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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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TARTICOLI DEL  10-16 maggio 2008       #TOP



Report "Mercato immobiliare"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Mercato immobiliare (11)


Indice degli articoli

Sezione principale: Mercato immobiliare

L'AGENDA ECONOMICA, FINANZIARIA E SINDACALE DELLA SETTIMANA ( da "Wall Street Italia" del 10-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Chia Laguna) - Roma: presentazione del libro 'Le mani sulla casa, fatti e fumetti sulla bolla immobiliare' (Libreria Melbookstore, Via Nazionale 252, ore 18.00) - Frosinone: Convegni Sole 24 Ore su 'Dichiarazioni fiscali e antireciclaggio' e su 'Frosinone non solo indotto', (Confindustria Frosinone, ore 15.

Frenano i prezzi delle case ( da "Miaeconomia" del 11-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Agenzia del Territorio delinea un quadro chiaro: la crisi dei mutui subprime, il caro-mutui registrato negli ultimi mesi e i prezzi delle case sempre alle stelle - anche se in lieve contrazione - stanno mettendo a dura prova il mercato immobiliare. Anche se nel caso italiano non si può parlare di uno scoppio della bolla immobiliare, ma solo di un ridimensionamento.

La cura Fed non salverà il mondo ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 12-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: quando la bolla immobiliare cominciò a gonfiarsi. E proprio da uno studio della Fed si evince con chiarezza che nel passato e in un gran numero di paesi, compresi gli Usa, tali prezzi sono invariabilmente tornati ai valori di partenza. Questo per gli immobili Usa vuol dire diminuire di prezzo di circa il 20%.

BORSA: LA CURA FED NON SALVERA' IL MONDO ( da "Wall Street Italia" del 13-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: quando la bolla immobiliare cominciò a gonfiarsi. E proprio da uno studio della Fed si evince con chiarezza che nel passato e in un gran numero di paesi, compresi gli Usa, tali prezzi sono invariabilmente tornati ai valori di partenza. Questo per gli immobili Usa vuol dire diminuire di prezzo di circa il 20%.

La bolla si sgonfia, prezzi del mattone in calo ( da "Nuova Venezia, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: la diminuzione della domanda di immobili, la maggiore offerta di abitazioni sul mercato, la divaricazione tra prezzo richiesto e perfezionamento della compravendita e l'allungamento dei tempi medi di piazzamento dello stabile. Padova. Nel secondo semestre del 2007 le quotazioni immobiliari di Padova sono diminuite dello 0,

Mattone, la febbre è finita: prezzi giù ( da "Tribuna di Treviso, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Fra le cause: meno mutui erogati dalle banche, più immobili invenduti Mattone, la febbre è finita: prezzi giù Quotazioni in calo, restano stabili solo il capoluogo e i centri più grandi FABIO POLONI TREVISO. Prezzi delle case in calo, soprattutto in provincia: l'effetto-invenduto si abbatte sul mercato immobiliare.

Corriere del Veneto - VERONA - sezione: CRONACAVERONA - data: 2008-05-13 num: - pag: 9 categoria: RE... ( da "Corriere del Veneto" del 13-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: a Borgo Trento crollato il prezzo delle case Calo dell'8,1 per cento in sei mesi Gli autori del rapporto: mancano posti auto, e aumentati gli stalli blu Mercato immobiliare sceso complessivamente del 3,2% VERONA - Il prezzo delle case a Borgo Trento sta crollando: negli ultimi 6 mesi del 2007 i tecnici del centro studi Tecnocasa hanno registrato un calo dell'

Ora i prezzi delle case inglesi crollano, il mercato immobiliare ai minimi degli ultimi 30 anni ( da "Rai News 24" del 13-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Londra | 13 maggio 2008 Ora i prezzi delle case inglesi crollano, il mercato immobiliare ai minimi degli ultimi 30 anni Case meno care in GB Il governo di Gordon Brown rassicura gli anziani: per garantirvi una badante o un'infermiera che vi segua, non dovrete vendere la vostra casa.

L'economia aperta e i suoi nuovi nemici ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: oltre che per il benessere di centinaia di milioni di lavoratori usciti dall'indigenza, anche per i profitti delle multinazionali industriali e finanziarie. Ma, a fronte della poderosa concorrenza dei nuovi Paesi, l'economia americana non è divenuta più competitiva. La sua crescita è stata drogata dallo stimolo monetario e da una bolla immobiliare che poi è scoppiata.

<A quei prezzi non si vende> ( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 15-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Questo non ha prodotto una flessione dei prezzi delle case? "Il valore degli immobili non scende, casomai si ferma. I proprietari non hanno interesse a vendere ad un prezzo più basso ma sperano in una valutazione più alta. Ma il messaggio che abbiamo voluto lanciare è che se l'immobile è fuori mercato non lo trattiamo, perchè non si vende".

Mutui subprime: crescono gli sfratti ( da "Manifesto, Il" del 15-05-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: E' solo ultima faccia più brutale della situazione di crisi scattata con lo scoppio della bolla dei mutui subprime. Crisi che, tra le tante altre cose, ha fatto scendere il prezzo delle case del 7,7% nel primo trimestre di quest'anno. Il maggiore calo da 29 anni a questa parte.


Articoli

L'AGENDA ECONOMICA, FINANZIARIA E SINDACALE DELLA SETTIMANA (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 10-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di ANSA - -->(ANSA) - ROMA, 10 MAG - Ecco gli avvenimenti di carattere economico, finanziario e sindacale in programma nella settimana dal 12 al 18 maggio. LUNEDI' 12 MAGGIO: - Roma: Istat diffonde dato su produzione industriale marzo (Via Cesare Balbo 16, ore 10.00) - Roma: Il ministro della Funziona Pubblica, Renato Brunetta, inaugura il Forum P.A. in programma fino al 15 maggio (Nuova Fiera di Roma, ore 9.30) - Roma: Direttivo unitario Cgil, Cisl e Uil su riforma contratti (Auditorium Cisl, Via Rieti, ore 11.00) - Roma: Presentazione del la mostra 'L'eredità di Luigi Einaudi: la nascita dell'Italia repubblicana e la costruzione dell'Europà (Palazzo del Quirinale, ore 14.45) - Roma: conference call dell'amministratore delegato di Terna, Flavio Cattaneo, per illustrare i risultati del primo trimestre (ore 17.00) - Roma: cda Vianini Lavori per approvazione gestione trimestre - Cagliari: Seminario Cisl-Fnp fino al 14 maggio (Hotel Le Meridien, Chia Laguna) - Roma: presentazione del libro 'Le mani sulla casa, fatti e fumetti sulla bolla immobiliare' (Libreria Melbookstore, Via Nazionale 252, ore 18.00) - Frosinone: Convegni Sole 24 Ore su 'Dichiarazioni fiscali e antireciclaggio' e su 'Frosinone non solo indotto', (Confindustria Frosinone, ore 15.00) - Milano: Conferenza stampa di presentazione della nuova banca retail di Mediobanca (Corso Venezia 57, ore 14.15) - Milano: Forum Economia e Società Aperta su 'Globalizzazione Addio?', con presidente Bce Jean Claude Trichet, presidente designato di Confindustria Emma Marcegaglia, ceo di Unicredit, Alessandro Profumo (Palazzo Mezzanotte, Piazza Affari 6, ore 16.30) - Milano: cda Tiscali per esame conti primo trimestre e manifestazioni di interesse per la società - Milano: cda Rcs per approvazione gestione primo trimestre - Biadene di Montebelluna (Tv): cda Geox per approvazione gestione primo trimestre. (SEGUE).

