La spiegazione sembra basarsi soprattutto sulla rivalutazione dello yen e sulle importazioni dalla Cina. E la spesa in consumi delle famiglie dei lavoratori? I tassi di variazione sono negativi nel 1994, 1995, dal 1998 al 2003 e nel 2006, quasi replicando la discesa dei prezzi al consumo, con valori (assoluti) compresi tra 0,2 e 2,9 per cento. Se però passiamo alle spese per grandi categorie e ci soffermiamo su quelle più rappresentative dei beni durevoli (casa, mobili e attrezzature per la casa, vestiti e calzature, trasporti e comunicazioni) il quadro si complica: le variazioni negative si disperdono su molti anni senza una chiara concentrazione; la spesa per abbigliamento è decrescente in quasi tutti gli anni dal 1985 al 2007.   Quali sono le cause del ?decennio perduto?? Vedremo quelle più importanti in un altro contributo. Ma quanto è lungo un decennio? Solo una ventina d?anni, speriamo.

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Toh, il governo italiano finanziava Bill Clinton. (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale.it, Il" del 19-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Per assicurare a sua moglie Hillary la nomina a segretario di Stato, Bill Clinton ha dovuto pubblicare la lista dei finanziatori della sua Fondazione. Saltano fuori molti nomi noti, come Bill Gates, Michael Schumacher, Elton John e per cifre davvero imponenti (e dunque imbarazzanti) Paesi come l'Arabia Saudita (tra i dieci e i venticinque milioni) e il Kuwait. A sorpresa ci sono anche gli italiani. Chi? Secondo il Sole 24 Ore il Monte dei Paschi, Autogrill, De Agostini, Enel, Lottomatica, Pirelli. Sono società private e/o quotate in Borsa: ne risponderanno ai loro azionisti. Ma nell'elenco appare anche il ministro italiano dell'Ambiente per una cifra compresa tra i 50 e i 100 mila dollari. Il Sole 24 Ore non specifica la data del versamento (verosimilmente però risale agli anni scorsi), nè le modalità. La fondazione ha scopi caritatevoli, ma dall'analisi dei nomi dei finanziatori, sembra che agisse anche come una gigantesca lobby mondiale per fare o ricevere favori di diverso tipo; da quelli politici a quelli economici. Nella lista appare l'appaltatore militare Blackwater, tristemente famoso in Iraq, il finanziere canadese Frank Giustra che grazie all'ex presidente americano ha ottenuto un appalto minerario in Kazakhstan. Ci sono molti uomini d'affari ucraini, arabi, indiani. Domanda: perchè l'Italia si è unita al consesso? Per far del bene avevamo davvero bisogno di quel maneggione di Bill Clinton? Scritto in economia, globalizzazione, democrazia, Italia, gli usa e il mondo Non commentato » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Dec 08 Attenti ai prezzi delle case (anche in Italia) In America, come sappiamo, i prezzi delle case sono crollati, in Gran Bretagna anche. Colpa dei mutui subprime dicevano gli esperti, che negli altri Paesi europei non esistevano o quasi. Vero. E infatti i prezzi delle case in Paesi come Francia e Italia hanno tenuto, ma ora il vento potrebbe girare. Anzi, in Francia è già girato: l'altro giorno Le Monde rivelava che i prezzi sono scesi persino a Parigi per la prima volta da molti anni. Nulla di drammatico, il calo è compreso tra il 2 il 5%, ma si tratterebbe solo dell'inizio di una fase discendente. La ragione? Le banche, nonostante i tassi bassissimi, tendono a non concedere più i mutui. E in Italia? Finora, secondo i dati dell'Agenzia del Territorio, le compravendite sono diminuite del 14% ma i prezzi hanno tenuto. Già, ma fino a quando? La domanda non è retorica, perchè sempre secondo l'Agenzia (citata da Italia Oggi) il 49% delle compravendite è "assistita dal mutuo", con punte del 54,9% al nord. Ed è noto che negli ultimi anni la parte coperta da un prestito bancario ha continuato ad aumentare con punte dell'80 percento. I prezzi salivano soprattutto perché le banche erano alquanto generose nell'elargire i mutui, nella speranza (come in America) che il mercato potesse crescere per sempre. Da qui certe quotazioni straosferiche e l'aumento dell'indebitamento delle famiglie. Oggi anche le banche italiane hanno reso molto più severe le regole per accedere un mutuo e in genere sono molto guardinghe nel prestare fondi ai privati. Viene a mancare la benzina che ha alimentato il mercato immobiliare e i risparmi in circolazione non aumentano certo. Anzi. E allora la logica suggerisce che anche in Italia i prezzi siano destinati a scendere. Sbaglio? Scritto in economia, globalizzazione, Italia Commenti ( 14 ) » (5 voti, il voto medio è: 3.4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Dec 08 Ma il Pd di chi è figlio? E quanto può durare? La sconfitta del Pd in Abruzzo e il coinvolgimento di alcuni suoi esponenti nelle inchieste di corruzione mi induce a due considerazioni. La prima: la sinistra rivendica da sempre una presunta superiorità morale, persino ai tempi di Tangentopoli. Da tempo ritengo ingiustificata questa pretesa, ora ne abbiamo la definitiva conferma. La corruzione del sistema politico è endemica, soprattutto a livello locale. E nemmeno Di Pietro può vantare una verginità assoluta perlomeno riguardo la costituzione e la gestione del partito, come ha rivelato qualche qualche tempo fa il suo ex amico Elio Veltri. La seconda: il problema del Pd mi sembra innanzitutto di identità. Voleva proporsi come partito di sinistra moderno e aveva nell'antiberlusconismo il suo elemento aggregante, che però oggi non è più centrale per la maggior parte degli italiani. Il suo ridimensionamento ha fatto esplodere l'incoerenza più forte, che riguarda l'anima e le radici. Il Pd è un partito di origine democristiana o socialista? E' possibile una sintesi tra la corrente che si rifà alla Margherita e quella diessina post comunista? Con il passare dei giorni ho l'impressione che la frattura anziché ricomporsi tenda ad allargarsi. E' mancata una risposta credibile alla crisi economica-finanziaria, continua a mancare un progetto ideologico coerente: è impossibile voler essere come Blair e al contempo tenersi in casa la Bindi, avendo una dirigenza che si è formata alla scuola del Pcus. Se continua così rischia di finire male, non solo per Veltroni. Il Partito democratico è destinato a morire? Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 16 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Dec 08 Ma questa America non è migliore dell'Europa Quante volte abbiamo sentito la frase. "In America questo non potrebbe succedere" oppure "In America chi paga sbaglia davvero" o ancora "in America i controlli sono rigorosi", soprattutto riguardo gli scandali economici e finanziari. Credo che il complesso di inferiorità degli europei e di noi italiani non sia più giustificato. Se ripercorriamo gli ultimi dieci anni ci accorgiamo che: - la folle deregolamentazione del mercato dei derivati e l'abolizione di alcuni sani vincoli nella gestione delle banche americane è stata varata alla fine degli anni Novanta dai ministri economici di Clinton - Rubin e Summers - sotto pressione delle lobbies, in particolare di Citigroup - negli anni otto anni successivi l'amministrazione Bush non ha fatto nulla per correggere il tiro, anzi ha allentato ulteriormente i vincoli. - per decenni una società come la Enron era considerata un gioiello dell'economia americana, in realtà era un a scatola vuota. Quando fallì si disse che le autorità avevano capito la lezione e imposto nuove regole più stringenti; in realtà non è cambiato nulla. - la casta dei finanzieri di Wall Street era così forte da imporre alla guida del Tesoro, il numero uno di Golman Sachs, Henri Paulson che è ancora in carica. - Le banche per anni sono riuscite a mascherare, sempre grazie alle alchimie dei derivati, la reale entità delle loro esposizioni, mettendo in pericolo la sopravvivenza di Aeg, la prima compagnia di assicurazione al mondo. Cosa facevano le autorità di controllo? Erando davvero indipendenti o, com'è probabile, erano conniventi? - ora apprendiamo dell"ultima frode, quella del fondo hedge di Bernard Madoff, che si è inghiottito 50 miliardi di dollari, senza che nessuno si accorgesse di nulla. E Madoff era considerato un finanziere rispettabile, non a caso è stato a lungo presidente del Nasdaq. Sono stati fatti dei controlli, delle verifiche contabili? Dov'erano le autorità di vigilanza? - infine: il grande rinnovatore Barack Obama chi ha nominato al ministero del Tesoro e come primo consulente economico? Geithner e Summers, due uomini di Rubin, che tra l'altro oggi è alla guida di Citigroup e durante la campagna elettorale era uno dei consulenti proprio di Obama. La mia impressione è che gli Usa oggi abbiano problemi di credibilità molto più seri di noi europei e che il sistema sia viziato, distorto; che la casta dei finanzieri non abbia perso potere nonostante i guai colossali che ha combinato. E allora smettiamo di citare gli Usa come esempio, almeno fino a quando l'America non sarà tornata ad essere l'America per rigore morale e senso civico. o sbaglio? Scritto in europa, economia, globalizzazione, democrazia, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 51 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Dec 08 Un dubbio: il supermercato conviene ancora? Non so voi, ma il mio conto al supermercato continua a salire a dispetto del fatto che i beni acquistati sono più o meno gli stessi. Ho provato a fare qualche aqcuisto in un altro supermercato ma ho visto che più o meno la spesa corrisponde. Nel frattempo è capitato di comprare carne dal macellaio o in uno dei pochi negozi di alimentari rimasti e, sorpresa, a casa ci siamo accorti che non c'è più molta differenza con le grandi catene; anzi, talvolta il piccolo dettagliante è più conveniente. Da qui la mia riflessione: la grande distribuzione si è affermata nel corso del tempo perché potendo permettersi grandi acquisti e dunque economia di scala, riusciva a garantire prezzi più bassi rispetto al piccolo dettagliante, ora però ci troviamo in una situazione di quasi oligopolio: ci sono tre-quattro grandi marchi che dominano il mercato. Non penso che ci siano accordi diretti, certo non, ad esempio, tra le Coop e l'Esselunga, però la mia impressione è che esistano tacite convenienze comuni ovvero che su un'ampia gamma di prodotti la fascia di prezzo non oscilli più di tanto, con il risultato che i prezzi mediamente sono più alti di quanto dovrebbero essere in una situazione di vera concorrenza, al punto che la differenza con il piccolo negozio tende a ridursi. Ma non essendoci quasi più negozietti siamo tutti costretti a fare la spesa al supermercato. Condividete la mia esperienza? Insomma, il supermercato conviene ancora? Scritto in economia, Italia Commenti ( 28 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Dec 08 Abbiamo imparato la lezione della crisi? Sto per rientrare in Italia dopo aver vissuto una settimana praticamente fuori dal mondo. Quella africana e' stata un'esperienza molto bella e umanamente ricca. Visti dal Benin i nostri problemi di occidentali sull'orlo della recessione appaiono ovviamente molto relativi ma mi inducono a una riflessione che in realtà é un rammarico: ho l'impressione che abbiamo sprecato la nostra ricchezza o meglio la nostra capacità di creare ricchezza. Il benessere avrebbe potuto permetterci di creare una società migliore, più equilibrata, saggia e invece le società occidentali si sono lasciate sopraffare e manipolare da una casta finanziaria mossa unicamente dall'avidità e da un arricchimento personale sproporzionato e ingiustificato. Quella casta e' composta dai manager che per vent'anni hanno dettato le regole a tutti, travisando i concetti di una sana economia di mercato. Noi occidentali potevamo essere felici e invece scopriamo di essere stati ingannati, travisati, siamo molto più poveri e molti di noi disperati. Si è avverata una legge descritta con dovizia dagli antichi saggi cinesi, a cominciare da Sun Tzu: le società crollano se chi comanda davvero è mosso unicamente dall'egoismo e dalla bramosia. Mi chiedo: la lezione è stata imparata o il trionfante mondo occidentale, a cominciare da quello americano, finirà come le antiche e ricche dinastrie cinesi? Scritto in economia, globalizzazione, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 38 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Dec 08 Chi fa davvero del bene. E un dubbio: quanto serve l'Unicef? Ho sempre nutrito un'istintiva diffidenza per le grandi organizzazioni umanitarie internazionali, con la sola eccezione della Crose rossa internazionale. Quando ricevi a casa voluminose lettere su carta patinata con richieste di aiuti, lettere spedite a pioggia, ti chiedi: ma questi soldi non potevano essere spesi in maniera più intelligente? C'è chi sostiene che il 75% del budget di organizzazioni come l'Unicef finisca in stipendi, ufficii, strutture amminstrative; dunque solo il 25% verrebbe usato per aiutare le popolazioni bisognose. L'Unicef nega e sostiene che le spese fisse sono di gran lunga inferiori. Quale sia la verità non lo so, ma qui nel Benin ho provato una sensazione sgradevole. L'altro giorno sono passato di fronte alla sede Unicef di Cotonou e ho visto schierate diversi Fuoristrada modernissimi, enormi, con una grande antenna sul cofano. Ferme naturalmente. La sede è protetta d un grande cancello e dal filo spinato. Mi sono chiesto: perchè un'associazione che fa del bene deve trincerarsi come se fosse un'ambasciata? Scrivendo mi è venuto in mente lo scandalo scoppiato l'anno scorso in Germania, che ha rivelato compensi stratosferici e ingiustificati proprio all'Unicef.. In questi giorni ho incontrati diversi cooperanti sia cattolici sia laici, molti dei quali italiani, e la differenza rispetto al gigantismo dell'Unicef è evidente: chi fa davvero il bene riduce allo stretto indispensabile le spese fisse, compra jeep usate e in numero limitatissimo. E fa un grande affidamento sui volontari che