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DOSSIER “BUROCRAZIA”

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Report "Burocrazia"

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Indice delle sezioni

Burocrazia (47)


Indice degli articoli

Sezione principale: Burocrazia

I vaccini e il "ponte": l'Asl si scusa ( da "Provincia di Como, La" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sistema di comunicazione in modo che i cittadini possano usufruire dei servizi primari, quali le vaccinazioni, anche in coincidenza con giornate feriali prossime alle festività. E' una corretta interpretazione delle esigenze degli assistiti con meno burocrazia, più comprensione e migliore organizzazione di un'attività primaria com'è quella riferita alla sanità. Marco Luppi 04/05/2008.

Agricoltura penalizzata ( da "Corriere delle Alpi" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Poi ci siamo resi conto che c'è un macigno che ci soffoca, la burocrazia. E in agricoltura la burocrazia regionale ha un nome, l'Avepa. L'agenzia per i pagamenti in agricoltura ci costa 70 milioni di euro all'anno e ha 20.000 pratiche ferme. Dobbiamo far capire in Regione che si è passato il limite. E che Sant'Isidoro ci aiuti".

Rete Natura, vincoli sul 75% della provincia ( da "Corriere delle Alpi" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Nuove spese e burocrazia. Di Rete Natura si è parlato sabato a Longarone, nel corso di una conferenza informativa sulla gestione della fauna ittica nei siti della Rete. "Sbaglia chi crede che la questione della Rete Natura e quindi delle zone Zps e Sic riguardi solo cacciatori e pescatori".

Sanità e welfare assorbono milioni ( da "Gazzetta di Modena,La" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia. Claudio Cavazzuti, capogruppo Pd, ha invece sottolineato il proprio orgoglio nel votare una delibera così importante. Massimo Valentini (Rc) dal canto suo ha chiesto di velocizzare i tempi di erogazione degli assegni di cura e di discutere i criteri di calcolo del reddito Isee, ribadendo la sua contrarietà nel settore dei servizi alla persona ai meccanismi di mercato

Mondo disco, quanta nostalgia ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Dal prossimo anno, forse, avremo anche qualche espositore straniero, burocrazia permettendo, così da allargare le competenze e l'offerta". La Fiera del Disco, ribatezzata dagli organizzatori ""Record Fair", è stata un successo anche in questa edizione. A ingresso libero, come sempre. Paola Cortese.

Cacciatore uccide capriolo con l'auto ( da "Trentino" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: In questi casi la legge prevede che l'investitore possa reclamare l'animale abbattuto. Se nessuno intende trattenere l'animale, di solito viene consegnato alla sezione cacciatori del territorio. Espletata la burocrazia del caso, ieri mattina l'animale è stata consegnato al cacciatore.

Burocrazia: un mini corso di autodifesa dai soprusi ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Proposte Burocrazia: un mini corso di autodifesa dai soprusi Messo di fronte alla burocrazia e ai meandri legislativi, spesso il semplice cittadino si sente schiacciato; e sicuramente incapace di difendersi. Per questo la sezione Auser di Botticino Mattina, con il patrocinio del Comune e dell'Auser provinciale,

La legge del garante e quella di internet - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La realtà non sopporta più i tempi della burocrazia. L'orribile filmato su Meredith è stato mandato in onda, per la prima volta, il 31 marzo. Io l'ho visto il 6 aprile. Il garante l'ha bloccato (si fa per dire) il 24 aprile. Le decisioni sui redditi on line sono attese per domani, 6 maggio, perché, come dice il presidente Pizzetti bisogna "pur sempre rispettare le regole.

Vertice udine-hinterland: autobus e smog le priorità ( da "Messaggero Veneto, Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: E su questa linea intende muoversi anche Honsell che però vuole prima mettere a punto un piano condiviso con tutti gli altri sindaci. Tra gli argomenti all'ordine del giorno nell'incontro di domani ci saranno anche quelli del commercio e la questione rifiuti mentre il sindaco di Martignacco, Marco Zanor intende affrontare il nodo della burocrazia. Cristian Rigo.

<Le multe dopo il funerale Andrò dal giudice di pace> ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Le multe dopo il funerale Andrò dal giudice di pace" "Pass per il centro, burocrazia implacabile" Lara Ludergnani PRESTO potrebbe ricevere a casa un bel pacchetto di multe. "Almeno così mi hanno annunciato all'ufficio traffico del Comune ? è stupita e arrabbiata Lara Ludergnani, commerciante al Savena ?. Mia mamma è morta un mese e mezzo fa, abitava in centro.

Protesta dei venditori di grano e scola: problema del sindaco ( da "Nuova Venezia, La" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Gli stessi ospiti non sembrano dar peso all'ordinanza e forniscono regolarmente cibo ai piccioni che ignari della burocrazia sembrano gradire visto il numero sempre massiccio di volatili che affolla la piazza. Per ora i vigili si limitano a dei richiami verbali ma non è escluso che presto posano cominciare a scattare le prime multe.

Gemona ha problemi e non può restare ferma ( da "Messaggero Veneto, Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: seppur in difficoltà per una burocrazia troppo soffocante e i costi troppo alti. Sono ben vivi i suoi giovani che, assieme al lavoro e alla casa, ci chiedono cose nuove, stimolanti secondo il loro modo di essere e di sentire. Sono ben vivi i nostri anziani che ci chiedono più sicurezza, tranquillità e attenzione.

La crisi alimentare può avere effetti molto più gravi di quella finanziaria ( da "Nuova Sardegna, La" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: non dispongono di burocrazie efficienti e immuni da varie forme di corruzione. Il World Food Programme, un'agenzia dell'ONU, stima in 700 milioni di dollari il fabbisogno più urgente. Non si tratta di una somma stratosferica, se ci ricordiamo che noi italiani ci permettiamo di spendere 1,6 milioni di dollari al giorno per coprire le perdite dell'

Prima giunta, tondo decide le deleghe ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: deleghe Fra le priorità i tagli della burocrazia e l'emergenza Insiel. Convocati i dieci superdirettori di ALESSIO RADOSSI TRIESTE Inizia oggi, dal punto di vista operativo, il mandato-bis di Renzo Tondo alla guida della Regione. Alle 15 in piazza Unità a Trieste è convocata la prima riunione della giunta dopo le elezioni del 13-14 aprile che hanno visto la vittoria del centrodestra.

Tondo oggi decide le deleghe ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: priorità ai tagli della burocrazia lRadossi a pagina 6 TRIESTE Oggi alle 15 inizia ufficialmente l'"era Tondo" con la riunione della prima giunta regionale in cui il presidente provvederà alla distribuzione delle deleghe tra gli assessori, i cui nomi sono già noti. Fra i primi provvedimenti che si profilano, la sburocratizzazione della macchina amministrativa e la gestione dell'

Commissione medica, quel tunnel oscuro ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Così la voglia di correre via da tutta questa burocrazia ipocrita mi prende irrefrenabile, non voglio i loro sguardi indagatori sul mio viso, le loro mani sul mio seno, non voglio sentire le loro voci che mi interrogano come fossi colpevole di chissà cosa. Non hanno diritto di giudicarmi ma nonostante questi pensieri rimango qui seduta come tutti,

Il capitale umano è centrale, innoviamo la scuola ( da "Eco di Bergamo, L'" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: meglio della burocrazia centrale le necessità del proprio territorio ed è quindi in grado di progettare un'offerta formativa e luoghi di formazione capaci di attrarre un numero crescente di studenti, incentivando in loro la passione per l'apprendere. La contemporanea valorizzazione del merito - che non vuol dire realizzare una organizzazione sociale esasperatamente meritocratica -

<La produzione dell'olio d'oliva affossata dalla burocrazia> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: oliva affossata dalla burocrazia" Quartu --> Ottomila tonnellate d'olio: è questa la media annuale della produzione d'olio d'oliva in Sardegna. Uno dei migliori sul mercato. Ma i problemi sono tanti. Come la lentezza della macchina burocratica e regionale nel concedere i fondi per migliorare le aziende e gli oleifici che periodicamente hanno necessità di essere rinnovati.

Le sfide del Partito democratico ( da "Unita, L'" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di fatto dalla stessa burocrazia e sancite da Parlamento e Governo. La burocrazia le scrive per sé, per tenere le procedure sotto controllo. Attenzione, queste lungaggini ed inefficienze stanno soffocando il paese ed esasperando la gente, che non tollera più. Molti di coloro che hanno votato Lega Nord non lo hanno fatto per i fucili di Bossi (

Personale all'osso: pazienti in viaggio per la dialisi ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: mandamentale di Andriolu sono ancora semivuoti e i due ambulatori mostrano i soliti problemi che a causa della burocrazia sembrano insormontabili: barriere architettoniche, stanze bonsai, personale ridotto, macchinari radiografici fuori uso da anni e mai riparati nonostante le segnalazioni degli stessi medici alla Asl. Gilda Usai si scaglia contro l'Azienda sanitaria locale e il Comune.

Nely: <Adoro Parma ma ho nostalgia di casa> ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia è lenta e non è facile ottenere il ricongiungimento con i piccoli, ma in futuro non escludiamo nulla". La signora Daria De Peralta racconta le sue giornate che trascorrono in una città che ha amato dal primo istante. "Due anni prima di venire ad abitare in Emilia sono stata a Firenze.

Immigrati <milanesi>, raddoppiati in due anni ( da "Corriere della Sera" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: solita burocrazia -, dopo code in mille uffici, dopo fogli di protocollo, bolli e raccomandante, ecco, alla fine ce l'han fatta. Hanno acquisito la cittadinanza. Possono far tutto quello previsto dalla Costituzione, come votare. E possono permettersi di dire che si dovrebbe essere più duri contro gli stranieri che non rispettano le leggi e le regole:

Tavoli all'aperto, il 10% è abusivo ( da "Corriere della Sera" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Basta burocrazia, multe e sanzioni saranno più rapide" Tavoli all'aperto, il 10% è abusivo Da gennaio 1.194 controlli nel centro storico, 131 locali fuorilegge Con il ritorno della bella stagione nel centro storico della città si ritorna al caos consueto: tavoli e sedie che occupano ogni spazio possibile su strade e marciapiedi,

AL SEGGIO ELETTORALE ( da "Corriere della Sera" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: si nasconde la vecchia diffidenza della burocrazia italiana per l'uso che i cittadini potrebbero fare della loro libertà. DEMOCRAZIA TURCA L'evoluzione Caro Romano, sono stata in Kurdistan turco per partecipare a una udienza contro i sindaci di Sur e di Diyarbakir, e poi come osservatrice al Newroz, il capodanno kurdo.

Ordine pubblico al primo posto ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che si è prefissato tra le altre cose di abbattere la burocrazia negli uffici della polizia per accrescerne la presenza nelle strade, di aumentare le perquisizioni per individuare chi è armato di coltelli e munire tutti gli autobus con telecamere in diretta. Oltre ad aumentare il personale in divisa alle fermate di autobus e stazioni.

Assediati dalla idiot art ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia, gli "eredi di Stalin", in liriche e poemi di innegabile abilità versificatoria. Oggi per molti russi amanti della poesia è solo il protagonista di una serie di aneddoti che ne immortalano l'equilibrismo ideologico ("dissidente- cortigiano", "valvola da cui la locomotiva lasciava uscire il vapore perché non scoppiasse la caldaia"

La sovrintendenza blocca tutto ( da "Mattino di Padova, Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Tanto è stata rapidissima la burocrazia di palazzo Moroni a "pubblicare" il progetto di massima della moschea nell'ex fattoria di via Longhin, quanto sembra eterna la pratica per il parere tecnico preventivo della Sovrintendenza. Così il "caso moschea" resta politico, con la raccolta di firme per il referendum e la mobilitazione più o meno anti-islamica sull'

Troppi poteri capaci solo di dire no ( da "Panorama" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia sindacale è stata vista con il medesimo riguardo che i cattolici riservavano al clero e i comunisti ai funzionari di partito nei tempi antichi. Il sindacato è stato concepito come un privilegio per sindacalisti allo scopo di difendere meglio i lavoratori.

Ringrazio tanto Padova ( da "Tribuna di Treviso, La" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: noto che per ottenere il rispetto di un diritto dalla burocrazia statale occorre rivolgersi al giudice o ai mezzi di comunicazione. Adire al giudice risulta troppo lungo e costoso; voi rappresentate un ente benefico per noi cittadini pazienti oltre ogni limite. Sono titolare di una pensione di invalidità, riconosciata e confermata dai numerosi enti statali che la devono vidimare:

No al lavoro che uccide, 400 in corteo ( da "Secolo XIX, Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è necessario che non si allunghino all'infinito i tempi della burocrazia, perché la conseguenza poi è che i lavori vengono eseguiti a tappe forzate a scapito della sicurezza. Ed è necessario che gli interventi vengano programmati senza aspettare scadenze imposte dagli eventi, siano le colombiane del 1992 o Genova città della cultura".

La legge del Garante e quella di Internet ( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La realtà non sopporta più i tempi della burocrazia. L'orribile filmato su Meredith è stato mandato in onda, per la prima volta, il 31 marzo. Io l'ho visto il 6 aprile. Il garante l'ha bloccato (si fa per dire) il 24 aprile. Le decisioni sui redditi on line sono attese per domani, 6 maggio, perché, come dice il presidente Pizzetti bisogna "pur sempre rispettare le regole.

BOTTICINO. Proposte Burocrazia: un mini corso di autodifesa dai soprusi   Messo di fronte alla b... ( da "Brescia Oggi" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Proposte Burocrazia: un mini corso di autodifesa dai soprusi   Messo di fronte alla burocrazia e ai meandri legislativi, spesso il semplice cittadino si sente schiacciato; e sicuramente incapace di difendersi. Per questo la sezione Auser di Botticino Mattina, con il patrocinio del Comune e dell'Auser provinciale,

I giapponesi vengono a produrre a Motta ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma le follie della burocrazia, le astrusità e le lentezze delle norme italiane, hanno creato non pochi intralci, a cominciare dai visti e dai permessi di soggiorno che perseguitano anche chi vuole fare un investimento in Italia, tanto che il titolare dell'azienda ha un permesso valido fino a fine 2008 e dopo dovrà ricominciare daccapo tutte le pratiche.

Rotelli, la Terza Via tra Bazoli e Berlusconi nel salotto RcsCorsera ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: attività del gruppo assicura ogni anno 90100 milioni di margine operativo lordo, la minor burocrazia e la maggiore efficienza con cui è gestita tutta la struttura diventano fattori premianti. Proprio per aver messo a frutto un'attività così delicata come la salute dei cittadini Rotelli è stato accusato in passato di "far soldi sulla pelle della gente".

Pc, telefonini, Web: a Cuba affiora la revolucion digitale ( da "Stampaweb, La" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: al Web rimane un privilegio per pochi e fidati membri della burocrazia statale, la maggioranza della popolazione deve accontentarsi di controllatissimi web cafè. Colpa dell'embargo americano che costringe Cuba a servirsi di Internet solo via satellite, affermano le voci filogovernative. Desiderio di non lasciar fuggire il genio dalla bottiglia, sostengono gli oppositori: Internet,

Russia, lo "sviluppo naturale" nell'era Medvedev ( da "Secolo XIX, Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che fare con una composita mescolanza di istituti protodemocratici e quasi democratici entro una cornice dominata dalla burocrazia, vera classe detentrice del potere; il tutto è ancora complicato dall'assenza di autonome amministrazioni locali. Dunque l'esercizio del potere non s'impara nei "manuali di democrazia", ma nell'adattarsi ai problemi reali con scelte rapide ed idonee.

Comuni e mafia, le soluzioni sono da rivedere ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Basta pensare ai poteri che le leggi Bassanini hanno trasferito alla burocrazia locale, per intendere come lo scioglimento di consessi elettivi – spesso sprovvisti di un'effettiva capacità di incidere sul funzionamento degli apparati comunali – risulti una misura poco incisiva. Anche qui v'è un percorso incompiuto.

Innovazione, la Ue fissa gli standard ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la Ue fissa gli standard Dalla trasparenza alla burocrazia le nove linee guida della Commissione PAGINA A CURA DI Maria Adele Cerizza La "normalizzazione" può favorire l'innovazione. è il senso di una Comunicazione elaborata dalla Commissione europea intitolata appunto "Verso un maggior contributo della normalizzazione all'innovazione in Europa".

Intervista a Silvio Viale / "Ora siamo nel Pd con la Binetti ma dopo chi resterà, noi o lei?" ( da "Opinione, L'" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Una burocrazia romana anche per i radicale? La burocrazia è necessaria. Non c'è stato moderno senza burocrazia. Il nemico è la cattiva burocrazia. Il Nord è avanzato perché ha una migliore burocrazia. Il Sud è più indietro perché l'ha pessima La burocrazia della giustizia com'è?

(ACR) LAPENNA (FI): E' TEMPO DI AFFRONTARE LA CRISI INDUSTRIALE ( da "Basilicanet.it" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dove fino ad oggi gli unici risultati tangibili sono i ritardi della burocrazia e lâ??immobilismo, senza contare la lentezza della Giunta De Filippo, il tutto a danno dei lavoratoriâ?. â??Il lavoro â?" sottolinea Lapenna- rappresenta unâ??emergenza vera e propria nella nostra regione e merita unâ??attenzione costante da parte della classe dirigente.

È ora di tornare in Kenya ( da "Agenzia di Viaggi, L'" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: mentre si lavora per migliorare infrastrutture e burocrazia, non resta che crederci: vendere e programmare il Kenya, capitalizzando incentivi, offerte e reportage che persuadano il consumatore a scegliere il Kenya e il suo Oceano Indiano, volando a Mombasa con i charter di Livingston, Eurofly, Blue Panorama, Air Italy e Neos.

IL TICKET PER LA VENDEMMIA ( da "Azione, L'" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: senza cadere nella fossa della burocrazia e delle lungaggini amministrative e/o mettere a repentaglio la propria pensione. Basterà semplicemente l'iscrizione dell'imprenditore agricolo in un apposito albo istituito presso l'Inps e la preventiva comunicazione telematica o tramite call-center all'Inail, dei dati anagrafici e del codice fiscale propri e dei prestatori di lavoro.

TREVISO - (A. Fed.) È scontato ( da "Gazzettino, Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: come la concessione dei permessi di soggiorno o il ritiro degli stessi, con meccanismi farraginosi e pieni di burocrazia. Week end in cui si accumulano anche dieci servizi da svolgere: basti pensare che una partita di calcio implica l'arrivo allo stadio ore prima e l'andarsene ore dopo l'uscita di tutti e dopo l'aver scortato i pullman di squadre e tifosi.

Redditi e privacy, cosa si rischia a fare il download dei file ( da "Vnunet.it" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: luce rispetto ai tempi della burocrazia (basta un Rss feed o un link per generare traffico esponenziale); la "lentezza" della burocrazia rispetto all'instantaneità della Rete dimostra che i mezzi del Garante privacy non sono sufficienti rispetto alla Rete. Il garante della Privacy ha scritto una lunga e articolata replica sempre su La Repubblica per difendere la propria prontezza d'

Chernobyl, mito duro a morire ( da "Opinione, L'" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dei metodi e degli errori plateali commessi dalla burocrazia comunista sovietica, da personale poco specializzato e costretto a rispondere a ordini politici. Chernobyl non è tanto una tragedia nucleare, quanto una tragedia umana provocata dal comunismo. La notte dell'incidente, all'1,23 del 26 aprile 1986, il reattore stava funzionando in condizioni estremamente instabili.

Primo maggio in quasi tutto il mondo si è celebrata la festa del lavoro. Venerdì due maggio a Cuba è... ( da "Stampaweb, La" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: al Web rimane un privilegio per pochi e fidati membri della burocrazia statale, la maggioranza della popolazione deve accontentarsi di controllatissimi web cafè. Colpa dell'embargo americano che costringe Cuba a servirsi di Internet solo via satellite, affermano le voci filogovernative. Desiderio di non lasciar fuggire il genio dalla bottiglia, sostengono gli oppositori: Internet,

La Lega a favore degli immigrati regolari, ogni giorno 4 diventano milanesi ( da "Blogosfere" del 05-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Lavorano dignitosamente e superano una burocrazia lunga e difficile, è d'accordo anche la Diocesi della Pastorale Migranti, perchè bisogna risiedere stabilmente a Milano, in Italia comunque, e per dieci anni. E sono troppi, perchè è facile farsi prendere dalla leggerezza di lavorare in nero, dovrai pur mangiare e lo fanno anche tanti italiani,


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I vaccini e il "ponte": l'Asl si scusa (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia di Como, La" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Cernobbio Il direttore non esclude provvedimenti disciplinari I vaccini e il "ponte": l'Asl si scusa CERNOBBIO L'azienda sanitaria locale ammette il disservizio accaduto venerdì, si scusa con i cittadini che hanno dovuto sopportare i disagi e promette che in futuro si farà in modo che inconvenienti del genere non abbiano a ripetersi. La storia delle vaccinazioni non effettuate a causa del ponte dell'1 maggio, ha avuto uno strascico all'interno dell'azienda e fa onore alla direzione il fatto che anziché accampare delle vaghe giustificazioni, difficilmente comprensibili, sia stata assicurata una tempestiva verifica. L'addetto stampa, Giordano Besana, informa infatti che la direzione già da ieri mattina ha disposto un'indagine conoscitiva con lo scopo di stabilire le origini del disservizio e rimuovere le cause che lo hanno causato in modo da evitare in futuro, per quanto possibile, qualsiasi contrattempo per le famiglie, soprattutto in un settore primario com'è quello delle vaccinazioni infantili. Da quanto si è saputo ieri mattina, la direzione dell'azienda intende andare fino in fondo con lo scopo di stabilire le ragioni che venerdì hanno dato luogo alla vana attesa degli addetti alle vaccinazioni e alle evasive risposte date ai genitori di una decina di bambini in merito all'assenza degli addetti ai lavori. L'intenzione, ammesso che emergano negligenze, è di adottare eventuali provvedimenti disciplinari. Per il futuro, l'azienda fa inoltre sapere che il calendario dei ponti sarà sottoposto a rigorosa revisione e verrà modificato anche il sistema di comunicazione in modo che i cittadini possano usufruire dei servizi primari, quali le vaccinazioni, anche in coincidenza con giornate feriali prossime alle festività. E' una corretta interpretazione delle esigenze degli assistiti con meno burocrazia, più comprensione e migliore organizzazione di un'attività primaria com'è quella riferita alla sanità. Marco Luppi 04/05/2008.

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Agricoltura penalizzata (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere delle Alpi" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

LA GIORNATA A TRICHIANA "Agricoltura penalizzata" Criticate le scelte regionali che emarginano il settore TRICHIANA. "Inutile dire qualcosa. Tanto non cambia mai nulla". E' pessimista il sindaco di Trichiana, Fiorenza Da Canal, nel suo intervento di saluto agli agricoltori che hanno partecipato alla festa di Sant'Isidoro, a Nate di Trichiana, organizzata dalla Coldiretti della Sinistra Piave. "L'anno scorso, in questa stessa festa, abbiamo fatto delle richieste, abbiamo protestato. Non è cambiato niente. Anzi, gli agricoltori stanno peggio. E anche noi come Comune non riusciamo a fare di più: abbiamo perfino dovuto operare dei tagli che speriamo di integrare a settembre". E il sindaco è chiaro: "Da ringraziare ci siete solo voi, agricoltori, che continuate a fare questo lavoro". C'erano altri due sindaci presenti alla manifestazione, quello di Limana, Elvi Sommacal e quello di Mel, Ruggero Dalle Sasse; il consigliere regionale Guido Trento, l'assessore provinciale Irma Visalli e il direttore della Coldiretti Ivo Bozzato. "Ci sono giovani - ha detto il sindaco di Limana - che vorrebbero ampliare le loro stalle. Dobbiamo dire di no, perchè ci sono leggi regionali che lo impediscono. Sono sindaco da 9 anni e da allora sento parlare di statuto regionale e di autonomia provinciale. Senza l'autonomia non riusciremo a cambiare nulla". Ai giovani si è rivolto Dalle Sasse, invitandoli a non perdere l'entusiasmo e la voglia di lavorare in questo difficile settore. Sul tema dell'autonomia è tornata anche Irma Visalli: "La battaglia più grande deve essere quella della specificità, perchè l'agricoltura di montagna non è come quella di pianura e ha bisogno di una attenzione diversa". Ha in parte risposto al sindaco di Trichiana, il consigliere regionale Guido Trento, invitando tutti a non rassegnarsi. "L'anno scorso è stato un anno di speranza, grazie all'arrivo dei fondi europei. Poi ci siamo resi conto che c'è un macigno che ci soffoca, la burocrazia. E in agricoltura la burocrazia regionale ha un nome, l'Avepa. L'agenzia per i pagamenti in agricoltura ci costa 70 milioni di euro all'anno e ha 20.000 pratiche ferme. Dobbiamo far capire in Regione che si è passato il limite. E che Sant'Isidoro ci aiuti". Non è solo questione di soldi, per il direttore della Coldiretti, ma anche di mentalità. "Se uno vuole costruire una stalla, il giorno dopo si becca una denuncia da qualche vicino. Anche questo rende difficile l'agricoltura in montagna".

