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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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TARTICOLI DEL 18 OTTOBRE 2008       #TOP


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CRISI: IL MERCATO IMMOBILIARE SECONDO NOMISMA (Da trend-online del 18-10-2008)

 

Un recente documento diffuso da Nomisma mette a fuoco gli gli effetti reali degli eccessi finanziari globali. Facendo il punto della situazione sul mercato immobiliare italiano.
Secondo il documento Nomisma, la cronaca recente ha fornito ampia evidenza di come la finanza abbia avvelenato l’epicentro finanziario del sistema, gli Stati Uniti, ormai contaminati da quattro eccessi: l’indebitamento delle famiglie, arrivato a toccare punte del 131% del reddito disponibile; le speculazioni finanziarie tramite strumenti derivati senza finalità di copertura dal rischio e la diffusione della tecnica dello short selling (possibilità di vendere titoli non detenuti, con l’obbligo di consegna dei titoli entro una certa scadenza); la cartolarizzazione dei prestiti, che ha consentito alle banche erogatrici di creare pericolosi cocktail finanziari e di spalmare il rischio su altri soggetti sparsi nel mondo, con la collaborazione delle agenzie di rating e di alcune discutibili modalità quanto a trasparenza sul mercato; l’assenza di standard regolamentari che, complici i bassi tassi di interesse, hanno spinto le famiglie a compiere arrischiate operazioni di indebitamento e di rincorsa della bolla immobiliare nell’incantesimo di un costo del denaro reale (tasso nominale meno l’inflazione) nullo o addirittura negativo.
In questo contesto di eccessi e di nazionalizzazioni indotte, l’Italia può considerarsi al riparo dai rischi?
Sebbene le banche italiane siano le principali artefici dell’esplosione della domanda e dell’offerta del mercato residenziale, rispetto ad altri Paesi europei hanno da sempre adottato politiche prudenziali nell’erogare nuovi prestiti. A tale proposito, poco conta se si tratti di un effetto intenzionalmente voluto oppure, con maggiore probabilità, di una conseguenza dell’arretratezza del sistema finanziario domestico.
A ciò si aggiunga l’oculatezza con cui l’Italia ha gestito il decennio d’oro (1998-2007) del settore immobiliare, realizzando nuove abitazioni per un volume tre volte inferiore rispetto a quello spagnolo.
Risulta, così, piuttosto improbabile che le quotazioni possano ridimensionarsi per eccesso di offerta (come in Spagna) e neppure sono ipotizzabili conseguenze sul mercato delle vendite messe all’asta effettuate da banche creditrici di mutuatari insolventi (come in USA), poiché l’indebitamento delle famiglie italiane è strutturalmente inferiore a quello statunitense.
Nella vicenda non mancano, tuttavia, i lati oscuri. Negli ultimi anni le banche italiane hanno modificato il proprio ruolo aumentando enormemente l’attività di compravendita di titoli, tanto da ritrovare nel loro stato patrimoniale odierno consistenti strumenti finanziari di origine statunitense. Per converso, molti imprenditori italiani hanno preferito sempre più spesso investire liquidità sul mercato finanziario, anziché in attività reali considerate più incerte e rischiose, ed oggi si trovano nella stessa condizione di azionisti di banche in difficoltà e di obbligazionisti di titoli tossici.
L’Italia può, dunque, dirsi salva da una crisi finanziaria endogena, ma resta evidentemente esposta al tracollo finanziario statunitense, nonché fragile per un’economia reale che restituisce segnali di recessione.
Gli effetti della stretta creditizia scaturita dalla crisi finanziaria sono, infatti, allarmanti, ancorché parzialmente celati da un sistema di rilevazioni ufficiali che non consente di cogliere appieno l’entità della trasformazione in atto.
Limitando l’attenzione al settore immobiliare, l’evoluzione delle erogazioni osservata nelle statistiche ufficiali continua, infatti, a nascondere il profondo cambiamento che ha caratterizzato (e continua a caratterizzare) il mercato del finanziamento garantito da immobili.
Il ricorso sempre più frequente alle sostituzioni ipotecarie contribuisce, infatti, a mantenere le erogazioni su livelli assai elevati, senza tuttavia alimentare, come accadeva in passato, il mercato della compravendita immobiliare.
La diffusione del fenomeno delle sostituzioni, arrivate ormai a rappresentare un quarto delle erogazioni, se in alcuni casi testimonia un livello di informazione non adeguato circa la convenienza di opzioni alternative, quale ad esempio la portabilità o surroga1, in altri evidenzia la difficoltà dei mutuatari, che si vedono costretti ad aumentare il capitale prestato per fare fronte alle proprie esigenze di spesa.
La dinamica descritta, associata al boom delle estinzioni anticipate, ha portato ad un risultato eclatante dal punto di vista delle consistenze: per la prima volta da oltre un decennio si è assistito ad un calo dell’esposizione sostenuta da immobili. La flessione più eclatante (-1,3%) è apprezzabile in corrispondenza del segmento residenziale (rappresentato in figura), a testimonianza dell’inaridimento progressivo che ha colpito il mercato immobiliare in genere e in misura più accentuata tale settore. Alla base della battuta d’arresto dell’indebitamento garantito da immobili devono essere poste, da un lato, la progressiva ascesa dei tassi di riferimento (arrestatasi solo in corrispondenza del taglio di mezzo punto del tasso ufficiale di sconto) e le difficoltà congiunturali del mercato immobiliare, dall’altro, la maggiore selettività delle banche italiane, che in risposta alle tensioni finanziare sono ritornate ad essere estremamente prudenti.
Ad indurre le banche ad una maggiore selettività ha senz’altro contribuito il continuo peggioramento degli indici sulla rischiosità del credito. Gli oltre 5,6 miliardi di Euro di sofferenze riconducibili al settore immobiliare paiono una misura sottodimensionata rispetto alle crescenti difficoltà delle famiglie a rispettare i pagamenti. Considerando un tasso di default approdato all’1,3% (che penalizza soprattutto i mutui sottoscritti nell’ultimo triennio) si può stimare che, già nel corso di quest’anno, le sofferenze immobiliari arrivino a superare i 7 miliardi di Euro, raggiungendo il 2,5% delle attuali consistenze. Si tratta di un dato Gli effetti reali degli eccessi finanziari globali: la situazione del mercato immobiliare italiano preoccupante, anche alla luce dei tempi di esecuzione immobiliare del nostro Paese (per il completamento della procedura sono necessari in media circa 6 anni), che rischia di avere un impatto negativo sulla liquidità (o anche solo sulla percezione di solvibilità) del sistema bancario italiano.
Il mercato del credito immobiliare restituisce, dunque, un’immagine di un Paese fortemente polarizzato: da una parte i risparmiatori che, potendo, hanno saggiamente deciso di estinguere la propria posizione debitoria, dall’altra le famiglie che, nell’impossibilità di far fronte all’onerosità delle rate, si sono viste costrette a ricorrere alla sostituzione ipotecaria, se non addirittura all’inadempienza.
L’accresciuta onerosità dei finanziamenti, associata alle politiche di razionamento del credito messe in campo dalle banche, hanno avuto effetti deprimenti sul mercato immobiliare. Nel corso del 2008 la flessione attesa in termini di attività è nell’ordine delle 90 mila compravendite per il solo comparto residenziale, mentre dal punto di vista dei prezzi è solo grazie alla rigidità dell’offerta che non si sono ancora innescate le spirali recessive che hanno, invece, già interessato molti Paesi occidentali (Stati Uniti, Gran Bretagna, Irlanda, Spagna e, in misura minore, Francia). Se, come pare probabile, tale rigidità continuerà a manifestarsi, la flessione media dei valori in termini reali si attesterà tra il 3 e il 5%. Nel quadro di fragilità e incertezza descritto (testimoniato dall’aumentata propensione alla liquidità degli investitori), solo un ulteriore allentamento della politica monetaria risulterebbe in grado di attenuare vincoli che limitano fortemente la capacità di spesa delle famiglie. L’entità degli eventuali interventi dovrà tenere conto della gradualità con cui, nell’attuale situazione di crisi finanziaria, l’Euribor, ossia il riferimento dei mutui a tasso variabile, si adegua alla riduzione del tasso ufficiale di sconto.



Report "Mercato immobiliare"

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Mercato immobiliare (87)


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Sezione principale: Mercato immobiliare

Borse in crisi, volano i prezzi delle case ( da "Corriere della Sera" del 01-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: volano i prezzi delle case Boom degli immobili di lusso. La Caritas: ma per il ceto medio è emergenza abitativa La crisi delle Borse spinge chi ha liquidità a investire nel mattone. Di qui l'ennesimo rialzo delle case di lusso. Intanto affitti e mutui mettono in crisi il popolo dei mille euro al mese.

Peggiora in tutto il mondo colpendo milioni di persone ( da "Manifesto, Il" del 01-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: ma i prezzi delle case stanno ulteriormente crollando (del 16,3% negli ultimi 16 mesi) e il momento della svolta ciclica è ancora lontano. Non solo per lo scoppio della bolla, ma soprattutto perché milioni di persone non hanno un centesimo per pagare il mutuo a causa della caduta dell'economia reale, dell'inflazione (che riduce il potere d'

Sempre più cantieri fermi, è la crisi del mattone ( da "Provincia Pavese, La" del 01-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: macroscenario negativo per il mercato immobiliare. Nel primo semestre 2008, infatti, i prezzi delle case erano calati del 2,7 per cento mentre le erogazioni sui mutui, questa volta nel primo trimestre dello stesso anno, erano calate dello 0,18 per cento. Uno dei motivi principali, volendo limitarsi a un'esame superficiale, è il potere d'acquisto delle famiglie drasticamente ridimensionato:

UNICREDIT: SANTANDER, COLOSSO MONDIALE DA 68 MLD /SCHEDA ( da "Wall Street Italia" del 01-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: subendo contraccolpi importanti dalle difficoltà delle imprese nazionali, in specie costruttori, dopo lo scoppio della bolla immobiliare. Nel secondo trimestre l'utile del gruppo è frenato del 5% a 2,5 miliardi di euro (anche perché mancavano alcune plusvalenze realizzate l'anno prima) ma Botin si è detto fiducioso che il risultato di fine anno superi i 10 miliardi di euro grazie all'

New York, la bolla immobiliare sta per scoppiare ( da "Giornale di Brescia" del 02-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: IN PRIMO PIANO FINORA NELLA GRANDE MELA PREZZI DELLE CASE E AFFITTI AVEVANO RETTO New York, la bolla immobiliare sta per scoppiare Uno scorcio della Grande Mela NEW YORK - Michael Bloomberg, puntando ad un terzo mandato da sindaco, si erge a "cavaliere bianco" per salvare New York, colpita in pieno dalla crisi di Wall Street, nel timore che scoppi la bolla immobiliare,

La crisi non ferma i prezzi delle case ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 02-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Cagliari e Provincia Pagina 1017 Immobiliare. Triplicati i tempi di attesa: ora, in media, un appartamento resta in offerta per cinque mesi e mezzo La crisi non ferma i prezzi delle case Immobiliare.. Triplicati i tempi di attesa: ora, in media, un appartamento resta in offerta per cinque mesi e mezzo Da Castello a Monte Urpinu ecco la mappa dei quartieri -

<L'Europa faccia saltare la bolla immobiliare In primavera la crisi potrebbe essere ( da "Giornale.it, Il" del 02-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: In ogni caso "Unicredit è senza dubbio tra i migliori istituti del nostro Paese", prosegue il numero uno di Azimut, una delle poche società italiane del risparmio gestito realmente indipendenti. Cosa accadrà nei prossimi giorni? "La bolla immobiliare è un pericolo per tutte le banche e l'intera Europa sta vivendo al di sopra delle proprie possibilità.

Bloomberg punta al terzo mandato ( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 02-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: nel timore che scoppi la bolla immobiliare, con danni incalcolabili per la foresta di grattacieli famosa del mondo. L'idea era nell'aria già da diverse settimane, ma con l'accelerarsi della crisi è ora realtà. Sono in molti a essere convinti che ilsindaco sia l'unico in grado di traghettare la metropoli verso momenti migliori.

ANATOMIA DI UN SISTEMA ( da "Lavoce.info" del 02-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: volta genera una ulteriore spinta delle domanda di mutui e dei prezzi delle case, e così via. Aggiungete, a partire dal 2001, tassi di interesse estremamente bassi e il quadro appare chiaro. Non una "bolla" quindi, ammesso che qualcuno ne abbia chiaro il significato, né un eccesso di avidità o di mancanza di etica, ma un meccanismo razionale sostenuto da un ingrediente centrale,

IMMOBILIARE: -12.4% PREZZI CASE IN GRAN BRETAGNA ( da "Wall Street Italia" del 02-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: ANSA Il valore delle case nel Regno Unito a settembre e' diminuito del 12,4% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, registrando cosi' il maggiore calo tendenziale dal 1991. -->I prezzi delle case nel Regno Unito a settembre sono diminuiti del 12,4% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, registrando cosi' il maggiore calo tendenziale dal 1991.

La salvezza dei tirchi ( da "AprileOnline.info" del 02-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: si è cercato di metterci una toppa favorendo il credito al consumo e quello immobiliare, il che ha, a sua volta, causato la bolla immobiliare e finanziaria esplosa in queste settimane. Oggi, la recessione è più una realtà che un rischio, mentre la stretta creditizia mette a rischio la capacità di investimento delle imprese e scarica sui lavoratori, e sui consumatori in generale,

Usa: prezzi delle case in calo a luglio ( da "Finanza e Mercati" del 03-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: a fine luglio ben 24 delle 25 maggiori aree metropolitane statunitensi hanno segnato un calo nei prezzi delle case rispetto allo stesso periodo 2007. Un risultato scaturito anche dai crescenti pignoramenti in circolazione. "Gli acquirenti - spiega Michael Feder, amministratore delegato del gruppo - sono sempre più timorosi.

Che cosa (non) c'è dietro il clic di un mouse Il pil globale se ne frega dei subprime ( da "Riformista, Il" del 03-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: mentre i prezzi delle case si impennavano, il tasso di proprietà immobiliare negli Stati Uniti è cresciuto dal 65,7 per cento al 68,9, con gli incrementi maggiori tra i giovani, gli americani a reddito medio-basso, le minoranze etniche. Proprio negli anni in cui il reddito medio degli afroamericani si riduceva (sono dati del US Census Bureau)

C'è la crisi, crolla il prezzo delle case ( da "Tirreno, Il" del 03-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: crolla il prezzo delle case Ad Altopascio in pochi mesi la flessione è stata del 10 per cento Gli alloggi ex novo ora costano intorno ai 125mila euro, ma resta difficile venderli perché non ci sono soldi ALTOPASCIO. Cala il prezzo delle abitazioni di nuova costruzione perché alla grande offerta non corrisponde nemmeno una quantità media di domande.

Il piano forse passa, la malattia no ( da "Manifesto, Il" del 03-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: ha già terremotato il mercato immobiliare ma, se non si interviene in questo punto della catena dei debiti, l'anno prossimo saranno il 2% e nel 2010 il 3%. Ciò significa almeno quattro anni di prezzi delle case in ulteriore discesa, in una spirale perversa in cui nessuno compra perché si aspetta che i prezzi scendono, facendo avverare la previsione che effettivamente scenderanno.

Mutui, piano Tremonti e case occupate: intervista a Riccardo Chartroux ( da "Blogosfere" del 03-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: tempo fa si era parlato di ottocento euro al mese che è meno del prezzo di mercato nelle grandi città ma ugualmente al di sopra delle possibilità di milioni di famiglie. In Italia i prezzi del mercato immobiliare sono alle stelle a differenza ad esempio di Austria, Francia e Germania. Perchè comprare casa o pagare l'affitto nel nostro paese è così caro?

Tecnocasa: tengono prezzi a Cagliari, diminuiscono ad Oristano ( da "Sardegna oggi" del 03-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Reggono i prezzi delle case nelle località turistiche. -->CAGLIARI - Tengono i prezzi delle case in Sardegna rispetto ad una media nazionale che tocca il -2,7% nelle grndi città. A Cagliari non ci sono contrazioni. Anzi un leggero aumento (+0,1%), qualcosa di più a Sassari (+0,9%), mentre c'è un forte incremento a Tortolì (+4,

Prezzi delle case, alghero in calo - pablo sole ( da "Nuova Sardegna, La" del 04-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Il decremento dei prezzi, elemento legato a doppio filo con il valore dell'immobile, appare un dato sintomatico soprattutto se inserito nel dibattito sulle direttrici di sviluppo che dovrebbe seguire l'edilizia turistica in Sardegna. Da una parte ci sono i sostenitori del mattone, dall'altra gli ambientalisti e gli sponsor della ristrutturazione.

Come si temeva anche nell'area metropolitana è esplosa la bolla immobiliare. Dopo un lungo tren ( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 04-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: area metropolitana è esplosa la bolla immobiliare. Dopo un lungo trend positivo, anche l'edilizia, la seconda gamba dell'economia pescarese, comincia a soffrire. Tuttavia la città veloce continua a rappresentare un'eccezione: negli anni non solo si è continuato a costruire ma i prezzi delle case sono aumentati vertiginosamente, con un'offerta spesso troppo superiore alla domanda.

Il crollo dei prezzi immobiliari: anatomia di un meccanismo razionale ( da "Denaro, Il" del 04-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: volta genera una ulteriore spinta delle domanda di mutui e dei prezzi delle case, e così via. Aggiungete, a partire dal 2001, tassi di interesse estremamente bassi e il quadro appare chiaro. Non una "bolla" quindi, ammesso che qualcuno ne abbia chiaro il significato, né un eccesso di avidità o di mancanza di etica, ma un meccanismo razionale sostenuto da un ingrediente centrale,

Edilizia, mercato a rischio di crollo ( da "Gazzetta di Modena,La" del 05-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: anche la circolazione dell'economia di ogni giorno arriva al collasso. "Questo convegno è stato ideato un anno fa, quando ancora le tempeste sulla bolla immobiliare erano ipotizzate - spiega Pietro Balugani, presidente dell'Ordine degli Ingegneri di Modena - Adesso è diventato un tema di stretta attualità visto che tutte le garanzie sui mutui sono relative ai valori degli immobili.

<Colpa delle liberalizzazioni degli anni '70> ( da "Eco di Bergamo, L'" del 05-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: è stato un incremento incredibile della spesa, circa il settanta per cento tra investimenti e spese delle imprese, perché il credito era disponibile. Poi è scoppiata la bolla, ma ancora non abbiamo visto il fondo: i prezzi delle case non sono ancora tornati alla linea di base, è chiaro quindi che questa caduta sta proseguendo".

Il mercato in difficoltà e lo stato interventista ( da "Manifesto, Il" del 06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: segnalavo come lo scoppio della bolla immobiliare abbia visto il ritorno di un Minsky moment, di un punto di svolta superiore nel ciclo dell'instabilità finanziaria. La "nuova economia" si è nutrita di una convenzione Greenspan. La politica monetaria spingeva verso l'alto le "attività" (azioni, case), il che ha rafforzato l'effetto leva.

Anche in questo caso asset illiquidi (i mutui) sono sintetizzati in modo da trasformarsi in liquidità immediata per la banca, che a sua volta serve per finanziare investimenti dell ( da "Libertà" del 06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: volta genera una ulteriore spinta delle domanda di mutui e dei prezzi delle case, e così via. Aggiungete, a partire dal 2001, tassi di interesse estremamente bassi e il quadro appare chiaro. Non una "bolla" quindi, ammesso che qualcuno ne abbia chiaro il significato, né un eccesso di avidità o di mancanza di etica, ma un meccanismo razionale sostenuto da un ingrediente centrale,

Globalizzazione, il falso bersaglio e la voglia di Stato ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: aver consentito alle banche di non svalutare gli immobili iscritti a bilancio ai valori della bolla, e poi crollati. Quindici anni senza crescita per evitare che meccanismi di mercato turbassero la rete di assetti proprietari su cui si reggono i grandi conglomerati. Lasciano perplessi i paragoni tra gli interventi del Governo americano e la creazione dell'Iri da parte di Beneduce.

Le dieci preoccupazioni delle famiglie ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: 5 Cosa succederà ai prezzi delle case? Nel mondo gli ultimi anni hanno visto, dall'Irlanda alla Nuova Zelanda, una colossale bolla immobiliare. Tutte le volte che le bolle si verificano, sono seguite da uno sgonfiamento. Questo è in corso in America (-16% rispetto a un anno fa), in Gran Bretagna (-12%) e in altri Paesi.

Il mercato delle scarpe italiane salvato dai prodotti di qualità ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: la fase di debolezza americana, la bolla immobiliare e la crisi dei mutui subprime non potevano lasciare impermeabile il settore calzaturiero. Ma, per fortuna, la qualità può rappresentare un'ancora di salvezza. "I consumatori non hanno più le stesse possibilità di un tempo ? precisa presidente dell'Anci Vito Artioli ?

Chi ci salva dai salvatori? ( da "Giornale.it, Il" del 06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: E che ha alimentato per questa via la bolla immobiliare. 6. salvarle oggi è ragionevole, così come è ragionevole, secondo il sindaco di bari, regalare, a spese dei contribuenti, un casco ai motociclisti pizzicati senza. Scritto in pol economica Commenti ( 25 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading .

Si arresta la corsa del mattone ( da "Miaeconomia" del 06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: con un occhio al rapporto prezzo-qualità. È la crisi dei mercati finanziari, originata dalla bolla scoppiata negli Stati Uniti proprio nel mercato delle case, ad aver ristretto i rubinetti dei prestiti e paralizzato le compravendite. Analizzando i dati emerge infatti che le realtà meno dinamiche si sono rivelate Genova (-4,5%),

Si vende meno ma a caro prezzo ( da "Miaeconomia" del 06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: principaleSospensione pagamento mutuo CASA " Casa news Si vende meno ma a caro prezzo (15/09/2008) In Italia non ci sarà la bolla immobiliare. Parola di Scenari Immobiliari che nel suo Focus dell'European Outlook 2009 mette nero su bianco la situazione del BelPaese. Il mercato residenziale italiano, dopo anni di crescita ininterrotta, registrerà nel 2008 una pesante flessione negli scambi,

Scendono i prezzi delle case ( da "Miaeconomia" del 06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: abitazione principaleSospensione pagamento mutuo CASA " Casa news Scendono i prezzi delle case (09/09/2008) La crisi comincia a far sentire i suoi effetti sul mercato immobiliare. Il primo semestre 2008 - si legge un rapporto dell'ufficio studi di United Business Holding (UBH) - segna un calo medio nazionale del 7% dei prezzi delle abitazioni rispetto allo stesso periodo del 2007,

La crisi non nascondal'urgenza delle riforme ( da "Secolo XIX, Il" del 07-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: la casa in proprietà, magari con un bel giardino. E questo proprio mentre si sarebbe dovuto capire che la bolla immobiliare sarebbe prima o poi esplosa. Come più volte aveva ammonito l'ex presidente della Federal reserve, Alan Greenspan.I mercati possono funzionare solo se vengono rispettate regole chiare e trasparenti,

Anatomia di un crac ( da "Messaggero Veneto, Il" del 07-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: ulteriore spinta della domanda di mutui e dei prezzi delle case e così via. Aggiungete, a partire dal 2001, tassi di interesse estremamente bassi e il quadro appare chiaro. Non una "bolla" quindi, ammesso che qualcuno ne abbia chiaro il significato, né un eccesso di avidità o di mancanza di etica, ma un meccanismo razionale sostenuto da un ingrediente centrale,

California, in cassa soldi per 20 giorni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: immobiliare è stata più pesante. Le implicazioni dello scoppio della bolla immobiliare sono state devastanti per le finanze pubbliche, ma le diatribe politiche sono state forse ancor più dannose per il futuro dell'economia californiana. Di fronte a un allarmante deficit da 15 miliardi di dollari, quest'estate repubblicani e democratici si sono accapigliati e impuntati testardamente

Il risveglio amaro di Midleton ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: agenzia che vende case", conferma con imbarazzo il barista. I Wallis sono il risultato della rivoluzione che negli ultimi cinque anni ha sconvolto la vita di Midleton, cittadina a venti minuti da Cork: la bolla immobiliare. Lungo la strada principale che su un chilometro e mezzo spacca in due questo piccolo centro con poco più di 10mila abitanti,

Nel piano di Dublino garanzie ad alto rischio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: costruttori che non riescono più a vendere le case costruite negli anni del boom. Lo scoppio della bolla inevitabilmente colpirà i bilanci delle banche irlandesi, i cui impieghi sono collegati per il 60% al mercato delle case e anche degli immobili commerciali. Il mercato irlandese dei residential mortgage ammonta a 145 miliardi ma fortunatamente non deve fare i conti con il subprime all'

<Il piano d'emergenza Usa? Solo spazzatura> ( da "Giornale.it, Il" del 07-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: cominciato con la bolla immobiliare scoppiata nel 1989, a cui è seguito il crollo della Borsa e dopo il credit crunch. Per uscirne ci abbiamo messo 15 anni". Il Giornale incontra Koo, cha ha studiato a Berkeley e ha lavorato con Paul Volcker alla Fed, al nono piano del Marunouchi Kitaguchi building di Tokyo, proprio quando la Borsa della capitale asiatica sta cedendo il 4 per cento.

A SPESE DEL CLIENTE ( da "Lavoce.info" del 07-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: è stata la bolla immobiliare. Per questo le nostre banche sono più solide. Ma se gli americani sono un popolo di consumatori indebitati, gli italiani sono un popolo di risparmiatori. Ed è su questo versante che si fanno gli affari e qualche malefatta. Infatti, nel mezzo di una crisi finanziaria con epicentro del rischio nel settore bancario,

WSJ: con la crisi crollano molti miti. FT: nell'Ue è il momento degli assoli ( da "Rai News 24" del 07-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: che hanno spinto al dollaro debole per promuovere le export americane e bilanciare l'esplosione della bolla immobiliare. (...) Ieri le vendite hanno colpito i mercati europei in Europa e America latina più che negli Usa. Provare a sottrarre 'domanda' al resto del mondo è una strategia di breve respiro come tutte le tattiche 'rendi- un-mendicante-il-tuo-vicino'.

I nostri soldi e la crisi Dieci domande (e risposte) ( da "Eco di Bergamo, L'" del 08-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: anche se attualmente corrono un po' meno dell'aumento dei prezzi). 6 - È il momento giusto per comprare casa? Il mercato immobiliare ha subìto una frenata, anche se non si può parlare in Italia di un vero e proprio scoppio della bolla immobiliare, come è accaduto negli Stati Uniti. Da noi il settore è più viscoso e i prezzi diminuiscono più lentamente.

L'Europa divisa sull'orlo del baratro ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 08-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: perché tutto sommato lo scoppio della bolla immobiliare era visto con favore per riportare in equilibrio i fondamentali dell'economia reale. A più di un anno di distanza, le preoccupazioni del mondo della finanza si sono trasformate in paura incontrollata, quando non in vero e proprio panico, che dagli Usa ha contagiato anche il Vecchio Continente.

Pietro Giuliani, amministratore delegato del gruppo Azimut ( da "Giornale.it, Il" del 08-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: dipende da diversi fattori: scoppio della bolla immobiliare, decisioni e interventi delle autorità e dei governi. Nell'ipotesi migliore dovremmo essere fuori dalla crisi entro la prossima primavera, nel caso peggiore un anno dopo. Una cosa è certa. Dalla crisi ne usciremo. 2) Cosa deve fare un correntista con i risparmi?

ITALIA, I PREZZI DELLE CASE CALERANNO TRA 10% E 20% ( da "Wall Street Italia" del 08-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: sulla situazione del mercato immobiliare globale. In molte economie avanzate nel giro dei prossimi 2-4 anni, i prezzi potrebbero scendere di circa il 25%. -->In molte economie avanzate i prezzi delle case continueranno la 'correzione al ribasso' già peraltro avviata nell'ultimo anno: in media, nel giro dei prossimi 2-4 anni, i prezzi potrebbero scendere di circa il 25%

FMI: PREZZI CASE AL RIBASSO, IN ITALIA SPAZIO CALO 10-20% ( da "Wall Street Italia" del 08-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: sulla situazione del mercato immobiliare globale contenuta nel World Economic Outlook (Weo) reso noto oggi. Secondo le stime dell'Fmi, l'Italia - come la Francia, l'Olanda e la Spagna - ha registrato un aumento nei prezzi delle case, non giustificato da fattori fondamentali di crescita economica del Paese e del reddito dei suoi abitanti,

Gran Bretagna: crollano i prezzi delle case a settembre ( da "Finanza.com" del 09-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Sempre più in basso i prezzi delle case in Gran Bretagna. A settembre il settore immobiliare bagnato dal Tamigi ha accusato la peggiore contrazione dagli ultimi 25 anni a questa parte: in base a quanto rilevato dall'indice rilevato da Hbos la flessione del prezzo delle abitazioni è stata del 12,5% rispetto allo stesso periodo 2007.

La bolla immobiliare. Parte prima ( da "Trend-online" del 09-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Prima puntata dello speciale sulla bolla immobiliare, curato e condotto da Nicola Antonucci (www.complexlab.it). Dalla bolla dei tulipani del XVII secolo all'attuale bolla immobiliare causate da virulenti memi colpevoli di distorsioni cognitive della nostra algebra di valori.

L'INTERVISTA ( da "Gazzettino, Il" del 09-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: causata dallo scoppio della bolla speculativa del mercato immobiliare?"C'è qualche somiglianza. Anche la crisi attuale nasce dall'esplosione di una bolla. Il boom generato da Internet si era sgonfiato già nel 2001, ma il ciclo espansivo è stato tenuto in vita artificialmente con iniezioni di liquidità che hanno alimentato l'edilizia,

FMI: I PREZZI DELLE CASE CALERANNO DEL 25% IN 2-4 ANNI ( da "Trend-online" del 09-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Continua la discesa del prezzo delle case. Il Fondo Monetario Internazionale, in un analisi che ha messo a fuoco l'attuale situazione del mercato immobiliare internazionale, sostiene che nel giro dei prossimi 2-4 anni, i prezzi potrebbero scendere di circa il 25%. La crisi dei prezzi colpirà anche l'Italia.

Cedole & mattoni ( da "MF Immobiliare" del 10-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: 10/2008 | Indietro cedole & mattoni Immobiliare fmi, in italia prezzi delle case giù del 10-20% nei prossimi anni Prezzi delle case in calo tra il 10 e il 20%. A sostenerlo è il Fondo monetario internazionale in un'analisi ad hoc sulla situazione del mercato immobiliare globale contenuta nel World economic outlook (Weo).

Il mercato immobiliare si risveglia, ma i clienti ora selezionano di più ( da "Cittadino, Il" del 10-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: la società specializzata in servizi finanziari con sede in piazza della Vittoria a Lodi, chi stipula un mutuo in questo momento può essere avvantaggiato dai prezzi degli immobili, più bassi rispetto a qualche anno fa. "Nel complesso i prezzi delle case hanno smesso di crescere - fanno sapere da Fin Area - e in molti casi stanno ripiegando.

La crisi finanziaria si abbatte pesantemente sui prezzi delle case in Gran Bretagna. Il Paese di Sua ( da "Finanza e Mercati" del 10-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: 2008 La crisi finanziaria si abbatte pesantemente sui prezzi delle case in Gran Bretagna. Il Paese di Sua Maestà sta vivendo il suo periodo peggiore, segnando il più forte ribasso da 25 anni a questa parte. Il netto peggioramento della crisi finanziaria ha infatti gelato le compravendite e spinto le banche a essere più caute nel concedere mutui.

La crisi non dilagherà a Est ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: La crisi che ha investito gli Stati Uniti e l'Europa Occidentale potrebbe essere l'anticamera della crisi nell'Europa centro orientale? No, la situazione nei mercati domestici nei Paesi Cee è profondamente diversa da quella Usa e da quella di alcuni paesi Ue dove la bolla immobiliare è scoppiata. In primo luogo non ci sono mutui subprime nei Paesi Cee.

La moglie del campione di wrestling aveva atterrato le banche un anno fa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: al limite della crudezza, a renderla un caso a Wall Street. è stata la prima, per esempio, a puntare il dito contro la relazione incestuosa tra banche e agenzie di rating durante gli anni della bolla immobiliare sostenendo che questo avrebbe avuto un impatto di lunga durata sulla capacità delle banche di guarire.

La finanza morde ormai sull'economia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: shock delle materie prime e dello scoppio della bolla immobiliare. Da soli questi due shock sono sufficienti a provocare la recessione che era attesa per la seconda metà del 2008, con code al principio del 2009. Tanto più che si sommano all'inevitabile aggiustamento americano: negli Usa il riequilibrio dei conti con l'estero e il ritorno delle famiglie a una maggiore parsimonia,

L'ANALISTA DI OPPENHEIMER, L'UNICA CHE AVEVA PREVISTO TUTTA LA CRISI FINANZIARIA ( da "Wall Street Italia" del 10-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: al limite della crudezza, a renderla un caso a Wall Street. È stata la prima, per esempio, a puntare il dito contro la relazione incestuosa tra banche e agenzie di rating durante gli anni della bolla immobiliare sostenendo che questo avrebbe avuto un impatto di lunga durata sulla capacità delle banche di guarire.

Immobiliare in crisi, calano i prezzi ( da "Stampa, La" del 10-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: AGENZIE DI CUNEO Immobiliare in crisi, calano i prezzi In diminuzione anche le richieste di materiali edilizi per le ristrutturazioni [FIRMA]ALBERTO PRIERI CUNEO Nel primo semestre 2008 i prezzi delle case a Cuneo sono scesi del 10%: è quanto sostiene il rapporto redatto dall'ufficio studi della Gabetti Immobiliare, che ha analizzato l'andamento del mercato immobiliare nella Granda.

La casa come il detersivoprendi due paghi uno ( da "Secolo XIX, Il" del 11-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: culminato nel luglio dello scorso anno con lo scoppio della "bolla immobiliare". La crisi è palpabile: solo sulla Costa del Sol le vendite sono crollate di oltre il 70% nell'ultimo anno e mezzo. Ci sono circa 24.000 nuovi alloggi che non trovano compratore. Ed è più che mai evidente al Simed di Malaga, quest'anno drasticamente ridimensionato:

Breglia: L'interesse per gli immobili si è già risvegliato ( da "Borsa e Finanza" del 11-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: INCHIESTA Breglia: "L'interesse per gli immobili si è già risvegliato" Il presidente di Scenari Immobiliari: "I crolli di Borsa fanno sempre bene ai prezzi delle case" E per comprare? Meglio Italia, Francia e Germania Con un occhio, per i più coraggiosi, agli Stati Uniti di Lorenzo Masini - 11-10-2008 Risparmiatori in difesa.

E intanto la bolla immobiliare si sgonfia anche a Dubai ( da "Borsa e Finanza" del 11-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: bolla immobiliare si sgonfia anche a Dubai di Redazione - 11-10-2008 La crisi è arrivata anche a Dubai. Le società di real estate dello sceiccato dovranno cercare di unire le proprie forze in operazioni di fusioni e acquisizioni. È questa l'unica strada che rimane per far fronte alle più difficili condizioni di accesso al credito e al rallentamento della crescita dei prezzi degli

Banche, i timori sull'immobiliare ( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)" del 11-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: immobiliare Rischio di "bolla" per il comparto Più che le famiglie preoccupano i grandi prestiti C i può essere qualcosa di peggio dell'effetto subprime? Forse l'esplosione completa di una "bolla immobiliare " internazionale, in parte dovuta ai maxi-prezzi del mattone e in parte alla carenza di liquidità che obbliga tutti gli operatori a cedere asset per riequilibrare il debito.

<La guerra deve finire, inutile salvare Wall Street> ( da "Manifesto, Il" del 11-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Questo è dovuto al fatto che l'enormità della crisi impedisce ai cosiddetti "fondi sovrani" di investire a lungo termine soldi negli Usa. Sul fronte immobiliare osservavo i momenti strategici nel percorso dello scoppio della "bolla immobiliare". Lo si poteva capire dal tipo di mutui accesi, dalla maturazione degli stessi.

Cosa dovete fare adesso ( da "Milano Finanza" del 11-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: fondi comuni e immobili, tutti investimenti con prospettive di mercato oggi troppo incerte. Per quanto riguarda il mattone, per esempio, si dice che la bolla immobiliare sia scoppiata, ma nella realtà dei fatti i prezzi delle case in Italia non sono scesi. Chi pensava di vendere ha in generale deciso di tenersi gli immobili e aspettare tempi migliori.

Da Fmi a agenzie, in i Italia prezzi delle case caleranno del 15% ( da "Rai News 24" del 11-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: in i Italia prezzi delle case caleranno del 15% la crisi si riflette sui prezzi degli immobili I prezzi delle case in Italia dovrebbero calare, nel prossimo biennio, fino al 15% secondo stime effettuate dalle agenzie immobiliari. Gia' alla fine di quest' anno la diminuzione dei prezzi delle abitazioni potrebbe aggirarsi intorno al 5-

La bolla immobiliare. Parte terza ( da "Trend-online" del 11-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Terza puntata dello speciale sulla bolla immobiliare, curato e condotto da Nicola Antonucci (www.complexlab.it). Talk Show: la bolla immobiliare vista da Antonio Pastore (presidente dell'Osservatorio Immobiliare della Camera di Commercio di Milano) e da Valerio Lucchinetti (gestore mobiliare della Per4m.

Il prezzo delle case calerà del 15% ( da "Gazzetta di Modena,La" del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Prezzi delle case in calo in Italia: nel giro di un paio d'anni le quotazioni degli immobili potrebbero diminuire intorno al 15% per poi recuperare un po' di terreno perduto solo a partire dal 2011. A stimare un taglio dei prezzi degli immobili nel nostro Paese nell'ordine del 10-20% è il Fondo Monetario Internazionale.

Subprime, incubo degli usa ( da "Centro, Il" del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Di mutui sulla casa ad alto rischio perché dati a chi non aveva solide garanzie economiche da offrire. A coprire il mutuo, in pratica, era solo il valore della casa. Valore irreale, fatto schizzare dalla bolla immobiliare. Chi non aveva soldi per acquistare casa chiedeva un subprime, portando garanzie che in Italia farebbero sorridere,

Tutto fatto in famiglia... - alessandro volpi* ( da "Tirreno, Il" del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: bolla immobiliare sostenuta da prezzi artatamente accresciuti proprio per garantire lauti compensi agli amministratori; cedendo un immobile con un valore gonfiato in cambio di un altro dal valore ugualmente gonfiato si è proceduto ad iscrivere nei bilanci delle due società interessate alla scambio di plusvalenze inesistenti che però si materializzavano nelle tasche di qualcuno fino

Aumento record per le spese delle famiglie Ma calano i prezzi delle case ( da "Corriere della Sera" del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: secondo il Fondo monetario internazionale, produrrà in Italia una contrazione del mercato immobiliare. L'Fmi stima che nei prossimi due anni i prezzi delle case caleranno del 10-20%, per poi iniziare a recuperare nel 2011. Già nel primo semestre, nelle grandi città c'è stata una contrazione dei prezzi del 2,7%.

Per Fmi e agenzie le quotazioni diminuiranno in un paio d'anni ( da "Sicilia, La" del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Prezzi delle case in calo in Italia: nel giro di un paio d'anni le quotazioni degli immobili potrebbero diminuire intorno al 15% per poi recuperare un po' di terreno perduto solo a partire dal 2011. A stimare un taglio dei prezzi degli immobili nel nostro Paese nell'ordine del 10-20% è il Fondo Monetario Internazionale.

Crisi finanziaria, analisi esperti di politica monetaria internazionale della Bocconi ( da "Sestopotere.com" del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: banchieri centrali fossero consapevoli delle possibili conseguenze di tassi reali negativi e della crescita della bolla immobiliare, ma senza nessuna conseguenza operativa. “Qui non è questione di carenze culturali”, scrive, “o di euforie psicologiche. Si facevano analisi corrette che poi, volutamente, si trascuravano, assieme alle buone regole di politica monetaria&

Roma Casa meno cara: i prezzi degli immobili in Italia ( da "Gazzettino, Il" del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Roma Casa meno cara: i prezzi degli immobili in Italia dovrebbero calare nel prossimo biennio fino al 15\%. Già alla fine di quest'anno la diminuzione dei prezzi delle abitazioni potrebbe aggirarsi intorno al 5-6\%. Le principali agenzie immobiliari sostanzialmente concordano con le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale,

La crisi della Robin ( da "Giornale.it, Il" del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: E che ha alimentato per questa via la bolla immobiliare. 6. salvarle oggi è ragionevole, così come è ragionevole, secondo il sindaco di bari, regalare, a spese dei contribuenti, un casco ai motociclisti pizzicati senza. Scritto in pol economica Commenti ( 25 ) " (3 votes, average: 3.

La bolla immobiliare. Parte quarta ( da "Trend-online" del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Quarta ed ultima puntata dello speciale sulla bolla immobiliare, curato e condotto da Nicola Antonucci (www.complexlab.it). Talk Show: la bolla immobiliare vista da Antonio Pastore (presidente dell'Osservatorio Immobiliare della Camera di Commercio di Milano) e da Valerio Lucchinetti (gestore mobiliare della Per4m.

SHILLER: <MA I CITTADINI NON SONO SUDDITI> ( da "Wall Street Italia" del 13-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: indice Case-Shiller sui prezzi delle case, da lui stesso messo a punto. No: Shiller, docente a Yale, fa categoria a sé perché aveva (davvero) messo in guardia per tempo sugli scoppi delle bolle di Internet e degli immobili. Lui le chiama "epidemie sociali", attacchi della peste del ventunesimo secolo scatenati da un "residuo feudale"

ECONOMIA. Confindustria: l'uscita dal tunnel della recessione si allontana ( da "HelpConsumatori" del 13-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: In questo scenario le maggiori forze recessive internazionali rimangono lo shock delle materie prime, solo in parte rientrato, lo scoppio della bolla immobiliare e l'aggiustamento dell'economia americana, di per sé sufficienti a far contrarre domanda interna e attività produttive nelle principali economie industriali". 2008 - redattore: LM.

ROMA L'uscita dal tunnel della recessione si allontana. Le probabilità di ripresa n ( da "Messaggero, Il" del 14-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Le ragioni della recessione vengono individuate nello shock della materie prime, solo in parte rientrato, nello scoppio della bolla immobiliare, nell'aggiustamento dell'economia americana, nel brusco precipitare dei mercati finanziari a seguito dello sciagurato fallimento di Leheman Brothers. Il Centro Studi "crede in una soluzione della crisi creditizia in tempi non lunghi,

Meglio il mattone della banca ( da "Resto del Carlino, Il (Rimini)" del 14-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: 11 Meglio il mattone della banca Non crollano i prezzi delle case per via dei turisti in cerca di beni rifugio MERCATO IMMOBILIARE LA CRISI internazionale paralizza anche il mercato immobiliare. I riccionesi chiedono, si informano, ma quando è l'ora di concludere si torano indietro.

Hanno vinto gli speculatori al ribasso ( da "Unita, L'" del 14-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: risolvendo i postumi di una bolla immobiliare statunitense nata e cresciuta tra il 2003 e il 2006, finanziata in modi poco corretti in tutto il mondo. Paulson (il ministro del Tesoro Usa, ndr) si è svegliato in ottobre, e gli europei dopo di lui. I governi dovrebbero occuparsi del futuro, riuscendo ad anticipare i fenomeni economici".

Un 2009 amaro per le famiglie - antonella fantò ( da "Tirreno, Il" del 14-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: maggiori forze recessive internazionali rimangono lo shock delle materie prime, solo in parte rientrato, lo scoppio della bolla immobiliare e l'aggiustamento dell'economia americana, di per sè sufficienti a far contrarre domanda interna e attività produttive nelle principali economie industriali". Secondo gli industriali, la Bce deve abbassare ulteriormente il tasso ufficiale dal 3,

Dopo 10 anni è in caduta il prezzo delle case ( da "Repubblica, La" del 15-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Torino Il caso L'indagine di Tecnocasa Dopo 10 anni è in caduta il prezzo delle case Non accadeva da dieci anni: nel primo semestre del 2008 il prezzo delle case a Torino è diminuito. Non di molto, cioè del 1,7 per cento rispetto ai primi sei mesi dell'anno scorso, meno del resto delle altre grandi città, dove mediamente chi compra un'

IN ITALIA NON CI SARA' LA BOLLA IMMOBILIARE ( da "Trend-online" del 15-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: immobiliare italiano. Ad assicurarlo è il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, che ha spiegato che non c'è e non ci sarà alcuna bolla immobiliare. Presentando i dati dell'osservatorio congiunturale sull'industria delle costruzioni, Buzzetti ha aggiunto: "va detto con chiarezza che in Italia non c'è, né ci sarà alcuna bolla immobiliare a differenza di quanto accaduto negli Usa

Il Nobel per l'economia Krugman: crisi nuova e profonda, la cura sarà lunga ( da "Rai News 24" del 15-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Paul Krugman dice la sua sulla crisi finanziaria globale e sulle prospettive dell'economia: superare questa fase non sarà impresa breve. Una crisi vecchia ma nuova "Viviamo una crisi immobiliare senza precedenti - dice Krugman a Libé - che ha contaminato il mondo, esacerbata e alimentata dalla fiammata dei prezzi delle materie prime e con il probleme della liquidità delle banche.

Ocse: pressione fiscale salita al 43,3% ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: che la crisi scatenata dalla bolla immobiliare americana colpirà gli incassi legati all'Iva che, ha ricordato, sono una forte percentuale delle entrate dei Paesi Ocse. I governi, ha aggiunto, dovranno saper "adattare le tasse" alla crisi e non viceversa. A suo avviso "la competizione fiscale tra gli Stati dovrà tener sempre più conto non solo del tasso di imposizione ma anche sul-

Fedele: Puntare sull'economia reale ( da "Denaro, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: quali le case, che nel frattempo si erano svalutate e che quindi, in un mercato in recessione, non riuscivano più a vendere. Da qui lo scoppio della bolla immobiliare e la crisi dei mutui subprime. E in Europa? L'effetto velo della finanza spericolata ha pesato meno, perché le banche europee sono tradizionalmente meno propense a erogare prestiti facili.

Ma c'è il rischio di una deriva alla giapponese ( da "Milano Finanza" del 18-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: inizio degli anni 90 l'economia nipponica entrò in crisi per lo scoppio della bolla immobiliare che scaricò sui bilanci delle banche i fallimenti dei mutuatari. Cominciò così una lunga fase di stagnazione dell'economia che neppure il tasso di sconto della Banca centrale a zero (ancora oggi è allo 0,5%) è riuscito a invertire rapidamente.

Immobili, prezzi stabili così il mattone è in ripresa ( da "Tirreno, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: pubblicazioni delle diverse agenzie immobiliari ed i dati della borsa immobiliare toscana, a Castiglioncello, compresi Caletta e Portovecchio, il costo di un appartamento, nella media, si aggira attorno ai 4000 euro al metro quadrato. Un prezzo che può variare a seconda della posizione, tra i 3700 ai circa 5000 euro al metro quadrato per locazioni inserite in contesti particolari.

Gli effetti reali degli eccessi finanziari globali: la situazione del mercato immobiliare italiano ( da "Trend-online" del 18-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: hanno spinto le famiglie a compiere arrischiate operazioni di indebitamento e di rincorsa della bolla immobiliare nell'incantesimo di un costo del denaro reale (tasso nominale meno l'inflazione) nullo o addirittura negativo. In questo contesto di eccessi e di nazionalizzazioni indotte, l'Italia può considerarsi al riparo dai rischi?


Articoli

Borse in crisi, volano i prezzi delle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Corriere della Sera" del 01-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-10-01 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE In via Mozart un attico venduto per 7,5 milioni di euro. Rapporto sulle povertà: a Milano 5 mila senzatetto Borse in crisi, volano i prezzi delle case Boom degli immobili di lusso. La Caritas: ma per il ceto medio è emergenza abitativa La crisi delle Borse spinge chi ha liquidità a investire nel mattone. Di qui l'ennesimo rialzo delle case di lusso. Intanto affitti e mutui mettono in crisi il popolo dei mille euro al mese. E la Caritas denuncia: "Il carocasa costringe troppi milanesi in povertà". ALLE PAGINE 2 E 3 Querzé e Foschini.

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Peggiora in tutto il mondo colpendo milioni di persone (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Manifesto, Il" del 01-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ECONOMIA REALE Peggiora in tutto il mondo colpendo milioni di persone Galapagos "Sono disoccupato. Comprate le mele" è scritti sul cartello "pubblicitario" con il quel un giovane di New York (come si vede nella foto di queste pagine) chiede aiuto ai passanti. Non si tratta di un caso isolato. Nelle ultime settimane le "dichiarazioni" pubbliche di disoccupazione sono aumentate in maniera esponenziale: è l'altra faccia della crisi finanziaria che sta travolgendo gli Stati uniti e l'Europa. Una crisi aggravata dal mondo oscuro della finanza che ora sta travolgendo l'economia reale e la possibilità di sopravvivenza di milioni di cittadini. Negli Usa in agosto i senza lavoro ufficiali erano 9,4 milioni (342 mila in più in un mese) con un tasso di disoccupazione del 6,1%. Venerdì sarà comunicato il dato di settembre: è atteso un ulteriore peggioramento. Basti dire che solo nell'ultima settimana sono state quasi 500 mila le persone che hanno perso il posto e sono state costrette a presentare la domanda iniziale per ottenere il sussidio di disoccupazione che viene pagato fino a per un massimo di sei mesi. Se nel frattempo non si trova un nuovo lavoro. Ma trovarlo sta diventando sempre più difficile: non a caso i sussidi pagati ai disoccupati stanno aumentando enormemente e ne "beneficiano" 3,5 milioni di persone. Che, in ogni caso, stanno un po' meno peggio dei 6 milioni di disoccupati che non percepiscono alcun sussidio. L'ex governatore della Fed, Alan Greespan, uno dei responsabili dell'attuale tracollo finanziario, sostiene che la crisi andrà avanti fino a quando non si stabilizzerà il mercato immobiliare e i prezzi delle case smetteranno di scendere e possibilmente ricominceranno a salire. Teoricamente ha ragione, ma i prezzi delle case stanno ulteriormente crollando (del 16,3% negli ultimi 16 mesi) e il momento della svolta ciclica è ancora lontano. Non solo per lo scoppio della bolla, ma soprattutto perché milioni di persone non hanno un centesimo per pagare il mutuo a causa della caduta dell'economia reale, dell'inflazione (che riduce il potere d'acquisto) e della pessima distribuzione dei redditi aggravata dalla "riforma" fiscale imposta da Bush all'inzio del suo primo mandato. Con questa premessa non c'è da stupirsi se il piano di salvataggio di Bush punti ancora una volta solo sulla finanza (agitando lo spettro - reale - della caduta dei fondi pensione) e non sull'economia reale che - salvo un sussidio bipartisan da 25 miliardi, votato dal Congresso per i costruttori di auto - seguita a rimanere abbandonata a se stessa. Nell'economia globale è normale che il terremoto nel paese dominante si trametta velocemente. E la crisi si sta espandendo e con un'onda di ritorno finirà per penalizzare di nuovo l'economia Usa. In paesi messi peggio in questo momento sono il Giappone, la Spagna, la Gran Bretagna e la Francia. Il Giappone - lo ha ammesso anche il governo - è in recessione e i dati macroeconomici affluiti ieri confermano che la crisi è parecchio grave. In un solo mese la produzione industriale è crollata del 3,5%, la disoccupazione è salita a livelli incredibili (4,2%) in un paese abituato a "truccare" le statistiche del lavoro e le famiglie stanno riducendo ulteriormente i consumi, nonostante la fortissima caduta dei prezzi dei prodotti tecnologici. Non va meglio in Francia: l'attività edilizia sta crollando e la struttura produttiva industriale è debole. Le cose vanno malino anche nella post industriale Gran Bretagna, come raccontiamo in queste pagine. E la Spagna è in crisi nera. Tanto che il prossimo anno si registrerà un deficit di bilancio attorno al 2%. Cosa che non accadeva da decenni. Conclusione banale: occorre tornare a discutere non di finanza, ma del benessere dei cittadini.