vengono a trascorrere qui qualche settimana o un mese. Ho conosciuto degli italiani meravigliosi, cattolici e laici, di destra e di sinistra; e in particolare fra Fiorenzo Priuli, il fondatore dell'ospedale di Tanguiéta, l'emblema vivente del Bene e dell'Altruismo; uno dei personaggi più straordinari che ho incontrato nella mia vita. In questi giorni sto maturando una convinzione: se si vuole aiutare i Paesi più poveri è meglio privilegiare le organizzazioni più piccole, di cui potete verificare l'autenticità. Serve di più. E riscalda l'anima. Scritto in globalizzazione, Italia, Varie Commenti ( 28 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Dec 08 Quel problema dell'Africa (e del nostro Meridione.) Mi trovo in Benin a Cotonou, invitato da Justitia et Pax a partecipare a un convegno su immigrazione e comunicazione. Sono rimasto molto colpito dall'intervento di padre Raymond Goudjo secondo il quale uno dei maggiori problemi della società africana è la tendenza a scaricare su altri la responsabilità dei guai attuali: la colpa è del colonialismo, di Reagan, di Sarkozy. Un atteggiamento che finisce per incoraggiare una mentalità assistenzialista e l'aspettativa che i problemi debbano essere risolti da altri, quasi sempre staccando generosi assegni. Da qui l'immobilismo sociale, che spinge la maggior parte dei talenti africani, i giovani laureati o con un buon livello scolastico ad emigrare, nella consapevolezza che solo fuori dal proprio Paese possano tentare di trovare una gratificazione professionale e un migliore tenore di vita. Il fenomeno talvolta è spontaneo, talaltra è indotto dal mito, spesso illusorio, dell'Occidente. Il risultato però è innegabile: l'Africa viene privata delle sue élites migliori e la società nel suo insieme anziché svilupparsi finisce per restare prigioniera delle proprie ragnatele sociali. L'intervento mi ha sorpreso anche per le similitudini con alcuni noti aspetti dell'italica questione meridionale. Molti ragazzi di talento del nostro sud devono trasferirisi al nord o emigrare, per vedere riconosciute le proprie capacità e una volta partiti brillano. E non tornano più. Chi resta animato da una reale volontà di cambiamento quasi sempre deve arrendersi all'inerzia dei propri cittadini e di una mentalità ripiegata su se stessa, impregnata di fatalismo. In genere anche il Sud pretende che siano altri a risolvere i propri guai, segnatamente lo Stato centrale. Secondo padre Raymond l'Africa migliorerà davvero solo quando sarà capace di sviluppare, dal proprio interno, una nuova cultura civile, una nuova identità e quando saprà dotarsi di nuovi leader carismatici. Vale anche per il nostro Meridione? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 25 ) » (2 voti, il voto medio è: 3 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Nov 08 Gli Usa hanno creato un mostro: il Pakistan Della tragica vicenda di Mombai ritengo due elementi: 1) Tra gli errori commessi dagli Usa, quello più evidente e potenzialmente pericoloso riguarda il Pakistan, a cui Washington ha dato persino le bombe atomiche. Il problema è che si tratta di un regime instabile, inaffidabile, sempre più condizionato dal ricatto e dall'invadenza di gruppi legati all'Islam radicale. Quando gli Usa invasero l'Afghanistan, permisero a molti agenti pakistani di scappare in aereo, ma tra loro c'erano anche terroristi, protetti da Islamabad. Al Qaida agisce indisturbata in un'ampia zona al confine tra Afghanistan e Pakistan e fino ad oggi i tentativi di dare la caccia ai terroristi sono alquanto blandi e riluttanti da parte delle forze armate pakistane. Se Bin Laden è vivo è molto probabile che abbia trovato rifiugio proprio qui. I terroristi che hanno colpito in India sono pakistani e, a quanto pare, hanno potuto programmare, proprio dal Pakistan, la strage. Indisturbati, naturalmente. 2) E' ora di chiarire l'equivoco: il Pakistan è amico o no dell'Occidente? E se non lo fosse più, come penso, come ci regoliamo con le bombe atomiche? Che gran pasticcio. complimenti vivissimi agli strateghi di Washington. Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 44 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Nov 08 Carlà, Soru e l'orgoglio altalenante degli italiani Non conosco la situazione politica della Sardegna e da lontano non so giudicare Sour come politico, ma devo dire che il suo gesto è davvero ammirabile. E' stato eletto dai cittadini, ma non è amato dai partiti della sua maggioranza di centrosinistra, che anziché appoggiarlo gli fanno guerra. Ha tenuto duro per un po' e poi ne ha tratto le conseguenze: "Voglio mantenere salda la mia chiarezza, i principi che hanno ispirato la mia esperienza fino ad adesso. Ho cercato di riflettere su cosa sia più utile per la Sardegna e i sardi, non per me. Pur nella consapevolezza del momento difficile, credo che la cosa migliore per i sardi sia chiarire immediatamente lo stato della maggioranza alla quale hanno dato fiducia fino a oggi". Insomma, si è comportato con coerenza e dignità: non ci sono più le condizioni? Me ne vado. Non altrettanto si può dire di molti nostri compatrioti . Su Carlà Brunì in Sarkozy ho già espresso il mio pensiero e l'esternazione con cui ha annunciato al mondo di essere "felice di non essere più italiana" ha rafforzato le mie convinzioni sul suo conto. Sarko l'ha scelta e se la tenga. Ma mi chiedo però perché molti italiani continuino a prostrarsi ai suoi piedi: in Rai addirittura se la contendono. La vogliono a Sanremo, la vuole quel furbacchione di Fabio Fazio che è addirittura disposto a dedicarle uno speciale. A Milano c'è chi la vorrebbe invitare alla Prima della Scala. Pazienza se ha offeso l'Italia, quel che conta è l'audience, è adulare la star, adulare il potente. Pessimo costume nazionale, che la modernità evidente non scalfisce. Ma mi chiedo: perché è così difficile, così raro mostrare un po' di orgoglio, un po' di integrità? Scritto in Italia, francia, giornalismo Commenti ( 52 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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Salvatore: Solo per allargare il panorama, negli states le case sono fatte di legno e ricoperte poi di qualcosa che... marina: Non è solo questione delle banche che non concedono mutui.Il problema è che la quasi totalità delle... 