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DOSSIER “BUROCRAZIA”

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tARTICOLI DEL 21-4-2008       #TOP



Report "Burocrazia"

·                     Indice delle sezioni

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Indice delle sezioni

Burocrazia (26)


Indice degli articoli

Sezione principale: Burocrazia

LAVORATORI IN CERCA DI RISPETTO ( da "Stampa, La" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: in quanto non sono direttamente tutelati dalla legge e persino i familiari, dopo il dramma, non vengono assistiti dalla nostra burocrazia. Si è superato ormai da tempo il confine della decenza. il mio lavoro interpreta questo disagio. Mi auguro che il nuovo governo metta in primo piano la questione del lavoro.

Le costruzioni? Più facile farle a Bucarest ( da "Corriere Economia Online" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Più facile farle a Bucarest U no dei settori più oppressi dal peso della burocrazia è quello delle costruzioni. Edificare vuol dire superare un percorso a ostacoli fatto di una miriade di autorizzazioni, significa addentrarsi in un labirinto di normative che non solo fanno crescere i costi, ma ritardano lo sviluppo.

DA OGGI IN POI, TUTTI CONTRO I SINDACATI ( da "Wall Street Italia" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: eletto che non facesse parte della stessa burocrazia sindacale. Un signor Rossi o un signor Bianchi. In passato ogni tanto c'era qualche immissione da fuori, ma solo perché lo decideva il partito di riferimento. Diciamo la verità: non si è mai vista una burocrazia così potente e così irresponsabile in una democrazia moderna (che per di più non presenta i conti: il vecchio Prodi,

I contoterzisti: anche noi siamo agricoltori ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: contoterzisti devono ancora fare i conti con una burocrazia asfissiante, con accise sul carburante penalizzanti e lo scarso accesso ai finanziamenti per l'innovazione tecnologica. "é maturo il tempo di integrare gli agromeccanici nel comparto agricolo" sollecita Speziali. Un punto che trova pressoché concordi tutti gli interlocutori della tavola rotonda che rilanciano il dialogo "

Pd del nord, tullo frena "siamo già una federazione" - ava zunino ( da "Repubblica, La" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: quei quattro o cinque suoi amici che frequentano piazza De Marini: il gruppo della burocrazia". Tullo replica: "Un po' di rispetto quando si parla di piazza De Marini che è la sede che ora ospita il Pd e dove, oltre al gruppo dirigente ed ai collaboratori degli ex Ds, lavorano gomito a gomito Vattuone, Sorvino, Pessato, Basso, Cappelli o Vassallo che guida la commissione statuto.

Famiglia "punita" dalla burocrazia - annadele assirelli ( da "Repubblica, La" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dalla burocrazia ANNADELE ASSIRELLI FACCIO parte di un gruppo di cittadini che desiderano esprimere la propria solidarietà ad una giovane disabile, la quale dal 1996 (alla vigilia della tesi di laurea), giace immobile su un letto, senza poter profferire parola, con le mani convulsamente strette al petto e affetta da gravissime insufficienze respiratorie.

"CONTACTLESS", BIGLIETTAZIONE ELETTRONICA: VENEZIA ANTICIPA BIGLIETTAZIONE UNICA TRASPORTO VENETO ( da "marketpress.info" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ci sarà più rapidità per gli utenti e meno burocrazia per l'azienda di trasporto, unita alla perfetta conoscenza dei flussi di mobilità, con la possibilità di attivare tutte le iniziative per farvi fronte. Il sistema verrà attivato dall'1 luiglio sull'intera rete Actv. Il nuovo sistema, il primo "contactless" in Italia, ossia di prossimità (non occorre fare nulla,

Interventi e Repliche ( da "Corriere della Sera" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: meno burocrazia, più responsabilità. Si tende invece ad appesantire la burocrazia per la valutazione e ad esonerarla da responsabilità. Occorre razionalizzare la selezione dei futuri ricercatori e docenti: nelle scienze se ne affidi la valutazione a commissioni interamente composte da esperti stranieri, sganciati da legami con le nostre "

<Più assumo, più tasse pago: il Cavaliere tagli l'Irap> ( da "Giornale.it, Il" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: "Bisogna snellire la burocrazia. È inconcepibile che ci vogliano mesi per poter allargare un capannone, unire due uffici o aprire un ristorante. Ci sono troppi controlli". Ma anche tanti furbi. "Il metodo adottato dal governatore della Lombardia Roberto Formigoni è perfetto.

Milioni i fondi regionali ( da "Stampa, La" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Burocrazia e le paure dei cittadini 5 MAURIZIO TROPEANO milioni i fondi regionali La legge regionale sulla sicurezza c'è. I soldi - 5 milioni l'anno - sono stati messi a bilancio che attende l'approvazione da parte del Consiglio regionale. L'unico problema è che i regolamenti attuativi che dovrebbero rendere operative quelle norme non sono ancora stati approvati dalla giunta Bresso.

La sinistra insegue la Lega ma vuol restare in cachemire ( da "Giornale.it, Il" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: riduzione della burocrazia, di antipatia per lo statalismo e per il sindacalismo. Le radici popolari della Lega, che oggi turbano la sinistra intelligente, si manifestano nell'atteggiamento politicamente scorretto, che significa libertà dalle forme, dalle ipocrisie, dai ruoli e anche dagli atteggiamenti di superiorità che la sinistra ostenta nel suo rapporto con il mondo intellettuale.

Munter: riforma dell'Iva e flat tax ( da "Corriere Alto Adige" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia e le pressione fiscale I piccoli imprenditori si appellano al centrodestra BOLZANO - Meno burocrazia, una flat tax come in Austria e pagamento dell'Iva solo al momento dell'incasso. Questa la lista dei desiderata consegnata dal direttore dell'Apa, Hanspeter Munter a Maurizio Del Tenno, presidente dei giovani di Confartigianato e neo onorevole del Popolo delle Libertà.

Rainieri: aumentare il numero dei veterinari ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: le Asl hanno a disposizione mezzi obsoleti e devono fare fronte a troppa burocrazia ". Da qui l'impegno di Rainieri: "è necessario incrementare il numero dei veterinari, ma anche dei Nas e dei Nac". E ha richiamato la necessità di "avvicinare il più possibile la sede dell'Authority nazionale per l'alimentazione a quella Ue di Parma, affinché le due strutture lavorino in sintonia".

NARNI Le loro sono famiglie che hanno abitato nel centro storico di Narni per generazioni. Soprattu ( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ci siamo imbattuti davanti al muro di gomma della burocrazia poco intelligente che non riesce a capire i propri errori", dice Elio Battazzi. Tra l'altro viene spiegato che la prima bolletta dopo il passaggio al Sii è stata perfetta mentre il disguido è avvenuto dalla seconda in poi. Sono comunque previste azioni da parte dell'associazione dei consumatori e,

Via i T-Red: <Colpa della giustizia lumaca> ( da "Corriere del Veneto" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La verità è che ci sentiamo impotenti di fronte alla burocrazia e alla lentezza della giustizia italiana". Lo scorso anno, illustrando la decisione di sospendere la consegna delle multe pur lasciando accesi i rilevatori, Giannira Petucco aveva assicurato: "Appena il tribunale civile si esprimerà, oppure il ministero risponderà alle nostre richieste di chiarimenti,

Milano, una città di prove generali ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ultima trincea della resistenza al cambiamento delle burocrazie e delle politiche municipali tutte unite, al di là degli schieramenti, a difendere uno statalismo di campanile col quale oggi ci troviamo a fare i conti. Chissà se, anche su questo campo, Milano saprà in futuro dare l'esempio. 1 Enrico Landoni, "Il laboratorio delle riforme - Milano dal centrismo al centro-sinistra (

10 piccoli leader globali ( da "Panorama" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: alleggerimento della burocrazia e sgravi fiscali per agevolare gli investimenti esteri". Il resto lo faranno le capacità dell'imprenditore. Il segreto? "Costruire un'identità precisa e distribuzione capillare". Ovvero, grandi investimenti nella comunicazione internazionale e magazzini gestiti direttamente dalla casa madre di Alte,

Superare la questione settentrionale ( da "Panorama" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nazionale che lo tolga dalla gabbia di provvedere da solo alle enormi insufficienze nazionali, dalla burocrazia alle infrastrutture. Nel 1899 Gaetano Salvemini scriveva in un saggio sulla questione meridionale: "L'alta Italia possiede il 48 per cento della ricchezza totale e paga meno del 40 per cento del carico tributario; l'Italia media possiede il 25 per cento e paga il 28 per cento;

C'è un notaio dei miracoli ( da "Panorama" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma la burocrazia dei miracoli è accidentata. Comincia dall'adempimento di sette condizioni. Enumera Theillier: "La malattia deve essere organica, né psichica né funzionale. Conosciuta, ovvero diagnosticata con precisione. Grave. Irreversibile. E non deve rispondere ai trattamenti medici.

Italia addio: ce ne andiamo a casa ( da "Panorama" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: schiacciati dalla difficile congiuntura economica e dalla burocrazia, vanno dove sta scoppiando il boom. Trattiene le lacrime a stento. Ha lo sguardo abbassato di chi non vuol farsi vedere. Fra pochi giorni dovrà lasciare l'Italia a cui è molto affezionato. Ma qui non ce la fa più a vivere, tutto costa troppo e il lavoro non c'è.

Per progettare il futuro ci vuole la virtù laica chiamata speranza FRANCO SCEPI ( da "Libertà" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: e continuerà ad avere fiducia nel pubblico, nello statalismo, nella burocrazia. Se esaminiamo il presente, comprendiamo che la fiducia nel progresso si è infranta nel crescente dualismo della globalizzazione: l'accrescersi delle disuguaglianze tra paesi ricchi e paesi poveri. Si è esaurito il mito del progresso infinito?

Cara bolletta addio sì all'energia faidate ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: "La micro cogenerazione è bloccata nella giungla della burocrazia dice Ilario Vigani, presidente di Ialcogen e dell'Ibt di Villorba (Treviso) Secondo la normativa Cip6 la cogenerazione godeva di contributi in quanto considerata assimilabile alle fonti rinnovabili. Così ha favorito la grande industria.

Che cosa cambierà per gli automobilisti? Gli impegni del Pdl su Auto oggi ( da "Panorama.it" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: incentivando al contempo la loro sostituzione con vetture più sicure e rispettose dell'ambiente. Infine, nell'ambito di un più ampio progetto di decongestione e velocizzazione della burocrazia, è previsto il potenziamento delle procedure di digitalizzazione e smaterializzazione dei documenti cartacei.

Più Stato, meno privato Il "Tremonti-pensiero" ( da "Opinione, L'" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia, Rossi ha però fortemente criticato la richiesta di federalismo fiscale avanzato dalla Lega. Perché è del tutto evidente che lo statalismo della coppia Trementi & Rossi non può sposarsi con quel rovesciamento della piramide fiscale voluto da Bossi e destinato a scatenare la più dura competizione "mercatista" tra regioni orientate ad abbassare le tasse per attirare capitali.

LETTERE ( da "Mattino, Il (Circondario Sud2)" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia mi ha tolto il voto Luca Cestaro - NAPOLI Scrivo solo a mo' di sfogo per segnalare che, pur avendo trasferito la mia residenza a Napoli il 21 dicembre 2007, non hanno aggiornato le liste elettorali col risultato di costringermi a votare in Sicilia dove ho vissuto e lavorato per quattro anni.

GOVERNO/ FAMIGLIA CRISTIANA: TANTI CATTOLICI HANNO VOTATO ( da "Virgilio Notizie" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: meno burocrazia, maggiore tutela delle piccole e medie imprese dalla concorrenza straniera... e, dulcis in fundo, il federalismo fiscale. Cui si può ribattere: sì, purché 'solidale'. L'Italia, infatti - conclude 'Famiglia Cristiana' - può 'rialzarsi' e 'farcela' solo se progredisce tutta intera, dalle Alpi alla Sicilia.


Articoli

LAVORATORI IN CERCA DI RISPETTO (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 21-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'autore LAVORATORI IN CERCA DI RISPETTO DI DANIELE SEGRE Il progetto è nato nell'autunno di due anni fa. In realtà, era da molto tempo che volevo dar vita a un documentario sugli incidenti nel mondo del lavoro. Come in precedenza, anche questa volta la mia idea è stata bocciata da eventuali produttori e dalla Rai, con cui ho provato in tutti i modi di attivare un rapporto. Questi ennesimi rifiuti mi hanno dato un'ulteriore determinazione e ho deciso che il film, dato il suo senso di esistere, andava realizzato: in un Paese che si definisce civile non si può non affrontare un problema come questo, la morte sul luogo di lavoro. Non avrei ovviamente voluto fare un film del genere, calarmi come ho fatto nel dolore. Io denuncio la spettacolarizzazione che il dolore sta subendo in questa nostra epoca: la messa in scena della sofferenza attraverso le fiction e soprattutto i talk show rappresentano l'identità spappolata di questo nostro tempo. Preciso che "Morire di lavoro" è un film per tutti, non ha una valenza politica, spero vada al di là delle appartenenze; non c'è nulla di ideologico nel mio lavoro, sarebbe stata una mancanza di rispetto nei confronti dei familiari delle vittime. La realtà evidente è che c'è molta solitudine in questi lavoratori - nel mio documentario mi sono soffermato sul mondo dell'edilizia- , in quanto non sono direttamente tutelati dalla legge e persino i familiari, dopo il dramma, non vengono assistiti dalla nostra burocrazia. Si è superato ormai da tempo il confine della decenza. il mio lavoro interpreta questo disagio. Mi auguro che il nuovo governo metta in primo piano la questione del lavoro.

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Le costruzioni? Più facile farle a Bucarest (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere Economia Online" del 21-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Sommario Edilizia/ Magnetti Le costruzioni? Più facile farle a Bucarest U no dei settori più oppressi dal peso della burocrazia è quello delle costruzioni. Edificare vuol dire superare un percorso a ostacoli fatto di una miriade di autorizzazioni, significa addentrarsi in un labirinto di normative che non solo fanno crescere i costi, ma ritardano lo sviluppo. Ne sanno qualcosa i responsabili del gruppo Magnetti, un'azienda con sede centrale a Carvico in provincia di Bergamo, specializzata nella fornitura di materiale edilizio e prefabbricati e nella costruzione di strutture destinate a industria, artigianato, commercio, al mondo espositivo e della logistica. Ogni anno l'azienda interviene nella realizzazione di 700-800 mila metri quadrati di superficie edificata. Quella dei Magnetti è una secolare impresa di famiglia. Pare risalga addirittura alla fine del Settecento. In materia di burocrazia Gregorio Magnetti, che oggi in qualità di amministratore delegato guida insieme al cugino Paolo Magnetti l'azienda, ha un'opinione precisa: a frenare l'impulso imprenditoriale non sono solo le normative ma anche la mentalità sbagliata. "In Italia ? dice ? ogni progetto edilizio viene visto come un problema e non come un'opportunità. Da noi l'approccio è quasi sempre negativo. All'estero ? sostiene Magnetti ? le cose vanno molto diversamente; per esempio in Romania, nonostante esistano complesse procedure burocratiche, nel giro di un paio d'anni (dal 2005 al 2007) siamo riusciti prima ad avviare un nuovo stabilimento, poi a raddoppiare la superficie operativa. In Italia per fare le stesse cose come minimo sarebbero serviti quattro anni. Le autorità romene dimostrano la volontà di fare ogni possibile sforzo per incentivare nuove iniziative e grazie a questo atteggiamento positivo siano riusciti a superare molti ostacoli". Oggi il gruppo Magnetti fattura quasi 150 milioni di euro e dà lavoro a 450 dipendenti. Tra le collaborazioni più significative vi sono state quelle del nuovo polo della Fiera di Milano a Pero-Rho e delle Olimpiadi invernali di Torino. Ora all'orizzonte c'è l'Expo 2015, un progetto epocale nel quale il gruppo spera di essere in qualche modo coinvolto. "Il nostro ? conclude con amarezza Magnetti ? è un Paese con troppi livelli di burocrazia, dove le responsabilità vengono rimpallate da un ente pubblico all'altro, una nazione inconsciamente contraria alla crescita, che non decide e non ha capito che nel 2008 stare fermi significa andare indietro". FELICE FAVA.

