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Articoli
Burocrazia (26)
LAVORATORI IN CERCA DI RISPETTO
( da "Stampa,
La" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: in quanto non sono direttamente tutelati dalla legge e persino i familiari, dopo il dramma, non vengono assistiti dalla nostra burocrazia. Si è superato ormai da tempo il confine della decenza. il mio lavoro interpreta questo disagio. Mi auguro che il nuovo governo metta in primo piano la questione del lavoro.
Le
costruzioni? Più facile farle a Bucarest
( da "Corriere
Economia Online" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Più facile farle a Bucarest U no dei settori più oppressi dal peso della burocrazia è quello delle costruzioni. Edificare vuol dire superare un percorso a ostacoli fatto di una miriade di autorizzazioni, significa addentrarsi in un labirinto di normative che non solo fanno crescere i costi, ma ritardano lo sviluppo.
DA
OGGI IN POI, TUTTI CONTRO I SINDACATI
( da "Wall
Street Italia" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: eletto che non facesse parte della stessa burocrazia sindacale. Un signor Rossi o un signor Bianchi. In passato ogni tanto c'era qualche immissione da fuori, ma solo perché lo decideva il partito di riferimento. Diciamo la verità: non si è mai vista una burocrazia così potente e così irresponsabile in una democrazia moderna (che per di più non presenta i conti: il vecchio Prodi,
I
contoterzisti: anche noi siamo agricoltori
( da "Gazzetta
di Mantova, La" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: contoterzisti devono ancora fare i conti con una burocrazia asfissiante, con accise sul carburante penalizzanti e lo scarso accesso ai finanziamenti per l'innovazione tecnologica. "é maturo il tempo di integrare gli agromeccanici nel comparto agricolo" sollecita Speziali. Un punto che trova pressoché concordi tutti gli interlocutori della tavola rotonda che rilanciano il dialogo "
Pd
del nord, tullo frena "siamo già una federazione" - ava zunino
( da "Repubblica,
La" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: quei quattro o cinque suoi amici che frequentano piazza De Marini: il gruppo della burocrazia". Tullo replica: "Un po' di rispetto quando si parla di piazza De Marini che è la sede che ora ospita il Pd e dove, oltre al gruppo dirigente ed ai collaboratori degli ex Ds, lavorano gomito a gomito Vattuone, Sorvino, Pessato, Basso, Cappelli o Vassallo che guida la commissione statuto.
Famiglia
"punita" dalla burocrazia - annadele assirelli
( da "Repubblica,
La" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: dalla burocrazia ANNADELE ASSIRELLI FACCIO parte di un gruppo di cittadini che desiderano esprimere la propria solidarietà ad una giovane disabile, la quale dal 1996 (alla vigilia della tesi di laurea), giace immobile su un letto, senza poter profferire parola, con le mani convulsamente strette al petto e affetta da gravissime insufficienze respiratorie.
"CONTACTLESS",
BIGLIETTAZIONE ELETTRONICA: VENEZIA ANTICIPA BIGLIETTAZIONE UNICA TRASPORTO
VENETO ( da "marketpress.info"
del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: ci sarà più rapidità per gli utenti e meno burocrazia per l'azienda di trasporto, unita alla perfetta conoscenza dei flussi di mobilità, con la possibilità di attivare tutte le iniziative per farvi fronte. Il sistema verrà attivato dall'1 luiglio sull'intera rete Actv. Il nuovo sistema, il primo "contactless" in Italia, ossia di prossimità (non occorre fare nulla,
Interventi
e Repliche ( da "Corriere della Sera"
del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: meno burocrazia, più responsabilità. Si tende invece ad appesantire la burocrazia per la valutazione e ad esonerarla da responsabilità. Occorre razionalizzare la selezione dei futuri ricercatori e docenti: nelle scienze se ne affidi la valutazione a commissioni interamente composte da esperti stranieri, sganciati da legami con le nostre "
<Più
assumo, più tasse pago: il Cavaliere tagli l'Irap>
( da "Giornale.it,
Il" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: "Bisogna snellire la burocrazia. È inconcepibile che ci vogliano mesi per poter allargare un capannone, unire due uffici o aprire un ristorante. Ci sono troppi controlli". Ma anche tanti furbi. "Il metodo adottato dal governatore della Lombardia Roberto Formigoni è perfetto.
Milioni
i fondi regionali ( da "Stampa, La"
del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Burocrazia e le paure dei cittadini 5 MAURIZIO TROPEANO milioni i fondi regionali La legge regionale sulla sicurezza c'è. I soldi - 5 milioni l'anno - sono stati messi a bilancio che attende l'approvazione da parte del Consiglio regionale. L'unico problema è che i regolamenti attuativi che dovrebbero rendere operative quelle norme non sono ancora stati approvati dalla giunta Bresso.
La
sinistra insegue la Lega ma vuol restare in cachemire
( da "Giornale.it,
Il" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: riduzione della burocrazia, di antipatia per lo statalismo e per il sindacalismo. Le radici popolari della Lega, che oggi turbano la sinistra intelligente, si manifestano nell'atteggiamento politicamente scorretto, che significa libertà dalle forme, dalle ipocrisie, dai ruoli e anche dagli atteggiamenti di superiorità che la sinistra ostenta nel suo rapporto con il mondo intellettuale.
Munter:
riforma dell'Iva e flat tax ( da "Corriere Alto Adige"
del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: burocrazia e le pressione fiscale I piccoli imprenditori si appellano al centrodestra BOLZANO - Meno burocrazia, una flat tax come in Austria e pagamento dell'Iva solo al momento dell'incasso. Questa la lista dei desiderata consegnata dal direttore dell'Apa, Hanspeter Munter a Maurizio Del Tenno, presidente dei giovani di Confartigianato e neo onorevole del Popolo delle Libertà.
Rainieri:
aumentare il numero dei veterinari
( da "Gazzetta
di Parma (abbonati)" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: le Asl hanno a disposizione mezzi obsoleti e devono fare fronte a troppa burocrazia ". Da qui l'impegno di Rainieri: "è necessario incrementare il numero dei veterinari, ma anche dei Nas e dei Nac". E ha richiamato la necessità di "avvicinare il più possibile la sede dell'Authority nazionale per l'alimentazione a quella Ue di Parma, affinché le due strutture lavorino in sintonia".
NARNI
Le loro sono famiglie che hanno abitato nel centro storico di Narni per generazioni.
Soprattu ( da "Messaggero, Il (Umbria)"
del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: ci siamo imbattuti davanti al muro di gomma della burocrazia poco intelligente che non riesce a capire i propri errori", dice Elio Battazzi. Tra l'altro viene spiegato che la prima bolletta dopo il passaggio al Sii è stata perfetta mentre il disguido è avvenuto dalla seconda in poi. Sono comunque previste azioni da parte dell'associazione dei consumatori e,
Via
i T-Red: <Colpa della giustizia lumaca>
( da "Corriere
del Veneto" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: La verità è che ci sentiamo impotenti di fronte alla burocrazia e alla lentezza della giustizia italiana". Lo scorso anno, illustrando la decisione di sospendere la consegna delle multe pur lasciando accesi i rilevatori, Giannira Petucco aveva assicurato: "Appena il tribunale civile si esprimerà, oppure il ministero risponderà alle nostre richieste di chiarimenti,
Milano,
una città di prove generali ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: ultima trincea della resistenza al cambiamento delle burocrazie e delle politiche municipali tutte unite, al di là degli schieramenti, a difendere uno statalismo di campanile col quale oggi ci troviamo a fare i conti. Chissà se, anche su questo campo, Milano saprà in futuro dare l'esempio. 1 Enrico Landoni, "Il laboratorio delle riforme - Milano dal centrismo al centro-sinistra (
10
piccoli leader globali ( da "Panorama"
del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: alleggerimento della burocrazia e sgravi fiscali per agevolare gli investimenti esteri". Il resto lo faranno le capacità dell'imprenditore. Il segreto? "Costruire un'identità precisa e distribuzione capillare". Ovvero, grandi investimenti nella comunicazione internazionale e magazzini gestiti direttamente dalla casa madre di Alte,
Superare
la questione settentrionale ( da "Panorama"
del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: nazionale che lo tolga dalla gabbia di provvedere da solo alle enormi insufficienze nazionali, dalla burocrazia alle infrastrutture. Nel 1899 Gaetano Salvemini scriveva in un saggio sulla questione meridionale: "L'alta Italia possiede il 48 per cento della ricchezza totale e paga meno del 40 per cento del carico tributario; l'Italia media possiede il 25 per cento e paga il 28 per cento;
C'è
un notaio dei miracoli ( da "Panorama"
del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Ma la burocrazia dei miracoli è accidentata. Comincia dall'adempimento di sette condizioni. Enumera Theillier: "La malattia deve essere organica, né psichica né funzionale. Conosciuta, ovvero diagnosticata con precisione. Grave. Irreversibile. E non deve rispondere ai trattamenti medici.
Italia
addio: ce ne andiamo a casa ( da "Panorama"
del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: schiacciati dalla difficile congiuntura economica e dalla burocrazia, vanno dove sta scoppiando il boom. Trattiene le lacrime a stento. Ha lo sguardo abbassato di chi non vuol farsi vedere. Fra pochi giorni dovrà lasciare l'Italia a cui è molto affezionato. Ma qui non ce la fa più a vivere, tutto costa troppo e il lavoro non c'è.
Per
progettare il futuro ci vuole la virtù laica chiamata speranza FRANCO SCEPI
( da "Libertà"
del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: e continuerà ad avere fiducia nel pubblico, nello statalismo, nella burocrazia. Se esaminiamo il presente, comprendiamo che la fiducia nel progresso si è infranta nel crescente dualismo della globalizzazione: l'accrescersi delle disuguaglianze tra paesi ricchi e paesi poveri. Si è esaurito il mito del progresso infinito?
Cara
bolletta addio sì all'energia faidate
( da "Affari
e Finanza (La Repubblica)" del
21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: "La micro cogenerazione è bloccata nella giungla della burocrazia dice Ilario Vigani, presidente di Ialcogen e dell'Ibt di Villorba (Treviso) Secondo la normativa Cip6 la cogenerazione godeva di contributi in quanto considerata assimilabile alle fonti rinnovabili. Così ha favorito la grande industria.
Che
cosa cambierà per gli automobilisti? Gli impegni del Pdl su Auto oggi
( da "Panorama.it"
del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: incentivando al contempo la loro sostituzione con vetture più sicure e rispettose dell'ambiente. Infine, nell'ambito di un più ampio progetto di decongestione e velocizzazione della burocrazia, è previsto il potenziamento delle procedure di digitalizzazione e smaterializzazione dei documenti cartacei.
Più
Stato, meno privato Il "Tremonti-pensiero"
( da "Opinione,
L'" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: burocrazia, Rossi ha però fortemente criticato la richiesta di federalismo fiscale avanzato dalla Lega. Perché è del tutto evidente che lo statalismo della coppia Trementi & Rossi non può sposarsi con quel rovesciamento della piramide fiscale voluto da Bossi e destinato a scatenare la più dura competizione "mercatista" tra regioni orientate ad abbassare le tasse per attirare capitali.
LETTERE
( da "Mattino,
Il (Circondario Sud2)" del
21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: La burocrazia mi ha tolto il voto Luca Cestaro - NAPOLI Scrivo solo a mo' di sfogo per segnalare che, pur avendo trasferito la mia residenza a Napoli il 21 dicembre 2007, non hanno aggiornato le liste elettorali col risultato di costringermi a votare in Sicilia dove ho vissuto e lavorato per quattro anni.
