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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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top          ARTICOLI DALL’ 11 al 14 marzo 2008       #TOP


Report "Mercato immobiliare"

Mondo Immobiliare: Tecnocasa, nel secondo semestre 2007 calo dei prezzi delle case ( da "SpyStocks" del 11-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: dei prezzi degli immobili generalizzata a tutte le realtà urbane, con poche eccezioni sul territorio. E questo il risultato a cui è arrivato l'Ufficio Studi Tecnocasa che ha terminato in questi giorni la raccolta e l'analisi dei dati sul mercato immobiliare provenienti dalle agenzie Tecnocasa e Tecnorete diffuse su tutto il territorio nazionale.

Londra, in calo i prezzi delle case ( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: 11 marzo 2008 Accelera la crisi del mercato immobiliare in Gran Bretagna: il calo dei prezzi delle case è il più rapido dal giugno 1990, che aveva segnato l'inizio del lungo declino del settore. L'autorevole Royal Institute of Chartered Surveyors ha dichiarato oggi, martedi 11 marzo, che in febbraio il 64,1% dei geometri edili ha registrato un calo dei prezzi.

TECNOCASA, FRENANO I PREZZI DEGLI IMMOBILI: -1,55% NEL SECONDO SEMESTRE 2007 ( da "Wall Street Italia" del 11-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Tecnocasa, frenano i prezzi degli immobili: -1,55% nel secondo semestre 2007 -->Il mercato immobiliare si ferma: nel secondo semestre 2007 i prezzi delle case sono scesi dell'1,55%, mentre sono diminuite dell'1,54% le erogazioni dei mutui, secondo i dati di.

Di Irene Soave Il prezzo della casa a Torino è aumentato ( da "Leggo" del 12-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Di Irene Soave Il prezzo della casa a Torino è aumentato nel solo 2007 del 5%, e ben dell'8% in provincia: schizzano verso l'alto soprattutto il centro e la pre-collina, zone storicamente "bene" della città, dove un appartamento signorile può costare fino a 5000 euro al metro quadro, e fra i Comuni della cintura Venaria,

Prezzi delle case in calo del 10% - francesca gori ( da "Tirreno, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: In tutta Italia i dati dicono che ci sono meno compravendite di beni immobili, i tempi per le trattative si dilatano e gli acquirenti sono più esigenti. "Si guarda sì alla qualità e allo stato dell'immobile che si cerca di acquistare - dice Villani - anche se la casa dei sogni ormai è relegata in un angolo del cuore.

Gli esperti non vedono crollo né ripresa nell'immediato futuro degli immobili residenziali ( da "Milano Finanza (MF)" del 12-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Royal institution of chartered surveyors), organizzazione di professionisti del settore immobiliare e patrimoniale con 140 mila membri. "L'aumento dei prezzi degli immobili è molto rallentato nel 2007, con crolli in alcuni paesi come Germania e Irlanda. Colpa dell'aumento dei tassi, che ha reso meno allettante accendere un mutuo.

Case, prezzi in calo: colpa del caro mutui ( da "Denaro, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Napoli Mercato immobiliare Case, prezzi in calo: colpa del caro mutui I prezzi delle case cominciano a diminuire. A rilevarlo è Tecnocasa che, nel secondo semestre del 2007, registra a Napoli un ribasso dello 0,7 per cento: ciò vuol dire (se si considera la diminuzione dello 0,9 registrata nei sei mesi precedenti) che nel 2007 il mercato immobiliare si chiude,

L'INTERVISTA PARLA IL PROFESSOR PAOLO MOTTURA (BOCCONI) 0 La crisi dei mutui non è finita ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 13-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Le banche Usa erogavano prestiti pari all'intero costo della casa. Chi sottoscriveva il mutuo non ci metteva neanche un dollaro, non rischiava niente. E speculava sulla rivalutazione del prezzo dell'immobile. Insomma, ci guadagnavano tutti, naturalmente finchè non è scoppiata la bolla immobiliare".

La dottrina Tremonti ( da "Eco di Bergamo, L'" del 13-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: i metri di giudizio e le prospettive dell'economia mondiale. Per fare due esempi, la crisi che stiamo vivendo dovuta allo scoppio della bolla immobiliare a livello mondiale a partire dagli Usa e insieme la crisi finanziaria innescata dai mutui subprime e dalla fragilità dei derivati avrebbero dovuto causare, per virulenza e dimensioni, una situazione peggiore di quella del 1929,

<Per il consumatore Usa il peggio deve ancora venire> ( da "Manifesto, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: In sostanza abbiamo visto una massiccia redistribuzione della ricchezza dalla classe media ai molto ricchi. Veniamo alla crisi dei mutui subprime e alla fine della bolla immobiliare... E interessante guardare alla fine della bolla dell'hi-tech degli anni '90 e a quella immobiliare che la sostituiva negli anni Duemila.


