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DOSSIER “BUROCRAZIA”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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tARTICOLI DEL 23-6-2008       #TOP



Report "Burocrazia"

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Indice delle sezioni

Burocrazia (50)


Indice degli articoli

Sezione principale: Burocrazia

Un'astensione berlusconiana ( da "Manifesto, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma la burocrazia, italiana e macedone, fa di tutto per ostacolarmi. Perché non andate a informarvi di tutti quei bambini-e che potrebbero arrivare in Italia con un aereo e non su un gommone? Penso che ci sarebbero da scrivere tanti articoli sulla questione delle adozioni e vi sarei grato se andaste a fondo.

La rivolta del Maghreb ( da "Manifesto, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: popolazione andando invece ad alimentare la corruzione e la burocrazia.Un nuovo allarme rischia di innescare una rivolta che ricorda quella del 1988, cosiddetta della semola, dove insieme al pane si chiedeva democrazia e giustizia. Aumentano infatti i prezzi dei beni di prima necessità e si comincia persino a temere la carenza di prodotti alimentari, l'Algeria sta entrando nella "

Meno feste, maggiore qualità ( da "Corriere delle Alpi" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: del futuro agli oltre sessantamila soci Alla politica viene chiesta la semplificazione della burocrazia FONZASO. Meno feste, maggiore qualità. E poi una richiesta di aiuto alla politica. Economico e burocratico. Le pro loco di tutto il Veneto si sono incontrate ieri a Fonzaso nella 38ª assemblea regionale. Ribadito da tutti il loro ruolo insostituibile nella promozione del turismo.

Visite brevi la ricetta di zio sam - mario pirani ( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: fatturazioni, marketing, oltre agli immotivati costi della burocrazia privata dirottano dai 400 ai 500 milioni di dollari del totale". "Nonostante la diffusa opinione secondo la quale la concorrenza sarebbe determinante per contenere le spese, il settore medico non si presta a rispettare le leggi di mercato.

Gli alluvionati bloccano il traffico ( da "Centro, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: il malessere legato ai ritardi con cui la burocrazia sta gestendo la fase post-alluvione. Nel frattempo, sul posto sono giunti i carabinieri e gli agenti della polizia urbana. Le forze dell'ordine, per evitare che il traffico sul lungomare subisse ulteriori intasamenti, hanno deviato la circolazione su vie limitrofe all'incrocio in questione,

La confartigianato sulla sicurezza: la burocrazia accresce i costi ( da "Messaggero Veneto, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia accresce i costi" IL SEMINARIO E' stato Claudio Dorigo, capocategoria delle imprese edili di Confartigianato Pordenone e consigliere nazionale della Federazione, a introdurre i lavori del seminario tecnico sul tema "Sicurezza dei cantieri temporanei e mobili", alla luce del nuovo testo unico sulla sicurezza,

Brunetta contro le regioni "rosse" "lì comprano i voti, non c'è democrazia" ( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dove il voto al centrosinistra, secondo lui, è figlio di una burocrazia gonfiata ad arte. Parlando in Umbria Brunetta dice: "Questa è la regione che ha tra i tassi più elevati di pubblici dipendenti di tutto il Paese e non per produrre beni o servizi pubblici, ma per produrre clientela e consenso pubblico.

Isonzo inquinato, serve il depuratore ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: E, per una volta, la burocrazia non è il "male oscuro", ovvero la causa dell'ennesimo slittamento. A rallentare il progetto (che, dando a Cesare quel che è di Cesare, fu "partorito" già dal precedente assessore comunale all'Ambiente, Alessandro Bon) sono le condizioni oggettive dell'Isonzo.

PONTEDERA IL CONSIGLIERE regionale di Forza Italia-Verso il Popolo delle ( da "Nazione, La (Pisa)" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Temiamo un sovrapporsi di funzioni e quindi un proliferare della burocrazia. Infine, non sarebbe il caso di affrontare pubblicamente i nodi ancora non sciolti, per quanto riguarda in particolare il rapporto tra gli organi (sindaco, giunta, consiglio), gli obiettivi, la partecipazione, i servizi pubblici, e ascoltare le popolazioni e le categorie interessate?

L'insicurezza alimentare è in aumento in Africa ( da "Arena, L'" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Onu definendola "burocrazia della fame". La Fao, dice, ha troppe spese inutili e una pluralità di organismi che si occupano delle stesse cose, meglio sarebbe se ci fosse una istituzione unica che avesse sede in Africa e non in Europa o negli Usa. Wade ne ha parlato ad un meeting dell'Alliance of democrats a Roma nella sede del Pd,

Rispetto dei tempi, la Regione in campo ( da "Eco di Bergamo, L'" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: minimo rispetto dei tempi davanti al Leviatano della burocrazia nostrana. Un problema che il Pirellone ha cercato di affrontare con la nuova legge che di fatto sposta a livello regionale tutta la fase istruttoria. A seconda della presenza o meno di un'intesa col Governo o coi singoli ministri, la Regione potrà guidare l'istruttoria interagendo con gli organi statali competenti (

I semafori resteranno? ( da "Giornale di Vicenza, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Noi dell'Alto Vicentino siamo molto rispettosi e abbiamo fiducia delle istituzioni, anche se per burocrazia vanno molto per le lunghe, però non le solite promese elettorali. Adesso aspettiamo i fatti e non le parole, perché esistiamo anche noi. Un cittadino dell'Alto Vicentino.

Manzi, dal Costarica alla <Torre d'oro> ( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: un incarico presso il ministero per la competitività nell'ambito di un programma nazionale per la competitività economica e la semplificazione della burocrazia". Massimo Manzi questa sera sarà a Casa Pascoli: seguirà poi la proiezione di un video sul Costarica e poi un concerto del gruppo 'La Nueva Onda' di Cesenatico con musiche Caribe. e. p. Image: 20080623/foto/408.jpg.

Federici: <La burocrazia condiziona lo sviluppo> ( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia condiziona lo sviluppo" IL MONITO DI CONFINDUSTRIA di VITTORIO BELLAGAMBA NELL'INTERVENTO fatto in occasione dell'assemblea di Confindustria Ascoli il presidente Adriano Federici ha evidenziato, ancora una volta, i tanti impedimenti causati dall'eccessiva burocrazia che finiscono con il condizionare negativamente lo sviluppo delle imprese.

Troppi pericoli all'incrocio di Gannì ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ancora burocrazia insomma. "Una situazione assurda - dice il presidente del Consiglio counale di Sinnai, Massimo Serra. La rotatoria doveva essere realizzata un anno fa. Siamo ancora in attesa. Nonostante le pressioni dei Comuni della zona e nonostante la conferenza di servizio promossa più di un anno fa dal prefetto.

Brunetta ai fannulloni: <Con me il 95% degli italiani> ( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 23-06-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il riferimento è alla sua campagna contro i fannulloni e i clientelismi della pubblica ammnistrazione. Non è mancata una stoccata ai politici locali: "Le giunte rosse dell'Umbria ? ha accusato Brunetta ? si sono per anni comprate il consenso producendo posti di lavoro finti nella burocrazia".

Perché l'accordo conviene ai lavoratori ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: convinto nemmeno delle semplificazioni che invece sono una manna per quelle imprese che lamentano una burocrazia vessatoria e un extracosto annuo di 14 miliardi di euro bruciati in adempimenti. Per Epifani "sono la forma per difendere i diritti dei lavoratori", anche se spesso diventano una diseconomia che fa fuggire l'impresa. Eccolo il paradosso: hai i diritti, ma non il lavoro.

Votare su tutto: ricetta svizzera contro il mal di Bruxelles ( da "Corriere della Sera" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma molti sono diffidenti verso uno Stato che appare dominato dalle grandi nazioni e dalla burocrazia di Bruxelles, che nessuno sa da chi sia nominata e a chi risponda, ma che esercita una minuziosa e puntigliosa regolamentazione in tutti i campi. E anche verso il Parlamento di Strasburgo che spesso discute e interviene su valori religiosi ed etici delicatissimi.

Napolitano: l'Europa non sia capro espiatorio dei Governi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Europa e in particolare la Commissione europea e la burocrazia di Bruxelles come capro espiatorio per coprire loro responsabilità e inefficienze". In un discorso forte, accorato, pronunciato in francese agli Stati generali d'Europa riuniti a Lione – presenti tra gli altri Romano Prodi, Tommaso Padoa-Schioppa e Mario Monti –

Così Belgrado ha sedotto la Fiat ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: della burocrazia italiana, per quanto riguarda un possibile investimento a Termini Imerese, non sono quelli di Sergio Marchionne. Questa esigenza di Fiat si è trovata a coincidere con una fretta simile da parte di Belgrado: dopo anni di tentennamenti, e con le elezioni politiche a un passo, il presidente filoeuropeo Boris Tadic doveva trovare al più presto un partner per Zastava.

Chirurghi senza ferri ( da "Tempo, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Stampa Futuro La scienza fa passi da gigante anche nel nostro Paese Ma la burocrazia e l'organizzazione sanitaria restano un freno Chirurghi senza ferri Lidia Lombardi l.lombardi@iltempo.it Non è fantascienza: il bisturi sarà soppiantato dal joystick, gli interventi non saranno più cruenti, superando anche la laparoscopia.

"Ho creduto nel Pvc ed è nata l'azienda" ( da "Corriere Adriatico" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: non serve per vendere ma per dare elementi conoscitivi ai tecnici del futuro e rimuovere gli ostacoli culturali" Quali ostacoli? "I vecchi regolamenti edilizi di alcuni Comuni che ancora negano la possibilità di usare il pvc". Con la burocrazia come va? "Va ammodernata. Per il nuovo stabilimento sono 5 anni che giro per uffici". LUCA PATRASSI,.

Consiglio, Mandolesi sceglie la Lega ( da "Corriere Adriatico" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: : meno burocrazia e più democrazia è il nostro motto. Sì a una Provincia leggera, anche perché è dimostrato che sono quelle che hanno dai 200.000 ai 400.000 abitanti quelle che funzionano meglio. Per quanto riguarda il sindaco attuale di Fermo, è certamente una persona che ha le capacità e la fiducia della cittadinanza,

"Non fate della Ue un capro espiatorio" ( da "Corriere Adriatico" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia di Bruxelles", come caprio espiatorio per coprire loro responsabilità e insufficienze. E' mancato un discorso di verità con i cittadini". Invece, occorre "una piena assunzione di responsabilità da parte dei governi e delle forze politiche", poichè non si può pretendere dai cittadini che si orientino da soli in materie così complesse.

Tarquinia, un sogno l'energia pulita ( da "Messaggero, Il (Viterbo)" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La Regione incentiva e dà finanziamenti ma poi la burocrazia ferma tutto. C'è chi aspetta da anni un permesso Tarquinia, un sogno l'energia pulita Solare o eolica: troppi vincoli all'installazione di impianti per la produzione.

E presto apre il Tonga ( da "Corriere del Mezzogiorno" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La settimana scorsa è invece stato chiuso il lido New Riva, per problemi con la concessione demaniale. I gestori del lido che si trova proprio all'inizio di Coroglio, sulla strada che porta verso Nisida, sono alle prese con la burocrazia per tentare di riprendere l'attività del sabato sera.

SIROLO Riviera spaccata in due sulla questione dei Sassi Neri. I bar dei quattro stabilimenti sulla ( da "Messaggero, Il (Ancona)" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Chi aveva problemi con le concessioni ha provato a risolverli ma, si sa, la burocrazia non sempre è rapida". Sulla vicenda interviene anche il presidente dell'associazione bagnini di Numana e Sirolo. "Nelle prossime ore segnalerò il sequestro ai sindacati nazionali - annuncia Luca Paolillo - e forse incaricheremo un legale come associazione di categoria.

Lisbona: sul trattato la Lega sarà pragmatica ( da "Panorama" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia meridionale, le direttive europee; ed è riuscito a fare di questi brontolii il suo maggiore capitale elettorale. Ma non può ignorare che le regioni del Nord sono indissolubilmente legate all'economia europea e non possono correre il rischio di voltare le spalle ai loro maggiori partner economici.

Morti bianche per troppa burocrazia ( da "Panorama" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Morti bianche per troppa burocrazia PAOLA CICCIOLI Infortuni Le tragedie del lavoro sono in calo e in linea con i dati europei. Ma restano ancora troppe. Un effetto che, paradossalmente, deriva dall'eccesso di norme: in Italia impedisce un'efficace politica di prevenzione.

Le prime pagine del Lazio ( da "Velino.it, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nonostante gli incentivi e i finanziamenti della Regione, i tempi della burocrazia bloccano i procedimenti, tanto che c'è chi aspetta da anni un permesso per produrre energia solare o eolica. Troppi i vincoli all'installazione degli impianti, è il parere unanime. In primo piano, “Tutti al mare pensando agli Azzurri”

Berlusconi in testa al ranking ( da "Opinione, L'" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: essere meno legata alla burocrazia ed essere più attenta ai problemi della quotidianità, più vicina ai problemi veri dei suoi cittadini e missionaria di pace nel mondo. "E' una manovra importante perché giunge anticipata rispetto alla scadenza di fine anno". Lo dice il ministro del Welfare Sacconi, che in diretta al Tg4 serale,

Dal nostro inviato LEVICO TERME - Giulio Tremonti si presenta a villa Sissi di Le ( da "Messaggero, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: E in un'Italia che non cresce per produttività, che ha una burocrazia elefantiaca, che soffre sui versanti dell'energia e delle infrastrutture, che non è competitiva, che ha il terzo debito più alto al mondo, serve il senso di responsabilità di tutti. E' questo, in definitiva, il messaggio del ministro ai sindacati.

Latin King: ''Abbiamo deciso di non rovinarci la vita'' ( da "Redattore sociale" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: anche se non è stato facile avere a che fare con le regole della burocrazia". Andy chiarisce anche che cosa i Latin King si aspettano dalla trasformazione: "Come primo obiettivo abbiamo quello di cambiare la nostra immagine, e in generale quella dei ragazzi latinoamericani, agli occhi degli italiani. La gente pensa che siamo qui per commettere reati, ma non è vero.

UE: MARCEGAGLIA, SERVE RIPENSAMENTO PROFONDO CONTRO DEFICIT POPOLARITA' ( da "Asca" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: occorre ritrovare una leadership che faccia in modo che l'Europa parli di problemi veri, quelli che riguardano i cittadini e le imprese''. Per la presidente di Confindustria, insomma, occorre ''una logica diversa che non parli solo di veti e di burocrazia. Serve un'Europa preoccupata del benessere dei suoi cittadini e delle sue imprese''. fcz/cam/lv.

FINANZIARIA: MARCEGAGLIA, GOVERNO RESISTA A PRESSIONI ( da "Asca" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Piu' nello specifico, sulla manovra economica 2008 annunciata dal ministro Tremonti, e' ''una valutazione complessivamente positiva'' quella della Marcegaglia, che a questo proposito ha aggiunto: ''Ci piace il metodo e la logica di avere piu' efficienza e meno burocrazia nella macchina dello Stato. fcz/cam/ss.

UE/ MARCEGAGLIA: SI TORNI A PARLARE DI TEMI VICINI AI ( da "Virgilio Notizie" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Lo ha affermato il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, nel corso del suo intervento all'assemblea annuale di Assolombarda. "Vogliamo vedere un'Europa preoccupata del benessere dei propri cittadini, con meno burocrazie e più attenzione ai cittadini e alle imprese".

Alle Pro loco il sostegno della Regione ( da "Gazzettino, Il (NordEst)" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la troppa burocrazia da parte dei primi interlocutori delle associazioni di volontariato, i Comuni."Possibile che per una manifestazione si debbano perdere due mesi in permessi?" Da qui la richiesta di avere un unico sistema legislativo per tutto il territorio con inserite chiaramente le regole capaci di disciplinare una volta per tutte i rapporti con le amministrazioni comunali.

L'EVENTO ( da "Gazzettino, Il (NordEst)" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Troppa burocrazia, legacci, impacci, sfruttamento economico così che al contadino è difficile, se non proibito, lavorare e vendere i propri prodotti, puntando sulla qualità. Quella per esempio del formaggio fatto in casa e del latte venduto direttamente".

Le buone notizie da Giugliano ( da "Opinione, L'" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: incontrano il muro insormontabile costituito dalla burocrazia e dalla esistenza di una normativa, ancor poco lineare, in materia di energie rinnovabili. In Campania si prevede la realizzazione di una centrale fotovoltaica a Giugliano, che affiancherà quella di Serre e di una centrale biomasse, la più grande d'Europa, ad Acerra.

BRUNETTA CON ME IL 95% ( da "Mattino, Il (Circondario Sud1)" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Le giunte rosse dell'Umbria si sono per anni comprati il consenso producendo posti di lavoro finti nella burocrazia". Infine Brunetta ha affermato che il centrodestra "ha vinto in tutta Italia. Rimangono alcune piccole zone dove normalmente il voto viene comprato e non c'è la democrazia".

Per Walter avviso di sfratto. Resisterà? ( da "Giornale.it, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi.

E' Massimo Manzi il sammaurese vincitore della Torre d'Oro 2008 ( da "Sestopotere.com" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Programma Nazionale per la competitivitÁ economica e la semplificazione della burocrazia. Si tratta di un programma promosso dalla Presidenza della Repubblica su un tema di notevole importanza per un paese come il Costa Rica che sta cercando di consolidarsi definitivamente sui mercati internazionali come ricettore di investimenti esteri ed esportatore di prodotti ad alto valore aggiunto.

La Bce se ne infischia ( da "Affari Italiani (Online)" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che ha perso un'occasione per sottolineare più esplicitamente i limiti della burocrazia europea, questa volta facendosene scudo - solleva ancora una volta dubbi sul ruolo della Bce che dice di fare solo politica monetaria, mentre imponendo un'inflazione programmata entro il 2%, di fatto impone anche le politiche dei redditi.

P.A.. CNIPA, BUROCRAZIA PIU' RAPIDA CON IL PROGETTO ECRN ( da "AgoPress" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Fonte: Piemme Impresa - Primo Piano 23/6/2008 18.04 P.A.. CNIPA, BUROCRAZIA PIU' RAPIDA CON IL PROGETTO ECRN.

SUD/ BOCCHINO: PIU' CHE SOLDI, SERVONO PROGETTI E CERTEZZE ( da "Virgilio Notizie" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Purtroppo le imprese meridionali si scontrano con difficoltà strutturali tra cui una burocrazia spesso inadeguata e lenta. Prova ne sia che molti fondi europei vengono restituiti a causa della impossibilità di spendere i soldi per mancanza di progetti".

Marcegaglia al governo: Manovra positiva, resistere a pressioni ( da "Velino.it, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: meno burocrazia. Chiediamo al governo di resistere con grande fermezza - ha aggiunto - quando inizierà la discussione poiché ci saranno naturalmente resistenze da parte di lobby e i gruppi di pressione. Chiediamo all'esecutivo quindi di rimanere con la barra diritta sulle grandi riforme che Confindustria appoggerà”

Associazione Provinciale Allevatori di Treviso, il saluto della giunta regionale ( da "Sestopotere.com" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la politica e la burocrazia non possono essere un peso rispetto al difficile impegno che già deriva dalla concorrenza del mercato mondiale. Dobbiamo dare una svolta e lo faremo sin dai prossimi giorni”. Con questa promessa il vicepresidente della giunta veneta Franco Manzato ha portato oggi il saluto della Regione all'assemblea dell'

Fiat pronta a lasciare la Sicilia: la nuova "piccola" si farà in Serbia ( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: della burocrazia italiana, per quanto riguarda un possibile investimento a Termini Imerese, non sono quelli di Sergio Marchionne. Questa esigenza di Fiat si è trovata a coincidere con una fretta simile da parte di Belgrado: dopo anni di tentennamenti, e con le elezioni politiche a un passo, il presidente filoeuropeo Boris Tadic doveva trovare al più presto un partner per Zastava.

Nella manovra rispunta il voucher per giardinieri e baby sitter ( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: In pista soprattutto pensionati e studenti. L'obiettivo è quello di combattere il lavoro nero, ridurre la burocrazia per le imprese agricole e dare una possibilità reddito a pensionati e studenti. Una modalità semplice per fare emergere prestazioni svolte in nero. 20 giugno 2008.

Epifani: <Perché l'accordo conviene ai lavoratori> ( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: convinto nemmeno delle semplificazioni che invece sono una manna per quelle imprese che lamentano una burocrazia vessatoria e un extracosto annuo di 14 miliardi di euro bruciati in adempimenti. Per Epifani "sono la forma per difendere i diritti dei lavoratori", anche se spesso diventano una diseconomia che fa fuggire l'impresa. Eccolo il paradosso: hai i diritti, ma non il lavoro.


