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TARTICOLI DEL 18 OTTOBRE 2008 #TOP
In evidenza
CRISI:
IL MERCATO IMMOBILIARE SECONDO NOMISMA (Da trend-online del 18-10-2008)
Un recente documento diffuso da Nomisma mette a
fuoco gli gli effetti reali degli eccessi finanziari globali. Facendo il punto
della situazione sul mercato immobiliare italiano.
Secondo il documento Nomisma, la cronaca recente ha fornito ampia evidenza di come
la finanza abbia avvelenato l’epicentro finanziario del sistema, gli Stati
Uniti, ormai contaminati da quattro eccessi: l’indebitamento delle famiglie,
arrivato a toccare punte del 131% del reddito disponibile; le speculazioni
finanziarie tramite strumenti derivati senza finalità di copertura dal rischio
e la diffusione della tecnica dello short selling (possibilità di vendere
titoli non detenuti, con l’obbligo di consegna dei titoli entro una certa
scadenza); la cartolarizzazione dei prestiti, che ha consentito alle banche
erogatrici di creare pericolosi cocktail finanziari e di spalmare il rischio su
altri soggetti sparsi nel mondo, con la collaborazione delle agenzie di rating
e di alcune discutibili modalità quanto a trasparenza sul mercato; l’assenza di
standard regolamentari che, complici i bassi tassi di interesse, hanno spinto
le famiglie a compiere arrischiate operazioni di indebitamento e di rincorsa
della bolla immobiliare nell’incantesimo di un costo del denaro reale (tasso
nominale meno l’inflazione) nullo o addirittura negativo.
In questo contesto di eccessi e di nazionalizzazioni indotte, l’Italia può
considerarsi al riparo dai rischi?
Sebbene le banche italiane siano le principali artefici dell’esplosione della
domanda e dell’offerta del mercato residenziale, rispetto ad altri Paesi
europei hanno da sempre adottato politiche prudenziali nell’erogare nuovi
prestiti. A tale proposito, poco conta se si tratti di un effetto
intenzionalmente voluto oppure, con maggiore probabilità, di una conseguenza
dell’arretratezza del sistema finanziario domestico.
A ciò si aggiunga l’oculatezza con cui l’Italia ha gestito il decennio d’oro
(1998-2007) del settore immobiliare, realizzando nuove abitazioni per un volume
tre volte inferiore rispetto a quello spagnolo.
Risulta, così, piuttosto improbabile che le quotazioni possano ridimensionarsi
per eccesso di offerta (come in Spagna) e neppure sono ipotizzabili conseguenze
sul mercato delle vendite messe all’asta effettuate da banche creditrici di
mutuatari insolventi (come in USA), poiché l’indebitamento delle famiglie
italiane è strutturalmente inferiore a quello statunitense.
Nella vicenda non mancano, tuttavia, i lati oscuri. Negli ultimi anni le banche
italiane hanno modificato il proprio ruolo aumentando enormemente l’attività di
compravendita di titoli, tanto da ritrovare nel loro stato patrimoniale odierno
consistenti strumenti finanziari di origine statunitense. Per converso, molti
imprenditori italiani hanno preferito sempre più spesso investire liquidità sul
mercato finanziario, anziché in attività reali considerate più incerte e
rischiose, ed oggi si trovano nella stessa condizione di azionisti di banche in
difficoltà e di obbligazionisti di titoli tossici.
L’Italia può, dunque, dirsi salva da una crisi finanziaria endogena, ma resta
evidentemente esposta al tracollo finanziario statunitense, nonché fragile per
un’economia reale che restituisce segnali di recessione.
Gli effetti della stretta creditizia scaturita dalla crisi finanziaria sono,
infatti, allarmanti, ancorché parzialmente celati da un sistema di rilevazioni
ufficiali che non consente di cogliere appieno l’entità della trasformazione in
atto.
Limitando l’attenzione al settore immobiliare, l’evoluzione delle erogazioni
osservata nelle statistiche ufficiali continua, infatti, a nascondere il
profondo cambiamento che ha caratterizzato (e continua a caratterizzare) il
mercato del finanziamento garantito da immobili.
Il ricorso sempre più frequente alle sostituzioni ipotecarie contribuisce,
infatti, a mantenere le erogazioni su livelli assai elevati, senza tuttavia
alimentare, come accadeva in passato, il mercato della compravendita
immobiliare.
La diffusione del fenomeno delle sostituzioni, arrivate ormai a rappresentare
un quarto delle erogazioni, se in alcuni casi testimonia un livello di
informazione non adeguato circa la convenienza di opzioni alternative, quale ad
esempio la portabilità o surroga1, in altri evidenzia la difficoltà dei
mutuatari, che si vedono costretti ad aumentare il capitale prestato per fare
fronte alle proprie esigenze di spesa.
La dinamica descritta, associata al boom delle estinzioni anticipate, ha
portato ad un risultato eclatante dal punto di vista delle consistenze: per la
prima volta da oltre un decennio si è assistito ad un calo dell’esposizione
sostenuta da immobili. La flessione più eclatante (-1,3%) è apprezzabile in
corrispondenza del segmento residenziale (rappresentato in figura), a
testimonianza dell’inaridimento progressivo che ha colpito il mercato immobiliare
in genere e in misura più accentuata tale settore. Alla base della battuta
d’arresto dell’indebitamento garantito da immobili devono essere poste, da un
lato, la progressiva ascesa dei tassi di riferimento (arrestatasi solo in
corrispondenza del taglio di mezzo punto del tasso ufficiale di sconto) e le
difficoltà congiunturali del mercato immobiliare, dall’altro, la maggiore
selettività delle banche italiane, che in risposta alle tensioni finanziare
sono ritornate ad essere estremamente prudenti.
Ad indurre le banche ad una maggiore selettività ha senz’altro contribuito il
continuo peggioramento degli indici sulla rischiosità del credito. Gli oltre
5,6 miliardi di Euro di sofferenze riconducibili al settore immobiliare paiono
una misura sottodimensionata rispetto alle crescenti difficoltà delle famiglie
a rispettare i pagamenti. Considerando un tasso di default approdato all’1,3%
(che penalizza soprattutto i mutui sottoscritti nell’ultimo triennio) si può
stimare che, già nel corso di quest’anno, le sofferenze immobiliari arrivino a
superare i 7 miliardi di Euro, raggiungendo il 2,5% delle attuali consistenze.
Si tratta di un dato Gli effetti reali degli eccessi finanziari globali: la
situazione del mercato immobiliare italiano preoccupante, anche alla luce dei
tempi di esecuzione immobiliare del nostro Paese (per il completamento della
procedura sono necessari in media circa 6 anni), che rischia di avere un
impatto negativo sulla liquidità (o anche solo sulla percezione di solvibilità)
del sistema bancario italiano.
Il mercato del credito immobiliare restituisce, dunque, un’immagine di un Paese
fortemente polarizzato: da una parte i risparmiatori che, potendo, hanno
saggiamente deciso di estinguere la propria posizione debitoria, dall’altra le
famiglie che, nell’impossibilità di far fronte all’onerosità delle rate, si
sono viste costrette a ricorrere alla sostituzione ipotecaria, se non
addirittura all’inadempienza.
L’accresciuta onerosità dei finanziamenti, associata alle politiche di
razionamento del credito messe in campo dalle banche, hanno avuto effetti
deprimenti sul mercato immobiliare. Nel corso del 2008 la flessione attesa in
termini di attività è nell’ordine delle 90 mila compravendite per il solo
comparto residenziale, mentre dal punto di vista dei prezzi è solo grazie alla
rigidità dell’offerta che non si sono ancora innescate le spirali recessive che
hanno, invece, già interessato molti Paesi occidentali (Stati Uniti, Gran
Bretagna, Irlanda, Spagna e, in misura minore, Francia). Se, come pare probabile,
tale rigidità continuerà a manifestarsi, la flessione media dei valori in
termini reali si attesterà tra il 3 e il 5%. Nel quadro di fragilità e
incertezza descritto (testimoniato dall’aumentata propensione alla liquidità
degli investitori), solo un ulteriore allentamento della politica monetaria
risulterebbe in grado di attenuare vincoli che limitano fortemente la capacità
di spesa delle famiglie. L’entità degli eventuali interventi dovrà tenere conto
della gradualità con cui, nell’attuale situazione di crisi finanziaria,
l’Euribor, ossia il riferimento dei mutui a tasso variabile, si adegua alla
riduzione del tasso ufficiale di sconto.
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Articoli
Mercato immobiliare (87)
Borse in crisi, volano i prezzi delle case
( da "Corriere
della Sera" del 01-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: volano i prezzi delle case Boom degli immobili di lusso. La Caritas: ma per il ceto medio è emergenza abitativa La crisi delle Borse spinge chi ha liquidità a investire nel mattone. Di qui l'ennesimo rialzo delle case di lusso. Intanto affitti e mutui mettono in crisi il popolo dei mille euro al mese.
Peggiora
in tutto il mondo colpendo milioni di persone
( da "Manifesto,
Il" del 01-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: ma i prezzi delle case stanno ulteriormente crollando (del 16,3% negli ultimi 16 mesi) e il momento della svolta ciclica è ancora lontano. Non solo per lo scoppio della bolla, ma soprattutto perché milioni di persone non hanno un centesimo per pagare il mutuo a causa della caduta dell'economia reale, dell'inflazione (che riduce il potere d'
Sempre
più cantieri fermi, è la crisi del mattone
( da "Provincia
Pavese, La" del 01-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: macroscenario negativo per il mercato immobiliare. Nel primo semestre 2008, infatti, i prezzi delle case erano calati del 2,7 per cento mentre le erogazioni sui mutui, questa volta nel primo trimestre dello stesso anno, erano calate dello 0,18 per cento. Uno dei motivi principali, volendo limitarsi a un'esame superficiale, è il potere d'acquisto delle famiglie drasticamente ridimensionato:
UNICREDIT:
SANTANDER, COLOSSO MONDIALE DA 68 MLD /SCHEDA
( da "Wall
Street Italia" del 01-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: subendo contraccolpi importanti dalle difficoltà delle imprese nazionali, in specie costruttori, dopo lo scoppio della bolla immobiliare. Nel secondo trimestre l'utile del gruppo è frenato del 5% a 2,5 miliardi di euro (anche perché mancavano alcune plusvalenze realizzate l'anno prima) ma Botin si è detto fiducioso che il risultato di fine anno superi i 10 miliardi di euro grazie all'
New
York, la bolla immobiliare sta per scoppiare
( da "Giornale
di Brescia" del 02-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: IN PRIMO PIANO FINORA NELLA GRANDE MELA PREZZI DELLE CASE E AFFITTI AVEVANO RETTO New York, la bolla immobiliare sta per scoppiare Uno scorcio della Grande Mela NEW YORK - Michael Bloomberg, puntando ad un terzo mandato da sindaco, si erge a "cavaliere bianco" per salvare New York, colpita in pieno dalla crisi di Wall Street, nel timore che scoppi la bolla immobiliare,
La
crisi non ferma i prezzi delle case
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
02-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Cagliari e Provincia Pagina 1017 Immobiliare. Triplicati i tempi di attesa: ora, in media, un appartamento resta in offerta per cinque mesi e mezzo La crisi non ferma i prezzi delle case Immobiliare.. Triplicati i tempi di attesa: ora, in media, un appartamento resta in offerta per cinque mesi e mezzo Da Castello a Monte Urpinu ecco la mappa dei quartieri -
<L'Europa
faccia saltare la bolla immobiliare In primavera la crisi potrebbe essere
( da "Giornale.it,
Il" del 02-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: In ogni caso "Unicredit è senza dubbio tra i migliori istituti del nostro Paese", prosegue il numero uno di Azimut, una delle poche società italiane del risparmio gestito realmente indipendenti. Cosa accadrà nei prossimi giorni? "La bolla immobiliare è un pericolo per tutte le banche e l'intera Europa sta vivendo al di sopra delle proprie possibilità.
Bloomberg
punta al terzo mandato ( da "Giornale di Vicenza.it, Il"
del 02-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: nel timore che scoppi la bolla immobiliare, con danni incalcolabili per la foresta di grattacieli famosa del mondo. L'idea era nell'aria già da diverse settimane, ma con l'accelerarsi della crisi è ora realtà. Sono in molti a essere convinti che ilsindaco sia l'unico in grado di traghettare la metropoli verso momenti migliori.
ANATOMIA
DI UN SISTEMA ( da "Lavoce.info"
del 02-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: volta genera una ulteriore spinta delle domanda di mutui e dei prezzi delle case, e così via. Aggiungete, a partire dal 2001, tassi di interesse estremamente bassi e il quadro appare chiaro. Non una "bolla" quindi, ammesso che qualcuno ne abbia chiaro il significato, né un eccesso di avidità o di mancanza di etica, ma un meccanismo razionale sostenuto da un ingrediente centrale,
IMMOBILIARE:
-12.4% PREZZI CASE IN GRAN BRETAGNA
( da "Wall
Street Italia" del 02-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: ANSA Il valore delle case nel Regno Unito a settembre e' diminuito del 12,4% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, registrando cosi' il maggiore calo tendenziale dal 1991. -->I prezzi delle case nel Regno Unito a settembre sono diminuiti del 12,4% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, registrando cosi' il maggiore calo tendenziale dal 1991.
La
salvezza dei tirchi ( da "AprileOnline.info"
del 02-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: si è cercato di metterci una toppa favorendo il credito al consumo e quello immobiliare, il che ha, a sua volta, causato la bolla immobiliare e finanziaria esplosa in queste settimane. Oggi, la recessione è più una realtà che un rischio, mentre la stretta creditizia mette a rischio la capacità di investimento delle imprese e scarica sui lavoratori, e sui consumatori in generale,
Usa:
prezzi delle case in calo a luglio
( da "Finanza
e Mercati" del 03-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: a fine luglio ben 24 delle 25 maggiori aree metropolitane statunitensi hanno segnato un calo nei prezzi delle case rispetto allo stesso periodo 2007. Un risultato scaturito anche dai crescenti pignoramenti in circolazione. "Gli acquirenti - spiega Michael Feder, amministratore delegato del gruppo - sono sempre più timorosi.
Che
cosa (non) c'è dietro il clic di un mouse Il pil globale se ne frega dei
subprime ( da "Riformista, Il"
del 03-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: mentre i prezzi delle case si impennavano, il tasso di proprietà immobiliare negli Stati Uniti è cresciuto dal 65,7 per cento al 68,9, con gli incrementi maggiori tra i giovani, gli americani a reddito medio-basso, le minoranze etniche. Proprio negli anni in cui il reddito medio degli afroamericani si riduceva (sono dati del US Census Bureau)
C'è
la crisi, crolla il prezzo delle case
( da "Tirreno,
Il" del 03-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: crolla il prezzo delle case Ad Altopascio in pochi mesi la flessione è stata del 10 per cento Gli alloggi ex novo ora costano intorno ai 125mila euro, ma resta difficile venderli perché non ci sono soldi ALTOPASCIO. Cala il prezzo delle abitazioni di nuova costruzione perché alla grande offerta non corrisponde nemmeno una quantità media di domande.
Il
piano forse passa, la malattia no
( da "Manifesto,
Il" del 03-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: ha già terremotato il mercato immobiliare ma, se non si interviene in questo punto della catena dei debiti, l'anno prossimo saranno il 2% e nel 2010 il 3%. Ciò significa almeno quattro anni di prezzi delle case in ulteriore discesa, in una spirale perversa in cui nessuno compra perché si aspetta che i prezzi scendono, facendo avverare la previsione che effettivamente scenderanno.
Mutui,
piano Tremonti e case occupate: intervista a Riccardo Chartroux
( da "Blogosfere"
del 03-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: tempo fa si era parlato di ottocento euro al mese che è meno del prezzo di mercato nelle grandi città ma ugualmente al di sopra delle possibilità di milioni di famiglie. In Italia i prezzi del mercato immobiliare sono alle stelle a differenza ad esempio di Austria, Francia e Germania. Perchè comprare casa o pagare l'affitto nel nostro paese è così caro?
Tecnocasa:
tengono prezzi a Cagliari, diminuiscono ad Oristano
( da "Sardegna
oggi" del 03-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Reggono i prezzi delle case nelle località turistiche. -->CAGLIARI - Tengono i prezzi delle case in Sardegna rispetto ad una media nazionale che tocca il -2,7% nelle grndi città. A Cagliari non ci sono contrazioni. Anzi un leggero aumento (+0,1%), qualcosa di più a Sassari (+0,9%), mentre c'è un forte incremento a Tortolì (+4,
Prezzi
delle case, alghero in calo - pablo sole
( da "Nuova
Sardegna, La" del 04-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Il decremento dei prezzi, elemento legato a doppio filo con il valore dell'immobile, appare un dato sintomatico soprattutto se inserito nel dibattito sulle direttrici di sviluppo che dovrebbe seguire l'edilizia turistica in Sardegna. Da una parte ci sono i sostenitori del mattone, dall'altra gli ambientalisti e gli sponsor della ristrutturazione.
Come
si temeva anche nell'area metropolitana è esplosa la bolla immobiliare. Dopo un
lungo tren ( da "Messaggero, Il (Abruzzo)"
del 04-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: area metropolitana è esplosa la bolla immobiliare. Dopo un lungo trend positivo, anche l'edilizia, la seconda gamba dell'economia pescarese, comincia a soffrire. Tuttavia la città veloce continua a rappresentare un'eccezione: negli anni non solo si è continuato a costruire ma i prezzi delle case sono aumentati vertiginosamente, con un'offerta spesso troppo superiore alla domanda.
Il
crollo dei prezzi immobiliari: anatomia di un meccanismo razionale
( da "Denaro,
Il" del 04-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: volta genera una ulteriore spinta delle domanda di mutui e dei prezzi delle case, e così via. Aggiungete, a partire dal 2001, tassi di interesse estremamente bassi e il quadro appare chiaro. Non una "bolla" quindi, ammesso che qualcuno ne abbia chiaro il significato, né un eccesso di avidità o di mancanza di etica, ma un meccanismo razionale sostenuto da un ingrediente centrale,
Edilizia,
mercato a rischio di crollo ( da "Gazzetta di Modena,La"
del 05-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: anche la circolazione dell'economia di ogni giorno arriva al collasso. "Questo convegno è stato ideato un anno fa, quando ancora le tempeste sulla bolla immobiliare erano ipotizzate - spiega Pietro Balugani, presidente dell'Ordine degli Ingegneri di Modena - Adesso è diventato un tema di stretta attualità visto che tutte le garanzie sui mutui sono relative ai valori degli immobili.
<Colpa
delle liberalizzazioni degli anni '70>
( da "Eco
di Bergamo, L'" del 05-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: è stato un incremento incredibile della spesa, circa il settanta per cento tra investimenti e spese delle imprese, perché il credito era disponibile. Poi è scoppiata la bolla, ma ancora non abbiamo visto il fondo: i prezzi delle case non sono ancora tornati alla linea di base, è chiaro quindi che questa caduta sta proseguendo".
Il
mercato in difficoltà e lo stato interventista
( da "Manifesto,
Il" del 06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: segnalavo come lo scoppio della bolla immobiliare abbia visto il ritorno di un Minsky moment, di un punto di svolta superiore nel ciclo dell'instabilità finanziaria. La "nuova economia" si è nutrita di una convenzione Greenspan. La politica monetaria spingeva verso l'alto le "attività" (azioni, case), il che ha rafforzato l'effetto leva.
Anche
in questo caso asset illiquidi (i mutui) sono sintetizzati in modo da
trasformarsi in liquidità immediata per la banca, che a sua volta serve per
finanziare investimenti dell ( da "Libertà"
del 06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: volta genera una ulteriore spinta delle domanda di mutui e dei prezzi delle case, e così via. Aggiungete, a partire dal 2001, tassi di interesse estremamente bassi e il quadro appare chiaro. Non una "bolla" quindi, ammesso che qualcuno ne abbia chiaro il significato, né un eccesso di avidità o di mancanza di etica, ma un meccanismo razionale sostenuto da un ingrediente centrale,
Globalizzazione,
il falso bersaglio e la voglia di Stato
( da "Sole
24 Ore, Il" del 06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: aver consentito alle banche di non svalutare gli immobili iscritti a bilancio ai valori della bolla, e poi crollati. Quindici anni senza crescita per evitare che meccanismi di mercato turbassero la rete di assetti proprietari su cui si reggono i grandi conglomerati. Lasciano perplessi i paragoni tra gli interventi del Governo americano e la creazione dell'Iri da parte di Beneduce.
Le
dieci preoccupazioni delle famiglie
( da "Sole
24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: 5 Cosa succederà ai prezzi delle case? Nel mondo gli ultimi anni hanno visto, dall'Irlanda alla Nuova Zelanda, una colossale bolla immobiliare. Tutte le volte che le bolle si verificano, sono seguite da uno sgonfiamento. Questo è in corso in America (-16% rispetto a un anno fa), in Gran Bretagna (-12%) e in altri Paesi.
Il
mercato delle scarpe italiane salvato dai prodotti di qualità
( da "Affari
e Finanza (La Repubblica)" del
06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: la fase di debolezza americana, la bolla immobiliare e la crisi dei mutui subprime non potevano lasciare impermeabile il settore calzaturiero. Ma, per fortuna, la qualità può rappresentare un'ancora di salvezza. "I consumatori non hanno più le stesse possibilità di un tempo ? precisa presidente dell'Anci Vito Artioli ?
Chi
ci salva dai salvatori? ( da "Giornale.it, Il"
del 06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
E che ha
alimentato per questa via la bolla immobiliare. 6. salvarle oggi è ragionevole,
così come è ragionevole, secondo il sindaco di bari, regalare, a spese dei
contribuenti, un casco ai motociclisti pizzicati senza. Scritto
in pol economica Commenti ( 25 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading
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Si
arresta la corsa del mattone ( da "Miaeconomia"
del 06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: con un occhio al rapporto prezzo-qualità. È la crisi dei mercati finanziari, originata dalla bolla scoppiata negli Stati Uniti proprio nel mercato delle case, ad aver ristretto i rubinetti dei prestiti e paralizzato le compravendite. Analizzando i dati emerge infatti che le realtà meno dinamiche si sono rivelate Genova (-4,5%),
Si
vende meno ma a caro prezzo ( da "Miaeconomia"
del 06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: principaleSospensione pagamento mutuo CASA " Casa news Si vende meno ma a caro prezzo (15/09/2008) In Italia non ci sarà la bolla immobiliare. Parola di Scenari Immobiliari che nel suo Focus dell'European Outlook 2009 mette nero su bianco la situazione del BelPaese. Il mercato residenziale italiano, dopo anni di crescita ininterrotta, registrerà nel 2008 una pesante flessione negli scambi,
Scendono
i prezzi delle case ( da "Miaeconomia"
del 06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: abitazione principaleSospensione pagamento mutuo CASA " Casa news Scendono i prezzi delle case (09/09/2008) La crisi comincia a far sentire i suoi effetti sul mercato immobiliare. Il primo semestre 2008 - si legge un rapporto dell'ufficio studi di United Business Holding (UBH) - segna un calo medio nazionale del 7% dei prezzi delle abitazioni rispetto allo stesso periodo del 2007,
La
crisi non nascondal'urgenza delle riforme
( da "Secolo
XIX, Il" del 07-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: la casa in proprietà, magari con un bel giardino. E questo proprio mentre si sarebbe dovuto capire che la bolla immobiliare sarebbe prima o poi esplosa. Come più volte aveva ammonito l'ex presidente della Federal reserve, Alan Greenspan.I mercati possono funzionare solo se vengono rispettate regole chiare e trasparenti,
Anatomia
di un crac ( da "Messaggero Veneto, Il"
del 07-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: ulteriore spinta della domanda di mutui e dei prezzi delle case e così via. Aggiungete, a partire dal 2001, tassi di interesse estremamente bassi e il quadro appare chiaro. Non una "bolla" quindi, ammesso che qualcuno ne abbia chiaro il significato, né un eccesso di avidità o di mancanza di etica, ma un meccanismo razionale sostenuto da un ingrediente centrale,
California,
in cassa soldi per 20 giorni ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: immobiliare è stata più pesante. Le implicazioni dello scoppio della bolla immobiliare sono state devastanti per le finanze pubbliche, ma le diatribe politiche sono state forse ancor più dannose per il futuro dell'economia californiana. Di fronte a un allarmante deficit da 15 miliardi di dollari, quest'estate repubblicani e democratici si sono accapigliati e impuntati testardamente
Il
risveglio amaro di Midleton ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: agenzia che vende case", conferma con imbarazzo il barista. I Wallis sono il risultato della rivoluzione che negli ultimi cinque anni ha sconvolto la vita di Midleton, cittadina a venti minuti da Cork: la bolla immobiliare. Lungo la strada principale che su un chilometro e mezzo spacca in due questo piccolo centro con poco più di 10mila abitanti,
Nel
piano di Dublino garanzie ad alto rischio
( da "Sole
24 Ore, Il" del 07-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: costruttori che non riescono più a vendere le case costruite negli anni del boom. Lo scoppio della bolla inevitabilmente colpirà i bilanci delle banche irlandesi, i cui impieghi sono collegati per il 60% al mercato delle case e anche degli immobili commerciali. Il mercato irlandese dei residential mortgage ammonta a 145 miliardi ma fortunatamente non deve fare i conti con il subprime all'
<Il
piano d'emergenza Usa? Solo spazzatura>
( da "Giornale.it,
Il" del 07-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
cominciato
con la bolla immobiliare scoppiata nel
A
SPESE DEL CLIENTE ( da "Lavoce.info"
del 07-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: è stata la bolla immobiliare. Per questo le nostre banche sono più solide. Ma se gli americani sono un popolo di consumatori indebitati, gli italiani sono un popolo di risparmiatori. Ed è su questo versante che si fanno gli affari e qualche malefatta. Infatti, nel mezzo di una crisi finanziaria con epicentro del rischio nel settore bancario,
WSJ:
con la crisi crollano molti miti. FT: nell'Ue è il momento degli assoli
( da "Rai
News 24" del 07-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: che hanno spinto al dollaro debole per promuovere le export americane e bilanciare l'esplosione della bolla immobiliare. (...) Ieri le vendite hanno colpito i mercati europei in Europa e America latina più che negli Usa. Provare a sottrarre 'domanda' al resto del mondo è una strategia di breve respiro come tutte le tattiche 'rendi- un-mendicante-il-tuo-vicino'.
I
nostri soldi e la crisi Dieci domande (e risposte)
( da "Eco
di Bergamo, L'" del 08-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: anche se attualmente corrono un po' meno dell'aumento dei prezzi). 6 - È il momento giusto per comprare casa? Il mercato immobiliare ha subìto una frenata, anche se non si può parlare in Italia di un vero e proprio scoppio della bolla immobiliare, come è accaduto negli Stati Uniti. Da noi il settore è più viscoso e i prezzi diminuiscono più lentamente.
L'Europa
divisa sull'orlo del baratro ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 08-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: perché tutto sommato lo scoppio della bolla immobiliare era visto con favore per riportare in equilibrio i fondamentali dell'economia reale. A più di un anno di distanza, le preoccupazioni del mondo della finanza si sono trasformate in paura incontrollata, quando non in vero e proprio panico, che dagli Usa ha contagiato anche il Vecchio Continente.
Pietro
Giuliani, amministratore delegato del gruppo Azimut
( da "Giornale.it,
Il" del 08-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: dipende da diversi fattori: scoppio della bolla immobiliare, decisioni e interventi delle autorità e dei governi. Nell'ipotesi migliore dovremmo essere fuori dalla crisi entro la prossima primavera, nel caso peggiore un anno dopo. Una cosa è certa. Dalla crisi ne usciremo. 2) Cosa deve fare un correntista con i risparmi?
ITALIA,
I PREZZI DELLE CASE CALERANNO TRA 10% E 20%
( da "Wall
Street Italia" del 08-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: sulla situazione del mercato immobiliare globale. In molte economie avanzate nel giro dei prossimi 2-4 anni, i prezzi potrebbero scendere di circa il 25%. -->In molte economie avanzate i prezzi delle case continueranno la 'correzione al ribasso' già peraltro avviata nell'ultimo anno: in media, nel giro dei prossimi 2-4 anni, i prezzi potrebbero scendere di circa il 25%
FMI:
PREZZI CASE AL RIBASSO, IN ITALIA SPAZIO CALO 10-20%
( da "Wall
Street Italia" del 08-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: sulla situazione del mercato immobiliare globale contenuta nel World Economic Outlook (Weo) reso noto oggi. Secondo le stime dell'Fmi, l'Italia - come la Francia, l'Olanda e la Spagna - ha registrato un aumento nei prezzi delle case, non giustificato da fattori fondamentali di crescita economica del Paese e del reddito dei suoi abitanti,
Gran
Bretagna: crollano i prezzi delle case a settembre
( da "Finanza.com"
del 09-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Sempre più in basso i prezzi delle case in Gran Bretagna. A settembre il settore immobiliare bagnato dal Tamigi ha accusato la peggiore contrazione dagli ultimi 25 anni a questa parte: in base a quanto rilevato dall'indice rilevato da Hbos la flessione del prezzo delle abitazioni è stata del 12,5% rispetto allo stesso periodo 2007.
La
bolla immobiliare. Parte prima ( da "Trend-online"
del 09-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Prima puntata dello speciale sulla bolla immobiliare, curato e condotto da Nicola Antonucci (www.complexlab.it). Dalla bolla dei tulipani del XVII secolo all'attuale bolla immobiliare causate da virulenti memi colpevoli di distorsioni cognitive della nostra algebra di valori.
L'INTERVISTA
( da "Gazzettino,
Il" del 09-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: causata dallo scoppio della bolla speculativa del mercato immobiliare?"C'è qualche somiglianza. Anche la crisi attuale nasce dall'esplosione di una bolla. Il boom generato da Internet si era sgonfiato già nel 2001, ma il ciclo espansivo è stato tenuto in vita artificialmente con iniezioni di liquidità che hanno alimentato l'edilizia,
FMI:
I PREZZI DELLE CASE CALERANNO DEL 25% IN 2-4 ANNI
( da "Trend-online"
del 09-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Continua la discesa del prezzo delle case. Il Fondo Monetario Internazionale, in un analisi che ha messo a fuoco l'attuale situazione del mercato immobiliare internazionale, sostiene che nel giro dei prossimi 2-4 anni, i prezzi potrebbero scendere di circa il 25%. La crisi dei prezzi colpirà anche l'Italia.
Cedole
& mattoni ( da "MF Immobiliare"
del 10-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: 10/2008 | Indietro cedole & mattoni Immobiliare fmi, in italia prezzi delle case giù del 10-20% nei prossimi anni Prezzi delle case in calo tra il 10 e il 20%. A sostenerlo è il Fondo monetario internazionale in un'analisi ad hoc sulla situazione del mercato immobiliare globale contenuta nel World economic outlook (Weo).
Il
mercato immobiliare si risveglia, ma i clienti ora selezionano di più
( da "Cittadino,
Il" del 10-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: la società specializzata in servizi finanziari con sede in piazza della Vittoria a Lodi, chi stipula un mutuo in questo momento può essere avvantaggiato dai prezzi degli immobili, più bassi rispetto a qualche anno fa. "Nel complesso i prezzi delle case hanno smesso di crescere - fanno sapere da Fin Area - e in molti casi stanno ripiegando.
La
crisi finanziaria si abbatte pesantemente sui prezzi delle case in Gran
Bretagna. Il Paese di Sua ( da "Finanza e Mercati"
del 10-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: 2008 La crisi finanziaria si abbatte pesantemente sui prezzi delle case in Gran Bretagna. Il Paese di Sua Maestà sta vivendo il suo periodo peggiore, segnando il più forte ribasso da 25 anni a questa parte. Il netto peggioramento della crisi finanziaria ha infatti gelato le compravendite e spinto le banche a essere più caute nel concedere mutui.
La
crisi non dilagherà a Est ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: La crisi che ha investito gli Stati Uniti e l'Europa Occidentale potrebbe essere l'anticamera della crisi nell'Europa centro orientale? No, la situazione nei mercati domestici nei Paesi Cee è profondamente diversa da quella Usa e da quella di alcuni paesi Ue dove la bolla immobiliare è scoppiata. In primo luogo non ci sono mutui subprime nei Paesi Cee.
La
moglie del campione di wrestling aveva atterrato le banche un anno fa
( da "Sole
24 Ore, Il" del 10-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: al limite della crudezza, a renderla un caso a Wall Street. è stata la prima, per esempio, a puntare il dito contro la relazione incestuosa tra banche e agenzie di rating durante gli anni della bolla immobiliare sostenendo che questo avrebbe avuto un impatto di lunga durata sulla capacità delle banche di guarire.
La
finanza morde ormai sull'economia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 10-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: shock delle materie prime e dello scoppio della bolla immobiliare. Da soli questi due shock sono sufficienti a provocare la recessione che era attesa per la seconda metà del 2008, con code al principio del 2009. Tanto più che si sommano all'inevitabile aggiustamento americano: negli Usa il riequilibrio dei conti con l'estero e il ritorno delle famiglie a una maggiore parsimonia,
L'ANALISTA
DI OPPENHEIMER, L'UNICA CHE AVEVA PREVISTO TUTTA LA CRISI FINANZIARIA
( da "Wall
Street Italia" del 10-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: al limite della crudezza, a renderla un caso a Wall Street. È stata la prima, per esempio, a puntare il dito contro la relazione incestuosa tra banche e agenzie di rating durante gli anni della bolla immobiliare sostenendo che questo avrebbe avuto un impatto di lunga durata sulla capacità delle banche di guarire.
Immobiliare
in crisi, calano i prezzi ( da "Stampa, La"
del 10-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: AGENZIE DI CUNEO Immobiliare in crisi, calano i prezzi In diminuzione anche le richieste di materiali edilizi per le ristrutturazioni [FIRMA]ALBERTO PRIERI CUNEO Nel primo semestre 2008 i prezzi delle case a Cuneo sono scesi del 10%: è quanto sostiene il rapporto redatto dall'ufficio studi della Gabetti Immobiliare, che ha analizzato l'andamento del mercato immobiliare nella Granda.
La
casa come il detersivoprendi due paghi uno
( da "Secolo
XIX, Il" del 11-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: culminato nel luglio dello scorso anno con lo scoppio della "bolla immobiliare". La crisi è palpabile: solo sulla Costa del Sol le vendite sono crollate di oltre il 70% nell'ultimo anno e mezzo. Ci sono circa 24.000 nuovi alloggi che non trovano compratore. Ed è più che mai evidente al Simed di Malaga, quest'anno drasticamente ridimensionato:
Breglia:
L'interesse per gli immobili si è già risvegliato
( da "Borsa
e Finanza" del 11-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: INCHIESTA Breglia: "L'interesse per gli immobili si è già risvegliato" Il presidente di Scenari Immobiliari: "I crolli di Borsa fanno sempre bene ai prezzi delle case" E per comprare? Meglio Italia, Francia e Germania Con un occhio, per i più coraggiosi, agli Stati Uniti di Lorenzo Masini - 11-10-2008 Risparmiatori in difesa.
E
intanto la bolla immobiliare si sgonfia anche a Dubai
( da "Borsa
e Finanza" del 11-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: bolla immobiliare si sgonfia anche a Dubai di Redazione - 11-10-2008 La crisi è arrivata anche a Dubai. Le società di real estate dello sceiccato dovranno cercare di unire le proprie forze in operazioni di fusioni e acquisizioni. È questa l'unica strada che rimane per far fronte alle più difficili condizioni di accesso al credito e al rallentamento della crescita dei prezzi degli
Banche,
i timori sull'immobiliare ( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)"
del 11-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: immobiliare Rischio di "bolla" per il comparto Più che le famiglie preoccupano i grandi prestiti C i può essere qualcosa di peggio dell'effetto subprime? Forse l'esplosione completa di una "bolla immobiliare " internazionale, in parte dovuta ai maxi-prezzi del mattone e in parte alla carenza di liquidità che obbliga tutti gli operatori a cedere asset per riequilibrare il debito.
<La
guerra deve finire, inutile salvare Wall Street>
( da "Manifesto,
Il" del 11-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Questo è dovuto al fatto che l'enormità della crisi impedisce ai cosiddetti "fondi sovrani" di investire a lungo termine soldi negli Usa. Sul fronte immobiliare osservavo i momenti strategici nel percorso dello scoppio della "bolla immobiliare". Lo si poteva capire dal tipo di mutui accesi, dalla maturazione degli stessi.
Cosa
dovete fare adesso ( da "Milano Finanza"
del 11-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: fondi comuni e immobili, tutti investimenti con prospettive di mercato oggi troppo incerte. Per quanto riguarda il mattone, per esempio, si dice che la bolla immobiliare sia scoppiata, ma nella realtà dei fatti i prezzi delle case in Italia non sono scesi. Chi pensava di vendere ha in generale deciso di tenersi gli immobili e aspettare tempi migliori.
Da
Fmi a agenzie, in i Italia prezzi delle case caleranno del 15%
( da "Rai
News 24" del 11-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: in i Italia prezzi delle case caleranno del 15% la crisi si riflette sui prezzi degli immobili I prezzi delle case in Italia dovrebbero calare, nel prossimo biennio, fino al 15% secondo stime effettuate dalle agenzie immobiliari. Gia' alla fine di quest' anno la diminuzione dei prezzi delle abitazioni potrebbe aggirarsi intorno al 5-
La
bolla immobiliare. Parte terza ( da "Trend-online"
del 11-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Terza puntata dello speciale sulla bolla immobiliare, curato e condotto da Nicola Antonucci (www.complexlab.it). Talk Show: la bolla immobiliare vista da Antonio Pastore (presidente dell'Osservatorio Immobiliare della Camera di Commercio di Milano) e da Valerio Lucchinetti (gestore mobiliare della Per4m.
Il
prezzo delle case calerà del 15% ( da "Gazzetta di Modena,La"
del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
Prezzi delle
case in calo in Italia: nel giro di un paio d'anni le quotazioni degli immobili
potrebbero diminuire intorno al 15% per poi recuperare un po' di terreno
perduto solo a partire dal
Subprime,
incubo degli usa ( da "Centro, Il"
del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Di mutui sulla casa ad alto rischio perché dati a chi non aveva solide garanzie economiche da offrire. A coprire il mutuo, in pratica, era solo il valore della casa. Valore irreale, fatto schizzare dalla bolla immobiliare. Chi non aveva soldi per acquistare casa chiedeva un subprime, portando garanzie che in Italia farebbero sorridere,
Tutto
fatto in famiglia... - alessandro volpi*
( da "Tirreno,
Il" del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: bolla immobiliare sostenuta da prezzi artatamente accresciuti proprio per garantire lauti compensi agli amministratori; cedendo un immobile con un valore gonfiato in cambio di un altro dal valore ugualmente gonfiato si è proceduto ad iscrivere nei bilanci delle due società interessate alla scambio di plusvalenze inesistenti che però si materializzavano nelle tasche di qualcuno fino
Aumento
record per le spese delle famiglie Ma calano i prezzi delle case
( da "Corriere
della Sera" del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: secondo il Fondo monetario internazionale, produrrà in Italia una contrazione del mercato immobiliare. L'Fmi stima che nei prossimi due anni i prezzi delle case caleranno del 10-20%, per poi iniziare a recuperare nel 2011. Già nel primo semestre, nelle grandi città c'è stata una contrazione dei prezzi del 2,7%.
Per
Fmi e agenzie le quotazioni diminuiranno in un paio d'anni
( da "Sicilia,
La" del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
Prezzi delle
case in calo in Italia: nel giro di un paio d'anni le quotazioni degli immobili
potrebbero diminuire intorno al 15% per poi recuperare un po' di terreno
perduto solo a partire dal
Crisi
finanziaria, analisi esperti di politica monetaria internazionale della Bocconi
( da "Sestopotere.com"
del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: banchieri centrali fossero consapevoli delle possibili conseguenze di tassi reali negativi e della crescita della bolla immobiliare, ma senza nessuna conseguenza operativa. “Qui non è questione di carenze culturali”, scrive, “o di euforie psicologiche. Si facevano analisi corrette che poi, volutamente, si trascuravano, assieme alle buone regole di politica monetaria&
Roma
Casa meno cara: i prezzi degli immobili in Italia
( da "Gazzettino,
Il" del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Roma Casa meno cara: i prezzi degli immobili in Italia dovrebbero calare nel prossimo biennio fino al 15\%. Già alla fine di quest'anno la diminuzione dei prezzi delle abitazioni potrebbe aggirarsi intorno al 5-6\%. Le principali agenzie immobiliari sostanzialmente concordano con le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale,
La
crisi della Robin ( da "Giornale.it, Il"
del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: E che ha alimentato per questa via la bolla immobiliare. 6. salvarle oggi è ragionevole, così come è ragionevole, secondo il sindaco di bari, regalare, a spese dei contribuenti, un casco ai motociclisti pizzicati senza. Scritto in pol economica Commenti ( 25 ) " (3 votes, average: 3.
La
bolla immobiliare. Parte quarta ( da "Trend-online"
del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Quarta ed ultima puntata dello speciale sulla bolla immobiliare, curato e condotto da Nicola Antonucci (www.complexlab.it). Talk Show: la bolla immobiliare vista da Antonio Pastore (presidente dell'Osservatorio Immobiliare della Camera di Commercio di Milano) e da Valerio Lucchinetti (gestore mobiliare della Per4m.
SHILLER:
<MA I CITTADINI NON SONO SUDDITI>
( da "Wall
Street Italia" del 13-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: indice Case-Shiller sui prezzi delle case, da lui stesso messo a punto. No: Shiller, docente a Yale, fa categoria a sé perché aveva (davvero) messo in guardia per tempo sugli scoppi delle bolle di Internet e degli immobili. Lui le chiama "epidemie sociali", attacchi della peste del ventunesimo secolo scatenati da un "residuo feudale"
ECONOMIA.
Confindustria: l'uscita dal tunnel della recessione si allontana
( da "HelpConsumatori"
del 13-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: In questo scenario le maggiori forze recessive internazionali rimangono lo shock delle materie prime, solo in parte rientrato, lo scoppio della bolla immobiliare e l'aggiustamento dell'economia americana, di per sé sufficienti a far contrarre domanda interna e attività produttive nelle principali economie industriali". 2008 - redattore: LM.
ROMA
L'uscita dal tunnel della recessione si allontana. Le probabilità di ripresa n
( da "Messaggero,
Il" del 14-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Le ragioni della recessione vengono individuate nello shock della materie prime, solo in parte rientrato, nello scoppio della bolla immobiliare, nell'aggiustamento dell'economia americana, nel brusco precipitare dei mercati finanziari a seguito dello sciagurato fallimento di Leheman Brothers. Il Centro Studi "crede in una soluzione della crisi creditizia in tempi non lunghi,
Meglio
il mattone della banca ( da "Resto del Carlino, Il (Rimini)"
del 14-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: 11 Meglio il mattone della banca Non crollano i prezzi delle case per via dei turisti in cerca di beni rifugio MERCATO IMMOBILIARE LA CRISI internazionale paralizza anche il mercato immobiliare. I riccionesi chiedono, si informano, ma quando è l'ora di concludere si torano indietro.
Hanno
vinto gli speculatori al ribasso ( da "Unita, L'"
del 14-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: risolvendo i postumi di una bolla immobiliare statunitense nata e cresciuta tra il 2003 e il 2006, finanziata in modi poco corretti in tutto il mondo. Paulson (il ministro del Tesoro Usa, ndr) si è svegliato in ottobre, e gli europei dopo di lui. I governi dovrebbero occuparsi del futuro, riuscendo ad anticipare i fenomeni economici".
Un
2009 amaro per le famiglie - antonella fantò
( da "Tirreno,
Il" del 14-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: maggiori forze recessive internazionali rimangono lo shock delle materie prime, solo in parte rientrato, lo scoppio della bolla immobiliare e l'aggiustamento dell'economia americana, di per sè sufficienti a far contrarre domanda interna e attività produttive nelle principali economie industriali". Secondo gli industriali, la Bce deve abbassare ulteriormente il tasso ufficiale dal 3,
Dopo
10 anni è in caduta il prezzo delle case
( da "Repubblica,
La" del 15-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Torino Il caso L'indagine di Tecnocasa Dopo 10 anni è in caduta il prezzo delle case Non accadeva da dieci anni: nel primo semestre del 2008 il prezzo delle case a Torino è diminuito. Non di molto, cioè del 1,7 per cento rispetto ai primi sei mesi dell'anno scorso, meno del resto delle altre grandi città, dove mediamente chi compra un'
IN
ITALIA NON CI SARA' LA BOLLA IMMOBILIARE
( da "Trend-online"
del 15-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: immobiliare italiano. Ad assicurarlo è il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, che ha spiegato che non c'è e non ci sarà alcuna bolla immobiliare. Presentando i dati dell'osservatorio congiunturale sull'industria delle costruzioni, Buzzetti ha aggiunto: "va detto con chiarezza che in Italia non c'è, né ci sarà alcuna bolla immobiliare a differenza di quanto accaduto negli Usa
Il
Nobel per l'economia Krugman: crisi nuova e profonda, la cura sarà lunga
( da "Rai
News 24" del 15-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Paul Krugman dice la sua sulla crisi finanziaria globale e sulle prospettive dell'economia: superare questa fase non sarà impresa breve. Una crisi vecchia ma nuova "Viviamo una crisi immobiliare senza precedenti - dice Krugman a Libé - che ha contaminato il mondo, esacerbata e alimentata dalla fiammata dei prezzi delle materie prime e con il probleme della liquidità delle banche.
Ocse:
pressione fiscale salita al 43,3%
( da "Sole
24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: che la crisi scatenata dalla bolla immobiliare americana colpirà gli incassi legati all'Iva che, ha ricordato, sono una forte percentuale delle entrate dei Paesi Ocse. I governi, ha aggiunto, dovranno saper "adattare le tasse" alla crisi e non viceversa. A suo avviso "la competizione fiscale tra gli Stati dovrà tener sempre più conto non solo del tasso di imposizione ma anche sul-
Fedele:
Puntare sull'economia reale ( da "Denaro, Il"
del 16-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: quali le case, che nel frattempo si erano svalutate e che quindi, in un mercato in recessione, non riuscivano più a vendere. Da qui lo scoppio della bolla immobiliare e la crisi dei mutui subprime. E in Europa? L'effetto velo della finanza spericolata ha pesato meno, perché le banche europee sono tradizionalmente meno propense a erogare prestiti facili.
Ma
c'è il rischio di una deriva alla giapponese
( da "Milano
Finanza" del 18-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
inizio degli
anni
Immobili,
prezzi stabili così il mattone è in ripresa
( da "Tirreno,
Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: pubblicazioni delle diverse agenzie immobiliari ed i dati della borsa immobiliare toscana, a Castiglioncello, compresi Caletta e Portovecchio, il costo di un appartamento, nella media, si aggira attorno ai 4000 euro al metro quadrato. Un prezzo che può variare a seconda della posizione, tra i 3700 ai circa 5000 euro al metro quadrato per locazioni inserite in contesti particolari.
Gli
effetti reali degli eccessi finanziari globali: la situazione del mercato
immobiliare italiano ( da "Trend-online"
del 18-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: hanno spinto le famiglie a compiere arrischiate operazioni di indebitamento e di rincorsa della bolla immobiliare nell'incantesimo di un costo del denaro reale (tasso nominale meno l'inflazione) nullo o addirittura negativo. In questo contesto di eccessi e di nazionalizzazioni indotte, l'Italia può considerarsi al riparo dai rischi?
( da "Corriere della Sera" del 01-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Corriere della Sera -
MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-10-01 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE In via Mozart un attico venduto per 7,5 milioni di euro. Rapporto
sulle povertà: a Milano 5 mila senzatetto Borse in crisi, volano
i prezzi delle case Boom
degli immobili di lusso. La Caritas: ma per il ceto medio è emergenza abitativa
La crisi delle Borse spinge chi ha liquidità a investire nel mattone. Di qui
l'ennesimo rialzo delle case di lusso. Intanto affitti e mutui mettono in crisi il popolo dei
mille euro al mese. E la Caritas denuncia: "Il carocasa costringe
troppi milanesi in povertà". ALLE PAGINE 2 E 3 Querzé e Foschini.
