|
PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
|
|||||||
|
|
DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE” |
|
|
|||||
|
|
||||||||
IN EVIDENZA
Piano casa, pronto il decreto.
Ecco tutte le novità (Il Sole 24 Ore 20-3-2009)
|
Edilizia: non servirà la licenza per ricostruire i palazzi |
Ampliare le nuove case di oltre un terzo del volume
e ingrandire quelle esistenti del 20%: è pronto il decreto legge che ridisegna
le regole dell'edilizia privata e che rappresenta uno dei pilastri del piano casa del Governo. Il testo, che dovrebbe essere
varato dal prossimo Consiglio dei ministri, è formato
da sette articoli e sarà sottoposto all'attenzione degli enti locali: la
Conferenza Stato-Regioni è stata convocata per mercoledì a Palazzo Chigi ed è
probabile che venga ampliata anche alle province e ai comuni, divenendo così
una Conferenza unificata. In attesa dell'emanazione di leggi regionali, «le
norme - recita comunque il primo articolo - trovano applicazione su tutto il
territorio nazionale».
Da Bruxelles, al termine del vertice Ue, il premier Silvio Berlusconi, dopo
aver sottolineato la «richiesta incredibile» che c'è in Italia, ha detto che il
piano ha riscosso interesse anche da parte degli altri paesi Ue: «Molti
colleghi europei ci hanno chiesto il testo del decreto per l'ampliamento delle
case e ci siamo impegnati a fornirlo entro lunedì».
Tornando al decreto, ecco di seguito i suoi punti principali.
AMPLIAMENTO CASE E EDIFICI - Confermata la possibilità di ampliare fino a un
massimo del 20% il volume delle abitazioni private. La percentuale si calcola
sulla superficie coperta se si tratta di edifici adibiti a uso diverso. Il
tetto sale al 35% nel caso in cui, in conseguenza di una demolizione, si
proceda alla costruzione di un nuovo edificio, a condizione che siano
utilizzate tecniche costruttive di bioedilizia o fonti di energia rinnovabili.
Fissato anche il limite massimo per l'ampliamento: il tetto è di
SALTANO I PALETTI TEMPORALI - Non è specificata la necessità che gli immobili
oggetto degli interventi di demolizione, ricostruzione e ampliamento debbano
essere stati costruiti prima dell'89, così come invece era spiegato nelle linee
guida. Nel testo viene invece specificato che la possibilità di ampliare
abitazioni esistenti riguarda le unità immobiliari «ultimate alla data del 31
dicembre
POSSIBILE CAMBIARE LA DESTINAZIONE D'USO - Gli interventi «possono anche
consistere, in tutto o in parte, nel mutamento di destinazione d'uso, con o
senza opere edilizie». Sono comunque effettuati nel rispetto della normativa relativa
alla stabilità degli edifici e di ogni altra normativa tecnica». Se si tratta
di una nuova fabbrica, poi, non si può superare «di oltre quattro metri
l'altezza massima prevista dagli strumenti urbanistici vigenti».
SCONTI FISCALI - Chi deciderà di ampliare la prima
casa avrà uno sconto del 50% sul balzello che si deve ai Comuni per la
costruzione. Il contributo si paga inoltre solo con riferimento «agli
incrementi realizzati» e il taglio del 50% è previsto anche per «gli interventi
che siano realizzati mediante la utilizzazione di
tecniche costruttive di bioedilizia o di fonti di energia rinnovabili».
ADDIO AL PERMESSO, SUFFICIENTE LA DIA - Per i nuovi interventi basterà la
denuncia di inizio attività e il via libera del progettista: «La sussistenza di
tutte le condizioni previste dal presente decreto è asseverata sotto la propria
responsabilità dal progettista abilitato che sottoscrive la denuncia di inizio
attività».
RISPETTO DEL PAESAGGIO - Fuori dal raggio di intervento del decreto le aree
inedificabili (parchi, aree naturali e archeologiche), gli immobili abusivi su
cui grava una ordinanza di demolizione e gli immobili
privati situati su area demaniale. Per tutte le aree non incluse nell'elenco,
ma vincolate occorre il nulla osta delle autorità. Per quelli non soggetti ai
vincoli, invece, i comuni entro trenta giorni dalla Dia possono imporre
aggiustamenti tecnico-estetici.
In
estate quattro nuovi casinò ( da "Stampa, La"
del 17-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: già ferita gravemente dallo scoppio
della bolla immobiliare, si è abbattuto il tornado della condanna moralistica.
Il governo, prima di Bush e ora di Obama, ha dispensato a banche e aziende
dell'auto, con i bilanci in rosso, centinaia di miliardi dei contribuenti. Non
è facile per la politica sfuggire alla tentazione di farsi vistosa paladina
degli elettori con ogni mezzo,
OBSERVER
- A che punto siamo? ( da "Data Manager"
del 17-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Abituati a vedere nell'Ict un riflesso amplificato dell'economia, dovremmo
domandarci se siamo davanti solo a una frenata di fronte a un ostacolo
improvviso o non vi sia anche un cambiamento di percorso. Lo scoppio della
bolla immobiliare e di quella bancaria sta avendo effetti ben più disastrosi di
quello della bolla Internet del 2001.
barcis,
ridotti i prezzi delle case per ferie
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: ridotti i prezzi delle case per
ferie BARCIS. Molti ragazzi sono costretti a rinunciare alla gita scolastica a
causa delle ristrettezze economiche delle famiglie. Così che la cooperativa
Itaca riduce i prezzi di accesso alla casa per ferie San Giovanni di Barcis, rendendo alla portata di tutti indimenticabili
"settimane verdi".
S&P
teme la bolla a Dubai ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: il mese scorso il Governo ha
venduto 10 miliardi di dollari in bond alla Banca centrale degli Emirati arabi
uniti per costituire un fondo a cui le società possono attingere per fare
fronte agli impegni finanziari. R. Fi. LO SCENARIO
NEGLI EMIRATI La società che costruirà il grattacielo più alto del mondo sconta
le attese di un crollo del 38% dei prezzi delle case
Calano
i prezzi delle case in città Il centro tiene,
periferie in crisi ( da "Nazione, La (Firenze)"
del 18-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: 14 Calano i prezzi delle case in
città Il centro tiene, periferie in crisi L'INDAGINE TECNOCASA NEI QUARTIERI A
FIRENZE i prezzi degli immobili calano in misura minore rispetto al resto della
Toscana e alla media italiana. Sono alcune delle conclusioni cui è giunto uno
studio curato da Tecnocasa.
Pessimismo
e contrarian investing
( da "Giornale.it, Il"
del 18-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: sondaggi realizzati in America poco
prima dello scoppio della recente bolla immobiliare mettevano in luce come la
massa dei compratori di case ritenesse “normale” un?ascesa dei prezzi del 20% o
più l?anno. Altrettanto “normale” era la fede riposta nel presunto assioma che
i prezzi, nel mercato della casa, non scendono mai.
ecco
chi fa speculazione ( da "Mattino di Padova, Il"
del 20-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: vendita dell'immobile al prezzo
valutato da noi mesi prima; prezzo che verrà realizzato senza tempi eterni.
