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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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TARTICOLI DEL  17-30 maggio 2008      #TOP



Report "Mercato immobiliare"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Mercato immobiliare (38)


Indice degli articoli

Sezione principale: Mercato immobiliare

Quell'irresistibile voglia di bolle ( da "Milano Finanza" del 17-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: acquistando i titoli garantiti da ipoteche, hanno fornito ingenti capitali agli acquirenti di immobili; grazie a questo e alla riduzione dei tassi di interesse, i prezzi delle case sono aumentati. Scommettere contro i prezzi degli immobili è complicato; solo pochi investitori esperti hanno trovato il modo di farlo, nei mercati dei derivati.

Frenano i prezzi delle case ( da "Miaeconomia" del 18-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Agenzia del Territorio delinea un quadro chiaro: la crisi dei mutui subprime, il caro-mutui registrato negli ultimi mesi e i prezzi delle case sempre alle stelle - anche se in lieve contrazione - stanno mettendo a dura prova il mercato immobiliare. Anche se nel caso italiano non si può parlare di uno scoppio della bolla immobiliare, ma solo di un ridimensionamento.

A sorpresa si allontanano le ombre della recessione ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 19-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Di questa crisi restano tre strascichi con tempi di soluzione tra i due/tre anni: (a) in America, oltre alle perdite delle banche, lo sgonfiamento della bolla immobiliare (meno 30 per cento) con un certo impatto nel settore; (b) in Europa lo stesso, ma confinato a Regno Unito, Spagna ed Irlanda, con un residuo maggiore di perdite bancarie ancora da svelare nei bilanci;

A sorpresa si allontanano le ombre della recessione ( da "Arena, L'" del 19-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Di questa crisi restano tre strascichi con tempi di soluzione tra i due/tre anni: (a) in America, oltre alle perdite delle banche, lo sgonfiamento della bolla immobiliare (meno 30 per cento) con un certo impatto nel settore; (b) in Europa lo stesso, ma confinato a Regno Unito, Spagna ed Irlanda, con un residuo maggiore di perdite bancarie ancora da svelare nei bilanci;

Economia: La Nuova inflazione - articolo di Michele Spallino pag.4 ( da "Trend-online" del 19-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: immobiliare, produce la bolla delle commodities che a differenza dei tecno e delle case, non si possono produrre a piacimento. Vi sono vincoli naturali, ineludibili. E la tragedia che ne seguirà, appena agli albori, stavolta non colpirà solo un po' di azionisti occidentali, o un po' di proprietari di case americani : è la gran maggioranza della popolazione mondiale che ne verrà duramente

L'economia fondata sul mattone ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 19-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Queste differenze sono importanti perché i cambiamenti nei prezzi delle case influenzano i programmi di spesa attraverso il ruolo di garanzia svolto dall'immobile. Sia la correlazione tra consumi e prezzo delle case alle frequenze del ciclo economico sia la propensione marginale al consumo al di fuori della ricchezza immobiliare sono più forti nelle economie con valori più alti dell'

Una casa per la politica monetaria ( da "Trend-online" del 20-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: necessaria una risposta più aggressiva della politica monetaria agli andamenti del mercato immobiliare. Soprattutto nei paesi con un mercato dei mutui più sviluppato. Dopo diversi anni di ripetuti aumenti, la crescita dei prezzi delle case rallenta in molte economie avanzate, anzi in alcune ? Stati Uniti e Irlanda ? i prezzi degli immobili sono caduti nell'ultimo anno (vedi grafico 1).

Una casa per la politica monetaria pag.2 ( da "Trend-online" del 20-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: si stima che i contagi dal settore immobiliare al resto dell'economia siano maggiori nelle economie dove è più facile l'accesso ai mutui e l'utilizzo delle case come garanzia. Questo accade perché movimenti nel prezzo degli immobili influenzano i piani di spesa delle famiglie attraverso il ruolo di garanzia svolto dalle case: per esempio,

Il mattone tira, altri 4 progetti ( da "Provincia Pavese, La" del 21-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: bolla del mattone" sta facendo impazzire gli analisti finanziari di tutta Europa: che fanno i prezzi delle case? continuano a salire anche dopo gli anni del boom, o iniziano a rallentare? A Voghera la questione non sembra fermare il mercato. Merito, spiegano gli addetti ai lavori, dello sblocco dell'urbanistica: dopo più di due anni di inchiesta (

I prezzi delle case verso una frenata ( da "Trentino" del 22-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Agenzia del Territorio delinea un quadro chiaro: la crisi dei mutui subprime, il caro-mutui registrato negli ultimi mesi e i prezzi delle case sempre alle stelle - anche se in lieve contrazione - stanno mettendo a dura prova il mercato immobiliare. Anche se nel caso italiano non si può parlare di uno scoppio della bolla immobiliare, ma solo di un ridimensionamento.

USA: CALO RECORD (-3,1% ANNUO) PREZZI CASE IN PRIMO TRIM ( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 22-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: - Calo record dei prezzi delle case negli Stati Uniti nel primo trimestre: l'indice elaborato dall'Ofheo (Office of Federal Housing Enterprise Oversight), agenzia interna del Dipartimento dello sviluppo immobiliare e urbano, ha registrato una flessione del 3,1% su base annua.

USA: PER PREZZI CASE MAGGIORE CALO DA 2001 CON PIGNORAMENTI ( da "Wall Street Italia" del 22-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: La flessione dei prezzi delle case negli Usa accelera nei primi tre mesi dell'anno, complice l'aumento dei pignoramenti che mette sotto ulteriore pressione il mercato immobiliare. In base ai dati diffusi Office of Federal Housing Enterprise Oversight (Ofheo), nel primo trimestre la flessione è stata su base annua del 3,

La "bolla" dei prezzi petroliferi e gli effetti sulla borsa americana ( da "Opinione, L'" del 23-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: La crescita del fatturato delle imprese tecnologiche sarebbe quindi stata tale da produrre dei dividendi molto alti, che avrebbero remunerato anche gli azionisti che avessero comprato a dei prezzi esorbitanti. Nel caso degli immobili, la penultima bolla, perché i finanziamenti a costi contenuti alimentavano senza pause la domanda di case che spingeva i prezzi delle stesse in alto.

Tutti ai lavori forzati ( da "Milano Finanza" del 24-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: causa crisi e scoppio della bolla immobiliare, viaggiano intorno al 3-4%. Se a questo si aggiunge che oltre 9 milioni di americani sono alle strette per l'aumento della rata del mutuo a fronte di un valore decrescente della propria casa, il quadro è completo. Lavorare, lavorare e ancora lavorare, altro che pensione.

L'argento nel mirino degli investitori ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Si va infatti diffondendo il tentativo di limitare i danni della perdita di potere d'acquisto dei percettori di reddito fisso, specie i pensionati. E l'argento offre anche una buona alternativa agli effetti dell'esplosione della bolla immobiliare, sommati all'incerto andamento della Borsa. L'operazione è naturalmente assai più facile da condurre con l'argento che con l'oro,

Frenano i prezzi delle case ( da "Miaeconomia" del 25-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Agenzia del Territorio delinea un quadro chiaro: la crisi dei mutui subprime, il caro-mutui registrato negli ultimi mesi e i prezzi delle case sempre alle stelle - anche se in lieve contrazione - stanno mettendo a dura prova il mercato immobiliare. Anche se nel caso italiano non si può parlare di uno scoppio della bolla immobiliare, ma solo di un ridimensionamento.

Gli alloggi costano troppo e i giovani scelgono l'affitto ( da "Resto del Carlino, Il (Imola)" del 25-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: 2 Gli alloggi costano troppo e i giovani scelgono l'affitto OSSERVATORIO, PARLA L'ESPERTO COMPRARE casa costa troppo, i giovani preferiscono l'affitto e le compravendite di immobili in Emilia-Romagna segnano nel periodo novembre 2007-marzo 2008 un meno 12% rispetto alle rilevazioni dei cinque mesi precedenti. Eppure i prezzi delle case calano appena del 2-3%.

Il ritorno dell'inflazione minaccia la crescita Giacomo Vaciago: Siamo in un'altra bolla, ma stavolta nel Sud del mondo si morirà di fame ( da "Unita, L'" del 25-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: È scoppiata la bolla immobiliare, con la crisi dei mutui subprime: ebbene, la Fed ha deciso di tenere bassi i tassi per ridurre i guai, soprattutto quelli delle banche. Dollaro debole, tassi assurdamente bassi. Il rischio è che per aiutare le banche si affamino migliaia di persone.

Roiano e piscianzi: abbondano servizi e negozi, ma i parcheggi sono l'ossessione quotidiana ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 25-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: "I prezzi delle case a Roiano sono medio-bassi, perché in zona non esistono immobili di pregio - spiega Antonio De Paolo, presidente provinciale della Fiaip, la Federazione italiana agenti immobiliari professionali -. Ci sono edifici che risalgono a inizio Novecento, altri palazzi degli anni Trenta e Quaranta,

È tornata la locomotiva tedesca ( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: non deve fare i conti con lo scoppio di una bolla immobiliare; la crisi finanziaria poi non ha (almeno per ora) provocato particolari strette al credito bancario. Rimane però il problema dei consumi, sempre drammaticamente deboli e tali da mettere un'ipoteca sul futuro dell'economia (si veda l'intervista pubblicata a fianco).

TIMES SQUARE ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 26-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: IMMOBILI E MUTUI Affari & Finanza > RAPPORTO/ENERGIA E AMBIENTE --> PRIMO PIANO pag. 10 TIMES SQUARE Bolle finanziarie la ricetta dei Princeton Boys DI ARTURO ZAMPAGLIONE Era inevitabile che lo scoppio della bolla immobiliare, con le sue violente e perduranti ripercussioni nella finanza globale, aprisse un nuovo filone di ricerca nelle università americane.

SASSUOLO <NEL 2007 i metri quadri venduti sono diminuiti co ( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 27-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Siamo molto preoccupati della bolla immobiliare che è scoppiata in Spagna che porterà maggiori quantitativi del prodotto di quel Paese sui mercati europei, un disturbo in più, visto i loro prezzi, per quelle italiane". Non vuol parlare di recessione del settore il Direttore Generale di Confindustria Ceramica, ma di "una riduzione della produzione e delle vendite.

Realismo immobiliare: dove stà la luce in fondo al tunnel? pag.6 ( da "Trend-online" del 27-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: conosciamo pubblicò in passato questo grafico che Voi avete già avuto occasione di vedere, un grafico che dimostra come la bolla immobiliare era facilmente prevedibile, grafico rapportato all'inflazione che ci offre una panoramica dal 1890 delle case esistenti e non di nuova costruzione, bolla che potrebbe vedere un rintracciamento del 40 % dal suo picco nel valore delle abitazioni.

USA: ALTRO COLPO, PREZZI CASE -14.4% A MARZO ( da "Wall Street Italia" del 27-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Di WSI Il rapporto S&P/Case Shiller, l'indicatore che monitora il prezzo medio degli immobili nelle 20 maggiori citta', scende piu' delle attese. -->Il rapporto S&P/Case Shiller, l'indicatore che monitora il prezzo medio degli immobili nelle 20 maggiori citta' statunitensi, e' risultato in calo (su base annuale) del 14.

MUTUI: INDICE PREZZI CASE -14,4% A MARZO,PEGGIO DEL PREVISTO(2) ( da "Wall Street Italia" del 27-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: essendo il più forte dall'inizio delle serie storiche disponibili, e indica che la crisi del comparto immobiliare non è finita. Una cattiva notizia per l'economia e per il settore finanziario: perché questo possa uscire dalla crisi dei mutui è infatti necessaria una certa stabilizzazione dei valori immobiliari.

MUTUI:USA;FIDUCIA CROLLA MINIMI 1992,PREZZI CASE ANCORA GIU' ( da "Wall Street Italia" del 27-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: quotazioni del greggio avarà effetti più probabilmente più pensati di quanto si prevedeva all'inizio dell'anno. L'indice S&P/Case-Shiller, che monitora l'andamento dei prezzi delle case, ha registrato nel primo trimestre un ulteriore calo dei prezzi, a dimostrazione del fatto che - spiegano gli analisti - le difficoltà sul mercato immobiliare sono ancora lungi dall'essere risolte.

Negli Stati Uniti crollano fiducia e prezzi delle case ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Per l'immobiliare è il calo maggiore da 20 anni Negli Stati Uniti crollano fiducia e prezzi delle case Marco Valsania NEW YORK La fiducia dei consumatori e i prezzi delle case danno nuovi verdetti preoccupanti sull'economia americana: l'indice S& P/Case-Shiller dei valori delle abitazioni è crollato del 14,

I tre anni di errori della Fed ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: della bolla immobiliare nel 2006. Certo, questa politica di "leaning against the wind" non è facile da condurre, poiché richiede che la Banca centrale identifichi le bolle speculative in tempo utile. In secondo luogo, l'ampiezza della crisi è stata accentuata dalla regolamentazione bancaria, e soprattutto dalla regola secondo cui i coefficienti di capitalizzazione delle banche vanno

Finanza globale con regole comuni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: della crisi finanziaria del 2007-2008 che, è lo stesso ex ottimista ed ex presidente della Federal reserve americana Alan Greenspan a ricordarlo, non consente ancora di dichiarare lo scampato pericolo. La crisi immobiliare americana, fattore principale, è in pieno svolgimento e solo fra sei mesi sarà possibile fare un bilancio più attendibile.

Sabbie mobili immobiliari! pag.3 ( da "Trend-online" del 28-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Vendite in aumento sopratutto nelle zone più colpite dalla bolla immobiliare, Las Vegas, Sacramento, Fort Myers e Detroit City, valori che ritornano alla realtà, una buona notizia per coloro che non si sono fatti attrarre in questi anni dalle sirene subprime, dalle sirene dell'illusione immobiliare. In conclusione, nessuna luce in fondo al tunnel, nessuna svolta all'orizzonte,

Sabbie mobili immobiliari! ( da "Trend-online" del 28-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: ecco dove stanno le fondamenta di questa grande bolla immobiliare, ogni dato in uscita dal mercato immobiliare è la testimonianza di una dinamica in continua contrazione, le vendite di case esistenti non sono salite del 3,3 % come recitano i bollettini mediatici, sono semplicemente rimaste ferme a 526,000 unità come lo erano nella precedente comunicazione,

GRAN BRETAGNA: A MAGGIO CALO RECORD PREZZO CASE, -2,5% MENSILE ( da "Asca" del 29-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: (ASCA) - Roma, 29 mag - Accelera la flessione dei prezzi delle case in Gran Bretagna. La rilevazione mensile di Nationwide mostra che a maggio il prezzo delle case accusa una flessione del 2,5% sul mese scorso e si tratta della maggiore contrazione dal 1991, oltre ad essere ben superiore al -0,5% di aprile.

MUTUI: EPIFANI, SIAMO SEDUTI SU UNA POLVERIERA ( da "Wall Street Italia" del 29-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: si concentra sulle materie prime e i cambi delle monete. Basta che un'agenzia, una di quelle coinvolte nella vicenda dei derivati sulla bolla immobiliare dei mutui facili, dichiari che il petrolio arriverà a 200 dollari al barile, perché la profezia possa autoavverarsi. Siamo seduti su una polveriera".

La ricetta di Epifani contro la povertà: "Redistribuire almeno 5 miliardi di euro" ( da "TgFin.it" del 29-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: si concentra sulle materie prime e i cambi delle monete. Basta che un'agenzia, una di quelle coinvolte nella vicenda dei derivati sulla bolla immobiliare dei mutui facili, dichiari che il petrolio arriverà a 200 dollari al barile, perchè la profezia possa autoavverarsi. Siamo seduti su una polveriera", ha detto ancora Epifani.

Epifani:" Redistribuire almeno 5 mld" ( da "TgFin.it" del 29-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: si concentra sulle materie prime e i cambi delle monete. Basta che un'agenzia, una di quelle coinvolte nella vicenda dei derivati sulla bolla immobiliare dei mutui facili, dichiari che il petrolio arriverà a 200 dollari al barile, perchè la profezia possa autoavverarsi. Siamo seduti su una polveriera", ha detto ancora Epifani.

Mattone italiano a basso rischio ( da "MF Immobiliare" del 30-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: In base ai calcoli di Goldman Sachs il mercato immobiliare della penisola si è mantenuto più freddo rispetto alle altri grandi economie registrando una performance di crescita del 53% tra il 1999 e il 2008. Più contenuto rispetto all'Italia, soltanto l'andamento dei prezzi negli Stati Uniti (+39%), in Olanda (+37%) e in Svizzera (+11%).

Doppio volto di Palermo ( da "MF Sicilia" del 30-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Indietro Doppio volto di Palermo Di Emanuela Rotondo Si allarga la forbice dei prezzi delle case dei quartieri della città. Interventi a singhiozzo. Privilegiate le zone più "in". E aumenta così il divario con le aree più povere. Il mercato del mattone ai raggi X nel focus di Scenari immobiliari A Palermo il mattone corre a due velocità.

I nodi da sciogliere dell'azienda Italia nella diagnosi di Draghi di Michele De Gaspari commenti - |... ( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: pieno dal ciclone della crisi, innescata dalla bolla immobiliare negli Stati Uniti, a causa delle diffuse insolvenze sui mutui subprime. La Banca d'Italia si preoccupa, innanzitutto, della stabilità del sistema creditizio - materia in cui l'autorevolezza e la competenza di Draghi sono fuori discussione, com'è dimostrato dal suo ruolo di presidente del Financial Stability Forum -