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Rete Natura, vincoli sul 75% della provincia (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere delle Alpi" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Reolon: "Non riguardano solo cacciatori e pescatori, ma gran parte dei bellunesi" "Duecento pagine di norme, alcune incredibili e ora vanno fatte rispettare" BELLUNO. Da qualche tempo i bellunesi si trovano a dover fare i conti con una sigla in più, la Vinca. E' la valutazione di incidenza ambientale di cui dovrà dotarsi chi deve fare un intervento edilizio anche piccolo, se il proprio paese o territorio rientra in una delle aree di Rete Natura 2000. E di aree ce ne sono tante nel Bellunese: ben il 75 per cento del territorio provinciale è compreso in una delle zone di tutela di Rete Natura 2000. E la Vinca va fatta da un professionista. E dunque? Nuove spese e burocrazia. Di Rete Natura si è parlato sabato a Longarone, nel corso di una conferenza informativa sulla gestione della fauna ittica nei siti della Rete. "Sbaglia chi crede che la questione della Rete Natura e quindi delle zone Zps e Sic riguardi solo cacciatori e pescatori". Lo spiega il presidente della Provincia Sergio Reolon che è stato uno dei relatori della conferenza di Longarone. "Bisogna fare una premessa. Se la Regione Veneto e l'Europa hanno ritenuto che il 75 per cento del territorio della provincia fosse meritevole di tutela, questo significa che noi abbiamo saputo in questi decenni e secoli, tutelare in maniera straordinaria questo patrimonio. E ciò è frutto di una responsabilità collettiva, che i bellunesi nelle varie generazioni hanno saputo assumersi: è una responsabilità collettiva nel senso che è a disposizione della umanità intera". Il 54 per cento delle zone Zps e Sic del Veneto sono infatti in provincia di Belluno. "Se la Regione ha deciso questo, avrebbe dovuto riconoscere che innanzitutto qui, nel Bellunese, vanno definite le modalità di tutela, insieme alla gente che ci vive, non contro o in modo indifferente. E inoltre doveva riconoscere che qui vanno dirottate le risorse che consentano di valorizzare queste aree e rendere effettiva la tutela". E invece? "E invece la Regione Veneto nel 1997 ha inviato in Europa l'elenco delle specie da tutelare senza parlarne con le istituzioni locali. Poi per dieci anni la Regione non si è più occupata della questione, non ha costruito nessun piano di gestione, non si è mai rapportata con il territorio su come affrontare la tematica. Alla fine del 2006 la Regione ha scritto ben 200 pagine di norme di tutela, indifferenziate, standardizzate, burocratiche, senza mai averle discusse, verificate e misurate con le realtà locali. Scrivendo tra l'altro cose inaudite. E ha calato queste norme sul 75 per cento del territorio bellunese. Noi ora dobbiamo far rispettare queste norme". Secondo Reolon non è neppure un problema di colore politico della giunta regionale. E' un problema di atteggiamento nei confronti del territorio. Ed ora? "Ora si stanno facendo i piani di gestione, ma la frammentazione dei soggetti a cui questo compito è stato assegnato (comunità montane, parco, Veneto agricoltura, Università) non permetterà di avere un quadro unitario di riferimento". Reolon porta un esempio di una delle norme di tutela: "Dice la norma che in primavera bisogna fare tre censimenti della pernice banca. Chi l'ha scritta non sa che dove vive la pernice bianca, in primavera, ci sono tre metri di neve. E questo è solo un esempio". Le stesse norme, però, non dicono nulla dell'acqua che per il 90 per cento viene portata via dal Bellunese, o dall'Enel o dai consorzi di bonifica. "Loro possono continuare a portare via l'acqua, senza vincoli, mentre i vincoli sono tutti a carico nostro, dei pescatori e del territorio. Non c'è una salvaguardia del livello dei laghi, ad esempio, non c'è incremento del deflusso minimo. Ma se il pescatore tira fuori una trota, fa un danno e va fermato. E' questo che io intendo quando parlo di asservimento feudale che il governo regionale vuole dai territori. E se ne parlo e protesto, l'assessore regionale competente si adombra, come se la Provincia dovesse essere un vassallo della Regione". Ma non è un problema solo di pescatori e di cacciatori. E' un problema generale, che riguarda tutti i cittadini che si trovano a vivere dentro queste aree, che coprono il 75 per cento del territorio bellunese. "Penso agli agricoltori. Chi vive in queste aree ha vincoli in più. Si dovevano dare dei contributi, dei riconoscimenti in denaro per chi si trova ad operare in condizioni che non sono le stesse di altre zone del Bellunese. Invece non ci sono risorse per questo". La Provincia, conclude Reolon, intende occuparsi della questione all'interno del Piano territoriale provinciale di coordinamento: "Stiamo studiando come rendere meno pesante per i cittadini i vincoli che sono contenuti nella Rete Natura". Marcella Corrà.

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Sanità e welfare assorbono milioni (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Modena,La" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Investimenti sempre più alti. I progetti per le strutture protette PROGRAMMA PER I NON AUTOSUFFICIENTI PIANETA ANZIANI In arrivo importanti novità in ambito sanitario e sociale. Lo annuncia l'assessore Cinzia Caruso. Importanti le somme messe in campo: 43 milioni di euro. Questo l'ammontare delle risorse previste nell'Accordo di Programma che a sua volta comprende il programma 2008 del Piano di Zona 2005-2007 (prorogato di un anno, in attesa del nuovo Piano 2009-2011) e anche il Piano distrettuale. Il mondo della sanità e quello del sociale si vanno sempre più integrando, complice ovviamente l'incremento dell'età media degli anziani. "Lo Sportello sociale Nemo - ha detto l'assessore Caruso in occasione del recente Consiglio comunale - va in questa direzione, e va ricordato che la neonata Asp (azienda per i servizi alla persona), valuterà le modalità gestionali per la sopralevazione della casa protetta Il Carpine, mentre si fa strada la possibilità di avere un infermiere 24 ore su 24 nelle case protette carpigiane, come avviene a Soliera". Tiziana Balestri, che coordina i progetti nell'Unione, ha descritto i diversi programmi finalizzati contenuti nel Piano attuativo 2008 (minori, giovani e dipendenze, immigrazione, povertà, anziani-disabili, per un totale di 25,7 milioni di euro di risorse stanziate) ed è passata poi ad esaminare le risorse stanziate per l'anno in corso dal Fondo regionale per la non autosufficienza, che ammontano in totale ad altri 17,3 milioni di euro, di cui quasi il 90% destinati agli anziani. Alcuni numeri: le case protette e le residenze assistite esistenti nel territorio dell'Unione Terre d'argine costeranno 9,462 milioni di euro, considerando le risorse regionali, comunali, dell'Azienda Usl e le rette degli utenti. Circa 1,7 milioni sono previsti per i centri semiresidenziali per anziani e la stessa cifra per l'assistenza domiciliare, poco più di 1,2 milioni invece per gli assegni di cura per anziani. Al momento delle dichiarazioni di voto in Consiglio Enrichetta Annovi (Forza Italia) ha avuto modo di ribadire come vi siano lacune in questi progetti e come sia necessario garantire criteri neutrali nelle assegnazioni e una minore burocrazia. Claudio Cavazzuti, capogruppo Pd, ha invece sottolineato il proprio orgoglio nel votare una delibera così importante. Massimo Valentini (Rc) dal canto suo ha chiesto di velocizzare i tempi di erogazione degli assegni di cura e di discutere i criteri di calcolo del reddito Isee, ribadendo la sua contrarietà nel settore dei servizi alla persona ai meccanismi di mercato non controllati da ente pubblico o volontariato, che distruggono la coesione sociale. Al momento del voto la delibera in discussione ha ottenuto l'ok di tutto il Consiglio ad esclusione dei gruppi Popolari-Liberali e Forza Italia, che si sono astenuti. Si è poi discusso di questa delibera anche nel Consiglio d'Unione, presentando i tre progetti finalizzati su infanzia-adolescenza (sostegno alla genitorialità, interventi per preadolescenti e Città amica dei bambini delle bambine). Il Consiglio ha approvato all'unanimità, con il solo voto contrario di Alvaro Pescetelli (Polo per le Terre d'argine).

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Mondo disco, quanta nostalgia (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

A Mottella la fiera del vinile, fra il rock e il jazz Pubblico oltre i 40 anni. Nuovo appuntamento a ottobre Dischi rari, a 33 e 45 giri, qualche cd e qualche cassetta, di tutti i generi musicali, dal jazz alla classica, dal rock al blues, gadgets compresi. Per il secondo anno al Centro "Sandro Pertini" di Mottella di San Giorgio l'associazione culturale Blues Print ha organizzato la Fiera del Disco. Sotto al tendone si sono ritrovati gli appassionati, dai quarant'anni in su, a caccia di dischi rari da comprare o da scambiare. "I giovani hanno altre vie, gli mp3 ad esempio, scaricano da internet la musica che oggi costa molto, forse troppo - dice Franco Bigi, organizzatore della rassegna -. Penso che a Mantova fosse giusto realizzare un appuntamento del genere, già diffuso nelle altre città. è un'iniziativa che comunque non va a penalizzare il mercato ufficiale perché si muove in un mondo fatto di collezionisti che cercano cose rare". I costi: da un minimo di uno a in massimo di 50 euro. Niente cifre da capogiro anche se, frugando bene tra gli stand, si potevano trovare pictures disk dei Pink Floyd e copie rare dei Beatles. In questa edizione di primavera (la prossima sarà il 19 ottobre) sono arrivati da mezz'Italia venticinque espositori, ognuno con la propria specialità, la propria passione. "Stiamo parlando di questo, della passione - aggiunge Franco Bigi -. Questo tipo di collezionismo è destinato probabilmente a sparire negli anni, come accadrà per i cd. La fruizione della musica è in rapida evoluzione. In questa occasione abbiamo avuto a disposizione esperti eccellenti che sanno tutto dei dischi. C'è anche chi è venuto semplicemente a chiedere informazioni sulle raccolte ereditate dagli zii o dai nonni". Migliaia di persone si sono riversate a Mottella dove, grazie alla disponibilità dell'amministrazione comunale di San Giorgio, è stata organizzata la manifestazione. Non c'è stato un momento di punta ma un susseguirsi incessante di appassionati e musicisti tra i quali il bluesman Giorgio "Cigno" Signonetti e il cantante lirico Davide Ruberti. "Abbiamo preferito organizzare un doppio evento annuale anziché una fiera di due giorni - conclude Franco Bigi -. In questo modo i collezionisti hanno la possibilità di darsi appuntamento da una stagione all'altra, di cercare pezzi rari da cercare, portare, scambiare. Dal prossimo anno, forse, avremo anche qualche espositore straniero, burocrazia permettendo, così da allargare le competenze e l'offerta". La Fiera del Disco, ribatezzata dagli organizzatori ""Record Fair", è stata un successo anche in questa edizione. A ingresso libero, come sempre. Paola Cortese.

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Cacciatore uccide capriolo con l'auto (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'incidente a Loppio. L'investitore autorizzato a tenersi la preda ROVERETO. Con la doppietta forse non aveva mai preso una preda del genere. Il gran colpo gli è riuscito, invece, stringendo il volante della sua Mercedes Sl. Per carità, un colpo di fortuna, non certo di abilità, ma tant'è. Davanti al suo paraurti si è materializzato all'improvviso un capriolo di due anni, ucciso sul colpo dal fortuito scontro. Come prevede la legge - e su autorizzazione della Forestale - il guidatore ha potuto reclamare la bestia e tenersela, verosimilmente per farne una succulenta cena. Ma, come dicevamo, l'abilità venatoria del cacciatore di Santa Margherita in questione non c'entra nulla, visto che stiamo scrivendo di un incidente stradale, accaduto l'altra sera intorno alle 21 a Loppio, sulla strada statale che porta a Nago. L'impatto è avvenuto lungo la retta di fronte all'isola di Sant'Andrea. Il capriolo, un maschio di due anni del peso di 30 chili, è sbucato all'improvviso sul nastro d'asfalto proprio mentre una Mercedes Sl (di quelle tipo jeep) transitava da quelle parti. La botta è stata inevitabile e fatale. Minimi, invece, i danni alla macchina, mentre il guidatore è uscito illeso, pur comprensibilmente spaventato. Sul posto sono stati chiamati i pompieri di Mori e la guardia forestale. In questi casi la legge prevede che l'investitore possa reclamare l'animale abbattuto. Se nessuno intende trattenere l'animale, di solito viene consegnato alla sezione cacciatori del territorio. Espletata la burocrazia del caso, ieri mattina l'animale è stata consegnato al cacciatore.

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Burocrazia: un mini corso di autodifesa dai soprusi (sezione: Burocrazia)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

BOTTICINO. Proposte Burocrazia: un mini corso di autodifesa dai soprusi Messo di fronte alla burocrazia e ai meandri legislativi, spesso il semplice cittadino si sente schiacciato; e sicuramente incapace di difendersi. Per questo la sezione Auser di Botticino Mattina, con il patrocinio del Comune e dell'Auser provinciale, ha organizzato due incontri che hanno lo scopo di far conoscere i diritti basilari di ogni italiano. Le leggi in vigore nel nostro Paese sono in effetti numerosissime (molte di più rispetto a quelle dei maggiori Paesi europei), e soprattutto per un anziano e facile in qualche forma di sopruso o di raggiro costruito proprio sulla mancata conoscenza delle normative. Ma adesso, dicevamo, c'è questa opportunità di approfondimento. Il primo incontro è in programma mercoledì sera a partire dalle 20.30 nella cornice di villa Labus, sede dell'Auser di Botticino Mattina. In quella occasione si parlerà di diritti di famiglia; affido condiviso; separazione e divorzio (procedure e costi); successioni, testamenti, donazioni e usufrutto. Al tavolo dei relatori Luisa Papa, un avvocato civilista. Il secondo incontro, sempre con lo sfondo di villa Labus e a partire dalle 20,30, approfondirà le pratiche commerciali sleali; le clausole vessatorie e le novità della conciliazione e della mediazione. Se ne occuperà, in rappresentanza della Camera di commercio di Brescia, Beatrice Nardo, responsabile dell'ufficio Tutela del mercato e dell'ufficio di Conciliazione del medesimo ente. A.LAFF.

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La legge del garante e quella di internet - (segue dalla prima pagina) (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Commenti LA LEGGE DEL GARANTE E QUELLA DI INTERNET (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Con tutta franchezza, mai come questa volta l'intervento della nostra Autorità è stato tempestivo. Il 30 aprile, nella stessa giornata in cui si è saputo che l'Agenzia delle entrate ha cominciato a diffondere in rete, sul suo sito web, i dati di tutti i contribuenti italiani relativi al 2005, l'Autorità, che non era mai stata sentita preventivamente, ha fatto una rapida ma approfondita istruttoria sulla base della quale è apparso mancare il fondamento giuridico per una decisione così innovativa, mai adottata da alcun altro Paese, e potenzialmente così pericolosa, come quanto sta avvenendo purtroppo dimostra. Conseguentemente, nella stessa seduta, il Collegio ha chiesto formalmente all'Agenzia di presentare le sue controdeduzioni e ha invitato a sospendere la ulteriore diffusione dei dati sul sito. Successivamente, di fronte agli aspetti sempre più preoccupanti che, come avevamo previsto, si sono purtroppo puntualmente verificati, il 2 maggio si è di nuovo riunito il Collegio che ha dato all'Agenzia il termine massimo del 5 maggio per rispondere. Il 6 decideremo. Si dirà: sì, ma intanto il danno è stato fatto. Sono bastate quelle poche ore per consentire a decine e decine di utenti in tutto il mondo (anche negli Usa) di scaricare quei dati. E ora quei dati circolano liberamente sulla rete; sono oggetto di curiosità di ogni tipo; vengono esaminati, trattati, schedati in giro per tutto il mondo senza che nessuno ne possa più controllare o proteggere l'uso. E' esattamente quello che avevamo paventato. Ma certo questo non è imputabile all'Autorità. Sarebbe come se si accusasse la polizia del fatto che qualcuno, senza avvertirla né consultarla, ha aperto le armerie a tutti i cittadini nella convinzione che così potessero meglio difendersi, senza pensare ai pericoli che ciò avrebbe potuto comportare. Quanto è avvenuto deve invece farci riflettere, e molto. L'epoca della rete, il mondo della realtà virtuale è completamento diverso dal mondo fisico nel quale da millenni viviamo. In questa realtà persino i termini del linguaggio comune cambiano. Figuriamoci nei termini e i concetti giuridici che spesso continuano ad essere utilizzati senza alcun cambiamento per descrivere situazioni del tutto differenti. Pubblicità e pubblicazione nella realtà fisica significano cose del tutto diverse da quello che sono nella realtà della rete. E' abissale la differenza tra la disponibilità dei dati fiscali presso i comuni, come prevede la normativa, e la loro immissione indiscriminata in Internet. Un dato messo in rete, specialmente con le modalità del sito web adottate in questo caso, è conoscibile in tutto il mondo, da chiunque, può essere usato per le finalità più diverse, modificato, cambiato, falsificato. Può entrare nei motori di ricerca e restare per sempre, magari manipolato, nel curriculum di una persona. Nessuno oggi, neppure le Agenzie di sicurezza e le istituzioni che usano le tecnologie più sofisticate può intervenire in modo davvero efficace a proteggerei dati entrati nella rete, ed evitare che possano restarvi in eterno, giusti o sbagliati che siano. Aggiungo: giustamente i garanti europei e il garante italiano in prima fila con loro, sono impegnati in una battaglia estremamente dura con gli Usa per impedire che i loro Servizi di sicurezza possano conoscere, e senza alcun limite, tutti i dati dei cittadini europei che volano da e per l'altra parte dell'Atlantico. Allo stesso modo siamo tutti impegnati a contenere per quanto possibile la pretesa americana di "spiare" tutte le transazioni finanziarie contenute negli archivi della Swift, organizzazione interbancaria finalizzata a rendere certe queste transazioni. E' ragionevole che i dati di tutti i contribuenti italiani siano stati conoscibili da tutti, in tutto il mondo? Senza una decisione del Parlamento? Senza aver sentito l'Autorità di protezione dei dati che oggi è l'Istituzione posta a presidio della tutela dei dati e dunque della stessa sicurezza e libertà dei cittadini nel mondo della realtà virtuale? Merlo ci accusa di essere una sonnacchiosa e troppo formalistica Autorità. Molto burocratica e tutta dominata dalla filosofai del "metta una firmetta per la privacy". E' un'accusa ingiusta. Non è così. Non è mai stato così. Non solo: specialmente negli ultimi anni abbiamo dedicato ogni sforzo per mettere in sicurezza le grandi banche dati del Paese, per proteggere le reti, per blindare il più possibile le comunicazioni telematiche, i dati trattati con tecnologie informatiche, gli immensi archivi informatici che costellano ogni settore della nostra società. Siamo pochi, ha ragione Merlo. Siamo dotati di poteri insufficienti, è vero. Ci misuriamo ogni giorno con i nostri limiti di fronte a tecnologie che cambiano continuamente, come negarlo? E' giusto dunque un serio dibattito sul nostro ruolo, le nostre risorse e le nostre competenze. Lo abbiamo chiesto in particolare nelle ultime relazioni presentate al Parlamento. Ma guai a pensare che diminuendo o limitando, o irridendo il nostro ruolo, il Paese vivrebbe meglio, i cittadini sarebbero più liberi, la rete renderebbe tutti più liberi e felici. Anche nella realtà virtuale di Internet vale il vecchio adagio: non ci sono diritti senza doveri; non ci sono libertà senza doveri. Ecco perché il fatto che l'Agenzia delle entrate non ci abbia consultato è stato in questo caso particolarmente grave. Non è un problema di rispetto delle forme; è un problema di rispetto effettivo dei diritti di tutti noi. Se fossimo stati sentiti sono certo che quello che è accaduto non si sarebbe verificato. Forse nessuno, nemmeno Merlo, lo avrebbe notato. Ma certo il Paese ne avrebbe tratto giovamento. P.S. Quanto a caso Meredith, il giorno stesso in cui abbiamo avuto la segnalazione abbiamo chiesto alla emittente la cassetta e subito dopo averla visionata abbiamo intimato di astenersi da ogni ulteriore riproduzione del filmato. (l'autore è presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali) La realtà non sopporta più i tempi della burocrazia. L'orribile filmato su Meredith è stato mandato in onda, per la prima volta, il 31 marzo. Io l'ho visto il 6 aprile. Il garante l'ha bloccato (si fa per dire) il 24 aprile. Le decisioni sui redditi on line sono attese per domani, 6 maggio, perché, come dice il presidente Pizzetti bisogna "pur sempre rispettare le regole. Tra le quali, prima di tutto vi è il principio del giusto procedimento e del contraddittorio". Ispirati, forse, da Einstein, i Beatles cantavano "life is very short and there's no time / for fussing and fighting, my friend", la vita è molto breve e non c'è tempo per pedanterie e polemiche, amico mio. (f.m.).

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Vertice udine-hinterland: autobus e smog le priorità (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Udine Vertice Udine-hinterland: autobus e smog le priorità Domani primo faccia a faccia tra Honsell e i suoi colleghi dei Comuni vicini. Saranno decisi provvedimenti da attuare subito Rivedere il trasporto pubblico potenziando il collegamento tra Udine e i comuni dell'hinterland e studiare un sistema per estendere i provvedimenti contro lo smog a tutta l'area urbana senza compromettere la viabilità. Queste le principali richieste che i sindaci dei comuni confinanti con il capoluogo friulano intendono sottoporre a Furio Honsell nell'incontro in programma domani, il primo da quando il professore è sindaco. L'obiettivo è quello di arrivare a una proposta condivisa da inviare alla Regione. "Molte delle problematiche che interessano l'hinterland - spiega il primo cittadino di Tavagnacco, Mario Pezzetta che ieri ha incontrato Honsell anticipandogli alcune valutazioni - riguardano temi di competenza regionale e quindi il confronto con la Regione sarà indispensabile". Honsell intende "fare squadra con la cintura" in modo da poter pesare di più quando sarà il momento di presentare un elenco di priorità alla Regione. Prima fra tutte il potenziamento del Trasporto pubblico locale (Tpl). Nel piano del Tpl, che dovrà essere rimodulato a breve, Honsell punta a ottenere una modifica dei percorsi con nuove linee di autobus e un incremento significativo del chilometraggio. L'ipotesi è quella di estendere il collegamento con l'autobus a nuovi comuni come per esempio Tavagnacco e Martignacco per i quali potrebbe partire una sperimentazione. La mancanza di una rete di trasporto pubblico in grado di soddisfare le esigenze di quanti vogliono muoversi verso la città è infatti uno dei problemi più sentiti dai comuni dell'hinterland come hanno ribadito più volte anche il sindaco di Pagnacco Paolo Trangoni e quello di Pradamano, Gabriele Pitassi. Accanto al tema del Tpl, c'è poi quello dell'inquinamento. Il sindaco di Pasian di Prato, Lorenzo Tosolini è convinto che vadano ripensate le strade di accesso alla città e ha già chiesto delle centraline per monitorare il Pm10 a Santa Caterina e Passons. La giunta Cecotti aveva già chiesto di allargare il raggio d'azione del piano anti-smog all'hinterland udinese. Estendendo la circolazione a targhe alterne nelle principali direttrici di traffico di tutta l'area metropolitana per affrontare le emergenze, ma soprattutto programmando interventi strutturali finalizzati a limitare la produzione di polveri sottili Pm10. A incominciare dal potenziamento del trasporto pubblico locale. E su questa linea intende muoversi anche Honsell che però vuole prima mettere a punto un piano condiviso con tutti gli altri sindaci. Tra gli argomenti all'ordine del giorno nell'incontro di domani ci saranno anche quelli del commercio e la questione rifiuti mentre il sindaco di Martignacco, Marco Zanor intende affrontare il nodo della burocrazia. Cristian Rigo.

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<Le multe dopo il funerale Andrò dal giudice di pace> (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

CRONACA pag. 28 "Le multe dopo il funerale Andrò dal giudice di pace" "Pass per il centro, burocrazia implacabile" Lara Ludergnani PRESTO potrebbe ricevere a casa un bel pacchetto di multe. "Almeno così mi hanno annunciato all'ufficio traffico del Comune ? è stupita e arrabbiata Lara Ludergnani, commerciante al Savena ?. Mia mamma è morta un mese e mezzo fa, abitava in centro. Dopo il funerale io e mia sorella abbiamo fatto sei-sette viaggi per sistemare la casa. Nessuno ci aveva avvisato che il permesso, di un anno, non era più valido. Nemmeno su Internet ho trovato un'informazione chiara. Per questo, quando arriveranno i verbali, mi rivolgerò al giudice di pace". LA DONNA è stata messa in guardia da una cliente. "Poi ? racconta ? ho verificato chiamando l'ufficio traffico, in via Brugnoli. Mi hanno confermato che era vero, che dal giorno della morte di mia madre non potevo più usare il contrassegno. Quindi è certo che mi arriveranno le contravvenzioni. Anzi: ci arriveranno, perché il problema riguarda anche mia sorella. Ci siamo sempre divise il permesso, per accudire mia madre. Il Comune non permette un duplicato. Non era proprio comodo, visto che io abito a San Lazzaro e mia sorella vive a Pianoro. E il contrassegno va sempre tenuto, in auto. Perché è vero che nel cervellone di Sirio sono registrati i numeri di targa. Ma a un controllo dei vigili urbani si prende la multa, se non si esibisce il tagliando". LA FAMIGLIA contesta una burocrazia implacabile. "Servirebbe un po' di elasticità mentale ? chiede Lara Ludergnani ?. Il problema, immagino, riguarda tante altre persone. Bisognerebbe dare un po' di tempo... Soprattutto dopo un lutto. Mia madre è morta il 15 marzo. E' chiaro che tutti noi siamo emotivamente provati. A nessuno era venuto in mente che il permesso non fosse più valido, subito dopo. Anche perché durava un anno. Mi pare un pessimo esempio di tolleranza zero, che colpisce il cittadino comune. Questo non è un caso di furbizia". A QUELLI, invece, ha dichiarato guerra l'assessore al Traffico Maurizio Zamboni. Che di recente, rimuginando su una statistica ben poco invidiabile ? Bologna seconda in Italia dopo Napoli per numero di pass invalidi ? ha intensificato i controlli. Anche perché, facendo un po' ordine nei numeri, l'amministrazione si è accorta che un bolognese su quattro non restituisce il permesso, dopo la morte del parente a cui era intestato. "QUESTO è scorretto, è giusto verificare meglio ? riconosce la commerciante ?. Ma il nostro è un caso tutto diverso. L'ufficio traffico, dopo la mia telefonata, mi ha annunciato che il Comune mi chiederà indietro il contrassegno, con una lettera. Mi ha anche spiegato che ci vorrà un po' di tempo, prima di riceverla. Quando mi arriverà la comunicazione, restituirò il tagliando. Prima no. A questo punto mi adatto anch'io a questa burocrazia così rigida. Non ho mai fatto domanda per avere il contrassegno da invalidi, anche se ci sarebbero stati i requisiti, credo. Mi bastava l'altro per accudire la mamma. Anche questo è un segno di correttezza, mi pare. Ho chiesto il permesso, valido per un anno, previsto per assistere un familiare che non ha autonomia. Ho pagato un certificato medico, prima, e mi sono presentata con quello. Non so se chiedo troppo, ma il Comune dovrebbe avere più attenzione per i cittadini. Difendo un principio. Per questo mi rivolgerò al giudice di pace". Rita Bartolomei Image: 20080505/foto/423.jpg.