Articoli

Un'astensione berlusconiana (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Scritto&Parlato Un'astensione berlusconiana Caro Valentino, nel tuo editoriale su "il manifesto" di martedì 17 giugno "L'umanità negata" ai migranti rifugiati, l'omertà della chiesa papalina che tace sullo sterminio di massa di esseri umani profughi dai loro paesi per approdare ai nostri mi ha ricordato la rabbia di Gesù contro i nemici dei forestieri: "Ero forestiero e non mi avete ospitato" (Matteo 25,43). Chi, oggi, è più forestiero di un musulmano nella cattolica Italia? E Cristo si identifica con lo stesso forestiero! La stessa attuale discussione al parlamento europeo sulla vergognosa direttiva della detenzione carceraria di diciotto mesi dei migranti compresi i minori, mi fa ricordare la strage degli innocenti di Erode nella Palestina di duemila anni fa (Matteo 2, 16-18). Ma allora di quali "radici cristiane" si vantano i leghisti Calderoli, Bossi, Maroni e gli europarlamentari cattolici di destra, di centro e di centrosinistra? Antonio de Angelis, prete sposato, Poggio di Sanremo Caro Antonio, condivido la tua lettera, le tue critiche alla "chiesa papalina" e la tua indignazione per la direttiva europea sull'incarceramento di quei disperati di migranti che tentano di venire in Europa. Buone le citazioni dal Vangelo di Matteo. Detto tutto questo, resta il fatto che sulla direttiva europea contro gli immigrati la "chiesa papalina" ha espresso una condanna mentre i nostri europarlamentari del Partito democratico si sono fieramente astenuti; avrebbero avuto il gran coraggio di non votare a favore. Questa astensione è gravissima da tutti i punti di vista e conferma che il Partito democratico continua nella sua linea di subordinato consenso al nostro Berlusconi. A questo proposito mi pare opportuno riportare un passaggio dell'intervista che Claudio Fava, europarlamentare della Sinistra democratica, ha lasciato a "il manifesto" di giovedì 19 giugno: "Il dato di fatto - afferma Fava - è che da domani i ministri del governo diranno che siamo autorizzati dall'Europa, dal Parlamento europeo e anche da chi si è astenuto, per portare fino alle estreme conseguenze il pacchetto sicurezza che è nel solco delle indicazioni europee. Hanno la responsabilità politica di aver agevolato il lavoro giuridico ignobile che si sta portando avanti in Italia". Pieno accordo con te e con Fava. Valentino Parlato La Palestina negata Caro Parlato, il tuo articolo "L'umanità negata" è bello, chiaro, condivisibile, ma la tua denuncia non va limitata a quegli esseri umani che attraversano il Mediterraneo cercando di raggiungere l'Europa. Sono più di 40 anni che noi, la sinistra, Rifondazione compresa, neghiamo l'umanità al popolo palestinese, non comprendiamo cosa significhi un'occupazione come quella israeliana, non capiamo o non vogliamo capire che la violenza palestinese, i martiri, o se preferisci i kamikaze, sono la naturale conseguenza della violenza dell'oppressione israeliana. Solo riconoscendo le ragioni dei palestinesi e denunciando i crimini di guerra dei governi israeliani, sarà possibile una pace giusta. La sinistra, tranne poche eccezioni, non l'ha mai fatto e anche tu, come Rossanda e la maggioranza de il manifesto, fai parte della sinistra equidistante, quella che appoggia Abu Mazen, a mio parere, un Quinsling che ha molte responsabilità delle divisioni dei palestinesi. Il rifiuto del boicottaggio della Fiera del libro a Torino da parte del giornale, dopo aver riconosciuto il significato politico e l'uso strumentale della commemorazione della nascita dello stato israeliano, ne è una conferma. Lettera firmata Ribadisco la mia opposizione al boicottaggio della Fiera del libro di Torino e non mi pare giusto e utile dire che Abu Mazen è un "Quisling". v.p. Ostacoli politici alle adozioni Ho letto l'articolo di Valentino Parlato del 17 giugno "L'umanità negata" e mi è piaciuto molto. In Italia si parla molto di aiuti solo il periodo di Natale. Sono circa due anni che cerco di aiutare, adottandoli, una coppia di bambini macedoni. Ma la burocrazia, italiana e macedone, fa di tutto per ostacolarmi. Perché non andate a informarvi di tutti quei bambini-e che potrebbero arrivare in Italia con un aereo e non su un gommone? Penso che ci sarebbero da scrivere tanti articoli sulla questione delle adozioni e vi sarei grato se andaste a fondo. Sarebbero tanti i futuri genitori a ringraziarvi. Siete l'unico giornale che tratta questi casi sensibili. Grazie. Un vostro lettore Proveremo a informarci meglio. v.p. La contraddizione principale I sassolini di Rossanda (il manifesto 14 giugno) non fanno più male a lei e fanno bene a noi. Al congresso Prc, immagino che Vendoliani e Ferreriani avranno di che meditare. Del resto rileggendo gli "Appuntamenti di fine secolo" soprattuto il carteggio preparatorio fra Rossanda e Ingrao, i "nuovi soggetti", ed in particolare le coscienze femministe ed ambientaliste, erano già definiti da Rossanda come "...non sommabili, danno luogo a corsi separati e incomunicanti". Oggi parla di livelli diversi dell'azione politica e mi sembra centrare meglio la questione. Eppure Rossanda mi sembra sfuggire ad una domanda fondamentale sulla "contraddizione principale", che non può essere posta dalle "ex-sinistre politiche"che veleggiano per altri approdi, ma che la doppia bastonata elettorale del '94 e del '08 dovrebbe imporre a tutti i comunisti in buona fede: sono gli operai "classe generale"? Possiamo ancora attribuire loro l'incarnazione dell'"operaio collettivo organizzato in combinazione su vasta scala", l'unica vera definizione originaria che il Marx maturo diede (nel Capitale) del soggetto che il modo di produzione capitalistico genera inevitabilmente e destinato alla sua negazione? Oppure dobbiamo rendere l'onore delle armi al movimento degli operai organizzati e smetterla di caricarlo dell'onere di concretizzare quella "tendenza storica" prevista ma mai realizzatasi? E non bisogna forse anche rimettere le mani ad una teoria, almeno di fase, della formazione sociale capitalistica che rimetta in discussione alcuni pilastri della sua critica, incluso la "contraddizione capitale-lavoro"? Piergiorgio Rosso Roma Ce la faremo, non grazie a voi In merito agli articoli di Luca Fazio e Marco Philopat sui centri sociali e sul Leoncavallo in particolare (il manifesto 21 giugno), ci viene spontanea la domanda: può a Milano una qualche forma di vita latamente a sinistra prescindere dal destino di questi luoghi? Crediamo di no. E non per qualche rigurgito centrosocialista ma per totale assenza di qualunque altra cosa, proposta, tentativo. E se poi il personale che anima svariati circoli dell'Arci da questo mondo proviene e, magari, ancora frequenta, ci sembra cosa ottima, non pessima. Ma se è per questo i buoni compagni di viaggio si ritrovano ovunque tranne, ci sembra di capire, sulle frequenze e nell'inchiostro di qualche riserva indiana del giornalismo di sinistra. Lo sgombero del Leoncavallo o di altri luoghi (e per la lunga vita si opera prima di augurarla) ha un valore perché nel passato si è sempre collocato in un punto di faglia, di frattura e trasformazione della società milanese. In passato ha saputo agire da ponte per altri soggetti e bisogni. Sarà così anche stavolta? Forse sì. Certo se seguissimo il disfattismo degli ex, saremmo fermi al 1968, pardon 1989. Saranno stati anche formidabili quegli anni però adesso, per favore pietà. Vengono elencati venti spazi tra Milano e provincia: non pensiamo ce ne sia uno che non si senta offeso dalla riduzione definitoria della propria attività. Osteria, cinema? Antifa? Corsi di autodifesa? Alcuni addirittura nulla. Per fortuna che la politica la lasciamo agli amici de il manifesto. Certo se gli spazi fossero meno litigiosi... se prendessero carta e penna più spesso.. se alle iniziative di contrasto a questo Expo ci fossero più di qualche decina di persone. Però ad essere sinceri, complici certamente i congressi delle realtà serie della sinistra, ci pare di capire si intendano i partiti, in tali difetti siamo ben accompagnati, o meglio nel poco in splendida solitudine. Isolati? Ben di più, temiamo. Ma non affannatevi troppo, terremo botta anche a 'sto giro. E come potremmo togliere a qualcuno, in futuro, il piacere di straparlare del presente? Leoncavallo S.p.a.

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La rivolta del Maghreb (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Esplosioni di rabbia della popolazione e repressione dei governi. Il boom petrolifero non ha avuto una ricaduta sociale e l'Algeria è sul punto di entrare nella zona "rischio fame". La crisi alimentare è aggravata dalla siccità e i paesi nordafricani sono al limite delle risorse Giuliana Sgrena L'Algeria rischia di entrare nella zona a "rischio fame" proprio nel momento in cui il boom del prezzo petrolifero ha enormemente arricchito le casse dello stato. I prezzi dei beni di prima necessità continuano ad aumentare nonostante i tentativi del governo di calmierarli, anche perché l'Algeria dipende per il fabbisogno alimentare dalle importazioni. La rendita del petrolio non ha favorito le classi più emarginate e nemmeno la classe media che si è andata impoverendo negli ultimi decenni, esiste uno scarto enorme tra i salari del settore privato e quelli del settore pubblico. A molti giovani - anche quelli che escono dalle università - che non hanno nessuna prospettiva per il futuro, non resta che raccogliere i soldi per tentare di attraversare il Mediterraneo con un mezzo di fortuna. Il punto di raccolta per la partenza di questi harraga (come vengono chiamati in Algeria gli aspiranti emigrati "clandestini") è Annaba, l'approdo è la Sardegna, anche se sanno benissimo che rischiano di essere rispediti a casa immediatamente. Tuttavia ci riproveranno, non rinunceranno al loro sogno, come mi ha spiegato un amico medico che li visita al loro ritorno ad Algeri per accertare le loro condizioni sanitarie. Disoccupazione, corruzione, clientelismo, crisi alimentare sono i mali che stanno infiammando non solo l'Algeria ma tutto il Maghreb. Le rivolte sociali sono all'ordine del giorno, più degli attacchi terroristici. Infatti le notizie di attentati non occupano più le aperture delle prime pagine dei giornali algerini. Anche se il terrorismo continua a colpire nonostante il processo di riconciliazione: quello residuale del Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento (Gspc) agisce in tono minore ma con quotidiani attacchi contro i militari mentre sporadici sono gli attentati dell'Aqim (al Qaida Maghreb) a volte circondati da notizie confuse e inquietanti. Anche le rivendicazioni (di al Qaeda) sono incontrollabili, a volte le notizie, come è successo qualche giorno fa, sono smentite dal Ministero della difesa e, per aver dato notizie ritenute infondate, due giornalisti algerini che lavorano per l'Afp e la Reuters, si sono visti ritirare il loro accredito dalle autorità. Il sistema algerino è più che mai opaco, come nei momenti più bui. Perché i giornali algerini sono così cauti? Non sono più gli anni 90 quando la relativa libertà di stampa era un esempio per tutto il mondo arabo. Ora le pene contro la diffamazione sono dure. Quel che più colpisce, come è stato sottolineato da giornalisti nei giorni scorsi, è l'assenza dello stato. Sembra di assistere a una sorta di strategia della tensione. Che serve solo a destabilizzare. La popolazione sfiduciata dal governo non è più disposta a mobilitarsi contro il terrorismo, e gli islamisti non sono più in grado di capitalizzare il disagio sociale diffuso soprattutto tra i giovani (in Algeria il 51% della popolazione ha meno di 25 anni) quindi cercano di propagandare le proprie azioni, vere o false. In tutto il Maghreb si assiste a esplosioni di rabbia incontenibili visto che finora le rivendicazioni popolari non hanno trovato risposta nei rispettivi governi. Non sembra esserci un coordinamento tra le varie proteste, anche se in Algeria esistono sindacati autonomi, non riconosciuti, ma molti attivi in tutti i campi, soprattutto nella scuola. Sono le condizioni di vita: mancanza di lavoro e prospettive per i giovani, mancata ripartizione delle risorse e corruzione a provocare le proteste. I motivi per le esplosioni di rabbia possono essere le più diverse: a Orano, a fine maggio, il detonatore è stata la retrocessione in serie B della squadra di calcio della più grande città dell'ovest algerino, il Mouloudia. Qualche giorno dopo a Redeyef nel sud della Tunisia, città ricca di fosfati, è stata la disoccupazione, l'aumento del costo della vita, la corruzione e il clientelismo. E poi a Sidi Ifni, nel sud del Marocco, un porto che si affaccia su un mare ricco di pesce, i giovani si sono ribellati per l'esclusione dalle liste per un posto di lavoro. Motivi diversi, ma alla base i problemi sono gli stessi a scatenare la rivolta, repressa allo stesso modo, a volte anche causando vittime. "Quello che sta succedendo nel nostro paese è la rimessa in causa di un sistema che ha spossessato un popolo del proprio stato, privandolo del diritto alla cittadinanza. Le disillusioni sono amare e la rabbia a fior di pelle", scriveva il Quotidiano d'Orano. Mentre Amari su el Watan in un commento dal titolo "Popolo sordo, Stato muto" sottolineava: "Stranamente, il presidente della repubblica resta in silenzio, assente, muto, come se la situazione non lo riguardasse, lui che non si è rivolto al suo popolo da molto tempo", e non è da Bouteflika comportarsi così, essendo lui abituato ai bagni di folla. Ma il potere logora e il suo populismo non ha più l'appeal dei tempi passati. Però non a caso è ricomparso in pubblico lunedì 16 giugno allo stadio di Blida per consegnare la coppa alla Jsm la squadra di Bejaia (Kabilya) che ha vinto il campionato algerino. Quell'Unione del Maghreb arabo, che i governi non sono mai riusciti a realizzare a causa delle divisioni storiche (compresa la questione irrisolta dal Sahara occidentale) o diffidenze più recenti, la stanno raggiungendo le proteste che non conoscono frontiere. Anche se la situazione dei vari paesi è diversa il carattere sociale della protesta è lo stesso. È passato mezzo secolo da quel 28 aprile del 1958 quando i leader politici nordafricani, Medhi Ben Barka per il Marocco, Omar Bossouf per l'Algeria e Tayeb M'hiri per la Tunisia, da Tangeri esprimevano la "volontà della maggioranza dei popoli arabi del Maghreb arabo a unire i loro destini". L'aumento del prezzo del petrolio ha portato molti dollari nelle casse algerine (le riserve sono calcolate in 160 miliardi di dollari). Questo flusso di petrodollari ha permesso all'Algeria di accelerare il processo di modernizzazione e di classificarsi come terza potenza economica in Africa, dopo il Sudafrica e la Nigeria. Grandi investimenti nelle infrastrutture del paese (come l'autostrada est-ovest che collegherà Annaba con Orano) che impiegano però soprattutto tecnici e manodopera straniera, e sono i cinesi a fare la parte del leone. Ci sono poi tre megaprogetti siderurgici a Jijel e Orano e poi petrolchimica, desalinizzazione dell'acqua, produzione di alluminio e cementifici. E ancora il settore immobiliare (già in esplosione) e turistico, urbanizzazione che va ad erodere il territorio della fascia costiera la più fertile del paese. Infine la costruzione di un grande centro di ricerca universitaria che finalmente dovrebbe dare la possibilità ai docenti algerini di fare ricerca. Il centro dovrebbe accogliere ricercatori provenienti da tutta l'Africa, con un ritorno al passato quando l'Algeria era il paese di riferimento rispetto al continente africano. Un altro progetto che invece è stato un po' snobbato dall'Europa è quello della produzione di energia solare con un megapannello nel deserto che avrebbe potuto rappresentare una vera sfida al consumo di petrolio e per di più lanciato proprio da un paese produttore, ma evidentemente toccava troppi interessi. E si sa che sul prezzo del petrolio vi sono molti che speculano e solo una parte del ricavato entra nelle casse dei paesi produttori. Si tratta comunque di ingenti somme che non hanno avuto una ricaduta sociale e soprattutto non hanno migliorato le condizioni di vita degli strati meno abbienti della popolazione andando invece ad alimentare la corruzione e la burocrazia.Un nuovo allarme rischia di innescare una rivolta che ricorda quella del 1988, cosiddetta della semola, dove insieme al pane si chiedeva democrazia e giustizia. Aumentano infatti i prezzi dei beni di prima necessità e si comincia persino a temere la carenza di prodotti alimentari, l'Algeria sta entrando nella "zona rossa", a rischio. Un vecchio problema per l'Algeria che nella sua fase di "socialismo africano" aveva puntato tutto sull'industrializzazione del paese distruggendo l'agricoltura che invece rappresentava una risorsa strategicamente importante. A drammatizzare la situazione ha contribuito quest'anno la siccità. La produzione cerealicola in alcune regioni dell'ovest algerino ha raggiunto i 4 quintali all'ettaro contro i 12 che si sarebbero ottenuti in condizioni normali. Una produttività comunque bassa rispetto ai paesi vicini e dovuta proprio alla politica agricola. Si tratta della produttività più bassa del bacino mediterraneo. In Marocco la produzione è di 22 quintali per ettaro per il grano tenero e 16 per quello duro; in Tunisia la produzione media è di 50 q/ha, mentre in Francia può arrivare a 80/100. Nonostante gli investimenti in agricoltura non si sono visti risultati apprezzabili. Siamo ben lontani dall'utopia della rivoluzione agraria che tanto aveva mobilitato i giovani comunisti algerini dopo l'indipendenza. Il fatto è che non si è mai voluto investire seriamente in un settore che oltre a impiegare manodopera avrebbe potuto garantire una sicurezza per l'Algeria. Che dipende dalle importazioni per il proprio fabbisogno alimentare. Nel 2003 la fattura per l'importazione di cibo era di 2,6 miliardi di dollari, nel 2007 la cifra è quasi raddoppiata aggirandosi sui 5 milioni di dollari. L'Algeria importa grano, latte, burro e altri prodotti agricoli (soprattutto da Francia, Usa e Canada). Quando era a capo del governo Ahmed Ghozali (1991-92) aveva in programma di arrivare a porre fine all'importazione di cereali, ma non ha potuto portare a termine il suo lavoro. Dovremo attendere una nuova "rivolta della semola" perché il governo algerino affronti seriamente il problema?.

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Meno feste, maggiore qualità (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere delle Alpi" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

"Meno feste, maggiore qualità" Follador lancia la sfida del futuro agli oltre sessantamila soci Alla politica viene chiesta la semplificazione della burocrazia FONZASO. Meno feste, maggiore qualità. E poi una richiesta di aiuto alla politica. Economico e burocratico. Le pro loco di tutto il Veneto si sono incontrate ieri a Fonzaso nella 38ª assemblea regionale. Ribadito da tutti il loro ruolo insostituibile nella promozione del turismo. Sala parrocchiale strapiena e perfetta organizzazione delle pro loco locali, tutte in prima fila. Un appuntamento istituzionale per votare i collegi e i delegati all'assemblea nazionale, ma soprattutto per confrontarsi con le istituzioni, prima fra tutte la politiche. Due gli appelli dei riconfermato presidente regionale Unpli, Giovanni Follador. Ai suoi associati ha chiesto di fare un ulteriore salto di qualità: "Rinunciamo a qualche manifestazione e facciamole ancora più belle". Ai politici l'invito è doppio: "Dovere aiutarci a snellire la burocrazia. Penso ad esempio alle norme per la somministrazione di alimenti e bevande. E poi ci serve una mano sul piano economico". I numeri. Sono 510 le pro loco nel Veneto. I soci sono circa 65 mila (nel 2005 erano 47 mila), i volontari sono quasi il doppio. Un vero e proprio esercito di persone che dedicano parte del loro tempo al loro territorio, alle manifestazioni che lo rendono più accogliente per il visitatore. In provincia di Belluno le Pro loco sono 43 con quattromila soci. Un orgoglio per il presidente provinciale, Espedito Pagnussat. Alla fine premiato il presidente della pro loco Longarone, Roberto Sant per la sua attività pluriennale, e la pro loco Trichiana che detiene il record di Unpli card sottoscritte. Regione presente. Il vicepresidente regionale Franco Manzato, nella sua veste di assessore al turismo promette sostegno: "Il volontariato è fondamentale", dice, "ma ci vuole anche un sostegno economico. Le pro loco sono il valore aggiunto del Veneto in termini turistici. Dobbiamo difenderlo, anche nel redigere la nuova legge sul turismo. La gente che opera nelle pro loco ama il proprio paese e il visitatore lo sente. Sono le fondamenta della nostra offerta turistica". Avanti i giovani. Le pro loco venete attingono nel servizio civile nazionale e regionale per rimpolpare le proprie fila. Attualmente ce ne sono in servizio 78, alcuni anche nella nostra provincia. Le richieste di Follador. Il presidente regionale Unpli ha fissato gli obiettivi per i prossimi quattro anni: "La gente", afferma Follador, "chiede la qualità e noi gliela possiamo dare. Facendo qualche evento in meno, ma più curato. Per questo dobbiamo dare competenza e formazione ai nostri soci. Devono essere semplificate le incombenze burocratiche che rischiano di soffoccare la buona volontà e infine bignona abbandonare il campanile, mettere insieme le specificità di ognuno. Spero che il nuovo logo regionale Unpli sarà utilizzato in tutte le manifestazioni organizzate in Veneto. Sarà il nostro marchio di fabbrica". (r.c.).

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Visite brevi la ricetta di zio sam - mario pirani (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Commenti LINEA DI CONFINE Visite brevi la ricetta di Zio Sam MARIO PIRANI è così odioso lo scandalo della clinica Santa Rita di Milano che si è portati a credere ad un evento quasi unico o, almeno, rarissimo. Peraltro, sempre a Milano, una diecina di anni orsono, dieci pazienti e un infermiere persero la vita nella camera iperbarica del "Galeazzi", a causa di una disfunzione tecnica involontaria. Resta il fatto che per molte delle vittime quella terapia era inutile, consigliata e praticata solo a profitto della struttura sanitaria. Questi episodi, mi suggerisce in una sua e-mail il prof. Crosignani dell'Istituto dei tumori di Milano, ripropongono il quesito se sia ottimale o dannosa la coesistenza tra salute e profitto. Di questi tempi è, infatti, diventato un luogo comune proclamare il profitto, derivante dalla concorrenza, un requisito indispensabile per assicurare un servizio efficiente, un principio esteso anche alla Sanità. Tanto che per imporlo, almeno in parte, si è ricorsi alla cosiddetta aziendalizzazione del Ssn, alla introduzione dei Drg (parametri secondo i quali la spesa ospedaliera viene rimborsata dalle Regioni alle Asl, in base alle singole patologie, con la conseguenza che quelle più care vengono incrementate e quelle di maggior risparmio declassate e penalizzate, a partire dal taglio dei posti letto); al terrorismo contabile imposto ai direttori generali, di cui fanno le spese i pazienti e i servizi. Di conseguenza si fanno più operazioni chirurgiche del necessario, pur di arrivare al target, o si qualificano le patologie in modo furbesco, per cui un fibroma diventa un sospetto tumore, così da ottenere un Drg più alto. In realtà rendere la salute una merce non contiene i costi ma finisce per aumentarli. Lo conferma uno studio apparso a febbraio sul New England Journal of Medicine, una delle più qualificate pubblicazioni americane del settore. Ne riproduco qualche passaggio. "Nel 2006 negli Stati Uniti le spese per l'assistenza sanitaria sono salite del 6,7 per cento: le spese complessive per l'assistenza sanitaria hanno superato i 2100 miliardi di dollari, pari a oltre 7.000 dollari per ogni cittadino americano. La spesa complessiva attuale, oggi nell'ordine del 16 per cento del pil, si stima che nei prossimi 7 anni possa raggiungere il 20 per cento (in Italia è del 8% di cui il 6,4 a carico Ssn, ndr)... L'enorme fallimento registrato dagli Stati Uniti nel contenere le spese mediche deriva principalmente dalla nostra diffusa commercializzazione. Il predominio di società di assicurazione e farmaceutiche dedite al profitto, una nuova ondata di ospedali specializzati di proprietà di investitori privati e un comportamento volto a massimizzare in ogni caso i profitti incide fortemente sui costi e distorce l'allocazione delle risorse. Guadagni, fatturazioni, marketing, oltre agli immotivati costi della burocrazia privata dirottano dai 400 ai 500 milioni di dollari del totale". "Nonostante la diffusa opinione secondo la quale la concorrenza sarebbe determinante per contenere le spese, il settore medico non si presta a rispettare le leggi di mercato.... Le risorse sono sempre più spesso allocate in risposta alle opportunità di incamerare utili più che per necessità mediche,.... Tutto ciò dà adito a un misto di trattamenti eccessivi e trattamenti insufficienti e in ogni caso a spese in aumento... Le assicurazioni private partono, ad esempio, dal principio che i medici abbiano un'idea precostituita dei guadagni che si aspettano, l'"income target" (obiettivo guadagno). Per cui se si limitano i loro introiti riducendo le tariffe per ogni visita, i medici compenseranno il guadagno atteso aumentando i pazienti da trattare e faranno durare meno possibile ogni singola visita. Questa presunta economia è un esempio lampante della miopia dell'assistenza privata.... Il bene insostituibile per un medico è, infatti, il tempo, tempo adeguato a poter prendere in considerazione una cartella, riferire una storia, ascoltare davvero il paziente. Non si può fare tutto ciò in 10 minuti. I medici di base frettolosi hanno maggiori probabilità di non vedere qualche sintomo, di commettere errori e di prescrivere un numero maggiore di analisi per compensare la mancata diagnosi effettuata con serietà. Sono altresì maggiormente propensi a mandare i pazienti dagli specialisti per procedure che potrebbero eseguire loro stessi se ne avessero il tempo e fossero adeguatamente retribuiti.... Talvolta noi americani facciamo ciò che è giusto fare soltanto dopo aver esaurito qualsiasi altra alternativa. Resta da capire quanto esaurito ancora debba diventare il sistema dell'assistenza sanitaria prima che noi si passi a un'assicurazione sanitaria nazionale".

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Gli alluvionati bloccano il traffico (sezione: Burocrazia)

( da "Centro, Il" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Tortoreto. Nessuna tensione con gli automobilisti. Il comitato: e ora occupiamo il Comune Gli alluvionati bloccano il traffico Protesta sul lungomare contro i ritardi nei risarcimenti TORTORETO. Gli alluvionati occupano le strisce pedonali sul lungomare di Tortoreto e per quasi un'ora il traffico, rappresentato soprattutto da turisti pendolari della provincia che tornavano a casa dopo qualche ora di mare, va in tilt. Hanno scelto un modo pacifico ma incisivo per richiamare l'attenzione i circa cento cittadini che ieri pomeriggio hanno preso parte alla manifestazione di protesta contro i ritardi nel rimborso dei danni prodotti dall'alluvione dell'ottobre scorso. Davanti al monumento al pescatore, poco dopo le 17, sono stati issati alcuni striscioni dal chiaro sapore ironico, per evidenziare il lassismo delle istituzioni (soprattutto della Regione) relativamente alla liquidazione delle somme pro alluvionati. I promotori dell'iniziativa (il comitato "Solidarietà e sicurezza" e l'associazione "Tortoreto Domani") hanno offerto ai presenti pizze e panini con la porchetta. In chiave altrettanto ironica, vicino al tavolo delle vivande, è stata posizionata una scatola per raccogliere offerte per gli alluvionati. Com'era nelle previsioni, poi, la protesta si è spostata sul lungomare Sirena, in prossimità dell'incrocio con via D'Annunzio. Molti dei presenti hanno cominciato ad attraversare, a ritmo serrato, le strisce pedonali, passando da una parte all'altra della strada. Sul lungomare, su entrambe le corsie, si sono subito create delle code di auto. Gli automobilisti rimasti imbottigliati non hanno perso la calma e hanno atteso che l'attraversamento continuo delle strisce pedonali da parte dei manifestanti si attenuasse per proseguire la marcia. D'altro canto, l'intento dei manifestanti era proprio questo: rendere noto, anche ai vacanzieri che frequentano il litorale tortoretano (ieri molto affollato), il malessere legato ai ritardi con cui la burocrazia sta gestendo la fase post-alluvione. Nel frattempo, sul posto sono giunti i carabinieri e gli agenti della polizia urbana. Le forze dell'ordine, per evitare che il traffico sul lungomare subisse ulteriori intasamenti, hanno deviato la circolazione su vie limitrofe all'incrocio in questione, in modo da ridurre i problemi. Poco dopo le 18 i manifestanti hanno abbandonato il campo, anche se a quanto pare quella di ieri potrebbe essere solo la prima di una serie di iniziative. "Se entro fine mese, come ha detto il sindaco", ribadisce Floriana Baccolini, presidente del comitato alluvionati, "non saranno pagati i primi rimborsi, occuperemo il Comune. Da mesi nessuno ci informa su come stanno le cose". A solidarizzare con i manifestanti, c'erano anche alcuni politici, sia di Tortoreto (i consiglieri comunali di opposizione Gino Monti e Vincenzo Lo Sterzo), che di Alba (l'assessore Gabriele Viviani e l'ex capogruppo di Rifondazione, Daniele di Biagio). "Anche il sindaco sarebbe dovuto essere qui", hanno detto Monti e Lo Sterzo, "a dare solidarietà. Sembra quasi che Di Matteo sia il commissario delegato per l'alluvione, mentre il suo compito è quello di state vicino alla sua gente e di fare in modo che alcune problematiche vengano risolte celermente". Luca Zarroli.