Articoli

Quell'irresistibile voglia di bolle (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza" del 17-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Milano Finanza Numero 098  pag. 37 del 17/5/2008 | Indietro Quell'irresistibile voglia di bolle Mercato Globale Di Justin Lahart Un gruppo di allievi del presidente della Fed, Ben Bernanke, studia a Princeton perché si creano le bolle speculative. Scoprendo che non se ne può fare a meno Prima c'è stata la bolla tecnologica, poi quelle immobiliari e del credito. Ma come e perché si creano le bolle? La risposta arriva da Princeton, 40 miglia a sud di Wall Street, grazie a un gruppo di giovani studenti reclutati dal loro ex professore, Ben Bernanke, oggi il principale cane da guardia antibolla. Il gruppo comprende Hong, originario del Vietnam ma cresciuto nella Silicon Valley, un bambino prodigio cinese che aveva cominciato a studiare fisica e un tedesco che avrebbe dovuto occuparsi di falegnameria. Ecco alcune delle loro conclusioni: le bolle si creano quando gli investitori sono in profondo disaccordo su un importante sviluppo economico, come la nascita di internet. Poiché è più complicato scommettere su un calo dei prezzi piuttosto che su un loro aumento, gli investitori rialzisti prevalgono. Una volta cominciate, le bolle finanziarie sono caratterizzate da notevoli aumenti degli scambi, diventando così più semplici da identificare. Le manie possono durare a lungo anche se in molti sospettano la presenza di una bolla, perché nessuno ha la forza necessaria a distruggerla. Solo quando alcuni scettici agiscono contemporaneamente (il che è impossibile da prevedere) la bolla scoppia. La squadra di Princeton sostiene che la Fed può e deve cercare di reprimere le bolle, invece di fare come l'ex presidente della Fed Alan Greenspan, che lasciava aumentare i prezzi e rimediava ai danni dopo il loro scoppio. "Le economie avanzate dipendono molto dalla salute del sistema finanziario. Questa bolla ha distrutto la capacità del sistema di finanziare l'economia americana", spiega Josè Scheinkman, teorico proveniente dall'Università di Chicago e assunto da Bernanke nel 1999. Alcuni economisti mettono in dubbio l'esistenza delle bolle, sostenendo che quanto accaduto ai prezzi durante il boom di internet è dovuto alla possibilità che le nuove società internet potessero divenire tante Microsoft. Ma questi economisti sono sempre più rari. Quando Bernanke diventò preside del dipartimento di economia di Princeton nel 1996, vide nella finanza un campo fertile per la ricerca economica. Quindi reclutò esperti di finanza con interessi più vasti ansiosi di lavorare con il sempre più numeroso gruppo di teorici dell'università e riuscì a convincere Dilip Abreu, noto per il suo lavoro nella teoria dei giochi, a rientrare da Yale. A differenza d Hyman Minsky e di Robert Shiller, il trio di Princeton è meno focalizzato sulla psicologia e più sui modelli matematici, utilizzati per dimostrare che le bolle possano nascere anche da investitori razionali e calcolatori. Le bolle non nascono dal nulla. Generalmente sono associate a uno sviluppo con effetti molto ampi: l'elettricità e le automobili negli anni 20, internet negli anni 90 e in seguito la crescita di Cina e India. All'inizio si ha un aumento del valore delle aziende e dei prodotti collegati. Ma poi ci si stacca dalla realtà. Hong sostiene che le grandi innovazioni creano grandi differenze di opinione tra rialzisti e ribassisti. Ma le carte sono a favore degli ottimisti. Se si ritiene che un titolo sia troppo caro, la si può vendere, prendendo in prestito azioni e vendendole nella speranza di restituirle quando il prezzo sarà più basso. Ma questo comporta il rischio di ingenti perdite nel caso in cui le azioni dovessero proseguire nel rialzo. I grandi investitori raramente vendono. Quando le differenze tra gli rialzisti e ribassisti sono estreme, molti ribassisti si spostano semplicemente a bordo campo. Quindi, con i soli ottimisti in gioco, i prezzi continuano ad aumentare. Nel mercato immobiliare e del credito, l'innovazione ha consentito di considerare i mutui in un modo nuovo. Gli investitori, acquistando i titoli garantiti da ipoteche, hanno fornito ingenti capitali agli acquirenti di immobili; grazie a questo e alla riduzione dei tassi di interesse, i prezzi delle case sono aumentati. Scommettere contro i prezzi degli immobili è complicato; solo pochi investitori esperti hanno trovato il modo di farlo, nei mercati dei derivati. Gli scettici sono rimasti in disparte; gli ottimisti erano liberi di agire. A un certo punto in una bolla l'entusiasmo degli ottimisti termina, e i prezzi flettono. A questo punto gli investitori scettici potrebbero considerare interessanti i prezzi più ragionevoli e incominciare ad acquistare. Se non succede, è segno che i prezzi sono cresciuti troppo, e quindi poi crollano. Quando è coinvolto molto denaro (come spesso capita in una bolla) la discesa viene accelerata dagli speculatori, che vendono rapidamente per rientrare dal debito. Secondo Hong, questo modello offre ai governi un importante motivo per bloccare le bolle e i finanziamenti che le alimentano. Al massimo della bolla tecnologica, i titoli delle società internet venivano scambiati tre volte di più rispetto agli altri. "Le due caratteristiche tipiche di una bolla", secondo Wei Xiong, sono: "la disponibilità a pagare prezzi assurdi e gli scambi molto più attivi". In base a un modello da lui sviluppato insieme a Scheinkman, gli investitori ritengono di aver ragione e che chi la pensa diversamente ha torto. Quando un gruppo di investitori diventa meno ottimista, un altro prende il suo posto. Gli investitori pensano di poter sempre vendere a prezzo più alto. Questo porta a scambi ancora maggiori e, all'estremo, i prezzi delle azioni possono raggiungere livelli superiori a qualsiasi previsione. La borsa cinese ha offerto a Xiong, Scheinkman e Jianping Mei della New York University un ambiente da studiare in condizioni simili a un laboratorio. Le società cinesi hanno emesso due classi di azioni, che rappresentano quote identiche. Solo i cinesi possono acquistare le azioni di classe A e, fino al 2001, gli investitori esteri potevano acquistare solo azioni di classe B. Quando altri paesi hanno utilizzato questa impostazione, le azioni destinate all'estero venivano scambiate a prezzi maggiori. Ma in Cina, tra il 1993 e il 2000, gli economisti hanno rilevato che le azioni di classe A avevano un prezzo medio cinque volte superiore alle azioni di classe B e venivano scambiate cinque volte più frequentemente, un segnale che indicava la presenza di una bolla. Le società con meno azioni di classe A in circolazione tendevano ad avere maggiori volumi di scambio e prezzi più alti. Questo corrispondeva a una teoria sviluppata da Xiong con Scheinkman e Hong: nei mercati caratterizzati da grande disaccordo sui prezzi, gli ottimisti sono maggiormente in grado di dominare dove la quanttà di azioni disponibili è minore. Le bolle spesso continuano a gonfiarsi nonostante gli avvertimenti come quello famoso di Greenspan che parlava alla fne del 1996 di "esuberanza irrazionale". Markus Brunnermeier, 39 anni, ritiene di sapere perché questo succede. Negli anni 90, l'aumento dei titoli tecnologici lo rese scettico riguardo alla qualità delle informazioni che possono fornire i prezzi. Il boom tecnologico ha infatti dato nuova forza a un famoso aforisma di John Maynard Keynes che recita: "I mercati possono rimanere irrazionali più a lungo di quanto tu possa rimanere liquido". Quindi gli investitori che individuano la bolla, attaccano solo se sono sicuri che altri scettici siano a bordo. Nel lavoro svolto con Abreu, Brunnermeier ha concluso che se tutti gli investitori razionali accettassero di scommettere contro la bolla, potrebbero realizzare notevoli utili. Ma se non riescono a coordinarsi, è rischioso per chiunque scommettere contro. Quindi ha senso sfruttarla e uscirne rapidamente. Questo è ciò che ha fatto Pequot Capital Management. L'hedge fund è entrato nella bolla internet presto, investendo in America Online nel 1994. Ha investito pesantemente in titoli tecnologici fino alla fine degli anni 90. Dopo il marzo 2000 la Pequot fu colpita, ma fu abbastanza agile da prendere posizioni ribassiste sui titoli, e i suoi fondi registrarono un'ottima performance. Anche Brunnermeier aveva visto la bolla. Pensava che la gente fosse matta ad acquistare titoli tecnologici, ma come dimostrano i guadagni degli hedge fund e il suo lavoro teorico, anche se si sa che c'è una bolla, potrebbe essere intelligente andare avanti. "Non ho mai investito in titoli tecnologici", spiega Brunnermeier. "Mio cognato l'ha fatto. Mia moglie si è sempre lamentata per il fatto che io avevo studiato finanza e suo fratello si stava arricchendo con le azioni di società informatiche".  .

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Frenano i prezzi delle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Miaeconomia" del 18-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

CASA " Casa news Frenano i prezzi delle case (23/04/2008) Nel primo semestre del 2008 si arresterà la corsa dei prezzi delle case. Parola dell'Agenzia del Territorio che, nell'Osservatorio 2007, registra compravendite totali in calo del 7,1% (contro il +1,3% del 2006 e l'aumento del 5,4% registrato nel 2005). Mentre sui prezzi si evidenzia che le quotazioni sono salite solo del 2,6% nel secondo semestre del 2007 (in frenata rispetto al +3,7% del secondo semestre 2006) e su base tendenziale annua del 5,5% (mentre nel secondo semestre del 2006 la crescita era stata del +8,8%). La fotografia scattata dall'Agenzia del Territorio delinea un quadro chiaro: la crisi dei mutui subprime, il caro-mutui registrato negli ultimi mesi e i prezzi delle case sempre alle stelle - anche se in lieve contrazione - stanno mettendo a dura prova il mercato immobiliare. Anche se nel caso italiano non si può parlare di uno scoppio della bolla immobiliare, ma solo di un ridimensionamento. Dall'Agenzia fanno notare che sul comparto pesano "fattori strutturali legati al ciclo immobiliare, che è evidentemente arrivato alla sua fase conclusiva. Tra questi i tassi di interesse per i mutui, passati mediamente dal 3,5% del 2003 al 5,3% del 2007, e il livello raggiunto dal prezzo degli immobili". Su quest'ultimo punto dall'Agenzia sottolineano che i prezzi del residenziale sono saliti nei grandi Comuni in media del 35% negli ultimi tre anni. In particolare, i cali più consistenti nel numero di compravendite si sono registrati a Napoli (-16,2%), Milano (-11,8% a livello annuale, con una discesa ridimensionata rispetto al -13,5% del primo semestre dell'anno) e Palermo (-12,4%). Per quanto riguarda i prezzi, secondo l'Agenzia del Territorio il prezzo medio al mq è pari a 1.557 euro (+2,6% rispetto al semestre precedente e +5,5% su base annua), con una crescita però dei prezzi rallentata rispetto a quella registrata nel semestre precedente. "Se il mercato immobiliare seguirà il classico andamento ciclico il tasso di crescita delle quotazioni medie si attesterà sui livelli del tasso d'inflazione". Lo sostiene il direttore dell'Osservatorio del mercato immobiliare dell'Agenzia del territorio, Gianni Guerrieri, precisando che non si tratta di una "previsione", ma di una "deduzione" ottenuta dall'osservazione del mercato. "Negli ultimi tre semestri - spiega Guerrieri - abbiamo registrato un calo nelle compravendite e prezzi ancora in salita. Nel prossimo semestre ci aspettiamo che le quotazioni non crescano in termini reali". Quanto alla diminuzione delle transazioni relative agli immobili residenziali registrata nell'ultimo anno e mezzo, proseguirà anche nei primi sei mesi del 2008, portando il volume totale delle compravendite a 700.000 circa. 90 voti - " Vota questa notizia ".

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A sorpresa si allontanano le ombre della recessione (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 19-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

IL COMMENTO A sorpresa si allontanano le ombre della recessione Carlo Pelanda Forse la tendenza recessiva globale, ed il suo impatto sull'eurozona e sull'Italia, sarà meno grave di quanto gli analisti prevedevano fino a poche settimane fa. Lo scenario, tuttavia resta ancora incerto, denso di squilibri. Ciò consiglia al ricercatore l'adozione delle massima prudenza. Ma le linee di probabilità hanno preso una direzione rialzista ed è giusto, pur senza poter escludere una loro inversione, aggiornare lo scenario. La crisi finanziaria non si è mai trasformata in vera crisi bancaria globale grazie al pronto intervento delle autorità monetarie ed al fatto che la sua entità assoluta non ha mai superato la capacità contenimento del sistema complessivo. Di questa crisi restano tre strascichi con tempi di soluzione tra i due/tre anni: (a) in America, oltre alle perdite delle banche, lo sgonfiamento della bolla immobiliare (meno 30 per cento) con un certo impatto nel settore; (b) in Europa lo stesso, ma confinato a Regno Unito, Spagna ed Irlanda, con un residuo maggiore di perdite bancarie ancora da svelare nei bilanci; (c) su ambedue le sponde dell'Atlantico un'ancora forte sfiducia residuale nelle relazioni interbancarie che è il motivo principale, per esempio, per cui l'indice Euribor rimane elevato, alzando oltre modo i costi dei mutui a tasso a variabile. In ambedue i continenti, tuttavia, non si sta verificando il fenomeno più temuto e capace di scatenare una recessione, cioè una forte restrizione del credito. Si nota una riduzione delle erogazioni, ma in sostanza il volume di prestiti ad imprese e famiglie resta adeguato a sostenere investimenti e consumi. Difficile che da questo lato vengano tendenze recessive veramente gravi. 2.

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A sorpresa si allontanano le ombre della recessione (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Arena, L'" del 19-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

L'EDITORIALE A sorpresa si allontanano le ombre della recessione Carlo Pelanda Forse la tendenza recessiva globale, ed il suo impatto sull'eurozona e sull'Italia, sarà meno grave di quanto gli analisti prevedevano fino a poche settimane fa. Lo scenario, tuttavia resta ancora incerto, denso di squilibri. Ciò consiglia al ricercatore l'adozione delle massima prudenza. Ma le linee di probabilità hanno preso una direzione rialzista ed è giusto, pur senza poter escludere una loro inversione, aggiornare lo scenario. La crisi finanziaria non si è mai trasformata in vera crisi bancaria globale grazie al pronto intervento delle autorità monetarie ed al fatto che la sua entità assoluta non ha mai superato la capacità contenimento del sistema complessivo. Di questa crisi restano tre strascichi con tempi di soluzione tra i due/tre anni: (a) in America, oltre alle perdite delle banche, lo sgonfiamento della bolla immobiliare (meno 30 per cento) con un certo impatto nel settore; (b) in Europa lo stesso, ma confinato a Regno Unito, Spagna ed Irlanda, con un residuo maggiore di perdite bancarie ancora da svelare nei bilanci; (c) su ambedue le sponde dell'Atlantico un'ancora forte sfiducia residuale nelle relazioni interbancarie che è il motivo principale, per esempio, per cui l'indice Euribor rimane elevato, alzando oltre modo i costi dei mutui a tasso a variabile. In ambedue i continenti, tuttavia, non si sta verificando il fenomeno più temuto e capace di scatenare una recessione, cioè una forte restrizione del credito. Si nota una riduzione delle erogazioni, ma in sostanza il volume di prestiti ad imprese e famiglie resta adeguato a sostenere investimenti e consumi. Difficile che da questo lato vengano tendenze recessive veramente gravi. 2.

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Economia: La Nuova inflazione - articolo di Michele Spallino pag.4 (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trend-online" del 19-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Economia: La Nuova inflazione - articolo di Michele Spallino BLOG, clicca qui per leggere la rassegna di Il punto-borsainvestimenti , 19.05.2008 08:18 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! creditizia, rinforzata all'estremo proprio per contrastare lo scoppio dei tecno, produsse la bolla immobiliar ipotecaria, anche lì Wally poteva comunque creare trilioni di nuovi titoli, e i costruttori milioni di nuove case, anche se inutili e sovrabbondanti. MA adesso la nuova inflazione è un'altra cosa, perché questa volta la superbolla creditizia, appena rinforzata per contrastare lo scoppio di quella immobiliare, produce la bolla delle commodities che a differenza dei tecno e delle case, non si possono produrre a piacimento. Vi sono vincoli naturali, ineludibili. E la tragedia che ne seguirà, appena agli albori, stavolta non colpirà solo un po' di azionisti occidentali, o un po' di proprietari di case americani : è la gran maggioranza della popolazione mondiale che ne verrà duramente colpita. Stavolta non è solo la finanza di wally ad essere in ballo, e siamo ben al di fuori del controllo delle banche centrali, che oltretutto stanno facendo esattamente l'opposto di quello che asset, come in passato. Piuttosto ci sono e ci saranno effetti povertà a cascata derivanti dall'impennata degli alimenti e dell'energia, oldovrebbero fare, pur di salvare i loro amici bancari. E stavolta non ci sarà nessun effetto ricchezza derivante dall'artificiale pompaggio dei prezzi delle azioni e degli asset, come in passato. Piuttosto ci sono e ci saranno effetti povertà a cascata derivanti dall'impennata degli alimenti e dell'energia, oltre che delle altre materie prime. Negli USA questo avviene mentre ancora è in pieno corso il crollo dei prezzi immobiliari, ed il tutto non può non deprimere la fiducia dei consumatori a differenza delle bolle del passato che la galvanizzavano. Inoltre la nuova inflazione destabilizza e mette in crisi anche molte imprese, oltre a mettere in ginocchio tante municipalità e governi locali e segue pagina >>.

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L'economia fondata sul mattone (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 19-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

SUPPLEMENTO AFFARI E FINANZA ultimo aggiornamento 19 Maggio 2008 Affari & Finanza > RAPPORTO/MERCATO E DEMOCRAZIA Affari & Finanza > RAPPORTO/MOBILI E ARREDAMENTO Affari & Finanza > RAPPORTO/CARTE DI CREDITO --> COPERTINA pag. 1 L'economia fondata sul mattone l'analisi ROBERTO CARDARELLI, TOMMASO MONICELLI, ALESSANDRO REBUCCI,LUCA SALA Dopo diversi anni di ripetuti aumenti, la crescita dei prezzi delle case rallenta in molte economie avanzate, anzi in alcune ? Stati Uniti e Irlanda ? i prezzi degli immobili sono caduti nell'ultimo anno. In molti paesi rallentano anche gli investimenti in edilizia residenziale, in particolare negli Stati Uniti, in Australia e, ancor di più, in Irlanda dove sono scesi di 3 punti percentuali di Pil dal loro massimo di quattro anni fa. C'è un accordo pressoché unanime sul fatto che andamenti di questo tipo possano avere importanti implicazioni per il livello di attività economica, resta però una notevole incertezza sul legame tra il settore immobiliare e il ciclo economico. In particolare, stime e analisi differiscono sulla misura in cui le fluttuazioni del prezzo delle case influiscono sulla spesa al consumo e sulle dinamiche di investimento residenziale. Inoltre, la prospettiva in molte economie avanzate di un brusco ciclo espansionestasi nel settore immobiliare ha riacceso il dibattito sulle risposte che la politica monetaria dovrebbe dare. L'incertezza sul ruolo dell'immobiliare nel ciclo economico e nel meccanismo di trasmissione della politica monetaria è stata accentuata dai radicali cambiamenti che in molte economie avanzate sono intervenuti negli ultimi vent'anni. I cambiamenti riguardano i sistemi di finanziamento dell'edilizia e hanno permesso uno spostamento verso un modello finanziario più competitivo. In un buon numero di paesi, con il nuovo modello l'accesso al credito connesso alla casa, attraverso varie forme di finanziamento e diversi tipi di prestatori e prestiti, è diventato più semplice per le famiglie, contribuendo così alla rapida crescita del debito ipotecario. Ivi comprese le famiglie con una credit history non perfetta, attraverso quelli che in genere indichiamo come mutui subprime. Nel World Economic Outlook dell'aprile 2008 abbiamo cercato di capire se i mutamenti nei sistemi di finanziamento dell'edilizia degli ultimi 20 anni hanno modificato il legame tra settore immobiliare e attività economica. Abbiamo analizzato le implicazioni degli andamenti del settore immobiliare per la condotta di politica economica. Qui riportiamo le conclusioni del nostro studio. Esistono significative differenze tra paesi nei contratti di mutuo. Abbiamo perciò costruito una classifica di 18 economie avanzate attraverso un indice dei mutui che cattura il grado di sviluppo dei mercati ipotecari: la misura della facilità di accesso al credito correlato alla casa. Usa, Danimarca, Svezia e Paesi Bassi hanno i mercati dei mutui più sviluppati, che permettono un maggior accesso al finanziamento correlato alla casa da parte delle famiglie, mentre in Europa continentale si ha accesso più limitato a tali finanziamenti. Queste differenze sono importanti perché i cambiamenti nei prezzi delle case influenzano i programmi di spesa attraverso il ruolo di garanzia svolto dall'immobile. Sia la correlazione tra consumi e prezzo delle case alle frequenze del ciclo economico sia la propensione marginale al consumo al di fuori della ricchezza immobiliare sono più forti nelle economie con valori più alti dell'indice dei mutui. I cambiamenti nel sistema di finanziamento immobiliare possono aver aumentato il ruolo potenziale degli effetti di garanzia del prezzo delle case, ma il loro effetto sulla volatilità del consumo e del prodotto è ambiguo perché possono agire due effetti che si controbilanciano. Primo, la capacità delle famiglie di mantenere inalterati i livelli di consumo di fronte a shock avversi che colpiscono il reddito può essere migliorata attraverso un più facile accesso al finanziamento garantito dalla ricchezza immobiliare. Secondo, le fluttuazioni macroeconomiche possono essere accentuate da variazioni endogene nei vincoli di garanzia legati ai valori della ricchezza immobiliare, l'acceleratore finanziario di Kiyotaki e Moore. Il secondo effetto può essere prevalente: si stima che i contagi dal settore immobiliare al resto dell'economia siano maggiori nelle economie dove è più facile l'accesso ai mutui e l'utilizzo delle case come garanzia. Questo accade perché i movimenti di prezzo degli immobili influenzano i piani di spesa delle famiglie attraverso il ruolo di garanzia svolto dalle case: incrementi di prezzo degli immobili fanno salire il valore delle garanzie che le famiglie possono dare, allentando i vincoli al prestito e sostenendo la spesa. La politica monetaria può addolcire l'impatto degli andamenti del mercato immobiliare sull'economia in generale? Alcuni osservatori dubitano che sia ancora così, perché la maggiore integrazione dei mercati dei mutui con il resto del sistema finanziario può aver ridotto l'importanza della disponibilità del credito ipotecario come canale di trasmissione della politica monetaria. Tuttavia, i nostri risultati dicono che la deregolamentazione finanziaria può aver rafforzato il ruolo degli immobili nel meccanismo di trasmissione della politica monetaria, perché il più facile accesso alle garanzie immobiliari può aver legato più strettamente i prezzi delle case alla politica monetaria. E dicono anche che gli effetti dei cambiamenti di politica monetaria sul prodotto sono maggiori in quelle economie nelle quali i mercati finanziari immobiliari sono più sviluppati e competitivi. Sulla base di questi risultati, la risposta della politica monetaria ai mutamenti nel settore immobiliare dovrebbe variare a seconda del livello di sviluppo del mercato ipotecario. I responsabili della politica monetaria possono aver necessità di rispondere in modo più aggressivo agli shock di domanda immobiliare nelle economie con un mercato ipotecario più sviluppato, cioè con un più alto rapporto prestitovalore e, si suppone, un più alto stock di debito ipotecario. E potrebbero anche avere necessità di rispondere in modo più aggressivo a shock finanziari che colpiscono l'ammontare di credito disponibile per ogni dato livello di prezzo degli immobili. Quindi, il modello che abbiamo utilizzato dovrebbe prevedere una più forte riduzione dei tassi di interesse negli Usa rispetto all'area euro in conseguenza delle recenti turbolenze nei mercati del credito, in linea con quanto abbiamo osservato finora. In secondo luogo, nelle economie con mercati ipotecari più sviluppati, la stabilizzazione potrebbe essere migliorata da un approccio di politica monetaria che risponda agli andamenti del prezzo delle case, oltre che a quelli dell'inflazione dei prezzi al consumo o del prodotto. Alcune cautele sono però necessarie. Primo, data l'incertezza sui fattori che determinano le dinamiche dei prezzi immobiliari, in particolare se riflettono cambiamenti nei fondamentali o l'effetto di forze speculative, e il loro impatto sull'economia, i prezzi delle case dovrebbero essere considerati all'interno di un approccio di gestione del rischio alla politica monetaria. Secondo, prestare attenzione agli andamenti dei prezzi degli immobili non richiede un cambiamento negli attuali approcci di politica monetaria. Piuttosto, questi dovrebbero essere interpretati in modo più flessibile, per esempio estendendo l'orizzonte temporale nel quale l'inflazione e il prodotto rientrano al livelloobiettivo. Tuttavia, è importante che un tale approccio sia applicato in modo simmetrico: un forte allentamento della politica monetaria potrebbe essere giustificato in risposta a preoccupazioni dovute a un rapido rallentamento del settore immobiliare, ma anche un certo "assecondare il vento" può rivelarsi utile nel limitare il rischio della formazione di squilibri nei mercati finanziari e immobiliari. Testo integrale su www.lavoce.info e in inglese su www.VoxEu.com.