Articoli

Mondo Immobiliare: Tecnocasa, nel secondo semestre 2007 calo dei prezzi delle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "SpyStocks" del 11-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

(11 Marzo 2008 - 10:05) MILANO (Finanza.com) - Nel secondo semestre del 2007 è avvenuta una diminuzione, seppur contenuta, dei prezzi degli immobili generalizzata a tutte le realtà urbane, con poche eccezioni sul territorio. E' questo il risultato a cui è arrivato l'Ufficio Studi Tecnocasa che ha terminato in questi giorni la raccolta e l'analisi dei dati sul mercato immobiliare provenienti dalle agenzie Tecnocasa e Tecnorete diffuse su tutto il territorio nazionale. Si è verificato quindi, quello che ormai da tempo ci si attendeva: un'inversione del trend dei prezzi immobiliari che dal 1998 non avevano mai smesso di crescere. La stretta creditizia in atto sul mercato ha decisamente contribuito al verificarsi di questo scenario. A conferma di ciò gli ultimi dati della Banca d'Italia segnalano, nei primi nove mesi dell'anno, una diminuzione delle erogazioni dell'1,54% rispetto allo stesso periodo del 2006. (Micaela Osella - Riproduzione riservata).

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Londra, in calo i prezzi delle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 11-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di Nicol Degli Innocenti commenti - | | 11 marzo 2008 Accelera la crisi del mercato immobiliare in Gran Bretagna: il calo dei prezzi delle case è il più rapido dal giugno 1990, che aveva segnato l'inizio del lungo declino del settore. L'autorevole Royal Institute of Chartered Surveyors ha dichiarato oggi, martedi 11 marzo, che in febbraio il 64,1% dei geometri edili ha registrato un calo dei prezzi. Negli ultimi tre mesi, il 57% ha registrato un calo, mentre un incremento dei prezzi è stato notato solo nel 4% dei casi. Il dato più preoccupante però è il livello di saturazione del mercato, che lascia prevedere un ulteriore calo dei prezzi. Il numero di case sul mercato rimaste invendute è aumentato del 49% negli ultimi dodici mesi ed è ora ai massimi da quasi vent'anni. Secondo il Royal Institute of Chartered Surveyors (Rics) ogni membro dell'Istituto ha venduto una media di 24,4 case negli ultimi tre mesi mentre 92 sono rimaste invendute. La crisi è dovuta a diversi fattori, dalle valutazioni eccessive dovute al mercato boom degli ultimi anni al credit crunch sui mercati finanziari che sta rendendo più difficile ottenere mutui. L'aumento dei prezzi delle case, che negli ultimi dieci anni sono triplicati, impedisce l'accesso al mercato ai giovani e ai meno abbienti, mentre le banche e gli istituti di credito ipotecario chiedono depositi più elevati e maggiori garanzie e concedono mutui a tassi di rimborso più alti. I tassi di interesse sui mutui non sono scesi nonostante il taglio di mezzo punto dei tassi deciso dalla Banca d'Inghilterra da ottobre a ora. Aumenta il numero di case espropriate per mancato pagamento delle rate del mutuo, cresce l'aspettativa di un rallentamento dell'economia e di un aumento della disoccupazione mentre cala la fiducia dei consumatori. Tutti gli istituti di ricerca concordano nel registrare un calo dei prezzi e nel prevedere una fase di stasi del mercato. In generale però gli esperti prevedono un rallentamento graduale del mercato immobiliare e non un calo improvviso e marcato come quello che si è verificato negli Stati Uniti. "E' improbabile che ci sia un crollo a breve termine, - ha dichiarato martedì Ian Perry, portavoce di Rics. Però la fiducia nel mercato sta avendo un effetto sui prezzi e l'aumento nel numero di case invendute porterà gli acquirenti a negoziare prezzi più bassi".

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TECNOCASA, FRENANO I PREZZI DEGLI IMMOBILI: -1,55% NEL SECONDO SEMESTRE 2007 (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 11-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Tecnocasa, frenano i prezzi degli immobili: -1,55% nel secondo semestre 2007 -->Il mercato immobiliare si ferma: nel secondo semestre 2007 i prezzi delle case sono scesi dell'1,55%, mentre sono diminuite dell'1,54% le erogazioni dei mutui, secondo i dati di.

