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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

 

 

 

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Report "Mercato immobiliare"   16-20 marzo 2009

 

IN EVIDENZA

Piano casa, pronto il decreto. Ecco tutte le novità (Il Sole 24 Ore 20-3-2009)

 

Edilizia: non servirà la licenza per ricostruire i palazzi
Il bello del mattone
Prima casa? La Regione ti aiuta

Ampliare le nuove case di oltre un terzo del volume e ingrandire quelle esistenti del 20%: è pronto il decreto legge che ridisegna le regole dell'edilizia privata e che rappresenta uno dei pilastri del piano casa del Governo. Il testo, che dovrebbe essere varato dal prossimo Consiglio dei ministri, è formato da sette articoli e sarà sottoposto all'attenzione degli enti locali: la Conferenza Stato-Regioni è stata convocata per mercoledì a Palazzo Chigi ed è probabile che venga ampliata anche alle province e ai comuni, divenendo così una Conferenza unificata. In attesa dell'emanazione di leggi regionali, «le norme - recita comunque il primo articolo - trovano applicazione su tutto il territorio nazionale».
Da Bruxelles, al termine del vertice Ue, il premier Silvio Berlusconi, dopo aver sottolineato la «richiesta incredibile» che c'è in Italia, ha detto che il piano ha riscosso interesse anche da parte degli altri paesi Ue: «Molti colleghi europei ci hanno chiesto il testo del decreto per l'ampliamento delle case e ci siamo impegnati a fornirlo entro lunedì».
Tornando al decreto, ecco di seguito i suoi punti principali.


AMPLIAMENTO CASE E EDIFICI - Confermata la possibilità di ampliare fino a un massimo del 20% il volume delle abitazioni private. La percentuale si calcola sulla superficie coperta se si tratta di edifici adibiti a uso diverso. Il tetto sale al 35% nel caso in cui, in conseguenza di una demolizione, si proceda alla costruzione di un nuovo edificio, a condizione che siano utilizzate tecniche costruttive di bioedilizia o fonti di energia rinnovabili. Fissato anche il limite massimo per l'ampliamento: il tetto è di 300 metri cubi per unità immobiliare. Resta salva, però, la possibilità di usare «l'aumento volumetrico» che spetta a una abitazione vicina.

SALTANO I PALETTI TEMPORALI - Non è specificata la necessità che gli immobili oggetto degli interventi di demolizione, ricostruzione e ampliamento debbano essere stati costruiti prima dell'89, così come invece era spiegato nelle linee guida. Nel testo viene invece specificato che la possibilità di ampliare abitazioni esistenti riguarda le unità immobiliari «ultimate alla data del 31 dicembre 2008 in forza di titolo abitativo anche in sanatoria».

POSSIBILE CAMBIARE LA DESTINAZIONE D'USO - Gli interventi «possono anche consistere, in tutto o in parte, nel mutamento di destinazione d'uso, con o senza opere edilizie». Sono comunque effettuati nel rispetto della normativa relativa alla stabilità degli edifici e di ogni altra normativa tecnica». Se si tratta di una nuova fabbrica, poi, non si può superare «di oltre quattro metri l'altezza massima prevista dagli strumenti urbanistici vigenti».

SCONTI FISCALI - Chi deciderà di ampliare la prima casa avrà uno sconto del 50% sul balzello che si deve ai Comuni per la costruzione. Il contributo si paga inoltre solo con riferimento «agli incrementi realizzati» e il taglio del 50% è previsto anche per «gli interventi che siano realizzati mediante la utilizzazione di tecniche costruttive di bioedilizia o di fonti di energia rinnovabili».

ADDIO AL PERMESSO, SUFFICIENTE LA DIA - Per i nuovi interventi basterà la denuncia di inizio attività e il via libera del progettista: «La sussistenza di tutte le condizioni previste dal presente decreto è asseverata sotto la propria responsabilità dal progettista abilitato che sottoscrive la denuncia di inizio attività».


RISPETTO DEL PAESAGGIO - Fuori dal raggio di intervento del decreto le aree inedificabili (parchi, aree naturali e archeologiche), gli immobili abusivi su cui grava una ordinanza di demolizione e gli immobili privati situati su area demaniale. Per tutte le aree non incluse nell'elenco, ma vincolate occorre il nulla osta delle autorità. Per quelli non soggetti ai vincoli, invece, i comuni entro trenta giorni dalla Dia possono imporre aggiustamenti tecnico-estetici.




Indice degli articoli

Sezione principale: Mercato immobiliare

In estate quattro nuovi casinò ( da "Stampa, La" del 17-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: già ferita gravemente dallo scoppio della bolla immobiliare, si è abbattuto il tornado della condanna moralistica. Il governo, prima di Bush e ora di Obama, ha dispensato a banche e aziende dell'auto, con i bilanci in rosso, centinaia di miliardi dei contribuenti. Non è facile per la politica sfuggire alla tentazione di farsi vistosa paladina degli elettori con ogni mezzo,

OBSERVER - A che punto siamo? ( da "Data Manager" del 17-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Abituati a vedere nell'Ict un riflesso amplificato dell'economia, dovremmo domandarci se siamo davanti solo a una frenata di fronte a un ostacolo improvviso o non vi sia anche un cambiamento di percorso. Lo scoppio della bolla immobiliare e di quella bancaria sta avendo effetti ben più disastrosi di quello della bolla Internet del 2001.

barcis, ridotti i prezzi delle case per ferie ( da "Messaggero Veneto, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: ridotti i prezzi delle case per ferie BARCIS. Molti ragazzi sono costretti a rinunciare alla gita scolastica a causa delle ristrettezze economiche delle famiglie. Così che la cooperativa Itaca riduce i prezzi di accesso alla casa per ferie San Giovanni di Barcis, rendendo alla portata di tutti indimenticabili "settimane verdi".

S&P teme la bolla a Dubai ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: il mese scorso il Governo ha venduto 10 miliardi di dollari in bond alla Banca centrale degli Emirati arabi uniti per costituire un fondo a cui le società possono attingere per fare fronte agli impegni finanziari. R. Fi. LO SCENARIO NEGLI EMIRATI La società che costruirà il grattacielo più alto del mondo sconta le attese di un crollo del 38% dei prezzi delle case

Calano i prezzi delle case in città Il centro tiene, periferie in crisi ( da "Nazione, La (Firenze)" del 18-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: 14 Calano i prezzi delle case in città Il centro tiene, periferie in crisi L'INDAGINE TECNOCASA NEI QUARTIERI A FIRENZE i prezzi degli immobili calano in misura minore rispetto al resto della Toscana e alla media italiana. Sono alcune delle conclusioni cui è giunto uno studio curato da Tecnocasa.

Pessimismo e contrarian investing ( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: sondaggi realizzati in America poco prima dello scoppio della recente bolla immobiliare mettevano in luce come la massa dei compratori di case ritenesse “normale” un?ascesa dei prezzi del 20% o più l?anno. Altrettanto “normale” era la fede riposta nel presunto assioma che i prezzi, nel mercato della casa, non scendono mai.

ecco chi fa speculazione ( da "Mattino di Padova, Il" del 20-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: vendita dell'immobile al prezzo valutato da noi mesi prima; prezzo che verrà realizzato senza tempi eterni. Quando vede una casa esposta con prezzi diversi da 4 agenzie, come mi sembra di avere letto, non è colpa delle 4 agenzie, che semplicemente stanno a quello che chiede il proprietario, ma mancanza di serietà da parte del proprietario a non dichiarare lo stesso prezzo a tutti,

Dalle Borse prove tecniche di svolta ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: indicando il proseguimento della flessione della produzione a ritmisostenuti e ciò proseguirà ancora per un po'. E permangono rischi al ribasso: l'evoluzione delle economie dei Paesi emergenti con le loro ricadute finanziarie e reali; l'esplosione della bolla immobiliare con riduzione dell'attività delle costruzioni;

Case, prezzi scendono del 2,2% "Per il 2009 calo do oltre l'8%" ( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 20-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: ma per renderla possibile occorre che la ricapitalizzazione delle banche non si fermi al risanamento dei loro bilanci. Deve riprendere l'erogazione della liquidità, altrimenti molte famiglie rimarranno tagliate fuori dal mercato". Il mercato in cifre: il 2008. In dettaglio, nel 2008 i prezzi degli immobili (che Nomisma calcola sulla base delle quotazioni in 13 città intermedie,

IMMOBILIARE: C'E' ANCORA DA STRINGERE I DENTI ( da "Wall Street Italia" del 20-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Le preoccupazioni che il deprezzamento del valore delle case si intensifichi sottolineano la pesantezza dei colpi inflitti alla fiducia dei consumatori dallo scoppio della bolla immobiliare, dalle ingenti perdite dei mercati azionari e il susseguirsi di tagli di posti di lavoro. Se il nervosismo dei consumatori, che rappresentano circa due terzi dell?