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Frenano i prezzi delle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Miaeconomia" del 11-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

CASA " Casa news Frenano i prezzi delle case (23/04/2008) Nel primo semestre del 2008 si arresterà la corsa dei prezzi delle case. Parola dell'Agenzia del Territorio che, nell'Osservatorio 2007, registra compravendite totali in calo del 7,1% (contro il +1,3% del 2006 e l'aumento del 5,4% registrato nel 2005). Mentre sui prezzi si evidenzia che le quotazioni sono salite solo del 2,6% nel secondo semestre del 2007 (in frenata rispetto al +3,7% del secondo semestre 2006) e su base tendenziale annua del 5,5% (mentre nel secondo semestre del 2006 la crescita era stata del +8,8%). La fotografia scattata dall'Agenzia del Territorio delinea un quadro chiaro: la crisi dei mutui subprime, il caro-mutui registrato negli ultimi mesi e i prezzi delle case sempre alle stelle - anche se in lieve contrazione - stanno mettendo a dura prova il mercato immobiliare. Anche se nel caso italiano non si può parlare di uno scoppio della bolla immobiliare, ma solo di un ridimensionamento. Dall'Agenzia fanno notare che sul comparto pesano "fattori strutturali legati al ciclo immobiliare, che è evidentemente arrivato alla sua fase conclusiva. Tra questi i tassi di interesse per i mutui, passati mediamente dal 3,5% del 2003 al 5,3% del 2007, e il livello raggiunto dal prezzo degli immobili". Su quest'ultimo punto dall'Agenzia sottolineano che i prezzi del residenziale sono saliti nei grandi Comuni in media del 35% negli ultimi tre anni. In particolare, i cali più consistenti nel numero di compravendite si sono registrati a Napoli (-16,2%), Milano (-11,8% a livello annuale, con una discesa ridimensionata rispetto al -13,5% del primo semestre dell'anno) e Palermo (-12,4%). Per quanto riguarda i prezzi, secondo l'Agenzia del Territorio il prezzo medio al mq è pari a 1.557 euro (+2,6% rispetto al semestre precedente e +5,5% su base annua), con una crescita però dei prezzi rallentata rispetto a quella registrata nel semestre precedente. "Se il mercato immobiliare seguirà il classico andamento ciclico il tasso di crescita delle quotazioni medie si attesterà sui livelli del tasso d'inflazione". Lo sostiene il direttore dell'Osservatorio del mercato immobiliare dell'Agenzia del territorio, Gianni Guerrieri, precisando che non si tratta di una "previsione", ma di una "deduzione" ottenuta dall'osservazione del mercato. "Negli ultimi tre semestri - spiega Guerrieri - abbiamo registrato un calo nelle compravendite e prezzi ancora in salita. Nel prossimo semestre ci aspettiamo che le quotazioni non crescano in termini reali". Quanto alla diminuzione delle transazioni relative agli immobili residenziali registrata nell'ultimo anno e mezzo, proseguirà anche nei primi sei mesi del 2008, portando il volume totale delle compravendite a 700.000 circa. 77 voti - " Vota questa notizia ".

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La cura Fed non salverà il mondo (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 12-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

