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top ARTICOLI DEL 1° e 2 febbraio 2008 #TOP
Fed,
l'ultima vera cartuccia ( da "Milano Finanza"
del 01-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: il margine efficace di manovra da
parte della politica monetaria si dovrebbe ritenere esaurito e quindi la crisi
sarebbe destinata ad aggravarsi con effetti al momento imprevedibili: ad oggi
si può solo citare il caso classico del Giappone, dove lo scoppio della bolla
immobiliare avvenuta all'inizio del
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prezzi delle case scendono in periferia>
( da "Eco
di Bergamo, L'" del
01-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: "I prezzi delle case scendono
in periferia" Arriva anche dalla Fiaip, la
Federazione italiana degli agenti immobiliari professionisti, la conferma del
2007 come un anno di crisi del settore immobiliare. "Un anno
caratterizzato dalla crisi dei mutui americani ?
Credito,
utilities e tlc Consigli da specialisti
( da "Sole
24 Ore, Il (Plus)" del
01-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: delle singole aziende anche a causa
della stretta creditizia messa in atto dalle banche dopo lo sboom della bolla
sui mutui".
Diversificazione ma, allo stesso tempo, difficoltà di trovare obbligazioni con
un taglio minimo inferiore ai 50mila euro: dopo i crack Cirio e Parmalat, la
nuova normativa ha previsto prospetti e documenti informativi molto stringenti
in caso di collocamento
Ipsa si
compra Palazzo San Pietro ( da "Adige, L'"
del 02-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: In tutti e tre i casi, la banca
mantiene la proprietà dei locali a piano terra che ospitano le agenzie. La gara
telematica vede la vittoria della Babcock & Brown di Milano, la controllata italiana del fondo
immobiliare australiano guidata dall'altoatesino Karl Oberrauch,
che acquista gli immobili al prezzo complessivo di 10 milioni e mezzo di euro.
Crisi,
il 2008 non promette bene ( da "Brescia Oggi"
del 02-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: altra parte dell'oceano si sono
moltiplicati i segnali di rallentamento: l'ultima stagione natalizia per il
commercio americano è stata la più fiacca dal 2002, colpa della sfiducia
generata dal caso "subprime". E la bolla immobiliare sta mettendo a dura prova i
templi della finanza, da Merrill Lynch a Citigroup,
che hanno annunciato maxi-
( da "Milano Finanza" del
01-03-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
Milano Finanza Fed,
l'ultima vera cartuccia Wall Street vacilla e il
dollaro sprofonda in vista dell'ultima chance di marzo della Federal reserve. La crisi si
complicherebbe se il costo del denaro al 2,5% non sortisse effetti Nella girandola
di notizie e accadimenti economico-finanziari una sola cosa appare certa: che
la Federal Reserve, la
banca centrale americana, taglierà ancora di 50 centesimi il costo del denaro
in occasione del meeting del 18 marzo. Lo ha lasciato intendere chiaramente Ben
Bernanke mercoledì 27 di fronte dal Congresso,
mettendo in primo piano il sostenimento della crescita economica rispetto alle
spinte dell'inflazione, mentre sottolineava che l'attuale crisi è di gran lunga
più seria rispetto allo scoppio della bolla internet
del 2000. La nuova sforbiciata ai tassi porterà quindi i Fed Funds al 2,5% rispetto all'attuale 3%, un livello
sensibilmente inferiore all'inflazione che negli States
viaggia tra il 3,1% e il 4,3%, conducendo quindi i tassi reali in campo negativo.
Questa totale apertura dei rubinetti della liquidità indica che la Banca
centrale americana giocherà il tutto per tutto non tanto a sostegno
dell'economia, ma piuttosto a sostegno del mercato immobiliare
e del sistema finanziario che, paralizzato dalle ingenti perdite procurate
dalle cartolarizzazioni di mutui subprime, non riesce a tornare alla normalità:
le banche sono infatti restie a prestare denaro sia
agli altri istituti e sia alle imprese, così come gli investitori sono restii a
prestare i soldi sul mercato tramite nuove sottoscrizioni obbligazionarie (il
caso eclatante è il recente flop dei titoli governativi ellenici), nonostante
gli spread (ovvero i premi) offerti sui rendimenti dei titoli di stato si
mantengano nella fascia alta.Il nodo dei tassi.
