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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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TARTICOLI DEL  1°-24  AGOSTO 2008       #TOP


IN EVIDENZA

Italia, condominio degli estranei Di Ilvo Diamanti (La Repubblica 24-8-2008


NON è facile percepire quanto sia cambiato il mondo intorno a noi, in poco tempo. Non il Mondo. Ma il "piccolo" mondo che ci circonda. Il territorio. Il nostro paese, la nostra città, il nostro quartiere, le case e le strade vicino a casa nostra. E' avvenuto tutto in fretta, negli ultimi anni, anzi, negli ultimi decenni. I nostri occhi si sono abituati a vedere scomparire gli spazi, l'orizzonte. Si sono abituati a non vedere. Per cui "non" vediamo più, senza rendercene conto.

D'altronde, la casa è una vocazione nazionale. L'Italia: Paese di piccoli paesi, un Paese di compaesani (come lo ha definito, con una formula felice, il sociologo Paolo Segatti). Ha sempre inseguito il mito della "casa". Luogo e, al tempo stesso, simbolo di una società centrata sulla famiglia. Dove le case si trasmettono per via generazionale, dai genitori ai figli. Una società, per questo, "stabile", quasi immobile, anzi: immobiliare (abbiamo detto, in altre occasioni). Per cui la dilatazione edilizia non ci ha spaventati. Ci è sembrata naturale. Una casa per ogni famiglia. E per ogni figlio, se possibile. Non ci siamo accorti, anche per questo, del cambiamento intorno a noi. E, comunque, ci siamo abituati. L'abbiamo percepito come un costo necessario.

D'altronde, tutto ha un prezzo e non si può pretendere di conquistare il benessere, se non la ricchezza, senza rinunciare a qualcosa. Un pezzo di paesaggio, un frammento di ambiente, un metro di territorio, un po' d'aria, un angolo di orizzonte. E, via via, una cerchia di relazioni personali e sociali, una scheggia di vita quotidiana. Fino a ritrovarsi racchiusi in una nicchia, da soli in mezzo agli altri. Non vorremmo replicare la ballata del ragazzo della via Gluck. Lamentare che "là dove c'era l'erba ora c'è... una città". (Anche se la nostalgia è un vizio che conviene, a volte, coltivare).

Ci interessa, tuttavia, segnalare che il processo immobiliare, negli ultimi due decenni e soprattutto negli ultimi anni, ha assunto una velocità cosmica e un'estensione devastante, quanto gli effetti che ha prodotto. In Italia più che altrove. Secondo le valutazioni di Maria Cristina Treu (Presidente del CeDaT - Centro di Documentazione dell'Architettura e del Territorio del Politecnico di Milano), negli anni Novanta (dati Eurostat) le costruzioni, in Italia, hanno sottratto all'agricoltura circa 2.800.000 ettari di suolo. Ogni anno si consumano 100.000 ettari di campagna (il doppio della superficie del Parco Nazionale dell'Abruzzo). D'altra parte "l'Italia è anche il primo paese d'Europa per disponibilità di abitazioni; ci sono circa 26 milioni di abitazioni (di cui il 20% non occupate), corrispondenti a un valore medio di 2 vani a persona".

Ragionando sui dati Eurostat di Germania e Francia (come ha osservato l'economista Giancarlo Corò), emerge che negli anni Novanta l'Italia ha urbanizzato un'area più che doppia di suolo rispetto alla Germania (1,2 milioni di ettari) e addirittura 4 volte quello della Francia (0,7 milioni di ettari). I riferimenti statistici più recenti (Cresme/Saie 2008) sottolineano come questa tendenza, negli ultimi anni, abbia conosciuto una ulteriore, violenta accelerazione. Dal 2003 ad oggi, infatti, sono state costruite circa 1.600.000 abitazioni (oltre il 10% delle quali abusive). Per contro, è noto che, da vent'anni, la popolazione in Italia non solo non è cresciuta ma è, al contrario, calata sensibilmente. E solo negli ultimi anni ha dato segni di ripresa, grazie al contributo degli immigrati. Il nostro Paese si è, dunque, urbanizzato in modo ampio, rapido, violento.

Ma per ragioni che solo in parte - limitata, peraltro - si possono ricondurre alla "domanda sociale". All'evoluzione demografica, ai cambiamenti negli stili e nell'organizzazione della vita delle persone. Semmai è vero il contrario: gli stili e l'organizzazione della vita delle persone hanno subito mutamenti significativi e profondi in seguito alla rivoluzione immobiliare del nostro territorio. Anche se si tende a dimenticarlo, visto che l'attenzione si è concentrata altrove: sulle conseguenze economiche e finanziarie del fenomeno a livello globale. Visto che la casa e l'edilizia, dopo essere state, per anni, il principale motore della crescita, da qualche tempo si sono trasformate nel principale motore della crisi. In Italia, peraltro, i comuni hanno finanziato la loro "autonomia" e fronteggiato il calo dei trasferimenti dello Stato soprattutto con gli oneri di fabbricazione e la fiscalità legata alla casa (l'Ici).

Le aree destinate a edilizia privata, le zone artigianali, commerciali, industriali si sono moltiplicate. Senza limiti. Senza troppi vincoli. Ci hanno guadagnato in molti. Immobiliaristi e banche. Gli enti locali. Ma anche molti privati (impresari, ma anche proprietari di terreni). Così, abbiamo consumato in fretta il territorio, l'ambiente e, negli ultimi tempi, lo sviluppo e i risparmi. Ma anche (soprattutto, vorremmo dire) la società. Che esiste dove, quando e se ci sono relazioni, associazioni, luoghi e occasioni di incontro. Proprio quel che si è perduto in questi anni, nelle stesse zone dove esistevano e resistevano legami di comunità radicati e solidi. Come nel Centronord e soprattutto nella pedemontana del Nord e nel Nordest: aree policentriche, disseminate di piccoli paesi. Provate a girarle facendo attenzione ai cartelli che fiancheggiano le strade. Molti dei quali annunciano che lì vicino sta sorgendo, oppure è sorto, un "villaggio Margherita" oppure Quadrifoglio, un "quartiere Europa" o Miramonti.

Tanti insediamenti grandi o piccoli, disseminati di palazzi, villette a schiera, appartamenti di varia metratura, garage interrati. Intorno: prati un po' esangui, strade e rotonde. Rotonde, rotonde e ancora rotonde. Magari una pista ciclabile. Al centro una piazza - veramente finta - attrezzata con panchine e magari un prato. Perlopiù ridotta a parcheggio, dove i bambini non giocano e gli adulti non si fermano a parlare. Accanto: altri quartieri e altri villaggi nuovi. Sorgono senza seri progetti di integrazione, socializzazione. Senza politiche finalizzate a costruire relazioni sociali, oltre agli immobili. Né ad alimentare la vita pubblica, oltre alla rendita privata. Località artificiali, dove confluiscono migliaia e migliaia di persone. Migliaia e migliaia di estranei. Di stranieri, immigrati: anche se sono veneti, lombardi, marchigiani. "Italiani veri": da generazioni e generazioni. Ma in realtà: apolidi. Abitanti del "villaggio Margherita" e del "condominio Europa".
È così che siamo diventati un paese di stranieri. Individui poveri di relazioni, sempre più soli e impauriti. Che passano la gran parte del loro tempo in casa. Con scarsi ed episodici contatti con il mondo circostante.

Principale fonte di conoscenza del mondo: la televisione. Comunicano con gli altri attraverso i cellulari e - i più competenti - le e-mail. Abituati a relazioni senza empatia, frequentano i centri commerciali, non solo per "consumare" ma per uscire di casa, per incontrare gente. Si tuffano nelle notti bianche, negli eventi di massa. Dove gli altri sono "folla" e restano "altri". Estranei. Questo ci pare il problema principale, oggi. La scomparsa della società, sostituita da un'opinione pubblica pallida. Artificiale. Atomizzata. Non "Opinione", ma "opinioni", raccolte dai sondaggi, rappresentate "dai" e "sui" media. Più che "opinione pubblica": pubblico. Spettatori. Persone senza città. Non-cittadini.

(24 agosto 2008)



Report "Mercato immobiliare"

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Indice delle sezioni

Mercato immobiliare (55)


Indice degli articoli

Sezione principale: Mercato immobiliare

Prezzi delle case alle stelle ( da "Tirreno, Il" del 01-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Gran Bretagna, prezzi delle case in calo dell'8% ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

General Motors perde i pezzi ( da "Manifesto, Il" del 02-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Di MASSIMO BINELLI CARRARA <QUANDO va tutto bene, dura ( da "Nazione, La (Massa - Carrara)" del 02-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Crollano le quotazioni del greggio e le Borse prendono il volo ( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 05-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Crollano le quotazioni del greggio e le Borse prendono il volo ( da "KataWeb News" del 05-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Lav@ro news ( da "Manifesto, Il" del 06-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

CASE & CONTRARIAN: ORSI OVUNQUE, TEMPO DI RIALZO? ( da "Wall Street Italia" del 06-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Mutui, la crisi che bruciò 1000 miliardi - maurizio ricci ( da "Repubblica, La" del 07-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Rischio recessione in Europa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Edilizia impopolare ( da "Manifesto, Il" del 07-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Una casa solo per i palazzinari ( da "Manifesto, Il" del 07-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Crisi dei mutui sempre più grave ( da "Denaro, Il" del 07-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Anche in Cina non tutto è compiuto ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

PIL: CONFINDUSTRIA, SIAMO SU ORLO RECESSIONE, RIPRESA 2009 (2) ( da "Wall Street Italia" del 08-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

"tutta l'europa sta pagando la politica miope di trichet" - eugenio occorsio ( da "Repubblica, La" del 09-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Il petrolio va giù, lasciando sperare che le pressioni inflattive vadano allentandosi. Ben ( da "Borsa e Finanza" del 09-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

La Bce taglierà all'inizio del 2009 ( da "Borsa e Finanza" del 09-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Tito Boeri: Diventa urgente tagliare le tasse sul lavoro ( da "Unita, L'" del 09-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

<Ormai siamo sull'orlo della recessione> ( da "Gazzettino, Il" del 09-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

In frenata le compravendite di case ( da "Tirreno, Il" del 10-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

CRONACA LUCCA pag. 5 Senza titolo TRIBUNALE--I LUCCAUfficio esecuzioni immobiliari L'Avv. Antonio To... ( da "Nazione, La (Lucca)" del 10-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Crisi mutui, negli Stati Uniti dilagano i pignoramenti di case ( da "Milano Finanza (MF)" del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

NY mordi e fuggi ( da "Milano Finanza" del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Mutui Usa, boom pignoramenti ( da "Libertà" del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

La tempesta perfetta - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Per la prima volta dalla sua nascita Eurolandia deve fare i conti con un'economia in ( da "Borsa e Finanza" del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

La discesa dell'euro andrà avanti ( da "Borsa e Finanza" del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Pil inglese in cura dimagrante ( da "Borsa e Finanza" del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Il costo della vita balza al 5,6%, record da 17 anni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Kupchan: ben venga l'ossessione del risparmio energetico ( da "Corriere della Sera" del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Di Giancarlo Pagan Il secondo trimestre tedesco ( da "Gazzettino, Il" del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Zapatero rilancia: 20 miliardi di euro per tornare a crescere ( da "Manifesto, Il" del 16-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Tasso di inflazione alle stelle. Niente tregua per il mercato immobiliare ( da "Manifesto, Il" del 16-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

L'ex governatore della Fed:Greenspan: la crisi durerà ( da "Giornale di Brescia" del 17-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Costi da 500 euro/mq difficili da ricaricare ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 17-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Metropolis nel deserto - ettore livini ( da "Repubblica, La" del 17-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Prestiti in ripresa già dal 2009 ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

La Gran Bretagna copia gli Usa ( da "Morningstar IT" del 18-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Gli analisti prevedono ancora turbolenze ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Il Pil va giù? Zapatero si dà al marketing ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

<Tempesta perfetta> sull'economia globale ( da "Corriere della Sera" del 19-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

La crisi e i silenzi di Obama e McCain ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

<Tassi giù in Europa. Risaliranno negli Usa> ( da "Eco di Bergamo, L'" del 21-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Calano i prezzi delle case, acquisti in frenata - sisto capra ( da "Provincia Pavese, La" del 21-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

"la tempesta non è finita altri crack sono in arrivo" - eugenio occorsio ( da "Repubblica, La" del 21-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

PESARO - Il mercato immobiliare è in crisi nera eppure i prezzi delle case potrebbero salire an ( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 22-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

MUTUI: BUFFETT, LA CRISI ECONOMICA E' PEGGIO DEL PREVISTO ( da "Wall Street Italia" del 22-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

MUTUI: BUFFETT;PER FANNIE-FREDDIE E' FINITA,NON HANNO VALORE ( da "Wall Street Italia" del 22-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Italia Nostra insorge contro le escavazioni ( da "Gazzetta di Modena,La" del 23-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Le azioni europee sono ormai a buon mercato. Il multiplo sugli utili offre uno sconto del 30% ( da "Borsa e Finanza" del 23-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Che grande affare le azioni europee ( da "Borsa e Finanza" del 23-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Errori tutti Usa ( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)" del 23-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Ma io vedo ancora nero ( da "Milano Finanza" del 23-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Il pregio non va in vacanza ( da "Milano Finanza" del 23-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare


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Prezzi delle case alle stelle (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Tirreno, Il" del 01-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Empoli. La denuncia di un agente immobiliare: il mercato è impazzito, non attiriamo più neppure i fiorentini Prezzi delle case alle stelle Anche 5.500 euro al metro quadro per un bilocale EMPOLI. Comprare casa a Empoli costa più che a Bergamo. Così si è fermata anche l'"onda fiorentina", quel richiamo che la tranquilla provincia aveva sul caotico e invivibile capoluogo, assediato da traffico, sciami di motorini fumanti, smog, inflessibili varchi elettronici e parcheggi cari. La denuncia, che riguarda anche il costo degli affitti, arriva da Francesco Tedde, titolare di una delle più grosse agenzie cittadine. FIORINI in Empoli I SEGUE A PAGINA 1.

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Gran Bretagna, prezzi delle case in calo dell'8% (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-08-01 - pag: 10 autore: IMMOBILIARE Gran Bretagna, prezzi delle case in calo dell'8% Segnali di bufera per l'economia inglese,che dà segni di rapido deterioramento, con una caduta dei prezzi delle case, mentre l'indice di fiducia dei consumatori è sceso in luglio ai minimi dal 1974, da quando cioè vengono tenute statistiche sull'argomento. Secondo i dati resi noti dall'ufficio studi di Nationwide, una delle grandi società di credito ipotecario, il calo mensile dei prezzi delle case è stato dell'1,7% in luglio, pari a una flessione dell'8,1%su base annua.La casa media in Gran Bretagna ha perso in un anno 15mila sterline di valore scendendo a quota 169.316. La flessione mensile è forte, è la nona consecutiva ed è indice, secondo gli esperti di un netto peggioramento della situazione. Hbos, la maggiore banca di credito ipotecario, ha messo in guardia ieri da un calo del 20% dei prezzi degli immobili nei prossimi due anni, mentre alcuni analisti della City si spingono a prevedere una caduta fino al 30 per cento. Le cattive notizie giungono all'indomani della decisione delle società energetiche Edf e British Gas di aumentare le tariffe tra il 22% e il 35% con il rischio di aggiungere secondo gli economisti 0,6% punti all'inflazione, a quota 4,4 per cento. M.N.

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General Motors perde i pezzi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Manifesto, Il" del 02-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

AUTO Il colosso di Detroit ha conti in rosso per 15,5 miliardi di dollari e rischia il fallimento General Motors perde i pezzi Mercato anemico anche in Europa: Spagna -27,5%, Italia -10,88% Carlo Leone Del Bello General Motors è in crisi nera, le cifre parlano da sole: 15 miliardi e mezzo di dollari di perdite accumulate solamente negli ultimi tre mesi. Ma ai suoi rivali di certo non va meglio: anche in Europa, soprattutto in Spagna, il mercato dell'auto langue proprio nel suo mese d'oro, cioé luglio. Con i prezzi della benzina alle stelle, anche guidare un'utilitaria può essere un lusso. Il conto in rosso per 15,5 miliardi (27,3 dollari per azione) non è un record, ma poco ci manca. Se nel 1993 e alla fine del 2007 Gm aveva riportato perdite peggiori, questo era dovuto solamente a motivi di contabilità fiscale. Stavolta invece il segno negativo è strutturale, e la sua spiegazione è semplice: le automobili si vendono di meno, soprattutto i mostri assetati di benzina che vende General Motors sul mercato nordamericano. Ciò si vede dai dati: rispetto allo scorso anno Gm ha venduto il 26% di autovetture in meno. Tra Usa e Canada il gigante di Detroit ha perso dieci miliardi, mentre in Sudamerica, Medio Oriente ed Europa ha registrato un lieve profitto. Anche l'unità finanziaria Gmac, che si occupa dei leasing, si è rivelata un pozzo mangiasoldi, contribuendo al buco per 2,5 miliardi. Quando termina il periodo di leasing infatti, la società si ritrova con vetture da rivendere sul mercato dell'usato, a un prezzo inferiore a quello previsto nel piano di ammortamento. Praticamente tutto il business del leasing è ora in perdita. Ma ad aleggiare sui Grandi Laghi è ora il fantasma del fallimento. Un mese fa era stata la banca d'affari Merrill Lynch a lanciare l'allarme di una possibile bancarotta. Giovedì è invece toccato all'agenzia di rating Standard&Poor's il compito di abbassare la votazione: B-, che è sei gradini sotto il voto massimo. I credit default swap sui bond General Motors sono arrivati al 43,5%. Questo significa che un eventuale investitore è disposto a pagare quasi la metà del valore dell'obbligazione per proteggersi dal rischio di insolvenza. A quanto sembra, il mercato dei derivati dà quasi per certo il default del colosso di Detroit. Alla Gm dovranno ora provare a correre ai ripari, cosa che la rivale Ford (che ha venduto comunque il 15% in meno rispetto allo scorso anno) sta già facendo. La scorsa settimana la casa dell'ovale ha infatti annunciato di aver pianificato un cambio radicale di strategia di vendita, rendendo disponibili sul mercato americano le stesse auto che siamo abituati a vedere in Europa. Con la benzina a 4 dollari il gallone (circa 1 dollaro al litro, quando nel 1999 ne costava 25 centesimi) e le grandi distanze che mediamente si percorrono negli Usa, l'automobile energeticamente più efficiente è diventata una necessità. La benzina non è però il solo problema per le cause automobilistiche. Lo scoppio della bolla immobiliare, grazie alla quale gli americani sostenevano il loro tenore di vita, l'inflazione, la disoccupazione e la fiducia ai minimi, giocano un ruolo fondamentale. Chi non sa se a settembre avrà ancora un lavoro, di certo non comprerà un'automobile a rate per andarsene in vacanza. Intanto sembra essersi fatto avanti un compratore per il marchio Hummer, simbolo dello spreco e dell'opulenza: è Tata, l'industria indiana che da mesi sta facendo shopping fra le case automobilistiche occidentali, diventando di fatto una multinazionale. Ultimi acquisti: Jaguar e Land Rover. I dati diffusi ieri sulle immatricolazioni di autovetture sembrano un bollettino di guerra, anche se lo scorso mese era andato peggio. In Spagna le immatricolazioni sono diminuite del 27,5% rispetto al luglio scorso, mentre in Italia la perdita è stata più contenuta: -10,9%, con più del 32% del mercato ancora saldamente in mano al gruppo Fiat, nonostante la flessione del 5% delle vendite. Molto migliore la situazione in Francia, dove il mercato è di fatto stazionario, con un -0,2% rispetto allo scorso anno. Oltralpe è stato addirittura un successo per la casa di Torino che ha visto aumentare le immatricolazioni del 17%. In difficoltà anche la casa bavarese Bmw, anche se questa volta non si tratta di perdite, ma di profitti inferiori a quelli dello scorso anno, per qualche miliardo di euro. Bmw non starebbe pianificando nuovi licenziamenti, ma avrebbe intenzione di aumentare i prezzi di vendita (dopotutto anche l'acciaio è aumentato di prezzo) e di ridurre la produzione di circa 25 mila vetture l'anno. Un segnale positivo: ad essere in controtendenza, è il settore delle auto a minimo impatto ambientale, ovvero Gpl, metano e ibride, anche se sarebbe più giusto chiamarle "a minore impatto sul portafoglio".

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Di MASSIMO BINELLI CARRARA <QUANDO va tutto bene, dura (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Nazione, La (Massa - Carrara)" del 02-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

CARRARA pag. 6 di MASSIMO BINELLI ? CARRARA ? "QUANDO va tutto bene, dura ... di MASSIMO BINELLI ? CARRARA ? "QUANDO va tutto bene, dura poco; invece, ora che le cose vanno male, sebbene i dati trimestrali vadano letti con cautela, temo che duri a lungo?". Così Alberto Ravecca, direttore dell'Isr, l'azienda speciale di studi e ricerche della Camera di Commercio, partecipata anche dai Comuni di Carrara e Massa, dalla Provincia (rappresentata dall'assessore alle Attività produttive Paolo Baldini) e dalla Comunità Montana della Lunigiana (presente il nuovo presidente Paolo Bissoli), ha introdotto la presentazione dei dati della "Congiuntura economica ? Primo trimestre 2008" nella nuova sede restaurata di via Rosselli. Il rapporto, frutto di un'indagine statistica condotta su base nazionale e provinciale, dipinge un quadro "assai complicato" e parla di "difficoltà economica, con investimenti e consumi delle famiglie in regresso", al punto che, si dice, "occorrono interventi energici e immediati". I primi tre mesi del 2008, per l'industria locale mostrano un segno negativo: -0,6% per la produzione e -0,3% per il fatturato rispetto al primo trimestre 2007, segni evidenti di una netta inversione del ciclo economico. Anche la domanda, in provincia, pare aver concluso l'andamento positivo, che aveva fatto chiudere lo scorso anno con un +3%: i primi tre mesi indicano un -2,1%, mezzo punto peggio del dato regionale. All'interno dei vari settori, è il lapideo lavorato ad aver subìto un tracollo, "per effetto ? si afferma ? della "bolla immobiliare" americana". La produzione locale, infatti, è crollata dell'8,2% e il fatturato ha perso il 4,8%. Contraddittorio, tuttavia, il dato delle esportazioni: -12% (pari a 10 milioni di euro) il dato del lavorato, mentre l'export del grezzo fa segnare un +25%. "E' un indicatore che lascia perplessi ? ha commentato Oreste Guadagni, presidente dell'Isr ? perché denuncia una lenta e inesorabile trasformazione del nostro territorio da distretto industriale a minerario". NON SI SALVA l'artigianato, con una tendenza caratterizzata da un "pesante segno meno": la flessione del fatturato è dell'8,7% (-8,3% in Toscana) e la contrazione dell'occupazione arriva al -2,6% (Toscana -0,3%). E non gode il commercio: il dettaglio "peggiora notevolmente una situazione già pesantemente negativa", con un -3,3% sul giro d'affari, il che inchioda ancora la nostra provincia al ruolo poco invidiabile di fanalino di coda in regione. I consumi calano e le famiglie "si sono attrezzate con una strategia di contenimento della spesa attraverso diminuzioni nelle quantità e razionalizzazioni negli acquisti", che tradotto vuol dire più attenzione alle sottomarche degli hard discount o ai prodotti a marchio proprio, nel caso della grande distribuzione, il tutto a spese dei prodotti blasonati. Oppure, per dirla ancora più semplicemente con le parole di Baldini: "Mancano i soldi, perché il giro d'affari della nostra provincia è frutto di un terziario povero, ossia tante cooperative che fanno entrare pochi soldi nelle tasche dei lavoratori". Il -3,3%, depurato dell'effetto inflazione, arriva al -6%, "il valore più nero degli ultimi cinque anni", una crisi generalizzata dei consumi definita "vero crollo", nel caso di abbigliamento e calzature, calati su base annua del 5,7%, rispetto al -1,2% dell'alimentare. A farne le spese, i negozi di vicinato e la media distribuzione. "IN UN QUADRO così drammatico ? si legge nel rapporto ? colpisce come il clima di fiducia degli operatori continui a rimanere positivo". Una possibile, e ironica, chiave di lettura la offre con una battuta il presidente camerale Norberto Ricci: "Peggio di così non può andare, quindi bisogna essere ottimisti?". Tra gli effetti di simili cadute nelle vendite, vi è un primo dato significativo: da giugno 2007 a giugno 2008, le imprese del commercio al dettaglio sono diminuite in provincia di 27 unità. Infine un cenno all'inflazione: i beni alimentari sono aumentati del 3,7%, mentre calano, seppure di poco, abbigliamento e calzature, ristorazione e salute. La statistica e la matematica, si sa, non mentono, ma alzi la mano chi se n'è accorto?.

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Crollano le quotazioni del greggio e le Borse prendono il volo (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 05-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

A un anno esatto dall'inizio della crisi finanziaria che passerà alla storia sotto il nome di bolla immobiliare, le Borse mondiali festeggiano l'anniversario con una seduta da fuochi d'artificio. Indifferenti alla chiusura negativa di tutte le piazze asiatiche, i listini del vecchio Continente hanno salutato con una pioggia di acquisti tre notizie arrivate di primo mattino: il nuovo calo del prezzo del petrolio - che ha trascinato al ribasso i prezzi delle materie prime - nonché il nuovo rilazo del dollaro sull'euro e i conti migliori delle aspettative di colossi come SocGen, Adidas e Air France. E i mercati non potevano restare indifferenti a cifre che spingono a essere più ottimisti. Non a caso, i rialzi maggiori si sono verificati tra i titoli finanziari e assicurativi, epicentro della crisi degli ultimi dodici mesi: l'indice europeo di riferimento ha guadagnato fino al 4,98%. Molto bene anche l'indice del settore delle società di beni di consumo (+5,41%), mentre l'unico rosso è stato fatto segnare dall'indice gas&oil (-1,25%). Tutto ciò si è riflesso sui singoli listini, tra i quali Milano si è contraddistinta per la miglior prestazione (+3,33%), davanti a Francoforte (2,66%), Londra (2,49%) e Parigi (2,47%). Anche a Piazza Affari è stata la giornata dei finanziari: Intesa Sanpaolo ha trascinato il comparto (+6,01%), con Ubi (+5,96%), Unicredit +5,86%, Banco Popolare +4,76%. Si sono messe in evidenza le società più esposte verso il dollaro: oltre ad Autogrill (+8,61%), ne ha beneficiato Luxottica (+6,55%), ieri penalizzata anche dalle indiscrezioni, poi smentite, dell'uscita dell'amministratore delegato Andrea Guerra. Brillante il rimbalzo di Italcementi (+7,52%) dopo il trend di discesa innescato dai conti semestrali. Tra i ciclici, in volo Pirelli (+7,48%), dopo una semestrale sopra le attese. Pochi i segni negativi e tutti concentrati nel settore energia: Eni -0,38%, Saipem -1,71%, Tenaris -1,18%, Snam -1,85%, A2a -0,30%. 05/08/2008 - 19:45.

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Crollano le quotazioni del greggio e le Borse prendono il volo (sezione: Mercato immobiliare)

( da "KataWeb News" del 05-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Alle 20:03 - Fonte: Economia">repubblica.it - 0 commenti Giornata di forti rialzi sui mercati del Vecchio continente a un anno dall'inizio della crisi originata dalla bolla immobiliare Piazza Affari la migliore in Europa con un +3,33% Luca Pagni.

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Lav@ro news (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Manifesto, Il" del 06-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Lav@ro news a cura della red. econ. Le sirene della quotazione In Borsa entro i primi mesi del 2009. L'amministratore delegato del gioiello del made in Italy italiano, Fincantieri, rilancia, indicando una scadenza precisa, l'ipotesi di quotazione in Borsa. Lo fa dalle colonne del Sole 24 Ore, spiegando che la quotazione (e dunque privatizzazione) dell'azienda serve a far affluire in cassa almeno 400 milioni di euro. Delle comatose condizioni dei mercati borsistici mondiali (tanto che molte aziende rinunciano alla quotazione, aspettando tempi migliori) Bono non dice. E non dice neppure che, per esempio, in Francia il governo sta seguendo la strada opposta, riappropriandosi di quanto a suo tempo privatizzato. La Fiom, e la maggioranza dei lavoratori, è contraria alla quotazione. La Uilm, che qualche settimana aveva rotto le trattative con Fim e Fiom sull'integrativo di gruppo, ieri ha ribadito di essere d'accordo. SPAGNA 300 MILA IMPRESE CHIUSE NEL 2007 La crisi imperversa e travolge anche la vicina Spagna (dove pesa soprattutto lo scoppio della bolla immobiliare). Secondo i dati diffusi dall'istituto nazionale di statistica (Ine), nel 2007 hanno chiuso i battenti oltre 322 mila imprese, pari all'8% del totale delle imprese censite. E' la prima volta, dal 1999, che oltre 300 mila imprese chiudono i battenti in un anno. L'aumento progressivo nel numero di aziende create, dopo un decennio positivo, si è interrotto nel 2007, anno in cui sono sorte 15 mila aziende che nel 2006. L'istituto nazionale di studi economici attribuisce la notizia non solo al corso naturale d'impresa, ma anche alla crisi che dall'estate scorsa ha investito il settore immobiliare. atm/MILANO conducenti presi a pesci in faccia Anche a Milano vige ad agosto, per i mezzi pubblici, l'orario estivo. I vertici Atm (l'azienda di trasporto) hanno però dimenticato di avvisare (con cartelli, o comunicati) gli utenti. Così conducenti, oltre a lavorare - denuncia il sindacato di base Cub - sono costretti a subire anche la beffa degli improperi.