Quando vede una casa esposta con prezzi diversi da 4 agenzie, come mi sembra di
avere letto, non è colpa delle 4 agenzie, che semplicemente stanno a quello che
chiede il proprietario, ma mancanza di serietà da
parte del proprietario a non dichiarare lo stesso prezzo a tutti,
Dalle
Borse prove tecniche di svolta ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: indicando il proseguimento della
flessione della produzione a ritmisostenuti e ciò
proseguirà ancora per un po'. E permangono rischi al ribasso: l'evoluzione
delle economie dei Paesi emergenti con le loro ricadute finanziarie e reali;
l'esplosione della bolla immobiliare con riduzione dell'attività delle
costruzioni;
Case,
prezzi scendono del 2,2% "Per il 2009 calo do oltre l'8%"
( da "Borsa(La Repubblica.it)"
del 20-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: ma per renderla possibile occorre
che la ricapitalizzazione delle banche non si fermi al risanamento dei loro
bilanci. Deve riprendere l'erogazione della liquidità,
altrimenti molte famiglie rimarranno tagliate fuori dal mercato".
Il mercato in cifre: il
IMMOBILIARE:
C'E' ANCORA DA STRINGERE I DENTI ( da "Wall Street Italia"
del 20-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Le preoccupazioni che il
deprezzamento del valore delle case si intensifichi sottolineano la pesantezza
dei colpi inflitti alla fiducia dei consumatori dallo scoppio della bolla
immobiliare, dalle ingenti perdite dei mercati azionari e il susseguirsi di
tagli di posti di lavoro. Se il nervosismo dei consumatori, che rappresentano
circa due terzi dell?
Sotto
la banconota niente ( da "AprileOnline.info"
del 20-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: permise di vendere le merci
statunitensi e britanniche a prezzi più bassi e, a livello interno, al
contrario, di rialzare i prezzi e con essi i profitti. Anche gli altri paesi
furono costretti a fare lo stesso, col risultato che la crisi si estese, dal
momento che la svalutazione delle valute favorì l'insorgere del protezionismo,
ed il commercio internazionale si contrasse fortemente.
( da "Stampa, La" del 17-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
La guerra del gioco
I COMUNI I BILANCI Ma a Las Vegas è tempo di fuga Le strutture Si chiameranno
Kursaal, saranno ospitati in edifici di pregio con bar, ristoranti e sale per
concerti Le attrezzature Previsti roulette e tavoli di black
jack elettronici oltre al poker live, che il Parlamento ha appena approvato Acqui Terme, Bagni di Lucca, Salsomaggiore e Fasano pronte
ad aprire In estate quattro nuovi casinò «Sono 40 anni che i politici ci fanno
promesse, ora abbiamo deciso di fare tutto da soli» Il vecchio modello è in
crisi: Venezia, Sanremo, Campione d'Italia e Saint Vincent perdono [FIRMA]GLAUCO MAGGI NEW YORK Las Vegas è in svendita, vittima del
suo successo. Si dorme a un minimo di 20 dollari per notte e si noleggia una
macchina per 9 dollari al giorno, miraggio che attira però sempre meno turisti
perché la recessione non induce sempre a comportamenti razionali. Las Vegas si
era conquistata la fama di capitale mondiale dello svago, del tavolo verde e
degli strip-tease, e vi aveva costruito il business delle fiere e delle
convention di banche, aziende e associazioni. Grazie alla concorrenza tra i
suoi hotel-casinò si era anche creato il miglior rapporto possibile tra qualità
e prezzo nell'offerta alberghiera, allargata negli anni scorsi alle famiglie e
agli operatori, commercianti in cerca di partner e dipendenti in ritiro per
training o per premio. Ma nei mesi scorsi sulla città, già
ferita gravemente dallo scoppio della bolla immobiliare,
si è abbattuto il tornado della condanna moralistica. Il governo, prima di Bush
e ora di Obama, ha dispensato a banche e aziende dell'auto, con i bilanci in
rosso, centinaia di miliardi dei contribuenti. Non è facile per la politica
sfuggire alla tentazione di farsi vistosa paladina degli elettori con ogni
mezzo, e il fustigare i vizi "oltraggiosi" dei destinatari
degli aiuti è pratica irresistibile. Insieme ai "colpevoli", sono
stati però colpiti anche interi settori economici. Dopo che sono caduti nel
mirino i jet privati, sfacciatamente usati dai capi
delle case dell'auto di Detroit per andare a bussare a
soldi al Congresso, è toccata alle sponsorizzazioni sportive. Ora Aig, Wells Fargo e Northern Trust
Bank spiccavano anche tra quelle attese per lunghi
fine settimana di dipendenti e clienti a Las Vegas. Non spiccano più, ma con
loro hanno cancellato le presenze altre 337 aziende, secondo l'allarme della
«Las Vegas Convention and Visitors Authority», ente
che monitora il primo business cittadino. In 90 giorni, i 340 «grazie, non
vengo più», costeranno all'economia locale 131,6 milioni di dollari di mancati
consumi. Le convention perdute avrebbero portato 111.800 ospiti e un totale di
236.700 di notti d'albergo, oltre agli introiti dalle
slot machines e dalla roulette. Le presenze per
convention sono cadute in gennaio del 20,6%, a 538 mila da 688 mila del 2008, e
il prezzo medio delle camere s'è ridotto di un quinto (a meno di 105 dollari).
«Quando non ci sono i meeting qui, la gente perde il lavoro», ha rincarato Chuck Bowling, vicepresidente del Mandalay Bay Casinò.[FIRMA]GIUSEPPE SALVAGGIULO TORINO
L'Italia che sogna i casinò si è stufata di aspettare la politica. Dopo
quarant'anni di dibattiti improduttivi e speranze legislative, quattro città - Acqui Terme in Piemonte, Bagni di Lucca in Toscana,
Salsomaggiore in Emilia Romagna e Fasano in Puglia - hanno deciso di muoversi
da sole. E di aprire ugualmente e al più presto le
tanto agognate case da gioco. Si chiameranno Kursaal e
saranno pronte per l'estate, nel pieno della stagione turistica. La svolta si è
consumata negli ultimi giorni, dopo l'ennesimo stop-and-go:
l'apertura del presidente del Senato Renato Schifani («Oggi essere contrari ai
casinò non si giustifica più») è stata subito frenata dal sottosegretario alle
Finanze Alberto Giorgetti: «A breve pare molto
difficile che si possa sbloccare qualcosa, perché Tremonti è contrario». In
Parlamento ci sono già 11 progetti di legge depositati. Ma la sensazione è che
anche questa volta non se ne faccia nulla. Venezia, Sanremo, Campione d'Italia
e Saint-Vincent continueranno a operare grazie alle vecchie deroghe al codice
penale (risalgono ad almeno sessant'anni fa), le altre città resteranno in
attesa. L'Anit, associazione che raduna le venti città
che da decenni si battono per avere un casinò, ha deciso di cambiare strategia.
