HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
www.mauronovelli.it
|
DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE” |
|
TARTICOLI DEL 15-16 giugno
2008 #TOP
·
Articoli
Frenano i prezzi delle case
( da "Miaeconomia"
del 15-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Agenzia del Territorio delinea un quadro chiaro: la crisi dei mutui subprime, il caro-mutui registrato negli ultimi mesi e i prezzi delle case sempre alle stelle - anche se in lieve contrazione - stanno mettendo a dura prova il mercato immobiliare. Anche se nel caso italiano non si può parlare di uno scoppio della bolla immobiliare, ma solo di un ridimensionamento.
Il
peggio è passato? Attenti che le sorprese sono in agguato
( da "Eco
di Bergamo, L'" del 15-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: maggiori sofferenze al proposito dei crediti ipotecari delle banche europee. Tuttavia, si deve notare che la crisi dei mutui è la conseguenza di una congiuntura nella quale si è sgonfiata la "bolla immobiliare", e che tale circostanza ha significato anche il passaggio a un contesto nel quale i profitti attesi delle imprese si prospettano non in crescita, anzi!
Tempo
di Riflessioni sugli Investimenti! pag.1
( da "Trend-online"
del 16-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: IMMOBILIARE Prezzi in continua discesa. Lontani da questo tipo di investimenti (i prezzi sono previsti in discesa per i prossimi 5 anni). Non recupereranno, neppure lontanamente il tasso d'inflazione. I mercati azionari saranno i primi a segue pagina >>.
Gente
ingrata di Dublino ( da "Panorama"
del 16-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: e il vento della crisi che soffia anche in Irlanda, non può lasciare indifferente un popolo che ha conosciuto un cambiamento così rapido. E quindi il nuovo andamento dell'economia di mercato alimenta la paura collettiva. Quanto alla bolla immobiliare, non ci vuole una laurea al Trinity College per capire che l'edilizia,
La
finanza ricca con i soldi altrui L'ANALISI
( da "Affari
e Finanza (La Repubblica)" del 16-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: proprio nel momento in cui questo si riduce a causa delle perdite. Diventa perciò inevitabile una contrazione del credito, che generalmente porta alla recessione. La fase tre. E siamo così al terzo piano del castello di carte: la bolla immobiliare. Il denaro facile degli anni Duemila ha provocato un'esplosione dei prezzi delle attività, e in particolare di quelle immobiliari,
( da "Miaeconomia" del 15-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Gli ultimi articoli
da: Esperto conti correnti Albo protestiCancellazione CaiCancellazione
CaiProtesto ingiustoAssegno e penale del 10%C/c cointestatoCancellazione
CaiCancellazione protestoApertura c/c a protestatoC/c di baseCancellazione
CaiProtesti cambiariPrescrizione assegni protestatiFido bancarioServizio
bancario di base Gli ultimi articoli da: Esperto mutui casa Trasferimento per
lavoroDetrazione mutuoPrima casa ai figli minorenniCambiamento mutuoRitiro
garanzia mutuoMutuo per immobile donatoMutuo cartolarizzatoMutuo fondiario e
ipotecarioRilascio garanziaPortabilità mutuoObblighi del garanteResidenza e
mutuoRichiesta mutuo per protestatoDetrazioni mutuoMutuo ipotecario e mutuo
fondiario CASA " Casa news Frenano i prezzi delle case
(23/04/2008) Nel primo semestre del 2008 si arresterà la corsa dei prezzi delle case. Parola dell'Agenzia del Territorio che,
nell'Osservatorio 2007, registra compravendite totali in calo del 7,1% (contro
il +1,3% del 2006 e l'aumento del 5,4% registrato nel 2005). Mentre sui prezzi si evidenzia che le quotazioni sono salite solo del
2,6% nel secondo semestre del 2007 (in frenata rispetto al +3,7% del secondo
semestre 2006) e su base tendenziale annua del 5,5% (mentre nel secondo
semestre del 2006 la crescita era stata del +8,8%). La fotografia scattata
dall'Agenzia del Territorio delinea un quadro chiaro: la
crisi dei mutui subprime, il caro-mutui registrato negli ultimi mesi e i prezzi delle case sempre alle stelle - anche se in lieve contrazione - stanno
mettendo a dura prova il mercato immobiliare. Anche
