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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


TARTICOLI DEL  15-4-2008     #TOP


IN EVIDENZA

Mutui: Usa; a marzo pignoramenti volano, +57%

ROMA - Sono volati a marzo i pignoramenti immobiliari negli Stati Uniti, cresciuti del 57% rispetto ad un anno fa con le banche che si sono riappropriate della casa acquistata con un mutuo. E' quanto risulta dal sondaggio effettuato da una società specializzata, RealtyTrac, secondo cui circa 234 mila immobili negli Usa si trovano in una posizione prossima al pignoramento.

L' allarme maggiore su questo versante viene dagli Stati del Nevada, della California e della Florida. Secondo RealtyTrac, circa 460 miliardi di dollari di mutui in essere nel Paese sono destinati quest' anno ad essere rideterminati; si tratta di prestiti a tasso variabile che risentono del rialzo dei tassi di mercato a sua volta conseguenza della crisi provocata dal tracollo del credito subprime.



Report "Mercato immobiliare"

Prezzi delle case in frenata ( da "Trentino" del 10-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Dopo la stasi arrivano cali rilevanti in tutti i quartieri di Bolzano Prezzi delle case in frenata Si fa sentire la crisi di liquidità, taglio massimo di 300 euro al metro BOLZANO. Il mercato della casa è in frenata. Dopo un periodo di stasi, arrivano i primi ribassi. Le stime sono dell'osservatorio immobiliare dell'Agenzia per il territorio del ministero dell'Economia.

Prezzi delle case in frenata Cali rilevanti in tutta la città ( da "Alto Adige" del 10-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Il mercato della casa è in frenata. Dopo un periodo di stasi, ecco che arrivano i primi ribassi. Le stime sono quelle dell'osservatorio immobiliare dell'Agenzia per il territorio del ministero dell'Economia. Una ricognizione fatta zona per zona in tutte le città italiane, e per quanto riguarda Bolzano i risultati sono abbastanza simili in tutti i quartieri:

Crescita europea frenata dalle case ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: dal "castigo" del crollo del prezzo delle case? Chi credeva che la bolla immobiliare e il suo scoppio fossero un'esclusiva made in Usa si deve ricredere. L'Fmi ha stimato, prendendo in considerazione diverse determinanti, che il valore delle abitazioni è sopravvalutato nella Ue tra un 12,4% (Italia) e un 32% (Irlanda).

WASHINGTON Tutto il mondo sta rapidamente rallentando, ma l'Italia, che già andava a ( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: conseguenze dello sgonfiamento della bolla immobiliare Usa, e il prezzo del petrolio alle stelle insieme a quello dei prodotti alimentari, hanno indotto gli economisti di Washington a tagliare drasticamente le loro previsioni vecchie solo di tre mesi. Alcune anticipazioni erano uscite lo scorso fine settimana e avevano creato parecchio malumore tra i ministri europei riuniti in Slovenia.

Profondo giallo ( da "Italia Oggi" del 10-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: registrano preoccupanti fenomeni di contrazione delle operazioni e soprattutto della valorizzazione degli asset. La vaticinata bolla immobiliare prossima allo scoppio incombe sui sogni degli operatori e di tutti gli addetti ai lavori. Molta strada hanno fatto anche i consulenti dei vari imprenditori e fondi istituzionali che hanno riportato il mercato immobiliare italiano al centro dell'

Subprime/ Vigilanza da Repubblica delle banane pag.3 ( da "Affari Italiani (Online)" del 10-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: si è sviluppata una bolla immobiliare di origine interna. Ciò di per sé rende questi paesi vulnerabili alle normali pericolose conseguenze di un crollo del mercato, indipendentemente da ciò che accade negli Stati Uniti. Né si può attribuirne la responsabilità al fiasco dei subprime americani o a un contagio: c'era già la necessità di correzioni.

La crisi americana e i costi della guerra - joseph stiglitz ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Con la caduta dei prezzi delle case (una caduta destinata a protrarsi) e la situazione finanziaria incerta delle banche, gli istituti di credito non concederanno prestiti e le famiglie non li chiederanno. Quindi, mentre da una parte la liquidità addizionale iniettata nel sistema finanziario dalla Fed può aver sì prevenuto un crollo,

Gli emergenti aiuteranno l'America ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: aumento dell'export da un lato e il calo del prezzo delle case dall'altro". Quali sono i rischi che la crisi americana si trasmetta in Europa? "Vedo un'Europa a velocità diverse, con Spagna, Irlanda e Regno Unito in difficoltà per la bolla immobiliare, l'Italia che soffre di noti problemi, mentre la Germania sta andando bene grazie all'

Casa, ridurre l'Ici non è risolutivo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: 04-11 - pag: 12 autore: Casa, ridurre l'Ici non è risolutivo di Stefano Micossi A gli occhi del mondo politico, la questione della tassazione degli immobili si riduce allo sgravio dell'Ici. è una prospettiva non solo riduttiva, ma anche controproducente, come già notava Innocenzo Cipolletta (sul Sole 24 Ore del 29 marzo).

Prezzi delle case in frenata ( da "Miaeconomia" del 12-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: CASA " Casa news Prezzi delle case in frenata (19/03/2008) Il mercato immobiliare è in frenata. Secondo quanto emerge dagli ultimi dati dell'Osservatorio immobiliare dell'Agenzia del Territorio, il secondo semestre del 2007 si è infatti chiuso con l'arresto della crescita delle quotazioni delle case in quasi tutte le grandi città italiane.

IL PEGGIO E' PASSATO, MA NON TROPPO ( da "Wall Street Italia" del 14-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Il targeting della Fed. I tradizionali pudori che inducono i banchieri centrali a negare con foga di avere obiettivi per il valore degli asset sono svaniti completamente, almeno nel caso della Fed. Sui prezzi delle case la Fed dichiara ufficialmante di avere come obiettivo la loro stabilizzazione quanto prima possibile.

Se la politica monetaria trascura il mercato delle case ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 14-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: debba comportarsi di fronte ai cambiamenti avvenuti nel mercato immobiliare e di fronte alle nuove caratteristiche del credito immobiliare. Primo, poiché l'impatto dei prezzi delle case è maggiore su quelle economie in cui è più sviluppato il finanziamento immobiliare, qui la politica monetaria deve essere più aggressiva e più attenta agli sviluppi imprevisti del mercato immobiliare.

Dopo il g7 conversazione con l'economista Pietro Garibaldi ( da "Riformista, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: scoppio della bolla immobiliare statunitense. In quest'ottica, per l'economista del Collegio Carlo Alberto, intervistato dal Riformista , il rapporto presentato nello scorso fine settimana da Draghi, in veste di presidente del Financial Stability Forum, sulla crisi dei subprime "è importantissimo, perché segna l'inizio di una nuova era per la regolamentazione dei mercati finanziari"

La città cambia look Mattone rivalutato con picchi del 10% ( da "Nazione, La (Empoli)" del 14-04-2008) + 3 altre fonti
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: 33 La città cambia look Mattone rivalutato con picchi del 10% I PREZZI DELLE CASE di ELENA COMELLI L'EFFETTO EXPO aumenterà il valore medio delle abitazioni di Milano di oltre 11 miliardi di euro. Un 7% in più, che porterà i valori medi dagli attuali 4.500 euro al metro quadro, per un immobile nuovo o ristrutturato, a oltre 4.


Articoli

Prezzi delle case in frenata (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trentino" del 10-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Dopo la stasi arrivano cali rilevanti in tutti i quartieri di Bolzano Prezzi delle case in frenata Si fa sentire la crisi di liquidità, taglio massimo di 300 euro al metro BOLZANO. Il mercato della casa è in frenata. Dopo un periodo di stasi, arrivano i primi ribassi. Le stime sono dell'osservatorio immobiliare dell'Agenzia per il territorio del ministero dell'Economia. Una ricognizione zona per zona in tutte le città italiane, e per quanto riguarda Bolzano i risultati sono abbastanza simili in tutti i quartieri: i prezzi scendono un po' dappertutto con le uniche eccezioni delle zone di via Sant'Osvaldo e Santa Maddalena. I dati del ministero vengono confermati da Carlo Perseghin, vicepresidente regionale della Fiaip, l'associazione degli agenti immobiliari: "In effetti il mercato è in contrazione, soprattutto per quanto riguarda l'usato. Fino a poco tempo fa non c'era praticamente differenza tra il prezzo di una casa nuova e quello di una casa già abitata, adesso le cose stanno cambiando. I motivi di questa frenata sono diversi, anche se quello principale è dato senza dubbio dalla mancanza di liquidità delle famiglie". Le previsioni: "Dopo questo calo, nel 2008 i prezzi dovrebbero restare stabili". I prezzi delle case a Bolzano restano relativamente alti rispetto a quelli di altre città. Però tra il primo e il secondo semestre del 2007 ci sono stati dei cambiamenti, quasi sempre al ribasso. Partiamo dal centro. Dove non si costruisce più, tipo la zona di Sant'Osvaldo, i prezzi restano stabili, tra i 3.300 e i 4.800 euro al metro quadrato e con punte che sfiorano i 7.000 euro. Però scendono molto le quotazioni delle case nella zona di piazza Verdi (si va da un minimo di 2.900 ad un massimo di 3.650 euro al metro per un alloggio in condizioni normali, con una contrazione di circa 300 euro in soli sei mesi), e lo stesso accade anche in centro storico, dove il prezzo medio - oggi attorno ai 3.500 euro al metro - è sceso di circa 150 euro. Dal centro a Rencio: prezzi che possono superare anche i 3.000 euro al metro, ma che mediamente sono calati di circa il 3%. Discorso inverso invece per la zona di Santa Maddalena, l'unica di tutta la città che mostra prezzi in rialzo (anche più di 4.000 euro al metro il costo per un'abitazione in stato normale, più di 6.000 per una in ottimo stato). Ai Piani le case costano tra i 2.200 e i 2.800 euro al metro quadrato, con un calo di 100 euro. Capitolo a parte per Gries, quartiere dove si raggiungono quotazioni tra le più alte della città (si sfiorano i 7.000 euro al metro per abitazioni in ottimo stato), ma che allo stesso tempo mostra la contrazione più forte in termini assoluti con il prezzo medio sceso di circa 300 euro. La città nuova ha prezzi meno alti rispetto a quartieri come centro e Gries, ma i ribassi si sono registrati anche qui. Prendiamo Corso Libertà, dove con un calo attorno ai 150 euro al metro, il prezzo medio è sceso a 3.000 euro. In viale Europa le nuove quotazioni oscillano tra i 2.600 e i 3.150 euro al metro (circa 100 euro in meno rispetto al primo semestre 2006). Firmian: quotazioni attorno ai 3.000 euro al metro (si va da un minimo di 2.750 euro ad un massimo di 3.350 euro), circa 100 euro in meno. Le zone meno care della città si confermano quelle di via Claudia Augusta e via Resia: nel primo caso si pagano tra i 2.100 e i 2.700 euro al metro quadrato, nel secondo tra i 2.200 e i 2.650. Il calo è sempre attorno ai 100 euro al metro, che non è affatto poco. Centro islamico, vittoria al Tar Franco Pizzini, proprietario del magazzino a Salorno che ospita il luogo di culto islamico, ha vinto il primo round. Il Tar sospende l'ordinanza che imponeva l'abbattimento delle pareti che hanno permesso la creazione delle stanze occupate dall'associazione.