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DA OGGI IN POI, TUTTI CONTRO I SINDACATI (sezione: Burocrazia)

( da "Wall Street Italia" del 21-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di Giuseppe Turani L'Italia ha il sindacato più forte d'Europa e le paghe più basse d'Europa e anche una condizione lavorativa della gente che è fra le peggiori del Vecchio Continente. Cgil, Cisl e Uil sono un serio ostacolo sulla strada del progresso. -->Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente. (WSI) ? Con il lavoro l'Italia non è mai stata un paese fortunato. Anni fa si diceva, e era vero, che riusciva a coniugare la più alta rigidità del lavoro con la più alta disoccupazione: tutti garantiti e al sicuro, ma molti senza lavoro, semplicemente fuori dai cancelli. Adesso c'è un altro paradosso e sarà molto complicato da sciogliere: l'Italia mette insieme il sindacato più forte d'Europa con le paghe più basse d'Europa e, in genere, con una condizione lavorativa della gente che è fra le peggiori del Vecchio Continente. E infatti il presidente uscente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, ha cominciato a sparare palle incatenate contro questo sindacato, considerato un serio ostacolo sulla strada del progresso. E subito si sono alzate le difese d'ufficio: il sindacato è uno dei pilastri della democrazia, chi attacca il sindacato è perché ha progetti autoritari, giù le mani dal sindacato. Ma bisogna stare attenti al rischio banalità. Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Scopri i privilegi delle informazioni riservate, clicca sul link INSIDER Non a caso il bellissimo libro che Stefano Livadiotti (collega dell' "Espresso") gli ha dedicato si intitola "L'altra casta, privilegi, carriere, misfatti, e fatturati da multinazionale". Chi vuole essere un pilastro della democrazia, oggi, ha almeno due obblighi: farsi eleggere e pubblicare i resoconti finanziari della propria organizzazione. Ebbene, tutti noi vediamo, una sera sì e l'altra pure, qualcuno dei tre segretari generali seduti in qualche talk show che parlano di tutto. Di paghe, ma anche del bollo auto. Dell'Ici, ma anche della immondizia di Napoli. E magari mezz'ora prima li abbiamo visti al telegiornale che uscivano da Palazzo Chigi con l'aria compunta, dove erano stati a discutere con il governo più o meno delle stesse cose. E non si capisce perché Bonanni deve andare a discutere di tasse: chi lo ha delegato? Ma come, si dirà, i sindacati fanno un sacco di congressi. Certo, peccato che sia tutta roba interna. Discutono, si accapigliano, poi i capi si ritirano in una stanza e decidono chi deve essere eletto. Portano in sala le liste e il gioco è fatto. In tanti anni di sindacalismo non si è mai visto uno eletto che non facesse parte della stessa burocrazia sindacale. Un signor Rossi o un signor Bianchi. In passato ogni tanto c'era qualche immissione da fuori, ma solo perché lo decideva il partito di riferimento. Diciamo la verità: non si è mai vista una burocrazia così potente e così irresponsabile in una democrazia moderna (che per di più non presenta i conti: il vecchio Prodi, se si può ancora citare, diceva che le democrazie si costruiscono sulle ricevute, ma quelle del sindacato non ci sono). Quelli del sindacato sono affari piccoli? Mica tanto. Secondo Livadiotti la sola Cgil ha un giro di affari di un miliardo di euro (rappresentato, suppongo, dai contributi graziosamente raccolti dalle imprese per loro). Ma non è finita. I delegati delle tre centrali sindacali (le maggiori) sono 700 mila in tutto, sei volte più dei carabinieri. Basta questo per accorgersi che siamo nel ridicolo. Che cosa devono fare 700 mila persone? Quali tremende discussioni devono affrontare? Discutono di loro questioni interne e di contratti. Per fare questo hanno bisogno di un milione di giornate lavorative (retribuite dalle ditte) al mese. E costano al sistema-paese quasi due miliardi di euro anno l'anno. Diciamo le cose come stanno. Nessun paese può permettersi un sindacato così costoso. Un sindacato per che per questioni ideologiche dice no alle gabbie salariali (e condanna quelli del sud alla disoccupazione perenne). Un sistema per salvare qualcosa, comunque, ci sarebbe. Questo sindacato dovrebbe, nel giro di 100 giorni, presentare un "piano industriale" su stesso, contenente nuove regole democratiche, finanziamenti, procedure, ambiti di intervento, ecc. E nei vertici, come accade per le società per azioni ormai, dovrebbe esserci largamente posto per le minoranze (ma non quelle interne, quelle esterne). Non se ne farà niente. I sindacalisti sanno che il Paese ha ben altro a cui pensare. E così tirano avanti. Sicuri di essere ancora lì fra dieci anni. Copyright © La Repubblica. All rights reserved parla di questo articolo nel Forum di WSI.

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I contoterzisti: anche noi siamo agricoltori (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 21-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Le imprese puntano all'integrazione per vincere la sfida della competitività Le imprese di meccanizzazione agricola, riunite ieri a Marmirolo per la 72esima assemblea annuale, mettono sul piatto problemi e prospettive della categoria e invitano i rappresentanti del mondo agricolo e delle istituzioni a fare sintesi per affrontare il nodo competitività del sistema agroalimentare. "Nel 2007 - dice in apertura dei lavori il presidente Marco Speziali - abbiamo ottenuto risultati importanti: dalla possibilità di edificare in aree agricole al tavolo per la meccanizzazione al ministero". "Successi anche sul fronte degli infortuni sul lavoro, che sono diminuiti - spiega ancora il presidente dell'Apima - e degli indennizzi per la dismissione delle bietole". Eppure, i contoterzisti devono ancora fare i conti con una burocrazia asfissiante, con accise sul carburante penalizzanti e lo scarso accesso ai finanziamenti per l'innovazione tecnologica. "é maturo il tempo di integrare gli agromeccanici nel comparto agricolo" sollecita Speziali. Un punto che trova pressoché concordi tutti gli interlocutori della tavola rotonda che rilanciano il dialogo "fra le organizzazioni agricole", come invita Elisabetta Poloni (Cia), "con le istituzioni" sostiene Gianluigi Zani (Coldiretti), "all'interno della filiera agroalimentare" invitano Sergio Cattelan (Confagricoltura) e Maurizio Ottolini (Confcooperative). Sul fronte politico-istituzionale, se da un lato il consigliere regionale Antonio Viotto auspica la realizzazione di un'assemblea generale dell'agricoltura, lombarda o nazionale, da organizzare a Mantova, e proietta il dibattito su grandi questioni ("teniamo in conto questioni come ogm, acqua, commodities, ambiente"), il collega Carlo Maccari garantisce l'impegno a sollecitare il governo "per assicurare l'attenzione ai problemi di contoterzisti e agricoltori". E sugli ogm invita "ad abbandonare pregiudizi ideologici per evitare che diventino una questione politica come il nucleare". Secondo l'assessore provinciale Maurizio Castelli "l'agricoltura attraversa una nuova fase e il dialogo è uno strumento privilegiato". Visioni, dunque, che se troveranno concretizzazione, soddisfano il presidente nazionale Confai, Leonardo Bolis: "L'agricoltura deve tornare ad essere al centro dell'agenda politica e non dimenticare le imprese di meccanizzazione".

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Pd del nord, tullo frena "siamo già una federazione" - ava zunino (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 21-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pagina II - Genova Pd del nord, Tullo frena "Siamo già una federazione" Borzani: "Non limitiamoci agli slogan" Il segretario contro Rossetti: "Più rispetto quando si parla di piazza De Marini. Si dimentica degli ex Margherita" AVA ZUNINO Un partito di centrosinistra che metta radici nelle regioni del nord avendo il polso delle priorità e dei problemi da affrontare non è un tema nuovo: "non solo adesso la commissione statuto del Pd ligure con quelle di Lombardia e Piemonte sta lavorando ad una collaborazione e coordinamento, ma quando ancora eravamo Ds, Fassino aveva nominato un responsabile del Nord e c'era anche un gruppo di lavoro dei segretari regionali". Lo dice Mario Tullo, segretario ligure del Pd che aveva guidato i Ds fino alla formazione del nuovo partito. Oggi Tullo sarà a Milano alla riunione che Veltroni ha convocato con i segretari regionali del Pd e giovedì a Genova si riunirà l'assemblea costituente regionale. "Ma la riunione non è per discutere del Pd del nord - dice Tullo - Milano ha un valore simbolico ma si discuterà dei risultati elettorali". Lei è d'accordo a costituire un Pd del nord? "E' un tema politico serio; non si tratta di costituire un partito del nord e uno del centro. Noi abbiamo costituito una grande forza politica nazionale; ovviamente nel Nord ci sono delle difficoltà. Nello statuto è già previsto che il Pd sia un partito federale. Il problema è come coniugarlo con il fatto che è un partito nazionale". Sulla Liguria però alleanze con Piemonte e Lombardia avrebbero effetti positivi. O no? "In Liguria il Pd (e prima i ds) per molto tempo, politicamente si è sentito più legato al centro Italia: eravamo una Regione "rossa". Sempre di più ora la società ligure si avvicina al Nord e dunque dobbiamo sempre di più saper affrontare i problemi e dare risposte. E' la direzione della collaborazione tra Burlando e Bresso, i presidenti delle Regioni Liguria e Piemonte". Tullo non ha digerito la frase di Pippo Rossetti che ieri spiegava come non fosse stata fatta una discussione del pd regionale sulla vicenda del partito del nord. E diceva: "forse Tullo si è sentito con quei quattro o cinque suoi amici che frequentano piazza De Marini: il gruppo della burocrazia". Tullo replica: "Un po' di rispetto quando si parla di piazza De Marini che è la sede che ora ospita il Pd e dove, oltre al gruppo dirigente ed ai collaboratori degli ex Ds, lavorano gomito a gomito Vattuone, Sorvino, Pessato, Basso, Cappelli o Vassallo che guida la commissione statuto. Sono tutti ex Margherita". Intanto sulla questione del nord Luca Borzani, consigliere comunale del Pd nonché presidente della Fondazione della Cultura, avanza dubbi e perplessità: "Ho paura che ci si limiti a slogan e ad ingegnerie istituzionali - dice - cosa che rischia da una parte di aprire una nuova caccia al posto dentro al partito e dall'altra di provocare un'assenza di dibattito sui contenuti". In due parole: "Questa operazione invece di affrontare il problema reale di come recuperare il rapporto con la realtà e con il territorio rischia di diventare una discussione virtuale del ceto politico. Le elezioni hanno confermato quanto la relazione con il territorio segna l'orientamento politico. Dunque, credo che sia importante lavorare sul partito regionale, discuterne le regole ed i contenuti e affrontare il tema del nord attraverso la condivisione di obiettivi: per le infrastrutture, ad esempio, il legame di Genova e la Liguria con Torino e Milano è uno dei punti chiave di una ripresa economica".

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Famiglia "punita" dalla burocrazia - annadele assirelli (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 21-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pagina III - Bologna La lettera Famiglia "punita" dalla burocrazia ANNADELE ASSIRELLI FACCIO parte di un gruppo di cittadini che desiderano esprimere la propria solidarietà ad una giovane disabile, la quale dal 1996 (alla vigilia della tesi di laurea), giace immobile su un letto, senza poter profferire parola, con le mani convulsamente strette al petto e affetta da gravissime insufficienze respiratorie. Erica (il nome è di fantasia) è assistita esclusivamente dal babbo e dalla mamma, ormai non più giovani e la famiglia vive grazie alla modesta pensione percepita dal babbo, che ha dovuto lasciare presto il lavoro. La madre è stata costretta a licenziarsi dal suo impiego stabile per aiutare il marito ed ora vive senza uno stipendio e senza neppure la prospettiva di una pensione. Ebbene, questi due genitori, degni di un encomio solenne da parte della collettività poiché non hanno fatto gravare, neppure per un momento, sulle strutture pubbliche il loro familiare, oggi si vedono "punire" dagli addetti consortili degli affari sociali per non aver compilato un modello denominato ISEE. Immediatamente gli Affari Sociali hanno sospeso l'assegno di cura, che viene erogato dallo Stato a chi si trova in una condizione di disabilità totale purché venga curato a casa. SEGUE A PAGINA II.

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"CONTACTLESS", BIGLIETTAZIONE ELETTRONICA: VENEZIA ANTICIPA BIGLIETTAZIONE UNICA TRASPORTO VENETO (sezione: Burocrazia)

( da "marketpress.info" del 21-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Venezia, 21 aprile 2008 - Dall'1 maggio prossimo basterà un "bip" per salire a bordo dei battelli Actv a Venezia. Il suono sarà emesso da una apparecchiatura elettronica all'imbarcadero, che leggerà il cip di Imob. Venezia, tessera elettronica che registra i pagamenti della bigliettazione da parte degli utenti e li scaricherà via via a seconda del mezzo e del tragitto. Insomma: non serviranno più documenti cartacei o obliterazioni magari approssimative, si contrasterà meglio l'abusivismo, ci sarà più rapidità per gli utenti e meno burocrazia per l'azienda di trasporto, unita alla perfetta conoscenza dei flussi di mobilità, con la possibilità di attivare tutte le iniziative per farvi fronte. Il sistema verrà attivato dall'1 luiglio sull'intera rete Actv. Il nuovo sistema, il primo "contactless" in Italia, ossia di prossimità (non occorre fare nulla, basta avere la tessera con sé, in tasca), è il frutto della collaborazione tra Actv e Regione del Veneto, che ha finanziato metà dell'iniziativa: "sperimentazione verso la bigliettazione integrata a livello regionale", ha sottolineato l'assessore alle politiche della mobilità del Veneto Renato Chisso, intervenuto il 18 aprile alla conferenza stampa di presentazione della nuova card. Ma Imob. Venezia, come hanno rilevato tra gli altri il presidente di Actv Marcello Panettoni, il sindaco di Venezia Massimo Cacciari e il presidente della Provincia Davide Zoggia, apre la strada anche ad un sistema elettronico di accesso ad una numerosa serie di servizi, che potranno in prospettiva andare oltre a quelli della mobilità, dei trasporti e dei parcheggi. L'ipotesi di Cacciari è di arrivare ad una Venice Card, anche per alberghi, ristoranti, musei, ecc. , capace di disegnare i reali flussi turistici per poterli governare. "Quella dell' Imob. Venezia ? ha spiegato dal canto suo Chisso ? è una sfida che abbiamo accettato positivamente ancora nel 2004, mettendo a disposizione 14 milioni di euro per attività di sperimentazione nel trasporto locale. L'esperienza veneziana è la prima e ci consentirà di arrivare alla bigliettazione unica regionale, ovvero ad un sistema con il quale i cittadini potranno su qualsiasi tratta prendere qualunque mezzo di trasporto pubblico, dall'autobus, al treno al vaporetto, senza dover di volta in volta cambiare titoli di viaggio. E' insomma un modello, rispetto al quale l'unico rammarico ? ha concluso Chisso ? riguarda il carico di incombenza caricate sui vecchi utenti per venire in possesso della nuova tessera". . <<BACK.

