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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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TARTICOLI DEL  15-16 giugno 2008    #TOP



Report "Mercato immobiliare"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Mercato immobiliare (5)


Indice degli articoli

Sezione principale: Mercato immobiliare

Frenano i prezzi delle case ( da "Miaeconomia" del 15-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Agenzia del Territorio delinea un quadro chiaro: la crisi dei mutui subprime, il caro-mutui registrato negli ultimi mesi e i prezzi delle case sempre alle stelle - anche se in lieve contrazione - stanno mettendo a dura prova il mercato immobiliare. Anche se nel caso italiano non si può parlare di uno scoppio della bolla immobiliare, ma solo di un ridimensionamento.

Il peggio è passato? Attenti che le sorprese sono in agguato ( da "Eco di Bergamo, L'" del 15-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: maggiori sofferenze al proposito dei crediti ipotecari delle banche europee. Tuttavia, si deve notare che la crisi dei mutui è la conseguenza di una congiuntura nella quale si è sgonfiata la "bolla immobiliare", e che tale circostanza ha significato anche il passaggio a un contesto nel quale i profitti attesi delle imprese si prospettano non in crescita, anzi!

Tempo di Riflessioni sugli Investimenti! pag.1 ( da "Trend-online" del 16-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: IMMOBILIARE Prezzi in continua discesa. Lontani da questo tipo di investimenti (i prezzi sono previsti in discesa per i prossimi 5 anni). Non recupereranno, neppure lontanamente il tasso d'inflazione. I mercati azionari saranno i primi a segue pagina >>.

Gente ingrata di Dublino ( da "Panorama" del 16-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: e il vento della crisi che soffia anche in Irlanda, non può lasciare indifferente un popolo che ha conosciuto un cambiamento così rapido. E quindi il nuovo andamento dell'economia di mercato alimenta la paura collettiva. Quanto alla bolla immobiliare, non ci vuole una laurea al Trinity College per capire che l'edilizia,

La finanza ricca con i soldi altrui L'ANALISI ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 16-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: proprio nel momento in cui questo si riduce a causa delle perdite. Diventa perciò inevitabile una contrazione del credito, che generalmente porta alla recessione. La fase tre. E siamo così al terzo piano del castello di carte: la bolla immobiliare. Il denaro facile degli anni Duemila ha provocato un'esplosione dei prezzi delle attività, e in particolare di quelle immobiliari,