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CASE & CONTRARIAN: ORSI OVUNQUE, TEMPO DI RIALZO? (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 06-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di WSI Mercato immobiliare, non borsa. Ci sono tanti di quei catastrofisti in giro che prevedono il collasso dei prezzi delle case in America, che vien voglia di usare il metodo "contrarian". -->Parliamo di mercato immobiliare, non di borsa. Ci sono tanti di quei catastrofisti in giro che prevedono il collasso dei prezzi delle case in America, che vien voglia di usare il metodo detto "contrarian indicator". Cioe': in casi come questi il mercato considera come anticipatori alcuni indicatori, che fanno prevedere possa accadere esattamente l'opposto di quel che viene sbandierato. Per esempio Fortune.com ha pubblicato un lungo profilo della super-apocalittica e "gufa onoraria", l'analista della CIBC Meredith Whitney, nota perche' nel 2005 aveva pronosticato "perdite sul mercato del credito senza precedenti" per le istituzioni finanziarie operanti nel comparto subprime. Oggi la Whitney predice una recessione terribile, stile anni Ottanta. Il canale TV CNBC Usa ha mandato in onda pochi giorni fa un'intervista in cui la Whitney sostiene che i prezzi delle case negli Stati Uniti "caleranno molto piu' di quel che la gente si aspetta". Bhe' volete un po' di informazioni di background sul suo curriculum? Ecco: 38 anni, ha lavorato come opinionista per Fox News, ha un diploma del "Bikini Boot Camp", e' sposata con il professionista del wrestling WWE John Layfield, conosciuto anche come "il J.R. del wrestling". Grandi credenziali, no? Il New York Times ha pubblicato un profilo dell'analista del settore bancario Richard X. Bove: dal 2005, Bove "si e' guadagnato una certa reputazione come uno dei pochi analisti bancari che ha predetto lo scoppio della bolla immobiliare e i conseguenti problemi in molti istituti di credito", scrive il quotidiano newyorkese. Anche qui, un po' di info di background: 67 anni, lavora da casa sua a Lutz, in Florida, crede che alcuni titoli del comparto bancario finanziario siano adesso "too cheap", troppo sottovalutati. La scorsa settimana il settimanale della Dow Jones (cioe' Rupert Murdoch) Barron's ha dato spazio con un'intervista all'economista super-apocalittico Nouriel Roubini, che osserva: "Siamo nella seconda gamba di una recessione severa e prolungata, cominciata nel primo trimestre di quest'anno, destinata a durare almeno 18 mesi, fino a meta' dell'anno prossimo". Aggiunge Roubini: "La crisi bancaria sistemica andra' avanti per qualche tempo, costera' in totale fino a $2 trilioni (2000 miliardi di dollari) di perdite, centinaia di banche andranno gambe all'aria". Info di background: nativo della Turchia, cresciuto in Italia, Roubini tiene un suo popolare blog super-catastrofista (quante posizioni short ha sul mercato?) che si chiama RGE Monitor.

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Mutui, la crisi che bruciò 1000 miliardi - maurizio ricci (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Repubblica, La" del 07-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Economia Mutui, la crisi che bruciò 1000 miliardi Un anno fa i primi segnali del grande crollo che ha colpito la finanza Il dossier Il 9 agosto 2007 la Bce inietta a sorpresa liquidità sui mercati. è il primo segnale MAURIZIO RICCI La bolla immobiliare, accoppiata alla bolla del credito facile, stava crescendo fuori misura da tempo. Ma la crisi è esplosa giusto un anno fa. Sulla data esatta si può scegliere. Se la chiave è la psicologia, il giorno è il 3 agosto. Quel pomeriggio, a New York, un noto commentatore, Jim Cramer, si presenta sugli schermi della Cnbc, gridando: "Qui è Armageddon. Sul mercato del reddito fisso, è l'Apocalisse. Cosa aspetta la Fed a tagliare i tassi?". Se il riferimento è la pura cronaca, il giorno è, invece, il 9 agosto: da Francoforte, la Banca centrale europea inietta, a sorpresa, quasi 100 miliardi di euro sui mercati per mantenere la liquidità e impedire che il credito si strozzi di colpo. Il panico generalizzato è iniziato allora. Non è mai cessato, man mano che gli eventi continuavano a prendere in contropiede banche, finanzieri e autorità monetarie. E non è finito neanche ora. Una crisi che, nello scorso settembre, Ben Bernanke, il presidente della Fed, valutava sarebbe costata 50-100 miliardi di dollari, ha già costretto le banche a svalutare i loro patrimoni per 476 miliardi di dollari. Ma, secondo l'Fmi, lo tsunami iniziato un anno fa costerà al mondo finanziario almeno il doppio, 945 miliardi di dollari. Forse di più. Ci sono stime autorevoli per 1.100, 1.600 miliardi. Anche 2 mila miliardi di dollari, se morosità e pignoramenti si estenderanno dai mutui immobiliari alle carte di credito e alle rate dell'auto. Anche per questo, l'economia sta rallentando in tutto il mondo. C'è chi paragona la crisi attuale a quella delle casse di risparmio americane alla fine degli anni '80. Chi preferisce avvicinarla agli shock petroliferi degli anni '70. Tutti, però, dicono che è la crisi più grave della finanza internazionale degli ultimi 70 anni. Dalla Grande Depressione degli anni '30. Lo tsunami ha sconvolto tutti: consumatori-mutuatari, istituti specializzati, banche d'investimento, agenzie di rating, hedge funds, fondi pensione, banche tradizionali, banche centrali. L'innesco sono stati i mutui subprime americani, concessi con disinvoltura - complici tassi d'interesse molto bassi - a clienti privi di garanzie di reddito. Ma il contagio ha rapidamente raggiunto, man mano che la bolla immobiliare si sgonfiava e i prezzi delle case cominciavano a scendere, anche i mutui più sicuri. La crisi, per quanto grave, sarebbe rimasta confinata alla bolla immobiliare, tuttavia, se non si fosse subito rivelata come una crisi della nuova finanza: quella dei derivati. Il motivo per cui i mutui venivano concessi con tanta facilità, infatti, era che chi li erogava, trasferiva poi il rischio altrove. I mutui, insieme ad altri titoli di credito (come i prestiti per comprare l'auto) venivano, infatti, insaccati nei famigerati titoli-salsiccia, i Cdo, poi rivenduti sul mercato. Lo scenario tradizionale, in cui la banca conosce a chi ha dato il mutuo e interviene a recuperare il credito se le rate non vengono pagate, veniva, così, cancellato. Nessuna sapeva quali crediti ci fossero davvero dentro i Cdo. Poiché, però, si poteva statisticamente supporre che almeno una parte sarebbe stata, comunque, ripagata, le agenzie di rating potevano assegnare a quella tranche l'etichetta di massima affidabilità (AAA), attirando nel vortice anche investitori non speculativi, come i fondi pensione. La crisi della nuova finanza è, tuttavia, anche la crisi del nuovo sistema del credito. Nel giro di pochi anni, fra il 2000 e il 2006, la massa dei Cdo e degli altri derivati è salita di 12 volte, da 250 a 3 mila miliardi di dollari di valore nominale. E' a questo fiume di denaro, piuttosto che al normale prestito bancario, che facevano, ormai, riferimento aziende, industrie, banche e finanziarie. Ma, a garantire questi crediti, non ci sono più le vecchie banche, tenute a rigorosi requisiti di riserve nei loro bilanci. Ma un arcipelago di finanziarie e fondi (spesso gestiti dalle stesse banche, fuori bilancio) che non sono tenuti a parametri di bilancio e non sono sorvegliati dalle autorità monetarie. Quando si è diffuso il panico, il meccanismo si è interrotto e nessuno ha più voluto prestare soldi a chi poteva dichiarare bancarotta il giorno dopo: la paralisi del credito. Per scongelarlo, le banche centrali hanno usato strumenti impensabili solo poche settimane prima. Iniezioni di liquidità per centinaia di miliardi di dollari, apertura di sportelli in cui qualsiasi finanziaria può ottenere solidi titoli di Stato, in cambio di titoli-salsiccia o, come ormai qualcuno li chiama, titoli-spazzatura. Ma sono iniziati anche i salvataggi. L'estate scorsa la tedesca Ikb, poi l'inglese Northern Rock, alla fine nazionalizzata. Negli ultimi mesi, negli Usa, il salvataggio di una grande banca d'investimenti, come Bear Stearns e poi dei giganti semipubblici dei mutui, Freddie Mac e Fannie Mae. Salvataggi, questi ultimi, duramente criticati, perché avvenuti con i soldi del contribuente, ma senza perdite per gli azionisti. Un interventismo che è già stato bollato come "socialismo dei ricchi", perché si socializzano le perdite, mentre restano nelle tasche private i passati profitti. Finora, tuttavia, tutto questo non è bastato. In questi giorni, una grande banca, la Merrill Lynch, si ritiene fortunata per essere riuscita a scaricare 30 miliardi di dollari di titoli avvelenati, al 22 per cento del valore nominale, ciò che fa pensare ad altre svalutazioni. Sono 700 le banche americane che traballano. E il credito continua a rimanere razionato: nonostante una serie mozzafiato di tagli aggressivi ai tassi-base, più che dimezzati da parte della Fed, il costo del credito alle aziende, negli Usa, è rimasto vicino agli alti livelli di un anno fa. Le banche, preoccupate dei loro bilanci, prestano poco e a caro prezzo. Gli effetti si vedono nelle cronache di una congiuntura difficile per la locomotiva mondiale e, a cascata, per l'economia internazionale. E nelle simulazioni matematiche, di questi giorni, dei modelli del Fmi: la restrizione del credito in atto, dicono, taglierà 2 punti alla crescita del Pil americano, entro la metà del 2009, spingendolo ben dentro la zona recessione.

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Rischio recessione in Europa (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2008-08-07 - pag: 9 autore: Congiuntura. Il forte calo degli ordini alle imprese in Germania è l'ultimo segnale di allarme per l'economia continentale Rischio recessione in Europa Frenata Usa, caro greggio e scoppio della bolla immobiliare pesano sul Pil Beda Romano FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente Sui mercati finanziari europei aleggia ormai il timore di recessione, almeno tra i più pessimisti. Gli ultimi dati economici, soprattutto tedeschi ma anche spagnoli o francesi, hanno trasformato le prospettive di crescita nella zona euro. Un'eventuale recessione sarebbe la prima da quando l'Unione monetaria ha visto la luce. Le ultime statistiche sono giunte ieri dal ministero dell'Economia a Berlino. Gli ordini all'industria sono calati in giugno del 2,9% mensile. Il dato è pessimo e non solo perché ha smentito le previsioni di un rialzo: si tratta del settimo calo consecutivo e la peggiore seria negativa dal 1990, anno dell'unificazione tedesca. Su base trimestrale gli ordini all'industria sono scesi tra aprile e giugno del 4,1%, il calo più forte dalla recessione del 1992-1993, secondo Gilles MoËc, economista di Bank of America. Inevitabilmente, moltianalisti hanno espresso preoccupazione ieri, tenuto conto del fatto che il dato pubblicato dal Governo dà la misura del futuro andamento della produzione industriale. L'economia tedesca sta soffrendo del rallentamento economico mondiale ed europeo: gli ordini all'industria provenienti dal resto della zona euro sono calati in giugno addirittura del 7,7% mensile.D'altro canto, tre grandi Paesi dell'Unione monetaria - Spagna, Francia e Italia - stanno soffrendo, chi più, chi meno. Il dato pubblicato ieri giunge dopo che martedì fonti di stampa hanno rivelato la probabile ampiezza della contrazione del prodotto interno lordo tedesco nel secondo trimestre (il dato ufficiale sarà pubblicato il 14 agosto): la flessione sarebbe dell'1,0%, in parte per un effetto confronto con una crescita molto sostenuta, dell'1,5%, tra gennaio e marzo. In poche settimane, le prospettive economiche della zona euro sono peggiorate. Molti osservatori notano la rapidità del deterioramento della congiuntura. A giocare è una concomitanza di fattori: il rialzo del prezzo del petrolio, il rallentamento americano, lo scoppio della bolla immobiliare in due grandi Paesi europei (Gran Bretagna e Spagna). "è molto probabile che la zona euro sarà la prima grande economia a entrare in recessione ", vale a dire a registrare due trimestri consecutivi di contrazione dell'economia, spiega Jonathan Loynes, economista di Capital Economics, che punta su un -0,4% tra aprile e giugno. "Le prospettive di una ripresa nel terzo trimestre e nei mesi successivi sono diminuite nettamente". L'ipotesi di recessione nella zona euro emerge proprio mentre per oggi è fissata una riunione della Banca centrale europea. In luglio la Bce prevedeva nel futuro prevedibile "una crescita moderata", ma gli ultimi dati mettono in dubbio questa previsione. C'è chi addirittura pensa già a prossime riduzione monetarie; per ora è più corretto puntare su un costo del denaro stabile al 4,25 per cento. beda.romano@ilsole24ore.com PRIMATO NEGATIVO Una flessione dell'attività per due trimestri consecutivi sarebbe la prima dalla nascita dell'Eurozona Oggi la Bce tiene fermi i tassi.

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Edilizia impopolare (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Manifesto, Il" del 07-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

COMMENTO Edilizia impopolare Roberto Tesi Il settore delle costruzioni è in crisi: di attività e, per fortuna, di prezzi. Dagli ultimi dati nei primi sei mesi del 2008 i prezzi delle abitazioni sono scesi del 3-5%. Ma dovranno scendere ancora: i prezzi delle case negli ultimi anni si sono gonfiati enormemente e ora la bolla speculativa è scoppiata, si stanno ridimensionando. Non va meglio per i costruttori che avevano intensificato l'attività sperando in una domanda che sembrava irresistibile. Ora si ritrovano con un patrimonio immobiliare spesso da terminare che non ha acquirenti. Basta girare per le periferie romane (oltre il raccordo anulare) per vedere gru ferme e scheletri di palazzi non terminati. Ovviamente ancora peggio va per gli sfrattati che, in particolare nelle grandi città dove l'emergenza abitativa è enorme, non trovano un alloggio visti i prezzi ancora mostruosi degli affitti e la caduta dei redditi, complice l'inflazione. Che fare? Il governo Prodi aveva cercato di fronteggiare l'emergenza abitativa stanziando 550 milioni di euro da destinare soprattutto alle esigenze degli sfrattati. Ma è durato poco: con la manovra economica approvata due giorni fa il ministro Tremonti ha preso i soldi di Prodi (ma non lo dice) e ha deciso di utilizzarli per un grandioso piano di "social housing", parola tanto amata da Alemanno e dalla destra sociale. Non è una parolaccia, anche se sarebbe stato preferibile utilizzare l'italianissima definizione "edilizia popolare". Che, però, nell'accezione nostrana, significa quasi sempre edilizia schifosa, case che appena costruite cascano a pezzi (visti i materiali utilizzati) senza manutenzione.CONTINUA|PAGINA6 Con magnanimità Tremonti ha promesso che entro il 2009 saranno costruiti 20 mila nuovi alloggi. Non dategli retta: i 20 mila alloggi sono quasi tutti già costruiti. L'obiettivo della manovra è di trovare in tempi brevi un acquirente per lo stock di invenduto. In questo modo saranno risolti i problemi finanziari dei costruttori nostrani. Ad acquistare sarà lo stato per i cittadini. Questo significa che il piano case toglierà le castagne dal fuoco a parecchi palazzinari e immobiliaristi. Non c'è da scandalizzarsi del salvataggio. Soprattutto se il prezzo sarà equo e la qualità delle case buona. Certo, il governo ha promesso che le case acquisite dallo stato saranno messe a disposizione di chi ne ha bisogno. Anche agli immigrati che risiedono da almeno 10 anni in Italia con regolare permesso. Una botta di democrazia che nasconde un particolare non da poco: le case non saranno date in affitto, ma saranno vendute con l'intermediazione della cassa Depositi e prestiti che concederà i mutui. Resta un problema non piccolo: che succede se una famiglia (e sono tante) non è in grado di acquistare la casa e di pagare un mutuo? E perché lo stesso Tremonti ha fatto sparire 280 milioni di dotazione per alloggi a canone sostenibile? In tutto l'occidente (ha ragione il Sunia) quando si parla di "social housing" si intende soprattutto edilizia destinata agli affitti. Ma il ministro dell'economia non la intende così. Ma c'è di più: nei centri urbani delle grandi città si vedono spesso edifici con portoni e finestre murate. Edifici e quartieri che necessitano di un recupero. È un enorme patrimonio edilizio, spesso di proprietà pubblica, che non ha alcun valore d'uso, in quanto senza investimenti non può essere riqualificato e riaffidato ai vecchi o ai nuovi inquilini. Fino a poche settimane fa sembrava che Berlusconi fosse intenzionato alla riqualificazione, sostenuta anche da una parte dell'Ance. Ora con il suo ministro dell'economia ha cambiato idea: i degradati edifici dei centri storici torneranno a "splendere" ma dovranno avere oltre a un valore d'uso anche uno di scambio.Cioè dovranno diventare merce per i benestanti, mentre tutti gli altri (o almeno chi è in grado di pagare un mutuo) dovranno accomodarsi fuori dei centri storici, oltre i raccordi anulari. E chi non ha soldi, potrà come sempre accomodarsi sotto un ponte o in vecchie automobili.

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Una casa solo per i palazzinari (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Manifesto, Il" del 07-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

FINANZIARIA Una casa solo per i palazzinari Il ministro Tremonti presenta il "piano casa" e promette 20 mila nuovi alloggi già a partire dal 2009. "Una truffa" secondo il sindacato inquilini. I soldi erano quelli già stanziati dal governo Prodi e gli aiuti sembrano destinati ad alleviare solo le sofferenze degli immobiliaristi. Intanto, contro i tagli della manovra triennale si levano le proteste degli statali, che annunciano la mobilitazione a settembre, e dei magistrati Sara Farolfi ROMA Con un gioco delle tre carte dal sicuro effetto mediatico, il ministro Tremonti ha presentato ieri in pompa magna il "piano casa", contenuto nella manovra triennale. Che forse però più che le sofferenze dei cittadini - alle prese con prezzi di affitto inaccessibili o indebitati fino al collo con mutui il cui tasso d'interesse cresce in proporzione diretta con le tensioni del credito internazionale - allevierà le sofferenze dei palazzinari nostrani, alle prese con un settore (l'edilizia) in caduta libera, dopo anni di fasti e fortune senza precedenti. Procediamo con ordine, a partire dal gioco delle tre carte. Tremonti promette 20 mila nuovi alloggi, già a partire dall'anno prossimo. Tutto vero probabilmente, "non fosse che intanto ne cancella 12 mila", denuncia Luigi Pallotta, segretario generale del Sunia (il sindacato inquilini della Cgil). Come? Stornando sul nuovo "piano casa", 550 milioni di euro che il governo Prodi aveva già stanziato nel 2007 all'emergenza abitativa, in particolare alle famiglie disagiate sottoposte a sfratto. Il piano era già passato al vaglio - nell'ordine - di comuni, regioni e dell'allora ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro che aveva emanato il decreto. I cantieri per il recupero di 12 mila alloggi erano pronti a partire. E invece niente, contrordine. "Quei 550 milioni sono ora destinati a un fondo nazionale che dovrà finanziare un piano casa tutto ancora da definire, entro sei mesi, e che successivamente dovrà essere attuato da regioni e comuni". Seconda carta, seconda parte del finanziamento. Si tratta di quei 280 milioni di euro che sempre il governo Prodi aveva destinato ai contratti di quartiere, ossia agli accordi territoriali di programma finalizzati al recupero edilizio di 'pezzi di città' e ad alloggi in locazione a canoni sostenibili per i magri redditi dei cittadini. Anche qui, stessa musica. Via i contratti di quartiere, i 280 milioni di euro passano al piano Tremonti. E arriviamo all'ultima carta, la terza parte delle risorse stanziate dal governo al "piano casa". Quei restanti 100 milioni di euro stornati da Tremonti e che invece l'ultima finanziaria targata Prodi aveva destinato ad una società dell'agenzia del demanio per l'utilizzo di tutte le aree demaniali dismesse (per esempio, le ambitissime caserme). Anche in questo caso aree poi vincolate a canoni di affitto sostenibili. Secondo Pallotta si tratta di "una vera e propria truffa", "l'ennesimo sostegno ai costruttori nostrani che per effetto della crisi vedono crollare le compravendite". Tanto più che, nota ancora il Sunia, nel corso dei mesi, e cioè dalla presentazione del decreto legge che anticipa la manovra finanziaria alla sua approvazione, le parole "affitto" e "locazione" sono praticamente scomparse: "Si parla di edilizia residenziale, tutta l'enfasi è sulla casa di proprietà quando il problema di fondo per i redditi medi è che non si trova una casa in affitto". E' vero che in Italia l'80% circa delle famiglie possiede una casa di proprietà, ma si tratta di cittadini o famiglie indebitati e strozzati oggi da tassi di interesse che da qualche mese sono ai massimi. Ed è altresì vero che, sempre l'italia, è il paese europeo con il più basso livello di case in affitto. Ciò che promettono Berlusconi e Tremonti è la risoluzione dei problemi per i cittadini più poveri, famiglie, giovani coppie, e poi studenti, inquilini sotto sfratto. Tutti rigorosamente italiani (per gli immigrati vale la regola dell'assegno sociale: diritti sì a condizione che siano residenti in Italia da almeno dieci anni). "Il piano - si legge nel decreto - è rivolto all'incremento del patrimonio immobiliare ad uso abitativo, attraverso l'offerta di abitazioni di edilizia residenziale, con il coinvolgimento di capitali pubblici e privati, destinate prioritariamente a prima casa". Come? Attraverso la costituzione di "fondi immobiliari destinati alla valorizzazione e all'incremento dell'offerta abitativa", e alla promozione di "strumenti finanziari immobiliari innovativi con la partecipazione di soggetti pubblici o privati". Bene, dato che i suddetti costruttori - o palazzinari che dir si voglia - non navigano certo in buone acque di questi tempi, travolti come sono dallo scoppio della bolla immobiliare che dagli Stati uniti è rapidamente arrivata anche nel belpaese, il sospetto fondato - e esplicitato dal sindacato inquilini - è che il governo pensi soprattutto ad correre in loro soccorso. Secondo Andrea Martella, responsabile infrastrutture del Pd, "il Sunia svela l'ennesimo inganno di Tremonti ai danni degli italiani più deboli. Il piano casa non esiste, è il solito bluff mediatico che scarica su regioni e comuni ulteriori oneri".

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Crisi dei mutui sempre più grave (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Denaro, Il" del 07-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Borsa & Mercati stati uniti Crisi dei mutui sempre più grave Si registrano pesanti effetti sulle trimestrali dei big finanziari d'oltreoceano La crisi dei mutui marca nel profondo la stagione delle trimestrali dei big finanziari statunitensi, che provano a correre ai ripari con una maggiore regolamentazione sui mercati a rischio. E' il profondo rosso di Freddie Mac il dato piu' significativo della giornata di ieri. La societa' Usa specializzata nei prestiti immobiliari, recentemente salita agli onori della cronaca per i timori di fallimento, insieme alla 'sorella' Fannie Mae, ha chiuso il secondo trimestre dell'anno con una perdita netta di 821 milioni di dollari, contro l'utile di 764 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. Un dato pesante, che aggrava ulteriormente la posizione dell'agenzia semigovernativa Usa che eroga mutui a tassi di finanziamento agevolati, ora costretta anche a tagliare il dividendo da 25 a 5 cent. Si aggrava anche il conto delle perdite in borsa. Dopo aver ceduto il 76 per cento da inizio anno, oggi il titolo ha perso fino al 16 per cento a Wall Street. L'attenzione del mercato ora si sposta su Fannie Mae, la cui trimestrale e' fissata al prossimo 8 agosto. Fra i colossi finanziari, si consola parzialmente solo Blackstone, il cui utile netto batte le stime, nonostante un crollo del 75 per cento per la crisi del credito che pesa sulle attivita' chiave di Blackstone, quelle cosiddette 'leveraged', ovvero basate prevalentemente sull'utilizzo del debito come forma di finanziamento. L'utile per azione di 15 cent ha comunque ampiamente battuto le stime di 8 cent degli analisti Usa. In apparente controtendenza invece Ambac Financial, riassicuratore di obbligazioni, che ha chiuso il trimestre in utile, ma solo grazie ad una serie di profitti straordinari. Al netto di tali poste, la perdita per azioni e' pari a 1,53 dollari ad azione, quasi il triplo dei 61 centesimi messi in preventivo dagli analisti. E Morgan Stanley, dopo aver chiuso il secondo trimestre con un calo del 75 per cento degli utili, avrebbe deciso di congelare le linee di credito concesse ai clienti che hanno gia' contratto un mutuo sulla casa. In particolare, la banca statunitense, a seguito del sensibile calo del valore degli immobili, avrebbe comunicato a migliaia di clienti che non sara' piu' consentito ritirare denaro sulla loro linea di credito rappresentata dalla differenza tra il valore dell'abitazione e il mutuo residuo da pagare. Una situazione difficile, che le principali banche del mondo cercano di affrontare con una regolazione piu' stretta. Secondo un rapporto stilato da Goldman Sachs, e appoggiato da colossi come Jp Morgan, Merrill Lynch, Citigroup e Lehman Brothers, gran parte dei mercati delle cartolarizzazioni e dei derivati dovrebbero finire sotto i controlli delle autorita' di regolamentazione, mentre verrebbero limitate le capacita' di investimento per complessi prodotti finanziari. In base alle nuove regole, i tanto criticati Ars (Auction Rate Securities, titoli strutturati venduti da enti pubblici per raccogliere fondi) non verrebbero piu' distribuiti agli investitori al dettaglio. Allo stesso tempo, le esposizioni sugli strumenti particolarmente rischiosi verrebbero esplicitate in bilancio, in modo da ridurre le esposizioni al rischio delle istituzioni finanziarie. Dopo la crescita selvaggia del settore immobiliare registrata negli Stati Uniti tra il 2001 e il 2005, le prime avvisaglie di crisi arrivarono nel corso del 2006, sull'onda del progressivo rallentamento dei mercati e dello sgonfiarsi della bolla dei prezzi delle case. La tempesta si è però scatenata nell'agosto 2007, un anno fa, quando la crisi, partita dal settore dei subrime, si è allargata a quello del credito e al comparto finanziario. Da allora la crisi è precipitata, allargandosi ai grandi colossi finanziari, che a fine maggio hanno complessivamente registrato svalutazioni per 379 miliardi di dollari. del 07-08-2008 num.

