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TARTICOLI DEL 1°-24 AGOSTO 2008 #TOP
IN EVIDENZA
Italia, condominio degli estranei Di
Ilvo Diamanti (La Repubblica 24-8-2008
NON è facile percepire quanto sia cambiato il mondo intorno a noi, in poco
tempo. Non il Mondo. Ma il "piccolo" mondo che ci circonda. Il
territorio. Il nostro paese, la nostra città, il nostro quartiere, le case e le
strade vicino a casa nostra. E' avvenuto tutto in fretta, negli ultimi anni,
anzi, negli ultimi decenni. I nostri occhi si sono abituati a vedere scomparire
gli spazi, l'orizzonte. Si sono abituati a non vedere. Per cui "non"
vediamo più, senza rendercene conto.
D'altronde, la casa è una vocazione nazionale. L'Italia: Paese di piccoli
paesi, un Paese di compaesani (come lo ha definito, con una formula felice, il
sociologo Paolo Segatti). Ha sempre inseguito il mito della "casa".
Luogo e, al tempo stesso, simbolo di una società centrata sulla famiglia. Dove
le case si trasmettono per via generazionale, dai genitori ai figli. Una
società, per questo, "stabile", quasi immobile, anzi: immobiliare
(abbiamo detto, in altre occasioni). Per cui la dilatazione edilizia non ci ha
spaventati. Ci è sembrata naturale. Una casa per ogni famiglia. E per ogni
figlio, se possibile. Non ci siamo accorti, anche per questo, del cambiamento
intorno a noi. E, comunque, ci siamo abituati. L'abbiamo percepito come un
costo necessario.
D'altronde, tutto ha un prezzo e non si può pretendere di conquistare il
benessere, se non la ricchezza, senza rinunciare a qualcosa. Un pezzo di
paesaggio, un frammento di ambiente, un metro di territorio, un po' d'aria, un
angolo di orizzonte. E, via via, una cerchia di relazioni personali e sociali,
una scheggia di vita quotidiana. Fino a ritrovarsi racchiusi in una nicchia, da
soli in mezzo agli altri. Non vorremmo replicare la ballata del ragazzo della
via Gluck. Lamentare che "là dove c'era l'erba ora c'è... una città".
(Anche se la nostalgia è un vizio che conviene, a volte, coltivare).
Ci interessa, tuttavia, segnalare che il processo immobiliare, negli ultimi due
decenni e soprattutto negli ultimi anni, ha assunto una velocità cosmica e
un'estensione devastante, quanto gli effetti che ha prodotto. In Italia più che
altrove. Secondo le valutazioni di Maria Cristina Treu (Presidente del CeDaT -
Centro di Documentazione dell'Architettura e del Territorio del Politecnico di
Milano), negli anni Novanta (dati Eurostat) le costruzioni, in Italia, hanno
sottratto all'agricoltura circa
Ragionando sui dati Eurostat di Germania e Francia (come ha osservato
l'economista Giancarlo Corò), emerge che negli anni Novanta l'Italia ha
urbanizzato un'area più che doppia di suolo rispetto alla Germania (1,2 milioni
di ettari) e addirittura 4 volte quello della Francia (0,7 milioni di ettari). I
riferimenti statistici più recenti (Cresme/Saie 2008) sottolineano come questa
tendenza, negli ultimi anni, abbia conosciuto una ulteriore, violenta
accelerazione. Dal 2003 ad oggi, infatti, sono state costruite circa 1.600.000
abitazioni (oltre il 10% delle quali abusive). Per contro, è noto che, da
vent'anni, la popolazione in Italia non solo non è cresciuta ma è, al
contrario, calata sensibilmente. E solo negli ultimi anni ha dato segni di
ripresa, grazie al contributo degli immigrati. Il nostro Paese si è, dunque,
urbanizzato in modo ampio, rapido, violento.
Ma per ragioni che solo in parte - limitata, peraltro - si possono ricondurre
alla "domanda sociale". All'evoluzione demografica, ai cambiamenti
negli stili e nell'organizzazione della vita delle persone. Semmai è vero il
contrario: gli stili e l'organizzazione della vita delle persone hanno subito
mutamenti significativi e profondi in seguito alla rivoluzione immobiliare del
nostro territorio. Anche se si tende a dimenticarlo, visto che l'attenzione si
è concentrata altrove: sulle conseguenze economiche e finanziarie del fenomeno
a livello globale. Visto che la casa e l'edilizia, dopo essere state, per anni,
il principale motore della crescita, da qualche tempo si sono trasformate nel
principale motore della crisi. In Italia, peraltro, i comuni hanno finanziato
la loro "autonomia" e fronteggiato il calo dei trasferimenti dello
Stato soprattutto con gli oneri di fabbricazione e la fiscalità legata alla
casa (l'Ici).
Le aree destinate a edilizia privata, le zone artigianali, commerciali,
industriali si sono moltiplicate. Senza limiti. Senza troppi vincoli. Ci hanno
guadagnato in molti. Immobiliaristi e banche. Gli enti locali. Ma anche molti
privati (impresari, ma anche proprietari di terreni). Così, abbiamo consumato
in fretta il territorio, l'ambiente e, negli ultimi tempi, lo sviluppo e i
risparmi. Ma anche (soprattutto, vorremmo dire) la società. Che esiste dove,
quando e se ci sono relazioni, associazioni, luoghi e occasioni di incontro. Proprio
quel che si è perduto in questi anni, nelle stesse zone dove esistevano e
resistevano legami di comunità radicati e solidi. Come nel Centronord e
soprattutto nella pedemontana del Nord e nel Nordest: aree policentriche,
disseminate di piccoli paesi. Provate a girarle facendo attenzione ai cartelli
che fiancheggiano le strade. Molti dei quali annunciano che lì vicino sta
sorgendo, oppure è sorto, un "villaggio Margherita" oppure
Quadrifoglio, un "quartiere Europa" o Miramonti.
Tanti insediamenti grandi o piccoli, disseminati di palazzi, villette a
schiera, appartamenti di varia metratura, garage interrati. Intorno: prati un
po' esangui, strade e rotonde. Rotonde, rotonde e ancora rotonde. Magari una
pista ciclabile. Al centro una piazza - veramente finta - attrezzata con
panchine e magari un prato. Perlopiù ridotta a parcheggio, dove i bambini non
giocano e gli adulti non si fermano a parlare. Accanto: altri quartieri e altri
villaggi nuovi. Sorgono senza seri progetti di integrazione, socializzazione. Senza
politiche finalizzate a costruire relazioni sociali, oltre agli immobili. Né ad
alimentare la vita pubblica, oltre alla rendita privata. Località artificiali,
dove confluiscono migliaia e migliaia di persone. Migliaia e migliaia di
estranei. Di stranieri, immigrati: anche se sono veneti, lombardi, marchigiani.
"Italiani veri": da generazioni e generazioni. Ma in realtà: apolidi.
Abitanti del "villaggio Margherita" e del "condominio
Europa".
È così che siamo diventati un paese di stranieri. Individui poveri di
relazioni, sempre più soli e impauriti. Che passano la gran parte del loro
tempo in casa. Con scarsi ed episodici contatti con il mondo circostante.
Principale fonte di conoscenza del mondo: la televisione. Comunicano con gli
altri attraverso i cellulari e - i più competenti - le e-mail. Abituati a
relazioni senza empatia, frequentano i centri commerciali, non solo per
"consumare" ma per uscire di casa, per incontrare gente. Si tuffano
nelle notti bianche, negli eventi di massa. Dove gli altri sono
"folla" e restano "altri". Estranei. Questo ci pare il
problema principale, oggi. La scomparsa della società, sostituita da
un'opinione pubblica pallida. Artificiale. Atomizzata. Non
"Opinione", ma "opinioni", raccolte dai sondaggi,
rappresentate "dai" e "sui" media. Più che "opinione
pubblica": pubblico. Spettatori. Persone senza città. Non-cittadini.
(24 agosto 2008)
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Articoli
Mercato immobiliare (55)
Prezzi
delle case alle stelle ( da "Tirreno, Il"
del 01-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Gran Bretagna, prezzi
delle case in calo dell'8% ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 01-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
General Motors perde i
pezzi ( da "Manifesto, Il"
del 02-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di MASSIMO BINELLI CARRARA
<QUANDO va tutto bene, dura ( da "Nazione, La (Massa - Carrara)"
del 02-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Crollano le quotazioni del
greggio e le Borse prendono il volo
( da "Borsa(La
Repubblica.it)" del 05-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Crollano le quotazioni del
greggio e le Borse prendono il volo
( da "KataWeb
News" del 05-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Lav@ro news
( da "Manifesto,
Il" del 06-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
CASE & CONTRARIAN:
ORSI OVUNQUE, TEMPO DI RIALZO? ( da "Wall Street Italia"
del 06-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Mutui, la crisi che bruciò
1000 miliardi - maurizio ricci ( da "Repubblica, La"
del 07-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Rischio recessione in
Europa ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Edilizia impopolare
( da "Manifesto,
Il" del 07-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Una casa solo per i
palazzinari ( da "Manifesto, Il"
del 07-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Crisi dei mutui sempre più
grave ( da "Denaro, Il"
del 07-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Anche in Cina non tutto è
compiuto ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 08-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
PIL: CONFINDUSTRIA, SIAMO
SU ORLO RECESSIONE, RIPRESA 2009 (2)
( da "Wall
Street Italia" del 08-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
"tutta l'europa sta
pagando la politica miope di trichet" - eugenio occorsio
( da "Repubblica,
La" del 09-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il petrolio va giù,
lasciando sperare che le pressioni inflattive vadano allentandosi. Ben
( da "Borsa
e Finanza" del 09-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
La Bce taglierà all'inizio
del 2009 ( da "Borsa e Finanza"
del 09-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Tito Boeri: Diventa
urgente tagliare le tasse sul lavoro
( da "Unita,
L'" del 09-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
<Ormai siamo sull'orlo
della recessione> ( da "Gazzettino, Il"
del 09-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
In frenata le
compravendite di case ( da "Tirreno, Il"
del 10-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
CRONACA LUCCA pag. 5 Senza
titolo TRIBUNALE--I LUCCAUfficio esecuzioni immobiliari L'Avv. Antonio To...
( da "Nazione,
La (Lucca)" del 10-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Crisi mutui, negli Stati
Uniti dilagano i pignoramenti di case
( da "Milano
Finanza (MF)" del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
NY mordi e fuggi
( da "Milano
Finanza" del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Mutui Usa, boom
pignoramenti ( da "Libertà"
del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
La tempesta perfetta -
(segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La"
del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Per la prima volta dalla
sua nascita Eurolandia deve fare i conti con un'economia in
( da "Borsa
e Finanza" del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
La discesa dell'euro andrà
avanti ( da "Borsa e Finanza"
del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Pil inglese in cura
dimagrante ( da "Borsa e Finanza"
del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il costo della vita balza
al 5,6%, record da 17 anni ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Kupchan: ben venga
l'ossessione del risparmio energetico
( da "Corriere
della Sera" del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di Giancarlo Pagan Il
secondo trimestre tedesco ( da "Gazzettino, Il"
del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Zapatero rilancia: 20
miliardi di euro per tornare a crescere
( da "Manifesto,
Il" del 16-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Tasso di inflazione alle
stelle. Niente tregua per il mercato immobiliare
( da "Manifesto,
Il" del 16-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
L'ex governatore della
Fed:Greenspan: la crisi durerà ( da "Giornale di Brescia"
del 17-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Costi da 500 euro/mq
difficili da ricaricare ( da "Bresciaoggi(Abbonati)"
del 17-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Metropolis nel deserto -
ettore livini ( da "Repubblica, La"
del 17-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Prestiti in ripresa già
dal 2009 ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
La Gran Bretagna copia gli
Usa ( da "Morningstar IT"
del 18-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Gli analisti prevedono
ancora turbolenze ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 19-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Pil va giù? Zapatero si
dà al marketing ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 19-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
<Tempesta perfetta>
sull'economia globale ( da "Corriere della Sera"
del 19-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
La crisi e i silenzi di
Obama e McCain ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
<Tassi giù in Europa.
Risaliranno negli Usa> ( da "Eco di Bergamo, L'"
del 21-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Calano i prezzi delle
case, acquisti in frenata - sisto capra
( da "Provincia
Pavese, La" del 21-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
"la tempesta non è
finita altri crack sono in arrivo" - eugenio occorsio
( da "Repubblica,
La" del 21-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
PESARO - Il mercato
immobiliare è in crisi nera eppure i prezzi delle case potrebbero salire an
( da "Messaggero,
Il (Pesaro)" del 22-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
MUTUI: BUFFETT, LA CRISI
ECONOMICA E' PEGGIO DEL PREVISTO ( da "Wall Street Italia"
del 22-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
MUTUI: BUFFETT;PER
FANNIE-FREDDIE E' FINITA,NON HANNO VALORE
( da "Wall
Street Italia" del 22-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Italia Nostra insorge
contro le escavazioni ( da "Gazzetta di Modena,La"
del 23-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Le azioni europee sono
ormai a buon mercato. Il multiplo sugli utili offre uno sconto del 30%
( da "Borsa
e Finanza" del 23-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Che grande affare le
azioni europee ( da "Borsa e Finanza"
del 23-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Errori tutti Usa
( da "Sole
24 Ore, Il (Plus)" del 23-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Ma io vedo ancora nero
( da "Milano
Finanza" del 23-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il pregio non va in
vacanza ( da "Milano Finanza"
del 23-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
( da "Tirreno, Il" del 01-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Empoli. La denuncia di un agente immobiliare: il mercato è impazzito, non attiriamo più neppure i fiorentini
Prezzi delle case alle
stelle Anche 5.500 euro al metro quadro per un bilocale EMPOLI. Comprare casa a
Empoli costa più che a Bergamo. Così si è fermata anche l'"onda
fiorentina", quel richiamo che la tranquilla provincia aveva sul caotico e
invivibile capoluogo, assediato da traffico, sciami di motorini fumanti,
smog, inflessibili varchi elettronici e parcheggi cari. La denuncia, che
riguarda anche il costo degli affitti, arriva da Francesco Tedde, titolare di
una delle più grosse agenzie cittadine. FIORINI in Empoli I SEGUE A PAGINA 1.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-08-01 - pag: 10 autore:
IMMOBILIARE Gran Bretagna, prezzi delle case in calo dell'8% Segnali di bufera per l'economia inglese,che dà
segni di rapido deterioramento, con una caduta dei prezzi
delle case, mentre l'indice di fiducia dei
consumatori è sceso in luglio ai minimi dal 1974, da quando cioè vengono tenute
statistiche sull'argomento. Secondo i dati resi noti dall'ufficio studi
di Nationwide, una delle grandi società di credito ipotecario, il calo mensile
dei prezzi delle case è stato dell'1,7% in luglio,
pari a una flessione dell'8,1%su base annua.La casa media in Gran Bretagna ha
perso in un anno 15mila sterline di valore scendendo a quota 169.316. La
flessione mensile è forte, è la nona consecutiva ed è indice, secondo gli
esperti di un netto peggioramento della situazione. Hbos, la maggiore banca di
credito ipotecario, ha messo in guardia ieri da un calo del 20% dei prezzi degli immobili nei prossimi due anni, mentre alcuni
analisti della City si spingono a prevedere una caduta fino al 30 per cento. Le
cattive notizie giungono all'indomani della decisione delle società energetiche
Edf e British Gas di aumentare le tariffe tra il 22% e il 35% con il rischio di
aggiungere secondo gli economisti 0,6% punti all'inflazione, a quota 4,4 per
cento. M.N.
( da "Manifesto, Il" del 02-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
AUTO Il colosso di
Detroit ha conti in rosso per 15,5 miliardi di dollari e rischia il fallimento
General Motors perde i pezzi Mercato anemico anche in Europa: Spagna -27,5%,
Italia -10,88% Carlo Leone Del Bello General Motors è in crisi nera, le cifre
parlano da sole: 15 miliardi e mezzo di dollari di perdite accumulate solamente
negli ultimi tre mesi. Ma ai suoi rivali di certo non va meglio: anche in
Europa, soprattutto in Spagna, il mercato dell'auto langue proprio nel suo mese
d'oro, cioé luglio. Con i prezzi della benzina alle
stelle, anche guidare un'utilitaria può essere un lusso. Il conto in rosso per 15,5
miliardi (27,3 dollari per azione) non è un record, ma poco ci manca. Se nel
1993 e alla fine del
( da "Nazione, La (Massa - Carrara)" del
02-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
CARRARA pag. 6 di
MASSIMO BINELLI ? CARRARA ? "QUANDO va tutto bene, dura ... di MASSIMO
BINELLI ? CARRARA ? "QUANDO va tutto bene, dura poco; invece, ora che le cose
vanno male, sebbene i dati trimestrali vadano letti con cautela, temo che duri
a lungo?". Così Alberto Ravecca, direttore dell'Isr, l'azienda speciale di
studi e ricerche della Camera di Commercio, partecipata anche dai Comuni di
Carrara e Massa, dalla Provincia (rappresentata dall'assessore alle Attività
produttive Paolo Baldini) e dalla Comunità Montana della Lunigiana (presente il
nuovo presidente Paolo Bissoli), ha introdotto la presentazione dei dati della
"Congiuntura economica ? Primo trimestre 2008" nella nuova sede
restaurata di via Rosselli. Il rapporto, frutto di un'indagine statistica
condotta su base nazionale e provinciale, dipinge un quadro "assai
complicato" e parla di "difficoltà economica, con investimenti e
consumi delle famiglie in regresso", al punto che, si dice,
"occorrono interventi energici e immediati". I primi tre mesi del
2008, per l'industria locale mostrano un segno negativo: -0,6% per la
produzione e -0,3% per il fatturato rispetto al primo trimestre 2007, segni
evidenti di una netta inversione del ciclo economico. Anche la domanda, in
provincia, pare aver concluso l'andamento positivo, che aveva fatto chiudere lo
scorso anno con un +3%: i primi tre mesi indicano un -2,1%, mezzo punto peggio
del dato regionale. All'interno dei vari settori, è il lapideo lavorato ad aver
subìto un tracollo, "per effetto ? si afferma ? della
"bolla immobiliare"
americana". La produzione locale, infatti, è crollata dell'8,2% e il
fatturato ha perso il 4,8%. Contraddittorio, tuttavia, il dato delle
esportazioni: -12% (pari a 10 milioni di euro) il dato del lavorato, mentre
l'export del grezzo fa segnare un +25%. "E' un indicatore che
lascia perplessi ? ha commentato Oreste Guadagni, presidente dell'Isr ? perché
denuncia una lenta e inesorabile trasformazione del nostro territorio da
distretto industriale a minerario". NON SI SALVA l'artigianato, con una
tendenza caratterizzata da un "pesante segno meno": la flessione del
fatturato è dell'8,7% (-8,3% in Toscana) e la contrazione dell'occupazione arriva
al -2,6% (Toscana -0,3%). E non gode il commercio: il dettaglio "peggiora
notevolmente una situazione già pesantemente negativa", con un -3,3% sul
giro d'affari, il che inchioda ancora la nostra provincia al ruolo poco
invidiabile di fanalino di coda in regione. I consumi calano e le famiglie
"si sono attrezzate con una strategia di contenimento della spesa
attraverso diminuzioni nelle quantità e razionalizzazioni negli acquisti",
che tradotto vuol dire più attenzione alle sottomarche degli hard discount o ai
prodotti a marchio proprio, nel caso della grande distribuzione, il tutto a
spese dei prodotti blasonati. Oppure, per dirla ancora più semplicemente con le
parole di Baldini: "Mancano i soldi, perché il giro d'affari della nostra
provincia è frutto di un terziario povero, ossia tante cooperative che fanno
entrare pochi soldi nelle tasche dei lavoratori". Il -3,3%, depurato
dell'effetto inflazione, arriva al -6%, "il valore più nero degli ultimi
cinque anni", una crisi generalizzata dei consumi definita "vero
crollo", nel caso di abbigliamento e calzature, calati su base annua del
5,7%, rispetto al -1,2% dell'alimentare. A farne le spese, i negozi di vicinato
e la media distribuzione. "IN UN QUADRO così drammatico ? si legge nel
rapporto ? colpisce come il clima di fiducia degli operatori continui a
rimanere positivo". Una possibile, e ironica, chiave di lettura la offre
con una battuta il presidente camerale Norberto Ricci: "Peggio di così non
può andare, quindi bisogna essere ottimisti?". Tra gli effetti di simili
cadute nelle vendite, vi è un primo dato significativo: da giugno
( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 05-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
A un anno esatto
dall'inizio della crisi finanziaria che passerà alla storia
sotto il nome di bolla immobiliare, le Borse mondiali festeggiano l'anniversario con una seduta da
fuochi d'artificio. Indifferenti alla chiusura negativa di tutte le piazze
asiatiche, i listini del vecchio Continente hanno salutato con una pioggia di
acquisti tre notizie arrivate di primo mattino: il nuovo calo del prezzo
del petrolio - che ha trascinato al ribasso i prezzi
delle materie prime - nonché il nuovo rilazo del dollaro sull'euro e i conti
migliori delle aspettative di colossi come SocGen, Adidas e Air France. E i
mercati non potevano restare indifferenti a cifre che spingono a essere più
ottimisti. Non a caso, i rialzi maggiori si sono verificati tra i titoli
finanziari e assicurativi, epicentro della crisi degli ultimi dodici mesi:
l'indice europeo di riferimento ha guadagnato fino al 4,98%. Molto bene anche
l'indice del settore delle società di beni di consumo (+5,41%), mentre l'unico
rosso è stato fatto segnare dall'indice gas&oil (-1,25%). Tutto ciò si è
riflesso sui singoli listini, tra i quali Milano si è contraddistinta per la
miglior prestazione (+3,33%), davanti a Francoforte (2,66%), Londra (2,49%) e
Parigi (2,47%). Anche a Piazza Affari è stata la giornata dei finanziari:
Intesa Sanpaolo ha trascinato il comparto (+6,01%), con Ubi (+5,96%), Unicredit
+5,86%, Banco Popolare +4,76%. Si sono messe in evidenza le società più esposte
verso il dollaro: oltre ad Autogrill (+8,61%), ne ha beneficiato Luxottica
(+6,55%), ieri penalizzata anche dalle indiscrezioni, poi smentite, dell'uscita
dell'amministratore delegato Andrea Guerra. Brillante il rimbalzo di
Italcementi (+7,52%) dopo il trend di discesa innescato dai conti semestrali.