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Una casa per la politica monetaria (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trend-online" del 20-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

PRIMO PIANO, clicca qui per leggere la rassegna di La Voce , 20.05.2008 17:03 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! Le innovazioni nei sistemi di finanziamento legati all'edilizia, registrati da molte economie avanzate negli ultimi vent'anni, hanno modificato il ruolo del settore immobiliare nel ciclo economico e nel meccanismo di trasmissione della politica monetaria. Sono oggi più accentuati i rischi di contagio delle crisi al resto dell'economia. E può dunque essere necessaria una risposta più aggressiva della politica monetaria agli andamenti del mercato immobiliare. Soprattutto nei paesi con un mercato dei mutui più sviluppato. Dopo diversi anni di ripetuti aumenti, la crescita dei prezzi delle case rallenta in molte economie avanzate, anzi in alcune ? Stati Uniti e Irlanda ? i prezzi degli immobili sono caduti nell'ultimo anno (vedi grafico 1). In molti paesi rallentano anche gli investimenti in edilizia residenziale, in particolare negli Stati Uniti, in Australia e, ancor di più, in Irlanda dove sono scesi di 3 punti percentuali di Pil dal loro massimo di quattro anni fa. C'è un accordo pressoché unanime sul fatto che andamenti di questo tipo possano avere importanti implicazioni per il livello di attività economica, resta però una notevole incertezza sul legame tra il settore immobiliare e il ciclo economico. In particolare, stime e analisi differiscono sulla misura in cui le fluttuazioni del prezzo delle case influiscono sulla spesa al consumo e sulle dinamiche di investimento residenziale. Inoltre, la prospettiva in molte economie avanzate di un brusco ciclo espansione-stasi nel settore immobiliare ha riacceso il dibattito sulle risposte che la politica monetaria dovrebbe dare. L'incertezza sul ruolo dell'immobiliare nel ciclo economico e nel meccanismo di trasmissione della politica monetaria è stata accentuata dai radicali cambiamenti che in molte segue pagina >>.

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Una casa per la politica monetaria pag.2 (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trend-online" del 20-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Una casa per la politica monetaria PRIMO PIANO, clicca qui per leggere la rassegna di La Voce , 20.05.2008 17:03 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! sono importanti perché i cambiamenti nei prezzi delle case influenzano i programmi di spesa delle famiglie essenzialmente attraverso il ruolo di garanzia svolto dall'immobile. Il nostro lavoro mostra infatti che sia la correlazione tra consumi e prezzo delle case alle frequenze del ciclo economico sia la propensione marginale al consumo al di fuori della ricchezza immobiliare sono più forti nelle economie con valori più alti dell'indice dei mutui. I cambiamenti nel sistema di finanziamento immobiliare negli ultimi venti anni possono certamente aver aumentato il ruolo potenziale degli effetti di garanzia del prezzo delle case, ma il loro effetto sulla volatilità del consumo e del prodotto è ambiguo, perché possono agire due effetti che si controbilanciano. Primo, la capacità delle famiglie di mantenere inalterati i livelli di consumo di fronte a shock avversi che colpiscono il reddito può essere migliorata attraverso un più facile accesso al finanziamento garantito dalla ricchezza immobiliare. (3) Secondo, le fluttuazioni macroeconomiche possono essere accentuate da variazioni endogene nei vincoli di garanzia legati ai valori della ricchezza immobiliare, "l'acceleratore finanziario" di Kiyotaki e Moore. (4) Il nostro lavoro mostra che il secondo effetto può essere prevalente: si stima che i contagi dal settore immobiliare al resto dell'economia siano maggiori nelle economie dove è più facile l'accesso ai mutui e l'utilizzo delle case come garanzia. Questo accade perché movimenti nel prezzo degli immobili influenzano i piani di spesa delle famiglie attraverso il ruolo di garanzia svolto dalle case: per esempio, incrementi di prezzo degli immobili fanno salire il valore delle garanzie che le famiglie possono dare, allentando i vincoli al prestito e sostenendo la spesa. MECCANISMI DI TRASMISSIONE segue pagina >>.

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Il mattone tira, altri 4 progetti (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Provincia Pavese, La" del 21-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di Stefano Romano Il mattone tira, altri 4 progetti L'urbanistica riprende fiato dopo i giorni bui delle inchieste La giunta dà l'ok alle lottizzazioni, sono previsti più di mille vani VOGHERA. Poco importa che sia in centro o in periferia: l'importante è costruire. Ieri mattina sono stati approvati in giunta quattro piani di lottizzazione per le zone di strada Santa Maria Bianca, via Lampedusa, strada Palazzina e via Barbieri. Lungo la circonvallazione interna sono già iniziati i lavori nelle aree dell'ex Ariston e dell'ex Filvem per la costruzione di nuove palazzine. In piazza Castello il business edilizio è in fermento in vista della riqualificazione della piazza. E lungo via Piacenza è già passato un progetto da 10mila metri quadrati per strutture di media distribuzione. La "bolla del mattone" sta facendo impazzire gli analisti finanziari di tutta Europa: che fanno i prezzi delle case? continuano a salire anche dopo gli anni del boom, o iniziano a rallentare? A Voghera la questione non sembra fermare il mercato. Merito, spiegano gli addetti ai lavori, dello sblocco dell'urbanistica: dopo più di due anni di inchiesta (non ancora conclusa) sull'attività degli uffici comunali, ripartono le grandi lottizzazioni. Il vero business, però, è ancora dietro l'angolo: con i grandi progetti attorno al centro storico pronti a partire dall'estate. Dopo due anni di sostanziale congelamento, negli ultimi mesi sono passati in giunta una decina di piani di lottizzazione. Gli ultimi quattro, approvati ieri mattina, riguardano la costruzione di villette a schiera e palazzine nelle zone di via Barbieri, strada Santa Maria Bianca e lungo la direttrice verso Torrazza Coste. Cosa sta succedendo? "Succede - risponde l'assessore al'urbanistica Massimo Maiola - che dopo i giorni più difficili dell'inchiesta e l'immobilismo che è seguito ai primi dissequestri, l'attività degli uffici è ripresa a pieno regime. I tecnici hanno valutato una serie di progetti che ora passano in giunta. Il consiglio comunale, dal canto suo, ha assunto una serie di decisioni che riguardano l'edilizia che pongono le basi per un'accelerazione dell'attività i tutta la città". Via libera, quindi, all'espansione di Voghera nelle fasce periferiche indicate dal nuovo piano regolatore. E via libera anche alle nuove costruzioni in centro storico: lungo via Papa Giovanni sono iniziati i lavori sulle aree ex Filvem ed ex Ariston, mentre il vero business si sviluppa attorno a piazza Castello. Per il momento i cantieri sono ancora pochi, ma quella che si apre è una stagione di grandi cambiamenti nel tessuto urbano. Le maggiori agenzie già opzionano appartamenti nell'area di piazza Castello a più di 2.500 euro al metro quadrato: trameno di un mese partiranno i lavori di riqualificazione dell'area e l'anno prossimo i prezzo saliranno ancora. Cantieri alla porta anche in due dei poli delle privatizzaioni: all'ex hotel Giardino di fronte alla stazione, e all'ex mercato ortofrutticolo tra via Don Minzoni e via Papa Giovanni. Resta un dubbio: tante case sul mercato in tempi tutto sommato ristretti non finiranno per abbattere i prezzi? La fuga da Milano verso centri come Voghera, giurano immobiliaristi e costruttori, sono una garanzia sufficiente ancora per molti anni. Il business commerciale, invece, si sviluppa lungo l'asse verso Montebello. In questo caso si è dovuto esprimere il consiglio comunale visto che è stato necessario variare il piano regolatore: il via libera a costruire riguarda circa 10mila metri quadrati destinati alla media distribuzione. Capannoni, in altre parole, che faranno crescere l'area commerciale attorno alla rotatoria Colussi e si aggiungeranno alle strutture (anche queste già approvate) a margine della rotatoria di Campoferro che immette sulla tangenziale. Il business cresce in attesa che decolli in vero grande affare: l'avvio dei lavori nel cosiddetto "parco del Baratta" per un intero nuovo quartiere.

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I prezzi delle case verso una frenata (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trentino" del 22-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Compravendite in calo, quotazioni che rallentano la loro scalata i segnali I prezzi delle case verso una frenata Nel primo semestre del 2008 è probabile un arresto nella corsa dei prezzi delle case. Parola dell'Agenzia del Territorio che, nell'Osservatorio 2007, registra compravendite totali in calo del 7,1% (contro il +1,3% del 2006 e l'aumento del 5,4% registrato nel 2005). Mentre sui prezzi si evidenzia che le quotazioni sono salite solo del 2,6% nel secondo semestre del 2007 (in frenata rispetto al +3,7% del secondo semestre 2006) e su base tendenziale annua del 5,5% (mentre nel secondo semestre del 2006 la crescita era stata del +8,8%). La fotografia scattata dall'Agenzia del Territorio delinea un quadro chiaro: la crisi dei mutui subprime, il caro-mutui registrato negli ultimi mesi e i prezzi delle case sempre alle stelle - anche se in lieve contrazione - stanno mettendo a dura prova il mercato immobiliare. Anche se nel caso italiano non si può parlare di uno scoppio della bolla immobiliare, ma solo di un ridimensionamento. Dall'Agenzia fanno notare che sul comparto pesano "fattori strutturali legati al ciclo immobiliare, che è evidentemente arrivato alla sua fase conclusiva. Tra questi i tassi di interesse per i mutui, passati mediamente dal 3,5% del 2003 al 5,3% del 2007, e il livello raggiunto dal prezzo degli immobili". Su quest'ultimo punto dall'Agenzia sottolineano che i prezzi del residenziale sono saliti nei grandi Comuni in media del 35% negli ultimi tre anni. In particolare, i cali più consistenti nel numero di compravendite si sono registrati a Napoli (-16,2%), Milano (-11,8% a livello annuale, con una discesa ridimensionata rispetto al -13,5% del primo semestre dell'anno) e Palermo (-12,4%). Per quanto riguarda i prezzi, secondo l'Agenzia del Territorio il prezzo medio al mq è pari a 1.557 euro (+2,6% rispetto al semestre precedente e +5,5% su base annua), con una crescita però dei prezzi rallentata rispetto a quella registrata nel semestre precedente. Quanto alla diminuzione delle transazioni relative agli immobili residenziali registrata nell'ultimo anno e mezzo, proseguirà anche nei primi sei mesi del 2008, portando il volume totale delle compravendite a 700.000 circa. Fonte www.miaeconomia.it.

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USA: CALO RECORD (-3,1% ANNUO) PREZZI CASE IN PRIMO TRIM (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 22-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

(AGI) - New York, 22 mag. - Calo record dei prezzi delle case negli Stati Uniti nel primo trimestre: l'indice elaborato dall'Ofheo (Office of Federal Housing Enterprise Oversight), agenzia interna del Dipartimento dello sviluppo immobiliare e urbano, ha registrato una flessione del 3,1% su base annua. Rispetto all'ultimo trimestre del 2007 i prezzi hanno segnato un calo dell'1,7%. 22/05/2008 - 16:54.

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USA: PER PREZZI CASE MAGGIORE CALO DA 2001 CON PIGNORAMENTI (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 22-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di ANSA - -->(ANSA) - NEW YORK, 22 MAG - La flessione dei prezzi delle case negli Usa accelera nei primi tre mesi dell'anno, complice l'aumento dei pignoramenti che mette sotto ulteriore pressione il mercato immobiliare. In base ai dati diffusi Office of Federal Housing Enterprise Oversight (Ofheo), nel primo trimestre la flessione è stata su base annua del 3,1%, la maggiore dal 1991, cioé da quando l'Ofheo ha iniziato a raccogliere dati. Nel quarto trimestre del 2007, i prezzi erano scesi dell'1,4%. "Per gli osservatori questi cali potrebbero significare ulteriori problemi per il mercato ipotecario", sottolinea James Lockhart, direttore dell'Ofheo. Il calo dei prezzi conferma il prolungarsi il rallentamento economico statunitense, in quanto evidenzia come i consumatori siano restii a spendere e ad acquistare casa. Nel tentativo di rallentare i pignoramenti, la commissione bancaria del Senato ha approvato nei giorni scorsi un piano da 300 miliardi di dollari di garanzie federali per il rifinanziamento dei prestiti. La prossima settimana sarà l'indice Case-Shiller a rendere noti i propri dati sull'andamento dei prezzi immobiliari: l'indice è sceso dell'8,9% nel quarto trimestre 2007 e - secondo le previsioni - il dato relativo al primo trimestre evidenzierà una flessione anche maggiore. Un deterioramento del mercato ipotecario è stato constato anche dalla Fed, che in un report diffuso ieri ha osservato un peggioramento della performance sui prestiti delle banche commerciali. "Sospettiamo che i mercati finanziari non siano completamente preparati a un sostanziale deterioramento della qualità del credito dei mutui di più alta qualita", spiega Jan Hatzius, capo economista per gli Usa di Goldman Sachs. (ANSA).

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La "bolla" dei prezzi petroliferi e gli effetti sulla borsa americana (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Opinione, L'" del 23-05-2008)
Pubblicato anche in: (Opinione, L')

Argomenti: Mercato immobiliare

Oggi è Ven, 23 Mag 2008 Edizione 102 del 23-05-2008 IL RASOIO DI OCCAM La "bolla" dei prezzi petroliferi e gli effetti sulla borsa americana di Giorgio Arfaras Le bolle si assomigliano. Tipicamente, i prezzi (dei beni o delle azioni) salgono vertiginosamente per cinque anni ed alla fine cadono come dei sassi. L'argomento è molto complesso. Intanto, perché i prezzi salgono? Nel caso della tecnologia, la terz'ultima bolla, perché il settore aveva dei tassi di crescita vertiginosi, mai sperimentati. In pochi anni tutti avrebbero avuto il telefonino, mentre la diffusione del frigorifero aveva richiesto decenni. La crescita del fatturato delle imprese tecnologiche sarebbe quindi stata tale da produrre dei dividendi molto alti, che avrebbero remunerato anche gli azionisti che avessero comprato a dei prezzi esorbitanti. Nel caso degli immobili, la penultima bolla, perché i finanziamenti a costi contenuti alimentavano senza pause la domanda di case che spingeva i prezzi delle stesse in alto. Nel caso del petrolio, l'ultima bolla, la maggior domanda dei paesi di nuova industrializzazione che è superiore alla crescita della produzione. Sembra una spiegazione della bolla, ma, a ben guardare, non lo è. In tutti e tre i casi dovrebbe, infatti, scattare il meccanismo che incentiva nei mercati "reali" la crescita dei beni offerti che sgonfiano la bolla. Nel caso della tecnologia, le nuove imprese che, entrando, riducono i profitti anormali delle vecchie imprese. Nel caso degli immobili, un ciclo di costruzione di case, messo in moto dai prezzi alti, effervescente in rapporto alla domanda, capace di far cadere il prezzo degli immobili. Nel caso del petrolio, la messa in opera di nuovi pozzi che accrescono la produzione. Evidentemente i mercati reali reagiscono con lentezza. Nonostante sia chiaro come va a finire, le bolle si producono, si gonfiano ed implodono. "Quelli che hanno capito tutto" possono però vendere "allo scoperto" (farsi prestare i titoli da vendere, venderli, per poi ricomprarli a dei prezzi minori), quindi possono tenere fermi e prezzi ed impedire il formarsi della bolla, oppure, in alternativa, possono vendere i future che rappresentano gli indici. La vendita di future crea una pressione di offerta sui prezzi ed impedisce lo sviluppo della bolla. Come i mercati "reali", anche quelli "finanziari" dispongono degli "antidoti" per fermare le bolle. Abbiano visto che i primi reagiscono lentamente. Ma che cosa accade nei secondi? Nel caso della tecnologia, dove esistevano i future, la bolla non si era sgonfiata lungo il percorso, perché era molto difficile procurarsi i titoli delle singole imprese minori da vendere allo scoperto. Nel caso delle case, la bolla non poteva sgonfiarsi per l'agire dei meccanismo finanziari, perché non esistono ancora i future che rappresentino il settore, e, per quel che riguarda le case singole, perché non è possibile farsi prestare delle case, venderle e ricomprarle a dei prezzi inferiori. Nel caso del petrolio, invece, dove esistono i future, è possibile vendere ad una data futura i barili, se si pensa che i prezzi di oggi siano troppo alti. Così come, sempre nel caso del petrolio, uno può vendere allo scoperto le azioni. In conclusione, i mercati reali correggono le bolle ma dopo molto tempo, mentre quelli finanziari potrebbero sgonfiarle durante il percorso, alla presenza di vendite allo scoperto e di future. Delle tre bolle, quella petrolifera è l'unica che dispone degli antidoti finanziari per non crescere. Eppure ? Come sempre è accaduto quando si sono avute le bolle, tutti pensano che quella in corso non sia una bolla, ma un qualcosa di vero. Nella fattispecie del petrolio la registrazione di una carenza di offerta. Mentre uno può produrre tutti i semiconduttori che vuole, oppure costruire tutte le case che vuole, uno non può estrarre tutto il petrolio che vuole, il petrolio essendo una materia prima non rinnovabile. Le bolle ad oggi sperimentate erano tutte legate a dei prodotti "tecnicamente riproducibili". Ultima nota, il petrolio altera i rapporti di forza, alimentando la potenza finanziaria di alcuni Paesi, quasi tutti non democratici. Il petrolio non è solo un bene che sale di prezzo, esso non è una "bolla qualunque", o, se si preferisce, una bolla "politicamente neutra". Si discute degli effetti del prezzo del petrolio sull'economia. Minor domanda, maggior inflazione, e così via. Meno degli effetti del prezzo del petrolio sulle borse. Prendiamo quella statunitense. Nel primo trimestre di quest'anno gli utili sono flessi del 20% circa rispetto al primo trimestre dello scorso anno. Uno potrebbe sostenere che l'andamento negativo degli utili dipende dal settore finanziario, che è andato malissimo e da quello dei consumi, che è andato male. Anche escludendo questi due settori, e quindi prendendo solo quelli che sono andati bene, gli utili petroliferi da soli sono la metà della crescita degli utili dei settori che vanno bene. Insomma la crescita degli utili petroliferi sta dietro la tenuta della borsa. Infine, fra le dieci maggiori società al mondo per valore di borsa, cinque sono petrolifere, e, fra queste, due sono dei paesi emersi, Exxon e Shell, e tre dei paesi emergenti, PetroChina, Gazprom, Petroleo Brasileiro. Infine, le prime due sono private, le ultime tre statali. www.occamrazor.eu[/].