( da "Manifesto, Il" del 01-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
ECONOMIA REALE
Peggiora in tutto il mondo colpendo milioni di persone Galapagos "Sono
disoccupato. Comprate le mele" è scritti sul cartello
"pubblicitario" con il quel un giovane di New York (come si vede
nella foto di queste pagine) chiede aiuto ai passanti. Non si tratta di un caso
isolato. Nelle ultime settimane le "dichiarazioni" pubbliche di
disoccupazione sono aumentate in maniera esponenziale: è l'altra faccia della
crisi finanziaria che sta travolgendo gli Stati uniti e l'Europa. Una crisi
aggravata dal mondo oscuro della finanza che ora sta travolgendo l'economia
reale e la possibilità di sopravvivenza di milioni di cittadini. Negli Usa in
agosto i senza lavoro ufficiali erano 9,4 milioni (342 mila in più in un mese)
con un tasso di disoccupazione del 6,1%. Venerdì sarà comunicato il dato di
settembre: è atteso un ulteriore peggioramento. Basti dire che solo nell'ultima
settimana sono state quasi 500 mila le persone che hanno perso il posto e sono
state costrette a presentare la domanda iniziale per ottenere il sussidio di
disoccupazione che viene pagato fino a per un massimo di sei mesi. Se nel
frattempo non si trova un nuovo lavoro. Ma trovarlo sta diventando sempre più
difficile: non a caso i sussidi pagati ai disoccupati stanno aumentando
enormemente e ne "beneficiano" 3,5 milioni di persone. Che, in ogni
caso, stanno un po' meno peggio dei 6 milioni di disoccupati che non
percepiscono alcun sussidio. L'ex governatore della Fed, Alan Greespan, uno dei
responsabili dell'attuale tracollo finanziario, sostiene che la crisi andrà
avanti fino a quando non si stabilizzerà il mercato immobiliare
e i prezzi delle case smetteranno di scendere e
possibilmente ricominceranno a salire. Teoricamente ha ragione, ma i prezzi delle case stanno ulteriormente crollando (del 16,3% negli ultimi 16 mesi)
e il momento della svolta ciclica è ancora lontano. Non solo per lo scoppio
della bolla, ma soprattutto
perché milioni di persone non hanno un centesimo per pagare il mutuo a causa
della caduta dell'economia reale, dell'inflazione (che riduce il potere d'acquisto)
e della pessima distribuzione dei redditi aggravata dalla "riforma"
fiscale imposta da Bush all'inzio del suo primo mandato. Con questa premessa
non c'è da stupirsi se il piano di salvataggio di Bush punti ancora una volta
solo sulla finanza (agitando lo spettro - reale - della caduta dei fondi
pensione) e non sull'economia reale che - salvo un sussidio bipartisan da 25
miliardi, votato dal Congresso per i costruttori di auto - seguita a rimanere
abbandonata a se stessa. Nell'economia globale è normale che il terremoto nel
paese dominante si trametta velocemente. E la crisi si sta espandendo e con
un'onda di ritorno finirà per penalizzare di nuovo l'economia Usa. In paesi
messi peggio in questo momento sono il Giappone, la Spagna, la Gran Bretagna e
la Francia. Il Giappone - lo ha ammesso anche il governo - è in recessione e i
dati macroeconomici affluiti ieri confermano che la crisi è parecchio grave. In
un solo mese la produzione industriale è crollata del 3,5%, la disoccupazione è
salita a livelli incredibili (4,2%) in un paese abituato a "truccare"
le statistiche del lavoro e le famiglie stanno riducendo ulteriormente i consumi,
nonostante la fortissima caduta dei prezzi dei
prodotti tecnologici. Non va meglio in Francia: l'attività edilizia sta
crollando e la struttura produttiva industriale è debole. Le cose vanno malino
anche nella post industriale Gran Bretagna, come raccontiamo in queste pagine.
E la Spagna è in crisi nera. Tanto che il prossimo anno si registrerà un
deficit di bilancio attorno al 2%. Cosa che non accadeva da decenni.
Conclusione banale: occorre tornare a discutere non di finanza, ma del
benessere dei cittadini.
( da "Provincia Pavese, La" del 01-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di Fabrizio Merli Sempre
più cantieri fermi, è la crisi del mattone Nel Pavese le compravendite sono in
picchiata L'effetto del Prg funziona ancora nel capoluogo PAVIA. Cantieri
fermi, soprattutto nel pavese. La crisi del mattone si fa sentire non tanto nel
capoluogo, dove l'effetto del "nuovo" Piano regolatore tiene ancora,
quanto nei paesi del circondario. Da Cava Manara ad Albuzzano si parla di
cantieri bloccati, imprenditori che non riescono più, come nel recente passato,
a vendere "sulla carta", difficoltà nell'accesso al credito. E poi,
inevitabilmente, una maggiore quantità di immobili disponibili consente una
scelta più oculata da parte di acquirenti che, sempre più, mirano al prezzo
piuttosto che a fattori di estetica. Già i dati dell'osservatorio di
"Tecnocasa" avevano disegnato un macroscenario
negativo per il mercato immobiliare. Nel primo semestre 2008, infatti, i prezzi
delle case erano calati del 2,7 per cento mentre le
erogazioni sui mutui, questa volta nel primo trimestre dello stesso anno, erano
calate dello 0,18 per cento. Uno dei motivi principali, volendo limitarsi a
un'esame superficiale, è il potere d'acquisto delle famiglie drasticamente
ridimensionato: brutalmente, girano sempre meno soldi. Ma parlando con
un operatore affiorano altre argomentazioni. Luigi Molina, oltre ad essere
consigliere comunale per il Pd, è architetto. E spiega: "Indubbiamente si
è sgonfiata una "bolla" di fabbisogno
abitativo e siamo andati in esaurimento. Gli acquirenti, poi, hanno molte più
possibilità di scelta rispetto a prima e, di conseguenza, impiegano anche più
tempo nel decidere. Ma ci sono altre ragioni. A Pavia, ad esempio, gli iter
burocratici sono ancora molto lunghi e scoraggiano molti costruttori. E poi vi
sono norme sempre più restrittive nella concessione del credito. Ottenere un
mutuo per l'acquisto di un terreno, ad esempio, è diventato molto più
complicato rispetto a prima". Il risultato è un inevitabile rallentamento
del mercato. "Due anni fa - spiega un altro operatore - c'era interesse ad
allestire il cantiere perchè il costruttore aveva un "pacchetto" di
abitazioni già vendute sulla carta. Oggi gli acquirenti vogliono vedere il
prodotto finito e, se non risponde alle loro esigenze, si rivolgono
altrove". La conferma di una tendenza al rallentamento era già affiorata
nelle parole di Mario Righini, direttore del Collegio edili di Pavia: "Le
segnalazioni che giungono dalle imprese associate - aveva detto a fine luglio -
parlano di un mercato molto più "tranquillo" e di una domanda che ha
iniziato a frenare". Si spiega così il fatto che lottizzazioni in centri
del Siccomario, ma anche dell'est pavese, non siano mai partite o si siano
addirittura bloccate. Un fenomeno che va anche letto alla luce della situazione
nel capoluogo. "Il rallentamento delle costruzioni nel pavese - spiega
Franco Sacchi, assessore all'urbanistica del Comune di Pavia - è un effetto
atteso e conseguente al potenziamento dell'offerta abitativa in città. Un
effetto voluto; che si rallenti l'attività di consumo del territorio
nell'hinterland, a mio avviso, non è un dato negativo". Nel capoluogo si
fa ancora sentire l'onda lunga del Piano regolatore. "Il numero di
provvedimenti autorizzativi, urbanistici ed edilizi, è costante nel primo
semestre 2008, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Quello che tende
a diminuire è la dimensione media degli interventi, anche perchè, con un nuovo
Prg, in genere vengono sfruttati per primi gli spazi più remunerativi, e quindi
più ampi". Passando alle cifre, a Pavia nel primo semestre 2008 sono stati
autorizzati 230 alloggi per un totale di
( da "Wall Street Italia" del 01-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di ANSA -
-->(ANSA) - MILANO, 1 OTT - Il gruppo Santander è, insieme al Bbva, il
'pilastro' del sistema bancario e finanziario spagnolo oltre che uno fra i
principali istituti di credito europei e mondiali con 68 miliardi di euro di
capitalizzazione di Borsa. Fondato nel 1857 il gruppo è guidato dall'abilissimo
Emilio Botin, banchiere molto rispettato negli ambienti finanziari mondiali e
da tutti gli schieramenti politici in Spagna. Botin siede sulla poltrona che fu
di suo padre. Oltre che in Spagna e Europa Continentale vanta una forte
presenza in America Latina e nel Sud degli Stati Uniti e un posto nel 'salotto
buono' della finanza italiana con cui intrattiene rapporti di antica data.
Benché alle prese con la crisi economica che colpisce la Spagna e reduce da una
serie di acquisizioni fra cui quella di Abn, il gruppo ha saputo evitare
perdite consistenti dalla crisi dei subprime Usa che ha invece prostrato quasi
tutte le rivali europee e americane. Il Santander non sta inoltre subendo contraccolpi importanti dalle difficoltà delle imprese
nazionali, in specie costruttori, dopo lo scoppio della bolla immobiliare. Nel secondo trimestre
l'utile del gruppo è frenato del 5% a 2,5 miliardi di euro (anche perché
mancavano alcune plusvalenze realizzate l'anno prima) ma Botin si è detto
fiducioso che il risultato di fine anno superi i 10 miliardi di euro grazie
all'attività in Brasile e America Latina. La solidità del gruppo ha
permesso così al banchiere cantabrico di andare a caccia di occasioni in questo
momento di crisi generalizzata approfittando dei bassi prezzi
e del disperato bisogno di denaro fresco da parte di istituti blasonati in Europa
e nel mondo. Il Santander ha rilevato per 612 milioni di sterline la rete di
depositi della britannica Bradford&Bingley e per 1,6 miliardi Alliance e
Leicester entrambi sull'orlo del collasso oltre ad aver esaminato tutti i
principali dossier negli Stati Uniti sulle banche in crisi da Wachovia a
Washington Mutual e aver manifestato interesse per Postbank, finita poi a
Deutsche Bank. In Italia, a parte le voci odierne per Unicredit, il gruppo ha
subito uno dei suoi rari smacchi. Presente nel capitale del Sanpaolo da tempo,
Botin ha dovuto subire la fusione con Intesa uscendo poi dal capitale della
nuova superbanca lo scorso anno. Il banchiere ha però recuperato terreno
cedendo a fine 2007 per ben 9 miliardi la Banca Antonveneta (presa in eredità
dalla spartizione di Abn) a Mps di cui possiede una piccola quota. Il gruppo ha
inoltre una quota importante nel nostro mercato del credito al consumo e
partecipazioni strategiche nelle società chiave del capitalismo italiano:
Mediobanca e Generali nel cui consiglio siede la figlia di Emilio, Ana Botin.
Generali a sua volta possiede una partecipazione di circa l'1% nel gruppo
spagnolo.(ANSA).
( da "Giornale di Brescia" del 02-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Edizione: 02/10/2008
testata: Giornale di Brescia sezione:IN PRIMO PIANO FINORA
NELLA GRANDE MELA PREZZI DELLE CASE E AFFITTI AVEVANO RETTO New York, la bolla immobiliare sta per scoppiare Uno
scorcio della Grande Mela NEW YORK - Michael Bloomberg, puntando ad un terzo
mandato da sindaco, si erge a "cavaliere bianco" per salvare New
York, colpita in pieno dalla crisi di Wall Street, nel timore che scoppi la bolla immobiliare, con danni
incalcolabili per la foresta di grattacieli più famosa del mondo. Sono in molti
ad essere convinti che l'attuale sindaco sia l'unico in grado di traghettare la
metropoli verso momenti migliori, gestendo decisioni difficili e poco popolari
come l'aumento delle tasse e la diminuzione delle spese. E proprio oggi
Bloomberg annuncerà ufficialmente la sua candidatura, La fine del boom immobiliare nella Grande Mela è stato sancito proprio ieri
dal New York Times. "Dopo sette anni di costruzioni non-stop - scrive
l'esperto immobiliare Charles Bagli - affitti e prezzi in deciso aumento, ed un appetito apparentemente
insaziabile per le abitazioni di lusso che hanno trasformato aree modeste in
quartieri da glamour, la crisi del credito e di Wall Street sta portando il
boom immobiliare di New York al capolinea". Il NY
Times segnala tre tendenze negative legate alla crisi di Wall Street, anche se
è vero che i pignoramenti sono pochi e che i prezzi
reggono. I grandi gruppi iniziano a rinunciare ad occupare nuovi grattacieli:
la banca Hsbc, per esempio, non si sposterà al World Trade Center, visto che
non riesce a vendere il suo attuale palazzo a un prezzo giudicato sufficiente.
Secondo gli esperti, il mercato degli affitti commerciali sta registrando una
diminuzione del 20% in valore. Il calo negli affitti sta penalizzando il
colosso Tishman Speyer, che nel 2006 aveva comprato per 5,4 miliardi di dollari
le due gigantesche città giardino Stuyvesant Town/Peter Cooper Village, mentre
i promotori immobiliari non riescono a vendere i nuovi appartamenti e pensano
sempre più a metterli in affitto.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
02-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Cagliari
e Provincia Pagina 1017 Immobiliare. Triplicati i tempi di attesa: ora, in
media, un appartamento resta in offerta per cinque mesi e mezzo La crisi non
ferma i prezzi delle case Immobiliare.. Triplicati i tempi
di attesa: ora, in media, un appartamento resta in offerta per cinque mesi e
mezzo Da Castello a Monte Urpinu ecco la mappa dei quartieri --> Da Castello a Monte Urpinu
ecco la mappa dei quartieri A La Vega i prezzi più
cari: 4.300 euro al metro quadro per una casa signorile. Il minimo a Pirri e Is
Mirrionis: 1.100 euro al metro quadro per un appartamento da ristrutturare.
Fino a un anno e mezzo fa, chi metteva in vendita una casa a Cagliari riusciva
a intascare, grosso modo, la cifra che aveva in mente e ci riusciva in tempi
abbastanza stretti, in media due mesi. Non è più così. Nel primo semestre 2008
la domanda è calata, gli immobili passati di mano sono stati molti meno che nel
semestre precedente, i prezzi hanno tenuto ma solo
perché, finora, nessuno ha voluto svendere e, di conseguenza, i tempi medi di
vendita si sono quasi triplicati: cinque mesi e mezzo. Non solo: secondo uno
studio dell'ufficio studi della Gabetti, per i prossimi mesi la tendenza sarà
alla contrazione dei valori. Segnali di frenata, insomma, nel mercato della
casa; anche se, a guardare il listino dei prezzi medi
al metro quadro, non si direbbe: le cifre sono più o meno le stesse dell'anno
scorso, con la zona di La Vega che si conferma la più cara in assoluto (per una
casa signorile di nuova costruzione si pagano in media 4.300 euro al metro
quadro, grazie alla vicinanza all'università), seguita da viale Trieste
(4.000), mentre i valori più bassi in assoluto si registrano a Is Mirrionis e
Pirri , dove un appartamento economico da ristrutturare si acquista a 1.100
euro il metro quadro. Guardando nella fascia media, un appartamento in buono
stato può costare da un minimo di 1.300 euro ( Is Mirrionis ) a un massimo di
3.000 euro al metro quadro che si registra a San Benedetto , apprezzata dagli
investitori per la presenza della mensa universitaria e gli ottimi collegamenti
con l'università. A muovere il mercato, in gran parte, sono proprio i 21 mila
studenti universitari, metà dei quali viene da fuori provincia: attorno a loro
ruota una buona fetta del mercato delle locazioni. Certo, sottolineano gli
esperti dell'agenzia immobiliare, per il futuro
occorrerà valutare la portata degli interventi urbanistici annunciati: dal
progetto di riqualificazione del quartiere di Sant'Elia allo spostamento del
porto industriale a ovest, dal porto dei pescherecci fino al tunnel sotterraneo
per le auto in via Roma che dovrebbe diventare un'area pedonale con scuole e
negozi. Qui l'offerta immobiliare include palazzi costruiti
a partire dai primi anni del 1900, con appartamenti dal taglio superiore ai
( da "Giornale.it, Il" del 02-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
N. 236 del
2008-10-02 pagina 2 "L'Europa faccia saltare la bolla
immobiliare In primavera la crisi potrebbe essere finita" di
Massimo Restelli Giuliani (Azimut): "Gli istituti sono vittime della
sfiducia ma l'Italia può fare da traino a livello Ue" da Milano L'Europa
ha problemi irrisolti e la grave bolla immobiliare non
mancherà di ripercuotersi sull'economia, ma l'ondata di vendite che in questi
giorni si è abbattuta sulle banche del nostro Paese, Unicredit in testa, ha una
spiegazione più complessa. Questa volta a essere messa in discussione è infatti
la stessa "reputazione" dei gruppi coinvolti. "Qualunque
istituto può fallire se tutti i clienti ritirano i propri depositi. Questo però
non ha nulla a che vedere con la buona gestione", spiega l'amministratore
delegato di Azimut, Pietro Giuliani. In ogni caso
"Unicredit è senza dubbio tra i migliori istituti del nostro Paese",
prosegue il numero uno di Azimut, una delle poche società italiane del
risparmio gestito realmente indipendenti. Cosa accadrà nei prossimi giorni?
"La bolla immobiliare
è un pericolo per tutte le banche e l'intera Europa sta vivendo al di sopra
delle proprie possibilità. La Bce ha però lavorato bene contro
l'inflazione e ora che occorre una azione congiunta a livello politico sono
certo che anche il nostro Paese, come sta facendo la Francia di Sarkozy, possa
avere un ruolo trainante". Dopo che il contagio ha raggiunto l'Europa, la
crisi è però più pericolosa anche per le famiglie. "Non c'è un problema
americano e uno europeo, gli Usa hanno solo reagito prima al crollo del mercato
immobiliare che ha fatto saltare le banche più esposte
come era accaduto qualche anno fa con la new economy. L'Europa, invece, non ha
ancora affrontato la questione, solo Inghilterra e Spagna hanno tentato. Quali
sono le via di uscita possibili? "Le autorità devono decidere se lasciare
che la mina immobiliare scoppi con tutta la propria
violenza, oppure controllarla, facendo scendere i prezzi
delle case del 2% l'anno per il prossimo decennio". Per le Borse
cosa sarebbe meglio? "Personalmente preferisco la soluzione statunitense
perché seppure crei un trauma immediato pone da subito le premesse per
superarlo. In caso contrario l'Ue andrà in contro a una lunga agonia economica
come è accaduto al Giappone". Quando crede tornerà il sereno sui listini
internazionali? "Nell'ipotesi migliore la prossima primavera, oppure un
anno dopo". Cosa dovrebbe fare chi ha azioni? "A meno che il suo
portafoglio non sia completamente sbagliato, dovrebbe tenere i nervi
saldi". E chi ha denaro a disposizione? "Malgrado la roulette russa
delle banche, a questi prezzi le azioni sono una
grande occasione: da inizio anno il mercato ha ceduto il 30%. È bene affidarsi
a un professionista e le turbolenze proseguiranno ma tra 24 mesi chi avrà
creduto nella Borsa avrà un guadagno molto superiore ai pronti contro termine.
Per questo Azimut ha lanciato Alpha plus, un fondo legato ai tassi del
monetario, ma costruito in modo da trarre valore dalle azioni italiane". ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del
02-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
NEW YORK. In alto le
quotazioni del sindaco Bloomberg punta al terzo mandato NEW YORK Michael
Bloomberg, puntando ad un terzo mandato da sindaco, si erge a "cavaliere bianco"
per salvare New York, colpita in pieno dalla crisi di Wall Street, nel timore che scoppi la bolla
immobiliare, con danni incalcolabili per la foresta
di grattacieli famosa del mondo. L'idea era nell'aria già da diverse settimane,
ma con l'accelerarsi della crisi è ora realtà. Sono in molti a essere convinti
che ilsindaco sia l'unico in grado di traghettare la metropoli verso momenti
migliori. Godendo di un crescente appoggio politico ed economico
bipartisan (tra cui il suo predecessore Rudy Giuliani e l'editore Rupert
Murdoch), Bloomberg annuncerà ufficialmente la sua candidatura oggi, secondo la
stampa newyorchese. Ma la legge in vigore deve essere cambiata. Il sindaco può
infatti essere rieletto una volta soltanto, ed è già successo nel 2006. La fine
del boom immobiliare è stato sancito proprio ieri dal
New York Times. "Dopo sette anni di costruzioni non-stop, affitti e prezzi in deciso aumento, la crisi del credito e di Wall
Street sta portando il boom immobiliare di New York al
capolinea". .
( da "Lavoce.info" del 02-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
>ANATOMIA DI UN
SISTEMA di Tommaso Monacelli 02.10.2008 Dietro il sistema dei subprime non c'è
né una bolla né un eccesso di avidità, ma un
meccanismo razionale sostenuto da aspettative euforiche sull'andamento futuro
dei prezzi immobiliari. Ed è questo forse l'unico
elemento effettivamente non razionale. Quando i prezzi
sono crollati contemporaneamente in tutti gli Stati Uniti, si è verificata la
realizzazione di un rischio aggregato, come tale non diversificabile.
Travolgendo le compagnie assicurative che garantivano il funzionamento di tutto
il meccanismo. E che per lo stesso motivo sono poi state salvate. Supponete di
essere un cantante proprietario dei diritti su un famoso brano musicale di
qualche anno fa. Supponete di essere un po' in declino, di fama ed economico, e
di avere bisogno di liquidità: sareste un individuo ideale per attivare un
processo di asset-backed securitization (Abs). In altre parole: vi indebitate e
garantite di ripagare il debito con il flusso futuro di entrate derivanti dalle
royalties. Niente di più utile quindi: il cosiddetto processo di Abs permette
di trasformare un asset illiquido (i vostre diritti sono difficili da vendere
direttamente) in una disponibilità ampia e immediata di liquidità. Se voi foste
un creditore, prestereste soldi al cantante, magari se questo cantante è
Michael Jackson? Credo di sì: le royalties sui suoi successi sono una garanzia.
BANCHE, ASSICURAZIONI E FAMIGLIE Sostituite ora il cantante con la banca A, che
ha bisogno di fondi o che semplicemente vuole fare profitti. E sostituite le
royalties con il flusso futuro atteso delle rate di un mutuo immobiliare.
La banca A estende un mutuo contemporaneamente a cento famiglie, di diversa
rischiosità. Quindi bussa alla porta della banca B per chiedere un prestito, e
garantisce il prestito con il flusso futuro atteso delle rate dei mutui. Si
attiva una particolare forma di Abs chiamata Mbs, mortage-backed security.
Anche in questo caso asset illiquidi (i mutui) sono sintetizzati in modo
da trasformarsi in liquidità immediata per la banca, che a sua volta serve per
finanziare investimenti delle imprese, o per estendere nuovi crediti ad altre
famiglie. In alternativa, la banca A può semplicemente vendere questo titolo
alla banca B. Il tutto sembra una buona idea, sia per la banca A, che per le
famiglie che riescono a comprarsi una casa. Ma a due condizioni. Primo, che il
gruppo di famiglie sia sufficientemente diversificato nel rischio: nel gruppo
non ci devono essere caratteristiche troppo simili che potrebbero portare tutte
le famiglie a fallire contemporaneamente. Esempio estremo: tutte le famiglie
vivono nella stessa città colpita dalla chiusura di una azienda. Secondo, che
esista una certa fiducia nel fatto che il valore di questi asset - i mutui e
quindi le case sottostanti - continui a crescere nel
tempo. Quando c'è fiducia nel fatto che i prezzi delle case
continuino a crescere nel tempo, se anche un certo numero di famiglie dovesse
fallire, sarà sempre possibile rivalersi in futuro su immobili il cui valore è
cresciuto nel tempo. Nella maggior parte dei casi, con un mercato immobiliare in pieno boom, un buon affare, nonostante il
fallimento del debitore (la famiglia). In tutto questo, come è tutelata la
banca B? Se le due condizioni sono verificate, la banca B non dovrebbe avere
problemi a prestare soldi alla banca A, oppure ad acquistare il titolo. Di
solito, però, nel passaggio dalla banca A alla banca B interviene un altro
operatore: tipicamente una agenzia assicurativa. Il ruolo della agenzia
assicurativa (pubblica o privata) è cruciale, perché garantisce la bontà del credito
sottostante al titolo e quindi permette che possa avere un mercato. Senza
questa assicurazione tutto il processo si bloccherebbe: non solo la banca B
sarebbe più riluttante a comprare il titolo dalla banca A, ma la stessa banca A
non attiverebbe il processo di Abs fin dall'inizio. (1) Questa è l'anatomia del
sistema di asset-backed securitization che è cresciuto a dismisura negli Stati
Uniti negli anni Novanta e Duemila. Il sistema funziona così. Lo sviluppo
dell'innovazione finanziaria di tipo Abs permette prospettive di ripartizione
del rischio per gli operatori finanziari mai viste prima. Questo induce gli
operatori stessi a una concorrenza sempre più ampia nell'estendere credito,
soprattutto immobiliare, spingendo al rialzo la
domanda di investimento immobiliare, e quindi i prezzi. A sua volta, prezzi
immobiliari più alti e, soprattutto, la fiducia in continui rialzi futuri,
innescano un meccanismo di accelerazione, perché inducono a rafforzare il
processo di Abs, che a sua volta genera una ulteriore
spinta delle domanda di mutui e dei prezzi delle case, e così via. Aggiungete, a partire dal 2001, tassi di interesse
estremamente bassi e il quadro appare chiaro. Non una "bolla" quindi, ammesso che qualcuno
ne abbia chiaro il significato, né un eccesso di avidità o di mancanza di
etica, ma un meccanismo razionale sostenuto da un ingrediente centrale,
forse l'unico effettivamente non razionale: le aspettative euforiche
sull'andamento futuro dei prezzi immobiliari. QUANDO ARRIVA
LA CRISI Supponete infatti che a un certo punto i prezzi
immobiliari comincino a crollare. Ma soprattutto, che lo facciano in tutto il
paese contemporaneamente, dalla periferia di Phoenix alle spiagge di Miami. La
seconda condizione perché il processo di Abs stia in piedi viene quindi a
mancare. Ma improvvisamente, proprio perché il crollo è generalizzato, viene
anche a mancare la prima, che la rischiosità delle famiglie sia
sufficientemente diversificata. Tecnicamente, il crollo generalizzato dei prezzi immobiliari corrisponde alla realizzazione di un
rischio aggregato, che, come tale, non è diversificabile: se fallisce la
famiglia della periferia di Phoenix, la banca non può consolarsi con il boom
del mercato immobiliare di Miami, perché entrambi crollano.
Se il processo di asset-backed securitization si blocca, si ferma il mercato
dei cosiddetti titoli mortage-backed. Nessuno li vuole più, e il loro prezzo
crolla. Ma se la banca B (Lehman Brothers?) ha molti di questi titoli a
bilancio, ecco che il valore delle sue passività, relativamente alle attività,
improvvisamente si amplifica. Se lungo la catena Abs le banche di "tipo
B" sono molte, ed erano molte nel mercato finanziario americano, ecco che
l'operatore assicurativo che garantiva il funzionamento del sistema si trova a
far fronte a una richiesta di copertura rischi fuori controllo. Sorprende
allora che la compagnia assicurativa Aig o che le agenzie governative di
garanzia dei mutui Fannie Mae e Freddie Mac siano andate al collasso? Ma
soprattutto, visto il ruolo strutturale delle compagnie assicurative nel
sostenere il processo, sorprende che queste siano state salvate mentre la banca
B (Lehman) no? Nel mare di commenti sulla crisi finanziaria recente, tre
considerazioni aggiuntive. Primo, sembra essenziale un intervento volto a
riassorbire i titoli mortage-backed che non trovano più mercato. Ma altrettanto
essenziale è che l'intervento sia dettagliato e trasparente. Si tratta infatti
di ricostruire, o al limite di "sostituire", un mercato che non
funziona più. Senza trasparenza non c'è possibilità che il sistema si riattivi,
o che si rinnovi. Secondo, appare chiaro che l'anello debole del sistema siano
gli istituti assicurativi. Se deve intervenire una riforma delle regole di
vigilanza, questa non può prescindere dal loro ruolo, pubblici o privati che
siano. Terzo, l'Italia. Si sente dire che "siamo al sicuro perché lontani
dall'epicentro del sistema". Verrebbe da dire: per fortuna, invece, che
siamo "vicini", nel senso di essere a pieno titolo nell'euro. Se per
disgrazia la nostra principale banca italiana dovesse fallire, chi
interverrebbe? E soprattutto, se fossimo ancora alla lira, chi conterrebbe una
crisi di fiducia sulla nostra valuta? (1)Questo perché tecnicamente il processo
di Abs viene di solito gestito non proprio dalla banca A, ma da una entità
speciale a lei collegata: il cosiddetto special purpose vehicle (Spv), che è la
prima che acquista il titolo in cui i mutui sono sintetizzati, permettendo
quindi alla banca A (il cosiddetto originator) di rimuovere questi mutui dai
suoi bilanci e di sostituirli con liquidità.
( da "Wall Street Italia" del 02-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di WSI-ANSA Il
valore delle case nel Regno Unito a settembre e'
diminuito del 12,4% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, registrando
cosi' il maggiore calo tendenziale dal 1991. -->I prezzi
delle case nel Regno Unito a settembre sono diminuiti del 12,4% rispetto
allo stesso mese dello scorso anno, registrando cosi' il maggiore calo
tendenziale dal 1991. Lo comunica il Nationwide Building Society, secondo
quanto riferisce Bloomberg. Il prezzo medio degli appartamenti è sceso a
161.797 sterline. Su base mensile il calo è invece dell'1,7%.
( da "AprileOnline.info" del 02-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Nane Cantatore, 02
ottobre 2008, 19:14 Il punto internazionale La crisi finanziaria americana
colpisce i Paesi europei in modo molto diverso: se si profilano guai seri per britannici,
irlandesi e spagnoli, italiani e tedeschi non dovrebbero soffrire troppo.
Merito di un sistema creditizio poco incline all'avventura, a volte persino
troppo conservatore La crisi del sistema finanziario americano minaccia più o
meno direttamente anche il resto del mondo, ma forse in modo più contenuto di
quanto possa sembrare leggendo i listini di borsa delle ultime settimane. Se è
vero, infatti, che ci sono state grosse perdite, in particolare nel settore
finanziario, va anche ricordato che negli ultimi anni il valore delle azioni è
salito oltre misura, in buona parte per effetto di due fattori: la crescita dei
profitti delle aziende, dovuta alla contrazione dei costi, ossia all'aumento
del divario tra salari e produttività, e la gigantesca disponibilità di
liquidità, favorita dalla faciloneria con cui il credito è stato erogato e
garantito in questi anni; questo secondo fattore, ovviamente, gioca
un'importanza decisamente maggiore nei conti delle banche e delle
assicurazioni, prime responsabili della contabilità allegra degli ultimi anni.
Proprio per questo, i titoli bancari hanno registrato la più spettacolare delle
ascese e ora stanno cadendo a precipizio. Di questi due ordini di fattori, il
primo è di gran lunga il più importante, anche se non viene molto ricordato nel
dibattito sulla crisi finanziaria: la contrazione dei salari rispetto alla
produttività, se produce nel breve periodo risultati brillanti per le imprese,
nel medio periodo mette a rischio la sostenibilità del ciclo economico, per
l'ovvia ragione che è difficile continuare a vendere ciò che si produce se chi
lo deve comprare non ha i soldi per farlo. Negli anni appena trascorsi, si è cercato di metterci una toppa favorendo il credito al
consumo e quello immobiliare, il che ha, a sua volta, causato la bolla
immobiliare e finanziaria esplosa in queste
settimane. Oggi, la recessione è più una realtà che un rischio, mentre la
stretta creditizia mette a rischio la capacità di investimento delle imprese e
scarica sui lavoratori, e sui consumatori in generale, il costo della
crisi. Di fronte alla chiarezza con cui si delineano questi elementi
strutturali, dovrebbe essere anche chiaro quali sono le aree del mondo a
maggior rischio: quelle con forti disparità di reddito al loro interno e quelle
con maggior tasso di indebitamento privato. Il fatto che in molti casi queste
aree coincidano non fa che confermare lo stretto collegamento tra i due
fattori, e mette in evidenza i diversi punti di maggior gravità della crisi. Si
tratta, ovviamente, degli Stati Unti, ma anche della Gran Bretagna,
dell'Irlanda e della Spagna; dovrebbe avere un po' meno guai la Francia, grazie
alla sostanziale tenuta del suo sistema creditizio (l'intervento pubblico a
favore di Dexia è stato un provvedimento rapido e non troppo doloroso, e non
dovrebbero essercene molti altri), mentre la notevole dipendenza dei Paesi del
Benelux dal sistema bancario li mette in una posizione decisamente scomoda.
Dovrebbero essere sostanzialmente al riparo i Paesi scandinavi, dove la forte uguaglianza
sociale è unita a una sostanziale solidità finanziaria, mentre la Germania, che
pure negli ultimi anni ha visto calare il suo tasso di uguaglianza, ha già
avviato alcune misure per invertire la tendenza, e soprattutto ha un livello di
indebitamento decisamente basso e un mercato immobiliare
che, rimasto sostanzialmente immobile in questi anni di boom nel resto del
mondo, è al riparo da ogni rischio di bolla. In Italia
la recessione c'è già da un pezzo, ma è dovuta a fattori strutturali come la debolezza
dei salari reali e la mancanza di investimenti, infrastrutture e politiche
attive della pubblica amministrazione. Sul fronte della finanza, il
tradizionale braccino corto delle banche italiane e la qualità complessivamente
molto elevata del loro portafogli creditizio dovrebbero preservarle da brutte
sorprese, per cui la tenuta finanziaria dovrebbe permettere, ad avere un
governo decente, di affrontare finalmente i nodi strutturali, ora che non c'è
più da correre dietro ai mercati internazionali. C'è poi il fattore euro: anche
se il tasso di cambio ufficiale è oggi di 1,4 dollari rispetto al record di 1,6
dello scorso aprile, è chiaro che la divisa europea è destinata a rimanere
forte ancora a lungo, il che dovrebbe favorire l'afflusso di capitali internazionali
ed evitare l'eccessivo dissanguamento delle imprese europee. Quello che manca,
ancora una volta, è un centro decisionale europeo che possa fare qualcosa in
più che fissare il tasso di interesse di base: le forti discrepanze nelle
condizioni delle banche europee e nei loro servizi non possono più essere
affrontate nella logica iperliberista di una concorrenza che non è mai davvero
tale, ma richiedono una capacità di governo e di intervento che oggi è
sostanzialmente assente. Il New Deal europeo passa anche, se non soprattutto,
per il sistema del credito.
( da "Finanza e Mercati" del 03-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Da
Finanza&Mercati del 03-10-2008 La crisi immobiliare
si fa sempre più evidente. Specie se si guarda all'epicentro da dove un anno e
mezzo fa è partita. Secondo l'ultimo report presentato da Radar Logic, società
attiva nell'elaborazione dati del comparto real estate con sede a New York, a fine luglio ben 24 delle 25 maggiori aree metropolitane
statunitensi hanno segnato un calo nei prezzi delle
case rispetto allo stesso periodo 2007. Un risultato
scaturito anche dai crescenti pignoramenti in circolazione. "Gli
acquirenti - spiega Michael Feder, amministratore delegato del gruppo - sono
sempre più timorosi. E mostrano maggior avversità prima di concludere
un'operazione". Del resto, il mercato si muove seguendo due maxi
comportamenti: quello tradizionale, in cui venditori e acquirenti negoziano il
prezzo fino a raggiungere un accordo; e quello attuale, tipico di una fase
straordinaria che richiede l'accorciamento dei tempi, dove in seguito a una
crescita esponenziale dei pignoramenti, i proprietari, le banche o più in
generale gli istituti finanziari, sono disposti ad abbassare il prezzo pur di
giungere quanto prima a una transazione. E ciò che stiamo osservando ora,
secondo Feder, è proprio quest'ultima circostanza. Las Vegas, la città più colpita
dalla crisi, ha infatti visto un calo dei prezzi
superiore al 33% rispetto al 2007, mentre le aree di Los Angeles, Phoenix,
Sacramento e San Francisco, nello stesso periodo hanno segnato un calo vicino
al 28 per cento. In luglio 2008, ben 22 delle 25 aree analizzate, inoltre,
mostrano un calo dei prezzi mensile, due sono neutrali
mentre solamente una, Detroit, ha segnato un incremento, su giugno, dell'1,9
per cento.
( da "Riformista, Il" del 03-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Catastrofisti Che
cosa (non) c'è dietro il clic di un mouse Il pil globale se ne frega dei
subprime 20.000 miliardi di $ è la crescita del Pil globale dal
( da "Tirreno, Il" del 03-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Lucca C'è la crisi, crolla il prezzo delle case Ad Altopascio in pochi mesi la flessione è stata del 10 per cento
Gli alloggi ex novo ora costano intorno ai 125mila euro, ma resta difficile
venderli perché non ci sono soldi ALTOPASCIO. Cala il prezzo delle abitazioni
di nuova costruzione perché alla grande offerta non corrisponde nemmeno una
quantità media di domande. Gli appartamenti edificati ex novo restano
invenduti sebbene, dalla primavera di quest'anno, il loro costo sia sceso da
130-135.000 euro a 120-125 mila euro. Una riduzione del 10 per cento, che per
ora non ha prodotto effetti: in particolare nelle frazioni di Altopascio, le case disabitate sono numerosissime. Fra gli agenti
immobiliari si mormora che il numero possa aggirarsi sulle 350-400 unità. Gli
imprenditori hanno eretto palazzoni composti anche da 15-20 appartamenti di
( da "Manifesto, Il" del 03-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
IL CRACK DEI CRACK
Il piano forse passa, la malattia no Il Senato approva il pacchetto che salva
Wall Street, ma Dow Jones e Nasdaq continuano a perdere. 200 economisti hanno inoltrato
una petizione di critica al Congresso e oggi tocca alla Camera, il cui voto
resta ancora incerto Fabrizio Tonello Nella notte di mercoledì, il Senato
americano ha votato come previsto,
( da "Blogosfere" del 03-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Ott 08 3 Mutui,
piano Tremonti e case occupate: intervista a Riccardo
Chartroux Pubblicato da Eleonora, Blogosfere Staff alle 10:00 in Interviste
Case senza abitanti e abitanti senza casa: affitto, mutuo e sfratto sono
problemi che attanagliano i cittadini italiani, alle prese con rinegoziazione e
i tassi variabili in attesa, magari, degli alloggi popolari promessi dal piano
di Giulio Tremonti. Riccardo Chartroux, giornalista Rai, è autore di
"Cercasi casa disperatamente" (Il Saggiatore, 15 euro), un'appassionanate
inchiesta sul mercato immobiliare italiano. Abbiamo
incontrato Riccardo e di seguito potete leggere l'intervista. La crisi della
finanza mondiale è scoppiata con lo scandalo dei mutui subprime. Molte famiglie
americane che non riuscivano più a pagare le rate oggi abitano nelle tendopoli
in periferia. Cosa accadrà in Italia? Il nostro futuro è legato ovviamente alla
congiuntura mondiale. Le banche assicurano che non avremo migliaia di famiglie
fuori casa perché in Italia sono state più prudenti nel richiedere garanzie per
i mutui. E' vero, ma è anche vero che pressappoco la metà dei mutui sono
concessi da altri soggetti (finanziarie, broker, mutui online etc.) che non
necessariamente hanno adottato le stesse precauzioni. E mentre le associazioni
dei consumatori parlano di un più 20 per cento dei pignoramenti di immobili non
si può escludere che il fenomeno si estenda anche da noi. Contemporaneamente
diminuiscono i prezzi delle case (buona notizia per
chi deve comprare, cattiva per chi è costretto a vendere la propria, magari per
pagare un debito le cui rate si sono fatte troppo onerose). Ma caleranno gli
affitti? Sarà difficile. Mentre il settore immobiliare
soffre, tutte i grandi nomi sono in crisi, bisogna vedere se sopravviverà la
miriade di piccole e medie imprese edili che in qualche caso devono ancora
finire di costruire case già vendute. Investire nel
mattone: dopo anni di boom e prezzi alle stelle quando
converrà comprare casa? La bolla si è in parte
sgonfiata, gli analisti ritengono che il mercato sarà fermo ancora per un po'.
I prezzi rimarranno stabili o subiranno ritocchi verso
il basso, ma tutto è legato ancora una volta alla congiuntura internazionale,
alle decisioni delle banche centrali sui tassi di interesse e così via.
Dobbiamo ringraziare anche la crisi mondiale se ricominceremo a investire nel
mattone? Non credo che dobbiamo ringraziare la crisi perché ci porta a
reinvestire nel mattone; anzi, credo che ci abbiamo investito troppo. Una quota
consistente di reddito che va in investimenti immobiliari è sottratta a
investimenti produttivi e consumi che hanno un effetto più benefico
sull'economia. Penso che gli investimenti immobiliari nei prossimi anni
dovrebbero essere soprattutto pubblici o a capitale misto per rimediare alla
crisi abitativa dei ceti medio bassi. In Italia ogni anno 100.000 persone
vengono sfrattate e aumentano le case occupate, dalla
destra con le Osa di destra ai centri sociali di sinistra. Quali sono le città
dove si occupa di più? Si occupa dappertutto. A Roma e Milano naturalmente,
meno in altre città del nord. Direi che Napoli è la capitale dell'illegalità
diffusa anche in questo campo; ma c'è occupazione e occupazione: ci sono i
disperati che si infilano in una casa popolare perchè sono in lista di attesa
da anni, ci sono le organizzazioni politiche che fanno lotta per la casa
occupando, ci sono i delinquenti soprattutto nelle grandi città del sud
(Napoli, Bari, Palermo) per cui gestire l'occupazione è una forma di racket. Il
piano di Tremonti prevede la costruzione di centomila alloggi popolari. Credi
sia un piano realistico e risolutivo? Il piano di Tremonti per quello che si è
potuto capire prevede la costruzione di centomila case,
di cui ventimila a canone moderato. Le altre sarebbero messe sul mercato. Il
punto qui è quante risorse sono disponibili, quanta percentuale delle case va a soddisfare i bisogni di chi si trova in
difficoltà, e quanto è moderato un canone: tempo fa si era
parlato di ottocento euro al mese che è meno del prezzo di mercato nelle grandi
città ma ugualmente al di sopra delle possibilità di milioni di famiglie. In
Italia i prezzi del mercato
immobiliare sono alle
stelle a differenza ad esempio di Austria, Francia e Germania. Perchè comprare
casa o pagare l'affitto nel nostro paese è così caro? La Germania, il
Giappone e qualche altro Paese hanno già avuto la loro bolla
immobiliare anni fa e sono rimasti fuori da quest'ultima. In Italia, per
riassumere, c'è stato un colossale affflusso di denaro al mercato immobiliare dovuto ad alcuni fattori. Innanzitutto i bassi
tassi di interesse (per la prima volta, con l'euro). L'euro ha portato anche un
massiccio spostamento di capitali nelle mani di certe categorie che hanno
riversato i loro maggiori guadagni sul mercato del mattone, questo anche perché
le Borse andavano male e in un Paese con una tradizione di inflazione alta il
mattone è considerato un buon investimento (come in Spagna dove si vive una
crisi anche peggiore della nostra). In più le politiche fiscali e la vendita
delle case pubbliche e degli enti ha incoraggiato la
proprietà e scoraggiato l'affitto. E negli anni tra il 1998 e il 2007 sono
arrivati sul mercato otto, nove milioni di trentenni figli del baby boom che
avevano bisogno di case. Un consiglio sulla
rinegoziazione dei mutui: cosa diresti a chi deve ancora pagare le rate del
mutuo? E cosa farai tu, visto che sei in affitto? Io continuo a pagare il mio
affitto perché acquistare una casa è assolutamente al di sopra delle mie
possibilità. Non dò consigli perché ci sono esperti di finanza in questo campo
che ne sanno molto più di me.
( da "Sardegna oggi" del 03-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Cagliari, Sassari,
Olbia in controtendenza rispetto alla media nazionale: in Sardegna reggono o
aumentano leggermente i prezzi delle case.Lo rileva la
relazione annuale di Tecnocasa. In Italia, per i primi 6 mesi '08, si registra
un -2,7%. Cagliari, invece, non registra contrazioni, anzi un lieve aumento
(+0,1%), Sassari un +0,9% e Tortolì un +4,2%. Stabili Olbia e Tempio; l'unico
Comune capoluogo che registra una calo e' Oristano. Reggono i prezzi delle case nelle località turistiche. -->CAGLIARI
- Tengono i prezzi delle case in Sardegna rispetto ad
una media nazionale che tocca il -2,7% nelle grndi città. A Cagliari non ci
sono contrazioni. Anzi un leggero aumento (+0,1%), qualcosa di più a Sassari
(+0,9%), mentre c'è un forte incremento a Tortolì (+4,2%). Stabili Olbia e
Tempio, e l'unico comune capoluogo dove si registra una caduta dei prezzi è Oristano ("un eccezione perchè c'è stato un
forte sviluppo immobiliare, ma l'offerta ha superato
la domanda"). Il tipo di appartamento più richiesto rimane sempre il
trivano (a Cagliari 42,1%), mentre si registra (fonte Agenzia del Territorio)
un netto calo di compravendite rispetto al 2004. Numeri pesanti a Cagliari
(1717 contratti e -9,7%), ma soprattutto a Quartu (-17,5%), Alghero (-19,6%),
Arzachena (-19%). Forti incrementi invece a Sestu, Capoterra e Budoni. Reggono
i prezzi delle case nelle località turistiche. Unica
eccezione Alghero con un -6,9%. Per quanto riguarda il mercato dei prestiti
alle famiglie per l'acquisto di abitazioni si registra in Sardegna una crescita
del 4% rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente. Variazione positiva
per Sassari (+31%) e negativa per Oristano (-25%), Nuoro (-22%) e Cagliari
(-4%). -->.
( da "Nuova Sardegna, La" del 04-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Sardegna Prezzi
delle case, Alghero in calo Nella città catalana si
registra un meno 7%, lieve rialzo a Sassari, situazione stabile a Cagliari,
boom a Villasimius IL RAPPORTO TECNOCASA A Oristano flessione del 4% Quotazioni
invariate a Nuoro PABLO SOLE CAGLIARI. Seconde case:
aumenta la disponibilità, latitano gli acquirenti. E non c'è bisogno di
scomodare economisti di fama per capire le conseguenze di questo rapporto: il
mercato non tira e i prezzi scendono. Lo dicono i dati
sull'andamento del mercato immobiliare turistico e
residenziale raccolti da Tecnocasa, presentati ieri. Il
decremento dei prezzi,
elemento legato a doppio filo con il valore dell'immobile, appare un dato
sintomatico soprattutto se inserito nel dibattito sulle direttrici di sviluppo
che dovrebbe seguire l'edilizia turistica in Sardegna. Da una parte ci sono i sostenitori
del mattone, dall'altra gli ambientalisti e gli sponsor della ristrutturazione.
Ebbene, secondo il report Tecnocasa, sembra che i primi abbiano mancato il
bersaglio. Se è vero che rispetto allo scorso anno i prezzi
degli immobili nelle principali località turistiche non hanno subito variazioni
significative, attestandosi intorno allo 0%, quel che più colpisce è il
"caso Alghero": prezzi in caduta libera con
un saldo medio negativo del 7%. E in un mercato in costante ascesa come quello immobiliare, non sembra un dato confortante. "Nella
città catalana - ha sottolineato il consulente di Tecnocasa Fabrizio Laconi -
si sconta l'alto numero di cantieri aperti negli ultimi anni. Si sono costruite
più case di quelle che richiedeva il mercato, molti
appartamenti sono rimasti invenduti: ecco spiegato il calo di prezzo".
L'unico saldo positivo, con un incremento pari all'8%, lo fa segnare
Villasimius. E non perché si stanno costruendo nuovi immobili. Nella perla
della costa sud orientale della Sardegna si sta operando in altro modo: stop ai
cantieri delle villette a schiera, via libera al recupero del centro storico.
In sostanza: si ristruttura e si vende. Gli acquirenti? Cagliaritani ma
soprattutto turisti d'oltre Tirreno che vogliono accaparrarsi un buen retiro in
terra sarda. Passando dal turistico al residenziale, il quadro cambia poco. E
anche in questo caso, a caratterizzare un mercato sostanzialmente stabile ci
pensano i nuovi cantieri e soprattutto gli appartamenti rimasti invenduti. è il
caso di Oristano, che nella tabella delle quotazioni immobiliari fa segnare una
flessione del 4%. "Anche in questo caso - ha rimarcato Fabrizio Laconi -
ci troviamo di fronte ad una situazione caratterizzata da molti appartamenti
costruiti e poi rimasti invenduti". A questo elemento si affianca l'alto
costo raggiunto dagli immobili in alcune zone della città, come "Oristano
Clinica": qui, fino allo scorso anno, si chiedevano anche 2500 euro a
metro quadro. Acquirenti: pochini. E visti i tempi di vacche magre, le quotazioni
sono scese a 2000. Non così in molte altre città, a cominciare da Cagliari:
zone centrali e centro storico rimangono le mete più ambite da chi acquista, e
i prezzi non hanno subito rilevanti variazioni, così
come nella maggior parte degli altri quartieri. Il discorso non cambia neppure
a Sassari: lievi rialzi a Sant' Orsola e a Ottava. Le quotazioni più elevate
(2000-2200 euro al mq.) si registrano a San Giuseppe, ma la zona più richiesta
è quella di Luna e Sole: semicentrale, dove non mancano attività commerciali e
centri sportivi. Prezzi stabili anche a Nuoro: a tirare la volata è il centro
città, ma non mancano le richieste per Città Nuova e Città Giardino, dove si
concentrano soprattutto abitazioni indipendenti costruite tra gli anni'80 e'90.
Prezzi minimi? Tra i 360 e i 400mila euro.
( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 04-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di FEDERICA
GIALLORETO Come si temeva anche nell'area metropolitana è
esplosa la bolla immobiliare. Dopo un lungo trend positivo, anche l'edilizia, la seconda gamba
dell'economia pescarese, comincia a soffrire. Tuttavia la città veloce continua
a rappresentare un'eccezione: negli anni non solo si è continuato a costruire
ma i prezzi delle case sono
aumentati vertiginosamente, con un'offerta spesso troppo superiore alla
domanda. Si è costruito ovunque e adesso gli appartamenti invenduti non
si contano. La gente ha paura di investire, e così resta a guardare aspettando
tempi migliori. E quindi se fino a qualche tempo fa un imprenditore vendeva il
70 per cento degli appartamenti sulla carta, adesso se riesce a vendere il 15
per cento è già tanto. È ciò che succede in un mercato drogato come quello immobiliare. E ora le imprese gridano alla crisi. Nel primo
semestre di quest'anno si è registrata una flessione delle compravendite
immobiliari di circa il 14 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso
anno. Un andamento questo, nel settore privato che si accompagna a quello dei
lavori pubblici. Dal 2003 ad oggi gli investimenti nelle infrastrutture si sono
dimezzati. Anche l'occupazione nelle imprese nei primi sei mesi dell'anno ha
subito un calo del 6,5 per cento, sebbene le stime dell'Ance si aggirino
intorno al 10 per cento. E' come se nella provincia di Pescara, dice l'ente,
chiudesse una fabbrica con 500 dipendenti. "La crisi nel settore edile -
spiega il presidente dell'Ance, Giuseppe Girolimetti - è la più pesante dal
dopoguerra ad oggi e nulla di buono s'intravede all'orizzonte. L'edilizia è
sempre stata il volano dell'economia e ora si sta letteralmente fermando.