Tra i ciclici, in volo Pirelli (+7,48%), dopo una semestrale sopra le attese.
Pochi i segni negativi e tutti concentrati nel settore energia: Eni -0,38%,
Saipem -1,71%, Tenaris -1,18%, Snam -1,85%, A2a -0,30%. 05/08/2008 - 19:45.
( da "KataWeb News" del 05-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Alle 20:03 - Fonte:
Economia">repubblica.it - 0 commenti Giornata di forti rialzi sui
mercati del Vecchio continente a un anno dall'inizio della crisi originata
dalla bolla immobiliare Piazza Affari la migliore in
Europa con un +3,33% Luca Pagni.
( da "Manifesto, Il" del 06-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Lav@ro news a cura
della red. econ. Le sirene della quotazione In Borsa entro i primi mesi del
( da "Wall Street Italia" del 06-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di WSI Mercato immobiliare, non borsa. Ci sono tanti di quei catastrofisti
in giro che prevedono il collasso dei prezzi delle case
in America, che vien voglia di usare il metodo "contrarian".
-->Parliamo di mercato immobiliare, non di borsa.
Ci sono tanti di quei catastrofisti in giro che prevedono il collasso dei prezzi delle case in America, che vien voglia di usare il
metodo detto "contrarian indicator". Cioe': in casi come questi il
mercato considera come anticipatori alcuni indicatori, che fanno prevedere
possa accadere esattamente l'opposto di quel che viene sbandierato. Per esempio
Fortune.com ha pubblicato un lungo profilo della super-apocalittica e
"gufa onoraria", l'analista della CIBC Meredith Whitney, nota perche'
nel 2005 aveva pronosticato "perdite sul mercato del credito senza precedenti"
per le istituzioni finanziarie operanti nel comparto subprime. Oggi la Whitney
predice una recessione terribile, stile anni Ottanta. Il canale TV CNBC Usa ha
mandato in onda pochi giorni fa un'intervista in cui la Whitney sostiene che i prezzi delle case negli Stati Uniti "caleranno molto
piu' di quel che la gente si aspetta". Bhe' volete un po' di informazioni
di background sul suo curriculum? Ecco: 38 anni, ha lavorato come opinionista
per Fox News, ha un diploma del "Bikini Boot Camp", e' sposata con il
professionista del wrestling WWE John Layfield, conosciuto anche come "il
J.R. del wrestling". Grandi credenziali, no? Il New York Times ha
pubblicato un profilo dell'analista del settore bancario Richard X. Bove: dal
2005, Bove "si e' guadagnato una certa reputazione come uno dei pochi
analisti bancari che ha predetto lo scoppio della bolla
immobiliare e i conseguenti problemi in molti istituti di credito",
scrive il quotidiano newyorkese. Anche qui, un po' di info di background: 67
anni, lavora da casa sua a Lutz, in Florida, crede che alcuni titoli del
comparto bancario finanziario siano adesso "too cheap", troppo
sottovalutati. La scorsa settimana il settimanale della Dow Jones (cioe' Rupert
Murdoch) Barron's ha dato spazio con un'intervista all'economista
super-apocalittico Nouriel Roubini, che osserva: "Siamo nella seconda
gamba di una recessione severa e prolungata, cominciata nel primo trimestre di
quest'anno, destinata a durare almeno 18 mesi, fino a meta' dell'anno
prossimo". Aggiunge Roubini: "La crisi bancaria sistemica andra'
avanti per qualche tempo, costera' in totale fino a $2 trilioni (2000 miliardi
di dollari) di perdite, centinaia di banche andranno gambe all'aria". Info
di background: nativo della Turchia, cresciuto in Italia, Roubini tiene un suo
popolare blog super-catastrofista (quante posizioni short ha sul mercato?) che
si chiama RGE Monitor.
( da "Repubblica, La" del 07-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Economia Mutui, la
crisi che bruciò 1000 miliardi Un anno fa i primi segnali del grande crollo che
ha colpito la finanza Il dossier Il 9 agosto 2007 la Bce inietta a sorpresa
liquidità sui mercati. è il primo segnale MAURIZIO RICCI La bolla
immobiliare, accoppiata alla bolla del credito
facile, stava crescendo fuori misura da tempo. Ma la crisi è esplosa giusto un
anno fa. Sulla data esatta si può scegliere. Se la chiave è la psicologia, il
giorno è il 3 agosto. Quel pomeriggio, a New York, un noto commentatore, Jim
Cramer, si presenta sugli schermi della Cnbc, gridando: "Qui è Armageddon.
Sul mercato del reddito fisso, è l'Apocalisse. Cosa aspetta la Fed a tagliare i
tassi?". Se il riferimento è la pura cronaca, il giorno è, invece, il 9
agosto: da Francoforte, la Banca centrale europea inietta, a sorpresa, quasi
100 miliardi di euro sui mercati per mantenere la liquidità e impedire che il
credito si strozzi di colpo. Il panico generalizzato è iniziato allora. Non è
mai cessato, man mano che gli eventi continuavano a prendere in contropiede
banche, finanzieri e autorità monetarie. E non è finito neanche ora. Una crisi
che, nello scorso settembre, Ben Bernanke, il presidente della Fed, valutava
sarebbe costata 50-100 miliardi di dollari, ha già costretto le banche a
svalutare i loro patrimoni per 476 miliardi di dollari. Ma, secondo l'Fmi, lo
tsunami iniziato un anno fa costerà al mondo finanziario almeno il doppio, 945 miliardi
di dollari. Forse di più. Ci sono stime autorevoli per 1.100, 1.600 miliardi.
Anche 2 mila miliardi di dollari, se morosità e pignoramenti si estenderanno
dai mutui immobiliari alle carte di credito e alle rate dell'auto. Anche per
questo, l'economia sta rallentando in tutto il mondo. C'è chi paragona la crisi
attuale a quella delle casse di risparmio americane alla fine degli anni '80.
Chi preferisce avvicinarla agli shock petroliferi degli anni '70. Tutti, però,
dicono che è la crisi più grave della finanza internazionale degli ultimi 70
anni. Dalla Grande Depressione degli anni '30. Lo tsunami ha sconvolto tutti:
consumatori-mutuatari, istituti specializzati, banche d'investimento, agenzie
di rating, hedge funds, fondi pensione, banche tradizionali, banche centrali.
L'innesco sono stati i mutui subprime americani, concessi con disinvoltura -
complici tassi d'interesse molto bassi - a clienti privi di garanzie di
reddito. Ma il contagio ha rapidamente raggiunto, man mano
che la bolla immobiliare si
sgonfiava e i prezzi delle case cominciavano a scendere, anche i mutui più sicuri. La crisi, per
quanto grave, sarebbe rimasta confinata alla bolla
immobiliare, tuttavia, se non si fosse subito
rivelata come una crisi della nuova finanza: quella dei derivati. Il
motivo per cui i mutui venivano concessi con tanta facilità, infatti, era che
chi li erogava, trasferiva poi il rischio altrove. I mutui, insieme ad altri
titoli di credito (come i prestiti per comprare l'auto) venivano, infatti,
insaccati nei famigerati titoli-salsiccia, i Cdo, poi rivenduti sul mercato. Lo
scenario tradizionale, in cui la banca conosce a chi ha dato il mutuo e
interviene a recuperare il credito se le rate non vengono pagate, veniva, così,
cancellato. Nessuna sapeva quali crediti ci fossero davvero dentro i Cdo.
Poiché, però, si poteva statisticamente supporre che almeno una parte sarebbe
stata, comunque, ripagata, le agenzie di rating potevano assegnare a quella
tranche l'etichetta di massima affidabilità (AAA), attirando nel vortice anche
investitori non speculativi, come i fondi pensione. La crisi della nuova
finanza è, tuttavia, anche la crisi del nuovo sistema del credito. Nel giro di
pochi anni, fra il 2000 e il 2006, la massa dei Cdo e degli altri derivati è
salita di 12 volte, da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2008-08-07 - pag: 9 autore: Congiuntura. Il forte calo
degli ordini alle imprese in Germania è l'ultimo segnale di allarme per
l'economia continentale Rischio recessione in Europa Frenata Usa, caro greggio
e scoppio della bolla immobiliare pesano sul Pil Beda
Romano FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente Sui mercati finanziari europei
aleggia ormai il timore di recessione, almeno tra i più pessimisti. Gli ultimi
dati economici, soprattutto tedeschi ma anche spagnoli o francesi, hanno
trasformato le prospettive di crescita nella zona euro. Un'eventuale recessione
sarebbe la prima da quando l'Unione monetaria ha visto la luce. Le ultime
statistiche sono giunte ieri dal ministero dell'Economia a Berlino. Gli ordini
all'industria sono calati in giugno del 2,9% mensile. Il dato è pessimo e non
solo perché ha smentito le previsioni di un rialzo: si tratta del settimo calo
consecutivo e la peggiore seria negativa dal 1990, anno dell'unificazione
tedesca. Su base trimestrale gli ordini all'industria sono scesi tra aprile e
giugno del 4,1%, il calo più forte dalla recessione del 1992-1993, secondo
Gilles MoËc, economista di Bank of America. Inevitabilmente, moltianalisti
hanno espresso preoccupazione ieri, tenuto conto del fatto che il dato
pubblicato dal Governo dà la misura del futuro andamento della produzione
industriale. L'economia tedesca sta soffrendo del rallentamento economico
mondiale ed europeo: gli ordini all'industria provenienti dal resto della zona
euro sono calati in giugno addirittura del 7,7% mensile.D'altro canto, tre
grandi Paesi dell'Unione monetaria - Spagna, Francia e Italia - stanno
soffrendo, chi più, chi meno. Il dato pubblicato ieri giunge dopo che martedì
fonti di stampa hanno rivelato la probabile ampiezza della contrazione del
prodotto interno lordo tedesco nel secondo trimestre (il dato ufficiale sarà
pubblicato il 14 agosto): la flessione sarebbe dell'1,0%, in parte per un
effetto confronto con una crescita molto sostenuta, dell'1,5%, tra gennaio e marzo.
In poche settimane, le prospettive economiche della zona euro sono peggiorate. Molti osservatori notano la rapidità del deterioramento della
congiuntura. A giocare è una concomitanza di fattori: il rialzo del prezzo del
petrolio, il rallentamento americano, lo scoppio della bolla immobiliare in due grandi Paesi
europei (Gran Bretagna e Spagna). "è molto probabile che la zona euro sarà
la prima grande economia a entrare in recessione ", vale a dire a
registrare due trimestri consecutivi di contrazione dell'economia, spiega
Jonathan Loynes, economista di Capital Economics, che punta su un -0,4% tra
aprile e giugno. "Le prospettive di una ripresa nel terzo trimestre e nei
mesi successivi sono diminuite nettamente". L'ipotesi di recessione nella
zona euro emerge proprio mentre per oggi è fissata una riunione della Banca
centrale europea. In luglio la Bce prevedeva nel futuro prevedibile "una
crescita moderata", ma gli ultimi dati mettono in dubbio questa
previsione. C'è chi addirittura pensa già a prossime riduzione monetarie; per
ora è più corretto puntare su un costo del denaro stabile al 4,25 per cento.
beda.romano@ilsole24ore.com PRIMATO NEGATIVO Una flessione dell'attività per
due trimestri consecutivi sarebbe la prima dalla nascita dell'Eurozona Oggi la
Bce tiene fermi i tassi.
( da "Manifesto, Il" del 07-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
COMMENTO
Edilizia impopolare Roberto Tesi Il settore delle costruzioni è in crisi: di
attività e, per fortuna, di prezzi. Dagli ultimi
dati nei primi sei mesi del 2008 i prezzi delle
abitazioni sono scesi del 3-5%. Ma dovranno scendere ancora: i prezzi delle case negli ultimi
anni si sono gonfiati enormemente e ora la bolla speculativa è
scoppiata, si stanno ridimensionando. Non va meglio per i costruttori che avevano intensificato
l'attività sperando in una domanda che sembrava irresistibile. Ora si ritrovano
con un patrimonio immobiliare spesso da terminare che
non ha acquirenti. Basta girare per le periferie romane (oltre il raccordo
anulare) per vedere gru ferme e scheletri di palazzi non terminati. Ovviamente
ancora peggio va per gli sfrattati che, in particolare nelle grandi città dove
l'emergenza abitativa è enorme, non trovano un alloggio visti i prezzi ancora mostruosi degli affitti e la caduta dei
redditi, complice l'inflazione. Che fare? Il governo Prodi aveva cercato di
fronteggiare l'emergenza abitativa stanziando 550 milioni di euro da destinare
soprattutto alle esigenze degli sfrattati. Ma è durato poco: con la manovra
economica approvata due giorni fa il ministro Tremonti ha preso i soldi di
Prodi (ma non lo dice) e ha deciso di utilizzarli per un grandioso piano di
"social housing", parola tanto amata da Alemanno e dalla destra
sociale. Non è una parolaccia, anche se sarebbe stato preferibile utilizzare
l'italianissima definizione "edilizia popolare". Che, però,
nell'accezione nostrana, significa quasi sempre edilizia schifosa, case che appena costruite cascano a pezzi (visti i materiali
utilizzati) senza manutenzione.CONTINUA|PAGINA6 Con magnanimità Tremonti ha
promesso che entro il 2009 saranno costruiti 20 mila nuovi alloggi. Non dategli
retta: i 20 mila alloggi sono quasi tutti già costruiti. L'obiettivo della
manovra è di trovare in tempi brevi un acquirente per lo stock di invenduto. In
questo modo saranno risolti i problemi finanziari dei costruttori nostrani. Ad
acquistare sarà lo stato per i cittadini. Questo significa che il piano case toglierà le castagne dal fuoco a parecchi palazzinari e
immobiliaristi. Non c'è da scandalizzarsi del salvataggio. Soprattutto se il
prezzo sarà equo e la qualità delle case buona. Certo,
il governo ha promesso che le case acquisite dallo
stato saranno messe a disposizione di chi ne ha bisogno. Anche agli immigrati
che risiedono da almeno 10 anni in Italia con regolare permesso. Una botta di
democrazia che nasconde un particolare non da poco: le case
non saranno date in affitto, ma saranno vendute con l'intermediazione della
cassa Depositi e prestiti che concederà i mutui. Resta un problema non piccolo:
che succede se una famiglia (e sono tante) non è in grado di acquistare la casa
e di pagare un mutuo? E perché lo stesso Tremonti ha fatto sparire 280 milioni
di dotazione per alloggi a canone sostenibile? In tutto l'occidente (ha ragione
il Sunia) quando si parla di "social housing" si intende soprattutto
edilizia destinata agli affitti. Ma il ministro dell'economia non la intende
così. Ma c'è di più: nei centri urbani delle grandi città si vedono spesso
edifici con portoni e finestre murate. Edifici e quartieri che necessitano di
un recupero. È un enorme patrimonio edilizio, spesso di proprietà pubblica, che
non ha alcun valore d'uso, in quanto senza investimenti non può essere
riqualificato e riaffidato ai vecchi o ai nuovi inquilini. Fino a poche
settimane fa sembrava che Berlusconi fosse intenzionato alla riqualificazione,
sostenuta anche da una parte dell'Ance. Ora con il suo ministro dell'economia
ha cambiato idea: i degradati edifici dei centri storici torneranno a
"splendere" ma dovranno avere oltre a un valore d'uso anche uno di
scambio.Cioè dovranno diventare merce per i benestanti, mentre tutti gli altri
(o almeno chi è in grado di pagare un mutuo) dovranno accomodarsi fuori dei
centri storici, oltre i raccordi anulari. E chi non ha soldi, potrà come sempre
accomodarsi sotto un ponte o in vecchie automobili.
( da "Manifesto, Il" del 07-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
FINANZIARIA Una casa
solo per i palazzinari Il ministro Tremonti presenta il "piano casa" e
promette 20 mila nuovi alloggi già a partire dal 2009. "Una truffa"
secondo il sindacato inquilini. I soldi erano quelli già stanziati dal governo
Prodi e gli aiuti sembrano destinati ad alleviare solo le sofferenze degli
immobiliaristi. Intanto, contro i tagli della manovra triennale si levano le
proteste degli statali, che annunciano la mobilitazione a settembre, e dei
magistrati Sara Farolfi ROMA Con un gioco delle tre carte dal sicuro effetto
mediatico, il ministro Tremonti ha presentato ieri in pompa magna il
"piano casa", contenuto nella manovra triennale. Che forse però più
che le sofferenze dei cittadini - alle prese con prezzi
di affitto inaccessibili o indebitati fino al collo con mutui il cui tasso
d'interesse cresce in proporzione diretta con le tensioni del credito
internazionale - allevierà le sofferenze dei palazzinari nostrani, alle prese
con un settore (l'edilizia) in caduta libera, dopo anni di fasti e fortune
senza precedenti. Procediamo con ordine, a partire dal gioco delle tre carte. Tremonti
promette 20 mila nuovi alloggi, già a partire dall'anno prossimo. Tutto vero
probabilmente, "non fosse che intanto ne cancella 12 mila", denuncia
Luigi Pallotta, segretario generale del Sunia (il sindacato inquilini della
Cgil). Come? Stornando sul nuovo "piano casa", 550 milioni di euro
che il governo Prodi aveva già stanziato nel 2007 all'emergenza abitativa, in
particolare alle famiglie disagiate sottoposte a sfratto. Il piano era già
passato al vaglio - nell'ordine - di comuni, regioni e dell'allora ministro
delle infrastrutture Antonio Di Pietro che aveva emanato il decreto. I cantieri
per il recupero di 12 mila alloggi erano pronti a partire. E invece niente,
contrordine. "Quei 550 milioni sono ora destinati a un fondo nazionale che
dovrà finanziare un piano casa tutto ancora da definire, entro sei mesi, e che
successivamente dovrà essere attuato da regioni e comuni". Seconda carta,
seconda parte del finanziamento. Si tratta di quei 280 milioni di euro che
sempre il governo Prodi aveva destinato ai contratti di quartiere, ossia agli
accordi territoriali di programma finalizzati al recupero edilizio di 'pezzi di
città' e ad alloggi in locazione a canoni sostenibili per i magri redditi dei
cittadini. Anche qui, stessa musica. Via i contratti di quartiere, i 280
milioni di euro passano al piano Tremonti. E arriviamo all'ultima carta, la
terza parte delle risorse stanziate dal governo al "piano casa". Quei
restanti 100 milioni di euro stornati da Tremonti e che invece l'ultima
finanziaria targata Prodi aveva destinato ad una società dell'agenzia del
demanio per l'utilizzo di tutte le aree demaniali dismesse (per esempio, le
ambitissime caserme). Anche in questo caso aree poi
vincolate a canoni di affitto sostenibili. Secondo Pallotta si tratta di
"una vera e propria truffa", "l'ennesimo sostegno ai costruttori
nostrani che per effetto della crisi vedono crollare le compravendite".
Tanto più che, nota ancora il Sunia, nel corso dei mesi, e cioè dalla
presentazione del decreto legge che anticipa la manovra finanziaria alla sua
approvazione, le parole "affitto" e "locazione" sono
praticamente scomparse: "Si parla di edilizia residenziale, tutta l'enfasi
è sulla casa di proprietà quando il problema di fondo per i redditi medi è che non
si trova una casa in affitto". E' vero che in Italia l'80% circa delle
famiglie possiede una casa di proprietà, ma si tratta di cittadini o famiglie
indebitati e strozzati oggi da tassi di interesse che da qualche mese sono ai
massimi. Ed è altresì vero che, sempre l'italia, è il paese europeo con il più
basso livello di case in affitto. Ciò che promettono
Berlusconi e Tremonti è la risoluzione dei problemi per i cittadini più poveri,
famiglie, giovani coppie, e poi studenti, inquilini sotto sfratto. Tutti
rigorosamente italiani (per gli immigrati vale la regola dell'assegno sociale:
diritti sì a condizione che siano residenti in Italia da almeno dieci anni).
"Il piano - si legge nel decreto - è rivolto all'incremento del patrimonio
immobiliare ad uso abitativo, attraverso l'offerta di
abitazioni di edilizia residenziale, con il coinvolgimento di capitali pubblici
e privati, destinate prioritariamente a prima casa". Come? Attraverso la
costituzione di "fondi immobiliari destinati alla valorizzazione e
all'incremento dell'offerta abitativa", e alla promozione di
"strumenti finanziari immobiliari innovativi con la partecipazione di
soggetti pubblici o privati". Bene, dato che i suddetti costruttori - o
palazzinari che dir si voglia - non navigano certo in buone acque di questi
tempi, travolti come sono dallo scoppio della bolla immobiliare che dagli Stati uniti
è rapidamente arrivata anche nel belpaese, il sospetto fondato - e esplicitato
dal sindacato inquilini - è che il governo pensi soprattutto ad correre in loro
soccorso. Secondo Andrea Martella, responsabile infrastrutture del Pd, "il
Sunia svela l'ennesimo inganno di Tremonti ai danni degli italiani più deboli.
Il piano casa non esiste, è il solito bluff mediatico che scarica su regioni e
comuni ulteriori oneri".
