HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
www.mauronovelli.it
|
DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE” |
|
TARTICOLI DEL 15-4-2008 #TOP
IN EVIDENZA
Mutui:
Usa; a marzo pignoramenti volano, +57%
ROMA - Sono volati a marzo i pignoramenti
immobiliari negli Stati Uniti, cresciuti del 57% rispetto ad un anno fa con le
banche che si sono riappropriate della casa acquistata con un mutuo. E' quanto
risulta dal sondaggio effettuato da una società specializzata, RealtyTrac,
secondo cui circa 234 mila immobili negli Usa si trovano in una posizione
prossima al pignoramento.
L' allarme maggiore su questo versante viene dagli Stati del Nevada, della
California e della Florida. Secondo RealtyTrac, circa 460 miliardi di dollari
di mutui in essere nel Paese sono destinati quest' anno ad essere
rideterminati; si tratta di prestiti a tasso variabile che risentono del rialzo
dei tassi di mercato a sua volta conseguenza della crisi provocata dal tracollo
del credito subprime.
Prezzi
delle case in frenata ( da "Trentino"
del 10-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Dopo la stasi arrivano cali rilevanti in tutti i quartieri di Bolzano Prezzi delle case in frenata Si fa sentire la crisi di liquidità, taglio massimo di 300 euro al metro BOLZANO. Il mercato della casa è in frenata. Dopo un periodo di stasi, arrivano i primi ribassi. Le stime sono dell'osservatorio immobiliare dell'Agenzia per il territorio del ministero dell'Economia.
Prezzi
delle case in frenata Cali rilevanti in tutta la città
( da "Alto
Adige" del 10-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Il mercato della casa è in frenata. Dopo un periodo di stasi, ecco che arrivano i primi ribassi. Le stime sono quelle dell'osservatorio immobiliare dell'Agenzia per il territorio del ministero dell'Economia. Una ricognizione fatta zona per zona in tutte le città italiane, e per quanto riguarda Bolzano i risultati sono abbastanza simili in tutti i quartieri:
Crescita
europea frenata dalle case ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: dal "castigo" del crollo del prezzo delle case? Chi credeva che la bolla immobiliare e il suo scoppio fossero un'esclusiva made in Usa si deve ricredere. L'Fmi ha stimato, prendendo in considerazione diverse determinanti, che il valore delle abitazioni è sopravvalutato nella Ue tra un 12,4% (Italia) e un 32% (Irlanda).
WASHINGTON
Tutto il mondo sta rapidamente rallentando, ma l'Italia, che già andava a
( da "Messaggero,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: conseguenze dello sgonfiamento della bolla immobiliare Usa, e il prezzo del petrolio alle stelle insieme a quello dei prodotti alimentari, hanno indotto gli economisti di Washington a tagliare drasticamente le loro previsioni vecchie solo di tre mesi. Alcune anticipazioni erano uscite lo scorso fine settimana e avevano creato parecchio malumore tra i ministri europei riuniti in Slovenia.
Profondo
giallo ( da "Italia Oggi"
del 10-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: registrano preoccupanti fenomeni di contrazione delle operazioni e soprattutto della valorizzazione degli asset. La vaticinata bolla immobiliare prossima allo scoppio incombe sui sogni degli operatori e di tutti gli addetti ai lavori. Molta strada hanno fatto anche i consulenti dei vari imprenditori e fondi istituzionali che hanno riportato il mercato immobiliare italiano al centro dell'
Subprime/
Vigilanza da Repubblica delle banane pag.3
( da "Affari
Italiani (Online)" del 10-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: si è sviluppata una bolla immobiliare di origine interna. Ciò di per sé rende questi paesi vulnerabili alle normali pericolose conseguenze di un crollo del mercato, indipendentemente da ciò che accade negli Stati Uniti. Né si può attribuirne la responsabilità al fiasco dei subprime americani o a un contagio: c'era già la necessità di correzioni.
La
crisi americana e i costi della guerra - joseph stiglitz
( da "Repubblica,
La" del 11-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Con la caduta dei prezzi delle case (una caduta destinata a protrarsi) e la situazione finanziaria incerta delle banche, gli istituti di credito non concederanno prestiti e le famiglie non li chiederanno. Quindi, mentre da una parte la liquidità addizionale iniettata nel sistema finanziario dalla Fed può aver sì prevenuto un crollo,
Gli
emergenti aiuteranno l'America ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: aumento dell'export da un lato e il calo del prezzo delle case dall'altro". Quali sono i rischi che la crisi americana si trasmetta in Europa? "Vedo un'Europa a velocità diverse, con Spagna, Irlanda e Regno Unito in difficoltà per la bolla immobiliare, l'Italia che soffre di noti problemi, mentre la Germania sta andando bene grazie all'
Casa,
ridurre l'Ici non è risolutivo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: 04-11 - pag: 12 autore: Casa, ridurre l'Ici non è risolutivo di Stefano Micossi A gli occhi del mondo politico, la questione della tassazione degli immobili si riduce allo sgravio dell'Ici. è una prospettiva non solo riduttiva, ma anche controproducente, come già notava Innocenzo Cipolletta (sul Sole 24 Ore del 29 marzo).
Prezzi
delle case in frenata ( da "Miaeconomia"
del 12-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: CASA " Casa news Prezzi delle case in frenata (19/03/2008) Il mercato immobiliare è in frenata. Secondo quanto emerge dagli ultimi dati dell'Osservatorio immobiliare dell'Agenzia del Territorio, il secondo semestre del 2007 si è infatti chiuso con l'arresto della crescita delle quotazioni delle case in quasi tutte le grandi città italiane.
IL
PEGGIO E' PASSATO, MA NON TROPPO ( da "Wall Street Italia"
del 14-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Il targeting della Fed. I tradizionali pudori che inducono i banchieri centrali a negare con foga di avere obiettivi per il valore degli asset sono svaniti completamente, almeno nel caso della Fed. Sui prezzi delle case la Fed dichiara ufficialmante di avere come obiettivo la loro stabilizzazione quanto prima possibile.
Se
la politica monetaria trascura il mercato delle case
( da "Affari
e Finanza (La Repubblica)" del
14-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: debba comportarsi di fronte ai cambiamenti avvenuti nel mercato immobiliare e di fronte alle nuove caratteristiche del credito immobiliare. Primo, poiché l'impatto dei prezzi delle case è maggiore su quelle economie in cui è più sviluppato il finanziamento immobiliare, qui la politica monetaria deve essere più aggressiva e più attenta agli sviluppi imprevisti del mercato immobiliare.
Dopo
il g7 conversazione con l'economista Pietro Garibaldi
( da "Riformista,
Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: scoppio della bolla immobiliare statunitense. In quest'ottica, per l'economista del Collegio Carlo Alberto, intervistato dal Riformista , il rapporto presentato nello scorso fine settimana da Draghi, in veste di presidente del Financial Stability Forum, sulla crisi dei subprime "è importantissimo, perché segna l'inizio di una nuova era per la regolamentazione dei mercati finanziari"
La
città cambia look Mattone rivalutato con picchi del 10%
( da "Nazione,
La (Empoli)" del 14-04-2008) + 3 altre fonti
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: 33 La città cambia look Mattone rivalutato con picchi del 10% I PREZZI DELLE CASE di ELENA COMELLI L'EFFETTO EXPO aumenterà il valore medio delle abitazioni di Milano di oltre 11 miliardi di euro. Un 7% in più, che porterà i valori medi dagli attuali 4.500 euro al metro quadro, per un immobile nuovo o ristrutturato, a oltre 4.
( da "Trentino" del 10-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Dopo
la stasi arrivano cali rilevanti in tutti i quartieri di Bolzano Prezzi delle case in frenata Si
fa sentire la crisi di liquidità, taglio massimo di 300 euro al metro BOLZANO.