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La confartigianato sulla sicurezza: la burocrazia accresce i costi (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pordenone La Confartigianato sulla sicurezza: "La burocrazia accresce i costi" IL SEMINARIO E' stato Claudio Dorigo, capocategoria delle imprese edili di Confartigianato Pordenone e consigliere nazionale della Federazione, a introdurre i lavori del seminario tecnico sul tema "Sicurezza dei cantieri temporanei e mobili", alla luce del nuovo testo unico sulla sicurezza, organizzato dall'associazione e svoltosi nell'auditorium della Regione mercoledì sera, registrando il "tutto esaurito". Dorigo ha rimarcato le criticità che le imprese e Confartigianato hanno individuato in un decreto che inasprisce pesantemente le sanzioni "per aspetti prettamente formali. Quasi che - ironizza il capocategoria - più carte si producano, maggiore sia la sicurezza. Non è così! Da imprenditori, ma anche da cittadini, sappiamo bene che la produzione ingiustificata di burocrazia accresce i costi e non apporta alcun beneficio. Nemmeno in un tema delicato e complesso come quello degli infortuni sul lavoro". Dopo le relazioni dell'architetto Emanuela Dal Santo e dell'avvocato Piero Cucchisi c'è stato il dibattito. L'elevato numero di adesioni al seminario ha imposto a Confartigianato di organizzare un secondo incontro che si terrà martedì 24 giugno alle 18 all'auditorium della Regione.

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Brunetta contro le regioni "rosse" "lì comprano i voti, non c'è democrazia" (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

La polemica Brunetta contro le regioni "rosse" "Lì comprano i voti, non c'è democrazia" ROMA - "Il centrodestra ha vinto in tutta Italia. Rimangono alcune piccole zone dove normalmente il voto viene comprato e dove non c'è la democrazia". Il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta "denuncia" le cosiddette regioni rosse, dove il voto al centrosinistra, secondo lui, è figlio di una burocrazia gonfiata ad arte. Parlando in Umbria Brunetta dice: "Questa è la regione che ha tra i tassi più elevati di pubblici dipendenti di tutto il Paese e non per produrre beni o servizi pubblici, ma per produrre clientela e consenso pubblico. Le giunte rosse dell'Umbria - ha proseguito Brunetta - si sono per anni comprate il consenso producendo posti di lavoro finti nella burocrazia". Per questo, e solo per questo, in "alcune piccole zone d'Italia" la sinistra continua a vincere.

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Isonzo inquinato, serve il depuratore (sezione: Burocrazia)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

AMBIENTE. OSTACOLI AL RILANCIO TURISTICO DEL SORDI ROMOLI Isonzo inquinato, serve il depuratore Il Comune: "Acque non balneabili. Slitta il progetto della spiaggia attrezzata" "È ipotizzabile in questa fase soltanto la valorizzazione paesaggistica" "Va risolta la questione dei rilasci d'acqua da parte della diga di Salcano" di FRANCESCO FAIN Bisognerà aspettare. Il progetto denominato "Isonzo beach" che prevedeva la realizzazione di una sorta di spiaggia attrezzata da offrire domenicalmente ai goriziani non sarà così immediato. E, per una volta, la burocrazia non è il "male oscuro", ovvero la causa dell'ennesimo slittamento. A rallentare il progetto (che, dando a Cesare quel che è di Cesare, fu "partorito" già dal precedente assessore comunale all'Ambiente, Alessandro Bon) sono le condizioni oggettive dell'Isonzo. "C'è un problema che, in questo momento, è insormontabile e che ci fa dire che oggi la realizzazione di una spiaggetta, purtroppo, è un'utopia - ammette schiettamente l'assessore comunale all'Ambiente Francesco Del Sordi -. L'acqua dell'Isonzo, per legge, è "non balneabile" per definizione. Si potrà fare il bagno quando verrà certificato che il fiume risponde a determinate caratteristiche". Non è l'unico problema. "C'è la questione delle portate della diga di Salcano. Sino a quando non si risolverà anche tale problema, sarà improponibile mettere in cantiere spiaggette attrezzate o qualcosa di simile per chi vuole 'vivere' l'Isonzo d'estate". E allora il pensiero corre alla realizzazione del depuratore che le autorità slovene hanno assicurato verrà realizzato. Ma non prima del 2011. "Mi risulta che è stata attivata la procedura di tipo urbanistico che porterà alla realizzazione dell'impianto. La previsione - chiosa Francesco Del Sordi - è che i lavori di costruzione dell'impianto che sorgerà a San Pietro-Vertojba inizieranno nel 2010, mentre l'intervento dovrebbe concludersi un anno dopo. Viene da sè che i tempi si dilateranno". Perfettamente concorde il sindaco Ettore Romoli. "Sì, il problema reale è che l'Isonzo non è balneabile e qualsiasi progetto si scontra con questa realtà di fatto". Che fare allora? "Credo che, in questo momento, sia più ragionevole pensare ad uno sfruttamento turistico del fiume dal punto di vista paesaggistico. Ci sono scorci assolutamente incantevoli che andrebbero valorizzati", aggiunge il primo cittadino. Non a caso, basta leggere il programma elettorale dell'amministrazione comunale in carica per capire quale importanza la giunta attribuisce all'Isonzo. Si legge infatti: "Intendiamo valorizzare il nostro fiume. In quest'ottica sarà fornito il massimo supporto alla delegazione italiana per la Commissione mista italo-slovena per l'idroeconomia, attualmente impegnata a difendere gli interessi della nostra comunità in merito ai rilasci idrici dalla diga di Salcano, ai pericoli di frane catastrofiche prospicienti il lago a monte della diga. La nuova amministrazione lavorerà quindi per chiudere l'ultraventennale questione con gli sloveni ed attuare la depurazione transfrontaliera secondo gli accordi sottoscritti nel 2000, anche per consentire i lavori di ripristino ambientale del Corno, già finanziati nel 1999". Prosegue Romoli nelle linee programmatiche: "Nell'ottica di restituire alla città un rapporto più stretto con il suo magnifico fiume, saranno valorizzate dovunque sarà possibile, le rive dell'Isonzo, nella prospettiva di creare una vera e propria riviera almeno nel primo tratto, le acque potrebbero diventare balneabili". Come già evidenziato, la precedente amministrazione comunale (e gli assessori Bon e Primosig in special modo) ci aveva pensato seriamente. L'obiettivo era di creare un polo sportivo, agganciandosi ai centri di kayak e rafting già attivi oltreconfine, nella zona del ponte di Piuma. Più a valle, nell'area del parco Isonzo di Campagnuzza-Sant'Andrea, il progetto prevedeva la creazione di una Isonzo-beach dotata di attrezzature al servizio dei bagnanti ed estesa agli isolotti che si sono formati sul letto del fiume. Sarebbe già un sensibile passo in avanti, in ogni caso, curare maggiormente le zone degli argini dell'Isonzo di maggior fruizione pubblica. Zone molto belle ma spesso trascurate e dunque assai poco attraenti e appetibili.

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PONTEDERA IL CONSIGLIERE regionale di Forza Italia-Verso il Popolo delle (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Pisa)" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

PROVINCIA PISA pag. 29 ? PONTEDERA ? IL CONSIGLIERE regionale di Forza Italia-Verso il Popolo delle... ? PONTEDERA ? IL CONSIGLIERE regionale di Forza Italia-Verso il Popolo delle libertà Piero Pizzi interviene sull'Unione dei Comuni della Valdera. Ospitiamo il suo intervento. "NOTIAMO con piacere che si sta sviluppando un dibattito sul progetto di costituzione dell'Unione dei Comuni. Abbiamo interesse per il progetto, che dovrebbe associare, per la gestione di importanti servizi, oltre 100mila abitanti residenti in quindici comuni. Un obiettivo interessante e di enorme rilievo. Proprio per questo chiediamo di riflettere se l'Unione rappresenti lo strumento adeguato per migliorare i servizi riducendo le tariffe. Non è un caso che l'istituzione Unione dei Comuni sia uno strumento utilizzato finora dai piccoli comuni, che unendosi migliorano i servizi, riducendo i costi. Ma per l'Unione della Valdera non si tratta di unire piccoli comuni. Inoltre a livello regionale e nazionale è in corso un dibattito su provvedimenti volti al riordino degli enti locali. Così come è in atto una rivoluzione in merito ai servizi pubblici, sia a livello regionale che nazionale. Non sarebbe prudente attendere le imminenti nuove disposizioni legislative nazionali e regionali? L'istruttoria finora svolta ha evidenziato alcune carenze da colmare: manca del tutto, ad esempio, un piano finanziario che dia garanzie sulle esigenze di non ricreare un nuovo ente con ulteriori costi che i cittadini dovrebbero sostenere. Temiamo un sovrapporsi di funzioni e quindi un proliferare della burocrazia. Infine, non sarebbe il caso di affrontare pubblicamente i nodi ancora non sciolti, per quanto riguarda in particolare il rapporto tra gli organi (sindaco, giunta, consiglio), gli obiettivi, la partecipazione, i servizi pubblici, e ascoltare le popolazioni e le categorie interessate? Siamo anche convinti che, visto l'approssimarsi delle amministrative, si dovrebbe predisporre un progetto aperto, sottoponendolo al giudizio dei cittadini. Una scelta così importante, che impegnerà le nuove amministrazioni per 10 anni, non si può fare al termine di un mandato amministrativo. Intendiamo discutere le nostre osservazioni in un dibattito: speriamo siano valutate come meritano".

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L'insicurezza alimentare è in aumento in Africa (sezione: Burocrazia)

( da "Arena, L'" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

PREZZI E CIBO. La crisi legata all'umento delle quotazioni delle derrate aggrava la situazione del continente L'insicurezza alimentare è in aumento in Africa JACQUES DIOUF Negli ultimi 30 anni le importazioni agricole dell'Africa sono aumentate più rapidamente delle esportazioni e il continente è diventato importatore netto di prodotti agricoli di base. Perciò la corsa dei prezzi agricoli internazionali, il cambiamento climatico e l'accresciuta domanda internazionale di cibo hanno esacerbato la sua situazione d'insicurezza alimentare. Lo ha sottolineato il presidente della Fao Jacques Diouf, intervenendo alla venticinquesima Conferenza regionale Fao per l'Africa, a Nairobi. Le esportazioni agricole del continente africano, ha ricordato Diouf, sono cresciute a partire dal 1996 del 2,3% all'anno, ma rapportate al commercio mondiale sono calate drammaticamente dall'8% degli anni '70 a solo l'1,3% nel 2005. Negli ultimi 20 anni la produzione cerealicola in Africa è aumentata solo del 2,6% l'anno, fattore che ha portato ad un rapido aumento delle importazioni (3,5% l'anno). "Nonostante gli sforzi finora fatti, l'agricoltura africana resta penalizzata perché sotto capitalizzata, inefficiente e non competitiva", ha detto Diouf. L'agricoltura continua a svolgere un ruolo predominante nelle economie nazionali dell'Africa Sub-sahariana, rappresentando il 17% del Pil, il 57% della manodopera occupata e l'11% dei proventi delle esportazioni. Ma la produzione zootecnica e la pesca non tengono il passo con il fabbisogno della popolazione. Il tasso di crescita della produzione bovina negli ultimi 20 anni è stato dell'1,4% annuo, di quella ovina del 2,5% e di quella caprina del 4,3%. Il rendimento del settore ittico è rimasto stagnante negli ultimi 10 anni, con un calo di disponibilità per abitante. Il consumo di pesce e di prodotti d'allevamento è calato da 8,8 chilogrammi del 1990 ai circa 7,8 chilogrammi del 2001. Sono diversi i fattori, spiega la Fao, che hanno inibito lo sviluppo agricolo. Uno è il controllo delle acque. Circa il 93% delle terre coltivate dipende da precipitazioni incerte e con un elevato rischio di siccità quando solo il 4% delle riserve idriche disponibili sono utilizzate per l'irrigazione, rispetto al 14% dell'Asia. Un altro è la gestione della terra. Solo il 14% dei 184 milioni di ettari dell'Africa che sono coltivabili e con circa 21 milioni di ettari in stato di progressivo degrado. Pesa però anche lo scarso impiego di fertilizzanti. In Africa si impiegano solo 23 chilogrammi di fertilizzanti per ettaro di terra coltivata, rispetto ai 151 chili dell'Asia. L'uso dei fertilizzanti è ancora più basso nell'Africa sub-sahariana, con soli 9 chilogrammi per ettaro. Incide infine la scarsità delle sementi: l'accesso a sementi di qualità è reso difficile dai costi elevati e dalla limitata disponibilità sui mercati locali. Frattanto il presidente del Senegal, Abdolaye Wade, torna ad attaccare l'agenzia dell'Onu definendola "burocrazia della fame". La Fao, dice, ha troppe spese inutili e una pluralità di organismi che si occupano delle stesse cose, meglio sarebbe se ci fosse una istituzione unica che avesse sede in Africa e non in Europa o negli Usa. Wade ne ha parlato ad un meeting dell'Alliance of democrats a Roma nella sede del Pd, ospite di Francesco Rutelli. Sarà troppo tardi per il mondo, per l'Africa, ma anche per l'Europa se non rimettiamo in discussione alcune scelte banali e ormai perdenti, ha detto Wade. La Fao spende 800 milioni di dollari che non vanno a vantaggio dell'Africa, ci sono troppe istituzioni che fanno le stesse cose. "Spendono soldi per degli esperti che prendono aerei e attraversano i mari per fare dei rapporti nei quali non c'è niente", denuncia Wade. "Noi vogliamo un'istituzione che non sia nè a Roma nè a Parigi nè a Washington, ma che abbia sede in Africa, nel cuore del problema".

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Rispetto dei tempi, la Regione in campo (sezione: Burocrazia)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Io speriamo che me la cavo. Ovvero come garantire il minimo rispetto dei tempi davanti al Leviatano della burocrazia nostrana. Un problema che il Pirellone ha cercato di affrontare con la nuova legge che di fatto sposta a livello regionale tutta la fase istruttoria. A seconda della presenza o meno di un'intesa col Governo o coi singoli ministri, la Regione potrà guidare l'istruttoria interagendo con gli organi statali competenti (anche emettendo la Valutazione di impatto ambientale e formulando la proposta di approvazione dei progetti al Cipe) oppure sostituirsi agli stessi in caso di inerzia immotivata e reiterata. In pratica se c'è accordo e mutua collaborazione si lavora insieme, diversamente il Pirellone può andare avanti per la propria strada, sostituendosi agli organismi statali. Un'indicazione che però potrebbe essere suscettibile di qualche contestazione. A fine anno il definitivo Nello specifico della tratta che riguarda la Bergamasca (la D, da Vimercate a Brembate, 18,8 chilometri per 775 milioni di costo), i lavori per la progettazione definitiva sono stati assegnati all'Ati (Associazione temporanea d'impresa) capeggiata dalla veronese Technital che per fine anno dovrebbe chiudere la partita. Anzi, deve, visto che ha vinto la gara abbassando i tempi da 310 a 180 giorni. Superato questo scoglio ci sarebbe tutta la parte di verifica e ottemperanza rispetto al preliminare, il passaggio ai ministeri (Ambiente e infrastrutture), l'esame delle osservazioni, l'approvazione del Cipe e la pubblicazione. Tutto in 270 giorni, termine mai rispettato. Non è un mistero che la Regione sia in trattative con i ministeri interessati per portare in loco la fase istruttoria, non tanto per risparmiare tempo sulla parte burocratica, che richiede comunque step precisi, quanto sulla pubblicazione. Per intenderci, difficile impiegare meno di 90 giorni per osservazioni, verifica del ministero dell'Ambiente, conferenza di servizi più altri 90 per valutazione del ministero delle infrastrutture e proposta per Cipe, più altri 30 per l'approvazione da parte dello stesso: a Roma come a Milano. Magari svolgendo l'istruttoria in Lombardia si potrebbe semmai garantire il mantenimento dei tempi, difficilmente un risparmio: risultato che potrebbe invece venire garantito sul versante della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, vera forca caudina. Procedura che dovrebbe chiudersi in 60 giorni ma che spesso ha richiesto 6-8 mesi: di certo la pubblicazione sul Bur regionale sarebbe garantita nei 2 mesi previsti. Tempi e costi A ogni modo se tutto andrà bene (con il se d'obbligo) l'apertura dei cantieri per le tangenziali di Como e Varese e del tratto A (dall'A8 all'A9) è previsto per fine 2009. A metà 2010, dovrebbe essere la volta del tratto rimanente, quello dall'A9 all'A4 (diviso a sua volta in 3 lotti, B, C e D, che potrebbe essere oggetto di appalti separati, seppure contemporanei): da lì in avanti serviranno 5 anni di lavoro. Nel 2013 è prevista l'apertura della tangenziale di Como, l'anno dopo del tratto tra l'A8 e l'A9 e della tangenziale di Varese, mentre nel 2015 di tutto il sistema: il completamento dei lavori ? ad autostrada già percorribile ? è invece in calendario per il 2016. Il costo complessivo dell'opera è di 4 miliardi e 100 milioni di euro, di cui 1 miliardo e 200 milioni di contributo pubblico, il resto reperito sul mercato. Un costo che prevede anche interventi di raccordo con la viabilità provinciale esistente. D. N.

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I semafori resteranno? (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Vicenza, Il" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

PIOVENE "I semafori resteranno?" La Provincia approva la rotatoria elittica a Piovene, da realizzare all'incrocio Barattoni. Finalmente è un bel passo avanti per smaltire il traffico in sostituzione del Prolungamento dell'Autostrada verso Trento, che forse verrà vista dalle future generazioni. Può essere che nei progetti, vi siate dimenticati di un piccolo problema: i due semafori che rimangono e nelle ore di punta creano sempre lunghe code, in tempi brevi, saranno sostituiti dalle rotatorie, o continuano a svolgere il loro lavoro? Noi dell'Alto Vicentino siamo molto rispettosi e abbiamo fiducia delle istituzioni, anche se per burocrazia vanno molto per le lunghe, però non le solite promese elettorali. Adesso aspettiamo i fatti e non le parole, perché esistiamo anche noi. Un cittadino dell'Alto Vicentino.

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Manzi, dal Costarica alla <Torre d'oro> (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

CESENA pag. 24 Manzi, dal Costarica alla "Torre d'oro" Sammaurese, è dirigente di quel governo IL PREMIO "La Torre d'oro 2008", alla sua quarta edizione, quest'anno sarà assegnato a Massimo Manzi sammaurese di 36 anni capo di gabinetto presso il governo del Costarica nel Ministero della Competitività. Un premio che è stato istituito in occasione dei 150 anni della nascita di Giovanni Pascoli e che viene dato a giovani di San Mauro Pascoli che si sono distinti nei settori fra cultura, arte, lavoro, sport, spettacolo, volontariato. L'ambito riconoscimento verrà consegnato dal sindaco Gianfranco Miro Gori (dopo aver sentito le varie associazioni) questa sera alle 21.15 a Casa Pascoli. Le motivazioni del premio a Massimo Manzi sono state spiegate dal sindaco Gianfranco Miro Gori che ha detto: "Il premio che richiama la Torre di Giovanni Pascoli quest'anno è assegnato al nostro concittadino che lavora in Costarica. Dopo avere ricoperto incarichi presso il Ministero degli Esteri prima e del Commercio con l'estero poi, alcuni mesi fa ha ottenuto dal presidente della Repubblica del Costarica Oscar Arias, un incarico presso il ministero per la competitività nell'ambito di un programma nazionale per la competitività economica e la semplificazione della burocrazia". Massimo Manzi questa sera sarà a Casa Pascoli: seguirà poi la proiezione di un video sul Costarica e poi un concerto del gruppo 'La Nueva Onda' di Cesenatico con musiche Caribe. e. p. Image: 20080623/foto/408.jpg.

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Federici: <La burocrazia condiziona lo sviluppo> (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

VETRINA ASCOLI pag. 23 Federici: "La burocrazia condiziona lo sviluppo" IL MONITO DI CONFINDUSTRIA di VITTORIO BELLAGAMBA NELL'INTERVENTO fatto in occasione dell'assemblea di Confindustria Ascoli il presidente Adriano Federici ha evidenziato, ancora una volta, i tanti impedimenti causati dall'eccessiva burocrazia che finiscono con il condizionare negativamente lo sviluppo delle imprese. Non solo il presidente Federici è anche tornato ad affrontare temi legati alla governance del territorio. "Per quanto concerne la velocità di reazione e di adeguamento ai cambiamenti improvvisi, viviamo una situazione nella quale alcune funzioni programmatorie ed urbanistiche,normalmente di competenza dei Comuni e Provincia, sono gestite dal Consorzio di Industrializzazione ? ha detto Federici ? che appesantisce gli iter burocratici ai quali le imprese sono sottoposte. Insomma, è come se si lanciasse un salvagente di ferro a chi sta affogando...". IL MASSIMO esponente dell'associazione confindustriale ascolana ha puntato il dito anche sulla mancanza di infrastrutture e in proposito ha detto: "Altri esempi di mancanza di necessario dinamismo e lentezza della politica sono rappresentati dalla mancata accelerazione sul collegamento Ascoli- Teramo, da tutti considerata opera altamente strategica per lo sviluppo delle relazioni tra due economie locali; e ancora, la realizzazione delle opere di messa in sicurezza dei ponti sul fiume Tronto, della quale si parla da anni". Da parte di Confindustria non mancano le proposte che suonano come un accorato appello nei confronti dei politici. "Se si riesce a recuperare una classe politica non litigiosa, che mostri di avere a cuore lo sviluppo delle imprese e dell'economia, noi imprenditori dovremo fare la nostra parte investendo. Se è vero, infatti, che abbiamo dato prova di sapere investire anche all'estero, forse oggi ci sono le condizioni per tornare a farlo anche in Italia". Image: 20080623/foto/131.jpg.

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Troppi pericoli all'incrocio di Gannì (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Provincia di Cagliari Pagina 1014 Maracalagonis Troppi pericoli all'incrocio di Gannì Maracalagonis --> Traffico nel caos all'altezza dell'incrocio di Gannì, tra la vecchia Orientale sarda e la provinciale per Maracalagonis. Traffico intenso e soprattutto pericoloso soprattutto di notte. Su questo incrocio sarà realizzata una rotatoria, l'Anas ha chiesto alla provincia una variante al progetto. Poi ci sarà l'appalto. Ancora burocrazia insomma. "Una situazione assurda - dice il presidente del Consiglio counale di Sinnai, Massimo Serra. La rotatoria doveva essere realizzata un anno fa. Siamo ancora in attesa. Nonostante le pressioni dei Comuni della zona e nonostante la conferenza di servizio promossa più di un anno fa dal prefetto. Ritardi davvero assurdi con rischi fortissimi: in estate in questo incrocio si riversa gran parte del traffico diretto al mare. Facile - conclude Maqssimo Serra - capire la pericolosità dell'incrocio". (ant.ser.).

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Brunetta ai fannulloni: <Con me il 95% degli italiani> (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 23-06-2008)
Pubblicato anche in: (Nazione, La (Empoli))

Argomenti: Burocrazia

PRIMO PIANO pag. 11 Brunetta ai fannulloni: "Con me il 95% degli italiani" ? PERUGIA ? "IO HO con me il 95% degli italiani, a partire dai dipendenti pubblici per bene che sono la stragrande maggioranza. E non ho paura di nessuno". Lo ha detto ieri il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, a Bastia Umbra nel corso del suo intervento alla Festa del Pdl. Il riferimento è alla sua campagna contro i fannulloni e i clientelismi della pubblica ammnistrazione. Non è mancata una stoccata ai politici locali: "Le giunte rosse dell'Umbria ? ha accusato Brunetta ? si sono per anni comprate il consenso producendo posti di lavoro finti nella burocrazia".