Sotto la banconota niente ( da "AprileOnline.info" del 20-03-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: permise di vendere le merci statunitensi e britanniche a prezzi più bassi e, a livello interno, al contrario, di rialzare i prezzi e con essi i profitti. Anche gli altri paesi furono costretti a fare lo stesso, col risultato che la crisi si estese, dal momento che la svalutazione delle valute favorì l'insorgere del protezionismo, ed il commercio internazionale si contrasse fortemente.


Articoli

In estate quattro nuovi casinò (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Stampa, La" del 17-03-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

La guerra del gioco I COMUNI I BILANCI Ma a Las Vegas è tempo di fuga Le strutture Si chiameranno Kursaal, saranno ospitati in edifici di pregio con bar, ristoranti e sale per concerti Le attrezzature Previsti roulette e tavoli di black jack elettronici oltre al poker live, che il Parlamento ha appena approvato Acqui Terme, Bagni di Lucca, Salsomaggiore e Fasano pronte ad aprire In estate quattro nuovi casinò «Sono 40 anni che i politici ci fanno promesse, ora abbiamo deciso di fare tutto da soli» Il vecchio modello è in crisi: Venezia, Sanremo, Campione d'Italia e Saint Vincent perdono [FIRMA]GLAUCO MAGGI NEW YORK Las Vegas è in svendita, vittima del suo successo. Si dorme a un minimo di 20 dollari per notte e si noleggia una macchina per 9 dollari al giorno, miraggio che attira però sempre meno turisti perché la recessione non induce sempre a comportamenti razionali. Las Vegas si era conquistata la fama di capitale mondiale dello svago, del tavolo verde e degli strip-tease, e vi aveva costruito il business delle fiere e delle convention di banche, aziende e associazioni. Grazie alla concorrenza tra i suoi hotel-casinò si era anche creato il miglior rapporto possibile tra qualità e prezzo nell'offerta alberghiera, allargata negli anni scorsi alle famiglie e agli operatori, commercianti in cerca di partner e dipendenti in ritiro per training o per premio. Ma nei mesi scorsi sulla città, già ferita gravemente dallo scoppio della bolla immobiliare, si è abbattuto il tornado della condanna moralistica. Il governo, prima di Bush e ora di Obama, ha dispensato a banche e aziende dell'auto, con i bilanci in rosso, centinaia di miliardi dei contribuenti. Non è facile per la politica sfuggire alla tentazione di farsi vistosa paladina degli elettori con ogni mezzo, e il fustigare i vizi "oltraggiosi" dei destinatari degli aiuti è pratica irresistibile. Insieme ai "colpevoli", sono stati però colpiti anche interi settori economici. Dopo che sono caduti nel mirino i jet privati, sfacciatamente usati dai capi delle case dell'auto di Detroit per andare a bussare a soldi al Congresso, è toccata alle sponsorizzazioni sportive. Ora Aig, Wells Fargo e Northern Trust Bank spiccavano anche tra quelle attese per lunghi fine settimana di dipendenti e clienti a Las Vegas. Non spiccano più, ma con loro hanno cancellato le presenze altre 337 aziende, secondo l'allarme della «Las Vegas Convention and Visitors Authority», ente che monitora il primo business cittadino. In 90 giorni, i 340 «grazie, non vengo più», costeranno all'economia locale 131,6 milioni di dollari di mancati consumi. Le convention perdute avrebbero portato 111.800 ospiti e un totale di 236.700 di notti d'albergo, oltre agli introiti dalle slot machines e dalla roulette. Le presenze per convention sono cadute in gennaio del 20,6%, a 538 mila da 688 mila del 2008, e il prezzo medio delle camere s'è ridotto di un quinto (a meno di 105 dollari). «Quando non ci sono i meeting qui, la gente perde il lavoro», ha rincarato Chuck Bowling, vicepresidente del Mandalay Bay Casinò.[FIRMA]GIUSEPPE SALVAGGIULO TORINO L'Italia che sogna i casinò si è stufata di aspettare la politica. Dopo quarant'anni di dibattiti improduttivi e speranze legislative, quattro città - Acqui Terme in Piemonte, Bagni di Lucca in Toscana, Salsomaggiore in Emilia Romagna e Fasano in Puglia - hanno deciso di muoversi da sole. E di aprire ugualmente e al più presto le tanto agognate case da gioco. Si chiameranno Kursaal e saranno pronte per l'estate, nel pieno della stagione turistica. La svolta si è consumata negli ultimi giorni, dopo l'ennesimo stop-and-go: l'apertura del presidente del Senato Renato Schifani («Oggi essere contrari ai casinò non si giustifica più») è stata subito frenata dal sottosegretario alle Finanze Alberto Giorgetti: «A breve pare molto difficile che si possa sbloccare qualcosa, perché Tremonti è contrario». In Parlamento ci sono già 11 progetti di legge depositati. Ma la sensazione è che anche questa volta non se ne faccia nulla. Venezia, Sanremo, Campione d'Italia e Saint-Vincent continueranno a operare grazie alle vecchie deroghe al codice penale (risalgono ad almeno sessant'anni fa), le altre città resteranno in attesa. L'Anit, associazione che raduna le venti città che da decenni si battono per avere un casinò, ha deciso di cambiare strategia. Aprendo i primi «mini casinò» grazie alle norme attuali sul gioco pubblico legalizzato e alla tecnologia che offre macchine sempre più evolute per i clienti. «Siamo stanchi di quarant'anni di battaglie - spiega Gianfranco Bonanno, portavoce dell'associazione - e vogliamo accelerare, fornendo ai Comuni interessati strumenti immediati per l'offerta di svago con prodotti già autorizzati ma adattati alle location dei casinò». I Kursaal nasceranno in edifici di pregio, con superfici superiori ai mille metri quadri, messi a disposizione dai Comuni. Investimento previsto per ogni struttura tra 1,5 e 3,5 milioni di euro. Saranno gestiti da società miste tra il Comune (in minoranza) e uno o più soci privati specializzati. Giochi previsti: roulette elettroniche multipostazione con sette-otto giocatori davanti a un video e pallina lanciata da un cilindro; black jack per una decina di giocatori con al centro un video gigante e un dealer virtuale che dà le carte; slot machine come nei casinò deluxe; corse dei cavalli elettroniche. Tutto già presente nei casinò all'estero ma inedito in Italia. Oltre alle macchine elettroniche, spunteranno i tavoli di poker con dealer veri. Il poker live è stato recentemente legalizzato dal Parlamento purché giocato in tornei con puntate di modica quantità (le cifre saranno specificate dal ministero nei prossimi mesi). Oltre alle sale da gioco i Kursaal ospiteranno bar, ristoranti, sale per concerti, spazi per presentazione di libri. Si parte dunque con quattro città. Salsomaggiore vuole aprire in concomitanza con la kermesse di miss Italia; Acqui Terme ha scelto il vecchio tribunale come location (tre piani e oltre 3 mila metri quadri disponibili); Bagni di Lucca ha pronto l'ex casinò reale, tra i primi in Europa nel '700; Fasano pensa di ristrutturare un edificio comunale nella vicina Selva, località di villeggiatura. «Se l'esperimento funziona, le altre sono pronte a seguire», assicura Bonanno. Dunque nel giro di un anno potremmo ritrovarci venti nuovi mini-casinò. In gran parte si tratta di città che già ospitavano una casa da gioco nei primi anni del '900, prima che Mussolini le mettesse al bando. Tanto attivismo stride con la generale crisi dei casinò, particolarmente acuta in Italia. Nel 2008, tutti e quattro quelli già esistenti hanno chiuso il bilancio in passivo. Secondo Bonanno, «si fanno sentire il divieto di fumo e la concorrenza del poker online. Ma più in generale è in crisi un modello che va rinnovato con una gestione più efficiente (non si possono avere croupier da 100 mila euro netti l'anno) e un'offerta più ricca per i clienti».