Attualmente sono i ritorni offerti dai titoli di stato a risultare troppo bassi
(si pensi che il biennale e il decennale statunitensi rendono
rispettivamente l'1,70% e il 3,60%), non riuscendo quindi a garantire
rendimenti attraenti sui mercati obbligazionari, soprattutto nel breve-medio
termine, nonostante il livello degli spread possa essere storicamente
attraente. La battaglia della Federal Reserve viene quindi giocata in questo senso: da un lato
c'è la mossa (anche psicologica) di offrire liquidità a basso prezzo tramite i
tagli al costo del denaro, in modo da facilitare al massimo
l'approvvigionamento del sistema finanziario, mentre dall'altro è proprio una
simile facilitazione a frenarne l'impiego da parte delle banche (prestandolo a
loro volta alle altre banche e alle imprese) a causa del basso rendimento
offerto dal mercato nel breve e medio periodo, poiché i ritorni offerte dalle
scadenze entro i tre anni seguono da vicino l'evolversi del costo del denaro
fissato dalla Banca centrale. Solo allungando progressivamente la durata
dell'impiego prendono il sopravvento le aspettative sull'inflazione nella
formazione del rendimento. Su questo sta probabilmente puntando la Fed,
trascurando volutamente e momentaneamente l'inflazione nel tentativo che sia
proprio questa a risollevare i rendimenti di mercato a breve e a lunga
scadenza, rendendo più evidente l'inopportunità di acquistare titoli di stato
quando rendono la meta rispetto al carovita. Prima di vendere titoli di stato,
che come auspicato ne risolleverebbe i rendimenti, si dovrebbe comunque
individuare una buona alternativa di investimento, visto che al momento è
proprio la scarsità di alternative che ne ha determinato la corsa agli
acquisti. L'unica metà di impiego diversa dai titoli di stato che finora è
stata battuta è sotto gli occhi di tutti: si tratta del mercato delle materie
prime in genere, che ha spinto l'oro, il platino, il palladio, il petrolio, il
grano e parecchie altre commodity a inaugurare anche
in questa settimana nuovi record. La speranza della Federal
Reserve è che, anche solo a livello psicologico, la
sensibile riduzione del costo denaro possa stimolare le vendite di titoli di
stato e commodity a favore di Wall
Street e degli immobili, i cui prezzi sono scesi
mediamente dell'8,9% nel corso del 2007.Scenari
di borsa. Se la strategia fatta di rapide e incisive azioni sui tassi operata
da Bernanke sortirà gli effetti sommariamente
descritti, allora già dalla fine del 2008 si dovrebbe assistere a un graduale
miglioramento del clima economico-finanziario che porrebbe le basi per un
ritorno nel 2009 dei capitali verso Wall Street;
dopodiché, una volta ripartito anche il mercato immobiliare,
l'attenzione si sposterebbe verso la lotta contro l'inflazione con un
progressivo rialzo del costo del denaro. Se invece anche la cartuccia di marzo
della Fed andasse a vuoto, cosa che si potrà sapere solo verso maggio-giugno, il margine efficace di manovra da parte della politica monetaria
si dovrebbe ritenere esaurito e quindi la crisi sarebbe destinata ad aggravarsi
con effetti al momento imprevedibili: ad oggi si può solo citare il caso
classico del Giappone, dove lo scoppio della bolla immobiliare
avvenuta all'inizio del
( da "Eco di Bergamo, L'" del
01-03-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
"I
prezzi delle case scendono in periferia" Arriva
anche dalla Fiaip, la Federazione italiana degli
agenti immobiliari professionisti, la conferma del 2007 come un anno di crisi
del settore immobiliare. "Un anno caratterizzato dalla crisi dei mutui americani ? ha sottolineato Giuliano Olivati,
presidente provinciale Fiaip e direttore responsabile
dell'Osservatorio dei prezzi ? che come una sorta di
onda lunga ha influito anche sul nostro mercato". Calo di compravendite Un
anno, dunque, caratterizzato dal calo del numero delle compravendite e
dall'assestamento dei prezzi. Il tutto anche
influenzato dall'aumentata selettività delle banche nell'erogazione dei mutui
che, se fino a qualche tempo fa arrivavano a coprire anche il 100% della somma
richiesta adesso arrivano all'80% circa. "La situazione
nella nostra provincia ? hanno sottolineato Olivati e Roberto Tassetti, coordinatore della sezione statistica del borsino
? è comunque a macchia di leopardo, nel senso che le zone più prestigiose della
città come quella della Conca d'Oro-Piscine o Città Alta hanno sicuramente
tenuto, mettendo a segno anche delle performance superiori al tasso di
inflazione. In queste zone si va dai 4.000 euro al metro quadro circa
per un'abitazione, in zona Ospedale, ristrutturata, ai 5.500-7.500 per una equivalente in Città Alta". "La
stessa cosa invece ? aggiungono ? non si può dire per le abitazioni collocate
nella fascia semiperiferica della città come Colognola,
Malpensata, Grumellina e Campagnola, che hanno
registrato un calo intorno al 2% per l'usato. In queste zone i prezzi vanno indicativamente dai
1.400 ai 1.700 euro per l'usato mentre si va dai 1.900 ai 2.300 euro per il
nuovo. Le nuove edificazioni infatti registrano
valutazioni stazionarie rispetto allo scorso anno. Questo perché comunque i
costi di costruzione sono in aumento sia a causa degli oneri comunali sia per
il costo sostenuto dai costruttori al momento dell'acquisto del terreno fatto
in tempi in cui i valori degli immobili erano più alti. Da
non dimenticare poi i costi derivati dalla certificazione energetica".