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Di Irene Soave Il prezzo della casa a Torino è aumentato (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Leggo" del 12-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di Irene Soave Il prezzo della casa a Torino è aumentato nel solo 2007 del 5%, e ben dell'8% in provincia: schizzano verso l'alto soprattutto il centro e la pre-collina, zone storicamente "bene" della città, dove un appartamento signorile può costare fino a 5000 euro al metro quadro, e fra i Comuni della cintura Venaria, trainata dall'effetto-Reggia, dove si arriva anche a 2400 euro. Eppure comprare casa a Torino conviene ancora, rispetto alle altre grandi città d'Italia, come Milano o Roma, molto più care: per questo l'andamento del mercato immobiliare del capoluogo piemontese, che nel 2007 ha continuato - seppure al ritmo non vorticoso dello 0,5% in un anno - a crescere stabilmente, è in controtendenza rispetto a tutto il Belpaese, che in media registra un calo delle compravendite immobiliari di circa il 3,5%. La situazione che emerge dal listino prezzi degli immobili 2007, presentato ieri dalla Federazione italiana mediatori agenti d'affari, è quella di una città in cui, nonostante l'aumento dei prezzi, ci si può permettere di investire nel mattone. "Le altre grandi città, soprattutto Roma e Milano, hanno prezzi insostenibili per i compratori normali: a Milano, addirittura, nelle zone di pregio si parte dal doppio che a Torino", spiega Alessandro Berlincioni, coordinatore del listino prezzi. Lo scarto fra le diverse zone della città, comunque, è notevole: coi 5000 euro di un metro quadro in pre-collina se ne comprano quasi cinque alle Vallette, fanalino di coda, dove il prezzo ondeggia fra i 960 e i 1250 euro al metro quadro. (ass).

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Prezzi delle case in calo del 10% - francesca gori (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Tirreno, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Prato Prezzi delle case in calo del 10% E' la prima volta da dieci anni. Come cambiano i valori zona per zona Ma il mercato langue Villani: "Sarebbe il momento per investire ma l'incertezza generale e la crisi economica non incoraggiano" FRANCESCA GORI PRATO. Era dal 1998 che non succedeva: i prezzi delle case hanno iniziato il loro lento declino. E secondo gli addetti ai lavori non si arresterà. "Colpa dell'incertezza - dice Pietro Villani, presidente della Federazione degli agenti immobiliari professionali - se i prezzi delle case sono scesi in media del 10%". Portandosi dietro però non un aumento, ma una contrazione delle compravendite. Investire nel mattone. Eppure, ora che i prezzi hanno cominciato la loro discesa, sarebbe proprio questo il momento buono per acquistare casa. "In linea di massima acquistare e fare quindi un investimento immobiliare oggi avrebbe una sua logica - dice Villani - ma il problema è che una situazione di incertezza come stiamo vivendo in Italia, non incoraggia certo le persone ad investire nell'acquisto di una casa. Anche se sarebbe più conveniente rispetto all'investimento dei propri risparmi nelle azioni". La casa dei sogni: un miraggio. Il trend negativo del mercato immobiliare non riguarda ovviamente soltanto Prato. In tutta Italia i dati dicono che ci sono meno compravendite di beni immobili, i tempi per le trattative si dilatano e gli acquirenti sono più esigenti. "Si guarda sì alla qualità e allo stato dell'immobile che si cerca di acquistare - dice Villani - anche se la casa dei sogni ormai è relegata in un angolo del cuore. Si acquista non quello che piace, ma quello che è nelle proprie disponibilità". Disponibilità che spesso cozzano quindi con i desideri. Soprattutto a Prato, dove i proprietari degli immobili sono circa l'80% dei cittadini. E quando devono mettere mano al portafogli, lo fanno di solito per cambiare casa. Non per fare un investimento. "Chi vende oggi sa bene che non può chiedere cifre esose - spiega il presidente della Fiaip - e, in sede di trattativa, se chi vende ha bisogno di farlo a tutti i costi, si può arrivare anche a dei ribassi consistenti rispetto alla richiesta iniziale. Ma questi sono casi particolari. Di solito infatti, chi vende la propria abitazione lo fa per acquistarne un'altra, per cambiare casa soprattutto se sono cambiate le proprie esigenze". E il consiglio che gli addetti ai lavori danno, comunque, è sempre quello di trovare un acquirente per la propria casa prima di acquistarne una nuova. Cara la mia Castellina. Eppure, sebbene in diminuzione, acquistare una casa costa ancora tanto. Soprattutto se si sceglie di vivere alla Pietà e alla Castellina, dove per una casa nuova o ristrutturata, bisogna essere disposti a spendere anche 3.300 euro al metro quadrato. Va leggermente meglio in centro o a Santa Lucia, dove le abitazioni nuove possono costare al massimo 2.750 euro al metro quadrato. Chinatown e San Paolo. Per spendere qualcosa meno, soprattutto quando si tratta di abitazioni nuove o ristrutturate, bisogna cercare nella zona di San Paolo, Chiesanuova, Ciliani e via Pistoiese. Dove il prezzo massimo al metro quadrato non supera i 1.900 euro. Perché anche in periferia, in paesi come Iolo, Tobbiana, o Paperino, le quotazioni dell'ultimo semestre dello scorso anno sfiorano quota 2.100 euro al metro quadrato. Canoni di affitto scontati. Se acquistare casa, soprattutto per famiglie monoreddito, single o giovani coppie è diventato un miraggio, un po' meno lo è ora prendere una casa in affitto. Anche in questo caso il canone medio annuo è diminuito del 10-12%. Ed è possibile ora strappare contratti di locazione per monolocali a meno di 500 euro al mese. "I canoni di affitto stanno diminuendo - spiega Villani - ma ci sono famiglie che hanno lo stesso difficoltà a far fronte a queste spese. Nella nostra agenzia gestiamo anche appartamenti in affitto, e sono in aumento le persone che richiedono e ricevono contributi per pagare il canone da parte di associazioni o dello stesso Comune". Più stabilità politica. Pietro Villani non dice se, alle prossime elezioni, voterà Pd o Pdl. Ma attribuisce alla politica la responsabilità della diminuzione dei prezzi e soprattutto dei contratti di compravendita. "Confidiamo nelle prossime elezioni - dice Villani - soprattutto perché l'Italia e di conseguenza la nostra città, hanno bisogno di un periodo di stabilità. E' difficile oggi scegliere di acquistare una casa, soprattutto se non c'è una necessità impellente. E sono sicuro che il trend negativo sui prezzi e anche sul numero dei contratti è destinato a rimanere tale almeno per tutto l'anno".