( da "Denaro, Il" del 07-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Borsa & Mercati
stati uniti Crisi dei mutui sempre più grave Si registrano pesanti effetti
sulle trimestrali dei big finanziari d'oltreoceano La crisi dei mutui marca nel
profondo la stagione delle trimestrali dei big finanziari statunitensi, che
provano a correre ai ripari con una maggiore regolamentazione sui mercati a
rischio. E' il profondo rosso di Freddie Mac il dato piu' significativo della
giornata di ieri. La societa' Usa specializzata nei prestiti immobiliari,
recentemente salita agli onori della cronaca per i timori di fallimento,
insieme alla 'sorella' Fannie Mae, ha chiuso il secondo trimestre dell'anno con
una perdita netta di 821 milioni di dollari, contro l'utile di 764 milioni
dello stesso periodo dello scorso anno. Un dato pesante, che aggrava
ulteriormente la posizione dell'agenzia semigovernativa Usa che eroga mutui a
tassi di finanziamento agevolati, ora costretta anche a tagliare il dividendo
da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: OLIMPIADI data: 2008-08-08 - pag: 11 autore: Anche in Cina non tutto è
compiuto Impianti sportivi pronti, ma nella City di Pechino molti cantieri
restano aperti Luca Vinciguerra PECHINO. Dal nostro inviato I l grande orologio
del conto alla rovescia in Piazza Tienanmen è arrivato a fine corsa. Oggi per
Pechino è il grande giorno. Il giorno atteso per sei lunghi anni durante i
quali la città si è trasformata. Nel bene, perché è diventata più bella,
slanciata e razionale. Ma anche nel male, perché per fare spazio ai siti
olimpici e ai grattacieli dal design avveniristico, sono stati sventrati interi
quartieri storici. Bella, slanciata e razionale. Ma ancora incompiuta. I capi
di Stato, gli atleti, le delegazioni ufficiali, i turisti stranieri e cinesi
che in questi giorni sbarcheranno a Pechino, si troveranno di fronte una
metropoli magica e affascinante, sulla quale però aleggia qualcosa di fragile e
di precario. Fra i tanti impegni non rispettati dalla Cina nella dirittura
d'arrivo verso i Giochi 2008 (diritti umani, censura, inquinamento), infatti,
ce n'è un altro di portata assai inferiore sul piano politico, ma assai più
visibile da tutti: molti dei grandi cantieri che la Municipalità si era
impegnata a chiudere entro la fine del 2007 sono ancora aperti. La promessa è
stata rispettata a metà. La costruzione di tutti i siti olimpici, in effetti, è
stata completata da tempo. Spesso, addirittura con notevole anticipo sulle date
di consegna fissate a inizio lavori. Ma basta spostarsi verso la downtown e
alzare gli occhi al cielo per capire che nel resto della città le cose sono
andate diversamente. I grattacieli che hanno stravolto la skyline della città
non sono stati terminati. Le torri incompiute di cemento, vetro e acciaio che
svettano sulla capitale e brillano (nei rari giorni di sole) a chilometri di
distanza, hanno nomi cinesi ma design occidentale. Si chiamano Yintai, China
World 3, Cctv, International Financial Center e sono tutte raggruppate nel
Central Business District, il quartiere di Pechino che si estende per
( da "Wall Street Italia" del 08-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di ANSA - -->(ANSA)
- ROMA, 8 AGO - Per Confindustria, che affida il commento all'Ufficio Studi,
"la contrazione del Pil non è episodica e sono alte le probabilità di
un'ulteriore discesa durante il trimestre in corso, che è iniziato con il segno
meno per la produzione industriale". In particolare, "il calo del Pil
nel secondo trimestre (-0,3%) risente anche dell'effetto calendario (Pasqua
anticipata) e del clima mite che avevano sostenuto artificialmente l'attività
lo scorso inverno. Rispecchia soprattutto la flessione della produzione
industriale e dei consumi, il dinamismo minore dell'export e la debolezza degli
investimenti, in costruzioni e non". "Da alcuni mesi - proseguono i
tecnici di Viale dell' Astronomia - è ormai evidente che il secondo semestre
2008 è destinato a rivelarsi più difficile del primo. A causa dell' aggravarsi
e prolungarsi delle condizioni internazionali sfavorevoli: prezzo record del
petrolio, cambio del dollaro ai minimi, stagnazione americana, scoppio della bolla immobiliare anche in Europa, aumento dei tassi provocato dalla crisi
finanziaria e da ultimo dal rialzo Bce". Insomma, "l'economia
italiana si presenta già in stagnazione all'appuntamento con l'appesantirsi
delle condizioni esterne, anche per la continua erosione della competitività di
costo. Il clup sale molto più rapidamente che nei partner europei, come
ha certificato la Banca d'Italia. Si è ampliato il divario di crescita con gli
altri paesi europei, da 15 anni superiore al punto percentuale annuo. Le
previsioni per l'Italia stanno convergendo verso la crescita zero delineata dal
Csc già da febbraio e cristallizzata nelle stime rilasciate a giugno di una
variazione del Pil pari ad appena il +0,1% quest'anno, dove la nota ottimistica
è racchiusa nel segno ancora positivo". Il ridimensionamento della
debolezza del dollaro, anche e proprio a seguito della fragilità inattesa della
crescita europea, e lo sgonfiamento appena iniziato della bolla
del prezzo del petrolio "possono aiutare a preparare e anticipare il
rilancio nel 2009, quando il Csc stima un aumento del Pil italiano dello 0,6%
(+1% a fine anno). Il made in Italy, dopo aver patito nel prosieguo del 2008 la
frenata globale, sarà lesto a cogliere il risveglio della domanda
internazionale, grazie alla ristrutturazione in atto dell'industria
manifatturiera che ha portato già ottimi risultati nell'ultimo biennio in
termini di quote di mercato". (ANSA).
( da "Repubblica, La" del 09-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Economia Le valute I
tassi L'economista Roubini: allarmi sbagliati, l'inflazione è sotto controllo
"Tutta l'Europa sta pagando la politica miope di Trichet" L'euro
forte aggrava i problemi. Basta guardare i numeri di un gigante dell'export
come la Germania La Bce doveva abbassare i tassi già sei mesi fa. Ora ha perso
il treno per la ripresa EUGENIO OCCORSIO ROMA - Dopo la crescita zero, un'altra
mazzata per l'economia italiana: il superindice Ocse che cala di oltre mezzo
punto, con una penalizzazione particolare per l'Italia e l'area-euro. "E'
la conseguenza della politica sciocca, miope e suicida di Jean-Claude
Trichet", commenta senza reticenze Nouriel Roubini, docente alla New York
University, economista americano attento e sensibile alle vicende del Vecchio
Continente che conosce anche per aver studiato alla Bocconi. Dalla sua vacanza
europea in mountain bike, risponde con la solita grinta al telefonino anche se
con un po' di fiatone. Perché tanto accanimento? "Perché è responsabile la
Bce se l'Eurozona è sprofondata in una crisi pesantissima. La banca eredita una
cultura da falchi che non ha ragion d'essere. C'erano motivi di debolezza di fondo:
la rigidità fiscale, il costo del lavoro, la carenza della domanda. Ma si
sarebbero potuti risolvere con una Banca centrale attenta e oculata. Invece
l'ossessione per l'inflazione ha tarpato le ali alla ripresa. Perfino
l'applicazione del trattato di Maastricht, con il limite del 3%, è stato
applicato con più elasticità". Però il problema dell'inflazione esiste,
anche Bernanke lo riconosce. "Macché, è l'ultima delle questioni.
L'inflazione core, depurata dei volatili prezzi di
petrolio e alimentari, è sotto controllo. Invece l'altro giorno Trichet ha
perso un'altra occasione. Doveva abbassare i tassi già sei mesi fa, ora chissà
se lo farà, e in ogni caso avrà perso il treno per la ripresa. In America,
quando l'economia ha cominciato a rallentare nell'estate scorsa, è partita una
raffica di sette tagli consecutivi che hanno portato i tassi dal 5,25 al 2% in
aprile. Questa è flessibilità, questo è interpretare in modo compiuto e logico
il ruolo di banchiere centrale, che tiene d'occhio la stabilità monetaria ma
non solo. Non è un problema di oggi: dal 2002 al
( da "Borsa e Finanza" del 09-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
ATTUALITÀ Il
petrolio va giù, lasciando sperare che le pressioni inflattive vadano
allentandosi. Ben ... di Redazione - 09-08-2008 Il petrolio va giù, lasciando
sperare che le pressioni inflattive vadano allentandosi. Ben Bernanke ne prende
felicemente atto e inchioda i Fed Fund al 2%: da lì non si muoveranno,
perlomeno fino all'insediamento del nuovo inquilino della Casa Bianca e
comunque non prima del prossimo incontro del Fo
( da "Borsa e Finanza" del 09-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
ATTUALITÀ "La
Bce taglierà all'inizio del 2009" Ravano (Pi
( da "Unita, L'" del 09-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Stai consultando
l'edizione del Tito Boeri: "Diventa urgente tagliare le tasse sul
lavoro" di Oreste Pivetta / Milano Alcuni giorni fa, chiusa in Italia con
il voto definitivo del parlamento la vicenda della manovra, il Wall Street
Journal pubblicava un articolo di Tito Boeri, economista, docente alla Bocconi,
animatore del sito di dibattito e informazione sui temi dell'economia
"lavoce.info", tutto dedicato all'Italia e alle sue politiche
economiche. Illuminante il titolo: "All Fear, No Hope". Citando, con
ironia, il titolo di un ultimo celebratissimo libro di Giulio Tremonti, La
paura e la speranza. Che diventa paura senza speranza, una forte critica a
quanto sta avvenendo nel nostro paese, in una situazione mondiale difficile,
segnata dalle debolezze dell'economia americana, dalle crisi delle sue grandi
industrie (a cominciare da quelle automobilistiche come Ford e General Motors),
ma anche dalle migliori prestazioni europee (grazie all'euro, perché
l'apprezzamento della nostra moneta rispetto alla divisa statunitense mitiga
gli effetti del caro petrolio) con l'eccezione italiana, di un paese cioè
"molto più vulnerabile degli altri paesi del Vecchio Continente perché
proviene da 15 anni di stagnazione" ed oggi vede il proprio prodotto
interno lordo fermo, a quota zero. "Un paese in cui - aggiunge il
professor Boeri - il reddito pro capite è sceso sotto non solo la media
dell'Unione europea a 15, ma anche dell'Unione europea a 19...". Dove
stanno Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria... Professor Boeri, il
Wall Street Journal attraverso il titolo richiama l'attenzione sulla
"paura". La paura è nostra indubbiamente, ma dovrebbe essere anche
loro considerando le tante "crisi" attraversate dagli Stati Uniti in
questi ultimi tempi. Che cosa dobbiamo attenderci? "Gli Stati Uniti vivono
una condizione di attesa. Fra quattro mesi si voterà e dopo il voto qualcosa
succederà. Ma intanto s'avverte l'assenza di indirizzo. Questo inevitabile
lungo periodo di transizione cade nel momento sbagliato. Ci sarebbe bisogno di
qualcuno assai forte al timone. Non c'è. Domina l'incertezza in una economia
reduce da tre shock simultanei, quello petrolifero, il
crollo della Borsa e lo scoppio della bolla
immobiliare. Paradossalmente l'Italia potrebbe
vivere una situazione migliore: soffriamo dei rincari del petrolio, ma molto
meno per il resto, per la semplice ragione che le famiglie italiane temono
molto il mercato azionario e non si espongono quindi ai rischi della Borsa e
sono poi relativamente poco indebitate, proprio perché la Banca centrale
europea ha sempre rispettato una politica di tassi alti. Il problema
dell'Italia è strutturale, un problema molto serio: l'Italia non cresce da
quindici anni, i salari sono fermi, il sistema di protezione sociale è
debole... Un lavoratore italiano arriva a guadagnare un terzo in meno rispetto
ai suoi colleghi francesi o tedeschi, che pure hanno vissuto un periodo di
stretta salariale. Sarebbe urgente rimediare a questi ritardi. In un periodo
come questo di stagnazione che incontra l'inflazione, sarebbero urgenti
iniziative antirecessive: questo dovrebbe stare in cima agli impegni di un
governo". Tremonti, al governo, s'è dimenticato, lei scrive, la speranza.
Cioè non si concedono prospettive, come se la recessione fosse un orizzonte
inevitabile... Come agire? "Purtroppo alle nostre spalle c'è un debito
pubblico altissimo, che lascia poche vie d'intervento. Non c'è molto spazio per
politiche fiscali anticicliche. Tuttavia, grazie all'opera di contrasto
all'evasione condotta nella passata legislatura, le entrate fiscali sono molto
cresciute negli ultimi tre anni. Per giunta la forte inflazione fa arrivare
all'erario i proventi di una tassa, il cosiddetto fiscal drag, che i cittadini
pagano quando il loro reddito reale non cambia o addirittura diminuisce, mentre
il loro reddito nominale, gonfiato dall'inflazione, fa scattare una aliquota
più alta. Con un'inflazione al 4 per cento, questa tassa da inflazione potrebbe
ammontare a non meno di 4 miliardi di euro. La scelta più opportuna sarebbe a
questo punto quella di utilizzare tutti questi proventi straordinari per
abbassare la pressione fiscale sul lavoro". Una "strategia" molto
sindacale: agire sui redditi per rimettere in moto i consumi e ridare un po' di
dinamismo al mare piatto dell'economia. "Indubbiamente ridurre la
pressione fiscale sul lavoro avrebbe l'effetto di vivacizzare la domanda delle
famiglie, darebbe un po' di fiato al mercato del lavoro, i salari netti
aumenterebbero e parte della riduzione delle tasse porterebbe a una riduzione
del costo del lavoro man mano che i contratti vengono rinnovati (il che
favorirebbe anche una conclusione più rapida delle molte vertenze in corso),
favorendo così l'assorbimento del nostro immenso bacino di persone in età
lavorativa che non hanno un impiego. Un modo per fare tutto questo senza
complicare ulteriormente la nostra struttura fiscale consiste nell'aumentare le
detrazioni fiscali per chi lavora, ad esempio tenendo conto dell'aumento dei
costi di produzione di reddito: come sa qualsiasi lavoratore dipendente che
deve usare l'auto o i tram, vivendo quotidianamente il problema del rincaro dei
trasporti. Vorrei aggiungere: si andrebbe pure incontro a una esigenza d'equità
fiscale, di riequilibrio, quando la divaricazione tra ceti alti e ceti bassi è
sempre più manifesta". Insomma, parliamo di un'esigenza di giustizia
sociale... "Invece di fare questo, il Parlamento ha appena approvato una
manovra triennale che non concede alcuno spazio a riduzioni della pressione
fiscale. Come previsto dal documento di Programmazione Economica e Finanziaria
2009-2013, la pressione fiscale addirittura aumenterà dal 43 al 43.2 per cento.
Eppure la riduzione della pressione fiscale al di sotto della soglia del
quaranta per cento era stato uno dei temi forti della campagna elettorale.
Insomma si dovrebbe segnalare che una promessa non è stata rispettata. Solo
propaganda. Il grave è però che questa scelta di politica economica sembra non
concederci molte speranze contro la recessione. Il passaggio parlamentare ha
peraltro solo peggiorato i piani iniziali dell'esecutivo, addirittura
aggiungendo una norma, quella sui precari, che adotta al mercato del lavoro il
metodo seguito dal nostro Primo Ministro nel risolvere i suoi problemi
personali con la giustizia: si interviene sui processi in corso". Torniamo
alla paura e alla speranza. Sembra che la logica di Tremonti sia per ora quella
di giocare tutto al ribasso. Solo i prezzi salgono. La
pasta e il pane sono diventati roba da ricchi. Scenari d'altri tempi e d'altri
paesi... "Invece di rassicurare gli italiani che hanno cominciato a
risparmiare anche sui consumi di pane e pasta, il nostro Ministro dell'Economia
sembra non voler perdere occasione per lanciare messaggi allarmistici alla
televisione e sui giornali. Manca nei messaggi e, soprattutto, nelle scelte
dell'esecutivo la speranza. Così la recessione rischia di diventare una
profezia che si autoalimenta. Ma non diamone la colpa alla Cina. Le
responsabilità sarebbero molto più vicine a noi".
( da "Gazzettino, Il" del 09-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
"Ormai siamo
sull'orlo della recessione" "L'economia italiana è sull'orlo della
recessione" e il secondo semestre 2008 sarà "più difficile": è
allarmato il commento di Confindustria. Per l'associazione degli industriali,
il rilancio "avverrà nella seconda metà del 2009, aiuato da petrolio più
basso, dollaro in recupero, taglio dei tassi Bce".Per l'Ufficio Studi di
Confindustria, "la contrazione del pil non è episodica e sono alte le
probabilità di una ulteriore discesa durante il trimestre in corso, che è
iniziato con il segno meno per la produzione industriale". In particolare,
"il calo del Pil nel secondo trimestre (meno 0,3 per cento) risente anche
dell'effetto calendario (Pasqua anticipata) e del clima mite che avevano sostenuto
artificialmente l'attività lo scorso inverno. Rispecchia soprattutto la
flessione della produzione industriale e dei consumi, il dinamismo minore
dell'export e la debolezza degli investimenti, in costruzioni e non".
Secondo Confindustria, è ormai "evidente che il secondo semestre 2008 è
destinato a rivelarsi più difficile del primo. A causa
dell'aggravarsi e prolungarsi delle condizioni internazionali sfavorevoli:
prezzo record del petrolio, cambio del dollaro ai minimi, stagnazione
americana, scoppio della bolla immobiliare anche in Europa, aumento dei tassi provocato dalla crisi
finanziaria e da ultimo dal rialzo Bce". Insomma, "l'economia
italiana si presenta già in stagnazione all'appuntamento con l'appesantirsi
delle condizioni esterne, anche per la continua erosione della competitività di
costo". Ma, conclude Confindustria, nel 2009 il made in Italy "sarà
lesto a cogliere il risveglio della domanda internazionale, grazie alla
ristrutturazione in atto dell'industria manifatturiera".
( da "Tirreno, Il" del 10-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Montecatini In
frenata le compravendite di case Prezzi fermi per edifici
commerciali e produttivi PISTOIA. Al di là delle polemiche tra Associazione
industriali e Comune, non c'è dubbio che la principale causa dell'attuale crisi
delle aziende edili sia da ricercare nella frenata del mercato, concretizzatasi
lo scorso anno anche in provincia di Pistoia. Una conferma arriva dal recente
Rapporto Immobiliare 2008 diffuso dall'Agenzia del territorio, che fornisce
dati disaggregati per provincia sull'andamento del 2007 confrontato con gli
anni precedenti. Per quanto riguarda Pistoia, si nota facilmente che il settore
residenziale, quello che smuove la massa maggiore di affari, ha subito a
Pistoia città una frenata particolarmente brusca (-12,3% sul 2006). In
provincia le cose vanno un po' meglio ma il segno resta nettamente negativo
(-4,6%). Ciò nonostante i prezzi hanno continuato a
crescere, del 6,4% in città e addirittura del
( da "Nazione, La (Lucca)" del 10-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
CRONACA LUCCA pag. 5
Senza titolo TRIBUNALE--I LUCCAUfficio esecuzioni immobiliari L'Avv. Antonio Tommasi,
con studio in Pietrasanta, Via Garibaldi n. 36, tel. 0584790398, de-legato dal
Giudice delle Esecuzioni Immobiliari dott. Giulio Giuntoli con ordinanza del 17
Settembre 2007, nell'esecuzione immobiliare n.
275/1995, a norma dell'art. 490 c.p.c.,AVVISA che il giorno 7 Ottobre 2008, ore
9, nella sala delle udienze civili del Tribunale di Lucca, Piaz-zale San Donato
e/o Via Galli Tassi, si procedera' alla vendita senza incanto dell'immobile di
seguito descritto, nelle condizioni di fatto e di diritto in cui si trova,
anche in relazionealla L. 47/1985-e successive modifiche e integrazioni. La
domanda di partecipazione dovra' essere presentata entro il 6 Ottobre 2008, ore
12, inbollo da 14,62 e in busta chiusa, presso la Cancelleria delle Esecuzioni
Immobiliari del Tri- bunale di Lucca, Piazzale San Donato e/o Via Galli Tassi,
e dovra' contenere l'indicazione delprezzo offerto e ogni altro elemento utile;
deve essere allegata cauzione pari al 10% della somma offerta mediante assegno
circolare non trasferibile intestato alla Banca del Montedi Lucca. L'esame
delle offerte e l'eventuale gara tra gli offerenti ex-art. 573 c.p.c. saranno
effettuatepresso il Tribunale di Lucca, nella sala delle udienze civili, il
giorno 7 Ottobre 2008 alle ore 9. Qualora la vendita senza incanto non avvenga,
il giorno 11 Novembre 2008, ore 10, si pro-cedera', presso l'aula civile del
Tribunale di Lucca, alla vendita con incanto dell'immobile suddetto, nelle
condizioni di fatto e di diritto in cui si trova, anche in relazione alla L.
