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Articoli
Burocrazia (48)
Il nuovo padiglione è pronto: apertura prevista in
autunno ( da "Cittadino, Il"
del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: e a questo punto la partita è in mano alla burocrazia. In particolare, sono in corso gli accertamenti necessari al rilascio dell'accreditamento. Un processo quest'ultimo, spiega la direzione sanitaria, "che richiede il tempo necessario per le verifiche nell'ambito delle quali dovrà essere accertato il rispetto di tutti i requisiti richiesti per legge".
Dimezzate
in una notte le 3.500 tonnellate di immondizia che lunedì giacevano in città
( da "Gazzetta
del Sud" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: I treni partiranno domani perché ieri qualcuno li ha bloccati: camorra o burocrazia? O le due cose insieme? Per i più ottimisti tra i napoletani Silvio è l'uomo della provvidenza. Anche se non perdono l'ironia: "Berlusconi santo subito!", grida un manifesto sui muri della città, "se elimina immondizia e criminali", è il prodigio richiesto.
Albergatori
contro l'Ici: La paghiamo solo noi
( da "Trentino"
del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: La paghiamo solo noi" La battaglia per salvarsi dalle tasse, dalla burocrazia e dalle ispezioni ingiustificate TRENTO. Punto primo: "La pressione fiscale è insopportabile e siano rimasti gli unici a pagare l'Ici. Non ne possiamo più". Punto secondo: "Siamo il terreno di caccia di tutte le possibili e immaginabili ispezioni: così non va".
Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo ( da "Giornale.it, Il"
del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi.
Roma,
quali sono le priorità da affrontare? Dite la vostra
( da "Giornale.it,
Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi.
Berlusconi
e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
( da "Giornale.it,
Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi.
Racconta
anche tu la partita della tua vita
( da "Giornale.it,
Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi.
Nidi,
ok all'unanimità al taglio delle tariffe
( da "Trentino"
del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Nella seduta di ieri il consiglio ha anche approvato il piano energetico: burocrazia semplificata per chi installa pannelli solari. Stasera tocca alla delibera sull'adesione del Comune a Trentino Riscossioni. Depositati 462 emendamenti delle minoranze. L'assessore Robol va avanti: "Difendo questo progetto. Per quanto mi riguarda sono pronto a restare in aula per giorni".
I
cittadini vessati dalla burocrazia
( da "Trentino"
del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Quei
300 alpini al lavoro sul Doss Trento
( da "Trentino"
del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: secondo una burocrazia terribile: bisognava presentare domanda scritta anche per cambiare i copertoni della bicicletta che i militari usavano per spostarsi dal Doss al centro della città. Quella lista superò di molto le trecento righe. Si faticava sul Doss Trento, ma non troppo, soprattutto per uomini che la fatica sapevano cos'era.
Paradossi
della burocrazia: invitato a partecipare all'incontro nell'inchiesta disposta
da ( da "Bresciaoggi(Abbonati)"
del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: 1 Paradossi della burocrazia: invitato a partecipare all'incontro nell'inchiesta disposta da Paradossi della burocrazia: invitato a partecipare all'incontro nell'inchiesta disposta dall'Inail dopo l'infortunio nel quale ha perso la vita. In pratica, invitato a raccontare come è morto.
Cavalli
a Tremonti: Subito il federalismo fiscale
( da "Bresciaoggi(Abbonati)"
del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: burocrazia, legando strettamente il prelievo dei tributi alla responsabilità politica di ciascun livello di governo". Cavalli ha poi sottolineato le cinque emergenze su cui è necessario avviare da subito una azione comune tra Governo ed istituzioni territoriali: la sicurezza, con la richiesta delle Province di partecipare direttamente alla definizione delle politiche di sicurezza
Fermate
la strage sulle strade della gallura
( da "Nuova
Sardegna, La" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: ma tuona contro la lentezza della burocrazia, contro l'inattività della politica che in questi anni non è riuscita a migliorare le strade. "Spero che le morti di questi tre fratelli siano le ultime croci sulle strade della nostra provincia - tuona il monsignore -. è responsabilità delle istituzioni adeguare la sicurezza delle arterie stradali alla mole di traffico.
Arriva
la concessione, la funivia di sella nevea si farà
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Non la burocrazia. Il Comune di Resia, infatti, ha dato a Promotur la concessione edilizia per l'utilizzo da parte della società che per conto della Regione gestisce gli impianti di risalita del Friuli Venenzia Giulia, dei 41 mila metri quadrati di terreno.
Sono
tanti i nodi irrisolti: c'è troppa burocrazia
( da "Piccolo
di Trieste, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: è troppa burocrazia" Già dal dicembre scorso molti docenti hanno chiesto il ritiro del decreto Fioroni E c'è anche chi propone di creare corsi via Internet per agevolare le lezioni Si ritorna, come ai vecchi tempi, agli esami a settembre: a deciderlo ha provveduto l'ordinanza ministeriale n°92/2007, emanata dall'ex Ministro Fioroni,
Discarica,
la regione prende tempo il servizio tutela: aspetti da chiarire
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Tuttavia, burocrazia vuole che non sia ancora operativo: manca ancora l'autorizzazione integrata ambientale della Regione (Aia), che viene rinviata da mesi e mesi. Quando l'iter era in mano alla Provincia, la discarica doveva aprire già alla fine dello scorso anno.
Va
avanti il progetto per pistoia ( da "Tirreno, Il"
del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: coinvolgimento delle amministrazioni pubbliche sulla burocrazia". Il lancio del Progetto per Pistoia è iniziato studiando realtà europee come Bilbao, Glasgow o Manchester. "Il confronto con gli altri - sottolinea il direttore di Assindustria, Carlo Stilli - ci è servito per capire cosa ci serviva per il nostro progetto e, di conseguenza, ci siamo adoperati per avere risultati positivi.
Al
nord solo le medie imprese resistono alla crisi
( da "Piccolo
di Trieste, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: intero sistema produttivo nazionale: burocrazia eccessiva, scarso aiuto nei processi di internazionalizzazione, atrattività dei territori, politiche industriali. Questioni che ora si pongono con forza ancora maggiore dopo il cambio politico nazionale, ma soprattutto a livello regionale dove agiscono i terminali dello sviluppo.
Poste
e ambulatorio restano in forse ( da "Nuova Ferrara, La"
del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: prevista per fine luglio perchè il tutto è imbavagliato dalla burocrazia all'interno degli uffici della direzione provinciale delle Poste di Ferrara. Il contratto passa da un dirigente all'altro e così scorrono settimane e settimane, e la gente di Campotto, e con loro l'amministrazione comunale, sono lì che aspettano e vengono accusati tramite cartelli di immobilismo e assenteismo.
Siamo
ostaggi di una nuova borghesia: quella dei rifiuti tossici
( da "Unita,
L'" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Questa borghesia è diventata classe dirigente che comanda sulla burocrazia, nomina consulenti. Fa tutto quello che dovrebbe fare una classe dirigente "fisiologica". E ha trasformato tutta la società civile esercitando una grande influenza anche sui ceti professionali. Gli avvocati non sono più i De Marsico o i De Nicola.
Rigotti:
via l'Ici dagli alberghi ( da "Adige, L'"
del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: 9 miliardi di euro il costo della burocrazia in Italia, con un mancato sviluppo del Pil pari al 2%. In assemblea verrà siglata anche un'intesa con Hgv, l'associazione degli albergatori altoatesini, per promuovere congiuntamente le Alpi. "Le "Alpi del sole" - precisa Rigotti - rappresentano infatti il 24% dell'intero patrimonio ricettivo italiano".
Folklore
e convenienza degli investimenti in Cina
( da "Eco
di Bergamo, L'" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Ma possono anche essere determinate deduzioni sulle imposte e detassazioni degli utili reinvestiti da parte degli investitori stranieri. Inoltre sono previste procedure rapide per l'approvazione dei progetti. Quanto a burocrazia è proprio l'altra parte del mondo. S. R.
<Promesso:
le imprese di Marina Fiera non andranno a bagno>
( da "Giornale.it,
Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: C'è buona volontà da parte di tutti, e, come ha convenuto anche il prefetto Cancellieri, c'è anche la consapevolezza che non si può disperdere una risorsa per colpa della burocrazia". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
Quell'uscita
di sicurezza dal Wal-Mart dell'identità
( da "Manifesto,
Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: mentre si moltiplicano le denunce di corruzione del personale politico e della burocrazia statale. Il miracolo economico cinese e indiano sta sì cambiando gli equilibri nella globalizzazione, ma non rappresenta un modello alternativo ad essa. La Cina e l'India costituiscono semmai un esempio di come funziona oggi la globalizzazione.
I
ritardi della burocrazia ( da "Manifesto, Il"
del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: edilizia sociale I ritardi della burocrazia r. t. Ancora in crescita (per il nono anno consecutivo) il settore delle costruzioni, ma i segnali di rallentamento sono evidenti. Per l'Ance, l'Associazione delle imprese del settore, nel 2007 gli investimenti nelle costruzioni sono cresciuti dell'1%, sfiorando i 153 miliardi di euro, con poco meno di 2 milioni di addetti,
Ripulire
i tribunali dalla corruzione ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: che attualmente soffre di burocrazia e di lungaggini. La Russia ha ricevuto in eredità dall'Unione Sovietica un sistema di tribunali che coniava verdetti a seconda delle necessità politiche dettate dal Cremlino. Ai tempi di Stalin molti milioni di persone furono condannate a morte e mandate nei gulag sulla base di accuse false.
Sarà
più facile gestire un'azienda agricola
( da "Libertà"
del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Agroalimentare, la Ue ridurrà la burocrazia di MATTEO FORNARA * La Commissione europea ha proposto ieri di ammodernare, semplificare e snellire ulteriormente la politica agricola europea, liberando gli agricoltori dalle rimanenti pastoie affinché possano soddisfare la crescente domanda di prodotti alimentari.
Una
recente sentenza del Tar del Lazio ha fatto credere a molti proprietario che la
cosiddetta Docfa ( da "Messaggero, Il"
del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: stanno impazzendo dietro i cavilli della burocrazia. "Qui siamo duecento inquilini racconta Michela Quagliara, che abita in circonvallazione Appia Alcuni hanno ricevuto le lettere del Comune, altri no. Certi uffici sostengono che il sopralluogo dei geometri convenzionati è gratuito, altri dicono, al contrario, che quando il geometra arriva si finisce comunque per pagare qualcosa.
Un
sì di troppo per il piano dell'Arcipelago
( da "Sole
24 Ore, Il (Centro Nord)" del
21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: eccesso di burocrazia: l'approvazione del piano di un parco nazionale è infatti alquanto complicato ci sono una decina di passaggi e quello in corso è solo il quarto. "L'abbiamo ritirata e ripresentata sotto altra forma per motivi procedurali ", spiega con un qualche disappunto, a proposito della delibera, l'assessore competente Marco Betti:
Comuni
insieme per un unico grande parco produttivo
( da "Sole
24 Ore, Il (Nord Est)" del
21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Una burocrazia snella ed efficiente sarà a vantaggio dei comuni interessati a far parte della società, nel rispetto delle norme urbanistiche vigenti. Giuseppe Mossa, sindaco di Montagnana, lo ha definito un progetto ad ampio respiro, capace di incrementare notevolmente l'economia di tutta la Bassa Padovana e di migliorare la viabilità,
Non
siamo nababbi concorrenza feroce ( da "Mattino di Padova, Il"
del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Oggi la burocrazia ci soffoca e la concorrenza è troppa: non è un mestiere facile. E purtroppo diventa sempre meno attrattivo per i giovani". Ha chiari in testa i problemi della professione Alberto Maraggia, presidente dell'Albo degli Odontoiatri: dalla burocrazia al turismo sanitario, dal fisco alle società di capitali.
Redditi,
le dichiarazioni dei dentisti ( da "Mattino di Padova, Il"
del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: presidente della commissione dell'Albo degli odontoiatri, dice che "il dentista non è più un mestiere da nababbi". Chi intraprende la professione deve fare i conti con la burocrazia e preoccupa la concorrenza delle società di capitale: prezzi bassi uguale bassa qualità, sottolinea Maraggia. ALLE PAGINE 18 E 19.
Il
miracolo di Silvio: il centro mai così pulito
( da "Giorno,
Il (Milano)" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: I treni partiranno domani perché ieri qualcuno li ha bloccati: camorra o burocrazia? O le due cose insieme? Per i più ottimisti tra i napoletani Silvio è l'uomo della provvidenza. Anche se non perdono l'ironia: "Berlusconi santo subito!", grida un manifesto sui muri della città, "se elimina immondizia e criminali", è il prodigio richiesto.
VENDE
L'AUTO ad un'amica senza fare il passaggio di proprietà come regola vorrebbe; c
( da "Nazione,
La (La Spezia)" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: La burocrazia ha però fatto il suo corso e la multa è tornata al mittente sotto forma di cartella esattoriale, con l'importo originale triplicato. A quel punto la 50enne di Massa ha scelto la strada del tribunale, chiedendo l'annullamento della multa e citando in giudizio il Comune di Sarzana.
Aziende
agricole e alimentari Taglio alla burocrazia
( da "Nazione,
La (Empoli)" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: 25 Aziende agricole e alimentari Taglio alla burocrazia REGIONE: RIDOTTI TEMPI E COSTI di SANDRO BENNUCCI ? FIRENZE ? IL GIORNO DOPO l'impegno del governatore, Claudio Martini, di riportare a 50 i seggi del Consiglio regionale (gonfiati a 65 dall'inciucio del 2004 che cancellò anche le preferenze), dalla Regione arriva un deciso taglio alla burocrazia.
<Ci
racconti come è morto sul lavoro>
( da "Brescia
Oggi" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Paradossi della burocrazia: l'Inail convoca un giovane di Pavone per l'inchiesta sull'infortunio che lo aveva visto protagonista, ma lui era deceduto il giorno dopo "Ci racconti come è morto sul lavoro" La rabbia del padre di Claudio Ferrazzoli: "Ma nessuno ha comunicato che lui non c'è più?
Pagina
XVII - Genova I l buco di bilancio e la politica edilizia che l'ha prodotto
sono destinati a ... ( da "Repubblica, La"
del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: restituendo alla burocrazia interna il compito di dare risposte e togliendole quello di fare domande, semplificando l'organizzazione degli studi ecc. Se si pensa che, a Genova, solo le Facoltà di Lettere e Farmacia si sono attrezzate per adottare subito la razionalizzazione dei piani di studio, finalmente consentita da una vecchia legge finora mai applicata,
STAFF
BENEVENTANO PER IL LEGHISTA MARONI CIRIELLO CAPO DELLA SEGRETERIA DEL MINISTRO
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: oltre la burocrazia del Viminale - è stato chiamato un giovanissimo sannita, Giacomo Ciriello, che si aggiunge ad un'altra beneventana dello staff, Isabella Votino, capo ufficio stampa. Per la Votino (originaria di Montesarchio) si tratta di una conferma, per Ciriello invece si tratta di una assoluta novità.
IL
TAR FERMA LE RUSPE, IL SINDACO VA ALL'ATTACCO
( da "Mattino,
Il (Circondario Sud1)" del
21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: ma anche alla burocrazia. Il primo cittadino, infatti, dopo aver reso noto l'inizio della nuova fase di abbattimenti, aveva chiesto maggiori poteri ai primi cittadini nella lotta agli abusi edilizi, più fondi da parte della Regione e soprattutto l'accelerazione dell'iter burocratico per portare a termine le demolizioni di strutture prive di autorizzazioni.
Fondi
per la cultura, regione sotto accusa
( da "Opinione,
L'" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: si evidenzia come il muro della burocrazia, serva a scoraggiare chi non ha lacci e laccioli politici. Il presidente della giunta all'inizio del suo secondo mandato alla guida della Campania, ha mantenuto per sé la delega alla cultura, per poi affidarla un anno dopo a Rachele Furfaro, ex assessore nella giunta di Napoli guidata dall'allora sindaco Bassolino,
Marina
Silva, l'icona ecologista divorzia da Lula
( da "Opinione,
L'" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: I giornali parlano di un Lula furioso per aver appreso delle dimissioni del suo ministro dalla stampa. Dopo rapide consultazioni, Lula ha affidato il ministero al verde Minc, assessore dell'ambiente dello stato di Rio de Janeiro. La sua prima dichiarazione è stata: "Serietà e meno burocrazia nel rilascio delle licenze ambientali".
<Io,
albanese "rondista" iscritto alla Lega>
( da "Gazzettino,
Il (Padova)" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: ci sono mille problemi a cominciare dalla burocrazia. Io dico, più duri verso l'immigrazione per rendere la vita più facile agli immigrati. Poi non mi piace il termine clandestino. Spesso è colui che ha buona volontà e cerca una vita più bella, lavora dalla mattina alla sera, si dà da fare mentre il delinquente è regolare".
Salasso
multe/ Operazione salva-bilancio dei sindaci. Aci: equivalgono alle addizionali
Irpef pag.1 ( da "Affari Italiani (Online)"
del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: potenziali e notorie lungaggini correlate alla burocrazia. In un sistema giuridicamente evoluto la norma va, pertanto, salutata con favore, ma al tempo stesso non possono esserne sottovalutati i rischi. Tale disposizione, infatti, soprattutto se letta in relazione al principio generale di motivazione che informa i provvedimenti amministrativi (peraltro ribadito nelle norme in esame)
SEGUE
DALLA PRIMA PAGINA ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)"
del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: augurerei di non sporcarsi le mani e la toga nei cavilli della burocrazia, nei meandri teorici, nel buonismo non oggettivo, non concludente.Mettere una pietra sopra, in questo momento, significherebbe andare contro giustizia per le parti tutte, per Annalaura che ha perso la vita, o per David che non avrebbe più la possibilità di difendersi da accuse infamanti.
ComoNon
sono le famiglie comasche a chiedere alle banche i finanziamenti più pesanti
( da "Provincia
di Como, La" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Formare un Gas non è poi neppure molto impegnativo, anche se non c'è lo scaffale comodo da cui togliere i prodotti: "Non è neppure facilissimo per questo "L'isola che c'è" di Como cerca di dare una mano ai gruppi che si formano. Comunque non c'è molta burocrazia e non siamo ritenuti un'entità commerciale". Giovanni Cristiani 20/05/2008.
CONFINDUSTRIA:
MARCEGAGLIA IDENTIFICA PRIORITA' STRATEGIA
( da "Wall
Street Italia" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Di ANSA BUROCRAZIA, ENERGIA, INFRASTRUTTURE, MERCATI ESTERI, EDUCATION -->(ANSA) - ROMA, 21 MAG - Lotta alla burocrazia, una nuova politica energetica che riparta dal nucleare, disegno strategico per le infrastrutture, sforzo sull'education e focus sui mercati emergenti ma anche su quelli maturi.
A
TORINO ( da "Stampa, La"
del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Bruce è già andato all'ambasciata d'Italia a Houston: erano gentili, ma la burocrazia che deve affrontare gli fa paura. Jasmina sta ancora trafficando per la sua residenza americana. Quindi, dati i nostri piani di vivere in Serbia, America e Italia, abbiamo deciso di scappare per un mese in Croazia, su un'isola sperduta.
CLUB
( da "Stampa,
La" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Metaphysical DI CLUB PERRY MAIL Nel febbraio scorso ha avuto luogo una rapina con bonifico, bell'incontro di burocrazia e di illegalità. Una donna di Grado rapina una banca di Trieste puntando un coltello alla gola del cassiere. Non le interessano le banconote, difficili da trasportare e magari segnate. Quello che vuole è un bonifico di 400.000 euro sul suo conto a Grado.
( da "Cittadino, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
San Donato Tra
settembre e ottobre dovrebbe essere inaugurato il nuovo pronto soccorso del
Policlinico di San Donato. Il padiglione di fatto è pronto, e a questo punto la partita è in mano alla burocrazia. In particolare, sono in
corso gli accertamenti necessari al rilascio dell'accreditamento. Un processo
quest'ultimo, spiega la direzione sanitaria, "che richiede il tempo
necessario per le verifiche nell'ambito delle quali dovrà essere accertato il
rispetto di tutti i requisiti richiesti per legge". Gli enti
preposti quindi stanno effettuando una serie di sopralluoghi, che si
concluderanno con il rilascio dell'attesissimo "via libera" finale.
