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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DAL  18 al 23 marzo 2008       #TOP


Report "Mercato immobiliare"

Samuelson: Rischiamo un'ondata di fallimenti come quella del 1929 Crisi fino alla ripresa dei prezzi delle case ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 18-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: andrà a segno finché non ci sarà una stabilizzazione del mercato immobiliare, che sta all'origine della crisi e resta il principale fattore di contagio. Quando i prezzi delle case smetteranno di scendere si ristabilirà una certa chiarezza, perché le perdite saranno realizzate e non più in prospettiva. Allora le istituzioni finanziare potranno ricapitalizzare o uscire dal mercato.

"la fed ha seminato il panico la recessione durerà almeno un anno" - eugenio occorsio ( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: "Molto di più delle due precedenti, del 1992 e del 2001, almeno dodici mesi se non di più. E alto il rischio che si espanda in Europa: in Spagna e Gran Bretagna perché hanno anche loro la bolla immobiliare, in Italia per la forza dell'euro e la debolezza della domanda interna.

<La crisi americana arriverà in Italia solo di rimbalzo> ( da "Eco di Bergamo, L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: anche se qualche Paese dovrà inevitabilmente fare i conti con la bolla immobiliare. È il caso, spiega l'economista, della Gran Bretagna e della Spagna, dove sarà più difficile "digerire l'enorme quantità di debito di cui sono state ingozzate le famiglie". Anche in Italia "non saranno rose e fiori, ma gli effetti saranno di rimbalzo.

Nella trappola della bolla immobiliare ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Trieste Nella trappola della bolla immobiliare di Piero Spirito UN LIBRO, UNA CITTA A Trieste, come in altre città, acquistare una casa, accendere un mutuo, trovare un appartamento in affitto, è questione che spesso toglie il sonno. Negli ultimi anni le agenzie immobiliari sono spuntate come funghi, il mercato sloveno comincia a fare concorrenza,

Per le banche italiane effetti solo di rimbalzo ( da "Nuova Ferrara, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: l'impatto della crisi sarà dunque inferiore, anche se qualche paese dovrà inevitabilmente fare i conti con la bolla immobiliare. E il caso, spiega l'economista, della Gran Bretagna e della Spagna, dove sarà più difficile "digerire l'enorme quantità di debito di cui sono state ingozzate le famiglie".

Nessun collasso ( da "Tempo, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Ammettiamo pure che la bolla immobiliare si sia sgonfiata. Non esiste nessun istituto al mondo che impiega la totalità delle sue risorse sui mutui subprime. Alcuni studi indicano una quota del 15-20 per cento. In sostanza, è una crisi gonfiata ad arte? C'è sotto qualcosa.

Secondo Onado per l'Italia in pericolo soltanto la crescita ( da "Corriere Adriatico" del 18-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Complessivamente però - precisa Onado - l'Europa sta incomparabilmente meglio degli Stati Uniti". Al di qua dell'Atlantico, dove è meno disinvolto il ricorso a strumenti finanziari più sofisticati, l'impatto della crisi sarà dunque inferiore, anche se qualche paese dovrà inevitabilmente fare i conti con la bolla immobiliare.

OCCORRE UN PATTO TRA LE GRANDI BANCHE CENTRALI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Lei si riferisce alla bolla immobiliare? "Non solo. Ai mutui immobiliari, ma anche a quelli concessi con le carte di credito. Sono rimasto sorpreso che un Paese sempre consideratosi ai vertici del mondo economico quanto a capacità di vigilare sui mercati e dove operano le prime società di rating del mondo sia finito nel vicolo cieco".

La Fed soccorre Bear Stearns solo per evitare l'effetto domino ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: della bolla immobiliare statunitense ha fatto un'altra vittima eccellente: due giorni fa, infatti, la Federal Reserve ha dovuto concedere un consistente finanziamento a fondo perduto alla banca d'investimento Bear Stearns, che nell'ultimo periodo aveva perso oltre la metà del suo valore azionario e si trovava quindi in serio rischio di insolvibilità nei confronti dei suoi clienti.

Brunetta: Nessun collasso ( da "Tempo, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Ammettiamo pure che la bolla immobiliare si sia sgonfiata. Non esiste nessun istituto al mondo che impiega la totalità delle sue risorse sui mutui subprime. Alcuni studi indicano una quota del 15-20 per cento. In sostanza, è una crisi gonfiata ad arte? C'è sotto qualcosa.

Prezzi delle case in frenata ( da "Miaeconomia" del 19-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: CASA " Casa news Prezzi delle case in frenata (19/03/2008) Il mercato immobiliare è in frenata. Secondo quanto emerge dagli ultimi dati dell'Osservatorio immobiliare dell'Agenzia del Territorio, il secondo semestre del 2007 si è infatti chiuso con l'arresto della crescita delle quotazioni delle case in quasi tutte le grandi città italiane.

Crisi subprime parla giacomo vaciago ( da "Riformista, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: governatore della Fed Greenspan ha tenuto i tassi troppo bassi e ha creato un'enorme bolla immobiliare. "E adesso va in giro a fare conferenze e a dire che la Fed ha sbagliato. Forse soffre di amnesia". Il problema, ora, è un altro, tuttavia rischia di diventare altrettanto grave. Per tamponare gli effetti dello scoppio della bolla sugli immobili dell'agosto scorso, ragiona l'economista,

Bernanke? È sotto shock E non sa se il cavallo berrà ( da "Borsa e Finanza" del 19-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: E non è infatti un caso che gli analisti di Natixis abbiano commentato il giudizio sulle svalutazioni fatto da S&P's come insufficiente per abbassare la guardia sul settore finanziario. "Il problema - fa eco l'economista Ed Yardeni - è che l'epicentro della crisi ruota intorno ai prezzi delle case, le quali sfortunatamente non smettono di calare".

Vivere pericolosamente nella crisi cercando una difficile via d'uscita ( da "Opinione, L'" del 19-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Il ragionamento mostra come vanno le cose con il prezzo delle case che sale: man mano che il prezzo delle case sale, il debito delle famiglie aumenta, perché il maggior prezzo degli immobili crea una garanzia che consente l'accensione del debito stesso. Ora immaginiamo il prezzo della casa scenda.

Dieci anni boom per il prezzo delle case - fabio calamati ( da "Tirreno, Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Montecatini Dieci anni boom per il prezzo delle case Nel 2007 quotazione media a 2.160 euro al mq. Dal 1998 +63% Le quotazioni sono state spinte in su anche da chi comprava case per fare un investimento FABIO CALAMATI PISTOIA. Il prezzo medio delle case in provincia di Pistoia lo scorso anno è stato di 1.

Questo Bernanke governa il credito o scommette? ( da "Milano Finanza (MF)" del 20-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: la Fed introdusse il sostegno finanziario al credito che produsse la bolla immobiliare. Oggi nessuno è preoccupato per una deflazione, ma la Fed sta scommettendo pesantemente sul fatto che i prezzi dei beni di consumo e degli altri principali indicatori dell'inflazione caleranno spontaneamente, favoriti da un rallentamento dell'economia.

IL CAPITALISMO RESPONSABILE ( da "Corriere della Sera" del 20-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Il secondo squilibrio è il prezzo delle case che dal 2001 a oggi, negli Stati Uniti, come in Gran Bretagna, Spagna e Irlanda, è stato trainato da una vera e propria bolla speculativa. Sull'onda dell'aumento del valore della loro casa molte famiglie americane si sono indebitate e hanno aumentato i consumi.

GLI STATES ( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: ecco le origini delle strabilianti fortune - speculazioni, sì, ma di gran fiuto. La bolla immobiliare di questi giorni toccherà drammaticamente i piccoli investitori, ma non, credo, questi grandi valori. Quanto agli acquirenti, sono quelli cui si accennava sopra: investitori e magnati immobiliari, sceicchi, membri della famiglia reale saudita,

Profitti a rischio per le banche italiane nella sforbiciata di Morgan Stanley ( da "Milano Finanza (MF)" del 21-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Il limitato impatto della crisi di liquidità e della bolla immobiliare ha ulteriormente accreditato quest'immagine presso la comunità finanziaria internazionale. "Oggi tuttavia", continua il report, "i profitti risultano particolarmente vulnerabili a causa delle trasformazioni industriali in atto e della decelerazione dell'economia nazionale"

Mattone non fa rima con recessione ( da "Italia Oggi" del 21-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: accaduto quindi che per effetto della crisi economica molti investitori siano stati costretti a rientrare in liquidità svendendo gli appartamenti a prezzi più bassi di quelli di acquisto", ha spiegato ieri il responsabile dell'Osservatorio immobiliare di Nomisma, Gualtiero Tamburini, presentando il rapporto sul mercato del 2007 e le previsioni sul 2008.

I prezzi delle case li decide il mercato ( da "Resto del Carlino, Il (Rimini)" del 21-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: UNA SINGOLARE VERTENZA I prezzi delle case li decide il mercato RECENTEMENTE gli agenti immobiliare associati alla FIAIP stanno ricevendo numerose lamentele da parte dei clienti per quanto concerne l'osservatorio Omi applicato dall'agenzia delle entrate per accertare i valori degli appartamenti compravenduti.

Prezzi delle case: Inversione del trend immobiliare in molte zone ( da "Nazione, La (Prato)" del 21-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: BOLLA" speculativa è finita? Il trend che ha innalzato i prezzi delle abitazioni nei primi anni del 2000 è al capolinea? Pare proprio di sì. C'è fame di case (come ha evidenziato il convegno organizzato dal Consorzio pratese cooperative abitazione e dal corsozio Edilcoop), ma minore disponibilità economica specialmente per le giovani coppie.

Tecnocasa, più affitti meno mutui ( da "Tirreno, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Una flessione, quella dei prezzi delle case, che è stata registrata quest'anno dopo dieci anni di crescita costante. A Prato, il valore al metro quadrato di un immobile economico usato va dai 1.700 euro del Soccorso ai 2.400 euro che si deve essere disposti a spendere se si vuol andare ad abitare a Mezzana.

I prezzi delle case scendono ma non in tutte le città - carlo bartoli ( da "Tirreno, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: La tendenza ribassista si sta comunque allargando I prezzi delle case scendono ma non in tutte le città CARLO BARTOLI FIRENZE. Dopo anni di boom, il mercato immobiliare rallenta. La tendenza, da noi già segnalata, della prima parte del 2007, si è accentuata e dall'inizio di quest'anno le quotazioni sono generalmente in diminuzione.

Case, in 7 anni il prezzo è raddoppiato ( da "Tirreno, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: andamento dei prezzi delle case ha seguito la dinamicità del mercato. Ma vive anche di fenomeni propri della città, che dopo un periodo in cui, fino al 2004-inizi 2005, non aveva di fatto più niente da offrire per quanto riguarda le nuove costruzioni, con il varo del nuovo piano strutturale e del regolamento urbanistico ha registrato una ripresa e una corsa all'

Dopo le banche salvate le famiglie ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: della Federal Reserve di correre in aiuto della Bear Stearns, la banca d'investimento sull'orlo della bancarotta per lo scoppio della bolla immobiliare, sui principali quotidiani statunitensi si è aperto un dibattito sulla possibilità che il governo scenda a sua volta direttamente in campo per salvare dal fallimento le numerose famiglie americane che non riescono più a pagare le


Articoli

Samuelson: Rischiamo un'ondata di fallimenti come quella del 1929 Crisi fino alla ripresa dei prezzi delle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 18-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Samuelson: "Rischiamo un'ondata di fallimenti come quella del 1929" "Crisi fino alla ripresa dei prezzi delle case" di ELENA COMELLI ? MILANO ? "RISCHIAMO un'ondata di fallimenti degna della Grande Depressione: è una crisi di dimensioni mai viste dopo la Seconda Guerra mondiale". Il Nobel Paul Samuelson, decano degli economisti americani, è nato nel 1915 e quindi sa di che cosa parla: ha vissuto sulla sua pelle sia la Grande Depressione che la Seconda Guerra mondiale. E aveva già previsto diverse volte su queste pagine i danni derivanti dallo scoppio della bolla immobiliare che oggi abbiamo sotto gli occhi. Dopo questi ultimi interventi della Fed, Wall Street sta tentando una stabilizzazione. Ce la farà? "La stabilizzazione dei mercati finanziari non andrà a segno finché non ci sarà una stabilizzazione del mercato immobiliare, che sta all'origine della crisi e resta il principale fattore di contagio. Quando i prezzi delle case smetteranno di scendere si ristabilirà una certa chiarezza, perché le perdite saranno realizzate e non più in prospettiva. Allora le istituzioni finanziare potranno ricapitalizzare o uscire dal mercato. La fiducia nella solvibilità dei player che rimarranno in piedi sarà gradualmente ripristinata e la concessione di mutui ritornerà lentamente alla normalità". Quanto ci metterà il mercato immobiliare a stabilizzarsi? "Potrebbero volerci anche molti mesi. La bolla immobiliare americana ha raggiunto il suo picco nella primavera del 2006. Poi i prezzi hanno cominciato a precipitare rapidamente e da quell'estate centinaia di migliaia di famiglie hanno dovuto uscire di casa perché non reggevano più il peso del mutuo. Questo ha creato un eccesso di circa 600mila case vacanti. I costruttori colti di sorpresa dalla crisi ne hanno aggiunte altre 200mila prima di riuscire a fermarsi. Il numero di case vacanti rimaste in mano ai costruttori o alle istituzioni finanziarie ha raggiunto recentemente il suo picco e ora sta declinando. Ma finché non si procederà a metterle tutte sul mercato, non si potrà sapere a che livello si fermeranno i prezzi". Ma si riesce a venderle? "In questi due anni i prezzi sono calati circa del 60 per cento, ma solo recentemente sono arrivati al punto in cui cominciano a trovare degli acquirenti. La crescita naturale dei nuclei familiari, insieme alla richiesta di chi cerca una casa più grande o una seconda casa dovrebbe riuscire ad assorbirne circa 400mila nel corso del 2008. Il livello dei prezzi probabilmente si stabilizzerà quando il ritmo di vendita di queste case raggiungerà il massimo, cioè ben prima dell'esaurimento dell'inventario. Ma quel punto si colloca di qui a un numero indeterminato di mesi". Nel frattempo ci saranno molti morti e feriti? "Non c'è dubbio che sarà un bagno di sangue. Il più colpito sarà l'attuale sistema di valutazione del rischio, che ha fallito nel momento del bisogno. I mercati finanziari si fondano sulla fiducia nella solvibilità della controparte. Questa fiducia è stata profondamente scossa". Cos'è andato storto? "Non sto dicendo che i sistemi correnti di gestione del rischio e di previsione econometrica non siano ancorati alla realtà effettiva delle cose. Ma questi modelli non riescono a cogliere completamente il fattore umano, con le sue risposte istintive che oscillano dall'euforia al panico e si ripetono generazione dopo generazione senza imparare nulla di nuovo. Le bolle si formano e scoppiano oggi come nel 18° secolo, quando si sono poste le basi dei moderni mercati finanziari. Le risposte istintive tendono a essere irrazionali e non riescono a essere inserite nei modelli degli economisti". - -->.