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Interventi e Repliche (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 21-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-21 num: - pag: 29 categoria: BREVI Interventi e Repliche La selezione dei futuri ricercatori Tutti concordano sull'importanza della ricerca per lo sviluppo e la qualificazione internazionale dell'Italia. Purtroppo nelle scienze della vita ci classifichiamo peggio che in quelle della materia: si veda l'ottimo intervento di Bignami (Corriere, 10 aprile). Visto che alle prime affidiamo la salute nostra, dei figli, dell'ambiente e che alle lauree corrispondenti ci sono più iscrizioni che alle seconde, forse ci manca un'adeguata tradizione culturale, scientifica e tecnologica "europea". Anche per l'eccessivo impegno didattico richiesto da tutti quegli studenti, non riusciamo a estrarne operatori competitivi, né a trattenerne i migliori, né a rimpiazzarli con stranieri di pari qualità. Il rimedio è noto: più meritocrazia, meno burocrazia, più responsabilità. Si tende invece ad appesantire la burocrazia per la valutazione e ad esonerarla da responsabilità. Occorre razionalizzare la selezione dei futuri ricercatori e docenti: nelle scienze se ne affidi la valutazione a commissioni interamente composte da esperti stranieri, sganciati da legami con le nostre "scuole" e operativi via web con un agile supporto interministeriale. La proposta è stata fatta più volte anche in modi autorevoli, ma vani. Peccato: può servire, a patto che poi le assunzioni rispettino questa "peer review". Né è il caso di sentirsi umiliati: a noi restano gravi compiti, come vigilare per il rispetto delle indicazioni dei colleghi d'oltralpe, assicurare agli eletti adeguate condizione di lavoro, verificare i nostri adempimenti, anche con l'aiuto degli stessi valutatori stranieri, pure da responsabilizzare. Premesse e strumenti ci sono, così pure le riprove: in diversi Paesi simili a noi il sistema funziona e in ambito comunitario si pensa di potenziarlo. Da noi una svolta è sempre più urgente: proviamoci e confrontiamone gli esiti in doppio cieco col vecchio sistema dei concorsi taroccati e dei finanziamenti predeterminati. Vittorio Sgaramella Biologo molecolare, Parco Tecnologico Padano, Lodi L'iperattività infantile è assolutamente falso che io abbia mai detto che il Ritalin debba essere somministrato ai bambini iperattivi come ansiolitico, visto peraltro che non lo è( Corriere, 10 aprile). Ho sempre espresso la posizione ufficiale della scienza medica che è quella di approcciarsi ad un grave disturbo come l'Adhd in termini clinici, con la somministrazione di psicoterapia e, solo nei casi veramente necessari, del farmaco summenzionato. Ho sempre ribadito, in ogni caso, che dovesse essere un medico specialista in neuropsichiatria infantile a prescriverlo, giacché solo ad esso è delegata la competenza specifica in materia. è fin troppo chiaro come, a prescindere dal Ritalin, se maestre d'asilo si permettono di somministrare farmaci sia questo il comportamento criminoso e non il farmaco stesso. Aggiungo, infine, che la polemica in questione fu sollevata in risposta a Scientology che avversa da anni questo farmaco, in contrasto con la medicina. Ed io, fra Scientology e i medici italiani non ho dubbi con chi schierarmi. Sen. Maria Burani Procaccini Il 30 aprile 2005, con una dichiarazione all'Ansa, la senatrice Burani Procaccini, in merito all'iperattività infantile, la cosiddetta sindrome Adhd, diceva che "è tempo di intervenire" e chiedeva di farlo agli allora ministri Storace (Salute) e Moratti (Pubblica Istruzione). Definì anche "impreparati e demagoghi" tutti coloro che erano contrari all'uso degli psicofarmaci (e quindi dell'amfetamina Ritalin, poiché era di questo che si dibatteva) per curare l'iperattività infantile. Seguì una durissima protesta di decine di associazioni di genitori, insegnanti e medici, tra i quali grandi esperti in campo psichiatrico e neuropsichiatrico infantile. Che cosa c'entri Scientology, in tutto questo e con l'articolo che ho scritto, non l'ho capito. Carlo Vulpio.

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<Più assumo, più tasse pago: il Cavaliere tagli l'Irap> (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 21-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

N. 16 del 2008-04-21 pagina 4 "Più assumo, più tasse pago: il Cavaliere tagli l'Irap" di Giannino della Frattina "Siamo contenti". Che ha vinto Berlusconi? "Che qualcuno abbia vinto. E di tanto. All'economia serve soprattutto stabilità. Finalmente ci sono solo quattro partiti, due governano e due fanno l'opposizione". Aspettative? "Moltissime". Da dove si parte? "Meno tasse per tutti". Non molto originale. Lo chiedono gli insegnanti, gli operai, i liberi professionisti. E soprattutto lo promettono tutti in campagna elettorale. "Molte meno tasse. Mica lo 0,5 per cento in meno. Le imprese lo chiedono e se lo aspettano da questo governo che sentono più amico". Quali tasse? "Lo ha detto anche il presidente Emma Marcegaglia, nel breve periodo detassazione degli straordinari e bonus. Tutte misure a basso costo che aiuterebbero il rilancio dell'economia". Una ricetta applicabile? "Destra e sinistra sono d'accordo sulla necessità di favorire l'aumento dei consumi e questo si fa aumentando gli stipendi. Con la detassazione si spinge il dipendente a lavorare di più e a produrre di più. E l'azienda a premiare la parte variabile dei salari". Altre richieste al nuovo governo? "Il credito d'imposta sulla ricerca e misure che favoriscano gli investimenti". E nel lungo periodo? "Una riduzione fiscale più elevata. Almeno il 50 per cento dell'Irap, l'imposta regionale sulle attività produttive e dell'Ire, l'imposta sul reddito. Se dobbiamo scegliere, meglio l'Irap". Perché l'Irap? "È più odiata perché non è deducibile ed è legata al numero dei dipendenti, al costo del personale. Più assumo, più imposte pago. È chiaro che questo non è un incentivo a creare nuovi posti di lavoro". Voi imprenditori non volete mai pagare le tasse. "L'imprenditore non è un evasore fiscale". Sicuro? "Anzi è contento di contribuire alle spese dello Stato, ma vuole farlo in proporzione accettabile rispetto a quanto guadagna". Procediamo. "Bisogna snellire la burocrazia. È inconcepibile che ci vogliano mesi per poter allargare un capannone, unire due uffici o aprire un ristorante. Ci sono troppi controlli". Ma anche tanti furbi. "Il metodo adottato dal governatore della Lombardia Roberto Formigoni è perfetto. L'autocertificazione e il silenzio assenso. L'attività intanto parte, poi arrivano i controlli". Comodo. "Non è vero. Così si responsabilizza l'imprenditore. Chi sgarra paga e la sanzione è anche peggiore perché chi imbroglia perde anche tutto quello che ha investito nell'avviamento della nuova attività. Essere fuorilegge non conviene proprio. L'autocertificazione è un'arma a doppio taglio". Ici e bollo auto? "Sono sgravi molto meno interessanti. In molte parti d'Italia l'imposta sulla casa già non si paga e il bollo auto si evade. Toglierle non inciderà sui consumi". Malpensa e Alitalia? "Il governo deve anche saper prendere decisioni dolorose senza guardare in faccia a nessuno. A cominciare dai sindacati". Liberista? "Air France è la più grande compagnia ed è dello Stato francese. Eppure fa utili. L'importante è essere efficienti. In Lombardia la sanità funziona e costa meno. In Campania non funziona e costa di più". Giannino della Frattina © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Milioni i fondi regionali (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 21-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il caso Burocrazia e le paure dei cittadini 5 MAURIZIO TROPEANO milioni i fondi regionali La legge regionale sulla sicurezza c'è. I soldi - 5 milioni l'anno - sono stati messi a bilancio che attende l'approvazione da parte del Consiglio regionale. L'unico problema è che i regolamenti attuativi che dovrebbero rendere operative quelle norme non sono ancora stati approvati dalla giunta Bresso. Le conseguenze? Il fondo di solidarietà per le vittime dei reati e per i famigliari delle forze dell'ordine e i militari caduti in servizio (è il caso dell'alpino Daniele Paladini ucciso a Kabul) non ha ancora iniziato a operare. Senza dimenticare che non sono stati definiti dalla giunta i criteri per la dotazione degli strumenti di difesa degli agenti di polizia municipale. Il regolamento avrebbe dovuto dare il via libera alla possibilità di adottare i manganelli estendibili sul modello dei tonfa. In ritardo anche la definizione del bando per i piani integrati di sicurezza urbana anche se i 2,5 milioni promessi al Comune di Torino sono arrivati e sono stati incassati alla fine di gennaio. Che cosa è successo? Giovanni Caracciolo, l'assessore regionale alla Polizia locale, minimizza il problema: "Gli uffici stanno lavorando in accordo con il consulente esterno, il generale Desideri. Il regolamento che individua i presidi difensivi per gli operatori di polizia locale è pronto, mentre stiamo lavorando al secondo regolamento che dovrà decidere quali somme assegnare alle vittime dei reati e come assegnarle". L'iter per i patti locali per la sicurezza integrata è più lungo "perché abbiamo deciso di lavorare provincia per provincia e di costruire programmi differenziati in base alle specifiche esigenze territoriali". L'assessore aggiunge: "Spero che per quanto riguarda un argomento così delicato nessuno voglia fare delle strumentalizzazioni. Stiamo lavorando e credo che tutto sarà pronto quando il bilancio regionale sarà definitivamente approvato". Questioni di giorni, visto che il bilancio dovrà essere approvato entro la fine di aprile. Resta un problema politico. La legge, infatti, è stata approvata il 10 dicembre del 2007 e affida alla giunta il compito di renderla operativa con l'emanazione entro sessanta giorni dall'approvazione dei regolamenti attuativi. Il problema è che di giorni ne sono passati 120. Davide Gariglio, presidente dell'Assemblea regionale, spiega: "Nei giorni scorsi sono rimasto sorpreso quando dopo alcune segnalazioni da parte dei consiglieri regionali ho verificato che non sono stati ancora approvati i regolamenti attuativi della legge sulla sicurezza. Ne ho parlato con la presidente Bresso". E aggiunge: "Io non voglio fare polemiche e sono pronto ad assumermi le mie responsabilità, ma è evidente che non si possono accettare critiche sulla lentezza del Consiglio regionale e poi non controllare i tempi dell'apparato burocratico che ha il compito di rendere operative le norme". Come detto, però, questi ritardi non hanno avuto conseguenze negative sul patto per la sicurezza del Comune di Torino. "I soldi sono arrivati alla fine di gennaio", spiega l'assessore comunale alla Polizia municipale Beppe Borgogno. In tutto 2,5 milioni di euro che serviranno per finanziare l'acquisto di impianti di videosorveglianza, di sistemi di gestione integrata e per l'acquisto di 45 nuovi mezzi mobili per i civich. Almeno 600 mila euro, poi, saranno investiti dalla città per i progetti di prossimità e per interventi di recupero e qualificazione del territorio.

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La sinistra insegue la Lega ma vuol restare in cachemire (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 21-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

N. 16 del 2008-04-21 pagina 12 La sinistra insegue la Lega ma vuol restare in cachemire di Vittorio Sgarbi Bossi dà voce non solo a interessi ma anche a un modo di pensare Lo sconcerto è stato così evidente che, se si escludono alcune incursioni televisive per esprimere l'indignazione e lo sfogo delle "anime belle" contro il trionfo della Lega favorito dall'ignoranza, la reazione prevalente, negli ambienti della sinistra è stato di un silenzio attonito, come per un dignitoso lutto, ma per un parente non troppo amato, quel Partito democratico che non risultava né sinistra né centro, né Partito comunista, né Democrazia cristiana, né Ds né Margherita, ma una creazione in laboratorio di uno scienziato metodico, incapace di suscitare odi. In questo sarebbe probabilmente riuscito meglio D'Alema, capace di dividere almeno quanto Berlusconi. Chi unisce troppo, invece, come Veltroni, finisce con lo scontentare tutti. Così la reazione prevalente di questa settimana è stata di pietrificazione della sinistra, anche quella che ha più sofferto, fino a scomparire. Lo choc si ritrova in un articolo di Aldo Schiavone, "Il Paese nell'oblio" su La Repubblica di sabato. Schiavone, soffrendo, fa l'indifferente, il sorpreso: "Non è l'Italia di Berlusconi, quella che è uscita dalle urne il 14 aprile... è piuttosto solo un'Italia imprevista che viene d'improvviso alla luce". Imprevista per lui! Ma prevedibilissima, compreso il successo della Lega, per chi avesse meditato non solo all'assoluta impotenza, dannosa, del governo Prodi, ma anche alla perfetta incongruenza di tutte le parti della sua coalizione. In Veneto, in Emilia e in Lombardia il vento padano ha attraversato le masse popolari e le ha portate con sé, dagli operai ai commercianti, ai piccoli imprenditori perché? E perché la sinistra non è stata capace di interpretarne le richieste? Di sicurezza, soprattutto, ma anche di contenimento fiscale, di riduzione della burocrazia, di antipatia per lo statalismo e per il sindacalismo. Le radici popolari della Lega, che oggi turbano la sinistra intelligente, si manifestano nell'atteggiamento politicamente scorretto, che significa libertà dalle forme, dalle ipocrisie, dai ruoli e anche dagli atteggiamenti di superiorità che la sinistra ostenta nel suo rapporto con il mondo intellettuale. In questa prospettiva la Lega è rozza, ignorante, xenofoba, razzista, impresentabile. Alcune rustiche manifestazioni leghiste plateali ma, ormai, credo, calcolate, sembrano confermare questa interpretazione. Eppure essa contrasta con la buona amministrazione dimostrata dalla Lega in molti comuni guidati dalla Lega. Il successo di Tosi a Verona, macroscopico, ne è una prova; ma in comuni anche più piccoli, i risultati travolgenti attestano una naturale propensione della Lega a rispecchiare comportamenti e sensibilità estranei alla politica degli accomodamenti, dei compromessi e anche delle presunte superiorità culturali. La Lega parla come mangia, e il mangiare come necessità primaria dell'uomo è un obiettivo politico che la Lega persegue senza vergogna. I discorsi di Bossi, Calderoli, Castelli, sono tanto semplici e diretti da rappresentare non solo gli interessi, ma il modo di pensare di molti operai del Nord che non chiedono teorie e pensieri politicamente corretti ma fatti. Ogni volta che Bossi o Berlusconi hanno detto cose stigmatizzate dagli esponenti del politicamente corretto, hanno, in realtà, intercettato il pensiero della gente comune. Il contrasto si palesò, ormai molti anni fa, in un confronto televisivo fra De Mita e Bossi. Il primo, nelle sue radicate convinzioni di statista rispettoso delle regole enfatizzò un complesso percorso di riforme istituzionali in un linguaggio tanto elaborato quanto astratto. Bossi lo lasciò parlare per un quarto d'ora e poi concluse: "Ma taches al tram". De Mita rimase allibito ma perse il confronto senza appello. Da lì cominciò quella decadenza che oggi lo ha portato fuori del Parlamento mentre la Lega ha conquistato spazi per ragazzi semplici e ruspanti. La distanza della sinistra dal popolo è tutta evidente nell'imbarazzo di Giovanni Russo Spena di Rifondazione comunista che ha dichiarato, dalle nuvole di un'esistenza senza necessità pratiche che, avendo deciso di comunicare ai compagni di Liberazione la sua indisponibilità alla ventilata direzione del giornale, non è riuscito a trovare nessuno che gli desse l'assistenza per spedire un fax. Il quadro non rappresenta soltanto la fine di un'articolata nomenklatura ma anche la sua materiale impotenza. Il leghista forse non ha letto Marx ed Hegel ma i fax li spedisce perché non sta nel cielo della politica, ma vive nelle stesse condizioni degli elettori che lo votano. Gli alibi intellettuali, lo snobismo, i cachemire, i salotti (aborriti dalla Lega) e insomma tutte le abitudini della gauche caviar come impediscono di comprendere il fenomeno della Lega così tengono lontani i voti dei cittadini. La sinistra chiusa in un universo autoreferenziato non è più capace di riconoscere i problemi quotidiani garantendo in modo semplice una buona amministrazione. Cofferati ha avuto buon successo quando ha fatto le stesse cose del sindaco di Cittadella, ma forse, anche lui, l'ha capito troppo tardi. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Munter: riforma dell'Iva e flat tax (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere Alto Adige" del 21-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: 1AECONOMIA - data: 2008-04-20 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Artigianato Assemblea dei delegati dell'Apa. Pronta la lista di temi per il futuro governo Berlusconi Munter: riforma dell'Iva e flat tax Sicurezza, stoccata alla Provincia. Gnecchi: controlli necessari Ridurre la burocrazia e le pressione fiscale I piccoli imprenditori si appellano al centrodestra BOLZANO - Meno burocrazia, una flat tax come in Austria e pagamento dell'Iva solo al momento dell'incasso. Questa la lista dei desiderata consegnata dal direttore dell'Apa, Hanspeter Munter a Maurizio Del Tenno, presidente dei giovani di Confartigianato e neo onorevole del Popolo delle Libertà. "Sono le nostre richieste per i primi cento giorni del governo" afferma Munter. "Faremo il possibile, questi provvedimenti - sottolinea Del Tenno - sono indispensabili per ristabilire un clima di fiducia indispensabile per la crescita ". Onde evitare spiacevoli incidenti diplomatici una lista analoga è stata consegnata anche a Luisa Gnecchi, assessora a Lavoro e Innovazione da poco eletta a Montecitorio. L'Apa strizza l'occhio al Pdl che risponde presente. Che gli artigiani altoatesini vedessero di buon occhio un cambiamento a Palazzo Chigi non è un mistero. La riprova è arrivata ieri all'assemblea dei delegati dell'Apa quando Maurizio Del Tenno ha incassato una vera e propria ovazione. Applausi anche per il direttore Munter che ha enumerato tutte le riforme indispensabili per ridare ossigeno agli artigiani. "Serve una riduzione della pressione fiscale e l'introduzione di una flat tax sul modello di Austria, Germania e Spagna. Poi - aggiunge Munter - chiediamo un taglio della burocrazia che soffoca le imprese e impedisce loro di lavorare. Infine la questione Iva che va pagata al momento dell'incasso non alla fatturazione: le piccole imprese non possono trasformarsi nelle banche dello Stato ". La lista delle richieste è stata consegnata a Del Tenno ma Munter ci ha tenuto a sottolineare che si tratta solo di suggerimenti per i primi cento giorni. Poi ne arriveranno altri. Il direttore dell'Apa non ha rinunciato a lanciare una frecciata anche alla Provincia ed in particolare all'ispettorato del Lavoro. "Un'impresa è stata multata perchè un parapetto era alto un centimetro meno di quanto prescritto dalla legge" protesta Munter. Secca la replica di Luisa Gnecchi: "Verificheremo ma faccio fatica a credere che i nostri ispettori siano così intransigenti. La verità - ribatte la neo deputata del Pd - è che in Italia c'è una certa allergia a moduli e controlli. Per quanto riguarda la sburocratizzazione invece ricordo che è stato proprio il leader del Pd Veltroni a proporre la riduzione del numero di leggi". Marco Angelucci Nuovo corso Hanspeter Munter, direttore dell'associazione artigiani 13.500 Sono le aziende artigiane altoatesine di cui 8mila sono associate all'Apa. Nel settore lavorano oltre 40mila persone e 4.800 apprendisti 625 Sono i milioni che ogni anno gli artigiani versano alle casse dello Stato e della Provincia. In cambio ottengono contributi per 42 milioni di euro.