Articoli

Frenano i prezzi delle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Miaeconomia" del 15-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Gli ultimi articoli da: Esperto conti correnti Albo protestiCancellazione CaiCancellazione CaiProtesto ingiustoAssegno e penale del 10%C/c cointestatoCancellazione CaiCancellazione protestoApertura c/c a protestatoC/c di baseCancellazione CaiProtesti cambiariPrescrizione assegni protestatiFido bancarioServizio bancario di base Gli ultimi articoli da: Esperto mutui casa Trasferimento per lavoroDetrazione mutuoPrima casa ai figli minorenniCambiamento mutuoRitiro garanzia mutuoMutuo per immobile donatoMutuo cartolarizzatoMutuo fondiario e ipotecarioRilascio garanziaPortabilità mutuoObblighi del garanteResidenza e mutuoRichiesta mutuo per protestatoDetrazioni mutuoMutuo ipotecario e mutuo fondiario CASA " Casa news Frenano i prezzi delle case (23/04/2008) Nel primo semestre del 2008 si arresterà la corsa dei prezzi delle case. Parola dell'Agenzia del Territorio che, nell'Osservatorio 2007, registra compravendite totali in calo del 7,1% (contro il +1,3% del 2006 e l'aumento del 5,4% registrato nel 2005). Mentre sui prezzi si evidenzia che le quotazioni sono salite solo del 2,6% nel secondo semestre del 2007 (in frenata rispetto al +3,7% del secondo semestre 2006) e su base tendenziale annua del 5,5% (mentre nel secondo semestre del 2006 la crescita era stata del +8,8%). La fotografia scattata dall'Agenzia del Territorio delinea un quadro chiaro: la crisi dei mutui subprime, il caro-mutui registrato negli ultimi mesi e i prezzi delle case sempre alle stelle - anche se in lieve contrazione - stanno mettendo a dura prova il mercato immobiliare. Anche se nel caso italiano non si può parlare di uno scoppio della bolla immobiliare, ma solo di un ridimensionamento. Dall'Agenzia fanno notare che sul comparto pesano "fattori strutturali legati al ciclo immobiliare, che è evidentemente arrivato alla sua fase conclusiva. Tra questi i tassi di interesse per i mutui, passati mediamente dal 3,5% del 2003 al 5,3% del 2007, e il livello raggiunto dal prezzo degli immobili". Su quest'ultimo punto dall'Agenzia sottolineano che i prezzi del residenziale sono saliti nei grandi Comuni in media del 35% negli ultimi tre anni. In particolare, i cali più consistenti nel numero di compravendite si sono registrati a Napoli (-16,2%), Milano (-11,8% a livello annuale, con una discesa ridimensionata rispetto al -13,5% del primo semestre dell'anno) e Palermo (-12,4%). Per quanto riguarda i prezzi, secondo l'Agenzia del Territorio il prezzo medio al mq è pari a 1.557 euro (+2,6% rispetto al semestre precedente e +5,5% su base annua), con una crescita però dei prezzi rallentata rispetto a quella registrata nel semestre precedente. "Se il mercato immobiliare seguirà il classico andamento ciclico il tasso di crescita delle quotazioni medie si attesterà sui livelli del tasso d'inflazione". Lo sostiene il direttore dell'Osservatorio del mercato immobiliare dell'Agenzia del territorio, Gianni Guerrieri, precisando che non si tratta di una "previsione", ma di una "deduzione" ottenuta dall'osservazione del mercato. "Negli ultimi tre semestri - spiega Guerrieri - abbiamo registrato un calo nelle compravendite e prezzi ancora in salita. Nel prossimo semestre ci aspettiamo che le quotazioni non crescano in termini reali". Quanto alla diminuzione delle transazioni relative agli immobili residenziali registrata nell'ultimo anno e mezzo, proseguirà anche nei primi sei mesi del 2008, portando il volume totale delle compravendite a 700.000 circa. 131 voti - " Vota questa notizia ".