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Sempre più cantieri fermi, è la crisi del mattone (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Provincia Pavese, La" del 01-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di Fabrizio Merli Sempre più cantieri fermi, è la crisi del mattone Nel Pavese le compravendite sono in picchiata L'effetto del Prg funziona ancora nel capoluogo PAVIA. Cantieri fermi, soprattutto nel pavese. La crisi del mattone si fa sentire non tanto nel capoluogo, dove l'effetto del "nuovo" Piano regolatore tiene ancora, quanto nei paesi del circondario. Da Cava Manara ad Albuzzano si parla di cantieri bloccati, imprenditori che non riescono più, come nel recente passato, a vendere "sulla carta", difficoltà nell'accesso al credito. E poi, inevitabilmente, una maggiore quantità di immobili disponibili consente una scelta più oculata da parte di acquirenti che, sempre più, mirano al prezzo piuttosto che a fattori di estetica. Già i dati dell'osservatorio di "Tecnocasa" avevano disegnato un macroscenario negativo per il mercato immobiliare. Nel primo semestre 2008, infatti, i prezzi delle case erano calati del 2,7 per cento mentre le erogazioni sui mutui, questa volta nel primo trimestre dello stesso anno, erano calate dello 0,18 per cento. Uno dei motivi principali, volendo limitarsi a un'esame superficiale, è il potere d'acquisto delle famiglie drasticamente ridimensionato: brutalmente, girano sempre meno soldi. Ma parlando con un operatore affiorano altre argomentazioni. Luigi Molina, oltre ad essere consigliere comunale per il Pd, è architetto. E spiega: "Indubbiamente si è sgonfiata una "bolla" di fabbisogno abitativo e siamo andati in esaurimento. Gli acquirenti, poi, hanno molte più possibilità di scelta rispetto a prima e, di conseguenza, impiegano anche più tempo nel decidere. Ma ci sono altre ragioni. A Pavia, ad esempio, gli iter burocratici sono ancora molto lunghi e scoraggiano molti costruttori. E poi vi sono norme sempre più restrittive nella concessione del credito. Ottenere un mutuo per l'acquisto di un terreno, ad esempio, è diventato molto più complicato rispetto a prima". Il risultato è un inevitabile rallentamento del mercato. "Due anni fa - spiega un altro operatore - c'era interesse ad allestire il cantiere perchè il costruttore aveva un "pacchetto" di abitazioni già vendute sulla carta. Oggi gli acquirenti vogliono vedere il prodotto finito e, se non risponde alle loro esigenze, si rivolgono altrove". La conferma di una tendenza al rallentamento era già affiorata nelle parole di Mario Righini, direttore del Collegio edili di Pavia: "Le segnalazioni che giungono dalle imprese associate - aveva detto a fine luglio - parlano di un mercato molto più "tranquillo" e di una domanda che ha iniziato a frenare". Si spiega così il fatto che lottizzazioni in centri del Siccomario, ma anche dell'est pavese, non siano mai partite o si siano addirittura bloccate. Un fenomeno che va anche letto alla luce della situazione nel capoluogo. "Il rallentamento delle costruzioni nel pavese - spiega Franco Sacchi, assessore all'urbanistica del Comune di Pavia - è un effetto atteso e conseguente al potenziamento dell'offerta abitativa in città. Un effetto voluto; che si rallenti l'attività di consumo del territorio nell'hinterland, a mio avviso, non è un dato negativo". Nel capoluogo si fa ancora sentire l'onda lunga del Piano regolatore. "Il numero di provvedimenti autorizzativi, urbanistici ed edilizi, è costante nel primo semestre 2008, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Quello che tende a diminuire è la dimensione media degli interventi, anche perchè, con un nuovo Prg, in genere vengono sfruttati per primi gli spazi più remunerativi, e quindi più ampi". Passando alle cifre, a Pavia nel primo semestre 2008 sono stati autorizzati 230 alloggi per un totale di 12.650 metri quadrati di superficie lorda pavimentabile e un numero stimato di 400 abitanti.

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UNICREDIT: SANTANDER, COLOSSO MONDIALE DA 68 MLD /SCHEDA (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 01-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di ANSA - -->(ANSA) - MILANO, 1 OTT - Il gruppo Santander è, insieme al Bbva, il 'pilastro' del sistema bancario e finanziario spagnolo oltre che uno fra i principali istituti di credito europei e mondiali con 68 miliardi di euro di capitalizzazione di Borsa. Fondato nel 1857 il gruppo è guidato dall'abilissimo Emilio Botin, banchiere molto rispettato negli ambienti finanziari mondiali e da tutti gli schieramenti politici in Spagna. Botin siede sulla poltrona che fu di suo padre. Oltre che in Spagna e Europa Continentale vanta una forte presenza in America Latina e nel Sud degli Stati Uniti e un posto nel 'salotto buono' della finanza italiana con cui intrattiene rapporti di antica data. Benché alle prese con la crisi economica che colpisce la Spagna e reduce da una serie di acquisizioni fra cui quella di Abn, il gruppo ha saputo evitare perdite consistenti dalla crisi dei subprime Usa che ha invece prostrato quasi tutte le rivali europee e americane. Il Santander non sta inoltre subendo contraccolpi importanti dalle difficoltà delle imprese nazionali, in specie costruttori, dopo lo scoppio della bolla immobiliare. Nel secondo trimestre l'utile del gruppo è frenato del 5% a 2,5 miliardi di euro (anche perché mancavano alcune plusvalenze realizzate l'anno prima) ma Botin si è detto fiducioso che il risultato di fine anno superi i 10 miliardi di euro grazie all'attività in Brasile e America Latina. La solidità del gruppo ha permesso così al banchiere cantabrico di andare a caccia di occasioni in questo momento di crisi generalizzata approfittando dei bassi prezzi e del disperato bisogno di denaro fresco da parte di istituti blasonati in Europa e nel mondo. Il Santander ha rilevato per 612 milioni di sterline la rete di depositi della britannica Bradford&Bingley e per 1,6 miliardi Alliance e Leicester entrambi sull'orlo del collasso oltre ad aver esaminato tutti i principali dossier negli Stati Uniti sulle banche in crisi da Wachovia a Washington Mutual e aver manifestato interesse per Postbank, finita poi a Deutsche Bank. In Italia, a parte le voci odierne per Unicredit, il gruppo ha subito uno dei suoi rari smacchi. Presente nel capitale del Sanpaolo da tempo, Botin ha dovuto subire la fusione con Intesa uscendo poi dal capitale della nuova superbanca lo scorso anno. Il banchiere ha però recuperato terreno cedendo a fine 2007 per ben 9 miliardi la Banca Antonveneta (presa in eredità dalla spartizione di Abn) a Mps di cui possiede una piccola quota. Il gruppo ha inoltre una quota importante nel nostro mercato del credito al consumo e partecipazioni strategiche nelle società chiave del capitalismo italiano: Mediobanca e Generali nel cui consiglio siede la figlia di Emilio, Ana Botin. Generali a sua volta possiede una partecipazione di circa l'1% nel gruppo spagnolo.(ANSA).

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New York, la bolla immobiliare sta per scoppiare (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale di Brescia" del 02-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Edizione: 02/10/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:IN PRIMO PIANO FINORA NELLA GRANDE MELA PREZZI DELLE CASE E AFFITTI AVEVANO RETTO New York, la bolla immobiliare sta per scoppiare Uno scorcio della Grande Mela NEW YORK - Michael Bloomberg, puntando ad un terzo mandato da sindaco, si erge a "cavaliere bianco" per salvare New York, colpita in pieno dalla crisi di Wall Street, nel timore che scoppi la bolla immobiliare, con danni incalcolabili per la foresta di grattacieli più famosa del mondo. Sono in molti ad essere convinti che l'attuale sindaco sia l'unico in grado di traghettare la metropoli verso momenti migliori, gestendo decisioni difficili e poco popolari come l'aumento delle tasse e la diminuzione delle spese. E proprio oggi Bloomberg annuncerà ufficialmente la sua candidatura, La fine del boom immobiliare nella Grande Mela è stato sancito proprio ieri dal New York Times. "Dopo sette anni di costruzioni non-stop - scrive l'esperto immobiliare Charles Bagli - affitti e prezzi in deciso aumento, ed un appetito apparentemente insaziabile per le abitazioni di lusso che hanno trasformato aree modeste in quartieri da glamour, la crisi del credito e di Wall Street sta portando il boom immobiliare di New York al capolinea". Il NY Times segnala tre tendenze negative legate alla crisi di Wall Street, anche se è vero che i pignoramenti sono pochi e che i prezzi reggono. I grandi gruppi iniziano a rinunciare ad occupare nuovi grattacieli: la banca Hsbc, per esempio, non si sposterà al World Trade Center, visto che non riesce a vendere il suo attuale palazzo a un prezzo giudicato sufficiente. Secondo gli esperti, il mercato degli affitti commerciali sta registrando una diminuzione del 20% in valore. Il calo negli affitti sta penalizzando il colosso Tishman Speyer, che nel 2006 aveva comprato per 5,4 miliardi di dollari le due gigantesche città giardino Stuyvesant Town/Peter Cooper Village, mentre i promotori immobiliari non riescono a vendere i nuovi appartamenti e pensano sempre più a metterli in affitto.

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La crisi non ferma i prezzi delle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 02-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Cagliari e Provincia Pagina 1017 Immobiliare. Triplicati i tempi di attesa: ora, in media, un appartamento resta in offerta per cinque mesi e mezzo La crisi non ferma i prezzi delle case Immobiliare.. Triplicati i tempi di attesa: ora, in media, un appartamento resta in offerta per cinque mesi e mezzo Da Castello a Monte Urpinu ecco la mappa dei quartieri --> Da Castello a Monte Urpinu ecco la mappa dei quartieri A La Vega i prezzi più cari: 4.300 euro al metro quadro per una casa signorile. Il minimo a Pirri e Is Mirrionis: 1.100 euro al metro quadro per un appartamento da ristrutturare. Fino a un anno e mezzo fa, chi metteva in vendita una casa a Cagliari riusciva a intascare, grosso modo, la cifra che aveva in mente e ci riusciva in tempi abbastanza stretti, in media due mesi. Non è più così. Nel primo semestre 2008 la domanda è calata, gli immobili passati di mano sono stati molti meno che nel semestre precedente, i prezzi hanno tenuto ma solo perché, finora, nessuno ha voluto svendere e, di conseguenza, i tempi medi di vendita si sono quasi triplicati: cinque mesi e mezzo. Non solo: secondo uno studio dell'ufficio studi della Gabetti, per i prossimi mesi la tendenza sarà alla contrazione dei valori. Segnali di frenata, insomma, nel mercato della casa; anche se, a guardare il listino dei prezzi medi al metro quadro, non si direbbe: le cifre sono più o meno le stesse dell'anno scorso, con la zona di La Vega che si conferma la più cara in assoluto (per una casa signorile di nuova costruzione si pagano in media 4.300 euro al metro quadro, grazie alla vicinanza all'università), seguita da viale Trieste (4.000), mentre i valori più bassi in assoluto si registrano a Is Mirrionis e Pirri , dove un appartamento economico da ristrutturare si acquista a 1.100 euro il metro quadro. Guardando nella fascia media, un appartamento in buono stato può costare da un minimo di 1.300 euro ( Is Mirrionis ) a un massimo di 3.000 euro al metro quadro che si registra a San Benedetto , apprezzata dagli investitori per la presenza della mensa universitaria e gli ottimi collegamenti con l'università. A muovere il mercato, in gran parte, sono proprio i 21 mila studenti universitari, metà dei quali viene da fuori provincia: attorno a loro ruota una buona fetta del mercato delle locazioni. Certo, sottolineano gli esperti dell'agenzia immobiliare, per il futuro occorrerà valutare la portata degli interventi urbanistici annunciati: dal progetto di riqualificazione del quartiere di Sant'Elia allo spostamento del porto industriale a ovest, dal porto dei pescherecci fino al tunnel sotterraneo per le auto in via Roma che dovrebbe diventare un'area pedonale con scuole e negozi. Qui l'offerta immobiliare include palazzi costruiti a partire dai primi anni del 1900, con appartamenti dal taglio superiore ai 100 metri quadri. Le soluzioni medie ristrutturate, attualmente, costano 2.800 euro al metro quadro, 1.000 in meno quelle da ristrutturare. I prezzi tengono anche a Castello , dove il grande salto si è avuto con l'entrata in funzione degli ascensori di viale Regina Elena. Si conferma interessante il quartiere di Sant'Avendrace , dove piccole palazzine di quattro piani signorili sono vendute a 2.600 euro al metro quadro. In rivalutazione la zona di Pirri , dove si stanno abbattendo dei condomini per far spazio a nuove realizzazioni, vendute a prezzi fra i 2.500 e i 2.800 euro al metro quadro. Numerose le richieste per Stampace alta , dove c'è la possibilità di acquistare delle soluzioni indipendenti, appartamenti a più livelli o con sottotetto abitabile a cifre che, per il ristrutturato medio, si aggirano intorno ai 2.300 euro al metro quadro. Quotazioni più elevate per le abitazioni di Stampace bassa , più signorili e valutate intorno ai 2.800 al metro quadro. Incremento delle richieste a Fonsarda , dove la maggior parte degli immobili sono palazzi di circa otto piani, costruiti negli anni '70, e la nascita di numerose attività commerciali ha fatto lievitare i prezzi. Condomini anni '70 in vendita anche a Monte Urpinu , dove gli appartamenti signorili passano di mano fra i 2.850 e i 3.600 euro al metro quadro mentre quelli economici da ristrutturare si trovano intorno ai 1.700. "Molto commerciale", per Gabetti, via della Pineta , dove palazzi degli anni '60 sono valutati, in buone condizioni, intorno ai 2.300 euro al metro quadro. A La Vega parte degli immobili sono condomini costruiti negli anni '60, in media di cinque piani. Poche le nuove costruzioni. Il medio ristrutturato costa 3.500 euro al metro quadro. Trattative a parte per alcune ville singole in viale San Vincenzo e viale Regina Elena. Molte le ristrutturazioni a Villanova , costituito soprattutto da case indipendenti e semi-indipendenti costruite agli inizi del Novecento. Le soluzioni medie ristrutturate costano 2.400 euro al metro quadro. MARCO NOCE.

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<L'Europa faccia saltare la bolla immobiliare In primavera la crisi potrebbe essere (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale.it, Il" del 02-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

N. 236 del 2008-10-02 pagina 2 "L'Europa faccia saltare la bolla immobiliare In primavera la crisi potrebbe essere finita" di Massimo Restelli Giuliani (Azimut): "Gli istituti sono vittime della sfiducia ma l'Italia può fare da traino a livello Ue" da Milano L'Europa ha problemi irrisolti e la grave bolla immobiliare non mancherà di ripercuotersi sull'economia, ma l'ondata di vendite che in questi giorni si è abbattuta sulle banche del nostro Paese, Unicredit in testa, ha una spiegazione più complessa. Questa volta a essere messa in discussione è infatti la stessa "reputazione" dei gruppi coinvolti. "Qualunque istituto può fallire se tutti i clienti ritirano i propri depositi. Questo però non ha nulla a che vedere con la buona gestione", spiega l'amministratore delegato di Azimut, Pietro Giuliani. In ogni caso "Unicredit è senza dubbio tra i migliori istituti del nostro Paese", prosegue il numero uno di Azimut, una delle poche società italiane del risparmio gestito realmente indipendenti. Cosa accadrà nei prossimi giorni? "La bolla immobiliare è un pericolo per tutte le banche e l'intera Europa sta vivendo al di sopra delle proprie possibilità. La Bce ha però lavorato bene contro l'inflazione e ora che occorre una azione congiunta a livello politico sono certo che anche il nostro Paese, come sta facendo la Francia di Sarkozy, possa avere un ruolo trainante". Dopo che il contagio ha raggiunto l'Europa, la crisi è però più pericolosa anche per le famiglie. "Non c'è un problema americano e uno europeo, gli Usa hanno solo reagito prima al crollo del mercato immobiliare che ha fatto saltare le banche più esposte come era accaduto qualche anno fa con la new economy. L'Europa, invece, non ha ancora affrontato la questione, solo Inghilterra e Spagna hanno tentato. Quali sono le via di uscita possibili? "Le autorità devono decidere se lasciare che la mina immobiliare scoppi con tutta la propria violenza, oppure controllarla, facendo scendere i prezzi delle case del 2% l'anno per il prossimo decennio". Per le Borse cosa sarebbe meglio? "Personalmente preferisco la soluzione statunitense perché seppure crei un trauma immediato pone da subito le premesse per superarlo. In caso contrario l'Ue andrà in contro a una lunga agonia economica come è accaduto al Giappone". Quando crede tornerà il sereno sui listini internazionali? "Nell'ipotesi migliore la prossima primavera, oppure un anno dopo". Cosa dovrebbe fare chi ha azioni? "A meno che il suo portafoglio non sia completamente sbagliato, dovrebbe tenere i nervi saldi". E chi ha denaro a disposizione? "Malgrado la roulette russa delle banche, a questi prezzi le azioni sono una grande occasione: da inizio anno il mercato ha ceduto il 30%. È bene affidarsi a un professionista e le turbolenze proseguiranno ma tra 24 mesi chi avrà creduto nella Borsa avrà un guadagno molto superiore ai pronti contro termine. Per questo Azimut ha lanciato Alpha plus, un fondo legato ai tassi del monetario, ma costruito in modo da trarre valore dalle azioni italiane". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Bloomberg punta al terzo mandato (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 02-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

NEW YORK. In alto le quotazioni del sindaco Bloomberg punta al terzo mandato   NEW YORK Michael Bloomberg, puntando ad un terzo mandato da sindaco, si erge a "cavaliere bianco" per salvare New York, colpita in pieno dalla crisi di Wall Street, nel timore che scoppi la bolla immobiliare, con danni incalcolabili per la foresta di grattacieli famosa del mondo. L'idea era nell'aria già da diverse settimane, ma con l'accelerarsi della crisi è ora realtà. Sono in molti a essere convinti che ilsindaco sia l'unico in grado di traghettare la metropoli verso momenti migliori. Godendo di un crescente appoggio politico ed economico bipartisan (tra cui il suo predecessore Rudy Giuliani e l'editore Rupert Murdoch), Bloomberg annuncerà ufficialmente la sua candidatura oggi, secondo la stampa newyorchese. Ma la legge in vigore deve essere cambiata. Il sindaco può infatti essere rieletto una volta soltanto, ed è già successo nel 2006. La fine del boom immobiliare è stato sancito proprio ieri dal New York Times. "Dopo sette anni di costruzioni non-stop, affitti e prezzi in deciso aumento, la crisi del credito e di Wall Street sta portando il boom immobiliare di New York al capolinea".  .

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ANATOMIA DI UN SISTEMA (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Lavoce.info" del 02-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

>ANATOMIA DI UN SISTEMA di Tommaso Monacelli 02.10.2008 Dietro il sistema dei subprime non c'è né una bolla né un eccesso di avidità, ma un meccanismo razionale sostenuto da aspettative euforiche sull'andamento futuro dei prezzi immobiliari. Ed è questo forse l'unico elemento effettivamente non razionale. Quando i prezzi sono crollati contemporaneamente in tutti gli Stati Uniti, si è verificata la realizzazione di un rischio aggregato, come tale non diversificabile. Travolgendo le compagnie assicurative che garantivano il funzionamento di tutto il meccanismo. E che per lo stesso motivo sono poi state salvate. Supponete di essere un cantante proprietario dei diritti su un famoso brano musicale di qualche anno fa. Supponete di essere un po' in declino, di fama ed economico, e di avere bisogno di liquidità: sareste un individuo ideale per attivare un processo di asset-backed securitization (Abs). In altre parole: vi indebitate e garantite di ripagare il debito con il flusso futuro di entrate derivanti dalle royalties. Niente di più utile quindi: il cosiddetto processo di Abs permette di trasformare un asset illiquido (i vostre diritti sono difficili da vendere direttamente) in una disponibilità ampia e immediata di liquidità. Se voi foste un creditore, prestereste soldi al cantante, magari se questo cantante è Michael Jackson? Credo di sì: le royalties sui suoi successi sono una garanzia. BANCHE, ASSICURAZIONI E FAMIGLIE Sostituite ora il cantante con la banca A, che ha bisogno di fondi o che semplicemente vuole fare profitti. E sostituite le royalties con il flusso futuro atteso delle rate di un mutuo immobiliare. La banca A estende un mutuo contemporaneamente a cento famiglie, di diversa rischiosità. Quindi bussa alla porta della banca B per chiedere un prestito, e garantisce il prestito con il flusso futuro atteso delle rate dei mutui. Si attiva una particolare forma di Abs chiamata Mbs, mortage-backed security. Anche in questo caso  asset illiquidi (i mutui) sono sintetizzati in modo da trasformarsi in liquidità immediata per la banca, che a sua volta serve per finanziare investimenti delle imprese, o per estendere nuovi crediti ad altre famiglie. In alternativa, la banca A può semplicemente vendere questo titolo alla banca B. Il tutto sembra una buona idea, sia per la banca A, che per le famiglie che riescono a comprarsi una casa. Ma a due condizioni. Primo, che il gruppo di famiglie sia sufficientemente diversificato nel rischio: nel gruppo non ci devono essere caratteristiche troppo simili che potrebbero portare tutte le famiglie a fallire contemporaneamente. Esempio estremo: tutte le famiglie vivono nella stessa città colpita dalla chiusura di una azienda. Secondo, che esista una certa fiducia nel fatto che il valore di questi asset - i mutui e quindi le case sottostanti - continui a crescere nel tempo. Quando c'è fiducia nel fatto che i prezzi delle case continuino a crescere nel tempo, se anche un certo numero di famiglie dovesse fallire, sarà sempre possibile rivalersi in futuro su immobili il cui valore è cresciuto nel tempo. Nella maggior parte dei casi, con un mercato immobiliare in pieno boom, un buon affare, nonostante il fallimento del debitore (la famiglia). In tutto questo, come è tutelata la banca B? Se le due condizioni sono verificate, la banca B non dovrebbe avere problemi a prestare soldi alla banca A, oppure ad acquistare il titolo. Di solito, però, nel passaggio dalla banca A alla banca B interviene un altro operatore: tipicamente una agenzia assicurativa. Il ruolo della agenzia assicurativa (pubblica o privata) è cruciale, perché garantisce la bontà del credito sottostante al titolo e quindi permette che possa avere un mercato. Senza questa assicurazione tutto il processo si bloccherebbe: non solo la banca B sarebbe più riluttante a comprare il titolo dalla banca A, ma la stessa banca A non attiverebbe il processo di Abs fin dall'inizio. (1) Questa è l'anatomia del sistema di asset-backed securitization che è cresciuto a dismisura negli Stati Uniti negli anni Novanta e Duemila. Il sistema funziona così. Lo sviluppo dell'innovazione finanziaria di tipo Abs permette prospettive di ripartizione del rischio per gli operatori finanziari mai viste prima. Questo induce gli operatori stessi a una concorrenza sempre più ampia nell'estendere credito, soprattutto immobiliare, spingendo al rialzo la domanda di investimento immobiliare, e quindi i prezzi. A sua volta, prezzi immobiliari più alti e, soprattutto, la fiducia in continui rialzi futuri, innescano un meccanismo di accelerazione, perché inducono a rafforzare il processo di Abs, che a sua volta genera una ulteriore spinta delle domanda di mutui e dei prezzi delle case, e così via. Aggiungete, a partire dal 2001, tassi di interesse estremamente bassi e il quadro appare chiaro. Non una "bolla" quindi, ammesso che qualcuno ne abbia chiaro il significato, né un eccesso di avidità o di mancanza di etica, ma un meccanismo razionale sostenuto da un ingrediente centrale, forse l'unico effettivamente non razionale: le aspettative euforiche sull'andamento futuro dei prezzi immobiliari. QUANDO ARRIVA LA CRISI Supponete infatti che a un certo punto i prezzi immobiliari comincino a crollare. Ma soprattutto, che lo facciano in tutto il paese contemporaneamente, dalla periferia di Phoenix alle spiagge di Miami. La seconda condizione perché il processo di Abs stia in piedi viene quindi a mancare. Ma improvvisamente, proprio perché il crollo è generalizzato, viene anche a mancare la prima, che la rischiosità delle famiglie sia sufficientemente diversificata. Tecnicamente, il crollo generalizzato dei prezzi immobiliari corrisponde alla realizzazione di un rischio aggregato, che, come tale, non è diversificabile: se fallisce la famiglia della periferia di Phoenix, la banca non può consolarsi con il boom del mercato immobiliare di Miami, perché entrambi crollano. Se il processo di asset-backed securitization si blocca, si ferma il mercato dei cosiddetti titoli mortage-backed. Nessuno li vuole più, e il loro prezzo crolla. Ma se la banca B (Lehman Brothers?) ha molti di questi titoli a bilancio, ecco che il valore delle sue passività, relativamente alle attività, improvvisamente si amplifica. Se lungo la catena Abs le banche di "tipo B" sono molte, ed erano molte nel mercato finanziario americano, ecco che l'operatore assicurativo che garantiva il funzionamento del sistema si trova a far fronte a una richiesta di copertura rischi fuori controllo. Sorprende allora che la compagnia assicurativa Aig o che le agenzie governative di garanzia dei mutui Fannie Mae e Freddie Mac siano andate al collasso? Ma soprattutto, visto il ruolo strutturale delle compagnie assicurative nel sostenere il processo, sorprende che queste siano state salvate mentre la banca B (Lehman) no? Nel mare di commenti sulla crisi finanziaria recente, tre considerazioni aggiuntive. Primo, sembra essenziale un intervento volto a riassorbire i titoli mortage-backed che non trovano più mercato. Ma altrettanto essenziale è che l'intervento sia dettagliato e trasparente. Si tratta infatti di ricostruire, o al limite di "sostituire", un mercato che non funziona più. Senza trasparenza non c'è possibilità che il sistema si riattivi, o che si rinnovi. Secondo, appare chiaro che l'anello debole del sistema siano gli istituti assicurativi. Se deve intervenire una riforma delle regole di vigilanza, questa non può prescindere dal loro ruolo, pubblici o privati che siano. Terzo, l'Italia. Si sente dire che "siamo al sicuro perché lontani dall'epicentro del sistema". Verrebbe da dire: per fortuna, invece, che siamo "vicini", nel senso di essere a pieno titolo nell'euro. Se per disgrazia la nostra principale banca italiana dovesse fallire, chi interverrebbe? E soprattutto, se fossimo ancora alla lira, chi conterrebbe una crisi di fiducia sulla nostra valuta? (1)Questo perché tecnicamente il processo di Abs viene di solito gestito non proprio dalla banca A, ma da una entità speciale a lei collegata: il cosiddetto special purpose vehicle (Spv), che è la prima che acquista il titolo in cui i mutui sono sintetizzati, permettendo quindi alla banca A (il cosiddetto originator) di rimuovere questi mutui dai suoi bilanci e di sostituirli con liquidità.

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IMMOBILIARE: -12.4% PREZZI CASE IN GRAN BRETAGNA (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 02-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di WSI-ANSA Il valore delle case nel Regno Unito a settembre e' diminuito del 12,4% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, registrando cosi' il maggiore calo tendenziale dal 1991. -->I prezzi delle case nel Regno Unito a settembre sono diminuiti del 12,4% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, registrando cosi' il maggiore calo tendenziale dal 1991. Lo comunica il Nationwide Building Society, secondo quanto riferisce Bloomberg. Il prezzo medio degli appartamenti è sceso a 161.797 sterline. Su base mensile il calo è invece dell'1,7%.

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La salvezza dei tirchi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "AprileOnline.info" del 02-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Nane Cantatore, 02 ottobre 2008, 19:14 Il punto internazionale La crisi finanziaria americana colpisce i Paesi europei in modo molto diverso: se si profilano guai seri per britannici, irlandesi e spagnoli, italiani e tedeschi non dovrebbero soffrire troppo. Merito di un sistema creditizio poco incline all'avventura, a volte persino troppo conservatore La crisi del sistema finanziario americano minaccia più o meno direttamente anche il resto del mondo, ma forse in modo più contenuto di quanto possa sembrare leggendo i listini di borsa delle ultime settimane. Se è vero, infatti, che ci sono state grosse perdite, in particolare nel settore finanziario, va anche ricordato che negli ultimi anni il valore delle azioni è salito oltre misura, in buona parte per effetto di due fattori: la crescita dei profitti delle aziende, dovuta alla contrazione dei costi, ossia all'aumento del divario tra salari e produttività, e la gigantesca disponibilità di liquidità, favorita dalla faciloneria con cui il credito è stato erogato e garantito in questi anni; questo secondo fattore, ovviamente, gioca un'importanza decisamente maggiore nei conti delle banche e delle assicurazioni, prime responsabili della contabilità allegra degli ultimi anni. Proprio per questo, i titoli bancari hanno registrato la più spettacolare delle ascese e ora stanno cadendo a precipizio. Di questi due ordini di fattori, il primo è di gran lunga il più importante, anche se non viene molto ricordato nel dibattito sulla crisi finanziaria: la contrazione dei salari rispetto alla produttività, se produce nel breve periodo risultati brillanti per le imprese, nel medio periodo mette a rischio la sostenibilità del ciclo economico, per l'ovvia ragione che è difficile continuare a vendere ciò che si produce se chi lo deve comprare non ha i soldi per farlo. Negli anni appena trascorsi, si è cercato di metterci una toppa favorendo il credito al consumo e quello immobiliare, il che ha, a sua volta, causato la bolla immobiliare e finanziaria esplosa in queste settimane. Oggi, la recessione è più una realtà che un rischio, mentre la stretta creditizia mette a rischio la capacità di investimento delle imprese e scarica sui lavoratori, e sui consumatori in generale, il costo della crisi. Di fronte alla chiarezza con cui si delineano questi elementi strutturali, dovrebbe essere anche chiaro quali sono le aree del mondo a maggior rischio: quelle con forti disparità di reddito al loro interno e quelle con maggior tasso di indebitamento privato. Il fatto che in molti casi queste aree coincidano non fa che confermare lo stretto collegamento tra i due fattori, e mette in evidenza i diversi punti di maggior gravità della crisi. Si tratta, ovviamente, degli Stati Unti, ma anche della Gran Bretagna, dell'Irlanda e della Spagna; dovrebbe avere un po' meno guai la Francia, grazie alla sostanziale tenuta del suo sistema creditizio (l'intervento pubblico a favore di Dexia è stato un provvedimento rapido e non troppo doloroso, e non dovrebbero essercene molti altri), mentre la notevole dipendenza dei Paesi del Benelux dal sistema bancario li mette in una posizione decisamente scomoda. Dovrebbero essere sostanzialmente al riparo i Paesi scandinavi, dove la forte uguaglianza sociale è unita a una sostanziale solidità finanziaria, mentre la Germania, che pure negli ultimi anni ha visto calare il suo tasso di uguaglianza, ha già avviato alcune misure per invertire la tendenza, e soprattutto ha un livello di indebitamento decisamente basso e un mercato immobiliare che, rimasto sostanzialmente immobile in questi anni di boom nel resto del mondo, è al riparo da ogni rischio di bolla. In Italia la recessione c'è già da un pezzo, ma è dovuta a fattori strutturali come la debolezza dei salari reali e la mancanza di investimenti, infrastrutture e politiche attive della pubblica amministrazione. Sul fronte della finanza, il tradizionale braccino corto delle banche italiane e la qualità complessivamente molto elevata del loro portafogli creditizio dovrebbero preservarle da brutte sorprese, per cui la tenuta finanziaria dovrebbe permettere, ad avere un governo decente, di affrontare finalmente i nodi strutturali, ora che non c'è più da correre dietro ai mercati internazionali. C'è poi il fattore euro: anche se il tasso di cambio ufficiale è oggi di 1,4 dollari rispetto al record di 1,6 dello scorso aprile, è chiaro che la divisa europea è destinata a rimanere forte ancora a lungo, il che dovrebbe favorire l'afflusso di capitali internazionali ed evitare l'eccessivo dissanguamento delle imprese europee. Quello che manca, ancora una volta, è un centro decisionale europeo che possa fare qualcosa in più che fissare il tasso di interesse di base: le forti discrepanze nelle condizioni delle banche europee e nei loro servizi non possono più essere affrontate nella logica iperliberista di una concorrenza che non è mai davvero tale, ma richiedono una capacità di governo e di intervento che oggi è sostanzialmente assente. Il New Deal europeo passa anche, se non soprattutto, per il sistema del credito.

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Usa: prezzi delle case in calo a luglio (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Finanza e Mercati" del 03-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Da Finanza&Mercati del 03-10-2008 La crisi immobiliare si fa sempre più evidente. Specie se si guarda all'epicentro da dove un anno e mezzo fa è partita. Secondo l'ultimo report presentato da Radar Logic, società attiva nell'elaborazione dati del comparto real estate con sede a New York, a fine luglio ben 24 delle 25 maggiori aree metropolitane statunitensi hanno segnato un calo nei prezzi delle case rispetto allo stesso periodo 2007. Un risultato scaturito anche dai crescenti pignoramenti in circolazione. "Gli acquirenti - spiega Michael Feder, amministratore delegato del gruppo - sono sempre più timorosi. E mostrano maggior avversità prima di concludere un'operazione". Del resto, il mercato si muove seguendo due maxi comportamenti: quello tradizionale, in cui venditori e acquirenti negoziano il prezzo fino a raggiungere un accordo; e quello attuale, tipico di una fase straordinaria che richiede l'accorciamento dei tempi, dove in seguito a una crescita esponenziale dei pignoramenti, i proprietari, le banche o più in generale gli istituti finanziari, sono disposti ad abbassare il prezzo pur di giungere quanto prima a una transazione. E ciò che stiamo osservando ora, secondo Feder, è proprio quest'ultima circostanza. Las Vegas, la città più colpita dalla crisi, ha infatti visto un calo dei prezzi superiore al 33% rispetto al 2007, mentre le aree di Los Angeles, Phoenix, Sacramento e San Francisco, nello stesso periodo hanno segnato un calo vicino al 28 per cento. In luglio 2008, ben 22 delle 25 aree analizzate, inoltre, mostrano un calo dei prezzi mensile, due sono neutrali mentre solamente una, Detroit, ha segnato un incremento, su giugno, dell'1,9 per cento.

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Che cosa (non) c'è dietro il clic di un mouse Il pil globale se ne frega dei subprime (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Riformista, Il" del 03-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Catastrofisti Che cosa (non) c'è dietro il clic di un mouse Il pil globale se ne frega dei subprime 20.000 miliardi di $ è la crescita del Pil globale dal 2000 a oggi Quando le Borse mondiali crollano, le banche simbolo del capitalismo vengono nazionalizzate e le grandi imprese si riducono a mendicare aiuti di stato, è facile dimenticare che il meccanismo che ha innescato la crisi finanziaria ha prodotto soprattutto sviluppo. Calcolare l'effetto netto dell'innovazione finanziaria sull'economia mondiale, e in particolare su quella americana, è quasi impossibile. Sarà compito degli storici. Ieri Ezio Mauro scriveva su Repubblica che finalmente vengono al pettine nodi come l'illusione di una "ricchezza e di una crescita senza lavoro", e che ad andare in crisi non sono solo le banche, ma un intero sistema, quello fondato sullo "scarto tra economia reale e realtà dei mercati finanziari e le transazioni commerciali, tra le merci, la moneta e il clic che invia l'ordine di comprare o di vendere in base a indicatori computerizzati". Parole dalla suggestione vagamente antimoderna (ma di questi tempi va di moda), indicative di un diffuso pessimismo congiunturale che trascura il quadro generale. Per esempio: tra il 1973 e il 2006 gli Stati Uniti hanno triplicato il proprio prodotto interno lordo. Nonostante abbiano subito due shock petroliferi, una recessione all'inizio degli anni Ottanta, il crac della borsa del 1987, il fallimento del fondo d'investimento Long Term Capital Management, lo scoppio della bolla di Internet e l'11 settembre 2001. Non saranno i subprime ad affondare il capitalismo americano. La bolla immobiliare e il credito facile, che hanno portato alla crisi attuale, hanno avuto anche effetti positivi. Tra il 1997 e il 2005, mentre i prezzi delle case si impennavano, il tasso di proprietà immobiliare negli Stati Uniti è cresciuto dal 65,7 per cento al 68,9, con gli incrementi maggiori tra i giovani, gli americani a reddito medio-basso, le minoranze etniche. Proprio negli anni in cui il reddito medio degli afroamericani si riduceva (sono dati del US Census Bureau), del 5,1 per cento e quello degli ispanici del 3,1, l'innovazione finanziaria ha consentito loro di comprare casa. I benefici della coesione sociale e della stabilità che ne sono derivati sono reali, ma è quasi impossibile misurarli. "Anche in Italia i prezzi delle case sono aumentati enormemente, ma questo non si è tradotto in una maggiore facilità nell'accesso alla liquidità, e neppure in maggiori consumi", spiega Tommaso Monacelli, professore di economia monetaria alla Bocconi che da ieri riceve mail di insulti per aver spiegato sulla voce.info che a causare la crisi non è stato l'uso, ma l'abuso di derivati. C'è "un contratto sociale da riscrivere, una sovranità da ristabilire, un'autorità democratica che garantisca i diritti anche nel mondo postnazionale", scrive Mauro. Eppure la finanza ha avuto proprio l'ambizione di fare questo, di garantire i diritti, come quello alla casa, allo studio (finanziamenti agli studenti per pagare le rette), il diritto alla felicità (agevolando i consumi). Ma gli apocalittici di oggi negano che il "capitalismo finanziario" abbia prodotto benessere. Per Giulio Tremonti, per esempio, è dal 1995 che si possono rintracciare "nella globalizzazione le cause e gli effetti della crisi in atto" (così ha dichiarato nei giorni scorsi). Ma nel frattempo questa globalizzazione centrata sulla integrazione finanziaria e commerciale, non ha impedito - evidentemente - al pil mondiale di passare da 35.960 miliardi di dollari a prezzi correnti del 2000 ai quasi 57.000 miliardi di dollari stimati per la fine del 2008.Ha consentito a 62 imprese dei paesi Bric (Brasile, India e Cina) di entrare tra le prime 500 al mondo, ha creato una middle class planetaria che - dice Goldman Sachs - aumenta di 70 milioni di persone all'anno e garantisce un futuro di consumatori in grado di comprare i beni prodotti dalla old economy occidentale e, soprattutto, i servizi, compresi quelli finanziari. L'integrazione finanziaria permette oggi alla crisi di diffondersi alla velocità del clic di un mouse, dice Mauro, ma in verità ha consentito alle imprese dei paesi emergenti di andare alla conquista dei mercati occidentali, con fusioni e acquisizioni come quelle che hanno portato il gruppo indiano Tata a comprare Jaguar e Land Rover, e l'altro indiano Mittal a comprare Arcelor. Operazioni complesse, rese possibili dalle stesse banche d'affari che oggi sono indicate come il simbolo di un capitalismo deteriorato. E il danno attuale ai portafogli dei risparmiatori di mezzo mondo, è largamente compensato dai guadagni dell'ultimo decennio, con le borse cresciute ovunque. In sette anni il valore del listino brasiliano è triplicato, quello russo quadruplicato. Ora la bolla è esplosa. Ma l'ultimo boom, quello di Internet, una volta che la schiuma dello scoppio si è depositata, ci ha lasciato in eredità Internet Explorer, le email, Google e le telefonate gratuite con Skype. Stefano Feltri 03/10/2008.

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C'è la crisi, crolla il prezzo delle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Tirreno, Il" del 03-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Lucca C'è la crisi, crolla il prezzo delle case Ad Altopascio in pochi mesi la flessione è stata del 10 per cento Gli alloggi ex novo ora costano intorno ai 125mila euro, ma resta difficile venderli perché non ci sono soldi ALTOPASCIO. Cala il prezzo delle abitazioni di nuova costruzione perché alla grande offerta non corrisponde nemmeno una quantità media di domande. Gli appartamenti edificati ex novo restano invenduti sebbene, dalla primavera di quest'anno, il loro costo sia sceso da 130-135.000 euro a 120-125 mila euro. Una riduzione del 10 per cento, che per ora non ha prodotto effetti: in particolare nelle frazioni di Altopascio, le case disabitate sono numerosissime. Fra gli agenti immobiliari si mormora che il numero possa aggirarsi sulle 350-400 unità. Gli imprenditori hanno eretto palazzoni composti anche da 15-20 appartamenti di 60 metri quadri netti ciascuno, ripartiti in una camera, una cameretta, bagno, soggirono e angolo cottura. Ma gli acquirenti sono pochi. Dopo gli anni del boom edilizio, la crisi del settore, in un paese come Altopascio che ha puntato molto sull'imprenditoria immobiliare, s'è manifestata con sempre maggiore evidenza. Soprattutto perché quel tipo di costruzione economica soddisfaceva le esigenze della popolazione appartenente alla fascia medio-bassa di reddito, che negli anni passati, grazie all'abbassamento dei tassi sui mutui, decideva di comprare un'abitazione. L'innalzamento dei tassi di interesse e la precarietà del lavoro hanno provocato la paralisi della compravendita, in primo luogo per coloro che riuscivano a fatica a sbarcare il lunario. Ed ecco che le case di 60 metri quadri inserite all'interno di palazzi formato caserma hanno perso il loro target di compratori. Di pari passo, però, Altopascio ha visto nascere sul suo territorio un nuovo giro di mercato immobiliare: da alcuni mesi gli agenti stanno vendendo appartamenti vecchi ben tenuti e villette a schiera, il cui prezzo va da 150 mila a 200.000 euro. "Le costruzioni ex novo che attraevano le fasce di reddito medio-basse restano invendute - commenta Alessandra Meucci dell'omonima agenzia -. Dall'altro lato, è aumentata la domanda di case vecchie tenute in modo decoroso e di villette a schiera. Prodotti immobiliari di interesse per la gente che rientra in una fascia media di reddito, che invece di acquistare in altre zone più costose opta per Altopascio, dove può comunque risparmiare un po'". Gli aumenti sui tassi d'interesse hanno messo in ginocchio molte famiglie che fino a pochi mesi fa riuscivano a vivere, seppur con qualche sacrificio, in maniera agiata. Alcune persone, infatti, si sono trovate costrette a rivendere una casa acquistata dopo un anno che pagavano il mutuo, perché non potevano più sostenere la spesa della rata mensile richiesta dalla banca. I clienti buoni per gli agenti immobiliari altopascesi adesso provengono soprattutto dal Pistoiese e puntano a case più grandi e dai prezzi più elevati (190.000-200.000 euro). Il mega giro d'affari legato ai nuovi appartamenti di 60 metri quadri spuntati come funghi in tutte le frazioni di Altopascio, che negli anni passati ha interessato agenzie di compravendita e costruttori edili, sembra ormai investito da una crisi profonda. "Che il mercato delle nuove costruzioni sia fermo è palese - analizza Gino Carmignani, dell'agenzia Il Quadrifoglio -. La presenza di una grande offerta che resta invenduta lo evidenzia. La compravendita adesso riguarda altre costruzioni, come il vecchio ben tenuto e le villette a schiera". M.P.

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Il piano forse passa, la malattia no (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Manifesto, Il" del 03-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

IL CRACK DEI CRACK Il piano forse passa, la malattia no Il Senato approva il pacchetto che salva Wall Street, ma Dow Jones e Nasdaq continuano a perdere. 200 economisti hanno inoltrato una petizione di critica al Congresso e oggi tocca alla Camera, il cui voto resta ancora incerto Fabrizio Tonello Nella notte di mercoledì, il Senato americano ha votato come previsto, 75 a 24, in favore del pacchetto di salvataggio per Wall Street ma non è riuscito a convincere. Non è stata convinta la Borsa dove, a un'ora dalla chiusura, il Dow Jones perdeva il 2,5% e il Nasdaq il 3%. Non è stata convinta la Camera, dove il voto di oggi si presenta incerto, nonostante gli abbellimenti al testo respinto lunedì scorso. Non si sono convinti gli economisti, molti dei quali hanno firmato una petizione al Congresso criticando la legge. Non si sono convinti gli elettori, divisi grosso modo in tre parti uguali fra contrari, favorevoli e incerti perché non hanno capito cosa stia dentro il lunghissimo testo. Un risultato poco incoraggiante per la lobby bancaria, che ha piegato senza difficoltà la Casa Bianca, poi il ministero del Tesoro (il cui titolare Paulson tornerà fra quattro mesi alla Goldman Sachs da cui proviene) e infine le leadership dei due partiti, compresi i due candidati alla presidenza McCain e Obama, terrorizzati dall'esporsi, con una posizione troppo decisa, agli attacchi dell'avversario. In realtà tutti sanno che si tratta di una pessima legge e che l'unico argomento per difenderla è che non si può fare diversamente perché la nave sta affondando. L'editorialista del New York Times Nicholas Kristof riassumeva bene, ieri, questa linea di pensiero con un commento dal titolo "Save the Fat Cats", "Salvate i pescicani". La tesi di Kristof è che sì, i banchieri americani sono esseri spregevoli, che si sono arricchiti a spese dei loro clienti e ora vogliono salvarsi a spese dei contribuenti ma non ci si può fare nulla: il Giappone ha pagato con 15 anni di recessione le esitazioni nel tirar fuori le banche dalla montagna di debiti in cui erano sprofondate dopo lo scoppio della bolla immobiliare degli anni '80. Per evitare una sorte simile occorre "salvare gli stronzi" (parole sue). Questi argomenti non convincono i 200 economisti che hanno firmato una petizione, promossa da John Cochrane dell'università di Chicago, articolata su tre punti: primo, il piano Paulson è iniquo perché è un sussidio a investitori poco saggi a spese dei contribuenti: chi ha incassato i profitti deve anche accettare le perdite; secondo, il piano è ambiguo perché non si sa come verranno spesi i soldi e quali siano compiti e poteri dell'agenzia che dovrebbe controllarne l'esecuzione; terzo, è un piano che impegnerà il Paese per una generazione ed è miope agire su una scala così gigantesca per ovviare a problemi di corta durata. Critiche ancora più radicali dal senatore indipendente Bernie Sanders del Vermont, che nella sua dichiarazione di voto contrario ha detto: "Questa legge non affronta il problema di cosa i contribuenti avranno in cambio dopo aver investito centinaia di miliardi di dollari in crediti inesigibili. Né affronta il problema dei pignoramenti, che è quello che riguarda da vicino milioni di americani a medio e basso reddito". Sanders ha messo il dito sulla piaga: sarebbe perfettamente ragionevole impegnare i 700 miliardi di dollari (ammesso che questa cifra sia necessaria) per comprare quote delle banche. Oggi le cinque grandi banche d'investimento sono scomparse o trasformate, molte altre istituzioni finanziarie esistono solo grazie al governo, che quindi potrebbe assumerne il controllo, cacciare i manager responsabili del disastro, ricapitalizzarle e rivendere le proprie quote una volta che gli Stati Uniti siano usciti dalla recessione: è la ricetta svedese, applicata da un governo conservatore negli anni '90. Ciò che è incomprensibile è la disponibilità dell'amministrazione Bush e del Senato a comprare crediti, espressi in strumenti finanziari di cui è impossibile valutare esattamente il valore (tanto è vero che la crisi di fiducia nasce proprio da qui). Il Tesoro pagherà dei pezzi di carta a cifre molto vicine al loro valore nominale e non avrà nulla in cambio, perché i crediti rimarranno inesigibili e le scommesse (i derivati) saranno già state perdute. Inoltre, se non si creano dei meccanismi di sostegno alle famiglie che fermino la corsa ai pignoramenti la situazione non potrà che peggiorare. L'iniezione di liquidità nelle banche sarà come una potente sniffata di cocaina, il cui effetto svanirà in poche settimane. Oggi i mutui in default sono circa l'1% del totale e questo ha già terremotato il mercato immobiliare ma, se non si interviene in questo punto della catena dei debiti, l'anno prossimo saranno il 2% e nel 2010 il 3%. Ciò significa almeno quattro anni di prezzi delle case in ulteriore discesa, in una spirale perversa in cui nessuno compra perché si aspetta che i prezzi scendono, facendo avverare la previsione che effettivamente scenderanno. Argomenti ben noti ma oggi tutti, a Washington, hanno la testa altrove: Paulson e Bernanke vogliono evitare fallimenti a catena di banche e altre giornate come quella di lunedì, in cui il Dow Jones ha perso 777 punti. Senatori e deputati vogliono tornarsene alle loro campagne elettorali, alla stretta finale. I candidati alla Presidenza si fanno vedere solo di sfuggita, pensando "Se sarò eletto ci penserò quando entrerò in carica". L'orizzonte decisionale della politica americana non va al di là dei telegiornali della sera.