Il mercato della casa è in frenata. Dopo un periodo di stasi, arrivano i primi
ribassi. Le stime sono dell'osservatorio immobiliare dell'Agenzia
per il territorio del ministero dell'Economia. Una ricognizione zona per zona in
tutte le città italiane, e per quanto riguarda Bolzano i risultati sono
abbastanza simili in tutti i quartieri: i prezzi
scendono un po' dappertutto con le uniche eccezioni delle zone di via
Sant'Osvaldo e Santa Maddalena. I dati del ministero vengono confermati da
Carlo Perseghin, vicepresidente regionale della Fiaip, l'associazione degli
agenti immobiliari: "In effetti il mercato è in contrazione, soprattutto
per quanto riguarda l'usato. Fino a poco tempo fa non c'era praticamente
differenza tra il prezzo di una casa nuova e quello di una casa già abitata,
adesso le cose stanno cambiando. I motivi di questa frenata sono diversi, anche
se quello principale è dato senza dubbio dalla mancanza di liquidità delle
famiglie". Le previsioni: "Dopo questo calo, nel 2008 i prezzi dovrebbero restare stabili". I prezzi delle case a Bolzano restano relativamente alti
rispetto a quelli di altre città. Però tra il primo e il secondo semestre del
2007 ci sono stati dei cambiamenti, quasi sempre al ribasso. Partiamo dal
centro. Dove non si costruisce più, tipo la zona di Sant'Osvaldo, i prezzi restano stabili, tra i 3.300 e i 4.800 euro al metro
quadrato e con punte che sfiorano i 7.000 euro. Però scendono molto le
quotazioni delle case nella zona di piazza Verdi (si
va da un minimo di 2.900 ad un massimo di 3.650 euro al metro per un alloggio
in condizioni normali, con una contrazione di circa 300 euro in soli sei mesi),
e lo stesso accade anche in centro storico, dove il prezzo medio - oggi attorno
ai 3.500 euro al metro - è sceso di circa 150 euro. Dal centro a Rencio: prezzi che possono superare anche i 3.000 euro al metro, ma
che mediamente sono calati di circa il 3%. Discorso inverso invece per la zona
di Santa Maddalena, l'unica di tutta la città che mostra prezzi
in rialzo (anche più di 4.000 euro al metro il costo per un'abitazione in stato
normale, più di 6.000 per una in ottimo stato). Ai Piani le case
costano tra i 2.200 e i 2.800 euro al metro quadrato, con un calo di 100 euro.
Capitolo a parte per Gries, quartiere dove si raggiungono quotazioni tra le più
alte della città (si sfiorano i 7.000 euro al metro per abitazioni in ottimo
stato), ma che allo stesso tempo mostra la contrazione più forte in termini
assoluti con il prezzo medio sceso di circa 300 euro. La città nuova ha prezzi meno alti rispetto a quartieri come centro e Gries,
ma i ribassi si sono registrati anche qui. Prendiamo Corso Libertà, dove con un
calo attorno ai 150 euro al metro, il prezzo medio è sceso a 3.000 euro. In
viale Europa le nuove quotazioni oscillano tra i 2.600 e i 3.150 euro al metro
(circa 100 euro in meno rispetto al primo semestre 2006). Firmian: quotazioni
attorno ai 3.000 euro al metro (si va da un minimo di 2.750 euro ad un massimo
di 3.350 euro), circa 100 euro in meno. Le zone meno care della città si
confermano quelle di via Claudia Augusta e via Resia: nel primo caso si pagano
tra i 2.100 e i 2.700 euro al metro quadrato, nel secondo tra i 2.200 e i
2.650. Il calo è sempre attorno ai 100 euro al metro, che non è affatto poco.
Centro islamico, vittoria al Tar Franco Pizzini, proprietario del magazzino a
Salorno che ospita il luogo di culto islamico, ha vinto il primo round. Il Tar
sospende l'ordinanza che imponeva l'abbattimento delle pareti che hanno
permesso la creazione delle stanze occupate dall'associazione.
( da "Alto Adige" del 10-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Ribassi tra 100 e
300 € al metro quadrato "Mancano i soldi" MIRCO MARCHIODI BOLZANO. Il mercato della casa è in frenata. Dopo un periodo di stasi,
ecco che arrivano i primi ribassi. Le stime sono quelle dell'osservatorio immobiliare dell'Agenzia per il territorio del ministero dell'Economia. Una
ricognizione fatta zona per zona in tutte le città italiane, e per quanto
riguarda Bolzano i risultati sono abbastanza simili in tutti i quartieri:
i prezzi stanno scendendo un po' dappertutto con le
uniche eccezioni costituite dalle zone di via Sant'Osvaldo e Santa Maddalena. I
dati del ministero vengono confermati anche da Carlo Perseghin, vicepresidente
regionale della Fiaip, l'associazione degli agenti immobiliari: "In
effetti il mercato è in contrazione, soprattutto per quanto riguarda l'usato.
Fino a poco tempo fa non c'era praticamente differenza tra il prezzo di una
casa nuova e quello di una casa già abitata, adesso le cose stanno cambiando. I
motivi di questa frenata sono diversi, anche se quello principale è dato senza
dubbio dalla mancanza di liquidità delle famiglie". Le previsioni:
"Dopo questo calo, nel 2008 i prezzi dovrebbero
restare stabili". Il rapporto. I prezzi delle case
a Bolzano restano relativamente alti rispetto a quelli di altre città. Però tra
il primo e il secondo semestre del 2007 ci sono stati dei cambiamenti, quasi
sempre al ribasso. Partiamo dal centro. Dove non si costruisce più tipo la zona
di Sant'Osvaldo, i prezzi restano stabili, tra i 3.300
e i 4.800 euro al metro quadro e con punte che sfiorano i 7.000 euro. Però
scendono molto le quotazioni delle case nella zona di
piazza Verdi (si va da un minimo di 2.900 ad un massimo di 3.650 euro al metro
per un alloggio in condizioni normali, con una contrazione di circa 300 euro in
soli sei mesi), e lo stesso accade anche in centro storico, dove il prezzo
medio - oggi attorno ai 3.500 euro al metro - è sceso di circa 150 euro. Dal
centro a Rencio: prezzi che possono superare anche i
3.000 euro al metro, ma che mediamente sono calati di circa il 3%. Discorso
inverso invece per la zona di Santa Maddalena, l'unica di tutta la città che
mostra prezzi in rialzo (anche più di 4.000 euro al
metro il costo per un'abitazione in stato normale, più di 6.000 per una in
ottimo stato). Ai Piani le case costano tra i 2.200 e
i 2.800 euro al metro quadrato, con un calo di 100 euro. Capitolo a parte per
Gries, quartiere dove si raggiungono quotazioni tra le più alte della città (si
sfiorano i 7.000 euro al metro per abitazioni in ottimo stato), ma che allo
stesso tempo mostra la contrazione più forte in termini assoluti con il prezzo
medio che sceso di circa 300 euro. La città nuova ha prezzi
meno alti rispetto a quartieri come centro e Gries, ma i ribassi si sono
registrati anche qui. Prendiamo Corso Libertà, dove con un calo attorno ai 150
euro al metro, il prezzo medio è sceso a 3.000 euro. In viale Europa le nuove
quotazioni oscillano tra i 2.600 e i 3.150 euro al metro (circa 100 euro in
meno rispetto al primo semestre 2006). Firmian: quotazioni attorno ai 3.000
euro al metro (si va da un minimo di 2.750 euro ad un massimo di 3.350 euro), circa
100 euro in meno. Le zone meno care della città si confermano via Claudia
Augusta e via Resia: nel primo caso si pagano tra i 2.100 e i 2.700 euro al
metro quadrato, nel secondo tra i 2.200 e i 2.650. Il calo è sempre attorno ai
100 euro al metro, che non è affatto poco: per un appartamento da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: LANCETTE DELLECONOMIA data: 2008-04-10 - pag: 8 autore: Crepe
immobiliari. Il calo dei prezzi gonfiati nell'edilizia
abitativa ha cominciato a zavorrare l'espansione nella Ue, e lo farà a lungo
Crescita europea frenata dalle case Gli Usa sono sulla
soglia della recessione - Il dollaro resta debole, lo yuan avanza lento di
Fabrizio Galimberti e Luca Paolazzi Indicatori reali Dopo la piaga della
rivalutazione del cambio, seguita da quella dei maggiori tassi nominali
(interbancari), dal flagello dei rincari di petrolio e alimentari (che tolgono
potere d'acquisto) e dalla calamità della quasi-recessione statunitense,
l'Europa sarà colpita ( e in alcune parti lo è già: vedi Regno Unito, Spagna,
Irlanda) dal "castigo" del crollo del prezzo
delle case? Chi credeva che la bolla immobiliare
e il suo scoppio fossero un'esclusiva made in Usa si deve ricredere. L'Fmi ha
stimato, prendendo in considerazione diverse determinanti, che il valore delle
abitazioni è sopravvalutato nella Ue tra un 12,4% (Italia) e un 32% (Irlanda).