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Protesta dei venditori di grano e scola: problema del sindaco (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Venezia, La" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Cronaca Protesta dei venditori di grano E Scola: "Problema del sindaco" "E' il sindaco che deve affrontare il problema". Così ha risposto ieri mattina il Patriarca di Venezia Angelo Scola - in procinto di salire in Bacino San Marco sulla Serenissima per il corteo acqueo della Sensa - ai venditori di grano che, con i banchetti chiusi in Piazzetta, chiedevano una sua intercessione di fronte all'ordinanza comunale che li ha ormai espulsi da San Marco. Nessun "blitz" ieri nei confronti del sindaco Massimo Cacciari all'avvio del corteo della Sensa, ma solo la prosecuzione della protesta, con i banchetti chiusi e tappezzati di scritte poco amichevoli nei confronti del sindaco, degli assessori Giuseppe Bortolussi e Augusto Salvadori e della soprintendente Renato Codello, considerati gli artefici dello stop alla vendita del grano in Piazza, legato ai rischi igienici e sanitari provocati dalla presenza della più folta colonia di piccioni di Venezia e al degrado a cui sono sottoposti i monumenti dell'area marciana proprio per i danni provocati dagli uccelli. "Cacciari, non sono stati i colombi a far perdere il tuo partito", recitava uno di essi e molti turisti si sono fermati incuriositi a leggerli. Ma la protesta non si ferma e i 19 venditori di granaglie di San Marco, bloccati da un'ordinanza comunale che vieta dal primo maggio di distribuirlo ai piccioni della Piazza minacciano ora lo sciopero della fame. Decideranno i modi e le forme dell'eventuale clamorosa protesta in settimana dopo l'incontro programmato con l'assessore comunale alle Attività produttive Giuseppe Bortolussi a cui è legato anche un chiarimento forse definitivo legato alla partita degli indennizzi. Un risarcimento diventato più elastico dopo il voto del Consiglio comunale e che potrebbe assumere forme diverse: nuovi banchi di souvenirs, indennizzo economico, posti di lavoro. Il legale che rappresenta parte degli ambulanti - quelli che hanno fatto ricorso al Tar, per ora senza successo, contro l'ordinanza, per la quale è stata negata la sospensiva - ha quantificato in 150 euro al giorno l'indennizzo ritenuto congruo. Intanto, i venditori di grano con i banchetti chiusi e trasformati in datsebao di protesta, sono divenuti essi stessi, loro malgrado, una nuova attrazione per i turisti che affollano quest'angolo di Venezia famoso in tutto il mondo. Gli stessi ospiti non sembrano dar peso all'ordinanza e forniscono regolarmente cibo ai piccioni che ignari della burocrazia sembrano gradire visto il numero sempre massiccio di volatili che affolla la piazza. Per ora i vigili si limitano a dei richiami verbali ma non è escluso che presto posano cominciare a scattare le prime multe.

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Gemona ha problemi e non può restare ferma (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Sono cambiati abitanti e bisogni mentre solo le divisioni sono rimaste immutate Gemona ha problemi e non può restare ferma DIBATTITO di VIRGILIO DISETTI * Diamoci la sveglia, altrimenti perdiamo non solo il treno, ma anche la stazione! Perché Gemona, nonostante la sua rappresentazione, è ancora viva. Sono vivi i gemonesi con i loro problemi, ma anche con i loro progetti. Sono vive le sue attività economiche, seppur in difficoltà per una burocrazia troppo soffocante e i costi troppo alti. Sono ben vivi i suoi giovani che, assieme al lavoro e alla casa, ci chiedono cose nuove, stimolanti secondo il loro modo di essere e di sentire. Sono ben vivi i nostri anziani che ci chiedono più sicurezza, tranquillità e attenzione. Sono vive le sue famiglie che pretendono solo di non essere soffocate da tasse e spese di ogni genere. Se invece l'impressione è di una Gemona sonnacchiosa e rassegnata, siamo noi a portarne la responsabilità. Io per primo che amo Gemona, che sono convinto che si possa e si debba fare di più perché energie e risorse per rialzarci e fare un balzo in avanti ci sono. Diamoci la sveglia perché è necessario pensare e fare cose nuove, perché il mondo sta cambiando, perché il Friuli è cambiato e anche Gemona lo è! Sono cambiati i suoi problemi e i suoi bisogni, anche i suoi abitanti sono cambiati e, se non sappiamo dare nuove risposte, questi cambiamenti li subiremo e allora a crescere saranno solo i problemi e non le opportunità. Allora sì che saranno dolori! Diamoci la sveglia e usciamo dal Palazzo per riascoltare la nostra Città, le sue ansie, le sue speranze, le sue idee, i suoi sogni, i suoi progetti e, soprattutto, i suoi concreti e quotidiani problemi, perché solo così potremo fare ciò che la gente si aspetta da noi. Basta polemiche e divisioni, è ora che qualcuno riallacci le fila di un serio confronto sulle cose da fare, è ora di capire ciò che di nuovo sta venendo avanti e di affrontarlo con coraggio e determinazione. Basta con un consiglio comunale profondamente diviso: maggioranza contro minoranza e viceversa. E troppo spesso anche le diverse anime della maggioranza sono in lotta tra di loro. E questo è il colmo. Non su idee o progetti diversi, non su un'intelligente competizione per migliorare le cose e per risolvere i problemi ben reali della nostra gente e della nostra città. No. Si è solo e semplicemente contro! Come alle recenti elezioni provinciali: quattro candidati gemonesi tutti nella stessa maggioranza in Consiglio, ma divisi! Così il risultato era scontato: anche in Provincia nessun rappresentante di Gemona. La gente si chiede il perché e il Municipio tace e si continua come niente fosse, tanto manca quasi un anno alle elezioni comunali. Ma un anno è lungo e i problemi si aggravano! Sonnolenza, divisioni e reciproca sfiducia: un cocktail micidiale e un danno certo per Gemona! Perché, mentre noi stiamo fermi, a due passi, vicino a noi, c'è invece chi corre. Bisogna superare pigrizia e vecchie ruggini, ricostruendo quell'unità del paese che in un recente passato ci ha permesso di superare momenti molto difficili: dalla difesa dell'ospedale, al "no" alla Provincia di Tolmezzo in cui volevano inserirci contro la nostra volontà, alla crisi di settori economici importanti per Gemona. Dobbiamo essere uniti, forti, autorevoli e capaci di confrontarci con determinazione con le nuove situazioni che devono essere nuove opportunità, perché Gemona può avere tutte le carte in regola per affermarsi e per vincere anche questa battaglia. Questo ci chiede la nostra gente e io sono convinto che ce la possiamo fare. * Già sindaco di Gemona.

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La crisi alimentare può avere effetti molto più gravi di quella finanziaria (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Sardegna, La" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

LO SPETTRO DELLA FAME La crisi alimentare può avere effetti molto più gravi di quella finanziaria In cento milioni potranno soffrire di denutrizione per effetto degli eccezionali incrementi dei prezzi del riso e dei cereali Per una singolare coincidenza due crisi di ampia dimensione si sono quasi sovrapposte: quella finanziaria e quella alimentare. La prima ha occupato più spazi sui media perché è nata nel centro dei Paesi ricchi ed ha toccato interessi consistenti, ma la seconda è di sicuro molto più grave. Le stime dei diversi organismi non sempre coincidono, ma anche le più prudenti, quelle della Banca Mondiale, valutano in circa 100 milioni le persone che possono tornare a soffrire la fame per effetto degli eccezionali incrementi nei prezzi del riso (poco meno che triplicati nell'ultimo anno) e dei cereali (quasi raddoppiati nello stesso lasso di tempo). Come ha detto la responsabile del Progetto alimentare dell'Onu, il problema non riguarda solo i poverissimi. Molti appartenenti ai ceti medi dovranno tagliare le spese per l'educazione dei figli e per le cure mediche. Quelli che vivono con 2 dollari al giorno, dovranno rinunciare alla carne, quelli che dispongono solo di 1 dollaro quotidiano saranno costretti a fare a meno anche dei vegetali e per coloro che dispongono di appena mezzo dollaro ogni giorno si appresta un vero disastro. Non solo, i più poveri stanno vendendo i loro scarsi possedimenti - campi, animali, capanne - rendendo sempre più ardua la futura ripresa. Sulle cause della crisi alimentare hanno inciso molti fattori. E' cresciuta la domanda di carne da parte dei nuovi benestanti nei Paesi in via di sviluppo e l'allevamento degli animali chiede più cereali o riso, oltre che petrolio e concimi. C'è stata una siccità in Australia che ha dimezzato i raccolti (il che ha inciso per appena il 3% di quelli mondiali). In Russia i terreni coltivati sono scesi da 120 milioni di ettari a 80 per effetto dell'abolizione dei colkoz e della loro sostituzione con cooperative prive di capitali. Negli USA gli incentivi ai combustibili naturali hanno sconvolto i mercati. Come ha scritto qualche giorno addietro il Fondo monetario internazionale "sebbene i bio-carburanti rappresentino appena lo 0,5 % dell'offerta mondiale di combustibili liquidi, sono responsabili di quasi la metà dell'accresciuto consumo di raccolti alimentari, in buona parte a causa dell'etanolo da cereali prodotto negli USA". Una serie di Paesi tradizionalmente esportatori, dall'Ucraina alla Thailandia, all'Argentina, hanno messo divieti alle esportazioni o messo delle tasse. Infine non è mancata una massiccia speculazione al rialzo, rafforzata proprio dalla crisi finanziaria che ha incentivato hedge funds ed altri operatori a lasciare i mercati finanziari ed a impiegare le loro risorse sulle commodities. Che fare? Nell'immediato non c'è altra strada che quella degli aiuti umanitari, pur essendo pienamente coscienti che ci saranno degli sprechi perché i governi dei Paesi più colpiti (ben 37) non dispongono di burocrazie efficienti e immuni da varie forme di corruzione. Il World Food Programme, un'agenzia dell'ONU, stima in 700 milioni di dollari il fabbisogno più urgente. Non si tratta di una somma stratosferica, se ci ricordiamo che noi italiani ci permettiamo di spendere 1,6 milioni di dollari al giorno per coprire le perdite dell'Alitalia e, in forme varie, sussidiamo, tra Stato ed enti locali, le Ferrovie dello Stato per circa 2,6 miliardi di euro (vale a dire circa 4 miliardi di dollari) ogni anno. Più a lungo termine sarebbe necessario avere il coraggio di modificare radicalmente in tutto il mondo le nostre politiche agricole favorendo rapporti più snelli, cioè con meno intermediari, tra produttori e consumatori e ristrutturando le proprietà rurali in modo da disporre di unità produttive efficienti. Basti pensare che in Cina l'unità tipica che negli anni 70 era di 1,5 ettari si è ridotta ad un terzo. Siamo, cioè, di fronte ad un tipico caso in cui il mercato è fallito perché le istituzioni non hanno prodotto regole razionali. Quanto rammentato sopra sui 40 milioni di ettari sottratti alla coltivazione in Russia e sulla domanda di combustibili naturali in Usa, indica che, mentre lo sforzo umanitario dev'essere di tutti, sarebbe sufficiente che pochi Paesi mettessero testa a partito per evitare il protrarsi di tragedie per centinaia di milioni di uomini.

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Prima giunta, tondo decide le deleghe (sezione: Burocrazia)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

OGGI ALLE 15 L'ESORDIO DEL NUOVO ESECUTIVO REGIONALE Prima giunta, Tondo decide le deleghe Fra le priorità i tagli della burocrazia e l'emergenza Insiel. Convocati i dieci superdirettori di ALESSIO RADOSSI TRIESTE Inizia oggi, dal punto di vista operativo, il mandato-bis di Renzo Tondo alla guida della Regione. Alle 15 in piazza Unità a Trieste è convocata la prima riunione della giunta dopo le elezioni del 13-14 aprile che hanno visto la vittoria del centrodestra. I nomi degli assessori sono noti, oggi verranno ufficializzate le deleghe. Fra i primi provvedimenti che si profilano, la sburocratizzazione della macchina amministrativa e la gestione dell'emergenza Insiel, la società informatica regionale che si trova in bilico fra la vendita e la possibile decurtazione delle entrate a causa del decreto Bersani. Ma non è tutto, il neogovernatore sta per convocare tutti i dieci direttori centrali, per individuare quali sono le priorità. I dieci assessori, come detto, sono stati designati mercoledì scorso, alla vigilia del ponte del Primo Maggio. Mancano però le deleghe, che Tondo ufficializzerà oggi, anche se si profila una nuova riorganizzazione delle competenze degli assessorati nel giro di poco tempo. Oggi si prevede quindi l'assegnazione delle deleghe in base all'assetto giuridico ereditato dalla giunta Illy. Seguirà una redistribuzione funzionale al riassetto delle direzioni regionali. Solo allora si passerà alla nuova configurazione della macchina amministrativa regionale. Fra le deleghe è prevista una anche alla Sicurezza, mentre verrà quasi sicuramente smembrata quella alle attività produttive, dalla quale deriveranno un assessorato all'Industria e uno a Commercio e turismo. Anche Politiche giovanili e Pari opportunità sono due deleghe che verranno riassegnate in un secondo momento. Oggi dunque la prima fase della riorganizzazione, con il toto-deleghe degli scorsi giorni che dovrebbe essere confermato. Si parte con la vicepresidenza che andrà a Luca Ciriani, uomo di fiducia di Tondo già ai tempi della prima giunta guidata dal politico di Tolmezzo. A lui andrà anche la delega che fu di Enrico Bertossi, ovvero quella alle Attività produttive. L'altra delega blindata è quella di Vladimiro Kosic , che guiderà il settore più delicato, la Sanità (l'ha gestita Ezio Beltrame), un assessorato che conta su metà del budget del bilancio regionale, pari a circa due miliardi di euro. Altrettanto blindata la delega del carnico Vanni Lenna, che dovrebbe occuparsi di un altro assessorato "pesante", quello ai Lavori pubblici, che è stato fino a poche settimane fa di competenza di Gianfranco Moretton. Molto probabile la delega a Riccardo Riccardi di Infrastrutture e Pianificazione (regno di Lodovico Sonego nella passata legislatura), che in un secondo tempo dovrebbe essere divisa in due fra lo stesso Riccardi e la leghista Federica Seganti, che è titolare in pectore dell'assessorato alle Autonomie locali. A quest'ultima potrebbe essere affidata, in un secondo tempo, la delega alla Sicurezza. Anche alla seconda donna, Alessia Rosolen, in corsa per la delega a Lavoro, formazione e ricerca (guidata finora da Roberto Cosolini) potrebbero venire assegnate anche le competenze su Politiche giovanili e Pari opportunità. E a proposito di "quote rosa", la terza rappresentante femminile, Sandra Savino, che il nuovo esecutivo deve avere per legge, dovrebbe prendere il posto alle Finanze proprio all'assessorato che fu di Michela Del Piero. Blindati infine sembrano i nomi di Elio de Anna al Personale (già di Gianni Pecol Cominotto) e quello di Claudio Violino, che si occuperà della Montagna (l'ha gestita finora Ezio Marsilio), mentre Roberto Molinaro dovrebbe subentrare a Roberto Antonaz nel delicato settore della Cultura. E intanto la situazione "calda" pordenonese si risolverà in settimana, spiegano alcune fonti. Perchè l'Udc troverà in alcune cariche assegnate all'interno dell'organigramma dell'assise regionale una risposta alle questioni sollevate. Lo assicura Molinaro, in risposta all'autosospensione di Gina Fasan, vicesegretario regionale, e di due componenti della direzione, Vincenzo Trevisiol e Guido Chillemi, per denunciare "scelte della segreteria volte a favorire Udine e penalizzare Pordenone". "Quel che è certo - spiega Molinaro - è che l'Udc nell'ambito dell'organigramma del consiglio ha la disponibilità di alcune posizioni, e che su queste ci sarà una presenza pordenonese". (ha collaborato Elena Orsi).

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Tondo oggi decide le deleghe (sezione: Burocrazia)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

GIUNTA: ALLE 15 LA RIUNIONE Tondo oggi decide le deleghe Il neo-presidente: priorità ai tagli della burocrazia lRadossi a pagina 6 TRIESTE Oggi alle 15 inizia ufficialmente l'"era Tondo" con la riunione della prima giunta regionale in cui il presidente provvederà alla distribuzione delle deleghe tra gli assessori, i cui nomi sono già noti. Fra i primi provvedimenti che si profilano, la sburocratizzazione della macchina amministrativa e la gestione dell'emergenza Insiel, la società informatica regionale.

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Commissione medica, quel tunnel oscuro (sezione: Burocrazia)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

QUANDO LA SANITA' SPAVENTA Commissione medica, quel tunnel oscuro Istruzioni ai lettori: scrivere su un solo argomento non superando le 30 righe da 50 battute l'una. Scrivere con il computer o a macchina; firmare in modo comprensibile, specificando l'indirizzo e un numero di telefono. Le lettere anonime o poco leggibili non saranno pubblicate. La redazione si riserva il diritto di tagliare le segnalazioni troppo lunghe. Il corridoio è lungo, stretto, anonimo, triste e naturalmente ha i muri dipinti di grigio. Le persone che aspettano il loro turno sono silenziose, rassegnate alle lunghe attese e grigie come il corridoio. Sono invalidi civili o del lavoro, chiamati dalla sanità a rivedere il loro stato di salute alla mercé del giudizio di medici spesso incompetenti, poco gentili, frettolosi e per niente disponibili. A questo punto mi viene da ridere: che cosa faccio io in mezzo a storpi, ciechi, tremanti che camminano lentamente aiutati da parenti o appoggiati a bastoni o seduti sulle sedie a rotelle? Ho semplicemente la revisione della misera pensione che mi hanno concessa da due anni perché operata di tumore e senza un rene. Quale mente contorta guida questo ente per chiamare al controllo persone senza gambe, sulle sedie a rotelle o affetti da patologie gravi che sicuramente non possono regredire? Forse pensano che siamo stati tutti a Lourdes? Se è così tutti noi abbiamo trovato il santuario chiuso. Così la voglia di correre via da tutta questa burocrazia ipocrita mi prende irrefrenabile, non voglio i loro sguardi indagatori sul mio viso, le loro mani sul mio seno, non voglio sentire le loro voci che mi interrogano come fossi colpevole di chissà cosa. Non hanno diritto di giudicarmi ma nonostante questi pensieri rimango qui seduta come tutti, ad aspettare il giudizio della commissione medica, sentendomi ancora una volta lesa nella mia libertà e prigioniera delle istituzioni. Giovanna Miniussi.

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Il capitale umano è centrale, innoviamo la scuola (sezione: Burocrazia)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Segue da pagina 1 diffusione di nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione, che hanno avuto un impatto trasversale su tutti i settori dell'economia e della società. Sulla scena economica mondiale hanno fatto il loro ingresso nuovi grandi protagonisti, precedentemente in forte ritardo ? tra i quali, in particolare, Cina e India ? che stanno raccogliendo con successo le opportunità offerte dalla apertura dei mercati. In Italia una risposta adeguata a questo cambiamento è stata data solo da un certo numero di imprese, già impegnate sui mercati internazionali, che hanno saputo contrastare l'accresciuta concorrenza con prodotti tecnologicamente sempre più avanzati. Per quanto riguarda il nostro sistema Paese, invece, molte rigidità hanno impedito e continuano ad impedire una adeguata risposta al cambiamento: una modesta cultura della concorrenza; una amministrazione pubblica poco efficiente; la persistente difesa di rendite di posizione; bassi livelli di educazione civica. Superare queste rigidità è una condizione necessaria ma non sufficiente per affrontare i grandi cambiamenti in corso che richiedono soprattutto interventi in grado di accrescere il patrimonio di conoscenze di cui si dispone, in altri termini il livello del capitale umano. Questo compito deve essere affidato soprattutto alla scuola e all'università, che con opportune politiche di indirizzo e di sostegno devono essere messe in grado di stimolare nei giovani la capacità di apprendere e di fare ampio utilizzo di conoscenze in campi rilevanti per il progresso scientifico e tecnologico. In passato, all'indomani della Seconda guerra mondiale, la scuola italiana ha accompagnato e sostenuto la crescita economica e civile del Paese con l'alfabetizzazione di massa. Si è posta, conseguentemente, l'obiettivo di accrescere la quantità della istruzione innalzando gradualmente l'obbligo scolastico fino a portarlo, di recente, a 15 anni. In termini puramente qualitativi, però, il livello medio di istruzione della popolazione italiana è ancora basso in confronto con gli altri Paesi dell'area Ocse. Ma soprattutto è basso il livello medio della qualità della istruzione, a causa di ricorrenti e disorganiche scelte di politica scolastica, influenzate da miopi logiche egualitaristiche, che hanno portato, negli ultimi trent'anni, a mortificare il merito e le capacità di alunni e docenti. Oggi, ancor più di ieri, le imprese e le istituzioni domandano lavoro espresso in un'unità di efficienza e richiedono la valorizzazione del talento. Questa valorizzazione deve essere affidata prima di tutto alle scuole e alle università. Una indagine condotta dall'Ocse nel 2006 rileva che gran parte dei nostri ragazzi ha competenze scientifiche giudicate insufficienti e, cosa ancor più grave, che nella lettura e comprensione dei testi oltre il 50% di loro è notevolmente al di sotto del livello giudicato adeguato. A fronte di questi deludenti risultati la nostra scuola è tra le più costose nell'area Ocse. Per ogni studente l'Italia spende, nelle scuole primarie, il 27% in più rispetto alla media e l'8% in più nella scuola secondaria. Il rapporto tra studenti ed insegnanti è il più basso tra i Paesi Ocse, con 11 studenti per insegnanti contro i 19 della Francia e Germania e i 16 degli Usa. Le cose non vanno di certo meglio nelle università, che stentano ad affermarsi come centro di istruzione avanzata e come il naturale luogo di avanzamento della conoscenza, sia per la produzione della ricerca, sia per la formazione dei nostri ricercatori. Sotto tutti questi profili nessuno dei nostri atenei compare tra i primi 150 al mondo. Una delle cause di questo ritardo delle università, a differenza di quanto accade nella scuola, è rappresentato dalla bassa spesa per studente, che è inferiore di circa il 30% rispetto a quella media dei Paesi Ocse. Ma tra le altre possibili cause vi è soprattutto l'assenza di un sostanziale sistema di valutazione dell'operato delle università stesse, che hanno, oggi, scarsi stimoli a migliorare la loro offerta di istruzione. È indispensabile e urgente, quindi, porre mano a nuove scelte di politica dell'istruzione basate, sull'esempio di altri Paesi europei, sulla valorizzazione del binomio autonomia-valutazione. La scelta dell'autonomia della scuola è fondata sul principio che, in ogni parte del Paese ogni scuola conosce meglio della burocrazia centrale le necessità del proprio territorio ed è quindi in grado di progettare un'offerta formativa e luoghi di formazione capaci di attrarre un numero crescente di studenti, incentivando in loro la passione per l'apprendere. La contemporanea valorizzazione del merito - che non vuol dire realizzare una organizzazione sociale esasperatamente meritocratica - consente, attraverso meccanismi di controllo dei risultati scolastici, di avvicinarsi ad un uso efficiente delle risorse produttive, senza danneggiare i talenti. Da qui bisogna partire per costruire una scuola moderna, che senza trascurare di trasmettere ai giovani, con originalità, la nostra grande tradizione culturale, sia in grado di fornire loro il bagaglio di conoscenze necessario per affrontare da protagonisti i problemi del nostro tempo. Pino Roma.

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<La produzione dell'olio d'oliva affossata dalla burocrazia> (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Provincia di Cagliari Pagina 1017 Quartu "La produzione dell'olio d'oliva affossata dalla burocrazia" Quartu --> Ottomila tonnellate d'olio: è questa la media annuale della produzione d'olio d'oliva in Sardegna. Uno dei migliori sul mercato. Ma i problemi sono tanti. Come la lentezza della macchina burocratica e regionale nel concedere i fondi per migliorare le aziende e gli oleifici che periodicamente hanno necessità di essere rinnovati. E poi il frazionamento della proprietà. I produttori sono 55mila. I frantoi, sono 124. Una ricchezza da ampliare con nuovi impianti, sperando che la concessioni dei fondi previsti dalla Comunità europea attraverso la Regione, arrivino finalmente in tempi accettabili. Lo sperano tutti perché dall'oro giallo" la Sardegna potrebbe ottenere tantissimo. Grazie a un mercato, compreso quello americano e giapponese, che richiede sempre più olio d'oliva. Di questo si è parlato a Quartu in un convegno organizzato dal "Gruppo Pieralisi", leader mondiale nella produzione di macchine per l'estrazione dell'olio d'oliva , macchine alimentari e industriali. Nel dibattito coordinato da Giovanni Bandino dell'Agris Sardegna sono intervenuti per il gruppo Pieralisi il direttore generale Piero Rosalba, il direttore commerciale Giacomo Laterza e il capo area Beniamino Tripodi, il docente dell'Università di Perugia Maurizio Servili. E poi Gianni Ibba dell'Argea Sardegna, Ciccio Locci, presidente dell'associazione dei frantoiani, l'imprenditore William Manca di Villahermosa, il ricercatore Piergiorgio Sedda. Un dibattito insomma qualificato. ANTONIO SERRELI.