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"la fed ha seminato il panico la recessione durerà almeno un anno" - eugenio occorsio (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Economia La grande crisi Europa contagiata L'economista Nouriel Roubini: il soccorso di Bernanke ha salvato i banchieri irresponsabili "La Fed ha seminato il panico la recessione durerà almeno un anno" Gli Stati Uniti stanno vivendo la peggiore crisi finanziaria dai tempi della Grande Depressione Sarà contagiata anche l'Europa dove si salveranno solo Germania e Francia che hanno sviluppato la domanda interna EUGENIO OCCORSIO ROMA - "L'America sta vivendo la peggior crisi finanziaria dai tempi della Grande Depressione, e quel che è peggio è che si sta intervenendo con strumenti insufficienti e inadeguati". Nouriel Roubini, 50 anni, docente di economia internazionale alla New York University, è uno dei pochissimi economisti chiamato qualche giorno fa a dare la sua diagnosi e le sue ricette dal Congresso Usa. In quell'occasione ha espresso il suo pessimismo, e una profezia: almeno due grosse istituzioni finanziarie finiranno a gambe all'aria. La Bear Stearns è la prima? "Sì. Vuol sapere quale sarà la seconda? Non c'è che l'imbarazzo della scelta. Intanto io ho predetto che falliranno due maggiori istituzioni mentre molte minori già stanno conoscendo lo stesso destino. Ma la cura è spesso peggiore del male. Pochi giorni fa è uscita la stima che se la Bears Stearns aveva toxic waste (Roubini chiama così i titoli dall'incerta composizione e dal più alto rischio, ndr) per il 54,4% del suo capitale, la Lehman ne aveva per il 53,3. E indovinate cos'è successo subito dopo? La Lehman ha ricevuto una nuova linea di credito per 2 miliardi di dollari da parte di 40 banche". Sembra una reazione logica. Non doveva essere salvata? "Gli interventi di soccorso finanziario non risolvono il problema. Diffondono un panico generalizzato dando nel contempo la garanzia a chiunque che c'è qualcuno pronto a firmare un assegno in bianco per salvarti. Così vengono avallati i più incoscienti comportamenti". La Fed però ha a cuore la stabilità del sistema... "Intendiamoci, al punto in cui siamo è anche logico che si cerchi di tamponare una situazione che apre il rischio di un meltdown, di un disastro insomma. Ripeto, la crisi che si sta vivendo è di una gravità inaudita. Ma non bastano più gli interventi della Fed, i quali ormai si estendono a qualsiasi istituzione finanziaria e non più solo alle banche commerciali che sarebbero le uniche sulle quali ha la vigilanza e quindi un'esatta consapevolezza. Ha visto che la JP Morgan ha pagato 200 milioni per la Bear Stearns ma ha ricevuto 30 miliardi come fondo di dotazione per l'emergenza? Significa che la Fed non ha idea di che razza di voragine troverà. E questo caso rischia di ripetersi ancora e ancora. E' successo qualcosa di sbagliato: la Fed, per la prima volta dagli anni '30, si sta prendendo cura di tutto un sistema finanziario ombra che va dalle banche d'investimento agli hedge-fund, dalle società di gestione agli assicuratori, quando doveva vigilare solo sulle banche commerciali vere e proprie". Sarà forse per l'emergenza? "Certo, ma per gestire l'emergenza servono misure coordinate che coinvolgano il governo nella sua totalità. Le istituzioni ridotte come la Bear Stearns vanno nazionalizzate, rivendute le attività una ad una, e soprattutto licenziati i manager che invece così facendo non perdono nulla e continuano a giocare a golf e a bridge mentre dovrebbero essere trattati come dei malfattori". Non le sembra un po' pesante? "E quello che hanno fatto loro? Hanno devastato il sistema finanziario americano, hanno preso rischi incredibili con una facilità sconcertante, hanno avallato le cartolarizzazioni più azzardate, e alla fine hanno distrutto un'enorme ricchezza". Tutto questo si tradurrà in una recessione? "E' già cominciata, sotto la spinta di tre fattori: la crisi immobiliare, appunto la crisi sistemica del sistema finanziario strettamente correlata, e il blocco dei consumi che sono stati a lungo incoraggiati con il risultato che il risparmio si è azzerato e i soldi si sono bruciati". E quanto durerà? "Molto di più delle due precedenti, del 1992 e del 2001, almeno dodici mesi se non di più. E' alto il rischio che si espanda in Europa: in Spagna e Gran Bretagna perché hanno anche loro la bolla immobiliare, in Italia per la forza dell'euro e la debolezza della domanda interna. Quest'ultima sono riusciti a svilupparla Francia e Germania, e per questo forse si salveranno". La Bce però non tocca i tassi perché sostiene che l'unica cosa che deve tutelare, a differenza della Fed, è la stabilità monetaria. Regge ancora quest'assunto? "Potrebbe rivelarsi insufficiente se la situazione continuerà a degenerare e l'euro sfonderà gli 1,60. Credo che verso l'estate anche la Bce comincerà ad abbassare i tassi".

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<La crisi americana arriverà in Italia solo di rimbalzo> (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 18-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

"La crisi americana arriverà in Italia solo di rimbalzo" L'Italia è al riparo dalla crisi che sta scuotendo il sistema finanziario americano, ma le conseguenze dello scossone si faranno comunque sentire sul nostro Paese a livello macroeconomico, causando una inesorabile contrazione della crescita. È l'analisi di Marco Onado, professore di Economia dei mercati e degli intermediari finanziari all'Università Bocconi di Milano, secondo il quale i veri effetti della crisi dei subprime a livello internazionale non sono ancora del tutto chiari e i prossimi mesi saranno con ogni probabilità ancora difficili per le economie mondiali. "Nessuno sa esattamente quale sia la gravità dei problemi delle banche, ma è difficile che casi come quelli di Bear Stearns siano isolati ? sottolinea Onado ?. Il governatore Draghi aveva previsto che con la pubblicazione dei dati di bilancio 2007 sarebbe arrivato il momento della verità, ma la chiusura dei bilanci non è stata invece sufficiente a fare chiarezza". Le ripercussioni di tale incertezza sono "il sospetto reciproco" che regna tra le banche, sempre più diffidenti l'una nei confronti dell'altra, "il blocco dei mercati" e "l'aumento delle perdite" degli istituti. In America i prossimi potrebbero quindi essere mesi ancora sofferti, mentre in Europa lo scenario potrebbe essere meno grave: "Ubs, in Svizzera, è tra le banche che hanno registrato maggiori perdite ed anche qualche banca tedesca ha registrato delle minusvalenze fin da quest'estate. Complessivamente però l'Europa sta incomparabilmente meglio degli Stati Uniti". Al di qua dell'Atlantico, dove è meno disinvolto il ricorso a strumenti finanziari più sofisticati, l'impatto della crisi sarà dunque inferiore, anche se qualche Paese dovrà inevitabilmente fare i conti con la bolla immobiliare. È il caso, spiega l'economista, della Gran Bretagna e della Spagna, dove sarà più difficile "digerire l'enorme quantità di debito di cui sono state ingozzate le famiglie". Anche in Italia "non saranno rose e fiori, ma gli effetti saranno di rimbalzo. Il nostro sistema finanziario ? sottolinea Onado ? non ha infatti spinto in modo forsennato il modello di distribuzione del rischio che ha deresponsabilizzato le banche. Tuttavia in un mondo globalizzato non ci può essere un Paese esente dagli effetti della crisi internazionale". Secondo Onado è peraltro inverosimile che la Banca centrale europea possa intervenire sui tassi per stimolare la crescita europea: "Anche se potrebbe essere opportuno un intervento, con l'attuale scenario di inflazione, credo che il comportamento sarà diverso".

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Nella trappola della bolla immobiliare (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Trieste Nella trappola della bolla immobiliare di Piero Spirito UN LIBRO, UNA CITTA' A Trieste, come in altre città, acquistare una casa, accendere un mutuo, trovare un appartamento in affitto, è questione che spesso toglie il sonno. Negli ultimi anni le agenzie immobiliari sono spuntate come funghi, il mercato sloveno comincia a fare concorrenza, si continuano a costruire nuove case dove forse non ce ne sarebbe bisogno. Il business legato alla casa è ampio, complesso, a volte enigmatico. A Trieste come altrove, anche se ogni città ha le sue caratteristiche, le sue specificità. Per capire meglio cosa è succeso e cosa forse succederà nei labirinti dell'economia immobiliare, è uscito un libro-inchiesta che affronta l'argomento in maniera approfondita e con un tocco d'ironia, dando la parola soprattutto a chi il mercato immobiliare lo soffre: gli inquilini. Il lubro si intitola "Le mani sulla casa - fatti e fumetti sulla bolla immobiliare" (Ediesse, pagg. 142, 10,00 euro, informazioni allo 0644970286), ed è firmato da Roberta Carlini e Pat Carra, la prima giornalista per "il manifesto" e "L'Espresso", autrice di varie inchieste sulla casa, la seconda autrice di fumetti, Premio satira politica nel 2006 con la mostra "Politica di pianerottolo", e lei stessa vittima della "bolla" (quando le hanno impiantato in casa un cantiere come se lei non abitasse lì). "Abbiamo vissuto dieci anni con la febbre - scrive Roberta Carlini nell'introduzione -: una febbre immobiliare estesa a tutti i livelli, che ha travolto i bilanci delle famiglie e quello dello Stato, che ha cambiato anche i piani di investimento delle imprese e gli equilibri del potere finanziario ed economico in Italia". Che cosa è successo lo raccontano in nove storie altrettanti personaggi che a vario titolo si sono trovati impantanati nel problema-casa: da chi paga l'affitto a chi va in cerca del mutuo o, peggio, lo vuole cambiare, dall'agente immobiliare all'inquilino degli enti pubblici, dallo straniero al precario. Il tutto illustrato dalle vignette di Pat Carra, una satira graffiante e mai volgare, che interpreta al meglio quell'atteggiamento di rabbiosa sorpresa che coglie chi finisce nel groviglio delle speculazioni, degli imbrogli, delle banche. Perché il punto nodale di tutta la questione, come osserva Roberta Carlini, è che di fronte alla giungla immobiliare la politica italiana "risponde continuando a coccolare i proprietari (l'80 per cento delle famiglie, ndr) e a ignorare tutti gli altri". Con il risultato che la spesa sociale per la casa in Italia è di 5,8 euro all'anno per ciascun abitante. In Germania, spiega Carlini, la spesa sociale per le abitazioni è invece di 58,4 euro, in Francia 208, in Gran Bretagna arriva a 397. E poi ci lamentiaamo che è difficile trovare casa in Italia.

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Per le banche italiane effetti solo di rimbalzo (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Nuova Ferrara, La" del 18-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il professore Onado: "Ma non saranno rose e fiori" Per le banche italiane effetti solo di rimbalzo ROMA. L'Italia è al riparo dalla crisi che sta scuotendo il sistema finanziario americano, ma le conseguenze dello scossone si faranno comunque sentire sul nostro Paese a livello macroeconomico, causando una inesorabile contrazione della crescita. E' l'analisi di Marco Onado, professore di Economia dei mercati e degli intermediari finanziari all'Università Bocconi di Milano, secondo il quale i veri effetti della crisi dei subprime a livello internazionale non sono ancora del tutto chiari e i prossimi mesi saranno con ogni probabilità ancora difficili per le economie mondiali. "Nessuno sa esattamente quale sia la gravità dei problemi delle banche ma è difficile che casi come quelli di Bear Stearns siano isolati" sottolinea Onado. "Complessivamente però - precisa Onado - l'Europa sta incomparabilmente meglio degli Stati Uniti". Al di qua dell'Atlantico, dove è meno disinvolto il ricorso a strumenti finanziari più sofisticati, l'impatto della crisi sarà dunque inferiore, anche se qualche paese dovrà inevitabilmente fare i conti con la bolla immobiliare. E' il caso, spiega l'economista, della Gran Bretagna e della Spagna, dove sarà più difficile "digerire l'enorme quantità di debito di cui sono state ingozzate le famiglie". Anche in Italia "non saranno rose e fiori, ma gli effetti saranno di rimbalzo. Il nostro sistema finanziario - sottolinea - non ha infatti spinto in modo forsennato il modello di distribuzione del rischio che ha deresponsabilizzato le banche. Tuttavia in un mondo globalizzato non ci può essere un paese esente dagli effetti della crisi internazionale".

