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tARTICOLI DEL 23-6-2008 #TOP
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Articoli
Burocrazia (50)
Un'astensione berlusconiana
( da "Manifesto,
Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Ma la burocrazia, italiana e macedone, fa di tutto per ostacolarmi. Perché non andate a informarvi di tutti quei bambini-e che potrebbero arrivare in Italia con un aereo e non su un gommone? Penso che ci sarebbero da scrivere tanti articoli sulla questione delle adozioni e vi sarei grato se andaste a fondo.
La
rivolta del Maghreb ( da "Manifesto, Il"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: popolazione andando invece ad alimentare la corruzione e la burocrazia.Un nuovo allarme rischia di innescare una rivolta che ricorda quella del 1988, cosiddetta della semola, dove insieme al pane si chiedeva democrazia e giustizia. Aumentano infatti i prezzi dei beni di prima necessità e si comincia persino a temere la carenza di prodotti alimentari, l'Algeria sta entrando nella "
Meno
feste, maggiore qualità ( da "Corriere delle Alpi"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: del futuro agli oltre sessantamila soci Alla politica viene chiesta la semplificazione della burocrazia FONZASO. Meno feste, maggiore qualità. E poi una richiesta di aiuto alla politica. Economico e burocratico. Le pro loco di tutto il Veneto si sono incontrate ieri a Fonzaso nella 38ª assemblea regionale. Ribadito da tutti il loro ruolo insostituibile nella promozione del turismo.
Visite
brevi la ricetta di zio sam - mario pirani
( da "Repubblica,
La" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: fatturazioni, marketing, oltre agli immotivati costi della burocrazia privata dirottano dai 400 ai 500 milioni di dollari del totale". "Nonostante la diffusa opinione secondo la quale la concorrenza sarebbe determinante per contenere le spese, il settore medico non si presta a rispettare le leggi di mercato.
Gli
alluvionati bloccano il traffico ( da "Centro, Il"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: il malessere legato ai ritardi con cui la burocrazia sta gestendo la fase post-alluvione. Nel frattempo, sul posto sono giunti i carabinieri e gli agenti della polizia urbana. Le forze dell'ordine, per evitare che il traffico sul lungomare subisse ulteriori intasamenti, hanno deviato la circolazione su vie limitrofe all'incrocio in questione,
La
confartigianato sulla sicurezza: la burocrazia accresce i costi
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: La burocrazia accresce i costi" IL SEMINARIO E' stato Claudio Dorigo, capocategoria delle imprese edili di Confartigianato Pordenone e consigliere nazionale della Federazione, a introdurre i lavori del seminario tecnico sul tema "Sicurezza dei cantieri temporanei e mobili", alla luce del nuovo testo unico sulla sicurezza,
Brunetta
contro le regioni "rosse" "lì comprano i voti, non c'è
democrazia" ( da "Repubblica, La"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: dove il voto al centrosinistra, secondo lui, è figlio di una burocrazia gonfiata ad arte. Parlando in Umbria Brunetta dice: "Questa è la regione che ha tra i tassi più elevati di pubblici dipendenti di tutto il Paese e non per produrre beni o servizi pubblici, ma per produrre clientela e consenso pubblico.
Isonzo
inquinato, serve il depuratore ( da "Piccolo di Trieste, Il"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: E, per una volta, la burocrazia non è il "male oscuro", ovvero la causa dell'ennesimo slittamento. A rallentare il progetto (che, dando a Cesare quel che è di Cesare, fu "partorito" già dal precedente assessore comunale all'Ambiente, Alessandro Bon) sono le condizioni oggettive dell'Isonzo.
PONTEDERA
IL CONSIGLIERE regionale di Forza Italia-Verso il Popolo delle
( da "Nazione,
La (Pisa)" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Temiamo un sovrapporsi di funzioni e quindi un proliferare della burocrazia. Infine, non sarebbe il caso di affrontare pubblicamente i nodi ancora non sciolti, per quanto riguarda in particolare il rapporto tra gli organi (sindaco, giunta, consiglio), gli obiettivi, la partecipazione, i servizi pubblici, e ascoltare le popolazioni e le categorie interessate?
L'insicurezza
alimentare è in aumento in Africa
( da "Arena,
L'" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Onu definendola "burocrazia della fame". La Fao, dice, ha troppe spese inutili e una pluralità di organismi che si occupano delle stesse cose, meglio sarebbe se ci fosse una istituzione unica che avesse sede in Africa e non in Europa o negli Usa. Wade ne ha parlato ad un meeting dell'Alliance of democrats a Roma nella sede del Pd,
Rispetto
dei tempi, la Regione in campo ( da "Eco di Bergamo, L'"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: minimo rispetto dei tempi davanti al Leviatano della burocrazia nostrana. Un problema che il Pirellone ha cercato di affrontare con la nuova legge che di fatto sposta a livello regionale tutta la fase istruttoria. A seconda della presenza o meno di un'intesa col Governo o coi singoli ministri, la Regione potrà guidare l'istruttoria interagendo con gli organi statali competenti (
I
semafori resteranno? ( da "Giornale di Vicenza, Il"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Noi dell'Alto Vicentino siamo molto rispettosi e abbiamo fiducia delle istituzioni, anche se per burocrazia vanno molto per le lunghe, però non le solite promese elettorali. Adesso aspettiamo i fatti e non le parole, perché esistiamo anche noi. Un cittadino dell'Alto Vicentino.
Manzi,
dal Costarica alla <Torre d'oro>
( da "Resto
del Carlino, Il (Cesena)" del
23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: un incarico presso il ministero per la competitività nell'ambito di un programma nazionale per la competitività economica e la semplificazione della burocrazia". Massimo Manzi questa sera sarà a Casa Pascoli: seguirà poi la proiezione di un video sul Costarica e poi un concerto del gruppo 'La Nueva Onda' di Cesenatico con musiche Caribe. e. p. Image: 20080623/foto/408.jpg.
Federici:
<La burocrazia condiziona lo sviluppo>
( da "Resto
del Carlino, Il (Ascoli)" del
23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: La burocrazia condiziona lo sviluppo" IL MONITO DI CONFINDUSTRIA di VITTORIO BELLAGAMBA NELL'INTERVENTO fatto in occasione dell'assemblea di Confindustria Ascoli il presidente Adriano Federici ha evidenziato, ancora una volta, i tanti impedimenti causati dall'eccessiva burocrazia che finiscono con il condizionare negativamente lo sviluppo delle imprese.
Troppi
pericoli all'incrocio di Gannì ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Ancora burocrazia insomma. "Una situazione assurda - dice il presidente del Consiglio counale di Sinnai, Massimo Serra. La rotatoria doveva essere realizzata un anno fa. Siamo ancora in attesa. Nonostante le pressioni dei Comuni della zona e nonostante la conferenza di servizio promossa più di un anno fa dal prefetto.
Brunetta
ai fannulloni: <Con me il 95% degli italiani>
( da "Resto
del Carlino, Il (Ravenna)" del
23-06-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Il riferimento è alla sua campagna contro i fannulloni e i clientelismi della pubblica ammnistrazione. Non è mancata una stoccata ai politici locali: "Le giunte rosse dell'Umbria ? ha accusato Brunetta ? si sono per anni comprate il consenso producendo posti di lavoro finti nella burocrazia".
Perché
l'accordo conviene ai lavoratori ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: convinto nemmeno delle semplificazioni che invece sono una manna per quelle imprese che lamentano una burocrazia vessatoria e un extracosto annuo di 14 miliardi di euro bruciati in adempimenti. Per Epifani "sono la forma per difendere i diritti dei lavoratori", anche se spesso diventano una diseconomia che fa fuggire l'impresa. Eccolo il paradosso: hai i diritti, ma non il lavoro.
Votare
su tutto: ricetta svizzera contro il mal di Bruxelles
( da "Corriere
della Sera" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Ma molti sono diffidenti verso uno Stato che appare dominato dalle grandi nazioni e dalla burocrazia di Bruxelles, che nessuno sa da chi sia nominata e a chi risponda, ma che esercita una minuziosa e puntigliosa regolamentazione in tutti i campi. E anche verso il Parlamento di Strasburgo che spesso discute e interviene su valori religiosi ed etici delicatissimi.
Napolitano:
l'Europa non sia capro espiatorio dei Governi
( da "Sole
24 Ore, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Europa e in particolare la Commissione europea e la burocrazia di Bruxelles come capro espiatorio per coprire loro responsabilità e inefficienze". In un discorso forte, accorato, pronunciato in francese agli Stati generali d'Europa riuniti a Lione – presenti tra gli altri Romano Prodi, Tommaso Padoa-Schioppa e Mario Monti –
Così
Belgrado ha sedotto la Fiat ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: della burocrazia italiana, per quanto riguarda un possibile investimento a Termini Imerese, non sono quelli di Sergio Marchionne. Questa esigenza di Fiat si è trovata a coincidere con una fretta simile da parte di Belgrado: dopo anni di tentennamenti, e con le elezioni politiche a un passo, il presidente filoeuropeo Boris Tadic doveva trovare al più presto un partner per Zastava.
Chirurghi
senza ferri ( da "Tempo, Il"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Stampa Futuro La scienza fa passi da gigante anche nel nostro Paese Ma la burocrazia e l'organizzazione sanitaria restano un freno Chirurghi senza ferri Lidia Lombardi l.lombardi@iltempo.it Non è fantascienza: il bisturi sarà soppiantato dal joystick, gli interventi non saranno più cruenti, superando anche la laparoscopia.
"Ho
creduto nel Pvc ed è nata l'azienda"
( da "Corriere
Adriatico" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: non serve per vendere ma per dare elementi conoscitivi ai tecnici del futuro e rimuovere gli ostacoli culturali" Quali ostacoli? "I vecchi regolamenti edilizi di alcuni Comuni che ancora negano la possibilità di usare il pvc". Con la burocrazia come va? "Va ammodernata. Per il nuovo stabilimento sono 5 anni che giro per uffici". LUCA PATRASSI,.
Consiglio,
Mandolesi sceglie la Lega ( da "Corriere Adriatico"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: : meno burocrazia e più democrazia è il nostro motto. Sì a una Provincia leggera, anche perché è dimostrato che sono quelle che hanno dai 200.000 ai 400.000 abitanti quelle che funzionano meglio. Per quanto riguarda il sindaco attuale di Fermo, è certamente una persona che ha le capacità e la fiducia della cittadinanza,
"Non
fate della Ue un capro espiatorio"
( da "Corriere
Adriatico" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: burocrazia di Bruxelles", come caprio espiatorio per coprire loro responsabilità e insufficienze. E' mancato un discorso di verità con i cittadini". Invece, occorre "una piena assunzione di responsabilità da parte dei governi e delle forze politiche", poichè non si può pretendere dai cittadini che si orientino da soli in materie così complesse.
Tarquinia,
un sogno l'energia pulita ( da "Messaggero, Il (Viterbo)"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: La Regione incentiva e dà finanziamenti ma poi la burocrazia ferma tutto. C'è chi aspetta da anni un permesso Tarquinia, un sogno l'energia pulita Solare o eolica: troppi vincoli all'installazione di impianti per la produzione.
E
presto apre il Tonga ( da "Corriere del Mezzogiorno"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: La settimana scorsa è invece stato chiuso il lido New Riva, per problemi con la concessione demaniale. I gestori del lido che si trova proprio all'inizio di Coroglio, sulla strada che porta verso Nisida, sono alle prese con la burocrazia per tentare di riprendere l'attività del sabato sera.
SIROLO
Riviera spaccata in due sulla questione dei Sassi Neri. I bar dei quattro
stabilimenti sulla ( da "Messaggero, Il (Ancona)"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Chi aveva problemi con le concessioni ha provato a risolverli ma, si sa, la burocrazia non sempre è rapida". Sulla vicenda interviene anche il presidente dell'associazione bagnini di Numana e Sirolo. "Nelle prossime ore segnalerò il sequestro ai sindacati nazionali - annuncia Luca Paolillo - e forse incaricheremo un legale come associazione di categoria.
Lisbona:
sul trattato la Lega sarà pragmatica
( da "Panorama"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: la burocrazia meridionale, le direttive europee; ed è riuscito a fare di questi brontolii il suo maggiore capitale elettorale. Ma non può ignorare che le regioni del Nord sono indissolubilmente legate all'economia europea e non possono correre il rischio di voltare le spalle ai loro maggiori partner economici.
Morti
bianche per troppa burocrazia ( da "Panorama"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Morti bianche per troppa burocrazia PAOLA CICCIOLI Infortuni Le tragedie del lavoro sono in calo e in linea con i dati europei. Ma restano ancora troppe. Un effetto che, paradossalmente, deriva dall'eccesso di norme: in Italia impedisce un'efficace politica di prevenzione.
Le
prime pagine del Lazio ( da "Velino.it, Il"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: nonostante gli incentivi e i finanziamenti della Regione, i tempi della burocrazia bloccano i procedimenti, tanto che c'è chi aspetta da anni un permesso per produrre energia solare o eolica. Troppi i vincoli all'installazione degli impianti, è il parere unanime. In primo piano, “Tutti al mare pensando agli Azzurri”
Berlusconi
in testa al ranking ( da "Opinione, L'"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: essere meno legata alla burocrazia ed essere più attenta ai problemi della quotidianità, più vicina ai problemi veri dei suoi cittadini e missionaria di pace nel mondo. "E' una manovra importante perché giunge anticipata rispetto alla scadenza di fine anno". Lo dice il ministro del Welfare Sacconi, che in diretta al Tg4 serale,
Dal
nostro inviato LEVICO TERME - Giulio Tremonti si presenta a villa Sissi di Le
( da "Messaggero,
Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: E in un'Italia che non cresce per produttività, che ha una burocrazia elefantiaca, che soffre sui versanti dell'energia e delle infrastrutture, che non è competitiva, che ha il terzo debito più alto al mondo, serve il senso di responsabilità di tutti. E' questo, in definitiva, il messaggio del ministro ai sindacati.
Latin
King: ''Abbiamo deciso di non rovinarci la vita''
( da "Redattore
sociale" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: anche se non è stato facile avere a che fare con le regole della burocrazia". Andy chiarisce anche che cosa i Latin King si aspettano dalla trasformazione: "Come primo obiettivo abbiamo quello di cambiare la nostra immagine, e in generale quella dei ragazzi latinoamericani, agli occhi degli italiani. La gente pensa che siamo qui per commettere reati, ma non è vero.
UE:
MARCEGAGLIA, SERVE RIPENSAMENTO PROFONDO CONTRO DEFICIT POPOLARITA'
( da "Asca"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: occorre ritrovare una leadership che faccia in modo che l'Europa parli di problemi veri, quelli che riguardano i cittadini e le imprese''. Per la presidente di Confindustria, insomma, occorre ''una logica diversa che non parli solo di veti e di burocrazia. Serve un'Europa preoccupata del benessere dei suoi cittadini e delle sue imprese''. fcz/cam/lv.
FINANZIARIA:
MARCEGAGLIA, GOVERNO RESISTA A PRESSIONI
( da "Asca"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Piu' nello specifico, sulla manovra economica 2008 annunciata dal ministro Tremonti, e' ''una valutazione complessivamente positiva'' quella della Marcegaglia, che a questo proposito ha aggiunto: ''Ci piace il metodo e la logica di avere piu' efficienza e meno burocrazia nella macchina dello Stato. fcz/cam/ss.
UE/
MARCEGAGLIA: SI TORNI A PARLARE DI TEMI VICINI AI
( da "Virgilio
Notizie" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Lo ha affermato il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, nel corso del suo intervento all'assemblea annuale di Assolombarda. "Vogliamo vedere un'Europa preoccupata del benessere dei propri cittadini, con meno burocrazie e più attenzione ai cittadini e alle imprese".
Alle
Pro loco il sostegno della Regione
( da "Gazzettino,
Il (NordEst)" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: la troppa burocrazia da parte dei primi interlocutori delle associazioni di volontariato, i Comuni."Possibile che per una manifestazione si debbano perdere due mesi in permessi?" Da qui la richiesta di avere un unico sistema legislativo per tutto il territorio con inserite chiaramente le regole capaci di disciplinare una volta per tutte i rapporti con le amministrazioni comunali.
L'EVENTO
( da "Gazzettino,
Il (NordEst)" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Troppa burocrazia, legacci, impacci, sfruttamento economico così che al contadino è difficile, se non proibito, lavorare e vendere i propri prodotti, puntando sulla qualità. Quella per esempio del formaggio fatto in casa e del latte venduto direttamente".
Le
buone notizie da Giugliano ( da "Opinione, L'"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: incontrano il muro insormontabile costituito dalla burocrazia e dalla esistenza di una normativa, ancor poco lineare, in materia di energie rinnovabili. In Campania si prevede la realizzazione di una centrale fotovoltaica a Giugliano, che affiancherà quella di Serre e di una centrale biomasse, la più grande d'Europa, ad Acerra.
BRUNETTA
CON ME IL 95% ( da "Mattino, Il (Circondario Sud1)"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Le giunte rosse dell'Umbria si sono per anni comprati il consenso producendo posti di lavoro finti nella burocrazia". Infine Brunetta ha affermato che il centrodestra "ha vinto in tutta Italia. Rimangono alcune piccole zone dove normalmente il voto viene comprato e non c'è la democrazia".
Per
Walter avviso di sfratto. Resisterà?
( da "Giornale.it,
Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi.
E'
Massimo Manzi il sammaurese vincitore della Torre d'Oro 2008
( da "Sestopotere.com"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Programma Nazionale per la competitivitÁ economica e la semplificazione della burocrazia. Si tratta di un programma promosso dalla Presidenza della Repubblica su un tema di notevole importanza per un paese come il Costa Rica che sta cercando di consolidarsi definitivamente sui mercati internazionali come ricettore di investimenti esteri ed esportatore di prodotti ad alto valore aggiunto.
La
Bce se ne infischia ( da "Affari Italiani (Online)"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: che ha perso un'occasione per sottolineare più esplicitamente i limiti della burocrazia europea, questa volta facendosene scudo - solleva ancora una volta dubbi sul ruolo della Bce che dice di fare solo politica monetaria, mentre imponendo un'inflazione programmata entro il 2%, di fatto impone anche le politiche dei redditi.
P.A..
CNIPA, BUROCRAZIA PIU' RAPIDA CON IL PROGETTO ECRN
( da "AgoPress"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Fonte: Piemme Impresa - Primo Piano 23/6/2008 18.04 P.A.. CNIPA, BUROCRAZIA PIU' RAPIDA CON IL PROGETTO ECRN.
SUD/
BOCCHINO: PIU' CHE SOLDI, SERVONO PROGETTI E CERTEZZE
( da "Virgilio
Notizie" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Purtroppo le imprese meridionali si scontrano con difficoltà strutturali tra cui una burocrazia spesso inadeguata e lenta. Prova ne sia che molti fondi europei vengono restituiti a causa della impossibilità di spendere i soldi per mancanza di progetti".
Marcegaglia
al governo: Manovra positiva, resistere a pressioni
( da "Velino.it,
Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: meno burocrazia. Chiediamo al governo di resistere con grande fermezza - ha aggiunto - quando inizierà la discussione poiché ci saranno naturalmente resistenze da parte di lobby e i gruppi di pressione. Chiediamo all'esecutivo quindi di rimanere con la barra diritta sulle grandi riforme che Confindustria appoggerà”
Associazione
Provinciale Allevatori di Treviso, il saluto della giunta regionale
( da "Sestopotere.com"
del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: la politica e la burocrazia non possono essere un peso rispetto al difficile impegno che già deriva dalla concorrenza del mercato mondiale. Dobbiamo dare una svolta e lo faremo sin dai prossimi giorni”. Con questa promessa il vicepresidente della giunta veneta Franco Manzato ha portato oggi il saluto della Regione all'assemblea dell'
Fiat
pronta a lasciare la Sicilia: la nuova "piccola" si farà in Serbia
( da "Sole
24 Ore Online, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: della burocrazia italiana, per quanto riguarda un possibile investimento a Termini Imerese, non sono quelli di Sergio Marchionne. Questa esigenza di Fiat si è trovata a coincidere con una fretta simile da parte di Belgrado: dopo anni di tentennamenti, e con le elezioni politiche a un passo, il presidente filoeuropeo Boris Tadic doveva trovare al più presto un partner per Zastava.