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Prezzi delle case in frenata Cali rilevanti in tutta la città (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Alto Adige" del 10-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Ribassi tra 100 e 300 € al metro quadrato "Mancano i soldi" MIRCO MARCHIODI BOLZANO. Il mercato della casa è in frenata. Dopo un periodo di stasi, ecco che arrivano i primi ribassi. Le stime sono quelle dell'osservatorio immobiliare dell'Agenzia per il territorio del ministero dell'Economia. Una ricognizione fatta zona per zona in tutte le città italiane, e per quanto riguarda Bolzano i risultati sono abbastanza simili in tutti i quartieri: i prezzi stanno scendendo un po' dappertutto con le uniche eccezioni costituite dalle zone di via Sant'Osvaldo e Santa Maddalena. I dati del ministero vengono confermati anche da Carlo Perseghin, vicepresidente regionale della Fiaip, l'associazione degli agenti immobiliari: "In effetti il mercato è in contrazione, soprattutto per quanto riguarda l'usato. Fino a poco tempo fa non c'era praticamente differenza tra il prezzo di una casa nuova e quello di una casa già abitata, adesso le cose stanno cambiando. I motivi di questa frenata sono diversi, anche se quello principale è dato senza dubbio dalla mancanza di liquidità delle famiglie". Le previsioni: "Dopo questo calo, nel 2008 i prezzi dovrebbero restare stabili". Il rapporto. I prezzi delle case a Bolzano restano relativamente alti rispetto a quelli di altre città. Però tra il primo e il secondo semestre del 2007 ci sono stati dei cambiamenti, quasi sempre al ribasso. Partiamo dal centro. Dove non si costruisce più tipo la zona di Sant'Osvaldo, i prezzi restano stabili, tra i 3.300 e i 4.800 euro al metro quadro e con punte che sfiorano i 7.000 euro. Però scendono molto le quotazioni delle case nella zona di piazza Verdi (si va da un minimo di 2.900 ad un massimo di 3.650 euro al metro per un alloggio in condizioni normali, con una contrazione di circa 300 euro in soli sei mesi), e lo stesso accade anche in centro storico, dove il prezzo medio - oggi attorno ai 3.500 euro al metro - è sceso di circa 150 euro. Dal centro a Rencio: prezzi che possono superare anche i 3.000 euro al metro, ma che mediamente sono calati di circa il 3%. Discorso inverso invece per la zona di Santa Maddalena, l'unica di tutta la città che mostra prezzi in rialzo (anche più di 4.000 euro al metro il costo per un'abitazione in stato normale, più di 6.000 per una in ottimo stato). Ai Piani le case costano tra i 2.200 e i 2.800 euro al metro quadrato, con un calo di 100 euro. Capitolo a parte per Gries, quartiere dove si raggiungono quotazioni tra le più alte della città (si sfiorano i 7.000 euro al metro per abitazioni in ottimo stato), ma che allo stesso tempo mostra la contrazione più forte in termini assoluti con il prezzo medio che sceso di circa 300 euro. La città nuova ha prezzi meno alti rispetto a quartieri come centro e Gries, ma i ribassi si sono registrati anche qui. Prendiamo Corso Libertà, dove con un calo attorno ai 150 euro al metro, il prezzo medio è sceso a 3.000 euro. In viale Europa le nuove quotazioni oscillano tra i 2.600 e i 3.150 euro al metro (circa 100 euro in meno rispetto al primo semestre 2006). Firmian: quotazioni attorno ai 3.000 euro al metro (si va da un minimo di 2.750 euro ad un massimo di 3.350 euro), circa 100 euro in meno. Le zone meno care della città si confermano via Claudia Augusta e via Resia: nel primo caso si pagano tra i 2.100 e i 2.700 euro al metro quadrato, nel secondo tra i 2.200 e i 2.650. Il calo è sempre attorno ai 100 euro al metro, che non è affatto poco: per un appartamento da 70 metri quadrati, rispetto a sei mesi fa si risparmiano circa 7.000 euro. Le aree alle porte della città prese in considerazione dal rapporto sono quelle del Guncina e di San Maurizio (quotazioni comprese tra i 2.750 e i 3.450 euro) e quella del Colle con prezzi attorno ai 2.500 euro. Gli Arbeitnehmer. Nonostante i prezzi in calo, il caro-caso resta un problema grave. Ieri ha presentato le proprie proposte l'ala sociale della Volkspartei. Si chiedono nuove regole nella valutazione della situazione economica del richiedente ("bisogna considerare anche il patrimonio"), misure a favore del ceto medio ("aiuti soprattutto a chi ha figli, case più piccole per single e coppie senza figli"), aiuti anche per chi è in affitto (gli Arbeitnehmer si sono espressi contro i tagli previsti sul sussidio casa). "L'obiettivo finale - hanno detto - dev'essere quello di rafforzare la proprietà edilizia tra la popolazione".

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Crescita europea frenata dalle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: LANCETTE DELLECONOMIA data: 2008-04-10 - pag: 8 autore: Crepe immobiliari. Il calo dei prezzi gonfiati nell'edilizia abitativa ha cominciato a zavorrare l'espansione nella Ue, e lo farà a lungo Crescita europea frenata dalle case Gli Usa sono sulla soglia della recessione - Il dollaro resta debole, lo yuan avanza lento di Fabrizio Galimberti e Luca Paolazzi Indicatori reali Dopo la piaga della rivalutazione del cambio, seguita da quella dei maggiori tassi nominali (interbancari), dal flagello dei rincari di petrolio e alimentari (che tolgono potere d'acquisto) e dalla calamità della quasi-recessione statunitense, l'Europa sarà colpita ( e in alcune parti lo è già: vedi Regno Unito, Spagna, Irlanda) dal "castigo" del crollo del prezzo delle case? Chi credeva che la bolla immobiliare e il suo scoppio fossero un'esclusiva made in Usa si deve ricredere. L'Fmi ha stimato, prendendo in considerazione diverse determinanti, che il valore delle abitazioni è sopravvalutato nella Ue tra un 12,4% (Italia) e un 32% (Irlanda). Ci sono solo tre eccezioni e una è molto importante per la tenuta della domanda interna europea: la Germania (appena +2%). Per dare un termine di confronto, gli Usa sono a un +12% (anche perché hanno già sperimentato massicci sconti). Lo sgonfiamento delle quotazioni avrà ricadute meno forti di quelle americane perché sono minori i legami con i comportamenti di spesa delle famiglie, ma non saranno nulle sia perché interessano tanti Paesi sia perché in ogni caso si cumulano agli altri fattori frenanti, accentuandoli. Perciò ha ragione chi ritiene che il peggio dell'attuale fase congiunturale non è ancora dietro alle spalle, né al di là né al di qua dell'Atlantico. In Usa l'occupazione va giù ma le ore lavorate salgono e i salari reali galleggiano. Comunque, i tagli occupazionali non hanno ancora toccato il fondo, come illustra il confronto con il 2001 (allora si arrivò a -300mila al mese, oggi siamo a -80mila); le famiglie lo sentono e lo denunciano con il crollo della fiducia e la stasi dei consumi (per ripristinare il risparmio). Anche le imprese lo sentono, e stanno riducendo investimenti e scorte. Se non è recessione (e gli indici Pmi dicono che lo è) ci assomiglia molto. La chiave di volta resta il prezzo delle case: il calo non è finito, ma qualche fondamentale sta migliorando. Eurolandia marcia sempre più in ordine sparso, con i divari di crescita che si ampliano lungo un comune trend discendente. In testa, la Germania, dove salgono fiducia e produzione; in coda l'Italia, dove i Pmi danno crescita già sottozero. Inflazione Le materie prime continuano a spingere all'insù i prezzi al consumo totali, ma al netto del loro impatto l'inflazione rimane ovunque contenuta. Nonostante i nuovi record di petrolio e alcuni alimentari, la loro galoppata pare finita e ciò calmiererà il costo della vita. Specie con le economie così deboli. Tassi d'interesse, valute, moneta L'Fmi ha rilasciato alcune stime oracolari delle perdite connesse alla crisi dei mutui. Queste perdite ammonterebbero a 950 miliardi di dollari, l'1,5% del Pil mondiale. è il Pil del mondo, in effetti, il denominatore appropriato, dato che la metà di queste perdite verrebbe sopportata da banche e società finanziarie non- Usa. La globalizzazione serve anche a questo: a porre le perdite in una prospettiva globale. Ed è consolante constatare che nelle crisi finanziarie del passato un rapporto fra Pil e perdite di questa fatta non è stato mai capace di innestare grosse sofferenze dell'economia reale. La globalizzazione soccorre anche nell'inevitabile ricapitalizzazione delle banche coinvolte. Dato che la crescita continua nel mondo (a un tasso del 3,7% quest'anno, ma potrebbe essere minore) e che molti Paesi con immense riserve valutarie tendono a una gestione più attiva di questi fondi, non mancano i soldi desiderosi di investirsi nella finanza occidentale. Le stime del Fondo in tema di perdite sono in ogni caso da prendere con le molle. Quelle che riguardano i prestiti non cartolarizzati sono state fatte con ragionevoli ipotesi sul cashflow dei debitori ultimi e sulla percentuale di crediti incagliati (al netto dei recuperi sulle garanzie); e queste ammontano a 225 miliardi. Tutto il resto viene dal mark to market dei titoli cartolarizzati. Ma il mark to market riflette in questo momento solo minusvalenze potenziali, per di più in un mercato in cui, come dice lo stesso Fondo, "la quotazione dei premi al rischio appare riflettere lo stress dei mercati più che la qualità dei titoli soggiacenti ". La variabile chiave, in questo contesto, continua a essere quella dei prezzi delle case Usa, dati iriflessi sulla percentuale di sofferenze nei mutui e sulla voglia di spendere dei consumatori. I ribassi dei tassi-guida americani con ogni probabilità continueranno, a partire dalla riunione di maggio; se non altro perché vanno a limitare l'aumento delle rate per i mutui a tasso variabile. Negli Usa i tassi reali sono già negativi su tutte le scadenze fino ai 20 anni se si usa l'inflazione totale e fino ai 3 anni usando l'inflazione core (che è quella che conta). Quel che è interessante è che dall'esplosione della crisi dei mutui a oggi i tassi reali nell'Eurozona e in Giappone sono scesi di due punti per i titoli a 10 anni (-2,8 punti in Usa) e di 1-2 punti per i tassi-guida (-4,5 punti in Usa). Bisogna guardare non solo a quel che la Bce fa (non abbassa i tassi) ma anche a quel che non fa (non li alza, pur in presenza dell'inflazione al 3,5%, di una massa monetaria che cresce all'11,3% e di crediti al settore privato che crescono al 12,5%). Insomma, se la politica monetaria americana può essere tacciata di espansionismo selvaggio, è difficile considerare quella europea come restrittiva. Anche se la frenata dell'economia e il rientro dell'aumento dei prezzi totali indurrà Trichet & Co. ad allentare anche i tassi nominali. Il dollaro, che un mese fa era a quota 1,56-1,57 contro euro, ha trascorso i 30 giorni nella fascia 1,55-1,59. Ma la stabilità contro euro si è accompagnata a un rafforzamento nei confronti dello yen, mentre continua, lenta ma inesorabile, la lunga marcia di rafforzamento della moneta cinese, che sta per sfondare quota 7 contro dollaro. Lo yuan non è negoziabile, ma i non deliverable forward trattati a Hong Kong danno un 6,30 a 12 mesi da oggi (e nel passato questi strumenti hanno semmai sottostimatol'apprezzamento dello yuan: un anno fa lo davano a 7,27). Può spiacere, con qualche ragione, che questo apprezzamento riguardi solo il dollaro e non l'euro, ma ci si può consolare pensando che in questo momento all'Europa fa comodo per calmierare l'inflazione importata. fabrizio@bigpond.net.au l.paolazzi@confindustria.it LA FED TAGLIA, LA BCE PURE In termini reali anche in Eurolandia il costo del denaro si è ridotto (sebbene meno che in Usa) Ma questo calo va rafforzato.

