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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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top          ARTICOLI DAL 15 AL 17 MARZO 2008       #TOP


Report "Mercato immobiliare"

Aiuti ai negozi di vicinato il comune frena gli affitti ( da "Nuova Venezia, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: vicinato il Comune frena gli affitti IL BANDO Immobili pubblici a prezzi agevolati Affitti più bassi per i negozi dei residenti. Non c'è soltanto l'esodo degli abitanti, ma anche quello delle attività economiche "non turistiche". E spesso i negozi cosiddetti di vicinato, le rivendite di alimentari, ferramente e casalinghi, vengono sfrattati in favore di rendite più remunerative.

Bernanke? È sotto shock E non sa se il cavallo berrà ( da "Borsa e Finanza" del 15-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: E non è infatti un caso che gli analisti di Natixis abbiano commentato il giudizio sulle svalutazioni fatto da S&P's come insufficiente per abbassare la guardia sul settore finanziario. "Il problema - fa eco l'economista Ed Yardeni - è che l'epicentro della crisi ruota intorno ai prezzi delle case, le quali sfortunatamente non smettono di calare".

CRISI MUTUI: GROS, SUBPRIME PUNTA DELL'ICEBERG, BANCHE USA A RISCHIO ( da "Asca" del 15-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Italia non registra un eccesso di attivita delle costruzioni e non c'e una bolla immobiliare. La discesa dei prezzi delle case dunque presto iniziera a farsi sentire anche in Europa dopo gli Stati Uniti. ''La grande differenza e che in America un calo dei prezzi delle case e un problema delle banche - spiega Gros - in Europa invece e dei consumatori.

CRISI MUTUI: GROS, SUBPRIME PUNTA DELL'ICEBERG, BANCHE USA A RISCHIO ( da "Virgilio Notizie" del 15-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Italia non registra un eccesso di attivita delle costruzioni e non c'e una bolla immobiliare. La discesa dei prezzi delle case dunque presto iniziera a farsi sentire anche in Europa dopo gli Stati Uniti. ''La grande differenza e che in America un calo dei prezzi delle case e un problema delle banche - spiega Gros - in Europa invece e dei consumatori.

Edilizia, in discesa i prezzi e le vendite ( da "Centro, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Chieti Edilizia, in discesa i prezzi e le vendite Cali fino al 20 per cento sul colle Nella vallata va un po meglio CHIETI. I prezzi delle case diminuiscono di pari passo con le vendite, in calo vertiginoso dal secondo semestre 2007 a oggi. Il mercato immobiliare cittadino è paralizzato.

Chieti, in picchiata il prezzo delle case ( da "Centro, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Chieti Chieti, in picchiata il prezzo delle case In alcune zone il calo è del 20 per cento. Tiene il mercato allo Scalo CHIETI. Il mercato immobiliare cittadino e provinciale manifesta forti segnali di crisi. Finiti i bei tempi dei primi anni dell'euro, oggi fare affare è difficile.

Dopo dieci anni i prezzi delle case frenano la corsa ( da "Stampa, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: MERCATO IMMOBILIARE.GLI AFFITTI RESTANO INVARIATI Dopo dieci anni i prezzi delle case frenano la corsa Gli esperti: si va verso una regressione per la crisi generale e il calo di domanda [FIRMA]GIANPAOLO CHARRÈRE AOSTA Il 2007 ha portato la frenata del costo del mattone, il bene rifugio per eccellenza.

A Dubai non fa nessuna paura Le superville di The Beach vendute tutte nel giro di 72 ore ( da "Stampa, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: LA BOLLA IMMOBILIARE "A Dubai non fa nessuna paura Le superville di The Beach vendute tutte nel giro di 72 ore".

Gli emiri fanno shopping tra i saldi finanziari ( da "Stampa, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: E la bolla immobiliare che negli Stati Uniti è partita dai mutui e adesso falcidia i grandi nomi della finanza? "Qui non fa paura", spiega Maria Abdelrahman, manager della Nakheed - la più grossa società di sviluppo immobiliare di Dubai che ha costruito gli arcipelaghi artificiali di The Palm e The World, quest'ultimo composto da 300 isole per replicare l'

Usa: Greenspan, la crisi finanziaria peggiore dal dopoguerra ('Ft') ( da "TgFin.it" del 17-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: presidente della Fed, indicato come uno dei responsabili dell'esplosione dell'attuale bolla immobiliare a causa della politica creditizia che ha portato avanti tra il 2001 e il 2004 (quando i tassi hanno raggiunto un minimo dell'1%), stima che non si "raggiungera mai la perfezione nella gestione del rischio" in quanto "arrivera sempre il momento in cui fallira'

Gli Usa tagliano il costo del denaro e i mercati crollano. È la recessione-sprint ( da "Panorama.it" del 17-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Greespan a sua volta è ormai additato come uno dei responsabili dell'esplosione della bolla immobiliare americana a causa della politica di credito facile che ha portato avanti tra il 2001 e il 2004, quando i tassi hanno raggiunto un minimo dell'1%. Così come la Casa Bianca è accusata per aver trasformato l'avanzo di bilancio in deficit destinato a finanziare le spese militari.