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Anche in Cina non tutto è compiuto (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: OLIMPIADI data: 2008-08-08 - pag: 11 autore: Anche in Cina non tutto è compiuto Impianti sportivi pronti, ma nella City di Pechino molti cantieri restano aperti Luca Vinciguerra PECHINO. Dal nostro inviato I l grande orologio del conto alla rovescia in Piazza Tienanmen è arrivato a fine corsa. Oggi per Pechino è il grande giorno. Il giorno atteso per sei lunghi anni durante i quali la città si è trasformata. Nel bene, perché è diventata più bella, slanciata e razionale. Ma anche nel male, perché per fare spazio ai siti olimpici e ai grattacieli dal design avveniristico, sono stati sventrati interi quartieri storici. Bella, slanciata e razionale. Ma ancora incompiuta. I capi di Stato, gli atleti, le delegazioni ufficiali, i turisti stranieri e cinesi che in questi giorni sbarcheranno a Pechino, si troveranno di fronte una metropoli magica e affascinante, sulla quale però aleggia qualcosa di fragile e di precario. Fra i tanti impegni non rispettati dalla Cina nella dirittura d'arrivo verso i Giochi 2008 (diritti umani, censura, inquinamento), infatti, ce n'è un altro di portata assai inferiore sul piano politico, ma assai più visibile da tutti: molti dei grandi cantieri che la Municipalità si era impegnata a chiudere entro la fine del 2007 sono ancora aperti. La promessa è stata rispettata a metà. La costruzione di tutti i siti olimpici, in effetti, è stata completata da tempo. Spesso, addirittura con notevole anticipo sulle date di consegna fissate a inizio lavori. Ma basta spostarsi verso la downtown e alzare gli occhi al cielo per capire che nel resto della città le cose sono andate diversamente. I grattacieli che hanno stravolto la skyline della città non sono stati terminati. Le torri incompiute di cemento, vetro e acciaio che svettano sulla capitale e brillano (nei rari giorni di sole) a chilometri di distanza, hanno nomi cinesi ma design occidentale. Si chiamano Yintai, China World 3, Cctv, International Financial Center e sono tutte raggruppate nel Central Business District, il quartiere di Pechino che si estende per 4 chilometri quadrati nella zona orientale della città. Nelle loro pance, sulle loro teste, lungo le loro braccia, il lavoro dei muratori e delle gru ferve ancora frenetico. Le opere più maestose spesso hanno raggiunto uno stadio avanzatissimo, ma manca un pezzo. Le strutture portanti sono state completate e i rivestimenti esterni sono stati posati. Ma oltre quelle facciate luccicanti, i cantieri restano aperti. E lo resteranno ancora per molto. Altri quartieri tutto intorno il Central Business District sono rimasti sulla carta e oggi si presentano come crateri o spazi incolti. La Municipalità, per coprire quegli obbrobri, ha camuffato l'incompiuto dietro alte palizzate addobbate con cartelloni celebrativi dei Giochi tradotti maldestramente in varie lingue straniere. L'opera rimasta a metà che colpisce di più è certamente il China World Phase 3.La punta dell'edificio più alto della città, una costruzione destinata a entrare nei libri di architettura e a diventare uno dei simboli della grande capitale insieme alla Città Proibita o al Tempio del Cielo, non è ancora stata completata. E si vede. Un'altra nota stonata nella metropoli che tutti si aspettavano si presentasse in gran spolvero alla fatidica data dell'8 agosto è il palazzo della Cctv, l'emittente televisiva nazionale: bellissimo, niente da dire, ma oggi ancora senz'anima. Perché Pechino è arrivata alla vigilia delle Olimpiadi con la sommità del suo maxigrattacielo accrocchiata alla meno peggio? Che cosa ha impedito ai pianificatori del Dragone di portare a termine gli edifici più visibili della città? "Molti palazzi non sono stati completati in tempo per diverse ragioni - spiega Carlby Xie, direttore dell'ufficio studi di Collier International a Pechino- . Alcune società immobiliari hanno avuto difficoltà finanziarie e quindi sono state costrette a ristrutturare le proprie attività. Molti progetti sono partiti con notevole ritardo rispetto ai tempi previsti. Infine, i passaggi di proprietà avvenuti da quando è iniziata la costruzione, andando a modificare la destinazione commerciale, hanno provocato ulteriori slittamenti nei lavori". A complicare le cose sono stati anche i regolamenti anti-inquinamento varati dalla Municipalità. "In molti casi, le nuove norme hanno allungato notevolmente i tempi previsti all'inizio dei lavori", si lamenta un costruttore. Che, come molti altri palazzinari, negli ultimi mesi si è ritrovato a corto di liquidità a causa degli aumenti del costo del denaro e dei mancati incassi legati alle ritardate consegne degli immobili. Un crunch micidiale. Dopo le Olimpiadi, infatti, i palazzi senza vita del Cdb (soprattutto i più piccoli) potrebbero diventare un problema ben più serio dell'odierna stonatura estetica. "Il mercato immobiliare di Pechino è a rischio. Dopo i Giochi si vedrà quante società di costruzioni riusciranno a sopravvivere alla bolla immobiliare gonfiatasi negli ultimi 4 anni", avverte Vincent Chan, analista di Credit Suisse. Le Olimpiadi sono state l'evento sportivo più costoso della storia: per trasformare la città in vista dei Giochi 2008, la Cina ha speso la bellezza di 42 miliardi di dollari, il doppio di quanto preventivato a inizio lavori. Dopo sei anni di spese folli, non ci sarebbe nulla di strano se ora i soldi fossero finiti. PERICOLO DI BOLLA IMMOBILIARE Diversi costruttori si sono trovati in crisi di liquidità per l'aumento del costo del denaro e i mancati incassi legati ai ritardi nelle consegne di abitazioni e uffici.

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PIL: CONFINDUSTRIA, SIAMO SU ORLO RECESSIONE, RIPRESA 2009 (2) (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 08-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di ANSA - -->(ANSA) - ROMA, 8 AGO - Per Confindustria, che affida il commento all'Ufficio Studi, "la contrazione del Pil non è episodica e sono alte le probabilità di un'ulteriore discesa durante il trimestre in corso, che è iniziato con il segno meno per la produzione industriale". In particolare, "il calo del Pil nel secondo trimestre (-0,3%) risente anche dell'effetto calendario (Pasqua anticipata) e del clima mite che avevano sostenuto artificialmente l'attività lo scorso inverno. Rispecchia soprattutto la flessione della produzione industriale e dei consumi, il dinamismo minore dell'export e la debolezza degli investimenti, in costruzioni e non". "Da alcuni mesi - proseguono i tecnici di Viale dell' Astronomia - è ormai evidente che il secondo semestre 2008 è destinato a rivelarsi più difficile del primo. A causa dell' aggravarsi e prolungarsi delle condizioni internazionali sfavorevoli: prezzo record del petrolio, cambio del dollaro ai minimi, stagnazione americana, scoppio della bolla immobiliare anche in Europa, aumento dei tassi provocato dalla crisi finanziaria e da ultimo dal rialzo Bce". Insomma, "l'economia italiana si presenta già in stagnazione all'appuntamento con l'appesantirsi delle condizioni esterne, anche per la continua erosione della competitività di costo. Il clup sale molto più rapidamente che nei partner europei, come ha certificato la Banca d'Italia. Si è ampliato il divario di crescita con gli altri paesi europei, da 15 anni superiore al punto percentuale annuo. Le previsioni per l'Italia stanno convergendo verso la crescita zero delineata dal Csc già da febbraio e cristallizzata nelle stime rilasciate a giugno di una variazione del Pil pari ad appena il +0,1% quest'anno, dove la nota ottimistica è racchiusa nel segno ancora positivo". Il ridimensionamento della debolezza del dollaro, anche e proprio a seguito della fragilità inattesa della crescita europea, e lo sgonfiamento appena iniziato della bolla del prezzo del petrolio "possono aiutare a preparare e anticipare il rilancio nel 2009, quando il Csc stima un aumento del Pil italiano dello 0,6% (+1% a fine anno). Il made in Italy, dopo aver patito nel prosieguo del 2008 la frenata globale, sarà lesto a cogliere il risveglio della domanda internazionale, grazie alla ristrutturazione in atto dell'industria manifatturiera che ha portato già ottimi risultati nell'ultimo biennio in termini di quote di mercato". (ANSA).

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"tutta l'europa sta pagando la politica miope di trichet" - eugenio occorsio (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Repubblica, La" del 09-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Economia Le valute I tassi L'economista Roubini: allarmi sbagliati, l'inflazione è sotto controllo "Tutta l'Europa sta pagando la politica miope di Trichet" L'euro forte aggrava i problemi. Basta guardare i numeri di un gigante dell'export come la Germania La Bce doveva abbassare i tassi già sei mesi fa. Ora ha perso il treno per la ripresa EUGENIO OCCORSIO ROMA - Dopo la crescita zero, un'altra mazzata per l'economia italiana: il superindice Ocse che cala di oltre mezzo punto, con una penalizzazione particolare per l'Italia e l'area-euro. "E' la conseguenza della politica sciocca, miope e suicida di Jean-Claude Trichet", commenta senza reticenze Nouriel Roubini, docente alla New York University, economista americano attento e sensibile alle vicende del Vecchio Continente che conosce anche per aver studiato alla Bocconi. Dalla sua vacanza europea in mountain bike, risponde con la solita grinta al telefonino anche se con un po' di fiatone. Perché tanto accanimento? "Perché è responsabile la Bce se l'Eurozona è sprofondata in una crisi pesantissima. La banca eredita una cultura da falchi che non ha ragion d'essere. C'erano motivi di debolezza di fondo: la rigidità fiscale, il costo del lavoro, la carenza della domanda. Ma si sarebbero potuti risolvere con una Banca centrale attenta e oculata. Invece l'ossessione per l'inflazione ha tarpato le ali alla ripresa. Perfino l'applicazione del trattato di Maastricht, con il limite del 3%, è stato applicato con più elasticità". Però il problema dell'inflazione esiste, anche Bernanke lo riconosce. "Macché, è l'ultima delle questioni. L'inflazione core, depurata dei volatili prezzi di petrolio e alimentari, è sotto controllo. Invece l'altro giorno Trichet ha perso un'altra occasione. Doveva abbassare i tassi già sei mesi fa, ora chissà se lo farà, e in ogni caso avrà perso il treno per la ripresa. In America, quando l'economia ha cominciato a rallentare nell'estate scorsa, è partita una raffica di sette tagli consecutivi che hanno portato i tassi dal 5,25 al 2% in aprile. Questa è flessibilità, questo è interpretare in modo compiuto e logico il ruolo di banchiere centrale, che tiene d'occhio la stabilità monetaria ma non solo. Non è un problema di oggi: dal 2002 al 2005 l'Europa ha perso per questa ragione tre anni preziosi per la crescita, che invece l'America ha colto in pieno". Insomma, in Europa è in corso la recessione? "Sì, in tutta Europa, e l'euro forte aggrava i problemi. Guardate ai numeri disastrosi di un gigante dell'export come la Germania. Tutti gli indicatori dell'Eurozona sono in negativo, è solo una questione semantica se la crescita è zero, meno uno, più uno. Ha cominciato la Spagna e poi via via tutti gli altri. Non è un problema solo dell'Eurozona: in Gran Bretagna è esplosa con violenza la bolla immobiliare, il Giappone è in recessione, in Canada il primo trimestre è stato a crescita negativa". E negli Stati Uniti? "Lì la recessione è cominciata e morderà ancora con un double dip, una doppia caduta. L'ultimo trimestre dello scorso anno è finito con il -0,1% di Pil, poi nei primi sei mesi di quest'anno c'è stata una ripresa dovuta al pacchetto di stimolo, cioè di tagli fiscali retroattivi, voluto dall'amministrazione Bush per 90 miliardi di dollari, restituiti direttamente ai consumatori. Visto però che gli americani hanno ormai finito di ricevere gli assegni con i rimborsi delle tasse, i consumi ricominciano a calare e l'economia soffrirà ancora. A meno di una nuova misura fiscale che mi sembra improbabile". Le Borse in tutto questo come si comporteranno? "L'Europa anche qui va peggio e ha perso già il 25% in un anno contro il 20% di Wall Street. Prima della fine della crisi le Borse lasceranno sul terreno ancora un 10-15 per cento". Il petrolio però, primo imputato, ora scende. "Questo è un fattore di debolezza perché la domanda mondiale scende, è una notizia cattiva, non una buona. In America si andrà avanti così fino a metà 2009: perdura la crisi immobiliare, quella creditizia, quella delle carte di credito, quella delle banche". Ma è possibile che tale cataclisma sia stato innescato dalla vicenda dei subprime? "Infatti non è così. Sono venuti al pettine i nodi di una politica sregolata e basata sull'indebitamento, favorita dal fatto che dopo il 2001 la Fed ha tenuto irragionevolmente bassi i tassi. Il troppo è troppo: tenerli all'1% per quasi tre anni pur di riacquistare sprint, ha provocato la corsa ai debiti e sgretolato la capacità di risparmio". Lei diceva che la recessione Usa durerà un altro anno, e quella europea? "Di più, fino agli ultimi mesi del 2009. A meno di decise misure della Banca centrale per venire incontro alle vere esigenze. Ma, viste le premesse, mi sembra difficile".

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Il petrolio va giù, lasciando sperare che le pressioni inflattive vadano allentandosi. Ben (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 09-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ATTUALITÀ Il petrolio va giù, lasciando sperare che le pressioni inflattive vadano allentandosi. Ben ... di Redazione - 09-08-2008 Il petrolio va giù, lasciando sperare che le pressioni inflattive vadano allentandosi. Ben Bernanke ne prende felicemente atto e inchioda i Fed Fund al 2%: da lì non si muoveranno, perlomeno fino all'insediamento del nuovo inquilino della Casa Bianca e comunque non prima del prossimo incontro del Fomc del prossimo dicembre. Come del resto già rileva anche l'andamento del mercato dei future. Eppure, per Pimco, il maggior gestore al mondo di fondi obbligazionari, non è ancora arrivato il momento di rientrare sui Treasury. Anzi. Sono addirittura da preferire i bond delle traballanti Fannie Mae e Freddie Mac, oppure i governativi dell'area euro. "Anche perché - spiega Emanuele Ravano, condirettore per l'Europa delle strategie Pimco - vista la congiuntura, resta possibile che l'anno prossimo la Bce tagli i tassi. Anche se il mercato non sconta questa ipotesi". La bolla dei T-bond sembra rientrata e la Fed starà ferma. Perché non tornare sui Treasury? La Fed ha le mani bloccate perché, nonostante i repentini tagli dei tassi degli ultimi mesi, il costo dei mutui rimane molto alto, addirittura sui livelli pre-crisi. Tuttavia, non è forse il momento migliore per rientrare sui governativi in dollari: i tassi di Stato sono scesi, al contrario dei rendimenti dei titoli delle ormai note Fannie Mae e Freddie Mac. Ma come mai a Pimco sostenete che le perdite totali sui titoli legati all'immobiliare Usa potrebbero arrivare a 1.000 miliardi di dollari, ma intanto fate incetta dei bond emessi dalle due grandi società statunitensi dei mutui? Per risolvere il problema delle svalutazioni occorre risolvere quello dell'immobiliare. Ma per fare questo è necessario abbassare il costo dei mutui. È evidente che la Casa Bianca dovrà per forza agire su Fannie Mae e Freddie Mac per ridurre il costo del denaro, che è ancora troppo alto. Questo perché le scelte della Federal Reserve sui tassi non hanno avuto alcun impatto sull'economia reale e sui tassi dei mutui. Sono senz'altro necessarie altre misure. Senza di queste, le perdite aumenteranno e i prezzi delle case scenderanno ancora. Sì, ma poco settimane non si diceva che Fannie e Freddie fossero praticamente insolventi? Stiamo parlando di titoli tripla A con una ben chiara garanzia del Governo federale, che offrono un differenziale di rendimento molto alto rispetto ai Treasury. Oggi possono rendere il 6,2% medio. La causa di un simile extra-rendimento è semplice: banche e altre entità finanziarie non hanno lo spazio per compare questi bond. Il Governo deve quindi intervenire. Ripeto: la Casa Bianca deve abbassare il costo del denaro per l'acquisto di una casa. Sia attraverso una ricapitalizzazione delle due società sia mediante l'acquisto diretto del loro debito, ma si devono portare i tassi su un livello sufficientemente basso. Un loro calo dell'1-1,15% darebbe una spinta tale da consentire una progressiva stabilizzazione del mercato immobiliare. Non è una questione di se, ma di come e quando. Negli Usa si dice che Fannie Mae e Freddie Mac sono troppo grandi per fallire. Chi altri lo è? Anche se questo non fa venire meno il rischio sistemico, c'è la garanzia implicita delle Banche centrali su alcune istituzioni bancarie. Questo vale per banche statunitensi del calibro di Citigroup, JpMorgan e Bank of America. Ma anche per istituzioni europee come per esempio Crédit Agricole e Barclays. Le attuali quotazioni del loro debito non riflettono questa garanzia implicita. I differenziali di rendimento rispetto ai titoli di Stato rimangono dunque eccessivi. Chi è invece praticamente destinato al fallimento? Istituzioni che hanno adottato una politica di erogazione del credito troppo aggressiva e si sono specializzate troppo. Il caso più recente è quello di Indymac. Oggi è possibile che, negli Usa, una tipologia di banca sul modello di Northern Rock venga lasciata fallire. Però se la Casa Bianca dovesse intervenire rischierebbe di indebolire ulteriormente il dollaro. Il gioco vale la candela? Il rischio c'è. È possibile che il dollaro venga a soffrire per il maggior coinvolgimento dello Stato nel destino di Fannie Mae e Freddie Mac. Bisogna però leggere tutto questo alla luce del fatto che il biglietto verde già sconta questo rischio. Ad esempio, l'euro nei confronti del dollaro è già sopravvalutato di circa il 30% rispetto agli attuali valori. Il dollaro è vulnerabile, ma lo è anche l'euro. A maggior ragione se la Bce continuerà a mantenersi sulle sue posizioni nonostante il rallentamento dell'economia europea. Pensa che lo farà? I problemi della congiuntura europea non sono più confinati ai soli Paesi più periferici. Visti gli ultimi dati, è evidente che ora coinvolgono anche il suo cuore economico, ovvero la Germania. Senza dimenticare che gli indici di fiducia sono sui minimi di sempre, nella pur breve storia di Eurolandia. Per questo crediamo che, a partire dall'anno prossimo, siano molto probabili ribassi dei tassi d'interesse. Anzi, per noi è sicuro. E il mercato obbligazionario non sembra scontare ancora questa ipotesi. Per questo, se da un lato rimaniamo cauti sulla moneta, dall'altro siamo ottimisti sui bond governativi di Eurolandia. Che dire, invece, dei corporate non finanziari? L'annunciato aumento dei default non è ancora arrivato: lo attendete ancora? Effettivamente, finora non c'è stata una relazione diretta tra la stretta sul credito e il tasso di default delle aziende. Tuttavia, poiché la crisi non si è ancora risolta, basterà un altro anno di stretta per dare vita a quello che non è ancora successo. Ci sono parecchie strutture troppo indebitate che sono destinate a soffrire in un contesto che si preannuncia difficile per ancora 12 mesi. Si pensi ai colossi dell'auto statunitensi. General Motors dà lavoro a 284mila persone. I dipendenti di Bear Stearns erano 14mila. Anche Gm non può fallire perchè è troppo grande? Per le società dell'auto non è applicabile la stessa logica, perché non hanno collegamenti sistemici tanto stretti quanto le citate società finanziarie. Veniamo, infine, alla svendita di cdo messa in piedi da Merrill Lynch. Un segnale positivo? Non possiamo entrare nel merito riguardo la congruità del prezzo fissato (il 22% del nominale, ndr) perché non conosciamo i titoli venduti. La scelta è comunque da inquadrare alla luce dell'esplicita volontà di concentrarsi sulle attività core piuttosto che su quelle meno redditizie.

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La Bce taglierà all'inizio del 2009 (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 09-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ATTUALITÀ "La Bce taglierà all'inizio del 2009" Ravano (Pimco): "Sì ai governativi euro, alla fine Trichet dovrà arrendersi riducendo i tassi". Gli Usa invece saranno costretti a salvare Fannie Mae e Freddie Mac. E i rendimenti dei loro bond sono da preferire ai Treasury di Redazione - 09-08-2008 Il petrolio va giù, lasciando sperare che le pressioni inflattive vadano allentandosi. Ben Bernanke ne prende felicemente atto e inchioda i Fed Fund al 2%: da lì non si muoveranno, perlomeno fino all'insediamento del nuovo inquilino della Casa Bianca e comunque non prima del prossimo incontro del Fomc del prossimo dicembre. Come del resto già rileva anche l'andamento del mercato dei future. Eppure, per Pimco, il maggior gestore al mondo di fondi obbligazionari, non è ancora arrivato il momento di rientrare sui Treasury. Anzi. Sono addirittura da preferire i bond delle traballanti Fannie Mae e Freddie Mac, oppure i governativi dell'area euro. "Anche perché - spiega Emanuele Ravano, condirettore per l'Europa delle strategie Pimco - vista la congiuntura, resta possibile che l'anno prossimo la Bce tagli i tassi. Anche se il mercato non sconta questa ipotesi". La bolla dei T-bond sembra rientrata e la Fed starà ferma. Perché non tornare sui Treasury? La Fed ha le mani bloccate perché, nonostante i repentini tagli dei tassi degli ultimi mesi, il costo dei mutui rimane molto alto, addirittura sui livelli pre-crisi. Tuttavia, non è forse il momento migliore per rientrare sui governativi in dollari: i tassi di Stato sono scesi, al contrario dei rendimenti dei titoli delle ormai note Fannie Mae e Freddie Mac. Ma come mai a Pimco sostenete che le perdite totali sui titoli legati all'immobiliare Usa potrebbero arrivare a 1.000 miliardi di dollari, ma intanto fate incetta dei bond emessi dalle due grandi società statunitensi dei mutui? Per risolvere il problema delle svalutazioni occorre risolvere quello dell'immobiliare. Ma per fare questo è necessario abbassare il costo dei mutui. È evidente che la Casa Bianca dovrà per forza agire su Fannie Mae e Freddie Mac per ridurre il costo del denaro, che è ancora troppo alto. Questo perché le scelte della Federal Reserve sui tassi non hanno avuto alcun impatto sull'economia reale e sui tassi dei mutui. Sono senz'altro necessarie altre misure. Senza di queste, le perdite aumenteranno e i prezzi delle case scenderanno ancora. Sì, ma poco settimane non si diceva che Fannie e Freddie fossero praticamente insolventi? Stiamo parlando di titoli tripla A con una ben chiara garanzia del Governo federale, che offrono un differenziale di rendimento molto alto rispetto ai Treasury. Oggi possono rendere il 6,2% medio. La causa di un simile extra-rendimento è semplice: banche e altre entità finanziarie non hanno lo spazio per compare questi bond. Il Governo deve quindi intervenire. Ripeto: la Casa Bianca deve abbassare il costo del denaro per l'acquisto di una casa. Sia attraverso una ricapitalizzazione delle due società sia mediante l'acquisto diretto del loro debito, ma si devono portare i tassi su un livello sufficientemente basso. Un loro calo dell'1-1,15% darebbe una spinta tale da consentire una progressiva stabilizzazione del mercato immobiliare. Non è una questione di se, ma di come e quando. Negli Usa si dice che Fannie Mae e Freddie Mac sono troppo grandi per fallire. Chi altri lo è? Anche se questo non fa venire meno il rischio sistemico, c'è la garanzia implicita delle Banche centrali su alcune istituzioni bancarie. Questo vale per banche statunitensi del calibro di Citigroup, JpMorgan e Bank of America. Ma anche per istituzioni europee come per esempio Crédit Agricole e Barclays. Le attuali quotazioni del loro debito non riflettono questa garanzia implicita. I differenziali di rendimento rispetto ai titoli di Stato rimangono dunque eccessivi. Chi è invece praticamente destinato al fallimento? Istituzioni che hanno adottato una politica di erogazione del credito troppo aggressiva e si sono specializzate troppo. Il caso più recente è quello di Indymac. Oggi è possibile che, negli Usa, una tipologia di banca sul modello di Northern Rock venga lasciata fallire. Però se la Casa Bianca dovesse intervenire rischierebbe di indebolire ulteriormente il dollaro. Il gioco vale la candela? Il rischio c'è. È possibile che il dollaro venga a soffrire per il maggior coinvolgimento dello Stato nel destino di Fannie Mae e Freddie Mac. Bisogna però leggere tutto questo alla luce del fatto che il biglietto verde già sconta questo rischio. Ad esempio, l'euro nei confronti del dollaro è già sopravvalutato di circa il 30% rispetto agli attuali valori. Il dollaro è vulnerabile, ma lo è anche l'euro. A maggior ragione se la Bce continuerà a mantenersi sulle sue posizioni nonostante il rallentamento dell'economia europea. Pensa che lo farà? I problemi della congiuntura europea non sono più confinati ai soli Paesi più periferici. Visti gli ultimi dati, è evidente che ora coinvolgono anche il suo cuore economico, ovvero la Germania. Senza dimenticare che gli indici di fiducia sono sui minimi di sempre, nella pur breve storia di Eurolandia. Per questo crediamo che, a partire dall'anno prossimo, siano molto probabili ribassi dei tassi d'interesse. Anzi, per noi è sicuro. E il mercato obbligazionario non sembra scontare ancora questa ipotesi. Per questo, se da un lato rimaniamo cauti sulla moneta, dall'altro siamo ottimisti sui bond governativi di Eurolandia. Che dire, invece, dei corporate non finanziari? L'annunciato aumento dei default non è ancora arrivato: lo attendete ancora? Effettivamente, finora non c'è stata una relazione diretta tra la stretta sul credito e il tasso di default delle aziende. Tuttavia, poiché la crisi non si è ancora risolta, basterà un altro anno di stretta per dare vita a quello che non è ancora successo. Ci sono parecchie strutture troppo indebitate che sono destinate a soffrire in un contesto che si preannuncia difficile per ancora 12 mesi. Si pensi ai colossi dell'auto statunitensi. General Motors dà lavoro a 284mila persone. I dipendenti di Bear Stearns erano 14mila. Anche Gm non può fallire perchè è troppo grande? Per le società dell'auto non è applicabile la stessa logica, perché non hanno collegamenti sistemici tanto stretti quanto le citate società finanziarie. Veniamo, infine, alla svendita di cdo messa in piedi da Merrill Lynch. Un segnale positivo? Non possiamo entrare nel merito riguardo la congruità del prezzo fissato (il 22% del nominale, ndr) perché non conosciamo i titoli venduti. La scelta è comunque da inquadrare alla luce dell'esplicita volontà di concentrarsi sulle attività core piuttosto che su quelle meno redditizie.

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Tito Boeri: Diventa urgente tagliare le tasse sul lavoro (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Unita, L'" del 09-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Stai consultando l'edizione del Tito Boeri: "Diventa urgente tagliare le tasse sul lavoro" di Oreste Pivetta / Milano Alcuni giorni fa, chiusa in Italia con il voto definitivo del parlamento la vicenda della manovra, il Wall Street Journal pubblicava un articolo di Tito Boeri, economista, docente alla Bocconi, animatore del sito di dibattito e informazione sui temi dell'economia "lavoce.info", tutto dedicato all'Italia e alle sue politiche economiche. Illuminante il titolo: "All Fear, No Hope". Citando, con ironia, il titolo di un ultimo celebratissimo libro di Giulio Tremonti, La paura e la speranza. Che diventa paura senza speranza, una forte critica a quanto sta avvenendo nel nostro paese, in una situazione mondiale difficile, segnata dalle debolezze dell'economia americana, dalle crisi delle sue grandi industrie (a cominciare da quelle automobilistiche come Ford e General Motors), ma anche dalle migliori prestazioni europee (grazie all'euro, perché l'apprezzamento della nostra moneta rispetto alla divisa statunitense mitiga gli effetti del caro petrolio) con l'eccezione italiana, di un paese cioè "molto più vulnerabile degli altri paesi del Vecchio Continente perché proviene da 15 anni di stagnazione" ed oggi vede il proprio prodotto interno lordo fermo, a quota zero. "Un paese in cui - aggiunge il professor Boeri - il reddito pro capite è sceso sotto non solo la media dell'Unione europea a 15, ma anche dell'Unione europea a 19...". Dove stanno Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria... Professor Boeri, il Wall Street Journal attraverso il titolo richiama l'attenzione sulla "paura". La paura è nostra indubbiamente, ma dovrebbe essere anche loro considerando le tante "crisi" attraversate dagli Stati Uniti in questi ultimi tempi. Che cosa dobbiamo attenderci? "Gli Stati Uniti vivono una condizione di attesa. Fra quattro mesi si voterà e dopo il voto qualcosa succederà. Ma intanto s'avverte l'assenza di indirizzo. Questo inevitabile lungo periodo di transizione cade nel momento sbagliato. Ci sarebbe bisogno di qualcuno assai forte al timone. Non c'è. Domina l'incertezza in una economia reduce da tre shock simultanei, quello petrolifero, il crollo della Borsa e lo scoppio della bolla immobiliare. Paradossalmente l'Italia potrebbe vivere una situazione migliore: soffriamo dei rincari del petrolio, ma molto meno per il resto, per la semplice ragione che le famiglie italiane temono molto il mercato azionario e non si espongono quindi ai rischi della Borsa e sono poi relativamente poco indebitate, proprio perché la Banca centrale europea ha sempre rispettato una politica di tassi alti. Il problema dell'Italia è strutturale, un problema molto serio: l'Italia non cresce da quindici anni, i salari sono fermi, il sistema di protezione sociale è debole... Un lavoratore italiano arriva a guadagnare un terzo in meno rispetto ai suoi colleghi francesi o tedeschi, che pure hanno vissuto un periodo di stretta salariale. Sarebbe urgente rimediare a questi ritardi. In un periodo come questo di stagnazione che incontra l'inflazione, sarebbero urgenti iniziative antirecessive: questo dovrebbe stare in cima agli impegni di un governo". Tremonti, al governo, s'è dimenticato, lei scrive, la speranza. Cioè non si concedono prospettive, come se la recessione fosse un orizzonte inevitabile... Come agire? "Purtroppo alle nostre spalle c'è un debito pubblico altissimo, che lascia poche vie d'intervento. Non c'è molto spazio per politiche fiscali anticicliche. Tuttavia, grazie all'opera di contrasto all'evasione condotta nella passata legislatura, le entrate fiscali sono molto cresciute negli ultimi tre anni. Per giunta la forte inflazione fa arrivare all'erario i proventi di una tassa, il cosiddetto fiscal drag, che i cittadini pagano quando il loro reddito reale non cambia o addirittura diminuisce, mentre il loro reddito nominale, gonfiato dall'inflazione, fa scattare una aliquota più alta. Con un'inflazione al 4 per cento, questa tassa da inflazione potrebbe ammontare a non meno di 4 miliardi di euro. La scelta più opportuna sarebbe a questo punto quella di utilizzare tutti questi proventi straordinari per abbassare la pressione fiscale sul lavoro". Una "strategia" molto sindacale: agire sui redditi per rimettere in moto i consumi e ridare un po' di dinamismo al mare piatto dell'economia. "Indubbiamente ridurre la pressione fiscale sul lavoro avrebbe l'effetto di vivacizzare la domanda delle famiglie, darebbe un po' di fiato al mercato del lavoro, i salari netti aumenterebbero e parte della riduzione delle tasse porterebbe a una riduzione del costo del lavoro man mano che i contratti vengono rinnovati (il che favorirebbe anche una conclusione più rapida delle molte vertenze in corso), favorendo così l'assorbimento del nostro immenso bacino di persone in età lavorativa che non hanno un impiego. Un modo per fare tutto questo senza complicare ulteriormente la nostra struttura fiscale consiste nell'aumentare le detrazioni fiscali per chi lavora, ad esempio tenendo conto dell'aumento dei costi di produzione di reddito: come sa qualsiasi lavoratore dipendente che deve usare l'auto o i tram, vivendo quotidianamente il problema del rincaro dei trasporti. Vorrei aggiungere: si andrebbe pure incontro a una esigenza d'equità fiscale, di riequilibrio, quando la divaricazione tra ceti alti e ceti bassi è sempre più manifesta". Insomma, parliamo di un'esigenza di giustizia sociale... "Invece di fare questo, il Parlamento ha appena approvato una manovra triennale che non concede alcuno spazio a riduzioni della pressione fiscale. Come previsto dal documento di Programmazione Economica e Finanziaria 2009-2013, la pressione fiscale addirittura aumenterà dal 43 al 43.2 per cento. Eppure la riduzione della pressione fiscale al di sotto della soglia del quaranta per cento era stato uno dei temi forti della campagna elettorale. Insomma si dovrebbe segnalare che una promessa non è stata rispettata. Solo propaganda. Il grave è però che questa scelta di politica economica sembra non concederci molte speranze contro la recessione. Il passaggio parlamentare ha peraltro solo peggiorato i piani iniziali dell'esecutivo, addirittura aggiungendo una norma, quella sui precari, che adotta al mercato del lavoro il metodo seguito dal nostro Primo Ministro nel risolvere i suoi problemi personali con la giustizia: si interviene sui processi in corso". Torniamo alla paura e alla speranza. Sembra che la logica di Tremonti sia per ora quella di giocare tutto al ribasso. Solo i prezzi salgono. La pasta e il pane sono diventati roba da ricchi. Scenari d'altri tempi e d'altri paesi... "Invece di rassicurare gli italiani che hanno cominciato a risparmiare anche sui consumi di pane e pasta, il nostro Ministro dell'Economia sembra non voler perdere occasione per lanciare messaggi allarmistici alla televisione e sui giornali. Manca nei messaggi e, soprattutto, nelle scelte dell'esecutivo la speranza. Così la recessione rischia di diventare una profezia che si autoalimenta. Ma non diamone la colpa alla Cina. Le responsabilità sarebbero molto più vicine a noi".