In base alla tabella di marcia, in autunno i sandonatesi che raggiungeranno in
ambulanza l'ospedale, dovrebbero avere a disposizione un padiglione per le
emergenze all'avanguardia, nuovo di zecca, capace di accogliere nel modo
adeguato le urgenze "con spazi idonei per l'attesa dei pazienti
barellati". Se quindi i tempi si sono rivelati più lunghi rispetto a
quanto previsto inizialmente, sembra che il taglio del nastro, a questo punto,
non dovrebbe farsi attendere. L'area a disposizione per le urgenze "verrà
più che triplicata", e il personale sanitario si muoverà quindi in un
ambiente di lavoro sulla carta capace di dare riscontro alle aspettative
maturate dall'utenza, che spesso ha lamentato disagi per i tempi di attesa
trascorsi in condizioni di difficoltà. Anche se in realtà attualmente, il
disagio non è legato solo alle attese in sè, ma anche alle condizioni in cui
nei momenti di punta talvolta i pazienti si trovano ad aspettare l'intervento
dei medici. In realtà, sin dalla fase dei cantieri per l'ampliamento
dell'ospedale, il pronto soccorso è sempre stato visto come il primo tassello
da mettere in funzione. Una priorità a cui in base a fonti ufficiali verrà
fornito riscontro nei prossimi mesi.
( da "Gazzetta del Sud" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pulito il centro del
capoluogo partenopeo per l'arrivo dei ministri in Prefettura Leonardo Sturiale
NAPOLI Mai stata così pulita Napoli. Il miracolo di Silvio è avvenuto prima del
suo avvento. Berlusconi arriva oggi nella capitale del Sud, in pullman con
tutta la squadra del suo Governo, al debutto in trasferta sul campo più
difficile: piazza Plebiscito, cuore di Napoli. Il premier l'aveva promesso e lo
fa. Ama le sfide. Troverà un pubblico attento, non solo ostile. A poche
centinaia di metri dalla Prefettura, dentro la quale il Governo discuterà di
Ici, detassazione, sicurezza e rifiuti, si sono dati appuntamento otto cortei
diversi: dai no global agli ambientalisti, dai centri sociali di Caruso ai rom,
agli anti razzisti, dai sindacati ai disoccupati organizzati, compresi gli ex
detenuti che hanno fatto i corsi per trovare un lavoro che non c'è. Ci saranno
le mille facce di Napoli. Comprese quelle che vengono dai margini di una
società sbriciolata, precaria, che vive di espedienti e si trova accanto alla
camorra, a chi ha superato i confini del lecito, almeno una volta o
abitualmente. Si deve pur campare. Ma sulle strade ripulite per l'occasione ci
sarà anche l'altra Napoli, quella esasperata dall'eterna emergenza rifiuti, dai
cumuli di immondizia che ancora oggi sommergono le periferie, tappezzano i
marciapiedi, bloccano gli ingressi delle scuole. Questi napoletani non hanno
pregiudizi di alcun tipo, tanto meno ideologici. "Se Berlusconi ci riesce
ben venga. E' l'ultima spiaggia". Al sindaco Jervolino e al governatore
Bassolino non fanno più credito. E sono consapevoli che il miracolo
dell'improvvisa pulizia del centro storico è dovuto anche al disperato bisogno
delle istituzioni locali. Dovevano mostrare un minimo di decoro e di efficienza
all'illustre ospite al quale offrono collaborazione per evitare il
commissariamento. Il merito del 'miracolo' della città pulita spetta a un altro
commissario: quello dell'emergenza rifiuti, Gianni De Gennaro. A sette giorni
dalla scadenza del suo incarico, De Gennaro ha ottenuto il dissequestro di
alcune delle discariche bloccate nei giorni scorsi dalla magistratura e ha
rimesso in moto la raccolta. L'altra sera a Napoli i camion compattatori
dell'Asìa (l'Azienda della nettezza urbana) sfrecciavano per i vicoli del
centro città come le Ferrari sul circuito di Monza. Dimezzate in una notte le
3.500 tonnellate di sudiciume che giacevano in città solo lunedì mattina. Buona
parte di quei rifiuti sono stati imbarcati sui treni in partenza per Amburgo,
dove i tedeschi li smaltiscono a 250 euro a tonnellata. I contratti sono stati
rinnovati. I treni partiranno domani perché ieri qualcuno
li ha bloccati: camorra o burocrazia? O le due cose insieme? Per i più ottimisti tra i napoletani
Silvio è l'uomo della provvidenza. Anche se non perdono l'ironia: "Berlusconi
santo subito!", grida un manifesto sui muri della città, "se elimina
immondizia e criminali", è il prodigio richiesto. Per ora sono
stati eliminati solo i rom, con la cacciata in massa dal campo nomadi di
Ponticelli, subito dato alle fiamme. Ci ha pensato la rabbia popolare,
interpretata e organizzata dall'istituzione locale più efficiente: la camorra.
Perché nella Napoli della criminalità diffusa quella micro e quella macro,
spaccio di droga e pistolettate, colletti bianchi, traffico di rifiuti tossici
e abusi edilizi a tappeto il vero problema della sicurezza sono i rom, non la
camorra. Cannes ammutolisce per Gomorra, il film tratto dal best seller di
Saviano. L'Europa grida alla pulizia etnica e ieri a Strasburgo ha messo
l'Italia sotto processo. A Napoli hanno identificato una dozzina dei colpevoli
del rogo di Ponticelli, tra i quali alcuni affiliati al potente clan dei Sarno.
( da "Trentino" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Di Roberto Colletti
Albergatori contro l'Ici: "La paghiamo solo noi"
La battaglia per salvarsi dalle tasse, dalla burocrazia e dalle ispezioni ingiustificate TRENTO. Punto primo: "La
pressione fiscale è insopportabile e siano rimasti gli unici a pagare l'Ici.
Non ne possiamo più". Punto secondo: "Siamo il terreno di caccia di
tutte le possibili e immaginabili ispezioni: così non va". Punto
terzo: "La politica chiacchiera e da qui al 26 ottobre chissà quante ne
sentiremo: chiediamo solo la conferma delle risorse destinate al turismo".
Sono le tre battagliere richieste con Natale Rigotti, presidente degli
albergatori Asat, si presenterà domani all'assemblea annuale in progranna al
Palacongressi di Andalo. E ad ascoltarlo ci sarà anche l'assessore Mellarini.
Con sei anni di presidenza alle spalle Rigotti ha appreso l'arte di
interpretare bene gli umori dei suoi associati. E l'assemblea annuale è il
momento migliore per esibirli, anzitutto all'assessore al turismo che si
presenterà offrendo i dati positivi della stagione invernale appena trascorsa.
Ma non basterà per blandire gli albergatori di Rigotti che non si lamentano
certo di arrivi e presenze - di queste ultime il Trentino ne colleziona 30
milioni nell'anno - semmai della spesa sempre più bassa dei turisti. Ma se per
questo problema Mellarini può poco o nulla, la battaglia sulla torchiatura
fiscale, sulle "ispezioni vessatorie", sulle complicazioni normative,
ebbene tutti questi sono terreni su cui l'assessore al turismo e la Provincia
hanno voce in capitolo. E visto che le elezioni provinciali d'ottobre
s'avvicinano tanto vale sollecitarla, questa voce. SENTIMENTI. Le tasse,
anzitutto. Troppe, esose, insopportabili. Sopratutto l'Ici che ormai Stato e
Comuni fanno a gara ad abbuonare - e vabbè - alla prima casa, ma anche, e
questo si capisce meno, alle Curie, ai contadini, ai cooperatori... "e noi
chi siamo, l'unica vacca rimasta da mungere?" si domanda furioso Rigotti.
Un sentimento condiviso da tutti gli associati "che con il loro lavoro
contribuiscono a formare almeno il 17 per cento del Pil provinciale e, con
l'indotto, anche il 30 per cento". Ed allora "con tutta la simpatia
per gli amici sindaci, molti dei quali promotori di importanti iniziative
turistiche, diciamo che non ne possiamo più di questa torchiatura
fiscale". Che, calcola l'Asat, con il suo 4-5 per mille pesa con 3-4 mila
euro sui piccoli alberghi e sale a 7-8 mila euro per le medie strutture per non
parlare degli 80 mila euro delle strutture di lusso. Ma non verrebbero a
mancare risorse agli enti locali? "Facciano assunzioni meno allegre"
è l'agra replica. Dopo l'Ici nel mirino anche l'Irap, nonostante il taglio
dell'1 per cento elargito da Dellai: "Va tutto bene, per carità, ma resta
pur sempre una scellerata tassa sui debiti e sui salari pagati
dall'azienda". INCOLPEVOLI. Se le tasse sono alte, lo sono anche i costi
dell'azienda alberghiera "la cui redditività è al limite". Perché
"si paga il gasolio a prezzo intero a differenza dei nostri concorrenti
austriaci", perché l'acqua "proprio in Trentino, che ne è
ricchissimo, pare oro ed infine perché anche la raccolta dei rifiuti è affidata
al monopolio pubblico "quando un po' di concorrenza privata abbasserebbe
di molto i costi". E poi le ispezioni. "Legittime e doverose"
dice Rigotti. Ma si domanda perché agli ispettori piacciano così tanto gli
alberghi: "Abbiamo fatti i conti: su 1.634 aziende ne sono state visitate
708, il 43,3 per cento, quando la media delle ispezioni negli altri settori è
del 20 per cento, che sale al 25 per cento nell'edilizia. Non solo"
aggiunge "il 70 per cento degli alberghi è risultato in regola ed il 70
per cento delle irregolarità era di tipo amministrativo. Solo nel 10 per cento
degli esercizi sono stati rilevati casi di "lavoro nero"". Gli
albergatori, insomma, non sono i depositari di tutti i mali da ispezionare,
anzi sono perseguitati da norme adatte all'edilizia, ma non ai pubblici
esercizi che obbligano di registrare il lavoratore 24 ore prima del suo
ingresso in azienda: "Va bene per combattere gli incidenti sul lavoro, ma
rende inutilmente complicato ovviare all'improvviso picco di clienti in un
ristorante o in un albergo". Dunque, chiede Rigotti ai servizi ispettivi
"meno repressione, più collaborazione". E per finire le sanzioni per
le irregolarità, anche solo materiali, passate dai 100-200 euro ai 4 mila euro.
"Un'esagerazione, manca solamente l'arresto". BUROCRAZIA. Tutte
queste doglianze saranno messe in bell'ordine e sistemate dal direttore
dell'Asat, Roberto Pallanch, e presentate come documento a Mellarini e tutti i
consiglieri provinciali, con la richiesta di adoperarsi per semplificare norme,
regolamenti, prassi burocratiche. "Il nostro compito, la nostra vocazione
è produrre ricchezza per le nostre famiglie e la comunità, non perdere giornate
per la burocrazia" è la conclusione di Rigotti.
Domani saranno tutti d'accordo con lui.
( da "Giornale.it, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le
vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda
il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 4 ) " (104 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 97 ) " (45 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il
"premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci,
Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti
migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione
rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a
Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex
ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier
ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative
e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi),
tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed
entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato
lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie
finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono
buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente
Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo
è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con
D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire:
non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al
D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere"
alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è
più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla
direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce
il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che
affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di
rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra
nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti (
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08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul
governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e
stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere
che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che
contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella
chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini
nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra
31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è
riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma
molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che
potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario
alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci
sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23
giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il
presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della
Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da
"fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla
vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da
poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della
politica e della burocrazia,
federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una
volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli
italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora
ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e
le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto
la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto
da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi.
Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino
ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra?
Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi
diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in
crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza
era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco
(finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità"
se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine
Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più
"silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per
scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta
del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e
ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa
dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità"
fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni
Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di
Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE
PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (116 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma
che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di
Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto
solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E
ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta
senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita
del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato
spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a
volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo
lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta
elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto
popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come
una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e
qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di
costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri
in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o
dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo
leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (127 votes, average: 1.43 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali sono le priorità da
affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista del Campidoglio
si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl, Gianni
Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo anche i
leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie abbandonate,
futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi della campagna
elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e Provincia. Ed
è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha attaccato
frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini:
"Condizione irripetibile per vincere nella Capitale". Con Veltroni e
i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle
politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità
che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti
( 90 ) " (90 votes, average: 1.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport
del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario
Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio,
quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro
ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta
divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa,
campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a
Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in
redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione
di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e
alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande
partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in
Varie Commenti ( 18 ) " (129 votes, average: 1.14 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano"
all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza Italia
Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni, parlando in
una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el risult de i
elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io
penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi
i più attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi
democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt
, ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato,
lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti
demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"?
Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da
farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il
realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è
andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema
Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei
clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato
Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei
sollevò in tempi non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale
davanti agli altri sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della
sicurezza come come una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi
giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv
Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza il panettone,
assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa.
Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza
e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista" toccando
il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa sindaco
della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con che
faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia, come
si vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"?
GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (57
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le
bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della
larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo
ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa
estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho
più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma
autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il
Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche
Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari
dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni)
dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea
moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi.
La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli
italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che
faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato
da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito
"voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un
consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire
"no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico.
Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in
molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di
protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è
trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta
propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche
politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri,
dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di
Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente
legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia
anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione.
Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico
dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia
davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 32 ) " (61
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"adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli
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Ultime discussioni Livio: Ho visto il cortometraggio, simpatico, discreto,
francese. Bello, il cutter a vele ammainate che passa (sembra... ENIO
TERRACCIANO: E vero pero anche la satira ha le sue verita, questo governo ombra
non ha i tre attributi... ENIO TERRACCIANO: Siamo alle solite uno attacca
l'altro, e poi non si sa, mi viene in mente la parodia del... NET_BALLA: Il
futuro è dentro di noi. E' già arrivato dobbiamo solo respirarlo a pieni
polmoni e liquidare il... Marcelobranko: Vedo che i precedenti interventi hanno
già più che abbondantemente provveduto a gettare discredito... I più inviati
Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha
ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli
aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails
Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici
del dialogo - 1 Emails Ultime News Tremonti: "Tagli alla spesa per Ici e
straordinari"Droga, stroncato traffico per finanziare la jihad: 19
arrestiEuropei, Donadoni: sì a Del Piero e CassanoGiro: crono a Bruseghin,
Contador vola tra i bigSicurezza, nel ddl il reato di clandestinitàCatania, due
nomadi tentano di rapire bimba Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog
di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di
Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione
Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta
Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille May
( da "Giornale.it, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le
vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda
il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 4 ) " (104 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 97 ) " (45 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti
(D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto"
(Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito
democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per
ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che
sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata
presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima
compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato
a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in
due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo.
Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante
che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il
centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare
avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea
costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento
dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni
riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se
anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in
Varie Commenti ( 84 ) " (26 votes, average: 2.85 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni
e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater
va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile
sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri
(quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con
la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati
uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro
hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso
è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi,
ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto,
che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al
sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi,
Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi
di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto
soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più
veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato
l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che
hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto
più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare".
Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero
molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania.
E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi,
carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema
paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e
problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le
carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del
premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento
giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo
e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul
governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi
l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto
D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha
detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra?
Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi
diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in
crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza
era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco
(finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
Commenti ( 65 ) " (44 votes, average: 1.98 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è
apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in
Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima
sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di
partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché
la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato
in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità"
fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni
Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di
Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE
PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (116 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma
che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di
Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto
solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E
ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta
senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita
del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato
spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a
volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo
lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta
elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto
popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come
una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e
qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di
costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri
in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o
dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo
leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (127 votes, average: 1.43 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali sono le priorità da
affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista del Campidoglio
si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl, Gianni
Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo anche i
leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie abbandonate,
futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi della campagna
elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e Provincia. Ed
è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha attaccato
frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini:
"Condizione irripetibile per vincere nella Capitale". Con Veltroni e
i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle
politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità
che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti
( 90 ) " (90 votes, average: 1.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport
del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario
Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio,
quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro
ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta
divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa,
campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a
Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in
redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione
di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e
alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande
partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in
Varie Commenti ( 18 ) " (129 votes, average: 1.14 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano"
all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza
Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni,
parlando in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el
risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una
riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo
capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro
editoriali che noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete,
io lo dico con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere
conto del risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre
meglio. el parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni
"padano"? Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire
e il fare. Sul da farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad
esempio. Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura
sulla legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune.
Certo che sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno
della legalità, dei clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha
sottolineato Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al
"Giornale", quando lei sollevò in tempi non sospetti il tema della
sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri sindaci le disse che non si
poteva agitare il tema della sicurezza come come una bandiera politica. Salvo
poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera.
Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza
il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini
all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già
detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il
"Riformista" toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e
Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un
leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare,
a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà parlando
"padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI
Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (57 votes, average: 1.54 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse ammainate e la
Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio
Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a
proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i
(sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria
era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e
della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi
della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin
dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito
riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e
somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che
trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto
dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il
crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti,
Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così.
Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del
cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro
che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa
sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo
neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro
elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e
tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al
Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che
giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di
protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche
da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che
appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul
web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere
eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme
alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale
rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha
capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra"
esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo
archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro
Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso
"lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche
formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di
riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio)
con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è
una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e
senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica?
Scritto in Varie Commenti ( 32 ) " (61 votes, average: 1.84 out of 5)
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (36) Ultime discussioni Livio: Ho visto
il cortometraggio, simpatico, discreto, francese. Bello, il cutter a vele
ammainate che passa (sembra... ENIO TERRACCIANO: E vero pero anche la satira ha
le sue verita, questo governo ombra non ha i tre attributi... ENIO TERRACCIANO:
Siamo alle solite uno attacca l'altro, e poi non si sa, mi viene in mente la
parodia del... NET_BALLA: Il futuro è dentro di noi. E' già arrivato dobbiamo
solo respirarlo a pieni polmoni e liquidare il... Marcelobranko: Vedo che i
precedenti interventi hanno già più che abbondantemente provveduto a gettare
discredito... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
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- 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il
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Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails
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reato di clandestinitàCatania, due nomadi tentano di rapire bimba Blog amici Il
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Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente
persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici
ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno
delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è
stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si
chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione
di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La
tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando?
Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un
futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una
prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista
attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou
probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di
Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una
giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il
dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle
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14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio
Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale
al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder
del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel
Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha
riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno
scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta
rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd:
l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione
nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato
chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter:
"Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte
degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in
parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano".
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Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il
"premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci,
Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti
migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione
rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a
Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e
l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier
ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative
e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi),
tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed
entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato
lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie
finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono
buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente
Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo
è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con
D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire:
non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al
D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere"
alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è
più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione
del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il
"caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che
affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di
rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra
nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti (
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08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul
governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e
stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere
che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che
contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella
chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini
nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra
31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è
riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma
molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che
potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario
alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci
sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23
giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il
presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della
Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da
"fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla
vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da
poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della
politica e della burocrazia,
federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una
volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli
italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora
ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e
le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto
la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto
da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione.
A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in
nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi
no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze
E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa
ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in
Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima
sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di
partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché
la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto
"L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il
nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare
vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra.
E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 16 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08
Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la
straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro"
di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie
(politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti
all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni
politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che
venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni.
E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del
bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da
Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra
defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E
Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal
centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In
fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche
soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già,
perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una.
Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo
europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate?
Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare
il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (127 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali
sono le priorità da affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la
conquista del Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del candidato
sindaco del Pdl, Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono
scesi in campo anche i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico,
periferie abbandonate, futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi
della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e
Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha
attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini:
"Condizione irripetibile per vincere nella Capitale". Con Veltroni e
i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle
politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità
che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti
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23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport
del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario
Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio,
quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro
ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta
divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa,
campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a
Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in
redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione
di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e
alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande
partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in
Varie Commenti ( 18 ) " (129 votes, average: 1.14 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano"
all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza
Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni,
parlando in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el
risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una
riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo
capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro
editoriali che noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora,
vedete, io lo dico con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner
tenere conto del risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e
sempre meglio. el parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni
"padano"? Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire
e il fare. Sul da farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad
esempio. Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura
sulla legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune.
Certo che sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno
della legalità, dei clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha
sottolineato Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al
"Giornale", quando lei sollevò in tempi non sospetti il tema della
sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri sindaci le disse che non si
poteva agitare il tema della sicurezza come come una bandiera politica. Salvo
poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che siamo seduti su una
polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per
convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini
all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già
detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il
"Riformista" toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e
Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un
leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare,
a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà parlando
"padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI
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Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse ammainate e la
Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio
Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a
proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i
(sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria
era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e
della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi
della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin
dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito
riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e
somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che
trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto
dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il
crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti,
Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così.
Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del
cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro
che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa
sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo
neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro
elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e
tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al
Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che
giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di
protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche
da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che
appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul
web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere
eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme
alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale
rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha
capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra"
esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo
archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro
Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso
"lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche
formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di
riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio)
con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è
una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e
senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica?
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (36) Ultime discussioni Livio: Ho visto
il cortometraggio, simpatico, discreto, francese. Bello, il cutter a vele
ammainate che passa (sembra... ENIO TERRACCIANO: E vero pero anche la satira ha
le sue verita, questo governo ombra non ha i tre attributi... ENIO TERRACCIANO:
Siamo alle solite uno attacca l'altro, e poi non si sa, mi viene in mente la
parodia del... NET_BALLA: Il futuro è dentro di noi. E' già arrivato dobbiamo
solo respirarlo a pieni polmoni e liquidare il... Marcelobranko: Vedo che i precedenti
interventi hanno già più che abbondantemente provveduto a gettare discredito...
I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il
senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails
Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier
ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e
le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails Ultime News Tremonti: "Tagli
alla spesa per Ici e straordinari"Droga, stroncato traffico per finanziare
la jihad: 19 arrestiEuropei, Donadoni: sì a Del Piero e CassanoGiro: crono a
Bruseghin, Contador vola tra i bigSicurezza, nel ddl il reato di
clandestinitàCatania, due nomadi tentano di rapire bimba Blog amici Il blog di
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Libera TocqueVille May
( da "Giornale.it, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre
idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il
cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 4 ) " (104 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione
parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle
piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato
chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter:
"Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte
degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in
parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano".
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"premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci,
Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti
migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione
rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a
Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e
l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier
ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative
e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi),
tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed
entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato
lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie
finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono
buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente
Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo
è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con
D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire:
non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al
D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere"
alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più
in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla
direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce
il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che
affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di
rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra
nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti (
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08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul
governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e
stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere
che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che
contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella
chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini
nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra
31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è
riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma
molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che
potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario
alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci
sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23
giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il
presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della
Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare"
c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti
in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e
problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le
carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del
premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento
giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo
e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul
governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi
l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto
D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha
detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra?
Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi
diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in
crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza
era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco
(finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità"
se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine
Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più
"silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per
scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta
del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e
ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa
dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità"
fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni
Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di
Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE
PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (116 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma
che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di
Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto
solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E
ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta
senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita
del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato
spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a
volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo
lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta
elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto
popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come
una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e
qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di
costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri
in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o dimettersi?
Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo leader Scritto
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questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali sono le priorità da affrontare?
Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista del Campidoglio si fa sempre
più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl, Gianni Alemanno e di quello
del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo anche i leader dei partiti.
Sicurezza, campi rom, traffico, periferie abbandonate, futuro di Fiumicino e
Alitalia sono i temi caldissimi della campagna elettorale: domenica e lunedì ci
sono i ballottaggi per Comune e Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno
detto Berlusconi, che ha attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e
come ha sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella
Capitale". Con Veltroni e i suoi impegnati a difendere la poltrona di
sindaco dopo la sconfitta alle politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma
come? Quali sono le priorità che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la
vostra Scritto in Varie Commenti ( 90 ) " (90 votes, average: 1.51 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 23Apr 08 Racconta anche tu la partita
della tua vita Nelle pagine dello sport del "Giornale", otto firme
del nostro quotidiano (direttore Mario Giordano incluso) raccontano la loro
partita della vita, l'incontro di calcio, quell'attimo fuggente fatto di
emozione e di stupore, che ha segnato i loro ricordi legati allo sport più
bello e più popolare del mondo (leggi gli articoli). E voi? Qual è la partita
della vostra vita? Provate a raccontarla diventando per un momento giornalisti
sportivi. Non scrivete troppe righe e buon divertimento. In fondo il mio blog
ha, come sottotitolo, "Cronache di ordinaria quotidianità (ma non
troppo)". Così possiamo per una volta divagare. A proposito, sapete qua è
la mia partita della vita? Inter-Pisa, campionato 1983. Lavoravo a "il
Tirreno" di Livorno e fui inviato a Milano, con il collega Marco Barabotti
a seguire la partita. Rientro in redazione col primo aereo, scrittura di
articoli per lo sport e per l'edizione di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5
del mattino presi un treno per Milano e alle 11 firmai il contratto per
lavorare al "Giornale". Grande partita. A proposito, sono interista,
ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in Varie Commenti ( 18 ) " (129 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Apr 08 Veltroni,
Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7
Maurizio Crozza a "Crozza Italia Live", ha fatto la parodia del
leader del Pd, Walter Veltroni, parlando in una sorta di slang
"padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita
un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso, pacatament,
serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti
analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi democratici, em
capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt , ma anche con
un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato, lavorare sul
territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti demucratic. se pò
fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"? Rincorsa alla Lega con
il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da farsi in realtà è già
scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il realista che a Bologna
ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è andato allo scontro
frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema Veltroni dovrà
applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei clandestini, dei
campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato Letizia Moratti,
sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei sollevò in tempi
non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri
sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della sicurezza come come
una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che
siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd,
non può scegliere per convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono
meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli
elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza.
Lo ha scritto anche il "Riformista" toccando il tema del ballottaggio
a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno,
Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale -
andrà a spiegare, a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà parlando
"padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI
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Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse ammainate e la
Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio
Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a
proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti)
toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già
stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua
scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della
politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed
è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito riformista che
(almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di
quella sinistra europea moderna e "affluente" che trova ampia
legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione gli
servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo della sinistra
(anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante
e urlante sono stati spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro.
Per volontò popolare. E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani
hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro che legge elettorale.
Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità.
E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo neanche con Casini e con La
Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro elemento che colpisce:
votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un
goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto
Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul
"Giornale" è stato definito "voto utile di protesta" è il voto
a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche da una vena di
antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che appare
trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma
poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere
eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme
alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale
rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha
capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra"
esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo
archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro
Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso
"lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche
formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di
riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio)
con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è
una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e
senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica?
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Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il
caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (36) Ultime discussioni Livio: Ho visto
il cortometraggio, simpatico, discreto, francese. Bello, il cutter a vele
ammainate che passa (sembra... ENIO TERRACCIANO: E vero pero anche la satira ha
le sue verita, questo governo ombra non ha i tre attributi... ENIO TERRACCIANO:
Siamo alle solite uno attacca l'altro, e poi non si sa, mi viene in mente la
parodia del... NET_BALLA: Il futuro è dentro di noi. E' già arrivato dobbiamo
solo respirarlo a pieni polmoni e liquidare il... Marcelobranko: Vedo che i
precedenti interventi hanno già più che abbondantemente provveduto a gettare
discredito... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il
"premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails Ultime
News Tremonti: "Tagli alla spesa per Ici e straordinari"Droga,
stroncato traffico per finanziare la jihad: 19 arrestiEuropei, Donadoni: sì a
Del Piero e CassanoGiro: crono a Bruseghin, Contador vola tra i bigSicurezza,
nel ddl il reato di clandestinitàCatania, due nomadi tentano di rapire bimba
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( da "Trentino" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
E stasera parte la
battaglia su Trentino Riscossioni Nidi, ok all'unanimità al taglio delle
tariffe TRENTO. Passa all'unanimità in consiglio comunale la variazione di
bilancio che contiene la riduzione delle tariffe degli asili nido. è il taglio
più forte degli ultimi anni, dal 30 al 67%, e scatta in modo retroattivo da
gennaio: la retta massima cala da
( da "Trentino" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Tia: gli uffici
possiedono già i dati richiesti dal C9 RIVA. Una vecchietta che si vede
chiedere dall'autorità costituita -nei cui confronti nutre fin dalla lontana e
tenera infanzia un immenso rispetto condito da preoccupazione doverosa nei
confronti del "potere"- il numero d'una particella fondiaria, nove
casi su dieci entra in fibrillazione, telefona, annaspa, cerca di ritagliare
nell'agenda della quotidianità una spedizione in qualche misterioso ufficio, è
preoccupata della compilazione del modulo, teme di sbagliare e di dover pagare
l'errore. Ha quindi perfettamente ragione Giuseppe Sansoni, segretario della
federazione pensionati della Cisl, a protestare. "Vengono richiesti dati
semplici -scrive- ma per esporli correttamente sarebbe doveroso consultare
documenti notarili o recarsi all'ufficio del Catasto. Tutto questo è assurdo
perchè i dati richiesti sono già in possesso dei vari uffici pubblici (catasto,
anagrafe, tavolare) e questi potrebbero e dovrebbero semplificare la vita ai
cittadini e non complicarla. Sono dotati di tecnologie, mezzi e personale e
possono benissimo ricavare i dati richiesti autonomamente. Queste continue
persecuzioni burocratiche portano all'esasperazione, alla sfiducia, allo
scoraggiamento, ed in ultima sintesi alla ribellione".
( da "Trentino" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
La storia delle penne
nere che si salvarono costruendo la strada voluta dal Duce Per essere nella
lista c'era chi chiedeva aiuto al parente in politica Pochi scelsero la trincea
Rigoni, Stella, e Zambellini. Accanto ai nomi - aggiunta a penna, in bella
calligrafia, come in quegli anni insegnavano sui banchi di scuola - c'era la
mansione: manovale, muratore, scalpellino, tagliapietra o carpentiere, tutti
lavori faticosi ma correva l'anno 1940, tempo di guerra, meglio lavorare di
piccone e badile sul Doss Trento che imbracciare il fucile e fare il soldato.
Per avere il proprio nome su quella lista c'era chi chiedeva aiuto al parente
in politica o all'amico fascista. Ma c'erano anche quelli come il caporal
maggiore Emilio Gabardi che grazie alla ferita di guerra subita in Albania e al
padre cieco che l'aspettava in valle di Non riuscì a farsi aggiungere in coda a
quell'elenco sterminato, che poi erano gli alpini assegnati al Distaccamento
lavoratori truppe alpine Verruca. Sul colle di Trento arrivarono alpini da
tutto il nord Italia, per ordine del Duce. C'era da costruire la strada
monumentale e poi l'Acropoli Alpina. Erano gli anni in cui la lingua era il
dialetto e la maggior parte delle penne nere di quel nome - acropoli - non
conosceva nemmeno il significato. Nei primi giorni di lavoro quel cantiere
sembrava quello della torre di Babele, con soldati che lavoravano fianco a
fianco come se fossero stranieri. Gli uomini non mancavano (e infatti ne
avevano mandati in abbondanza) i mezzi invece erano scarsi: arrivarono picconi,
mazze, martelli, qualche mulo (che gli ufficiali nelle carte chiamavano
"quadrupede") e qualche mezzo meccanico, magari sopravvissuto alla
prima guerra mondiale, che avevano spedito a Trento perché non era utile a
combattere il nemico. Tutto catalogato, tutto annotato con cura, secondo una burocrazia terribile: bisognava presentare domanda scritta anche per
cambiare i copertoni della bicicletta che i militari usavano per spostarsi dal
Doss al centro della città. Quella lista superò di molto le trecento righe. Si
faticava sul Doss Trento, ma non troppo, soprattutto per uomini che la fatica
sapevano cos'era. Quel Gabardi contadino ricorda che le sere d'estate -
chiuso il cantiere - trovava ancora la forza per andare sui prati dei masi
sopra Piedicastello e falciare l'erba: "Mi facevo due lire". Eppure
c'erano quelli che il proprio nome nella lista lo soffrivano come una vergogna,
soprattutto i graduati che al lavoro nel cantiere avrebbero preferito la gloria
dei combattimenti. Ecco i sottotenenti Quadrini e Marenco che ottengono il
permesso di rientrare ai propri reparti "per seguire la sorte degli stessi
in questo speciale momento di vita della Patria". Eccone altri che si
fanno volontari per entrare nei paracadutisti: giovani a cui non interessava la
sicurezza di vedere il proprio nome nell'elenco "salvavita". Una
minoranza. Erano molti di più quelli che scrivevano lettere accorate - spesso
con la calligrafia incerta e la grammatica di chi ha interrotto le scuole
troppo presto - per chiedere di poter lavorare sul Doss Trento. Impiegarono
meno tempo gli alpini del distaccamento Verruca a realizzare la strada,
partendo da zero, che gli operai degli anni Duemila a rimetterla in sesto. Che
ci fosse un certo orgoglio nel portare avanti quel progetto lo si capisce dalla
scritta che è rimasta scolpita sui fianchi della montagna e che ogni bambino
degli anni Settanta, a Trento, ha visto almeno una volta, condotto per mano dal
padre. Guarda figliolo, diceva il genitore indicando un punto in alto con il
dito: "Per gli alpini non esiste l'impossibile". Non si traccia una
frase del genere sulla roccia, appesi tutto il giorno su un enorme ponteggio
mobile che veniva calato al mattino e sollevato al tramonto del sole, se non si
è convinti che sia vera. Tutti noi, guardando lassù con occhi da bambino, ci
siamo scoperti a chiedere: ma come avranno fatto? Ora, guardando le immagini di
questo libro, lo sappiamo. Ecco il significato di questo libro fotografico,
pubblicato per risvegliare la curiosità di salire a piedi lungo la strada del
Doss Trento (percorrerla in auto sarebbe una mancanza di rispetto) per capire,
finalmente, come è possibile che un'opera costruita dai militari in tempo di
guerra possa essere un simbolo di pace. Di quei trecento alpini potevano
restare i nomi scolpiti su una lapide di marmo ricoperta dalla polvere: il
posto che spetta agli eroi. E' rimasta invece una lista che possono leggere i
figli, i nipoti e i pronipoti di quegli uomini che finita la guerra, costruita
la strada, sono tornati a casa a raccontare questa storia. Quale miglior
destino? Andrea Selva (brano tratto da La strada degli alpini, Curcu &
Genovese, 2008).
( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Primapagina pag. 1 Paradossi della burocrazia: invitato a partecipare all'incontro nell'inchiesta disposta da
Paradossi della burocrazia:
invitato a partecipare all'incontro nell'inchiesta disposta dall'Inail dopo
l'infortunio nel quale ha perso la vita. In pratica, invitato a raccontare come
è morto. Protagonista involontario dell'assurdità burocratica il 23enne
Claudio Ferrazzoli di Pavone Mella, deceduto il 4 gennaio mentre lavorava in
un'azienda di Porzano di Leno. È il papà Giancarlo, amareggiato e sconcertato,
a mostrare la lettera indirizzata a Claudio: "È invitato a presentarsi al
fine di poter partecipare all'inchiesta per l'infortunio di cui
all'oggetto". "Ma dopo oltre 4 mesi è possibile che nessuno abbia
fatto sapere alla Direzione provinciale del lavoro che il nostro Claudio non
c'è più?"18.
( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
L'INCONTRO CON IL
GOVERNO. A palazzo Chigi nella veste di vicepresidente vicario dell'Unione
Province italiane insieme a Filippo Penati Cavalli a Tremonti: "Subito il
federalismo fiscale" Dare piena attuazione al federalismo fiscale per
ridurre la spesa pubblica, alleggerendo il carico fiscale sui cittadini e sulle
imprese e semplificando il sistema tributario. É la priorità che il vicepresidente
vicario dell'Upi, Alberto Cavalli, presidente della Provincia di Brescia,
affiancato da Filippo Penati presidente della Provincia di Milano, ha
rappresentato al tavolo di palazzo Chigi nell'incontro di ieri con il Governo,
nel quale il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. ha illustrato le linee
generali del programma di Governo. "Un tema - ha detto Cavalli - dal quale
è necessario partire, se si vuole davvero procedere al riordino del sistema
istituzionale del Paese e alla riduzione dei costi della burocrazia, legando strettamente il prelievo dei tributi alla
responsabilità politica di ciascun livello di governo". Cavalli ha poi
sottolineato le cinque emergenze su cui è necessario avviare da subito una
azione comune tra Governo ed istituzioni territoriali: la sicurezza, con la
richiesta delle Province di partecipare direttamente alla definizione delle
politiche di sicurezza del Paese, per contribuire ad assicurare la
legalità e la sicurezza dei cittadini nei piccoli come nei grandi centri urbani.
Per questo il vicepresidente Cavalli ha chiesto l'immediata attivazione di un
tavolo "Governo- Enti locali" attraverso cui rafforzare le attività
di controllo del territorio e rilanciare i Patti per la sicurezza, coordinando
l'azione della polizia locale con le forze di polizia nazionale. Poi c'è il
lavoro, con la promozione di politiche che leghino strettamente l'istruzione,
la formazione professionale e il lavoro stesso. Questo consentirebbe alle nuove
generazioni di affrontare con le competenze adeguate la sfida dell'occupazione,
facendo crescere complessivamente la produttività del sistema. Ancora,
l'istruzione, con un Piano straordinario per l'emergenza educativa, che investa
anche nell'ammodernamento, nella messa in sicurezza delle scuole, nell'utilizzo
di energie rinnovabili e nella dotazione delle nuove tecnologie, così da
trasformare le scuole italiane in veri centri per l'educazione permanente.
Quanto alle infrastrutture, serve un rilancio degli investimenti per la
mobilità (strade, ferrovie, porti e aeroporti) che consenta l'ammodernamento
del patrimonio di rete stradale gestito dalle Province (circa l'84 per cento
della rete nazionale). Per finire, l'ambiente, con la previsione di un piano
straordinario per la difesa del suolo e contro il dissesto idrogeologico,
rafforzando la capacità di prevenzione dalle grandi calamità naturali.
( da "Nuova Sardegna, La" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Di Luca Rojch
"Fermate la strage sulle strade della Gallura" Omelia di fuoco del
vescovo Sebastiano Sanguinetti contro la lentezza della politica OLBIA. Grida
senza speranza di una vedova troppo giovane, di una madre coraggiosa che cede
allo sconforto. Rumori di dolore. La bara si allontana, ultima delle tre, in
una sfilata mesta che odora di morte, che non trova consolazione. Masina
crolla, vede Mauro andare via in una cassa. Vede il suo sposo cadavere, unito
ai fratelli da un destino senza senso. Vite spezzate in uno schianto all'alba
della festa. La città livida e a mezz'asta cerca di scaldare il cuore in
frantumi della famiglia Diana. Le due mogli Masina, Veronica, sono in prima
fila nella chiesa della Sacra Famiglia accanto ai tre i fratelli e alle due
sorelle di Mauro, Franco e Paolo. Intorno a loro la bolgia della solidarietà.