Nella
manovra rispunta il voucher per giardinieri e baby sitter
( da "Sole
24 Ore Online, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: In pista soprattutto pensionati e studenti. L'obiettivo è quello di combattere il lavoro nero, ridurre la burocrazia per le imprese agricole e dare una possibilità reddito a pensionati e studenti. Una modalità semplice per fare emergere prestazioni svolte in nero. 20 giugno 2008.
Epifani:
<Perché l'accordo conviene ai lavoratori>
( da "Sole
24 Ore Online, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: convinto nemmeno delle semplificazioni che invece sono una manna per quelle imprese che lamentano una burocrazia vessatoria e un extracosto annuo di 14 miliardi di euro bruciati in adempimenti. Per Epifani "sono la forma per difendere i diritti dei lavoratori", anche se spesso diventano una diseconomia che fa fuggire l'impresa. Eccolo il paradosso: hai i diritti, ma non il lavoro.
( da "Manifesto, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Scritto&Parlato
Un'astensione berlusconiana Caro Valentino, nel tuo editoriale su "il
manifesto" di martedì 17 giugno "L'umanità negata" ai migranti
rifugiati, l'omertà della chiesa papalina che tace sullo sterminio di massa di
esseri umani profughi dai loro paesi per approdare ai nostri mi ha ricordato la
rabbia di Gesù contro i nemici dei forestieri: "Ero forestiero e non mi
avete ospitato" (Matteo 25,43). Chi, oggi, è più forestiero di un
musulmano nella cattolica Italia? E Cristo si identifica con lo stesso
forestiero! La stessa attuale discussione al parlamento europeo sulla
vergognosa direttiva della detenzione carceraria di diciotto mesi dei migranti
compresi i minori, mi fa ricordare la strage degli innocenti di Erode nella
Palestina di duemila anni fa (Matteo 2, 16-18). Ma allora di quali "radici
cristiane" si vantano i leghisti Calderoli, Bossi, Maroni e gli
europarlamentari cattolici di destra, di centro e di centrosinistra? Antonio de
Angelis, prete sposato, Poggio di Sanremo Caro Antonio, condivido la tua
lettera, le tue critiche alla "chiesa papalina" e la tua indignazione
per la direttiva europea sull'incarceramento di quei disperati di migranti che
tentano di venire in Europa. Buone le citazioni dal Vangelo di Matteo. Detto
tutto questo, resta il fatto che sulla direttiva europea contro gli immigrati
la "chiesa papalina" ha espresso una condanna mentre i nostri
europarlamentari del Partito democratico si sono fieramente astenuti; avrebbero
avuto il gran coraggio di non votare a favore. Questa astensione è gravissima
da tutti i punti di vista e conferma che il Partito democratico continua nella
sua linea di subordinato consenso al nostro Berlusconi. A questo proposito mi
pare opportuno riportare un passaggio dell'intervista che Claudio Fava, europarlamentare
della Sinistra democratica, ha lasciato a "il manifesto" di giovedì
19 giugno: "Il dato di fatto - afferma Fava - è che da domani i ministri
del governo diranno che siamo autorizzati dall'Europa, dal Parlamento europeo e
anche da chi si è astenuto, per portare fino alle estreme conseguenze il
pacchetto sicurezza che è nel solco delle indicazioni europee. Hanno la
responsabilità politica di aver agevolato il lavoro giuridico ignobile che si
sta portando avanti in Italia". Pieno accordo con te e con Fava. Valentino
Parlato La Palestina negata Caro Parlato, il tuo articolo "L'umanità
negata" è bello, chiaro, condivisibile, ma la tua denuncia non va limitata
a quegli esseri umani che attraversano il Mediterraneo cercando di raggiungere
l'Europa. Sono più di 40 anni che noi, la sinistra, Rifondazione compresa,
neghiamo l'umanità al popolo palestinese, non comprendiamo cosa significhi
un'occupazione come quella israeliana, non capiamo o non vogliamo capire che la
violenza palestinese, i martiri, o se preferisci i kamikaze, sono la naturale
conseguenza della violenza dell'oppressione israeliana. Solo riconoscendo le
ragioni dei palestinesi e denunciando i crimini di guerra dei governi
israeliani, sarà possibile una pace giusta. La sinistra, tranne poche eccezioni,
non l'ha mai fatto e anche tu, come Rossanda e la maggioranza de il manifesto,
fai parte della sinistra equidistante, quella che appoggia Abu Mazen, a mio
parere, un Quinsling che ha molte responsabilità delle divisioni dei
palestinesi. Il rifiuto del boicottaggio della Fiera del libro a Torino da
parte del giornale, dopo aver riconosciuto il significato politico e l'uso
strumentale della commemorazione della nascita dello stato israeliano, ne è una
conferma. Lettera firmata Ribadisco la mia opposizione al boicottaggio della
Fiera del libro di Torino e non mi pare giusto e utile dire che Abu Mazen è un
"Quisling". v.p. Ostacoli politici alle adozioni Ho letto l'articolo
di Valentino Parlato del 17 giugno "L'umanità negata" e mi è piaciuto
molto. In Italia si parla molto di aiuti solo il periodo di Natale. Sono circa
due anni che cerco di aiutare, adottandoli, una coppia di bambini macedoni. Ma la burocrazia, italiana e macedone, fa di tutto per ostacolarmi. Perché non
andate a informarvi di tutti quei bambini-e che potrebbero arrivare in Italia
con un aereo e non su un gommone? Penso che ci sarebbero da scrivere tanti
articoli sulla questione delle adozioni e vi sarei grato se andaste a fondo.
Sarebbero tanti i futuri genitori a ringraziarvi. Siete l'unico giornale che
tratta questi casi sensibili. Grazie. Un vostro lettore Proveremo a informarci
meglio. v.p. La contraddizione principale I sassolini di Rossanda (il manifesto
14 giugno) non fanno più male a lei e fanno bene a noi. Al congresso Prc, immagino
che Vendoliani e Ferreriani avranno di che meditare. Del resto rileggendo gli
"Appuntamenti di fine secolo" soprattuto il carteggio preparatorio
fra Rossanda e Ingrao, i "nuovi soggetti", ed in particolare le
coscienze femministe ed ambientaliste, erano già definiti da Rossanda come
"...non sommabili, danno luogo a corsi separati e incomunicanti".
Oggi parla di livelli diversi dell'azione politica e mi sembra centrare meglio
la questione. Eppure Rossanda mi sembra sfuggire ad una domanda fondamentale sulla
"contraddizione principale", che non può essere posta dalle
"ex-sinistre politiche"che veleggiano per altri approdi, ma che la
doppia bastonata elettorale del '94 e del '08 dovrebbe imporre a tutti i
comunisti in buona fede: sono gli operai "classe generale"? Possiamo
ancora attribuire loro l'incarnazione dell'"operaio collettivo organizzato
in combinazione su vasta scala", l'unica vera definizione originaria che
il Marx maturo diede (nel Capitale) del soggetto che il modo di produzione
capitalistico genera inevitabilmente e destinato alla sua negazione? Oppure
dobbiamo rendere l'onore delle armi al movimento degli operai organizzati e
smetterla di caricarlo dell'onere di concretizzare quella "tendenza
storica" prevista ma mai realizzatasi? E non bisogna forse anche rimettere
le mani ad una teoria, almeno di fase, della formazione sociale capitalistica
che rimetta in discussione alcuni pilastri della sua critica, incluso la
"contraddizione capitale-lavoro"? Piergiorgio Rosso Roma Ce la faremo,
non grazie a voi In merito agli articoli di Luca Fazio e Marco Philopat sui
centri sociali e sul Leoncavallo in particolare (il manifesto 21 giugno), ci
viene spontanea la domanda: può a Milano una qualche forma di vita latamente a
sinistra prescindere dal destino di questi luoghi? Crediamo di no. E non per
qualche rigurgito centrosocialista ma per totale assenza di qualunque altra
cosa, proposta, tentativo. E se poi il personale che anima svariati circoli
dell'Arci da questo mondo proviene e, magari, ancora frequenta, ci sembra cosa
ottima, non pessima. Ma se è per questo i buoni compagni di viaggio si
ritrovano ovunque tranne, ci sembra di capire, sulle frequenze e
nell'inchiostro di qualche riserva indiana del giornalismo di sinistra. Lo
sgombero del Leoncavallo o di altri luoghi (e per la lunga vita si opera prima
di augurarla) ha un valore perché nel passato si è sempre collocato in un punto
di faglia, di frattura e trasformazione della società milanese. In passato ha
saputo agire da ponte per altri soggetti e bisogni. Sarà così anche stavolta?
Forse sì. Certo se seguissimo il disfattismo degli ex, saremmo fermi al 1968,
pardon 1989. Saranno stati anche formidabili quegli anni però adesso, per
favore pietà. Vengono elencati venti spazi tra Milano e provincia: non pensiamo
ce ne sia uno che non si senta offeso dalla riduzione definitoria della propria
attività. Osteria, cinema? Antifa? Corsi di autodifesa? Alcuni addirittura
nulla. Per fortuna che la politica la lasciamo agli amici de il manifesto.
Certo se gli spazi fossero meno litigiosi... se prendessero carta e penna più
spesso.. se alle iniziative di contrasto a questo Expo ci fossero più di
qualche decina di persone. Però ad essere sinceri, complici certamente i
congressi delle realtà serie della sinistra, ci pare di capire si intendano i
partiti, in tali difetti siamo ben accompagnati, o meglio nel poco in splendida
solitudine. Isolati? Ben di più, temiamo. Ma non affannatevi troppo, terremo
botta anche a 'sto giro. E come potremmo togliere a qualcuno, in futuro, il
piacere di straparlare del presente? Leoncavallo S.p.a.
( da "Manifesto, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Esplosioni di rabbia
della popolazione e repressione dei governi. Il boom petrolifero non ha avuto
una ricaduta sociale e l'Algeria è sul punto di entrare nella zona
"rischio fame". La crisi alimentare è aggravata dalla siccità e i
paesi nordafricani sono al limite delle risorse Giuliana Sgrena L'Algeria
rischia di entrare nella zona a "rischio fame" proprio nel momento in
cui il boom del prezzo petrolifero ha enormemente arricchito le casse dello
stato. I prezzi dei beni di prima necessità continuano ad aumentare nonostante
i tentativi del governo di calmierarli, anche perché l'Algeria dipende per il
fabbisogno alimentare dalle importazioni. La rendita del petrolio non ha
favorito le classi più emarginate e nemmeno la classe media che si è andata
impoverendo negli ultimi decenni, esiste uno scarto enorme tra i salari del
settore privato e quelli del settore pubblico. A molti giovani - anche quelli
che escono dalle università - che non hanno nessuna prospettiva per il futuro,
non resta che raccogliere i soldi per tentare di attraversare il Mediterraneo
con un mezzo di fortuna. Il punto di raccolta per la partenza di questi harraga
(come vengono chiamati in Algeria gli aspiranti emigrati
"clandestini") è Annaba, l'approdo è la Sardegna, anche se sanno
benissimo che rischiano di essere rispediti a casa immediatamente. Tuttavia ci
riproveranno, non rinunceranno al loro sogno, come mi ha spiegato un amico
medico che li visita al loro ritorno ad Algeri per accertare le loro condizioni
sanitarie. Disoccupazione, corruzione, clientelismo, crisi alimentare sono i
mali che stanno infiammando non solo l'Algeria ma tutto il Maghreb. Le rivolte
sociali sono all'ordine del giorno, più degli attacchi terroristici. Infatti le
notizie di attentati non occupano più le aperture delle prime pagine dei
giornali algerini. Anche se il terrorismo continua a colpire nonostante il
processo di riconciliazione: quello residuale del Gruppo salafita per la
predicazione e il combattimento (Gspc) agisce in tono minore ma con quotidiani
attacchi contro i militari mentre sporadici sono gli attentati dell'Aqim (al
Qaida Maghreb) a volte circondati da notizie confuse e inquietanti. Anche le
rivendicazioni (di al Qaeda) sono incontrollabili, a volte le notizie, come è
successo qualche giorno fa, sono smentite dal Ministero della difesa e, per
aver dato notizie ritenute infondate, due giornalisti algerini che lavorano per
l'Afp e la Reuters, si sono visti ritirare il loro accredito dalle autorità. Il
sistema algerino è più che mai opaco, come nei momenti più bui. Perché i
giornali algerini sono così cauti? Non sono più gli anni 90 quando la relativa
libertà di stampa era un esempio per tutto il mondo arabo. Ora le pene contro
la diffamazione sono dure. Quel che più colpisce, come è stato sottolineato da
giornalisti nei giorni scorsi, è l'assenza dello stato. Sembra di assistere a
una sorta di strategia della tensione. Che serve solo a destabilizzare. La
popolazione sfiduciata dal governo non è più disposta a mobilitarsi contro il
terrorismo, e gli islamisti non sono più in grado di capitalizzare il disagio
sociale diffuso soprattutto tra i giovani (in Algeria il 51% della popolazione
ha meno di 25 anni) quindi cercano di propagandare le proprie azioni, vere o
false. In tutto il Maghreb si assiste a esplosioni di rabbia incontenibili
visto che finora le rivendicazioni popolari non hanno trovato risposta nei
rispettivi governi. Non sembra esserci un coordinamento tra le varie proteste,
anche se in Algeria esistono sindacati autonomi, non riconosciuti, ma molti
attivi in tutti i campi, soprattutto nella scuola. Sono le condizioni di vita:
mancanza di lavoro e prospettive per i giovani, mancata ripartizione delle
risorse e corruzione a provocare le proteste. I motivi per le esplosioni di
rabbia possono essere le più diverse: a Orano, a fine maggio, il detonatore è
stata la retrocessione in serie B della squadra di calcio della più grande
città dell'ovest algerino, il Mouloudia. Qualche giorno dopo a Redeyef nel sud
della Tunisia, città ricca di fosfati, è stata la disoccupazione, l'aumento del
costo della vita, la corruzione e il clientelismo. E poi a Sidi Ifni, nel sud
del Marocco, un porto che si affaccia su un mare ricco di pesce, i giovani si
sono ribellati per l'esclusione dalle liste per un posto di lavoro. Motivi
diversi, ma alla base i problemi sono gli stessi a scatenare la rivolta,
repressa allo stesso modo, a volte anche causando vittime. "Quello che sta
succedendo nel nostro paese è la rimessa in causa di un sistema che ha
spossessato un popolo del proprio stato, privandolo del diritto alla
cittadinanza. Le disillusioni sono amare e la rabbia a fior di pelle",
scriveva il Quotidiano d'Orano. Mentre Amari su el Watan in un commento dal
titolo "Popolo sordo, Stato muto" sottolineava: "Stranamente, il
presidente della repubblica resta in silenzio, assente, muto, come se la
situazione non lo riguardasse, lui che non si è rivolto al suo popolo da molto
tempo", e non è da Bouteflika comportarsi così, essendo lui abituato ai
bagni di folla. Ma il potere logora e il suo populismo non ha più l'appeal dei
tempi passati. Però non a caso è ricomparso in pubblico lunedì 16 giugno allo
stadio di Blida per consegnare la coppa alla Jsm la squadra di Bejaia (Kabilya)
che ha vinto il campionato algerino. Quell'Unione del Maghreb arabo, che i
governi non sono mai riusciti a realizzare a causa delle divisioni storiche
(compresa la questione irrisolta dal Sahara occidentale) o diffidenze più
recenti, la stanno raggiungendo le proteste che non conoscono frontiere. Anche
se la situazione dei vari paesi è diversa il carattere sociale della protesta è
lo stesso. È passato mezzo secolo da quel 28 aprile del 1958 quando i leader
politici nordafricani, Medhi Ben Barka per il Marocco, Omar Bossouf per
l'Algeria e Tayeb M'hiri per la Tunisia, da Tangeri esprimevano la
"volontà della maggioranza dei popoli arabi del Maghreb arabo a unire i
loro destini". L'aumento del prezzo del petrolio ha portato molti dollari
nelle casse algerine (le riserve sono calcolate in 160 miliardi di dollari).
Questo flusso di petrodollari ha permesso all'Algeria di accelerare il processo
di modernizzazione e di classificarsi come terza potenza economica in Africa,
dopo il Sudafrica e la Nigeria. Grandi investimenti nelle infrastrutture del
paese (come l'autostrada est-ovest che collegherà Annaba con Orano) che
impiegano però soprattutto tecnici e manodopera straniera, e sono i cinesi a
fare la parte del leone. Ci sono poi tre megaprogetti siderurgici a Jijel e
Orano e poi petrolchimica, desalinizzazione dell'acqua, produzione di alluminio
e cementifici. E ancora il settore immobiliare (già in esplosione) e turistico,
urbanizzazione che va ad erodere il territorio della fascia costiera la più
fertile del paese. Infine la costruzione di un grande centro di ricerca
universitaria che finalmente dovrebbe dare la possibilità ai docenti algerini
di fare ricerca. Il centro dovrebbe accogliere ricercatori provenienti da tutta
l'Africa, con un ritorno al passato quando l'Algeria era il paese di
riferimento rispetto al continente africano. Un altro progetto che invece è
stato un po' snobbato dall'Europa è quello della produzione di energia solare
con un megapannello nel deserto che avrebbe potuto rappresentare una vera sfida
al consumo di petrolio e per di più lanciato proprio da un paese produttore, ma
evidentemente toccava troppi interessi. E si sa che sul prezzo del petrolio vi
sono molti che speculano e solo una parte del ricavato entra nelle casse dei
paesi produttori. Si tratta comunque di ingenti somme che non hanno avuto una
ricaduta sociale e soprattutto non hanno migliorato le condizioni di vita degli
strati meno abbienti della popolazione andando invece ad
alimentare la corruzione e la burocrazia.Un nuovo allarme rischia di innescare una rivolta che ricorda
quella del 1988, cosiddetta della semola, dove insieme al pane si chiedeva
democrazia e giustizia. Aumentano infatti i prezzi dei beni di prima necessità
e si comincia persino a temere la carenza di prodotti alimentari, l'Algeria sta
entrando nella "zona rossa", a rischio. Un vecchio problema
per l'Algeria che nella sua fase di "socialismo africano" aveva
puntato tutto sull'industrializzazione del paese distruggendo l'agricoltura che
invece rappresentava una risorsa strategicamente importante. A drammatizzare la
situazione ha contribuito quest'anno la siccità. La produzione cerealicola in
alcune regioni dell'ovest algerino ha raggiunto i 4 quintali all'ettaro contro
i 12 che si sarebbero ottenuti in condizioni normali. Una produttività comunque
bassa rispetto ai paesi vicini e dovuta proprio alla politica agricola. Si
tratta della produttività più bassa del bacino mediterraneo. In Marocco la
produzione è di 22 quintali per ettaro per il grano tenero e 16 per quello
duro; in Tunisia la produzione media è di 50 q/ha, mentre in Francia può
arrivare a 80/100. Nonostante gli investimenti in agricoltura non si sono visti
risultati apprezzabili. Siamo ben lontani dall'utopia della rivoluzione agraria
che tanto aveva mobilitato i giovani comunisti algerini dopo l'indipendenza. Il
fatto è che non si è mai voluto investire seriamente in un settore che oltre a
impiegare manodopera avrebbe potuto garantire una sicurezza per l'Algeria. Che
dipende dalle importazioni per il proprio fabbisogno alimentare. Nel 2003 la
fattura per l'importazione di cibo era di 2,6 miliardi di dollari, nel 2007 la
cifra è quasi raddoppiata aggirandosi sui 5 milioni di dollari. L'Algeria
importa grano, latte, burro e altri prodotti agricoli (soprattutto da Francia,
Usa e Canada). Quando era a capo del governo Ahmed Ghozali (1991-92) aveva in
programma di arrivare a porre fine all'importazione di cereali, ma non ha
potuto portare a termine il suo lavoro. Dovremo attendere una nuova
"rivolta della semola" perché il governo algerino affronti seriamente
il problema?.