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Nessun collasso (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Tempo, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Stampa "Nessun collasso Qualcuno mente" Alessandro Usai a.usai@iltempo.it "La crisi dei mutui subprime americani è un falso storico. L'Europa non sarà investita. E sarà l'oro a garantire lo sviluppo dell'economia". Renato Brunetta, economista e parlamentare di Forza Italia, analizza la drammatica situazione che sta attraversando il mercato finanziario mondiale e sottolinea alcune illogicità. Come giudica la crisi delle Borse e l'inarrestabile corsa del petrolio? Sa una cosa? Cosa. Faccio l'economista e non ho capito cosa stia accadendo. In che senso? Questa crisi sui mercati non ha logica. Facciamo un semplice ragionamento. Prego. I mutui subprime ovvero quelli con scarse garanzie hanno di base un'ipoteca sull'immobile che preserva il valore al 100 per cento. Se un cliente è insolvente, scatta l'esecuzione e in 5 mesi la casa va all'asta e la banca rientra dell'investimento. Sì ma in America la situazione è complessa e molti istituti finanziari accusano perdite colossali. E non capisco perchè. Ammettiamo pure che la bolla immobiliare si sia sgonfiata. Non esiste nessun istituto al mondo che impiega la totalità delle sue risorse sui mutui subprime. Alcuni studi indicano una quota del 15-20 per cento. In sostanza, è una crisi gonfiata ad arte? C'è sotto qualcosa. Indubbiamente. Una banca non può fallire per i mutui subprime. Ammettiamo pure che il tasso d'insolvenza sia raddoppiato. Era il 4-5% ora diciamo che è al 10%. Bene. Siamo al 10% di quel 20% di perdite quindi a conti fatti un 2%. Ma c'è di più. Si riferisce ai derivati? Esattamente. I derivati sono strumenti legittimi per investire sul mercato. E diluiscono la percentuale di rischio. Ecco perchè l'economia mondiale non può rischiare il collasso per perdite, suppur ingenti, che però riguardano la percentuale, di una percentuale di una percentuale. D'accordo, ma le Borse sprofondano e i risparmiatori restano spiazzati. La colpa è di un sistema troppo fragile. Basta uno starnuto dei subprime per affossare i mercati. La finanza è opaca, emotiva e poco trasparente. Servono regole ed è indispensabile agire sulla governance. Le stesse che mancavano nella crisi del 1929? Esempio calzante. Serve controllo e meno nervosismo. Come valuta le azioni delle banche centrali? La Fed sta abbassando i tassi per far fronte a questa che resta comunque un'emergenza. Il taglio dei tassi funziona quando anticipa le aspettative. La Fed ha fatto bene all'inizio, poi sta perseguendo una politica che non condivido. L'antibiotico del deprezzamento del dollaro non sta avendo gli effetti sperati. La Bce sta operando bene. Quali pericoli corrono le banche italiane? Nessuno. Certo, la congiuntura internazionale le danneggia, ma hanno solidi fondamentali. Quale il rimedio? Tremonti propone di curare la globalizzazione con un accordo stile Bretton Woods. Tremonti filosofeggia. La realtà è che occorre tornare alla Politica, con la p maiuscola. Quella che volevano Merkel, Sarkozy e Brown. Più trasperenza, più governance e una politica energetica che rompa la rigidità dell'offerta e faccia abbassare i prezzi. A quale ricetta si riferisce? Semplice. La domanda crescente di petrolio, soprattutto di Cina e India, sta facendo lievitare il prezzo in quanto mancano investimenti e tecnologie capaci di aumentare il tasso di estrazione del greggio. Basterebbe un annuncio: l'Europa nei prossimi 10 anni aprirà 30 centrali nucleari di nuova generazione. E poi? Il petrolio sarebbe superato. Una centrale costa 4 miliardi e per farne 30 servirebbero 120 miliardi. Propongo l'utilizzo del surplus di oro come garanzia. Quello dormiente che giace nelle banche centrali e che servì a garantire la nascita dell'euro.

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Secondo Onado per l'Italia in pericolo soltanto la crescita (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Corriere Adriatico" del 18-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

L'economista della Bocconi smorza gli allarmi Secondo Onado per l'Italia in pericolo soltanto la crescita ROMA - L'Italia è al riparo dalla crisi che sta scuotendo il sistema finanziario americano, ma le conseguenze dello scossone si faranno comunque sentire sul nostro Paese a livello macroeconomico, causando una inesorabile contrazione della crescita. E' l'analisi di Marco Onado, professore di Economia dei mercati e degli intermediari finanziari all'Università Bocconi di Milano, secondo il quale i veri effetti della crisi dei subprime a livello internazionale non sono ancora del tutto chiari e i prossimi mesi saranno con ogni probabilità ancora difficili per le economie mondiali. "Nessuno sa esattamente quale sia la gravità dei problemi delle banche ma è difficile che casi come quelli di Bear Stearns siano isolati. - sottolinea Onado - Il governatore Draghi aveva previsto che con la pubblicazione dei dati di bilancio 2007 sarebbe arrivato il momento della verità, ma la chiusura dei bilanci non è stata invece sufficiente a fare chiarezza". Le ripercussioni di tale incertezza sono "il sospetto reciproco" che regna tra le banche, sempre più diffidenti l'una nei confronti dell'altra, "il blocco dei mercati" e "l'aumento delle perdite" degli istituti. In America i prossimi potrebbero quindi essere mesi ancora sofferti, mentre in Europa lo scenario potrebbe essere meno grave. "Ubs, in Svizzera, è tra le banche che hanno registrato maggiori perdite ed anche qualche banca tedesca ha registrato delle minusvalenze fin da quest'estate. Complessivamente però - precisa Onado - l'Europa sta incomparabilmente meglio degli Stati Uniti". Al di qua dell'Atlantico, dove è meno disinvolto il ricorso a strumenti finanziari più sofisticati, l'impatto della crisi sarà dunque inferiore, anche se qualche paese dovrà inevitabilmente fare i conti con la bolla immobiliare.

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OCCORRE UN PATTO TRA LE GRANDI BANCHE CENTRALI (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

"Occorre un patto tra le grandi banche centrali" EMANUELE IMPERIALI "Un Fondo sovrano creato dall'Unione europea con il conferimento dell'oro delle banche centrali nazionali, ulteriormente rivalutatosi in queste settimane, per comprare azioni e obbligazioni al fine di evitare momenti di panico e veri e propri tracolli". Alberto Quadrio Curzio insegna alla Cattolica ed è uno dei più noti economisti italiani, spiega come si può uscire dall'attuale crisi finanziaria internazionale. Professore, si tratta di ripercorrere, pur se in forme diverse, l'esperienza della Bei e della Bers? "Il nodo centrale sta nel fatto che il mercato corregge le dinamiche di natura ciclica, ma non quelle sistematiche, come l'attuale, per le quali serve l'intervento delle istituzioni". Lei suggerisce, quindi, un intervento coordinato delle banche centrali? "Io penso che un accordo di ferro tra soggetti istituzionali, in particolare Usa, Ue e Giappone, che da soli fanno il 50% del Pil mondiale, insieme, però, alla Cina, possa essere la strada giusta, per tamponare una situazione che è giunta al limite del default". Una specie di Banca mondiale di ultima istanza. "Sì. Un soggetto che possa agire quando si crea una situazione come l'attuale, immettendo, se necessario, liquidità nel sistema, anche se ciò creerebbe un'inflazione gigantesca, o, meglio, titoli garantiti dall'emittente". Bce e Fed, però, hanno già agito in modo coordinato. "Sì, ma non basta. È indispensabile che la Cina rivaluti la sua moneta, se l'avesse fatto il dollaro non sarebbe crollato agli attuali livelli. Lo squilibrio commerciale americano, un Paese che da troppo tempo consuma più di quanto produce, è verso l'Asia e non verso l'Europa". Come si è giunti a questo punto, che sembra di non ritorno? "In Usa la gestione del credito è stata a dir poco sconsiderata. È avvenuta attraverso congegni finanziari sempre più complicati e meno trasparenti". Lei si riferisce alla bolla immobiliare? "Non solo. Ai mutui immobiliari, ma anche a quelli concessi con le carte di credito. Sono rimasto sorpreso che un Paese sempre consideratosi ai vertici del mondo economico quanto a capacità di vigilare sui mercati e dove operano le prime società di rating del mondo sia finito nel vicolo cieco". Forse si è sopravvalutata la capacità del mercato di individuare una via d'uscita spontanea dai rischi? "I soggetti che avrebbero dovuto vigilare si sono fidati troppo della capacità di analisi degli operatori del mercato. È stato un grave errore commesso dalle Istituzioni. In Europa, la Bce ha dimostrato nervi saldi e ha tenuto i tassi al 4%. C'è stato qualche caso sporadico di crisi, come quello della Société Générale, ma la banca centrale non ha trasmesso messaggi di panico al mercato". E l'Italia? "L'antiquato sistema bancario ha dimostrato che si possono erogare mutui anche in modo saggio".

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La Fed soccorre Bear Stearns solo per evitare l'effetto domino (sezione: Mercato immobiliare)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Lo scoppio della bolla immobiliare statunitense ha fatto un'altra vittima eccellente: due giorni fa, infatti, la Federal Reserve ha dovuto concedere un consistente finanziamento a fondo perduto alla banca d'investimento Bear Stearns, che nell'ultimo periodo aveva perso oltre la metà del suo valore azionario e si trovava quindi in serio rischio di insolvibilità nei confronti dei suoi clienti. Per Usa Today "il pensiero che la Fed corra in aiuto di una banca come la Bear Stearns, uno degli istituti finanziari che ha guadagnato di più dalla concessione dei famigerati mutui subprime, lascia di sicuro l'amaro in bocca. Eppure, se la Fed ha deciso una mossa così azzardata, è perché sa che questa è una delle ultime occasioni per salvare il mercato dall'ondata di sfiducia che si è creata negli ultimi mesi. Nelle prossime settimane vedremo se la scommessa della Fed avrà dato i suoi frutti oppure no". "La Bear Stearns", scrive il New York Times, "si era guadagnata una cattiva reputazione a Wall Street a causa di speculazioni azzardate e vendite di mutui ad alto rischio. In circostanze normali la Bear avrebbe meritato di fallire, anche solo per dare l'esempio ad altri istituti bancari che hanno tenuto in passato comportamenti del genere, ma la Fed giustamente ha tenuto conto che l'effetto domino di un'eventuale bancarotta di questa portata avrebbe avuto conseguenze catastrofiche per tutto il mercato azionario". Secondo il Washington Post "la situazione è resa ancora più grave dal fatto che il dollaro statunitense è la valuta mondiale di riferimento per le riserve bancarie. La crisi del credito e il recente scoppio della bolla immobiliare rischiano di provocare una svalutazione del biglietto verde dalle conseguenze imprevedibili ". Anche per il Wall Street Journal "tra gli investitori mondiali è in atto una vera e propria fuga dal dollaro verso beni rifugio più sicuri come l'oro. Se la Fed non saprà reagire, il panico di oggi rischia di trasformarsi nel crollo finanziario di domani".

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Brunetta: Nessun collasso (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Tempo, Il" del 19-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Stampa L'intervista Brunetta: "Nessun collasso Qualcuno mente" "La crisi dei mutui subprime americani è un falso storico. L'Europa non sarà investita. E sarà l'oro a garantire lo sviluppo dell'economia". Renato Brunetta, economista e parlamentare di Forza Italia, analizza la drammatica situazione che sta attraversando il mercato finanziario mondiale e sottolinea alcune illogicità. Come giudica la crisi delle Borse e l'inarrestabile corsa del petrolio? Sa una cosa? Cosa. Faccio l'economista e non ho capito cosa stia accadendo. In che senso? Questa crisi sui mercati non ha logica. Facciamo un semplice ragionamento. Prego. I mutui subprime ovvero quelli con scarse garanzie hanno di base un'ipoteca sull'immobile che preserva il valore al 100 per cento. Se un cliente è insolvente, scatta l'esecuzione e in 5 mesi la casa va all'asta e la banca rientra dell'investimento. Sì ma in America la situazione è complessa e molti istituti finanziari accusano perdite colossali. E non capisco perchè. Ammettiamo pure che la bolla immobiliare si sia sgonfiata. Non esiste nessun istituto al mondo che impiega la totalità delle sue risorse sui mutui subprime. Alcuni studi indicano una quota del 15-20 per cento. In sostanza, è una crisi gonfiata ad arte? C'è sotto qualcosa. Indubbiamente. Una banca non può fallire per i mutui subprime. Ammettiamo pure che il tasso d'insolvenza sia raddoppiato. Era il 4-5% ora diciamo che è al 10%. Bene. Siamo al 10% di quel 20% di perdite quindi a conti fatti un 2%. Ma c'è di più. Si riferisce ai derivati? Esattamente. I derivati sono strumenti legittimi per investire sul mercato. E diluiscono la percentuale di rischio. Ecco perchè l'economia mondiale non può rischiare il collasso per perdite, suppur ingenti, che però riguardano la percentuale, di una percentuale di una percentuale. D'accordo, ma le Borse sprofondano e i risparmiatori restano spiazzati. La colpa è di un sistema troppo fragile. Basta uno starnuto dei subprime per affossare i mercati. La finanza è opaca, emotiva e poco trasparente. Servono regole ed è indispensabile agire sulla governance. Le stesse che mancavano nella crisi del 1929? Esempio calzante. Serve controllo e meno nervosismo. Come valuta le azioni delle banche centrali? La Fed sta abbassando i tassi per far fronte a questa che resta comunque un'emergenza. Il taglio dei tassi funziona quando anticipa le aspettative. La Fed ha fatto bene all'inizio, poi sta perseguendo una politica che non condivido. L'antibiotico del deprezzamento del dollaro non sta avendo gli effetti sperati. La Bce sta operando bene. Quali pericoli corrono le banche italiane? Nessuno. Certo, la congiuntura internazionale le danneggia, ma hanno solidi fondamentali. Quale il rimedio? Tremonti propone di curare la globalizzazione con un accordo stile Bretton Woods. Tremonti filosofeggia. La realtà è che occorre tornare alla Politica, con la p maiuscola. Quella che volevano Merkel, Sarkozy e Brown. Più trasperenza, più governance e una politica energetica che rompa la rigidità dell'offerta e faccia abbassare i prezzi. A quale ricetta si riferisce? Semplice. La domanda crescente di petrolio, soprattutto di Cina e India, sta facendo lievitare il prezzo in quanto mancano investimenti e tecnologie capaci di aumentare il tasso di estrazione del greggio. Basterebbe un annuncio: l'Europa nei prossimi 10 anni aprirà 30 centrali nucleari di nuova generazione. E poi? Il petrolio sarebbe superato. Una centrale costa 4 miliardi e per farne 30 servirebbero 120 miliardi. Propongo l'utilizzo del surplus di oro come garanzia. Quello dormiente che giace nelle banche centrali e che servì a garantire la nascita dell'euro.