MUTUI:ONADO,ITALIA A RIPARO DA CRISI,MA RISCHI CRESCITA/ANSA ( da "Wall Street Italia" del 17-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: l'impatto della crisi sarà dunque inferiore, anche se qualche paese dovrà inevitabilmente fare i conti con la bolla immobiliare. E il caso, spiega l'economista, della Gran Bretagna e della Spagna, dove sarà più difficile "digerire l'enorme quantità di debito di cui sono state ingozzate le famiglie".


Articoli

Aiuti ai negozi di vicinato il comune frena gli affitti (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Nuova Venezia, La" del 15-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Cronaca Aiuti ai negozi di vicinato il Comune frena gli affitti IL BANDO Immobili pubblici a prezzi agevolati Affitti più bassi per i negozi dei residenti. Non c'è soltanto l'esodo degli abitanti, ma anche quello delle attività economiche "non turistiche". E spesso i negozi cosiddetti di vicinato, le rivendite di alimentari, ferramente e casalinghi, vengono sfrattati in favore di rendite più remunerative. Del resto, chi si può permettere di pagare un affitto mensile di migliaia di euro per un negozietto in centro? Risultato, la trasformazione selvaggia delle attività. Maschere e griffe al posto delle mercerie, bar e fast food invece degli alimentari tradizionali. Così il Comune prova a mettere un freno. Ieri in giunta l'assessore al Patrimonio Mara Rumiz ha proposto una modifica al regolamento interno per la gestione dei Beni immobili del Comune. "Il bando", recita il nuovo testo, "potrà includere prestazioni necessarie a rendere compatibili le attività commerciali che si andranno a svolgere con le esigenze più prossime alla popolazione residente". Significa che nell'affittare i suoi beni immobili il Comune potrà operare con logiche diverse da quelle del massimo profitto. Agevolando coloro che venderanno beni e servizi per la popolazione residente. E vincolando gli affittuari a questo in cambio di un affitto più basso. Nelle categorie che danno diritto allo sconto ci sono le rivendite alimentari, gli ambulatori medici, gli sportelli per la fornitura di servizi, i negozi di casalinghi, le mercerie, la ferramenta. "E' una delibera di indirizzo che riteniamo molto importante dal punto di vista del principio", dice l'assessore al Patrimonio Mara Rumiz, che ha presentato il provvedimento insieme al collega Giuseppe Bortolussi delle Attività produttive, "in questo modo intendiamo rafforzare l'offerta di beni primari ai residenti nel centro storico e nelle isole, contribuendo così ad agire per fermare l'esodo verso aree maggiormente servite per le esigenze della vita quotidinana". Un'emergenza provocata dall'invasione dei turisti (sono stati 20 milioni nel 2007) e dal mercato dei prezzi delle case "drogato" dal turismo. Oggi i prezzi delle case sono proibitivi per una famiglia normale. Spesso gli appartamenti vengono trasformati in bed and breakfast o affittacamere. I negozi chiudono e gli abitanti se ne vanno in terraferma. Adesso arriva il calmiere per i negozi. (a.v.).