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Gli esperti non vedono crollo né ripresa nell'immediato futuro degli immobili residenziali (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza (MF)" del 12-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

MF Gli esperti non vedono crollo né ripresa nell'immediato futuro degli immobili residenziali Che cosa aspettarsi per i mercati immobiliari europei nel 2008? "Tutto dipenderà dai tassi di interesse", è la risposta dell'ultimo rapporto sul residenziale di Rics (Royal institution of chartered surveyors), organizzazione di professionisti del settore immobiliare e patrimoniale con 140 mila membri. "L'aumento dei prezzi degli immobili è molto rallentato nel 2007, con crolli in alcuni paesi come Germania e Irlanda. Colpa dell'aumento dei tassi, che ha reso meno allettante accendere un mutuo. La persistente crescita dei prezzi annui in paesi come la Polonia è solo il riflesso degli utili conseguiti nella prima metà del 2007, poi ridimensionati". Per il 2008 le prospettive indicano una possibile diminuzione dei prezzi delle case, ma di portata molto inferiore rispetto al calo degli anni 90.Certo, la crisi dei mutui subprime si è fatta sentire, più in alcuni mercati immobiliari come gli Usa e solo in parte in altri come l'Europa e l'Italia. Semmai il problema è la diffidenza dei mercati, che potrebbero aver bisogno di tempo per convincersi che non vi sono scheletri nell'armadio delle banche con stock di mutui non rimborsabili. Una nota di ottimismo proviene dalla Bce, che a dicembre non aveva rilevato irrigidimenti negli standard di credito per i mutui residenziali.Anche il rischio di una forte flessione economica, sebbene sempre presente, è ridotto. Il problema è che mentre il rallentamento dell'economia e dei mercati immobiliari richiede tassi inferiori, l'inflazione in salita deve aumentarli. L'andamento del mattone europeo nel 2008 dipenderà dagli sviluppi di questo tiro alla fune. Il risultato per ora sta nel blocco delle compravendite più che nel calo dei prezzi. Quando la domanda smette di aumentare, può verificarsi un lungo periodo di stasi nel momento in cui i venditori non accettano che le condizioni di mercato siano cambiate e i compratori sperano che siano molto cambiate. I beni immobili rimangono sul mercato o sono ritirati e le vendite calano, peggiorando il problema con l'interruzione delle catene della domanda e dell'offerta. I compratori possono addirittura decidere di attendere per valutare l'evoluzione del mercato. Inoltre, le case effettivamente vendute possono dare un'immagine del mercato più favorevole del reale, in quanto si vendono solo le case migliori. Perciò i prezzi registrati non riflettono lo stato reale del mercato.Quanto all'Italia, per ora il mercato immobiliare continua a zoppicare: nel 2007 i prezzi sono saliti di circa il 4% in termini nominali, in linea con il 2006, e il numero delle vendite è diminuito del 4%, ma del 16% rispetto al picco del 2004. Nelle grandi città, dove i prezzi sono cresciuti di più negli ultimi anni, si stima che nel 2007 siano aumentati meno del 5%. Nell'ultimo decennio il prezzo delle case in Italia non è aumentato più che negli altri paesi europei, con un incremento di circa il 30-40% in termini reali tra il 1996 e il 2006. Gli impeti economici sono smorzati dai tassi di interesse in aumento e dal declino generale della fiducia dei consumatori. Si prevede un ulteriore rallentamento del mercato nel 2008, con una pressione continua dovuta ai tassi di interesse, sebbene una caduta dei prezzi non sembra sia all'orizzonte. (riproduzione riservata)Maria Grazia Mori MF  - Rapporto Mipim Numero 051, pag. 25 del 12/3/2008 Autore: Maria Grazia Mori.