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OBSERVER - A che punto siamo? (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Data Manager" del 17-03-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

OBSERVER - A che punto siamo? A cura di Sandro Frigerio Pubblicato il 16-03-2009 0:00 Nessuno sa ancora quanto durerà la crisi economica, anche perché le previsioni sono fatte per essere smentite. Il quarto trimestre non è andato così male, ma il primo trimestre si è aperto con annunci diffusi di tagli all'insegna del timore di una "guerra prolungata" Sandro Frigerio L'ultimo venerdì di gennaio è arrivato il dato più temuto: un calo del 3,8% del Pil americano e se è vero che i trend economici vanno da ovest a est, queste non sono buone notizie per l'Europa, mentre l'Asia deve fronteggiare una recessione preoccupante in Giappone e la mezza frenata cinese. Poche ore dopo, un Bill Gates che ormai pensa planetario, ha avvertito in una conferenza a Long Beach, che «le difficoltà potrebbero perdurare tre o quattro anni». Abituati a vedere nell'Ict un riflesso amplificato dell'economia, dovremmo domandarci se siamo davanti solo a una frenata di fronte a un ostacolo improvviso o non vi sia anche un cambiamento di percorso. Lo scoppio della bolla immobiliare e di quella bancaria sta avendo effetti ben più disastrosi di quello della bolla Internet del 2001. Allora si aveva a che fare con titoli borsistici gonfiati di un'economia di carta, con una sovracapacità astronomica delle reti di trasporto delle Tlc, e con un eccesso di liquidità che si era innamorato delle dot.com e delle start up. Oggi il fronte è generalizzato. Il quarto trimestre ha mostrato i segni di frenate progressivamente più lunghe sull'asfalto: "codice giallo" a ottobre, "arancio" a novembre, "rosso" nelle settimane più vicine, a giudicare dai profit warning, dai risultati man mano pubblicati e dal bollettino di guerra dei licenziamenti: scottate dalla bolla Internet, le aziende hanno messo rapidamente mano alle forbici, in taluni casi anche in via preventiva (per esempio Ericsson) non per i rallentamenti registrati ma per quelli previsti. Abbiamo provato a misurare questa frenata prendendo a paragone le dinamiche sequenziali tra il terzo e il quarto trimestre del 2008 e quelle del 2007. Normalmente, il quarto trimestre, per noti motivi, è "più ricco" del terzo. Quest'anno, invece, si sono verificate in alcuni casi delle inversioni, in numerosi altri la dinamica è stata due o tre volte inferiore a quella dell'anno precedente (0,3 volte per IBM e per Oracle, 0,5 per EMC, 0,6 per Sun Microsystems e per SAP). Tutto questo, naturalmente non depone a favore delle prospettive della prima parte del 2009. Più in generale, la frenata più brusca ha colpito le aziende giapponesi travolte da una congiuntura pesantissima e dal super-yen , l'elettronica di consumo e i semiconduttori, che sono un po' la cartina tornasole dell'elettronica. "Freddo" anche l'hardware It, tra server e Pc. Scenario variabile per le Tlc, con Nortel che porta i libri in tribunale, Ericsson che mostra invece numeri e soddisfazione in crescita, ma preoccupazioni per il 2009, Alcatel-Lucent che cerca di dar corpo alla nuova gestione di Ben Verwaayen. Quadro negativo per i cellulari, dove chi va bene, come Nokia, riesce a fatica a tenere le posizioni (ma erodendo dell'80% i profitti), mentre per Sony Ericsson e per la grande malata Motorola gli arretramenti sono del 20-40%. Meglio di tutti come avevamo previsto tre mesi fa va il software, almeno quello rivolto al mondo enterprise, mentre continua la spinta verso alcuni segmenti dei servizi. Più outsourcing che nuovi progetti, si guarda ai costi più che a nuovi possibili business. La lunga marcia del software La buona tenuta del software, a fronte di una più marcata frenata dell'hardware non è solo una conseguenza delle "solite tendenze della tecnologia". E' segno che in tempi di difficoltà le aziende cercano di ottimizzare quel che hanno in casa. Per il vero, si segnala un certo rallentamento delle nuove licenze e un più marcato peso della "manutenzione", cioè rinnovi delle licenze in essere. SAP e Oracle portano a casa risultati che, se espressi a moneta costante, sarebbero molto vicini (SAP è cresciuta del 7,7% e del 12% a valuta costante, Oracle rispettivamente del 5,5 e del 10%) ma che naturalmente ora premiano più l'azienda tedesca dall'"euro debole" che quella californiana dal "dollaro forte": un quadro diametralmente opposto a quello che si poteva verificare solo sei mesi prima. Il rallentamento di tutte le aziende Usa e giapponesi è influenzato da questa componente. I segni del peso sempre maggiore del software si manifestano anche in altre due powerhouse come IBM ed EMC. La prima ha concluso il trimestre con un calo del 6,4% del fatturato, che non le ha impedito di riportare utili in aumento del 12%. Per dirla con le parole di Sam Palmisano: effetto dello spostamento "verso settori a più alto margine". IBM non guadagna sull'hardware, dove i ricavi di server e storage sono arretrati infatti del 20%, ma sui servizi e sul software. EMC "tiene" sui sistemi (le piattaforme di storage, utilizzate soprattutto per il consolidamento dei sistemi), ma il vero motore della crescita è ancora una volta VMware. La filiale regina della virtualizzazione il tema oggi più gettonato per l'ottimizzazione degli asset It aziendali - porta risultati molto reali, con un incremento del 25% dei ricavi, sopra il mezzo miliardo di dollari trimestrale (su 4 miliardi del gruppo), consentendo a EMC di crescere ancora del 5%. La forza nel software di questi tempi conta due volte: una volta perché la domanda di ottimizzazione si fa sentire proprio qui; una seconda, perché sono favorite le aziende che possono contare su flussi costanti di ricavi, come appunto software e servizi. La controprova è il perdurare delle difficoltà di Sun Microsystems (ricavi 10% e conti in rosso) che sui server deve fronteggiare HP e IBM e un'aggressiva Dell, sullo storage ha dovuto svalutare l'acquisizione di Storagetek e, pur avendo grande know how nel software, ne fa più leva di vendita che fonte di ricavi. Se il Pc si stringe Da anni il Pc è come l'ago del barometro dell'industria It e il quarto trimestre ha visto una frenata anticipata. Gartner e IDC parlano di una crescita zero o limitata a pochi punti percentuali in volume. Questa volta a salvare i conti sono intervenuti i netbook (5 milioni di pezzi nei tre mesi), che solo fino a qualche mese fa erano considerati una categoria di prodotti a sé, ma oggi, con la disponibilità dei modelli più evoluti, con hard disk e Windows Xp sono dei Pc a tutti gli effetti. L'arrivo di prodotti nella fascia dei 300 400 euro ha tuttavia avuto l'effetto di spostare ancora verso il basso il prezzo medio di mercato. E' una condizione favorita anche dalla "frana dei prezzi" degli Lcd, che si ripercuote su notebook, monitor e Tv Lcd, come in altro comparto indicano le bad news da Sony, Panasonic, Nec, che in tre hanno annunciato 50mila tagli di personale, e anche LG, Philips e Samsung. Tra i grandi produttori, in attesa dei numeri di HP (non disponibili nel momento in cui viene chiuso quest'articolo), Dell ha perso ancora quote, nonostante il suo recente impegno verso i nuovi mercati consumer e il retail, e ha annunciato una ristrutturazione con la chiusura entro l'anno della produzione in Irlanda, accompagnata da 1.900 tagli. La produzione per l'area Emea verrà spostata in Polonia e verso gli outsourcer. Anche Lenovo, quarto produttore del settore, ha annunciato una nuova organizzazione accompagnata da 2.400 tagli. Quanto ad Acer, numero tre del settore, la forte crescita a volumi, alimentata anche dalle acquisizioni (Gateway e Packard Bell) si è fortemente avvantaggiata del lancio dei netbook, così come naturalmente è avvenuto per Asus, ma non sempre i volumi si traducono in fatturato e, ai primi di gennaio, l'azienda di Taiwan ha previsto un quarto trimestre in discesa del 5-10%, anche se i margini operativi dovrebbero essere "pari o migliori" di quelli del terzo trimestre, che erano del 2,9%. Lo scossone c'è stato. I dati dei prossimi mesi condizionati dal resto dell'economia - diranno se più che la crisi avrà pesato la paura della stessa.

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barcis, ridotti i prezzi delle case per ferie (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 18-03-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Pagina 11 - Pordenone Barcis, ridotti i prezzi delle case per ferie BARCIS. Molti ragazzi sono costretti a rinunciare alla gita scolastica a causa delle ristrettezze economiche delle famiglie. Così che la cooperativa Itaca riduce i prezzi di accesso alla casa per ferie San Giovanni di Barcis, rendendo alla portata di tutti indimenticabili "settimane verdi". Da un anno a questa parte la coop gestisce infatti la struttura comunale che si affaccia sulle acque del lago. La casa è composta da venti camere e una sala convegni che può contenere sino a cento persone con un ampio spazio all'aperto. L'immobile è stato individuato proprio a Barcis per permettere ai turisti, alla comitive e alle scolaresche di godere delle tante attrattive naturali del Parco naturale delle Dolomiti friulane. I vertici di Itaca si sono resi conti degli effetti negativi della crisi economica sulle tasche delle famiglie con studenti a carico: da oggi quindi è possibile contenere le spese e godere ugualmente dei servizi offerti dal Parco. L'iniziativa della coop mira a far sì che un sempre più alto numero di giovani visiti le montagne valcellinesi. A pochi metri dal centro San Giovanni c'è la forra del Cellina. Spostandosi di qualche chilometro si può invece raggiungere l'osservatorio astronomico di Montereale. (f.fi.)