GOVERNO/
FAMIGLIA CRISTIANA: TANTI CATTOLICI HANNO VOTATO
( da "Virgilio
Notizie" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: meno burocrazia, maggiore tutela delle piccole e medie imprese dalla concorrenza straniera... e, dulcis in fundo, il federalismo fiscale. Cui si può ribattere: sì, purché 'solidale'. L'Italia, infatti - conclude 'Famiglia Cristiana' - può 'rialzarsi' e 'farcela' solo se progredisce tutta intera, dalle Alpi alla Sicilia.
( da "Stampa, La" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
L'autore LAVORATORI
IN CERCA DI RISPETTO DI DANIELE SEGRE Il progetto è nato nell'autunno di due anni
fa. In realtà, era da molto tempo che volevo dar vita a un documentario sugli
incidenti nel mondo del lavoro. Come in precedenza, anche questa volta la mia
idea è stata bocciata da eventuali produttori e dalla Rai, con cui ho provato
in tutti i modi di attivare un rapporto. Questi ennesimi rifiuti mi hanno dato
un'ulteriore determinazione e ho deciso che il film, dato il suo senso di
esistere, andava realizzato: in un Paese che si definisce civile non si può non
affrontare un problema come questo, la morte sul luogo di lavoro. Non avrei
ovviamente voluto fare un film del genere, calarmi come ho fatto nel dolore. Io
denuncio la spettacolarizzazione che il dolore sta subendo in questa nostra
epoca: la messa in scena della sofferenza attraverso le fiction e soprattutto i
talk show rappresentano l'identità spappolata di questo nostro tempo. Preciso
che "Morire di lavoro" è un film per tutti, non ha una valenza
politica, spero vada al di là delle appartenenze; non c'è nulla di ideologico
nel mio lavoro, sarebbe stata una mancanza di rispetto nei confronti dei
familiari delle vittime. La realtà evidente è che c'è molta solitudine in
questi lavoratori - nel mio documentario mi sono soffermato sul mondo
dell'edilizia- , in quanto non sono direttamente tutelati
dalla legge e persino i familiari, dopo il dramma, non vengono assistiti dalla
nostra burocrazia. Si è superato ormai da tempo il confine della decenza. il mio
lavoro interpreta questo disagio. Mi auguro che il nuovo governo metta in primo
piano la questione del lavoro.
( da "Corriere Economia Online" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Sommario Edilizia/ Magnetti
Le costruzioni? Più facile farle a Bucarest U no dei
settori più oppressi dal peso della burocrazia è
quello delle costruzioni. Edificare vuol dire superare un percorso a ostacoli
fatto di una miriade di autorizzazioni, significa addentrarsi in un labirinto
di normative che non solo fanno crescere i costi, ma ritardano lo sviluppo.
Ne sanno qualcosa i responsabili del gruppo Magnetti, un'azienda con sede
centrale a Carvico in provincia di Bergamo, specializzata nella fornitura di
materiale edilizio e prefabbricati e nella costruzione di strutture destinate a
industria, artigianato, commercio, al mondo espositivo e della logistica. Ogni
anno l'azienda interviene nella realizzazione di 700-800 mila metri quadrati di
superficie edificata. Quella dei Magnetti è una secolare impresa di famiglia.
Pare risalga addirittura alla fine del Settecento. In materia di burocrazia Gregorio Magnetti, che oggi in qualità di
amministratore delegato guida insieme al cugino Paolo Magnetti l'azienda, ha un'opinione
precisa: a frenare l'impulso imprenditoriale non sono solo le normative ma
anche la mentalità sbagliata. "In Italia ? dice ? ogni progetto edilizio
viene visto come un problema e non come un'opportunità. Da noi l'approccio è
quasi sempre negativo. All'estero ? sostiene Magnetti ? le cose vanno molto
diversamente; per esempio in Romania, nonostante esistano complesse procedure
burocratiche, nel giro di un paio d'anni (dal 2005 al 2007) siamo riusciti
prima ad avviare un nuovo stabilimento, poi a raddoppiare la superficie
operativa. In Italia per fare le stesse cose come minimo sarebbero serviti
quattro anni. Le autorità romene dimostrano la volontà di fare ogni possibile
sforzo per incentivare nuove iniziative e grazie a questo atteggiamento positivo
siano riusciti a superare molti ostacoli". Oggi il gruppo Magnetti fattura
quasi 150 milioni di euro e dà lavoro a 450 dipendenti. Tra le collaborazioni
più significative vi sono state quelle del nuovo polo della Fiera di Milano a
Pero-Rho e delle Olimpiadi invernali di Torino. Ora all'orizzonte c'è l'Expo
2015, un progetto epocale nel quale il gruppo spera di essere in qualche modo
coinvolto. "Il nostro ? conclude con amarezza Magnetti ? è un Paese con
troppi livelli di burocrazia, dove le responsabilità
vengono rimpallate da un ente pubblico all'altro, una nazione inconsciamente
contraria alla crescita, che non decide e non ha capito che nel 2008 stare
fermi significa andare indietro". FELICE FAVA.
( da "Wall Street Italia" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Di Giuseppe Turani
L'Italia ha il sindacato più forte d'Europa e le paghe più basse d'Europa e
anche una condizione lavorativa della gente che è fra le peggiori del Vecchio
Continente. Cgil, Cisl e Uil sono un serio ostacolo sulla strada del progresso.
-->Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell' autore e non
necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che
rimane autonoma e indipendente. (WSI) ? Con il lavoro l'Italia non è mai stata
un paese fortunato. Anni fa si diceva, e era vero, che riusciva a coniugare la
più alta rigidità del lavoro con la più alta disoccupazione: tutti garantiti e
al sicuro, ma molti senza lavoro, semplicemente fuori dai cancelli. Adesso c'è
un altro paradosso e sarà molto complicato da sciogliere: l'Italia mette
insieme il sindacato più forte d'Europa con le paghe più basse d'Europa e, in
genere, con una condizione lavorativa della gente che è fra le peggiori del
Vecchio Continente. E infatti il presidente uscente della Confindustria, Luca
Cordero di Montezemolo, ha cominciato a sparare palle incatenate contro questo
sindacato, considerato un serio ostacolo sulla strada del progresso. E subito
si sono alzate le difese d'ufficio: il sindacato è uno dei pilastri della
democrazia, chi attacca il sindacato è perché ha progetti autoritari, giù le
mani dal sindacato. Ma bisogna stare attenti al rischio banalità. Hai mai
provato ad abbonarti a INSIDER? Scopri i privilegi delle informazioni
riservate, clicca sul link INSIDER Non a caso il bellissimo libro che Stefano
Livadiotti (collega dell' "Espresso") gli ha dedicato si intitola
"L'altra casta, privilegi, carriere, misfatti, e fatturati da
multinazionale". Chi vuole essere un pilastro della democrazia, oggi, ha
almeno due obblighi: farsi eleggere e pubblicare i resoconti finanziari della
propria organizzazione. Ebbene, tutti noi vediamo, una sera sì e l'altra pure,
qualcuno dei tre segretari generali seduti in qualche talk show che parlano di
tutto. Di paghe, ma anche del bollo auto. Dell'Ici, ma anche della immondizia
di Napoli. E magari mezz'ora prima li abbiamo visti al telegiornale che
uscivano da Palazzo Chigi con l'aria compunta, dove erano stati a discutere con
il governo più o meno delle stesse cose. E non si capisce perché Bonanni deve
andare a discutere di tasse: chi lo ha delegato? Ma come, si dirà, i sindacati
fanno un sacco di congressi. Certo, peccato che sia tutta roba interna.
Discutono, si accapigliano, poi i capi si ritirano in una stanza e decidono chi
deve essere eletto. Portano in sala le liste e il gioco è fatto. In tanti anni
di sindacalismo non si è mai visto uno eletto che non
facesse parte della stessa burocrazia sindacale. Un signor
Rossi o un signor Bianchi. In passato ogni tanto c'era qualche immissione da
fuori, ma solo perché lo decideva il partito di riferimento. Diciamo la verità:
non si è mai vista una burocrazia così potente e così irresponsabile in una democrazia moderna
(che per di più non presenta i conti: il vecchio Prodi, se si può ancora
citare, diceva che le democrazie si costruiscono sulle ricevute, ma quelle del
sindacato non ci sono). Quelli del sindacato sono affari piccoli? Mica tanto.
Secondo Livadiotti la sola Cgil ha un giro di affari di un miliardo di euro
(rappresentato, suppongo, dai contributi graziosamente raccolti dalle imprese
per loro). Ma non è finita. I delegati delle tre centrali sindacali (le
maggiori) sono 700 mila in tutto, sei volte più dei carabinieri. Basta questo
per accorgersi che siamo nel ridicolo. Che cosa devono fare 700 mila persone?
Quali tremende discussioni devono affrontare? Discutono di loro questioni
interne e di contratti. Per fare questo hanno bisogno di un milione di giornate
lavorative (retribuite dalle ditte) al mese. E costano al sistema-paese quasi
due miliardi di euro anno l'anno. Diciamo le cose come stanno. Nessun paese può
permettersi un sindacato così costoso. Un sindacato per che per questioni
ideologiche dice no alle gabbie salariali (e condanna quelli del sud alla
disoccupazione perenne). Un sistema per salvare qualcosa, comunque, ci sarebbe.
Questo sindacato dovrebbe, nel giro di 100 giorni, presentare un "piano
industriale" su stesso, contenente nuove regole democratiche,
finanziamenti, procedure, ambiti di intervento, ecc. E nei vertici, come accade
per le società per azioni ormai, dovrebbe esserci largamente posto per le
minoranze (ma non quelle interne, quelle esterne). Non se ne farà niente. I
sindacalisti sanno che il Paese ha ben altro a cui pensare. E così tirano
avanti. Sicuri di essere ancora lì fra dieci anni. Copyright © La Repubblica.
All rights reserved parla di questo articolo nel Forum di WSI.
( da "Gazzetta di Mantova, La" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Le imprese puntano all'integrazione
per vincere la sfida della competitività Le imprese di meccanizzazione
agricola, riunite ieri a Marmirolo per la 72esima assemblea annuale, mettono
sul piatto problemi e prospettive della categoria e invitano i rappresentanti
del mondo agricolo e delle istituzioni a fare sintesi per affrontare il nodo
competitività del sistema agroalimentare. "Nel 2007 - dice in apertura dei
lavori il presidente Marco Speziali - abbiamo ottenuto risultati importanti:
dalla possibilità di edificare in aree agricole al tavolo per la
meccanizzazione al ministero". "Successi anche sul fronte degli
infortuni sul lavoro, che sono diminuiti - spiega ancora il presidente
dell'Apima - e degli indennizzi per la dismissione delle bietole". Eppure,
i contoterzisti devono ancora fare i conti con una burocrazia asfissiante, con accise sul carburante penalizzanti e lo scarso
accesso ai finanziamenti per l'innovazione tecnologica. "é maturo il tempo
di integrare gli agromeccanici nel comparto agricolo" sollecita Speziali.
Un punto che trova pressoché concordi tutti gli interlocutori della tavola
rotonda che rilanciano il dialogo "fra le organizzazioni
agricole", come invita Elisabetta Poloni (Cia), "con le
istituzioni" sostiene Gianluigi Zani (Coldiretti), "all'interno della
filiera agroalimentare" invitano Sergio Cattelan (Confagricoltura) e
Maurizio Ottolini (Confcooperative). Sul fronte politico-istituzionale, se da
un lato il consigliere regionale Antonio Viotto auspica la realizzazione di
un'assemblea generale dell'agricoltura, lombarda o nazionale, da organizzare a
Mantova, e proietta il dibattito su grandi questioni ("teniamo in conto
questioni come ogm, acqua, commodities, ambiente"), il collega Carlo
Maccari garantisce l'impegno a sollecitare il governo "per assicurare
l'attenzione ai problemi di contoterzisti e agricoltori". E sugli ogm
invita "ad abbandonare pregiudizi ideologici per evitare che diventino una
questione politica come il nucleare". Secondo l'assessore provinciale
Maurizio Castelli "l'agricoltura attraversa una nuova fase e il dialogo è
uno strumento privilegiato". Visioni, dunque, che se troveranno
concretizzazione, soddisfano il presidente nazionale Confai, Leonardo Bolis:
"L'agricoltura deve tornare ad essere al centro dell'agenda politica e non
dimenticare le imprese di meccanizzazione".