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Rainieri: aumentare il numero dei veterinari (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 21-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

CRONACA 21-04-2008 PROPOSTA SICUREZZA ALIMENTARE Rainieri: aumentare il numero dei veterinari II "Aumentare il numero dei veterinari delle Asl per assicurare ai consumatori finali la massima sicurezza sui prodotti alimentari ". A lanciare la proposta è Fabio Rainieri, leader dei Cobas del latte e neo eletto deputato della Lega Nord a Parma. "Le frodi alimentari scoperte in questi ultimi giorni - spiega - sottolineano la necessità di intervenire in tempi brevi a difesa del consumatore finale. I veterinari che lavorano per le Asl hanno a disposizione mezzi obsoleti e devono fare fronte a troppa burocrazia ". Da qui l'impegno di Rainieri: "è necessario incrementare il numero dei veterinari, ma anche dei Nas e dei Nac". E ha richiamato la necessità di "avvicinare il più possibile la sede dell'Authority nazionale per l'alimentazione a quella Ue di Parma, affinché le due strutture lavorino in sintonia".

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NARNI Le loro sono famiglie che hanno abitato nel centro storico di Narni per generazioni. Soprattu (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 21-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Tto i Battazzi, conosciutissimi. Da tutti tranne che dal computer del Servizio Idrico Integrato che invece li ha "battezzati" come abitanti fuori del centro storico, e classificandoli - addirittura - tra i non residenti. "Non avrei fatto nessuna piega, perché so come funziona dato che ho fatto il lavoro di letturista per una vita, e gli errori sono possibili - spiega Elio Battazzi - Solo che le tariffe che vengono addebitate ai non residenti sono molto superiori rispetto alle altre". Questi i numeri: il diritto fisso passa da 30 euro a 56 euro a bimestre mentre il consumo viene addebitato per 1,46 euro a metro cubo di acqua consumata per i non residenti che scende a 0,46 per i narnesi. "Ed anche questo passi, perché gli errori sono sempre dietro l'angolo. Però perché quando abbiamo chiesto il rimborso ce l'hanno accordato ma solo quello relativo solamente all'anno 2007? Perché per il danno che abbiamo avuto, dal 2003, non ci verrà riconosciuto amunché perché sembra che siano scaduti i termini?". Gli importi sono considerevoli perché, se si prende in esame un consumo medio, si passa da 65 euro a bimestre a circa 155 euro, una bella differenza. "Abbiamo cercato ogni strada: ci siamo imbattuti davanti al muro di gomma della burocrazia poco intelligente che non riesce a capire i propri errori", dice Elio Battazzi. Tra l'altro viene spiegato che la prima bolletta dopo il passaggio al Sii è stata perfetta mentre il disguido è avvenuto dalla seconda in poi. Sono comunque previste azioni da parte dell'associazione dei consumatori e, non bastanti, anche di avvocati per ottenere un rimborso che gli utenti ritengono sacrosanto. M.G.

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Via i T-Red: <Colpa della giustizia lumaca> (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere del Veneto" del 21-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere del Veneto - VICENZA - sezione: VICENZA2A - data: 2008-04-20 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Lo scontro Nel Comune delle 20 mila sanzioni il dibattito sui semafori si fa rovente Via i T-Red: "Colpa della giustizia lumaca" Il sindaco di Altavilla: "Martedì in giunta decideremo se toglierli" VICENZA - "Spetta alla giunta decidere se togliere definitivamente i T-Red dai semafori. Questi giorni li utilizzeremo per riflettere, martedì ci riuniremo e faremo la nostra scelta". Non si sbilancia il sindaco di Altavilla Vicentina, Giannira Petucco. Assicura: "Ho già una mia idea", ma non rivela quale. Non esclude neppure che le cose possano restare come sono attualmente, con buona pace per chi preme per dare un taglio netto al problema". Dopo che è trapelata l'intenzione dell'amministrazione di risolvere la querelle circa l'utilizzo dei rilevatori nei tre incroci della strada regionale 11, ieri è stato il giorno della cautela. Il primo cittadino conferma che martedì sera la giunta si riunirà per decidere come muoversi, dopo che il tribunale civile di Vicenza ha rinviato al 21 dicembre 2010 la sentenza che chiarirà una volta per tutte se è lecito affidare la gestione dei famigerati T-Red a un'azienda privata. Dopodomani sul tavolo degli assessori ci saranno due ipotesi: spegnere gli apparecchi, oppure lasciare le cose come stanno. In quest'ultimo caso gli impianti continuerebbero a fotografare gli automobilisti che attraversano con il semaforo rosso, nonostante le multe siano destinate a restare nel cassetto. Da luglio dello scorso anno funziona proprio così, con il risultato che le sanzioni cadono in prescrizione perché non vengono consegnate entro cinque mesi. Una situazione paradossale che in molti, anche all'interno dell'amministrazione, ritengono sia arrivato ormai il momento di interrompere. Stando alle indiscrezioni trapelate venerdì, la giunta potrebbe decidere di spegnere le telecamere, a patto che ci sia il via libera degli avvocati. Occorre infatti accertare i rischi ai quali si andrebbe incontro stracciando il contratto con la Citiesse, l'azienda che gestisce i dispositivi e che ottiene il 30 per cento di ogni multa incassata dal Comune. I legali sono già al lavoro e non è escluso che si tenti una mediazione con l'azienda. Ma il sindaco non ci sta ad alzare bandiera bianca: "Voglio che sia ben chiaro che se decideremo di staccare i T-Red non sarà perché ce lo chiede il comitato di Multavilla o perchè riteniamo di non aver rispettato le regole. La verità è che ci sentiamo impotenti di fronte alla burocrazia e alla lentezza della giustizia italiana". Lo scorso anno, illustrando la decisione di sospendere la consegna delle multe pur lasciando accesi i rilevatori, Giannira Petucco aveva assicurato: "Appena il tribunale civile si esprimerà, oppure il ministero risponderà alle nostre richieste di chiarimenti, commineremo le sanzioni agli automobilisti indisciplinati". Ma da Roma non è arrivato alcun parere e per la sentenza occorre attendere il dicembre 2010. Andrea Priante Semafori sotto accusa Ad Altavilla settemila ricorsi contro le multe Il rinvio Il tribunale di Vicenza ha rinviato al 2010 la sentenza sulla legittimità dei rilevatori.

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Milano, una città di prove generali (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: STORIA E STORIE data: 2008-04-20 - pag: 38 autore: La sinistra italiana Milano, una città di prove generali di Salvatore Carrubba "M ilano è per noi l'esperienza chiave... Se manca Milano la globalità politica viene a mancare": così scriveva nei suoi diari, il 17 dicembre 1960, il leader socialista Piero Nenni. A Roma, il centro-sinistra organico era di là da venire (se ne sarebbe parlato due anni e mezzo dopo); ma la prova generale, e decisiva, si giocava in quelle settimane nel capoluogo lombardo, dove la prima giunta organica di centrosinistra (guidata da Gino Cassinis) avrebbe visto la luce con largo anticipo sui tempi nazionali, il 18 gennaio 1961. Milano si confermava così laboratorio politico per eccellenza; nonché sede privilegiata del laboratorio riformista del cattolicesimo sociale e del socialismo autonomista. Prosegue con questo libro la sua ricerca sulla specificità della politica milanese, coraggiosamente innovatrice e anticipatrice, lo studioso dell'Università degli Studi di Milano Enrico Landoni, già autore di una analoga ricerca sull'esperienza, altrettanto originale, delle giunte di sinistra che ressero Milano tra il 1975 e il 1985. La ricerca di Landoni si conferma interessante per tre ordini di ragioni. La prima è lo scrupolo di cui l'autore dà prova nello studio e nell'interpretazione di numerose fonti dell'epoca, tratte da documenti dei partiti e dalle cronache giornalistiche del tempo (quando i giornali, più che agli inutili gossip di palazzo Marino, davano spazio alle analisi e alle notizie). La seconda è l'intreccio tra le vicende locali (sia pure da un osservatorio eccezionale come Milano) e quelle nazionali, qui ricostruite pure con grande precisione, in un quadro di sintesi delle grandi trasformazioni in corso nella Dc e nel Psi a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta. La terza ragione che rende raccomandabile il libro è che, nonostante il rigore scientifico, esso si fa leggere: la contrastata evoluzione politica di quegli anni (che a Milano aveva visto una breve, abortita prova generale di centrosinistra fin dall'indomani delle elezioni amministrative del 1956) diventa una avvincente cronaca che rende la ricchezza e il travaglio di una città dove tutte le grandi famiglie politiche dell'epoca erano rappresentate ai massimi livelli; e che smentisce l'abusato clichédi una città distratta e a rimorchio della " grande" politica. Il terreno d'incontro e di elaborazione del centro-sinistra a Milano fu rappresentato soprattutto dalla gestione di quelle che oggi chiamiamo le utility. è paradossale, viene da concludere, che quella che allora apparve il senso della svolta e della modernità, cioè la politica di municipa-lizzazioni, appaia oggi l'ultima trincea della resistenza al cambiamento delle burocrazie e delle politiche municipali tutte unite, al di là degli schieramenti, a difendere uno statalismo di campanile col quale oggi ci troviamo a fare i conti. Chissà se, anche su questo campo, Milano saprà in futuro dare l'esempio. 1 Enrico Landoni, "Il laboratorio delle riforme - Milano dal centrismo al centro-sinistra (1956-1961)", Piero Lacaita Editore, ManduriaBari-Roma, pagg. 532, Á 20,00. Negli anni 50 e 60, il capoluogo lombardo non fu a rimorchio della grande politica, anzi ne fu il centro propulsore.

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10 piccoli leader globali (sezione: Burocrazia)