Anche per quanto riguarda gli immobili in città destinati alle attività
produttive le quotazioni sono in calo, così come quelle del settore commerciale
e terziario. Tipologie queste che risentono della più generale crisi
dell'economia. Giù anche gli affitti In calo anche gli affitti perché risentono
della forte disponibilità sul mercato di immobili acquistati per investimento.
"Qui le cifre vanno dai 400 ai 500 euro per un bilocale arredato e dai 500
ai 600 per un trilocale vuoto ? ha commentato Roberto Boffelli,
direttore organizzativo dell'Osservatorio Fiaip ?. Una differenza di 100 euro circa rispetto alle quotazioni
di un paio d'anni fa. Esattamente i soldi che le famiglie, a
causa del costo reale della vita, si ritrovano in meno in tasca ogni mese".
Tiziana Sallese.
( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)" del
01-03-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
Plus sezione: STORIA
COP data: 2008-03-01 - pag: 5 autore: Shopping.
Difficile scovare tagli minimi da mille euro Credito, utilities e tlc Consigli da specialisti F inanziari,
industriali non ciclici e anche un po' di tlc. Ecco i
settori individuati dai gestori per scovare opportunità di investimento nel
segmento delle obbligazioni societarie. Ad attirare l'attenzione sono
soprattutto i bond emessi dalle banche: gli spread (differenziali), rispetto ai
titoli di Stato, si sono allargati di molto. Fenomeno meno accentuato tra le
obbligazioni delle società industriali. Però vi sono due ordini di problemi da
affrontare per chi vuol fare shopping tra i corporate
bond. Il primo riguarda la diversificazione. Se ne parla sempre ed è un
principio fondamentale per chi si accinge ad investire: "Ma in questo
momento la diversificazione è ancora più importante – afferma Rocco Bove,
gestore di obbligazioni high yield
di Mps asset management Sgr – perché è aumentato il rischio di fallimento delle singole aziende anche a causa della stretta creditizia
messa in atto dalle banche dopo lo sboom della bolla sui
mutui". Diversificazione ma, allo stesso tempo, difficoltà di trovare
obbligazioni con un taglio minimo inferiore ai 50mila euro: dopo i crack Cirio
e Parmalat, la nuova normativa ha previsto prospetti e documenti informativi
molto stringenti in caso di collocamento tra i piccoli risparmiatori.
Allo sportello arrivano soprattutto le più costose e meno convenienti
obbligazioni strutturate. Mentre i bond più interessanti finiscono nei portafogli
degli investitori istituzionali. Non tutto è perduto però: sul mercato ci sono
ancora obbligazioni, con tagli minimi da mille euro, acquistabili anche da chi
facoltoso non è. Niente Spagna e Uk Ma facciamo un
passo indietro. E diamo un'occhiata ai settori che potrebbero essere appetibili
per un investitore con un profilo di rischio prudente. "C'è
stato un forte allargamento degli spread sui titoli finanziari e in particolare
sulle banche – ribadisce Raffaele Bertoni, responsabile obbligazionario di
Pioneer Investments –. Restando nell'Ue, si è
passati da 30 punti base a 100 nel caso di debito senior (privilegiato, che ha
la priorità in caso di insolvenza della società emittente, ndr). In caso di debito subordinato lo spread è arrivato a 300 dagli iniziali
75". Bertoni suggerisce di stare lontani dalle
emissioni di banche spagnole, irlandesi e inglesi "perché più esposte alla
bolla immobiliare. In quei
Paesi la speculazione sul mattone ha raggiunto picchi più elevati rispetto, ad
esempio, all'Italia". Le opportunità di acquisto indicate dal
gestore Pioneer sono IntesaSanPaolo, BnpParibas e Svenska bank. Tutte con rating investment
grade. Christof Stegmann, gestore di Julius Baer
segnala, per investitori con un profilo sempre "conservativo", bond
di Unicredit, Rabobank e Rbs.