se nel caso italiano non si può parlare di uno scoppio della bolla immobiliare, ma solo di un ridimensionamento. Dall'Agenzia fanno
notare che sul comparto pesano "fattori strutturali legati al ciclo immobiliare, che è evidentemente arrivato alla sua fase
conclusiva. Tra questi i tassi di interesse per i mutui, passati mediamente dal
3,5% del 2003 al 5,3% del 2007, e il livello raggiunto dal prezzo degli
immobili". Su quest'ultimo punto dall'Agenzia sottolineano che i prezzi del residenziale sono saliti nei grandi Comuni in
media del 35% negli ultimi tre anni. In particolare, i cali più consistenti nel
numero di compravendite si sono registrati a Napoli (-16,2%), Milano (-11,8% a
livello annuale, con una discesa ridimensionata rispetto al -13,5% del primo
semestre dell'anno) e Palermo (-12,4%). Per quanto riguarda i prezzi, secondo l'Agenzia del Territorio il prezzo medio al
mq è pari a 1.557 euro (+2,6% rispetto al semestre precedente e +5,5% su base
annua), con una crescita però dei prezzi rallentata
rispetto a quella registrata nel semestre precedente. "Se il mercato immobiliare seguirà il classico andamento ciclico il tasso
di crescita delle quotazioni medie si attesterà sui livelli del tasso
d'inflazione". Lo sostiene il direttore dell'Osservatorio del mercato immobiliare dell'Agenzia del territorio, Gianni Guerrieri,
precisando che non si tratta di una "previsione", ma di una
"deduzione" ottenuta dall'osservazione del mercato. "Negli
ultimi tre semestri - spiega Guerrieri - abbiamo registrato un calo nelle
compravendite e prezzi ancora in salita. Nel prossimo
semestre ci aspettiamo che le quotazioni non crescano in termini reali".
Quanto alla diminuzione delle transazioni relative agli immobili residenziali
registrata nell'ultimo anno e mezzo, proseguirà anche nei primi sei mesi del
2008, portando il volume totale delle compravendite a 700.000 circa. 131 voti -
" Vota questa notizia ".
( da "Eco di Bergamo, L'" del 15-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Tancredi Bianchi Un noto
settimanale di enigmistica lanciò, anni fa, una vignetta umoristica dal titolo:
"Le ultime parole famose". La vignetta dimostrava, appunto, che una
sentenza o un'opinione pronunciate con molto sussiego, come affermazioni di una
verità acquisita, erano seguiti, quasi subito, da accadimenti esattamente
opposti. Nelle recenti settimane non sono mancate affermazioni come: "Il
peggio della crisi bancaria e finanziaria internazionale è passato". Tali
dichiarazioni hanno suscitato, al momento, la diffusa speranza che le borse dei
valori volgessero a quotazioni crescenti delle azioni; e che, in particolare,
migliorassero i corsi delle azioni bancarie. E si è dato poco rilievo a
un'intervista, concessa dal direttore del Fondo monetario internazionale:
Strauss-Kahn. Il quale, alla domanda rivoltagli in argomento, ha risposto:
"Al quesito, quali fossero state le conseguenze della rivoluzione
francese, Churchill replicò: è passato troppo poco tempo per dirlo". Se
dunque, dopo circa due secoli, era difficile dire con certezza al proposito
degli effetti e delle ripercussioni della rivoluzione francese, è certo che sia
troppo presto per discutere degli effetti e delle conseguenze di fatti,
qualificati all'inizio come crisi dei mutui subprime, e soprattutto affermare che
la crisi bancaria sia superata. È insomma prematuro dire che il peggio sia
ormai alle nostre spalle. E, in effetto, i listini di borsa, orientati in
questi giorni al ribasso, sembrano smentire dichiarazioni del tipo: il peggio è
passato! Quelle affermazioni appaiono come: le ultime parole famose! È
probabile che nuove sorprese nel campo dei mutui "ad alto rischio",
concessi dalle banche americane, possano non emergere, ma un aumento dei saggi
di interesse in Europa determinerà, con alta probabilità, maggiori
sofferenze al proposito dei crediti ipotecari delle banche europee. Tuttavia,
si deve notare che la crisi dei mutui è la conseguenza di una congiuntura nella
quale si è sgonfiata la "bolla immobiliare", e che tale
circostanza ha significato anche il passaggio a un contesto nel quale i