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Mutui, piano Tremonti e case occupate: intervista a Riccardo Chartroux (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Blogosfere" del 03-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Ott 08 3 Mutui, piano Tremonti e case occupate: intervista a Riccardo Chartroux Pubblicato da Eleonora, Blogosfere Staff alle 10:00 in Interviste Case senza abitanti e abitanti senza casa: affitto, mutuo e sfratto sono problemi che attanagliano i cittadini italiani, alle prese con rinegoziazione e i tassi variabili in attesa, magari, degli alloggi popolari promessi dal piano di Giulio Tremonti. Riccardo Chartroux, giornalista Rai, è autore di "Cercasi casa disperatamente" (Il Saggiatore, 15 euro), un'appassionanate inchiesta sul mercato immobiliare italiano. Abbiamo incontrato Riccardo e di seguito potete leggere l'intervista. La crisi della finanza mondiale è scoppiata con lo scandalo dei mutui subprime. Molte famiglie americane che non riuscivano più a pagare le rate oggi abitano nelle tendopoli in periferia. Cosa accadrà in Italia? Il nostro futuro è legato ovviamente alla congiuntura mondiale. Le banche assicurano che non avremo migliaia di famiglie fuori casa perché in Italia sono state più prudenti nel richiedere garanzie per i mutui. E' vero, ma è anche vero che pressappoco la metà dei mutui sono concessi da altri soggetti (finanziarie, broker, mutui online etc.) che non necessariamente hanno adottato le stesse precauzioni. E mentre le associazioni dei consumatori parlano di un più 20 per cento dei pignoramenti di immobili non si può escludere che il fenomeno si estenda anche da noi. Contemporaneamente diminuiscono i prezzi delle case (buona notizia per chi deve comprare, cattiva per chi è costretto a vendere la propria, magari per pagare un debito le cui rate si sono fatte troppo onerose). Ma caleranno gli affitti? Sarà difficile. Mentre il settore immobiliare soffre, tutte i grandi nomi sono in crisi, bisogna vedere se sopravviverà la miriade di piccole e medie imprese edili che in qualche caso devono ancora finire di costruire case già vendute. Investire nel mattone: dopo anni di boom e prezzi alle stelle quando converrà comprare casa? La bolla si è in parte sgonfiata, gli analisti ritengono che il mercato sarà fermo ancora per un po'. I prezzi rimarranno stabili o subiranno ritocchi verso il basso, ma tutto è legato ancora una volta alla congiuntura internazionale, alle decisioni delle banche centrali sui tassi di interesse e così via. Dobbiamo ringraziare anche la crisi mondiale se ricominceremo a investire nel mattone? Non credo che dobbiamo ringraziare la crisi perché ci porta a reinvestire nel mattone; anzi, credo che ci abbiamo investito troppo. Una quota consistente di reddito che va in investimenti immobiliari è sottratta a investimenti produttivi e consumi che hanno un effetto più benefico sull'economia. Penso che gli investimenti immobiliari nei prossimi anni dovrebbero essere soprattutto pubblici o a capitale misto per rimediare alla crisi abitativa dei ceti medio bassi. In Italia ogni anno 100.000 persone vengono sfrattate e aumentano le case occupate, dalla destra con le Osa di destra ai centri sociali di sinistra. Quali sono le città dove si occupa di più? Si occupa dappertutto. A Roma e Milano naturalmente, meno in altre città del nord. Direi che Napoli è la capitale dell'illegalità diffusa anche in questo campo; ma c'è occupazione e occupazione: ci sono i disperati che si infilano in una casa popolare perchè sono in lista di attesa da anni, ci sono le organizzazioni politiche che fanno lotta per la casa occupando, ci sono i delinquenti soprattutto nelle grandi città del sud (Napoli, Bari, Palermo) per cui gestire l'occupazione è una forma di racket. Il piano di Tremonti prevede la costruzione di centomila alloggi popolari. Credi sia un piano realistico e risolutivo? Il piano di Tremonti per quello che si è potuto capire prevede la costruzione di centomila case, di cui ventimila a canone moderato. Le altre sarebbero messe sul mercato. Il punto qui è quante risorse sono disponibili, quanta percentuale delle case va a soddisfare i bisogni di chi si trova in difficoltà, e quanto è moderato un canone: tempo fa si era parlato di ottocento euro al mese che è meno del prezzo di mercato nelle grandi città ma ugualmente al di sopra delle possibilità di milioni di famiglie. In Italia i prezzi del mercato immobiliare sono alle stelle a differenza ad esempio di Austria, Francia e Germania. Perchè comprare casa o pagare l'affitto nel nostro paese è così caro? La Germania, il Giappone e qualche altro Paese hanno già avuto la loro bolla immobiliare anni fa e sono rimasti fuori da quest'ultima. In Italia, per riassumere, c'è stato un colossale affflusso di denaro al mercato immobiliare dovuto ad alcuni fattori. Innanzitutto i bassi tassi di interesse (per la prima volta, con l'euro). L'euro ha portato anche un massiccio spostamento di capitali nelle mani di certe categorie che hanno riversato i loro maggiori guadagni sul mercato del mattone, questo anche perché le Borse andavano male e in un Paese con una tradizione di inflazione alta il mattone è considerato un buon investimento (come in Spagna dove si vive una crisi anche peggiore della nostra). In più le politiche fiscali e la vendita delle case pubbliche e degli enti ha incoraggiato la proprietà e scoraggiato l'affitto. E negli anni tra il 1998 e il 2007 sono arrivati sul mercato otto, nove milioni di trentenni figli del baby boom che avevano bisogno di case. Un consiglio sulla rinegoziazione dei mutui: cosa diresti a chi deve ancora pagare le rate del mutuo? E cosa farai tu, visto che sei in affitto? Io continuo a pagare il mio affitto perché acquistare una casa è assolutamente al di sopra delle mie possibilità. Non dò consigli perché ci sono esperti di finanza in questo campo che ne sanno molto più di me.

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Tecnocasa: tengono prezzi a Cagliari, diminuiscono ad Oristano (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sardegna oggi" del 03-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Cagliari, Sassari, Olbia in controtendenza rispetto alla media nazionale: in Sardegna reggono o aumentano leggermente i prezzi delle case.Lo rileva la relazione annuale di Tecnocasa. In Italia, per i primi 6 mesi '08, si registra un -2,7%. Cagliari, invece, non registra contrazioni, anzi un lieve aumento (+0,1%), Sassari un +0,9% e Tortolì un +4,2%. Stabili Olbia e Tempio; l'unico Comune capoluogo che registra una calo e' Oristano. Reggono i prezzi delle case nelle località turistiche. -->CAGLIARI - Tengono i prezzi delle case in Sardegna rispetto ad una media nazionale che tocca il -2,7% nelle grndi città. A Cagliari non ci sono contrazioni. Anzi un leggero aumento (+0,1%), qualcosa di più a Sassari (+0,9%), mentre c'è un forte incremento a Tortolì (+4,2%). Stabili Olbia e Tempio, e l'unico comune capoluogo dove si registra una caduta dei prezzi è Oristano ("un eccezione perchè c'è stato un forte sviluppo immobiliare, ma l'offerta ha superato la domanda"). Il tipo di appartamento più richiesto rimane sempre il trivano (a Cagliari 42,1%), mentre si registra (fonte Agenzia del Territorio) un netto calo di compravendite rispetto al 2004. Numeri pesanti a Cagliari (1717 contratti e -9,7%), ma soprattutto a Quartu (-17,5%), Alghero (-19,6%), Arzachena (-19%). Forti incrementi invece a Sestu, Capoterra e Budoni. Reggono i prezzi delle case nelle località turistiche. Unica eccezione Alghero con un -6,9%. Per quanto riguarda il mercato dei prestiti alle famiglie per l'acquisto di abitazioni si registra in Sardegna una crescita del 4% rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente. Variazione positiva per Sassari (+31%) e negativa per Oristano (-25%), Nuoro (-22%) e Cagliari (-4%). -->.

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Prezzi delle case, alghero in calo - pablo sole (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Nuova Sardegna, La" del 04-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Sardegna Prezzi delle case, Alghero in calo Nella città catalana si registra un meno 7%, lieve rialzo a Sassari, situazione stabile a Cagliari, boom a Villasimius IL RAPPORTO TECNOCASA A Oristano flessione del 4% Quotazioni invariate a Nuoro PABLO SOLE CAGLIARI. Seconde case: aumenta la disponibilità, latitano gli acquirenti. E non c'è bisogno di scomodare economisti di fama per capire le conseguenze di questo rapporto: il mercato non tira e i prezzi scendono. Lo dicono i dati sull'andamento del mercato immobiliare turistico e residenziale raccolti da Tecnocasa, presentati ieri. Il decremento dei prezzi, elemento legato a doppio filo con il valore dell'immobile, appare un dato sintomatico soprattutto se inserito nel dibattito sulle direttrici di sviluppo che dovrebbe seguire l'edilizia turistica in Sardegna. Da una parte ci sono i sostenitori del mattone, dall'altra gli ambientalisti e gli sponsor della ristrutturazione. Ebbene, secondo il report Tecnocasa, sembra che i primi abbiano mancato il bersaglio. Se è vero che rispetto allo scorso anno i prezzi degli immobili nelle principali località turistiche non hanno subito variazioni significative, attestandosi intorno allo 0%, quel che più colpisce è il "caso Alghero": prezzi in caduta libera con un saldo medio negativo del 7%. E in un mercato in costante ascesa come quello immobiliare, non sembra un dato confortante. "Nella città catalana - ha sottolineato il consulente di Tecnocasa Fabrizio Laconi - si sconta l'alto numero di cantieri aperti negli ultimi anni. Si sono costruite più case di quelle che richiedeva il mercato, molti appartamenti sono rimasti invenduti: ecco spiegato il calo di prezzo". L'unico saldo positivo, con un incremento pari all'8%, lo fa segnare Villasimius. E non perché si stanno costruendo nuovi immobili. Nella perla della costa sud orientale della Sardegna si sta operando in altro modo: stop ai cantieri delle villette a schiera, via libera al recupero del centro storico. In sostanza: si ristruttura e si vende. Gli acquirenti? Cagliaritani ma soprattutto turisti d'oltre Tirreno che vogliono accaparrarsi un buen retiro in terra sarda. Passando dal turistico al residenziale, il quadro cambia poco. E anche in questo caso, a caratterizzare un mercato sostanzialmente stabile ci pensano i nuovi cantieri e soprattutto gli appartamenti rimasti invenduti. è il caso di Oristano, che nella tabella delle quotazioni immobiliari fa segnare una flessione del 4%. "Anche in questo caso - ha rimarcato Fabrizio Laconi - ci troviamo di fronte ad una situazione caratterizzata da molti appartamenti costruiti e poi rimasti invenduti". A questo elemento si affianca l'alto costo raggiunto dagli immobili in alcune zone della città, come "Oristano Clinica": qui, fino allo scorso anno, si chiedevano anche 2500 euro a metro quadro. Acquirenti: pochini. E visti i tempi di vacche magre, le quotazioni sono scese a 2000. Non così in molte altre città, a cominciare da Cagliari: zone centrali e centro storico rimangono le mete più ambite da chi acquista, e i prezzi non hanno subito rilevanti variazioni, così come nella maggior parte degli altri quartieri. Il discorso non cambia neppure a Sassari: lievi rialzi a Sant' Orsola e a Ottava. Le quotazioni più elevate (2000-2200 euro al mq.) si registrano a San Giuseppe, ma la zona più richiesta è quella di Luna e Sole: semicentrale, dove non mancano attività commerciali e centri sportivi. Prezzi stabili anche a Nuoro: a tirare la volata è il centro città, ma non mancano le richieste per Città Nuova e Città Giardino, dove si concentrano soprattutto abitazioni indipendenti costruite tra gli anni'80 e'90. Prezzi minimi? Tra i 360 e i 400mila euro.

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Come si temeva anche nell'area metropolitana è esplosa la bolla immobiliare. Dopo un lungo tren (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 04-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di FEDERICA GIALLORETO Come si temeva anche nell'area metropolitana è esplosa la bolla immobiliare. Dopo un lungo trend positivo, anche l'edilizia, la seconda gamba dell'economia pescarese, comincia a soffrire. Tuttavia la città veloce continua a rappresentare un'eccezione: negli anni non solo si è continuato a costruire ma i prezzi delle case sono aumentati vertiginosamente, con un'offerta spesso troppo superiore alla domanda. Si è costruito ovunque e adesso gli appartamenti invenduti non si contano. La gente ha paura di investire, e così resta a guardare aspettando tempi migliori. E quindi se fino a qualche tempo fa un imprenditore vendeva il 70 per cento degli appartamenti sulla carta, adesso se riesce a vendere il 15 per cento è già tanto. È ciò che succede in un mercato drogato come quello immobiliare. E ora le imprese gridano alla crisi. Nel primo semestre di quest'anno si è registrata una flessione delle compravendite immobiliari di circa il 14 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un andamento questo, nel settore privato che si accompagna a quello dei lavori pubblici. Dal 2003 ad oggi gli investimenti nelle infrastrutture si sono dimezzati. Anche l'occupazione nelle imprese nei primi sei mesi dell'anno ha subito un calo del 6,5 per cento, sebbene le stime dell'Ance si aggirino intorno al 10 per cento. E' come se nella provincia di Pescara, dice l'ente, chiudesse una fabbrica con 500 dipendenti. "La crisi nel settore edile - spiega il presidente dell'Ance, Giuseppe Girolimetti - è la più pesante dal dopoguerra ad oggi e nulla di buono s'intravede all'orizzonte. L'edilizia è sempre stata il volano dell'economia e ora si sta letteralmente fermando. Bisogna fare qualcosa per farla ripartire". Secondo Girolimetti per ciò che concerne i lavori pubblici, la riduzione degli appalti influisce sulla crisi, anche perché "sono poco remunerativi per le imprese - aggiunge il presidente - perché le amministrazioni traggono vantaggio dal minor costo delle opere, senza considerare che un tale atteggiamento si ripercuote sulla qualità delle opere, sulla sicurezza dei lavoratori nei cantieri con il ritorno anche al lavoro nero". Ma anche il settore dell'imprenditoria privata sarebbe costretta ad uno stop per i ritardi della macchina amministrativa. "Le nostre imprese - osserva Girolimetti - non sono più in grado di ammortizzare i lunghi tempi di rilascio dei permessi per costruire, anche di due-tre anni. Al Comune di Pescara la variante delle invarianti al Prg ha bloccato lo sviluppo, cristallizzando la situazione con scelte che devono essere ancora prese. Nel nostro settore non ci sono più le condizioni per continuare a sostenere il costo dell'inefficienza pubblica". Ma proprio quello strumento urbanistico ha evitato che colate di cemento riempissero tutti i vuoti urbani della città, a favore di qualche fazzoletto di verde. Ma il grido d'allarme di Girolimetti non s'arresta: "Per quanto riguarda le infrastrutture poi siamo rimasti fermi al 1980, e l'area pescarese soffre per una mancata mobilità sostenibile. O pensiamo che la mobilità sia cambiare il senso di marcia in via Fabrizi? - chiede il numero uno di Ance -. Bisogna decidere una volta per tutte, cosa fare di Pescara. Lo sviluppo va gestito e governato: su questo siamo d'accordo ma parliamone e poi però decidiamo. Nella convinzione che la buona architettura crea anche economia in una città". Per questo nei prossimi giorni l'Ance incontrerà i sindaci di Montesilvano e Pescara e organizzerà una serie di convegni sul delicato argomento. "E' un grido di dolore che rivolgiamo alle istituzioni - conclude Girolimetti - affinché prendano provvedimenti per affrontare subito l'emergenza, cercando ad esempio di snellire le pratiche burocratiche e recuperando finanziamenti per avviare lavori pubblici". Roba da bacchetta magica.

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Il crollo dei prezzi immobiliari: anatomia di un meccanismo razionale (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Denaro, Il" del 04-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Commenti finanza Il crollo dei prezzi immobiliari: anatomia di un meccanismo razionale Tommaso Monacelli* Dietro il sistema dei subprime non c'è né una bolla né un eccesso di avidità, ma un meccanismo razionale sostenuto da aspettative euforiche sull'andamento futuro dei prezzi immobiliari. Ed è questo forse l'unico elemento effettivamente non razionale. Quando i prezzi sono crollati contemporaneamente in tutti gli Stati Uniti, si è verificata la realizzazione di un rischio aggregato, come tale non diversificabile. Travolgendo le compagnie assicurative che garantivano il funzionamento di tutto il meccanismo. E che per lo stesso motivo sono poi state salvate. Supponete di essere un cantante proprietario dei diritti su un famoso brano musicale di qualche anno fa. Supponete di essere un po' in declino, di fama ed economico, e di avere bisogno di liquidità: sareste un individuo ideale per attivare un processo di asset-backed securitization (Abs). In altre parole: vi indebitate e garantite di ripagare il debito con il flusso futuro di entrate derivanti dalle royalties. Niente di più utile quindi: il cosiddetto processo di Abs permette di trasformare un asset illiquido (i vostre diritti sono difficili da vendere direttamente) in una disponibilità ampia e immediata di liquidità. Se voi foste un creditore, prestereste soldi al cantante, magari se questo cantante è Michael Jackson? Credo di sì: le royalties sui suoi successi sono una garanzia. Sostituite ora il cantante con la banca A, che ha bisogno di fondi o che semplicemente vuole fare profitti. E sostituite le royalties con il flusso futuro atteso delle rate di un mutuo immobiliare. La banca A estende un mutuo contemporaneamente a cento famiglie, di diversa rischiosità. Quindi bussa alla porta della banca B per chiedere un prestito, e garantisce il prestito con il flusso futuro atteso delle rate dei mutui. Si attiva una particolare forma di Abs chiamata Mbs, mortage-backed security. Anche in questo caso asset illiquidi (i mutui) sono sintetizzati in modo da trasformarsi in liquidità immediata per la banca, che a sua volta serve per finanziare investimenti delle imprese, o per estendere nuovi crediti ad altre famiglie. In alternativa, la banca A può semplicemente vendere questo titolo alla banca B. Il tutto sembra una buona idea, sia per la banca A, che per le famiglie che riescono a comprarsi una casa. Ma a due condizioni. Primo, che il gruppo di famiglie sia sufficientemente diversificato nel rischio: nel gruppo non ci devono essere caratteristiche troppo simili che potrebbero portare tutte le famiglie a fallire contemporaneamente. Esempio estremo: tutte le famiglie vivono nella stessa città colpita dalla chiusura di una azienda. Secondo, che esista una certa fiducia nel fatto che il valore di questi asset - i mutui e quindi le case sottostanti - continui a crescere nel tempo. Quando c'è fiducia nel fatto che i prezzi delle case continuino a crescere nel tempo, se anche un certo numero di famiglie dovesse fallire, sarà sempre possibile rivalersi in futuro su immobili il cui valore è cresciuto nel tempo. Nella maggior parte dei casi, con un mercato immobiliare in pieno boom, un buon affare, nonostante il fallimento del debitore (la famiglia). In tutto questo, come è tutelata la banca B? Se le due condizioni sono verificate, la banca B non dovrebbe avere problemi a prestare soldi alla banca A, oppure ad acquistare il titolo. Di solito, però, nel passaggio dalla banca A alla banca B interviene un altro operatore: tipicamente una agenzia assicurativa. Il ruolo della agenzia assicurativa (pubblica o privata) è cruciale, perché garantisce la bontà del credito sottostante al titolo e quindi permette che possa avere un mercato. Senza questa assicurazione tutto il processo si bloccherebbe: non solo la banca B sarebbe più riluttante a comprare il titolo dalla banca A, ma la stessa banca A non attiverebbe il processo di Abs fin dall'inizio. (1) Questa è l'anatomia del sistema di asset-backed securitization che è cresciuto a dismisura negli Stati Uniti negli anni Novanta e Duemila. Il sistema funziona così. Lo sviluppo dell'innovazione finanziaria di tipo Abs permette prospettive di ripartizione del rischio per gli operatori finanziari mai viste prima. Questo induce gli operatori stessi a una concorrenza sempre più ampia nell'estendere credito, soprattutto immobiliare, spingendo al rialzo la domanda di investimento immobiliare, e quindi i prezzi. A sua volta, prezzi immobiliari più alti e, soprattutto, la fiducia in continui rialzi futuri, innescano un meccanismo di accelerazione, perché inducono a rafforzare il processo di Abs, che a sua volta genera una ulteriore spinta delle domanda di mutui e dei prezzi delle case, e così via. Aggiungete, a partire dal 2001, tassi di interesse estremamente bassi e il quadro appare chiaro. Non una "bolla" quindi, ammesso che qualcuno ne abbia chiaro il significato, né un eccesso di avidità o di mancanza di etica, ma un meccanismo razionale sostenuto da un ingrediente centrale, forse l'unico effettivamente non razionale: le aspettative euforiche sull'andamento futuro dei prezzi immobiliari (..,). *professore Associato di economia politica presso l'Università Bocconi di Milano (il testo integrale è su www.lavoce.info) del 04-10-2008 num.

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Edilizia, mercato a rischio di crollo (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Gazzetta di Modena,La" del 05-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di Saverio Cioce Edilizia, mercato a rischio di crollo L'offerta abbonda, si corre ai ripari per le valutazioni troppo alte Prima notizia: la bolla immobiliare sta per scoppiare anche a Modena, con migliaia di appartamenti invenduti. Seconda notizia: gli immobili invenduti rischiano di essere invendibili per mancanza di liquidità, eccesso di offerta e prezzi ancora orientati al biennio passato, con un costo superiore del 15-20% (minimo) di quanto valgono. Erano questi i commenti che si potevano raccogliere ieri tra i corridoi del convegno sulla valutazione dei beni immobiliari organizzato dall'Ordine degli Ingegneri di Modena e che ha visto la presenza di più di duecento persone. Dibattito animatissimo sino a ieri pomeriggio anche perchè, a dispetto del titolo per superspecialisti, in gioco non ci sono solo cifre da capogiro sul mercato delle case a Modena ma gli interessi di chiunque abbia un casa di proprietà, un pezzo di terra o un garage. I beni al sole infatti sono sempre stati una garanzia reale dell'economia di carta, il controvalore in mattone di prestiti e mutui; se, come sta capitando in questa bufera economica, anche il loro valore viene messo in discussione, anche la circolazione dell'economia di ogni giorno arriva al collasso. "Questo convegno è stato ideato un anno fa, quando ancora le tempeste sulla bolla immobiliare erano ipotizzate - spiega Pietro Balugani, presidente dell'Ordine degli Ingegneri di Modena - Adesso è diventato un tema di stretta attualità visto che tutte le garanzie sui mutui sono relative ai valori degli immobili. Per questo è necessario identificare parametri oggettivi di valutazione, che siano omogenei e condivisi da tutti. Già nella nostra provincia vediamo le conseguenze degli eccessi di offerta, soprattutto a Carpi, Vignola e Modena; se ci sono molti venditori sul mercato i prezzi sono destinati a calare. Ora c'è un clima di calma irreale, perchè le valutazioni sono più alte di quelle reali dei valori di mercato. E' una realtà". Balugani non indica il sovrapprezzo, ma valutazioni correnti tra gli specialisti davano ieri tranquillamente percentuali minime tra il 10 e il 20%. E i primi a trovarsi nell'occhio del ciclone sono banche e assicurazioni, i colossi delle proprietà edilizie, che si trovano con un patrimonio in mattoni difficile da tradurre in soldi contanti. Al tempo stesso abbassare di colpo i prezzi delle case invendute per far cassa vorrebbe dire innescare una reazione a catena che porterebbe al crollo dell'edilizia. Gli istituti di credito poi devono pagare un altro prezzo, perchè la loro solidità patrimoniale è decisiva. Quando si conpra casa la valutazione è sempre indicativa, ed è riferita alla zona e ai metri quadrati, oltre che al bisogno di vendere dei proprietari o alla fretta e alla disponibilità del salvadanaio di chi acquista. "Comunque non sono valutazioni sufficienti - spiega Silvia Cappelli della Crif PV - Nelle valutazioni entrano in gioco molti altri fattori: la disponibilità di un garage, la luminosità e così via. Ad esempio, anche per un semplice balcone le condizioni di prezzo cambiano a seconda dell'affaccio, se è in un immobile antico o se è il terrazzo di un attico". "Un conto sono le valutazioni dell'edificio - riassume Antonio Benvenuti - Un altro il contesto in cui si colloca". Insomma, pare di capire, mentre per il peso e le superfici hanno inventato il chilo e il metro che vanno bene a tutti, per le case dobbiamo ancora trovare unico e unificante.

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<Colpa delle liberalizzazioni degli anni '70> (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 05-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

"Colpa delle liberalizzazioni degli anni '70" dall'inviato Mino Carrara FERRARA "L'attuale crisi americana? Parte da lontano: dalle liberalizzazioni degli anni Settanta una vera catastrofe. Reagan apostolo del fondamentalismo liberista? Ma dove... È stato il più grande protezionista. Clinton? Ha avuto anche lui la sua bolla con il tecboom degli anni Novanta. Obama? I suoi discorsi sull'economia sono voli pindarici. Greenspan? Poteva intervenire e non l'ha fatto". Ne ha per tutti Noam Chomsky scienziato, filosofo, teorico della comunicazione statunitense, professore emerito di linguistica al Massachusetts institute of technology (Mit) di Boston: è riconosciuto come il fondatore della grammatica generativo-trasformazionale, ma viene anche definito intellettuale anarchico e socialista libertario. Aria sorniona, voce pacata, capelli bianchi un po' arruffati, camicia di jeans: Noam Chomsky si affaccia così dal maxischermo del cinema Apollo di Ferrara. Davanti a lui, ma solo mediaticamente, Lucia Annunziata, comodamente seduta su una poltrona gialla per un dialogo sul tema "L'altra voce dell'America" nell'ambito della tre giorni estense "Internazionale a Ferrara. Un weekend con i giornalisti di tutto il mondo", che si conclude oggi. Si comincia con l'argomento del giorno: il piano Paulson per salvare Wall Street. Per Chomsky è un invito a nozze: "Siamo in una situazione drammatica: non c'era altra scelta che approvarlo", dice subito. Lo stupore dell'assemblea che gremiva tutte le tre sale dell'Apollo dura lo spazio di un nanosecondo. "Non è che in letteratura non esistessero alternative ? aggiunge ?; c'erano, ma non c'è stata la possibilità per la gente di fare altre proposte. Non c'è stata la volontà politica di coinvolgere la gente a formulare proposte attraverso i sindacati e le associazioni". Poi la stoccata: "Questo significa una cosa: negli Stati Uniti c'è una crisi di democrazia". Lucia Annunziata rilancia sottolineando che questa crisi non è solo colpa di Bush, ma anche di Clinton. Chomsky vede lo spiraglio per piazzare la bordata: "L'economia durante le presidenze Clinton, Bush e Reagan è stata piuttosto fragile ? attacca ?, ma non si tratta di un'economia di mercato: è un'illusione da eliminare, perché l'intera economia, in particolare quella avanzata, si fonda in larghissima misura sul settore statale". Poi parte la frecciata bipartisan: "Con Clinton c'è stato un boom economico-tecnologico, il "tecboom", che in parte è stato una bolla poi scoppiata. C'era anche la parte dell'economia reale fondata su una rivoluzione tecnologica dell'amministrazione Clinton. Una rivoluzione che è frutto di decenni e decenni di spesa pubblica. È lì che sono stati messi a punto i computer, la microelettronica e internet". Dopo il democratico, tocca al repubblicano Reagan: "È stato considerato il grande apostolo del fondamentalismo di mercato, ma sono sciocchezze, perché lui è stato il presidente più protezionista del dopoguerra americano. Ha raddoppiato le barriere per cercare di preservare l'impresa e l'industria americana dalla superiorità di quella giapponese. Ha fatto appello al Pentagono affinché elaborasse programmi per formare i manager delle imprese americane, che ormai erano rimasti indietro. Lì ci furono i più grandi piani di salvataggio della storia americana, a partire dalla Banca dell'Illinois". Dall'uragano Noam se la cava un po' meglio Bush, perché "l'economia è in una cattiva situazione, siamo in quello che forse è il periodo più brutto dopo la Seconda guerra mondiale". Requisitoria finita? Neanche per idea, manca ancora qualcuno all'appello. "Greenspan avrebbe potuto riportare la situazione sotto controllo, ma ha scelto di non farlo. Così c'è stato un incremento incredibile della spesa, circa il settanta per cento tra investimenti e spese delle imprese, perché il credito era disponibile. Poi è scoppiata la bolla, ma ancora non abbiamo visto il fondo: i prezzi delle case non sono ancora tornati alla linea di base, è chiaro quindi che questa caduta sta proseguendo". Dopo l'analisi ecco le previsioni: "I prezzi calano, ma la gente non è più in grado di spendere, anche perché crediti sono in una stretta. Quindi stiamo vedendo un congelamento, una paralisi del mercato del credito che potrebbe essere molto grave e tutto il sistema potrebbe fermarsi". Ma non finisce lì, perché "la cosa riguarda anche l'Europa: nel Regno Unito e in Spagna c'è stata una bolla immobiliare più grave di quella americana, i governi hanno dovuto darsi da fare per nazionalizzare". E chiude con l'affondo: "Sono crisi che erano in preparazione, che erano prevedibili e sono state previste. Se cerchiamo le ragioni più profonde, hanno a che fare con le liberalizzazione degli anni Settanta: una catastrofe". Il viaggio in Europa non può che concludersi in Italia. "È il Paese più stupendo del mondo, ma la politica è sorprendente, è sbalorditiva, è una sorta di caos e turbolenza persistente. Ma l'Italia è un Paese troppo bello per andare così alla malora".

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Il mercato in difficoltà e lo stato interventista (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Manifesto, Il" del 06-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

CRISI FINANZIARIA GLOBALE Il mercato in difficoltà e lo stato interventista Riccardo Bellofiore Nei commenti di queste settimane non ci è stata risparmiata la sequela di argomentazioni tranquillizzanti: crisi passeggera; non si può fare a meno della finanza; le banche europee sono al riparo; il vecchio continente, ancora manifatturiero, ne uscirà rafforzato; l'Italia può contare sulle medie imprese multinazionali. Peccato che questa finanza ci abbia portato sulle soglie di una nuova Grande Crisi. Che le banche europee abbiano aggirato la regolamentazione per garantirsi più elevati rendimenti. Che lo sganciamento dell'Europa dagli Usa si sia negli ultimi mesi sgonfiato come una favola. Che i pochi spezzoni vitali del nostro apparato produttivo siano fragilissimi e dipendenti dalla congiuntura. Certo, è finito un mondo. Il punto non è quello di capire il "perché" di breve periodo. Si tratta di capire come se ne esce. Meglio, come ne uscirà il capitale. Senza fermarci alle verità ovvie: socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti; la crisi verrà pagata dal mondo del lavoro. E senza saltare sul carro del solito Tremonti colorato "di sinistra", quando si ha a che fare con un neoliberismo compassionevole dai tratti fascistoidi e reazionari, incluso il protezionismo. Su queste colonne, un anno fa, segnalavo come lo scoppio della bolla immobiliare abbia visto il ritorno di un Minsky moment, di un punto di svolta superiore nel ciclo dell'instabilità finanziaria. La "nuova economia" si è nutrita di una convenzione Greenspan. La politica monetaria spingeva verso l'alto le "attività" (azioni, case), il che ha rafforzato l'effetto leva. Si ampliava l'indebitamento delle famiglie, a sostegno di un consumo "autonomo" da effetto ricchezza. E si forniva domanda ai neomercantilismi forti (come quelli asiatico e tedesco) e deboli (come quello italiano). Un sistema bancario ombra, ma interconnesso con le banche vere e proprie, poteva fornire moneta senza limiti, mentre la riduzione della disoccupazione di lavoratori "traumatizzati" non si traduceva in pressione sui salari. A un certo punto, come nella poesia di Yeats, "le cose si dissociano, il centro non può reggere". La bolla scoppia, si rischia la deflazione da debiti. Dietro l'illiquidità fa capolino l'insolvenza, le relazioni interbancarie si bloccano. Facile prevedere i ripetuti interventi delle banche centrali come prestatrici di ultima istanza, e la politica di bassi tassi d'interesse, da parte almeno della Fed. Da marzo/aprile c'è stato un cambio di passo. Il Minsky moment si è mutato in un Minsky meltdown, in un collasso vero e proprio. Per lo spettro dell'insolvenza, sempre più operatori finanziari devono svendere attività: ma se lo fanno tutti, questo non aiuta i bilanci, li affossa. L'acceleratore finanziario è diventato un deceleratore finanziario. Quando il problema non è l'illiquidità, il prestatore di ultima istanza non può bastare. Lo si inizia a vedere con la prima crisi Bear Sterns. La Fed accetta come collaterale dei suoi prestiti titoli che sono cartaccia, e inizia a rifinanziare banche d'investimento non soggette a regolamentazione. E' evidente a questo punto che la politicizzazione della finanza ha fatto un salto, e che è solo il primo passo. Mentre l'economia reale entra in fibrillazione, si deve nazionalizzare, direttamente e indirettamente, sia la finanza che l'immobiliare: i due pilastri della crescita Usa, dunque mondiale. La Fed prende il ruolo implicito di assicuratore e azionista ultimo, spalleggiata dal Tesoro. Anche questo non è però sufficiente. Lo stato deve acquistare direttamente i titoli "tossici". In questi giorni si sta proponendo che sia lui in prima persona a ricapitalizzare le banche, a diventarne esplicitamente azionista. Fed e Tesoro devono già oggi decidere chi vive e chi muore, in un sistema soggetto a un pesante consolidamento. Schizza ovunque verso l'alto il premio da pagare in eccesso al tasso di interesse di base, e si comprime il credito alle famiglie. Una profonda recessione a breve/medio termine seguita da una bassa crescita, e un razionamento del credito con più alti tassi d'interesse, è il futuro che possiamo attenderci: non solo negli Stati Uniti. Inutile prendersela con Bernanke. Studioso della Grande Crisi, teorico dell'acceleratore finanziario, sa che la politica monetaria deve essere diversa nelle fasi espansive e in quelle di crisi. Ha fatto quel che ha potuto. Non ce la fa perché non ce la può fare: perché i problemi della finanza affondano nelle contraddizioni dell'economia reale. E' per questo che non valgono granché i buoni consigli di chi, soprattutto i social-liberisti, intona le lodi di migliore regolazione e più stretta vigilanza, e vuole riregolamentare. Ottime parole, buone nei tempi di crisi, e presto dimenticate quando le cose vanno bene. Il problema di fondo è che il rischio sistemico globale della finanza viene dall'attacco al lavoro degli ultimi decenni. La finanza sregolata, ma politicamente governata, è stata il modo singolare ma efficace per rispondere alla tendenza alla stagnazione da domanda che è l'altra faccia della precarizzazione del lavoro. Non è un problema di instabilità finanziaria: è un problema di domanda effettiva, che nasce dalla organizzazione della produzione, e del lavoro al suo interno. Il paradossale "keynesismo" trainato dalle bolle speculative è oggi al capolinea. La crisi di questo meccanismo obbligherà a trovarne altri: a ricostruire da cima a fondo circuiti monetari, governo macroeconomico, equilibri internazionali. Il verso successivo di Yeats recita: "e la pura anarchia si rovescia sul mondo". Non ci conterei. Scommetterei piuttosto su una buona dose di mano visibile. Non necessariamente benevola, sia chiaro. Invece di discutere di Stato e mercato, quando è fuori discussione che lo Stato non può che aumentare la sua presa sull'economia, sarà forse il caso di organizzare una resistenza, ma anche di riprendere davvero i temi di un intervento politico nell'economia diverso da quello che il prossimo futuro ci riserva.

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Anche in questo caso asset illiquidi (i mutui) sono sintetizzati in modo da trasformarsi in liquidità immediata per la banca, che a sua volta serve per finanziare investimenti dell (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Libertà" del 06-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

E imprese, o per estendere nuovi crediti ad altre famiglie Anche in questo caso asset illiquidi (i mutui) sono sintetizzati in modo da trasformarsi in liquidità immediata per la banca, che a sua volta serve per finanziare investimenti delle imprese, o per estendere nuovi crediti ad altre famiglie. In alternativa, la banca A può semplicemente vendere questo titolo alla banca B. Il tutto sembra una buona idea, sia per la banca A, che per le famiglie che riescono a comprarsi una casa. Ma a due condizioni. Primo, che il gruppo di famiglie sia sufficientemente diversificato nel rischio: nel gruppo non ci devono essere caratteristiche troppo simili che potrebbero portare tutte le famiglie a fallire contemporaneamente. Esempio estremo: tutte le famiglie vivono nella stessa città colpita dalla chiusura di una azienda. Secondo, che esista una certa fiducia nel fatto che il valore di questi asset - i mutui e quindi le case sottostanti - continui a crescere nel tempo. Quando c'è fiducia nel fatto che i prezzi delle case continuino a crescere nel tempo, se anche un certo numero di famiglie dovesse fallire, sarà sempre possibile rivalersi in futuro su immobili il cui valore è cresciuto nel tempo. Nella maggior parte dei casi, con un mercato immobiliare in pieno boom, un buon affare, nonostante il fallimento del debitore (la famiglia). In tutto questo, come è tutelata la banca B? Se le due condizioni sono verificate, la banca B non dovrebbe avere problemi a prestare soldi alla banca A, oppure ad acquistare il titolo. Di solito, però, nel passaggio dalla banca A alla banca B interviene un altro operatore: tipicamente una agenzia assicurativa. Il ruolo della agenzia assicurativa (pubblica o privata) è cruciale, perché garantisce la bontà del credito sottostante al titolo e quindi permette che possa avere un mercato. Senza questa assicurazione tutto il processo si bloccherebbe: non solo la banca B sarebbe più riluttante a comprare il titolo dalla banca A, ma la stessa banca A non attiverebbe il processo di Abs fin dall'inizio. Questa è l'anatomia del sistema di asset-backed securitization che è cresciuto a dismisura negli Stati Uniti negli anni Novanta e Duemila. Il sistema funziona così. Lo sviluppo dell'innovazione finanziaria di tipo Abs permette prospettive di ripartizione del rischio per gli operatori finanziari mai viste prima. Questo induce gli operatori stessi a una concorrenza sempre più ampia nell'estendere credito, soprattutto immobiliare, spingendo al rialzo la domanda di investimento immobiliare, e quindi i prezzi. A sua volta, prezzi immobiliari più alti e, soprattutto, la fiducia in continui rialzi futuri, innescano un meccanismo di accelerazione, perché inducono a rafforzare il processo di Abs, che a sua volta genera una ulteriore spinta delle domanda di mutui e dei prezzi delle case, e così via. Aggiungete, a partire dal 2001, tassi di interesse estremamente bassi e il quadro appare chiaro. Non una "bolla" quindi, ammesso che qualcuno ne abbia chiaro il significato, né un eccesso di avidità o di mancanza di etica, ma un meccanismo razionale sostenuto da un ingrediente centrale, forse l'unico effettivamente non razionale: le aspettative euforiche sull'andamento futuro dei prezzi immobiliari. Quando arriva la crisi. Supponete infatti che a un certo punto i prezzi immobiliari comincino a crollare. Ma soprattutto, che lo facciano in tutto il paese contemporaneamente, dalla periferia di Phoenix alle spiagge di Miami. La seconda condizione perché il processo di Abs stia in piedi viene quindi a mancare. Ma improvvisamente, proprio perché il crollo è generalizzato, viene anche a mancare la prima, che la rischiosità delle famiglie sia sufficientemente diversificata. Tecnicamente, il crollo generalizzato dei prezzi immobiliari corrisponde alla realizzazione di un rischio aggregato, che, come tale, non è diversificabile: se fallisce la famiglia della periferia di Phoenix, la banca non può consolarsi con il boom del mercato immobiliare di Miami, perché entrambi crollano. Se il processo di asset-backed securitization si blocca, si ferma il mercato dei cosiddetti titoli mortage-backed. Nessuno li vuole più, e il loro prezzo crolla. Ma se la banca B (Lehman Brothers?) ha molti di questi titoli a bilancio, ecco che il valore delle sue passività, relativamente alle attività, improvvisamente si amplifica. Se lungo la catena Abs le banche di "tipo B" sono molte, ed erano molte nel mercato finanziario americano, ecco che l'operatore assicurativo che garantiva il funzionamento del sistema si trova a far fronte a una richiesta di copertura rischi fuori controllo. Sorprende allora che la compagnia assicurativa Aig o che le agenzie governative di garanzia dei mutui Fannie Mae e Freddie Mac siano andate al collasso? Ma soprattutto, visto il ruolo strutturale delle compagnie assicurative nel sostenere il processo, sorprende che queste siano state salvate mentre la banca B (Lehman) no? Nel mare di commenti sulla crisi finanziaria recente, tre considerazioni aggiuntive. Primo, sembra essenziale un intervento volto a riassorbire i titoli mortage-backed che non trovano più mercato. Ma altrettanto essenziale è che l'intervento sia dettagliato e trasparente. Si tratta infatti di ricostruire, o al limite di "sostituire", un mercato che non funziona più. Senza trasparenza non c'è possibilità che il sistema si riattivi, o che si rinnovi. Secondo, appare chiaro che l'anello debole del sistema siano gli istituti assicurativi. Se deve intervenire una riforma delle regole di vigilanza, questa non può prescindere dal loro ruolo, pubblici o privati che siano. Terzo, l'Italia. Si sente dire che "siamo al sicuro perché lontani dall'epicentro del sistema". Verrebbe da dire: per fortuna, invece, che siamo "vicini", nel senso di essere a pieno titolo nell'euro. Se per disgrazia la nostra principale banca italiana dovesse fallire, chi interverrebbe? E soprattutto, se fossimo ancora alla lira, chi conterrebbe una crisi di fiducia sulla nostra valuta? (tratto da lavoce.info, sito indipendente di un gruppo di docenti universitari). Tommaso Monacelli 06/10/2008.

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Globalizzazione, il falso bersaglio e la voglia di Stato (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-05 - pag: 5 autore: INTERVENTO Globalizzazione, il falso bersaglio e la voglia di Stato di Franco Debenedetti O rmai sulla natura della crisi, dimensione, cause, abbiamo letto tutte le analisi possibili. Lamentazioni sui valori morali perduti, sulle società troppo liquide e le banche troppo poco solide, hanno saturato anche i più esigenti. Sui rimedi che si stanno approntando in Usa abbiamo sentito le opinioni di chi è contrario e non li vorrebbe in nome del liberismo, di chi è contrario ma li accetterebbe in nome del pragmatismo, di chi è contrario e vorrebbe qualcosa di più "sociale" in nome del populismo. Ma è un po' come fare il tifo per le elezioni americane, tanto non votiamo. è invece il caso di pensare a che cosa possiamo fare noi, noi in Italia. E, per coloro che si dedicano al pavesiano "mestiere" di scrivere, in che senso cercare di orientare l'opinione pubblica. Se, come è quasi certo, alla crisi finanziaria succederà una grave recessione, le sue ripercussioni immediate dipendono da come siamo oggi, come struttura economica e sociale: e non c'è molto che possiamo fare. Invece come e quando ne usciremo dipende da scelte che ancora possiamo compiere per scongiurare il pericolo di un esito giapponese: 15 anni di deflazione e di crescita piatta, per aver consentito alle banche di non svalutare gli immobili iscritti a bilancio ai valori della bolla, e poi crollati. Quindici anni senza crescita per evitare che meccanismi di mercato turbassero la rete di assetti proprietari su cui si reggono i grandi conglomerati. Lasciano perplessi i paragoni tra gli interventi del Governo americano e la creazione dell'Iri da parte di Beneduce. In America un fenomeno tipo Iri è impossibile: un Paese che difende il diritto di portare le armi non accetterà mai la nazionalizzazione permanente del credito, per non parlare dell'economia. Siamo noi che abbiamo avuto l'Iri, è da noi che c'è il pericolo che si riformi. Là potrà esserci " cattura" della politica da parte del big business, ma da noi c'è stata cattura del business da parte dei partiti politici. E questo con il plauso della maggioranza degli italiani e, pochi anni dopo l'implosione del sistema, con il rimpianto di tanti: in nome o dell'italianità, o della presunta necessità di disporre di strumenti per la politica economica, o del posto sicuro. Destano sconcerto le dichiarazioni del presidente Berlusconi sulla garanzia illimitata estesa a tutti i depositanti, e sulla difesa "a prescindere" dell'italianità delle banche. Queste già garantiscono i depositi fino a 103mila euro, grazie al Fondo interbancario finanziato dalle stesse banche. Se invece lo Stato dà garanzia illimitata, regala alle banche italiane un'assicurazione, per giunta di costo crescente, dato che i clienti delle banche straniere si precipiteranno ad aprire un conto da noi: come si sta verificando in Irlanda. Quanto alla difesa dell'italianità, se una banca fosse in difficoltà, e ci fosse un investitore in grado di acquistarla, perché vietarlo? Quale alternativa ci sarebbe? Dato che è improbabile che un eventuale appello del capo del Governo agli imprenditori italiani (neppure la sollecitazione ai propri figli) reperisca capitali adeguati, perché non fallisca dovrebbe intervenire il Tesoro, magari con la Cassa depositi e prestiti: dove rimarrebbe per sempre. Soprattutto preoccupa la saldatura "no global" tra Governo e opposizione. Qui sì che possiamo, dobbiamo fare qualcosa. Manca la politica, ha scritto giovedì su "Repubblica" Ezio Mauro: ma è forse colpa della globalizzazione se in America c'è un Presidente a fine mandato e al minimo di consensi, e due candidati sulla cui capacità di individuare la soluzione e disporre della leadership per sostenerla è lecito nutrire dubbi; mentre in Gran Bretagna anche il Labour e Gordon Brown sono alla fine di un ciclo? La bolla immobiliare americana è dovuta alla globalizzazione, o alla volontà politica, il Community Reinvestment Act del 1977, poi ribadito nel 1992? Fannie Mae e Freddie Mac non erano, fin nella qualifica, parte dello Stato? Il "nuovo disordine mondiale" è prodotto dalla finanza internazionale che scavalca gli Stati-nazione, o non piuttosto dall'incapacità di questi di eliminare i dazi in agricoltura, di superare le divisioni in Europa, di sedare i Kosovo che spuntano un po' ovunque, di venire a capo del terrorismo islamista? La tecnologia informatica, delle comunicazioni, dei media, dei trasporti ha rivoluzionato il modo di lavorare: questo certamente richiede una rivisitazione del patto sociale. Ma è la finanza internazionale che ne ostacola la riscrittura, o le corporazioni sindacali, il piccolo mondo antico che abbiamo visto in Alitalia? Chi demonizza la globalizzazione, se è di destra vuole dare protezionismo, se di sinistra ricevere protezione: entrambi vogliono più Stato. In questi giorni succede di pensare che cosa si lascerà ai propri figli. Non in termini di ricchezza, anche se la deflazione dei valori gonfiati toccherà un po' tutti, ma nel senso delle idee condivise che gli consegniamo e del sistema sociale in cui vivranno. In questi anni abbiamo creduto possibile avere meno ingerenza dello Stato, meno tasse, più riconoscimento del merito, più incentivi a intraprendere. E se da noi si è fatto obiettivamente pochino, si deve riconoscere che nel mondoè comunque molto meglio che 20 anni fa. E io voglio fare quanto posso perché i miei figli abbiano questa prospettiva e possano vederla realizzarsi. LE CONVERGENZE Una preoccupante saldatura di fatto tra il Governo e l'opposizione contro il libero mercato.