Utility e tlc Occasioni sono anche individuabili nel
segmento industriale non ciclico. Bertoni indica le utility "perché hanno
una buona generazione di flussi di cassa, e alcune telecom
". Nelle utility però bisogna puntare su aziende che non siano in fase di
acquisizione (o che le abbiano già realizzate): è il caso di Enel o delle
tedesche E.On e Rwe. "Interessanti pure i bond tlc sempre
per questioni di cash flow – aggiunge Bertoni – come
Telefonica, France Telecom e Telecom Italia. Niente Deutsche
Telekom troppo esposta sugli Usa. Stesso discorso per
Vodafone, sopravvalutata". Piccolo taglio C'è infine la questione
shopping. Difficile trovare in banca, come si è detto,
obbligazioni interessanti e di piccolo taglio. Ma ci sono. E Gianluca Ferretti,
responsabile obbligazionario Bpm gestioni, neindica qualcuna: "Sul versante finanziario, segnalo
due bond, con un taglio minimo da mille euro, entrambi a tasso
variabili. C'è un'Intesa SanPaolo, scadenza
2016 ma con la possibilità di essere richiamata nel 2011 (rimborso anticipato,
ndr), codice Isin XS0194783352. L'altra è una obbligazione Unicredit, con scadenza 2016 e possibilità
di richiamo nel 2011. Il codice Isin
è XS0249857094". Vitaliano D'Angerio v.dangerio@ilsole24ore.com Tra i
finanziari Unicredit e Intesa Poi Enel ed E.On
Alla larga invece da Spagna e Uk.
( da "Adige, L'" del
02-03-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
Centro storico Alla
società di Mezzolombardo quattro piani dell'immobile
Unicredit per oltre 7 milioni di euro. Partita la ristrutturazione Ipsa si compra Palazzo San Pietro Francesco Terreri f.terreri@ladige.it Il complesso immobiliare
all'angolo tra via San Pietro e via degli Orbi, dove ha sede la filiale del
gruppo bancario Unicredit, è stato venduto ad una società di Mezzolombardo, la Ipsa Aggregati Srl che fa capo alle famiglie Bert e Malacarne. Il rogito è
stato firmato a settembre presso il notaio Patrizia Pagano
di Lavis. A Ipsa vanno
quattro dei cinque piani di Palazzo San Pietro - così ormai è definito il
complesso - che in realtà è formato da due blocchi immobiliari diversi, per un
totale di
( da "Brescia Oggi" del
02-03-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
LE PREVISIONI DEGLI
STRATEGIST. Segnali negativi sin dal 21 gennaio quando si sono bruciati oltre
400 miliardi di euro nelle Borse mondiali Crisi, il 2008 non promette bene
Vento di recessione sugli Usa, mentre per l'Europa il problema maggiore sarà
l'inflazione Un 2008 iniziato con pessimi
auspici. Lo conferma la Banca Mondiale, che ha già tagliato le stime di
crescita dell'economia globale dal 3,6 al 3,3%, con consumi in calo per colpa
dei rincari delle materie prime. LE OPINIONI. La maggior parte degli strategist è convinta che i prossimi mesi saranno un test
importante per i Paesi occidentali, chiamati ad affrontare la sfida tra un modo
occidentale che tirera il freno e i Paesi asiatici
che invece continuano a correre. Recessione o rallentamento? Il 2008 è iniziato
con ondate di vendite. Solo il 21 gennaio le Borse europee hanno bruciato oltre
400 mld di euro. Dall'altra parte
dell'oceano si sono moltiplicati i segnali di rallentamento: l'ultima stagione
natalizia per il commercio americano è stata la più fiacca dal 2002, colpa
della sfiducia generata dal caso "subprime". E la bolla immobiliare sta mettendo a dura prova i templi della finanza, da Merrill Lynch a Citigroup, che hanno annunciato maxi-svalutazioni.
Una situazione che ha spinto gli esperti della Banca Mondiale a stimare una
crescita dell'1,9% per gli Stati Uniti, senza escludere rallentamenti. I dati
del mercato del lavoro, la produzione industriale, il calo dei consumi sono
eloquenti. Ma guardando ai dati storici sembra più probabile la strada del
rallentamento, ripercorrendo le ultime crisi Usa dal 1949 fino al 2001 i danni
sui profitti riportati dalle aziende americane sono diventati sempre più
pesanti di recessione in recessione. L'EUROPA. Se l'America rallenterà il
passo, dovrebbe passare il testimone all'Europa, dove serpeggia però lo spettro
dell'inflazione. A Francoforte il presidente della Bce, Jean-Claude
Trichet, nutre infatti seri
timori per una ripresa del caroprezzi.
Ciononostante le preoccupazioni di un rallentamento economico sarebbero tali
che, a detta degli strategist di Bnp
Paribas, spingeranno Trichet
entro la fine dell'anno a ridurre il costo del denaro in Eurolandia
al 3,50% dall'attuale 4%. Se poi anche l'Europa dovesse battere la fiacca,
potrebbero essere ancora una volta i tycoon arabi, i fondi sovrani e i paesi
emergenti le nuove economie sviluppate a salvarla. L'ITALIA. Anche le
previsioni sull'Italia sono tutt'altro che positive. Colpa del peggioramento del
quadro esterno che ha iniziato a produrre effetti fin dal quarto trimestre del