( da "Repubblica, La" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina II - Genova
Pd del nord, Tullo frena "Siamo già una federazione" Borzani:
"Non limitiamoci agli slogan" Il segretario contro Rossetti:
"Più rispetto quando si parla di piazza De Marini. Si dimentica degli ex
Margherita" AVA ZUNINO Un partito di centrosinistra che metta radici nelle
regioni del nord avendo il polso delle priorità e dei problemi da affrontare
non è un tema nuovo: "non solo adesso la commissione statuto del Pd ligure
con quelle di Lombardia e Piemonte sta lavorando ad una collaborazione e
coordinamento, ma quando ancora eravamo Ds, Fassino aveva nominato un
responsabile del Nord e c'era anche un gruppo di lavoro dei segretari
regionali". Lo dice Mario Tullo, segretario ligure del Pd che aveva
guidato i Ds fino alla formazione del nuovo partito. Oggi Tullo sarà a Milano
alla riunione che Veltroni ha convocato con i segretari regionali del Pd e
giovedì a Genova si riunirà l'assemblea costituente regionale. "Ma la
riunione non è per discutere del Pd del nord - dice Tullo - Milano ha un valore
simbolico ma si discuterà dei risultati elettorali". Lei è d'accordo a
costituire un Pd del nord? "E' un tema politico serio; non si tratta di
costituire un partito del nord e uno del centro. Noi abbiamo costituito una
grande forza politica nazionale; ovviamente nel Nord ci sono delle difficoltà.
Nello statuto è già previsto che il Pd sia un partito federale. Il problema è
come coniugarlo con il fatto che è un partito nazionale". Sulla Liguria
però alleanze con Piemonte e Lombardia avrebbero effetti positivi. O no?
"In Liguria il Pd (e prima i ds) per molto tempo, politicamente si è
sentito più legato al centro Italia: eravamo una Regione "rossa".
Sempre di più ora la società ligure si avvicina al Nord e dunque dobbiamo
sempre di più saper affrontare i problemi e dare risposte. E' la direzione
della collaborazione tra Burlando e Bresso, i presidenti delle Regioni Liguria
e Piemonte". Tullo non ha digerito la frase di Pippo Rossetti che ieri
spiegava come non fosse stata fatta una discussione del pd regionale sulla
vicenda del partito del nord. E diceva: "forse Tullo si è sentito con quei quattro o cinque suoi amici che frequentano piazza De
Marini: il gruppo della burocrazia". Tullo replica: "Un po' di rispetto quando si parla
di piazza De Marini che è la sede che ora ospita il Pd e dove, oltre al gruppo
dirigente ed ai collaboratori degli ex Ds, lavorano gomito a gomito Vattuone,
Sorvino, Pessato, Basso, Cappelli o Vassallo che guida la commissione statuto.
Sono tutti ex Margherita". Intanto sulla questione del nord Luca Borzani,
consigliere comunale del Pd nonché presidente della Fondazione della Cultura,
avanza dubbi e perplessità: "Ho paura che ci si limiti a slogan e ad
ingegnerie istituzionali - dice - cosa che rischia da una parte di aprire una
nuova caccia al posto dentro al partito e dall'altra di provocare un'assenza di
dibattito sui contenuti". In due parole: "Questa operazione invece di
affrontare il problema reale di come recuperare il rapporto con la realtà e con
il territorio rischia di diventare una discussione virtuale del ceto politico.
Le elezioni hanno confermato quanto la relazione con il territorio segna
l'orientamento politico. Dunque, credo che sia importante lavorare sul partito
regionale, discuterne le regole ed i contenuti e affrontare il tema del nord
attraverso la condivisione di obiettivi: per le infrastrutture, ad esempio, il
legame di Genova e la Liguria con Torino e Milano è uno dei punti chiave di una
ripresa economica".
( da "Repubblica, La" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina III - Bologna
La lettera Famiglia "punita" dalla burocrazia ANNADELE ASSIRELLI FACCIO parte di un gruppo di cittadini che
desiderano esprimere la propria solidarietà ad una giovane disabile, la quale
dal 1996 (alla vigilia della tesi di laurea), giace immobile su un letto, senza
poter profferire parola, con le mani convulsamente strette al petto e affetta
da gravissime insufficienze respiratorie. Erica (il nome è di fantasia)
è assistita esclusivamente dal babbo e dalla mamma, ormai non più giovani e la
famiglia vive grazie alla modesta pensione percepita dal babbo, che ha dovuto
lasciare presto il lavoro. La madre è stata costretta a licenziarsi dal suo
impiego stabile per aiutare il marito ed ora vive senza uno stipendio e senza
neppure la prospettiva di una pensione. Ebbene, questi due genitori, degni di
un encomio solenne da parte della collettività poiché non hanno fatto gravare,
neppure per un momento, sulle strutture pubbliche il loro familiare, oggi si
vedono "punire" dagli addetti consortili degli affari sociali per non
aver compilato un modello denominato ISEE. Immediatamente gli Affari Sociali
hanno sospeso l'assegno di cura, che viene erogato dallo Stato a chi si trova
in una condizione di disabilità totale purché venga curato a casa. SEGUE A
PAGINA II.
( da "marketpress.info" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Venezia, 21 aprile
2008 - Dall'1 maggio prossimo basterà un "bip" per salire a bordo dei
battelli Actv a Venezia. Il suono sarà emesso da una apparecchiatura
elettronica all'imbarcadero, che leggerà il cip di Imob. Venezia, tessera
elettronica che registra i pagamenti della bigliettazione da parte degli utenti
e li scaricherà via via a seconda del mezzo e del tragitto. Insomma: non
serviranno più documenti cartacei o obliterazioni magari approssimative, si
contrasterà meglio l'abusivismo, ci sarà più rapidità per
gli utenti e meno burocrazia per l'azienda di trasporto, unita alla perfetta conoscenza dei
flussi di mobilità, con la possibilità di attivare tutte le iniziative per
farvi fronte. Il sistema verrà attivato dall'1 luiglio sull'intera rete Actv.
Il nuovo sistema, il primo "contactless" in Italia, ossia di
prossimità (non occorre fare nulla, basta avere la tessera con sé, in
tasca), è il frutto della collaborazione tra Actv e Regione del Veneto, che ha
finanziato metà dell'iniziativa: "sperimentazione verso la bigliettazione
integrata a livello regionale", ha sottolineato l'assessore alle politiche
della mobilità del Veneto Renato Chisso, intervenuto il 18 aprile alla
conferenza stampa di presentazione della nuova card. Ma Imob. Venezia, come
hanno rilevato tra gli altri il presidente di Actv Marcello Panettoni, il
sindaco di Venezia Massimo Cacciari e il presidente della Provincia Davide
Zoggia, apre la strada anche ad un sistema elettronico di accesso ad una
numerosa serie di servizi, che potranno in prospettiva andare oltre a quelli
della mobilità, dei trasporti e dei parcheggi. L'ipotesi di Cacciari è di
arrivare ad una Venice Card, anche per alberghi, ristoranti, musei, ecc. ,
capace di disegnare i reali flussi turistici per poterli governare.
"Quella dell' Imob. Venezia ? ha spiegato dal canto suo Chisso ? è una
sfida che abbiamo accettato positivamente ancora nel 2004, mettendo a
disposizione 14 milioni di euro per attività di sperimentazione nel trasporto
locale. L'esperienza veneziana è la prima e ci consentirà di arrivare alla
bigliettazione unica regionale, ovvero ad un sistema con il quale i cittadini
potranno su qualsiasi tratta prendere qualunque mezzo di trasporto pubblico,
dall'autobus, al treno al vaporetto, senza dover di volta in volta cambiare
titoli di viaggio. E' insomma un modello, rispetto al quale l'unico rammarico ?
ha concluso Chisso ? riguarda il carico di incombenza caricate sui vecchi
utenti per venire in possesso della nuova tessera". . <<BACK.
( da "Corriere della Sera" del 21-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-21 num: - pag: 29 categoria:
BREVI Interventi e Repliche La selezione dei futuri ricercatori Tutti
concordano sull'importanza della ricerca per lo sviluppo e la qualificazione
internazionale dell'Italia. Purtroppo nelle scienze della vita ci
classifichiamo peggio che in quelle della materia: si veda l'ottimo intervento
di Bignami (Corriere, 10 aprile). Visto che alle prime affidiamo la salute
nostra, dei figli, dell'ambiente e che alle lauree corrispondenti ci sono più
iscrizioni che alle seconde, forse ci manca un'adeguata tradizione culturale,
scientifica e tecnologica "europea". Anche per l'eccessivo impegno
didattico richiesto da tutti quegli studenti, non riusciamo a estrarne
operatori competitivi, né a trattenerne i migliori, né a rimpiazzarli con
stranieri di pari qualità. Il rimedio è noto: più meritocrazia, meno burocrazia, più responsabilità. Si tende invece ad appesantire la burocrazia per la valutazione e ad esonerarla da responsabilità. Occorre
razionalizzare la selezione dei futuri ricercatori e docenti: nelle scienze se
ne affidi la valutazione a commissioni interamente composte da esperti
stranieri, sganciati da legami con le nostre "scuole" e
operativi via web con un agile supporto interministeriale. La proposta è stata
fatta più volte anche in modi autorevoli, ma vani. Peccato: può servire, a
patto che poi le assunzioni rispettino questa "peer review". Né è il
caso di sentirsi umiliati: a noi restano gravi compiti, come vigilare per il
rispetto delle indicazioni dei colleghi d'oltralpe, assicurare agli eletti adeguate
condizione di lavoro, verificare i nostri adempimenti, anche con l'aiuto degli
stessi valutatori stranieri, pure da responsabilizzare. Premesse e strumenti ci
sono, così pure le riprove: in diversi Paesi simili a noi il sistema funziona e
in ambito comunitario si pensa di potenziarlo. Da noi una svolta è sempre più
urgente: proviamoci e confrontiamone gli esiti in doppio cieco col vecchio
sistema dei concorsi taroccati e dei finanziamenti predeterminati. Vittorio
Sgaramella Biologo molecolare, Parco Tecnologico Padano, Lodi L'iperattività
infantile è assolutamente falso che io abbia mai detto che il Ritalin debba
essere somministrato ai bambini iperattivi come ansiolitico, visto peraltro che
non lo è( Corriere, 10 aprile). Ho sempre espresso la posizione ufficiale della
scienza medica che è quella di approcciarsi ad un grave disturbo come l'Adhd in
termini clinici, con la somministrazione di psicoterapia e, solo nei casi
veramente necessari, del farmaco summenzionato. Ho sempre ribadito, in ogni caso,
che dovesse essere un medico specialista in neuropsichiatria infantile a
prescriverlo, giacché solo ad esso è delegata la competenza specifica in
materia. è fin troppo chiaro come, a prescindere dal Ritalin, se maestre
d'asilo si permettono di somministrare farmaci sia questo il comportamento
criminoso e non il farmaco stesso. Aggiungo, infine, che la polemica in
questione fu sollevata in risposta a Scientology che avversa da anni questo
farmaco, in contrasto con la medicina. Ed io, fra Scientology e i medici
italiani non ho dubbi con chi schierarmi. Sen. Maria Burani Procaccini Il 30
aprile 2005, con una dichiarazione all'Ansa, la senatrice Burani Procaccini, in
merito all'iperattività infantile, la cosiddetta sindrome Adhd, diceva che
"è tempo di intervenire" e chiedeva di farlo agli allora ministri
Storace (Salute) e Moratti (Pubblica Istruzione). Definì anche
"impreparati e demagoghi" tutti coloro che erano contrari all'uso
degli psicofarmaci (e quindi dell'amfetamina Ritalin, poiché era di questo che
si dibatteva) per curare l'iperattività infantile. Seguì una durissima protesta
di decine di associazioni di genitori, insegnanti e medici, tra i quali grandi
esperti in campo psichiatrico e neuropsichiatrico infantile. Che cosa c'entri
Scientology, in tutto questo e con l'articolo che ho scritto, non l'ho capito.