( da "Corriere delle Alpi" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
"Meno feste,
maggiore qualità" Follador lancia la sfida del futuro agli
oltre sessantamila soci Alla politica viene chiesta la semplificazione della burocrazia FONZASO. Meno feste, maggiore
qualità. E poi una richiesta di aiuto alla politica. Economico e burocratico.
Le pro loco di tutto il Veneto si sono incontrate ieri a Fonzaso nella 38ª
assemblea regionale. Ribadito da tutti il loro ruolo insostituibile nella
promozione del turismo. Sala parrocchiale strapiena e perfetta
organizzazione delle pro loco locali, tutte in prima fila. Un appuntamento
istituzionale per votare i collegi e i delegati all'assemblea nazionale, ma
soprattutto per confrontarsi con le istituzioni, prima fra tutte la politiche.
Due gli appelli dei riconfermato presidente regionale Unpli, Giovanni Follador.
Ai suoi associati ha chiesto di fare un ulteriore salto di qualità:
"Rinunciamo a qualche manifestazione e facciamole ancora più belle".
Ai politici l'invito è doppio: "Dovere aiutarci a snellire la burocrazia. Penso ad esempio alle norme per la
somministrazione di alimenti e bevande. E poi ci serve una mano sul piano
economico". I numeri. Sono 510 le pro loco nel Veneto. I soci sono circa
65 mila (nel 2005 erano 47 mila), i volontari sono quasi il doppio. Un vero e
proprio esercito di persone che dedicano parte del loro tempo al loro territorio,
alle manifestazioni che lo rendono più accogliente per il visitatore. In
provincia di Belluno le Pro loco sono 43 con quattromila soci. Un orgoglio per
il presidente provinciale, Espedito Pagnussat. Alla fine premiato il presidente
della pro loco Longarone, Roberto Sant per la sua attività pluriennale, e la
pro loco Trichiana che detiene il record di Unpli card sottoscritte. Regione
presente. Il vicepresidente regionale Franco Manzato, nella sua veste di
assessore al turismo promette sostegno: "Il volontariato è
fondamentale", dice, "ma ci vuole anche un sostegno economico. Le pro
loco sono il valore aggiunto del Veneto in termini turistici. Dobbiamo
difenderlo, anche nel redigere la nuova legge sul turismo. La gente che opera
nelle pro loco ama il proprio paese e il visitatore lo sente. Sono le
fondamenta della nostra offerta turistica". Avanti i giovani. Le pro loco
venete attingono nel servizio civile nazionale e regionale per rimpolpare le
proprie fila. Attualmente ce ne sono in servizio 78, alcuni anche nella nostra
provincia. Le richieste di Follador. Il presidente regionale Unpli ha fissato
gli obiettivi per i prossimi quattro anni: "La gente", afferma
Follador, "chiede la qualità e noi gliela possiamo dare. Facendo qualche
evento in meno, ma più curato. Per questo dobbiamo dare competenza e formazione
ai nostri soci. Devono essere semplificate le incombenze burocratiche che
rischiano di soffoccare la buona volontà e infine bignona abbandonare il
campanile, mettere insieme le specificità di ognuno. Spero che il nuovo logo
regionale Unpli sarà utilizzato in tutte le manifestazioni organizzate in
Veneto. Sarà il nostro marchio di fabbrica". (r.c.).
( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Commenti LINEA DI
CONFINE Visite brevi la ricetta di Zio Sam MARIO PIRANI è così odioso lo
scandalo della clinica Santa Rita di Milano che si è portati a credere ad un
evento quasi unico o, almeno, rarissimo. Peraltro, sempre a Milano, una diecina
di anni orsono, dieci pazienti e un infermiere persero la vita nella camera
iperbarica del "Galeazzi", a causa di una disfunzione tecnica
involontaria. Resta il fatto che per molte delle vittime quella terapia era
inutile, consigliata e praticata solo a profitto della struttura sanitaria.
Questi episodi, mi suggerisce in una sua e-mail il prof. Crosignani
dell'Istituto dei tumori di Milano, ripropongono il quesito se sia ottimale o
dannosa la coesistenza tra salute e profitto. Di questi tempi è, infatti,
diventato un luogo comune proclamare il profitto, derivante dalla concorrenza,
un requisito indispensabile per assicurare un servizio efficiente, un principio
esteso anche alla Sanità. Tanto che per imporlo, almeno in parte, si è ricorsi
alla cosiddetta aziendalizzazione del Ssn, alla introduzione dei Drg (parametri
secondo i quali la spesa ospedaliera viene rimborsata dalle Regioni alle Asl,
in base alle singole patologie, con la conseguenza che quelle più care vengono
incrementate e quelle di maggior risparmio declassate e penalizzate, a partire
dal taglio dei posti letto); al terrorismo contabile imposto ai direttori
generali, di cui fanno le spese i pazienti e i servizi. Di conseguenza si fanno
più operazioni chirurgiche del necessario, pur di arrivare al target, o si
qualificano le patologie in modo furbesco, per cui un fibroma diventa un
sospetto tumore, così da ottenere un Drg più alto. In realtà rendere la salute
una merce non contiene i costi ma finisce per aumentarli. Lo conferma uno
studio apparso a febbraio sul New England Journal of Medicine, una delle più
qualificate pubblicazioni americane del settore. Ne riproduco qualche
passaggio. "Nel 2006 negli Stati Uniti le spese per l'assistenza sanitaria
sono salite del 6,7 per cento: le spese complessive per l'assistenza sanitaria
hanno superato i 2100 miliardi di dollari, pari a oltre 7.000 dollari per ogni
cittadino americano. La spesa complessiva attuale, oggi nell'ordine del 16 per
cento del pil, si stima che nei prossimi 7 anni possa raggiungere il 20 per
cento (in Italia è del 8% di cui il
( da "Centro, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Tortoreto. Nessuna
tensione con gli automobilisti. Il comitato: e ora occupiamo il Comune Gli alluvionati
bloccano il traffico Protesta sul lungomare contro i ritardi nei risarcimenti
TORTORETO. Gli alluvionati occupano le strisce pedonali sul lungomare di
Tortoreto e per quasi un'ora il traffico, rappresentato soprattutto da turisti
pendolari della provincia che tornavano a casa dopo qualche ora di mare, va in
tilt. Hanno scelto un modo pacifico ma incisivo per richiamare l'attenzione i
circa cento cittadini che ieri pomeriggio hanno preso parte alla manifestazione
di protesta contro i ritardi nel rimborso dei danni prodotti dall'alluvione
dell'ottobre scorso. Davanti al monumento al pescatore, poco dopo le 17, sono
stati issati alcuni striscioni dal chiaro sapore ironico, per evidenziare il
lassismo delle istituzioni (soprattutto della Regione) relativamente alla
liquidazione delle somme pro alluvionati. I promotori dell'iniziativa (il
comitato "Solidarietà e sicurezza" e l'associazione "Tortoreto
Domani") hanno offerto ai presenti pizze e panini con la porchetta. In
chiave altrettanto ironica, vicino al tavolo delle vivande, è stata posizionata
una scatola per raccogliere offerte per gli alluvionati. Com'era nelle
previsioni, poi, la protesta si è spostata sul lungomare Sirena, in prossimità
dell'incrocio con via D'Annunzio. Molti dei presenti hanno cominciato ad
attraversare, a ritmo serrato, le strisce pedonali, passando da una parte
all'altra della strada. Sul lungomare, su entrambe le corsie, si sono subito
create delle code di auto. Gli automobilisti rimasti imbottigliati non hanno
perso la calma e hanno atteso che l'attraversamento continuo delle strisce
pedonali da parte dei manifestanti si attenuasse per proseguire la marcia.
D'altro canto, l'intento dei manifestanti era proprio questo: rendere noto,
anche ai vacanzieri che frequentano il litorale tortoretano (ieri molto
affollato), il malessere legato ai ritardi con cui la burocrazia sta gestendo la fase
post-alluvione. Nel frattempo, sul posto sono giunti i carabinieri e gli agenti
della polizia urbana. Le forze dell'ordine, per evitare che il traffico sul
lungomare subisse ulteriori intasamenti, hanno deviato la circolazione su vie
limitrofe all'incrocio in questione, in modo da ridurre i problemi. Poco
dopo le 18 i manifestanti hanno abbandonato il campo, anche se a quanto pare
quella di ieri potrebbe essere solo la prima di una serie di iniziative.
"Se entro fine mese, come ha detto il sindaco", ribadisce Floriana
Baccolini, presidente del comitato alluvionati, "non saranno pagati i
primi rimborsi, occuperemo il Comune. Da mesi nessuno ci informa su come stanno
le cose". A solidarizzare con i manifestanti, c'erano anche alcuni
politici, sia di Tortoreto (i consiglieri comunali di opposizione Gino Monti e
Vincenzo Lo Sterzo), che di Alba (l'assessore Gabriele Viviani e l'ex
capogruppo di Rifondazione, Daniele di Biagio). "Anche il sindaco sarebbe
dovuto essere qui", hanno detto Monti e Lo Sterzo, "a dare
solidarietà. Sembra quasi che Di Matteo sia il commissario delegato per
l'alluvione, mentre il suo compito è quello di state vicino alla sua gente e di
fare in modo che alcune problematiche vengano risolte celermente". Luca
Zarroli.
( da "Messaggero Veneto, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pordenone La
Confartigianato sulla sicurezza: "La burocrazia accresce i costi" IL
SEMINARIO E' stato Claudio Dorigo, capocategoria delle imprese edili di
Confartigianato Pordenone e consigliere nazionale della Federazione, a
introdurre i lavori del seminario tecnico sul tema "Sicurezza dei cantieri
temporanei e mobili", alla luce del nuovo testo unico sulla sicurezza,
organizzato dall'associazione e svoltosi nell'auditorium della Regione mercoledì
sera, registrando il "tutto esaurito". Dorigo ha rimarcato le
criticità che le imprese e Confartigianato hanno individuato in un decreto che
inasprisce pesantemente le sanzioni "per aspetti prettamente formali.
Quasi che - ironizza il capocategoria - più carte si producano, maggiore sia la
sicurezza. Non è così! Da imprenditori, ma anche da cittadini, sappiamo bene
che la produzione ingiustificata di burocrazia
accresce i costi e non apporta alcun beneficio. Nemmeno in un tema delicato e
complesso come quello degli infortuni sul lavoro". Dopo le relazioni
dell'architetto Emanuela Dal Santo e dell'avvocato Piero Cucchisi c'è stato il
dibattito. L'elevato numero di adesioni al seminario ha imposto a
Confartigianato di organizzare un secondo incontro che si terrà martedì 24
giugno alle 18 all'auditorium della Regione.
( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
La polemica Brunetta
contro le regioni "rosse" "Lì comprano i voti, non c'è
democrazia" ROMA - "Il centrodestra ha vinto in tutta Italia.
Rimangono alcune piccole zone dove normalmente il voto viene comprato e dove non
c'è la democrazia". Il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta
"denuncia" le cosiddette regioni rosse, dove il
voto al centrosinistra, secondo lui, è figlio di una burocrazia gonfiata ad arte. Parlando in Umbria Brunetta dice: "Questa
è la regione che ha tra i tassi più elevati di pubblici dipendenti di tutto il
Paese e non per produrre beni o servizi pubblici, ma per produrre clientela e
consenso pubblico. Le giunte rosse dell'Umbria - ha proseguito Brunetta
- si sono per anni comprate il consenso producendo posti di lavoro finti nella burocrazia". Per questo, e solo per questo, in
"alcune piccole zone d'Italia" la sinistra continua a vincere.
( da "Piccolo di Trieste, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
AMBIENTE. OSTACOLI
AL RILANCIO TURISTICO DEL SORDI ROMOLI Isonzo inquinato, serve il depuratore Il
Comune: "Acque non balneabili. Slitta il progetto della spiaggia
attrezzata" "È ipotizzabile in questa fase soltanto la valorizzazione
paesaggistica" "Va risolta la questione dei rilasci d'acqua da parte
della diga di Salcano" di FRANCESCO FAIN Bisognerà aspettare. Il progetto
denominato "Isonzo beach" che prevedeva la realizzazione di una sorta
di spiaggia attrezzata da offrire domenicalmente ai goriziani non sarà così
immediato. E, per una volta, la burocrazia non è il "male oscuro", ovvero la causa dell'ennesimo
slittamento. A rallentare il progetto (che, dando a Cesare quel che è di
Cesare, fu "partorito" già dal precedente assessore comunale
all'Ambiente, Alessandro Bon) sono le condizioni oggettive dell'Isonzo.
"C'è un problema che, in questo momento, è insormontabile e che ci fa dire
che oggi la realizzazione di una spiaggetta, purtroppo, è un'utopia - ammette
schiettamente l'assessore comunale all'Ambiente Francesco Del Sordi -. L'acqua
dell'Isonzo, per legge, è "non balneabile" per definizione. Si potrà
fare il bagno quando verrà certificato che il fiume risponde a determinate
caratteristiche". Non è l'unico problema. "C'è la questione delle
portate della diga di Salcano. Sino a quando non si risolverà anche tale
problema, sarà improponibile mettere in cantiere spiaggette attrezzate o
qualcosa di simile per chi vuole 'vivere' l'Isonzo d'estate". E allora il
pensiero corre alla realizzazione del depuratore che le autorità slovene hanno
assicurato verrà realizzato. Ma non prima del 2011. "Mi risulta che è
stata attivata la procedura di tipo urbanistico che porterà alla realizzazione
dell'impianto. La previsione - chiosa Francesco Del Sordi - è che i lavori di
costruzione dell'impianto che sorgerà a San Pietro-Vertojba inizieranno nel
2010, mentre l'intervento dovrebbe concludersi un anno dopo. Viene da sè che i tempi
si dilateranno". Perfettamente concorde il sindaco Ettore Romoli.
"Sì, il problema reale è che l'Isonzo non è balneabile e qualsiasi
progetto si scontra con questa realtà di fatto". Che fare allora?
"Credo che, in questo momento, sia più ragionevole pensare ad uno
sfruttamento turistico del fiume dal punto di vista paesaggistico. Ci sono
scorci assolutamente incantevoli che andrebbero valorizzati", aggiunge il
primo cittadino. Non a caso, basta leggere il programma elettorale
dell'amministrazione comunale in carica per capire quale importanza la giunta
attribuisce all'Isonzo. Si legge infatti: "Intendiamo valorizzare il
nostro fiume. In quest'ottica sarà fornito il massimo supporto alla delegazione
italiana per la Commissione mista italo-slovena per l'idroeconomia, attualmente
impegnata a difendere gli interessi della nostra comunità in merito ai rilasci
idrici dalla diga di Salcano, ai pericoli di frane catastrofiche prospicienti
il lago a monte della diga. La nuova amministrazione lavorerà quindi per chiudere
l'ultraventennale questione con gli sloveni ed attuare la depurazione
transfrontaliera secondo gli accordi sottoscritti nel 2000, anche per
consentire i lavori di ripristino ambientale del Corno, già finanziati nel
1999". Prosegue Romoli nelle linee programmatiche: "Nell'ottica di
restituire alla città un rapporto più stretto con il suo magnifico fiume,
saranno valorizzate dovunque sarà possibile, le rive dell'Isonzo, nella
prospettiva di creare una vera e propria riviera almeno nel primo tratto, le acque
potrebbero diventare balneabili". Come già evidenziato, la precedente
amministrazione comunale (e gli assessori Bon e Primosig in special modo) ci
aveva pensato seriamente. L'obiettivo era di creare un polo sportivo,
agganciandosi ai centri di kayak e rafting già attivi oltreconfine, nella zona
del ponte di Piuma. Più a valle, nell'area del parco Isonzo di
Campagnuzza-Sant'Andrea, il progetto prevedeva la creazione di una Isonzo-beach
dotata di attrezzature al servizio dei bagnanti ed estesa agli isolotti che si
sono formati sul letto del fiume. Sarebbe già un sensibile passo in avanti, in
ogni caso, curare maggiormente le zone degli argini dell'Isonzo di maggior
fruizione pubblica. Zone molto belle ma spesso trascurate e dunque assai poco
attraenti e appetibili.
( da "Nazione, La (Pisa)" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
PROVINCIA PISA pag.
29 ? PONTEDERA ? IL CONSIGLIERE regionale di Forza Italia-Verso il Popolo
delle... ? PONTEDERA ? IL CONSIGLIERE regionale di Forza Italia-Verso il Popolo
delle libertà Piero Pizzi interviene sull'Unione dei Comuni della Valdera.
Ospitiamo il suo intervento. "NOTIAMO con piacere che si sta sviluppando
un dibattito sul progetto di costituzione dell'Unione dei Comuni. Abbiamo
interesse per il progetto, che dovrebbe associare, per la gestione di
importanti servizi, oltre 100mila abitanti residenti in quindici comuni. Un
obiettivo interessante e di enorme rilievo. Proprio per questo chiediamo di
riflettere se l'Unione rappresenti lo strumento adeguato per migliorare i
servizi riducendo le tariffe. Non è un caso che l'istituzione Unione dei Comuni
sia uno strumento utilizzato finora dai piccoli comuni, che unendosi migliorano
i servizi, riducendo i costi. Ma per l'Unione della Valdera non si tratta di
unire piccoli comuni. Inoltre a livello regionale e nazionale è in corso un
dibattito su provvedimenti volti al riordino degli enti locali. Così come è in
atto una rivoluzione in merito ai servizi pubblici, sia a livello regionale che
nazionale. Non sarebbe prudente attendere le imminenti nuove disposizioni
legislative nazionali e regionali? L'istruttoria finora svolta ha evidenziato
alcune carenze da colmare: manca del tutto, ad esempio, un piano finanziario
che dia garanzie sulle esigenze di non ricreare un nuovo ente con ulteriori
costi che i cittadini dovrebbero sostenere. Temiamo un
sovrapporsi di funzioni e quindi un proliferare della burocrazia. Infine, non sarebbe il caso di affrontare pubblicamente i nodi
ancora non sciolti, per quanto riguarda in particolare il rapporto tra gli
organi (sindaco, giunta, consiglio), gli obiettivi, la partecipazione, i
servizi pubblici, e ascoltare le popolazioni e le categorie interessate?
Siamo anche convinti che, visto l'approssimarsi delle amministrative, si
dovrebbe predisporre un progetto aperto, sottoponendolo al giudizio dei
cittadini. Una scelta così importante, che impegnerà le nuove amministrazioni
per 10 anni, non si può fare al termine di un mandato amministrativo.
Intendiamo discutere le nostre osservazioni in un dibattito: speriamo siano
valutate come meritano".
( da "Arena, L'" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
PREZZI E CIBO. La
crisi legata all'umento delle quotazioni delle derrate aggrava la situazione
del continente L'insicurezza alimentare è in aumento in Africa JACQUES DIOUF
Negli ultimi 30 anni le importazioni agricole dell'Africa sono aumentate più
rapidamente delle esportazioni e il continente è diventato importatore netto di
prodotti agricoli di base. Perciò la corsa dei prezzi agricoli internazionali,
il cambiamento climatico e l'accresciuta domanda internazionale di cibo hanno
esacerbato la sua situazione d'insicurezza alimentare. Lo ha sottolineato il
presidente della Fao Jacques Diouf, intervenendo alla venticinquesima
Conferenza regionale Fao per l'Africa, a Nairobi. Le esportazioni agricole del
continente africano, ha ricordato Diouf, sono cresciute a partire dal 1996 del
2,3% all'anno, ma rapportate al commercio mondiale sono calate drammaticamente
dall'8% degli anni '
( da "Eco di Bergamo, L'" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Io speriamo che me
la cavo. Ovvero come garantire il minimo rispetto dei tempi
davanti al Leviatano della burocrazia nostrana. Un problema che il Pirellone ha cercato di affrontare
con la nuova legge che di fatto sposta a livello regionale tutta la fase
istruttoria. A seconda della presenza o meno di un'intesa col Governo o coi
singoli ministri, la Regione potrà guidare l'istruttoria interagendo con gli
organi statali competenti (anche emettendo la Valutazione di impatto
ambientale e formulando la proposta di approvazione dei progetti al Cipe)
oppure sostituirsi agli stessi in caso di inerzia immotivata e reiterata. In
pratica se c'è accordo e mutua collaborazione si lavora insieme, diversamente
il Pirellone può andare avanti per la propria strada, sostituendosi agli
organismi statali. Un'indicazione che però potrebbe essere suscettibile di
qualche contestazione. A fine anno il definitivo Nello specifico della tratta
che riguarda la Bergamasca (la D, da Vimercate a Brembate,
( da "Giornale di Vicenza, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
PIOVENE "I
semafori resteranno?" La Provincia approva la rotatoria elittica a
Piovene, da realizzare all'incrocio Barattoni. Finalmente è un bel passo avanti
per smaltire il traffico in sostituzione del Prolungamento dell'Autostrada
verso Trento, che forse verrà vista dalle future generazioni. Può essere che
nei progetti, vi siate dimenticati di un piccolo problema: i due semafori che
rimangono e nelle ore di punta creano sempre lunghe code, in tempi brevi,
saranno sostituiti dalle rotatorie, o continuano a svolgere il loro lavoro? Noi dell'Alto Vicentino siamo molto rispettosi e abbiamo fiducia
delle istituzioni, anche se per burocrazia vanno molto per le lunghe, però non le solite promese
elettorali. Adesso aspettiamo i fatti e non le parole, perché esistiamo anche
noi. Un cittadino dell'Alto Vicentino.
( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del
23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
CESENA pag. 24 Manzi,
dal Costarica alla "Torre d'oro" Sammaurese, è dirigente di quel
governo IL PREMIO "La Torre d'oro 2008", alla sua quarta edizione,
quest'anno sarà assegnato a Massimo Manzi sammaurese di 36 anni capo di
gabinetto presso il governo del Costarica nel Ministero della Competitività. Un
premio che è stato istituito in occasione dei 150 anni della nascita di
Giovanni Pascoli e che viene dato a giovani di San Mauro Pascoli che si sono
distinti nei settori fra cultura, arte, lavoro, sport, spettacolo, volontariato.
L'ambito riconoscimento verrà consegnato dal sindaco Gianfranco Miro Gori (dopo
aver sentito le varie associazioni) questa sera alle
( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del
23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
VETRINA ASCOLI pag.
23 Federici: "La burocrazia condiziona lo sviluppo" IL MONITO DI CONFINDUSTRIA di
VITTORIO BELLAGAMBA NELL'INTERVENTO fatto in occasione dell'assemblea di
Confindustria Ascoli il presidente Adriano Federici ha evidenziato, ancora una
volta, i tanti impedimenti causati dall'eccessiva burocrazia che finiscono con il condizionare negativamente lo sviluppo
delle imprese. Non solo il presidente Federici è anche tornato ad
affrontare temi legati alla governance del territorio. "Per quanto
concerne la velocità di reazione e di adeguamento ai cambiamenti improvvisi,
viviamo una situazione nella quale alcune funzioni programmatorie ed
urbanistiche,normalmente di competenza dei Comuni e Provincia, sono gestite dal
Consorzio di Industrializzazione ? ha detto Federici ? che appesantisce gli
iter burocratici ai quali le imprese sono sottoposte. Insomma, è come se si
lanciasse un salvagente di ferro a chi sta affogando...". IL MASSIMO
esponente dell'associazione confindustriale ascolana ha puntato il dito anche
sulla mancanza di infrastrutture e in proposito ha detto: "Altri esempi di
mancanza di necessario dinamismo e lentezza della politica sono rappresentati
dalla mancata accelerazione sul collegamento Ascoli- Teramo, da tutti
considerata opera altamente strategica per lo sviluppo delle relazioni tra due
economie locali; e ancora, la realizzazione delle opere di messa in sicurezza
dei ponti sul fiume Tronto, della quale si parla da anni". Da parte di
Confindustria non mancano le proposte che suonano come un accorato appello nei
confronti dei politici. "Se si riesce a recuperare una classe politica non
litigiosa, che mostri di avere a cuore lo sviluppo delle imprese e
dell'economia, noi imprenditori dovremo fare la nostra parte investendo. Se è
vero, infatti, che abbiamo dato prova di sapere investire anche all'estero,
forse oggi ci sono le condizioni per tornare a farlo anche in Italia".
Image: 20080623/foto/131.jpg.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
23-06-2008)
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Provincia di
Cagliari Pagina 1014 Maracalagonis Troppi pericoli all'incrocio di Gannì
Maracalagonis --> Traffico nel caos all'altezza dell'incrocio di Gannì, tra
la vecchia Orientale sarda e la provinciale per Maracalagonis. Traffico intenso
e soprattutto pericoloso soprattutto di notte. Su questo incrocio sarà
realizzata una rotatoria, l'Anas ha chiesto alla provincia una variante al
progetto. Poi ci sarà l'appalto. Ancora burocrazia insomma. "Una situazione
assurda - dice il presidente del Consiglio counale di Sinnai, Massimo Serra. La
rotatoria doveva essere realizzata un anno fa. Siamo ancora in attesa.
Nonostante le pressioni dei Comuni della zona e nonostante la conferenza di
servizio promossa più di un anno fa dal prefetto. Ritardi davvero
assurdi con rischi fortissimi: in estate in questo incrocio si riversa gran
parte del traffico diretto al mare. Facile - conclude Maqssimo Serra - capire
la pericolosità dell'incrocio". (ant.ser.).
( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del
23-06-2008)
Pubblicato anche in: (Nazione, La (Empoli))
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PRIMO PIANO pag. 11
Brunetta ai fannulloni: "Con me il 95% degli italiani" ? PERUGIA ?
"IO HO con me il 95% degli italiani, a partire dai dipendenti pubblici per
bene che sono la stragrande maggioranza. E non ho paura di nessuno". Lo ha
detto ieri il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, a Bastia Umbra
nel corso del suo intervento alla Festa del Pdl. Il
riferimento è alla sua campagna contro i fannulloni e i clientelismi della
pubblica ammnistrazione. Non è mancata una stoccata ai politici locali:
"Le giunte rosse dell'Umbria ? ha accusato Brunetta ? si sono per anni
comprate il consenso producendo posti di lavoro finti nella burocrazia".
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-06-2008)
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Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-06-22 - pag: 3 autore: INTERVISTA Guglielmo
Epifani Segretario generale Cgil "Perché l'accordo conviene ai
lavoratori" di Alberto Orioli H a modellato una Cgil un po' più
riformista. Il gossip lo vuole presto eurodeputato Pd, ma è, appunto, gossip.
Gli dà fastidio che si parli della sua successione ma ha un sogno: che, dopo
100 anni di gloriosa reggenza al maschile, sia una donna a ereditare il potere
di 5 milioni di iscritti e a diventare la vera controparte di Emma Marcegaglia.
Se proprio deve tentare un calcolo – di quelli che fanno i sindacalisti, un po'
politico un po' sociale – dice che firmare l'accordo per la riforma dei
contratti ai lavoratori conviene. E forse conviene anche a lui (ma questo non
lo dice). Gugliemo Epifani, segretario generale della Cgil, sa che l'intesa può
portare nuovo reddito, recuperare produttività e ampliare la torta della
ricchezza-Paese da spartire. Per tacere del rilancio che garantirebbe allo
stesso sindacato, non certo dotato della forza contrattuale di un tempo. La
Cgil, poi, continuerebbe ad avere peso anche con un Governo non amico, a meno
che la nuova "linea di piazza" di Walter Veltroni non finisca per
influire sul percorso del sindacato di Corso d'Italia. Cgil stampella del
partito? "Semmai se decideremo azioni di lotta saremo lieti di avere al
nostro fianco anche parte del mondo politico. Ci sentiremmo meno soli"
risponde. E, certo, l'indicazione del Dpef di un'inflazione programmata ferma
alla metà di quella oggi reale, rischia di dare un motivo in più per chi agita
la protesta. Ma il segretario Cgil taglia corto: "Il sindacato non
prenderà in considerazione le indicazioni del Dpef, perchè ha un'altra proposta
che fa parte della riforma dei contratti". Si tratta del riferimento a un
tasso di inflazione "realisticamente prevedibile" e a un nuovo
indicatore europeo che ha già suscitato diverse prese di distanza. Epifani
esclude lo scenario isolazionista, anche se è evidente che non sarebbe
difficile per le imprese, oggi, scegliere di andare avanti comunque nella
riforma, magari accentuando le scelte unilaterali o decidendo di fare gli
accrodi "con chi ci sta". "Non credo che questo possa avvenire –
dice Epifani – comunque ribadisco che non sono disposto a firmare un accordo
purchessia. è evidente che ci sono interessi contrapposti a questo tavolo. E
abbiamo fatto bene a cominciare il confronto a partire da quello che ci divide
di più. Le imprese vogliono ridurre se non azzerare il contratto nazionale; noi
vogliamo mantenerloe aumentare gli spazi di manovra sul secondo livello. Tutto
qui, ma non è poco". Non è davvero poco anche se da questo dilemma dipende
il futuro delle buste paga e il destino delle rappresentanze dei corpi
intermedi della società italiana, passati dall'apoteosi ideologica anni 70 al
ruolo semi-istituzionale della concertazione anni 90, al declino molecolare
della società a coriandoli di oggi. Un'Italia che sembra quanto di più distante
dalle organizzazioni di interessi confederali, vale a dire mediati in una
grande centrifuga sociale dove si mescolano i bisogni del lavoratore protetto e
dell'ex lavoratore o del lavoratore precario, del lavoratore-cittadino e del
lavoratore-consumatore. Epifani ha radici socialiste, è un riformista da
sempre, e ritrova, qua e là, antichi compagni di strada come Maurizio Sacconi o
Renato Brunetta oggi sue controparti. Così controparti da aver già richiesto
diversi duelli verbali. Il leader Cgil, tuttavia, con una virata lunga, sta
correggendo la rotta della sua confederazione che rivaluta il mondo del
terziario e guarda al pubblico impiego e sembra lasciarsi alle spalle certa
retorica metallurgica. Dalla parte riformista della Fiom viene Susanna Camusso,
storica leader in Lombardia, socialista di origine anche lei; Enrico Panini,
segretario della Cgil scuola, è un preside di liceo, primavolta in assoluto di
un rappresentante del mondo del'istruzione in segreteria. Fabrizio Solari,
provenienza dai trasporti, conosce tutto della tribolata vicenda Alitalia
(compresi certi errori dei sindacati corporativi) mentre Vera Lamonica è la
leader donna del sindacalismo anti- n'drangheta inCalabria.In segreteria anche
un riformista storico come Agostino Megale: ha diretto l'Ires dove ha studiato
a fondo perchè gli operai hanno votato Lega, un passato da leader dei tessili,
quelli che hanno inventato la flessibilità degli orari e hanno saputo superare
la globalizzazione quasi 20 anni fa. Dunque una Cgil con un volto diverso. Se
oltre al volto cambieranno anche i contenuti si saprà nel corso del negoziato.
"è chiaro che se le imprese pensano di disfarsi di un fastidio, cioè noi,
i sindacalisti, i margini per un negaoziato serio non esistono, ma ho riscontrato
in Emma Marcegaglia un atteggiamento pragmatico che va al cuore delle cose
senza ideologismi. Vedremo". Un rischio è che nei sindacati si scateni la
corsa all'accreditamento, al posto di interlocutore privilegiato: "Vedo
che alcuni miei colleghi a volte eccedono nel sostenere le scelte del Governo.
Non è il caso di correre troppo in soccorso al vincitore. Secondo me c'è molto
di più da fare per difendere gli interessi dei più deboli: nella manovra non è
previsto alcunchè per il lavoro dipendente, solo un po' di populismo
compassionevole. Vanno bene i 400 euro ai pensionati ma perchè non lasciare a
loro la scelta di come spenderli? Non è questo il pensiero liberale?".
Epifani non è convinto della scelta degli enti bilaterali, una delle
innovazioni strategiche del Governo Berlusconi: "Va bene la certificazione
congiunta dei contratti e ci sono anche altre cose che gli enti possono fare.
Ma è sbagliato caricarli troppo di responsabilità operative; rischia di esporci
a ruoli impropri e a conteziosi, magari davanti al giudice, con gli stessi
lavoratori ". Non è convinto nemmeno delle
semplificazioni che invece sono una manna per quelle imprese che lamentano una burocrazia vessatoria e un extracosto
annuo di 14 miliardi di euro bruciati in adempimenti. Per Epifani "sono la
forma per difendere i diritti dei lavoratori", anche se spesso diventano
una diseconomia che fa fuggire l'impresa. Eccolo il paradosso: hai i diritti,
ma non il lavoro. Crei un potenziale per riempire le piazze, ma non per
riempire le fabbriche. Devi aumentare il denaro in busta paga e rischi la fuga
nel sommerso esentasse. Al tavolo della riforma dei contratti c'è tutto questo.
Non è una novità; la novità è discuterne davvero. "Stampella per Veltroni?
Semmai se decideremo azioni di protesta non ci sentiremo soli" "Ho un
sogno: che dopo 100 anni di leadership maschile, una donna sia il segretario
generale" CONTRASTO Guglielmo Epifani.
( da "Corriere della Sera" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-06-23 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Pubblico&Privato di Francesco Alberoni Votare su tutto: ricetta
svizzera contro il mal di Bruxelles U n altro referendum popolare ha respinto
la Costituzione europea. Tutti siamo del parere che si debba andare avanti
ugualmente perché solo un'entità unitaria è in condizione di affrontare le sfide
del mondo globalizzato. Però queste bocciature non possono essere considerate
solo un segno di ignoranza. Esse esprimono anche il disagio di un processo di
unificazione che non sorge dal basso, da un grande ideale, da un grande
movimento collettivo in cui tutti - individui e gruppi- rinunciano
volontariamente alle loro differenze, rivedono il loro passato e rinascono in
una nuova collettività statuale che sentono come propria. L'Europa è nata
dall'accordo dei governi illuminati, da interessi economici, e riunisce popoli
con storie e lingue diverse; popoli che, fino a poco tempo fa, si sono
massacrati per ragioni territoriali, ideologiche e politiche e che ancora oggi
hanno costumi, tradizioni, mentalità, sentimenti propri. Certo, fanno parte di
un'unica civiltà se confrontata a quelle islamica, indiana o cinese, ma questa
civiltà si è spezzata una prima volta nel Cinquecento fra cattolici e
protestanti e una seconda volta - con la rivoluzione francese e il marxismo -
in cristiani e anticristiani. Tutti gli europei sono favorevoli a uno Stato che
si occupi dei grandi temi della economia, della sicurezza, della politica
estera, dell'emigrazione, della salute, del traffico. Ma
molti sono diffidenti verso uno Stato che appare dominato dalle grandi nazioni
e dalla burocrazia di
Bruxelles, che nessuno sa da chi sia nominata e a chi risponda, ma che esercita
una minuziosa e puntigliosa regolamentazione in tutti i campi. E anche verso il
Parlamento di Strasburgo che spesso discute e interviene su valori religiosi ed
etici delicatissimi. L'unità europea ha bisogno che ciascuno rispetti
gli usi, i costumi, le tradizioni, le credenze, le sensibilità e perfino i
gusti alimentari di ogni singolo popolo, di ogni singolo gruppo. Non di uno
Stato e di una classe politica che ti dicano cosa è bene e cosa è male. E, per
evitare queste paure e queste diffidenze, sarebbe molto utile far votare i
cittadini non solo per eleggere i lontani parlamentari di Strasburgo ma, con
referendum nazionali, anche per le cose che li toccano da vicino e su cui
spesso decide la burocrazia di Bruxelles. Un po' come
fa la Svizzera, che ha saputo unire strettamente popoli di lingue e di fedi
religiose diverse proprio rispettandone la specificità.
www.corriere.it/alberoni \\ La Ue appare distante Bisogna coinvolgere i
cittadini.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore sezione:
POLITICA E SOCIETA data: 2008-06-22 - pag: 10 autore: LA GIORNATA IL TRATTATO
DI LISBONA Napolitano: l'Europa non sia capro espiatorio dei Governi
"L'unione politica è l'unica strada possibile" Barroso: basta slogan
populisti di certi leader "Troppi governi nazionali hanno indicato l'Europa e in particolare la Commissione europea e la burocrazia di Bruxelles come capro
espiatorio per coprire loro responsabilità e inefficienze". In un discorso
forte, accorato, pronunciato in francese agli Stati generali d'Europa riuniti a
Lione – presenti tra gli altri Romano Prodi, Tommaso Padoa-Schioppa e Mario
Monti – il Capo dello stato Giorgio Napolitano ha così affrontato il
nodo del no irlandese al Trattato di Lisbona e ha chiesto di superare le
resistenze e di completare l'integrazione europea con nuove regole e con il
capitolo decisivo delle politiche comuni. "è l'ora della prova – ha detto
il presidente della Repubblica – il traguardo dell'Unione politica è la sola
strada percorribile ". "Se in questa dimensione e con queste regole
–ha aggiunto – l'Unione europea mostra di non poter funzionare e di non poter
nemmeno cambiare le proprie regole, bisogna trovare le forme di un impegno più
saldo e coerente tra quei Paesi che si sono riconosciuti nelle scelte più avanzate
di integrazione e coesione, come quella della moneta unica, quella dell'euro e
dell'Eurozona". Insomma il treno del Trattato di Lisbona non va comunque
perso, ammonisce Napolitano, si tratta di riforme urgenti e indispensabili.
Senza di esse dovremmo rassegnarci a non contare nel mondo e a vedere svanire
le conquiste di 50 anni di integrazione che non sono acquisite una volta per
tutte, come si è portati erroneamente a credere. Impossibile non leggere nelle
parole di Napolitano una sorta di rimprovero al Governo Berlusconi e alle
resistenze di alcuni suoi ministri, ma il discorso di ieri ha voluto tenersi
appositamente lontano dalle polemiche interne: il passaggio sull'Europa
"capro espiatorio" va letto soprattutto come un'esortazione. Chiaramente
polemico con il Governo Berlusconi, ma non solo, il presidente della
Commissione Ue Josè Manuel Durao Barroso: "Non è possibile criticare
Bruxelles dal lunedì al sabato e poi la domenica chiedere ai propri
concittadini un voto a favore dell'Europa. Non è con gli slogan populisti di
certi leader europei che riusciremo a ritrovare la fiducia dei cittadini verso
l'Europa". Quanto al trattato di Lisbona, Barroso ha ribadito che
"bisogna rispettare la decisione del popolo irlandese", ma che "bisogna
rispettare anche la volontà degli altri Paesi che lo vogliono ratificare".
I governi di questi Paesi – ha concluso – "non solo hanno il diritto ma
hanno il dovere di rispettare le decisioni che abbiamo preso. E non accetto,
nemmeno per un secondo, la tesi che le ratifiche parlamentari abbiano meno
valore di un referendum: un'idea come minimo anti-democratica".
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-06-22 - pag: 12 autore: Industria.