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<Ormai siamo sull'orlo della recessione> (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Gazzettino, Il" del 09-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

"Ormai siamo sull'orlo della recessione" "L'economia italiana è sull'orlo della recessione" e il secondo semestre 2008 sarà "più difficile": è allarmato il commento di Confindustria. Per l'associazione degli industriali, il rilancio "avverrà nella seconda metà del 2009, aiuato da petrolio più basso, dollaro in recupero, taglio dei tassi Bce".Per l'Ufficio Studi di Confindustria, "la contrazione del pil non è episodica e sono alte le probabilità di una ulteriore discesa durante il trimestre in corso, che è iniziato con il segno meno per la produzione industriale". In particolare, "il calo del Pil nel secondo trimestre (meno 0,3 per cento) risente anche dell'effetto calendario (Pasqua anticipata) e del clima mite che avevano sostenuto artificialmente l'attività lo scorso inverno. Rispecchia soprattutto la flessione della produzione industriale e dei consumi, il dinamismo minore dell'export e la debolezza degli investimenti, in costruzioni e non". Secondo Confindustria, è ormai "evidente che il secondo semestre 2008 è destinato a rivelarsi più difficile del primo. A causa dell'aggravarsi e prolungarsi delle condizioni internazionali sfavorevoli: prezzo record del petrolio, cambio del dollaro ai minimi, stagnazione americana, scoppio della bolla immobiliare anche in Europa, aumento dei tassi provocato dalla crisi finanziaria e da ultimo dal rialzo Bce". Insomma, "l'economia italiana si presenta già in stagnazione all'appuntamento con l'appesantirsi delle condizioni esterne, anche per la continua erosione della competitività di costo". Ma, conclude Confindustria, nel 2009 il made in Italy "sarà lesto a cogliere il risveglio della domanda internazionale, grazie alla ristrutturazione in atto dell'industria manifatturiera".

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In frenata le compravendite di case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Tirreno, Il" del 10-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Montecatini In frenata le compravendite di case Prezzi fermi per edifici commerciali e produttivi PISTOIA. Al di là delle polemiche tra Associazione industriali e Comune, non c'è dubbio che la principale causa dell'attuale crisi delle aziende edili sia da ricercare nella frenata del mercato, concretizzatasi lo scorso anno anche in provincia di Pistoia. Una conferma arriva dal recente Rapporto Immobiliare 2008 diffuso dall'Agenzia del territorio, che fornisce dati disaggregati per provincia sull'andamento del 2007 confrontato con gli anni precedenti. Per quanto riguarda Pistoia, si nota facilmente che il settore residenziale, quello che smuove la massa maggiore di affari, ha subito a Pistoia città una frenata particolarmente brusca (-12,3% sul 2006). In provincia le cose vanno un po' meglio ma il segno resta nettamente negativo (-4,6%). Ciò nonostante i prezzi hanno continuato a crescere, del 6,4% in città e addirittura del 7,7 in provincia. Per un raffronto, a livello regionale le compravendite sono diminuite del 5,1% e i valori scambiati sono cresciuti del 4,2%. Per quanto riguarda gli altri settori, il comparto commerciale cresce di poco in città e cala in provincia, registrando tra l'altro una sostanziale immobilità dei prezzi. Le costruzioni destinate ad uso produttivo (laboratori artigiani, capannoni ecc.) hanno visto calare considerevolmente il numero delle compravendite in città e molto meno in provincia. Il risultato, comunque, sono dei prezzi stagnanti in ambedue i casi. Infine il terziario, cioè gli uffici, è l'unico settore che continua a crescere sia in città che fuori. Ma evidentemente l'offerta sta al passo, perché i prezzi lievitano veramente di poco. F.Cl.

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CRONACA LUCCA pag. 5 Senza titolo TRIBUNALE--I LUCCAUfficio esecuzioni immobiliari L'Avv. Antonio To... (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Nazione, La (Lucca)" del 10-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

CRONACA LUCCA pag. 5 Senza titolo TRIBUNALE--I LUCCAUfficio esecuzioni immobiliari L'Avv. Antonio Tommasi, con studio in Pietrasanta, Via Garibaldi n. 36, tel. 0584790398, de-legato dal Giudice delle Esecuzioni Immobiliari dott. Giulio Giuntoli con ordinanza del 17 Settembre 2007, nell'esecuzione immobiliare n. 275/1995, a norma dell'art. 490 c.p.c.,AVVISA che il giorno 7 Ottobre 2008, ore 9, nella sala delle udienze civili del Tribunale di Lucca, Piaz-zale San Donato e/o Via Galli Tassi, si procedera' alla vendita senza incanto dell'immobile di seguito descritto, nelle condizioni di fatto e di diritto in cui si trova, anche in relazionealla L. 47/1985-e successive modifiche e integrazioni. La domanda di partecipazione dovra' essere presentata entro il 6 Ottobre 2008, ore 12, inbollo da 14,62 e in busta chiusa, presso la Cancelleria delle Esecuzioni Immobiliari del Tri- bunale di Lucca, Piazzale San Donato e/o Via Galli Tassi, e dovra' contenere l'indicazione delprezzo offerto e ogni altro elemento utile; deve essere allegata cauzione pari al 10% della somma offerta mediante assegno circolare non trasferibile intestato alla Banca del Montedi Lucca. L'esame delle offerte e l'eventuale gara tra gli offerenti ex-art. 573 c.p.c. saranno effettuatepresso il Tribunale di Lucca, nella sala delle udienze civili, il giorno 7 Ottobre 2008 alle ore 9. Qualora la vendita senza incanto non avvenga, il giorno 11 Novembre 2008, ore 10, si pro-cedera', presso l'aula civile del Tribunale di Lucca, alla vendita con incanto dell'immobile suddetto, nelle condizioni di fatto e di diritto in cui si trova, anche in relazione alla L. 47/1985e successive modifiche e integrazioni. La domanda di partecipazione all'incanto dovra' es- sere presentata presso lo studio dell'Avv. Antonio Tommasi entro il giorno10 Novembre 2008, ore 19, con allegata cauzione pari al 10% del prezzo base in assegno circolare non trasferibile intestato alla Banca del Monte di Lucca.LOTTO-UNICO Villa per-civile abitazione con circostanti terreni, elevata a due piani, costituita da due unita'immobiliari catastalmente distinte, posta in Comune di Lucca, frazione Monte San Quirico, Via della Rimembranza n. 495.L'appartamento principale si compone da porticato di accesso, ingresso, soggiorno con caminetto e ampia terrazza coperta, due corridoi, cucina, tripli servizi e cinque camere.L'appartamento secondario posto al piano seminterrato si compone da ampio vano in- gresso-soggiorno con caminetto, cucina, corridoio, bagno e due camere.Il tutto e'-corredato da resede esterna a giardino, oltre piccolo manufatto a pianta quadrata suddiviso in quattro locali, ad uso centrale termica. I residui terreni posti nelle vicinanzesono di forma irregolare, allo stato incolto ed in parte occupati dalla strada di accesso. Il fabbricato e'-stato edificato in forza di licenza edilizia n. 135/75-e successiva varianten. 206/77; per-alcune difformita' e'-stata presentata domanda di condono edilizio definita con concessione in sanatoria n. 1114/92; e'-stato rilasciato il certificato di abitabilita'.Nel P.R.G.C. i terreni sono cosi' classificati: parte in zona B.2.10 (destinazione d'uso resi- denziale), parte in zona F.3 (aree per-sedi viarie, piazze, parcheggi, ecc.) e parte in zona A.2(insediamenti abitativi e commerciali, ove non e'-consentita nuova edificazione); nel Rego- lamento Urbanistico sono compresi parte in zona agricola di interesse paesaggistico e partein area residenziale UO. L'appartamento principale e'-stato locato per-uso abitativo a terzi con contratto di locazionedel 1o Giugno 1994 per- la durata di anni quattro, rinnovabili, al canone annuo di Lire 7.800.000. Con atto del 3 Febbraio 2003, e quindi successivamente al pignoramentoimmobiliare, il contratto di locazione e'-stato ceduto, con decorrenza dal 1o Settembre 2002, a un terzo, che tuttora detiene l'immobile.Prezzo base Euro 876.000,00 - In caso di gara tra gli offerenti ex-art. 573 c.p.c. o in caso di vendita con incanto le offerte in aumento non potranno essere inferiori aEuro 1.000,00. Per-ulteriori informazioni e visione della relazione tecnica rivolgersi allo studio dell'Avv.Antonio Tommasi, previo appuntamento telefonico, o consultare il sito internet www.astagiudiziaria.com.Lucca, 5-agosto 2007 L'Avvocato Delegato Avv. Antonio Tommasi Image: 20080810/foto/3701.jpg.

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Crisi mutui, negli Stati Uniti dilagano i pignoramenti di case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza (MF)" del 15-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

MF Numero 162  pag. 2 del 15/8/2008 | Indietro Crisi mutui, negli Stati Uniti dilagano i pignoramenti di case Primo Piano Peggiora ulteriormente a luglio la situazione dei sottoscrittori di mutui di case negli Stati Uniti, vale a dire di quei soggetti che hanno a suo tempo acquisito un immobile attraverso un finanziamento a tasso variabile. Secondo dati forniti dalla società specializzata RealtyTrac, infatti, sono cresciuti del 184% i casi in cui la banca ha preteso di riappropriarsi della casa, mentre le procedure di pignoramento hanno segnato un rialzo del 55%. La variazione è calcolata su base annua, mentre su base mensile le procedure nel loro complesso hanno registrato un aumento dell'8% a 272.171 unità, appena sotto il record di maggio. A luglio scorso inoltre sono risultate 775.244 le proprietà immobiliari tornate nelle mani delle banche, contro le 445 mila dell'intero 2007. I prezzi delle case a maggio sono diminuiti del 15,8%. A proposito del valore degli immobili, secondo Alan Greenspan, ex presidente della Fed, i prezzi delle case negli Stati Uniti toccheranno il livello minimo e si stabilizzeranno nella prima metà del 2009. E questa "è una condizione necessaria per mettere un punto alla crisi in atto", ha spiegato Greenspan al Wall Street Journal. Inoltre, l'economista americano invita il governo a evitare tasse o politiche che possano incoraggiare la crescita delle nuove costruzioni, perché così facendo non farebbe altro che ritardare il tanto desiderato giorno in cui i prezzi delle abitazioni raggiungeranno il minimo. L'iniziativa più efficace, ma politicamente difficile, sarebbe quella di ampliare le quote di immigrati qualificati, cioè coloro che guadagnano abbastanza per poter acquistare una casa. La ricetta di Greenspan si basa quindi sull'incoraggiare la nascita di nuove famiglie, così da far aumentare la domanda di abitazioni.  .

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NY mordi e fuggi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza" del 15-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Milano Finanza Numero 163  pag. 33 del 15/8/2008 | Indietro NY mordi e fuggi I Vostri Soldi nel Mattone Di Gabriele Frontoni Immobili Sfruttare la discesa dei prezzi e quella dell'euro per fare acquisti speculativi. Le dieci migliori occasioni per chi ama il rischio Negli Stati Uniti il calo è del 18%, in Irlanda del 13%, in Lussemburgo del 6%. E ancora, Malta -5%, Portogallo -4,5%, Regno Unito -2%. Il bollettino di guerra relativo alla discesa dei prezzi delle case nel corso degli ultimi 12 mesi non risparmia nessuno. Mentre il mondo intero punta il dito contro il settore del real estate, alimentando le conversazioni da bar sui prezzi gonfiati delle case, sulla bolla immobiliare e sulla necessità di tenersi lontano dagli investimenti nel mattone, i dati raccolti da Global Property Watch parlano ancora di grandi affari per chi avesse voglia e coraggio di rischiare i propri capitali in una nuova avventura speculativa. Non si tratta, certo, di operazioni tipiche del cassettista disposto a parcheggiare i risparmi in qualche operazione finanziaria sicura, beneficiando di un rialzo limitato ma costante del valore dell'investimento. Le occasioni presenti oggi sul mercato sono più del tipo mordi e fuggi, riservate a investitori dinamici e scaltri. Si tratta di sfruttare la debolezza dei mercati e la forza dell'euro, acquistare immobili a sconto e aspettare la risalita delle quotazioni per disfarsi dell'investimento portandosi a casa l'eventuale plusvalenza. Ma quali sono le piazze più vantaggiose su cui andare a scommettere in attesa che si verifichi quello che gli esperti chiamano U-turn, ovvero l'inversione a U sul mercato immobiliare? Difficile fare previsioni accurate tirando in ballo statistiche e serie storiche. Meglio allora affidarsi al fiuto di chi queste cose le fa di mestiere, esplorando ogni giorno i meandri del mercato reale. Tra questi, i 200 membri della Association of foreign investors in real estate (Afire), che globalmente detengono asset immobiliari investiti in tutto il mondo, per un valore complessivo di 700 miliardi di dollari, e che hanno deciso di mettere a disposizione di tutti il proprio know how acquisito da una posizione privilegiata stilando la classifica delle dieci migliori location su cui scommettere, in attesa che si verifichi il tanto atteso U-turn. Ebbene, nonostante il generale fuggi fuggi dal real estate americano, i 200 guru del mattone hanno indicato proprio New York in cima alla lista delle migliori città in cui andare a investire. Fermo restando il tentativo dei developer americani di mascherare la crisi del mattone della Grande Mela svelando al mondo progetti faraonici come il "15 Central Park West" dove i prezzi degli attici viaggiano tra 85 e 120 milioni di dollari, le agenzie stanno registrando un calo costante nelle quotazioni compreso tra il 2 e il 4% da inizio anno. Quale momento migliore, allora, per entrare nel mercato residenziale di Manhattan sfruttando il rallentamento dei prezzi e il deprezzamento del dollaro? Ma non è soltanto New York a stuzzicare l'appetito di immobiliaristi avvoltoi, pronti a lanciarsi sulle carcasse lasciate a terra dal passaggio della tormenta dei mutui suprime. è così che anche Londra è tornata a brillare di luce propria a dispetto delle previsioni nefaste pronunciate negli ultimi mesi dalle cassandre del mercato immobiliare. Secondo il Land registry di Sua Maestà (registro immobiliare britannico, ndr), negli ultimi 12 mesi il numero di compravendite all'ombra del Big bang sono calate del 10% mentre il numero di mutui ipotecari concessi dalle banche ha subito una contrazione del 30%. Condizioni ottimali, queste, per cercare di sfruttare i venti di crisi acquistando un appartamento a Londra a prezzi scontati. Anche in questo caso, al di là del calo nel prezzo degli immobili, esiste anche il vantaggio del tasso di cambio propizio agli investitori Ue. Da un anno a questa parte, infatti, il valore dell'euro ha messo a segno un rialzo del 18% nei confronti della sterlina britannica. A completare il terzetto di testa nelle occasioni immobiliari indicate dai 200 investitori dell'Afire si inserisce Washington D.C. forte dell'indotto generato dalle istituzioni pubbliche e dalle organizzazioni internazionali con sede nella capitale americana. In questo caso, tuttavia, le preferenze degli investitori sembrano ricadere sul comparto retail e commerciale piuttosto che sul residenziale a causa dell'eccesso di offerta di abitazioni, soprattutto nelle aree residenziali situate al di fuori del centro. La grande attrattività di Washington e New York è stata confermata di recente dalla decisione dell'ex sindaco della Grande Mela, Rudolph Giuliani, di scendere in campo attraverso il proprio braccio operativo, la società di consulenza Giuliani partners, lanciando un fondo di investimento immobiliare del valore di 500-750 milioni di dollari interamente destinato a investitori stranieri con il pallino del mattone. E per sfruttare le turbolenze del real estate a stelle e strisce insieme al deprezzamento del dollaro, Giuliani ha deciso di concentrare le proprie mire soltanto sulle città di Washington e New York a dimostrazione delle grandi potenzialità di ripresa di questi mercati. Dove investire in Asia. Non è solo il mondo anglosassone a presentare prospettive di guadagno di sicuro interesse per gli immobiliaristi più azzardati e temerari. Dall'Europa all'Asia, passando per l'Oceania, il mondo del real estate sembra ancora ricco di ottimi affari. Lo sostengono gli esperti dell'Afire secondo cui è tempo di tornare a puntare su alcuni mercati maturi come quello di Parigi, Shanghai, Tokyo, Singapore, Monaco, Sydney e Hong Kong. è così che nelle ultime settimane gli investitori sono tornati a pompare capitali sul mercato degli uffici della capitale francese, forti del fatto che il tasso di vacancy ha raggiunto il livello di minimo storico. Nel caso di Shanghai, invece, nonostante il boom immobiliare degli ultimi anni, gli esperti continuano a scommettere sulla fame di abitazioni che attanaglia la capitale commerciale di un paese, la Cina, che cresce ancora a ritmi del 10% all'anno. Non solo. Nella vicina Hong Kong, i prezzi delle case sono otto volte superiori a quelli di Shanghai ma il livello degli affitti è soltanto tre volte più alto a dimostrazione dell'alto rendimento garantito da un investimento nella città cinese. E cosa dire di Tokyo. Poco scosso dalla crisi dei mutui, il sistema finanziario giapponese ha continuato a mantenersi saldamente aggrappato a un basso livello di crescita dei prezzi, fermi al +1% contro il +19% della Cina e +9% del Vietnam. E questo rappresenta un forte vantaggio per chi volesse puntare sulla capitale nipponica in un'ottica di investimento ai fini locativi. Situazione molto simile a Singapore, Monaco e Sydney. Nel primo caso, il crollo delle transazioni immobiliari del 47% da inizio anno si è tradotto in una progressiva contrazione dei prezzi rendendo appetibile l'investimento nella città-stato asiatica. Nel caso di Monaco, in Germania, invece, meglio puntare sul settore degli uffici la cui domanda continua a mantenersi molto elevata nonostante la pioggia di investimenti che nel solo 2007 hanno toccato i 10 miliardi di dollari. Discorso a parte per l'Australia dove, dopo un secolo di crescita costante, i prezzi delle case dovrebbero arrivare a perdere il 30% entro il 2010 per poi iniziare a risalire. Mentre nella capitale finanziaria dell'Asia, Hong Kong, il costo degli immobili di prestigio ha registrato una flessione del 2-5% da marzo a oggi, mentre le abitazioni delle zone tradizionali del centro e di Cheung Sha Wan hanno messo il turbo recuperando rispettivamente il 35 e il 52% da inizio anno. Uno sguardo all'Europa dell'Est. Se è vero che le maggiori opportunità di investimento riguardano terre lontane, il trend di crescita dei prezzi registrato nei mesi scorsi da Global Property Watch ha evidenziato una serie di ottimi affari, poco distanti dai nostri confini nazionali. Tra il primo semestre 2007 e marzo 2008, per esempio, in Slovacchia i prezzi delle case hanno fatto segnare un vero e proprio boom aumentando del 29,30%. E questo, a fronte di una crescita del 13,09% messa a segno soltanto un anno prima. La dimostrazione che la fiammata dei prezzi a Bratislava e dintorni non ha rappresentato soltanto un fuoco di paglia è contenuta nei dati sulla crescita del valore delle case nei primi tre mesi del 2008, saliti in appena un trimestre del 3,96%. Lo stesso discorso vale anche per la Bulgaria, dove il costo delle abitazioni, in termini reali, è cresciuto nell'ultimo anno del 15,21% dopo aver messo a segno un +17,73% nei 12 mesi precedenti. Non solo. Tra gennaio e marzo 2008 i prezzi delle case a Sofia hanno continuato a salire apprezzandosi del 3,35%. Per chi non volesse andare troppo lontano, potenzialità di crescita più modeste sono presenti anche nell'isola di Cipro, dove nell'ultimo biennio il valore delle case ha segnato un apprezzamento superiore al 20%. O in Svizzera, ma in questo caso si parla di rendimenti davvero molto contenuti a fronte di un rischio paese praticamente pari a zero. Dal 2006 al 2008, infatti, il valore delle case nei cantoni elvetici ha fatto segnare un rialzo del 3,47%. (riproduzione riservata)  .

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Mutui Usa, boom pignoramenti (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Libertà" del 15-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Più in difficoltà chi ha acceso finanziamenti a tasso variabile NEW YORK - Acque sempre più agitate per i mutuatari americani, strangolati da una crisi che non sembra voler allentare la morsa. La crisi dei subprime ha causato un aumento dei tassi ipotecari e una stretta del credito, rendendo difficile la vita a milioni di famiglie. Le più penalizzate sono al momento quelle che hanno acceso mutui a tasso variabile per coronare il proprio sogno: l'acquisto della casa. Un sogno che per molti si è infranto, fra crollo dei prezzi e finanziamenti insostenibili: una situazione di difficoltà, quella del mercato immobiliare statunitense, che si protrarrà - secondo l'ex presidente della Fed, Alan Greenspan - almeno fino alla seconda metà del 2009, quando i prezzi delle case, dopo aver raggiunto il fondo si stabilizzeranno. "Per sostenere il mercato e rilanciare le vendite di immobili, stagnanti ormai da mesi, occorre favorire - è la ricetta di Greenspan - la nascita di nuove famiglie grazie all'ampliamento delle quote di immigrati qualificati, cioè che guadagnano abbastanza per poter acquistare una casa". In base ai dati diffusi dalla società specializzata RealtyTrac, in luglio sono cresciuti di ben il 184% i casi di riappropriamento della casa da parte delle banche, mentre le procedure di pignoramento hanno segnato un +55%. La variazione è su base annua, mentre su base mensile le procedure nel loro complesso hanno registrato un aumento dell' 8,0% a 272.171 unità, poco al di sotto del record di maggio. A luglio scorso inoltre sono 775.244 le proprietà immobiliari tornate nelle mani delle banche, contro le 445mila dell'intero 2007. Le difficoltà del mercato immobiliare statunitense, secondo Greenspan, sono destinate a protrarsi ancora per diversi mesi, con i prezzi delle case che toccheranno il proprio minimo e si stabilizzeranno nella prima metà del 2009. Questa "è una condizione necessaria per mettere un punto alla crisi in atto", spiega l'ex presidente della Fed, invitando il governo a evitare tasse o politiche che possano incoraggiare la crescita delle nuove costruzioni, perchè così facendo non farebbe altro che ritardare il tanto desiderato giorno in cui i prezzi delle abitazioni raggiungeranno il minimo. "L'iniziativa più efficace, ma politicamente difficile, sarebbe quella di ampliare le quote di immigrati qualificati", cioè che guadagnano abbastanza per poter acquistare una casa. La ricetta di Greenspan si basa quindi sull'incoraggiare la nascita di nuove famiglie, così da far aumentare la domanda di abitazioni. Il numero di nuove famiglie cresce annualmente di 800mila unità di cui un terzo composte da immigrati. "Circa 150mila di queste sono classificate come qualificate. Raddoppiare o triplicare questo numero - spiega - accelererebbe l'assorbimento di case invendute e aiuterebbe a far stabilizzare i prezzi". 15/08/2008.

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La tempesta perfetta - (segue dalla prima pagina) (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Repubblica, La" del 15-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Commenti LA TEMPESTA PERFETTA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Altre economie avanzate e quelle dei Paesi emergenti (il resto dell'Eurozona, Nuova Zelanda, Islanda, Estonia, Lituania e alcuni paesi dell'Europa Sudorientale) sono anch'esse sempre più vicine a un atterraggio difficile di tipo recessionario. Quando ciò accadrà, si assisterà a un drastico rallentamento delle economie dei Paesi del cosiddetto Bric (Brasile, Russia, India e Cina) e di altri mercati emergenti. Questa recessione che è in agguato a livello mondiale è alimentata da una serie di fattori: lo scoppio della bolla immobiliare negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Spagna, in Irlanda e in altri Paesi dell'Eurozona; altre bolle sul punto di scoppiare laddove il denaro e il credito sono stati troppo facili per troppo tempo; la stretta creditizia e della liquidità conseguente alla crisi dei mutui negli Stati Uniti; gli effetti negativi sulla ricchezza e sugli investimenti risultanti dalla correzione dei mercati finanziari (correzione che supera ormai globalmente il 20 per cento); gli effetti recessionari che dagli Stati Uniti si sono propagati al resto del mondo per mezzo degli scambi finanziari (gli Usa rappresentano ancora il 30 per cento del Pil mondiale); la debolezza del dollaro, che riduce la competitività dei partner commerciali degli Stati Uniti e gli effetti di tipo stagflazionistico degli alti prezzi del petrolio e delle materie prime che stanno costringendo le banche centrali ad alzare i tassi d'interesse per combattere l'inflazione, anche di fronte a seri rischi di una contrazione della crescita e di instabilità finanziaria. I dati ufficiali suggeriscono che l'economia americana sia già entrata in recessione con il primo trimestre di quest'anno. L'economia si è ripresa ? seguendo una curva a doppio picco negativo, vale a dire, una recessione con una curva analoga a una W nel secondo trimestre ? sostenuta dagli effetti momentanei dei tagli fiscali per un ammontare equivalente a 100 miliardi di dollari. Questi effetti, tuttavia, svaniranno con la fine dell'estate. La Gran Bretagna, la Spagna e l'Irlanda seguono sviluppi analoghi, dettati dallo sgonfiarsi delle rispettive bolle immobiliari e da un eccessivo indebitamento che agisce da zavorra sulle vendite, portando quindi alla recessione. Anche in Italia, Francia, Grecia, Portogallo, Islanda e nei Paesi Baltici si assiste a un inizio di indebolimento dei mercati immobiliari. Non sorprende dunque che gli indici di fiducia relativi alla produzione, alle vendite, al consumo e quello delle imprese siano in calo in tutta l'Eurozona. Nelle altre parti del mondo, anche l'economia giapponese è sofferente. Il Giappone è finora cresciuto, seppure modestamente, per due motivi: un export forte verso gli Stati Uniti e la debolezza dello yen. Ma ora le esportazioni verso gli Stati Uniti vanno diminuendo e lo yen si è rafforzato. Inoltre, in un paese che importa l'intero fabbisogno di idrocarburi, il caro-petrolio, sommato a un calo della redditività e della fiducia, sta spingendo il Giappone verso la recessione. L'ultima delle economie del G7, il Canada, avrebbe dovuto beneficiare dagli alti prezzi dell'energia e delle materie prime, eppure, nel primo trimestre, a causa della contrazione dell'economia statunitense, il Pil del Canada è calato. Difatti, tre quarti dell'export canadese sono destinati agli Stati Uniti, mentre la domanda dal resto del mondo rappresenta solo un quarto del suo Pil. Quindi, tutte le economie del G7 hanno preso la via della recessione. Altre economie di minori dimensioni (più che altro i nuovi membri della Ue, i cui deficit delle partite correnti sono consistenti) rischiano di dover affrontare una inversione del flusso dei capitali, un fenomeno che forse si sta già verificando in Lituania e in Estonia, così come in Islanda e in Nuova Zelanda. La recessione del G7 porterà a un marcato rallentamento della crescita nei mercati emergenti ed è probabile che capovolga la situazione dell'economia globale facendola entrare in recessione. Si parla qui di economie che dipendono dalle esportazioni verso gli Stati Uniti e verso l'Europa e che presentano inoltre dei surplus delle partite correnti (Cina, la maggior parte dell'Asia e degli altri Paesi emergenti) e che di conseguenza risentiranno della recessione dei paesi del G7. Quelle economie dove il deficit delle partite correnti è consistente (India, Sudafrica e oltre altre 20 economie dell'Europa dell'Est, dal Baltico alla Turchia) potrebbero subire gli effetti negativi della crisi del credito a livello globale. I paesi esportatori di materie prime (Russia, Brasile e altri paesi mediorientali, asiatici, africani e latinoamericani) subiranno gli effetti della recessione delle economie del G7 e del rallentamento globale, in quanto i prezzi dell'energia e di altre materie prime saranno trascinati al ribasso, anche di un 30 per cento. I Paesi che hanno lasciato che la propria valuta si apprezzasse in relazione al dollaro risentiranno gli effetti di un drastico calo della crescita delle esportazioni. I Paesi dove l'inflazione sale e sta raggiungendo valori a due cifre saranno costretti ad alzare i tassi d'interesse, mentre altri Paesi dove l'inflazione è alta perderanno competitività sul fronte delle esportazioni. La caduta dei prezzi del petrolio e delle materie prime ? già calate di un 15 per cento dai picchi ? in qualche modo attenuerà gli effetti di tipo stagflazionistico nell'economia del mondo, ma ciò non impedisce che l'inflazione, a causa di un circolo vizioso del rialzo dei prezzi, dei salari e dei costi, abbia sempre più peso. Ciò agisce contro la capacità di manovra delle banche centrali per rispondere ai rischi di una mancata crescita o di una crescita negativa. Nelle economie avanzate, tuttavia, l'inflazione sarà un problema secondario per le banche centrali verso la fine dell'anno, in quanto la stagnazione dei mercati dei prodotti riduce la capacità delle imprese di aggiustare i prezzi e una maggiore disoccupazione ostacola l'aumento dei salari. Quello che è certo, è che tutte le banche centrali delle economie del G7 sono preoccupate dell'aumento sia pure momentaneo dell'inflazione complessiva e minacciano tutte di alzare i tassi d'interesse. In ogni caso, il rischio di una grave recessione ? e di una grave crisi del settore banche e finanziaria ? alla fine costringerà tutte le banche centrali del gruppo del G7 ad abbassare i tassi d'interesse. Il problema è che, in particolare fuori dagli Stati Uniti, questo allentamento della politica monetaria avverrà soltanto quando nei Paesi del G7 la recessione globale avrà messo radici. A quel punto, le politiche messe in atto per contrastarla saranno troppo limitate e arriveranno troppo tardi per essere in grado di prevenirla. L'autore è professore di economia alla Stern School of Business della New York University, è presidente della RGE Monitor (www. rgemonitor. com) Traduzione di Guiomar Parada Copyright: Project Syndicate, 2008. www. project-syndicate. org.