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Prezzi delle case in frenata (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Miaeconomia" del 19-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

CASA " Casa news Prezzi delle case in frenata (19/03/2008) Il mercato immobiliare è in frenata. Secondo quanto emerge dagli ultimi dati dell'Osservatorio immobiliare dell'Agenzia del Territorio, il secondo semestre del 2007 si è infatti chiuso con l'arresto della crescita delle quotazioni delle case in quasi tutte le grandi città italiane. Milano e Roma rappresentano invece le eccezioni più rilevanti. Nella capitale la crescita arriva, in alcuni casi, fino al 10%. Per comprare un appartamento di 60 metri quadri in centro, nel secondo semestre del 2006, si spendevano 387mila euro. Alla fine dell'anno scorso il prezzo è arrivato a 426mila euro. Va un po' meglio con gli affitti che nell'ultimo anno sono rimasti sostanzialmente invariati: 1.755 euro al mese per 60 metri quadri in un quartiere alto della città. A Milano i prezzi aumentano fino al 5%. Sessanta metri quadri nella zona di San Babila costano 550.500 euro, oltre 25mila euro in più del secondo semestre 2006. Per un appartamento di 90 metri quadri si spendono invece 825.750 euro. Un box in centro di 20 metri quadri costa 100mila euro, poco meno che a Roma. Crescono anche gli affitti: in centro si pagano 31,5 euro al metro quadro, rispetto ai 29,7 euro del secondo semestre 2006: per un appartamento di 60 metri quadri si spendono 115 euro in più ogni mese. Gli affitti sono invece diminuiti a Napoli: fino al 18% in meno per un appartamento di 60 metri quadri in centro che a fine 2007 costava 750 euro al mese. Stabili i prezzi di vendita: 6.400 euro al metro quadro per una casa vicino a piazza del Plebiscito e 3.300 euro per un appartamento a Bagnoli. Anche a Bologna e Venezia Mestre il prezzo delle case non è aumentato, né in centro, né in periferia. A Firenze, invece, fuori dal centro i prezzi si sono abbassati: per comprare una casa vicino a San Bartolo a Cintoia si spende il 5,7% in meno rispetto al secondo semestre 2006. A Torino le quotazioni crescono in centro (+5,8%) e calano in periferia: -1,3% per una casa in zona Carducci. I prezzi continuano a crescere, anche se meno che in passato a Genova, Bari e Palermo, dove una casa in zona Politeama costa 3.570 euro al metro quadro. 1 voti - " Vota questa notizia ".

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Crisi subprime parla giacomo vaciago (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Riformista, Il" del 19-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Crisi subprime parla giacomo vaciago È tramontata l'era delle cartolarizzazioni Caro Tremonti, non ti piacevano tanto? Ma quale novità: per Giacomo Vaciago le clamorose azioni di salvataggio intraprese da alcuni Stati come la Svezia e la Gran Bretagna o dalle banche centrali come la Fed per scongiurare il fallimento di giganti del credito sono fenomeni ricorrenti. Nel caso più recente e forse più clamoroso della ciambella di salvataggio lanciata dalla Fed al colosso americano Bear Sterns, la mossa è il frutto di "un'interpretazione un po' estensiva della legislazione, è la riesumazione di leggi antichissime, ma è un fenomeno vecchio, sempre avvenuto". Non significa la fine del mercatismo - "ma cos'è?" - è invece una misura drastica per evitare la sindrome giapponese. Piuttosto, la crisi finanziaria - "crisi, crisi, scriva crisi, che c'è ancora chi parla di "turbolenze"" - significa, per l'economista, "la fine delle politiche monetarie troppo espansive e il tramonto dell'era delle cartolarizzazioni". In un'intervista al Riformista il professore di Politica economica della Cattolica, si dice dunque "molto meravigliato", che a schierarsi contro un certo modello economico al tramonto sia proprio Giulio Tremonti. "Questa crisi segna la fine di un'epoca in cui ci si illudeva che stampando moneta, dandola in giro e cartolarizzando qualsiasi cosa, si potesse produrre benessere. Mi sorprende, allora, che sia proprio l'ex ministro dell'Economia Tremonti a condannare quell'epoca, visto che si è ispirato moltissimo a quei modelli". E già che c'è, l'editorialista del Sole24Ore si toglie un sassolino dalla scarpa: "Fa parte di quella cultura anche la cartolarizzazione o altre trovate finanziarie sugli immobili. Ma insomma, ci sarà un motivo se si chiamano "immobili"". Per Vaciago la riflessione che va fatta ora è sulla possibile evoluzione dello tsunami finanziario. "Anzitutto, bisogna dire che quando un errore è così diffuso, quando è così sistemico, come nel caso dei subprime, la colpa è del banchiere centrale. È stato quindi un problema macroeconomico, di governo". Negli anni scorsi, il verdetto è ormai unanime, l'ex governatore della Fed Greenspan ha tenuto i tassi troppo bassi e ha creato un'enorme bolla immobiliare. "E adesso va in giro a fare conferenze e a dire che la Fed ha sbagliato. Forse soffre di amnesia". Il problema, ora, è un altro, tuttavia rischia di diventare altrettanto grave. Per tamponare gli effetti dello scoppio della bolla sugli immobili dell'agosto scorso, ragiona l'economista, "se ne stanno alimentando altre due". I governatori delle banche centrali, incalza, "non si rendono conto che in queste settimane c'è chi fa una marea di soldi indebitandosi in dollari e comprando oro e petrolio. E gli effetti sono sotto gli occhi di tutti". E i riflessi sull'economia reale? Arriveranno, ma non nell'immediato: a partire dall'anno prossimo, dal 2009. "Quando si sgonfiano delle grosse bolle finanziarie, gli effetti sull'economia reale non sono immediati. Per fare un esempio: se il titolo Fiat crolla in borsa, Marchionne prima rivedrà i suoi programmi al ribasso, poi comincerà a licenziare. Ma passerà del tempo tra la crisi finanziaria in senso stretto e le ondate di disoccupazione". In questo momento l'economia reale regge "perché è robusta, ma prevedo che andrà male dal 2009". Intanto, la Fed dovrà tagliare i tassi fino all'1 per cento "per recuperare un po' di stabilità, almeno sui mercati". Quello che sta succedendo in queste settimane è che "il crollo in borsa sta impoverendo i ricchi. A parte quella frangia facoltosa ma marginale di "furbi" che sta montando le prossime bolle finanziarie, è proprio il caso di dire che in questo momento sono i ricchi a piangere. Dall'anno prossimo invece saranno i poveri, soprattutto il popolo dei mille euro, il popolo dei precari". Ma nel frattempo, confida, altri nodi verranno al pettine. Molti commentatori si sono chiesti se sia stato giusto salvare Bear Sterns o Northern Rock attraverso interventi di Stato o delle banche centrali, salvare insomma grandi istituti di credito che hanno fatto spericolati affari con i mutui spazzatura sino a mettere a repentaglio la propria solidità finanziaria e quella di centinaia di migliaia di clienti. "Certo", ragiona Vaciago, "questo è un problema. Arriverà però anche quel momento, arriverà anche il momento della verità per i colpevoli di questa crisi. Ma non mentre imperversa lo tsunami finanziario. Sono tre, gli stadi di intervento. Nel primo, intervengono le banche centrali, nel secondo il governo - negli Stati Uniti i primi e i secondi si stanno coordinando dall'inizio della crisi - nel terzo i magistrati. Arriverà il momento delle cause, dei tribunali, delle class action. E prevedo che il 2009 sarà un anno molto, molto redditizio per gli avvocati statunitensi". 19/03/2008.

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Bernanke? È sotto shock E non sa se il cavallo berrà (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 19-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ATTUALITÀ Bernanke? "È sotto shock" E non sa se il cavallo berrà La liquidità è inutile se non si ferma il crollo dell'immobiliare. S&P: "vicina la fine del tunnel". Ma Natixis non ci crede. E Bear Stearns fa tremare il mondo di Vincenzo Sciarretta - 15-03-2008 LA FRANA DEL CREDITO Quando il prossimo 18 marzo si riunirà a Washington il direttorio della Federal Reserve, Ben Bernanke dovrà aggiornare sia diagnosi che prognosi della più grande bolla creditizia dei tempi moderni. Sebbene abbia passato la maggior parte della sua vita da accademico a studiare la Depressione del 1929 e la lunga crisi giapponese esplosa nel 1990, negli ambienti della capitale americana si dice che il capo della Fed sia parecchio sotto shock - proprio così - dalla portata del disastro che ha di fronte. E per fronteggiarlo abbia approntato il più grande salvataggio possibile mai concepito, a cui tra l'altro, martedì 18, dovrebbe aggiungere il tassello di una nuova sforbiciata ai tassi d'interesse Probabilmente dello 0,50%, anche se il mercato, soprattutto i gestori di Wall Street, sperano ancora in un ripensamento che faccia lievitare il taglio a 75 punti base. Uno scenario ancora più probabile dopo che Bear Stearns venerdì 14 marzo ha gelato il mondo finanziario annunciando di essere in una crisi di liquidità che ha richiesto un finanziamento d'emergenza operato da JpMorgan e Fed di New York. CORSA CONTRO IL TEMPO. Nel tentativo di dissetare le istituzioni a corto di liquidità, Bernanke ha sinora creato due strumenti inediti. Il primo, risalente al 12 dicembre scorso, va sotto il nome di Taf (Term Auction Facility), che consente alle banche in difficoltà di attingere direttamente dalla Fed, ottenendo denaro a prestito. Il vantaggio del Taf è che le banche non devono rendere pubblica la propria richiesta e non vanno perciò incontro alle stimmate del mercato. Stando al sito della Fed, tutte le istituzioni depositarie (cioè le banche) che sono giudicate in "condizioni finanziarie solide" (ma vai a saperlo davvero, di questi tempi) possono partecipare alle aste tenute sotto lo scudo del Taf e fornire adeguate garanzie collaterali. Attraverso questo strumento la banca centrale americana sta immettendo nel sistema circa 100 miliardi di dollari la settimana. Bernanke aveva riposto ampia fiducia nell'efficacia del Taf, ma si è dovuto ricredere perché gli emboli che impediscono alla liquidità di circolare allignano spesso negli operatori finanziari che non sono esattamente banche tradizionali. Sicché, con una mossa spregiudicata, e senza precedenti, martedì 11 marzo, la Federal Reserve ha annunciato l'introduzione di un secondo strumento straordinario chiamato Tslf (Term Securities Lending Facility). Questo estende il concetto di Taf alle istituzioni non depositarie, alle banche d'investimento e agli operatori in titoli, che sono con l'acqua alla gola a causa dei titoli spazzatura che li zavorrano. Finora questi soggetti dovevano bussare alla porta delle banche per trovare una ciambella di salvataggio, ma gli istituti di credito hanno finito per chiudere i rubinetti, oberate dai propri problemi contingenti. Ecco allora l'idea di Bernanke: sotto lo schema del Tslf, la Federal Reserve è disponibile a prestare fino a 200 miliardi di dollari in titoli governativi per un termine di 28 giorni. In cambio accetterà anche i famigerati residential-mortgage-backed securities, cioè i titoli spiccati da agenzie federali oppure non da agenzie federali, ma con un rating AAA/Aaa. Insomma la Fed scambierà della carta finanziaria di primissima qualità (obbligazioni governative) con carta finanziaria di non primissima qualità - compresi i certificati legati ai mutui ipotecari - in un tentativo estremo di fluidificare il sistema. CINTURA DI PROTEZIONE. Tony Crescenzi di Miller Tabak ha giustamente notato che al 27 febbraio i principali intermediari portavano in pancia 140 miliardi di titoli emessi da agenzie e 60 miliardi di mortgage-backed-securities. E siccome la Fed ha messo sul piatto una linea di credito da 200 miliardi, vuol dire che è pronta ad assorbire tutti i titoli nelle mani degli intermediari (almeno di questo tipo). Dunque il cavallo verrà portato all'acqua, ma berrà? Secondo la Standard & Poor's, le svalutazioni legate ai subprime sarebbero agli sgoccioli, e società nell'occhio del ciclone come Citigroup e Merrill Lynch avrebbero "rigorosamente e conservativamente prezzato la loro esposizione". Eppure, altre forme di debito rischiano di mostrare una falla, ammonisce la stessa Standard & Poor's. E non è infatti un caso che gli analisti di Natixis abbiano commentato il giudizio sulle svalutazioni fatto da S&P's come insufficiente per abbassare la guardia sul settore finanziario. "Il problema - fa eco l'economista Ed Yardeni - è che l'epicentro della crisi ruota intorno ai prezzi delle case, le quali sfortunatamente non smettono di calare".

