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Crisi Usa, allarme di Confindustria "Si
aggrava crollo mercato case" (La Repubblica 13-2-2008)
ROMA - Si aggrava il crollo del mercato immobiliare Usa innescato dalla crisi
dei mutui. A gennaio il prezzo delle case è sceso di un ulteriore 7,7 per
cento. Un andamento che alcuni esperti ritengono possa concludersi con
svalutazioni del 50%. E' l'opinione in particolare del Centro studi di
Confindustria che oggi ha pubblicato la sua Congiuntura Flash. Secondo il Csc
le vendite di case nuove a dicembre 2007 contro l'anno prima sono calate del
40,7% e del 22% quelle di case esistenti.
I mesi necessari per smaltire gli stock di nuove abitazioni sono saliti a 9,6.
Migliora comunque la possibilità per le famiglie di acquistare nuove abitazioni.
"Sebbene ancora inferiore ai livelli medi del periodo 1993-2004 l'affordability index a
dicembre si è attestato a 122, al di sopra della media degli ultimi tre anni
(109,9).
CROLLA
PREZZO DELLE CASE: -7, 7% A GENNAIO
( da "Agi"
del 13-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
ARRIVARE AL
50% CROLLA PREZZO DELLE CASE: -7, 7% A GENNAIO La fine del tunnel per il
mercato immobiliare americano e' lontana e la caduta dei prezzi in Italia,
innescata dalla crisi dei mutui, si e' accelerata a gennaio (-7,7%) e, secondo
alcune valutazioni, potrebbe arrivare anche al 50% inducendo i potenziali
acquirenti al rinvio.
La
sindrome giapponese spaventa gli Usa
( da "Sole
24 Ore Online, Il" del 13-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
la bolla
immobiliare, il rialzo della Borsa, il disavanzo esterno. Anzi, nel caso Usa,
si sono raggiunti, prima della crisi, degli estremi ben peggiori persino delle
Big 5. Considerando questi indicatori, sarebbe davvero un caso fortunato,
dicono i due economisti, se gli Usa se la cavassero con una recessione modesta
e breve.
( da "Agi" del 13-02-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
SECONDO CENTRO STUDI
CONFINDUSTRIA IL CALO PUO' ARRIVARE AL 50% CROLLA PREZZO
DELLE CASE: -7, 7% A GENNAIO La fine del tunnel per il mercato immobiliare americano e' lontana e la caduta dei prezzi in Italia,
innescata dalla crisi dei mutui, si e' accelerata a gennaio (-7,7%) e, secondo
alcune valutazioni, potrebbe arrivare anche al 50% inducendo i potenziali
acquirenti al rinvio. E' la previsione del Centro studi di Confindustria
che oggi ha pubblicato la sua Congiuntura Flash. Secondo il Csc le vendite di case nuove a dicembre 2007 contro l'anno prima sono calate
del 40,7% e del 22% quelle di case esistenti. I mesi
necessari per smaltire gli stock di nuove abitazioni sono saliti a 9,6.
Migliora comunque la possibilita' per le famiglie di acquistare nuove
abitazioni. "Sebbene ancora inferiore ai livelli medi del periodo 1993-2004 l'affordability index a
dicembre si e' attestato a 122, al di sopra della media degli ultimi tre anni
(109,9). (AGI) - Roma, 13 febbraio.
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( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 13-02-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
Di Alessandro Merli
commenti - | | Mercati e mercanti ARCHIVIO Alessandro Merli è inviato speciale
del Sole-24 Ore. Dal settembre 2003 è basato a Bologna. Scrive di economia e
finanza internazionale ed è titolare della rubrica settimanale Mercati e
Mercanti. Dal 1996 al 2003 è stato inviato con sede a Londra. In precedenza è
stato caporedattore responsabile della sezione Finanza e Mercati (1993-96) e
corrispondente da Londra (1987-92). Ha iniziato la carriera al Resto del
Carlino e al Giornale di Indro Montanelli. Nel 2002 ha vinto la prima
edizione italiana del Citigroup Journalistic Excellence Award ed è stato
insignito dal Governo brasiliano dell'Ordine della Croce del Sud, la più alta
onorificenza assegnata agli stranieri, per i suoi reportage sul Brasile. E'
laureato in giurisprudenza all'Università di Modena e ha ottenuto un Master in
Economics alla University of Illinois. E' stato visiting scholar al
Massachusetts Institute of Technology (MIT) e ha tenuto lezioni, tra l'altro,
all'Università di Bologna e al Bologna Center della Johns Hopkins University.
alessandro.merli@ilsole24ore.com La sindrome giapponese spaventa gli Usa 13
febbraio 2008 Stavolta è diverso, si dice prima di ogni crisi finanziaria. E
stavolta si è detto che la bolla immobiliare negli Usa
era giustificata dall'innovazione finanziaria e dagli enormi afflussi di
capitale da Asia e Paesi esportatori di petrolio; l'enorme rialzo della Borsa
dal boom della produttività americana; il gigantesco deficit delle partite
correnti dall'attrattività per gli stranieri del ritorno degli investimenti
negli Usa. Purtroppo, checché ne dica Leone Tolstoj nell'incipit di Anna Karenina
("Tutte le famiglie felici sono simili, ma ogni famiglia infelice è
infelice a modo suo"), gli Stati Uniti rischiano di essere infelici come
tutti i Paesi industriali che sono stati vittime di crisi finanziarie negli
ultimi trent'anni. E soprattutto quelli coinvolti nelle crisi che Carmen
Reinhart, uno dei maggiori esperti di questo tema, e l'ex capo economista del
Fondo monetario, Ken Rogoff, chiamano le Big 5 (Spagna 1977, Norvegia 1987,
Finlandia 1991, Svezia 1991, Giappone 1992). Naturalmente, la crisi americana è
ancora in corso, ma mostra già somiglianze preoccupanti con questi episodi: la bolla
immobiliare, il rialzo della Borsa, il
disavanzo esterno. Anzi, nel caso Usa, si sono raggiunti, prima della crisi,
degli estremi ben peggiori persino delle Big 5. Considerando questi indicatori,
sarebbe davvero un caso fortunato, dicono i due economisti, se gli Usa se la
cavassero con una recessione modesta e breve. È bene ricordare che,
nella media delle crisi precedenti nei Paesi industriali, il calo della
crescita reale pro-capite è stato di oltre il 2% e ci sono voluti due anni per
un ritorno al trend. Ma nelle Big 5 la crescita è crollata di oltre il 5% ed è
rimasta sotto la tendenza pre-crisi per almeno tre anni. Proprio quello che si
vorrebbe evitare ora. È interessante notare come storicamente la maggior parte
delle crisi sia stata preceduta da una liberalizzazione finanziaria, de jure o
de facto (come quella americana attuale). Reinhart e Rogoff tracciano un altro
parallelo inquietante: con il riciclaggio dei petrodollari degli anni 70, che
portò alla crisi del debito dei Paesi in via di sviluppo negli anni 80. Oggi i
surplus dei Paesi emergenti sono stati riciclati, per oltre mille miliardi di
dollari, in un Paese in via di sviluppo che esiste all'interno degli Usa,
quell'umanità, povera e senza affidabilità finanziaria, cliente dei mutui
subprime. Ma l'osservazione più inquietante di tutte è venuta sabato al G-7 di
Tokyo dal padrone di casa, Fukushiro Nukaga. "Ho ricordato ai miei
colleghi la lezione della crisi del Giappone negli anni 90", ha detto. Gli
Usa e il resto del mondo devono sperare che non si applichi alla crisi in
corso. Quella è durata più di un decennio.
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