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Il peggio è passato? Attenti che le sorprese sono in agguato (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 15-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Tancredi Bianchi Un noto settimanale di enigmistica lanciò, anni fa, una vignetta umoristica dal titolo: "Le ultime parole famose". La vignetta dimostrava, appunto, che una sentenza o un'opinione pronunciate con molto sussiego, come affermazioni di una verità acquisita, erano seguiti, quasi subito, da accadimenti esattamente opposti. Nelle recenti settimane non sono mancate affermazioni come: "Il peggio della crisi bancaria e finanziaria internazionale è passato". Tali dichiarazioni hanno suscitato, al momento, la diffusa speranza che le borse dei valori volgessero a quotazioni crescenti delle azioni; e che, in particolare, migliorassero i corsi delle azioni bancarie. E si è dato poco rilievo a un'intervista, concessa dal direttore del Fondo monetario internazionale: Strauss-Kahn. Il quale, alla domanda rivoltagli in argomento, ha risposto: "Al quesito, quali fossero state le conseguenze della rivoluzione francese, Churchill replicò: è passato troppo poco tempo per dirlo". Se dunque, dopo circa due secoli, era difficile dire con certezza al proposito degli effetti e delle ripercussioni della rivoluzione francese, è certo che sia troppo presto per discutere degli effetti e delle conseguenze di fatti, qualificati all'inizio come crisi dei mutui subprime, e soprattutto affermare che la crisi bancaria sia superata. È insomma prematuro dire che il peggio sia ormai alle nostre spalle. E, in effetto, i listini di borsa, orientati in questi giorni al ribasso, sembrano smentire dichiarazioni del tipo: il peggio è passato! Quelle affermazioni appaiono come: le ultime parole famose! È probabile che nuove sorprese nel campo dei mutui "ad alto rischio", concessi dalle banche americane, possano non emergere, ma un aumento dei saggi di interesse in Europa determinerà, con alta probabilità, maggiori sofferenze al proposito dei crediti ipotecari delle banche europee. Tuttavia, si deve notare che la crisi dei mutui è la conseguenza di una congiuntura nella quale si è sgonfiata la "bolla immobiliare", e che tale circostanza ha significato anche il passaggio a un contesto nel quale i profitti attesi delle imprese si prospettano non in crescita, anzi! Di qui la discesa dei corsi di borsa non limitata ai titoli del settore finanziario; di qui il peggioramento più generale della qualità dei prestiti bancari e, soprattutto, di quelli garantiti da titoli azionari. Ed è davvero troppo presto, giacché non è passato tempo sufficiente, per qualsiasi affermazioni in materia, e, in particolare, per dire che il peggio sia alle nostre spalle. Tra l'altro, si deve rivelare che nel mondo vi è una massa enorme di posizioni su prodotti finanziari derivati e che la possibilità di sorprese in materia è molto alta, ancorché del tutto non auspicabile. In conclusione: meglio essere cauti al riguardo degli effetti e delle conseguenze della crisi bancaria e finanziaria internazionale e non essere precipitosi nell'affermare che il peggio sia passato e che l'uscita dal tunnel sia prossima. Anche a motivo dei rischi e dei pericoli di un'inflazione che minaccia il mondo intero. E i disordini monetari, si sa, non sono di per sé una condizione di sostenibilità della crescita economica. Allorché siano espressione di una situazione diffusa di malessere possono avviare l'economia globale verso la stagnazione con inflazione (stagflation). Mutatis mutandis, si rinnovano aspetti e timori già vissuti ottanta anni fa, quando dagli Usa partì una situazione di depressione economica mondiale. Al presente i mezzi e le forme di intervento sono più noti e molteplici e le banche centrali stanno operando con savio consiglio e con ferma determinazione, ma in economica basta si diffondano forme indesiderate di psicosi perché non si riescano a contrastare spinte verso direzioni non volute. Si raccomandano perciò: nervi saldi; molta prudenza; nessun entusiasmo immotivato e rifiuto di ogni aspetto che possa indurre al panico risparmiatori e investitori; la rinuncia a ogni tentazione di seguire vie comode per ottenere popolarità; la ricerca meditata di obiettivi di medio-lungo periodo; il ritorno ai valori tradizionali di savia gestione delle attività economiche.

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Tempo di Riflessioni sugli Investimenti! pag.1 (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trend-online" del 16-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Tempo di Riflessioni sugli Investimenti! BLOG, clicca qui per leggere la rassegna di Il punto-borsainvestimenti , 16.06.2008 07:59 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! nei prossimi anni. Il tempo per gli acquisti non è ancora maturo, ma bisogna essere pronti. Molte aziende fra qualche anno avranno quotazioni del 100% o 200% più alte. Vi ricordate Capitalia...nel 2003 (solo 5 anni fa) valeva 1 euro poi è arrivata a 7. Un rialzo del 700% e non è stato l'unico caso in Piazza Affari (Fiat, Ifil, Tenaris, Erg, molte small caps che prima del crollo avevano visto i prezzi triplicare ecc ecc). Oggi vi sono molti settori e aziende sottovalutati. Media, banche, Assicurazioni ecc ecc sono su livelli minimi metre petroliferi ed energetici sono su valori massimi. In borsa ...quando tutti vendono per mesi dei comparti....il comparto rimane scarico e si passa a una sottovalutazione di lungo. Sono tanti i titoli le cui quotazioni hanno raggiunto dei prezzi inferiori ai minimi del 2003, pur in presenza di un fatturato e una redditività più elevata (anche se in diminuzione per il 2009) E' prevedibile nei prossimi mesi (dopo un'ulteriore correzione) un arbitraggio, da parte dei fondi hedge, fra energetici (short) e gli altri settori sottovalutati. OBBLIGAZIONI Il comparto obbligazionario è in fermento. Oggi si comincia a comprare il debito corporate (scadenza breve). Fra poco diventerà interessante cominciare ad allungare le scadenze delle obbligazioni. Occhio allo spread in allargamento BTP- Bund ( e in generale titoli italiani con titoli simili esteri) Non comprate fondi obbligazionari, con i tassi in aumento il rendimento sarà negativo. Massima attenzione ai fondi liquidità che dovrebbero performare meno bene che gli stessi BOT. IMMOBILIARE Prezzi in continua discesa. Lontani da questo tipo di investimenti (i prezzi sono previsti in discesa per i prossimi 5 anni). Non recupereranno, neppure lontanamente il tasso d'inflazione. I mercati azionari saranno i primi a segue pagina >>.