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Le sfide del Partito democratico (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Stai consultando l'edizione del Le sfide del Partito democratico Luigi Berlinguer I l Partito Democratico è la novità più rilevante della politica italiana. È potenzialmente in grado di sconvolgere il tragico invecchiamento e conseguente degrado del nostro sistema politico. Sarà la sua "prassi" all'altezza del compito? La novità odierna è la minaccia di una tragica crisi del pianeta: la nostra ragion d'essere risiede nell'interpretarne e contribuire a costruirne un radioso futuro. Un nuovissimo sol dell'avvenire. Straordinario sviluppo dei saperi e delle scienze e masse sterminate tenute nell'ignoranza; inquinamento, riscaldamento della terra, penuria idrica, invasione rifiuti; fame endemica e concentrazione di ricchezze e sprechi; problemi energetici, esaurimento del petrolio; sovrapopolazione, invasione e distruzione delle città (anche quelle d'arte): guardiamo in positivo, propositivo, a tutto ciò. Come attori. Mi domando: che cosa di tutto ciò ha scaldato con il dovuto rilievo i nostri cuori in questi mesi? È stato il pianeta la vera priorità, assoluta, anche per le elezioni? Tra l'altro, solo così non si resta a rimorchio dei moderati, non si finisce schiacciati dalle loro speculazioni sulla paura. Solo così ci si può liberare delle nostre stesse gravi resistenze tradizionali in tema di sicurezza. Come del resto è già accaduto dopo l'11 settembre con Bush, novello John Wayne, che ha stregato gli Stati Uniti esterrefatti, e li ha trascinati nel disastro ormai evidente. Quando si offuscano le grandi mete ideali e prevale la paura irrazionale ed emotiva, dove si va? Giampiero Sestini mi ha suggerito una bella immagine: il futuro del pianeta essendo la prima ragion d'essere del Pd, nella globalizzazione - ineluttabile - la nostra risposta non può che essere la "solidarietà globale" (lui dice "un nuovo socialismo globale"). Direi, un'internazionale "democratica" "per il pianeta" all'insegna della solidarietà fortemente transnazionale: quasi un moderno "democratici solidali di tutto il mondo, unitevi!". Non è stato questo, del resto, il taglio esaltante di riscatto globale a spingere miliardi di esseri umani, in piccolo noi stessi, a muovere quell'immenso fatto storico che è stato il sogno socialista nel mondo? Da questa nuova visione discendono tutte le articolazioni politiche di questa impostazione: fonti energetiche alternative fino a condizionare le concessioni edilizie all'obbligo di impianti energetici elio-eolici, ad esempio. Oppure, iniziative per favorire la fruizione di massa delle risorse d'arte o delle conoscenze scientifiche, insieme a rigorose discipline dei programmi e dei flussi. Oppure, tutti gli strumenti di family planning... sono tanti i temi, che non vorrei qui dettagliare, per non immiserirli in una obbligata sommarietà di esposizione. Spero comunque di aver definito l'indirizzo. L'altra grande novità storica (corollario della prima) è la società aperta, democratica, per tutti, non più solo protetta. E quindi la "nuova equità", non più solo limitata alla tutela e chiusa (che non significa sottovalutare le necessarie protezioni sociali: valga il messaggio dell'ultimo film di Ken Loach). Ma guai a non marciare risolutamente su un'idea di giustizia sociale non solo assistenziale, ma anche e sempre più fatta di promozione e valorizzazione umana, di merito riconosciuto, di sostegno alle potenzialità di ciascuno, di valorizzazione della qualità di tutti. In termini nuovi, dalla carità, attraverso la solidarietà, alla vera promozione umana, alla valorizzazione delle risorse di tutti. Lo Stato deve liberare energie e sostenerle: le energie presenti nella società, riconoscendone i valori, i successi, le capacità di ottenere risultati. Diritti e doveri, libertà e responsabilità, chi ha un compito nella società ne risponda: tutti i cittadini, tutti i mestieri ed i ruoli devono essere rispettati e sostenuti ma anche valutati, premiati o censurati. Il riconoscimento e il risultato sono la bandiera "democratica": una nuova equità. È iniquo non riconoscere a ciascuno il suo, invece di favorire un raccomandato. L'ideale "democratico" e il regime della raccomandazione (vera anticamera della mafia) sono incompatibili. Lo Stato deve essere forte, garantista, capace di assicurare le quarentigie dei cittadini dinnanzi a tutti. La prima primordiale quarentigia è l'incolumità fisica, il diritto di vivere nella comunità nazionale: lo Stato vero è nato per impedire alle diverse bande che infestavano i suoi territori di spadroneggiare impunemente. Homo homini lupus ed altro. In Italia ancora così non è. Ci sono territori sottratti al controllo statale, ed è questa una terribile iniquità. È il caso che questo emerga con energica priorità, ma senza ritualità, quella che finora ne ha indebolito la causa. Una durissima forza repressiva contro il crimine organizzato deve convergere con l'incoraggiamento eccezionale e costante ad ogni iniziativa per l'isolamento sociale della criminalità, per tagliarle la sottostante erba dell'omertà. Non vi è altra via d'uscita. Lo Stato deve essere forte, duro, garantista anche a favore della sicurezza individuale, che è altro bene prezioso che spetta appunto ad uno Stato democratico garantire. E deve nel contempo assicurare che nessuno venga ingiustamente perseguito per ciò che non ha commesso: è nell'equilibrio fra questi due corni - garanzia delle vittime e garanzia degli imputati - che si risolve il dilemma (soprattutto la sottovalutazione dei diritti delle vittime) che in forme primitive ha condizionato la sinistra finora. Soprattutto (lo diceva uno dei grandi italiani, C. Beccaria) abbiamo bisogno di una giustizia rapida, tempestiva e giusta. Può finalmente divenire questa una forte priorità del Partito Democratico? Ancora: abbiamo bisogno di rifare la burocrazia. Sì, rifarla. Non so se il Pd ce la farà, perché è un compito immane e non si sa bene cosa fare. Io azzardo sommessamente due esigenze: primo, costringere ogni apparato a rispondere del risultato affidatogli, e non solo della "legittimità" delle procedure. Secondo, sfoltire le leggi, che oggi vengono "minutate" di fatto dalla stessa burocrazia e sancite da Parlamento e Governo. La burocrazia le scrive per sé, per tenere le procedure sotto controllo. Attenzione, queste lungaggini ed inefficienze stanno soffocando il paese ed esasperando la gente, che non tollera più. Molti di coloro che hanno votato Lega Nord non lo hanno fatto per i fucili di Bossi (che non sa sparare), ma perché non tollerano più le angherie di questo Stato: non sono contro la nazione italiana, sono contro l'intollerabile Stato italiano. È così anche per molti dei nostri elettori delusi dall'incapacità di risolvere i problemi quotidiani di efficienza. Osservate la trista contraddizione fra la noia dei talk show e le file agli sportelli burocratici o l'immondizia che cresce. Rinvio su un tema cruciale: l'education: il Pd deve rinnovare totalmente la sua dottrina educativa. L'idea di istruzione che circola sui media raffigura una scuola che non esiste più in natura. Mi scuso se sono stato involontariamente saccente, se per brevità ho accennato in modo assertorio temi troppo grandi. Ma sono profondamente convinto che per capitalizzare la sua straordinaria novità oggettiva il Pd deve riempirla di contenuti strategici alti, e insieme di azioni operative ben elaborate. Occorre un partito vero, un'organizzazione articolata e radicata: entrambe. E tante sedi e istanze di elaborazione, di studio. Iniziativa tempestiva e sedi di approfondimento, di ricerca, di comparazione internazionale di tanta Europa. Recuperare quanto c'è di vivo, già ora, ed inquadrarlo nell'ambizione "planetaria" dalle prospettive del terzo millennio. Altrimenti.

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Personale all'osso: pazienti in viaggio per la dialisi (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Provincia di Sassari Pagina 7054 Porto Torres L'ambulatorio scoppia Personale all'osso: pazienti in viaggio per la dialisi Porto Torres. L'ambulatorio scoppia --> In trasferta per la dialisi, anche se la struttura è sotto casa. Nell'ambulatorio di Andriolu manca una buona fetta di personale e i pochi medici presenti in pianta stabile non riescono ad accogliere tutte le domande: una parte dei pazienti viene così dirottata negli altri centri della Provincia. Disagi in più per malati e familiari, costretti a sobbarcarsi chilometri per usufruire delle cure. La denuncia è dell'ex sindaco Gilda Usai, che ha raccolto le proteste di alcuni cittadini. Il consigliere di Per Cambiare sostiene che "il personale medico è da tempo ormai insufficiente e ciò porta a dover respingere le ulteriori richieste che vengono dalla comunità locale. Molti pazienti sono costretti ad andare fuori città per potersi curare". Alghero, Sassari e Tempio diventano le mete obbligate per tante persone, soprattutto anziani, che soffrono d'insufficienza renale e devono sottoporsi a costanti cicli di terapie. "Il Centro dialisi è nato grazie all'azione della mia amministrazione: fin dall'inizio del mandato avevamo richiesto i finanziamenti regionali affinché i dializzati portotorresi avessero l'opportunità di curarsi in città. Nonostante le ripetute segnalazioni sui disservizi, portate all'attenzione del Consiglio, la Giunta sembra disinteressata a risolvere i disagi che stanno emergendo giorno dopo giorno", attacca l'ex sindaco. La struttura è stata inaugurata tre anni fa ed è ospitata nel poliambulatorio di Andriolu, assieme alla guardia medica, alla medicina dei servizi e al consultorio familiare. L'ambulatorio, inoltre, già dall'inizio di quest'anno, avrebbe dovuto integrare tutte le altre prestazioni mediche ancora inglobate all'interno delle fatiscenti strutture di via delle Terme e via Pascoli. Ma i tempi dettati dagli stessi dirigenti della Asl sono saltati. I locali dell'ex carcere mandamentale di Andriolu sono ancora semivuoti e i due ambulatori mostrano i soliti problemi che a causa della burocrazia sembrano insormontabili: barriere architettoniche, stanze bonsai, personale ridotto, macchinari radiografici fuori uso da anni e mai riparati nonostante le segnalazioni degli stessi medici alla Asl. Gilda Usai si scaglia contro l'Azienda sanitaria locale e il Comune. "C'è una doppia responsabilità: quella della Asl che è inadempiente e lascia sguarniti di Personale i centri efficienti e funzionali ai bisogni del malato; poi c'è la negligenza di sindaco e Giunta che non si curano dei propri cittadini, abbandonati anche dalla classe politica locale". SAMUELE SCHIRRA.

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Nely: <Adoro Parma ma ho nostalgia di casa> (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

CRONACA 05-05-2008 Personaggi: Nely Daria viene dalle Filippine, dove ha adottato due bambini Nely: "Adoro Parma ma ho nostalgia di casa" Montanara H a 37 anni ma sembra una ragazzina Nely Daria, di origine filippina, dal 2000 nella nostra città. Sorriso che contagia e sguardo innocente, Nely, ha trovato da tanto tempo lavoro in un noto hotel della città, dove è cameriera. "Mi piace pulire le stanze dell'albergo, rifare i letti e muovermi in un ambiente che mi è ormai familiare. Prima di lavorare in hotel facevo la domestica in case signorili, ma ora mi trovo meglio perché la sera, una volta terminato il turno di lavoro, posso tornare a casa mia, in via Iacchia nel quartiere Montanara ". Nely ha lasciato nelle Filippine, ad Abra, i genitori che le mancano tanto, due fratelli ma soprattutto due bambini che ha adottato a distanza con il marito Gilfredo De Peralta, pure lui filippino. "Io, purtroppo, non posso avere figli così ho deciso, d'accordo con mio marito, di regalare un po' della nostra fortuna, trovata a Parma, a due bambine che speriamo, un domani, possano raggiungerci qui. La burocrazia è lenta e non è facile ottenere il ricongiungimento con i piccoli, ma in futuro non escludiamo nulla". La signora Daria De Peralta racconta le sue giornate che trascorrono in una città che ha amato dal primo istante. "Due anni prima di venire ad abitare in Emilia sono stata a Firenze. Bella città, ma più caotica di Parma. Non tornerei in Toscana, ormai la mai casa è qui. E poi sono fortunata perché l'albergo dove lavoro è a due passi dalla scuola Bodoni dove mio marito fa le pulizie. Finito di lavorare torniamo a casa assieme". Nely racconta di usi e costumi diversi dai nostri e dalle sue parole trapela un po' di nostalgia per la sua terra lontana. "Torno nelle Filippine una volta l'anno, se va bene, perché il viaggio è lunghissimo e i costi sono alti. Preferisco risparmiare quei soldi e mandarli alle nostre bambine, anche se stare lontana dai miei genitori è davvero dura", conclude Nely che si mette in posa per la fotografia. L'imbarazzo viene superato dalla certezza di avere, presto, un ricordo da spedire a casa. "Che festa faranno i miei parenti quando mi vedranno sul giornale", commenta. I.S. Un sorriso dalle Filippine Nely Daria vive a Parma dal 2000.

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Immigrati <milanesi>, raddoppiati in due anni (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-05-05 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Demografia La Lega: bene se lavorano. Il Pd: li stiamo inserendo nei circoli. E l'Ismu: fenomeno da governare Immigrati "milanesi", raddoppiati in due anni Ogni giorno 4 stranieri prendono la cittadinanza. La Curia: l'iter è troppo lungo Gli extracomunitari a Palazzo Dugnani: più duri con i nostri connazionali che non rispettano le regole Zoppica per colpa d'una ma-lattia, Naila Arslanavig, ma ottenuti certificato e bandiera va di fretta: "Devo tornare a lavorare ". Si siede, stende le gambe, respira a fondo come dopo una maratona, Techeste Kidane: "Ce l'ho fatta. Che fatica tremenda ". Alla foto di rito Zaafane El Houssine fa cis per cortesia ed educazione, il fotografo gliel'ha chiesto tre volte, e però ha gli occhi rossi, gli vien da piangere o ha appena smesso: "Un'epopea, un'odissea. Dite così voi italiani?". Diciamo così, Zaafane. Ora siam connazionali. "Vero". La bosniaca scappata dalla frantumazione dell'Ex Jugoslavia Naila, 52 anni; l'eritrea Techeste, d'un anno minore, accompagnata dal figlio; il marocchino Zaafane, 45enne, sposato, due bambini piccoli: sono tre immigrati che, dopo anni d'attesa - l'iter ha tempi biblici, solita burocrazia -, dopo code in mille uffici, dopo fogli di protocollo, bolli e raccomandante, ecco, alla fine ce l'han fatta. Hanno acquisito la cittadinanza. Possono far tutto quello previsto dalla Costituzione, come votare. E possono permettersi di dire che si dovrebbe essere più duri contro gli stranieri che non rispettano le leggi e le regole: "Per colpa loro, ci mettete tutti nello stesso calderone ". Naila, Techeste e Zaafane li abbiamo pescati una mattina a Palazzo Dugnani. Dove, la cittadinanza, nel 2007, l'hanno presa quattro al giorno. L'anno prima, erano tre. L'anno prima ancora, ancora meno. Due cose son certe: a) i nuovi milanesi aumenteranno ulteriormente; b) piacciono a destra e sinistra, e piacciono tanto alla Lega. Sentite Matteo Salvini: "Lavorano, si fanno un gran mazzo, è giusto dar loro il benvenuto. Anzi, pensi che ne ho già una ventina di loro, di iscritti". Giuri. "Giuro ". Il Pd, con Marilena Adamo, mica si tira indietro: "Sapesse quante presenze nei nostri circoli locali. Sono una risorsa". Le recenti elezioni hanno insegnato, le proiezioni statistiche confermano: i progetti dei partiti non possono prescindere dagli immigrati, forza votante. Anche se il sociologo Aldo Bonomi s'arrabbia: "Dalla Lega alla Sinistra considerano gli stranieri semplici numeri, e a questi numeri s'attaccano per consolidare le proprie posizioni. Uno tuona contro i romeni ed elenca i romeni che hanno commesso reati; uno difende un'altra nazionalità e fa forte sulle cifre positive che essa si porta dietro, magari nel campo dell'occupazione". Ed è sbagliato, "perché è il momento di discutere della società degli immigrati, cioè di come interagiamo con questi concittadini destinati a crescere in presenze ". E pure in tempi brevi: Gian Carlo Blangiardo, esperto per conto dell'Ismu, l'Istituto che studia la multiculturalità, ribadisce che siccome la Lombardia ospita un quarto di tutti gli stranieri d'Italia, "tra qualche anno la pressione numerica sarà tale che la nostra regione non la reggerà più. Manca una politica di governo della migrazione". E per don Giancarlo Quadri, responsabile in Diocesi della Pastorale dei migranti, manca un ragionamento serio sui tempi richiesti per il via alla pratica: "Gli aspiranti devono risiedere da noi almeno dieci anni. Sono troppi, bisogna diminuirli". Giusto, Zaafane? "Giusto. Non per altro: dopo quei dieci anni, ne servono altrettanti per avere il certificato ". E vabbé, caro Zaafane: siamo una nazione unica nel complicarsi la vita. Tra noi italiani, possiamo tranquillamente dircelo. Andrea Galli Da sinistra a destra: la bosniaca Naila Arslanavig, l'eritrea Techeste Kidane e il marocchino Zaafane El Houssine: tutti e tre ora sono italiani.

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Tavoli all'aperto, il 10% è abusivo (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera - ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-05-05 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Il presidente del Primo Municipio, Corsetti: "Basta burocrazia, multe e sanzioni saranno più rapide" Tavoli all'aperto, il 10% è abusivo Da gennaio 1.194 controlli nel centro storico, 131 locali fuorilegge Con il ritorno della bella stagione nel centro storico della città si ritorna al caos consueto: tavoli e sedie che occupano ogni spazio possibile su strade e marciapiedi, ombrelloni che si moltiplicano. Da gennaio ad oggi i vigili urbani dei I gruppo guidati da Carlo Buttarelli hanno effettuato 1.194 controlli ed hanno accertato "131 occupazioni di suolo pubblico del tutto abusive: ovvero locali che non avevano alcun titolo o permesso per servire all'aperto ". In pratica raggiungono la notevole cifra del 10 per cento. E i verbali sono stati complessivamente 558, mentre altri 91 bar o ristoranti hanno ricevuto una regolare contravvenzione perché si erano allargati oltre lo spazio concesso. Sarà uno dei primi problemi per il nuovo presidente del centro storico Orlando Corsetti: "Ringrazio i vigili per i tanti controlli - dice - . Il tema adesso è velocizzare le pratiche". Al punto che Corsetti pensa a "un premio di produttività" per il raggiungimento dell'obiettivo dell'"osservanza delle regole". A PAGINA 3 Lilli Garrone.

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AL SEGGIO ELETTORALE (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-05-05 num: - pag: 29 categoria: BREVI AL SEGGIO ELETTORALE Imbucare le schede Caro Romano, ogni volta che devo votare sono irritata per un motivo del tutto inconsueto. Il presidente del mio seggio impedisce a tutti noi elettori d'imbucare personalmente le schede e per farlo arriva a interporsi fisicamente tra l'elettore e l'urna. Sostiene che il regolamento gli dà ragione. Durante le elezioni del 2006, dopo le mie proteste, una scrutatrice ha scritto questo verbale: "La signora Ewa Hospodarewska desiderava imbucare personalmente le schede nelle urne dopo averle mostrate al presidente, ma senza consegnargliele. La signora, solo per non bloccare il flusso degli elettori accetta infine di far imbucare le schede al presidente. Il presidente ha dichiarato che la legge vieta all'elettore di imbucare personalmente le schede contrariamente a quanto viene mostrato abitualmente in tv". Ma è possibile? A me sembra una lesione della democrazia. Sono forse ipersensibile dai tempi della Polonia "pseudocomunista" ma vedo che anche altri elettori sono piuttosto irritati e nessuno riesce a imbucare le schede personalmente. Ewa Hospodarewska Bologna Non credo che possa parlarsi, in questo caso, di lesione della democrazia. Ma anche a me sembra assurdo che l'elettore non possa mettere la sua scheda nell'urna. Forse dietro il regolamento, se esiste, si nasconde la vecchia diffidenza della burocrazia italiana per l'uso che i cittadini potrebbero fare della loro libertà. DEMOCRAZIA TURCA L'evoluzione Caro Romano, sono stata in Kurdistan turco per partecipare a una udienza contro i sindaci di Sur e di Diyarbakir, e poi come osservatrice al Newroz, il capodanno kurdo. I sindaci curdi rischiano 4 anni e mezzo di carcere per uso della lingua kurda, mentre al Newroz militari armati hanno letteralmente posto in stato di assedio le città curde per impedire ai cittadini di festeggiare, causando tre morti e centinaia di feriti. La "democratizzazione" della Turchia, indotta dall'"ambizione europea", rimane minima e solo "sulla carta". Ho letto con il suo intervento su "Il Kurdistan e il Kosovo, due pesi e due misure" che, a dispetto del silenzio e disinformazione generale, descrive senza mezzi termini il ruolo degli Usa e gli interessi politico-economici in gioco. E l'Europa? Abbiamo una Carta europea dei diritti dell'uomo, di cui è parte anche la Turchia, una Corte europea dei diritti umani che dovrebbe garantirne l'applicazione e, a differenza degli Usa, una forte tradizione liberal-democratica. Di fronte all'"ambizione europea" di Ankara, non potremmo "piegare" la Turchia a riforme effettive? Laura Laureti, Roma L'evoluzione della democrazia turca in questi ultimi anni è stata considerevole ed è dovuta in buona parte alle ambizioni europee del suo governo. Ma l'Europa, a differenza degli Stati Uniti, sa che gli Stati non sono scolari e che certi valori non possono venire impartiti dalla cattedra. Può esortare la Turchia a fare alcune riforme, ma tocca ai turchi decidere quando e come adottarle. LIBIA Le aspettative Le offese alla religione sono solo una giustificazione per gli ingenui disposti anche a immolarsi inutilmente. I ricatti della Libia, come i conflitti in nome della fede, nascono da aspettative poco celesti: gasdotto e autostrade. Filippo Testa Baldissero Torinese (To) SISTEMA SCOLASTICO I recuperi Ritengo, anche per esperienza 40ennale, che pochi interventi come quello sui recuperi scolastici siano dannosi al sistema scolastico italiano, anche per la quota finanziaria male investita e peggio utilizzata; lamentarsi del costo dei libri di testo avrebbe senso se le scelte ministeriali sostenessero il diritto allo studio e non le scorciatoie dei recuperifici che non portano da nessuna parte. Enzo Pietra stoneone@tin.it FISCO IN RETE Perplessità Se devo concedere in affitto un immobile, vendere a rate una macchina o intrattenere rapporti commerciali con una società o con una persona fisica è condivisibile che, ai fini di valutazioni di solvibilità, mi venga concesso di prendere visione di determinati dati sensibili, dietro presentazione delle mie generalità e dovendo recarmi presso un ufficio pubblico preposto allo scopo. Altra cosa è consentire a chiunque e in maniera indiscriminata di conoscere quanto guadagna questo o quello per curiosità o per fini illeciti. Andrea Ballabio Cesano Maderno (Mi) TASSE E SERVIZI Chi paga, chi no Ci sentiamo ripetere che lo Stato chiede troppe tasse per i pessimi servizi che offre. Se poi andiamo ad analizzare le dichiarazioni dei redditi scopriamo che intere categorie autonome (commercianti, artigiani, professionisti, ecc.) denunciano un reddito medio inferiore ai 15-20.000 euro l'anno. Possiamo dedurne quindi che buona parte di costoro di tasse ne pagano poche e che per loro i servizi dello Stato sono molto a buon mercato (o addirittura gratis). Umberto Salvatore umberto_salvatore@yahoo.it NEL NOSTRO PAESE Sentirsi fortunati Mi sento fortunato a vivere in questo Paese dove il maggior problema è quello della pubblicazione dei redditi. Non esiste più il caso Alitalia o il costo della benzina e il debito pubblico. In quanto all'energia perché perdere tempo a discutere di fonti rinnovabili? Sono argomenti noiosi e sorpassati. Congratulazioni. Franco Reginato regifran@libero.it MERITOCRAZIA Lavorare seriamente Si parla di annullare i privilegi e aumentare la produttività. Ma qualcuno ha provato a spiegare all'italiano medio che senza privilegi, e quindi premiando il merito, bisogna mettersi a lavorare seriamente? Non sarà mica questa la motivazione per cui i lavoratori (ovviamente non tutti) sono i primi a fare orecchio da mercante? Marco Re remarco686804@yahoo.it.