Viaggio nella fabbrica della Zastava dove dal 2010 il gruppo torinese ha
intenzione di produrre la nuova "piccola" Così Belgrado ha sedotto la
Fiat Incentivi diretti (5mila euro per assunto), esenzioni fiscali e terreni
gratis Andrea Malan KRAGUJEVAC. Dal nostro inviato Appena fuori da Kragujevac,
sulla strada che arriva da Belgrado, quelli della Zastava hanno appeso un lungo
striscione: "Benvenuti a casa, Fiat". E una volta entrati in città le
strade, ben più di quelle di Belgrado, sembrano un museo all'aria aperta di 50
anni di auto torinesi da una versione sportiva della 600 simil-Abarth, con
cofano posteriore rialzato a una 1300 dei primi anni 60, con un carrettino al
traino. Ma a dominare la scena sono la 128 e i suoi derivati: l'ultimo è la
Skala, una edizione con portellone posteriore che, ci assicurano, viene ancora
venduta in qualche esemplare, in Egitto. Fin dalla prima joint venture, che
risale ai tempi di Vittorio Valletta, qui la Fiat è di casa; l'intesa siglata
meno di due mesi fa non è quindi un accordo comei tanti dell'era Marchionne. La
storia La storia cominciò negli anni 50, quando Fiat concesse all'allora
azienda statale Zastava la licenza per produrre i propri modelli - a partire
dalla 600. Alle varie 1300 e 128 si aggiunsero nel corso degli anni modelli
sviluppati qui, come la Florida - disegnata da Giugiaro - e la Koral, che venne
anche esportata verso l'Italia con marchio Innocenti. Ai tempi d'oro, alla fine
degli anni 80, la fabbrica di Kragujevac arrivò a produrre 220mila auto in un
anno e arrivò anche ad esportare (con il marchio Yugo) negli Stati Uniti. La
dissoluzione della ex Yugoslavia privò però Zastava di buona parte del mercato
e dei produttori di componenti. Ma fu un'altra guerra - quella per il Kosovo a
mettere l'azienda definitivamente in ginocchio. "Guardi, lì è caduta una
delle due bombe. Delle due linee di verniciatura, ha distrutto la più
moderna" indica sconsolato Dragan Begovic, direttore tecnico. Poiché il
kombinat Zastava produceva anche armi, nel 1999 fu bombardato tutto il
comprensorio. Le bombe "intelligenti " mancarono i fucili da
combattimento e centrarono le pistole a spruzzo della verniciatura. I buchi nel
tetto sono stati riparati, e dall'alto la parte danneggiata sembra ora la più
moderna. Ma sotto non c'è più nulla."Non avevamo i soldi e non ne valeva
la pena " spiega Begovic in un buon inglese. I capannoni sono semivuoti e
con pochi operai, tutti oltre la quarantina. L'anno scorso sono state prodotte
16mila auto, con un solo turno giornaliero. Sempre su licenza Fiat è partita la
produzione della Punto, la quale - ribattezzata Zastava 10 - viene assemblata
con componenti che arrivano dall'Italia. La linea di montaggio fu spedita qui -
ironia della sorte - da Termini Imerese, nel 2005. Il cavallo di battaglia
resta la Koral, che costa poco più di 4mila euro e oltre al prezzo ha anche una
tecnologia low: motori al massimo Euro 3, di cui uno ancora a carburatori. I
dipendenti sono teoricamente 3.900, ma "qualche centinaio è avviato al
prepensionamento " spiega Aleksandar Ljubic, responsabile delle offerte
pubbliche dell'Agenzia per le privatizzazioni di Belgrado. I progetti e gli
incentivi In queste condizioni, perché scegliere Kragujevac? Non è certo un
fatto sentimentale. Né interessava il mercato serbo, con le sue 50-60mila
vetture l'anno. Torino doveva trovare al più presto un sito di cui fare la base
produttiva per tutta Europa- della futura auto piccola. La fabbrica polacca di
Tychy - da cui escono Panda e 500- è infatti satura, e i tempi della burocrazia italiana, per quanto riguarda un possibile investimento a
Termini Imerese, non sono quelli di Sergio Marchionne. Questa esigenza di Fiat
si è trovata a coincidere con una fretta simile da parte di Belgrado: dopo anni
di tentennamenti, e con le elezioni politiche a un passo, il presidente
filoeuropeo Boris Tadic doveva trovare al più presto un partner per Zastava.
Di qui la forte accelerazione del dossier. In base al memorandum di intesa,
Fiat dovrebbe assumere un po' più di 2mila persone nella joint venture con
Zastava, di cui Torino avrà il 70% del capitale. L'investimento annunciato
finora sarà di 700 milioni di euro ripartiti fra i due partner, per una
capacità produttiva prevista di 300mila unità l'anno. Gli uomini del Lingotto
sono già a Kragujevac a studiare l'azienda in dettaglio, e il contratto
definitivo dovrebbe essere firmato nei prossimi mesi. Il tempo stringe:
obiettivo di Torino è avviare la produzione della piccola al massimo all'inizio
del 2010. La comunanza di interessi è stata naturalmente "cementata"
da una serie di aiuti e da un vantaggio che resta incolmabile per quanto
riguarda il costo della manodopera. Le autorità serbe forniranno incentivi per
un centinaio di milioni di euro tra contributi diretti (si parla di 35mila euro
per ogni assunto), esenzioni fiscali verrà creata una zona franca valida anche
per i subfornitori, dove potranno essere importati materie prime e semilavorati
senza dazi - e altre agevolazioni; la città, per esempio, concederà
gratuitamente i terreni per gli eventuali ampliamenti. Il sindaco di Kragujevac
assicura che "speriamo di completare entro il 2010" il raccordo che
collega la città all'autostrada Belgrado-Nis, parte del corridoio europeo 10.
Gli incentivi non basterebbero senza il consistente differenziale nel costo del
lavoro. La paga media netta dell'operaio arriva a 300 euro al mese, e il lordo
per l'azienda a 450 (circa 3 euro l'ora). Kragujevac è logisticamente in una
posizione non più sfavorevole di Termini Imerese; per via stradale, per
esempio, è più vicina a Milano (
( da "Tempo, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
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Futuro La scienza fa passi da gigante anche nel nostro Paese Ma la burocrazia e l'organizzazione
sanitaria restano un freno Chirurghi senza ferri Lidia Lombardi
l.lombardi@iltempo.it Non è fantascienza: il bisturi sarà soppiantato dal
joystick, gli interventi non saranno più cruenti, superando anche la
laparoscopia.
Certo, i robot sono già entrati in camera operatoria, ma in futuro il ruolo
dell'uomo che manovra innovativi strumenti chirurgici sarà sempre più
rilevante. Prima di tutto, un numero. In Italia ci sono già almeno 25 robot
chirurgici, un record, di cui 15 dedicati alla cardiochirurgia e 10 alla
chirurgia del colon, del pancreas e dei problemi del reflusso gastroesofageo.
Ma già si annuncia la pillola chirurgica che, una volta ingerita, effettuerà
l'ecografia dall'interno, preleverà campioni da analizzare e procederà all'intervento
vero e proprio, se risulterà necessario, ma sempre sotto il controllo del
chirurgo alla consolle impegnato a manovrare levette e tastiere. La
dimostrazione è venuta dal congresso della Società Polispecialistica dei
Giovani Chirurghi svoltosi a Perugia, al quale hanno partecipato 1500 giovani
che si sono cimentati in tutte le numerose specialità. Nel complesso
monumentale di San Pietro, dove si è svolto il summit, è stato realizzato il
wet-lab (letteralmente un laboratorio bagnato). Un simulatore ha permesso di
ricreare un ambiente da sala operatoria, dove sperimentare nuove tecniche e
soprattutto dove prepararsi all'attuazione di interventi particolarmente
innovativi. L'idea fondamentale che ha animato il summit è quella di limitare
al massimo interventi demolitivi e impiego del bisturi. Coma ha spiegato il
professor Lucio Gaspari, dell'università di Tor Vergata di Roma, che sta
coordinando una ricerca per la realizzazione definitiva della pillola
chirurgica. Una volta dentro il nostro corpo questa ridottissima
apparecchiatura opportunamente collegata ad un computer, via Wi-Fi, eseguirà
scannerizzazioni o controlli dei nostri tessuti e addirittura piccole
resezioni. Il paziente non avvertirà quasi nessun disturbo. Un grande
avanzamento per la chirurgia anche se destinato a interventi limitati. Sempre
maggiori intanto i successi della chirurgia robotica (in Italia esiste la più
grande concentrazione di robot chirurgici per abitante) nella quale il chirurgo
opera alla consolle mentre bracci chirurgici effettuano l'incisione i cui
risultati sono visibili all'operatore tramite uno schermo di grandi dimensioni.
A Perugia ha presentato lo stato dell'arte il professor Luciano Casciola che
svolge la sua attività a Spoleto, il quale ha ricordato che il robot chirurgico
elimina del tutto il fisiologico tremore della mano anche se esiste ancora il
problema costituito dal fatto che il robot affronta il vaso o il nervo con la
stessa intensità, mentre il chirurgo che utilizza il bisturi riesce più
efficacemente a modulare lo sforzo. In compenso il robot interviene meglio
quando si lavora in spazi limitatissimi dell'organismo. L'attenzione dei
giovani chirurghi si è anche concentrata sulle tecniche miniinvasive, la
rivoluzione che quasi ha eliminato le brutte cicatrici. La laparoscopia nella
chirurgia tiroidea messa a punto dal professor J.F. Henry a Marsiglia consente
alle donne di evitare il ricorso a collane ed a sciarpe per nascondere gli
esiti dell'intervento sul collo. Una chirurgia realizzata anche alla Univertità
Cattolica di Roma, ad opera del professor Bellantone, anche se solo quando il
problema della tiroide non sia provocato da neoplasie.
( da "Corriere Adriatico" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
L'occasione arriva
nel '
( da "Corriere Adriatico" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
"Saremo fedelia
Di Ruscio"Intanto ieri serasfilata in piazzaper Miss Padania Consiglio,
Mandolesi sceglie la Lega Ufficializzata la fuga da Fi. A Giovannetti
l'organizzazione del partito FERMO - Si è costituito ufficialmente in Consiglio
il gruppo della Lega Nord. Per il momento sarà rappresentata dal consigliere Andrea
Mandolesi (eletto nelle liste di Fi) che affiancherà Raffaele Giovanetti, il
quale avrà funzioni prettamente funzioni prettamente organizzative. In una
affollata assemblea (presenti moltissimi giovani) Mandolesi ha confermato il
fatto che costituirà il gruppo consiliare Lega Nord Marche nel Comune di Fermo,
ed ha ringraziato il segretario regionale e provinciale che hanno permesso la
costituzione e dato il via libera formale a costituirlo. "Noi in Consiglio
appoggeremo l'operato del sindaco Di Ruscio e rimarremo aderenti a quello che è
il programma originale dell'amministrazione cercando di rendere più vivibile la
vita dei quartieri ha affermato Mandolesi : la mia uscita da Fi non vuole
essere una sfida ai miei elettori, anzi mi schiererò accanto al sindaco della
città. "Il fatto è che non mi riconosco più in un partito che s'è
sfilacciato e ha perduto la sua identità rappresentando delle realtà che sono
incompatibili tra di loro, con molte contraddizioni . Quindi la mia scelta per
la Lega Nord è molto convinta e trova nei valori, negli nelle riforme e negli
ideali il motivo della mia scelta". Usciti platealmente da Fi sono
soltanto Mandolesi e Giovanetti che ricorda come il vero partito
"riformista" sia la Lega. Assieme al numeroso pubblico erano presenti
anche i senatori Luca Paolini e Cesarino Monti il quale è stato tra i padri
fondatori della Provincia di Monza. "Dobbiamo rispondere alle esigenze dei
cittadini ha detto Monti -: meno burocrazia e più democrazia è il nostro motto. Sì a una Provincia leggera,
anche perché è dimostrato che sono quelle che hanno dai 200.000 ai 400.000
abitanti quelle che funzionano meglio. Per quanto riguarda il sindaco attuale
di Fermo, è certamente una persona che ha le capacità e la fiducia della
cittadinanza, in grado di attrarre anche altre persone. Quindi se ci
sarà un candidato comune certamente lui andrà condiviso e deciso con gli altri
componenti della coalizione; se invece noi correremo alle provinciali da soli
non è escluso che Saturnino Di Ruscio possa essere il nostro candidato".
La presenza di Andrea Mandolesi nel partito fermano di Umberto Bossi significa
che la Lega Nord entra a pieno titolo in consiglio comunale. Mandolesi sarà il
capogruppo, per ora, di se stesso, ma il fatto che la Lega sia rappresentata
nell'assise cambia anche i rapporti nella maggioranza. I leghisti ieri sera
hanno poi partecipato in massa alla selezione organizzata da Sara Brunone di
Miss Padania che si è tenuta in piazza del Popolo. Nella stessa Piazza sono
stati allestiti dei gazebo con materiale informativo in particolare sulle
battaglie future della Lega Nord a Fermo e nel territorio della nuova
provincia. I punti di informazione sono stati presi d'assalto da diverse
persone curiose di leggere i programmi dei leghisti per la città. Fra politica
e bellezza, insomma, Fermo ieri si è tinta di verde. R.C.,.
( da "Corriere Adriatico" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
L'invito del
presidente della Repubblica Napolitano agli Stati generali dell'Europa
"Non fate della Ue un capro espiatorio" LIONE - La frase che più
colpisce è l'invito ai governi nazionali a non fare dell'Unione Europea
"un capro espiatorio" delle proprie colpe. Ma non è il solo richiamo.
Giorgio Napolitano (nella foto accolto da alcuni bambini a Lione), ha invitato
anche a non perdere il treno del Trattato di Lisbona, delle riforme urgenti,
necessarie, indispensabili. Senza di esse dovremmo rassegnarci a non contare
nel mondo e a vedere svanire le conquiste di 50 anni di integrazione che non
sono acquisite una volta per tutte, come si è portati erroneamente a credere.
In un discorso forte, accorato, pronunciato in francese agli Stati Generali
d'Europa riuniti a Lione, presenti Romano Prodi, Mario Monti, Tommaso
Padoa-Schioppa, il vice presidente della Commissione Europea Jacques Barrot e
l'ex premier belga Guy Verhofstadt, il presidente della Repubblica ha
affrontato innanzi tutto il nodo del "no" irlandese al Trattato, ha
chiesto di superare le resistenze e di completare l'integrazione europea con
nuove regole e con il capitolo decisivo delle politiche comuni. "E' giunto
il momento della prova". Se non fosse possibile approvare il nuovo
Trattato, ha detto, per superare lo stallo i Paesi che danno vita all'Euro
dovrebbero costituirsi come gruppo di avanguardia per fare "scelte più
avanzate di integrazione e di coesione". Occorre capire, ha aggiunto, che
il voto irlandese più che un problema di rifiuto dell'Europa pone "il
grande problema della partecipazione e del consenso dei cittadini" al
progetto europeo", problema eluso da "troppi governi nazionali",
che non hanno coinvolto adeguatamente cittadini e Parlamenti in queste scelte e
"anzi hanno dissimulato le posizioni da essi sostenuta in sede europea
chiamando in causa l'Europa, in particolare la Commissione, la "burocrazia di Bruxelles", come
caprio espiatorio per coprire loro responsabilità e insufficienze. E' mancato
un discorso di verità con i cittadini". Invece, occorre "una piena
assunzione di responsabilità da parte dei governi e delle forze
politiche", poichè non si può pretendere dai cittadini che si orientino da
soli in materie così complesse. "Occorre battere queste strade
senza ulteriori incertezze, ambiguità e ripensamenti". L'Italia confida
nel semestre di presidenza francese che inizia a luglio e sosterrà con
convinzione gli sforzi di Parigi. Napolitano ha indicato la necessità di
tornare alla ispirazione dei "padri fondatori" che hanno indicato il
traguardo dell'unione politica, "la sola strada percorribile", tanto
più necessaria oggi in un mondo globalizzato in cui nessuno stato nazionale da
solo "può risolvere i suoi problemi nè dare un valido contributo al
superamento delle sfide globali". "Non c'è pretesa di
autosufficienza, non c'è illusione protezionista che possa mettere l'Italia o
la Francia o la Germania al riparo dalla globalizzazione". Esplicito il
rimpianto per la mancata approvazione del Trattato Costituzionale che conteneva
le riforme e le regole indispensabili in una Europa a 27. Poichè quei contenuti
sono stati fatti salvi "in larghissima misura" nel nuovo Trattato,
bisogna approvarlo. In una giornata dominata ancora dallo scontro fra politica
e giustizia, il capo dello Stato si è tenuto alla larga dalle polemiche di casa
nostra, riservandosi di occuparsene al rientro a Roma. Sul tema europeo,
Napolitano ha volato alto sulle residue resistenze di alcuni settori politici,
in particolare della Lega Nord, che pure nei giorni scorsi ha assicurato che
voterà a favore della ratifica parlamentare del Trattato. E se il discorso sui
capri espiatori può riferirsi in parte anche al governo italiano, il passaggio
appare formulato più che altro come un'esortazione. ALBERTO SPAMPINATO,.
( da "Messaggero, Il (Viterbo)" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
La
Regione incentiva e dà finanziamenti ma poi la burocrazia ferma tutto.
C'è chi aspetta da anni un permesso Tarquinia, un sogno l'energia pulita Solare
o eolica: troppi vincoli all'installazione di impianti per la produzione.
( da "Corriere del Mezzogiorno" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere del Mezzogiorno
- NAPOLI - sezione: NAPOLI - data: 2008-06-22 num: - pag: 9 categoria: BREVI E
presto apre il Tonga La prossima settimana apre a pieno ritmo anche il Tonga,
su via Napoli. I gestori hanno inaugurato venerdì la stagione 2008 e si
preparano a stilare il calendario di eventi per i mesi di luglio e agosto. Oggi
nessuna serata in programma, per la partita di calcio della Nazionale agli
Europei. La settimana scorsa è invece stato chiuso il lido
New Riva, per problemi con la concessione demaniale. I gestori del lido che si
trova proprio all'inizio di Coroglio, sulla strada che porta verso Nisida, sono
alle prese con la burocrazia per tentare di riprendere l'attività del sabato sera.
( da "Messaggero, Il (Ancona)" del 23-06-2008)
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Di MICHELE
CAMPAGNOLI SIROLO Riviera spaccata in due sulla questione dei Sassi Neri. I bar
dei quattro stabilimenti sulla spiaggia di San Michele sono ancora sotto
sequestro preventivo su mandato della procura, in paese non si parla d'altro e
nascono le prime polemiche a tinte forti. Molti difendono a spada tratta gli imprenditori
di San Michele, ma non manca chi invece auspica un regolamento di conti con la
giustizia. "Hanno sempre fatto ciò che volevano senza criterio",
tagli corto ad esempio un anziano sirolese. "La loro posizione
privilegiata durava da troppo tempo, ma la legge è uguale per tutti",
rilancia un ristoratore del luogo. Sull'arenile invece i sigilli apposti
venerdì dalla guardia costiera hanno lasciato perplessi sia i turisti che gli
operatori. Il pm Paolo Gubinelli ha ravvisato diverse ipotesi di reato, che
vanno dall'abuso edilizio alla violazione del vincolo paesaggistico, dal
deturpamento di bellezze naturali all'occupazione abusiva di aree del demanio
marittimo. Dell'ultimo reato non sono accusati i proprietari degli stabilimenti
"Da Silvio" e "Da Roberto", ma solo quelli di
"Giustina" e "Rina", che però hanno riaperto gli ombrelloni
già sabato grazie a un'autorizzazione-lampo. Mentre l'inizio del fine settimana
ha fatto registrare il tutto esaurito, ieri mattina nonostante la presenza di
parecchi yacht e imbarcazioni c'è stata una netta flessione nelle presenze. Il
malumore dei visitatori cresce di ora in ora. E' questo il caso di un giovane
bolognese in vacanza nelle Marche. "Non vedevo l'ora di tornare a Sirolo
per la terza volta - racconta - ma sono rimasto molto deluso. Ho speso parecchi
soldi per arrivare in spiaggia e mi sono ritrovato senza bagni pubblici né
bevande fresche. Quando i servizi turistici non funzionano chi viene da fuori
dovrebbe essere avvisato in tempo". Il sindaco Giuseppe Misiti da parte
sua ieri ha rinunciato alla consueta passeggiata della domenica in piazzetta.
Ma non è stato con le mani in mano: ha già messo in mano la questione dei Sassi
Neri all'avvocato del Comune. Il danno d'immagine è di quelli che fanno male e
dunque non c'è tempo da perdere. Per oggi intanto i titolari dei quattro
esercizi hanno in calendario un "mini-summit" per fare il punto della
situazione. E non vogliono passare da fuorilegge. Tante voci, un unico coro:
"Ci accusano addirittura di aver rovinato le bellezze naturali del Conero.