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S&P teme la bolla a Dubai (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-03-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-03-18 - pag: 37 autore: Real Estate. Scende a BBB+ il giudizio sul colosso Emaar S&P teme la «bolla» a Dubai Anche Dubai finisce sotto la forbice di Standard & Poor's. Ieri l'agenzia di rating ha tagliato il giudizio su Emaar portandolo a BBB+, comunque due gradini sopra l'investment grade, da A-. L'outlook, però, è rimasto negativo il che potrebbe implicare nell'arco dei prossimi sei o dodici mesi un ulteriore intervento sul merito di credito. Emaar è la società cui fanno capo molti dei principali progetti immobiliari del Dubai, tra cui il grattacielo Burj Dubai che sarà il più alto del mondo una volta completato e il Dubai Mall, uno dei più ampi centri commerciali a livello mondiale. «L'indebolimento del mercato sta pesando negativamente sul rischio di business di Emaar e probabilmente indebolirà nel breve-medio termine la posizione finanziaria, attualmente solida, della società », hanno spiegato gli analisti di Standard &Poor's. Stando a recenti stime, negli Emirati Arabi sono stati sospesi progetti immobiliari per un totale di 335 miliardi di dollari e in Dubai i prezzi immobiliari potrebbero crollare del 38% per la fine del 2009. In ragione di ciò, nel mirino di S&P sono finite anche le banche, particolarmente esposte al settore immobiliare, come Emirates Bank International e National Bank of Dubai (che si sono fuse per formare Emirates Nbd), Mashreq e Dubai Islamic Bank. A queste si aggiungono le bocciature ad A da A+ per Difc Investments, Dp World, Jebel Ali Free Zone e Jafz Sukuk, ad A- da A per Dubai Multi Commodities Centre Authority e A da A+ per Dubai Holding Commercial Operations Group, una controllata di Dubai Holding, che è di proprietà dell'emiro. «Il Dubai è una piccola economia che può fare ben poco per proteggere i suoi settori chiave», tra cui vi sono anche il commercio e il turismo, «dall'impatto di una caduta della domanda estera nei prossimi mesi», hanno indicati gli analisti dell'agenzia di rating all'interno della nota. Il timore è che il Governo del Dubai utilizzi le banche per rifinanziare le società in qualche modo col-legate allo Stato che vengano a trovarsi in difficoltà. Le difficoltà stanno già emergendo: il mese scorso il Governo ha venduto 10 miliardi di dollari in bond alla Banca centrale degli Emirati arabi uniti per costituire un fondo a cui le società possono attingere per fare fronte agli impegni finanziari. R. Fi. LO SCENARIO NEGLI EMIRATI La società che costruirà il grattacielo più alto del mondo sconta le attese di un crollo del 38% dei prezzi delle case

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Calano i prezzi delle case in città Il centro tiene, periferie in crisi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Nazione, La (Firenze)" del 18-03-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

24 ORE FIRENZE pag. 14 Calano i prezzi delle case in città Il centro tiene, periferie in crisi L'INDAGINE TECNOCASA NEI QUARTIERI A FIRENZE i prezzi degli immobili calano in misura minore rispetto al resto della Toscana e alla media italiana. Sono alcune delle conclusioni cui è giunto uno studio curato da Tecnocasa. Se guardiamo al 2008 i prezzi a Firenze sono calati del 6,5% (in linea con la media nazionale). Ma se il periodo di riferimento è più recente (secondo semestre) il calo diventa del 3,2% contro una media nazionale del 3.6%. E la zona più immune alla crisi appare il centro storico (- 2,3%). Ne risente in maniera maggiore invece l'area di NovoliCareggi, che vede le quotazioni degli immobili scendere del 4.7%. Perché queste differenze all'interno della stessa città? Gli analisti TecnocasaKiron spiegano che il fenomeno è legato alla stretta creditizia nella concessione dei mutui. In tempi di crisi il ragionamento della banche è lineare e implacabile. Chi ha maggiori disponibilità finanziarie e garanzie, riesce ad ottenere ugualmente mutui e prestiti; mentre famiglie monoreddito, immigrati e giovani si vedono precluso l'accesso ai mutui. Per questo gli immobili di pregio nei quartieri centrali (quotati fino a 6mila 6500 euro al metro quadro in Piazza Duomo Piazza Santa Croce o Piazza d'Azeglio) tengono' in misura maggiore. La stessa cosa non può dirsi dei quartieri più popolari abitati da giovani coppie o da immigrati dove in molti sono costretti a rimandare l'acquisto della casa (dal costo di circa 2400 euro al metro quadro). Nella macroarea Novoli-Careggi la diminuzione più forte è a Peretola, dove hanno tenuto solo i tagli piccoli (fino a 70 metri quadri). Una speranza per la zona viene dal complesso UniversitàTribunale, che potrà attrarre investitori. Dinamica che già si vede nelle zone più vicine al complesso, quelle della Firenze Nova. Anche l'Isolotto ha subito una sensibile diminuzione dei prezzi (- 3,5%), anche a causa dei disagi legati alla tramvia. Per la zona PonticelliPonte della Vittoria le quotazioni si aggirano sui 3mila euro al metro quadro. Infine le case più richieste a Firenze: a gennaio 2009 i trilocali sono stati ancora gli appartamenti più richiesti (30.8%) . Nicola Di Renzone

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Pessimismo e contrarian investing (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