47/1985e successive modifiche e integrazioni. La domanda di partecipazione
all'incanto dovra' es- sere presentata presso lo studio dell'Avv. Antonio
Tommasi entro il giorno10 Novembre 2008, ore 19, con allegata cauzione pari al
10% del prezzo base in assegno circolare non trasferibile intestato alla Banca
del Monte di Lucca.LOTTO-UNICO Villa per-civile abitazione con circostanti
terreni, elevata a due piani, costituita da due unita'immobiliari catastalmente
distinte, posta in Comune di Lucca, frazione Monte San Quirico, Via della
Rimembranza n. 495.L'appartamento principale si compone da porticato di
accesso, ingresso, soggiorno con caminetto e ampia terrazza coperta, due
corridoi, cucina, tripli servizi e cinque camere.L'appartamento secondario
posto al piano seminterrato si compone da ampio vano in- gresso-soggiorno con
caminetto, cucina, corridoio, bagno e due camere.Il tutto e'-corredato da
resede esterna a giardino, oltre piccolo manufatto a pianta quadrata suddiviso
in quattro locali, ad uso centrale termica. I residui terreni posti nelle
vicinanzesono di forma irregolare, allo stato incolto ed in parte occupati
dalla strada di accesso. Il fabbricato e'-stato edificato in forza di licenza
edilizia n. 135/75-e successiva varianten. 206/77; per-alcune difformita'
e'-stata presentata domanda di condono edilizio definita con concessione in
sanatoria n. 1114/92; e'-stato rilasciato il certificato di abitabilita'.Nel
P.R.G.C. i terreni sono cosi' classificati: parte in zona B.2.10 (destinazione
d'uso resi- denziale), parte in zona F.3 (aree per-sedi viarie, piazze,
parcheggi, ecc.) e parte in zona A.2(insediamenti abitativi e commerciali, ove
non e'-consentita nuova edificazione); nel Rego- lamento Urbanistico sono
compresi parte in zona agricola di interesse paesaggistico e partein area
residenziale UO. L'appartamento principale e'-stato locato per-uso abitativo a
terzi con contratto di locazionedel 1o Giugno 1994 per- la durata di anni
quattro, rinnovabili, al canone annuo di Lire 7.800.000. Con atto del 3 Febbraio
2003, e quindi successivamente al pignoramentoimmobiliare,
il contratto di locazione e'-stato ceduto, con decorrenza dal 1o Settembre
( da "Milano Finanza (MF)" del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
MF Numero 162
pag. 2 del 15/8/2008 | Indietro Crisi mutui, negli Stati
Uniti dilagano i pignoramenti di case Primo Piano
Peggiora ulteriormente a luglio la situazione dei sottoscrittori di mutui di case negli Stati Uniti, vale a dire di quei soggetti che
hanno a suo tempo acquisito un immobile attraverso un finanziamento a tasso
variabile. Secondo dati forniti dalla società specializzata RealtyTrac,
infatti, sono cresciuti del 184% i casi in cui la banca ha preteso di
riappropriarsi della casa, mentre le procedure di pignoramento hanno segnato un
rialzo del 55%. La variazione è calcolata su base annua, mentre su base mensile
le procedure nel loro complesso hanno registrato un aumento dell'8% a 272.171
unità, appena sotto il record di maggio. A luglio scorso inoltre sono risultate
775.244 le proprietà immobiliari tornate nelle mani delle banche, contro le 445
mila dell'intero 2007. I prezzi delle case a maggio
sono diminuiti del 15,8%. A proposito del valore degli
immobili, secondo Alan Greenspan, ex presidente della Fed, i prezzi delle case negli Stati Uniti
toccheranno il livello minimo e si stabilizzeranno nella prima metà del 2009. E
questa "è una condizione necessaria per mettere un punto alla crisi in
atto", ha spiegato Greenspan al Wall Street Journal. Inoltre,
l'economista americano invita il governo a evitare tasse o politiche che
possano incoraggiare la crescita delle nuove costruzioni, perché così facendo
non farebbe altro che ritardare il tanto desiderato giorno in cui i prezzi delle abitazioni raggiungeranno il minimo.
L'iniziativa più efficace, ma politicamente difficile, sarebbe quella di
ampliare le quote di immigrati qualificati, cioè coloro che guadagnano
abbastanza per poter acquistare una casa. La ricetta di Greenspan si basa
quindi sull'incoraggiare la nascita di nuove famiglie, così da far aumentare la
domanda di abitazioni. .
( da "Milano Finanza" del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Milano Finanza
Numero 163 pag. 33 del 15/8/2008 | Indietro NY mordi e
fuggi I Vostri Soldi nel Mattone Di Gabriele Frontoni Immobili Sfruttare la
discesa dei prezzi e quella dell'euro per fare
acquisti speculativi. Le dieci migliori occasioni per chi ama il rischio Negli
Stati Uniti il calo è del 18%, in Irlanda del 13%, in Lussemburgo del 6%. E
ancora, Malta -5%, Portogallo -4,5%, Regno Unito -2%. Il
bollettino di guerra relativo alla discesa dei prezzi
delle case nel corso degli ultimi 12 mesi non
risparmia nessuno. Mentre il mondo intero punta il dito contro il settore del
real estate, alimentando le conversazioni da bar sui prezzi gonfiati delle case, sulla bolla immobiliare e sulla necessità di tenersi lontano dagli investimenti nel
mattone, i dati raccolti da Global Property Watch parlano ancora di
grandi affari per chi avesse voglia e coraggio di rischiare i propri capitali
in una nuova avventura speculativa. Non si tratta, certo, di operazioni tipiche
del cassettista disposto a parcheggiare i risparmi in qualche operazione
finanziaria sicura, beneficiando di un rialzo limitato ma costante del valore
dell'investimento. Le occasioni presenti oggi sul mercato sono più del tipo
mordi e fuggi, riservate a investitori dinamici e scaltri. Si tratta di
sfruttare la debolezza dei mercati e la forza dell'euro, acquistare immobili a
sconto e aspettare la risalita delle quotazioni per disfarsi dell'investimento
portandosi a casa l'eventuale plusvalenza. Ma quali sono le piazze più
vantaggiose su cui andare a scommettere in attesa che si verifichi quello che
gli esperti chiamano U-turn, ovvero l'inversione a U sul mercato immobiliare? Difficile fare previsioni accurate tirando in
ballo statistiche e serie storiche. Meglio allora affidarsi al fiuto di chi
queste cose le fa di mestiere, esplorando ogni giorno i meandri del mercato
reale. Tra questi, i 200 membri della Association of foreign investors in real
estate (Afire), che globalmente detengono asset immobiliari investiti in tutto
il mondo, per un valore complessivo di 700 miliardi di dollari, e che hanno
deciso di mettere a disposizione di tutti il proprio know how acquisito da una
posizione privilegiata stilando la classifica delle dieci migliori location su
cui scommettere, in attesa che si verifichi il tanto atteso U-turn. Ebbene,
nonostante il generale fuggi fuggi dal real estate americano, i 200 guru del
mattone hanno indicato proprio New York in cima alla lista delle migliori città
in cui andare a investire. Fermo restando il tentativo dei developer americani
di mascherare la crisi del mattone della Grande Mela svelando al mondo progetti
faraonici come il "15 Central Park West" dove i prezzi
degli attici viaggiano tra 85 e 120 milioni di dollari, le agenzie stanno
registrando un calo costante nelle quotazioni compreso tra il 2 e il 4% da
inizio anno. Quale momento migliore, allora, per entrare nel mercato
residenziale di Manhattan sfruttando il rallentamento dei prezzi
e il deprezzamento del dollaro? Ma non è soltanto New York a stuzzicare
l'appetito di immobiliaristi avvoltoi, pronti a lanciarsi sulle carcasse
lasciate a terra dal passaggio della tormenta dei mutui suprime. è così che
anche Londra è tornata a brillare di luce propria a dispetto delle previsioni
nefaste pronunciate negli ultimi mesi dalle cassandre del mercato immobiliare. Secondo il Land registry di Sua Maestà
(registro immobiliare britannico, ndr), negli ultimi
12 mesi il numero di compravendite all'ombra del Big bang sono calate del 10%
mentre il numero di mutui ipotecari concessi dalle banche ha subito una
contrazione del 30%. Condizioni ottimali, queste, per cercare di sfruttare i venti
di crisi acquistando un appartamento a Londra a prezzi
scontati. Anche in questo caso, al di là del calo nel prezzo degli immobili,
esiste anche il vantaggio del tasso di cambio propizio agli investitori Ue. Da
un anno a questa parte, infatti, il valore dell'euro ha messo a segno un rialzo
del 18% nei confronti della sterlina britannica. A completare il terzetto di
testa nelle occasioni immobiliari indicate dai 200 investitori dell'Afire si
inserisce Washington D.C. forte dell'indotto generato dalle istituzioni
pubbliche e dalle organizzazioni internazionali con sede nella capitale
americana. In questo caso, tuttavia, le preferenze degli investitori sembrano
ricadere sul comparto retail e commerciale piuttosto che sul residenziale a
causa dell'eccesso di offerta di abitazioni, soprattutto nelle aree
residenziali situate al di fuori del centro. La grande attrattività di
Washington e New York è stata confermata di recente dalla decisione dell'ex
sindaco della Grande Mela, Rudolph Giuliani, di scendere in campo attraverso il
proprio braccio operativo, la società di consulenza Giuliani partners,
lanciando un fondo di investimento immobiliare del
valore di 500-750 milioni di dollari interamente destinato a investitori
stranieri con il pallino del mattone. E per sfruttare le turbolenze del real
estate a stelle e strisce insieme al deprezzamento del dollaro, Giuliani ha
deciso di concentrare le proprie mire soltanto sulle città di Washington e New
York a dimostrazione delle grandi potenzialità di ripresa di questi mercati.
Dove investire in Asia. Non è solo il mondo anglosassone a presentare
prospettive di guadagno di sicuro interesse per gli immobiliaristi più
azzardati e temerari. Dall'Europa all'Asia, passando per l'Oceania, il mondo
del real estate sembra ancora ricco di ottimi affari. Lo sostengono gli esperti
dell'Afire secondo cui è tempo di tornare a puntare su alcuni mercati maturi
come quello di Parigi, Shanghai, Tokyo, Singapore, Monaco, Sydney e Hong Kong.
è così che nelle ultime settimane gli investitori sono tornati a pompare
capitali sul mercato degli uffici della capitale francese, forti del fatto che
il tasso di vacancy ha raggiunto il livello di minimo storico. Nel caso di
Shanghai, invece, nonostante il boom immobiliare degli
ultimi anni, gli esperti continuano a scommettere sulla fame di abitazioni che
attanaglia la capitale commerciale di un paese, la Cina, che cresce ancora a
ritmi del 10% all'anno. Non solo. Nella vicina Hong Kong, i prezzi
delle case sono otto volte superiori a quelli di Shanghai ma il livello
degli affitti è soltanto tre volte più alto a dimostrazione dell'alto
rendimento garantito da un investimento nella città cinese. E cosa dire di
Tokyo. Poco scosso dalla crisi dei mutui, il sistema finanziario giapponese ha
continuato a mantenersi saldamente aggrappato a un basso livello di crescita
dei prezzi, fermi al +1% contro il +19% della Cina e
+9% del Vietnam. E questo rappresenta un forte vantaggio per chi volesse
puntare sulla capitale nipponica in un'ottica di investimento ai fini locativi.
Situazione molto simile a Singapore, Monaco e Sydney. Nel primo caso, il crollo
delle transazioni immobiliari del 47% da inizio anno si è tradotto in una
progressiva contrazione dei prezzi rendendo appetibile
l'investimento nella città-stato asiatica. Nel caso di Monaco, in Germania,
invece, meglio puntare sul settore degli uffici la cui domanda continua a
mantenersi molto elevata nonostante la pioggia di investimenti che nel solo
2007 hanno toccato i 10 miliardi di dollari. Discorso a parte per l'Australia
dove, dopo un secolo di crescita costante, i prezzi delle
case dovrebbero arrivare a perdere il 30% entro il 2010 per poi iniziare
a risalire. Mentre nella capitale finanziaria dell'Asia, Hong Kong, il costo
degli immobili di prestigio ha registrato una flessione del 2-5% da marzo a
oggi, mentre le abitazioni delle zone tradizionali del centro e di Cheung Sha
Wan hanno messo il turbo recuperando rispettivamente il 35 e il 52% da inizio
anno. Uno sguardo all'Europa dell'Est. Se è vero che le maggiori opportunità di
investimento riguardano terre lontane, il trend di crescita dei prezzi registrato nei mesi scorsi da Global Property Watch
ha evidenziato una serie di ottimi affari, poco distanti dai nostri confini
nazionali. Tra il primo semestre 2007 e marzo 2008, per esempio, in Slovacchia
i prezzi delle case hanno fatto segnare un vero e
proprio boom aumentando del 29,30%. E questo, a fronte di una crescita del
13,09% messa a segno soltanto un anno prima. La dimostrazione che la fiammata
dei prezzi a Bratislava e dintorni non ha
rappresentato soltanto un fuoco di paglia è contenuta nei dati sulla crescita
del valore delle case nei primi tre mesi del 2008,
saliti in appena un trimestre del 3,96%. Lo stesso discorso vale anche per la
Bulgaria, dove il costo delle abitazioni, in termini reali, è cresciuto
nell'ultimo anno del 15,21% dopo aver messo a segno un +17,73% nei 12 mesi
precedenti. Non solo. Tra gennaio e marzo 2008 i prezzi delle
case a Sofia hanno continuato a salire apprezzandosi del 3,35%. Per chi
non volesse andare troppo lontano, potenzialità di crescita più modeste sono
presenti anche nell'isola di Cipro, dove nell'ultimo biennio il valore delle case ha segnato un apprezzamento superiore al 20%. O in
Svizzera, ma in questo caso si parla di rendimenti davvero molto contenuti a
fronte di un rischio paese praticamente pari a zero. Dal 2006 al 2008, infatti,
il valore delle case nei cantoni elvetici ha fatto
segnare un rialzo del 3,47%. (riproduzione riservata) .
( da "Libertà" del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Più in difficoltà chi
ha acceso finanziamenti a tasso variabile NEW YORK - Acque sempre più agitate
per i mutuatari americani, strangolati da una crisi che non sembra voler
allentare la morsa. La crisi dei subprime ha causato un aumento dei tassi
ipotecari e una stretta del credito, rendendo difficile la vita a milioni di
famiglie. Le più penalizzate sono al momento quelle che hanno acceso mutui a
tasso variabile per coronare il proprio sogno: l'acquisto della casa. Un sogno
che per molti si è infranto, fra crollo dei prezzi e
finanziamenti insostenibili: una situazione di difficoltà, quella del mercato immobiliare statunitense, che si protrarrà - secondo l'ex
presidente della Fed, Alan Greenspan - almeno fino alla seconda metà del 2009,
quando i prezzi delle case, dopo aver raggiunto il
fondo si stabilizzeranno. "Per sostenere il mercato e rilanciare le
vendite di immobili, stagnanti ormai da mesi, occorre favorire - è la ricetta
di Greenspan - la nascita di nuove famiglie grazie all'ampliamento delle quote
di immigrati qualificati, cioè che guadagnano abbastanza per poter acquistare
una casa". In base ai dati diffusi dalla società specializzata RealtyTrac,
in luglio sono cresciuti di ben il 184% i casi di riappropriamento della casa
da parte delle banche, mentre le procedure di pignoramento hanno segnato un
+55%. La variazione è su base annua, mentre su base mensile le procedure nel
loro complesso hanno registrato un aumento dell' 8,0% a 272.171 unità, poco al
di sotto del record di maggio. A luglio scorso inoltre sono 775.244 le proprietà immobiliari tornate nelle mani delle banche,
contro le 445mila dell'intero 2007. Le difficoltà del mercato immobiliare statunitense, secondo
Greenspan, sono destinate a protrarsi ancora per diversi mesi, con i prezzi delle case che toccheranno il
proprio minimo e si stabilizzeranno nella prima metà del 2009. Questa
"è una condizione necessaria per mettere un punto alla crisi in
atto", spiega l'ex presidente della Fed, invitando il governo a evitare
tasse o politiche che possano incoraggiare la crescita delle nuove costruzioni,
perchè così facendo non farebbe altro che ritardare il tanto desiderato giorno
in cui i prezzi delle abitazioni raggiungeranno il
minimo. "L'iniziativa più efficace, ma politicamente difficile, sarebbe
quella di ampliare le quote di immigrati qualificati", cioè che guadagnano
abbastanza per poter acquistare una casa. La ricetta di Greenspan si basa
quindi sull'incoraggiare la nascita di nuove famiglie, così da far aumentare la
domanda di abitazioni. Il numero di nuove famiglie cresce annualmente di
800mila unità di cui un terzo composte da immigrati. "Circa 150mila di
queste sono classificate come qualificate. Raddoppiare o triplicare questo
numero - spiega - accelererebbe l'assorbimento di case
invendute e aiuterebbe a far stabilizzare i prezzi".
15/08/2008.
( da "Repubblica, La" del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Commenti LA TEMPESTA
PERFETTA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Altre economie avanzate e quelle dei Paesi
emergenti (il resto dell'Eurozona, Nuova Zelanda, Islanda, Estonia, Lituania e
alcuni paesi dell'Europa Sudorientale) sono anch'esse sempre più vicine a un
atterraggio difficile di tipo recessionario. Quando ciò accadrà, si assisterà a un drastico rallentamento delle economie dei Paesi
del cosiddetto Bric (Brasile, Russia, India e Cina) e di altri mercati
emergenti. Questa recessione che è in agguato a livello mondiale è alimentata
da una serie di fattori: lo scoppio della bolla
immobiliare negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in
Spagna, in Irlanda e in altri Paesi dell'Eurozona; altre bolle sul punto
di scoppiare laddove il denaro e il credito sono stati troppo facili per troppo
tempo; la stretta creditizia e della liquidità conseguente alla crisi dei mutui
negli Stati Uniti; gli effetti negativi sulla ricchezza e sugli investimenti
risultanti dalla correzione dei mercati finanziari (correzione che supera ormai
globalmente il 20 per cento); gli effetti recessionari che dagli Stati Uniti si
sono propagati al resto del mondo per mezzo degli scambi finanziari (gli Usa
rappresentano ancora il 30 per cento del Pil mondiale); la debolezza del dollaro,
che riduce la competitività dei partner commerciali degli Stati Uniti e gli
effetti di tipo stagflazionistico degli alti prezzi
del petrolio e delle materie prime che stanno costringendo le banche centrali
ad alzare i tassi d'interesse per combattere l'inflazione, anche di fronte a
seri rischi di una contrazione della crescita e di instabilità finanziaria. I
dati ufficiali suggeriscono che l'economia americana sia già entrata in
recessione con il primo trimestre di quest'anno. L'economia si è ripresa ? seguendo
una curva a doppio picco negativo, vale a dire, una recessione con una curva
analoga a una W nel secondo trimestre ? sostenuta dagli effetti momentanei dei
tagli fiscali per un ammontare equivalente a 100 miliardi di dollari. Questi
effetti, tuttavia, svaniranno con la fine dell'estate. La Gran Bretagna, la
Spagna e l'Irlanda seguono sviluppi analoghi, dettati dallo sgonfiarsi delle
rispettive bolle immobiliari e da un eccessivo indebitamento che agisce da
zavorra sulle vendite, portando quindi alla recessione. Anche in Italia,
Francia, Grecia, Portogallo, Islanda e nei Paesi Baltici si assiste a un inizio
di indebolimento dei mercati immobiliari. Non sorprende dunque che gli indici
di fiducia relativi alla produzione, alle vendite, al consumo e quello delle
imprese siano in calo in tutta l'Eurozona. Nelle altre parti del mondo, anche
l'economia giapponese è sofferente. Il Giappone è finora cresciuto, seppure
modestamente, per due motivi: un export forte verso gli Stati Uniti e la
debolezza dello yen. Ma ora le esportazioni verso gli Stati Uniti vanno
diminuendo e lo yen si è rafforzato. Inoltre, in un paese che importa l'intero
fabbisogno di idrocarburi, il caro-petrolio, sommato a un calo della
redditività e della fiducia, sta spingendo il Giappone verso la recessione.
L'ultima delle economie del G7, il Canada, avrebbe dovuto beneficiare dagli
alti prezzi dell'energia e delle materie prime,
eppure, nel primo trimestre, a causa della contrazione dell'economia
statunitense, il Pil del Canada è calato. Difatti, tre quarti dell'export
canadese sono destinati agli Stati Uniti, mentre la domanda dal resto del mondo
rappresenta solo un quarto del suo Pil. Quindi, tutte le economie del G7 hanno
preso la via della recessione. Altre economie di minori dimensioni (più che
altro i nuovi membri della Ue, i cui deficit delle partite correnti sono
consistenti) rischiano di dover affrontare una inversione del flusso dei
capitali, un fenomeno che forse si sta già verificando in Lituania e in
Estonia, così come in Islanda e in Nuova Zelanda. La recessione del G7 porterà
a un marcato rallentamento della crescita nei mercati emergenti ed è probabile
che capovolga la situazione dell'economia globale facendola entrare in
recessione. Si parla qui di economie che dipendono dalle esportazioni verso gli
Stati Uniti e verso l'Europa e che presentano inoltre dei surplus delle partite
correnti (Cina, la maggior parte dell'Asia e degli altri Paesi emergenti) e che
di conseguenza risentiranno della recessione dei paesi del G7. Quelle economie
dove il deficit delle partite correnti è consistente (India, Sudafrica e oltre
altre 20 economie dell'Europa dell'Est, dal Baltico alla Turchia) potrebbero
subire gli effetti negativi della crisi del credito a livello globale. I paesi
esportatori di materie prime (Russia, Brasile e altri paesi mediorientali,
asiatici, africani e latinoamericani) subiranno gli effetti della recessione
delle economie del G7 e del rallentamento globale, in quanto i prezzi dell'energia e di altre materie prime saranno trascinati
al ribasso, anche di un 30 per cento. I Paesi che hanno lasciato che la propria
valuta si apprezzasse in relazione al dollaro risentiranno gli effetti di un
drastico calo della crescita delle esportazioni. I Paesi dove l'inflazione sale
e sta raggiungendo valori a due cifre saranno costretti ad alzare i tassi
d'interesse, mentre altri Paesi dove l'inflazione è alta perderanno
competitività sul fronte delle esportazioni. La caduta dei prezzi
del petrolio e delle materie prime ? già calate di un 15 per cento dai picchi ?
in qualche modo attenuerà gli effetti di tipo stagflazionistico nell'economia
del mondo, ma ciò non impedisce che l'inflazione, a causa di un circolo vizioso
del rialzo dei prezzi, dei salari e dei costi, abbia
sempre più peso. Ciò agisce contro la capacità di manovra delle banche centrali
per rispondere ai rischi di una mancata crescita o di una crescita negativa.