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Vivere pericolosamente nella crisi cercando una difficile via d'uscita (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Opinione, L'" del 19-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Oggi è Mer, 19 Mar 2008 Edizione 55 del 19-03-2008 IL RASOIO DI OCCAM Vivere pericolosamente nella crisi cercando una difficile via d'uscita di Giorgio Arfaras Chi lo ha detto che gli amanti del brivido dovrebbero "vivere come Steve Mc Queen", essi potrebbero ben vivere sotto choc continui anche seguendo le vicende finanziarie. La settimana comincia fra lunedì sera e martedì mattina con la banca centrale statunitense che dichiara di accettare come titoli dati in garanzia anche quelli non emessi dal Tesoro. Prosegue con uno sbandierato studio della Standard & Poor's, una casa che giudica con alterno successo la qualità dei crediti, il quale sostiene che le perdite del sistema finanziario, legate alle vicende dei mutui ipotecari, dovrebbero ammontare a circa 300 miliardi di dollari, di cui 150 già emersi. I rimanenti 150 non dovrebbero ormai riguardare le banche, ma le assicurazioni e gli hedge funds. Intanto che si digerivano, fra sali e scendi dei corsi di Borsa, queste due nuove cose, correva voce che la Bear Stearns, una casa di intermediazione, avesse dei problemi nel far fronte ai propri impegni. Problemi negati ufficialmente fino a venerdì, quando è stato dichiarato che, attraverso la JP Morgan, la Federal Reserve di New York sarebbe intervenuta per aiutarla. Il titolo della Bear Stearns, che fino a lunedì 11 marzo valeva 70 dollari, giunto a venerdì 14 marzo, ne valeva solo 30. Da notare che all'inizio del 2007 ne valeva 150. In circa un anno sono quindi "evaporati" 120 dollari di valutazione su 150. Il mercato statunitense, va detto a suo onore, quando cambia opinione, non fa prigionieri. Non abbiamo a che fare con un mondo di "ma anche", ma di veri uomini, appunto alla Steve Mc Queen. Che cosa sta succedendo, quale la trama che si intravede o che si può immaginare è il punto. Per arrivare al dunque occorre fare una digressione su che cosa ha prima alimentato e poi messo in crisi il meccanismo finanziario statunitense, che ruota intorno al debito delle famiglie. Vedere poi quali sono state le mosse della banca centrale. Ed infine immaginare i percorsi della crisi, che potrebbe finire in un happy end, oppure con delle complicazioni. Immaginiamo la famiglia X che accende un mutuo per comprar casa. La paga 100 dollari ed accende un mutuo di 100 dollari. Immaginiamo che la famiglia X paghi ogni anno un decimo del prezzo iniziale della casa. Quindi dopo cinque anni la famiglia X possiede il 50% della casa, e dopo dieci il 100%. Immaginiamo che dopo cinque anni il prezzo della casa passi da 100 a 200 dollari. Il mutuo che deve essere ancora pagato è di 50 dollari. La differenza fra 200 e 50 è un incremento netto della ricchezza della famiglia. Se la famiglia X avesse uno stato patrimoniale, esso avrebbe un attivo 200 dollari (il valore di mercato della casa) ed un passivo di 50 dollari (il mutuo) e quindi un patrimonio netto di 150 dollari. La famiglia X può, se vuole, indebitarsi per 150 dollari, dando a garanzia la quota del proprio immobile al netto del mutuo. Può mandare i figli nelle migliori università, oppure comprarsi un nuovo Suv. Il ragionamento mostra come vanno le cose con il prezzo delle case che sale: man mano che il prezzo delle case sale, il debito delle famiglie aumenta, perché il maggior prezzo degli immobili crea una garanzia che consente l'accensione del debito stesso. Ora immaginiamo il prezzo della casa scenda. Da 200 dollari scende a 150. La famiglia X deve al sistema finanziario 50 dollari di mutuo ed ha 150 dollari di debiti contratti a vario titolo. Ha quindi un patrimonio (il prezzo di mercato della casa) di 150 dollari e debiti per il mutuo e per i consumi di 200 dollari, ossia ha un patrimonio netto negativo di 50 dollari. Quando anche avrà pagato tutto il mutuo, quindi fra cinque anni, se il prezzo della casa resta invariato, si troverà con patrimonio netto pari a zero. Il debito acceso per finanziare la scuola dei figli ed i consumi deve, per impedire che il meccanismo si inceppi, venir rinnovato dal sistema finanziario per tutto il periodo. Esso sarà interamente garantito dal prezzo della casa al quinto anno. Se la banca le chiedesse di rientrare in tutto o in parte dal debito, la famiglia X potrebbe vendere i propri risparmi finanziari, sempre che li abbia, oppure dichiararsi insolvente. Si vede che il prezzo delle case in ascesa lubrifica il meccanismo del debito, mentre il prezzo delle case in discesa lo mette in difficoltà. Immaginiamo che il mutuo della famiglia X sia stato impacchettato con i mutui della famiglia Y, Z. Abbiamo una obbligazione che mischia i buoni mutui con i cattivi mutui. Mutui che sono stati venduti agli investitori, e qui abbiamo, per esempio, la Bear Stearns, con allegato un buon giudizio sulla qualità, da imprese come, per esempio, la Standard & Poor's, e per di più assicurati contro il fallimento, dalle imprese specializzate nel garantire i mutui. Il meccanismo molto complesso dei mutui ipotecari viene messo in difficoltà dalla caduta dei prezzi delle case, se le famiglie non riescono a pagare le quote residue del mutuo. I prezzi delle case negli Stati Uniti dal 2007 incominciano a cadere. La banca centrale statunitense si muove a partire da agosto del 2007. La prima mossa è tradizionale, tagliare il tasso di sconto. A seguire una seconda mossa tradizionale, quella di tagliare il tasso di interesse. La terza mossa, fatta a dicembre, è quella di allargare il proprio intervento in un modo originale, accettando dalle banche anche i titoli non emessi dal tesoro, la Term Auction Facility (Taf). Martedì 11 marzo, infine, la banca centrale amplia questa tipologia di intervento, allargando lo spettro degli assistiti anche agli intermediari non bancari. Gli interventi originali annunciati dalla banca centrale (Fed), quindi il Taf e la sua estensione agli operatori non solo strettamente bancari, sono di circa 400 miliardi di dollari. Ossia, la Fed scambia i titoli del tesoro che possiede (chiamiamoli i "titoli buoni") con titoli di altro genere, come quelli immobiliari, le obbligazioni legate ai mutui (chiamiamoli i "titoli cattivi"). Le banche e le imprese finanziarie maggiori possono dare alla banca centrale i titoli immobiliari ed in cambio ricevono titoli di stato. Questi ultimi possono essere venduti in ogni momento ad un prezzo quasi certo e quindi le banche e le imprese finanziarie possono far fronte ai problemi di liquidità. Il punto è che dopo un mese devono riprendersi i titoli cattivi, rendendo quelli buoni. La Fed può rinnovare il contratto, ma prima o poi i titoli cattivi debbono venir ripresi, dando in cambio quelli buoni. Poniamo che alla fine vengano resi i titoli buoni e ripresi quelli cattivi. Chiamiamolo il percorso 1, che, se finisce qui, è il migliore. Immaginiamo che le cose non si risolvano tanto facilmente e quindi immaginiamo che le banche e le finanziarie non si riprendano i loro titoli cattivi, perché, per esempio, la crisi si allarga dai mutui ai crediti al consumo, con le banche in difficoltà. A quel punto la qualità del bilancio della banca centrale è peggiorata, ossia il suo attivo, di circa 800 miliardi di dollari, ha, invece dei soli titoli di stato anche delle obbligazioni di scarsa qualità. Chiamiamolo il percorso 2, che, se finisce qui, non è certo il migliore, ma è accettabile come prezzo per risolvere una crisi seria. Le banche centrali dei Paesi industriali asiatici e di quelli petroliferi hanno dei mezzi spaventosi, circa 400 miliardi di dollari a trimestre. In poche parole, l'avanzo commerciale asiatico e petrolifero genera ogni due trimestri un controvalore pari all'attivo della banca centrale degli Stati Uniti. Nulla impedisce alle banche centrali dei Paesi emergenti di acquistare a sconto i titoli cattivi, invece dei soli titoli buoni. Il salvataggio del sistema finanziario statunitense potrebbe passare in prima battuta attraverso la loro banca centrale, i percorsi 1 e 2, ma potrebbe anche trasbordare, se le cose prendessero la piega peggiore, in un secondo salvataggio, questa volta di natura non domestica ma internazionale. Insomma, il percorso 3. Il salvataggio verrebbe fatto nell'interesse dei Paesi emergenti, che vogliono ancora gli Stati Uniti al centro del sistema. Il percorso 3 è complicato da un particolare sgradevole, ossia che i cinesi hanno un solo partito e gli sceicchi neppure quello. www.occamrazor.eu.

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Dieci anni boom per il prezzo delle case - fabio calamati (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Tirreno, Il" del 20-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Montecatini Dieci anni boom per il prezzo delle case Nel 2007 quotazione media a 2.160 euro al mq. Dal 1998 +63% Le quotazioni sono state spinte in su anche da chi comprava case per fare un investimento FABIO CALAMATI PISTOIA. Il prezzo medio delle case in provincia di Pistoia lo scorso anno è stato di 1.840 euro al metro quadro, che salgono a 2.160 euro nel comune capoluogo. Il dato arriva da un rapporto del Cresme, un istituto specializzato che ha scandagliato gli ultimi dieci anni di quotazioni immobiliari in Toscana. Nel 1998 quegli stessi valori erano rispettivamente di 980 e 1.080 euro al metro quadro. Il che significa una crescita del valore del mattone del 63,2% a Pistoia e del 54% nel resto della provincia (vedi tabella), calcolando le variazioni a prezzi costanti, cioè senza tener conto dell'inflazione. Una crescita notevole, soprattutto per quanto riguarda le abitazioni in provincia. All'inizio del decennio le quotazioni pistoiesi erano infatti le penultime (dietro solo a Massa Carrara) della regione, dieci anni dopo sono risalite di due posizioni: un fenomeno simile è successo solo a Grosseto e Prato, mentre altre province (Livorno, Pisa, Arezzo, Siena) hanno visto le loro quotazioni calare, dal punto di vista relativo. Insomma, chi ha investito in beni immobili non solo si è salvato dall'inflazione e dall'effetto euro, ma ci ha guadagnato bene. Perché questa crescita relativa dei prezzi? Eppure l'impressione è che l'attività edilizia negli ultimi anni sia stata molto intensa e tanta offerta avrebbe dovuto tener basse le quotazioni... "Questo è vero - risponde Adriano Benedettini, presidente del sindacato immobiliaristi aderente a Confcommercio - ma bisogna tener conto dei bassi tassi di interesse che vigevano fino a pochi anni fa. C'era a Pistoia una domanda latente di beni di investimento che i tassi a buon mercato ha risvegliato". In precedenza Pistoia era il regno delle basse quotazioni immobiliari: bene per chi comprava, ma non per chi vendeva. Poi le cose sono cambiate e con il mercato in crescita investire sul mattone è diventato un buon affare anche qui. "E questa domanda - conclude il presidente - si è assommata a quella fisiologica per la residenza, producendo una grande pressione sul lato della domanda". Non è un caso che - come conferma Benedettini - fino a poco tempo fa gli imprenditori del settore acquistassero terreni senza troppo badare al costo al metro quadro, sicuri di poter rientrare delle spese sostenute. Ma adesso non è più così. "La sensazione - continua Benedettini - è che effettivamente il mercato si sia saturato. Il rallentamento delle quotazioni nel 2007 rispetto agli anni precedenti lo conferma. Non credo che nei prossimi mesi assisteremo ad un calo dei prezzi, ma di certo a un periodo di calma piatta sì".

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Questo Bernanke governa il credito o scommette? (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza (MF)" del 20-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

MF Questo Bernanke governa il credito o scommette? Il taglio dei tassi di interesse di tre quarti di punto deciso martedì dalla Federal Reserve è stato inferiore alle attese di molti analisti, ma superiore a quanto ritenuto adeguato da alcuni esponenti della stessa banca centrale. Secondo quanto dichiarato dalla Fed, infatti, due dei dieci membri votanti del Federal Open Market Committee erano contrari al taglio, preferendo "azioni meno aggressive". I due membri in questione, Richard Fisher della Fed di Dallas e Charles Plosser di Philadelphia, da tempo mettono in guardia dai pericoli dell'inflazione. E ieri la Fed perlomeno ha ammesso che "l'inflazione è elevata". Il che non sorprende. Il rendimento delle obbligazioni a dieci anni attualmente è inferiore al tasso di aumento dei prezzi. L'ultima volta che la Fed ha tagliato i tassi di interesse sotto il 3% era l'ottobre 2001, il petrolio costava 19 dollari il barile ma il prezzo era in continuo calo, e il vice di Alan Greespan, l'attuale presidente Ben Bernanke, avrebbe presto tenuto discorsi su come evitare una deflazione. Quando i tassi raggiunsero l'1%, nel giugno 2003, la Fed introdusse il sostegno finanziario al credito che produsse la bolla immobiliare. Oggi nessuno è preoccupato per una deflazione, ma la Fed sta scommettendo pesantemente sul fatto che i prezzi dei beni di consumo e degli altri principali indicatori dell'inflazione caleranno spontaneamente, favoriti da un rallentamento dell'economia. La dichiarazione di ieri, pur ammettendo "un aumento dell'incertezza riguardo alle previsioni di inflazione", ribadisce il punto di vista del presidente Bernanke, secondo il quale una crescita più lenta e un minore utilizzo delle risorse riporterà l'inflazione nella cosiddetta "comfort zone" della Fed.Buona fortuna. La Fed recentemente ha adottato azioni straordinarie, come aprire la "discount window", per immettere liquidità nei mercati finanziari in crisi, e sta facendo tutto il necessario per evitare un tracollo finanziario. Ma il primo dovere della Fed è tenere d'occhio la stabilità dei prezzi. Il motivo di speranza nella decisione della Fed di continuare a ridurre il costo del denaro è che almeno due governatori della Fed si sono comportati come se ci credessero ancora. MF  - Commenti & Analisi Numero 057, pag. 7 del 20/3/2008 Autore:.