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Le dieci preoccupazioni delle famiglie (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 06-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-06 - pag: 9 autore: Le dieci preoccupazioni delle famiglie Mutuo, risparmio e previdenza: lo "tsunami" finanziario non dovrebbe lasciare danni eccessivi di Fabrizio Galimberti L a tempesta sui mercati finanziari ha ormai lasciato le sale ex-ovattate della finanza, ed è scesa nelle piazze e nei vicoli. Facendo la coda ai supermercati, i discorsi non riguardano Cdo e Abs e mutui subprime: i timori e i tremori sono scesi al livello del quotidiano e le pulsioni primitive toccano ormai l'istinto di sopravvivenza finanziaria, con preoccupazioni che guardano al conto corrente, ai titoli, ai prezzi, alle case... Parlare di panico forse è esagerato, ma il megafono della cri-si amplifica tutto, e per capire le vere dimensioni di questo sommovimento della finanza è utile sgombrare l'animo dalle esagerazioni. Vediamo allora di affrontare uno per uno questi angosciosi interrogativi. 1 C'è pericolo per i miei soldi in banca? La risposta è breve. No, non c'è nessun pericolo. E per tre ragioni. Primo, perché il sistema bancario italiano è solido, ha un capitale adeguato e liquidità soddisfacente. Un atteggiamento prudente e una certa saggezza contadina l'han tenuto lontano dalle escursioni avventurose di altre banche e altri sistemi, e oggi le banche italiane continuano a fare il loro mestiere senza problemi. Secondo, anche se in qualche istituto ci fossero problemi, questi sarebbero risolti con la fusione con altri istituti, come è accaduto talvolta nella storia bancaria. Terzo, perché c'è in Italia,come negli altri Paesi, una rete di sicurezza: lo Stato assicura i depositi fino a 100mila e rotti euro. Insomma, è praticamente certo che nessuno perderà un euro. 2 I prezzi continueranno ad aumentare? I prezzi sono aumentati da un anno a questa parte essenzialmente a causa dell'impennata mondiale delle materie prime, dal petrolio al grano, e quindi dalla benzina alla pasta. Ma questo impetuoso aumento sta rifluendo. Si erano date situazioni di bolla, in cui i prezzi aumentavano oggi solo perché erano aumentati ieri e si pensava aumentassero domani, ma questa bolla, come sempre succede, si sta sgonfiando. Nel caso delle quotazioni del petrolio, però, dietro alla bolla vi era e vi è anche uno squilibrio fra domanda e offerta,dato l'impetuoso sviluppo dei Paesi emergenti e la lentezza dell'offerta nell'adeguarsi alla domanda (lentezza più pronunciata rispetto al caso delle derrate alimentari). Anche se il prezzo del petrolio sta diminuendo, non c'è da aspettarsi che torni ai livelli del 2007, e bisogna quindi proteggersi risparmiando energia: su questo piano ci sono molte cose da fare. 3 Torna la disoccupazione? Gli ultimi dati dell'Istat hanno segnalato un netto aumento dei disoccupati, ma anche un aumento degli occupati. Quando la congiuntura è forte le forze di lavoro aumentano perché tornano i "disoccupati scoraggiati", quelli che prima ne erano usciti perché tanto il lavoro non si trovava. Quello che sta succedendo ora è un fenomeno diverso. Le forze di lavoro aumentano perché, date le difficoltà di arrivare alla fine del mese, vi rientrano coloro che hanno assoluto bisogno di lavorare. Il solo aspetto positivo è che il potere d'acquisto dovrebbe beneficiare del calo dell'inflazione. 4 Le pensioni sono a rischio? Anche qui la risposta è breve: no. Tutto quello che sta succedendo non ha niente a che fare con il pagamento delle pensioni. Questo è garantito dallo Stato e continuerà secondo le regole in vigore. 5 Cosa succederà ai prezzi delle case? Nel mondo gli ultimi anni hanno visto, dall'Irlanda alla Nuova Zelanda, una colossale bolla immobiliare. Tutte le volte che le bolle si verificano, sono seguite da uno sgonfiamento. Questo è in corso in America (-16% rispetto a un anno fa), in Gran Bretagna (-12%) e in altri Paesi. In Italia la situazione è variegata, ma nel complesso i prezzi hanno smesso di crescere e in molti casi stanno ripiegando. Il che è una buona notizia per chi cerca casa, una notizia neutra per chi la casa ce l'ha già, e una cattiva notizia per quegli istituti (fortunatamente pochi) che hanno fatto prestiti sulla base del 100% del valore della casa e hanno mutuatari che non pagano. 6 Cosa succederà al mio mutuo? Distinguiamo fra chi ha già un mutuo e chi ne deve fare uno per la prima volta. Chi ha fatto in passato un mutuo a tasso fisso dorme fra due guanciali. Chi lo ha fatto a tassi variabili ha avuto alcune sgradite sorprese: i tassi a breve, cui i mutui sono indicizzati, sono aumentati anche prima che la Banca centrale europea aumentasse il suo tasso- guida a luglio. Ma oggi diventa chiaro che quell'improvvida decisione dovrà essere rimangiata e le tensioni sui tassi a breve, dopo le fibrillazioni di queste settimane, dovrebbero calare di nuovo. Chi deve fare un mutuo per la prima volta pagherà un tasso a lunga di circa un quarto di punto superiore rispetto a quello che prevaleva a metà 2007, prima dell'inizio di questo pasticcio. Ma avrà il vantaggio che da allora a oggi i prezzi delle case si sono fermati e in molti casi hanno cominciato a diminuire. 7 Dove andranno i tassi d'interesse? Questa è una domanda che riguarda sia chi gli interessi li riscuote (il risparmiatore) sia chi li paga (chi prende i soldi a prestito). Chi aveva investito in titoli sicuri, come quelli sui titoli pubblici, è protetto sul capitale e riscuote gli interessi all'incirca come prima: sui tassi a lunga prende un po' meno rispetto a quel che prendeva prima della crisi dei mutui, dato che questa ha scatenato una "fuga verso la qualità", cioè verso il porto sicuro dei titoli pubblici. Sui tassi a breve prende un po' di più,dato che questi sono aumentati in Europa (ma ora son destinati a diminuire di nuovo). Per chi gli interessi li paga, c'è stato un aumento per imprese e famiglie che va (rispetto a metà dell'anno scorso) da un quarto a tre quarti di punto. Ma le banche continuano a prestar soldi: con un'economia che cresce, a valor nominale, del 3-4%, i prestiti delle banche alle imprese crescono del 10 per cento. Solo nel settore dei mutui i prestiti non crescono più, ma questo dipende più dalla domanda spaurita (e in attesa del calo dei prezzi delle case) che da una chiusura delle banche. 8 Se il Governo deve salvare una banca, chi pagherà il conto? Si dice spesso che i salvataggi pubblici di banche e imprese sono "a carico del contribuente". Questa affermazione deve essere presa con un grano di sale. Le imposte non aumentano per effetto dei salvataggi. Questi sono operazioni di ingegneria finanziaria che potranno costare molto o non costare niente o addirittura far guadagnare lo Stato, una volta depositato il polverone. Tutto dipende dalle modalità del salvataggio e dalla possibilità di risanare quel che è stato salvato. Per esempio, quando la Banca d'Italia salvò il Banco di Napoli, alla fin fine chi ci rimise fu il bilancio della Banca centrale, che fece meno utili e quindi versò meno dividendi al Tesoro. L'effetto sul conto economico della Pubblica amministrazione fu modesto e diluito su più anni. 9 Ho un po' di liquidità: cosa devo fare? Il Sole 24 Ore non dà consigli finanziari. Al massimo si può fare una lista dei pro e dei contro. Nelle Borse i titoli finanziari sono stati puniti, in molti casi oltre quel che è giusto, e quindi i prezzi potrebbero essere una finestra d'acquisto. Ma anche se si è convinti che il mercato dà di questi titoli valutazioni irrazionalmente basse, bisogna ricordare quel che diceva Keynes: "Il mercato può rimanere irrazionale più a lungo di quanto voi possiate rimanere solventi". Per il resto, mantenersi liquidi è la soluzione più sicura: in questi frangenti bisogna preoccuparsi non del ritorno sul capitale, ma del ritorno del capitale. 10 Ma tutto questo è colpa degli speculatori? Se si intende per "speculatori" qualche malvagio gruppo di biechi individui che scientemente spremono soldi dai comuni mortali,si è fuori strada.L'avidità è connaturata al modo di funzionare dell'economia e per questo ci vogliono regole per incanalare questa forza possente verso il bene comune. La colpa quindi sta nell'assenza o nella non-applicazione delle regole. Una volta che questa indolenza regolatoria ha lasciato crescere la montagna di "titoli tossici", la crisi non poteva essere evitata, così come il febbrone non può essere evitato una volta che il virus è entrato nell'organismo. Ma il virus non è un virus mortale. Da questa crisi ne usciremo, avendo imparato qualche lezione su come evitare che si ripeta. fabrizio@bigpond.net.au CORBIS.

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Il mercato delle scarpe italiane salvato dai prodotti di qualità (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 06-10-2008)

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MODA E DESIGN pag. 32 Il mercato delle scarpe italiane salvato dai prodotti di qualità IRENE MARIA SCALISE La qualità salverà l'industria delle calzature dalla crisi. Questo, a pochi giorni dalla chiusura del Micam, sembra essere il responso finale. Un Micam, quello di settembre a Fiera Milano Rho, in cui non regnava certo un'aria particolarmente incoraggiante per le 1.672 aziende espositrici (di cui 574 straniere) e per i quasi 42 mila operatori che si sono affollati tra gli stand. Dopo un buon 2007, che aveva visto in qualche modo attenuarsi la dinamica negativa della congiuntura, i dati relativi alla prima metà del 2008 presentano nuovamente parecchie zone d'ombra. Nulla di cui meravigliarsi considerando il quadro generale: il prezzo record del petrolio, il cambio del dollaro, la fase di debolezza americana, la bolla immobiliare e la crisi dei mutui subprime non potevano lasciare impermeabile il settore calzaturiero. Ma, per fortuna, la qualità può rappresentare un'ancora di salvezza. "I consumatori non hanno più le stesse possibilità di un tempo ? precisa presidente dell'Anci Vito Artioli ? ma stiamo vendendo prodotti di alto livello con un prezzo medio più elevato e quindi il fatturato non risente particolarmente del calo delle vendite". Non solo. Quando la crisi finirà allora la ripresa, per chi ha sempre puntato sul design e sui materiali raffinati, sarà esplosiva. La scarpa italiana, infatti, è sempre la più amata dai consumatori internazionali. La strategia della qualità contro tutti i mali, insomma. I paesi che più sembrano apprezzare la scarpa made in Italy sono soprattutto europei: Francia al primo posto, poi Germania e Inghilterra e, soprattutto, Russia. "Con la crescita che la caratterizza la Russia si avvia rapidamente a conquistare il primo posto nella classifica dei consumatori", spiega Artioli. Accelera il ritmo però anche la Spagna, nonostante sia un paese già fortemente produttore, e seguono il Portogallo, la Polonia e l'Ungheria. L'esatto contrario della qualità, inutile dirlo, sono le scarpe made in Cina e Vietnam. Contro di loro una severa politica antidumping sta cominciando a produrre buoni risultati. E così l'eterna croce delle scarpe vendute nel mercato estero, a un prezzo inferiore a quello di vendita dello stesso prodotto sul mercato di origine, pare abbia finalmente incontrato un discreto rallentamento. Tutto l'import dall'estremo oriente mostra un'inversione di tendenza, con un decremento dell'8,2% in volume. In realtà è solo la Cina ad aver rallentato: meno 12% in quantità, pari a quasi 14 milioni di paia in meno. Il Vietnam, al contrario, ha registrato un più 17% pari a 1,8 milioni di paia vendute in più rispetto al 2007. E anche entrando più nello specifico la proporzione non cambia. Per le calzature con tomaia in pelle i dati Eurostat evidenziano, per i primi 5 mesi 2008, un calo delle importazioni dalla Cina nella UE del 7,1% in volume, e un incremento del 8,3% per il Vietnam. Il che vuol dire che il flusso totale di scarpe in pelle, dai due paesi, è diminuito di oltre 3 milioni di paia rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il commissario europeo Peter Mandelson ha preso una posizione rassicurante in questa direzione. Alla vigilia della scadenza delle misure antidumping, prevista per il 6 ottobre, si è infatti espresso a favore di un prolungamento dei tempi. "La decisione formalmente spetta unicamente al Collegio dei Commissari ? ha spiegato Artioli ? anche se noi naturalmente confidiamo che la proposta di Mandelson sia confermata". Altro punto dolente, balzato spesso alla cronaca dei giornali, è quello costituito dalla mancanza di direttive contro i prodotti tossici. O meglio. Non verso tutti. "Le direttive sui materiali nocivi riguardano il cadmio, gli azocloranti e il nichel ? precisa Artioli ? ma alcune sostanze come il pentaclorofenolo, il formaldeide e il cromo esavalente, non essendo state recepite dalle normative come pericolose, non sono considerate fuori legge. Il solo modo per individuarle, e ritirale dal mercato, sarebbe che le imprese si sottoponessero volontariamente alla norma Uni 10594 (quella che è stabilita dall'associazione Unic proprietaria del marchio vero cuoio e vera pelle)". Un esame molto più severo di quelli ordinari da cui gli importatori dell'est, ovviamente, si tengono bene alla larga. Cosa succederà, infine, nei prossimi mesi? Purtroppo le attese per il secondo semestre confermano prospettive a breve non positive. Nell'ultima parte del 2008 un significativo 49% delle aziende sembra aspettarsi una nuova caduta della produzione, il 38% ritiene troveranno conferma gli attuali livelli di output, mentre la quota degli "ottimisti" non supera il 13%. Scopri come ricevere sul tuo cellulare Repubblica Gold condividi.

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Chi ci salva dai salvatori? (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale.it, Il" del 06-10-2008)

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L'america ha adottato misure per contrastare la crisi da 850 miliardi di dollari. L'Europa si è vista a quattro e ha detto che nessuna banca europea verrà lasciata fallire. Tutti, me compreso, hanno sostenuto che in una fase eccezionale come l'attuale si possono adottare provvedimenti eccezionali, con il ritorno dell'intervento statale. Poi sulle tecnicalità si può discutere per anni, ma il principio è che lo Stato debba fare qualcosa. Ma se sbagliassimo? é questo il punto. Guardiamo alla "deficiente regola" volta ad azzerare le vendite allo scoperto, che più o meno tutte le Borse del mondo stanno adottando. Chi pensava che solo attraverso questo strumento di limitassero i ribassi delle azioni, si è sbagliato di grosso. Si introduce una fortissima distorsione al mercato e non si porta a casa neanche un risultato. ragionamento simile si può. forse provocatoriamente, fare per gli attuali interventi statali nell'economia. Non stanno risolvedno il problema borsistica e a ruota neanche quello di operatività delle banche. Come se non fossero stati fatti. In compenso ci troviamo le manone ingombranti della politica sui nostri affari. Speriamo di non dovercene pentire. Gli americani sanno liquidare l'intervento dello Stato in pochi anni. Noi Europei quando ci sediamo alla tavola del mercato, ci restiamo anche dopo il dessert. Scritto in finanza Non commentato " (No Ratings Yet) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Sep 08 I conti su Alitalia Fate voi la somma. +Lo stato esce definitivamente dal trasporto aereo (Marrazzo permettendo) -Balla un miliardino di debiti che pagheranno i contribuenti +AirFrance chidedeva che i diritti di volo in Italia fossero solo suoi, ciò non è previsto dal nuovo progetto -Unire due debolezze (Ali e Air) amplifica una posizione dominante, ma non garantisce un buon servizio +I sindacati hanno le spalle al muro: o così o si muore -Sono inviatati al tavolo (passera dixit) per concordare il piano industriale +AirFrance in fondo, ma mica tanto, è una società pubblica (18% di Sarko') -Airfrance sa far fruttare una compagnia aerea e viaggia in tutto il mondo +Colaninno&co ci mettono il grano e si assumono un bel rischio (in Italia praticamente nessuno ha fatto quattrini con i voli di linea) -Aifrance avrebbe pagato qualcosa alle minoranze e allo Stato, mentre i nostri eroi oggi si assumono un rischio ma a prezzi ben più da saldo +E' stata Aifrance a rompere le trattative: aveva posto tre condizioni tra cui l'assenso dei sindacati al piano di vendita. Che ovviamente non c'è stato -E' stato l'adorato Cav, in campagna elettorale, a dare indirettamente man forte ai sindacati dicendo che la compagnia deve restare in mani italiane +Lufthansa e Airfrance e tutte le compagnie americane non possono essere acquistate da stranieri e dominano sui rispettivi mercati nazionali -Non è detto che il concetto di italinità o francesità corrisponda, alla fine, all'interesse molto concreto, dei cittadini-utenti La somma dei più e dei meno. cari commensali, che risultato dà? Scritto in Varie Commenti ( 138 ) " (7 votes, average: 2.71 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Aug 08 Alè Magno L'idea di Alè Magno di istituire una commissione, darla in mano a Giuliano Amato (quello che rinfaccia Craxi e forse anche lo scippo sui conti corrente) e discutere dei problemi de Roma, mi sembra una scemata pazzesca. Ogni stagione ha le commissioni di che si merita. Oggi con la moda dell'anticasta, si deve dunque dare una nobiltà ad una commissione che comunque non servirà a nulla. Voglio dire che senso ha per un amministratore cittadino inventarsi grandi temi di discussione. C'è bisogno di una Commissione per decidere ad esempio che l'acea debba essere privatizzata? assolutamente no. e di fatti, Alè magno non vuole venderla. C'è bisogno di una commissione per decidere di ampliare ed eventualmente liberalizzare le licenze dei tassisti romani? assolutamnete no. E di fatti Alè Magno è l'idoletto della corporazione dei tassisti. C'è bisogno di una commissione per spiegare ad un sindaco che se due suoi ospiti olandesi vengono stuprati e presi a mazzate tra i denti, è il caso almeno nel giorno del fattaccio di tenere la bocca chiusa o almeno aprirla per chiedere scusa a nome di una città anch'essa ferita? Scritto in Varie Commenti ( 40 ) " (6 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Aug 08 Julius ha visto la luce Il nostro Julius (Tremonti, per chi non lo sapesse) ha visto la luce. Già si capiva per la verità leggendo con attenzione un interessante fondo del convertito (alle ragioni ministeriali) Giannino, di un paio di giorni fa. Un liberale doc, a patto che non si discuta dell'operato di Julius. Ma ritorniamo alla luce. Su Libero leggevamo: "il Papa su questo la pensa come Giulio Tremonti, non come gli alfieri del mercato che sul Corriere della sera e Sole 24 ore da mesi ribattono che quelli contro i derivati sul petrolio e sul grano sono attacchi di irriducibili passatisti, di vecchi arnesi nostalgici del protezionismo. Ora si è capito ancor meglio, che i giudizi del Papa non sono poi coincidenze casuali, con Tremonti" . E poi oggi finalmente sul Corrierone una domanda (anzi una non domanda) infilata lì per caso: "A luglio il papa ha condannato la speculazione." E Julius, poco prima: "Come sempre, nei grandi passaggi della Storia, la visione della Chiesa è fondamentale per la comprensione dell'esistente". La lieta novella della parabola di Julius: "L'azione dei governi ha fermato la speculazione". Sintetizziamo il filo logico del ragionamento: la speculazione è la peste del secolo-tremonti ha convinto di ciò il papa- la Chiesa ha sempre una grande visione e la condivide con Julius-i governi, incalzati da Julius hanno bloccato il contagio malefico. Hip hip hurra. Per fortuna che abbiamo il nostro adorato Cav. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 82 ) " (5 votes, average: 3.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 25Jul 08 Obama e l'Italia Folla a Berlino. E poi a Parigi. E of course Londra. Niente visita in Italia. Il mitico Obama ci riporta con i piedi per terra. Non contiamo nulla, neanche una visitina, un saluto. Certo facendo jogging ieri a Berlino e intercettato da un'abile giornalista di Sky24, ha detto: primo o poi in Italia verrò. Deo gratias. Scritto in Varie Commenti ( 62 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Jul 08 Il casco per i baresi e i mutui per gli americani Fannie e Freddie, nonostante i simpatici nomi, stanno affossando i mercati di tutto il mondo. Non sono banche e non sono neanche società per azioni tradizionali. Sono state create per agevolare il mercato immobiliare americano. In sintesi prestano i soldi alle banche che prestano i soldi ai clienti per accendere un mutuo. In questo modo le banche americane avevano sempre risorse fresche per alimentare il mercato dei prestiti immobiliare. Una volta comprati i mutui di terzi le due nostre li impacchettano in obligazioni che cedono sul mercato. Per questa loro caratteristica sociale (agevolare la proprietà edilizia) sono Gse (Governament sponsor enterprise) e dunque, pur quotate sul mercato, in ultima analisi sono agenzie governative (come d'altronde erano in origine). Questa garanzia statale ha permesso loro di raccogliere danaro a tassi molto vantaggiosi e dunque alimentare la bolla speculativa. Inoltre (toccherebbe ricordarlo a qualcuno) per statuto non finanziano mutui subprime.. E proprio per questo il mercato dei mutui subprime (quelli che hanno scatenato l'attuale crisi) è esploso: le banche tradizionali non riuscivano a fare concorrenza, visti i tassi superbassi, a Fannie e Freddie e dunque hanno cercato (colpevolmente) di andare su un mercato a queste precluso: quello dei debitori subprime, insomma non buoni. Qualche conclusione: 1. Freddie e Fannie, figlie di una concezione roosveltiana, non sono mai state sul mercato. 2. Sono diventate negli anni 70 un ibrido a noi molto ben conosciuto: privatizzano gli utili e socializzano le perdite 3. Il salvataggio di oggi è stato scritto ieri quando furono concepite 4. il fatto che prestassero troppo era noto da tempo (lo disse greenspan in un'audizione davanti al senato) 5. il loro fallimento non è un fallimento del mercato, ma del regolatore. che ha pensato di cavarsela quotandole sul mercato. E che ha alimentato per questa via la bolla immobiliare. 6. salvarle oggi è ragionevole, così come è ragionevole, secondo il sindaco di bari, regalare, a spese dei contribuenti, un casco ai motociclisti pizzicati senza. Scritto in pol economica Commenti ( 25 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Jul 08 Cosa ne pensano i lib-lib di Julius In questo blog abbiamo più volte "sfottuto" il nostro Julius per la sua ansia Pop. L'inutile e dannosa Robin tax, la populistica esclusione dei ricchi (solo 70mila? solo due dei quali in piazza di Spagna a Roma?) dai benefici Ici sulla prima casa, la card per gli anziani, la lotta contro la speculazione. E via dicendo. Anzi, già che ci siamo, gli insopportabili slogan contro il "mercatismo". Senza considerare la mancata liberalizzazione per eccellenza: e cioè la riduzione delle imposte sui redditi o per lo meno una prospettiva di riduzione. Che il Dpef non ci da. Insomma quello che pensiamo sul Julius pop per i nostri commensali (che spesso hanno anche criticato il cuoco) è pietanza nota, anche se non a tutti gradita. Ieri è arrivata in cucina una mail di David Baccini, intitolata "Tremonti il socialista ci porterà al disastro". Vi inoltro le prime righe: "sono sconcertato per il comportamento schizoide del Ministro Tremonti, nel quale non ho mai riposto alcuna fiducia e che affonderà il Governo, ma sopratutto per il "sentiment filogovernista-filotremontiano antimercato" di Giannino: scioccante davvero. Altrettanto sconcerto va verso l'IBL, che di fronte ad accuse tremontiane al mercato, a chi (praticamente l'intero popolo europeo) non si riconosce nel nuovo meta-stato soviet-europeo, alla speculazione, al profitto, a chi si dice liberista, a chi esige basse tasse, a chi disconosce l'efficacia della redistribuzione (Robin Tax ed altre puttanate) .. l'IBL tace, in conformità Gianniniana". Be' in effetti si può condividere con Baccini un certo stato di solitudine da queste parti. Difficile trovare conforto a sinistra (lo devo spiegare ancora una volta?), ma anche nei punti di riferimento dei liberali classici, sembra che ci sia un po' una corsa a non disturbare il manovratore. La paura di Prodi e accoliti non ci può rinchiudere in un angolo. Non ci deve spingere verso un'accettazione muta dei provvedimenti governativi. Insomma se Julius ha deciso di fare una corsa di popolarità con l'adorato Cav, son cavoli suoi. Non di Noi italiani che abbiamo votato un governo immaginato liberale. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 55 ) " (4 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 03Jul 08 Bce senza pop La Bce ha deciso di alzare al 4,25 per cento i tassi di interesse in Europa, con un ritocco all'insù di un quarto di punto. I governi di mezza Europa (Francia e persino Germania) le avevano chiesto di non farlo. D'altronde l'economia non gira e l'inflazione (arrivata al 4 per cento massimo da 16 anni) è più dovuta al rincaro delle materie prime che ad una forte domanda di consumo. Chi ha ragione? La Bce non risponde a nessuno. I governi Ue, invece, ai propri elettori. In questa vicenda il differente grado di responsabilità (accountability) ha un peso. La politica sembra più attenta al momento, al breve termine. Palese il caso italiano: subito una dilazione sulla rata dei mutui (accordo Tremonti-Abi) ma tra 20 anni si paga il conto. Subito la card sociale per i pensionati più poveri, ma non si riducono permanentemente le imposte dirette. Subito la tassa sugli odiati banchieri-petrolieri, ma domani si rifaranno con aumenti sui consumatori. Il respiro immediato è ciò che conta, nel lungo periodo (come diceva qualcuno che al cuoco non piace tanto) saremo tutti morti. I banchieri centrali "irresponsabili" per costituzione si possono permettere l'impopolarità. Sanno che non possono alimentare aspettative inflattive. La rincorsa prezzi-salari-prezzi è micidiale come dimostrano gli anni 70. E ci sono i primi segni. La furia sindacale In Italia contro l'inflazione programmata fissata ll'1,7 per cento nel Dpef (e qui bene ha fatto Julius), il costo del lavoro in Spagna salito al 5,7 per cento; l'aumento salariale dei pubblici dipendenti tedeschi fissato quest'anno al 5 per cento. I Banchieri centrali saranno spietati, ma sanno che un un po' di veleno nel corpaccione europeo oggi, è meglio di un infarto certo domani. Non accondiscendono alla nuova ventata pop della politica europea. Scritto in pol economica Commenti ( 17 ) " (3 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 03Jul 08 Rosicchiare la Mela Tra pochi giorni arriva in Italia un oggetto di culto. Sì qualche volta anche in questa zuppa si assaporano pietanze leggere. Si tratta del nuovo telefonino 3g della Apple. Come sapete il cuoco ha una certa passione per la Mela. Oggi il sole 24ore ha anticipato i possibili piani tariffari che Vodafone e Tim applicheranno al mitico gadget. Lo diciamo subito: troppo cari. Il nuovo telefono è pensato per stare spesso collegato, anche in remoto, su internet. Insomma brucia bytes su bytes. Gli operatori invece fanno finta di nulla e nelle loro ipotesi di abbonamento prevedono tariffe flat fino a 1gb (Tim) e 600 Mb (Vodafone). Un po' tirchietti. C'è da scommettere che i mela maniaci che vorranno aver subito l'oggetto del desiderio pagheranno un biglietto di ingresso piuttosto caro: e a riscuoterlo non sarà la Apple, ma i due gestori di telefonia. Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 22Jun 08 Appunti in manovra La manovra presentata dal governo vale quasi 35 miliardi di euro, per il prossimo triennio. Anche se alcuni effetti (per un paio di miliarducci) si faranno sentire da quest'anno. In sintesi si riduce la spesa pubblica corrente del 2 per cento nel triennio: si sforbiciano risorse per gli enti locali (-9.2 miliardi), la pa, la sanità (-5 miliardi), la scuola (-8 miliardi e meno 100mila prof) e altro ancora. La pressione fiscale sale, alla fine del triennio, al 42,9 per cento del Pil (più 0.1 rispetto all'eredità prodiana). Questa manovra ci permetterà nel 2011 di avere un rapporto tra debito e pil inferiore al 100 per cento. La manovra è fatta per la gran parte dalla riduzione di spesa pubblica e questo è un bene. Nel 2011 la spesa pubblica dovrebbe fermarsi (si fa per dire posto che in termini assoluti aumenta) a 753 miliardi di euro (compresi 86 miliardi di interessi sul debito), il 38.3 per cento del nostro Pil. C'è un aumento delle imposte per il primo anno quantificabile in 4 miliardi: si fanno piangere quelli che Julius ha indentificato come i "ricchi": petrolieri, elettricisti, banchieri, manageroni e cooperatori. In altre parti della zuppa abbiamo già detto cosa pensiamo della Robin tax e recentemente in maniera caustica ma chiara lo ha scritto anche il perfido Boeri su Republik. Obiettivamente il peso delle maggiori entrate sul complesso della manovra è risibile e dunque con una alca selzer possiamo digerirlo. Resta la parta migliore della manovra: Citiamo, gustandoli assai, alcuni ingredienti in modo disordinato: abolizione dell'obbligo della tracciabilità dei compensi, morte dell'elenco fornitori, semplificazioni sulla privacy e sulla tenuta dei libri per le imprese. E ancora divieto di cumulo tra pensione e lavoro, impresa in un giorno, rateizzazioni ruoli, liberalizzazione dei servizi pubblici locali, ripristino della superBiag e stop della limitazione dell'uso dei contati a 5000 euo. Uffff. Niente male. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 14 ) " (4 votes, average: 2.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Nato a Roma, vivo a Milano. Lavoro da qualche anno al Giornale e scrivo di economia e finanza. Tutti gli articoli di Nicola Porro su ilGiornale.it contatti Categorie Berlusconi IV (8) burocrazia (1) citazioni (2) finanza (11) pol economica (21) Varie (36) Ultime discussioni gamaximo: Egr. Sig. Porro, abbiamo scritto e dibattuto in abbondanza su Alitalia e sulle vicissitudini che hanno... david baccini: Mauro sei irrecuperabile, non ti rispondo. Tremonti vaneggia. in realtà chi comanda oggi è... david baccini: grazie infinite Cazzaniga!!! Mauro, non ti rispondo neanche, come ti ho già scritto, parlo e discuto... Avv. Filippo Matteucci: Ritorno all'economia reale? Dopo la crisi finanziaria delle borse è diventato di moda... mauro: Eclissi americana E' indubbio che il mercato economico americano, negli ultimi anni, sia stato animato... 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Si arresta la corsa del mattone (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Miaeconomia" del 06-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

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Si vende meno ma a caro prezzo (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Miaeconomia" del 06-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

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Scendono i prezzi delle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Miaeconomia" del 06-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

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La crisi non nascondal'urgenza delle riforme (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Secolo XIX, Il" del 07-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

MASSIMO BALDINI dalla prima pagina Evidentemente i due fatti non sono stati ritenuti sufficienti. Molti attribuiscono questa crisi globale al fallimento del mercato, altri al fallimento della politica. Sono vere entrambe le cose. La causa principale consiste nell'assoluta insufficienza che ha mostrato, nel mercato finanziario Usa, il sistema di controlli e bilanciamenti tipico della democrazia americana. Per anni le banche hanno continuato a concedere credito a debitori che non avevano sufficienti garanzie patrimoniali, confidando in una continua crescita dei valori immobiliari, quando già avevano raggiunto assurdi livelli da bolla. In un mercato finanziario molto sviluppato come quello americano, gli operatori non si sono fermati qui, ma hanno emesso titoli garantiti da mutui non solidi, aumentando enormemente il grado di incertezza complessivo. Ora siamo arrivati alla paralisi totale del sistema: nessuna banca è disposta a fare prestiti ad altre banche, se non a costi altissimi, perché non è sicura di ottenere, alla scadenza del contratto, la restituzione dei soldi prestati. Questo sistema drogato si è potuto sviluppare, raggiungendo livelli di rischio altissimi, sfruttando non solo una clamorosa inadeguatezza dei meccanismi di controllo, ma anche un sostanziale sostegno da parte della politica. Fino al 2003 i mutui sub-prime non erano particolarmente diffusi. Poi, sia i democratici che i repubblicani hanno incoraggiato le banche ad allargare i cordoni della borsa per garantire a tutte le famiglie, una delle componenti essenziali del sogno americano, la casa in proprietà, magari con un bel giardino. E questo proprio mentre si sarebbe dovuto capire che la bolla immobiliare sarebbe prima o poi esplosa. Come più volte aveva ammonito l'ex presidente della Federal reserve, Alan Greenspan.I mercati possono funzionare solo se vengono rispettate regole chiare e trasparenti, cosa che in questi anni non è stata fatta. Ora gli stessi politici che con i propri errori hanno scatenato una crisi finanziaria globale propongono, per la sua soluzione, nuove forme di intervento pubblico. Al punto in cui siamo arrivati, l'entrata in campo degli Stati è ormai inevitabile, se non vogliamo rischiare che il mercato dei prestiti si blocchi del tutto. Le conseguenze per l'economia reale sarebbero drammatiche. Moltissime famiglie e imprese hanno bisogno di finanziamenti per la loro normale attività, quindi servono banche disposte a fare prestiti a tassi ragionevoli. E serve anche ripristinare condizioni minime di fiducia. Molto più dubbio è se il piano del Tesoro americano sarà in grado di rimettere i mercati in condizione di funzionare in modo ordinato. Le Borse ieri hanno dimostrato di non crederci. Del resto, il piano vale circa 900 miliardi di dollari, ma negli Stati Uniti da soli il valore totale dei mutui in essere supera i diecimila miliardi, dunque addirittura più di dieci volte tanto. Come riconoscere, oggi, i mutui che non verranno rimborsati nei prossimi mesi? È un bel problema, contro cui il piano offre poche garanzie. L'esito più probabile sarà quindi una ripulitura del mercato finanziario che passerà soprattutto attraverso le vie più consuete, cioè fallimenti e fusioni tra aziende di credito. Se, pertanto, il piano Paulson eviterà il crac dei mercati, avrà fatto anche troppo, ma gli interventi pubblici possono solo limitare i danni e impedire che tutto crolli. Torneremo però a un nuovo e sano equilibrio solo dopo che chi ha sbagliato sarà sostituito da nuovi soggetti e dalle banche che si sono mostrate più oneste e accorte. Non ci sono, in altre parole, vie di uscita miracolose da questa crisi. Bisogna anche consentire al mercato di rinnovarsi da sé. Salvare tutte le banche sarebbe una scelta miope, con il rischio che in futuro si possano ripetere gli stessi errori. Queste considerazioni valgono a maggior ragione per l'Europa. Qui la crisi, malgrado le apparenze, è probabilmente meno grave, con l'eccezione di Irlanda e Regno Unito. I mutui subprime proprio non esistono nel nostro Paese, che continua infatti a presentare tassi di insolvenza molto bassi. Pensare di risolvere tutto con i salvataggi pubblici potrebbe essere controproducente. Bene, quindi, incentivare le banche a ricapitalizzarsi e a garantire i depositi, ma non c'è nulla di male se alcune falliscono. Peggio sarebbe salvarle con il denaro pubblico, per rifare tante Alitalia. L'essenziale è garantire che i mercati finanziari continuino a funzionare, e per questo oggi occorre un qualche intervento pubblico, ma senza correre il rischio di cadere nello statalismo. Anche perché l'intervento pubblico non può rimettere in sesto l'economia reale. In questi giorni il problema centrale è impedire il collasso del mercato del credito, ma sullo sfondo c'è infatti una economia reale che, nel Vecchio continente, è ferma o in recessione, anche in Italia. Una volta superata questa crisi, per rimettere in moto le nostre economie continuiamo ad avere bisogno di riforme strutturali in tutti i mercati, non di banche pubbliche o di aziende controllate dagli amici della politica. 07/10/2008 strategieSalvataggi entro i giusti limiti, senza dimenticare che qualche fallimento può essere salutare per ripartire su basi nuove 07/10/2008.

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Anatomia di un crac (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 07-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

L'EUFORIA IMMOBILIARE ANATOMIA DI UN CRAC di TOMMASO MONACELLI Supponete di essere un cantante proprietario dei diritti su un famoso brano musicale di qualche anno fa. Supponete di essere un po' in declino, di fama ed economico, e di avere bisogno di liquidità: sareste un individuo ideale per attivare un processo di asset-backed securitization (Abs). In altre parole: vi indebitate e garantite di ripagare il debito con il flusso futuro di entrate derivanti dalle royalties. Niente di più utile quindi: il cosiddetto processo di Abs permette di trasformare un asset illiquido (i vostri diritti sono difficili da vendere direttamente) in una disponibilità ampia e immediata di liquidità. Se voi foste un creditore, prestereste soldi al cantante, magari se questo cantante è Michael Jackson? Credo di sì: le royalties sui suoi successi sono una garanzia. Sostituite ora il cantante con la banca A, che ha bisogno di fondi o che semplicemente vuole fare profitti. E sostituite le royalties con il flusso futuro atteso delle rate di un mutuo immobiliare. La banca A estende un mutuo contemporaneamente a cento famiglie, di diversa rischiosità. Quindi bussa alla porta della banca B per chiedere un prestito e garantisce il prestito con il flusso futuro atteso delle rate dei mutui. Si attiva una particolare forma di Abs chiamata Mbs, mortage-backed security. Anche in questo caso asset illiquidi (i mutui) sono sintetizzati in modo da trasformarsi in liquidità immediata per la banca, che a sua volta serve per finanziare investimenti delle imprese o per estendere nuovi crediti ad altre famiglie. In alternativa, la banca A può semplicemente vendere questo titolo alla banca B. Il tutto sembra una buona idea, sia per la banca A che per le famiglie, che riescono a comprarsi una casa. Ma a due condizioni. Primo, che il gruppo di famiglie sia sufficientemente diversificato nel rischio: nel gruppo non ci devono essere caratteristiche troppo simili che potrebbero portare tutte le famiglie a fallire contemporaneamente. Esempio estremo: tutte le famiglie vivono nella stessa città colpita dalla chiusura di un'azienda. Secondo, che esista una certa fiducia nel fatto che il valore di questi asset - i mutui e quindi le case sottostanti - continui a crescere nel tempo. Quando c'è fiducia nel fatto che i prezzi delle case continuino a crescere nel tempo, se anche un certo numero di famiglie dovesse fallire sarà sempre possibile rivalersi in futuro su immobili il cui valore è cresciuto nel tempo. Nella maggior parte dei casi, con un mercato immobiliare in pieno boom, un buon affare, nonostante il fallimento del debitore (la famiglia). In tutto questo, com'è tutelata la banca B? Se le due condizioni sono verificate, la banca B non dovrebbe avere problemi a prestare soldi alla banca A, oppure ad acquistare il titolo. Di solito, però, nel passaggio dalla banca A alla banca B interviene un altro operatore: tipicamente una agenzia assicurativa. Il ruolo dell'agenzia assicurativa (pubblica o privata) è cruciale, perché garantisce la bontà del credito sottostante il titolo e quindi permette che possa avere un mercato. Senza questa assicurazione, tutto il processo si bloccherebbe: non solo la banca B sarebbe più riluttante a comprare il titolo dalla banca A, ma la stessa banca A non attiverebbe il processo di Abs fin dall'inizio. Questa è l'anatomia del sistema di asset-backed securitization che è cresciuto a dismisura negli Stati Uniti negli anni Novanta e Duemila. Il sistema funziona così. Lo sviluppo dell'innovazione finanziaria di tipo Abs permette prospettive di ripartizione del rischio per gli operatori finanziari mai viste prima. Questo induce gli operatori stessi a una concorrenza sempre più ampia nell'estendere credito, soprattutto immobiliare, spingendo al rialzo la domanda di investimento immobiliare e quindi i prezzi. A sua volta, prezzi immobiliari più alti e, soprattutto, la fiducia in continui rialzi futuri, innescano un meccanismo di accelerazione, perché inducono a rafforzare il processo di Abs, che a sua volta genera un'ulteriore spinta della domanda di mutui e dei prezzi delle case e così via. Aggiungete, a partire dal 2001, tassi di interesse estremamente bassi e il quadro appare chiaro. Non una "bolla" quindi, ammesso che qualcuno ne abbia chiaro il significato, né un eccesso di avidità o di mancanza di etica, ma un meccanismo razionale sostenuto da un ingrediente centrale, forse l'unico effettivamente non razionale: le aspettative euforiche sull'andamento futuro dei prezzi immobiliari. Supponete, infatti, che a un certo punto i prezzi immobiliari comincino a crollare. Ma, soprattutto, che lo facciano in tutto il paese contemporaneamente, dalla periferia di Phoenix alle spiagge di Miami. La seconda condizione perché il processo di Abs stia in piedi viene quindi a mancare. Ma improvvisamente, proprio perché il crollo è generalizzato, viene anche a mancare la prima, che la rischiosità delle famiglie sia sufficientemente diversificata. Tecnicamente, il crollo generalizzato dei prezzi immobiliari corrisponde alla realizzazione di un rischio aggregato, che, come tale, non è diversificabile: se fallisce la famiglia della periferia di Phoenix, la banca non può consolarsi con il boom del mercato immobiliare di Miami, perché entrambi crollano. Se il processo di asset-backed securitization si blocca, si ferma il mercato dei cosiddetti titoli mortage-backed. Nessuno li vuole più e il loro prezzo crolla. Ma se la banca B (Lehman Brothers?) ha molti di questi titoli a bilancio, ecco che il valore delle sue passività, relativamente alle attività, improvvisamente si amplifica. Se lungo la catena Abs le banche di tipo B sono molte, ed erano molte nel mercato finanziario americano, ecco che l'operatore assicurativo che garantiva il funzionamento del sistema si trova a far fronte a una richiesta di copertura rischi fuori controllo. Sorprende allora che la compagnia assicurativa Aig o che le agenzie governative di garanzia dei mutui Fannie Mae e Freddie Mac siano andate al collasso? Ma soprattutto, visto il ruolo strutturale delle compagnie assicurative nel sostenere il processo, sorprende che queste siano state salvate mentre la banca B (Lehman) no? Nel mare di commenti sulla crisi finanziaria recente, tre considerazioni aggiuntive. Prima, sembra essenziale un intervento volto a riassorbire i titoli mortage-backed che non trovano più mercato. Ma altrettanto essenziale è che l'intervento sia dettagliato e trasparente. Si tratta infatti di ricostruire o al limite di "sostituire" un mercato che non funziona più. Senza trasparenza non c'è possibilità che il sistema si riattivi, o che si rinnovi. Seconda, appare chiaro che l'anello debole del sistema siano gli istituti assicurativi. Se deve intervenire una riforma delle regole di vigilanza, questa non può prescindere dal loro ruolo, pubblici o privati che siano. Terza, l'Italia. Si sente dire che "siamo al sicuro perché lontani dall'epicentro del sistema". Verrebbe da dire: per fortuna, invece, che siamo "vicini", nel senso di essere a pieno titolo nell'euro. Se per disgrazia la nostra principale banca italiana dovesse fallire, chi interverrebbe? E soprattutto, se fossimo ancora alla lira, chi conterrebbe una crisi di fiducia sulla nostra valuta? (Tratto da www.lavoce.info).

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California, in cassa soldi per 20 giorni (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-10-07 - pag: 14 autore: Crisi del credito. Il più ricco Stato americano ha dovuto chiedere un prestito di 7 miliardi al Tesoro per superare l'emergenza California, in cassa soldi per 20 giorni Se entro fine mese non arriveranno i fondi, non verranno pagati gli stipendi pubblici Daniela Roveda LOS ANGELES Al ristorantino "Le Pain Quotidien" di Brentwood Arnold Schwarzenegger va spesso a giocare a scacchi con gli amici il sabato mattina, ma questo fine settimana il governatore non si è visto. Lo aspettava Dawn Silheavy, maestra della scuola elementare Benjamin Franklin del quartiere di Santa Monica. "Ero andata per sentire direttamente dal governatore se è vero che non riceverò lo stipendio a fine mese perché lo Stato non ha i soldi per pagarlo". La signora fa fatica a crederci, eppure è vero: di questi tempi nemmeno lo Stato della California, ottava potenza economica del mondo, 35 milioni di abitanti, 1.800 miliardi di Prodotto interno lordo, riesce a pagare i conti o a farsi prestare soldi, a qualsiasi tasso di interesse. Oggi alla California servono ben 7 miliardi di dollari per colmare il gap tra le spese correnti e le entrate fiscali che affluiranno nelle casse statali non prima dell'aprile 2009. Schwarzenegger nel week-end non è andato a giocare a scacchi; era al telefono tutto il giorno con Washington, in fila con gli altri questuanti - banche, enti pubblici, stati - nella speranza di ottenere un prestito d'emergenza dal Tesoro americano. Normalmente la California non ha problemi nel vendere al pubblico revenue anticipation notes, strumenti del mercato monetario utilizzati per colmareil temporaneo divario tra entrate e uscite. Ma la grave crisi finanziaria nazionale, peggiorata negli ultimi 10 giorni, ha letteralmente tagliato fuori la California dal mercato del credito. Quest'anno, come se non bastasse, lo Stato ha ricevuto solo un A+dalla Standard &Poor's e A1 da Moody's, il voto più basso tra tutti gli stati americani ad eccezione della Louisiana, a causa della gravità della crisi dei mutui subprime e della condizione in cui versano le sue finanze, un buco di 15 miliardi di dollari in bilancio. Nemmeno i muscoli di Schwarzenegger sono riusciti a convincere le istituzioni finanziarie a prestare a questa potenza economica in ginocchio. Alla immensa California e al suo minaccioso governatore non resta che fare l'elemosina. Di fronte a un piano di salvataggio del sistema finanziario americano nell'ordine di 700 miliardi di dollari, i sette miliardi di dollari chiesti da Schwarzy paiono briciole. Ma un intervento da sette miliardi di dollari - 200 dollari per abitante, sei volte l'attuale fabbisogno di cassa dello Stato di New York - diventerebbe il maggior salvataggio della storia di un ente pubblico americano. Per ora il record è detenuto dal Comune di New York che nel 1975, sull'orlo del fallimento, ottenne una linea di credito da 2,5 miliardi di dollari dal Governo federale. Intanto i segni della crisi sono sempre più visibili, anche a occhio nudo. I negozi di Rodeo Drive sono semideserti. I ristoranti dove vanno abitualmente a mangiare Tom Hanks e Steven Spielberg sono mezzi vuoti, ci sono le star ma mancano i curiosi che ci vanno nella speranza di sedersi accanto a qualche celebrità. Il volume d'affari dei ristoranti di Los Angeles, secondo un sondaggio, è giù del 30% rispetto all'anno scorso. è calata anche l'affluenza alle palestre e ai saloni di bellezza, diminuiscono le operazioni di chirurgia plastica, le iniezioni di Botox, insomma i californiani stanno tagliando tutte le spese non strettamente necessarie. E molti si stanno preparando a sfrondare anche le spese necessarie perché il futuro non è roseo. Se questi sette miliardi non salteranno fuori entro il 29 ottobre, ha spiegato il tesoriere statale Bill Lockyer, lo stato sospenderà i pagamenti degli stipendi degli insegnanti, delle forze dell'ordine, degli infermieri degli ospedali pubblici, di tutti gli impiegati statali. I dipendenti pubblici non potranno pagare l'affitto, la bolletta della luce, i debiti accumulati sulle carte di credito, le rate sulla macchina, l'effetto a catena sull'economia sarebbe insomma disastroso. L'economia californiana sta già soffrendo più che ogni altro Stato - ad eccezione della Florida - della crisi dei mutui subprime. Solo nel mese di agosto 33mila californiani hanno perso la casa e altri 101mila hanno ricevuto l'avviso di pignoramento. In California sorge la città - Stockton- con il più alto tasso di pignoramenti della nazione, una casa su cinquanta. A Los Angeles i prezzi delle abitazioni sono crollati del 25,3% nel corso dell'ultimo anno, a San Diego del 24,2% e a San Francisco del 23,7 percento. Solo in tre altri grossi centri metropolitani - Miami, Phoenix e Las Vegas- la crisi immobiliare è stata più pesante. Le implicazioni dello scoppio della bolla immobiliare sono state devastanti per le finanze pubbliche, ma le diatribe politiche sono state forse ancor più dannose per il futuro dell'economia californiana. Di fronte a un allarmante deficit da 15 miliardi di dollari, quest'estate repubblicani e democratici si sono accapigliati e impuntati testardamente sulle proprie posizioni. I repubblicani hanno detto categoricamente no a qualsiasi aumento delle tasse, anche se proposto dal lorogovernatore e collega di partito; i democratici hanno proibito di tagliare certi servizi sociali. Ci sono voluti mesi di trattative per approvare il bilancio 2008-2009 il 23 settembre scorso, con ben 85 giorni di ritardo. Le fortune della California sono girate come una banderuola se si pensa che solo otto anni fa lo Stato godeva di un surplus di bilancio di 12 miliardi di dollari. "Invece di metterli da parte in un fondo di emergenza - dice l'opinionista Dan Walters - repubblicani e democratici li hanno sperperati in un'orgia di spese e tagli alle tasse, una delle decisioni politiche più irresponsabili della storia". I californiani, a loro credito, nel 2003 decisero di revocare il mandato al governatore democratico Gray Davis quello che aveva presieduto all'"orgia di spesa" - sostituendolo con Schwarzenegger. Chi meglio di lui avrebbe potuto mettere in riga un gruppo di parlamentari indisciplinati e iniettare una dose di rigore nell'amministrazione della cosa pubblica? Ebbene nemmeno Schwarzenegger c'è riuscito, anzi il deficit pubblico non solo non è calato ma è addirittura peggiorato. Prova che la politica è più forte dei muscoli di Terminator. droveda@ilsole24ore.us SENZA FIDUCIA Los Angeles ha ormai il rating più basso degli Usa (a parte la Louisiana) e non riesce a finanziarsi con nuove emissioni di titoli REUTERS Terminator in difficoltà. Arnold Schwarzenegger (il quarto da sinistra), 61 anni, da cinque alla guida della California, assieme ai governatori americani e messicani delle regioni di frontiera: tutti vestiti da Terminator.

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Il risveglio amaro di Midleton (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-07 - pag: 13 autore: Le località cresciute sulla bolla immobiliare scoprono tutta la fragilità del boom Il risveglio amaro di Midleton MIDLETON. Dal nostro inviato "Wallis' Bar & Auctioneers and real estate valuers". L'insegna su sfondo azzurro chiaro, quell'azzurro che gli irlandesi sognano di vedere alzando gli occhi al cielo, non lascia dubbi: questo pub vende case. Al fianco dell'entrata in legno che ricorda i saloon dei film western americani, un'inequivocabile vetrina mette in bella mostra le fotografie delle case vendita nella zona. "La famiglia Wallis è proprietaria del pub e anche diun'agenzia che vende case", conferma con imbarazzo il barista. I Wallis sono il risultato della rivoluzione che negli ultimi cinque anni ha sconvolto la vita di Midleton, cittadina a venti minuti da Cork: la bolla immobiliare. Lungo la strada principale che su un chilometro e mezzo spacca in due questo piccolo centro con poco più di 10mila abitanti, pub e negozi delle scommesse hanno ridotto i ranghi, lasciando spazio all'insediamento di innumerevoli agenzie immobiliari, avvocati specializzati nella compravendita di case, broker e financial advisors esperti in mutui. A Main Street si fanno concorrenza Cashman& Molloy, Coolbawn Mortgages, Adrianna Hegarty, Maurice Ahern, Wallis, Shery Fitzgerald O'Donovan, Mc Carthy& McGrath, Ccm Property Network, Guilfoyles...: tutti hanno lo stesso obiettivo, vendere case sopravvalutate. "Dieci anni fa a Main Street c'erano due agenzie immobiliari: adesso sono una decina- commenta la proprietaria del negozio di articoli da regalo "Bright ideas" - sono spuntate come funghi" Ma ora anche Midleton è in recessione: dopo una crescita al 5,2% medio dal 2002 al 2006, in l'Irlanda il Pil segna -0,8% quest'anno e -0,9% per il 2009. "Una follia. Solo questa parola può spiegare cosa è successo qui in Irlanda- afferma con tono sconsolato Adrianna Hegarty, titolare di un'agenzia immobiliare di Midleton - negli ultimi tempi la gente comprava case a qualsiasi prezzo, se le contendeva: ho venduto una villetta bifamiliare a 340mila euro, ora ne vale 220mila. Scenderà ancora ". La tigre celtica è stata concepita dal real estate, alimentata da costruzioni, edilizia e drogata dalla bolla immobiliare. Il lungomare verdeggiante dell'Irlanda del Sud,dove pascolano indisturbate enormi mucche, è stato trasformato in un terreno di caccia per la tigre. La storia di una villetta di 80 mq con meno di un ettaro di terreno nei pressi di Ballymaloe (a mezz'ora da Cork) vale per tutte: acquistata per 10mila sterline irlandesi (13.000 euro) nel 1993, dopo cinque anni viene rivenduta a 50mila euro. Nel 2001 cambia nuovamente proprietario: una giovane coppia la compra per 110mila e con un secondo mutuo la ristruttura investendo altri 150mila: nel 2005 la tenuta viene valutata 400mila euro e agli inizi del 2007 puntava verso quota 500mila euro. La sua svalutazione per ora è contenuta perché è per cottage così speciali l'offerta non supera ancora la domanda. Sarà il calo dei prezzi delle case a uccidere la tigre celtica, data già per morta da tanti commentatori irlandesi? "Ci stiamo svegliando come dopo aver preso una sonora sbornia", ironizzano. Qual è stata la miccia che ha acceso la rincorsa all'acquisto delle case?"Il più grande beneficio del nostro ingresso nell'unione monetaria è stato il calo dei tassi, ma per lunghi anni ha incoraggiato gli eccessi del debito delle famiglie per comprare casa e degli imprenditori per costruire " è la tesi dell'autorevole editorialista Sean Sexton del settimanale irlandese Magill. Fatto è che le costruzioni di nuove abitazioni crolleranno dal picco delle 88mila unità del 2006 alle 25mila del 2009. "Chi ha bisogno di acquistare casa spera di ottenere qualche beneficio nel Budget", spiega Adrianna. Ma il Governo di Cowen è alle prese con conti pubblici allo sbando: dopo una serie di surplus quest'anno il deficit/ Pil rischia di sfondare il 5% mentre le proiezioni per il 2009 (senza la Finanziaria del prossimo 24 ottobre) arrivano al 7 per cento. E sul rapporto debito/Pil pesa l'imprevedibilità della garanzia concessa su depositi e debiti. Proprio i tassi sui depositi fanno ora notizia a Main Street a Middleton: 10% per 20 mesi. I.B. CONTI ALLO SBANDO Dopo la lunga fase della crescita a una media del 5,2%, per quest'anno e per il prossimo l'economia è prevista in recessione.