Aprendo i primi «mini casinò» grazie alle norme attuali sul gioco pubblico
legalizzato e alla tecnologia che offre macchine sempre più evolute per i
clienti. «Siamo stanchi di quarant'anni di battaglie - spiega Gianfranco Bonanno, portavoce dell'associazione - e vogliamo
accelerare, fornendo ai Comuni interessati strumenti immediati per l'offerta di
svago con prodotti già autorizzati ma adattati alle
location dei casinò». I Kursaal nasceranno in edifici di pregio, con superfici
superiori ai mille metri quadri, messi a disposizione dai Comuni. Investimento
previsto per ogni struttura tra 1,5 e 3,5 milioni di euro. Saranno gestiti da
società miste tra il Comune (in minoranza) e uno o più soci privati
specializzati. Giochi previsti: roulette elettroniche multipostazione
con sette-otto giocatori davanti a un video e pallina
lanciata da un cilindro; black jack per una decina di
giocatori con al centro un video gigante e un dealer
virtuale che dà le carte; slot machine come nei
casinò deluxe; corse dei cavalli elettroniche. Tutto
già presente nei casinò all'estero ma inedito in Italia. Oltre alle macchine
elettroniche, spunteranno i tavoli di poker con dealer veri. Il poker live è
stato recentemente legalizzato dal Parlamento purché giocato in tornei con
puntate di modica quantità (le cifre saranno specificate dal ministero nei
prossimi mesi). Oltre alle sale da gioco i Kursaal ospiteranno bar, ristoranti,
sale per concerti, spazi per presentazione di libri. Si parte dunque con
quattro città. Salsomaggiore vuole aprire in concomitanza con la kermesse di
miss Italia; Acqui Terme ha scelto il vecchio
tribunale come location (tre piani e oltre 3 mila metri quadri disponibili);
Bagni di Lucca ha pronto l'ex casinò reale, tra i primi in Europa nel '700;
Fasano pensa di ristrutturare un edificio comunale nella vicina Selva, località
di villeggiatura. «Se l'esperimento funziona, le altre sono pronte a seguire»,
assicura Bonanno. Dunque nel giro di un anno potremmo
ritrovarci venti nuovi mini-casinò. In gran parte si tratta di città che già
ospitavano una casa da gioco nei primi anni del '900, prima che Mussolini le
mettesse al bando. Tanto attivismo stride con la generale crisi dei casinò,
particolarmente acuta in Italia. Nel 2008, tutti e quattro quelli già esistenti
hanno chiuso il bilancio in passivo. Secondo Bonanno,
«si fanno sentire il divieto di fumo e la concorrenza
del poker online. Ma più in generale è in crisi un modello che va rinnovato con
una gestione più efficiente (non si possono avere croupier da 100 mila euro
netti l'anno) e un'offerta più ricca per i clienti».
( da "Data Manager" del 17-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
OBSERVER - A che
punto siamo? A cura di Sandro Frigerio Pubblicato il 16-03-2009 0:00 Nessuno sa ancora quanto durerà la crisi
economica, anche perché le previsioni sono fatte per essere smentite. Il quarto
trimestre non è andato così male, ma il primo trimestre si è aperto con annunci
diffusi di tagli all'insegna del timore di una "guerra prolungata"
Sandro Frigerio L'ultimo venerdì di gennaio è arrivato
il dato più temuto: un calo del 3,8% del Pil americano e se è vero che i trend
economici vanno da ovest a est, queste non sono buone notizie per l'Europa,
mentre l'Asia deve fronteggiare una recessione preoccupante in Giappone e la
mezza frenata cinese. Poche ore dopo, un Bill Gates che ormai pensa planetario,
ha avvertito in una conferenza a Long Beach, che «le difficoltà potrebbero
perdurare tre o quattro anni». Abituati a vedere nell'Ict un riflesso amplificato dell'economia, dovremmo
domandarci se siamo davanti solo a una frenata di fronte a un ostacolo
improvviso o non vi sia anche un cambiamento di percorso. Lo scoppio della bolla immobiliare e di quella bancaria sta avendo effetti ben più disastrosi di
quello della bolla Internet del 2001. Allora si aveva a che fare con titoli
borsistici gonfiati di un'economia di carta, con una sovracapacità
astronomica delle reti di trasporto delle Tlc, e con
un eccesso di liquidità che si era innamorato delle dot.com e delle start up. Oggi il fronte è generalizzato. Il quarto
trimestre ha mostrato i segni di frenate progressivamente più lunghe
sull'asfalto: "codice giallo" a ottobre,
"arancio" a novembre, "rosso" nelle settimane più vicine, a
giudicare dai profit warning, dai risultati man mano
pubblicati e dal bollettino di guerra dei licenziamenti: scottate dalla bolla Internet, le aziende hanno messo rapidamente mano alle
forbici, in taluni casi anche in via preventiva (per esempio Ericsson) non per
i rallentamenti registrati ma per quelli previsti. Abbiamo provato a misurare
questa frenata prendendo a paragone le dinamiche sequenziali tra il terzo e il
quarto trimestre del 2008 e quelle del 2007. Normalmente, il quarto trimestre,
per noti motivi, è "più ricco" del terzo. Quest'anno, invece, si sono
verificate in alcuni casi delle inversioni, in numerosi altri la dinamica è
stata due o tre volte inferiore a quella dell'anno
precedente (0,3 volte per IBM e per Oracle, 0,5 per EMC, 0,6 per Sun Microsystems e per SAP).
Tutto questo, naturalmente non depone a favore delle
prospettive della prima parte del 2009. Più in generale, la frenata più brusca
ha colpito le aziende giapponesi travolte da una congiuntura pesantissima e dal
super-yen , l'elettronica di consumo e i
semiconduttori, che sono un po' la cartina tornasole dell'elettronica.
"Freddo" anche l'hardware It, tra server e Pc. Scenario variabile per le Tlc,
con Nortel che porta i libri in tribunale, Ericsson
che mostra invece numeri e soddisfazione in crescita, ma
preoccupazioni per il 2009, Alcatel-Lucent che cerca
di dar corpo alla nuova gestione di Ben Verwaayen.
Quadro negativo per i cellulari, dove chi va bene, come Nokia, riesce a fatica
a tenere le posizioni (ma erodendo dell'80% i profitti), mentre per Sony
Ericsson e per la grande malata Motorola gli arretramenti sono del 20-40%.
Meglio di tutti come avevamo previsto tre mesi fa va il software, almeno quello
rivolto al mondo enterprise, mentre continua la
spinta verso alcuni segmenti dei servizi. Più outsourcing che nuovi progetti,
si guarda ai costi più che a nuovi possibili business. La lunga marcia del
software La buona tenuta del software, a fronte di una più marcata frenata
dell'hardware non è solo una conseguenza delle "solite tendenze della
tecnologia". E' segno che in tempi di difficoltà le aziende cercano di
ottimizzare quel che hanno in casa. Per il vero, si segnala un certo
rallentamento delle nuove licenze e un più marcato peso della
"manutenzione", cioè rinnovi delle licenze in essere. SAP e Oracle
portano a casa risultati che, se espressi a moneta costante, sarebbero molto
vicini (SAP è cresciuta del 7,7% e del 12% a valuta costante, Oracle
rispettivamente del 5,5 e del 10%) ma che naturalmente ora premiano più
l'azienda tedesca dall'"euro debole" che quella californiana dal "dollaro
forte": un quadro diametralmente opposto a quello che si poteva verificare
solo sei mesi prima. Il rallentamento di tutte le aziende Usa e giapponesi è
influenzato da questa componente. I segni del peso sempre maggiore del software
si manifestano anche in altre due powerhouse come IBM
ed EMC. La prima ha concluso il trimestre con un calo del 6,4% del fatturato,
che non le ha impedito di riportare utili in aumento del 12%. Per dirla con le
parole di Sam Palmisano: effetto dello spostamento
"verso settori a più alto margine". IBM non guadagna sull'hardware,
dove i ricavi di server e storage sono arretrati infatti del 20%, ma sui servizi e sul software. EMC
"tiene" sui sistemi (le piattaforme di storage,
utilizzate soprattutto per il consolidamento dei sistemi), ma il vero motore
della crescita è ancora una volta VMware.