Carlo Vulpio.
( da "Giornale.it, Il" del 21-04-2008)
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N. 16 del 2008-04-21
pagina 4 "Più assumo, più tasse pago: il Cavaliere tagli l'Irap" di
Giannino della Frattina "Siamo contenti". Che ha vinto Berlusconi?
"Che qualcuno abbia vinto. E di tanto. All'economia serve soprattutto stabilità.
Finalmente ci sono solo quattro partiti, due governano e due fanno
l'opposizione". Aspettative? "Moltissime". Da dove si parte?
"Meno tasse per tutti". Non molto originale. Lo chiedono gli
insegnanti, gli operai, i liberi professionisti. E soprattutto lo promettono
tutti in campagna elettorale. "Molte meno tasse. Mica lo 0,5 per cento in
meno. Le imprese lo chiedono e se lo aspettano da questo governo che sentono
più amico". Quali tasse? "Lo ha detto anche il presidente Emma Marcegaglia,
nel breve periodo detassazione degli straordinari e bonus. Tutte misure a basso
costo che aiuterebbero il rilancio dell'economia". Una ricetta
applicabile? "Destra e sinistra sono d'accordo sulla necessità di favorire
l'aumento dei consumi e questo si fa aumentando gli stipendi. Con la
detassazione si spinge il dipendente a lavorare di più e a produrre di più. E
l'azienda a premiare la parte variabile dei salari". Altre richieste al
nuovo governo? "Il credito d'imposta sulla ricerca e misure che favoriscano
gli investimenti". E nel lungo periodo? "Una riduzione fiscale più
elevata. Almeno il 50 per cento dell'Irap, l'imposta regionale sulle attività
produttive e dell'Ire, l'imposta sul reddito. Se dobbiamo scegliere, meglio
l'Irap". Perché l'Irap? "È più odiata perché non è deducibile ed è
legata al numero dei dipendenti, al costo del personale. Più assumo, più
imposte pago. È chiaro che questo non è un incentivo a creare nuovi posti di
lavoro". Voi imprenditori non volete mai pagare le tasse.
"L'imprenditore non è un evasore fiscale". Sicuro? "Anzi è
contento di contribuire alle spese dello Stato, ma vuole farlo in proporzione
accettabile rispetto a quanto guadagna". Procediamo. "Bisogna
snellire la burocrazia. È inconcepibile che ci vogliano mesi per poter allargare un
capannone, unire due uffici o aprire un ristorante. Ci sono troppi
controlli". Ma anche tanti furbi. "Il metodo adottato dal governatore
della Lombardia Roberto Formigoni è perfetto. L'autocertificazione e il
silenzio assenso. L'attività intanto parte, poi arrivano i controlli".
Comodo. "Non è vero. Così si responsabilizza l'imprenditore. Chi sgarra
paga e la sanzione è anche peggiore perché chi imbroglia perde anche tutto
quello che ha investito nell'avviamento della nuova attività. Essere fuorilegge
non conviene proprio. L'autocertificazione è un'arma a doppio taglio". Ici
e bollo auto? "Sono sgravi molto meno interessanti. In molte parti
d'Italia l'imposta sulla casa già non si paga e il bollo auto si evade.
Toglierle non inciderà sui consumi". Malpensa e Alitalia? "Il governo
deve anche saper prendere decisioni dolorose senza guardare in faccia a
nessuno. A cominciare dai sindacati". Liberista? "Air France è la più
grande compagnia ed è dello Stato francese. Eppure fa utili. L'importante è
essere efficienti. In Lombardia la sanità funziona e costa meno. In Campania
non funziona e costa di più". Giannino della Frattina © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 21-04-2008)
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Il caso Burocrazia e le paure dei cittadini 5 MAURIZIO TROPEANO milioni i
fondi regionali La legge regionale sulla sicurezza c'è. I soldi - 5 milioni l'anno
- sono stati messi a bilancio che attende l'approvazione da parte del Consiglio
regionale. L'unico problema è che i regolamenti attuativi che dovrebbero
rendere operative quelle norme non sono ancora stati approvati dalla giunta
Bresso. Le conseguenze? Il fondo di solidarietà per le vittime dei reati
e per i famigliari delle forze dell'ordine e i militari caduti in servizio (è
il caso dell'alpino Daniele Paladini ucciso a Kabul) non ha ancora iniziato a
operare. Senza dimenticare che non sono stati definiti dalla giunta i criteri
per la dotazione degli strumenti di difesa degli agenti di polizia municipale.
Il regolamento avrebbe dovuto dare il via libera alla possibilità di adottare i
manganelli estendibili sul modello dei tonfa. In ritardo anche la definizione
del bando per i piani integrati di sicurezza urbana anche se i 2,5 milioni
promessi al Comune di Torino sono arrivati e sono stati incassati alla fine di
gennaio. Che cosa è successo? Giovanni Caracciolo, l'assessore regionale alla
Polizia locale, minimizza il problema: "Gli uffici stanno lavorando in
accordo con il consulente esterno, il generale Desideri. Il regolamento che
individua i presidi difensivi per gli operatori di polizia locale è pronto,
mentre stiamo lavorando al secondo regolamento che dovrà decidere quali somme
assegnare alle vittime dei reati e come assegnarle". L'iter per i patti
locali per la sicurezza integrata è più lungo "perché abbiamo deciso di
lavorare provincia per provincia e di costruire programmi differenziati in base
alle specifiche esigenze territoriali". L'assessore aggiunge: "Spero
che per quanto riguarda un argomento così delicato nessuno voglia fare delle
strumentalizzazioni. Stiamo lavorando e credo che tutto sarà pronto quando il
bilancio regionale sarà definitivamente approvato". Questioni di giorni,
visto che il bilancio dovrà essere approvato entro la fine di aprile. Resta un
problema politico. La legge, infatti, è stata approvata il 10 dicembre del 2007
e affida alla giunta il compito di renderla operativa con l'emanazione entro
sessanta giorni dall'approvazione dei regolamenti attuativi. Il problema è che
di giorni ne sono passati 120. Davide Gariglio, presidente dell'Assemblea
regionale, spiega: "Nei giorni scorsi sono rimasto sorpreso quando dopo alcune
segnalazioni da parte dei consiglieri regionali ho verificato che non sono
stati ancora approvati i regolamenti attuativi della legge sulla sicurezza. Ne
ho parlato con la presidente Bresso". E aggiunge: "Io non voglio fare
polemiche e sono pronto ad assumermi le mie responsabilità, ma è evidente che
non si possono accettare critiche sulla lentezza del Consiglio regionale e poi
non controllare i tempi dell'apparato burocratico che ha il compito di rendere
operative le norme". Come detto, però, questi ritardi non hanno avuto
conseguenze negative sul patto per la sicurezza del Comune di Torino. "I
soldi sono arrivati alla fine di gennaio", spiega l'assessore comunale
alla Polizia municipale Beppe Borgogno. In tutto 2,5 milioni di euro che
serviranno per finanziare l'acquisto di impianti di videosorveglianza, di
sistemi di gestione integrata e per l'acquisto di 45 nuovi mezzi mobili per i
civich. Almeno 600 mila euro, poi, saranno investiti dalla città per i progetti
di prossimità e per interventi di recupero e qualificazione del territorio.
( da "Giornale.it, Il" del 21-04-2008)
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N. 16 del 2008-04-21
pagina 12 La sinistra insegue la Lega ma vuol restare in cachemire di Vittorio
Sgarbi Bossi dà voce non solo a interessi ma anche a un modo di pensare Lo
sconcerto è stato così evidente che, se si escludono alcune incursioni
televisive per esprimere l'indignazione e lo sfogo delle "anime
belle" contro il trionfo della Lega favorito dall'ignoranza, la reazione
prevalente, negli ambienti della sinistra è stato di un silenzio attonito, come
per un dignitoso lutto, ma per un parente non troppo amato, quel Partito
democratico che non risultava né sinistra né centro, né Partito comunista, né
Democrazia cristiana, né Ds né Margherita, ma una creazione in laboratorio di
uno scienziato metodico, incapace di suscitare odi. In questo sarebbe
probabilmente riuscito meglio D'Alema, capace di dividere almeno quanto
Berlusconi. Chi unisce troppo, invece, come Veltroni, finisce con lo
scontentare tutti. Così la reazione prevalente di questa settimana è stata di
pietrificazione della sinistra, anche quella che ha più sofferto, fino a
scomparire. Lo choc si ritrova in un articolo di Aldo Schiavone, "Il Paese
nell'oblio" su La Repubblica di sabato. Schiavone, soffrendo, fa
l'indifferente, il sorpreso: "Non è l'Italia di Berlusconi, quella che è
uscita dalle urne il 14 aprile... è piuttosto solo un'Italia imprevista che
viene d'improvviso alla luce". Imprevista per lui! Ma prevedibilissima,
compreso il successo della Lega, per chi avesse meditato non solo all'assoluta
impotenza, dannosa, del governo Prodi, ma anche alla perfetta incongruenza di
tutte le parti della sua coalizione. In Veneto, in Emilia e in Lombardia il
vento padano ha attraversato le masse popolari e le ha portate con sé, dagli
operai ai commercianti, ai piccoli imprenditori perché? E perché la sinistra non
è stata capace di interpretarne le richieste? Di sicurezza, soprattutto, ma
anche di contenimento fiscale, di riduzione della burocrazia, di antipatia per lo statalismo e per il sindacalismo. Le radici
popolari della Lega, che oggi turbano la sinistra intelligente, si manifestano
nell'atteggiamento politicamente scorretto, che significa libertà dalle forme,
dalle ipocrisie, dai ruoli e anche dagli atteggiamenti di superiorità che la
sinistra ostenta nel suo rapporto con il mondo intellettuale. In questa
prospettiva la Lega è rozza, ignorante, xenofoba, razzista, impresentabile.