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Perché l'accordo conviene ai lavoratori (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-06-22 - pag: 3 autore: INTERVISTA Guglielmo Epifani Segretario generale Cgil "Perché l'accordo conviene ai lavoratori" di Alberto Orioli H a modellato una Cgil un po' più riformista. Il gossip lo vuole presto eurodeputato Pd, ma è, appunto, gossip. Gli dà fastidio che si parli della sua successione ma ha un sogno: che, dopo 100 anni di gloriosa reggenza al maschile, sia una donna a ereditare il potere di 5 milioni di iscritti e a diventare la vera controparte di Emma Marcegaglia. Se proprio deve tentare un calcolo – di quelli che fanno i sindacalisti, un po' politico un po' sociale – dice che firmare l'accordo per la riforma dei contratti ai lavoratori conviene. E forse conviene anche a lui (ma questo non lo dice). Gugliemo Epifani, segretario generale della Cgil, sa che l'intesa può portare nuovo reddito, recuperare produttività e ampliare la torta della ricchezza-Paese da spartire. Per tacere del rilancio che garantirebbe allo stesso sindacato, non certo dotato della forza contrattuale di un tempo. La Cgil, poi, continuerebbe ad avere peso anche con un Governo non amico, a meno che la nuova "linea di piazza" di Walter Veltroni non finisca per influire sul percorso del sindacato di Corso d'Italia. Cgil stampella del partito? "Semmai se decideremo azioni di lotta saremo lieti di avere al nostro fianco anche parte del mondo politico. Ci sentiremmo meno soli" risponde. E, certo, l'indicazione del Dpef di un'inflazione programmata ferma alla metà di quella oggi reale, rischia di dare un motivo in più per chi agita la protesta. Ma il segretario Cgil taglia corto: "Il sindacato non prenderà in considerazione le indicazioni del Dpef, perchè ha un'altra proposta che fa parte della riforma dei contratti". Si tratta del riferimento a un tasso di inflazione "realisticamente prevedibile" e a un nuovo indicatore europeo che ha già suscitato diverse prese di distanza. Epifani esclude lo scenario isolazionista, anche se è evidente che non sarebbe difficile per le imprese, oggi, scegliere di andare avanti comunque nella riforma, magari accentuando le scelte unilaterali o decidendo di fare gli accrodi "con chi ci sta". "Non credo che questo possa avvenire – dice Epifani – comunque ribadisco che non sono disposto a firmare un accordo purchessia. è evidente che ci sono interessi contrapposti a questo tavolo. E abbiamo fatto bene a cominciare il confronto a partire da quello che ci divide di più. Le imprese vogliono ridurre se non azzerare il contratto nazionale; noi vogliamo mantenerloe aumentare gli spazi di manovra sul secondo livello. Tutto qui, ma non è poco". Non è davvero poco anche se da questo dilemma dipende il futuro delle buste paga e il destino delle rappresentanze dei corpi intermedi della società italiana, passati dall'apoteosi ideologica anni 70 al ruolo semi-istituzionale della concertazione anni 90, al declino molecolare della società a coriandoli di oggi. Un'Italia che sembra quanto di più distante dalle organizzazioni di interessi confederali, vale a dire mediati in una grande centrifuga sociale dove si mescolano i bisogni del lavoratore protetto e dell'ex lavoratore o del lavoratore precario, del lavoratore-cittadino e del lavoratore-consumatore. Epifani ha radici socialiste, è un riformista da sempre, e ritrova, qua e là, antichi compagni di strada come Maurizio Sacconi o Renato Brunetta oggi sue controparti. Così controparti da aver già richiesto diversi duelli verbali. Il leader Cgil, tuttavia, con una virata lunga, sta correggendo la rotta della sua confederazione che rivaluta il mondo del terziario e guarda al pubblico impiego e sembra lasciarsi alle spalle certa retorica metallurgica. Dalla parte riformista della Fiom viene Susanna Camusso, storica leader in Lombardia, socialista di origine anche lei; Enrico Panini, segretario della Cgil scuola, è un preside di liceo, primavolta in assoluto di un rappresentante del mondo del'istruzione in segreteria. Fabrizio Solari, provenienza dai trasporti, conosce tutto della tribolata vicenda Alitalia (compresi certi errori dei sindacati corporativi) mentre Vera Lamonica è la leader donna del sindacalismo anti- n'drangheta inCalabria.In segreteria anche un riformista storico come Agostino Megale: ha diretto l'Ires dove ha studiato a fondo perchè gli operai hanno votato Lega, un passato da leader dei tessili, quelli che hanno inventato la flessibilità degli orari e hanno saputo superare la globalizzazione quasi 20 anni fa. Dunque una Cgil con un volto diverso. Se oltre al volto cambieranno anche i contenuti si saprà nel corso del negoziato. "è chiaro che se le imprese pensano di disfarsi di un fastidio, cioè noi, i sindacalisti, i margini per un negaoziato serio non esistono, ma ho riscontrato in Emma Marcegaglia un atteggiamento pragmatico che va al cuore delle cose senza ideologismi. Vedremo". Un rischio è che nei sindacati si scateni la corsa all'accreditamento, al posto di interlocutore privilegiato: "Vedo che alcuni miei colleghi a volte eccedono nel sostenere le scelte del Governo. Non è il caso di correre troppo in soccorso al vincitore. Secondo me c'è molto di più da fare per difendere gli interessi dei più deboli: nella manovra non è previsto alcunchè per il lavoro dipendente, solo un po' di populismo compassionevole. Vanno bene i 400 euro ai pensionati ma perchè non lasciare a loro la scelta di come spenderli? Non è questo il pensiero liberale?". Epifani non è convinto della scelta degli enti bilaterali, una delle innovazioni strategiche del Governo Berlusconi: "Va bene la certificazione congiunta dei contratti e ci sono anche altre cose che gli enti possono fare. Ma è sbagliato caricarli troppo di responsabilità operative; rischia di esporci a ruoli impropri e a conteziosi, magari davanti al giudice, con gli stessi lavoratori ". Non è convinto nemmeno delle semplificazioni che invece sono una manna per quelle imprese che lamentano una burocrazia vessatoria e un extracosto annuo di 14 miliardi di euro bruciati in adempimenti. Per Epifani "sono la forma per difendere i diritti dei lavoratori", anche se spesso diventano una diseconomia che fa fuggire l'impresa. Eccolo il paradosso: hai i diritti, ma non il lavoro. Crei un potenziale per riempire le piazze, ma non per riempire le fabbriche. Devi aumentare il denaro in busta paga e rischi la fuga nel sommerso esentasse. Al tavolo della riforma dei contratti c'è tutto questo. Non è una novità; la novità è discuterne davvero. "Stampella per Veltroni? Semmai se decideremo azioni di protesta non ci sentiremo soli" "Ho un sogno: che dopo 100 anni di leadership maschile, una donna sia il segretario generale" CONTRASTO Guglielmo Epifani.

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Votare su tutto: ricetta svizzera contro il mal di Bruxelles (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-06-23 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Pubblico&Privato di Francesco Alberoni Votare su tutto: ricetta svizzera contro il mal di Bruxelles U n altro referendum popolare ha respinto la Costituzione europea. Tutti siamo del parere che si debba andare avanti ugualmente perché solo un'entità unitaria è in condizione di affrontare le sfide del mondo globalizzato. Però queste bocciature non possono essere considerate solo un segno di ignoranza. Esse esprimono anche il disagio di un processo di unificazione che non sorge dal basso, da un grande ideale, da un grande movimento collettivo in cui tutti - individui e gruppi- rinunciano volontariamente alle loro differenze, rivedono il loro passato e rinascono in una nuova collettività statuale che sentono come propria. L'Europa è nata dall'accordo dei governi illuminati, da interessi economici, e riunisce popoli con storie e lingue diverse; popoli che, fino a poco tempo fa, si sono massacrati per ragioni territoriali, ideologiche e politiche e che ancora oggi hanno costumi, tradizioni, mentalità, sentimenti propri. Certo, fanno parte di un'unica civiltà se confrontata a quelle islamica, indiana o cinese, ma questa civiltà si è spezzata una prima volta nel Cinquecento fra cattolici e protestanti e una seconda volta - con la rivoluzione francese e il marxismo - in cristiani e anticristiani. Tutti gli europei sono favorevoli a uno Stato che si occupi dei grandi temi della economia, della sicurezza, della politica estera, dell'emigrazione, della salute, del traffico. Ma molti sono diffidenti verso uno Stato che appare dominato dalle grandi nazioni e dalla burocrazia di Bruxelles, che nessuno sa da chi sia nominata e a chi risponda, ma che esercita una minuziosa e puntigliosa regolamentazione in tutti i campi. E anche verso il Parlamento di Strasburgo che spesso discute e interviene su valori religiosi ed etici delicatissimi. L'unità europea ha bisogno che ciascuno rispetti gli usi, i costumi, le tradizioni, le credenze, le sensibilità e perfino i gusti alimentari di ogni singolo popolo, di ogni singolo gruppo. Non di uno Stato e di una classe politica che ti dicano cosa è bene e cosa è male. E, per evitare queste paure e queste diffidenze, sarebbe molto utile far votare i cittadini non solo per eleggere i lontani parlamentari di Strasburgo ma, con referendum nazionali, anche per le cose che li toccano da vicino e su cui spesso decide la burocrazia di Bruxelles. Un po' come fa la Svizzera, che ha saputo unire strettamente popoli di lingue e di fedi religiose diverse proprio rispettandone la specificità. www.corriere.it/alberoni \\ La Ue appare distante Bisogna coinvolgere i cittadini.

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Napolitano: l'Europa non sia capro espiatorio dei Governi (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-06-22 - pag: 10 autore: LA GIORNATA IL TRATTATO DI LISBONA Napolitano: l'Europa non sia capro espiatorio dei Governi "L'unione politica è l'unica strada possibile" Barroso: basta slogan populisti di certi leader "Troppi governi nazionali hanno indicato l'Europa e in particolare la Commissione europea e la burocrazia di Bruxelles come capro espiatorio per coprire loro responsabilità e inefficienze". In un discorso forte, accorato, pronunciato in francese agli Stati generali d'Europa riuniti a Lione – presenti tra gli altri Romano Prodi, Tommaso Padoa-Schioppa e Mario Monti – il Capo dello stato Giorgio Napolitano ha così affrontato il nodo del no irlandese al Trattato di Lisbona e ha chiesto di superare le resistenze e di completare l'integrazione europea con nuove regole e con il capitolo decisivo delle politiche comuni. "è l'ora della prova – ha detto il presidente della Repubblica – il traguardo dell'Unione politica è la sola strada percorribile ". "Se in questa dimensione e con queste regole –ha aggiunto – l'Unione europea mostra di non poter funzionare e di non poter nemmeno cambiare le proprie regole, bisogna trovare le forme di un impegno più saldo e coerente tra quei Paesi che si sono riconosciuti nelle scelte più avanzate di integrazione e coesione, come quella della moneta unica, quella dell'euro e dell'Eurozona". Insomma il treno del Trattato di Lisbona non va comunque perso, ammonisce Napolitano, si tratta di riforme urgenti e indispensabili. Senza di esse dovremmo rassegnarci a non contare nel mondo e a vedere svanire le conquiste di 50 anni di integrazione che non sono acquisite una volta per tutte, come si è portati erroneamente a credere. Impossibile non leggere nelle parole di Napolitano una sorta di rimprovero al Governo Berlusconi e alle resistenze di alcuni suoi ministri, ma il discorso di ieri ha voluto tenersi appositamente lontano dalle polemiche interne: il passaggio sull'Europa "capro espiatorio" va letto soprattutto come un'esortazione. Chiaramente polemico con il Governo Berlusconi, ma non solo, il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Durao Barroso: "Non è possibile criticare Bruxelles dal lunedì al sabato e poi la domenica chiedere ai propri concittadini un voto a favore dell'Europa. Non è con gli slogan populisti di certi leader europei che riusciremo a ritrovare la fiducia dei cittadini verso l'Europa". Quanto al trattato di Lisbona, Barroso ha ribadito che "bisogna rispettare la decisione del popolo irlandese", ma che "bisogna rispettare anche la volontà degli altri Paesi che lo vogliono ratificare". I governi di questi Paesi – ha concluso – "non solo hanno il diritto ma hanno il dovere di rispettare le decisioni che abbiamo preso. E non accetto, nemmeno per un secondo, la tesi che le ratifiche parlamentari abbiano meno valore di un referendum: un'idea come minimo anti-democratica".

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Così Belgrado ha sedotto la Fiat (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-06-22 - pag: 12 autore: Industria. Viaggio nella fabbrica della Zastava dove dal 2010 il gruppo torinese ha intenzione di produrre la nuova "piccola" Così Belgrado ha sedotto la Fiat Incentivi diretti (5mila euro per assunto), esenzioni fiscali e terreni gratis Andrea Malan KRAGUJEVAC. Dal nostro inviato Appena fuori da Kragujevac, sulla strada che arriva da Belgrado, quelli della Zastava hanno appeso un lungo striscione: "Benvenuti a casa, Fiat". E una volta entrati in città le strade, ben più di quelle di Belgrado, sembrano un museo all'aria aperta di 50 anni di auto torinesi da una versione sportiva della 600 simil-Abarth, con cofano posteriore rialzato a una 1300 dei primi anni 60, con un carrettino al traino. Ma a dominare la scena sono la 128 e i suoi derivati: l'ultimo è la Skala, una edizione con portellone posteriore che, ci assicurano, viene ancora venduta in qualche esemplare, in Egitto. Fin dalla prima joint venture, che risale ai tempi di Vittorio Valletta, qui la Fiat è di casa; l'intesa siglata meno di due mesi fa non è quindi un accordo comei tanti dell'era Marchionne. La storia La storia cominciò negli anni 50, quando Fiat concesse all'allora azienda statale Zastava la licenza per produrre i propri modelli - a partire dalla 600. Alle varie 1300 e 128 si aggiunsero nel corso degli anni modelli sviluppati qui, come la Florida - disegnata da Giugiaro - e la Koral, che venne anche esportata verso l'Italia con marchio Innocenti. Ai tempi d'oro, alla fine degli anni 80, la fabbrica di Kragujevac arrivò a produrre 220mila auto in un anno e arrivò anche ad esportare (con il marchio Yugo) negli Stati Uniti. La dissoluzione della ex Yugoslavia privò però Zastava di buona parte del mercato e dei produttori di componenti. Ma fu un'altra guerra - quella per il Kosovo a mettere l'azienda definitivamente in ginocchio. "Guardi, lì è caduta una delle due bombe. Delle due linee di verniciatura, ha distrutto la più moderna" indica sconsolato Dragan Begovic, direttore tecnico. Poiché il kombinat Zastava produceva anche armi, nel 1999 fu bombardato tutto il comprensorio. Le bombe "intelligenti " mancarono i fucili da combattimento e centrarono le pistole a spruzzo della verniciatura. I buchi nel tetto sono stati riparati, e dall'alto la parte danneggiata sembra ora la più moderna. Ma sotto non c'è più nulla."Non avevamo i soldi e non ne valeva la pena " spiega Begovic in un buon inglese. I capannoni sono semivuoti e con pochi operai, tutti oltre la quarantina. L'anno scorso sono state prodotte 16mila auto, con un solo turno giornaliero. Sempre su licenza Fiat è partita la produzione della Punto, la quale - ribattezzata Zastava 10 - viene assemblata con componenti che arrivano dall'Italia. La linea di montaggio fu spedita qui - ironia della sorte - da Termini Imerese, nel 2005. Il cavallo di battaglia resta la Koral, che costa poco più di 4mila euro e oltre al prezzo ha anche una tecnologia low: motori al massimo Euro 3, di cui uno ancora a carburatori. I dipendenti sono teoricamente 3.900, ma "qualche centinaio è avviato al prepensionamento " spiega Aleksandar Ljubic, responsabile delle offerte pubbliche dell'Agenzia per le privatizzazioni di Belgrado. I progetti e gli incentivi In queste condizioni, perché scegliere Kragujevac? Non è certo un fatto sentimentale. Né interessava il mercato serbo, con le sue 50-60mila vetture l'anno. Torino doveva trovare al più presto un sito di cui fare la base produttiva per tutta Europa- della futura auto piccola. La fabbrica polacca di Tychy - da cui escono Panda e 500- è infatti satura, e i tempi della burocrazia italiana, per quanto riguarda un possibile investimento a Termini Imerese, non sono quelli di Sergio Marchionne. Questa esigenza di Fiat si è trovata a coincidere con una fretta simile da parte di Belgrado: dopo anni di tentennamenti, e con le elezioni politiche a un passo, il presidente filoeuropeo Boris Tadic doveva trovare al più presto un partner per Zastava. Di qui la forte accelerazione del dossier. In base al memorandum di intesa, Fiat dovrebbe assumere un po' più di 2mila persone nella joint venture con Zastava, di cui Torino avrà il 70% del capitale. L'investimento annunciato finora sarà di 700 milioni di euro ripartiti fra i due partner, per una capacità produttiva prevista di 300mila unità l'anno. Gli uomini del Lingotto sono già a Kragujevac a studiare l'azienda in dettaglio, e il contratto definitivo dovrebbe essere firmato nei prossimi mesi. Il tempo stringe: obiettivo di Torino è avviare la produzione della piccola al massimo all'inizio del 2010. La comunanza di interessi è stata naturalmente "cementata" da una serie di aiuti e da un vantaggio che resta incolmabile per quanto riguarda il costo della manodopera. Le autorità serbe forniranno incentivi per un centinaio di milioni di euro tra contributi diretti (si parla di 35mila euro per ogni assunto), esenzioni fiscali verrà creata una zona franca valida anche per i subfornitori, dove potranno essere importati materie prime e semilavorati senza dazi - e altre agevolazioni; la città, per esempio, concederà gratuitamente i terreni per gli eventuali ampliamenti. Il sindaco di Kragujevac assicura che "speriamo di completare entro il 2010" il raccordo che collega la città all'autostrada Belgrado-Nis, parte del corridoio europeo 10. Gli incentivi non basterebbero senza il consistente differenziale nel costo del lavoro. La paga media netta dell'operaio arriva a 300 euro al mese, e il lordo per l'azienda a 450 (circa 3 euro l'ora). Kragujevac è logisticamente in una posizione non più sfavorevole di Termini Imerese; per via stradale, per esempio, è più vicina a Milano ( 1162 chilometri contro i 1435 dall'impianto siciliano). Al di là dello stato degli impianti, ha una tradizione tecnologica più che centenaria, come ricorda il direttore generale Zoran Radojevic: "La prima fabbrica è del 1853 e la prima scuola tecnica del 1854". L'orgoglio del manager viene da 37 anni di Zastava - "dove lavoravano anche mio padre e mio nonno ". La figlia no: lavora al Municipio. La fabbrica è infatti divisa dalla città - oltre che da un fiume- da un invisibile muro generazionale: tanto numerosi sono i giovani nei campus e per le strade, tanto anziani sono gli attuali dipendenti. Il tasso di disoccupazione vicino al 30% fa prevedere poche difficoltà a ringiovanire l'organico della nuova joint venture. La formazione è assicurata da un'università con 16mila studenti e una facoltà di meccanica le cui caratteristiche - si affretta a promettere il sindaco - verranno adattate alle esigenze della Fiat. La rotta verso Est L'operazione Fiat-Zastava arriva in un momento delicato per il Lingotto. Il netto calo del mercato dell'auto nel 2008 ha fatto scivolare il titolo in Borsa (-35% dall'inizio dell'anno). Inoltre, nelle parole di Marchionne, il mercato dell'auto in Italia a giugno "è stato disastroso" così come nel mese di maggio. E, come se ciò non bastasse, ha aggiunto l'altro giorno alla presentazione dell'Alfa Mito, lo sciopero degli autotrasportatori contro il caro gasolio annunciato per fine giugno rischia di indurre il gruppo Fiat alla chiusura degli stabilimenti. Ma, al di là di queste ultime cri-ticità, Termini Imerese chiuderà comunque a luglio per tre settimane di formazione ( sul modello di Pomigliano), che permetteranno anche di contenere gli stock di vetture. Le prospettive per il resto dell'anno sono incerte. L'intesa con Zastava ha però un carattere strategico, e si inserisce in una linea seguita da tutti i costruttori: non è un caso che Mercedes abbia annunciato proprio in settimana un maxinvestimento in Ungheria. Per Fiat, oltre alla terza base produttiva a basso costo (dopo Polonia e Turchia) per esportare verso l'Europa occidentale, c'è anche - ancora più a Est - il grande mercato russo in pieno boom. E la Serbia l'unico Paese fuori dall'ex Urss ad avere un accordo di libero scambio con la Russia, in base al quale- per esempio - Zastava rifornisce già di componenti, esente da dazi, la AvtoVaz. "L'accordo non copre per ora le auto intere - spiega Ljubic - ma il nostro Governo sta negoziando per la sua estensione ". Potrebbe Zastava diventare un marchio low cost del gruppo Fiat? è presto per dirlo. In casi come la Skoda o la Dacia ci sono voluti parecchi anni - da cinque a dieci - per completare la trasformazione. Ma la sfida della velocità è quella che appassiona di più Marchionne. CREDIT???? Pausa pranzo. Gli operai della Zastava di Kragujevac in momento di riposo, lo stabilimento è stato costruito negli anni 50.

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Chirurghi senza ferri (sezione: Burocrazia)

( da "Tempo, Il" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Stampa Futuro La scienza fa passi da gigante anche nel nostro Paese Ma la burocrazia e l'organizzazione sanitaria restano un freno Chirurghi senza ferri Lidia Lombardi l.lombardi@iltempo.it Non è fantascienza: il bisturi sarà soppiantato dal joystick, gli interventi non saranno più cruenti, superando anche la laparoscopia. Certo, i robot sono già entrati in camera operatoria, ma in futuro il ruolo dell'uomo che manovra innovativi strumenti chirurgici sarà sempre più rilevante. Prima di tutto, un numero. In Italia ci sono già almeno 25 robot chirurgici, un record, di cui 15 dedicati alla cardiochirurgia e 10 alla chirurgia del colon, del pancreas e dei problemi del reflusso gastroesofageo. Ma già si annuncia la pillola chirurgica che, una volta ingerita, effettuerà l'ecografia dall'interno, preleverà campioni da analizzare e procederà all'intervento vero e proprio, se risulterà necessario, ma sempre sotto il controllo del chirurgo alla consolle impegnato a manovrare levette e tastiere. La dimostrazione è venuta dal congresso della Società Polispecialistica dei Giovani Chirurghi svoltosi a Perugia, al quale hanno partecipato 1500 giovani che si sono cimentati in tutte le numerose specialità. Nel complesso monumentale di San Pietro, dove si è svolto il summit, è stato realizzato il wet-lab (letteralmente un laboratorio bagnato). Un simulatore ha permesso di ricreare un ambiente da sala operatoria, dove sperimentare nuove tecniche e soprattutto dove prepararsi all'attuazione di interventi particolarmente innovativi. L'idea fondamentale che ha animato il summit è quella di limitare al massimo interventi demolitivi e impiego del bisturi. Coma ha spiegato il professor Lucio Gaspari, dell'università di Tor Vergata di Roma, che sta coordinando una ricerca per la realizzazione definitiva della pillola chirurgica. Una volta dentro il nostro corpo questa ridottissima apparecchiatura opportunamente collegata ad un computer, via Wi-Fi, eseguirà scannerizzazioni o controlli dei nostri tessuti e addirittura piccole resezioni. Il paziente non avvertirà quasi nessun disturbo. Un grande avanzamento per la chirurgia anche se destinato a interventi limitati. Sempre maggiori intanto i successi della chirurgia robotica (in Italia esiste la più grande concentrazione di robot chirurgici per abitante) nella quale il chirurgo opera alla consolle mentre bracci chirurgici effettuano l'incisione i cui risultati sono visibili all'operatore tramite uno schermo di grandi dimensioni. A Perugia ha presentato lo stato dell'arte il professor Luciano Casciola che svolge la sua attività a Spoleto, il quale ha ricordato che il robot chirurgico elimina del tutto il fisiologico tremore della mano anche se esiste ancora il problema costituito dal fatto che il robot affronta il vaso o il nervo con la stessa intensità, mentre il chirurgo che utilizza il bisturi riesce più efficacemente a modulare lo sforzo. In compenso il robot interviene meglio quando si lavora in spazi limitatissimi dell'organismo. L'attenzione dei giovani chirurghi si è anche concentrata sulle tecniche miniinvasive, la rivoluzione che quasi ha eliminato le brutte cicatrici. La laparoscopia nella chirurgia tiroidea messa a punto dal professor J.F. Henry a Marsiglia consente alle donne di evitare il ricorso a collane ed a sciarpe per nascondere gli esiti dell'intervento sul collo. Una chirurgia realizzata anche alla Univertità Cattolica di Roma, ad opera del professor Bellantone, anche se solo quando il problema della tiroide non sia provocato da neoplasie.