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Ordine pubblico al primo posto (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-05-04 - pag: 9 autore: Un nuovo sindaco a Londra. Lotta alla delinquenza giovanile e più alloggi: dopo la vittoria Johnson elenca le sue priorità "Ordine pubblico al primo posto" La tassa sul traffico resterà in vigore, ma non sarà triplicata per i Suv LONDRA. Dal nostro corrispondente Evaporata l'euforia notturna della vittoria, Boris Johnson è passato ieri alle vie di fatto per provare di essere un uomo d'azione all'altezza del compito di primo cittadino di una delle maggiori e più complesse capitali europee. Anche se entrerà ufficialmente in carica domani, Johnson ha tenuto ieri un primo discorso inaugurale a City Hall, il municipio londinese, battendo soprattutto sul tasto dell'ordine pubblico. Prendendo a pretesto un nuovo accoltellamento di un giovane, morto ieri mattina, il neo-sindaco ha detto che "è giunto il tempo di affrontare questo orribile incubo che è solo la punta dell'iceberg dei problemi che affliggono Londra". Ha parlato di una delinquenza minorile "senza confini, di giovani che si perdono in scelte tragiche, catastrofiche e autodistruttive, che sono diventate il problema numero uno di questa città". Ha poi promesso di "unire la cittadinanza e di servire ogni singola comunità in modo imparziale ". L'ordine pubblico e la violenza giovanile sono in cima alla lista delle priorità di Johnson, che si è prefissato tra le altre cose di abbattere la burocrazia negli uffici della polizia per accrescerne la presenza nelle strade, di aumentare le perquisizioni per individuare chi è armato di coltelli e munire tutti gli autobus con telecamere in diretta. Oltre ad aumentare il personale in divisa alle fermate di autobus e stazioni. L'obiettivo è debellare la violenza giovanile per evitare che debordi in forme di criminalità più preoccupanti. Johnson, che dovrà gestire un bilancio complessivo di 11 miliardi di sterline, ha confermato peraltro il proprio impegno di costruire 50mila abitazioni a prezzi abbordabili per giovani e i meno abbienti. Tra gli altri punti del programma, l'abolizione dei "bendy buses", i lunghi autobus snodati che vuole sostituire con un aumento di quelli a due piani di nuova fattura, un progetto che gli è già stato contestato. Il nuovo sindaco manterrà la "congestion charge", la tassa sul traffico del centro, ma la vuole far pagare in rate e non ogni 24 ore. Inoltre non la triplicherà per i Suv come voleva Livingstone e ieri si è trovato già davanti alla richiesta della casa automobilistica Porsche (produttrice della Cayenne) di onorare l'impegno. A cui aggiunge, da bravo conservatore, la lotta agli sprechi amministrativi che sono lievitati durante l'era di Ken il Rosso. Bollato come un "buffone" e un inesperto, Johnson, che dietro all'aria affabile e bonaria nasconde un carattere fortemente ambizioso, dovrà da lunedì iniziare a scalare una montagna. Ridurre la delinquenza non è un compito facile, come pure non sarà per nulla facile guidare Londra verso l'appuntamento delle Olimpiadi del 2012 dopo che i costi sono triplicati dagli iniziali tre miliardi di sterline agli attuali 9 miliardi, con Cassandre che prevedono cifre nell'ordine dei 10-12 miliardi. C'è poi un importante versante politico che rende da qui alle elezioni la posizione di Johnson assai delicata: quella di esercitare il ruolo di banco di prova della futura gestione dei conservatori. Su questo fronte il leader dei tory David Cameron sarebbe assai nervoso dato il carattere pirotecnico, l'indipendenza di giudizio e l'inesperienza di Johnson. Per questo Cameron avrebbe iniziato a coordinare il team di Johnson con quello conservatore con l'intervento di Nicholas Goes, un giovane intellettuale che è stato di grande sostegno al leader tory per preparare un team di transizione che porti al lancio di una nuova amministrazione comunale senza scossoni. Johnson dovrà peraltro nominare i nuovi responsabili di enti come Transport for London e London Development Agency. Quanto alla metropolitana, per ora è orientato a mantenere la cooperazione pubblico-privato. E ha offerto un ramoscello d'ulivo ai sindacati dicendo che vuole promuovere il dialogo. L'avventura è cominciata. M.N. AP Stima tra rivali. Ken Livingstone (a sinistra) si congratula con Boris Johnson. La simpatia tra i due è reciproca BANCO DI PROVA Eletto per la sua personalità, il primo cittadino deve dimostrare di essere un uomo d'azione e di spianare la strada ai conservatori.

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Assediati dalla idiot art (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: VETRINA data: 2008-05-04 - pag: 31 autore: Table Talk di Serena Vitale Assediati dalla "idiot art" Bianchi astronauti con maschera antigas: sono gli operai del Comune che ripuliscono i muri dalle opere dei "writer". Il mio premio al liceo per il tema su "Lolita": "Stento a credere che un libro così sia pubblicato" di Serena Vitale S opravvissuta indenne alla festa della donna (senza prole, quella della mamma non la temo), posso tranquillamente citare Puakin: "Una signora mi ha detto che se un uomo comincia a parlarle di argomenti futili, quasi per adeguarsi alla debolezza dell'intelligenza femminile, rivela subito la propria ignoranza delle donne. In effetti: non è ridicolo considerare esseri a noi inferiori le donne, che tanto spesso ci colpiscono per velocità di comprensione, sottigliezza di sentimenti e pensiero?" ( Table-Talk, 1830-1837). *** "Grande poeta russo, erede solitario di Majakovskij e Pasternak", "massimo poeta russo contemporaneo", "enfant terrible": questo è in Italia – dove riceve premi, tiene letture pubbliche anche nella nostra lingua, scrive per giornali prestigiosi – il settantacinquenne Evgenij Evtuaenko. Nato per caso in Siberia (pochi anni fa lo vidi assentire mestamente mentre un poco aggiornato giornalista italiano accennava al suo "calvario nei lager siberiani "), divenne presto moscovita; da tempo è pendolare tra Russia e Stati Uniti. Nei lontani anni del disgelo levò la voce contro l'antisemitismo, la burocrazia, gli "eredi di Stalin", in liriche e poemi di innegabile abilità versificatoria. Oggi per molti russi amanti della poesia è solo il protagonista di una serie di aneddoti che ne immortalano l'equilibrismo ideologico ("dissidente- cortigiano", "valvola da cui la locomotiva lasciava uscire il vapore perché non scoppiasse la caldaia"), l'ipertrofia dell'ego ("moralmente sono inferiore / a Gesù Cristo ", "Lenin è il mio più intimo amico"), la prodigiosa versatilità (poeta, romanziere, attore,regista,critico letterario e d'arte, docente universitario eccetera), l'energia profusa nell'autopromozione. Qualcuno giudica "giornalismo in rima, cronaca mondana di cui egli stesso è il protagonista" la sua poesia, e pochi dimenticano la parte quantomeno ambigua che "Evtuch"ebbe nell'affaire Brodskij (questi in seguito raccontò: "Spero che la mia espulsione non sia avvenuta per sua iniziativa... ma del Kgb, beninteso, fu consulente"). Ah, la pigrizia, la scarsa informazione – non riesco a credere che si tratti di simpatia per gli opportunisti, i versipelle – di certa cultura italiana... Eppure si insegna letteratura russa in trentasette università del nostro Paese, dove nell'ultimo decennio sono state pubblicate tre antologie della poesia russa contemporanea. Evtuaenko "erede solitario"? A Brodskij è sopravvissuto, ma restano Achmadulina, Gandlevskij, Kuaner, Losev, Rejn (mi limito alla sua generazione, a qualche nome), meno abili surfisti sulle onde – sempre alte e minacciose, in Russia – del tempo, della storia. *** "L'unione tra il poeta e il tempo è un matrimonio forzato e per questo destinato al fallimento. Nel migliore dei casi, buon viso a cattivo gioco, nel peggiore – il più frequente, il più reale – un tradimento dopo l'altro..." (Marina Cvetaeva, 1932). *** Nuove trouvailles del recente trasloco... Da una cartelletta appartenuta a mia madre è saltato fuori un ritaglio ("La Gazzetta del Mezzogiorno"?): "Il premio per il miglior tema libero è stato vinto da Serena Vitale, Liceo-Ginnasio "Benedetto Marzolla" ". "... Stento a credere che un'"opera" simile sia stata pubblicata e spero che non la vendano mai nella nostra città, che non capiti nelle mani di noi giovinette... Dolores Haze perde la verginità in una colonia estiva... Occhi libidinosi la spiano mentre gioca a tennis... Turpi amplessi con un uomo maturo... Dateci letture capaci di elevare l'anima,educandoci al futuro di mogli e madri... ". "Io" scrivevo questo di Lolita (era appena comparso in italiano), di uno dei libri che più ho amato e amo? Io. E nessuno, nella giuria, si era chiesto come mai la vereconda giovinetta conoscesse così bene l'abietto libro... Me lo aveva fatto scoprire un giovane zio cui debbo l'amore per la letteratura. Non si distingueva per virilità, e con scarsa lungimiranza il nonno lo aveva mandato per un anno negli Stati Uniti "perché guarisse... ". S'era semmai aggravato, a Nuova York, e ne era tornato con un inglese perfetto, jeans e camicie colorate, molta nostalgia, tanti libri per la già ricca biblioteca che doveva tenere sotto chiave. Nipote preferita (la predilezione era ricambiata), con lui cominciai a sillabare, poi a leggere in inglese: Dickens, Twain, poi anche Faulkner, Capote. Un giorno arrivò dal Nord Lolita, in originale e in traduzione. Durante indimenticabili lezioni clandestine venni iniziata ("Guarda, Enchanted Hunters ha le stesse lettere di Ted Hunters, Cane, N.H., è un anagramma... ") anche al sublime vizio paronomasico di Nabokov. Il prezzo del mio tradimento? Diecimila utilissime lire. *** Drammi, anagrammi. Onore a scarni sballati (La sinistra arcobaleno); Votar! A un re, storditi, capitoliamo (Partito comunista dei lavoratori); Arde triste... Marciam, o folla! (La destra. Fiamma tricolore); Ostica lotta! Sparii... (Partito socialista); Castrati... In crisi... (Sinistra critica); Nascita zero: fatal abiezione... Addio volgo, risse! (Associazione difesa della vita. Aborto? no grazie!). *** Svegliata da un rumore apocalittico, ho visto in strada bianchi astronauti con la maschera antigas... Ci siamo, mi sono detta: è scoppiata una guerra stellare. Erano, invece, operai del Comune che ripulivano i muri dalle opere dei molesti, implacabili, onnipresenti writer: "Paolo 2008", "Liska", "Yo", "Bambi 2007", "Krim", "Gusma", e via imbrattando: gli "scartini ", epigoni della Graffiti o Aerosol Art, che non di rado usano i caratteri offerti da siti specializzati (quello dei Principi Templari, ad esempio, promette "volute medievali "). Niente invenzione, provocazione, rivoluzione: idiot art, parente delle scritte lasciate sui monumenti dai ragazzini in gita scolastica. *** Ho letto in una vetrina: "Bomboniere solidali". Solidali con gli sposi perché si sposano? - iettatorio cinismo! Con gli invitati alle nozze per i denari spesi in doni agli sposi? - pitocco mercantilismo! Entrata nello sfarzoso negozio ho potuto vedere melanconiche scatoline in carta di riso, posate in legno di cocco, fiorellini indonesiani "riutilizzabili per braccialetti ", minishopper filippini in buri (dal nome dell'omonima palma)... Un'elegante signora dai molti braccialetti – di oro – mi ha spiegato: "Il nostro è commercio equo e solidale". "?". "A favore dei Paesi economicamente svantaggiati. Trattiamo solo regalistica". Quella notte ho sognato bilionari sceicchi che facevano shopping a Dubai: bomboniere solidali con l'Italia a forma di mandolino (corteccia di pini napoletani), torre di Pisa (similmarmo dei Fori romani) eccetera. *** Temporaneamente chiuso il "Moskovskij Korrespondent " che aveva pubblicato un articolo sul love-affair tra Putin e la bella ginnasta venticinquenne – due volte oro alle Olimpiadi, ora deputata della Duma e top-model – Alina Kabaeva; sono scomparsi alcuni blog che commentavano la notizia. Ma il mio computer ha 512 mb di memoria: "è una balla: mica siamo in Francia, o in America, dove un governatore si dimette per via di una prostituta; da noi il 50% della nomenclatura si fa puttane, cantanti e modelle, tutti lo sanno e tutti sono contenti", "Nuove nubi a Sarajevo, / e presagi di rovina. / Putin sposa la sua Alina... / Falce e martello, croce o svastica, / per noi tanto ormai è lo stesso. / Lui al Cremlino fa ginnastica, / fuori noi facciamo sesso... ". Alla voce dei cittadini comuni si è subito sostituita quella di allarmati "politologi". Paparin, ad esempio: "Responsabile è qualche gruppo di potere... Putin è in Italia, dove il suo grande amico Berlusconi ha vinto, e si stanno rafforzando i rapporti russo-europei... Si possono ipotizzare, soprattutto all'interno degli Stati Uniti, forze che cercano di isolare la Russia dall'Europa...". Una nuova guerra fredda, o anche solo freschina; una nuova cortina, foss'anche d'oro e platino: no, a questo non sopravviverò. MARCO MARELLA.

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La sovrintendenza blocca tutto (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino di Padova, Il" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

NUOVA MOSCHEA. Parere tecnico che non arriva La Sovrintendenza blocca tutto Tg2 Dossier in città. Ruffini: "Esempio di integrazione" Inspiegabilmente arenato in Sovrintendenza. Tanto è stata rapidissima la burocrazia di palazzo Moroni a "pubblicare" il progetto di massima della moschea nell'ex fattoria di via Longhin, quanto sembra eterna la pratica per il parere tecnico preventivo della Sovrintendenza. Così il "caso moschea" resta politico, con la raccolta di firme per il referendum e la mobilitazione più o meno anti-islamica sull'onda del leghismo. Sul punto vero, invece, poca attenzione e meno voglia di discutere. Eppure The Times ha affidato a Richard Owen un'inchiesta su Padova, che torna sotto i riflettori televisivi: Tg2 Dossier sta preparando una puntata dedicata al "primo patronato islamico" d'Italia. PROGETTO. Firmato dall'architetto Ivan Iobstraibizer, è abbozzato in attesa del via libera degli enti competenti. Al parere tecnico della Sovrintendenza (quando arriverà) devono seguire quelli di Usl, Aps e Vigili del fuoco. I committenti dell'associazione Rahma si sono preoccupati di rispettare l'iter e le regole. Tant'è che solo sabato hanno illustrato il progetto di massima, ormai pubblicizzato dal consigliere comunale Domenico Menorello. "Romanticamente, vorrei ricordare che un edificio veneto si presta a diventare luogo di culto dell'islam. E a beneficio dei "banchettari" e di chi porta a spasso maialini, va ricordato che nell'ex fattoria c'era una stalla e anche una porcilaia", sorride malizioso l'architetto. Iobstraibizer snocciola dettagli: "L'architetto Gennaro, fin dal sopralluogo, era informato della necessità di un accesso da via Longhin. E si è preferito rinunciare agli spazi verdi, pur di assicurare un parcheggio che eviti problemi. E' stata ipotizzata una scala esterna di sicurezza, così come si sono scelti i pannelli solari per rispettare una legge vigente dal luglio 2007". Non mancano le difficoltà: dal collettore che dista 90 metri alla "ricostruzione" dell'area; dal computo metrico calcolabile solo con il progetto definitivo al possibile recupero di spazi (135 metri quadri lordi). IL COMUNE. Il sindaco Flavio Zanonato per un'intera settimana ha rintuzzato l'offensiva anti-moschea. L'assessore Daniela Ruffini ha ripetuto ai microfoni della rubrica settimanale del Tg2: "Normale amministrazione dare stabili in concessione. Con l'ex fattoria, è la prima volta che un'associazione ristruttura tutto a sue spese. E si tratta di gente che lavora, paga le tasse e ha famiglia. Mi sembra naturale che possano esercitare il diritto a pregare". Ruffini insiste: "Il trasloco della moschea da via Anelli a via Longhin è un'ulteriore conferma della politica di integrazione che l'amministrazione ha sempre perseguito. C'è chi raccoglie firme e chiede il referendum, ma c'è sempre il sacrosanto principio costituzionale sulla libertà di culto. STUDIO. Il "caso moschea" merita la massima attenzione (tutt'altro che accademica) dei professori della nostra Università. Stefano Allievi ha voluto essere presente alla conferenza stampa dell'associazione Rahma. Documentazione diretta e "sul campo". Poi ci sono gli studenti che preparano le tesi sulla Padova islamica e sulle coppie miste, anche dal punto di vista religioso. Senza dimenticare, infine, i ricercatori più o meno a contratto, che sono concentrati sul "laboratorio Padova". (e.m.).

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Troppi poteri capaci solo di dire no (sezione: Burocrazia)

( da "Panorama" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

CONTROCAMPO Troppi poteri capaci solo di dire no GIANNI BAGET BOZZO Nonostante l'antipolitica, gli italiani hanno affollato le urne, segno che si riconoscono nella democrazia e nelle istituzioni. L'elettore è stanco di rivoluzioni e di rivolte, perciò non sceglie più la sinistra e vota a destra. Non ha più, come ebbe fino al 1994 e anche oltre fino al 2006, timore dei comunisti, il governo Prodi ha mostrato che la sinistra al governo non solo è inefficace ma anche inetta. Non è contro il grande potere che si dirige la protesta elettorale, ma contro il micropotere: quello che detiene colui che dice solo no e ha forza solo se dice no. E può ricorrere anche all'occupazione del suolo pubblico per dire no. Qui in primo luogo vengono i sindacati. E, non a caso, Luca di Montezemolo, tornato imprenditore dopo la presidenza della Confindustria, dice le cose che nel 2006 affermarono gli industriali di Vicenza applaudendo Silvio Berlusconi. Quella del sindacato non è la sola storia da raccontare, ma è anche la più significativa. La burocrazia sindacale è stata vista con il medesimo riguardo che i cattolici riservavano al clero e i comunisti ai funzionari di partito nei tempi antichi. Il sindacato è stato concepito come un privilegio per sindacalisti allo scopo di difendere meglio i lavoratori. Ma sul piano della difesa economica i sindacati hanno fatto poco, specie nel privato. Non a caso le retribuzione dei lavoratori del privato italiani sono le più basse in Europa, naturalmente non quelle del pubblico. Il diritto di veto sindacale si è trasferito agli enti locali e ai gruppi di interesse che li amministrano, anch'essi pongono veti sulle opere pubbliche o sull'edificabilità dei suoli. E anch'essi occupano le vie di comunicazione. Se un'opera pubblica non piace loro, possono vendere al sentimento popolare come valore civico il loro interesse a lasciare le cose come sono. Invece l'interesse nazionale, quello per cui il popolo vota, è un simbolo come la bandiera, una parola che si agita al vento. Gli italiani hanno votato il 13 aprile e in un altro paese ci sarebbe già il governo. Ma noi abbiamo un sacro costituzionale, un sacro parlamentare e un sacro presidenziale. La Repubblica del 1946 ha copiato la monarchia dei Savoia, mettendo le istituzioni formali dello Stato (Parlamento e presidenza) come spazio vuoto tra il voto popolare e la formazione del governo. Vedremo invece Giorgio Napolitano consultare Oscar Luigi Scalfaro per decidere il senso del voto popolare. In nessuna democrazia accade così. Ma la Prima repubblica non è una democrazia, è il controllo delle istituzioni sulla democrazia. Per questo Berlusconi, avendo contro il Quirinale, ha dovuto vincere tre volte. Chissà se basta. (bagetbozzo@ragionpolitica.it).

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Ringrazio tanto Padova (sezione: Burocrazia)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Ringrazio tanto Padova per quella multa ingiusta Ho appena pagato la sanzione per divieto di sosta, (euro 50,90) inflittami il 19 gennaio scorso in via Ricci a Padova. Quel giorno ero arrivato a Padova verso le ore 11.00 per partecipare alla Fiera della Moto. Ho incontrato subito il problema di parcheggiare l'auto in quanto gli spazi disponibili erano esauriti. Non conosco Padova. Ho chiesto informazioni ai vigili presenti sulla strada che dopo avermi fatto girare a vuoto da destra a sinistra mi hanno gentilmente risposto di "arrangiarmi a trovare un posto" (mi rammarico di non aver chiesto il nominativo). Ho trovato il posto e con me tanti altri, non ho visto il divieto di parcheggio e.... pago!!! Con la presente ringrazio di cuore la Polizia Municipale che a sostegno dell'automobilista e non per fare cassa, come tanti sostengono, mi ha dato questa sanzione; non ha messo sul parabrezza della mia auto e su quelle vicine alla mia alcun biglietto o notifica, o verbale di segnalazione di contravvenzione, attivando a mie spese l'accertamento e la notifica. Ringrazio altresì l'amministarzione di Padova per l'ottima organizzazione e in particolare per la formazione professionale del personale pagato per aiutare, supportare e risolvere i problemi che possono avere le persone quando partecipano ad eventi come quello in oggetto. Sicuro di un positivo riscontro e fiducioso che non si ripetano fatti incresciosi di questo genere perchè lasciano nel cittadino il senso di essere stato imbrogliato colgo l'occasione per inviare i migliori e più cordiali saluti. Luigi Lorenzon Refrontolo Pensione di invalidità "Il mio grido di dolore" Ormai è noto che per ottenere il rispetto di un diritto dalla burocrazia statale occorre rivolgersi al giudice o ai mezzi di comunicazione. Adire al giudice risulta troppo lungo e costoso; voi rappresentate un ente benefico per noi cittadini pazienti oltre ogni limite. Sono titolare di una pensione di invalidità, riconosciata e confermata dai numerosi enti statali che la devono vidimare: in particolare la mia pratica vaga nei meandri statali da circa 18 anni, finalmente nel dicembre 2006 da Roma parte il decreto finale inviato all'Inpdap di Treviso che ha l'obbligo di fare i conteggi e liquidare gli arretrati. Ebbene, dopo i numerosi anni trascorsi in quel pozzo di S. Patrizio della burocrazia romana,l'Inpdap si concede il lusso di bloccare la pratica dal dic. 2006 (ben 16 mesi e non si intravede la fine) per effettuare i conteggi. Quello che però lascia frustrati fino all'esasperazione sono le risposte: "Voi pensionati siete tanti, noi siamo pochi e c'è tanto lavoro" e così da poco meno di 60 anni d'età sono arrivato a oltre 75 anni per sentirmi rispondere sempre le trite affermazioni a scusante di una inefficienza abissale. Io sono convinto che l'esercizio di certi diritti é frenato dallo stanco lavoro fornito dagli addetti a tutti i livelli che, oltretutto, molto spesso, senza essere provocati, assumono atteggiamenti scostanti improntati ad una indisponibiltà a tutto campo. Giovanni Marinelli Conegliano Gentilini e la Chiesa: uomo della provvidenza? I preti del Collegio Pio X possono essere orgogliosi di contribuire a formare "personaggi" come il signor Gentilini che ieri, al giornale El Pais, ha dichiarato candidamente di essere fascista e clericale! Il suddetto, che ha la memoria corta, afferma tutto ed il contrario di tutto: "Amo il tricolore, le leggi, il prossimo!" Non è xenofobo ma, "odio i nomadi, le prostitute, gli omosessuali"! Che questo collage di intolleranza, razzismo e inciviltà sia frutto di quella cultura cattofascista di cui tanto si vanta? Beh...si potrebbe pensare proprio di sì! La cosa più stupefacente è che, a differenza di quanto succede normalmente nella vita "civile" di questo Paese, dove ad ogni scelta o rivendicazione di tipo politico etica e morale c'è il pesante piedino dell'ingerenza cattolica, in questo caso la Diocesi di Treviso se ne sta buona buona ed accetta di buon grado affermazioni che dovrebbero far saltare la mitria di qualsiasi vescovo di buon senso! E' vero anche che ci insegnano a convivere con l'incoerenza, ma quando è troppo è troppo! Viene da pensare che gli errori della chiesa nel recente passato non siano serviti a molto, se, come fece Papa Pio XI, anche il vescovo di Treviso pensa al signor Gentilini come l'uomo della provvidenza! Non ci dovremmo stupire neanche che il citato Gentilini si ispiri a modelli di fascismo il cui ideatore, saputo che era scoppiata la prima guerra mondiale, "si inginocchia e ringrazia il cielo per avergli concesso l'opportunità di vivere quell'epoca"! Noi però ci stupiamo e non ci sentiamo rappresentati da questo tipo di "prodotti". La nostra bella terra trevisana è in grado di produrre ricchezze migliori, prodotti autentici, ricchi di un territorio che sa sacrificarsi, che conosce sulla propria pelle le difficoltà dell'emigrazione, che riconosce la diversità come una ricchezza da coltivare. L'alleanza di Dio con i poveri e gli umili è in contraddizione con l'arroganza di ogni potere che condanna e elimina l'innocente scomodo, ma il potere acceca tutti, anche gli umili servitori di Dio! Vai a vedere che alla fine tocca proprio a noi, poveri atei, dover difendere l'onnipotente e i suoi figli in terra; roba da non crederci! Fania Zanforlin E-mail Postamat senza il Pin le Poste si scusano Gentile direttore, Rispondo all'articolo "Postamat, gli utenti restano senza Pin", pubblicato dalla Tribuna di Treviso lo scorso 23 aprile. Desidero scusarmi con i coniugi Da Broi e Moret per i disagi subiti ed informarli che sono in corso verifiche sul mancato arrivo delle comunicazioni necessarie per attivare la nuova tessera Postamat. Ricordo che, per risolvere le controversie riguardanti il Conto Bancoposta, Poste Italiane mette a disposizione la procedura di conciliazione. Il Cliente può infatti avviare la procedura presentando domanda tramite le Associazioni dei Consumatori aderenti all'iniziativa o direttamente in un ufficio postale. La domanda può essere presentata se è stato già presentato reclamo e la risposta di Poste Italiane sia stata ritenuta insoddisfacente. Alla procedura di Conciliazione potranno far ricorso i titolari di un Conto BancoPosta per reclami relativi a: spese e commissioni; valute versamenti e accreditamenti; valute prelevamenti e addebitamenti; termini di disponibilità; vidimazione assegni; altre spese; oneri fiscali; carte Postamat Maestro. La domanda sarà esaminata da una Commissione composta da un rappresentante di Poste Italiane e un rappresentante delle Associazioni scelto dal cliente, che redigerà un'ipotesi di accordo. Se la proposta di Conciliazione sarà accettata, questa sarà ratificata in un atto che estinguerà la controversia e risarcirà il titolare del conto per il disagio subito. Agostino Mazzurco Responsabile Ufficio Comunicazione Poste Italiane Spa.