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Tutti ai lavori forzati (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza" del 24-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Milano Finanza Numero 103  pag. 14 del 24/5/2008 | Indietro Tutti ai lavori forzati Di Roberto Sommella Nel 2008 saranno quasi 150 mila gli italiani che rinunceranno ad andare in pensione di vecchiaia. Un record che fa respirare il governo, ma nasconde la paura per il futuro La stessa che provano 9 milioni di americani. E intanto la spesa aumenta lo stesso Roma, Wisconsin. Dick Alexander, 60enne capo settore in una fabbrica manifatturiera, aveva stabilito di lasciare il lavoro e di andare in pensione, utilizzando il suo fondo, il 401 (k), nel 2008. Aveva, perché ha appena deciso di rimanere al suo posto, troppe le incertezze economiche e troppo alto il rischio di trovarsi con una rendita inadeguata a fronteggiare costo della vita e crollo del mercato immobiliare con conseguenti effetti sul valore della sua abitazione. Come Dick ce n'è qualche milione, sparso negli States, di cittadini in difficoltà, tanto che i quotidiani più diffusi d'America già parlano della sindrome da mancato ritiro, di "riduzione delle uova d'oro previdenziali". L'Istituto per la ricerca sulle indennità dei lavoratori dipendenti (Ebri) ha tracciato recentemente un quadro inquietante: inflazione al 3%, quasi il doppio per i beni di più largo consumo, prevedibile aumento delle tasse e stasi economica con riduzione dei rendimenti hanno creato una situazione simile a quella dei bui, bearish, anni Settanta. Risultato, quasi la metà degli americani che hanno messo da parte per i loro investimenti pensionistici meno di 25 mila dollari, giusto il 36% dei 55enni, ha spostato più in là i piani di ritiro dal lavoro. L'equazione dell'Ebri è semplice: considerando un lavoratore di 45 anni con un salario di 50 mila dollari annui e un investimento previdenziale di 100 mila, questi riceverà dopo un ventennio un assegno dal fondo pensionistico che va da 878 mila dollari a 486 mila a seconda che il rendimento annuale del 401 (k) sia del 10 o del 6%. Il problema è che a oggi questi tassi di rendimento negli States, causa crisi e scoppio della bolla immobiliare, viaggiano intorno al 3-4%. Se a questo si aggiunge che oltre 9 milioni di americani sono alle strette per l'aumento della rata del mutuo a fronte di un valore decrescente della propria casa, il quadro è completo. Lavorare, lavorare e ancora lavorare, altro che pensione. Roma, Italia. Strana la vita. Due mondi così lontani eppure così vicini. Nella nostra patria, retta dal mitico sistema occidentale di Welfare, aleggiano gli stessi incubi che tormentano i sogni di Dick Alexander. Stasi economica, inflazione al 3% ma al 5% per i beni che ci accompagnano giorno per giorno, dal pane alla benzina, salari greci, costi tedeschi. Si scopre, e i numeri che in queste pagine Milano Finanza anticipa in esclusiva lo dimostrano, che anche al di qua dell'oceano Atlantico la pensione non è più un miraggio ma uno spauracchio e, attenzione, non quella d'anzianità, bensì la vecchiaia, quella di diritto e che nessun governante mai avrebbe voglia di mettere in discussione. I numeri, come sempre, parlano da soli anche se stavolta vanno interpretati. Quest'anno, anno di grazia, si fa per dire, 2008, le pensioni di vecchiaia che l'Inps si appresta a liquidare saranno ben 143 mila in meno rispetto al 2007, contro un consistente aumento di quelle di anzianità (+14.026 unità), soprattutto a causa della rimozione dello scalone previdenziale, che fissava l'accoppiata 60 anni e 35 anni di contributi a partire da quest'anno sulla base della fu legge Maroni. In tutto, il plotone è di 621.388 assegni da staccare contro i 750.403 di un anno fa. Apparentemente la frenata della corsa alla pensione può essere attribuita al fatto che da quest'anno sono state inserite delle finestre, diaboliche, anche per uscite dal lavoro con l'assegno di vecchiaia, ma non è così. Una conoscitrice attenta di queste dinamiche afferma che c'è di più, molto di più. Morena Piccinini, segretaria confederale con delega al Welfare e alle pensioni della Cgil, traccia un'analisi che assomiglia molto all'istituto americano Ebri, paradosso di questi tempi capovolti. "Sicuramente quest'anno l'impatto frenante delle finestre sulle pensioni di vecchiaia è notevole ma il problema è diverso, la gente teme per il suo futuro", afferma. Il ragionamento è semplice: se nel 2008 le pensioni erogate si sono rivalutate solo dell'1,6% e l'inflazione è al 3%, con le note punte del 5% per i generi di prima necessità, chi può andare in pensione sceglie di rivalutare ancora il proprio salario e rinvia l'abbandono del posto di lavoro. E questo non è l'esatto ragionamento di Dick di Roma, Wisconsin? Sentite ancora Piccinini. "La crisi economica si fa sentire", riflette, "e fin quando non verranno rivalutati i coefficienti di trasformazione che permettono di prendere poi una pensione decorosa sopra il 60% dell'ultimo stipendio, i lavoratori si troveranno nella condizione di dover scegliere e opteranno per un rinvio dell'uscita (come i 55enni americani!, ndr). La pensione non è più una libera scelta, più che le finestre può lo scarso reddito futuro". Ecco perché sulle pensioni c'è una strana quiete, una tregua tra le opposte fazioni; non sono più un problema perché il nodo è un altro, l'epidemica riduzione del potere d'acquisto di milioni di famiglie. Chiodo schiaccia chiodo, la paura del domani smonta la voglia di pensione. Ma l'impoverimento è anche delle casse pubbliche. La coperta è corta e basta dare un'occhiata ai conti delle spese previdenziali del prossimo futuro per capire che il governo dovrà agire su due fronti: allungamento dell'età pensionabile e nuovo sprint ai fondi pensione, i nostri mutual fund 401 (k), che ancora stentano a decollare. Altrimenti serviranno a poco i tantissimi 165 miliardi di euro necessari a coprire quest'anno le spese previdenziali e gli altrettanti 169 e 174 per il 2009 e 2010. Qualcuno obietta, ma l'incidenza sul pil scende, dal 10.49 al 10,15%. Giusto, ma scende anche il pil, ammoniscono tutti gli istituti di ricerca, Fmi e Ue compresi, e dunque tutti si sentono più poveri. Tanto che la vera nuova riforma delle pensioni, dopo quelle di Amato, Dini, Maroni e Damiano, rischia di farla un ministro ombra, la signora Congiuntura. In Italia, come negli Stati Uniti. (riproduzione riservata)  .

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L'argento nel mirino degli investitori (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-05-24 - pag: 44 autore: Metalli preziosi. Negli Stati Uniti è in atto una vera corsa al "Silver Eagle" L'argento nel mirino degli investitori Paolo Migliavacca Tempi duri per i collezionisti americani di monete d'argento. La zecca Usa ha infatti deciso di limitare la vendita del pezzo da un dollaro – chiamato "Silver Eagle" per la celebre aquila, simbolo dello Stato, che vi compare su un verso – decidendo le quantità da coniare su base settimanale "finchè non si potrà far fronte alla domanda". La ragione va cercata nell'esplosione delle richieste: in marzo le vendite sono balzate a 1,85 milioni di pezzi, il doppio rispetto al mese precedente, mentre dall'inizio del 2008 a oggi ne sono stati piazzati 6,8 milioni, il doppio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ma perchè questo boom? Le cause appaiono riconducibili al particolare momento che vive il mercato. L'aquila d'argento con un contenuto di metallo vicino a un'oncia, (poco più di 28 grammi) è infatti ceduta,com'è ovvio,non al valore nominale ma a 19 dollari, benchè aumentino i casi di vendita oltre i 20 $, con punte superiori a 25, mentre la quotazione ufficiale del metallo (espressa appunto in once) oscilla poco oltre i 18 dollari. Se l'offerta avesse continuato a tener dietro alla domanda, non sarebbe partita questa sorta di asta, con continui rilanci. Ma l'esplosione delle richieste tiene conto del deleterio "combinato disposto" dell'ormai cronica debolezza del biglietto verde, incrociata con la minuta (quanto a valore unitario, ma grande per numeri assoluti) tesaurizzazione avviata dai piccoli risparmiatori Usa. Si va infatti diffondendo il tentativo di limitare i danni della perdita di potere d'acquisto dei percettori di reddito fisso, specie i pensionati. E l'argento offre anche una buona alternativa agli effetti dell'esplosione della bolla immobiliare, sommati all'incerto andamento della Borsa. L'operazione è naturalmente assai più facile da condurre con l'argento che con l'oro, le cui quotazioni sono oltre 50 volte superiori a quelle del metallo grigio. Va inoltre tenuto conto delle attese future del mercato del metallo, specie a medio-lungo periodo. L'argento è infatti tra i minerali le cui riserve accertate ( 285mila tonnellate) dureranno meno, neppure 15 anni agli attuali ritmi estrattivi. Anche se un insperato allungamento potrebbe venire dalla...fotografia digitale: circa un quinto dei consumi attuali è ancora dovuto ai sali d'argento usati nelle stampe fotografiche tradizionali.

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Frenano i prezzi delle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Miaeconomia" del 25-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

CASA " Casa news Frenano i prezzi delle case (23/04/2008) Nel primo semestre del 2008 si arresterà la corsa dei prezzi delle case. Parola dell'Agenzia del Territorio che, nell'Osservatorio 2007, registra compravendite totali in calo del 7,1% (contro il +1,3% del 2006 e l'aumento del 5,4% registrato nel 2005). Mentre sui prezzi si evidenzia che le quotazioni sono salite solo del 2,6% nel secondo semestre del 2007 (in frenata rispetto al +3,7% del secondo semestre 2006) e su base tendenziale annua del 5,5% (mentre nel secondo semestre del 2006 la crescita era stata del +8,8%). La fotografia scattata dall'Agenzia del Territorio delinea un quadro chiaro: la crisi dei mutui subprime, il caro-mutui registrato negli ultimi mesi e i prezzi delle case sempre alle stelle - anche se in lieve contrazione - stanno mettendo a dura prova il mercato immobiliare. Anche se nel caso italiano non si può parlare di uno scoppio della bolla immobiliare, ma solo di un ridimensionamento. Dall'Agenzia fanno notare che sul comparto pesano "fattori strutturali legati al ciclo immobiliare, che è evidentemente arrivato alla sua fase conclusiva. Tra questi i tassi di interesse per i mutui, passati mediamente dal 3,5% del 2003 al 5,3% del 2007, e il livello raggiunto dal prezzo degli immobili". Su quest'ultimo punto dall'Agenzia sottolineano che i prezzi del residenziale sono saliti nei grandi Comuni in media del 35% negli ultimi tre anni. In particolare, i cali più consistenti nel numero di compravendite si sono registrati a Napoli (-16,2%), Milano (-11,8% a livello annuale, con una discesa ridimensionata rispetto al -13,5% del primo semestre dell'anno) e Palermo (-12,4%). Per quanto riguarda i prezzi, secondo l'Agenzia del Territorio il prezzo medio al mq è pari a 1.557 euro (+2,6% rispetto al semestre precedente e +5,5% su base annua), con una crescita però dei prezzi rallentata rispetto a quella registrata nel semestre precedente. "Se il mercato immobiliare seguirà il classico andamento ciclico il tasso di crescita delle quotazioni medie si attesterà sui livelli del tasso d'inflazione". Lo sostiene il direttore dell'Osservatorio del mercato immobiliare dell'Agenzia del territorio, Gianni Guerrieri, precisando che non si tratta di una "previsione", ma di una "deduzione" ottenuta dall'osservazione del mercato. "Negli ultimi tre semestri - spiega Guerrieri - abbiamo registrato un calo nelle compravendite e prezzi ancora in salita. Nel prossimo semestre ci aspettiamo che le quotazioni non crescano in termini reali". Quanto alla diminuzione delle transazioni relative agli immobili residenziali registrata nell'ultimo anno e mezzo, proseguirà anche nei primi sei mesi del 2008, portando il volume totale delle compravendite a 700.000 circa. 106 voti - " Vota questa notizia ".

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Gli alloggi costano troppo e i giovani scelgono l'affitto (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Resto del Carlino, Il (Imola)" del 25-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

IMOLA pag. 2 Gli alloggi costano troppo e i giovani scelgono l'affitto OSSERVATORIO, PARLA L'ESPERTO COMPRARE casa costa troppo, i giovani preferiscono l'affitto e le compravendite di immobili in Emilia-Romagna segnano nel periodo novembre 2007-marzo 2008 un meno 12% rispetto alle rilevazioni dei cinque mesi precedenti. Eppure i prezzi delle case calano appena del 2-3%. Ecco la situazione del mercato immobiliare secondo l'Osservatorio Fiaip. E' Simone Guglielmini (foto), responsabile dell'Osservatorio e titolare dell'agenzia immobiliare Il mattone d'oro, a spiegare i motivi. I dati regionali rispecchiano la situazione di Imola? "Solo in parte perché qui il mercato regge meglio. Anche se i giovani preferiscono optare per l'affitto". Se calano le compravendite, allora perché non calano i prezzi delle case nuove? "Bisogna considerare i costi che le ditte sostengono per rispettare le nuove normative soprattutto sul contenimento energetico. Anche il costo del terreno ha una notevole incidenza, anche se è destinato a calare". Si prospetta un crollo del mercato immobiliare? "Non credo proprio. Certamente questo è un periodo di riflessione, ma la situazione non mi sembra così preoccupante come a volte si sente dire". Le case più care sono in centro e ai Cappuccini: i nuovi acquirenti fuggono da queste zone? "Assolutamente no. Certo, chi punta solo al risparmio si guarda intorno, ma nella scelta della casa sono tante le valutazioni da fare. Chi ama una certa zona è disposto anche a spendere un po' di più, pur di andare ad abitare lì. Poi bisogna fare i conti con la disponibilità degli immobili".

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Il ritorno dell'inflazione minaccia la crescita Giacomo Vaciago: Siamo in un'altra bolla, ma stavolta nel Sud del mondo si morirà di fame (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Unita, L'" del 25-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Stai consultando l'edizione del Il ritorno dell'inflazione minaccia la crescita Giacomo Vaciago: "Siamo in un'altra bolla, ma stavolta nel Sud del mondo si morirà di fame" di Laura Matteucci/ Milano L'ALLARMEIl mondo intero è alle prese con un nuovo, vecchio problema: l'inflazione che rialza la testa. Il dato italiano (3,3%), che tanto ci allarma, se visto in un contesto mondiale risulta addirittura contenuto. In Italia come in tutta la zona euro l'inflazione po- trebbe rimanere oltre il 3%, arrivando anche al 4%, per gran parte dell'anno. Un problema serio per la crescita, una stangata per i consumatori. Ma i dati peggiori si trovano oltreoceano. In Cina, l'inflazione ufficiale è all'8,5%, dal 3% di un anno fa. L'India è al 7,8%, con la percentuale massima nel mondo del peso della spesa per alimentari da parte delle famiglie. Poi, c'è la Russia, volata al 14% dall'8% del 2007. Molto fanno gli alimentari, e il resto i carburanti. Giusto ieri, gli automobilisti russi hanno organizzato proteste in una cinquantina di città contro l'aumento dei prezzi della benzina, di circa il 12% da inizio anno. Negli Usa, in almeno 300mila (dato significativo) hanno rinunciato a partire per il "Memorial day", festa che di solito li spinge in autostrada: qui la benzina è salita di oltre il 20% in un anno. Ma, del resto, anche in Italia non si scherza sull'argomento: se a gennaio per un'auto di media cilindrata a gasolio si spendevano 60 euro, adesso ne servono quasi 76 (+27%). Meno oneroso il conto per l'auto a benzina: l'aumento è limitato a poco più di 7 euro. "L'Economist" all'inflazione ha dedicato l'ultima copertina per analizzarne motivi e conseguenze. Per noi lo fa Giacomo Vaciago, direttore dell'Istituto di economia e finanza della Cattolica, editorialista de "Il sole-24 ore", che già ne ha parlato proprio sul Sole qualche settimana fa. Professore, i prezzi di petrolio e alimentari sono alle stelle: che succede? "Siamo in un'altra bolla, da almeno un anno, e ci rimarremo secondo me per un altro anno ancora. Il problema è che da un decennio le banche centrali causano bolle, a cui poi cercano di rimediare. Come diceva Churchill: "I trattati di pace servono a risolvere i guai di una guerra". È scoppiata la bolla immobiliare, con la crisi dei mutui subprime: ebbene, la Fed ha deciso di tenere bassi i tassi per ridurre i guai, soprattutto quelli delle banche. Dollaro debole, tassi assurdamente bassi. Il rischio è che per aiutare le banche si affamino migliaia di persone. Stavolta la bolla fa male soprattutto ai poveri del mondo". Non è che i subprime riguardassero proprio i ricchi. "Quello è il problema di chi ha creduto nello slogan di Bush "Case per tutti". Qui è diverso, è peggio. Questa bolla, "food and energy", che scoppia mentre ci stavamo ancora leccando le ferite di quella precedente, fa letteralmente morire di fame". In Europa, invece, i tassi sono fermi da tempo. "Trichet non si è fidato, e li ha mantenuti invariati. Non ha aggiunto benzina sul fuoco. Gli anni scorsi abbiamo beneficiato del fatto che importavamo deflazione dai paesi emergenti, ma ormai anche l'inflazione cinese - per dirne una - si sta impennando. Per avere un effetto calmiere, la Cina dovrebbe lasciare apprezzare il suo cambio, ma in questo momento non credo farà nulla: è paralizzata dalle Olimpiadi, è assolutamente intenzionata a farne un grande successo". Diceva che ci vorrà un altro anno per uscirne. "L'offerta di petrolio e alimentari, almeno nel breve periodo, non può crescere, la quantità a disposizione resta costante: il grano viene raccolto una volta l'anno, l'aumento delle trivellazioni non ha effetti immediati. In questo tempo, gli agricoltori stanno facendo affari d'oro, molto più degli industriali: costi uguali, ricavi in crescita esponenziale. Sono i consumatori, considerando che in Europa mediamente è il 25% del reddito ad andarsene in food and energy, che soffrono".