Alcune rustiche manifestazioni leghiste plateali ma, ormai, credo, calcolate,
sembrano confermare questa interpretazione. Eppure essa contrasta con la buona
amministrazione dimostrata dalla Lega in molti comuni guidati dalla Lega. Il
successo di Tosi a Verona, macroscopico, ne è una prova; ma in comuni anche più
piccoli, i risultati travolgenti attestano una naturale propensione della Lega
a rispecchiare comportamenti e sensibilità estranei alla politica degli
accomodamenti, dei compromessi e anche delle presunte superiorità culturali. La
Lega parla come mangia, e il mangiare come necessità primaria dell'uomo è un
obiettivo politico che la Lega persegue senza vergogna. I discorsi di Bossi,
Calderoli, Castelli, sono tanto semplici e diretti da rappresentare non solo
gli interessi, ma il modo di pensare di molti operai del Nord che non chiedono
teorie e pensieri politicamente corretti ma fatti. Ogni volta che Bossi o
Berlusconi hanno detto cose stigmatizzate dagli esponenti del politicamente
corretto, hanno, in realtà, intercettato il pensiero della gente comune. Il
contrasto si palesò, ormai molti anni fa, in un confronto televisivo fra De
Mita e Bossi. Il primo, nelle sue radicate convinzioni di statista rispettoso
delle regole enfatizzò un complesso percorso di riforme istituzionali in un
linguaggio tanto elaborato quanto astratto. Bossi lo lasciò parlare per un
quarto d'ora e poi concluse: "Ma taches al tram". De Mita rimase allibito
ma perse il confronto senza appello. Da lì cominciò quella decadenza che oggi
lo ha portato fuori del Parlamento mentre la Lega ha conquistato spazi per
ragazzi semplici e ruspanti. La distanza della sinistra dal popolo è tutta
evidente nell'imbarazzo di Giovanni Russo Spena di Rifondazione comunista che
ha dichiarato, dalle nuvole di un'esistenza senza necessità pratiche che,
avendo deciso di comunicare ai compagni di Liberazione la sua indisponibilità
alla ventilata direzione del giornale, non è riuscito a trovare nessuno che gli
desse l'assistenza per spedire un fax. Il quadro non rappresenta soltanto la
fine di un'articolata nomenklatura ma anche la sua materiale impotenza. Il
leghista forse non ha letto Marx ed Hegel ma i fax li spedisce perché non sta nel
cielo della politica, ma vive nelle stesse condizioni degli elettori che lo
votano. Gli alibi intellettuali, lo snobismo, i cachemire, i salotti (aborriti
dalla Lega) e insomma tutte le abitudini della gauche caviar come impediscono
di comprendere il fenomeno della Lega così tengono lontani i voti dei
cittadini. La sinistra chiusa in un universo autoreferenziato non è più capace
di riconoscere i problemi quotidiani garantendo in modo semplice una buona
amministrazione. Cofferati ha avuto buon successo quando ha fatto le stesse
cose del sindaco di Cittadella, ma forse, anche lui, l'ha capito troppo tardi.
© SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Corriere Alto Adige" del 21-04-2008)
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Corriere dell'Alto
Adige - BOLZANO - sezione: 1AECONOMIA - data: 2008-04-20 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE Artigianato Assemblea dei delegati dell'Apa. Pronta la lista di
temi per il futuro governo Berlusconi Munter: riforma dell'Iva e flat tax
Sicurezza, stoccata alla Provincia. Gnecchi: controlli necessari Ridurre la burocrazia e le pressione fiscale I piccoli imprenditori si appellano al
centrodestra BOLZANO - Meno burocrazia, una flat tax come in
Austria e pagamento dell'Iva solo al momento dell'incasso. Questa la lista dei
desiderata consegnata dal direttore dell'Apa, Hanspeter Munter a Maurizio Del
Tenno, presidente dei giovani di Confartigianato e neo onorevole del Popolo
delle Libertà. "Sono le nostre richieste per i primi cento giorni
del governo" afferma Munter. "Faremo il possibile, questi
provvedimenti - sottolinea Del Tenno - sono indispensabili per ristabilire un
clima di fiducia indispensabile per la crescita ". Onde evitare spiacevoli
incidenti diplomatici una lista analoga è stata consegnata anche a Luisa
Gnecchi, assessora a Lavoro e Innovazione da poco eletta a Montecitorio. L'Apa
strizza l'occhio al Pdl che risponde presente. Che gli artigiani altoatesini
vedessero di buon occhio un cambiamento a Palazzo Chigi non è un mistero. La
riprova è arrivata ieri all'assemblea dei delegati dell'Apa quando Maurizio Del
Tenno ha incassato una vera e propria ovazione. Applausi anche per il direttore
Munter che ha enumerato tutte le riforme indispensabili per ridare ossigeno
agli artigiani. "Serve una riduzione della pressione fiscale e
l'introduzione di una flat tax sul modello di Austria, Germania e Spagna. Poi -
aggiunge Munter - chiediamo un taglio della burocrazia
che soffoca le imprese e impedisce loro di lavorare. Infine la questione Iva
che va pagata al momento dell'incasso non alla fatturazione: le piccole imprese
non possono trasformarsi nelle banche dello Stato ". La lista delle
richieste è stata consegnata a Del Tenno ma Munter ci ha tenuto a sottolineare
che si tratta solo di suggerimenti per i primi cento giorni. Poi ne arriveranno
altri. Il direttore dell'Apa non ha rinunciato a lanciare una frecciata anche
alla Provincia ed in particolare all'ispettorato del Lavoro. "Un'impresa è
stata multata perchè un parapetto era alto un centimetro meno di quanto
prescritto dalla legge" protesta Munter. Secca la replica di Luisa Gnecchi:
"Verificheremo ma faccio fatica a credere che i nostri ispettori siano
così intransigenti. La verità - ribatte la neo deputata del Pd - è che in
Italia c'è una certa allergia a moduli e controlli. Per quanto riguarda la
sburocratizzazione invece ricordo che è stato proprio il leader del Pd Veltroni
a proporre la riduzione del numero di leggi". Marco Angelucci Nuovo corso
Hanspeter Munter, direttore dell'associazione artigiani 13.500 Sono le aziende
artigiane altoatesine di cui 8mila sono associate all'Apa. Nel settore lavorano
oltre 40mila persone e 4.800 apprendisti 625 Sono i milioni che ogni anno gli
artigiani versano alle casse dello Stato e della Provincia. In cambio ottengono
contributi per 42 milioni di euro.
( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del
21-04-2008)
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CRONACA 21-04-2008
PROPOSTA SICUREZZA ALIMENTARE Rainieri: aumentare il numero dei veterinari II
"Aumentare il numero dei veterinari delle Asl per assicurare ai
consumatori finali la massima sicurezza sui prodotti alimentari ". A
lanciare la proposta è Fabio Rainieri, leader dei Cobas del latte e neo eletto
deputato della Lega Nord a Parma. "Le frodi alimentari scoperte in questi
ultimi giorni - spiega - sottolineano la necessità di intervenire in tempi
brevi a difesa del consumatore finale. I veterinari che lavorano per le Asl hanno a disposizione mezzi obsoleti e devono fare fronte a
troppa burocrazia ". Da qui l'impegno di Rainieri: "è necessario
incrementare il numero dei veterinari, ma anche dei Nas e dei Nac". E ha
richiamato la necessità di "avvicinare il più possibile la sede
dell'Authority nazionale per l'alimentazione a quella Ue di Parma, affinché le
due strutture lavorino in sintonia".
( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 21-04-2008)
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Tto i Battazzi,
conosciutissimi. Da tutti tranne che dal computer del Servizio Idrico Integrato
che invece li ha "battezzati" come abitanti fuori del centro storico,
e classificandoli - addirittura - tra i non residenti. "Non avrei fatto
nessuna piega, perché so come funziona dato che ho fatto il lavoro di
letturista per una vita, e gli errori sono possibili - spiega Elio Battazzi -
Solo che le tariffe che vengono addebitate ai non residenti sono molto
superiori rispetto alle altre". Questi i numeri: il diritto fisso passa da
30 euro a 56 euro a bimestre mentre il consumo viene addebitato per 1,46 euro a
metro cubo di acqua consumata per i non residenti che scende a 0,46 per i
narnesi. "Ed anche questo passi, perché gli errori sono sempre dietro
l'angolo. Però perché quando abbiamo chiesto il rimborso ce l'hanno accordato
ma solo quello relativo solamente all'anno 2007? Perché per il danno che
abbiamo avuto, dal 2003, non ci verrà riconosciuto amunché perché sembra che
siano scaduti i termini?". Gli importi sono considerevoli perché, se si
prende in esame un consumo medio, si passa da 65 euro a bimestre a circa 155
euro, una bella differenza. "Abbiamo cercato ogni strada: ci siamo imbattuti davanti al muro di gomma della burocrazia poco intelligente che non riesce a capire i propri errori",
dice Elio Battazzi. Tra l'altro viene spiegato che la prima bolletta dopo il
passaggio al Sii è stata perfetta mentre il disguido è avvenuto dalla seconda
in poi. Sono comunque previste azioni da parte dell'associazione dei
consumatori e, non bastanti, anche di avvocati per ottenere un rimborso
che gli utenti ritengono sacrosanto. M.G.
( da "Corriere del Veneto" del 21-04-2008)
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Corriere del Veneto
- VICENZA - sezione: VICENZA2A - data: 2008-04-20 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Lo scontro Nel Comune delle 20 mila sanzioni il dibattito sui
semafori si fa rovente Via i T-Red: "Colpa della giustizia lumaca" Il
sindaco di Altavilla: "Martedì in giunta decideremo se toglierli"
VICENZA - "Spetta alla giunta decidere se togliere definitivamente i T-Red
dai semafori. Questi giorni li utilizzeremo per riflettere, martedì ci
riuniremo e faremo la nostra scelta". Non si sbilancia il sindaco di
Altavilla Vicentina, Giannira Petucco. Assicura: "Ho già una mia
idea", ma non rivela quale. Non esclude neppure che le cose possano
restare come sono attualmente, con buona pace per chi preme per dare un taglio
netto al problema". Dopo che è trapelata l'intenzione dell'amministrazione
di risolvere la querelle circa l'utilizzo dei rilevatori nei tre incroci della
strada regionale 11, ieri è stato il giorno della cautela. Il primo cittadino
conferma che martedì sera la giunta si riunirà per decidere come muoversi, dopo
che il tribunale civile di Vicenza ha rinviato al 21 dicembre 2010 la sentenza
che chiarirà una volta per tutte se è lecito affidare la gestione dei
famigerati T-Red a un'azienda privata. Dopodomani sul tavolo degli assessori ci
saranno due ipotesi: spegnere gli apparecchi, oppure lasciare le cose come
stanno. In quest'ultimo caso gli impianti continuerebbero a fotografare gli
automobilisti che attraversano con il semaforo rosso, nonostante le multe siano
destinate a restare nel cassetto. Da luglio dello scorso anno funziona proprio
così, con il risultato che le sanzioni cadono in prescrizione perché non
vengono consegnate entro cinque mesi. Una situazione paradossale che in molti,
anche all'interno dell'amministrazione, ritengono sia arrivato ormai il momento
di interrompere. Stando alle indiscrezioni trapelate venerdì, la giunta potrebbe
decidere di spegnere le telecamere, a patto che ci sia il via libera degli
avvocati. Occorre infatti accertare i rischi ai quali si andrebbe incontro
stracciando il contratto con la Citiesse, l'azienda che gestisce i dispositivi
e che ottiene il 30 per cento di ogni multa incassata dal Comune. I legali sono
già al lavoro e non è escluso che si tenti una mediazione con l'azienda. Ma il
sindaco non ci sta ad alzare bandiera bianca: "Voglio che sia ben chiaro
che se decideremo di staccare i T-Red non sarà perché ce lo chiede il comitato
di Multavilla o perchè riteniamo di non aver rispettato le regole. La verità è che ci sentiamo impotenti di fronte alla burocrazia e alla lentezza della giustizia italiana". Lo scorso anno,
illustrando la decisione di sospendere la consegna delle multe pur lasciando
accesi i rilevatori, Giannira Petucco aveva assicurato: "Appena il
tribunale civile si esprimerà, oppure il ministero risponderà alle nostre
richieste di chiarimenti, commineremo le sanzioni agli automobilisti indisciplinati".