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WASHINGTON Tutto il mondo sta rapidamente rallentando, ma l'Italia, che già andava a (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Dal nostro inviato ROSSELLA LAMA WASHINGTON Tutto il mondo sta rapidamente rallentando, ma l'Italia, che già andava a scartamento ridotto, non riuscirà ad aumentare il Proprio prodotto interno più dello 0,3% quest'anno e l'anno prossimo. Le nuove previsioni del Fondo monetario ci vedono in coda in Europa, e nel confronto con tutti i paesi industrializzati: in media Eurolandia crescerà l'1,4% quest'anno e l'1,2% l'anno prossimo. Le turbolenze finanziarie scatenate dalla crisi dei mutui subprime, le conseguenze dello sgonfiamento della bolla immobiliare Usa, e il prezzo del petrolio alle stelle insieme a quello dei prodotti alimentari, hanno indotto gli economisti di Washington a tagliare drasticamente le loro previsioni vecchie solo di tre mesi. Alcune anticipazioni erano uscite lo scorso fine settimana e avevano creato parecchio malumore tra i ministri europei riuniti in Slovenia. Ieri il vicecapo economista Charles Collins ha respinto le critiche di eccessivo pessimismo. E ha aggiunto che non c'è nessun accanimento nei confronti dell'Italia perché "la sua crescita era già diminuita nel quarto trimestre 2007". "La nostra previsione è in linea con quello che si attende la maggior parte degli istituti di previsione, e non è lontana da quella del governo italiano". La Relazione unificata parla di una crescita dello 0,6 per quest'anno e dell'1,2 per l'anno prossimo, ma lo stesso Padoa-Schioppa ha già fatto capire che sono suscettibili di un ribasso. D'altra parte non è un problema di adesso. Negli anni buoni "l'Italia non è cresciuta tanto come gli altri paesi europei, e ora è stata colpita come gli altri dalla crisi finanziaria, dall'euro forte e dalla frenata dell'economia Usa". Le lezioni sono alle porte e quale deve essere l'agenda del nuovo governo? "Le raccomandazioni del Fondo sono ben note- ha risposto Collins-. Risanamento dei conti sui quali l'anno scorso c'è stato un notevole progresso, ma è importante che prosegua. Poi riforme strutturali per migliorare il potenziale di crescita economica". La ricetta è sempre la stessa e punta sulle liberalizzazioni nel mercato dei prodotti e dei servizi per aumentare concorrenza e produttività. Il basso ciclo economico rischia di ridurre le entrate fiscali. Il governo fissa al 2,4% e al 2,1% il rapporto deficit-Pil di quest'anno e del prossimo, l'Fmi invece lo dà al 2,5% per entrambi gli anni. Pur procedendo molto lentamente, l'Itala comunque va avanti. Collins parla di "crescita bassa, ma non recessione". Per gli Usa invece questa parola non è più un tabù. L'Fmi, in sintonia con la Federal Reserve, sostiene che la recessione c'è già. Il Pil dei primi due trimestri dovrebbe essere lievemente negativo, per poi migliorare nella seconda parte dell'anno, consentendo al 2008 di chiudere in progresso dello 0,5%. Per quanto riguarda il mondo nel suo complesso "c'è il 25% di probabilità che al crescita mondiale scenda al 3% o sotto quest'anno e l'anno prossimo", e tecnicamente per gli economisti questo vuol dire "recessione globale". L'Fmi approva a pieno il modo in gli Usa stanno gestendo la crisi: i drastici tagli dei tassi di interesse della Fed (dal 5,25% di agosto al 2,25% di oggi) e il pacchetto fiscale di Bush per rilanciare l'economia. Aggiungendo che "nell'eurozona, sebbene l'inflazione rimanga su valori elevati, le proiezioni indicano un ritorno sotto il 2% nel 2009. Di conseguenza la Bce può permettersi qualche allentamento della sua politica monetaria". Il presidente dell'Eurotower, il francese Jean-Claude Trichet, conosce bene il suo connazionale Dominique Strauss-Kahn, direttore generale del Fondo. E in Slovenia aveva già anticipato la risposta. L'obiettivo della Bce è "ancorare l'inflazione", perché così si protegge il potere d'acquisto dei cittadini e si sostiene la domanda e la crescita. Oltretutto Commissione europea e Bce sono meno ottimistiche sulla velocità di rientro dell'inflazione, mentre lo sono di più sulla possibilità di una ripresa economica abbastanza vigorosa di Eurolandia già dalla seconda metà di quest'anno.

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Profondo giallo (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Italia Oggi" del 10-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - studi e carriere Numero 086, pag. 22 del 10/4/2008 Autore: Ludovico Marinotti Visualizza la pagina in PDF     Profondo giallo Il mercato immobiliare è oggetto di notevole fermento. Dopo anni di crescita esponenziale che ha portato alla ribalta finanziaria (e non solo) personaggi un tempo sconosciuti alle cronache economiche e finanziarie, si registrano preoccupanti fenomeni di contrazione delle operazioni e soprattutto della valorizzazione degli asset. La vaticinata bolla immobiliare prossima allo scoppio incombe sui sogni degli operatori e di tutti gli addetti ai lavori. Molta strada hanno fatto anche i consulenti dei vari imprenditori e fondi istituzionali che hanno riportato il mercato immobiliare italiano al centro dell'interesse degli investitori internazionali, ma ora la festa potrebbe essere prossima alla conclusioni. Alcuni studi, un tempo marginali, sono cresciuti a dismisura sulla scorta delle commesse professionali degli ultimi anni. Bastava transitare al Mipim, tradizionale ritrovo transalpino degli operatori internazionali, per respirare un'aria depressa e assai meno frizzante delle passate edizioni e realizzare che il tempo a venire sarà meno entusiasmante di quello trascorso. A giugno è previsto a Milano l'Eire, altra fiera dell'immobiliare dove sarà possibile stabilire quanto la crisi potrà incidere e per quanto a lungo. Ma non tutti sono pessimisti, vari sono gli argomenti che spingono a ritenere che l'industria immobiliare italiana potrebbe rappresentare l'eccezione rispetto agli altri mercati maturi e questo per varie ragioni principalmente di natura strutturale. Il partito degli inguaribili ottimisti ha trovato un preziosissimo alleato nella città di Milano, abile nel conquistare l'assegnazione dell'Expo che catalizzerà investimenti importanti primariamente nel settore urbanistico e edilizio. Insomma, per avvocati e commercialisti del real estate sta finendo la ricreazione, o forse no. Staremo a vedere. Ludovico Marinotti.