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Attenti ai prezzi delle case (anche in Italia) (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale.it, Il" del 19-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Per assicurare a sua moglie Hillary la nomina a segretario di Stato, Bill Clinton ha dovuto pubblicare la lista dei finanziatori della sua Fondazione. Saltano fuori molti nomi noti, come Bill Gates, Michael Schumacher, Elton John e per cifre davvero imponenti (e dunque imbarazzanti) Paesi come l'Arabia Saudita (tra i dieci e i venticinque milioni) e il Kuwait. A sorpresa ci sono anche gli italiani. Chi? Secondo il Sole 24 Ore il Monte dei Paschi, Autogrill, De Agostini, Enel, Lottomatica, Pirelli. Sono società private e/o quotate in Borsa: ne risponderanno ai loro azionisti. Ma nell'elenco appare anche il ministro italiano dell'Ambiente per una cifra compresa tra i 50 e i 100 mila dollari. Il Sole 24 Ore non specifica la data del versamento (verosimilmente però risale agli anni scorsi), nè le modalità. La fondazione ha scopi caritatevoli, ma dall'analisi dei nomi dei finanziatori, sembra che agisse anche come una gigantesca lobby mondiale per fare o ricevere favori di diverso tipo; da quelli politici a quelli economici. Nella lista appare l'appaltatore militare Blackwater, tristemente famoso in Iraq, il finanziere canadese Frank Giustra che grazie all'ex presidente americano ha ottenuto un appalto minerario in Kazakhstan. Ci sono molti uomini d'affari ucraini, arabi, indiani. Domanda: perchè l'Italia si è unita al consesso? Per far del bene avevamo davvero bisogno di quel maneggione di Bill Clinton? Scritto in economia, globalizzazione, democrazia, Italia, gli usa e il mondo Non commentato » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Dec 08 Attenti ai prezzi delle case (anche in Italia) In America, come sappiamo, i prezzi delle case sono crollati, in Gran Bretagna anche. Colpa dei mutui subprime dicevano gli esperti, che negli altri Paesi europei non esistevano o quasi. Vero. E infatti i prezzi delle case in Paesi come Francia e Italia hanno tenuto, ma ora il vento potrebbe girare. Anzi, in Francia è già girato: l'altro giorno Le Monde rivelava che i prezzi sono scesi persino a Parigi per la prima volta da molti anni. Nulla di drammatico, il calo è compreso tra il 2 il 5%, ma si tratterebbe solo dell'inizio di una fase discendente. La ragione? Le banche, nonostante i tassi bassissimi, tendono a non concedere più i mutui. E in Italia? Finora, secondo i dati dell'Agenzia del Territorio, le compravendite sono diminuite del 14% ma i prezzi hanno tenuto. Già, ma fino a quando? La domanda non è retorica, perchè sempre secondo l'Agenzia (citata da Italia Oggi) il 49% delle compravendite è "assistita dal mutuo", con punte del 54,9% al nord. Ed è noto che negli ultimi anni la parte coperta da un prestito bancario ha continuato ad aumentare con punte dell'80 percento. I prezzi salivano soprattutto perché le banche erano alquanto generose nell'elargire i mutui, nella speranza (come in America) che il mercato potesse crescere per sempre. Da qui certe quotazioni straosferiche e l'aumento dell'indebitamento delle famiglie. Oggi anche le banche italiane hanno reso molto più severe le regole per accedere un mutuo e in genere sono molto guardinghe nel prestare fondi ai privati. Viene a mancare la benzina che ha alimentato il mercato immobiliare e i risparmi in circolazione non aumentano certo. Anzi. E allora la logica suggerisce che anche in Italia i prezzi siano destinati a scendere. Sbaglio? Scritto in economia, globalizzazione, Italia Commenti ( 16 ) » (6 voti, il voto medio è: 3 su un massimo di 5) Loading ... 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Il suo ridimensionamento ha fatto esplodere l'incoerenza più forte, che riguarda l'anima e le radici. Il Pd è un partito di origine democristiana o socialista? E' possibile una sintesi tra la corrente che si rifà alla Margherita e quella diessina post comunista? Con il passare dei giorni ho l'impressione che la frattura anziché ricomporsi tenda ad allargarsi. E' mancata una risposta credibile alla crisi economica-finanziaria, continua a mancare un progetto ideologico coerente: è impossibile voler essere come Blair e al contempo tenersi in casa la Bindi, avendo una dirigenza che si è formata alla scuola del Pcus. Se continua così rischia di finire male, non solo per Veltroni. Il Partito democratico è destinato a morire? Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 16 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Dec 08 Ma questa America non è migliore dell'Europa Quante volte abbiamo sentito la frase. "In America questo non potrebbe succedere" oppure "In America chi paga sbaglia davvero" o ancora "in America i controlli sono rigorosi", soprattutto riguardo gli scandali economici e finanziari. Credo che il complesso di inferiorità degli europei e di noi italiani non sia più giustificato. Se ripercorriamo gli ultimi dieci anni ci accorgiamo che: - la folle deregolamentazione del mercato dei derivati e l'abolizione di alcuni sani vincoli nella gestione delle banche americane è stata varata alla fine degli anni Novanta dai ministri economici di Clinton - Rubin e Summers - sotto pressione delle lobbies, in particolare di Citigroup - negli anni otto anni successivi l'amministrazione Bush non ha fatto nulla per correggere il tiro, anzi ha allentato ulteriormente i vincoli. - per decenni una società come la Enron era considerata un gioiello dell'economia americana, in realtà era un a scatola vuota. Quando fallì si disse che le autorità avevano capito la lezione e imposto nuove regole più stringenti; in realtà non è cambiato nulla. - la casta dei finanzieri di Wall Street era così forte da imporre alla guida del Tesoro, il numero uno di Golman Sachs, Henri Paulson che è ancora in carica. - Le banche per anni sono riuscite a mascherare, sempre grazie alle alchimie dei derivati, la reale entità delle loro esposizioni, mettendo in pericolo la sopravvivenza di Aeg, la prima compagnia di assicurazione al mondo. Cosa facevano le autorità di controllo? Erando davvero indipendenti o, com'è probabile, erano conniventi? - ora apprendiamo dell"ultima frode, quella del fondo hedge di Bernard Madoff, che si è inghiottito 50 miliardi di dollari, senza che nessuno si accorgesse di nulla. E Madoff era considerato un finanziere rispettabile, non a caso è stato a lungo presidente del Nasdaq. Sono stati fatti dei controlli, delle verifiche contabili? Dov'erano le autorità di vigilanza? - infine: il grande rinnovatore Barack Obama chi ha nominato al ministero del Tesoro e come primo consulente economico? Geithner e Summers, due uomini di Rubin, che tra l'altro oggi è alla guida di Citigroup e durante la campagna elettorale era uno dei consulenti proprio di Obama. La mia impressione è che gli Usa oggi abbiano problemi di credibilità molto più seri di noi europei e che il sistema sia viziato, distorto; che la casta dei finanzieri non abbia perso potere nonostante i guai colossali che ha combinato. E allora smettiamo di citare gli Usa come esempio, almeno fino a quando l'America non sarà tornata ad essere l'America per rigore morale e senso civico. o sbaglio? Scritto in europa, economia, globalizzazione, democrazia, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 51 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Dec 08 Un dubbio: il supermercato conviene ancora? Non so voi, ma il mio conto al supermercato continua a salire a dispetto del fatto che i beni acquistati sono più o meno gli stessi. Ho provato a fare qualche aqcuisto in un