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Per la prima volta dalla sua nascita Eurolandia deve fare i conti con un'economia in (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 15-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ATTUALITÀ Per la prima volta dalla sua nascita Eurolandia deve fare i conti con un'economia in ... di Redazione - 15-08-2008 Per la prima volta dalla sua nascita Eurolandia deve fare i conti con un'economia in contrazione. Nel secondo trimestre il Pil è calato dello 0,2% rispetto ai primi tre mesi dell'anno. Un dato che era nell'aria da giorni e che è apparso inevitabile non appena si sono diffuse le voci - ieri confermate dai dati ufficiali - di un brusco rallentamento della Germania. I più influenti think tank d'Europa stanno ora cercando di capire cosa è andato storto. Tra questi anche il Ceps, il Centro per gli Studi di Politiche Europee diretto da Daniel Gros, economista di lungo corso e già ricercatore presso il Fondo Monetario Internazionale e la Commissione europea. Prof. Gros, nel primo trimestre si parlava di rallentamento dell'economia europea. Oggi di contrazione. Che succede? Che la crescita risultasse negativa nei Paesi dell'euro in cui è scoppiata la bolla immobiliare non mi sorprende. Parlo di Spagna, Irlanda e, in parte, anche della Francia. Per la Germania occorre invece fare una media tra il dato del Pil del primo trimestre (+1,3%) e quello del secondo trimestre (-0,5%), in quanto il ritmo di crescita che si è visto nei primi tre mesi dell'anno non era sostenibile nel medio periodo. Non è una sorpresa dunque? Personalmente, al pari di altri, ho sottovalutato un fattore di rischio: la Germania non è in bolla immobiliare, ma dipende molto dalle esportazioni verso Paesi che accusano un rallentamento. Ad essere più precisi i flussi commerciali nei confronti di queste nazioni non si stanno ancora contraendo, ma risultano certamente indeboliti. Insomma, la Germania soffre perché soffrono gli altri. Quindi anche la locomotiva tedesca si sta fermando? Diciamo che la Germania non può fare da locomotiva perché non ha una domanda domestica che lo permette. La domanda interna non è più debole come qualche anno fa, ma continua a essere insufficiente. Nel secondo trimestre gli Stati Uniti sono cresciuti dell'1,9 per cento. Eppure proprio negli Usa è deflagrata la crisi del subprime e il credit crunch. Come spiega questa discrepanza con l'Europa? Gli Stati Uniti beneficiano del dollaro debole che spinge le esportazioni. Bisogna però aspettare i dati del prossimo trimestre. È diffusa la convinzione che la domanda rimarrà debole. Mentre in Europa i problemi della domanda saranno probabilmente limitati ai casi di Spagna, Irlanda e Grecia. È allora verosimile una ripresa più rapida dell'economia europea piuttosto che di quella statunitense. Con il senno di poi, la Bce avrebbe potuto evitare di alzare i tassi lo scorso 3 luglio? L'Eurotower ha investito nel futuro. In quanto a inflazione, gli Stati Uniti avranno più problemi di quanti non ne avrà l'eurozona. In un certo senso, si può dire che la Bce è stata sfortunata perché non appena ha alzato i tassi la bolla delle commodity si è bruscamente invertita. E anche l'euro è sceso. Forse quell'aumento non era così necessario. Ma quando si è deciso c'erano tutte le ragioni per aumentare i tassi. Ora credo che i tassi rimarranno fermi. Tutto dipenderà dal petrolio. Già, cosa muove il petrolio? Stiamo parlando di un bene molto durevole. I produttori possono decidere se estrarlo adesso o fra qualche anno. Tutto si decide sul piano delle aspettative. Se ci si attende che la crescita cinese continuerà su questi ritmi, il prezzo del greggio rimarrà per forza alto, perché si preferirà rimandare l'estrazione nel futuro. Al contrario, se dovessero cambiare le attese sulla Cina, il prezzo potrebbe crollare in fretta. Come di fatto è successo di recente. Ma è così importante la Cina per il petrolio? Sì, anche se adesso la crescita della Cina evidenzia dei limiti. Ricordo che sono venuti meno i sussidi che gonfiavano la domanda di greggio. Per cui ora, anche se la crescita cinese non rallenterà, la domanda di barili sarà più sensibile alle fluttuazioni dei prezzi. Che dire invece della solidità degli Stati europei. Sono a rischio i parametri di Maastricht? È già chiaro che Spagna e Irlanda riporteranno presto un deficit superiore al 3%. Quale sarà la reazione della Ue? I parametri di Maastricht sono stati pensati per Paesi con un elevato debito pubblico come per esempio, l'Italia. D'altra parte, Irlanda e Spagna hanno un ridotto livello di indebitamento. Anche se sforano il tetto del 3%, la stabilità dell'Unione monetaria non è in pericolo. Avranno però infranto il patto e la Commissione sosterrà la logica della "stessa regola per tutti". L'euro ne uscirà ulteriormente indebolito? L'andamento di breve periodo è difficilmente pronosticabile. Ma nel medio-lungo periodo alcuni squilibri dovranno essere riassorbiti. Prevedo dunque che il deprezzamento dell'euro nei confronti del dollaro continuerà anche nei prossimi anni. Ci sarà anche un aumento dei default corporate in Eurolandia? In parte è inevitabile. Ma con un euro più debole e il petrolio in calo, unitamente a un tasso di espansione del credito che si mantiene sostenuto, non vedo il rischio di un'impennata.

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La discesa dell'euro andrà avanti (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 15-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ATTUALITÀ "La discesa dell'euro andrà avanti" Gros (Ceps): "La frenata europea era attesa. La Bce terrà fermi i tassi. E la divisa comune perderà terreno sul dollaro" di Redazione - 15-08-2008 Per la prima volta dalla sua nascita Eurolandia deve fare i conti con un'economia in contrazione. Nel secondo trimestre il Pil è calato dello 0,2% rispetto ai primi tre mesi dell'anno. Un dato che era nell'aria da giorni e che è apparso inevitabile non appena si sono diffuse le voci - ieri confermate dai dati ufficiali - di un brusco rallentamento della Germania. I più influenti think tank d'Europa stanno ora cercando di capire cosa è andato storto. Tra questi anche il Ceps, il Centro per gli Studi di Politiche Europee diretto da Daniel Gros, economista di lungo corso e già ricercatore presso il Fondo Monetario Internazionale e la Commissione europea. Prof. Gros, nel primo trimestre si parlava di rallentamento dell'economia europea. Oggi di contrazione. Che succede? Che la crescita risultasse negativa nei Paesi dell'euro in cui è scoppiata la bolla immobiliare non mi sorprende. Parlo di Spagna, Irlanda e, in parte, anche della Francia. Per la Germania occorre invece fare una media tra il dato del Pil del primo trimestre (+1,3%) e quello del secondo trimestre (-0,5%), in quanto il ritmo di crescita che si è visto nei primi tre mesi dell'anno non era sostenibile nel medio periodo. Non è una sorpresa dunque? Personalmente, al pari di altri, ho sottovalutato un fattore di rischio: la Germania non è in bolla immobiliare, ma dipende molto dalle esportazioni verso Paesi che accusano un rallentamento. Ad essere più precisi i flussi commerciali nei confronti di queste nazioni non si stanno ancora contraendo, ma risultano certamente indeboliti. Insomma, la Germania soffre perché soffrono gli altri. Quindi anche la locomotiva tedesca si sta fermando? Diciamo che la Germania non può fare da locomotiva perché non ha una domanda domestica che lo permette. La domanda interna non è più debole come qualche anno fa, ma continua a essere insufficiente. Nel secondo trimestre gli Stati Uniti sono cresciuti dell'1,9 per cento. Eppure proprio negli Usa è deflagrata la crisi del subprime e il credit crunch. Come spiega questa discrepanza con l'Europa? Gli Stati Uniti beneficiano del dollaro debole che spinge le esportazioni. Bisogna però aspettare i dati del prossimo trimestre. È diffusa la convinzione che la domanda rimarrà debole. Mentre in Europa i problemi della domanda saranno probabilmente limitati ai casi di Spagna, Irlanda e Grecia. È allora verosimile una ripresa più rapida dell'economia europea piuttosto che di quella statunitense. Con il senno di poi, la Bce avrebbe potuto evitare di alzare i tassi lo scorso 3 luglio? L'Eurotower ha investito nel futuro. In quanto a inflazione, gli Stati Uniti avranno più problemi di quanti non ne avrà l'eurozona. In un certo senso, si può dire che la Bce è stata sfortunata perché non appena ha alzato i tassi la bolla delle commodity si è bruscamente invertita. E anche l'euro è sceso. Forse quell'aumento non era così necessario. Ma quando si è deciso c'erano tutte le ragioni per aumentare i tassi. Ora credo che i tassi rimarranno fermi. Tutto dipenderà dal petrolio. Già, cosa muove il petrolio? Stiamo parlando di un bene molto durevole. I produttori possono decidere se estrarlo adesso o fra qualche anno. Tutto si decide sul piano delle aspettative. Se ci si attende che la crescita cinese continuerà su questi ritmi, il prezzo del greggio rimarrà per forza alto, perché si preferirà rimandare l'estrazione nel futuro. Al contrario, se dovessero cambiare le attese sulla Cina, il prezzo potrebbe crollare in fretta. Come di fatto è successo di recente. Ma è così importante la Cina per il petrolio? Sì, anche se adesso la crescita della Cina evidenzia dei limiti. Ricordo che sono venuti meno i sussidi che gonfiavano la domanda di greggio. Per cui ora, anche se la crescita cinese non rallenterà, la domanda di barili sarà più sensibile alle fluttuazioni dei prezzi. Che dire invece della solidità degli Stati europei. Sono a rischio i parametri di Maastricht? È già chiaro che Spagna e Irlanda riporteranno presto un deficit superiore al 3%. Quale sarà la reazione della Ue? I parametri di Maastricht sono stati pensati per Paesi con un elevato debito pubblico come per esempio, l'Italia. D'altra parte, Irlanda e Spagna hanno un ridotto livello di indebitamento. Anche se sforano il tetto del 3%, la stabilità dell'Unione monetaria non è in pericolo. Avranno però infranto il patto e la Commissione sosterrà la logica della "stessa regola per tutti". L'euro ne uscirà ulteriormente indebolito? L'andamento di breve periodo è difficilmente pronosticabile. Ma nel medio-lungo periodo alcuni squilibri dovranno essere riassorbiti. Prevedo dunque che il deprezzamento dell'euro nei confronti del dollaro continuerà anche nei prossimi anni. Ci sarà anche un aumento dei default corporate in Eurolandia? In parte è inevitabile. Ma con un euro più debole e il petrolio in calo, unitamente a un tasso di espansione del credito che si mantiene sostenuto, non vedo il rischio di un'impennata.

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Pil inglese in cura dimagrante (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 15-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

SETTIMANA IN NUMERI Pil inglese in cura dimagrante di Redazione - 15-08-2008 Gran Bretagna in recessione? Le anticipazioni sul pil del secondo trimestre segnalano un +0,2% sul precedente +1,6%. Tuttavia non va escluso che dalla lettura di venerdì 22 agosto possano arrivare brutte sorprese. Del resto il pessimo andamento di alcune statistiche non lascia presagire nulla di buono. Ad esempio, nel secondo trimestre 2008 la produzione industriale ha accusato una frenata dello 0,5%, mentre le costruzioni hanno rallentato dello 0,7 per cento. Senza contare la bolla immobiliare che sta provocando disastri nelle tasche delle famiglie. Non a caso il Fondo monetario internazionale ha tagliato le stime del pil 2008 (a +1,4% da +1,8%) e 2009 (a 1,1% da 1,7%). Al numero 10 di Downing Street qualcosa sanno già. Il ministro delle finanze Alistair Darling ha espresso al Times la sua preoccupazione: "Il rallentamento congiunturale - ha spiegato - è peggiore del previsto e non ci sono risorse supplementari per sostenere la spesa pubblica". Il debito dello Stato a fine giugno è arrivato al 38,3% del pil, ma tenendo conto degli oneri sostenuti per il salvataggio di Northern Rock, il colosso del credito travolto dalla crisi dei mutui, si arriva al 44,2 per cento. Come non bastasse, il deficit statale ha raggiunto i più alti livelli dal 1946, con il passivo salito a 24,4 miliardi di sterline (oltre 31 miliardi di euro) nel secondo trimestre 2008. E i segnali di difficoltà non finiscono qui: le vendite al dettaglio a giugno hanno registrato una flessione del 3,9% mensile (il calo più marcato dal 1986), mentre i mutui approvati in giugno sono scesi ai minimi storici e i prezzi delle abitazioni a luglio sono diminuiti del 4,4 per cento. Insomma si annunciano tempi duri per i sudditi della regina Elisabetta. Va detto però che non si possono lamentare troppo: è dal 1991 che l'Inghilterra non conosce la parola recessione. Un track record di 68 trimestri in positivo che fa sbiancare altri Paesi dell'Occidente. Infine, anche dai pozzi del mare del Nord non arrivano buone notizie: le estrazioni di barili di greggio cominciano a peggiorare. Saranno "lacrime e sangue"? Probabilmente no, ma una cura dimagrante sarà il minimo.

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Il costo della vita balza al 5,6%, record da 17 anni (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-08-15 - pag: 2 autore: Il costo della vita balza al 5,6%, record da 17 anni Luca Veronese NEW YORK. Dal nostro inviato Inflazione da record a luglio negli Stati Uniti. L'indice dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,8% rispetto a giugno: il doppio di quanto si attendevano gli analisti. Mentre anno su anno, i prezzi sono aumentati del 5,6 per cento: con un balzo che non si vedeva dal 1991. La spinta decisiva è arrivata da petrolio e alimentare ma i rincari hanno riguardato anche le altre categorie di consumo incluse nel paniere tanto che il core index - l'indice depurato da energia e cibo - ha fatto segnare una crescita del 2,5% rispetto al luglio del 2007. E negli ultimi mesi ha tenuto un ritmo del 3,5% su base annua. Quelli sull'inflazione di luglio sono tutti dati non attesi, molto preoccupanti e ben lontani dagli obiettivi fissati dalla Federal Reserve che per l'inflazione core considera accettabili nel lungo periodo livelli compresi tra l'1,5% e il 2 per cento. Toccherà ora a Ben Bernanke decidere quale politica monetaria adottare. Se mantenere fermi i tassi di interesse al 2%- come ha fatto negli ultimi due meeting – per non deprimere ulteriormente l'economia americana già alle prese con la crisi del credito e il rallentamento della spesa privata. O se invece alzarli per cercare di contrastare subito il pericolo inflazione. Considerato il rallentamento delle quotazioni del greggio nelle ultime tre settimane, il rafforzamento del dollaro nei confronti dell'euro, e i dati degli ultimi giorni (tra consumi in calo, disoccupazione e mercato immobiliare in discesa) la Federal Reserve potrebbe – secondo gli esperti – lasciare i tassi invariati per valutare successivamente la consistenza di questi movimenti. Nel dettaglio, il prezzo della benzina è cresciuto rispetto a giugno del 4,1% (il comparto energetico del 4% complessivo), il gas naturale del 7,4. Alimentari e bevande hanno subito un rincaro dello 0,9%; i prezzi delle case, che formano circa il 40% dell'indice, sono aumentati dello 0,6%, con gli affitti saliti dello 0,3 per cento. Ma i listini dell'abbigliamento hanno avuto una variazione dell'1,2% (la più alta degli ultimi dieci anni tra giugno e luglio). E i trasporti sono cresciuti dell' 1,7 per cento. A significare che la corsa dei prezzi dell'energia ha già cominciato a intaccare –a partire dalla produzione di beni e servizi – alcuni settori dell'economia. Non si ferma intanto la crisi dell'immobiliare: con i proprietari di casa (non più solo quelli classificati come subprime) che faticano a pagare la rata del mutuo. A luglio i pignoramenti di case da parte delle banche sono quasi triplicati: +184%, il massimo incremento da quando è iniziata la raccolta di questi dati, nel gennaio 2005. E le procedure d'insolvenza sui mutui sono salite del 55% rispetto allo stesso mese del 2007. Lo rileva RealtyTrac, società di Irvine, in California, specializzata nelle ricerche del settore, sottolineando di nuovo che "il calo dei prezzi immobiliari riduce il valore dell'investimento di chi ha comprato casa, fenomeno che a sua volta accelera il declino del comparto abitativo, con effetti negativi sull'intera economia". Oltre 272mila proprietà, pari ad una ogni 464 famiglie Usa, hanno ricevuto avviso di avvio o conclusione di procedura d'asta: l'incidenza più elevata si è riscontrata in California e nel Nevada. Sulle difficoltà del comparto immobiliare e sulle reazioni a catena sul credito è intervenuto Alan Greenspan. In un'intervista al Wall Street Journal, l'ex presidente della Federal Reserve ha bocciato il piano di salvataggio su Fannie Mae e Freddie Mac, i due colossi americani dei prestiti sulla casa. La risposta del Governo americano è stata "cattiva " anche se "inevitabile", perché non c'erano argomenti credibili "per sostenere il salvataggio di Bear Stearns e non quello di Freddie e Fannie ". Greenspan prevede che i prezzi delle case negli Stati Uniti continueranno a scendere fino a toccare il minimo e stabilizzarsi "nella prima metà del 2009". Per il comparto immobiliare si deve – secondo Greenspan – agire sulla domanda: "Ampliando le quote di immigrati qualificati " in grado di acquistare un'abitazione o favorendo la creazione di nuove famiglie. luca.veronese@ilsole24ore.com PICCO O TENDENZA Sui dati di luglio non si erano ancora fatte sentire la recente frenata delle materie prime e la ripresa del dollaro Stop ai tagli. Il presidente della Fed, Ben Bernanke REUTERS.

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Kupchan: ben venga l'ossessione del risparmio energetico (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Corriere della Sera" del 15-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-08-15 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE L'intervista Kupchan: ben venga l'ossessione del risparmio energetico DAL NOSTRO INVIATO PARIGI - "Una delle cause della crisi è l'enorme aumento della domanda globale, provocata dal fatto che in Cina e India nasce la classe media, e su questo c'è poco da fare. Ma i consumatori occidentali stanno cambiando le loro abitudini, e questo non significa solo depressione e austerità. Siamo nel mezzo di una sorta di rivoluzione, non necessariamente negativa". Charles Kupchan, senior fellow al Council on Foreign Relations, professore alla Georgetown University di Washington e direttore della sezione "affari europei" del National Security Council nella prima amministrazione Clinton, è uno dei migliori osservatori delle società sulle due sponde dell'Atlantico. Per la prima volta l'economia europea ha segno negativo. I cittadini di tutto il continente riducono i consumi. E' una fase passeggera? "Non è solo una temporanea mancanza di fiducia. Esistono cause profonde rafforzate dalle paure dei consumatori. L'esplosione della bolla immobiliare e dei mutui subprime in America ha finito per coinvolgere tutta l'economia, e la gente deve fare fronte ad aumenti dei prezzi senza precedenti. Questo è grave, perché la crescita era in parte fondata sugli alti consumi". Colpa anche di una politica assente? "In America, rispetto all'Europa, siamo meno abituati a usare in economia gli strumenti della politica, comunque dobbiamo accettare il fatto che non ci sono facili rimedi. I governi europei poi sono molto deboli. Non è un caso: la globalizzazione tende a dividere la società in vincitori e vinti, a polarizzare gli elettorati. E' difficile raccogliere un sostegno bipartisan per fare dolorose riforme economiche". Si diffonde la paura del futuro. "La manifestazione più visibile di questo negli Stati Uniti è il cambiamento delle abitudini nel settore dei trasporti. La gente affolla i trasporti pubblici, milioni di persone che si erano comprate il pick-up o il Suv ora lo svendono a metà prezzo, o semplicemente lo lasciano in garage perché è troppo costoso guidarlo". Quali conseguenze politiche? "Le elezioni si avvicinano, tutti vogliono conquistare gli elettori degli swinging States del Mid-West, proprio quelli più colpiti dalla globalizzazione. Non mi aspetto un' amministrazione Obama protezionista, ma neppure entusiasta sostenitrice di ulteriori liberalizzazioni. Poi ci sono le altrettanto importanti implicazioni geopolitiche". Quali? "Nel futuro più vicino, i Paesi non democratici avranno prestazioni economiche migliori. Cina, Russia, i Paesi ricchi di petrolio del Golfo Persico saranno al vertice dell'economia globale. La Russia è già talmente sicura ". di sé da permettersi di invadere la Georgia Un quadro pessimistico. "Non in assoluto, solo a breve termine. Per questo secondo me di questi tempi è importante mantenere buone relazioni con quei Paesi". Non è una resa a regimi antidemocratici? "Occorre equilibrio, e a mio parere John McCain sbaglia a parlare di appeasement con la Russia. Mosca è stata in parte provocata dalle azioni della Georgia. E c'è troppo in ballo per stabilire che a Mosca è tornato l'Impero del Male". Quando possiamo aspettarci un'inversione di tendenza? "Ho la sensazione che il peggio non sia ancora arrivato. Spero in un ritorno del segno positivo nella seconda metà dell'anno prossimo, anche grazie agli aggiustamenti delle abitudini dei consumatori". Ma sono aggiustamenti solo psicologici, o hanno un effetto reale? "I comportamenti dei cittadini sono importanti, funzionano. Il prezzo del petrolio sta cominciando a scendere perché la domanda di benzina si è ridotta. E le case automobilistiche sono costrette a produrre auto ibride sempre più efficienti". E' questa la rivoluzione in atto? "Sì, almeno negli Usa c'è una sensibilità su questi temi che non è mai esistita prima. Non si può accendere la radio o la tv senza sentir parlare di risparmio energetico. E' diventata un'ossessione nazionale". Vincerà il pessimismo o la fiducia nel progresso tecnologico, quell'atteggiamento rassicurante e positivista che si trova per esempio in una rivista come Wired? "Spero in quest'ultimo esito. Nella mensa della Georgetown ora non abbiamo più posate di plastica derivate dal petrolio, ma splendide forchette biodegradabili. E' un'inezia, naturalmente, ma dice qualcosa dei progressi in atto". Stefano Montefiori.

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Di Giancarlo Pagan Il secondo trimestre tedesco (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Gazzettino, Il" del 15-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di Giancarlo Pagan Il secondo trimestre tedesco ... di Giancarlo PaganIl secondo trimestre tedesco si chiude con un Pil in calo dello 0,5\%, la Francia segna un meno 0,3\%. Negli Stati Uniti le richieste di sussidio di disoccupazione sono salite a 450 mila, l'inflazione è ai massimi da 17 anni... Un bollettino di guerra. Tuttavia l'impressione è che sia il fotofinish di una situazione già evoluta. E in meglio. Questa è l'opinione di Alberto Quadrio Curzio, uno dei più ascoltati economisti italiani, che non è pessimista. Sempre che - avverte - "tutte le tessere si incasellino al posto giusto"."Ci sono due considerazioni di fondo - spiega - gli effetti della crisi finanziaria e dell'impennata delle materie prime si sono riversate sull'economia reale in ritardo. L'aumento del petrolio prima fa salire il tasso di inflazione. Solo dopo, quando la gente si accorge che il costo della vita è cresciuto, si riducono i consumi e, a cascata, rallenta la produzione industriale".- Siamo a questo punto?"Sì. Il doppio effetto della crisi dei mutui subprime e della fiammata speculativa sulle materie prime si è riversata nell'economia reale. L'Europa e gli Stati Uniti patiscono più di Cina e India perché non possono tagliare i costi, in particolare quello del lavoro, quindi la loro competitività ne soffre".- Ma la tempesta finanziaria è superata o no?"Stiamo constatandone gli effetti. Ha inciso sul costo del credito, non tanto perché la Bce ha aumentato i tassi, quanto perché la crisi di fiducia nel sistema creditizio ha spinto verso l'alto l'Euribor, ossia il tasso con il quale le banche si prestano il denaro tra di loro e che funge da parametro per i mutui casa e per gli investimenti industriali. Il risultato è che le famiglie hanno meno soldi a disposizione per consumare, ma anche le imprese hanno meno risorse per svilupparsi".- Come ne usciamo?"Non tutta l'Europa è nella stessa condizione. Germania, Francia e, le suonerà strano, anche l'Italia sono messe meglio..."- E il battaje sulla Spagna che ci supera?"Gonfiato. Il boom spagnolo è cresciuto su una bolla immobiliare e sul turismo low cost, non è solido. Invece il Nord Italia manufatturiero ha tenuto moltoIl sec bene, tanto che la nostra quota di export è aumentata. L'industria ha reagito con le esportazioni al calo della domanda interna".- La franata sarà ancora lunga?"La ripresa dovrebbe cominciare nel 2009. Ci sono però due incognite. La prima vale per tutti ed è il prezzo del petrolio. Se torna a salire, l'economia non ripartirà tanto presto. Per noi che abbiano un deficit energetico di 60 miliardi di euro sarebbe disastroso".- La seconda incognita?"Riguarda l'Europa. Non si può implorare la Bce di ridurre i tassi. L'Eurotower fa il suo dovere, che è quello di tenere sotto controllo l'inflazione. Il problema è che manca del tutto una politica economica europea".- Questo presuppone una riforma istituzionale della Ue che, visti gli esiti dei referendum, non sembra a portata di meno..."Eppure è la chiave. Il pil dell'Europa a 27 ammonta 12 mila miliardi di euro. Il pil di Eurolandia a 9 mila miliardi. Stiamo parlando della più grande potenza economica mondiale. E con questo volume di ricchezza, il bilancio comunitario è di appena 100 miliardi di euro. Ridicolo. Per tornare a crescere l'Europa ha bisogno di un massiccio piano di investimenti. Per finanziarlo basta emettere titoli pubblici europei. Un indebitamento pari solo al 4\% del prodotto interno dell'Europa a 27 consentirebbe di raccogliere 500 miliardi da destinare allo sviluppo di infrastrutture, alla ricerca, a nuove fonti energetiche... Il 4\% di indebitamento è un'inezia, visto che i parametri di Maastricht tollerano un debito pubblico pari al 60\% del pil".- A proposito, l'Italia, con il suo 104\% di indebitamento sul Pil, come se la cava?"Il macigno resta. E con l'aumento dei tassi di interesse ci costa più caro: 70 miliardi di euro l'anno, che invece di essere destinati allo sviluppo se ne vanno in rendite".- La finanziaria di Tremonti è la ricetta giusta?"Ha elementi positivi, innanzitutto la rapidità. Poi, nel merito, gran parte della manovra, ossia 30 miliardi, è costituita da tagli alla spesa. Le nuove entrate sono 6 miliardi e non pesano sui cittadini".- Non è che la Robin tax prima o poi si scaricherà sui consumatori?"Basta controllare, è facile. Si tratta di banche e del settore energetico, mica di centomila soggetti. Se infine dovesse andare in porto la riforma della Pubblica amministrazione, un taglio del 25\% degli oneri amministrativi farebbe aumentare il pil dello 0,4\%. Significherebbe raddoppiare la crescita economica".