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Subprime/ Vigilanza da Repubblica delle banane pag.3 (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Affari Italiani (Online)" del 10-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Subprime/ Vigilanza da Repubblica delle banane Giovedí 10.04.2008 10:59 --> Non c'è dubbio che la crisi americana si sia diffusa in altri mercati. Due grandi economie avanzate, in particolare, il Giappone e la Germania, sono state indicate dalla stampa come particolarmente toccate dalla crisi. E non si può negare che le istituzioni finanziarie giapponesi e tedesche abbiano cercato importanti ritorni nel mercato subprime americano, forse perché le opportunità di profitto sul mercato immobiliare interno erano limitate nel migliore dei casi e inesistenti nel peggiore. Ed è ormai evidente che le istituzioni finanziarie dei due paesi avevano una grave esposizione sul mercato dei subprime. Si tratta di un classico canale di trasmissione o contagio attraverso il quale la crisi di un paese si diffonde al di là dei confini nazionali. Tuttavia, nella situazione odierna, questa è solo una parte della storia. Se altri paesi sperimentano difficoltà finanziarie contemporaneamente agli Stati Uniti, lo si deve al fatto che molte caratteristiche della fase preparatoria della crisi dei subprime Usa erano presenti anche in molte altre economie avanzate. In particolare, in molti paesi europei, ma anche altrove, in Nuova Zelanda per esempio, si è sviluppata una bolla immobiliare di origine interna. Ciò di per sé rende questi paesi vulnerabili alle normali pericolose conseguenze di un crollo del mercato, indipendentemente da ciò che accade negli Stati Uniti. Né si può attribuirne la responsabilità al fiasco dei subprime americani o a un contagio: c'era già la necessità di correzioni.

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La crisi americana e i costi della guerra - joseph stiglitz (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Cultura La crisi americana e i costi della guerra JOSEPH STIGLITZ Tradizionalmente si è ritenuto che le guerre potessero costituire uno stimolo positivo per l'economia. Dopotutto, si è sempre pensato che la Seconda guerra mondiale abbia contribuito a tirare fuori l'economia mondiale dalla Grande depressione. Ma, almeno da Keynes in poi, conosciamo modi per stimolare l'economia, più efficaci e in grado, inoltre, di aumentare la produttività nel lungo periodo e di migliorare gli standard di vita. Questa guerra in particolare non è stata un bene per l'economia e ciò per tre ragioni. Innanzitutto, ha contribuito al rialzo dei prezzi del petrolio. Quando gli Stati Uniti hanno mosso guerra, il prezzo del petrolio non superava i 25 dollari al barile e nei mercati dei futures questo era il prezzo a cui si prevedeva che il petrolio si sarebbe attestato per un decennio. I trader di futures erano ben al corrente della crescita della Cina e degli altri mercati emergenti, ma prevedevano che l'approvvigionamento ? in prevalenza da fonti a basso costo del medio oriente ? sarebbe cresciuto di pari passo con la domanda. La guerra ha cambiato questa equazione. Sostenere prezzi del petrolio più alti vuol dire per gli americani (così come per gli europei e per i giapponesi) trasferire a dittatori ed esportatori di petrolio del Medio Oriente e di altre parti del mondo centinaia di milioni di dollari, che non saranno spesi nel proprio paese. Inoltre, il denaro speso in Iraq non stimola oggi l'economia come lo farebbe se fosse speso nel Paese per strade, ospedali o scuole e non contribuisce neppure nella stessa misura alla crescita a lungo termine. Gli economisti sintetizzano ciò nella vecchia espressione bang for the buck, vale a dire, lo stimolo economico derivante da ogni dollaro di spesa [pubblica]. è difficile immaginare un impatto minore di quello che si ricava, per esempio, dal denaro speso per un civile nepalese contrattato da una società di sicurezza privata operante in Iraq. Considerando le enormi somme di denaro spese fuori dal Paese, l'economia degli Stati Uniti avrebbe dovuto mostrarsi molto più debole di quanto non sia apparso. Ciò si spiega col fatto che mentre, da una parte, l'amministrazione Bush tentava di tenere nascosti i veri costi della guerra con una rendicontazione della stessa incompleta e fuorviante, dall'altra, i problemi dell'economia erano mascherati da una marea di liquidità immessa nel sistema dalla Federal Reserve e da una normativa in materia finanziaria lassista. Tale è stata la quantità di denaro pompata nell'economia e talmente lassiste le autorità, che una banca statunitense è arrivata a fare pubblicità ai propri prestiti con lo slogan "ne avete diritto per nascita": una chiara indicazione di quanto, in effetti, il credito sia stato accessibile a chiunque fosse al di sopra del livello di sussistenza. In un certo senso, questa strategia ha funzionato: la bolla del mercato immobiliare residenziale ha alimentato una rapida espansione del consumo, mentre crollava a zero il tasso di risparmio. Il governo Bush stava semplicemente rimandando le debolezze economiche a data futura, nella speranza che la resa dei conti arrivasse dopo il novembre 2008. La situazione, invece, è precipitata lo scorso agosto. Recentemente la risposta è stata un pacchetto di incentivi che è troppo limitato, arriva troppo tardi ed è male strutturato. Per capire l'inadeguatezza di questo pacchetto, basta confrontarlo con gli oltre 1.500 miliardi di dollari del volume dei prestiti garantiti dalle case concessi negli ultimi anni, la maggior parte dei quali sono stati spesi per consumi. Questo gioco, basato sulla convinzione che la spirale ascendente dei prezzi degli immobili residenziali non si sarebbe fermata, è finito. Con la caduta dei prezzi delle case (una caduta destinata a protrarsi) e la situazione finanziaria incerta delle banche, gli istituti di credito non concederanno prestiti e le famiglie non li chiederanno. Quindi, mentre da una parte la liquidità addizionale iniettata nel sistema finanziario dalla Fed può aver sì prevenuto un crollo, dall'altra, essa non stimolerà molto il consumo o gli investimenti. Invece, una parte considerevole di questo denaro prenderà la strada dell'estero. In Cina, per esempio, ora sussiste la preoccupazione che gli stimoli della Fed possano aumentare la inflazione interna. Vi è un terzo motivo per il quale questa guerra è negativa per l'economia statunitense. Oltre all'enorme quantità di denaro spesa dal Paese per la guerra ? oltre 12 miliardi di dollari al mese, c'è ancora il resto del conto da pagare: le pensioni di disabilità e l'assistenza sanitaria per quel 40% di veterani tornati con disabilità anche molto gravi in numerosi casi. Inoltre, questa guerra è stata finanziata diversamente da tutte le altre guerre della storia degli Stati Uniti, se non addirittura di tutte le guerre della storia recente di qualsiasi altro paese. Di regola, quando si chiede ai giovani uomini e donne di rischiare la propria vita, ci si appella a un sacrificio condiviso: si aumentano le tasse e si avvia un dibattito sulla misura del peso economico da passare alle future generazioni. In questa guerra, questo dibattito non si è avuto. Quando hanno mosso guerra, gli Stati Uniti erano già in deficit, ma ciò nonostante, Bush ha chiesto, e ottenuto, un'avventata riduzione del carico fiscale a favore dei ricchi. Questo significa che ogni singolo dollaro della spesa militare è stato, difatti, preso in prestito. Per la prima volta dalla Guerra di indipendenza americana di due secoli fa, dato che le famiglie americane non stavano risparmiando niente, gli Stati Uniti si sono rivolti all'estero per finanziarsi. Le cifre sono incredibili. Il debito pubblico è aumentato, in otto anni, del 50 per cento, un incremento del quale quasi mille miliardi sono da imputarsi alla guerra. E si tratta di una cifra destinata probabilmente a più che raddoppiare nei prossimi 10 anni. Chi avrebbe mai creduto che una amministrazione potesse fare un tale danno tanto rapidamente? Gli Stati Uniti, e il mondo, pagheranno per rimediare a questi danni per i prossimi decenni. Copyright Project Syndicate, 2008 Traduzione di Guiomar Parada.

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Gli emergenti aiuteranno l'America (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-04-11 - pag: 2 autore: INTERVISTA Jim O'Neill Goldman Sachs "Gli emergenti aiuteranno l'America" Marco Niada LONDRA. Dal nostro corrispondente Le richieste per un maggiore intervento da parte dei Governi avanzate dal direttore dell'Fmi Dominique StraussKahn e dal cancelliere britannico Alastair Darling in vista del meeting del G-8 di questo weekend fanno parte di un dibattito tra liberisti (il settimanale The Economist) che chiedono che il mercato sia lasciato all'autocorrezione, semmai aiutato da iniezioni di liquidità, e chi reputa necessario nelle fasi di crisi un sostegno delle autorità. Jim O'Neill, 51 anni, capo economista di Goldman Sachs rientra in quest'ultima categoria non per credo teorico ma per realismo. "Ho visto già passare cinque grandi crisi finanziarie, compresa quest'ultima - dichiara in un'intervista al Sole-24 Ore - e ogni volta si è aperto lo stesso dibattito sull'azzardo morale e il ruolo che deve tenere lo Stato. Al di là degli aspetti emotivi, un fatto è chiaro: per ridurre il rischio sistemico innescato da queste crisi le autorità debbono intervenire, a costo di proteggere anche coloro che non lo meritano. Le banche sono troppo importanti per essere trascurate". Non c'è però un rischio che le continue iniezioni di liquidità portino a un rilancio dell'inflazione? "Non vedo grandi rischi replica l'economista - specie negli Stati Uniti dove i prezzi delle case hanno perso il 10 per cento. A questo punto mi pare che sia più importante combattere il rischio di deflazione. E in quest'ambito gli interventi servono ad ammortizzare i rischi. Per questo trovo che il coordinamento tra autorità monetarie negli Usa, nella Ue, in Svizzera e nel Regno Unito siano salutari. Aggiungerei al contrario che nel Regno Unito,dove l'approccioè stato più cauto vedo maggiore vulnerabilità". Gli Usa però non se la passano bene. Possiamo parlare ormai di recessione? "Tecnicamente, secondo le definizioni matematiche, gli Usa sono a un passo dalla recessione e probabilmente il Pil ha registrato un andamento negativo nel primo trimestre". Secondo O'Neill, però, non tutto il male viene per nuocere e l'America si trova ora in condizioni paradossalmente migliori: "Ciò che sta infatti accadendo è un rafforzamento della posizione commerciale del Paese, con un miglioramento significativo del deficit. Ora è noto da tempo che gli Usa abbiano sofferto di due grandi squilibri, interno e commerciale e l'ironia della sorte è che iniziano a correggersi simultaneamente con l'aumento dell'export da un lato e il calo del prezzo delle case dall'altro". Quali sono i rischi che la crisi americana si trasmetta in Europa? "Vedo un'Europa a velocità diverse, con Spagna, Irlanda e Regno Unito in difficoltà per la bolla immobiliare, l'Italia che soffre di noti problemi, mentre la Germania sta andando bene grazie all'esposizione verso l'export". Strauss Kahn dice che il decoupling (sganciamento) è una chimera e che siamo tutti sulla stessa barca, Paesi emergenti compresi. "Non sono d'accordo su questo punto. Il fatto che i cosiddetti Brics ( Brasile, Russia, India, Cina, Ndr) stiano crescendo a ritmo sostenuto aiuta l'America. è vero che il Pil Usa pesa per il 30% del totale mondiale rispetto al 15% dei cosiddetti Brics. Questi però oggi hanno un peso molto maggiore sui consumi mondiali. Lo scorso anno sono cresciuti del 14,5% rispetto al 3% degli Usa. E ciò spiega perchè l'export Usa stia andando così bene". Ciò dovrebbe impattare favorevolmente sul dollaro. "Infatti- afferma l'economista-penso che la valuta Usa sia vicina al fondo e per questo non sono preoccupato. Sono più preoccupato della sterlina a causa della fragilità di cui ho parlato. La stessa forza dell'euro non durerà all'infinito e giungerà una correzione ". Un'ultima nota positiva O'Neill la riserva per l'Africa: "Se conflitti come quello dello Zimbabwe giungeranno a soluzione vedo un periodo di crescita per l'Africa, spinta proprio dal bisogno di risorse dei Brics". "Le autorità devono intervenire per ridurre i rischi a costo di aiutare anche chi non lo merita" Ottimista. Jim O'Neill, 51 anni,capo economista di Goldman Sachs.