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Gente ingrata di Dublino (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Panorama" del 16-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Gente ingrata di Dublino ANTONIO GALDO Paradossi L'Irlanda, uscita dal sottosviluppo grazie agli aiuti comunitari, rischia di dare un grave colpo alla Ue: un referendum può affossare il trattato di Lisbona. Sfilano tutti in smoking e con le guance rubizze, per l'ottimo vino francese bevuto durante la serata, i lord dell'associazione dei più anziani laureati al Trinity College, università che ha sfornato generazioni di irlandesi influenti nel mondo. Sono di buon umore, anche se la cena annuale è stata intossicata dalle preoccupazioni per il tema all'ordine del giorno in tutto il paese: il referendum del 12 giugno per decidere, prendere o lasciare, sulla ratifica del trattato di Lisbona (vedere il riquadro a pagina 91). E con i lord, pezzi pregiati dell'establishment, trema l'Unione Europea, perché il paradosso per questo convoglio di nazioni lento come un accelerato è questo: se dovesse vincere il no da parte di un pugno di elettori, 4 milioni e mezzo di irlandesi, finirebbe in un vicolo cieco il futuro di 27 paesi. Le previsioni, a Dublino, sono inchiodate sotto il segno dell'incertezza, tra i sì e i no c'è il mare degli indecisi, circa il 40 per cento degli iscritti alle urne, che saranno determinanti e decideranno solo alla fine della campagna elettorale. L'umore degli irlandesi, questo il cuore della partita referendaria, è come il loro clima abituale: grigio. L'economia, dopo anni entusiasmanti, non cresce più con tassi a due cifre (se andrà bene, il 2008 si chiuderà con un aumento del pil del 2,3 per cento), la bolla speculativa immobiliare si sgonfia come a Londra e New York, l'inflazione aumenta, la politica è sotto shock per la corruzione ai massimi livelli della catena del potere nazionale. Bertie Ahern, primo ministro ininterrottamente da 11 anni con il partito di centrodestra Fianna Fail, ha appena gettato la spugna per un'inchiesta giudiziaria che ha fatto venire a galla un giro di mazzette. Soldi di amici e uomini d'affari che accumulavano profitti proprio con il trading immobiliare. Ahern è già nei libri di storia, non solo con il nomignolo di "Taoiseach Teflon", premier inossidabile in gaelico-irlandese stretto, ma innanzitutto per avere guidato il paese lungo il sentiero di un boom e di un benessere diffuso che sembravano irraggiungibili per un popolo di coltivatori di patate, poveri, affamati, spaccati da un'interminabile guerra civile tra cattolici e protestanti in Ulster. Sotto la stella di Ahern, tipico esponente del ceto politico europeo in carriera negli anni Novanta, brillante, donnaiolo, l'Irlanda si è trasferita rapidamente dai gironi infernali del sottosviluppo al club delle nazioni più invidiate del mondo. È diventata la "tigre celtica", il primo stato in Europa per libertà economica (classifica del Wall Street Journal) e numero uno del pianeta, secondo alcune valutazioni, per qualità della vita (copertina dell'Economist). Poi, con i venti della recessione, è arrivata la bufera giudiziaria e Ahern, qualche giorno fa, è stato sostituito da Brian Cowen, il suo vice. Successione con il batticuore perché il nuovo capo del governo rischia di sbattere contro il muro del referendum e deve girare piazze e teatrini tv per spendersi a favore del sì al trattato, ricordando "il ruolo centrale dell'Unione Europea nello sviluppo dell'Irlanda". Gli irlandesi, in realtà, hanno paura. Tanta paura che potrebbero rovesciarla sulle schede del referendum. Girando il paese e osservandone il diffuso benessere, con servizi pubblici e infrastrutture che noi italiani ci sogniamo, con uno sciame di giovani (la metà degli abitanti