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"Ho creduto nel Pvc ed è nata l'azienda" (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere Adriatico" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'occasione arriva nel '76 l'allora elettrauto treiese partecipa ad una fiera e scopre un materiale che iniziaad affacciarsi all'orizzonte produttivo "Ho creduto nel Pvc ed è nata l'azienda" Ivano Rustichelli racconta l'avventura della Infissi Design di Treia TREIA - Il panorama è quello di Treia, un microcosmo dove radici e innovazione si intrecciano senza togliere margini di manovra, anzi fornendo idee e stimoli. Ivano Rustichelli nei primi anni Settanta faceva l'elettrauto in quel di Treia ma la voglia di intraprendere gli frullava già per la testa. Del resto le colline e le armonie architettoniche di Treia invitano a guardare oltre, a lasciarsi andare. L'occasione arriva nel '76, l'elettrauto treiese partecipa ad una fiera e scopre un materiale che inizia allora ad affacciarsi all'orizzonte, il pvc. "Iniziai per sfida, per vedere se riuscivo a cimentarmi in un altro lavoro. E scoprii questo prodotto nuovo che aveva caratteristiche eccezionali di isolamento termico e acustico, da sfruttare anche per le qualità di durata e di estetica". L'anno era il 1976 e Ivano Rustichelli lancia quella che ora è la Infissi Design ed allora si chiamava Infissi Plastix. Al suo seguito c'è un gruppo di artigiani e mixano il Pvc con le conoscenze tecniche derivanti dalla lavorazione del legno. Il primo cliente lo ricorda? Un attimo di incertezza, un sorriso e il ricordo si fa nitido: "Sì, il custode di un impianto sportivo di Treia". Rustichelli non ha incertezze sui prodotti. "Ho le foto delle prime realizzazioni e che avessi visto giusto sulle qualità del prodotto lo dimostra che ancora durano". Quando ha realizzato che ce l'aveva fatta? "Quando ho visto in fiera quel prodotto ed ho realizzato che avrebbe avuto una applicazione importante nell'edilizia". E' stato subito successo? "Siamo grandi conservatori, cambiare è sempre difficile" La maggiore soddisfazione? "I clienti sono contenti, significa che forniamo prodotti di livello". Avete sempre mantenuto il rapporto con Treia "Ne siamo orgogliosi, ci dispiacerebbe andarcene. Entro l'anno prossimi ci trasferiremo nel nuovo stabilimento della zona industriale". Trentadue anni di lavoro, con la tecnologia come siamo messi? "Gli ultimi prodotti sono di assoluto rilievo. Il k termico è stato ridotto a 0.8, l'abbattimento acustico è di 44 decibel. Forniamo infissi e porte che hanno ridotto di oltre due terzi il trasferimento di calore tra interno e esterno". Investite molto nella comunicazione e nel territorio "Ci crediamo fermamente. Oltre alle azioni che ci consentono ritorni di immagine seguiamo le manifestazioni più legate al territorio, dalla contrade al teatro. Una presenza importante è nello sport". Un sogno che coltiva? "Entrare nel nuovo stabilimento con le macchine a controllo numerico messe in linea . Entra il profilato ed esce il prodotto finito. Si guadagna tempo nella lavorazione, aumentano produttività e competività". Cosa è oggi la Infissi Design? "Una azienda con 15 addetti, una capillare rete di venditori e showroom a Macerata, Porto Potenza, Corridonia e Jesi". Vi occupate di formazione? "Abbiamo una convenzione con i Geometri. Presentiamo il prodotto, non serve per vendere ma per dare elementi conoscitivi ai tecnici del futuro e rimuovere gli ostacoli culturali" Quali ostacoli? "I vecchi regolamenti edilizi di alcuni Comuni che ancora negano la possibilità di usare il pvc". Con la burocrazia come va? "Va ammodernata. Per il nuovo stabilimento sono 5 anni che giro per uffici". LUCA PATRASSI,.

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Consiglio, Mandolesi sceglie la Lega (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere Adriatico" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

"Saremo fedelia Di Ruscio"Intanto ieri serasfilata in piazzaper Miss Padania Consiglio, Mandolesi sceglie la Lega Ufficializzata la fuga da Fi. A Giovannetti l'organizzazione del partito FERMO - Si è costituito ufficialmente in Consiglio il gruppo della Lega Nord. Per il momento sarà rappresentata dal consigliere Andrea Mandolesi (eletto nelle liste di Fi) che affiancherà Raffaele Giovanetti, il quale avrà funzioni prettamente funzioni prettamente organizzative. In una affollata assemblea (presenti moltissimi giovani) Mandolesi ha confermato il fatto che costituirà il gruppo consiliare Lega Nord Marche nel Comune di Fermo, ed ha ringraziato il segretario regionale e provinciale che hanno permesso la costituzione e dato il via libera formale a costituirlo. "Noi in Consiglio appoggeremo l'operato del sindaco Di Ruscio e rimarremo aderenti a quello che è il programma originale dell'amministrazione cercando di rendere più vivibile la vita dei quartieri ha affermato Mandolesi : la mia uscita da Fi non vuole essere una sfida ai miei elettori, anzi mi schiererò accanto al sindaco della città. "Il fatto è che non mi riconosco più in un partito che s'è sfilacciato e ha perduto la sua identità rappresentando delle realtà che sono incompatibili tra di loro, con molte contraddizioni . Quindi la mia scelta per la Lega Nord è molto convinta e trova nei valori, negli nelle riforme e negli ideali il motivo della mia scelta". Usciti platealmente da Fi sono soltanto Mandolesi e Giovanetti che ricorda come il vero partito "riformista" sia la Lega. Assieme al numeroso pubblico erano presenti anche i senatori Luca Paolini e Cesarino Monti il quale è stato tra i padri fondatori della Provincia di Monza. "Dobbiamo rispondere alle esigenze dei cittadini ha detto Monti -: meno burocrazia e più democrazia è il nostro motto. Sì a una Provincia leggera, anche perché è dimostrato che sono quelle che hanno dai 200.000 ai 400.000 abitanti quelle che funzionano meglio. Per quanto riguarda il sindaco attuale di Fermo, è certamente una persona che ha le capacità e la fiducia della cittadinanza, in grado di attrarre anche altre persone. Quindi se ci sarà un candidato comune certamente lui andrà condiviso e deciso con gli altri componenti della coalizione; se invece noi correremo alle provinciali da soli non è escluso che Saturnino Di Ruscio possa essere il nostro candidato". La presenza di Andrea Mandolesi nel partito fermano di Umberto Bossi significa che la Lega Nord entra a pieno titolo in consiglio comunale. Mandolesi sarà il capogruppo, per ora, di se stesso, ma il fatto che la Lega sia rappresentata nell'assise cambia anche i rapporti nella maggioranza. I leghisti ieri sera hanno poi partecipato in massa alla selezione organizzata da Sara Brunone di Miss Padania che si è tenuta in piazza del Popolo. Nella stessa Piazza sono stati allestiti dei gazebo con materiale informativo in particolare sulle battaglie future della Lega Nord a Fermo e nel territorio della nuova provincia. I punti di informazione sono stati presi d'assalto da diverse persone curiose di leggere i programmi dei leghisti per la città. Fra politica e bellezza, insomma, Fermo ieri si è tinta di verde. R.C.,.

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"Non fate della Ue un capro espiatorio" (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere Adriatico" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'invito del presidente della Repubblica Napolitano agli Stati generali dell'Europa "Non fate della Ue un capro espiatorio" LIONE - La frase che più colpisce è l'invito ai governi nazionali a non fare dell'Unione Europea "un capro espiatorio" delle proprie colpe. Ma non è il solo richiamo. Giorgio Napolitano (nella foto accolto da alcuni bambini a Lione), ha invitato anche a non perdere il treno del Trattato di Lisbona, delle riforme urgenti, necessarie, indispensabili. Senza di esse dovremmo rassegnarci a non contare nel mondo e a vedere svanire le conquiste di 50 anni di integrazione che non sono acquisite una volta per tutte, come si è portati erroneamente a credere. In un discorso forte, accorato, pronunciato in francese agli Stati Generali d'Europa riuniti a Lione, presenti Romano Prodi, Mario Monti, Tommaso Padoa-Schioppa, il vice presidente della Commissione Europea Jacques Barrot e l'ex premier belga Guy Verhofstadt, il presidente della Repubblica ha affrontato innanzi tutto il nodo del "no" irlandese al Trattato, ha chiesto di superare le resistenze e di completare l'integrazione europea con nuove regole e con il capitolo decisivo delle politiche comuni. "E' giunto il momento della prova". Se non fosse possibile approvare il nuovo Trattato, ha detto, per superare lo stallo i Paesi che danno vita all'Euro dovrebbero costituirsi come gruppo di avanguardia per fare "scelte più avanzate di integrazione e di coesione". Occorre capire, ha aggiunto, che il voto irlandese più che un problema di rifiuto dell'Europa pone "il grande problema della partecipazione e del consenso dei cittadini" al progetto europeo", problema eluso da "troppi governi nazionali", che non hanno coinvolto adeguatamente cittadini e Parlamenti in queste scelte e "anzi hanno dissimulato le posizioni da essi sostenuta in sede europea chiamando in causa l'Europa, in particolare la Commissione, la "burocrazia di Bruxelles", come caprio espiatorio per coprire loro responsabilità e insufficienze. E' mancato un discorso di verità con i cittadini". Invece, occorre "una piena assunzione di responsabilità da parte dei governi e delle forze politiche", poichè non si può pretendere dai cittadini che si orientino da soli in materie così complesse. "Occorre battere queste strade senza ulteriori incertezze, ambiguità e ripensamenti". L'Italia confida nel semestre di presidenza francese che inizia a luglio e sosterrà con convinzione gli sforzi di Parigi. Napolitano ha indicato la necessità di tornare alla ispirazione dei "padri fondatori" che hanno indicato il traguardo dell'unione politica, "la sola strada percorribile", tanto più necessaria oggi in un mondo globalizzato in cui nessuno stato nazionale da solo "può risolvere i suoi problemi nè dare un valido contributo al superamento delle sfide globali". "Non c'è pretesa di autosufficienza, non c'è illusione protezionista che possa mettere l'Italia o la Francia o la Germania al riparo dalla globalizzazione". Esplicito il rimpianto per la mancata approvazione del Trattato Costituzionale che conteneva le riforme e le regole indispensabili in una Europa a 27. Poichè quei contenuti sono stati fatti salvi "in larghissima misura" nel nuovo Trattato, bisogna approvarlo. In una giornata dominata ancora dallo scontro fra politica e giustizia, il capo dello Stato si è tenuto alla larga dalle polemiche di casa nostra, riservandosi di occuparsene al rientro a Roma. Sul tema europeo, Napolitano ha volato alto sulle residue resistenze di alcuni settori politici, in particolare della Lega Nord, che pure nei giorni scorsi ha assicurato che voterà a favore della ratifica parlamentare del Trattato. E se il discorso sui capri espiatori può riferirsi in parte anche al governo italiano, il passaggio appare formulato più che altro come un'esortazione. ALBERTO SPAMPINATO,.

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Tarquinia, un sogno l'energia pulita (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Viterbo)" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

La Regione incentiva e dà finanziamenti ma poi la burocrazia ferma tutto. C'è chi aspetta da anni un permesso Tarquinia, un sogno l'energia pulita Solare o eolica: troppi vincoli all'installazione di impianti per la produzione.

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E presto apre il Tonga (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere del Mezzogiorno" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere del Mezzogiorno - NAPOLI - sezione: NAPOLI - data: 2008-06-22 num: - pag: 9 categoria: BREVI E presto apre il Tonga La prossima settimana apre a pieno ritmo anche il Tonga, su via Napoli. I gestori hanno inaugurato venerdì la stagione 2008 e si preparano a stilare il calendario di eventi per i mesi di luglio e agosto. Oggi nessuna serata in programma, per la partita di calcio della Nazionale agli Europei. La settimana scorsa è invece stato chiuso il lido New Riva, per problemi con la concessione demaniale. I gestori del lido che si trova proprio all'inizio di Coroglio, sulla strada che porta verso Nisida, sono alle prese con la burocrazia per tentare di riprendere l'attività del sabato sera.

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SIROLO Riviera spaccata in due sulla questione dei Sassi Neri. I bar dei quattro stabilimenti sulla (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Ancona)" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di MICHELE CAMPAGNOLI SIROLO Riviera spaccata in due sulla questione dei Sassi Neri. I bar dei quattro stabilimenti sulla spiaggia di San Michele sono ancora sotto sequestro preventivo su mandato della procura, in paese non si parla d'altro e nascono le prime polemiche a tinte forti. Molti difendono a spada tratta gli imprenditori di San Michele, ma non manca chi invece auspica un regolamento di conti con la giustizia. "Hanno sempre fatto ciò che volevano senza criterio", tagli corto ad esempio un anziano sirolese. "La loro posizione privilegiata durava da troppo tempo, ma la legge è uguale per tutti", rilancia un ristoratore del luogo. Sull'arenile invece i sigilli apposti venerdì dalla guardia costiera hanno lasciato perplessi sia i turisti che gli operatori. Il pm Paolo Gubinelli ha ravvisato diverse ipotesi di reato, che vanno dall'abuso edilizio alla violazione del vincolo paesaggistico, dal deturpamento di bellezze naturali all'occupazione abusiva di aree del demanio marittimo. Dell'ultimo reato non sono accusati i proprietari degli stabilimenti "Da Silvio" e "Da Roberto", ma solo quelli di "Giustina" e "Rina", che però hanno riaperto gli ombrelloni già sabato grazie a un'autorizzazione-lampo. Mentre l'inizio del fine settimana ha fatto registrare il tutto esaurito, ieri mattina nonostante la presenza di parecchi yacht e imbarcazioni c'è stata una netta flessione nelle presenze. Il malumore dei visitatori cresce di ora in ora. E' questo il caso di un giovane bolognese in vacanza nelle Marche. "Non vedevo l'ora di tornare a Sirolo per la terza volta - racconta - ma sono rimasto molto deluso. Ho speso parecchi soldi per arrivare in spiaggia e mi sono ritrovato senza bagni pubblici né bevande fresche. Quando i servizi turistici non funzionano chi viene da fuori dovrebbe essere avvisato in tempo". Il sindaco Giuseppe Misiti da parte sua ieri ha rinunciato alla consueta passeggiata della domenica in piazzetta. Ma non è stato con le mani in mano: ha già messo in mano la questione dei Sassi Neri all'avvocato del Comune. Il danno d'immagine è di quelli che fanno male e dunque non c'è tempo da perdere. Per oggi intanto i titolari dei quattro esercizi hanno in calendario un "mini-summit" per fare il punto della situazione. E non vogliono passare da fuorilegge. Tante voci, un unico coro: "Ci accusano addirittura di aver rovinato le bellezze naturali del Conero. Come si fa a dire una cosa del genere visto che le nostre costruzioni sono tutte amovibili? Lavoriamo sodo per montare e smontare le baracche. Offriamo un servizio minimo ai nostri clienti e nessuno di noi ha costruito bar di lusso. Chi aveva problemi con le concessioni ha provato a risolverli ma, si sa, la burocrazia non sempre è rapida". Sulla vicenda interviene anche il presidente dell'associazione bagnini di Numana e Sirolo. "Nelle prossime ore segnalerò il sequestro ai sindacati nazionali - annuncia Luca Paolillo - e forse incaricheremo un legale come associazione di categoria. I titolari degli stabilimenti di San Michele ogni anno devono combattere con violente mareggiate che riducono all'osso la spiaggia. Un provvedimento del genere andava sicuramente preso nei mesi scorsi, non ora. A chi gioisce per le sventure altrui, invece, ricordo che il turismo è linfa vitale per il nostro territorio e questa storia danneggia l'intera comunità".

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Lisbona: sul trattato la Lega sarà pragmatica (sezione: Burocrazia)

( da "Panorama" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'EUROPEO Lisbona: sul trattato la Lega sarà pragmatica SERGIO ROMANO Si è fatta portavoce dei malumori contro le direttive di Bruxelles. Ma il Nord è indissolubilmente legato all'economia europea: cambio di rotta in vista? La soluzione della crisi provocata dal no del referendum irlandese dipende dal numero dei paesi che ratificheranno il trattato costituzionale di Lisbona nel corso dei prossimi mesi. Proviamo a fare i conti. I membri dell'Unione Europea in cui il parlamento ha già ratificato sono 15: Grecia, Ungheria, Slovenia, Malta, Romania, Francia, Bulgaria, Austria. Slovacchia, Portogallo, Danimarca, Lettonia, Lituania, Germania, Lussemburgo. Quelli in cui il parlamento ha già approvato il trattato, ma la ratifica richiede la firma del capo dello stato, sono la Finlandia, l'Estonia e la Polonia: una formalità nel caso dei primi due; un punto interrogativo, nonostante il recente incontro del cancelliere tedesco Angela Merkel con il premier polacco, nel caso di Varsavia. Oltre a questi ultimi tre mancano all'appello, dopo il no irlandese, sette paesi. In Belgio il trattato è stato approvato dai due rami del parlamento, ma deve passare ora all'esame delle cinque assemblee regionali e comunitarie. Nei Paesi Bassi è stato approvato dal parlamento e attende il voto del senato. In Gran Bretagna (dove il trattato è già stato approvato dalla Camera dei comuni), il voto definitivo, mentre scrivo, è atteso per le prossime ore. A Cipro, nella Repubblica Ceca, in Spagna, in Svezia e in Italia la discussione parlamentare non è ancora cominciata. Se il trattato verrà ratificato da 26 paesi su 27 sarà più facile trovare un compromesso che costringa Dublino e rientrare nei ranghi. La faccenda potrebbe essere più imbrogliata invece se altri paesi decidessero di sospendere il processo. Che cosa farà l'Italia? Dovremmo prendere sul serio il compiacimento con cui la Lega ha accolto il no dell'Irlanda e le dichiarazioni di alcuni suoi esponenti, secondo cui anche da noi il Trattato di Lisbona dovrebbe essere sottoposto a un voto referendario? Il partito di Umberto Bossi sa che esiste al Nord un vecchio malumore contro Roma, il Sud, la burocrazia meridionale, le direttive europee; ed è riuscito a fare di questi brontolii il suo maggiore capitale elettorale. Ma non può ignorare che le regioni del Nord sono indissolubilmente legate all'economia europea e non possono correre il rischio di voltare le spalle ai loro maggiori partner economici. Bossi dimostrò di saperlo nella seconda metà degli anni Novanta, quando sembrò che l'Italia non sarebbe stata ammessa nel circolo dell'euro. Capì che le spinte separatiste, se l'Italia avesse mancato l'appuntamento con la moneta unica, sarebbero diventate più forti e puntò sul fallimento della politica europea del governo Prodi per prendere la guida della secessione. Ma ridivenne federalista non appena si accorse che l'ingresso nell'euro aveva spento gli ardori indipendentisti delle regioni dove aveva i suoi voti. Esistono quindi due Leghe. La prima parla il linguaggio dei bar, degli stadi, dei capannelli domenicali, dei luoghi dove i suoi elettori sfogano la loro rabbia contro Roma ladrona, i terroni, il fisco esoso, i burocrati di Bruxelles. La seconda tiene d'occhio gli interessi del suo retroterra e cerca di interpretarli con buon senso e pragmatismo. La prima tratta gli immigrati come pericolosi malviventi. La seconda sa che sono necessari all'economia e, come accadde all'epoca delle legge Bossi-Fini sull'immigrazione, ne legalizza 700 mila. Dopo il referendum irlandese abbiamo ascoltato la prima Lega. Nelle prossime settimane, quando l'Italia dovrà ratificare il Trattato di Lisbona, speriamo di ascoltare la seconda.

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Morti bianche per troppa burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Panorama" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Morti bianche per troppa burocrazia PAOLA CICCIOLI Infortuni Le tragedie del lavoro sono in calo e in linea con i dati europei. Ma restano ancora troppe. Un effetto che, paradossalmente, deriva dall'eccesso di norme: in Italia impedisce un'efficace politica di prevenzione. "Troppe norme e troppa burocrazia: è questo il principale buco della legislazione italiana in materia di infortuni sul lavoro". Può sembrare un ossimoro, una contraddizione, e invece è proprio questa l'emergenza da affrontare per evitare altre tragedie come quelle costate la vita ai sei operai soffocati l'11 giugno nel depuratore di Mineo, in Sicilia. O come la fine, una manciata di ore dopo, dei due muratori egiziani, entrambi irregolari, precipitati da un'impalcatura a Settimo Milanese. Lo scrive nelle conclusioni della sua ricerca Ernesto Savona, professore di criminologia e direttore di Transcrime delle Università di Trento e Cattolica di Milano (Joint research centre on transnational crime), che ha esaminato l'andamento e le modalità degli infortuni sul lavoro in Italia dal 2002 al 2006 e in Europa nel decennio 1995-2005. Lo studio, che esce in questi giorni nelle librerie per l'editore Franco Angeli, pone in evidenza il calo degli incidenti sul lavoro nel nostro Paese: all'inizio del periodo preso in esame i morti erano stati 1.082, scesi in un quinquennio a 1.075, con una diminuzione del 5,7 per cento (tabella a pagina 58). In totale gli infortuni (l'Inail definisce così le ferite e le contusioni che hanno avuto una prognosi superiore a 3 giorni) assommavano a 920.299 nel 2002 e a 835.956 nel 2006, con una riduzione del 9,2 per cento. Da sottolineare che il calo è ancora più significativo se si considera che nello stesso periodo c'è stato un aumento dell'occupazione. Un calo ottenuto anche grazie al fatto che dal 2003 al 2005 la porzione di spesa pubblica destinata alla prevenzione è cresciuta, pur solo dello 0,9 per cento. "Si tratta, comunque, di numeri preoccupanti e gli incidenti devono essere ridotti, però va detto che dal confronto con i 15 paesi dell'Unione Europea prima dell'allargamento l'Italia risulta in linea con il dato medio europeo" precisa Savona, con il quale hanno curato il volume due ricercatori in sociologia della devianza, Andrea Di Nicola e Barbara Vettori, il primo coordinatore della sede di Trento di Transcrime, mentre la collega coordina l'équipe di Milano. "Nella Ue gli infortuni totali sul lavoro sono in costante diminuzione" è scritto nella ricerca. Il calo è stato del 27,4 per cento in 10 anni e ancora più elevata (meno 37,8 per cento) risulta la riduzione delle morti sul lavoro. In questo studio l'Italia compare al quinto posto (meno 45,8 per cento nel decennio 1995-2005), dietro Grecia, Belgio, Spagna e Lussemburgo. "È tuttavia nei paesi del nord dell'Ue che si registrano meno infortuni mortali" perché "qui già da tempo si attuano politiche nazionali efficaci di promozione della salute e della sicurezza sul lavoro come parte del sistema di welfare". Ma quali sono i settori più a rischio, quali le categorie maggiormente esposte? Savona e i suoi collaboratori, per quanto riguarda la nostra realtà, descrivono due profili: per gli incidenti mortali la maglia nera spetta al settore delle costruzioni, alle aziende artigiane e ai lavoratori autonomi. E, in questo contesto, gli ultrasessantaquattrenni e gli extracomunitari hanno maggiori probabilità di riportare lesioni letali. Per quanto attiene invece agli infortuni in generale, l'insicurezza è prerogativa dell'attività agricola e delle imprese artigiane, e più a rischio sono i dipendenti delle aziende di medie dimensioni, quelli tra i 15 e i 34 anni, specialmente se extracomunitari. "Dobbiamo pensare fin da subito a cosa accadrà per l'Expo milanese del 2015" ammonisce Savona. "In breve tempo e in poco spazio si potrebbe concentrare moltissima manodopera illegale. Bisognerà aumentare i controlli e pensare di escludere quelle imprese che non applicano i sistemi di prevenzione. Il lavoro nero non è di per sé sinonimo di maggiori infortuni, quanto di disinformazione e non formazione. Bisognerebbe che le aziende trovassero più conveniente avere alle dipendenze persone formate in materia di sicurezza, fare in modo che minori incidenti si traducano in vantaggi per gli imprenditori". Nel 2006, ogni 100 morti sul lavoro 89 si sono verificati nel settore dell'industria e dei servizi (il 30 per cento dei quali nelle costruzioni) e 11 in agricoltura. "Si scostano dalla regola nazionale Nord-Ovest e Centro Italia: qui il tasso di infortuni mortali è più elevato nell'agricoltura" e la ragione è da far risalire per il Centro (Toscana, Umbria, Marche e Lazio) "alle caratteristiche montuose del territorio, che rendono più insidiose le attività agricole rispetto a quelle che vengono svolte nei cantieri. Per il Nord-Ovest il più basso tasso di infortuni mortali nelle costruzioni, rispetto al settore agricolo, è probabilmente dovuto all'effetto delle campagne di prevenzione che sono nate in questa zona d'Italia, in particolare in Lombardia e Piemonte". Il settore delle costruzioni è quello con la più alta percentuale di lavoratori irregolari, la cui presenza nel Mezzogiorno è cresciuta dell'1,3 per cento tra il 2000 e il 2006, a fronte di una riduzione del 6,7 per cento nel Centro-Nord. Dunque "non è un caso che nel Sud il tasso di infortuni mortali nelle costruzioni sia dell'1,6 per cento superiore a quello dell'agricoltura". "Il tasso di infortuni totali nelle imprese artigiane è di 0,101 ogni 1.000 addetti, in quelle non artigiane è 0,041. Questo significa che l'incidenza di infortunio di quanti lavorano nelle prime è 2,5 volte superiore rispetto a quella di chi è impiegato nelle seconde" dice il rapporto. Con l'esclusione del Sud e delle isole maggiori, i lavoratori autonomi e le imprese con al massimo 15 addetti registrano tassi di infortuni mortali pari rispettivamente a 0,084 e 0,073 ogni 1.000 occupati. È proprio qui che la complessità normativa manifesta con maggiore evidenza la propria inefficacia. Le imprese artigiane, quasi tutte di piccolissime dimensioni e presenti in modo massiccio nei settori più rischiosi, di fatto non fanno prevenzione e sfuggono ai controlli. "Quando ci sono troppi oneri, alla fine è come se non ce ne fosse nessuno" chiosa Ernesto Savona. Guardando all'esperienza dei paesi scandinavi, che hanno semplificato sia il sistema fiscale sia, appunto, quello in materia di prevenzione infortunistica, Savona guarda con favore alla "deregolazione" annunciata dal neoministro del Lavoro Maurizio Sacconi. "Bisogna vedere in quali termini però è certo che da noi ci sono troppe leggi e troppe autorità che le amministrano. Un sistema di oneri formali, per cui i corsi vengono svolti poco e male e alla fine nessuno paga. O meglio: tutto viene scaricato sull'Inail e, di fatto, dunque siamo tutti noi che paghiamo". Alla "emersione mediatica" della materia plaude comunque Remo Andreolli, assessore alle Politiche per la salute della Provincia autonoma di Trento, che ha promosso la ricerca ora pubblicata con il titolo Gli infortuni sul lavoro, dall'analisi delle cause alla loro prevenzione. Focalizzando il periodo più recente preso in esame dallo studio, si vede che nel 2006 l'incidenza di infortuni sul lavoro per un uomo è doppia rispetto a quella per una donna, mentre su 100 morti bianche circa 96 sono di maschi e 4 di femmine. La classe di età con maggiore frequenza è quella tra 15 e 35 anni (che comprende 43,3 lavoratori ogni 1.000 occupati), e questo probabilmente "per la scarsa esperienza e attenzione dei più giovani, che vengono impiegati nei settori di attività più pericolosi dove sono richieste prestanza e agilità fisica". A morire, però, nel 2006 sono stati soprattutto (per il 65,9 per cento dei casi) lavoratori tra 35 e 64 anni, perché più rappresentati nel mondo produttivo.