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Roiano e piscianzi: abbondano servizi e negozi, ma i parcheggi sono l'ossessione quotidiana (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 25-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

I PROBLEMI DEL POPOLOSO RIONE Roiano e Piscianzi: abbondano servizi e negozi, ma i parcheggi sono l'ossessione quotidiana La carenza di posti auto incide sul valore degli immobili anche se la zona rimane molto richiesta dal mercato NOSTRA INCHIESTA TRIESTE CHE CAMBIA Una zona dalle due anime: a valle il caos da centro città, a monte verde e quiete Nessun immobile di pregio, ma tanti edifici che risalgono anche al primo Novecento De Paolo (Fiaip): espansione edilizia inesistente, è attesa la riconversione della caserma della Polstrada A Piscianzi si respira ancora l'aria del paese, ma il problema qui diventa quello dei sottoservizi " " " " n PREZZI MEDIO-BASSI A Roiano non esistono immobili di pregio. Per un appartamento ristrutturato si oscilla tra i 1600 e i 2000 euro al metro quadrato n TANTI ANZIANI E STUDENTI A causa della mancanza di posteggio e grazie ai numerosi negozi presenti, nel rione vivono molti anziani e giovani. Tanti anche gli stranieri. n STOCKTOWN La riconversione dell'ex fabbrica della Stock è stato l'ultimo intervento di riqualificazione eseguito nella zona. Oggi ospita negozi, uffici, appartamenti e la sede della Genertel di ELISA COLONI È un rione che "scoppia". Di tutto: di auto in strada, di negozi ai lati, di cemento, di gente dalla faccia diversa, di rumore. Un quartiere stretto tra il mare e il suo "serbatoio" vitivinicolo sparso in collina. Roiano e Piscianzi, centro e periferia in uno. "Catino" di case e persone il primo; "schiena" verde e silenziosa il secondo. Entrambi "ossessionati" dalla croce che si portano sulle spalle da sempre: la viabilità. Il rapporto che gli abitanti e i commercianti di quest'area "satellite" del centro hanno con le quattro ruote permea la quotidianità come da nessun'altra parte a Trieste. Nella valle roianese la fame di posteggio raggiunge oramai livelli insopportabili. Comprarci casa con due auto in famiglia e senza garage? Pura follia. I pertugi disponibili tra piazza Tra i Rivi e Largo Roiano, via Stock e viale Miramare sono meraviglie fiabesche. Anzi, le doppie file fioccano a qualsiasi ora del giorno, le fermate dei bus e le strisce pedonali sono valvole di sfogo per gli automobilisti alla ricerca di una sosta "fortunata", lontana dagli occhi e dai blocchetti dei vigili urbani in missione. Chi ci vive e ci lavora lo sa bene. Chi pensa di andarci a vivere o a lavorare lo sa altrettanto bene, e più di qualcuno, proprio a causa di questo problema, se ne tiene alla larga. Roiano, pur essendo ancora oggi una zona richiesta dal mercato immobiliare, perché zeppa di negozi e ai primissimi posti in città per qualità dei servizi, perde punti a causa del suo storico tallone d'Achille: il valore degli immobili, a detta degli agenti immobiliari, scende proprio per penuria di posti auto. Se gli spazi ci fossero - sostengono gli esperti del mattone - i prezzi delle case salirebbero anche del 20 per cento. Poi si lascia il "bacino" popolare roianese e si sale per via dei Moreri, vicolo delle Rose, via degli Olmi, via Sottomonte o dei Molini, per raggiungere l'altra "dimensione", quella incredibilmente lontana dal traffico denso e caotico di Roiano. Ci si inerpica lungo queste direttrici che in una decina di minuti portano sull'Altipiano, attraverso i vigneti e le pochissime case di Piscianzi e Lajnarji. E il nodo viabilità fa di nuovo capolino, ma sotto forme totalmente diverse. Qui il problema dei parcheggi quasi non esiste: praticamente non ci sono auto. Ci sono però le strade, quelle che ci si può trovare a percorrere con lo stupore di chi non si aspetta tornanti da montagna con vista mare e città alle spalle. Qui i nervi della "schiena" verde di Roiano si accavallano bruscamente. Il vero problema diventa quello dei sottoservizi, delle strade con i dossi, delle buche, dei cedimenti laterali, degli spandimenti d'acqua. Magagne cui negli ultimi anni si è tentato di porre rimedio con intense opere di manutenzione che, in particolare in via dei Moreri (che deve il suo nome agli omonimi alberi che una volta crescevano ai lati della strada) hanno portato una boccata d'ossigeno a chi sta al volante. Roiano e Piscianzi: una fetta "anomala" di città, con la doppia anima di centro caotico e attrezzatissimo in basso; fascia "borderline" tra città e Carso, saliscendi di pastini sovrastati da un pugno di case in cui la lingua "ufficiale" è quasi sempre ancora lo sloveno, invece, in alto. Un colpo ai sensi passare, nell'arco di pochi minuti, dall'uno all'altro. In collina: case in pietra con steccati in legno, "osmize", odore di verde, silenzio assoluto. A valle: clacson, vociare costante, la vita che brulica a mille. Roiano, infatti, pur non rientrando nel perimetro del salotto buono di Trieste, è forse la zona in cui si respira più intensamente l'"effetto città". Qui non manca proprio niente, i negozi non si contano. Supermercati, banche, bar, botteghe specializzate sono prese d'assalto anche dai vicini di Barcola e Gretta, molto più "avare" di saracinesche. E il binomio "pochi parcheggi - tanti servizi" delinea il ritratto demografico di questa zona, con prezzi delle case ancora accessibili a un ampio range di tasche: a preferirla sono soprattutto anziani, giovani (molti studenti) e stranieri, cioè coloro che hanno necessità di negozi e servizi a portata di mano, e meno bisogno di garage; che non hanno stipendi da nababbi e a volte non sono neppure automuniti. "I prezzi delle case a Roiano sono medio-bassi, perché in zona non esistono immobili di pregio - spiega Antonio De Paolo, presidente provinciale della Fiaip, la Federazione italiana agenti immobiliari professionali -. Ci sono edifici che risalgono a inizio Novecento, altri palazzi degli anni Trenta e Quaranta, e Sessanta, spesso senza box. Gli appartamenti sono generalmente piccoli, di cento metri quadri al massimo, con prezzi che oscillano tra i 2.500 e i 2.800 euro al metro per le nuove costruzioni, tra i 1.600 e i 2.000 per l'usato e tra gli 800 e i 1.000 per gli alloggi da ristrutturare. Solo i palazzi costruiti in quelle strade che, come vicolo delle Rose, salgono lungo la collina, costano di più e sono richiesti da una fascia di acquirenti più alta. Hanno spesso terrazzoni con vista mare o giardino, e garage. Per quanto riguarda Piscianzi - continua De Paolo - non esistono interventi di alcun tipo: in molte zone non è possibile edificare; altre sono occupate da terreni sui quali costruire sarebbe così costoso, considerate le pendenze, da diventare sconveniente". "Roiano - aggiunge De Paolo - rimane comunque una zona molto richiesta, in particolare da anziani, giovani e famiglie con possibilità economiche medie o medio-basse, perchè è ben servita e piena di attività commerciali di qualsiasi tipo. In questo rione, però, l'espansione edilizia è praticamente inesistente: l'ultimo importante intervento è stato quello che ha dato vita a "Stocktown"". I mattoncini rossi del comprensorio dell'ex Stock oggi fanno da sede a Genertel, cui si aggiungono supermercati, negozi, uffici e qualche appartamento. L'unico intervento edilizio in programma, su cui sono puntati gli occhi ansiosi di tutti i residenti, è la riconversione della caserma della Polstrada, che verrà trasferita a San Sabba nel 2010. Tra le strutture che dovrebbero sorgere nello spazio lasciato vuoto dalla caserma c'è anche un parking interrato. "È su quest'opera che si gioca la partita - afferma ancora De Paolo -. La carenza di posti auto incide anche sul valore degli immobili: se ci fosse più spazio i prezzi salirebbero anche del 20 per cento". Che la mancanza di posteggio sia la principale fonte di stress per i roianesi lo si nota parlando con chiunque nella zona. Per i commercianti è anche considerata causa di crisi economica. "Piazza Tra i Rivi era meglio prima, quando le auto potevano posteggiare. L'hanno fatta troppo grande e hanno rubato parcheggi - sostiene la titolare di una gelateria -. Una volta c'era un sacco di gente che veniva a Roiano per fare qualsiasi tipo di acquisto, mentre oggi il rione scoppia e in tanti preferiscono recarsi altrove, dove c'è parcheggio". Anche secondo Stefano Coretta, del negozio di foto, e Maurizio Digaeta, della vicina edicola, "gli affari "negli ultimi anni sono calati. Soprattutto a causa della crisi economica globale - spiegano - ma anche perchè la penuria di posteggio spinge la gente ad andare da altre parti". "Io sono contento che abbiano ristrutturato piazza Tra i Rivi - ma effettivamente il problema parcheggi si sente sempre di più - commenta Sergio Ferluga, da trent'anni titolare di un negozio di animali in via di Roiano -. Ricordo che quando ho avviato l'attività il rione era così richiesto dai dettaglianti da non riuscire a trovarci un buco libero. Roiano equivaleva alla certezza di un buon business. Oggi anche qui ci sono saracinesche abbassate, ad esempio in via Barbariga". "Il futuro di questa parte di Trieste dipende dalla riconversione della caserma della Polstrada", spiega un residente, Dario Zappalà. Il problema, a Roiano, è "monotematico". E così distante da quelli dei vicini di casa di Piscianzi (che significa "polli" in sloveno), dove si respira ancora l'aria del paese. "Quando ero più giovane, negli anni Sessanta e Settanta, si saliva e scendeva verso valle a piedi, perchè le strade non erano asfaltate. I pochissimi che avevano l'automobile, come il meccanico, si fermavano sempre a raccogliere la gente a piedi quando ci si incrociava. Era normale, e io ho mantenuto questa abitudine, anche se oggi qui vivono anche persone venute dalla città negli ultimi dieci anni", racconta Neva Ferluga, sorella di Silvano, che gestisce l'azienda vinicola di famiglia, che per un periodo dell'anno diventa una frequentatissima "osmiza". In questo caso siamo in via dei Molini, a Lajnarji, "frazione" di Piscianzi, vicino alla "piazzetta" che si forma all'incrocio con via dei Moreri (dove campeggia la statua di "Zdrava Marija", a dimostrazione del fatto che, come confermato da Neva Ferluga, "qui si è sempre parlato in sloveno"). "Quando ero bambina tutti raccoglievano i fiori di finocchio selvatico, da cui si ricava una polvere gialla ottima con le frittate. Io, un'estate, ne ho tirato su un chilo, sono andata a venderlo ai negozianti di Roiano e ho guadagnato 8mila lire. Oggi qui lo fa solo una mia zia di 95 anni e a Trieste ci sono solo un paio di vecchie drogherie che vendono questo prodotto. A circa 500 euro al chilo...".

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È tornata la locomotiva tedesca (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-05-25 - pag: 8 autore: è tornata la locomotiva tedesca Export, basso costo del lavoro, conti virtuosi: così l'economia ha ripreso slancio Beda Romano FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente Per molti commentatori tedeschi la conferma più convincente sulla ripresa economica nel loro Paese non sonoi dati congiunturali positivi o gli indici di fiducia in rialzo. Piuttosto è stata la decisione di Warren Buffett, l'uomo più ricco del mondo, di fare shopping tra le piccole e medie imprese in Germania. Poco importa se l'Oracolo di Omaha sia passato anche da Losanna, Madrid e Milano: l'importante, agli occhi degli analisti tedeschi, è che Buffett abbia iniziato il suo tour lunedì scorso da Francoforte. Qualche giorno prima del resto l'Ufficio federale di statistica annunciava gli ultimi lusinghieri dati economici nel più popoloso Paese d'Europa. Nel primo trimestre l'economia è cresciuta dell'1,5% trimestrale, il miglior risultato dal 1996. Il dato è stato "drogato" da alcuni fattori, in particolare un settore edile che grazie a un inverno mite ha contribuito per metà alla crescita del Pil. Resta il fatto che l'economia è sorprendentemente dinamica, a dispetto di una serie di ostacoli: il prezzo elevato del petrolio, la crisi finanziaria, l'euro forte, il forte rallentamento del Pil americano. Qualche giorno fa da Berlino il ministero delle Finanze ha spiegato che il dinamismo dell'economia tedesca rischia di frenare nei prossimi mesi dopo che tra il 2006 e 2007 la crescita è stata in media del 2,6% annuo. Per ora, tuttavia, la congiuntura in Germania resiste meglio che altrove. La Spagna rallenta, l'Italia è in stagnazione, la Francia si barcamena, il Regno Unito frena. Secondo molti economisti i motivi sono almeno due. Prima di tutto il Paese ha riorientato le proprie esportazioni in modo tale da rispondere alla domanda dei Paesi emergenti in macchine utensili, stabilimenti chiavi in mano, macchinari complessi. Ormai l'export ha un valore pari al 50% del Pil, quando il rapporto era del 30% nel 1998 e del 40% nel 2005. "La quota tedesca dell'export mondiale- spiegano gli economisti dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) - è salita dall'8% nel 1995 al 9% nel 2005, quella cinese dal 3 al 10 per cento. Nello stesso periodo gli altri Paesi industrializzati hanno visto il loro peso nelle esportazioni globali scendere in media di un quinto". A differenza di altri Paesi, l'export tedesco è di qualità, poco sensibile alle variazioni di prezzo. In secondo luogo, la Germania ha effettuato negli ultimi anni una drastica cura dimagrante. Per rimanere competitiva nella zona euro, dove vende circa il 40% delle proprie esportazioni, ha ridotto il costo del lavoro, aumentato la settimana lavorativa, ristrutturato le proprie imprese. Nel contempo, come spiegava di recente la Bundesbank, il Paese non ha le stesse difficoltà di altri Stati membri: ha ridotto il deficit di bilancio e tenuto sotto controllo il debito pubblico; a differenza di Spagna e Regno Unito, non deve fare i conti con lo scoppio di una bolla immobiliare; la crisi finanziaria poi non ha (almeno per ora) provocato particolari strette al credito bancario. Rimane però il problema dei consumi, sempre drammaticamente deboli e tali da mettere un'ipoteca sul futuro dell'economia (si veda l'intervista pubblicata a fianco). Il Governo di grande coalizione sta dibattendo la possibilità di ridurre le imposte dopo che negli ultimi anni, grazie anche a una stretta fiscale, l'Esecutivo è riuscito a riportare il bilancio pressoché in pareggio. A poco più di un anno dalle elezioni nazionali del 2009 e mentre aumentano i segnali di un crescente disagio sociale così come di un assottigliamento della classe media, alcuni partiti politici - i cristiano- sociali bavaresi e i socialdemocratici- sono tentati dalla strada dell'alleggerimento fiscale. Molti democristiani, tra cui il cancelliere Angela Merkel, frenano. Il tema sarà al centro del dibattito nei prossimi mesi, soprattutto se l'economia dovesse rallentare tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009, come prevedono non solo molti economisti di mercato, ma anche numerosi enti pubblici. Allo stesso tempo, l'impressione di molti è che di nuove riforme economiche si tornerà a parlare solo dopo le elezioni. beda.romano@ilsole24ore.com LA DEBOLEZZA La transizione è destinata a restare incompiuta fino a quando non verrà risolto il problema dei consumi.

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TIMES SQUARE (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 26-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

SUPPLEMENTO AFFARI E FINANZA ultimo aggiornamento 26 Maggio 2008 Affari & Finanza > RAPPORTO/IMMOBILI E MUTUI Affari & Finanza > RAPPORTO/ENERGIA E AMBIENTE --> PRIMO PIANO pag. 10 TIMES SQUARE Bolle finanziarie la ricetta dei Princeton Boys DI ARTURO ZAMPAGLIONE Era inevitabile che lo scoppio della bolla immobiliare, con le sue violente e perduranti ripercussioni nella finanza globale, aprisse un nuovo filone di ricerca nelle università americane. Gli è stato subito dato un soprannome spiritoso ? "bollologia" ? e si propone non solo di spiegare le ragioni per cui a un certo punto i mercati agiscono in modo maniacale, ma soprattutto di delineare alcune strategie preventive. La tesi che si fa strada, infatti, è che non bisogna più accontentarsi dell'approccio passivo di Alan Greenspan, che si limitava a generici avvertimenti sulla "esuberanza irrazionale" dei mercati (e ad aggiustare i cocci dopo l'esplosione), ma occorre un atteggiamento più interventista da parte della Federal Reserve. "Il governo deve contenere le bolle e quindi limitare l'abbondanza di credito che le alimenta", sostiene Harrison Hong, un economista nato in Vietnam 37 anni fa e che, dopo aver studiato e insegnato negli istituti più prestigiosi (Berkeley, Mit, Stanford), è ora uno dei nuovi guru della "bollologia" assieme al cinese Wei Xiong e al tedesco Markus Brunnermeier. Li chiamano "Princeton Boys" e hanno tre cose in comune: sono trentenni, lavorano a Princeton e sono stati tutti reclutati da Ben Bernanke per occuparsi delle speculazioni irrazionali. Prima di assumere la guida della Fed, Bernanke era preside della facoltà di economia dell'università a 60 chilometri a sud di Wall Street. E questo suo vecchio interesse per fenomeni del genere lo ha sicuramente aiutato ad affrontare con lucidità e grinta la crisi in atto. Prima della bolla del mattone e dei mutui subprime, la finanza americana era stata sconquassata dalla vicenda analoga della new economy. Il mercato azionario cinese si è gonfiato a dismisura e ora ne paga le conseguenze. Anche il petrolio e le commodities sembrano in mano a forze speculative. Che cosa c'è dietro a questi impetuosi movimenti di denaro? Finora gli economisti non ne avevano studiato a fondo le dinamiche, rimanendo per lo più ancorati alle ricostruzioni sul boomecrollo del mercato dei tulipani nell'Olanda del Settecento o affidandosi al testo classico pubblicato nel 1978 da Charles Kindelberger ("Manias, panics and crashes"). Ma la frequenza delle bolle ha svegliato i ricercatori. Le nuove ricerche dei "Princeton boys", come ricorda anche il "Wall Street Journal", puntano più a interpretazioni matematiche che non di natura psicologica. L'obiettivo: capire perché, anche se tutti si accorgono della nascita e del ringonfiamento di una bolla, i meccanismi di aggiustamento automatico dei mercati non sembrano funzionare. Secondo Hong, le bolle nascono spesso da una incertezza degli investitori sugli effetti di un fenomeno economico, come ad esempio la nascita di internet. Di fronte all'irruenza speculativa degli "ottimisti", gli scettici dispongono di pochi strumenti finanziari per scommettere sull'aspetto effimero dell'aumento delle quotazioni e quindi contrastarlo. Era difficile, ad esempio, guadagnare soldi puntando alla caduta dei valori immobiliari mentre erano in rapida crescita. Così i "pessimisti" se ne stanno in disparte, lasciando briglia sciolta agli "irrazionali". E la bolla cresce a dismisura, finendo per scoppiare con conseguenze negative sulla stabilità dell'intera economia. a. zampaglione@repubblica. it.

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SASSUOLO <NEL 2007 i metri quadri venduti sono diminuiti co (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 27-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ECONOMIA ZONA CERAMICHE pag. 17 ? SASSUOLO ? "NEL 2007 i metri quadri venduti sono diminuiti co... ? SASSUOLO ? "NEL 2007 i metri quadri venduti sono diminuiti complessivamente, tra Italia ed Estero, del 38%". Alfonso Panzani, Presidente di Confindustria Ceramica, snocciola il dato che per molti potrebbe significare recessione del settore. "Il fatturato ? spiega - è stato appena superore a quello dell'anno precedente determinato dall'aumento (media del 3,38%) dei listini, non sufficiente però a coprire i costi industriali. In un settore in grande difficoltà per le bolle immobiliari, in modo particolare negli Stati Uniti, Inghilterra, Irlanda e Spagna, possiamo parlare di una tenuta, visto il mercato in una così grossa flessione". Guardando al 2008, Panzani parla di una "fotocopia del 2007, con delle tensioni maggiori per quanto riguarda le vendite determinate dal fatto che negli Stati Uniti andrà ancora peggio, così come la Spagna in grosse difficoltà sul mercato interno e quindi con la necessità di piazzare all'estero quello che prima riusciva a vendere nella penisola iberica". Nel suo commento, Panzani parla di "positività" nelle vendite dell'Est Europeo, ma questa crescita "non sarà mai sufficiente a coprire le perdite degli altri mercati". Di rilievo, nella fotografia globale del settore, anche i 246 milioni di metri quadrati di materiale nei magazzini che rappresentano un pesante drenaggio di liquidità per le imprese. "LE PREVISIONI ? afferma Franco Vantaggi, Direttore Generale di Confindustria Ceramica ? non sono positive. Speriamo nel 2009 e nel 2010 un recupero su alcuni mercati come gli Stati Uniti e il Germania che potrebbero far registrare una ripresa significativa. Siamo molto preoccupati della bolla immobiliare che è scoppiata in Spagna che porterà maggiori quantitativi del prodotto di quel Paese sui mercati europei, un disturbo in più, visto i loro prezzi, per quelle italiane". Non vuol parlare di recessione del settore il Direttore Generale di Confindustria Ceramica, ma di "una riduzione della produzione e delle vendite. Nonostante tutto rimango fiducioso e questo perché le piastrelle italiane sono le migliori del mondo, apprezzate su tutti i mercati con differenze, rispetto agli altri produttori, davvero rilevanti. Noi occuperemo ? conclude Vantaggi ? sempre più la fascia alta del mercato e ci auguriamo che aumentino, nel mondo, quelli che potranno acquistare le nostre piastrelle". Luigi Giuliani.