profitti attesi delle imprese si prospettano non in crescita, anzi! Di
qui la discesa dei corsi di borsa non limitata ai titoli del settore
finanziario; di qui il peggioramento più generale della qualità dei prestiti
bancari e, soprattutto, di quelli garantiti da titoli azionari. Ed è davvero
troppo presto, giacché non è passato tempo sufficiente, per qualsiasi
affermazioni in materia, e, in particolare, per dire che il peggio sia alle
nostre spalle. Tra l'altro, si deve rivelare che nel mondo vi è una massa
enorme di posizioni su prodotti finanziari derivati e che la possibilità di
sorprese in materia è molto alta, ancorché del tutto non auspicabile. In
conclusione: meglio essere cauti al riguardo degli effetti e delle conseguenze
della crisi bancaria e finanziaria internazionale e non essere precipitosi
nell'affermare che il peggio sia passato e che l'uscita dal tunnel sia
prossima. Anche a motivo dei rischi e dei pericoli di un'inflazione che
minaccia il mondo intero. E i disordini monetari, si sa, non sono di per sé una
condizione di sostenibilità della crescita economica. Allorché siano
espressione di una situazione diffusa di malessere possono avviare l'economia
globale verso la stagnazione con inflazione (stagflation). Mutatis mutandis, si
rinnovano aspetti e timori già vissuti ottanta anni fa, quando dagli Usa partì
una situazione di depressione economica mondiale. Al presente i mezzi e le
forme di intervento sono più noti e molteplici e le banche centrali stanno
operando con savio consiglio e con ferma determinazione, ma in economica basta
si diffondano forme indesiderate di psicosi perché non si riescano a
contrastare spinte verso direzioni non volute. Si raccomandano perciò: nervi
saldi; molta prudenza; nessun entusiasmo immotivato e rifiuto di ogni aspetto
che possa indurre al panico risparmiatori e investitori; la rinuncia a ogni
tentazione di seguire vie comode per ottenere popolarità; la ricerca meditata
di obiettivi di medio-lungo periodo; il ritorno ai valori tradizionali di savia
gestione delle attività economiche.
( da "Trend-online" del 16-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Tempo di Riflessioni
sugli Investimenti! BLOG, clicca qui per leggere la rassegna di Il
punto-borsainvestimenti , 16.06.2008 07:59 Scopri le migliori azioni per fare
trading questa settimana!! nei prossimi anni. Il tempo per gli acquisti non è
ancora maturo, ma bisogna essere pronti. Molte aziende fra qualche anno avranno
quotazioni del 100% o 200% più alte. Vi ricordate Capitalia...nel 2003 (solo 5
anni fa) valeva 1 euro poi è arrivata a 7. Un rialzo del 700% e non è stato
l'unico caso in Piazza Affari (Fiat, Ifil, Tenaris, Erg, molte small caps che
prima del crollo avevano visto i prezzi triplicare ecc
ecc). Oggi vi sono molti settori e aziende sottovalutati. Media, banche, Assicurazioni
ecc ecc sono su livelli minimi metre petroliferi ed energetici sono su valori
massimi. In borsa ...quando tutti vendono per mesi dei comparti....il comparto
rimane scarico e si passa a una sottovalutazione di lungo. Sono tanti i titoli
le cui quotazioni hanno raggiunto dei prezzi inferiori
ai minimi del 2003, pur in presenza di un fatturato e una redditività più
elevata (anche se in diminuzione per il 2009) E' prevedibile nei prossimi mesi
(dopo un'ulteriore correzione) un arbitraggio, da parte dei fondi hedge, fra
energetici (short) e gli altri settori sottovalutati. OBBLIGAZIONI Il comparto
obbligazionario è in fermento. Oggi si comincia a comprare il debito corporate
(scadenza breve). Fra poco diventerà interessante cominciare ad allungare le
scadenze delle obbligazioni. Occhio allo spread in allargamento BTP- Bund ( e
in generale titoli italiani con titoli simili esteri) Non comprate fondi
obbligazionari, con i tassi in aumento il rendimento sarà negativo. Massima
attenzione ai fondi liquidità che dovrebbero performare meno bene che gli
stessi BOT. IMMOBILIARE Prezzi in continua discesa. Lontani da questo tipo di
investimenti (i prezzi sono previsti in discesa per i
prossimi 5 anni). Non recupereranno, neppure lontanamente il tasso d'inflazione.
I mercati azionari saranno i primi a segue pagina >>.