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Le prime pagine del Lazio (sezione: Burocrazia)

( da "Velino.it, Il" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Velino presenta, in esclusiva per gli abbonati, le notizie via via che vengono inserite. POL - Le prime pagine del Lazio Roma, 23 giu (Velino) - Roma. “Case ex Asl, l'elenco delle svendite”, titola il Corriere della Sera, in riferimento all'inchiesta della magistratura sulla cessione dei 926 immobili dell'Azienda sanitaria locale decisa dalla giunta Storace. “Gli immobili sul mercato avrebbero fruttato 366 milioni di euro. Poiché al momento della cartolarizzazione erano affittati, si è calcolato che valessero 270 milioni, ma nella cessione al Fondo chiuso, gestito da Bnl, la cifra è scesa ancora: 167 milioni per case, negozi, uffici, laboratori, depositi e cantine situati nelle zone più pregiate del centro storico – scrive il giornale –. Le cifre appaiono in un documento relativo alla contestata dismissione del patrimonio delle aziende sanitarie, su cui la procura ha aperto un'inchiesta. I locali oggetto della cartolarizzazione erano tutti occupati, ma una parte dei contratti è stata siglata poco prima o poco dopo il varo della legge regionale 29 del 2003, che ha dato il via libera alla dismissione. Gli acquirenti, privati e società, hanno perciò usufruito del diritto di prelazione, che prevede lo sconto del 30 per cento. Alcuni di loro hanno subito rivenduto gli immobili, perfino nello stesso giorno del rogito, grazie a un'altra norma approvata ai tempi della giunta di Francesco Storace: l'articolo 16 della legge regionale 2 del 2004, che ha abrogato il divieto di cessione per cinque anni”. Il paradosso, secondo i direttori generali del Lazio, è che dopo tutti i costi sostenuti per dismettere i fabbricati, c'è il rischio che le aziende sanitarie debbano ricomprare quelli che il Fondo non è riuscito a vendere. Repubblica apre con “Mafia russa, il nuovo blitz”. è stato arrestato a Ostia un altro affiliato per il ferimento di via Veneto che due settimane fa ha ridotto in fin di vita un 31enne greco con passaporto armeno. Nell'appartamento del blitz è stato trovato anche un parlamentare della Camera bassa armena, rilasciato perché risultato estraneo alla vicenda, anche se la sua presenza, nota il quotidiano, “dà la misura dei contatti e delle protezioni che il gruppo aveva sia in Italia che in patria”. Per il quotidiano, l'organizzazione scoperta “si delinea come una filiale della grande criminalità dell'ex Unione Sovietica nel nostro Paese: investimenti di danaro sporco, società 'inerti' e compravendita di lussuosi immobili residenziali sia in centro che in periferia. Il quadro è quello di uno scontro tra due criminalità, una che tratta contrabbando di diamanti e l'altra che si occupa di armi e droga, faida nata qualche mese sia in Russia che in Francia”. Di spalla: “Ghini: 'Ingiusto cancellare la Notte bianca senza alternative'”. L'attore, nominato rappresentante della Provincia di Roma nel consiglio di amministrazione della Fondazione Cinema per Roma, ha espresso critiche per la decisione del Comune di cancellare la Notte bianca a causa dei debiti del Campidoglio. “Roma ha bisogno di certi stimoli, a prescindere da chi politicamente ha avviato iniziative di successo che sono state esportate in tutto il mondo e copiate da altre amministrazioni comunali – ha affermato Ghini –. è giusto che chi ha vinto le elezioni proponga un proprio programma, modifichi e corregga le manifestazioni che hanno incontrato il consenso dei cittadini, ma non trovo giusta la cancellazione di iniziative valide, tanto più se mancano proposte alternative”. “S. Pietro, la rivolta dei commercianti”, titola Il Messaggero. Dopo l'aggressione a due negozianti da parte di alcuni ambulanti abusivi, l'associazione degli esercenti e dei residenti di via della Conciliazione ha chiesto al prefetto il ripristino del presidio di polizia istituito nei mesi scorsi e poi rimosso, minacciando il blocco del traffico per protesta. “Caldo, litorale preso d'assalto” è l'apertura del Tempo. Secondo il quotidiano di piazza Colonna ammontano a un milione i romani che nel fine settimana si sono riversati sul litorale per sfuggire alla morsa dell'afa, con la colonnina di mercurio che ha raggiunto i 32 gradi. “Code chilometriche al rientro, affrettato dalla partita della Nazionale”, aggiunge il quotidiano. In aumento del 20 per cento le chiamate al 118. Richiamo di sul Messaggero (“Assalto al mare: 'Aquila 01' controlla”), con foto sul Corriere (“Assalto al mare, strade in tilt”). il Giornale apre con l'omicidio-suicidio di due fidanzati al Trionfale: “Nic&Loredana, un amore finito in una tragedia”. La ragazza, di 24 anni, è stata trovata con la gola tagliata, il suo fidanzato, di 25, in gravissime condizioni ma ancora vivo, è in rianimazione al Policlinico Gemelli. Secondo la polizia si tratterebbe di un “suicidio assistito” e di un tentato suicidio. La notizia è riportata da tutti i quotidiani. Richiamo in prima nei tagli centrali di Messaggero (“'Erano giovani e felici, che tragedia'”) e Corriere (“'Ero sveglia, ho sentito un urlo': morte e mistero nel villino rosa”). Di spalla il quotidiano di via Solferino impagina le novità per fronteggiare il caos della movida notturna annunciate da Davide Bordoni, assessore al Commercio: “Piazze e rumore, si cambia”. Le decisioni riguardano un aumento dei controlli, anche contro il rumore, e l'istituzione di un “ufficio interdisciplinare” tra Comune, municipi e vigili urbani per il vaglio del pagamento dell'occupazione di suolo pubblico, con la possibilità di revoca delle concessioni. Per la ztl, invece, l'idea è di stabilire un orario unico, ancora da definire). “Le indiscrezioni dicono che si posticiperà l'attuale di un'ora, portandolo alle 22 invece che alle 21 – scrive il Corriere –: una sorta di mediazione con la richiesta di molti ristoratori che avrebbero preferito per il centro il ritorno alle 23 nelle notti del week-end”. Da segnalare all'interno: “Bilancio: sul balletto delle cifre proposto un 'faccia a faccia'”. Ad avanzare l'offerta al sindaco Gianni Alemanno l'assessore al Bilancio Ezio Castiglione e ai loro predecessori Walter Veltroni e Marco Causi, l'associazione Cittadinanzattiva. Da segnalare anche l'intervista al presidente di Federlazio: “Tabacchiera riparte dalla Sogepar”, sulla nuova società di gestione delle partecipazioni della Camera di commercio di Roma. Nelle pagine interne di Repubblica un servizio è sul 25esimo anniversario della scomparsa di Emanuela Orlandi: “La superteste accusa Renatino”. A fare il nome di Enrico De Pedis, uno dei capi della Banda della Magliana, una donna che ha raccontato agli inquirenti di aver fatto salire sulla sua macchina, il 22 giugno 1983, la ragazza. “Oggi a piazzale Clodio Italo Ormanni si incontrerà con il procuratore Giovanni Ferrara, i sostituti Andrea De Gasperis e Simona Maisto e con i vertici della squadra mobile della questura di Roma per fare il punto sulle indagini”. In un riquadro: “La provincia in 4 quadranti: la governance di Zingaretti”. Il presidente della Provincia di Roma ha annunciato l'intenzione di istituire una Camera dei Comuni e dividere il territorio provinciale in quattro quadranti per creare momenti di ascolto istituzionale con le amministrazioni comunali. “Verano, vegli anti-messe nere”, titola a centro pagina Il Tempo. Carabinieri e volontari nella notte tra sabato e domenica hanno presidiato il cimitero per evitare atti di vandalismo collegati ai riti profani per il solstizio d'estate. La notizia appare di spalla anche sul Messaggero (“Solstizio d'estate: i carabinieri al Verano a caccia di riti magici”) e in un riquadro sul Corriere (“Carabinieri al Verano: furti e magie, notte di controlli”). A fondo pagina sul quotidiano di piazza Colonna: “I bimbi festeggiano la piccola giraffa”, sul primo mese di vita di Pallina, nata al Bioparco alla fine di maggio. “Turismo, la grande sfida” è il taglio centrale del Giornale. Oggi il vicesindaco con delega al turismo, Mauro Cutrufo, presenterà i dati del primo semestre 2008 sul turismo a Roma e i primi interventi della giunta comunale per il rilancio del settore. Sull'argomento da segnalare all'interno un'intervista al senatore del Pdl Cesare Cursi: “'Un errore la tassa di soggiorno'”. Secondo il parlamentare “rispetto alla crisi finanziaria che Roma ha ereditato dalla gestione Veltroni, una misura del genere porterebbe risorse risibili rispetto ai grandi numeri del debito romano e avrebbe un effetto moltiplicatore di immagine negativa che Roma certo non merita”. Frosinone. L'apertura del Tempo è dedicata alla tragedia che si è consumata ieri pomeriggio ad Atina: “Casa in fiamme, muore soffocato”. A perdere la vita a causa dell'incidente domestico, un uomo di 86 anni. Per cause ancora al vaglio degli inquirenti, nell'abitazione dell'anziano si è sviluppato un incendio che in pochi minuti ha avvolto mobili e suppellettili. Nel taglio centrale, l'attacco del capogruppo di Forza Italia alla Provincia Antonio Salvati: “Problemi irrisolti in Ciociaria”. Secondo il consigliere, la giunta dimostra “un'incapacità politico-amministrativa” e non si assume responsabilità nei confronti delle “gravi problematiche dell'intero territorio”. La foto a centro pagina è per l'ultima prova scritta del maturità, prevista per oggi. In taglio basso: “Riaprono le terme Fiuggi ma restano le preoccupazioni”. Due richiami sono per il capoluogo: “Frosinone, si discute sull'illegalità nel Lazio” e “I consigli della Coldiretti per l'estate”. Di spalla, richiami dalla provincia: “Anagni, i socialisti candidano Ambrosetti”, “Alatri, cominciata la pulizia delle mura”, “Cassino, settimana decisiva per il Prg”, “Pontecorvo, svaligiata abitazione a Pastine”. L'editoriale, di Valentino Mingarelli, è: “Valorizzare le piccole imprese”. Latina. Cronaca nera, con l'ennesimo incidente mortale sulle strade della provincia, politica e rapporti con la magistratura sono gli argomenti di apertura dei quotidiani pontini. La Provincia apre con “Scontro frontale, un morto”: “L'incidente si è verificato ieri alle porte di Terracina. Viabilità interdetta per ore”, spiega l'occhiello; “Tragedia sull'Appia, vittima un anziano. Ferite due donne”, precisa il catenaccio. “Ancora morti sull'Appia”, titola in apertura Il Nuovo Territorio: “Andrea Torelli, 74 anni, era con la moglie quando a Ponte Maggiore si è scontrato con una Focus”, racconta l'occhiello. “Sorpasso fatale per un pensionato” è l'apertura del Messaggero: “Terracina. L'incidente nei pressi di Ponte Maggiore, la Golf guidata dall'anziano si è scontrata con una Ford”, si legge nell'occhiello; “Ancora sangue sull'Appia: perde la vita Andrea Torelli, 74 anni, romano”, precisa il catenaccio. Taglio centrale su Latina Oggi: “Strade, un altro morto”. “Foto notizia sul Tempo: “Frontale sull'Appia, una vittima e due feriti”. Latina Oggi apre con “'Caso Mancini' in Senato”: “Una interpellanza parlamentare censura l'operato del Procuratore della Repubblica”, spiega l'occhiello; “I firmatari: 'Siamo all'incompatibilità ambientale. Proroga inopportuna'”, aggiunge il catenaccio. L'apertura del Tempo è “Comune sommerso dai debiti”: “Espropri illegittimi, Terme e Fondazione Caetani: il 'buco' supera i dieci milioni di euro”, secondo l'occhiello; “Latina. Maggioranza e opposizione insieme per una soluzione”, precisa il catenaccio. Il Nuovo Territorio impagina nel taglio centrale “Caldo, boom di accessi”: “Ieri mattina 300 persone hanno ricevuto le cure dei medici del Goretti”, afferma l'occhiello. Stessa scelta per il taglio centrale del Messaggero: “'Goretti' da record nel Lazio”: “Problemi con il primo caldo: oltre 300 accessi solo ieri, il massimo fatto registrare nella Regione”, spiega l'occhiello. “Al pronto soccorso dall'inizio dell'anno seguiti il 20 per cento di pazienti in più”, precisa il catenaccio. Foto notizia nel taglio centrale della Provincia sul “Giallo a metà di Doganella”: “Stefania e il freezer... Coincidenze”. Nel taglio centrale, Il Tempo impagina “Barista si uccide col gas di scarico”: “Terracina. Il 41enne era scomparso da casa una settimana fa”, ricorda l'occhiello. Richiamo sul Nuovo Territorio: “Era morto da 7 giorni”. Spazio nei richiami per i rifiuti: “Gli impianti per bruciare il cdr sono nocivi” (Latina Oggi); “Rifiuti, giorni decisivi per risolvere l'emergenza” (La Provincia). Nel “sole”, il quotidiano diretto da Luigi Cardarelli impagina “Provincia: ricchi ma non... spendono”: “Valutazioni politiche dopo il voto sul bilancio”, spiega l'occhiello. Sempre per la vita amministrativa, in questo caso del Comune capoluogo, Latina Oggi impagina “Bar 'Poeta', le carte del mistero”: secondo l'articolo, sarebbe sparita la bozza del bando per il bar nella centralissima piazza del Popolo. I quotidiani impaginano anche la festa della comunità Sikh residente a Sabaudia: “Festa Sikh, trionfo di colori a Sabaudia” (foto notizia di taglio basso sulla Provincia); “I colori della processione dei Sikh” (Il Nuovo Territorio); “Sikh di tutta Italia a Sabaudia: in 3mila in piazza” (foto notizia sul Messaggero). Richiami anche per “Il Partito del Sud: referendum sull'Europa” (Il Tempo); “Il Partito del Sud a congresso pensa all'Europa” (Il Nuovo Territorio). Rieti. Le aperture dei quotidiani reatini sono dedicate alla tradizionale festa del santo patrono, che si è svolta ieri. Il Messaggero titola “Sant'Antonio vince sulla nazionale”, mentre Il Tempo sceglie “Sant'Antonio, ceri in processione. Migliaia di fedeli sfilano in corteo”. La concomitanza della processione con la partita dell'Italia gli Europei di calcio non ha inciso sulle presenze dei cittadini. Uno spettacolo “eccezionale” è stato offerto dalle vie “infiorate”. Si sono registrati alcuni malori per l'afa. Quest'anno rispetto al passato il percorso della processione è stato “in senso contrario”, a causa dei lavori di restauro all'interno della chiesa di San Francesco, dove si trova normalmente la statua del santo. A far calare il sipario sulla processione, è stato il consueto spettacolo pirotecnico. In taglio basso torna la vicenda della crisi Eems. Oggi è il primo giorno di sciopero per i lavoratori che si oppongono ai licenziamenti in blocco programmati dall'azienda. Sull'iniziativa, però, non tutti i sindacati sono d'accordo. Le rappresentanze di base giudicano il gesto deciso dai sindacati provinciali come “affrettato”. Un articolo si occupa, invece, dei disservizi che si sono registrata dopo il passaggio della gestione del tratto ferroviario Terni-Rieti-L'Aquila da Trenitalia alle Ferrovie centrali umbre (Fcu). Oggi i tre sindacati confederali incontreranno l'assessore provinciale ai Trasporti, Maurizio Vassallo. La Fcu ha già comunicato, inoltre, che il servizio di trasporto sarà sospeso da fine luglio a fine agosto. “Prima si dice di voler puntare sul turismo e poi si chiudono i collegamenti”, commentano dalla Cgil. In taglio basso del Messaggero spazio alla terza prova d'esame per gli studenti delle scuole superiori. Oggi è il giorno del “quizzone”, una prova multidisciplinare sulle materie dell'ultimo anno di corso. In seconda pagina del Tempo un articolo mostra le opinioni dei reatini sull'immigrazione. Secondo quanto riportato dal quotidiano, i cittadini chiedono “un giro di vite sui clandestini” e “maggiori controlli sulla reale presenza di stranieri”. Viterbo. “Mare e laghi, boom di presenze”: Il Corriere di Viterbo apre con l'assalto ai luoghi di vacanza nel primo vero fine settimana d'estate. Bagnanti record a Tarquinia, Montalto e Pescia Romana, ma anche sui laghi di vico e di Bolsena. Ma per gli anziani torna l'allarme afa: tante le chiamate al 118 per i malori dovuti al caldo. Nella spalla, “In Consiglio comunale non si parla di debiti”: oggi la discussione riguarderà rsa e decentramento. Nel taglio medio, “La Cosnil conferma: indagini su 6 casi”: il segretario nazionale Zannoni conferma l'apertura di un fascicolo sui casi di malasanità a Belcolle dopo la nascita di una bambina con danni cerebrali in seguito a un travaglio che sarebbe durato 48 ore. Zannoni bacchetta anche il responsabile locale del sindacato, Ortensi, che sabato sera aveva smentito l'esistenza di un procedimento in corso aperto dalla Procura. Infine, nel taglio basso, “Acqua, ci pensa il computer”: a Vitorchiano il ciclo delle acque sarà gestito da un servizio telematico. “Tarquinia, un sogno l'energia pulita” è invece il titolo d'apertura del Messaggero: nonostante gli incentivi e i finanziamenti della Regione, i tempi della burocrazia bloccano i procedimenti, tanto che c'è chi aspetta da anni un permesso per produrre energia solare o eolica. Troppi i vincoli all'installazione degli impianti, è il parere unanime. In primo piano, “Tutti al mare pensando agli Azzurri”: prima vera domenica di caldo e i viterbesi assaltano il litorale, prima di mettersi davanti alla tv per seguire la Nazionale. Nel taglio medio, “La ceramica abbassa il ritmo”: i dati di Confindustria per il settore confermano il ruolo leader del polo civitonico, ma dopo anni di crescita nel 2007 a Civita Castellana cala la produzione di sanitari. (red) 23 giu 2008 10:01.

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Berlusconi in testa al ranking (sezione: Burocrazia)

( da "Opinione, L'" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Oggi è Lun, 23 Giu 2008 Edizione 126 del 21-06-2008 Berlusconi in testa al ranking di Lucilla Bicocchi I capi di Stato e di Governo, riuniti a Bruxelles per il Consiglio d'Europa, cercano una via d'uscita dopo il no irlandese al Trattato di Lisbona. Una bocciatura che rischia di paralizzare il processo di unificazione europeo. Come superare dunque l'ostacolo? Secondo Berlusconi, che con oltre 9 minuti comanda la top ten del 19 giugno, l'Europa per essere più credibile e competitiva dev'essere meno legata alla burocrazia ed essere più attenta ai problemi della quotidianità, più vicina ai problemi veri dei suoi cittadini e missionaria di pace nel mondo. "E' una manovra importante perché giunge anticipata rispetto alla scadenza di fine anno". Lo dice il ministro del Welfare Sacconi, che in diretta al Tg4 serale, commenta la manovra triennale all'indomani dell'approvazione. L'obiettivo è produrre crescita e coesione sociale, dice Sacconi dal secondo posto del podio. Sulla questione giustizia, sempre accesa, interviene Filippo Berselli del PdL che cita un sondaggio secondo cui il 55% degli italiani concorda con l'emendamento approvato dalla maggioranza. Quarto posto invece per l'ospite in studio del TgLa7, Andrea Casalegno, che presenta il suo libro "L'Assassinio", in ricordo della morte del padre Carlo per mano delle Brigate Rosse nel 1977. Alla domanda, sul significato della parola riconciliazione, il giornalista risponde di non potersi riconciliare con chi ha ucciso suo padre e con chi ha fatto della militanza politica uno strumento di morte". Tempo di parola a metà classifica per Fabio Cannavaro. Ai microfoni dei Tg il capitano della nazionale, che martedì era presente alla vittoria sulla Francia, pronostica un bis per domenica contro gli spagnoli. "Vinciamo noi 1-0" dice l'ex pallone d'oro. Sulla manovra finanziaria del Governo, intanto, arrivano le critiche dei sindacati ma anche dei Democratici. "Il problema del potere d'acquisto dei salari e delle pensioni non è stato risolto. Poi troppi tagli alla Sanità" commenta Bersani dal settimo posto del ranking, mentre è fissata per domani l'assemblea costituente dove sarà scelta la linea che l'opposizione seguirà in Parlamento. Mentre il ministro Tremonti manifesta entusiasmo e promette benefici e risultati già a partire da quest'anno, sono Carlo Rossella e Walter Veltroni ad occupare le ultime posizioni della classifica. Il presidente di Medusa parla del suo libro in studio al Tg5 definendosi uno "scrittore della domenica". Il suo è un titolo emblematico: "Vodka", ambientato in Russia ai tempi del socialismo reale, un'epoca in cui in pochi riuscivano a sottrarsi al richiamo del distillato forte e trasparente. Il leader del Pd interviene invece nel corso del dibattito interno al partito, spiegando che in Europa c'è bisogno di costruire un grande campo comune, in cui tutte le culture e le ispirazioni politiche possano incontrarsi.