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Bernanke? È sotto shock E non sa se il cavallo berrà (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 15-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ATTUALITÀ Bernanke? "È sotto shock" E non sa se il cavallo berrà La liquidità è inutile se non si ferma il crollo dell'immobiliare. S&P: "vicina la fine del tunnel". Ma Natixis non ci crede. E Bear Stearns fa tremare il mondo di Vincenzo Sciarretta - 15-03-2008 LA FRANA DEL CREDITO Quando il prossimo 18 marzo si riunirà a Washington il direttorio della Federal Reserve, Ben Bernanke dovrà aggiornare sia diagnosi che prognosi della più grande bolla creditizia dei tempi moderni. Sebbene abbia passato la maggior parte della sua vita da accademico a studiare la Depressione del 1929 e la lunga crisi giapponese esplosa nel 1990, negli ambienti della capitale americana si dice che il capo della Fed sia parecchio sotto shock - proprio così - dalla portata del disastro che ha di fronte. E per fronteggiarlo abbia approntato il più grande salvataggio possibile mai concepito, a cui tra l'altro, martedì 18, dovrebbe aggiungere il tassello di una nuova sforbiciata ai tassi d'interesse Probabilmente dello 0,50%, anche se il mercato, soprattutto i gestori di Wall Street, sperano ancora in un ripensamento che faccia lievitare il taglio a 75 punti base. Uno scenario ancora più probabile dopo che Bear Stearns venerdì 14 marzo ha gelato il mondo finanziario annunciando di essere in una crisi di liquidità che ha richiesto un finanziamento d'emergenza operato da JpMorgan e Fed di New York. CORSA CONTRO IL TEMPO. Nel tentativo di dissetare le istituzioni a corto di liquidità, Bernanke ha sinora creato due strumenti inediti. Il primo, risalente al 12 dicembre scorso, va sotto il nome di Taf (Term Auction Facility), che consente alle banche in difficoltà di attingere direttamente dalla Fed, ottenendo denaro a prestito. Il vantaggio del Taf è che le banche non devono rendere pubblica la propria richiesta e non vanno perciò incontro alle stimmate del mercato. Stando al sito della Fed, tutte le istituzioni depositarie (cioè le banche) che sono giudicate in "condizioni finanziarie solide" (ma vai a saperlo davvero, di questi tempi) possono partecipare alle aste tenute sotto lo scudo del Taf e fornire adeguate garanzie collaterali. Attraverso questo strumento la banca centrale americana sta immettendo nel sistema circa 100 miliardi di dollari la settimana. Bernanke aveva riposto ampia fiducia nell'efficacia del Taf, ma si è dovuto ricredere perché gli emboli che impediscono alla liquidità di circolare allignano spesso negli operatori finanziari che non sono esattamente banche tradizionali. Sicché, con una mossa spregiudicata, e senza precedenti, martedì 11 marzo, la Federal Reserve ha annunciato l'introduzione di un secondo strumento straordinario chiamato Tslf (Term Securities Lending Facility). Questo estende il concetto di Taf alle istituzioni non depositarie, alle banche d'investimento e agli operatori in titoli, che sono con l'acqua alla gola a causa dei titoli spazzatura che li zavorrano. Finora questi soggetti dovevano bussare alla porta delle banche per trovare una ciambella di salvataggio, ma gli istituti di credito hanno finito per chiudere i rubinetti, oberate dai propri problemi contingenti. Ecco allora l'idea di Bernanke: sotto lo schema del Tslf, la Federal Reserve è disponibile a prestare fino a 200 miliardi di dollari in titoli governativi per un termine di 28 giorni. In cambio accetterà anche i famigerati residential-mortgage-backed securities, cioè i titoli spiccati da agenzie federali oppure non da agenzie federali, ma con un rating AAA/Aaa. Insomma la Fed scambierà della carta finanziaria di primissima qualità (obbligazioni governative) con carta finanziaria di non primissima qualità - compresi i certificati legati ai mutui ipotecari - in un tentativo estremo di fluidificare il sistema. CINTURA DI PROTEZIONE. Tony Crescenzi di Miller Tabak ha giustamente notato che al 27 febbraio i principali intermediari portavano in pancia 140 miliardi di titoli emessi da agenzie e 60 miliardi di mortgage-backed-securities. E siccome la Fed ha messo sul piatto una linea di credito da 200 miliardi, vuol dire che è pronta ad assorbire tutti i titoli nelle mani degli intermediari (almeno di questo tipo). Dunque il cavallo verrà portato all'acqua, ma berrà? Secondo la Standard & Poor's, le svalutazioni legate ai subprime sarebbero agli sgoccioli, e società nell'occhio del ciclone come Citigroup e Merrill Lynch avrebbero "rigorosamente e conservativamente prezzato la loro esposizione". Eppure, altre forme di debito rischiano di mostrare una falla, ammonisce la stessa Standard & Poor's. E non è infatti un caso che gli analisti di Natixis abbiano commentato il giudizio sulle svalutazioni fatto da S&P's come insufficiente per abbassare la guardia sul settore finanziario. "Il problema - fa eco l'economista Ed Yardeni - è che l'epicentro della crisi ruota intorno ai prezzi delle case, le quali sfortunatamente non smettono di calare".

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CRISI MUTUI: GROS, SUBPRIME PUNTA DELL'ICEBERG, BANCHE USA A RISCHIO (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Asca" del 15-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

(ASCA) - Cernobbio, 15 mar - La crisi dei mutui subprime e' ''soltanto la punta dell'iceberg, il problema reale e' la bolla immobiliare e l'esplosione dell'attivita' finanziaria collegata''. Parola dell'economista Daniel Gros, direttore del centro europeo di studi economici che intervenendo al convegno Confcommercio di Cernobbio sottolineando che ''ci stiamo avvicinando a uno stato d'animo di panico. La situazione e' certamente seria pero' ci sono soluzioni''. Gros punta l'indice sulla bolla immobiliare che ha fatto lievitare i prezzi delle case negli Stati Uniti e in Europa anche se nel Vecchio continente l'andamento presenta profonde divergenze. ''La Spagna presenta un trend simile a quello degli Stati Uniti con valori immobiliari superiori del 20-25% in termini reali rispetto al trend di lungo termine''. Soprattutto pero' la Spagna presenta un ''eccesso di costruzioni. L'attivita' immobiliare nel paese rappresenta il 18% del pil''. Per altri paesi come l'Italia invece non ci sono pericoli di ricadute pesanti dal settore immobiliare. Anzi ''l'Italia non registra un eccesso di attivita' delle costruzioni e non c'e' una bolla immobiliare''. La discesa dei prezzi delle case dunque presto iniziera' a farsi sentire anche in Europa dopo gli Stati Uniti. ''La grande differenza e' che in America un calo dei prezzi delle case e' un problema delle banche - spiega Gros - in Europa invece e' dei consumatori''. did/sen/alf.

