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<Usa vicini alla recessionee uscirne non sarà semplice> ( da "Secolo XIX, Il" del 11-02-2008)
Abstract: con la stretta del
credito immobiliare (che in passato permetteva ai consumatori di attingere al
valore nominale crescente delle case come una sorta di Bancomat, per finanziare
livelli di consumo sempre più alti, ndr) e con il deterioramento della
congiuntura, questo rubinetto del credito facile attraverso il rifinanziamento
dei mutui si è chiuso.
Visto dagli usa /1 parla Lawrence E. Auriana, Fund manager di Federated
Kaufmann Fund di Federated Investments
( da "Riformista, Il"
del 11-02-2008)
Abstract: Tutto questo ha
contribuito alla bolla immobiliare. I prezzi delle abitazioni hanno raggiunto i
massimi storici in relazione al reddito disponibile. Ora che la bolla è
scoppiata, i prezzi delle abitazioni sono entrati in una fase pluriennale di
declino come non si era vista dalla Grande Depressione degli anni '30.
( da "Secolo XIX, Il" del 11-02-2008)
"Usa vicini alla recessionee
uscirne non sarà semplice" intervista col premio nobel spence
L'avvertimento: neppure l'Europa è al riparo dalla crisi internazionale Renzo Cianfanelli New York. Le Cassandre, quando il serafico
allora governatore della Federal Reserve
Alan Greenspan, mentre i prezzi
delle case schizzavano in alto come razzi spaziali, si limitava a notare
con indulgente distacco l' "irrazionale
esuberanza" che aveva contagiato i consumatori e i mercati, l'avevano
detto da tempo. La "bolla" del mattone,
mentre i piccoli proprietari che si sentivano ricchi gioivano, e gli
immobiliaristi facevano soldi a palate, era non solo assurda e malsana, perché
fonte di distorsioni nell'impiego produttivo dei capitali, ma insostenibile.
Adesso la bolla è scoppiata. E l'onda d'urto dagli
Stati Uniti ha preso a viaggiare come uno tsunami, che ha attraversato il
Pacifico e l'Atlantico e minaccia di rovesciarsi sull'Europa e sull'Asia. Gli
americani d'un tratto, mentre il successore di Greenspan,
Ben Bernanke, riduce a precipizio i tassi due volte,
nel tentativo di dare una boccata d'ossigeno all'economia che barcolla,
incominciano a rendersi conto che la crisi scatenata dai mutui concessi con
irresponsabile leggerezza a chi non avrebbe mai potuto pagare, va molto più in
là dell'un tempo adorato - e oggi vituperato -
mattone. Con quali conseguenze? Il Secolo XIX è andato a chiederlo, in questa
intervista esclusiva, a Michael Spence, premio Nobel
per l'economia e professore emerito a Stanford, California. La domanda che
tutti si fanno oggi, all'indomani del vertice finanziario di Tokyo dal quale
non sono venuti segnali precisi, continua a essere questa. Gli Stati Uniti sono
in recessione? "La risposta è che non lo sappiamo
ancora, ma è piuttosto probabile. La definizione di recessione (un tasso
di crescita negativo del Pil per almeno due successivi trimestri, ndr) infatti è tecnicamente molto precisa. Siamo comunque
senz'altro in presenza di un rallentamento che potrebbe facilmente essere
l'inizio di una recessione. Ma non è questo il punto".
E quale allora? "Ci sono due diversi problemi. La
crescita, non solo negli Stati Uniti ma a livello globale, finora è stata
incoraggiata dal consumatore americano che per un certo periodo si è potuto
permettere di risparmiare a livello zero. Ultimamente però, con la stretta del credito immobiliare (che
in passato permetteva ai consumatori di attingere al valore nominale crescente
delle case come una sorta di Bancomat, per finanziare livelli di consumo
sempre più alti, ndr) e con il deterioramento della congiuntura, questo rubinetto
del credito facile attraverso il rifinanziamento dei mutui si è chiuso.