Bisogna fare qualcosa per farla ripartire". Secondo Girolimetti per ciò
che concerne i lavori pubblici, la riduzione degli appalti influisce sulla
crisi, anche perché "sono poco remunerativi per le imprese - aggiunge il
presidente - perché le amministrazioni traggono vantaggio dal minor costo delle
opere, senza considerare che un tale atteggiamento si ripercuote sulla qualità
delle opere, sulla sicurezza dei lavoratori nei cantieri con il ritorno anche
al lavoro nero". Ma anche il settore dell'imprenditoria privata sarebbe
costretta ad uno stop per i ritardi della macchina amministrativa. "Le
nostre imprese - osserva Girolimetti - non sono più in grado di ammortizzare i
lunghi tempi di rilascio dei permessi per costruire, anche di due-tre anni. Al
Comune di Pescara la variante delle invarianti al Prg ha bloccato lo sviluppo,
cristallizzando la situazione con scelte che devono essere ancora prese. Nel
nostro settore non ci sono più le condizioni per continuare a sostenere il
costo dell'inefficienza pubblica". Ma proprio quello strumento urbanistico
ha evitato che colate di cemento riempissero tutti i vuoti urbani della città,
a favore di qualche fazzoletto di verde. Ma il grido d'allarme di Girolimetti
non s'arresta: "Per quanto riguarda le infrastrutture poi siamo rimasti
fermi al 1980, e l'area pescarese soffre per una mancata mobilità sostenibile.
O pensiamo che la mobilità sia cambiare il senso di marcia in via Fabrizi? -
chiede il numero uno di Ance -. Bisogna decidere una volta per tutte, cosa fare
di Pescara. Lo sviluppo va gestito e governato: su questo siamo d'accordo ma
parliamone e poi però decidiamo. Nella convinzione che la buona architettura
crea anche economia in una città". Per questo nei prossimi giorni l'Ance
incontrerà i sindaci di Montesilvano e Pescara e organizzerà una serie di
convegni sul delicato argomento. "E' un grido di dolore che rivolgiamo
alle istituzioni - conclude Girolimetti - affinché prendano provvedimenti per
affrontare subito l'emergenza, cercando ad esempio di snellire le pratiche
burocratiche e recuperando finanziamenti per avviare lavori pubblici".
Roba da bacchetta magica.
( da "Denaro, Il" del 04-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Commenti finanza Il
crollo dei prezzi immobiliari: anatomia di un
meccanismo razionale Tommaso Monacelli* Dietro il sistema dei subprime non c'è
né una bolla né un eccesso di avidità, ma un
meccanismo razionale sostenuto da aspettative euforiche sull'andamento futuro
dei prezzi immobiliari. Ed è questo forse l'unico
elemento effettivamente non razionale. Quando i prezzi
sono crollati contemporaneamente in tutti gli Stati Uniti, si è verificata la
realizzazione di un rischio aggregato, come tale non diversificabile.
Travolgendo le compagnie assicurative che garantivano il funzionamento di tutto
il meccanismo. E che per lo stesso motivo sono poi state salvate. Supponete di
essere un cantante proprietario dei diritti su un famoso brano musicale di
qualche anno fa. Supponete di essere un po' in declino, di fama ed economico, e
di avere bisogno di liquidità: sareste un individuo ideale per attivare un
processo di asset-backed securitization (Abs). In altre parole: vi indebitate e
garantite di ripagare il debito con il flusso futuro di entrate derivanti dalle
royalties. Niente di più utile quindi: il cosiddetto processo di Abs permette
di trasformare un asset illiquido (i vostre diritti sono difficili da vendere
direttamente) in una disponibilità ampia e immediata di liquidità. Se voi foste
un creditore, prestereste soldi al cantante, magari se questo cantante è
Michael Jackson? Credo di sì: le royalties sui suoi successi sono una garanzia.
Sostituite ora il cantante con la banca A, che ha bisogno di fondi o che
semplicemente vuole fare profitti. E sostituite le royalties con il flusso
futuro atteso delle rate di un mutuo immobiliare. La
banca A estende un mutuo contemporaneamente a cento famiglie, di diversa
rischiosità. Quindi bussa alla porta della banca B per chiedere un prestito, e
garantisce il prestito con il flusso futuro atteso delle rate dei mutui. Si
attiva una particolare forma di Abs chiamata Mbs, mortage-backed security.
Anche in questo caso asset illiquidi (i mutui) sono sintetizzati in modo da
trasformarsi in liquidità immediata per la banca, che a sua volta serve per
finanziare investimenti delle imprese, o per estendere nuovi crediti ad altre
famiglie. In alternativa, la banca A può semplicemente vendere questo titolo
alla banca B. Il tutto sembra una buona idea, sia per la banca A, che per le
famiglie che riescono a comprarsi una casa. Ma a due condizioni. Primo, che il
gruppo di famiglie sia sufficientemente diversificato nel rischio: nel gruppo
non ci devono essere caratteristiche troppo simili che potrebbero portare tutte
le famiglie a fallire contemporaneamente. Esempio estremo: tutte le famiglie
vivono nella stessa città colpita dalla chiusura di una azienda. Secondo, che
esista una certa fiducia nel fatto che il valore di questi asset - i mutui e
quindi le case sottostanti - continui a crescere nel
tempo. Quando c'è fiducia nel fatto che i prezzi delle case
continuino a crescere nel tempo, se anche un certo numero di famiglie dovesse
fallire, sarà sempre possibile rivalersi in futuro su immobili il cui valore è
cresciuto nel tempo. Nella maggior parte dei casi, con un mercato immobiliare in pieno boom, un buon affare, nonostante il
fallimento del debitore (la famiglia). In tutto questo, come è tutelata la
banca B? Se le due condizioni sono verificate, la banca B non dovrebbe avere
problemi a prestare soldi alla banca A, oppure ad acquistare il titolo. Di solito,
però, nel passaggio dalla banca A alla banca B interviene un altro operatore:
tipicamente una agenzia assicurativa. Il ruolo della agenzia assicurativa
(pubblica o privata) è cruciale, perché garantisce la bontà del credito
sottostante al titolo e quindi permette che possa avere un mercato. Senza
questa assicurazione tutto il processo si bloccherebbe: non solo la banca B
sarebbe più riluttante a comprare il titolo dalla banca A, ma la stessa banca A
non attiverebbe il processo di Abs fin dall'inizio. (1) Questa è l'anatomia del
sistema di asset-backed securitization che è cresciuto a dismisura negli Stati
Uniti negli anni Novanta e Duemila. Il sistema funziona così. Lo sviluppo
dell'innovazione finanziaria di tipo Abs permette prospettive di ripartizione del
rischio per gli operatori finanziari mai viste prima. Questo induce gli
operatori stessi a una concorrenza sempre più ampia nell'estendere credito,
soprattutto immobiliare, spingendo al rialzo la
domanda di investimento immobiliare, e quindi i prezzi. A sua volta, prezzi
immobiliari più alti e, soprattutto, la fiducia in continui rialzi futuri,
innescano un meccanismo di accelerazione, perché inducono a rafforzare il
processo di Abs, che a sua volta genera una ulteriore
spinta delle domanda di mutui e dei prezzi delle case, e così via. Aggiungete, a partire dal 2001, tassi di interesse
estremamente bassi e il quadro appare chiaro. Non una "bolla" quindi, ammesso che qualcuno
ne abbia chiaro il significato, né un eccesso di avidità o di mancanza di
etica, ma un meccanismo razionale sostenuto da un ingrediente centrale,
forse l'unico effettivamente non razionale: le aspettative euforiche
sull'andamento futuro dei prezzi immobiliari (..,).
*professore Associato di economia politica presso l'Università Bocconi di
Milano (il testo integrale è su www.lavoce.info) del 04-10-2008 num.
( da "Gazzetta di Modena,La" del 05-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di Saverio Cioce
Edilizia, mercato a rischio di crollo L'offerta abbonda, si corre ai ripari per
le valutazioni troppo alte Prima notizia: la bolla
immobiliare sta per scoppiare anche a Modena, con migliaia di appartamenti
invenduti. Seconda notizia: gli immobili invenduti rischiano di essere
invendibili per mancanza di liquidità, eccesso di offerta e prezzi
ancora orientati al biennio passato, con un costo superiore del 15-20% (minimo)
di quanto valgono. Erano questi i commenti che si potevano raccogliere ieri tra
i corridoi del convegno sulla valutazione dei beni immobiliari organizzato
dall'Ordine degli Ingegneri di Modena e che ha visto la presenza di più di
duecento persone. Dibattito animatissimo sino a ieri pomeriggio anche perchè, a
dispetto del titolo per superspecialisti, in gioco non ci sono solo cifre da
capogiro sul mercato delle case a Modena ma gli
interessi di chiunque abbia un casa di proprietà, un pezzo di terra o un
garage. I beni al sole infatti sono sempre stati una garanzia reale
dell'economia di carta, il controvalore in mattone di prestiti e mutui; se,
come sta capitando in questa bufera economica, anche il loro valore viene messo
in discussione, anche la circolazione dell'economia di ogni
giorno arriva al collasso. "Questo convegno è stato ideato un anno fa,
quando ancora le tempeste sulla bolla immobiliare erano ipotizzate - spiega Pietro Balugani, presidente
dell'Ordine degli Ingegneri di Modena - Adesso è diventato un tema di stretta
attualità visto che tutte le garanzie sui mutui sono relative ai valori degli
immobili. Per questo è necessario identificare parametri oggettivi di
valutazione, che siano omogenei e condivisi da tutti. Già nella nostra provincia
vediamo le conseguenze degli eccessi di offerta, soprattutto a Carpi, Vignola e
Modena; se ci sono molti venditori sul mercato i prezzi
sono destinati a calare. Ora c'è un clima di calma irreale, perchè le
valutazioni sono più alte di quelle reali dei valori di mercato. E' una
realtà". Balugani non indica il sovrapprezzo, ma valutazioni correnti tra
gli specialisti davano ieri tranquillamente percentuali minime tra il 10 e il
20%. E i primi a trovarsi nell'occhio del ciclone sono banche e assicurazioni,
i colossi delle proprietà edilizie, che si trovano con un patrimonio in mattoni
difficile da tradurre in soldi contanti. Al tempo stesso abbassare di colpo i prezzi delle case invendute per far cassa vorrebbe dire
innescare una reazione a catena che porterebbe al crollo dell'edilizia. Gli
istituti di credito poi devono pagare un altro prezzo, perchè la loro solidità
patrimoniale è decisiva. Quando si conpra casa la valutazione è sempre
indicativa, ed è riferita alla zona e ai metri quadrati, oltre che al bisogno
di vendere dei proprietari o alla fretta e alla disponibilità del salvadanaio
di chi acquista. "Comunque non sono valutazioni sufficienti - spiega
Silvia Cappelli della Crif PV - Nelle valutazioni entrano in gioco molti altri
fattori: la disponibilità di un garage, la luminosità e così via. Ad esempio,
anche per un semplice balcone le condizioni di prezzo cambiano a seconda
dell'affaccio, se è in un immobile antico o se è il terrazzo di un
attico". "Un conto sono le valutazioni dell'edificio - riassume
Antonio Benvenuti - Un altro il contesto in cui si colloca". Insomma, pare
di capire, mentre per il peso e le superfici hanno inventato il chilo e il
metro che vanno bene a tutti, per le case dobbiamo
ancora trovare unico e unificante.
( da "Eco di Bergamo, L'" del 05-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
"Colpa delle
liberalizzazioni degli anni '70" dall'inviato Mino Carrara FERRARA
"L'attuale crisi americana? Parte da lontano: dalle liberalizzazioni degli
anni Settanta una vera catastrofe. Reagan apostolo del fondamentalismo
liberista? Ma dove... È stato il più grande protezionista. Clinton? Ha avuto
anche lui la sua bolla con il tecboom degli anni
Novanta. Obama? I suoi discorsi sull'economia sono voli pindarici. Greenspan?
Poteva intervenire e non l'ha fatto". Ne ha per tutti Noam Chomsky
scienziato, filosofo, teorico della comunicazione statunitense, professore
emerito di linguistica al Massachusetts institute of technology (Mit) di
Boston: è riconosciuto come il fondatore della grammatica
generativo-trasformazionale, ma viene anche definito intellettuale anarchico e
socialista libertario. Aria sorniona, voce pacata, capelli bianchi un po'
arruffati, camicia di jeans: Noam Chomsky si affaccia così dal maxischermo del
cinema Apollo di Ferrara. Davanti a lui, ma solo mediaticamente, Lucia
Annunziata, comodamente seduta su una poltrona gialla per un dialogo sul tema
"L'altra voce dell'America" nell'ambito della tre giorni estense
"Internazionale a Ferrara. Un weekend con i giornalisti di tutto il
mondo", che si conclude oggi. Si comincia con l'argomento del giorno: il
piano Paulson per salvare Wall Street. Per Chomsky è un invito a nozze:
"Siamo in una situazione drammatica: non c'era altra scelta che
approvarlo", dice subito. Lo stupore dell'assemblea che gremiva tutte le
tre sale dell'Apollo dura lo spazio di un nanosecondo. "Non è che in
letteratura non esistessero alternative ? aggiunge ?; c'erano, ma non c'è stata
la possibilità per la gente di fare altre proposte. Non c'è stata la volontà
politica di coinvolgere la gente a formulare proposte attraverso i sindacati e
le associazioni". Poi la stoccata: "Questo significa una cosa: negli
Stati Uniti c'è una crisi di democrazia". Lucia Annunziata rilancia
sottolineando che questa crisi non è solo colpa di Bush, ma anche di Clinton.
Chomsky vede lo spiraglio per piazzare la bordata: "L'economia durante le
presidenze Clinton, Bush e Reagan è stata piuttosto fragile ? attacca ?, ma non
si tratta di un'economia di mercato: è un'illusione da eliminare, perché
l'intera economia, in particolare quella avanzata, si fonda in larghissima
misura sul settore statale". Poi parte la frecciata bipartisan: "Con
Clinton c'è stato un boom economico-tecnologico, il "tecboom", che in
parte è stato una bolla poi scoppiata. C'era anche la
parte dell'economia reale fondata su una rivoluzione tecnologica
dell'amministrazione Clinton. Una rivoluzione che è frutto di decenni e decenni
di spesa pubblica. È lì che sono stati messi a punto i computer, la
microelettronica e internet". Dopo il democratico, tocca al repubblicano
Reagan: "È stato considerato il grande apostolo del fondamentalismo di
mercato, ma sono sciocchezze, perché lui è stato il presidente più
protezionista del dopoguerra americano. Ha raddoppiato le barriere per cercare
di preservare l'impresa e l'industria americana dalla superiorità di quella
giapponese. Ha fatto appello al Pentagono affinché elaborasse programmi per
formare i manager delle imprese americane, che ormai erano rimasti indietro. Lì
ci furono i più grandi piani di salvataggio della storia americana, a partire
dalla Banca dell'Illinois". Dall'uragano Noam se la cava un po' meglio
Bush, perché "l'economia è in una cattiva situazione, siamo in quello che
forse è il periodo più brutto dopo la Seconda guerra mondiale".
Requisitoria finita? Neanche per idea, manca ancora qualcuno all'appello.
"Greenspan avrebbe potuto riportare la situazione sotto controllo, ma ha
scelto di non farlo. Così c'è stato un incremento
incredibile della spesa, circa il settanta per cento tra investimenti e spese
delle imprese, perché il credito era disponibile. Poi è scoppiata la bolla, ma ancora non abbiamo visto il
fondo: i prezzi delle case
non sono ancora tornati alla linea di base, è chiaro quindi che questa caduta
sta proseguendo". Dopo l'analisi ecco le previsioni: "I prezzi calano, ma la gente non è più in grado di spendere,
anche perché crediti sono in una stretta. Quindi stiamo vedendo un
congelamento, una paralisi del mercato del credito che potrebbe essere molto
grave e tutto il sistema potrebbe fermarsi". Ma non finisce lì, perché
"la cosa riguarda anche l'Europa: nel Regno Unito e in Spagna c'è stata
una bolla immobiliare più grave di quella americana, i
governi hanno dovuto darsi da fare per nazionalizzare". E chiude con
l'affondo: "Sono crisi che erano in preparazione, che erano prevedibili e
sono state previste. Se cerchiamo le ragioni più profonde, hanno a che fare con
le liberalizzazione degli anni Settanta: una catastrofe". Il viaggio in
Europa non può che concludersi in Italia. "È il Paese più stupendo del
mondo, ma la politica è sorprendente, è sbalorditiva, è una sorta di caos e
turbolenza persistente. Ma l'Italia è un Paese troppo bello per andare così
alla malora".
( da "Manifesto, Il" del 06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
CRISI FINANZIARIA
GLOBALE Il mercato in difficoltà e lo stato interventista Riccardo Bellofiore
Nei commenti di queste settimane non ci è stata risparmiata la sequela di
argomentazioni tranquillizzanti: crisi passeggera; non si può fare a meno della
finanza; le banche europee sono al riparo; il vecchio continente, ancora
manifatturiero, ne uscirà rafforzato; l'Italia può contare sulle medie imprese
multinazionali. Peccato che questa finanza ci abbia portato sulle soglie di una
nuova Grande Crisi. Che le banche europee abbiano aggirato la regolamentazione
per garantirsi più elevati rendimenti. Che lo sganciamento dell'Europa dagli
Usa si sia negli ultimi mesi sgonfiato come una favola. Che i pochi spezzoni
vitali del nostro apparato produttivo siano fragilissimi e dipendenti dalla
congiuntura. Certo, è finito un mondo. Il punto non è quello di capire il
"perché" di breve periodo. Si tratta di capire come se ne esce.
Meglio, come ne uscirà il capitale. Senza fermarci alle verità ovvie:
socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti; la crisi verrà
pagata dal mondo del lavoro. E senza saltare sul carro del solito Tremonti
colorato "di sinistra", quando si ha a che fare con un neoliberismo
compassionevole dai tratti fascistoidi e reazionari, incluso il protezionismo.
Su queste colonne, un anno fa, segnalavo come lo scoppio
della bolla immobiliare
abbia visto il ritorno di un Minsky moment, di un punto di svolta superiore nel
ciclo dell'instabilità finanziaria. La "nuova economia" si è nutrita
di una convenzione Greenspan. La politica monetaria spingeva verso l'alto le
"attività" (azioni, case), il che ha rafforzato l'effetto leva. Si ampliava
l'indebitamento delle famiglie, a sostegno di un consumo "autonomo"
da effetto ricchezza. E si forniva domanda ai neomercantilismi forti (come
quelli asiatico e tedesco) e deboli (come quello italiano). Un sistema bancario
ombra, ma interconnesso con le banche vere e proprie, poteva fornire moneta
senza limiti, mentre la riduzione della disoccupazione di lavoratori
"traumatizzati" non si traduceva in pressione sui salari. A un certo
punto, come nella poesia di Yeats, "le cose si dissociano, il centro non
può reggere". La bolla scoppia, si rischia la
deflazione da debiti. Dietro l'illiquidità fa capolino l'insolvenza, le
relazioni interbancarie si bloccano. Facile prevedere i ripetuti interventi
delle banche centrali come prestatrici di ultima istanza, e la politica di
bassi tassi d'interesse, da parte almeno della Fed. Da marzo/aprile c'è stato
un cambio di passo. Il Minsky moment si è mutato in un Minsky meltdown, in un
collasso vero e proprio. Per lo spettro dell'insolvenza, sempre più operatori
finanziari devono svendere attività: ma se lo fanno tutti, questo non aiuta i
bilanci, li affossa. L'acceleratore finanziario è diventato un deceleratore
finanziario. Quando il problema non è l'illiquidità, il prestatore di ultima
istanza non può bastare. Lo si inizia a vedere con la prima crisi Bear Sterns.
La Fed accetta come collaterale dei suoi prestiti titoli che sono cartaccia, e
inizia a rifinanziare banche d'investimento non soggette a regolamentazione. E'
evidente a questo punto che la politicizzazione della finanza ha fatto un
salto, e che è solo il primo passo. Mentre l'economia reale entra in
fibrillazione, si deve nazionalizzare, direttamente e indirettamente, sia la
finanza che l'immobiliare: i due pilastri della
crescita Usa, dunque mondiale. La Fed prende il ruolo implicito di assicuratore
e azionista ultimo, spalleggiata dal Tesoro. Anche questo non è però
sufficiente. Lo stato deve acquistare direttamente i titoli
"tossici". In questi giorni si sta proponendo che sia lui in prima
persona a ricapitalizzare le banche, a diventarne esplicitamente azionista. Fed
e Tesoro devono già oggi decidere chi vive e chi muore, in un sistema soggetto
a un pesante consolidamento. Schizza ovunque verso l'alto il premio da pagare
in eccesso al tasso di interesse di base, e si comprime il credito alle
famiglie. Una profonda recessione a breve/medio termine seguita da una bassa
crescita, e un razionamento del credito con più alti tassi d'interesse, è il
futuro che possiamo attenderci: non solo negli Stati Uniti. Inutile prendersela
con Bernanke. Studioso della Grande Crisi, teorico dell'acceleratore
finanziario, sa che la politica monetaria deve essere diversa nelle fasi
espansive e in quelle di crisi. Ha fatto quel che ha potuto. Non ce la fa
perché non ce la può fare: perché i problemi della finanza affondano nelle
contraddizioni dell'economia reale. E' per questo che non valgono granché i
buoni consigli di chi, soprattutto i social-liberisti, intona le lodi di
migliore regolazione e più stretta vigilanza, e vuole riregolamentare. Ottime
parole, buone nei tempi di crisi, e presto dimenticate quando le cose vanno
bene. Il problema di fondo è che il rischio sistemico globale della finanza
viene dall'attacco al lavoro degli ultimi decenni. La finanza sregolata, ma
politicamente governata, è stata il modo singolare ma efficace per rispondere
alla tendenza alla stagnazione da domanda che è l'altra faccia della
precarizzazione del lavoro. Non è un problema di instabilità finanziaria: è un
problema di domanda effettiva, che nasce dalla organizzazione della produzione,
e del lavoro al suo interno. Il paradossale "keynesismo" trainato
dalle bolle speculative è oggi al capolinea. La crisi di questo meccanismo
obbligherà a trovarne altri: a ricostruire da cima a fondo circuiti monetari,
governo macroeconomico, equilibri internazionali. Il verso successivo di Yeats
recita: "e la pura anarchia si rovescia sul mondo". Non ci conterei.
Scommetterei piuttosto su una buona dose di mano visibile. Non necessariamente
benevola, sia chiaro. Invece di discutere di Stato e mercato, quando è fuori
discussione che lo Stato non può che aumentare la sua presa sull'economia, sarà
forse il caso di organizzare una resistenza, ma anche di riprendere davvero i
temi di un intervento politico nell'economia diverso da quello che il prossimo
futuro ci riserva.
( da "Libertà" del 06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
E imprese, o per
estendere nuovi crediti ad altre famiglie Anche in questo caso asset illiquidi
(i mutui) sono sintetizzati in modo da trasformarsi in liquidità immediata per
la banca, che a sua volta serve per finanziare investimenti delle imprese, o
per estendere nuovi crediti ad altre famiglie. In alternativa, la banca A può
semplicemente vendere questo titolo alla banca B. Il tutto sembra una buona
idea, sia per la banca A, che per le famiglie che riescono a comprarsi una
casa. Ma a due condizioni. Primo, che il gruppo di famiglie sia
sufficientemente diversificato nel rischio: nel gruppo non ci devono essere
caratteristiche troppo simili che potrebbero portare tutte le famiglie a
fallire contemporaneamente. Esempio estremo: tutte le famiglie vivono nella
stessa città colpita dalla chiusura di una azienda. Secondo, che esista una
certa fiducia nel fatto che il valore di questi asset - i mutui e quindi le case sottostanti - continui a crescere nel tempo. Quando c'è
fiducia nel fatto che i prezzi delle case continuino a
crescere nel tempo, se anche un certo numero di famiglie dovesse fallire, sarà
sempre possibile rivalersi in futuro su immobili il cui valore è cresciuto nel
tempo. Nella maggior parte dei casi, con un mercato immobiliare
in pieno boom, un buon affare, nonostante il fallimento del debitore (la
famiglia). In tutto questo, come è tutelata la banca B? Se le due condizioni
sono verificate, la banca B non dovrebbe avere problemi a prestare soldi alla
banca A, oppure ad acquistare il titolo. Di solito, però, nel passaggio dalla
banca A alla banca B interviene un altro operatore: tipicamente una agenzia
assicurativa. Il ruolo della agenzia assicurativa (pubblica o privata) è
cruciale, perché garantisce la bontà del credito sottostante al titolo e quindi
permette che possa avere un mercato. Senza questa assicurazione tutto il
processo si bloccherebbe: non solo la banca B sarebbe più riluttante a comprare
il titolo dalla banca A, ma la stessa banca A non attiverebbe il processo di
Abs fin dall'inizio. Questa è l'anatomia del sistema di asset-backed
securitization che è cresciuto a dismisura negli Stati Uniti negli anni Novanta
e Duemila. Il sistema funziona così. Lo sviluppo dell'innovazione finanziaria
di tipo Abs permette prospettive di ripartizione del rischio per gli operatori
finanziari mai viste prima. Questo induce gli operatori stessi a una
concorrenza sempre più ampia nell'estendere credito, soprattutto immobiliare, spingendo al rialzo la domanda di investimento immobiliare, e quindi i prezzi. A
sua volta, prezzi immobiliari più alti e, soprattutto,
la fiducia in continui rialzi futuri, innescano un meccanismo di accelerazione,
perché inducono a rafforzare il processo di Abs, che a sua volta
genera una ulteriore spinta delle domanda di mutui e dei prezzi delle case, e così via.
Aggiungete, a partire dal 2001, tassi di interesse estremamente bassi e il
quadro appare chiaro. Non una "bolla" quindi, ammesso che qualcuno ne abbia chiaro il
significato, né un eccesso di avidità o di mancanza di etica, ma un meccanismo
razionale sostenuto da un ingrediente centrale, forse l'unico
effettivamente non razionale: le aspettative euforiche sull'andamento futuro
dei prezzi immobiliari. Quando arriva la crisi.
Supponete infatti che a un certo punto i prezzi
immobiliari comincino a crollare. Ma soprattutto, che lo facciano in tutto il
paese contemporaneamente, dalla periferia di Phoenix alle spiagge di Miami. La
seconda condizione perché il processo di Abs stia in piedi viene quindi a
mancare. Ma improvvisamente, proprio perché il crollo è generalizzato, viene
anche a mancare la prima, che la rischiosità delle famiglie sia
sufficientemente diversificata. Tecnicamente, il crollo generalizzato dei prezzi immobiliari corrisponde alla realizzazione di un
rischio aggregato, che, come tale, non è diversificabile: se fallisce la
famiglia della periferia di Phoenix, la banca non può consolarsi con il boom del
mercato immobiliare di Miami, perché entrambi
crollano. Se il processo di asset-backed securitization si blocca, si ferma il
mercato dei cosiddetti titoli mortage-backed. Nessuno li vuole più, e il loro
prezzo crolla. Ma se la banca B (Lehman Brothers?) ha molti di questi titoli a
bilancio, ecco che il valore delle sue passività, relativamente alle attività,
improvvisamente si amplifica. Se lungo la catena Abs le banche di "tipo
B" sono molte, ed erano molte nel mercato finanziario americano, ecco che
l'operatore assicurativo che garantiva il funzionamento del sistema si trova a
far fronte a una richiesta di copertura rischi fuori controllo. Sorprende
allora che la compagnia assicurativa Aig o che le agenzie governative di
garanzia dei mutui Fannie Mae e Freddie Mac siano andate al collasso? Ma
soprattutto, visto il ruolo strutturale delle compagnie assicurative nel
sostenere il processo, sorprende che queste siano state salvate mentre la banca
B (Lehman) no? Nel mare di commenti sulla crisi finanziaria recente, tre
considerazioni aggiuntive. Primo, sembra essenziale un intervento volto a
riassorbire i titoli mortage-backed che non trovano più mercato. Ma altrettanto
essenziale è che l'intervento sia dettagliato e trasparente. Si tratta infatti
di ricostruire, o al limite di "sostituire", un mercato che non
funziona più. Senza trasparenza non c'è possibilità che il sistema si riattivi,
o che si rinnovi. Secondo, appare chiaro che l'anello debole del sistema siano
gli istituti assicurativi. Se deve intervenire una riforma delle regole di
vigilanza, questa non può prescindere dal loro ruolo, pubblici o privati che
siano. Terzo, l'Italia. Si sente dire che "siamo al sicuro perché lontani
dall'epicentro del sistema". Verrebbe da dire: per fortuna, invece, che siamo
"vicini", nel senso di essere a pieno titolo nell'euro. Se per
disgrazia la nostra principale banca italiana dovesse fallire, chi
interverrebbe? E soprattutto, se fossimo ancora alla lira, chi conterrebbe una
crisi di fiducia sulla nostra valuta? (tratto da lavoce.info, sito indipendente
di un gruppo di docenti universitari). Tommaso Monacelli 06/10/2008.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-05 - pag: 5 autore: INTERVENTO
Globalizzazione, il falso bersaglio e la voglia di Stato di Franco Debenedetti
O rmai sulla natura della crisi, dimensione, cause, abbiamo letto tutte le
analisi possibili. Lamentazioni sui valori morali perduti, sulle società troppo
liquide e le banche troppo poco solide, hanno saturato anche i più esigenti.
Sui rimedi che si stanno approntando in Usa abbiamo sentito le opinioni di chi
è contrario e non li vorrebbe in nome del liberismo, di chi è contrario ma li
accetterebbe in nome del pragmatismo, di chi è contrario e vorrebbe qualcosa di
più "sociale" in nome del populismo. Ma è un po' come fare il tifo
per le elezioni americane, tanto non votiamo. è invece il caso di pensare a che
cosa possiamo fare noi, noi in Italia. E, per coloro che si dedicano al
pavesiano "mestiere" di scrivere, in che senso cercare di orientare
l'opinione pubblica. Se, come è quasi certo, alla crisi finanziaria succederà
una grave recessione, le sue ripercussioni immediate dipendono da come siamo
oggi, come struttura economica e sociale: e non c'è molto che possiamo fare.
Invece come e quando ne usciremo dipende da scelte che ancora possiamo compiere
per scongiurare il pericolo di un esito giapponese: 15 anni di deflazione e di
crescita piatta, per aver consentito alle banche di non
svalutare gli immobili iscritti a bilancio ai valori della bolla, e poi crollati. Quindici anni
senza crescita per evitare che meccanismi di mercato turbassero la rete di
assetti proprietari su cui si reggono i grandi conglomerati. Lasciano perplessi
i paragoni tra gli interventi del Governo americano e la creazione dell'Iri da
parte di Beneduce. In America un fenomeno tipo Iri è impossibile: un
Paese che difende il diritto di portare le armi non accetterà mai la
nazionalizzazione permanente del credito, per non parlare dell'economia. Siamo
noi che abbiamo avuto l'Iri, è da noi che c'è il pericolo che si riformi. Là
potrà esserci " cattura" della politica da parte del big business, ma
da noi c'è stata cattura del business da parte dei partiti politici. E questo
con il plauso della maggioranza degli italiani e, pochi anni dopo l'implosione
del sistema, con il rimpianto di tanti: in nome o dell'italianità, o della
presunta necessità di disporre di strumenti per la politica economica, o del
posto sicuro. Destano sconcerto le dichiarazioni del presidente Berlusconi
sulla garanzia illimitata estesa a tutti i depositanti, e sulla difesa "a
prescindere" dell'italianità delle banche. Queste già garantiscono i
depositi fino a 103mila euro, grazie al Fondo interbancario finanziato dalle
stesse banche. Se invece lo Stato dà garanzia illimitata, regala alle banche
italiane un'assicurazione, per giunta di costo crescente, dato che i clienti
delle banche straniere si precipiteranno ad aprire un conto da noi: come si sta
verificando in Irlanda. Quanto alla difesa dell'italianità, se una banca fosse
in difficoltà, e ci fosse un investitore in grado di acquistarla, perché
vietarlo? Quale alternativa ci sarebbe? Dato che è improbabile che un eventuale
appello del capo del Governo agli imprenditori italiani (neppure la
sollecitazione ai propri figli) reperisca capitali adeguati, perché non
fallisca dovrebbe intervenire il Tesoro, magari con la Cassa depositi e
prestiti: dove rimarrebbe per sempre. Soprattutto preoccupa la saldatura
"no global" tra Governo e opposizione. Qui sì che possiamo, dobbiamo
fare qualcosa. Manca la politica, ha scritto giovedì su "Repubblica"
Ezio Mauro: ma è forse colpa della globalizzazione se in America c'è un
Presidente a fine mandato e al minimo di consensi, e due candidati sulla cui
capacità di individuare la soluzione e disporre della leadership per sostenerla
è lecito nutrire dubbi; mentre in Gran Bretagna anche il Labour e Gordon Brown
sono alla fine di un ciclo? La bolla immobiliare
americana è dovuta alla globalizzazione, o alla volontà politica, il Community
Reinvestment Act del 1977, poi ribadito nel 1992? Fannie Mae e Freddie Mac non
erano, fin nella qualifica, parte dello Stato? Il "nuovo disordine
mondiale" è prodotto dalla finanza internazionale che scavalca gli
Stati-nazione, o non piuttosto dall'incapacità di questi di eliminare i dazi in
agricoltura, di superare le divisioni in Europa, di sedare i Kosovo che
spuntano un po' ovunque, di venire a capo del terrorismo islamista? La
tecnologia informatica, delle comunicazioni, dei media, dei trasporti ha
rivoluzionato il modo di lavorare: questo certamente richiede una rivisitazione
del patto sociale. Ma è la finanza internazionale che ne ostacola la
riscrittura, o le corporazioni sindacali, il piccolo mondo antico che abbiamo
visto in Alitalia? Chi demonizza la globalizzazione, se è di destra vuole dare
protezionismo, se di sinistra ricevere protezione: entrambi vogliono più Stato.
In questi giorni succede di pensare che cosa si lascerà ai propri figli. Non in
termini di ricchezza, anche se la deflazione dei valori gonfiati toccherà un
po' tutti, ma nel senso delle idee condivise che gli consegniamo e del sistema
sociale in cui vivranno. In questi anni abbiamo creduto possibile avere meno
ingerenza dello Stato, meno tasse, più riconoscimento del merito, più incentivi
a intraprendere. E se da noi si è fatto obiettivamente pochino, si deve
riconoscere che nel mondoè comunque molto meglio che 20 anni fa. E io voglio
fare quanto posso perché i miei figli abbiano questa prospettiva e possano
vederla realizzarsi. LE CONVERGENZE Una preoccupante saldatura di fatto tra il
Governo e l'opposizione contro il libero mercato.
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore del
lunedì sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-06 - pag: 9 autore: Le dieci
preoccupazioni delle famiglie Mutuo, risparmio e previdenza: lo
"tsunami" finanziario non dovrebbe lasciare danni eccessivi di
Fabrizio Galimberti L a tempesta sui mercati finanziari ha ormai lasciato le
sale ex-ovattate della finanza, ed è scesa nelle piazze e nei vicoli. Facendo
la coda ai supermercati, i discorsi non riguardano Cdo e Abs e mutui subprime:
i timori e i tremori sono scesi al livello del quotidiano e le pulsioni
primitive toccano ormai l'istinto di sopravvivenza finanziaria, con
preoccupazioni che guardano al conto corrente, ai titoli, ai prezzi,
alle case... Parlare di panico forse è esagerato, ma
il megafono della cri-si amplifica tutto, e per capire le vere dimensioni di
questo sommovimento della finanza è utile sgombrare l'animo dalle esagerazioni.
Vediamo allora di affrontare uno per uno questi angosciosi interrogativi.
( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del
06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
MODA E DESIGN pag.
32 Il mercato delle scarpe italiane salvato dai prodotti di qualità IRENE MARIA
SCALISE La qualità salverà l'industria delle calzature dalla crisi. Questo, a
pochi giorni dalla chiusura del Micam, sembra essere il responso finale. Un
Micam, quello di settembre a Fiera Milano Rho, in cui non regnava certo un'aria
particolarmente incoraggiante per le 1.672 aziende espositrici (di cui 574
straniere) e per i quasi 42 mila operatori che si sono affollati tra gli stand.
Dopo un buon 2007, che aveva visto in qualche modo attenuarsi la dinamica
negativa della congiuntura, i dati relativi alla prima metà del 2008 presentano
nuovamente parecchie zone d'ombra. Nulla di cui meravigliarsi considerando il
quadro generale: il prezzo record del petrolio, il cambio del dollaro, la fase di debolezza americana, la bolla
immobiliare e la crisi dei mutui subprime non
potevano lasciare impermeabile il settore calzaturiero. Ma, per fortuna, la
qualità può rappresentare un'ancora di salvezza. "I consumatori non hanno
più le stesse possibilità di un tempo ? precisa presidente dell'Anci Vito
Artioli ? ma stiamo vendendo prodotti di alto livello con un prezzo
medio più elevato e quindi il fatturato non risente particolarmente del calo
delle vendite". Non solo. Quando la crisi finirà allora la ripresa, per
chi ha sempre puntato sul design e sui materiali raffinati, sarà esplosiva. La
scarpa italiana, infatti, è sempre la più amata dai consumatori internazionali.
La strategia della qualità contro tutti i mali, insomma. I paesi che più
sembrano apprezzare la scarpa made in Italy sono soprattutto europei: Francia
al primo posto, poi Germania e Inghilterra e, soprattutto, Russia. "Con la
crescita che la caratterizza la Russia si avvia rapidamente a conquistare il
primo posto nella classifica dei consumatori", spiega Artioli. Accelera il
ritmo però anche la Spagna, nonostante sia un paese già fortemente produttore,
e seguono il Portogallo, la Polonia e l'Ungheria. L'esatto contrario della
qualità, inutile dirlo, sono le scarpe made in Cina e Vietnam. Contro di loro
una severa politica antidumping sta cominciando a produrre buoni risultati. E
così l'eterna croce delle scarpe vendute nel mercato estero, a un prezzo
inferiore a quello di vendita dello stesso prodotto sul mercato di origine,
pare abbia finalmente incontrato un discreto rallentamento. Tutto l'import
dall'estremo oriente mostra un'inversione di tendenza, con un decremento
dell'8,2% in volume. In realtà è solo la Cina ad aver rallentato: meno 12% in
quantità, pari a quasi 14 milioni di paia in meno. Il Vietnam, al contrario, ha
registrato un più 17% pari a 1,8 milioni di paia vendute in più rispetto al
2007. E anche entrando più nello specifico la proporzione non cambia. Per le
calzature con tomaia in pelle i dati Eurostat evidenziano, per i primi 5 mesi
2008, un calo delle importazioni dalla Cina nella UE del 7,1% in volume, e un
incremento del 8,3% per il Vietnam. Il che vuol dire che il flusso totale di
scarpe in pelle, dai due paesi, è diminuito di oltre 3 milioni di paia rispetto
allo stesso periodo dello scorso anno. Il commissario europeo Peter Mandelson
ha preso una posizione rassicurante in questa direzione. Alla vigilia della
scadenza delle misure antidumping, prevista per il 6 ottobre, si è infatti
espresso a favore di un prolungamento dei tempi. "La decisione formalmente
spetta unicamente al Collegio dei Commissari ? ha spiegato Artioli ? anche se
noi naturalmente confidiamo che la proposta di Mandelson sia confermata".
Altro punto dolente, balzato spesso alla cronaca dei giornali, è quello
costituito dalla mancanza di direttive contro i prodotti tossici. O meglio. Non
verso tutti. "Le direttive sui materiali nocivi riguardano il cadmio, gli
azocloranti e il nichel ? precisa Artioli ? ma alcune sostanze come il
pentaclorofenolo, il formaldeide e il cromo esavalente, non essendo state
recepite dalle normative come pericolose, non sono considerate fuori legge. Il
solo modo per individuarle, e ritirale dal mercato, sarebbe che le imprese si
sottoponessero volontariamente alla norma Uni 10594 (quella che è stabilita
dall'associazione Unic proprietaria del marchio vero cuoio e vera pelle)".
Un esame molto più severo di quelli ordinari da cui gli importatori dell'est,
ovviamente, si tengono bene alla larga. Cosa succederà, infine, nei prossimi
mesi? Purtroppo le attese per il secondo semestre confermano prospettive a
breve non positive. Nell'ultima parte del 2008 un significativo 49% delle
aziende sembra aspettarsi una nuova caduta della produzione, il 38% ritiene
troveranno conferma gli attuali livelli di output, mentre la quota degli
"ottimisti" non supera il 13%. Scopri come ricevere sul tuo cellulare
Repubblica Gold condividi.
( da "Giornale.it, Il" del 06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
L'america ha
adottato misure per contrastare la crisi da 850 miliardi di dollari. L'Europa
si è vista a quattro e ha detto che nessuna banca europea verrà lasciata
fallire. Tutti, me compreso, hanno sostenuto che in una fase eccezionale come
l'attuale si possono adottare provvedimenti eccezionali, con il ritorno
dell'intervento statale. Poi sulle tecnicalità si può discutere per anni, ma il
principio è che lo Stato debba fare qualcosa. Ma se sbagliassimo? é questo il
punto. Guardiamo alla "deficiente regola" volta ad azzerare le
vendite allo scoperto, che più o meno tutte le Borse del mondo stanno
adottando. Chi pensava che solo attraverso questo strumento di limitassero i
ribassi delle azioni, si è sbagliato di grosso. Si introduce una fortissima
distorsione al mercato e non si porta a casa neanche un risultato. ragionamento
simile si può. forse provocatoriamente, fare per gli attuali interventi statali
nell'economia. Non stanno risolvedno il problema borsistica e a ruota neanche
quello di operatività delle banche. Come se non fossero stati fatti. In
compenso ci troviamo le manone ingombranti della politica sui nostri affari.
Speriamo di non dovercene pentire. Gli americani sanno liquidare l'intervento
dello Stato in pochi anni. Noi Europei quando ci sediamo alla tavola del
mercato, ci restiamo anche dopo il dessert. Scritto in finanza Non commentato
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Sep 08 I conti su
Alitalia Fate voi la somma. +Lo stato esce definitivamente dal trasporto aereo
(Marrazzo permettendo) -Balla un miliardino di debiti che pagheranno i
contribuenti +AirFrance chidedeva che i diritti di volo in Italia fossero solo
suoi, ciò non è previsto dal nuovo progetto -Unire due debolezze (Ali e Air)
amplifica una posizione dominante, ma non garantisce un buon servizio +I
sindacati hanno le spalle al muro: o così o si muore -Sono inviatati al tavolo
(passera dixit) per concordare il piano industriale +AirFrance in fondo, ma
mica tanto, è una società pubblica (18% di Sarko') -Airfrance sa far fruttare
una compagnia aerea e viaggia in tutto il mondo +Colaninno&co ci mettono il
grano e si assumono un bel rischio (in Italia praticamente nessuno ha fatto
quattrini con i voli di linea) -Aifrance avrebbe pagato qualcosa alle minoranze
e allo Stato, mentre i nostri eroi oggi si assumono un rischio ma a prezzi ben più da saldo +E' stata Aifrance a rompere le
trattative: aveva posto tre condizioni tra cui l'assenso dei sindacati al piano
di vendita. Che ovviamente non c'è stato -E' stato l'adorato Cav, in campagna
elettorale, a dare indirettamente man forte ai sindacati dicendo che la
compagnia deve restare in mani italiane +Lufthansa e Airfrance e tutte le
compagnie americane non possono essere acquistate da stranieri e dominano sui
rispettivi mercati nazionali -Non è detto che il concetto di italinità o
francesità corrisponda, alla fine, all'interesse molto concreto, dei
cittadini-utenti La somma dei più e dei meno. cari commensali, che risultato
dà? Scritto in Varie Commenti ( 138 ) " (7 votes, average: 2.71 out of 5)
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Invia questo post a un amico 26Aug 08 Alè Magno L'idea di Alè Magno di
istituire una commissione, darla in mano a Giuliano Amato (quello che rinfaccia
Craxi e forse anche lo scippo sui conti corrente) e discutere dei problemi de
Roma, mi sembra una scemata pazzesca. Ogni stagione ha le commissioni di che si
merita. Oggi con la moda dell'anticasta, si deve dunque dare una nobiltà ad una
commissione che comunque non servirà a nulla. Voglio dire che senso ha per un
amministratore cittadino inventarsi grandi temi di discussione. C'è bisogno di
una Commissione per decidere ad esempio che l'acea debba essere privatizzata?
assolutamente no. e di fatti, Alè magno non vuole venderla. C'è bisogno di una
commissione per decidere di ampliare ed eventualmente liberalizzare le licenze
dei tassisti romani? assolutamnete no. E di fatti Alè Magno è l'idoletto della
corporazione dei tassisti. C'è bisogno di una commissione per spiegare ad un
sindaco che se due suoi ospiti olandesi vengono stuprati e presi a mazzate tra
i denti, è il caso almeno nel giorno del fattaccio di tenere la bocca chiusa o
almeno aprirla per chiedere scusa a nome di una città anch'essa ferita? Scritto
in Varie Commenti ( 40 ) " (6 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ...
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post a un amico 14Aug 08 Julius ha visto la luce Il nostro Julius (Tremonti,
per chi non lo sapesse) ha visto la luce. Già si capiva per la verità leggendo
con attenzione un interessante fondo del convertito (alle ragioni ministeriali)
Giannino, di un paio di giorni fa. Un liberale doc, a patto che non si discuta
dell'operato di Julius. Ma ritorniamo alla luce. Su Libero leggevamo: "il
Papa su questo la pensa come Giulio Tremonti, non come gli alfieri del mercato
che sul Corriere della sera e Sole 24 ore da mesi ribattono che quelli contro i
derivati sul petrolio e sul grano sono attacchi di irriducibili passatisti, di
vecchi arnesi nostalgici del protezionismo. Ora si è capito ancor meglio, che i
giudizi del Papa non sono poi coincidenze casuali, con Tremonti" . E poi
oggi finalmente sul Corrierone una domanda (anzi una non domanda) infilata lì
per caso: "A luglio il papa ha condannato la speculazione." E Julius,
poco prima: "Come sempre, nei grandi passaggi della Storia, la visione
della Chiesa è fondamentale per la comprensione dell'esistente". La lieta
novella della parabola di Julius: "L'azione dei governi ha fermato la
speculazione". Sintetizziamo il filo logico del ragionamento: la
speculazione è la peste del secolo-tremonti ha convinto di ciò il papa- la
Chiesa ha sempre una grande visione e la condivide con Julius-i governi,
incalzati da Julius hanno bloccato il contagio malefico. Hip hip hurra. Per
fortuna che abbiamo il nostro adorato Cav. Scritto in Berlusconi IV Commenti (
82 ) " (5 votes, average: 3.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola
Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico
25Jul 08 Obama e l'Italia Folla a Berlino. E poi a Parigi. E of course Londra.
Niente visita in Italia. Il mitico Obama ci riporta con i piedi per terra. Non
contiamo nulla, neanche una visitina, un saluto. Certo facendo jogging ieri a
Berlino e intercettato da un'abile giornalista di Sky24, ha detto: primo o poi
in Italia verrò. Deo gratias. Scritto in Varie Commenti ( 62 ) " (2 votes,
average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Jul 08 Il casco per i
baresi e i mutui per gli americani Fannie e Freddie, nonostante i simpatici
nomi, stanno affossando i mercati di tutto il mondo. Non sono banche e non sono
neanche società per azioni tradizionali. Sono state create per agevolare il
mercato immobiliare americano. In sintesi prestano i
soldi alle banche che prestano i soldi ai clienti per accendere un mutuo. In
questo modo le banche americane avevano sempre risorse fresche per alimentare
il mercato dei prestiti immobiliare. Una volta
comprati i mutui di terzi le due nostre li impacchettano in obligazioni che
cedono sul mercato. Per questa loro caratteristica sociale (agevolare la
proprietà edilizia) sono Gse (Governament sponsor enterprise) e dunque, pur
quotate sul mercato, in ultima analisi sono agenzie governative (come
d'altronde erano in origine). Questa garanzia statale ha permesso loro di
raccogliere danaro a tassi molto vantaggiosi e dunque alimentare la bolla speculativa. Inoltre (toccherebbe ricordarlo a
qualcuno) per statuto non finanziano mutui subprime.. E proprio per questo il
mercato dei mutui subprime (quelli che hanno scatenato l'attuale crisi) è
esploso: le banche tradizionali non riuscivano a fare concorrenza, visti i
tassi superbassi, a Fannie e Freddie e dunque hanno cercato (colpevolmente) di
andare su un mercato a queste precluso: quello dei debitori subprime, insomma
non buoni. Qualche conclusione: 1. Freddie e Fannie, figlie di una concezione
roosveltiana, non sono mai state sul mercato. 2. Sono diventate negli anni 70
un ibrido a noi molto ben conosciuto: privatizzano gli utili e socializzano le
perdite 3. Il salvataggio di oggi è stato scritto ieri quando furono concepite
4. il fatto che prestassero troppo era noto da tempo (lo disse greenspan in
un'audizione davanti al senato) 5. il loro fallimento non è un fallimento del
mercato, ma del regolatore. che ha pensato di cavarsela quotandole sul mercato.