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Case, prezzi in calo: colpa del caro mutui (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Denaro, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Napoli Mercato immobiliare Case, prezzi in calo: colpa del caro mutui I prezzi delle case cominciano a diminuire. A rilevarlo è Tecnocasa che, nel secondo semestre del 2007, registra a Napoli un ribasso dello 0,7 per cento: ciò vuol dire (se si considera la diminuzione dello 0,9 registrata nei sei mesi precedenti) che nel 2007 il mercato immobiliare si chiude, per la prima volta dal 1998, con un segno negativo: meno 0,8 per cento. Una diminuzione lieve che riguarda, in misura minore, le case del centro ma che è indice di una tendenza irresistibile determinarla sono vari fattori. In primo luogo dalla stretta creditizia e dalla crisi dei mutui. Barbara Money --> I dati diffusi da Tecnocasa sulla compravendita di case a Napoli nel secondo semestre del 2007 confermano la tendenza manifestatasi già nella prima parte dell'ano scorso: un'inversione del trend dei prezzi che dal 1998 non avevano mai smesso di crescere. Il calo medio nel corso del 2007 è dello 0,8 per cento. Una diminuzione lieve che riguarda, in misura ancora minore, le case del centro ma che è indice di una tendenza irresistibile determinarla sono vari fattori. In primo luogo dalla stretta creditizia. Come dimostrano gli ultimi dati della Banca d'Italia i quali segnalano, nei primi nove mesi del 2007, una diminuzione delle erogazioni dell'1,54 per cento rispetto allo stesso periodo del 2006. Quindi la diminuzione della domanda di immobili, la maggiore offerta di abitazioni sul mercato, l'ampliamento della forbice tra prezzo richiesto e prezzo a cui si realizza la compravendita e l'allungamento dei tempi medi di vendita. La cessione di un appartamento, rileva Tecnocasa, richiede oggi , in media, circa 135 giorni,contro i 118 giorni registrati nel primo semestre dell'anno scorso. Quest'ultimo dato in particolare mette in luce un aspetto importante che ha caratterizzato il mercato immobiliare nel secondo semestre del 2007 e che lo sta caratterizzando anche nei primi mesi del 2008: la difficoltà, sempre più forte, di incontro tra domanda e offerta che vede contrapposti acquirenti con una minore disponibilità di spesa e venditori che pensano di poter realizzare gli stessi valori del passato. I venditori in questa fase di mercato si dividono in due categorie: coloro che non hanno necessità di vendere gli immobili a breve termine e quindi restano fermi nella loro posizione con la conseguenza che l'abitazione resta invenduta sul mercato per lungo tempo (soprattutto se il rapporto prezzo/qualità non è congruo) e coloro che invece, avendo necessità di realizzare la compravendita, dopo lunghe trattative decidono di rivedere le loro richieste iniziali. Gli acquirenti dimostrano molta più difficoltà ad acquistare di quanto non avvenisse in passato. A soffrire in particolare sono coloro che si trovano nella necessità di accendere un mutuo a quasi totale copertura dell'acquisto: le famiglie monoreddito, i single, le giovani coppie (che mai come adesso devono avere una famiglia che possa aiutarli) e gli extracomunitari. La richiesta abitativa oggi è alimentata prevalentemente da chi ha necessità di acquistare l'immobile, come prima casa o come casa di sostituzione ovvero "migliorativa", essendo diminuita la domanda per investimento e quella da parte degli extracomunitari, meno "attenta" alla qualità dell'immobile. Otto anni di ascesa I semestre 1998 8,84 II semestre 1998 8,9 I semestre 1999 7,1 II semestre 1999 5,3 I semestre 2000 8,4 II semestre 2000 8,4 I semestre 2001 4,1 II semestre 2001 5,4 I semestre 2002 9,5 II semestre 2002 6,3 I semestre 2003 7,2 II semestre 2003 5,9 I semestre 2004 7,6 II semestre 2004 6,3 I semestre 2005 4,9 II semestre 2005 7,5 I semestre 2006 6,2 II semestre 2006 1,2 I semestre 2007 - 0,9 II semestre 2007 - 0,7 L'anno in cui si è registrato il maggior aumento percentuale dei prezzi delle case, a Napoli, è il 2002: più 9,5 per cento nel primo semestre --> del 12-03-2008 num.

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L'INTERVISTA PARLA IL PROFESSOR PAOLO MOTTURA (BOCCONI) 0 La crisi dei mutui non è finita (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 13-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