( da "Panorama" del 21-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

10 piccoli leader globali ANTONELLA BERSANI Vivere con il supereuro Non amano le luci della ribalta. Ma sono i numeri uno mondiali nel proprio settore. Ecco dieci aziende che sono riuscite a conquistare i mercati pur con una valuta forte. A loro "Panorama" ha chiesto il segreto del successo. E un consiglio per il nuovo governo. Meraviglie dell'economia: il pil italiano langue e le esportazioni galoppano. La produttività è in affanno e le vendite all'estero fanno tintinnare le casse. Cosa significa tutto questo? Che molte imprese italiane hanno saputo adattarsi alle nuove esigenze del mercato, individuando una formula che ha nella qualità, nella specializzazione e nell'innovazione tecnologica i suoi punti di forza. "L'economia italiana sta attraversando un profondo processo di trasformazione" conferma Gregorio De Felice, responsabile dell'ufficio studi di Intesa Sanpaolo. "A causa dei costi di produzione elevati, infatti, le nostre imprese stanno rinunciando sempre più a produrre beni di massa in favore di manufatti specializzati e di qualità, che si collocano nel segmento alto del mercato. Riuscire in questo passaggio fatto di ricerca, innovazione tecnologica e presidio dei mercati attraverso un collegamento virtuoso tra luogo di produzione e di distribuzione significa vincere la sfida". In effetti, è soltanto grazie al più 5 per cento fatto segnare dall'export nel 2007 che l'Italia è riuscita a compensare la perdita di competitività provocata dal super- euro e dall'aumento del costo delle materie prime. Con un pil fermo a più 1,5 "si cercano nuovi sbocchi, che le imprese stanno sempre più individuando nei paesi extraeuropei più lontani ma con tassi di crescita elevati". Tra i più attraenti ci sono ovviamente Russia e Cina, "ma anche l'area Opec, l'Egitto o la Turchia". Internazionalizzazione, nicchie di mercato e politiche di marchio sono i fattori guida, però che non eliminano la paura che questo boom possa essere soltanto temporaneo. Come resistere, dunque? Panorama lo ha chiesto a dieci imprese che hanno due caratteristiche: fanno parlare poco di sé e sono i leader mondiali nel proprio settore. Ecco le loro storie. Ponti Aceto di vino rapidi ad adattarsi In 50 paesi Non è un tipo brusco Giacomo Ponti, amministratore delegato dell'azienda che la sua famiglia si tramanda ormai da 5 generazioni: la Ponti spa di Ghemme (Novara). Ad addolcirlo è la sicurezza di controllare il mercato mondiale dell'aceto di vino. Qualche numero: 500 mila bottiglie di aceto prodotte ogni giorno nei 5 stabilimenti, 70 milioni quelle vendute nel 2007, export in 50 paesi e 105 milioni il fatturato. "Ci aiutano l'apprezzamento internazionale per il food italiano e ancora una italianissima capacità di adattamento ai mercati" dice Ponti. Qualità invidiabili, ma spesso lasciate a se stesse. "Attenzione: la Spagna ha riempito il Parlamento europeo di tecnici esperti, giovani e poliglotti per promuovere le proprie istanze. E l'Italia che fa?". Gruppi Mossi & Ghisolfi Resine speciali un gigante e la ricerca fai-da-te A braccetto con il Mit Leader nella produzione di resine speciali (Pet) per bottiglie e imballaggi. Mossi & Ghisolfi, multinazionale chimica a gestione familiare di Tortona (Alessandria), rivaleggia in innovazione con i migliori poli tecnologici internazionali. "Spendiamo 4 milioni l'anno in brevetti" dice il vicepresidente Guido Ghisolfi "ma in questo settore l'Italia è poco strutturata: passano anni prima che vengano esaminati". La M&G fattura 2,6 miliardi di dollari, gestisce tre centri di ricerca, 3 mila dipendenti e 100 ricercatori. Finanzia il Politecnico di Torino e a Tortona sta costruendo, con Dupont, Mit e Imperial College di Londra, il suo centro di eccellenza per produrre bioetanolo dalla canna palustre. "Investiremo 120 milioni in 4 anni, convinti che l'Italia possa dire la sua anche in campo energetico. La ricerca, però, andrebbe sostenuta con più decisione. Serve una legge come la 46/82, che ci permise di reinvestire tutti gli utili nel centro di ricerca di Isernia. E una gestione più selettiva dei fondi. Cito a esempio la legge 488: non poco per tutti, ma il giusto ai progetti importanti". Prinoth Macchine battipista precisione teutonica, stile latino "Troppe tasse" Discese alpine, asiatiche, russe e canadesi. Le piste da sci non sono tutte uguali: capirle e adattarsi vale la leadership mondiale nel settore delle macchine battipista che può vantare la Prinoth, società altoatesina da 140 milioni di fatturato (previsioni 2008) e 280 dipendenti tra Italia e Canada. "Come si compete sui mercati? Design, tecnologia, più di 2 milioni investiti in ricerca e assistenza capillare: la stagione invernale è breve e ai clienti non deve capitare un blocco nel periodo di massima affluenza turistica" risponde Werner Amort, presidente della spa controllata dal gruppo Leitner di Vipiteno. Precisione teutonica ma radici e stile italiani. Con qualche rimpianto. "Per rilanciare l'economia italiana serve più formazione e meno tasse. La sede di Prinoth è collegata con uno stabilimento a 70 chilometri di distanza, appena oltre il confine austriaco. Lì paghiamo il 25 per cento di Ires mentre in Italia andiamo oltre il 50 per cento di tasse considerando anche l'Irap". Elica Cappe per aspirazione piÙ vantaggi per chi innova Rappresentanza Il design lo ha imposto nel mercato di alta gamma. I dieci stabilimenti in Italia, Polonia e Messico lo hanno avvicinato ai mercati. I brevetti gli garantiscono l'avanguardia. È la storia di Francesco Casoli, erede dell'azienda paterna e presidente della Elica di Fabriano (Ancona), 2.300 dipendenti, oltre 426 milioni di ricavi e il 17 per cento del mercato mondiale delle cappe per aspirazione. Ma Fasoli dice: "Non esistono vantaggi fiscali per chi investe in ricerca. E non riesco a far capire agli stranieri il senso dell'Irap: una tassa da pagare anche in assenza di profitti. Rendiamo deducibili almeno le spese di rappresentanza delle piccole aziende, tutt'altro che superflue per chi si muove nel mondo". Mazzoni Lb spa Macchine per produrre sapone "tremonti ha ragione" Competitività Un giro d'affari che da Busto Arsizio (Varese) tiene pulito il mondo. La Mazzoni Lb controlla da 50 anni il mercato internazionale delle macchine per la fabbricazione del sapone. Suoi gli impianti utilizzati da multinazionali come Procter & Gamble, Colgate Palmolive, Unilever. Fatturato, 20 milioni. Ottanta i dipendenti e 2.500 gli impianti installati in giro per il mondo. La sua spinta è la ricerca e sviluppo. La sua speranza, il ripristino dei fondi per l'innovazione esauriti da tempo. Dice l'amministratore delegato Giovanni Marengo, partner della società partecipata dal fondo Arca e dal gruppo Desmet Ballestra: "La tecnologia ci rende competitivi anche nei confronti dei paesi emergenti. Ma saluto con favore le dichiarazioni dell'ex ministro Tremonti: porre dei limiti all'import crea le condizioni perché la competizione sia reale". Dominioni Punto e Pasta Macchine per la pasta fresca le banche HANNO poca fiducia nelle idee Flessibili Impastatrici di nuova generazione per soddisfare le voglie di sfoglia ruvida, ma anche macchine adattate alle esigenze dei vareniki, i tortellini panciuti che piacciono ai russi. Innovazione e flessibilità. Amore per la pasta e tavolo di progettazione. Questa la filosofia che ha fatto della Dominioni di Lurate Caccivio (Como) un punto di riferimento per il mercato mondiale delle macchine per la produzione di pasta fresca. "Il nostro motto è mai frenarsi: se un cliente chiede un servizio nuovo, ce lo inventiamo" conferma Fabrizio Dominioni, vicepresidente dell'azienda fondata 40 anni fa dal padre Pietro, 30 milioni di fatturato, 50 dipendenti e un export che supera il 70 per cento. Paura dell'euro forte? "Tecnologia e alta specializzazione ci fanno da scudo". E contro la recessione, facilitazioni al credito per stimolare l'imprenditoria. "Le banche hanno poca fiducia nelle idee dei giovani e trovare finanziamenti è sempre un'impresa. Per questo offriamo ai nostri clienti la possibilità di pagamenti dilazionati a zero interessi". E con 30 mila euro il pastificio è pronto chiavi in mano. Landi Renzo Sistemi di alimentazione per motori gpl e metano per la ricerca i soldi ci sono Controcorrente "Finanziare l'innovazione? È possibile. Esistono leggi europee e soprattutto regionali in grado di sostenere le aziende nella ricerca. Spesso sono gli stessi imprenditori a non sfruttarle appieno". Va controcorrente Stefano Landi, che controlla con l'azienda di famiglia il 23 per cento del mercato dei sistemi per alimentare motori a gas liquido, gpl e metano. Da Cavriago (Reggio Emilia) esporta in 50 paesi il 74 per cento della produzione (163,9 milioni il fatturato 2007). "Nostri clienti sono le principali case automobilistiche e dobbiamo offrire loro soluzioni sempre più personalizzate. Per questo è necessario che l'impresa si apra al mondo universitario". E la Cina? "Niente barriere. Siamo a Pechino da dieci anni e abbiamo iniziato a investire laggiù anche in ricerca e sviluppo. Sono bravi. Non possiamo perdere le opportunità che un mercato così vasto ci offre". Bisazza Mosaici in vetro niente dazi, copiare dublino Indentità Liberista testardo. Come gli irlandesi. Non è un animale da branco Piero Bisazza. L'imprenditore che ha trasformato i mosaici per piscine in un affare mondiale nel settore del design d'arredo è un alfiere della concorrenza. "Il neoprotezionismo di Giulio Tremonti mi ha lasciato allibito" commenta l'amministratore delegato della società vicentina. "Non è con i dazi che si rilancia l'economia. Il modello di riferimento è piuttosto quello irlandese, un paese che in pochi anni ha scalato la classifica europea: alleggerimento della burocrazia e sgravi fiscali per agevolare gli investimenti esteri". Il resto lo faranno le capacità dell'imprenditore. Il segreto? "Costruire un'identità precisa e distribuzione capillare". Ovvero, grandi investimenti nella comunicazione internazionale e magazzini gestiti direttamente dalla casa madre di Alte, in provincia di Vicenza. "Delegare ad altri il compito di veicolare i valori del proprio prodotto è un errore". Risultato: 133,6 milioni di fatturato, tre stabilimenti, 11 filiali e monomarca a Barcellona, Berlino, Londra, Milano, Parigi e New York. Angelantoni Industrie Group Camere climatiche per test aerospaziali legami universitari In orbita Un business spaziale nel bel mezzo della campagna umbra. La Angelantoni Industrie di Massa Martana (Perugia), 160 milioni di fatturato e 750 dipendenti nel mondo distribuiti in 7 stabilimenti, vende le sue camere climatiche per test aerospaziali persino all'Agenzia spaziale sovietica. E poi "arrotonda" con simulatori per crash test, prove di resistenza per telefonini e camere refrigerate per laboratori biomedicali. Facile intuire che il segreto di questa azienda sia investire in ricerca e sviluppo (il 9 per cento del fatturato), rapporti strettissimi con le università italiane. E un approccio smaliziato al mercato cinese. "Produciamo anche a Pechino. Non per delocalizzare, ma per competere con costi ridotti e prodotti ad hoc sul loro stesso terreno" spiega l'amministratore delegato Gianluigi Angelantoni. Si può fare di più? "Le università italiane sono eccellenti e formano ottimi ricercatori. Ma non riescono a trasferire la tecnologia. Le imprese devono adoperarsi per creare questo circuito virtuoso". Iacobucci Hf Electronics Macchine per il caffè espresso in alta quota la creativitÀ non manca, ma il denaro... Air Force One "Innovare? Facile: l'Italia abbonda in creatività e ottimi ingegneri. Più difficile è trovare i soldi per fare l'impresa". Accesso al credito, annoso problema. Lucio Iacobucci da Ferentino (Frosinone) si è inventato le macchinette per il caffè espresso d'alta quota. Le ha portate sull'Air Force One (l'aereo presidenziale Usa) e sull'Airbus 380, il transatlantico dei cieli, "ma se non avessi avuto alle spalle l'azienda di mio padre non so se ci sarei davvero riuscito". La Iacobucci Hf Electronics ha innovato con le caffettiere tecnologiche il vecchio business familiare dei carrelli alimentari per aerei. Oggi lavora con 50 compagnie aeree, fattura 7 milioni di euro e prevede di arrivare a 27 entro il 2010. L'unione tra buon gusto italiano, tecnologia e nicchia di mercato ha funzionato, "ma non sempre è sufficiente. Per reagire alle difficoltà gli Usa hanno subito detassato gli investimenti in ricerca e dopo l'11 settembre hanno trattenuto molti imprenditori offrendo finanziamenti a fondo perduto. L'Italia ha bisogno di investitori. Cosa aspettiamo?".

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Superare la questione settentrionale (sezione: Burocrazia)

( da "Panorama" del 21-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

FUORI PORTA Superare la questione settentrionale BRUNO VESPA Il Nord ha bisogno di una politica nazionale che lo tolga dalla gabbia di provvedere da solo alle enormi insufficienze nazionali, dalla burocrazia alle infrastrutture. Nel 1899 Gaetano Salvemini scriveva in un saggio sulla questione meridionale: "L'alta Italia possiede il 48 per cento della ricchezza totale e paga meno del 40 per cento del carico tributario; l'Italia media possiede il 25 per cento e paga il 28 per cento; l'Italia meridionale possiede il 27 per cento e paga il 32 per cento. Nel dare, il Meridione è all'avanguardia, nel ricevere è alla retroguardia". Poco sopra osservava: "Il Napoletano e la Sicilia non avevano debiti, quando entrarono a far parte dell'Italia una; e la unità del bilancio nazionale ebbe l'effetto di obbligare i meridionali a pagare gl'interessi dei debiti fatti dai settentrionali prima dell'unità e fatti quasi tutti per iscopi che coll'unità nulla avevano da fare". Il Meridione pagò i suoi ritardi nello sviluppo con una drammatica emigrazione, ma nel secondo dopoguerra ha avuto per decenni enormi risorse che non ha saputo sfruttare. Se il trionfo della Lega alle elezioni del 13 aprile dimostra quanto sia forte la questione settentrionale, è pur vero che per ragioni diverse, e con responsabilità da spartire, la questione meridionale non è mai stata risolta. Dopo una vittoria largamente superiore alle attese (tranne che alle sue), Silvio Berlusconi gioca la carta decisiva della propria vita personale e politica: il suo terzo governo ha senso solo se sarà in grado di lasciare il segno e di rimettere in piedi davvero l'Italia nell'arco della legislatura. Altrimenti è meglio passare la mano. Ma una responsabilità gigantesca in questa fase storica l'ha pure Umberto Bossi. Descritto dai media internazionali e percepito dall'opinione pubblica progressista italiana come il leader di un movimento di estrema destra, Bossi è in realtà a capo di un partito radicalmente antifascista e con una solida base operaia. Il rapporto di 10 a 1 che la Lega ha avuto con la Sinistra l'Arcobaleno in tante roccheforti del lavoro della Lombardia e del Veneto, le incursioni del voto leghista fino nella rossa Emilia-Romagna, i risultati plebiscitari conquistati nelle ricche e civilissime città di Verona, Vicenza e Padova dimostrano la vocazione popolare e interclassista del movimento. Dietro le parole spropositate e spesso inaccettabili dei Gentilini e dei Tosi si nasconde l'attivismo efficiente e pragmatico di bravi sindaci rispettati e perfino amati da Treviso a Verona, a tanti comuni minori del tessuto produttivo strategico del Nord. Ma il Nord ha anche e soprattutto bisogno di una politica nazionale che lo tolga dalla gabbia di comparto produttivo costretto a provvedere da solo (e spesso lo fa in modo geniale) alle enormi insufficienze nazionali, dalla burocrazia alle infrastrutture. Qui si arriva al nodo. Bossi è un politico troppo navigato per non sapere che il Nord da solo può restare una delle aree più ricche d'Europa senza decollare come potrebbe. Se non riparte anche il Sud, non riparte l'Italia. Il federalismo fiscale è in questo senso un'arma delicatissima. Lo slogan "i soldi restino al Nord" è deviante e pericoloso, se non si calca contestualmente la mano sul solidarismo con le regioni più deboli previsto dal progetto. L'alleanza con Raffaele Lombardo, che ha stravinto in Sicilia rivendicando anche lui gli antichi sogni dell'autonomia, ha in questo senso una valenza simbolica. Anche Bossi, come Berlusconi, è dunque chiamato alla sua scommessa con la storia. La Lega, formidabile partito territoriale, deve assumersi le responsabilità di grande partito nazionale. Anche il Nord ha tutto da guadagnarci.

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C'è un notaio dei miracoli (sezione: Burocrazia)