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CRISI MUTUI: GROS, SUBPRIME PUNTA DELL'ICEBERG, BANCHE USA A RISCHIO (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Virgilio Notizie" del 15-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

15-03-2008 13:51 (ASCA) - Cernobbio, 15 mar - La crisi dei mutui subprime e' ''soltanto la punta dell'iceberg, il problema reale e' la bolla immobiliare e l'esplosione dell'attivita' finanziaria collegata''. Parola dell'economista Daniel Gros, direttore del centro europeo di studi economici che intervenendo al convegno Confcommercio di Cernobbio sottolineando che ''ci stiamo avvicinando a uno stato d'animo di panico. La situazione e' certamente seria pero' ci sono soluzioni''. Gros punta l'indice sulla bolla immobiliare che ha fatto lievitare i prezzi delle case negli Stati Uniti e in Europa anche se nel Vecchio continente l'andamento presenta profonde divergenze. ''La Spagna presenta un trend simile a quello degli Stati Uniti con valori immobiliari superiori del 20-25% in termini reali rispetto al trend di lungo termine''. Soprattutto pero' la Spagna presenta un ''eccesso di costruzioni. L'attivita' immobiliare nel paese rappresenta il 18% del pil''. Per altri paesi come l'Italia invece non ci sono pericoli di ricadute pesanti dal settore immobiliare. Anzi ''l'Italia non registra un eccesso di attivita' delle costruzioni e non c'e' una bolla immobiliare''. La discesa dei prezzi delle case dunque presto iniziera' a farsi sentire anche in Europa dopo gli Stati Uniti. ''La grande differenza e' che in America un calo dei prezzi delle case e' un problema delle banche - spiega Gros - in Europa invece e' dei consumatori''.

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Edilizia, in discesa i prezzi e le vendite (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Centro, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Chieti Edilizia, in discesa i prezzi e le vendite Cali fino al 20 per cento sul colle Nella vallata va un po' meglio CHIETI. I prezzi delle case diminuiscono di pari passo con le vendite, in calo vertiginoso dal secondo semestre 2007 a oggi. Il mercato immobiliare cittadino è paralizzato. I dati diffusi dall'ufficio studi Tecnocasa parlano di un decremento delle vendite di appartamenti che a Chieti, nel 2007, ha superato il nove per cento. Un quadro a tinte fosche confermato da alcuni agenti immobiliari della città interpellati dal Centro. Diversificato il costo per metro quadro tra immobili del colle e dello scalo. Sul centro storico mantengono un valore alto le case a ridosso di corso Marrucino mentre allontanandosi in periferia il risparmio sembra evidente. Si passa, in genere, da 2000 a 1400 euro a metro quadro per appartamenti comunque da sistemare. Differente il discorso allo scalo dove non esistono edifici di recente costruzione a meno di 2200 euro al metro quadro. Un dinamismo economico maggiore dovuto alla presenza di un affollato polo universitario. Ma la differenza tra colle e scalo va assottigliandosi. LA SITUAZIONE. "Il periodo è difficile, specie sul colle che paga la continua e costante desertificazione". Dario Orsini, titolare dell'agenzia di mediazione immobiliare D&D non usa giri di parole. "Nel 2007, la vendita di case a Chieti è scesa di oltre il 10 per cento con picchi che sfiorano addirittura il 20 per cento. Non ci sono soldi" sottolinea Orsini "e la gente è prudente". Anche perché il mercato dei mutui non aiuta. "Mediamente, il tasso di interesse applicato dalle banche è del 6,5 per cento. Troppo" rileva Orsini "per l'economia di una famiglia media considerando che gli acquisti di case vengono coperti nel 90 per cento dei casi interamente dai mutui. Purtroppo, sono lontani gli affari d'oro dei primi anni dell'entrata in vigore dell'euro quando si è verificata la corsa all'investimento sul mattone". I PREZZI. Un appartamento costa, in media, 1800 euro al metro quadro in via Baroncini, a due passi dal centro, 1500 euro in zona Santa Maria-Arenazze e circa 2000 euro intorno a corso Marrucino. Su viale Abruzzo, centro dello scalo, non si acquista niente a meno di 2200 euro al metro quadro. "Al Tricalle, un'abitazione di quindici anni si compra per 1300 fino a un massimo di 1500 euro al metro quadro. Stessi prezzi" spiega Ivano Sacco, di Tecnocasa, "per il quartiere di Madonna del Freddo". I MOTIVI DEL TRACOLLO. Secondo Sacco, i mutui c'entrano poco. "Prima si vendeva, anche con tassi superiori agli attuali. La verità è che è calato il potere di acquisto". Penalizzante la tendenza al ribasso dei prezzi delle case. "Allunga i tempi delle contrattazioni" dice Sacco "e quindi delle vendite". Si è bloccata, poi, la vivacità dello scalo. "Malgrado i valori delle abitazioni restino superiori del 15 per cento rispetto al colle" aggiunge Sacco "sono numerosi gli appartamenti invenduti nel 2007 anche nei complessi di nuova costruzione". Jari Orsini.