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Nel piano di Dublino garanzie ad alto rischio (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-07 - pag: 13 autore: Nel piano di Dublino garanzie ad alto rischio Crescono i dubbi sul salvataggio delle banche Isabella Bufacchi DUBLINO. Dal nostro inviato Se il Governo irlandese dovesse far fronte a tutti i 400 miliardi di euro di depositi e debiti di Anglo Irish Bank, Allied Irish Bank-Aib, Bank of Ireland, Irish Life & Permanent, Educational Building Society e Irish Nationwide con la garanzia dello Stato il rapporto debito/Pil dell'Irlanda schizzerebbe dal 25,4% del 2007 al 210 per cento. Se la garanzia dovesse essere estesa alle banche non irlandesi che ne hanno fatta richiesta (l'inglese Ulster Bank, che è secondo più grande sottoscrittore di mutui in Irlanda, HalifaxBank of Scotland, la belga Iib Bank e la danese National Irish Bank) impegnando le casse statali per ben oltre 500 miliardi, il debito/Pil supererebbe uno stratosferico 260 per cento. Questo è uno scenario catastrofico: ma è proprio il timore della catastrofe a far vacillare l'affidabilità dell'Irlanda e il suo non più solidissimo rating "AAA". I mercati hanno imparato che a pensare male non si sbaglia e che le previsioni più apocalittiche molto spesso di questi tempi si avverano: così l'annuncio della garanzia pubblica illimitata per due anni, che ufficialmente serve a rimpolpare le casse vuote di banche e building society in crisi di liquidità, sta mettendo in discussione il rischio- Irlanda. La garanzia sulla raccolta a breve termine (depositi e prestiti interbancari) e medio- lungo termine (obbligazioni e covered bond) sta riaprendo quei rubinetti che nelle prime due settimane di settembre si sono chiusi: ma questo intervento non sanerà i bilanci delle banche, che restano esposte allo scoppio della bolla immobiliare. Le future perdite del sistema bancario irlandese sono il grande punto di domanda: non per colpa del subprime Usa o delle cartolarizzazioni, ma per la mole inquantificabile dei "bad loans". Oggi il Governo di Brian Cowen dovrebbe sciogliere le riserve sulle modalità di attuazione della garanzia, rivelando i dettagli che oltre a evitare il rischio sistemico di bancarotta a catena dovrebbero tutelare i contribuenti. Il Taoiseach (primo ministro) Cowen e il ministro delle finanze Brian Lenihan hanno stentato ad accordarsi con le banche oggetto della garanzia, che pare abbiano rifiutato di pagare una commissione allo Stato pari allo 0,2% all'anno (880 milioni) per due anni su 400 miliardi. Un'intesa dovrebbe essere trovata attorno a quota 500 milioni l'anno, ha ipotizzato nel week-end l'autorevole Sunday Times irlandese: in cambio gli istituti saranno soggetti a regole più ferree e prudenziali sugli impieghi e a tagli drastici degli stipendi del top management. Queste "fee" a tutela dei contribuenti più che coprono per ora l'aumento del costo della raccolta dello Stato scaturito dopo il rilascio della controversa garanzia: il giorno dell'annuncio il rischio-Irlanda è raddoppiato sul mercato dei derivati di assicurazione del credito (credit default swap) passando da 25-30 centesimi di punto percentuale a 65-70. Ieri 67. Gli esperti del settore hanno calcolato che questo allargamento del differenziale tra il rendimento dei titoli di Stato irlandesi e quelli tedeschi è quantificabile in 12-15 punti base, con maggiori oneri sugli interessi di 127 milioni (58 nel 2008 e 69 nel 2009). Il debito pubblico irlandese è estremamente contenuto: nel 2007 era pari a 37,6 miliardi, equivalenti al 25,4% del Pil. L'Irlanda è riuscita per ora a mantenere il rating "AAA", confermato esplicitamente da Fitch e implicitamente da S&P e Moody: le agenzie di rating concedono all'Irlanda il beneficio del dubbio e cioè che la garanzia non verrà esercitata perché l'insolvenza delle banche è un capitolo chiuso proprio in virtù della garanzia. Le spiegazioni fornite dal Governo sui perché dell'intervento vanno in un'unica direzione, come ha spiegato ai cittadini, candidamente, Patrick Neary, numero uno dell'autorità di controllo Financial Regulator: i bilanci delle banche sono solidi, e l'entità dei prestiti incagliati o in sofferenza per il crollo del mercato immobiliare e per la recessione non sono quantificabili ma non superano i livelli di guardia. La versione governativa sulla necessità della garanzia pone tutto l'accento sulla liquidità: i canali di finanziamento delle banche irlandesi si erano velocemente prosciugati nelle prime due settimane di settembre e senza intervento l'insolvenza sarebbe scattata in automatico. Non una o due banche erano finite sull'orlo del baratro ma tutte le sei grandi, secondo fonti bene informate. La raccolta degli istituti di credito irlandesi avviene per il 60% tramitei depositi (non solo della clientela al dettaglio ma anche delle grandi imprese e multinazionali attratte dalla bassa corporate tax al 12,5%). Nelle prime settimane di settembre le banche irlandesi hanno assistito all'uscita di 15 miliardi di euro di depositi: una multinazionale da un giorno all'altro ha tolto 1 miliardo di depositi. I media hanno gettato benzina sul fuoco. Dopo la puntata del seguitissimo programma radiofonico Liveline, andato in onda il 18 settembre e dedicata ai risparmiatori in fuga dalle banche, i depositi hanno continuato a svuotarsi: chi ha appreso che la garanzia dello Stato copriva i primi 20.000 euro si è affrettato ad aprire piccoli conti in più banche. Altri hanno travasato la liquidità dalle banche ai conti e agli strumenti di risparmio postale di An Post, da sempre garantiti illimitatamente dallo Stato. Il Governo ha tentato di mettere riparo alla situazione, quintuplicando la garanzia sui depositi da 20.000 a 100.000 euro il 22 settembre. Ma le banche irlandesi, che per il restante 40% della raccolta si finanziano sull'interbancario e sul mercato obbligazionario internazionale, sono finite su altre graticole: i bond erano troppo cari e difficili da collocare e intanto l'interbancario si chiudeva. I rubinetti degli stranieri sono stati serrati definitivamente il 24 settembre scorso quando a chiedere credito sono state le banche irlandesi: le cattive notizie corrono e il sistema bancario irlandese è stato massacrato in Borsa nel suo lunedì più nero lo scorso 28 settembre quando Anglo Irish Bank ha perso il 46% del suo valore, Irish Life & Permanent ha lasciato sul terreno il 40%, Aib il 17% e Bank of Ireland il 20 per cento. Il resto è storia: quella notte stessa il Governo ha varatola garanzia illimitata su depositi, bond e prestiti per riaprire tutti i canali di provvista delle banche con il marchio della "AAA": assicurando la raccolta anche per il futuro e non solo sui depositi. Una supergaranzia che non va giù a Bruxelles e a tutti i membri dell'Ue. Il Governo, il Financial Regulator e la Banca centrale come anche i vertici di tutte le grandi banche non sono neanche a metà dell'opera. La garanzia non serve a tappare buchi o voragini in bilancio, a trasformare prestiti in sofferenza in prestiti in bonis. Le banche irlandesi sono esposte in maniera pesante e preoccupante al mercato immobiliare ora in picchiata e alla recessione in uno Stato dove l'economia è sorretta dall'edilizia e dalle costruzioni, dove le banche si trovano in bilancio 127 miliardi di finanziamenti concessi a costruttori che non riescono più a vendere le case costruite negli anni del boom. Lo scoppio della bolla inevitabilmente colpirà i bilanci delle banche irlandesi, i cui impieghi sono collegati per il 60% al mercato delle case e anche degli immobili commerciali. Il mercato irlandese dei residential mortgage ammonta a 145 miliardi ma fortunatamente non deve fare i conti con il subprime all'americana. Per drogare la domanda, le banche hanno fatto leva sul loan-to-value (il valore della casa coperto dal mutuo) salito al 100%, hanno raddoppiato la durata dei mutui prima casa da 20 a 40 anni. Il valore degli immobili intanto è sceso dai picchi del 2007 di un 10% in media e su scala nazionale, ma in alcune località è già arrivato al 30% e secondo le analisi prevalenti in Irlanda facilmente arriverà al 40 per cento se non oltre. isabella.bufacchi@ilsole24ore.com FUORI CONTROLLO Se lo Stato dovesse far fronte ai 400 miliardi di depositi e prestiti bancari, il rapporto tra debito e Pil passerebbe dall'attuale 25,4 al 210% Un passato da tigre. Proprietà in vendita a Dublino nel 2006, quando gli irlandesi compravano case a qualsiasi prezzo BLOOMBERG.

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<Il piano d'emergenza Usa? Solo spazzatura> (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale.it, Il" del 07-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

N. 240 del 2008-10-07 pagina 2 "Il piano d'emergenza Usa? Solo spazzatura" di Redazione Il capo economista del gruppo giapponese Nomura: "Paulson sbaglia. E per uscire dalla crisi l'Europa deve cancellare i vincoli di Maastricht" nostro inviato a Tokio Il Giappone che guarda a questa crisi con un po' di distacco e, dopo 15 anni di vacche magre, anche un pizzico di voglia di rivalsa, detta a Europa e Usa le regole per provare ad uscirne. "Quello che vediamo in questi giorni - dice Richard C. Koo, capo economista di Nomura (il primo gruppo bancario del Paese che in questi giorni sta comprando quel che resta di Lehman) e consulente economico del premier Taro Aso - è avvenuto tale e quale 19 anni fa qui da noi. Tutto è cominciato con la bolla immobiliare scoppiata nel 1989, a cui è seguito il crollo della Borsa e dopo il credit crunch. Per uscirne ci abbiamo messo 15 anni". Il Giornale incontra Koo, cha ha studiato a Berkeley e ha lavorato con Paul Volcker alla Fed, al nono piano del Marunouchi Kitaguchi building di Tokyo, proprio quando la Borsa della capitale asiatica sta cedendo il 4 per cento. Il piano Usa non aiuta i mercati, dunque. "Non può funzionare perché con questo piano non c'è nessuna iniezione di capitale pubblico nelle banche, ma c'è solo la sostituzione di asset (i mutui) con cash. In Giappone la stretta del credito è stata evitata, negli anni Novanta, con l'iniezione di risorse pubbliche direttamente nel capitale delle banche, che così hanno ripreso a erogare credito. Paulson, invece, ha sbagliato due volte, con un comportamento infantile: prima ha fatto fallire Lehman, causando reazioni a catena e facendo perdere credibilità alle banche e alla vigilanza Usa. Poi ha fatto questo piano che è... spazzatura. I mercati resteranno fragili e vulnerabili". Spazzatura? "Sì, perché questa è una "recessione di bilancio". Vale a dire che il crollo del mercato immobiliare ha creato a tanti un debito nel bilancio. E tutti cercano di colmarlo, utilizzando a questo fine ogni risorsa disponibile. Cioè, in queste condizioni, non conta più la massimizzazione del profitto, ma la minimizzazione dei rischi e dei debiti: chi ha del cash non lo investe, ma lo utilizza per abbassare il suo debito. E il pil si contrae, in una spirale". Come si ferma la spirale? "Con nuovo capitale pubblico. È quello che ha fatto Roosevelt nel '33 e che noi abbiamo copiato negli anni Novanta. Gli americani non hanno memoria, ma è quello che dovrà fare il prossimo Presidente". Una politica economica espansiva può passare anche dal taglio delle tasse, o dei tassi? "No: il taglio delle tasse non serve. Il risparmio fiscale così ottenuto verrebbe di nuovo utilizzato per abbassare il debito, e saremmo da capo. E in queste condizioni anche la politica monetaria è indifferente per lo stesso motivo. Basta vedere cosa è successo mentre Bernanke ha tagliato i tassi dal 5,25 al 2% in un anno: niente di buono. Le Borse salgono per un paio di giorni, tutto lì. L'unica cosa che serve è una politica espansiva di spesa pubblica, accompagnata da incentivi fiscali mirati". Non c'è un rischio-inflazione? "No: le maggiori spese compensano la stretta del credito e la contrazione dei consumi che, viceversa, alimenterebbero una situazione deflazionistica". E l'Europa? "È sulla stessa strada. E per uscirne deve cancellare il vincolo al bilancio dello Stato imposto dai parametri del Trattato di Maastricht, debito pubblico e deficit possono aspettare. E l'Europa non è sola". Non è sola? "La Cina è in una situazione analoga a quella del Giappone di fine anni Ottanta: i prezzi delle case hanno iniziato a scendere prima ancora delle Olimpiadi, del 30% a Shanghai e Shenzhen". E il Giappone? Il caso Nomura-Lehman mostra che tornerete a fare shopping? "I recenti grandi investimenti li hanno fatti arabi e cinesi, a noi non ci avevano invitati. Ma ora loro hanno perso molti soldi, e siamo rimasti solo noi". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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A SPESE DEL CLIENTE (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Lavoce.info" del 07-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

>A SPESE DEL CLIENTE di Luigi Guiso 07.10.2008 Si dice che in America il capitalismo è sfrenato, mentre da noi si concedono meno prestiti, si cartolarizza di meno e non c'è stata la bolla immobiliare. Per questo le nostre banche sono più solide. Ma se gli americani sono un popolo di consumatori indebitati, gli italiani sono un popolo di risparmiatori. Ed è su questo versante che si fanno gli affari e qualche malefatta. Infatti, nel mezzo di una crisi finanziaria con epicentro del rischio nel settore bancario, i portafogli delle famiglie italiane sono zeppi di depositi e obbligazioni bancarie, nazionali e non. Le crisi finanziare lasciamo sulla loro scia molti cadaveri. Ma hanno il pregio di mettere a nudo limiti, e malefatte, che si celano nei mercati finanziari. Finché le cose vanno bene, è difficile scoprirli, non fosse altro perché chi ne subisce le conseguenze (ne è vittima) non ha nessuna ragione per lamentarsi. Perché mai un risparmiatore poco esperto dovrebbe chiedersi se gli hanno rifilato un titolo troppo rischioso, finché quello rende bene? C'ERA UNA VOLTA IN AMERICA. E IN ITALIA Le crisi mettono a nudo i rischi eccessivi, gli imbrogli e le imperizie. Fu così con Enron, fu così con Parmalat e fu così con le obbligazioni Cirio che la Banca di Roma di Geronzi raccomandava ai propri correntisti per recuperare con le sottoscrizioni il debito Cirio verso la Banca di Roma. Deve essere così anche con questa crisi. Guardando da questa all'altra sponda dell'Atlantico abbiamo imparato che i banchieri americani concedevano con facilità prestiti a chi non aveva merito di credito. Fin qui poco male, se il rischio fosse rimasto in capo a loro. Invece li cartolarizzavano e li rivendevano passando il rischio ad altri, più ignari di loro sul reale valore dei crediti sottostanti. Li concedevano anche a tassi variabili, sfruttando la miopia dei clienti e magari anche rafforzando in loro il convincimento che i bassi tassi di interesse sarebbero rimasti cosi per sempre. Fin qui l'America. In Italia no, almeno questa sembra essere la convinzione diffusa. Lì c'era (ci sarà ancora?, si chiede qualcuno) il "capitalismo sfrenato" che consentiva tutto ciò. Da noi no, il "capitalismo" è frenato ("e meno male", pensano in tanti), si concedono meno prestiti, si cartolarizza di meno, non c'è stata la bolla immobiliare e così via. Tutto vero, certo. Però, i mutui a tasso variabile sono stati raccomandati con altrettanta disinvoltura anche a chi ha profili del reddito piatto; dal 2002 oltre due terzi dei mutui erogati erano a tasso variabile. (1) I default sui mutui sono aumentati, alcune cartolarizzazioni sono state fatte. Ma non è qui il vantaggio comparato dell'Italia. Gli americani, si sa, sono un popolo di consumatori indebitati e non sorprende che il business (e gli imbrogli) si faccia sul debito. Il nostro è un popolo di risparmiatori e il business (e gli imbrogli) si dovrebbero fare su questo versante. Concentrati come siamo sulle ripercussioni planetarie della crisi dei subprime, ci sfugge questa dimensione. Ma la crisi è in atto da tempo, le nostre banche lo sanno da prima degli altri. Questo ha offerto loro una occasione unica per praticare ciò che sanno fare molto bene: passare il rischio ai clienti guadagnandoci due volte: perché, appunto, si liberano del rischio; perché nel farlo ci lucrano anche le commissioni. Èuna assurdità? Forse non tanto, a giudicare dal caso che mi è stato raccontato. Una signora di 80 anni, inesperta (nonostante, o forse a causa, dell'età) e, come si dice, finanziariamente analfabeta, affidandosi del tutto alle scelte della sua banca ha investito il suo patrimonio di 363mila euro in obbligazioni bancarie. Di questi, 263mila in obbligazioni di due banche d'affari americane, di cui ben 203mila in obbligazioni Morgan Stanley con scadenza 2013; gli altri 60mila in obbligazioni Goldman Sachs scadenza 2014, il rimanente in obbligazioni Abn Ambro (50mila) e di banche italiane. Oggi la valorizzazione del patrimonio, complici gli aumenti dei tassi a breve e soprattutto il rischio di fallimento di queste banche, è pressoché dimezzata. Che pensare? INCAPACITÀ O CALCOLO? Vi sono due possibilità. La prima è che chi elargisce consigli ai risparmiatori sia incapace di farlo. La lezione numero 1 della finanza è diversificare; la numero 2 è diversificare e la numero 3 è diversificare. Nessuna delle tre lezioni è stata applicata: tutti i titoli sono concentrati in un unico settore, quello bancario, due terzi dell'investimento è concentrato in una obbligazione di una sola banca. Buona parte dell'investimento è a medio termine, esponendo il portafogli della povera signora a un incredibile rischio di tasso. La seconda possibilità è che chi elargisce consigli sappia bene quel che fa, ma abusa della fiducia altrui per fare gli interessi suoi e del suo istituto. Èdifficile appurare la verità, anche se il sospetto che la tentazione di passare il rischio alla anziana cliente abbia prevalso sull'ignoranza del principio di diversificazione, riceve supporto dalla tempistica degli acquisti: i 203mila euro di obbligazioni Morgan Stanley sono stati immessi nel portafoglio della signora in piena crisi finanziaria, possibilmente attingendo da quelli in carico alla banca. Sicuro, le banche italiane ne hanno guadagnato in solidità, soprattutto se questo giochetto è stato fatto su larga scala (c'è qualcuno con poteri di supervisione che può prendersi la cura di appurarlo?). Ma a spese del cliente. Ulteriore solidità è stata acquisita convincendo la clientela ad acquistare massicciamente obbligazioni bancarie. Tra luglio 2007, quando la crisi esplode, e luglio 2008 le obbligazioni bancarie, che le banche collocano direttamente presso i loro clienti, sono aumentate del 20 per cento, in totale controtendenza con il resto dell'Europa e a un tasso quasi doppio di quello dell'anno precedente. I depositi crescono soltanto di un magro 5 per cento, come nell'anno precedente. Cosa renda queste obbligazioni così attraenti non è chiaro: è noto che rendono meno (per la maggior parte delle banche) di un titolo del debito pubblico di uguale scadenza, ma diversamente da questo, non hanno neppure un mercato secondario. Fatto ancora più interessante, non sono coperte dal fondo di garanzia sui depositi. Insomma, un risparmiatore decentemente informato dovrebbe quasi sempre preferire titoli del debito pubblico. Ciò che rende commercializzabili le obbligazioni è la scarsa informazione dei clienti e il ruolo di consulente della banca nelle scelte finanziarie. Insomma, nel mezzo di una crisi finanziaria con epicentro del rischio nel settore bancario, i portafogli delle famiglie italiane sono zeppi di depositi e obbligazioni bancarie, nazionali e non. Di nuovo, maggiore solidità per le banche, ma a spese dei clienti. Non viene il dubbio che anche il "capitalismo frenato" non sia un grande affare per i risparmiatori? (1) Indagine sui bilanci delle famiglie della Banca d'Italia.

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WSJ: con la crisi crollano molti miti. FT: nell'Ue è il momento degli assoli (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Rai News 24" del 07-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Roma | 7 ottobre 2008 WSJ: con la crisi crollano molti miti. FT: nell'Ue è il momento degli assoli La crisi travolge teorie economiche e politiche "Per quanto possa essere dura questa carneficina, non sarà la fine del mondo", prova a sdrammatizzare il Wall Street Journal nell'editoriale di oggi sulla crisi dei mercati. E' il momento in cui svaniscono alcuni miti, spazzati via dall'ondata di vendite e fallimenti. I miti sconfitti Il "primo mito è quello che vuole il piano di salvataggio voluto dal Tesoro e approvato dal Congresso sia in qualche modo la panacea di ogni male. "E' solo un singolo strumento, e in ogni caso non potrà fare nulla contro il panico che devasta le banche in Europa. E non potrà salvare il mercato immobiliare di Dubai o quello dei Paesi emergenti che ieri è crollato. L'Europa in particolare dovrà riempire il vuoto di capitali nelle sue banche e dovrà farlo da sola". Certo, sarebbe stato peggio se il piano Paulson non fosse passato al Congresso, scrive il WSJ, ma "il problema ora è che il segratrio al Tesoro Hank Paulson non ha ancora mostrato di saper usare questo strumento, e la sua esperienza di 35 anni alla Goldman Sachs .. non riporta alla mente l'arrivo di Paul Volcker alla Fed nel 1979". Insomma, il volante in mano a Paulson non rassicura troppo Wall Street. E poi "tempi di panico finanziario sono un brutto periodo per essere introdotti sui mercati gobali". Velo pietoso E' quello che secondo il Financial times va steso sulla risposta dell'Unione europea alla crisi dei mercati finanziari negli ultimi sette giorni. In un lungo editoriale FT enumera gli errori commessi dagli Stati membri e dalle autorità economiche e finanziarie Ue e conclude: nel settore bancario "una ricapitalizzazione vasta e coordinata potrebbe funzionare, ma avrebbe bisogno di un direttore d'orchestra e di una partitura. Non è il momento di improvvisare assoli". Secondo mito: ci salveranno gli altri Un altro mito evaporato è "che le esportazioni del resto del mondo arrivino a soccorrere l'economia americana. Questa è l'idea chestava dietro alle teorie degli svalutazionisti - a Washington come a Harvard - che hanno spinto al dollaro debole per promuovere le export americane e bilanciare l'esplosione della bolla immobiliare. (...) Ieri le vendite hanno colpito i mercati europei in Europa e America latina più che negli Usa. Provare a sottrarre 'domanda' al resto del mondo è una strategia di breve respiro come tutte le tattiche 'rendi- un-mendicante-il-tuo-vicino'. E con Europa e Giappone già in recessione e la Cina che rallenta, il contributo delle esportazioni (americane, ndr.) al Pil è destinato a scendere bruscamente". Terzo mito: il taglio del costo del denaro Il terzo mito, denuncia il WSJ, "è l'idea che un taglio dei tassi della Fed risolva tutto". Questa è la teoria cugina "della lobby del dollaro debole, popolare a Wall Street e alla Fed con la gestione di Ben Bernanke. Nonostante un anno di tassi in caduta, il panico finanziario è ora peggiore che mai e l'economia reale ne è colpita. I tagli dei tassi decisi dalla Fed hanno portato il dollaro a spingere il petrolio fino a 147 dollari a barile. Il solo risultato è di aver reso la recessione più probabile mentre fiaccava il potere d'acquisto negli Usa e di aver preoccupato sia le famiglie che gli investitori". Quarto mito: il ritorno a Keynes non funziona Il quarto mito a svanire è quello della scuola keynesiana dello 'stimolo fiscale temporaneo' che farebbe la differenza. Ma l' "amministrazione Bush e i Democratici al Congresso hanno commesso questo errore in gennaio, promettendo che 165 miliardi di incentivi fiscali e aumento della spesa ci avrebbero allontanato dalla recessione. Appena un mese fa, il presidente Bush ancora insisteva su queste misure come 'una benedizione'. Ma gli incentivi semplicemente spostano denaro da una parte all'altra dell'economia e redistribuiscono denaro a chi può risparmiarlo o spenderlo. Nessuno cambia idea su investimenti e rischi in base a incentivi fiscali. Il risultato è un aumento modesto a breve del Pil ma nessuna crescita reale dell'economia". Ognuno per sé E invece sono solo assoli quelli a cui finora si è assistito, almeno secondo il quotidiano. Tra le cose che i leader europei - che bontà loro "hanno ammesso che il loro sistema bancario e' in difficoltà" - non dovrebbero assolutamente fare c'è lo "sventolare l'ipotesi di piani di salvataggio salvo poi abbandonarli alla prima difficoltà", "incontrarsi in raduni ad hoc, omettendo numerosi partner importanti, professando un fronte comune per poi abbandonarlo poche ore dopo". Come se ne esce "Le autorità politiche - secondo Ft - devono porre fine al panico, migliorare la trasparenza e q quindi lo stato di salute delle banche solide, pur lasciando affondare la parte marcia del settore". E per scacciare il panico, ci vuole una ricapitalizzazione. "Questa è una crisi che sembra risolvibile, a condizione di avere capitali e più trasparenza", si legge. "E magari una garanzia di tutti i debiti bancari, con tutti gli orribili incentivi che porta, non sarà necessaria". No a nuovi board europei "Fino ad ora i leader europei hanno mostrato un'unita' puramente di facciata, dichiarando tutti insieme che si occuperanno ciascuno solo dei problemi nel loro giardino", scrive il quotidiano, che sulla possibilita' di un fondo comune taglia corto: "Un tale fondo cross-border affonderebbe nelle discussioni politiche su chi deve essere salvato e chi no". E tuttavia, qui sta l'aporia: "l'Europa ha bisogno di un piano, e di un approccio più coordinato", ammette il Ft, e la "Commissione europea dovrebbe per ora creare le basi per un ruolo statale nella ricapitalizzazione, che sembra sempre più necessario".

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I nostri soldi e la crisi Dieci domande (e risposte) (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 08-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Quando passerà non si sa, però manteniamo i nervi saldi I depositi garantiti fino a103 mila euro. Attenti ai beni rifugio Dieci domande (e risposte) sulla crisi e sui nostri risparmi. 1 - Quanto ci vorrà prima che la crisi passi? Bisognerebbe rispondere con una battuta del danese Niels Bohr, padre della meccanica quantistica: "È difficile fare previsioni, specialmente sul futuro". Battute a parte, nessuno sa quanto durerà il "terremoto senza precedenti" (come dice il Fondo monetario internazionale) che ha squassato i mercati, così come nessuno è stato in grado di prevederlo. L'incertezza si produce in sfiducia, il peggior nemico dei mercati. Ed ecco il risultato: listini che colano a picco in tutto il mondo, panico diffuso, banche e società che crollano come castelli di carta. Il risparmiatore deve mantenere la calma, considerato che in Italia la situazione non è buona (in Italia sono stati collocati molti prodotti assicurativi vita garantiti dalle grandi banche d'investimento mondiali), ma è meno peggio che in altre parti. Principalmente per due motivi. 1) L'Italia ha un sistema bancario molto solido e rigoroso, dove i mutui subprime, quelli concessi a gente ad alto rischio di insolvenza, non sono mai stati concessi. 2) L'economia italiana è fatta di piccole e medie imprese, che in caso di crisi diventano compartimenti stagni, tante piccole celle d'alveare in grado di frenare l'onda della crisi. 2 - Che cos'è il Fondo di salvataggio? Il piano elaborato dalla Federal reserve, la Banca centrale americana, e dal segretario del Tesoro Henry Paulson prevede di istituire una sorta di gigantesca bad company, un colossale veicolo societario con una dotazione di settecento miliardi di dollari in grado di rilevare tutti i titoli "tossici" che zavorrano i bilanci di banche e società, in modo da non farle fallire. Un fondo di salvataggio europeo era allo studio anche del G4, il quartetto di potenze europee (Francia, Germania, Italia, Regno Unito) che si è riunito la scorsa settimana per affrontare la crisi. Ma l'Ecofin, l'organismo che riunisce i ministri delle Finanze europei, lo ha bocciato. 3 - È bene per il risparmiatore avere un "portafoglio" diversificato? Assolutamente sì. L'ideale sarebbe averlo con strumenti finanziari semplici e trasparenti. Bastano dieci-quindici titoli non correlati per ottenere un'efficace diversificazione. 4 - I nostri depositi in banca sono garantiti? Fino a 103 mila euro (il doppio se è cointestato), la risposta è sì. Il Fondo interbancario di tutela dei depositi vigilato dalla Banca d'Italia (il sito è www.fitd.it) garantisce infatti fino a questa cifra, consistente in conti correnti o certificati di deposito. Purché siano nominali e non al portatore. Oltre quella cifra è bene diversificare (non solo i titoli, ma anche le banche). Come si vede l'Italia fa ben di più dell'Unione europea, che ieri è arrivata a garantire fino a cinquantamila euro (centomila per alcuni Paesi). 5 - Il Fondo di garanzia vale anche per le banche on line? Se italiane sì, se straniere dipende se sono iscritte. Ricordiamo che il conto on line è in grado di fornire buoni tassi di interesse, capaci di tenere testa all'inflazione (anche se attualmente corrono un po' meno dell'aumento dei prezzi). 6 - È il momento giusto per comprare casa? Il mercato immobiliare ha subìto una frenata, anche se non si può parlare in Italia di un vero e proprio scoppio della bolla immobiliare, come è accaduto negli Stati Uniti. Da noi il settore è più viscoso e i prezzi diminuiscono più lentamente. 7 - È il momento giusto per chiedere un mutuo? I tassi di interesse, specialmente quello europeo, continuano a rimanere piuttosto alti. Sarebbe meglio stare a vedere: è probabile che scendano. La Bce dovrebbe dare una piccola sforbiciata al costo del denaro. 8 - Che cosa sono i beni rifugio? È l'investimento in preziosi, sterline o addirittura opere d'arte. E naturalmente nel più classico dei beni rifugio, i lingotti d'oro. Si tratta di quei beni di intramontabile garanzia di riferimento cui si approda nei momenti in cui i titoli e le azioni vanno giù. Ma non è detto che sia una buona idea. Non sappiamo come finirà questa crisi e il valore dei beni rifugio potrebbe scendere all'improvviso alla prima impennata delle Borse mondiali. Inoltre sono àmbiti senza una grande trasparenza, dove serve una buona conoscenza del mercato. 9 - Quali sono i risparmi più prudenti? I titoli di Stato dei Paesi industrializzati, a bassissimo rischio di default, ovvero di insolvenza. Non siamo nell'Argentina degli anni novanta. Bot, Btp e titoli di Stato europei (tedeschi, francesi, etc.) rappresentano un porto sicuro contro lo tsunami finanziario, insieme con i conti correnti. 10 - Ho messo il Tfr nel fondo pensione. Che fine farà? I fondi pensioni delle categorie solitamente sono molto prudenti e diversificati, di conseguenza i rischi sono molto contenuti. Per quanto riguarda gli altri fondi, dobbiamo sempre considerare che gli investimenti sono a lungo termine e quindi c'è tempo per recuperare le perdite. A meno che non si debba andare in pensione domani. Francesco Anfossi.

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L'Europa divisa sull'orlo del baratro (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 08-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Prima Pagina Pagina 2 Il "no" tedesco al fondo comune L'Europa divisa sull'orlo del baratro Il "no" tedesco al fondo comune di Beniamino Moro --> di Beniamino Moro Quando nell'agosto del 2007 si ebbero le prime avvisaglie della crisi finanziaria legata al mercato dei mutui subprime Usa, si capì subito che la situazione era seria e che avrebbe certamente ridimensionato la bolla speculativa immobiliare americana, ma il fatto non destò eccessiva preoccupazione al di qua dell'Atlantico per due motivi: primo, perché nessuno pensava che la crisi del segmento immobiliare del mercato americano, per quanto importante, avrebbe potuto innescare una crisi sistemica mondiale e, secondo, perché tutto sommato lo scoppio della bolla immobiliare era visto con favore per riportare in equilibrio i fondamentali dell'economia reale. A più di un anno di distanza, le preoccupazioni del mondo della finanza si sono trasformate in paura incontrollata, quando non in vero e proprio panico, che dagli Usa ha contagiato anche il Vecchio Continente. Le borse reagiscono male e diffondono ulteriormente la sensazione di panico. I governi lanciano messaggi tranquillizzanti, che i mercati interpretano come inadeguati a fronteggiare la situazione. Il problema è che nessuno sa con certezza quanto denaro sarà necessario per salvare il sistema bancario nel suo complesso e se i singoli Stati, al di là dei comunicati ufficiali in cui promettono di adottare tutte le misure necessarie per assicurare la stabilità del sistema bancario, siano davvero in grado di decidere al loro interno gli interventi coordinati che sarebbero necessari. L'idea, già formulata da Sarkozy e appoggiata da Berlusconi di istituire in Europa un fondo di garanzia analogo a quello americano del piano Paulson, riproposta da Giulio Tremonti, non è stata approvata dal Consiglio Ecofin di Lussemburgo, sempre per l'opposizione tedesca. In realtà, al Consiglio Ecofin si è deciso di procedere ciascuno per proprio conto, offrendo solo la promessa di aumentare le garanzie sui depositi bancari almeno sino a 50 mila euro (in Italia la garanzia esiste già sino a 103 mila euro). Le uniche valutazioni globali esistenti della crisi sono quelle del Fmi, che nel mese di aprile aveva valutato in 945 miliardi di dollari l'intero crack. Solo poche settimane fa la valutazione era salita a 1.300 miliardi ed ieri è stata ancora aggiornata a 1.400 miliardi di dollari (1.000 miliardi di euro). È significativo tuttavia che lo stesso Fmi abbia calcolato in 760 miliardi di dollari le svalutazioni già emerse nei bilanci dei soggetti coinvolti, di cui 580 miliardi solo nelle banche (180 negli intermediari finanziari non bancari, 100 nelle assicurazioni, 60 negli hedge funds). Se le cifre sono corrette, mancherebbe all'appello ancora il 45% delle perdite potenziali, pari a 640 miliardi di dollari. Ma non basta. Accanto a queste perdite ancora da far emergere, infatti, il Fmi calcola che le grandi banche a livello globale avranno bisogno nei prossimi anni di trovare capitali aggiuntivi per 675 miliardi di dollari, contro i 430 miliardi già raccolti tra la seconda metà del 2007 e settembre di quest'anno. L'operazione, coi titoli bancari in caduta libera in tutte le borse del mondo, non si presenta di certo facile. Tuttavia, per impedire il crollo, non è escluso che l'intervento pubblico prima o poi si indirizzi proprio in questa direzione.

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Pietro Giuliani, amministratore delegato del gruppo Azimut (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale.it, Il" del 08-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

N. 241 del 2008-10-08 pagina 7 Pietro Giuliani, amministratore delegato del gruppo Azimut di Redazione 1) Quanto durerà ancora la crisi a suo avviso? è molto difficile fare una previsione, dipende da diversi fattori: scoppio della bolla immobiliare, decisioni e interventi delle autorità e dei governi. Nell'ipotesi migliore dovremmo essere fuori dalla crisi entro la prossima primavera, nel caso peggiore un anno dopo. Una cosa è certa. Dalla crisi ne usciremo. 2) Cosa deve fare un correntista con i risparmi? Non farsi prendere assolutamente dal panico. In Italia ci sono regole rigide che tutelano i correntisti. In generale come sempre occorre valutare con attenzione l'intermediario. 3) E chi ha puntato sulle azioni? A meno che il suo portafoglio non sia completamente sbagliato il mio consiglio è di tenere i nervi saldi, non vendere in modo irrazionale, ma anzi, avvalendosi della consulenza di un professionista, cercare azioni interessanti da acquistare. Ai valori di oggi ci sono titoli che rappresentano vere occasioni in un'ottica di medio/lungo termine. In un momento in cui tutti vendono chi invece avrà creduto nella Borsa potrà avere un guadagno, con un orizzonte di almeno 24-36 mesi, anche superiore ai Bot e ai pronti contro termine. 4) Se si ha la quota di un fondo di investimento? Difficile generalizzare, dipende dal fondo. Il tanto bistrattato "risparmio gestito" si è dimostrato in questa crisi capace di proteggere, grazie anche alla diversificazione dei portafogli e alla trasparenza dello strumento fondo comune, il patrimonio degli investitori. Ovviamente c'è gestione e gestione, e il gruppo Azimut ha offerto negli anni una gestione pulita, estranea alle crisi che hanno colpito il mercato e in grado di generare una performance sui 10 anni dell'1,7% netto annuo superiore ai Bot. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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ITALIA, I PREZZI DELLE CASE CALERANNO TRA 10% E 20% (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 08-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di WS-ANSA A sostenerlo è il Fondo Monetario Internazionale in un' analisi 'ad hoc' sulla situazione del mercato immobiliare globale. In molte economie avanzate nel giro dei prossimi 2-4 anni, i prezzi potrebbero scendere di circa il 25%. -->In molte economie avanzate i prezzi delle case continueranno la 'correzione al ribasso' già peraltro avviata nell'ultimo anno: in media, nel giro dei prossimi 2-4 anni, i prezzi potrebbero scendere di circa il 25%. A sostenerlo è il Fondo Monetario Internazionale in un' analisi 'ad hoc' sulla situazione del mercato immobiliare globale contenuta nel World Economic Outlook (Weo) reso noto oggi. Secondo le stime dell'Fmi, l'Italia - come la Francia, l'Olanda e la Spagna - ha registrato un aumento nei prezzi delle case, non giustificato da fattori fondamentali di crescita economica del Paese e del reddito dei suoi abitanti, tra il 10% ed il 20%. E questa stessa percentuale è la misura della correzione che - a detta del Fondo - dovrebbe avvenire nei prossimi anni. Gli Stati Uniti invece, dove il calo del mercato immobiliare e già iniziato nel 2006, avrebbero davanti a loro una ulteriore correzione ben più bassa, pari cioé a circa il 7%. Secondo l'Fmi, i Paesi in cui l'impennata nei costi delle case è stata "più ingiustificata" sono Australia, Regno Unito, Irlanda: per queste nazioni la correzione potrebbe avvenire addirittura nella misura del 30%.

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FMI: PREZZI CASE AL RIBASSO, IN ITALIA SPAZIO CALO 10-20% (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 08-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di ANSA - -->(ANSA) - WASHINGTON, 8 OTT - In molte economie avanzate i prezzi delle case continueranno la 'correzione al ribasso' già peraltro avviata nell'ultimo anno: in media, nel giro dei prossimi 2-4 anni, i prezzi potrebbero scendere di circa il 25%. A sostenerlo è il Fondo Monetario Internazionale in un' analisi 'ad hoc' sulla situazione del mercato immobiliare globale contenuta nel World Economic Outlook (Weo) reso noto oggi. Secondo le stime dell'Fmi, l'Italia - come la Francia, l'Olanda e la Spagna - ha registrato un aumento nei prezzi delle case, non giustificato da fattori fondamentali di crescita economica del Paese e del reddito dei suoi abitanti, tra il 10% ed il 20%. E questa stessa percentuale è la misura della correzione che - a detta del Fondo - dovrebbe avvenire nei prossimi anni. Gli stati Uniti invece, dove il calo del mercato immobiliare e già iniziato nel 2006, avrebbero davanti a loro una ulteriore correzione ben più bassa, pari cioé a circa il 7%. Secondo l'Fmi, i Paesi in cui l'impennata nei costi delle case è stata "più ingiustificata" sono Australia, Regno Unito, Irlanda: per queste nazioni la correzione potrebbe avvenire addirittura nella misura del 30%.(ANSA).

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Gran Bretagna: crollano i prezzi delle case a settembre (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Finanza.com" del 09-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

(9 Ottobre 2008 - 11:00) MILANO (Finanza.com) - Sempre più in basso i prezzi delle case in Gran Bretagna. A settembre il settore immobiliare bagnato dal Tamigi ha accusato la peggiore contrazione dagli ultimi 25 anni a questa parte: in base a quanto rilevato dall'indice rilevato da Hbos la flessione del prezzo delle abitazioni è stata del 12,5% rispetto allo stesso periodo 2007. Sul dato ha pesato il peggioramento della crisi finanziaria e dei rigidi paletti che hanno iniziato a mettere le banche a chi chiede un prestito. Il calo è il peggiore dal 1983. (Riproduzione riservata).

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La bolla immobiliare. Parte prima (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trend-online" del 09-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

TECNICHE DI TRADING, clicca qui per leggere la rassegna di teletrading www.teletrading.tv, 09.10.2008 11:53 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! Prima puntata dello speciale sulla bolla immobiliare, curato e condotto da Nicola Antonucci (www.complexlab.it). Dalla bolla dei tulipani del XVII secolo all'attuale bolla immobiliare causate da virulenti memi colpevoli di distorsioni cognitive della nostra algebra di valori. Ecco perché l'investiore razionale è in realtà molto irrazionale e manipolabile! Ecco perché la finanza è molto più pericolosa di quanto ci facciano credere! Per guardare il video clicca sul tasto play > al centro dell'immagine. Se vuoi conoscere tutti canali di borsa compresi quelli sullo scalping live, clicca qui.

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L'INTERVISTA (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Gazzettino, Il" del 09-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di Giancarlo Pagan"Non è un momento brillante per gli economisti. Per molti di noi è stato un tragico risveglio" - ironizza Ignazio Musu, docente di economia politica a Ca'Foscari, Venezia, membro del consiglio generale della Banca d'Italia.Perché hanno cannato le previsioni?"Gran parte di noi si è illusa che la teoria dei cicli economici fosse roba vecchia, che l'espansione e la crescita potessero durare all'infinito. È stato messo in soffitta troppo presto Keynes e sono stati giudicati con sufficienza gli allarmi lanciati da economisti eterodossi come Stiglitz e Krugman". (Il primo ha denunciato l'asimmetria informativa del mercato. Il risparmiatore - dice - è come uno che compra l'auto di seconda mano. Non sa se, chi gliela vende, ha truccato il contachilometri. Una lezione che gli è valsa il Nobel e che, in questi giorni, più di qualche sottoscrittore di titoli e Fondi ha capito. Il secondo ha contestato lo squilibrio crescente nel possesso della ricchezza, per cui l'1\% della popolazione mondiale gode del 90\% del reddito prodotto, con l' impoverimento del ceto medio. Per distribuzione delle risorse gli Stati Uniti attuali - sostiene Krugman - assomigliano, guarda caso, esattamente a quelli del 1929ndr)."Noi italiani tuttavia possiamo appellarci ad alcune attenuanti generiche. Abbiamo puntato sulla capacità autoregolativa del mercato perché abbiamo visto i danni del controllo pubblico dell'economia. I deficit, le inefficenze".Si dice che questa crisi assomigli a quella del '29 è vero?"Alcuni particolari sono simili, ma la sostanza no. La crisi del '29 ha investito subito l'economia reale. Il successivo crollo finanziario ha bruciato il 5\% del prodotto interno lordo dell'epoca. Oggi è l'inverso. I crack finanziari hanno distrutto ben più del 5\% della ricchezza prodotta ma, per ora, il virus non si è trasferito all'economia reale. La globalizzazione potrebbe aver inserito anticorpi per evitare il contagio. Cina e India continuano a crescere. Il mondo non si ferma".E a quella giapponese degli anni '80, causata dallo scoppio della bolla speculativa del mercato immobiliare?"C'è qualche somiglianza. Anche la crisi attuale nasce dall'esplosione di una bolla. Il boom generato da Internet si era sgonfiato già nel 2001, ma il ciclo espansivo è stato tenuto in vita artificialmente con iniezioni di liquidità che hanno alimentato l'edilizia, il mercato immobiliare e sono state poi alla base delle cartolarizzazoni dei mutui e dei debiti. Tanto che per continuare a dar fiato all'economia la banche hanno costruito una finanza parallela. Alla fine nessuno sapeva cosa c'era dentro".Non è un controsenso ipotizzare che da una crisi causata da eccesso di liquidità se ne esca con massicce iniezioni di liquidità da parte dei governi e delle banche centrali?"E' un paradosso, ma l'altra strada sarebbe far fallire le banche. Cioè il crollo totale dell'economia".Tutta questa liquidità non creerà inflazione?"Non è la principale preoccupazione. Temo piuttosto che gli interventi di sostegno allarghino i disavanzi degli Stati. Il debito Usa, con il piano Paulson, arriva al 100\% del Pil, quasi come l'Italia. Il risultato sarà una lunga fase di stagnazione. Così come è stato per il Giappone dopo lo scoppio della bolla immobiliare. La cosa è ancora più preoccupante per l'Italia che in stagnazione c'è da un decennio".

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FMI: I PREZZI DELLE CASE CALERANNO DEL 25% IN 2-4 ANNI (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trend-online" del 09-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

NOTIZIE, clicca qui per leggere la rassegna di Pierpaolo Molinengo , 09.10.2008 15:57 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! Continua la discesa del prezzo delle case. Il Fondo Monetario Internazionale, in un analisi che ha messo a fuoco l'attuale situazione del mercato immobiliare internazionale, sostiene che nel giro dei prossimi 2-4 anni, i prezzi potrebbero scendere di circa il 25%. La crisi dei prezzi colpirà anche l'Italia. Il Belpaese ha registrato un aumento nei prezzi delle case, non giustificato da fattori fondamentali di crescita economica del Paese e del reddito dei suoi abitanti, tra il 10% ed il 20%. E questa stessa percentuale è la misura della correzione che dovrebbe avvenire nei prossimi anni. Passando invece agli Stati Uniti, l'Fmi mette in evidenza che la calo dei prezzi, già iniziato nel 2006, subirà una più bassa, pari a circa il 7%. I prezzi delle case in Gran Bretagna hanno segnato il più forte ribasso da 25 anni a questa parte. Il mercato immobiliare britannico risente della crisi finanziaria, che ha gelato le compravendite e spinto le banche a essere più caute nel concedere mutui. A settembre, l'indice rilevato da Hbos ha segnato un calo del prezzo di una abitazione del 12,5% rispetto a settembre 2007. E' la contrazione maggiore dal 1983. Rispetto ad agosto il calo è dell'1,3%.

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Cedole & mattoni (sezione: Mercato immobiliare)

( da "MF Immobiliare" del 10-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

IeO Numero 202  pag. 23 del 10/10/2008 | Indietro cedole & mattoni Immobiliare fmi, in italia prezzi delle case giù del 10-20% nei prossimi anni Prezzi delle case in calo tra il 10 e il 20%. A sostenerlo è il Fondo monetario internazionale in un'analisi ad hoc sulla situazione del mercato immobiliare globale contenuta nel World economic outlook (Weo). In molte economie avanzate nel giro dei prossimi due-quattro anni i prezzi potrebbero scendere di circa il 25%, continuando la correzione al ribasso già peraltro avviata nell'ultimo anno. Secondo le stime dell'Fmi l'Italia, come la Francia, l'Olanda e la Spagna, ha registrato un aumento nei prezzi delle case, non giustificato da fattori fondamentali di crescita economica del paese e del reddito dei suoi abitanti, tra il 10 e il 20%. E questa stessa percentuale è la misura della correzione che, a detta del Fondo, dovrebbe avvenire nei prossimi anni. Gli Stati Uniti invece, dove il calo del mercato immobiliare e già iniziato nel 2006, avrebbero davanti un'ulteriore correzione ben più bassa, pari cioè a circa il 7%. Secondo l'Fmi, i paesi in cui l'impennata nei costi delle case è stata più ingiustificata sono Australia, Regno Unito, Irlanda: per queste nazioni la correzione potrebbe avvenire addirittura nella misura del 30%. al via a pioltello i lavori per il nuovo headquarter di 3m 3M Italia cambia casa e si affida a Pirelli Re per la realizzazione del nuovo quartier generale, la cui prima pietra è stata posta ieri a Pioltello, all'interno del Malaspina Business Park, progetto riconosciuto dal Kyoto Club come esempio per la riduzione del consumo e dell'impatto ambientale. Gli oltre 10 mila metri quadrati su cinque livelli dell'edificio sono stati progettati dallo Studio Mca (Mario Cucinella architects), all'insegna dell'ecosostenibilità, non solo per l'azienda ma anche per l'ecosistema e la comunità: forte qualità ambientale a beneficio delle 600 postazioni di lavoro e dell'economicità della gestione dell'immobile. Verranno utilizzati prodotti 3M per il settore Construction (strutturali, per finitura e per cantieristica) come parte integrante del progetto. La realizzazione della nuova sede di 3M (presente in Italia da 50 anni) ha visto la partecipazione di Cushman & Wakefield, società di servizi per il mercato degli immobili commerciali. La nuova opera si inserisce in Ecobuilding, il programma di Pirelli Re avviato lo scorso anno per costruire nel rispetto dell'ambiente. I lavori di costruzione del nuovo edificio, a due passi dall'attuale sede di 3M di Segrate, termineranno nel 2010. redilco affilia l'hotel kaos alla catena best western L'hotel Kaos di Agrigento, di proprietà del gruppo Redilco dal gennaio 2007, è entrato a far parte di Best Western, una delle maggiori catene alberghiere a livello internazionale. Redilco Hotels & Tourism, società del gruppo Redilco che opera nella gestione di progetti immobiliari nel settore turistico-alberghiero, ha seguito fin dall'acquisizione tutta la fase di riprogettazione e ristrutturazione dell'hotel, dal design interno delle camere e della struttura alla selezione dei fornitori e del personale dell'hotel. L'hotel Kaos, a 4 stelle, conta 105 camere più zona relax, piscina, sale congressi, solarium e parco, per un totale di 55 mila metri quadrati.