( da "Panorama" del 21-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

C'è un notaio dei miracoli BIANCA STANCANELLI - DA LOURDES I 150 anni di Lourdes È l'unico che può certificare quando una guarigione è opera di Dio. Finora ne ha promosse due. Ma Patrick Theillier, responsabile dell'ufficio medico del santuario, afferma: "I malati salvati dalla Madonna sono un numero enorme". Il giudice dei miracoli è deluso. "Je suis désolé" confessa, nel suo bell'ufficio pieno di luce e di libri, con le finestre spalancate sul grande viale che conduce alla Basilica di Lourdes. Fuori, in un mite pomeriggio d'aprile, file di pellegrini si avviano alla grotta dove, centocinquant'anni fa, la Signora in bianco apparve a Bernadette Soubirous e la invitò a bere da una sorgente che sgorgava a fior di terra. È l'anno del Giubileo di Lourdes e il richiamo per i fedeli è più forte che mai. In questa cittadina del sud-ovest della Francia, celebre come la terra dei miracoli, si attendono 8 milioni di presenze. E tanti arriveranno col sogno di guarire dai mali più devastanti. Se accadrà, è a quest'uomo che lo racconteranno: Patrick Theillier, 64 anni, sei figli e 17 nipoti, da 10 anni responsabile dell'ufficio medico del santuario. È lui a decidere se una guarigione può considerarsi inspiegabile per la scienza e se va avviata la lunga, complessa procedura che porta alla proclamazione del miracolo. L'ultima guarigione cui scienza e Chiesa hanno dato quell'imprimatur riguarda un uomo, Jean-Pierre Bély, che, il 9 ottobre del 1987, ridotto all'immobilità dalla sclerosi a placche, al terzo giorno di pellegrinaggio sentì di poter tornare a muoversi. Nel 1998 toccò al dottor Theillier, fresco di nomina, convincere i suoi colleghi medici che quella guarigione era un mistero per la scienza, aprendo la via al riconoscimento canonico del miracolo. È stata l'unica volta, da quando il vescovo di Tarbes, Jacques Perrier, lo ha chiamato a capo dello staff medico del santuario, in cui ha provato questa soddisfazione. Eppure, quest'uomo dalla corta barba bianca, uno sguardo d'indecifrabile ironia, che si dichiara profondamente credente ("Sarei schizofrenico se non lo fossi"), dice che le guarigioni a Lourdes sono "un numero enorme": "Ne accadono tutti i giorni. In 150 anni più di 7 mila persone hanno detto d'essere guarite miracolosamente e molte di più hanno ritrovato la salute senza darne pubblica dichiarazione. In 2 mila di quei 7 mila casi la scienza ha concluso che le guarigioni erano inspiegabili. Ma solo per una su 100 la Chiesa ha riconosciuto ufficialmente il miracolo". I miracolati di Lourdes, dal 1858 a oggi, sono 67, per l'80 per cento donne e francesi. Ma ogni anno dai 40 ai 50 malati gravi, durante o dopo un pellegrinaggio al santuario, sostengono d'avere recuperato la salute. Medico generalista con quarant'anni di esperienza, studioso di omeopatia e di agopuntura, appassionato di teologia, Theillier li incontra uno per uno, li ascolta con l'attenzione dell'uomo di scienza e l'emozione dell'uomo di fede. "Un miracolo" spiega "è la guarigione perfetta: del corpo, dell'anima, dello spirito. È un intervento di Dio che si compie attraverso l'intercessione della Madonna di Lourdes. Ciò che distingue una spontanea remissione del male da un miracolo è la coscienza che c'è stato un passaggio di Dio nella vita di quella persona. E la persona deve sentirlo, in un momento preciso che ricorderà per sempre, perché quel momento dividerà la sua vita in un prima e in un dopo e la trasformerà completamente". Un esempio? "È venuta a incontrarmi una donna spagnola. Soffriva di una fibromialgia dolorosissima. Mi ha raccontato che nel 2006, durante un pellegrinaggio, mentre era immersa nell'acqua di una delle piscine di Lourdes, ha provato un gran calore nel petto, ha avuto la certezza dell'amore di Dio, ha sentito che stava liberandola. È stato un racconto talmente intenso che, quando lo ha concluso, ci siamo abbracciati. A novembre proverò a presentare il suo dossier al comitato medico, ma so già che sarà difficile. Per me, però, non ci sono dubbi: è una guarigione miracolosa. Ho l'esperienza per sentire quando è vero". Ma la burocrazia dei miracoli è accidentata. Comincia dall'adempimento di sette condizioni. Enumera Theillier: "La malattia deve essere organica, né psichica né funzionale. Conosciuta, ovvero diagnosticata con precisione. Grave. Irreversibile. E non deve rispondere ai trattamenti medici. La guarigione deve essere completa. E definitiva: non può essere una remissione temporanea". Quando ha verificato tutto questo, il dottore prepara il suo dossier e lo sottopone al Cmil, il Comitato medico internazionale di Lourdes. "Ne fanno parte una ventina di specialisti di tutto il mondo: francesi, italiani, spagnoli, americani. Il comitato esamina il dossier, ne fa un'analisi molto rigorosa, valutando tutti gli elementi oggettivi. Non devono esserci dubbi né esitazioni. Alla fine esprime il suo verdetto. Se conclude che la guarigione è inspiegabile, l'ultima parola spetta al vescovo del luogo nel quale abita il guarito. Al presule tocca pronunciare il riconoscimento canonico del miracolo". Ogni anno Theillier presenta al Cmil dai cinque ai sei dossier. Ma dal 1998 solo in due occasioni ha sentito un vescovo proclamare il miracolo. È successo con Bély. Ed è accaduto con una donna di Salerno, Anna Santaniello, che a quarant'anni, nel 1952, entrò in barella in una delle piscine di Lourdes e ne uscì camminando sulle proprie gambe, pronta a sfilare in processione. Una guarigione che nel 1958 la medicina dichiarò inspiegabile. Ma solo nel 2005 l'arcivescovo di Salerno riconobbe ufficialmente il miracolo. Ricorda Theillier: "Il vescovo precedente aveva chiuso la pratica in un cassetto. L'attuale, Gerardo Pierro, non ha avuto paura". Paura? "Ma sì. La scienza dice: questa guarigione non si spiega e tutto finisce lì. Però la Chiesa deve dire: Dio è intervenuto ed è una dichiarazione che vale per l'eternità. Dunque è più prudente". Ma Theillier non ha l'obbligo della prudenza. E sfida senza imbarazzo gli scettici. "C'è chi dice: crederò ai miracoli solo quando vedrò ricrescere le braccia a chi non le ha. Io non ho mai visto arti ricrescere, è contrario alle leggi della natura. La fede è una scelta molto personale. Nessuno è obbligato a credere. Ai miei colleghi medici, del resto, consegno un dossier scientifico. Qui ci sono persone che resuscitano, che non dovrebbero vivere e sono vive". Quando accade, che cosa prova il giudice dei miracoli? "Meraviglia. Una doppia meraviglia: come credente e come medico. Perché è meraviglioso vedere che noi siamo fatti per la vita". Lo incanta l'arbitrarietà delle guarigioni. ""Perché io?" si domandano. Ma è un mistero. Non è necessaria neppure la fede. Sono guariti anche due musulmani a Lourdes. Una era una giovane donna, soffriva di una grave forma del morbo di Crohn. Aveva già subito due interventi chirurgici ed era sotto cortisone quando venne qui, nel 2004, convinta da un suo amico cristiano. E guarì. Nel 2007 è tornata, ha chiesto di essere battezzata. Nel frattempo ha anche avuto un bambino". Su storie come queste il dottore scrive libri, pamphlet. "Il primo, nel 2000, è stato tradotto in 13 lingue, italiano compreso. S'intitolava: E se parlassimo dei miracoli?. L'ultimo è stato pubblicato in Francia a gennaio. Il titolo è Lourdes, des miracles pour notre guerison (Dei miracoli per la nostra guarigione). Raccoglie una cinquantina di storie, avvenute nell'arco di cinquant'anni. Per scrivere, non ho bisogno dell'imprimatur del vescovo". L'ultimo libro figura in bella mostra sulla scrivania del dottore. Accanto a due plichi: le lettere di una donna, una francese di 55 anni, malata di una grave miopatia. "Non poteva muoversi, provava una sofferenza così intensa che non la si poteva neanche toccare. È venuta a Lourdes cinque volte. Al rientro dall'ultimo pellegrinaggio, nel 2006, si è sentita meglio. Ora è guarita. Mi ha scritto raccontandomi la sua vita. Ha scritto anche: il mio vescovo non sa che fare, non vuole prendere decisioni". Sospira il medico: "Assisto continuamente a bellissime guarigioni, che per me hanno del miracoloso, ma so già che non vedrò il sessantottesimo miracolato di Lourdes". Continuerà a scriverne, questo è certo. "Perché tutti dobbiamo guarire da qualcosa: sofferenze, ferite, traumi fisici, spirituali. I miracoli ci fanno prendere coscienza che guarire è possibile".

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Italia addio: ce ne andiamo a casa (sezione: Burocrazia)

( da "Panorama" del 21-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Italia addio: ce ne andiamo a casa MARINA GERSONY L'altra faccia dell'immigrazione Mentre non si ferma il flusso degli extracomunitari che entrano nel Paese, si assiste anche al fenomeno inverso: persone che, dopo anni di lavoro, tornano in Cina, in Africa o in Romania. Il problema è che spesso sono i migliori, i più colti e preparati: badanti, piccoli imprenditori, operai specializzati che, schiacciati dalla difficile congiuntura economica e dalla burocrazia, vanno dove sta scoppiando il boom. Trattiene le lacrime a stento. Ha lo sguardo abbassato di chi non vuol farsi vedere. Fra pochi giorni dovrà lasciare l'Italia a cui è molto affezionato. Ma qui non ce la fa più a vivere, tutto costa troppo e il lavoro non c'è. "Volevo aiutare la mia famiglia che conta sul mio appoggio. Purtroppo non è andata così": Babacar ha la voce spezzata. Nato a Dakar 26 anni fa, è laureato in giurisprudenza. Faccia da bravo ragazzo, italiano perfetto, è arrivato a Roma nel 2003 con un visto da turista. "Volevo inserirmi nel mondo del lavoro. Non è facile se non conosci nessuno. Ho passato giornate intere a raccogliere informazioni tra uffici e sportelli. Avevo il timore di non trovare un lavoro attinente agli studi che ho fatto grazie ai sacrifici della mia famiglia. Certo, non avevo esperienza, ma ero disponibile a imparare". Prima di prendere la decisione di partire per Bordeaux, dove un fratello lo aspetta, Babacar ha fatto di tutto, dal venditore di libri per strada al mediatore culturale. "Ho scelto di andare in Francia perché come tutti i senegalesi sono francofono. Spero che là il mio titolo di studio venga preso in considerazione". Amano l'Italia, sono arrivati carichi di aspettative, ora se ne vanno delusi. Motivo: la crisi economica che ha scardinato molte certezze; il sistema politico e istituzionale che non promuove la crescita e non fa sviluppare il Paese; e non ultimo un sentimento di malcelato razzismo: se in Italia fino a pochi anni fa si stava bene, ora gli stranieri sono troppi e la competitività è aumentata. "Ho deciso di tornarmene in Ecuador. Qui tutto è complicato e poco innovativo rispetto ad altri paesi. Se già è faticoso per gli italiani, figuriamoci per noi. E dire che paghiamo gli stessi contributi": Irene Arambulo è nata nel 1980 a Guayaquil, una città in riva all'Oceano Pacifico. La sua è una delle tante storie di immigrati che si sono stabiliti in Italia spinti da esigenze economiche e da affinità culturali. "La prima ad arrivare è stata mia sorella Norma, nel 1996. Poi il resto della famiglia, i nostri genitori e noi sette figli. Abbiamo trovato subito un lavoro, chi come badante, chi come cuoco, chi come operaio o nelle imprese di pulizia. Tre anni fa mia sorella Norma ha aperto un centro benessere a Milano, Il percorso di Venere. Non vi dico la burocrazia: spaventosa. Abbiamo frequentato corsi di estetiste e ci siamo specializzate. Norma vuole restare. Io invece ho deciso di tornare a Guayaquil con mio marito e nostra figlia e aprire una beauty farm. Ormai ho imparato il mestiere e l'Ecuador è in fase di sviluppo. Chi me lo fa fare di restare ancora qui?". Che l'Italia non sia più l'Eldorado per molti immigrati, e che stia perdendo appeal rispetto a paesi dalle economie più consolidate o emergenti, lo confermano le storie di quanti hanno deciso di andarsene; storie minute che non rientrano nelle statistiche, ma che la dicono lunga su un malessere sempre più diffuso anche per chi ha deciso di restare. Malgrado l'Italia sia stata promossa proprio di recente in materia di politica migratoria nell'Ue (Migrant integration policy index), la sensazione di insicurezza destabilizza un po' tutti. "Con l'allargamento dell'Ue nel 2004 anche la situazione degli immigrati polacchi è cambiata" osserva Kamila Kowalska, 30 anni, nata a Breslavia. In Italia dal 2003, si occupa di ricerche sull'immigrazione presso la Caritas di Roma ed è docente a contratto di sociologia del lavoro all'Università La Sapienza. "Dopo l'immigrazione meno qualificata degli anni Ottanta, sono arrivati gli operai e le badanti negli anni Novanta e negli ultimi tempi i giovani istruiti intenzionati a costruirsi un futuro in questo Paese. Molti però hanno deciso di andarsene per le troppe difficoltà: dal mancato riconoscimento dei titoli di studio all'equiparazione di lauree o diplomi. Per non parlare di tutto il resto che tocca anche gli stessi italiani: disoccupazione, precariato, dequalificazione, carovita, problemi abitativi e stipendi bassi rispetto al resto dell'Europa". Come dire: in Italia esperienza, studi e capacità spesso non servono granché, non pochi polacchi preferiscono trasferirsi in Gran Bretagna o in Irlanda, dove si sentono più valorizzati. Ma è davvero così catastrofica la situazione? E quanti sono coloro che hanno davvero deciso di lasciare l'Italia? "Al momento non esiste uno studio in merito" sostiene Gian Carlo Blangiardo, responsabile del settore statistica dell'Ismu, la fondazione che promuove ricerche sulla società multietnica. "È vero che il Paese sta attraversando un periodo di crisi, ma da qui a dire che gli immigrati se ne vanno mi sembra esagerato. E poi bisogna distinguere. Rispetto ai filippini o agli africani nord e subsahariani, gli est-europei sono sicuramente più mobili. Hanno un progetto migratorio limitato nel tempo e più soggetto a interruzioni e rinnovi. Ci sono i singoli casi ma non sono rappresentativi. Le imprese degli immigrati sono in aumento. In campo edilizio, solo in Lombardia, rappresentano il 2-3 per cento. Per un imprenditore straniero che impiega i suoi connazionali, gente che lavora 12 ore al giorno, il ricavo è vantaggioso. Chi glielo fa fare di lasciare l'Italia?". Qualcuno lo fa, soprattutto tra i romeni, in Italia stimati intorno al milione. Sebbene la maggior parte si sia integrata con successo, oggi c'è chi si chiede se sia più conveniente rimanere o ritornare: in Romania ci sono molti investimenti stranieri, arrivano i fondi europei per le infrastrutture e gli stipendi aumentano rapidamente. "Da voi non si guadagna così bene, spesso si lavora in nero e si è sottopagati" si scalda Petre, 25 anni, operaio edile a Brescia con contratto a termine, deciso a tornare in Transilvania. "In Romania c'è carenza di manodopera perché noi ce ne siamo andati. Le imprese hanno dovuto ingaggiare lavoratori moldavi, ucraini, cinesi e perfino del Bangladesh. È ora di tornare". Intanto crescono i pendolari, grazie ai voli low cost che collegano l'Italia alla Romania, in attesa di maggiore stabilità. Così come aumentano albanesi, ucraini, e non solo, che vivono la permanenza nel nostro Paese come trampolino di lancio per raggiungere altre mete. Mihai Mircea Butcovan, 39 anni, in Italia dal 1991, per ora non ha intenzione di andarsene, anche se ha l'impressione "che in Italia le cose stiano peggiorando, non solo per gli immigrati". Lavora come educatore per il recupero dei tossicodipendenti a Milano e si occupa di immigrazione. Nel 2006 è uscito il suo libro Allunaggio di un immigrato innamorato (Besa editore), storia di un amore incompreso tra un giovane romeno e una bella militante leghista. "Un recente sondaggio dell'Agenzia per le strategie governative di Bucarest rileva che un romeno su tre intende tornare definitivamente in patria nei prossimi due anni: di questi il 23 per cento programma di mettersi in affari e il 31 per cento di costruirsi una casa. Soltanto il 21 per cento desidera rimanere qui nei prossimi due anni" dice. "Inoltre il governo di Bucarest sta incentivando il ritorno dei romeni all'estero con politiche mirate". Un ulteriore motivo che spinge i romeni a tornare in patria è il caso Romulus Mailat, il romeno di etnia rom accusato dell'omicidio di Giovanna Reggiani, che ha contribuito a gettare una cattiva luce su tutta la comunità. Intanto si trasforma anche la struttura demografica dei cinesi in Italia, grazie alla crescita dell'economia e allo sviluppo in Cina: da un lato il desiderio di emigrare per i giovani è sempre meno evidente, dall'altro, con il passare degli anni, i cinesi già presenti in Italia tendono a rientrare in patria per godersi la vita dopo anni di fatica. "Più che un fenomeno di abbandono lo definirei un fenomeno di ritorno" puntualizza Valerio Fang Lei, 29 anni, nato nella provincia di Zhejiang. In Italia nel 1991, si è laureato in economia alla Bocconi di Milano e attualmente è amministratore della Cebi China, azienda produttrice di componenti elettromeccanici. "Già a partire dalla seconda metà degli anni Novanta, i cinesi in Italia hanno iniziato a diversificare le loro attività, aprendo società di import-export soprattutto con la Cina, avvantaggiati dalla conoscenza degli usi e costumi e della lingua italiani. L'aumento della concorrenza ha spinto molti di loro a investire direttamente in Cina, occupandosi di tutti gli anelli della produzione e della distribuzione. Ci sono poi i cinesi soprannominati "ponti di bambù": giovani di terza o quarta generazione, perfettamente integrati nella società italiana, dipendenti o collaboratori delle imprese italiane, fortemente motivati ad andare in Cina per usufruire delle nuove opportunità". Conclude Franco Pittau, coordinatore del dossier statistico Caritas-Migrantes: "L'Italia non sarà forse l'Eldorado, ma continua a essere un polo di attrazione per molti. Salvo alcuni casi dove c'è una richiesta di manodopera, non mi risulta che ci sia una tendenza ad abbandonare il nostro Paese. Non dimentichiamo che gli immigrati sono tenaci, abituati al sacrificio e ad affrontare le avversità. Proprio come eravamo noi una volta, quando emigravamo".