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Chieti, in picchiata il prezzo delle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Centro, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Chieti Chieti, in picchiata il prezzo delle case In alcune zone il calo è del 20 per cento. Tiene il mercato allo Scalo CHIETI. Il mercato immobiliare cittadino e provinciale manifesta forti segnali di crisi. Finiti i bei tempi dei primi anni dell'euro, oggi fare affare è difficile. I dati diffusi dall'ufficio studi Tecnocasa parlano di un decremento del 9 per cento sulle vendite degli appartamenti a Chieti nel 2007. A picco anche i prezzi. In centro storico, conservano valore soltanto le case a ridosso di corso Marrucino. Allo scalo va un po' meglio per il un dinamismo che scaturisce dalla presenza di un affollato polo universitario. A causare la stagnazione, secondo gli operarori immobiliari, sono lo scarso potere d'acquisto e i mutui casa in rialzo. (In Chieti).

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Dopo dieci anni i prezzi delle case frenano la corsa (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Stampa, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

MERCATO IMMOBILIARE.GLI AFFITTI RESTANO INVARIATI Dopo dieci anni i prezzi delle case frenano la corsa Gli esperti: si va verso una regressione per la crisi generale e il calo di domanda [FIRMA]GIANPAOLO CHARRÈRE AOSTA Il 2007 ha portato la frenata del costo del mattone, il bene rifugio per eccellenza. A sostenerlo è la valutazione semestrale di Tecnocasa suffragata dai giudizi degli altri operatori. Secondo i dati del colosso immobiliare, tra luglio e dicembre i prezzi sono saliti dell'1,1 per cento, una valore che però è quasi un terzo rispetto al primo semestre (+3,1). Potenza della crisi e delle difficoltà economiche, per la prima volta in dieci anni il prezzo di case e appartamenti si sta raffreddando. Un fatto confermato da Roberto Nale, presidente degli immobiliaristi della Valle. "Un mese fa - dice - abbiamo avuto la periodica riunione dell'osservatorio dell'Agenzia del Territorio, che è l'organismo ufficiale in questo settore. Il mercato non ha dato segnali di aumento dei prezzi, nemmeno di quelle percentuali segnalate da Tecnocasa". Aggiunge Nale: "Se guardiamo al futuro, posso ipotizzare che probabilmente nella prima parte del 2008 si potrebbe parlare di un regresso dei valori. La domanda ha rallentato, anche per le difficoltà economiche generali, di cui sentiamo parlare tutti i giorni". Secondo Nale, "il mattone resta comunque sempre l'investimento migliore, non possiamo parlare di crisi. Ma i prezzi sono frutto di un equilibrio tra domanda e offerta". Secondo le rilevazioni Tecnocasa, per un alloggio "signorile nuovo" da cento metri quadrati nella zona dell'Arco d'Augusto i futuri proprietari devono preparsi a sborsare 300 mila euro. Somma che scende a 260 mila nei pressi di piazza della Repubblica, 250 mila nell'area di Corso Ivrea. Sempre secondo Tecnocasa, nel centro storico la somma per l'ipotetico alloggio da cento metri quadrati sarebbe di 285 mila euro. Per un "economico nuovo" la possibilità di risparmio è di poco superiore al 25 per cento. Nella zona dell'Arco d'Augusto, la cifra è di 220 mila euro. Con centomila euro in più, è possibile comprare cento metri quadrati di "signorile nuovo" ad Aymavilles. Cifra che, ad esempio, scende a 205 mila a Brissogne. Senza arrivare ai costi di località turistiche come Courmayeur, dove per acquistare cento metri quadrati "signorili nuovi" ci vogliono più di un milione di euro, già avvicinandosi alle montagne e agli impianti di risalita le valutazioni cominciano a lievitare. E' il caso di Morgex, dove bisogna investire 440 mila euro. Ci sono sempre più persone che optano per l'affitto. Un mercato che non registra però un aumento dei canoni, perché sono ancora libere case frutto di investimenti fatti negli anni passati.

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A Dubai non fa nessuna paura Le superville di The Beach vendute tutte nel giro di 72 ore (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Stampa, La" del 17-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

LA BOLLA IMMOBILIARE "A Dubai non fa nessuna paura Le superville di The Beach vendute tutte nel giro di 72 ore".