E che ha alimentato per questa via la bolla immobiliare. 6. salvarle oggi è
ragionevole, così come è ragionevole, secondo il sindaco di bari, regalare, a
spese dei contribuenti, un casco ai motociclisti pizzicati senza. Scritto in
pol economica Commenti ( 25 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ...
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post a un amico 07Jul 08 Cosa ne pensano i lib-lib di Julius In questo blog
abbiamo più volte "sfottuto" il nostro Julius per la sua ansia Pop.
L'inutile e dannosa Robin tax, la populistica esclusione dei ricchi (solo
70mila? solo due dei quali in piazza di Spagna a Roma?) dai benefici Ici sulla
prima casa, la card per gli anziani, la lotta contro la speculazione. E via
dicendo. Anzi, già che ci siamo, gli insopportabili slogan contro il
"mercatismo". Senza considerare la mancata liberalizzazione per
eccellenza: e cioè la riduzione delle imposte sui redditi o per lo meno una
prospettiva di riduzione. Che il Dpef non ci da. Insomma quello che pensiamo
sul Julius pop per i nostri commensali (che spesso hanno anche criticato il
cuoco) è pietanza nota, anche se non a tutti gradita. Ieri è arrivata in cucina
una mail di David Baccini, intitolata "Tremonti il socialista ci porterà
al disastro". Vi inoltro le prime righe: "sono sconcertato per il
comportamento schizoide del Ministro Tremonti, nel quale non ho mai riposto
alcuna fiducia e che affonderà il Governo, ma sopratutto per il "sentiment
filogovernista-filotremontiano antimercato" di Giannino: scioccante
davvero. Altrettanto sconcerto va verso l'IBL, che di fronte ad accuse
tremontiane al mercato, a chi (praticamente l'intero popolo europeo) non si
riconosce nel nuovo meta-stato soviet-europeo, alla speculazione, al profitto,
a chi si dice liberista, a chi esige basse tasse, a chi disconosce l'efficacia
della redistribuzione (Robin Tax ed altre puttanate) .. l'IBL tace, in
conformità Gianniniana". Be' in effetti si può condividere con Baccini un
certo stato di solitudine da queste parti. Difficile trovare conforto a
sinistra (lo devo spiegare ancora una volta?), ma anche nei punti di
riferimento dei liberali classici, sembra che ci sia un po' una corsa a non
disturbare il manovratore. La paura di Prodi e accoliti non ci può rinchiudere
in un angolo. Non ci deve spingere verso un'accettazione muta dei provvedimenti
governativi. Insomma se Julius ha deciso di fare una corsa di popolarità con
l'adorato Cav, son cavoli suoi. Non di Noi italiani che abbiamo votato un
governo immaginato liberale. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 55 ) " (4
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 03Jul 08 Bce senza pop La
Bce ha deciso di alzare al 4,25 per cento i tassi di interesse in Europa, con
un ritocco all'insù di un quarto di punto. I governi di mezza Europa (Francia e
persino Germania) le avevano chiesto di non farlo. D'altronde l'economia non
gira e l'inflazione (arrivata al 4 per cento massimo da 16 anni) è più dovuta
al rincaro delle materie prime che ad una forte domanda di consumo. Chi ha
ragione? La Bce non risponde a nessuno. I governi Ue, invece, ai propri
elettori. In questa vicenda il differente grado di responsabilità
(accountability) ha un peso. La politica sembra più attenta al momento, al
breve termine. Palese il caso italiano: subito una dilazione sulla rata dei
mutui (accordo Tremonti-Abi) ma tra 20 anni si paga il conto. Subito la card
sociale per i pensionati più poveri, ma non si riducono permanentemente le
imposte dirette. Subito la tassa sugli odiati banchieri-petrolieri, ma domani
si rifaranno con aumenti sui consumatori. Il respiro immediato è ciò che conta,
nel lungo periodo (come diceva qualcuno che al cuoco non piace tanto) saremo
tutti morti. I banchieri centrali "irresponsabili" per costituzione
si possono permettere l'impopolarità. Sanno che non possono alimentare
aspettative inflattive. La rincorsa prezzi-salari-prezzi è micidiale come dimostrano gli anni 70. E ci sono i
primi segni. La furia sindacale In Italia contro l'inflazione programmata
fissata ll'1,7 per cento nel Dpef (e qui bene ha fatto Julius), il costo del
lavoro in Spagna salito al 5,7 per cento; l'aumento salariale dei pubblici
dipendenti tedeschi fissato quest'anno al 5 per cento. I Banchieri centrali
saranno spietati, ma sanno che un un po' di veleno nel corpaccione europeo
oggi, è meglio di un infarto certo domani. Non accondiscendono alla nuova
ventata pop della politica europea. Scritto in pol economica Commenti ( 17 )
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Rosicchiare la Mela Tra pochi giorni arriva in Italia un oggetto di culto. Sì
qualche volta anche in questa zuppa si assaporano pietanze leggere. Si tratta
del nuovo telefonino 3g della Apple. Come sapete il cuoco ha una certa passione
per la Mela. Oggi il sole 24ore ha anticipato i possibili piani tariffari che
Vodafone e Tim applicheranno al mitico gadget. Lo diciamo subito: troppo cari.
Il nuovo telefono è pensato per stare spesso collegato, anche in remoto, su
internet. Insomma brucia bytes su bytes. Gli operatori invece fanno finta di
nulla e nelle loro ipotesi di abbonamento prevedono tariffe flat fino a 1gb
(Tim) e 600 Mb (Vodafone). Un po' tirchietti. C'è da scommettere che i mela
maniaci che vorranno aver subito l'oggetto del desiderio pagheranno un
biglietto di ingresso piuttosto caro: e a riscuoterlo non sarà la Apple, ma i
due gestori di telefonia. Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (1 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 22Jun 08 Appunti in manovra
La manovra presentata dal governo vale quasi 35 miliardi di euro, per il
prossimo triennio. Anche se alcuni effetti (per un paio di miliarducci) si
faranno sentire da quest'anno. In sintesi si riduce la spesa pubblica corrente
del 2 per cento nel triennio: si sforbiciano risorse per gli enti locali (-9.2
miliardi), la pa, la sanità (-5 miliardi), la scuola (-8 miliardi e meno
100mila prof) e altro ancora. La pressione fiscale sale, alla fine del
triennio, al 42,9 per cento del Pil (più 0.1 rispetto all'eredità prodiana).
Questa manovra ci permetterà nel 2011 di avere un rapporto tra debito e pil
inferiore al 100 per cento. La manovra è fatta per la gran parte dalla
riduzione di spesa pubblica e questo è un bene. Nel 2011 la spesa pubblica
dovrebbe fermarsi (si fa per dire posto che in termini assoluti aumenta) a 753
miliardi di euro (compresi 86 miliardi di interessi sul debito), il 38.3 per
cento del nostro Pil. C'è un aumento delle imposte per il primo anno
quantificabile in 4 miliardi: si fanno piangere quelli che Julius ha
indentificato come i "ricchi": petrolieri, elettricisti, banchieri,
manageroni e cooperatori. In altre parti della zuppa abbiamo già detto cosa
pensiamo della Robin tax e recentemente in maniera caustica ma chiara lo ha
scritto anche il perfido Boeri su Republik. Obiettivamente il peso delle
maggiori entrate sul complesso della manovra è risibile e dunque con una alca
selzer possiamo digerirlo. Resta la parta migliore della manovra: Citiamo,
gustandoli assai, alcuni ingredienti in modo disordinato: abolizione
dell'obbligo della tracciabilità dei compensi, morte dell'elenco fornitori,
semplificazioni sulla privacy e sulla tenuta dei libri per le imprese. E ancora
divieto di cumulo tra pensione e lavoro, impresa in un giorno, rateizzazioni ruoli,
liberalizzazione dei servizi pubblici locali, ripristino della superBiag e stop
della limitazione dell'uso dei contati a 5000 euo. Uffff. Niente male. Scritto
in Berlusconi IV Commenti ( 14 ) " (4 votes, average: 2.5 out of 5)
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Milano. Lavoro da qualche anno al Giornale e scrivo di economia e finanza.
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Varie (36) Ultime discussioni gamaximo: Egr. Sig. Porro, abbiamo scritto e
dibattuto in abbondanza su Alitalia e sulle vicissitudini che hanno... david
baccini: Mauro sei irrecuperabile, non ti rispondo. Tremonti vaneggia. in
realtà chi comanda oggi è... david baccini: grazie infinite Cazzaniga!!! Mauro,
non ti rispondo neanche, come ti ho già scritto, parlo e discuto... Avv.
Filippo Matteucci: Ritorno all'economia reale? Dopo la crisi finanziaria delle
borse è diventato di moda... mauro: Eclissi americana E' indubbio che il
mercato economico americano, negli ultimi anni, sia stato animato... I più
inviati I "cagasotto" - 4 Emails Ancora sui Precari Veneti - 1 Emails
AliTaglia - 1 Emails Morti di ipocrisia - 1 Emails Piccolo sfogo sul
meraviglioso Ferrara - 1 Emails Il casco per i baresi e i mutui per gli
americani - 1 Emails I conti su Alitalia - 1 Emails Blog amici Alex Tabarrok
crilla Finanza e Macro freakkkettoni IBL La città dei liberi Libertysoldier
rass.stamp 11min In prova Ecodiario October
( da "Miaeconomia" del 06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
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e genitori iscritti in CrifMutuo fondiario e un mutuo ordinarioMutuo per
immobile all'esteroDetrazione mutuo e abitazione principaleSospensione
pagamento mutuo CASA " Casa news Si arresta la corsa del mattone
(19/09/2008) Nel primo semestre 2008 il mattone del Belpaese ha registrato i
primi segnali negativi, confermando così la tendenza messa in atto già alla
fine del 2007. Un momento no del mercato immobiliare
che ha visto scendere i prezzi delle case del 2,7%,
nelle grandi città, del 2,3% nei capoluoghi di provincia e dell'1,9% nei comuni
dell'hinterland delle grandi città. Mentre le erogazioni sui mutui, nel primo
trimestre, hanno segnato una leggerissima flessione pari allo 0,18%, secondo i
dati di Bankitalia. È quanto rileva l'osservatorio Tecnocasa, confermato dai
dati Gabetti, che indicano fino ai primi mesi del 2009 un trend di assestamento
e in linea con l'andamento attuale. Secondo le agenzie immobiliari, gli
italiani frenano gli acquisti e, quando non possono farne a meno, sono
selettivi e prudenti. Analizzano, inoltre, costi e qualità e scelgono dopo
lunghe trattative, non di rado strappando qualche sconto. Tecnocasa e Gabetti
fotografano quindi una realtà congelata al ribasso: gli acquisti calano del
15%. L'offerta c'è, anzi aumenta, specie in periferia, ma i compratori diminuiscono.
Ottenere un mutuo è sempre più difficile e soprattutto costoso, dal momento che
il tasso di riferimento è schizzato oltre il 6%, il livello più alto dal
( da "Miaeconomia" del 06-10-2008)
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pagamento mutuo CASA " Casa news Si vende meno ma a caro prezzo
(15/09/2008) In Italia non ci sarà la bolla
immobiliare. Parola di Scenari Immobiliari che nel
suo Focus dell'European Outlook 2009 mette nero su bianco la situazione del
BelPaese. Il mercato residenziale italiano, dopo anni di crescita ininterrotta,
registrerà nel 2008 una pesante flessione negli scambi, ma rispetto alla
situazione europea - in grande affanno - l'Italia si difende bene e metterà a
segno a fine 2008 un incremento delle quotazioni del mattone residenziale del
2%. Anche se a fine anno le compravendite di case
saranno in tutto circa 700.000 con un calo del 13%. "È un effetto,
iniziato nel quarto trimestre del 2007 - spiega il presidente di Si, Mario
Breglia Breglia - dell'abbinata aumento del costo dei mutui e maggiore severità
nell'erogare il credito alle famiglie per l'acquisto di una casa". La
discesa delle compravendite si concentra soprattutto nella fascia di mercato
medio-bassa come capacità di spesa (entro i 250mila euro), riferita a
lavoratori immigrati e giovani coppie. Le compravendite sono calate in
particolare nelle grandi città, anche per diminuzione dell'offerta, mentre sono
in lieve aumento nei comuni metropolitani. Nel primo semestre dell'anno è
proseguita la realizzazione di nuove costruzioni che ormai rappresentano il 18%
del totale offerto, e il rimbalzo ipotizzato nel corso del 2009 dovrebbe
riguardare proprio il nuovo. Gli altri numeri del Focus di Scenari Immobiliari
mostrano un incremento dell'1% medio delle quotazioni nel 2009 sul 2008,
risultato del calo più consistente (-2,5%) nelle grandi città, +0,5% negli
altri capoluoghi, +1,7% nei piccoli centri. In particolare, per un appartamento
al centro di Roma occorre investire tra i 6.400 e gli 8.700 euro, mentre a Milano
servono tra i 5.400 e i 7.500 euro. Capitolo a parte per gli affitti. I
rendimenti da locazione sono in calo, dopo aver toccato il 5% nel corso
dell'ultimo biennio. I canoni medi sono infatti elevati rispetto alla capacità
di spesa degli inquilini e aumenta notevolmente il numero delle case sfitte, pur esistendo un'ampia domanda, sia di tipo
sociale che normale. Si consolida una domanda verso i prodotti ad elevato
contenuto di innovazione e con sostenibilità ambientale. Con uno sguardo ai
mercati immobiliari europei emerge che a comprare casa a Londra rischia di
diventare veramente difficile dal momento che un appartamento nel centro della
capitale britannica costa da un minimo di 11.000 ad un massimo di 16.000 euro
al metro quadro. Leggermente più economica New York, dove si spendono dai 9.500
ai 15.000 euro. Mentre una casa a Parigi costa in media dagli 8.200 agli 11.500
euro al metro quadro. Tra le grandi città europee la più economica è Oslo, dove
per un appartamento in centro bastano dai 1.500 ai 2.700 euro. 67 voti - "
Vota questa notizia ".
( da "Miaeconomia" del 06-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
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immobile all'esteroDetrazione mutuo e abitazione
principaleSospensione pagamento mutuo CASA " Casa news Scendono i prezzi delle case (09/09/2008) La crisi
comincia a far sentire i suoi effetti sul mercato immobiliare. Il primo semestre 2008 - si legge un rapporto dell'ufficio
studi di United Business Holding (UBH) - segna un calo medio nazionale del 7%
dei prezzi delle abitazioni
rispetto allo stesso periodo del 2007, mentre il numero delle
compravendite segna una flessione compresa fra il 13 e il 15%, la prima dopo 10
anni di rialzi e un 2007 meno brillante. Le città che hanno subito la maggiore
flessione dei prezzi sono Napoli e Palermo (-9%), seguono
Roma (-8,3%) e Milano (9%). Torino, ancora in positivo a marzo di quest'anno,
vede un calo in media del 6% circa come Bologna, Genova, Firenze e Catania. Un
trend discendente già anticipato dai risultati del primo trimestre del 2008,
quando già il numero degli scambi di immobili aveva registrato un'accelerazione
al ribasso rispetto al -4,6% con cui si era chiuso il 2007. Secondo l'ufficio
studi di Ubh dopo 10 anni di forti accelerazioni dei prezzi
e di compravendite sempre in aumento (dalle 600mila del 1999 alle 800mila del
2007) il mercato doveva necessariamente rallentare. Mentre dal punto di vista
congiunturale le cause del calo sono da attribuire a due fattori: da una parte
all'appiattimento della domanda da parte dei redditi più bassi e precari e
dall'altra alla domanda di sostituzione delle famiglie che sconta il
disorientamento di queste per le dinamiche dei prezzi.
Con prezzi minori e meno richieste, risultano piu'
brevi le trattative. "Con un prezzo di offerta, in particolare di
un'abitazione usata da ristrutturare - spiega Ghisolfi - inferiore del 10%
rispetto a un anno fa, la vendita si conclude in tempi molto piu' brevi
rispetto alla media nazionale di 5,8 mesi". Tengono maggiormente i valori
delle nuove costruzioni grazie anche al fatto che l'offerta, ad eccezione di
alcune aree soprattutto del centro Italia, sia ancora inferiore rispetto alla
domanda. La crescita zero dei valori significa ovviamente un calo in termini
reali almeno del 3,5%. Per la fine del 2008 la dinamica di aggiustamento dei prezzi si confermerà con ulteriori ritocchi al ribasso di
2-3 punti percentuali, le compravendite si dovrebbero stabilizzare intorno alle
680-700mila unità scambiate, confermando la percentuale di decremento del primo
semestre. 99 voti - " Vota questa notizia ".
( da "Secolo XIX, Il" del 07-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
MASSIMO BALDINI dalla
prima pagina Evidentemente i due fatti non sono stati ritenuti sufficienti.
Molti attribuiscono questa crisi globale al fallimento del mercato, altri al
fallimento della politica. Sono vere entrambe le cose. La causa principale
consiste nell'assoluta insufficienza che ha mostrato, nel mercato finanziario
Usa, il sistema di controlli e bilanciamenti tipico della democrazia americana.
Per anni le banche hanno continuato a concedere credito a debitori che non
avevano sufficienti garanzie patrimoniali, confidando in una continua crescita
dei valori immobiliari, quando già avevano raggiunto assurdi livelli da bolla. In un mercato finanziario molto sviluppato come
quello americano, gli operatori non si sono fermati qui, ma hanno emesso titoli
garantiti da mutui non solidi, aumentando enormemente il grado di incertezza
complessivo. Ora siamo arrivati alla paralisi totale del sistema: nessuna banca
è disposta a fare prestiti ad altre banche, se non a costi altissimi, perché
non è sicura di ottenere, alla scadenza del contratto, la restituzione dei
soldi prestati. Questo sistema drogato si è potuto sviluppare, raggiungendo
livelli di rischio altissimi, sfruttando non solo una clamorosa inadeguatezza
dei meccanismi di controllo, ma anche un sostanziale sostegno da parte della
politica. Fino al 2003 i mutui sub-prime non erano particolarmente diffusi.
Poi, sia i democratici che i repubblicani hanno incoraggiato le banche ad
allargare i cordoni della borsa per garantire a tutte le famiglie, una delle
componenti essenziali del sogno americano, la casa in
proprietà, magari con un bel giardino. E questo proprio mentre si sarebbe
dovuto capire che la bolla immobiliare sarebbe prima o poi esplosa. Come più volte aveva ammonito l'ex
presidente della Federal reserve, Alan Greenspan.I mercati possono funzionare
solo se vengono rispettate regole chiare e trasparenti, cosa che in
questi anni non è stata fatta. Ora gli stessi politici che con i propri errori
hanno scatenato una crisi finanziaria globale propongono, per la sua soluzione,
nuove forme di intervento pubblico. Al punto in cui siamo arrivati, l'entrata
in campo degli Stati è ormai inevitabile, se non vogliamo rischiare che il
mercato dei prestiti si blocchi del tutto. Le conseguenze per l'economia reale
sarebbero drammatiche. Moltissime famiglie e imprese hanno bisogno di
finanziamenti per la loro normale attività, quindi servono banche disposte a
fare prestiti a tassi ragionevoli. E serve anche ripristinare condizioni minime
di fiducia. Molto più dubbio è se il piano del Tesoro americano sarà in grado
di rimettere i mercati in condizione di funzionare in modo ordinato. Le Borse
ieri hanno dimostrato di non crederci. Del resto, il piano vale circa 900
miliardi di dollari, ma negli Stati Uniti da soli il valore totale dei mutui in
essere supera i diecimila miliardi, dunque addirittura più di dieci volte
tanto. Come riconoscere, oggi, i mutui che non verranno rimborsati nei prossimi
mesi? È un bel problema, contro cui il piano offre poche garanzie. L'esito più
probabile sarà quindi una ripulitura del mercato finanziario che passerà
soprattutto attraverso le vie più consuete, cioè fallimenti e fusioni tra
aziende di credito. Se, pertanto, il piano Paulson eviterà il crac dei mercati,
avrà fatto anche troppo, ma gli interventi pubblici possono solo limitare i
danni e impedire che tutto crolli. Torneremo però a un nuovo e sano equilibrio
solo dopo che chi ha sbagliato sarà sostituito da nuovi soggetti e dalle banche
che si sono mostrate più oneste e accorte. Non ci sono, in altre parole, vie di
uscita miracolose da questa crisi. Bisogna anche consentire al mercato di
rinnovarsi da sé. Salvare tutte le banche sarebbe una scelta miope, con il
rischio che in futuro si possano ripetere gli stessi errori. Queste
considerazioni valgono a maggior ragione per l'Europa. Qui la crisi, malgrado
le apparenze, è probabilmente meno grave, con l'eccezione di Irlanda e Regno
Unito. I mutui subprime proprio non esistono nel nostro Paese, che continua
infatti a presentare tassi di insolvenza molto bassi. Pensare di risolvere
tutto con i salvataggi pubblici potrebbe essere controproducente. Bene, quindi,
incentivare le banche a ricapitalizzarsi e a garantire i depositi, ma non c'è
nulla di male se alcune falliscono. Peggio sarebbe salvarle con il denaro
pubblico, per rifare tante Alitalia. L'essenziale è garantire che i mercati
finanziari continuino a funzionare, e per questo oggi occorre un qualche
intervento pubblico, ma senza correre il rischio di cadere nello statalismo.
Anche perché l'intervento pubblico non può rimettere in sesto l'economia reale.
In questi giorni il problema centrale è impedire il collasso del mercato del
credito, ma sullo sfondo c'è infatti una economia reale che, nel Vecchio
continente, è ferma o in recessione, anche in Italia. Una volta superata questa
crisi, per rimettere in moto le nostre economie continuiamo ad avere bisogno di
riforme strutturali in tutti i mercati, non di banche pubbliche o di aziende
controllate dagli amici della politica. 07/10/2008 strategieSalvataggi entro i
giusti limiti, senza dimenticare che qualche fallimento può essere salutare per
ripartire su basi nuove 07/10/2008.
( da "Messaggero Veneto, Il" del 07-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
L'EUFORIA
IMMOBILIARE ANATOMIA DI UN CRAC di TOMMASO MONACELLI Supponete di essere un
cantante proprietario dei diritti su un famoso brano musicale di qualche anno
fa. Supponete di essere un po' in declino, di fama ed economico, e di avere
bisogno di liquidità: sareste un individuo ideale per attivare un processo di
asset-backed securitization (Abs). In altre parole: vi indebitate e garantite
di ripagare il debito con il flusso futuro di entrate derivanti dalle
royalties. Niente di più utile quindi: il cosiddetto processo di Abs permette
di trasformare un asset illiquido (i vostri diritti sono difficili da vendere
direttamente) in una disponibilità ampia e immediata di liquidità. Se voi foste
un creditore, prestereste soldi al cantante, magari se questo cantante è
Michael Jackson? Credo di sì: le royalties sui suoi successi sono una garanzia.
Sostituite ora il cantante con la banca A, che ha bisogno di fondi o che
semplicemente vuole fare profitti. E sostituite le royalties con il flusso
futuro atteso delle rate di un mutuo immobiliare. La
banca A estende un mutuo contemporaneamente a cento famiglie, di diversa
rischiosità. Quindi bussa alla porta della banca B per chiedere un prestito e
garantisce il prestito con il flusso futuro atteso delle rate dei mutui. Si
attiva una particolare forma di Abs chiamata Mbs, mortage-backed security.
Anche in questo caso asset illiquidi (i mutui) sono sintetizzati in modo da
trasformarsi in liquidità immediata per la banca, che a sua volta serve per
finanziare investimenti delle imprese o per estendere nuovi crediti ad altre
famiglie. In alternativa, la banca A può semplicemente vendere questo titolo
alla banca B. Il tutto sembra una buona idea, sia per la banca A che per le
famiglie, che riescono a comprarsi una casa. Ma a due condizioni. Primo, che il
gruppo di famiglie sia sufficientemente diversificato nel rischio: nel gruppo
non ci devono essere caratteristiche troppo simili che potrebbero portare tutte
le famiglie a fallire contemporaneamente. Esempio estremo: tutte le famiglie
vivono nella stessa città colpita dalla chiusura di un'azienda. Secondo, che
esista una certa fiducia nel fatto che il valore di questi asset - i mutui e
quindi le case sottostanti - continui a crescere nel
tempo. Quando c'è fiducia nel fatto che i prezzi delle case
continuino a crescere nel tempo, se anche un certo numero di famiglie dovesse
fallire sarà sempre possibile rivalersi in futuro su immobili il cui valore è
cresciuto nel tempo. Nella maggior parte dei casi, con un mercato immobiliare in pieno boom, un buon affare, nonostante il
fallimento del debitore (la famiglia). In tutto questo, com'è tutelata la banca
B? Se le due condizioni sono verificate, la banca B non dovrebbe avere problemi
a prestare soldi alla banca A, oppure ad acquistare il titolo. Di solito, però,
nel passaggio dalla banca A alla banca B interviene un altro operatore:
tipicamente una agenzia assicurativa. Il ruolo dell'agenzia assicurativa
(pubblica o privata) è cruciale, perché garantisce la bontà del credito
sottostante il titolo e quindi permette che possa avere un mercato. Senza
questa assicurazione, tutto il processo si bloccherebbe: non solo la banca B
sarebbe più riluttante a comprare il titolo dalla banca A, ma la stessa banca A
non attiverebbe il processo di Abs fin dall'inizio. Questa è l'anatomia del
sistema di asset-backed securitization che è cresciuto a dismisura negli Stati
Uniti negli anni Novanta e Duemila. Il sistema funziona così. Lo sviluppo
dell'innovazione finanziaria di tipo Abs permette prospettive di ripartizione
del rischio per gli operatori finanziari mai viste prima. Questo induce gli
operatori stessi a una concorrenza sempre più ampia nell'estendere credito,
soprattutto immobiliare, spingendo al rialzo la
domanda di investimento immobiliare e quindi i prezzi. A sua volta, prezzi
immobiliari più alti e, soprattutto, la fiducia in continui rialzi futuri,
innescano un meccanismo di accelerazione, perché inducono a rafforzare il processo
di Abs, che a sua volta genera un'ulteriore spinta della
domanda di mutui e dei prezzi delle case e così via. Aggiungete, a partire dal 2001, tassi di interesse
estremamente bassi e il quadro appare chiaro. Non una "bolla" quindi, ammesso che qualcuno
ne abbia chiaro il significato, né un eccesso di avidità o di mancanza di
etica, ma un meccanismo razionale sostenuto da un ingrediente centrale,
forse l'unico effettivamente non razionale: le aspettative euforiche
sull'andamento futuro dei prezzi immobiliari.
Supponete, infatti, che a un certo punto i prezzi
immobiliari comincino a crollare. Ma, soprattutto, che lo facciano in tutto il
paese contemporaneamente, dalla periferia di Phoenix alle spiagge di Miami. La
seconda condizione perché il processo di Abs stia in piedi viene quindi a
mancare. Ma improvvisamente, proprio perché il crollo è generalizzato, viene
anche a mancare la prima, che la rischiosità delle famiglie sia
sufficientemente diversificata. Tecnicamente, il crollo generalizzato dei prezzi immobiliari corrisponde alla realizzazione di un
rischio aggregato, che, come tale, non è diversificabile: se fallisce la
famiglia della periferia di Phoenix, la banca non può consolarsi con il boom
del mercato immobiliare di Miami, perché entrambi
crollano. Se il processo di asset-backed securitization si blocca, si ferma il
mercato dei cosiddetti titoli mortage-backed. Nessuno li vuole più e il loro
prezzo crolla. Ma se la banca B (Lehman Brothers?) ha molti di questi titoli a
bilancio, ecco che il valore delle sue passività, relativamente alle attività,
improvvisamente si amplifica. Se lungo la catena Abs le banche di tipo B sono
molte, ed erano molte nel mercato finanziario americano, ecco che l'operatore
assicurativo che garantiva il funzionamento del sistema si trova a far fronte a
una richiesta di copertura rischi fuori controllo. Sorprende allora che la
compagnia assicurativa Aig o che le agenzie governative di garanzia dei mutui
Fannie Mae e Freddie Mac siano andate al collasso? Ma soprattutto, visto il
ruolo strutturale delle compagnie assicurative nel sostenere il processo,
sorprende che queste siano state salvate mentre la banca B (Lehman) no? Nel
mare di commenti sulla crisi finanziaria recente, tre considerazioni
aggiuntive. Prima, sembra essenziale un intervento volto a riassorbire i titoli
mortage-backed che non trovano più mercato. Ma altrettanto essenziale è che
l'intervento sia dettagliato e trasparente. Si tratta infatti di ricostruire o
al limite di "sostituire" un mercato che non funziona più. Senza
trasparenza non c'è possibilità che il sistema si riattivi, o che si rinnovi.
Seconda, appare chiaro che l'anello debole del sistema siano gli istituti
assicurativi. Se deve intervenire una riforma delle regole di vigilanza, questa
non può prescindere dal loro ruolo, pubblici o privati che siano. Terza,
l'Italia. Si sente dire che "siamo al sicuro perché lontani dall'epicentro
del sistema". Verrebbe da dire: per fortuna, invece, che siamo
"vicini", nel senso di essere a pieno titolo nell'euro. Se per
disgrazia la nostra principale banca italiana dovesse fallire, chi
interverrebbe? E soprattutto, se fossimo ancora alla lira, chi conterrebbe una
crisi di fiducia sulla nostra valuta? (Tratto da www.lavoce.info).
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO data: 2008-10-07 - pag: 14 autore: Crisi del credito. Il più ricco Stato
americano ha dovuto chiedere un prestito di 7 miliardi al Tesoro per superare
l'emergenza California, in cassa soldi per 20 giorni Se entro fine mese non
arriveranno i fondi, non verranno pagati gli stipendi pubblici Daniela Roveda
LOS ANGELES Al ristorantino "Le Pain Quotidien" di Brentwood Arnold
Schwarzenegger va spesso a giocare a scacchi con gli amici il sabato mattina,
ma questo fine settimana il governatore non si è visto. Lo aspettava Dawn
Silheavy, maestra della scuola elementare Benjamin Franklin del quartiere di
Santa Monica. "Ero andata per sentire direttamente dal governatore se è
vero che non riceverò lo stipendio a fine mese perché lo Stato non ha i soldi per
pagarlo". La signora fa fatica a crederci, eppure è vero: di questi tempi
nemmeno lo Stato della California, ottava potenza economica del mondo, 35
milioni di abitanti, 1.800 miliardi di Prodotto interno lordo, riesce a pagare
i conti o a farsi prestare soldi, a qualsiasi tasso di interesse. Oggi alla
California servono ben 7 miliardi di dollari per colmare il gap tra le spese
correnti e le entrate fiscali che affluiranno nelle casse statali non prima
dell'aprile 2009. Schwarzenegger nel week-end non è andato a giocare a scacchi;
era al telefono tutto il giorno con Washington, in fila con gli altri
questuanti - banche, enti pubblici, stati - nella speranza di ottenere un
prestito d'emergenza dal Tesoro americano. Normalmente la California non ha
problemi nel vendere al pubblico revenue anticipation notes, strumenti del
mercato monetario utilizzati per colmareil temporaneo divario tra entrate e
uscite. Ma la grave crisi finanziaria nazionale, peggiorata negli ultimi 10
giorni, ha letteralmente tagliato fuori la California dal mercato del credito.
Quest'anno, come se non bastasse, lo Stato ha ricevuto solo un A+dalla Standard
&Poor's e A1 da Moody's, il voto più basso tra tutti gli stati americani ad
eccezione della Louisiana, a causa della gravità della crisi dei mutui subprime
e della condizione in cui versano le sue finanze, un buco di 15 miliardi di
dollari in bilancio. Nemmeno i muscoli di Schwarzenegger sono riusciti a
convincere le istituzioni finanziarie a prestare a questa potenza economica in
ginocchio. Alla immensa California e al suo minaccioso governatore non resta
che fare l'elemosina. Di fronte a un piano di salvataggio del sistema
finanziario americano nell'ordine di 700 miliardi di dollari, i sette miliardi
di dollari chiesti da Schwarzy paiono briciole. Ma un intervento da sette
miliardi di dollari - 200 dollari per abitante, sei volte l'attuale fabbisogno
di cassa dello Stato di New York - diventerebbe il maggior salvataggio della
storia di un ente pubblico americano. Per ora il record è detenuto dal Comune
di New York che nel 1975, sull'orlo del fallimento, ottenne una linea di
credito da 2,5 miliardi di dollari dal Governo federale. Intanto i segni della
crisi sono sempre più visibili, anche a occhio nudo. I negozi di Rodeo Drive
sono semideserti. I ristoranti dove vanno abitualmente a mangiare Tom Hanks e
Steven Spielberg sono mezzi vuoti, ci sono le star ma mancano i curiosi che ci
vanno nella speranza di sedersi accanto a qualche celebrità. Il volume d'affari
dei ristoranti di Los Angeles, secondo un sondaggio, è giù del 30% rispetto
all'anno scorso. è calata anche l'affluenza alle palestre e ai saloni di
bellezza, diminuiscono le operazioni di chirurgia plastica, le iniezioni di
Botox, insomma i californiani stanno tagliando tutte le spese non strettamente
necessarie. E molti si stanno preparando a sfrondare anche le spese necessarie
perché il futuro non è roseo. Se questi sette miliardi non salteranno fuori
entro il 29 ottobre, ha spiegato il tesoriere statale Bill Lockyer, lo stato
sospenderà i pagamenti degli stipendi degli insegnanti, delle forze
dell'ordine, degli infermieri degli ospedali pubblici, di tutti gli impiegati
statali. I dipendenti pubblici non potranno pagare l'affitto, la bolletta della
luce, i debiti accumulati sulle carte di credito, le rate sulla macchina,
l'effetto a catena sull'economia sarebbe insomma disastroso. L'economia
californiana sta già soffrendo più che ogni altro Stato - ad eccezione della
Florida - della crisi dei mutui subprime. Solo nel mese di agosto 33mila
californiani hanno perso la casa e altri 101mila hanno ricevuto l'avviso di
pignoramento. In California sorge la città - Stockton- con il più alto tasso di
pignoramenti della nazione, una casa su cinquanta. A Los Angeles i prezzi delle abitazioni sono crollati del 25,3% nel corso
dell'ultimo anno, a San Diego del 24,2% e a San Francisco del 23,7 percento.
Solo in tre altri grossi centri metropolitani - Miami, Phoenix e Las Vegas- la
crisi immobiliare è stata più
pesante. Le implicazioni dello scoppio della bolla
immobiliare sono state devastanti per le finanze
pubbliche, ma le diatribe politiche sono state forse ancor più dannose per il
futuro dell'economia californiana. Di fronte a un allarmante deficit da 15
miliardi di dollari, quest'estate repubblicani e democratici si sono
accapigliati e impuntati testardamente sulle proprie posizioni. I
repubblicani hanno detto categoricamente no a qualsiasi aumento delle tasse,
anche se proposto dal lorogovernatore e collega di partito; i democratici hanno
proibito di tagliare certi servizi sociali. Ci sono voluti mesi di trattative
per approvare il bilancio 2008-2009 il 23 settembre scorso, con ben 85 giorni
di ritardo. Le fortune della California sono girate come una banderuola se si
pensa che solo otto anni fa lo Stato godeva di un surplus di bilancio di 12
miliardi di dollari. "Invece di metterli da parte in un fondo di emergenza
- dice l'opinionista Dan Walters - repubblicani e democratici li hanno
sperperati in un'orgia di spese e tagli alle tasse, una delle decisioni
politiche più irresponsabili della storia". I californiani, a loro
credito, nel 2003 decisero di revocare il mandato al governatore democratico
Gray Davis quello che aveva presieduto all'"orgia di spesa" -
sostituendolo con Schwarzenegger. Chi meglio di lui avrebbe potuto mettere in
riga un gruppo di parlamentari indisciplinati e iniettare una dose di rigore
nell'amministrazione della cosa pubblica? Ebbene nemmeno Schwarzenegger c'è
riuscito, anzi il deficit pubblico non solo non è calato ma è addirittura
peggiorato. Prova che la politica è più forte dei muscoli di Terminator.
droveda@ilsole24ore.us SENZA FIDUCIA Los Angeles ha ormai il rating più basso
degli Usa (a parte la Louisiana) e non riesce a finanziarsi con nuove emissioni
di titoli REUTERS Terminator in difficoltà. Arnold Schwarzenegger (il quarto da
sinistra), 61 anni, da cinque alla guida della California, assieme ai
governatori americani e messicani delle regioni di frontiera: tutti vestiti da
Terminator.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-07 - pag: 13 autore: Le località
cresciute sulla bolla immobiliare scoprono tutta la
fragilità del boom Il risveglio amaro di Midleton MIDLETON. Dal nostro inviato
"Wallis' Bar & Auctioneers and real estate valuers". L'insegna su
sfondo azzurro chiaro, quell'azzurro che gli irlandesi sognano di vedere
alzando gli occhi al cielo, non lascia dubbi: questo pub vende case. Al fianco dell'entrata in legno che ricorda i saloon
dei film western americani, un'inequivocabile vetrina mette in bella mostra le
fotografie delle case vendita nella zona. "La
famiglia Wallis è proprietaria del pub e anche diun'agenzia
che vende case",
conferma con imbarazzo il barista. I Wallis sono il risultato della rivoluzione
che negli ultimi cinque anni ha sconvolto la vita di Midleton, cittadina a
venti minuti da Cork: la bolla immobiliare. Lungo la strada principale che su un chilometro e mezzo spacca
in due questo piccolo centro con poco più di 10mila abitanti, pub e
negozi delle scommesse hanno ridotto i ranghi, lasciando spazio
all'insediamento di innumerevoli agenzie immobiliari, avvocati specializzati
nella compravendita di case, broker e financial
advisors esperti in mutui. A Main Street si fanno concorrenza Cashman&
Molloy, Coolbawn Mortgages, Adrianna Hegarty, Maurice Ahern, Wallis, Shery Fitzgerald
O'Donovan, Mc Carthy& McGrath, Ccm Property Network, Guilfoyles...: tutti
hanno lo stesso obiettivo, vendere case
sopravvalutate. "Dieci anni fa a Main Street c'erano due agenzie
immobiliari: adesso sono una decina- commenta la proprietaria del negozio di
articoli da regalo "Bright ideas" - sono spuntate come funghi"
Ma ora anche Midleton è in recessione: dopo una crescita al 5,2% medio dal 2002
al 2006, in l'Irlanda il Pil segna -0,8% quest'anno e -0,9% per il 2009.
"Una follia. Solo questa parola può spiegare cosa è successo qui in
Irlanda- afferma con tono sconsolato Adrianna Hegarty, titolare di un'agenzia immobiliare di Midleton - negli ultimi tempi la gente
comprava case a qualsiasi prezzo, se le contendeva: ho
venduto una villetta bifamiliare a 340mila euro, ora ne vale 220mila. Scenderà
ancora ". La tigre celtica è stata concepita dal real estate, alimentata
da costruzioni, edilizia e drogata dalla bolla immobiliare.
Il lungomare verdeggiante dell'Irlanda del Sud,dove pascolano indisturbate
enormi mucche, è stato trasformato in un terreno di caccia per la tigre. La
storia di una villetta di 80 mq con meno di un ettaro di terreno nei pressi di
Ballymaloe (a mezz'ora da Cork) vale per tutte: acquistata per 10mila sterline
irlandesi (13.000 euro) nel 1993, dopo cinque anni viene rivenduta a 50mila
euro. Nel 2001 cambia nuovamente proprietario: una giovane coppia la compra per
110mila e con un secondo mutuo la ristruttura investendo altri 150mila: nel
2005 la tenuta viene valutata 400mila euro e agli inizi del 2007 puntava verso
quota 500mila euro. La sua svalutazione per ora è contenuta perché è per
cottage così speciali l'offerta non supera ancora la domanda. Sarà il calo dei prezzi delle case a uccidere la tigre celtica, data già per
morta da tanti commentatori irlandesi? "Ci stiamo svegliando come dopo
aver preso una sonora sbornia", ironizzano. Qual è stata la miccia che ha
acceso la rincorsa all'acquisto delle case?"Il
più grande beneficio del nostro ingresso nell'unione monetaria è stato il calo
dei tassi, ma per lunghi anni ha incoraggiato gli eccessi del debito delle
famiglie per comprare casa e degli imprenditori per costruire " è la tesi
dell'autorevole editorialista Sean Sexton del settimanale irlandese Magill.
Fatto è che le costruzioni di nuove abitazioni crolleranno dal picco delle
88mila unità del 2006 alle 25mila del 2009. "Chi ha bisogno di acquistare
casa spera di ottenere qualche beneficio nel Budget", spiega Adrianna. Ma
il Governo di Cowen è alle prese con conti pubblici allo sbando: dopo una serie
di surplus quest'anno il deficit/ Pil rischia di sfondare il 5% mentre le
proiezioni per il 2009 (senza la Finanziaria del prossimo 24 ottobre) arrivano
al 7 per cento. E sul rapporto debito/Pil pesa l'imprevedibilità della garanzia
concessa su depositi e debiti. Proprio i tassi sui depositi fanno ora notizia a
Main Street a Middleton: 10% per 20 mesi. I.B. CONTI ALLO SBANDO Dopo la lunga
fase della crescita a una media del 5,2%, per quest'anno e per il prossimo
l'economia è prevista in recessione.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore sezione:
IN PRIMO PIANO data: 2008-10-07 - pag: 13 autore: Nel piano di Dublino garanzie
ad alto rischio Crescono i dubbi sul salvataggio delle banche Isabella Bufacchi
DUBLINO. Dal nostro inviato Se il Governo irlandese dovesse far fronte a tutti
i 400 miliardi di euro di depositi e debiti di Anglo Irish Bank, Allied Irish
Bank-Aib, Bank of Ireland, Irish Life & Permanent, Educational Building
Society e Irish Nationwide con la garanzia dello Stato il rapporto debito/Pil
dell'Irlanda schizzerebbe dal 25,4% del 2007 al 210 per cento. Se la garanzia
dovesse essere estesa alle banche non irlandesi che ne hanno fatta richiesta
(l'inglese Ulster Bank, che è secondo più grande sottoscrittore di mutui in
Irlanda, HalifaxBank of Scotland, la belga Iib Bank e la danese National Irish
Bank) impegnando le casse statali per ben oltre 500 miliardi, il debito/Pil
supererebbe uno stratosferico 260 per cento. Questo è uno scenario
catastrofico: ma è proprio il timore della catastrofe a far vacillare
l'affidabilità dell'Irlanda e il suo non più solidissimo rating
"AAA". I mercati hanno imparato che a pensare male non si sbaglia e
che le previsioni più apocalittiche molto spesso di questi tempi si avverano:
così l'annuncio della garanzia pubblica illimitata per due anni, che ufficialmente
serve a rimpolpare le casse vuote di banche e building society in crisi di
liquidità, sta mettendo in discussione il rischio- Irlanda. La garanzia sulla
raccolta a breve termine (depositi e prestiti interbancari) e medio- lungo
termine (obbligazioni e covered bond) sta riaprendo quei rubinetti che nelle
prime due settimane di settembre si sono chiusi: ma questo intervento non
sanerà i bilanci delle banche, che restano esposte allo scoppio della bolla immobiliare. Le future perdite del sistema bancario
irlandese sono il grande punto di domanda: non per colpa del subprime Usa o
delle cartolarizzazioni, ma per la mole inquantificabile dei "bad
loans". Oggi il Governo di Brian Cowen dovrebbe sciogliere le riserve
sulle modalità di attuazione della garanzia, rivelando i dettagli che oltre a
evitare il rischio sistemico di bancarotta a catena dovrebbero tutelare i
contribuenti. Il Taoiseach (primo ministro) Cowen e il ministro delle finanze
Brian Lenihan hanno stentato ad accordarsi con le banche oggetto della
garanzia, che pare abbiano rifiutato di pagare una commissione allo Stato pari
allo 0,2% all'anno (880 milioni) per due anni su 400 miliardi. Un'intesa
dovrebbe essere trovata attorno a quota 500 milioni l'anno, ha ipotizzato nel
week-end l'autorevole Sunday Times irlandese: in cambio gli istituti saranno
soggetti a regole più ferree e prudenziali sugli impieghi e a tagli drastici
degli stipendi del top management. Queste "fee" a tutela dei
contribuenti più che coprono per ora l'aumento del costo della raccolta dello
Stato scaturito dopo il rilascio della controversa garanzia: il giorno
dell'annuncio il rischio-Irlanda è raddoppiato sul mercato dei derivati di
assicurazione del credito (credit default swap) passando da 25-30 centesimi di
punto percentuale a 65-70. Ieri 67. Gli esperti del settore hanno calcolato che
questo allargamento del differenziale tra il rendimento dei titoli di Stato
irlandesi e quelli tedeschi è quantificabile in 12-15 punti base, con maggiori
oneri sugli interessi di 127 milioni (58 nel 2008 e 69 nel 2009). Il debito
pubblico irlandese è estremamente contenuto: nel 2007 era pari a 37,6 miliardi,
equivalenti al 25,4% del Pil. L'Irlanda è riuscita per ora a mantenere il
rating "AAA", confermato esplicitamente da Fitch e implicitamente da
S&P e Moody: le agenzie di rating concedono all'Irlanda il beneficio del
dubbio e cioè che la garanzia non verrà esercitata perché l'insolvenza delle
banche è un capitolo chiuso proprio in virtù della garanzia. Le spiegazioni
fornite dal Governo sui perché dell'intervento vanno in un'unica direzione,
come ha spiegato ai cittadini, candidamente, Patrick Neary, numero uno
dell'autorità di controllo Financial Regulator: i bilanci delle banche sono
solidi, e l'entità dei prestiti incagliati o in sofferenza per il crollo del
mercato immobiliare e per la recessione non sono
quantificabili ma non superano i livelli di guardia. La versione governativa
sulla necessità della garanzia pone tutto l'accento sulla liquidità: i canali
di finanziamento delle banche irlandesi si erano velocemente prosciugati nelle
prime due settimane di settembre e senza intervento l'insolvenza sarebbe
scattata in automatico. Non una o due banche erano finite sull'orlo del baratro
ma tutte le sei grandi, secondo fonti bene informate. La raccolta degli
istituti di credito irlandesi avviene per il 60% tramitei depositi (non solo
della clientela al dettaglio ma anche delle grandi imprese e multinazionali
attratte dalla bassa corporate tax al 12,5%). Nelle prime settimane di
settembre le banche irlandesi hanno assistito all'uscita di 15 miliardi di euro
di depositi: una multinazionale da un giorno all'altro ha tolto 1 miliardo di
depositi. I media hanno gettato benzina sul fuoco. Dopo la puntata del
seguitissimo programma radiofonico Liveline, andato in onda il 18 settembre e
dedicata ai risparmiatori in fuga dalle banche, i depositi hanno continuato a
svuotarsi: chi ha appreso che la garanzia dello Stato copriva i primi 20.000
euro si è affrettato ad aprire piccoli conti in più banche. Altri hanno
travasato la liquidità dalle banche ai conti e agli strumenti di risparmio
postale di An Post, da sempre garantiti illimitatamente dallo Stato. Il Governo
ha tentato di mettere riparo alla situazione, quintuplicando la garanzia sui
depositi da 20.000 a 100.000 euro il 22 settembre. Ma le banche irlandesi, che
per il restante 40% della raccolta si finanziano sull'interbancario e sul
mercato obbligazionario internazionale, sono finite su altre graticole: i bond
erano troppo cari e difficili da collocare e intanto l'interbancario si
chiudeva. I rubinetti degli stranieri sono stati serrati definitivamente il 24
settembre scorso quando a chiedere credito sono state le banche irlandesi: le
cattive notizie corrono e il sistema bancario irlandese è stato massacrato in
Borsa nel suo lunedì più nero lo scorso 28 settembre quando Anglo Irish Bank ha
perso il 46% del suo valore, Irish Life & Permanent ha lasciato sul terreno
il 40%, Aib il 17% e Bank of Ireland il 20 per cento. Il resto è storia: quella
notte stessa il Governo ha varatola garanzia illimitata su depositi, bond e
prestiti per riaprire tutti i canali di provvista delle banche con il marchio
della "AAA": assicurando la raccolta anche per il futuro e non solo
sui depositi. Una supergaranzia che non va giù a Bruxelles e a tutti i membri
dell'Ue. Il Governo, il Financial Regulator e la Banca centrale come anche i
vertici di tutte le grandi banche non sono neanche a metà dell'opera. La
garanzia non serve a tappare buchi o voragini in bilancio, a trasformare
prestiti in sofferenza in prestiti in bonis. Le banche irlandesi sono esposte
in maniera pesante e preoccupante al mercato immobiliare
ora in picchiata e alla recessione in uno Stato dove l'economia è sorretta
dall'edilizia e dalle costruzioni, dove le banche si trovano in bilancio 127
miliardi di finanziamenti concessi a costruttori che non
riescono più a vendere le case costruite negli anni del boom. Lo scoppio della bolla inevitabilmente colpirà i bilanci
delle banche irlandesi, i cui impieghi sono collegati per il 60% al mercato
delle case e anche degli
immobili commerciali. Il mercato irlandese dei residential mortgage ammonta a
145 miliardi ma fortunatamente non deve fare i conti con il subprime all'americana.