Migliaia di persone che la chiesa strapiena risputa fino al piazzale. Gli
uomini della Croce Bianca portano a spalla la bara di Mauro, dietro di loro
arrivano quelle di Franco e Paolo. Le foto decorano i lati dei feretri. Volti
sorridenti, scende di vita quotidiana. Quasi per aggrapparsi a un'idea di
normalità per sempre svanita. Il sindaco Gianni Giovannelli segue in piedi la
cerimonia con la fascia tricolore. La polizia municipale tiene il gonfalone
listato a lutto. Gli uomini della Croce Bianca hanno la fascia nera sul braccio
nelle loro tute arancioni. Il vescovo Sebastiano Sanguinetti non ha solo parole
di conforto per la famiglia Diana, ma tuona contro la
lentezza della burocrazia,
contro l'inattività della politica che in questi anni non è riuscita a
migliorare le strade. "Spero che le morti di questi tre fratelli siano le
ultime croci sulle strade della nostra provincia - tuona il monsignore -. è
responsabilità delle istituzioni adeguare la sicurezza delle arterie stradali
alla mole di traffico. Si fanno campagne per combattere gli incidenti
sul lavoro, vorrei che la stessa attenzione venisse rivolta alle strade. Io
ogni giorno percorro la le strade della Gallura e dell'Anglona, ne conosco le
insidie e l'inadeguatezza. Mi chiedo quante vite ancora si debbano sacrificare
sull'altare dei ritardi". Parole affilate, rasoiate sulla coscienza. Il
vescovo non si limita caricare su di sé il dolore della comunità. Punta il dito
contro la politica delle tante parole e delle poche azioni concrete. Poi
allarga il cuore, le braccia, cerca di dare coraggio alle due giovani vedove,
Masina che ha un figlio, Gabriele di 6 mesi, e Veronica, che ha una figlia,
Michelle di 3 anni. "Mi rivolgo a voi Veronica e Tomasina - dice
Sanguinetti -. Avete davanti a voi un futuro difficile, avete due figli da
crescere, dovete moltiplicare le vostre energie. è l'eredità più grande anche
avete ricevuto. Nei due figli i loro padri continueranno a vivere". La
cognizione del dolore diventa troppo forte. Masina sbianca gli occhi sempre più
pesti si chiudono. Viene portata via in braccio dagli uomini della Croce
Bianca. Ma dopo qualche minuto si risiede al suo posto in prima fila davanti al
dolore. La sofferenza diventa collettiva. Piange la famiglia Diana, stretta tra
i banchi in un unico abbraccio, piange chi in chiesa è arrivato per dare una
testimonianza, piange anche il cielo che scroscia secchiate d'acqua su una
folla che non si scompone. Le bare escono in fila accompagnate da un lungo
applauso nella giornata del lutto.
( da "Messaggero Veneto, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Chiusaforte. Il
collegamento con la Slovenia sarà completato entro l'inizio 2009. Sarà
realizzata una funivia da 15 milioni simile a quella di Ravascletto-Zoncolan
Arriva la concessione, la funivia di Sella Nevea si farà Via libera da Resia
per l'uso del terreno a Sella Prevala, ma la neve rallenta l'inizio dei lavori
CHIUSAFORTE. Dal Comune di Resia la concessione edilizia è arrivata. Non ci
sono più ostacoli burocratici quindi alla realizzazione della funivia che dal
rifugio Gilberti porterà a Sella Prevala costituendo l'asse portante del
collegamento, sci ai piedi, tra la stazione di Sella Nevea e quella slovena di
Bovec. Ora Promotur attende l'arrivo delle ultime autorizzazioni all'apertura dei
cantieri (attese comunque tra pochissimi giorni) e soprattutto spera che
l'abbondante coltre nevosa che ancora copre la zona oggetto degli interventi si
sciolga. È questo infatti il solo ostacolo al via dell'ultima fase della
realizzazione del collegamento tra le località sciistiche di Sella Nevea e
quella slovena di Plezzo. Un ostacolo alto, tuttavia. Mai come quest'anno
l'innevamento ha permesso alla stagione della neve di arrivare ben oltre
l'inizio della primavera consentendo agli appassionati di sci di godersi
appieno la nuova telecabina del Canin aperta al pubblico all'inizio di
febbraio. La coltre nevosa, come si diceva, è ancora ben presente sul Canin,
oltre un metro di neve nella zona di Sella Prevala e in quella del rifugio
Gilberti, rispettivamente quota 1.846 e
( da "Piccolo di Trieste, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
L'OPINIONE DEI
PROFESSORI Sono tanti i nodi irrisolti: "C'è troppa burocrazia" Già dal dicembre scorso
molti docenti hanno chiesto il ritiro del decreto Fioroni E c'è anche chi
propone di creare corsi via Internet per agevolare le lezioni Si ritorna, come
ai vecchi tempi, agli esami a settembre: a deciderlo ha provveduto l'ordinanza
ministeriale n°92/2007, emanata dall'ex Ministro Fioroni, che istituisce
dei corsi di recupero per gli studenti insufficienti in alcune materie, e un
esame di verifica a settembre che, se non superato, comporta la bocciatura.
Cosa pensano i professori di questa novità? Il corpo docente sembra in parte
essere favorevole all'ordinanza. Secondo l'insegnante Lorena Gozzoli, non
apporterà cambiamenti all'interno della vita scolastica "anche se i corsi
potrebbero terminare già il 30 giugno oppure al massimo il 15 luglio e in
questo periodo potrebbero essere inseriti anche gli esami finali che invece
adesso si svolgono a settembre. E, a dirigerli, dovrebbero essere preposti gli
insegnanti che non partecipano agli esami di Stato, garantendo così un impegno
equilibrato". C'è chi invece seguirebbe una linea un po' più moderna, offrendo
la possibilità di creare dei corsi di recupero direttamente online per evitare
in tal modo l'enorme disagio procurato dal caldo durante le lezioni estive. Ad
opporsi all'ordinanza ministeriale è invece la professoressa Daniela Antoni.
"Già nel mese di dicembre del 2007 - spiega - molti collegi docenti di
varie scuole italiane, fra le quali il Liceo 'Dante Alighieri', hanno chiesto
il ritiro della stessa, perché non rispetta le norme scolastiche del Testo
Unico e dimostra solamente una falsa partecipazione alle problematiche
scolastiche da parte del Governo, facendo sì che in questo modo non si sviluppi
la scuola della Costituzione, nella quale lo studente dovrebbe, come suo
diritto, divenire un attento cittadino critico. Sostituire i professori assenti
con i supplenti - prosegue Antoni - o creare una situazione tale per cui un
terzo degli insegnanti italiani lavora nell'ambito del precariato, rimangono
purtroppo solo problemi irrisolti che il Ministero ha ignorato
completamente". Ad aggiungere difficoltà nell'istruzione pubblica italiana
concorre anche l'organizzazione delle classi a settembre, che consente
l'inserimento casuale di alunni bocciati agli esami di riparazione in una
classe già numerosa. "Inoltre - sottolinea la docente - insegnanti che divengono
meri esecutori delle ordinanze ministeriali, sommersi da una burocrazia
tutta tesa ad evitare ricorsi, uno spreco di intelligenze e tempo che si
sarebbe potuto dedicare invece al chiedersi perché i ragazzi non
imparano". Ora spetta al nuovo governo decidere se abolire o meno questa
innovazione. Benedetta Moro (Liceo classico D. Alighieri - Trieste).
( da "Messaggero Veneto, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Autorizzazione
integrata ambientale: chieste spiegazioni alla General Beton Discarica, la
Regione prende tempo Il servizio tutela: aspetti da chiarire PORCIA PORCIA. È
stato ribadito durante la presentazione del programma provinciale di gestione
dei rifiuti speciali (pericolosi e no), la scorsa settimana in Provincia: è da
mesi che si sta attendendo l'apertura della discarica di cemento-amianto di
Porcia. Il sito è pronto da quasi un anno: un sito importante, per la provincia
di Pordenone, dal punto di vista strategico, capace di garantire
l'autosufficienza della Destra Tagliamento e anche della regione per parecchi
anni. Tuttavia, burocrazia vuole che non sia ancora operativo: manca ancora
l'autorizzazione integrata ambientale della Regione (Aia), che viene rinviata
da mesi e mesi. Quando l'iter era in mano alla Provincia, la discarica doveva
aprire già alla fine dello scorso anno. Il via alla gestione è passato
alla competenza della Regione. Si pensava che, dopo la conferenza dei servizi
di febbraio, le cose stessero per concludersi. Invece, a oggi, ossia tre mesi
dopo, dell'autorizzazione integrata ambientale, il tassello mancante, non v'è
ancora ombra. Da Trieste, precisamente dal Servizio tutela da inquinamento
atmosferico-ambientale della Regione, fanno sapere che "la pratica (ovvero
l'Aia), è all'esame degli uffici: dobbiamo chiarire alcuni dubbi sorti
predisponendo l'atto di autorizzazione alla gestione del sito dove, non appena
operativo, verranno conferiti manufatti in amianto legato in matrice cementizia
o resinoide. Abbiamo chiesto alla General Beton (la società che gestirà il
sito, ndr) integrazioni e spiegazioni rispetto alcuni dettagli della
discarica". Quando arriverà questa autorizzazione? "Il prima
possibile, compatibilmente con la necessità di chiarire alcuni aspetti".
Il sito, ricavato nell'ex cava Croce Vial, è dunque pronto, ma non operativo.
La sua capacità sarà di 5 mila metri cubi per anno (tradotti in traffico: tre
autotreni la settimana), servirà in primis la provincia di Pordenone, e solo in
subordine la regione (per ora non è previsto il conferimento di rifiuti
provenienti da fuori regione). Soltanto le aziende autorizzate potranno
accedervi. In 5 o 6 anni - secondo le stime dell'amministrazione comunale - la
cava dovrebbe esaurirsi. Martina Tesolin.
( da "Tirreno, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Montecatini Va
avanti il Progetto per Pistoia Tra gli obiettivi la nascita di un'agenzia
acchiappa-investimenti Dopo sei mesi di lavori industriali e sindacati cercano
alleati tra le istituzioni e le banche PISTOIA. Dopo sei mesi di attenta
analisi dei lavori, il "Progetto per Pistoia" portato avanti da
Assindustria, Cgil, Cisl, Uil e Ugl provinciali prende quota con la
presentazione di quelli che saranno gli obiettivi per cercare di dare al
territorio nuove opportunità di crescita, soprattutto per quello che riguarda
gli insediamenti produttivi in quei settori che richiedono un elevato contenuto
tecnologico. Adesso, dopo aver dettagliato questo protocollo, le parti
interessate si aspettano un coinvolgimento della Provincia e dei Comuni. Gli
ambiti sui quali si andrà a lavorare sono due: il marketing territoriale e la
semplificazione amministrativa. "E' questo un appuntamento importante -
sottolinea il segretario provinciale Cgil Daniele Quiriconi - perché riusciamo
a dare operatività all'accordo dello scorso novembre. Per avere un'effettiva
accelerazione dei tempi burocratici per le imprese. Per questo motivo, verrà
istituita una agenzia di attrazione degli investimenti sul modello che bene ha
funzionato nella città di Manchester. Si è provveduto ad una mappatura del
territorio per capire i luoghi dove oggi si può andare ad investire. Nella
nostra provincia sono molto limitati, se esclude l'unica area efficiente che è
quella di Camporcioni a Chiesina Uzzanese e, ovviamente, non prendendo in
considerazione la montagna. E' fondamentale effettuare promozione del
territorio perché non vogliamo che le aziende vadano via dalla provincia a
cercare fortuna da altre parti, dove poi magari il costo della vita è maggiore
rispetto che da noi". L'obiettivo primario rimane unico. "Adesso
chiediamo agli altri - conclude Quiriconi - banche e istituzioni, dopo che
anche la Regione con Martini e Fragai hanno dato il proprio benestare, di dire
cosa ne pensano. Affinché questo progetto si possa realizzare serviranno
centinaia di migliaia di euro". L'altro aspetto essenziale riguarda lo
snellimento della macchina amministrativa, da sempre ritenuta uno strumento che
blocca le iniziative delle imprese. "E' davvero un problema serio - afferma
il segretario provinciale Cisl, Patrizia Pellegatti - che non riguarda soltanto
Pistoia. In futuro ci aspettiamo un maggior coordinamento fra i piani
regolatori dell'area metropolitana, cosa che oggi non accade. Inoltre bisogna
creare l'attrattività sugli insediamenti delle imprese per avere un più snello
sistema di welfare e servizi. L'obiettivo finale deve essere molto semplice ed
immediato: avere un forte coinvolgimento delle
amministrazioni pubbliche sulla burocrazia". Il lancio del Progetto per Pistoia è iniziato studiando
realtà europee come Bilbao, Glasgow o Manchester. "Il confronto con gli
altri - sottolinea il direttore di Assindustria, Carlo Stilli - ci è servito
per capire cosa ci serviva per il nostro progetto e, di conseguenza, ci siamo
adoperati per avere risultati positivi. C'è bisogno di fare un'efficace
promozione all'esterno della provincia e, per questo, è stata necessaria
effettuare la mappatura dettagliata del territorio. Adesso ognuno deve svolgere
il proprio compito, dalle istituzioni al prefetto, per avere un coordinamento
sulle azioni informative. Sono aspetti fattibili che servono per poter
soddisfare il fabbisogno dei cittadini". Saverio Melegari.
( da "Piccolo di Trieste, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
RAPPORTO SULLO
SVILUPPO Al Nord solo le medie imprese resistono alla crisi Indagine su 61 realtà
aziendali di spicco distribuite dal Piemonte al Friuli Venezia Giulia segue
dalla prima dall'inviato GIULIO GARAU Poche indicazioni, semplici solo
apparentemente: sono le ricette che arrivano dalle stesse imprese, quelle
medie, che hanno determinato il successo dell'Italia del Nordest, che hanno
vinto la sfida della globalizzazione e che ora insistono sull'efficacia di
questo percorso come unica via per favorire la "possibilità di una ripresa
della crescita". Non sembra, ma è in realtà anche la fotografia di quel
che è successo nel Friuli Venezia Giulia in questi anni in cui
"innovazione e sfida alla globalizzazione" sono diventati leit motiv
consueti e familiari nel linguaggio delle imprese di casa nostra che per avere
successo hanno trovato nel territorio, nelle amministrazioni regionali e
locali, ma anche nelle istituzioni finanziarie, una sponda essenziale per
consolidare le affermazioni sul mercato. Ed è questa la fotografia che traccia
anche il volume (uno studio approfondito di grande interesse) di Daniele
Marini, direttore scientifico della Fondazione Nordest "Fuori dalla media.
Percorsi di sviluppo delle imprese di successo" edito da Marsilio,
presentato ieri a Milano, e che raccoglie saggi di diversi autori. Marini ha
scandagliato i percorsi di sviluppo delle medie imprese del Nord Italia e sono
state studiate 61 realtà aziendali di spicco distribuite dal Piemonte al Friuli
Venezia Giulia. Dallo studio è emerso un "ceto medio" di imprese che
hanno saputo affrontare per tempo le sfide della globalizzazione dei mercati.
Aziende che hanno assunto una leadership nel processo di trasformazione del
sistema produttivo italiano. Il saggio di Marini, lo dice lui stesso, non vuole
affatto fare un "elegia della media impresa industriale", quanto
piuttosto mettere in evidenza che che è in corso in questo momento in Italia un
"mutamento di pelle" delle imprese e che ha come attore principale
quelle di taglia media. C'è anche una questione Settentrionale nel senso che i
problemi delle imprese del Nord, fortemente proiettate sui mercati
internazionali, le aziende pilota del sistema Paese, diventano i problemi dell'intero sistema produttivo nazionale: burocrazia eccessiva, scarso aiuto nei processi di internazionalizzazione,
atrattività dei territori, politiche industriali. Questioni che ora si pongono
con forza ancora maggiore dopo il cambio politico nazionale, ma soprattutto a
livello regionale dove agiscono i terminali dello sviluppo. Temi questi
emersi con forza ieri anche nell'incontro organizzato ieri da Unicredit
Corporate Banking a Milano nella sede dell'Associazione della stampa estera,
per presentare il libro di Marini ma anche per fare una riflessione sulla media
impresa protagonista dello sviluppo del Nord. C'è l'esigenza ora di uno Stato
più flessibile e più vicino ai bisogni dei territori, ma c'è anche la
consapevolezza della necessità di formare una classe dirigente che "sappia
dialogare con le istituzioni". Una necessità che si sente soprattutto al
Nord perchè è il Nord ancora il motore principale dello sviluppo economico
dell'Italia. Lo mettono i evidenza i dati di Mediobanca e Unioncamere sulle
medie imprese italiane: la loro localizzazione è concentrata prevalentemente in
quest'area. Tra Piemonte e Friuli Venezia Giulia infatti (lo sottolinea Marini)
risiedono quasi i quattro quinti (78,9%) delle medie imprese. Medie imprese e
Nord, tutti gli indicatori fanno pensare che il "futuro delle prospettive
di crescita dell'Italia" si giocherà proprio su questi due assi tematici.
( da "Nuova Ferrara, La" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Poche le risposte concrete
durante il consiglio di partecipazione Assemblea affollata e qualche cartello
di contestazione Ma la giunta spiega: "Non è colpa nostra" CAMPOTTO.
E' stata forse l'unica assemblea, nella storia di Campotto, che è risultata
così numerosa. Lunedì sera, la solita saletta che ospita il condisglio di
partecipazione era piena e non solo di persone anziane; all'incontro erano
presenti diversi giovani compresi alcuni giunti appositamente da Chiesa Nuova,
la vicina frazione del comune di Conselice in provincia di Ravenna. Il
soddisfatto presidente del cdp, Termine Galeati, ma mano che entrava gente,
aggiungeva sedie. E questo è il "sintomo" che i temi al centro della
serata interessavano eccome i cittadini di Campotto. Tanto più che, a tentare
di dipanare le varie e scottanti questioni, c'era il vicesindaco Antonio
Fiorentini, gli assessori Ferdide Bosi (lavori pubblici), Rino Orlandini
(decentramento) e più tardi è arrivato anche il sindaco di Argenta, Giorgio
Bellini. Doveva essere un'assemblea che, una volta per tutte, avrebbe dovuto
fornire elementi precisi su ufficio postale, campo sportivo, pista ciclabile,
sicurezza e viabilità. Ebbene, non è che di rassicurazioni ne siano arrivate
tante, prima fra tutte l'annosa questione dell'ufficio postale. L'apertura
sarebbe prevista per fine luglio perchè il tutto è
imbavagliato dalla burocrazia all'interno degli uffici della direzione provinciale delle Poste
di Ferrara. Il contratto passa da un dirigente all'altro e così scorrono
settimane e settimane, e la gente di Campotto, e con loro l'amministrazione
comunale, sono lì che aspettano e vengono accusati tramite cartelli di
immobilismo e assenteismo. "Sono cartelli - ha rimproverato
Fiorentini - che hanno urtato l'amministrazione, che hanno ferito il cdp che è
invece una risorsa per i cittadini. Fare il presidente del cdp non piace a
nessuno ed è facile accusare chi di colpe che non ha. Cartelli quindi che
considero - ha concluso - una ferita per Campotto". Tornando ai lavori di
ristrutturazione del fabbricato da adibire ad ufficio postale, l'assessore Bosi
ha precisato che "l'edificio è pronto. Poste Italiane ci ha fatto continue
richieste tanto da far lievitare la spesa oltre a 60 mila euro. Oggi - ha
aggiunto - siamo più scontenti che mai. Il contratto sarebbe alla firma ma in
realtà non firmano". Un cittadino fra il pubblico rumoreggia sottovoce
dicendo: "Non è che Poste Italiane perde tempo perchè vuol
chiudere?". Per quel che riguarda i lavori di completamento
all'ambulatorio medico, Bosi ha assicurato che alla ditta alla quale è stato
assegnato l'intervento, è stato dato come ultimo termine i primi di luglio. Per
i farmaci poi che l'azienda delle farmacie vorrebbe distribuire nei nuovi
locali, si sta aspettando l'autorizzazione ministeriale. L'argomento che invece
ha avuto una risposta concreta da ambo le parti è il campo sportivo. In
sintesi, il Comune, su sollecitazione del cdp (spronato da alcuni giovani), ha
già fatto sfalciare l'erba, ha ordinato le porte nuove e verrà posizionata una
rete di protezione. Entro giugno tutto sarà pronto e non sarà una soluzione per
dare due calci, così tanto da passare il tempo. Infatti proprio i giovani
presenti all'assemblea, compreso il gruppetto di Chiesa Nuova, si assumerebbero
la responsabilità della continuità di gestione formando anche una squadra
agonistica. Giorgio Carnaroli.