E la conseguenza sarà di rendere molto probabile un massiccio rallentamento. Che ci sia la recessione, quindi, è senz'altro probabile".
Sì, ma la recessione è come un treno che, una volta partito, non si ferma di
colpo. Rispetto a quella precedente del 2001, che fu di breve durata, ci sono
delle differenze? "Buona domanda. Ma, io credo
che questa volta il processo sarà alquanto più lungo. Secondo molti economisti
in realtà questa recessione, piuttosto che all'ultima, sembrerebbe simile a
quelle degli anni Ottanta e Settanta. È improbabile quindi che se ne esca fino
a che nei bilanci delle istituzioni finanziarie non sarà fatta chiarezza, in
modo da garantire che gli attuali problemi del credito non si ripetano più. In
aggiunta, ad aggravare la crisi contribuiscono gli squilibri globali. Sotto
questo aspetto anzi, gli stimoli congiunturali decisi dai vari governi per
creare una sorta di cuscinetto alla recessione, rischiano di essere controproducenti:
il loro obiettivo, infatti, è solo di stimolare i consumi e non, come
occorrerebbe, di correggere gli squilibri. Tutto questo mi
porta a pensare che la recessione sarà piuttosto lunga in termini storici,
rispetto al passato". I catastrofisti, davanti allo stallo
contemporaneo delle banche e del mercato dei capitali, parlano addirittura di
nuova crisi del '29 o perfino della famosa legge dei grandi cicli di Kondratiev, che a intervalli di 50-60 anni scuoterebbero
dalle fondamenta le economie mondiali. Fantasia o realtà? "Veramente
le teorie di Kondratiev non sono mai state dimostrate.
Tutti questi scenari estremi in realtà sono molto improbabili perché, al
contrario, il potenziale di crescita globale è enorme soprattutto nei paesi
emergenti. Non vedo motivi per ritenere che le economie
mondiali stiano per entrare in una fase involutiva di lungo periodo".
Passiamo all'Eurozona. Fino a poco tempo fa, in Europa era diffusa la
convinzione che i destini del dollaro fossero ormai sganciati da quelli del
dollaro, che la crisi dei mutui fosse una faccenda interna degli Usa e che
anche la probabile recessione americana non avrebbe avuto effetti traumatici
per l'Ue. Adesso, soprattutto dopo lo scandalo francese della SocGén, tutta questa fiducia è rimasta assai scossa. Come
mai? "Il problema di fondo è che le aeree economiche
mondiali sono interdipendenti. Il problema dei mutui,
è vero, è più grave da noi che non in Europa, ma ha fatto solo da detonatore da
una crisi globale, causata da un eccessivo volume di debiti e da un eccesso di
liquidità alla ricerca di impieghi più remunerativi, e troppo spesso senza una
valutazione reale dei rischi". E l'Italia? "Ci
sono segni di progresso, per esempio nella sensibilizzazione dell'opinione
pubblica per il problema ambientale e anche nei tentativi, sia pure troppo
lenti e inadeguati per risolvere problemi come quello delle pensioni, oggi non
sostenibile come peso economico. La cattiva notizia è che le riforme di
struttura sono difficili o impossibili da risolvere senza stabilità politica.
Questo è il vostro problema di fondo. A lungo termine, dove investire molto di
più nell'istruzione, nella ricerca e in generale nelle risorse umane. Perché senza questi fattori non ci può essere quella
diversificazione che per un'economia matura, ma al momento operante al di sotto
del proprio potenziale come l'Italia, è la sola capace di assicurare al paese
un futuro". 11/02/2008.