Ci sono solo tre eccezioni e una è molto importante per la tenuta della domanda
interna europea: la Germania (appena +2%). Per dare un termine di confronto,
gli Usa sono a un +12% (anche perché hanno già sperimentato massicci sconti).
Lo sgonfiamento delle quotazioni avrà ricadute meno forti di quelle americane
perché sono minori i legami con i comportamenti di spesa delle famiglie, ma non
saranno nulle sia perché interessano tanti Paesi sia perché in ogni caso si
cumulano agli altri fattori frenanti, accentuandoli. Perciò ha ragione chi
ritiene che il peggio dell'attuale fase congiunturale non è ancora dietro alle
spalle, né al di là né al di qua dell'Atlantico. In Usa l'occupazione va giù ma
le ore lavorate salgono e i salari reali galleggiano. Comunque, i tagli
occupazionali non hanno ancora toccato il fondo, come illustra il confronto con
il 2001 (allora si arrivò a -300mila al mese, oggi siamo a -80mila); le
famiglie lo sentono e lo denunciano con il crollo della fiducia e la stasi dei
consumi (per ripristinare il risparmio). Anche le imprese lo sentono, e stanno
riducendo investimenti e scorte. Se non è recessione (e gli indici Pmi dicono
che lo è) ci assomiglia molto. La chiave di volta resta il prezzo delle case: il calo non è finito, ma qualche fondamentale sta
migliorando. Eurolandia marcia sempre più in ordine sparso, con i divari di
crescita che si ampliano lungo un comune trend discendente. In testa, la
Germania, dove salgono fiducia e produzione; in coda l'Italia, dove i Pmi danno
crescita già sottozero. Inflazione Le materie prime continuano a spingere
all'insù i prezzi al consumo totali, ma al netto del
loro impatto l'inflazione rimane ovunque contenuta. Nonostante i nuovi record
di petrolio e alcuni alimentari, la loro galoppata pare finita e ciò calmiererà
il costo della vita. Specie con le economie così deboli. Tassi d'interesse,
valute, moneta L'Fmi ha rilasciato alcune stime oracolari delle perdite
connesse alla crisi dei mutui. Queste perdite ammonterebbero a 950 miliardi di
dollari, l'1,5% del Pil mondiale. è il Pil del mondo, in effetti, il
denominatore appropriato, dato che la metà di queste perdite verrebbe
sopportata da banche e società finanziarie non- Usa. La globalizzazione serve
anche a questo: a porre le perdite in una prospettiva globale. Ed è consolante
constatare che nelle crisi finanziarie del passato un rapporto fra Pil e
perdite di questa fatta non è stato mai capace di innestare grosse sofferenze
dell'economia reale. La globalizzazione soccorre anche nell'inevitabile
ricapitalizzazione delle banche coinvolte. Dato che la crescita continua nel
mondo (a un tasso del 3,7% quest'anno, ma potrebbe essere minore) e che molti
Paesi con immense riserve valutarie tendono a una gestione più attiva di questi
fondi, non mancano i soldi desiderosi di investirsi nella finanza occidentale.
Le stime del Fondo in tema di perdite sono in ogni caso da prendere con le
molle. Quelle che riguardano i prestiti non cartolarizzati sono state fatte con
ragionevoli ipotesi sul cashflow dei debitori ultimi e sulla percentuale di
crediti incagliati (al netto dei recuperi sulle garanzie); e queste ammontano a
225 miliardi. Tutto il resto viene dal mark to market dei titoli
cartolarizzati. Ma il mark to market riflette in questo momento solo
minusvalenze potenziali, per di più in un mercato in cui, come dice lo stesso
Fondo, "la quotazione dei premi al rischio appare riflettere lo stress dei
mercati più che la qualità dei titoli soggiacenti ". La variabile chiave,
in questo contesto, continua a essere quella dei prezzi delle
case Usa, dati iriflessi sulla percentuale di sofferenze nei mutui e
sulla voglia di spendere dei consumatori. I ribassi dei tassi-guida americani
con ogni probabilità continueranno, a partire dalla riunione di maggio; se non
altro perché vanno a limitare l'aumento delle rate per i mutui a tasso
variabile. Negli Usa i tassi reali sono già negativi su tutte le scadenze fino
ai 20 anni se si usa l'inflazione totale e fino ai 3 anni usando l'inflazione
core (che è quella che conta). Quel che è interessante è che dall'esplosione
della crisi dei mutui a oggi i tassi reali nell'Eurozona e in Giappone sono
scesi di due punti per i titoli a 10 anni (-2,8 punti in Usa) e di 1-2 punti
per i tassi-guida (-4,5 punti in Usa). Bisogna guardare non solo a quel che la
Bce fa (non abbassa i tassi) ma anche a quel che non fa (non li alza, pur in
presenza dell'inflazione al 3,5%, di una massa monetaria che cresce all'11,3% e
di crediti al settore privato che crescono al 12,5%). Insomma, se la politica
monetaria americana può essere tacciata di espansionismo selvaggio, è difficile
considerare quella europea come restrittiva. Anche se la frenata dell'economia
e il rientro dell'aumento dei prezzi totali indurrà
Trichet & Co. ad allentare anche i tassi nominali. Il dollaro, che un mese
fa era a quota 1,56-1,57 contro euro, ha trascorso i 30 giorni nella fascia
1,55-1,59. Ma la stabilità contro euro si è accompagnata a un rafforzamento nei
confronti dello yen, mentre continua, lenta ma inesorabile, la lunga marcia di
rafforzamento della moneta cinese, che sta per sfondare quota 7 contro dollaro.