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Zapatero rilancia: 20 miliardi di euro per tornare a crescere (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Manifesto, Il" del 16-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

SPAGNA Zapatero rilancia: 20 miliardi di euro per tornare a crescere "Abbiamo di fronte due anni complicati, ma dal 2010 l'economia spagnola tornerà a crescere a un tasso di almeno il 3%". E' quanto ha annunciato ieri Josè Luis Zapatero al termine del consiglio dei ministri che ha messo a punto un pacchetto di misure per rilanciare l'economia. Che - è stato ufficiliazzato proprio ieri dall'Ine, l'Istat iberico - nel secondo trimestre è cresciuta di appena lo 0,1%. In totale il piano di rilancio prevede ventiquattro misure che erano state messe a punto dalla Commissione Affari Economici (alla quale hanno partecipato tutti i ministri dei dicasteri economici) che si era riunita mercoledì presieduta dallo stesso Zapatero che aveva interrotto le ferie per tornare a Madrid. Per sottolineare la gravità della situazione, basti dire che è la prima volta che una riunione di quest'importanza si svolge in pieno agosto, durante le ferie dell'Esecutivo. Zapatero ha voluto così rispondere alle accuse di immobilismo che gli erano piovute dall'opposizione riguardo alle questioni economiche. Una parte consistente delle misure illustrate ieri durante la conferenza stampa riguarda le piccole e medie imprese (pmi) la cui legislazione sarà snellita: avranno un più facile accesso ai finanziamenti e dovranno rispettare meno obblighi amministrativi. Per loro saranno stanziati 2 miliardi di euro sia per il 2009 che per il 2010. Zapatero si è anche impegnato a potenziare il trasporto di merci su ferro per "migliorare la competitività e la concorrenza". Un tema caldo è quello della casa: è stato deciso di dare impulso alla costruzione di alloggi popolari (e la cosa sarà molto utile visto il blocco attaule dell'attività edilizia) che saranno dati in affitto alle famiglie a più basso reddito. A questo piano (Vivienda de protecciòn oficial) saranno destinati 5 miliardi di euro, attraverso una linea di credito che il governo aprirà con l'Ico. Inoltre è stato deciso di sopprimere la tassa sul patrimonio per lasciare nelle mani delle famiglie un po' più di denaro. Infine, è stato deciso di accelerare un ampio recepimento della direttiva Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi nel mercato interno. Complessivamente il governo mette sul piatto della lotta alla recessione una somma che si aggira attorno ai 20 miliardi di euro spalmati su 2 anni. Intanto ieri è stato anticipato da Bloomberg (sulla base dei dati della banca centrale spagnola) un nuovo dato che segnala le difficoltà del sistema creditizio spagnolo: i prestiti concessi dalla Banca Centrale europea alle banche spagnole sono cresciuti a luglio al livello record di 49,4 miliardi di euro, contro i 18 miliardi di un anno fa. La Spagna è alle prese con una crisi di liquidità legata soprattutto allo scoppio della bolla immobiliare, e l'indebitamento verso la Bce aumenta a ritmi superiori rispetto ad altre nazioni. La quota di prestiti Bce della Spagna è così salita al 10,8% dal 4% dello scorso anno.

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Tasso di inflazione alle stelle. Niente tregua per il mercato immobiliare (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Manifesto, Il" del 16-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

USA Crescita dei prezzi mai così sostenuta dal 1991: +5,6% annuale. Aumentano i pignoramenti del 55% e scende il prezzo delle case Tasso di inflazione alle stelle. Niente tregua per il mercato immobiliare Carlo Leone Del Bello Nuovo picco dell'inflazione Usa a luglio: i prezzi non crescevano così tanto da 17 anni. Si fa ora difficile il compito della banca centrale, che non può soffocare l'economia né permettere all'inflazione di raggiungere i livelli degli anni '70. Continua intanto la depressione del mercato immobiliare: aumentano i pignoramenti e seguita a scendere il prezzo di vendita delle case. Sul lato occupazionale le cose non vanno meglio. Se da un lato calano le richieste settimanali di nuovi sussidi, queste rimangono abbondantemente sopra il livello di guardia. L'indice dei prezzi al consumo, così come rilevato dal dipartimento del lavoro Usa, è salito in un solo mese dello 0,8%. Rispetto allo scorso anno, l'indice è cresciuto del 5,7%. Era dal 1991 che non si registrava un tasso di inflazione così elevato. Ulteriore cattiva notizia è che questa volta anche l'indice core, che esclude merci "volatili" quali cibo ed energia, è cresciuto dello 0,3% su base mensile e del 2,5% su base annuale. Ma ciò che preoccupa maggiormente è l'accelerazione che ha avuto il tasso di crescita dei prezzi negli ultimi tre mesi: se l'inflazione tenesse questo ritmo, in un anno raggiungerebbe quota 10,6%. Occhi puntati dunque sulla Federal reserve, la banca centrale americana, che a settembre dovrà decidere sulla strategia di politica monetaria da adottare. Nonostante ad agosto i prezzi della benzina e delle granaglie siano calati infatti, non è che questi siano tornati al livello di due anni fa, e quindi la Fed di Ben Bernanke dovrà comunque decidere se lottare contro l'inflazione o sostenere un'economia pericolosamente sull'orlo della recessione. Non si vede intanto il fondo della caduta del mercato immobiliare. Secondo l'associazione americana degli immobiliaristi, il prezzo medio delle abitazioni già esistenti è sceso del 7,6% nell'ultimo trimestre, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Seguitano nel frattempo ad aumentare i pignoramenti (foreclosures in inglese) delle abitazioni dei mutuatari insolventi. Più di 272 mila famiglie hanno visto iniziare, loro malgrado, il procedimento di pignoramento, che porterà al ripossesso della casa da parte della banca. Rispetto allo scorso luglio, quando la crisi era agli inizi, le foreclosures mensili (non cumulative) sono aumentate del 55%. Pessimista anche Alan Greenspan, da molti ritenuto responsabile della bolla immobiliare ma che ora prevede che non si raggiungerà il fondo della crisi abitativa prima del 2009, o forse anche oltre. Secondo l'ex banchiere centrale, intervistato dal Wall Street Journal, ci sarebbero oltre 800 mila abitazioni in eccesso sul mercato, e non sarà facile smaltirle. La casa che vale di meno del prezzo a cui la si è acquistata non è però l'unico problema che fronteggiano i cittadini statunitensi. Il mercato del lavoro infatti è anch'esso in difficoltà, nonostante siano diminuite a 450 mila le richieste settimanali di nuovi sussidi di disoccupazione. La settimana precedente erano 10 mila in più. Il calo delle richieste, sebbene previsto dagli analisti, è stato comunque inferiore alle stime. Il dato mostra in ogni caso una consistente contrazione delle attività lavorative: un milione di persone in più usufruiscono del sussidio e più di 100 mila individui in più accedono al programma di aiuti rispetto allo scorso anno. Rimbalzo "tecnico" per le borse, che a New York sono tornate in terreno positivo. A tirare i listini, i titoli del settore finanziario che, essendo ai minimi, ha offerto buone opportunità di acquisti a prezzo di saldo. A due ore dalla chiusura, l'indice Dow Jones guadagnava l'1%, così come il Nasdaq.

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L'ex governatore della Fed:Greenspan: la crisi durerà (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale di Brescia" del 17-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Edizione: 17/08/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:ECONOMIA L'ex governatore della Fed:Greenspan: la crisi durerà Alan Greenspan NEW YORK Acque sempre più agitate per i mutuatari americani, strangolati da una crisi che non sembra voler allentare la morsa. La crisi dei subprime ha causato un aumento dei tassi ipotecari e una stretta del credito, rendendo difficile la vita a milioni di famiglie. Le più penalizzate sono al momento quelle che hanno acceso mutui a tasso variabile per coronare il proprio sogno: l'acquisto della casa. Un sogno che per molti si è infranto, fra crollo dei prezzi e finanziamenti insostenibili: una situazione di difficoltà, quella del mercato immobiliare statunitense, che si protrarrà - secondo l'ex presidente della Fed, Alan Greenspan - almeno fino alla seconda metà del 2009, quando i prezzi delle case, dopo aver raggiunto il fondo si stabilizzeranno. Per sostenere il mercato e rilanciare le vendite di immobili, stagnanti ormai da mesi, occorre favorire - è la ricetta di Greenspan - la nascita di nuove famiglie grazie all'ampliamento delle quote di immigrati qualificati, cioè che guadagnano abbastanza per poter acquistare una casa. In base ai dati diffusi dalla società specializzata RealtyTrac, in luglio sono cresciuti di ben il 184% i casi di riappropriamento della casa da parte delle banche, mentre le procedure di pignoramento hanno segnato un +55%. La variazione è su base annua, mentre su base mensile le procedure nel loro complesso hanno registrato un aumento dell'8,0% a 272.171 unità, poco al di sotto del record di maggio. A luglio scorso inoltre sono 775.244 le proprietà immobiliari tornate nelle mani delle banche, contro le 445mila dell'intero 2007. Le difficoltà del mercato immobiliare statunitense, secondo Greenspan, sono destinate a protrarsi ancora per diversi mesi, con i prezzi delle case che toccheranno il proprio minimo e si stabilizzeranno nella prima metà del 2009. Questa "è una condizione necessaria per mettere un punto alla crisi in atto", spiega l'ex presidente della Fed, invitando il governo a evitare tasse o politiche che possano incoraggiare la crescita delle nuove costruzioni, perché così facendo non farebbe altro che ritardare il tanto desiderato giorno in cui i prezzi delle abitazioni raggiungeranno il minimo.

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Costi da 500 euro/mq difficili da ricaricare (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 17-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Economia pag. 31 Costi da 500 euro/mq difficili da "ricaricare" Ristrutturare non sempre rende. E sono molti i potenziali acquirenti che scappano di fronte a un appartamento da ristrutturare o che fanno proposte di prezzo veramente basse. Nessuno vuole sobbarcarsi l'onere finanziario e temporale dei lavori e per la stessa ragione restano sempre molto appetibili le nuove costruzioni. E oggi anche pensare di ristrutturare per vendere meglio non sembra aver molto senso. Con i prezzi delle case in frenata, il mercato ingessato, le transazioni immobiliari sempre più difficoltose, nonostante le agevolazioni fiscali previste, investire tempo e denaro nella ristrutturazione di un immobile da mettere in vendita per alcuni esperti del settore non è un buon affare visto che i costi sostenuti alla fine sono difficili da "ricaricare". FINO a qualche anno fa poteva sembrare che il prezzo spuntato su un immobile ristrutturato potesse essere migliore della stessa unità abitativa non ristrutturata. Ma non era così. Si trattava di un'illusione generato dalla rapidità con cui salivano i prezzi delle case. E così, dal momento degli inizi dei lavori a quando l'immobile ristrutturato veniva rimesso sul mercato, il costo dell'unità immobiliare poteva salire anche dell'importo speso per la ristrutturazione. Ma questo plusvalore non era legato alle migliorie apportate. Inoltre la maggiorparte delle compravendite di immobili residenziali in Italia rientra nella categoria medio / medio-alta: compratori che scelgono la tipologia di edificio con l'idea di adattare gli interni al proprio gusto e alle proprie esigenze e che quindi saranno comunque portati a riammodernare e modificare l'interno dell'edificio. E RISTRUTTURARE costa caro: i costi medi di ristrutturazione si aggirano tra i 500 e i 1.000 euro a metro quadrato e nonostante la possibilità di beneficiare di agevolazioni fiscali, sarebbe spesso consigliabile vendere l'abitazione così com'è e lasciare a chi compra l'onere o il piacere di sistemarsi la propria casa come meglio crede.

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Metropolis nel deserto - ettore livini (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Repubblica, La" del 17-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Metropolis nel deserto Città futura la copertina Dubai ? a differenza di quel che molti pensano ? non poggia sui proventi del petrolio ma sul sogno dello sceicco Rashid Bin Saeed Al Maktoum, che mezzo secolo fa immaginò la sua città ideale come un mosaico di commerci, finanza, turismo e la creò dal nulla forzando all'estremo le frontiere dell'architettura e dell'urbanistica ETTORE LIVINI (segue dalla copertina) u n villaggio di pescatori di perle con la sua flottiglia di fragili dhow, accampato sulle rive di un rigagnolo che tagliava come una vena l'ultimo lembo di deserto prima del mare. Poche case, le reti stese al sole e il piccolo pontile dove ogni tanto - era un avvenimento - attraccavano le navi dei commercianti sulle rotte tra Oriente e Occidente. Erano anni in cui il petrolio non era ancora diventato oro nero e il Golfo era periferia estrema del mondo. Eppure nel 1959 il visionario sceicco, tra lo scetticismo dei suoi sudditi pescatori, ha iniziato a pianificare la sua città ideale. Ha chiesto un po' di soldi in prestito al vicino Kuwait. Ha comprato gru, ruspe e camion. Ha iniziato a dragare il canale, rafforzandone gli argini e scavando il fondo per renderlo navigabile alle navi. Ha costruito nel nulla (e dove nulla arrivava) magazzini e grandi moli. Con un sogno preciso: attirare al villaggio come un magnete il commercio e la ricchezza. Certo che con loro sarebbero arrivati i soldi per costruire le case, le scuole e gli ospedali che sarebbero serviti anche ai suoi concittadini. Il sogno oggi è realtà. E la strategia di Rashid Bin Saeed è ancora la stella polare che guida la tumultuosa crescita della città nata dal nulla. Il circolo virtuoso (per ora) funziona. Ricchezza chiama ricchezza. Dollari chiamano dollari. E il miracolo Dubai continua a ripetersi ogni giorno. Le baracche dei pescatori sono un ricordo da museo. Solo nel 2007 nell'emirato sono state effettuate transazioni immobiliari per 127 miliardi di dollari, il doppio dei soldi necessari secondo la Banca Mondiale per ricostruire l'Iraq dopo la Guerra del Golfo. Il vecchio molo dove una volta dondolavano pigre le nasse è oggi diventato Jebel Ali, il quarto porto più trafficato del mondo, cerniera vitale del traffico merci tra est e ovest. Il posto dello sceicco Rashid è stato preso alla sua morte, nel 1990, dal figlio Mohammed che nel frattempo ha messo da parte un tesoretto personale di 14 miliardi di dollari. Le fondamenta della città del futuro, contrariamente ai luoghi comuni, non affondano nei proventi del petrolio. Il Dubai non è il Kuwait e nemmeno Abu Dhabi. Certo, anche nel suo sottosuolo dal 1966 si estrae del greggio. E questi soldi non guastano. Ma oggi solo il sei per cento del Pil (cresciuto a tassi del più venti per cento da inizio millennio) deriva dall'estrazione dell'oro nero. Il resto sono servizi portuali, finanza e turismo esattamente come sognava lo sceicco Rashid. Su queste basi è cresciuta in modo un po' magmatico una sorta di urbanistica dell'impossibile. Il limite non esiste. In altezza, come per l'avveniristico Burj Dubai - ancora imprigionato nella sua corazza di gru e impalcature - destinato a diventare l'edificio più vicino al cielo con gli oltre ottocento metri. In ostentazione e lusso, come per il Burj Al Arab, l'albergo a forma di vela costato 650 milioni e diventato il simbolo dell'emirato, dove la suite può costare fino a 28mila dollari a notte. Nemmeno gli elementi sono un ostacolo alla voglia di stupire di chi sta pianificando la metropoli del deserto. Centinaia di navi aspiratrici risucchiano giorno e notte sabbia dal fondo del Golfo Persico, l'azzurro del mare è tagliato dalle centinaia di scie ocra di questi mostri con l'elica. Che poi sputano il loro prezioso carico lungo le coste della città creando dal nulla i nuovi moli del porto e le incredibili isole artificiali già diventate un must del business immobiliare da vip. Come la Palm Jumeriah, l'arcipelago a forma di palma costruito sul mare - grande come ottocento campi di calcio - che ha aggiunto 520 chilometri di coste al patrimonio geografico del paese. Uno dei pochi artefatti umani visibili dal satellite, coperto di ville esclusive i cui prezzi sono cresciuti del seicento per cento dal 2002. Un cocktail architettonico che sintetizza la globalizzazione e i miti della civiltà dell'immagine. Un po' Manhattan e un po' Disneyland, un buen retiro per paperoni in fuga dall'umidità e in cerca di un esclusivo villaggio-vacanze dove prendere residenza, ma anche un paese che aspira a diventare il nuovo cuore della finanza mondiale bagnando il naso a Wall Street e alla City. Missione in parte già riuscita visto che tutte le principali merchant bank anglosassoni - a caccia di petrodollari - hanno messo su casa da queste parti, mentre la Halliburton - colosso petrolifero e di forniture militari da sempre vicino all'amministrazione Bush - ha addirittura trasferito qui il suo quartier generale. E del milione e duecentomila abitanti della città, ben l'ottanta per cento sono espatriati che si sono trasferiti qui per lavorare sulle coste del Golfo. La città ideale immaginata dagli Al Maktoum è governata da un refrain di fondo: il "vorrei ma non posso" non esiste. I soldi realizzano qualsiasi sogno, anche il più assurdo. Fino a generare bizzarri esempi di biotecnologia urbanistica. Come le piste da sci tracciate (con gran successo) dentro un mega impianto, il Dubailand Ski Dome, che crea la neve nel deserto. Al quale presto si aggiungerà il Dubai Sunny, dove oltre a skilift e ponti di ghiaccio ci saranno anche numerosi orsi polari. Come Chess City, l'erigenda città con le torri a forma di pezzi degli scacchi. O The World, il nuovo arcipelago di isole artificiali in costruzione a forma di planisfero. E ancora stanno nascendo un nuovo aeroporto da 120 milioni di passeggeri l'anno, una copia del Big Ben destinata ad abitazioni e uffici, Dubailand, un parco divertimenti da 70 miliardi grande 278 chilometri quadrati, e Hydropolis, il primo albergo subacqueo al mondo. Troppa roba? Può darsi. Vista dall'alto, atterrando con l'A380 di superlusso della Emirates, la compagnia aerea di Dubai, la città è una specie di termitaio con torri altissime e gru in pieno movimento. Ma finora il giocattolo funziona. Il turismo è cresciuto del 228 per cento in un decennio. I prezzi delle case continuano a salire (più 79 per cento da inizio 2007). Il regime di esenzione fiscale attira a getto continuo aziende, banche e nuovi emigranti verso il Golfo. I cavalli della Godolphin, la scuderia degli Al Maktoum, vincono negli ippodromi di tutto il mondo. Alle banchine del porto è stata ormeggiata la Queen Elizabeth 2, gloriosa nave da crociera e orgoglio della marineria inglese, rilevata dall'emirato e trasformata in hotel galleggiante. E i dollari continuano a entrare a fiumi nelle casse dell'emirato, che in pochi anni ha acquistato la Peninsular & Oriental, la società dei porti britannici, le borse scandinave, il due per cento della Sony, una bella quota dell'Hsbc, di Airbus e della Daimler, persino il venti per cento degli acrobati del Cirque du Soleil. La città del futuro però, sotto la superficie dorata, comincia a far emergere anche le prime contraddizioni. Come i problemi delle centinaia di migliaia di filippini, indiani e pakistani chiusi nelle baracche del quartiere industriale di Al Quoz, le braccia che hanno costruito il sogno degli Al Maktoum in cambio di pochi dollari al giorno. Un'umanità nascosta, scesa di recente in sciopero per provare a migliorare le sue condizioni di vita. Poi c'è il caotico traffico in centro. Qui ci sono otto macchine ogni dieci persone e la pianificazione delle infrastrutture stradali (costano ma non rendono come un bel grattacielo) è andata più a rilento di quella degli immobili. Gli interminabili ingorghi quotidiani - calcolano qui - costano 1,2 miliardi di dollari l'anno. Anche l'economia dà qualche colpo a vuoto: c'è un'inflazione che cresce a due cifre e un debito arrivato al 42 per cento del Pil, tanto che si parla dell'introduzione di un'Iva del tre-cinque per cento sui prodotti. Il rischio più alto però è lo scoppio della bolla immobiliare, la colonna vertebrale dell'economia nazionale. Lo spettro è quello di Singapore, dove alla fine degli anni Novanta, dopo il boom, i prezzi delle case sono crollati dell'ottanta per cento. L'agenzia governativa, non a caso, sta mettendo le mani avanti e potrebbe proporre misure anti-speculazione che impediscano di rivendere un appartamento appena acquistato. Senza contare il fatto che sulla città del futuro non esiste copyright. Tanto che i vicini dell'emirato Ajman hanno appena presentato in pompa magna il progetto di Al Zorah, una metropoli ancora più esclusiva della rivale (duecentomila abitanti) pronta a nascere da zero nel deserto. Altri soldi puntati sul riscatto di un pezzo di mondo rimasto finora sospeso tra l'Occidente e gli scricchiolii geopolitici del Golfo. A poche decine di chilometri dal Burj Al Arab ci sono lo stretto di Hormuz e l'Iran. E tutti qui sanno che i venti di guerra potrebbero in qualsiasi momento far svanire i sogni degli Al Maktoum. Ma chi ha avuto il coraggio di immaginare, disegnare e costruire un sogno impossibile come quello di Dubai può pure scommettere che il futuro ci riservi un mondo migliore senza guerra.

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Prestiti in ripresa già dal 2009 (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: RISPARMIO E FAMIGLIA data: 2008-08-17 - pag: 23 autore: I conti di casa. Frenata nel 2008, in calo soprattutto il settore dei mutui Prestiti in ripresa già dal 2009 Televisori, hi-fi, lettori Dvd : gli elettrodomestici che trainano la spesa Raffaela Ulgheri è del 4 agosto il documento pubblicato da Banca d'Italia, il "Supplemento al Bollettino Statistico" sui Conti finanziari, che vede una flessione dell'indebitamento delle famiglie italiane nei primi tre mesi del 2008 rispetto all'ultimo trimestre dell'anno precedente (vedi tabella in pagina); calo che ha interessato sia i prestiti a breve termine che quelli a medio e lungo termine. Ma la stanchezza del mercato si è riflessa soprattutto sui mutui, sotto l'onda negativa sollevata dalla crisi dei subprime in America. Tra i numeri si legge un'eccezione, ed è quella dei prestiti a medio e lungo termine erogati da istituti finanziari diversi dalle banche, nella fattispecie, come spiega anche Giuseppe Piano Mortari ( vedi anche intervista in pagina), si tratta principalmente del credito al consumo, categoria di prestiti che continua a mantenere una discreta crescita e che guiderà il mercato del debito nei prossimi anni. Come interpretare questi dati? Gli italiani frenano e il nostro Paese si conferma come il meno indebitato d'Europa. Nonostante le crescite degli ultimi anni, in particolare il boom del credito al consumo del lustro 2002-2007, il livello di indebitamento delle famiglie italiane rimane al di sotto di quello dei principali paesi europei. Nel Belpaese, il tasso di indebitamento delle famiglie nel 2007 si è attestato al 50% del reddito disponibile. Secondo le proiezioni elaborate dal centro studi Prometeia rimane su questo valore anche nel 2008 (vedi tabella in pagina), un'inezia rispetto al 74,3% della Francia, al 100% circa della Germania, al 133,5% della Spagna e, addirittura, al 169% dell'Inghilterra. La crescita del mercato del credito risulta, quindi, ancora sostenuta, ma in rallentamento rispetto al passato sia per la diminuzione della domanda sia per le mutate condizioni di funding dal lato dell'offerta. Certo, questi dati non significano che il mercato del credito negli altri Paesi europei stia crescendo, in Francia rispetto al 2006 la crescita è stata contenuta (+ 10%) in Germania addirittura di segno negativo (-1,3%). L'affaticamento del mercato del credito italiano si inserisce perciò in un quadro di debolezza generale: la crisi dei mercati finanziari, la bolla immobiliare, che ha interessato vari Paesi europei iniziando a mostrare i propri effetti negativi già in Spagna, l'incrinarsi della fiducia da parte dei consumatori, tutto sta penalizzando la domanda del credito. Assofin (Associazione Italiana del Credito al Consumo e Immobiliare), avverte che nel biennio 2009/2010, dopo il rallentamento di quest'anno, il mercato dei finanziamenti riprenderà però a crescere, ma rimarrà tuttavia inferiore al passato e si attesterà sempre al di sotto della media europea. Un elemento da rilevare è che si farà sempre più labile il divario tra mutui e credito al consumo. Tutto lascia pensare dunque che, a fronte di una fase di maggiore riflessività del mercato immobiliare, la spesa degli italiani sarà caratterizzata principalmente dai prestiti. Così, come nella tabella in pagina, si prevede che alla fine del periodo di previsione passerà da un quasi 19% del 2006, a quota 21% nel 2010, il tutto a discapito dei mutui fondiari che proseguiranno il loro trend di graduale rallentamento. Sempre secondo Assofin, il settore merceologico che traina la domanda degli italiani è quello dei beni durevoli, che ha subito un'impennata nel 2007, registrando una variazione dall'1,9% al 6,2 per cento. All'interno del quadro generale, però, le oscillazioni sono differenti da settore a settore, e si riscontra una frenata sia in quello dell'arredo che in quello della mobilità; mentre, negli elettrodomestici si evidenziano due quadri distinti: gli elettrodomestici bianchi (lavatrici, frigoriferi, cucine), per cui si aspetta una crescita più contenuta nel triennio di previsione 2008/2010, e gli elettrodomestici "bruni" (televisori, radio) settore in cui il 2007 si è ca-ratterizzato per un aumento cospicuo delle vendite (+27%) agevolato anche da un calo dei prezzi del settore (-22%) su cui ha inciso fortemente anche la recente debolezza del dollaro. Infatti la stanchezza del biglietto verde ha reso molto vantaggiosi per l'Europa i prodotti di importazione e, nel triennio di previsione, la domanda è prevista ancora in crescita, anche se con intensità minore a causa della continua offerta di prodotti sempre più recenti. Nel mese di luglio, Gfk Eurisko ha svolto un'indagine per Assofin per valutare quale sia la classe di popolazione che si indebita maggiormente. "Abbiamo suddiviso la popolazione in tre fasce - dice Piano Mortari - bassa, media, alta, e abbiamo rilevato che la penetrazione del credito al consumo è molto simile in tutte e tre, sempre intorno al 27-28 per cento. Chi ricorre maggiormente al prestito è la fascia media, che è anche la più popolosa. Secondo Bankitalia il ricorso al credito sarebbe maggiore al crescere del livello reddituale, nonché al crescere del livello patrimoniale. Questo è indicativo - conclude - perché il livello di rischio è contenuto, in quanto le famiglie che si indebitano di più sono anche quelle che sono in grado di sostenere la spesa". RILEVAZIONE ASSOFIN Il ricorso alle rate è maggiore al crescere del livello reddituale nonché all'aumento del patrimonio CONFRONTO CON L'EUROPA Il credito al consumo rallenta anche negli altri Paesi europei: dal +10% della Francia al -1,3% della Germania.

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La Gran Bretagna copia gli Usa (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Morningstar IT" del 18-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Congiuntura: come negli Stati Uniti l'attuale crisi dipende dalla bolla immobiliare e dalla finanza creativa. Ma la politica monetaria e le liberalizzazioni funzionano da salvagente. è Redattore di Morningstar in Italia. Puoi mandare un commento all'Autore cliccando qui. Utimi Articoli Le Borse si sforzano di pensare positivo Il pomo della discordia Il dollaro fa lo sgambetto alle... Meglio concentrarsi su chi non tradisce Il pharma torna a fare bene Link Correlati Articoli correlati.