altro supermercato ma ho visto che più o meno la spesa corrisponde. Nel frattempo è capitato di comprare carne dal macellaio o in uno dei pochi negozi di alimentari rimasti e, sorpresa, a casa ci siamo accorti che non c'è più molta differenza con le grandi catene; anzi, talvolta il piccolo dettagliante è più conveniente. Da qui la mia riflessione: la grande distribuzione si è affermata nel corso del tempo perché potendo permettersi grandi acquisti e dunque economia di scala, riusciva a garantire prezzi più bassi rispetto al piccolo dettagliante, ora però ci troviamo in una situazione di quasi oligopolio: ci sono tre-quattro grandi marchi che dominano il mercato. Non penso che ci siano accordi diretti, certo non, ad esempio, tra le Coop e l'Esselunga, però la mia impressione è che esistano tacite convenienze comuni ovvero che su un'ampia gamma di prodotti la fascia di prezzo non oscilli più di tanto, con il risultato che i prezzi mediamente sono più alti di quanto dovrebbero essere in una situazione di vera concorrenza, al punto che la differenza con il piccolo negozio tende a ridursi. Ma non essendoci quasi più negozietti siamo tutti costretti a fare la spesa al supermercato. Condividete la mia esperienza? Insomma, il supermercato conviene ancora? Scritto in economia, Italia Commenti ( 28 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Dec 08 Abbiamo imparato la lezione della crisi? Sto per rientrare in Italia dopo aver vissuto una settimana praticamente fuori dal mondo. Quella africana e' stata un'esperienza molto bella e umanamente ricca. Visti dal Benin i nostri problemi di occidentali sull'orlo della recessione appaiono ovviamente molto relativi ma mi inducono a una riflessione che in realtà é un rammarico: ho l'impressione che abbiamo sprecato la nostra ricchezza o meglio la nostra capacità di creare ricchezza. Il benessere avrebbe potuto permetterci di creare una società migliore, più equilibrata, saggia e invece le società occidentali si sono lasciate sopraffare e manipolare da una casta finanziaria mossa unicamente dall'avidità e da un arricchimento personale sproporzionato e ingiustificato. Quella casta e' composta dai manager che per vent'anni hanno dettato le regole a tutti, travisando i concetti di una sana economia di mercato. Noi occidentali potevamo essere felici e invece scopriamo di essere stati ingannati, travisati, siamo molto più poveri e molti di noi disperati. Si è avverata una legge descritta con dovizia dagli antichi saggi cinesi, a cominciare da Sun Tzu: le società crollano se chi comanda davvero è mosso unicamente dall'egoismo e dalla bramosia. Mi chiedo: la lezione è stata imparata o il trionfante mondo occidentale, a cominciare da quello americano, finirà come le antiche e ricche dinastrie cinesi? Scritto in economia, globalizzazione, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 38 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Dec 08 Chi fa davvero del bene. E un dubbio: quanto serve l'Unicef? Ho sempre nutrito un'istintiva diffidenza per le grandi organizzazioni umanitarie internazionali, con la sola eccezione della Crose rossa internazionale. Quando ricevi a casa voluminose lettere su carta patinata con richieste di aiuti, lettere spedite a pioggia, ti chiedi: ma questi soldi non potevano essere spesi in maniera più intelligente? C'è chi sostiene che il 75% del budget di organizzazioni come l'Unicef finisca in stipendi, ufficii, strutture amminstrative; dunque solo il 25% verrebbe usato per aiutare le popolazioni bisognose. L'Unicef nega e sostiene che le spese fisse sono di gran lunga inferiori. Quale sia la verità non lo so, ma qui nel Benin ho provato una sensazione sgradevole. L'altro giorno sono passato di fronte alla sede Unicef di Cotonou e ho visto schierate diversi Fuoristrada modernissimi, enormi, con una grande antenna sul cofano. Ferme naturalmente. La sede è protetta d un grande cancello e dal filo spinato. Mi sono chiesto: perchè un'associazione che fa del bene deve trincerarsi come se fosse un'ambasciata? Scrivendo mi è venuto in mente lo scandalo scoppiato l'anno scorso in Germania, che ha rivelato compensi stratosferici e ingiustificati proprio all'Unicef.. In questi giorni ho incontrati diversi cooperanti sia cattolici sia laici, molti dei quali italiani, e la differenza rispetto al gigantismo dell'Unicef è evidente: chi fa davvero il bene riduce allo stretto indispensabile le spese fisse, compra jeep usate e in numero limitatissimo. E fa un grande affidamento sui volontari che vengono a trascorrere qui qualche settimana o un mese. Ho conosciuto degli italiani meravigliosi, cattolici e laici, di destra e di sinistra; e in particolare fra Fiorenzo Priuli, il fondatore dell'ospedale di Tanguiéta, l'emblema vivente del Bene e dell'Altruismo; uno dei personaggi più straordinari che ho incontrato nella mia vita. In questi giorni sto maturando una convinzione: se si vuole aiutare i Paesi più poveri è meglio privilegiare le organizzazioni più piccole, di cui potete verificare l'autenticità. Serve di più. E riscalda l'anima. Scritto in globalizzazione, Italia, Varie Commenti ( 28 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Dec 08 Quel problema dell'Africa (e del nostro Meridione.) Mi trovo in Benin a Cotonou, invitato da Justitia et Pax a partecipare a un convegno su immigrazione e comunicazione. Sono rimasto molto colpito dall'intervento di padre Raymond Goudjo secondo il quale uno dei maggiori problemi della società africana è la tendenza a scaricare su altri la responsabilità dei guai attuali: la colpa è del colonialismo, di Reagan, di Sarkozy. Un atteggiamento che finisce per incoraggiare una mentalità assistenzialista e l'aspettativa che i problemi debbano essere risolti da altri, quasi sempre staccando generosi assegni. Da qui l'immobilismo sociale, che spinge la maggior parte dei talenti africani, i giovani laureati o con un buon livello scolastico ad emigrare, nella consapevolezza che solo fuori dal proprio Paese possano tentare di trovare una gratificazione professionale e un migliore tenore di vita. Il fenomeno talvolta è spontaneo, talaltra è indotto dal mito, spesso illusorio, dell'Occidente. Il risultato però è innegabile: l'Africa viene privata delle sue élites migliori e la società nel suo insieme anziché svilupparsi finisce per restare prigioniera delle proprie ragnatele sociali. L'intervento mi ha sorpreso anche per le similitudini con alcuni noti aspetti dell'italica questione meridionale. Molti ragazzi di talento del nostro sud devono trasferirisi al nord o emigrare, per vedere riconosciute le proprie capacità e una volta partiti brillano. E non tornano più. Chi resta animato da una reale volontà di cambiamento quasi sempre deve arrendersi all'inerzia dei propri cittadini e di una mentalità ripiegata su se stessa, impregnata di fatalismo. In genere anche il Sud pretende che siano altri a risolvere i propri guai, segnatamente lo Stato centrale. Secondo padre Raymond l'Africa migliorerà davvero solo quando sarà capace di sviluppare, dal proprio interno, una nuova cultura civile, una nuova identità e quando saprà dotarsi di nuovi leader carismatici. Vale anche per il nostro Meridione? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 25 ) » (2 voti, il voto medio è: 3 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Nov 08 Gli Usa hanno creato un mostro: il Pakistan Della tragica vicenda di Mombai ritengo due elementi: 1) Tra gli errori commessi dagli Usa, quello più evidente e potenzialmente pericoloso riguarda il Pakistan, a cui Washington ha dato persino le bombe atomiche. Il problema è che si tratta di un regime instabile, inaffidabile, sempre più condizionato dal ricatto e dall'invadenza di gruppi legati all'Islam radicale. Quando gli Usa invasero l'Afghanistan, permisero a molti agenti pakistani di scappare in aereo, ma tra loro c'erano anche terroristi, protetti da Islamabad. Al Qaida agisce indisturbata in un'ampia zona al confine tra Afghanistan e Pakistan e fino ad oggi i tentativi di dare la caccia ai terroristi sono alquanto blandi e riluttanti da parte delle forze armate pakistane. Se Bin Laden è vivo è molto probabile che abbia trovato rifiugio proprio qui. I terroristi che hanno colpito in India sono pakistani e, a quanto pare, hanno potuto programmare, proprio dal Pakistan, la strage. Indisturbati, naturalmente. 2) E' ora di chiarire l'equivoco: il Pakistan è amico o no dell'Occidente? E se non lo fosse più, come penso, come ci regoliamo con le bombe atomiche? Che gran pasticcio. complimenti vivissimi agli strateghi di Washington. Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 44 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Nov 08 Carlà, Soru e l'orgoglio altalenante degli italiani Non conosco la situazione politica della Sardegna e da lontano non so giudicare Sour come politico, ma devo dire che il suo gesto è davvero ammirabile. E' stato eletto dai cittadini, ma non è amato dai partiti della sua maggioranza di centrosinistra, che anziché appoggiarlo gli fanno guerra. Ha tenuto duro per un po' e poi ne ha tratto le conseguenze: "Voglio mantenere salda la mia chiarezza, i principi che hanno ispirato la mia esperienza fino ad adesso. Ho cercato di riflettere su cosa sia più utile per la Sardegna e i sardi, non per me. Pur nella consapevolezza del momento difficile, credo che la cosa migliore per i sardi sia chiarire immediatamente lo stato della maggioranza alla quale hanno dato fiducia fino a oggi". Insomma, si è comportato con coerenza e dignità: non ci sono più le condizioni? Me ne vado. Non altrettanto si può dire di molti nostri compatrioti . Su Carlà Brunì in Sarkozy ho già espresso il mio pensiero e l'esternazione con cui ha annunciato al mondo di essere "felice di non essere più italiana" ha rafforzato le mie convinzioni sul suo conto. Sarko l'ha scelta e se la tenga. Ma mi chiedo però perché molti italiani continuino a prostrarsi ai suoi piedi: in Rai addirittura se la contendono. La vogliono a Sanremo, la vuole quel furbacchione di Fabio Fazio che è addirittura disposto a dedicarle uno speciale. A Milano c'è chi la vorrebbe invitare alla Prima della Scala. Pazienza se ha offeso l'Italia, quel che conta è l'audience, è adulare la star, adulare il potente. Pessimo costume nazionale, che la modernità evidente non scalfisce. Ma mi chiedo: perché è così difficile, così raro mostrare un po' di orgoglio, un po' di integrità? Scritto in Italia, francia, giornalismo Commenti ( 52 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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Foa penso che la crescita immobiliare degli ultimi anni abbia fatto molto bene all'economia... Ultime news Veltroni: cambiamo o saremo travolti D'Alema: "Il Pd amalgama malriuscito"Tariffe giù a gennaio: luce -5,1%, gas -1% Ad aprile ancora caliUsa, il Tesoro "salva" i colossi di Detroit: stanziati 17,4 miliardiBertolaso minaccia l'addio Il premier: i fondi ci sonoGiustizia, Berlusconi: "Presenteremo la riforma" Attacco ad Annozero : "No ai processi mediatici"Natale è sempre Natale: ultimi giorni di shopping Guarda la videoinchiesta Guitar Hero Metallica : il video in esclusiva sul Giornale.it Emilia Romagna, feste di fine anno fra divertimento, presepi e culturaTrentino, vacanze a  tutto sci nel pianeta bianco delle DolomitiOttavi di Champions: sarà Italia-Inghilterra Blog amici Ethica, blog filosofico di qualità ICT Watch, il blog di Piero Macrì sulle nuove tecnologie il blog di Alessandro Gilioli il blog di Andrea Tornielli Il blog di Faré su Internet & comunicazione il blog di Marista Urru il blog megliotardichemai Il circolo Rosselli, socialismo liberale Il pranista, blog su PR e comunicazione Metropolis, il blog Alberto Taliani Orientalia 4 all Placida signora, il blog di Mitì Vigliero spindoctor, il blog di Marco Cacciotto Wolly, il blog di Paolo Valenti Da non perdere La misteriosa e improvvisa ricchezza di Erdogan La Turchia e l'islamizzazione strisciante Quelle donne turche imprigionate dal velo Vince Erdogan e la Turchia diventa più islamica siti che mi piacciono Cricri créations poétiques, gioielli con l'anima Il sito di R. 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Gli Usa hanno creato un mostro: il Pakistan Carlà, Soru e l'orgoglio altalenante degli italiani Pagine Biografia Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Marcello Foa © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti

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Casa, crollo del prezzo dell'usato: -15% (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trentino" del 20-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Casa, crollo del prezzo dell'usato: -15% Bene la Rotaliana grazie alla nuova viabilità. Rigotti: «Si torna alla normalità» MARZIA BORTOLAMEOTTI TRENTO. Si è arrestato il mercato del mattone, anzi è in flessione soprattutto quello dell'usato che ha fatto registrare un calo del 15% rispetto all'anno scorso. Nelle località turistiche e anche in città la folle corsa dei prezzi delle case si è bloccata, con qualche aumento del 3% nelle zone dove sono state realizzate da poco infrastrutture per agevolare la mobilità, come Mezzolombardo e la bassa Val di Non, che sono più facili da raggiungere grazie alla nuova strada della Rocchetta. Un mercato stagnante che registra un calo delle compravendite e un raddoppio dei tempi per chiudere un contratto. Questo è emerso ieri alla presentazione della tredicesima edizione del volume Guida casa 2009 della Fimaa. «I prezzi dell'usato stanno tornando alla normalità - ha commentato Severino Rigotti, presidente provinciale dei mediatori agenti d'affari - prima erano gonfiati: colpa anche nostra che lasciavamo decidere al cliente il prezzo del suo immobile in vendita. In alcuni casi un appartamento usato costava pressappoco come uno nuovo di zecca». E così i prezzi delle case di "seconda mano" sono crollati rispetto allo scorso anno