Lo yuan non è negoziabile, ma i non deliverable forward trattati a Hong Kong
danno un
( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Dal nostro inviato
ROSSELLA LAMA WASHINGTON Tutto il mondo sta rapidamente rallentando, ma l'Italia,
che già andava a scartamento ridotto, non riuscirà ad aumentare il Proprio
prodotto interno più dello 0,3% quest'anno e l'anno prossimo. Le nuove
previsioni del Fondo monetario ci vedono in coda in Europa, e nel confronto con
tutti i paesi industrializzati: in media Eurolandia crescerà l'1,4% quest'anno
e l'1,2% l'anno prossimo. Le turbolenze finanziarie scatenate dalla crisi dei
mutui subprime, le conseguenze dello sgonfiamento della bolla immobiliare Usa, e il prezzo del petrolio alle stelle insieme a quello dei
prodotti alimentari, hanno indotto gli economisti di Washington a tagliare
drasticamente le loro previsioni vecchie solo di tre mesi. Alcune anticipazioni
erano uscite lo scorso fine settimana e avevano creato parecchio malumore tra i
ministri europei riuniti in Slovenia. Ieri il vicecapo economista
Charles Collins ha respinto le critiche di eccessivo pessimismo. E ha aggiunto
che non c'è nessun accanimento nei confronti dell'Italia perché "la sua
crescita era già diminuita nel quarto trimestre 2007". "La nostra
previsione è in linea con quello che si attende la maggior parte degli istituti
di previsione, e non è lontana da quella del governo italiano". La
Relazione unificata parla di una crescita dello 0,6 per quest'anno e dell'1,2
per l'anno prossimo, ma lo stesso Padoa-Schioppa ha già fatto capire che sono
suscettibili di un ribasso. D'altra parte non è un problema di adesso. Negli
anni buoni "l'Italia non è cresciuta tanto come gli altri paesi europei, e
ora è stata colpita come gli altri dalla crisi finanziaria, dall'euro forte e
dalla frenata dell'economia Usa". Le lezioni sono alle porte e quale deve
essere l'agenda del nuovo governo? "Le raccomandazioni del Fondo sono ben
note- ha risposto Collins-. Risanamento dei conti sui quali l'anno scorso c'è
stato un notevole progresso, ma è importante che prosegua. Poi riforme
strutturali per migliorare il potenziale di crescita economica". La
ricetta è sempre la stessa e punta sulle liberalizzazioni nel mercato dei
prodotti e dei servizi per aumentare concorrenza e produttività. Il basso ciclo
economico rischia di ridurre le entrate fiscali. Il governo fissa al 2,4% e al
2,1% il rapporto deficit-Pil di quest'anno e del prossimo, l'Fmi invece lo dà
al 2,5% per entrambi gli anni. Pur procedendo molto lentamente, l'Itala
comunque va avanti. Collins parla di "crescita bassa, ma non
recessione". Per gli Usa invece questa parola non è più un tabù. L'Fmi, in
sintonia con la Federal Reserve, sostiene che la recessione c'è già. Il Pil dei
primi due trimestri dovrebbe essere lievemente negativo, per poi migliorare
nella seconda parte dell'anno, consentendo al 2008 di chiudere in progresso
dello 0,5%. Per quanto riguarda il mondo nel suo complesso "c'è il 25% di
probabilità che al crescita mondiale scenda al 3% o sotto quest'anno e l'anno
prossimo", e tecnicamente per gli economisti questo vuol dire
"recessione globale". L'Fmi approva a pieno il modo in gli Usa stanno
gestendo la crisi: i drastici tagli dei tassi di interesse della Fed (dal 5,25%
di agosto al 2,25% di oggi) e il pacchetto fiscale di Bush per rilanciare
l'economia. Aggiungendo che "nell'eurozona, sebbene l'inflazione rimanga
su valori elevati, le proiezioni indicano un ritorno sotto il 2% nel 2009. Di
conseguenza la Bce può permettersi qualche allentamento della sua politica
monetaria". Il presidente dell'Eurotower, il francese Jean-Claude Trichet,
conosce bene il suo connazionale Dominique Strauss-Kahn, direttore generale del
Fondo. E in Slovenia aveva già anticipato la risposta. L'obiettivo della Bce è
"ancorare l'inflazione", perché così si protegge il potere d'acquisto
dei cittadini e si sostiene la domanda e la crescita. Oltretutto Commissione
europea e Bce sono meno ottimistiche sulla velocità di rientro dell'inflazione,
mentre lo sono di più sulla possibilità di una ripresa economica abbastanza
vigorosa di Eurolandia già dalla seconda metà di quest'anno.
( da "Italia Oggi" del 10-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
ItaliaOggi
ItaliaOggi - studi e carriere Numero 086, pag. 22 del
10/4/2008 Autore: Ludovico Marinotti Visualizza la pagina in PDF
Profondo giallo Il mercato immobiliare è oggetto di
notevole fermento. Dopo anni di crescita esponenziale che ha portato alla
ribalta finanziaria (e non solo) personaggi un tempo sconosciuti alle cronache
economiche e finanziarie, si registrano preoccupanti
fenomeni di contrazione delle operazioni e soprattutto della valorizzazione
degli asset. La vaticinata bolla immobiliare prossima allo
scoppio incombe sui sogni degli operatori e di tutti gli addetti ai lavori.
Molta strada hanno fatto anche i consulenti dei vari imprenditori e fondi
istituzionali che hanno riportato il mercato immobiliare
italiano al centro dell'interesse degli investitori internazionali, ma
ora la festa potrebbe essere prossima alla conclusioni. Alcuni studi, un tempo
marginali, sono cresciuti a dismisura sulla scorta delle commesse professionali
degli ultimi anni. Bastava transitare al Mipim, tradizionale ritrovo
transalpino degli operatori internazionali, per respirare un'aria depressa e
assai meno frizzante delle passate edizioni e realizzare che il tempo a venire
sarà meno entusiasmante di quello trascorso. A giugno è previsto a Milano
l'Eire, altra fiera dell'immobiliare dove sarà
possibile stabilire quanto la crisi potrà incidere e per quanto a lungo. Ma non
tutti sono pessimisti, vari sono gli argomenti che spingono a ritenere che
l'industria immobiliare italiana potrebbe
rappresentare l'eccezione rispetto agli altri mercati maturi e questo per varie
ragioni principalmente di natura strutturale. Il partito degli inguaribili
ottimisti ha trovato un preziosissimo alleato nella città di Milano, abile nel
conquistare l'assegnazione dell'Expo che catalizzerà investimenti importanti
primariamente nel settore urbanistico e edilizio. Insomma, per avvocati e
commercialisti del real estate sta finendo la ricreazione, o forse no. Staremo
a vedere. Ludovico Marinotti.
( da "Affari Italiani (Online)" del 10-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Subprime/ Vigilanza
da Repubblica delle banane Giovedí 10.04.2008 10:59 --> Non c'è dubbio che
la crisi americana si sia diffusa in altri mercati. Due grandi economie
avanzate, in particolare, il Giappone e la Germania, sono state indicate dalla
stampa come particolarmente toccate dalla crisi. E non si può negare che le
istituzioni finanziarie giapponesi e tedesche abbiano cercato importanti
ritorni nel mercato subprime americano, forse perché le opportunità di profitto
sul mercato immobiliare interno erano limitate nel
migliore dei casi e inesistenti nel peggiore. Ed è ormai evidente che le
istituzioni finanziarie dei due paesi avevano una grave esposizione sul mercato
dei subprime. Si tratta di un classico canale di trasmissione o contagio
attraverso il quale la crisi di un paese si diffonde al di là dei confini
nazionali. Tuttavia, nella situazione odierna, questa è solo una parte della
storia. Se altri paesi sperimentano difficoltà finanziarie contemporaneamente
agli Stati Uniti, lo si deve al fatto che molte caratteristiche della fase
preparatoria della crisi dei subprime Usa erano presenti anche in molte altre
economie avanzate. In particolare, in molti paesi europei, ma anche altrove, in
Nuova Zelanda per esempio, si è sviluppata una bolla immobiliare di origine interna. Ciò di per sé rende questi paesi vulnerabili
alle normali pericolose conseguenze di un crollo del mercato, indipendentemente
da ciò che accade negli Stati Uniti. Né si può attribuirne la responsabilità al
fiasco dei subprime americani o a un contagio: c'era già la necessità di
correzioni.
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Cultura La crisi
americana e i costi della guerra JOSEPH STIGLITZ Tradizionalmente si è ritenuto
che le guerre potessero costituire uno stimolo positivo per l'economia.