SUPPLEMENTO AFFARI E FINANZA ultimo aggiornamento 12 Maggio 2008 Affari & Finanza > RAPPORTO/ENERGIA --> COPERTINA pag. 1 La cura Fed non salverà il mondo MARCELLO DE CECCO E' stato scritto su alcuni giornali che l'intervento di Bernanke a salvataggio della Bear Stearns ha ottenuto effetti positivi: da marzo i listini sono saliti del 10% negli Usa e del 12 in Europa, i rendimenti delle obbligazioni si sono dimezzati, il rischio di paesi come l'Italia si è ridimensionato. Le azioni immobiliari sono cresciute del 21%. Grosso risultato, non c'è che dire. A suo tempo criticai insieme a commentatori molto più autorevoli di me le misure, perché beneficavano gli azionisti di Bear Stearns in modo ingiustificato e mettevano una pezza sui problemi strutturali che hanno causato la crisi riverberatasi dagli Usa sul resto del mondo. Gli stessi giornali rilevavano tuttavia che due fattori di criticità rimangono dopo gli interventi di Bernanke: il prezzo del petrolio che continua a salire imperturbabile, e il tasso Libor, che è restato assai alto rispetto ai tassi a breve della Fed. Cominciamo dal tasso Libor: è parecchio superiore ai tassi ai quali la banca centrale americana effettua i suoi prestiti a breve, perché gli utilizzatori del mercato sul quale il Libor si forma sono gli intermediari tramite i quali sono passati in questi anni ruggenti enormi quantità di mutui immobiliari, rivenduti da coloro che li avevano concessi alla clientela subprime degli Stati Uniti, dopo essere stati impacchettati in confezioni tali da ottenere buone o addirittura ottime valutazioni di rischio dalle società di rating. Il guaio è che dopo il crollo del mercato dei mutui subprime, gli intermediari (che sono le prime cinque banche di investimento degli Stati Uniti) non sono riusciti, come accadeva ai bei tempi di prima dell'agosto 2007, a rivendere ad investitori finali i pacchetti degli stessi mutui cartolarizzati dai loro emittenti, e se li sono trovati a stazionare nei propri bilanci. Le banche d'investimento (una delle quali, Bear Stearns, è stata salvata col denaro pubblico prestato a JP Morgan dalla Fed) si sono trovate con basi patrimoniali insufficienti a reggere il peso delle enormi quantità di mutui subprime impacchettati e cartolarizzati che gli investitori finali rifiutavano e hanno cominciato una corsa affannosa, che dura tuttora, a rafforzarsi, prendendo a prestito sui mercati a breve e in tal modo facendo lievitare e tenendo costantemente al disopra dei tassi Fed il Libor in dollari. Hanno anche agito sui costi, licenziando grandi quantità di dipendenti (come fanno in tutte le fasi di congiuntura bassa) e tagliando molto altro. Ma rifiutano di tagliare le remunerazioni dei loro dirigenti principali, malgrado gli inviti pressanti a farlo che da parecchie direzioni vengono. E cercano di non tagliare i dividendi da distribuire agli azionisti per non deprimere ulteriormente i corsi di borsa. Hanno altresì, imitate da altre grandi banche che costituiscono la loro clientela principale e partecipano così all'enorme mercato dei mutui subprime, accettato iniezioni di capitale da parte dei sovereign fund dei paesi che accumulano riserve in dollari. Ci si chiede perché questi broker dealer, sangue blu della finanza mondiale, non scelgano di fruire di prestiti a breve della banca centrale americana, che li concede a tasso inferiore al Libor. Il motivo sta nella caduta di reputazione che ciò comporterebbe sui mercati. E' un segno palese di debolezza da evitare a tutti i costi, perché di tali prestiti si avrebbe notizia immediatamente, con nome e cognome di chi li ha richiesti: una manifestazione di debolezza da evitare a ogni costo. Gli anni e anche i secoli passano, ma queste tradizioni restano immutate. Era lo stesso quando le banche d'affari di Londra erano al centro della finanza mondiale, a fine ottocento. Il fatto che il Libor resti ancorato a livelli di assoluta emergenza indica appunto che all'epicentro del sistema finanziario mondiale la situazione è ancora critica, malgrado gli interventi, del tutto irrituali e ai limiti della legalità, della Fed. La criticità dipende dal fatto che la situazione, sui mercati immobiliari degli Stati Uniti, non ha raggiunto ancora un punto di equilibrio. I valori delle case sono scesi, ma non abbastanza da riportarsi ai livelli ai quali erano cinque anni fa, quando la bolla immobiliare cominciò a gonfiarsi. E proprio da uno studio della Fed si evince con chiarezza che nel passato e in un gran numero di paesi, compresi gli Usa, tali prezzi sono invariabilmente tornati ai valori di partenza. Questo per gli immobili Usa vuol dire diminuire di prezzo di circa il 20%. Al momento la discesa è stata di circa il 3% a livello nazionale, e si calcola che ciò corrisponda ad una perdita di valore di circa 450 miliardi di dollari. E' facile moltiplicare e vedere a quale somma catastroficamente elevata si arrivi. Questi sono i numeri che tolgono i sonni (ma non i soldi) ai capi delle banche americane e del resto del mondo, in particolare quelle che hanno fatto da broker alle cartolarizzazioni immobiliari e se ne sono trovate a un tratto un numero strabiliante immobilizzato nei loro bilanci, senza la possibilità di rivenderle per l'evaporazione della liquidità dai mercati di tutte le asset backed securities. Evidentemente non sono bastati finora a restaurare la situazione in questo cruciale settore della finanza americana e mondiale né la politica monetaria della Fed, che continua ad essere espansiva malgrado le minacce sempre più forti dell'inflazione, né gli interventi ad hoc della stessa Fed, fatti sfidando la legittimità statutaria, né le iniezioni di capitale di arabi, cinesi e russi nelle grandi banche americane ed europee, e nemmeno i tagli da parte di queste, che già sono costati il posto di lavoro a circa centomila dipendenti. Tutto questo si verifica perché la dirigenza politica ed economica degli Stati Uniti non vuole prendere il toro per le corna, intervenendo con misure direttamente fiscali per risolvere la crisi dei mutui subprime alla sua radice. Questo comporta il sostituirsi dello stato o di qualche sua agenzia ai debitori o la fornitura ad essi di garanzie statali sui mutui che hanno acceso e che non riescono a pagare. Tra le soluzioni di mercato bisogna infatti aggiungere la più classica, l'aumento degli interessi su tutti i mutui a tasso variabile, che negli Usa sono la maggioranza. E' una soluzione deleteria perché non solo aumenta la probabilità di insolvenza dei debitori, ma provoca la diminuzione del valore degli immobili sui quali i mutui sono stati accesi. Si calcola che tra pochi mesi gran parte dei debitori immobiliari americani avrà in proprietà case che valgono meno del debito su di esse esistente. E allora le cose cominceranno veramente a precipitare. Le soluzioni cosiddette fiscali, che coinvolgono direttamente lo stato e le sue risorse finanziarie, possono essere di molti tipi. Luigi Spaventa consiglia da qualche tempo di ricorrere a una versione, adattata al caso dei Brady Bonds, con i quali si uscì dalla crisi dell'America Latina dei primi anni novanta. Qui basterà dire che si tratta di una soluzione forse difficile da adeguare, data la scala gigantesca del problema e il tipo di debitori, che negli anni novanta erano i governi e gli stati dell'America Latina e oggi sono privati con scarso merito di credito ed enormi banche di investimento. Ma è una soluzione rigorosa e onesta, che fronteggia direttamente il problema dove esso si presenta. Esattamente come sarebbe una via di uscita un diretto sussidio, di capitale e interesse, ai debitori incapienti, fornito dalle casse federali. Le autorità americane continuano invece (Bernanke lo ha fatto anche qualche giorno fa) a chiedere riduzioni volontarie di interessi e capitale ai debitori incapienti da parte delle banche che hanno ad essi concesso mutui. E a credere che parte della soluzione possa venire dalla politica monetaria espansiva o da altri interventi ad hoc nei confronti di istituzioni finanziarie che possano trovarsi in difficoltà. Come meravigliarsi, dunque, se il prezzo del petrolio e quelli di numerose altre materie prime e prodotti agricoli continuano nella loro folle corsa? Ad alimentarla non ci sono solo motivi strutturali che riguardano domanda e offerta di tali merci. Questi esistono e, dopo che ci sono stati ripetuti ogni giorno dai media, dalle autorità politiche ed economiche e dagli esperti, li conosciamo a memoria ormai, e credo li conoscano anche i bambini delle elementari. Ma queste ragioni strutturali valgono per domanda e offerta dei consumatori effettivi di tali merci, che possono e forse devono, in queste circostanze, trasformarsi in incettatori delle medesime, se pensano di doverle utilizzare anche in futuro nelle stesse quantità o in quantità maggiori. Ma questa è una scommessa sul livello della domanda futura, anche in condizioni di offerta strutturalmente scarsa. Petrolio e altre materie prime e prodotti alimentari, tuttavia, sono da decenni trattati su mercati all'ingrosso estremamente ampi ed organizzati, ai quali hanno libero accesso anche speculatori puri, che tali merci non producono né consumano. Questi mercati sono divenuti da decenni anche mercati finanziari, frequentati da scommettitori al rialzo o al ribasso. Sono persone e operatori finanziari istituzionali. Lord Keynes era uno di loro, negli anni venti e trenta, con alterne fortune per il suo patrimonio e per quello del suo College. Oggi, a guardare le reclame dei giornali e di internet, molti intermediari finanziari offrono prodotti che permettono scommesse sulle merci primarie ai piccoli risparmiatori, facendo intravedere mirabolanti guadagni. Si parla inoltre, negli ambienti appropriati, della presenza in forze su tali mercati di hedge fund e di grandi speculatori individuali, e forse anche dei molto poco trasparenti sovereign fund. Tutti costoro continuano a scommettere al rialzo perché hanno capito che le autorità americane non hanno intenzione di adottare soluzioni dirette, dichiaratamente fiscali, per risolvere la crisi del mercato immobiliare americano e di quello finanziario ad esso collegato. Sanno, gli scommettitori, che si continuerà a usare la politica monetaria per iniettare denaro nel sistema, stimolando ulteriormente la crescita dei prezzi, (ma non quella dei prezzi delle case, per il peso delle ragioni che abbiamo ricordato). Sanno dunque che la bolla del petrolio, delle materie prime e dei prodotti agricoli riceverà ulteriore alimento dal prolungarsi della moneta facile negli Stati Uniti e dal persistere del differenziale dei tassi di interesse tra Stati Uniti e Europa, che spinge verso il basso il dollaro, la moneta nella quale tutte le materie prime si negoziano.