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Il mercato immobiliare si risveglia, ma i clienti ora selezionano di più (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Cittadino, Il" del 10-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

N Il mercato immobiliare riparte. A rilento, ma qualcosa si muove: "Nonostante la situazione economica e finanziaria a livello mondiale - afferma Massimiliano Lingiardi, vicepresidente della Fimaa (Federazione italiana mediatori agenti d'affari) e titolare dello studio immobiliare in viale Vignati a Lodi -, sembra proprio che ci sia un po' più di interessamento nei confronti del mercato immobiliare lodigiano. Niente di eclatante, ma c'è chi si sta riavvicinando timidamente al settore". Un passo in avanti a tutti gli effetti, se si considera che durante il periodo estivo gli addetti ai lavori erano in piena crisi. "La ricerca di immobili è piuttosto mirata - aggiunge Lingiardi -, a stimolare i clienti sono specialmente le case che hanno qualcosa di particolare, sono stanchi della stessa tipologia di appartamento".Secondo Fin Area Srl, la società specializzata in servizi finanziari con sede in piazza della Vittoria a Lodi, chi stipula un mutuo in questo momento può essere avvantaggiato dai prezzi degli immobili, più bassi rispetto a qualche anno fa. "Nel complesso i prezzi delle case hanno smesso di crescere - fanno sapere da Fin Area - e in molti casi stanno ripiegando. Il che è una buona notizia per chi cerca casa, una notizia neutra per chi la casa ce l'ha già, e una cattiva notizia per quegli istituti (fortunatamente pochi, ndr) che hanno fatto prestiti sulla base del 100 per cento del valore della casa e hanno mutuatari che non pagano". Molto dipende dal mutuo che c'è in gioco: "Chi ha fatto in passato un mutuo a tasso fisso dorme fra due guanciali - aggiungono da Fin Area -. Chi lo ha fatto a tassi variabili ha avuto alcune sgradite sorprese: i tassi a breve, cui i mutui sono indicizzati, sono aumentati anche prima che la Banca centrale europea aumentasse il suo tasso-guida a luglio. Ma oggi diventa chiaro che quell'improvvida decisione dovrà essere rimangiata e le tensioni sui tassi a breve, dopo le fibrillazioni di queste settimane, dovrebbero calare di nuovo. Chi deve fare un mutuo per la prima volta pagherà un tasso a lunga di circa un quarto di punto superiore rispetto a quello che prevaleva a metà 2007, prima dell'inizio di questo pasticcio. Ma avrà il vantaggio che da allora a oggi i prezzi delle case si sono fermati e in molti casi hanno cominciato a diminuire".Gr. Bo.

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La crisi finanziaria si abbatte pesantemente sui prezzi delle case in Gran Bretagna. Il Paese di Sua (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Finanza e Mercati" del 10-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Da Finanza&Mercati del 10-10-2008 La crisi finanziaria si abbatte pesantemente sui prezzi delle case in Gran Bretagna. Il Paese di Sua Maestà sta vivendo il suo periodo peggiore, segnando il più forte ribasso da 25 anni a questa parte. Il netto peggioramento della crisi finanziaria ha infatti gelato le compravendite e spinto le banche a essere più caute nel concedere mutui. A settembre, l'indice rilevato da Hbos ha segnato un calo del prezzo delle case del 12,5% rispetto allo stesso periodo 2007. È la contrazione maggiore dal 1983, anno in cui peraltro è stata introdotta la statistica. Rispetto ad agosto si è registrato un calo dell'1,3 per cento. Per i prossimi mesi è da valutare l'impatto del piano varato dal governo di Londra a sostegno degli otto istituti di credito immobiliare. Si tratta di un'operazione complessiva da 500 miliardi di sterline (pari a 640 miliardi di euro) per ridare fiato a tutto il settore. Dall'altra parte dell'Atlantico invece sembra che la fine del tunnel immobiliare cominci a vedersi. Le case in corso di vendita negli Stati Uniti hanno infatti segnato un balzo inaspettato ad agosto scorso, ai massimi da oltre un anno. L'indice elaborato dalla National association of realtors, che riguarda le compravendite per le quali è stato già firmato il compromesso, è salito del 7,4% a 93,4 contro l'87 (rivisto) di luglio. Si tratta del livello più alto da giugno 2007. Gli analisti si attendevano invece un calo (-1,8%).

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La crisi non dilagherà a Est (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-10-10 - pag: 47 autore: INTERVISTA Walter Rothensteiner Ceo Rzb Group "La crisi non dilagherà a Est" Il manager: nell'Europa centro-orientale non serviranno aiuti di Stato Bruno Perini MILANO Lo spettro del credit crunch che si è abbattuto sugli Stati Uniti e in misura minore sull'Europa occidentale si affaccerà anche sull'Europa centro orientale? Il crollo della Borsa russa e i recenti interventi del governo di Medvedev sono segnali preoccupanti per l'area dei Paesi dell'Est. Ma c'è chi è pronto a scommettere che in quell'area la crisi finanziaria non dilagherà come sta avvenendo in Occidente. Ne abbiamo parlato con Walter Rothensteiner, Ceo di Rzb Group, il colosso bancario con sede a Vienna presente in decine di paesi della Cee (Europa centro orientale), che si contende con UniCredit i mercati di quell'area. "Nessuno è immune", ammette Walter Rothensteiner. La tempesta che si è scatenata a Ovest rallenterà la crescita dei paesi Cee ma è certo che non saranno necessari interventi dello Stato come quelli avvenuti negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Il 6 ottobre 2008 è stato per le Borse mondiali più traumatico del crollo dei mercati avvenuto l'11 settembre. Come valuta quello che è accaduto? Per essere chiari io credo che nessuna Banca in nessun mercato sia immune dall'attuale situazione di mercato. Ma mi pare che lei mi chieda se la struttura delle nostre banche sarà in grado di fronteggiare in maniera sicura la tempesta. Noi siamo convinti che Rzb Group rispetto ad altre realtà europee e americane abbia una posizione favorevole. Data la sua struttura di banca universale, copre un'alta percentuale dei suo loan business con i depositi dei risparmiatori. In una certa misura questo rende Rzb indipendente dal problema della liquidità dovuta all'insicurezza e alla sfiducia che è cresciuta nella comunità finanziaria internazionale. Inoltre tenga conto che la repubblica austriaca ha preso misure per supportare e garantire i depositi. Fino ad oggi erano garantiti i risparmi depositati fino a 20.000 euro; oggi non c'è più limite di ammontare in quanto lo Stato garantisce per tutti i depositi di risparmio. Gli effetti sui mercati globali? Le Borse sono tuttora dominate dalla tempesta delle crisi finanziaria. Certo, ci sono stati i piani federali di salvataggio ma le previsioni ci dicono che in aggiunta alla crisi finanziaria ci sarà una forte crisi economica che rallenterà la crescita. Il crollo ha toccato anche la Russia: un confronto tra la crisi finanziaria nei Paesi occidentali Usa/Europa e i segnali di crisi che si sono visti nei mercati dell'Est è possibile? Prendiamo la Russia. Anche se lo sviluppo della Borsa in Russia è chiaramente legato a quello dei mercati globali, ci sono fattori negativi aggiuntivi nella caduta del prezzo del petrolio per quasi tutte le banche russe. Questo è un elemento da non sottovalutare se si vogliono cogliere le differenze tra le due aree. Tuttavia, il Governo e la Banca Centrale Russa hanno agito molto velocemente e in maniera decisiva. Questo a dimostrazione della forte volontà di stabilizzare il settore bancario e il mercato borsistico russo. Le diverse misure introdotte hanno l'obiettivo principale di iniettare liquidità. Come si riflette sul sistema bancario nei paesi dell'Est la crisi finanziaria americana? Con il rallentamento economico dell'Eurozona, le importazioni dai Paesi dell'Est subiranno quasi sicuramente un rallentamento. Questo porterà a tassi di crescita inferiori nei Paesi Cee. Tuttavia, l'economia dei Paesi dell'Europa dell'Est dovrebbe riuscire a mantenere una percentuale di crescite più alta di 3 punti percentuali rispetto all'Eurozona. Le circostanze attenuanti per l'economia nei Paesi Cee dovrebbero essere il vantaggio del costo nella produzione e il focus su quei segmenti produttivi a basso prezzo che caratterizzano le economie di quest'area. In Occidente si fa un gran parlare di ritorno dello Stato nell'economia. Anche nei Paesi dell'Est l'intervento dello Stato è ormai impellente? I settori finanziari e bancari nei Paesi Cee sono affetti indirettamente dalla crisi. Ma la maggior parte della banche hanno un'esposizione finanziaria sul mercato assai limitata, e soprattutto poco legata al mercato real estate degli Stati Uniti. Dunque io posso affermare con una certa sicurezza che a parte le iniezioni di liquidità decise ad esempio dalla Russia, misure analoghe a quelle intraprese dal governo degli Stati Uniti non saranno necessarie. La crisi che ha investito gli Stati Uniti e l'Europa Occidentale potrebbe essere l'anticamera della crisi nell'Europa centro orientale? No, la situazione nei mercati domestici nei Paesi Cee è profondamente diversa da quella Usa e da quella di alcuni paesi Ue dove la bolla immobiliare è scoppiata. In primo luogo non ci sono mutui subprime nei Paesi Cee. Persone che aprono un mutuo nei Paesi Cee sono tipicamente molto giovani, ben istruiti con lavori solidi che vogliono migliorare la loro condizione di vita. Inoltre non è così diffuso il fenomeno della speculazione nei mercati real estate. Molte persone comprano case e appartamenti per viverci, non per fare attività speculativa. I vostri report bancari relativi al 2007 sono, per ovvie ragioni, già vecchi: si parlava di crescita in un mondo globalizzato che ancora non prevedeva quello che è avvenuto in questo fatidico 2008. Quale potrebbero essere, dunque, le previsioni per il settore bancario nei Paesi CEE per il 2008? Il nostro Research team ha effettuato un'analisi piuttosto prudente di proiezione a medio termine del Prodotto interno lordo e della crescita del settore bancario. Nell'ultimo Cee Banking Sector Report la previsione di aggirava attorno ad una media di crescita annuale del settore bancario del 15% per il periodo dal 2008-2013 (paragonata al tasso di crescita annuale del 26% negli ultimi 5 anni). Nonostante i recenti sviluppi sui mercati finanziari mondiali non è detto che le previsioni non possano avverarsi anche se la crescita nel 2009 sarà più lenta rispetto al tasso previsto. "Nessuna banca è immune dalle turbolenze, ma riusciremo a superare la tempesta" Forte in Europa centro-orientale. Walter Rothensteiner, Ceo di Rzb AP/LAPRESSE.

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La moglie del campione di wrestling aveva atterrato le banche un anno fa (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-10 - pag: 7 autore: La star. Meredith Whitney (Oppenheimer) è il nuovo guru degli analisti La moglie del campione di wrestling aveva atterrato le banche un anno fa di Simone Filippetti I l marito, col nomignolo di "Jbl", manda al tappeto energumeni palestrati sul ring. Lei, invece, i grandi colossi di Wall Street. Facile farlo ora che le grandi e potenti banche d'affari sono in ginocchio, verrebbe da dire. Solo che Meredith Whitney, analista in forza a Oppenheimer, lo diceva già un anno fa quando nessuno immaginava il peggio che sarebbe arrivato. Non lo hanno fatto Vikram Pandit, numero uno di Citigroup, nè John Thain, a capo di Merrill Lynch o Dick "The Gorilla" Fuld, l'ex Ceo della tracollata Lehman Brothers. Lei, 38enne bionda, di bell'aspetto, sportiva (ama fare jogging a Central Park senza dimenticare di portarsi dietro una copia del Financial Times) invece sì, e oggi è il guru osannato di Wall Street perché è l'unica che aveva previsto tutto. Con dodici mesi di anticipo. Esattamente un anno fa i listini salivano dopo una prima scossa di terremoto con l'esplosione del crack dei subprime avvenuta a inizio estate 2007. Sembrava che il sistema avesse assorbito senza problemi il default dei mutui-spazzatura magicamente trasformati in bond tripla A e il cui effetto domino, invece, nel corso dei mesi ha mandato al tappeto Wall Street. Unica tra tutti i broker, lo scorso ottobre la signora Whitney, felicemente sposata a John Layfield, campione di wrestling, uno degli sport più popolari nell'America delle tv via cavo, aveva previsto un taglio del dividendo per Citigroup, per colpa di un bilancio traballante. E per rincarare la dose, aveva anche profetizzato ulteriori perdite e svalutazioni per tutti i big bancari, da Bank of America a Lehman all'europea Ubs. E ancora, ai primi di febbraio di quest'anno, quando non si avvertivano che i primi sintomi della crisi (con il crack della piccola banca inglese Northern Rock), la battagliera analista aveva tagliato di quasi la metà le stime sui profitti delle grandi investment bank per il primo trimestre. Il motivo? Troppa esposizione sui prestiti a leva, ovvero la causa per cui oggi tremano le fondamenta delle banche di mezzo mondo. L'aver visto giusto ha reso ancor più spietata e aggressiva l'analista: a luglio, in una conference call, rimproverò Thain di non scaricare asset deteriorati per fare cassa e patrimonializzare la banca. Dopo dieci giorni Merrill ha venduto 30 miliardi di dollari di Cdo. Nel giro di un anno Meredith, da analista di Serie B famosa più per essere la moglie di un campione del wrestling che per i suoi report, è diventata una star del calibro di Jim Cramer, l'ex trader oggi una celebrità nazionale grazie a Mad Money (trasmissione cult sugli investimenti in onda sulla Cnbc). Anni fa un'altra donna, Abby Cohen, analista di Goldman Sachs, divenne un "guru " di Wall Street. Perché, ed era il 2000, indovinava sempre il livello in cui l'S&P500 sarebbe salito. Altri tempi. "Meredith è in grado di muovere i mercati con quello che scrive " dicono i trader e qualcuno si è già scomodato a paragonarla appunto alla Cohen. Più che l'accuratezza dei "sell" e dei "buy", sono le sue argomentazioni e critiche, al limite della crudezza, a renderla un caso a Wall Street. è stata la prima, per esempio, a puntare il dito contro la relazione incestuosa tra banche e agenzie di rating durante gli anni della bolla immobiliare sostenendo che questo avrebbe avuto un impatto di lunga durata sulla capacità delle banche di guarire. Ora però che il terremoto ha fatto crollare banche un ritenute inaffondabili e tutti i broker sono in preda al panico, lei, che questo l'aveva già previsto mesi fa, è ancora una volta un passo avanti. Ora le banche possono anche essere una scommessa: così dopo aver bollato il settore come il peggior investimento azionario, adesso Meredith consiglia tre titoli: JpMorgan, BofA e Wells Fargo. A un certo punto Abby Cohen si fece prendere un po' troppo la mano e continuò a prevedere che l'S&P500 sarebbe salito a 1.500 punti. Non accadde mai e il suo astro si è pian piano eclissato. Dagli scivoloni, d'altronde, non è immune nemmeno la neo-star. A fine luglio dopo che Merrill Lynch aveva annunciato altre svalutazioni per 5,7 miliardi la donna commentò, un po' incautamente col senno di poi, che "la parte più difficile del risanamento è alle spalle". Ma anche Omero ogni tanto si riposava. CASSANDRA INASCOLTATA Dodici mesi fa aveva detto che il peggio doveva ancora arrivare, profetizzando perdite e svalutazioni per tutti i maggiori istituti Coppia d'acciaio. Meredith Whitney con il marito John Layfield, wrestler POLARIS.

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La finanza morde ormai sull'economia (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: LANCETTE DELLECONOMIA data: 2008-10-10 - pag: 16 autore: Tiro alla fune. La sfiducia dilaga e le autorità monetarie mettono in campo un impressionante arsenale di misure vecchie e nuove La finanza morde ormai sull'economia Difficile evitare la recessione per Europa e Usa, ma calano petrolio e costo del danaro di Fabrizio Galimberti e Luca Paolazzi Indicatori reali Un lungo periodo di crescita nulla si profila per i Paesi industriali. La crisi finanziaria ha sparso sale sulle ferite inferte dagli shock delle materie prime e dello scoppio della bolla immobiliare. Da soli questi due shock sono sufficienti a provocare la recessione che era attesa per la seconda metà del 2008, con code al principio del 2009. Tanto più che si sommano all'inevitabile aggiustamento americano: negli Usa il riequilibrio dei conti con l'estero e il ritorno delle famiglie a una maggiore parsimonia, dall'attuale risparmio zero, comportano l'esportazione di impulsi frenanti al resto del mondo. Ma gli shock sarebbero stati presto digeriti, tanto più con il ridimensionamento delle quotazioni delle materie prime e la riduzione dei tassi, e la ripresa avrebbe potuto far capolino nella seconda metà del 2009. Invece, l'"era glaciale del credito ", come l'ha battezzata Business Week, accentua la difficoltà delle famiglie e delle imprese da due fronti: quello della sfiducia nelle prospettive economiche e quello del costo e della disponibilità del denaro. Gli indicatori attuali di sentimento economico sono già molto bassi: per Eurolandia quello complessivo è ai minimi dal '94 e in Usa quello dei consumatori, pur risalito negli ultimi tre mesi, è al livello più basso dalla recessione del '91. Ma sono dati che, pur riferiti ad appena un mese fa, sono stati resi rapidamente vecchi dall'evoluzione dei mercati. La sfiducia non solo è contagiosa, ma si moltiplica rimbalzando da un Paese all'altro. La morsa del credito è ancor più dannosa. Famiglie e imprese pagano un costo reale del denaro reso più alto dal congelamento del mercato interbancario, nel quale i tassi hanno perso contatto con quelli ufficiali delle banche centrali, e sarebbe opportuno che i Governi intervenissero per legare più direttamente il servizio del debito dei consumatori e delle aziende all'orientamento della politica monetaria ( come ha suggerito ieri su queste colonne Lorenzo Bini Smaghi). Il rischio più grande è che l'anomala sete di liquidità delle banche e l'avversione al rischio fisiologica in tempi recessivi spingano a razionare i prestiti, con avvitamento della crisi finanziaria con quella economica. Ormai tutti i Paesi del G-7 sono sull'orlo o dentro la recessione: ciò dovrebbe favorire la cooperazione e il coordinamento internazionali. Difficilmente nei prossimi indicatori congiunturali si noteranno segnali di miglioramento. Per fortuna il loro peso nell'economia mondiale si è ridotto a vantaggio dei Paesi emergenti, che continueranno a espandersi, pur un po' meno focosamente, tendendo una rete di sicurezza sotto il tasso di espansione globale. Inflazione L'altra mano viene dalle materie prime (e per Eurolandia dal cambio). Il ridimensionamento delle quotazioni delle commodity proseguirà per effetto della minor domanda sia reale sia finanziaria. Abbiamo davanti una duratura fase di inflazione molto bassa: i timori inflazionistici sono stati riaccantonati in fretta e altri più angoscianti emergono. Il raffreddamento dei prezzi sarà "forzato" dalla capacità produttiva inutilizzata e darà maggior potere d'acquisto agli aumenti di reddito delle famiglie. Anche da qui potrà venire la ripresa. Tassi d'interesse,valute,moneta Mercati finanziari in crisi profonda e mercati valutari stabili: questa insolita combinazione tradisce la natura globale della crisi di fiducia che ha spazzato il mondo. Dato che tutti i Paesi o quasi sono sulla stessa barca, e dato che i cambi, per definizione, sono relativi (il prezzo di una moneta rispetto a un'altra) non c'è molta ragione di preferire una valuta a un'altra. Così il dollaro, che si era ripreso fortemente dai minimi di qualche mese fa, è rimasto stabile nella fascia 1,35-1,40; ed è da prevedere che questa stabilità continui, man mano che la matassa aggrovigliata di questa crisi si dipana. Unica eccezione a questa (relativa) calma valutaria sono le valute che erano protagoniste del carry trade: gli operatori hanno oggi cure più pressanti che non siano quelle di lucrare le differenze fra valute ad alto e basso rendimento. Lo smontaggio dei carry trade ha così penalizzato il dollaro australiano e quello neozelandese, e avvantaggiato la moneta meno "costosa", cioè lo yen. In campo valutario l'altra novità da segnalare è quella relativa alla moneta cinese: lo yuan si è stabilizzato contro dollaro ormai da fine luglio, arrestando la lunga galoppata rivalutativa che era iniziata tre anni fa. Non solo: le quotazioni del nondeliverable forward a 12 mesi sono per la prima volta superiori al cambio a pronti, prospettando quindi una (improvvida) svalutazione della moneta cinese. Ma è nel campo finanziario che l'azione di tamponamento della crisi si è fatta allo stesso tempo affascinante e frenetica. Questo terremoto della finanza rimarrà nei libri di storia come un tempo di sommovimenti e di esperimenti. Ci si è resi conto della fragilità dei mercati, di quanto facilmente i prezzi possano discostarsi dai valori sottostanti, delle devastazioni sistemiche che questa dissociazione fra prezzi e valori può comportare, e allo stesso tempo di quanto vario e creativo sia il contrasto a questi fallimenti del mercato che può essere messo in campo dalle autorità monetarie. In queste gigantesche operazioni di pronto soccorso si è distinta soprattutto la Federal Reserve, che ha ampliato in modo impressionante i propri strumenti di intervento, nello sforzo di oliare le giunture di ogni nicchia di mercato, da quello classico interbancario per finire agli acquisti di obbligazioni Freddie-Fannie e, ultimamente, agli acquisti diretti di Commercial paper. Nel frattempo il Tesoro Usa si è ritrovato a controllare i due giganti dei mutui e a possedere uno dei più grossi assicuratori mondiali, la Aig. E non è finita: secondo una interpretazione estensiva del piano Paulson da 700 miliardi, quei soldi potranno essere usati non solo per acquistare titoli tossici ma anche per acquistare azioni di banche. La soluzione che si profila è quella di estese nazionalizzazioni (più o meno mascherate) del sistema bancario: una soluzione "alla svedese", che risponde alle due esigenze più impellenti. Da un lato restituire fiducia ( nelle banche fra loro e nei rapporti fra banche e clienti), dall'altro ricapitalizzare gli istituti finanziari, i cui bilanci sono stati feriti dalle minusvalenze. Una utile misura potrebbe anche essere quella di una garanzia pubblica sui prestiti che le banche si fanno l'un l'altra sull'interbancario. Una misura che, come quella delle garanzie sui depositi, con ogni probabilità non costerebbe nulla, ma sbloccherebbe quel meccanismo di diffidenza che porta i tassi interbancari al di sopra dal livello desiderato dalle Banche centrali. Intanto queste si barcamenano come possono: la Bce, dopo la riduzione del tasso-guida (e senza aver chiesto scusa per l'aumento di tre mesi fa) gioca abilmente sul tasso repo, sulla marginal lending facility e sul tasso per i depositi in modo da cambiare i "costi opportunità" delle politiche di tesoreria delle banche e di convincerle a fidarsi l'una dell'altra. fabrizio@bigpond.net.au l.paolazzi@confindustria.it PREZZI IN RITIRATA L'economia debole raffredda i corsi delle materie prime Lo sgonfiamento della bolla petrolifera dà sollievo alla bolletta e all'inflazione.

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L'ANALISTA DI OPPENHEIMER, L'UNICA CHE AVEVA PREVISTO TUTTA LA CRISI FINANZIARIA (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 10-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di Simone Filippetti Ne avevamo gia' parlato su WSI qualche mese fa ma ecco un nuovo ritratto della donna che, con dodici mesi di anticipo, aveva predetto la crisi finanziaria e bancaria che sta scuotendo il mondo. Meredith Whitney -->Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente. (WSI) ? Il marito, col nomignolo di "Jbl", manda al tappeto energumeni palestrati sul ring. Lei, invece, i grandi colossi di Wall Street. Facile farlo ora che le grandi e potenti banche d'affari sono in ginocchio, verrebbe da dire. Solo che Meredith Whitney, analista in forza a Oppenheimer, lo diceva già un anno fa quando nessuno immaginava il peggio che sarebbe arrivato. Non lo hanno fatto Vikram Pandit, numero uno di Citigroup, nè John Thain, a capo di Merrill Lynch o Dick "The Gorilla" Fuld, l'ex Ceo della tracollata Lehman Brothers. Lei, 38enne bionda, di bell'aspetto, sportiva (ama fare jogging a Central Park senza dimenticare di portarsi dietro una copia del Financial Times) invece sì, e oggi è il guru osannato di Wall Street perché è l'unica che aveva previsto tutto. Con dodici mesi di anticipo. Esattamente un anno fa i listini salivano dopo una prima scossa di terremoto con l'esplosione del crack dei subprime avvenuta a inizio estate 2007. Sembrava che il sistema avesse assorbito senza problemi il default dei mutui-spazzatura magicamente trasformati in bond tripla A e il cui effetto domino, invece, nel corso dei mesi ha mandato al tappeto Wall Street. Unica tra tutti i broker, lo scorso ottobre la signora Whitney, felicemente sposata a John Layfield, campione di wrestling, uno degli sport più popolari nell'America delle tv via cavo, aveva previsto un taglio del dividendo per Citigroup, per colpa di un bilancio traballante. E per rincarare la dose, aveva anche profetizzato ulteriori perdite e svalutazioni per tutti i big bancari, da Bank of America a Lehman all'europea Ubs. E ancora, ai primi di febbraio di quest'anno, quando non si avvertivano che i primi sintomi della crisi (con il crack della piccola banca inglese Northern Rock), la battagliera analista aveva tagliato di quasi la metà le stime sui profitti delle grandi investment bank per il primo trimestre. Il motivo? Troppa esposizione sui prestiti a leva, ovvero la causa per cui oggi tremano le fondamenta delle banche di mezzo mondo. L'aver visto giusto ha reso ancor più spietata e aggressiva l'analista: a luglio, in una conference call, rimproverò Thain di non scaricare asset deteriorati per fare cassa e patrimonializzare la banca. Dopo dieci giorni Merrill ha venduto 30 miliardi di dollari di Cdo. Nel giro di un anno Meredith, da analista di Serie B famosa più per essere la moglie di un campione del wrestling che per i suoi report, è diventata una star del calibro di Jim Cramer, l'ex trader oggi una celebrità nazionale grazie a Mad Money (trasmissione cult sugli investimenti in onda sulla Cnbc). Anni fa un'altra donna, Abby Cohen, analista di Goldman Sachs, divenne un "guru" di Wall Street. Perché, ed era il 2000, indovinava sempre il livello in cui l'S&P500 sarebbe salito. Altri tempi. "Meredith è in grado di muovere i mercati con quello che scrive" dicono i trader e qualcuno si è già scomodato a paragonarla appunto alla Cohen. Più che l'accuratezza dei "sell" e dei "buy", sono le sue argomentazioni e critiche, al limite della crudezza, a renderla un caso a Wall Street. È stata la prima, per esempio, a puntare il dito contro la relazione incestuosa tra banche e agenzie di rating durante gli anni della bolla immobiliare sostenendo che questo avrebbe avuto un impatto di lunga durata sulla capacità delle banche di guarire. Ora però che il terremoto ha fatto crollare banche un ritenute inaffondabili e tutti i broker sono in preda al panico, lei, che questo l'aveva già previsto mesi fa, è ancora una volta un passo avanti. Ora le banche possono anche essere una scommessa: così dopo aver bollato il settore come il peggior investimento azionario, adesso Meredith consiglia tre titoli: JpMorgan, BofA e Wells Fargo. A un certo punto Abby Cohen si fece prendere un po' troppo la mano e continuò a prevedere che l'S&P500 sarebbe salito a 1.500 punti. Non accadde mai e il suo astro si è pian piano eclissato. Dagli scivoloni, d'altronde, non è immune nemmeno la neo-star. A fine luglio dopo che Merrill Lynch aveva annunciato altre svalutazioni per 5,7 miliardi la donna commentò, un po' incautamente col senno di poi, che "la parte più difficile del risanamento è alle spalle". Ma anche Omero ogni tanto si riposava. Copyright © Il Sole 24 Ore. All rights reserved scrivi la tua opinione "live" sul Forum di WSI.

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Immobiliare in crisi, calano i prezzi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Stampa, La" del 10-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ECONOMIA. INDAGINE NELLE AGENZIE DI CUNEO Immobiliare in crisi, calano i prezzi In diminuzione anche le richieste di materiali edilizi per le ristrutturazioni [FIRMA]ALBERTO PRIERI CUNEO Nel primo semestre 2008 i prezzi delle case a Cuneo sono scesi del 10%: è quanto sostiene il rapporto redatto dall'ufficio studi della Gabetti Immobiliare, che ha analizzato l'andamento del mercato immobiliare nella Granda. "E' una tendenza che non va generalizzata - spiega il Giovanni Garbelli, della Gabetti di Cuneo -: in alcune zone, come nel centro storico, il calo è perfino superiore, vista la domanda ridotta. Prezzi inferiori anche in Cuneo 2, ma nella fascia da piazza Galimberti a corso Galileo Ferraris, comprese le traverse, le quotazioni sono rimaste stabili". "C'erano valori sballati due o tre anni fa, non adesso - dice Giovanni Griotti, consulente Tecnocasa di Cuneo -. Rispetto a quelle quotazioni, noi registriamo le riduzioni maggiori nel centro storico e nel quartiere Donatello, dove spesso servono ristrutturazioni. Anche le trattative prima erano eccessivamente brevi, tanto che in 15 giorni si poteva chiudere una compravendita: oggi la famiglia che può acquista la casa, ma fa più attenzione, seppure Cuneo resti un mercato positivo". Gli intermediari sostengono che è cambiato il "modo" di vendere: fino a due anni fa, per un appartamento da 300 mila euro si azzardavano richieste di 320 o 330 mila, e magari si spuntava così un prezzo superiore a quelle effettivo. Ora non più. Si parte dal valore reale dell'immobile, per poi cedere qualcosa nella trattativa. Succede in viale Angeli, la via più signorile del capoluogo: qui la richiesta dei venditori va dai 6 ai 7 mila euro al metro quadrato, seppur la disponibilità reale sia tra i 4 e i 5 mila. Più popolare la porzione che da via Roma va verso il fiume Stura, dove il ristrutturato costa intorno ai 1.800 euro al metro quadrato. Per una casa di tipo signorile, si pagano comunque almeno 3.000 euro al metro nel centro storico, poche centinaia in meno in Cuneo 2, Madonna dell'Olmo e San Rocco. "Il mercato è fermo, ma non è vero che i prezzi siano scesi - dice Teresio Lamberti, rappresentate dell'Associazione piccoli proprietari e titolare dell'agenzia immobiliare ML -. In questo momento la gente è insicura e preferisce aspettare. Chi decide di investire sceglie metrature di piccolo taglio, più facili da affittare e da rivendere". Tuttavia, il tempo che passa tra la proposta e l'acquisto è raddoppiato: dai 4 mesi mesi di fine 2007 si è passati a quasi 8. "C'è più attenzione sia al tipo di immobile, sia al mutuo da sottoscrivere - riprende Garbelli -, noi consigliamo quelli a tasso fisso: è l'unico modo per essere sicuri di poter affrontare la spesa negli anni a venire". E c'è meno disponibilità a ristrutturare. Patrizia Grosso, della Grosso Costruzioni, di via Valle Maria: "Da inizio anno il nostro fatturato è sceso del 35%. Per acquistare materiale edile si rivolgono a noi imprese e privati: in questo periodo quasi più nessuno chiede preventivi e temiamo che la situazione peggiori ancora". "Nel giro di 6-12 mesi, vivremo una crisi occupazionale di dimensioni storiche, causata dal calo della domanda e dall'insostenibile aumento dei prezzi delle materie prime" avverte Filippo Monge, presidente dell'Associazione nazionale costruttori edili di Cuneo.

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La casa come il detersivoprendi due paghi uno (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Secolo XIX, Il" del 11-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

In spagna un operatore s'inventa la nuova frontiera del mercato immobiliare MADRID. "Due case al prezzo di una". È l'allettante offerta presentata da uno dei 17 promotori immobiliari che partecipano fino a domenica al Salone Immobiliare del Mediterraneo (Simed) di Malaga per far fronte a una crisi che in Spagna ha messo in ginocchio il settore. Case a prezzo di svendita sulla Costa del Sol, mentre a livello nazionale la Federazione spagnola di Municipi e Province (Femp) propone come ricetta, per riattivare l'economia sferzata dallo tsunami finanziario internazionale, una forte iniziativa verso l'edilizia popolare. In un rapporto consegnato dalla Femp al ministero per la Casa, riferito ieri dai media, l'organismo assicura che Comuni e Regioni hanno disponibilità di suoli, con licenze edilizie già concesse, sufficienti per realizzare subito rispettivamente 150.000 e 75.000 alloggi di edilizia popolare, a fronte di una domanda complessiva di oltre 700.000 famiglie. Altre 400.000 case di edilizia sociale, secondo il dossier, potrebbero essere costruite fra il 2009 e il 2012. La Femp, attraverso il suo presidente, Pedro Castro, è convinta che la nuova spinta dell'edilizia servirebbe a coprire la domanda esistente, a riattivare l'economia e il mercato del lavoro che a settembre ha segnato un tasso di disoccupazione dell'11,3%, avvertito principalmente nelle costruzioni. Sei mesi fa l'organismo degli enti locali ha ricevuto dal ministro della Casa, Beatriz Corredor, l'incarico di elaborare un censimento dei suoli disponibili per costruire case di protezione ufficiale. Fonti ministeriali, riferite oggi da El Mundo, indicano che il rapporto costituirà il punto di partenza per cercare i finanziamenti pubblici e privati necessari agli interventi edilizi. Tuttavia, secondo molti analisti, per acquisire competitività e sostenibilità, l'economia spagnola dovrebbe abbandonare il modello di crescita sul mattone, seguito dagli anni Novanta, culminato nel luglio dello scorso anno con lo scoppio della "bolla immobiliare". La crisi è palpabile: solo sulla Costa del Sol le vendite sono crollate di oltre il 70% nell'ultimo anno e mezzo. Ci sono circa 24.000 nuovi alloggi che non trovano compratore. Ed è più che mai evidente al Simed di Malaga, quest'anno drasticamente ridimensionato: con soli 30 espositori rispetto ai 109 al 2007, il salone tenta di attirare con offerte da liquidazione possibili compratori. Così la società immobiliare Salsa propone per 780.000 euro più Iva uno chalet di 4 camere e rifiniture di lusso a Malaga e, in regalo, un monolocale accessoriato accanto a un campo da golf a Velez (Malaga). 11/10/2008.

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Breglia: L'interesse per gli immobili si è già risvegliato (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 11-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

INCHIESTA Breglia: "L'interesse per gli immobili si è già risvegliato" Il presidente di Scenari Immobiliari: "I crolli di Borsa fanno sempre bene ai prezzi delle case" E per comprare? Meglio Italia, Francia e Germania Con un occhio, per i più coraggiosi, agli Stati Uniti di Lorenzo Masini - 11-10-2008 Risparmiatori in difesa. Mentre si assiste al fuggi fuggi generale da mercati che sembrano impazziti, senza direzione e senza alcun senso logico, il mattone potrebbe tornare a essere di appeal. "Direi che è già successo - commenta Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari - La crisi attuale non è iniziata l'altra settimana ma dura da 12 mesi. E da inizio anno assistiamo a un rinnovato interesse degli investitori. Insomma: mentre per anni i mercati finanziari hanno corso e quelli immobiliari camminavano, adesso i primi sono arretrati o fermi e i secondi continuano ad andare avanti". Quindi, c'è del valore in Europa? La situazione è questa: escludendo il Regno Unito, che è un mercato altamente finanziarizzato, in Italia, Francia, Germania i prezzi sono pressoché fermi nella media e c'è una contrazione delle vendite. Ma la domanda è forte. Dunque il mercato immobiliare potrebbe riprendersi? Stiamo vedendo le macerie della finanza e la resistenza relativa del mercato immobiliare. E stiamo avendo un rimbalzo di attenzione verso il settore immobiliare, come accade sempre dopo una batosta in Borsa. Questo rinnovato interesse si evince anche dall'andamento dei fondi immobiliari? Negli ultimi 6 mesi, che sono già sei mesi di tempesta, i fondi immobiliari sono stati positivi. E questo vuol dire che i fondamentali del mattone sono ancora buoni. Come ha contribuito sul settore l'intervento concertato delle banche centrali sul costo del denaro? La riduzione del costo del denaro è un utile strumento per immettere liquidità nel sistema e riduce tensione sui mutui, che negli ultimi due anni avevano. avuto degli aumenti insostenibili per le famiglie. Da dove ripartirà la ripresa? Nelle città il livello di vacancy degli uffici è rimasto lo stesso di un anno fa. Inoltre i canoni sono fermi, cresciuti solo nelle zone centrali, e la grande distribuzione va bene ed è disposta a pagare canoni alti. Così nel commerciale gli investimenti sono fortissimi. Ci vanno anche privati, ma con patrimoni tra cinque e 20 milioni di euro. Questo però riguarda una fascia veramente ristretta della popolazione. E i piccoli risparmiatori? Intanto, è significativo che questi investitori grossi, in generi più accorti, abbiamo ricominciato a investire. Loro sono il pesce pilota dell'immobiliare. E ora anche i piccoli risparmiatori, per i quali la più grande pubblicità è il titolo del giornale che dice che la Borsa crolla, tornano a guardare il mattone. Quel titolo ha infatti gettato i risparmiatori nel panico. Un panico che durerà tre anni, se va bene. In quali mercati si può quindi andare a caccia di occasioni? Italia, Francia, Germania. Mercati occidentali con quotazioni stabili. Si deve investire in un'ottica di difesa, meglio evitare mercati esotici. Certo, se proprio uno vuol essere aggressivo, ci sono gli Stati Uniti, in cui si paga ancora con il favore del dollaro debole e con prezzi scesi fino al 30%. Ma non bisogna avere fretta: innanzitutto stare a guardare. Poi decidere. E c'è qualche mercato sicuramente da evitare? La Spagna. Che continua a soffrire un eccesso di offerta di nuove costruzioni sulla costa. Ci vorranno anni perché venga assorbito. Come se noi avessimo 50mila case vuote a Rimini e 50mila ad Amalfi e così via. La domanda si concentra a Roma o a Milano. Quanto rende investire in immobili? Conviene rispetto ai Bot? Il rendimento reale medio è del 4% annuo, sommando la rivalutazione della proprietà e il reddito da locazione. E di questi tempi è senz'altro superiore a quello dei Bot. Ovviamente però questi numeri hanno senso sul lungo termine, in un periodo di almeno dieci anni. E se i prezzi delle case crollassero? Se i prezzi scendessero del 10% non accadrebbe nulla. Anzi sarebbe auspicabile.

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E intanto la bolla immobiliare si sgonfia anche a Dubai (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 11-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ATTUALITÀ E intanto la bolla immobiliare si sgonfia anche a Dubai di Redazione - 11-10-2008 La crisi è arrivata anche a Dubai. Le società di real estate dello sceiccato dovranno cercare di unire le proprie forze in operazioni di fusioni e acquisizioni. È questa l'unica strada che rimane per far fronte alle più difficili condizioni di accesso al credito e al rallentamento della crescita dei prezzi degli immobili. È quanto scrive l'analista di Deutsche Bank, Zahed Chowdhury: "Data la contrazione del mercato del credito, questa è probabilmente la sola opzione che rimane ad alcune società. Certo, la dimensione e la solidità patrimoniale potranno essere d'aiuto". Il ceo della società immobiliare a controllo statale Deyaar Development, Markus Giebel, ha già spiegato in un'intervista che la sua società potrebbe avvantaggiarsi dei bassi prezzi per portare a termine acquisizioni. Secondo alcuni, avrebbe già messo gli occhi sulla Union Properties, un rivale attivo nell'area. Giebel ha comunque preferito declinare ogni commento in merito. Insomma, viste le difficoltà della situazione, per alcuni il processo di consolidamento potrebbe essere l'unica opportunità a disposizione per rimanere a galla nelle attuali turbolenze. Anche perché, alcuni analisti hanno già previsto non solo un rallentamento della crescita dei valori degli immobili, ma anche l'inizio di un brusco rallentamento. È il caso di quelli della Efg-HermesHolding Sae, secondo i quali il punto di svolta avrà luogo nella seconda metà del 2009. "Non c'è più denaro facile nell'industria immobiliare", conferma Kamel Lazaar, di Swiscorp. Gli stessi finanziatori sono in grande difficoltà. Ad esempio Amlak Finance e Tamweel Pjsc, i due maggiori creditori specializzati sul comparto dell'intera area, sono in trattative per fondersi. "Devono raggiungere una massa critica che permetta loro di servire il mercato domestico ed espandersi anche all'estero". GLI ALTRI DEAL. Appare invece più incerto il deal tra Deyaar Development e Union Properties. Zaid Ghoul, direttore finanziario di quest'ultima, si è detto estreaneo a ogni trattativa. "Al massimo - spiega Ghoul in un'intervista - si sta parlando di un progetto che vada in questa direzione a livello di governo". Gli analisti hanno già espresso il loro parere in merito. "Se le cose peggioreranno - commenta Robert McKinnon di Al Mal Capital - sarebbe un'operazione senza dubbio sensato perché i rispettivi portafogli sono decisamente simili". LE DIFFICOLTÀ. Nonostante le difficoltà dei diretti interessati, le ambizioni immobiliari degli sceicchi non si sono di certo ridimensionate. Negli interi Emirati Arabi Uniti si stanno sviluppando progetti per complessivi 658 miliardi di dollari, almeno stando a un recente report di Ing Bank. Ed ora sembra che Dubai abbia messo in cantiere un nuovo progetto da 350 miliardi di dirham (95 miliardi di dollari) - ribattezzato Jumeirah Garden - tanto grande da ospitare in totale 60mila persone. Secondo le ultime indiscrezione, la società che gestirà il tutto sarà la Meraas Development. Più in generale, entro il 2010 verranno portate a termine circa 140mila case, che si andranno così ad aggiungere allo stock già esistente e pari a 300mila. Tuttavia, ci si aspetta che il prezzo delle case sia destinato a raggiungere livelli massimi nella prima metà dell'anno a venire per poi incominciare a scendere già dai mesi successivi. In tutto, secondo gli analisti di Efg-Hermes, i valori scenderanno, entro il 2011, del 20 per cento. Riproduzione riservata Bloomberg.

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Banche, i timori sull'immobiliare (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)" del 11-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Plus sezione: STORIA COP data: 2008-10-11 - pag: 6 autore: Conti economici. Quanto incide il mattone Banche, i timori sull'immobiliare Rischio di "bolla" per il comparto Più che le famiglie preoccupano i grandi prestiti C i può essere qualcosa di peggio dell'effetto subprime? Forse l'esplosione completa di una "bolla immobiliare " internazionale, in parte dovuta ai maxi-prezzi del mattone e in parte alla carenza di liquidità che obbliga tutti gli operatori a cedere asset per riequilibrare il debito. La prospettiva di un credit crunch (grande stretta dei finanziamenti da parte delle banche) preoccupa operatori grandi e piccoli. L'Assimpredil- Ance, che rappresenta le imprese del settore di Milano, Lodi, Monza e Brianza, ha comprato una pagina de "Il Sole 24 Ore" per chiedere agli istituti di sostenere e supportare il settore in questo momento difficile, non chiudendo i rubinetti. Ma, visto dall'altra parte, finanziare i grandi progetti immobiliari sta diventando sempre più costoso. Assorbe patrimonio bancario (tanto prezioso per lavorare e per tenere alti i ratios prudenziali) ed è sempre meno garantito dai valori delle case e degli uffici. In caso di procedure esecutive i tempi italiani sono poi fra i più lunghi rispetto ai Paesi di prima fascia e l'Abi non ha mancato di far rilevare quanto venga a costare la procedura negli uffici giudiziari e come l'onere finisca per ricadere su istituti e clienti. Se i mutui delle famiglie italiane, ancora relativamente sicuri (vedi servizi a pagina 4), nelle banche si è accesa la spia rossa dell'immobiliare. I casi sono tanti, richieste di rientro dei prestiti o trattative per rinegoziare le esposizioni. Per i privati (il parametro è il loan to value, cioè quanto copre il mutuo rispetto al valore della casa, in Italia per i privati è del 50-60%) e per i grandi costruttori si sta riducendo l'importo finanziabile rispetto al valore dell'immobile: non più l'80% ma il 60% e anche meno e per i costruttori il prestito è subordinato a una quota importante di pre-venduto. Di "relazioni pericolose" fra banche e mattone è piena la storia finanziaria (come si può leggere nel box a fianco) e per certi aspetti le due parti si sono scambiate favori da sempre. La contemporanea crisi dell'immobiliare e della liquidità bancaria, sembra impedire operazioni di appoggio reciproco. Se i tassi di mercato resteranno alti, l'abbraccio non potrà più avvenire con un forte contributo della leva. La quota di esposizione delle banche italiane al settore immobiliare-costruzioni è crescente. In Europa l'infezione non c'è ancora, negli Stati Uniti la malattia si sta manifestando. Bankitalia, così come altri grandi centri previsionali, avverte che "un'ulteriore flessione dei prezzi degli immobili potrebbe accentuare l'incidenza degli avvii di procedure esecutive sui mutui residenziali in essere - già elevata e cresciuta fortemente nel primo trimestre di quest'anno - e i rischi conseguenti ". La miscela banche-immobiliare rischia di bloccare le economie per anni e di portare al tanto temuto effetto Giappone. Inteso come "decennio perduto", quei terribili anni '90 di crescita economica negativa o azzerata, con Borse gelate ed economia ingessata nell'attesa di smaltire la sbornia di prestiti bancari al settore immobiliare. Asset svalutati nei fatti ma non nei conti ufficiali e lunga attesa di un ciclo migliore per spazzare via le tossine. Tutti ora sperano nel miracolo dei fondi sovrani, quei mega-investitori pubblici che potrebbero iniettare forti dosi di liquidità frenando la fuga dei venditori. Secondo alcune stime ottimistiche, fino al 2015 i fondi sovrani investiranno 40-50 miliardi di dollari in tutto il mondo in modo diretto, altri 20-30 miliardi attraverso fondi immobiliari non quotati, 5-10 miliardi in società quotate e 20-25 miliardi nel debito delle società del settore. Un soffio di speranza per tenere lontani gli incubi giapponesi. Paolo Zucca.

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<La guerra deve finire, inutile salvare Wall Street> (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Manifesto, Il" del 11-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

INTERVISTA "La guerra deve finire, inutile salvare Wall Street" Robert Manning, economista americano Andrea Rocco Lo scorso marzo il manifesto aveva intervistato Robert Manning, professore e direttore del Center for Consumer Financial al Rochester Institute of Technology e probabilmente il massimo esperto di debito dei consumatori e di carte di credito negli Stati Uniti. Manning ha scritto un libro di grande successo, Credit Card Nation (Basic Books, 2000), e più recentemente Living with Debt (2005). Sei mesi fa Manning ci aveva detto: "Il peggio della crisi dovrebbe arrivare tra settembre e ottobre, nei mesi cruciali di campagna elettorale, alimentata anche dalle prime serie perdite di impiego. Nei prossimi mesi la crisi economica si manifesterà in modo molto tangibile". Il peggio, forse, è arrivato e Bob Manning ne aveva previsto la tempistica con una precisione quasi inquietante. Abbiamo parlato di nuovo con il professor Manning (era il giorno del primo "grande crollo" delle Borse europee) per capire quello che ci può riservare il futuro. Le previsioni che lei ha fatto 6 mesi fa erano così accurate da fare quasi paura. Su che cosa erano basate? Quello che era chiaro già allora era che la Casa Bianca stava cercando disperatamente di passare la crisi all'amministrazione successiva. Ma guardando semplicemente ai dati di allora, il tasso di affordability (la percentuale di americani che potevano permettersi di comprare una casa di valore medio), l'aumento dei fallimenti, il gigantesco aumento dell'indebitamento del consumatore e la drastica riduzione dei valori immobiliari, era chiaro che stava per arrivare una grave crisi di liquidità non più tardi dell'autunno. La questione che avevo posto già allora era sul ruolo che avrebbero giocato gli investitori finanziari stranieri nella crisi e nella recessione. La mia tesi era che questa è la prima crisi nella storia americana in cui il ruolo degli operatori stranieri peggiorerà la situazione, invece di alleviare la crisi parcheggiando i loro fondi qui. Questo è dovuto al fatto che l'enormità della crisi impedisce ai cosiddetti "fondi sovrani" di investire a lungo termine soldi negli Usa. Sul fronte immobiliare osservavo i momenti strategici nel percorso dello scoppio della "bolla immobiliare". Lo si poteva capire dal tipo di mutui accesi, dalla maturazione degli stessi. E date le debolezze già presenti nel sistema creditizio la situazione doveva per forza diventare non più sostenibile. Anche perché la guerra in Iraq non è stata conclusa e il deficit della bilancia commerciale continua a crescere. Sembra sempre più evidente che i guai finanziari stiano trasferendosi rapidamente sull'economia reale e che i consumatori, che avevano sostenuto la crescita americana, stiano battendo in ritirata La cosiddetta ritirata dei consumatori è diversa nel caso di quelli che potrebbero comprare e che decidono di non farlo e quelli che vogliono, ma non possono perché non riescono più a ottenere credito. Ad esempio, sono convinto che l'intera industria automobilistica americana dovrà essere salvata da un intervento pubblico perché non ha più accesso a denaro da prestare alla gente per acquistare l'auto. Quindi ci sarebbe domanda, ma non c'è credito. È quello che abbiamo visto nei giorni scorsi, con un aumento stratosferico dei tassi di interesse sul credito a breve. Ci si accorge di essere entrati in una situazione senza precedenti se ti viene applicato un tasso del 10% per prestiti a 3 mesi. Che influenza avrà tutto questo sulla campagna elettorale e sul voto? Al momento sembra che sia decisamente Obama a beneficiarne... Chiaramente a beneficiarne sarà Obama, anche perché è l'unico candidato che è stato in grado di articolare un programma di politica economica specifico e dettagliato e perché ha capito la cosa fondamentale che sta sotto a questa crisi. Che la globalizzazione nel breve termine ha portato agli americani grandi benefici in termini di aumento degli scambi e minori costi dei prodotti. Quello che non si capiva era che ciò era dovuto essenzialmente allo spostamento all'estero dei posti di lavoro e all'abbassamento dei salari. L'esplosione dell'immobiliare e il credito facile sono stati due modi per tranquillizzare i lavoratori e la middle class e per farli aderire al programma di lungo termine del "regime liberista". Quello che succede ora è che la globalizzazione che penalizza così pesantemente lavoratori e middle class appare nuda davanti ai loro occhi e loro stessi non vogliono ammettere quanto siano stati male informati e indotti a credere che la globalizzazione li avrebbe avvantaggiati. Quando ci si poteva permettere, a credito, una casa, una nuova macchina e una vacanza a Parigi si era costretti a credere nei successi della globalizzazione. Ora iniziano a rendersi conto che era una montatura di Wall Street per spillargli fino all'ultimo dollaro del loro patrimonio. Ma non sanno più dove girarsi perché la casa era la loro ultima riserva per i casi di emergenza. Quali risposte dovrà dare la nuova amministrazione? Prima di tutto, la guerra deve finire. L'ammnistrazione Obama lo avrà molto chiaro: non ci sono le risorse per continuare la guerra. Poi, l'unico modo per affrontare la massa enorme di titoli di debito derivanti dalla insolvenza dei consumatori è quello nel lungo periodo di limitarne drasticamente la diffusione, mentre nel breve si devono assicurarli più che acquistarli. Ma credo che ci vorranno comunque almeno 2 o 3 anni per stabilizzare il sistema. Come ci si può arrivare? Sto sviluppando un piano di salvataggio indirizzato soprattutto ai lavoratori e alla middle class. Per analogia con la moratoria del debito per il terzo mondo che è stata cruciale per dar fiducia agli investitori e per sollevare le condizioni di vita delle popolazioni, è chiaro che gli americani non saranno mai in grado di ripagare completamente i loro debiti. Primo, perché erano basati su valutazioni irrealistiche dei valori immobiliari, secondo, perché se devono ripagare i debiti non potranno comprare altro e la recessione si aggraverebbe. È inutile salvare Wall Street se il problema è l' impossibilità di working e middle class di ripagare i suoi debiti.