Dopotutto, si è sempre pensato che la Seconda guerra mondiale abbia contribuito
a tirare fuori l'economia mondiale dalla Grande depressione. Ma, almeno da
Keynes in poi, conosciamo modi per stimolare l'economia, più efficaci e in
grado, inoltre, di aumentare la produttività nel lungo periodo e di migliorare
gli standard di vita. Questa guerra in particolare non è stata un bene per
l'economia e ciò per tre ragioni. Innanzitutto, ha contribuito al rialzo dei prezzi del petrolio. Quando gli Stati Uniti hanno mosso
guerra, il prezzo del petrolio non superava i 25 dollari al barile e nei
mercati dei futures questo era il prezzo a cui si prevedeva che il petrolio si
sarebbe attestato per un decennio. I trader di futures erano ben al corrente
della crescita della Cina e degli altri mercati emergenti, ma prevedevano che l'approvvigionamento
? in prevalenza da fonti a basso costo del medio oriente ? sarebbe cresciuto di
pari passo con la domanda. La guerra ha cambiato questa equazione. Sostenere prezzi del petrolio più alti vuol dire per gli americani
(così come per gli europei e per i giapponesi) trasferire a dittatori ed
esportatori di petrolio del Medio Oriente e di altre parti del mondo centinaia
di milioni di dollari, che non saranno spesi nel proprio paese. Inoltre, il
denaro speso in Iraq non stimola oggi l'economia come lo farebbe se fosse speso
nel Paese per strade, ospedali o scuole e non contribuisce neppure nella stessa
misura alla crescita a lungo termine. Gli economisti sintetizzano ciò nella
vecchia espressione bang for the buck, vale a dire, lo stimolo economico
derivante da ogni dollaro di spesa [pubblica]. è difficile immaginare un
impatto minore di quello che si ricava, per esempio, dal denaro speso per un
civile nepalese contrattato da una società di sicurezza privata operante in
Iraq. Considerando le enormi somme di denaro spese fuori dal Paese, l'economia
degli Stati Uniti avrebbe dovuto mostrarsi molto più debole di quanto non sia
apparso. Ciò si spiega col fatto che mentre, da una parte, l'amministrazione
Bush tentava di tenere nascosti i veri costi della guerra con una
rendicontazione della stessa incompleta e fuorviante, dall'altra, i problemi
dell'economia erano mascherati da una marea di liquidità immessa nel sistema
dalla Federal Reserve e da una normativa in materia finanziaria lassista. Tale
è stata la quantità di denaro pompata nell'economia e talmente lassiste le
autorità, che una banca statunitense è arrivata a fare pubblicità ai propri
prestiti con lo slogan "ne avete diritto per nascita": una chiara
indicazione di quanto, in effetti, il credito sia stato accessibile a chiunque
fosse al di sopra del livello di sussistenza. In un certo senso, questa
strategia ha funzionato: la bolla del mercato immobiliare residenziale ha alimentato una rapida espansione
del consumo, mentre crollava a zero il tasso di risparmio. Il governo Bush
stava semplicemente rimandando le debolezze economiche a data futura, nella
speranza che la resa dei conti arrivasse dopo il novembre 2008. La situazione,
invece, è precipitata lo scorso agosto. Recentemente la risposta è stata un
pacchetto di incentivi che è troppo limitato, arriva troppo tardi ed è male
strutturato. Per capire l'inadeguatezza di questo pacchetto, basta confrontarlo
con gli oltre 1.500 miliardi di dollari del volume dei prestiti garantiti dalle
case concessi negli ultimi anni, la maggior parte dei
quali sono stati spesi per consumi. Questo gioco, basato sulla convinzione che
la spirale ascendente dei prezzi degli immobili
residenziali non si sarebbe fermata, è finito. Con la
caduta dei prezzi
delle case (una caduta destinata a protrarsi)
e la situazione finanziaria incerta delle banche, gli istituti di credito non
concederanno prestiti e le famiglie non li chiederanno. Quindi, mentre da una
parte la liquidità addizionale iniettata nel sistema finanziario dalla Fed può
aver sì prevenuto un crollo, dall'altra, essa non stimolerà molto il
consumo o gli investimenti. Invece, una parte considerevole di questo denaro
prenderà la strada dell'estero. In Cina, per esempio, ora sussiste la
preoccupazione che gli stimoli della Fed possano aumentare la inflazione
interna. Vi è un terzo motivo per il quale questa guerra è negativa per
l'economia statunitense. Oltre all'enorme quantità di denaro spesa dal Paese
per la guerra ? oltre 12 miliardi di dollari al mese, c'è ancora il resto del
conto da pagare: le pensioni di disabilità e l'assistenza sanitaria per quel
40% di veterani tornati con disabilità anche molto gravi in numerosi casi.
Inoltre, questa guerra è stata finanziata diversamente da tutte le altre guerre
della storia degli Stati Uniti, se non addirittura di tutte le guerre della
storia recente di qualsiasi altro paese. Di regola, quando si chiede ai giovani
uomini e donne di rischiare la propria vita, ci si appella a un sacrificio
condiviso: si aumentano le tasse e si avvia un dibattito sulla misura del peso
economico da passare alle future generazioni. In questa guerra, questo
dibattito non si è avuto. Quando hanno mosso guerra, gli Stati Uniti erano già
in deficit, ma ciò nonostante, Bush ha chiesto, e ottenuto, un'avventata
riduzione del carico fiscale a favore dei ricchi. Questo significa che ogni
singolo dollaro della spesa militare è stato, difatti, preso in prestito. Per
la prima volta dalla Guerra di indipendenza americana di due secoli fa, dato
che le famiglie americane non stavano risparmiando niente, gli Stati Uniti si
sono rivolti all'estero per finanziarsi. Le cifre sono incredibili. Il debito
pubblico è aumentato, in otto anni, del 50 per cento, un incremento del quale
quasi mille miliardi sono da imputarsi alla guerra. E si tratta di una cifra
destinata probabilmente a più che raddoppiare nei prossimi 10 anni. Chi avrebbe
mai creduto che una amministrazione potesse fare un tale danno tanto
rapidamente? Gli Stati Uniti, e il mondo, pagheranno per rimediare a questi
danni per i prossimi decenni. Copyright Project Syndicate, 2008 Traduzione di
Guiomar Parada.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-04-11 - pag: 2 autore: INTERVISTA Jim
O'Neill Goldman Sachs "Gli emergenti aiuteranno l'America" Marco Niada
LONDRA. Dal nostro corrispondente Le richieste per un maggiore intervento da
parte dei Governi avanzate dal direttore dell'Fmi Dominique StraussKahn e dal
cancelliere britannico Alastair Darling in vista del meeting del G-8 di questo
weekend fanno parte di un dibattito tra liberisti (il settimanale The
Economist) che chiedono che il mercato sia lasciato all'autocorrezione, semmai
aiutato da iniezioni di liquidità, e chi reputa necessario nelle fasi di crisi
un sostegno delle autorità. Jim O'Neill, 51 anni, capo economista di Goldman
Sachs rientra in quest'ultima categoria non per credo teorico ma per realismo.
"Ho visto già passare cinque grandi crisi finanziarie, compresa
quest'ultima - dichiara in un'intervista al Sole-24 Ore - e ogni volta si è
aperto lo stesso dibattito sull'azzardo morale e il ruolo che deve tenere lo
Stato. Al di là degli aspetti emotivi, un fatto è chiaro: per ridurre il
rischio sistemico innescato da queste crisi le autorità debbono intervenire, a
costo di proteggere anche coloro che non lo meritano. Le banche sono troppo
importanti per essere trascurate". Non c'è però un rischio che le continue
iniezioni di liquidità portino a un rilancio dell'inflazione? "Non vedo
grandi rischi replica l'economista - specie negli Stati Uniti dove i prezzi delle case hanno perso il 10 per cento. A questo
punto mi pare che sia più importante combattere il rischio di deflazione. E in
quest'ambito gli interventi servono ad ammortizzare i rischi. Per questo trovo
che il coordinamento tra autorità monetarie negli Usa, nella Ue, in Svizzera e
nel Regno Unito siano salutari. Aggiungerei al contrario che nel Regno
Unito,dove l'approccioè stato più cauto vedo maggiore vulnerabilità". Gli
Usa però non se la passano bene. Possiamo parlare ormai di recessione?