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Dal nostro inviato LEVICO TERME - Giulio Tremonti si presenta a villa Sissi di Le (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Dal nostro inviato LEVICO TERME - Giulio Tremonti si presenta a villa Sissi di Levico afflitto da mal di schiena. Non sembrerebbe: "Faccio un lavoro usurante - scherza - dovrò pensare ad un impiego part time o a tempo determinato. Così anche Epifani potrebbe misurarsi con la drammatica concretezza dei problemi da affrontare". Eloquio sempre fluente, incisivo, piccante. Non è condito di "vaffa", ma l'uomo sa dispensare ugualmente frecce al curaro per "gli snob che frequentano i salotti. Non accetto speculazioni demagogiche sulla povera gente". Evidente il riferimento ai 400 euro delle card prepagate, definite da qualcuno come una "scelta compassionevole", o peggio. E ancora: "A sinistra nessuno ha parlato e parla della speculazione. A sinistra ci sono quei manager della speculazione che hanno imparato a fumare i sigari e a viaggiare con gli yatch. E di speculazione non parla neppure il sindacato". "Non è vero - replica secco Epifani che siede a tre metri di distanza - ne abbiamo sempre parlato".Tremonti resta sul tema della speculazione. Che poi serve al ministro per precisare quell'1,7% di inflazione programmata per il 2008. "Posso dare due spiegazioni - dice il titolare di via XX Settembre - la prima tecnica e la seconda politica. La prima ognuno può averla telefonando alla Bce che chiede di fissare un tasso di inflazione inferiore al 2%. La seconda spiegazione è politica. E' sbagliato parlare oggi di inflazione, è una cosa che non esiste. Da almeno sei mesi si deve parlare di speculazione. Una speculazione internazionale che prima era finanziaria e che, negli ultimi tempi dopo certi disastri, si è focalizzata sulle materie prime. A cominciare dal petrolio". Ed allora, spiega Tremonti, o si porta avanti una battaglia locale, con i vecchi metodi e le vecchie prospettive, evidentemente non più virtuose o si combatte una battaglia globale, dove si combatte il nemico pubblico numero uno, la speculazione. "La speculazione - sentenzia Tremonti - è la peste di questo secolo. Un fantasma che sapevamo sarebbe arrivato, ma non in questo modo e non così in fretta". Insomma, oggi l'inflazione "non si spiega più con la semplice legge della domanda e dell'offerta". E allora tutto quello che è scritto nel Dpef? Tremonti non esita un attimo a fornire la sua versione: "Un documento surreale che non serve a niente". Evidentemente Tremonti non intende intavolare con il sindacato un negoziato tecnico vecchio stile in base ai parametri classici imperniati sull'inflazione, ma preferibbe misurarsi su un terreno del tutto nuovo dove oggi la prima misura - ancorchè drammatica e globale - che pianifica entrate, crescita, redditi e redistribuzione è la speculazione. E in un'Italia che non cresce per produttività, che ha una burocrazia elefantiaca, che soffre sui versanti dell'energia e delle infrastrutture, che non è competitiva, che ha il terzo debito più alto al mondo, serve il senso di responsabilità di tutti. E' questo, in definitiva, il messaggio del ministro ai sindacati. Se ci sarà una risposta e che tipo di risposta sarà, lo si vedrà anche dalla trattativa sulla riforma contrattuale. Cos.

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Latin King: ''Abbiamo deciso di non rovinarci la vita'' (sezione: Burocrazia)

( da "Redattore sociale" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

MINORI 12.2223/06/2008 Latin King: ''Abbiamo deciso di non rovinarci la vita'' Andy, 24 anni, in Italia dal 2002, portavoce dell'associazione fondata dal gruppo di ex adolescenti difficili. L'obiettivo: ''Cambiare la nostra immagine e in generale quella dei giovani latinoamericano agli occhi degli italiani'' MILANO - "Abbiamo deciso di non rovinarci la vita". Andy, 24 anni, in Italia dal 2002 e portavoce dei Latin King, spiega le ragioni che hanno portato il gruppo di cui fa parte a trasformarsi in associazione: "E' un'iniziativa già accaduta in altre città del mondo, ad esempio Barcellona. Quando ce l'hanno proposta anche a noi, però, ci siamo chiesti prima se fosse una scelta conveniente per il nostro gruppo. L'idea ci è piaciuta, anche se non è stato facile avere a che fare con le regole della burocrazia". Andy chiarisce anche che cosa i Latin King si aspettano dalla trasformazione: "Come primo obiettivo abbiamo quello di cambiare la nostra immagine, e in generale quella dei ragazzi latinoamericani, agli occhi degli italiani. La gente pensa che siamo qui per commettere reati, ma non è vero. Qualcuno di noi ha fatto degli sbagli in passato, certo, ma come tutti gli umani non siamo perfetti. Quanto accaduto in passato era come se non lo volessimo: si spiega anche col fatto che non sapevamo come altro comportarci". Importante l'aiuto dato da Comunità nuova: "E' stata una grande mano anche a livello personale. Quando qualcuno di noi ha avuto problemi loro ci hanno aiutato. Si sono conquistati la nostra fiducia. E oggi non è che l'abbiamo in tutti: tanta gente ha promesso in passato di darci una mano e poi ha finito per voltarci le spalle". (Francesco Abiuso).

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UE: MARCEGAGLIA, SERVE RIPENSAMENTO PROFONDO CONTRO DEFICIT POPOLARITA' (sezione: Burocrazia)

( da "Asca" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

(ASCA) - Rho-Pero (Mi), 23 giu - ''Un ripensamento profondo che richiede atteggiamenti diversi da parte dei protagonisti''. Per la presidente di Confindustria, Emma Mercegaglia, e' questa la soluzione contro il ''deficit di popolarita'', che ha colpito l'Unione Europea dopo il no degli irlandesi al Trattato di Lisbona. Un voto contrario che secondo la Marcegaglia rappresenta ''un sintomo di malessere che c'e' in Europa''. Ecco perche', ha puntualizzato durante il suo intervento all'Assemblea 2008 di Assolombarda, ''occorre ritrovare una leadership che faccia in modo che l'Europa parli di problemi veri, quelli che riguardano i cittadini e le imprese''. Per la presidente di Confindustria, insomma, occorre ''una logica diversa che non parli solo di veti e di burocrazia. Serve un'Europa preoccupata del benessere dei suoi cittadini e delle sue imprese''. fcz/cam/lv.

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FINANZIARIA: MARCEGAGLIA, GOVERNO RESISTA A PRESSIONI (sezione: Burocrazia)

( da "Asca" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

(ASCA) - Rho-Pero (Mi), 23 giu - Nel dibattito parlamentare sulla finanziaria ''chiediamo al governo di resistere alle resistenze di lobby e gruppi di pressione''. E' il forte appello che la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha lanciato al governo dal palco dell'Assemblea 2008 di Assolombarda. Per la presidente di Confindustria ''e' soprattutto necessario mantenere la barra dritta sulle grandi riforme che Confindustria appoggia''. Piu' nello specifico, sulla manovra economica 2008 annunciata dal ministro Tremonti, e' ''una valutazione complessivamente positiva'' quella della Marcegaglia, che a questo proposito ha aggiunto: ''Ci piace il metodo e la logica di avere piu' efficienza e meno burocrazia nella macchina dello Stato. fcz/cam/ss.

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UE/ MARCEGAGLIA: SI TORNI A PARLARE DI TEMI VICINI AI (sezione: Burocrazia)

( da "Virgilio Notizie" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

CITTADINI Risultato Irlanda sintomo di malessere che in Europa c'è postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA Altri Rho-Pero, 23 giu. (Apcom) - Il risultato dell'Irlanda "non deve preoccupare in sé, ma è sintomo di un malessere che in Europa c'è" e "il modo migliore per rispondere a questo malessere è ritrovare una leadership che non parli di temi lontani ai cittadini ma di temi veri, voglio sentir parlare di immigrazione, infrastrutture, caro vita". Lo ha affermato il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, nel corso del suo intervento all'assemblea annuale di Assolombarda. "Vogliamo vedere un'Europa preoccupata del benessere dei propri cittadini, con meno burocrazie e più attenzione ai cittadini e alle imprese".

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Alle Pro loco il sostegno della Regione (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (NordEst)" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

FONZASO Assemblea veneta dei sodalizi che si occupano di turismo e promozione del territorio Alle Pro loco il sostegno della Regione Il vice presidente Franco Manzato: "Inseriremo i vostri sforzi nel nuovo disegno di legge" FonzasoSostegno e riconoscimento alle Pro loco.Lo ha promesso il vicepresidente della giunta veneta Franco Manzato nel corso dell'assemblea regionale delle Pro loco di Fonzaso."È in consiglio il disegno di legge sul turismo - ha detto - e vogliamo che le Pro loco siano inserite con gli altri sistemi territoriali in un'unica strategia di promozione dell'industria veneta dell'ospitalità, che vale 12 miliardi annui di fatturato. Far crescere non solo in numeri, quasi 62 milioni di presenze turistiche, ma soprattutto la qualità dell'offerta".Manzato ha svelato di aver avuto qualche frizione con la sottosegretaria Michela Brambilla alla Conferenza nazionale sul turismo."È vero che bisogna promuovere l'Italia nel suo complesso, ma altrettanto importante è la valorizzazione dei singoli territori e le Pro loco in questo senso insegnano molte cose. Sono fatte da volontari con il grande amore per la loro realtà, e questo rapporto umano è un fattore che attrae il turista".Volontari sì, ha sottolineato il presidente nazionale dell'Unpli Caludio Nardocci, ma che debbono crescere."Soltanto così possiamo far vedere a tutti quanto siamo capaci. ma per far questo occorre andare a scuola, ovvero partecipare ai corsi di formazione che ci fanno crescere". Alle Pro loco non bastano più, però, gli attestati di stima. E se tutti i politici ospiti dell'assemblea fonzasina, i consiglieri regionali Guido Trento, Gianpaolo Bottacin e Dario Bond, l'assessore provinciale Ezio Lise e il vicepresidente della Provincia di Treviso Floriano Zambon, hanno riconosciuto il valore di queste realtà, dall'assemblea è arrivata la richiesta di azioni concrete verso le Pro loco. Lamentando la troppa burocrazia da parte dei primi interlocutori delle associazioni di volontariato, i Comuni."Possibile che per una manifestazione si debbano perdere due mesi in permessi?" Da qui la richiesta di avere un unico sistema legislativo per tutto il territorio con inserite chiaramente le regole capaci di disciplinare una volta per tutte i rapporti con le amministrazioni comunali. Importante, è stato affermato nell'assemblea, il ruolo del Consorzi tra le Pro loco."Se ci uniamo e ci facciamo vedere forti, nessun interlocutore potrà dirci di no quando presentiamo i nostri progetti - ha sottolineato il presidente nazionale Nardocci - ma debbono essere progetti fatti bene Noi come Unpli vi sosteniamo per quanto possiamo". L'assemblea ha anche presentato le esperienze dei giovani in servizio civile nelle varie Pro loco venete, inserite in progetti di valorizzazione della cultura, territorio, prodotti tipici.Maurizio Dorigo.

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L'EVENTO (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (NordEst)" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

CIBIANA - (gg)Non poteva essere giornata migliore per l'apertura del Museo delle Nuvole sul Monte Rite per la stagione estiva 2008. Sole, esplosione di fiori sui prati, hanno accompagnato sull'eccezionale altura i componenti della tappa finale, la 18a, di "Superalp 2". Proveniente dal Rifugio Auronzo la pattuglia di una 15a fra operatori della comunicazione e di escursionisti ha utilizzato per il suo girovagare fra le Alpi tutti i mezzi di trasporto pubblici disponibile oltre alle proprie gambe. Esclusa l'auto privata.Sul Monte Rite sono arrivati anche i rappresentanti degli allevatori dell'Alto Bellunese, da Colle Santa Lucia e da Selva, dal Centro Cadore e dal Comelico. Ad accogliere tutti c'erano il presidente della Provincia di Belluno, Sergio Reolon, il sindaco di Cibiana Guido De Zordo, a cui si è aggiunto successivamente quello di Bolzano, Luigi Spagnolli e Reinhold Messner.Quest'ultimo ha espresso la sua soddisfazione: "È una visita questa che mi fa molto onore. Plaudo all'iniziativa di Superalp perché montagna non vuol dire solo arrampicare, ma anche conoscenza del territorio e della gente che vi abita". Quanto agli agricoltori ha messo a confronto la realtà dell'Alto-Adige con quella bellunese profondamente diversa, ma anche unita da tutta una serie di problemi. "La politica per la montagna sia nazionale, sia europea non mi piace più. Troppa burocrazia, legacci, impacci, sfruttamento economico così che al contadino è difficile, se non proibito, lavorare e vendere i propri prodotti, puntando sulla qualità. Quella per esempio del formaggio fatto in casa e del latte venduto direttamente".Non sono mancati alcuni interventi provocatori sul "si fa presto a dire". Sia per Reolon, sia per Messner occorre una politica che segua la specificità della montagna e che sia fatta da gente che la montagna la conosce davvero. Anche qui come nel turismo occorre spirito di iniziativa.

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Le buone notizie da Giugliano (sezione: Burocrazia)

( da "Opinione, L'" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Oggi è Lun, 23 Giu 2008 Edizione 127 del 23-06-2008 NEL TERRITORIO DEL COMUNE CAMPANO SI STA COSTRUENDO UNA CENTRALE FOTOVOLTAICA Le buone notizie da Giugliano di Giuliana Tambaro Nel territorio di Giugliano in Campania si sta realizzando una centrale fotovoltaica, che si appresta a divenire una delle più grandi d'Europa. Il progetto è della Compagnia per l'energia rinnovabile del gruppo Lettieri. La realizzazione dell'impianto fotovoltaico, nel territorio giuglianese, è un altro passo avanti, per la piena attuazione, di quanto previsto, dal Piano d'azione per lo sviluppo economico in Campania (Paser); piano che attribuisce un ruolo primario al comparto della produzione energetica, in particolare alle fonti rinnovabili. Il fotovoltaico, inteso come tecnologia creata per ottenere elettricità dai raggi solari, con eccessivo ritardo, si sta inserendo nella società globale, per riscaldare ed alimentare case ed aziende. L'impianto di Giugliano sarà, ancor più grande di quello situato nella provincia di Salerno. Si tratterà di una centrale di circa 10 ettari di estensione, che genererà una potenza di poco più di 10 megawatt. La produzione di energia, che derivererà dalla centrale, in teoria, potrà soddisfare le esigenze di una cittadina di ventimila abitanti. Il progetto di Giugliano, individua, anche, altri obiettivi: la creazione di una vera e propria filiera della tecnologia fotovoltaica; la creazione di nuovi posti di lavoro. Dunque, in un territorio al nord di Napoli, soffocato dalla crisi dei rifiuti, dalla mancanza dell'esistenza di una cultura ambientale, la nascita di una centrale fotovoltaica si colloca come messaggio forte ed impetuoso all'intera cittadinanza. Si sta lavorando per attivare percorsi virtuosi per il ripristino della vivibilità e per la qualità della vita. Giugliano, ma in realtà l'intera Campania, possono essere protagonisti di una nuova rivoluzione industriale. Ci sono tutti gli elementi, dal sole al vento, per imporre un modello di energia sostenibile, che faccia da traino per il Mezzogiorno e per il resto del Paese. L'economista americano Jeremy Rifkin punta molto sulla Campania e su Napoli; è convinto che la Campania possa divenire regione modello, sotto il profilo dello sviluppo sostenibile. "Ci vediamo tra dieci anni", afferma l'economista, convinto dei suoi studi e delle potenzialità del territorio campano, che, però, troppo spesso, incontrano il muro insormontabile costituito dalla burocrazia e dalla esistenza di una normativa, ancor poco lineare, in materia di energie rinnovabili. In Campania si prevede la realizzazione di una centrale fotovoltaica a Giugliano, che affiancherà quella di Serre e di una centrale biomasse, la più grande d'Europa, ad Acerra. Tra solare, eolico e biomasse entro il 2010 si stima di fornire energia ad un milione di famiglie. Bisogna attivarsi per migliorare la qualità della vita. Ci troviamo in una società, dove l'essere umano ha sfruttato tutte le risorse naturali, determinando con il proprio modus operandi, talune catastrofi naturali. Infatti, sempre più spesso, sentiamo parlare di "disaster management", ovvero gestione dei disastri, volendo significare che la gestione delle catastrofi deve avere una propria pianificazione, in una prospettiva molto più ampia ed articolata, rispetto al mero soccorso. Siamo convinti che la realizzazione di una centrale fotovoltaica a Giugliano, possa essere l' inizio di una nuova "era" per l'intero territorio.

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BRUNETTA CON ME IL 95% (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Circondario Sud1)" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Brunetta "Con me il 95%" "Io ho con me il 95% degli italiani, a partire dai dipendenti pubblici per bene che sono la stragrande maggioranza. E non ho paura di nessuno": lo ha detto il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, alla festa del Pdl a Bastia Umbra. "Sono stato bravissimo - ha continuato - ad individuare i problemi, sono stato geniale ad approntare le norme, ma non ho ancora fatto niente. Occorre che tutto questo diventi comportamento del paese". Il ministro ha attaccato poi il sistema-Umbria: "Questa è la regione che ha tra i tassi più elevati di pubblici dipendenti e non per produrre servizi pubblici, ma per produrre clientela e consenso. Le giunte rosse dell'Umbria si sono per anni comprati il consenso producendo posti di lavoro finti nella burocrazia". Infine Brunetta ha affermato che il centrodestra "ha vinto in tutta Italia. Rimangono alcune piccole zone dove normalmente il voto viene comprato e non c'è la democrazia".

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Per Walter avviso di sfratto. Resisterà? (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (8 votes, average: 4.38 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 99 ) " (21 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (25 votes, average: 3.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (46 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (115 votes, average: 1.18 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (52 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (30 votes, average: 2.83 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 67 ) " (49 votes, average: 2.1 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (122 votes, average: 1.43 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (130 votes, average: 1.49 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (40) Ultime discussioni Fabio Bonari: La sconfitta induce i vinti a farsi più male di quanto non ne abbiano loro arrecato i vincitori. Alberto Taliani: Alessandra, adelante adelante. si svegli. Il '68 è stato nel secolo scorso. Guardi che... roby: alessandra Scrive: June 22nd, 2008 at 6:26 pm Questo governo è fascista e privatistico, subito a casa... CALOGERO C.: Peccato, che malinconia ci avevamo creduto che la sinistra maturasse, che avrebbe avuto le mani, il... romano: c,è poco da commentare - se ne devono andare - gli italiani non li vogliono.- ultime politiche, battuti.-... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News "Emanuela Orlandi uccisa e gettata in una betoniera"Dopo l'ennesima lite uccide figlio psicolabileL'aborto non riesce: ospedale condannatoFilippine, mille morti dopo il tifone FengshenDonadoni: "Non penso alle dimissioni" La Spagna allunga sull'Italia anche nel pil Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille June 2008 M T W T F S S " May 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Archivio dei post June 2008 (3) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Per Walter avviso di sfratto. 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E' Massimo Manzi il sammaurese vincitore della Torre d'Oro 2008 (sezione: Burocrazia)

( da "Sestopotere.com" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

(23/6/2008 15:00) | (Sesto Potere) - San Mauro - 23 giugno 2008 - Dalla “piccola patria” di San Mauro al Costarica. Con un incarico presso il governo dello Stato centroamericano. è Massimo Manzi, sammaurese di 36 anni, che dal 2004 vive e lavora in Costarica in qualità capo di gabinetto presso il Ministero per la Competitività. A lui lunedì 23 giugno a Casa Pascoli sarà consegnata della Torre d'oro. Un riconoscimento di prestigio, promosso annualmente dall'Assessorato alla Cultura di San Mauro, che premia un giovane sammaurese che si è distinto nella cultura, nell'arte, nel lavoro, nello sport, nello spettacolo o nel volontariato. Manzi da quattro anni vive e lavora presso lo stato centroamericano. Dopo avere ricoperto incarichi presso il Ministero degli Esteri prima, e del Commercio con l'estero poi, alcuni mesi fa ha ottenuto direttamente dal Presidente della Repubblica, Oscar Arias, un incarico presso il Ministero per la CompetitivitÁ nell'ambito di un Programma Nazionale per la competitivitÁ economica e la semplificazione della burocrazia. Si tratta di un programma promosso dalla Presidenza della Repubblica su un tema di notevole importanza per un paese come il Costa Rica che sta cercando di consolidarsi definitivamente sui mercati internazionali come ricettore di investimenti esteri ed esportatore di prodotti ad alto valore aggiunto. “Il premio, che ha un chiaro richiamo al luogo pascoliano, la Torre, è stato istituito quale riconoscimento a giovani sammauresi che si sono distinti per la loro attività – spiega il sindaco Miro Gori – E dopo avere premiato sportivi, medici, musicisti, quest'anno è la volta di un ragazzo che occupa un ruolo importante presso il governo del Costarica”. Serata di premiazione. La serata di premiazione è per lunedì 23 giugno alle 21,15 a Casa Pascoli. Il programma vedrà la consegna della Torre d'Oro a Manzi da parte del sindaco Miro Gori, a seguire la proiezione di un video sul Costarica, e per chiudere un concerto del gruppo “La nueva Onda” con musiche Caribe. Per informazioni: tel. 0541-933656. Le edizioni passate della Torre D'oro. Giunta alla quarta edizione, la Torre d'Oro è stata istituita quale riconoscimento a personaggi sammauresi che con la loro attività, in Italia o all'estero, hanno dato lustro al paese pascoliano. Questi i vincitori delle edizioni passate: anno 2005 Augusto Modigliani (cineasta) e Simone Pasolini (ciclista); anno 2006 Cristiano Protti (giocatore di boccette) Andrea Pellacani (medico); anno 2007 Katia, Mirco e Moreno Foschi (musicisti).

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La Bce se ne infischia (sezione: Burocrazia)

( da "Affari Italiani (Online)" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Lunedí 23.06.2008 16:18 --> Di Giuseppe Morello "Chiedete alla Banca Centrale Europea". Questa la risposta con cui Tremonti ha risposto ai sindacati che accusano il governo di aver fissato un tasso di inflazione programmata (il parametro di riferimento per l'adeguamento degli stipendi al costo della vita) all'1,7%, penalizzando stipendi e pensioni visto che l'inflazione reale è ben più alta. La risposta di Tremonti - che ha perso un'occasione per sottolineare più esplicitamente i limiti della burocrazia europea, questa volta facendosene scudo - solleva ancora una volta dubbi sul ruolo della Bce che dice di fare solo politica monetaria, mentre imponendo un'inflazione programmata entro il 2%, di fatto impone anche le politiche dei redditi. La Bce teme spirali inflattive, ma l'ottusità con cui persegue questo obiettivo fa sì che stipendi e pensioni perdano potere d'acquisto, per altro ignorando (come in parte ha detto Tremonti) che le spinte inflattive non discendono dalla dinamica salariale ma dalla scarsa competitività dei mercati e dagli aumenti delle materie prime e dalla speculazione della finanza in fuga da Borsa e immobili. Ma alla Bce che importa? Loro, a Francoforte, si occupano solo di moneta, che problema c'è? E invece il problema c'è, eccome. Non è un caso che da alcuni anni si dica che l'inflazione programmata è uno strumento decrepito, che aveva senso per stabilizzare l'inflazione alla nascita dell'euro. E hanno ragione Tremonti, a dire che il Dpef è un rottame del passato, e i sindacati, nel sostenere che nelle prossime contrattazioni non ne terranno conto. Prima o poi a Francoforte intuiranno che c'è qualcosa che non va. giuseppe.morello@affaritaliani.it.

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P.A.. CNIPA, BUROCRAZIA PIU' RAPIDA CON IL PROGETTO ECRN (sezione: Burocrazia)

( da "AgoPress" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Fonte: Piemme Impresa - Primo Piano 23/6/2008 18.04 P.A.. CNIPA, BUROCRAZIA PIU' RAPIDA CON IL PROGETTO ECRN.

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SUD/ BOCCHINO: PIU' CHE SOLDI, SERVONO PROGETTI E CERTEZZE (sezione: Burocrazia)

( da "Virgilio Notizie" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

"La prova è che molti fondi Ue vengono restituiti" postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA Altri Roma, 23 giu. (Apcom) - "Ici, infrastrutture, detassazione del lavoro straordinario. Da questi primi titoli si comprende l'attenzione particolare che il governo di centrodestra ha nei confronti del Mezzogiorno". Lo ha detto il Presidente Vicario del gruppo Pdl Camera, Italo Bocchino, rispondendo in diretta alla videochat di Alleanza Nazionale. "Da uomo del Sud, eletto nel Sud - dice Bocchino - mi permetto di dire che per rilanciarsi il nostro Mezzogiorno più che di soldi necessita di progetti, di idee, di certezze e di fiducia nel futuro. Purtroppo le imprese meridionali si scontrano con difficoltà strutturali tra cui una burocrazia spesso inadeguata e lenta. Prova ne sia che molti fondi europei vengono restituiti a causa della impossibilità di spendere i soldi per mancanza di progetti".