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Per progettare il futuro ci vuole la virtù laica chiamata speranza FRANCO SCEPI (sezione: Burocrazia)

( da "Libertà" del 21-04-2008)

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34 AGENDA lunedì 21 aprile 2008 La riflessione Per progettare il futuro ci vuole la virtù laica chiamata speranza FRANCO SCEPI Aristotele, il filosofo greco, diceva che la speranza è un sogno fatto da svegli. Personalmente preferisco pensare alla speranza come alla possibilità di azione del futuro. La speranza riapre l'orizzonte, ed è questa apertura che rida gioia, slancio, interesse e calore. Sbaglia colui che immagina un mondo fermo, fatto di idee consolidate. Ad ogni tappa della vita cambiamo noi, cambiano le aspettative degli altri nei nostri riguardi, cambia il gruppo sociale in cui siamo inseriti e cambia anche la società nel suo complesso. Eppure spesso si sente dire che l'umanità non ha più futuro perché ha perso la capacità di immaginarselo, perché viviamo con lo sguardo a terra schiacciati sul presente, indifferenti al passato e all'avvenire. Forse è vero, perché il futuro appartiene ai signori della finanza, che l'hanno già immaginato per noi. Ho voluto fare questa premessa perché le elezioni si sono concluse, e c'è chi parla di un nuovo orizzonte nella politica Italiana: la terza repubblica, la prima volta senza i comunisti in parlamento. C'è una singolare sincronicità in tutto ciò che sta avvenendo. Infatti nel 1989 un movimento popolare abbatteva il muro di Berlino e i sovietici lasciavano la Germania Orientale. Il prossimo 2009 sarà l'anniversario dei venti anni da quella storica data. Tutto avvenne in tempi brevissimi. Si ebbe la netta sensazione che l'intero impero comunista si fosse scosso dalle fondamenta. Ma i segni premonitori già erano presenti in Polonia con la sfida del movimento cattolico di Solidarnosc. Ricordo bene quel periodo storico, perché è strettamente legato al mio percorso umano e artistico. Era il 1977 e venni invitato a Cracovie da Andrzei Wajda ( maestro della cinematografia polacca e amico dell'allora arcivescovo Karol Woitjla) perché, in quel tempo io godevo di una certa notorietà come regista, oltre a quella di artista della comunicazione. Suggestionato dal clima politico repressivo del paese, fui mosso da improvvisa ispirazione e dipinsi un quadro ad olio, che probabilmente alcuni ricordano, raffigurante la testa di un uomo, chiuso nella forma di un muro di mattoni, dalla quale sommità fuoriuscivano, portati via da una colomba la falce e il martello, simboli del comunismo. Non immaginavo che quella mia intuizione, nel tempo, sarebbe assunta ad "icona"con il nome l'Uomo della Pace di Scepi (Scepi's Man of Peace). Infatti in seguito, il destino mi portò realizzare da quella immagine e su invito di Mikhil Gorbaciov, un monumento in bronzo, approvato da Giovanni Paolo II e sottoscritto dai Nobel della Pace di tutto il mondo, perché considerato immagine significante del crollo del muro, fine della repressione comunista e della guerra fredda . Dopo la caduta dell'unione sovietica, del 1989 quali furono le conseguenze in Italia? Tutti si aspettavano una crisi del partito comunista , ma si sbagliavano. Il marxismo è stata una civilizzazione culturale, come il Cristianesimo, l'Islam. Quante volte era stato detto che il Cristianesimo era finito, che il cattolicesimo era tramontato, E invece, ogni volta sono sopravvissuti, riformandosi, rinnovandosi. E lo stesso è avvenuto per il marxismo. Dopo la crisi iniziale, coloro che vi hanno creduto, che gli sono rimasti fedeli per anni, lo hanno rinnovato, perché non hanno voluto rinunciare alla grande speranza. Ancora oggi, con queste elezioni 2008, che si sancisce, a diciannove anni dal crollo del comunismo sovietico, la fine del comunismo Italiano, penso possa essere più realistico pensare che il comunismo all'Italiana sarà "il classico morto che parla". Andrà incontro ad una evoluzione ideologica in senso pseudoliberale, ma conserverà il suo nucleo interno; cioè la diffidenza verso il privato, e continuerà ad avere fiducia nel pubblico, nello statalismo, nella burocrazia. Se esaminiamo il presente, comprendiamo che la fiducia nel progresso si è infranta nel crescente dualismo della globalizzazione: l'accrescersi delle disuguaglianze tra paesi ricchi e paesi poveri. Si è esaurito il mito del progresso infinito? Il prezzo del petrolio continua a salire mentre un viaggio Low cost a Parigi o a Londra può ancora costare meno di una spesa al supermercato. Il superfluo viene a costare assurdamente meno del necessario. Cosa fare per non cedere alla depressione? L'unico valore che ci permette di progettare ancora un possibile futuro è la virtù laica chiamata "speranza". © LIBERTA' © 1996 - 2007 Libertà On Line - Tutti i diritti sono riservati Editoriale LIBERTA' S.p.A. - P.IVA 01447930338.

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Cara bolletta addio sì all'energia faidate (sezione: Burocrazia)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 21-04-2008)

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Affari & Finanza > RAPPORTO/RISPARMIO GESTITO Affari & Finanza > RAPPORTO/ENERGIA E TECNOLOGIA Cara bolletta addio sì all'energia faidate CHRISTIAN BENNA Caro bolletta addio. Ora l'energia è faidate. Sono centinaia le aziende italiane che hanno investito in impianti di cogenerazione per scacciare l'incubo dell'elettricità più "salata" d'Europa. Un taglio netto all'allacciamento con la società elettrica, autosufficienza a prova di black out, nessun obbligo di acquisto di certificati verdi grazie alla riduzione di anidride carbonica emessa (4500 kg di CO2 in meno per megawatt rispetto alle fonti tradizionali), un risparmio netto al contatore fino al 30% di energia primaria e spese ammortizzabili nel giro di 3/ 4 anni. Sparse per la penisola, ci sono 466 centrali di autoproduzione termoelettrica, e 178 elettriche. Secondo le stime del Gse (il gestore della rete di trasmissione nazionale) la cogenerazione in Italia ha una capacità pari a 8600 Mw che spinge i motori dell'8% dell'energia nazionale, per una produzione complessiva di 90 Twh. Un trend positivo e in crescita, ma ancora lontano dalle vette raggiunte dal nord Europa, dove la cogenerazione assicura il 58% del fabbisogno in Danimarca, il 38% in Olanda e il 35% in Finlandia. Oltre al teleriscaldamento delle multi utilities, sono le imprese "Energy intensive" ad essersi tuffate nel business dell'efficienza energetica, spinte anche dai provvedimenti Cip6 firmati negli anni novanta: infatti il 98% delle centrali, perlopiù a turbo gas, sono installate in aziende del comparto industriale. Si tratta di macchine costituite da grandi gruppi cogenerativi con una potenza media elevata intorno a 80 Mw, al servizio soprattutto di raffinerie (37%), industrie chimiche (33) e cartarie (12%). Fabbriche che divorano energia, con due o tre turni di lavoro, ma che grazie alla cogenerazione riescono a recuperare il calore dei processi produttivi. Il più grande stabilimento Pilkington in Italia, 800 mila metri quadrati a San Salvo (Chieti), dove 2000 dipendenti confezionano lunotti e vetri per le maggiori case automobilistiche, viaggia alimentato a cogenerazione che produce 210 mila megawatt di elettricità e 50 mila tonnellate di vapore, consentendo un risparmio di combustibile pari a 10 mila Tep, tonnellate equivalenti in petrolio. Così funziona anche a Pessione sotto il tetto della Martini&Rossi, dove due impianti a turbo gas, l'ultimo appena arrivato e costato 190 milioni di euro, con un pay back a tre anni, accendono l'imbottigliamento di 105 milioni di litri di liquore l'anno. Anche l'alimentare addobba la tavola con energia fatta in casa. Con la cogenerazione Pio Tosini in provincia di Parma ci stagiona i suoi prosciutti, San Pellegrino prepara le sue bibite, Sperlari sforna dolci e caramelle. Spazio anche per energia verde al 100%. I territori agricoli scommettono sulla cogenerazione a biomasse, utilizzando gli scarti delle colture, dall'olio degli ulivi, letame, e perfino i rifiuti, come capita nella discarica di Novellara. E c'è anche chi ha compiuto il grande salto, passando dall'autoconsumo alla distribuzione. Il gruppo Ferrero ha avviato un piano di investimenti da 120 milioni di euro lanciando Energhe, una società attiva nella cogenerazione ad alto rendimento da fonti rinnovabili, e poi ha stretto un'alleanza con Egea, dando vita ad Alba Power, una centrale a ciclo combinato. L'8% del fatturato di Cartiere Burgo arriva dall'energia ceduta sul mercato libero. Una quota destinata a crescere, perché il gruppo sborserà altri 360 milioni di euro in nuovi impianti. Spiega Roberto Manzoni, amministratore delegato di Burgo Energia: "Rispetto ai competitor internazionali della carta in Italia soffriamo del gap sui prezzi dell'energia. Perciò è dagli anni '90 che puntiamo a rendere autosufficienti i nostri 13 stabilimenti. Una scelta obbligata che oggi, grazie al surplus energetico, riesce a generare oltre al risparmio anche ricavi". Ma se l'80% della cogenerazione italiana, con potenza media pari a 80 Mw, attrae le grande industria, restano ancora fuori le Pmi e il terziario. Basti pensare che la piccola e la micro cogenerazione ? minicentrali con potenza inferiore a 1 Kw ? pesano solo il 20% della produzione. Le associazioni di settore, come Cogena, aderente a Confcommercio e Italcogen, nell'orbita di Confindustria, sono sul piede di guerra. Perché la direttiva europea sulla cogenerazione attende ancora di essere pienamente approvata. "La micro cogenerazione è bloccata nella giungla della burocrazia dice Ilario Vigani, presidente di Ialcogen e dell'Ibt di Villorba (Treviso) Secondo la normativa Cip6 la cogenerazione godeva di contributi in quanto considerata assimilabile alle fonti rinnovabili. Così ha favorito la grande industria. Oggi invece non c'è nessun aiuto. Ci attendiamo almeno il riconoscimento di qualche centesimo a Kwh di incentivo, con il riconoscimento di certificati bianchi sull'efficienza energetica". Cogena ha inviato al governo un manifesto, seguendo il motto di "semplificare, integrare, sostenere e competere", per rilanciare un settore che per i piccoli stenta a decollare. Dice Carlo Belvedere, segretario di Cogena: "Il legislatore tratta i mini impianti alla stregua di quelli di grandi dimensione. Non fa alcuna differenza. Il che significa che l'iter d'installazione diventa insostenibile per una Pmi".

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Che cosa cambierà per gli automobilisti? Gli impegni del Pdl su Auto oggi (sezione: Burocrazia)

( da "Panorama.it" del 21-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Auto e moto - http://blog.panorama.it/autoemoto - Che cosa cambierà per gli automobilisti? Gli impegni del Pdl su Auto oggi Posted By simone_tortini On 15/4/2008 @ 17:30 In Headlines | No Comments Che cosa ha in mente il centrodestra per gli italiani al volante? Adesso che hanno vinto dovranno mantenere gli impegni. Sul numero in edicola di Auto oggi c'è un ampio servizio su come il Pdl intende risolvere i problemi strutturali del traffico e dell'inquinamento. Fini, rispondendo all'appello lanciato a tutte le forze politiche dall'ACI, ha anticipato che l'impegno della sua coalizione si concentrerà, oltre che sulla realizzazione delle infrastrutture necessarie al Paese, su quattro punti chiave. Il futuro Presidente della Camera, ribadita la necessità di maggiori controlli, ha posto l'accento sul problema della prevenzione dei comportamenti indisciplinati. Si è dichiarato favorevole alla semplificazione del Codice della Strada ed all'introduzione di ulteriori sistemi di "formazione", come i corsi di guida sicura, dedicati in particolare ai nuovi automobilisti. Il rispetto dell'ambiente passerà attraverso l'attuazione di politiche per eliminare i vecchi veicoli inquinanti, incentivando al contempo la loro sostituzione con vetture più sicure e rispettose dell'ambiente. Infine, nell'ambito di un più ampio progetto di decongestione e velocizzazione della burocrazia, è previsto il potenziamento delle procedure di digitalizzazione e smaterializzazione dei documenti cartacei.

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Più Stato, meno privato Il "Tremonti-pensiero" (sezione: Burocrazia)

( da "Opinione, L'" del 21-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Oggi è Lun, 21 Apr 2008 Edizione 77 del 19-04-2008 STATALISMO E PROTEZIONISMO NELLE DICHIARAZIONI DEL MINISTRO IN PECTORE Più Stato, meno privato Il "Tremonti-pensiero" di Carlo Lottieri Intervenendo all'assemblea delle cooperative, Giulio Tremonti ha l'altro ieri riproposto il suo Verbo: quell'astruso apparato concettuale che unisce conservatorismo e marxismo in un cocktail davvero bizzarro, sintetizzabile in "più pubblico, meno privato". La tesi centrale tremontiana è che l'economia ? se lasciata in mano ai privati ? è destinata a produrre crisi e disastri a ripetizione, e che quindi c'è bisogno di un costante intervento correttivo (debito pubblico, sussidi, pianificazione) che in qualche modo ponga rimedio. Agitando lo slogan "il mercato se è possibile (e quindi quasi mai), ma il Governo se è necessario (e cioè quasi sempre)", quest'uomo in procinto di porsi alla testa di circa metà delle risorse prodotte in Italia ha insomma rivendicato un ruolo accresciuto per lo Stato e di fatto per l'intero ceto politico. L'analisi è partita dalla crisi finanziaria americana. Ignorando il ruolo giocato dalla Banca centrale nella formazione della bolla immobiliare, oltre che nella moltiplicazione di prestiti irragionevoli (giustificati dal fatto che il costo del denaro era quasi nullo), Tremonti ha addossato all'economia privata la responsabilità dei guai attuali. E se i privati falliscono, toccherà a ministri e tecnocrati il compito di raddrizzare le cose. Per fortuna, molto di tutto ciò è destinato a non trovare concreata realizzazione. La battaglia protezionista, ad esempio, è destinata ad andare largamente a vuoto, per la semplice ragione che l'Italia oggi non può determinare dazi o altre barriere, e che a Bruxelles non paiono molto interessati alle verbose analisi provenienti dall'Europa meridionale. L'altra proposta formulata da Tremonti rischia di avere analoghe probabilità di insuccesso. Secondo il ministro in pectore, infatti, l'Europa dovrebbe emettere "eurobond per lo sviluppo". L'Unione europea andrebbe insomma essere autorizzata dagli Stati membri a costituire un proprio debito, da aggiungersi a quelli nazionali già esistenti, e destinato anch'esso a gravare sulle future generazioni. A parte l'ineleganza del fatto che il Paese con il maggiore debito (l'Italia) proponga un debito ulteriore, è facile prevedere le reazioni di Londra o Berlino. Perfino in Italia non tutti saranno d'accordo, dato che la Lega esprime un euroscetticismo incompatibile con questa oggettiva espansione del potere di Bruxelles. Le tesi di Tremonti, per giunta, non raccolgono molti sostegni, né il professore può rallegrarsi del favore proveniente da vari settori dell'estrema sinistra e ? nelle ultime ore ? anche da Guido Rossi, altro iper-statalista ideologico e grand commis di tutti i potentati pubblici. Esprimendo un aperto sostegno al neocolbertismo di chi vuole ridurre lo spazio del privato per allargare quello dei politici e della burocrazia, Rossi ha però fortemente criticato la richiesta di federalismo fiscale avanzato dalla Lega. Perché è del tutto evidente che lo statalismo della coppia Trementi & Rossi non può sposarsi con quel rovesciamento della piramide fiscale voluto da Bossi e destinato a scatenare la più dura competizione "mercatista" tra regioni orientate ad abbassare le tasse per attirare capitali. Inseguendo il suo disegno ideologico (che implica pure un sostegno pubblico alle banche in difficoltà: prendendo ai poveri per dare ai ricchi?), Tremonti rischia di entrare in collisione con le logiche localiste e anti-europee del movimento che oggi dispone dei voti decisivi al Senato, e che pretende dalla maggioranza una riforma del fisco e dell'economia pubblica in senso radicalmente federale. Ma forse non è il caso di andare tanto avanti. Con ogni probabilità, le tesi di Tremonti sul debito, sullo scambio internazionale e sul ruolo dello Stato come assicuratore gratuito di tutti gli istituti bancari di grandi dimensioni sono proprio destinate a rimanere quello che sono: argomenti di discussione. E non è neppure detto che alla prova dei fatti il nuovo ministro dell'Economia non mostri un buonsenso oggi difficilmente ricavabile dalla sua astrusa ideologia.