Ma da Roma non è arrivato alcun parere e per la sentenza occorre attendere il
dicembre 2010. Andrea Priante Semafori sotto accusa Ad Altavilla settemila
ricorsi contro le multe Il rinvio Il tribunale di Vicenza ha rinviato al 2010 la
sentenza sulla legittimità dei rilevatori.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2008)
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Il Sole-24 Ore
sezione: STORIA E STORIE data: 2008-04-20 - pag: 38 autore: La sinistra
italiana Milano, una città di prove generali di Salvatore Carrubba "M
ilano è per noi l'esperienza chiave... Se manca Milano la globalità politica
viene a mancare": così scriveva nei suoi diari, il 17 dicembre 1960, il
leader socialista Piero Nenni. A Roma, il centro-sinistra organico era di là da
venire (se ne sarebbe parlato due anni e mezzo dopo); ma la prova generale, e
decisiva, si giocava in quelle settimane nel capoluogo lombardo, dove la prima
giunta organica di centrosinistra (guidata da Gino Cassinis) avrebbe visto la
luce con largo anticipo sui tempi nazionali, il 18 gennaio 1961. Milano si
confermava così laboratorio politico per eccellenza; nonché sede privilegiata
del laboratorio riformista del cattolicesimo sociale e del socialismo
autonomista. Prosegue con questo libro la sua ricerca sulla specificità della
politica milanese, coraggiosamente innovatrice e anticipatrice, lo studioso
dell'Università degli Studi di Milano Enrico Landoni, già autore di una analoga
ricerca sull'esperienza, altrettanto originale, delle giunte di sinistra che
ressero Milano tra il 1975 e il 1985. La ricerca di Landoni si conferma
interessante per tre ordini di ragioni. La prima è lo scrupolo di cui l'autore dà
prova nello studio e nell'interpretazione di numerose fonti dell'epoca, tratte
da documenti dei partiti e dalle cronache giornalistiche del tempo (quando i
giornali, più che agli inutili gossip di palazzo Marino, davano spazio alle
analisi e alle notizie). La seconda è l'intreccio tra le vicende locali (sia
pure da un osservatorio eccezionale come Milano) e quelle nazionali, qui
ricostruite pure con grande precisione, in un quadro di sintesi delle grandi
trasformazioni in corso nella Dc e nel Psi a cavallo degli anni Cinquanta e
Sessanta. La terza ragione che rende raccomandabile il libro è che, nonostante
il rigore scientifico, esso si fa leggere: la contrastata evoluzione politica
di quegli anni (che a Milano aveva visto una breve, abortita prova generale di
centrosinistra fin dall'indomani delle elezioni amministrative del 1956)
diventa una avvincente cronaca che rende la ricchezza e il travaglio di una
città dove tutte le grandi famiglie politiche dell'epoca erano rappresentate ai
massimi livelli; e che smentisce l'abusato clichédi una città distratta e a
rimorchio della " grande" politica. Il terreno d'incontro e di
elaborazione del centro-sinistra a Milano fu rappresentato soprattutto dalla
gestione di quelle che oggi chiamiamo le utility. è paradossale, viene da
concludere, che quella che allora apparve il senso della svolta e della
modernità, cioè la politica di municipa-lizzazioni, appaia oggi l'ultima trincea della resistenza al cambiamento delle burocrazie e
delle politiche municipali tutte unite, al di là degli schieramenti, a
difendere uno statalismo di campanile col quale oggi ci troviamo a fare i
conti. Chissà se, anche su questo campo, Milano saprà in futuro dare l'esempio.
1 Enrico Landoni, "Il laboratorio delle riforme - Milano dal centrismo al
centro-sinistra (1956-1961)", Piero Lacaita Editore,
ManduriaBari-Roma, pagg. 532, Á 20,00. Negli anni 50 e 60, il capoluogo
lombardo non fu a rimorchio della grande politica, anzi ne fu il centro
propulsore.
( da "Panorama" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
10 piccoli leader
globali ANTONELLA BERSANI Vivere con il supereuro Non amano le luci della
ribalta. Ma sono i numeri uno mondiali nel proprio settore. Ecco dieci aziende
che sono riuscite a conquistare i mercati pur con una valuta forte. A loro
"Panorama" ha chiesto il segreto del successo. E un consiglio per il
nuovo governo. Meraviglie dell'economia: il pil italiano langue e le
esportazioni galoppano. La produttività è in affanno e le vendite all'estero
fanno tintinnare le casse. Cosa significa tutto questo? Che molte imprese
italiane hanno saputo adattarsi alle nuove esigenze del mercato, individuando
una formula che ha nella qualità, nella specializzazione e nell'innovazione
tecnologica i suoi punti di forza. "L'economia italiana sta attraversando
un profondo processo di trasformazione" conferma Gregorio De Felice,
responsabile dell'ufficio studi di Intesa Sanpaolo. "A causa dei costi di
produzione elevati, infatti, le nostre imprese stanno rinunciando sempre più a
produrre beni di massa in favore di manufatti specializzati e di qualità, che
si collocano nel segmento alto del mercato. Riuscire in questo passaggio fatto
di ricerca, innovazione tecnologica e presidio dei mercati attraverso un
collegamento virtuoso tra luogo di produzione e di distribuzione significa
vincere la sfida". In effetti, è soltanto grazie al più 5 per cento fatto
segnare dall'export nel 2007 che l'Italia è riuscita a compensare la perdita di
competitività provocata dal super- euro e dall'aumento del costo delle materie
prime. Con un pil fermo a più 1,5 "si cercano nuovi sbocchi, che le
imprese stanno sempre più individuando nei paesi extraeuropei più lontani ma
con tassi di crescita elevati". Tra i più attraenti ci sono ovviamente
Russia e Cina, "ma anche l'area Opec, l'Egitto o la Turchia".
Internazionalizzazione, nicchie di mercato e politiche di marchio sono i
fattori guida, però che non eliminano la paura che questo boom possa essere
soltanto temporaneo. Come resistere, dunque? Panorama lo ha chiesto a dieci
imprese che hanno due caratteristiche: fanno parlare poco di sé e sono i leader
mondiali nel proprio settore. Ecco le loro storie. Ponti Aceto di vino rapidi
ad adattarsi In 50 paesi Non è un tipo brusco Giacomo Ponti, amministratore
delegato dell'azienda che la sua famiglia si tramanda ormai da 5 generazioni:
la Ponti spa di Ghemme (Novara). Ad addolcirlo è la sicurezza di controllare il
mercato mondiale dell'aceto di vino. Qualche numero: 500 mila bottiglie di
aceto prodotte ogni giorno nei 5 stabilimenti, 70 milioni quelle vendute nel
2007, export in 50 paesi e 105 milioni il fatturato. "Ci aiutano
l'apprezzamento internazionale per il food italiano e ancora una italianissima
capacità di adattamento ai mercati" dice Ponti. Qualità invidiabili, ma
spesso lasciate a se stesse. "Attenzione: la Spagna ha riempito il
Parlamento europeo di tecnici esperti, giovani e poliglotti per promuovere le
proprie istanze. E l'Italia che fa?". Gruppi Mossi & Ghisolfi Resine
speciali un gigante e la ricerca fai-da-te A braccetto con il Mit Leader nella
produzione di resine speciali (Pet) per bottiglie e imballaggi. Mossi &
Ghisolfi, multinazionale chimica a gestione familiare di Tortona (Alessandria),
rivaleggia in innovazione con i migliori poli tecnologici internazionali.
"Spendiamo 4 milioni l'anno in brevetti" dice il vicepresidente Guido
Ghisolfi "ma in questo settore l'Italia è poco strutturata: passano anni
prima che vengano esaminati". La M&G fattura 2,6 miliardi di dollari,
gestisce tre centri di ricerca, 3 mila dipendenti e 100 ricercatori. Finanzia
il Politecnico di Torino e a Tortona sta costruendo, con Dupont, Mit e Imperial
College di Londra, il suo centro di eccellenza per produrre bioetanolo dalla
canna palustre. "Investiremo 120 milioni in 4 anni, convinti che l'Italia
possa dire la sua anche in campo energetico. La ricerca, però, andrebbe
sostenuta con più decisione. Serve una legge come la 46/82, che ci permise di
reinvestire tutti gli utili nel centro di ricerca di Isernia. E una gestione
più selettiva dei fondi. Cito a esempio la legge 488: non poco per tutti, ma il
giusto ai progetti importanti". Prinoth Macchine battipista precisione
teutonica, stile latino "Troppe tasse" Discese alpine, asiatiche,
russe e canadesi. Le piste da sci non sono tutte uguali: capirle e adattarsi
vale la leadership mondiale nel settore delle macchine battipista che può
vantare la Prinoth, società altoatesina da 140 milioni di fatturato (previsioni
2008) e 280 dipendenti tra Italia e Canada. "Come si compete sui mercati?
Design, tecnologia, più di 2 milioni investiti in ricerca e assistenza
capillare: la stagione invernale è breve e ai clienti non deve capitare un blocco
nel periodo di massima affluenza turistica" risponde Werner Amort,
presidente della spa controllata dal gruppo Leitner di Vipiteno. Precisione
teutonica ma radici e stile italiani. Con qualche rimpianto. "Per
rilanciare l'economia italiana serve più formazione e meno tasse. La sede di
Prinoth è collegata con uno stabilimento a
( da "Panorama" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
FUORI PORTA Superare
la questione settentrionale BRUNO VESPA Il Nord ha bisogno di una politica nazionale che lo tolga dalla gabbia di provvedere da solo alle
enormi insufficienze nazionali, dalla burocrazia alle
infrastrutture. Nel 1899 Gaetano Salvemini scriveva in un saggio sulla
questione meridionale: "L'alta Italia possiede il 48 per cento della
ricchezza totale e paga meno del 40 per cento del carico tributario; l'Italia
media possiede il 25 per cento e paga il 28 per cento; l'Italia
meridionale possiede il 27 per cento e paga il 32 per cento. Nel dare, il
Meridione è all'avanguardia, nel ricevere è alla retroguardia". Poco sopra
osservava: "Il Napoletano e la Sicilia non avevano debiti, quando
entrarono a far parte dell'Italia una; e la unità del bilancio nazionale ebbe
l'effetto di obbligare i meridionali a pagare gl'interessi dei debiti fatti dai
settentrionali prima dell'unità e fatti quasi tutti per iscopi che coll'unità
nulla avevano da fare". Il Meridione pagò i suoi ritardi nello sviluppo
con una drammatica emigrazione, ma nel secondo dopoguerra ha avuto per decenni
enormi risorse che non ha saputo sfruttare. Se il trionfo della Lega alle
elezioni del 13 aprile dimostra quanto sia forte la questione settentrionale, è
pur vero che per ragioni diverse, e con responsabilità da spartire, la
questione meridionale non è mai stata risolta. Dopo una vittoria largamente
superiore alle attese (tranne che alle sue), Silvio Berlusconi gioca la carta
decisiva della propria vita personale e politica: il suo terzo governo ha senso
solo se sarà in grado di lasciare il segno e di rimettere in piedi davvero l'Italia
nell'arco della legislatura. Altrimenti è meglio passare la mano. Ma una
responsabilità gigantesca in questa fase storica l'ha pure Umberto Bossi.
Descritto dai media internazionali e percepito dall'opinione pubblica
progressista italiana come il leader di un movimento di estrema destra, Bossi è
in realtà a capo di un partito radicalmente antifascista e con una solida base
operaia. Il rapporto di
( da "Panorama" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
C'è un notaio dei miracoli
BIANCA STANCANELLI - DA LOURDES I 150 anni di Lourdes È l'unico che può
certificare quando una guarigione è opera di Dio. Finora ne ha promosse due. Ma
Patrick Theillier, responsabile dell'ufficio medico del santuario, afferma:
"I malati salvati dalla Madonna sono un numero enorme". Il giudice
dei miracoli è deluso. "Je suis désolé" confessa, nel suo
bell'ufficio pieno di luce e di libri, con le finestre spalancate sul grande
viale che conduce alla Basilica di Lourdes. Fuori, in un mite pomeriggio d'aprile,
file di pellegrini si avviano alla grotta dove, centocinquant'anni fa, la
Signora in bianco apparve a Bernadette Soubirous e la invitò a bere da una
sorgente che sgorgava a fior di terra. È l'anno del Giubileo di Lourdes e il
richiamo per i fedeli è più forte che mai. In questa cittadina del sud-ovest
della Francia, celebre come la terra dei miracoli, si attendono 8 milioni di
presenze. E tanti arriveranno col sogno di guarire dai mali più devastanti. Se
accadrà, è a quest'uomo che lo racconteranno: Patrick Theillier, 64 anni, sei
figli e 17 nipoti, da 10 anni responsabile dell'ufficio medico del santuario. È
lui a decidere se una guarigione può considerarsi inspiegabile per la scienza e
se va avviata la lunga, complessa procedura che porta alla proclamazione del
miracolo. L'ultima guarigione cui scienza e Chiesa hanno dato quell'imprimatur
riguarda un uomo, Jean-Pierre Bély, che, il 9 ottobre del 1987, ridotto
all'immobilità dalla sclerosi a placche, al terzo giorno di pellegrinaggio
sentì di poter tornare a muoversi. Nel 1998 toccò al dottor Theillier, fresco
di nomina, convincere i suoi colleghi medici che quella guarigione era un
mistero per la scienza, aprendo la via al riconoscimento canonico del miracolo.