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No al lavoro che uccide, 400 in corteo (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

PRIMO MAGGIO Vincenzi: i tempi lunghi nelle grandi opere non siano recuperati a scapito della sicurezza IL LAVORO che garantisce il necessario per il sostentamento e una vita dignitosa, il lavoro che uccide. Le celebrazioni del primo maggio sono state aperte, già ieri, con una breve cerimonia (e successivo corteo, con almeno quattrocento partecipanti e incontro pubblico al Teatro della Gioventù) dedicata ai temi della salute e della sicurezza sul lavoro, ma anche al precariato e al lavoro in nero, indetta da Cgil, Cisl e Uil. Una corona di fiori è stata deposta dal fratello di Albert Koljeja - l'operaio edile deceduto nel crollo del Museo del Mare nel 2003 - davanti alla lapide al porto antico che ricorda i lavoratori caduti nella realizzazione delle grandi opere colombiane, tre croci piantate prima del 1992. Ma di lavoro si continua a morire e a soffrire: 14 decessi nel 2007 in Liguria, metà in provincia di Genova. E 12 mila sempre nel genovese (21 mila in Liguria) le persone che, lo scorso anno, hanno ricevuto una somma a risarcimento di danni subìti. Il porto antico, emblema della svolta di Genova, è anche simbolo di speranze e problemi del lavoro. "Questo è il luogo da cui Genova è ripartita, trovando le energie per il rilancio - dice il sindaco Marta Vincenzi, prima della cerimonia - ma è anche un luogo dove si sono consumate tragedie. Nella realizzazione delle grandi opere pubbliche, è necessario che non si allunghino all'infinito i tempi della burocrazia, perché la conseguenza poi è che i lavori vengono eseguiti a tappe forzate a scapito della sicurezza. Ed è necessario che gli interventi vengano programmati senza aspettare scadenze imposte dagli eventi, siano le colombiane del 1992 o Genova città della cultura". Più programmazione ordinaria, meno interventi straordinari. "Sapere che di lavoro si muore, oggi, deve far parte della memoria collettiva della città". "Si muore ancora troppo sul lavoro, 1.200 le vittime dell'ultimo anno, 3 o 4 al giorno". Claudio Burlando, presidente della Regione, interviene e esprime un timore: "Mi auguro che si capisca che questo paese non deve competere sui costi e sulla sicurezza, ma invece sulla qualità dei prodotti". I dati sul lavoro "malato" a Genova vengono, a margine della manifestazione, dal direttore provinciale dell'Inail, Istituto nazionale infortuni sul lavoro: "Nel 2007 gli infortuni mortali in Liguria sono stati 14 , sette solo a Genova e provincia - dice Enrico Lanzone, direttore provinciale - prevalentemente nell'edilizia e nei trasporti. Le pratiche di riconoscimento di una patologia ai fini pensionistici, lo stesso anno, sono state 350 in provincia di Genova e 350 in tutta la Liguria. E, sempre a Genova, a tutt'oggi abbiamo registrato 21 mila situazioni di invalidità sul lavoro superiore al 16 per cento e quindi tale da dare diritto a una pensione". In Liguria, 43 mila. Tra i quattrocento che ieri sono scesi in piazza al porto antico si alzano bandiere con i simboli di tutte le sigle sindacali. Il segretario generale della Camera del lavoro di Genova, Walter Fabiocchi, invita "a riportare il tema del lavoro all'attenzione della politica". "Alba Lizzambri, segretaria Uil, rivendica l'importanza di "mettere al centro il valore del lavoro, in tutte le sue forme" e chiede anche maggiore attenzione per il ruolo delle donne nelle attività produttive. Le fa eco il segretario generale della Cisl, Antonio Graniero: "Il Primo maggio è la voglia di portarein piazza il diritto a un lavoro libero, sicuro, dignitoso". Possibile solo se vengono garantire condizioni di sicurezza, nel rispetto dei contratti: ma su 10 mila aziende liguri controllate nel 2007 sono stati denunciati 4.200 lavoratori totalmente in nero, di cui 86 minori. Il presidente della Provincia Alessandro Repetto aggiunge un tassello: "Nei centri dell'impiego le sale sono piene di giovani, donne e anziani che trovano un impiego per 15 giorni. È un lavoro sempre più precario, non chiamiamolo a tempo determinato...". Bruno Viani viani@ilsecoloxix.it 01/05/2008.

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La legge del Garante e quella di Internet (sezione: Burocrazia)

( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Caro Direttore, Francesco Merlo su Repubblica di ieri ("I professionisti dell'antigossip") ci accusa di lentezza nelle nostre decisioni riguardo alla diffusione in Internet dei dati delle dichiarazioni dei redditi di tutti i cittadini. Con tutta franchezza, mai come questa volta l'intervento della nostra Autorità è stato tempestivo. Il 30 aprile, nella stessa giornata in cui si è saputo che l'Agenzia delle entrate ha cominciato a diffondere in rete, sul suo sito web, i dati di tutti i contribuenti italiani relativi al 2005, l'Autorità, che non era mai stata sentita preventivamente, ha fatto una rapida ma approfondita istruttoria sulla base della quale è apparso mancare il fondamento giuridico per una decisione così innovativa, mai adottata da alcun altro Paese, e potenzialmente così pericolosa, come quanto sta avvenendo purtroppo dimostra. Conseguentemente, nella stessa seduta, il Collegio ha chiesto formalmente all'Agenzia di presentare le sue controdeduzioni e ha invitato a sospendere la ulteriore diffusione dei dati sul sito. Successivamente, di fronte agli aspetti sempre più preoccupanti che, come avevamo previsto, si sono purtroppo puntualmente verificati, il 2 maggio si è di nuovo riunito il Collegio che ha dato all'Agenzia il termine massimo del 5 maggio per rispondere. Il 6 decideremo. Si dirà: sì, ma intanto il danno è stato fatto. Sono bastate quelle poche ore per consentire a decine e decine di utenti in tutto il mondo (anche negli Usa) di scaricare quei dati. E ora quei dati circolano liberamente sulla rete; sono oggetto di curiosità di ogni tipo; vengono esaminati, trattati, schedati in giro per tutto il mondo senza che nessuno ne possa più controllare o proteggere l'uso. E' esattamente quello che avevamo paventato. Ma certo questo non è imputabile all'Autorità. Sarebbe come se si accusasse la polizia del fatto che qualcuno, senza avvertirla né consultarla, ha aperto le armerie a tutti i cittadini nella convinzione che così potessero meglio difendersi, senza pensare ai pericoli che ciò avrebbe potuto comportare. Quanto è avvenuto deve invece farci riflettere, e molto. L'epoca della rete, il mondo della realtà virtuale è completamento diverso dal mondo fisico nel quale da millenni viviamo. In questa realtà persino i termini del linguaggio comune cambiano. Figuriamoci nei termini e i concetti giuridici che spesso continuano ad essere utilizzati senza alcun cambiamento per descrivere situazioni del tutto differenti. Pubblicità e pubblicazione nella realtà fisica significano cose del tutto diverse da quello che sono nella realtà della rete. E' abissale la differenza tra la disponibilità dei dati fiscali presso i comuni, come prevede la normativa, e la loro immissione indiscriminata in Internet. Un dato messo in rete, specialmente con le modalità del sito web adottate in questo caso, è conoscibile in tutto il mondo, da chiunque, può essere usato per le finalità più diverse, modificato, cambiato, falsificato. Può entrare nei motori di ricerca e restare per sempre, magari manipolato, nel curriculum di una persona. Nessuno oggi, neppure le Agenzie di sicurezza e le istituzioni che usano le tecnologie più sofisticate può intervenire in modo davvero efficace a proteggerei dati entrati nella rete, ed evitare che possano restarvi in eterno, giusti o sbagliati che siano. Aggiungo: giustamente i garanti europei e il garante italiano in prima fila con loro, sono impegnati in una battaglia estremamente dura con gli Usa per impedire che i loro Servizi di sicurezza possano conoscere, e senza alcun limite, tutti i dati dei cittadini europei che volano da e per l'altra parte dell'Atlantico. Allo stesso modo siamo tutti impegnati a contenere per quanto possibile la pretesa americana di "spiare" tutte le transazioni finanziarie contenute negli archivi della Swift, organizzazione interbancaria finalizzata a rendere certe queste transazioni. E' ragionevole che i dati di tutti i contribuenti italiani siano stati conoscibili da tutti, in tutto il mondo? Senza una decisione del Parlamento? Senza aver sentito l'Autorità di protezione dei dati che oggi è l'Istituzione posta a presidio della tutela dei dati e dunque della stessa sicurezza e libertà dei cittadini nel mondo della realtà virtuale? Merlo ci accusa di essere una sonnacchiosa e troppo formalistica Autorità. Molto burocratica e tutta dominata dalla filosofai del "metta una firmetta per la privacy". E' un'accusa ingiusta. Non è così. Non è mai stato così. Non solo: specialmente negli ultimi anni abbiamo dedicato ogni sforzo per mettere in sicurezza le grandi banche dati del Paese, per proteggere le reti, per blindare il più possibile le comunicazioni telematiche, i dati trattati con tecnologie informatiche, gli immensi archivi informatici che costellano ogni settore della nostra società. Siamo pochi, ha ragione Merlo. Siamo dotati di poteri insufficienti, è vero. Ci misuriamo ogni giorno con i nostri limiti di fronte a tecnologie che cambiano continuamente, come negarlo? E' giusto dunque un serio dibattito sul nostro ruolo, le nostre risorse e le nostre competenze. Lo abbiamo chiesto in particolare nelle ultime relazioni presentate al Parlamento. Ma guai a pensare che diminuendo o limitando, o irridendo il nostro ruolo, il Paese vivrebbe meglio, i cittadini sarebbero più liberi, la rete renderebbe tutti più liberi e felici. Anche nella realtà virtuale di Internet vale il vecchio adagio: non ci sono diritti senza doveri; non ci sono libertà senza doveri. Ecco perché il fatto che l'Agenzia delle entrate non ci abbia consultato è stato in questo caso particolarmente grave. Non è un problema di rispetto delle forme; è un problema di rispetto effettivo dei diritti di tutti noi. Se fossimo stati sentiti sono certo che quello che è accaduto non si sarebbe verificato. Forse nessuno, nemmeno Merlo, lo avrebbe notato. Ma certo il Paese ne avrebbe tratto giovamento. P. S. Quanto a caso Meredith, il giorno stesso in cui abbiamo avuto la segnalazione abbiamo chiesto alla emittente la cassetta e subito dopo averla visionata abbiamo intimato di astenersi da ogni ulteriore riproduzione del filmato. (l'autore è presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali) La realtà non sopporta più i tempi della burocrazia. L'orribile filmato su Meredith è stato mandato in onda, per la prima volta, il 31 marzo. Io l'ho visto il 6 aprile. Il garante l'ha bloccato (si fa per dire) il 24 aprile. Le decisioni sui redditi on line sono attese per domani, 6 maggio, perché, come dice il presidente Pizzetti bisogna "pur sempre rispettare le regole. Tra le quali, prima di tutto vi è il principio del giusto procedimento e del contraddittorio". Ispirati, forse, da Einstein, i Beatles cantavano "life is very short and there's no time / for fussing and fighting, my friend", la vita è molto breve e non c'è tempo per pedanterie e polemiche, amico mio. (f.m) 05/05/2008 - 10:00.

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BOTTICINO. Proposte Burocrazia: un mini corso di autodifesa dai soprusi   Messo di fronte alla b... (sezione: Burocrazia)

( da "Brescia Oggi" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

BOTTICINO. Proposte Burocrazia: un mini corso di autodifesa dai soprusi   Messo di fronte alla burocrazia e ai meandri legislativi, spesso il semplice cittadino si sente schiacciato; e sicuramente incapace di difendersi. Per questo la sezione Auser di Botticino Mattina, con il patrocinio del Comune e dell'Auser provinciale, ha organizzato due incontri che hanno lo scopo di far conoscere i diritti basilari di ogni italiano. Le leggi in vigore nel nostro Paese sono in effetti numerosissime (molte di più rispetto a quelle dei maggiori Paesi europei), e soprattutto per un anziano e facile in qualche forma di sopruso o di raggiro costruito proprio sulla mancata conoscenza delle normative. Ma adesso, dicevamo, c'è questa opportunità di approfondimento. Il primo incontro è in programma mercoledì sera a partire dalle 20.30 nella cornice di villa Labus, sede dell'Auser di Botticino Mattina. In quella occasione si parlerà di diritti di famiglia; affido condiviso; separazione e divorzio (procedure e costi); successioni, testamenti, donazioni e usufrutto. Al tavolo dei relatori Luisa Papa, un avvocato civilista. Il secondo incontro, sempre con lo sfondo di villa Labus e a partire dalle 20,30, approfondirà le pratiche commerciali sleali; le clausole vessatorie e le novità della conciliazione e della mediazione. Se ne occuperà, in rappresentanza della Camera di commercio di Brescia, Beatrice Nardo, responsabile dell'ufficio Tutela del mercato e dell'ufficio di Conciliazione del medesimo ente. A.LAFF.

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I giapponesi vengono a produrre a Motta (sezione: Burocrazia)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

SUPPLEMENTO AFFARI E FINANZA ultimo aggiornamento 05 Maggio 2008 Affari & Finanza > RAPPORTO/MODELLO UNICO Affari & Finanza > RAPPORTO/TRASPORTI E LOGISTICA Affari & Finanza > RAPPORTO/TELECOMUNICAZIONI --> PRIMO PIANO pag. 6 I giapponesi vengono a produrre a Motta il caso Sono venuti da molto lontano. Loro che sono molto grandi. E il prossimo sei giugno a Motta di Livenza inaugureranno una fabbrica che produce materiali plastici da applicare al legno. Un pezzo del Giappone delle multinazionali trasborderà qui, nella patria delle piccole e medie aziende del mobile. La Bonlex Europe, società del gruppo Kasei, partecipata dal gruppo Itochu, che tanto per dare una dimensione conta nel mondo 2200 dipendenti con un fatturato di 770 milioni ed è quotata al Tokyo Stock Exchange, ha deciso di investire 30 milioni di euro in una fabbrica che occupa 30 addetti con la prospettiva di arrivare a 100. Produrrà materiali plastici, tra i quali pellicole destinate a rivestire i pannelli per il settore dell'arredamento che fanno somigliare le superfici al legno vero. Le ragioni spiegano alla Bonlex, creata ad hoc per operare sul territorio italiano che hanno fatto scegliere questo territorio, confermandolo come una delle zone maggiormente all'avanguardia nel campo della produzione di mobili sono diverse. "Stanno spiegano nella vicinanza con i clienti, nella facilità di trovare in zona personale specializzato italiano e nella positività di un'iniziativa che vede cooperare la tecnologia giapponese con al creatività italiana". Ma le follie della burocrazia, le astrusità e le lentezze delle norme italiane, hanno creato non pochi intralci, a cominciare dai visti e dai permessi di soggiorno che perseguitano anche chi vuole fare un investimento in Italia, tanto che il titolare dell'azienda ha un permesso valido fino a fine 2008 e dopo dovrà ricominciare daccapo tutte le pratiche. Ci si è messa di mezzo Unindustria Treviso a tentare di sveltire le pratiche: "Per un'azienda giapponese come la Bonlex dice il presidente Michiro Kosugi la semplificazione delle procedure burocratiche per ottenere il rilascio dei visti e i permessi per l'acqua, l'elettricità, il gas è una condizione essenziale per decidere un investimento in Italia". Di queste difficoltà ma anche delle prospettive di cooperazione tra due Paesi si discuterà a Venezia mercoledì e giovedì prossimi, 7 e 8 maggio, nella ventesima assemblea plenaria dell'ItalyJapan Business Group, dedicata quest'anno al tema "Innovare per competere". L'obiettivo è di apportare proposte e iniziative per sviluppare un quadro di relazioni tra i due paesi già oggi molto fitte. Italia e Giappone si passeranno il testimone della presidenza del G8, che quest'anno spetta a Tokyo e che nel 2009 passerà all'Italia. (a.car.).

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Rotelli, la Terza Via tra Bazoli e Berlusconi nel salotto RcsCorsera (sezione: Burocrazia)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

SUPPLEMENTO AFFARI E FINANZA ultimo aggiornamento 05 Maggio 2008 Affari & Finanza > RAPPORTO/MODELLO UNICO Affari & Finanza > RAPPORTO/TRASPORTI E LOGISTICA Affari & Finanza > RAPPORTO/TELECOMUNICAZIONI --> PERSONAGGIO pag. 9 Rotelli, la Terza Via tra Bazoli e Berlusconi nel salotto RcsCorsera GIOVANNI PONS Non è così semplice entrare nel salotto della RcsCorriere della Sera. Ci hanno provato in tanti, alcuni ci sono riusciti, come Salvatore Ligresti e Diego Della Valle, altri sono rimasti scottati, come Stefano Ricucci che tentò, nella torbida estate del 2005, una maldestra scalata alla società di via Solferino. Già, perché toccare Rcs equivale a entrare in contatto con delicati equilibri finanziari, confrontarsi con i cosiddetti poteri forti, avere a che fare con un establishment racchiuso in quel patto di sindacato che annovera ben 14 mebri (UnicreditCapitalia ne è uscita poco tempo fa), da Mediobanca a Intesa, da Fiat alla Pirelli e con Benetton e Toti fuori dalla porta ad aspettare che il salotto mostri un pertugio. In Rcs non c'è un editore nel vero senso della parola, ce ne sono 14, "un club di golf" per usare una definizione di Tarak Ben Ammar, espressione della componente francese di Mediobanca. Lo stesso Ben Ammar in un'intervista a Repubblica si era detto pronto a consigliare l'uscita di Mediobanca da Rcs se si fosse trovato un editore indipendente, lontano dai giochi della politica, capace di dettare una linea editoriale precisa, di destra o di sinistra che sia. Parole che sono piaciute all'unico outsider presente nel capitale Rcs e che spera di rappresentare la "terza via" nel futuro assetto proprietario della casa editrice che controlla il Corriere della Sera. Si chiama Giuseppe Rotelli, di mestiere fa l'imprenditore di servizi ospedalieri ma preferisce definirsi un intellettuale prestato all'imprenditoria. Rotelli, federalista fin dai tempi di Altiero Spinelli, è fermamente convinto che in Italia vi sia bisogno di un quotidiano con una forte impronta liberale e con mosse felpate ma trasparenti ha messo insieme l'11% del gruppo che controlla il Corriere della Sera diventando così il secondo azionista singolo dopo Mediobanca, surclassando anche la Fiat rimasta ferma al 10%. Da azionista di spicco ma fuori dal patto di sindacato Rotelli si è permesso di andare in assemblea per formulare alcuni rilievi al bilancio Rcs: "Siamo perplessi per l'indebitamento del gruppo e per il calo delle copie vendute dal Corriere della Sera". Osservazioni che avrebbe potuto fare qualunque socio, si è fatto notare successivamente. Ma in un periodo in cui si stanno moltiplicando le pressioni sulle società quotate da parte di fondi e soci di minoranza, la punzecchiatura in assemblea non è certo passata inosservata. Dove vuole arrivare Rotelli? si chiedono i membri del patto, ma soprattutto Rotelli sta con Bazoli o con Berlusconi? Nei fragili equilibri che governano il Corriere la domanda non è cosa da poco. Berlusconi ha vinto le elezioni e pochi mesi addietro attraverso la Fininvest è entrato nel patto di sindacato di Mediobanca dove già siedono il suo socio Ennio Doris e il plotone dei francesi guidati da Vincent Bolloré. Attraverso questa via Berlusconi potrebbe incidere sui futuri movimenti del patto Rcs o semplicemente far sentire la sua voce quando ci sarà da decidere il prossimo direttore del Corriere. Un pericolo che il presidente di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, conosce bene e che cercherà di arginare in tutti i modi, in nome di quella funzione di grande supervisore delle vicende di via Solferino che l'avvocato Agnelli gli ha tramandato poco prima di passare a miglior vita. Con Montezemolo, Tronchetti Provera, Benetton e Ligresti che in qualche modo cercheranno di blandire il nuovo premier, per esempio partecipando alla cordata per salvare Alitalia. In questo quadro a dir poco complesso si inserisce il professor Rotelli, pavese, classe 1945, studioso di diritto e professore di medicina prima di diventare suo malgrado imprenditore nel 1980, per raccogliere il testimone del padre. Rotelli probabilmente ha capito che nel gioco dei poteri di via Solferino, lui, per cultura e per formazione professionale, potrebbe rappresentare l'uomo delle convergenze, la figura su cui tutti potrebbero fare affidamento quando il patto cadrà, come è caduto senza preavviso il Muro di Berlino. La sua visione del mondo e dell'economia è liberista ma con misura. È contro i monopoli e a favore della concorrenza ma ritiene le stock option uno dei mali della finanza di oggi, un male importato dall'America. Approva l'operato degli hedge fund attivisti modello Algebris che hanno posto domande costruttive al salotto della finanza triestino ma allo stesso tempo sostiene l'idea di Corrado Passera che nel mondo c'è stata un'ubriacatura di finanza e che le banche devono tornare al loro core business, cioè prestare soldi agli imprenditori coraggiosi. Come Berlusconi, Rotelli si ritiene uno dei pochi imprenditori ad avere avuto successo in un settore, quello della sanità, dominato dalla presenza dello Stato. Ma allo stesso tempo non vuole essere identificato come un operatore privato "tout court", il "Re delle cliniche" solo per aver rilevato nel 2000 da Antonino Ligresti per 500 miliardi di lire il Galeazzi e le cliniche La Madonnina e Città di Milano. In poche parole non crede che le privatizzazioni siano in grado di risolvere tutti i mali dell'economia ma piuttosto che la missione d'impresa significa anche produzione di cultura e contributo al miglioramento del quadro istituzionale nel quale si agisce. Il faro per il capitalismo del Terzo Millennio, per combattere la societàmucillaggine descritta da De Rita, è rappresentato dal liberalismo nella versione moderna di Ludwig Von Mises e Friedrich August von Hayek. Riferimenti culturali che potrebbero essere ritenuti "non lontani" anche al più classico solidarismo cattolico che anima e guida il mondo che fa capo a Intesa Sanpaolo e ai suoi uomini di vertice. La storia di Rotelli professoreimprenditore, in effetti, non è di secondo piano. In 27 anni di attività ha sviluppato il Gruppo Ospedaliero San Donato che oggi fattura quasi 700 milioni di euro con 17 stabilimenti in Lombardia e uno in Emilia Romagna, strutture che operano alla stessa stregua di un ospedale pubblico. I ricavi, infatti, sono determinati dai contributi erogati dalle Regioni a fronte delle prestazioni e dei servizi offerti al cliente ma evidentemente, poiché l'attività del gruppo assicura ogni anno 90100 milioni di margine operativo lordo, la minor burocrazia e la maggiore efficienza con cui è gestita tutta la struttura diventano fattori premianti. Proprio per aver messo a frutto un'attività così delicata come la salute dei cittadini Rotelli è stato accusato in passato di "far soldi sulla pelle della gente". Ma un'inchiesta giudiziaria degli anni '80 l'ha visto completamente scagionato dalle accuse e il professore pavese confida nello stesso esito per un'altra inchiesta in corso ad opera della procura di Milano per rimborsi illeciti ai danni del Servizio sanitario nazionale. Rotelli conosce molto bene il funzionamento del Sistema sanitario lombardo essendo stato chiamato, nel lontano 1972, dall'allora presidente della Regione Piero Bassetti a far parte del nucleo di esperti che costituì l'Ufficio legale della Giunta regionale. Due volte presidente del Comitato regionale per la Programmazione sanitaria, Rotelli è stato tra gli estensori del Piano Ospedaliero Regionale approvato nel 1974, la base normativa su cui è stato costruito il circolo virtuoso della sanità in Lombardia. I suoi maestri ispiratori erano all'epoca gli igienisti Augusto Giovanardi e Alessandro Seppilli e Luigi Mariotti, il ministro della Sanità autore della Legge 132, la prima riforma ospedaliera italiana. Avendo vissuto entrambi i lati del sistema sanitario, prima come regolatore e poi come imprenditore, la sua ricetta per il futuro non poteva essere che a metà strada tra pubblico e privato. L'intreccio di interessi di uno Stato che nella sanità fa le leggi, finanzia la spesa, esercita il controllo e organizza ed eroga il servizio si risolve, secondo quanto scrive lo stesso Rotelli sul Sole 24 Ore del 28 febbraio scorso, ".. separando le scelte politiche da quelle attinenti la produzione del servizio, cioè il fornitore e, in primis, l'ospedale". Se gli ospedali fossero di proprietà pubblica ma organizzati sotto la forma giuridica della Spa, risulterebbe "evidente quella parte di ricavi che deriva dalle prestazioni erogate al cittadino e la parte che è un contributo dello Stato a ripianamento del deficit. E il cittadinoelettore decida: se gli va bene così, con più tasse a suo carico, bene, altrimenti mandi a casa, con il suo voto contrario alle elezioni amministrative, quella classe politica locale che è responsabile della gestione dell'ospedale". La diversificazione nell'editoria è sembrata a Rotelli una buona via per esercitare quella funzione sociale che gli imprenditori illuminati dovrebbero perseguire. Ma i conti sono conti e l'investimento in Rcs non ha finora trovato la compensazione sperata. Calcolando anche la quota già opzionata della ex Popolare di Lodi Rotelli ha dedicato alla Rcs poco più di 300 milioni di euro che agli attuali valori di Borsa ne valgono 186. La minusvalenza potenziale è dunque di circa 120 milioni. Ma in questa vocenda il Rotelli intellettuale prende il sopravvento sul Rotelli imprenditore. L'importante è che la casa editrice abbia un'esposizione internazionale e verso la multimedialità. Ora si tratta di vedere se veramente, come pensa Rotelli, stiamo vivendo in una fase "prerivoluzionaria", vigilia di grandi cambiamenti in grado di liberare le enormi energie del paese e nella quale il suo investimento in Rcs possa rappresentare la "Terza via" tra la matrice berlusconiana e quella bazoliana.