Nelle economie avanzate, tuttavia, l'inflazione sarà un problema secondario per
le banche centrali verso la fine dell'anno, in quanto la stagnazione dei
mercati dei prodotti riduce la capacità delle imprese di aggiustare i prezzi e una maggiore disoccupazione ostacola l'aumento dei
salari. Quello che è certo, è che tutte le banche centrali delle economie del
G7 sono preoccupate dell'aumento sia pure momentaneo dell'inflazione
complessiva e minacciano tutte di alzare i tassi d'interesse. In ogni caso, il
rischio di una grave recessione ? e di una grave crisi del settore banche e
finanziaria ? alla fine costringerà tutte le banche centrali del gruppo del G7
ad abbassare i tassi d'interesse. Il problema è che, in particolare fuori dagli
Stati Uniti, questo allentamento della politica monetaria avverrà soltanto
quando nei Paesi del G7 la recessione globale avrà messo radici. A quel punto,
le politiche messe in atto per contrastarla saranno troppo limitate e
arriveranno troppo tardi per essere in grado di prevenirla. L'autore è
professore di economia alla Stern School of Business della New York University,
è presidente della RGE Monitor (www. rgemonitor. com) Traduzione di Guiomar
Parada Copyright: Project Syndicate, 2008. www. project-syndicate. org.
( da "Borsa e Finanza" del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
ATTUALITÀ Per la
prima volta dalla sua nascita Eurolandia deve fare i conti con un'economia in
... di Redazione - 15-08-2008 Per la prima volta dalla sua nascita Eurolandia
deve fare i conti con un'economia in contrazione. Nel secondo trimestre il Pil
è calato dello 0,2% rispetto ai primi tre mesi dell'anno. Un dato che era
nell'aria da giorni e che è apparso inevitabile non appena si sono diffuse le
voci - ieri confermate dai dati ufficiali - di un brusco rallentamento della
Germania. I più influenti think tank d'Europa stanno ora cercando di capire
cosa è andato storto. Tra questi anche il Ceps, il Centro per gli Studi di Politiche
Europee diretto da Daniel Gros, economista di lungo corso e già ricercatore
presso il Fondo Monetario Internazionale e la Commissione europea. Prof. Gros, nel primo trimestre si parlava di rallentamento dell'economia
europea. Oggi di contrazione. Che succede? Che la crescita risultasse negativa
nei Paesi dell'euro in cui è scoppiata la bolla
immobiliare non mi sorprende. Parlo di Spagna,
Irlanda e, in parte, anche della Francia. Per la Germania occorre invece fare
una media tra il dato del Pil del primo trimestre (+1,3%) e quello del
secondo trimestre (-0,5%), in quanto il ritmo di crescita che si è visto nei
primi tre mesi dell'anno non era sostenibile nel medio periodo. Non è una
sorpresa dunque? Personalmente, al pari di altri, ho sottovalutato un fattore
di rischio: la Germania non è in bolla immobiliare, ma
dipende molto dalle esportazioni verso Paesi che accusano un rallentamento. Ad
essere più precisi i flussi commerciali nei confronti di queste nazioni non si
stanno ancora contraendo, ma risultano certamente indeboliti. Insomma, la
Germania soffre perché soffrono gli altri. Quindi anche la locomotiva tedesca
si sta fermando? Diciamo che la Germania non può fare da locomotiva perché non
ha una domanda domestica che lo permette. La domanda interna non è più debole
come qualche anno fa, ma continua a essere insufficiente. Nel secondo trimestre
gli Stati Uniti sono cresciuti dell'1,9 per cento. Eppure proprio negli Usa è
deflagrata la crisi del subprime e il credit crunch. Come spiega questa
discrepanza con l'Europa? Gli Stati Uniti beneficiano del dollaro debole che
spinge le esportazioni. Bisogna però aspettare i dati del prossimo trimestre. È
diffusa la convinzione che la domanda rimarrà debole. Mentre in Europa i
problemi della domanda saranno probabilmente limitati ai casi di Spagna,
Irlanda e Grecia. È allora verosimile una ripresa più rapida dell'economia
europea piuttosto che di quella statunitense. Con il senno di poi, la Bce
avrebbe potuto evitare di alzare i tassi lo scorso 3 luglio? L'Eurotower ha
investito nel futuro. In quanto a inflazione, gli Stati Uniti avranno più
problemi di quanti non ne avrà l'eurozona. In un certo senso, si può dire che
la Bce è stata sfortunata perché non appena ha alzato i tassi la bolla delle commodity si è bruscamente invertita. E anche
l'euro è sceso. Forse quell'aumento non era così necessario. Ma quando si è
deciso c'erano tutte le ragioni per aumentare i tassi. Ora credo che i tassi
rimarranno fermi. Tutto dipenderà dal petrolio. Già, cosa muove il petrolio? Stiamo
parlando di un bene molto durevole. I produttori possono decidere se estrarlo
adesso o fra qualche anno. Tutto si decide sul piano delle aspettative. Se ci
si attende che la crescita cinese continuerà su questi ritmi, il prezzo del
greggio rimarrà per forza alto, perché si preferirà rimandare l'estrazione nel
futuro. Al contrario, se dovessero cambiare le attese sulla Cina, il prezzo
potrebbe crollare in fretta. Come di fatto è successo di recente. Ma è così
importante la Cina per il petrolio? Sì, anche se adesso la crescita della Cina
evidenzia dei limiti. Ricordo che sono venuti meno i sussidi che gonfiavano la
domanda di greggio. Per cui ora, anche se la crescita cinese non rallenterà, la
domanda di barili sarà più sensibile alle fluttuazioni dei prezzi.
Che dire invece della solidità degli Stati europei. Sono a rischio i parametri
di Maastricht? È già chiaro che Spagna e Irlanda riporteranno presto un deficit
superiore al 3%. Quale sarà la reazione della Ue? I parametri di Maastricht
sono stati pensati per Paesi con un elevato debito pubblico come per esempio,
l'Italia. D'altra parte, Irlanda e Spagna hanno un ridotto livello di
indebitamento. Anche se sforano il tetto del 3%, la stabilità dell'Unione
monetaria non è in pericolo. Avranno però infranto il patto e la Commissione
sosterrà la logica della "stessa regola per tutti". L'euro ne uscirà
ulteriormente indebolito? L'andamento di breve periodo è difficilmente
pronosticabile. Ma nel medio-lungo periodo alcuni squilibri dovranno essere riassorbiti.
Prevedo dunque che il deprezzamento dell'euro nei confronti del dollaro
continuerà anche nei prossimi anni. Ci sarà anche un aumento dei default
corporate in Eurolandia? In parte è inevitabile. Ma con un euro più debole e il
petrolio in calo, unitamente a un tasso di espansione del credito che si
mantiene sostenuto, non vedo il rischio di un'impennata.
( da "Borsa e Finanza" del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
ATTUALITÀ "La
discesa dell'euro andrà avanti" Gros (Ceps): "La frenata europea era
attesa. La Bce terrà fermi i tassi. E la divisa comune perderà terreno sul
dollaro" di Redazione - 15-08-2008 Per la prima volta dalla sua nascita
Eurolandia deve fare i conti con un'economia in contrazione. Nel secondo
trimestre il Pil è calato dello 0,2% rispetto ai primi tre mesi dell'anno. Un
dato che era nell'aria da giorni e che è apparso inevitabile non appena si sono
diffuse le voci - ieri confermate dai dati ufficiali - di un brusco
rallentamento della Germania. I più influenti think tank d'Europa stanno ora
cercando di capire cosa è andato storto. Tra questi anche il Ceps, il Centro
per gli Studi di Politiche Europee diretto da Daniel Gros, economista di lungo
corso e già ricercatore presso il Fondo Monetario Internazionale e la
Commissione europea. Prof. Gros, nel primo trimestre si
parlava di rallentamento dell'economia europea. Oggi di contrazione. Che
succede? Che la crescita risultasse negativa nei Paesi dell'euro in cui è
scoppiata la bolla immobiliare non mi sorprende. Parlo di Spagna, Irlanda e, in parte, anche
della Francia. Per la Germania occorre invece fare una media tra il dato del
Pil del primo trimestre (+1,3%) e quello del secondo trimestre (-0,5%),
in quanto il ritmo di crescita che si è visto nei primi tre mesi dell'anno non
era sostenibile nel medio periodo. Non è una sorpresa dunque? Personalmente, al
pari di altri, ho sottovalutato un fattore di rischio: la Germania non è in bolla immobiliare, ma dipende molto dalle esportazioni verso
Paesi che accusano un rallentamento. Ad essere più precisi i flussi commerciali
nei confronti di queste nazioni non si stanno ancora contraendo, ma risultano
certamente indeboliti. Insomma, la Germania soffre perché soffrono gli altri.
Quindi anche la locomotiva tedesca si sta fermando? Diciamo che la Germania non
può fare da locomotiva perché non ha una domanda domestica che lo permette. La
domanda interna non è più debole come qualche anno fa, ma continua a essere
insufficiente. Nel secondo trimestre gli Stati Uniti sono cresciuti dell'1,9
per cento. Eppure proprio negli Usa è deflagrata la crisi del subprime e il
credit crunch. Come spiega questa discrepanza con l'Europa? Gli Stati Uniti
beneficiano del dollaro debole che spinge le esportazioni. Bisogna però
aspettare i dati del prossimo trimestre. È diffusa la convinzione che la
domanda rimarrà debole. Mentre in Europa i problemi della domanda saranno probabilmente
limitati ai casi di Spagna, Irlanda e Grecia. È allora verosimile una ripresa
più rapida dell'economia europea piuttosto che di quella statunitense. Con il
senno di poi, la Bce avrebbe potuto evitare di alzare i tassi lo scorso 3
luglio? L'Eurotower ha investito nel futuro. In quanto a inflazione, gli Stati
Uniti avranno più problemi di quanti non ne avrà l'eurozona. In un certo senso,
si può dire che la Bce è stata sfortunata perché non appena ha alzato i tassi
la bolla delle commodity si è bruscamente invertita. E
anche l'euro è sceso. Forse quell'aumento non era così necessario. Ma quando si
è deciso c'erano tutte le ragioni per aumentare i tassi. Ora credo che i tassi
rimarranno fermi. Tutto dipenderà dal petrolio. Già, cosa muove il petrolio?
Stiamo parlando di un bene molto durevole. I produttori possono decidere se
estrarlo adesso o fra qualche anno. Tutto si decide sul piano delle
aspettative. Se ci si attende che la crescita cinese continuerà su questi
ritmi, il prezzo del greggio rimarrà per forza alto, perché si preferirà
rimandare l'estrazione nel futuro. Al contrario, se dovessero cambiare le
attese sulla Cina, il prezzo potrebbe crollare in fretta. Come di fatto è
successo di recente. Ma è così importante la Cina per il petrolio? Sì, anche se
adesso la crescita della Cina evidenzia dei limiti. Ricordo che sono venuti
meno i sussidi che gonfiavano la domanda di greggio. Per cui ora, anche se la
crescita cinese non rallenterà, la domanda di barili sarà più sensibile alle
fluttuazioni dei prezzi. Che dire invece della
solidità degli Stati europei. Sono a rischio i parametri di Maastricht? È già
chiaro che Spagna e Irlanda riporteranno presto un deficit superiore al 3%.
Quale sarà la reazione della Ue? I parametri di Maastricht sono stati pensati
per Paesi con un elevato debito pubblico come per esempio, l'Italia. D'altra
parte, Irlanda e Spagna hanno un ridotto livello di indebitamento. Anche se
sforano il tetto del 3%, la stabilità dell'Unione monetaria non è in pericolo.
Avranno però infranto il patto e la Commissione sosterrà la logica della
"stessa regola per tutti". L'euro ne uscirà ulteriormente indebolito?
L'andamento di breve periodo è difficilmente pronosticabile. Ma nel medio-lungo
periodo alcuni squilibri dovranno essere riassorbiti. Prevedo dunque che il
deprezzamento dell'euro nei confronti del dollaro continuerà anche nei prossimi
anni. Ci sarà anche un aumento dei default corporate in Eurolandia? In parte è
inevitabile. Ma con un euro più debole e il petrolio in calo, unitamente a un
tasso di espansione del credito che si mantiene sostenuto, non vedo il rischio
di un'impennata.
( da "Borsa e Finanza" del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
SETTIMANA IN NUMERI
Pil inglese in cura dimagrante di Redazione - 15-08-2008 Gran Bretagna in
recessione? Le anticipazioni sul pil del secondo trimestre segnalano un +0,2% sul
precedente +1,6%. Tuttavia non va escluso che dalla lettura di venerdì 22
agosto possano arrivare brutte sorprese. Del resto il pessimo andamento di
alcune statistiche non lascia presagire nulla di buono. Ad esempio, nel secondo trimestre 2008 la produzione industriale ha accusato
una frenata dello 0,5%, mentre le costruzioni hanno rallentato dello 0,7 per
cento. Senza contare la bolla immobiliare che sta provocando disastri nelle tasche delle famiglie. Non a
caso il Fondo monetario internazionale ha tagliato le stime del pil 2008 (a
+1,4% da +1,8%) e 2009 (a 1,1% da 1,7%). Al numero 10 di Downing Street
qualcosa sanno già. Il ministro delle finanze Alistair Darling ha espresso al
Times la sua preoccupazione: "Il rallentamento congiunturale - ha spiegato
- è peggiore del previsto e non ci sono risorse supplementari per sostenere la
spesa pubblica". Il debito dello Stato a fine giugno è arrivato al 38,3%
del pil, ma tenendo conto degli oneri sostenuti per il salvataggio di Northern
Rock, il colosso del credito travolto dalla crisi dei mutui, si arriva al 44,2
per cento. Come non bastasse, il deficit statale ha raggiunto i più alti
livelli dal 1946, con il passivo salito a 24,4 miliardi di sterline (oltre 31
miliardi di euro) nel secondo trimestre 2008. E i segnali di difficoltà non
finiscono qui: le vendite al dettaglio a giugno hanno registrato una flessione
del 3,9% mensile (il calo più marcato dal 1986), mentre i mutui approvati in
giugno sono scesi ai minimi storici e i prezzi delle
abitazioni a luglio sono diminuiti del 4,4 per cento. Insomma si annunciano
tempi duri per i sudditi della regina Elisabetta. Va detto però che non si
possono lamentare troppo: è dal 1991 che l'Inghilterra non conosce la parola
recessione. Un track record di 68 trimestri in positivo che fa sbiancare altri
Paesi dell'Occidente. Infine, anche dai pozzi del mare del Nord non arrivano
buone notizie: le estrazioni di barili di greggio cominciano a peggiorare.
Saranno "lacrime e sangue"? Probabilmente no, ma una cura dimagrante
sarà il minimo.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore sezione:
IN PRIMO PIANO data: 2008-08-15 - pag: 2 autore: Il costo della vita balza al
5,6%, record da 17 anni Luca Veronese NEW YORK. Dal nostro inviato Inflazione
da record a luglio negli Stati Uniti. L'indice dei prezzi
al consumo è cresciuto dello 0,8% rispetto a giugno: il doppio di quanto si
attendevano gli analisti. Mentre anno su anno, i prezzi
sono aumentati del 5,6 per cento: con un balzo che non si vedeva dal 1991. La
spinta decisiva è arrivata da petrolio e alimentare ma i rincari hanno riguardato
anche le altre categorie di consumo incluse nel paniere tanto che il core index
- l'indice depurato da energia e cibo - ha fatto segnare una crescita del 2,5%
rispetto al luglio del 2007. E negli ultimi mesi ha tenuto un ritmo del 3,5% su
base annua. Quelli sull'inflazione di luglio sono tutti dati non attesi, molto
preoccupanti e ben lontani dagli obiettivi fissati dalla Federal Reserve che
per l'inflazione core considera accettabili nel lungo periodo livelli compresi
tra l'1,5% e il 2 per cento. Toccherà ora a Ben Bernanke decidere quale
politica monetaria adottare. Se mantenere fermi i tassi di interesse al 2%-
come ha fatto negli ultimi due meeting – per non deprimere ulteriormente
l'economia americana già alle prese con la crisi del credito e il rallentamento
della spesa privata. O se invece alzarli per cercare di contrastare subito il
pericolo inflazione. Considerato il rallentamento delle quotazioni del greggio
nelle ultime tre settimane, il rafforzamento del dollaro nei confronti
dell'euro, e i dati degli ultimi giorni (tra consumi in calo, disoccupazione e
mercato immobiliare in discesa) la Federal Reserve
potrebbe – secondo gli esperti – lasciare i tassi invariati per valutare
successivamente la consistenza di questi movimenti. Nel dettaglio, il prezzo
della benzina è cresciuto rispetto a giugno del 4,1% (il comparto energetico
del 4% complessivo), il gas naturale del 7,4. Alimentari e bevande hanno subito
un rincaro dello 0,9%; i prezzi delle case, che
formano circa il 40% dell'indice, sono aumentati dello 0,6%, con gli affitti
saliti dello 0,3 per cento. Ma i listini dell'abbigliamento hanno avuto una
variazione dell'1,2% (la più alta degli ultimi dieci anni tra giugno e luglio).
E i trasporti sono cresciuti dell' 1,7 per cento. A
significare che la corsa dei prezzi dell'energia ha già cominciato a intaccare –a partire dalla
produzione di beni e servizi – alcuni settori dell'economia. Non si ferma
intanto la crisi dell'immobiliare: con i proprietari di casa (non più solo quelli classificati
come subprime) che faticano a pagare la rata del mutuo. A luglio i
pignoramenti di case da parte delle banche sono quasi
triplicati: +184%, il massimo incremento da quando è iniziata la raccolta di
questi dati, nel gennaio 2005. E le procedure d'insolvenza sui mutui sono
salite del 55% rispetto allo stesso mese del 2007. Lo rileva RealtyTrac,
società di Irvine, in California, specializzata nelle ricerche del settore,
sottolineando di nuovo che "il calo dei prezzi
immobiliari riduce il valore dell'investimento di chi ha comprato casa,
fenomeno che a sua volta accelera il declino del comparto abitativo, con
effetti negativi sull'intera economia". Oltre 272mila proprietà, pari ad
una ogni 464 famiglie Usa, hanno ricevuto avviso di avvio o conclusione di
procedura d'asta: l'incidenza più elevata si è riscontrata in California e nel
Nevada. Sulle difficoltà del comparto immobiliare e
sulle reazioni a catena sul credito è intervenuto Alan Greenspan. In
un'intervista al Wall Street Journal, l'ex presidente della Federal Reserve ha
bocciato il piano di salvataggio su Fannie Mae e Freddie Mac, i due colossi
americani dei prestiti sulla casa. La risposta del Governo americano è stata
"cattiva " anche se "inevitabile", perché non c'erano
argomenti credibili "per sostenere il salvataggio di Bear Stearns e non
quello di Freddie e Fannie ". Greenspan prevede che i prezzi
delle case negli Stati Uniti continueranno a scendere fino a toccare il
minimo e stabilizzarsi "nella prima metà del 2009". Per il comparto immobiliare si deve – secondo Greenspan – agire sulla
domanda: "Ampliando le quote di immigrati qualificati " in grado di
acquistare un'abitazione o favorendo la creazione di nuove famiglie.
luca.veronese@ilsole24ore.com PICCO O TENDENZA Sui dati di luglio non si erano
ancora fatte sentire la recente frenata delle materie prime e la ripresa del
dollaro Stop ai tagli. Il presidente della Fed, Ben Bernanke REUTERS.
( da "Corriere della Sera" del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-08-15 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE
L'intervista Kupchan: ben venga l'ossessione del risparmio energetico DAL
NOSTRO INVIATO PARIGI - "Una delle cause della crisi è l'enorme aumento
della domanda globale, provocata dal fatto che in Cina e India nasce la classe
media, e su questo c'è poco da fare. Ma i consumatori occidentali stanno
cambiando le loro abitudini, e questo non significa solo depressione e
austerità. Siamo nel mezzo di una sorta di rivoluzione, non necessariamente
negativa". Charles Kupchan, senior fellow al Council on Foreign Relations,
professore alla Georgetown University di Washington e direttore della sezione
"affari europei" del National Security Council nella prima
amministrazione Clinton, è uno dei migliori osservatori delle società sulle due
sponde dell'Atlantico. Per la prima volta l'economia europea ha segno negativo.
I cittadini di tutto il continente riducono i consumi. E' una fase passeggera?
"Non è solo una temporanea mancanza di fiducia. Esistono cause profonde
rafforzate dalle paure dei consumatori. L'esplosione della bolla immobiliare e dei mutui subprime
in America ha finito per coinvolgere tutta l'economia, e la gente deve fare
fronte ad aumenti dei prezzi senza precedenti. Questo è grave, perché la crescita era in
parte fondata sugli alti consumi". Colpa anche di una politica
assente? "In America, rispetto all'Europa, siamo meno abituati a usare in
economia gli strumenti della politica, comunque dobbiamo accettare il fatto che
non ci sono facili rimedi. I governi europei poi sono molto deboli. Non è un
caso: la globalizzazione tende a dividere la società in vincitori e vinti, a
polarizzare gli elettorati. E' difficile raccogliere un sostegno bipartisan per
fare dolorose riforme economiche". Si diffonde la paura del futuro.