Per drogare la domanda, le banche hanno fatto leva sul loan-to-value (il valore
della casa coperto dal mutuo) salito al 100%, hanno raddoppiato la durata dei
mutui prima casa da 20 a 40 anni. Il valore degli immobili intanto è sceso dai
picchi del 2007 di un 10% in media e su scala nazionale, ma in alcune località
è già arrivato al 30% e secondo le analisi prevalenti in Irlanda facilmente
arriverà al 40 per cento se non oltre. isabella.bufacchi@ilsole24ore.com FUORI
CONTROLLO Se lo Stato dovesse far fronte ai 400 miliardi di depositi e prestiti
bancari, il rapporto tra debito e Pil passerebbe dall'attuale 25,4 al 210% Un
passato da tigre. Proprietà in vendita a Dublino nel 2006, quando gli irlandesi
compravano case a qualsiasi prezzo BLOOMBERG.
( da "Giornale.it, Il" del 07-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
N. 240 del
2008-10-07 pagina 2 "Il piano d'emergenza Usa? Solo spazzatura" di
Redazione Il capo economista del gruppo giapponese Nomura: "Paulson
sbaglia. E per uscire dalla crisi l'Europa deve cancellare i vincoli di
Maastricht" nostro inviato a Tokio Il Giappone che guarda a questa crisi
con un po' di distacco e, dopo 15 anni di vacche magre, anche un pizzico di
voglia di rivalsa, detta a Europa e Usa le regole per provare ad uscirne.
"Quello che vediamo in questi giorni - dice Richard C. Koo, capo
economista di Nomura (il primo gruppo bancario del Paese che in questi giorni
sta comprando quel che resta di Lehman) e consulente economico del premier Taro
Aso - è avvenuto tale e quale 19 anni fa qui da noi. Tutto è cominciato con la bolla immobiliare scoppiata nel 1989, a cui è seguito il crollo della Borsa e dopo
il credit crunch. Per uscirne ci abbiamo messo 15 anni". Il Giornale
incontra Koo, cha ha studiato a Berkeley e ha lavorato con Paul Volcker alla
Fed, al nono piano del Marunouchi Kitaguchi building di Tokyo, proprio quando
la Borsa della capitale asiatica sta cedendo il 4 per cento. Il piano
Usa non aiuta i mercati, dunque. "Non può funzionare perché con questo
piano non c'è nessuna iniezione di capitale pubblico nelle banche, ma c'è solo
la sostituzione di asset (i mutui) con cash. In Giappone la stretta del credito
è stata evitata, negli anni Novanta, con l'iniezione di risorse pubbliche
direttamente nel capitale delle banche, che così hanno ripreso a erogare
credito. Paulson, invece, ha sbagliato due volte, con un comportamento
infantile: prima ha fatto fallire Lehman, causando reazioni a catena e facendo
perdere credibilità alle banche e alla vigilanza Usa. Poi ha fatto questo piano
che è... spazzatura. I mercati resteranno fragili e vulnerabili".
Spazzatura? "Sì, perché questa è una "recessione di bilancio".
Vale a dire che il crollo del mercato immobiliare ha
creato a tanti un debito nel bilancio. E tutti cercano di colmarlo, utilizzando
a questo fine ogni risorsa disponibile. Cioè, in queste condizioni, non conta
più la massimizzazione del profitto, ma la minimizzazione dei rischi e dei
debiti: chi ha del cash non lo investe, ma lo utilizza per abbassare il suo
debito. E il pil si contrae, in una spirale". Come si ferma la spirale?
"Con nuovo capitale pubblico. È quello che ha fatto Roosevelt nel '33 e
che noi abbiamo copiato negli anni Novanta. Gli americani non hanno memoria, ma
è quello che dovrà fare il prossimo Presidente". Una politica economica
espansiva può passare anche dal taglio delle tasse, o dei tassi? "No: il
taglio delle tasse non serve. Il risparmio fiscale così ottenuto verrebbe di
nuovo utilizzato per abbassare il debito, e saremmo da capo. E in queste
condizioni anche la politica monetaria è indifferente per lo stesso motivo.
Basta vedere cosa è successo mentre Bernanke ha tagliato i tassi dal 5,25 al 2%
in un anno: niente di buono. Le Borse salgono per un paio di giorni, tutto lì.
L'unica cosa che serve è una politica espansiva di spesa pubblica, accompagnata
da incentivi fiscali mirati". Non c'è un rischio-inflazione? "No: le
maggiori spese compensano la stretta del credito e la contrazione dei consumi
che, viceversa, alimenterebbero una situazione deflazionistica". E
l'Europa? "È sulla stessa strada. E per uscirne deve cancellare il vincolo
al bilancio dello Stato imposto dai parametri del Trattato di Maastricht,
debito pubblico e deficit possono aspettare. E l'Europa non è sola". Non è
sola? "La Cina è in una situazione analoga a quella del Giappone di fine
anni Ottanta: i prezzi delle case hanno iniziato a
scendere prima ancora delle Olimpiadi, del 30% a Shanghai e Shenzhen". E
il Giappone? Il caso Nomura-Lehman mostra che tornerete a fare shopping?
"I recenti grandi investimenti li hanno fatti arabi e cinesi, a noi non ci
avevano invitati. Ma ora loro hanno perso molti soldi, e siamo rimasti solo noi".
© SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Lavoce.info" del 07-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
>A SPESE DEL
CLIENTE di Luigi Guiso 07.10.2008 Si dice che in America il capitalismo è
sfrenato, mentre da noi si concedono meno prestiti, si cartolarizza di meno e
non c'è stata la bolla immobiliare. Per questo le nostre banche sono più solide. Ma se gli americani
sono un popolo di consumatori indebitati, gli italiani sono un popolo di
risparmiatori. Ed è su questo versante che si fanno gli affari e qualche
malefatta. Infatti, nel mezzo di una crisi finanziaria con epicentro del
rischio nel settore bancario, i portafogli delle famiglie italiane sono
zeppi di depositi e obbligazioni bancarie, nazionali e non. Le crisi finanziare
lasciamo sulla loro scia molti cadaveri. Ma hanno il pregio di mettere a nudo
limiti, e malefatte, che si celano nei mercati finanziari. Finché le cose vanno
bene, è difficile scoprirli, non fosse altro perché chi ne subisce le
conseguenze (ne è vittima) non ha nessuna ragione per lamentarsi. Perché mai un
risparmiatore poco esperto dovrebbe chiedersi se gli hanno rifilato un titolo troppo
rischioso, finché quello rende bene? C'ERA UNA VOLTA IN AMERICA. E IN ITALIA Le
crisi mettono a nudo i rischi eccessivi, gli imbrogli e le imperizie. Fu così
con Enron, fu così con Parmalat e fu così con le obbligazioni Cirio che la
Banca di Roma di Geronzi raccomandava ai propri correntisti per recuperare con
le sottoscrizioni il debito Cirio verso la Banca di Roma. Deve essere così
anche con questa crisi. Guardando da questa all'altra sponda dell'Atlantico
abbiamo imparato che i banchieri americani concedevano con facilità prestiti a
chi non aveva merito di credito. Fin qui poco male, se il rischio fosse rimasto
in capo a loro. Invece li cartolarizzavano e li rivendevano passando il rischio
ad altri, più ignari di loro sul reale valore dei crediti sottostanti. Li
concedevano anche a tassi variabili, sfruttando la miopia dei clienti e magari
anche rafforzando in loro il convincimento che i bassi tassi di interesse
sarebbero rimasti cosi per sempre. Fin qui l'America. In Italia no, almeno
questa sembra essere la convinzione diffusa. Lì c'era (ci sarà ancora?, si
chiede qualcuno) il "capitalismo sfrenato" che consentiva tutto ciò.
Da noi no, il "capitalismo" è frenato ("e meno male",
pensano in tanti), si concedono meno prestiti, si cartolarizza di meno, non c'è
stata la bolla immobiliare e così via. Tutto vero,
certo. Però, i mutui a tasso variabile sono stati raccomandati con altrettanta
disinvoltura anche a chi ha profili del reddito piatto; dal 2002 oltre due
terzi dei mutui erogati erano a tasso variabile. (1) I default sui mutui sono
aumentati, alcune cartolarizzazioni sono state fatte. Ma non è qui il vantaggio
comparato dell'Italia. Gli americani, si sa, sono un popolo di consumatori
indebitati e non sorprende che il business (e gli imbrogli) si faccia sul
debito. Il nostro è un popolo di risparmiatori e il business (e gli imbrogli)
si dovrebbero fare su questo versante. Concentrati come siamo sulle
ripercussioni planetarie della crisi dei subprime, ci sfugge questa dimensione.
Ma la crisi è in atto da tempo, le nostre banche lo sanno da prima degli altri.
Questo ha offerto loro una occasione unica per praticare ciò che sanno fare
molto bene: passare il rischio ai clienti guadagnandoci due volte: perché,
appunto, si liberano del rischio; perché nel farlo ci lucrano anche le
commissioni. Èuna assurdità? Forse non tanto, a giudicare dal caso che mi è
stato raccontato. Una signora di 80 anni, inesperta (nonostante, o forse a
causa, dell'età) e, come si dice, finanziariamente analfabeta, affidandosi del tutto
alle scelte della sua banca ha investito il suo patrimonio di 363mila euro in
obbligazioni bancarie. Di questi, 263mila in obbligazioni di due banche
d'affari americane, di cui ben 203mila in obbligazioni Morgan Stanley con
scadenza 2013; gli altri 60mila in obbligazioni Goldman Sachs scadenza 2014, il
rimanente in obbligazioni Abn Ambro (50mila) e di banche italiane. Oggi la
valorizzazione del patrimonio, complici gli aumenti dei tassi a breve e
soprattutto il rischio di fallimento di queste banche, è pressoché dimezzata.
Che pensare? INCAPACITÀ O CALCOLO? Vi sono due possibilità. La prima è che chi
elargisce consigli ai risparmiatori sia incapace di farlo. La lezione numero 1
della finanza è diversificare; la numero 2 è diversificare e la numero 3 è diversificare.
Nessuna delle tre lezioni è stata applicata: tutti i titoli sono concentrati in
un unico settore, quello bancario, due terzi dell'investimento è concentrato in
una obbligazione di una sola banca. Buona parte dell'investimento è a medio
termine, esponendo il portafogli della povera signora a un incredibile rischio
di tasso. La seconda possibilità è che chi elargisce consigli sappia bene quel
che fa, ma abusa della fiducia altrui per fare gli interessi suoi e del suo
istituto. Èdifficile appurare la verità, anche se il sospetto che la tentazione
di passare il rischio alla anziana cliente abbia prevalso sull'ignoranza del
principio di diversificazione, riceve supporto dalla tempistica degli acquisti:
i 203mila euro di obbligazioni Morgan Stanley sono stati immessi nel
portafoglio della signora in piena crisi finanziaria, possibilmente attingendo
da quelli in carico alla banca. Sicuro, le banche italiane ne hanno guadagnato
in solidità, soprattutto se questo giochetto è stato fatto su larga scala (c'è
qualcuno con poteri di supervisione che può prendersi la cura di appurarlo?).
Ma a spese del cliente. Ulteriore solidità è stata acquisita convincendo la
clientela ad acquistare massicciamente obbligazioni bancarie. Tra luglio 2007,
quando la crisi esplode, e luglio 2008 le obbligazioni bancarie, che le banche
collocano direttamente presso i loro clienti, sono aumentate del 20 per cento,
in totale controtendenza con il resto dell'Europa e a un tasso quasi doppio di
quello dell'anno precedente. I depositi crescono soltanto di un magro 5 per
cento, come nell'anno precedente. Cosa renda queste obbligazioni così attraenti
non è chiaro: è noto che rendono meno (per la maggior parte delle banche) di un
titolo del debito pubblico di uguale scadenza, ma diversamente da questo, non
hanno neppure un mercato secondario. Fatto ancora più interessante, non sono
coperte dal fondo di garanzia sui depositi. Insomma, un risparmiatore
decentemente informato dovrebbe quasi sempre preferire titoli del debito
pubblico. Ciò che rende commercializzabili le obbligazioni è la scarsa
informazione dei clienti e il ruolo di consulente della banca nelle scelte
finanziarie. Insomma, nel mezzo di una crisi finanziaria con epicentro del
rischio nel settore bancario, i portafogli delle famiglie italiane sono zeppi
di depositi e obbligazioni bancarie, nazionali e non. Di nuovo, maggiore
solidità per le banche, ma a spese dei clienti. Non viene il dubbio che anche
il "capitalismo frenato" non sia un grande affare per i risparmiatori?
(1) Indagine sui bilanci delle famiglie della Banca d'Italia.
( da "Rai News 24" del 07-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Roma | 7 ottobre
2008 WSJ: con la crisi crollano molti miti. FT: nell'Ue è il momento degli
assoli La crisi travolge teorie economiche e politiche "Per quanto possa
essere dura questa carneficina, non sarà la fine del mondo", prova a
sdrammatizzare il Wall Street Journal nell'editoriale di oggi sulla crisi dei
mercati. E' il momento in cui svaniscono alcuni miti, spazzati via dall'ondata
di vendite e fallimenti. I miti sconfitti Il "primo mito è quello che
vuole il piano di salvataggio voluto dal Tesoro e approvato dal Congresso sia
in qualche modo la panacea di ogni male. "E' solo un singolo strumento, e
in ogni caso non potrà fare nulla contro il panico che devasta le banche in
Europa. E non potrà salvare il mercato immobiliare di
Dubai o quello dei Paesi emergenti che ieri è crollato. L'Europa in particolare
dovrà riempire il vuoto di capitali nelle sue banche e dovrà farlo da
sola". Certo, sarebbe stato peggio se il piano Paulson non fosse passato
al Congresso, scrive il WSJ, ma "il problema ora è che il segratrio al
Tesoro Hank Paulson non ha ancora mostrato di saper usare questo strumento, e
la sua esperienza di 35 anni alla Goldman Sachs .. non riporta alla mente
l'arrivo di Paul Volcker alla Fed nel 1979". Insomma, il volante in mano a
Paulson non rassicura troppo Wall Street. E poi "tempi di panico
finanziario sono un brutto periodo per essere introdotti sui mercati
gobali". Velo pietoso E' quello che secondo il Financial times va steso
sulla risposta dell'Unione europea alla crisi dei mercati finanziari negli
ultimi sette giorni. In un lungo editoriale FT enumera gli errori commessi
dagli Stati membri e dalle autorità economiche e finanziarie Ue e conclude: nel
settore bancario "una ricapitalizzazione vasta e coordinata potrebbe
funzionare, ma avrebbe bisogno di un direttore d'orchestra e di una partitura.
Non è il momento di improvvisare assoli". Secondo mito: ci salveranno gli
altri Un altro mito evaporato è "che le esportazioni del resto del mondo
arrivino a soccorrere l'economia americana. Questa è l'idea chestava dietro
alle teorie degli svalutazionisti - a Washington come a Harvard - che hanno spinto al dollaro debole per promuovere le export
americane e bilanciare l'esplosione della bolla
immobiliare. (...) Ieri le vendite hanno colpito i
mercati europei in Europa e America latina più che negli Usa. Provare a
sottrarre 'domanda' al resto del mondo è una strategia di breve respiro come
tutte le tattiche 'rendi- un-mendicante-il-tuo-vicino'. E con Europa e Giappone
già in recessione e la Cina che rallenta, il contributo delle esportazioni
(americane, ndr.) al Pil è destinato a scendere bruscamente". Terzo mito:
il taglio del costo del denaro Il terzo mito, denuncia il WSJ, "è l'idea
che un taglio dei tassi della Fed risolva tutto". Questa è la teoria
cugina "della lobby del dollaro debole, popolare a Wall Street e alla Fed
con la gestione di Ben Bernanke. Nonostante un anno di tassi in caduta, il
panico finanziario è ora peggiore che mai e l'economia reale ne è colpita. I
tagli dei tassi decisi dalla Fed hanno portato il dollaro a spingere il
petrolio fino a 147 dollari a barile. Il solo risultato è di aver reso la
recessione più probabile mentre fiaccava il potere d'acquisto negli Usa e di
aver preoccupato sia le famiglie che gli investitori". Quarto mito: il
ritorno a Keynes non funziona Il quarto mito a svanire è quello della scuola
keynesiana dello 'stimolo fiscale temporaneo' che farebbe la differenza. Ma l'
"amministrazione Bush e i Democratici al Congresso hanno commesso questo
errore in gennaio, promettendo che 165 miliardi di incentivi fiscali e aumento
della spesa ci avrebbero allontanato dalla recessione. Appena un mese fa, il
presidente Bush ancora insisteva su queste misure come 'una benedizione'. Ma
gli incentivi semplicemente spostano denaro da una parte all'altra
dell'economia e redistribuiscono denaro a chi può risparmiarlo o spenderlo.
Nessuno cambia idea su investimenti e rischi in base a incentivi fiscali. Il
risultato è un aumento modesto a breve del Pil ma nessuna crescita reale
dell'economia". Ognuno per sé E invece sono solo assoli quelli a cui
finora si è assistito, almeno secondo il quotidiano. Tra le cose che i leader
europei - che bontà loro "hanno ammesso che il loro sistema bancario e' in
difficoltà" - non dovrebbero assolutamente fare c'è lo "sventolare
l'ipotesi di piani di salvataggio salvo poi abbandonarli alla prima
difficoltà", "incontrarsi in raduni ad hoc, omettendo numerosi
partner importanti, professando un fronte comune per poi abbandonarlo poche ore
dopo". Come se ne esce "Le autorità politiche - secondo Ft - devono
porre fine al panico, migliorare la trasparenza e q quindi lo stato di salute
delle banche solide, pur lasciando affondare la parte marcia del settore".
E per scacciare il panico, ci vuole una ricapitalizzazione. "Questa è una
crisi che sembra risolvibile, a condizione di avere capitali e più
trasparenza", si legge. "E magari una garanzia di tutti i debiti
bancari, con tutti gli orribili incentivi che porta, non sarà necessaria".
No a nuovi board europei "Fino ad ora i leader europei hanno mostrato
un'unita' puramente di facciata, dichiarando tutti insieme che si occuperanno
ciascuno solo dei problemi nel loro giardino", scrive il quotidiano, che sulla
possibilita' di un fondo comune taglia corto: "Un tale fondo cross-border
affonderebbe nelle discussioni politiche su chi deve essere salvato e chi
no". E tuttavia, qui sta l'aporia: "l'Europa ha bisogno di un piano,
e di un approccio più coordinato", ammette il Ft, e la "Commissione
europea dovrebbe per ora creare le basi per un ruolo statale nella
ricapitalizzazione, che sembra sempre più necessario".
( da "Eco di Bergamo, L'" del 08-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Quando passerà non
si sa, però manteniamo i nervi saldi I depositi garantiti fino a103 mila euro. Attenti
ai beni rifugio Dieci domande (e risposte) sulla crisi e sui nostri risparmi. 1
- Quanto ci vorrà prima che la crisi passi? Bisognerebbe rispondere con una
battuta del danese Niels Bohr, padre della meccanica quantistica: "È
difficile fare previsioni, specialmente sul futuro". Battute a parte,
nessuno sa quanto durerà il "terremoto senza precedenti" (come dice
il Fondo monetario internazionale) che ha squassato i mercati, così come
nessuno è stato in grado di prevederlo. L'incertezza si produce in sfiducia, il
peggior nemico dei mercati. Ed ecco il risultato: listini che colano a picco in
tutto il mondo, panico diffuso, banche e società che crollano come castelli di
carta. Il risparmiatore deve mantenere la calma, considerato che in Italia la
situazione non è buona (in Italia sono stati collocati molti prodotti
assicurativi vita garantiti dalle grandi banche d'investimento mondiali), ma è
meno peggio che in altre parti. Principalmente per due motivi. 1) L'Italia ha
un sistema bancario molto solido e rigoroso, dove i mutui subprime, quelli
concessi a gente ad alto rischio di insolvenza, non sono mai stati concessi. 2)
L'economia italiana è fatta di piccole e medie imprese, che in caso di crisi
diventano compartimenti stagni, tante piccole celle d'alveare in grado di
frenare l'onda della crisi. 2 - Che cos'è il Fondo di salvataggio? Il piano
elaborato dalla Federal reserve, la Banca centrale americana, e dal segretario
del Tesoro Henry Paulson prevede di istituire una sorta di gigantesca bad
company, un colossale veicolo societario con una dotazione di settecento
miliardi di dollari in grado di rilevare tutti i titoli "tossici" che
zavorrano i bilanci di banche e società, in modo da non farle fallire. Un fondo
di salvataggio europeo era allo studio anche del G4, il quartetto di potenze
europee (Francia, Germania, Italia, Regno Unito) che si è riunito la scorsa
settimana per affrontare la crisi. Ma l'Ecofin, l'organismo che riunisce i
ministri delle Finanze europei, lo ha bocciato. 3 - È bene per il risparmiatore
avere un "portafoglio" diversificato? Assolutamente sì. L'ideale
sarebbe averlo con strumenti finanziari semplici e trasparenti. Bastano
dieci-quindici titoli non correlati per ottenere un'efficace diversificazione.
4 - I nostri depositi in banca sono garantiti? Fino a 103 mila euro (il doppio
se è cointestato), la risposta è sì. Il Fondo interbancario di tutela dei
depositi vigilato dalla Banca d'Italia (il sito è www.fitd.it) garantisce
infatti fino a questa cifra, consistente in conti correnti o certificati di
deposito. Purché siano nominali e non al portatore. Oltre quella cifra è bene
diversificare (non solo i titoli, ma anche le banche). Come si vede l'Italia fa
ben di più dell'Unione europea, che ieri è arrivata a garantire fino a
cinquantamila euro (centomila per alcuni Paesi). 5 - Il Fondo di garanzia vale
anche per le banche on line? Se italiane sì, se straniere dipende se sono
iscritte. Ricordiamo che il conto on line è in grado di fornire buoni tassi di
interesse, capaci di tenere testa all'inflazione (anche se
attualmente corrono un po' meno dell'aumento dei prezzi). 6 - È il momento giusto per comprare casa? Il mercato immobiliare ha subìto una frenata, anche
se non si può parlare in Italia di un vero e proprio scoppio della bolla immobiliare, come è accaduto negli
Stati Uniti. Da noi il settore è più viscoso e i prezzi diminuiscono più lentamente. 7 - È il momento giusto per
chiedere un mutuo? I tassi di interesse, specialmente quello europeo,
continuano a rimanere piuttosto alti. Sarebbe meglio stare a vedere: è
probabile che scendano. La Bce dovrebbe dare una piccola sforbiciata al costo
del denaro. 8 - Che cosa sono i beni rifugio? È l'investimento in preziosi,
sterline o addirittura opere d'arte. E naturalmente nel più classico dei beni rifugio,
i lingotti d'oro. Si tratta di quei beni di intramontabile garanzia di
riferimento cui si approda nei momenti in cui i titoli e le azioni vanno giù.
Ma non è detto che sia una buona idea. Non sappiamo come finirà questa crisi e
il valore dei beni rifugio potrebbe scendere all'improvviso alla prima
impennata delle Borse mondiali. Inoltre sono àmbiti senza una grande
trasparenza, dove serve una buona conoscenza del mercato. 9 - Quali sono i
risparmi più prudenti? I titoli di Stato dei Paesi industrializzati, a
bassissimo rischio di default, ovvero di insolvenza. Non siamo nell'Argentina
degli anni novanta. Bot, Btp e titoli di Stato europei (tedeschi, francesi,
etc.) rappresentano un porto sicuro contro lo tsunami finanziario, insieme con
i conti correnti. 10 - Ho messo il Tfr nel fondo pensione. Che fine farà? I
fondi pensioni delle categorie solitamente sono molto prudenti e diversificati,
di conseguenza i rischi sono molto contenuti. Per quanto riguarda gli altri
fondi, dobbiamo sempre considerare che gli investimenti sono a lungo termine e
quindi c'è tempo per recuperare le perdite. A meno che non si debba andare in
pensione domani. Francesco Anfossi.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
08-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Prima Pagina Pagina
2 Il "no" tedesco al fondo comune L'Europa divisa sull'orlo del
baratro Il "no" tedesco al fondo comune di Beniamino Moro --> di
Beniamino Moro Quando nell'agosto del 2007 si ebbero le prime avvisaglie della
crisi finanziaria legata al mercato dei mutui subprime Usa, si capì subito che
la situazione era seria e che avrebbe certamente ridimensionato la bolla speculativa immobiliare
americana, ma il fatto non destò eccessiva preoccupazione al di qua
dell'Atlantico per due motivi: primo, perché nessuno pensava che la crisi del
segmento immobiliare del mercato americano, per quanto
importante, avrebbe potuto innescare una crisi sistemica mondiale e, secondo, perché tutto sommato lo scoppio della bolla
immobiliare era visto con favore per riportare in
equilibrio i fondamentali dell'economia reale. A più di un anno di distanza, le
preoccupazioni del mondo della finanza si sono trasformate in paura
incontrollata, quando non in vero e proprio panico, che dagli Usa ha contagiato
anche il Vecchio Continente. Le borse reagiscono male e diffondono
ulteriormente la sensazione di panico. I governi lanciano messaggi
tranquillizzanti, che i mercati interpretano come inadeguati a fronteggiare la
situazione. Il problema è che nessuno sa con certezza quanto denaro sarà
necessario per salvare il sistema bancario nel suo complesso e se i singoli
Stati, al di là dei comunicati ufficiali in cui promettono di adottare tutte le
misure necessarie per assicurare la stabilità del sistema bancario, siano
davvero in grado di decidere al loro interno gli interventi coordinati che
sarebbero necessari. L'idea, già formulata da Sarkozy e appoggiata da Berlusconi
di istituire in Europa un fondo di garanzia analogo a quello americano del
piano Paulson, riproposta da Giulio Tremonti, non è stata approvata dal
Consiglio Ecofin di Lussemburgo, sempre per l'opposizione tedesca. In realtà,
al Consiglio Ecofin si è deciso di procedere ciascuno per proprio conto,
offrendo solo la promessa di aumentare le garanzie sui depositi bancari almeno
sino a 50 mila euro (in Italia la garanzia esiste già sino a 103 mila euro). Le
uniche valutazioni globali esistenti della crisi sono quelle del Fmi, che nel
mese di aprile aveva valutato in 945 miliardi di dollari l'intero crack. Solo
poche settimane fa la valutazione era salita a 1.300 miliardi ed ieri è stata
ancora aggiornata a 1.400 miliardi di dollari (1.000 miliardi di euro). È
significativo tuttavia che lo stesso Fmi abbia calcolato in 760 miliardi di
dollari le svalutazioni già emerse nei bilanci dei soggetti coinvolti, di cui
580 miliardi solo nelle banche (180 negli intermediari finanziari non bancari,
100 nelle assicurazioni, 60 negli hedge funds). Se le cifre sono corrette,
mancherebbe all'appello ancora il 45% delle perdite potenziali, pari a 640
miliardi di dollari. Ma non basta. Accanto a queste perdite ancora da far
emergere, infatti, il Fmi calcola che le grandi banche a livello globale
avranno bisogno nei prossimi anni di trovare capitali aggiuntivi per 675
miliardi di dollari, contro i 430 miliardi già raccolti tra la seconda metà del
2007 e settembre di quest'anno. L'operazione, coi titoli bancari in caduta libera
in tutte le borse del mondo, non si presenta di certo facile. Tuttavia, per
impedire il crollo, non è escluso che l'intervento pubblico prima o poi si
indirizzi proprio in questa direzione.
( da "Giornale.it, Il" del 08-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
N. 241 del 2008-10-08
pagina 7 Pietro Giuliani, amministratore delegato del gruppo Azimut di
Redazione 1) Quanto durerà ancora la crisi a suo avviso? è molto difficile fare
una previsione, dipende da diversi fattori: scoppio della bolla immobiliare, decisioni e interventi
delle autorità e dei governi. Nell'ipotesi migliore dovremmo essere fuori dalla
crisi entro la prossima primavera, nel caso peggiore un anno dopo. Una cosa è
certa. Dalla crisi ne usciremo. 2) Cosa deve fare un correntista con i
risparmi? Non farsi prendere assolutamente dal panico. In Italia ci sono
regole rigide che tutelano i correntisti. In generale come sempre occorre
valutare con attenzione l'intermediario. 3) E chi ha puntato sulle azioni? A
meno che il suo portafoglio non sia completamente sbagliato il mio consiglio è
di tenere i nervi saldi, non vendere in modo irrazionale, ma anzi, avvalendosi
della consulenza di un professionista, cercare azioni interessanti da
acquistare. Ai valori di oggi ci sono titoli che rappresentano vere occasioni in
un'ottica di medio/lungo termine. In un momento in cui tutti vendono chi invece
avrà creduto nella Borsa potrà avere un guadagno, con un orizzonte di almeno
24-36 mesi, anche superiore ai Bot e ai pronti contro termine. 4) Se si ha la
quota di un fondo di investimento? Difficile generalizzare, dipende dal fondo.
Il tanto bistrattato "risparmio gestito" si è dimostrato in questa
crisi capace di proteggere, grazie anche alla diversificazione dei portafogli e
alla trasparenza dello strumento fondo comune, il patrimonio degli investitori.
Ovviamente c'è gestione e gestione, e il gruppo Azimut ha offerto negli anni
una gestione pulita, estranea alle crisi che hanno colpito il mercato e in
grado di generare una performance sui 10 anni dell'1,7% netto annuo superiore
ai Bot. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Wall Street Italia" del 08-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di WS-ANSA A
sostenerlo è il Fondo Monetario Internazionale in un' analisi 'ad hoc' sulla
situazione del mercato immobiliare globale. In molte
economie avanzate nel giro dei prossimi 2-4 anni, i prezzi
potrebbero scendere di circa il 25%. -->In molte economie avanzate i prezzi delle case continueranno la 'correzione al ribasso'
già peraltro avviata nell'ultimo anno: in media, nel giro dei prossimi 2-4
anni, i prezzi potrebbero scendere di circa il 25%. A
sostenerlo è il Fondo Monetario Internazionale in un' analisi 'ad hoc' sulla
situazione del mercato immobiliare globale contenuta
nel World Economic Outlook (Weo) reso noto oggi. Secondo le stime dell'Fmi,
l'Italia - come la Francia, l'Olanda e la Spagna - ha registrato un aumento nei
prezzi delle case, non giustificato da fattori
fondamentali di crescita economica del Paese e del reddito dei suoi abitanti,
tra il 10% ed il 20%. E questa stessa percentuale è la misura della correzione
che - a detta del Fondo - dovrebbe avvenire nei prossimi anni. Gli Stati Uniti
invece, dove il calo del mercato immobiliare e già
iniziato nel 2006, avrebbero davanti a loro una ulteriore correzione ben più bassa,
pari cioé a circa il 7%. Secondo l'Fmi, i Paesi in cui l'impennata nei costi
delle case è stata "più ingiustificata" sono
Australia, Regno Unito, Irlanda: per queste nazioni la correzione potrebbe
avvenire addirittura nella misura del 30%.
( da "Wall Street Italia" del 08-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di ANSA - -->(ANSA)
- WASHINGTON, 8 OTT - In molte economie avanzate i prezzi
delle case continueranno la 'correzione al ribasso' già peraltro avviata
nell'ultimo anno: in media, nel giro dei prossimi 2-4 anni, i prezzi potrebbero scendere di circa il 25%. A sostenerlo è
il Fondo Monetario Internazionale in un' analisi 'ad hoc' sulla
situazione del mercato immobiliare globale contenuta nel World Economic Outlook (Weo) reso noto
oggi. Secondo le stime dell'Fmi, l'Italia - come la Francia, l'Olanda e la
Spagna - ha registrato un aumento nei prezzi delle
case, non giustificato da fattori fondamentali di
crescita economica del Paese e del reddito dei suoi abitanti, tra il 10%
ed il 20%. E questa stessa percentuale è la misura della correzione che - a
detta del Fondo - dovrebbe avvenire nei prossimi anni. Gli stati Uniti invece,
dove il calo del mercato immobiliare e già iniziato
nel 2006, avrebbero davanti a loro una ulteriore correzione ben più bassa, pari
cioé a circa il 7%. Secondo l'Fmi, i Paesi in cui l'impennata nei costi delle case è stata "più ingiustificata" sono Australia,
Regno Unito, Irlanda: per queste nazioni la correzione potrebbe avvenire
addirittura nella misura del 30%.(ANSA).
( da "Finanza.com" del 09-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
(9 Ottobre 2008 -
11:00) MILANO (Finanza.com) - Sempre più in basso i prezzi delle case in Gran Bretagna. A settembre
il settore immobiliare
bagnato dal Tamigi ha accusato la peggiore contrazione dagli ultimi 25 anni a
questa parte: in base a quanto rilevato dall'indice rilevato da Hbos la
flessione del prezzo delle abitazioni è stata del 12,5% rispetto allo stesso
periodo 2007. Sul dato ha pesato il peggioramento della crisi
finanziaria e dei rigidi paletti che hanno iniziato a mettere le banche a chi
chiede un prestito. Il calo è il peggiore dal 1983. (Riproduzione riservata).
( da "Trend-online" del 09-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
TECNICHE DI TRADING,
clicca qui per leggere la rassegna di teletrading www.teletrading.tv,
09.10.2008 11:53 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! Prima puntata dello speciale sulla bolla
immobiliare, curato e condotto da Nicola Antonucci
(www.complexlab.it). Dalla bolla dei tulipani del XVII secolo all'attuale bolla immobiliare causate da virulenti
memi colpevoli di distorsioni cognitive della nostra algebra di valori.
Ecco perché l'investiore razionale è in realtà molto irrazionale e
manipolabile! Ecco perché la finanza è molto più pericolosa di quanto ci
facciano credere! Per guardare il video clicca sul tasto play > al centro
dell'immagine. Se vuoi conoscere tutti canali di borsa compresi quelli sullo
scalping live, clicca qui.
( da "Gazzettino, Il" del 09-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di Giancarlo
Pagan"Non è un momento brillante per gli economisti. Per molti di noi è
stato un tragico risveglio" - ironizza Ignazio Musu, docente di economia
politica a Ca'Foscari, Venezia, membro del consiglio generale della Banca
d'Italia.Perché hanno cannato le previsioni?"Gran parte di noi si è illusa
che la teoria dei cicli economici fosse roba vecchia, che l'espansione e la crescita
potessero durare all'infinito. È stato messo in soffitta troppo presto Keynes e
sono stati giudicati con sufficienza gli allarmi lanciati da economisti
eterodossi come Stiglitz e Krugman". (Il primo ha denunciato l'asimmetria
informativa del mercato. Il risparmiatore - dice - è come uno che compra l'auto
di seconda mano. Non sa se, chi gliela vende, ha truccato il contachilometri.
Una lezione che gli è valsa il Nobel e che, in questi giorni, più di qualche
sottoscrittore di titoli e Fondi ha capito. Il secondo ha contestato lo
squilibrio crescente nel possesso della ricchezza, per cui l'1\% della
popolazione mondiale gode del 90\% del reddito prodotto, con l' impoverimento
del ceto medio. Per distribuzione delle risorse gli Stati Uniti attuali -
sostiene Krugman - assomigliano, guarda caso, esattamente a quelli del
1929ndr)."Noi italiani tuttavia possiamo appellarci ad alcune attenuanti
generiche. Abbiamo puntato sulla capacità autoregolativa del mercato perché
abbiamo visto i danni del controllo pubblico dell'economia. I deficit, le
inefficenze".Si dice che questa crisi assomigli a quella del '29 è
vero?"Alcuni particolari sono simili, ma la sostanza no. La crisi del '29
ha investito subito l'economia reale. Il successivo crollo finanziario ha bruciato
il 5\% del prodotto interno lordo dell'epoca. Oggi è l'inverso. I crack
finanziari hanno distrutto ben più del 5\% della ricchezza prodotta ma, per
ora, il virus non si è trasferito all'economia reale. La globalizzazione
potrebbe aver inserito anticorpi per evitare il contagio. Cina e India
continuano a crescere. Il mondo non si ferma".E a quella giapponese degli
anni '80, causata dallo scoppio della bolla speculativa del mercato immobiliare?"C'è qualche
somiglianza. Anche la crisi attuale nasce dall'esplosione di una bolla. Il boom generato da Internet si
era sgonfiato già nel 2001, ma il ciclo espansivo è stato tenuto in vita
artificialmente con iniezioni di liquidità che hanno alimentato l'edilizia,
il mercato immobiliare e sono state poi alla base
delle cartolarizzazoni dei mutui e dei debiti. Tanto che per continuare a dar
fiato all'economia la banche hanno costruito una finanza parallela. Alla fine
nessuno sapeva cosa c'era dentro".Non è un controsenso ipotizzare che da
una crisi causata da eccesso di liquidità se ne esca con massicce iniezioni di
liquidità da parte dei governi e delle banche centrali?"E' un paradosso,
ma l'altra strada sarebbe far fallire le banche. Cioè il crollo totale
dell'economia".Tutta questa liquidità non creerà inflazione?"Non è la
principale preoccupazione. Temo piuttosto che gli interventi di sostegno
allarghino i disavanzi degli Stati. Il debito Usa, con il piano Paulson, arriva
al 100\% del Pil, quasi come l'Italia. Il risultato sarà una lunga fase di
stagnazione. Così come è stato per il Giappone dopo lo scoppio della bolla immobiliare. La cosa è ancora più preoccupante per
l'Italia che in stagnazione c'è da un decennio".
( da "Trend-online" del 09-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
NOTIZIE, clicca qui
per leggere la rassegna di Pierpaolo Molinengo , 09.10.2008 15:57 Scopri le
migliori azioni per fare trading questa settimana!! Continua
la discesa del prezzo delle case. Il Fondo Monetario Internazionale, in un analisi che ha messo a
fuoco l'attuale situazione del mercato immobiliare internazionale, sostiene che nel giro dei prossimi 2-4 anni, i prezzi potrebbero scendere di circa il
25%. La crisi dei prezzi
colpirà anche l'Italia. Il Belpaese ha registrato un aumento nei prezzi delle case, non giustificato da fattori fondamentali
di crescita economica del Paese e del reddito dei suoi abitanti, tra il 10% ed
il 20%. E questa stessa percentuale è la misura della correzione che dovrebbe
avvenire nei prossimi anni. Passando invece agli Stati Uniti, l'Fmi mette in
evidenza che la calo dei prezzi, già iniziato nel
2006, subirà una più bassa, pari a circa il 7%. I prezzi
delle case in Gran Bretagna hanno segnato il più forte ribasso da 25
anni a questa parte. Il mercato immobiliare britannico
risente della crisi finanziaria, che ha gelato le compravendite e spinto le
banche a essere più caute nel concedere mutui. A settembre, l'indice rilevato
da Hbos ha segnato un calo del prezzo di una abitazione del 12,5% rispetto a
settembre 2007. E' la contrazione maggiore dal 1983. Rispetto ad agosto il calo
è dell'1,3%.
( da "MF Immobiliare" del 10-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
IeO Numero 202
pag. 23 del 10/10/2008 | Indietro cedole
& mattoni Immobiliare fmi, in italia prezzi delle
case giù del 10-20% nei prossimi anni Prezzi delle case
in calo tra il 10 e il 20%. A sostenerlo è il Fondo monetario internazionale in
un'analisi ad hoc sulla situazione del mercato immobiliare
globale contenuta nel World economic outlook (Weo). In molte economie avanzate
nel giro dei prossimi due-quattro anni i prezzi
potrebbero scendere di circa il 25%, continuando la correzione al ribasso già
peraltro avviata nell'ultimo anno. Secondo le stime dell'Fmi l'Italia, come la
Francia, l'Olanda e la Spagna, ha registrato un aumento nei prezzi
delle case, non giustificato da fattori fondamentali di crescita
economica del paese e del reddito dei suoi abitanti, tra il 10 e il 20%. E
questa stessa percentuale è la misura della correzione che, a detta del Fondo,
dovrebbe avvenire nei prossimi anni. Gli Stati Uniti invece, dove il calo del
mercato immobiliare e già iniziato nel 2006, avrebbero
davanti un'ulteriore correzione ben più bassa, pari cioè a circa il 7%. Secondo
l'Fmi, i paesi in cui l'impennata nei costi delle case
è stata più ingiustificata sono Australia, Regno Unito, Irlanda: per queste
nazioni la correzione potrebbe avvenire addirittura nella misura del 30%. al
via a pioltello i lavori per il nuovo headquarter di 3m 3M Italia cambia casa e
si affida a Pirelli Re per la realizzazione del nuovo quartier generale, la cui
prima pietra è stata posta ieri a Pioltello, all'interno del Malaspina Business
Park, progetto riconosciuto dal Kyoto Club come esempio per la riduzione del
consumo e dell'impatto ambientale. Gli oltre 10 mila metri quadrati su cinque
livelli dell'edificio sono stati progettati dallo Studio Mca (Mario Cucinella
architects), all'insegna dell'ecosostenibilità, non solo per l'azienda ma anche
per l'ecosistema e la comunità: forte qualità ambientale a beneficio delle 600
postazioni di lavoro e dell'economicità della gestione dell'immobile. Verranno
utilizzati prodotti 3M per il settore Construction (strutturali, per finitura e
per cantieristica) come parte integrante del progetto. La realizzazione della
nuova sede di 3M (presente in Italia da 50 anni) ha visto la partecipazione di
Cushman & Wakefield, società di servizi per il mercato degli immobili
commerciali. La nuova opera si inserisce in Ecobuilding, il programma di
Pirelli Re avviato lo scorso anno per costruire nel rispetto dell'ambiente. I
lavori di costruzione del nuovo edificio, a due passi dall'attuale sede di 3M
di Segrate, termineranno nel 2010. redilco affilia l'hotel kaos alla catena
best western L'hotel Kaos di Agrigento, di proprietà del gruppo Redilco dal
gennaio 2007, è entrato a far parte di Best Western, una delle maggiori catene
alberghiere a livello internazionale. Redilco Hotels & Tourism, società del
gruppo Redilco che opera nella gestione di progetti immobiliari nel settore
turistico-alberghiero, ha seguito fin dall'acquisizione tutta la fase di
riprogettazione e ristrutturazione dell'hotel, dal design interno delle camere
e della struttura alla selezione dei fornitori e del personale dell'hotel.
L'hotel Kaos, a 4 stelle, conta 105 camere più zona relax, piscina, sale
congressi, solarium e parco, per un totale di 55 mila metri quadrati.
( da "Cittadino, Il" del 10-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
N Il mercato immobiliare riparte. A rilento, ma qualcosa si muove:
"Nonostante la situazione economica e finanziaria a livello mondiale -
afferma Massimiliano Lingiardi, vicepresidente della Fimaa (Federazione
italiana mediatori agenti d'affari) e titolare dello studio immobiliare
in viale Vignati a Lodi -, sembra proprio che ci sia un po' più di
interessamento nei confronti del mercato immobiliare
lodigiano. Niente di eclatante, ma c'è chi si sta riavvicinando timidamente al
settore". Un passo in avanti a tutti gli effetti, se si considera che
durante il periodo estivo gli addetti ai lavori erano in piena crisi. "La
ricerca di immobili è piuttosto mirata - aggiunge Lingiardi -, a stimolare i
clienti sono specialmente le case che hanno qualcosa
di particolare, sono stanchi della stessa tipologia di
appartamento".Secondo Fin Area Srl, la società
specializzata in servizi finanziari con sede in piazza della Vittoria a Lodi,
chi stipula un mutuo in questo momento può essere avvantaggiato dai prezzi degli immobili, più bassi
rispetto a qualche anno fa. "Nel complesso i prezzi
delle case hanno smesso di crescere - fanno sapere
da Fin Area - e in molti casi stanno ripiegando. Il che è una buona
notizia per chi cerca casa, una notizia neutra per chi la casa ce l'ha già, e
una cattiva notizia per quegli istituti (fortunatamente pochi, ndr) che hanno
fatto prestiti sulla base del 100 per cento del valore della casa e hanno
mutuatari che non pagano". Molto dipende dal mutuo che c'è in gioco:
"Chi ha fatto in passato un mutuo a tasso fisso dorme fra due guanciali -
aggiungono da Fin Area -. Chi lo ha fatto a tassi variabili ha avuto alcune
sgradite sorprese: i tassi a breve, cui i mutui sono indicizzati, sono
aumentati anche prima che la Banca centrale europea aumentasse il suo
tasso-guida a luglio. Ma oggi diventa chiaro che quell'improvvida decisione
dovrà essere rimangiata e le tensioni sui tassi a breve, dopo le fibrillazioni
di queste settimane, dovrebbero calare di nuovo. Chi deve fare un mutuo per la
prima volta pagherà un tasso a lunga di circa un quarto di punto superiore
rispetto a quello che prevaleva a metà 2007, prima dell'inizio di questo
pasticcio. Ma avrà il vantaggio che da allora a oggi i prezzi
delle case si sono fermati e in molti casi hanno cominciato a
diminuire".Gr. Bo.
( da "Finanza e Mercati" del 10-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Da
Finanza&Mercati del 10-10-2008 La crisi finanziaria si
abbatte pesantemente sui prezzi delle case in Gran Bretagna. Il Paese di Sua Maestà sta vivendo il suo
periodo peggiore, segnando il più forte ribasso da 25 anni a questa parte. Il
netto peggioramento della crisi finanziaria ha infatti gelato le compravendite
e spinto le banche a essere più caute nel concedere mutui. A settembre,
l'indice rilevato da Hbos ha segnato un calo del prezzo delle case del 12,5% rispetto allo stesso periodo 2007. È la
contrazione maggiore dal 1983, anno in cui peraltro è stata introdotta la
statistica. Rispetto ad agosto si è registrato un calo dell'1,3 per cento. Per
i prossimi mesi è da valutare l'impatto del piano varato dal governo di Londra
a sostegno degli otto istituti di credito immobiliare.
Si tratta di un'operazione complessiva da 500 miliardi di sterline (pari a 640
miliardi di euro) per ridare fiato a tutto il settore. Dall'altra parte
dell'Atlantico invece sembra che la fine del tunnel immobiliare
cominci a vedersi. Le case in corso di vendita negli
Stati Uniti hanno infatti segnato un balzo inaspettato ad agosto scorso, ai
massimi da oltre un anno. L'indice elaborato dalla National association of
realtors, che riguarda le compravendite per le quali è stato già firmato il
compromesso, è salito del 7,4% a 93,4 contro l'87 (rivisto) di luglio. Si
tratta del livello più alto da giugno 2007. Gli analisti si attendevano invece
un calo (-1,8%).
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-10-10 - pag: 47 autore: INTERVISTA Walter
Rothensteiner Ceo Rzb Group "La crisi non dilagherà a Est" Il
manager: nell'Europa centro-orientale non serviranno aiuti di Stato Bruno Perini
MILANO Lo spettro del credit crunch che si è abbattuto sugli Stati Uniti e in
misura minore sull'Europa occidentale si affaccerà anche sull'Europa centro
orientale? Il crollo della Borsa russa e i recenti interventi del governo di
Medvedev sono segnali preoccupanti per l'area dei Paesi dell'Est. Ma c'è chi è
pronto a scommettere che in quell'area la crisi finanziaria non dilagherà come
sta avvenendo in Occidente. Ne abbiamo parlato con Walter Rothensteiner, Ceo di
Rzb Group, il colosso bancario con sede a Vienna presente in decine di paesi
della Cee (Europa centro orientale), che si contende con UniCredit i mercati di
quell'area. "Nessuno è immune", ammette Walter Rothensteiner. La
tempesta che si è scatenata a Ovest rallenterà la crescita dei paesi Cee ma è
certo che non saranno necessari interventi dello Stato come quelli avvenuti
negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Il 6 ottobre 2008 è stato per le Borse
mondiali più traumatico del crollo dei mercati avvenuto l'11 settembre. Come
valuta quello che è accaduto? Per essere chiari io credo che nessuna Banca in
nessun mercato sia immune dall'attuale situazione di mercato. Ma mi pare che
lei mi chieda se la struttura delle nostre banche sarà in grado di fronteggiare
in maniera sicura la tempesta. Noi siamo convinti che Rzb Group rispetto ad
altre realtà europee e americane abbia una posizione favorevole. Data la sua
struttura di banca universale, copre un'alta percentuale dei suo loan business
con i depositi dei risparmiatori. In una certa misura questo rende Rzb
indipendente dal problema della liquidità dovuta all'insicurezza e alla
sfiducia che è cresciuta nella comunità finanziaria internazionale. Inoltre
tenga conto che la repubblica austriaca ha preso misure per supportare e
garantire i depositi. Fino ad oggi erano garantiti i risparmi depositati fino a
20.000 euro; oggi non c'è più limite di ammontare in quanto lo Stato garantisce
per tutti i depositi di risparmio. Gli effetti sui mercati globali? Le Borse
sono tuttora dominate dalla tempesta delle crisi finanziaria. Certo, ci sono
stati i piani federali di salvataggio ma le previsioni ci dicono che in
aggiunta alla crisi finanziaria ci sarà una forte crisi economica che
rallenterà la crescita. Il crollo ha toccato anche la Russia: un confronto tra
la crisi finanziaria nei Paesi occidentali Usa/Europa e i segnali di crisi che
si sono visti nei mercati dell'Est è possibile? Prendiamo la Russia. Anche se
lo sviluppo della Borsa in Russia è chiaramente legato a quello dei mercati
globali, ci sono fattori negativi aggiuntivi nella caduta del prezzo del
petrolio per quasi tutte le banche russe. Questo è un elemento da non
sottovalutare se si vogliono cogliere le differenze tra le due aree. Tuttavia,
il Governo e la Banca Centrale Russa hanno agito molto velocemente e in maniera
decisiva. Questo a dimostrazione della forte volontà di stabilizzare il settore
bancario e il mercato borsistico russo. Le diverse misure introdotte hanno
l'obiettivo principale di iniettare liquidità. Come si riflette sul sistema
bancario nei paesi dell'Est la crisi finanziaria americana? Con il
rallentamento economico dell'Eurozona, le importazioni dai Paesi dell'Est
subiranno quasi sicuramente un rallentamento. Questo porterà a tassi di
crescita inferiori nei Paesi Cee. Tuttavia, l'economia dei Paesi dell'Europa
dell'Est dovrebbe riuscire a mantenere una percentuale di crescite più alta di
3 punti percentuali rispetto all'Eurozona. Le circostanze attenuanti per
l'economia nei Paesi Cee dovrebbero essere il vantaggio del costo nella produzione
e il focus su quei segmenti produttivi a basso prezzo che caratterizzano le
economie di quest'area. In Occidente si fa un gran parlare di ritorno dello
Stato nell'economia. Anche nei Paesi dell'Est l'intervento dello Stato è ormai
impellente? I settori finanziari e bancari nei Paesi Cee sono affetti
indirettamente dalla crisi. Ma la maggior parte della banche hanno
un'esposizione finanziaria sul mercato assai limitata, e soprattutto poco
legata al mercato real estate degli Stati Uniti. Dunque io posso affermare con
una certa sicurezza che a parte le iniezioni di liquidità decise ad esempio
dalla Russia, misure analoghe a quelle intraprese dal governo degli Stati Uniti
non saranno necessarie. La crisi che ha investito gli Stati
Uniti e l'Europa Occidentale potrebbe essere l'anticamera della crisi
nell'Europa centro orientale? No, la situazione nei mercati domestici nei Paesi
Cee è profondamente diversa da quella Usa e da quella di alcuni paesi Ue dove
la bolla immobiliare è
scoppiata. In primo luogo non ci sono mutui subprime nei Paesi Cee.