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Casa, ridurre l'Ici non è risolutivo (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-04-11 - pag: 12 autore: Casa, ridurre l'Ici non è risolutivo di Stefano Micossi A gli occhi del mondo politico, la questione della tassazione degli immobili si riduce allo sgravio dell'Ici. è una prospettiva non solo riduttiva, ma anche controproducente, come già notava Innocenzo Cipolletta (sul Sole 24 Ore del 29 marzo). Qualche dato può aiutare a illuminare la questione. In primo luogo, come in molti Paesi avanzati, anche in Italia vi sono stati forti incrementi dei prezzi delle case: se nel 1995 ci volevano 8 annualità di una retribuzione media per acquistare un'abitazione, nel 2006 ce ne volevano 12. Contrariamente agli altri Paesi, però, in Italia gli affitti sono aumentati anche più in fretta dei prezzi delle case, giungendo a rappresentare nel 2006 il 19% del reddito familiare medio degli affittuari. La crescita congiunta dei prezzi delle case e degli affitti indica una carenza d'offerta: nell'ultimo decennio il rapporto tra nuove costruzioni e stock abitativo si è collocato intorno al 10%, contro una media europea intorno al 25 per cento. In secondo luogo, lo stock abitativo circola molto lentamente: da noi, la percentuale di cambiamenti di residenza per ragioni di lavoro tra i proprietari di case viene stimata intorno all'1 per mille, contro il 4 per mille della media europea e l'1,6% del Regno Unito. Dunque, le persone sono in qualche modo “ attaccate” alla propria casa: non possono vendere per ricomprare, perché le imposte sui trasferimenti sono elevatissime, oltre che complicati da pesanti adempimenti e rischi fiscali; non possono spostarsi in affitto, perché le case per la locazione sono poche e costano care. Tra le cause, giocano un ruolo preminente la complessità delle regole urbanistiche e la difficoltà di rientrare in possesso della casa in affitto, questioni che pure andrebbero affrontate. Ma conta molto anche il regime di tassazione delle case: dove il problema non è l'Ici, ma l'imposizione dei redditi di locazione e il costo dei trasferimenti. Infatti, nel confronto internazionale l'Ici appare meno onerosa rispetto ai principali Paesi; inoltre, essa costituisce la principale fonte di entrate proprie dei Comuni e la naturale contropartita dell'incremento del valore degli immobili derivante dalla qualità dei servizi pubblici locali. Non esclude il ricorso a imposte di scopo per specifici servizi, come quella per i rifiuti urbani. Stupisce che, nella rincorsa al consenso delle classi medie proprietarie, neppure la Lega si sia accorta che l'abolizione dell'Ici assesterebbeun grave colpo alla possibilità di costruire un sistema fiscale federale. Invece, i redditi da locazione sono colpiti con l'imposta progressiva sui redditi personali (Irpef), tipicamente con aliquota elevata; inoltre, le detrazioni previste per le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria sono ridotte, rendendo conveniente non farsi fatturare le spese. Tali condizioni comprimono il rendimento della locazione. Per l'inquilino sono previste modeste detrazioni d'imposta in circostanze particolari, ma per il lavoratore dipendente il costo della locazione non è deducibile (mentre lo è di fatto per il lavoratore autonomo). Sui redditi da locazione pesa anche un'imposta annua di registro, intorno al 2% dell'importo del contratto. Invece di ridurre l'Ici, le risorse del bilancio pubblico sarebbero meglio impiegate per attenuare le imposte sulla locazione, passando a un sistema di ritenuta secca alla fonte, come per le attività finanziarie, e ampliando le possibilità di dedurre dal reddito le spese di manutenzione per i proprietari e quelle di affitto per i locatari. Queste ultime dovrebbero essere inquadrate in una generale revisione delle deduzioni e detrazioni familiari, complicate e incoerenti. Una proposta che circola da tempo è quella di collegare la revisione dell'imposta sui redditi da locazione a quella sulle rendite finanziarie, uniformando l'aliquota sui rendimenti di tutte le attività patrimoniali – a mio avviso, non al 12,5%, che crea ingiustificati vantaggi per l'investimento puramente finanziario, ma piuttosto intorno al 18%, come nella media europea. Le case sfitte, invece, dovrebbero restare soggette al regime attuale, in modo da incentivarne l'offerta in affitto. L'imposta di registro sulle locazioni dovrebbe essere ridotta a un diritto in cifra fissa. I costi di trasferimento oggi variano con la tipologia dell'abitazione e la situazione dell'acquirente e del venditore, scoraggiando i passaggi di proprietà e creando opportunità di arbitraggio fiscale. La semplice soluzione sarebbe quella di applicare su tutti gli acquisti di case per abitazione da privati un'aliquota unica tra il 6 e l'8% – rinunciando all'aliquota in deroga della Sesta Direttiva Iva per la prima casa, oggi fissata al 4%, fonte di comportamenti elusivi. Le imposte catastali e ipotecarie sui trasferimenti dovrebbero ridursi a piccoli ammontari in cifra fissa. Analogo regime di favore dovrebbe essere stabilito anche per gli acquisti di case per la locazione da parte dei fondi immobiliari, dai quali potrebbero venire investimenti importanti. Andrebbe anche eliminato il mostruoso, forse incostituzionale sistema di privilegio fiscale sugli immobili a favore dello Stato per il mancato pagamento dell'Iva su precedenti trasferimenti, istituito dall'ultima Legge finanziaria. La scarsitàdell'offertadi case per la locazione è un problema importante, che condiziona pesantemente la mobilità delle persone e la flessibilità della nostra economia. Invece di inseguire il consenso, chi propone di governarci farebbe bene a occuparsene con proposte coerenti, capaci di rimettere in moto l'offerta. GLI STRUMENTI Un sistema di ritenuta secca alla fonte e di deduzione delle spese di manutenzione per i proprietari e di affitto per i locatari.

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Prezzi delle case in frenata (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Miaeconomia" del 12-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

CASA " Casa news Prezzi delle case in frenata (19/03/2008) Il mercato immobiliare è in frenata. Secondo quanto emerge dagli ultimi dati dell'Osservatorio immobiliare dell'Agenzia del Territorio, il secondo semestre del 2007 si è infatti chiuso con l'arresto della crescita delle quotazioni delle case in quasi tutte le grandi città italiane. Milano e Roma rappresentano invece le eccezioni più rilevanti. Nella capitale la crescita arriva, in alcuni casi, fino al 10%. Per comprare un appartamento di 60 metri quadri in centro, nel secondo semestre del 2006, si spendevano 387mila euro. Alla fine dell'anno scorso il prezzo è arrivato a 426mila euro. Va un po' meglio con gli affitti che nell'ultimo anno sono rimasti sostanzialmente invariati: 1.755 euro al mese per 60 metri quadri in un quartiere alto della città. A Milano i prezzi aumentano fino al 5%. Sessanta metri quadri nella zona di San Babila costano 550.500 euro, oltre 25mila euro in più del secondo semestre 2006. Per un appartamento di 90 metri quadri si spendono invece 825.750 euro. Un box in centro di 20 metri quadri costa 100mila euro, poco meno che a Roma. Crescono anche gli affitti: in centro si pagano 31,5 euro al metro quadro, rispetto ai 29,7 euro del secondo semestre 2006: per un appartamento di 60 metri quadri si spendono 115 euro in più ogni mese. Gli affitti sono invece diminuiti a Napoli: fino al 18% in meno per un appartamento di 60 metri quadri in centro che a fine 2007 costava 750 euro al mese. Stabili i prezzi di vendita: 6.400 euro al metro quadro per una casa vicino a piazza del Plebiscito e 3.300 euro per un appartamento a Bagnoli. Anche a Bologna e Venezia Mestre il prezzo delle case non è aumentato, né in centro, né in periferia. A Firenze, invece, fuori dal centro i prezzi si sono abbassati: per comprare una casa vicino a San Bartolo a Cintoia si spende il 5,7% in meno rispetto al secondo semestre 2006. A Torino le quotazioni crescono in centro (+5,8%) e calano in periferia: -1,3% per una casa in zona Carducci. I prezzi continuano a crescere, anche se meno che in passato a Genova, Bari e Palermo, dove una casa in zona Politeama costa 3.570 euro al metro quadro. 58 voti - " Vota questa notizia ".