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Gli emiri fanno shopping tra i saldi finanziari (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Stampa, La" del 17-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

La storia I fondi sovrani cavalcano l'onda dei listini deboli Gli emiri fanno shopping tra i saldi finanziari FRANCESCO MANACORDA INVIATO A DUBAI Maledite il prezzo del greggio ogni volta che andate a fare il pieno? Qui la super va giù come acqua minerale, anzi più liscia: meno di un euro per quattro litri. Vi confortate pensando che con il dollaro debole finalmente vedrete New York? Qui invece ci soffrono parecchio e pensano anzi a come sganciare senza traumi il loro dirham dal biglietto verde ormai così bistrattato: con un'economia che cresce dell'8,5% e la valuta debole, l'inflazione quest'anno rischia di toccare il 12%. C'è la crisi americana, c'è lo stallo europeo, e qui - tra Abu Dhabi e Dubai, cuore degli Emirati Arabi - luccica in tutto il suo splendore l'altra faccia della medaglia. Un boom che va avanti senza freni, spinto proprio dalla corsa del greggio, dai prezzi degli immobili - che a queste latitudini continuano a cavalcare l'onda - dalle ottime occasioni che i fondi sovrani possono trovare in un mondo finanziario oggi in saldo. E allora affari d'oro, naturalmente nero, per Adia, l'Abu Dhabi Investment Authority. Il fondo sovrano che fa capo allo sceicco Khalifa Bin Zayed Al Nahyan, l'uomo che guida il suo emirato e l'intera federazione che costituisce gli Emirati arabi uniti, è il più ricco del mondo, con proprietà valutate 900 miliardi di dollari. I cugini-rivali di Dubai - con i loro Mumbadala e Dubai Holding restano ricchissimi ma staccati. Alle porte degli Emirati c'è così una duplice fila: chi spinge per vendere i suoi prodotti e investire in un'economia di 5 milioni di persone, ma con Pil da capogiro, e chi offre invece agli sceicchi opportunità di investimento. Bruno Ermolli, tra i più ascoltati consiglieri di Silvio Berlusconi e consulente di grandi aziende italiane, che è qui in questi giorni a capo di una delegazione congiunta della Promos-Camera di Commercio di Milano e Fiera Milano e che ad Abu Dhabi ha appena inaugurato un ufficio commerciale, vorrebbe percorrere entrambe le strade: "C'è un mercato per le nostre piccole e medie imprese, ma c'è anche la possibilità di portare capitali del Golfo a fare investimenti in infrastrutture nell'area del Mediterraneo". Loro, i grandi mercanti e finanziatori di questa epoca, sono ben consci del nuovo ruolo che hanno assunto. "Le distinzioni tra paesi ricchi e paesi in via di sviluppo non hanno più senso - dice Homar Hijazi - un passato nella Silicon Valley, un presente da manager nel composito mondo di società che fanno riferimento allo sceicco Mohammed Bin Rashid Al Maktoum, primo ministro di Dubai - adesso la distinzione è tra chi ha e chi non ha accesso all'informazione e ai mercati". E anche a una ricchezza che appare senza fine. A produrla ci pensano i pozzi di petrolio ad Abu Dhabi, i pozzi dell'immobiliare, che sembrano anch'essi senza fondo, a Dubai. La capitale degli Emirati dorme sonni beati proprio perché è seduta sui nove decimi delle riserve petrolifere dell'intera federazione: due milioni e settecentomila barili estratti ogni giorno, i cui profitti si riversano in buona parte proprio nei forzieri dei fondi sovrani; facile capire che la manna continuerà ancora per parecchio. Dubai, invece, sulla spinta del petrolio potrà contare ancora poco: si parla - anche se nessuna lo conferma ufficialmente - di vent'anni. Così i nuovi pozzi di Dubai hanno le sembianze dei grattacieli: milioni di metri cubi in costruzione, 218 torri che sorgono solo nella zona chic di Marina, sui quotidiani locali pubblicità delle residenze Boris Becker e Michael Shumacher. I divi ci mettono la faccia, gli investitori di tutto il mondo i soldi, con la prospettiva di venire a svernare nella nuova capitale dello shopping o di mettere a reddito il loro appartamento. E la bolla immobiliare che negli Stati Uniti è partita dai mutui e adesso falcidia i grandi nomi della finanza? "Qui non fa paura", spiega Maria Abdelrahman, manager della Nakheed - la più grossa società di sviluppo immobiliare di Dubai che ha costruito gli arcipelaghi artificiali di The Palm e The World, quest'ultimo composto da 300 isole per replicare l'intero planisfero - "a The Palm abbiamo venduto tutto in 72 ore e chi ha comprato una villa da 1,4 milioni la rivende oggi a 5". Anche il mattone degli Emirati, oggi, sale come il greggio.