L'INTERVISTA PARLA IL PROFESSOR PAOLO MOTTURA (BOCCONI) "La crisi dei mutui non è finita" ? MILANO ? "PER ORA le perdite contabilizzate sono arrivate a 180 miliardi di dollari. Ma non siamo ancora in fondo, ci vorrà altro tempo". Il professor Paolo Mottura (nella foto), docente alla Bocconi (il suo ultimo volume è dedicato a " Banche - Strategie, organizzazione e concentrazioni - Egea Editrice) ha indagato la crisi dei mutui subprime. E non nasconde l'allarme rosso per il sistema bancario. Ma come è potuto accadere? E come mai ancora non riusciamo a conoscere il conto esatto di questo disastro? Girano cifre stratosferiche... "I colossi americani specializzati in mutui a rischio li hanno cartolarizzati e poi li hanno infilati e distribuiti in prodotti e società-veicolo lungo una filiera che si è propagata ovunque. Le agenzie di rating ci hanno messo il timbro, le società di assicurazione e di revisione li hanno garantiti, i grandi marchi bancari li hanno comprati. Alla fine è scattato un meccanismo tipo Aids : il contagio è entrato in circolo ma non si può sapere chi ce l'ha" Risultato: una profonda crisi di sfiducia nelle banche. Ovvero, anche le banche sbagliano i conti.. "Credevamo di vivere in un sistema finanziario moderno, con regole efficienti e rischi calcolati. Ora invece il crac intacca la fiducia interpersonale fra cliente e banca ma soprattutto incrina la fiducia nel sistema e nelle autorità di controllo". Si poteva evitare il collasso dei mutui americani? "Era scritto nel meccanismo di questi mutui senza garanzie. Le banche Usa erogavano prestiti pari all'intero costo della casa. Chi sottoscriveva il mutuo non ci metteva neanche un dollaro, non rischiava niente. E speculava sulla rivalutazione del prezzo dell'immobile. Insomma, ci guadagnavano tutti, naturalmente finchè non è scoppiata la bolla immobiliare". Le banche italiane giurano di non essere coinvolte. Lei ci crede? "Sì, ci credo. Si sono salvate per il semplice fatto che non hanno business sul mercato americano. E poi sui bilanci del 2007 sono accesi tutti i riflettori, compresi quelli della Banca d'Italia. In genere le banche europee mi sembrano fuori dalla bufera diretta che tocca soprattutto i gruppi americani e anche inglesi" Cosa si sta facendo per uscire da questo cortocircuito che rende più difficile e costoso l'accesso al credito ? "Le banche centrali stanno contrastando la crisi con immense iniezioni di liquidità, per scongiurare una brusca recessione. Di fatto accettano di pagare il conto con un aumento dell'inflazione. Ma questa liquidità non circola, non arriva al cliente finale. Il problema fiduciario è a monte. Negli Stati Uniti il Congresso discute misure per sostenere i debitori che non riescono a pagare le rate del mutuo, le banche sono invitate a svalutare del 20-30% il valore dei mutui e si pensa anche a strumenti per collettivizzare il rischio raccogliendo i mutui incagliati in società pubbliche" Quando ne usciremo? "E' imprudente fare previsioni. Funziona come per uno tsunami: sappiamo che deve arrivare l'onda, ma non sappiamo dove e quando colpirà" Vittorio Dallaglio - -->.

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La dottrina Tremonti (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 13-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Lorenzo Pironi Ha avuto il merito di imporre alla campagna elettorale uno dei pochi (se non l'unico) tema vero e di spessore. Ci riferiamo al candidato ministro dell'Economia Giulio Tremonti ed alla sua ultima fatica editoriale. Già il titolo graffia e parla di "paura e speranza". Il dibattito che ha scatenato ha fatto la fortuna del primo giornale nazionale, il Corriere della Sera, che ha schierato la potenza di fuoco dei suoi editorialisti per smontare le tesi del libro. L'ex ministro del Tesoro del governo Berlusconi sostiene che il suo non è un libro su dazi e protezionismo, ma su valori e grandi principi. Bisogna subito notare che se la seconda parte di questa affermazione è vera, lo è un po' meno la prima. Tremonti sostiene che non è tutto oro quel che brilla sotto il mito della globalizzazione e che l'aggressività con la quale i cosiddetti mercati emergenti, dove è possibile produrre sfruttando l'oppressione di regimi illiberali sui lavoratori e fare dumping commerciale, attaccano i nostri mercati è un male da sconfiggere e dal quale proteggerci. Le tesi di Tremonti non sono isolate e sono così poco controcorrente da essere le stesse che hanno determinato la politica commerciale della Ue negli ultimi anni (che ha cercato di difendersi imponendo veri e propri dazi) così come è stata la politica recente delle grandi organizzazioni internazionali ? compreso il Wto ? ed è la politica che mette d'accordo i candidati presidenti di entrambi gli schieramenti negli Stati Uniti. Fin qui Tremonti dice verità sacrosante. Quello che i critici gli rimproverano è però altro. Innanzi tutto la globalizzazione è un fatto che si può criticare, che si può cercare di condizionare e controllare, ma che non si può ignorare. La seconda critica è che i nuovi mercati dell'Est asiatico sono sicuramente criticabili e condizionabili, ma sono un fatto altrettanto ineludibile. Anzi sono il fatto che condiziona e chiede a tutti, studiosi compresi, di cambiare le loro categorie, i metri di giudizio e le prospettive dell'economia mondiale. Per fare due esempi, la crisi che stiamo vivendo dovuta allo scoppio della bolla immobiliare a livello mondiale a partire dagli Usa e insieme la crisi finanziaria innescata dai mutui subprime e dalla fragilità dei derivati avrebbero dovuto causare, per virulenza e dimensioni, una situazione peggiore di quella del 1929, se non fosse che oggi l'economia mondiale è sostenuta in gran parte dalla crescita di quelle asiatiche. Il secondo esempio è che questo mercato globale crea effetti altrimenti inspiegabili; a fronte di una crisi economica evidente, il prezzo del petrolio continua a crescere, trainato dalla contemporaneità di due fatti diversissimi fra loro: la crescita dell'economia mondiale e della domanda, trainate dai Paesi asiatici, e la contemporanea debolezza del dollaro. Quello che i critici rimproverano a Tremonti è soprattutto la prima parola del titolo del suo libro: la Cina non deve fare paura, ma con essa bisogna fare i conti. A Tremonti si rinfaccia poi una battuta ad effetto fatta in una trasmissione tivù, secondo la quale per noi è più efficace guardare e dialogare con la Svizzera piuttosto che con la Cina. E qui si svela il paradosso tremontiano. La sua tesi è sacrosanta in un'ottica di mera difesa del nostro mercato interno; è assurda se diventa politica della settima potenza mondiale che con la Cina deve essere in grado di dialogare alla pari, guardandosi negli occhi. Senza dimenticare poi che noi la nostra Cina ce l'abbiamo anche in casa e si chiama Prato o via Sarpi a Milano. E al ministro del Tesoro di domani si chiede di saper guardare questi problemi, internazionali o casalinghi che siano, senza pensare solo alla Svizzera.