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IL PEGGIO E' PASSATO, MA NON TROPPO (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 14-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di *Alessandro Fugnoli Il fatto che il rally di sollievo sia già esaurito mostra ancora una volta come sui mercati azionari (per i crediti il discorso è diverso) ci sia poco combustibile per overshooting estremi. Al rialzo e al ribasso. -->*Questo documento e' stato preparato da Alessandro Fugnoli, strategist di Abaxbank ed e' rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad operatori e clientela professionale ai sensi dell'allegato n.3 al reg. n.16190 della Consob. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita' alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita' di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI. (WSI) ? Per qualche giorno i mercati hanno vissuto nell'illusione che, superata la crisi finanziaria grazie al pronto intervento della Fed, restasse solo una banale superficiale recessione vecchio stile, da attraversare armandosi di pazienza e cominciando anzi a pensare alla ripresa prossima ventura. Gli strategist di alcune case hanno dato indicazioni d'acquisto e in alcuni casi sono state raccomandazioni non da trading ma di medio periodo. Naturalmente è vero che l'avere sventato una crisi acuta di possibili proporzioni molto serie è molto positivo, ma la situazione di fondo resta comunque estremamente complessa e difficile. La notte è ancora lunga e piena di insidie e quando a un certo punto del 2009 vedremo l'alba difficilmente si tratterà di qualcosa di spettacolare. Il fatto che il rally di sollievo sia già esaurito mostra ancora una volta come sui mercati azionari (per i crediti il discorso è diverso) ci sia poco combustibile per overshooting estremi, tanto verso l'alto quanto verso il basso. La scarsità di combustibile è conseguenza della generalizzata riduzione della leva, ma anche della compresenza di molti fattori positivi e negativi, reali o potenziali, che in sostanza si bilanciano tra loro e scoraggiamo fughe in avanti. Il primo milione (di euro) e' sempre il piu' difficile. Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Scopri i privilegi delle informazioni riservate, clicca sul link INSIDER Se si pensa che nel 1998, in presenza di una crisi internazionale che negli Stati Uniti e in Europa si manifestò poco, i principali indici americani persero in tre mesi un quarto del loro valore, le oscillazioni di quest'anno, in un range compreso tra meno 10 e meno 5, appaiono tutto sommato modeste. Ci sono molti motivi che ci fanno pensare a un proseguimento di questo modello di comportamento. Proviamo a vederli, cominciando dai fattori che per quest'anno dovrebbero impedire alle borse di scendere molto. 1) Il targeting della Fed. I tradizionali pudori che inducono i banchieri centrali a negare con foga di avere obiettivi per il valore degli asset sono svaniti completamente, almeno nel caso della Fed. Sui prezzi delle case la Fed dichiara ufficialmante di avere come obiettivo la loro stabilizzazione quanto prima possibile. Sui crediti è evidente l'azione di sostegno attraverso le operazioni di rifinanziamento dei dealer. Sull'azionario basta vedere il timing delle mosse più spettacolari, puntualmente collocate o a poche ore dalla risposta premi (quando preannunciate) in modo da limitare l'accumulo di posizioni speculative oppure (quando a sorpresa) a pochi minuti da dati macro (o di credito) particolarmente negativi (che la Fed, nel caso dei dati macro, conosce di regola la sera precedente la loro pubblicazione). E' del resto comprensibile che la Fed voglia evitare che l'effetto ricchezza negativo derivante dalla discesa dei prezzi delle case si cumuli con una discesa ingiustificata dell'azionario. 2) I tassi. Si dice spesso, non a torto, che l'efficacia dei tagli dei tassi, oltre che percepibile solo a distanza di almeno un paio di trimestri, è limitata in questa fase dalla persistenza di spread di credito altissimi. In realtà questo è un motivo in più per abbassarli ulteriormente, imponendo alla Taylor Rule un fattore di correzione. La Taylor Rule ignora gli spread di credito, supponendoli implicitamete costanti, ma tali non sono. La Fed cercherà di evitare tassi giapponesi (anche per evitare che il dollaro si avviti fuori controllo) ma non esiterà a tagliare ancora (50 punti il 30 aprile) e a non rialzare, se non simbolicamente nella seconda metà del 2009, per molto tempo. 3) Le valutazioni. I multipli delle borse non ci sembrano particolarmente sacrificati, tenendo conto dell'incertezza sugli utili, ma non veniamo in nessun modo da una bolla. La leva da ridurre è in altre aree (crediti in primo luogo). 4) Il dollaro. In teoria il dollaro che scende è a somma zero per un portafoglio azionario globale. Favorisce le società americane e danneggia tutte le altre. In pratica sappiamo che l'egemonia americana (data da molti in crisi irreversibile, esattamente come negli anni Settanta Lady Justice. Old Bailey. Londra per il dollaro in caduta libera e il Vietnam e negli anni Ottanta per il Giappone e l'espansionismo sovietico) rimane saldissima sulle borse. Sul dollaro, per inciso, continuiamo a pensare a una debolezza persistente per i prossimi 6-12 mesi. 5) Questioni di timing. Questo è un fattore di breve. E' possibile che i dati macro sul primo trimestre (e i dati sugli utili) escano nelle prossime settimane leggermente meglio delle attese. Questo perché il primo trimestre ha avuto un gennaio ancora positivo, un febbraio mediocre e solo un marzo certamente negativo. Il flusso delle notizie non sarà quindi uniformemente negativo, e questo sarà prezioso in una fase in cui l'economia, in questo momento, è davvero in recessione. 6) Il pacchetto fiscale. Nelle settimane in cui arriveranno i dati negativi di aprile, da metà maggio in poi, inizieranno i rimborsi fiscali. Questo scoraggerà dall'impostare ampie operazioni al ribasso. 7) Il pacchetto casa. Il pacchetto fiscale sarà seguito a breve distanza dal varo di un pacchetto casa (entro fine agosto, perché poi il Congresso chiude fino a gennaio). Al momento le resistenze repubblicane fanno pensare a misure limitate, ma la storia del pacchetto fiscale mostra che strada facendo molte cose possono cambiare. Più che essere piccolo, quindi, questo pacchetto sarà un collage poco coerente e poco mirato di misure, frutto di un compromesso politico, ma sarà comunque qualcosa. 8) Altre misure di policy. Non c'è agenzia americana, a partire dalla Fed, che non abbia allo studio altre misure di emergenza da prendere, nel caso, anche in collaborazione con l'Europa. La fantasia e, a volte, l'eleganza di queste misure sono sorprendenti. Le due aree d'intervento privilegiate sono la politica monetaria e le misure, più o meno di mercato, per abbattere il valore dei mutui ed evitare un'esplosione di pignoramenti. 9) Il sostegno alle istituzioni finanziarie. L'operazione Bear Stearns è uno spartiacque. La caccia alle streghe, per cui il semplice sospetto è sufficiente a condannare a morte una banca e, dopo questa, molte altre a catena, è sospesa. Non è certo impossibile che si verifichino altri episodi, ma ora i mercati sanno che il loro eventuale verificarsi non metterà in ginocchio il sistema. 10) Il resto del mondo. Al momento è difficile ipotizzare che di qui a fine anno Europa e Asia possano entrare in recessione. C'è ancora inerzia sufficiente per sostenerle. Non è poi da escludere che la Bce, a un certo punto, tagli i tassi. E' stato osservato giustamnente che nel 2001 la Bce iniziò a tagliare in presenza di un livello d'inflazione identico all'attuale, il 3.1 per cento. Accanto a questi fattori, che dovrebbero limitare un marcato indebolimento delle borse, ve ne sono però altri, di segno opposto, che tarperanno le ali a qualsiasi rialzo duraturo. 1) Sulle case il peggio deve ancora arrivare. Sarà nel terzo trimestre che si toccherà il livello più alto di pignoramenti. A meno di miracoli non si farà in tempo a evitarli. Greenspan, che fu il primo a parlare di recessione un anno fa, dice ora che verso fine anno i prezzi delle case inizieranno a stabilizzarsi e questo renderà possibile una stabilizzazione generale del ciclo economico. Il problema è che i prezzi delle case, prima di fermarsi, accelereranno forse la loro discesa in corrispondenza con l'ondata di pignoramenti. Quanto a Greenspan, continuiamo a prenderlo molto sul serio come facemmo un anno fa, ma in questo caso è possibile che ci sia un desiderio di accelerare la risoluzione di una crisi che gli viene imputata (in parte a torto e in parte a ragione). 2) Breve durata del pacchetto fiscale. I rimborsi ai privati di maggio e giugno verranno in gran parte spesi entro ottobre. Gli incentivi per le aziende dispiegheranno i loro effetti più lentamente, ma tutti sanno che gli effetti svaniranno entro fine anno, provocando un peggioramento dei dati macro, a parità di altre condizioni, quasi simmetrico al miglioramento estivo. Si è parlato di un secondo pacchetto, ma le sue probabilità sono quasi nulle, dal momento che lo stesso Bernanke ha dichiarato in Congresso di non vederne la necessità. 3) Il resto del mondo. Il ritardo nella trasmissione degli impulsi recessivi dall'America verso l'esterno è di sostegno adesso, ma sarà un fattore negativo più avanti. L'Europa ha fattori negativi propri (la stagnazione italiana, la crisi immobiliare in Spagna, Inghilterra e Irlanda, l'affanno dell'export) che risulteranno più evidenti nel secondo semestre e l'anno prossimo. 4) La riduzione della leva. I cicli di espansione e di riduzione della leva sono lunghi. Possono essere brevi per un hedge fund che aggiusta il tiro velocemente, ma sono lenti per le banche tradizionali, il cui peso è però enormemente maggiore. E' questa, a ben vedere, la grande preoccupazione dei policy maker, dalla Fed al Fondo Monetario, forse più ancora delle sofferenze dell'immobiliare. Solo i policy maker conoscono veramente il livello di erosione del capitale delle banche, probabilmente molto superiore a quello che viene comunicato all'esterno. Qui la sfida è duplice. Da una parte bisogna ricostituire il capitale (in caso estremo con fondi pubblici più o meno mascherati). Dall'altra bisogna tenere conto del fatto che, anche a capitale faticosamente ricostituito, il grado di leva del sistema non risalirà più di tanto. Il credito a disposizione delle aziende sarà scarso e questo frenerà la ripresa. 5) Le valutazioni. Abbiamo detto che non sono alte, ma non sono nemmeno basse. Lo erano molto di più all'inizio degli anni Ottanta, per esempio, anche tenendo conto dell'inflazione oggi di gran lunga più bassa. 6) Eventi di credito. In una situazione fragile gli eventi di credito, i default, sono sempre in agguato. La Fed, con Bear Stearns, ha guadagnato tempo e questo tempo viene usato bene (i monoliner, di cui non si parla più, stanno tutti ricapitalizzando), ma qualcuno che si farà male ci sarà di certo. 7) Il petrolio. Nemmeno T. Boone Pickens (che quando appare in televisione fa calare il silenzio assoluto sul Nymex) pensa più che la recessione farà correggere il prezzo almeno per qualche settimana. 8) Dove chiudere l'anno? Questa è una questione meno seria e strutturale delle precedenti, ma ha un suo peso. L'anno della più grave crisi finanziaria dell'ultimo mezzo secolo e di una crescita americana vicina a zero può chiudersi, rally di fine anno incluso, in rialzo rispetto al primo gennaio? Solo due giorni fa mancava meno del 5 per cento al livello felice d'inizio 2008. Poco più su ci sono i massimi storici. Qui non è questione di analisi tecnica, è questione di pudore. Per chiudere l'anno in rialzo (non parliamo di nuovi massimi) il mercato deve sentire di avere delle ragioni solidissime. A meno di miracoli questo non sarà. Da qui l'upside limitato. Per il 2009 è già possibile fare qualche ipotesi sulla stessa linea di pensiero (spazi limitati di movimento nelle due direzioni). Eventuali pulsioni al ribasso saranno limitate da: 1) Un possibile secondo pacchetto fiscale. Bernanke ha detto di no per quest'anno, per il 2009 si vedrà. Il disavanzo pubblico sta riallargandosi, ma la Fed non si oppone a condizione che non si tratti di misure permanenti. 2) Un probabile grande pacchetto per la casa. Nell'ipotesi di Casa Bianca e Congresso entrambi democratici è molto probabile un secondo pacchetto (forse un mega-pacchetto). Potrebbe trattarsi della costituzione di un'agenzia (sul modello del Resolution Trust degli anni Novanta) che rilevi a sconto un'enorme quantità di mutui. 3) Stabilizzazione dei prezzi delle case. E' l'ipotesi di Greenspan. 4) Dispiegamento degli effetti della politica monetaria. Nel 2009 tutti i tagli di quest'anno saranno finalmente a pieno regime. Le pulsioni rialziste dovranno invece confrontarsi con: 1) Perdurare del credit crunch. Il calvario di molte banche (svalutazioni e ricapitalizzazioni ogni trimestre) continuerà anche nel 2009. La leva rimarrà ridotta. 2) La ripresa sarà lenta e debole, come conseguenza del credit crunch perdurante e del rallentamento europeo. Il Fondo Monetario prevede per il 2009 una crescita americana praticamente uguale a quella di quest'anno. Le previsioni le ha fatte lo staff, i politici del fondo si sono presi un'appendice dell'Outlook uscito oggi per dissociarsi e dire che si poteva anche essere più generosi nelle stime. Si possono riconciliare le due versioni dicendo che lo staff ha elaborato lo scenario base, mentre i politici presumono ragionevolmente che ci saranno altri interventi di sostegno. 3) L'inflazione. Scenderà pochissimo durante la recessione, sarà ancora tollerabile nel 2009, ma nel 2010, quando il ciclo ripartirà sul serio, sarà un problema. La Fed sa che dovrà pensarci in anticipo. 4) Nuove politiche. Un'eventuale svolta politica americana avrà conseguenze positive sulla questione della casa, ma sarà seguita di lì a poco da una serie di misure che potrebbero non fare piacere ai mercati (aumento della pressione fiscale, politiche anti-oil, anti-pharma, anti business in generale, protezionismo). Copyright © Il Rosso e il Nero, settimanale di strategia di Abaxbank per Wall Street Italia, Inc. Riproduzione vietata. All rights reserved parla di questo articolo nel Forum di WSI.