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Cosa dovete fare adesso (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza" del 11-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Milano Finanza Numero 203  pag. 11 del 11/10/2008 | Indietro Cosa dovete fare adesso copertina Di Stefania Peveraro e Paola Valentini bufera Le cinque mosse per mettere al riparo i propri risparmi nella tempesta finanziaria che sta sconvolgendo i mercati di tutto il mondo. E le cinque cose di cui si potrà fare a meno quando la crisi sarà passata Quando un banchiere chiama un amico giornalista e gli chiede che cosa fare, la situazione è davvero preoccupante. D'altra parte è proprio così e nessuno tra gli addetti ai lavori ci capisce più niente. I mercati continuano a scendere, assolutamente indifferenti a tutti i miliardi di euro e di dollari immessi nel sistema e incuranti dei vari divieti allo short selling. Divieti che hanno nel frattempo messo ancora più in ginocchio i fondi hedge: non potendo più vendere allo scoperto hanno moltiplicato le perdite, i riscatti sono aumentati e la necessità di portare a casa liquidità è diventata più impellente. Senza contare che venerdì 10 ottobre tutti gli occhi degli operatori erano puntati su Morgan Stanley: gli spread sui credit default swap sul colosso bancario Usa, infatti, hanno superato la quota record di 1.200 punti, il che significa che per coprirsi dal rischio di default su 10 milioni di dollari di bond a cinque anni bisogna spendere ben 1,2 milioni di dollari all'anno. Come dire che il mercato sta pesantemente scommettendo sul fatto che Morgan Stanely segua le orme di Lehman. E a proposito di Lehman proprio venerdì si è tenuta l'asta per determinare quanto dovranno pagare i venditori di protezione sull'ec colosso bancario Usa. I risultati preliminari resi pubblici dagli amministratori dell'asta Creditex e Markit sono di ben 270 miliardi di dollari, sulla base del fatto che il tasso di recupero dei crediti Lehman è stato fissato a soli 8,625 centesimi per ogni dollaro di debito. Una brutta sorpresa, visto che fino a poco prima i bond Lehman sul mercato quotavano attorno a 13, indicando un potenziale esborso da parte dei venditori di protezione di 87 centesimi per ogni dollaro di debito. Invece il payout sarà di 91,375 centesimi. Un motivo in più per hedge fund e banche di cercare liquidità. Risultato? Tutti i titoli, anche quelli migliori, in portafoglio sono stati serviti in borsa e lo stesso dicasi per bond corporate e prestiti quotati sul secondario. E adesso che si fa? In attesa che nel weekend il G7 partorisca la soluzione globale, Milano Finanza ha provato a ragionare su quelle che a oggi sono le certezze che abbiamo e quindi a individuare le mosse sicure per mettere al riparo i propri risparmi e, per converso, gli errori da non ripetere quando la crisi sarà passata. In pillole. semaforo verde sulle banche italiane e quindi su depositi, azioni e bond dopo il decreto urgente di Giulio Tremonti e tranquilli anche sui titoli di stato, sulle polizze vita tradizionali e sul risparmio postale. Prudenza invece, e dunque semaforo giallo, su azioni, obbligazioni societarie, fondi comuni tradizionali e mattone. Mentre d'ora si potrà fare a meno di derivati vari, polizze senza rete, stock option milionarie, strategie di investimento che nella prova su strada hanno fallito. Tutti temi dunque da semaforo rosso. CONTI CORRENTI E DEPOSITI ASSICURATI. Il decreto di urgenza messo a punto dal governo con l'obiettivo di sostenere le banche ha lanciato un'importante ciambella di salvataggio al sistema, che va ad aggiungersi al Fondo di garanzia sui conti correnti bancari in vigore da 12 anni che copre somme fino a 103,2 mila euro. Il decreto salva banche copre tutti i depositi per i prossimi 36 mesi. Più nel dettaglio, le banche italiane (circa 300), anche quelle on-line, sono obbligate a iscriversi al Fondo interbancario di tutela dei depositi a esclusione del mondo del credito cooperativo che ha un fondo ad hoc (il Fondo di garanzia dei depositanti del credito cooperativo). Per gli istituti Ue operanti in Italia l'adesione è su base volontaria. Ad esempio Ing Direct è entrata a far parte del Fondo di garanzia italiano nel 2002 e quindi il Conto Arancio è coperto. Lo stesso dicasi per Santander Consumer Bank e per i suoi conti di deposito. Se la banca straniera non aderisce al consorzio italiano, invece, per l'Italia vale la tutela prevista nel suo Paese d'origine. Così, per esempio, Barclays non ha aderito e quindi nel caso del conto Barclays 5% Netto on-line vale la garanzia offerta nel Regno Unito, portata in questi giorni da 35mila a 50 mila sterline per conto. Invece per le succursali di banche extracomunitarie autorizzate in Italia vige l'obbligo di adesione salvo che non partecipino a un sistema di garanzia estero equivalente. Ma come funziona la rete di protezione? In caso di fallimento di una banca, tutte le altre vanno in soccorso versando la propria quota di partecipazione al fondo (che di solito viene accantonata annualmente) per restituire fino a 103,2 mila euro, un limite di copertura che vale per depositante. Nel caso di un conto cointestato la garanzia originaria era già di 103,2 mila euro per ciascun depositante. Il fondo copre conti correnti, anche on-line, depositi (anche quelli vincolati oggi offerti da molte banche on-line per dare un pizzico di rendimento in più ai tassi di interesse sui conti correnti), assegni circolari e certificati di deposito nominativi. Il Fondo interbancario subentra nei diritti dei depositanti e si occupa di contattare e rimborsare direttamente ogni correntista. Entro i primi tre mesi dall'inizio della liquidazione della banca sono rimborsati 20 mila euro. La restante parte viene restituita in base ai tempi della liquidazione. Obbligazioni, pronti contro termine, azioni e titoli di Stato non sono tutelati dal Fondo. Tuttavia, i titoli di Stato, così come le obbligazioni e le azioni non emesse dalla banca, non rientrano nella determinazione di attivo e passivo in caso di liquidazione dell'intermediario, ma rimangono di proprietà del depositante titolare. GARANZIA INDIRETTA SU AZIONI E BOND BANCARI. Le azioni e le obbligazioni emesse dalle banche, pur non rientrando nella copertura del Fondo di garanzia, hanno comunque una protezione con il nuovo decreto salva-banche. Il decreto, infatti, prevede che il ministero dell'Economia possa sottoscrivere aumenti di capitale degli istituti di credito italiani che versino in condizioni di inadeguatezza patrimoniale. Le azioni sottoscritte dal Tesoro saranno privilegiate e quindi senza diritto di voto. Sostanzialmente, dunque, il decreto funge da rete di sicurezza anti-default, il che significa che chi ha sottoscritto obbligazioni bancarie non si deve preoccupare del possibile fallimento della propria banca, perché in caso di difficoltà interverrà il governo. Insomma, sui bond bancari c'è una sorta di garanzia indiretta. Quella diretta c'è invece sulle obbligazioni emesse dalle banche di credito cooperativo, che hanno un fondo di garanzia ad hoc per i propri bond. Ma attenzione. Tutto ciò non toglie che azioni e obbligazioni bancarie possano subire crolli di prezzi sul mercato. E non solo. Va valutata l'effettiva opportunità di investire oggi in bond bancari, visto che il loro rendimento è avaro rispetto ad analoghe emissioni destinate agli istituzionali ed è anche poco più alto di un Btp di pari scadenza, che comunque dà una sicurezza maggiore essendo emesso dallo stato (si veda articolo a pagina 12) IL PORTO SICURO DEI TITOLI DI STATO. Come in tutte le crisi che si rispettino, i titoli di Stato di governi con alto merito di credito sono stati presi d'assalto dagli investitori, anche a costo di rendimenti sempre più scarni. Ne è stato un esempio l'asta Bot dello scorso venerdì, che ha visto una domanda per i titoli trimestrali così forte da spingere il ministero dell'Economia ad aumentare da 4 a 6 miliardi di euro l'importo in asta. Così il rendimento lordo è sceso al 2,354% (1,66% netto), ai minimi dell'ottobre 2005, mentre quello dei 6 miliardi di Bot a 12 mesi pure in asta venerdì è sceso al 3,062% (2,35% netto), ai minimi da aprile 2006. Intanto sul mercato secondario dei titoli a più lungo termine c'è stata una correzione negli ultimi giorni: dopo aver toccato i minimi a inizio settimana, i rendimenti sono ritornati ai livelli di fine settembre. Nel contempo, però, il differenziale di rendimento tra i nostri Btp e i Bund tedeschi è rimasto a livelli di guardia, attorno agli 87 punti base per le scadenze a dieci anni, a indicare che gli investitori anche tra titoli di Stato tendono a privilegiare quelli più sicuri, sebbene rendano poco: attualmente un Btp a dieci anni rende il 4,86% contro il 3,99% del Bund. D'altra parte, se è vero che il merito di credito dell'Italia è più basso di quello della Germania, è difficile immaginare un default dell'Italia e quindi quel 4,86% di rendimento pare molto interessante. IN POSTA GARANTISCE LO STATO. Legato alla garanzia dello stato italiano è anche il risparmio postale che offre oggi notevoli possibilità a partire dai conti correnti e dai tradizionali libretti di risparmio e buoni fruttiferi che però oggi non offrono rendimenti così allettanti come quelli di una volta. Mentre la garanzia di forme di investimento più innovative per le Poste come i fondi comuni, le obbligazioni strutturate e le polizze dipende dalla solvibilità degli emittenti, non dello Stato. VITA PROTETTA. Tornano in auge le polizze tradizionali, legate a gestioni separate che investono prevalentemente in titoli di Stato ad alto rating. Oltre alla restituzione del capitale offrono una garanzia di rendimento minimo, oggi attorno al 2%, e consolidano i rendimenti ottenuti anno per anno. Ma attenzione. Solo i prospetti delle polizze classificate come "di capitalizzazione" sono sotto la vigilanza della Consob, che ha imposto elevati requisiti di trasparenza, cosa che non è prevista per i prospetti delle polizze rivalutabili. In ogni caso, poi, la restituzione del capitale investito si basa sulla solvibilità della compagnia che le emette ed è quindi bene rivolgersi a emittenti molto solidi. Nelle ultime settimane, ad esempio, le Generali sono scese in campo con una polizza che garantisce il 5,2% l'anno a cinque anni. Proprio alcune polizze di questo tipo sono utilizzate per costruire la pensione di scorta. Polizze previdenziali, fondi di categoria e fondi pensione aperti sono infatti tutti possono tutti raccogliere le adesioni dei lavoratori che scelgono di conferire il proprio Tfr alla previdenza integrativa. E tutto sommato questi prodotti hanno limitato i danni in questa fase: nei primi otto mesi dell'anno, secondo i dati Covip, in media i fondi pensione italiani hanno perso solo il 3,4%, oltre ad avere una esposizione inferiore allo 0,5% ai titoli Lehman. DOVE CI VUOLE PRUDENZA. Da mettere in stand-by invece azioni, corporate bond, fondi comuni e immobili, tutti investimenti con prospettive di mercato oggi troppo incerte. Per quanto riguarda il mattone, per esempio, si dice che la bolla immobiliare sia scoppiata, ma nella realtà dei fatti i prezzi delle case in Italia non sono scesi. Chi pensava di vendere ha in generale deciso di tenersi gli immobili e aspettare tempi migliori. Ma la sensazione è che l'onda lunga della discesa nel prossimo biennio arriverà. E che dire delle azioni? A pagina 13 è pubblicata una tabella che evidenzia quante delle blue chip di Piazza Affari oggi quotano sotto il loro patrimonio netto. è evidente che si tratta di prezzi assurdi, ma è anche altrettanto evidente che, visto l'aria che tira, nulla fa escludere che quelle quotazioni nei prossimi giorni possano diminuire ulteriormente. Quanto ai bond societari, indubbiamente i rendimenti attuali sono attraenti, anche quando si tratta di emittenti con alto merito di credito. Per esempio tra i bond italiani a scadenza più vicina ci sono un Pirelli ad aprile 2009 che rende il 10,94%, un Olivetti Finance a luglio 2009 che paga il 9,9% e un Cir a marzo 2009 che rende il 6,95%. Acquistarli oggi, dunque, conviene. Ma anche in questo caso bisogna avere nervi saldi, perché i prezzi potrebbero scendere ancora. Il che porta a essere prudenti anche sui fondi comuni che sono esposti alla volatilità dei mercati e non hanno alcuna garanzia di restituzione del capitale a scadenza, a parte i fondi a capitale garantito, un nuovo segmento dove in Italia il pioniere è il Crèdit agricole che li ha creati anche per le Poste e per Arca. In questo caso, comunque, la restituzione del capitale investito è assicurata dal soggetto che presta la garanzia e la sgr che colloca i fondi non si assume alcun obbligo. I fondi comuni sono comunque al riparo dal fallimento della sgr che li gestisce perché i titoli del fondo sono depositati presso un banca terza e restano di proprietà collettiva dei sottoscrittori. Un ragionamento che si può estendere anche ai prodotti che hanno i fondi come sottostante, quali le polizze unit linked. BASTA DERIVATI. E a proposito di derivati, è proprio il caso di dire stop. Almeno a quelli nella loro forma più complessa, in grado di mascherare le reali attività sottostanti, così come è stato per i cosiddetti Cdo o Clo, cioè cartolarizzazioni di portafogli di debiti o prestiti. Stop anche agli swap-scommessa mascherati da copertura, che per aziende ed enti pubblici si sono rivelati un boomerang. E che, invece, nella loro forma più semplice restano un valido strumento di gestione del rischio del debito. Ma basta anche ai risparmiatori sprovveduti, che comprano prodotti finanziari proposti da banche e assicurazioni senza prima leggere bene il prospetto informativo. E' vero che promotori e agenti tendono a glissare sui temi più spinosi relativi ai prodotti che piazzano, ma è anche vero che nei prospetti è scritto tutto o quasi e che prossimamente sarà scritto anche di più, nel momento in cui entrerà in vigore la nuova normativa Consob in tema di strumenti poco liquidi. Così, i risparmiatori che compreranno polizze index linked d'ora in poi faranno bene ad accertarsi dell'identità dell'emittente del bond sottostante alla polizza. Si è visto che in molte polizze c'erano bond Lehman Brothers, ma in molte altre ci sono per esempio bond Morgan Stanley e ovviamente di questi tempi il loro prezzo risente delle sorti del colosso Usa sotto tiro. Che dire poi dei certificati? Ce ne sono per tutti i gusti con strutture spesso complicate e quelli a capitale protetto, possono proteggere a scadenza il 100% di un valore di riferimento iniziale, ma anche meno. Attenzione, quindi. Chi compra sul secondario oggi, non ha garantito a scadenza il capitale investito e chi sottoscrive in collocamento fa bene a informarsi della reale percentuale di protezione offerta. FINE DEI CONFLITTI DI INTERESSE. E qui veniamo a un altro tema scottante. Quello del conflitto di interesse tra chi piazza i prodotti finanziari e i risparmiatori che li comprano. Se chi colloca i prodotti fa parte di un gruppo bancario, tende a spingere quelli di casa propria, anche perché ben incentivato con bonus e simili Per fortuna la direttiva Mifid ha cercato di mettere una pezza a questa situazione, di fatto vietando le retrocessioni di commissioni sui prodotti venduti. E a proposito di fondi proposti, in futuro meglio essere diffidenti su quelli che adottano strategie cosiddette market neutral, che puntano cioè a guadagnare non scommettendo sulla direzione dei mercati, ma sulla loro volatilità e sulle performance relative di diversi titoli. Quelle strategie si sono dimostrate perdenti in questa crisi. NIENTE PIù STOCK OPTION MILIONARIE. Un ultimo appunto sulle strutture di retribuzione dei top manager di banche e grandi aziende. è vero per esempio che Richard Fuld aveva gran parte dei suoi 100 milioni di dollari guadagnati in Lehman ancora investiti in azioni Lehman e che quindi ha sofferto in prima persona del default della banca. Ma è anche vero che la forte motivazione ad accrescere il valore di quelle azioni lo ha probabilmente spinto a mettere in piedi operazioni sempre più rischiose per la banca stessa. (riproduzione riservata)  .

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Da Fmi a agenzie, in i Italia prezzi delle case caleranno del 15% (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Rai News 24" del 11-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Roma | 11 ottobre 2008 Da Fmi a agenzie, in i Italia prezzi delle case caleranno del 15% la crisi si riflette sui prezzi degli immobili I prezzi delle case in Italia dovrebbero calare, nel prossimo biennio, fino al 15% secondo stime effettuate dalle agenzie immobiliari. Gia' alla fine di quest' anno la diminuzione dei prezzi delle abitazioni potrebbe aggirarsi intorno al 5-6 %. Le principali agenzie immobiliari, da Gabetti a Tecnocasa, concordano con le stime del Fondo Monetario Internazionale, secondo le quali nei prossimi anni, in Italia, e' possibile una correzione dei prezzi delle case dal 10% al 20%. La minore disponibilita' di spesa da parte delle famiglie e la crisi finanziaria internazionale gia' nel 2008 avra' riflessi pesanti sul mercato della casa e nel primo semestre nelle grandi citta' si e' registrata una contrazione dei prezzi del 2,7%. L'unico barlume di speranza per il settore - investito anche da un brusco calo delle compravendite (-14% nei primi sei mesi di quest'anno) - e' nel taglio dei tassi deciso qualche giorno fa dalle banche centrali dall'attesa che un'analoga decisione si possa ripetere. In Italia dunque si comprano meno case e si limano i prezzi di quelle in vendita ma chi riesce ad acquistare punta sull'abitazione comoda: nei primi sei mesi dell'anno - secondo gli ultimi dati dell'Agenzia del Territorio - il 30% delle case acquistate e' medio-grande e comunque 4 abitazioni su 10, sempre tra quelle comprate dagli italiani nel primo semestre, sono grandi almeno 100 metri quadrati. Se il Fondo Monetario Internazionale stima una correzione dei prezzi per gli immobili in Italia nell'ordine del 10-20% nei prossimi anni, le agenzie immobiliari italiane non sono da meno. "Il calo dei prezzi delle case - spiega Guido Lodigiani, direttore dell'Ufficio Studi di Gabetti - e' legato alla minore disponibilita' di spesa. Una ripresa del mercato, se tutto va bene, ci sara' dal 2011. Con il taglio dei tassi migliorano comunque anche le prospettive del settore". Da gennaio a giugno di quest'anno i prezzi delle case nelle grandi citta' sono diminuiti del 2,7% e "per la seconda parte dell'anno - dice Lodigiani - ipotizziamo un'ulteriore flessione del 3%. Questa dinamica potra' continuare anche nel 2009 e nel 2010 per arrivare dunque ad un calo complessivo delle quotazioni nell'ordine di grandezza del 15%". Per l'Ufficio Studi di Tecnocasa "si sta andando verso una progressiva normalizzazione di un mercato che da anni e' sempre cresciuto". E infatti quest'anno gia' si e' registrato un calo dei prezzi nelle grandi citta' ed "e' la prima volta che succede che tutte le grandi metropoli - fa notare ancora Tecnocasa - chiudano il semestre con una contrazione delle quotazioni". Cala il mercato immobiliare ma in Italia chi riesce a comprare non bada a spese e punta sull'abitazione medio-grande: dai 100 ai 130 metri quadrati. Secondo gli ultimi dati dell'Agenzia del Territorio la tipologia di abitazione piu' acquistata (il 29,8% del totale) nel primo semestre di quest'anno e' 'medio-grande'. Sfiorano il 10% del totale invece gli acquisti di case 'grandi', oltre i 130 metri quadrati. A conti fatti 4 case su 10, acquistate da gennaio a giugno di quest'anno non sono inferiori ai 100 metri quadrati.

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La bolla immobiliare. Parte terza (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trend-online" del 11-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

TECNICHE DI TRADING, clicca qui per leggere la rassegna di teletrading www.teletrading.tv, 11.10.2008 18:12 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! Terza puntata dello speciale sulla bolla immobiliare, curato e condotto da Nicola Antonucci (www.complexlab.it). Talk Show: la bolla immobiliare vista da Antonio Pastore (presidente dell'Osservatorio Immobiliare della Camera di Commercio di Milano) e da Valerio Lucchinetti (gestore mobiliare della Per4m.SA, società di gestione patrimoniale di Lugano). (11/10/2008) Per guardare il video clicca sul tasto play > al centro dell'immagine. Se vuoi conoscere tutti canali di borsa compresi quelli sullo scalping live, clicca qui.

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Il prezzo delle case calerà del 15% (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Gazzetta di Modena,La" del 12-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

La stima del Fondo monetario internazionale parte dal 2011 ROMA. Prezzi delle case in calo in Italia: nel giro di un paio d'anni le quotazioni degli immobili potrebbero diminuire intorno al 15% per poi recuperare un po' di terreno perduto solo a partire dal 2011. A stimare un taglio dei prezzi degli immobili nel nostro Paese nell'ordine del 10-20% è il Fondo Monetario Internazionale. Ma a concordare sulle stime dell'istituzione internazionale sono anche le principali agenzie immobiliari italiane. La minore disponibilità di spesa da parte delle famiglie e la crisi finanziaria internazionale già nel 2008 avrà riflessi pesanti sul mercato della casa e nel primo semestre nelle grandi città si è registrata una contrazione dei prezzi del 2,7%. L'unico barlume di speranza per il settore - investito anche da un brusco calo delle compravendite (-14% nei primi sei mesi di quest'anno) - è nel taglio dei tassi deciso qualche giorno fa dalle banche centrali dall'attesa che un'analoga decisione si possa ripetere. In Italia dunque si comprano meno case e si limano i prezzi di quelle in vendita ma chi riesce ad acquistare punta sull'abitazione comoda: nei primi sei mesi dell'anno - secondo gli ultimi dati dell'Agenzia del Territorio - il 30% delle case acquistate è medio-grande e comunque 4 abitazioni su 10, sempre tra quelle comprate dagli italiani nel primo semestre, sono grandi almeno 100 metri quadrati. Se il Fondo Monetario Internazionale stima una correzione dei prezzi per gli immobili in Italia nell'ordine del 10-20% nei prossimi anni, le agenzie immobiliari italiane non sono da meno. "Il calo dei prezzi delle case - spiega Guido Lodigiani, direttore dell'Ufficio Studi di Gabetti - è legato alla minore disponibilità di spesa. Una ripresa del mercato, se tutto va bene, ci sarà dal 2011. Con il taglio dei tassi migliorano comunque anche le prospettive del settore". Da gennaio a giugno di quest'anno i prezzi delle case nelle grandi città sono diminuiti del 2,7% e "per la seconda parte dell'anno - dice Lodigiani - ipotizziamo un'ulteriore flessione del 3%. Questa dinamica potrà continuare anche nel 2009 e nel 2010 per arrivare dunque ad un calo complessivo delle quotazioni nell'ordine di grandezza del 15%". Per l'Ufficio Studi di Tecnocasa "si sta andando verso una progressiva normalizzazione di un mercato che da anni è sempre cresciuto". E infatti quest'anno già si è registrato un calo dei prezzi nelle grandi città ed "è la prima volta che succede che tutte le grandi metropoli - fa notare ancora Tecnocasa - chiudano il semestre con una contrazione delle quotazioni". Cala il mercato immobiliare ma in Italia chi riesce a comprare non bada a spese e punta sull'abitazione medio-grande: dai 100 ai 130 metri quadrati. Secondo gli ultimi dati dell'Agenzia del Territorio la tipologia di abitazione più acquistata (il 29,8% del totale) nel primo semestre di quest'anno è "medio-grande". Sfiorano il 10% del totale gli acquisti di case "grandi", oltre i 130 metri quadrati. A conti fatti 4 case su 10, acquistate da gennaio a giugno di quest'anno non sono inferiori ai 100 metri quadrati. Ed è ancora Tecnocasa a confermare: se ci sarà una contrazione del mercato, in termini di vendite e prezzi, "a soffrire maggiormente saranno le realtà periferiche e gli immobili di qualità più bassa".

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Subprime, incubo degli usa (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Centro, Il" del 12-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Attualità Subprime, incubo degli Usa La spirale perversa che fatto crollare un sistema PESCARA. Gli italiani si sono trovati a prendere confidenza con il mondo del credito statunitense. Tutto è dipeso dal recente crollo dei titoli subprime. Di cosa si parla? Di mutui sulla casa ad alto rischio perché dati a chi non aveva solide garanzie economiche da offrire. A coprire il mutuo, in pratica, era solo il valore della casa. Valore irreale, fatto schizzare dalla bolla immobiliare. Chi non aveva soldi per acquistare casa chiedeva un subprime, portando garanzie che in Italia farebbero sorridere, e le banche non si preoccupavano di fare controlli. In questo modo la domanda di abitazioni aumentava, aumentava il loro prezzo, e il numero dei mutui. Insomma, un circolo virtuoso. Ma solo in apparenza. I mutui subprime, però, scottavano e le società emittenti le hanno trasformate in titoli di debito (le cartolarizzazioni). Chi sottoscriveva un titolo subprime, prestava denaro per un certo periodo alle banche che lo gestivano, ricevendo un interesse mensile. Al termine del periodo, i soldi dovevano essere restituiti al cliente. Gli interessi dei subprime erano superiori a quello di un normale titolo di Stato ed erano garantiti dai pagamenti rateali di chi aveva sottoscritto il mutuo subprime. Dato il successo della formula, le banche hanno potuto permettersi di elargire altri mutui subprime, trasformarli di nuovo in titoli di debito e via dicendo. Poi, la saturazione del mercato immobiliare ha fatto diminuire il prezzo delle abitazioni. I rifinanziamenti si sono interrotti, le rate non sono state pagate e la cosa, a catena, è arrivata a quanti avevano sottoscritto un titolo subprime, che hanno visto interrompere l'elargizione degli interessi. Per reazione, i possessori hanno venduto i titoli subprime. Il loro prezzo è prima sceso e poi crollato, facendo scatenare la crisi. Ci sono stati crack in borsa e banche fallite. E non si vede ancora la fine della tempesta. (m.c.).

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Tutto fatto in famiglia... - alessandro volpi* (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Tirreno, Il" del 12-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Attualità Tutto fatto in famiglia... Il dito sulle piaghe del capitalismo all'italiana ALESSANDRO VOLPI* Il bel libro di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti è uscito in un momento particolare, e diciamo subito che molte delle considerazioni - assai ruvide - espresse dai due autori in relazione ad alcune cattive abitudini del capitalismo italiano risultano confermate. La tesi di fondo infatti è sintetizzabile nel profondo sconforto di fronte al totale scollamento fra le gigantesche retribuzioni dei manager e l'andamento delle imprese ad essi affidate; uno sganciamento che, specificano i due autori, ben esprime l'enorme forbice fra la ricchezza accumulata da poche migliaia di soggetti e la crisi sostanziale dell'economia di gran parte del pianeta. Dragoni e Meletti, nella loro analisi si concentrano in particolare sul caso italiano dove rilevano in primo luogo due elementi strutturali: la persistenza di monopoli privati frutto di molteplici conflitti di interesse mai sanati, e un longevo capitalismo familiare. Entrambi gli elementi hanno concorso alla definizione di compensi stellari sganciati dal mercato reale: perché i monopoli hanno di fatto impedito il funzionamento della concorrenza che avrebbe dovuto punire i manager incapaci, mentre molte delle grandi famiglie del capitalismo italiano hanno scelto i propri manager al loro interno, affidandogli megastipendi slegati dai dividendi azionari. Questi stipendi pagati dai proprietari a se stessi, spesso a discapito di possibili investimenti nel core-business aziendale, hanno prodotto l'ulteriore danno di rappresentare la base di riferimento anche per gli stipendi degli altri manager. Particolarmente dannosi sono stati poi i patti di sindacato e le cosiddette scatole cinesi, strumenti attraverso i quali è stato possibile garantire il controllo di più società detenendo quote esigue del capitale azionario; minori impieghi di risorse nelle società permettevano di destinarle alle retribuzioni dei manager, rendendo però la consistenza patrimoniale delle società molto debole. Nella medesima direzione si muoveva l'ampio ricorso all'indebitamento e alla leva finanziaria, che hanno generato una liquidità fittizia a basso costo finché i tassi sono rimasti limitati, ma che ha cominciato a divenire decisamente cara dopo il diffondersi della crisi dei mutui subprime. Da allora approvvigionarsi di denaro senza rischi e senza costi non è diventato più possibile e le alte retribuzioni dei manager sono diventate particolarmente odiose. Una considerazione a parte è dedicata nel volume alle stock options, alle forme di retribuzione dei manager che consistono nella cessione di azioni della società. Dragoni e Meletti mettono bene in luce come legare la retribuzione dei manager all'andamento annuale dei titoli della società ad essi affidate induce il perseguimento di logiche di brevissimo periodo, volte ad un'alta remuneratività ad elevato rischio, che contribuiscono assai poco a conferire valore durevole alla azienda stessa. Ancora più pericolosa si è rivelata la bolla immobiliare sostenuta da prezzi artatamente accresciuti proprio per garantire lauti compensi agli amministratori; cedendo un immobile con un valore gonfiato in cambio di un altro dal valore ugualmente gonfiato si è proceduto ad iscrivere nei bilanci delle due società interessate alla scambio di plusvalenze inesistenti che però si materializzavano nelle tasche di qualcuno fino a quando non è intervenuta la magistratura. Il lungo e denso repertorio di abusi messo in fila dai due autori contiene altre preoccupanti casistiche: dai manager di Stato capaci di dilapidare ricchezza altrui ma di accrescere con cura la propria, ai rampolli delle grandi dinastie che non esitano ad assegnarsi corpose "buste paga". Tutto questo mentre il Paese arretra e sembra smarrirsi qualsiasi possibile identità di un capitalismo sano e produttivo. Dragoni e Meletti, pur di fronte allo sgomento per un quadro così cupo, mostrano di ritenere che esista ancora un'Italia in cui i proprietari di impresa sono in grado di fare il loro mestiere, investendo sul lavoro proprio e altrui. Per ridare fiato a questa Italia, però, si dichiarano convinti che occorra ritrovare un riferimento solido per valutare l'utilità sociale degli amministratori. E che tale riferimento non possa che avere radici collettive e richiamarsi ad un senso civico. Il toccante ricordo di Andrea Pininfarina, morto a 51 anni mentre andava al lavoro in Vespa, è la speranza per il futuro che i due autori consegnano ai lettori. *Università di Pisa.

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Aumento record per le spese delle famiglie Ma calano i prezzi delle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Corriere della Sera" del 12-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-10-12 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Cgia Mestre e Fmi Aumento record per le spese delle famiglie Ma calano i prezzi delle case Aumento record per la spesa delle famiglie. Secondo l'Ufficio Studi della Cgia di Mestre, l'incremento medio dall'inizio dell'anno è stato di 113 euro, con punte di 151 euro in Veneto e di 150 in Trentino Alto Adige. L'aumento delle spese sta facendo calare la disponibilità delle famiglie. E questo, unito alla crisi mondiale, secondo il Fondo monetario internazionale, produrrà in Italia una contrazione del mercato immobiliare. L'Fmi stima che nei prossimi due anni i prezzi delle case caleranno del 10-20%, per poi iniziare a recuperare nel 2011. Già nel primo semestre, nelle grandi città c'è stata una contrazione dei prezzi del 2,7%.

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Per Fmi e agenzie le quotazioni diminuiranno in un paio d'anni (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sicilia, La" del 12-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Roma. Prezzi delle case in calo in Italia: nel giro di un paio d'anni le quotazioni degli immobili potrebbero diminuire intorno al 15% per poi recuperare un po' di terreno perduto solo a partire dal 2011. A stimare un taglio dei prezzi degli immobili nel nostro Paese nell'ordine del 10-20% è il Fondo Monetario Internazionale. Ma a concordare sulle stime dell'istituzione internazionale sono anche le principali agenzie immobiliari italiane. La minore disponibilità di spesa da parte delle famiglie e la crisi finanziaria internazionale già nel 2008 avrà riflessi pesanti sul mercato della casa e nel primo semestre nelle grandi città si è registrata una contrazione dei prezzi del 2,7%. L'unico barlume di speranza per il settore - investito anche da un brusco calo delle compravendite (-14% nei primi sei mesi di quest'anno) - è nel taglio dei tassi deciso qualche giorno fa dalle banche centrali dall'attesa che un'analoga decisione si possa ripetere. In Italia dunque si comprano meno case e si limano i prezzi di quelle in vendita ma chi riesce ad acquistare punta sull'abitazione comoda: nei primi sei mesi dell'anno - secondo gli ultimi dati dell'Agenzia del Territorio - il 30% delle case acquistate è medio-grande e comunque 4 abitazioni su 10, sempre tra quelle comprate dagli italiani nel primo semestre, sono grandi almeno 100 metri quadrati. Se il Fondo Monetario Internazionale stima una correzione dei prezzi per gli immobili in Italia nell'ordine del 10-20% nei prossimi anni, le agenzie immobiliari italiane non sono da meno. "Il calo dei prezzi delle case - spiega Guido Lodigiani, direttore dell'Ufficio Studi di Gabetti - è legato alla minore disponibilità di spesa. Una ripresa del mercato, se tutto va bene, ci sarà dal 2011. Con il taglio dei tassi migliorano comunque anche le prospettive del settore". Da gennaio a giugno di quest'anno i prezzi delle case nelle grandi città sono diminuiti del 2,7% e "per la seconda parte dell'anno - dice Lodigiani - ipotizziamo un'ulteriore flessione del 3%. Questa dinamica potrà continuare anche nel 2009 e nel 2010 per arrivare dunque ad un calo complessivo delle quotazioni nell'ordine di grandezza del 15%". Per l'Ufficio Studi di Tecnocasa "si sta andando verso una progressiva normalizzazione di un mercato che da anni è sempre cresciuto". E infatti quest'anno già si è registrato un calo dei prezzi nelle grandi città ed "è la prima volta che succede che tutte le grandi metropoli - fa notare ancora Tecnocasa - chiudano il semestre con una contrazione delle quotazioni". Cala il mercato immobiliare, ma in Italia chi riesce a comprare non bada a spese e punta sull'abitazione medio-grande: dai 100 ai 130 metri quadrati. Secondo gli ultimi dati dell'Agenzia del Territorio la tipologia di abitazione più acquistata (il 29,8% del totale) nel primo semestre di quest'anno è "'medio-grande". Sfiorano il 10% del totale invece gli acquisti di case "grandi", oltre i 130 metri quadrati. A conti fatti 4 case su 10, acquistate da gennaio a giugno di quest'anno non sono inferiori ai 100 metri quadrati. Ed è ancora Tecnocasa a confermare: se ci sarà una contrazione del mercato, in termini di vendite e prezzi, "a soffrire maggiormente saranno le realtà periferiche e gli immobili di qualità più bassa; ci aspettiamo un comportamento migliore per le tipologie situate in zone più prestigiose e di qualità migliore".

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Crisi finanziaria, analisi esperti di politica monetaria internazionale della Bocconi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sestopotere.com" del 12-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

(12/10/2008 10:40) | (Sesto Potere) - Milano - 12 ottobre 2008 - Le streghe della finanza appaiono tanto più terribili quanto meno le si conosce, e nessuno vuole conoscere meglio una strega terribile: ecco il circolo vizioso che può deteriorare la cultura economico-finanziaria sotto i colpi della crisi”, scrive Franco Bruni, docente di politica monetaria internazionale alla Bocconi, nell'ampia postfazione a Finanza shock di Robert Shiller (Egea, 2008, 158 pagine, 16 euro), la traduzione italiana di The Subprime Solution, il più credibile e il più venduto tra i testi che analizzano la crisi finanziaria odierna. In questo, Bruni concorda con la conclusione tratta da Shiller: “Dato l'attuale clima di irritazione del pubblico nei confronti dei mercati finanziari, difficilmente un candidato politico verrebbe eletto sulla base della promessa di espandere e sviluppare i mercati finanziari. Ma è esattamente ciò che occorre fare oggi per risolvere la crisi dei mutui subprime e prevenire il ripetersi di analoghe crisi economiche in futuro”. Shiller propone una finanza più democratica, perché alla portata di tutti, attraverso l'introduzione di consulenti indipendenti da chi crea i prodotti finanziari e lo sviluppo di strumenti di copertura che dovrebbero riguardare pressoché tutti i rischi economici di chi vive in un'economia moderna. è sulle ragioni profonde della crisi che Bruni non concorda in tutto con Shiller. “è l'eccessiva concentrazione dell'analisi di Shiller sugli immobili”, scrive lo studioso italiano, “che lo porta a esagerare il ruolo dell'euforia esogena e a trascurare il fatto che a monte c'erano politiche che creavano bolle da molte parti. I tassi di interesse base troppo bassi incentivavano la ricerca di rendimenti più accettabili con operazioni rischiose e speculazioni”. Bruni esibisce un'ampia documentazione del fatto che i banchieri centrali fossero consapevoli delle possibili conseguenze di tassi reali negativi e della crescita della bolla immobiliare, ma senza nessuna conseguenza operativa. “Qui non è questione di carenze culturali”, scrive, “o di euforie psicologiche. Si facevano analisi corrette che poi, volutamente, si trascuravano, assieme alle buone regole di politica monetaria&rdquo;. Bruni mette, infine, in guardia contro due tipi di politiche di reazione alla crisi, che si rivelerebbero sbagliate. Le prime sono le politiche che “si concentrano sul breve periodo, limitandosi a tamponare le ferite (...). In un clima culturalmente carente, la difficoltà di capire e far capire le vere origini del problema, e di studiarne rimedi duraturi, si sposa con l'interesse di molti operatori finanziari a evitare interventi strutturali, di regolamentazione e vigilanza, che cambierebbero le regole di un gioco del quale essi riescono a scaricare sulla collettività i costi”. Le politiche sbagliate del secondo tipo sono, invece, quelle che cercano di bloccare il gioco finanziario. “La chiusura protettiva dei mercati, l'esasperazione dei vincoli che ne limitano le innovazioni e ne condizionano la gestione consapevole dei rischi vanno a favore di chi, sui mercati, occupa già posizioni dominanti”.

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Roma Casa meno cara: i prezzi degli immobili in Italia (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Gazzettino, Il" del 12-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Roma Casa meno cara: i prezzi degli immobili in Italia dovrebbero calare nel prossimo biennio fino al 15\%. Già alla fine di quest'anno la diminuzione dei prezzi delle abitazioni potrebbe aggirarsi intorno al 5-6\%. Le principali agenzie immobiliari sostanzialmente concordano con le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale, secondo le quali nei prossimi anni in Italia è possibile una correzione dei prezzi delle case dal 10\% al 20\%."Il calo dei prezzi delle case - spiega Guido Lodigiani, direttore dell'ufficio studi di Gabetti - è legato alla minore disponibilità di spesa. Una ripresa del mercato, se tutto va bene, ci sarà dal 2011. Con il taglio dei tassi migliorano comunque anche le prospettive del settore". Per l'Ufficio Studi di Tecnocasa "si sta andando verso una progressiva normalizzazione di un mercato che da anni è sempre cresciuto". E infatti quest'anno già si è registrato un calo dei prezzi nelle grandi città ed "è la prima volta che succede che tutte le grandi metropoli - spiega ancora Tecnocasa - chiudano il semestre con una contrazione delle quotazioni".Un quadro che spiega anche con le rate dei mutui alle stelle. Il mutuo per la casa pesa infatti sempre di più nelle tasche degli italiani, che in tempi di tsunami economico e finanziario con ricadute negative a partire da redditi e dal reale potere d'acquisto, vengono messe a dura prova dalla corsa delle rate. Rincari che diventano "insostenibili" per gran parte dei 3,2 milioni di famiglie alle prese con i tassi variabili.In tre anni, i costi sono aumentati sino a sfiorare i 400 euro mensili in più. Tra il 2005 ed il 2008, in particolare, le rate sono cresciute tra i 155 euro al mese per un mutuo di 100 mila euro decennale, che significa 1.860 euro in più all'anno, ai 384 euro al mese per un mutuo di 200 mila euro trentennale, che in un anno equivale ad un aggravio di 4.608 euro. A fare i conti sono Adusbef e Federconsumatori, che allo stesso tempo denunciano "la speculazione delle banche" sull'Euribor.Mentre le banche centrali, affermano le due associazioni di consumatori, "nel tentativo di arginare la grave crisi finanziaria globale hanno tagliato di mezzo punto il costo del denaro, portando il tasso di riferimento Bce al 3,75\%, il cartello bancario europeo, peggio dei petrolieri, manovra a proprio piacimento i tassi Euribor" fissando "arbitrariamente" al 5,38\% quello a tre mesi e al 5,12\% quello ad un mese, facendoli così scendere "solo di un impercettibile 0,1\% rispetto ai precedenti 5,39\% e 5,13\% con un differenziale di 1,63 punti, quando nel 2005 il differenziale tra tassi Bce ed Euribor a tre mesi era invece di 0,192 punti".Adusbef e Federconsumatori indicano quindi l'impatto di tali premesse sul portafoglio degli italiani. La rata di un mutuo di 100 mila euro trentennale, con l'Euribor (prendendo per tutti gli anni in esame quello a tre mesi, di inizio ottobre) fissato al 2,192\% nel 2005, maggiorato da uno spread di 1 punto, costava 432 euro al mese; nel 2006 (Euribor al 3,464\%) subiva un aumento di 73 euro, toccando i 505 euro; nel 2007 (Euribor 4,767\%) rincarava di 152 euro, passando a 584 euro; nel 2008 (Euribor 5,377\%) aumentava di 192 euro, portandola a 624 euro e registrando così un aumento di 2.304 euro in un anno. Per un mutuo di 200 mila euro trentennale, l'aumento dal 2005 ad oggi è di 384 euro al mese, ossia 4.608 euro l'anno."Di fronte all'ennesimo scippo del cartello bancario europeo", Adusbef e Federconsumatori "chiedono un urgente e deciso intervento delle silenti autorità vigilanti e dei governi" per mettere fine "ad uno scandalo - aggiungono - che mette in ginocchio 3,2 milioni di famiglie italiane indebitate a tasso variabile che rischiano il pignoramento e le esecuzioni immobiliari. I decreti salva-banche a senso unico legati agli omessi controlli sulla speculazione bancaria - concludono - sono sempre più insopportabili".