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IL CAPITALISMO RESPONSABILE (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Corriere della Sera" del 20-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-20 num: - pag: 1 autore: di FRANCESCO GIAVAZZI categoria: REDAZIONALE LA FED E LA CRISI IL CAPITALISMO RESPONSABILE P er quindici anni, dal 1992 al 2006, l'economia del mondo è cresciuta soprattutto grazie alla domanda che proveniva dagli Stati Uniti. I 18 milioni di nuovi posti di lavoro che l'Europa ha creato fra la metà degli anni Novanta e oggi sarebbero stati molti meno se gli Usa non fossero cresciuti a un ritmo tanto veloce. In questi anni gli Stati Uniti hanno importato di tutto, non solo beni e servizi ma anche persone: sedici milioni di nuovi immigrati ufficiali e nessuno sa quanti clandestini. Si capisce perché: gli Stati Uniti sono il Paese nel quale il tempo medio tra il giorno in cui un immigrato arriva e il giorno in cui può acquistare una casa è più breve: meno di dieci anni. Certo, anche grazie all' eccessiva facilità con cui le banche concedevano i mutui, e oggi alcuni di quegli immigrati perderanno la casa, ma se fossero arrivati in Europa il sogno di possedere una casa propria sarebbe rimasto tale, un sogno. Quando ci lamentiamo per gli effetti che la crisi americana ha sulla nostra crescita e sui nostri risparmi non dovremmo scordare i benefici di cui abbiamo goduto. E tuttavia, per crescere tanto più rapidamente del resto del mondo, gli Stati Uniti hanno accumulato ampi squilibri: la crisi di questi mesi è il modo violento in cui essi oggi stanno rientrando. Il primo è l'enorme differenza fra il volume di importazioni e di esportazioni, che ha fatto crescere rapidamente il debito estero americano. Oggi questo squilibrio si sta riassorbendo grazie alla caduta del dollaro. La debolezza della moneta americana non è l'effetto delle turbolenze finanziarie di questi mesi: per riportare in equilibrio la bilancia dei pagamenti Usa il dollaro dovrà rimanere debole a lungo (fortunatamente le nostre imprese più accorte lo hanno capito da tempo e si sono attrezzate, spostando gli acquisti verso l'area del dollaro e le vendite verso Europa, Cina, India e Brasile). L'unica cosa che l'Europa può fare è rimuovere gli ostacoli alla crescita che limitano consumi e investimenti: più crescita in Europa accelera la correzione del deficit americano e significa meno anni di dollaro debole. Il secondo squilibrio è il prezzo delle case che dal 2001 a oggi, negli Stati Uniti, come in Gran Bretagna, Spagna e Irlanda, è stato trainato da una vera e propria bolla speculativa. Sull'onda dell'aumento del valore della loro casa molte famiglie americane si sono indebitate e hanno aumentato i consumi. Ma, ancora una volta, prima di puntare il dito contro il sistema finanziario che ha consentito loro di farlo, non dimentichiamo che senza quei consumi le nostre economie sarebbero cresciute molto più lentamente. Oggi la discesa del prezzo delle case mette in difficoltà quelle famiglie e chi ha prestato loro denaro. Il problema è serio, ma limitato. Nel bilancio di Bear Stearns c'erano 33 miliardi di mutui, ma solo 2 miliardi di mutui subprime. Un'ulteriore caduta del 20% del prezzo delle case (finora i prezzi sono scesi del 10% circa) metterebbe a rischio altri 10 miliardi di quei mutui: cifre sempre limitate considerando la dimensione del bilancio di Bear Stearns. E allora perché domenica la banca è arrivata sull'orlo del fallimento? Non perché fosse insolvente, ma perché era diventata illiquida. CONTINUA A PAGINA 40.

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GLI STATES (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 20-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

DIARIO AMERICANO. IN MOLTI AMBITI DELLA VITA QUOTIDIANA DISTINGUONO LA NATURA, L'ESPERIENZA E LA CONSAPEVOLEZZA DI QUESTO GRANDE PAESE GLI STATES E I NUMERI IMPAZZITI Cifre iperboliche in tanti campi, dal costo delle case agli stipendi dei manager. Il caso doloroso ed emblematico delle soldatesse     Sergio Perosa Il mondo d'oggi ci abitua ai "grandi numeri": valori alla 1032, una cifra che occuperebbe un paio di volumi a scriverla; le distanze siderali, gli anni luce per raggiungere i lontani pianeti o le altre galassie; oppure l'infinitamente piccolo, la quantità dei batteri o delle particelle subatomiche. Un tempo riguardavano le distanze sul nostro pianeta: otto mesi e mezzo impiegò la prima nave a portare i forzati in Australia (tanto che si coniò la frase 'tirannia della distanza' per caratterizzarne l'esperienza). Lo stesso al tempo dei pionieri e per due secoli in America, un'esperienza che si definì in termini di estese distanze e smisurate proporzioni. I grandi numeri in molti ambiti dell'esperienza quotidiana e della vita d'ogni giorno distinguono la natura, l'esperienza e la consapevolezza americane. Qualche esempio. COMPENSI E GUADAGNI. Sono cifre da capogiro. Per intenderci, ricco è in America chi guadagna oltre 20 milioni di dollari l'anno: e sono tanti. I record di Bill Gates e degli altri ai primi posti della classifica Forbes sono fuori testo. Fanno testo invece il guadagno annuale di Mario J. Gabelli, presidente della Gamco Investors: 58.2 milioni di dollari nel 2006 (dal 1999 ha ricavato compensi per 435 milioni) o, appena sotto, quello di Lloyd C. Blankfein, 'chief executive' di Goldman Sachs: 54.7 milioni nel 2006, o di Charles O. Prince III alla Citibank, quasi 26 milioni. Gli equivalenti europei alla Deutsche Bank, ad esempio, o al Credit Suisse, sono meno di un quarto. Il compenso medio per i responsabili delle prime sei aziende di Wall Street è stato di 41 milioni; quello dei corrispettivi europei, di 18. Il punto è che poi viene tutto in scala discendente, coinvolgendo in cifre altissime anche i sottoposti e i quadri intermedi. Gli amministratori delle grandi università private vanno fra i 10 e 20 milioni, perché fanno fruttare al meglio - e a percentuale dei profitti - gli investimenti. Le Fondazioni, di ogni tipo e colore, si contano a miriadi, e il loro giro d'affari è stratosferico: sembrano i numeri dell'astrofisica o della fisica molecolare, per i profani. LE CASE. Quando parliamo dei loro costi a Manhattan (non vale naturalmente per le altre parti del paese, dove magari costano meno che da noi, anche se sono più fragiline), rabbrividiamo. Ecco i prezzi pagati nel 2004 per gli appartamenti del Time Warner Center, al prestigioso indirizzo di One Central Park, ma non poi così bello: tutto il 74° piano con terrazza del South Building, 48.25 milioni di dollari; 4 stanze al 72° piano, 9.5 milioni; al 70°, 9.1 milioni, e così giù scendendo, ma di non molto, col decrescere dei piani (conta la vista, ma anche la scala gerarchica: i più importanti stanno sempre in cima). Analogamente al North Building: 6 stanze al 75° piano, 15.6 milioni; al 71° piano, 15.3; 3 stanze al 75°, 8.5 milioni, e via così. L'edificio era stato acquistato nel 2003 per 42.5 milioni: in poco più di un anno, l'85% degli appartamenti ripristinati e restaurati era stato venduto per un ammontare di circa 810 milioni: ecco le origini delle strabilianti fortune - speculazioni, sì, ma di gran fiuto. La bolla immobiliare di questi giorni toccherà drammaticamente i piccoli investitori, ma non, credo, questi grandi valori. Quanto agli acquirenti, sono quelli cui si accennava sopra: investitori e magnati immobiliari, sceicchi, membri della famiglia reale saudita, banchieri nazionali o del Kazakhistan, ma anche esperti d'arte o di case d'asta, editori di grido, cantanti pop, politici del centro e del sud America (o, quando del caso, le loro vedove miliardarie). Siamo naturalmente al top del top - e sappiamo che a Dubai, Hong Kong, Shanghai e simili, si naviga su cifre consimili. Saranno situazioni-limite, per la natura e l'importanza dei luoghi: ma sono grandi numeri per noi talora impensabili, che fanno una profonda differenza. Il modo di porsi verso il mondo viene profondamente modificato, e altrettanto profondamente ne risente la prospettiva, i comportamenti, e le interazioni della società. LE DONNE SOLDATO. Scendiamo in terra, a più dolorose storie: le donne in guerra. Tutti ormai hanno donne nell'esercito (in Israele, e altrove, per coscrizione obbligatoria), ma sono spesso poche migliaia, e per lo più in ruoli di supporto. Le donne soldato americane dispiegate in Iraq e Afghanistan sono state finora 160.000 (contro le 7500 in Vietnam e le 41.000 nella Guerra del Golfo), circa il 14% delle truppe, e in ruoli di combattimento, non una presenza simbolica o di contorno. Sia pure in termini relativi, è un grande numero. Non perché gli americani siano un popolo più bellicoso degli altri (ci sono anche le soldatesse afgane e pakistane, e il primo impegno massiccio delle donne era stato nell'Armata Rossa, 800.000 nel 1941-1945), ma perché la parità con gli uomini non è di comodo o di facili parole, e include sia le vedove fortunate di cui sopra, sia i mestieri più duri e pericolosi. Le reduci (occorre dire così) si contano ormai a decine di migliaia, e il modo di percepire e sperimentare la realtà del mondo ne viene egualmente modificato per tutti. Nel 2006 Erin Solaro ha pubblicato un libro su questa realtà, Women in the Line of Fire (Donne sotto il fuoco), e un lungo articolo sul New York Magazine a fine 2007 ha raccontato molte delle loro storie drammatiche: uccisioni in combattimento, stupri (di nemici e commilitoni: anche qui il cosiddetto "friendly fire"), stress. Il numero di chi soffre del cosiddetto "post-traumatic stress disorder" (PTSD: sindrome da stress post-traumatico) va necessariamente sulle alte cifre, e incide drammaticamente sul tessuto della società e i rapporti al suo interno. Per tornare alle differenze con l'Europa: la pubblicazione del libro dello storico militare israeliano Martin van Creveld, Le donne e la guerra (Libreria Editrice Goriziana, 2007), ha creato blande polemiche e confutazioni in Italia e in Europa. Van Creveld boccia l'impiego delle donne in guerra come una "grande illusione": sarebbe "sintomo e causa del declino delle stesse forze armate". Gli hanno risposto, citando le Amazzoni, che il suo sarebbe un ulteriore esempio di maschilismo, e in termini di sufficienza: se qualcuna ha l'uzzolo di fare il soldato, perché impedirglielo? Tanto? Invece no, i numeri, questi grandi numeri che ci vengono dall'America raccontano e testimoniano di un'altra storia, di una parità fra i sessi che costa ad entrambi, e non è un gioco da salotto, come spesso da noi: cambia di molto le carte in tavola e i termini della partita.