( da "Unita, L'" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Stai consultando
l'edizione del GERARDO MAROTTAIl fondatore dell'Istituto italiano di studi
filosofici: qui c'è stata una mutazione antropologica di tutte le professioni
"Siamo ostaggi di una nuova borghesia: quella dei rifiuti tossici" inviato
a Napoli Ha passato una settimana impegnativa, l'avvocato Gerardo Marotta,
classe 1927, presidente e fondatore dell'"Istituto Italiano per gli Studi
Filosofici" e dell'"Assise di Palazzo Marigliano". Preso
nell'organizzazione di un importante convegno su Francesco Saverio Nitti, è
rimasto colpito dall'associazione che il Corriere della Sera ha fatto giusto
ieri: la sua foto era accostata "al magma che si annuncia nella città di
Napoli". Vale a dire a quella moltitudine di istanze che oggi avranno visibilità,
in occasione dell'arrivo del governo, nel capoluogo partenopeo. "Le Assise
della città di Napoli - ci tiene a precisare - sono una libera accademia dove
si studiano e si propongono soluzioni secondo le più avanzate idee
scientifiche". Avvocato Marotta, lei è preoccupato per la sua città.
Perché? "Sono preoccupato della trasformazione antropologica che è
avvenuta a Napoli. Le cause derivano dalla circostanza che le industrie del
Nord da più di 40 anni, per risparmiare sui costi della bonifica dei rifiuti
tossici che producono, hanno pensato di affidarsi alla camorra e alla mafia per
sversare nelle terre del Mezzogiorno tutti i loro scarti di lavorazione. In
questo modo hanno ridotto il povero Mezzogiorno, con le campagne più fiorenti
d'Italia e d'Europa, un territorio celebrato da viaggiatori stranieri, in
un'area soffocata dai rifiuti tossici". Quale è stata la conseguenza?
"Gli imprenditori del Nord hanno risparmiato: se lo smaltimento regolare
fosse costato 10, con la camorra costava 3. Ma soprattutto hanno prodotto
l'arricchimento del capitale finanziario di mafia e camorra. Il punto è quello
denunciato dall'ultimo Congresso dei magistrati a Sorrento: questo traffico di
rifiuti tossici da Nord a Sud ha creato una nuova borghesia, dei "gestori
dei rifiuti tossici". Questa borghesia è diventata
classe dirigente che comanda sulla burocrazia, nomina consulenti. Fa tutto quello che dovrebbe fare una classe
dirigente "fisiologica". E ha trasformato tutta la società civile
esercitando una grande influenza anche sui ceti professionali. Gli avvocati non
sono più i De Marsico o i De Nicola. Oggi assistono la nuova borghesia
dei gestori dei rifiuti a evadere le tasse, anche perché il ministero delle
Finanza non ha ancora classificato questa tipologia di lavoro. E quindi questi
non pagano tasse". Che effetti causa l'innesto di questa nuova borghesia
nella realtà campana? "Si è passati dal "familismo amorale" di
Banfield in cui si cerca di massimizzare i vantaggi per la propria sola
famiglia, al totale disinteresse del bene pubblico. Si è passati alla corsa
forsennata al denaro, a guadagnare soldi comunque. Tutte le professioni ci sono
dentro. È la trasformazione antropologica della società civile. I figli
arrivano a scuola con Bmw e Mercedes, e insultano i professori dicendo:
"Noi abbiamo la Mercedes, mentre tu non riesci a fare la spesa". E se
il preside interviene finisce che distruggono la scuola". Come si risponde
a questo processo antropologico? "La stampa nazionale crede che le Assise
siano un movimento quasi politico, tipo '68. Per carità. Le Assise del
mezzogiorno sono centri di tenuta civile, così come l'Istituto italiani per gli
studi storici e l'Istituto italiano per gli studi filosofici. Sono Assise che
studiano l'agricoltura, la diossina, le scienze. Servono a questo".
Durante l'ultima crisi-rifiuti molte regioni del nord non hanno accettato di
ricevere la spazzatura napoletana... "Ora dicono: "Il Mezzogiorno non
lo vogliamo più". Ma come vi permettete? Voi avete infestato tutto, il
cratere di Pianura oggi non esiste più, vi hanno buttato dentro anche i camion
oltre che i rifiuti. E adesso la magistratura qui camion li ha addirittura
trovati". e.d.b.
( da "Adige, L'" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
"Siamo gli
unici a pagarla" Patto con Bolzano per le Alpi TRENTO - "Non possiamo
più sopportare l'Ici sugli alberghi, ormai siamo gli unici rimasti a
pagarlo". Natale Rigotti, presidente degli albergatori trentini, lancia
questa richiesta presentando la 62esima assemblea della categoria, che si terrà
domani alle 16.30 al Palacongressi di Andalo. Non verrebbero così a mancare
risorse importanti ai Comuni? "Non credo i Comuni possano andare avanti
con questo andazzo, erano tutte necessarie le assunzioni fatte in questi ultimi
anni?". Per la prima volta Asat decide di presentare un proprio decalogo
di sollecitazioni al futuro governo provinciale. La richiesta fondamentale è di
un'attenzione costante al settore, anche in termini di contributi, "visto
che il 92% delle aziende sono a gestione familiare". Rigotti non vede di
buon grado il fatto che regolamentazione ed assunzione dei rapporti di lavoro
debba essere fatta 24 ore prima dell'inizio dell'attività. Inoltre "è
offensivo il fatto che per la sicurezza si prenda pari pari la legge
dall'edilizia". Il 43,3% degli alberghi trentini è stato ispezionato.
"Il 70% delle aziende controllate - spiega Rigotti - è stato trovato in
regola, altre hanno registrato irregolarità amministrative". È il
direttore Roberto Pallanch a ricordare dei dati: 9 miliardi
di euro il costo della burocrazia in Italia, con un mancato sviluppo del Pil pari al 2%. In
assemblea verrà siglata anche un'intesa con Hgv, l'associazione degli
albergatori altoatesini, per promuovere congiuntamente le Alpi. "Le
"Alpi del sole" - precisa Rigotti - rappresentano infatti il 24%
dell'intero patrimonio ricettivo italiano". La filosofia di
sviluppo rigottiana comprende anche l'idea di un aeroporto regionale,
"siamo l'unica regione a non averlo. Oggi, poi, il 42,9% dei turisti
arriva in aereo". Il titolo dell'assemblea sarà di stampo ambientale:
"Non abbiamo un Trentino di ricambio". La richiesta per Trentino spa
è invece quella di una cabina di regia che "riesca a far tornare di moda
il Trentino: dobbiamo essere scelti, non cercare noi. Serve un marchio di
qualità con un sistema di prezzi che non cerchi il costo minimo". Durante
l'assemblea presentata da Adriana Volpe verranno premiate 7 coppie di coniugi
albergatori e sarà forse presente anche Pasquale Gentile, presidente degli
albergatori napoletani "per i quali serve un nostro atto di solidarietà in
questo momento difficile". Sull'occupazione reale delle camere d'albergo
Rigotti attenua i dati accademici che mostrano il sovradimensionamento delle
strutture. "A Trento l'occupazione media è attorno al 60%, a Riva ad
esempio in inverno tengono aperti 29 alberghi". M. Fri. 21/05/2008.
( da "Eco di Bergamo, L'" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Anche all'Istma
inaugurazione secondo i costumi locali Nel
( da "Giornale.it, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
N. 120 del
2008-05-21 pagina 4 "Promesso: le imprese di Marina Fiera non andranno a
bagno" di Redazione In prefettura trovato l'accordo per salvare dal
fallimento le aziende dell'area Dare soluzione urgente al problema della Marina
Fiera di Genova, per consentire alle aziende che gravitano nell'area della
struttura di lavorare, evitando la chiusura dell'attività e il conseguente
licenziamento di una trentina di dipendenti: è quanto è scaturito dall'incontro
di ieri pomeriggio in prefettura, che ha visto riuniti intorno allo stesso
tavolo il prefetto Anna Maria Cancellieri, il presidente della Regione Claudio
Burlando, l'assessore comunale Gianfranco Tiezzi e i rappresentanti di Fiera,
Provincia e Autorità portuale. L'obiettivo - come abbiamo scritto nei giorni
scorsi su queste pagine - è innanzi tutto quello di garantire l'operatività
delle imprese che hanno "scommesso" sulla darsena diciotto mesi fa,
al momento dell'inaugurazione: allora la prospettiva era di ospitare negli
spazi della Marina, per tutto l'anno, escluso il periodo del Salone Nautico
(con i posti riservati alla Fiera), oltre 250 imbarcazioni che avrebbero
assicurato una ricaduta sulle aziende stesse, sul comparto della nautica e
sull'intera città. Le pastoie burocratiche, invece, hanno ritardato fino ad
oggi la definizione delle procedure di gestione degli spazi in banchina,
rimasti deserti, fino a provocare il progressivo calo dell'attività delle
aziende dell'area che forniscono attrezzature e servizi di supporto alla
nautica, oltre a servizi di bar e ristorazione. Per loro, la situazione è
diventata, negli ultimi mesi, insostenibile. Per dare l'idea: un imprenditore
ha denunciato incassi di poco più di duecento euro al mese, a fronte di spese
di affitto di 8mila euro. Da qui la sollevazione, composta ma fermissima, delle
aziende che si sono autotassate per acquistare una pagina sul nostro Giornale
in cui hanno spiegato la storia infinita della faccenda-Marina Fiera, una
struttura costata 45 milioni di euro di denaro pubblico e sostanzialmente non
utilizzata. A quel punto, anche su sollecitazione del consigliere regionale
Gianni Plinio (An), e dei consiglieri comunali Gianni Bernabò Brea (La Destra)
e Franco De Benedictis (Lista Biasotti), Burlando e il neo-presidente
dell'Autorità portuale Luigi Merlo si sono detti disponibili a trovare una
soluzione, almeno provvisoria. L'incontro di ieri è servito a questo: "È
stato individuato un itinerario virtuoso - sottolinea Burlando -, una strada
che consentirà alle aziende di acquisire commesse e contratti per la stagione
estiva, in linea sostanzialmente con la soluzione provvisoria adottata lo
scorso anno. Tutto questo, in attesa di formalizzare le procedure per
l'assegnazione definitiva degli spazi". Concetto ribadito anche da Tiezzi
che aggiunge: "La soluzione dovrà passare dal Comitato portuale, ma
dev'essere acceleratissima. Nel frattempo le imprese interessate dovranno
essere messe in condizione di lavorare. C'è buona volontà
da parte di tutti, e, come ha convenuto anche il prefetto Cancellieri, c'è
anche la consapevolezza che non si può disperdere una risorsa per colpa della burocrazia". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Manifesto, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Un'intervista con
l'autore del libro "Perché non ci odiano. La vera storia dello scontro di
civiltà". Una corrosiva e brillante analisi della globalizzazione e delle
forme di resistenza che si sviluppano nel Nord e nel Sud del pianeta Benedetto
Vecchi Lo stile di vita, le istituzioni politiche, insomma l'ethos dominante
negli Stati Uniti rischia di essere sommerso dalla crescente marea dei latinos,
portatori di identità altere rispetto a quella statunitense. Si chiude così il
libro di Samuel Hungtinton sul sotterraneo "scontro di civiltà" che
caratterizza la vita del pianeta. Il discusso studioso americano non poteva
certo prevedere che il titolo del suo pamphlet diventasse la chiave
interpretativa di tutti i conflitti che vedono coinvolti gli Stati Uniti. C'è
lo scontro di civiltà, infatti, dietro l'attacco dell'11 settembre al World
Trade Center e la reazione statunitense culminata nell'invasione
dell'Afghanistan e dell'Iraq. C'è scontro di civiltà dietro le tensioni tra gli
Stati Uniti e l'Iran o tra Washington e la Corea del Nord. All'orizzonte si sta
profilando forse il padre di tutti gli scontri di civiltà del futuro, quelle
cioè tra Pechino e tutto il mondo occidentale. Da una parte quindi il
"nostro" Occidente, dall'altra il resto del pianeta. Una
rappresentazione dove all'Occidente spetta la palma della superiorità nelle
istituzioni politiche, nel rispetto dei diritti individuali, della democrazia,
mentre il libero mercato, va da sé, è il modo migliore per produrre la
ricchezza. Mark LeVine è un giovane studioso - insegna Storia Moderna del Medio
Oriente alla University of California - a cui il paradigma sullo scontro di
civiltà sta stretto, anzi lo considera il risultato di una vera e propria
campagna ideologica per garantire l'egemonia occidentale nel pianeta. Nel
volume Perché non ci odiano (DerivaApprodi, pp. 314, euro 20) sostiene che ci
sono molti più punti di contatto tra un business man del Marocco e della
California che non tra un operaio di Chicago e un manager wasp di Wal Mart. Per
LeVine, infatti, la globalizzazione ha favorito la crescita di una élite
globale che condivide non la religione, ma la stessa propensione a vivere come
un corpo seprato all'interno degli stati nazione dove sono nati. Per il resto
della popolazione mondiale, invece, l'articolazione delle identità, delle forme
di vita produce un patchwork in cui, ad esempio, l'Islam convive con la musica
heavy metal o il rap. L'intervista è avvenuta in due tornate. Prima in rete e
poi vis-à-vis, visto che lo studioso è in Italia per presentera il suo libro.
Il tuo libro ribalta l'immagine dominante sull'ostilità dell'Islam verso
l'Occidente. Sostieni, ad esempio, che non ci sono molte differenze tra un
musulmano del Cairo e un "americano medio" verso i terroristi; e che
entrambi manifestano una certo ostilità verso il potere costituito. E' proprio
così? Le differenze culturali tra l'America profonda - un'espressione che negli
Stati Uniti viene usata per indicare i bianchi evangelici, i colletti bianchi o
gli operai triturati dalla globalizzazione - e i musulmani conservatori del
mondo arabo sono di gran lunga meno profonde di quando gli studiosi mainstream
sostengono. Entrambi propongono una lettura nazionalista e religiosa del
proprio mondo, rappresentato come un fortino assediato da infidi nemici al
soldo di Satana. Una visione luciferina della realtà che li porta a
giustificare, seppur da parti opposte della barricata, il conflitto tra gli
Stati Uniti e il mondo islamico. Le identità che esprimono sono "identità
resistenti" caratterizzate dalla paura verso tutto ciò che mette in
discussione stili di vita e autorità consolidate. Da qui la richiesta di
leaders che esprimano virilmente forza e determinazione nel reagire, a nome del
gruppo, alle minacce dei "nemici". Questi i punti di contatto. C'è
però una cosa che mi ha enormente sorpreso nei miei soggiorni prolungati nel
mondo islamico: i musulmani conoscono meglio di noi statunitensi la storia dei
rapporti tra Occidente e mondo islamico. Questo provoca una
"disconnessione" tra quanto pensano gli americani e la maggioranza
dei musulmani. Negli Stati Uniti, ad esempio, la maggiorannza della popolazione
ha ritenuto che la scelta di Washington di invadere l'Afghnaistan e l'Iraq era
mossa da intenzioni "nobili" - la libertà, la democrazia, i diritti
umani, la sicurezza - e che nonostante i disastri sociali e politici provocati
pochi sono i dubbi manifestati sulla buona fede della nostra politica estera.
Diverso è invece il giudizio dei musulmani, che si limitano a constatare
empiricamente che quelle scelte erano un non senso. Questa disconnessione non
produce però un odio verso gli statunitensi: semmai è odiata, come ha ammesso
più volte lo stesso Pentagono, la politica estera di Washington. Per queste
ragioni considero essenziale definire un'agenda politica che favorisca il
rapporto tra attivisti europei, statunitensi e attivisti presenti nei paesi islamici.
Un'agenda politica che porti a quella "cultura jamming" all'interno
della quale tessere alleanze per costruire una globalizzazione inclusiva,
basata su uno sviluppo economico sostenibile e egualitario. Scrivi molto della
diffusione globale di stili di espressione, di forme artistiche che vengono
plasmate a secondo dei contesti locali. Vuoi dire che la globalizzazione
neoliberista vada fermata, mentre quella culturale no? Nell'attuale
globalizzazione il sociale e l'economico sono stati "culturalizzati".
Mi spiego: le imprese basano oramia i loro profitti sul potere del brand,
mentre fanno fare il lavoro "sporco" a una rete di imprese esterne.
Tutto questo significa che imprese come Nike o Microsoft vendono idee di una
merce che è prodotta da altri. Inoltre, nel libro scrivo della
"walmartizzazione" dell'economia globale. Wal Mart non è solo
un'impresa transnazionale, ma anche un modello di relazione tra capitale e
forza-lavoro opposto a quello comunemente definito fordista. Nelle fabbrica automobilistiche
di Henry Ford, è noto, i salari erano relativamente alti in modo tale che
operai potevano acquistare il modello T che producevano. Wal Mart paga invece
salari così bassi che i suoi dipendenti riescono solo a sopravvivere. Questa
tendenza al ribasso salariale vale in tutto il mondo. Ad esempio, in Giordania,
le imprese non assumono lavoratori giordani o palestinesi, bensì uomini e donne
provenienti dal Bangladesh o dal Pakistan perché sono "cheaper", così
leggeri che possono essere pagati pochissimo e essere sostituiti in ogni
momento. E questo accade anche a Dubai, in Israele, ovunque. Attualmente
Rotana, il gigante saudita dell'intrattenimento, sforna merci culturali
all'interno di uno modo di produzione che non è poi così diverso da quello che
gli intellettuali islamici denunciavano come strumento occidentale per
cancellare la diversità culturale dell'Islam. Allo stesso tempo, si sono
manifestate forti tendenze underground dove l'ibridazione tra l'Islam e altre
"culture" è molto accentuata. Ad esempio i giovani musulmani - il più
importante gruppo demografico dei paesi arabi - producono artefatti culturali
"contaminati". E così esistono moltissime band di giovani islamici
che fanno Heavy Metal. Questa è la "cultura jamming", il lato positivo
della globalizzazione che può aiutare la formazione di azioni politiche e
relazioni economiche alternative a quelle proposte dagli estremisti
neoliberisti o religiosi. Nel volume la globalizzazione è sinonimo di
diseguaglianze, una bomba a tempo che può portare a una nuova guerra globale,
ben più temibile di quella preventiva voluta da Goerge W. Bush. Ti dilunghi
inoltre sull'ascesa della Cina e dell'India. Non credi che proprio il loro
fragoroso ingresso nel salotto buono dell'economia mondiale porterà a un altro
tipo di globalizzazione e che occorrerà considerare ricomposta quella che lo
studioso Ken Pomeranz ha chiamato chiama "grande divergenza"? Il
libro di Pomeranz La grande divergenza è importante perché invita a guardare
alla vicende attuali all'interno di una prospettiva storica di lunga durata.
Pomeranz afferma che fino al 1750 la Cina era la società economicamente e
socialmente più sviluppata del mondo. Poi, una combinazione di fattori
(presenza di enormi risorse naturali come il carbone e il legname unita all'accesso
coloniale alle miniere di argento del Nuovo mondo) ha permesso a alcuni paesi
del vecchio continente - l'Inghilterra, Francia e più tardi la Germania - di
conquistare la leadership dell'economia mondiale. Concordo con questa
ricostruzione, perché aiuta a comprendere il fatto che lo sviluppo capitalista
europeo e più tardi statunitense si è basato su ciè che io chiamo la "la
matrice della modernità". Il colonialismo e il nazionalismo sono fenomeni
ampiamente studiati: senza di essi non sarebbe stato possibile lo sviluppo
capitalista. Altrettanto studiata è la tendenza a ridurre a entità misurabili i
fenomeni sociali. Una tendenza alla razionalizzazione usata per costruire
l'ideologia sulla superiorità etica, culturale dell'Occidente rispetto al resto
del pianeta. L'attuale rilevanza della Cina e dell'India nel panorama mondiale
è sicuramente in controtendenza rispetto la storia degli ulrimi secoli.