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BORSA: LA CURA FED NON SALVERA' IL MONDO (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 13-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di Marcello De Cecco Due fattori di criticità rimangono dopo gli interventi (irrituali e ai limiti della legalità) di Bernanke: il prezzo del petrolio che continua a salire imperturbabile. E il tasso Libor, che è assai alto rispetto ai tassi a breve della Fed. Ecco perche'. -->Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente. (WSI) ? E' stato scritto su alcuni giornali che l'intervento di Bernanke a salvataggio della Bear Stearns ha ottenuto effetti positivi: da marzo i listini sono saliti del 10% negli Usa e del 12 in Europa, i rendimenti delle obbligazioni si sono dimezzati, il rischio di paesi come l'Italia si è ridimensionato. Le azioni immobiliari sono cresciute del 21%. Grosso risultato, non c'è che dire. A suo tempo criticai insieme a commentatori molto più autorevoli di me le misure, perché beneficavano gli azionisti di Bear Stearns in modo ingiustificato e mettevano una pezza sui problemi strutturali che hanno causato la crisi riverberatasi dagli Usa sul resto del mondo. Gli stessi giornali rilevavano tuttavia che due fattori di criticità rimangono dopo gli interventi di Bernanke: il prezzo del petrolio che continua a salire imperturbabile, e il tasso Libor, che è restato assai alto rispetto ai tassi a breve della Fed. Cominciamo dal tasso Libor: è parecchio superiore ai tassi ai quali la banca centrale americana effettua i suoi prestiti a breve, perché gli utilizzatori del mercato sul quale il Libor si forma sono gli intermediari tramite i quali sono passati in questi anni ruggenti enormi quantità di mutui immobiliari, rivenduti da coloro che li avevano concessi alla clientela subprime degli Stati Uniti, dopo essere stati impacchettati in confezioni tali da ottenere buone o addirittura ottime valutazioni di rischio dalle società di rating. Il guaio è che dopo il crollo del mercato dei mutui subprime, gli intermediari (che sono le prime cinque banche di investimento degli Stati Uniti) non sono riusciti, come accadeva ai bei tempi di prima dell'agosto 2007, a rivendere ad investitori finali i pacchetti degli stessi mutui cartolarizzati dai loro emittenti, e se li sono trovati a stazionare nei propri bilanci. Le banche d'investimento (una delle quali, Bear Stearns, è stata salvata col denaro pubblico prestato a JP Morgan dalla Fed) si sono trovate con basi patrimoniali insufficienti a reggere il peso delle enormi quantità di mutui subprime impacchettati e cartolarizzati che gli investitori finali rifiutavano e hanno cominciato una corsa affannosa, che dura tuttora, a rafforzarsi, prendendo a prestito sui mercati a breve e in tal modo facendo lievitare e tenendo costantemente al disopra dei tassi Fed il Libor in dollari. Hanno anche agito sui costi, licenziando grandi quantità di dipendenti (come fanno in tutte le fasi di congiuntura bassa) e tagliando molto altro. Ma rifiutano di tagliare le remunerazioni dei loro dirigenti principali, malgrado gli inviti pressanti a farlo che da parecchie direzioni vengono. E cercano di non tagliare i dividendi da distribuire agli azionisti per non deprimere ulteriormente i corsi di borsa. Hanno altresì, imitate da altre grandi banche che costituiscono la loro clientela principale e partecipano così all'enorme mercato dei mutui subprime, accettato iniezioni di capitale da parte dei sovereign fund dei paesi che accumulano riserve in dollari. Ci si chiede perché questi broker dealer, sangue blu della finanza mondiale, non scelgano di fruire di prestiti a breve della banca centrale americana, che li concede a tasso inferiore al Libor. Il motivo sta nella caduta di reputazione che ciò comporterebbe sui mercati. E' un segno palese di debolezza da evitare a tutti i costi, perché di tali prestiti si avrebbe notizia immediatamente, con nome e cognome di chi li ha richiesti: una manifestazione di debolezza da evitare a ogni costo. Gli anni e anche i secoli passano, ma queste tradizioni restano immutate. Era lo stesso quando le banche d'affari di Londra erano al centro della finanza mondiale, a fine ottocento. Il fatto che il Libor resti ancorato a livelli di assoluta emergenza indica appunto che all'epicentro del sistema finanziario mondiale la situazione è ancora critica, malgrado gli interventi, del tutto irrituali e ai limiti della legalità, della Fed. La criticità dipende dal fatto che la situazione, sui mercati immobiliari degli Stati Uniti, non ha raggiunto ancora un punto di equilibrio. I valori delle case sono scesi, ma non abbastanza da riportarsi ai livelli ai quali erano cinque anni fa, quando la bolla immobiliare cominciò a gonfiarsi. E proprio da uno studio della Fed si evince con chiarezza che nel passato e in un gran numero di paesi, compresi gli Usa, tali prezzi sono invariabilmente tornati ai valori di partenza. Questo per gli immobili Usa vuol dire diminuire di prezzo di circa il 20%. Al momento la discesa è stata di circa il 3% a livello nazionale, e si calcola che ciò corrisponda ad una perdita di valore di circa 450 miliardi di dollari. E' facile moltiplicare e vedere a quale somma catastroficamente elevata si arrivi. Questi sono i numeri che tolgono i sonni (ma non i soldi) ai capi delle banche americane e del resto del mondo, in particolare quelle che hanno fatto da broker alle cartolarizzazioni immobiliari e se ne sono trovate a un tratto un numero strabiliante immobilizzato nei loro bilanci, senza la possibilità di rivenderle per l'evaporazione della liquidità dai mercati di tutte le asset backed securities. Evidentemente non sono bastati finora a restaurare la situazione in questo cruciale settore della finanza americana e mondiale né la politica monetaria della Fed, che continua ad essere espansiva malgrado le minacce sempre più forti dell'inflazione, né gli interventi ad hoc della stessa Fed, fatti sfidando la legittimità statutaria, né le iniezioni di capitale di arabi, cinesi e russi nelle grandi banche americane ed europee, e nemmeno i tagli da parte di queste, che già sono costati il posto di lavoro a circa centomila dipendenti. Tutto questo si verifica perché la dirigenza politica ed economica degli Stati Uniti non vuole prendere il toro per le corna, intervenendo con misure direttamente fiscali per risolvere la crisi dei mutui subprime alla sua radice. Questo comporta il sostituirsi dello stato o di qualche sua agenzia ai debitori o la fornitura ad essi di garanzie statali sui mutui che hanno acceso e che non riescono a pagare. Tra le soluzioni di mercato bisogna infatti aggiungere la più classica, l'aumento degli interessi su tutti i mutui a tasso variabile, che negli Usa sono la maggioranza. E' una soluzione deleteria perché non solo aumenta la probabilità di insolvenza dei debitori, ma provoca la diminuzione del valore degli immobili sui quali i mutui sono stati accesi. Si calcola che tra pochi mesi gran parte dei debitori immobiliari americani avrà in proprietà case che valgono meno del debito su di esse esistente. E allora le cose cominceranno veramente a precipitare. Le soluzioni cosiddette fiscali, che coinvolgono direttamente lo stato e le sue risorse finanziarie, possono essere di molti tipi. Luigi Spaventa consiglia da qualche tempo di ricorrere a una versione, adattata al caso dei Brady Bonds, con i quali si uscì dalla crisi dell'America Latina dei primi anni novanta. Qui basterà dire che si tratta di una soluzione forse difficile da adeguare, data la scala gigantesca del problema e il tipo di debitori, che negli anni novanta erano i governi e gli stati dell'America Latina e oggi sono privati con scarso merito di credito ed enormi banche di investimento. Ma è una soluzione rigorosa e onesta, che fronteggia direttamente il problema dove esso si presenta. Esattamente come sarebbe una via di uscita un diretto sussidio, di capitale e interesse, ai debitori incapienti, fornito dalle casse federali. Le autorità americane continuano invece (Bernanke lo ha fatto anche qualche giorno fa) a chiedere riduzioni volontarie di interessi e capitale ai debitori incapienti da parte delle banche che hanno ad essi concesso mutui. E a credere che parte della soluzione possa venire dalla politica monetaria espansiva o da altri interventi ad hoc nei confronti di istituzioni finanziarie che possano trovarsi in difficoltà. Come meravigliarsi, dunque, se il prezzo del petrolio e quelli di numerose altre materie prime e prodotti agricoli continuano nella loro folle corsa? Ad alimentarla non ci sono solo motivi strutturali che riguardano domanda e offerta di tali merci. Questi esistono e, dopo che ci sono stati ripetuti ogni giorno dai media, dalle autorità politiche ed economiche e dagli esperti, li conosciamo a memoria ormai, e credo li conoscano anche i bambini delle elementari. Ma queste ragioni strutturali valgono per domanda e offerta dei consumatori effettivi di tali merci, che possono e forse devono, in queste circostanze, trasformarsi in incettatori delle medesime, se pensano di doverle utilizzare anche in futuro nelle stesse quantità o in quantità maggiori. Ma questa è una scommessa sul livello della domanda futura, anche in condizioni di offerta strutturalmente scarsa. Petrolio e altre materie prime e prodotti alimentari, tuttavia, sono da decenni trattati su mercati all'ingrosso estremamente ampi ed organizzati, ai quali hanno libero accesso anche speculatori puri, che tali merci non producono né consumano. Questi mercati sono divenuti da decenni anche mercati finanziari, frequentati da scommettitori al rialzo o al ribasso. Sono persone e operatori finanziari istituzionali. Lord Keynes era uno di loro, negli anni venti e trenta, con alterne fortune per il suo patrimonio e per quello del suo College. Oggi, a guardare le reclame dei giornali e di internet, molti intermediari finanziari offrono prodotti che permettono scommesse sulle merci primarie ai piccoli risparmiatori, facendo intravedere mirabolanti guadagni. Si parla inoltre, negli ambienti appropriati, della presenza in forze su tali mercati di hedge fund e di grandi speculatori individuali, e forse anche dei molto poco trasparenti sovereign fund. Tutti costoro continuano a scommettere al rialzo perché hanno capito che le autorità americane non hanno intenzione di adottare soluzioni dirette, dichiaratamente fiscali, per risolvere la crisi del mercato immobiliare americano e di quello finanziario ad esso collegato. Sanno, gli scommettitori, che si continuerà a usare la politica monetaria per iniettare denaro nel sistema, stimolando ulteriormente la crescita dei prezzi, (ma non quella dei prezzi delle case, per il peso delle ragioni che abbiamo ricordato). Sanno dunque che la bolla del petrolio, delle materie prime e dei prodotti agricoli riceverà ulteriore alimento dal prolungarsi della moneta facile negli Stati Uniti e dal persistere del differenziale dei tassi di interesse tra Stati Uniti e Europa, che spinge verso il basso il dollaro, la moneta nella quale tutte le materie prime si negoziano. Copyright © La Repubblica. All rights reserved scrivi la tua opinione "live" sul Forum di WSI.