e il mercato da "dopato" sta tornando alla normalità, anche se non si vedono grossi cedimenti sugli immobili nuovi. In alcune zone della città, come a Gardolo e a Povo, il prezzo degli appartamenti è stato addirittura ritoccato verso l'alto e per prendere casa in centro storico servono sempre 5 mila euro al metro quadro. «Anche se non è molto gettonato il centro storico - continua Rigotti - perché non ci sono garage e non c'è più spazio per costruire. La zona più richiesta resta la Bolghera». Ma a fronte di una stabilità dei prezzi sul nuovo, le compravendite sono calate a causa della crisi economica scoppiata a livello globale. «Si è creato panico a livello di compravendita degli immobili, tante persone non riescono ad ottenere un mutuo ipotecario perché le banche lo concedono meno facilmente e la gente ha perso potere d'acquisto» spiega Rigotti. Le zone di maggiore sofferenza sono soprattutto Rovereto, dove ci sono molte abitazioni invendute, e l'Alto Garda, dove le transazioni sono sempre più difficili e si arriva anche a 8 mesi per concludere un affare, mentre un anno fa la media era di 3-4 mesi. Problemi si riscontrano anche in Primiero: le vendite sono calate anche del 20 per cento e gli intermediatori si vedono penalizzati dalla legge Gilmozzi che pone il veto sull'acquisto delle seconde case. Un vincolo che viene visto come una sorta di blocco al turismo. Restando proprio in tema di turismo, nelle principali località della provincia non si sono avvertite variazioni significative. Ad esempio a Madonna di Campiglio si può arrivare a 12.500 euro al metro, come nel 2007. Impossibile prevedere come andrà il mercato nel 2009, anche se gli addetti ai lavori prevedono ulteriori ribassi. Anche alla luce della normativa che entrerà in vigore nel luglio del prossimo anno, secondo cui le case dovranno avere una certificazione energetica: una sorta di carta d'identità per le nuove costruzioni (e per quelle in fase di ristrutturazione) che saranno classificate in base al fabbisogno energetico per metro quadro.

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Quanto costa costruire in Europa (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza" del 20-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Milano Finanza Numero 253  pag. 62 del 20/12/2008 | Indietro Quanto costa costruire in Europa I VOSTRI SOLDI NEL MATTONE Non sono solo la location, la tipologia di edificio e le rifiniture a determinare il valore di un immobile. Le grandi differenze di prezzo delle case osservate in giro per il mondo dipende anche dalla varianza dei costi di costruzione associati ai diversi Paesi. Non si tratta di una variabile trascurabile se si guarda ai risultati di uno studio condotto da Eurostat, il braccio statistico dell'Unione europea, su 37 Paesi del Vecchio continente. Fatta 100 la media di costo osservata in Europa, gli analisti hanno calcolato il differenziale tra i vari Paesi. E le differenze sono quantomai evidenti. Secondo i risultati dell'indagine, il Paese europeo caratterizzato dal maggior costo di realizzazione di un immobile è l'Islanda con un valore superiore del 66% rispetto alla media europea. Seguono a breve distanza altri tre Paesi nordici, Danimarca, Norvegia e Svezia, con un livello di costi di costruzione più alti del 50% rispetto al valore medio registrato in Europa. Ma non sono solo i Paesi scandinavi a presentare un'incidenza così elevata dei costi di realizzazione di un immobile rispetto al prezzo finale. In Gran Bretagna, per esempio, costruire una casa costa in media il 40% in più rispetto al Belgio, mentre in Olanda e Austria i costi di realizzazione sono più alti del 24% rispetto alla media Ue. E che cosa dire dell'Italia? Nonostante i prezzi proibitivi raggiunti da alcune aree delle grandi metropoli della Penisola, costruire una casa in Italia presenta ancora dei prezzi competitivi rispetto a quanto registrato da Eurostat sull'intero scacchiere del Vecchio continente. La realizzazione di un immobile su e giù per lo Stivale costa infatti il 17% in meno rispetto alla media europea, e addirittura l'83% in meno se paragonato con l'Islanda. Ma c'è anche chi sta meglio di noi. In Spagna o in Grecia, per esempio, innalzare un immobile presenta un costo inferiore del 21% alla media Ue. Per non parlare della Slovacchia, dove fatta 100 la media europea, costruire una casa costa appena 65. Oppure dell'Albania, dove il costo locale arriva a toccare addirittura quota 48. Naturalmente i costi di costruzione variano anche in base alla tipologia di edificio. In Italia, per esempio, per innalzare un immobile commerciale il livello di «sconto» in rapporto alla media europea è pari al 21%, mentre per il residenziale la differenza di prezzo non va oltre il -9%. Stesso discorso anche nelle maggiori economie del Vecchio continente. In Germania, per esempio, la realizzazione di un immobile a uso commerciale presenta dei costi superiori del 15% rispetto alla media europea mentre nel caso di edifici residenziali il differenziale sale a +21%. Valori molto più elevati nel caso del Regno Unito, dove le costruzioni commerciali, secondo Eurostat, presentano un livello di costo pari a +51% se paragonati con il resto d'Europa, mentre l'extra-costo del residenziale non supera il +21%. Tendenza opposta in Francia. In questo caso, l'edilizia residenziale presenta un costo di realizzazione inferiore a quella commerciale. Più 11% nel primo caso contro +13% nel secondo. (riproduzione riservata) Gabriele Frontoni costa  Italia  Eurostat  Paesi  Europa  costruire   Alias Prima di lasciare un commento e' necessario scegliere un alias Inserisci Alias* Strumenti Invia il tuo commento  |   Leggi i commenti        Ricevi RSS    |  

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RUDY GADDO La crisi economica inizia a toccare da vicino anche il mercato immobiliare trentino (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Adige, L'" del 20-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