"Tecnicamente, secondo le definizioni matematiche, gli Usa sono a un passo
dalla recessione e probabilmente il Pil ha registrato un andamento negativo nel
primo trimestre". Secondo O'Neill, però, non tutto il male viene per
nuocere e l'America si trova ora in condizioni paradossalmente migliori:
"Ciò che sta infatti accadendo è un rafforzamento della posizione
commerciale del Paese, con un miglioramento significativo del deficit. Ora è
noto da tempo che gli Usa abbiano sofferto di due grandi squilibri, interno e
commerciale e l'ironia della sorte è che iniziano a correggersi simultaneamente
con l'aumento dell'export da un lato e il calo del prezzo
delle case dall'altro". Quali sono i rischi che la crisi americana si
trasmetta in Europa? "Vedo un'Europa a velocità diverse, con Spagna,
Irlanda e Regno Unito in difficoltà per la bolla immobiliare,
l'Italia che soffre di noti problemi, mentre la Germania sta andando bene
grazie all'esposizione verso l'export". Strauss Kahn dice che il
decoupling (sganciamento) è una chimera e che siamo tutti sulla stessa barca,
Paesi emergenti compresi. "Non sono d'accordo su questo punto. Il fatto
che i cosiddetti Brics ( Brasile, Russia, India, Cina, Ndr) stiano crescendo a
ritmo sostenuto aiuta l'America. è vero che il Pil Usa pesa per il 30% del
totale mondiale rispetto al 15% dei cosiddetti Brics. Questi però oggi hanno un
peso molto maggiore sui consumi mondiali. Lo scorso anno sono cresciuti del
14,5% rispetto al 3% degli Usa. E ciò spiega perchè l'export Usa stia andando così
bene". Ciò dovrebbe impattare favorevolmente sul dollaro. "Infatti-
afferma l'economista-penso che la valuta Usa sia vicina al fondo e per questo
non sono preoccupato. Sono più preoccupato della sterlina a causa della
fragilità di cui ho parlato. La stessa forza dell'euro non durerà all'infinito
e giungerà una correzione ". Un'ultima nota positiva O'Neill la riserva
per l'Africa: "Se conflitti come quello dello Zimbabwe giungeranno a
soluzione vedo un periodo di crescita per l'Africa, spinta proprio dal bisogno
di risorse dei Brics". "Le autorità devono intervenire per ridurre i
rischi a costo di aiutare anche chi non lo merita" Ottimista. Jim O'Neill,
51 anni,capo economista di Goldman Sachs.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-04-11 - pag: 12
autore: Casa, ridurre l'Ici non è risolutivo di Stefano Micossi A gli occhi del
mondo politico, la questione della tassazione degli immobili si riduce allo
sgravio dell'Ici. è una prospettiva non solo riduttiva, ma anche
controproducente, come già notava Innocenzo Cipolletta (sul Sole 24 Ore del 29
marzo). Qualche dato può aiutare a illuminare la questione. In primo
luogo, come in molti Paesi avanzati, anche in Italia vi sono stati forti
incrementi dei prezzi delle case: se nel 1995 ci
volevano 8 annualità di una retribuzione media per acquistare un'abitazione,
nel 2006 ce ne volevano 12. Contrariamente agli altri Paesi, però, in Italia
gli affitti sono aumentati anche più in fretta dei prezzi
delle case, giungendo a rappresentare nel 2006 il 19% del reddito
familiare medio degli affittuari. La crescita congiunta dei prezzi
delle case e degli affitti indica una carenza d'offerta: nell'ultimo
decennio il rapporto tra nuove costruzioni e stock abitativo si è collocato
intorno al 10%, contro una media europea intorno al 25 per cento. In secondo
luogo, lo stock abitativo circola molto lentamente: da noi, la percentuale di
cambiamenti di residenza per ragioni di lavoro tra i proprietari di case viene stimata intorno all'1 per mille, contro il 4 per
mille della media europea e l'1,6% del Regno Unito. Dunque, le persone sono in
qualche modo “ attaccate” alla propria casa: non possono vendere per
ricomprare, perché le imposte sui trasferimenti sono elevatissime, oltre che
complicati da pesanti adempimenti e rischi fiscali; non possono spostarsi in
affitto, perché le case per la locazione sono poche e
costano care. Tra le cause, giocano un ruolo preminente la complessità delle
regole urbanistiche e la difficoltà di rientrare in possesso della casa in
affitto, questioni che pure andrebbero affrontate. Ma conta molto anche il
regime di tassazione delle case: dove il problema non
è l'Ici, ma l'imposizione dei redditi di locazione e il costo dei
trasferimenti. Infatti, nel confronto internazionale l'Ici appare meno onerosa
rispetto ai principali Paesi; inoltre, essa costituisce la principale fonte di
entrate proprie dei Comuni e la naturale contropartita dell'incremento del
valore degli immobili derivante dalla qualità dei servizi pubblici locali. Non
esclude il ricorso a imposte di scopo per specifici servizi, come quella per i
rifiuti urbani. Stupisce che, nella rincorsa al consenso delle classi medie
proprietarie, neppure la Lega si sia accorta che l'abolizione dell'Ici
assesterebbeun grave colpo alla possibilità di costruire un sistema fiscale
federale. Invece, i redditi da locazione sono colpiti con l'imposta progressiva
sui redditi personali (Irpef), tipicamente con aliquota elevata; inoltre, le
detrazioni previste per le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria sono
ridotte, rendendo conveniente non farsi fatturare le spese. Tali condizioni
comprimono il rendimento della locazione. Per l'inquilino sono previste modeste
detrazioni d'imposta in circostanze particolari, ma per il lavoratore
dipendente il costo della locazione non è deducibile (mentre lo è di fatto per
il lavoratore autonomo). Sui redditi da locazione pesa anche un'imposta annua
di registro, intorno al 2% dell'importo del contratto. Invece di ridurre l'Ici,
le risorse del bilancio pubblico sarebbero meglio impiegate per attenuare le
imposte sulla locazione, passando a un sistema di ritenuta secca alla fonte,
come per le attività finanziarie, e ampliando le possibilità di dedurre dal
reddito le spese di manutenzione per i proprietari e quelle di affitto per i
locatari. Queste ultime dovrebbero essere inquadrate in una generale revisione
delle deduzioni e detrazioni familiari, complicate e incoerenti. Una proposta
che circola da tempo è quella di collegare la revisione dell'imposta sui
redditi da locazione a quella sulle rendite finanziarie, uniformando l'aliquota
sui rendimenti di tutte le attività patrimoniali – a mio avviso, non al 12,5%,
che crea ingiustificati vantaggi per l'investimento puramente finanziario, ma
piuttosto intorno al 18%, come nella media europea. Le case
sfitte, invece, dovrebbero restare soggette al regime attuale, in modo da
incentivarne l'offerta in affitto. L'imposta di registro sulle locazioni
dovrebbe essere ridotta a un diritto in cifra fissa. I costi di trasferimento oggi
variano con la tipologia dell'abitazione e la situazione dell'acquirente e del
venditore, scoraggiando i passaggi di proprietà e creando opportunità di
arbitraggio fiscale. La semplice soluzione sarebbe quella di applicare su tutti
gli acquisti di case per abitazione da privati
un'aliquota unica tra il 6 e l'8% – rinunciando all'aliquota in deroga della
Sesta Direttiva Iva per la prima casa, oggi fissata al 4%, fonte di
comportamenti elusivi. Le imposte catastali e ipotecarie sui trasferimenti
dovrebbero ridursi a piccoli ammontari in cifra fissa. Analogo regime di favore
dovrebbe essere stabilito anche per gli acquisti di case
per la locazione da parte dei fondi immobiliari, dai quali potrebbero venire
investimenti importanti. Andrebbe anche eliminato il mostruoso, forse
incostituzionale sistema di privilegio fiscale sugli immobili a favore dello
Stato per il mancato pagamento dell'Iva su precedenti trasferimenti, istituito
dall'ultima Legge finanziaria. La scarsitàdell'offertadi case
per la locazione è un problema importante, che condiziona pesantemente la
mobilità delle persone e la flessibilità della nostra economia. Invece di
inseguire il consenso, chi propone di governarci farebbe bene a occuparsene con
proposte coerenti, capaci di rimettere in moto l'offerta. GLI STRUMENTI Un
sistema di ritenuta secca alla fonte e di deduzione delle spese di manutenzione
per i proprietari e di affitto per i locatari.
( da "Miaeconomia" del 12-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
CASA
" Casa news Prezzi delle case in frenata
(19/03/2008) Il mercato immobiliare è in frenata.
Secondo quanto emerge dagli ultimi dati dell'Osservatorio immobiliare dell'Agenzia
del Territorio, il secondo semestre del 2007 si è infatti chiuso con l'arresto
della crescita delle quotazioni delle case in quasi tutte
le grandi città italiane. Milano e Roma rappresentano invece le eccezioni più rilevanti. Nella
capitale la crescita arriva, in alcuni casi, fino al 10%. Per comprare un
appartamento di
( da "Wall Street Italia" del 14-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di *Alessandro
Fugnoli Il fatto che il rally di sollievo sia già esaurito mostra ancora una
volta come sui mercati azionari (per i crediti il discorso è diverso) ci sia
poco combustibile per overshooting estremi. Al rialzo e al ribasso.