La filiale regina della virtualizzazione il tema oggi più gettonato per
l'ottimizzazione degli asset It aziendali - porta
risultati molto reali, con un incremento del 25% dei ricavi, sopra il mezzo
miliardo di dollari trimestrale (su 4 miliardi del gruppo), consentendo a EMC
di crescere ancora del 5%. La forza nel software di questi tempi conta due
volte: una volta perché la domanda di ottimizzazione si fa sentire proprio qui;
una seconda, perché sono favorite le aziende che possono contare su flussi
costanti di ricavi, come appunto software e servizi. La controprova è il
perdurare delle difficoltà di Sun Microsystems
(ricavi 10% e conti in rosso) che sui server deve fronteggiare HP e IBM e
un'aggressiva Dell, sullo storage
ha dovuto svalutare l'acquisizione di Storagetek e,
pur avendo grande know how
nel software, ne fa più leva di vendita che fonte di ricavi. Se il Pc si stringe Da anni il Pc è
come l'ago del barometro dell'industria It e il
quarto trimestre ha visto una frenata anticipata. Gartner
e IDC parlano di una crescita zero o limitata a pochi punti percentuali in
volume. Questa volta a salvare i conti sono intervenuti i netbook
(5 milioni di pezzi nei tre mesi), che solo fino a qualche mese fa erano
considerati una categoria di prodotti a sé, ma oggi, con la disponibilità dei
modelli più evoluti, con hard disk e Windows Xp sono
dei Pc a tutti gli effetti. L'arrivo di prodotti
nella fascia dei 300 400 euro ha tuttavia avuto l'effetto di spostare ancora
verso il basso il prezzo medio di mercato. E' una condizione favorita anche
dalla "frana dei prezzi" degli
Lcd, che si ripercuote su notebook, monitor e Tv Lcd, come in altro comparto indicano le bad news da Sony,
Panasonic, Nec, che in tre hanno annunciato 50mila tagli di personale, e anche
LG, Philips e Samsung. Tra i grandi produttori, in attesa dei numeri di HP (non
disponibili nel momento in cui viene chiuso quest'articolo), Dell ha perso ancora quote, nonostante il suo recente
impegno verso i nuovi mercati consumer e il retail, e
ha annunciato una ristrutturazione con la chiusura entro l'anno della
produzione in Irlanda, accompagnata da 1.900 tagli. La produzione per l'area Emea verrà spostata in Polonia e verso gli outsourcer. Anche Lenovo, quarto
produttore del settore, ha annunciato una nuova organizzazione accompagnata da
2.400 tagli. Quanto ad Acer, numero tre del settore,
la forte crescita a volumi, alimentata anche dalle acquisizioni (Gateway e Packard Bell) si è fortemente avvantaggiata del lancio dei netbook, così come naturalmente è avvenuto per Asus, ma non
sempre i volumi si traducono in fatturato e, ai primi di gennaio, l'azienda di
Taiwan ha previsto un quarto trimestre in discesa del 5-10%, anche se i margini
operativi dovrebbero essere "pari o migliori" di quelli del terzo
trimestre, che erano del 2,9%. Lo scossone c'è stato. I dati dei prossimi mesi
condizionati dal resto dell'economia - diranno se più che la crisi avrà pesato
la paura della stessa.
( da "Messaggero Veneto, Il" del
18-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Pagina 11 -
Pordenone Barcis, ridotti i prezzi delle case per ferie BARCIS. Molti ragazzi sono costretti a rinunciare alla
gita scolastica a causa delle ristrettezze economiche delle famiglie. Così che
la cooperativa Itaca riduce i prezzi di accesso alla casa per
ferie San Giovanni di Barcis, rendendo alla portata
di tutti indimenticabili "settimane verdi". Da un anno a
questa parte la coop gestisce infatti la struttura
comunale che si affaccia sulle acque del lago. La casa è composta da venti
camere e una sala convegni che può contenere sino a cento persone con un ampio
spazio all'aperto. L'immobile è stato individuato proprio a Barcis
per permettere ai turisti, alla comitive e alle
scolaresche di godere delle tante attrattive naturali del Parco naturale delle
Dolomiti friulane. I vertici di Itaca si sono resi conti degli effetti negativi
della crisi economica sulle tasche delle famiglie con studenti a carico: da
oggi quindi è possibile contenere le spese e godere ugualmente dei servizi
offerti dal Parco. L'iniziativa della coop mira a far sì che un sempre più alto
numero di giovani visiti le montagne valcellinesi. A pochi metri dal centro San Giovanni c'è la
forra del Cellina.
Spostandosi di qualche chilometro si può invece raggiungere l'osservatorio
astronomico di Montereale. (f.fi.)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-03-18 - pag: 37 autore:
Real Estate. Scende a BBB+
il giudizio sul colosso Emaar S&P
teme la «bolla» a Dubai Anche Dubai finisce sotto la
forbice di Standard & Poor's. Ieri l'agenzia di
rating ha tagliato il giudizio su Emaar portandolo a BBB+, comunque due gradini sopra l'investment
grade, da A-. L'outlook,
però, è rimasto negativo il che potrebbe implicare nell'arco dei prossimi sei o
dodici mesi un ulteriore intervento sul merito di credito. Emaar
è la società cui fanno capo molti dei principali progetti immobiliari del Dubai, tra cui il grattacielo Burj
Dubai che sarà il più alto del mondo una volta completato e il Dubai Mall, uno dei più ampi centri commerciali a livello
mondiale. «L'indebolimento del mercato sta pesando negativamente sul rischio di
business di Emaar e probabilmente indebolirà nel
breve-medio termine la posizione finanziaria, attualmente solida, della società
», hanno spiegato gli analisti di Standard &Poor's.
Stando a recenti stime, negli Emirati Arabi sono stati sospesi progetti
immobiliari per un totale di 335 miliardi di dollari e in Dubai i prezzi immobiliari potrebbero crollare del 38% per la fine
del
( da "Nazione, La (Firenze)" del
18-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
24 ORE FIRENZE pag. 14 Calano i prezzi delle case in città Il centro
tiene, periferie in crisi L'INDAGINE TECNOCASA NEI QUARTIERI A FIRENZE i prezzi degli immobili calano in misura minore rispetto al resto della
Toscana e alla media italiana. Sono alcune delle conclusioni cui è giunto uno
studio curato da Tecnocasa. Se guardiamo al 2008 i prezzi
a Firenze sono calati del 6,5% (in linea con la media nazionale). Ma se il
periodo di riferimento è più recente (secondo semestre) il calo diventa del
3,2% contro una media nazionale del 3.6%. E la zona più immune alla crisi
appare il centro storico (- 2,3%). Ne risente in maniera maggiore invece l'area
di NovoliCareggi, che vede le quotazioni degli
immobili scendere del 4.7%. Perché queste differenze all'interno della stessa
città? Gli analisti TecnocasaKiron spiegano che il
fenomeno è legato alla stretta creditizia nella concessione dei mutui. In tempi
di crisi il ragionamento della banche è lineare e
implacabile. Chi ha maggiori disponibilità finanziarie e garanzie, riesce ad
ottenere ugualmente mutui e prestiti; mentre famiglie
monoreddito, immigrati e giovani si vedono precluso l'accesso ai mutui.
Per questo gli immobili di pregio nei quartieri centrali (quotati fino a 6mila
6500 euro al metro quadro in Piazza Duomo Piazza Santa Croce o Piazza
d'Azeglio) tengono' in misura maggiore. La stessa cosa non può dirsi dei
quartieri più popolari abitati da giovani coppie o da immigrati dove in molti
sono costretti a rimandare l'acquisto della casa (dal costo di circa 2400 euro
al metro quadro). Nella macroarea Novoli-Careggi la
diminuzione più forte è a Peretola, dove hanno tenuto solo i tagli piccoli
(fino a
( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
n. 66 del 2009-03-18 pagina 0
Pessimismo e contrarian investing
di Redazione da "L'Investitore Accorto" il Blog di Giuseppe Bertoncello Il pessimismo degli investitori è a livelli
record, speculari agli eccessi di ottimismo che furono toccati al picco della bolla azionaria del 2000. Gli indicatori di sentiment, quando raggiungono livelli estremi,
costituiscono dei segnali contrari. Se c?è un?analisi che al momento non è
troppo difficile fare è quella dell?umore degli
investitori, o – come si dice in gergo – del sentiment,
che è estremamente depresso. Il mondo intero ha atteso per mesi il cambio di
amministrazione alla Casa Bianca e poi, nelle ultime settimane, ha reagito con
un diffuso senso di delusione alle iniziative che sono state annunciate.