Come si fa a dire una cosa del genere visto che le nostre costruzioni sono
tutte amovibili? Lavoriamo sodo per montare e smontare le baracche. Offriamo un
servizio minimo ai nostri clienti e nessuno di noi ha costruito bar di lusso. Chi aveva problemi con le concessioni ha provato a risolverli ma,
si sa, la burocrazia non
sempre è rapida". Sulla vicenda interviene anche il presidente
dell'associazione bagnini di Numana e Sirolo. "Nelle prossime ore
segnalerò il sequestro ai sindacati nazionali - annuncia Luca Paolillo - e
forse incaricheremo un legale come associazione di categoria. I titolari
degli stabilimenti di San Michele ogni anno devono combattere con violente
mareggiate che riducono all'osso la spiaggia. Un provvedimento del genere
andava sicuramente preso nei mesi scorsi, non ora. A chi gioisce per le
sventure altrui, invece, ricordo che il turismo è linfa vitale per il nostro
territorio e questa storia danneggia l'intera comunità".
( da "Panorama" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
L'EUROPEO Lisbona: sul
trattato la Lega sarà pragmatica SERGIO ROMANO Si è fatta portavoce dei
malumori contro le direttive di Bruxelles. Ma il Nord è indissolubilmente
legato all'economia europea: cambio di rotta in vista? La soluzione della crisi
provocata dal no del referendum irlandese dipende dal numero dei paesi che
ratificheranno il trattato costituzionale di Lisbona nel corso dei prossimi
mesi. Proviamo a fare i conti. I membri dell'Unione Europea in cui il
parlamento ha già ratificato sono 15: Grecia, Ungheria, Slovenia, Malta,
Romania, Francia, Bulgaria, Austria. Slovacchia, Portogallo, Danimarca,
Lettonia, Lituania, Germania, Lussemburgo. Quelli in cui il parlamento ha già
approvato il trattato, ma la ratifica richiede la firma del capo dello stato,
sono la Finlandia, l'Estonia e la Polonia: una formalità nel caso dei primi
due; un punto interrogativo, nonostante il recente incontro del cancelliere
tedesco Angela Merkel con il premier polacco, nel caso di Varsavia. Oltre a
questi ultimi tre mancano all'appello, dopo il no irlandese, sette paesi. In
Belgio il trattato è stato approvato dai due rami del parlamento, ma deve
passare ora all'esame delle cinque assemblee regionali e comunitarie. Nei Paesi
Bassi è stato approvato dal parlamento e attende il voto del senato. In Gran
Bretagna (dove il trattato è già stato approvato dalla Camera dei comuni), il
voto definitivo, mentre scrivo, è atteso per le prossime ore. A Cipro, nella
Repubblica Ceca, in Spagna, in Svezia e in Italia la discussione parlamentare
non è ancora cominciata. Se il trattato verrà ratificato da 26 paesi su 27 sarà
più facile trovare un compromesso che costringa Dublino e rientrare nei ranghi.
La faccenda potrebbe essere più imbrogliata invece se altri paesi decidessero
di sospendere il processo. Che cosa farà l'Italia? Dovremmo prendere sul serio
il compiacimento con cui la Lega ha accolto il no dell'Irlanda e le
dichiarazioni di alcuni suoi esponenti, secondo cui anche da noi il Trattato di
Lisbona dovrebbe essere sottoposto a un voto referendario? Il partito di
Umberto Bossi sa che esiste al Nord un vecchio malumore contro Roma, il Sud, la burocrazia
meridionale, le direttive europee; ed è riuscito a fare di questi brontolii il
suo maggiore capitale elettorale. Ma non può ignorare che le regioni del Nord
sono indissolubilmente legate all'economia europea e non possono correre il
rischio di voltare le spalle ai loro maggiori partner economici. Bossi
dimostrò di saperlo nella seconda metà degli anni Novanta, quando sembrò che
l'Italia non sarebbe stata ammessa nel circolo dell'euro. Capì che le spinte
separatiste, se l'Italia avesse mancato l'appuntamento con la moneta unica,
sarebbero diventate più forti e puntò sul fallimento della politica europea del
governo Prodi per prendere la guida della secessione. Ma ridivenne federalista
non appena si accorse che l'ingresso nell'euro aveva spento gli ardori
indipendentisti delle regioni dove aveva i suoi voti. Esistono quindi due
Leghe. La prima parla il linguaggio dei bar, degli stadi, dei capannelli
domenicali, dei luoghi dove i suoi elettori sfogano la loro rabbia contro Roma
ladrona, i terroni, il fisco esoso, i burocrati di Bruxelles. La seconda tiene
d'occhio gli interessi del suo retroterra e cerca di interpretarli con buon
senso e pragmatismo. La prima tratta gli immigrati come pericolosi malviventi.
La seconda sa che sono necessari all'economia e, come accadde all'epoca delle
legge Bossi-Fini sull'immigrazione, ne legalizza 700 mila. Dopo il referendum
irlandese abbiamo ascoltato la prima Lega. Nelle prossime settimane, quando
l'Italia dovrà ratificare il Trattato di Lisbona, speriamo di ascoltare la
seconda.
( da "Panorama" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Morti
bianche per troppa burocrazia PAOLA CICCIOLI Infortuni Le
tragedie del lavoro sono in calo e in linea con i dati europei. Ma restano
ancora troppe. Un effetto che, paradossalmente, deriva dall'eccesso di norme:
in Italia impedisce un'efficace politica di prevenzione. "Troppe norme e troppa burocrazia: è questo il principale buco della legislazione
italiana in materia di infortuni sul lavoro". Può sembrare un ossimoro,
una contraddizione, e invece è proprio questa l'emergenza da affrontare per
evitare altre tragedie come quelle costate la vita ai sei operai soffocati l'11
giugno nel depuratore di Mineo, in Sicilia. O come la fine, una manciata di ore
dopo, dei due muratori egiziani, entrambi irregolari, precipitati da un'impalcatura
a Settimo Milanese. Lo scrive nelle conclusioni della sua ricerca Ernesto
Savona, professore di criminologia e direttore di Transcrime delle Università
di Trento e Cattolica di Milano (Joint research centre on transnational crime),
che ha esaminato l'andamento e le modalità degli infortuni sul lavoro in Italia
dal 2002 al 2006 e in Europa nel decennio 1995-2005. Lo studio, che esce in
questi giorni nelle librerie per l'editore Franco Angeli, pone in evidenza il
calo degli incidenti sul lavoro nel nostro Paese: all'inizio del periodo preso
in esame i morti erano stati 1.082, scesi in un quinquennio a 1.075, con una
diminuzione del 5,7 per cento (tabella a pagina 58). In totale gli infortuni
(l'Inail definisce così le ferite e le contusioni che hanno avuto una prognosi
superiore a 3 giorni) assommavano a 920.299 nel 2002 e a 835.956 nel 2006, con
una riduzione del 9,2 per cento. Da sottolineare che il calo è ancora più
significativo se si considera che nello stesso periodo c'è stato un aumento dell'occupazione.
Un calo ottenuto anche grazie al fatto che dal 2003 al 2005 la porzione di
spesa pubblica destinata alla prevenzione è cresciuta, pur solo dello 0,9 per
cento. "Si tratta, comunque, di numeri preoccupanti e gli incidenti devono
essere ridotti, però va detto che dal confronto con i 15 paesi dell'Unione
Europea prima dell'allargamento l'Italia risulta in linea con il dato medio
europeo" precisa Savona, con il quale hanno curato il volume due
ricercatori in sociologia della devianza, Andrea Di Nicola e Barbara Vettori,
il primo coordinatore della sede di Trento di Transcrime, mentre la collega
coordina l'équipe di Milano. "Nella Ue gli infortuni totali sul lavoro
sono in costante diminuzione" è scritto nella ricerca. Il calo è stato del
27,4 per cento in 10 anni e ancora più elevata (meno 37,8 per cento) risulta la
riduzione delle morti sul lavoro. In questo studio l'Italia compare al quinto
posto (meno 45,8 per cento nel decennio 1995-2005), dietro Grecia, Belgio,
Spagna e Lussemburgo. "È tuttavia nei paesi del nord dell'Ue che si
registrano meno infortuni mortali" perché "qui già da tempo si
attuano politiche nazionali efficaci di promozione della salute e della
sicurezza sul lavoro come parte del sistema di welfare". Ma quali sono i
settori più a rischio, quali le categorie maggiormente esposte? Savona e i suoi
collaboratori, per quanto riguarda la nostra realtà, descrivono due profili:
per gli incidenti mortali la maglia nera spetta al settore delle costruzioni,
alle aziende artigiane e ai lavoratori autonomi. E, in questo contesto, gli
ultrasessantaquattrenni e gli extracomunitari hanno maggiori probabilità di
riportare lesioni letali. Per quanto attiene invece agli infortuni in generale,
l'insicurezza è prerogativa dell'attività agricola e delle imprese artigiane, e
più a rischio sono i dipendenti delle aziende di medie dimensioni, quelli tra i
15 e i 34 anni, specialmente se extracomunitari. "Dobbiamo pensare fin da
subito a cosa accadrà per l'Expo milanese del 2015" ammonisce Savona.
"In breve tempo e in poco spazio si potrebbe concentrare moltissima
manodopera illegale. Bisognerà aumentare i controlli e pensare di escludere
quelle imprese che non applicano i sistemi di prevenzione. Il lavoro nero non è
di per sé sinonimo di maggiori infortuni, quanto di disinformazione e non
formazione. Bisognerebbe che le aziende trovassero più conveniente avere alle
dipendenze persone formate in materia di sicurezza, fare in modo che minori
incidenti si traducano in vantaggi per gli imprenditori". Nel 2006, ogni
100 morti sul lavoro 89 si sono verificati nel settore dell'industria e dei
servizi (il 30 per cento dei quali nelle costruzioni) e
( da "Velino.it, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il Velino presenta,
in esclusiva per gli abbonati, le notizie via via che vengono inserite. POL - Le
prime pagine del Lazio Roma, 23 giu (Velino) - Roma. “Case ex Asl, l'elenco
delle svendite”, titola il Corriere della Sera, in riferimento all'inchiesta
della magistratura sulla cessione dei 926 immobili dell'Azienda sanitaria
locale decisa dalla giunta Storace. “Gli immobili sul mercato avrebbero
fruttato 366 milioni di euro. Poiché al momento della cartolarizzazione erano
affittati, si è calcolato che valessero 270 milioni, ma nella cessione al Fondo
chiuso, gestito da Bnl, la cifra è scesa ancora: 167 milioni per case, negozi,
uffici, laboratori, depositi e cantine situati nelle zone più pregiate del
centro storico – scrive il giornale –. Le cifre appaiono in un documento
relativo alla contestata dismissione del patrimonio delle aziende sanitarie, su
cui la procura ha aperto un'inchiesta. I locali oggetto della cartolarizzazione
erano tutti occupati, ma una parte dei contratti è stata siglata poco prima o
poco dopo il varo della legge regionale 29 del 2003, che ha dato il via libera
alla dismissione. Gli acquirenti, privati e società, hanno perciò usufruito del
diritto di prelazione, che prevede lo sconto del 30 per cento. Alcuni di loro
hanno subito rivenduto gli immobili, perfino nello stesso giorno del rogito,
grazie a un'altra norma approvata ai tempi della giunta di Francesco Storace:
l'articolo 16 della legge regionale 2 del 2004, che ha abrogato il divieto di
cessione per cinque anni”. Il paradosso, secondo i direttori generali del
Lazio, è che dopo tutti i costi sostenuti per dismettere i fabbricati, c'è il
rischio che le aziende sanitarie debbano ricomprare quelli che il Fondo non è
riuscito a vendere. Repubblica apre con “Mafia russa, il nuovo blitz”. è stato
arrestato a Ostia un altro affiliato per il ferimento di via Veneto che due
settimane fa ha ridotto in fin di vita un 31enne greco con passaporto armeno.
Nell'appartamento del blitz è stato trovato anche un parlamentare della Camera
bassa armena, rilasciato perché risultato estraneo alla vicenda, anche se la
sua presenza, nota il quotidiano, “dà la misura dei contatti e delle protezioni
che il gruppo aveva sia in Italia che in patria”. Per il quotidiano,
l'organizzazione scoperta “si delinea come una filiale della grande criminalità
dell'ex Unione Sovietica nel nostro Paese: investimenti di danaro sporco,
società 'inerti' e compravendita di lussuosi immobili residenziali sia in
centro che in periferia. Il quadro è quello di uno scontro tra due criminalità,
una che tratta contrabbando di diamanti e l'altra che si occupa di armi e
droga, faida nata qualche mese sia in Russia che in Francia”. Di spalla:
“Ghini: 'Ingiusto cancellare la Notte bianca senza alternative'”. L'attore,
nominato rappresentante della Provincia di Roma nel consiglio di
amministrazione della Fondazione Cinema per Roma, ha espresso critiche per la
decisione del Comune di cancellare la Notte bianca a causa dei debiti del
Campidoglio. “Roma ha bisogno di certi stimoli, a prescindere da chi
politicamente ha avviato iniziative di successo che sono state esportate in
tutto il mondo e copiate da altre amministrazioni comunali – ha affermato Ghini
–. è giusto che chi ha vinto le elezioni proponga un proprio programma,
modifichi e corregga le manifestazioni che hanno incontrato il consenso dei
cittadini, ma non trovo giusta la cancellazione di iniziative valide, tanto più
se mancano proposte alternative”. “S. Pietro, la rivolta dei commercianti”,
titola Il Messaggero. Dopo l'aggressione a due negozianti da parte di alcuni
ambulanti abusivi, l'associazione degli esercenti e dei residenti di via della
Conciliazione ha chiesto al prefetto il ripristino del presidio di polizia
istituito nei mesi scorsi e poi rimosso, minacciando il blocco del traffico per
protesta. “Caldo, litorale preso d'assalto” è l'apertura del Tempo. Secondo il
quotidiano di piazza Colonna ammontano a un milione i romani che nel fine
settimana si sono riversati sul litorale per sfuggire alla morsa dell'afa, con
la colonnina di mercurio che ha raggiunto i 32 gradi. “Code chilometriche al
rientro, affrettato dalla partita della Nazionale”, aggiunge il quotidiano. In
aumento del 20 per cento le chiamate al 118. Richiamo di sul Messaggero
(“Assalto al mare: 'Aquila 01' controlla”), con foto sul Corriere (“Assalto al
mare, strade in tilt”). il Giornale apre con l'omicidio-suicidio di due
fidanzati al Trionfale: “Nic&Loredana, un amore finito in una tragedia”. La
ragazza, di 24 anni, è stata trovata con la gola tagliata, il suo fidanzato, di
( da "Opinione, L'" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Oggi è Lun, 23 Giu
2008 Edizione 126 del 21-06-2008 Berlusconi in testa al ranking di Lucilla
Bicocchi I capi di Stato e di Governo, riuniti a Bruxelles per il Consiglio
d'Europa, cercano una via d'uscita dopo il no irlandese al Trattato di Lisbona.
Una bocciatura che rischia di paralizzare il processo di unificazione europeo.
Come superare dunque l'ostacolo? Secondo Berlusconi, che con oltre 9 minuti
comanda la top ten del 19 giugno, l'Europa per essere più credibile e
competitiva dev'essere meno legata alla burocrazia ed essere più attenta ai problemi
della quotidianità, più vicina ai problemi veri dei suoi cittadini e
missionaria di pace nel mondo. "E' una manovra importante perché giunge
anticipata rispetto alla scadenza di fine anno". Lo dice il ministro del
Welfare Sacconi, che in diretta al Tg4 serale, commenta la manovra
triennale all'indomani dell'approvazione. L'obiettivo è produrre crescita e
coesione sociale, dice Sacconi dal secondo posto del podio. Sulla questione
giustizia, sempre accesa, interviene Filippo Berselli del PdL che cita un
sondaggio secondo cui il 55% degli italiani concorda con l'emendamento
approvato dalla maggioranza. Quarto posto invece per l'ospite in studio del
TgLa7, Andrea Casalegno, che presenta il suo libro "L'Assassinio", in
ricordo della morte del padre Carlo per mano delle Brigate Rosse nel 1977. Alla
domanda, sul significato della parola riconciliazione, il giornalista risponde
di non potersi riconciliare con chi ha ucciso suo padre e con chi ha fatto
della militanza politica uno strumento di morte". Tempo di parola a metà
classifica per Fabio Cannavaro. Ai microfoni dei Tg il capitano della
nazionale, che martedì era presente alla vittoria sulla Francia, pronostica un
bis per domenica contro gli spagnoli. "Vinciamo noi 1-0" dice l'ex
pallone d'oro. Sulla manovra finanziaria del Governo, intanto, arrivano le
critiche dei sindacati ma anche dei Democratici. "Il problema del potere
d'acquisto dei salari e delle pensioni non è stato risolto. Poi troppi tagli
alla Sanità" commenta Bersani dal settimo posto del ranking, mentre è
fissata per domani l'assemblea costituente dove sarà scelta la linea che
l'opposizione seguirà in Parlamento. Mentre il ministro Tremonti manifesta
entusiasmo e promette benefici e risultati già a partire da quest'anno, sono
Carlo Rossella e Walter Veltroni ad occupare le ultime posizioni della
classifica. Il presidente di Medusa parla del suo libro in studio al Tg5
definendosi uno "scrittore della domenica". Il suo è un titolo
emblematico: "Vodka", ambientato in Russia ai tempi del socialismo
reale, un'epoca in cui in pochi riuscivano a sottrarsi al richiamo del
distillato forte e trasparente. Il leader del Pd interviene invece nel corso
del dibattito interno al partito, spiegando che in Europa c'è bisogno di
costruire un grande campo comune, in cui tutte le culture e le ispirazioni
politiche possano incontrarsi.
( da "Messaggero, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Dal nostro inviato
LEVICO TERME - Giulio Tremonti si presenta a villa Sissi di Levico afflitto da
mal di schiena. Non sembrerebbe: "Faccio un lavoro usurante - scherza -
dovrò pensare ad un impiego part time o a tempo determinato. Così anche Epifani
potrebbe misurarsi con la drammatica concretezza dei problemi da
affrontare". Eloquio sempre fluente, incisivo, piccante. Non è condito di
"vaffa", ma l'uomo sa dispensare ugualmente frecce al curaro per
"gli snob che frequentano i salotti. Non accetto speculazioni demagogiche
sulla povera gente". Evidente il riferimento ai 400 euro delle card
prepagate, definite da qualcuno come una "scelta compassionevole", o
peggio. E ancora: "A sinistra nessuno ha parlato e parla della
speculazione. A sinistra ci sono quei manager della speculazione che hanno
imparato a fumare i sigari e a viaggiare con gli yatch. E di speculazione non
parla neppure il sindacato". "Non è vero - replica secco Epifani che
siede a tre metri di distanza - ne abbiamo sempre parlato".Tremonti resta
sul tema della speculazione. Che poi serve al ministro per precisare quell'1,7%
di inflazione programmata per il 2008. "Posso dare due spiegazioni - dice
il titolare di via XX Settembre - la prima tecnica e la seconda politica. La
prima ognuno può averla telefonando alla Bce che chiede di fissare un tasso di
inflazione inferiore al 2%. La seconda spiegazione è politica. E' sbagliato
parlare oggi di inflazione, è una cosa che non esiste. Da almeno sei mesi si
deve parlare di speculazione. Una speculazione internazionale che prima era
finanziaria e che, negli ultimi tempi dopo certi disastri, si è focalizzata
sulle materie prime. A cominciare dal petrolio". Ed allora, spiega
Tremonti, o si porta avanti una battaglia locale, con i vecchi metodi e le
vecchie prospettive, evidentemente non più virtuose o si combatte una battaglia
globale, dove si combatte il nemico pubblico numero uno, la speculazione.
"La speculazione - sentenzia Tremonti - è la peste di questo secolo. Un
fantasma che sapevamo sarebbe arrivato, ma non in questo modo e non così in
fretta". Insomma, oggi l'inflazione "non si spiega più con la
semplice legge della domanda e dell'offerta". E allora tutto quello che è
scritto nel Dpef? Tremonti non esita un attimo a fornire la sua versione:
"Un documento surreale che non serve a niente". Evidentemente
Tremonti non intende intavolare con il sindacato un negoziato tecnico vecchio
stile in base ai parametri classici imperniati sull'inflazione, ma preferibbe
misurarsi su un terreno del tutto nuovo dove oggi la prima misura - ancorchè
drammatica e globale - che pianifica entrate, crescita, redditi e
redistribuzione è la speculazione. E in un'Italia che non
cresce per produttività, che ha una burocrazia elefantiaca, che soffre sui versanti dell'energia e delle
infrastrutture, che non è competitiva, che ha il terzo debito più alto al
mondo, serve il senso di responsabilità di tutti. E' questo, in definitiva, il
messaggio del ministro ai sindacati. Se ci sarà una risposta e che tipo
di risposta sarà, lo si vedrà anche dalla trattativa sulla riforma
contrattuale. Cos.