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Pc, telefonini, Web: a Cuba affiora la revolucion digitale (sezione: Burocrazia)

( da "Stampaweb, La" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Primo maggio in quasi tutto il mondo si è celebrata la festa del lavoro. Venerdì due maggio a Cuba è stata invece la volta della festa del “pc”. Inteso però non come “partito comunista”, ma come “personal computer”. Per la prima volta nella storia del paese, un negozio di L'Avana è stato infatti autorizzato a vendere dei computer ai cittadini. Elaboratori assemblati in Cina, ma dotati di sistema operativo Windows XP di Microsoft. E pazienza, per l'embargo commerciale Usa. E' un nuovo passo della rivoluzione digitale che sta lentamente prendendo piede sull'isola, con la benedizione di Raul Castro, che da quando ha sostituito il fratello Fidel alla guida del paese ha dato via a una lenta ma regolare serie di riforme. Il mese scorso il via libera aveva riguardato la vendita di altri gadget high tech comuni in tutto il mondo, ma fino a ieri rigidamente limitati a Cuba: dai lettori dvd ai telefonini, passando per il forno a micro-onde. Più che un imponente e inarrestabile vento tecnologico, per ora si tratta solo di una lieve brezza. Il governo centrale allenta le redini, ma cerca comunque di mantenerle saldamente in mano. Ecco quindi che i computer vengono messi in vendita a circa 500 euro l'uno, cioè quanto un cittadino medio cubano guadagna in quattro anni di lavoro: difficile ipotizzare una diffusione di massa. Inoltre, sull'isola caraibica non è valida l'equazione “computer uguale Internet”. L'accesso personale al Web rimane un privilegio per pochi e fidati membri della burocrazia statale, la maggioranza della popolazione deve accontentarsi di controllatissimi web cafè. Colpa dell'embargo americano che costringe Cuba a servirsi di Internet solo via satellite, affermano le voci filogovernative. Desiderio di non lasciar fuggire il genio dalla bottiglia, sostengono gli oppositori: Internet, si sa, non ama molto i controlli dall'alto. Sulla Rete le informazioni preferiscono circolare liberamente (basta pensare a cosa è successo la scorsa settimana in Italia con le dichiarazioni dei redditi) e questa filosofia non è proprio la più gradita nei palazzi del partito comunista a L'Avana. Tuttavia, anche da questo punto di vista qualcosa si sta muovendo. Persino a Cuba iniziano a sentirsi le prime voci di blogger non allineati alle posizioni del governo. L'esempio più famoso è quello di Yoani Sanchez, la trentaduenne filologa che da alcuni mesi racconta il suo paese sul blog Generation Y, senza lesinare commenti critici e pungenti, ed è stata inserita dal settimanale americano Time nella lista delle 100 persone più influenti del pianeta (nella categoria “eroi e pionieri”, al fianco di Angelina Jolie, Brad Pitt e Kakà). Di ostacoli ce ne sono ancora parecchi. La Sanchez ha denunciato il tentativo del governo di rendere inaccessibile il suo blog (ospitato su un server tedesco) e nei giorno scorsi le è stato negato il visto per recarsi in Spagna a ricevere un importante premio giornalistico. Ma il virus della tecnologia e dell'informazione digitale sembra aver trovato un pertugio nel quale infilarsi tra le strette maglie della censura e del controllo governativo. Forse il genio è davvero uscito dalla bottiglia e non sono pochi i commentatori che iniziano ad accostare le riforme di Raul Castro a una versione embrionale della glasnost, la politica con cui Gorbaciov avviò la trasformazione dell'Unione Sovietica. Un processo di "trasparenza" che proprio la revolucion digitale potrebbe contribuire ad accelerare.

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Russia, lo "sviluppo naturale" nell'era Medvedev (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Lorenzo gianotti Il 7 maggio avverrà il passaggio dei poteri. Al Cremlino salirà Dmitrij Medvedev, mentre Vladimir Putin andrà alla Casa bianca, sede del governo. Non c'è suspense: tutto è regolato, previsto. In fondo, si commenta, il nuovo non è che l'erede del vecchio. Eppure per percepire la tensione basta aprire i guardinghi giornali di Mosca (una legge in discussione alla Duma ne prevede la chiusura, appena un magistrato avverta un sentore di diffamazione). Dopo otto anni Putin lascia un paese diverso da quello di El'cin, e la sua impronta è tangibile. Se è vero che la Russia ha raggiunto la stabilizzazione politica e lo Stato padroneggia i destini del paese, il nuovo capo troverà tuttavia sul tavolo dossier scottanti. Ed è ragionevole prevedere un rimaneggiamento di influenze con la promozione di uomini nuovi ai vertici, fin qui presidiati da siloviki devoti a Putin. Pure all'insegna del continuismo, si annunciano cambiamenti. In proposito è rivelatore un lungo saggio di Vitalij Tret'jakov, apparso su un quotidiano di osservanza governativa come Izvestija. L'autore è un estimatore di Putin. I meriti straordinari che gli attribuisce si riassumono in poche righe. Il primo è l'avere condotto la seconda guerra cecena coronata dal successo politico e militare in due-tre mesi, anche se il conflitto è continuato per anni. Non v'è cenno ai metodi usati, né ai concussi diritti dei ceceni. Il secondo è la "deprivatizzazione" dell'amministrazione pubblica, sottratta ai condizionamenti degli oligarchi, con la restaurazione della supremazia dello Stato, che ha restituito stabilità politica al paese. Il terzo è il ritorno allo status internazionale di "grande potenza". Per quanto abbia contrasti coi suoi vicini, la Russia attrae i capitali esteri e l'interesse delle popolazioni dello "spazio postsovietico". Infine Putin ha cambiato radicalmente la politica demografica, sollevandola dalla morta gora in cui si trovava (non si dice come, né se ne indicano i risultati, per la verità vaghi). Su che terreno Medvedev può distinguersi dal predecessore? L'ampiezza dello scritto di Tret'jakov (una versione del quale apparirà prossimamente su Limes) non consente di proporre che qualche spunto. Grande potenza. Fin dal suo insediamento Putin aveva affermato: "O la Russia torna ad essere grande potenza oppure non esisterà". Nessun leader può rinunciare a questo principio se non vuole scontrarsi con l'intera società. In concreto, se la Nato persisterà nell'allargamento a Ucraina e Georgia, anche Medvedev dovrà reagire, riconoscendo l'indipendenza di Abchazija e Ossetija del sud dalla Georgia e vagliando la separazione della Crimea e delle aree russofone dall'Ucraina. Se poi, sotto la pressione Usa, si arrivasse ad escludere la Russia dagli incontri G8, ciò"condurrebbe quasi inevitabilmente all'anticipato ritorno di Putin alla presidenza"; asserzione che suona come un duro ammonimento al nuovo presidente più che all'Occidente. Liberalismo. Due affermazioni hanno spinto gli osservatori a considerare Medvedev "liberale" in confronto con l'"autoritario" Putin: la presa di distanza dall'espressione "democrazia sovrana" e l'affermazione che "la libertàè meglio della non libertà". Tret'jakov corregge con contegnoso puntiglio "l'inesperto neopresidente". La qualifica di sovrana non è un complemento indebito perché il concetto di democrazia s'accompagna spesso con aggettivi: rappresentativa, partecipativa, elitaria, plebiscitaria e altri. E poi in Russia "Medvedev è stato eletto presidente non perché proposto da masse di elettori o da partiti realmente in corsa per il potere ma perché membro della "squadra di Putin", "erede di Putin", "continuatore della politica di Putin", ecc.". In questo enorme paese abbiamo a che fare con una composita mescolanza di istituti protodemocratici e quasi democratici entro una cornice dominata dalla burocrazia, vera classe detentrice del potere; il tutto è ancora complicato dall'assenza di autonome amministrazioni locali. Dunque l'esercizio del potere non s'impara nei "manuali di democrazia", ma nell'adattarsi ai problemi reali con scelte rapide ed idonee. Circa la formula "la libertàè meglio della non libertà" c'è da dire che è una bella espressione ma estranea al lessico russo, e rischia di confondere. "Quanto può essere libero, anche se è meglio, lo stesso presidente di un paese come la Russia? Io penso quanto lo consentono l'efficacia delle decisioni e delle azioni nel minimizzare le minacce esterne alla libertà della Russia e massimizzare non solo la libertà ma il reale benessere dei cittadini". Non si gingilli Medvedev con le concettualizzazioni di stampo occidentale, ma guardi agli interessi dello Stato che sono tutt'uno con quelli dei suoi cittadini. A questo punto Tret'jakov delinea un'elucubrata "strategia delle strategie", che si riallaccia alla tradizione slavofila, eurasiatica. Da troppo tempo la Russia punta allo "sviluppo competitivo" con l'Occidente; occorre preferirgli uno "sviluppo naturale" corrispondente alle condizioni interne. Questa fu peraltro la via tentata nel 1917 dai bolscevichi che "non si posero l'obiettivo di raggiungere l'Occidente (il capitalismo europeo e americano e la democrazia borghese), ma di spingersi oltre"; furono rovinati dal loro dogmatismo ideologico. È la via che ha seguito e sta seguendo la Cina, con risultati straordinari che devono far riflettere i leader russi. Non è dato sapere quanto siano condivise queste opinioni nei circoli moscoviti che contano. Documentano in ogni caso l'eccitato sciabordio che sta agitando le acque della Moscova. Lorenzo Gianotti è stato segretario del Pci torinese e senatore dello stesso partito (poi Pds) per tre legislature. Ha pubblicato varie opere sul movimento operaio torinese. 05/05/2008.

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Comuni e mafia, le soluzioni sono da rivedere (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: GIUSTIZIA E SENTENZE data: 2008-05-05 - pag: 35 autore: INTERVENTO Comuni e mafia, le soluzioni sono da rivedere di Alberto Cisterna * P ochi giorni or sono il Governo ha deliberato lo scioglimento dell'ennesimo consiglio comunale per infiltrazioni criminali. Gioia Tauro (si veda "Il Sole 24 Ore" del 25 aprile) è l'ultima delle amministrazioni territoriali (178) e sanitarie (3) che dal 1991 hanno subito la dissoluzione degli organi elettivi a causa delle ingerenze delle mafie. La materia è regolata dall'articolo 143 del Dlgs 267/00, norma che censisce un ampio numero di situazioni idonee a determinare lo scioglimento. I consigli comunali e provinciali possono essere commissariati quando emergono elementi a) "su collegamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata " ovvero b) "su forme di condizionamento degli ammini-stratori stessi, che compromettono la libera determinazione degli organi elettivi e il buon andamento delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi alle stesse affidati ovvero che risultano tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica". Dunque i presupposti sono stati agglutinati intorno a due distinti casi: collegamento e condizionamento. Il collegamento con la criminalità mafiosa non offre evidenze interpretative di particolare impegno e il Consiglio di Stato ha chiarito che il testo rimanda alla sussistenza di vincoli parentali, frequentazioni, cointeressenze ( sezione V, 585/00). Meno agevole è accertare i casi di condizionamento. Il legislatore ha, infatti, optato per una scrittura piuttosto sorvegliata della disposizione e ha enumerato gli effetti pregiudizievoli che la soggezione deve aver prodotto per l'ente. Non è quindi facile individuare gli elementi obiettivi (sezione V, 5164/04) che possano sorreggere la pur sommaria dimostrazione di un condizionamento capace di compromettere, ad esempio, "la libera determinazione degli organi elettivi" comunali. Spesso è il collegamento tramite i vincoli di parentela, cointeressenza o altro a trascinare con sé la deduzione di un condizionamento, poiché pare lecito ritenere che l'infiltrazione mafiosa si traduca sempre in un'azione di influenza sulle scelte dell'amministrazione. Eppure uno scrutinio autonomo del condizionamento mafioso è irrinunciabile se si vuole evitare che destinatarie del commissariamento siano amministrazioni piccole, come accade nella maggior parte dei casi. Modalità sofisticate di presenza mafiosa nelle istituzioni locali prescindono spesso da " collegamenti" con gli eletti e si snodano attraverso relazioni occulte d'influenza che è possibile rilevare solo dopo un'ampia ricognizione delle dinamiche amministrative e di spesa, soprattutto nelle province, nelle aziende sanitarie o nei comuni di maggior peso. Impressiona che i 178 consigli disciolti costituiscano il 14% dei comuni delle regioni a rischio del Sud (anche se vi sono casi nel Lazio, in Puglia e altrove) e v'è da chiedersi se lo strumento sia realmente idoneo a recidere i tentacoli mafiosi nelle amministrazioni locali. Il dato secondo cui per il 18%dei Comuni v'èstata una reiterazione dei decreti di scioglimento ( anche Gioia Tauro) induce a ritenere che il commissariamento non sempre sia un'opzione idonea a disperdere i grumi di complicità e connivenza all'interno degli enti. Soprattutto perché il legislatore non ha aggiornato lo strumento (creato nel 1991) alle mutate regole di gestione degli enti locali. Basta pensare ai poteri che le leggi Bassanini hanno trasferito alla burocrazia locale, per intendere come lo scioglimento di consessi elettivi – spesso sprovvisti di un'effettiva capacità di incidere sul funzionamento degli apparati comunali – risulti una misura poco incisiva. Anche qui v'è un percorso incompiuto. L'articolo 145 prevede che il prefetto possa disporre l'assegnazione in via temporanea, in posizione di comando o distacco, di personale amministrativo da altre amministrazioni, collocandolo se del caso in posizione di sovraordinazione negli enti disciolti. Misura capace di accompagnare l'azione dei commissari, ma che non contempla l'allontanamento dei dipendenti coinvolti nel dissesto di legalità e la cui permanenza, a gestione straordinaria conclusa, resta un fardello grave per le comunità locali: anche per quelle 16 che, il 13 e 14 aprile scorsi, hanno potuto nuovamente eleggere i consigli comunali sciolti. * Sostituto procuratore nazionale Antimafia L'ALLARME Il commissariamento non è sempre idoneo se nel 18 per cento dei casi di scioglimento c'è stata reiterazione ELEMENTI OBIETTIVI è difficile dimostrare il "condizionamento" che compromette le libere determinazioni degli organi elettivi.

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Innovazione, la Ue fissa gli standard (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-05-05 - pag: 16 autore: Pmi. Le indicazioni comunitarie possono aiutare ad affrontare le sfide della globalizzazione Innovazione, la Ue fissa gli standard Dalla trasparenza alla burocrazia le nove linee guida della Commissione PAGINA A CURA DI Maria Adele Cerizza La "normalizzazione" può favorire l'innovazione. è il senso di una Comunicazione elaborata dalla Commissione europea intitolata appunto "Verso un maggior contributo della normalizzazione all'innovazione in Europa". Normalizzazione (in inglese standardisation) è sinonimo di cooperazione – su base volontaria – tra industria, consumatori, autorità pubbliche e altre parti in causa ai fini dell'elaborazione di specifiche tecniche comuni. Rappresenta un completamento della concorrenza incentrata sul mercato, in genere con l'intento di raggiungere obiettivi quale, ad esempio, l'interoperabilità di prodotti/servizi complementari. Si vuole inoltre stabilire congiuntamente metodi di prova e prescrizioni in materia di sicurezza, salute, efficienza organizzativa e ambientale. Gli attuali modelli di normalizzazione a livello sia europeo che internazionale sono rimessi in questione da sfide come l'accelerazione dei cicli congiunturali, la convergenza delle tecnologie e la tendenza alla globalizzazione dei mercati. è quanto avviene nell'ambito della crescente concorrenza internazionale a livello di definizione delle norme da parte di economie emergenti, che considerano la normalizzazione un punto di forza strategico. Di conseguenza la normalizzazione deve adattarsi a questo nuovo scenario, rafforzando al contempo il suo ruolo a sostegno dell'innovazione e della competitività. In questa prospettiva, la Commissione ha individuato "nove elementi chiave" (si veda la sintesi nella tabella a fianco). In testa all'elenco dei punti chiave,viene posto l'impegno a favore di un processo imperniato sul mercato e dell'applicazione volontaria delle norme. Tra le altre priorità, si insiste sulla necessità di facilitare l'accesso alla normalizzazione di tutte le parti interessate, in particolare le piccole e medie imperese, ma anche gli utilizzatori/consumatori e i ricercatori. Il potenziale innovativo della normalizzazione, secondo il documento, spesso non è realizzato a causa di ostacoli quali, ad esempio, la complessa formulazione delle norme, il tempo necessario per partecipare alla loro definizione e il costo dei prodotti e dei servizi realizzati. In questo contesto, i programmi di finanziamento "Ricerca a favore delle Pmi" e "Ricerca a favore delle associazioni di Pmi" del settimo programma quadro comunitario di R&ST (2007-2013), permettono alle imprese e alle loro associazioni di fornire il loro contributo al processo di normalizzazione, ma anche di aiutare le Pmi a conformarsi alle nuove norme. è poi valutato come fondamentale incentrare l'interesse sull'elaborazione di norme per il mercato mondiale, per consentire all'industria europea di accedere ai mercati sempre più globalizzati. Così come è considerato necessario adeguare le priorità della normalizzazione europea alle esigenze mutevoli dell'economia e della società europee e ai profondi cambiamenti della scena internazionale sul piano politico ed economico. La Commissione istituirà un gruppo di esperti ad alto livello per definire la portata e il ruolo futuro della normalizzazione europea e per formulare raccomandazioni strategiche per il prossimo decennio.

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Intervista a Silvio Viale / "Ora siamo nel Pd con la Binetti ma dopo chi resterà, noi o lei?" (sezione: Burocrazia)

( da "Opinione, L'" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Oggi è Lun, 05 Mag 2008 Edizione 85 del 03-05-2008 Intervista a Silvio Viale / "Ora siamo nel Pd con la Binetti ma dopo chi resterà, noi o lei?" di Giuseppe Mele Nel 1999 alle europee la lista Bonino fece l'8% con punte molto alte in Piemonte, Lombardia e Veneto. Nel 2000 alle regionali andò da sola e prese in Piemonte il miglior risultato, 4,8% la lista e 5,5% la Bonino come presidente, con due eletti. In Lombardia, con meno voti, ebbero tre eletti. Alle europee del 2004 i due eletti furono nelle circoscrizioni nord-ovest e nord-est, con il miglior risultato al nord-ovest (Piemonte-Lombardia). Nel 2000 da soli colsero il 5 % in Lombardia e Piemonte. Erano i radicali della Lista Bonino. Chi sono questi postscapigliati, questi piemontesi che premiano più di tutti i radicali? Parla uno di loro, interpellato mentre è al lavoro, uno che certamente e non vive di politica: Silvio Viale il ginecologo piemontese che ha sfidato Ferrara e tutti segretari scelti da Pannella. E' al lavoro in ospedale, dove da sempre il 12% delle donne sceglie di non abortire dopo avere iniziato la procedura e prenotato l'intervento. A conferma che anche senza i centri di aiuto alla vita le persone sanno scegliere da sole. Ricorda quel 5%? Alle ultime Regionali avremmo potuto bissare alleati al centrosinistra ma giunse l'altolà da Roma. Foste bloccati da Pannella? Si e no. D'altronde il partito radicale non sfugge alla regola. Come altri è un partito centralista romano. Lei vorrebbe un'organizzazione federale dei radicali? Certo, sono anni che la propongo. Oggi i radicali sono solo Torre Argentina? Guardi, i radicali da tempo hanno il loro risultato migliore in Piemonte. L'associazione in nome di Adelaide Aglietta che non ebbe paura di fare il giurato al processo BR, è molto viva. Abbiamo una sede, svolgiamo attività molto fitta. Non solo sui nostri temi storici come aborto, contraccezione ed eutanasia. Ma un po' su tutto. Siamo stimati quasi al 3%. A Milano la sede non l'hanno più... Anche gli amici di Milano con Valerio Federico sono molto attivi malgrado l'impasse sulla sede su cui è stato montato un polverone. C'è grande sintonia con loro. Pannella ha parlato di un fronte del nord interno. Non siamo organizzati per questo. D'altronde la questione è nelle cose. Mi sono candidato 2 volte alla segreteria per testimoniare un'alternativa. Fa meraviglia che l'ultima volta per battermi siano state fatte due liste col pienone del partito romano e l'intervento diretto di Pannella. Cosa le pare della segreteria Bernardini? Dovuta a un momento di riflusso, di incertezza. E la scelta del Pd? C'è un quadro politico in completa fluidità. Noi stiamo nel Pd con la Binetti, ma domani resteremo noi o lei? Magari vi ricongiungerete con Della Vedova, Capezzone e Palma... La loro è solo una testimonianza. Sui diritti civili e la laicità, non c'è dubbio che il confronto nel Pd è più avanti che nel Pdl. Andare con Capezzone non avrebbe senso. Non ha un partito, ha un pubblico. Allora non lo ascolta per radio? Se è per questo non ascolto nemmeno Radio Radicale, almeno nei lunghi monologhi. Di solito i radicali ascoltano poco radio radicale. In auto l'alterno con radio 24. Grillo l'ha sentito? Certo, e senza sorprese. Il ruolo di antipolitica che avevamo, non l'abbiamo noi e non l'ha lui. Forse è finito nella Lega che raccoglie proteste per cose antitetiche tra loro. La Lega stessa, quando deve fare, non sa più che cosa è. La situazione è fluida, cosa ne sarà dei radicali? Auguro mille anni a Pannella. I radicali sono lui, senza di lui non esistono. La tragedia sono i tanti piccoli Pannella che sorgono come funghi. Avete raggiunto un risultato storico: 9 deputati con 5000 iscritti. Per la precisione gli iscritti saranno duemila. La presenza parlamentare è importante al di là di come è stata raggiunta. Noi al partito democratico ci crediamo davvero, almeno a quello che sarà. Ci impegneremo perché diventi veramente Pd. In fondo si tratta dell'idea della rosa nel pugno anche nel Pd. E il messaggio di Chianciano? Serve anche quello. Si può fare un grosso lavoro con l'area socialista, liberale e radicale del Pd dentro il Pd. Nel Parlamento e fuori. Poi c'è Emma. La Bonino è il futuro dei radicali? Per ora collabora ed è all'altezza di Pannella. Il futuro? Pannella e solo Pannella. E' Emma la vostra voce del Nord? Da tempo è romana, ma ha capacità, costanza, voglia di fare tipica dei piemontesi, dei cuneesi. E poi non esiste una corrente del nord. Dovrebbe esserci? Noi non la faremo. La Bonino non è una conservatrice, una "bogia Nen" per dirla in piemontese? Non è stata un ministro impegnato a gestire più che riformare? Bogia nen non vuole dire conservazione, ma potrebbe essere tradotto in non mollare, non ritirarsi. Peraltro, in tutti i partiti ci sono le imposizioni romane. Quando ero tra i verdi venne la Francescato a bloccarci perché eravamo favorevoli alla TAV. Allora è il destino che la fa bloccare sempre da donne... Siccome c'è la Bonino tutti pensano che i radicali siano un partito di donne. Sono pochissime le iscritte, moltissime quelle del gruppo dirigente. Guardi che lo scrivo... Non è un segreto. Perché siete più forti al Nord, ma sotto rappresentati? Beh, i candidati si fanno a Roma. Più consensi forse perchè facciamo più politica. O forse solo perché al nord c'è più dinamismo sociale ... Una burocrazia romana anche per i radicale? La burocrazia è necessaria. Non c'è stato moderno senza burocrazia. Il nemico è la cattiva burocrazia. Il Nord è avanzato perché ha una migliore burocrazia. Il Sud è più indietro perché l'ha pessima La burocrazia della giustizia com'è? Sud o Nord? Direi romana ... Ma io la giustizia l'ho vista solo da imputato. E la vostra burocrazia di partito? Come il rancio, ottima e abbondante? ?? Ottima e romana.

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(ACR) LAPENNA (FI): E' TEMPO DI AFFRONTARE LA CRISI INDUSTRIALE (sezione: Burocrazia)

( da "Basilicanet.it" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

LAPENNA (FI): E' TEMPO DI AFFRONTARE LA CRISI INDUSTRIALE 05/05/2008 13.20.54 [Basilicata] (ACR) - â??La crisi economica industriale che attraversa il nostro territorio rischia di assumere dimensioni drammatiche se i Piani industriali di rilancio sono anacronistici e se si continua a pensare di risolverla ricorrendo agli incentivi alla formazione, in un mercato completamente rivoluzionatoâ?. È? quanto dichiarato dal consigliere regionale di Forza Italia verso il Pdl, Sergio Lapenna, che ha espresso un giudizio molto critico in merito alla grave situazione di crisi del settore industriale lucano. â??Il Governo regionale â?" afferma Lapenna - nella soluzione delle gravi crisi industriali si dimostra lento e non in grado di gestire le situazioni di emergenza, né© di prevenire quelle a rischio. Il risultato di tutto ciò² è¨ che sia le maggiori realtà  produttive locali, come la Fiat ed il settore del mobile imbottito, sia le altra aziende attraversano una crisi senza precedenti che nella totalità  dei casi diventa irrimediabile. Lâ??elenco delle aziende in crisi è¨ lungo. Per ricordarne alcune tra le più¹ recenti, basti pensare alla ex Calzatura Lucana, alla ex Sma, Standardtela ed alla Filatura di Vitalba, dove fino ad oggi gli unici risultati tangibili sono i ritardi della burocrazia e lâ??immobilismo, senza contare la lentezza della Giunta De Filippo, il tutto a danno dei lavoratoriâ?. â??Il lavoro â?" sottolinea Lapenna- rappresenta unâ??emergenza vera e propria nella nostra regione e merita unâ??attenzione costante da parte della classe dirigente. In realtà  insistere anche solo sullâ??aumento della produttività  attraverso lâ??introduzione di tecnologia per rendere competitive le aziende è¨ assolutamente limitativo rispetto alle reali cause e proporzioni del problema. Anche lâ??innovazione tecnologica, infatti, non arresterebbe il fenomeno della chiusura degli stabilimenti, poiché©, le imprese europee e americane che delocalizzano la produzione verso Paesi con bassi salari spesso sono multinazionali che sono allâ??avanguardia dal punto di vista tecnologico. La delocalizzazione avviene perchè¨ il guadagno nei Paesi dellâ??Europa dellâ??Est o dellâ?? Asia è¨ molto maggiore per gli imprenditori grazie ai minori costi salariali ed allâ??assenza di diritti sindacaliâ?. Il consigliere Lapenna, â??oltre ad esprimere la solidarietà  a tutti lavoratori lucani, ritiene che vi debba essere una nuova politica, sia a livello nazionale che locale, che affronti in maniera seria il problema della crisi del Mezzogiorno, ma il centro sinistra lucano â?" a suo parere - continua ad alimentare un sistema di gestione non produttivo, ancorato principalmente alla formazione professionale, un sistema vecchio e oramai superato, senza considerare i nuovi fattori del mercato moderno. È? necessaria, oggi, lâ??applicazione di una politica riformista e riformatrice, non ancorata al mero assistenzialismo che ha prodotto i danni economico - sociali a cui stiamo assistendo, optando per un rilancio complessivo ed esaustivo tenendo presente quelle che sono le nuove realtà  produttive, altrimenti si ricorre alla solita soluzione riconducibile a qualche ammortizzatore sociale che non impedisce la chiusura. Oppure â?" aggiunge Lapenna - si contratta un rinvio temporaneo in cambio di ulteriori peggioramenti delle condizioni di lavoro e di salario. Câ??è¨ un sistema di regole inadeguato, che non ha ancora fatto i conti con lâ??innovazione tecnologica e la globalizzazione dei mercati, ma, a volte, sulle crisi industriali hanno influito pesantemente anche lâ??inefficienza delle strategie di gestione e di posizionamentoâ?. (dt ).