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Realismo immobiliare: dove stà la luce in fondo al tunnel? pag.6 (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trend-online" del 27-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Realismo immobiliare: dove stà la luce in fondo al tunnel? BLOG, clicca qui per leggere la rassegna di Andrea Mazzalai , 27.05.2008 07:50 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! una riduzione del 27 % dal suo picco nel quarto trimestre del 2008, se consideriamo che in prima lettura l'ultimo dato disponibile che sarà soggetto ad altre due letture era di circa il 26 % di contrazione, credo che la strada sia ancora lunga e la caduta andrà ben oltre la media storica. Robert Shiller che noi tutti conosciamo pubblicò in passato questo grafico che Voi avete già avuto occasione di vedere, un grafico che dimostra come la bolla immobiliare era facilmente prevedibile, grafico rapportato all'inflazione che ci offre una panoramica dal 1890 delle case esistenti e non di nuova costruzione, bolla che potrebbe vedere un rintracciamento del 40 % dal suo picco nel valore delle abitazioni. In questo grafico di Paul Kasriel altro grande economista ed analista che seguo da molto tempo, abbiamo una panoramica della situazione in riferimento all'indice Pending Home Sales Index. Paul sostiene che le vendite di abitazioni tendono ad essere in ritardo di circa due mesi rispetto al Pending Home, questo è un grafico che risale all'ottobre 2006 quando ancora in Italia nessuno conosceva il fenomeno " subprime " Questa è la situazione attuale del Pending Home Sales Index: Pending Home Sales Year United States Northeast Midwest South West United States Northeast Midwest South West 2005 124,4 108,6 116,6 134,9 128,8 * * * * * 2006 111,9 98,6 101,5 127,0 109,6 * * * * * 2007 96,3 86,8 89,9 107,9 92,4 * * * * * Seasonally Adjusted Annual Rate Not Seasonally Adjusted 2007 Mar 103,9 95,5 95,4 115,8 100,7 119,4 118,9 110,6 131,1 110,8 2007 Apr 101,5 segue pagina >>.

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USA: ALTRO COLPO, PREZZI CASE -14.4% A MARZO (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 27-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di WSI Il rapporto S&P/Case Shiller, l'indicatore che monitora il prezzo medio degli immobili nelle 20 maggiori citta', scende piu' delle attese. -->Il rapporto S&P/Case Shiller, l'indicatore che monitora il prezzo medio degli immobili nelle 20 maggiori citta' statunitensi, e' risultato in calo (su base annuale) del 14.4% nel mese di marzo. Continua dunque il crollo dei prezzi delle case in America. Le attese degli analisti erano per una contrazione del 12%. Nel mese precedente l'indicatore aveva segnato una contrazione del 14.2%. Si tratta del maggiore calo degli ultimi 20 anni, da quando l'indice ha iniziato ad essere calcolato. Nel mese precedente il calo era stato pari a -12.7% parla di questo articolo nel Forum di WSI.

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MUTUI: INDICE PREZZI CASE -14,4% A MARZO,PEGGIO DEL PREVISTO(2) (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 27-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di ANSA - -->(ANSA) - ROMA, 27 MAG - Il calo di marzo - secondo la Bloomberg - rappresenta un record, essendo il più forte dall'inizio delle serie storiche disponibili, e indica che la crisi del comparto immobiliare non è finita. Una cattiva notizia per l'economia e per il settore finanziario: perché questo possa uscire dalla crisi dei mutui è infatti necessaria una certa stabilizzazione dei valori immobiliari. L'indice S&P/Case-Shiller è risultato in calo ciascun mese a partire da gennaio, dal momento che il livello record di pignoramenti edilizi sta facendo affluire sul mercato molte abitazioni in offerta, mentre i requisiti più stringenti per ottenere credito ipotecario stanno frenando la domanda. (ANSA).

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MUTUI:USA;FIDUCIA CROLLA MINIMI 1992,PREZZI CASE ANCORA GIU' (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 27-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di ANSA - -->(ANSA) - NEW YORK, 27 mag - La flessione dei prezzi delle case non si arresta e la fiducia dei consumatori americani precipita, complice l'impennata delle quotazioni petrolifere e dei carburanti e il debole mercato del lavoro. In marzo i prezzi delle case sono calati del 14,4%, registrando la flessione maggiore dal 2001. Il mercato immobiliare sembra quindi non trovare pace, come dimostra anche l'andamento delle case nuove salito del 3,3% in aprile: un dato positivo che non deve - spiegano gli analisti - trarre in inganno visto che nonostante l'inaspettato aumento le vendite rimangono però sui livelli minimi da 17 anni, cioé dall'ottobre 1991. Sul fronte della fiducia, il quadro è ancora più preoccupante: l'indice a maggio è sceso a 57,2 da 62,8 di aprile, lasciando intravedere una battuta d'arresto nei consumi, motore dell'economia americana. "Quando la fiducia è così bassa, è difficile immaginare che i consumatori acquisteranno casa nel breve termine", osserva Scott Anderson, analista di Wells Fargo, secondo il quale "il mix calo dei prezzi degli immobili, credit crunch e quotazioni del greggio avarà effetti più probabilmente più pensati di quanto si prevedeva all'inizio dell'anno. L'indice S&P/Case-Shiller, che monitora l'andamento dei prezzi delle case, ha registrato nel primo trimestre un ulteriore calo dei prezzi, a dimostrazione del fatto che - spiegano gli analisti - le difficoltà sul mercato immobiliare sono ancora lungi dall'essere risolte. "Il profondo rallentamento del real estate residenziale prosegue" spiega David M. Blitzer, presidente dello S&P index committee. I dati hanno evidenziato contrazioni del 15% dei prezzi in tutte e 10 le maggiori aree metropolitane. Las Vegas è la città che ha subito il calo maggiore, -26%, seguita da Miami e Phoenix, rispettivamente del 255 e del 23%. (ANSA).

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Negli Stati Uniti crollano fiducia e prezzi delle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-05-28 - pag: 8 autore: Usa. Per l'immobiliare è il calo maggiore da 20 anni Negli Stati Uniti crollano fiducia e prezzi delle case Marco Valsania NEW YORK La fiducia dei consumatori e i prezzi delle case danno nuovi verdetti preoccupanti sull'economia americana: l'indice S& P/Case-Shiller dei valori delle abitazioni è crollato del 14,1% nel primo trimestre dell'anno rispetto allo stesso periodo del 2007, uno scivolone record nei vent'anni di esistenza del dato. E la fiducia delle famiglie misurata dal Conference Board è caduta in maggio di oltre cinque punti, a 57,2 da 62,8, subendo il quinto declino mensile consecutivo e toccando il minimo dall'ottobre del 1992. Nel corso degli ultimi dodici mesi questo indicatore si è ormai quasi dimezzato. Il settore immobiliare ha cercato conforto in un imprevisto aumento delle vendite di nuove case in aprile, pari al 3,3% al livello annuale di 526mila, con prezzi in media in rialzo dell'1,5% a 246mila dollari. Ma neppure questo dato ha potuto scacciare le ombre di una crisi che appare lontana dalla conclusione: le vendite restano in calo del 42% rispetto all'anno scorso e sono reduci da un calo in marzo superiore a quanto inizialmente stimato, dell'11% invece che dell'8,5 per cento. "Gran parte del Paese rimane in preda a una spirale negativa ", ha detto David Blitzer, il reponsabile del comitato che elabora l'indice S&P/CaseShiller. L'indice trimestrale dei prezzi è risultato in brusco calo - del 6,7% - anche quando confrontato con i tre mesi immediatamente precedenti. I mercati al centro nella bufera sono stati anzitutto quello di Las Vegas in Nevada, con una flessione nei prezzi del 26%, di Miami in Florida con il 25% e di Phoenix in Arizona con il 23 per cento. Sei aree metropolitane sulle venti esaminate hanno subito declini superiori al 20 per cento. Accanto alla crisi immobiliare, sugli americani pesa la paura per il peggioramento del quadro occupazionale e i rincari dell'energia e in particolare della benzina. "L'indebolimento delle condizioni di business e del lavoro, il pessimismo sul futuro immediato, hanno inciso sulla fiducia dei consumatori", ha spiegato Lynn Franco, responsabile del dato per il Conference Board. Il pessimismo è stato aggravato, ha aggiunto, dallo spettro dell'inflazione, con i "costi record della benzina " che non accennano a frenare. Nel lungo fine settimana del Memorial Day, appena concluso, molti americani hanno cancellato o ridimensionato piani di viaggio. In maggio, entrambe le componenti dell'indice della fiducia sono scivolate: quella che misura le condizioni attuali è passata a 74,4 da 81,9 punti, quella delle aspettativeè scesa a 45,7 da 50 punti. La Federal Reserve, tuttavia, ha nuovamente indicato di non essere propensa a ulteriori interventi di politica monetaria per stimolare l'economia."Credo che l'attuale livello dei tassi di interesse sia adeguato" ha detto la responsabile della sede Fed di San Francisco Janet Yellen. E ha aggiunto di ritenere che i tagli già effettuati nel costo del denaro e gli incentivi fiscali del Governo "siano sufficienti a promuovere una crescita moderata ". mvalsania@ilsole24ore.us LA BANCA CENTRALE La Federal Reserve ha fatto capire anche ieri che l'attuale livello dei tassi è appropriato: esclusi per ora altri tagli.

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I tre anni di errori della Fed (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-05-28 - pag: 6 autore: DALLA PRIMA I tre anni di errori della Fed Ma la frase di KÖhler sembra ignorare che molte di queste carenze derivano o sono state aggravate proprio dalle politiche pubbliche. Se non si capisce questo, ci troveremo presto a fare i conti con crisi altrettanto drammatiche. In primo luogo, una parte notevole della responsabilità della crisi spetta alla politica monetaria di bassi tassi di interesse e di abbondante liquidità perseguita dalla Federal Reserve dal 2002 al 2005. Essa ha generato un'espansione eccessiva del credito, che si è riflessa sul prezzo delle abitazioni e al tempo stesso se ne è alimentata, in un circolo perverso. Quel che è peggio è che la politica monetaria sembra intrappolata in un circolo vizioso, in cui ogni crisi sembra determinare un'eccessiva espansione monetaria, che va ad alimentare la bolla speculativa successiva. Ciò è accaduto dopo le crisi del 1998 e del 2001, e non è escluso che ora stia accadendo di nuovo. In questo circolo vizioso, le istituzioni finanziarie si sentono incentivate ad assumere rischi sempre maggiori, prevedendo di essere comunque salvate dalla politica monetaria, che così riproduce a livello macroeconomico gli effetti perversi che i salvataggi delle singole banche hanno a livello microeconomico. Per venir fuori da questa trappola, la politica monetaria dovrebbe cercare di giocare d'anticipo, diventando più restrittiva già nella fase di sviluppo delle bolle speculative e non solo quando queste ormai hanno raggiunto le dimensioni terrificanti della bolla immobiliare nel 2006. Certo, questa politica di "leaning against the wind" non è facile da condurre, poiché richiede che la Banca centrale identifichi le bolle speculative in tempo utile. In secondo luogo, l'ampiezza della crisi è stata accentuata dalla regolamentazione bancaria, e soprattutto dalla regola secondo cui i coefficienti di capitalizzazione delle banche vanno calcolati valutando il loro capitale ai prezzi di mercato. Ciò fa sì che quando i prezzi dei titoli aumentano, le banche possano espandere il credito, così facendo lievitare ulteriormente i prezzi dei titoli. Questa spirale, che prima della crisi ha accelerato l'espansione del credito, ora ne sta accentuando la contrazione. Va però dato atto al presidente tedesco che esistono anche aree in cui la crisi è stata aggravata dalle lacune della regolamentazione piuttosto che dai suoi effetti perversi. Ciò è vero per quanto riguarda la cartolarizzazione dei crediti ("securitization"), che le banche hanno usato massicciamente per ottenere nuova liquidità e generare altri crediti. Qui la lacuna consiste nel non aver richiesto un'adeguata trasparenza nel processo con cui le banche "impacchettavano" i crediti bancari nei titoli che vendevano: al mercato sono state trasmessse solo le informazioni riassunte nel rating dell'intero pacchetto di crediti venduto. Questa semplificazione delle informazioni trasmesse ha consentito alle banche di ampliare la platea dei compratori dei propri titoli, ma ha ridotto la possibilità di valutarne accuratamente la rischiosità nella situazione attuale, in cui il rischio di insolvenza dei crediti sottostanti è molto elevato. Un'altra lacuna della regolamentazione ha riguardato il trasferimento di crediti fuori bilancio attraverso "special investment vehicles", con cui le banche hanno potuto eludere la regolamentazione prudenziale sui coefficienti di capitalizzazione. In realtà, all'origine di tutte queste carenze della politica monetaria e della regolamentazione c'è un unico problema: la mancata comprensione della portata dell'innovazione finanziaria, e in particolare del fatto che essa consente alle istituzioni finanziarie di generare credito in misura autonoma dalla politica monetaria, talora con effetti destabilizzanti. Ciò spiega sia gli errori della politica monetaria sia i difetti e le lacune della regolamentazione. La politica monetaria non è riuscitaa incidere sull'aggregato rilevante, che non è la crescita della massa monetaria, ma quella dell'attivo delle banche, e la regolamentazione non è riuscita a intervenire sui meccanismi che le banche hanno escogitato proprio per affrancarsi dai vincoli imposti dalla regolamentazione prudenziale. Le Banche centrali e le autorità di vigilanza bancaria non potranno riguadagnare il terreno perduto, né fronteggiare le forme future di innovazione finanziaria se non uniranno le proprie forze. Le variazioni dei tassi di interesse sono uno strumento troppo rozzo se usato da solo per contrastare gli effetti destabilizzanti dell'innovazione finanziaria: a questo scopo, è necessario invece poter modulare anche la regolamentazione e la vigilanza sulle istituzioni finanziarie, specie quando il loro attivo si espande troppo rapidamente. è facile capire che tutto ciò rappresenta una sfida molto seria per l'Europa, dove la Bce non ha alcun potere sulle banche, e la vigilanza su di esse è ancora affidata alle autorità nazionali. Marco Pagano Il testo è la sintesi della relazione che il professor Marco Pagano (docente di Politica economica all'Università Federico II di Napoli e presidente dell'Einaudi Institute for Economics and Finance) terrà oggi a Milano alla terza "Telecom Italia Lecture" (Sala napoleonica di Palazzo Grepi, via S. Antonio 10, ore 17) sul tema "Subprime lending crisis: lessons for financial regulation".

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Finanza globale con regole comuni (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: FESTIVAL DELLECONOMIA data: 2008-05-28 - pag: 19 autore: L'America al bivio dopo i subprime. L'ex presidente della Fed Paul Volcker suggerisce agli Usa più cooperazione con Ue e Giappone Finanza globale con regole comuni Morris: "Il ciclo liberista di Reagan è finito" - Soros: "Norme più stringenti sul credito" di Mario Margiocco T recentottanta miliardi di perdite già subite e calcolate da Bloomberg, più circa 170 previste a carico di banche e finanziarie, entro il 2009 secondo la stima di Meredith Whitney di Oppenheimer & Co, l'analista che per prima ha dato l'annuncio in autunno dei guai di Citicorp. Questo finora il costo globale, tra contabilizzato e previsto, della crisi finanziaria del 2007-2008 che, è lo stesso ex ottimista ed ex presidente della Federal reserve americana Alan Greenspan a ricordarlo, non consente ancora di dichiarare lo scampato pericolo. La crisi immobiliare americana, fattore principale, è in pieno svolgimento e solo fra sei mesi sarà possibile fare un bilancio più attendibile. Sulla base di quanti mutui a quel punto saranno inesigibili e quanti invece, con l'aiuto anche di forti incentivi in parte già decisi e in parte ancora in discussione a Washington, saranno si spera onorati. Comunque sia, l'enormità delle cifre, la salvezza dovuta alla decisa azione delle Banche centrali che hanno fornito liquidità in misura eccezionale, la paura vissuta, e l'ammissione di clamorosi errori di informazione hanno fatto del 2007-2008 una data spartiacque. Questa crisi ha già cambiato profondamente i mercati, voltato pagina, chiuso 30 anni di finanza e aperto una nuova era, ancora incerta e tutta da definire. è la tesi espressa con forza da due saggi da poco usciti negli Stati Uniti, e adombrata in due recenti interventi: tenuto il primo a New York l'8 aprile e il secondo al Congresso di Washington dall'ex presidente della Federal reserve, Paul Volcker. Secondo Charles R. Morris, un veterano della finanza che ha scritto (era al lavoro da un paio d'anni, avendo previsto l'esito) la prima storia di quanto accaduto sui mercati nel 2007-2008 ( The trillion dollar meltdown. Easy money, high rollers, and the great credit crash, Public Affairs, New York, 2008), siamo a una rivoluzione storica. La grande inflazione degli anni 70 segnò lafine del liberalism americano, cioè della concezione di Governo e Stato come uno dei pilastri dell'economia. "L'elezione di Ronald Reagan nel 1980 indicava che l'epoca keynesiana era finita- scrive Morris- . In modo vago, confuso, ma determinato, gli elettori avevano segnalato di essere pronti a cambiare cavallo ideologico. I teorici del libero mercato avrebbero avuto modo di correre la loro corsa". Ma ora la corsa è finita. "L'attuale ciclo conservatore, liberista, avviato dalla presidenza Reagan, nonostante tutti i suoi risultati, sembra essersi da tempo impantanato nei propri eccessi. Come minimo, un ritorno a una ragionevole regolamentazione finanziaria si impone". L'ampiezza dell'attuale crisi finanziaria sostiene Morris rovesciando la formula reaganiana - suggerisce che abbiamo raggiunto il punto in cui è il dogmatismo del mercato ad essere diventato, piuttosto che la soluzione, il problema. E, dopo un quarto di secolo, è questo il momento in cui il pendolo si sposta dall'altra parte". Sarà un mercato più democratico? Certamente dovrà essere più informato. Morris racconta con chiarezza nel suo libro come alla fine le crescenti complessità dei prodotti finanziari, e lo scarso controllo delle istituzioni che si sono limitate a controllare il circuito delle banche commerciali, cioè metà del mercato negli Stati Uniti e pressoché ignorando l'altra metà, abbiano portato la situazione al punto di rottura. George Soros, finanziere di successo, filantropo, attivista politico, sostenitore della candidatura di Barack Obama, autore recentemente di The new paradigm for financial markets. The credit crisis of 2008 and what it means (Public Affairs, New York, 2008), va oltre. Il ciclo di Morris, generazionale, diventa di due generazioni e oltre. Sono 60 anni, dice il finanziere di origine ungherese, che il mondo vive un super boom arrivato a una svolta. Questa coincide con un ridimensionamento del potere americano. Non tutti e non sempre sono d'accordo con Soros, che ama visioni epocali, e giudizi secchi. Le sue ricette sono chiare. "La creazione di credito è un settore che deve essere regolato. All'industria finanziaria è stato permesso troppo a lungo di realizzare profitti troppo alti e di crescere a dimensioni troppo grandi". Cosa che ha consentito a molte imprese di crescere ugualmente, si potrebbe aggiungere, e a molti di lavorare e risparmiare; ma è chiaro che vi sono stati eccessi. Soros è convinto che l'indebitamento è stato esagerato, che questo ha indebolito varie monete, il dollaro in particolare, e che una recessione negli Stati Uniti è inevitabile. Guardando oltre, Volcker ha consegnato ai suoi due interventi un giudizio storico autorevole su quanto è successo e quanto occorre fare perché non si ripeta più. La nuova ingegneria finanziaria ha fallito la prova del mercato, era il perno del discorso tenuto l' 8 aprile all'Economic Club di New York, e da allora citatissimo. Meno gettonata finora la più breve testimonianza data il 14 maggio al Joint economic committee del Congresso americano. Ugualmente importante e più propositiva. Volcker calca molto sulla necessità di un approccio internazionale. "Devo insistere sul fatto - ha detto a deputati e senatori - che ben pochi dei cambiamenti e delle riforme necessari possono essere fatti su base nazionale senza un alto livello di cooperazione con gli altri importanti protagonisti della finanza mondiale, specialmente l'Unione Europea e il Giappone. In un mondo di finanza globale - diceva Volcker due settimane fa- le recenti esperienze dimostrano che siamo tutti sulla stessa barca". mario.margiocco@ilsole24ore.com UN CLIMA SI è ROTTO Fra sei mesi si potrà fare un bilancio realistico sulla bolla immobiliare è iniziata un'era incerta e tutta da definire Mercati in tensione continua. Secondo le ultime stime la bolla dei subprime del 2007-2008 ha provocato alle banche perdite per 550 miliardi, di cui 380 già subite e contabilizzate e 170 previste per i prossimi mesi REUTERS.