Persone che aprono un mutuo nei Paesi Cee sono tipicamente molto giovani, ben
istruiti con lavori solidi che vogliono migliorare la loro condizione di vita.
Inoltre non è così diffuso il fenomeno della speculazione nei mercati real
estate. Molte persone comprano case e appartamenti per
viverci, non per fare attività speculativa. I vostri report bancari relativi al
2007 sono, per ovvie ragioni, già vecchi: si parlava di crescita in un mondo
globalizzato che ancora non prevedeva quello che è avvenuto in questo fatidico
2008. Quale potrebbero essere, dunque, le previsioni per il settore bancario
nei Paesi CEE per il 2008? Il nostro Research team ha effettuato un'analisi
piuttosto prudente di proiezione a medio termine del Prodotto interno lordo e
della crescita del settore bancario. Nell'ultimo Cee Banking Sector Report la
previsione di aggirava attorno ad una media di crescita annuale del settore
bancario del 15% per il periodo dal 2008-2013 (paragonata al tasso di crescita
annuale del 26% negli ultimi 5 anni). Nonostante i recenti sviluppi sui mercati
finanziari mondiali non è detto che le previsioni non possano avverarsi anche
se la crescita nel 2009 sarà più lenta rispetto al tasso previsto.
"Nessuna banca è immune dalle turbolenze, ma riusciremo a superare la
tempesta" Forte in Europa centro-orientale. Walter Rothensteiner, Ceo di
Rzb AP/LAPRESSE.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-10 - pag: 7 autore: La star. Meredith
Whitney (Oppenheimer) è il nuovo guru degli analisti La moglie del campione di
wrestling aveva atterrato le banche un anno fa di Simone Filippetti I l marito,
col nomignolo di "Jbl", manda al tappeto energumeni palestrati sul
ring. Lei, invece, i grandi colossi di Wall Street. Facile farlo ora che le
grandi e potenti banche d'affari sono in ginocchio, verrebbe da dire. Solo che
Meredith Whitney, analista in forza a Oppenheimer, lo diceva già un anno fa
quando nessuno immaginava il peggio che sarebbe arrivato. Non lo hanno fatto
Vikram Pandit, numero uno di Citigroup, nè John Thain, a capo di Merrill Lynch
o Dick "The Gorilla" Fuld, l'ex Ceo della tracollata Lehman Brothers.
Lei, 38enne bionda, di bell'aspetto, sportiva (ama fare jogging a Central Park
senza dimenticare di portarsi dietro una copia del Financial Times) invece sì,
e oggi è il guru osannato di Wall Street perché è l'unica che aveva previsto
tutto. Con dodici mesi di anticipo. Esattamente un anno fa i listini salivano
dopo una prima scossa di terremoto con l'esplosione del crack dei subprime
avvenuta a inizio estate 2007. Sembrava che il sistema avesse assorbito senza
problemi il default dei mutui-spazzatura magicamente trasformati in bond tripla
A e il cui effetto domino, invece, nel corso dei mesi ha mandato al tappeto
Wall Street. Unica tra tutti i broker, lo scorso ottobre la signora Whitney,
felicemente sposata a John Layfield, campione di wrestling, uno degli sport più
popolari nell'America delle tv via cavo, aveva previsto un taglio del dividendo
per Citigroup, per colpa di un bilancio traballante. E per rincarare la dose,
aveva anche profetizzato ulteriori perdite e svalutazioni per tutti i big
bancari, da Bank of America a Lehman all'europea Ubs. E ancora, ai primi di
febbraio di quest'anno, quando non si avvertivano che i primi sintomi della
crisi (con il crack della piccola banca inglese Northern Rock), la battagliera
analista aveva tagliato di quasi la metà le stime sui profitti delle grandi
investment bank per il primo trimestre. Il motivo? Troppa esposizione sui
prestiti a leva, ovvero la causa per cui oggi tremano le fondamenta delle
banche di mezzo mondo. L'aver visto giusto ha reso ancor più spietata e
aggressiva l'analista: a luglio, in una conference call, rimproverò Thain di
non scaricare asset deteriorati per fare cassa e patrimonializzare la banca.
Dopo dieci giorni Merrill ha venduto 30 miliardi di dollari di Cdo. Nel giro di
un anno Meredith, da analista di Serie B famosa più per essere la moglie di un
campione del wrestling che per i suoi report, è diventata una star del calibro
di Jim Cramer, l'ex trader oggi una celebrità nazionale grazie a Mad Money
(trasmissione cult sugli investimenti in onda sulla Cnbc). Anni fa un'altra
donna, Abby Cohen, analista di Goldman Sachs, divenne un "guru " di
Wall Street. Perché, ed era il 2000, indovinava sempre il livello in cui
l'S&P500 sarebbe salito. Altri tempi. "Meredith è in grado di muovere
i mercati con quello che scrive " dicono i trader e qualcuno si è già
scomodato a paragonarla appunto alla Cohen. Più che l'accuratezza dei
"sell" e dei "buy", sono le sue argomentazioni e critiche, al limite della crudezza, a renderla un caso a Wall Street. è
stata la prima, per esempio, a puntare il dito contro la relazione incestuosa
tra banche e agenzie di rating durante gli anni della bolla
immobiliare sostenendo che questo avrebbe avuto un
impatto di lunga durata sulla capacità delle banche di guarire. Ora però
che il terremoto ha fatto crollare banche un ritenute inaffondabili e tutti i
broker sono in preda al panico, lei, che questo l'aveva già previsto mesi fa, è
ancora una volta un passo avanti. Ora le banche possono anche essere una
scommessa: così dopo aver bollato il settore come il
peggior investimento azionario, adesso Meredith consiglia tre titoli: JpMorgan,
BofA e Wells Fargo. A un certo punto Abby Cohen si fece prendere un po' troppo
la mano e continuò a prevedere che l'S&P500 sarebbe salito a 1.500 punti.
Non accadde mai e il suo astro si è pian piano eclissato. Dagli scivoloni,
d'altronde, non è immune nemmeno la neo-star. A fine luglio dopo che Merrill
Lynch aveva annunciato altre svalutazioni per 5,7 miliardi la donna commentò,
un po' incautamente col senno di poi, che "la parte più difficile del
risanamento è alle spalle". Ma anche Omero ogni tanto si riposava. CASSANDRA
INASCOLTATA Dodici mesi fa aveva detto che il peggio doveva ancora arrivare,
profetizzando perdite e svalutazioni per tutti i maggiori istituti Coppia
d'acciaio. Meredith Whitney con il marito John Layfield, wrestler POLARIS.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: LANCETTE DELLECONOMIA data: 2008-10-10 - pag: 16 autore: Tiro alla
fune. La sfiducia dilaga e le autorità monetarie mettono in campo un
impressionante arsenale di misure vecchie e nuove La finanza morde ormai
sull'economia Difficile evitare la recessione per Europa e Usa, ma calano
petrolio e costo del danaro di Fabrizio Galimberti e Luca Paolazzi Indicatori
reali Un lungo periodo di crescita nulla si profila per i Paesi industriali. La
crisi finanziaria ha sparso sale sulle ferite inferte dagli shock delle materie prime e dello scoppio della bolla immobiliare. Da soli questi due
shock sono sufficienti a provocare la recessione che era attesa per la seconda
metà del 2008, con code al principio del 2009. Tanto più che si sommano
all'inevitabile aggiustamento americano: negli Usa il riequilibrio dei conti
con l'estero e il ritorno delle famiglie a una maggiore parsimonia,
dall'attuale risparmio zero, comportano l'esportazione di impulsi frenanti al
resto del mondo. Ma gli shock sarebbero stati presto digeriti, tanto più con il
ridimensionamento delle quotazioni delle materie prime e la riduzione dei
tassi, e la ripresa avrebbe potuto far capolino nella seconda metà del 2009.
Invece, l'"era glaciale del credito ", come l'ha battezzata Business
Week, accentua la difficoltà delle famiglie e delle imprese da due fronti:
quello della sfiducia nelle prospettive economiche e quello del costo e della
disponibilità del denaro. Gli indicatori attuali di sentimento economico sono
già molto bassi: per Eurolandia quello complessivo è ai minimi dal '94 e in Usa
quello dei consumatori, pur risalito negli ultimi tre mesi, è al livello più
basso dalla recessione del '91. Ma sono dati che, pur riferiti ad appena un
mese fa, sono stati resi rapidamente vecchi dall'evoluzione dei mercati. La
sfiducia non solo è contagiosa, ma si moltiplica rimbalzando da un Paese
all'altro. La morsa del credito è ancor più dannosa. Famiglie e imprese pagano
un costo reale del denaro reso più alto dal congelamento del mercato
interbancario, nel quale i tassi hanno perso contatto con quelli ufficiali
delle banche centrali, e sarebbe opportuno che i Governi intervenissero per
legare più direttamente il servizio del debito dei consumatori e delle aziende
all'orientamento della politica monetaria ( come ha suggerito ieri su queste
colonne Lorenzo Bini Smaghi). Il rischio più grande è che l'anomala sete di
liquidità delle banche e l'avversione al rischio fisiologica in tempi recessivi
spingano a razionare i prestiti, con avvitamento della crisi finanziaria con
quella economica. Ormai tutti i Paesi del G-7 sono sull'orlo o dentro la
recessione: ciò dovrebbe favorire la cooperazione e il coordinamento
internazionali. Difficilmente nei prossimi indicatori congiunturali si
noteranno segnali di miglioramento. Per fortuna il loro peso nell'economia
mondiale si è ridotto a vantaggio dei Paesi emergenti, che continueranno a
espandersi, pur un po' meno focosamente, tendendo una rete di sicurezza sotto
il tasso di espansione globale. Inflazione L'altra mano viene dalle materie
prime (e per Eurolandia dal cambio). Il ridimensionamento delle quotazioni
delle commodity proseguirà per effetto della minor domanda sia reale sia
finanziaria. Abbiamo davanti una duratura fase di inflazione molto bassa: i
timori inflazionistici sono stati riaccantonati in fretta e altri più angoscianti
emergono. Il raffreddamento dei prezzi sarà
"forzato" dalla capacità produttiva inutilizzata e darà maggior
potere d'acquisto agli aumenti di reddito delle famiglie. Anche da qui potrà
venire la ripresa. Tassi d'interesse,valute,moneta Mercati finanziari in crisi
profonda e mercati valutari stabili: questa insolita combinazione tradisce la
natura globale della crisi di fiducia che ha spazzato il mondo. Dato che tutti
i Paesi o quasi sono sulla stessa barca, e dato che i cambi, per definizione, sono
relativi (il prezzo di una moneta rispetto a un'altra) non c'è molta ragione di
preferire una valuta a un'altra. Così il dollaro, che si era ripreso fortemente
dai minimi di qualche mese fa, è rimasto stabile nella fascia 1,35-1,40; ed è
da prevedere che questa stabilità continui, man mano che la matassa
aggrovigliata di questa crisi si dipana. Unica eccezione a questa (relativa)
calma valutaria sono le valute che erano protagoniste del carry trade: gli
operatori hanno oggi cure più pressanti che non siano quelle di lucrare le
differenze fra valute ad alto e basso rendimento. Lo smontaggio dei carry trade
ha così penalizzato il dollaro australiano e quello neozelandese, e
avvantaggiato la moneta meno "costosa", cioè lo yen. In campo
valutario l'altra novità da segnalare è quella relativa alla moneta cinese: lo
yuan si è stabilizzato contro dollaro ormai da fine luglio, arrestando la lunga
galoppata rivalutativa che era iniziata tre anni fa. Non solo: le quotazioni
del nondeliverable forward a 12 mesi sono per la prima volta superiori al
cambio a pronti, prospettando quindi una (improvvida) svalutazione della moneta
cinese. Ma è nel campo finanziario che l'azione di tamponamento della crisi si
è fatta allo stesso tempo affascinante e frenetica. Questo terremoto della
finanza rimarrà nei libri di storia come un tempo di sommovimenti e di
esperimenti. Ci si è resi conto della fragilità dei mercati, di quanto
facilmente i prezzi possano discostarsi dai valori
sottostanti, delle devastazioni sistemiche che questa dissociazione fra prezzi e valori può comportare, e allo stesso tempo di
quanto vario e creativo sia il contrasto a questi fallimenti del mercato che
può essere messo in campo dalle autorità monetarie. In queste gigantesche operazioni
di pronto soccorso si è distinta soprattutto la Federal Reserve, che ha
ampliato in modo impressionante i propri strumenti di intervento, nello sforzo
di oliare le giunture di ogni nicchia di mercato, da quello classico
interbancario per finire agli acquisti di obbligazioni Freddie-Fannie e,
ultimamente, agli acquisti diretti di Commercial paper. Nel frattempo il Tesoro
Usa si è ritrovato a controllare i due giganti dei mutui e a possedere uno dei
più grossi assicuratori mondiali, la Aig. E non è finita: secondo una
interpretazione estensiva del piano Paulson da 700 miliardi, quei soldi
potranno essere usati non solo per acquistare titoli tossici ma anche per
acquistare azioni di banche. La soluzione che si profila è quella di estese
nazionalizzazioni (più o meno mascherate) del sistema bancario: una soluzione
"alla svedese", che risponde alle due esigenze più impellenti. Da un
lato restituire fiducia ( nelle banche fra loro e nei rapporti fra banche e
clienti), dall'altro ricapitalizzare gli istituti finanziari, i cui bilanci
sono stati feriti dalle minusvalenze. Una utile misura potrebbe anche essere
quella di una garanzia pubblica sui prestiti che le banche si fanno l'un
l'altra sull'interbancario. Una misura che, come quella delle garanzie sui depositi,
con ogni probabilità non costerebbe nulla, ma sbloccherebbe quel meccanismo di
diffidenza che porta i tassi interbancari al di sopra dal livello desiderato
dalle Banche centrali. Intanto queste si barcamenano come possono: la Bce, dopo
la riduzione del tasso-guida (e senza aver chiesto scusa per l'aumento di tre
mesi fa) gioca abilmente sul tasso repo, sulla marginal lending facility e sul
tasso per i depositi in modo da cambiare i "costi opportunità" delle
politiche di tesoreria delle banche e di convincerle a fidarsi l'una
dell'altra. fabrizio@bigpond.net.au l.paolazzi@confindustria.it PREZZI IN
RITIRATA L'economia debole raffredda i corsi delle materie prime Lo
sgonfiamento della bolla petrolifera dà sollievo alla
bolletta e all'inflazione.
( da "Wall Street Italia" del 10-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di Simone Filippetti
Ne avevamo gia' parlato su WSI qualche mese fa ma ecco un nuovo ritratto della
donna che, con dodici mesi di anticipo, aveva predetto la crisi finanziaria e
bancaria che sta scuotendo il mondo. Meredith Whitney -->Il contenuto di questo
scritto esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la
linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.
(WSI) ? Il marito, col nomignolo di "Jbl", manda al tappeto
energumeni palestrati sul ring. Lei, invece, i grandi colossi di Wall Street.
Facile farlo ora che le grandi e potenti banche d'affari sono in ginocchio,
verrebbe da dire. Solo che Meredith Whitney, analista in forza a Oppenheimer,
lo diceva già un anno fa quando nessuno immaginava il peggio che sarebbe
arrivato. Non lo hanno fatto Vikram Pandit, numero uno di Citigroup, nè John
Thain, a capo di Merrill Lynch o Dick "The Gorilla" Fuld, l'ex Ceo
della tracollata Lehman Brothers. Lei, 38enne bionda, di bell'aspetto, sportiva
(ama fare jogging a Central Park senza dimenticare di portarsi dietro una copia
del Financial Times) invece sì, e oggi è il guru osannato di Wall Street perché
è l'unica che aveva previsto tutto. Con dodici mesi di anticipo. Esattamente un
anno fa i listini salivano dopo una prima scossa di terremoto con l'esplosione
del crack dei subprime avvenuta a inizio estate 2007. Sembrava che il sistema
avesse assorbito senza problemi il default dei mutui-spazzatura magicamente
trasformati in bond tripla A e il cui effetto domino, invece, nel corso dei
mesi ha mandato al tappeto Wall Street. Unica tra tutti i broker, lo scorso
ottobre la signora Whitney, felicemente sposata a John Layfield, campione di
wrestling, uno degli sport più popolari nell'America delle tv via cavo, aveva
previsto un taglio del dividendo per Citigroup, per colpa di un bilancio
traballante. E per rincarare la dose, aveva anche profetizzato ulteriori
perdite e svalutazioni per tutti i big bancari, da Bank of America a Lehman
all'europea Ubs. E ancora, ai primi di febbraio di quest'anno, quando non si
avvertivano che i primi sintomi della crisi (con il crack della piccola banca
inglese Northern Rock), la battagliera analista aveva tagliato di quasi la metà
le stime sui profitti delle grandi investment bank per il primo trimestre. Il
motivo? Troppa esposizione sui prestiti a leva, ovvero la causa per cui oggi
tremano le fondamenta delle banche di mezzo mondo. L'aver visto giusto ha reso
ancor più spietata e aggressiva l'analista: a luglio, in una conference call,
rimproverò Thain di non scaricare asset deteriorati per fare cassa e
patrimonializzare la banca. Dopo dieci giorni Merrill ha venduto 30 miliardi di
dollari di Cdo. Nel giro di un anno Meredith, da analista di Serie B famosa più
per essere la moglie di un campione del wrestling che per i suoi report, è
diventata una star del calibro di Jim Cramer, l'ex trader oggi una celebrità
nazionale grazie a Mad Money (trasmissione cult sugli investimenti in onda
sulla Cnbc). Anni fa un'altra donna, Abby Cohen, analista di Goldman Sachs,
divenne un "guru" di Wall Street. Perché, ed era il 2000, indovinava
sempre il livello in cui l'S&P500 sarebbe salito. Altri tempi.
"Meredith è in grado di muovere i mercati con quello che scrive"
dicono i trader e qualcuno si è già scomodato a paragonarla appunto alla Cohen.
Più che l'accuratezza dei "sell" e dei "buy", sono le sue
argomentazioni e critiche, al limite della crudezza, a
renderla un caso a Wall Street. È stata la prima, per esempio, a puntare il
dito contro la relazione incestuosa tra banche e agenzie di rating durante gli
anni della bolla immobiliare sostenendo che questo avrebbe avuto un impatto di lunga durata
sulla capacità delle banche di guarire. Ora però che il terremoto ha
fatto crollare banche un ritenute inaffondabili e tutti i broker sono in preda
al panico, lei, che questo l'aveva già previsto mesi fa, è ancora una volta un
passo avanti. Ora le banche possono anche essere una scommessa: così dopo aver bollato il settore come il peggior investimento azionario,
adesso Meredith consiglia tre titoli: JpMorgan, BofA e Wells Fargo. A un certo
punto Abby Cohen si fece prendere un po' troppo la mano e continuò a prevedere
che l'S&P500 sarebbe salito a 1.500 punti. Non accadde mai e il suo astro
si è pian piano eclissato. Dagli scivoloni, d'altronde, non è immune nemmeno la
neo-star. A fine luglio dopo che Merrill Lynch aveva annunciato altre
svalutazioni per 5,7 miliardi la donna commentò, un po' incautamente col senno
di poi, che "la parte più difficile del risanamento è alle spalle".
Ma anche Omero ogni tanto si riposava. Copyright © Il Sole 24 Ore. All rights
reserved scrivi la tua opinione "live" sul Forum di WSI.
( da "Stampa, La" del 10-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
ECONOMIA. INDAGINE
NELLE AGENZIE DI CUNEO Immobiliare in crisi, calano i prezzi In diminuzione anche le richieste
di materiali edilizi per le ristrutturazioni [FIRMA]ALBERTO PRIERI CUNEO Nel
primo semestre 2008 i prezzi delle case a Cuneo sono scesi del 10%: è quanto sostiene il rapporto
redatto dall'ufficio studi della Gabetti Immobiliare, che ha analizzato
l'andamento del mercato immobiliare nella Granda. "E' una tendenza che non va
generalizzata - spiega il Giovanni Garbelli, della Gabetti di Cuneo -: in
alcune zone, come nel centro storico, il calo è perfino superiore, vista la
domanda ridotta. Prezzi inferiori anche in Cuneo 2, ma nella fascia da piazza
Galimberti a corso Galileo Ferraris, comprese le traverse, le quotazioni sono
rimaste stabili". "C'erano valori sballati due o tre anni fa, non
adesso - dice Giovanni Griotti, consulente Tecnocasa di Cuneo -. Rispetto a
quelle quotazioni, noi registriamo le riduzioni maggiori nel centro storico e
nel quartiere Donatello, dove spesso servono ristrutturazioni. Anche le
trattative prima erano eccessivamente brevi, tanto che in 15 giorni si poteva
chiudere una compravendita: oggi la famiglia che può acquista la casa, ma fa
più attenzione, seppure Cuneo resti un mercato positivo". Gli intermediari
sostengono che è cambiato il "modo" di vendere: fino a due anni fa,
per un appartamento da 300 mila euro si azzardavano richieste di 320 o 330
mila, e magari si spuntava così un prezzo superiore a quelle effettivo. Ora non
più. Si parte dal valore reale dell'immobile, per poi cedere qualcosa nella
trattativa. Succede in viale Angeli, la via più signorile del capoluogo: qui la
richiesta dei venditori va dai 6 ai 7 mila euro al metro quadrato, seppur la
disponibilità reale sia tra i 4 e i 5 mila. Più popolare la porzione che da via
Roma va verso il fiume Stura, dove il ristrutturato costa intorno ai 1.800 euro
al metro quadrato. Per una casa di tipo signorile, si pagano comunque almeno
3.000 euro al metro nel centro storico, poche centinaia in meno in Cuneo 2,
Madonna dell'Olmo e San Rocco. "Il mercato è fermo, ma non è vero che i prezzi siano scesi - dice Teresio Lamberti, rappresentate
dell'Associazione piccoli proprietari e titolare dell'agenzia immobiliare ML -. In questo momento la gente è insicura e
preferisce aspettare. Chi decide di investire sceglie metrature di piccolo
taglio, più facili da affittare e da rivendere". Tuttavia, il tempo che
passa tra la proposta e l'acquisto è raddoppiato: dai 4 mesi mesi di fine 2007
si è passati a quasi 8. "C'è più attenzione sia al tipo di immobile, sia
al mutuo da sottoscrivere - riprende Garbelli -, noi consigliamo quelli a tasso
fisso: è l'unico modo per essere sicuri di poter affrontare la spesa negli anni
a venire". E c'è meno disponibilità a ristrutturare. Patrizia Grosso,
della Grosso Costruzioni, di via Valle Maria: "Da inizio anno il nostro
fatturato è sceso del 35%. Per acquistare materiale edile si rivolgono a noi
imprese e privati: in questo periodo quasi più nessuno chiede preventivi e
temiamo che la situazione peggiori ancora". "Nel giro di 6-12 mesi,
vivremo una crisi occupazionale di dimensioni storiche, causata dal calo della domanda
e dall'insostenibile aumento dei prezzi delle materie
prime" avverte Filippo Monge, presidente dell'Associazione nazionale
costruttori edili di Cuneo.
( da "Secolo XIX, Il" del 11-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
In spagna un
operatore s'inventa la nuova frontiera del mercato immobiliare
MADRID. "Due case al prezzo di una". È
l'allettante offerta presentata da uno dei 17 promotori immobiliari che
partecipano fino a domenica al Salone Immobiliare del Mediterraneo (Simed) di
Malaga per far fronte a una crisi che in Spagna ha messo in ginocchio il
settore. Case a prezzo di svendita sulla Costa del Sol, mentre a livello
nazionale la Federazione spagnola di Municipi e Province (Femp) propone come
ricetta, per riattivare l'economia sferzata dallo tsunami finanziario
internazionale, una forte iniziativa verso l'edilizia popolare. In un rapporto consegnato
dalla Femp al ministero per la Casa, riferito ieri dai media, l'organismo
assicura che Comuni e Regioni hanno disponibilità di suoli, con licenze
edilizie già concesse, sufficienti per realizzare subito rispettivamente
150.000 e 75.000 alloggi di edilizia popolare, a fronte di una domanda
complessiva di oltre 700.000 famiglie. Altre 400.000 case
di edilizia sociale, secondo il dossier, potrebbero essere costruite fra il
2009 e il 2012. La Femp, attraverso il suo presidente, Pedro Castro, è convinta
che la nuova spinta dell'edilizia servirebbe a coprire la domanda esistente, a
riattivare l'economia e il mercato del lavoro che a settembre ha segnato un
tasso di disoccupazione dell'11,3%, avvertito principalmente nelle costruzioni.
Sei mesi fa l'organismo degli enti locali ha ricevuto dal ministro della Casa,
Beatriz Corredor, l'incarico di elaborare un censimento dei suoli disponibili
per costruire case di protezione ufficiale. Fonti
ministeriali, riferite oggi da El Mundo, indicano che il rapporto costituirà il
punto di partenza per cercare i finanziamenti pubblici e privati necessari agli
interventi edilizi. Tuttavia, secondo molti analisti, per acquisire
competitività e sostenibilità, l'economia spagnola dovrebbe abbandonare il
modello di crescita sul mattone, seguito dagli anni Novanta, culminato nel luglio dello scorso anno con lo scoppio della
"bolla immobiliare".
La crisi è palpabile: solo sulla Costa del Sol le vendite sono crollate di
oltre il 70% nell'ultimo anno e mezzo. Ci sono circa 24.000 nuovi alloggi che
non trovano compratore. Ed è più che mai evidente al Simed di Malaga,
quest'anno drasticamente ridimensionato: con soli 30 espositori rispetto
ai 109 al 2007, il salone tenta di attirare con offerte da liquidazione
possibili compratori. Così la società immobiliare
Salsa propone per 780.000 euro più Iva uno chalet di 4 camere e rifiniture di
lusso a Malaga e, in regalo, un monolocale accessoriato accanto a un campo da
golf a Velez (Malaga). 11/10/2008.
( da "Borsa e Finanza" del 11-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
INCHIESTA
Breglia: "L'interesse per gli immobili si è già risvegliato" Il
presidente di Scenari Immobiliari: "I crolli di Borsa fanno sempre bene ai
prezzi
delle case" E per comprare? Meglio Italia, Francia e Germania
Con un occhio, per i più coraggiosi, agli Stati Uniti di Lorenzo Masini -
11-10-2008 Risparmiatori in difesa. Mentre si assiste al fuggi fuggi generale da mercati che
sembrano impazziti, senza direzione e senza alcun senso logico, il mattone
potrebbe tornare a essere di appeal. "Direi che è già successo - commenta
Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari - La crisi attuale non è
iniziata l'altra settimana ma dura da 12 mesi. E da inizio anno assistiamo a un
rinnovato interesse degli investitori. Insomma: mentre per anni i mercati
finanziari hanno corso e quelli immobiliari camminavano, adesso i primi sono
arretrati o fermi e i secondi continuano ad andare avanti". Quindi, c'è
del valore in Europa? La situazione è questa: escludendo il Regno Unito, che è
un mercato altamente finanziarizzato, in Italia, Francia, Germania i prezzi sono pressoché fermi nella media e c'è una
contrazione delle vendite. Ma la domanda è forte. Dunque il mercato immobiliare potrebbe riprendersi? Stiamo vedendo le macerie
della finanza e la resistenza relativa del mercato immobiliare.
E stiamo avendo un rimbalzo di attenzione verso il settore immobiliare,
come accade sempre dopo una batosta in Borsa. Questo rinnovato interesse si
evince anche dall'andamento dei fondi immobiliari? Negli ultimi 6 mesi, che
sono già sei mesi di tempesta, i fondi immobiliari sono stati positivi. E
questo vuol dire che i fondamentali del mattone sono ancora buoni. Come ha
contribuito sul settore l'intervento concertato delle banche centrali sul costo
del denaro? La riduzione del costo del denaro è un utile strumento per
immettere liquidità nel sistema e riduce tensione sui mutui, che negli ultimi
due anni avevano. avuto degli aumenti insostenibili per le famiglie. Da dove
ripartirà la ripresa? Nelle città il livello di vacancy degli uffici è rimasto
lo stesso di un anno fa. Inoltre i canoni sono fermi, cresciuti solo nelle zone
centrali, e la grande distribuzione va bene ed è disposta a pagare canoni alti.
Così nel commerciale gli investimenti sono fortissimi. Ci vanno anche privati,
ma con patrimoni tra cinque e 20 milioni di euro. Questo però riguarda una
fascia veramente ristretta della popolazione. E i piccoli risparmiatori?
Intanto, è significativo che questi investitori grossi, in generi più accorti,
abbiamo ricominciato a investire. Loro sono il pesce pilota dell'immobiliare. E ora anche i piccoli risparmiatori, per i
quali la più grande pubblicità è il titolo del giornale che dice che la Borsa
crolla, tornano a guardare il mattone. Quel titolo ha infatti gettato i
risparmiatori nel panico. Un panico che durerà tre anni, se va bene. In quali
mercati si può quindi andare a caccia di occasioni? Italia, Francia, Germania.
Mercati occidentali con quotazioni stabili. Si deve investire in un'ottica di
difesa, meglio evitare mercati esotici. Certo, se proprio uno vuol essere
aggressivo, ci sono gli Stati Uniti, in cui si paga ancora con il favore del
dollaro debole e con prezzi scesi fino al 30%. Ma non
bisogna avere fretta: innanzitutto stare a guardare. Poi decidere. E c'è
qualche mercato sicuramente da evitare? La Spagna. Che continua a soffrire un
eccesso di offerta di nuove costruzioni sulla costa. Ci vorranno anni perché
venga assorbito. Come se noi avessimo 50mila case
vuote a Rimini e 50mila ad Amalfi e così via. La domanda si concentra a Roma o
a Milano. Quanto rende investire in immobili? Conviene rispetto ai Bot? Il
rendimento reale medio è del 4% annuo, sommando la rivalutazione della
proprietà e il reddito da locazione. E di questi tempi è senz'altro superiore a
quello dei Bot. Ovviamente però questi numeri hanno senso sul lungo termine, in
un periodo di almeno dieci anni. E se i prezzi delle case
crollassero? Se i prezzi scendessero del 10% non
accadrebbe nulla. Anzi sarebbe auspicabile.
( da "Borsa e Finanza" del 11-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
ATTUALITÀ E intanto
la bolla immobiliare si sgonfia anche
a Dubai di Redazione - 11-10-2008 La crisi è arrivata anche a Dubai. Le società
di real estate dello sceiccato dovranno cercare di unire le proprie forze in
operazioni di fusioni e acquisizioni. È questa l'unica strada che rimane per
far fronte alle più difficili condizioni di accesso al credito e al
rallentamento della crescita dei prezzi degli immobili. È quanto scrive l'analista di Deutsche
Bank, Zahed Chowdhury: "Data la contrazione del mercato del credito,
questa è probabilmente la sola opzione che rimane ad alcune società. Certo, la
dimensione e la solidità patrimoniale potranno essere d'aiuto". Il ceo
della società immobiliare a controllo statale Deyaar
Development, Markus Giebel, ha già spiegato in un'intervista che la sua società
potrebbe avvantaggiarsi dei bassi prezzi per portare a
termine acquisizioni. Secondo alcuni, avrebbe già messo gli occhi sulla Union
Properties, un rivale attivo nell'area. Giebel ha comunque preferito declinare
ogni commento in merito. Insomma, viste le difficoltà della situazione, per
alcuni il processo di consolidamento potrebbe essere l'unica opportunità a
disposizione per rimanere a galla nelle attuali turbolenze. Anche perché,
alcuni analisti hanno già previsto non solo un rallentamento della crescita dei
valori degli immobili, ma anche l'inizio di un brusco rallentamento. È il caso
di quelli della Efg-HermesHolding Sae, secondo i quali il punto di svolta avrà
luogo nella seconda metà del 2009. "Non c'è più denaro facile
nell'industria immobiliare", conferma Kamel Lazaar,
di Swiscorp. Gli stessi finanziatori sono in grande difficoltà. Ad esempio
Amlak Finance e Tamweel Pjsc, i due maggiori creditori specializzati sul
comparto dell'intera area, sono in trattative per fondersi. "Devono
raggiungere una massa critica che permetta loro di servire il mercato domestico
ed espandersi anche all'estero". GLI ALTRI DEAL. Appare invece più incerto
il deal tra Deyaar Development e Union Properties. Zaid Ghoul, direttore
finanziario di quest'ultima, si è detto estreaneo a ogni trattativa. "Al
massimo - spiega Ghoul in un'intervista - si sta parlando di un progetto che
vada in questa direzione a livello di governo". Gli analisti hanno già
espresso il loro parere in merito. "Se le cose peggioreranno - commenta
Robert McKinnon di Al Mal Capital - sarebbe un'operazione senza dubbio sensato
perché i rispettivi portafogli sono decisamente simili". LE DIFFICOLTÀ.
Nonostante le difficoltà dei diretti interessati, le ambizioni immobiliari
degli sceicchi non si sono di certo ridimensionate. Negli interi Emirati Arabi
Uniti si stanno sviluppando progetti per complessivi 658 miliardi di dollari,
almeno stando a un recente report di Ing Bank. Ed ora sembra che Dubai abbia
messo in cantiere un nuovo progetto da 350 miliardi di dirham (95 miliardi di
dollari) - ribattezzato Jumeirah Garden - tanto grande da ospitare in totale
60mila persone. Secondo le ultime indiscrezione, la società che gestirà il
tutto sarà la Meraas Development. Più in generale, entro il 2010 verranno
portate a termine circa 140mila case, che si andranno
così ad aggiungere allo stock già esistente e pari a 300mila. Tuttavia, ci si
aspetta che il prezzo delle case sia destinato a
raggiungere livelli massimi nella prima metà dell'anno a venire per poi
incominciare a scendere già dai mesi successivi. In tutto, secondo gli analisti
di Efg-Hermes, i valori scenderanno, entro il 2011, del 20 per cento.
Riproduzione riservata Bloomberg.
( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)" del 11-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Plus sezione: STORIA
COP data: 2008-10-11 - pag: 6 autore: Conti economici. Quanto incide il mattone
Banche, i timori sull'immobiliare
Rischio di "bolla"
per il comparto Più che le famiglie preoccupano i grandi prestiti C i può
essere qualcosa di peggio dell'effetto subprime? Forse l'esplosione completa di
una "bolla immobiliare
" internazionale, in parte dovuta ai maxi-prezzi del mattone e in parte alla carenza di liquidità che obbliga
tutti gli operatori a cedere asset per riequilibrare il debito. La
prospettiva di un credit crunch (grande stretta dei finanziamenti da parte
delle banche) preoccupa operatori grandi e piccoli. L'Assimpredil- Ance, che
rappresenta le imprese del settore di Milano, Lodi, Monza e Brianza, ha
comprato una pagina de "Il Sole 24 Ore" per chiedere agli istituti di
sostenere e supportare il settore in questo momento difficile, non chiudendo i
rubinetti. Ma, visto dall'altra parte, finanziare i grandi progetti immobiliari
sta diventando sempre più costoso. Assorbe patrimonio bancario (tanto prezioso
per lavorare e per tenere alti i ratios prudenziali) ed è sempre meno garantito
dai valori delle case e degli uffici. In caso di
procedure esecutive i tempi italiani sono poi fra i più lunghi rispetto ai
Paesi di prima fascia e l'Abi non ha mancato di far rilevare quanto venga a
costare la procedura negli uffici giudiziari e come l'onere finisca per
ricadere su istituti e clienti. Se i mutui delle famiglie italiane, ancora
relativamente sicuri (vedi servizi a pagina 4), nelle banche si è accesa la
spia rossa dell'immobiliare. I casi sono tanti,
richieste di rientro dei prestiti o trattative per rinegoziare le esposizioni.
Per i privati (il parametro è il loan to value, cioè quanto copre il mutuo
rispetto al valore della casa, in Italia per i privati è del 50-60%) e per i
grandi costruttori si sta riducendo l'importo finanziabile rispetto al valore
dell'immobile: non più l'80% ma il 60% e anche meno e per i costruttori il
prestito è subordinato a una quota importante di pre-venduto. Di
"relazioni pericolose" fra banche e mattone è piena la storia
finanziaria (come si può leggere nel box a fianco) e per certi aspetti le due
parti si sono scambiate favori da sempre. La contemporanea crisi dell'immobiliare e della liquidità bancaria, sembra impedire
operazioni di appoggio reciproco. Se i tassi di mercato resteranno alti,
l'abbraccio non potrà più avvenire con un forte contributo della leva. La quota
di esposizione delle banche italiane al settore immobiliare-costruzioni
è crescente. In Europa l'infezione non c'è ancora, negli Stati Uniti la
malattia si sta manifestando. Bankitalia, così come altri grandi centri
previsionali, avverte che "un'ulteriore flessione dei prezzi
degli immobili potrebbe accentuare l'incidenza degli avvii di procedure
esecutive sui mutui residenziali in essere - già elevata e cresciuta fortemente
nel primo trimestre di quest'anno - e i rischi conseguenti ". La miscela
banche-immobiliare rischia di bloccare le economie per
anni e di portare al tanto temuto effetto Giappone. Inteso come "decennio
perduto", quei terribili anni '90 di crescita economica negativa o
azzerata, con Borse gelate ed economia ingessata nell'attesa di smaltire la
sbornia di prestiti bancari al settore immobiliare.
Asset svalutati nei fatti ma non nei conti ufficiali e lunga attesa di un ciclo
migliore per spazzare via le tossine. Tutti ora sperano nel miracolo dei fondi
sovrani, quei mega-investitori pubblici che potrebbero iniettare forti dosi di
liquidità frenando la fuga dei venditori. Secondo alcune stime ottimistiche,
fino al 2015 i fondi sovrani investiranno 40-50 miliardi di dollari in tutto il
mondo in modo diretto, altri 20-30 miliardi attraverso fondi immobiliari non
quotati, 5-10 miliardi in società quotate e 20-25 miliardi nel debito delle
società del settore. Un soffio di speranza per tenere lontani gli incubi
giapponesi. Paolo Zucca.
( da "Manifesto, Il" del 11-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
INTERVISTA "La
guerra deve finire, inutile salvare Wall Street" Robert Manning,
economista americano Andrea Rocco Lo scorso marzo il manifesto aveva
intervistato Robert Manning, professore e direttore del Center for Consumer
Financial al Rochester Institute of Technology e probabilmente il massimo
esperto di debito dei consumatori e di carte di credito negli Stati Uniti.
Manning ha scritto un libro di grande successo, Credit Card Nation (Basic
Books, 2000), e più recentemente Living with Debt (2005). Sei mesi fa Manning
ci aveva detto: "Il peggio della crisi dovrebbe arrivare tra settembre e
ottobre, nei mesi cruciali di campagna elettorale, alimentata anche dalle prime
serie perdite di impiego. Nei prossimi mesi la crisi economica si manifesterà
in modo molto tangibile". Il peggio, forse, è arrivato e Bob Manning ne
aveva previsto la tempistica con una precisione quasi inquietante. Abbiamo
parlato di nuovo con il professor Manning (era il giorno del primo "grande
crollo" delle Borse europee) per capire quello che ci può riservare il
futuro. Le previsioni che lei ha fatto 6 mesi fa erano così accurate da fare
quasi paura. Su che cosa erano basate? Quello che era chiaro già allora era che
la Casa Bianca stava cercando disperatamente di passare la crisi
all'amministrazione successiva. Ma guardando semplicemente ai dati di allora,
il tasso di affordability (la percentuale di americani che potevano permettersi
di comprare una casa di valore medio), l'aumento dei fallimenti, il gigantesco
aumento dell'indebitamento del consumatore e la drastica riduzione dei valori
immobiliari, era chiaro che stava per arrivare una grave crisi di liquidità non
più tardi dell'autunno. La questione che avevo posto già allora era sul ruolo
che avrebbero giocato gli investitori finanziari stranieri nella crisi e nella
recessione. La mia tesi era che questa è la prima crisi nella storia americana
in cui il ruolo degli operatori stranieri peggiorerà la situazione, invece di
alleviare la crisi parcheggiando i loro fondi qui. Questo è
dovuto al fatto che l'enormità della crisi impedisce ai cosiddetti "fondi
sovrani" di investire a lungo termine soldi negli Usa. Sul fronte immobiliare osservavo i momenti
strategici nel percorso dello scoppio della "bolla
immobiliare". Lo si poteva capire dal tipo di
mutui accesi, dalla maturazione degli stessi. E date le debolezze già
presenti nel sistema creditizio la situazione doveva per forza diventare non
più sostenibile. Anche perché la guerra in Iraq non è stata conclusa e il
deficit della bilancia commerciale continua a crescere. Sembra sempre più
evidente che i guai finanziari stiano trasferendosi rapidamente sull'economia
reale e che i consumatori, che avevano sostenuto la crescita americana, stiano
battendo in ritirata La cosiddetta ritirata dei consumatori è diversa nel caso
di quelli che potrebbero comprare e che decidono di non farlo e quelli che
vogliono, ma non possono perché non riescono più a ottenere credito. Ad
esempio, sono convinto che l'intera industria automobilistica americana dovrà
essere salvata da un intervento pubblico perché non ha più accesso a denaro da
prestare alla gente per acquistare l'auto. Quindi ci sarebbe domanda, ma non
c'è credito. È quello che abbiamo visto nei giorni scorsi, con un aumento
stratosferico dei tassi di interesse sul credito a breve. Ci si accorge di
essere entrati in una situazione senza precedenti se ti viene applicato un
tasso del 10% per prestiti a 3 mesi. Che influenza avrà tutto questo sulla
campagna elettorale e sul voto? Al momento sembra che sia decisamente Obama a
beneficiarne... Chiaramente a beneficiarne sarà Obama, anche perché è l'unico
candidato che è stato in grado di articolare un programma di politica economica
specifico e dettagliato e perché ha capito la cosa fondamentale che sta sotto a
questa crisi. Che la globalizzazione nel breve termine ha portato agli
americani grandi benefici in termini di aumento degli scambi e minori costi dei
prodotti. Quello che non si capiva era che ciò era dovuto essenzialmente allo
spostamento all'estero dei posti di lavoro e all'abbassamento dei salari.
L'esplosione dell'immobiliare e il credito facile sono
stati due modi per tranquillizzare i lavoratori e la middle class e per farli
aderire al programma di lungo termine del "regime liberista". Quello
che succede ora è che la globalizzazione che penalizza così pesantemente
lavoratori e middle class appare nuda davanti ai loro occhi e loro stessi non
vogliono ammettere quanto siano stati male informati e indotti a credere che la
globalizzazione li avrebbe avvantaggiati. Quando ci si poteva permettere, a
credito, una casa, una nuova macchina e una vacanza a Parigi si era costretti a
credere nei successi della globalizzazione. Ora iniziano a rendersi conto che
era una montatura di Wall Street per spillargli fino all'ultimo dollaro del
loro patrimonio. Ma non sanno più dove girarsi perché la casa era la loro
ultima riserva per i casi di emergenza. Quali risposte dovrà dare la nuova
amministrazione? Prima di tutto, la guerra deve finire. L'ammnistrazione Obama
lo avrà molto chiaro: non ci sono le risorse per continuare la guerra. Poi,
l'unico modo per affrontare la massa enorme di titoli di debito derivanti dalla
insolvenza dei consumatori è quello nel lungo periodo di limitarne
drasticamente la diffusione, mentre nel breve si devono assicurarli più che
acquistarli. Ma credo che ci vorranno comunque almeno 2 o 3 anni per
stabilizzare il sistema. Come ci si può arrivare? Sto sviluppando un piano di
salvataggio indirizzato soprattutto ai lavoratori e alla middle class. Per
analogia con la moratoria del debito per il terzo mondo che è stata cruciale
per dar fiducia agli investitori e per sollevare le condizioni di vita delle
popolazioni, è chiaro che gli americani non saranno mai in grado di ripagare
completamente i loro debiti. Primo, perché erano basati su valutazioni
irrealistiche dei valori immobiliari, secondo, perché se devono ripagare i
debiti non potranno comprare altro e la recessione si aggraverebbe. È inutile
salvare Wall Street se il problema è l' impossibilità di working e middle class
di ripagare i suoi debiti.
( da "Milano Finanza" del 11-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Milano Finanza
Numero 203 pag. 11 del 11/10/2008 | Indietro Cosa dovete
fare adesso copertina Di Stefania Peveraro e Paola Valentini bufera Le cinque
mosse per mettere al riparo i propri risparmi nella tempesta finanziaria che
sta sconvolgendo i mercati di tutto il mondo. E le cinque cose di cui si potrà
fare a meno quando la crisi sarà passata Quando un banchiere chiama un amico
giornalista e gli chiede che cosa fare, la situazione è davvero preoccupante.
D'altra parte è proprio così e nessuno tra gli addetti ai lavori ci capisce più
niente. I mercati continuano a scendere, assolutamente indifferenti a tutti i
miliardi di euro e di dollari immessi nel sistema e incuranti dei vari divieti
allo short selling. Divieti che hanno nel frattempo messo ancora più in
ginocchio i fondi hedge: non potendo più vendere allo scoperto hanno
moltiplicato le perdite, i riscatti sono aumentati e la necessità di portare a
casa liquidità è diventata più impellente. Senza contare che venerdì 10 ottobre
tutti gli occhi degli operatori erano puntati su Morgan Stanley: gli spread sui
credit default swap sul colosso bancario Usa, infatti, hanno superato la quota
record di 1.200 punti, il che significa che per coprirsi dal rischio di default
su 10 milioni di dollari di bond a cinque anni bisogna spendere ben 1,2 milioni
di dollari all'anno. Come dire che il mercato sta pesantemente scommettendo sul
fatto che Morgan Stanely segua le orme di Lehman. E a proposito di Lehman
proprio venerdì si è tenuta l'asta per determinare quanto dovranno pagare i
venditori di protezione sull'ec colosso bancario Usa. I risultati preliminari
resi pubblici dagli amministratori dell'asta Creditex e Markit sono di ben 270
miliardi di dollari, sulla base del fatto che il tasso di recupero dei crediti
Lehman è stato fissato a soli 8,625 centesimi per ogni dollaro di debito. Una
brutta sorpresa, visto che fino a poco prima i bond Lehman sul mercato
quotavano attorno a 13, indicando un potenziale esborso da parte dei venditori
di protezione di 87 centesimi per ogni dollaro di debito. Invece il payout sarà
di 91,375 centesimi. Un motivo in più per hedge fund e banche di cercare
liquidità. Risultato? Tutti i titoli, anche quelli migliori, in portafoglio
sono stati serviti in borsa e lo stesso dicasi per bond corporate e prestiti
quotati sul secondario. E adesso che si fa? In attesa che nel weekend il G7
partorisca la soluzione globale, Milano Finanza ha provato a ragionare su
quelle che a oggi sono le certezze che abbiamo e quindi a individuare le mosse
sicure per mettere al riparo i propri risparmi e, per converso, gli errori da
non ripetere quando la crisi sarà passata. In pillole. semaforo verde sulle
banche italiane e quindi su depositi, azioni e bond dopo il decreto urgente di
Giulio Tremonti e tranquilli anche sui titoli di stato, sulle polizze vita
tradizionali e sul risparmio postale. Prudenza invece, e dunque semaforo
giallo, su azioni, obbligazioni societarie, fondi comuni tradizionali e
mattone. Mentre d'ora si potrà fare a meno di derivati vari, polizze senza
rete, stock option milionarie, strategie di investimento che nella prova su
strada hanno fallito. Tutti temi dunque da semaforo rosso. CONTI CORRENTI E
DEPOSITI ASSICURATI. Il decreto di urgenza messo a punto dal governo con
l'obiettivo di sostenere le banche ha lanciato un'importante ciambella di
salvataggio al sistema, che va ad aggiungersi al Fondo di garanzia sui conti
correnti bancari in vigore da 12 anni che copre somme fino a 103,2 mila euro.