"La manifestazione più visibile di questo negli Stati Uniti è il
cambiamento delle abitudini nel settore dei trasporti. La gente affolla i
trasporti pubblici, milioni di persone che si erano comprate il pick-up o il
Suv ora lo svendono a metà prezzo, o semplicemente lo lasciano in garage perché
è troppo costoso guidarlo". Quali conseguenze politiche? "Le elezioni
si avvicinano, tutti vogliono conquistare gli elettori degli swinging States
del Mid-West, proprio quelli più colpiti dalla globalizzazione. Non mi aspetto
un' amministrazione Obama protezionista, ma neppure entusiasta sostenitrice di
ulteriori liberalizzazioni. Poi ci sono le altrettanto importanti implicazioni
geopolitiche". Quali? "Nel futuro più vicino, i Paesi non democratici
avranno prestazioni economiche migliori. Cina, Russia, i Paesi ricchi di
petrolio del Golfo Persico saranno al vertice dell'economia globale. La Russia
è già talmente sicura ". di sé da permettersi di invadere la Georgia Un
quadro pessimistico. "Non in assoluto, solo a breve termine. Per questo
secondo me di questi tempi è importante mantenere buone relazioni con quei
Paesi". Non è una resa a regimi antidemocratici? "Occorre equilibrio,
e a mio parere John McCain sbaglia a parlare di appeasement con la Russia.
Mosca è stata in parte provocata dalle azioni della Georgia. E c'è troppo in
ballo per stabilire che a Mosca è tornato l'Impero del Male". Quando
possiamo aspettarci un'inversione di tendenza? "Ho la sensazione che il
peggio non sia ancora arrivato. Spero in un ritorno del segno positivo nella
seconda metà dell'anno prossimo, anche grazie agli aggiustamenti delle
abitudini dei consumatori". Ma sono aggiustamenti solo psicologici, o
hanno un effetto reale? "I comportamenti dei cittadini sono importanti,
funzionano. Il prezzo del petrolio sta cominciando a scendere perché la domanda
di benzina si è ridotta. E le case automobilistiche
sono costrette a produrre auto ibride sempre più efficienti". E' questa la
rivoluzione in atto? "Sì, almeno negli Usa c'è una sensibilità su questi
temi che non è mai esistita prima. Non si può accendere la radio o la tv senza
sentir parlare di risparmio energetico. E' diventata un'ossessione
nazionale". Vincerà il pessimismo o la fiducia nel progresso tecnologico,
quell'atteggiamento rassicurante e positivista che si trova per esempio in una
rivista come Wired? "Spero in quest'ultimo esito. Nella mensa della
Georgetown ora non abbiamo più posate di plastica derivate dal petrolio, ma
splendide forchette biodegradabili. E' un'inezia, naturalmente, ma dice
qualcosa dei progressi in atto". Stefano Montefiori.
( da "Gazzettino, Il" del 15-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di Giancarlo Pagan
Il secondo trimestre tedesco ... di Giancarlo PaganIl secondo trimestre tedesco
si chiude con un Pil in calo dello 0,5\%, la Francia segna un meno 0,3\%. Negli
Stati Uniti le richieste di sussidio di disoccupazione sono salite a 450 mila,
l'inflazione è ai massimi da 17 anni... Un bollettino di guerra. Tuttavia
l'impressione è che sia il fotofinish di una situazione già evoluta. E in
meglio. Questa è l'opinione di Alberto Quadrio Curzio, uno dei più ascoltati
economisti italiani, che non è pessimista. Sempre che - avverte - "tutte
le tessere si incasellino al posto
giusto"."Ci sono due considerazioni di fondo - spiega - gli effetti
della crisi finanziaria e dell'impennata delle materie prime si sono riversate
sull'economia reale in ritardo. L'aumento del petrolio prima fa salire il tasso
di inflazione. Solo dopo, quando la gente si accorge che il costo della vita è
cresciuto, si riducono i consumi e, a cascata, rallenta la produzione
industriale".- Siamo a questo punto?"Sì. Il doppio effetto della
crisi dei mutui subprime e della fiammata speculativa sulle materie prime si è
riversata nell'economia reale. L'Europa e gli Stati Uniti patiscono più di Cina
e India perché non possono tagliare i costi, in particolare quello del lavoro,
quindi la loro competitività ne soffre".- Ma la tempesta finanziaria è
superata o no?"Stiamo constatandone gli effetti. Ha inciso sul costo del
credito, non tanto perché la Bce ha aumentato i tassi, quanto perché la crisi
di fiducia nel sistema creditizio ha spinto verso l'alto l'Euribor, ossia il
tasso con il quale le banche si prestano il denaro tra di loro e che funge da
parametro per i mutui casa e per gli investimenti industriali. Il risultato è
che le famiglie hanno meno soldi a disposizione per consumare, ma anche le
imprese hanno meno risorse per svilupparsi".- Come ne usciamo?"Non
tutta l'Europa è nella stessa condizione. Germania, Francia e, le suonerà
strano, anche l'Italia sono messe meglio..."- E il battaje sulla Spagna
che ci supera?"Gonfiato. Il boom spagnolo è cresciuto
su una bolla immobiliare e
sul turismo low cost, non è solido. Invece il Nord Italia manufatturiero ha
tenuto moltoIl sec bene, tanto che la nostra quota di export è aumentata.
L'industria ha reagito con le esportazioni al calo della domanda interna".-
La franata sarà ancora lunga?"La ripresa dovrebbe cominciare nel 2009. Ci
sono però due incognite. La prima vale per tutti ed è il prezzo del petrolio.
Se torna a salire, l'economia non ripartirà tanto presto. Per noi che abbiano
un deficit energetico di 60 miliardi di euro sarebbe disastroso".- La
seconda incognita?"Riguarda l'Europa. Non si può implorare la Bce di
ridurre i tassi. L'Eurotower fa il suo dovere, che è quello di tenere sotto
controllo l'inflazione. Il problema è che manca del tutto una politica
economica europea".- Questo presuppone una riforma istituzionale della Ue
che, visti gli esiti dei referendum, non sembra a portata di
meno..."Eppure è la chiave. Il pil dell'Europa a 27 ammonta 12 mila
miliardi di euro. Il pil di Eurolandia a 9 mila miliardi. Stiamo parlando della
più grande potenza economica mondiale. E con questo volume di ricchezza, il
bilancio comunitario è di appena 100 miliardi di euro. Ridicolo. Per tornare a
crescere l'Europa ha bisogno di un massiccio piano di investimenti. Per
finanziarlo basta emettere titoli pubblici europei. Un indebitamento pari solo
al 4\% del prodotto interno dell'Europa a 27 consentirebbe di raccogliere 500
miliardi da destinare allo sviluppo di infrastrutture, alla ricerca, a nuove
fonti energetiche... Il 4\% di indebitamento è un'inezia, visto che i parametri
di Maastricht tollerano un debito pubblico pari al 60\% del pil".- A
proposito, l'Italia, con il suo 104\% di indebitamento sul Pil, come se la
cava?"Il macigno resta. E con l'aumento dei tassi di interesse ci costa
più caro: 70 miliardi di euro l'anno, che invece di essere destinati allo
sviluppo se ne vanno in rendite".- La finanziaria di Tremonti è la ricetta
giusta?"Ha elementi positivi, innanzitutto la rapidità. Poi, nel merito, gran
parte della manovra, ossia 30 miliardi, è costituita da tagli alla spesa. Le
nuove entrate sono 6 miliardi e non pesano sui cittadini".- Non è che la
Robin tax prima o poi si scaricherà sui consumatori?"Basta controllare, è
facile. Si tratta di banche e del settore energetico, mica di centomila
soggetti. Se infine dovesse andare in porto la riforma della Pubblica
amministrazione, un taglio del 25\% degli oneri amministrativi farebbe
aumentare il pil dello 0,4\%. Significherebbe raddoppiare la crescita economica".
( da "Manifesto, Il" del 16-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
SPAGNA Zapatero
rilancia: 20 miliardi di euro per tornare a crescere "Abbiamo di fronte
due anni complicati, ma dal
( da "Manifesto, Il" del 16-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
USA Crescita dei prezzi mai così sostenuta dal 1991: +5,6% annuale. Aumentano
i pignoramenti del 55% e scende il prezzo delle case
Tasso di inflazione alle stelle. Niente tregua per il mercato immobiliare Carlo Leone Del Bello Nuovo picco
dell'inflazione Usa a luglio: i prezzi non crescevano
così tanto da 17 anni. Si fa ora difficile il compito della banca centrale, che
non può soffocare l'economia né permettere all'inflazione di raggiungere i
livelli degli anni '70. Continua intanto la depressione del mercato immobiliare: aumentano i pignoramenti e seguita a scendere
il prezzo di vendita delle case. Sul lato
occupazionale le cose non vanno meglio. Se da un lato calano le richieste
settimanali di nuovi sussidi, queste rimangono abbondantemente sopra il livello
di guardia. L'indice dei prezzi al consumo, così come
rilevato dal dipartimento del lavoro Usa, è salito in un solo mese dello 0,8%.
Rispetto allo scorso anno, l'indice è cresciuto del 5,7%. Era dal 1991 che non
si registrava un tasso di inflazione così elevato. Ulteriore cattiva notizia è
che questa volta anche l'indice core, che esclude merci "volatili"
quali cibo ed energia, è cresciuto dello 0,3% su base mensile e del 2,5% su
base annuale. Ma ciò che preoccupa maggiormente è l'accelerazione che ha avuto
il tasso di crescita dei prezzi negli ultimi tre mesi:
se l'inflazione tenesse questo ritmo, in un anno raggiungerebbe quota 10,6%.
Occhi puntati dunque sulla Federal reserve, la banca centrale americana, che a
settembre dovrà decidere sulla strategia di politica monetaria da adottare.
Nonostante ad agosto i prezzi della benzina e delle
granaglie siano calati infatti, non è che questi siano tornati al livello di
due anni fa, e quindi la Fed di Ben Bernanke dovrà comunque decidere se lottare
contro l'inflazione o sostenere un'economia pericolosamente sull'orlo della
recessione. Non si vede intanto il fondo della caduta del mercato immobiliare. Secondo l'associazione americana degli
immobiliaristi, il prezzo medio delle abitazioni già esistenti è sceso del 7,6%
nell'ultimo trimestre, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Seguitano nel frattempo ad aumentare i pignoramenti (foreclosures in inglese)
delle abitazioni dei mutuatari insolventi. Più di 272 mila famiglie hanno visto
iniziare, loro malgrado, il procedimento di pignoramento, che
porterà al ripossesso della casa da parte della banca. Rispetto allo scorso
luglio, quando la crisi era agli inizi, le foreclosures mensili (non
cumulative) sono aumentate del 55%. Pessimista anche Alan Greenspan, da molti
ritenuto responsabile della bolla immobiliare ma che ora prevede che non si raggiungerà il fondo della crisi
abitativa prima del 2009, o forse anche oltre. Secondo l'ex banchiere
centrale, intervistato dal Wall Street Journal, ci sarebbero oltre 800 mila
abitazioni in eccesso sul mercato, e non sarà facile smaltirle. La casa che
vale di meno del prezzo a cui la si è acquistata non è però l'unico problema
che fronteggiano i cittadini statunitensi. Il mercato del lavoro infatti è
anch'esso in difficoltà, nonostante siano diminuite a 450 mila le richieste
settimanali di nuovi sussidi di disoccupazione. La settimana precedente erano
10 mila in più. Il calo delle richieste, sebbene previsto dagli analisti, è
stato comunque inferiore alle stime. Il dato mostra in ogni caso una
consistente contrazione delle attività lavorative: un milione di persone in più
usufruiscono del sussidio e più di 100 mila individui in più accedono al
programma di aiuti rispetto allo scorso anno. Rimbalzo "tecnico" per
le borse, che a New York sono tornate in terreno positivo. A tirare i listini,
i titoli del settore finanziario che, essendo ai minimi, ha offerto buone
opportunità di acquisti a prezzo di saldo. A due ore dalla chiusura, l'indice
Dow Jones guadagnava l'1%, così come il Nasdaq.
( da "Giornale di Brescia" del 17-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Edizione: 17/08/2008
testata: Giornale di Brescia sezione:ECONOMIA L'ex governatore della
Fed:Greenspan: la crisi durerà Alan Greenspan NEW YORK Acque sempre più agitate
per i mutuatari americani, strangolati da una crisi che non sembra voler
allentare la morsa. La crisi dei subprime ha causato un aumento dei tassi
ipotecari e una stretta del credito, rendendo difficile la vita a milioni di
famiglie. Le più penalizzate sono al momento quelle che hanno acceso mutui a
tasso variabile per coronare il proprio sogno: l'acquisto della casa. Un sogno
che per molti si è infranto, fra crollo dei prezzi e
finanziamenti insostenibili: una situazione di difficoltà, quella del mercato immobiliare statunitense, che si protrarrà - secondo l'ex
presidente della Fed, Alan Greenspan - almeno fino alla seconda metà del 2009,
quando i prezzi delle case, dopo aver raggiunto il
fondo si stabilizzeranno. Per sostenere il mercato e rilanciare le vendite di
immobili, stagnanti ormai da mesi, occorre favorire - è la ricetta di Greenspan
- la nascita di nuove famiglie grazie all'ampliamento delle quote di immigrati
qualificati, cioè che guadagnano abbastanza per poter acquistare una casa. In
base ai dati diffusi dalla società specializzata RealtyTrac, in luglio sono
cresciuti di ben il 184% i casi di riappropriamento della casa da parte delle
banche, mentre le procedure di pignoramento hanno segnato un +55%. La
variazione è su base annua, mentre su base mensile le procedure nel loro
complesso hanno registrato un aumento dell'8,0% a 272.171 unità, poco al di
sotto del record di maggio. A luglio scorso inoltre sono 775.244 le proprietà immobiliari tornate nelle mani delle banche,
contro le 445mila dell'intero 2007. Le difficoltà del mercato immobiliare statunitense, secondo
Greenspan, sono destinate a protrarsi ancora per diversi mesi, con i prezzi delle case che toccheranno il
proprio minimo e si stabilizzeranno nella prima metà del 2009. Questa
"è una condizione necessaria per mettere un punto alla crisi in
atto", spiega l'ex presidente della Fed, invitando il governo a evitare
tasse o politiche che possano incoraggiare la crescita delle nuove costruzioni,
perché così facendo non farebbe altro che ritardare il tanto desiderato giorno
in cui i prezzi delle abitazioni raggiungeranno il
minimo.
( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 17-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Economia pag. 31
Costi da 500 euro/mq difficili da "ricaricare" Ristrutturare non
sempre rende. E sono molti i potenziali acquirenti che scappano di fronte a un
appartamento da ristrutturare o che fanno proposte di prezzo veramente basse.
Nessuno vuole sobbarcarsi l'onere finanziario e temporale dei lavori e per la
stessa ragione restano sempre molto appetibili le nuove costruzioni. E oggi
anche pensare di ristrutturare per vendere meglio non sembra aver molto senso.
Con i prezzi delle case in frenata, il mercato
ingessato, le transazioni immobiliari sempre più difficoltose, nonostante le
agevolazioni fiscali previste, investire tempo e denaro nella ristrutturazione
di un immobile da mettere in vendita per alcuni esperti del settore non è un
buon affare visto che i costi sostenuti alla fine sono difficili da
"ricaricare". FINO a qualche anno fa poteva
sembrare che il prezzo spuntato su un immobile ristrutturato potesse essere
migliore della stessa unità abitativa non ristrutturata. Ma non era così. Si
trattava di un'illusione generato dalla rapidità con cui salivano i prezzi delle case. E così, dal momento
degli inizi dei lavori a quando l'immobile ristrutturato veniva rimesso sul
mercato, il costo dell'unità immobiliare poteva
salire anche dell'importo speso per la ristrutturazione. Ma questo plusvalore
non era legato alle migliorie apportate. Inoltre la maggiorparte delle
compravendite di immobili residenziali in Italia rientra nella categoria medio
/ medio-alta: compratori che scelgono la tipologia di edificio con l'idea di
adattare gli interni al proprio gusto e alle proprie esigenze e che quindi
saranno comunque portati a riammodernare e modificare l'interno dell'edificio.
E RISTRUTTURARE costa caro: i costi medi di ristrutturazione si aggirano tra i
500 e i 1.000 euro a metro quadrato e nonostante la possibilità di beneficiare
di agevolazioni fiscali, sarebbe spesso consigliabile vendere l'abitazione così
com'è e lasciare a chi compra l'onere o il piacere di sistemarsi la propria
casa come meglio crede.
( da "Repubblica, La" del 17-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Metropolis nel
deserto Città futura la copertina Dubai ? a differenza di quel che molti
pensano ? non poggia sui proventi del petrolio ma sul sogno dello sceicco
Rashid Bin Saeed Al Maktoum, che mezzo secolo fa immaginò la sua città ideale
come un mosaico di commerci, finanza, turismo e la creò dal nulla forzando
all'estremo le frontiere dell'architettura e dell'urbanistica ETTORE LIVINI
(segue dalla copertina) u n villaggio di pescatori di perle con la sua
flottiglia di fragili dhow, accampato sulle rive di un rigagnolo che tagliava
come una vena l'ultimo lembo di deserto prima del mare. Poche case, le reti stese al sole e il piccolo pontile dove ogni
tanto - era un avvenimento - attraccavano le navi dei commercianti sulle rotte
tra Oriente e Occidente. Erano anni in cui il petrolio non era ancora diventato
oro nero e il Golfo era periferia estrema del mondo. Eppure nel 1959 il
visionario sceicco, tra lo scetticismo dei suoi sudditi pescatori, ha iniziato
a pianificare la sua città ideale. Ha chiesto un po' di soldi in prestito al
vicino Kuwait. Ha comprato gru, ruspe e camion. Ha iniziato a dragare il
canale, rafforzandone gli argini e scavando il fondo per renderlo navigabile
alle navi. Ha costruito nel nulla (e dove nulla arrivava) magazzini e grandi
moli. Con un sogno preciso: attirare al villaggio come un magnete il commercio
e la ricchezza. Certo che con loro sarebbero arrivati i soldi per costruire le case, le scuole e gli ospedali che sarebbero serviti anche
ai suoi concittadini. Il sogno oggi è realtà. E la strategia di Rashid Bin
Saeed è ancora la stella polare che guida la tumultuosa crescita della città
nata dal nulla. Il circolo virtuoso (per ora) funziona. Ricchezza chiama
ricchezza. Dollari chiamano dollari. E il miracolo Dubai continua a ripetersi
ogni giorno. Le baracche dei pescatori sono un ricordo da museo. Solo nel 2007
nell'emirato sono state effettuate transazioni immobiliari per 127 miliardi di
dollari, il doppio dei soldi necessari secondo la Banca Mondiale per
ricostruire l'Iraq dopo la Guerra del Golfo. Il vecchio molo dove una volta
dondolavano pigre le nasse è oggi diventato Jebel Ali, il quarto porto più
trafficato del mondo, cerniera vitale del traffico merci tra est e ovest. Il
posto dello sceicco Rashid è stato preso alla sua morte, nel 1990, dal figlio
Mohammed che nel frattempo ha messo da parte un tesoretto personale di 14
miliardi di dollari. Le fondamenta della città del futuro, contrariamente ai
luoghi comuni, non affondano nei proventi del petrolio. Il Dubai non è il
Kuwait e nemmeno Abu Dhabi. Certo, anche nel suo sottosuolo dal 1966 si estrae
del greggio. E questi soldi non guastano. Ma oggi solo il sei per cento del Pil
(cresciuto a tassi del più venti per cento da inizio millennio) deriva
dall'estrazione dell'oro nero. Il resto sono servizi portuali, finanza e
turismo esattamente come sognava lo sceicco Rashid. Su queste basi è cresciuta
in modo un po' magmatico una sorta di urbanistica dell'impossibile. Il limite
non esiste. In altezza, come per l'avveniristico Burj Dubai - ancora
imprigionato nella sua corazza di gru e impalcature - destinato a diventare
l'edificio più vicino al cielo con gli oltre ottocento metri. In ostentazione e
lusso, come per il Burj Al Arab, l'albergo a forma di vela costato 650 milioni
e diventato il simbolo dell'emirato, dove la suite può costare fino a 28mila dollari
a notte. Nemmeno gli elementi sono un ostacolo alla voglia di stupire di chi
sta pianificando la metropoli del deserto. Centinaia di navi aspiratrici
risucchiano giorno e notte sabbia dal fondo del Golfo Persico, l'azzurro del
mare è tagliato dalle centinaia di scie ocra di questi mostri con l'elica. Che
poi sputano il loro prezioso carico lungo le coste della città creando dal
nulla i nuovi moli del porto e le incredibili isole artificiali già diventate
un must del business immobiliare da vip. Come la Palm
Jumeriah, l'arcipelago a forma di palma costruito sul mare - grande come
ottocento campi di calcio - che ha aggiunto
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: RISPARMIO E FAMIGLIA data: 2008-08-17 - pag: 23 autore: I conti di
casa. Frenata nel
( da "Morningstar IT" del 18-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Congiuntura: come
negli Stati Uniti l'attuale crisi dipende dalla bolla immobiliare e dalla finanza
creativa. Ma la politica monetaria e le liberalizzazioni funzionano da
salvagente. è Redattore di Morningstar in Italia. Puoi mandare un commento
all'Autore cliccando qui. Utimi Articoli Le Borse si sforzano di pensare
positivo Il pomo della discordia Il dollaro fa lo sgambetto alle...
Meglio concentrarsi su chi non tradisce Il pharma torna a fare bene Link
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( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-08-19 - pag: 32 autore: Gli analisti
prevedono ancora turbolenze Luca Davi MILANO La "tempesta perfetta"
non è finita. Anzi. Analisti e operatori vedono ancora nuvole nell'orizzonte
dei mercati azionari europei. Almeno fino all'autunno. "Ci aspettiamo che
le debolezze dei titoli finanziari continuino almeno fino all'inizio del quarto
trimestre del 2008 – spiega Sergio Pigoli, presidente di Pigoli Consulenza –.