È stata l'unica volta, da quando il vescovo di Tarbes, Jacques Perrier, lo ha
chiamato a capo dello staff medico del santuario, in cui ha provato questa
soddisfazione. Eppure, quest'uomo dalla corta barba bianca, uno sguardo
d'indecifrabile ironia, che si dichiara profondamente credente ("Sarei
schizofrenico se non lo fossi"), dice che le guarigioni a Lourdes sono
"un numero enorme": "Ne accadono tutti i giorni. In 150 anni più
di 7 mila persone hanno detto d'essere guarite miracolosamente e molte di più
hanno ritrovato la salute senza darne pubblica dichiarazione. In 2 mila di quei
7 mila casi la scienza ha concluso che le guarigioni erano inspiegabili. Ma
solo per una su 100 la Chiesa ha riconosciuto ufficialmente il miracolo".
I miracolati di Lourdes, dal
( da "Panorama" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Italia addio: ce ne
andiamo a casa MARINA GERSONY L'altra faccia dell'immigrazione Mentre non si
ferma il flusso degli extracomunitari che entrano nel Paese, si assiste anche
al fenomeno inverso: persone che, dopo anni di lavoro, tornano in Cina, in
Africa o in Romania. Il problema è che spesso sono i migliori, i più colti e
preparati: badanti, piccoli imprenditori, operai specializzati che, schiacciati dalla difficile congiuntura economica e dalla burocrazia, vanno dove sta scoppiando il boom. Trattiene le lacrime a
stento. Ha lo sguardo abbassato di chi non vuol farsi vedere. Fra pochi giorni
dovrà lasciare l'Italia a cui è molto affezionato. Ma qui non ce la fa più a
vivere, tutto costa troppo e il lavoro non c'è. "Volevo aiutare la
mia famiglia che conta sul mio appoggio. Purtroppo non è andata così":
Babacar ha la voce spezzata. Nato a Dakar 26 anni fa, è laureato in
giurisprudenza. Faccia da bravo ragazzo, italiano perfetto, è arrivato a Roma
nel 2003 con un visto da turista. "Volevo inserirmi nel mondo del lavoro.
Non è facile se non conosci nessuno. Ho passato giornate intere a raccogliere
informazioni tra uffici e sportelli. Avevo il timore di non trovare un lavoro
attinente agli studi che ho fatto grazie ai sacrifici della mia famiglia.
Certo, non avevo esperienza, ma ero disponibile a imparare". Prima di
prendere la decisione di partire per Bordeaux, dove un fratello lo aspetta,
Babacar ha fatto di tutto, dal venditore di libri per strada al mediatore
culturale. "Ho scelto di andare in Francia perché come tutti i senegalesi
sono francofono. Spero che là il mio titolo di studio venga preso in
considerazione". Amano l'Italia, sono arrivati carichi di aspettative, ora
se ne vanno delusi. Motivo: la crisi economica che ha scardinato molte
certezze; il sistema politico e istituzionale che non promuove la crescita e
non fa sviluppare il Paese; e non ultimo un sentimento di malcelato razzismo:
se in Italia fino a pochi anni fa si stava bene, ora gli stranieri sono troppi
e la competitività è aumentata. "Ho deciso di tornarmene in Ecuador. Qui
tutto è complicato e poco innovativo rispetto ad altri paesi. Se già è faticoso
per gli italiani, figuriamoci per noi. E dire che paghiamo gli stessi
contributi": Irene Arambulo è nata nel
( da "Libertà" del 21-04-2008)
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34 AGENDA lunedì 21 aprile
2008 La riflessione Per progettare il futuro ci vuole la virtù laica chiamata
speranza FRANCO SCEPI Aristotele, il filosofo greco, diceva che la speranza è
un sogno fatto da svegli. Personalmente preferisco pensare alla speranza come
alla possibilità di azione del futuro. La speranza riapre l'orizzonte, ed è
questa apertura che rida gioia, slancio, interesse e calore. Sbaglia colui che
immagina un mondo fermo, fatto di idee consolidate. Ad ogni tappa della vita
cambiamo noi, cambiano le aspettative degli altri nei nostri riguardi, cambia
il gruppo sociale in cui siamo inseriti e cambia anche la società nel suo
complesso. Eppure spesso si sente dire che l'umanità non ha più futuro perché
ha perso la capacità di immaginarselo, perché viviamo con lo sguardo a terra
schiacciati sul presente, indifferenti al passato e all'avvenire. Forse è vero,
perché il futuro appartiene ai signori della finanza, che l'hanno già
immaginato per noi. Ho voluto fare questa premessa perché le elezioni si sono
concluse, e c'è chi parla di un nuovo orizzonte nella politica Italiana: la
terza repubblica, la prima volta senza i comunisti in parlamento. C'è una
singolare sincronicità in tutto ciò che sta avvenendo. Infatti nel 1989 un
movimento popolare abbatteva il muro di Berlino e i sovietici lasciavano la
Germania Orientale. Il prossimo 2009 sarà l'anniversario dei venti anni da
quella storica data. Tutto avvenne in tempi brevissimi. Si ebbe la netta
sensazione che l'intero impero comunista si fosse scosso dalle fondamenta. Ma i
segni premonitori già erano presenti in Polonia con la sfida del movimento
cattolico di Solidarnosc. Ricordo bene quel periodo storico, perché è
strettamente legato al mio percorso umano e artistico. Era il 1977 e venni
invitato a Cracovie da Andrzei Wajda ( maestro della cinematografia polacca e
amico dell'allora arcivescovo Karol Woitjla) perché, in quel tempo io godevo di
una certa notorietà come regista, oltre a quella di artista della
comunicazione. Suggestionato dal clima politico repressivo del paese, fui mosso
da improvvisa ispirazione e dipinsi un quadro ad olio, che probabilmente alcuni
ricordano, raffigurante la testa di un uomo, chiuso nella forma di un muro di
mattoni, dalla quale sommità fuoriuscivano, portati via da una colomba la falce
e il martello, simboli del comunismo. Non immaginavo che quella mia intuizione,
nel tempo, sarebbe assunta ad "icona"con il nome l'Uomo della Pace di
Scepi (Scepi's Man of Peace). Infatti in seguito, il destino mi portò
realizzare da quella immagine e su invito di Mikhil Gorbaciov, un monumento in
bronzo, approvato da Giovanni Paolo II e sottoscritto dai Nobel della Pace di
tutto il mondo, perché considerato immagine significante del crollo del muro,
fine della repressione comunista e della guerra fredda . Dopo la caduta
dell'unione sovietica, del 1989 quali furono le conseguenze in Italia? Tutti si
aspettavano una crisi del partito comunista , ma si sbagliavano. Il marxismo è
stata una civilizzazione culturale, come il Cristianesimo, l'Islam. Quante
volte era stato detto che il Cristianesimo era finito, che il cattolicesimo era
tramontato, E invece, ogni volta sono sopravvissuti, riformandosi,
rinnovandosi. E lo stesso è avvenuto per il marxismo. Dopo la crisi iniziale,
coloro che vi hanno creduto, che gli sono rimasti fedeli per anni, lo hanno
rinnovato, perché non hanno voluto rinunciare alla grande speranza. Ancora
oggi, con queste elezioni 2008, che si sancisce, a diciannove anni dal crollo
del comunismo sovietico, la fine del comunismo Italiano, penso possa essere più
realistico pensare che il comunismo all'Italiana sarà "il classico morto
che parla". Andrà incontro ad una evoluzione ideologica in senso
pseudoliberale, ma conserverà il suo nucleo interno; cioè la diffidenza verso
il privato, e continuerà ad avere fiducia nel pubblico,
nello statalismo, nella burocrazia. Se esaminiamo il presente, comprendiamo che la fiducia nel
progresso si è infranta nel crescente dualismo della globalizzazione:
l'accrescersi delle disuguaglianze tra paesi ricchi e paesi poveri. Si è
esaurito il mito del progresso infinito? Il prezzo del petrolio continua
a salire mentre un viaggio Low cost a Parigi o a Londra può ancora costare meno
di una spesa al supermercato. Il superfluo viene a costare assurdamente meno
del necessario. Cosa fare per non cedere alla depressione? L'unico valore che
ci permette di progettare ancora un possibile futuro è la virtù laica chiamata
"speranza". © LIBERTA' © 1996 - 2007 Libertà On Line - Tutti i
diritti sono riservati Editoriale LIBERTA' S.p.A. - P.IVA 01447930338.
( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del
21-04-2008)
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Affari & Finanza
> RAPPORTO/RISPARMIO GESTITO Affari & Finanza > RAPPORTO/ENERGIA E
TECNOLOGIA Cara bolletta addio sì all'energia faidate CHRISTIAN BENNA Caro
bolletta addio. Ora l'energia è faidate. Sono centinaia le aziende italiane che
hanno investito in impianti di cogenerazione per scacciare l'incubo
dell'elettricità più "salata" d'Europa. Un taglio netto
all'allacciamento con la società elettrica, autosufficienza a prova di black
out, nessun obbligo di acquisto di certificati verdi grazie alla riduzione di
anidride carbonica emessa (
( da "Panorama.it" del 21-04-2008)
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Auto e moto - http://blog.panorama.it/autoemoto
- Che cosa cambierà per gli automobilisti? Gli impegni del Pdl su Auto oggi
Posted By simone_tortini On 15/4/2008 @ 17:30 In Headlines | No Comments Che
cosa ha in mente il centrodestra per gli italiani al volante? Adesso che hanno
vinto dovranno mantenere gli impegni. Sul numero in edicola di Auto oggi c'è un
ampio servizio su come il Pdl intende risolvere i problemi strutturali del
traffico e dell'inquinamento. Fini, rispondendo all'appello lanciato a tutte le
forze politiche dall'ACI, ha anticipato che l'impegno della sua coalizione si
concentrerà, oltre che sulla realizzazione delle infrastrutture necessarie al
Paese, su quattro punti chiave. Il futuro Presidente della Camera, ribadita la
necessità di maggiori controlli, ha posto l'accento sul problema della
prevenzione dei comportamenti indisciplinati. Si è dichiarato favorevole alla
semplificazione del Codice della Strada ed all'introduzione di ulteriori
sistemi di "formazione", come i corsi di guida sicura, dedicati in
particolare ai nuovi automobilisti. Il rispetto dell'ambiente passerà
attraverso l'attuazione di politiche per eliminare i vecchi veicoli inquinanti,
incentivando al contempo la loro sostituzione con vetture
più sicure e rispettose dell'ambiente. Infine, nell'ambito di un più ampio
progetto di decongestione e velocizzazione della burocrazia, è
previsto il potenziamento delle procedure di digitalizzazione e
smaterializzazione dei documenti cartacei.