Il decreto salva banche copre tutti i depositi per i prossimi 36 mesi. Più nel
dettaglio, le banche italiane (circa 300), anche quelle on-line, sono obbligate
a iscriversi al Fondo interbancario di tutela dei depositi a esclusione del
mondo del credito cooperativo che ha un fondo ad hoc (il Fondo di garanzia dei
depositanti del credito cooperativo). Per gli istituti Ue operanti in Italia
l'adesione è su base volontaria. Ad esempio Ing Direct è entrata a far parte
del Fondo di garanzia italiano nel 2002 e quindi il Conto Arancio è coperto. Lo
stesso dicasi per Santander Consumer Bank e per i suoi conti di deposito. Se la
banca straniera non aderisce al consorzio italiano, invece, per l'Italia vale
la tutela prevista nel suo Paese d'origine. Così, per esempio, Barclays non ha
aderito e quindi nel caso del conto Barclays 5% Netto on-line vale la garanzia
offerta nel Regno Unito, portata in questi giorni da 35mila a 50 mila sterline
per conto. Invece per le succursali di banche extracomunitarie autorizzate in
Italia vige l'obbligo di adesione salvo che non partecipino a un sistema di garanzia
estero equivalente. Ma come funziona la rete di protezione? In caso di
fallimento di una banca, tutte le altre vanno in soccorso versando la propria
quota di partecipazione al fondo (che di solito viene accantonata annualmente)
per restituire fino a 103,2 mila euro, un limite di copertura che vale per
depositante. Nel caso di un conto cointestato la garanzia originaria era già di
103,2 mila euro per ciascun depositante. Il fondo copre conti correnti, anche
on-line, depositi (anche quelli vincolati oggi offerti da molte banche on-line
per dare un pizzico di rendimento in più ai tassi di interesse sui conti
correnti), assegni circolari e certificati di deposito nominativi. Il Fondo
interbancario subentra nei diritti dei depositanti e si occupa di contattare e
rimborsare direttamente ogni correntista. Entro i primi tre mesi dall'inizio
della liquidazione della banca sono rimborsati 20 mila euro. La restante parte
viene restituita in base ai tempi della liquidazione. Obbligazioni, pronti
contro termine, azioni e titoli di Stato non sono tutelati dal Fondo. Tuttavia,
i titoli di Stato, così come le obbligazioni e le azioni non emesse dalla
banca, non rientrano nella determinazione di attivo e passivo in caso di
liquidazione dell'intermediario, ma rimangono di proprietà del depositante
titolare. GARANZIA INDIRETTA SU AZIONI E BOND BANCARI. Le azioni e le
obbligazioni emesse dalle banche, pur non rientrando nella copertura del Fondo
di garanzia, hanno comunque una protezione con il nuovo decreto salva-banche. Il
decreto, infatti, prevede che il ministero dell'Economia possa sottoscrivere
aumenti di capitale degli istituti di credito italiani che versino in
condizioni di inadeguatezza patrimoniale. Le azioni sottoscritte dal Tesoro
saranno privilegiate e quindi senza diritto di voto. Sostanzialmente, dunque,
il decreto funge da rete di sicurezza anti-default, il che significa che chi ha
sottoscritto obbligazioni bancarie non si deve preoccupare del possibile
fallimento della propria banca, perché in caso di difficoltà interverrà il
governo. Insomma, sui bond bancari c'è una sorta di garanzia indiretta. Quella
diretta c'è invece sulle obbligazioni emesse dalle banche di credito
cooperativo, che hanno un fondo di garanzia ad hoc per i propri bond. Ma
attenzione. Tutto ciò non toglie che azioni e obbligazioni bancarie possano
subire crolli di prezzi sul mercato. E non solo. Va
valutata l'effettiva opportunità di investire oggi in bond bancari, visto che
il loro rendimento è avaro rispetto ad analoghe emissioni destinate agli
istituzionali ed è anche poco più alto di un Btp di pari scadenza, che comunque
dà una sicurezza maggiore essendo emesso dallo stato (si veda articolo a pagina
12) IL PORTO SICURO DEI TITOLI DI STATO. Come in tutte le crisi che si
rispettino, i titoli di Stato di governi con alto merito di credito sono stati
presi d'assalto dagli investitori, anche a costo di rendimenti sempre più
scarni. Ne è stato un esempio l'asta Bot dello scorso venerdì, che ha visto una
domanda per i titoli trimestrali così forte da spingere il ministero
dell'Economia ad aumentare da 4 a 6 miliardi di euro l'importo in asta. Così il
rendimento lordo è sceso al 2,354% (1,66% netto), ai minimi dell'ottobre 2005,
mentre quello dei 6 miliardi di Bot a 12 mesi pure in asta venerdì è sceso al
3,062% (2,35% netto), ai minimi da aprile 2006. Intanto sul mercato secondario
dei titoli a più lungo termine c'è stata una correzione negli ultimi giorni:
dopo aver toccato i minimi a inizio settimana, i rendimenti sono ritornati ai
livelli di fine settembre. Nel contempo, però, il differenziale di rendimento
tra i nostri Btp e i Bund tedeschi è rimasto a livelli di guardia, attorno agli
87 punti base per le scadenze a dieci anni, a indicare che gli investitori
anche tra titoli di Stato tendono a privilegiare quelli più sicuri, sebbene
rendano poco: attualmente un Btp a dieci anni rende il 4,86% contro il 3,99%
del Bund. D'altra parte, se è vero che il merito di credito dell'Italia è più
basso di quello della Germania, è difficile immaginare un default dell'Italia e
quindi quel 4,86% di rendimento pare molto interessante. IN POSTA GARANTISCE LO
STATO. Legato alla garanzia dello stato italiano è anche il risparmio postale
che offre oggi notevoli possibilità a partire dai conti correnti e dai tradizionali
libretti di risparmio e buoni fruttiferi che però oggi non offrono rendimenti
così allettanti come quelli di una volta. Mentre la garanzia di forme di
investimento più innovative per le Poste come i fondi comuni, le obbligazioni
strutturate e le polizze dipende dalla solvibilità degli emittenti, non dello
Stato. VITA PROTETTA. Tornano in auge le polizze tradizionali, legate a
gestioni separate che investono prevalentemente in titoli di Stato ad alto
rating. Oltre alla restituzione del capitale offrono una garanzia di rendimento
minimo, oggi attorno al 2%, e consolidano i rendimenti ottenuti anno per anno.
Ma attenzione. Solo i prospetti delle polizze classificate come "di
capitalizzazione" sono sotto la vigilanza della Consob, che ha imposto elevati
requisiti di trasparenza, cosa che non è prevista per i prospetti delle polizze
rivalutabili. In ogni caso, poi, la restituzione del capitale investito si basa
sulla solvibilità della compagnia che le emette ed è quindi bene rivolgersi a
emittenti molto solidi. Nelle ultime settimane, ad esempio, le Generali sono
scese in campo con una polizza che garantisce il 5,2% l'anno a cinque anni.
Proprio alcune polizze di questo tipo sono utilizzate per costruire la pensione
di scorta. Polizze previdenziali, fondi di categoria e fondi pensione aperti
sono infatti tutti possono tutti raccogliere le adesioni dei lavoratori che
scelgono di conferire il proprio Tfr alla previdenza integrativa. E tutto
sommato questi prodotti hanno limitato i danni in questa fase: nei primi otto
mesi dell'anno, secondo i dati Covip, in media i fondi pensione italiani hanno
perso solo il 3,4%, oltre ad avere una esposizione inferiore allo 0,5% ai
titoli Lehman. DOVE CI VUOLE PRUDENZA. Da mettere in stand-by invece azioni,
corporate bond, fondi comuni e immobili, tutti investimenti
con prospettive di mercato oggi troppo incerte. Per quanto riguarda il mattone,
per esempio, si dice che la bolla immobiliare sia scoppiata, ma nella realtà dei fatti i prezzi delle case in Italia non sono
scesi. Chi pensava di vendere ha in generale deciso di tenersi gli immobili e
aspettare tempi migliori. Ma la sensazione è che l'onda lunga della
discesa nel prossimo biennio arriverà. E che dire delle azioni? A pagina 13 è
pubblicata una tabella che evidenzia quante delle blue chip di Piazza Affari
oggi quotano sotto il loro patrimonio netto. è evidente che si tratta di prezzi assurdi, ma è anche altrettanto evidente che, visto
l'aria che tira, nulla fa escludere che quelle quotazioni nei prossimi giorni
possano diminuire ulteriormente. Quanto ai bond societari, indubbiamente i
rendimenti attuali sono attraenti, anche quando si tratta di emittenti con alto
merito di credito. Per esempio tra i bond italiani a scadenza più vicina ci
sono un Pirelli ad aprile 2009 che rende il 10,94%, un Olivetti Finance a
luglio 2009 che paga il 9,9% e un Cir a marzo 2009 che rende il 6,95%.
Acquistarli oggi, dunque, conviene. Ma anche in questo caso bisogna avere nervi
saldi, perché i prezzi potrebbero scendere ancora. Il
che porta a essere prudenti anche sui fondi comuni che sono esposti alla
volatilità dei mercati e non hanno alcuna garanzia di restituzione del capitale
a scadenza, a parte i fondi a capitale garantito, un nuovo segmento dove in
Italia il pioniere è il Crèdit agricole che li ha creati anche per le Poste e
per Arca. In questo caso, comunque, la restituzione del capitale investito è
assicurata dal soggetto che presta la garanzia e la sgr che colloca i fondi non
si assume alcun obbligo. I fondi comuni sono comunque al riparo dal fallimento
della sgr che li gestisce perché i titoli del fondo sono depositati presso un
banca terza e restano di proprietà collettiva dei sottoscrittori. Un
ragionamento che si può estendere anche ai prodotti che hanno i fondi come
sottostante, quali le polizze unit linked. BASTA DERIVATI. E a proposito di
derivati, è proprio il caso di dire stop. Almeno a quelli nella loro forma più
complessa, in grado di mascherare le reali attività sottostanti, così come è
stato per i cosiddetti Cdo o Clo, cioè cartolarizzazioni di portafogli di
debiti o prestiti. Stop anche agli swap-scommessa mascherati da copertura, che
per aziende ed enti pubblici si sono rivelati un boomerang. E che, invece,
nella loro forma più semplice restano un valido strumento di gestione del
rischio del debito. Ma basta anche ai risparmiatori sprovveduti, che comprano
prodotti finanziari proposti da banche e assicurazioni senza prima leggere bene
il prospetto informativo. E' vero che promotori e agenti tendono a glissare sui
temi più spinosi relativi ai prodotti che piazzano, ma è anche vero che nei
prospetti è scritto tutto o quasi e che prossimamente sarà scritto anche di
più, nel momento in cui entrerà in vigore la nuova normativa Consob in tema di
strumenti poco liquidi. Così, i risparmiatori che compreranno polizze index
linked d'ora in poi faranno bene ad accertarsi dell'identità dell'emittente del
bond sottostante alla polizza. Si è visto che in molte polizze c'erano bond
Lehman Brothers, ma in molte altre ci sono per esempio bond Morgan Stanley e
ovviamente di questi tempi il loro prezzo risente delle sorti del colosso Usa
sotto tiro. Che dire poi dei certificati? Ce ne sono per tutti i gusti con
strutture spesso complicate e quelli a capitale protetto, possono proteggere a
scadenza il 100% di un valore di riferimento iniziale, ma anche meno.
Attenzione, quindi. Chi compra sul secondario oggi, non ha garantito a scadenza
il capitale investito e chi sottoscrive in collocamento fa bene a informarsi
della reale percentuale di protezione offerta. FINE DEI CONFLITTI DI INTERESSE.
E qui veniamo a un altro tema scottante. Quello del conflitto di interesse tra
chi piazza i prodotti finanziari e i risparmiatori che li comprano. Se chi
colloca i prodotti fa parte di un gruppo bancario, tende a spingere quelli di
casa propria, anche perché ben incentivato con bonus e simili Per fortuna la
direttiva Mifid ha cercato di mettere una pezza a questa situazione, di fatto
vietando le retrocessioni di commissioni sui prodotti venduti. E a proposito di
fondi proposti, in futuro meglio essere diffidenti su quelli che adottano
strategie cosiddette market neutral, che puntano cioè a guadagnare non
scommettendo sulla direzione dei mercati, ma sulla loro volatilità e sulle
performance relative di diversi titoli. Quelle strategie si sono dimostrate
perdenti in questa crisi. NIENTE PIù STOCK OPTION MILIONARIE. Un ultimo appunto
sulle strutture di retribuzione dei top manager di banche e grandi aziende. è
vero per esempio che Richard Fuld aveva gran parte dei suoi 100 milioni di
dollari guadagnati in Lehman ancora investiti in azioni Lehman e che quindi ha
sofferto in prima persona del default della banca. Ma è anche vero che la forte
motivazione ad accrescere il valore di quelle azioni lo ha probabilmente spinto
a mettere in piedi operazioni sempre più rischiose per la banca stessa.
(riproduzione riservata) .
( da "Rai News 24" del 11-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Roma | 11 ottobre
2008 Da Fmi a agenzie, in i Italia prezzi delle case caleranno del 15% la
crisi si riflette sui prezzi degli immobili I prezzi delle case in Italia dovrebbero calare, nel prossimo biennio, fino al 15%
secondo stime effettuate dalle agenzie immobiliari. Gia' alla fine di quest'
anno la diminuzione dei prezzi delle abitazioni potrebbe aggirarsi intorno al 5-6 %. Le
principali agenzie immobiliari, da Gabetti a Tecnocasa, concordano con le stime
del Fondo Monetario Internazionale, secondo le quali nei prossimi anni, in
Italia, e' possibile una correzione dei prezzi delle case
dal 10% al 20%. La minore disponibilita' di spesa da parte delle famiglie e la
crisi finanziaria internazionale gia' nel 2008 avra' riflessi pesanti sul
mercato della casa e nel primo semestre nelle grandi citta' si e' registrata
una contrazione dei prezzi del 2,7%. L'unico barlume
di speranza per il settore - investito anche da un brusco calo delle
compravendite (-14% nei primi sei mesi di quest'anno) - e' nel taglio dei tassi
deciso qualche giorno fa dalle banche centrali dall'attesa che un'analoga
decisione si possa ripetere. In Italia dunque si comprano meno case e si limano i prezzi di quelle
in vendita ma chi riesce ad acquistare punta sull'abitazione comoda: nei primi
sei mesi dell'anno - secondo gli ultimi dati dell'Agenzia del Territorio - il
30% delle case acquistate e' medio-grande e comunque 4
abitazioni su 10, sempre tra quelle comprate dagli italiani nel primo semestre,
sono grandi almeno 100 metri quadrati. Se il Fondo Monetario Internazionale
stima una correzione dei prezzi per gli immobili in
Italia nell'ordine del 10-20% nei prossimi anni, le agenzie immobiliari
italiane non sono da meno. "Il calo dei prezzi delle
case - spiega Guido Lodigiani, direttore dell'Ufficio Studi di Gabetti -
e' legato alla minore disponibilita' di spesa. Una ripresa del mercato, se
tutto va bene, ci sara' dal 2011. Con il taglio dei tassi migliorano comunque
anche le prospettive del settore". Da gennaio a giugno di quest'anno i prezzi delle case nelle grandi citta' sono diminuiti del
2,7% e "per la seconda parte dell'anno - dice Lodigiani - ipotizziamo
un'ulteriore flessione del 3%. Questa dinamica potra' continuare anche nel 2009
e nel 2010 per arrivare dunque ad un calo complessivo delle quotazioni
nell'ordine di grandezza del 15%". Per l'Ufficio Studi di Tecnocasa
"si sta andando verso una progressiva normalizzazione di un mercato che da
anni e' sempre cresciuto". E infatti quest'anno gia' si e' registrato un
calo dei prezzi nelle grandi citta' ed "e' la
prima volta che succede che tutte le grandi metropoli - fa notare ancora
Tecnocasa - chiudano il semestre con una contrazione delle quotazioni".
Cala il mercato immobiliare ma in Italia chi riesce a
comprare non bada a spese e punta sull'abitazione medio-grande: dai 100 ai 130
metri quadrati. Secondo gli ultimi dati dell'Agenzia del Territorio la
tipologia di abitazione piu' acquistata (il 29,8% del totale) nel primo
semestre di quest'anno e' 'medio-grande'. Sfiorano il 10% del totale invece gli
acquisti di case 'grandi', oltre i 130 metri quadrati.
A conti fatti 4 case su 10, acquistate da gennaio a
giugno di quest'anno non sono inferiori ai 100 metri quadrati.
( da "Trend-online" del 11-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
TECNICHE DI TRADING,
clicca qui per leggere la rassegna di teletrading www.teletrading.tv,
11.10.2008 18:12 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! Terza puntata dello speciale sulla bolla
immobiliare, curato e condotto da Nicola Antonucci
(www.complexlab.it). Talk Show: la bolla immobiliare vista da Antonio Pastore (presidente dell'Osservatorio
Immobiliare della Camera di Commercio di Milano) e da Valerio Lucchinetti
(gestore mobiliare della Per4m.SA, società di gestione patrimoniale di
Lugano). (11/10/2008) Per guardare il video clicca sul tasto play > al
centro dell'immagine. Se vuoi conoscere tutti canali di borsa compresi quelli
sullo scalping live, clicca qui.
( da "Gazzetta di Modena,La" del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
La stima del Fondo
monetario internazionale parte dal 2011 ROMA. Prezzi delle case in calo in Italia: nel giro di un paio
d'anni le quotazioni degli immobili potrebbero diminuire intorno al 15% per poi
recuperare un po' di terreno perduto solo a partire dal 2011. A stimare un
taglio dei prezzi degli
immobili nel nostro Paese nell'ordine del 10-20% è il Fondo Monetario Internazionale.
Ma a concordare sulle stime dell'istituzione internazionale sono anche le
principali agenzie immobiliari italiane. La minore disponibilità di spesa da
parte delle famiglie e la crisi finanziaria internazionale già nel 2008 avrà
riflessi pesanti sul mercato della casa e nel primo semestre nelle grandi città
si è registrata una contrazione dei prezzi del 2,7%.
L'unico barlume di speranza per il settore - investito anche da un brusco calo
delle compravendite (-14% nei primi sei mesi di quest'anno) - è nel taglio dei
tassi deciso qualche giorno fa dalle banche centrali dall'attesa che un'analoga
decisione si possa ripetere. In Italia dunque si comprano meno case e si limano i prezzi di quelle
in vendita ma chi riesce ad acquistare punta sull'abitazione comoda: nei primi
sei mesi dell'anno - secondo gli ultimi dati dell'Agenzia del Territorio - il
30% delle case acquistate è medio-grande e comunque 4
abitazioni su 10, sempre tra quelle comprate dagli italiani nel primo semestre,
sono grandi almeno 100 metri quadrati. Se il Fondo Monetario Internazionale
stima una correzione dei prezzi per gli immobili in
Italia nell'ordine del 10-20% nei prossimi anni, le agenzie immobiliari
italiane non sono da meno. "Il calo dei prezzi delle
case - spiega Guido Lodigiani, direttore dell'Ufficio Studi di Gabetti -
è legato alla minore disponibilità di spesa. Una ripresa del mercato, se tutto
va bene, ci sarà dal 2011. Con il taglio dei tassi migliorano comunque anche le
prospettive del settore". Da gennaio a giugno di quest'anno i prezzi delle case nelle grandi città sono diminuiti del 2,7%
e "per la seconda parte dell'anno - dice Lodigiani - ipotizziamo
un'ulteriore flessione del 3%. Questa dinamica potrà continuare anche nel 2009
e nel 2010 per arrivare dunque ad un calo complessivo delle quotazioni
nell'ordine di grandezza del 15%". Per l'Ufficio Studi di Tecnocasa
"si sta andando verso una progressiva normalizzazione di un mercato che da
anni è sempre cresciuto". E infatti quest'anno già si è registrato un calo
dei prezzi nelle grandi città ed "è la prima
volta che succede che tutte le grandi metropoli - fa notare ancora Tecnocasa -
chiudano il semestre con una contrazione delle quotazioni". Cala il
mercato immobiliare ma in Italia chi riesce a comprare
non bada a spese e punta sull'abitazione medio-grande: dai 100 ai 130 metri
quadrati. Secondo gli ultimi dati dell'Agenzia del Territorio la tipologia di
abitazione più acquistata (il 29,8% del totale) nel primo semestre di
quest'anno è "medio-grande". Sfiorano il 10% del totale gli acquisti
di case "grandi", oltre i 130 metri
quadrati. A conti fatti 4 case su 10, acquistate da
gennaio a giugno di quest'anno non sono inferiori ai 100 metri quadrati. Ed è
ancora Tecnocasa a confermare: se ci sarà una contrazione del mercato, in
termini di vendite e prezzi, "a soffrire
maggiormente saranno le realtà periferiche e gli immobili di qualità più
bassa".
( da "Centro, Il" del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Attualità Subprime,
incubo degli Usa La spirale perversa che fatto crollare un sistema PESCARA. Gli
italiani si sono trovati a prendere confidenza con il mondo del credito
statunitense. Tutto è dipeso dal recente crollo dei titoli subprime. Di cosa si
parla? Di mutui sulla casa ad alto rischio perché dati a
chi non aveva solide garanzie economiche da offrire. A coprire il mutuo, in
pratica, era solo il valore della casa. Valore irreale, fatto schizzare dalla bolla immobiliare. Chi non aveva soldi
per acquistare casa chiedeva un subprime, portando garanzie che in Italia
farebbero sorridere, e le banche non si preoccupavano di fare controlli.
In questo modo la domanda di abitazioni aumentava, aumentava il loro prezzo, e
il numero dei mutui. Insomma, un circolo virtuoso. Ma solo in apparenza. I
mutui subprime, però, scottavano e le società emittenti le hanno trasformate in
titoli di debito (le cartolarizzazioni). Chi sottoscriveva un titolo subprime,
prestava denaro per un certo periodo alle banche che lo gestivano, ricevendo un
interesse mensile. Al termine del periodo, i soldi dovevano essere restituiti
al cliente. Gli interessi dei subprime erano superiori a quello di un normale
titolo di Stato ed erano garantiti dai pagamenti rateali di chi aveva
sottoscritto il mutuo subprime. Dato il successo della formula, le banche hanno
potuto permettersi di elargire altri mutui subprime, trasformarli di nuovo in
titoli di debito e via dicendo. Poi, la saturazione del mercato immobiliare ha fatto diminuire il prezzo delle abitazioni. I
rifinanziamenti si sono interrotti, le rate non sono state pagate e la cosa, a
catena, è arrivata a quanti avevano sottoscritto un titolo subprime, che hanno
visto interrompere l'elargizione degli interessi. Per reazione, i possessori
hanno venduto i titoli subprime. Il loro prezzo è prima sceso e poi crollato,
facendo scatenare la crisi. Ci sono stati crack in borsa e banche fallite. E
non si vede ancora la fine della tempesta. (m.c.).
( da "Tirreno, Il" del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Attualità Tutto fatto
in famiglia... Il dito sulle piaghe del capitalismo all'italiana ALESSANDRO
VOLPI* Il bel libro di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti è uscito in un momento
particolare, e diciamo subito che molte delle considerazioni - assai ruvide -
espresse dai due autori in relazione ad alcune cattive abitudini del
capitalismo italiano risultano confermate. La tesi di fondo infatti è
sintetizzabile nel profondo sconforto di fronte al totale scollamento fra le
gigantesche retribuzioni dei manager e l'andamento delle imprese ad essi
affidate; uno sganciamento che, specificano i due autori, ben esprime l'enorme
forbice fra la ricchezza accumulata da poche migliaia di soggetti e la crisi
sostanziale dell'economia di gran parte del pianeta. Dragoni e Meletti, nella
loro analisi si concentrano in particolare sul caso italiano dove rilevano in
primo luogo due elementi strutturali: la persistenza di monopoli privati frutto
di molteplici conflitti di interesse mai sanati, e un longevo capitalismo
familiare. Entrambi gli elementi hanno concorso alla definizione di compensi
stellari sganciati dal mercato reale: perché i monopoli hanno di fatto impedito
il funzionamento della concorrenza che avrebbe dovuto punire i manager
incapaci, mentre molte delle grandi famiglie del capitalismo italiano hanno
scelto i propri manager al loro interno, affidandogli megastipendi slegati dai
dividendi azionari. Questi stipendi pagati dai proprietari a se stessi, spesso
a discapito di possibili investimenti nel core-business aziendale, hanno prodotto
l'ulteriore danno di rappresentare la base di riferimento anche per gli
stipendi degli altri manager. Particolarmente dannosi sono stati poi i patti di
sindacato e le cosiddette scatole cinesi, strumenti attraverso i quali è stato
possibile garantire il controllo di più società detenendo quote esigue del
capitale azionario; minori impieghi di risorse nelle società permettevano di
destinarle alle retribuzioni dei manager, rendendo però la consistenza
patrimoniale delle società molto debole. Nella medesima direzione si muoveva
l'ampio ricorso all'indebitamento e alla leva finanziaria, che hanno generato
una liquidità fittizia a basso costo finché i tassi sono rimasti limitati, ma
che ha cominciato a divenire decisamente cara dopo il diffondersi della crisi dei
mutui subprime. Da allora approvvigionarsi di denaro senza rischi e senza costi
non è diventato più possibile e le alte retribuzioni dei manager sono diventate
particolarmente odiose. Una considerazione a parte è dedicata nel volume alle
stock options, alle forme di retribuzione dei manager che consistono nella
cessione di azioni della società. Dragoni e Meletti mettono bene in luce come
legare la retribuzione dei manager all'andamento annuale dei titoli della
società ad essi affidate induce il perseguimento di logiche di brevissimo
periodo, volte ad un'alta remuneratività ad elevato rischio, che contribuiscono
assai poco a conferire valore durevole alla azienda stessa. Ancora più
pericolosa si è rivelata la bolla immobiliare sostenuta da prezzi artatamente accresciuti proprio per garantire lauti compensi
agli amministratori; cedendo un immobile con un valore gonfiato in cambio di un
altro dal valore ugualmente gonfiato si è proceduto ad iscrivere nei bilanci
delle due società interessate alla scambio di plusvalenze inesistenti che però
si materializzavano nelle tasche di qualcuno fino a quando non è
intervenuta la magistratura. Il lungo e denso repertorio di abusi messo in fila
dai due autori contiene altre preoccupanti casistiche: dai manager di Stato capaci
di dilapidare ricchezza altrui ma di accrescere con cura la propria, ai
rampolli delle grandi dinastie che non esitano ad assegnarsi corpose
"buste paga". Tutto questo mentre il Paese arretra e sembra smarrirsi
qualsiasi possibile identità di un capitalismo sano e produttivo. Dragoni e
Meletti, pur di fronte allo sgomento per un quadro così cupo, mostrano di
ritenere che esista ancora un'Italia in cui i proprietari di impresa sono in
grado di fare il loro mestiere, investendo sul lavoro proprio e altrui. Per
ridare fiato a questa Italia, però, si dichiarano convinti che occorra
ritrovare un riferimento solido per valutare l'utilità sociale degli
amministratori. E che tale riferimento non possa che avere radici collettive e
richiamarsi ad un senso civico. Il toccante ricordo di Andrea Pininfarina,
morto a 51 anni mentre andava al lavoro in Vespa, è la speranza per il futuro
che i due autori consegnano ai lettori. *Università di Pisa.
( da "Corriere della Sera" del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-10-12 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Cgia Mestre e Fmi Aumento record per le spese delle famiglie Ma
calano i prezzi delle case Aumento record per la spesa
delle famiglie. Secondo l'Ufficio Studi della Cgia di Mestre, l'incremento
medio dall'inizio dell'anno è stato di 113 euro, con punte di 151 euro in
Veneto e di 150 in Trentino Alto Adige. L'aumento delle spese sta facendo
calare la disponibilità delle famiglie. E questo, unito alla crisi mondiale, secondo il Fondo monetario internazionale, produrrà in Italia una
contrazione del mercato immobiliare. L'Fmi stima che nei prossimi due anni i prezzi delle case caleranno del 10-20%,
per poi iniziare a recuperare nel 2011. Già nel primo semestre, nelle grandi
città c'è stata una contrazione dei prezzi del 2,7%.
( da "Sicilia, La" del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Roma. Prezzi delle case in calo in Italia: nel giro di un paio d'anni le quotazioni
degli immobili potrebbero diminuire intorno al 15% per poi recuperare un po' di
terreno perduto solo a partire dal 2011. A stimare un taglio dei prezzi degli immobili nel nostro Paese
nell'ordine del 10-20% è il Fondo Monetario Internazionale. Ma a
concordare sulle stime dell'istituzione internazionale sono anche le principali
agenzie immobiliari italiane. La minore disponibilità di spesa da parte delle
famiglie e la crisi finanziaria internazionale già nel 2008 avrà riflessi
pesanti sul mercato della casa e nel primo semestre nelle grandi città si è
registrata una contrazione dei prezzi del 2,7%.
L'unico barlume di speranza per il settore - investito anche da un brusco calo
delle compravendite (-14% nei primi sei mesi di quest'anno) - è nel taglio dei
tassi deciso qualche giorno fa dalle banche centrali dall'attesa che un'analoga
decisione si possa ripetere. In Italia dunque si comprano meno case e si limano i prezzi di quelle
in vendita ma chi riesce ad acquistare punta sull'abitazione comoda: nei primi
sei mesi dell'anno - secondo gli ultimi dati dell'Agenzia del Territorio - il
30% delle case acquistate è medio-grande e comunque 4
abitazioni su 10, sempre tra quelle comprate dagli italiani nel primo semestre,
sono grandi almeno 100 metri quadrati. Se il Fondo Monetario Internazionale
stima una correzione dei prezzi per gli immobili in
Italia nell'ordine del 10-20% nei prossimi anni, le agenzie immobiliari
italiane non sono da meno. "Il calo dei prezzi delle
case - spiega Guido Lodigiani, direttore dell'Ufficio Studi di Gabetti -
è legato alla minore disponibilità di spesa. Una ripresa del mercato, se tutto
va bene, ci sarà dal 2011. Con il taglio dei tassi migliorano comunque anche le
prospettive del settore". Da gennaio a giugno di quest'anno i prezzi delle case nelle grandi città sono diminuiti del 2,7%
e "per la seconda parte dell'anno - dice Lodigiani - ipotizziamo
un'ulteriore flessione del 3%. Questa dinamica potrà continuare anche nel 2009
e nel 2010 per arrivare dunque ad un calo complessivo delle quotazioni
nell'ordine di grandezza del 15%". Per l'Ufficio Studi di Tecnocasa
"si sta andando verso una progressiva normalizzazione di un mercato che da
anni è sempre cresciuto". E infatti quest'anno già si è registrato un calo
dei prezzi nelle grandi città ed "è la prima
volta che succede che tutte le grandi metropoli - fa notare ancora Tecnocasa -
chiudano il semestre con una contrazione delle quotazioni". Cala il
mercato immobiliare, ma in Italia chi riesce a
comprare non bada a spese e punta sull'abitazione medio-grande: dai 100 ai 130
metri quadrati. Secondo gli ultimi dati dell'Agenzia del Territorio la
tipologia di abitazione più acquistata (il 29,8% del totale) nel primo semestre
di quest'anno è "'medio-grande". Sfiorano il 10% del totale invece
gli acquisti di case "grandi", oltre i 130
metri quadrati. A conti fatti 4 case su 10, acquistate
da gennaio a giugno di quest'anno non sono inferiori ai 100 metri quadrati. Ed
è ancora Tecnocasa a confermare: se ci sarà una contrazione del mercato, in
termini di vendite e prezzi, "a soffrire
maggiormente saranno le realtà periferiche e gli immobili di qualità più bassa;
ci aspettiamo un comportamento migliore per le tipologie situate in zone più
prestigiose e di qualità migliore".
( da "Sestopotere.com" del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
(12/10/2008 10:40) |
(Sesto Potere) - Milano - 12 ottobre 2008 - Le streghe della finanza appaiono
tanto più terribili quanto meno le si conosce, e nessuno vuole conoscere meglio
una strega terribile: ecco il circolo vizioso che può deteriorare la cultura
economico-finanziaria sotto i colpi della crisi”, scrive Franco Bruni, docente
di politica monetaria internazionale alla Bocconi, nell'ampia postfazione a
Finanza shock di Robert Shiller (Egea, 2008, 158 pagine, 16 euro), la
traduzione italiana di The Subprime Solution, il più credibile e il più venduto
tra i testi che analizzano la crisi finanziaria odierna. In questo, Bruni
concorda con la conclusione tratta da Shiller: “Dato l'attuale clima di
irritazione del pubblico nei confronti dei mercati finanziari, difficilmente un
candidato politico verrebbe eletto sulla base della promessa di espandere e
sviluppare i mercati finanziari. Ma è esattamente ciò che occorre fare oggi per
risolvere la crisi dei mutui subprime e prevenire il ripetersi di analoghe
crisi economiche in futuro”. Shiller propone una finanza più democratica,
perché alla portata di tutti, attraverso l'introduzione di consulenti
indipendenti da chi crea i prodotti finanziari e lo sviluppo di strumenti di
copertura che dovrebbero riguardare pressoché tutti i rischi economici di chi
vive in un'economia moderna. è sulle ragioni profonde della crisi che Bruni non
concorda in tutto con Shiller. “è l'eccessiva concentrazione dell'analisi di
Shiller sugli immobili”, scrive lo studioso italiano, “che lo porta a esagerare
il ruolo dell'euforia esogena e a trascurare il fatto che a monte c'erano
politiche che creavano bolle da molte parti. I tassi di interesse base troppo
bassi incentivavano la ricerca di rendimenti più accettabili con operazioni
rischiose e speculazioni”. Bruni esibisce un'ampia documentazione del fatto che
i banchieri centrali fossero consapevoli delle possibili
conseguenze di tassi reali negativi e della crescita della bolla immobiliare, ma senza nessuna conseguenza
operativa. “Qui non è questione di carenze culturali”, scrive, “o di euforie
psicologiche. Si facevano analisi corrette che poi, volutamente, si
trascuravano, assieme alle buone regole di politica monetaria”.
Bruni mette, infine, in guardia contro due tipi di politiche di reazione alla
crisi, che si rivelerebbero sbagliate. Le prime sono le politiche che “si
concentrano sul breve periodo, limitandosi a tamponare le ferite (...). In un
clima culturalmente carente, la difficoltà di capire e far capire le vere
origini del problema, e di studiarne rimedi duraturi, si sposa con l'interesse
di molti operatori finanziari a evitare interventi strutturali, di
regolamentazione e vigilanza, che cambierebbero le regole di un gioco del quale
essi riescono a scaricare sulla collettività i costi”. Le politiche sbagliate
del secondo tipo sono, invece, quelle che cercano di bloccare il gioco
finanziario. “La chiusura protettiva dei mercati, l'esasperazione dei vincoli
che ne limitano le innovazioni e ne condizionano la gestione consapevole dei
rischi vanno a favore di chi, sui mercati, occupa già posizioni dominanti”.
( da "Gazzettino, Il" del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Roma
Casa meno cara: i prezzi degli immobili in Italia
dovrebbero calare nel prossimo biennio fino al 15\%. Già alla fine di
quest'anno la diminuzione dei prezzi delle abitazioni
potrebbe aggirarsi intorno al 5-6\%. Le principali agenzie immobiliari
sostanzialmente concordano con le ultime stime del Fondo Monetario
Internazionale,
secondo le quali nei prossimi anni in Italia è possibile una correzione dei prezzi delle case dal 10\% al 20\%."Il calo dei prezzi delle case - spiega Guido Lodigiani, direttore
dell'ufficio studi di Gabetti - è legato alla minore disponibilità di spesa.
Una ripresa del mercato, se tutto va bene, ci sarà dal 2011. Con il taglio dei
tassi migliorano comunque anche le prospettive del settore". Per l'Ufficio
Studi di Tecnocasa "si sta andando verso una progressiva normalizzazione
di un mercato che da anni è sempre cresciuto". E infatti quest'anno già si
è registrato un calo dei prezzi nelle grandi città ed
"è la prima volta che succede che tutte le grandi metropoli - spiega
ancora Tecnocasa - chiudano il semestre con una contrazione delle
quotazioni".Un quadro che spiega anche con le rate dei mutui alle stelle.
Il mutuo per la casa pesa infatti sempre di più nelle tasche degli italiani,
che in tempi di tsunami economico e finanziario con ricadute negative a partire
da redditi e dal reale potere d'acquisto, vengono messe a dura prova dalla
corsa delle rate. Rincari che diventano "insostenibili" per gran
parte dei 3,2 milioni di famiglie alle prese con i tassi variabili.In tre anni,
i costi sono aumentati sino a sfiorare i 400 euro mensili in più. Tra il 2005
ed il 2008, in particolare, le rate sono cresciute tra i 155 euro al mese per
un mutuo di 100 mila euro decennale, che significa 1.860 euro in più all'anno,
ai 384 euro al mese per un mutuo di 200 mila euro trentennale, che in un anno
equivale ad un aggravio di 4.608 euro. A fare i conti sono Adusbef e
Federconsumatori, che allo stesso tempo denunciano "la speculazione delle
banche" sull'Euribor.Mentre le banche centrali, affermano le due
associazioni di consumatori, "nel tentativo di arginare la grave crisi
finanziaria globale hanno tagliato di mezzo punto il costo del denaro, portando
il tasso di riferimento Bce al 3,75\%, il cartello bancario europeo, peggio dei
petrolieri, manovra a proprio piacimento i tassi Euribor" fissando
"arbitrariamente" al 5,38\% quello a tre mesi e al 5,12\% quello ad
un mese, facendoli così scendere "solo di un impercettibile 0,1\% rispetto
ai precedenti 5,39\% e 5,13\% con un differenziale di 1,63 punti, quando nel
2005 il differenziale tra tassi Bce ed Euribor a tre mesi era invece di 0,192
punti".Adusbef e Federconsumatori indicano quindi l'impatto di tali
premesse sul portafoglio degli italiani. La rata di un mutuo di 100 mila euro
trentennale, con l'Euribor (prendendo per tutti gli anni in esame quello a tre
mesi, di inizio ottobre) fissato al 2,192\% nel 2005, maggiorato da uno spread
di 1 punto, costava 432 euro al mese; nel 2006 (Euribor al 3,464\%) subiva un
aumento di 73 euro, toccando i 505 euro; nel 2007 (Euribor 4,767\%) rincarava
di 152 euro, passando a 584 euro; nel 2008 (Euribor 5,377\%) aumentava di 192
euro, portandola a 624 euro e registrando così un aumento di 2.304 euro in un
anno. Per un mutuo di 200 mila euro trentennale, l'aumento dal 2005 ad oggi è
di 384 euro al mese, ossia 4.608 euro l'anno."Di fronte all'ennesimo
scippo del cartello bancario europeo", Adusbef e Federconsumatori
"chiedono un urgente e deciso intervento delle silenti autorità vigilanti
e dei governi" per mettere fine "ad uno scandalo - aggiungono - che
mette in ginocchio 3,2 milioni di famiglie italiane indebitate a tasso
variabile che rischiano il pignoramento e le esecuzioni immobiliari. I decreti
salva-banche a senso unico legati agli omessi controlli sulla speculazione
bancaria - concludono - sono sempre più insopportabili".
( da "Giornale.it, Il" del 12-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Qualcuno si ricorda
che in Italia, grazie all'intuizione molto pop di Julius, è stata introdotta
una nuova imposta? Si chiama Robin tax. E l'idea geniale era quella di colpire
quegli sfruttatori dei banchieri e dei petrolieri (con appendice di chi invece
il petrolio lo brucia, come le compagnie elettriche). Ebbene ora ci troviamo
nella paradossale situazione per la quale gli stati nazionali con una mano tassano
le banche (in particolare gli interessi che riconoscono ai correntisti sono in
parte indeducibili) e con l'altra restituiscono soldi alle banche più o meno
nazionalizzandole. Nel frattempo il petrolio è sceso sotto 80 dollari e gli
extraprofitti (intuizione socialista) evaporano. Mi chiedo se Julius, come
dice, aveva previsto tutto, non poteva prevedere anche questo elementare
paradosso? Scritto in Berlusconi IV Non commentato " (No Ratings Yet)
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Invia questo post a un amico 06Oct 08 Chi ci salva dai salvatori? L'america ha
adottato misure per contrastare la crisi da 850 miliardi di dollari. L'Europa
si è vista a quattro e ha detto che nessuna banca europea verrà lasciata fallire.
Tutti, me compreso, hanno sostenuto che in una fase eccezionale come l'attuale
si possono adottare provvedimenti eccezionali, con il ritorno dell'intervento
statale. Poi sulle tecnicalità si può discutere per anni, ma il principio è che
lo Stato debba fare qualcosa. Ma se sbagliassimo? é questo il punto. Guardiamo
alla "deficiente regola" volta ad azzerare le vendite allo scoperto,
che più o meno tutte le Borse del mondo stanno adottando. Chi pensava che solo
attraverso questo strumento di limitassero i ribassi delle azioni, si è
sbagliato di grosso. Si introduce una fortissima distorsione al mercato e non
si porta a casa neanche un risultato. ragionamento simile si può. forse
provocatoriamente, fare per gli attuali interventi statali nell'economia. Non stanno
risolvedno il problema borsistica e a ruota neanche quello di operatività delle
banche. Come se non fossero stati fatti. In compenso ci troviamo le manone
ingombranti della politica sui nostri affari. Speriamo di non dovercene
pentire. Gli americani sanno liquidare l'intervento dello Stato in pochi anni.
Noi Europei quando ci sediamo alla tavola del mercato, ci restiamo anche dopo
il dessert. Scritto in finanza Commenti ( 54 ) " (7 votes, average: 2.86
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Commenti Invia questo post a un amico 04Sep 08 I conti su Alitalia Fate voi la
somma. +Lo stato esce definitivamente dal trasporto aereo (Marrazzo
permettendo) -Balla un miliardino di debiti che pagheranno i contribuenti +AirFrance
chidedeva che i diritti di volo in Italia fossero solo suoi, ciò non è previsto
dal nuovo progetto -Unire due debolezze (Ali e Air) amplifica una posizione
dominante, ma non garantisce un buon servizio +I sindacati hanno le spalle al
muro: o così o si muore -Sono inviatati al tavolo (passera dixit) per
concordare il piano industriale +AirFrance in fondo, ma mica tanto, è una
società pubblica (18% di Sarko') -Airfrance sa far fruttare una compagnia aerea
e viaggia in tutto il mondo +Colaninno&co ci mettono il grano e si assumono
un bel rischio (in Italia praticamente nessuno ha fatto quattrini con i voli di
linea) -Aifrance avrebbe pagato qualcosa alle minoranze e allo Stato, mentre i
nostri eroi oggi si assumono un rischio ma a prezzi
ben più da saldo +E' stata Aifrance a rompere le trattative: aveva posto tre
condizioni tra cui l'assenso dei sindacati al piano di vendita. Che ovviamente
non c'è stato -E' stato l'adorato Cav, in campagna elettorale, a dare
indirettamente man forte ai sindacati dicendo che la compagnia deve restare in
mani italiane +Lufthansa e Airfrance e tutte le compagnie americane non possono
essere acquistate da stranieri e dominano sui rispettivi mercati nazionali -Non
è detto che il concetto di italinità o francesità corrisponda, alla fine,
all'interesse molto concreto, dei cittadini-utenti La somma dei più e dei meno.
cari commensali, che risultato dà? Scritto in Varie Commenti ( 140 ) " (9
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Aug 08 Alè Magno
L'idea di Alè Magno di istituire una commissione, darla in mano a Giuliano
Amato (quello che rinfaccia Craxi e forse anche lo scippo sui conti corrente) e
discutere dei problemi de Roma, mi sembra una scemata pazzesca. Ogni stagione
ha le commissioni di che si merita. Oggi con la moda dell'anticasta, si deve
dunque dare una nobiltà ad una commissione che comunque non servirà a nulla.
Voglio dire che senso ha per un amministratore cittadino inventarsi grandi temi
di discussione. C'è bisogno di una Commissione per decidere ad esempio che
l'acea debba essere privatizzata? assolutamente no. e di fatti, Alè magno non
vuole venderla. C'è bisogno di una commissione per decidere di ampliare ed eventualmente
liberalizzare le licenze dei tassisti romani? assolutamnete no. E di fatti Alè
Magno è l'idoletto della corporazione dei tassisti. C'è bisogno di una
commissione per spiegare ad un sindaco che se due suoi ospiti olandesi vengono
stuprati e presi a mazzate tra i denti, è il caso almeno nel giorno del
fattaccio di tenere la bocca chiusa o almeno aprirla per chiedere scusa a nome
di una città anch'essa ferita? Scritto in Varie Commenti ( 40 ) " (7
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Aug 08 Julius ha
visto la luce Il nostro Julius (Tremonti, per chi non lo sapesse) ha visto la
luce. Già si capiva per la verità leggendo con attenzione un interessante fondo
del convertito (alle ragioni ministeriali) Giannino, di un paio di giorni fa.
Un liberale doc, a patto che non si discuta dell'operato di Julius. Ma
ritorniamo alla luce. Su Libero leggevamo: "il Papa su questo la pensa
come Giulio Tremonti, non come gli alfieri del mercato che sul Corriere della
sera e Sole 24 ore da mesi ribattono che quelli contro i derivati sul petrolio
e sul grano sono attacchi di irriducibili passatisti, di vecchi arnesi
nostalgici del protezionismo. Ora si è capito ancor meglio, che i giudizi del
Papa non sono poi coincidenze casuali, con Tremonti" . E poi oggi
finalmente sul Corrierone una domanda (anzi una non domanda) infilata lì per
caso: "A luglio il papa ha condannato la speculazione." E Julius,
poco prima: "Come sempre, nei grandi passaggi della Storia, la visione
della Chiesa è fondamentale per la comprensione dell'esistente". La lieta
novella della parabola di Julius: "L'azione dei governi ha fermato la
speculazione". Sintetizziamo il filo logico del ragionamento: la speculazione
è la peste del secolo-tremonti ha convinto di ciò il papa- la Chiesa ha sempre
una grande visione e la condivide con Julius-i governi, incalzati da Julius
hanno bloccato il contagio malefico. Hip hip hurra. Per fortuna che abbiamo il
nostro adorato Cav. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 84 ) " (6 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 25Jul 08 Obama e
l'Italia Folla a Berlino. E poi a Parigi. E of course Londra. Niente visita in
Italia. Il mitico Obama ci riporta con i piedi per terra. Non contiamo nulla,
neanche una visitina, un saluto. Certo facendo jogging ieri a Berlino e
intercettato da un'abile giornalista di Sky24, ha detto: primo o poi in Italia
verrò. Deo gratias. Scritto in Varie Commenti ( 62 ) " (3 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Jul 08 Il casco per i baresi e
i mutui per gli americani Fannie e Freddie, nonostante i simpatici nomi, stanno
affossando i mercati di tutto il mondo. Non sono banche e non sono neanche
società per azioni tradizionali. Sono state create per agevolare il mercato immobiliare americano. In sintesi prestano i soldi alle
banche che prestano i soldi ai clienti per accendere un mutuo. In questo modo
le banche americane avevano sempre risorse fresche per alimentare il mercato
dei prestiti immobiliare. Una volta comprati i mutui
di terzi le due nostre li impacchettano in obligazioni che cedono sul mercato.
Per questa loro caratteristica sociale (agevolare la proprietà edilizia) sono
Gse (Governament sponsor enterprise) e dunque, pur quotate sul mercato, in
ultima analisi sono agenzie governative (come d'altronde erano in origine).
Questa garanzia statale ha permesso loro di raccogliere danaro a tassi molto
vantaggiosi e dunque alimentare la bolla speculativa.