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Profitti a rischio per le banche italiane nella sforbiciata di Morgan Stanley (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza (MF)" del 21-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

MF Profitti a rischio per le banche italiane nella sforbiciata di Morgan Stanley Gli analisti prevedono un rallentamento degli attivi nel medio termine. Nonostante siano passate indenni attraverso la bufera subprime, le banche italiane non sono più un investimento sicuro. Sul medio termine il rallentamento del settore retail, con mutui e credito al consumo in prima fila, inciderà sulla marginalità, che tenderà quindi a diventare più ciclica e a uniformarsi al modello di sviluppo europeo. è quanto emerge da un report dedicato al settore bancario italiano diffuso ieri da Morgan Stanley. Il titolo dello studio dice tutto: The wrong place to hide (Il posto sbagliato per ripararsi). "Il valore difensivo degli istituti italiani", spiegano gli analisti di Morgan Stanley, "sta diminuendo, e così il loro appeal". Le banche italiane hanno rappresentato a lungo un rifugio sicuro rispetto a quelle di altri paesi. Il limitato impatto della crisi di liquidità e della bolla immobiliare ha ulteriormente accreditato quest'immagine presso la comunità finanziaria internazionale. "Oggi tuttavia", continua il report, "i profitti risultano particolarmente vulnerabili a causa delle trasformazioni industriali in atto e della decelerazione dell'economia nazionale". Nel quarto trimestre del 2007 la crescita del pil italiano si è azzerata, mentre per il 2008 la stima è di un +0,6% a fronte di una media europea attestata all'1,6%. "La possibilità che l'Italia entri in recessione nella prima metà dell'anno", conclude il broker, "non può quindi essere esclusa". Tornando alle banche, i solidi risultati riportati nel quarto trimestre 2007 e nel primo trimestre 2008 e la prospettiva di buoni dividendi "potrebbero sostenere i prezzi nel breve termine, ma i titoli saranno messi sotto pressione quando il focus del mercato si sposterà gradualmente dalla liquidità alla crescita". Secondo gli analisti, il trend dei prestiti frenerà, passando dal 9,9% del 2007 al 6,8% stimato per il 2008 fino al 7,1% in vista per il 2009. Viceversa il default rate potrebbe incrementarsi del 10-15%. Oltre a tracciare un quadro del sistema creditizio nazionale, Morgan Stanley si è focalizzata su quattro casi specifici. La banca d'affari ha rivisto al ribasso il prezzo obiettivo di Intesa Sanpaolo scendendo da 6,5 a 5,7 euro, ma ha confermato la società tra le top pick avviando la copertura con rating overweight. Morgan Stanley ha spiegato che l'istituto ha un potere di distribuzione e un potenziale di economie di scala unico in Europa, con un 29% di potenziale upside. Tra gli elementi positivi citati nel report ci sono la forte base di capitale, la buona generazione di cassa, l'alto dividend yield e la mancata esposizione agli investimenti rischiosi. Sforbiciata anche per Unicredit, il cui target price scende da 7,1 a 5,4 euro con rating confermato a equalweight: "Sebbene l'upside sia attraente, crediamo che il titolo si rivaluti solo quando la visibilità sui temi macro e micro aumenterà, e dunque non nel breve periodo", spiegano gli esperti. Ridotto anche il target di Mps da 4 a 2,85 euro con giudizio underweight. "Nonostante il nuovo piano di sviluppo ritardi di due anni gli obiettivi fissati, crediamo sia ancora troppo ambizioso, anche se più credibile". E infine sforbiciata per il Banco Popolare, il cui prezzo-obiettivo è sceso da 21,5 a 17 euro con rating overweight: "Il titolo offre dei maggiori margini di miglioramento nel panorama bancario europeo, ma il mercato sta considerando il rischio legato a un aumento di capitale". Ma che cosa potrebbero fare le banche italiane per combattere efficacemente un eventuale rallentamento degli utili? "Rafforzare la distribuzione e puntare sulla flessibilità dei costi operativi", ha spiegato a MF/Milano Finanza Guglielmo Zadra, uno degli autori del report. "Le sinergie che derivano dalle recenti fusioni vanno fortunatamente in questa direzione". (riproduzione riservata) MF  - Primo Piano Numero 058, pag. 2 del 21/3/2008 Autore: Luca Gualtieri.

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Mattone non fa rima con recessione (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Italia Oggi" del 21-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - Edilizia e Territorio Numero 069, pag. 13 del 21/3/2008 Autore: di Antonella Cardone Visualizza la pagina in PDF       Il responsabile dell'Osservatorio di Nomisma ha presentato il rapporto 2007 e previsioni 2008 Mattone non fa rima con recessione Tamburini: meno compravendite e prezzi fermi, ma risaliranno Nomisma nega l'allarme recessione per il mercato immobiliare residenziale italiano. Se è vero che i prezzi delle case, dopo che in dieci anni sono letteralmente raddoppiati, a fine 2007 hanno smesso di crescere, non si prevede, secondo Nomisma, un calo nell'anno in corso. Per tutto il 2008 rimarranno stabili, e una lieve ripresa ci sarà a inizio 2009, anno nel quale, comunque, i prezzi non cresceranno più del livello dell'inflazione, quindi non oltre il 2,5-3%. In quantità, si prevedono cali del numero di compravendite nell'ordine del 5%, attestandosi comunque su 750 mila nuove operazioni (erano 500 mila a inizio 2000). L'istituto di ricerca bolognese ridimensiona anche le valutazioni di alcune delle maggiori agenzie di intermediazione immobiliari, le quali hanno registrato nel corso dell'anno appena concluso pesanti cali di quotazioni soprattutto nelle grandi città: "Se i valori nominali non sono mai scesi, effettivamente in termini reali abbiamo registrato anche noi diminuzione di prezzi fino al 20% nei grandi centri urbani. Ma sono casi isolati, che non coinvolgono le medie e piccole realtà cittadine perché è solo nei grandi centri che esiste una domanda di acquisto di tipo speculativo. E' accaduto quindi che per effetto della crisi economica molti investitori siano stati costretti a rientrare in liquidità svendendo gli appartamenti a prezzi più bassi di quelli di acquisto", ha spiegato ieri il responsabile dell'Osservatorio immobiliare di Nomisma, Gualtiero Tamburini, presentando il rapporto sul mercato del 2007 e le previsioni sul 2008. Insomma, i prezzi hanno raggiunto un livello oltre il quale i potenziali acquirenti non sono disposti a comprare ma questo non vuol dire che il mercato immobiliare sia a rischio recessione. Anche perché, ha osservato ancora Tamburini, "il basso livello di indebitamento delle famiglie e il bassissimo tasso di insolvenza nel pagamento dei mutui ci danno la certezza di una sostanziale stabilità". Dunque, seppure con un lieve calo, in Italia si continuerà a vendere e comprare: locomotiva della domanda sarà quella larga fascia di immigrati che ha raggiunto un potere d'acquisto tale da potersi permettere una abitazione di proprietà. Già lo scorso anno delle 800 mila compravendite il 10% ha riguardato i nuovi italiani e, ha sottolineato il dirigente Nomisma, "come accade per il lavoro, gli immigrati acquistano ciò che agli italiani non va più bene, per cui occuperanno la fascia qualitativamente bassa del mercato immobiliare spingendo in alto le famiglie di italiani che vogliono in sostituzione della propria un casa migliore". Dunque, il pessimismo diffuso non ha ragione d'essere. Anche se i tempi di compravendita si allungano (almeno 5 mesi), lo sconto sul prezzo finale cresce (fino al 9-10%), e i rendimenti calano (in un anno di mezzo punto, arriveranno nel 2008 al 4,9%), tutto questo non giustifica, insistono da Nomisma, l'uso della parola recessione. La situazione è la seguente: "lo scorso anno nella media i prezzi delle case hanno continuato a crescere, nelle grandi città del 5,1%, nelle altre del 5,9%", si legge nel rapporto di Nomisma, "è stato l'ultimo anno di aumenti, influenzato da un lato dall'ondata emotiva scatenata dalla crisi dei mutui subprime statunitensi, dall'altro perché si era già raggiunto un altissimo livello di prezzi. Ora, nei primi mesi del 2008 in tutte le aree abbiamo registrato quotazioni stabili. Quindi, se di aggiustamento del mercato si vuole parlare, l'effetto più macroscopico è stato sulle quantità, che con 800 mila compravendite nel 2007 sono scese del 6% rispetto all'anno precedente, con andamenti molto diversi tra i grandi centri (il calo per il residenziale è stato del 9,7%) e le città intermedie (variazione in negativo dell'1,9%). E' una tendenza che si avrà anche per tutto il 2008". E a chi teme una stagnazione del mercato del non residenziale, che già nel 2007 ha visto un calo della domanda di acquisto di uffici, negozi e capannoni, un allungamento dei tempi di vendita a 6 mesi e mezzo, e prezzi in aumento tra il 6 e il 6,5%, Tamburini ha mandato a dire che "dove ci sarà offerta di qualità, ambientale, energetica, architettonica, i compratori saranno disposti a pagare prezzi più alti: un capannone vuoto è poco appetibile nel mare magnum dell'offerta di bassa qualità".

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I prezzi delle case li decide il mercato (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Resto del Carlino, Il (Rimini)" del 21-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

UNA SINGOLARE VERTENZA I prezzi delle case li decide il mercato RECENTEMENTE gli agenti immobiliare associati alla FIAIP stanno ricevendo numerose lamentele da parte dei clienti per quanto concerne l'osservatorio Omi applicato dall'agenzia delle entrate per accertare i valori degli appartamenti compravenduti. La Fiaip chiede quali siano i criteri che hanno determinato i valori del suddetto osservatorio immobiliare in quanto spesso sono del tutto inesatti e soprattutto non tengono conto delle peculiarità di ogni singolo immobile. Le zone di riferimento sono troppo estese e vaste ed al loro interno vi sono spesso delle differenziazioni di prezzi molto maggiori a quelli riportati dall'OMI. GLI APPARTAMENTI non vengono costruiti 'con lo stampo': ognuno ha pregi e difetti come esposizione, vicinanza a strade rumorose, alla ferrovia oppure vista mare oppure vista non decorosa. Pertanto è molto difficile attribuire dei valori sommari e soprattutto uguali per ogni piano e zona. I nostri clienti lamentano accertamenti da parte dell'Agenzia delle entrate superiori al reale prezzo veramente pagato, con perdite di tempo e di denaro in documentazioni da inoltrare per giustificare che quanto dichiarato in atto notarile corrisponde al vero. In condizioni di mercato normali l'Osservatorio dovrebbe essere fatto sulla base delle vendite effettuate negli ultimi sei mesi e non sui prezzi di richiesti. LE NOSTRE associazioni di categoria alcuni anni or sono diedero il loro contributo agli uffici preposti formulando un osservatorio per tutte le zone omogenee della nostra provincia, ma non ne fu mai tenuto conto, in quanto gli stessi uffici preferirono mandare i propri dipendenti nelle agenzie immobiliari, che si finsero acquirenti e prendendo per buono i prezzi richiesti. Questo procedimento non può essere idoneo ad avere una visione reale del mercato, in quanto il mercato cambia soprattutto in questo periodo, e la differenza tra quanto richiesto e quanto effettivamente realizzato, può essere spesso considerevole. Nella provincia di Rimini le agenzie immobiliari associate alla Fiaip sono oltre 110 diffuse in tutto il territorio. La Fiaip è pertanto in grado di fornire un osservatorio immobiliare reale e credibile fatto sulla propria esperienza quotidiana, per aggiornarlo tempestivamente al variare del mercato. Un osservatorio, per essere credibile, deve tener conto delle zone omogenee cosa che l'Omi non ci pare abbia fatto sulla nostra provincia. Le stesse lamentele ci giungono anche dai nostri clienti costruttori che non sanno più come comportarsi: infatti, oltre al rischio d'impresa oggi molto forte, si aggiunge l'incertezza di ricevere un accertamento da parte dell'ufficio, in quanto i prezzi applicati spesso sono non in linea con l'osservatorio. Proprio pochi giorni fa abbiamo assistito ad una verifica dove gli appartamenti secondo l'Omi dovevano essere venduti ad un prezzo maggiore di circa 500 euro a mq., cosa che nella realtà non è assolutamente possibile in quanto ai quei prezzi non comprerebbe nessuno. La conferma è che a 500 euro in meno a mq. non si è venduto neanche il 50% a cantiere finito: immaginiamo a prezzi più alti cosa sarebbe successo. Pertanto nasce l'idea da parte degli agenti immobiliari Fiaip e dell'Ance di Rimini (associazione nazionale costruttori) di promuovere un convegno per chiarire con gli uffici preposti queste incongruenze e proporre di fare insieme un osservatorio immobiliare reale per modificarlo secondo il mercato di quel momento . LE REGOLE che determinano il mercato immobiliare non sono in grado di cambiarle ne' gli agenti immobiliari ne' i costruttori ne' l'agenzia del territorio ne' l'agenzia delle entrate e, oseremo dire, per fortuna che è così . In quanto il mercato deve regolarizzarsi secondo la domanda e l'offerta di quel momento, e non altri parametri del tutto insignificanti. Consiglio Provinciale Fiaip Rimini - -->.