( da "Panorama" del 16-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Gente ingrata di
Dublino ANTONIO GALDO Paradossi L'Irlanda, uscita dal sottosviluppo grazie agli
aiuti comunitari, rischia di dare un grave colpo alla Ue: un referendum può
affossare il trattato di Lisbona. Sfilano tutti in smoking e con le guance
rubizze, per l'ottimo vino francese bevuto durante la serata, i lord
dell'associazione dei più anziani laureati al Trinity College, università che
ha sfornato generazioni di irlandesi influenti nel mondo. Sono di buon umore,
anche se la cena annuale è stata intossicata dalle preoccupazioni per il tema
all'ordine del giorno in tutto il paese: il referendum del 12 giugno per
decidere, prendere o lasciare, sulla ratifica del trattato di Lisbona (vedere
il riquadro a pagina 91). E con i lord, pezzi pregiati dell'establishment,
trema l'Unione Europea, perché il paradosso per questo convoglio di nazioni
lento come un accelerato è questo: se dovesse vincere il no da parte di un
pugno di elettori, 4 milioni e mezzo di irlandesi, finirebbe in un vicolo cieco
il futuro di 27 paesi. Le previsioni, a Dublino, sono inchiodate sotto il segno
dell'incertezza, tra i sì e i no c'è il mare degli indecisi, circa il 40 per
cento degli iscritti alle urne, che saranno determinanti e decideranno solo
alla fine della campagna elettorale. L'umore degli irlandesi, questo il cuore
della partita referendaria, è come il loro clima abituale: grigio. L'economia,
dopo anni entusiasmanti, non cresce più con tassi a due cifre (se andrà bene,
il 2008 si chiuderà con un aumento del pil del 2,3 per cento), la bolla speculativa immobiliare si
sgonfia come a Londra e New York, l'inflazione aumenta, la politica è sotto
shock per la corruzione ai massimi livelli della catena del potere nazionale.
Bertie Ahern, primo ministro ininterrottamente da 11 anni con il partito di
centrodestra Fianna Fail, ha appena gettato la spugna per un'inchiesta
giudiziaria che ha fatto venire a galla un giro di mazzette. Soldi di amici e
uomini d'affari che accumulavano profitti proprio con il trading immobiliare. Ahern è già nei libri di storia, non solo con
il nomignolo di "Taoiseach Teflon", premier inossidabile in
gaelico-irlandese stretto, ma innanzitutto per avere guidato il paese lungo il
sentiero di un boom e di un benessere diffuso che sembravano irraggiungibili
per un popolo di coltivatori di patate, poveri, affamati, spaccati da
un'interminabile guerra civile tra cattolici e protestanti in Ulster. Sotto la
stella di Ahern, tipico esponente del ceto politico europeo in carriera negli
anni Novanta, brillante, donnaiolo, l'Irlanda si è trasferita rapidamente dai
gironi infernali del sottosviluppo al club delle nazioni più invidiate del
mondo. È diventata la "tigre celtica", il primo stato in Europa per
libertà economica (classifica del Wall Street Journal) e numero uno del
pianeta, secondo alcune valutazioni, per qualità della vita (copertina
dell'Economist). Poi, con i venti della recessione, è arrivata la bufera
giudiziaria e Ahern, qualche giorno fa, è stato sostituito da Brian Cowen, il
suo vice. Successione con il batticuore perché il nuovo capo del governo
rischia di sbattere contro il muro del referendum e deve girare piazze e
teatrini tv per spendersi a favore del sì al trattato, ricordando "il
ruolo centrale dell'Unione Europea nello sviluppo dell'Irlanda". Gli irlandesi,
in realtà, hanno paura. Tanta paura che potrebbero rovesciarla sulle schede del
referendum. Girando il paese e osservandone il diffuso benessere, con servizi
pubblici e infrastrutture che noi italiani ci sogniamo, con uno sciame di
giovani (la metà degli abitanti di Dublino ha meno di 30 anni) a caccia di
formazione, lavoro e opportunità, ci si chiede dove nasca la paura e chi la
fomenti. Bene, le risposte più convincenti stanno proprio nelle conseguenze del
benessere e di una modernizzazione afferrata al volo. La riconversione
economica, per esempio, si sta misurando con nuovi problemi. La Storehouse
della birra Guinness, icona nazionalpopolare, è uno spettacolo: la fabbrica nel
cuore di Dublino, dove nel momento di massimo splendore lavoravano 5 mila persone,
è ridotta a un rettangolo di impianti ancora in attività, mentre il resto della
cittadella della Guinness è una Disneyland irlandese. I turisti fanno ore di
fila e si lasciano prendere 15 euro a persona per fare un lungo giro
nell'universo della birra più famosa d'Irlanda. Sorseggiano una pinta, inclusa
nel biglietto, al Gravity bar e pagano così il pedaggio al marketing che ha
sostituito la fabbrica con il turismo, che luccica molto più dell'industria old
style. Il boom economico irlandese negli ultimi anni si è sedimentato
esattamente allo stesso modo della riconversione Guinness. Grazie a una
tassazione sempre più leggera (la tassa sulle imprese è scesa al 12,5 per
cento) e a un'efficace politica di attrazione degli investimenti stranieri
(oltre 150 miliardi di dollari all'anno), l'Irlanda è diventata una postazione
strategica dell'economia globale. Un tempio di mercatismo, si direbbe usando un
termine del ministro Giulio Tremonti. Dopo gli Stati Uniti, l'Irlanda è il
maggiore centro mondiale per il biotech, ospita 170 imprese (molte sono
multinazionali) della farmaceutica e la Microsoft macina il 10 per cento dei
suoi profitti nella terra degli ex coltivatori di patate. Le pillole di Viagra?