di Dublino ha meno di 30 anni) a caccia di formazione, lavoro e opportunità, ci si chiede dove nasca la paura e chi la fomenti. Bene, le risposte più convincenti stanno proprio nelle conseguenze del benessere e di una modernizzazione afferrata al volo. La riconversione economica, per esempio, si sta misurando con nuovi problemi. La Storehouse della birra Guinness, icona nazionalpopolare, è uno spettacolo: la fabbrica nel cuore di Dublino, dove nel momento di massimo splendore lavoravano 5 mila persone, è ridotta a un rettangolo di impianti ancora in attività, mentre il resto della cittadella della Guinness è una Disneyland irlandese. I turisti fanno ore di fila e si lasciano prendere 15 euro a persona per fare un lungo giro nell'universo della birra più famosa d'Irlanda. Sorseggiano una pinta, inclusa nel biglietto, al Gravity bar e pagano così il pedaggio al marketing che ha sostituito la fabbrica con il turismo, che luccica molto più dell'industria old style. Il boom economico irlandese negli ultimi anni si è sedimentato esattamente allo stesso modo della riconversione Guinness. Grazie a una tassazione sempre più leggera (la tassa sulle imprese è scesa al 12,5 per cento) e a un'efficace politica di attrazione degli investimenti stranieri (oltre 150 miliardi di dollari all'anno), l'Irlanda è diventata una postazione strategica dell'economia globale. Un tempio di mercatismo, si direbbe usando un termine del ministro Giulio Tremonti. Dopo gli Stati Uniti, l'Irlanda è il maggiore centro mondiale per il biotech, ospita 170 imprese (molte sono multinazionali) della farmaceutica e la Microsoft macina il 10 per cento dei suoi profitti nella terra degli ex coltivatori di patate. Le pillole di Viagra? Sono made in Ireland. Il concentrato per fare la Coca-Cola nel globo? Si produce da queste parti. È chiaro che la recessione internazionale, e il vento della crisi che soffia anche in Irlanda, non può lasciare indifferente un popolo che ha conosciuto un cambiamento così rapido. E quindi il nuovo andamento dell'economia di mercato alimenta la paura collettiva. Quanto alla bolla immobiliare, non ci vuole una laurea al Trinity College per capire che l'edilizia, da motore del pil, si è trasformata in un freno in un paese dove i debiti delle famiglie, anzitutto per comprare case con i mutui, sono pari al 175 per cento del reddito disponibile. La tigre celtica dunque sembra in pericolo, da qui l'umore grigio del ceto medio e non tanto dei ricchi privilegiati, che hanno già messo al sicuro i loro quattrini, in banca o in qualche investimento del superlusso. Infine, i sentimenti più nascosti, e dunque particolarmente pericolosi, di un popolo baciato dalla fortuna e dalla sua energia vitale. I pub di Dublino, come quelli dell'intero paese, sono tanti e sempre frequentatissimi. Diecimila, dicono le statistiche, cioè uno ogni 400 abitanti. Entrandovi, si ha una sensazione di calore, di protezione, di ricovero: dalla pioggia, dall'umido, dal grigio. Il guaio consiste nel fatto che, a proposito di record, la brillante gioventù irlandese è la più colpita in Europa dalle morti per alcol. Un flagello. I vescovi irlandesi, e non soltanto loro, sono schierati con i megafoni della religione a moltiplicare gli allarmi contro l'uso della cocaina, diventata in Irlanda come la birra: un consumo di moda, per ogni età. Specie per i teenager. Le bande di bulli, violenti e fuori di testa, spadroneggiano nei quartieri popolari della capitale e nelle città dove tutti gli indicatori del reddito sono cresciuti. E al benessere si è così accoppiato, in un gioco di simmetrie, il malessere. Delle famiglie e dei ragazzi. Anche loro il 12 giugno andranno a votare e faranno tremare, fino all'ultimo secondo prima del risultato, la nostra impaurita Europa. (angaldo@gmail.com).