( da "Redattore sociale" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
MINORI
12.2223/06/2008 Latin King: ''Abbiamo deciso di non rovinarci la vita'' Andy,
24 anni, in Italia dal 2002, portavoce dell'associazione fondata dal gruppo di
ex adolescenti difficili. L'obiettivo: ''Cambiare la nostra immagine e in
generale quella dei giovani latinoamericano agli occhi degli italiani'' MILANO
- "Abbiamo deciso di non rovinarci la vita". Andy, 24 anni, in Italia
dal 2002 e portavoce dei Latin King, spiega le ragioni che hanno portato il
gruppo di cui fa parte a trasformarsi in associazione: "E' un'iniziativa
già accaduta in altre città del mondo, ad esempio Barcellona. Quando ce l'hanno
proposta anche a noi, però, ci siamo chiesti prima se fosse una scelta conveniente
per il nostro gruppo. L'idea ci è piaciuta, anche se non è
stato facile avere a che fare con le regole della burocrazia". Andy chiarisce anche che cosa i Latin King si aspettano
dalla trasformazione: "Come primo obiettivo abbiamo quello di cambiare la
nostra immagine, e in generale quella dei ragazzi latinoamericani, agli occhi
degli italiani. La gente pensa che siamo qui per commettere reati, ma non è
vero. Qualcuno di noi ha fatto degli sbagli in passato, certo, ma come
tutti gli umani non siamo perfetti. Quanto accaduto in passato era come se non
lo volessimo: si spiega anche col fatto che non sapevamo come altro
comportarci". Importante l'aiuto dato da Comunità nuova: "E' stata
una grande mano anche a livello personale. Quando qualcuno di noi ha avuto problemi
loro ci hanno aiutato. Si sono conquistati la nostra fiducia. E oggi non è che
l'abbiamo in tutti: tanta gente ha promesso in passato di darci una mano e poi
ha finito per voltarci le spalle". (Francesco Abiuso).
( da "Asca" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
(ASCA) - Rho-Pero (Mi),
23 giu - ''Un ripensamento profondo che richiede atteggiamenti diversi da parte
dei protagonisti''. Per la presidente di Confindustria, Emma Mercegaglia, e'
questa la soluzione contro il ''deficit di popolarita'', che ha colpito
l'Unione Europea dopo il no degli irlandesi al Trattato di Lisbona. Un voto
contrario che secondo la Marcegaglia rappresenta ''un sintomo di malessere che
c'e' in Europa''. Ecco perche', ha puntualizzato durante il suo intervento
all'Assemblea 2008 di Assolombarda, ''occorre ritrovare una
leadership che faccia in modo che l'Europa parli di problemi veri, quelli che
riguardano i cittadini e le imprese''. Per la presidente di Confindustria,
insomma, occorre ''una logica diversa che non parli solo di veti e di burocrazia. Serve un'Europa preoccupata
del benessere dei suoi cittadini e delle sue imprese''. fcz/cam/lv.
( da "Asca" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
(ASCA) - Rho-Pero
(Mi), 23 giu - Nel dibattito parlamentare sulla finanziaria ''chiediamo al
governo di resistere alle resistenze di lobby e gruppi di pressione''. E' il
forte appello che la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha lanciato
al governo dal palco dell'Assemblea 2008 di Assolombarda. Per la presidente di
Confindustria ''e' soprattutto necessario mantenere la barra dritta sulle
grandi riforme che Confindustria appoggia''. Piu' nello
specifico, sulla manovra economica 2008 annunciata dal ministro Tremonti, e'
''una valutazione complessivamente positiva'' quella della Marcegaglia, che a
questo proposito ha aggiunto: ''Ci piace il metodo e la logica di avere piu'
efficienza e meno burocrazia nella macchina dello Stato. fcz/cam/ss.
( da "Virgilio Notizie" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
CITTADINI Risultato Irlanda
sintomo di malessere che in Europa c'è postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA
Altri Rho-Pero, 23 giu. (Apcom) - Il risultato dell'Irlanda "non deve
preoccupare in sé, ma è sintomo di un malessere che in Europa c'è" e
"il modo migliore per rispondere a questo malessere è ritrovare una
leadership che non parli di temi lontani ai cittadini ma di temi veri, voglio
sentir parlare di immigrazione, infrastrutture, caro vita". Lo ha affermato il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia,
nel corso del suo intervento all'assemblea annuale di Assolombarda.
"Vogliamo vedere un'Europa preoccupata del benessere dei propri cittadini,
con meno burocrazie e più attenzione ai cittadini e alle imprese".
( da "Gazzettino, Il (NordEst)" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
FONZASO Assemblea
veneta dei sodalizi che si occupano di turismo e promozione del territorio Alle
Pro loco il sostegno della Regione Il vice presidente Franco Manzato:
"Inseriremo i vostri sforzi nel nuovo disegno di legge"
FonzasoSostegno e riconoscimento alle Pro loco.Lo ha promesso il vicepresidente
della giunta veneta Franco Manzato nel corso dell'assemblea regionale delle Pro
loco di Fonzaso."È in consiglio il disegno di legge sul turismo - ha detto
- e vogliamo che le Pro loco siano inserite con gli altri sistemi territoriali
in un'unica strategia di promozione dell'industria veneta dell'ospitalità, che
vale 12 miliardi annui di fatturato. Far crescere non solo in numeri, quasi 62
milioni di presenze turistiche, ma soprattutto la qualità
dell'offerta".Manzato ha svelato di aver avuto qualche frizione con la
sottosegretaria Michela Brambilla alla Conferenza nazionale sul turismo."È
vero che bisogna promuovere l'Italia nel suo complesso, ma altrettanto
importante è la valorizzazione dei singoli territori e le Pro loco in questo
senso insegnano molte cose. Sono fatte da volontari con il grande amore per la
loro realtà, e questo rapporto umano è un fattore che attrae il
turista".Volontari sì, ha sottolineato il presidente nazionale dell'Unpli
Caludio Nardocci, ma che debbono crescere."Soltanto così possiamo far
vedere a tutti quanto siamo capaci. ma per far questo occorre andare a scuola,
ovvero partecipare ai corsi di formazione che ci fanno crescere". Alle Pro
loco non bastano più, però, gli attestati di stima. E se tutti i politici
ospiti dell'assemblea fonzasina, i consiglieri regionali Guido Trento,
Gianpaolo Bottacin e Dario Bond, l'assessore provinciale Ezio Lise e il
vicepresidente della Provincia di Treviso Floriano Zambon, hanno riconosciuto
il valore di queste realtà, dall'assemblea è arrivata la richiesta di azioni
concrete verso le Pro loco. Lamentando la troppa burocrazia da parte dei primi
interlocutori delle associazioni di volontariato, i Comuni."Possibile che
per una manifestazione si debbano perdere due mesi in permessi?" Da qui la
richiesta di avere un unico sistema legislativo per tutto il territorio con
inserite chiaramente le regole capaci di disciplinare una volta per tutte i
rapporti con le amministrazioni comunali. Importante, è stato affermato
nell'assemblea, il ruolo del Consorzi tra le Pro loco."Se ci uniamo e ci
facciamo vedere forti, nessun interlocutore potrà dirci di no quando
presentiamo i nostri progetti - ha sottolineato il presidente nazionale
Nardocci - ma debbono essere progetti fatti bene Noi come Unpli vi sosteniamo
per quanto possiamo". L'assemblea ha anche presentato le esperienze dei
giovani in servizio civile nelle varie Pro loco venete, inserite in progetti di
valorizzazione della cultura, territorio, prodotti tipici.Maurizio Dorigo.
( da "Gazzettino, Il (NordEst)" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
CIBIANA - (gg)Non
poteva essere giornata migliore per l'apertura del Museo delle Nuvole sul Monte
Rite per la stagione estiva 2008. Sole, esplosione di fiori sui prati, hanno accompagnato
sull'eccezionale altura i componenti della tappa finale, la 18a, di
"Superalp 2". Proveniente dal Rifugio Auronzo la pattuglia di una 15a
fra operatori della comunicazione e di escursionisti ha utilizzato per il suo
girovagare fra le Alpi tutti i mezzi di trasporto pubblici disponibile oltre
alle proprie gambe. Esclusa l'auto privata.Sul Monte Rite sono arrivati anche i
rappresentanti degli allevatori dell'Alto Bellunese, da Colle Santa Lucia e da
Selva, dal Centro Cadore e dal Comelico. Ad accogliere tutti c'erano il
presidente della Provincia di Belluno, Sergio Reolon, il sindaco di Cibiana
Guido De Zordo, a cui si è aggiunto successivamente quello di Bolzano, Luigi
Spagnolli e Reinhold Messner.Quest'ultimo ha espresso la sua soddisfazione: "È
una visita questa che mi fa molto onore. Plaudo all'iniziativa di Superalp
perché montagna non vuol dire solo arrampicare, ma anche conoscenza del
territorio e della gente che vi abita". Quanto agli agricoltori ha messo a
confronto la realtà dell'Alto-Adige con quella bellunese profondamente diversa,
ma anche unita da tutta una serie di problemi. "La politica per la
montagna sia nazionale, sia europea non mi piace più. Troppa
burocrazia, legacci,
impacci, sfruttamento economico così che al contadino è difficile, se non
proibito, lavorare e vendere i propri prodotti, puntando sulla qualità. Quella
per esempio del formaggio fatto in casa e del latte venduto direttamente".Non
sono mancati alcuni interventi provocatori sul "si fa presto a dire".
Sia per Reolon, sia per Messner occorre una politica che segua la specificità
della montagna e che sia fatta da gente che la montagna la conosce davvero.
Anche qui come nel turismo occorre spirito di iniziativa.
( da "Opinione, L'" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Oggi è Lun, 23 Giu
2008 Edizione 127 del 23-06-2008 NEL TERRITORIO DEL COMUNE CAMPANO SI STA
COSTRUENDO UNA CENTRALE FOTOVOLTAICA Le buone notizie da Giugliano di Giuliana
Tambaro Nel territorio di Giugliano in Campania si sta realizzando una centrale
fotovoltaica, che si appresta a divenire una delle più grandi d'Europa. Il
progetto è della Compagnia per l'energia rinnovabile del gruppo Lettieri. La
realizzazione dell'impianto fotovoltaico, nel territorio giuglianese, è un
altro passo avanti, per la piena attuazione, di quanto previsto, dal Piano
d'azione per lo sviluppo economico in Campania (Paser); piano che attribuisce
un ruolo primario al comparto della produzione energetica, in particolare alle
fonti rinnovabili. Il fotovoltaico, inteso come tecnologia creata per ottenere
elettricità dai raggi solari, con eccessivo ritardo, si sta inserendo nella
società globale, per riscaldare ed alimentare case ed aziende. L'impianto di
Giugliano sarà, ancor più grande di quello situato nella provincia di Salerno.
Si tratterà di una centrale di circa
( da "Mattino, Il (Circondario Sud1)" del
23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Brunetta "Con
me il 95%" "Io ho con me il 95% degli italiani, a partire dai
dipendenti pubblici per bene che sono la stragrande maggioranza. E non ho paura
di nessuno": lo ha detto il ministro della Funzione pubblica, Renato
Brunetta, alla festa del Pdl a Bastia Umbra. "Sono stato bravissimo - ha
continuato - ad individuare i problemi, sono stato geniale ad approntare le
norme, ma non ho ancora fatto niente. Occorre che tutto questo diventi
comportamento del paese". Il ministro ha attaccato poi il sistema-Umbria:
"Questa è la regione che ha tra i tassi più elevati di pubblici dipendenti
e non per produrre servizi pubblici, ma per produrre clientela e consenso. Le giunte rosse dell'Umbria si sono per anni comprati il consenso
producendo posti di lavoro finti nella burocrazia". Infine Brunetta ha affermato che il centrodestra "ha
vinto in tutta Italia. Rimangono alcune piccole zone dove normalmente il voto
viene comprato e non c'è la democrazia".
( da "Giornale.it, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
In politica tutti
nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter
Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul
bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere
dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento
davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il
fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo
D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un
avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore
dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un
linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc).
Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del
segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa
dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una
questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per
l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il
dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi
riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno.
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( da "Sestopotere.com" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
(23/6/2008 15:00) |
(Sesto Potere) - San Mauro - 23 giugno 2008 - Dalla “piccola patria” di San
Mauro al Costarica. Con un incarico presso il governo dello Stato
centroamericano. è Massimo Manzi, sammaurese di 36 anni, che dal 2004 vive e
lavora in Costarica in qualità capo di gabinetto presso il Ministero per la
Competitività. A lui lunedì 23 giugno a Casa Pascoli sarà consegnata della
Torre d'oro. Un riconoscimento di prestigio, promosso annualmente
dall'Assessorato alla Cultura di San Mauro, che premia un giovane sammaurese
che si è distinto nella cultura, nell'arte, nel lavoro, nello sport, nello
spettacolo o nel volontariato. Manzi da quattro anni vive e lavora presso lo
stato centroamericano. Dopo avere ricoperto incarichi presso il Ministero degli
Esteri prima, e del Commercio con l'estero poi, alcuni mesi fa ha ottenuto
direttamente dal Presidente della Repubblica, Oscar Arias, un incarico presso
il Ministero per la CompetitivitÁ nell'ambito di un Programma
Nazionale per la competitivitÁ economica e la semplificazione della burocrazia. Si tratta di un programma
promosso dalla Presidenza della Repubblica su un tema di notevole importanza per
un paese come il Costa Rica che sta cercando di consolidarsi definitivamente
sui mercati internazionali come ricettore di investimenti esteri ed esportatore
di prodotti ad alto valore aggiunto. “Il premio, che ha un chiaro
richiamo al luogo pascoliano, la Torre, è stato istituito quale riconoscimento
a giovani sammauresi che si sono distinti per la loro attività – spiega il
sindaco Miro Gori – E dopo avere premiato sportivi, medici, musicisti,
quest'anno è la volta di un ragazzo che occupa un ruolo importante presso il
governo del Costarica”. Serata di premiazione. La serata di premiazione è per
lunedì 23 giugno alle
( da "Affari Italiani (Online)" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Lunedí 23.06.2008
16:18 --> Di Giuseppe Morello "Chiedete alla Banca Centrale
Europea". Questa la risposta con cui Tremonti ha risposto ai sindacati che
accusano il governo di aver fissato un tasso di inflazione programmata (il
parametro di riferimento per l'adeguamento degli stipendi al costo della vita)
all'1,7%, penalizzando stipendi e pensioni visto che l'inflazione reale è ben
più alta. La risposta di Tremonti - che ha perso
un'occasione per sottolineare più esplicitamente i limiti della burocrazia europea, questa volta
facendosene scudo - solleva ancora una volta dubbi sul ruolo della Bce che dice
di fare solo politica monetaria, mentre imponendo un'inflazione programmata
entro il 2%, di fatto impone anche le politiche dei redditi. La Bce teme
spirali inflattive, ma l'ottusità con cui persegue questo obiettivo fa sì che
stipendi e pensioni perdano potere d'acquisto, per altro ignorando (come in
parte ha detto Tremonti) che le spinte inflattive non discendono dalla dinamica
salariale ma dalla scarsa competitività dei mercati e dagli aumenti delle
materie prime e dalla speculazione della finanza in fuga da Borsa e immobili.
Ma alla Bce che importa? Loro, a Francoforte, si occupano solo di moneta, che
problema c'è? E invece il problema c'è, eccome. Non è un caso che da alcuni
anni si dica che l'inflazione programmata è uno strumento decrepito, che aveva
senso per stabilizzare l'inflazione alla nascita dell'euro. E hanno ragione
Tremonti, a dire che il Dpef è un rottame del passato, e i sindacati, nel
sostenere che nelle prossime contrattazioni non ne terranno conto. Prima o poi
a Francoforte intuiranno che c'è qualcosa che non va.
giuseppe.morello@affaritaliani.it.
( da "AgoPress" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Fonte:
Piemme Impresa - Primo Piano 23/6/2008 18.04 P.A.. CNIPA, BUROCRAZIA PIU'
RAPIDA CON IL PROGETTO ECRN.
( da "Virgilio Notizie" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
"La prova è che
molti fondi Ue vengono restituiti" postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA
Altri Roma, 23 giu. (Apcom) - "Ici, infrastrutture, detassazione del
lavoro straordinario. Da questi primi titoli si comprende l'attenzione
particolare che il governo di centrodestra ha nei confronti del
Mezzogiorno". Lo ha detto il Presidente Vicario del gruppo Pdl Camera,
Italo Bocchino, rispondendo in diretta alla videochat di Alleanza Nazionale.
"Da uomo del Sud, eletto nel Sud - dice Bocchino - mi permetto di dire che
per rilanciarsi il nostro Mezzogiorno più che di soldi necessita di progetti,
di idee, di certezze e di fiducia nel futuro. Purtroppo le
imprese meridionali si scontrano con difficoltà strutturali tra cui una burocrazia spesso inadeguata e lenta.
Prova ne sia che molti fondi europei vengono restituiti a causa della
impossibilità di spendere i soldi per mancanza di progetti".
( da "Velino.it, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il Velino presenta,
in esclusiva per gli abbonati, le notizie via via che vengono inserite. ECO -
Marcegaglia al governo: Manovra positiva, resistere a pressioni Roma, 23 giu
(Velino) - Valutazione positiva della Finanziaria, anche se si parla poco di
infrastrutture. E un appello al governo affinché nel dibattito parlamentare
sulla manovra faccia muro “alle resistenze di lobby e gruppi di pressione”.
Questo il messaggio lanciato dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia,
intervenuta a Rho (To) all'assemblea 2008 di Assolombarda. "Della
Finanziaria – ha detto il numero uno di Viale dell'Astronomia – ci piace il
metodo, ci piace la logica e il fatto di avere una maggiore efficienza nella
macchina dello Stato, meno burocrazia. Chiediamo al governo di resistere con grande fermezza - ha
aggiunto - quando inizierà la discussione poiché ci saranno naturalmente
resistenze da parte di lobby e i gruppi di pressione. Chiediamo all'esecutivo
quindi di rimanere con la barra diritta sulle grandi riforme che Confindustria
appoggerà”. Ma Marcegaglia lancia anche un appello alle forze politiche
“perché non ritorni un clima di accuse reciproche che ci farebbe tornare
indietro di 15 anni”. Per il presidente di Confindustria ci sono infatti
“segnali preoccupanti” che potrebbero portare a un “deterioramento del clima
politico”. Questo non farebbe bene all'Italia, anche perché “siamo a soli 50
giorni dall'inizio della nuova legislatura. Il sistema Paese non consente il
ritorno ad accuse reciproche” che compromettono “una stagione di riforme”. In
questo senso, “lady acciaio” ha fatto “un appello chiaro alle forze politiche
di guardare al bene del Paese”. “Sarebbe un grave errore - ha sottolineato -
tornare all'atmosfera dei 15 anni precedenti che ci hanno portati
all'immobilismo”. Per il presidente degli industriali “non è più la stagione
dell'ordinaria amministrazione”, ma occorre “affrontare i veri nodi
strutturali”, ossia “la crescita troppo bassa e i salari troppo bassi”. Per
farlo, ha concluso la Marcegaglia, “serve un senso di unità e di bene comune”.
Tornando all'analisi della Finanziaria, il numero uno di Viale dell'Astronomia
ha chiesto chiarimenti al governo sul tema delle infrastrutture visto che, a suo
giudizio, nella manovra “c'è poco”, mentre si tratta di “un tema fondamentale”.