n. 66 del 2009-03-18 pagina 0 Pessimismo e contrarian investing di Redazione da "L'Investitore Accorto" il Blog di Giuseppe Bertoncello Il pessimismo degli investitori è a livelli record, speculari agli eccessi di ottimismo che furono toccati al picco della bolla azionaria del 2000. Gli indicatori di sentiment, quando raggiungono livelli estremi, costituiscono dei segnali contrari. Se c?è un?analisi che al momento non è troppo difficile fare è quella dell?umore degli investitori, o – come si dice in gergo – del sentiment, che è estremamente depresso. Il mondo intero ha atteso per mesi il cambio di amministrazione alla Casa Bianca e poi, nelle ultime settimane, ha reagito con un diffuso senso di delusione alle iniziative che sono state annunciate. Intanto, gli indicatori economici non hanno fatto che peggiorare e la crisi delle banche si è avvitata su se stessa. L?esito è sotto gli occhi di tutti: i mercati azionari si sono inabissati, perforando i minimi dello scorso autunno. Di indicatori del sentiment ne esistono tanti. Uno dei più noti, con una storia pluridecennale, è quello elaborato dall?American Association of Individual Investors (AAII) sulla base di un ampio sondaggio tra i piccoli investitori americani. Il grafico che segue, tratto dal blog di Bespoke Investment Group, ne riporta il dato relativo alla percentuale di investitori che si dichiara bearish, ossia pessimista sulle prospettive del mercato azionario. La percentuale più recente del 70,27% di investitori bearish è il risultato più negativo nei 22 anni di storia del sondaggio. All?estremo opposto, il picco di ottimismo – con la percentuale minima di investitori bearish – fu toccato al sommo della bolla speculativa dei titoli tecnologici, nei primi mesi del 2000. Estremi del sentiment come indicatori contrari Che uso si può fare di queste indicazioni? In genere, le emozioni si muovono a livelli intermedi e non influenzano più di tanto l?andamento dei mercati. Quando il sentiment è normalmente variegato, diversificati risultano anche i comportamenti degli investitori, tanto da tradursi in mercati relativamente efficienti e valutazioni nel complesso eque. In prossimità degli estremi, il discorso cambia e l?interpretazione degli indicatori di sentiment si fa interessante. Livelli eccezionalmente elevati di ottimismo o pessimismo, di panico o euforia, rivelano mercati dove il contagio delle emozioni la fa da padrone e i comportamenti gregari sono all?ordine del giorno. Mercati simili possono procedere nella direzione prevalente per un certo periodo di tempo, sulla base di potenti dinamiche retroattive, ossia di previsioni che si autoavverano, di circoli viziosi. L?ottimismo alimenta la smaniosa domanda di titoli, che porta a prezzi in così rapido aumento da generare euforia. Il pessimismo alimenta le vendite incessanti, che fanno sprofondare i prezzi fino a generare depressione o panico. In un contesto come l?attuale, il contagio si può esprimere nelle seguenti pulsioni: “Tutti si sono messi al riparo vendendo le loro azioni, vuol dire che devo vendere anch?io!”. Oppure, “Tutti si arricchiscono vendendo allo scoperto i titoli azionari, se faccio lo stesso diventerò ricco anch?io!” Queste dinamiche possono durare, come dicevo, per un po? di tempo, ma sono intrinsecamente insostenibili. Cavalcarle è dunque un gioco pericoloso. Agli estremi, infatti, la massa degli investitori è sistematicamente in errore. Lo era al picco di ingiustificata euforia del 2000, lo sarà quando sarà toccato il picco di ingiustificato pessimismo attuale. A giudicare dalla storia del sondaggio dell?AAII, così come di altri indicatori di sentiment, quell?estremo non può essere molto lontano. Sentiment, valutazioni e aspettative irrazionali Il movimento del sentiment, così come quello delle valutazioni – di cui ho parlato nei recenti post Valutazioni azionarie e rendimenti attesi e Quanto è sottovalutato l?azionario europeo? – è, nel lungo periodo, pendolare. Sentiment e valutazioni, in realtà, sono due facce della stessa medaglia. Perché mai gli investitori, in certi periodi, dovrebbero essere disposti ad acquistare titoli azionari, mediamente, a prezzi pari a poco meno di 50 volte gli utili normalizzati, com?è accaduto nel 2000, e in altri periodi non dovrebbero essere disposti a pagare più di 5 volte gli utili, come accadde al fondo della Grande Depressione degli anni ?30, o 10 volte gli utili come accade ora? Non ci sono spiegazioni sensate o empiricamente fondate. Ci sono solo aspettative irrazionali e ingiustificate. Al picco dell?euforia, la massa degli investitori crede a teorie assurde sull?avvento di “nuove ere” di benessere, crescita e arricchimento senza precedenti. Un esempio? Come ricorda Robert Shiller, il professore di Yale autore di Euforia irrazionale, sondaggi realizzati in America poco prima dello scoppio della recente bolla immobiliare mettevano in luce come la massa dei compratori di case ritenesse “normale” un?ascesa dei prezzi del 20% o più l?anno. Altrettanto “normale” era la fede riposta nel presunto assioma che i prezzi, nel mercato della casa, non scendono mai. Si tratta, sia chiaro, di aspettative assurde. Parimenti, al fondo del pessimismo, fioriscono le teorie più strampalate sulla “fine di un?era” di crescita e sviluppo: fine del capitalismo, tramonto della civiltà, morte delle azioni. Ma l?evidenza, da svariati secoli a questa parte, è che le crisi finanziarie sono un fenomeno ciclico abituale e non una malattia mortale. La storia umana, certamente, è anche storia di civiltà scomparse. E tuttavia, come ha magistralmente raccontato Jared Diamonds in Collasso, come le società scelgono di morire o vivere, i fattori che hanno portato alla fine delle civiltà del passato hanno a che fare con le mutazioni climatiche, la dissipazione delle risorse ambientali, le guerre. Non ci sono esempi di civiltà che siano collassate per una crisi finanziaria. Si contano invece, nella storia della nostra civiltà capitalistica, dal ?600 in poi, almeno una quarantina di gravi crisi finanziarie, tutte accompagnate da panico, profonde recessioni o depressioni economiche e fiorire di teorie sulla “fine di un?era”. Ogni volta, quelle apocalittiche aspettative si sono dimostrate sbagliate. Questa lunga teoria di crisi superate non ci consente di derivare inesistenti certezze sul futuro. Ma ci dovrebbe indurre a una ragionevole ipotesi: non sarà una crisi finanziaria, per quanto destabilizzante, o una risultante depressione economica, per quanto acuta, a mettere fine alla nostra civiltà. Strategie contrarie: market timing e value investing Tornando al sentiment corrente degli investitori, il difficile, naturalmente, è capire quando un estremo viene toccato. In prossimità di quel punto, andare contro l?opinione prevalente sarà la scommessa vincente. Esaurito il moto in una direzione, il pendolo del sentiment si avvierà, più o meno speditamente, più o meno coerentemente, nella sua oscillazione a ritroso. Il problema è che non esiste una misura esatta dell?umore della massa, su cui l?investitore contrario possa fare sicuro affidamento. Come scrive Martin Zweig nel classico Winning on Wall Street: “Ricordati che andare contro la folla non è sempre la scelta giusta. Lo è solo quando la folla raggiunge livelli estremi di unanimismo. Definire quegli estremi non è facile. […] Non c?è un livello magico di ottimismo o pessimismo che possa fornire un segnale preciso.” Che fare, allora? Posto che, come scrive sempre Zweig, livelli particolarmente pronunciati di ottimismo o pessimismo, com?è ora il caso, dovrebbero sempre indurre l?investitore a “stare in guardia”, pronto a cogliere il momento ormai prossimo in cui il pendolo comincerà a oscillare nella direzione opposta, le scelte possibili sono di due tipi. Per chi voglia cimentarsi in forme di market timing, il consiglio di fondo di un maestro come Ned Davis, nel libro Being right or making money, è il seguente: “E? opportuno muoversi con la folla finché gli indicatori (di sentiment) raggiungono livelli estremi e iniziano a invertire direzione. E? solo a quel punto che, di solito, è redditizio assumere un atteggiamento contrario”. Nel nostro caso, finché il pessimismo non fa che peggiorare - com'è accaduto negli ultimi mesi - andare contro la massa comporterà delle perdite. Ma ai primi segni di cedimento di un consenso fattosi estremo, la scommessa contraria sarà probabilmente vincente. Per chi si ispiri invece a una filosofia contraria come il value investing, la ricerca del timing corretto di mercato, ossia del perfetto tempismo, non è una priorità per il semplice motivo che non è ritenuta possibile. Sarà allora, per quel che riguarda il sentiment, la sola conferma che si è ormai in prossimità di un punto estremo a contribuire alla scelta di assumere una posizione di segno opposto a quella abbracciata dal consenso: vendere quando c?è troppa euforia e la massa fa a gara per comprare a prezzi sempre più elevati, comprare quando c?è troppo pessimismo e la massa si precipita a vendere a prezzi sempre più depressi. Per i value investor i mercati sono troppo complessi ed enigmatici per consentire di operare scelte tattiche o di timing con sufficiente precisione. Approssimazione ed errori sono inevitabili, ma possono essere compensati da una strategia coerente nella ricerca del valore e da un atteggiamento paziente e orientato al lungo periodo. “Avere paura quando gli altri sono avidi, ma essere avido quando gli altri hanno paura” - come invita a fare Warren Buffett - negli investimenti è sempre stata, alla lunga, una semplice anche se non facile ricetta per avere successo. L'Investitore Accorto il Blog di Giuseppe Bertoncello - Investireoggi.it Network © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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ecco chi fa speculazione (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Mattino di Padova, Il" del 20-03-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Pagina 14 - Altre Ecco chi fa speculazione Ecco chi fa speculazione sui prezzi delle case Con la presente rispondo alla lettera del 15 marzo scorso, firmata «una cittadina in cerca di casa». Io lavoro da circa 6 anni presso un'agenzia immobiliare del gruppo Fiaip, che lei ha preso in causa senza neppure sapere di cosa sta parlando. Cara cittadina in cerca di casa, lei è molto male informata, perché se avesse iniziato a cercare casa tempo fa e non ora, forse, ma sottolineo, forse, avrebbe potuto sapere il perché di molti prezzi a suo dire «gonfiati» dalle agenzie immobiliari. Siamo un'agenzia che lavora nel settore da circa 30 anni, e di esperienza ne abbiamo molta. Per nostra scelta lavoriamo sempre con molta sincerità, soprattutto quando si tratta di valutazioni di immobili; ma, cara cittadina in cerca di casa, non siamo noi agenzie a gonfiare i prezzi, ma siete voi, cari cittadini, che quando vendete un immobile pensate sempre di vendere oro, e dei consigli e difetti che noi vi facciamo notare ve ne fregate altamente, confermando il prezzo che avevate ricavato leggendo i diversi libretti distribuiti gratuitamente, mettendovi senza alcuna cognizione di causa, a fare paragoni con i vostri immobili da vendere, improvvisandovi geometri e agenti immobiliari. Quando un cliente entra in agenzia per vendere il suo immobile le assicuro che ha sempre già l'idea del prezzo da esporre, vuole solo sentire se noi siamo della stessa idea. Potrei farle un milione di esempi per dimostrarle quante volte i privati perdono non solo tanto tempo ma anche la vendita per causa loro. Noi personalmente lavoriamo in modo che spesso non ci viene dato l'incarico di vendere gli immobili, proprio perché, secondo i cittadini come lei, facciamo valutazioni basse. E invece le nostre valutazioni sono semplicemente realistiche e veritiere. Ci sono agenzie che, è vero, fanno valutazioni più alte, ma sono convinta che non sia per mancata professionalità, ma semplicemente una forzatura costretti a fare per colpa dei cittadini che non si fidano di quello che facciamo; e pertanto, piuttosto di non avere in carico la vendita di un determinato immobile preferiscono stare, almeno inizialmente, a quello che voi cittadini in cerca di vendere casa vi siete calcolati non si sa in base a cosa. Sistematicamente però, i clienti che pensiamo di avere perduto inizialmente, tornano dopo mesi che non sono riusciti a vendere, chissà per quale motivo, e ci affidano finalmente la vendita dell'immobile al prezzo valutato da noi mesi prima; prezzo che verrà realizzato senza tempi eterni. Quando vede una casa esposta con prezzi diversi da 4 agenzie, come mi sembra di avere letto, non è colpa delle 4 agenzie, che semplicemente stanno a quello che chiede il proprietario, ma mancanza di serietà da parte del proprietario a non dichiarare lo stesso prezzo a tutti, sempre perché la fiducia nella nostra professionalità da parte di voi cittadini è sempre molto poca. I «saldi» sono semplicemente un modo carino per mettere in risalto alcuni ribassi, fatti finalmente da coloro che hanno ascoltato i consigli di noi professionisti. L'autocritica la faccia lei, cara cittadina, perché a noi la provvigione non cambia se lei vende la sua casa a € 30.000 di più o di meno di quello che è stato stabilito, cerchiamo sempre e solo di fare il nostro lavoro negli interessi sia di chi acquista e sia di chi vende. La Fiaip ha dichiarato che «è il momento di acquistare» perché ha ragione, le trattative portano a «sconti», come li chiama lei o semplicemente ai prezzi che realisticamente abbiamo sempre consigliato di vendere. E quindi le dico: se ne ha veramente intenzione, compri pure casa, e non perda tempo a trovare i prezzi diversi degli stessi immobili, faccia la sua offerta e noi la aiuteremo a portare a casa l'immobile che le piace. Un'agenzia immobiliare Fiaip Burocrazia in ospedale con il direttore Cestrone Ma si può essere più «burocrati» (nel senso più brutto del termine) di così? Se lo sono chiesti in tanti al bar dove usualmente faccio colazione la mattina e sono certo che se lo siano chiesti anche moltissimi altri padovani nel leggere la notizia data dal mattino del 17 marzo scorso del trasferimento delle due coordinatrici del servizio giochi del reparto Pediatria. A leggere certe notizie ti sale una rabbia immensa dentro contro la cecità e l'ottusità di chi non si è preoccupato per tempo di sistemare le cose in modo tale che ad un servizio così indispensabile fosse garantita la massima priorità e la continuità necessaria. Leggo che il «direttore generale Cestrone indirà un concorso per risolvere il problema con personale qualificato» ed inoltre che «capisce il dispiacere che la sua (burocratica) decisione ha causato, ma che per una soluzione definitiva ci vorranno alcuni mesi...». Alcuni mesi? Ma si rende conto di quello che dice? Forse che questo direttore generale, tanto ligio ai regolamenti ed alle leggi non sapeva della situazione in corso e non poteva porvi rimedio per tempo senza arrivare ad interrompere un servizio tanto essenziale per la salute dei bambini? Oppure al burocrate Cestrone non frega nulla del morale dei piccoli pazienti? Vorrei che il signor Cestrone avesse un figlio od una figlia in quel reparto e vorrei che sperimentasse sulla propria pelle cosa significa non vedere più la felicità e l'allegria che le due addette organizzavano per i piccoli pazienti. E vorrei vederlo rodersi il fegato, logorarsi il cuore e «ringraziare» il burocrate di turno per tanta dedizione alla legge ed ai regolamenti, così brillantemente dimostrati. Complimenti, caro direttore generale. Diego Nardin Rispettiamo e aiutiamo chi opera nel volontariato Ho letto delle difficoltà economiche nelle quali (e lo credo) si trova il dottor Magarotto, a causa di tagli effettuai dal comune, nella gestione della sua meravigliosa opera. Con 70 operatori da aiuto ed assistenza a 90 pazienti affetti da grosse problematiche. Personalmente mi dedico alla protezione degli animali, per dare voce a chi non ce l'ha. Ammirando però moltissimo tutti coloro che operano e si sacrificano per le problematiche degli esseri umani e le risolvono. Purtroppo constato ogni giorno un comune errato modo di pensare, chi si rivolge ad un'associazione non viene nemmeno sfiorato dai costi economici che ci sono.I più pensano che debbano essere sempre gli altri a porre rimedio alle proprie disgrazie possibilmente in velocità e magari gratis, c'è la coltura del dovuto. Se la solidarietà proviene da istituti religiosi, pensano; tanto ci sono le suore o per la solidarietà di altri pure bravi e solerti; tanto ci sono i volontari, per altri ancora ci sono le sovvenzioni (talvolta minime) in quanto la Lega per la Difesa del Cane ai cani cosa può occorrere? Un po' di pane secco. Non riflettono che tutto ciò che è vivo consuma in cibo, acqua, cure, medicine, che deve essere tenuto pulito, accudito da personale regolarmente retribuito, e che alloggia in strutture costose che con il tempo si logorano. Considerano il problema solo per quanto a loro pesa. Se giunge il momento che il cane non lo si può più tenere decidono: domani lo porto in canile. Perderò mezza giornata, dovrò caricarmelo in macchina, speriamo che non mi sporchi la tappezzeria, spenderò in benzina, ma lo sistemo. Quando per l'accettazione si sentono chiedere del denaro, cadono dalle nuvole ma come, tutti questi soldi? E noi, ritenuti degli esosi, a spiegare e giustificarci, che con la cifra che gli si chiede la bestiola non la terrebbero in una comune pensione nemmeno per un mese e che al rifugio si dà protezione a vita. Invece di ringraziarci perché esistiamo e ci siamo sacrificandoci senza alcuna retribuzione, anzi mettendo denari nostri, in mezzo a tante difficoltà magari stravolgendo la nostra vita, si sentono truffati, sfruttati e magari sotto sotto capaci anche di pensare che ne approfitteremo. Desideriamo solamente che chi arriva da noi ragioni e dia almeno la parziale disponibilità in denaro atta a poter continuare l'opera con i nostri personali sacrifici per il bene che vogliamo agli animali. Laura Dondi Dall'Orologio e i volontari della Lega del cane