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Prezzi delle case: Inversione del trend immobiliare in molte zone (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Nazione, La (Prato)" del 21-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

LA "BOLLA" speculativa è finita? Il trend che ha innalzato i prezzi delle abitazioni nei primi anni del 2000 è al capolinea? Pare proprio di sì. C'è fame di case (come ha evidenziato il convegno organizzato dal Consorzio pratese cooperative abitazione e dal corsozio Edilcoop), ma minore disponibilità economica specialmente per le giovani coppie. Adesso arrivano anche le conferme di una trasformazione del mercato dai dati elaborati da Tecnocasa (che non prende, però, in considerazione le zone più residenziali come La Pietà e La Castellina). Nel secondo semestre del 2007 a Prato si registra una diminuzione dei prezzi (un interessante -2.5%), che ha riguardato quasi tutti i quartieri della città. "La motivazione è da ricercarsi nella ridotta disponibilità di spesa dei potenziali acquirenti seguita alla stretta creditizia in atto sul mercato" dice la ricerca. A San Giusto le quotazioni dell'"usato"sono rispettivamente di 1700-1800 euro al metro quadro per case anni '70 e di 2000-2100 euro al metro quadro per abitazioni più recenti. Sono disponibili anche case singole degli anni '60 valutate mediamente intorno a 2000 euro al metro quadro. Nella zona ospedale (piccoli contesti condominiali e terratetti costruiti tra gli anni '60 e gli anni '70 e costruzioni degli anni '50) una tipologia medio-usata costa intorno a 2000 euro al mq. Nella zona del Pino (case anni '80 ed altre, costruite a partire dal 2000 su un'area di ex capannoni industriali) il nuovo oscilla tra i 2200 ed i 3100 euro al metro quadro. A San Paolo, secondo Tecnocasa, per un'abitazione usata si spendono mediamente 2000 euro al mq. Stabili i prezzi in zona Soccorso "dove si segnalano prevalentemente acquirenti stranieri" secondo l'indagine, con prezzi che oscillano tra i 1600 e i 1800 euro al metro quadro. Gli stranieri, in base alle verifiche sul territorio di Tecnocasa, "acquistano generalmente trilocali e quattro locali che poi condividono con i propri parenti". Si registra, inoltre, una tenuta della domanda ad uso investimento "che vede protagonisti piccoli investitori, con una disponibilità di spesa media compresa tra 100 e 130 mila euro e che prediligono bilocali già affittati". In aumento la domanda di immobili in locazione: il canone di un bilocale è di 600-650 euro mensili, quello di un trilocale è di 700 euro mensili. Tra le aree più richieste quella intorno a via Roma: una casa da ristrutturare costa intorno ai 2000-2100 euro al mq, una ristrutturata 2300-2500 euro al mq. Tecnocasa segnala tra le nuove case quelle in via Marx ("3000-4000 euro al metro quadro"); appartamenti in via di Popolino, "dove negli ultimi anni sono state costruite nuove abitazioni compravendute tra 2200 e 2300 euro al mq" e in zona via Reggiana in vista della realizzazione del nuovo polo multisala-centro commerciale. "Tra le zone più apprezzate" secondo Tecnocasa l'area intorno a viale Galilei, dove abitazioni anni '70 e anni '80 sono acquistabili a prezzi medi di 2200-2300 euro al mq. A Chiesanuova si costruiscono appartamenti su due piani, in piccoli contesti condominiali venduti a 2600 euro al mq. E i cinesi? Nella zona clou di Chinatown in via Pistoiese per una casa ristrutturata si spendono mediamente 2000-2100 euro al metro quadro. A La Macine e a La Querce si possono acquistare appartamenti e terratetti costruiti negli anni '70 a 2700-2800 euro al mq. Riflettori anche su Mezzana: Mezzana Nuova ha una clientela casa in maggioranza di professionisti mentre l'offerta edilizia di Mezzana Vecchia è eterogenea: ci sono appartamenti in grandi condomini, in palazzine e in terratetti costruiti tra il 1960 ed il 1970 acquistabili a 2400-2600 euro al mq. "L'area di Mezzana, secondo la ricerca, è apprezzata anche da acquirenti provenienti da Firenze" per la vicinanza con le direttricie del traffico, "ma con a quotazioni immobiliari decisamente più vantaggiose rispetto a Firenze". A Tavola si possono trovare soluzioni indipendenti (ville singole o villette a schiera) ed appartamenti degli anni '80. Per una villa singola da 160-170 mq con giardino e posto auto o box si possono spendere circa 450-500mila euro. - -->.

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Tecnocasa, più affitti meno mutui (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Tirreno, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Prato Tecnocasa, più affitti meno mutui Scendono del 2% i prezzi delle case, i più richiesti i trilocali PRATO. Cresce la domanda e l'offerta di case in affitto e diminuisce invece la richiesta di mutui per l'acquisto della casa. Lo dice Tecnocasa, che ieri ha presentato i dati relativi al secondo semestre del 2007. I prezzi degli immobili, secondo Tecnocasa, sono scesi a Prato del 2,1% rispetto ai primi sei mesi dello scorso anno. In città, la tipologia di immobile più richiesta sono i trilocali, in linea con l'andamento nazionale. Diminuisce la domanda immobiliare a fronte di un'aumento dell'offerta, e di conseguenza si allungano i tempi per la compravendita degli immobili. A questo si lega una crescita della richiesta di locazione e la scelta dei proprietari di mettere in affitto un casa anziché venderla. Una flessione, quella dei prezzi delle case, che è stata registrata quest'anno dopo dieci anni di crescita costante. A Prato, il valore al metro quadrato di un immobile economico usato va dai 1.700 euro del Soccorso ai 2.400 euro che si deve essere disposti a spendere se si vuol andare ad abitare a Mezzana. Sempre per un appartamento usato, ma questa volta di livello medio, i prezzi a Prato vanno da 2.000 euro al metro quadrato del viale Montegrappa, Pino, Iolo e Tavola, zona Ospedale e Soccorso, San Giusto e San Paolo. Chi è invece a caccia di un 'abitazione un po' più lussuosa, deve essere disponibile a spendere in media 2.500 euro al metro quadrato. Tra le zone più care dove acquistare una casa signorile nuova ci sono La Macine e viale Montegrappa, oltre a Montemurlo dove i prezzi si attestano intorno ai 3.000 euro al metro quadrato. Chi invece non è disponibile a spendere cifre da capogiro e preferisce vivere fuori città, può scegliere di comprare casa negli altri comuni della Provincia. A Mercatale di Vernio i prezzi vanno da 1.500 euro al metro quadrato per una casa economica usata a 2.400 euro per un signorile nuovo. Fra.Go.

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I prezzi delle case scendono ma non in tutte le città - carlo bartoli (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Tirreno, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

La tendenza ribassista si sta comunque allargando I prezzi delle case scendono ma non in tutte le città CARLO BARTOLI FIRENZE. Dopo anni di boom, il mercato immobiliare rallenta. La tendenza, da noi già segnalata, della prima parte del 2007, si è accentuata e dall'inizio di quest'anno le quotazioni sono generalmente in diminuzione. L'inversione del trend dei prezzi immobiliari che dal 1998 non avevano mai smesso di crescere è dunque realtà anche in Toscana stando alle rilevazioni effettuate da Tecnocasa. A Firenze, ad esempio, siamo su un meno 1,4% e la tendenza secondo i dati forniti dagli analisti di Tecnocasa, ha trovato conferma anche a Grosseto Pistoia, Prato e anche a Livorno, dove peraltro altre statistiche non confermano il calo. Nel capoluogo maremmano, ad esempio, il 2007 è iniziato con un timido progresso (più 0,5%), spazzato via dal pessimo andamento del secondo semestre (meno 3,1%). A Pistoia si è cominciato con un più 1,4% per terminare con un meno 1,1. Prato è piombata da un più 1 a un meno 2,5%. Entrando nello specifico delle rilevazioni effettuate dalle agenzie Tecnocasa, emerge ad esempio che le quotazioni degli immobili a ridosso delle Mura di Lucca sono diminuite del 9,1%, in seguito ad una maggiore offerta di immobili che il mercato ha assorbito con difficoltà. La discesa dei prezzi immobiliari a Grosseto, invece, risente in particolare della maggiore difficoltà di vendita degli immobili da ristrutturare. A Pistoia, nel cuore della città i prezzi sono rimasti invariati, anche se dall'inizio dell'anno si iniziano a sentire i primi segnali di rallentamento dovuti ad una maggiore incertezza degli acquirenti e le difficoltà del mercato delle compravendite hanno dato nuovo impulso alle locazioni. A Carrara, che rappresenta un'eccezione con il suo più 5,9% del secondo semestre, si segnala un incremento delle compravendite, soprattutto da parte di giovani coppie, nelle frazioni intorno a Carrara; in aumento le quotazioni ad Avenza, dove si è registrata una maggiore richiesta a causa dei prezzi contenuti. A Firenze si registra un allungamento dei tempi di vendita, a causa di un calo della domanda, soprattutto da parte di chi acquista per investimento. Tra le aree che hanno registrato la riduzione dei prezzi maggiore ci sono i quartieri a Sud-Ovest (meno 3%) e Campo di Marte (meno 2,3), mentre sono stabili le quotazioni nel centro. In generale, viene segnalata anche una maggiore difficoltà di collocamento sul mercato di monolocali e bilocali ricavati in passato da operazioni di frazionamento. La clientela sembra essere orientata su abitazioni dal taglio medio anche perché ad acquistare sono in gran parte le famiglie. Quasi ovunque, ma in particolare a Prato, Lucca e Pistoia, gli acquirenti cercano soprattutto trilocali, mentre a Livorno le maggiori richieste riguardano le quattro stanze.

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Case, in 7 anni il prezzo è raddoppiato (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Tirreno, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Lucca Case, in 7 anni il prezzo è raddoppiato La rivalutazione ha interessato soprattutto gli appartamenti in centro Ad acquistare sono in particolare imprenditori mentre cresce la percentuale di stranieri proprietari LUCCA. Chi compra una casa trova un tesoro. Più o meno grande. Il mattone resta sempre un investimento sicuro, che rende molto di più di qualsiasi altra operazione in Borsa, nel mercato azionario o in quello obbligazionario. Lo conferma la tabella che pubblichiamo in questa stessa pagina, ricavata dalle valutazioni delle case semestralmente fatta della Fiaip, la federazione agenti immobiliari, relativa agli anni che vanno dal 2001 (l'ultimo della lira, prima dell'avvento dell'euro) al 2008. Da cui si evidenzia che, al di là della stagnazione dell'anno in corso, dovuta a vari fattori, il prezzo delle abitazioni è cresciuto di non meno del 10% ogni anno. Una rivalutazione che ovviamente investe non solo il nuovo, ma anche il patrimonio edilizio già esistente e che è sta più forte soprattutto nel centro storico, per case di prestigio. L'andamento dei prezzi delle case ha seguito la dinamicità del mercato. Ma vive anche di fenomeni propri della città, che dopo un periodo in cui, fino al 2004-inizi 2005, non aveva di fatto più niente da offrire per quanto riguarda le nuove costruzioni, con il varo del nuovo piano strutturale e del regolamento urbanistico ha registrato una ripresa e una corsa all'apertura dei cantieri che non sembra conoscere sosta. Ci sono interi quartieri, soprattutto quelli più vicini al centro, che stanno subendo una trasformazione che solleva più di una perplessità. Ci sono strade che nel breve volgere di 1-2 anni hanno visto una corsa forsennata a costruire. Come è il caso di via di San Filippo: in poche centinaia di metri sono stati avviati e in qualche caso già conclusi almeno 5 cantieri, con appartamenti e villette a schiera che hanno di gran lunga ridotto gli spazi verdi nel quartiere. E' un esempio emblematico di quello che si verifica in molte altre parti della città. Nella tabella le cifre relative al 2001, per comodità di comparazione con gli anni successivi, sono state trasformate dalle lire in euro. Leggendole si può notare che nel volgere di 7 anni il prezzo delle case ristrutturate nel centro storico è di fatto raddoppiato: da una forbice di 2000-2300 euro al metro quadro del 2001 a quella di 4000-5000 euro del 2007 ferma nell'anno in corso. Un incremento del 100% che la dice lunga sul business mattone. Inferiore, ma comunque sempre consistente, la rivalutazione nei quartieri periferici più vicini al centro. Si passa da 1800-2000 euro al metro quadro del 2001 ai 2800-3200 euro attuali: l'incremento è intorno al 60%. Per quanto riguarda il volume di compravendite, negli ultimi mesi la Fiaip segnala un andamento in ribasso, a causa della situazione economica generale e della grande disponibilità di immobili di nuova costruzione. Chi compra quindi non lo fa più sulla carta, ma ad avanzato stato dei lavori, quando può rendersi conto facilmente delle caratteristiche dell'alloggio. Le nuove norme hanno fatto scomparire anche i cosiddetti finanziatori, chi acquistava cioè immobili su progetto e poi li rivendeva in fase di avanzata costruzione, prima di arrivare al cointratto. La Fiaip (il cui presidente provinciale è Giuliano Satti, titolare dell'agenzia Essegi di viale Pacini) in uno dei suoi ultimi studi ha rilevato anche la tipologia dell'acquirente: nell'80% dei casi si tratta di italiani, cui si aggiungono un 15% di comunitari e un 5% di extracomunitari. Per quanto riguarda i componenti della famiglia nel 50% dei casi si tratta di single o coppie; nel 40% di nuclei di 3 persone, nel 10% di nuclei di 4 o più persone. C'è stata una verifica anche in relazione all'attività professionale degli acquirenti: 30% lavoratori dipendenti; 20% lavoratori autonomi; 45% imprenditori; 5% pensionati.

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Dopo le banche salvate le famiglie (sezione: Mercato immobiliare)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

STATI UNITI Dopo le banche salvate le famiglie Il governo medita l'intervento per aiutare le famiglie in dif coltà con le rate del mutuo. "Lo stato non si intrometta nell'economia", ribatte il Wall Street Journal. Dopo la decisione della Federal Reserve di correre in aiuto della Bear Stearns, la banca d'investimento sull'orlo della bancarotta per lo scoppio della bolla immobiliare, sui principali quotidiani statunitensi si è aperto un dibattito sulla possibilità che il governo scenda a sua volta direttamente in campo per salvare dal fallimento le numerose famiglie americane che non riescono più a pagare le rate del mutuo. Secondo il Los Angeles Times "una soluzione potrebbe venire dalla creazione di cooperative di famiglie danneggiate dalla crisi dei mutui, che potrebbero così mettere insieme i loro soldi in un'unica offerta d'acquisto per recuperare i mutui caduti in default e rientrare quindi in possesso delle loro abitazioni. Il governo dovrebbe finanziare questo tipo di progetti ". Per il Washington Post invece "l'amministrazione dovrebbe potenziare Fannie Mae e Freddie Mac, le due società federali incaricate di massimizzare i profitti della gestione del debito immobiliare sotto forma di emissione di obbligazioni: l'intervento governativo è la soluzione più efficace per uscire dalla crisi". "Se il governo", scrive il Baltimore Sun , "vuole aiutare le famiglie in difficoltà con il mutuo ? 1,4 milioni solo nel 2007 ? deve creare al più presto un programma di prestiti a tasso zero gestito dai singoli stati per le vittime della crisi dei mutui". Opposto invece il giudizio del Wall Street Journal, secondo il quale "il governo deve resistere alle sirene democratiche che chiedono a gran voce l'intervento di Washington nelle faccende economiche".

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