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La finanza ricca con i soldi altrui L'ANALISI (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 16-06-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

SUPPLEMENTO AFFARI E FINANZA ultimo aggiornamento 16 Giugno 2008 Affari & Finanza > RAPPORTO/GIOCHI E SCOMMESSE Affari & Finanza > RAPPORTO/RISPARMIO GESTITO --> COPERTINA pag. 1 La finanza ricca con i soldi altrui L'ANALISI DANIEL COHEN Che cosa c'è alla base delle crisi finanziarie? Una cosa molto semplice: si tende a scommettere più facilmente con il denaro degli altri che con il proprio. Il ragionamento tipico di un gestore di fondi di investimento o innovatore finanziario è: "Se vinco, il mio profitto sarà proporzionale alle vendite lorde che ho realizzato. Se perdo, sarò licenziato e forse perderò la mia reputazione". Se va avanti nel ragionamento, il gestore si accorge che i lati negativi si limitano al licenziamento, mentre quelli positivi non hanno limiti. L'asimmetria tra guadagni e perdite incoraggia l'audacia: una volta superata una certa soglia di rischio, il gestore finanziario che piazza scommesse con i soldi degli altri, ignora il pericolo. Dal punto di vista sociale, il problema nasce della divergenza degli incentivi. Anche se l'intermediario è consapevole che potrebbe ricavarne una notevole perdita personale, questa non sarà mai comparabile alle perdite inflitte ai risparmiatori. La finanza di Pangloss. Questa semplice regola i profitti sono miei (almeno in parte), mentre le perdite sono di altri ci permette di capire il "meraviglioso mondo della finanza". Il gestore vive in un mondo di valori "panglossiani", per utilizzare un'espressione di Paul Krugman: proprio come il personaggio di Voltaire, l'investitore vede soltanto il lato positivo dell'affare e non prende in considerazioni i rischi, non per negligenza, ma razionalmente. È un meccanismo che spiega le crisi del debito sovrano degli ultimi quaranta anni. E può aiutarci a comprendere la crisi dei subprime dello scorso anno. I principi panglossiani spiegano perché per la finanza sia necessaria una regolamentazione. Le regole prudenziali fissano un rapporto minimo tra capitale delle banche e ammontare dei loro investimenti. L'idea è di obbligarle ad avere sempre la liquidità necessaria per pagare, e dunque per anticipare, le potenziali perdite. Viceversa, la crisi dei subprime dimostra come funzionano le cose quando attraverso vari artifici gli intermediari finanziari riescono a liberarsi dei vincoli della regolamentazione. All'origine della crisi dei subprime c'è una brillante innovazione. Per offrire crediti immobiliari a tassi interessanti a un pubblico più ampio di investitori, gli ingegneri di Wall Street hanno avuto l'idea di suddividere i portafogli con attività ipotecarie in diverse tranche: le tranche di più elevata qualità sono pagate per prime, seguite da quelle di medio livello, mentre le tranche di livello più basso sopportano il rischio di un eventuale fallimento. Si costruisce così un ventaglio di attività diversificate, che attraggono vaste categorie di investitori: fondi pensione per le tranche a livello più elevato e fondi speculativi per le attività di rischio. L'invenzione, realizzata nel 1983 da una consociata della General Electric, era inizialmente rivolta ai normali mutuatari. Nonostante una prima crisi nel 1994, la tecnica decolla nel 2000, rendendo possibile l'allargamento della platea di famiglie che possono accedere a prestiti ipotecari: grazie agli ormai famosi subprime, anche le classi sociali più svantaggiate possono finalmente acquistare una casa a credito. È Wall Street che va in soccorso di Harlem con i prestiti "ninja", dall'inglese "no income, no job, no assets", ovvero nessun reddito, nessun lavoro, nessuna garanzia. La prima fase. Il crollo del sistema dei subprime si dipana in diverse fasi, ognuna delle quali rivela la visione panglossiana degli intermediari finanziari. A monte della crisi, un fatto è diventato presto chiaro: la qualità di ipoteche così estese si è profondamente