( da "Riformista, Il" del 11-02-2008)
Visto dagli usa /1 parla Lawrence
E. Auriana, Fund manager di
Federated Kaufmann Fund di Federated Investments La Bce? Si
concentri sull'aumento della crescita e non sull'inflazione Abbiamo parlato
dell'attuale crisi dei mercati con Lawrence E. Auriana,
Fund manager di Federated
Kaufmann Fund di Federated Investments, al quale abbiamo chiesto di tornare alla crisi
dello scorso agosto, per aver chiare le tappe della vicenda. "L'attuale
crisi finanziaria - dice Auriana - è stata causata da
una bolla nel mercato immobiliare
cresciuta a dismisura dopo che sono stati abbassati i requisiti per accedere ai
mutui residenziali, concessi indipendentemente dalla reale capacità di
rimborsarli. La verifica del merito creditizio e del reddito non era
richiesta. Venivano erogati mutui a tasso variabile che venivano promozionati
con tassi di interesse sulle prime rate molto inferiori
a quelli di mercato, sovvenzionando così il cliente per alcuni anni. Tutto questo ha contribuito alla bolla immobiliare.
I prezzi delle abitazioni hanno raggiunto i massimi storici in relazione
al reddito disponibile. Ora che la bolla è scoppiata,
i prezzi delle abitazioni sono entrati in una fase pluriennale di declino
come non si era vista dalla Grande Depressione degli anni '30. Come
conseguenza, i mancati pagamenti sui mutui sono aumentati. Il
numero di abitazioni in costruzione è crollato, e questo ha un impatto reale
sulla crescita economica". Sembra, oggi, che da parte del sistema
finanziario si sia persa la capacità di rischiare e investire nelle imprese, in
favore di investimenti finanziari che promettono guadagni immediati. "Molti nuovi strumenti finanziari - spiega Auriana
-, derivati e altri strumenti sintetici sono stati creati negli ultimi 10 anni,
parallelamente alla cartolarizzazione e al "raggruppamento" dei
prestiti. Molti di questi strumenti hanno causato un aumento
straordinario dell'effetto leva. Le implicazioni economiche dell'investimento
in questi strumenti non sono ancora chiare e, come risultato, la riduzione di
questo eccessivo livello di leverage sta causando
disfunzioni nel mercato del credito. Molti fondi di private equity
si sono impegnati in acquisizioni con eccessiva leva finanziaria e molte di
queste operazioni dovranno essere riorganizzate e i loro prezzi
rivisti. In questo periodo l'emissione di azioni sotto forma
di Initial public offering
è continuata, permettendo a molte società meritevoli di acquisire il necessario
capitale". Abbiamo domandato, a questo proposito, quali sono i
criteri che segue uno dei più importanti gestori di fondi Usa nell'effettuare
investimenti. "Quando entriamo in una società - risponde
il manager - consideriamo il nostro investimento nell'azienda a lungo termine
(3-5 anni) ed eseguiamo un'analisi approfondita delle sue prospettive di crescita.
Investiamo in società che crescono più velocemente dell'economia nel suo
insieme. Facciamo un'attenta valutazione della loro situazione finanziaria ed
eseguiamo una valutazione qualitativa e soggettiva del management, che alla
fine è il fattore più importante nel determinare il successo di un azienda". Infine, una domanda sull'evoluzione
dell'economia europea e di quella americana nei prossimi mesi. "Il rallentamento dell'economia statunitense - conclude Auriana - è evidente, con una probabilità del 50% di
recessione. La Fed, dopo un iniziale incertezza,
sta ora provvedendo alla giusta soluzione, con la riduzione dei tassi sui Fed Funds di 75 punti base, prima della riunione ufficiale,
seguita dopo pochi giorni, alla scadenza fissata, da un'ulteriore riduzione di
50 punti, per fornire al sistema la liquidità necessaria a evitare un lunga e
grave recessione. L'economia dell'Ue cresce a livelli inferiori di quella Usa, ma la Bce è ancora concentrata sull'inflazione
piuttosto che sulla crescita economica. Come conseguenza, pensiamo che le
economie dell'Ue rallenteranno, rendendo necessario un taglio dei tassi da
parte della Bce nel corso di quest'anno. Con il recupero
della crescita Usa verso la fine dell'anno, con rapidità maggiore che in
Europa, e con la probabilità di un taglio dei tassi nell'area euro,
miglioreranno anche le prospettive del dollaro". 11/02/2008.