-->*Questo documento e' stato preparato da Alessandro Fugnoli, strategist di
Abaxbank ed e' rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad
operatori e clientela professionale ai sensi dell'allegato n.3 al reg. n.16190
della Consob. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita' alcuna
per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita' di trading
e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a
questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI. (WSI) ? Per qualche giorno i
mercati hanno vissuto nell'illusione che, superata la crisi finanziaria grazie
al pronto intervento della Fed, restasse solo una banale superficiale
recessione vecchio stile, da attraversare armandosi di pazienza e cominciando
anzi a pensare alla ripresa prossima ventura. Gli strategist di alcune case hanno dato indicazioni d'acquisto e in alcuni casi sono
state raccomandazioni non da trading ma di medio periodo. Naturalmente è vero
che l'avere sventato una crisi acuta di possibili proporzioni molto serie è
molto positivo, ma la situazione di fondo resta comunque estremamente complessa
e difficile. La notte è ancora lunga e piena di insidie e quando a un certo
punto del 2009 vedremo l'alba difficilmente si tratterà di qualcosa di
spettacolare. Il fatto che il rally di sollievo sia già esaurito mostra ancora
una volta come sui mercati azionari (per i crediti il discorso è diverso) ci
sia poco combustibile per overshooting estremi, tanto verso l'alto quanto verso
il basso. La scarsità di combustibile è conseguenza della generalizzata
riduzione della leva, ma anche della compresenza di molti fattori positivi e
negativi, reali o potenziali, che in sostanza si bilanciano tra loro e
scoraggiamo fughe in avanti. Il primo milione (di euro) e' sempre il piu'
difficile. Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Scopri i privilegi delle
informazioni riservate, clicca sul link INSIDER Se si pensa che nel
( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del
14-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Affari & Finanza
> RAPPORTO/IMMOBILI E MUTUI Affari & Finanza > RAPPORTO/ARREDAMENTO
Affari & Finanza > RAPPORTO/ENERGIA Affari & Finanza >
RAPPORTO/PICCOLE E MEDIE IMPRESE Se la politica monetaria trascura il mercato
delle case WALTER GALBIATI Che il mercato immobiliare non potesse più essere ignorato dalle banche centrali,
ormai lo si era capito. Ma c'è voluta una crisi come quella innescata dai mutui
subprime statunitensi per far aprire completamente gli occhi agli addetti ai
lavori. Ora è lo stesso Fondo monetario internazionale ad ammonire come la
politica monetaria debba prendere in seria considerazione l'andamento dei prezzi delle case. Tanto che gli economisti dell'Fmi hanno
stimato in mille miliardi di dollari l'impatto della crisi, di cui ben 565
attribuibili al calo dei prezzi delle case.
All'argomento il Fondo ha dedicato un capitolo dell'ultimo World economic
outlook, la pubblicazione con la quale periodicamente si esprime sull'andamento
e sulle previsioni dell'economia mondiale. Il dato di fatto è che dopo molti
anni di rapida crescita, in alcune economie avanzate il mercato immobiliare ha iniziato a rallentare. E con essi, le
relative economie. In due Paesi, come gli Stati Uniti e l'Irlanda, i prezzi sono addirittura scesi, mentre in altri sono
semplicemente diminuiti gli investimenti nel comparto real estate: nella sola
Irlanda, per esempio, sono scesi di tre punti percentuali in rapporto
all'intero Pil rispetto ai picchi di quattro anni fa. Ma quali legami esistono
tra il prezzo delle case e l'andamento economico?
"Poche persone sono in disaccordo sul fatto che gli sviluppi del mercato immobiliare abbiano importanti ripercussioni sull'attività
economica, mentre esiste ancora una considerevole incertezza su quali legami vi
siano tra il ciclo economico e i prezzi delle case",
afferma Roberto Cardarelli, l'economista che ha cordinato la ricerca per il
Fondo monetario internazionale. "In particolare ci sono diverse teorie ?
continua Cardarelli ? sulle dinamiche degli investimenti immobiliari, sulle
loro conseguenze e su come le fluttuazione dei prezzi delle
case condizionino i consumi". E i cambiamenti avvenuti negli ultimi
due decenni nel sistema di finanziamento degli acquisti immobiliari, ovvero il
moltiplicarsi dei soggetti in grado di prestare denaro e la possibilità di
raccogliere liquidità sul mercato dei capitali, non hanno fatto altro che
incrementare questa incertezza. Ciò che è chiaro è che il basso costo del
denaro e la maggior facilità nel trovare finanziamenti hanno provocato una
rapida diffusione dei mutui, permettendo a chiunque, anche a chi aveva una
insufficiente o inadeguata affidabilità, di contrarre prestiti: è il caso dei
cosiddetti mutui subprime. Ciò che è meno chiaro, invece, è come questi
cambiamenti abbiano indebolito il legame tra il ciclo economico e il settore immobiliare. Secondo alcuni economisti, il facile acceso al
credito ha permesso ai proprietari di casa di superare con più facilità le
recenti crisi economiche. Non per niente chi ha meglio reagito alle difficoltà
di inizio secolo, scaturite dallo scoppio della bolla della
new economy e il crollo delle Torri gemelle, sono stati i consumatori
statunitensi e inglesi, due Paesi con forti performance nel settore immobiliare e al tempo stesso avanzati dal punto di vista
finanziario. Qui, per esempio, la casa può essere usata come garanzia per aver
denaro in prestito: se infatti il valore dell'immobile aumenta, il proprietario
può rendere liquido il maggiore valore impegnandolo presso la propria banca.
Con i prestiti ottenuti, il proprietario può sostenere i consumi nei momenti di
difficoltà e favorire la ripresa economica. Se i prezzi delle
case, invece, scendono, l'accesso all'"extra" credito diventa
impossibile e questo contribuisce a deprimere l'economia. Secondo invece gli
economisti del Fondo monetario, il facile accesso al credito e la possibilità
di usare la propria casa come collateral non sono stati nient'altro che un
"acceleratore finanziario", ovvero hanno amplificato l'impatto del
settore immobiliare sul resto dell'economia. Non per
niente le ricadute del settore immobiliare
sull'economia sono state più forti in quei Paesi, come gli Stati Uniti, la
Danimarca, l'Olanda, l'Australia e la Svezia, dove il mercato dei mutui
immobiliari è più evoluto, in quanto sono concessi un maggior accesso al
credito immobiliare e la possibilità di utilizzare la
casa come garanzia, rispetto ad altri Paesi dell'Europa continentale. Di fronte
a questi cambiamenti, come deve reagire allora chi tira le fila della politica
monetaria? "La politica monetaria è ora veicolata più attraverso i prezzi delle case che attraverso gli investimenti
immobiliari. In particolare, un mercato dei mutui più flessibile e competitivo
ha amplificato l'impatto della politica monetaria sui prezzi
delle case e di conseguenza sui consumi e sulla domanda", spiega Cardarelli.
Inoltre, secondo l'economista, i bassi tassi di interesse hanno favorito la
recente corsa dei prezzi delle case e degli
investimenti immobiliari negli Stati Uniti, portando con sé però una perdita
dei migliori standard creditizi e l'assunzione di un eccessivo rischio da parte
degli istituti di credito. Lo studio del Fondo monetario propone due soluzioni
su come la politica monetaria debba comportarsi di fronte
ai cambiamenti avvenuti nel mercato immobiliare e di
fronte alle nuove caratteristiche del credito immobiliare.
Primo, poiché l'impatto dei prezzi delle case è maggiore su
quelle economie in cui è più sviluppato il finanziamento immobiliare, qui la politica monetaria deve essere più aggressiva e più
attenta agli sviluppi imprevisti del mercato immobiliare.
Secondo, la stabilità economica potrebbe essere aumentata nelle economie con un
più avanzato mercato dei mutui immobiliari da un approccio di politica
monetaria che prenda in considerazione l'inflazione dei prezzi
delle case, in aggiunta all'inflazione dei consumi e alla variazione
della domanda. "I prezzi delle case non devono
avere un ruolo dominante nella politica monetaria, ma semplicemente essere
considerati uno dei fattori che condizionano le previsioni economiche",
commenta Cardarelli. Prestare maggiore attenzione a queste dinamiche non
comporta un cambiamento degli attuali approcci di politica monetaria. Piuttosto
questi approcci dovrebbero essere interpretati in modo più flessibile, per
esempio estendendo i tempi entro i quali l'inflazione e la domanda devono
tornare entro gli obiettivi prefissati.