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Sabbie mobili immobiliari! pag.3 (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trend-online" del 28-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Sabbie mobili immobiliari! BLOG, clicca qui per leggere la rassegna di Andrea Mazzalai , 28.05.2008 07:59 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! passaggi di proprietà dai mutuatari alle banche le quali provvedono ad aumentare ulteriormente gli inventari. WSJonline. Home sales are rising in some U.S. metropolitan areas where lenders have slashed prices on foreclosed properties. Generally, home sales remain weak. The National Association of Realtors reported last week that sales of previously occupied homes in April were down about 18% from the already depressed year-earlier level. Vendite in aumento sopratutto nelle zone più colpite dalla bolla immobiliare, Las Vegas, Sacramento, Fort Myers e Detroit City, valori che ritornano alla realtà, una buona notizia per coloro che non si sono fatti attrarre in questi anni dalle sirene subprime, dalle sirene dell'illusione immobiliare. In conclusione, nessuna luce in fondo al tunnel, nessuna svolta all'orizzonte, una dinamica che ci accompagnerà ancora per alcuni anni, forse verso la fine dell'anno raggiungeremo il punto più basso, il leggendario bottom, forse nei primi mesi del prossimo anno, ma dopo bisognerà risalire e nel frattempo la recessione economica farà il suo inevitabile corso e in un sistema correlato dove la Federal Reserve non aveva previsto nessun contagio, il fenomeno subprime e il mercato immobiliare hanno dimostrato che non importa la percentuale di contributo che un settore apporta al PIL ma quanto questa percentuale ha sostenuto la precedente illusione! Visita il mio blog su http://icebergfinanza.splinder.com/ ?non c'è vento per le vele del Marinaio che non sa dove andare!.

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Sabbie mobili immobiliari! (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trend-online" del 28-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

BLOG, clicca qui per leggere la rassegna di Andrea Mazzalai , 28.05.2008 07:59 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! Come altro definire il fenomeno subprime, se non sabbie mobili immobiliari, come dice Wikipedia per sabbie mobili si intende una massa di sabbia fine, come la stragrande maggioranza di coloro che hanno contratto mutui senza alcuna garanzia reddituale o patrimoniale, sabbia fine, più o meno satura di acqua, satura di indebitamento cronico, caratterizzata da una debole capacità di sostenere pesi, la " home equity " quell'illusione infinita che i valori immobiliari non possono che tendere al cielo, possono solo salire. A causa della presenza di acqua, l'oceano di liquidità ad opera di una politica monetaria espansiva spesso irresponsabile, essa può reagire vistosamente alle tensioni interne e comportarsi come un liquido, se meccanicamente sollecitata da un progressione al rialzo nel livello dei tassi, fed funds che passano da 1 a 5,25 % nel sospiro di un istante interminabile. Ecco il significato di sabbie mobili! Sabbie mobili immobiliari, ecco dove stanno le fondamenta di questa grande bolla immobiliare, ogni dato in uscita dal mercato immobiliare è la testimonianza di una dinamica in continua contrazione, le vendite di case esistenti non sono salite del 3,3 % come recitano i bollettini mediatici, sono semplicemente rimaste ferme a 526,000 unità come lo erano nella precedente comunicazione, soltanto che ben pochi fanno caso alla percentuale di errore che appare vicina al dato diffuso nel bollettino ufficiale, nessuno ricorda che le vendite del mese precedente sono state riviste al ribasso come spesso accade in riferimento alla dinamica in corso, riviste da 526.000 a 509.000 e dopo, certo si fanno salire sino alla prossima revisione. Percentuale di errore del mese di febbraio 15 %, del mese di marzo 16,1 %, mese di aprile 11,7 % e così via sino a quando la fantasia diventa realtà! A forza di segue pagina >>.

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GRAN BRETAGNA: A MAGGIO CALO RECORD PREZZO CASE, -2,5% MENSILE (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Asca" del 29-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

(ASCA) - Roma, 29 mag - Accelera la flessione dei prezzi delle case in Gran Bretagna. La rilevazione mensile di Nationwide mostra che a maggio il prezzo delle case accusa una flessione del 2,5% sul mese scorso e si tratta della maggiore contrazione dal 1991, oltre ad essere ben superiore al -0,5% di aprile. Con il dato di maggio sono sette mesi consucutivi che le quotazioni degli immobili registrano un calo. Su base annuale la flessione e' del 4,4% con un prezzo medio a 173.583 sterline. did/cam/alf.

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MUTUI: EPIFANI, SIAMO SEDUTI SU UNA POLVERIERA (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 29-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di ANSA - -->(ANSA) - ROMA, 29 MAG - "La speculazione finanziaria abbandona la partita dei beni immobiliari, si concentra sulle materie prime e i cambi delle monete. Basta che un'agenzia, una di quelle coinvolte nella vicenda dei derivati sulla bolla immobiliare dei mutui facili, dichiari che il petrolio arriverà a 200 dollari al barile, perché la profezia possa autoavverarsi. Siamo seduti su una polveriera". Lo ha affermato, intervenendo alla conferenza di organizzazione, il leader della Cgil, Guglielmo Epifani. (ANSA).

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La ricetta di Epifani contro la povertà: "Redistribuire almeno 5 miliardi di euro" (sezione: Mercato immobiliare)

( da "TgFin.it" del 29-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

"Allarme prezzi,governo intervenga" Epifani:redistribuire almeno 5 miliardi La Cgil torna a lanciare l'allarme redditi e chiede al governo un intervento urgente: la proposta lanciata dal leader Guglielmo Epifani è di ridurre il prelievo fiscale sul lavoro dipendente e sulle pensioni per contrastare l'aumento dei prezzi e arricchire così le buste-paga. Il numero uno della Cgil spiega che la perdita del potere d'acquisto impone la redistribuzione di 5-6 miliardi di euro. La Cgil torna dunque a rilanciare la piattaforma unitaria su fisco e redditi chiedendo al governo "di ridurre il prelievo fiscale sul lavoro dipendente e sulle pensioni e riprendere la lotta contro l'aumento dei prezzi". La richiesta arriva in apertura di lavori della Conferenza di organizzazione. Epifani sottolinea che la situazione dei redditi e della perdita del potere d'acquisto "impone interventi fiscali marcatamente redistributivi dell'ordine di 5-6 miliardi, attraverso il fisco, con un rafforzamento e una rimodulazione delle detrazioni a favore del lavoro dipendente e delle pensioni". Tale misura, ha aggiunto il numero uno della Cgil, "può consentire un rafforzamento delle retribuzioni dell'ordine di 400 euro". CGIL: IL GOVERNO ASCOLTI O SALTA IL DIALOGO La Cgil chiede al governo di tornare a dialogare con il sindacato ed Epifani dice: "Si abbia la volontà e capacità di ascolto, perchè in caso contrario il dialogo non può funzionare, e prima o poi finirà. Vale ciò che ho detto al primo incontro a Palazzo Chigi, patti chiari, amicizia lunga". Le elezioni politiche, ha detto ancora Epifani, "sono state un vero e proprio terremoto, della cui profondità e intensità saranno i prossimi anni a indicarci la consistenza" e i primi provvedimenti presi dal governo delineano "un quadro che non ci rassicura". Epifani ha però invitato il governo a puntare su obiettivi "possibili" per fare "uscire il Paese dai suoi problemi e recuperare il terreno perso in questi anni". EPIFANI: LA POLVERIERA-MUTUI "La speculazione finanziaria abbandona la partita dei beni immobiliari, si concentra sulle materie prime e i cambi delle monete. Basta che un'agenzia, una di quelle coinvolte nella vicenda dei derivati sulla bolla immobiliare dei mutui facili, dichiari che il petrolio arriverà a 200 dollari al barile, perchè la profezia possa autoavverarsi. Siamo seduti su una polveriera", ha detto ancora Epifani. IL NODO STRAORDINARI La detassazione degli straordinari "sarà di difficilissima gestione", mentre l'abolizione dell'Ici sulla prima casa apre un problema con i Comuni e non affronta il tema dell'affitto. Epifani dunque boccia le due misure varate nei giorni scorsi dal governo. In particolare, ha spiegato il leader sindacale, la detassazione di premi variabili e straordinari "sostiene da un lato il valore netto dei premi variabili e dall'altro favorisce fiscalmente chi fa gli straordinari e quindi una parte dei lavoratori. Le nostre critiche su questo punto, nè ideologiche nè prevenute, sono fondate: è una scelta che divide i lavoratori, le donne dagli uomini, il Nord dal Sud, il lavoro pubblico, in una evidente e voluta condizione di minorità, da quello privato". E non solo: "Rischia di far saltare gli accordi di flessibilità, penalizza quelle lavoratrici e lavoratori che lavorano a turni, che fanno le notti, il sabato, la domenica, quegli accordi in cui si è scelto di avere più occupazione". Per ciò che riguarda invece l'abolizione dell'Ici, secondo Epifani "sgrava di più le famiglie al crescere di valore della casa di proprietà; non affronta la condizione di chi vive in affitto, apre un problema, non risolto in modo chiaro, con le entrate dei Comuni, contraddice il programma del federalismo fiscale: però, come sappiamo, è molto popolare tra le persone". La detassazione degli straordinari inoltre, aggiunge ancora Epifani, "contrariamente a quello che Confindustria dice, non aumenta neanche la produttività oraria, forse la scoraggia e non si muove nel senso di dare forza alla contrattazione". Anche dal punto di vista fiscale, ha aggiunto, "le cose non stanno come si dicono. Per molti lavoratori parrebbero più convenienti le detrazioni di oggi all'aliquota ridotta". GLI ALTRI ARTICOLI Antitrust: mutui, le banche offrano di più Pubblico impiego,Cgil lascia tavolo VAI A: Tgfin Homepage IN PRIMO PIANO Lotta all'evasione, incassi da record Nelle casse del Fisco oltre 6 miliardi Pay-tv Mediaset, cresce il business Nel 2008 raddoppieranno i ricavi As Roma, ennesima smentita Non se ne può più dei rumors! Viene dal Giappone un'idea "stellare" di marketing La Sapporo utililzzerà l'orzo coltivato in orbita GRAFICHE.

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Epifani:" Redistribuire almeno 5 mld" (sezione: Mercato immobiliare)

( da "TgFin.it" del 29-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

"Allarme prezzi,governo intervenga" Epifani:redistribuire almeno 5 miliardi La Cgil torna a lanciare l'allarme redditi e chiede al governo un intervento urgente: la proposta lanciata dal leader Guglielmo Epifani è di ridurre il prelievo fiscale sul lavoro dipendente e sulle pensioni per contrastare l'aumento dei prezzi e arricchire così le buste-paga. Il numero uno della Cgil spiega che la perdita del potere d'acquisto impone la redistribuzione di 5-6 miliardi di euro. La Cgil torna dunque a rilanciare la piattaforma unitaria su fisco e redditi chiedendo al governo "di ridurre il prelievo fiscale sul lavoro dipendente e sulle pensioni e riprendere la lotta contro l'aumento dei prezzi". La richiesta arriva in apertura di lavori della Conferenza di organizzazione. Epifani sottolinea che la situazione dei redditi e della perdita del potere d'acquisto "impone interventi fiscali marcatamente redistributivi dell'ordine di 5-6 miliardi, attraverso il fisco, con un rafforzamento e una rimodulazione delle detrazioni a favore del lavoro dipendente e delle pensioni". Tale misura, ha aggiunto il numero uno della Cgil, "può consentire un rafforzamento delle retribuzioni dell'ordine di 400 euro". CGIL: IL GOVERNO ASCOLTI O SALTA IL DIALOGO La Cgil chiede al governo di tornare a dialogare con il sindacato ed Epifani dice: "Si abbia la volontà e capacità di ascolto, perchè in caso contrario il dialogo non può funzionare, e prima o poi finirà. Vale ciò che ho detto al primo incontro a Palazzo Chigi, patti chiari, amicizia lunga". Le elezioni politiche, ha detto ancora Epifani, "sono state un vero e proprio terremoto, della cui profondità e intensità saranno i prossimi anni a indicarci la consistenza" e i primi provvedimenti presi dal governo delineano "un quadro che non ci rassicura". Epifani ha però invitato il governo a puntare su obiettivi "possibili" per fare "uscire il Paese dai suoi problemi e recuperare il terreno perso in questi anni". EPIFANI: LA POLVERIERA-MUTUI "La speculazione finanziaria abbandona la partita dei beni immobiliari, si concentra sulle materie prime e i cambi delle monete. Basta che un'agenzia, una di quelle coinvolte nella vicenda dei derivati sulla bolla immobiliare dei mutui facili, dichiari che il petrolio arriverà a 200 dollari al barile, perchè la profezia possa autoavverarsi. Siamo seduti su una polveriera", ha detto ancora Epifani. IL NODO STRAORDINARI La detassazione degli straordinari "sarà di difficilissima gestione", mentre l'abolizione dell'Ici sulla prima casa apre un problema con i Comuni e non affronta il tema dell'affitto. Epifani dunque boccia le due misure varate nei giorni scorsi dal governo. In particolare, ha spiegato il leader sindacale, la detassazione di premi variabili e straordinari "sostiene da un lato il valore netto dei premi variabili e dall'altro favorisce fiscalmente chi fa gli straordinari e quindi una parte dei lavoratori. Le nostre critiche su questo punto, nè ideologiche nè prevenute, sono fondate: è una scelta che divide i lavoratori, le donne dagli uomini, il Nord dal Sud, il lavoro pubblico, in una evidente e voluta condizione di minorità, da quello privato". E non solo: "Rischia di far saltare gli accordi di flessibilità, penalizza quelle lavoratrici e lavoratori che lavorano a turni, che fanno le notti, il sabato, la domenica, quegli accordi in cui si è scelto di avere più occupazione". Per ciò che riguarda invece l'abolizione dell'Ici, secondo Epifani "sgrava di più le famiglie al crescere di valore della casa di proprietà; non affronta la condizione di chi vive in affitto, apre un problema, non risolto in modo chiaro, con le entrate dei Comuni, contraddice il programma del federalismo fiscale: però, come sappiamo, è molto popolare tra le persone". La detassazione degli straordinari inoltre, aggiunge ancora Epifani, "contrariamente a quello che Confindustria dice, non aumenta neanche la produttività oraria, forse la scoraggia e non si muove nel senso di dare forza alla contrattazione". Anche dal punto di vista fiscale, ha aggiunto, "le cose non stanno come si dicono. Per molti lavoratori parrebbero più convenienti le detrazioni di oggi all'aliquota ridotta". GLI ALTRI ARTICOLI Antitrust: mutui, le banche offrano di più Pubblico impiego,Cgil lascia tavolo VAI A: Tgfin Homepage IN PRIMO PIANO Il governo sul prestito Alitalia: "Assicurati dodici mesi di vita" Mediaset Premium, cresce il business Nel 2008 raddoppieranno i ricavi As Roma, ennesima smentita Non se ne può più dei rumors! Viene dal Giappone un'idea "stellare" di marketing La Sapporo utililzzerà l'orzo coltivato in orbita GRAFICHE.

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Mattone italiano a basso rischio (sezione: Mercato immobiliare)

( da "MF Immobiliare" del 30-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

IeO Numero 107  pag. 25 del 30/5/2008 | Indietro Mattone italiano a basso rischio Immobiliare Di Gabriele Frontoni per goldman sachs molto più pericolose sono nuova zelanda, spagna, irlanda, francia Merito della persistente propensione al risparmio delle famiglie, calata solo del 2% contro il 10-12% di altri paesi, e di un incremento delle quotazioni delle case più basso se paragonato a quello dei redditi Nuova Zelanda, Spagna, Irlanda, Australia, Gran Bretagna e Francia. Sono questi i sei mercati immobiliari più rischiosi al mondo per chi volesse continuare a investire nel mattone nonostante i venti di crisi che spirano sul settore. Parola di Goldman Sachs che ha messo sotto osservazione le 17 economie più industrializzate del pianeta per cercare di valutare i rischi del real estate. "Le indagini dimostrano che i danni economici più gravi legati alle crisi del real estate non dipendono da squilibri presenti nello specifico mercato immobiliare, ma al contrario affondano le radici nel rialzo dei prezzi, causa prima degli squilibri finanziari del paese in cui le crisi si verificavano", è la tesi di Goldman Sachs. è per questa ragione che gli esperti hanno messo in guardia gli investitori dai forti rischi legati soprattutto al mattone della Nuova Zelanda dove il tasso di risparmio delle famiglie ha registrato una contrazione del 12% dal 1999 a oggi, mentre la bilancia finanziaria del settore privato è arrivata a segnare un deficit pari all'11% del pil. Situazione molto simile in Spagna, Irlanda, Australia, Gran Bretagna e Francia, dove tuttavia gli effetti della crisi immobiliare dovrebbero presentare una durata limitata nel tempo. E in Italia? Secondo Goldman Sachs, dal 1999 a oggi il tasso di risparmio delle famiglie tricolore ha fatto segnare una contrazione modesta e stimata attorno al 2%, gli stessi livelli mostrati dall'economia olandese, svizzera e Usa. Più contenuti ancora gli squilibri finanziari del settore delle costruzioni che negli ultimi otto anni è rimasto pressoché invariato. Dunque a giudicare da questa sequenza di dati sembrerebbe che l'andamento del mercato immobiliare dei singoli paesi tenga conto solo di fattori interni come la capacità di risparmio delle famiglie e la possibilità di indebitamento delle imprese di costruzioni. "Ma l'analisi storica dei dati dice che molto dipende anche da quanto accade altrove. E infatti quanto accaduto negli Stati Uniti ha avuto forti ripercussioni sui mercati real estate di tutto il mondo", avvertono gli analisti di Goldman Sachs. "In Gran Bretagna, Irlanda e Spagna i prezzi delle case hanno già iniziato a scendere visibilmente". Andando a guardare i numeri, dal 1999 a oggi è stato il Regno Unito ad aggiudicarsi la palma d'oro di paese con il più alto incremento dei prezzi delle abitazioni in termini reali, con una media del +98%. Molto sostenuto anche l'apprezzamento del real estate spagnolo che dal 1999 a oggi ha segnato un aumento del 96%, seguito da Francia (90%), Nuova Zelanda (82%), Svezia (76%), Australia (70%) e Danimarca (67%). E l'Italia? In base ai calcoli di Goldman Sachs il mercato immobiliare della penisola si è mantenuto più freddo rispetto alle altri grandi economie registrando una performance di crescita del 53% tra il 1999 e il 2008. Più contenuto rispetto all'Italia, soltanto l'andamento dei prezzi negli Stati Uniti (+39%), in Olanda (+37%) e in Svizzera (+11%). Discorso a parte per Germania e Giappone che negli ultimi nove anni hanno fatto registrare una crescita dei prezzi reali delle abitazioni con il segno meno. Nel caso della Germania, la performance negativa si è bloccata sul -20% mentre per il Giappone si è arrivati fino a una contrazione del valore delle case del 26%. Ma Germania e Giappone non sono un caso isolato. è successo agli Stati Uniti a partire dal primo trimestre 2007, e ancora prima in Irlanda che aveva segnato un'inversione di tendenza nei prezzi delle case già dal terzo trimestre 2006. I primi mesi del 2007 sono stati fatali anche per Danimarca e Svizzera che hanno iniziato a registrare una diminuzione dei prezzi delle case, mentre in Finlandia questa tendenza ha iniziato a manifestarsi soltanto alla fine dello scorso anno. In questo panorama, solo alcuni paesi in parte si salvano. Come l'Italia, dove il trend di crescita del valore delle case ancora resiste. Situazione molto simile anche in Francia e in Canada. Ma esiste un'altra variabile da tenere d'occhio per valutare l'andamento del real estate a livello mondiale, e che nella fattispecie dà una mano al mattone tricolore: l'incremento dei prezzi in rapporto al reddito medio. Sotto questo profilo secondo Goldman Sachs il paese più martoriato è ancora la Nuova Zelanda dove, dal 1999 a oggi il rapporto tra valori delle case e salario è cresciuto del 70% rendendo di fatto quasi impossibile l'acquisto di un immobile. Non se la passano bene nemmeno francesi, inglesi e spagnoli dove questo indicatore ha fatto registrare in nove anni un incremento del 60%, mentre in Italia si è arrivati a superare di poco il 40%. (riproduzione riservata).