Del resto dal punto di vista macroeconomico non c'è nulla che lasci presagire
qualche cambiamento ". Lo scoppio della bolla immobiliare negli Stati Uniti e
nel Regno Unito, da una parte, e la stretta creditizia e della liquidità
conseguenti alla crisi dei mutui subprime, dall'altra, rischiano del resto di
lasciare ancora tracce indelebili nei bilanci dei colossi finanziari americani.
Con inevitabili conseguenze sui conti delle società del Vecchio Continente e
sulle stime future degli analisti. "I prezzi dei
titoli bancari e finanziari non sono mai stati così attraenti – spiega Mattia
Barosi, responsabile Investimenti di Santander private banking – ma i mercati
non si illuderanno: esistono ancora troppi problemi sul fronte della stabilità
patrimoniale. Per questo dovremo mettere in conto una revisione al ribasso
delle stime degli utili". Qualche rimbalzo, sia chiaro, ci sarà. "E
potrà essere anche significativo – aggiunge Barosi –, ma non sarà nulla di
strutturale: gli acquisti saranno collegati soprattutto a comportamenti
speculativi". Ma a raffreddare l'appetito degli operatori nei confronti
dei titoli degli istituti di credito, nel prossimo semestre, potrebbe essere
soprattutto una nuova presa di consapevolezza. "Gli utili delle società
bancarie si ridimensioneranno e non solo per i postumi della crisi subprime ma
per un obbligatorio snellimento delle strutture e una razionalizzazione dei
business – dice Massimo Profaizer, gestore di Gdp –.I profitti normalizzati
delle società bancarie saranno molto più bassi di quelli registrati nel
passato. Dovremo insomma attenderci un riadeguamento dei multipli
azionari". Qualche speranza che il ciclo del primo semestre possa
interrompersi in realtà c'è. Ed è legata soprattutto al comportamento che
terranno le banche centrali nei prossimi mesi. La debolezza del dollaro e il
caro-petrolio forse costringeranno Fed e Bce ad alzare i tassi d'interesse per
combattere la crescita dei prezzi. E se così fosse,
"ci potremmo trovare a un'inversione di tendenza nelle scelte degli
operatori, che potrebbero privilegiare i bancari - spiega l'analista di una
importante banca d'affari - piuttosto che i titoli del settore industriale,
improvvisamente penalizzati da un dollaro più forte".
luca.davi@ilsole24ore.com.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-08-19 - pag: 33 autore: 000 Il Pil va
giù? Zapatero si dà al marketing F i nito il miracolo economico, Zapatero si
affida al marketing internazionale. Il Governo di Madrid è infatti
preoccupato che il rallentamento del Pil e lo scoppio della bolla immobiliare dipingano un'immagine
troppo negativa del Paese,ben distante da quella Spagna felix che fino a poco
tempo fa stupiva l'Europa per i suoi progressi economici e sociali. Per
riportare in alto l'onore della nazione, finito sotto le macerie del
"ladrillo", il premier ha chiesto aiuto a due testimonial d'eccezione:
Santander e Telefonica. Nell'ottica dell'esecutivo di Madrid, sembra che la
seconda banca europea e la quarta compagnia di telefonia al mondo, grazie alla
loro presenza sui mercati internazionali, siano i testimonial perfetti per
riportare agli antichi fasti il marchio "EspaÑa". Complici le
affinità personali che ci sono fra Zapatero e i piani alti delle due società,
sembra che Santander e Telefonica abbiano accettato di buon grado: Emilio Botin
e Cesar Alierta si preparano alla reconquista. (G.Ve.).
( da "Corriere della Sera" del 19-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-08-19 num: - pag: 39 autore: di
NIALL FERGUSON categoria: REDAZIONALE SE LA CRISI NON E' SOLO USA
"Tempesta perfetta" sull'economia globale L' espressione
"tempesta perfetta " viene tirata in ballo una volta di troppo, per
descrivere la crisi finanziaria dell'anno passato. Eppure, la vera tempesta
perfetta potrebbe essere ancora di là da venire. Come gli estimatori
dell'omonimo film con George Clooney ricorderanno, la tempesta perfetta era
stata originariamente provocata dall'impatto tra un uragano al largo della
costa atlantica, un'area di bassa pressione a Sud della Nuova Scozia, e un
fronte freddo in rapida discesa dal Canada. Dodici mesi dopo l'inizio di quella
che continuiamo a definire una "stretta creditizia ", siamo forse in
procinto di assistere a una coincidenza altrettanto catastrofica, con l'uragano
della crisi bancaria Usa che s'avvia lentamente verso lo scontro dapprima con
il picco dei prezzi delle materie prime, e poi con una
frenata dell'economia globale? Fino a quest'oggi, la crisi ha investito
principalmente l'America, nonostante qualche danno collaterale (letteralmente!)
nei bilanci di numerose banche europee. Tutto ha avuto origine con la bolla immobiliare negli Usa, gonfiata dalla politica del denaro
facile e da standard creditizi sin troppo blandi. L'americano medio ha smesso
di accumulare risparmi, appuntando le speranze di un futuro economicamente
sereno sull'indebitamento a carattere speculativo nel mercato immobiliare. Nel giro di appena un decennio, il tasso di
indebitamento delle famiglie è balzato dal 90 al 133% del reddito individuale
disponibile. Durante il picco dell'agosto 2004, il tasso d'inflazione dei beni
immobiliari superava il 20% su base annua. Con l'inevitabile
scoppio della bolla,
tuttavia, si è assistito a un ribaltamento dell' intero meccanismo. Oggi, i prezzi delle case stanno crollando a un
tasso annuo del 15%. E se il ruolo di catalizzatore della crisi spetta
all'insolvenza dei mutuatari subprime, l'inarrestabile caduta dei prezzi fa sì che anche i proprietari
meno "marginali " di immobili comincino a sentire il fiato corto.
Stando a una recente proiezione di Credit Suisse, quando la crisi si sarà
definitivamente smorzata, ben 6,5 milioni di mutui risulteranno caduti in pignoramento:
più di un decimo di tutti i prestiti ipotecari erogati in America. Un crac immobiliare di questa portata non si vedeva dai tempi della
Grande Depressione. L'unica differenza è che le autorità fiscali e monetarie
hanno fatto tutto quanto in loro potere per scongiurare il ripetersi di quella
che Milton Friedman e Anna Schwartz bollarono come la
"grande contrazione" degli anni 1929-33. Il crollo del prezzo delle
azioni, all'epoca, aveva portato al fallimento di migliaia di banche, ma la
Federal Reserve non fece praticamente nulla per mitigare (e molto s'adoperò
invece per accentuare) la conseguente implosione monetaria. Sotto la guida di
Ben Bernanke, con un occhio sempre puntato verso il passato, la Fed ha agito in
direzione esattamente opposta, varando tagli dei tassi d'interesse e, ancor più
importante, destinando liquidità alle banche attraverso la finestra di sconto e
nuove aste di rifinanziamento. Se tutto ciò ha finora consentito di scongiurare
una crisi generalizzata del settore bancario, sarebbe bene non affrettarsi a
cantar vittoria. Le tipologie più diffuse di titoli garantiti da prestiti
ipotecari (Mbs) non hanno segnato una ripresa significativa rispetto all'inizio
della crisi, mentre il mercato delle obbligazioni garantite da titoli "collaterali"
(Cdo) è al lumicino. Nonostante le svalutazioni contabili per oltre 400
miliardi di dollari e iniezioni di capitale per circa 300, molti istituti
bancari appaiono tuttora in fragili condizioni. I titoli azionari di almeno 40
banche americane hanno perso il 70%, o addirittura più, del proprio valore.
Come ormai sappiamo, il Tesoro Usa interverrà per evitare il collasso di
istituti finanziari ritenuti troppo grossi (o importanti) per chiudere i
battenti. Moltissime banche di second'ordine, tuttavia, sembrano destinate a
scivolare nell' oblio. Definiamola pure una crisi bancaria parzialmente
contenuta, allora. Ma il suo impatto sul resto dell'economia sarà in ogni caso
pesante. Prima del crunch, l'estensione del credito negli Stati Uniti
registrava una crescita del 4% all'anno; oggi, il dato segna -7%. è sempre più
evidente che l'economia Usa sia sull'orlo della recessione. Le società in
bancarotta aumentano, le retribuzioni calano e gli utili aziendali precipitano.
Ora, il nodo cruciale è se quest'uragano d'Oltreoceano sia in procinto o meno
di scontrarsi con altre due perturbazioni macroeconomiche. Fino a questo
momento, l'impatto globale della crisi è stato contenuto. Anzi, è soprattutto
in virtù della forte crescita globale che la recessione americana non si è
manifestata prima. Con il dollaro debole, l'export americano in tutto il mondo
ha conosciuto una rapida impennata. Secondo Morgan Stanley, le esportazioni
nette hanno inciso per circa 30 punti base sulla crescita della produzione Usa
dell'1,8% registrata lo scorso anno. Ma guardiamo anche al rovescio della
medaglia, ovvero al picco del prezzo delle materie prime, dovuto all'effetto
congiunto della forte domanda asiatica e del deprezzamento del dollaro. Per un
certo periodo, la concomitanza tra rallentamento dell'economia Usa e
vertiginosa impennata dei prezzi del petrolio ha
richiamato alla mente le tristi vicende della stagflazione degli anni Settanta.
Oggi, tuttavia, un nuovo e più gelido fronte sta attraversando il paesaggio macroeconomico:
la prospettiva di una frenata dell'economia globale. è pur vero che le
proiezioni non suonano troppo allarmanti. Una contrazione della crescita
globale dal 4,1% dell'anno in corso al
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-08-20 - pag: 6 autore: DALLA PRIMA La crisi
e i silenzi di Obama e McCain Che questo accada per incompetenza o per scelta
ancora non lo sappiamo. Ma sappiamo che gli americani sono irritati e ansiosi.
Dai candidati per la Casa Bianca del 2009 vorrebbero leadership, proposte per
una via d'uscita, padronanza dei temi. Tanto più che i due concorrenti per la
poltrona nell'Ufficio Ovale sono ormaia ridosso delle rispettiva convention e,
a giorni (forse già questa mattina Obama) annunceranno il nome del candidato
alla vicepresidenza. I dettagli tecnici, i "papers", non mancano,
manca la visione. Nei ultimi comizi di Barack Obama si ascoltavano slogan
vecchi: di compassione per il popolo del subprime, di critica per l'ingordigia
delle banche o delle compagnie petrolifere. McCain ha addirittura ammesso che
di economia non se ne intende molto. E continua a chiamare per consigli il suo
ex collega al Senato, Phil Gramm, che qualche mese fa, nel pieno della crisi
sistemica, non trovò nulla di meglio da dire se non che "l'America è in
una recessione mentale". In situazioni meno drammatiche di quelle dei
nostri giorni altre campagne elettorali hanno lasciato segni ben più profondi.
Quando Ronald Reagan proponeva la rivoluzione del mercato nel 1980, il suo
concorrente diretto (Bush padre), già nelle primarie lo accusava di
"Voodoo Economics". Il democratico Walter Mondale nel 1984 conquistò
il primato nei sondaggi con un semplice slogan: "Where is the Beef?"
(Dov'è la carne? Un riferimento a una notissima pubblicità sugli hamburger).
Quando Bush senior nel 1992 era in difficoltà per la stagnazione, Bill Clinton
lo gelò con il famoso "It's the Economy Stupid". "Le proposte
specifiche nei siti Internet ha scritto sul New York Times Paul Krugman - sono
anche troppe: il problema non è quello. è la mancanza di passione. Quando si
arriva all'economia, la campagna di Obama sembra stranamente letargica".
Eppure le occasioni per cavalcare un messaggio forte non mancano. Solo ieri
abbiamo appreso che i guai di Lehman Brothers peggiorano,l'inflazione è ai
livelli più elevati da 27 anni, le nuove costruzioni sono diminuite dell'11% e
i consumi stanno entrando in crisi con conseguenti diminuzioni dei profitti fra
il 7,6% (Target) e il 24% (Home Depot). "Di certo spiega l'economista
della New York University Nouriel Roubini - da questa crisi non usciremo nel
2009: lo sgonfiamento della bolla
immobiliare è appena cominciato. McCain fa bene a
star zitto, ma Obama!". Il New York Times magazine di questa settimana ha
dedicato un articolo a Roubini, chiamandolo "Dr. Gloom", il
"Dottor pessimista", perché fu il primo a denunciare seriamente la
crisi subprime e nessuno gli diede retta.A conferma di quanto
l'interesse in materia economica sia elevato, quell'articolo è arrivato al
secondo posto fra quelli più letti. Ma forse è proprio questo il problema: gli
americani detestano il pessimismo. Anche se rappresenta il realismo. Forse per
questo i candidati sono latitanti in economia. In mezzo a tanti chiari di luna,
non hanno ancora trovato il modo per mediare tra realismo e ottimismo. Che è
poi quello che ti fa vincere le elezioni. Mario Platero VUOTO DI IDEE Nessuno
dei due candidati è riuscito finora a lanciare un messaggio chiaro su come
rilanciare l'economia.
( da "Eco di Bergamo, L'" del 21-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
"Tassi giù in
Europa. Risaliranno negli Usa" La diversa politica monetaria adottata
negli ultimi mesi dalla Federal Reserve Usa e dalla Bce non ha solo ragioni
economiche. Per Andrea Beltratti, macroeconomista dell'Università Bocconi, le
differenze stanno anche nel mandato che, per statuto, i due istituti hanno
ricevuto. "La Banca centrale statunitense ? spiega Beltratti in
quest'intervista ? ha responsabilità anche sulla crescita e non deve vigilare
soltanto sull'andamento dei tassi e dell'inflazione, come invece succede in
Europa. Ma ora potrebbe aprirsi una fase nuova e diversa: in autunno, grazie al
calo dei prezzi petroliferi, la Bce potrebbe abbassare
il costo del denaro mentre la Fed potrebbe essere indotta a rialzarli da un
carovita che si è spinto oltre il 5%. Le parti potrebbero, così, invertirsi
anche sull'onda di un rallentamento economico che Oltreoceano è destinato a
durare più a lungo perché è su quei mercati che si è avuto l'epicentro della
crisi". In vista delle ripresa autunnale, cosa c'è da attendersi sia negli
Usa che in Eurolandia sul fronte delle prossime mosse monetarie di Fed e Bce,
ribassista la prima, rialzista la seconda? "Credo che la cosa più
importante sia guardare al mandato delle due Banche centrali. Un mandato
diverso. L'Eurotower, infatti, ha la missione di stabilizzare i prezzi e non è investita del compito di vigilare sui ritmo
della crescita. Mentre la Federal Reserve, sempre all'interno del suo mandato,
deve bilanciare responsabilità che attengono sia alla stabilità dei prezzi che alla crescita economica. Quindi, una parte molto
importante del motivo per cui le due Banche centrali si sono comportate in
mondo diverso sta proprio nelle diverse funzioni a cui esse ottemperano. Ma è
sempre stato così, come abbiamo visto da quando, dieci anni fa, è nata la Bce.
I comportamenti, di qua e di là dell'Atlantico, sono stati asimmetrici. Questo
spiega come mai la Bce abbia cercato, innanzitutto, di alzare i tassi quando il
livello d'inflazione si era fatto più elevato mentre la Fed è corsa, in
anticipo, a ridurli". Qualche economista afferma che, ora, gli Usa si
riprenderanno mentre chi rischia di più è l'Europa. Ciò non dà in qualche modo
ragione alle autorità monetarie americane? "Io credo, al contrario, che
gli Usa attraverseranno ancora un periodo piuttosto lungo di rallentamento
perché l'epicentro della crisi finanziaria internazionale
resta il settore immobiliare Usa. Di questa crisi noi, in Europa, abbiamo avuto solo alcuni
focolai e la bolla immobiliare si è sgonfiata, con il conseguente crollo del valore delle case, solo in Inghilterra e Spagna
mentre la Germania aveva prezzi in discesa da oltre dieci anni. Tutto questo, adesso, ci
aiuta. Non sarà così negli Stati Uniti, dove una recessione non è da escludere
ma dove, nell'ipotesi migliore, i ritmi di sviluppo rischiano di restare,
ancora a lungo, sotto il potenziale del 3%. La combinazione tra il crollo dei prezzi delle case e l'elevato indebitamento delle famiglie
può produrre una stagnazione dopo un periodo di eccessi consumistici. Questo
riassorbimento richiederà aumenti dei tassi del risparmio e un tempo non breve.
L'Europa, al contrario, non ha grossi squilibri strutturali e l'indebitamento
delle famiglie, ad eccezione dell'Inghilterra, è relativamente più contenuto.
Certo, ora deve affrontare una fase di difficoltà anche legata, è vero,
all'azione della Bce ma che essenzialmente dipende dalla crisi mondiale. È
difficile pensare che l'Europa possa continuare a crescere in un contesto di
rallentamento che ha investito anche il Giappone. Ma il Vecchio Continente
mette le basi per poter approfittare subito della ripresa, quando questa ci
sarà". Uno degli scenari possibili, secondo alcuni esperti, prevede in
autunno un rialzo dei tassi Usa, cioè la fine della politica ribassista sin qui
seguita dalla Fed... "Potrebbe avvenire perché oramai gli Usa sono molto
in ritardo nel controllo della dinamica inflazionistica, che viaggia sopra il
5%. È chiaro che appena ci sarà un segnale positivo sul fronte della crescita,
la Fed avrebbe tutte le convenienze a rialzare un po' i tassi d'interesse. Il
punto di domanda è se ciò avverrà già entro la fine di quest'anno o se la
stretta monetaria sarà rinviata al 2009. E questo il grande dilemma della Fed.
Sul fronte europeo, grazie anche alla discesa dei prezzi
petroliferi che dovrebbe arrestare la corsa dell'inflazione, la Bce potrebbe,
invece, abbassare i tassi. Anzi è possibile che ciò avvenga già in
autunno". Daniele Vaninetti.
( da "Provincia Pavese, La" del 21-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Cronaca Calano i prezzi delle case, acquisti in frenata Sempre meno famiglie
sono disposte a spostarsi dai paesi in città, un migliaio gli appartamenti
sfitti Ma il centro storico è in decisa controtendenza: vanno ancora a ruba le
residenze di maggior pregio Il peso dei mutui influisce sulle scelte Massiccia
l'offerta di nuove abitazioni SISTO CAPRA PAVIA. Il mercato immobiliare
frena. Lo dice il barometro degli operatori. L'offerta di alloggi è abbondante,
mentre gli acquisti rallentano e i tempi di vendita si sono allungati, per
nuovo e usato. La tendenza è alla contrazione dei prezzi:
del 10-15%. In periferia si arriva anche al 15-20%, se gli alloggi non hanno
caratteristiche interessanti. Rallentamento anche sul nuovo. Questo non vale,
invece, per le case di nicchia, quelle di altissima
qualità, la cui richiesta va in controtendenza e resta sostenuta. "Il
mercato immobiliare viaggia su due binari paralleli -
spiega l'architetto Luigi Molina, professionista del settore oltre che
consigliere comunale Pd - Da un lato gli interventi di attuazione del Piano
regolatore; dall'altro gli interventi manutentivi, di risanamento e restauro in
centro. I valori in centro storico restano sostenuti e vanno da
( da "Repubblica, La" del 21-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Economia Fallimento
vicino L'economista Allen Sinai: i mercati sono destinati ad altri ribassi
"La tempesta non è finita altri crack sono in arrivo" Freddie e
Fannie sono condannate, ma non mancherà l'aiuto pubblico per i mutui americani
EUGENIO OCCORSIO ROMA - "La crisi americana è così
grave perché parte dallo scoppio della bolla
immobiliare, e questo va a toccare proprio la parte
cruciale dell'economia Usa, la proprietà delle case". Allen Sinai, già chief economist di importanti
finanziarie di Wall Street nonché consulente di diversi presidenti, attualmente
a capo della Decision Economics di New York, riflette con preoccupazione su
quanto sta accadendo, e ci tiene a trasferirci una cognizione:
"Guardi alla storia di Fannie Mae e Freddie Mac. Rappresenta una parabola
del sogno americano: una casa a tutti i costi. E il governo, che per
definizione dovrebbe lasciare tutto al libero mercato, è invece lì pronto a
intervenire e a provocare la crescita a dismisura dei mutui. Finché il mercato
crolla". Quindi per le due istituzioni non c'è più niente da fare?