Sono made in Ireland. Il concentrato per fare la Coca-Cola nel globo? Si
produce da queste parti. È chiaro che la recessione internazionale, e il vento della crisi che soffia anche in Irlanda, non può
lasciare indifferente un popolo che ha conosciuto un cambiamento così rapido. E
quindi il nuovo andamento dell'economia di mercato alimenta la paura
collettiva. Quanto alla bolla
immobiliare, non ci vuole una laurea al
Trinity College per capire che l'edilizia, da motore del pil, si è
trasformata in un freno in un paese dove i debiti delle famiglie, anzitutto per
comprare case con i mutui, sono pari al 175 per cento
del reddito disponibile. La tigre celtica dunque sembra in pericolo, da qui
l'umore grigio del ceto medio e non tanto dei ricchi privilegiati, che hanno
già messo al sicuro i loro quattrini, in banca o in qualche investimento del
superlusso. Infine, i sentimenti più nascosti, e dunque particolarmente
pericolosi, di un popolo baciato dalla fortuna e dalla sua energia vitale. I
pub di Dublino, come quelli dell'intero paese, sono tanti e sempre
frequentatissimi. Diecimila, dicono le statistiche, cioè uno ogni 400 abitanti.
Entrandovi, si ha una sensazione di calore, di protezione, di ricovero: dalla
pioggia, dall'umido, dal grigio. Il guaio consiste nel fatto che, a proposito
di record, la brillante gioventù irlandese è la più colpita in Europa dalle
morti per alcol. Un flagello. I vescovi irlandesi, e non soltanto loro, sono
schierati con i megafoni della religione a moltiplicare gli allarmi contro
l'uso della cocaina, diventata in Irlanda come la birra: un consumo di moda,
per ogni età. Specie per i teenager. Le bande di bulli, violenti e fuori di
testa, spadroneggiano nei quartieri popolari della capitale e nelle città dove
tutti gli indicatori del reddito sono cresciuti. E al benessere si è così
accoppiato, in un gioco di simmetrie, il malessere. Delle famiglie e dei
ragazzi. Anche loro il 12 giugno andranno a votare e faranno tremare, fino
all'ultimo secondo prima del risultato, la nostra impaurita Europa.
(angaldo@gmail.com).
( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del
16-06-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
SUPPLEMENTO AFFARI E
FINANZA ultimo aggiornamento 16 Giugno 2008 Affari & Finanza >
RAPPORTO/GIOCHI E SCOMMESSE Affari & Finanza > RAPPORTO/RISPARMIO
GESTITO --> COPERTINA pag. 1 La finanza ricca con i soldi altrui L'ANALISI
DANIEL COHEN Che cosa c'è alla base delle crisi finanziarie? Una cosa molto
semplice: si tende a scommettere più facilmente con il denaro degli altri che
con il proprio. Il ragionamento tipico di un gestore di fondi di investimento o
innovatore finanziario è: "Se vinco, il mio profitto sarà proporzionale alle
vendite lorde che ho realizzato. Se perdo, sarò licenziato e forse perderò la
mia reputazione". Se va avanti nel ragionamento, il gestore si accorge che
i lati negativi si limitano al licenziamento, mentre quelli positivi non hanno
limiti. L'asimmetria tra guadagni e perdite incoraggia l'audacia: una volta
superata una certa soglia di rischio, il gestore finanziario che piazza
scommesse con i soldi degli altri, ignora il pericolo. Dal punto di vista
sociale, il problema nasce della divergenza degli incentivi. Anche se
l'intermediario è consapevole che potrebbe ricavarne una notevole perdita
personale, questa non sarà mai comparabile alle perdite inflitte ai
risparmiatori. La finanza di Pangloss. Questa semplice regola i profitti sono
miei (almeno in parte), mentre le perdite sono di altri ci permette di capire
il "meraviglioso mondo della finanza". Il gestore vive in un mondo di
valori "panglossiani", per utilizzare un'espressione di Paul Krugman:
proprio come il personaggio di Voltaire, l'investitore vede soltanto il lato
positivo dell'affare e non prende in considerazioni i rischi, non per
negligenza, ma razionalmente. È un meccanismo che spiega le crisi del debito
sovrano degli ultimi quaranta anni. E può aiutarci a comprendere la crisi dei
subprime dello scorso anno. I principi panglossiani spiegano perché per la
finanza sia necessaria una regolamentazione. Le regole prudenziali fissano un
rapporto minimo tra capitale delle banche e ammontare dei loro investimenti.
L'idea è di obbligarle ad avere sempre la liquidità necessaria per pagare, e
dunque per anticipare, le potenziali perdite. Viceversa, la crisi dei subprime
dimostra come funzionano le cose quando attraverso vari artifici gli
intermediari finanziari riescono a liberarsi dei vincoli della regolamentazione.
All'origine della crisi dei subprime c'è una brillante innovazione. Per offrire
crediti immobiliari a tassi interessanti a un pubblico più ampio di
investitori, gli ingegneri di Wall Street hanno avuto l'idea di suddividere i
portafogli con attività ipotecarie in diverse tranche: le tranche di più
elevata qualità sono pagate per prime, seguite da quelle di medio livello,
mentre le tranche di livello più basso sopportano il rischio di un eventuale
fallimento. Si costruisce così un ventaglio di attività diversificate, che
attraggono vaste categorie di investitori: fondi pensione per le tranche a
livello più elevato e fondi speculativi per le attività di rischio.
L'invenzione, realizzata nel 1983 da una consociata della General Electric, era
inizialmente rivolta ai normali mutuatari. Nonostante una prima crisi nel 1994,
la tecnica decolla nel 2000, rendendo possibile l'allargamento della platea di
famiglie che possono accedere a prestiti ipotecari: grazie agli ormai famosi
subprime, anche le classi sociali più svantaggiate possono finalmente
acquistare una casa a credito. È Wall Street che va in soccorso di Harlem con i
prestiti "ninja", dall'inglese "no income, no job, no
assets", ovvero nessun reddito, nessun lavoro, nessuna garanzia. La prima
fase. Il crollo del sistema dei subprime si dipana in diverse fasi, ognuna
delle quali rivela la visione panglossiana degli intermediari finanziari. A
monte della crisi, un fatto è diventato presto chiaro: la qualità di ipoteche
così estese si è profondamente deteriorata, anche tenendo conto della nuova
clientela per la quale erano pensate. L'affidabilità sotto il profilo del
credito dei clienti è stata sistematicamente sovrastimata dagli intermediari
responsabili della concessione dei mutui ipotecari. La causa del deterioramento
è evidente. Un tempo, con la vecchia scuola del prestito bancario, gli
emittenti di un prestito erano anche coloro che successivamente lo incassavano,
e dunque avevano un incentivo a valutare correttamente l'affidabilità del
cliente. Con l'avvento della cartolarizzazione dei prestiti, l'agente che
emette il prestito lo rivende immediatamente sui mercati finanziari. Gli
incentivi sono completamente cambiati: ciò che conta è moltiplicare i numeri,
non valutare la qualità del cliente. La fase due. Ma questo è solo il primo
piano del castello di carte, il secondo è la leggerezza delle banche stesse.
Per approfittare al massimo delle nuove opportunità nei prestiti ipotecari, le
banche hanno creato nuovi strumenti fuoribilancio, i "veicoli strutturati
di investimento", i famigerati Siv. Immettendo le nuove attività in questi
strumenti ad hoc, le banche si sono liberate delle regole prudenziali e hanno
potuto sfruttare la leva finanziaria per finanziare operazioni a credito assai
redditizie, senza dover ricorrere al proprio capitale. La macchina delle
scommesse con il denaro altrui si è così messa in moto. La crisi iniziata
nell'estate