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Gli analisti prevedono ancora turbolenze (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-08-19 - pag: 32 autore: Gli analisti prevedono ancora turbolenze Luca Davi MILANO La "tempesta perfetta" non è finita. Anzi. Analisti e operatori vedono ancora nuvole nell'orizzonte dei mercati azionari europei. Almeno fino all'autunno. "Ci aspettiamo che le debolezze dei titoli finanziari continuino almeno fino all'inizio del quarto trimestre del 2008 – spiega Sergio Pigoli, presidente di Pigoli Consulenza –. Del resto dal punto di vista macroeconomico non c'è nulla che lasci presagire qualche cambiamento ". Lo scoppio della bolla immobiliare negli Stati Uniti e nel Regno Unito, da una parte, e la stretta creditizia e della liquidità conseguenti alla crisi dei mutui subprime, dall'altra, rischiano del resto di lasciare ancora tracce indelebili nei bilanci dei colossi finanziari americani. Con inevitabili conseguenze sui conti delle società del Vecchio Continente e sulle stime future degli analisti. "I prezzi dei titoli bancari e finanziari non sono mai stati così attraenti – spiega Mattia Barosi, responsabile Investimenti di Santander private banking – ma i mercati non si illuderanno: esistono ancora troppi problemi sul fronte della stabilità patrimoniale. Per questo dovremo mettere in conto una revisione al ribasso delle stime degli utili". Qualche rimbalzo, sia chiaro, ci sarà. "E potrà essere anche significativo – aggiunge Barosi –, ma non sarà nulla di strutturale: gli acquisti saranno collegati soprattutto a comportamenti speculativi". Ma a raffreddare l'appetito degli operatori nei confronti dei titoli degli istituti di credito, nel prossimo semestre, potrebbe essere soprattutto una nuova presa di consapevolezza. "Gli utili delle società bancarie si ridimensioneranno e non solo per i postumi della crisi subprime ma per un obbligatorio snellimento delle strutture e una razionalizzazione dei business – dice Massimo Profaizer, gestore di Gdp –.I profitti normalizzati delle società bancarie saranno molto più bassi di quelli registrati nel passato. Dovremo insomma attenderci un riadeguamento dei multipli azionari". Qualche speranza che il ciclo del primo semestre possa interrompersi in realtà c'è. Ed è legata soprattutto al comportamento che terranno le banche centrali nei prossimi mesi. La debolezza del dollaro e il caro-petrolio forse costringeranno Fed e Bce ad alzare i tassi d'interesse per combattere la crescita dei prezzi. E se così fosse, "ci potremmo trovare a un'inversione di tendenza nelle scelte degli operatori, che potrebbero privilegiare i bancari - spiega l'analista di una importante banca d'affari - piuttosto che i titoli del settore industriale, improvvisamente penalizzati da un dollaro più forte". luca.davi@ilsole24ore.com.

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Il Pil va giù? Zapatero si dà al marketing (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-08-19 - pag: 33 autore: 000 Il Pil va giù? Zapatero si dà al marketing F i nito il miracolo economico, Zapatero si affida al marketing internazionale. Il Governo di Madrid è infatti preoccupato che il rallentamento del Pil e lo scoppio della bolla immobiliare dipingano un'immagine troppo negativa del Paese,ben distante da quella Spagna felix che fino a poco tempo fa stupiva l'Europa per i suoi progressi economici e sociali. Per riportare in alto l'onore della nazione, finito sotto le macerie del "ladrillo", il premier ha chiesto aiuto a due testimonial d'eccezione: Santander e Telefonica. Nell'ottica dell'esecutivo di Madrid, sembra che la seconda banca europea e la quarta compagnia di telefonia al mondo, grazie alla loro presenza sui mercati internazionali, siano i testimonial perfetti per riportare agli antichi fasti il marchio "EspaÑa". Complici le affinità personali che ci sono fra Zapatero e i piani alti delle due società, sembra che Santander e Telefonica abbiano accettato di buon grado: Emilio Botin e Cesar Alierta si preparano alla reconquista. (G.Ve.).

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<Tempesta perfetta> sull'economia globale (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Corriere della Sera" del 19-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-08-19 num: - pag: 39 autore: di NIALL FERGUSON categoria: REDAZIONALE SE LA CRISI NON E' SOLO USA "Tempesta perfetta" sull'economia globale L' espressione "tempesta perfetta " viene tirata in ballo una volta di troppo, per descrivere la crisi finanziaria dell'anno passato. Eppure, la vera tempesta perfetta potrebbe essere ancora di là da venire. Come gli estimatori dell'omonimo film con George Clooney ricorderanno, la tempesta perfetta era stata originariamente provocata dall'impatto tra un uragano al largo della costa atlantica, un'area di bassa pressione a Sud della Nuova Scozia, e un fronte freddo in rapida discesa dal Canada. Dodici mesi dopo l'inizio di quella che continuiamo a definire una "stretta creditizia ", siamo forse in procinto di assistere a una coincidenza altrettanto catastrofica, con l'uragano della crisi bancaria Usa che s'avvia lentamente verso lo scontro dapprima con il picco dei prezzi delle materie prime, e poi con una frenata dell'economia globale? Fino a quest'oggi, la crisi ha investito principalmente l'America, nonostante qualche danno collaterale (letteralmente!) nei bilanci di numerose banche europee. Tutto ha avuto origine con la bolla immobiliare negli Usa, gonfiata dalla politica del denaro facile e da standard creditizi sin troppo blandi. L'americano medio ha smesso di accumulare risparmi, appuntando le speranze di un futuro economicamente sereno sull'indebitamento a carattere speculativo nel mercato immobiliare. Nel giro di appena un decennio, il tasso di indebitamento delle famiglie è balzato dal 90 al 133% del reddito individuale disponibile. Durante il picco dell'agosto 2004, il tasso d'inflazione dei beni immobiliari superava il 20% su base annua. Con l'inevitabile scoppio della bolla, tuttavia, si è assistito a un ribaltamento dell' intero meccanismo. Oggi, i prezzi delle case stanno crollando a un tasso annuo del 15%. E se il ruolo di catalizzatore della crisi spetta all'insolvenza dei mutuatari subprime, l'inarrestabile caduta dei prezzi fa sì che anche i proprietari meno "marginali " di immobili comincino a sentire il fiato corto. Stando a una recente proiezione di Credit Suisse, quando la crisi si sarà definitivamente smorzata, ben 6,5 milioni di mutui risulteranno caduti in pignoramento: più di un decimo di tutti i prestiti ipotecari erogati in America. Un crac immobiliare di questa portata non si vedeva dai tempi della Grande Depressione. L'unica differenza è che le autorità fiscali e monetarie hanno fatto tutto quanto in loro potere per scongiurare il ripetersi di quella che Milton Friedman e Anna Schwartz bollarono come la "grande contrazione" degli anni 1929-33. Il crollo del prezzo delle azioni, all'epoca, aveva portato al fallimento di migliaia di banche, ma la Federal Reserve non fece praticamente nulla per mitigare (e molto s'adoperò invece per accentuare) la conseguente implosione monetaria. Sotto la guida di Ben Bernanke, con un occhio sempre puntato verso il passato, la Fed ha agito in direzione esattamente opposta, varando tagli dei tassi d'interesse e, ancor più importante, destinando liquidità alle banche attraverso la finestra di sconto e nuove aste di rifinanziamento. Se tutto ciò ha finora consentito di scongiurare una crisi generalizzata del settore bancario, sarebbe bene non affrettarsi a cantar vittoria. Le tipologie più diffuse di titoli garantiti da prestiti ipotecari (Mbs) non hanno segnato una ripresa significativa rispetto all'inizio della crisi, mentre il mercato delle obbligazioni garantite da titoli "collaterali" (Cdo) è al lumicino. Nonostante le svalutazioni contabili per oltre 400 miliardi di dollari e iniezioni di capitale per circa 300, molti istituti bancari appaiono tuttora in fragili condizioni. I titoli azionari di almeno 40 banche americane hanno perso il 70%, o addirittura più, del proprio valore. Come ormai sappiamo, il Tesoro Usa interverrà per evitare il collasso di istituti finanziari ritenuti troppo grossi (o importanti) per chiudere i battenti. Moltissime banche di second'ordine, tuttavia, sembrano destinate a scivolare nell' oblio. Definiamola pure una crisi bancaria parzialmente contenuta, allora. Ma il suo impatto sul resto dell'economia sarà in ogni caso pesante. Prima del crunch, l'estensione del credito negli Stati Uniti registrava una crescita del 4% all'anno; oggi, il dato segna -7%. è sempre più evidente che l'economia Usa sia sull'orlo della recessione. Le società in bancarotta aumentano, le retribuzioni calano e gli utili aziendali precipitano. Ora, il nodo cruciale è se quest'uragano d'Oltreoceano sia in procinto o meno di scontrarsi con altre due perturbazioni macroeconomiche. Fino a questo momento, l'impatto globale della crisi è stato contenuto. Anzi, è soprattutto in virtù della forte crescita globale che la recessione americana non si è manifestata prima. Con il dollaro debole, l'export americano in tutto il mondo ha conosciuto una rapida impennata. Secondo Morgan Stanley, le esportazioni nette hanno inciso per circa 30 punti base sulla crescita della produzione Usa dell'1,8% registrata lo scorso anno. Ma guardiamo anche al rovescio della medaglia, ovvero al picco del prezzo delle materie prime, dovuto all'effetto congiunto della forte domanda asiatica e del deprezzamento del dollaro. Per un certo periodo, la concomitanza tra rallentamento dell'economia Usa e vertiginosa impennata dei prezzi del petrolio ha richiamato alla mente le tristi vicende della stagflazione degli anni Settanta. Oggi, tuttavia, un nuovo e più gelido fronte sta attraversando il paesaggio macroeconomico: la prospettiva di una frenata dell'economia globale. è pur vero che le proiezioni non suonano troppo allarmanti. Una contrazione della crescita globale dal 4,1% dell'anno in corso al 3,6 in quello venturo, potrebbe addirittura esser giudicata necessaria, al fine di allentare le pressioni inflazionistiche. Le voci più ottimistiche, come quella di Jim O'Neill, economista della Goldman Sachs, celebrano lo "sganciamento" della Cina dagli Stati Uniti, facendo notare come la crescita cinese sia quasi interamente trainata dalla domanda interna, e non dall' export. Vi sono almeno quattro ragioni, tuttavia, per contenere l'euforia. Primo, è più che evidente che l'Europa non si sia "sganciata " dall'economia americana. Anzi, in ragione anche del rafforzamento dell'euro, l'eurozona registra oggi una crescita più lenta rispetto agli Usa (l'ultimo dato del Pil è stato addirittura negativo). E badate: l'economia dell'Ue resta superiore di almeno cinque volte a quella cinese. E sta anche molto più a cuore agli esportatori americani. Secondo, il picco delle materie prime ha alimentato pressioni inflazionistiche in parecchi mercati emergenti, le quali non si smorzeranno dall'oggi al domani. La Banca Mondiale ha individuato 33 Paesi in cui i prezzi dei beni alimentari alle stelle hanno già innescato disordini civili. Terzo, lo sganciamento non è un buon motivo per rallegrarsi se, a una più attenta analisi, esso fa rima con de-globalizzazione. La crescita che l'economia globale ha conosciuto dal 1980 a questa parte, si deve in larga misura all'abbassamento delle barriere agli scambi commerciali e dei controlli sui flussi di capitali. Purtroppo, la recente battuta d'arresto dei negoziati di Doha sul commercio internazionale ha lanciato l'inquietante segnale di un sempre più flebile impegno, da parte della comunità internazionale, sul fronte del libero scambio. A un anno di distanza, quella che in prima battuta appariva una crisi tutta americana si sta rapidamente trasformando in una crisi mondiale. C'è poco da meravigliarsi, se soltanto una manciata di mercati azionari globalizzati si trova in territorio positivo rispetto all'agosto scorso, mentre più della metà ha subito una flessione tra il 10 e il 40%. Il rallentamento dell'economia americana si farà sentire anche in numerosi mercati emergenti meno dipendenti dalle esportazioni rispetto alla Cina. E, allo stesso tempo, la frenata dell'economia globale è sul punto di rompere l'ultimo argine alla recessione in America. No, non stiamo assistendo a una Grande Depressione in versione aggiornata; la Fed e il Tesoro faranno da sentinella. Proprio come negli anni '30, tuttavia, la fase acuta della crisi non è quella d'Oltreoceano. E non appena la crisi diventerà globale, allora sì che parlare di "stretta creditizia" servirà a ben poco. © Niall Ferguson, 2008 (traduzione di Enrico Del Sero).

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La crisi e i silenzi di Obama e McCain (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-08-20 - pag: 6 autore: DALLA PRIMA La crisi e i silenzi di Obama e McCain Che questo accada per incompetenza o per scelta ancora non lo sappiamo. Ma sappiamo che gli americani sono irritati e ansiosi. Dai candidati per la Casa Bianca del 2009 vorrebbero leadership, proposte per una via d'uscita, padronanza dei temi. Tanto più che i due concorrenti per la poltrona nell'Ufficio Ovale sono ormaia ridosso delle rispettiva convention e, a giorni (forse già questa mattina Obama) annunceranno il nome del candidato alla vicepresidenza. I dettagli tecnici, i "papers", non mancano, manca la visione. Nei ultimi comizi di Barack Obama si ascoltavano slogan vecchi: di compassione per il popolo del subprime, di critica per l'ingordigia delle banche o delle compagnie petrolifere. McCain ha addirittura ammesso che di economia non se ne intende molto. E continua a chiamare per consigli il suo ex collega al Senato, Phil Gramm, che qualche mese fa, nel pieno della crisi sistemica, non trovò nulla di meglio da dire se non che "l'America è in una recessione mentale". In situazioni meno drammatiche di quelle dei nostri giorni altre campagne elettorali hanno lasciato segni ben più profondi. Quando Ronald Reagan proponeva la rivoluzione del mercato nel 1980, il suo concorrente diretto (Bush padre), già nelle primarie lo accusava di "Voodoo Economics". Il democratico Walter Mondale nel 1984 conquistò il primato nei sondaggi con un semplice slogan: "Where is the Beef?" (Dov'è la carne? Un riferimento a una notissima pubblicità sugli hamburger). Quando Bush senior nel 1992 era in difficoltà per la stagnazione, Bill Clinton lo gelò con il famoso "It's the Economy Stupid". "Le proposte specifiche nei siti Internet ha scritto sul New York Times Paul Krugman - sono anche troppe: il problema non è quello. è la mancanza di passione. Quando si arriva all'economia, la campagna di Obama sembra stranamente letargica". Eppure le occasioni per cavalcare un messaggio forte non mancano. Solo ieri abbiamo appreso che i guai di Lehman Brothers peggiorano,l'inflazione è ai livelli più elevati da 27 anni, le nuove costruzioni sono diminuite dell'11% e i consumi stanno entrando in crisi con conseguenti diminuzioni dei profitti fra il 7,6% (Target) e il 24% (Home Depot). "Di certo spiega l'economista della New York University Nouriel Roubini - da questa crisi non usciremo nel 2009: lo sgonfiamento della bolla immobiliare è appena cominciato. McCain fa bene a star zitto, ma Obama!". Il New York Times magazine di questa settimana ha dedicato un articolo a Roubini, chiamandolo "Dr. Gloom", il "Dottor pessimista", perché fu il primo a denunciare seriamente la crisi subprime e nessuno gli diede retta.A conferma di quanto l'interesse in materia economica sia elevato, quell'articolo è arrivato al secondo posto fra quelli più letti. Ma forse è proprio questo il problema: gli americani detestano il pessimismo. Anche se rappresenta il realismo. Forse per questo i candidati sono latitanti in economia. In mezzo a tanti chiari di luna, non hanno ancora trovato il modo per mediare tra realismo e ottimismo. Che è poi quello che ti fa vincere le elezioni. Mario Platero VUOTO DI IDEE Nessuno dei due candidati è riuscito finora a lanciare un messaggio chiaro su come rilanciare l'economia.

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<Tassi giù in Europa. Risaliranno negli Usa> (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 21-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

"Tassi giù in Europa. Risaliranno negli Usa" La diversa politica monetaria adottata negli ultimi mesi dalla Federal Reserve Usa e dalla Bce non ha solo ragioni economiche. Per Andrea Beltratti, macroeconomista dell'Università Bocconi, le differenze stanno anche nel mandato che, per statuto, i due istituti hanno ricevuto. "La Banca centrale statunitense ? spiega Beltratti in quest'intervista ? ha responsabilità anche sulla crescita e non deve vigilare soltanto sull'andamento dei tassi e dell'inflazione, come invece succede in Europa. Ma ora potrebbe aprirsi una fase nuova e diversa: in autunno, grazie al calo dei prezzi petroliferi, la Bce potrebbe abbassare il costo del denaro mentre la Fed potrebbe essere indotta a rialzarli da un carovita che si è spinto oltre il 5%. Le parti potrebbero, così, invertirsi anche sull'onda di un rallentamento economico che Oltreoceano è destinato a durare più a lungo perché è su quei mercati che si è avuto l'epicentro della crisi". In vista delle ripresa autunnale, cosa c'è da attendersi sia negli Usa che in Eurolandia sul fronte delle prossime mosse monetarie di Fed e Bce, ribassista la prima, rialzista la seconda? "Credo che la cosa più importante sia guardare al mandato delle due Banche centrali. Un mandato diverso. L'Eurotower, infatti, ha la missione di stabilizzare i prezzi e non è investita del compito di vigilare sui ritmo della crescita. Mentre la Federal Reserve, sempre all'interno del suo mandato, deve bilanciare responsabilità che attengono sia alla stabilità dei prezzi che alla crescita economica. Quindi, una parte molto importante del motivo per cui le due Banche centrali si sono comportate in mondo diverso sta proprio nelle diverse funzioni a cui esse ottemperano. Ma è sempre stato così, come abbiamo visto da quando, dieci anni fa, è nata la Bce. I comportamenti, di qua e di là dell'Atlantico, sono stati asimmetrici. Questo spiega come mai la Bce abbia cercato, innanzitutto, di alzare i tassi quando il livello d'inflazione si era fatto più elevato mentre la Fed è corsa, in anticipo, a ridurli". Qualche economista afferma che, ora, gli Usa si riprenderanno mentre chi rischia di più è l'Europa. Ciò non dà in qualche modo ragione alle autorità monetarie americane? "Io credo, al contrario, che gli Usa attraverseranno ancora un periodo piuttosto lungo di rallentamento perché l'epicentro della crisi finanziaria internazionale resta il settore immobiliare Usa. Di questa crisi noi, in Europa, abbiamo avuto solo alcuni focolai e la bolla immobiliare si è sgonfiata, con il conseguente crollo del valore delle case, solo in Inghilterra e Spagna mentre la Germania aveva prezzi in discesa da oltre dieci anni. Tutto questo, adesso, ci aiuta. Non sarà così negli Stati Uniti, dove una recessione non è da escludere ma dove, nell'ipotesi migliore, i ritmi di sviluppo rischiano di restare, ancora a lungo, sotto il potenziale del 3%. La combinazione tra il crollo dei prezzi delle case e l'elevato indebitamento delle famiglie può produrre una stagnazione dopo un periodo di eccessi consumistici. Questo riassorbimento richiederà aumenti dei tassi del risparmio e un tempo non breve. L'Europa, al contrario, non ha grossi squilibri strutturali e l'indebitamento delle famiglie, ad eccezione dell'Inghilterra, è relativamente più contenuto. Certo, ora deve affrontare una fase di difficoltà anche legata, è vero, all'azione della Bce ma che essenzialmente dipende dalla crisi mondiale. È difficile pensare che l'Europa possa continuare a crescere in un contesto di rallentamento che ha investito anche il Giappone. Ma il Vecchio Continente mette le basi per poter approfittare subito della ripresa, quando questa ci sarà". Uno degli scenari possibili, secondo alcuni esperti, prevede in autunno un rialzo dei tassi Usa, cioè la fine della politica ribassista sin qui seguita dalla Fed... "Potrebbe avvenire perché oramai gli Usa sono molto in ritardo nel controllo della dinamica inflazionistica, che viaggia sopra il 5%. È chiaro che appena ci sarà un segnale positivo sul fronte della crescita, la Fed avrebbe tutte le convenienze a rialzare un po' i tassi d'interesse. Il punto di domanda è se ciò avverrà già entro la fine di quest'anno o se la stretta monetaria sarà rinviata al 2009. E questo il grande dilemma della Fed. Sul fronte europeo, grazie anche alla discesa dei prezzi petroliferi che dovrebbe arrestare la corsa dell'inflazione, la Bce potrebbe, invece, abbassare i tassi. Anzi è possibile che ciò avvenga già in autunno". Daniele Vaninetti.

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Calano i prezzi delle case, acquisti in frenata - sisto capra (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Provincia Pavese, La" del 21-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Cronaca Calano i prezzi delle case, acquisti in frenata Sempre meno famiglie sono disposte a spostarsi dai paesi in città, un migliaio gli appartamenti sfitti Ma il centro storico è in decisa controtendenza: vanno ancora a ruba le residenze di maggior pregio Il peso dei mutui influisce sulle scelte Massiccia l'offerta di nuove abitazioni SISTO CAPRA PAVIA. Il mercato immobiliare frena. Lo dice il barometro degli operatori. L'offerta di alloggi è abbondante, mentre gli acquisti rallentano e i tempi di vendita si sono allungati, per nuovo e usato. La tendenza è alla contrazione dei prezzi: del 10-15%. In periferia si arriva anche al 15-20%, se gli alloggi non hanno caratteristiche interessanti. Rallentamento anche sul nuovo. Questo non vale, invece, per le case di nicchia, quelle di altissima qualità, la cui richiesta va in controtendenza e resta sostenuta. "Il mercato immobiliare viaggia su due binari paralleli - spiega l'architetto Luigi Molina, professionista del settore oltre che consigliere comunale Pd - Da un lato gli interventi di attuazione del Piano regolatore; dall'altro gli interventi manutentivi, di risanamento e restauro in centro. I valori in centro storico restano sostenuti e vanno da 4.000 a 6.000 euro al metro quadrato per il ritrutturato finito". A comprare nelle zone più pregiate della città sono imprenditori, dirigenti, professionisti. Per queste abitazioni la richiesta è elevata e l'offerta è sempre poca. Ragion per cui i prezzi delle case tendono a salire. Pavia insomma rimane appetibilissima per l'alta borghesia. Per il resto del mercato, invece, il discorso cambia, e di molto. La domanda di abitazioni è in frenata. E cresce il numero degli alloggi sfitti, che sarebbero un migliaio. Qualcuno parla di andamento fisiologico. Per esempio Davide Bisi, responsabile per Pavia degli agenti immobiliari Fimaa: "Nel 2007 abbiamo marciato a un ritmo di 900 compravendite all'anno. Due o tre anni fe se ne facevano 1.100 e quest'anno si scenderà a 800. Altalena che non deve stupire". L'offerta di abitazioni resta assai massiccia. Il rallentamento degli acquisti di abitazioni è dovuto a una serie di motivi: il peso dei mutui (le banche concedono prestiti con più difficoltà, raramente per oltre l'80% del prezzo); l'esaurimento del fabbisogno per la prima casa; l'offerta di posti nei collegi universitari. "Infine, bisogna considerare - dice ancora Molina - che, a differenza di quanto si ipotizzava negli anni scorsi, chi si è insediato nei comuni di cintura (Cura Carpignano, San Genesio, San Martino, Travacò e Cava Manara) tende a restarvi evitando il ritorno a Pavia". Il mancato ritorno è dovuto a tre ragioni. La prima è che i proprietari dovrebbero vendere l'usato a prezzi sotto costo. La seconda è che queste persone si sono integrate nei vari paesi. La terza ragione è che essi si sono insediati in ville di alta qualità e la prospettiva sarebbe di venire ad abitare in appartamenti di minor pregio a Pavia. L'attuazione del Piano regolatore consente di realizzare sul territorio un'edilizia residenziale orientata sull'80% di appartamenti e il 20% di ville. "Tuttavia - osserva Bisi - dal 2009 in prospettiva si comprerà meglio perchè ci saranno prezzi più interessanti".

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"la tempesta non è finita altri crack sono in arrivo" - eugenio occorsio (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Repubblica, La" del 21-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Economia Fallimento vicino L'economista Allen Sinai: i mercati sono destinati ad altri ribassi "La tempesta non è finita altri crack sono in arrivo" Freddie e Fannie sono condannate, ma non mancherà l'aiuto pubblico per i mutui americani EUGENIO OCCORSIO ROMA - "La crisi americana è così grave perché parte dallo scoppio della bolla immobiliare, e questo va a toccare proprio la parte cruciale dell'economia Usa, la proprietà delle case". Allen Sinai, già chief economist di importanti finanziarie di Wall Street nonché consulente di diversi presidenti, attualmente a capo della Decision Economics di New York, riflette con preoccupazione su quanto sta accadendo, e ci tiene a trasferirci una cognizione: "Guardi alla storia di Fannie Mae e Freddie Mac. Rappresenta una parabola del sogno americano: una casa a tutti i costi. E il governo, che per definizione dovrebbe lasciare tutto al libero mercato, è invece lì pronto a intervenire e a provocare la crescita a dismisura dei mutui. Finché il mercato crolla". Quindi per le due istituzioni non c'è più niente da fare? "Mi sembra chiaro. Entro pochi mesi non esisteranno più. Finirà così una forma esasperata di intervento pubblico nell'economia, proprio quello contro cui l'America tante volte si scaglia: qualcosa che ha portato due istituzioni con un capitale cumulato di 83,2 miliardi di dollari, a supportare grazie all'aiuto federale mutui per 5.200 miliardi, metà di tutti i mutui esistenti in assoluto, un rapporto insostenibile di 1 a 65". Sarà la fine dell'aiuto pubblico ai mortgage? "Macché. State certi che qualcosa del genere verrà architettato. E' un'ossessione, è parte del sogno americano, la proprietà di una casa va sostenuta in tutti i modi, anche al di là di qualsiasi regola di mercato". Non solo per Freddie e Fannie c'è aria di fallimento. "Certo. Assisteremo fra poco tempo al crollo di un'altra istituzione finanziaria di primissimo piano, come Bear Stearns". Sarà la Lehman, banca in cui peraltro lei ha lavorato a lungo come capo economista negli anni '80? "Non credo, non per motivi di affezione ma perché la banca è solida, malgrado le perdite e le svalutazioni. Magari dovrà vendere qualche pezzo come il money management, una misura del resto che ha intrapreso due anni fa anche la Merrill Lynch quando cedette a BlackRock la gestione patrimoniale. Una volta concentrata sul suo mestiere, quello di banca d'affari e di intermediario di Borsa, che sa fare benissimo, la Lehman ce la farà. Non sarà così per tutte". A proposito di svalutazioni, fino a quando assisteremo allo stillicidio di writedown dai bilanci? "Ancora a lungo, finché la crisi non sarà risolta e cioè non prima della metà del 2009. Vede, non ha senso dire che una banca ha ripulito il bilancio con le svalutazioni, perché su ciò che resta si abbatte comunque la tempesta del mercato, gli asset continuano a perdere valore e i prestiti ad andare in sofferenza, quindi si crea la necessità di intervenire nuovamente sui bilanci. E' una spirale diabolica, che non sarà eterna, ma finché non tornerà il sereno è una strada obbligata". In tutto questo, che sarà dei mercati, e sono influenzati di più dalla recessione o dall'inflazione? "I mercati, quello americano ma anche quelli dell'Eurozona dove le condizioni non sono migliori, scenderanno ancora da qui alla fine della crisi, metà 2009 per l'America e ancora più in là per l'Europa. Inflazione o recessione? La prima è il problema più grave. La recessione spesso aiuta a curare l'inflazione, ma sono tanti i fronti d'attacco: petrolio, prezzi alimentari, debolezza finanziaria, crisi del credito e dei consumi. In ogni caso, teniamo presente che sia per l'America che per l'Europa si parla per ora di una debole recessione. Salvo per le case, come dicevo all'inizio, dove la crisi è pesantissima. Forse la via di salvezza verrà dai mercati in via di sviluppo, Cina in testa, dove non c'è aria di recessione. Sarà la loro domanda a trainare quella dell'occidente e ad aiutarlo ad uscire dalle secche".

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PESARO - Il mercato immobiliare è in crisi nera eppure i prezzi delle case potrebbero salire an (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 22-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Cora. Il motivo di questa situazione paradossale? Lo spaventoso rincaro delle materie prime in edilizia. Non solo. Costi maggiori potrebbero riguardare presto anche le infrastrutture e numerose opere pubbliche. C'è per questo fortissima preoccupazione per le oltre 4mila imprese dell'edilizia della provincia e per la situazione che si è determinata riguardo al vertiginoso aumento dei prezzi dei materiali da costruzione. Negli ultimi mesi si sono registrati infatti abnormi rincari di alcuni prodotti fondamentali per il settore: ferro e acciaio sono aumentati di oltre il 100% dal 2007, il bitume ha segnato un balzo del 40% da aprile a luglio ed anche i laterizi hanno subito una brusca impennata. Questo andamento mette in grave difficoltà numerose imprese che si trovano a subire aumenti rilevanti dei costi, soprattutto a quelle che dopo aver partecipato ad offerte in gare d'appalto, in mancanza della possibilità di revisione dei prezzi, vedono compromesso in maniera irreversibile il loro risultato economico. "A ciò si aggiunge - spiega il responsabile provinciale di Cna Costruzioni, Fausto Baldarelli - il fatto che molte stazioni appaltanti emettono bandi che non tengono minimamente conto dei nuovi prezzi. E per questo c'è il rischio fondato che escano dal mercato le imprese più serie e corrette a vantaggio di soggetti che danno scarse garanzie di affidabilità e di qualità". La normativa in materia, secondo la CNA, deve essere rivista per far fronte alla situazione, anche considerando che probabilmente forti oscillazioni dei prezzi stanno diventando la regola e non l'eccezione. "Abbiamo appreso con soddisfazione - afferma Baldarelli - la notizia che il Ministro Matteoli avrebbe firmato il decreto sui prezzi previsto dall'art. 133 del Dlgs 163/2006, così come pure è apprezzabile la proposta di inserimento, nel terzo decreto correttivo del codice appalti, di una disposizione che consente l'anticipazione del pagamento dei materiali da costruzione all'impresa appaltatrice prima dell'inizio dei lavori. Riteniamo però che questi strumenti siano insufficienti a risolvere il problema nella nuova situazione che si è determinata, caratterizzata da incrementi dei prezzi di entità rilevante e spesso repentini". Occorre introdurre meccanismi flessibili che consentano di adeguare i prezzi dei prodotti da costruzione con modalità e tempi corrispondenti alle variazioni di prezzo. Anche per questo Cna Costruzioni ha chiesto un incontro al ministro delle Infrastrutture e trasporti. "Per quanto ci riguarda - conclude il responsabile provinciale di Cna Costruzioni - come associazione stiamo operando per mettere a disposizione delle imprese strumenti consortili che le aiutino ad affrontare il mercato. Abbiamo costituito per questo il consorzio Assoacquisti che ha conseguito ottimi risultati nella riduzione dei costi per l'approvvigionamento dei materiali edili. Di fronte però a casi quali quello del ferro e del bitume occorrono interventi delle istituzioni".