"Mi sembra chiaro. Entro pochi mesi non esisteranno più. Finirà così una
forma esasperata di intervento pubblico nell'economia, proprio quello contro
cui l'America tante volte si scaglia: qualcosa che ha portato due istituzioni
con un capitale cumulato di 83,2 miliardi di dollari, a supportare grazie all'aiuto
federale mutui per 5.200 miliardi, metà di tutti i mutui esistenti in assoluto,
un rapporto insostenibile di
( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 22-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Cora. Il motivo di
questa situazione paradossale? Lo spaventoso rincaro delle materie prime in
edilizia. Non solo. Costi maggiori potrebbero riguardare presto anche le
infrastrutture e numerose opere pubbliche. C'è per questo fortissima
preoccupazione per le oltre 4mila imprese dell'edilizia della provincia e per
la situazione che si è determinata riguardo al vertiginoso aumento dei prezzi dei materiali da costruzione. Negli ultimi mesi si
sono registrati infatti abnormi rincari di alcuni prodotti fondamentali per il
settore: ferro e acciaio sono aumentati di oltre il 100% dal 2007, il bitume ha
segnato un balzo del 40% da aprile a luglio ed anche i laterizi hanno subito
una brusca impennata. Questo andamento mette in grave difficoltà numerose
imprese che si trovano a subire aumenti rilevanti dei costi, soprattutto a
quelle che dopo aver partecipato ad offerte in gare d'appalto, in mancanza
della possibilità di revisione dei prezzi, vedono
compromesso in maniera irreversibile il loro risultato economico. "A ciò
si aggiunge - spiega il responsabile provinciale di Cna Costruzioni, Fausto
Baldarelli - il fatto che molte stazioni appaltanti emettono bandi che non
tengono minimamente conto dei nuovi prezzi. E per
questo c'è il rischio fondato che escano dal mercato le imprese più serie e
corrette a vantaggio di soggetti che danno scarse garanzie di affidabilità e di
qualità". La normativa in materia, secondo la CNA, deve essere rivista per
far fronte alla situazione, anche considerando che probabilmente forti
oscillazioni dei prezzi stanno diventando la regola e
non l'eccezione. "Abbiamo appreso con soddisfazione - afferma Baldarelli -
la notizia che il Ministro Matteoli avrebbe firmato il decreto sui prezzi previsto dall'art. 133 del Dlgs 163/2006, così come
pure è apprezzabile la proposta di inserimento, nel terzo decreto correttivo
del codice appalti, di una disposizione che consente l'anticipazione del
pagamento dei materiali da costruzione all'impresa appaltatrice prima
dell'inizio dei lavori. Riteniamo però che questi strumenti siano insufficienti
a risolvere il problema nella nuova situazione che si è determinata,
caratterizzata da incrementi dei prezzi di entità
rilevante e spesso repentini". Occorre introdurre meccanismi flessibili
che consentano di adeguare i prezzi dei prodotti da costruzione con modalità e tempi corrispondenti
alle variazioni di prezzo. Anche per questo Cna Costruzioni ha chiesto un
incontro al ministro delle Infrastrutture e trasporti. "Per quanto ci
riguarda - conclude il responsabile provinciale di Cna Costruzioni - come
associazione stiamo operando per mettere a disposizione delle imprese strumenti
consortili che le aiutino ad affrontare il mercato. Abbiamo costituito
per questo il consorzio Assoacquisti che ha conseguito ottimi risultati nella
riduzione dei costi per l'approvvigionamento dei materiali edili. Di fronte
però a casi quali quello del ferro e del bitume occorrono interventi delle
istituzioni".
( da "Wall Street Italia" del 22-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Mutui: Buffett, la
crisi economica e' peggio del previsto di ANSA Fannie Mae e Freddie Mac ''non
hanno piu' alcun valore'' -->(ANSA) - NEW YORK, 22 AGO - Secondo Warren
Buffett, Fannie Mae e Freddie Mac 'non hanno piu' alcun valore' come societa'
indipendenti. Il miliardario statunitense parla alla Cnbc,
sottolineando tra l'altro la difficile posizione della Fed nel dover
controllare l'inflazione in un momento di crescita debole. ''La crisi economica
e' piu' profonda di quanto si pensasse - dice Buffett - la bolla immobiliare ha creato una serie di
problemi a cascata nel sistema finanziario''.
( da "Wall Street Italia" del 22-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di ANSA -
-->(ANSA) - NEW YORK, 22 ago - Per Fannie Mae e Freddie Mac "the game
is over" come società indipendenti: "non hanno più alcun
valore". Parola del miliardario Warren Buffett in un'intervista alla Cnbc,
sottolineando che la Fed si trova in una posizione difficile nel dover
controllare l'inflazione nell'attuale contesto di crescita debole. "La
crisi economica - ha aggiunto - è più lunga e profonda di quanto inizialmente
si pensasse. La fine della bolla
immobiliare ha creato una serie di problemi a
cascata nel sistema finanziario". Nel corso dell'intervista, Buffett ha
reso noto di aver ceduto la propria partecipazione in Anheuser-Busch alla luce
delle incertezze derivanti dall'offerta di Inbev. Buffett ha altresì
aggiunto di aver presentato un'offerta per una società cinese, ma non è stata
accettata. (ANSA).
( da "Gazzetta di Modena,La" del 23-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Spilamberto. La
sezione Terre di Castelli Italia Nostra insorge contro le escavazioni SPILAMBERTO.
Già nell'ambito della conferenza di pianificazione del Piae del 2006, il Piano
per le escavazioni, la sezione "Terre di Castelli'' di Italia Nostra aveva
osservato come il fabbisogno di 17.300.000
( da "Borsa e Finanza" del 23-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
ATTUALITÀ "Le
azioni europee sono ormai a buon mercato. Il multiplo sugli utili offre uno
sconto del 30% ... di Redazione - 23-08-2008 "Le azioni europee sono ormai
a buon mercato. Il multiplo sugli utili offre uno sconto del 30% rispetto alla
media degli ultimi 15 anni e viaggia sui livelli del 1990-1992". Il nostro
interlocutore, pronto a mettere soldi sulle Borse del Vecchio Continente è Ian
MacFarlane, responsabile della lettera finanziaria European Investment Strategy
della società di consulenza Bca Research. "Se i listini cedessero ancora -
prosegue - andrebbero certamente comprati. Nel frattempo, le due scommesse che
ho suggerito in passato restano valide: sottopesare o vendere il settore auto
europeo e cavalcare la discesa della sterlina inglese. Sono buy invece sulle
assicurazioni". Dr. MacFarlane, l'Europa è già in recessione oppure no?
Credo che il principale motivo dell'indebolimento della congiuntura europea sia
da cercare nel brutale apprezzamento dell'euro. Un trend che per fortuna sembra
giunto al capolinea. In tal caso, il ritmo di sviluppo ha buone possibilità di
rimanere sopra lo zero, anche se con una certa varianza fra i vari Paesi.
Francia e Germania dovrebbero cavarsela meglio, grazie all'export; la Spagna
subisce il tracollo delle attività residenziali, ma ha ampi spazi di manovra
sul fronte fiscale perché parte da una posizione di bilancio attiva; l'Italia
annaspa; l'Irlanda, la Danimarca e la Finlandia risentono dello sboom immobiliare. Fuori dalla zona euro, l'Inghilterra va
probabilmente incontro a un atterraggio assai brusco. Qual è lo scenario
peggiore? Lo scenario peggiore risiede nell'eventualità che l'economia globale
imbocchi decisamente la via del ribasso accompagnata da una rinnovata forza
dell'euro. A quel punto, l'export accuserebbe un tracollo, spedendo l'Europa in
recessione. Non dimentichi che per le Borse del Vecchio Continente la crescita
internazionale esercita un peso ben maggiore dell'attività domestica. Può
indicare un prezzo ragionevole per l'euro? I nostri modelli lo fissano a circa
1,40 contro il dollaro. La moneta unica ha portato sulle spalle tutto
l'aggiustamento del biglietto verde. Su quali basi afferma che il settore
automobilistico continentale reca con sé un rischio? Intanto il multiplo sugli
utili è piuttosto alto se consideriamo che si tratta di un settore ciclico e
che il ciclo ha svoltato verso il basso. Ancor più importanti sono poi le
metriche che misurano il valore di medio termine, proprio perché parliamo di
titoli ciclici. E le metriche di medio termine segnalano pericolo. C'è altro?
Sì. Le vendite di auto patiranno la stretta degli standard creditizi, con i
finanziamenti che diventano più cari e meno accessibili. In America - sbocco
importante per le auto europee - l'aumento dei prestiti disattesi e
l'incremento della disoccupazione gettano un'ombra nera sul mercato delle
quattro ruote. E qui in Europa? Gli Stati Uniti e il Vecchio Continente rendono
conto per l'80% del fatturato. In Europa l'erosione della domanda è iniziata
solo qualche mese fa. Probabilmente, le vendite avranno un andamento deludente
per tutto il 2008. Inoltre, l'euro - ancora molto caro - limita la penetrazione
in Nord America. Come dovrebbe quindi comportarsi l'investitore? Noi riteniamo
che il settore vada sottopesato oppure venduto allo scoperto contro l'intero
listino paneuropeo. Naturalmente, la seconda ipotesi vale solo per i soggetti
più esperti. Lei affermava che l'Inghilterra va incontro a una brusca frenata.
Ce ne spiega i motivi? Vi sono ragioni contingenti e ragioni strutturali Da
quali partiamo? Da quasi dieci anni il Regno Unito presenta un quadro sempre
meno propizio agli affari: le leggi sul lavoro e sull'immigrazione hanno subito
forti restrizioni; la deregolamentazione degli anni '
( da "Borsa e Finanza" del 23-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
ATTUALITÀ "Che
grande affare le azioni europee" MacFarlane (Bca Research): "I
listini azionari del Vecchio Continente hanno multipli attraenti, ai livelli
del 1991-92. Sulla debolezza della congiuntura ha pesato l'euro forte, ma ora è
finita". Alla larga dalle auto, sì alle assicurazioni di Vincenzo
Sciarretta - 23-08-2008 "Le azioni europee sono ormai a buon mercato. Il
multiplo sugli utili offre uno sconto del 30% rispetto alla media degli ultimi
15 anni e viaggia sui livelli del 1990-1992". Il nostro interlocutore,
pronto a mettere soldi sulle Borse del Vecchio Continente è Ian MacFarlane,
responsabile della lettera finanziaria European Investment Strategy della
società di consulenza Bca Research. "Se i listini cedessero ancora -
prosegue - andrebbero certamente comprati. Nel frattempo, le due scommesse che
ho suggerito in passato restano valide: sottopesare o vendere il settore auto
europeo e cavalcare la discesa della sterlina inglese. Sono buy invece sulle assicurazioni".
Dr. MacFarlane, l'Europa è già in recessione oppure no? Credo che il principale
motivo dell'indebolimento della congiuntura europea sia da cercare nel brutale
apprezzamento dell'euro. Un trend che per fortuna sembra giunto al capolinea. In
tal caso, il ritmo di sviluppo ha buone possibilità di rimanere sopra lo zero,
anche se con una certa varianza fra i vari Paesi. Francia e Germania dovrebbero
cavarsela meglio, grazie all'export; la Spagna subisce il tracollo delle
attività residenziali, ma ha ampi spazi di manovra sul fronte fiscale perché
parte da una posizione di bilancio attiva; l'Italia annaspa; l'Irlanda, la
Danimarca e la Finlandia risentono dello sboom immobiliare.
Fuori dalla zona euro, l'Inghilterra va probabilmente incontro a un atterraggio
assai brusco. Qual è lo scenario peggiore? Lo scenario peggiore risiede
nell'eventualità che l'economia globale imbocchi decisamente la via del ribasso
accompagnata da una rinnovata forza dell'euro. A quel punto, l'export
accuserebbe un tracollo, spedendo l'Europa in recessione. Non dimentichi che
per le Borse del Vecchio Continente la crescita internazionale esercita un peso
ben maggiore dell'attività domestica. Può indicare un prezzo ragionevole per
l'euro? I nostri modelli lo fissano a circa 1,40 contro il dollaro. La moneta
unica ha portato sulle spalle tutto l'aggiustamento del biglietto verde. Su
quali basi afferma che il settore automobilistico continentale reca con sé un
rischio? Intanto il multiplo sugli utili è piuttosto alto se consideriamo che
si tratta di un settore ciclico e che il ciclo ha svoltato verso il basso.
Ancor più importanti sono poi le metriche che misurano il valore di medio
termine, proprio perché parliamo di titoli ciclici. E le metriche di medio
termine segnalano pericolo. C'è altro? Sì. Le vendite di auto patiranno la
stretta degli standard creditizi, con i finanziamenti che diventano più cari e
meno accessibili. In America - sbocco importante per le auto europee -
l'aumento dei prestiti disattesi e l'incremento della disoccupazione gettano
un'ombra nera sul mercato delle quattro ruote. E qui in Europa? Gli Stati Uniti
e il Vecchio Continente rendono conto per l'80% del fatturato. In Europa
l'erosione della domanda è iniziata solo qualche mese fa. Probabilmente, le
vendite avranno un andamento deludente per tutto il 2008. Inoltre, l'euro -
ancora molto caro - limita la penetrazione in Nord America. Come dovrebbe
quindi comportarsi l'investitore? Noi riteniamo che il settore vada sottopesato
oppure venduto allo scoperto contro l'intero listino paneuropeo. Naturalmente,
la seconda ipotesi vale solo per i soggetti più esperti. Lei affermava che
l'Inghilterra va incontro a una brusca frenata. Ce ne spiega i motivi? Vi sono
ragioni contingenti e ragioni strutturali Da quali partiamo? Da quasi dieci
anni il Regno Unito presenta un quadro sempre meno propizio agli affari: le
leggi sul lavoro e sull'immigrazione hanno subito forti restrizioni; la
deregolamentazione degli anni '
( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)" del 23-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Plus sezione:
ATTUALITA data: 2008-08-23 - pag: 6 autore: CRISI-MUTUI Errori tutti Usa C' è
una bolla immobiliare in Svizzera? Pare di no. I prezzi nella Confederazione sono alti ed in teoria si
presterebbero a cadute. Ma in pratica il sistema ha un suo equilibrio e le
oscillazioni sono limitate. La crisi locale di inizio anni Novanta d'altronde
sembra aver insegnato qualcosa agli attori del settore ed alle banche. Il rischio è stato messo sotto controllo e non ci sono segnali di
prestiti ipotecari esagerati o di ondate di insolvenza. Nessun crollo dei prezzi di cui approfittare. Semmai, le
grandi banche svizzere hanno sbagliato nell'immobiliare Usa, con i titoli legati ai subprime rates. Non in patria, a
quanto sembra. Paradossi della finanza senza frontiere. (L.Te.).
( da "Milano Finanza" del 23-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Milano Finanza
Numero 168 pag. 11 del 23/8/2008 | Indietro Ma io vedo
ancora nero Di Marcello Bussi intervista Parla Roubini, l'economista che aveva previsto
l'attuale crisi Il peggio deve ancora arrivare e le turbolenze dureranno anni,
avverte Negli Usa falliranno centinaia di banche e Wall Street perderà un altro
20% "I dodici gradini verso il disastro finanziario" e "Il
declino dell'impero americano". Sono i titoli delle riflessioni più famose
di Nouriel Roubini, pubblicate sul suo blog Rge Monitor. L'economista della New
York University nel settembre 2006 lasciò a bocca aperta la platea di colleghi
ospitati dal Fondo monetario internazionale, affermando che negli Stati Uniti stava per scoppiare una bolla immobiliare che avrebbe provocato
una profonda recessione. E la reazione a catena sarebbe stata innescata da
un'impennata dei default sui mutui ipotecari. La platea rimase gelata, qualcuno
si mise a sghignazzare, un economista indiano cominciò a rispondere punto per
punto alle sue tesi scarabocchiando sulla lavagna complicate equazioni.
Bene: da allora sono passati quasi due anni e si è visto che Roubini aveva
ragione ("Anzi, le cose stanno andando peggio di quanto pensassi",
dice lui oggi). Così il New York Times l'ha premiato affibiandogli il
soprannome di Doctor Doom, il Dottor Disastro. Roubini avrà forse un'aria
malinconica, ma è anche molto ironico: il suo pezzo sul declino dell'impero americano
l'ha scritto pochi giorni prima di Ferragosto su una spiaggia di Saint-Tropez,
"circondato da decadenti oligarchi russi", scherza l'economista.
Domanda. Professor Roubini, quanto durerà ancora la crisi finanziaria?
Risposta. Anche due o tre anni e il peggio lo vedremo l'anno prossimo. Ci sarà
una reazione a catena di default, dalle carte di credito al consumo, dalle rate
per le auto ai bond municipali. Collasserà il mercato dei Credit default swap
(Cds) e dobbiamo aspettarci il fallimento di centinaia di piccole e medie
banche commerciali, mentre le banche d'affari indipendenti, come Lehman
Brothers o Goldman Sachs, falliranno oppure verranno inglobate dagli istituti
commerciali tradizionali. Le perdite globali del sistema finanziario
ammonteranno come minimo a 2 mila miliardi di dollari. D. Una vera ecatombe...
R. Si tratta della crisi peggiore dal 1929. Non sarà altrettanto grave, ma si
piazzerà al secondo posto dopo la Grande Depressione. D. In uno scenario del
genere come reagiranno le borse? R. Le borse sono destinate a perdere il 40%
dai loro massimi. Siamo quasi a metà strada del cammino. D. Che cosa deve fare
allora un piccolo risparmiatore? R. Deve stare lontano da tutto e investire in
buoni del Tesoro a breve scadenza. D. Alcuni economisti sostengono che alla
base del disastro ci sia stata la decisione di Alan Greenspan di tenere i tassi
di interesse troppo bassi per troppo tempo al fine di sostenere l'economia dopo
gli attacchi dell'11 settembre 2001. Lei è d'accordo? R. La politica della Fed
ha dato il suo contributo, ma qui si tratta di una crisi sistemica. D. Potrebbe
spiegarsi meglio? R. Questa non è solo una crisi dei mutui subprime, perché le
stesse pratiche avventate sono state utilizzate per concedere ogni genere di
finanziamenti. Ma soprattutto si è usato troppo indebitamento a tutti i
livelli, a causa soprattutto del facile ricorso al credito, e c'è stata una
regolamentazione approssimativa del sistema finanziario. Aggiungo che i ceo
hanno accumulato perdite enormi e sono stati premiati ricevendo liquidazioni
milionarie, mentre le agenzie di rating non hanno fatto il loro mestiere. Il
sistema, insomma, è difettoso. D. è quindi necessario riformarlo. Ma come? R.
Bisogna stare attenti a non passare da un estremo all'altro. In passato c'è
stato un eccessivo lassismo, adesso si rischia di esagerare nella
regolamentazione e nei controlli. Devo aggiungere che sono del tutto contrario
a un eventuale salvataggio di Fannie Mae e Freddie Mac da parte del Tesoro
americano; mi sembra una forma di socialismo per i ricchi, in cui i profitti
vengono privatizzati e le perdite socializzate. D. Che cosa chiede al prossimo
presidente degli Stati Uniti? R. I due candidati hanno programmi molto diversi.
John McCain vorrebbe rendere permanenti i tagli alle tasse attuati da George W.
Bush, ma non potrà farlo a causa del deficit federale troppo ampio. Barack
Obama vorrebbe invece aumentare le tasse sulle società e sui guadagni azionari,
ma potrà farlo solo in misura minima perché siamo in recessione e la borsa va
male. Chiunque vada alla Casa Bianca sarà costretto ad adottare un approccio
molto pragmatico. D'altronde l'amministrazione Bush era molto ideologizzata ma
ha finito con l'aumentare l'intervento dello stato nell'economia. D. Venerdì 22
agosto il presidente della Federal Reserve, Bernanke, ha dichiarato che
l'inflazione è destinata a scendere, facendo capire di non essere intenzionato
ad alzare i tassi d'interesse. Secondo lei, quali saranno le prossime mosse
della Fed? R. Nei prossimi mesi l'inflazione scenderà in scia alla crisi
economica e sarà quindi l'ultimo dei problemi. Inoltre i prezzi
delle commodity diminuiranno di un altro 15-20%. Gli Usa sono già in recessione
perché il dato positivo del pil nel secondo trimestre è dovuto solo all'effetto
temporaneo dei rimborsi fiscali di Bush. Bisogna quindi tagliare i tassi e
credo che alla fine scenderanno vicino allo zero. Anche la Bce dovrebbe
tagliarli in fretta, dal momento che pure l'Europa è già in recessione, ma è
troppo focalizzata sull'inflazione. Insomma, quando Trichet si muoverà, ormai
sarà troppo tardi. (riproduzione riservata) .
( da "Milano Finanza" del 23-08-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Milano Finanza
Numero 168 pag. 37 del 23/8/2008 | Indietro Il pregio non
va in vacanza I Vostri Soldi nel Mattone Di di Gabriele Frontoni Mari e monti
In media i prezzi nelle località di villeggiatura non
hanno tenuto il passo dell'inflazione. Con alcune illustri eccezioni Mare o
montagna, il momento no del mattone ha fatto sentire i suoi effetti anche sulle
abitazioni di vacanza. Nell'ultimo anno il mercato immobiliare delle seconde case ha tirato il freno, con crescite
medie inferiori all'inflazione, che è stata del 4%. I prezzi sono cresciuti in media del 2,5% nelle località di montagna e
del 2,2% a ridosso delle spiagge. L'allarme è lanciato dall'Osservatorio degli
agenti immobiliari Fimaa, la Federazione italiana mediatori agenti d'affari,
che ha scattato una fotografia del mercato nelle principali località turistiche
della penisola. In Italia lo stock di seconde case
ammonta a 3,5 milioni, pari all'11,5% dell'intera consistenza abitativa
nazionale, capace di accogliere ogni anno 860 milioni di presenze turistiche.
In controtendenza solo le località di prestigio. "La domanda qui risulta
in ulteriore rafforzamento rispetto al 2007, anche per un crescente numero di
stranieri attratti dal Belpaese", spiega Bruno Paludet, presidente della
Fimaa. "Altrove invece la domanda è molto selettiva sulla fascia media e
attenta al prezzo nella fascia bassa". La crescita più consistente dei prezzi negli ultimi 12 mesi ha interessato per lo più le
località modaiole del litorale ravennate. A Milano Marittima il valore delle
abitazioni è salito in media del 6,8% attestandosi come la località turistica a
più alto rendimento in Italia. Segue Marina di Ravenna, in crescita del 5,3%
rispetto a un anno fa. Ma anche la calabrese Soverato ha segnato un incremento
dei prezzi del 4,6%. Non è andata male nemmeno alle
elitarie Cinque Terre (+4,3%), in linea con l'andamento dei prezzi
registrato, in Sardegna, a Villasimius, simile all'aumento di valore delle case di Rimini (+4,5%), dove le attese per la riqualificazione
del lungomare aiutano la messa in moto di interessanti rivalutazioni nelle zone
di Marina. Ma non è stato soltanto il mare a regalare ottimi rendimenti agli
investitori più abbienti, in grado di pagare fino a 800 mila euro per un
bilocale di