Intanto, gli indicatori economici non hanno fatto che peggiorare e la crisi
delle banche si è avvitata su se stessa. L?esito è sotto gli occhi di tutti: i
mercati azionari si sono inabissati, perforando i minimi dello scorso autunno.
Di indicatori del sentiment ne esistono tanti. Uno
dei più noti, con una storia pluridecennale, è quello elaborato dall?American Association of Individual Investors
(AAII) sulla base di un ampio sondaggio tra i piccoli investitori americani. Il
grafico che segue, tratto dal blog di Bespoke Investment Group, ne riporta il dato relativo alla
percentuale di investitori che si dichiara bearish,
ossia pessimista sulle prospettive del mercato azionario. La percentuale più
recente del 70,27% di investitori bearish è il
risultato più negativo nei 22 anni di storia del sondaggio. All?estremo
opposto, il picco di ottimismo – con la percentuale minima di investitori bearish – fu toccato al sommo della bolla
speculativa dei titoli tecnologici, nei primi mesi del 2000. Estremi del sentiment come indicatori contrari Che
uso si può fare di queste indicazioni? In genere, le emozioni si muovono
a livelli intermedi e non influenzano più di tanto l?andamento dei mercati.
Quando il sentiment è normalmente variegato,
diversificati risultano anche i comportamenti degli investitori, tanto da
tradursi in mercati relativamente efficienti e valutazioni nel complesso eque.
In prossimità degli estremi, il discorso cambia e l?interpretazione degli
indicatori di sentiment si fa interessante. Livelli
eccezionalmente elevati di ottimismo o pessimismo, di panico o euforia,
rivelano mercati dove il contagio delle emozioni la fa da padrone e i
comportamenti gregari sono all?ordine del giorno.
Mercati simili possono procedere nella direzione prevalente per un certo
periodo di tempo, sulla base di potenti dinamiche retroattive, ossia di
previsioni che si autoavverano, di circoli viziosi.
L?ottimismo alimenta la smaniosa domanda di titoli, che porta a prezzi in così rapido aumento da generare euforia. Il
pessimismo alimenta le vendite incessanti, che fanno sprofondare i prezzi fino a generare depressione o panico. In un contesto
come l?attuale, il contagio si può esprimere nelle seguenti pulsioni: “Tutti si
sono messi al riparo vendendo le loro azioni, vuol dire che devo vendere anch?io!”. Oppure, “Tutti si arricchiscono vendendo allo
scoperto i titoli azionari, se faccio lo stesso diventerò ricco anch?io!” Queste dinamiche possono durare, come dicevo, per
un po? di tempo, ma sono
intrinsecamente insostenibili. Cavalcarle è dunque un gioco pericoloso. Agli
estremi, infatti, la massa degli investitori è sistematicamente in errore. Lo era al picco di ingiustificata euforia del 2000, lo sarà
quando sarà toccato il picco di ingiustificato pessimismo attuale. A giudicare
dalla storia del sondaggio dell?AAII, così come di
altri indicatori di sentiment, quell?estremo
non può essere molto lontano. Sentiment, valutazioni
e aspettative irrazionali Il movimento del sentiment,
così come quello delle valutazioni – di cui ho parlato nei recenti post
Valutazioni azionarie e rendimenti attesi e Quanto è sottovalutato l?azionario
europeo? – è, nel lungo periodo, pendolare. Sentiment
e valutazioni, in realtà, sono due facce della stessa medaglia. Perché mai gli
investitori, in certi periodi, dovrebbero essere disposti ad acquistare titoli
azionari, mediamente, a prezzi pari a poco meno di 50
volte gli utili normalizzati, com?è accaduto nel 2000, e in altri periodi non
dovrebbero essere disposti a pagare più di 5 volte gli utili, come accadde al
fondo della Grande Depressione degli anni ?30, o 10 volte gli utili come accade
ora? Non ci sono spiegazioni sensate o empiricamente fondate. Ci sono solo
aspettative irrazionali e ingiustificate. Al picco dell?euforia,
la massa degli investitori crede a teorie assurde sull?avvento
di “nuove ere” di benessere, crescita e arricchimento senza precedenti. Un
esempio? Come ricorda Robert Shiller, il professore
di Yale autore di Euforia irrazionale, sondaggi realizzati in America poco
prima dello scoppio della recente bolla immobiliare
mettevano in luce come la massa dei compratori di case
ritenesse “normale” un?ascesa dei prezzi del 20% o più
l?anno. Altrettanto “normale” era la fede riposta nel presunto assioma che i prezzi, nel mercato della casa, non scendono mai. Si tratta,
sia chiaro, di aspettative assurde. Parimenti, al fondo del pessimismo,
fioriscono le teorie più strampalate sulla “fine di un?era”
di crescita e sviluppo: fine del capitalismo, tramonto della civiltà, morte
delle azioni. Ma l?evidenza, da svariati secoli a questa parte, è che le crisi
finanziarie sono un fenomeno ciclico abituale e non una malattia mortale. La
storia umana, certamente, è anche storia di civiltà scomparse. E tuttavia, come
ha magistralmente raccontato Jared Diamonds in Collasso, come le società scelgono di morire o
vivere, i fattori che hanno portato alla fine delle civiltà del passato hanno a
che fare con le mutazioni climatiche, la dissipazione delle risorse ambientali,
le guerre. Non ci sono esempi di civiltà che siano collassate per una crisi
finanziaria. Si contano invece, nella storia della nostra civiltà
capitalistica, dal ?
( da "Mattino di Padova, Il" del 20-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Pagina 14 - Altre
Ecco chi fa speculazione Ecco chi fa speculazione sui prezzi
delle case Con la presente rispondo alla lettera del 15 marzo scorso,
firmata «una cittadina in cerca di casa». Io lavoro da circa 6 anni presso
un'agenzia immobiliare del gruppo Fiaip,
che lei ha preso in causa senza neppure sapere di cosa sta parlando. Cara
cittadina in cerca di casa, lei è molto male informata,
perché se avesse iniziato a cercare casa tempo fa e non ora, forse, ma
sottolineo, forse, avrebbe potuto sapere il perché di molti prezzi
a suo dire «gonfiati» dalle agenzie immobiliari. Siamo un'agenzia che lavora
nel settore da circa 30 anni, e di esperienza ne abbiamo molta. Per nostra
scelta lavoriamo sempre con molta sincerità, soprattutto quando si tratta di
valutazioni di immobili; ma, cara cittadina in cerca di casa, non siamo noi
agenzie a gonfiare i prezzi, ma siete voi, cari
cittadini, che quando vendete un immobile pensate sempre di vendere oro, e dei
consigli e difetti che noi vi facciamo notare ve ne fregate altamente,
confermando il prezzo che avevate ricavato leggendo i diversi libretti distribuiti
gratuitamente, mettendovi senza alcuna cognizione di causa, a fare paragoni con
i vostri immobili da vendere, improvvisandovi geometri e agenti immobiliari.