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Dalle Borse prove tecniche di svolta (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-03-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: LANCETTE DELLECONOMIA data: 2009-03-20 - pag: 6 autore: Anti-crisi. Da tassi a lunga, mercati azionari, alcuni prezzi di materie prime e indici di attività arrivano segnali di stabilizzazione dell'economia Dalle Borse prove tecniche di svolta Le forti misure di aumento della liquidità e di bilancio devono ancora esplicare tutti gli effetti di Fabrizio Galimberti e Luca Paolazzi Indicatori reali Quanto è lontana la svolta? La ripartenza dell'economia sarà graduale o ci sarà un brusco rimbalzo? Le due domande arrovellano imprese, famiglie e analisti della congiuntura. Già il fatto che vengano poste è un sintomo di miglioramento dello scenario: si dà per scontato che la fase più acuta della crisi è quella che stiamo vivendo e che, contrariamente a molti annunci di rinvio dei primi vagiti della ripresa al 2010, i primi passi avanti si potranno vedere nella seconda metà del 2009. Magari saranno timidi, corti e incerti, ma dopo i lunghi arretramenti di fine 2008 e inizio 2009 sarà già un grande progresso, in grado di far coagulare di nuovo la fiducia e dare uno slancio forse superiore all'atteso. Anche perché i livelli attuali di attività industriale sono molto contenuti, soprattutto in alcuni settori. Dal picco del ciclo, toccato a cavallo tra 2007 e 2008, la produzione industriale si è ridotta del 31% in Giappone, del 20,5% in Spagna, del 19,5% in Germania, del 15,5% in Italia, del 14% in Francia. Nel Regno Unito e negli Usa le diminuzioni sono state attorno all'11%. Sono tonfi impressionanti in assoluto e soprattutto perché concentrati negli ultimi mesi. Sono per giunta medie che nascondono tracolli anche superiori al 50% in alcune attività, in particolare nelle filiere dell'automotive (specie mezzi pesanti)e dei beni di investimento. Contrazioni simili derivano dalla caduta della domanda guidata dal panico post Lehman Brothers. Se mantenuti nel tempo gli attuali livelli produttivi comportano la chiusura di molti impianti e il fallimento di molte imprese; il ridimensionamento della capacità produttiva renderebbe più ardua e lenta la risalita. Ma questa violenta discesa può essere vista anche come una temporanea compressione che racchiude un potenziale scatto in avanti appena la domanda finale si risveglierà. Il discrimine tra le due vie di uscita dalla recessione, una molto lenta e graduale e una più repentina e forte, è nel comportamento anzituttodei consumatori e nella tempistica della reazione del sistema economico ai numerosi stimoli che sono nella pipeline ormai da qualche tempo: il risparmio sulla bolletta energetica (che secondo l'Aie è di mille miliardi di dollari nei Paesi importatori di petrolio), la riduzione dei tassi di interesse ( a quella descritta dai tassi ufficiali si aggiunge l'espansione quantitativa), le misure di bilancio con tagli delle tasse, maggiori spese pubbliche e incentivi settoriali (sebbene non nella stazza consigliata da Fmi e Commissione Ue e non abbastanza coordinati), la frenata dell'inflazione anche oltre l'effetto meccanico dei minori costi delle materie prime. Come sempre occorre qualche trimestre prima che i benefici si facciano sentire appieno. Ma nella seconda metà del 2009 sarà trascorso sufficiente tempo perché comincino a essere efficaci. Soprattutto, c'è da chiedersi se la psicosi da crisi sia duratura. Quanto a lungo i consumatori sono disposti a rinunciare agli acquisti? L'astinenza, quando non sia forzata, non è una vocazione molto diffusa. Finora gli indicatori di attività (in particolare i Pmi) sono in profondo rosso (anche se hanno smesso di peggiorare), indicando il proseguimento della flessione della produzione a ritmisostenuti e ciò proseguirà ancora per un po'. E permangono rischi al ribasso: l'evoluzione delle economie dei Paesi emergenti con le loro ricadute finanziarie e reali; l'esplosione della bolla immobiliare con riduzione dell'attività delle costruzioni; l'aumento della disoccupazione che mina la fiducia e il reddito spendibile delle famiglie; le conseguenze della diminuzione della ricchezza a causa delle perdite patite in Borsa, le difficoltà dei bilanci delle banche che intralciano il credito. Contrariamente ai mesi passati, oggi, tuttavia, le notizie congiunturali non sono più univocamente negative. Le buone nuove sono: i commerci di materie prime in recupero (Baltic Index quasi triplicato), le vendite al dettaglio in Usa sorprendono per tenuta, in Cina la produzione industriale ha ricominciato a salire, la reazione agli incentivi per l'auto in Europa è stata rapida. Le previsioni per il 2009 vengono ancora annunciate in ribasso. è logico: nel volgere di poche settimane la realtà ha superato, in peggio, la fantasia degli analisti e ha reso obsolete le stime. Ma ora potrebbe accadere l'opposto e questa tornata di revisioni all'ingiù potrebbe essere l'ultima. Inflazione Le materie prime si sono stabilizzate e, in alcuni casi, sono tornate a salire. Più che preoccupare per i riflessi sui prezzi finali, che invece continueranno a registrare le conseguenze delle precedenti cadute delle commodity, è un altro segno di stabilizzazione dell'economia globale. I prezzi al consumo sono ovunque freddi e le variazioni annue scenderanno ancora, grazie al confronto favorevole con i rincari registrati fino all'estate del 2008 a causa della bolla petrolifera. Tassi d'interesse, valute, moneta La politica monetaria della Fed continua a stupire per fantasia e audacia. Mentre gli altri policy maker americani sono ipnotizzati dal circo mediatico sui bonus dell'Aig, gli adulti responsabili della Banca centrale Usa non si limitano a pescare nella cassetta degli attrezzi quelli più adatti a contrastare la crisi. Ne creano dei nuovi, senza paura di rompere tabù, senza paura di esser tacciati di ricorrere a misure da economia di guerra, senza paura di inoltrarsi in terre incognite e sfidare i pericoli di inflazione.L'acquisto di titoli pubblici a lunga, il raddoppio di acquisti di obbligazioni coperte da mutui, i programmi di prestito per sbloccare le giunture di angoli anchilosati dei mercati finanziari stanno facendo lievitare l'attivo del bilancio della Federal Reserve, scrivendo inediti capitoli nelle politiche di espansione quantitativa della moneta. E se tutto questo ha offeso il dollaro, poco male: il biglietto verde si era rafforzato troppo e ora va verso una normalizzazione. IL SOCCORSO Bruciando i tempi, la Fed è passata alla "fase 2" della politica di espansione quantitativa comprando titoli pubblici a lunga