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<Per il consumatore Usa il peggio deve ancora venire> (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Manifesto, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

"Per il consumatore Usa il peggio deve ancora venire" Intervista a Robert Manning, docente e ospite fisso di molte trasmissioni tv che analizzano la crisi immobiliare e creditizia negli Stati uniti Andrea Rocco Robert Manning è forse il massimo esperto di debito dei consumatori e di carte di credito negli Stati Uniti. Professore e direttore del Center for Consumer Financial al Rochester Institute of Technology (nello Stato di New York), ha scritto, ormai 8 anni fa, un libro di grande successo, Credit Card Nation, e più recentemente Living with Debt (2005, disponibile dal sito www.LendingTree.com/livingwithdebt/). Sui suoi lavori è basato un ottimo documentario uscito nella scorsa primavera, In Debt We Trust, sottotitolo, "l'America prima dello scoppio della bolla". Ospite frequente dei maggiori talk-show nazionali e testimone in numerose audizioni del Congresso sullo stato del settore del credito statunitense, Bob Manning già nell'ottobre del 2005 aveva previsto il momento del collasso della bolla immobiliare e di una susseguente recessione che collocava nell'estate del 2008. Abbiamo inseguito il prof. Manning tra varie camere di albergo della East Coast per intervistarlo telefonicamente la settimana scorsa. Come può descrivere in termini generali la situazione del debito dei consumatori americani, alla luce della crisi dei mutui immobiliari e delle restrizioni creditizie? La cosa più interessante di quest'ultimo decennio è che nel passaggio pieno ad una economia post-industriale globalizzata e ad egemonia americana si è creata una forte pressione sul consumatore americano e sulla sua capacità di assorbire quote del commercio internazionale. Nel corso dell'ultima recessione, nel 2001, il consumo privato statunitense rappresentava un quinto del consumo mondiale. Il consumatore Usa era di fatto il principale motore dell'economia mondiale. Ma allo stesso tempo il modello dominante adottato negli Usa prevedeva una spinta crescente allo smantellamento del welfare per compensare i minori introiti dovuti all'alleggerimento della pressione fiscale sulle corporations. Ciò riduceva le risorse del consumatore e lo spingeva ad indebitarsi. Questo doveva servire da modello per gli altri paesi, ed è successo anche in Italia e in altri Paesi riluttanti ad adottare il sistema basato sulla diffusione delle carte di credito. Il problema-chiave sembra quindi essere la ridefinizione di che cosa è il debito "buono" e quello "cattivo" in un quadro dove la globalizzazione, sia direttamente, attraverso la riduzione dei redditi reali, sia indirettamente, attraverso la demolizione dello stato sociale, ha aumentato a dismisura la tendenza all'indebitamento degli americani. Come si arriva alla situazione attuale? Si è verificata quella che definisco "una sospensione della legge di gravità economica". Verso la fine degli anni '90 i salari reali in America erano in crescita, ma l'aumento dei valori immobiliari non si discostava dalla media storica, intorno al 2-3 % annuo. Con la recessione del 2001 redditi e salari declinano, ma nel quinquennio 2001-2005 il valore medio degli immobili nelle aree metropolitane raddoppia. C'è stata un'enorme rottura del ruolo del reddito come motore della crescita economica, le cui conseguenze sono gravi e per ora ancora incalcolabili, così come non è prevedibile il modo di riparare tutto questo. In sostanza abbiamo visto una massiccia redistribuzione della ricchezza dalla classe media ai molto ricchi. Veniamo alla crisi dei mutui subprime e alla fine della bolla immobiliare... E' interessante guardare alla fine della bolla dell'hi-tech degli anni '90 e a quella immobiliare che la sostituiva negli anni Duemila. Ci si domanda sempre se gli americani diventano comunque più ricchi o se hanno livelli più elevati di indebitamento. Il debito, soprattutto l'indebitamento immobiliare attraverso i mutui, negli ultimi dieci anni è in praticamente triplicato, e oggi arriva all'incredibile valore di 12 mila miliardi di dollari. Il motivo di questa enorme crescita è che nel mercato immobiliare è stata attirata gente che non aveva le risorse per starci. E poi c'è stata questa operazione concertata per spingere il consumatore indebitato a rifinanziare il debito al consumo accumulato