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La bolla si sgonfia, prezzi del mattone in calo (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Nuova Venezia, La" del 13-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di Roberta Paolini La bolla si sgonfia, prezzi del mattone in calo Molta offerta e poca domanda: per la prima volta dal 1998 quotazioni in ribasso VERONA. Dopo anni di crescita costante, il prezzo del mattone inizia a calare. In base al Rapporto Tecnocasa, presentato ieri a Verona, nella regione si registra una discesa diffusa dei costi degli immobili, con picchi negativi massimi del 5,2%. Lo scenario è di luci e ombre anche all'interno dello stesso capoluogo. In alcuni casi si assiste ad una tenuta delle quotazioni (vedi Padova), in altri si registrano ancora apprezzamenti. Nel complesso, tuttavia, la diminuzione dei prezzi è generalizzata. Si è verificato insomma, quello che ormai da tempo ci si attendeva: un'inversione del trend dei prezzi, che dal 1998 non avevano mai smesso di crescere. La stretta creditizia in atto sul mercato ha decisamente contribuito al verificarsi di questo scenario. Gli altri elementi emersi ben chiari sono: la diminuzione della domanda di immobili, la maggiore offerta di abitazioni sul mercato, la divaricazione tra prezzo richiesto e perfezionamento della compravendita e l'allungamento dei tempi medi di piazzamento dello stabile. Padova. Nel secondo semestre del 2007 le quotazioni immobiliari di Padova sono diminuite dello 0,3%. Nel centro storico i prezzi sono rimasti fermi, anche se si registra un allungamento delle tempistiche di vendita. Tiene il segmento degli immobili di prestigio, con cifre oltre i 700-800 mila euro. Le zone più ambite sono quelle a ridosso della Basilica di S.Antonio e la zona di Prato della Valle, che si è rivalutata in seguito ad una serie di interventi di riqualificazione. Punte di 7 mila euro al mq si raggiungono nei pressi del Caffé Pedrocchi. Negli ultimi tempi è in crescita la domanda per le abitazioni di Città Giardino, caratterizzato da villette bifamiliari e piccoli condomini. In lieve diminuzione i prezzi degli immobili nel quartiere di Arcella-S.S. Trinità. La riduzione della capacità di spesa dei potenziali acquirenti si è tradotta in una contrazione delle quotazioni. Si indebolisce anche l'acquisto da parte di stranieri che optano per l'affitto: per un bilocale si pagano cifre medie di 450 euro al mese. Treviso. Stabili le quotazioni delle abitazioni nella seconda parte dell'anno. Proseguono gli interventi di ristrutturazione degli immobili all'interno delle mura. Le soluzioni più prestigiose si concentrano a ridosso del Duomo, di Piazza dei Signori e in Città Giardino. Per un immobile ristrutturato si spendono mediamente 4.500 euro al mq. La bassa offerta di box sul mercato determina una preferenza per le abitazioni che sorgono appena fuori il centro storico, dove si può acquistare spendendo da 1.800 a 2.500 euro al mq. Venezia. Quotazioni in discesa dell'1,1% a Venezia Terraferma. Stabili nei quartieri di Favaro e Carpenedo. Quest'ultimo, in particolare, evidenzia un mercato effervescente, caratterizzato da una disponibilità di spesa media dei 250 mila euro. Il target di acquirenti è molto eterogeneo e spazia dal single professionista fino ad arrivare alla famiglia. Si cercano trilocali e quattro locali. I prezzi proibitivi di alcune aree di Mestre hanno costretto nel tempo la domanda a "migrare" verso la provincia. In particolare si preferiscono zone come Spinea, Mirano e Dolo, dove gli immobili sono meno costosi e di più recente costruzione. Vicenza. Prezzi in discesa anche a Vicenza: -2,3%. Aumentano i prezzi di alcune aree a ridosso del centro. Negli ultimi mesi si registra un aumento della domanda di immobili in locazione, anche se questo non si è ancora tradotto in un aumento dei canoni. Verona. Scendono del 2,1%, nei 12 mesi le quotazioni immobiliari del capoluogo, nella seconda parte dell'anno la riduzione dei prezzi è stata del 3,2%. Dopo sei anni consecutivi di rialzi, dal 12,8% del 2001 al 5,5% del 2006, il mercato è in retromarcia, ma non ovunque. La domanda registra una diminuzione di monolocali (-0,2%) e di bilocali (-0,7%). In sensibile aumento quella di trilocali (+5,3%). Rovigo. Calano del 5,2% le quotazioni a Rovigo. Una discesa provocata dalla presenza di nuove costruzioni sorte alla periferia della città, che hanno aumentato l'offerta degli immobili sul mercato e ne hanno calmierato i prezzi.