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Case, prezzi scendono del 2,2% "Per il 2009 calo do oltre l'8%" (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 20-03-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Case, prezzi scendono del 2,2% "Per il 2009 calo do oltre l'8%" ROMA - Nel 2008 i prezzi delle case sono scesi tra il 2,2 e il 2,4%: si tratta della prima variazione negativa annua registrata dal 1998. Ma nel 2009 potrebbe andare molto peggio: le quotazioni delle abitazioni potrebbero perdere fino all'8,5%. La previsione è di Nomisma, che oggi a Bologna ha presentato il primo Rapporto sul Mercato Immobiliare 2009. Una riduzione dei prezzi era ampiamente attesa già dal 2007, era stata preannunciata dalla progressiva riduzione delle compravendite (-15,1% nel 2008), ma il colpo di grazia al mercato immobiliare è stato dato dalla crisi, che ha portato alla contrazione del credito e di fatto all'esclusione dal mercato delle fasce di reddito medio-basso. In calo gli acquisti finanziati dai mutui. Le compravendite finanziate da un mutuo nel 2008 sono risultate infatti 271.175, in calo di 100.000 rispetto all'anno precedente (-26,8%). Pertanto le compravendite effettuate con un mutuo rappresentano il 42,7% del totale: solo un anno prima, rappresentavano la metà del mercato (49,4%). "Il mercato ripartirà solo con il credito". E quindi, spiega Nomisma, la contrazione del mercato che dall'ultimo trimestre 2008 ha toccato cifre da record è da attribuirsi soprattutto alla minore erogazione dei mutui. Un fenomeno che colpisce soprattutto le famiglie con un reddito medio-basso, sottolinea l'analista di Nomisma Luca Dondi: "Quella attuale, e soprattutto quella prevista per il 2009, è la flessione più forte del mercato immobiliare degli ultimi vent'anni, fatto salvo il calo del 1992. Ma in questo caso a soffrirne sono soprattutto le fasce medio-basse della popolazione. Per il 2010 prevediamo, forse sarebbe meglio dire ci auguriamo che ci sia una ripresa, ma per renderla possibile occorre che la ricapitalizzazione delle banche non si fermi al risanamento dei loro bilanci. Deve riprendere l'erogazione della liquidità, altrimenti molte famiglie rimarranno tagliate fuori dal mercato". Il mercato in cifre: il 2008. In dettaglio, nel 2008 i prezzi degli immobili (che Nomisma calcola sulla base delle quotazioni in 13 città intermedie, e cioè Ancona, Bergamo, Brescia, Livorno, Messina, Modena, Novara, Parma, Perugia, Salerno, Taranto, Trieste e Verona), sono scesi del 2,2% per le abitazioni nuove, del 2,4% per quelle usate, dell'1,5% per gli uffici, del 2% per i negozi, dell'1,9% per i capannoni. Unico aumento riscontrato è quello per box e garage, +0,9%. Dilatati i tempi di vendita: 6,1 mesi per le abitazioni. Il che porta a sconti consistenti sul prezzo richiesto inizialmente, fino al 12,5% (ma non più dell'8.8% se si tratta di abitazioni nuove). Le previsioni per il 2009 e il 2010. Difficile fare precisioni precise anche solo per il 2009, premettono gli analisti di Nomisma, ma il calo delle quotazioni degli immobili previsto per quest'anno è davvero rilevante, in media potrebbe essere dell'8,5%. Giù del 5% anche gli affitti. Unica eccezione, fra le città considerate dal rapporto, è quella di Verona, dove potrebbe esserci una ripresa degli scambi commerciali e quindi anche dei prezzi. Mentre il 2010, dice Dondi, "dovrebbe lasciare sostanzialmente invariati i valori di abitazioni e uffici con un recupero un po' più elevato dell'inflazione dei negozi". Sempre, però, che "le banche non trattengano la liquidità". 20/03/2009 - 17:30

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IMMOBILIARE: C'E' ANCORA DA STRINGERE I DENTI (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 20-03-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