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Se la politica monetaria trascura il mercato delle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 14-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Affari & Finanza > RAPPORTO/IMMOBILI E MUTUI Affari & Finanza > RAPPORTO/ARREDAMENTO Affari & Finanza > RAPPORTO/ENERGIA Affari & Finanza > RAPPORTO/PICCOLE E MEDIE IMPRESE Se la politica monetaria trascura il mercato delle case WALTER GALBIATI Che il mercato immobiliare non potesse più essere ignorato dalle banche centrali, ormai lo si era capito. Ma c'è voluta una crisi come quella innescata dai mutui subprime statunitensi per far aprire completamente gli occhi agli addetti ai lavori. Ora è lo stesso Fondo monetario internazionale ad ammonire come la politica monetaria debba prendere in seria considerazione l'andamento dei prezzi delle case. Tanto che gli economisti dell'Fmi hanno stimato in mille miliardi di dollari l'impatto della crisi, di cui ben 565 attribuibili al calo dei prezzi delle case. All'argomento il Fondo ha dedicato un capitolo dell'ultimo World economic outlook, la pubblicazione con la quale periodicamente si esprime sull'andamento e sulle previsioni dell'economia mondiale. Il dato di fatto è che dopo molti anni di rapida crescita, in alcune economie avanzate il mercato immobiliare ha iniziato a rallentare. E con essi, le relative economie. In due Paesi, come gli Stati Uniti e l'Irlanda, i prezzi sono addirittura scesi, mentre in altri sono semplicemente diminuiti gli investimenti nel comparto real estate: nella sola Irlanda, per esempio, sono scesi di tre punti percentuali in rapporto all'intero Pil rispetto ai picchi di quattro anni fa. Ma quali legami esistono tra il prezzo delle case e l'andamento economico? "Poche persone sono in disaccordo sul fatto che gli sviluppi del mercato immobiliare abbiano importanti ripercussioni sull'attività economica, mentre esiste ancora una considerevole incertezza su quali legami vi siano tra il ciclo economico e i prezzi delle case", afferma Roberto Cardarelli, l'economista che ha cordinato la ricerca per il Fondo monetario internazionale. "In particolare ci sono diverse teorie ? continua Cardarelli ? sulle dinamiche degli investimenti immobiliari, sulle loro conseguenze e su come le fluttuazione dei prezzi delle case condizionino i consumi". E i cambiamenti avvenuti negli ultimi due decenni nel sistema di finanziamento degli acquisti immobiliari, ovvero il moltiplicarsi dei soggetti in grado di prestare denaro e la possibilità di raccogliere liquidità sul mercato dei capitali, non hanno fatto altro che incrementare questa incertezza. Ciò che è chiaro è che il basso costo del denaro e la maggior facilità nel trovare finanziamenti hanno provocato una rapida diffusione dei mutui, permettendo a chiunque, anche a chi aveva una insufficiente o inadeguata affidabilità, di contrarre prestiti: è il caso dei cosiddetti mutui subprime. Ciò che è meno chiaro, invece, è come questi cambiamenti abbiano indebolito il legame tra il ciclo economico e il settore immobiliare. Secondo alcuni economisti, il facile acceso al credito ha permesso ai proprietari di casa di superare con più facilità le recenti crisi economiche. Non per niente chi ha meglio reagito alle difficoltà di inizio secolo, scaturite dallo scoppio della bolla della new economy e il crollo delle Torri gemelle, sono stati i consumatori statunitensi e inglesi, due Paesi con forti performance nel settore immobiliare e al tempo stesso avanzati dal punto di vista finanziario. Qui, per esempio, la casa può essere usata come garanzia per aver denaro in prestito: se infatti il valore dell'immobile aumenta, il proprietario può rendere liquido il maggiore valore impegnandolo presso la propria banca. Con i prestiti ottenuti, il proprietario può sostenere i consumi nei momenti di difficoltà e favorire la ripresa economica. Se i prezzi delle case, invece, scendono, l'accesso all'"extra" credito diventa impossibile e questo contribuisce a deprimere l'economia. Secondo invece gli economisti del Fondo monetario, il facile accesso al credito e la possibilità di usare la propria casa come collateral non sono stati nient'altro che un "acceleratore finanziario", ovvero hanno amplificato l'impatto del settore immobiliare sul resto dell'economia. Non per niente le ricadute del settore immobiliare sull'economia sono state più forti in quei Paesi, come gli Stati Uniti, la Danimarca, l'Olanda, l'Australia e la Svezia, dove il mercato dei mutui immobiliari è più evoluto, in quanto sono concessi un maggior accesso al credito immobiliare e la possibilità di utilizzare la casa come garanzia, rispetto ad altri Paesi dell'Europa continentale. Di fronte a questi cambiamenti, come deve reagire allora chi tira le fila della politica monetaria? "La politica monetaria è ora veicolata più attraverso i prezzi delle case che attraverso gli investimenti immobiliari. In particolare, un mercato dei mutui più flessibile e competitivo ha amplificato l'impatto della politica monetaria sui prezzi delle case e di conseguenza sui consumi e sulla domanda", spiega Cardarelli. Inoltre, secondo l'economista, i bassi tassi di interesse hanno favorito la recente corsa dei prezzi delle case e degli investimenti immobiliari negli Stati Uniti, portando con sé però una perdita dei migliori standard creditizi e l'assunzione di un eccessivo rischio da parte degli istituti di credito. Lo studio del Fondo monetario propone due soluzioni su come la politica monetaria debba comportarsi di fronte ai cambiamenti avvenuti nel mercato immobiliare e di fronte alle nuove caratteristiche del credito immobiliare. Primo, poiché l'impatto dei prezzi delle case è maggiore su quelle economie in cui è più sviluppato il finanziamento immobiliare, qui la politica monetaria deve essere più aggressiva e più attenta agli sviluppi imprevisti del mercato immobiliare. Secondo, la stabilità economica potrebbe essere aumentata nelle economie con un più avanzato mercato dei mutui immobiliari da un approccio di politica monetaria che prenda in considerazione l'inflazione dei prezzi delle case, in aggiunta all'inflazione dei consumi e alla variazione della domanda. "I prezzi delle case non devono avere un ruolo dominante nella politica monetaria, ma semplicemente essere considerati uno dei fattori che condizionano le previsioni economiche", commenta Cardarelli. Prestare maggiore attenzione a queste dinamiche non comporta un cambiamento degli attuali approcci di politica monetaria. Piuttosto questi approcci dovrebbero essere interpretati in modo più flessibile, per esempio estendendo i tempi entro i quali l'inflazione e la domanda devono tornare entro gli obiettivi prefissati.