Tuttavia la realtà che si cela dietro il "miracolo asiatico" è meno
rosea di quanto venga sostenuto. In Cina, ad esempio, la democrazia rimane un
miraggio, mentre l'oppressione in cui è tenuta gran parte della popolazione e
l'aumento delle diseguaglianze sociali sono i prezzi pagati dai cinesi per lo
sviluppo economico. A completare questo fosco affresco c'è il vorticoso
spostamento di milioni di contadini verso le metropoli. L'India, dal canto suo,
è certo un paese democratico, ma con milioni di lavoratori che ricevono salari
poco sopra il livello di povertà, mentre si moltiplicano le
denunce di corruzione del personale politico e della burocrazia statale. Il miracolo economico cinese e indiano sta sì cambiando
gli equilibri nella globalizzazione, ma non rappresenta un modello alternativo
ad essa. La Cina e l'India costituiscono semmai un esempio di come funziona
oggi la globalizzazione. Secondo te l'Islam è diventato un brand
globale. Provocazione per provocazione: non pensi che la rivendicazione di una
identità islamica sia proprio un modo per affermare un brand che partecipa al
grande banchetto dell'economia mondiale? Dipende di quale Islam si parla.
Esistono infatti innumerevoli espressioni della cultura islamica, molte delle
quali sono in profondo e spesso radicale conflitto l'una contro l'altra. Ad
esempio, si è sviluppata una cultura islamica neoliberista, spesso derisa come
l'"Islam da aria condizionata", che è espressa dalla borghesia
musulmana, una classe sociale protagonista nella definizione delle politiche
neoliberiste di regime autoritari come l'Egitto, il Marocco, la Tunisia, dove
la repressione dei gruppi islamici e di altri oppositori è stata
particolarmente brutale. Le élite islamiche neoliberiste vivono in comunità
recintate, sfoggiano merci griffate, sono sempre connessi alla rete, proprio
come le élite occidentali. Comportamenti e stili di vita che hanno la loro
rappresentazioni nelle visioni distopiche proposte dall'architettura di Dubai.
Credo quindi anch'io che le élite dei paesi musulmani partecipano al grande
banchetto dell'economia mondiale. Ci sono però donne e uomini islamici che si battono
contro la povertà nei loro paesi. La vera questione è come tutti noi,
indipendentemente dalla nostra religione e nazionalità, possiamo sederci a un
tavolo dove ognuno possa mangiare secondo i suoi bisogni. Questo significa
trovare una via d'uscita dal neoliberismo, prima che i danni sociali,
ambientali e politici da esso prodotti diventino irreversibili.
( da "Manifesto, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Rapporto Ance:
l'Italia in coda per l'edilizia sociale I ritardi della burocrazia r. t. Ancora in crescita (per
il nono anno consecutivo) il settore delle costruzioni, ma i segnali di
rallentamento sono evidenti. Per l'Ance, l'Associazione delle imprese del
settore, nel 2007 gli investimenti nelle costruzioni sono cresciuti dell'1%,
sfiorando i 153 miliardi di euro, con poco meno di 2 milioni di addetti,
dei quali 257 mila stranieri. Come già accaduto negli ultimi anni, la crescita
è stata trainata dall'edilizia privata sia residenziale (+1,6%) che non
residenziale (+2,8%) mentre è stato fortemente negativo l'andamento delle opere
pubbliche (-2,9%) che segue la caduta nel 2005 (2,9%) proseguita nel 2006. Per
il
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-05-21 - pag: 11 autore: Il presidente Medvedev tenta
la riforma più difficile: il sistema legale "Ripulire i tribunali dalla
corruzione" MOSCA Il sistema giudiziario della Russia necessita di una
riforma urgente e di fondo. Il neopresidente, Dmitrij Medvedv, ha denunciato
ieri la parzialità di cui peccano i giudici russi, che non di rado emettono le
sentenze ingiuste, dopo aver subito pressioni politiche da parte delle
autorità, oppure in cambio di tangenti. Medvedev, ex professore universitario
di legge, ha ordinato la costituzione di un gruppo di lavoro che dovrà
elaborare un piano d'azione in base al quale "alla dea della giustizia
russa sarà restituita, finalmente, la sua benda sugli occhi, che tradizionalmente
simboleggia l'imparzialità". Secondo Medvedev si tratta di una riforma di
straordinaria difficoltà, la cui realizzazione richiederà molta determinazione
e fatica. La riforma dovrà avere come orientamenti l'indipendenza dei tribunali
dal potere politico e l'efficienza dell'intero sistema giudiziario, che attualmente soffre di burocrazia e di lungaggini. La Russia ha ricevuto in eredità dall'Unione
Sovietica un sistema di tribunali che coniava verdetti a seconda delle
necessità politiche dettate dal Cremlino. Ai tempi di Stalin molti milioni di
persone furono condannate a morte e mandate nei gulag sulla base di accuse
false. Più recentemente, secondo le organizzazioni per la tutela dei
diritti umani il tribunale del quartiere di Basmannyj di Mosca avrebbe
condannato l'ex magnate del petrolio, Mikhail Khodorkovskij a otto anni di
campi di lavoro correttivo in Siberia dopo aver subito forti pressioni da parte
dell'amministrazione del Cremlino, che in vista delle elezioni legislative e
soprattutto di quelle presidenziali non voleva permettere che il miliardario
finanziasse l'opposizione anti Putin. Lo stesso meccanismo si starebbe ora
accanendo contro Tnk-Bp, il consorzio petrolifero russo-britannico che ieri ha
subito una nuova perquisizione negli uffici Bp di Mosca da parte dei servizi di
intelligence russi. Si ritiene che i recenti attacchi della Procura russa siano
legati al desiderio del monopolio statale Gazprom di entrare in possesso di
alcuni giacimenti strategici, attualmente controllati dalla joint venture. Dopo
le retate del marzo scorso, gli inquirenti sarebbero ora in cerca di
informazioni confidenziali strappate su Gazprom. In marzo, con l'accusa di
spionaggio industriale, erano stati messi agli arresti i fratelli Zaslavskij -
uno dei quali dipendente di Tnk-Bp: l'accusa era di aver raccolto illegalmente
informazioni commerciali per un certo numero di compagnie energetiche
straniere. Tnk-Bp sta trattando con Gazprom la cessione della licenza di
sfruttamento del giacimento di gas di Kovykta, in Siberia. V.Sa. STATO E
BUSINESS In un caso che rischia di assomigliare a Yukos, il consorzio
russo-britannico Tnk-Bp ha subìto nuove perquisizioni dei servizi.
( da "Libertà" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Agroalimentare,
la Ue ridurrà la burocrazia di MATTEO FORNARA * La Commissione
europea ha proposto ieri di ammodernare, semplificare e snellire ulteriormente la
politica agricola europea, liberando gli agricoltori dalle rimanenti pastoie
affinché possano soddisfare la crescente domanda di prodotti alimentari. La cosiddetta "valutazione
dello stato di salute della Politica agricola comune (Pac)" spezzerà ancor
più il legame tra pagamenti diretti e produzione, consentendo agli agricoltori
di rispondere ai segnali del mercato con la massima libertà. Le proposte
prevedono, tra tutta una serie di misure, l'abolizione della messa a riposo dei
seminativi, il graduale aumento delle quote latte fino alla loro scomparsa nel
2015 e un'attenuazione dell'intervento sui mercati. Grazie a questi
cambiamenti, gli agricoltori, ormai liberi da inutili restrizioni, potranno
massimizzare il loro potenziale di produzione. Si propone anche di aumentare la
modulazione, ossia il meccanismo per il quale vengono decurtati i pagamenti
diretti agli agricoltori e il denaro così risparmiato è versato al Fondo per lo
sviluppo rurale. Ecco le principali novità: Abolizione della messa a riposo - La
Commissione propone di abolire l'obbligo per gli agricoltori di lasciare
incolto il 10% dei seminativi. In questo modo essi potranno massimizzare il
loro potenziale di produzione. Estinzione graduale delle quote latte - Le quote
latte sono destinate ad estinguersi nel 2015. Per favorire una "uscita
morbida", la Commissione europea propone 5 maggiorazioni annuali delle
quote nella misura dell'1% tra il 2009/10 e il 2013/14. Disaccoppiamento degli
aiuti - La riforma della Pac aveva "disaccoppiato" gli aiuti diretti
corrisposti agli agricoltori, cioè i pagamenti non erano più vincolati alla
produzione di un particolare prodotto. Nondimeno, alcuni Stati Ue avevano
scelto di mantenere una parte dei pagamenti "accoppiati" (cioè
vincolati alla produzione). Ora si propone di abolire i rimanenti aiuti
accoppiati e di integrarli nel regime di pagamento unico (Rpu), a eccezione dei
premi per le vacche nutrici, le pecore e le capre, per i quali gli Stati membri
possono mantenere gli attuali livelli di aiuto accoppiato. Abbandono del
modello storico - In alcuni Stati Ue gli agricoltori percepiscono aiuti
calcolati in funzione dell'importo ricevuto durante un periodo di riferimento,
mentre in altri i pagamenti sono calcolati su base regionale e per ettaro. Con
l'andare del tempo, il modello storico diventa sempre più difficile da
giustificare, per cui la Commissione propone di autorizzare gli Stati membri a
forfettizzare i regimi di aiuti. Condizionalità - L'erogazione di aiuti agli
agricoltori è condizionata al rispetto di determinati vincoli ambientali, di
benessere animale e di qualità alimentare. Gli agricoltori che non rispettano
tali norme si vedono tagliare gli aiuti. Questo sistema, noto come
"condizionalità", sarà semplificato, ritirandone gli obblighi che non
sono pertinenti o che ricadono sotto la normale responsabilità
dell'agricoltore. Saranno aggiunti nuovi requisiti per salvaguardare i benefici
ambientali del regime della messa a riposo e per migliorare la gestione idrica.
Sostegno ai settori con problemi specifici - Attualmente gli Stati Ue possono
trattenere, per settore, il 10% dei massimali di bilancio nazionali applicabili
ai pagamenti diretti, da destinare a misure ambientali o al miglioramento della
qualità e della commercializzazione dei prodotti del settore in questione. La
Commissione intende rendere questo strumento più flessibile: il denaro non
dovrà più essere speso necessariamente nello stesso settore, ma potrà servire
ad aiutare i produttori di latte, carni bovine o carni ovine e caprine in regioni
svantaggiate, oppure a sovvenzionare misure di gestione dei rischi quali
polizze di assicurazione. Storno di fondi dagli aiuti diretti allo sviluppo
rurale - Attualmente, tutti gli agricoltori che ricevono più di 5mila euro
l'anno di aiuti diretti si vedono detrarre il 5%, quota che viene devoluta al
bilancio dello sviluppo rurale. Si propone di aumentare questa percentuale al
13% entro il 2012. Le grandi aziende agricole subirebbero ulteriori tagli (un
3% in più per i beneficiari di aiuti eccedenti un totale annuo di 100mila euro,
6% per oltre 200mila euro e 9% per oltre 300mila euro). I fondi così ottenuti
potranno essere utilizzati dagli Stati membri a sostegno di programmi in
materia di cambiamenti climatici, energie rinnovabili, gestione delle risorse
idriche e biodiversità. Meccanismi d'intervento - Le misure di contenimento
dell'offerta non debbono frenare la capacità degli agricoltori di rispondere ai
segnali del mercato. La Commissione europea propone di abolire l'intervento per
il frumento duro, il riso e le carni suine, di azzerarlo per i cereali da
foraggio e di assoggettarlo a una procedura di gara per il frumento
panificabile, il burro e il latte scremato in polvere. Limiti ai pagamenti -
Gli Stati dell'Ue dovrebbero applicare una soglia minima di pagamento di 250
euro per azienda o una superficie minima di
( da "Messaggero, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
(Documento Catasto
Informatico) non fosse più dovuta. Ma i giudici amministrativi, accogliendo un
ricorso della Confedilizia, hanno di fatto enunciato un concetto diverso. Cioè
questo: gli arretrati non sono dovuti se la variazione all'insù della categoria
o della classe catastale è dovuta a piccole migliorie apportate non
all'immobile bensì al fabbricato del quale fa parte. L'installazione di un
ascensore, in questa ottica, non può comportare l'obbligo del proprietario di
versare gli arretrati. Anche se, pare di capire, la variazione di rendita resta
ed esplicherà i suoi effetti per il futuro (ad esempio a fini della
dichiarazione dei redditi). Migliaia di cittadini ovviamente non sanno nulla di
certi tecnicismi e stanno impazzendo dietro i cavilli della
burocrazia. "Qui siamo
duecento inquilini racconta Michela Quagliara, che abita in circonvallazione
Appia Alcuni hanno ricevuto le lettere del Comune, altri no. Certi uffici
sostengono che il sopralluogo dei geometri convenzionati è gratuito, altri
dicono, al contrario, che quando il geometra arriva si finisce comunque per
pagare qualcosa. Ci abbiamo fatto una apposita riunione di condominio,
perché la gente non sa davvero che pesci prendere. Questa storia ha l'aria di
una cosa con la quale si cerca di "spaventare" i cittadini,
scaricando su di loro l'onere di decidere cosa fare senza dare indicazioni
sufficienti. Non ci sembra il massimo della correttezza". L. Lip.
( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del
21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Centro-Nord sezione:
CENTRO NORD data: 2008-05-21 - pag: 1 autore: ... LA TOSCANA APPROVA E POI
ANNULLA ... Un"sì"di troppo per il piano dell'Arcipelago di Andrea
Gennai Q uell'atto non era di nostra competen-za e dunque cancelliamo la
delibera. Suona così (nella sostanza) la marcia indietro che la Giunta
regionale toscana ha fatto sull'adozione del piano del parco dell'Arcipelago.Approvato
l'atto nella seduta del 14 aprile, con alcune raccomandazioni, e revocato due
settimane dopo, nella seduta del 28 aprile, con la seguente motivazione:
"ritenuto che spetti al Consiglio Regionale sia l'adozione che l'approvazione,
dell'atto di cui trattasi". Insomma, la Giunta è tornata su suoi passi e
nella seduta dello stesso giorno ha inviato la proposta di deliberazione al
Consiglio per la ripresa dell'iter. Un incidente di percorso dettato
probabilmente dall'eccesso di burocrazia: l'approvazione del piano di un parco nazionale è infatti
alquanto complicato ci sono una decina di passaggi e quello in corso è solo il
quarto. "L'abbiamo ritirata e ripresentata sotto altra forma per motivi
procedurali ", spiega con un qualche disappunto, a proposito della
delibera, l'assessore competente Marco Betti: evidentemente c'è stato a
monte un problema interpretativo anche se si è cercato di rimediare in tempi
rapidi. Le due settimane di intoppo non saranno quelle decisive, ma intanto
occorrerà aspettare l'adozione del Consiglio,raccogliere eventuali
raccomandazioni da parte dell'aula, aprire la fase delle osservazioni, e dopo
un'altra serie di passaggi, arrivare all'approvazione finale. La legge quadro
sui parchi, del 1991, prevede infatti "che i piani dei parchi nazionali
vengano adottati dalle Regioni territorialmente competenti per l'avvio del
successivo svolgimento dell'iter procedurale stabilito dalla legge, fino alla
loro definitiva approvazione da parte delle Regioni stesse". Una dicitura forse
non troppo chiara che può aver tratto qualcuno in errore.
( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Nord-Est sezione:
SYSTEM (C.N.A.) data: 2008-05-21 - pag: 11 autore: Logistica, commerciale e
produttiva le tre macro aree previste Comuni insieme per un unico grande parco
produttivo è interregionale l'interesse nei confronti del parco produttivo del
Fiumicello che sorgerà entro il 2011 n prossimità del nuovo casello
autostradale di Santa Margherita d'Adige in provincia di Padova, con la
realizzazione dell'autostrada Valdastico Sud A31. I primi contatti di aziende
lombarde ed emiliane attratte dalla possibilità di acquistare terreni di grande
metratura a prezzi concorrenziali - in un polo industriale di nuova concezione
- non hanno tardato a farsi avanti. I firmatari della Stu, Società di
Trasfor-mazione Urbanistica, al momento sono Giuliano Nicoletti, vice sindaco
del comune di Santa Margherita d'Adige, Giuseppe Mossa, sindaco di Montagnana e
presidente della società, Fidenzio Bellini, primo cittadino di Medaglino San
Fidenzio. Le aspettative sul ruolo della nuova società nello sviluppo non solo
di quest'area ma in generale di tutta la Bassa Padovana sono molte, indirizzate
soprattutto alla nascita di una moderna ed attrezzata zona industriale, che
tenga conto di aspetti imprescindibili: risparmio energetico, utilizzo di nuove
e moderne tecnologie, rispetto dell'ambiente e di un'appropriata divisione del
territorio in base alle esigenze imprenditoriali. Secondo lo Studio di
Fattibilità redatto il 12 giugno 2007 la nuova Stu è in sintonia con la Legge
regionae 11/2004 che disciplina la materia urbanistica, e introducendo regole
per ottimizzare la pianificazione e limitare le cosiddette zone 'a macchia di
leopardo', con piccole aree produttive sparse in quasi tutti i comuni. La
nascita della società ha visto la luce dopo svariati dibattiti e confronti
all'interno delle sedi comunali - dichiara Giuliano Nicoletti, attuale vice
sindaco di Santa Margherita d'Adige dopo due mandati da sindaco - e il ruolo
giocato dalla Valdastico Sud nella decisione finale è stato fondamentale. Fino
ad oggi la viabilità è stata garantita solo in senso estovest dalla vecchia
S.R.10, da domani il dialogo culturale ed economico si giocherà anche lungo la
nuova autostrada in senso nord-sud, assicura il vice sindaco. Il sindaco di
Montagnana Giuseppe Mossa sottolinea la grande novità di questa nuova zona
produttiva, ossia il fatto che i comuni si sono organizzati in una logica di
squadra e hanno programmato in un'unica macro zona le rispettive aree di
espansione produttiva. I tre risultati principali sono: la costituzione di una
massa critica per l'espansione produttiva, tale da permettere la nascita di
servizi di primaria importanza a supporto delle imprese (vigilanza,
ristorazione, asili, sportelli bancari, logistica...); il connubio fra sviluppo
produttivo e salvaguardia del patrimonio paesaggistico capace di costituire il
motore di importanti settori economici come il turismo e le produzioni agricole
di qualità (si pensi alla città di Montagnana con le sue splendide mura, alle
produzioni di qualità come la mela dop di Castelbaldo o la cantina di Merlara);
la nascita delle condizioni per rendere quest'area un vero punto strategico di
incontro ferro/ gomma nella rete dei corridoi europei, intercettando le
direttrici del corridoio 1 (Berlino-Palermo) e 5 (Lisbona- Kiev). Secondo il
sindaco Fidenzio Bellini sono tre le macro aree individuabili all'interno
dell'area battezzata parco produttivo del Fiumicello: logistica, commerciale e
produttiva. Anche all'interno del Parco sarà messa in campo una pianificazione
attenta ad evitare la commistione di insediamenti tra loro incompatibili per
esigenze e problematiche.Una burocrazia snella ed efficiente sarà a vantaggio dei comuni interessati a
far parte della società, nel rispetto delle norme urbanistiche vigenti.