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Mattone, la febbre è finita: prezzi giù (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 13-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Valori in discesa fra i cinquanta e i duecento euro al metro quadro. Fra le cause: meno mutui erogati dalle banche, più immobili invenduti Mattone, la febbre è finita: prezzi giù Quotazioni in calo, restano stabili solo il capoluogo e i centri più grandi FABIO POLONI TREVISO. Prezzi delle case in calo, soprattutto in provincia: l'effetto-invenduto si abbatte sul mercato immobiliare. In questo ballo del mattone un po' schizofrenico fra alti e bassi degli ultimi mesi, l'osservatorio Tecnocasa certifica una nuova flessione delle quotazioni delle case. Cinquanta, cento euro in meno al metro quadro: la mappa della rete immobiliare fotografa una discesa dei prezzi dalla quale si salvano solo i centri storici, dove le quotazioni sono stabili. Appena si esce dal capoluogo, però, il borsino mostra una lunga sfilza di segni "meno". Un po' in tutto il Veneto, secondo lo studio Tecnocasa, si è verificato quindi quello che ormai da tempo ci si attendeva: un'inversione del trend dei prezzi che dal 1998 non avevano mai smesso di crescere. In provincia di Treviso, mettendo a confronto la rilevazione del secondo semestre 2007 con quella dei primi sei mesi, si nota un calo generalizzato. Casale, Castelfranco, Asolo, Castello di Godego, Montebelluna, Paese, Quinto, Trevignano: per tutte i prezzi sono in calo, in media fra i cinquanta e i cento euro al metro quadro, sia per gli immobili nuovi, sia per quelli usati. La stretta creditizia (meno mutui) in atto ha contribuito al verificarsi di questo scenario. Gli altri elementi sono la diminuzione della domanda di immobili, la maggiore offerta di abitazioni sul mercato, l'ampliamento della forbice tra prezzo richiesto e quello a cui si realizza la compravendita e l'allungamento dei tempi medi di vendita. Da una parte ci sono acquirenti con una minore disponibilità di spesa, dall'altra venditori che pensano di poter realizzare gli stessi valori del passato. I venditori si dividono in due categorie: quelli che non hanno necessità di vendere a breve termine e quindi restano fermi nella loro posizione, con la conseguenza che l'abitazione resta invenduta per lungo tempo, e quelli che invece, avendo necessità di realizzare, dopo lunghe trattative decidono di rivedere le loro richieste iniziali. La domanda si rivela più selettiva rispetto al passato, con standard qualitativi sempre più elevati. Infatti la richiesta abitativa oggi è alimentata prevalentemente da chi ha necessità di acquistare l'immobile come prima casa o come casa di sostituzione ovvero "migliorativa", essendo diminuita la domanda per investimento e quella da parte degli extracomunitari, meno "attenta" alla qualità dell'immobile. L'insieme di questi elementi, secondo lo studio Tecnocasa, ha comportato una selezione naturale da parte del mercato immobiliare che ha così premiato le abitazioni più vicine alle esigenze degli acquirenti. Le caratteristiche che hanno "facilitato" la compravendita in questo semestre sono state: la presenza del box o del posto auto, la vicinanza ai mezzi di trasporto, il posizionamento ai piani alti, la luminosità, la presenza di balconi o terrazzi (l'esigenza di sfoghi esterni è in crescita) e di riscaldamento autonomo, l'inserimento dell'immobile in contesti abitativi medio-piccoli, il posizionamento in strade poco trafficate e tranquille. Cresce, infine, la domanda di immobili in affitto, alimentata proprio da coloro che non riuscendo a ottenere un mutuo o trovandosi di fronte ad una rata troppo "pesante" optano per la locazione, magari anche come soluzione temporanea.

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Corriere del Veneto - VERONA - sezione: CRONACAVERONA - data: 2008-05-13 num: - pag: 9 categoria: RE... (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Corriere del Veneto" del 13-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Corriere del Veneto - VERONA - sezione: CRONACAVERONA - data: 2008-05-13 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Dati Tecnocasa: per la prima volta in otto anni inversione di tendenza Caos parcheggi, a Borgo Trento crollato il prezzo delle case Calo dell'8,1 per cento in sei mesi Gli autori del rapporto: mancano posti auto, e aumentati gli stalli blu Mercato immobiliare sceso complessivamente del 3,2% VERONA - Il prezzo delle case a Borgo Trento sta crollando: negli ultimi 6 mesi del 2007 i tecnici del centro studi Tecnocasa hanno registrato un calo dell'8,1%. Le cause di questa perdita di valore sono molteplici, ma una spicca sulle altre: chi deve acquistare un immobile evita il quartiere, perché ormai si fatica a trovare parcheggio. Tra la Ztl in centro, che determina un continuo flusso di automobili nelle vie della zona, la scelta di aumentare notevolmente gli stalli blu a pagamento e il fatto che molte villette e condomini non sono dotate di box privati, il problema del parcheggio è diventato tale da scoraggiare i potenziali acquirenti a scegliere quello che storicamente è uno dei quartieri residenziali più ambiti della città. Ovviamente, a una diminuzione così vistosa dei prezzi concorrono anche altri fattori. Le zone più colpite da questo fenomeno sono infatti i quartieri di Cesiolo, Pindemonte e Valdonega e nei primi due il ribasso è determinato dalla vetustà degli immobili. In generale, però, chi acquista casa pensa in primo luogo alla qualità e ai servizi che può trovare e la facilità di parcheggio è diventata un'autentica priorità. Complessivamente, e per le prima volta in otto anni, scende il prezzo della casa: in tutta Verona negli ultimi 6 mesi del 2007 il prezzo degli immobili è calato del 3,2%, mentre a livello annuale la diminuzione è più contenuta (-2,1). Va detto che questa frenata arriva dopo anni di crescita ininterrotta e le differenze tra le varie zone sono notevoli. Il centro storico, per esempio, è in controtendenza: qui il mattone ha ulteriormente aumentato il proprio valore dell'1,4%. Secondo Alessandro Ferron, consulente d'area di Tecnocasa, questa zona non fa testo. "Il target del centro storico cittadino - afferma - esula dalla media nazionale e provinciale. Ultimamente aumenta la percentuale di chi è disposto a spendere per la casa più di 250mila euro, mentre cala chi vuole spenderne meno di 170mila. Ciò vuol dire che i soldi non mancano, ma si sono spostati, e le fasce deboli sono quelle che hanno perso potere d'acquisto". Infatti nei quartieri meno centrali il prezzo del mattone scande. A Borgo Venezia negli ultimi 6 mesi c'è stata una diminuzione del 2,4%, nella zona di Borgo Milano- Stadio-Navigatori del 3,9, mentre l'area Borgo Roma-Golosine è rimasta invariata. I dati del 2008 non sono ancora disponibili, ma chi lavora nel settore ritiene che il calo iniziato nel secondo semestre dello scorso anno stia diventando più marcato. Per quel che riguarda Verona Sud, il fatto che i prezzi siano stabili dipende dagli interventi di riqualificazione del quartiere, che fanno aumentare il valore degli immobili. Tra questi, Tecnocasa elenca anche la costruzione del Polo Finanziario nell'area dell'ex Mercato Ortofrutticolo. Ora il progetto è tramontato, ma il quadro non cambia. "Se al posto del Polo Finanziario spiega Ferron - alla fine si farà il parcheggio della Fiera, l'area sarà comunque riqualificata. Ciò che conta è che la zona sia curata e sia oggetto di interventi: è l'incuria che fa calare il valore degli immobili". Davide Pyriochos.