“Non possiamo pensare - ha spiegato - da un lato che le infrastrutture vengano
realizzate solo con fondi pubblici, ma è vero anche che il governo non può non
pensare a questo tema. Servono investimenti e nuove regole così che i fondi
privati possano arrivare. Servono inoltre regole e tempi certi. è impensabile
che in Italia ci vogliano 20 anni per realizzare un'opera mentre in Spagna ne
basta uno. Se c'è una nuova infrastruttura da fare - ha concluso - non ci
vogliono i comitati del no, che fermano il paese. Credo che sia importante non
dare spazio ai professionisti del no”. Il numero uno di Viale dell'Astronomia è
tornata successivamente sulla polemica dei sindacati secondo cui la forbice tra
inflazione programmata e reale potrebbe essere troppo ampia mettendo in crisi
le intese possibili sui contratti. La riduzione dell'inflazione, afferma la
Marcegaglia, “non può non essere un obiettivo”. E se il tasso sarà “molto
diverso da quello programmato” allora Confindustria “farà una riflessione”.
“Darsi e mantenere un obiettivo chiaro di riduzione dell'inflazione è un fatto
positivo”, ha aggiunto la Marcegaglia, sottolineando che è “la stessa Banca
centrale europea a chiedercelo, ce lo chiedono tutti. è evidente che poi
qualora l'inflazione reale sarà diversa da quella programmata allora faremo
delle valutazioni al tavolo. L'Europa è il nostro riferimento, la nostra
cornice per risolvere i grandi problemi internazionali”, ha continuato.
Aggiungendo che da Dublino è emerso un sintomo di malessere che c'è e che per
essere risolto richiede una “leadership vicina ai problemi reali degli
europei”. Secondo il presidente degli industriali, “l'Europa soffre per un
deficit di popolarità”. Il leader di Confindustria ha quindi invitato ad
adottare strumenti che riducano la speculazione alla base del forte aumento del
prezzo del greggio, apprezzando la disponibilità dell'Arabia Saudita di
aumentare la propria produzione di greggio. “Adesso ci vogliono elementi per
ridurre la speculazione che stiamo vivendo e che sta avendo un impatto
devastante sulla nostra economia, sulle imprese e sui cittadini”. Il presidente
di Confindustria ha poi ribadito che la crisi finanziaria legata ai mutui
subprime pesa ancora: “Ogni volta che pensiamo che il peggio è alle spalle,
arrivano nuove notizie e nuovi esempi che ci fanno preoccupare”. Quello che non
si sa, ha continuato, sono le perdite reali, anche se “il nostro sistema
bancario è solido ed è stato toccato poco dalla crisi”. Quello che emerge è che
“è un'idea sbagliata quella dei castelli di carta e della finanza che ha
altissimi profitti senza rischio. Occorre tornare a finanziare i progetti
industriali veri”. Parlando poi del rinnovo dei contratti, il leader degli
industriali ha affermato: “Non possiamo fare un accordo a tutti i costi,
chiuderemo solo se raggiungeremo livelli di produttività più alti. La volontà
di negoziare - ha proseguito – c'è da parte di tutti, ma non possiamo
raggiungere un accordo a tutti i costi”. (red/cos) 23 giu 2008 17:46.
( da "Sestopotere.com" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
(23/6/2008 17:42) |
(Sesto Potere) - Treviso - 23 giugno 2008 - “Il soggetto principale
dell'agricoltura sono le imprese e la loro redditività: la
politica e la burocrazia
non possono essere un peso rispetto al difficile impegno che già deriva dalla
concorrenza del mercato mondiale. Dobbiamo dare una svolta e lo faremo sin dai
prossimi giorni”. Con questa promessa il vicepresidente della giunta veneta
Franco Manzato ha portato oggi il saluto della Regione all'assemblea dell'Associazione
Provinciale Allevatori di Treviso, riunitasi nella sede di Villorba sotto la
presidenza di Sergio Michielan, a fianco del quale c'era Terenzio Borga,
presidente dell'Associazione Produttori Latte del Veneto. “L'applicazione solo
formale delle disposizioni, a qualunque livello siano state dettate, spesso
crea difficoltà agli imprenditori – ha spiegato Manzato – ma se tutti si
lamentano probabilmente non sono le azienda a sbagliare, ma la politica.
Intendo per questo mettere a contatto diretto le aziende con le strutture
regionali centrali e periferiche e le sue aziende operative, perché avere
indicazioni utili su come si deve operare. Noi siamo a servizio delle aziende,
non viceversa”. “Mettendo a confronto mondo produttivo e apparati contiamo di
poter fare squadra tutti assieme, perché i contributi da soli rischiano di non
essere utili se poi non riusciamo ad investirli concretamente e nella maniera
giusta, senza far perdere tempo e denaro alle aziende. La prossima settimana
inizieremo con Avepa, ma dobbiamo rivedere anche il ruolo degli Ispettorati
agrari. L'agricoltura è davvero strategica e dobbiamo operare di conseguenza –
ha concluso Manzato – e io intendo lavorare per mantenere il ruolo leader che
il Veneto ha in questo settore”. L'assemblea dell'APA è caduta in un periodo
non facile che, come ha ricordato dal canto suo Michielan, ha visto allargarsi
la forbice tra prezzo pagato ai produttori e costi di produzione, a tutto
svantaggio dei redditi aziendali. E questo in tutti i comparti zootecnici: dal latte,
alla carne, dall'avicoltura all'allevamento del coniglio. Si intravvedono
spiargli, e Regione e Governo hanno promesso di operare per allargarli, mentre
l'Unione Europea ha revocato la procedura d'infrazione aperta nei confronti
dell'Italia per quanto riguarda la cosiddetta Direttiva Nitrati. La Regione è
anche pronta a farsi carico di quota parte dei costi assicurativi rispetto alle
perdite che possono derivare al settore per eventi eccezionali. I problemi però
non sono pochi, mentre occorre intervenire – è stato detto – per accrescere il
ruolo del segmento produttivo nelle filiere, rispetto ai diktat che oggi
vengono dagli altri segmenti, a partire dalla Grande Distribuzione Organizzata.
( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Dall'inviato Andrea
Malan KRAGUJEVAC - Appena fuori da Kragujevac, sulla strada che arriva da
Belgrado, quelli della Zastava hanno appeso un lungo striscione:
"Benvenuti a casa, Fiat". E una volta entrati in città le strade, ben
più di quelle di Belgrado, sembrano un museo all'aria aperta di 50 anni di auto
torinesi da una versione sportiva della 600 simil-Abarth, con cofano posteriore
rialzato a una 1300 dei primi anni 60, con un carrettino al traino. Ma a
dominare la scena sono la 128 e i suoi derivati: l'ultimo è la Skala, una
edizione con portellone posteriore che, ci assicurano, viene ancora venduta in
qualche esemplare, in Egitto. Fin dalla prima joint venture, che risale ai
tempi di Vittorio Valletta, qui la Fiat è di casa; l'intesa siglata meno di due
mesi fa non è quindi un accordo come i tanti dell'era Marchionne. La storia La
storia cominciò negli anni 50, quando Fiat concesse all'allora azienda statale
Zastava la licenza per produrre i propri modelli - a partire dalla 600. Alle
varie 1300 e 128 si aggiunsero nel corso degli anni modelli sviluppati qui,
come la Florida - disegnata da Giugiaro - e la Koral, che venne anche esportata
verso l'Italia con marchio Innocenti. Ai tempi d'oro, alla fine degli anni 80,
la fabbrica di Kragujevac arrivò a produrre 220mila auto in un anno e arrivò
anche ad esportare (con il marchio Yugo) negli Stati Uniti. La dissoluzione
della ex Yugoslavia privò però Zastava di buona parte del mercato e dei
produttori di componenti. Ma fu un'altra guerra - quella per il Kosovo - a
mettere l'azienda definitivamente in ginocchio. "Guardi, lì è caduta una delle
due bombe. Delle due linee di verniciatura, ha distrutto la più moderna"
indica sconsolato Dragan Begovic, direttore tecnico. Poiché il kombinat Zastava
produceva anche armi, nel 1999 fu bombardato tutto il comprensorio. Le bombe
"intelligenti" mancarono i fucili da combattimento e centrarono le
pistole a spruzzo della verniciatura. I buchi nel tetto sono stati riparati, e
dall'alto la parte danneggiata sembra ora la più moderna. Ma sotto non c'è più
nulla. "Non avevamo i soldi e non ne valeva la pena" spiega Begovic
in un buon inglese. I capannoni sono semivuoti e con pochi operai, tutti oltre
la quarantina. L'anno scorso sono state prodotte 16mila auto, con un solo turno
giornaliero. Sempre su licenza Fiat è partita la produzione della Punto, la
quale - ribattezzata Zastava 10 - viene assemblata con componenti che arrivano
dall'Italia. La linea di montaggio fu spedita qui - ironia della sorte - da
Termini Imerese, nel 2005. Il cavallo di battaglia resta la Koral, che costa
poco più di 4mila euro e oltre al prezzo ha anche una tecnologia low: motori al
massimo Euro 3, di cui uno ancora a carburatori. I dipendenti sono teoricamente
3.900, ma "qualche centinaio è avviato al prepensionamento" spiega
Aleksandar Ljubic, responsabile delle offerte pubbliche dell'Agenzia per le
privatizzazioni di Belgrado. I progetti e gli incentivi In queste condizioni,
perché scegliere Kragujevac? Non è certo un fatto sentimentale. Né interessava
il mercato serbo, con le sue 50-60mila vetture l'anno. Torino doveva trovare al
più presto un sito di cui fare la base produttiva - per tutta Europa - della
futura auto piccola. La fabbrica polacca di Tychy - da cui escono Panda e 500 -
è infatti satura, e i tempi della burocrazia italiana, per quanto riguarda un possibile investimento a Termini
Imerese, non sono quelli di Sergio Marchionne. Questa esigenza di Fiat si è
trovata a coincidere con una fretta simile da parte di Belgrado: dopo anni di
tentennamenti, e con le elezioni politiche a un passo, il presidente
filoeuropeo Boris Tadic doveva trovare al più presto un partner per Zastava.
Di qui la forte accelerazione del dossier. In base al memorandum di intesa,
Fiat dovrebbe assumere un po' più di 2mila persone nella joint venture con
Zastava, di cui Torino avrà il 70% del capitale. L'investimento annunciato
finora sarà di 700 milioni di euro ripartiti fra i due partner, per una
capacità produttiva prevista di 300mila unità l'anno. Gli uomini del Lingotto
sono già a Kragujevac a studiare l'azienda in dettaglio, e il contratto
definitivo dovrebbe essere firmato nei prossimi mesi. Il tempo stringe:
obiettivo di Torino è avviare la produzione della piccola al massimo all'inizio
del 2010. La comunanza di interessi è stata naturalmente "cementata"
da una serie di aiuti e da un vantaggio che resta incolmabile per quanto
riguarda il costo della manodopera. Le autorità serbe forniranno incentivi per
un centinaio di milioni di euro tra contributi diretti (si parla di 3-5mila
euro per ogni assunto), esenzioni fiscali - verrà creata una zona franca valida
anche per i subfornitori, dove potranno essere importati materie prime e
semilavorati senza dazi - e altre agevolazioni; la città, per esempio,
concederà gratuitamente i terreni per gli eventuali ampliamenti. Il sindaco di
Kragujevac assicura che "speriamo di completare entro il 2010" il
raccordo che collega la città all'autostrada Belgrado-Nis, parte del corridoio
europeo 10. Gli incentivi non basterebbero senza il consistente differenziale
nel costo del lavoro. La paga media netta dell'operaio arriva a 300 euro al
mese, e il lordo per l'azienda a 450 (circa 3 euro l'ora). Kragujevac è
logisticamente in una posizione non più sfavorevole di Termini Imerese; per via
stradale, per esempio, è più vicina a Milano (
( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Di Nicoletta Cottone
Con la manovra rispunta il buono baby sitter con delle novità. Viene ampliato
il raggio d'azione del voucher introdotto dalla legge Biagi. Si potrà staccare
il buono per prestazioni di lavoro accessorio di natura occasionale in favore
dell'impresa familiare, limitatamente al commercio, al turismo e ai servizi. E,
ancora, i voucher si potranno utilizzare nell'ambito di lavori domestici, di
giardinaggio, di pulizia e manutenzione di edifici, strade, parchi e monumenti,
per le lezioni private dei figli, per manifestazioni sportive, culturali o
caritatevoli, per lavori di emergenza o di solidarietà. Ma anche nell'ambito
dei periodi di vacanza di studenti e universitari o per attività agricole di
carattere stagionale. In pratica per piccoli lavori occasionali si potrà far
ricorso a un buono prepagato, che già comprende, oltre al pagamento della
prestazione occasionale, i versamenti contributivi e l'assicurazione contro gli
infortuni, oltre al rimborso al concessionario. Le attività lavorative non
potranno dare compensi superiori a 5mila euro dal medesimo committente,
elevabili a 10mila in caso di imprese familiari. L'istituto, che non è mai
decollato, è oggetto di una sperimentazione per la vendemmia. Da pochi giorni
si stanno firmando le convenzioni per il voucher vendemmia, legato al decreto
del ministro Cesare Damiano pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nel maggio
scorso. Costo per chi acquista il servizio 10 euro: 7,5 euro andranno al
lavoratore, la differenza per contributi previdenziali (1,30 euro all'Inps),
assicurativi (0,70 all'Inail) e per il concessionario (0,50 euro). In pista soprattutto pensionati e studenti. L'obiettivo è quello
di combattere il lavoro nero, ridurre la burocrazia per le imprese agricole e dare una possibilità reddito a
pensionati e studenti. Una modalità semplice per fare emergere prestazioni
svolte in nero. 20 giugno 2008.
( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Epifani:
"Perché l'accordo conviene ai lavoratori" di Alberto Orioli Ha
modellato una Cgil un po' più riformista. Il gossip lo vuole presto
eurodeputato Pd, ma è, appunto, gossip. Gli dà fastidio che si parli della sua
successione ma ha un sogno: che, dopo 100 anni di gloriosa reggenza al
maschile, sia una donna a ereditare il potere di 5 milioni di iscritti e a
diventare la vera controparte di Emma Marcegaglia. Se proprio deve tentare un
calcolo di quelli che fanno i sindacalisti, un po' politico un po' sociale dice
che firmare l'accordo per la riforma dei contratti ai lavoratori conviene. E
forse conviene anche a lui (ma questo non lo dice). Gugliemo Epifani,
segretario generale della Cgil, sa che l'intesa può portare nuovo reddito,
recuperare produttività e ampliare la torta della ricchezza-Paese da spartire.
Per tacere del rilancio che garantirebbe allo stesso sindacato, non certo
dotato della forza contrattuale di un tempo. La Cgil, poi, continuerebbe ad
avere peso anche con un Governo non amico, a meno che la nuova "linea di
piazza" di Walter Veltroni non finisca per influire sul percorso del
sindacato di Corso d'Italia. Cgil stampella del partito? "Semmai se
decideremo azioni di lotta saremo lieti di avere al nostro fianco anche parte
del mondo politico. Ci sentiremmo meno soli" risponde. E, certo,
l'indicazione del Dpef di un'inflazione programmata ferma alla metà di quella
oggi reale, rischia di dare un motivo in più per chi agita la protesta. Ma il
segretario Cgil taglia corto: "Il sindacato non prenderà in considerazione
le indicazioni del Dpef, perchè ha un'altra proposta che fa parte della riforma
dei contratti". Si tratta del riferimento a un tasso di inflazione
"realisticamente prevedibile" e a un nuovo indicatore europeo che ha
già suscitato diverse prese di distanza. Epifani esclude lo scenario
isolazionista, anche se è evidente che non sarebbe difficile per le imprese,
oggi, scegliere di andare avanti comunque nella riforma, magari accentuando le
scelte unilaterali o decidendo di fare gli accrodi "con chi ci sta".
"Non credo che questo possa avvenire dice Epifani comunque ribadisco che
non sono disposto a firmare un accordo purchessia. È evidente che ci sono
interessi contrapposti a questo tavolo. E abbiamo fatto bene a cominciare il
confronto a partire da quello che ci divide di più. Le imprese vogliono ridurre
se non azzerare il contratto nazionale; noi vogliamo mantenerlo e aumentare gli
spazi di manovra sul secondo livello. Tutto qui, ma non è poco". Non è
davvero poco anche se da questo dilemma dipende il futuro delle buste paga e il
destino delle rappresentanze dei corpi intermedi della società italiana,
passati dall'apoteosi ideologica anni 70 al ruolo semi-istituzionale della
concertazione anni 90, al declino molecolare della società a coriandoli di
oggi. Un'Italia che sembra quanto di più distante dalle organizzazioni di
interessi confederali, vale a dire mediati in una grande centrifuga sociale
dove si mescolano i bisogni del lavoratore protetto e dell'ex lavoratore o del
lavoratore precario, del lavoratore-cittadino e del lavoratore-consumatore.
Epifani ha radici socialiste, è un riformista da sempre, e ritrova, qua e là,
antichi compagni di strada come Maurizio Sacconi o Renato Brunetta oggi sue
controparti. Così controparti da aver già richiesto diversi duelli verbali. Il
leader Cgil, tuttavia, con una virata lunga, sta correggendo la rotta della sua
confederazione che rivaluta il mondo del terziario e guarda al pubblico impiego
e sembra lasciarsi alle spalle certa retorica metallurgica. Dalla parte
riformista della Fiom viene Susanna Camusso, storica leader in Lombardia,
socialista di origine anche lei; Enrico Panini, segretario della Cgil scuola, è
un preside di liceo, prima volta in assoluto di un rappresentante del mondo
del'istruzione in segreteria. Fabrizio Solari, provenienza dai trasporti,
conosce tutto della tribolata vicenda Alitalia (compresi certi errori dei
sindacati corporativi) mentre Vera Lamonica è la leader donna del sindacalismo
anti-n'drangheta in Calabria. In segreteria anche un riformista storico come
Agostino Megale: ha diretto l'Ires dove ha studiato a fondo perchè gli operai
hanno votato Lega, un passato da leader dei tessili, quelli che hanno inventato
la flessibilità degli orari e hanno saputo superare la globalizzazione quasi 20
anni fa. Dunque una Cgil con un volto diverso. Se oltre al volto cambieranno
anche i contenuti si saprà nel corso del negoziato. "È chiaro che se le
imprese pensano di disfarsi di un fastidio, cioè noi, i sindacalisti, i margini
per un negaoziato serio non esistono, ma ho riscontrato in Emma Marcegaglia un
atteggiamento pragmatico che va al cuore delle cose senza ideologismi.
Vedremo". Un rischio è che nei sindacati si scateni la corsa
all'accreditamento, al posto di interlocutore privilegiato: "Vedo che
alcuni miei colleghi a volte eccedono nel sostenere le scelte del Governo. Non
è il caso di correre troppo in soccorso al vincitore. Secondo me c'è molto di
più da fare per difendere gli interessi dei più deboli: nella manovra non è
previsto alcunchè per il lavoro dipendente, solo un po' di populismo
compassionevole. Vanno bene i 400 euro ai pensionati ma perchè non lasciare a
loro la scelta di come spenderli? Non è questo il pensiero liberale?".
Epifani non è convinto della scelta degli enti bilaterali, una delle
innovazioni strategiche del Governo Berlusconi: "Va bene la certificazione
congiunta dei contratti e ci sono anche altre cose che gli enti possono fare.
Ma è sbagliato caricarli troppo di responsabilità operative; rischia di esporci
a ruoli impropri e a conteziosi, magari davanti al giudice, con gli stessi
lavoratori". Non è convinto nemmeno delle
semplificazioni che invece sono una manna per quelle imprese che lamentano una burocrazia vessatoria e un extracosto
annuo di 14 miliardi di euro bruciati in adempimenti. Per Epifani "sono la
forma per difendere i diritti dei lavoratori", anche se spesso diventano
una diseconomia che fa fuggire l'impresa. Eccolo il paradosso: hai i diritti,
ma non il lavoro. Crei un potenziale per riempire le piazze, ma non per
riempire le fabbriche. Devi aumentare il denaro in busta paga e rischi la fuga
nel sommerso esentasse. Al tavolo della riforma dei contratti c'è tutto questo.
Non è una novità; la novità è discuterne davvero. Domenica 22 Giugno 2008.