Giuseppe Mossa, sindaco di Montagnana, lo ha definito un progetto ad ampio
respiro, capace di incrementare notevolmente l'economia di tutta la Bassa
Padovana e di migliorare la viabilità, a condizione di una gestione che
ne rispetti il carattere di vivibilità richiesto. In questo contesto, Eddi
Gennaro - presidente della Cna di Este – esprimendo la propria valutazione
positiva sull'iniziativa, conclude sottolineando il ruolo che la Cna di Padova,
con la sua presenza capillare sul territorio della Bassa Padovana, può ed
intende svolgere come soggetto di riferimento per coordinare l'insediamento
delle imprese, in particolare di quelle di minori dimensioni, nella nuova area
produttiva, facilitando e razionalizzando l'incontro tra domanda ed offerta di
nuovi spazi insediativi. Da sinistra: Daniela Costantin, Giuseppe Mossa,
Giuliano Nicoletti, Fidenzio Bellini, Eddy Gennaro.
( da "Mattino di Padova, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Parla Alberto
Maraggia, presidente dell'Albo "Non siamo nababbi Concorrenza feroce"
"Il dentista? Non è più una professione da nababbi. Oggi
la burocrazia ci soffoca e la
concorrenza è troppa: non è un mestiere facile. E purtroppo diventa sempre meno
attrattivo per i giovani". Ha chiari in testa i problemi della professione
Alberto Maraggia, presidente dell'Albo degli Odontoiatri: dalla burocrazia al turismo sanitario, dal
fisco alle società di capitali. Presidente, un reddito medio da 47 mila
euro: ma i dentisti non erano tutti ricchi? "L'argomento fisco è molto
delicato". "Si tratta infatti di medie che non tengono conto delle
grandi società, che spesso hanno guadagni molto consistenti, mentre tra i
professionisti con partita Iva sono tantissimi i giovani che, a inizio
carriera, si accontentano di consulenze e di conseguenza hanno bassi redditi.
Resta il fatto che questa professione non è più da nababbi". Quanto incide
il fenomeno dell'evasione fiscale? "I dentisti non sono evasori. I clienti
chiedono sempre la fattura, perché hanno la possibilità di scaricarla. Qualche
"mela marcia" ci sarà anche tra noi, ma non si può criminalizzare una
categoria". Cos'è cambiato rispetto a qualche anno fa? "Ci sono
adempimenti burocratici sempre più impegnativi, che sottraggono molto tempo
alla professione. E poi a Padova la concorrenza è forte: c'è una pletora
esagerata di professionisti, con un bacino d'utenza limitato. A questo si aggiunge
l'arrivo delle società di capitali. Nascono studi medici multi-ambito che
propongono tariffe "low cost". Abbiamo visto aprire in questi anni
società di capitali e persino società in franchising che propongono prestazioni
odontoiatriche. E' un fenomeno che ci preoccupa, non in quanto
"lobby" ma per la salute dei cittadini: è necessario sapere che nella
sanità basse tariffe equivalgono spesso a bassa qualità. E poi manca il
rapporto con un professionista che risponde sempre del proprio operato".
Quali provvedimenti sta prendendo l'Ordine per tutelare la professione?
"Siamo in prima linea per ridurre la burocrazia e
migliorare la qualità delle cure. Agiremo con campagne d'informazione, anche
contro il fenomeno del "turismo odontoiatrico". Sono i molti che
vanno all'estero, in Slovenia o in Romania, per cure a basso costo: sempre più
spesso osserviamo lavori che implicano rifacimenti che diventano più
onerosi".
( da "Mattino di Padova, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il presidente
dell'Albo odontoiatri sulla concorrenza delle società di capitale: prezzi bassi
uguale bassa qualità Redditi, le dichiarazioni dei dentisti Imponibile medio
43.715 euro. "Non è più mestiere da nababbi" PADOVA. Il reddito medio
denunciato dai dentisti padovani è di 43.715 euro. Lo rivelano le dichiarazioni
del 2006 con gli imponibili relativi all'anno precedente diffuse dall'Agenzia
delle entrate. Il più ricco è Carlo Mazzocco, che ha dichiarato guadagni per
271 mila euro in uno studio con un giro d'affari di oltre 500 mila euro. Lo
segue Giovanni La Scala con 229 mila euro. Alberto Maraggia, presidente della commissione dell'Albo degli odontoiatri, dice
che "il dentista non è più un mestiere da nababbi". Chi intraprende
la professione deve fare i conti con la burocrazia e preoccupa la concorrenza delle società di capitale: prezzi
bassi uguale bassa qualità, sottolinea Maraggia. ALLE PAGINE 18 E 19.
( da "Giorno, Il (Milano)" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
PRIMO PIANO pag. 10 Il
miracolo di Silvio: il centro mai così pulito LA SFIDA IL PREMIER ARRIVA IN
PULLMAN CON TUTTO IL GOVERNO. DIMEZZATI IN UNA NOTTE I RIFIUTI IN STRADA
dall'inviato LEONARDO STURIALE ? NAPOLI ? MAI STATA così pulita Napoli. Il
miracolo di Silvio è avvenuto prima del suo avvento. Berlusconi arriva oggi
nella capitale del Sud, in pullman con tutta la squadra del suo Governo, al
debutto in trasferta sul campo più difficile: piazza Plebiscito, cuore di
Napoli. Il premier l'aveva promesso e lo fa. Ama le sfide. Troverà un pubblico
attento, non solo ostile. A poche centinaia di metri dalla Prefettura, dentro
la quale il Governo discuterà di Ici, detassazione, sicurezza e rifiuti, si
sono dati appuntamento otto cortei diversi: dai no global agli ambientalisti,
dai centri sociali di Caruso ai rom, agli anti razzisti, dai sindacati ai
disoccupati organizzati, compresi gli ex detenuti che hanno fatto i corsi per
trovare un lavoro che non c'è. Ci saranno le mille facce di Napoli. Comprese
quelle che vengono dai margini di una società sbriciolata, precaria, che vive
di espedienti e si trova accanto alla camorra, a chi ha superato i confini del
lecito, almeno una volta o abitualmente. Si deve pur campare. MA SULLE STRADE
ripulite per l'occasione ci sarà anche l'altra Napoli, quella esasperata
dall'eterna emergenza rifiuti, dai cumuli di immondizia che ancora oggi
sommergono le periferie, tappezzano i marciapiedi, bloccano gli ingressi delle
scuole. Questi napoletani non hanno pregiudizi di alcun tipo, tanto meno
ideologici. "Se Berlusconi ci riesce ben venga. E' l'ultima
spiaggia". Al sindaco Jervolino e al governatore Bassolino non fanno più
credito. E sono consapevoli che il miracolo dell'improvvisa pulizia del centro
storico è dovuto anche al disperato bisogno delle istituzioni locali. Dovevano
mostrare un minimo di decoro e di efficienza all'illustre ospite al quale
offrono collaborazione per evitare il commissariamento. IL MERITO del
'miracolo' della città pulita spetta a un altro commissario: quello
dell'emergenza rifiuti, Gianni De Gennaro. A sette giorni dalla scadenza del
suo incarico, De Gennaro ha ottenuto il dissequestro di alcune delle discariche
bloccate nei giorni scorsi dalla magistratura e ha rimesso in moto la raccolta.
L'altra sera a Napoli i camion compattatori dell'Asìa (l'Azienda della nettezza
urbana) sfrecciavano per i vicoli del centro città come le Ferrari sul circuito
di Monza. DIMEZZATE in una notte le 3.500 tonnellate di sudiciume che giacevano
in città solo lunedì mattina. Buona parte di quei rifiuti sono stati imbarcati
sui treni in partenza per Amburgo, dove i tedeschi li smaltiscono a 250 euro a
tonnellata. I contratti sono stati rinnovati. I treni
partiranno domani perché ieri qualcuno li ha bloccati: camorra o burocrazia? O le due cose insieme? Per i
più ottimisti tra i napoletani Silvio è l'uomo della provvidenza. Anche se non
perdono l'ironia: "Berlusconi santo subito!", grida un manifesto sui
muri della città, "se elimina immondizia e criminali", è il prodigio
richiesto. Per ora sono stati eliminati solo i rom, con la cacciata in
massa dal campo nomadi di Ponticelli, subito dato alle fiamme. CI HA PENSATO la
rabbia popolare, interpretata e organizzata dall'istituzione locale più
efficiente: la camorra. Perché nella Napoli della criminalità diffusa ? quella
micro e quella macro, spaccio di droga e pistolettate, colletti bianchi,
traffico di rifiuti tossici e abusi edilizi a tappeto ? il vero problema della
sicurezza sono i rom, non la camorra. Cannes ammutolisce per Gomorra, il film
tratto dal best seller di Saviano. L'Europa grida alla pulizia etnica e ieri a
Strasburgo ha messo l'Italia sotto processo. A Napoli hanno identificato una
dozzina dei colpevoli del rogo di Ponticelli, tra i quali alcuni affiliati al
potente clan dei Sarno. Ma intanto in Procura sono arrivati gli atti sugli
appalti del piano di recupero urbano di Ponticelli. Dicono che sul campo rom
sgombrato manu militari siano subito arrivati i tecnici a fare rilievi e
prendere misure per il cemento. Perché il ciclo dell'economia criminale ?
conferma il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ?, quella che accumula
miliardi anche col traffico dei rifiuti tossici del Nord, gettati nelle
discariche della Campania, sempre col cemento si chiude. LÌ FINISCONO i
cadaveri scomodi e soprattutto vengono 'lavati' i mostruosi proventi illegali:
appalti truccati ed edilizia abusiva. E' cronaca di ieri l'arresto di 39
persone (tra cui 23 vigili urbani) a Giuliano, dove c'è una discarica chiusa:
erano pagati (con soldi e qualche volta sesso) per chiudere gli occhi sugli
abusi. Secondo Grasso è un "sistema destinato a implodere".
"L'emergenza rifiuti a Napoli ? sottolinea ? è frutto dell'influenza della
camorra, ma anche della mancanza di scelte decisionali che non hanno portato alla
soluzione del problema".
( da "Nazione, La (La Spezia)" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
SARZANA / LUNIGIANA
pag. 11 VENDE L'AUTO ad un'amica senza fare il passaggio di proprietà come
regola vorrebbe; c... VENDE L'AUTO ad un'amica senza fare il passaggio di
proprietà come regola vorrebbe; così facendo risparmia qualche centinaia di
euro ma si infila in un tunnel burocratico che la porta in tribunale.
Protagonista della vicenda una 50enne residente a Massa; poco tempo dopo aver
venduto l'auto, la donna si è vista arrivare a casa una multa fatta dai vigili
urbani di Sarzana. Motivazione, la macchina era stata trovata senza
assicurazione. La proprietaria del mezzo però anzichè impugnare la sanzione
entro i 60 giorni previsti dalla legge, ha lasciato cadere la cosa così come
l'amica-acquirente. La burocrazia ha però fatto il suo corso e la multa è tornata al mittente
sotto forma di cartella esattoriale, con l'importo originale triplicato. A quel
punto la 50enne di Massa ha scelto la strada del tribunale, chiedendo
l'annullamento della multa e citando in giudizio il Comune di Sarzana.
Da parte sua l'ufficio legale dell'amministrazione comunale ha chiesto
l'inammissibilità e l'improcedibilità della richiesta. La causa sarà discussa
nei prossimi giorni così come quella legata una concessione edilizia rilasciata
per un lastrico solare di un palazzo, al centro di una disputa fra più persone
che ne rivendicano la proprietà. Il Comune in questo caso è stato citato in
giudizio, senza però aver alcuna colpa specifica.
( da "Nazione, La (Empoli)" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
ECONOMIA &
FINANZA pag. 25 Aziende agricole e alimentari Taglio alla burocrazia REGIONE: RIDOTTI TEMPI E
COSTI di SANDRO BENNUCCI ? FIRENZE ? IL GIORNO DOPO l'impegno del governatore,
Claudio Martini, di riportare a 50 i seggi del Consiglio regionale (gonfiati a
65 dall'inciucio del 2004 che cancellò anche le preferenze), dalla Regione
arriva un deciso taglio alla burocrazia. E soprattutto ai costi e agli impedimenti che gravano
sulla gente. Per esempio, i piccoli produttori del ramo zootecnico, come ad
esempio i caseifici (avevamo riportato la loro denuncia la settimana scorsa),
potranno vendere pecorino e marzolino non più solo nell'ambito del loro comune
e dei comuni contermini, ma in tutta la provincia e nelle province contermini,
ampliando così il raggio di vendita. E i piccoli produttori di conigli e
pollame potranno vendere, con notevoli semplificazioni amministrative, non più
fino a 500 ma fino a 10 mila capi l'anno. E ancora: tutti coloro che vorranno
aprire bar, ristoranti, macellerie, punti vendita diretta di prodotti
alimentari o anche avviare un' azienda agricola, potranno farlo con pratiche
semplici: inviando al Comune solo una Dia (dichiarazione di inizio attività),
senza aspettare i 30 giorni canonici. Tutto questo è previsto da una delibera
approvata dalla giunta regionale lunedì scorso, su proposta dell'assessore alla
sanità Enrico Rossi. E sarà sufficiente una comunicazione anche per gli
imprenditori che intendono fare modifiche strutturali, variare la titolarità o
la ragione sociale dell' impresa alimentare. PER ESEMPIO quelle che lavorano
pesce, carne, selvaggina, latte e uova. Non è tutto: la delibera modifica anche
articoli e commi del decreto 40 che attua un regolamento Ue in materia d'igiene
dei prodotti alimentari e di alimenti di origine animale. Ma la Regione vuole
andare avanti. Per la prossima settimana è annunciato un provvedimento capace
di eliminare scartoffie e tempi d'attesa alle concerie. Fino ad arrivare a
semplificazioni per le persone: partendo dalle forniture di protesi e di
ausilii.
( da "Brescia Oggi" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
IL CASO. Paradossi della burocrazia: l'Inail convoca un giovane di Pavone per l'inchiesta
sull'infortunio che lo aveva visto protagonista, ma lui era deceduto il giorno
dopo "Ci racconti come è morto sul lavoro" La rabbia del padre di
Claudio Ferrazzoli: "Ma nessuno ha comunicato che lui non c'è più?"
.
( da "Repubblica, La" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina XVII - Genova
I l buco di bilancio e la politica edilizia che l'ha prodotto sono destinati a
tenere ancora banco nelle elezioni del prossimo rettore dell'università di
Genova. In effetti, è un grosso problema: si pensi che per il solo Albergo dei
Poveri sono già stati spesi più di 20 milioni di euro (oltre ai 15 che debbono
essere ancora pagati e che mancano all'appello) e che per l'Ennebique, dove non
c'è al momento ombra di insediamento universitario, sono già stati spesi più di
3 milioni o che l'Ateneo ha ricevuto, negli ultimi anni, dal Ministero più di
50 milioni di euro per l'edilizia, mentre non è più riuscito a procurarsi fondi
per la ricerca e l'assunzione di giovani ricercatori. Un riequilibrio tra le
voci di spesa e investimento deve essere ristabilito e l'università deve
tornare a investire in risorse umane e culturali. Questo progetto può essere
realizzato solo con una forte discontinuità col recente passato, rinnovando
coraggiosamente la catena di comando, immettendo uomini e aria nuova nelle
stanze del potere amministrativo e accademico di via Balbi. Purtroppo il
dibattito interno all'Ateneo è stato da ultimo calamitato da alcune campagne di
stampa, che hanno finito per distogliere l'attenzione dai dati più drammatici,
concentrandola su singoli e secondari episodi. Sta così passando sotto silenzio
un altro grande problema dell'università, che certi aspetti della tragica fine
di Vincenzo Tagliasco avrebbero potuto aiutare a rimettere al centro. Penso
alla crisi radicale dell'università come luogo di trasmissione di saperi, alla
sua trasformazione in macchina burocratica insensata, all'avvilimento in cui
sono stati gettati i professori migliori, alla licealizzazione della didattica.
Per la verità, questo è un problema che riguarda l'intera istituzione universitaria
nazionale, ferita a morte anni fa da Luigi Berlinguer e "finita"
recentemente da Fabio Mussi, con un "fuoco amico" che ha
coscienziosamente demolito quello che di buono c'era nella vecchia università,
sostituendolo con prodotti scadenti e truccati (basti pensare al grande
imbroglio delle lauree triennali, titolo di serie C che non serve a niente).
Ma, a livello locale, qualche difesa si potrebbe predisporre, puntando a
rivalorizzare la qualità (per riconoscere la quale non occorrono costose
agenzie o complicati nuclei di valutazione), rimettendo al centro la didattica
e la ricerca, abolendo organismi pletorici, restituendo
alla burocrazia interna il
compito di dare risposte e togliendole quello di fare domande, semplificando
l'organizzazione degli studi ecc. Se si pensa che, a Genova, solo le Facoltà di
Lettere e Farmacia si sono attrezzate per adottare subito la razionalizzazione
dei piani di studio, finalmente consentita da una vecchia legge finora mai
applicata, e che quindi, anche il prossimo anno, molti studenti del
nostro ateneo continueranno ad affrontare corsi farciti di innumerevoli esami
spezzatino, da due o tre crediti l'uno, degno frutto del famigerato 3+2 e
dell'egoismo settoriale dei professori, si avrà la misura di quanto restino
colpevolmente secondari i problemi della didattica e quindi dei giovani e delle
loro famiglie.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Staff beneventano
per il leghista Maroni Ciriello capo della segreteria del ministro Roma. Staff
beneventano per il neo ministro dell'Interno, Roberto Maroni. A guidare la sua
segreteria - l'ufficio fiduciario di più diretta emanazione, oltre la burocrazia del Viminale - è stato chiamato un giovanissimo sannita, Giacomo
Ciriello, che si aggiunge ad un'altra beneventana dello staff, Isabella Votino,
capo ufficio stampa. Per la Votino (originaria di Montesarchio) si tratta di
una conferma, per Ciriello invece si tratta di una assoluta novità.
Appena trentenne, laureato in filosofia, ex cronista del "Sannio
quotidiano", con un master in giornalismo alla Cattolica, Ciriello è anche
esponente della società Dante Alighieri. Ma non è nuovo all'attività a livello
ministeriale. Nello scorso governo Berlusconi è stato capo ufficio stampa e tra
i principali collaboratori del sottosegretario al Welfare (riconfermato)
Pasquale Viespoli, sannita come lui. Proprio al ministero, e grazie a Viespoli,
è nato e si è rafforzato il rapporto con Maroni (che allora era appunto
ministro del Welfare), fino alla recente nomina.
( da "Mattino, Il (Circondario Sud1)" del
21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
ERCOLANO. BLOCCATO
IL PIANO ABBATTIMENTI Il Tar ferma le ruspe, il sindaco va all'attacco EMANUELA
SORRENTINO Ercolano. Il Tar sospende l'abbattimento di un immobile abusivo in
Traversa Gaudino a poche ore dall'arrivo delle ruspe. E il sindaco Nino Daniele
va giù duro contro la decisione, chiedendo un incontro urgente con il
presidente del Tribunale Amministrativo Regionale. "Sono sconcertato e
frustrato - spiega il primo cittadino - esprimo tutta la mia rabbia perché sono
tre anni che combattiamo per questa vicenda e sia il Tar sia il Consiglio di
Stato si erano già espressi. Quando c'è stato il ricorso perché i proprietari
avevano impugnato la comunicazione indicante il giorno e l'ora
dell'abbattimento lo stesso Tar aveva considerato tale avviso non impugnabile
in quanto meramente esecutivo. Qui impugnano i sigilli, le decisioni del Tar e
persino gli avvisi. Non so più cosa fare. E pensare - prosegue il sindaco - che
parliamo di una demolizione di una struttura realizzata senza autorizzazioni
per la quale ieri mattina sarebbero dovute iniziare le operazioni di
abbattimento. A dodici ore dalla demolizione, invece, è arrivata la sospensione
del Tar. Possibile che un'ordinanza del sindaco per divenire esecutiva debba
passare tre o quattro al Tar e poi persino al Consiglio di stato e comunque c'è
sempre il modo per bloccarla? Ma per compiere un atto dovuto, per demolire un
immobile abusivo che è uno scempio ambientale, quante risorse umane e quanti
costi bisogna sostenere?". L'appello di Daniele varca i confini cittadini:
"Ho chiesto un incontro ai responsabili del Tar perché abbiamo diritto a
una risposta in un territorio come il nostro in cui sono all'ordine del giorno
le battaglie per la legalità". Due giorni fa l'annuncio, da parte
dell'amministrazione di Ercolano, dell'avvio di un corposo piano per demolire
le costruzioni abusive, finanziato dal Comune con 100 mila euro. Lotta al
cemento selvaggio, quindi, ma anche alla burocrazia. Il primo cittadino, infatti,
dopo aver reso noto l'inizio della nuova fase di abbattimenti, aveva chiesto maggiori
poteri ai primi cittadini nella lotta agli abusi edilizi, più fondi da parte
della Regione e soprattutto l'accelerazione dell'iter burocratico per portare a
termine le demolizioni di strutture prive di autorizzazioni. "Non è
possibile - aveva spiegato il primo cittadino di Ercolano - che si debba
arrivare al Consiglio di stato per avere l'autorizzazione a compiere un
abbattimento e che l'ordinanza del primo cittadino possa essere continuamente
impugnata, i sindaci devono avere più poteri in questo settore". Oggi,
intanto, continuano le demolizioni rientranti nello stesso piano abbattimenti.