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Usa: Greenspan, la crisi finanziaria peggiore dal dopoguerra ('Ft') (sezione: Mercato immobiliare)

( da "TgFin.it" del 17-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

"Questa crisi fara' molte vittime" (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 17 man - L'attuale crisi finanziaria potrebbe essere la piu' grave dalla Seconda guerra mondiale. Lo ha affermato l'ex-presidente della Fed, Alan Greenspan in un editoriale pubblicato oggi dal 'Financial Times', dove precisa che "l'attuale crisi finanziaria negli Stati Uniti sara' probabilmente giudicata come la piu' grave dalla fine della Seconda guerra mondiale". Secondo il banchiere che ha guidato l'Istituto federale Usa dal 1987 al 2006, la crisi "avra' fine quando il prezzo degli immobili si stabilizzera' e con esso il prezzo dei prodotti finanziari basati sui mutui ipotecari". E comunque, aggiunge, "questa crisi lascera' numerose vittime" sul terreno e "il sistema di valutazione dei rischi corrente sara' toccato radicalmente". Greenspan, nel suo articolo, auspica che "una delle vittime non sia pero' il sistema di sorveglianza reciproca (tra gli attori finanziari) e piu' in generale l'autoregolamentazione finanziaria come meccanismo fondamentale dell'equilibrio del settore finanziario mondiale". L'ex-presidente della Fed, indicato come uno dei responsabili dell'esplosione dell'attuale bolla immobiliare a causa della politica creditizia che ha portato avanti tra il 2001 e il 2004 (quando i tassi hanno raggiunto un minimo dell'1%), stima che non si "raggiungera' mai la perfezione nella gestione del rischio" in quanto "arrivera' sempre il momento in cui fallira' e una verita' no gradita sara' messa a nudo". Man- (RADIOCOR) 17-03-08 10:13:52 (0068) 5 NNNN.

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Gli Usa tagliano il costo del denaro e i mercati crollano. È la recessione-sprint (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Panorama.it" del 17-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Economia - http://blog.panorama.it/economia - Gli Usa tagliano il costo del denaro e i mercati crollano. È la recessione-sprint Posted By Renzo Rosati On 17/3/2008 @ 18:41 In Apertura#1 | No Comments Se una banca centrale (in questo caso la Federal Reserve americana) taglia il costo del denaro, triplica i termini dei crediti e come risposta le borse sprofondano, i consumi scendono ed il Pil cala in picchiata sulle due sponde dell'Atlantico, c'è qualcosa nell'economia mondiale o di veramente irrazionale o di veramente grave. Normalmente infatti avviene il contrario: il taglio dei tassi fa volare le borse, dà fiato ai consumi, alimenta il Pil. Ma la decisione di Ben Bernanke, il presidente della Fed, di tagliare di un quarto di punto il tasso di sconto, concedere 30 miliardi di dollari di finanziamento alla Bear Stearns - l'ultima banca Usa ad essere entrata nel vortice della crisi - e di allungare da 30 a 90 giorni i tempi di rimborso dei prestiti tra istituti di credito , ha fatto vivere ai mercati nuove ore di panico. Come mai? La spiegazione più ovvia è che anziché tranquillizzare gli animi, le misure di urgenza della Federal Reserve stiano moltiplicando l'allarme. Per giunta molti scommettono che tra poche ore la Fed potrebbe operare un taglio ben più sostanzioso ai cosiddetti tassi di rifinanziamento (il credito alle banche appunto), portandoli dal 3% al 2 o addirittura all'1,75: un altro segnale sgradito. Le ripercussioni sono paradossali: oggi il tasso di sconto è del 3,25% negli Usa e del 4 in Euurolandia, frutto questo di una serie di rialzi decisi nel 2007 dalla Banca centrale europea. Motivo per cui l'euro continua a rafforzarsi sul dollaro e raggiunge la quota record di 1,6 biglietti verdi: in pratica il dollaro vale solo il 40% di ogni moneta da un euro che abbiamo nel portafoglio. Una pacchia per chi va negli Usa per turismo o per lavoro, una catastrofe per le esportazioni. Non solo. L'ultimo bollettino mensile della Bce è di nuovo tutto centrato sui rischi d'inflazione, prevista tra il 2,6 e il 3,2% nel 2008 e tra l'1,5 a e il 2,7% nel 2009: insomma, i banchieri centrali europei fanno capire che non seguiranno gli americani sulla via del taglio dei tassi, nonostante i malumori crescenti dei governi di Berlino, Parigi e anche Roma. Risultato di tutto ciò, il tasso interbancario europeo, il famigerato Euribor (quello che determina tra l'altro il variare delle rate dei mutui) è risalito al 4,65%, dopo qualche giorno di pausa. Se gli Usa sono nel panico da fallimenti bancari, noi europei siamo assillati dal caro-denaro, dal supereuro e dai continui rialzi del greggio e delle materie prime. Aggiungiamoci la frenata di tutte le economie mondiali e abbiamo una situazione di semi-recessione accompagnata da alti prezzi. Quella che gli economisti definiscono "stagflazione". Ma sono incubi notturni o timori giustificati? Secondo Alan Greenspan, ex numero uno della Federal Reserve, "si tratta della peggiore crisi del dopoguerra". Greespan a sua volta è ormai additato come uno dei responsabili dell'esplosione della bolla immobiliare americana a causa della politica di credito facile che ha portato avanti tra il 2001 e il 2004, quando i tassi hanno raggiunto un minimo dell'1%. Così come la Casa Bianca è accusata per aver trasformato l'avanzo di bilancio in deficit destinato a finanziare le spese militari. Eppure una situazione simile il mondo l'ha già vissuta tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio dei Novanta, in pratica con il passaggio di testimone tra George Bush padre e Bill Clinton. Anche allora gli Usa avevano un alto deficit, il dollaro era debole, le case restavano invendute, i mutui andavano in sofferenza. Era vivo il ricordo del venerdì e lunedì neri di Wall Street del 1987. Per giunta il Giappone era in recessione. In Europa il Pil era negativo, il valore degli immobili crollava. Poi vennero la new economy, le borse ripresero a galoppare, la presidenza Clinton venne identificata come l'età dell'oro per la finanza. E anche l'Italia si dette da fare con i rialzi di borsa e l'aumento del valore delle case. Che cosa c'è di diverso rispetto ad allora per far temere che non si tratti solo della parte bassa di un fisiologico ciclo economico? Il fatto che alcune banche, principalmente americane, ci abbiano rimesso le penne, travolte dai mutui spericolati o del panico della clientela. Ma accanto a questo fattore indubbiamente negativo ce n'è un altro positivo: il sistema monetario è più regolato, e in Europa le singole monete non sono più abbandonate a se stesse, avendo la tutela (opprimente, per alcuni) dell'euro. In più tutti gli esperti concordano sul fatto che i cicli economici si stanno accorciando: un periodo di crisi, così come uno di boom, non dura più diversi anni, al massimo un paio o tre. E qualcuno ha già coniato il termine di mini-recesssione, o recessione sprint. Partecipa al [1] FORUM.