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La crisi della Robin (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale.it, Il" del 12-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Qualcuno si ricorda che in Italia, grazie all'intuizione molto pop di Julius, è stata introdotta una nuova imposta? Si chiama Robin tax. E l'idea geniale era quella di colpire quegli sfruttatori dei banchieri e dei petrolieri (con appendice di chi invece il petrolio lo brucia, come le compagnie elettriche). Ebbene ora ci troviamo nella paradossale situazione per la quale gli stati nazionali con una mano tassano le banche (in particolare gli interessi che riconoscono ai correntisti sono in parte indeducibili) e con l'altra restituiscono soldi alle banche più o meno nazionalizzandole. Nel frattempo il petrolio è sceso sotto 80 dollari e gli extraprofitti (intuizione socialista) evaporano. Mi chiedo se Julius, come dice, aveva previsto tutto, non poteva prevedere anche questo elementare paradosso? Scritto in Berlusconi IV Non commentato " (No Ratings Yet) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 06Oct 08 Chi ci salva dai salvatori? L'america ha adottato misure per contrastare la crisi da 850 miliardi di dollari. L'Europa si è vista a quattro e ha detto che nessuna banca europea verrà lasciata fallire. Tutti, me compreso, hanno sostenuto che in una fase eccezionale come l'attuale si possono adottare provvedimenti eccezionali, con il ritorno dell'intervento statale. Poi sulle tecnicalità si può discutere per anni, ma il principio è che lo Stato debba fare qualcosa. Ma se sbagliassimo? é questo il punto. Guardiamo alla "deficiente regola" volta ad azzerare le vendite allo scoperto, che più o meno tutte le Borse del mondo stanno adottando. Chi pensava che solo attraverso questo strumento di limitassero i ribassi delle azioni, si è sbagliato di grosso. Si introduce una fortissima distorsione al mercato e non si porta a casa neanche un risultato. ragionamento simile si può. forse provocatoriamente, fare per gli attuali interventi statali nell'economia. Non stanno risolvedno il problema borsistica e a ruota neanche quello di operatività delle banche. Come se non fossero stati fatti. In compenso ci troviamo le manone ingombranti della politica sui nostri affari. Speriamo di non dovercene pentire. Gli americani sanno liquidare l'intervento dello Stato in pochi anni. Noi Europei quando ci sediamo alla tavola del mercato, ci restiamo anche dopo il dessert. Scritto in finanza Commenti ( 54 ) " (7 votes, average: 2.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Sep 08 I conti su Alitalia Fate voi la somma. +Lo stato esce definitivamente dal trasporto aereo (Marrazzo permettendo) -Balla un miliardino di debiti che pagheranno i contribuenti +AirFrance chidedeva che i diritti di volo in Italia fossero solo suoi, ciò non è previsto dal nuovo progetto -Unire due debolezze (Ali e Air) amplifica una posizione dominante, ma non garantisce un buon servizio +I sindacati hanno le spalle al muro: o così o si muore -Sono inviatati al tavolo (passera dixit) per concordare il piano industriale +AirFrance in fondo, ma mica tanto, è una società pubblica (18% di Sarko') -Airfrance sa far fruttare una compagnia aerea e viaggia in tutto il mondo +Colaninno&co ci mettono il grano e si assumono un bel rischio (in Italia praticamente nessuno ha fatto quattrini con i voli di linea) -Aifrance avrebbe pagato qualcosa alle minoranze e allo Stato, mentre i nostri eroi oggi si assumono un rischio ma a prezzi ben più da saldo +E' stata Aifrance a rompere le trattative: aveva posto tre condizioni tra cui l'assenso dei sindacati al piano di vendita. Che ovviamente non c'è stato -E' stato l'adorato Cav, in campagna elettorale, a dare indirettamente man forte ai sindacati dicendo che la compagnia deve restare in mani italiane +Lufthansa e Airfrance e tutte le compagnie americane non possono essere acquistate da stranieri e dominano sui rispettivi mercati nazionali -Non è detto che il concetto di italinità o francesità corrisponda, alla fine, all'interesse molto concreto, dei cittadini-utenti La somma dei più e dei meno. cari commensali, che risultato dà? Scritto in Varie Commenti ( 140 ) " (9 votes, average: 2.78 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Aug 08 Alè Magno L'idea di Alè Magno di istituire una commissione, darla in mano a Giuliano Amato (quello che rinfaccia Craxi e forse anche lo scippo sui conti corrente) e discutere dei problemi de Roma, mi sembra una scemata pazzesca. Ogni stagione ha le commissioni di che si merita. Oggi con la moda dell'anticasta, si deve dunque dare una nobiltà ad una commissione che comunque non servirà a nulla. Voglio dire che senso ha per un amministratore cittadino inventarsi grandi temi di discussione. C'è bisogno di una Commissione per decidere ad esempio che l'acea debba essere privatizzata? assolutamente no. e di fatti, Alè magno non vuole venderla. C'è bisogno di una commissione per decidere di ampliare ed eventualmente liberalizzare le licenze dei tassisti romani? assolutamnete no. E di fatti Alè Magno è l'idoletto della corporazione dei tassisti. C'è bisogno di una commissione per spiegare ad un sindaco che se due suoi ospiti olandesi vengono stuprati e presi a mazzate tra i denti, è il caso almeno nel giorno del fattaccio di tenere la bocca chiusa o almeno aprirla per chiedere scusa a nome di una città anch'essa ferita? Scritto in Varie Commenti ( 40 ) " (7 votes, average: 4.43 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Aug 08 Julius ha visto la luce Il nostro Julius (Tremonti, per chi non lo sapesse) ha visto la luce. Già si capiva per la verità leggendo con attenzione un interessante fondo del convertito (alle ragioni ministeriali) Giannino, di un paio di giorni fa. Un liberale doc, a patto che non si discuta dell'operato di Julius. Ma ritorniamo alla luce. Su Libero leggevamo: "il Papa su questo la pensa come Giulio Tremonti, non come gli alfieri del mercato che sul Corriere della sera e Sole 24 ore da mesi ribattono che quelli contro i derivati sul petrolio e sul grano sono attacchi di irriducibili passatisti, di vecchi arnesi nostalgici del protezionismo. Ora si è capito ancor meglio, che i giudizi del Papa non sono poi coincidenze casuali, con Tremonti" . E poi oggi finalmente sul Corrierone una domanda (anzi una non domanda) infilata lì per caso: "A luglio il papa ha condannato la speculazione." E Julius, poco prima: "Come sempre, nei grandi passaggi della Storia, la visione della Chiesa è fondamentale per la comprensione dell'esistente". La lieta novella della parabola di Julius: "L'azione dei governi ha fermato la speculazione". Sintetizziamo il filo logico del ragionamento: la speculazione è la peste del secolo-tremonti ha convinto di ciò il papa- la Chiesa ha sempre una grande visione e la condivide con Julius-i governi, incalzati da Julius hanno bloccato il contagio malefico. Hip hip hurra. Per fortuna che abbiamo il nostro adorato Cav. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 84 ) " (6 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 25Jul 08 Obama e l'Italia Folla a Berlino. E poi a Parigi. E of course Londra. Niente visita in Italia. Il mitico Obama ci riporta con i piedi per terra. Non contiamo nulla, neanche una visitina, un saluto. Certo facendo jogging ieri a Berlino e intercettato da un'abile giornalista di Sky24, ha detto: primo o poi in Italia verrò. Deo gratias. Scritto in Varie Commenti ( 62 ) " (3 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Jul 08 Il casco per i baresi e i mutui per gli americani Fannie e Freddie, nonostante i simpatici nomi, stanno affossando i mercati di tutto il mondo. Non sono banche e non sono neanche società per azioni tradizionali. Sono state create per agevolare il mercato immobiliare americano. In sintesi prestano i soldi alle banche che prestano i soldi ai clienti per accendere un mutuo. In questo modo le banche americane avevano sempre risorse fresche per alimentare il mercato dei prestiti immobiliare. Una volta comprati i mutui di terzi le due nostre li impacchettano in obligazioni che cedono sul mercato. Per questa loro caratteristica sociale (agevolare la proprietà edilizia) sono Gse (Governament sponsor enterprise) e dunque, pur quotate sul mercato, in ultima analisi sono agenzie governative (come d'altronde erano in origine). Questa garanzia statale ha permesso loro di raccogliere danaro a tassi molto vantaggiosi e dunque alimentare la bolla speculativa. Inoltre (toccherebbe ricordarlo a qualcuno) per statuto non finanziano mutui subprime.. E proprio per questo il mercato dei mutui subprime (quelli che hanno scatenato l'attuale crisi) è esploso: le banche tradizionali non riuscivano a fare concorrenza, visti i tassi superbassi, a Fannie e Freddie e dunque hanno cercato (colpevolmente) di andare su un mercato a queste precluso: quello dei debitori subprime, insomma non buoni. Qualche conclusione: 1. Freddie e Fannie, figlie di una concezione roosveltiana, non sono mai state sul mercato. 2. Sono diventate negli anni 70 un ibrido a noi molto ben conosciuto: privatizzano gli utili e socializzano le perdite 3. Il salvataggio di oggi è stato scritto ieri quando furono concepite 4. il fatto che prestassero troppo era noto da tempo (lo disse greenspan in un'audizione davanti al senato) 5. il loro fallimento non è un fallimento del mercato, ma del regolatore. che ha pensato di cavarsela quotandole sul mercato. E che ha alimentato per questa via la bolla immobiliare. 6. salvarle oggi è ragionevole, così come è ragionevole, secondo il sindaco di bari, regalare, a spese dei contribuenti, un casco ai motociclisti pizzicati senza. Scritto in pol economica Commenti ( 25 ) " (3 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Jul 08 Cosa ne pensano i lib-lib di Julius In questo blog abbiamo più volte "sfottuto" il nostro Julius per la sua ansia Pop. L'inutile e dannosa Robin tax, la populistica esclusione dei ricchi (solo 70mila? solo due dei quali in piazza di Spagna a Roma?) dai benefici Ici sulla prima casa, la card per gli anziani, la lotta contro la speculazione. E via dicendo. Anzi, già che ci siamo, gli insopportabili slogan contro il "mercatismo". Senza considerare la mancata liberalizzazione per eccellenza: e cioè la riduzione delle imposte sui redditi o per lo meno una prospettiva di riduzione. Che il Dpef non ci da. Insomma quello che pensiamo sul Julius pop per i nostri commensali (che spesso hanno anche criticato il cuoco) è pietanza nota, anche se non a tutti gradita. Ieri è arrivata in cucina una mail di David Baccini, intitolata "Tremonti il socialista ci porterà al disastro". Vi inoltro le prime righe: "sono sconcertato per il comportamento schizoide del Ministro Tremonti, nel quale non ho mai riposto alcuna fiducia e che affonderà il Governo, ma sopratutto per il "sentiment filogovernista-filotremontiano antimercato" di Giannino: scioccante davvero. Altrettanto sconcerto va verso l'IBL, che di fronte ad accuse tremontiane al mercato, a chi (praticamente l'intero popolo europeo) non si riconosce nel nuovo meta-stato soviet-europeo, alla speculazione, al profitto, a chi si dice liberista, a chi esige basse tasse, a chi disconosce l'efficacia della redistribuzione (Robin Tax ed altre puttanate) .. l'IBL tace, in conformità Gianniniana". Be' in effetti si può condividere con Baccini un certo stato di solitudine da queste parti. Difficile trovare conforto a sinistra (lo devo spiegare ancora una volta?), ma anche nei punti di riferimento dei liberali classici, sembra che ci sia un po' una corsa a non disturbare il manovratore. La paura di Prodi e accoliti non ci può rinchiudere in un angolo. Non ci deve spingere verso un'accettazione muta dei provvedimenti governativi. Insomma se Julius ha deciso di fare una corsa di popolarità con l'adorato Cav, son cavoli suoi. Non di Noi italiani che abbiamo votato un governo immaginato liberale. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 55 ) " (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 03Jul 08 Bce senza pop La Bce ha deciso di alzare al 4,25 per cento i tassi di interesse in Europa, con un ritocco all'insù di un quarto di punto. I governi di mezza Europa (Francia e persino Germania) le avevano chiesto di non farlo. D'altronde l'economia non gira e l'inflazione (arrivata al 4 per cento massimo da 16 anni) è più dovuta al rincaro delle materie prime che ad una forte domanda di consumo. Chi ha ragione? La Bce non risponde a nessuno. I governi Ue, invece, ai propri elettori. In questa vicenda il differente grado di responsabilità (accountability) ha un peso. La politica sembra più attenta al momento, al breve termine. Palese il caso italiano: subito una dilazione sulla rata dei mutui (accordo Tremonti-Abi) ma tra 20 anni si paga il conto. Subito la card sociale per i pensionati più poveri, ma non si riducono permanentemente le imposte dirette. Subito la tassa sugli odiati banchieri-petrolieri, ma domani si rifaranno con aumenti sui consumatori. Il respiro immediato è ciò che conta, nel lungo periodo (come diceva qualcuno che al cuoco non piace tanto) saremo tutti morti. I banchieri centrali "irresponsabili" per costituzione si possono permettere l'impopolarità. Sanno che non possono alimentare aspettative inflattive. La rincorsa prezzi-salari-prezzi è micidiale come dimostrano gli anni 70. E ci sono i primi segni. La furia sindacale In Italia contro l'inflazione programmata fissata ll'1,7 per cento nel Dpef (e qui bene ha fatto Julius), il costo del lavoro in Spagna salito al 5,7 per cento; l'aumento salariale dei pubblici dipendenti tedeschi fissato quest'anno al 5 per cento. I Banchieri centrali saranno spietati, ma sanno che un un po' di veleno nel corpaccione europeo oggi, è meglio di un infarto certo domani. Non accondiscendono alla nuova ventata pop della politica europea. Scritto in pol economica Commenti ( 17 ) " (4 votes, average: 3.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 03Jul 08 Rosicchiare la Mela Tra pochi giorni arriva in Italia un oggetto di culto. Sì qualche volta anche in questa zuppa si assaporano pietanze leggere. Si tratta del nuovo telefonino 3g della Apple. Come sapete il cuoco ha una certa passione per la Mela. Oggi il sole 24ore ha anticipato i possibili piani tariffari che Vodafone e Tim applicheranno al mitico gadget. Lo diciamo subito: troppo cari. Il nuovo telefono è pensato per stare spesso collegato, anche in remoto, su internet. Insomma brucia bytes su bytes. Gli operatori invece fanno finta di nulla e nelle loro ipotesi di abbonamento prevedono tariffe flat fino a 1gb (Tim) e 600 Mb (Vodafone). Un po' tirchietti. C'è da scommettere che i mela maniaci che vorranno aver subito l'oggetto del desiderio pagheranno un biglietto di ingresso piuttosto caro: e a riscuoterlo non sarà la Apple, ma i due gestori di telefonia. Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (2 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Nato a Roma, vivo a Milano. Lavoro da qualche anno al Giornale e scrivo di economia e finanza. Tutti gli articoli di Nicola Porro su ilGiornale.it contatti Categorie Berlusconi IV (9) burocrazia (1) citazioni (2) finanza (11) pol economica (21) Varie (36) Ultime discussioni david baccini: ma io dico.. la gente non inizia a sentire puzza di bruciato??!!! l'Ecofin, G8,... MMST: Rosarioperogini non c'è nessun sistema bancario indù. Il promotore del microcredito un certo Junus non... Francesco G: Ben detto Grande Cuoco (che sempre più spesso ascolto, con piacere, in TV per gli intelligenti e... Dante: http://www.foxnews.com/story/0 ,2933,436041,00.html ... Over half of voters (53 percent)... rosarioperongini: simio Dott.PORRO,di tutto questo bailamme finanziario continuo a capirci un tubo,sia perchè sono... 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La bolla immobiliare. Parte quarta (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trend-online" del 12-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

TECNICHE DI TRADING, clicca qui per leggere la rassegna di teletrading www.teletrading.tv, 12.10.2008 18:37 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! Quarta ed ultima puntata dello speciale sulla bolla immobiliare, curato e condotto da Nicola Antonucci (www.complexlab.it). Talk Show: la bolla immobiliare vista da Antonio Pastore (presidente dell'Osservatorio Immobiliare della Camera di Commercio di Milano) e da Valerio Lucchinetti (gestore mobiliare della Per4m.SA, società di gestione patrimoniale di Lugano). Per guardare il video clicca sul tasto play > al centro dell'immagine. Se vuoi conoscere tutti canali di borsa compresi quelli sullo scalping live, clicca qui.

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SHILLER: <MA I CITTADINI NON SONO SUDDITI> (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 13-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

SHILLER: "MA I CITTADINI NON SONO SUDDITI" di Federico Fubini L'economista e docente a Yale che ha messo sotto accusa i subprime: c'è un'economia feudale, si rischia l'epidemia sociale. "Le ricette del G7? Un inizio. Ma mancano i piani di lungo termine". L'economista Robert Schiller -->Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente. (WSI) ? Da sempre, uno dei sintomi di una crisi è la folla di coloro che sostengono di averla prevista. Ma Bob Shiller è diverso, e non solo perché da vivo dà il nome a una moderna istituzione americana: l'indice Case-Shiller sui prezzi delle case, da lui stesso messo a punto. No: Shiller, docente a Yale, fa categoria a sé perché aveva (davvero) messo in guardia per tempo sugli scoppi delle bolle di Internet e degli immobili. Lui le chiama "epidemie sociali", attacchi della peste del ventunesimo secolo scatenati da un "residuo feudale". Crede che il G7 di Washington rassicurerà le Borse? "Il vertice ha elencato ciò che i vari Paesi pensano di fare o fanno. Non è stata certo una risposta creativa, spumeggiante. I punti del G7 suonano come una lista di prime cose ragionevoli da fare ma non c'è una proposta di lungo periodo, sistemica. Non mi stupisce. E immagino che non possa avere molto impatto sui mercati, perché è tutto così prevedibile ". Dunque lei è pessimista su come reagiranno i mercati? "I mercati immobiliari non credo proprio che reagiscano. Quanto alle Borse, cosa faranno è un mistero e sinceramente sono preoccupato. Il G7 di questo week-end è un segnale che i governi stanno facendo qualcosa per riportare la fiducia, ma credo anche che sia un fattore secondario". Lei propone di democratizzare la finanza. Che significa? "Si tratta di mettere gli strumenti finanziari a disposizione della gente comune. Cent'anni fa solo i più ricchi avevano accesso a forme di gestione del loro rischio finanziario. Ora invece abbiamo forme di partecipazione ai mercati per buona parte della popolazione. Ma non c'è ancora un illuminismo finanziario diffuso, e questa crisi ne è l'esempio: è una crisi immobiliare, deriva dalla cattiva diversificazione degli investimenti e dell'indebitamento della gente comune". Le banche hanno sfruttato l'ignoranza delle famiglie? "La gente è consigliata a indebitarsi in un portafoglio di investimenti non diversificato. È stupefacente che simili fenomeni sopravvivano nel 21esimo secolo". Vuole dire che le banche trattano i cittadini da sudditi? "Curioso: parlare di sudditi, richiama un'eredità feudale da cui stiamo gradualmente liberandoci. Abbiamo ancora un bel po' di strada da fare in questo senso". Ma ormai Wall Street è così odiata che i governi esitano a agire per salvare il sistema finanziario. "E ciò è preoccupante. Ricordiamoci sempre che la finanza è il plasma vitale dell'economia moderna, dobbiamo cercare di far sì che continui a progredire. Il mio timore è che questa crisi spinga la popolazione ad accusare le istituzioni finanziarie, invece di concentrarsi sugli errori commessi nella gestione del rischio". Teme la caccia all'untore, come nelle epidemie medievali? "Mi fa pensare alla crisi nel '98 del maxi- fondo speculativo Ltcm: allora tutti incolparono i due premi Nobel che vi furono coinvolti, Robert Merton e Myron Scholes. Ma Ltcm fallì perché non aveva una buona gestione del rischio, non perché le loro teorie erano sbagliate". Sarebbe opportuno che lo Stato comprasse le case o i mutui insolventi in America? "Parte del piano di salvataggio deve andare alle famiglie. Non sembra giusto che vada tutto alle banche e la gente comune debba dipendere dai benefici che filtrano giù giù dall'alto. In America diecimila famiglie vengono buttate fuori dalle loro case ogni giorno. Ciò sta creando un risentimento tremendo, radicato, che porta sfiducia fra gli individui, nei confronti del governo e verso le istituzioni. Dobbiamo fare qualcosa". Comprare case aiuterebbe anche l'economia? "Come misura tampone, sì. Ma anziché provare misure improvvisate, dovremmo farlo in modo strutturale". Copyright © Corriere della Sera. All rights reserved scrivi la tua opinione "live" sul Forum di WSI.

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ECONOMIA. Confindustria: l'uscita dal tunnel della recessione si allontana (sezione: Mercato immobiliare)

( da "HelpConsumatori" del 13-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

News ECONOMIA. Confindustria: l'uscita dal tunnel della recessione si allontana 13/10/2008 - 16:36 L'uscita dal tunnel della recessione è sempre più lontana. Secondo il Centro Studi di Confindustria, infatti, le probabilità di ripresa nel 2009 appaiono ora nulle, "schiacciate dalla crisi bancaria che rischia di avvitarsi in una pericolosa spirale con l'economia reale". Il PIL italiano cala dello 0,2% nel 2008 e dello 0,5% l'anno prossimo, contro il -0,1% e il +0,4% indicati a settembre. Lo riferisce Confindustria in una nota. Nel 2009 continuerà il calo dei consumi (-0,6%). "La diminuzione della spesa delle famiglie - ha spiegato Confindustria - si realizza nonostante il progresso del reddito reale legato alla decisa decelerazione dei prezzi al consumo (dal 3,5% del 2008 al 2,1% del 2009), all'incremento delle retribuzioni per addetto (+2,7%, determinato da contratti già firmati) e alla tenuta dell'occupazione". Peggiorano anche le prospettive per gli altri maggiori Paesi. Il CSC ha sottolineato come la contrazione del Pil si osserva sia in USA (-0,7% nel 2009) sia in Eurolandia (-0,2%). "Questa flessione - si legge nella nota - è dovuta, come per l'Italia, all'eredità negativa del 2008 e alla falsa partenza l'anno prossimo, durante il quale la variazione annua risalirà vicina a zero partendo da valori negativi. Questo profilo da' l'illusoria impressione del ritorno all'espansione. "La netta revisione al ribasso della crescita - ha concluso Confindustria - nasconde una valutazione positiva sull'evoluzione della tempesta finanziaria. In questo scenario le maggiori forze recessive internazionali rimangono lo shock delle materie prime, solo in parte rientrato, lo scoppio della bolla immobiliare e l'aggiustamento dell'economia americana, di per sé sufficienti a far contrarre domanda interna e attività produttive nelle principali economie industriali". 2008 - redattore: LM.

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ROMA L'uscita dal tunnel della recessione si allontana. Le probabilità di ripresa n (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Messaggero, Il" del 14-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ROMA "L'uscita dal tunnel della recessione si allontana. Le probabilità di ripresa nel 2009 appaiono ora nulle, schiacciate dalla crisi bancaria che rischia di avvitarsi in una pericolosa spirale con l'economia reale". Impietosa l'analisi del Centro Studi di Confindustria nel disegnare lo scenario prossimo venturo per il nostro Paese. In sostanza, la crisi delle banche è caduta come una mannaia sulla nostra economia già costituzionalmente debole. Le prospettive sono problematiche, comunque in negativo, per tutti i Paesi dagli Usa (-0,7% del Pil per il 2009) e per Eurolandia (-0,2%) e l'Italia non potrà evitare l'arretramento della crescita: nel 2008 il prodotto interno lordo calerà dello 0,2% e dello 0,5% l'anno prossimo contro il meno 0,1% e il più 0,4% indicati a settembre. La contrazione è legata ai consumi (-0,6%) e agli investimenti (-1,9)%. Le ragioni della recessione vengono individuate nello shock della materie prime, solo in parte rientrato, nello scoppio della bolla immobiliare, nell'aggiustamento dell'economia americana, nel brusco precipitare dei mercati finanziari a seguito dello sciagurato fallimento di Leheman Brothers. Il Centro Studi "crede in una soluzione della crisi creditizia in tempi non lunghi, ma non abbastanza rapidi da rimettere in moto l'espansione economica già l'anno prossimo". Due le ragioni di una ripresa possibile nel 2010: i venti contrari sono controbilanciati dallo sviluppo dei Paesi emergenti che valgono la metà dell'economia globale, il calo delle quotazioni delle materie prime, la diminuzione dei tassi di interesse, la caduta dei prezzi immobiliari soprattutto negli Usa, un cambio più equilibrato euro-dollaro. La seconda ragione e che l'Italia, dopo l'allargamento nel 2007-2008, riduce il divario di crescita con l'Europa. La diminuzione della spesa delle famiglie, sempre secondo gli analisti di viale dell'Astronomia, "si realizza nonostante il progresso del reddito reale legato alla decisa decelerazione dei prezzi al consumo (dal 3,5% del 2008 al 2,1% del 2009) all'incremento delle retribuzioni per addetto (2,7%, determinato dai contratti già firmati) e alla tenuta dell'occupazione". La sfiducia viene attribuita anche ad un mercato del lavoro "più difficile" (il tasso di disoccupazione sale al 7,3%, massimo dal 2005) e alla tendenza a ricostituire "un po' della ricchezza persa nella tempesta finanziaria", accrescendo la parsimonia delle famiglie. Cos.

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Meglio il mattone della banca (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Resto del Carlino, Il (Rimini)" del 14-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

RICCIONE pag. 11 Meglio il mattone della banca Non crollano i prezzi delle case per via dei turisti in cerca di beni rifugio MERCATO IMMOBILIARE LA CRISI internazionale paralizza anche il mercato immobiliare. I riccionesi chiedono, si informano, ma quando è l'ora di concludere si torano indietro. "Stanno alla finestra a guardare", per dirla con gli immobiliaristi. Si fanno invece avanti bolognesi, modenesi e umbri, decisi a investire nel mattone, anziché in banca. Nonostante il momento di stasi, i prezzi delle case non scendono. Bocce ferme anche per il giro d'affari dei costruttori. Tra loro c'è chi, certo di una ripresa, preferisce tenere in freezer i propri immobili, anziché fare sconti. Chi è disposto a trattare non scende oltre il 5/6 per cento del costo d'agenzia. Basta sfogliare i giornali per capire che è ancora ricercatissimo il centro turistico, soprattutto tra viale Corridoni e Oberdan, dove in un paio di cantieri si vendono gli appartamenti tra i 9mila e 9.500 euro al metro quadrato. In viale Ceccarini scarsa la disponibilità e il prezzo medio si aggira sui 10/11mila euro contro i circa 6mila dell'Abissinia, zona San Martino. Sull'altro versante, partendo dal porto, dove c'è chi chiede anche 9mila euro, si va da 5.500/6.000 dell'Alba, fino ai 4.500 del Marano. In Paese erano state raggiunte punte di 6mila, poi scese a 5mila euro al metro. Nel centro di San Lorenzo e a Fontanelle è possibile acquistare il nuovo a 3.500/3.700 euro. "Fino a un mese fa _ confermato all'agenzia Immobiliare di Giulio Troni in via Catullo _ il mercato era fermo. Ora si preferisce investire sul mercato immobiliare piuttosto che rischiare nelle banche che tremano. Tornano alla carica i bolognesi e i modenesi che puntano su appartamenti di 400/500mila euro. I riccionesi stanno chiudendo le attività, si faranno sentire". "Il mercato riccionese per l'acquisto della prima casa è fermo _ fa eco Franco Amati dell'Immobiliare Perlaverde Amati in viale Ceccarini _. I forestieri, emiliani e umbri, comprano, ma non fanno più le corse come una volta. Prima di acquistare tornano quattro/cinque volte. I prezzi sono bloccati qualcosa, non oltre il 5/6 per cento, si ottiene trattando con i costruttori. Forse c'è un piccolo calo nell'usato". "Le zone prestigiose sono ancora richieste _ sostiene Daniele Pratesi in viale Gramsci _, ma lì i prezzi sono saliti troppo. Per il resto il mercato è fermo, colp adella crisi e dei mutui. La gente è spaventata, ma ci sarà una ripresa, il mattone è un bene rifugio". La conferma arriva anche dall'agenzia di Gino Pontellini in viale Verdi. La figlia Lucia dice: "Stanno tutti alla finestra, Le persone vengono qui per chiedere informazioni sui prezzi, vogliono sapere se sono stabili, se conviene comprare. Qualcuno chiede ville, cose belle, ma poi non stringe". Nives Concolino.

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Hanno vinto gli speculatori al ribasso (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Unita, L'" del 14-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

"Hanno vinto gli speculatori al ribasso" di Laura Matteucci / Milano "Siamo alla ex crisi finanziaria. Hanno vinto gli speculatori al ribasso che, imperversando in queste settimane, hanno costretto i governi di tutto il mondo a rimediare a quello che senza il crollo delle Borse avrebbero continuato ad ignorare. Con un incomprensibile ritardo di almeno due anni. Peccato che, nel frattempo, la speculazione abbia fatto perdere un buon 30% di ricchezza al mondo". Parla Giacomo Vaciago, direttore dell'Istituto di economia e finanza alla Cattolica di Milano per il quale il piano anti-crisi messo a punto domenica a Parigi e ratificato ieri dai governi europei, comprende tutti i problemi e mette in campo tutte le soluzioni possibili. Professore, è finita? Possiamo tirare un sospiro di sollievo? "Diciamo che stiamo finalmente curando il passato, risolvendo i postumi di una bolla immobiliare statunitense nata e cresciuta tra il 2003 e il 2006, finanziata in modi poco corretti in tutto il mondo. Paulson (il ministro del Tesoro Usa, ndr) si è svegliato in ottobre, e gli europei dopo di lui. I governi dovrebbero occuparsi del futuro, riuscendo ad anticipare i fenomeni economici". E il futuro qual è? "È la recessione. Che peraltro dipende dalle difficoltà macroeconomiche dell'intero ultimo anno, cui la bufera finanziaria di adesso si sovrappone. Ancora una volta, dobbiamo decidere se prendere provvedimenti immediati, magari collettivi come per la finanza, e quindi ridurre al minimo gli effetti negativi, oppure se perdere altro tempo e assumere solo un atteggiamento notarile, del tipo "vi terremo informati". Due esempi di bolle immobiliari, risolti in modi diametralmente opposti: negli anni 1988-'90 scoppia il caso Giappone, la cui economia virtualmente si blocca ed è da 15 anni in stagnazione. Nel '92 la stessa situazione in Svezia viene invece affrontata con rapidità e forza, le banche sono ricapitalizzate, e in tre mesi il paese è fuori dalla crisi". Berlusconi dice che con il piano dell'Eurogruppo non ci sarà impatto sull'economia reale. Dice anche che non ridurrà le tasse, come invece intendeva fare sabato scorso. "In una situazione com'è quella attuale, guai a parlare a caso, alimentando aspettative per poi disilluderle. I governi devono iniziare a prendere seri provvedimenti anti-recessione, ed è auspicabile lo facciano a livello europeo. È probabile che la Bce abbasserà ancora i tassi di un altro mezzo punto percentuale entro Natale, perchè è immaginabile che l'inflazione, al contrario di quanto previsto in estate, nel corso del prossimo anno si ridurrà. Ma, se lo facesse, basterebbe?". La Germania mette sul tavolo 500 miliardi, 300 Londra e Parigi, 100 Madrid. L'Italia "quanto necessario", dice Tremonti. Tutti soldi che gravano sui nostri conti pubblici, in ultima analisi sui contribuenti? "Si tratta di investimenti temporanei di salvataggio, non di nazionalizzazioni vere e proprie decise una volta per sempre. Prestiti insomma, con un limite massimo temporale, poniamo di tre anni. Che, oltretutto, penso si possa tutti convenire restino al di fuori del Patto di stabilità".

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Un 2009 amaro per le famiglie - antonella fantò (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Tirreno, Il" del 14-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Attualità Un 2009 amaro per le famiglie La Confindustria prevede un calo netto dei consumi E Marchionne (Fiat) paventa conseguenze sull'occupazione ANTONELLA FANTò ROMA. Bisogna ancora tirare la cinghia. La raccomandazione che appare difficile da sostenere per quelle famiglie che da sei mesi non riescono ad arrivare a fine mese, viene dall'ufficio studi della Confindustria. In modo esplicito e tassativo le previsioni dicono: "Le probabilità di ripresa appaiono ora nulle nel 2009, schiacciate dalla crisi bancaria che rischia di avvitarsi in una pericolosa spirale con l'economia reale". In parole povere "l'uscita dal tunnel della recessione si allontana" e il Pil calerà dello 0,2% nel 2008 e dello 0,5% l'anno prossimo. Appaiono lontane le previsioni del calo dello 0,1% per quest'anno e un positivo 0,4% per l'anno prossimo. Nessuno spiraglio per le famiglie, dice sempre Confindustria. Nel 2009 continuerà il calo dei consumi (-0,6 %). "La diminuzione della spesa delle famiglie continuerà nonostante la decelerazione dei prezzi al consumo (dal 3,5 per cento del 2008 al 2,1 per cento del 2009)" aggiunge Confindustria, specificando che anche le retribuzioni non vanno male, visto che sono stati già firmati aumenti contrattuali per un incremento del 2,7 per cento. La paura di restare senza lavoro e di non avere più risparmi è tale che accresce la parsimonia dettata anche dall'incertezza del posto di lavoro: la disoccupazione sale al 7,3 per cento. Del resto l'amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne ha detto che se i volumi produttivi del 2009 non saranno quelli di quest'anno, tutto ciò "avrà un impatto anche sull'occupazione". Sempre secondo Confindustria la crisi è internazionale, anche se l'anno prossimo ci sarà un'illusione di espansione. "In questo scenario" si legge sulle previsioni "le maggiori forze recessive internazionali rimangono lo shock delle materie prime, solo in parte rientrato, lo scoppio della bolla immobiliare e l'aggiustamento dell'economia americana, di per sè sufficienti a far contrarre domanda interna e attività produttive nelle principali economie industriali". Secondo gli industriali, la Bce deve abbassare ulteriormente il tasso ufficiale dal 3,75 per cento al 2,75 per cento, il dollaro continuerà a salire arrivando ad un cambio con l'euro a 1,25. I primi danni all'economia reale si stanno già facendo sentire. Sono 10.000 le aziende del dettaglio alimentare che potrebbero chiudere in conseguenza della crisi. Lo ha sottolineato Giancarlo Petruccioli (Confesercenti), il quale ha denunciato che "gli istituti di credito stanno richiedendo agli operatori commerciali il rientro dai fidi e stanno imponendo restrizioni all'accesso al credito. A questo, ha continuato "si aggiungono le conseguenze del calo delle vendite che nelle ultime settimane è arrivato al 5%". Per limitare i danni, Guglielmo Epifani, segretario Cgil, chiede al governo di investire in infrastrutture, con particolare attenzione al Mezzogiorno: "sui 67 miliardi di costi per le opere previste per il Sud ci sono circa 31 miliardi di risorse disponibili".

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Dopo 10 anni è in caduta il prezzo delle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Repubblica, La" del 15-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Pagina VIII - Torino Il caso L'indagine di Tecnocasa Dopo 10 anni è in caduta il prezzo delle case Non accadeva da dieci anni: nel primo semestre del 2008 il prezzo delle case a Torino è diminuito. Non di molto, cioè del 1,7 per cento rispetto ai primi sei mesi dell'anno scorso, meno del resto delle altre grandi città, dove mediamente chi compra un'abitazione oggi spende il 2,7 per cento in meno del 2007. A dirlo sono i dati presentati ieri dall'Ufficio studi di Tecnocasa, che ha anche messo in evidenza le caratteristiche principali di questi primi sei mesi: diminuzione della domanda, allungamento dei tempi di vendita, aumento dell'offerta, maggiore margine di trattativa tra gli acquirenti. "è una discesa fisiologica dopo tanti anni di salita", ha commentato Gianni Pautasso, team manager della rete di agenzie immobiliare per il Piemonte, la Liguria e la Valle d'Aosta. Insomma, non lo scoppio di una bolla ma l'inizio di una "normalizzazione". Nel capoluogo a tirare meno sono soprattutto gli alloggi più piccoli, soprattutto i bilocali e i trilocali, mentre aumenta sensibilmente la domanda di alloggi con più di quattro stanze. La zona che ha subìto la flessione maggiore è quella di corso Francia e Borgo San Paolo (-3,4 per cento), seguita da Santa Rita e Mirafiori Sud (-2) e dal centro (-1,3). Le case costano (e valgono) meno a Torino, ma anche in quasi tutte le altre province. A subire i cali più marcati sono il Cuneese (-5,5 per cento, l'Alessandrino (-4,4) e il Novarese. Ad Asti e a Vercelli, al contrario, il valore delle abitazioni è salito, rispettivamente dell'1,9 e del 2,5 per cento. E il futuro? Pautasso si attende una risposta positiva proprio per le conseguenze della crisi finanziaria che sta condizionando l'economia mondiale: "Se le Borse recupereranno - ha spiegato il team manager di Tecnocasa - è possibile che molte famiglie venderanno almeno una parte delle loro azioni per tornare a investire nel mattone". (s.p.).

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IN ITALIA NON CI SARA' LA BOLLA IMMOBILIARE (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trend-online" del 15-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

NOTIZIE, clicca qui per leggere la rassegna di Pierpaolo Molinengo , 14.10.2008 13:19 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! Non c'è da temere per il mercato immobiliare italiano. Ad assicurarlo è il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, che ha spiegato che non c'è e non ci sarà alcuna bolla immobiliare. Presentando i dati dell'osservatorio congiunturale sull'industria delle costruzioni, Buzzetti ha aggiunto: "va detto con chiarezza che in Italia non c'è, né ci sarà alcuna bolla immobiliare a differenza di quanto accaduto negli Usa e negli altri paesi europei come Spagna e Irlanda". Secondo i dati dell'Ance, comunque, il settore dell'edilizia residenziale è in arretramento così come tutto il comparto delle costruzioni: la produzione di nuove case si ridurrà del 2,8% nel 2008 e del 3% nel 2009. "Questo fenomeno però non è la conseguenza di una sovrapproduzione degli ultimi anni ma è il risultato delle difficoltà dovute agli effetti della crisi finanziaria internazionale, incontrate dalle famiglie e dalle imprese nell'accesso al credito"ha spiegato Buzzetti, che ha aggiunto che le banche "non devono alzare i tassi di interesse né alle famiglie né alle imprese".

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Il Nobel per l'economia Krugman: crisi nuova e profonda, la cura sarà lunga (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Rai News 24" del 15-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Parigi | 14 ottobre 2008 Il Nobel per l'economia Krugman: crisi nuova e profonda, la cura sarà lunga Paul Krugman Dalle pagine di Liberation il fresco Nobel per l'Economia Paul Krugman dice la sua sulla crisi finanziaria globale e sulle prospettive dell'economia: superare questa fase non sarà impresa breve. Una crisi vecchia ma nuova "Viviamo una crisi immobiliare senza precedenti - dice Krugman a Libé - che ha contaminato il mondo, esacerbata e alimentata dalla fiammata dei prezzi delle materie prime e con il probleme della liquidità delle banche. Quello che è strano, e ne parliamo spesso fra economisti, ci scherziamo anche su, è che la crisi assomiglia un po' a una macedonia di tutte le crisi degli ultimi decenni. Assomiglia alla crisi di Bretton Woods nel '71 con la fine della parità dollaro-oro; ma anche allo choc pétrolifero del 1974, alla crisi finanziaria del 1988, alle crisi asiatiche del 1997-1998, alla crisi della bolla Internet nel 2001, etc". La lezione Per Krugman il rischio di una crisi sistemica "esiste. Perché questa crisi ha in sè molte componenti ed è associata ad una recessione di nuovo tipo. Non è generata da tassi di interesse troppo alti. Sarà forse meno acuta di quella del '29. Ma sarà molto più lunga. Non condurrà all'affondamento del sistema, all'apocalisse, perché sono intervenuti gli Stati. E' una crisi di erosione. E' una crisi di certezza nel sistema. E' una crisi del credito bancario, dell'energia a basso prezzo, dell'accesso al cibo, del commercio mondiale. E, soprattutto, di regole, o della loro assenza. E, contrariamente a quanto si sente dire, non c'è alcuna governance economica e finanziaria nel mondo da vent'anni, è una mistificazione. E questo può comportare conseguenze drammatiche". Riformare Bretton Woods Per Krugman il sistema valutario non "è stato causa o parte di questa crisi in atto, al contrario di quanto è avvenuto per il terremoto delle borse asiatiche nel '97 e '98. Non ritengo che si debba riformare il sistema delle valute, altre cose senza dubbio sì. E' necessario far capire alla gente che le cose e il mondo sono molto più complicate di come a volte vengono presentate. Nessuno avrebbe mai pensato che ciò che era accaduto in Asia nel 1997 poteva succedere negli Stati Uniti. La bolla immobiliare la crisi del credito e tutto ciò che ne è seguito sono avvenuti sotto gli occhi increduli di molti americani".

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Ocse: pressione fiscale salita al 43,3% (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-16 - pag: 7 autore: Confronto internazionale. Nella top ten l'Italia passa dalla settima alla sesta posizione Ocse: pressione fiscale salita al 43,3% Vittorio Da Rold La crisi che parte dal mercato immobiliare e dal sistema finanziario americano diventerà oltre che un problema di funding bancario anche un problema fiscale? La risposta dell'Ocse è affermativa. Dall'ultimo rapporto dell'Organizzazione sulla fiscalità si evincono due dati significativi: il primo riguarda l'Italia che dopo l'incremento della pressione fiscale voluta dal precedente Governo Prodi per rimettere in sesto i conti pubblici, balza al sesto posto tra i Paesi più tartassati dal Fisco; la seconda riguarda gli effetti negativi sul gettito tributario della crisi finanziaria che frenerà gli incassi dell'Iva e dei redditi societari (banche e società finanziarie in primis) in tutti i Paesi e rilancerà la lotta ai paradisi fiscali per ridurre la concorrenza di chi si ostina a non essere trasparente con contribuenti infedeli di stati limitrofi o peggio sul riciclaggio di denaro sporco. Sul primo punto, in attesa che si concretizzino le promesse di riduzione delle imposte sul reddito fatte dall'attuale esecutivo ( oltre all'abolizione dell'Ici sulla prima casa), la pressione fiscale italiana continua a salire. Nel 2007 l'Italia ha scalato un gradino nella classifica dei Paesi Ocse più tartassati collocandosi dal settimo al sesto posto. Lo scorso anno la pressione fiscale in rapporto al Pil ha raggiunto il poco lusinghiero 43,3% registrando 1,2 punti in più rispetto al 42,1% del 2006. è un valore record, che va a superare anche il precedente picco del 42,3% raggiunto nel 2000. Solo in Ungheria (ma il fiorino e l'economia di Budapest sono sotto pressione per un debito estero eccessivo) e in Corea le tasse sono aumentate di più rispetto all'anno precedente. In termini assoluti, il Paese con Fisco più esoso resta la Danimarca con il 48,9% mentre la media Ocse è del 35,9%. Il precedente Governo Prodi e il suo ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa non avevano fatto mistero sulla necessità di rimettere i conti pubblici in ordine con l'aumento della pressione fiscale e la lotta all'evasione. Ma vedere l'Italia balzare al sesto posto tra i Paesi più tartassati al mondo fa una certa impressione. Soprattutto se si pensa alla qualità dei servizi che si ricevono mediamente in cambio di quel prelievo che gareggia per entità solo con i Paesi scandinavi (che offrono però ben altri servizi ai propri cittadini). Il rapporto si occupa anche degli effetti delle crisi finanziaria sui conti pubblici. Jeffrey Owens, responsabile fiscale dell'Ocse, si attende anche un impatto negativo delle turbolenze da subprime sulle entrate fiscali dei Paesi membri e in particolare su quelle relative all'imposta sulle società (banche in particolare) e l'Iva per il rallentamento che colpirà (o ha già colpito) i consumi. Owens ha indicato che la crisi scatenata dalla bolla immobiliare americana colpirà gli incassi legati all'Iva che, ha ricordato, sono una forte percentuale delle entrate dei Paesi Ocse. I governi, ha aggiunto, dovranno saper "adattare le tasse" alla crisi e non viceversa. A suo avviso "la competizione fiscale tra gli Stati dovrà tener sempre più conto non solo del tasso di imposizione ma anche sul-la trasparenza e sui servizi offerti ". Dopo la bufera scatenata l'anno scorso dalla Germania sul Liechtenstein arriverà la seconda ondata contro questi porti franchi del Fisco. "Ci sarà maggior pressione degli Stati sulla trasparenza " ha aggiunto sottolineando l'importanza di un meeting la settimana prossima a Parigi per rilanciare la lotta ai paradisi fiscali. vittorio.darold@ilsole24ore.com IL NUOVO SCENARIO Effetto negativo sulle entrate da Iva e redditi societari Lotta più serrata ai paradisi fiscali: la prossima settimana vertice a Parigi.

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Fedele: Puntare sull'economia reale (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Denaro, Il" del 16-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Campania finanza Fedele: Puntare sull'economia reale Il partner di Pwc: E' da qui che ripartirà la ripresa dopo la crisi bancaria Puntare sull'economia reale, perché è da qui che partirà la ripresa. E' il messaggio lanciato da Aurelio Fedele, vice presidente dell'Unione degli Industriali di Napoli nonché partner di PriceWaterhouseCoopers, che ripercorre le tappe e i motivi che hanno scatenato la crisi finanziaria che sta attanagliando attualmente i mercati internazionali. Falconio Guidoni Vuole ricordare da dove è partita la crisi finanziaria? Come noto dagli Stati Uniti, dove la crisi dell'economia reale già da qualche anno. Una finanza drogata non permetteva di vedere che la crisi era già in atto. Gli affidamenti facili, mi riferisco ai prestiti al consumo e ai mutui, hanno permesso di alimentare i consumi in modo non sano, attraverso cioè un indebitamento eccessivo rispetto alla capacità reddituale delle singole persone. Il meccanismo era quindi a tempo? Ovvio. Quando è saltato il sistema finanziario ha semplicemente scoperto la crisi sottostante dell'economia reale. La gente negli Stati Uniti non si sentiva povera, perché c'erano le banche che davano soldi per mantenere più alto del normale il tenore di vita di tutti. Quando le famiglie hanno iniziato a non restituire i soldi, le banche hanno iniziato a recuperare i beni, quali le case, che nel frattempo si erano svalutate e che quindi, in un mercato in recessione, non riuscivano più a vendere. Da qui lo scoppio della bolla immobiliare e la crisi dei mutui subprime. E in Europa? L'effetto velo della finanza spericolata ha pesato meno, perché le banche europee sono tradizionalmente meno propense a erogare prestiti facili. Hanno però pesato sugli istituti del Vecchio Continente due fattori: le posizioni di credito nei confronti degli istituti statunitensi e un'economia reale che non è in crisi da qualche anno, come quella Usa, ma i cui effetti sono arrivati di rimbalzo. Con il calo dei consumi il sistema si è poi praticamente avvitato su se stesso. Come giudica i piani europeo e americano sul sistema bancario? Sono utili, perché dovrebbero permettere alle banche di riprendere la fiducia nel sistema interbancario. Non dimentichiamo, però, che i piani finanziari non risolvono i problemi dell'economia reale. Servono soltanto a sbloccare l'immobilismo finanziario che le banche hanno avuto. E il crollo dei listini mondiali? Il mondo non morirà. Come sempre è avvenuto, ci sarà una ripresa dell'economia reale e i prezzi dei titoli torneranno su livelli ragionevoli. Quando questo avverrà non so dirlo, perché se sapessi prevedere il futuro sarei ricco sfondato. Non dispongo della sfera di cristallo. Posso solo dire che passerà del tempo. Una leggera ripresa è ipotizzabile, ma per una vera ripresa potrebbero anche volerci due anni. Una cosa è certa: la volatilità sui mercati azionari resterà ancora alta per un po' di tempo. Parliamo ora di casa nostra: quali effetti nota sulle Pmi? Sicuramente una maggiore attenzione delle banche rispetto all'erogazione del credito. Credo che in futuro sarà sempre maggiore la differenza nell'accesso al credito da parte delle aziende virtuose rispetto a quelle in difficoltà. Le banche da un lato continueranno a prestare denaro, perché è la loro attività, ma dall'altro avranno una maggiore attenzione alle aziende che producono buoni risultati. Basilea 2 sta alimentando questa differenza? Direi di sì. E' comunque una scelta di business da parte delle banche. Quali ritiene possano essere degli strumenti utili in questa fase? I?Confidi e un maggiore intervento nel capitale da parte dei soci di riferimento. In alcuni casi sarà necessario. del 16-10-2008 num.

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Ma c'è il rischio di una deriva alla giapponese (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza" del 18-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Milano Finanza Numero 208  pag. 20 del 18/10/2008 | Indietro Ma c'è il rischio di una deriva alla giapponese Decine di miliardi di euro di interventi pubblici per nazionalizzare le banche. Centinaia di miliardi di euro di garanzie statali per rimettere in moto il mercato interbancario e sostenere il credito e il settore dei mutui. Possibili interventi per salvare grandi imprese industriali messe in ginocchio dagli effetti della crisi subprime. Il bilancio pubblico è diventato una specie di salvadanaio di ultima istanza, l'unico tesoretto dal quale attingere per risolvere tutti i problemi dell'economia in crisi. Interventi, ovviamente, non a costo zero, che scaricano sulle generazioni più giovani e su quelle future l'onere del rimborso. Ma quanto è sostenibile il debito pubblico incrementale? E, soprattutto, che cosa rischiano le economie avanzate in questo gioco? L'esempio più interessante per capire i rischi che si stanno correndo è quello del Giappone. All'inizio degli anni 90 l'economia nipponica entrò in crisi per lo scoppio della bolla immobiliare che scaricò sui bilanci delle banche i fallimenti dei mutuatari. Cominciò così una lunga fase di stagnazione dell'economia che neppure il tasso di sconto della Banca centrale a zero (ancora oggi è allo 0,5%) è riuscito a invertire rapidamente. Per stimolare la ripresa il governo di Tokyo varò, nel tempo, una serie di interventi keynesiani e utilizzò il bilancio pubblico per "fare mercato". Il risultato prodotto è, almeno sul piano numerico, impressionante. Oggi il Giappone ha il più elevato indebitamento pubblico in percentuale sul prodotto interno lordo fra tutti i Paesi avanzati pari a circa il 180% (contro una media Ocse del 77%). Un macigno che è cresciuto costantemente da quando è iniziata la crisi immobiliare nipponica circa due decenni fa: era del 64,8% nel 1991, del 101,7% nel 1997, del 136,7% nel 2000, del 159,5% nel 2003. Insomma, una spirale difficilmente frenabile una volta avviato l'interventismo pubblico. L'effetto di spiazzamento provocato nei confronti dei mercati privati è stato profondo. E ancora più significativo è stato l'onere del finanziamento e del successivo rimborso scaricato nel tempo sui contribuenti nipponici. L'esperienza giapponese, pur se caratterizzata da molte peculiarità, deve suonare come un campanello di allarme per le economie europee alle prese con i problemi del crack finanziario. Germania, Francia e Regno Unito partono oggi da valori percentuali di indebitamento pubblico simili a quelli del Giappone del 1991 (nel Regno Unito inferiore, in Francia e Germania leggermente superiori) e devono fronteggiare un fenomeno economico in qualche modo simile: gli effetti negativi sulla crescita economica dello scoppio di una mega-bolla immobiliare. Pensare a politiche keynesiane tout court senza piani di "ritorno alla normalità" rischia di innescare una deriva del debito pubblico simile a quella giapponese. Un'economia europea tenuta a galla da un bilancio statale che raddoppia o addirittura triplica il suo indebitamento rendendone molto difficile la sostenibilità. Per evitarlo è indispensabile che gli interventi pubblici siano il più possibile di mercato (acquisto di azioni ordinarie delle banche, per esempio) e limitati al tempo strettamente necessario al superamento dell'emergenza. In caso contrario una perversa trappola della liquidità potrebbe prodursi: il cavallo incapace di bere ma con un crescente debito pubblico sulla groppa da dover trasportare. (riproduzione riservata)  .

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Immobili, prezzi stabili così il mattone è in ripresa (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Tirreno, Il" del 18-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Cecina Immobili, prezzi stabili Così il mattone è in ripresa Interesse per alloggi sui 180-200mila euro I valori al metro quadro ROSIGNANO. La crisi finanziaria di queste settimane, il crollo delle Borse, l'incertezza dei mercati, ha portato una certa sfiducia, da parte dei cittadini, ad investire su prodotti bancari. E così, nei risparmiatori, sta tornando la voglia di rifugiarsi nell'acquisto del mattone ritenuto, da sempre, un bene sicuro. Perchè, nonostante il mercato ballerino, storicamente il prezzo delle case difficilmente crolla. A conti fatti, negli ultimi tre anni, i prezzi delle case sono pressoché rimasti stabili. Se non aumentati di qualche centinaia di euro, in barba a tutte le oscillazioni di mercato. A confermare la tendenza di un rinnovato interesse, seppur con cauto ottimismo, Maurizio Benvenuti responsabile locale della Fiaip: "Nelle ultime settimane - spiega - sembra si stia riaccendendo l'interesse all'acquisto di appartamenti anche nel nostro territorio. Si tratta di piccoli e medi risparmiatori che preferiscono mettersi al riparo da crisi finanziarie, acquistando magari la seconda casa al mare ritenuta un bene rifugio. I più richiesti - continua - sono i piccoli appartamenti da 180 o 200 mila euro che sono comunque ritenuti buoni investimenti. Infatti facendo due conti, anche se l'Ici per la seconda casa è rimasta, riuscendo ad affittare l'appartamento per alcuni mesi all'anno, il risparmiatore ripaga le spese comprese quelle di manutenzione e, alla fine, si ritrova un investimento sicuro". Per questo motivo "in queste settimane abbiamo visto ritornare nelle Agenzie Immobiliari persone intenzionate seriamente all'acquisto". Più cauto il giudizio espresso da Alessandro Barbensi: "sul nostro territorio - spiega - mancano i grossi investimenti da parte di gruppi importanti ossia quelli che non vengono scalfiti dalla crisi finanziaria. Investimenti importanti, che davvero riuscirebbero a produrre reddito. Mancano insomma le operazioni immobiliari di un certo peso, grandi strutture alberghiere e residenziali che, per concretizzarsi, hanno bisogno di investimenti programmati di ampio respiro. In parte ciò è dovuto al Regolamento Urbanistico non ancora in vigore, ed in parte anche a scelte politiche. Basta ricordare però - conclude Barbensi - che anche l'edilizia, così come l'industria ed il turismo, è un settore trainante che crea sviluppo. Gli acquirenti che vengono in Agenzia disposti a comprare appartamenti investendo 150 - 180 mila euro ci sono, ma molte volte non riescono a trovare, sul nostro territorio, i prodotti richiesti". Un certo ottimismo, dunque, per un mercato che, seppur cautamente inizia a muoversi aiutato anche dai prezzi delle abitazioni che, praticamente, sono rimasti invariati. Prezzi che, ovviamente, cambiano di molto a seconda della tipologia abitativa (a costare di più gli appartamenti nuovi), della vicinanza o meno al mare, della possibilità di avere uno spazio verde o servizi come il garage o cantina. Secondo le informazioni e le pubblicazioni delle diverse agenzie immobiliari ed i dati della borsa immobiliare toscana, a Castiglioncello, compresi Caletta e Portovecchio, il costo di un appartamento, nella media, si aggira attorno ai 4000 euro al metro quadrato. Un prezzo che può variare a seconda della posizione, tra i 3700 ai circa 5000 euro al metro quadrato per locazioni inserite in contesti particolari. A Vada, altra frazione turistica, la media dei prezzi per gli appartamenti si aggira attorno ai 3400 euro al metro quadrato con punte che arrivano ai 4000. A Rosignano Solvay il prezzo può variare tra i 2000 ed 2900 al metro quadrato. Un po' di più per appartamenti nuovi in contesti di pregio. Alessandra Bernardeschi.

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Gli effetti reali degli eccessi finanziari globali: la situazione del mercato immobiliare italiano (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trend-online" del 18-10-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

NOTIZIE, clicca qui per leggere la rassegna di Pierpaolo Molinengo , 18.10.2008 13:12 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! Un recente documento diffuso da Nomisma mette a fuoco gli gli effetti reali degli eccessi finanziari globali. Facendo il punto della situazione sul mercato immobiliare italiano. Secondo il documento Nomisma, la cronaca recente ha fornito ampia evidenza di come la finanza abbia avvelenato l'epicentro finanziario del sistema, gli Stati Uniti, ormai contaminati da quattro eccessi: l'indebitamento delle famiglie, arrivato a toccare punte del 131% del reddito disponibile; le speculazioni finanziarie tramite strumenti derivati senza finalità di copertura dal rischio e la diffusione della tecnica dello short selling (possibilità di vendere titoli non detenuti, con l'obbligo di consegna dei titoli entro una certa scadenza); la cartolarizzazione dei prestiti, che ha consentito alle banche erogatrici di creare pericolosi cocktail finanziari e di spalmare il rischio su altri soggetti sparsi nel mondo, con la collaborazione delle agenzie di rating e di alcune discutibili modalità quanto a trasparenza sul mercato; l'assenza di standard regolamentari che, complici i bassi tassi di interesse, hanno spinto le famiglie a compiere arrischiate operazioni di indebitamento e di rincorsa della bolla immobiliare nell'incantesimo di un costo del denaro reale (tasso nominale meno l'inflazione) nullo o addirittura negativo. In questo contesto di eccessi e di nazionalizzazioni indotte, l'Italia può considerarsi al riparo dai rischi? Sebbene le banche italiane siano le principali artefici dell'esplosione della domanda e dell'offerta del mercato residenziale, rispetto ad altri Paesi europei hanno da sempre adottato politiche prudenziali nell'erogare nuovi prestiti. A tale proposito, poco conta se si tratti di un effetto intenzionalmente voluto oppure, con maggiore probabilità, di una conseguenza dell'arretratezza del sistema finanziario domestico. A segue pagina >>.

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