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Dopo il g7 conversazione con l'economista Pietro Garibaldi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Riformista, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Dopo il g7 conversazione con l'economista Pietro Garibaldi Finché la Germania va bene, l'Italia si salva "Il rischio più grande è la stagflazione. La discussione sul Pil è inutile: conferma solo che siamo gli ultimi. Ma il traino tedesco tira" Il G7 che si è appena concluso a Washington ha evidenziato almeno quattro emergenze globali che dovranno essere affrontate nei prossimi mesi. La recessione conclamata degli Stati Uniti che rischia di contagiare anche il resto del mondo. L'inflazione in crescita ovunque, a causa soprattutto degli aumenti dei prezzi dei beni alimentari e del petrolio, che sta creando enormi problemi nei paesi in via di sviluppo. La crisi dei mercati finanziari internazionali, che secondo il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, "non è ancora finita". Infine, il minidollaro, su cui i Sette Grandi hanno esplicitato la volontà di intervenire per raggiungere una stabilità maggiore sui cambi: il commissario europeo agli Affari economici, Almunia, ha espresso in particolare preoccupazione per un livello dell'euro che ormai non è più coerente con i fondamentali dell'economia del Vecchio continente. Intanto, il combinato disposto della recessione con epicentro negli Usa ma che sta contagiando il resto del pianeta, e l'aumento globale dei prezzi delle materie prime, fa dire a Pietro Garibaldi che "siamo entrati di fatto in una fase di stagflazione, che porrà nuove sfide enormi ai banchieri centrali, nei prossimi mesi". Le autorità monetarie sono infatti già alle prese, dall'estate scorsa, con la spaventosa crisi di mercati finanziari innescata dallo scoppio della bolla immobiliare statunitense. In quest'ottica, per l'economista del Collegio Carlo Alberto, intervistato dal Riformista , il rapporto presentato nello scorso fine settimana da Draghi, in veste di presidente del Financial Stability Forum, sulla crisi dei subprime "è importantissimo, perché segna l'inizio di una nuova era per la regolamentazione dei mercati finanziari". Che è stata affrontata dal Fsf, tuttavia, "con equilibrio". Il rischio, incalza Garibaldi, era quello di introdurre regole troppo restrittive, di ripetere l'esperienza, per fare un esempio, della Sarbanes Oxley, la severa legge approvata dopo il crac Enron, che aveva fatto scappare molti investitori da Wall Street e aveva provocato un'ondata di delisting dalla borsa newyorchese. In quest'ottica "è anche importante che queste nuove regole presentate da Draghi siano adottate su scala semiglobale", per evitare dannose asimmetrie di comportamento sulle piazze finanziarie. Infine, sulla quarta emergenza planata sul tavolo dei Sette Grandi, il minidollaro, per la prima volta è confluita con parole decise anche nel comunicato finale del vertice, dove si parla di "brusche fluttuazioni tra le principali valute". Garibaldi è convinto che col senno di poi la Bce, bersaglio frequente di critiche perché da luglio ad oggi non ha mai toccato i tassi di interesse nonostante l'inarrestabile ascesa dell'euro, "si è comportata bene. Trichet ha gestito bene la liquidità e dunque ha ancora a disposizione delle munizioni, per aiutare eventualmente la crescita economica, nei prossimi mesi. Soprattutto, ha mostrato grande indipendenza", resistendo alle pressioni dei governi nazionali. A proposito di Europa, nel rapporto del Fondo monetario internazionale che ha accompagnato le riunioni dei Sette Grandi emerge un allarme per i riflessi che la crisi finanziaria dei subprime e il rallentamento dell'economia statunitense potranno avere per il continente e in particolare per l'Italia. Le stime che riguardano il nostro paese sono preoccupanti: quest'anno cresceremo soltanto dello 0,3% secondo gli economisti di Washington. Le previsioni hanno sollevato molti dubbi in Europa: sono troppo pessimistiche secondo le autorità di Bruxelles e per lo stesso governo dimissionario italiano. Ma per l'economista torinese "la discussione sulla veridicità dello 0,3 per cento invece che dello 0,6 per cento stimato dal Tesoro è, francamente, poco appassionante". Il dato veramente importante, secondo l'economista del Carlo Alberto, "è che conferma che c'è un forte rallentamento dell'economia europea e che l'Italia si conferma un paese sotto la media degli altri paesi, anzi, fanalino di coda". L'unico spiraglio è rappresentato dai dati che giungono da un paese cruciale, per le nostre esportazioni, la Germania. Che nelle ultime rilevazioni, nelle cifre sulla produzione industriale di gennaio e febbraio, mostrano un andamento ancora positivo, smentendo con margini ampi le previsioni degli analisti. "Questo è un dato - sostiene Garibaldi - che ci fa sperare bene: finché resiste il traino della Germania, per noi è una buona notizia". 14/04/2008.

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La città cambia look Mattone rivalutato con picchi del 10% (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Nazione, La (Empoli)" del 14-04-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Como)) (Nazione, La (Empoli)) (Resto del Carlino, Il (Ravenna))

Argomenti: Mercato immobiliare

FAMIGLIA SPA pag. 33 La città cambia look Mattone rivalutato con picchi del 10% I PREZZI DELLE CASE di ELENA COMELLI L'EFFETTO EXPO aumenterà il valore medio delle abitazioni di Milano di oltre 11 miliardi di euro. Un 7% in più, che porterà i valori medi dagli attuali 4.500 euro al metro quadro, per un immobile nuovo o ristrutturato, a oltre 4.800 euro. La stima è della Camera di commercio di Milano, che ha interpellato un centinaio di mediatori immobiliari milanesi sulle prospettive: il bonus Expo farà lievitare di più i prezzi nel centro storico (+10,1%) e la zona Ovest (6,8%). Un po' meno le zone Est (6,4%), Nord (6%) e Sud (5,3%). Previsti aumenti medi in tutta la provincia del 4,8%, con un picco dell'8,3% nel Rhodense dove sorge il nuovo polo fieristico e verrà costruito il villaggio dell'Expo. Per il presidente della Camera di commercio, Carlo Sangalli, "l'Expo 2015 darà la spinta decisiva alla realizzazione di importanti infrastrutture troppo a lungo rinviate". Per il presidente di Borsa immobiliare, Antonio Pastore, la rivalutazione del patrimonio immobiliare sarà proprio agganciata allo sviluppo delle infrastrutture: "Questi progetti indicano chiaramente che la periferia non è più marginale e che il centro di Milano si estende secondo le grandi aree funzionali. Grazie al polo fieristico si è creata una dorsale che congiunge il centro storico, la zona Ovest di Milano fino al Rhodense". CONCORDA Claudio Morsenchio, responsabile finanza di Uniland-Global casa: "L'allungamento della metropolitana avrà un impatto importante sulla riqualificazione di tutte le aree coinvolte. E' un bene per Milano e per l'Italia, soprattutto in un momento in cui l'immobiliare sta vivendo una crisi di fiducia, con i prezzi fermi da un semestre". Sulla prospettiva di sviluppo è d'accordo anche Tecnocasa, ma solo sul lungo periodo, perché l'immobiliare ha sempre meccanismi di risposta lenti: "Nel breve periodo non ci aspettiamo impatti notevoli sui prezzi anche perché spesso i lavori di riqualificazione comportano dei disagi nelle zone interessate, ma soprattutto perché ci troviamo in una fase di flessione dei prezzi e di maggiore difficoltà di accesso al credito". Tecnocasa ricorda come "al momento sul territorio milanese e lombardo sono in corso numerosi interventi che avranno di certo più incentivi a realizzarsi nei tempi previsti", mentre si velocizzerà il completamento delle opere urbanistiche più importanti tra cui Garibaldi-Repubblica, l'ex Fiera Campionaria e Santa Giulia. LA SOCIETA' immobiliare cita come essenziali al nuovo sviluppo "il prolungamento delle linee metropolitane esistenti e la realizzazione di nuove: entro il 2015 la rete metropolitana che attraversa Milano e il suo hinterland sarà raddoppiata. Nei primi mesi del 2009 termineranno i prolungamenti delle linee 2 e 3 ad Assago e al quartiere Comasina". Inoltre "sono partiti i cantieri per la linea 5 (Garibaldi-Bignami). I cantieri per il lotto Ovest, da Garibaldi a San Siro, saranno avviati nel 2009. In progetto anche quelli per la prima tratta della linea 4 da via Lorenteggio a via Sforza. Il prolungamento fino a Linate potrebbe essere avviato entro l'estate del 2009. Si prevede poi il prolungamento della linea 2 da Cologno a Vimercate e della linea 3 da San Donato a Paullo". Tra le altre opere infrastrutturali "si realizzerà la Pedemontana, la Tem (tangenziale esterna) e la Brebemi (Brescia-Bergamo-Milano)", tutte opere che faciliteranno il collegamento tra provincia e centro città, valorizzando le aree esterne.

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