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LETTERE (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Circondario Sud2)" del 21-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Lettere Il teatro per amore Elia Vinci - NAPOLI Ho letto l'articolo sulla rassegna teatrale "Maggio si tu" e fa piacere che almeno le compagnie amatoriali si ricordino dei fratelli Maggio. Ho assistito a quasi tutte le loro divertentissime messe in scena, ultime quelle di Rosalia Maggio. Già l'anno scorso ho apprezzato la rassegna dedicata a Nino e Carlo Taranto, sempre organizzata dall'Edis Teatro presieduto da Anna Sciotti, affiancata da Rita Paolino e Veronica Salzano, con la consulenza storiografica e musicale di Antonio Sciotti. E già, a Napoli la memoria è affidata soprattuto agli amatori, magnifica parola. Non solo risate: a fine rassegna l'Edis allestirà una mostra di cimeli di Beniamino Maggio. Almeno ci consola l'antica grandezza Luigino Piccirilli - AFRAGOLA (NA) Caro Gargano, i meridionali (il napoletano specialmente) sono sempre costretti, soprattutto per necessità, a spandersi per il mondo, portando la loro intelligenza. Ma l'ambizione è sempre la stessa: il ritorno in patria e in famiglia. Un desiderio che sente anche chi all'estero ha fatto affari d'oro, come, che so, un napoletano che abbia aperto una pizzeria a Chicago. E lo dice pure la canzone: "Luntano 'a Napule nun se po' sta". In noi una grande fetta dell'uomo greco, che amava l'avventura della conoscenza e l'etica dell'emigrante, e, libero, diveniva l'uomo del mondo nonché l'uomo che veniva da lontano. Il suo archetipo era Ulisse, il primo colonizzatore di mari e terre. Il suo fascino spingeva i greci attraverso le Colonne d'Ercole e l'Atlantico fin sulle coste della Penisola Iberica e della Bretagna. Ma il loro Far West fu l'Italia meridionale, a cominciare da Pithecusa (Ischia), dove nell'VIII secolo a. C. approdarono gli Eubei di Calcide ed Eretria, esperti nella lavorazione dei metalli. Euboici pure i fondatori di Cuma, che a sua volta fondava Napoli. Poi fu tutto uno splendore di città, feconde di uomini illustri, a formare una Grecia più grande, di cui i primi eredi furono i greci stessi, come diceva Marcello Gigante. Un filosofo della seconda metà del IV secolo a. C., Aristosseno di Taranto, così scriveva: "Mentre prima era ignota, per merito di Pitagora fu chiamata Magna Grecia e in essa fiorirono filosofi, poeti e legislatori e fu da loro che l'arte oratoria, i discorsi celebrativi e le leggi scritte passarono in Grecia". Tuttavia, ironia del destino, oggi, la culla della civiltà occidentale è diventata terra di guai, terra del male e della mala con i suoi morti ammazzati. Ma noi, pure guardando le immondizie, ci ricordiamo che qui Senofane, Pitagora e Parmenide insegnavano la virtù e tutto ci possono strappare, tranne lo splendore delle nostre origini e l'antica grandezza. Caro Gargano, a proposito di chi parla a sproposito contro Napoli e il Sud, lei ricorda quando Luigi Compagnone ritraeva in un articolo due personaggi del nord a orinare su un nostro "muntone 'e munnezza"? All'improvviso (diceva lui) l'immondizia sparì e i due compari si trovarono l'uno di fronte all'altro, a orinarsi addosso. Tanto era feroce Luigi nella sua satira. Ricambio, caro professore Piccirilli, con due pensieri altrettanto consolatori: "Studia il passato se vuoi prevedere il futuro" (Seneca), "Il passato vive ogni giorno perché non è mai passato" (proverbio africano) Il governo ci aiuti solo se lo meriteremo Francesco Napoletano - NAPOLI Mi sono chiesto come sia possibile che a Napoli secoli di cultura, di intelligenza, di fantasia, di civiltà, d'un tratto si siano persi nel nulla, anzi nella monnezza. E mi sono detto che non si può continuare, come fanno Bassolino e compagni da 14 anni, a fare finta di niente e a non trovare una soluzione. Vorrei che il nuovo Governo lanciasse un messaggio: "Dimostrateci che avete capito e raccogliete l'immondizia in modo differenziato. Noi puliremo gli spazi dove l'avete conferita come si deve, altrimenti continuerete a essere sepolti". "Anche noi detenuti tifiamo per gli onesti" Domenico Baiano - NAPOLI Gentile dottor Gargano, la ringrazio anche a nome di altri detenuti per lo spazio messo a disposizione. Sono recluso a Poggioreale e - avendo 52 anni, una meravigliosa moglie e tre stupendi figli di 17, 15 e 9 anni - mi sento quasi in dovere di rispondere alla lettera del signor Bernardo Venditti di Caserta. Egli lamenta carenza di opportunità di lavoro sia a Napoli sia al sud, tanto da citare esempi di ingiustizia e fatti di cronaca giudiziaria. Esempi e paradossi nella nostra società si sprecano e mai si capirà di chi siano le responsabilità. Io inviterei il signor Bernardo a continuare nella direzione fin qui seguita, quella della rettitudine e onestà. Solo come sta facendo potrà sperare in un degno futuro. Vi rembrerà un parodosso, ma anche noi detenuti aspettiamo persone in gamba come Bernardo per un domani migliore. Strade alternative non ce ne sono, quelle del delinquere sono il baratro dell'uomo. Continua così, caro amico sconosciuto, mia madre diceva sempre: "Chi ce ha criato nun è puveriello". Insisti, prima o poi troverai la porta giusta e la chiave per aprirla. Lettera seria, il signor Bernardo la apprezzerà. L'immondizia in Svezia è vita Silvio Scuderi - HOOR (Svezia) In Svezia non c'è il problema della munnezza, tutti i cittadini sono obbligati a dividerla in ogni palazzo o villa. Ci sono quattro contenitori, uno per carta e cartoni, uno per la plastica, un terzo per il vetro, l'ultimo per i rifiuti di cucina che il Comune mescola con la terra e alcune erbe e vende il composto ai contadini, ai produttori di fiori e ai privati che possono usarlo nei giardini. I cartoni e i piccoli pezzi di legno vanno alla stazione pubblica che produce acqua calda, qui pochi hanno lo scaldabagno. In ogni piazza ci sono invece grandi contenitori di plastica, divisi tra quelli destinati alle bottiglie di vetro bianco e colorato. Gli svedesi sono obbligati a portare a un centro di raccolta frigoriferi, televisioni, giradischi e altri oggetti riciclabili. In altro luogo vanno consegnati le batterie, il mercurio e altri prodotti tossici. Le ruote delle auto vengono sbriciolate e mescolate con catrame per asfaltare le strade. Dall'immondizia in Svezia si ricava vita. Spero che ciò possa avvenire anche in Italia, specialmente a Napoli. I nostri lettori, a mano a mano, ci stanno informando sui modi di smaltire i rifiuti nel mondo. Il signor Scuderi, napoletano, vive da molti anni in Svezia. Scrive poesie e dipinge. Ci ha inviato alcuni suoi lavori - lo ringraziamo di cuore - personalissimo quello in cui da una cassetta escono bolle gialle. Alcuni versi: "La mia casa deve essere aperta / al sole al vento e ai rumori del mare, / come un tempio greco / con tanta tanta tanta / luce dappertutto". "L'artista assassino l'ho affidato ad Attila" Achille della Ragione - NAPOLI Gentile dottor Gargano, ho letto la lettera sullo pseudo artista che ha massacrato un cane credendo di creare un'opera d'arte. Egli è solo un gran figlio di mignotta e se verrà in Italia mi impegno a denunciarlo penalmente e con lui gli organizzatori; soprattutto ho parlato di lui ad Attila, il mio fedele rottweiler, lui sa già come dovrà comportarsi. Non è un programma pacifista, ma rende l'idea di quanto sia obbrobriosa la pretesa "arte" di quel signore. La bellissima vittoria di una scuola napoletana Ipia Bernini - NAPOLI La squadra dell'Ipia Bernini di Napoli, composta dagli allievi Gioacchino Russo e Marco Tortora, sotto la guida tecnica dei docenti Caccavale e de Vincentiis, ha vinto a Terni la gara a squadre di tecnica automobilistica e di autoriparazione promossa dalla Toyota. Hanno partecipato 14 istituti scolastici di tutta Italia. È un piccolo trionfo della serietà e va a sfatare i luoghi comuni che ammazzano la speranza di futuro dei giovani, specialmente del Sud. Vincere una gara con tre giorni di prove diverse richiede a ragazzi di 17 anni soprattutto controllo di sé, dominio dello stress e rispetto delle regole. Tortora parteciperà alle selezioni europee a Rotterdam. Nessuna eccellenza innata, faticose conquiste giorno per giorno. Nessun trionfalismo; ma la speranza è che questa vittoria possa portare un valore aggiunto: Napoli può fornire anche questo. La notizia può contribuire alla diminuzione dei soliti stereotipi e può stimolare quanti lavorano con difficoltà enormi, nella scuola e altrove. Un bel segnale, complimenti. Manca l'acqua e nessuno ti avvisa Emanuela Chiti - NAPOLI Esprimo tutto il mio sdegno per il comportamento dei responsabili dell'Arin, l'azienda che cura l'erogazione dell'acqua a Napoli. Il 2 aprile al corso Amedeo di Savoia, dove abito, è mancata l'acqua dalle 11 alle 22.30, senza che nessuno ci avvisasse. Con due bimbi piccoli e mio padre gravemente malato ho avuto tantissimi problemi. Ho telefonato più volte al numero di pronto intervento dell'Arin, ma l'operatore diceva che occorreva molto tempo per inviare la squadra di operai per riparare la condotta idrica. La mancanza di professionalità (inadeguadezza di fronte agli eventuali guasti) è sconcertante. Ma come si può restare senza acqua per quasi 12 ore per la totale inefficienza dei dirigenti? Perchè non pensano di dimettersi? O qualcuno li licenzi. * * * francese_2008@libero.it Segnalo che l'Arin ha sospeso per l'ennesima volta la fornitura in via San Giacomo dei Capri e Rione Alto e, come al solito, senza avvisare nessuno, questa volta con danni e difficoltà più o meno gravi. È stata avviata una raccolta di firme per adire le vie legali, qualora fosse possibile, per interruzione di pubblico servizio. Ecco i colpevoli della crisi di Napoli Antonio Ascione, Luigi Sigillo, Luigi Varriale - NAPOLI Il declino di Napoli è dovuto all'aumento dei finti "signori"; ai duraturi riflessi delle crisi del dopoguerra su piccola industria e artigianato; alla mancanza di una vera cultura imprenditoriale e della partecipazione civica della borghesia; alle disgregazioni della classe politica, già di basso livello, dopo Mani Pulite. Chi non chiede e non si fa cambiare la testa è deriso e trattato male. O dite di no? Non diciamo di no e ci colpisce quel riferimento ai "finti signori". Gratis gli spot sull'immondizia Guglielmo Martucci Schisa - NAPOLI Sono corali indignazione e protesta di quasi tutti i campani per la tassa smaltimento rifiuti affibbiataci con la montagna di munnezza. La famigerata Tarsu è superiore del 50% alla media nazionale, in qualche caso il doppio. Ma trovo ingrata la protesta. Non si tiene in giusto conto che grazie alla montagna di munnezza oggi siamo conosciuti dovunque. Sì, Napoli e Campania felix già erano abbastanza note ma con la munnezza e la mozzarella che ne è figlia diossinata, siamo ora famosi in tutto il mondo per quanto è tondo, dalla Cina all'India, alla Corea, all'Alaska, alle isole Vergini alle Samoa, al Guatemala e via dicendo. Vogliamo o no ringraziare chi ci ha regalato tanta pubblicità? Perché dovrebbe essere gratuita? Non basta pagare la mancata rimozione con la salute, sarebbe comodo, dobbiamo pagarla anche col portafoglio, come si conviene con gli spot pubblicitari televisivi e stampati. Questi sono tantissimi e hanno fatto il giro del globo. L'avvocato Martucci Schisa ha scelto l'ironia, segno di coraggio e di senso di sopportazione. Qualche consiglio contro i truffatori Luigi Colucci - PARETE (CE) In relazione alla lettera del signor Lorenzo Buonomo, vittima di truffatori forti solo della paura della vittima, mi permetto di dare un consiglio semplice: assecondare i lestofanti, magari chiedendo scusa per il presunto danno e chiamare i carabinieri per rilevare "l'incidente". Ha già funzionato, i malandrini si allontanano velocemente. Per la mancata ricezione (circostanza da verificare in quanto la targa dell'auto usata dai malfattori comunque dovrebbe essere inserita nella banca dati in uso alle forze di Polizia) della denuncia da parte dei carabinieri, il signor Bonomo ha tre mesi di tempo per esercitare il diritto di querela per truffa, chiedendo di visionare le foto segnaletiche per riconoscere eventualmente i delinquenti. A furbizia, furbizia. I tempi sono questi. Le occasioni per dire bugie Claudio Onorati - SANTA MARIA A VICO (CE) Gentile sottor Gargano, dopo l'irreversibile divorzio fra me e l'"elettrodomestico" (la televisione), mi sono rituffato nei tanti libri che ho e che tanto nutrimento vero danno al mio spirito. In uno di questi libri ho trovato un'amara verità assoluta di Otto von Bismark: "Nella vita non si mente mai così tanto come dopo una battuta di caccia, durante una guerra o prima delle elezioni politiche". Meditiamo, meditiamo. La lettera è stata spedita prima del voto. Evidentemente la massima vale per i vincitori e per i vinti. La burocrazia mi ha tolto il voto Luca Cestaro - NAPOLI Scrivo solo a mo' di sfogo per segnalare che, pur avendo trasferito la mia residenza a Napoli il 21 dicembre 2007, non hanno aggiornato le liste elettorali col risultato di costringermi a votare in Sicilia dove ho vissuto e lavorato per quattro anni. Gli attuali impegni lavorativi non mi hanno consentito il viaggio; l'incredibile lentezza della burocrazia mi ha impedito, di fatto, di votare.

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GOVERNO/ FAMIGLIA CRISTIANA: TANTI CATTOLICI HANNO VOTATO (sezione: Burocrazia)

( da "Virgilio Notizie" del 21-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

LEGA E' proprio da 'giocondi' assegnare Camera o Senato a opposizione? postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA Altri Roma, 21 apr. (Apcom) - "Il Paese ha fame di governabilità e stabilità". "Obiettivi raggiungibili grazie alla larga maggioranza in Parlamento, ma anche - ci auguriamo - al contributo maturo della Lega, uscita più forte dalle urne, che necessita di 'disintossicarsi' dalle venature 'anticristiane', anche perché tanti cattolici l'hanno votata". Lo sottolinea 'Famiglia Cristiana' in un editoriale dedicato al nuovo quadro politico e, in particolare, al boom della Lega Nord, chiamata dal ruolo di governo ad un "esame di maturità". Il Paese "ha bisogno di poche ma efficaci leggi, fatte applicare con rigore (oggi ne abbiamo quasi 100 mila, spesso inutili e da incubo). Lo richiede - scrive il settimanale dei Paolini - la gravità della situazione economica, ma anche la 'disperazione' delle famiglie ridotte alla fame, senza soldi per la spesa". "E così, quello che i politici non hanno saputo (o voluto) fare in anni di chiacchiere, gli elettori l'hanno deciso a suon di schede. In due giorni - prosegue 'Famiglia Cristiana' - hanno semplificato il quadro politico e spazzato via partiti di sinistra rissosi, professionisti del veto e laicisti (sono sopravvissuti solo nove radicali, eletti grazie al 'pasticcio veltroniano' che ha alienato al Pd un'ampia fetta di voto cattolico)". Il settimanale cattolico chiede dunque un cambio nello 'stile di governo'. "Se gli auguri di Walter Veltroni al vincitore c'erano parsi un buon inizio - osserva - siamo già precipitati al vecchio teatrino, alle insopportabili risse per una poltrona ministeriale o per smarcarsi da accordi pre elettorali (vedi il ringalluzzito Di Pietro: non lo farà per i soldi che prenderebbe con un suo gruppo alle Camere?)". E aggiunge: "E' così 'da giocondi' assegnare la presidenza di Senato o Camera all'opposizione?". L'editoriale sottolinea inoltre che "Bossi ha saputo intercettare bisogni diffusi e reali. Non è stato un voto di protesta. La gente vuole sicurezza, meno tasse, più efficienza nei servizi pubblici, meno burocrazia, maggiore tutela delle piccole e medie imprese dalla concorrenza straniera... e, dulcis in fundo, il federalismo fiscale. Cui si può ribattere: sì, purché 'solidale'. L'Italia, infatti - conclude 'Famiglia Cristiana' - può 'rialzarsi' e 'farcela' solo se progredisce tutta intera, dalle Alpi alla Sicilia. Gli esempi di 'federalismo solidale' di Germania e Svizzera sono lì a dimostrarlo: non con la politica dell'obolo, ma con la solidarietà verso i più deboli, nell'interesse di tutti".

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