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Ora i prezzi delle case inglesi crollano, il mercato immobiliare ai minimi degli ultimi 30 anni (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Rai News 24" del 13-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Londra | 13 maggio 2008 Ora i prezzi delle case inglesi crollano, il mercato immobiliare ai minimi degli ultimi 30 anni Case meno care in GB Il governo di Gordon Brown rassicura gli anziani: per garantirvi una badante o un'infermiera che vi segua, non dovrete vendere la vostra casa. Un cittadino su 4 nei prossimi 20 anni sarà sopra i 65, raddoppiando i costi dello stato sociale per gli anziani a 24 miliardi di sterline. Sul tavolo dell'esecutivo anche riforme radicali del Wellfare, tanto che Alan Johnson, ministro della Salute, si affretta a dichiarare che i pensionati di oggi non saranno costretti a vendere la loro casa per assicurarsi l'indispensabile assistenza. La casa, invece, diventa un problema per migliaia di proprietari britannici alle prese con mutui improvvisamente troppo onerosi e impossibili da rinegoziare: le banche, scottate dalla crisi dei subprime sono molto più attente nel concedere finanziamenti in una fase in cui la bolla speculativa sul mercato immobiliare è scoppiata da mesi. Le case, insomma, ora valgono molto meno, tanto che molti, spiegano gli esperti, potrebbero essere costretti a vendere (anzi, svendere) per cercare di rientrare in qualche modo da finanziamenti diventati un debito pesantissimo sul bilancio familiare. Si potrebbe generare così una spirale al ribasso dei prezzi difficile da arrestare. I segnali non sono incoraggianti. basta prendere la prima pagina dell' Independent di oggi per rendersene conto: "La fiducia nel mercato immobiliare ai minimi degli ultimi 30 anni", è il titolo a caratteri cubitali. E poi via, una serie di dati del Royal Institute of Chartered Surveyors che indicano che in intere regioni inglesi, ma anche in Scozia, i prezzi delle case ad aprile hanno continuato a scendere. Fortunatamente l'offerta di nuove abitazioni attraversa una fase di relativo stallo, frenando la caduta delle quotazioni degli immobili. Ma se l'offerta dovesse allargarsi per la svendita di case da parte di proprietari in difficoltà, i prezzi andrebbero ancora più giù. Pessimismo eccessivo? Forse, ma intanto i repossession orders , il provvedimento con il quale le autorità giudiziarie sottraggono al proprietario indebitato e inadempiente la sua casa, in Inghilterra e Galles sono cresciuti del 17% nel primo trimestre 2008 rispetto allo stesso periodo del 2007. Sul Telegraph, altri numeri impressionanti: ci sono oltre un milione di case attualmente in vendita in gran Bretagna, il 15% in più di un anno fa. E siccome le case britanniche sono 25 milioni - dati di Rightmove, l'agenzia immobiliare on line che monitorizza i 9 decimi del mercato immobiliare - questo significa che una su 25 ha fuori il cartello 'vendesi'. Risultato, vendere bene diventa sempre più difficile: un anno fa bastavano 71 giorni, ora ce ne vogliono in media 85. Ed è probabile che l'affare lo faccia chi compra.

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L'economia aperta e i suoi nuovi nemici (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2008-05-14 - pag: 1 autore: QUALE GLOBALIZZAZIONE L'economia aperta e i suoi nuovi nemici di Giangiacomo Nardozzi S iamo a una svolta nella globalizzazione? Un arresto non è certo alle porte ma è forse prossimo un ripensamento che viene, a ben vedere, da un mutato atteggiamento del Paese che più l'ha promossa, gli Stati Uniti. Sintomatico è il "pentimento" - nell'articolo ripreso dal Sole 24 Ore di domenica scorsa- di uno tra i più autorevoli economisti americani, Lawrence Summers, già segretario al Tesoro durante l'amministrazione Clinton. Una riconsiderazione critica dei vantaggi della globalizzazione con il suggerimento di interventi per renderla "sana", che non è solo un fatto accademico ma rivela il formarsi di una politica dell'interesse nazionale degli Stati Uniti diversa da quella finora seguita. E il tema, non a caso, è al centro del Forum su economia e società aperta che si tiene in questi giorni a Milano, organizzato da Università Bocconi e Corriere della Sera. Il liberismo che ha caratterizzato l'integrazione commerciale e finanziaria della Cina e degli altri nuovi attori emergenti ha prodotto grandi benefici, oltre che per il benessere di centinaia di milioni di lavoratori usciti dall'indigenza, anche per i profitti delle multinazionali industriali e finanziarie. Ma, a fronte della poderosa concorrenza dei nuovi Paesi, l'economia americana non è divenuta più competitiva. La sua crescita è stata drogata dallo stimolo monetario e da una bolla immobiliare che poi è scoppiata. L'esatto contrario di quel che sarebbe stato necessario per promuovere una riorganizzazione produttiva nel senso di una riqualificazione vincente nella globalizzazione, cioè di una specializzazione in prodotti di qualità superiore per contrastare la concorrenza "dal basso" dei Paesi emergenti. Il confronto con questi Paesi, con la Cina in particolare, si è così assestato in una situazione che lasciava soddisfatti da un lato consumatori, imprese, finanza americana e, dall'altro, esportatori asiatici. Che tuttavia ha rinviato, addolcendolo con il debito crescente degli Usa verso questi stessi Paesi e con la svalutazione del dollaro, l'impatto delle sfide della globalizzazione sul sistema produttivo della maggiore potenza economica mondiale. Questo rinvio ha avuto conseguenze molto negative. Continua u pagina 8 Da Rold u pagina 6 l'articolo prosegue in altra pagina.