Quando un cliente entra in agenzia per vendere il suo immobile le assicuro che
ha sempre già l'idea del prezzo da esporre, vuole solo sentire se noi siamo
della stessa idea. Potrei farle un milione di esempi per dimostrarle quante
volte i privati perdono non solo tanto tempo ma anche
la vendita per causa loro. Noi personalmente lavoriamo in modo che spesso non
ci viene dato l'incarico di vendere gli immobili, proprio perché, secondo i
cittadini come lei, facciamo valutazioni basse. E invece le nostre valutazioni
sono semplicemente realistiche e veritiere. Ci sono agenzie che, è vero, fanno
valutazioni più alte, ma sono convinta che non sia per mancata professionalità,
ma semplicemente una forzatura costretti a fare per colpa dei cittadini che non
si fidano di quello che facciamo; e pertanto, piuttosto di non avere in carico
la vendita di un determinato immobile preferiscono stare, almeno inizialmente,
a quello che voi cittadini in cerca di vendere casa vi siete calcolati non si
sa in base a cosa. Sistematicamente però, i clienti che pensiamo di avere
perduto inizialmente, tornano dopo mesi che non sono riusciti a vendere, chissà
per quale motivo, e ci affidano finalmente la vendita
dell'immobile al prezzo valutato da noi mesi prima; prezzo che verrà realizzato
senza tempi eterni. Quando vede una casa esposta con prezzi diversi da
4 agenzie, come mi sembra di avere letto, non è colpa delle 4 agenzie, che
semplicemente stanno a quello che chiede il proprietario, ma
mancanza di serietà da parte del proprietario a non dichiarare lo stesso prezzo
a tutti, sempre perché la fiducia nella nostra professionalità da parte
di voi cittadini è sempre molto poca. I «saldi» sono semplicemente un modo
carino per mettere in risalto alcuni ribassi, fatti finalmente da coloro che
hanno ascoltato i consigli di noi professionisti. L'autocritica la faccia lei,
cara cittadina, perché a noi la provvigione non cambia se lei vende la sua casa
a € 30.000 di più o di meno di quello che è stato stabilito, cerchiamo sempre e
solo di fare il nostro lavoro negli interessi sia di chi acquista e sia di chi
vende. La Fiaip ha dichiarato che «è il momento di
acquistare» perché ha ragione, le trattative portano a «sconti», come li chiama
lei o semplicemente ai prezzi che realisticamente
abbiamo sempre consigliato di vendere. E quindi le dico: se ne ha veramente
intenzione, compri pure casa, e non perda tempo a
trovare i prezzi diversi degli stessi immobili, faccia
la sua offerta e noi la aiuteremo a portare a casa l'immobile che le piace.
Un'agenzia immobiliare Fiaip
Burocrazia in ospedale con il direttore Cestrone Ma
si può essere più «burocrati» (nel senso più brutto del termine) di così? Se lo
sono chiesti in tanti al bar dove usualmente faccio colazione la mattina e sono
certo che se lo siano chiesti anche moltissimi altri padovani nel leggere la
notizia data dal mattino del 17 marzo scorso del trasferimento delle due
coordinatrici del servizio giochi del reparto Pediatria. A leggere certe
notizie ti sale una rabbia immensa dentro contro la cecità e l'ottusità di chi
non si è preoccupato per tempo di sistemare le cose in modo tale che ad un servizio
così indispensabile fosse garantita la massima priorità e la continuità
necessaria. Leggo che il «direttore generale Cestrone
indirà un concorso per risolvere il problema con personale qualificato» ed
inoltre che «capisce il dispiacere che la sua (burocratica) decisione ha
causato, ma che per una soluzione definitiva ci vorranno alcuni mesi...». Alcuni mesi? Ma si rende conto di quello che dice?
Forse che questo direttore generale, tanto ligio ai regolamenti ed alle leggi
non sapeva della situazione in corso e non poteva porvi rimedio per tempo senza
arrivare ad interrompere un servizio tanto essenziale per la salute dei
bambini? Oppure al burocrate Cestrone non frega nulla
del morale dei piccoli pazienti? Vorrei che il signor Cestrone
avesse un figlio od una figlia in quel reparto e vorrei che sperimentasse sulla
propria pelle cosa significa non vedere più la felicità e l'allegria che le due
addette organizzavano per i piccoli pazienti. E vorrei vederlo rodersi il
fegato, logorarsi il cuore e «ringraziare» il burocrate di turno per tanta
dedizione alla legge ed ai regolamenti, così brillantemente dimostrati.
Complimenti, caro direttore generale. Diego Nardin
Rispettiamo e aiutiamo chi opera nel volontariato Ho letto delle difficoltà
economiche nelle quali (e lo credo) si trova il dottor Magarotto,
a causa di tagli effettuai dal comune, nella gestione della sua meravigliosa
opera. Con 70 operatori da aiuto ed assistenza a 90 pazienti affetti da grosse
problematiche. Personalmente mi dedico alla protezione degli animali, per dare
voce a chi non ce l'ha. Ammirando però moltissimo tutti coloro che operano e si
sacrificano per le problematiche degli esseri umani e le risolvono. Purtroppo
constato ogni giorno un comune errato modo di pensare, chi si rivolge ad
un'associazione non viene nemmeno sfiorato dai costi economici che ci sono.I più pensano che debbano
essere sempre gli altri a porre rimedio alle proprie disgrazie possibilmente in
velocità e magari gratis, c'è la coltura del dovuto. Se la solidarietà proviene
da istituti religiosi, pensano; tanto ci sono le suore o per la solidarietà di
altri pure bravi e solerti; tanto ci sono i volontari, per altri ancora ci sono
le sovvenzioni (talvolta minime) in quanto la Lega per la Difesa del Cane ai
cani cosa può occorrere? Un po' di pane secco. Non riflettono che tutto ciò che
è vivo consuma in cibo, acqua, cure, medicine, che deve essere tenuto pulito,
accudito da personale regolarmente retribuito, e che alloggia in strutture
costose che con il tempo si logorano. Considerano il problema solo per quanto a
loro pesa. Se giunge il momento che il cane non lo si può più tenere decidono:
domani lo porto in canile. Perderò mezza giornata,
dovrò caricarmelo in macchina, speriamo che non mi sporchi la tappezzeria,
spenderò in benzina, ma lo sistemo. Quando per l'accettazione si sentono
chiedere del denaro, cadono dalle nuvole ma come, tutti questi soldi? E noi,
ritenuti degli esosi, a spiegare e giustificarci, che con la cifra che gli si
chiede la bestiola non la terrebbero in una comune pensione nemmeno per un mese
e che al rifugio si dà protezione a vita. Invece di ringraziarci perché
esistiamo e ci siamo sacrificandoci senza alcuna retribuzione, anzi mettendo
denari nostri, in mezzo a tante difficoltà magari stravolgendo la nostra vita,
si sentono truffati, sfruttati e magari sotto sotto
capaci anche di pensare che ne approfitteremo. Desideriamo solamente che chi arriva da noi ragioni e dia almeno la parziale disponibilità
in denaro atta a poter continuare l'opera con i nostri personali sacrifici per
il bene che vogliamo agli animali. Laura Dondi
Dall'Orologio e i volontari della Lega del cane
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: LANCETTE DELLECONOMIA data: 2009-03-20 - pag: 6
autore: Anti-crisi. Da tassi a lunga, mercati azionari, alcuni prezzi di materie prime e indici di attività arrivano
segnali di stabilizzazione dell'economia Dalle Borse prove tecniche di svolta Le forti misure di aumento della liquidità e di bilancio
devono ancora esplicare tutti gli effetti di Fabrizio Galimberti
e Luca Paolazzi Indicatori reali Quanto è lontana la
svolta? La ripartenza dell'economia sarà graduale o ci sarà un brusco rimbalzo?