RUDY GADDO La crisi economica inizia a toccare da vicino anche il mercato immobiliare trentino RUDY GADDO La crisi economica inizia a toccare da vicino anche il mercato immobiliare trentino. Per la prima volta da oltre un decennio a questa parte, nel 2008 i prezzi delle case sono scesi anche in provincia di Trento. In base ai dati forniti ieri dalla sede provinciale della Fimaa (Federazione Italiana Mediatori Agenti d'Affari) presentando «Guida Casa 2009», il borsino annuale che da oltre un lustro riassume i costi degli immobili e fino ad oggi aveva sempre registrato numeri positivi o almeno stabili, a calare è stato essenzialmente l'usato, deprezzatosi mediamente quasi del 10% rispetto a dodici mesi fa. Il nuovo invece è rimasto stabile o, in alcune zone come la val di Non e la Piana Rotaliana, si è addirittura apprezzato. Calano usato e affitti. «Non siamo stupiti negativamente dal calo dei prezzi dell'usato - spiega Severino Rigotti, presidente della Fimaa del Trentino Alto Adige -. Negli ultimi anni c'era stato un aumento ingiustificato nelle quotazioni degli appartamenti da ristrutturare, in molti casi arrivati a costare quanto un nuovo. È tempo che si torni a far pagare il giusto. E in questo aiuterà l'introduzione da luglio della nuova norma in materia di certificazione energetica, che nei casi limite potrebbe portare a un calo dell'usato del 20-25%». A contrarsi quest'anno non è stato però solo il prezzo d'acquisto di immobili usati. «Sono scesi - spiega Carlo Inama, consigliere della Fimaa e curatore di Guida casa - anche gli affitti residenziali, calati quasi del 10% medio, e i costi d'acquisto e locazione di spazi ad uso produttivo, commerciale o ufficio. Gli affitti per uffici in molte zone sono passati da 12 euro al metro quadro a 10 o 9 euro». Meno compravendite. Ciò che più preoccupa gli agenti immobiliari, però, non è la flessione registrata dai prezzi, tutto sommato lieve rispetto a quanto avvenuto in altre zone d'Italia, ma il calo delle compravendite e l'allungamento medio dei tempi di trattativa. «Le registrazioni notarili quest'anno si sono ridotte dell'11-12%» spiega Rigotti. «E i tempi si sono allungati da 4 a 8 mesi» gli fa eco Inama. Nulla di sorprendente, verrebbe da dire. Se la crisi morde e i canali di accesso al credito sono chiusi come può la gente pensare di acquistare a cuor leggero, specie con prezzi che sul nuovo non accennano a scendere e che sull'usato restano comunque al di sopra di quelli delle regioni limitrofe? «Sul nuovo non c'è margine per veder calare le quotazioni- taglia corto Rigotti -. Chi costruisce non lo può fare a perdere. E i margini nel settore edile sono già ridotti all'osso. Sull'usato invece l'agente immobiliare deve avere la forza di far capire ai proprietari che non possono più sparare certe cifre per appartamenti vecchi, magari sperando di vendere». Le situazioni locali. A soffrire di più l'arrivo della crisi è soprattutto il mercato della Vallagarina. Detto che i prezzi del nuovo sono rimasti stabili, lasciando comunque molto invenduto, a Rovereto sono infatti calate del 15% le quotazioni dell'usato. Situazione per certi versi simile a quella dell'Alto Garda, con cali nell'ordine del 10% per l'usato. Decisamente meno preoccupante il momento del mercato a Trento, dove addirittura i prezzi del nuovo hanno fatto registrare lievi aumenti in zone come Povo e Gardolo, con l'usato in calo generalizzato, ma solo di qualche punto percentuale. Nella Piana Rotaliana e soprattutto in Val di Non invece il trend è in assoluta controtendenza rispetto al resto della provincia, con aumenti nei prezzi del nuovo e, per quanto concerne la Bassa Anaunia, anche nell'usato, complice l'apertura nel nuovo collegamento stradale Trento-Rocchetta. Tutto sommato stabile, infine, la situazione delle zone turistiche come val di Fassa, val di Sole, Rendena o Primiero. Anche se, sostengono gli agenti di queste zone, l'introduzione della legge Gilmozzi che ha ingessato la compravendita di seconde case resta un grosso limite allo sviluppo del mercato. 20/12/2008

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casa, il mercato non risente della crisi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 21-12-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Le compravendite in provincia sono minori rispetto a un recente passato ma non si può parlare di blocco soprattutto alla luce dei dati degli ultimi mesi Casa, il mercato non risente della crisi Martucci (presidente Fiaip): si vendono bene gli alloggi al di sotto dei 100 mila euro e quelli sopra i 200 mila Chi è colpito dal crollo dell'economia è invece la classe media. Prezzi in calo anche del 20% Mattone in crisi? Non per il mercato immobiliare. Il presidente provinciale della Fiaip, Antonio Martucci, afferma infatti che in novembre, ma anche nella prima metà di dicembre, il movimento nel settore delle abitazioni è stato abbastanza vivace: «Se questa è la crisi - così il commento di Martucci - direi che non abbiamo molto da lamentarci». La situazione, però, non è omogenea. Da quanto evidenzia Martucci, tengono bene le vendite di case al di sotto dei 100 mila euro e al di sopra dei 200 mila. «Ad avere i maggiori problemi - spiega l'immobiliarista - è quindi la fascia di clientela intermedia». In sostanza, gli acquisti per la prima casa, ma a costi decisamente economici, vengono ancora gettonati. «Va sottolineato che il cliente è molto attento, più che in passato e, magari, ci mette un po' più tempo a decidere - rimarca Martucci -. Cerca, chiaramente, di tirare al massimo sul prezzo, anche condizionato dalle notizie riguardanti il calo del valore economico degli immobili e senz'altro sull'usato ci sono buone occasioni. Ma anche sul nuovo siamo fra le province, in Italia, che hanno i prezzi più bassi e questo, forse, ci permette di risentire meno della crisi». Anche per gli immobili di prezzo elevato, oltre i 200 mila euro, non ci sono grossi rallentamenti, «in quanto chi ha un reddito alto risente meno chiaramente dei problemi del caro-mutuo o di altre difficoltà». Chi appare, invece, colpita fortemente dal crollo dell'economia è la cosiddetta classe media: «In precedenza era molto frequente che le famiglie già con un appartamento piccolo dopo qualche anno cercassero un'abitazione più grande perché nel frattempo, magari, era arrivato qualche figlio. Oggi, invece, molto più difficilmente fanno questo passo e si tengono l'appartamento piccolo aspettando, probabilmente, tempi migliori». Non si può non sottolineare, peraltro, che, come diceva Martucci, soprattutto per gli appartamenti usati i prezzi stanno diventando più che appetibili, in quanto, rispetto a qualche mese fa, i costi sono decisamente scesi, raggiungendo picchi che sfiorano, in qualche situazione, addirittura il 20%, mentre la percentuale del calo dei prezzi del nuovo non raggiunge le due cifre. Martucci, in ogni caso, dà un'immagine decisamente diversa della crisi edilizia nell'Isontino, crisi che, secondo soprattutto i sindacati, starebbe raggiungendo livelli molto elevati, con centinaia di appartamenti invenduti. Al punto da provocare una "morìa" di piccole imprese e molte difficoltà alle aziende più grandi, costrette in più casi a licenziare. «È innegabile che un freno nelle compravendite ci sia - precisa Martucci -, se paragoniamo i movimenti a qualche anno fa. Però non si può parlare di blocco del mercato perché non è così. Ripeto: novembre e dicembre sono stati decisamente buoni e direi che, complessivamente, gli investimenti sulla pubblicità ripagano. Anche e soprattutto in periodi come questo è indispensabile fornire alla gente informazioni sulle abitazioni disponibili. Una pubblicità - avverte però il presidente della Fiaip - che deve sempre essere accompagnata da grande professionalità da parte dell'operatore, il quale deve garantire al cliente la qualità del servizio che viene fornito». Patrizia Artico

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