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<A quei prezzi non si vende> (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 15-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

SENIGALLIA pag. 16 "A quei prezzi non si vende" Gresta: "Fuori mercato il 35 % degli immobili offerti" L'OPINIONE Luca Gresta, responsabile di un'agenzia immobiliare di via Carducci che ha affiso un singolare cartello per invitare i proprietari di immobili da vendere a non fare voli pindarici quanto a prezzo richiesto di SANDRO GALLI ? SENIGALLIA ? PREZZI delle abitazioni alle stelle in un mercato che risente della crisi. Così i titolari di un'agenzia immobiliare in via Carducci hanno deciso di affiggere sulla vetrina un volantino nel quale si spiega che per il 35,40 % degli immobili in vendita, le quotazioni sono fuori mercato e che quindi le proposte non vengono prese in considerazione. Come dire, un invito ? peraltro unico in città ? ad evitare voli pindarici. Come mai avete assunto questa iniziativa? "Diciamo innanzitutto che si è registrato nell'ultimo periodo un aumento esponenziale degli immobili'' spiega Luca Gresta, il responsabile di "Ekko casa" che si occupa di case ed appartamenti privati. ''C'è stato l'effetto dell'euro che ha raddoppiato il valore delle abitazioni. A questo si è aggiunta negli ultimi tempi la difficoltà legata ai mutui. Questo ha fatto sì che si sia dimezzato il numero dei potenziali acquirenti, su una base di utenza che era di circa novecento unità". Questo non ha prodotto una flessione dei prezzi delle case? "Il valore degli immobili non scende, casomai si ferma. I proprietari non hanno interesse a vendere ad un prezzo più basso ma sperano in una valutazione più alta. Ma il messaggio che abbiamo voluto lanciare è che se l'immobile è fuori mercato non lo trattiamo, perchè non si vende". Quale è stata la reazione degli utenti? "Siamo una voce fuori dal coro ma il nostro obiettivo è non far perdere tempo ai clienti. Con i proprietari a volte è uno scoglio, anche perchè quando diciamo che la quotazione della casa è fuori mercato la reazione spesso è di delusione. Con il tempo magari si accorgono che non riescono a vendere e succede che dopo qualche mese o un anno veniamo di nuovo contattati con richieste inferiori per lo stesso immobile. Non c'è da parte nostra alcuna intenzione speculativa ma soltanto la volontà di fornire un servizio professionale perchè il cliente paga le provvigioni con soldi veri e quindi deve essere rispettato". Questo significa che non tutte le agenzie sono sulla stessa linea? "Non vorrei generalizzare, né banalizzare, ma sicuramente spesso bisognerebbe far valere di più nella categoria il concetto di deontologia professionale". In che senso? "Mi spiego. E' certo più facile dire al cliente cose gradevoli molto più difficile invece spiegare che una casa è fuori mercato. Questo ci porta però ad un discorso più ampio nel settore dove si intersecano figure professionali che spesso finiscono per mettere in cattiva luce l'intera categoria. C'è poi la necessità di specializzarsi - come abbiamo fatto noi - sugli immobili privati e su quelli industriali, diversificando il mercato. Il concetto è uno: o si va dietro l'onda cercando di "campare" o si fa strategia aziendale". Image: 20080515/foto/212.jpg.

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Mutui subprime: crescono gli sfratti (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Manifesto, Il" del 15-05-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Stati uniti Mutui subprime: crescono gli sfratti I pignoramenti in aprile sono cresciuti del 65%. Le banche Usa ridiventano padrone degli immobili in parte già pagati. Ma JpMorgan licenzia Maurizio Galvani Aprile nero per numero di pignoramenti eseguiti negli Stati uniti: sono cresciuti del 65% rispetto all'aprile del 2007. E' la conseguenza dei maggiori oneri legati ai mutui a tasso variabile che le famiglie non riescono più ad affrontare. La società specializzata RealtyTrac ha segnalato che "sono circa 243.300 le proprietà immobiliari già sotto procedura per un pignoramento tanto che, oramai, è previsto che gli istituti di credito, da qui a breve (forse a dicembre), si riprenderanno ben 60mila abitazioni ogni mese". E' solo ultima faccia più brutale della situazione di crisi scattata con lo scoppio della bolla dei mutui subprime. Crisi che, tra le tante altre cose, ha fatto scendere il prezzo delle case del 7,7% nel primo trimestre di quest'anno. Il maggiore calo da 29 anni a questa parte. La crisi si sta traducendo, naturalmente, in pesanti perdite e sotto la lente di osservazione finiscono patrimoni insospettabili come quello di una delle due agenzie del governo che operano nel settore immobiliare. La Freddie Mac deve conteggiare, ad esempio, un passivo nei primi tre mesi dell'anno di 151 milioni di dollari. Ovvero, 65 centesimi di dollaro ad azione che si assomma al più pesante rosso (pari a 2,19 miliardi di dollari) annunciato pochi giorni fa dall'altro colosso "statale", la Fannie Mae. Se dal "pubblico" si passa al privato, la situazione non cambia di molto. La banca d'affari JpMorgan - che alcune settimane fa aveva rilevato la Bear Stearns, un'altra banca Usa, salvandola dalla bancarotta con il contributo dato dalla Federal reserve - ha dichiarato che sta preparando un taglio occupazionale di 4 mila posti di lavoro. "A causa della crisi del settore del credito come pure della fusione tra due istituti che ha portato - secondo la JpMorgan - ad un aumento dei dipendenti, in particolare dopo l'accorpamento delle maestranze della Bear Stearns". La situazione occupazionale si è aggravata dopo il crollo del settore immobiliare pur in presenza di una certa ripresa della richiesta dei mutui (nella settimana sono stati richiesti il 2,9% in più) come pure di una maggiore ri-disponibilità al rifinanziamento (un più 6,5%). Recentemente l'ufficio di statistica del lavoro statunitense ovvero the Bureau of Labour Statistics (Bls) ha rivelato che "a partire dal mese di novembre fino a tutto aprile c'è stata un inversione del numero degli occupati a tutto vantaggio delle donne". Stando al settimanale Usa BusinessWeek si scopre che - per colpa della recessione - "i posti di lavoro femminili sono aumentati di 300 mila unità mentre quelli per il sesso maschile sono diminuiti di 700 mila unità". Soprattutto per la contrazione delle attività nel settore delle costruzioni e di quello della manifattura. "Più donne e, particolarmente più richiesta di lavoro per insegnanti ed operatrici sanitarie", sostiene BusinessWeek. Allo stesso tempo, tuttavia, redditi complessivi che, comunque, non "reggono" l'impatto della crisi. Gli Usa presentano un'economia in questo momento a diverse facce: ad aprile, l'inflazione è cresciuta solamente dello 0,2%, meno dell'atteso 0,3% ella vigilia. Questo aumento scorporato dai prezzi per l'energia e per gli alimentari, fa sì che il costo della vita salga dello 0,1%. Contemporaneamente, i prezzi dell'energia salgono a marzo dell'1,9% e quello della benzina decrescono del 2%. Viceversa - invece - su base annua si è verificato che i prezzi dell'energia sono balzati del 15,9% e il costo della vita negli Stati uniti è pari ad un più 3,9%; i prezzi "core" (ovvero escluso il calcolo dei prodotti alimentari ed energetici) sono aumentati di un +2,3%.

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