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È ora di tornare in Kenya (sezione: Burocrazia)

( da "Agenzia di Viaggi, L'" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

DESTINAZIONI è ora di tornare in Kenya C'è un altro Kenya, diverso da quello visto in tv. Un Kenya calmo e tranquillo, sulla costa come nei safari. Lo abbiamo verificato direttamente, grazie all'International Mega Media Fam Trip organizzato per 181 giornalisti di 24 paesi, in viaggio per una settimana su 17 itinerari diversi che hanno toccato Nairobi e tutte le località turistiche del Paese. Uno sforzo congiunto di Ministero del Turismo, Kenya Tourist Board, Kenya Wildlife Service e dell'intera industria turistica locale, sotto l'ombrello del Comitato di gestione della crisi. Perché di grave crisi si è trattato: il turismo è la seconda voce del Pil in Kenya, e "sarebbe già un successo contenere al 70% le perdite del 2008" come ha detto Rebecca Nabutola, permanent secretary del ministero del turismo e del Wildlife, all'apertura dell'Interactive Workshop al Kenyatta International Conference Centre di Nairobi. Con Najib Balala, nuovo ministro del turismo, anche i ministeri delle finanze, della sicurezza e della viabilità collaborano alla ripresa dell'incoming, che dà lavoro a centinaia di migliaia di persone (ciascuna ne mantengono almeno altre 6) e vale oltre 650 milioni di euro, e nell'anno record 2007 ha accolto il 9% in più di arrivi internazionali. "Per superare il periodo più critico della nostra storia dall'indipendenza è fondamenteale l'apporto dell'intero comparto privato", ha aggiunto Ongong'a Achieng, managing director del Kenya Tourist Board, che nella sua strategia punta con forza sul mercato italiano, forte compratore di ecoturismo e safari, con arrivi su Nairobi in progresso del 18-20% nel 2007. Vettori, hotel e t.o. si impegnano con i partner stranieri in campagne di promozione sui loro mercati, nella seconda fase di questa 'operazione recupero' che per giugno prepara un secondo educational, questo per le adv. Ora davvero, mentre si lavora per migliorare infrastrutture e burocrazia, non resta che crederci: vendere e programmare il Kenya, capitalizzando incentivi, offerte e reportage che persuadano il consumatore a scegliere il Kenya e il suo Oceano Indiano, volando a Mombasa con i charter di Livingston, Eurofly, Blue Panorama, Air Italy e Neos. Oppure a Nairobi, base ideale per i safari, con la linea via Africa di Ethiopian Airways, o via hub europei con British, Virgin, Brussels, Swiss e KLM-Kenya Airways che, dal 1° luglio al 16 settembre operano due voli giornalieri da Amsterdam, con coincidenze da Milano, Roma, Venezia e Bologna. La nostra Africa Il gruppo italiano, che ha fatto base allo storico Norfolk Hotel di Nairobi (http://www. fairmont.com), ha viaggiato tra il parco Amboseli e il Meru National Park, l'unico autorizzato ai safari notturni, poco frequentato dai circuiti classici: è la meta naturalistica emergente del Kenya, un'ora di volo a nord della capitale, con strade eccellenti, oasi di protezione dei rinoceronti e 'casa' (con tomba) della famosa Elsa, la leonessa allevata dai conservazionisti George e Joy Adamson: come racconta il libro, poi film, 'Nata libera', cui s'ispira l'imperdibile lodge 5 stelle Elsa's Kopje (http://www. chelipeacock.com). Toccata e fuga, infine, a Diani Beach, a sud di Mombasa, al The Sands at Nomad dell'italiano Mario Scianna (http://www. thesandsatnomad.com), proprietario anche del Sands at Chale. http://www.magicalkenya.com Adriana De Santis NUMERO: 83-84 DATA: 05-05-2008 CATEGORIA: DESTINAZIONI.

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IL TICKET PER LA VENDEMMIA (sezione: Burocrazia)

( da "Azione, L'" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'AZIONE - Articoli - Il ticket per la vendemmia IL TICKET PER LA VENDEMMIA Alessandro Testa Forse non tutti ancora sanno che quest'anno sarà più facile vendemmiare. Vi state chiedendo in che modo? Finalmente, grazie anche alle pressioni di Coldiretti, entra in scena il cosiddetto "buono vendemmia 2008". In particolare tutti gli imprenditori che, questo autunno in occasione della vendemmia, vorranno avvalersi dell'attività lavorativa di giovani studenti (che abbiano compiuto i 16 anni) ed arzilli pensionati potranno farlo... senza cadere nella fossa della burocrazia e delle lungaggini amministrative e/o mettere a repentaglio la propria pensione. Basterà semplicemente l'iscrizione dell'imprenditore agricolo in un apposito albo istituito presso l'Inps e la preventiva comunicazione telematica o tramite call-center all'Inail, dei dati anagrafici e del codice fiscale propri e dei prestatori di lavoro. Caratteristica è la nuova modalità di erogazione della retribuzione ai prestatori di lavoro che avverrà attraverso il meccanismo dei buoni lavoro (o voucher). Più esattamente, il datore di lavoro acquisterà nei punti vendita autorizzati i buoni lavoro di valore nominale pari a 10 euro con cui pagherà il proprio lavoratore in possesso di apposita tessera magnetica rilasciata dall'Inps (praticamente un libretto di lavoro che sembra una tessera bancomat). Il lavoratore cambierà il buono (voucher) presso la società concessionaria (non è stato ancora precisato se sarà la posta, qualche banca, le ricevitorie del lotto..., ndr), ricevendo un compenso netto di 7,50 euro che sarà esente da imposizione fiscale e non inciderà sullo stato di disoccupazione. Inoltre il lavoratore sarà assicurato in caso di infortunio sul lavoro. è bene evidenziare che né il valore nominale (10 euro) né l'importo netto (7,50 euro) del buono devono essere considerati come re tribuzione per unità oraria di prestazione, facendo invece riferimento a quanto stabilito dalla contrattazione collettiva per gli operai agricoli addetti alla vendemmia. Infatti per la Provincia di Treviso la paga oraria corrisponde a 6,38 euro lordi. Purtroppo, le casalinghe non pensionate e gli extracomunitari dovranno stare a guardare da molto lontano ed accontentarsi di sorseggiare, un domani, il buon vino nato nel 2008, in quanto esclusi dalla normativa sui ticket vendemmia 2008. Consulente Coldiretti Treviso.

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TREVISO - (A. Fed.) È scontato (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

TREVISO - (A. Fed.) È scontato che tutti i colleghi di lavoro in servizio tra le forze dell'ordine, sanno bene cosa sta alla base del gesto di Luciana Callegher. Lo stress, la solitudine, lo stesso essere donna. "L'Italia non ha mai brillato per parità di trattamenti tra uomo e donna - commenta una collega - le donne in Polizia, nell'esercito e tra i Carabinieri sono arrivate più tardi che in tutti gli altri Paesi d'Europa. Ancora oggi molti sostengono che "non sono mestieri da donna" e certamente in questa condizione di essere perennemente nel mirino, una donna non richiederebbe supporto psicologico, o non direbbe apertamente di essere in crisi, salvo farsi additare come la "solita" donna".I Carabinieri hanno preso male, come i "cugini" poliziotti, quanto accaduto; dispiacere per la collega, ovviamente ma, soprattutto, l'osservazione che ormai suona come un leit-motiv: pochi, stanchi e stressati. Troppi turni, poco personale a fronte di una situazione ambientale in cui la presenza di decine di migliaia di extracomunitari ha alzato il livello anche solo dei servizi di base, come la concessione dei permessi di soggiorno o il ritiro degli stessi, con meccanismi farraginosi e pieni di burocrazia. Week end in cui si accumulano anche dieci servizi da svolgere: basti pensare che una partita di calcio implica l'arrivo allo stadio ore prima e l'andarsene ore dopo l'uscita di tutti e dopo l'aver scortato i pullman di squadre e tifosi. Il caldo, le divise certo non facilitano. "È una situazione generale - dice un Carabiniere - quella dell'essere sotto pressione in continuazione; la gente si rivolge a noi molto più frequentemente di una volta, perchè è allarmata dalla situazione in generale e in passato abbiamo avuto colleghi che sono caduti in paranoia e chiesto aiuto". Mettiamo nel conto, prosegue un agente "il controllo di tutti i detenuti ai domiciliari, il controllo semplice dei documenti: sempre con la paura che chi ti trovi davanti reagisca male perchè è disperato, perchè ha paura di essdere arrestato ed espulso. Sempre sul chi va là".

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Redditi e privacy, cosa si rischia a fare il download dei file (sezione: Burocrazia)

( da "Vnunet.it" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

05-05-2008 VNUnet.it Il reato ipotizzato non ha basi giuridiche. Il Garante Privacy invece risponde alle accuse di eccessiva burocrazia e scarsa efficacia dell'Authority, presa in contropiede da Internet L'Agenzia delle Entrate ha pubblicato online i redditi degli italiani, poi lo stop del Garante della Privacy li ha portati offline (ma sono apparsi sul P2p). Ma la situazione è in divenire: la vicenda dei redditi online, dopo la sospensione del Garante e dopo la richiesta del maxi risarcimento del Codacons (20 miliardi di euro), avrà solo domani (martedì) le delucidazioni dell'authority. Tuttavia sta già sollevando alcuni interrogativi: l'effettiva punibilità penale del download da Internet dei file; il ruolo del Garante Privacy nell'era del P2p (lo stop sui siti Web è stato beffato dal Peer to peer, Emule con ricerca è l'alternativa più seguita); quale posizione prenderà il Governo Berlusconi. Iniziamo dal presunto reato di download. Lo ha minacciato la Procura di Roma, riportato da La Repubblica ieri, ma il reato sarebbe di competenza del Tribunale dei Ministri. Tuttavia non in automatico: sarebbe necessario un giudizio positivo per avviare il processo e solo in caso di sentenza di condanna, si saprebbe se pubblicare i redditi è illecito. Scaricare i file coi redditi online da Internet sarebbe al momento non vietato, ma suggerito. La differenza c'è, eccome. Veniamo al ruolo del Garante: in effetti ha dato lo stop poche ore dopo la messa online dei redditi da parte dell'Agenzia delle Entrate; ma su Internet un minuto equivale ad anni luce rispetto ai tempi della burocrazia (basta un Rss feed o un link per generare traffico esponenziale); la "lentezza" della burocrazia rispetto all'instantaneità della Rete dimostra che i mezzi del Garante privacy non sono sufficienti rispetto alla Rete. Il garante della Privacy ha scritto una lunga e articolata replica sempre su La Repubblica per difendere la propria prontezza d'intervento. Tuttavia la sospensione mette in risalto tutte le crepe dell'Authority in simili circostanze di emergenza. Martedì c'è il collegio straordinario, ma il Garante ammette che il meccanismo virale ha reso impossibile arginare la diffusione dei dati. L'appuntamento dato per martedì, a oltre 72 ore dal pasticciaccio, sembra un tempo giurassico rispetto ai tempi della Rete. Il Garante della Privacy rispetta le regole, ma la sua tempestività cozza coi tempi del Web. Qualcosa vorrà pur dire questa situazione. Nella prima seduta del Consiglio dei Ministri dopo il giuramento e la fiducia del Parlamento, il nuovo governo potrebbe proibire il peer to peer delle dichiarazioni dei redditi 2005 e degli anni a seguire. Ma la frittata, almeno per il 2005, è fatta. E i problemi restano sul tavolo. © Copyright 2007 tutti i diritti riservati | part of vnu.net europe.

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Chernobyl, mito duro a morire (sezione: Burocrazia)

( da "Opinione, L'" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Oggi è Lun, 05 Mag 2008 Edizione 86 del 05-05-2008 Ricorrenze Chernobyl, mito duro a morire di Stefano Magni Se abbiamo ancora paura dell'energia nucleare, non vogliamo le centrali e acquistiamo l'elettricità prodotta dalle centrali straniere, lo dobbiamo in gran parte al terrore di Chernobyl, una delle più grandi tragedie ambientali del XX secolo. Ma occorre vedere che cosa successe realmente per vincere la paura: l'esplosione del reattore, avvenuta 22 anni fa, fu resa possibile solo da condizioni di lavoro estreme, dall'incuria e dal controllo politico tipiche del regime sovietico, una situazione pressoché irripetibile nelle democrazie industrializzate. Solo i popoli ucraino e bielorusso impararono la vera lezione di Chernobyl, che alimentò ulteriormente la loro opposizione al regime di Mosca: un disastro causata dall'inefficienza del sistema sovietico, non dalla pericolosità del nucleare in sé. Da noi in Occidente, invece, il mito antinuclearista continua. Con gran danno per l'economia e l'ambiente. Ventidue anni fa, in questa settimana, gli italiani non bevevano latte fresco, non mangiavano verdura, a volte restavano barricati in casa ed evitavano di fare passeggiate al parco, anche nelle belle giornate di sole di allora. Perché avevamo paura? Perché dopo alcuni giorni di silenzio era arrivata la notizia che a Chernobyl, nell'Unione Sovietica occidentale, era scoppiato un reattore nucleare. La gente, allora, aveva già una paura maledetta dell'energia atomica: dal 1978 al 1984, mentre Usa e Urss si scontravano (per fortuna solo diplomaticamente) sull'installazione dei nuovi missili a medio raggio in Europa, i media e la cultura popolare avevano bombardato il loro pubblico con le campagne del terrore sulla guerra nucleare. La distensione (iniziata subito dopo l'ascesa al potere sovietico di Michail Gorbachev nel 1985) non era bastata a placare nel pubblico un sentimento di paura di una catastrofe nucleare imminente e irreversibile. Chernobyl materializzò quella paura. Ma avevamo ragione ad aver paura del nucleare? Le perdite umane causati dall'incidente di Chernobyl, secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità furono: 40 morti per sindrome acuta da radiazioni, 900 casi di tumore alla tiroide di cui 100 mortali, 3000 km quadrati evacuati, 135.000 persone sfollate. Sono danni pesanti, ma siamo ben lontani da quel "mezzo milione di morti" di cui parlavano (e continuano a parlare) i telegiornali in occasione degli anniversari dell'incidente. La nube radioattiva che ha investito l'Italia non ha superato le dosi di una radiografia, per di più diluita nell'arco di una settimana. La nostra lattuga e il nostro latte non sono mai stati realmente pericolosi. È stato per prudenza estrema che il governo vietò la vendita della lattuga a foglie larghe, ma noi non abbiamo mai corso alcun rischio reale di esposizione. Anche nella stessa Ucraina e in Bielorussia (Chernobyl è sul confine fra le due ex repubbliche sovietiche) la situazione ambientale è critica solo nella "zona rossa" attorno alla centrale, ma il grano prodotto presentava già allora livelli di contaminazione ai limiti della sensibilità strumentale, tanto che erano necessari contatori speciali per misurare i livelli bassissimi di radioattività. Così come sono state sopravvalutate dai media le conseguenze dell'incidente di Chernobyl, le sue cause sono state sottovalutate. Si parla poco dell'ideologia, delle procedure, dei metodi e degli errori plateali commessi dalla burocrazia comunista sovietica, da personale poco specializzato e costretto a rispondere a ordini politici. Chernobyl non è tanto una tragedia nucleare, quanto una tragedia umana provocata dal comunismo. La notte dell'incidente, all'1,23 del 26 aprile 1986, il reattore stava funzionando in condizioni estremamente instabili. Si trattava di un'esercitazione in cui erano stati esclusi tutti i sistemi di sicurezza: per vari motivi, il reattore si era trovato in una condizione di instabilità, e i sistemi di sicurezza avrebbero spento il reattore, ma l'ingegnere capo (ingegnere elettrotecnico), temendo le reazioni dei burocrati nel caso in cui non avesse eseguito il test, aveva ordinato di staccare molti sistemi di sicurezza e di procedere lo stesso. L'unico esperto nucleare, un giovane ingegnere, aveva protestato, ma era stato minacciato di "ritorsioni" se non avesse eseguito gli ordini. Il resto è cronaca: il reattore è fuso, ha preso fuoco, e una colonna di fumo ha iniziato a salire verso l'alto, trascinando con sé molto materiale radioattivo, e producendo la nube tossica che tutti ricordiamo. I soccorsi che furono inviati ad arginare il danno non vennero avvertiti della pericolosità della radioattività sprigionata, né furono adeguatamente equipaggiati per resistere alle radiazioni: di fatto furono mandati al macello e costituiscono il grosso delle vittime umane dell'incidente. Furono degli eroi sovietici: martiri loro malgrado. Altre vittime furono causate dal silenzio delle autorità locali e del regime di Mosca nei primi giorni successivi alla tragedia. Di fatto si è giunti a conoscenza di quel che era successo solo quando la nube radioattiva fu rilevata in Svezia. Probabilmente se il vento l'avesse trasportata verso la Siberia e non verso l'Europa occidentale, di Chernobyl non si sarebbe parlato fino al collasso dell'Urss, così come avvenne per tutti i numerosi e gravi disastri ambientali sovietici. Il rifiuto iniziale di aiuti dall'estero (Chernobyl produceva materiale nucleare anche per uso militare e l'area in cui è situato era altamente militarizzata all'epoca dell'Urss) ha ulteriormente peggiorato la situazione per i feriti e le persone esposte direttamente alle radiazioni. Perché i media hanno sempre pompato gli effetti di Chernobyl e sottaciuto le cause? Mistero. Di sicuro si tratta di un successo dell'informazione sovietica, come denuncia a gran voce l'ex dissidente sovietico Vladimir Bukovskij. Il regime sovietico ha sempre puntato su una debolezza del carattere occidentale: la tecnofobia. La paura per le nuove tecnologie fu sempre sfruttata dalla propaganda sovietica per colmare il gap tecnologico tra il blocco capitalista e quello comunista. Nel corso dell'offensiva "pacifista" dei primi anni '80, i sovietici riuscirono benissimo ad alimentare la paura della guerra nucleare nelle società occidentali proprio mentre la Nato stava surclassando (con i Cruise, i Pershing, la bomba al neutrone, le bombe ad alta precisione) la tecnologia militare nucleare sovietica. Con Chernobyl, la propaganda sovietica riuscì a nascondere un grossolano errore commesso da un regime che ha sempre tentato di accelerare il suo sviluppo senza badare alla sicurezza dei suoi cittadini. Chernobyl fu determinante nel far vincere la causa anti-nuclearista in Italia, costringendoci tuttora ad acquistare l'energia nucleare prodotta all'estero. Non ci siamo mai resi conto che Chernobyl fu un problema del sistema sovietico, non un problema del nucleare, che in Occidente ha sempre funzionato bene come fonte di energia pulita e sicura. Persino gli incidenti nucleari più noti, come quelli di Three Miles Island o Tokaimura hanno causato danni molto limitati, se comparati ad altri più gravi incidenti industriali non nucleari. In Ucraina e in Bielorussia, l'incidente di Chernobyl fu decisivo anche per generare un odio viscerale contro il regime sovietico e ingrossare le fila degli indipendentisti: nel giro di cinque anni, le due repubbliche riuscirono a secedere nel quadro di un collasso generale dell'Unione Sovietica. Ma questa è una memoria condivisa solo da loro e dagli europei della Nuova Europa che si sono liberati dal sistema comunista negli ultimi due decenni. Da noi, nelle comode democrazie occidentali, Chernobyl evoca ancora solo paura per il nucleare, paura per la tecnologia, paura per la scienza. Su questo fronte, almeno, il Cremlino ha vinto.

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Primo maggio in quasi tutto il mondo si è celebrata la festa del lavoro. Venerdì due maggio a Cuba è... (sezione: Burocrazia)

( da "Stampaweb, La" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Primo maggio in quasi tutto il mondo si è celebrata la festa del lavoro. Venerdì due maggio a Cuba è stata invece la volta della festa del “pc”. Inteso però non come “partito comunista”, ma come “personal computer”. Per la prima volta nella storia del paese, un negozio di L'Avana è stato infatti autorizzato a vendere dei computer ai cittadini. Elaboratori assemblati in Cina, ma dotati di sistema operativo Windows XP di Microsoft. E pazienza, per l'embargo commerciale Usa. E' un nuovo passo della rivoluzione digitale che sta lentamente prendendo piede sull'isola, con la benedizione di Raul Castro, che da quando ha sostituito il fratello Fidel alla guida del paese ha dato via a una lenta ma regolare serie di riforme. Il mese scorso il via libera aveva riguardato la vendita di altri gadget high tech comuni in tutto il mondo, ma fino a ieri rigidamente limitati a Cuba: dai lettori dvd ai telefonini, passando per il forno a micro-onde. Più che un imponente e inarrestabile vento tecnologico, per ora si tratta solo di una lieve brezza. Il governo centrale allenta le redini, ma cerca comunque di mantenerle saldamente in mano. Ecco quindi che i computer vengono messi in vendita a circa 500 euro l'uno, cioè quanto un cittadino medio cubano guadagna in quattro anni di lavoro: difficile ipotizzare una diffusione di massa. Inoltre, sull'isola caraibica non è valida l'equazione “computer uguale Internet”. L'accesso personale al Web rimane un privilegio per pochi e fidati membri della burocrazia statale, la maggioranza della popolazione deve accontentarsi di controllatissimi web cafè. Colpa dell'embargo americano che costringe Cuba a servirsi di Internet solo via satellite, affermano le voci filogovernative. Desiderio di non lasciar fuggire il genio dalla bottiglia, sostengono gli oppositori: Internet, si sa, non ama molto i controlli dall'alto. Sulla Rete le informazioni preferiscono circolare liberamente (basta pensare a cosa è successo la scorsa settimana in Italia con le dichiarazioni dei redditi) e questa filosofia non è proprio la più gradita nei palazzi del partito comunista a L'Avana. Tuttavia, anche da questo punto di vista qualcosa si sta muovendo. Persino a Cuba iniziano a sentirsi le prime voci di blogger non allineati alle posizioni del governo. L'esempio più famoso è quello di Yoani Sanchez, la trentaduenne filologa che da alcuni mesi racconta il suo paese sul blog Generation Y, senza lesinare commenti critici e pungenti, ed è stata inserita dal settimanale americano Time nella lista delle 100 persone più influenti del pianeta (nella categoria “eroi e pionieri”, al fianco di Angelina Jolie, Brad Pitt e Kakà). Di ostacoli ce ne sono ancora parecchi. La Sanchez ha denunciato il tentativo del governo di rendere inaccessibile il suo blog (ospitato su un server tedesco) e nei giorno scorsi le è stato negato il visto per recarsi in Spagna a ricevere un importante premio giornalistico. Ma il virus della tecnologia e dell'informazione digitale sembra aver trovato un pertugio nel quale infilarsi tra le strette maglie della censura e del controllo governativo. Forse il genio è davvero uscito dalla bottiglia e non sono pochi i commentatori che iniziano ad accostare le riforme di Raul Castro a una versione embrionale della glasnost, la politica con cui Gorbaciov avviò la trasformazione dell'Unione Sovietica. Un processo di "trasparenza" che proprio la revolucion digitale potrebbe contribuire ad accelerare. FOTO Cuba, la rivoluzione parte dai pc.

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La Lega a favore degli immigrati regolari, ogni giorno 4 diventano milanesi (sezione: Burocrazia)

( da "Blogosfere" del 05-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Mag 08 5 La Lega a favore degli immigrati regolari, ogni giorno 4 diventano milanesi Pubblicato da Manuela Gatta alle 17:30 in Milano cronaca Forse gli immigrati, con cittadinanza italiana e residenza milanese, sono gli unici ad avercela per motivi seri contro i clandestini. Infatti questi ultimi sono proprio coloro che "rovinano" l'immagine dei primi e che permettono all'opinione pubblica che si informa poco, di metterli nel calderone degli immigrati in genere, sempre ricordati con appellativi fastidiosi e considerati genericamente delinquenti. Se poi anche la Lega accoglie gli immigrati regolari nel suo partito, perchè no anche loro votano, allora è il caso di fare e capire una volta per tutte le dovute differenze. Ogni giorno sono 4 gli immigrati che diventano italiani, sono coloro che vivono regolarmente in Italia, hanno un lavoro e magari una famiglia, i figli vanno a scuola, in palestra e giocano con altri bambini italiani per nascita, insomma conducono quella che viene definita una vita normale. Queste persone, anche se non ce ne siamo accorti, troppo intenti a leggere le notizie accusatorie generiche dei giornali nei confronti degli stranieri, sono il doppio rispetto a qualche anno fa. Lavorano dignitosamente e superano una burocrazia lunga e difficile, è d'accordo anche la Diocesi della Pastorale Migranti, perchè bisogna risiedere stabilmente a Milano, in Italia comunque, e per dieci anni. E sono troppi, perchè è facile farsi prendere dalla leggerezza di lavorare in nero, dovrai pur mangiare e lo fanno anche tanti italiani, e allora sei fuori per accumulare gli anni giusti e diventare cittadino italiano. Questo discorso vale solo se sei extracomunitario, poi sei comunitario bastano quattro anni, cinque per gli apolidi o i rifugiati. Uno straniero che invece viene adottato ha diritto di cittadinanza, ma solo se i genitori vivono in Italia da cinque anni. Altrimenti si può ricorrere alla formula più facile, quella di sposare un italiano e quindi acquisire subito la cittadinanza.

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