Le due domande arrovellano imprese, famiglie e analisti della congiuntura. Già
il fatto che vengano poste è un sintomo di miglioramento dello scenario: si dà
per scontato che la fase più acuta della crisi è quella che stiamo vivendo e
che, contrariamente a molti annunci di rinvio dei primi vagiti della ripresa al
2010, i primi passi avanti si potranno vedere nella seconda metà del 2009.
Magari saranno timidi, corti e incerti, ma dopo i lunghi arretramenti di fine
2008 e inizio 2009 sarà già un grande progresso, in grado di far coagulare di
nuovo la fiducia e dare uno slancio forse superiore all'atteso. Anche perché i
livelli attuali di attività industriale sono molto contenuti, soprattutto in
alcuni settori. Dal picco del ciclo, toccato a cavallo tra 2007 e 2008, la
produzione industriale si è ridotta del 31% in Giappone, del 20,5% in Spagna,
del 19,5% in Germania, del 15,5% in Italia, del 14% in Francia. Nel Regno Unito
e negli Usa le diminuzioni sono state attorno all'11%. Sono tonfi
impressionanti in assoluto e soprattutto perché concentrati negli ultimi mesi.
Sono per giunta medie che nascondono tracolli anche superiori al 50% in alcune
attività, in particolare nelle filiere dell'automotive
(specie mezzi pesanti)e dei beni di investimento. Contrazioni simili derivano
dalla caduta della domanda guidata dal panico post Lehman
Brothers. Se mantenuti nel tempo gli attuali livelli
produttivi comportano la chiusura di molti impianti e il fallimento di molte
imprese; il ridimensionamento della capacità produttiva renderebbe più ardua e
lenta la risalita. Ma questa violenta discesa può essere vista anche come una
temporanea compressione che racchiude un potenziale scatto in avanti appena la
domanda finale si risveglierà. Il discrimine tra le due vie di uscita dalla
recessione, una molto lenta e graduale e una più repentina e forte, è nel
comportamento anzituttodei consumatori e nella
tempistica della reazione del sistema economico ai numerosi stimoli che sono
nella pipeline ormai da qualche tempo: il risparmio sulla bolletta energetica
(che secondo l'Aie è di mille miliardi di dollari nei Paesi importatori di
petrolio), la riduzione dei tassi di interesse ( a quella descritta dai tassi
ufficiali si aggiunge l'espansione quantitativa), le misure di bilancio con
tagli delle tasse, maggiori spese pubbliche e incentivi settoriali (sebbene non
nella stazza consigliata da Fmi e Commissione Ue e non abbastanza coordinati), la
frenata dell'inflazione anche oltre l'effetto meccanico dei minori costi delle
materie prime. Come sempre occorre qualche trimestre prima che i benefici si
facciano sentire appieno. Ma nella seconda metà del 2009 sarà trascorso
sufficiente tempo perché comincino a essere efficaci. Soprattutto, c'è da
chiedersi se la psicosi da crisi sia duratura. Quanto a lungo i consumatori
sono disposti a rinunciare agli acquisti? L'astinenza, quando non sia forzata,
non è una vocazione molto diffusa. Finora gli indicatori di attività (in
particolare i Pmi) sono in profondo rosso (anche se
hanno smesso di peggiorare), indicando il proseguimento
della flessione della produzione a ritmisostenuti e
ciò proseguirà ancora per un po'. E permangono rischi al ribasso: l'evoluzione
delle economie dei Paesi emergenti con le loro ricadute finanziarie e reali;
l'esplosione della bolla
immobiliare con riduzione dell'attività delle
costruzioni; l'aumento della disoccupazione che mina la fiducia e il
reddito spendibile delle famiglie; le conseguenze della diminuzione della
ricchezza a causa delle perdite patite in Borsa, le difficoltà dei bilanci
delle banche che intralciano il credito. Contrariamente ai mesi passati, oggi,
tuttavia, le notizie congiunturali non sono più univocamente negative. Le buone
nuove sono: i commerci di materie prime in recupero (Baltic
Index quasi triplicato), le vendite al dettaglio in
Usa sorprendono per tenuta, in Cina la produzione industriale ha ricominciato a
salire, la reazione agli incentivi per l'auto in Europa è stata rapida. Le
previsioni per il 2009 vengono ancora annunciate in ribasso. è
logico: nel volgere di poche settimane la realtà ha superato, in peggio, la
fantasia degli analisti e ha reso obsolete le stime. Ma ora potrebbe accadere l'opposto e questa tornata di revisioni all'ingiù potrebbe
essere l'ultima. Inflazione Le materie prime si sono stabilizzate e, in alcuni
casi, sono tornate a salire. Più che preoccupare per i riflessi sui prezzi finali, che invece continueranno a registrare le
conseguenze delle precedenti cadute delle commodity,
è un altro segno di stabilizzazione dell'economia globale. I prezzi
al consumo sono ovunque freddi e le variazioni annue scenderanno ancora, grazie
al confronto favorevole con i rincari registrati fino all'estate del
( da "Borsa(La Repubblica.it)"
del 20-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Case, prezzi scendono del 2,2% "Per il 2009 calo do oltre
l'8%" ROMA - Nel 2008 i prezzi delle case sono
scesi tra il 2,2 e il 2,4%: si tratta della prima variazione negativa annua
registrata dal 1998. Ma nel 2009 potrebbe andare molto peggio: le quotazioni
delle abitazioni potrebbero perdere fino all'8,5%. La previsione è di Nomisma,
che oggi a Bologna ha presentato il primo Rapporto sul Mercato Immobiliare
2009. Una riduzione dei prezzi era ampiamente attesa
già dal 2007, era stata preannunciata dalla progressiva riduzione delle
compravendite (-15,1% nel 2008), ma il colpo di grazia al mercato immobiliare è stato dato dalla crisi, che ha portato alla
contrazione del credito e di fatto all'esclusione dal
mercato delle fasce di reddito medio-basso. In calo
gli acquisti finanziati dai mutui. Le compravendite finanziate da un mutuo nel
2008 sono risultate infatti
( da "Wall Street Italia" del 20-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
IMMOBILIARE: C'E'
ANCORA DA STRINGERE I DENTI di WSI Poco efficaci gli sforzi di Washington per
aiutare il settore in crisi. Sempre piu' pessimisti infatti i proprietari delle case,
secondo cui i prezzi perderanno ancora valore l'anno
prossimo. -->Il popolo americano teme che i prezzi delle
case perderanno ulteriormente valore l?anno prossimo, nonostante gli
sforzi del governo per resuscitare la disastrata industria del mattone. Questo
e? quanto mostra un sondaggio diffuso venerdi'. I proprietari immobiliari interpellati da Reuters e dall?Universita? del Michigan prevedono
che il valore delle loro case scendera?