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MUTUI: BUFFETT, LA CRISI ECONOMICA E' PEGGIO DEL PREVISTO (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 22-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Mutui: Buffett, la crisi economica e' peggio del previsto di ANSA Fannie Mae e Freddie Mac ''non hanno piu' alcun valore'' -->(ANSA) - NEW YORK, 22 AGO - Secondo Warren Buffett, Fannie Mae e Freddie Mac 'non hanno piu' alcun valore' come societa' indipendenti. Il miliardario statunitense parla alla Cnbc, sottolineando tra l'altro la difficile posizione della Fed nel dover controllare l'inflazione in un momento di crescita debole. ''La crisi economica e' piu' profonda di quanto si pensasse - dice Buffett - la bolla immobiliare ha creato una serie di problemi a cascata nel sistema finanziario''.

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MUTUI: BUFFETT;PER FANNIE-FREDDIE E' FINITA,NON HANNO VALORE (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 22-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di ANSA - -->(ANSA) - NEW YORK, 22 ago - Per Fannie Mae e Freddie Mac "the game is over" come società indipendenti: "non hanno più alcun valore". Parola del miliardario Warren Buffett in un'intervista alla Cnbc, sottolineando che la Fed si trova in una posizione difficile nel dover controllare l'inflazione nell'attuale contesto di crescita debole. "La crisi economica - ha aggiunto - è più lunga e profonda di quanto inizialmente si pensasse. La fine della bolla immobiliare ha creato una serie di problemi a cascata nel sistema finanziario". Nel corso dell'intervista, Buffett ha reso noto di aver ceduto la propria partecipazione in Anheuser-Busch alla luce delle incertezze derivanti dall'offerta di Inbev. Buffett ha altresì aggiunto di aver presentato un'offerta per una società cinese, ma non è stata accettata. (ANSA).

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Italia Nostra insorge contro le escavazioni (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Gazzetta di Modena,La" del 23-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Spilamberto. La sezione Terre di Castelli Italia Nostra insorge contro le escavazioni SPILAMBERTO. Già nell'ambito della conferenza di pianificazione del Piae del 2006, il Piano per le escavazioni, la sezione "Terre di Castelli'' di Italia Nostra aveva osservato come il fabbisogno di 17.300.000 mc proposto dalla Provincia fosse eccessivo. Con l'adozione del Piano, la Provincia avrebbe elevato il fabbisogno a 23.500.000 mc. Ora Italia Nostra insorge. Dante Pini, presidente della sezione Terre di Castelli di Italia Nostra, sostiene che sia stata usata una metodologia dubbia per ottenere questa cifra, basandosi su proiezioni statistiche di ampio periodo. "Questo rende difficile la valutazione obiettiva dei dati - afferma Dante Pini - Più semplice e più sicuro sarebbe stato chiedere alle aziende produttrici di calcestruzzo quanto cemento avevano acquisito e calcolare così la ghiaia utilizzata nel Piae precedente". "E poi, su questo dato oggettivo, parametrare l'effettiva necessità di ghiaia. Italia Nostra aveva motivato le perplessità sull'eccessivo fabbisogno ipotizzato prospettando il timore che il lungo, ingovernato e insaziabile sviluppo edilizio avrebbe potuto generare una bolla immobiliare. La previsione si è rivelata giusta: la profonda crisi economica provocata dallo scoppio della bolla immobiliare è davanti agli occhi di tutti, paragonabile per alcuni al 1929, e sta riducendo drasticamente i nostri redditi". "In ultimo la beffa: la Provincia ha assicurato, per dimostrare la sua vocazione ambientale, che nessun altro polo di escavazione sarebbe stato aperto. Questo non è vero, perché a Spilamberto viene pianificato un nuovo ambito estrattivo comunale, denominato''Ponte Guerro'', con una potenzialità estrattiva di 200.000 metri cubi. Sarà comunque un disastro ambientale, sia che lo si chiami''polo'', sia che lo si chiami''ambito estrattivo comunale'' - dice Pini - E perché non importare materiale dall'estero? Non esiste alcun motivo etico, politico o economico per cui la ghiaia non possa essere acquisita fuori dalla provincia di Modena". "Forse non si è capito che è un bene esauribile e che la sua estrazione comporta un forte impatto ambientale. Compriamo gas e petrolio, perché non fare altrettanto con la ghiaia dal deserto della Libia dove l'impatto ambientale sarebbe nullo? Non si usa già questo metodo nell'industria ceramica per procurarsi argilla? Sul tema - conclude Italia Nostra - auspichiamo una sensibilizzazione anche da parte di Confagricoltura e Confindustria. E su questo Italia Nostra ha in programma una serie di incontri pubblici a Spilamberto e a Vignola, di concerto con il Comitato locale di cittadini che si è pronunciato contro le escavazioni". (alessandra consolazione).

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Le azioni europee sono ormai a buon mercato. Il multiplo sugli utili offre uno sconto del 30% (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 23-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ATTUALITÀ "Le azioni europee sono ormai a buon mercato. Il multiplo sugli utili offre uno sconto del 30% ... di Redazione - 23-08-2008 "Le azioni europee sono ormai a buon mercato. Il multiplo sugli utili offre uno sconto del 30% rispetto alla media degli ultimi 15 anni e viaggia sui livelli del 1990-1992". Il nostro interlocutore, pronto a mettere soldi sulle Borse del Vecchio Continente è Ian MacFarlane, responsabile della lettera finanziaria European Investment Strategy della società di consulenza Bca Research. "Se i listini cedessero ancora - prosegue - andrebbero certamente comprati. Nel frattempo, le due scommesse che ho suggerito in passato restano valide: sottopesare o vendere il settore auto europeo e cavalcare la discesa della sterlina inglese. Sono buy invece sulle assicurazioni". Dr. MacFarlane, l'Europa è già in recessione oppure no? Credo che il principale motivo dell'indebolimento della congiuntura europea sia da cercare nel brutale apprezzamento dell'euro. Un trend che per fortuna sembra giunto al capolinea. In tal caso, il ritmo di sviluppo ha buone possibilità di rimanere sopra lo zero, anche se con una certa varianza fra i vari Paesi. Francia e Germania dovrebbero cavarsela meglio, grazie all'export; la Spagna subisce il tracollo delle attività residenziali, ma ha ampi spazi di manovra sul fronte fiscale perché parte da una posizione di bilancio attiva; l'Italia annaspa; l'Irlanda, la Danimarca e la Finlandia risentono dello sboom immobiliare. Fuori dalla zona euro, l'Inghilterra va probabilmente incontro a un atterraggio assai brusco. Qual è lo scenario peggiore? Lo scenario peggiore risiede nell'eventualità che l'economia globale imbocchi decisamente la via del ribasso accompagnata da una rinnovata forza dell'euro. A quel punto, l'export accuserebbe un tracollo, spedendo l'Europa in recessione. Non dimentichi che per le Borse del Vecchio Continente la crescita internazionale esercita un peso ben maggiore dell'attività domestica. Può indicare un prezzo ragionevole per l'euro? I nostri modelli lo fissano a circa 1,40 contro il dollaro. La moneta unica ha portato sulle spalle tutto l'aggiustamento del biglietto verde. Su quali basi afferma che il settore automobilistico continentale reca con sé un rischio? Intanto il multiplo sugli utili è piuttosto alto se consideriamo che si tratta di un settore ciclico e che il ciclo ha svoltato verso il basso. Ancor più importanti sono poi le metriche che misurano il valore di medio termine, proprio perché parliamo di titoli ciclici. E le metriche di medio termine segnalano pericolo. C'è altro? Sì. Le vendite di auto patiranno la stretta degli standard creditizi, con i finanziamenti che diventano più cari e meno accessibili. In America - sbocco importante per le auto europee - l'aumento dei prestiti disattesi e l'incremento della disoccupazione gettano un'ombra nera sul mercato delle quattro ruote. E qui in Europa? Gli Stati Uniti e il Vecchio Continente rendono conto per l'80% del fatturato. In Europa l'erosione della domanda è iniziata solo qualche mese fa. Probabilmente, le vendite avranno un andamento deludente per tutto il 2008. Inoltre, l'euro - ancora molto caro - limita la penetrazione in Nord America. Come dovrebbe quindi comportarsi l'investitore? Noi riteniamo che il settore vada sottopesato oppure venduto allo scoperto contro l'intero listino paneuropeo. Naturalmente, la seconda ipotesi vale solo per i soggetti più esperti. Lei affermava che l'Inghilterra va incontro a una brusca frenata. Ce ne spiega i motivi? Vi sono ragioni contingenti e ragioni strutturali Da quali partiamo? Da quasi dieci anni il Regno Unito presenta un quadro sempre meno propizio agli affari: le leggi sul lavoro e sull'immigrazione hanno subito forti restrizioni; la deregolamentazione degli anni '80 ha lasciato spazio a un processo inverso, tanto è vero che secondo lo stesso governo il costo della burocrazia oscilla fra il 10% e il 12% del Pil. Nuovi progetti di legge minacciano la posizione di Londra come centro finanziario d'eccellenza. Eppure di troppa finanza si può morire. O no? Direi proprio di sì. La finanza in senso lato genera circa il 30% del Pil britannico e la finanza è l'epicentro della crisi internazionale. Del resto proprio la finanza ha contribuito a generare una mastodontica bolla immobiliare a cui fa seguito un periodo di pesante correzione. Persino nei quartieri dorati di Kensington, Chelsea e Westminster, le agenzie si crucciano per la penuria di compratori. E la sterlina ne fa le spese? La moneta britannica ha inizialmente ceduto contro l'euro, passando da 0,68 a 0,78 centesimi fra l'autunno del 2007 e l'estate del 2008. Poi da qualche settimana è franata contro il dollaro statunitense. Sono persuaso che la tendenza è destinata a prolungarsi nel tempo, inframezzata da rimbalzi della sterlina. Il cambio attuale è di 1,87 dollari per sterlina, con la prospettiva di slittare verso un obiettivo lontano di 1,72. Torniamo al mercato azionario. Lei dice che le quotazioni sono sacrificate, ma i listini faticano a risalire, anzi sono inchiodati sui minimi. Quando sarà rialzo? Il terremoto ha avuto origine negli Stati Uniti e proprio lì deve trovare soluzione. Fortunatamente, di giorno in giorno, si rafforza l'idea di nazionalizzare Fannie Mae e Freddie Mac, garantendo il sistema dei mutui ipotecari. E guardando a breve termine? Si addensano delle nuvole all'orizzonte perché gli investitori sono martellati da notizie cupe sullo stato di salute della congiuntura. Ciò minaccia di alimentare una corrente di vendite. Ma, ripeto, le quotazioni sono davvero basse. C'è qualche settore azionario che le ispira fiducia? Sì, quello assicurativo: non soltanto è a buon mercato ma raccoglierà anche i frutti della ristrutturazione degli anni scorsi. Le assicurazioni, sono convinto, dovrebbero battere gl'indici.

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Che grande affare le azioni europee (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 23-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ATTUALITÀ "Che grande affare le azioni europee" MacFarlane (Bca Research): "I listini azionari del Vecchio Continente hanno multipli attraenti, ai livelli del 1991-92. Sulla debolezza della congiuntura ha pesato l'euro forte, ma ora è finita". Alla larga dalle auto, sì alle assicurazioni di Vincenzo Sciarretta - 23-08-2008 "Le azioni europee sono ormai a buon mercato. Il multiplo sugli utili offre uno sconto del 30% rispetto alla media degli ultimi 15 anni e viaggia sui livelli del 1990-1992". Il nostro interlocutore, pronto a mettere soldi sulle Borse del Vecchio Continente è Ian MacFarlane, responsabile della lettera finanziaria European Investment Strategy della società di consulenza Bca Research. "Se i listini cedessero ancora - prosegue - andrebbero certamente comprati. Nel frattempo, le due scommesse che ho suggerito in passato restano valide: sottopesare o vendere il settore auto europeo e cavalcare la discesa della sterlina inglese. Sono buy invece sulle assicurazioni". Dr. MacFarlane, l'Europa è già in recessione oppure no? Credo che il principale motivo dell'indebolimento della congiuntura europea sia da cercare nel brutale apprezzamento dell'euro. Un trend che per fortuna sembra giunto al capolinea. In tal caso, il ritmo di sviluppo ha buone possibilità di rimanere sopra lo zero, anche se con una certa varianza fra i vari Paesi. Francia e Germania dovrebbero cavarsela meglio, grazie all'export; la Spagna subisce il tracollo delle attività residenziali, ma ha ampi spazi di manovra sul fronte fiscale perché parte da una posizione di bilancio attiva; l'Italia annaspa; l'Irlanda, la Danimarca e la Finlandia risentono dello sboom immobiliare. Fuori dalla zona euro, l'Inghilterra va probabilmente incontro a un atterraggio assai brusco. Qual è lo scenario peggiore? Lo scenario peggiore risiede nell'eventualità che l'economia globale imbocchi decisamente la via del ribasso accompagnata da una rinnovata forza dell'euro. A quel punto, l'export accuserebbe un tracollo, spedendo l'Europa in recessione. Non dimentichi che per le Borse del Vecchio Continente la crescita internazionale esercita un peso ben maggiore dell'attività domestica. Può indicare un prezzo ragionevole per l'euro? I nostri modelli lo fissano a circa 1,40 contro il dollaro. La moneta unica ha portato sulle spalle tutto l'aggiustamento del biglietto verde. Su quali basi afferma che il settore automobilistico continentale reca con sé un rischio? Intanto il multiplo sugli utili è piuttosto alto se consideriamo che si tratta di un settore ciclico e che il ciclo ha svoltato verso il basso. Ancor più importanti sono poi le metriche che misurano il valore di medio termine, proprio perché parliamo di titoli ciclici. E le metriche di medio termine segnalano pericolo. C'è altro? Sì. Le vendite di auto patiranno la stretta degli standard creditizi, con i finanziamenti che diventano più cari e meno accessibili. In America - sbocco importante per le auto europee - l'aumento dei prestiti disattesi e l'incremento della disoccupazione gettano un'ombra nera sul mercato delle quattro ruote. E qui in Europa? Gli Stati Uniti e il Vecchio Continente rendono conto per l'80% del fatturato. In Europa l'erosione della domanda è iniziata solo qualche mese fa. Probabilmente, le vendite avranno un andamento deludente per tutto il 2008. Inoltre, l'euro - ancora molto caro - limita la penetrazione in Nord America. Come dovrebbe quindi comportarsi l'investitore? Noi riteniamo che il settore vada sottopesato oppure venduto allo scoperto contro l'intero listino paneuropeo. Naturalmente, la seconda ipotesi vale solo per i soggetti più esperti. Lei affermava che l'Inghilterra va incontro a una brusca frenata. Ce ne spiega i motivi? Vi sono ragioni contingenti e ragioni strutturali Da quali partiamo? Da quasi dieci anni il Regno Unito presenta un quadro sempre meno propizio agli affari: le leggi sul lavoro e sull'immigrazione hanno subito forti restrizioni; la deregolamentazione degli anni '80 ha lasciato spazio a un processo inverso, tanto è vero che secondo lo stesso governo il costo della burocrazia oscilla fra il 10% e il 12% del Pil. Nuovi progetti di legge minacciano la posizione di Londra come centro finanziario d'eccellenza. Eppure di troppa finanza si può morire. O no? Direi proprio di sì. La finanza in senso lato genera circa il 30% del Pil britannico e la finanza è l'epicentro della crisi internazionale. Del resto proprio la finanza ha contribuito a generare una mastodontica bolla immobiliare a cui fa seguito un periodo di pesante correzione. Persino nei quartieri dorati di Kensington, Chelsea e Westminster, le agenzie si crucciano per la penuria di compratori. E la sterlina ne fa le spese? La moneta britannica ha inizialmente ceduto contro l'euro, passando da 0,68 a 0,78 centesimi fra l'autunno del 2007 e l'estate del 2008. Poi da qualche settimana è franata contro il dollaro statunitense. Sono persuaso che la tendenza è destinata a prolungarsi nel tempo, inframezzata da rimbalzi della sterlina. Il cambio attuale è di 1,87 dollari per sterlina, con la prospettiva di slittare verso un obiettivo lontano di 1,72. Torniamo al mercato azionario. Lei dice che le quotazioni sono sacrificate, ma i listini faticano a risalire, anzi sono inchiodati sui minimi. Quando sarà rialzo? Il terremoto ha avuto origine negli Stati Uniti e proprio lì deve trovare soluzione. Fortunatamente, di giorno in giorno, si rafforza l'idea di nazionalizzare Fannie Mae e Freddie Mac, garantendo il sistema dei mutui ipotecari. E guardando a breve termine? Si addensano delle nuvole all'orizzonte perché gli investitori sono martellati da notizie cupe sullo stato di salute della congiuntura. Ciò minaccia di alimentare una corrente di vendite. Ma, ripeto, le quotazioni sono davvero basse. C'è qualche settore azionario che le ispira fiducia? Sì, quello assicurativo: non soltanto è a buon mercato ma raccoglierà anche i frutti della ristrutturazione degli anni scorsi. Le assicurazioni, sono convinto, dovrebbero battere gl'indici.

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Errori tutti Usa (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)" del 23-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Plus sezione: ATTUALITA data: 2008-08-23 - pag: 6 autore: CRISI-MUTUI Errori tutti Usa C' è una bolla immobiliare in Svizzera? Pare di no. I prezzi nella Confederazione sono alti ed in teoria si presterebbero a cadute. Ma in pratica il sistema ha un suo equilibrio e le oscillazioni sono limitate. La crisi locale di inizio anni Novanta d'altronde sembra aver insegnato qualcosa agli attori del settore ed alle banche. Il rischio è stato messo sotto controllo e non ci sono segnali di prestiti ipotecari esagerati o di ondate di insolvenza. Nessun crollo dei prezzi di cui approfittare. Semmai, le grandi banche svizzere hanno sbagliato nell'immobiliare Usa, con i titoli legati ai subprime rates. Non in patria, a quanto sembra. Paradossi della finanza senza frontiere. (L.Te.).

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Ma io vedo ancora nero (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza" del 23-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Milano Finanza Numero 168  pag. 11 del 23/8/2008 | Indietro Ma io vedo ancora nero Di Marcello Bussi intervista Parla Roubini, l'economista che aveva previsto l'attuale crisi Il peggio deve ancora arrivare e le turbolenze dureranno anni, avverte Negli Usa falliranno centinaia di banche e Wall Street perderà un altro 20% "I dodici gradini verso il disastro finanziario" e "Il declino dell'impero americano". Sono i titoli delle riflessioni più famose di Nouriel Roubini, pubblicate sul suo blog Rge Monitor. L'economista della New York University nel settembre 2006 lasciò a bocca aperta la platea di colleghi ospitati dal Fondo monetario internazionale, affermando che negli Stati Uniti stava per scoppiare una bolla immobiliare che avrebbe provocato una profonda recessione. E la reazione a catena sarebbe stata innescata da un'impennata dei default sui mutui ipotecari. La platea rimase gelata, qualcuno si mise a sghignazzare, un economista indiano cominciò a rispondere punto per punto alle sue tesi scarabocchiando sulla lavagna complicate equazioni. Bene: da allora sono passati quasi due anni e si è visto che Roubini aveva ragione ("Anzi, le cose stanno andando peggio di quanto pensassi", dice lui oggi). Così il New York Times l'ha premiato affibiandogli il soprannome di Doctor Doom, il Dottor Disastro. Roubini avrà forse un'aria malinconica, ma è anche molto ironico: il suo pezzo sul declino dell'impero americano l'ha scritto pochi giorni prima di Ferragosto su una spiaggia di Saint-Tropez, "circondato da decadenti oligarchi russi", scherza l'economista. Domanda. Professor Roubini, quanto durerà ancora la crisi finanziaria? Risposta. Anche due o tre anni e il peggio lo vedremo l'anno prossimo. Ci sarà una reazione a catena di default, dalle carte di credito al consumo, dalle rate per le auto ai bond municipali. Collasserà il mercato dei Credit default swap (Cds) e dobbiamo aspettarci il fallimento di centinaia di piccole e medie banche commerciali, mentre le banche d'affari indipendenti, come Lehman Brothers o Goldman Sachs, falliranno oppure verranno inglobate dagli istituti commerciali tradizionali. Le perdite globali del sistema finanziario ammonteranno come minimo a 2 mila miliardi di dollari. D. Una vera ecatombe... R. Si tratta della crisi peggiore dal 1929. Non sarà altrettanto grave, ma si piazzerà al secondo posto dopo la Grande Depressione. D. In uno scenario del genere come reagiranno le borse? R. Le borse sono destinate a perdere il 40% dai loro massimi. Siamo quasi a metà strada del cammino. D. Che cosa deve fare allora un piccolo risparmiatore? R. Deve stare lontano da tutto e investire in buoni del Tesoro a breve scadenza. D. Alcuni economisti sostengono che alla base del disastro ci sia stata la decisione di Alan Greenspan di tenere i tassi di interesse troppo bassi per troppo tempo al fine di sostenere l'economia dopo gli attacchi dell'11 settembre 2001. Lei è d'accordo? R. La politica della Fed ha dato il suo contributo, ma qui si tratta di una crisi sistemica. D. Potrebbe spiegarsi meglio? R. Questa non è solo una crisi dei mutui subprime, perché le stesse pratiche avventate sono state utilizzate per concedere ogni genere di finanziamenti. Ma soprattutto si è usato troppo indebitamento a tutti i livelli, a causa soprattutto del facile ricorso al credito, e c'è stata una regolamentazione approssimativa del sistema finanziario. Aggiungo che i ceo hanno accumulato perdite enormi e sono stati premiati ricevendo liquidazioni milionarie, mentre le agenzie di rating non hanno fatto il loro mestiere. Il sistema, insomma, è difettoso. D. è quindi necessario riformarlo. Ma come? R. Bisogna stare attenti a non passare da un estremo all'altro. In passato c'è stato un eccessivo lassismo, adesso si rischia di esagerare nella regolamentazione e nei controlli. Devo aggiungere che sono del tutto contrario a un eventuale salvataggio di Fannie Mae e Freddie Mac da parte del Tesoro americano; mi sembra una forma di socialismo per i ricchi, in cui i profitti vengono privatizzati e le perdite socializzate. D. Che cosa chiede al prossimo presidente degli Stati Uniti? R. I due candidati hanno programmi molto diversi. John McCain vorrebbe rendere permanenti i tagli alle tasse attuati da George W. Bush, ma non potrà farlo a causa del deficit federale troppo ampio. Barack Obama vorrebbe invece aumentare le tasse sulle società e sui guadagni azionari, ma potrà farlo solo in misura minima perché siamo in recessione e la borsa va male. Chiunque vada alla Casa Bianca sarà costretto ad adottare un approccio molto pragmatico. D'altronde l'amministrazione Bush era molto ideologizzata ma ha finito con l'aumentare l'intervento dello stato nell'economia. D. Venerdì 22 agosto il presidente della Federal Reserve, Bernanke, ha dichiarato che l'inflazione è destinata a scendere, facendo capire di non essere intenzionato ad alzare i tassi d'interesse. Secondo lei, quali saranno le prossime mosse della Fed? R. Nei prossimi mesi l'inflazione scenderà in scia alla crisi economica e sarà quindi l'ultimo dei problemi. Inoltre i prezzi delle commodity diminuiranno di un altro 15-20%. Gli Usa sono già in recessione perché il dato positivo del pil nel secondo trimestre è dovuto solo all'effetto temporaneo dei rimborsi fiscali di Bush. Bisogna quindi tagliare i tassi e credo che alla fine scenderanno vicino allo zero. Anche la Bce dovrebbe tagliarli in fretta, dal momento che pure l'Europa è già in recessione, ma è troppo focalizzata sull'inflazione. Insomma, quando Trichet si muoverà, ormai sarà troppo tardi. (riproduzione riservata)  .

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Il pregio non va in vacanza (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza" del 23-08-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Milano Finanza Numero 168  pag. 37 del 23/8/2008 | Indietro Il pregio non va in vacanza I Vostri Soldi nel Mattone Di di Gabriele Frontoni Mari e monti In media i prezzi nelle località di villeggiatura non hanno tenuto il passo dell'inflazione. Con alcune illustri eccezioni Mare o montagna, il momento no del mattone ha fatto sentire i suoi effetti anche sulle abitazioni di vacanza. Nell'ultimo anno il mercato immobiliare delle seconde case ha tirato il freno, con crescite medie inferiori all'inflazione, che è stata del 4%. I prezzi sono cresciuti in media del 2,5% nelle località di montagna e del 2,2% a ridosso delle spiagge. L'allarme è lanciato dall'Osservatorio degli agenti immobiliari Fimaa, la Federazione italiana mediatori agenti d'affari, che ha scattato una fotografia del mercato nelle principali località turistiche della penisola. In Italia lo stock di seconde case ammonta a 3,5 milioni, pari all'11,5% dell'intera consistenza abitativa nazionale, capace di accogliere ogni anno 860 milioni di presenze turistiche. In controtendenza solo le località di prestigio. "La domanda qui risulta in ulteriore rafforzamento rispetto al 2007, anche per un crescente numero di stranieri attratti dal Belpaese", spiega Bruno Paludet, presidente della Fimaa. "Altrove invece la domanda è molto selettiva sulla fascia media e attenta al prezzo nella fascia bassa". La crescita più consistente dei prezzi negli ultimi 12 mesi ha interessato per lo più le località modaiole del litorale ravennate. A Milano Marittima il valore delle abitazioni è salito in media del 6,8% attestandosi come la località turistica a più alto rendimento in Italia. Segue Marina di Ravenna, in crescita del 5,3% rispetto a un anno fa. Ma anche la calabrese Soverato ha segnato un incremento dei prezzi del 4,6%. Non è andata male nemmeno alle elitarie Cinque Terre (+4,3%), in linea con l'andamento dei prezzi registrato, in Sardegna, a Villasimius, simile all'aumento di valore delle case di Rimini (+4,5%), dove le attese per la riqualificazione del lungomare aiutano la messa in moto di interessanti rivalutazioni nelle zone di Marina. Ma non è stato soltanto il mare a regalare ottimi rendimenti agli investitori più abbienti, in grado di pagare fino a 800 mila euro per un bilocale di 50 metri quadri. è quanto accade, per esempio, a Cortina d'Ampezzo, regina indiscussa del mattone d'élite, dove i prezzi delle case sono arrivati a toccare la cifra record di 16.500 euro a mq (più 4,6%) rispetto all'anno scorso. Ma a Bolzano i prezzi delle case sono cresciuti anche di più. Con un costo medio delle abitazioni che varia tra 2.300 e 6 mila euro a metro quadrato, l'aumento medio è stato del 4,7% negli ultimi 12 mesi a fronte del 2,5% registrato nelle località montane italiane. In linea con la crescita del livello di inflazione, invece, la variazione delle case di Folgaria e Valdaora (+4%), mentre Malè, Asiago, Roccaraso, Moena, Courmayeur e Cogne sono riuscite a battere la media italiana con aumenti tra il 3,6 e il 3,9%, in linea o quasi con l'inflazione. Mattoni d'oro al mare e in montagna. Nonostante il momento di crisi del settore immobiliare delle seconde case, resistono le località di mare o di montagna dove il prezzo del mattone ha raggiunto livelli esorbitanti. I 16.500 euro a metro quadro di Cortina sono la regola anche in altre località esclusive. A Porto Cervo le migliori localizzazioni valgono 14 mila euro a mq, a Santa Margherita Ligure 13.600 euro, a Forte dei Marmi 12.600 euro a mq, idem a Capri. E gli affitti? La maggioranza degli investitori che acquistano una casa in una località di vacanza per metterla a reddito predilige il mare alla montagna. Il barometro degli agenti Fimaa mostra un mercato degli affitti ingessato nelle località marine, con un aumento dei contratti atteso per i mesi a venire del 17% per le località di montagna. "Il nostro panel di agenti d'affari conferma che al mare si sta verificando il fenomeno della destagionalizzazione dei flussi turistici", si legge nel rapporto della Fimaa, "poiché gli incrementi nei canoni sono avvertiti principalmente nel mese di giugno, agosto e luglio. Per le località montane, la maggioranza delle opinioni raccolte sui rialzi dei canoni è rivolta alla stagione invernale, che si conferma quella a maggiore domanda". Intanto, per i prossimi 12 mesi le previsioni formulate dalla maggioranza degli operatori del settore aderenti alla Fimaa ha ipotizzato un mercato della compravendita nelle località di mare stabile nel numero di scambi, ma con prezzi in calo, mentre per le località montane si attende un calo sia nel numero di contratti che nel valore degli immobili. (riproduzione riservata)  .

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