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Doppio volto di Palermo (sezione: Mercato immobiliare)

( da "MF Sicilia" del 30-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

MF Sicilia Numero 107  pag. 2 del 30/5/2008 | Indietro Doppio volto di Palermo Di Emanuela Rotondo Si allarga la forbice dei prezzi delle case dei quartieri della città. Interventi a singhiozzo. Privilegiate le zone più "in". E aumenta così il divario con le aree più povere. Il mercato del mattone ai raggi X nel focus di Scenari immobiliari A Palermo il mattone corre a due velocità. La città è divisa in zone dove il business immobiliare si è trasformato in oro e in altre dove le quotazioni sono cresciute con la velocità di una lumaca. è sempre stato così ed è una regola valida un po' ovunque. E di certo il capoluogo siciliano non ha fatto eccezione al trend generale di aumenti spropositati dei prezzi. I rialzi ci sono stati, eccome. Nel 2005 si sono sfiorati incrementi del 17% (complice anche la corsa pazza del supereuro). Tutto questo, però, con i dovuti distinguo. Morale? "La forbice dei prezzi tra la “Palermo bene” e i quartieri più malconci si è allargata". La pensano così gli analisti di Scenari immobiliari (Indipendent institute for analysis and research) che nel focus di maggio hanno passato ai raggi X l'andamento del mercato del mattone a Palermo dal 2000 al 2007, riscontrando così il suo doppio volto. Per capirlo basta dare un'occhiata agli aumenti dei prezzi delle case nelle diverse zone della città. Il responso non lascia molti dubbi: chi, a inizio millennio, ha comprato nella zona "cool" di Palermo (come direbbe il sindaco Diego Cammarata) ha fatto il colpaccio. Andando al sodo, se nel 2000 un immobile di via Dante o di via Nortarbartolo costava 1.800 euro a metro quadrato, oggi il valore arriva a tre mila euro. Questo vuol dire che nel giro di sette anni la rivalutazione è stata di 2.200 euro. Gongola anche chi ha investito nei pressi del Politeama. Prezzi? Da 2.250 euro a metro quadro agli attuali 3.700. Sempre alte le quotazioni della zona Libertà e piazza Unità d'Italia, che vanno da 1.950 euro a 3.200 euro a metro quadrato, con un scarto di 1.200 euro. Tutte zone "in" alle quali si è aggiunta anche qualche new entry riscoperta dagli amanti della Palermo antica. Come il centro storico, le stradine che attraversano via Maqueda, Piazza Marina e dintorni, dove le quotazioni sono passate da circa due mila euro a metro quadro a 3.400 euro."Nella fase attuale", scrivono gli analisti nel focus, "il centro storico di Palermo, che è uno dei più grandi d'Europa (240 ettari), sta subendo notevoli rifacimenti e restauri. Fervono i cantieri: negli ultimi anni una politica di rinnovo centrata più sull'intervento privato (alberghi di lusso, interventi su unità aggregate), che su quello pubblico, ha tuttavia favorito un'ulteriore divaricazione della città, in cui convivono povertà e degrado da un lato (nelle periferie senza servizi come nei quartieri antichi non interessati da interventi di recupero) e valorizzazione immobiliare dall'altro". Già, c'è chi cresce di più e chi meno. è questo il caso del quartiere San Lorenzo e delle case nei pressi del Parco della Favorita dove la differenza delle quotazioni tra il 2000 e oggi è di appena 400 euro che, tenuto conto dell'inflazione, non è un granchè. Più in generale, osservano dall'istituto di ricerca, "i valori bassi si registrano a Nord del centro storico, dove i prezzi medi si attestano poco sotto i due mila euro a mq e in generale a Sud".Idem per Strasburgo, Monte Pellegrino, Fiera e zona Oreto: sette anni fa si comprava a 1.400-1.450, adesso a 1.850-1.900 euro a metro quadrato. Si viaggia su un aumento di 500 euro, invece, nel quartiere Noce e in quello Zisa (da 1.600 a 2.100 euro a metro quadro). Un rialzo deludente soprattutto per gli investitori che scommettevano su una rinascita dell'area in seguito al restyling del castello e del giardino della Zisa. Secondo Scenari immobiliari, nella zona Lazio-De Gasperi gli andamenti sono piuttosto lenti: 550 euro in sette anni, cioè da 1.450 euro a duemila euro.Aumenti un po' più sostenuti tra Corso dei Mille e via Messina Marine (nel periodo preso in considerazione i prezzi sono passati da 1.700 euro a 2.300 euro a metro quadrato), Olivuzza (da 1.150 a 1.800 euro), Leonardo Da Vinci (da 2.100 a 2.950 euro) e Galilei (da 1.800 a 2.900 euro). Ma anche corso Calatafimi e zona Università (da 1.700 a 2.350 euro), Uditore, Villaggio S. Rosalia (da 1.900-1.950 a 2.600-2.650). "Soprattutto nella zona dell'università", aggiungono gli analisti, "il mercato è fortemente influenzato dalla domanda dei fuorisede".Questo scenario, però, potrebbe mutare da qui ai prossimi anni. Ma una cosa è certa: "Anche il mercato immobiliare del capoluogo siciliano evidenzia, negli ultimi mesi, una tendenza alla riduzione per quanto riguarda le compravendite residenziali, dopo anni di crescita costante. Al calo dei volumi di quantità scambiate non ha corrisposto un rallentamento dei prezzi, che in generale hanno continuato a crescere, seppur in misura meno accentuata negli ultimi anni". Tra le variabili che possono influenzare il mercato ci sono anche gli interventi infrastrutturali e alcuni progetti di riqualificazione (vedi tabella sotto). La realizzazione di nuovi parcheggi (come quello di Piazza Vittorio Emanuele Orlando) e il potenziamento del sistema dei mezzi di trasporto, infatti, potrebbero ridisegnare la mappa delle rivalutazione della città. "Tra gli interventi di rilievo in fase di attuazione", fanno sapere da Scenari immobiliari, "è da citare il recupero e la riqualificazione della ex Chimica Arenella: previsti, su 24 mila metri quadrati complessivi, due interventi di recupero che riguardano urbanizzazione primaria, riqualificazione dell'area costiera e realizzazione di spazi espositivi. Il piano per le opere di urbanizzazione comprende il recupero di due padiglioni da destinare ad attività espositive e la realizzazione delle dotazioni di servizio". Ambizioso anche il progetto della riqualificazione del waterfront anche se ad oggi, "tranne alcune eccezioni, di fatto Palermo non ha valorizzato l'affaccio sul mare. E non è poco se si considera che il litorale della città si estende per quasi 30 chilometri". (riproduzione riservata)  .

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I nodi da sciogliere dell'azienda Italia nella diagnosi di Draghi di Michele De Gaspari commenti - |... (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 30-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

I nodi da sciogliere dell'azienda Italia nella diagnosi di Draghi di Michele De Gaspari commenti - | | 30 maggio 2008 La Relazione annuale e le Considerazioni finali del Governatore. Gli scenari, i temi e una guida al documento L'assemblea generale della Banca d'Italia del 31 maggio 2008, con la lettura delle Considerazioni finali e la presentazione della Relazione annuale, è il terzo appuntamento istituzionale (dalla nomina a fine 2005) del governatore Mario Draghi, che come quello del 2006 coincide con l'inizio di una nuova legislatura (la XVI) e l'insediamento del nuovo governo, presieduto da Silvio Berlusconi e con Giulio Tremonti alla guida della politica economica. L'agenda governativa è necessariamente centrata sull'esigenza di conciliare il recupero di un ritmo di crescita dell'economia un po' consistente con la prosecuzione della fase di risanamento della finanza pubblica, già avviata nel 2006 dopo il periodo di sofferenza della prima metà del decennio, che aveva portato alla procedura di deficit eccessivo da parte della Commissione europea, rientrata proprio nelle ultime settimane. Il quadro dei conti pubblici rimane, tuttavia, delicato: la crescita del Pil prevista per il 2008 è molto bassa, se non pressoché nulla; e ciò inevitabilmente influenzerà la dinamica delle entrate tributarie, che è risultata ancora buona nei primi tre mesi di quest'anno, ma ha incominciato a mostrare segni di cedimento. Le possibili risorse aggiuntive dovranno, poi, tenere conto della priorità di risanamento del bilancio, come richiesto dalle autorità di Bruxelles, per avvicinare il pareggio dei conti entro il 2011. Si tratta, infatti, di un percorso difficile e complesso per i prossimi tre anni, senza margini di manovra sul fronte della leva fiscale, che potrà realizzarsi solo attraverso il contenimento della spesa pubblica. "Eventuali misure di sgravio fiscale - osserva Draghi - esplicano appieno il loro potenziale sull'economia solo se non portano a un aumento del debito pubblico: nel nostro caso, se sono compensate da diminuzioni della spesa corrente, che resta molto elevata". L'altro fondamentale tema su cui si confronta il governatore Draghi riguarda il sistema bancario e finanziario, interno e internazionale, che nell'ultimo anno è stato investito in pieno dal ciclone della crisi, innescata dalla bolla immobiliare negli Stati Uniti, a causa delle diffuse insolvenze sui mutui subprime. La Banca d'Italia si preoccupa, innanzitutto, della stabilità del sistema creditizio - materia in cui l'autorevolezza e la competenza di Draghi sono fuori discussione, com'è dimostrato dal suo ruolo di presidente del Financial Stability Forum - in un mercato sempre più sofisticato, messo a dura prova dalle turbolenze esplose nell'estate del 2007. Questo comporta una profonda modernizzazione dell'istituto di via Nazionale, in linea con i cambiamenti della finanza e le ristrutturazioni delle altre banche centrali in Europa, a partire dalla riforma organizzativa dell'area di vigilanza per renderla più efficiente. Di qui le nuove disposizioni in materia di organizzazione e guida societaria (governance) delle banche, con la netta separazione tra attività di sorveglianza e gestione. Le maggiori novità interessano i meccanismi del governo societario cosiddetto duale, che per le banche italiane si è affermato in seguito ai processi di concentrazione tra i principali istituti - è il caso di Intesa Sanpaolo, Ubi Banca, Banco Popolare, a cui si è aggiunta Mediobanca, ma con la rilevante eccezione di Unicredit - fortemente accelerati da quando Draghi è arrivato al vertice di Bankitalia (inizio 2006). Conclusa oggi la fase del consolidamento, gli interventi sulla governance devono garantire, da un lato, la trasparenza del nuovo modello organizzativo e, nello stesso tempo, l'adeguamento alle autorità di vigilanza degli altri grandi paesi europei. Congiuntura, conti pubblici e risanamento La prima parte del 2008 ha visto modificarsi le previsioni di crescita dell'economia mondiale significativamente al di sotto del 4% annuo (3,7%), da circa il 4,5% indicato nell'autunno 2007. Si tratta di un'espansione ancora sostenuta (nel 2007 il Pil era aumentato del 5%), ma si allarga il divario di sviluppo fra i paesi industrializzati e quelli emergenti. Per gli Stati Uniti la crescita media attesa per quest'anno e il prossimo si avvicina ormai all'1%, un valore in bilico tra il rallentamento controllato e la recessione; per l'area euro e il Giappone essa si colloca intorno all'1,5%, a fronte del 7% medio dei paesi emergenti, dove la revisione verso il basso della crescita appare trascurabile. La brusca frenata americana, innescata dalla crisi finanziaria-immobiliare, non ha dunque lasciato indenne l'Europa, che mostra di seguire, sia pure con ritardo, l'andamento dell'economia Usa. Nei maggiori paesi del Vecchio continente ci si attende, infatti, nel corso del 2008 un sensibile rallentamento del profilo congiunturale, mentre sembrano escludersi rischi di recessione. La situazione più critica è quella dell'Italia, ma non si tratta di un'anomalia, perché da oltre un decennio il nostro paese viaggia a un ritmo di crescita inferiore di ben un punto percentuale alla media dell'Unione europea. Per il 2008 le previsioni di aumento del Pil sono state via via ritoccate al ribasso fino a un magro 0,5%, che potrebbe addirittura scendere quasi a zero. L'area dell'euro, pur in notevole decelerazione (+2,6% il Pil nel 2007), dovrebbe mettere a segno una crescita dell'1,6-1,7%, oltre un punto in più dell'Italia, accentuando ancora il distacco già molto rilevante. La fase di debolezza ciclica caratterizza anche quest'anno la nostra economia: se nei primi cinque mesi la produzione industriale non accenna a recuperare, mostrando segni di ulteriore cedimento, lo scenario che si delinea è quello di un'inflazione che ha rialzato la testa, accompagnata dal ristagno produttivo, legato essenzialmente alla frenata del commercio internazionale e al supereuro. Lo sfavorevole ciclo congiunturale si innesta, in particolare, su una debolezza di fondo, come sottolinea il governatore Draghi. Al di là delle fluttuazioni cicliche, il nodo strutturale da sciogliere è la dinamica stagnante della produttività, che incide negativamente sulla posizione competitiva delle imprese, sul reddito disponibile delle famiglie e quindi sui consumi. L'apprezzamento dell'euro - osserva, poi, il Bollettino economico di aprile, a cura del Servizio studi di via Nazionale - spinge al ribasso la competitività di prezzo di tutti i paesi dell'area a moneta unica. In Italia un ulteriore importante fattore di criticità è la dinamica del costo del lavoro per unità di prodotto, accentuata dallo sfavorevole andamento della produttività. Da non sottovalutare, in tale contesto, è anche la risalita dell'inflazione, con i suoi effetti dannosi sulla distribuzione del reddito e sulla crescita economica. In più, c'è il rischio che si ripresenti il circolo vizioso delle aspettative e della rincorsa tra prezzi e salari (il fenomeno è, peraltro, comune all'intera Eurolandia, a causa dei forti rincari di energia e alimentari). In chiaroscuro è oggi il quadro della finanza pubblica: nel 2007 i conti sono stati nettamente migliori che nel passato, ma è ancora aumentata la pressione fiscale e, soprattutto, la spesa per interessi, mentre quella per investimenti è cresciuta meno del Pil. A sua volta, il fabbisogno di cassa delle amministrazioni pubbliche, che alimenta il debito, è sceso al livello più basso dal 2000, così che il rapporto debito/Pil è tornato a ridursi dopo due anni (104% a fronte del 106,5% nel 2006), confermando il buon andamento dei saldi finanziari. Ma la tendenza del 2008 segna di nuovo un peggioramento, a causa della netta contrazione nel tasso di crescita del Pil, previsto appena sopra lo zero. Il maggiore livello del deficit, insieme all'alto rapporto debito/Pil (record in Europa), rappresentano un problema per l'Italia, perché privano la politica economica dei margini di manovra indispensabili per contrastare le fasi cicliche, come quella attuale, di decelerazione dell'attività produttiva e della domanda. Vigilanza, concorrenza e tutela del sistema creditizio Per quanto concerne le funzioni e, quindi, i tradizionali campi di attività della banca centrale - politica monetaria, sistema dei pagamenti, vigilanza sulle aziende di credito - rimane oggi sotto la competenza dell'autorità nazionale solo l'esercizio della vigilanza, mentre le altre due funzioni sono passate al Sistema europeo delle banche centrali (Sebc). Esso è governato dal Consiglio direttivo della Bce con sede a Francoforte, presieduto da Jean-Claude Trichet, del quale fanno parte, oltre ai sei membri del comitato esecutivo (l'Italia è oggi rappresentata da Lorenzo Bini Smaghi, dopo Tommaso Padoa-Schioppa) inizialmente nominati a metà del 1998, anche i quindici governatori delle banche centrali nazionali, tra cui Mario Draghi. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali dei paesi che adottano l'euro costituiscono, dunque, l'Eurosistema: esso ha il compito di governare l'offerta di moneta in euro e di sorvegliare gli accordi di cambio tra l'euro e le altre monete dei paesi dell'Unione europea, svolgendo inoltre un monitoraggio dei mercati finanziari. L'attività di vigilanza bancaria è, invece, affidata alle autorità monetarie nazionali. La Banca d'Italia, in altre parole, ha oggi come principale compito quello di vigilare sulle singole banche, insieme alla gestione dei pagamenti e ai servizi di tesoreria delle amministrazioni statali. La concorrenza nel credito per contro, già prerogativa esclusiva dell'istituto di via Nazionale, diventa materia comune con l'Autorità antitrust, come stabilito dalla nuova legge sul risparmio, faticosamente varata dopo anni di dibattito. In tale contesto sono state, poi, modificate alcune fondamentali regole interne, come il mandato a termine per il governatore (fissato in sei anni, con la possibilità di un secondo mandato) e i componenti del direttorio, salito a cinque membri, a conferma dell'avvio di una gestione collegiale, in linea con quanto avviene nelle altre banche centrali europee. La prima fase del governatore Draghi ha, innanzitutto, rappresentato una svolta senza riserve rispetto al suo predecessore, Antonio Fazio, costretto alle dimissioni proprio sull'esercizio di queste competenze e prerogative. La Banca d'Italia è ormai diventata solo ed esclusivamente arbitro, secondo le regole fissate per legge, archiviando così in via definitiva i ruoli di regìa e l'interventismo, che avevano caratterizzato la gestione Fazio. Esemplare è il venir meno dell'obbligo di informazione preventiva a Bankitalia nel caso di fusioni/acquisizioni. Le eventuali (e auspicate dal governatore) aggregazioni tra banche italiane devono essere realizzate, insomma, nel rispetto del mercato e della stabilità; e ciò vale anche per le banche estere, nel caso delle operazioni transfrontaliere conseguenti alla progressiva apertura del mercato europeo, con l'autorità di vigilanza che farà unicamente da regolatore, senza pretese esigenze nazionalistiche di protezione del sistema creditizio nazionale. Tra Francoforte e via Nazionale Dall'inizio del 1999, in particolare, le decisioni di politica monetaria, come quelle riguardanti i tassi d'interesse (rifinanziamento o pronti contro termine) e le operazioni sul mercato dei titoli e dei cambi, senza dubbio quelle di maggiore rilevanza, vengono prese in modo collegiale a Francoforte dal Consiglio direttivo della Bce. E anche i forzieri della Banca d'Italia si sono alleggeriti, dal momento che la Banca centrale europea deve avere proprie riserve monetarie per proteggere l'euro sul mercato internazionale dei cambi, che ha visto così un nuovo protagonista, sia pure alquanto sottotono nei suoi primi tre anni e mezzo di vita (1999-metà 2002), a fianco del dollaro ma ben davanti alle altre principali valute convertibili (yen, sterlina e franco svizzero). Il ruolo della Banca d'Italia nell'età dell'euro è, insomma, di minor prestigio e rilevanza, oltre che visibilità, pur rimanendo importante nella costruzione dell'Europa monetaria: essa, infatti, concorre a determinare, attraverso il governatore che la rappresenta, le decisioni del Consiglio direttivo della Bce e a darne attuazione entro i confini del proprio paese, secondo quanto prevede il Trattato di Maastricht. Sotto la rinnovata guida di Mario Draghi, anche se con ridotte funzioni operative, l'istituto di via Nazionale, a cominciare dal Servizio studi, resta comunque un'autorità e un punto di riferimento per tutti (politici, operatori, studiosi, non solo italiani) nel giudizio e nella valutazione delle principali vicende economiche e finanziarie del nostro paese. Si tratta di un ruolo senza dubbio speciale, probabilmente unico fra le banche centrali, di alta consulenza al Governo e al Parlamento sui grandi temi della politica economica.

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