( da "Opinione, L'" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Oggi è Mer, 21 Mag
2008 Edizione 100 del 21-05-2008 Liberali e Repubblicani contro la gestione
Fondi per la cultura, regione sotto accusa di Boris Mantova La cultura non si
tocca. In regione questo è un imperativo che da sempre contraddistingue il
governatore che su Arte e musei non ha mai smesso di puntare buona parte delle
risorse pubbliche perché come spesso dice "solo con la cultura, Napoli e
la Campania possono mostrare le enormi potenzialità di cui dispongono". Il
problema non è l'attenzione verso la cultura, ma verso chi vuole contribuire a
diffonderla. A denunciarlo è il coordinamento campano di Liberali e
Repubblicani che addita la gestione dei fondi. Con una nota, si evidenzia come il muro della burocrazia, serva a scoraggiare chi non ha lacci e laccioli politici. Il
presidente della giunta all'inizio del suo secondo mandato alla guida della
Campania, ha mantenuto per sé la delega alla cultura, per poi affidarla un anno
dopo a Rachele Furfaro, ex assessore nella giunta di Napoli guidata dall'allora
sindaco Bassolino, confermata dalla Iervolino ma trombata eccellente dai
napoletani che non le hanno permesso di conquistare un seggio nell'assise
cittadina. I Liberali e Repubblicani additano quel settore culturale di Palazzo
Santa Lucia, reo "di aver dimenticato che la vivacità creativa, di
animazione e di presenza sul territorio affidata a tante piccole Associazioni
che sono purtroppo alla mercé di burocrati accecati e funzionari boriosi e
distanti dalla realtà". Fuori dal politichese, si tratta di un attacco
vero e proprio alla gestione della cultura, secondo molti ghettizzata dalla
politica: se non sei alla corte del re, non puoi avere contributi oppure devi
seguire la lunga e tortuosa strada della burocrazia.
La legge che regola il settore dei contributi per le iniziative volte a
diffondere cultura, prevede che ben il 50% delle spese debba ricadere sui
promotori, la restante parte viene liquidata tra i 12 e i 18 mesi dopo,
defalcata a volte anche del 30% per errori formali o pignolerie di solerti
dirigenti sapientemente istruiti visto che sono loro a decidere quali ricevute
sono passabili e quali no. Il Coordinamento campano di Liberali e Repubblicani
guidato da Elio Notarbartolo chiede un'inversione di rotta della Giunta
Bassolino ed in particolare del settore cultura che sembra sempre più andare
alla deriva.
( da "Opinione, L'" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Oggi è Mer, 21 Mag
2008 Edizione 100 del 21-05-2008 Brasile Marina Silva, l'icona ecologista
divorzia da Lula di Roberto Lovari Mercoledì 14 maggio tutti i giornali e le
televisioni brasiliane erano pieni di notizie sulle dimissioni del ministro
dell'ambiente, la senatrice del PT Marina Silva. Per la figura del ministro e
per la carica ricoperta si è trattato di un vero terremoto politico. Maria Os
Marina Da Silva Vaz De Lima, meglio conosciuta come Marina Silva, ha una storia
personale veramente particolare e di grande rilievo. Nata nel profondo
dell'Amazzonia nel
( da "Gazzettino, Il (Padova)" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
CITTADELLA Florian
Bukli ha 33 anni, è un imprenditore, in tasca ha la tessera del Carroccio e da
tempo esce la notte per sorvegliare le strade "Io, albanese
"rondista" iscritto alla Lega" "In Italia l'immigrazione
non è una risorsa ma un problema di sicurezza solo perché non esistono leggi
severe" Cittadella"Bisogna rispettare le regole del paese che ti
ospita. Chi non lo fa deve essere punito effettivamente e se finisce in carcere
deve lavorare per mantenersi. Occorrono leggi più severe e maggiori poteri alle
forze dell'ordine". Non sono parole di chissà quale politico, ma di
Florian Bukli, 33 anni, di nazionalità albanese. Studi di perito meccanico, in
Italia da 20 anni, nel
( da "Affari Italiani (Online)" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Salasso multe/
Operazione salva-bilancio dei sindaci. Aci: equivalgono alle addizionali Irpef Mercoledí
21.05.2008 15:30 --> Con riguardo alla tutela amministrativa, emerge,
inoltre, la natura e il tratto garantistico della disposizione che introduce
nel ricorso al Prefetto la formula del silenzio accoglimento. Si tratta di una
norma - viene ricordato - finalizzata a tutelare il cittadino dalle potenziali e notorie lungaggini correlate alla burocrazia. In un sistema giuridicamente
evoluto la norma va, pertanto, salutata con favore, ma al tempo stesso non possono
esserne sottovalutati i rischi. Tale disposizione, infatti, soprattutto se
letta in relazione al principio generale di motivazione che informa i
provvedimenti amministrativi (peraltro ribadito nelle norme in esame),
non ha mancato di produrre, nella pratica, numerosi accoglimenti giustificati
soltanto dalla impossibilita' di smaltire adeguatamente il carico di lavoro. In
merito poi alle patologie presenti nel verbale di accertamento, sono
estremamente ampie, possono essere legate alla mancata o inesatta valutazione
dei fatti, alla illogicita' o contraddittorieta' della motivazione, alla
inosservanza di circolari, alla erronea interpretazione di disposizioni di
legge, alla carenza della fase istruttoria, a vizi di forma e, in particolare,
mancato rispetto dei termini per la notificazione (150 giorni dal momento
dell'accertamento), erronea indicazione delle generalita' del conducente o
degli estremi di identificazione del veicolo, mancata indicazione delle
modalita' per procedere al pagamento in misura ridotta (sul punto non c'e'
unita' di posizioni in giurisprudenza) et similia.
( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del
21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
SE FOSSI
DAVIDSecondo etica il fine ultimo dovrebbe essere una presa di coscienza nuova,
e la necessità di indagine profonda, affinchè pervenire ad un vero e proprio
conclamato giudizio. Giudizio della pena o dell'innocenza. Totale, completa.
Non questo andirivieni di pareri e di rinnovati o rinnovabili sospetti.Mi
chiamassi David, Rosalinda, ritenendomi innocente chiederei io stessa di far
chiarezza ulteriore, avrei l'esigenza di riconoscimento di verità e di
innocenza. Al loro posto, non vorrei comunque avere su di me questo sospetto
infamante per tutta la vita. Si, per tutta la vita. Questa sì, condanna vera,
condanna atroce, a cui, in ogni caso, non potrà sfuggire.Perché a tutti, anche
agli innocentisti più accaniti, resterà il dubbio; chiunque potrà puntare il
dito. Sarà lui? Non sarà lui? E' un assassino? Forse, chissà? !Ma il dubbio
resta dell'assassino.Se io fossi in David, in Rosalinda, penso che non potrei
reggere, ne morirei: innocente, ma accusato, sarebbe troppo. Se fossi David, vorrei
riguadagnare rispetto; potrei finalmente dire in una immane catarsi liberatoria
sì, ho sbagliato. Il perché, come e quando. Sarebbe un por fine ad una
tragedia, intima, prima di tutto, a una gogna sociale e mediatica in ultimo.
Sarebbe come salire al cielo in leggerezza assoluta.A chi deve emettere
giudizio, nel rispetto delle regole e delle leggi, augurerei
di non sporcarsi le mani e la toga nei cavilli della burocrazia, nei meandri teorici, nel buonismo non oggettivo, non
concludente.Mettere una pietra sopra, in questo momento, significherebbe andare
contro giustizia per le parti tutte, per Annalaura che ha perso la vita, o per
David che non avrebbe più la possibilità di difendersi da accuse infamanti.David
non ha più l'età, non è più un adolescente in cerca di emozioni pericolose, è
un uomo fatto, e David resta.Paola Pedron Zamuner(P.S). Ho letto l'intervento
di Don Padovese, che mai ebbi occasione di conoscere, ma pur tuttavia mi sono
giunte sue osservazioni e conclusioni paradossali. Mi dispiace dover dire che è
un po' tardi piangere oggi sul "latte versato", non aver prima
prevenuto e considerato sui pericoli e sui fatti.Le analisi di superficie di
oggi, non servono più. Sono state sostenute ed avvalorate nel tempo posizioni e
scelte chiaramente discutibili, di cui sempre mi sono meravigliata, pur
comprendendone le difficoltà.Ora è tardi, egregio Don Padovese, per arrivare
attraverso la critica postuma a qualunque conclusione nell'oggi.Paola Pedron
Zamuner(mammadi Annalaura Pedron).
( da "Provincia di Como, La" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
ComoNon sono le
famiglie comasche a chiedere alle banche i finanziamenti più pesanti comoNon
sono le famiglie comasche a chiedere alle banche i finanziamenti più pesanti. E
non sono quindi le famiglie comasche le più indebitate d'Italia. Anzi, si
collocano addirittura sotto la media nazionale. Como, nella classifica dei
debiti, figura a metà della graduatoria con un prestito medio per famiglia di
12.255 euro. Un importo comunque non certo irrilevante, anche se - seguendo la
dinamica dei prestiti - anche per Como va segnalato un certo rallentamento nel
ricorso. Non certo invece per l'importo del debito acceso che nell'ultimo anno
è cresciuto del 9% circa. Como comunque si colloca fra Chieti, dove si trovano
le famiglie più indebitate (14.882 euro) e la città di Pesaro, dove l'esposizione
è invece al minimo con 10.350 euro. La classifica, elaborata da una analisi di
Crif Decision Solution su Eurisc, il sistema proprietario di informazioni
creditizie che solo nello scorso anno ha registrato svariati milioni di
pratiche di credito al consumo, non esita a collocare i comaschi fra i
cittadini in un certo senso fra i più "parchi" d'Italia. Forse hanno
imparato anche a spendere con più oculatezza. Oppure, forse, hanno imparato a
far fronte al caro vita in maniera diversa. E così si scopre che questa nuova
via ha aggregato quasi un migliaio di gruppi, valgono 200mila euro e rifiutano
la grande distribuzione: supermarket, discount e centri commerciali. Il popolo
dei Gas del comasco ha un giro d'affari annuo imponente, circa duecentomila
euro, interessa trecento famiglie, con venti gruppi presenti sul territorio e
più di venti produttori. L'alternativa al carrello della spesa e alla grande
distribuzione già esiste ed è una realtà nel comasco, sono questi gruppi di
persone, i Gas (Gruppi d'acquisto solidale). Niente carrelli ma cassette della
frutta e ampi borsoni ecologici per contenere conserve, pasta, miele, detersivi
e molto altro. Il giro d'affari è notevole e rende questi gruppi una delle
principali realtà economiche della provincia per denaro movimentato. La scelta
di vivere l'acquisto in modo più etico e virtuoso coinvolge più di un migliaio
di persone, che si alimentano per più del sessanta per cento con prodotti
acquistati attraverso i Gas. "Si vuole conoscere e capire quanto si mangia,
e cosa può soddisfare questa richiesta meglio di una visita al produttore -
spiega Silvia Re dell'Associazione "L'isola che c'è" di Como che
coordina i Gas presenti sul territorio -. I nostri gruppi conoscono il prodotto
e chi lo ha creato, sono consumatori attivi e informati". Questa sarebbe
la differenza principale con il canale più consolidato, nei Gas si compra poi
di tutto, non solo alimenti ma anche detersivi. "La distinzione principale
per noi è tra fresco e secco, il fresco diventa chiaramente un problema,
infatti deve restare per forza di cose per un breve periodo in casa di chi
distribuisce gli alimenti ed è a rischio deperimento - prosegue Silvia Re -. Si
tratta di un grosso limite che rende più difficile operare, poi ci sono delle
felici distinzioni, per esempio abbiamo acquistato otto bancali di arance
cresciute in terreni confiscati alla mafia, questi frutti vengono distribuiti a
tutti con grande soddisfazione anche di persone che non partecipano ai
gas". Grande spazio quindi al secco, e a tutti gli alimenti non
deperibili, per i Gas la parte principale del loro mercato: "Per il nostro
tipo di distribuzione il vasetto, la pasta, il miele, l'olio, sono i prodotti
più importanti. Il fresco diventa più problematico, ma comunque chi si avvicina
a noi poi cerca di comprare comunque attraverso altri canali, non il centro
commerciale o il supermercato. Si cerca il coltivatore o magari ci si affida
alla bancarella del mercato. I consumatori dei gruppi d'acquisto acquisiscono
una visione diversa del commercio". Formare un Gas non
è poi neppure molto impegnativo, anche se non c'è lo scaffale comodo da cui
togliere i prodotti: "Non è neppure facilissimo per questo "L'isola
che c'è" di Como cerca di dare una mano ai gruppi che si formano. Comunque
non c'è molta burocrazia e
non siamo ritenuti un'entità commerciale". Giovanni Cristiani 20/05/2008.
( da "Wall Street Italia" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Di ANSA BUROCRAZIA,
ENERGIA, INFRASTRUTTURE, MERCATI ESTERI, EDUCATION -->(ANSA) - ROMA, 21 MAG
- Lotta alla burocrazia, una nuova politica energetica
che riparta dal nucleare, disegno strategico per le infrastrutture, sforzo
sull'education e focus sui mercati emergenti ma anche su quelli maturi. Queste
le principali linee guida della presidenza Marcegaglia della Confindustria. Ad
indicarle è stata la stessa Emma Marcegaglia nel suo intervento all'Assemblea
privata di viale dell'Astronomia. Per ciò che riguarda la burocrazia
- secondo quanto si apprende - secondo Marcegaglia in Italia ci sono
"troppe leggi" che "condannano il Paese a non crescere".
Sul fronte dell'energia, secondo la neo presidente degli industriali, è
necessario "dire sì con forza al nucleare, unico modo per coniugare
politica energetica con riduzione dei costi e cambiamenti climatici". Per
ciò che riguarda infrastrutture e logistica l'indirizzo di Marcegaglia è di
lavorare su due aspetti fondamentali: "Il rilancio di un ampio disegno
strategico e la gestione del consenso", dicendo basta "a veti di
piccoli gruppi" che ostacolano la realizzazione delle opere. Proseguirà
inoltre - secondo il nuovo presidente - "il lavoro di internazionalizzazione
sui mercati emergenti ma anche su quelli maturi", con un focus particolare
su paesi strategici per l'Italia come la Germania, il Giappone e gli Usa. Per
ciò che riguarda l'education, Marcegaglia per sottolinearne l'importanza ha
annunciato che al tema sarà dedicata un'ampia parte della sua relazione
all'Assemblea pubblica di domani. Dove non mancherà di affrontare anche i temi
del fisco, dell'Europa e degli investimenti. (ANSA).
( da "Stampa, La" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Globalisti DI A
TORINO JASMINA TE?ANOVIC BRUCE STERLING Che bello essere di nuovo a Torino, città
del nostro destino! Questa volta l'opportunità ci è stata offerta dalla Fiera
del Libro: ci hanno invitati per un dibattito di Bruce sul futuro della città e
la presentazione di un libro di Ivo Andric e dell'ultimo di Jasmina. Adesso che
abbiamo deciso di vivere a Torino dobbiamo decidere cosa fare con tutti i
nostri libri in Texas e in Serbia. Bruce vuole regalare i suoi all'università,
Jasmina ai centri degli studi delle donne. È un sollievo andare a una fiera del
libro e vedere che ci sono tanti altri libri. Era un tormento per tutti e due
vedere libri ammassati in un posto, ma per ragioni diverse. Per Bruce, come se
qualcuno gli buttasse migliaia di cioccolatini in bocca, e per Jasmina per
l'ansia che tutto è ormai già scritto, ma non letto. Sappiamo che i libri ci
saranno sempre attorno a noi: ci cascheranno addosso come foglie in autunno.
Incredibilmente, siamo riusciti ad uscire dalla Fiera solo con tre libri in
mano, ma ci aspettano tanti altri, quindi bisogna trovare subito una casa dove
metterli. Questo comporta tutti i soliti problemi dell'immigrazione. Bruce è già andato all'ambasciata d'Italia a Houston: erano
gentili, ma la burocrazia
che deve affrontare gli fa paura. Jasmina sta ancora trafficando per la sua
residenza americana. Quindi, dati i nostri piani di vivere in Serbia, America e
Italia, abbiamo deciso di scappare per un mese in Croazia, su un'isola
sperduta. Per evitare lo sconvolgimento che subiamo con i libri, abbiamo
deciso di scriverne ancora un paio noi stessi. Bruce ha capito che
"American science fiction" e fantascienza italiana non sono la stessa
cosa. Ora vuole scrivere due libri: american science fiction e italian science
fiction. Jasmina sta per finire il suo libro "My life Without Me", il
genere non si addice alle vite di donne globaliste. Nonostante il fatto che
appena arrivati a Torino, la vita ha cominciato a sorriderci, divertirci - il
vino, gli amici, i libri, il cinema, il cibo, i musei, il design, la cultura
cyber, il sole, le scarpe... - abbiamo deciso di essere duri e disciplinati e
scrivere. La vita é bella in Italia. Speriamo che l'ufficio d'immigrazione
italiano non ci metta in prigione, dove potremmo scrivere senza distrazioni.
Noi globalisti siamo l'altra faccia degli zingari.
( da "Stampa, La" del 21-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Metaphysical
DI CLUB PERRY MAIL Nel febbraio scorso ha avuto luogo una rapina con bonifico,
bell'incontro di burocrazia e di illegalità. Una donna di
Grado rapina una banca di Trieste puntando un coltello alla gola del cassiere.
Non le interessano le banconote, difficili da trasportare e magari segnate.
Quello che vuole è un bonifico di 400.000 euro sul suo conto a Grado. Per sveltire l'operazione, la
rapinatrice sì è premurata di assaltare una filiale della stessa banca su cui
ha il conto; si sa, è tutto più facile. Il direttore, però, riesce a
ingannarla. Gli consegna un bonifico, ma falso. Dunque, a rapinatrice legalista
si contrappone un direttore falsario, però a fin di bene, nell'interesse della
banca, almeno, perché a quanto pare se il bonifico fosse stato vero forse i
400.000 euro se li sarebbe comunque tenuti la rapinatrice burocratica.
Dostoevskij diceva che i francesi sono incantati dai pezzi di carta, con
l'ironia supplementare che in effetti i francesi furono rovinati dai titoli
emessi per sostenere la Russia nella prima guerra mondiale. Ma non si capisce
perché soltanto i francesi. Dopotutto, la rapina avveniva a Grado, Friuli
Venezia Giulia, e avrebbe potuto avvenire anche a Cuneo, Napoli, Catania. In
definitiva, se siamo così tranquilli del fatto che tutti i nostri soldi (pezzi
di carta, dopotutto) sono al sicuro in una banca dove non ce li fanno vedere,
ma ci dicono soltanto, con altri pezzi di carta, che ci sono, non è chiaro
perché l'affezione per la carta sia un mal francese, o la deviazione di una
signora che aveva urgente bisogno di un prestito a fondo perduto.