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Marcegaglia al governo: Manovra positiva, resistere a pressioni (sezione: Burocrazia)

( da "Velino.it, Il" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Velino presenta, in esclusiva per gli abbonati, le notizie via via che vengono inserite. ECO - Marcegaglia al governo: Manovra positiva, resistere a pressioni Roma, 23 giu (Velino) - Valutazione positiva della Finanziaria, anche se si parla poco di infrastrutture. E un appello al governo affinché nel dibattito parlamentare sulla manovra faccia muro “alle resistenze di lobby e gruppi di pressione”. Questo il messaggio lanciato dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, intervenuta a Rho (To) all'assemblea 2008 di Assolombarda. "Della Finanziaria – ha detto il numero uno di Viale dell'Astronomia – ci piace il metodo, ci piace la logica e il fatto di avere una maggiore efficienza nella macchina dello Stato, meno burocrazia. Chiediamo al governo di resistere con grande fermezza - ha aggiunto - quando inizierà la discussione poiché ci saranno naturalmente resistenze da parte di lobby e i gruppi di pressione. Chiediamo all'esecutivo quindi di rimanere con la barra diritta sulle grandi riforme che Confindustria appoggerà”. Ma Marcegaglia lancia anche un appello alle forze politiche “perché non ritorni un clima di accuse reciproche che ci farebbe tornare indietro di 15 anni”. Per il presidente di Confindustria ci sono infatti “segnali preoccupanti” che potrebbero portare a un “deterioramento del clima politico”. Questo non farebbe bene all'Italia, anche perché “siamo a soli 50 giorni dall'inizio della nuova legislatura. Il sistema Paese non consente il ritorno ad accuse reciproche” che compromettono “una stagione di riforme”. In questo senso, “lady acciaio” ha fatto “un appello chiaro alle forze politiche di guardare al bene del Paese”. “Sarebbe un grave errore - ha sottolineato - tornare all'atmosfera dei 15 anni precedenti che ci hanno portati all'immobilismo”. Per il presidente degli industriali “non è più la stagione dell'ordinaria amministrazione”, ma occorre “affrontare i veri nodi strutturali”, ossia “la crescita troppo bassa e i salari troppo bassi”. Per farlo, ha concluso la Marcegaglia, “serve un senso di unità e di bene comune”. Tornando all'analisi della Finanziaria, il numero uno di Viale dell'Astronomia ha chiesto chiarimenti al governo sul tema delle infrastrutture visto che, a suo giudizio, nella manovra “c'è poco”, mentre si tratta di “un tema fondamentale”. “Non possiamo pensare - ha spiegato - da un lato che le infrastrutture vengano realizzate solo con fondi pubblici, ma è vero anche che il governo non può non pensare a questo tema. Servono investimenti e nuove regole così che i fondi privati possano arrivare. Servono inoltre regole e tempi certi. è impensabile che in Italia ci vogliano 20 anni per realizzare un'opera mentre in Spagna ne basta uno. Se c'è una nuova infrastruttura da fare - ha concluso - non ci vogliono i comitati del no, che fermano il paese. Credo che sia importante non dare spazio ai professionisti del no”. Il numero uno di Viale dell'Astronomia è tornata successivamente sulla polemica dei sindacati secondo cui la forbice tra inflazione programmata e reale potrebbe essere troppo ampia mettendo in crisi le intese possibili sui contratti. La riduzione dell'inflazione, afferma la Marcegaglia, “non può non essere un obiettivo”. E se il tasso sarà “molto diverso da quello programmato” allora Confindustria “farà una riflessione”. “Darsi e mantenere un obiettivo chiaro di riduzione dell'inflazione è un fatto positivo”, ha aggiunto la Marcegaglia, sottolineando che è “la stessa Banca centrale europea a chiedercelo, ce lo chiedono tutti. è evidente che poi qualora l'inflazione reale sarà diversa da quella programmata allora faremo delle valutazioni al tavolo. L'Europa è il nostro riferimento, la nostra cornice per risolvere i grandi problemi internazionali”, ha continuato. Aggiungendo che da Dublino è emerso un sintomo di malessere che c'è e che per essere risolto richiede una “leadership vicina ai problemi reali degli europei”. Secondo il presidente degli industriali, “l'Europa soffre per un deficit di popolarità”. Il leader di Confindustria ha quindi invitato ad adottare strumenti che riducano la speculazione alla base del forte aumento del prezzo del greggio, apprezzando la disponibilità dell'Arabia Saudita di aumentare la propria produzione di greggio. “Adesso ci vogliono elementi per ridurre la speculazione che stiamo vivendo e che sta avendo un impatto devastante sulla nostra economia, sulle imprese e sui cittadini”. Il presidente di Confindustria ha poi ribadito che la crisi finanziaria legata ai mutui subprime pesa ancora: “Ogni volta che pensiamo che il peggio è alle spalle, arrivano nuove notizie e nuovi esempi che ci fanno preoccupare”. Quello che non si sa, ha continuato, sono le perdite reali, anche se “il nostro sistema bancario è solido ed è stato toccato poco dalla crisi”. Quello che emerge è che “è un'idea sbagliata quella dei castelli di carta e della finanza che ha altissimi profitti senza rischio. Occorre tornare a finanziare i progetti industriali veri”. Parlando poi del rinnovo dei contratti, il leader degli industriali ha affermato: “Non possiamo fare un accordo a tutti i costi, chiuderemo solo se raggiungeremo livelli di produttività più alti. La volontà di negoziare - ha proseguito – c'è da parte di tutti, ma non possiamo raggiungere un accordo a tutti i costi”. (red/cos) 23 giu 2008 17:46.

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Associazione Provinciale Allevatori di Treviso, il saluto della giunta regionale (sezione: Burocrazia)

( da "Sestopotere.com" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

(23/6/2008 17:42) | (Sesto Potere) - Treviso - 23 giugno 2008 - “Il soggetto principale dell'agricoltura sono le imprese e la loro redditività: la politica e la burocrazia non possono essere un peso rispetto al difficile impegno che già deriva dalla concorrenza del mercato mondiale. Dobbiamo dare una svolta e lo faremo sin dai prossimi giorni”. Con questa promessa il vicepresidente della giunta veneta Franco Manzato ha portato oggi il saluto della Regione all'assemblea dell'Associazione Provinciale Allevatori di Treviso, riunitasi nella sede di Villorba sotto la presidenza di Sergio Michielan, a fianco del quale c'era Terenzio Borga, presidente dell'Associazione Produttori Latte del Veneto. “L'applicazione solo formale delle disposizioni, a qualunque livello siano state dettate, spesso crea difficoltà agli imprenditori – ha spiegato Manzato – ma se tutti si lamentano probabilmente non sono le azienda a sbagliare, ma la politica. Intendo per questo mettere a contatto diretto le aziende con le strutture regionali centrali e periferiche e le sue aziende operative, perché avere indicazioni utili su come si deve operare. Noi siamo a servizio delle aziende, non viceversa”. “Mettendo a confronto mondo produttivo e apparati contiamo di poter fare squadra tutti assieme, perché i contributi da soli rischiano di non essere utili se poi non riusciamo ad investirli concretamente e nella maniera giusta, senza far perdere tempo e denaro alle aziende. La prossima settimana inizieremo con Avepa, ma dobbiamo rivedere anche il ruolo degli Ispettorati agrari. L'agricoltura è davvero strategica e dobbiamo operare di conseguenza – ha concluso Manzato – e io intendo lavorare per mantenere il ruolo leader che il Veneto ha in questo settore”. L'assemblea dell'APA è caduta in un periodo non facile che, come ha ricordato dal canto suo Michielan, ha visto allargarsi la forbice tra prezzo pagato ai produttori e costi di produzione, a tutto svantaggio dei redditi aziendali. E questo in tutti i comparti zootecnici: dal latte, alla carne, dall'avicoltura all'allevamento del coniglio. Si intravvedono spiargli, e Regione e Governo hanno promesso di operare per allargarli, mentre l'Unione Europea ha revocato la procedura d'infrazione aperta nei confronti dell'Italia per quanto riguarda la cosiddetta Direttiva Nitrati. La Regione è anche pronta a farsi carico di quota parte dei costi assicurativi rispetto alle perdite che possono derivare al settore per eventi eccezionali. I problemi però non sono pochi, mentre occorre intervenire – è stato detto – per accrescere il ruolo del segmento produttivo nelle filiere, rispetto ai diktat che oggi vengono dagli altri segmenti, a partire dalla Grande Distribuzione Organizzata.

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Fiat pronta a lasciare la Sicilia: la nuova "piccola" si farà in Serbia (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Dall'inviato Andrea Malan KRAGUJEVAC - Appena fuori da Kragujevac, sulla strada che arriva da Belgrado, quelli della Zastava hanno appeso un lungo striscione: "Benvenuti a casa, Fiat". E una volta entrati in città le strade, ben più di quelle di Belgrado, sembrano un museo all'aria aperta di 50 anni di auto torinesi da una versione sportiva della 600 simil-Abarth, con cofano posteriore rialzato a una 1300 dei primi anni 60, con un carrettino al traino. Ma a dominare la scena sono la 128 e i suoi derivati: l'ultimo è la Skala, una edizione con portellone posteriore che, ci assicurano, viene ancora venduta in qualche esemplare, in Egitto. Fin dalla prima joint venture, che risale ai tempi di Vittorio Valletta, qui la Fiat è di casa; l'intesa siglata meno di due mesi fa non è quindi un accordo come i tanti dell'era Marchionne. La storia La storia cominciò negli anni 50, quando Fiat concesse all'allora azienda statale Zastava la licenza per produrre i propri modelli - a partire dalla 600. Alle varie 1300 e 128 si aggiunsero nel corso degli anni modelli sviluppati qui, come la Florida - disegnata da Giugiaro - e la Koral, che venne anche esportata verso l'Italia con marchio Innocenti. Ai tempi d'oro, alla fine degli anni 80, la fabbrica di Kragujevac arrivò a produrre 220mila auto in un anno e arrivò anche ad esportare (con il marchio Yugo) negli Stati Uniti. La dissoluzione della ex Yugoslavia privò però Zastava di buona parte del mercato e dei produttori di componenti. Ma fu un'altra guerra - quella per il Kosovo - a mettere l'azienda definitivamente in ginocchio. "Guardi, lì è caduta una delle due bombe. Delle due linee di verniciatura, ha distrutto la più moderna" indica sconsolato Dragan Begovic, direttore tecnico. Poiché il kombinat Zastava produceva anche armi, nel 1999 fu bombardato tutto il comprensorio. Le bombe "intelligenti" mancarono i fucili da combattimento e centrarono le pistole a spruzzo della verniciatura. I buchi nel tetto sono stati riparati, e dall'alto la parte danneggiata sembra ora la più moderna. Ma sotto non c'è più nulla. "Non avevamo i soldi e non ne valeva la pena" spiega Begovic in un buon inglese. I capannoni sono semivuoti e con pochi operai, tutti oltre la quarantina. L'anno scorso sono state prodotte 16mila auto, con un solo turno giornaliero. Sempre su licenza Fiat è partita la produzione della Punto, la quale - ribattezzata Zastava 10 - viene assemblata con componenti che arrivano dall'Italia. La linea di montaggio fu spedita qui - ironia della sorte - da Termini Imerese, nel 2005. Il cavallo di battaglia resta la Koral, che costa poco più di 4mila euro e oltre al prezzo ha anche una tecnologia low: motori al massimo Euro 3, di cui uno ancora a carburatori. I dipendenti sono teoricamente 3.900, ma "qualche centinaio è avviato al prepensionamento" spiega Aleksandar Ljubic, responsabile delle offerte pubbliche dell'Agenzia per le privatizzazioni di Belgrado. I progetti e gli incentivi In queste condizioni, perché scegliere Kragujevac? Non è certo un fatto sentimentale. Né interessava il mercato serbo, con le sue 50-60mila vetture l'anno. Torino doveva trovare al più presto un sito di cui fare la base produttiva - per tutta Europa - della futura auto piccola. La fabbrica polacca di Tychy - da cui escono Panda e 500 - è infatti satura, e i tempi della burocrazia italiana, per quanto riguarda un possibile investimento a Termini Imerese, non sono quelli di Sergio Marchionne. Questa esigenza di Fiat si è trovata a coincidere con una fretta simile da parte di Belgrado: dopo anni di tentennamenti, e con le elezioni politiche a un passo, il presidente filoeuropeo Boris Tadic doveva trovare al più presto un partner per Zastava. Di qui la forte accelerazione del dossier. In base al memorandum di intesa, Fiat dovrebbe assumere un po' più di 2mila persone nella joint venture con Zastava, di cui Torino avrà il 70% del capitale. L'investimento annunciato finora sarà di 700 milioni di euro ripartiti fra i due partner, per una capacità produttiva prevista di 300mila unità l'anno. Gli uomini del Lingotto sono già a Kragujevac a studiare l'azienda in dettaglio, e il contratto definitivo dovrebbe essere firmato nei prossimi mesi. Il tempo stringe: obiettivo di Torino è avviare la produzione della piccola al massimo all'inizio del 2010. La comunanza di interessi è stata naturalmente "cementata" da una serie di aiuti e da un vantaggio che resta incolmabile per quanto riguarda il costo della manodopera. Le autorità serbe forniranno incentivi per un centinaio di milioni di euro tra contributi diretti (si parla di 3-5mila euro per ogni assunto), esenzioni fiscali - verrà creata una zona franca valida anche per i subfornitori, dove potranno essere importati materie prime e semilavorati senza dazi - e altre agevolazioni; la città, per esempio, concederà gratuitamente i terreni per gli eventuali ampliamenti. Il sindaco di Kragujevac assicura che "speriamo di completare entro il 2010" il raccordo che collega la città all'autostrada Belgrado-Nis, parte del corridoio europeo 10. Gli incentivi non basterebbero senza il consistente differenziale nel costo del lavoro. La paga media netta dell'operaio arriva a 300 euro al mese, e il lordo per l'azienda a 450 (circa 3 euro l'ora). Kragujevac è logisticamente in una posizione non più sfavorevole di Termini Imerese; per via stradale, per esempio, è più vicina a Milano (1162 chilometri contro i 1435 dall'impianto siciliano). Al di là dello stato degli impianti, ha una tradizione tecnologica più che centenaria, come ricorda il direttore generale Zoran Radojevic: "La prima fabbrica è del 1853 e la prima scuola tecnica del 1854". L'orgoglio del manager viene da 37 anni di Zastava - "dove lavoravano anche mio padre e mio nonno". La figlia no: lavora al Municipio. La fabbrica è infatti divisa dalla città - oltre che da un fiume - da un invisibile muro generazionale: tanto numerosi sono i giovani nei campus e per le strade, tanto anziani sono gli attuali dipendenti. Il tasso di disoccupazione vicino al 30% fa prevedere poche difficoltà a ringiovanire l'organico della nuova joint venture. La formazione è assicurata da un'università con 16mila studenti e una facoltà di meccanica le cui caratteristiche - si affretta a promettere il sindaco - verranno adattate alle esigenze della Fiat. La rotta verso Est L'operazione Fiat-Zastava arriva in un momento delicato per il Lingotto. Il netto calo del mercato dell'auto nel 2008 ha fatto scivolare il titolo in Borsa (-35% dall'inizio dell'anno). Inoltre, nelle parole di Marchionne, il mercato dell'auto in Italia a giugno "è stato disastroso" così come nel mese di maggio. E, come se ciò non bastasse, ha aggiunto l'altro giorno alla presentazione dell'Alfa Mito, lo sciopero degli autotrasportatori contro il caro gasolio annunciato per fine giugno rischia di indurre il gruppo Fiat alla chiusura degli stabilimenti. Ma, al di là di queste ultime criticità, Termini Imerese chiuderà comunque a luglio per tre settimane di formazione (sul modello di Pomigliano), che permetteranno anche di contenere gli stock di vetture. Le prospettive per il resto dell'anno sono incerte. L'intesa con Zastava ha però un carattere strategico, e si inserisce in una linea seguita da tutti i costruttori: non è un caso che Mercedes abbia annunciato proprio in settimana un maxinvestimento in Ungheria. Per Fiat, oltre alla terza base produttiva a basso costo (dopo Polonia e Turchia) per esportare verso l'Europa occidentale, c'è anche - ancora più a Est - il grande mercato russo in pieno boom. E la Serbia l'unico Paese fuori dall'ex Urss ad avere un accordo di libero scambio con la Russia, in base al quale - per esempio - Zastava rifornisce già di componenti, esente da dazi, la AvtoVaz. "L'accordo non copre per ora le auto intere - spiega Ljubic - ma il nostro Governo sta negoziando per la sua estensione". Potrebbe Zastava diventare un marchio low cost del gruppo Fiat? È presto per dirlo. In casi come la Skoda o la Dacia ci sono voluti parecchi anni - da cinque a dieci - per completare la trasformazione. Ma la sfida della velocità è quella che appassiona di più Marchionne. 22 Giugno 2008.

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Nella manovra rispunta il voucher per giardinieri e baby sitter (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di Nicoletta Cottone Con la manovra rispunta il buono baby sitter con delle novità. Viene ampliato il raggio d'azione del voucher introdotto dalla legge Biagi. Si potrà staccare il buono per prestazioni di lavoro accessorio di natura occasionale in favore dell'impresa familiare, limitatamente al commercio, al turismo e ai servizi. E, ancora, i voucher si potranno utilizzare nell'ambito di lavori domestici, di giardinaggio, di pulizia e manutenzione di edifici, strade, parchi e monumenti, per le lezioni private dei figli, per manifestazioni sportive, culturali o caritatevoli, per lavori di emergenza o di solidarietà. Ma anche nell'ambito dei periodi di vacanza di studenti e universitari o per attività agricole di carattere stagionale. In pratica per piccoli lavori occasionali si potrà far ricorso a un buono prepagato, che già comprende, oltre al pagamento della prestazione occasionale, i versamenti contributivi e l'assicurazione contro gli infortuni, oltre al rimborso al concessionario. Le attività lavorative non potranno dare compensi superiori a 5mila euro dal medesimo committente, elevabili a 10mila in caso di imprese familiari. L'istituto, che non è mai decollato, è oggetto di una sperimentazione per la vendemmia. Da pochi giorni si stanno firmando le convenzioni per il voucher vendemmia, legato al decreto del ministro Cesare Damiano pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nel maggio scorso. Costo per chi acquista il servizio 10 euro: 7,5 euro andranno al lavoratore, la differenza per contributi previdenziali (1,30 euro all'Inps), assicurativi (0,70 all'Inail) e per il concessionario (0,50 euro). In pista soprattutto pensionati e studenti. L'obiettivo è quello di combattere il lavoro nero, ridurre la burocrazia per le imprese agricole e dare una possibilità reddito a pensionati e studenti. Una modalità semplice per fare emergere prestazioni svolte in nero. 20 giugno 2008.

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Epifani: <Perché l'accordo conviene ai lavoratori> (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 23-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Epifani: "Perché l'accordo conviene ai lavoratori" di Alberto Orioli Ha modellato una Cgil un po' più riformista. Il gossip lo vuole presto eurodeputato Pd, ma è, appunto, gossip. Gli dà fastidio che si parli della sua successione ma ha un sogno: che, dopo 100 anni di gloriosa reggenza al maschile, sia una donna a ereditare il potere di 5 milioni di iscritti e a diventare la vera controparte di Emma Marcegaglia. Se proprio deve tentare un calcolo di quelli che fanno i sindacalisti, un po' politico un po' sociale dice che firmare l'accordo per la riforma dei contratti ai lavoratori conviene. E forse conviene anche a lui (ma questo non lo dice). Gugliemo Epifani, segretario generale della Cgil, sa che l'intesa può portare nuovo reddito, recuperare produttività e ampliare la torta della ricchezza-Paese da spartire. Per tacere del rilancio che garantirebbe allo stesso sindacato, non certo dotato della forza contrattuale di un tempo. La Cgil, poi, continuerebbe ad avere peso anche con un Governo non amico, a meno che la nuova "linea di piazza" di Walter Veltroni non finisca per influire sul percorso del sindacato di Corso d'Italia. Cgil stampella del partito? "Semmai se decideremo azioni di lotta saremo lieti di avere al nostro fianco anche parte del mondo politico. Ci sentiremmo meno soli" risponde. E, certo, l'indicazione del Dpef di un'inflazione programmata ferma alla metà di quella oggi reale, rischia di dare un motivo in più per chi agita la protesta. Ma il segretario Cgil taglia corto: "Il sindacato non prenderà in considerazione le indicazioni del Dpef, perchè ha un'altra proposta che fa parte della riforma dei contratti". Si tratta del riferimento a un tasso di inflazione "realisticamente prevedibile" e a un nuovo indicatore europeo che ha già suscitato diverse prese di distanza. Epifani esclude lo scenario isolazionista, anche se è evidente che non sarebbe difficile per le imprese, oggi, scegliere di andare avanti comunque nella riforma, magari accentuando le scelte unilaterali o decidendo di fare gli accrodi "con chi ci sta". "Non credo che questo possa avvenire dice Epifani comunque ribadisco che non sono disposto a firmare un accordo purchessia. È evidente che ci sono interessi contrapposti a questo tavolo. E abbiamo fatto bene a cominciare il confronto a partire da quello che ci divide di più. Le imprese vogliono ridurre se non azzerare il contratto nazionale; noi vogliamo mantenerlo e aumentare gli spazi di manovra sul secondo livello. Tutto qui, ma non è poco". Non è davvero poco anche se da questo dilemma dipende il futuro delle buste paga e il destino delle rappresentanze dei corpi intermedi della società italiana, passati dall'apoteosi ideologica anni 70 al ruolo semi-istituzionale della concertazione anni 90, al declino molecolare della società a coriandoli di oggi. Un'Italia che sembra quanto di più distante dalle organizzazioni di interessi confederali, vale a dire mediati in una grande centrifuga sociale dove si mescolano i bisogni del lavoratore protetto e dell'ex lavoratore o del lavoratore precario, del lavoratore-cittadino e del lavoratore-consumatore. Epifani ha radici socialiste, è un riformista da sempre, e ritrova, qua e là, antichi compagni di strada come Maurizio Sacconi o Renato Brunetta oggi sue controparti. Così controparti da aver già richiesto diversi duelli verbali. Il leader Cgil, tuttavia, con una virata lunga, sta correggendo la rotta della sua confederazione che rivaluta il mondo del terziario e guarda al pubblico impiego e sembra lasciarsi alle spalle certa retorica metallurgica. Dalla parte riformista della Fiom viene Susanna Camusso, storica leader in Lombardia, socialista di origine anche lei; Enrico Panini, segretario della Cgil scuola, è un preside di liceo, prima volta in assoluto di un rappresentante del mondo del'istruzione in segreteria. Fabrizio Solari, provenienza dai trasporti, conosce tutto della tribolata vicenda Alitalia (compresi certi errori dei sindacati corporativi) mentre Vera Lamonica è la leader donna del sindacalismo anti-n'drangheta in Calabria. In segreteria anche un riformista storico come Agostino Megale: ha diretto l'Ires dove ha studiato a fondo perchè gli operai hanno votato Lega, un passato da leader dei tessili, quelli che hanno inventato la flessibilità degli orari e hanno saputo superare la globalizzazione quasi 20 anni fa. Dunque una Cgil con un volto diverso. Se oltre al volto cambieranno anche i contenuti si saprà nel corso del negoziato. "È chiaro che se le imprese pensano di disfarsi di un fastidio, cioè noi, i sindacalisti, i margini per un negaoziato serio non esistono, ma ho riscontrato in Emma Marcegaglia un atteggiamento pragmatico che va al cuore delle cose senza ideologismi. Vedremo". Un rischio è che nei sindacati si scateni la corsa all'accreditamento, al posto di interlocutore privilegiato: "Vedo che alcuni miei colleghi a volte eccedono nel sostenere le scelte del Governo. Non è il caso di correre troppo in soccorso al vincitore. Secondo me c'è molto di più da fare per difendere gli interessi dei più deboli: nella manovra non è previsto alcunchè per il lavoro dipendente, solo un po' di populismo compassionevole. Vanno bene i 400 euro ai pensionati ma perchè non lasciare a loro la scelta di come spenderli? Non è questo il pensiero liberale?". Epifani non è convinto della scelta degli enti bilaterali, una delle innovazioni strategiche del Governo Berlusconi: "Va bene la certificazione congiunta dei contratti e ci sono anche altre cose che gli enti possono fare. Ma è sbagliato caricarli troppo di responsabilità operative; rischia di esporci a ruoli impropri e a conteziosi, magari davanti al giudice, con gli stessi lavoratori". Non è convinto nemmeno delle semplificazioni che invece sono una manna per quelle imprese che lamentano una burocrazia vessatoria e un extracosto annuo di 14 miliardi di euro bruciati in adempimenti. Per Epifani "sono la forma per difendere i diritti dei lavoratori", anche se spesso diventano una diseconomia che fa fuggire l'impresa. Eccolo il paradosso: hai i diritti, ma non il lavoro. Crei un potenziale per riempire le piazze, ma non per riempire le fabbriche. Devi aumentare il denaro in busta paga e rischi la fuga nel sommerso esentasse. Al tavolo della riforma dei contratti c'è tutto questo. Non è una novità; la novità è discuterne davvero. Domenica 22 Giugno 2008.

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