Inoltre (toccherebbe ricordarlo a qualcuno) per statuto non finanziano mutui
subprime.. E proprio per questo il mercato dei mutui subprime (quelli che hanno
scatenato l'attuale crisi) è esploso: le banche tradizionali non riuscivano a
fare concorrenza, visti i tassi superbassi, a Fannie e Freddie e dunque hanno
cercato (colpevolmente) di andare su un mercato a queste precluso: quello dei
debitori subprime, insomma non buoni. Qualche conclusione: 1. Freddie e Fannie,
figlie di una concezione roosveltiana, non sono mai state sul mercato. 2. Sono
diventate negli anni 70 un ibrido a noi molto ben conosciuto: privatizzano gli
utili e socializzano le perdite 3. Il salvataggio di oggi è stato scritto ieri
quando furono concepite 4. il fatto che prestassero troppo era noto da tempo
(lo disse greenspan in un'audizione davanti al senato) 5. il loro fallimento
non è un fallimento del mercato, ma del regolatore. che ha pensato di cavarsela
quotandole sul mercato. E che ha alimentato per questa via
la bolla immobiliare. 6.
salvarle oggi è ragionevole, così come è ragionevole, secondo il sindaco di
bari, regalare, a spese dei contribuenti, un casco ai motociclisti pizzicati
senza. Scritto in pol economica Commenti ( 25 ) " (3 votes, average: 3.67
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Commenti Invia questo post a un amico 07Jul 08 Cosa ne pensano i lib-lib di
Julius In questo blog abbiamo più volte "sfottuto" il nostro Julius
per la sua ansia Pop. L'inutile e dannosa Robin tax, la populistica esclusione
dei ricchi (solo 70mila? solo due dei quali in piazza di Spagna a Roma?) dai
benefici Ici sulla prima casa, la card per gli anziani, la lotta contro la
speculazione. E via dicendo. Anzi, già che ci siamo, gli insopportabili slogan
contro il "mercatismo". Senza considerare la mancata liberalizzazione
per eccellenza: e cioè la riduzione delle imposte sui redditi o per lo meno una
prospettiva di riduzione. Che il Dpef non ci da. Insomma quello che pensiamo
sul Julius pop per i nostri commensali (che spesso hanno anche criticato il
cuoco) è pietanza nota, anche se non a tutti gradita. Ieri è arrivata in cucina
una mail di David Baccini, intitolata "Tremonti il socialista ci porterà
al disastro". Vi inoltro le prime righe: "sono sconcertato per il
comportamento schizoide del Ministro Tremonti, nel quale non ho mai riposto
alcuna fiducia e che affonderà il Governo, ma sopratutto per il "sentiment
filogovernista-filotremontiano antimercato" di Giannino: scioccante
davvero. Altrettanto sconcerto va verso l'IBL, che di fronte ad accuse
tremontiane al mercato, a chi (praticamente l'intero popolo europeo) non si
riconosce nel nuovo meta-stato soviet-europeo, alla speculazione, al profitto,
a chi si dice liberista, a chi esige basse tasse, a chi disconosce l'efficacia
della redistribuzione (Robin Tax ed altre puttanate) .. l'IBL tace, in
conformità Gianniniana". Be' in effetti si può condividere con Baccini un
certo stato di solitudine da queste parti. Difficile trovare conforto a
sinistra (lo devo spiegare ancora una volta?), ma anche nei punti di
riferimento dei liberali classici, sembra che ci sia un po' una corsa a non
disturbare il manovratore. La paura di Prodi e accoliti non ci può rinchiudere
in un angolo. Non ci deve spingere verso un'accettazione muta dei provvedimenti
governativi. Insomma se Julius ha deciso di fare una corsa di popolarità con
l'adorato Cav, son cavoli suoi. Non di Noi italiani che abbiamo votato un
governo immaginato liberale. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 55 ) " (5
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 03Jul 08 Bce senza
pop La Bce ha deciso di alzare al 4,25 per cento i tassi di interesse in
Europa, con un ritocco all'insù di un quarto di punto. I governi di mezza
Europa (Francia e persino Germania) le avevano chiesto di non farlo. D'altronde
l'economia non gira e l'inflazione (arrivata al 4 per cento massimo da 16 anni)
è più dovuta al rincaro delle materie prime che ad una forte domanda di
consumo. Chi ha ragione? La Bce non risponde a nessuno. I governi Ue, invece,
ai propri elettori. In questa vicenda il differente grado di responsabilità
(accountability) ha un peso. La politica sembra più attenta al momento, al
breve termine. Palese il caso italiano: subito una dilazione sulla rata dei
mutui (accordo Tremonti-Abi) ma tra 20 anni si paga il conto. Subito la card
sociale per i pensionati più poveri, ma non si riducono permanentemente le
imposte dirette. Subito la tassa sugli odiati banchieri-petrolieri, ma domani
si rifaranno con aumenti sui consumatori. Il respiro immediato è ciò che conta,
nel lungo periodo (come diceva qualcuno che al cuoco non piace tanto) saremo
tutti morti. I banchieri centrali "irresponsabili" per costituzione
si possono permettere l'impopolarità. Sanno che non possono alimentare
aspettative inflattive. La rincorsa prezzi-salari-prezzi è micidiale come dimostrano gli anni 70. E ci sono i
primi segni. La furia sindacale In Italia contro l'inflazione programmata
fissata ll'1,7 per cento nel Dpef (e qui bene ha fatto Julius), il costo del
lavoro in Spagna salito al 5,7 per cento; l'aumento salariale dei pubblici
dipendenti tedeschi fissato quest'anno al 5 per cento. I Banchieri centrali
saranno spietati, ma sanno che un un po' di veleno nel corpaccione europeo
oggi, è meglio di un infarto certo domani. Non accondiscendono alla nuova
ventata pop della politica europea. Scritto in pol economica Commenti ( 17 )
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 03Jul 08
Rosicchiare la Mela Tra pochi giorni arriva in Italia un oggetto di culto. Sì
qualche volta anche in questa zuppa si assaporano pietanze leggere. Si tratta
del nuovo telefonino 3g della Apple. Come sapete il cuoco ha una certa passione
per la Mela. Oggi il sole 24ore ha anticipato i possibili piani tariffari che
Vodafone e Tim applicheranno al mitico gadget. Lo diciamo subito: troppo cari.
Il nuovo telefono è pensato per stare spesso collegato, anche in remoto, su
internet. Insomma brucia bytes su bytes. Gli operatori invece fanno finta di
nulla e nelle loro ipotesi di abbonamento prevedono tariffe flat fino a 1gb
(Tim) e 600 Mb (Vodafone). Un po' tirchietti. C'è da scommettere che i mela
maniaci che vorranno aver subito l'oggetto del desiderio pagheranno un biglietto
di ingresso piuttosto caro: e a riscuoterlo non sarà la Apple, ma i due gestori
di telefonia. Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (2 votes, average: 3 out
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Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Nato a Roma,
vivo a Milano. Lavoro da qualche anno al Giornale e scrivo di economia e
finanza. Tutti gli articoli di Nicola Porro su ilGiornale.it contatti Categorie
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Varie (36) Ultime discussioni david baccini: ma io dico.. la gente non inizia a
sentire puzza di bruciato??!!! l'Ecofin, G8,... MMST: Rosarioperogini non c'è
nessun sistema bancario indù. Il promotore del microcredito un certo Junus
non... Francesco G: Ben detto Grande Cuoco (che sempre più spesso ascolto, con
piacere, in TV per gli intelligenti e... Dante: http://www.foxnews.com/story/0
,2933,436041,00.html ... Over half of voters (53 percent)... rosarioperongini:
simio Dott.PORRO,di tutto questo bailamme finanziario continuo a capirci un
tubo,sia perchè sono... I più inviati I "cagasotto" - 4 Emails Ancora
sui Precari Veneti - 1 Emails AliTaglia - 1 Emails Morti di ipocrisia - 1
Emails Piccolo sfogo sul meraviglioso Ferrara - 1 Emails Il casco per i baresi
e i mutui per gli americani - 1 Emails I conti su Alitalia - 1 Emails Blog
amici Alex Tabarrok crilla Finanza e Macro freakkkettoni IBL La città dei
liberi Libertysoldier rass.stamp 11min In prova Ecodiario October 2008 M T W T
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di Silvio distrutte? Meno male Giornalettismo: Scajola e la concorrenza che non
c'è Phastidio.net: Ancora sulle distorsioni al mercato... Recent Posts La crisi
della Robin Chi ci salva dai salvatori? I conti su Alitalia Alè Magno Julius ha
visto la luce Obama e l'Italia Il casco per i baresi e i mutui per gli
americani Cosa ne pensano i lib-lib di Julius Bce senza pop Rosicchiare la Mela
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Argomenti: Mercato immobiliare
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clicca qui per leggere la rassegna di teletrading www.teletrading.tv, 12.10.2008
18:37 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! Quarta ed ultima puntata dello speciale sulla bolla immobiliare, curato e condotto da
Nicola Antonucci (www.complexlab.it). Talk Show: la bolla
immobiliare vista da Antonio Pastore (presidente
dell'Osservatorio Immobiliare della Camera di Commercio di Milano) e da Valerio
Lucchinetti (gestore mobiliare della Per4m.SA, società di gestione
patrimoniale di Lugano). Per guardare il video clicca sul tasto play > al
centro dell'immagine. Se vuoi conoscere tutti canali di borsa compresi quelli
sullo scalping live, clicca qui.
( da "Wall Street Italia" del 13-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
SHILLER: "MA I
CITTADINI NON SONO SUDDITI" di Federico Fubini L'economista e docente a
Yale che ha messo sotto accusa i subprime: c'è un'economia feudale, si rischia
l'epidemia sociale. "Le ricette del G7? Un inizio. Ma mancano i piani di
lungo termine". L'economista Robert Schiller -->Il contenuto di questo
scritto esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la
linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.
(WSI) ? Da sempre, uno dei sintomi di una crisi è la folla di coloro che
sostengono di averla prevista. Ma Bob Shiller è diverso, e non solo perché da
vivo dà il nome a una moderna istituzione americana: l'indice
Case-Shiller sui prezzi delle case, da lui stesso messo a punto. No: Shiller, docente a Yale, fa
categoria a sé perché aveva (davvero) messo in guardia per tempo sugli scoppi
delle bolle di Internet e degli immobili. Lui le chiama "epidemie
sociali", attacchi della peste del ventunesimo secolo scatenati da un
"residuo feudale". Crede che il G7 di Washington rassicurerà
le Borse? "Il vertice ha elencato ciò che i vari Paesi pensano di fare o
fanno. Non è stata certo una risposta creativa, spumeggiante. I punti del G7
suonano come una lista di prime cose ragionevoli da fare ma non c'è una
proposta di lungo periodo, sistemica. Non mi stupisce. E immagino che non possa
avere molto impatto sui mercati, perché è tutto così prevedibile ". Dunque
lei è pessimista su come reagiranno i mercati? "I mercati immobiliari non
credo proprio che reagiscano. Quanto alle Borse, cosa faranno è un mistero e
sinceramente sono preoccupato. Il G7 di questo week-end è un segnale che i
governi stanno facendo qualcosa per riportare la fiducia, ma credo anche che
sia un fattore secondario". Lei propone di democratizzare la finanza. Che
significa? "Si tratta di mettere gli strumenti finanziari a disposizione
della gente comune. Cent'anni fa solo i più ricchi avevano accesso a forme di
gestione del loro rischio finanziario. Ora invece abbiamo forme di
partecipazione ai mercati per buona parte della popolazione. Ma non c'è ancora
un illuminismo finanziario diffuso, e questa crisi ne è l'esempio: è una crisi immobiliare, deriva dalla cattiva diversificazione degli investimenti
e dell'indebitamento della gente comune". Le banche hanno sfruttato
l'ignoranza delle famiglie? "La gente è consigliata a indebitarsi in un
portafoglio di investimenti non diversificato. È stupefacente che simili
fenomeni sopravvivano nel 21esimo secolo". Vuole dire che le banche
trattano i cittadini da sudditi? "Curioso: parlare di sudditi, richiama
un'eredità feudale da cui stiamo gradualmente liberandoci. Abbiamo ancora un
bel po' di strada da fare in questo senso". Ma ormai Wall Street è così
odiata che i governi esitano a agire per salvare il sistema finanziario.
"E ciò è preoccupante. Ricordiamoci sempre che la finanza è il plasma
vitale dell'economia moderna, dobbiamo cercare di far sì che continui a
progredire. Il mio timore è che questa crisi spinga la popolazione ad accusare
le istituzioni finanziarie, invece di concentrarsi sugli errori commessi nella
gestione del rischio". Teme la caccia all'untore, come nelle epidemie
medievali? "Mi fa pensare alla crisi nel '98 del maxi- fondo speculativo
Ltcm: allora tutti incolparono i due premi Nobel che vi furono coinvolti,
Robert Merton e Myron Scholes. Ma Ltcm fallì perché non aveva una buona
gestione del rischio, non perché le loro teorie erano sbagliate". Sarebbe
opportuno che lo Stato comprasse le case o i mutui
insolventi in America? "Parte del piano di salvataggio deve andare alle
famiglie. Non sembra giusto che vada tutto alle banche e la gente comune debba
dipendere dai benefici che filtrano giù giù dall'alto. In America diecimila
famiglie vengono buttate fuori dalle loro case ogni
giorno. Ciò sta creando un risentimento tremendo, radicato, che porta sfiducia
fra gli individui, nei confronti del governo e verso le istituzioni. Dobbiamo
fare qualcosa". Comprare case aiuterebbe anche
l'economia? "Come misura tampone, sì. Ma anziché provare misure
improvvisate, dovremmo farlo in modo strutturale". Copyright © Corriere
della Sera. All rights reserved scrivi la tua opinione "live" sul
Forum di WSI.
( da "HelpConsumatori" del 13-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
News ECONOMIA.
Confindustria: l'uscita dal tunnel della recessione si allontana 13/10/2008 -
16:36 L'uscita dal tunnel della recessione è sempre più lontana. Secondo il
Centro Studi di Confindustria, infatti, le probabilità di ripresa nel 2009
appaiono ora nulle, "schiacciate dalla crisi bancaria che rischia di
avvitarsi in una pericolosa spirale con l'economia reale". Il PIL italiano
cala dello 0,2% nel 2008 e dello 0,5% l'anno prossimo, contro il -0,1% e il
+0,4% indicati a settembre. Lo riferisce Confindustria in una nota. Nel 2009
continuerà il calo dei consumi (-0,6%). "La diminuzione della spesa delle
famiglie - ha spiegato Confindustria - si realizza nonostante il progresso del
reddito reale legato alla decisa decelerazione dei prezzi
al consumo (dal 3,5% del 2008 al 2,1% del 2009), all'incremento delle
retribuzioni per addetto (+2,7%, determinato da contratti già firmati) e alla
tenuta dell'occupazione". Peggiorano anche le prospettive per gli altri
maggiori Paesi. Il CSC ha sottolineato come la contrazione del Pil si osserva
sia in USA (-0,7% nel 2009) sia in Eurolandia (-0,2%). "Questa flessione -
si legge nella nota - è dovuta, come per l'Italia, all'eredità negativa del
2008 e alla falsa partenza l'anno prossimo, durante il quale la variazione
annua risalirà vicina a zero partendo da valori negativi. Questo profilo da'
l'illusoria impressione del ritorno all'espansione. "La netta revisione al
ribasso della crescita - ha concluso Confindustria - nasconde una valutazione
positiva sull'evoluzione della tempesta finanziaria. In
questo scenario le maggiori forze recessive internazionali rimangono lo shock
delle materie prime, solo in parte rientrato, lo scoppio della bolla immobiliare e l'aggiustamento
dell'economia americana, di per sé sufficienti a far contrarre domanda interna
e attività produttive nelle principali economie industriali". 2008 -
redattore: LM.
( da "Messaggero, Il" del 14-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
ROMA "L'uscita
dal tunnel della recessione si allontana. Le probabilità di ripresa nel 2009
appaiono ora nulle, schiacciate dalla crisi bancaria che rischia di avvitarsi
in una pericolosa spirale con l'economia reale". Impietosa l'analisi del
Centro Studi di Confindustria nel disegnare lo scenario prossimo venturo per il
nostro Paese. In sostanza, la crisi delle banche è caduta come una mannaia
sulla nostra economia già costituzionalmente debole. Le prospettive sono
problematiche, comunque in negativo, per tutti i Paesi dagli Usa (-0,7% del Pil
per il 2009) e per Eurolandia (-0,2%) e l'Italia non potrà evitare
l'arretramento della crescita: nel 2008 il prodotto interno lordo calerà dello
0,2% e dello 0,5% l'anno prossimo contro il meno 0,1% e il più 0,4% indicati a
settembre. La contrazione è legata ai consumi (-0,6%) e agli investimenti
(-1,9)%. Le ragioni della recessione vengono individuate
nello shock della materie prime, solo in parte rientrato, nello scoppio della bolla immobiliare, nell'aggiustamento
dell'economia americana, nel brusco precipitare dei mercati finanziari a
seguito dello sciagurato fallimento di Leheman Brothers. Il Centro Studi
"crede in una soluzione della crisi creditizia in tempi non lunghi,
ma non abbastanza rapidi da rimettere in moto l'espansione economica già l'anno
prossimo". Due le ragioni di una ripresa possibile nel 2010: i venti
contrari sono controbilanciati dallo sviluppo dei Paesi emergenti che valgono
la metà dell'economia globale, il calo delle quotazioni delle materie prime, la
diminuzione dei tassi di interesse, la caduta dei prezzi
immobiliari soprattutto negli Usa, un cambio più equilibrato euro-dollaro. La
seconda ragione e che l'Italia, dopo l'allargamento nel 2007-2008, riduce il
divario di crescita con l'Europa. La diminuzione della spesa delle famiglie,
sempre secondo gli analisti di viale dell'Astronomia, "si realizza
nonostante il progresso del reddito reale legato alla decisa decelerazione dei prezzi al consumo (dal 3,5% del 2008 al 2,1% del 2009)
all'incremento delle retribuzioni per addetto (2,7%, determinato dai contratti
già firmati) e alla tenuta dell'occupazione". La sfiducia viene attribuita
anche ad un mercato del lavoro "più difficile" (il tasso di
disoccupazione sale al 7,3%, massimo dal 2005) e alla tendenza a ricostituire
"un po' della ricchezza persa nella tempesta finanziaria",
accrescendo la parsimonia delle famiglie. Cos.
( da "Resto del Carlino, Il (Rimini)" del
14-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
RICCIONE pag. 11 Meglio il mattone della banca Non crollano i prezzi delle case per via dei turisti in
cerca di beni rifugio MERCATO IMMOBILIARE LA CRISI internazionale paralizza
anche il mercato immobiliare. I riccionesi chiedono, si informano, ma quando è l'ora di
concludere si torano indietro. "Stanno alla finestra a
guardare", per dirla con gli immobiliaristi. Si fanno invece avanti
bolognesi, modenesi e umbri, decisi a investire nel mattone, anziché in banca.
Nonostante il momento di stasi, i prezzi delle case
non scendono. Bocce ferme anche per il giro d'affari dei costruttori. Tra loro
c'è chi, certo di una ripresa, preferisce tenere in freezer i propri immobili,
anziché fare sconti. Chi è disposto a trattare non scende oltre il 5/6 per
cento del costo d'agenzia. Basta sfogliare i giornali per capire che è ancora
ricercatissimo il centro turistico, soprattutto tra viale Corridoni e Oberdan,
dove in un paio di cantieri si vendono gli appartamenti tra i 9mila e 9.500
euro al metro quadrato. In viale Ceccarini scarsa la disponibilità e il prezzo
medio si aggira sui 10/11mila euro contro i circa 6mila dell'Abissinia, zona
San Martino. Sull'altro versante, partendo dal porto, dove c'è chi chiede anche
9mila euro, si va da 5.500/6.000 dell'Alba, fino ai 4.500 del Marano. In Paese
erano state raggiunte punte di 6mila, poi scese a 5mila euro al metro. Nel centro
di San Lorenzo e a Fontanelle è possibile acquistare il nuovo a 3.500/3.700
euro. "Fino a un mese fa _ confermato all'agenzia Immobiliare di Giulio
Troni in via Catullo _ il mercato era fermo. Ora si preferisce investire sul
mercato immobiliare piuttosto che rischiare nelle
banche che tremano. Tornano alla carica i bolognesi e i modenesi che puntano su
appartamenti di 400/500mila euro. I riccionesi stanno chiudendo le attività, si
faranno sentire". "Il mercato riccionese per l'acquisto della prima
casa è fermo _ fa eco Franco Amati dell'Immobiliare Perlaverde Amati in viale
Ceccarini _. I forestieri, emiliani e umbri, comprano, ma non fanno più le
corse come una volta. Prima di acquistare tornano quattro/cinque volte. I prezzi sono bloccati qualcosa, non oltre il 5/6 per cento,
si ottiene trattando con i costruttori. Forse c'è un piccolo calo
nell'usato". "Le zone prestigiose sono ancora richieste _ sostiene
Daniele Pratesi in viale Gramsci _, ma lì i prezzi
sono saliti troppo. Per il resto il mercato è fermo, colp adella crisi e dei
mutui. La gente è spaventata, ma ci sarà una ripresa, il mattone è un bene
rifugio". La conferma arriva anche dall'agenzia di Gino Pontellini in
viale Verdi. La figlia Lucia dice: "Stanno tutti alla finestra, Le persone
vengono qui per chiedere informazioni sui prezzi,
vogliono sapere se sono stabili, se conviene comprare. Qualcuno chiede ville,
cose belle, ma poi non stringe". Nives Concolino.
( da "Unita, L'" del 14-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
"Hanno vinto
gli speculatori al ribasso" di Laura Matteucci / Milano "Siamo alla ex
crisi finanziaria. Hanno vinto gli speculatori al ribasso che, imperversando in
queste settimane, hanno costretto i governi di tutto il mondo a rimediare a
quello che senza il crollo delle Borse avrebbero continuato ad ignorare. Con un
incomprensibile ritardo di almeno due anni. Peccato che, nel frattempo, la
speculazione abbia fatto perdere un buon 30% di ricchezza al mondo". Parla
Giacomo Vaciago, direttore dell'Istituto di economia e finanza alla Cattolica
di Milano per il quale il piano anti-crisi messo a punto domenica a Parigi e
ratificato ieri dai governi europei, comprende tutti i problemi e mette in
campo tutte le soluzioni possibili. Professore, è finita? Possiamo tirare un
sospiro di sollievo? "Diciamo che stiamo finalmente curando il passato, risolvendo i postumi di una bolla
immobiliare statunitense nata e cresciuta tra il
2003 e il 2006, finanziata in modi poco corretti in tutto il mondo. Paulson (il
ministro del Tesoro Usa, ndr) si è svegliato in ottobre, e gli europei dopo di
lui. I governi dovrebbero occuparsi del futuro, riuscendo ad anticipare i
fenomeni economici". E il futuro qual è? "È la recessione. Che
peraltro dipende dalle difficoltà macroeconomiche dell'intero ultimo anno, cui
la bufera finanziaria di adesso si sovrappone. Ancora una volta, dobbiamo
decidere se prendere provvedimenti immediati, magari collettivi come per la
finanza, e quindi ridurre al minimo gli effetti negativi, oppure se perdere
altro tempo e assumere solo un atteggiamento notarile, del tipo "vi
terremo informati". Due esempi di bolle immobiliari, risolti in modi
diametralmente opposti: negli anni 1988-'90 scoppia il caso Giappone, la cui
economia virtualmente si blocca ed è da 15 anni in stagnazione. Nel '92 la
stessa situazione in Svezia viene invece affrontata con rapidità e forza, le
banche sono ricapitalizzate, e in tre mesi il paese è fuori dalla crisi".
Berlusconi dice che con il piano dell'Eurogruppo non ci sarà impatto
sull'economia reale. Dice anche che non ridurrà le tasse, come invece intendeva
fare sabato scorso. "In una situazione com'è quella attuale, guai a
parlare a caso, alimentando aspettative per poi disilluderle. I governi devono
iniziare a prendere seri provvedimenti anti-recessione, ed è auspicabile lo
facciano a livello europeo. È probabile che la Bce abbasserà ancora i tassi di
un altro mezzo punto percentuale entro Natale, perchè è immaginabile che
l'inflazione, al contrario di quanto previsto in estate, nel corso del prossimo
anno si ridurrà. Ma, se lo facesse, basterebbe?". La Germania mette sul
tavolo 500 miliardi, 300 Londra e Parigi, 100 Madrid. L'Italia "quanto
necessario", dice Tremonti. Tutti soldi che gravano sui nostri conti
pubblici, in ultima analisi sui contribuenti? "Si tratta di investimenti
temporanei di salvataggio, non di nazionalizzazioni vere e proprie decise una
volta per sempre. Prestiti insomma, con un limite massimo temporale, poniamo di
tre anni. Che, oltretutto, penso si possa tutti convenire restino al di fuori
del Patto di stabilità".
( da "Tirreno, Il" del 14-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Attualità Un 2009
amaro per le famiglie La Confindustria prevede un calo netto dei consumi E
Marchionne (Fiat) paventa conseguenze sull'occupazione ANTONELLA FANTò ROMA.
Bisogna ancora tirare la cinghia. La raccomandazione che appare difficile da
sostenere per quelle famiglie che da sei mesi non riescono ad arrivare a fine
mese, viene dall'ufficio studi della Confindustria. In modo esplicito e
tassativo le previsioni dicono: "Le probabilità di ripresa appaiono ora
nulle nel 2009, schiacciate dalla crisi bancaria che rischia di avvitarsi in
una pericolosa spirale con l'economia reale". In parole povere
"l'uscita dal tunnel della recessione si allontana" e il Pil calerà
dello 0,2% nel 2008 e dello 0,5% l'anno prossimo. Appaiono lontane le
previsioni del calo dello 0,1% per quest'anno e un positivo 0,4% per l'anno
prossimo. Nessuno spiraglio per le famiglie, dice sempre Confindustria. Nel
2009 continuerà il calo dei consumi (-0,6 %). "La diminuzione della spesa
delle famiglie continuerà nonostante la decelerazione dei prezzi
al consumo (dal 3,5 per cento del 2008 al 2,1 per cento del 2009)"
aggiunge Confindustria, specificando che anche le retribuzioni non vanno male,
visto che sono stati già firmati aumenti contrattuali per un incremento del 2,7
per cento. La paura di restare senza lavoro e di non avere più risparmi è tale
che accresce la parsimonia dettata anche dall'incertezza del posto di lavoro:
la disoccupazione sale al 7,3 per cento. Del resto l'amministratore delegato di
Fiat Sergio Marchionne ha detto che se i volumi produttivi del 2009 non saranno
quelli di quest'anno, tutto ciò "avrà un impatto anche
sull'occupazione". Sempre secondo Confindustria la crisi è internazionale,
anche se l'anno prossimo ci sarà un'illusione di espansione. "In questo
scenario" si legge sulle previsioni "le maggiori
forze recessive internazionali rimangono lo shock delle materie prime, solo in
parte rientrato, lo scoppio della bolla immobiliare e l'aggiustamento dell'economia americana, di per sè sufficienti
a far contrarre domanda interna e attività produttive nelle principali economie
industriali". Secondo gli industriali, la Bce deve abbassare ulteriormente
il tasso ufficiale dal 3,75 per cento al 2,75 per cento, il dollaro
continuerà a salire arrivando ad un cambio con l'euro a 1,25. I primi danni
all'economia reale si stanno già facendo sentire. Sono 10.000 le aziende del
dettaglio alimentare che potrebbero chiudere in conseguenza della crisi. Lo ha
sottolineato Giancarlo Petruccioli (Confesercenti), il quale ha denunciato che
"gli istituti di credito stanno richiedendo agli operatori commerciali il
rientro dai fidi e stanno imponendo restrizioni all'accesso al credito. A
questo, ha continuato "si aggiungono le conseguenze del calo delle vendite
che nelle ultime settimane è arrivato al 5%". Per limitare i danni,
Guglielmo Epifani, segretario Cgil, chiede al governo di investire in
infrastrutture, con particolare attenzione al Mezzogiorno: "sui 67
miliardi di costi per le opere previste per il Sud ci sono circa 31 miliardi di
risorse disponibili".
( da "Repubblica, La" del 15-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Pagina VIII - Torino Il caso L'indagine di Tecnocasa Dopo 10 anni è in caduta il
prezzo delle case Non
accadeva da dieci anni: nel primo semestre del 2008 il prezzo delle case a Torino è diminuito. Non di molto,
cioè del 1,7 per cento rispetto ai primi sei mesi dell'anno scorso, meno del
resto delle altre grandi città, dove mediamente chi compra un'abitazione
oggi spende il 2,7 per cento in meno del 2007. A dirlo sono i dati presentati
ieri dall'Ufficio studi di Tecnocasa, che ha anche messo in evidenza le
caratteristiche principali di questi primi sei mesi: diminuzione della domanda,
allungamento dei tempi di vendita, aumento dell'offerta, maggiore margine di
trattativa tra gli acquirenti. "è una discesa fisiologica dopo tanti anni
di salita", ha commentato Gianni Pautasso, team manager della rete di
agenzie immobiliare per il Piemonte, la Liguria e la
Valle d'Aosta. Insomma, non lo scoppio di una bolla ma
l'inizio di una "normalizzazione". Nel capoluogo a tirare meno sono
soprattutto gli alloggi più piccoli, soprattutto i bilocali e i trilocali,
mentre aumenta sensibilmente la domanda di alloggi con più di quattro stanze.
La zona che ha subìto la flessione maggiore è quella di corso Francia e Borgo
San Paolo (-3,4 per cento), seguita da Santa Rita e Mirafiori Sud (-2) e dal
centro (-1,3). Le case costano (e valgono) meno a
Torino, ma anche in quasi tutte le altre province. A subire i cali più marcati
sono il Cuneese (-5,5 per cento, l'Alessandrino (-4,4) e il Novarese. Ad Asti e
a Vercelli, al contrario, il valore delle abitazioni è salito, rispettivamente
dell'1,9 e del 2,5 per cento. E il futuro? Pautasso si attende una risposta
positiva proprio per le conseguenze della crisi finanziaria che sta
condizionando l'economia mondiale: "Se le Borse recupereranno - ha
spiegato il team manager di Tecnocasa - è possibile che molte famiglie venderanno
almeno una parte delle loro azioni per tornare a investire nel mattone".
(s.p.).
( da "Trend-online" del 15-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
NOTIZIE, clicca qui
per leggere la rassegna di Pierpaolo Molinengo , 14.10.2008 13:19 Scopri le
migliori azioni per fare trading questa settimana!! Non c'è da temere per il
mercato immobiliare italiano. Ad
assicurarlo è il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, che ha spiegato che non
c'è e non ci sarà alcuna bolla immobiliare. Presentando i dati dell'osservatorio congiunturale
sull'industria delle costruzioni, Buzzetti ha aggiunto: "va detto con
chiarezza che in Italia non c'è, né ci sarà alcuna bolla
immobiliare a differenza di quanto accaduto negli
Usa e negli altri paesi europei come Spagna e Irlanda". Secondo i
dati dell'Ance, comunque, il settore dell'edilizia residenziale è in
arretramento così come tutto il comparto delle costruzioni: la produzione di
nuove case si ridurrà del 2,8% nel 2008 e del 3% nel
2009. "Questo fenomeno però non è la conseguenza di una sovrapproduzione
degli ultimi anni ma è il risultato delle difficoltà dovute agli effetti della
crisi finanziaria internazionale, incontrate dalle famiglie e dalle imprese
nell'accesso al credito"ha spiegato Buzzetti, che ha aggiunto che le
banche "non devono alzare i tassi di interesse né alle famiglie né alle
imprese".
( da "Rai News 24" del 15-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Parigi | 14 ottobre
2008 Il Nobel per l'economia Krugman: crisi nuova e profonda, la cura sarà
lunga Paul Krugman Dalle pagine di Liberation il fresco Nobel per l'Economia Paul Krugman dice la sua sulla crisi finanziaria globale e sulle
prospettive dell'economia: superare questa fase non sarà impresa breve. Una
crisi vecchia ma nuova "Viviamo una crisi immobiliare senza precedenti - dice Krugman a Libé - che ha contaminato il
mondo, esacerbata e alimentata dalla fiammata dei prezzi delle materie prime e con il probleme della liquidità delle
banche. Quello che è strano, e ne parliamo spesso fra economisti, ci
scherziamo anche su, è che la crisi assomiglia un po' a una macedonia di tutte
le crisi degli ultimi decenni. Assomiglia alla crisi di Bretton Woods nel '71
con la fine della parità dollaro-oro; ma anche allo choc pétrolifero del 1974,
alla crisi finanziaria del 1988, alle crisi asiatiche del 1997-1998, alla crisi
della bolla Internet nel 2001, etc". La lezione
Per Krugman il rischio di una crisi sistemica "esiste. Perché questa crisi
ha in sè molte componenti ed è associata ad una recessione di nuovo tipo. Non è
generata da tassi di interesse troppo alti. Sarà forse meno acuta di quella del
'29. Ma sarà molto più lunga. Non condurrà all'affondamento del sistema,
all'apocalisse, perché sono intervenuti gli Stati. E' una crisi di erosione. E'
una crisi di certezza nel sistema. E' una crisi del credito bancario,
dell'energia a basso prezzo, dell'accesso al cibo, del commercio mondiale. E, soprattutto,
di regole, o della loro assenza. E, contrariamente a quanto si sente dire, non
c'è alcuna governance economica e finanziaria nel mondo da vent'anni, è una
mistificazione. E questo può comportare conseguenze drammatiche".
Riformare Bretton Woods Per Krugman il sistema valutario non "è stato
causa o parte di questa crisi in atto, al contrario di quanto è avvenuto per il
terremoto delle borse asiatiche nel '97 e '98. Non ritengo che si debba
riformare il sistema delle valute, altre cose senza dubbio sì. E' necessario
far capire alla gente che le cose e il mondo sono molto più complicate di come
a volte vengono presentate. Nessuno avrebbe mai pensato che ciò che era
accaduto in Asia nel 1997 poteva succedere negli Stati Uniti. La bolla immobiliare la crisi del credito e tutto ciò che ne è
seguito sono avvenuti sotto gli occhi increduli di molti americani".
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-16 - pag: 7 autore: Confronto
internazionale. Nella top ten l'Italia passa dalla settima alla sesta posizione
Ocse: pressione fiscale salita al 43,3% Vittorio Da Rold La crisi che parte dal
mercato immobiliare e dal sistema finanziario
americano diventerà oltre che un problema di funding bancario anche un problema
fiscale? La risposta dell'Ocse è affermativa. Dall'ultimo rapporto
dell'Organizzazione sulla fiscalità si evincono due dati significativi: il
primo riguarda l'Italia che dopo l'incremento della pressione fiscale voluta
dal precedente Governo Prodi per rimettere in sesto i conti pubblici, balza al
sesto posto tra i Paesi più tartassati dal Fisco; la seconda riguarda gli
effetti negativi sul gettito tributario della crisi finanziaria che frenerà gli
incassi dell'Iva e dei redditi societari (banche e società finanziarie in
primis) in tutti i Paesi e rilancerà la lotta ai paradisi fiscali per ridurre
la concorrenza di chi si ostina a non essere trasparente con contribuenti
infedeli di stati limitrofi o peggio sul riciclaggio di denaro sporco. Sul
primo punto, in attesa che si concretizzino le promesse di riduzione delle
imposte sul reddito fatte dall'attuale esecutivo ( oltre all'abolizione
dell'Ici sulla prima casa), la pressione fiscale italiana continua a salire.
Nel 2007 l'Italia ha scalato un gradino nella classifica dei Paesi Ocse più
tartassati collocandosi dal settimo al sesto posto. Lo scorso anno la pressione
fiscale in rapporto al Pil ha raggiunto il poco lusinghiero 43,3% registrando
1,2 punti in più rispetto al 42,1% del 2006. è un valore record, che va a
superare anche il precedente picco del 42,3% raggiunto nel 2000. Solo in
Ungheria (ma il fiorino e l'economia di Budapest sono sotto pressione per un
debito estero eccessivo) e in Corea le tasse sono aumentate di più rispetto
all'anno precedente. In termini assoluti, il Paese con Fisco più esoso resta la
Danimarca con il 48,9% mentre la media Ocse è del 35,9%. Il precedente Governo
Prodi e il suo ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa non avevano fatto
mistero sulla necessità di rimettere i conti pubblici in ordine con l'aumento
della pressione fiscale e la lotta all'evasione. Ma vedere l'Italia balzare al
sesto posto tra i Paesi più tartassati al mondo fa una certa impressione.
Soprattutto se si pensa alla qualità dei servizi che si ricevono mediamente in
cambio di quel prelievo che gareggia per entità solo con i Paesi scandinavi
(che offrono però ben altri servizi ai propri cittadini). Il rapporto si occupa
anche degli effetti delle crisi finanziaria sui conti pubblici. Jeffrey Owens,
responsabile fiscale dell'Ocse, si attende anche un impatto negativo delle
turbolenze da subprime sulle entrate fiscali dei Paesi membri e in particolare
su quelle relative all'imposta sulle società (banche in particolare) e l'Iva
per il rallentamento che colpirà (o ha già colpito) i consumi. Owens ha
indicato che la crisi scatenata dalla bolla immobiliare americana colpirà gli
incassi legati all'Iva che, ha ricordato, sono una forte percentuale delle
entrate dei Paesi Ocse. I governi, ha aggiunto, dovranno saper "adattare
le tasse" alla crisi e non viceversa. A suo avviso "la competizione
fiscale tra gli Stati dovrà tener sempre più conto non solo del tasso di
imposizione ma anche sul-la trasparenza e sui servizi offerti ".
Dopo la bufera scatenata l'anno scorso dalla Germania sul Liechtenstein
arriverà la seconda ondata contro questi porti franchi del Fisco. "Ci sarà
maggior pressione degli Stati sulla trasparenza " ha aggiunto
sottolineando l'importanza di un meeting la settimana prossima a Parigi per
rilanciare la lotta ai paradisi fiscali. vittorio.darold@ilsole24ore.com IL
NUOVO SCENARIO Effetto negativo sulle entrate da Iva e redditi societari Lotta
più serrata ai paradisi fiscali: la prossima settimana vertice a Parigi.
( da "Denaro, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Campania finanza
Fedele: Puntare sull'economia reale Il partner di Pwc: E' da qui che ripartirà
la ripresa dopo la crisi bancaria Puntare sull'economia reale, perché è da qui
che partirà la ripresa. E' il messaggio lanciato da Aurelio Fedele, vice
presidente dell'Unione degli Industriali di Napoli nonché partner di
PriceWaterhouseCoopers, che ripercorre le tappe e i motivi che hanno scatenato
la crisi finanziaria che sta attanagliando attualmente i mercati
internazionali. Falconio Guidoni Vuole ricordare da dove è partita la crisi
finanziaria? Come noto dagli Stati Uniti, dove la crisi dell'economia reale già
da qualche anno. Una finanza drogata non permetteva di vedere che la crisi era
già in atto. Gli affidamenti facili, mi riferisco ai prestiti al consumo e ai
mutui, hanno permesso di alimentare i consumi in modo non sano, attraverso cioè
un indebitamento eccessivo rispetto alla capacità reddituale delle singole
persone. Il meccanismo era quindi a tempo? Ovvio. Quando è saltato il sistema
finanziario ha semplicemente scoperto la crisi sottostante dell'economia reale.
La gente negli Stati Uniti non si sentiva povera, perché c'erano le banche che
davano soldi per mantenere più alto del normale il tenore di vita di tutti.
Quando le famiglie hanno iniziato a non restituire i soldi, le banche hanno
iniziato a recuperare i beni, quali le case, che nel frattempo si erano
svalutate e che quindi, in un mercato in recessione, non riuscivano più a
vendere. Da qui lo scoppio della bolla immobiliare e la crisi dei mutui subprime. E in Europa? L'effetto velo della
finanza spericolata ha pesato meno, perché le banche europee sono
tradizionalmente meno propense a erogare prestiti facili. Hanno però
pesato sugli istituti del Vecchio Continente due fattori: le posizioni di
credito nei confronti degli istituti statunitensi e un'economia reale che non è
in crisi da qualche anno, come quella Usa, ma i cui effetti sono arrivati di
rimbalzo. Con il calo dei consumi il sistema si è poi praticamente avvitato su
se stesso. Come giudica i piani europeo e americano sul sistema bancario? Sono
utili, perché dovrebbero permettere alle banche di riprendere la fiducia nel
sistema interbancario. Non dimentichiamo, però, che i piani finanziari non
risolvono i problemi dell'economia reale. Servono soltanto a sbloccare
l'immobilismo finanziario che le banche hanno avuto. E il crollo dei listini
mondiali? Il mondo non morirà. Come sempre è avvenuto, ci sarà una ripresa
dell'economia reale e i prezzi dei titoli torneranno
su livelli ragionevoli. Quando questo avverrà non so dirlo, perché se sapessi
prevedere il futuro sarei ricco sfondato. Non dispongo della sfera di
cristallo. Posso solo dire che passerà del tempo. Una leggera ripresa è
ipotizzabile, ma per una vera ripresa potrebbero anche volerci due anni. Una
cosa è certa: la volatilità sui mercati azionari resterà ancora alta per un po'
di tempo. Parliamo ora di casa nostra: quali effetti nota sulle Pmi?
Sicuramente una maggiore attenzione delle banche rispetto all'erogazione del
credito. Credo che in futuro sarà sempre maggiore la differenza nell'accesso al
credito da parte delle aziende virtuose rispetto a quelle in difficoltà. Le banche
da un lato continueranno a prestare denaro, perché è la loro attività, ma
dall'altro avranno una maggiore attenzione alle aziende che producono buoni
risultati. Basilea 2 sta alimentando questa differenza? Direi di sì. E'
comunque una scelta di business da parte delle banche. Quali ritiene possano
essere degli strumenti utili in questa fase? I?Confidi e un maggiore intervento
nel capitale da parte dei soci di riferimento. In alcuni casi sarà necessario.
del 16-10-2008 num.
( da "Milano Finanza" del 18-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Milano Finanza
Numero 208 pag. 20 del 18/10/2008 | Indietro Ma c'è il
rischio di una deriva alla giapponese Decine di miliardi di euro di interventi
pubblici per nazionalizzare le banche. Centinaia di miliardi di euro di
garanzie statali per rimettere in moto il mercato interbancario e sostenere il
credito e il settore dei mutui. Possibili interventi per salvare grandi imprese
industriali messe in ginocchio dagli effetti della crisi subprime. Il bilancio
pubblico è diventato una specie di salvadanaio di ultima istanza, l'unico
tesoretto dal quale attingere per risolvere tutti i problemi dell'economia in
crisi. Interventi, ovviamente, non a costo zero, che scaricano sulle
generazioni più giovani e su quelle future l'onere del rimborso. Ma quanto è
sostenibile il debito pubblico incrementale? E, soprattutto, che cosa rischiano
le economie avanzate in questo gioco? L'esempio più interessante per capire i
rischi che si stanno correndo è quello del Giappone. All'inizio
degli anni 90 l'economia nipponica entrò in crisi per lo scoppio della bolla immobiliare che scaricò sui
bilanci delle banche i fallimenti dei mutuatari. Cominciò così una lunga fase
di stagnazione dell'economia che neppure il tasso di sconto della Banca
centrale a zero (ancora oggi è allo 0,5%) è riuscito a invertire rapidamente.
Per stimolare la ripresa il governo di Tokyo varò, nel tempo, una serie di
interventi keynesiani e utilizzò il bilancio pubblico per "fare
mercato". Il risultato prodotto è, almeno sul piano numerico,
impressionante. Oggi il Giappone ha il più elevato indebitamento pubblico in
percentuale sul prodotto interno lordo fra tutti i Paesi avanzati pari a circa
il 180% (contro una media Ocse del 77%). Un macigno che è cresciuto
costantemente da quando è iniziata la crisi immobiliare
nipponica circa due decenni fa: era del 64,8% nel 1991, del 101,7% nel 1997,
del 136,7% nel 2000, del 159,5% nel 2003. Insomma, una spirale difficilmente
frenabile una volta avviato l'interventismo pubblico. L'effetto di spiazzamento
provocato nei confronti dei mercati privati è stato profondo. E ancora più
significativo è stato l'onere del finanziamento e del successivo rimborso
scaricato nel tempo sui contribuenti nipponici. L'esperienza giapponese, pur se
caratterizzata da molte peculiarità, deve suonare come un campanello di allarme
per le economie europee alle prese con i problemi del crack finanziario.
Germania, Francia e Regno Unito partono oggi da valori percentuali di
indebitamento pubblico simili a quelli del Giappone del 1991 (nel Regno Unito
inferiore, in Francia e Germania leggermente superiori) e devono fronteggiare
un fenomeno economico in qualche modo simile: gli effetti negativi sulla
crescita economica dello scoppio di una mega-bolla
immobiliare. Pensare a politiche keynesiane tout court senza piani di
"ritorno alla normalità" rischia di innescare una deriva del debito
pubblico simile a quella giapponese. Un'economia europea tenuta a galla da un
bilancio statale che raddoppia o addirittura triplica il suo indebitamento
rendendone molto difficile la sostenibilità. Per evitarlo è indispensabile che
gli interventi pubblici siano il più possibile di mercato (acquisto di azioni
ordinarie delle banche, per esempio) e limitati al tempo strettamente
necessario al superamento dell'emergenza. In caso contrario una perversa
trappola della liquidità potrebbe prodursi: il cavallo incapace di bere ma con
un crescente debito pubblico sulla groppa da dover trasportare. (riproduzione
riservata) .
( da "Tirreno, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Cecina Immobili, prezzi stabili Così il mattone è in ripresa Interesse per alloggi
sui 180-200mila euro I valori al metro quadro ROSIGNANO. La crisi finanziaria
di queste settimane, il crollo delle Borse, l'incertezza dei mercati, ha
portato una certa sfiducia, da parte dei cittadini, ad investire su prodotti
bancari. E così, nei risparmiatori, sta tornando la voglia di rifugiarsi
nell'acquisto del mattone ritenuto, da sempre, un bene sicuro. Perchè,
nonostante il mercato ballerino, storicamente il prezzo delle case difficilmente crolla. A conti fatti, negli ultimi tre
anni, i prezzi delle case sono pressoché rimasti
stabili. Se non aumentati di qualche centinaia di euro, in barba a tutte le
oscillazioni di mercato. A confermare la tendenza di un rinnovato interesse,
seppur con cauto ottimismo, Maurizio Benvenuti responsabile locale della Fiaip:
"Nelle ultime settimane - spiega - sembra si stia riaccendendo l'interesse
all'acquisto di appartamenti anche nel nostro territorio. Si tratta di piccoli
e medi risparmiatori che preferiscono mettersi al riparo da crisi finanziarie,
acquistando magari la seconda casa al mare ritenuta un bene rifugio. I più
richiesti - continua - sono i piccoli appartamenti da 180 o 200 mila euro che
sono comunque ritenuti buoni investimenti. Infatti facendo due conti, anche se
l'Ici per la seconda casa è rimasta, riuscendo ad affittare l'appartamento per
alcuni mesi all'anno, il risparmiatore ripaga le spese comprese quelle di
manutenzione e, alla fine, si ritrova un investimento sicuro". Per questo
motivo "in queste settimane abbiamo visto ritornare nelle Agenzie
Immobiliari persone intenzionate seriamente all'acquisto". Più cauto il
giudizio espresso da Alessandro Barbensi: "sul nostro territorio - spiega
- mancano i grossi investimenti da parte di gruppi importanti ossia quelli che
non vengono scalfiti dalla crisi finanziaria. Investimenti importanti, che
davvero riuscirebbero a produrre reddito. Mancano insomma le operazioni
immobiliari di un certo peso, grandi strutture alberghiere e residenziali che,
per concretizzarsi, hanno bisogno di investimenti programmati di ampio respiro.
In parte ciò è dovuto al Regolamento Urbanistico non ancora in vigore, ed in
parte anche a scelte politiche. Basta ricordare però - conclude Barbensi - che
anche l'edilizia, così come l'industria ed il turismo, è un settore trainante
che crea sviluppo. Gli acquirenti che vengono in Agenzia disposti a comprare
appartamenti investendo 150 - 180 mila euro ci sono, ma molte volte non
riescono a trovare, sul nostro territorio, i prodotti richiesti". Un certo
ottimismo, dunque, per un mercato che, seppur cautamente inizia a muoversi
aiutato anche dai prezzi delle abitazioni che,
praticamente, sono rimasti invariati. Prezzi che, ovviamente, cambiano di molto
a seconda della tipologia abitativa (a costare di più gli appartamenti nuovi),
della vicinanza o meno al mare, della possibilità di avere uno spazio verde o
servizi come il garage o cantina. Secondo le informazioni e le pubblicazioni delle diverse agenzie immobiliari ed i dati della
borsa immobiliare toscana,
a Castiglioncello, compresi Caletta e Portovecchio, il costo di un
appartamento, nella media, si aggira attorno ai 4000 euro al metro quadrato. Un
prezzo che può variare a seconda della posizione, tra i 3700 ai circa 5000 euro
al metro quadrato per locazioni inserite in contesti particolari. A
Vada, altra frazione turistica, la media dei prezzi
per gli appartamenti si aggira attorno ai 3400 euro al metro quadrato con punte
che arrivano ai 4000. A Rosignano Solvay il prezzo può variare tra i 2000 ed
2900 al metro quadrato. Un po' di più per appartamenti nuovi in contesti di
pregio. Alessandra Bernardeschi.
( da "Trend-online" del 18-10-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
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per leggere la rassegna di Pierpaolo Molinengo , 18.10.2008 13:12 Scopri le
migliori azioni per fare trading questa settimana!! Un recente documento
diffuso da Nomisma mette a fuoco gli gli effetti reali degli eccessi finanziari
globali. Facendo il punto della situazione sul mercato immobiliare
italiano. Secondo il documento Nomisma, la cronaca recente ha fornito ampia
evidenza di come la finanza abbia avvelenato l'epicentro finanziario del
sistema, gli Stati Uniti, ormai contaminati da quattro eccessi: l'indebitamento
delle famiglie, arrivato a toccare punte del 131% del reddito disponibile; le
speculazioni finanziarie tramite strumenti derivati senza finalità di copertura
dal rischio e la diffusione della tecnica dello short selling (possibilità di
vendere titoli non detenuti, con l'obbligo di consegna dei titoli entro una
certa scadenza); la cartolarizzazione dei prestiti, che ha consentito alle banche
erogatrici di creare pericolosi cocktail finanziari e di spalmare il rischio su
altri soggetti sparsi nel mondo, con la collaborazione delle agenzie di rating
e di alcune discutibili modalità quanto a trasparenza sul mercato; l'assenza di
standard regolamentari che, complici i bassi tassi di interesse, hanno spinto le famiglie a compiere arrischiate operazioni di
indebitamento e di rincorsa della bolla immobiliare nell'incantesimo di un costo del denaro reale (tasso nominale
meno l'inflazione) nullo o addirittura negativo. In questo contesto di eccessi
e di nazionalizzazioni indotte, l'Italia può considerarsi al riparo dai rischi?
Sebbene le banche italiane siano le principali artefici dell'esplosione della
domanda e dell'offerta del mercato residenziale, rispetto ad altri Paesi
europei hanno da sempre adottato politiche prudenziali nell'erogare nuovi
prestiti. A tale proposito, poco conta se si tratti di un effetto
intenzionalmente voluto oppure, con maggiore probabilità, di una conseguenza
dell'arretratezza del sistema finanziario domestico. A segue pagina >>.