del 2.2% l?anno prossimo, il dato peggiore degli
ultimi anni. Il calo previsto a marzo risulta piu? marcato rispetto alla media delle previsioni del mese
precedente, che erano per una contrazione del?1.9%. Le preoccupazioni che il
deprezzamento del valore delle case si intensifichi
sottolineano la pesantezza dei colpi inflitti alla fiducia dei consumatori
dallo scoppio della bolla immobiliare, dalle ingenti
perdite dei mercati azionari e il susseguirsi di tagli di posti di lavoro. Se
il nervosismo dei consumatori, che rappresentano circa due terzi dell?attivita? economica
statunitense, circa il valore delle case dovesse
rimanere alto, questo diminuira? le
possibilita? che la
recessione si concluda quest?anno. Hai mai provato ad
abbonarti a INSIDER? Costa meno di 1 euro al giorno. Clicca sul link INSIDER
Anche nel caso in cui i prezzi dovessero invecere smettere di scendere, gli americani non credono
comunque in un recupero del settore. "Anche se il calo
dovesse interremporersi, il crollo dei prezzi delle case e? stato
cosi? pesante che ci vorranno anni prima che questi
timori spariscano completamente", dice Rihard Curtin, direttore dell?indagine
di mercato. La media delle attese per quanto riguarda la crescita annuale su
cinque anni e? scivolata al +1.9% in marzo, il rialzo piu? contenuto degli ultimi due
anni. Il dato si confronta con il +2.4% previsto il mese scorso. I prezzi delle case sono diminuiti di oltre il 26% dalla punta
massima toccata quasi tre anni fa, secondo l'indice Standard Poor's/Case-Shiller. Uno dei
pochi aspetti positivi del sondaggio mostra che sempre meno proprietari
immobiliari vedono un calo del valore delle proprie case
a marzo. La percentuale e? infatti scesa al 56% dal
63% di febbraio. Ma e? troppo presto per dire se questo calo puo? essere considerato un segnale
di un?inversione di tendenza per il settore: "questo miglioramento
insignificante difficilmente costituira? un punto di svolta", sottolinea Curtin.
Fonte: Reuters
( da "AprileOnline.info"
del 20-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare
Sotto la banconota
niente Domenico Moro, 20 marzo 2009, 10:26 Economia Gli Usa, fiancheggiati
dalla Gran Bretagna, sostengono la posizione secondo la quale dalla crisi si
esce immettendo massicce dosi di liquidità nel sistema finanziario, e premono
affinché la Ue faccia lo stesso. L'Europa, invece,
vorrebbe una ridefinizione della regolamentazione del mercato finanziario
internazionale, cosa che gli States rifiutano La
crisi è profonda ma i metodi messi in campo per risolverla possono riprodurre
su scala maggiore la situazione di squilibrio e di instabilità che ci ha
portato alla situazione attuale. La Banca centrale Usa ha deciso di comprare
titoli del Tesoro a lungo termine per 300 miliardi di dollari. Di conseguenza,
giovedì il dollaro ha perso il 3,6% sull'euro, il maggior calo giornaliero di
sempre. Gli Usa hanno seguito l'esempio della Banca d'Inghilterra che, qualche
giorno, fa ha comprato titoli del Tesoro per 2 miliardi di sterline, cui se ne
aggiungeranno nei prossimi tre mesi altri 75 miliardi. L'aumento di liquidità
avrà l'effetto di svalutare la sterlina ulteriormente
rispetto alle altre valute, specialmente rispetto a euro e dollaro,
verso il quale ultimamente ha perso il 23% del proprio valore. La Banca
d'Inghilterra è ricorsa, per finanziare l'acquisto dei titoli, alla creazione
di denaro dal nulla, semplicemente stampando altra cartamoneta. Durante la
Grande depressione, l'Inghilterra e gli Usa fecero qualcosa di simile,
sganciando le loro valute dalla convertibilità con l'oro. In questo modo, si
poté attuare la svalutazione di sterlina e dollaro, che, a livello
internazionale, permise di vendere le merci statunitensi e
britanniche a prezzi più bassi e, a livello interno, al contrario, di rialzare i prezzi e con essi i profitti. Anche gli altri paesi furono costretti a
fare lo stesso, col risultato che la crisi si estese, dal momento che la
svalutazione delle valute favorì l'insorgere del protezionismo, ed il commercio
internazionale si contrasse fortemente. Oggi si ripropone,
mutatis mutandis, una
situazione simile. Gli Usa, fiancheggiati dalla Gran Bretagna, sostengono la
posizione secondo la quale dalla crisi si esce immettendo massicce dosi di
liquidità nel sistema finanziario, e premono affinché la Ue
faccia lo stesso. La Ue, invece, vorrebbe una
ridefinizione della regolamentazione del mercato finanziario internazionale,
cosa che gli Usa rifiutano. Non c'è da meravigliarsi. Le regole attuali per gli
Usa sono vantaggiose, fondandosi sul dollaro come moneta internazionale, di
scambio e di riserva. Nel 1971 furono aboliti gli accordi del '44, detti di
Bretton Woods, che stabilivano un sistema di tassi di cambio fissi delle varie
valute col dollaro, il quale, assumendo il ruolo di moneta internazionale, era
convertibile in oro. Gli Usa scelsero di sganciare il dollaro dall'oro quando
il loro debito pubblico cominciò ad aumentare, a seguito della loro politica di
interventismo militare. Gli Usa si misero così in condizione di farsi
finanziare dal resto del mondo senza che i dollari accumulati con il
finanziamento del debito pubblico o con l'export di merci potessero essere
convertiti in oro. Un sistema imperiale, in cui il centro dell'impero si fa
finanziare dal resto del mondo, semplicemente stampando dollari ed emettendo
buoni del tesoro. Come faceva l'Inghilterra che, per rimediare al proprio
disavanzo delle partite correnti, si basava sugli attivi del suo impero,
specialmente sull'attivo dell'India, alla quale tra l'altro impedì di seguirla
nello sganciamento dalla convertibilità con l'oro negli anni '30. E' con questo
sistema che gli Usa hanno cercato di risolvere la crescente sovrapproduzione di
capitale e la deindustrializzazione che minano la loro economia da decenni.
Oggi che il sistema dell'economia basata sul credito è saltato, avendo superato
ogni livello critico, gli Usa stanno cercando, nonostante tutto, di conservarne
un meccanismo, che, pur essendo perverso, è diventato parte delle relazioni
internazionali. La Cina, infatti, continua a finanziare il
debito Usa ed è diventata nel 2008 il primo detentore di titoli del
tesoro Usa. Proprio per questo è estremamente preoccupata per la svalutazione
del dollaro, che, da una parte, decurterebbe il valore delle sue riserve
proprio in un momento in cui ha bisogno di risorse per finanziare la sua industria
e, dall'altra, metterebbe in difficoltà le sue esportazioni. In sintesi, i
meccanismi perversi di risoluzione della sovrapproduzione strisciante del
centro Usa del sistema capitalistico mondiale non accennano a mutare. Al
contrario tendono ad esasperarsi con un aumento puro e semplice della
liquidità, mediante la creazione di denaro dal nulla e l'abbassamento dei tassi
d'interesse, negli Usa allo zero per cento e in Gran Bretagna al minimo storico
dello 0,50%. L'immissione di liquidità non può essere la soluzione, visto che
il fattore che ha innescato la crisi non è stato la penuria di liquidità, bensì
l'eccesso di liquidità, che ha favorito la speculazione e la bolla
immobiliare. Semmai ci sarebbe bisogno di una ridefinizione degli
equilibri valutari mondiali, basandoli sull'affiancamento del dollaro, come
valuta mondiale, con altre valute. Questo forse aiuterebbe a risolvere lo
squilibrio nella bilancia dei pagamenti mondiali, che vedono, da una parte, un
deficit enorme (650 miliardi di dollari) concentrato negli Usa e dall'altra un
attivo altrettanto enorme (703 miliardi) concentrato specialmente in Cina. La Ue, Germania in testa, sta probabilmente lavorando a
favore di un ruolo internazionale maggiore per l'euro. Bisognerà vedere cosa
uscirà fuori dal G20 che si terrà fra pochi giorni. Ma l'atteggiamento
dell'amministrazione Usa non lascia presagire nulla di nuovo.