deteriorata, anche tenendo conto della nuova clientela per la quale erano pensate. L'affidabilità sotto il profilo del credito dei clienti è stata sistematicamente sovrastimata dagli intermediari responsabili della concessione dei mutui ipotecari. La causa del deterioramento è evidente. Un tempo, con la vecchia scuola del prestito bancario, gli emittenti di un prestito erano anche coloro che successivamente lo incassavano, e dunque avevano un incentivo a valutare correttamente l'affidabilità del cliente. Con l'avvento della cartolarizzazione dei prestiti, l'agente che emette il prestito lo rivende immediatamente sui mercati finanziari. Gli incentivi sono completamente cambiati: ciò che conta è moltiplicare i numeri, non valutare la qualità del cliente. La fase due. Ma questo è solo il primo piano del castello di carte, il secondo è la leggerezza delle banche stesse. Per approfittare al massimo delle nuove opportunità nei prestiti ipotecari, le banche hanno creato nuovi strumenti fuoribilancio, i "veicoli strutturati di investimento", i famigerati Siv. Immettendo le nuove attività in questi strumenti ad hoc, le banche si sono liberate delle regole prudenziali e hanno potuto sfruttare la leva finanziaria per finanziare operazioni a credito assai redditizie, senza dover ricorrere al proprio capitale. La macchina delle scommesse con il denaro altrui si è così messa in moto. La crisi iniziata nell'estate 2007 ha rivelato l'ampiezza del fenomeno: le perdite vanno dai 422 miliardi di dollari indicati dall'Ocse ai 945 miliardi dell'Fmi. Qualunque sia la cifra finale, che dipende dell'evoluzione della crisi, siamo in presenza di un effetto di "leverage" al contrario, quello che a Wall Stret chiamano appunto "deleveraging". Le banche sono costrette a ridurre il volume dei prestiti, (ri)proporzionandolo al capitale, proprio nel momento in cui questo si riduce a causa delle perdite. Diventa perciò inevitabile una contrazione del credito, che generalmente porta alla recessione. La fase tre. E siamo così al terzo piano del castello di carte: la bolla immobiliare. Il denaro facile degli anni Duemila ha provocato un'esplosione dei prezzi delle attività, e in particolare di quelle immobiliari, che ha permesso alle famiglie americane di vivere a credito. Un sistema estremamente lassista ha fatto sì che il loro debito aumentasse progressivamente via via che cresceva il valore delle proprietà immobiliari. Tutto va bene finché i prezzi salgono, quando invece i prezzi cadono, le famiglie il cui mutuo eccede il valore della casa possono chiedere o essere costrette al fallimento. La fase quattro. Entra di nuovo in scena il ragionamento panglossiano, ma questa volta a farlo è chi chiede il prestito. Le famiglie più fortemente indebitate hanno un incentivo a scommettere sul protrarsi della crescita, ignorando il rischio di un rovesciamento del mercato. E il rischio maggiore è nell'andare avanti a farlo. Negli Stati Uniti, la caduta nel prezzo delle case ora ha raggiunto un tasso annuale medio del 10 per cento. Si è avviato un circolo vizioso: la riduzione dei prezzi obbliga le famiglie a dichiarare bancarotta, il che porta le banche a mettere all'asta le case non pagate, con un'ulteriore riduzione dei prezzi. Molte di quelle stesse famiglie, poi, hanno preso in prestito altro denaro per acquistare automobili, hanno utilizzato in maniera disinvolta la carta di credito e così via: il "deleveraging" delle famiglie più deboli potrebbe diffondere la crisi ben al di là dei mutui. Quello che il denaro facile ci ha dato negli anni Duemila, ci sarà tolto dalla stretta creditizia dei prossimi anni. È iniziato il "deleveraging" a tutti i livelli: per le banche, per le istituzioni finanziarie, come i fondi speculativi e le società di private equity, che hanno utilizzato la leva finanziaria fino all'estremo, per le famiglie stesse. È il disincanto verso il mondo della finanza? Senza dubbio. Fino alla prossima volta. Il testo integrale su www.lavoce.info e, in inglese, su www.VoxEu.org.

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