IMMOBILIARE: C'E' ANCORA DA STRINGERE I DENTI di WSI Poco efficaci gli sforzi di Washington per aiutare il settore in crisi. Sempre piu' pessimisti infatti i proprietari delle case, secondo cui i prezzi perderanno ancora valore l'anno prossimo. -->Il popolo americano teme che i prezzi delle case perderanno ulteriormente valore l?anno prossimo, nonostante gli sforzi del governo per resuscitare la disastrata industria del mattone. Questo e? quanto mostra un sondaggio diffuso venerdi'. I proprietari immobiliari interpellati da Reuters e dall?Universita? del Michigan prevedono che il valore delle loro case scendera? del 2.2% l?anno prossimo, il dato peggiore degli ultimi anni. Il calo previsto a marzo risulta piu? marcato rispetto alla media delle previsioni del mese precedente, che erano per una contrazione del?1.9%. Le preoccupazioni che il deprezzamento del valore delle case si intensifichi sottolineano la pesantezza dei colpi inflitti alla fiducia dei consumatori dallo scoppio della bolla immobiliare, dalle ingenti perdite dei mercati azionari e il susseguirsi di tagli di posti di lavoro. Se il nervosismo dei consumatori, che rappresentano circa due terzi dell?attivita? economica statunitense, circa il valore delle case dovesse rimanere alto, questo diminuira? le possibilita? che la recessione si concluda quest?anno. Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Costa meno di 1 euro al giorno. Clicca sul link INSIDER Anche nel caso in cui i prezzi dovessero invecere smettere di scendere, gli americani non credono comunque in un recupero del settore. "Anche se il calo dovesse interremporersi, il crollo dei prezzi delle case e? stato cosi? pesante che ci vorranno anni prima che questi timori spariscano completamente", dice Rihard Curtin, direttore dell?indagine di mercato. La media delle attese per quanto riguarda la crescita annuale su cinque anni e? scivolata al +1.9% in marzo, il rialzo piu? contenuto degli ultimi due anni. Il dato si confronta con il +2.4% previsto il mese scorso. I prezzi delle case sono diminuiti di oltre il 26% dalla punta massima toccata quasi tre anni fa, secondo l'indice Standard Poor's/Case-Shiller. Uno dei pochi aspetti positivi del sondaggio mostra che sempre meno proprietari immobiliari vedono un calo del valore delle proprie case a marzo. La percentuale e? infatti scesa al 56% dal 63% di febbraio. Ma e? troppo presto per dire se questo calo puo? essere considerato un segnale di un?inversione di tendenza per il settore: "questo miglioramento insignificante difficilmente costituira? un punto di svolta", sottolinea Curtin. Fonte: Reuters

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Sotto la banconota niente (sezione: Mercato immobiliare)

( da "AprileOnline.info" del 20-03-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Sotto la banconota niente Domenico Moro, 20 marzo 2009, 10:26 Economia Gli Usa, fiancheggiati dalla Gran Bretagna, sostengono la posizione secondo la quale dalla crisi si esce immettendo massicce dosi di liquidità nel sistema finanziario, e premono affinché la Ue faccia lo stesso. L'Europa, invece, vorrebbe una ridefinizione della regolamentazione del mercato finanziario internazionale, cosa che gli States rifiutano La crisi è profonda ma i metodi messi in campo per risolverla possono riprodurre su scala maggiore la situazione di squilibrio e di instabilità che ci ha portato alla situazione attuale. La Banca centrale Usa ha deciso di comprare titoli del Tesoro a lungo termine per 300 miliardi di dollari. Di conseguenza, giovedì il dollaro ha perso il 3,6% sull'euro, il maggior calo giornaliero di sempre. Gli Usa hanno seguito l'esempio della Banca d'Inghilterra che, qualche giorno, fa ha comprato titoli del Tesoro per 2 miliardi di sterline, cui se ne aggiungeranno nei prossimi tre mesi altri 75 miliardi. L'aumento di liquidità avrà l'effetto di svalutare la sterlina ulteriormente rispetto alle altre valute, specialmente rispetto a euro e dollaro, verso il quale ultimamente ha perso il 23% del proprio valore. La Banca d'Inghilterra è ricorsa, per finanziare l'acquisto dei titoli, alla creazione di denaro dal nulla, semplicemente stampando altra cartamoneta. Durante la Grande depressione, l'Inghilterra e gli Usa fecero qualcosa di simile, sganciando le loro valute dalla convertibilità con l'oro. In questo modo, si poté attuare la svalutazione di sterlina e dollaro, che, a livello internazionale, permise di vendere le merci statunitensi e britanniche a prezzi più bassi e, a livello interno, al contrario, di rialzare i prezzi e con essi i profitti. Anche gli altri paesi furono costretti a fare lo stesso, col risultato che la crisi si estese, dal momento che la svalutazione delle valute favorì l'insorgere del protezionismo, ed il commercio internazionale si contrasse fortemente. Oggi si ripropone, mutatis mutandis, una situazione simile. Gli Usa, fiancheggiati dalla Gran Bretagna, sostengono la posizione secondo la quale dalla crisi si esce immettendo massicce dosi di liquidità nel sistema finanziario, e premono affinché la Ue faccia lo stesso. La Ue, invece, vorrebbe una ridefinizione della regolamentazione del mercato finanziario internazionale, cosa che gli Usa rifiutano. Non c'è da meravigliarsi. Le regole attuali per gli Usa sono vantaggiose, fondandosi sul dollaro come moneta internazionale, di scambio e di riserva. Nel 1971 furono aboliti gli accordi del '44, detti di Bretton Woods, che stabilivano un sistema di tassi di cambio fissi delle varie valute col dollaro, il quale, assumendo il ruolo di moneta internazionale, era convertibile in oro. Gli Usa scelsero di sganciare il dollaro dall'oro quando il loro debito pubblico cominciò ad aumentare, a seguito della loro politica di interventismo militare. Gli Usa si misero così in condizione di farsi finanziare dal resto del mondo senza che i dollari accumulati con il finanziamento del debito pubblico o con l'export di merci potessero essere convertiti in oro. Un sistema imperiale, in cui il centro dell'impero si fa finanziare dal resto del mondo, semplicemente stampando dollari ed emettendo buoni del tesoro. Come faceva l'Inghilterra che, per rimediare al proprio disavanzo delle partite correnti, si basava sugli attivi del suo impero, specialmente sull'attivo dell'India, alla quale tra l'altro impedì di seguirla nello sganciamento dalla convertibilità con l'oro negli anni '30. E' con questo sistema che gli Usa hanno cercato di risolvere la crescente sovrapproduzione di capitale e la deindustrializzazione che minano la loro economia da decenni. Oggi che il sistema dell'economia basata sul credito è saltato, avendo superato ogni livello critico, gli Usa stanno cercando, nonostante tutto, di conservarne un meccanismo, che, pur essendo perverso, è diventato parte delle relazioni internazionali. La Cina, infatti, continua a finanziare il debito Usa ed è diventata nel 2008 il primo detentore di titoli del tesoro Usa. Proprio per questo è estremamente preoccupata per la svalutazione del dollaro, che, da una parte, decurterebbe il valore delle sue riserve proprio in un momento in cui ha bisogno di risorse per finanziare la sua industria e, dall'altra, metterebbe in difficoltà le sue esportazioni. In sintesi, i meccanismi perversi di risoluzione della sovrapproduzione strisciante del centro Usa del sistema capitalistico mondiale non accennano a mutare. Al contrario tendono ad esasperarsi con un aumento puro e semplice della liquidità, mediante la creazione di denaro dal nulla e l'abbassamento dei tassi d'interesse, negli Usa allo zero per cento e in Gran Bretagna al minimo storico dello 0,50%. L'immissione di liquidità non può essere la soluzione, visto che il fattore che ha innescato la crisi non è stato la penuria di liquidità, bensì l'eccesso di liquidità, che ha favorito la speculazione e la bolla immobiliare. Semmai ci sarebbe bisogno di una ridefinizione degli equilibri valutari mondiali, basandoli sull'affiancamento del dollaro, come valuta mondiale, con altre valute. Questo forse aiuterebbe a risolvere lo squilibrio nella bilancia dei pagamenti mondiali, che vedono, da una parte, un deficit enorme (650 miliardi di dollari) concentrato negli Usa e dall'altra un attivo altrettanto enorme (703 miliardi) concentrato specialmente in Cina. La Ue, Germania in testa, sta probabilmente lavorando a favore di un ruolo internazionale maggiore per l'euro. Bisognerà vedere cosa uscirà fuori dal G20 che si terrà fra pochi giorni. Ma l'atteggiamento dell'amministrazione Usa non lascia presagire nulla di nuovo.

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