sulle carte attraverso prestiti sul valore della casa che stava crescendo rapidamente. Tutto questo è durato fino alla fine del 2005. Il 2006 ha visto l'inizio del collasso del mercato immobiliare. E di questo collasso abbiamo già visto il fondo o il peggio deve ancora venire? Oh no, non abbiamo ancora visto nulla. Ma facciamo un passo indietro. Le carte di credito sono i prodotti più profittevoli dell' "industria del debito". Tenete presente che solo il 40% circa dei possessori di carte di credito pagano il saldo completo alla fine di ogni mese. Il restante 60%, che paga rate e interessi, è comunque un dato tenuto artificialmente basso grazie ai prestiti ottenuti sul valore della casa. Ma anche così il debito al consumo è ormai a livelli di saturazione ed assistiamo ad un'esplosione dei fallimenti personali. Non era mai successo nella storia: prima la gente andava in bancarotta a causa della perdita del lavoro, non quando ce l'aveva. Ma alla fine degli anni '90 i fallimenti personali sono arrivati a quota un milione, in una fase di quasi pieno impiego. Quando è arrivata la crisi del 2001, per non esacerbare la situazione, sono stati eliminati tutti i paletti che limitavano le concessioni di prestiti e mutui, portando nel mercato minoranze urbane, persone sotto-occupate, gente che non aveva davvero mezzi finanziari. Questa era la prima fase della crisi dei mutui subprime e l'ultima coda della bolla immobiliare; mutui concessi nel 2004, 2005 e inizio 2006. Si trattava di prestiti che venivano "impacchettati" da operatori di Wall Street e rivenduti ad investitori istituzionali. I mutui sottostanti erano chiamati mutui 2-28 o 3-27, che vuol dire che prevedevano interessi bassi, al 3-4%, per i primi 2 o 3 anni. Poi gli interessi sono scattati in alto e i titolari dei mutui, di solito senza altre risorse finanziarie da cui attingere, hanno immediatamente perso le loro case. Il fatto poi che queste case avessero un valore molto basso e che quindi le banche si siano trovate con proprietà non rivendibili, ha creato la crisi di liquidità dello scorso autunno, con una destabilizzazione profonda del sistema. Questa, ripeto, è la prima fase, che sta attraversando oggi gli Stati Uniti. La gente pensa, a torto, che siamo vicini al fondo e che una ripresa non è lontana. In realtà è come un uragano, e noi siamo nell'occhio. Arriverà una seconda tempesta che coinvolgerà non più poveracci e minoranze ma un gran numero di persone a reddito medio che vivono in belle casette suburbane, gente che avrebbe dovuto ottenere mutui da 250-300 mila dollari, ma che ne ha avuti da 600 o 800 mila. Questa è gente con un po' di risorse, ma si trovano ad avere mutui da 600 mila dollari su case che ora ne valgono 500 mila. Cercheranno di pagare il mutuo indebitandosi sulle carte di credito, finchè possono, sperando in una ripresa del mercato, che però non arriverà prima di due anni. Questa seconda fase si manifesterà in pieno tra un anno e mezzo. Poi ci sono le illegalità commesse dalle istituzioni finanziarie per vendere questi mutui. Molte cause presto arriveranno in tribunale. Le banche saranno costrette a ricomprare quei mutui, ma non potranno farlo. Citibank tecnicamente è già insolvente e potrebbe non sopravvivere. Che conseguenze avrà tutto questo sul piano politico ed elettorale? Prima di tutto c'è la incapacità dell'attuale amministrazione di affrontare la questione per un problema di deficit totale di credibilità. Ho previsto che il peggio della crisi dovrebbe arrivare tra settembre e ottobre, in pien campagna elettorale, alimentata anche dalle prime serie perdite di impiego, che si stanno manifestando a macchie in Michigan, Ohio, Indiana, Florida, parte della California. Nei prossimi mesi la crisi economica si manifesterà in modo molto tangibile. Già ora si vede come i tagli drastici dei tassi di interesse non hanno quasi effetto. Le banche li usano per limitare le perdite delle loro divisioni mutui, ma per i consumatori in debito non ci sarà molta differenza. E infatti tra l'autunno e gennaio si è verificata una progressiva contrazione dei consumi, che colpirà in modo sensibile le compagnie automobilistiche e molte strutture distributive. Ma il peggio, ripeto, deve ancora venire. Non serviranno a molto i programmi di rimborso fiscale passati da Casa Bianca e Congresso. Quando arriveranno gli assegni ci sarà una breve e modesta ripresa, poi si tornerà in recessione.

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