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MUTUI:ONADO,ITALIA A RIPARO DA CRISI,MA RISCHI CRESCITA/ANSA (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 17-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di ANSA PER ECONOMISTA IN EUROPA PIU' COLPITE GRAN BRETAGNA E SPAGNA -->(ANSA) - ROMA, 17 MAR - L'Italia è al riparo dalla crisi che sta scuotendo il sistema finanziario americano, ma le conseguenze dello scossone si faranno comunque sentire sul nostro Paese a livello macroeconomico, causando una inesorabile contrazione della crescita. E' l'analisi di Marco Onado, professore di Economia dei mercati e degli intermediari finanziari all'Università Bocconi di Milano, secondo il quale i veri effetti della crisi dei subprime a livello internazionale non sono ancora del tutto chiari e i prossimi mesi saranno con ogni probabilità ancora difficili per le economie mondiali. "Nessuno sa esattamente quale sia la gravità dei problemi delle banche ma è difficile che casi come quelli di Bear Stearns siano isolati. - sottolinea Onado - Il governatore Draghi aveva previsto che con la pubblicazione dei dati di bilancio 2007 sarebbe arrivato il momento della verità, ma la chiusura dei bilanci non è stata invece sufficiente a fare chiarezza". Le ripercussioni di tale incertezza sono "il sospetto reciproco" che regna tra le banche, sempre più diffidenti l'una nei confronti dell'altra, "il blocco dei mercati" e "l'aumento delle perdite" degli istituti. In America i prossimi potrebbero quindi essere mesi ancora sofferti, mentre in Europa lo scenario potrebbe essere meno grave. "Ubs, in Svizzera, è tra le banche che hanno registrato maggiori perdite ed anche qualche banca tedesca ha registrato delle minusvalenze fin da quest'estate. Complessivamente però - precisa Onado - l'Europa sta incomparabilmente meglio degli Stati Uniti". Al di qua dell'Atlantico, dove è meno disinvolto il ricorso a strumenti finanziari più sofisticati, l'impatto della crisi sarà dunque inferiore, anche se qualche paese dovrà inevitabilmente fare i conti con la bolla immobiliare. E' il caso, spiega l'economista, della Gran Bretagna e della Spagna, dove sarà più difficile "digerire l'enorme quantità di debito di cui sono state ingozzate le famiglie". Anche in Italia "non saranno rose e fiori, ma gli effetti saranno di rimbalzo. Il nostro sistema finanziario - sottolinea - non ha infatti spinto in modo forsennato il modello di distribuzione del rischio che ha deresponsabilizzato le banche, pronte a disfarsi dei rischi non appena possibile e quindi poco incentivate a valutarli concretamente. Tuttavia in un mondo globalizzato non ci può essere un paese esente dagli effetti della crisi internazionale". L'Italia "non ha la bolla immobiliare di altri paesi, - ribadisce - ma gli effetti si faranno sentire sulla crescita, il cui andamento sarà stitico". Secondo Onado è peraltro inverosimile che la Bce possa intervenire sui tassi per stimolare la crescita europea. "La Banca centrale - sottolinea - è vincolata ad occuparsi di inflazione e questo può rappresentare una limitazione dei suoi margini di manovra. Anche se potrebbe essere opportuno un intervento, con l'attuale scenario di inflazione, credo che il comportamento sarà diverso". (ANSA).

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