( da "Riformista, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Dopo il g7
conversazione con l'economista Pietro Garibaldi Finché la Germania va bene,
l'Italia si salva "Il rischio più grande è la stagflazione. La discussione
sul Pil è inutile: conferma solo che siamo gli ultimi. Ma il traino tedesco
tira" Il G7 che si è appena concluso a Washington ha evidenziato almeno
quattro emergenze globali che dovranno essere affrontate nei prossimi mesi. La
recessione conclamata degli Stati Uniti che rischia di contagiare anche il resto
del mondo. L'inflazione in crescita ovunque, a causa soprattutto degli aumenti
dei prezzi dei beni alimentari e del petrolio, che sta
creando enormi problemi nei paesi in via di sviluppo. La crisi dei mercati
finanziari internazionali, che secondo il governatore della Banca d'Italia,
Mario Draghi, "non è ancora finita". Infine, il minidollaro, su cui i
Sette Grandi hanno esplicitato la volontà di intervenire per raggiungere una
stabilità maggiore sui cambi: il commissario europeo agli Affari economici,
Almunia, ha espresso in particolare preoccupazione per un livello dell'euro che
ormai non è più coerente con i fondamentali dell'economia del Vecchio
continente. Intanto, il combinato disposto della recessione con epicentro negli
Usa ma che sta contagiando il resto del pianeta, e l'aumento globale dei prezzi delle materie prime, fa dire a Pietro Garibaldi che
"siamo entrati di fatto in una fase di stagflazione, che porrà nuove sfide
enormi ai banchieri centrali, nei prossimi mesi". Le autorità monetarie sono
infatti già alle prese, dall'estate scorsa, con la spaventosa crisi di mercati
finanziari innescata dallo scoppio della bolla immobiliare statunitense. In quest'ottica, per l'economista del Collegio
Carlo Alberto, intervistato dal Riformista , il rapporto presentato nello
scorso fine settimana da Draghi, in veste di presidente del Financial Stability
Forum, sulla crisi dei subprime "è importantissimo, perché segna l'inizio
di una nuova era per la regolamentazione dei mercati finanziari".
Che è stata affrontata dal Fsf, tuttavia, "con equilibrio". Il
rischio, incalza Garibaldi, era quello di introdurre regole troppo restrittive,
di ripetere l'esperienza, per fare un esempio, della Sarbanes Oxley, la severa
legge approvata dopo il crac Enron, che aveva fatto scappare molti investitori
da Wall Street e aveva provocato un'ondata di delisting dalla borsa
newyorchese. In quest'ottica "è anche importante che queste nuove regole
presentate da Draghi siano adottate su scala semiglobale", per evitare dannose
asimmetrie di comportamento sulle piazze finanziarie. Infine, sulla quarta
emergenza planata sul tavolo dei Sette Grandi, il minidollaro, per la prima
volta è confluita con parole decise anche nel comunicato finale del vertice,
dove si parla di "brusche fluttuazioni tra le principali valute".
Garibaldi è convinto che col senno di poi la Bce, bersaglio frequente di
critiche perché da luglio ad oggi non ha mai toccato i tassi di interesse
nonostante l'inarrestabile ascesa dell'euro, "si è comportata bene.
Trichet ha gestito bene la liquidità e dunque ha ancora a disposizione delle
munizioni, per aiutare eventualmente la crescita economica, nei prossimi mesi.
Soprattutto, ha mostrato grande indipendenza", resistendo alle pressioni
dei governi nazionali. A proposito di Europa, nel rapporto del Fondo monetario
internazionale che ha accompagnato le riunioni dei Sette Grandi emerge un
allarme per i riflessi che la crisi finanziaria dei subprime e il rallentamento
dell'economia statunitense potranno avere per il continente e in particolare
per l'Italia. Le stime che riguardano il nostro paese sono preoccupanti:
quest'anno cresceremo soltanto dello 0,3% secondo gli economisti di Washington.
Le previsioni hanno sollevato molti dubbi in Europa: sono troppo pessimistiche
secondo le autorità di Bruxelles e per lo stesso governo dimissionario
italiano. Ma per l'economista torinese "la discussione sulla veridicità
dello 0,3 per cento invece che dello 0,6 per cento stimato dal Tesoro è,
francamente, poco appassionante". Il dato veramente importante, secondo
l'economista del Carlo Alberto, "è che conferma che c'è un forte
rallentamento dell'economia europea e che l'Italia si conferma un paese sotto
la media degli altri paesi, anzi, fanalino di coda". L'unico spiraglio è
rappresentato dai dati che giungono da un paese cruciale, per le nostre
esportazioni, la Germania. Che nelle ultime rilevazioni, nelle cifre sulla
produzione industriale di gennaio e febbraio, mostrano un andamento ancora
positivo, smentendo con margini ampi le previsioni degli analisti. "Questo
è un dato - sostiene Garibaldi - che ci fa sperare bene: finché resiste il
traino della Germania, per noi è una buona notizia". 14/04/2008.
( da "Nazione, La (Empoli)" del 14-04-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Como)) (Nazione, La
(Empoli)) (Resto del Carlino, Il (Ravenna))
Argomenti: Mercato immobiliare
FAMIGLIA SPA pag. 33 La città cambia look Mattone rivalutato con picchi del 10% I
PREZZI DELLE CASE di ELENA COMELLI L'EFFETTO EXPO aumenterà il valore medio
delle abitazioni di Milano di oltre 11 miliardi di euro. Un 7% in più, che
porterà i valori medi dagli attuali 4.500 euro al metro quadro, per un immobile
nuovo o ristrutturato, a oltre 4.800 euro. La stima è della Camera di
commercio di Milano, che ha interpellato un centinaio di mediatori immobiliari
milanesi sulle prospettive: il bonus Expo farà lievitare di più i prezzi nel centro storico (+10,1%) e la zona Ovest (6,8%).
Un po' meno le zone Est (6,4%), Nord (6%) e Sud (5,3%). Previsti aumenti medi
in tutta la provincia del 4,8%, con un picco dell'8,3% nel Rhodense dove sorge
il nuovo polo fieristico e verrà costruito il villaggio dell'Expo. Per il
presidente della Camera di commercio, Carlo Sangalli, "l'Expo 2015 darà la
spinta decisiva alla realizzazione di importanti infrastrutture troppo a lungo
rinviate". Per il presidente di Borsa immobiliare,
Antonio Pastore, la rivalutazione del patrimonio immobiliare
sarà proprio agganciata allo sviluppo delle infrastrutture: "Questi
progetti indicano chiaramente che la periferia non è più marginale e che il centro
di Milano si estende secondo le grandi aree funzionali. Grazie al polo
fieristico si è creata una dorsale che congiunge il centro storico, la zona
Ovest di Milano fino al Rhodense". CONCORDA Claudio Morsenchio,
responsabile finanza di Uniland-Global casa: "L'allungamento della
metropolitana avrà un impatto importante sulla riqualificazione di tutte le
aree coinvolte. E' un bene per Milano e per l'Italia, soprattutto in un momento
in cui l'immobiliare sta vivendo una crisi di fiducia,
con i prezzi fermi da un semestre". Sulla
prospettiva di sviluppo è d'accordo anche Tecnocasa, ma solo sul lungo periodo,
perché l'immobiliare ha sempre meccanismi di risposta
lenti: "Nel breve periodo non ci aspettiamo impatti notevoli sui prezzi anche perché spesso i lavori di riqualificazione
comportano dei disagi nelle zone interessate, ma soprattutto perché ci troviamo
in una fase di flessione dei prezzi e di maggiore
difficoltà di accesso al credito". Tecnocasa ricorda come "al momento
sul territorio milanese e lombardo sono in corso numerosi interventi che
avranno di certo più incentivi a realizzarsi nei tempi previsti", mentre
si velocizzerà il completamento delle opere urbanistiche più importanti tra cui
Garibaldi-Repubblica, l'ex Fiera Campionaria e Santa Giulia. LA SOCIETA' immobiliare cita come essenziali al nuovo sviluppo "il
prolungamento delle linee metropolitane esistenti e la realizzazione di nuove:
entro il 2015 la rete metropolitana che attraversa Milano e il suo hinterland
sarà raddoppiata. Nei primi mesi del 2009 termineranno i prolungamenti delle
linee 2 e 3 ad Assago e al quartiere Comasina". Inoltre "sono partiti
i cantieri per la linea 5 (Garibaldi-Bignami). I cantieri per il lotto Ovest,
da Garibaldi a San Siro, saranno avviati nel