( da "Opinione, L'" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Oggi è Lun, 21 Apr
2008 Edizione 77 del 19-04-2008 STATALISMO E PROTEZIONISMO NELLE DICHIARAZIONI
DEL MINISTRO IN PECTORE Più Stato, meno privato Il
"Tremonti-pensiero" di Carlo Lottieri Intervenendo all'assemblea
delle cooperative, Giulio Tremonti ha l'altro ieri riproposto il suo Verbo:
quell'astruso apparato concettuale che unisce conservatorismo e marxismo in un
cocktail davvero bizzarro, sintetizzabile in "più pubblico, meno
privato". La tesi centrale tremontiana è che l'economia ? se lasciata in
mano ai privati ? è destinata a produrre crisi e disastri a ripetizione, e che
quindi c'è bisogno di un costante intervento correttivo (debito pubblico,
sussidi, pianificazione) che in qualche modo ponga rimedio. Agitando lo slogan
"il mercato se è possibile (e quindi quasi mai), ma il Governo se è
necessario (e cioè quasi sempre)", quest'uomo in procinto di porsi alla
testa di circa metà delle risorse prodotte in Italia ha insomma rivendicato un
ruolo accresciuto per lo Stato e di fatto per l'intero ceto politico. L'analisi
è partita dalla crisi finanziaria americana. Ignorando il ruolo giocato dalla
Banca centrale nella formazione della bolla immobiliare, oltre che nella
moltiplicazione di prestiti irragionevoli (giustificati dal fatto che il costo
del denaro era quasi nullo), Tremonti ha addossato all'economia privata la
responsabilità dei guai attuali. E se i privati falliscono, toccherà a ministri
e tecnocrati il compito di raddrizzare le cose. Per fortuna, molto di tutto ciò
è destinato a non trovare concreata realizzazione. La battaglia protezionista,
ad esempio, è destinata ad andare largamente a vuoto, per la semplice ragione
che l'Italia oggi non può determinare dazi o altre barriere, e che a Bruxelles
non paiono molto interessati alle verbose analisi provenienti dall'Europa
meridionale. L'altra proposta formulata da Tremonti rischia di avere analoghe
probabilità di insuccesso. Secondo il ministro in pectore, infatti, l'Europa
dovrebbe emettere "eurobond per lo sviluppo". L'Unione europea
andrebbe insomma essere autorizzata dagli Stati membri a costituire un proprio
debito, da aggiungersi a quelli nazionali già esistenti, e destinato anch'esso
a gravare sulle future generazioni. A parte l'ineleganza del fatto che il Paese
con il maggiore debito (l'Italia) proponga un debito ulteriore, è facile
prevedere le reazioni di Londra o Berlino. Perfino in Italia non tutti saranno
d'accordo, dato che la Lega esprime un euroscetticismo incompatibile con questa
oggettiva espansione del potere di Bruxelles. Le tesi di Tremonti, per giunta,
non raccolgono molti sostegni, né il professore può rallegrarsi del favore
proveniente da vari settori dell'estrema sinistra e ? nelle ultime ore ? anche
da Guido Rossi, altro iper-statalista ideologico e grand commis di tutti i
potentati pubblici. Esprimendo un aperto sostegno al neocolbertismo di chi
vuole ridurre lo spazio del privato per allargare quello dei politici e della burocrazia, Rossi ha però fortemente criticato la richiesta di federalismo
fiscale avanzato dalla Lega. Perché è del tutto evidente che lo statalismo
della coppia Trementi & Rossi non può sposarsi con quel rovesciamento della
piramide fiscale voluto da Bossi e destinato a scatenare la più dura
competizione "mercatista" tra regioni orientate ad abbassare le tasse
per attirare capitali. Inseguendo il suo disegno ideologico (che implica
pure un sostegno pubblico alle banche in difficoltà: prendendo ai poveri per
dare ai ricchi?), Tremonti rischia di entrare in collisione con le logiche
localiste e anti-europee del movimento che oggi dispone dei voti decisivi al
Senato, e che pretende dalla maggioranza una riforma del fisco e dell'economia
pubblica in senso radicalmente federale. Ma forse non è il caso di andare tanto
avanti. Con ogni probabilità, le tesi di Tremonti sul debito, sullo scambio
internazionale e sul ruolo dello Stato come assicuratore gratuito di tutti gli
istituti bancari di grandi dimensioni sono proprio destinate a rimanere quello
che sono: argomenti di discussione. E non è neppure detto che alla prova dei
fatti il nuovo ministro dell'Economia non mostri un buonsenso oggi
difficilmente ricavabile dalla sua astrusa ideologia.
( da "Mattino, Il (Circondario Sud2)" del
21-04-2008)
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Lettere Il teatro per
amore Elia Vinci - NAPOLI Ho letto l'articolo sulla rassegna teatrale
"Maggio si tu" e fa piacere che almeno le compagnie amatoriali si
ricordino dei fratelli Maggio. Ho assistito a quasi tutte le loro
divertentissime messe in scena, ultime quelle di Rosalia Maggio. Già l'anno
scorso ho apprezzato la rassegna dedicata a Nino e Carlo Taranto, sempre
organizzata dall'Edis Teatro presieduto da Anna Sciotti, affiancata da Rita
Paolino e Veronica Salzano, con la consulenza storiografica e musicale di Antonio
Sciotti. E già, a Napoli la memoria è affidata soprattuto agli amatori,
magnifica parola. Non solo risate: a fine rassegna l'Edis allestirà una mostra
di cimeli di Beniamino Maggio. Almeno ci consola l'antica grandezza Luigino
Piccirilli - AFRAGOLA (NA) Caro Gargano, i meridionali (il napoletano
specialmente) sono sempre costretti, soprattutto per necessità, a spandersi per
il mondo, portando la loro intelligenza. Ma l'ambizione è sempre la stessa: il
ritorno in patria e in famiglia. Un desiderio che sente anche chi all'estero ha
fatto affari d'oro, come, che so, un napoletano che abbia aperto una pizzeria a
Chicago. E lo dice pure la canzone: "Luntano 'a Napule nun se po'
sta". In noi una grande fetta dell'uomo greco, che amava l'avventura della
conoscenza e l'etica dell'emigrante, e, libero, diveniva l'uomo del mondo
nonché l'uomo che veniva da lontano. Il suo archetipo era Ulisse, il primo
colonizzatore di mari e terre. Il suo fascino spingeva i greci attraverso le
Colonne d'Ercole e l'Atlantico fin sulle coste della Penisola Iberica e della
Bretagna. Ma il loro Far West fu l'Italia meridionale, a cominciare da
Pithecusa (Ischia), dove nell'VIII secolo a. C. approdarono gli Eubei di
Calcide ed Eretria, esperti nella lavorazione dei metalli. Euboici pure i fondatori
di Cuma, che a sua volta fondava Napoli. Poi fu tutto uno splendore di città,
feconde di uomini illustri, a formare una Grecia più grande, di cui i primi
eredi furono i greci stessi, come diceva Marcello Gigante. Un filosofo della
seconda metà del IV secolo a. C., Aristosseno di Taranto, così scriveva:
"Mentre prima era ignota, per merito di Pitagora fu chiamata Magna Grecia
e in essa fiorirono filosofi, poeti e legislatori e fu da loro che l'arte
oratoria, i discorsi celebrativi e le leggi scritte passarono in Grecia".
Tuttavia, ironia del destino, oggi, la culla della civiltà occidentale è
diventata terra di guai, terra del male e della mala con i suoi morti
ammazzati. Ma noi, pure guardando le immondizie, ci ricordiamo che qui
Senofane, Pitagora e Parmenide insegnavano la virtù e tutto ci possono
strappare, tranne lo splendore delle nostre origini e l'antica grandezza. Caro
Gargano, a proposito di chi parla a sproposito contro Napoli e il Sud, lei
ricorda quando Luigi Compagnone ritraeva in un articolo due personaggi del nord
a orinare su un nostro "muntone 'e munnezza"? All'improvviso (diceva
lui) l'immondizia sparì e i due compari si trovarono l'uno di fronte all'altro,
a orinarsi addosso. Tanto era feroce Luigi nella sua satira. Ricambio, caro professore
Piccirilli, con due pensieri altrettanto consolatori: "Studia il passato
se vuoi prevedere il futuro" (Seneca), "Il passato vive ogni giorno
perché non è mai passato" (proverbio africano) Il governo ci aiuti solo se
lo meriteremo Francesco Napoletano - NAPOLI Mi sono chiesto come sia possibile
che a Napoli secoli di cultura, di intelligenza, di fantasia, di civiltà, d'un
tratto si siano persi nel nulla, anzi nella monnezza. E mi sono detto che non
si può continuare, come fanno Bassolino e compagni da 14 anni, a fare finta di
niente e a non trovare una soluzione. Vorrei che il nuovo Governo lanciasse un
messaggio: "Dimostrateci che avete capito e raccogliete l'immondizia in
modo differenziato. Noi puliremo gli spazi dove l'avete conferita come si deve,
altrimenti continuerete a essere sepolti". "Anche noi detenuti
tifiamo per gli onesti" Domenico Baiano - NAPOLI Gentile dottor Gargano,
la ringrazio anche a nome di altri detenuti per lo spazio messo a disposizione.
Sono recluso a Poggioreale e - avendo 52 anni, una meravigliosa moglie e tre
stupendi figli di 17, 15 e 9 anni - mi sento quasi in dovere di rispondere alla
lettera del signor Bernardo Venditti di Caserta. Egli lamenta carenza di
opportunità di lavoro sia a Napoli sia al sud, tanto da citare esempi di
ingiustizia e fatti di cronaca giudiziaria. Esempi e paradossi nella nostra
società si sprecano e mai si capirà di chi siano le responsabilità. Io
inviterei il signor Bernardo a continuare nella direzione fin qui seguita,
quella della rettitudine e onestà. Solo come sta facendo potrà sperare in un
degno futuro. Vi rembrerà un parodosso, ma anche noi detenuti aspettiamo
persone in gamba come Bernardo per un domani migliore. Strade alternative non
ce ne sono, quelle del delinquere sono il baratro dell'uomo. Continua così,
caro amico sconosciuto, mia madre diceva sempre: "Chi ce ha criato nun è
puveriello". Insisti, prima o poi troverai la porta giusta e la chiave per
aprirla. Lettera seria, il signor Bernardo la apprezzerà. L'immondizia in
Svezia è vita Silvio Scuderi - HOOR (Svezia) In Svezia non c'è il problema
della munnezza, tutti i cittadini sono obbligati a dividerla in ogni palazzo o
villa. Ci sono quattro contenitori, uno per carta e cartoni, uno per la
plastica, un terzo per il vetro, l'ultimo per i rifiuti di cucina che il Comune
mescola con la terra e alcune erbe e vende il composto ai contadini, ai
produttori di fiori e ai privati che possono usarlo nei giardini. I cartoni e i
piccoli pezzi di legno vanno alla stazione pubblica che produce acqua calda,
qui pochi hanno lo scaldabagno. In ogni piazza ci sono invece grandi
contenitori di plastica, divisi tra quelli destinati alle bottiglie di vetro
bianco e colorato. Gli svedesi sono obbligati a portare a un centro di raccolta
frigoriferi, televisioni, giradischi e altri oggetti riciclabili. In altro
luogo vanno consegnati le batterie, il mercurio e altri prodotti tossici. Le
ruote delle auto vengono sbriciolate e mescolate con catrame per asfaltare le
strade. Dall'immondizia in Svezia si ricava vita. Spero che ciò possa avvenire
anche in Italia, specialmente a Napoli. I nostri lettori, a mano a mano, ci
stanno informando sui modi di smaltire i rifiuti nel mondo. Il signor Scuderi,
napoletano, vive da molti anni in Svezia. Scrive poesie e dipinge. Ci ha
inviato alcuni suoi lavori - lo ringraziamo di cuore - personalissimo quello in
cui da una cassetta escono bolle gialle. Alcuni versi: "La mia casa deve
essere aperta / al sole al vento e ai rumori del mare, / come un tempio greco /
con tanta tanta tanta / luce dappertutto". "L'artista assassino l'ho
affidato ad Attila" Achille della Ragione - NAPOLI Gentile dottor Gargano,
ho letto la lettera sullo pseudo artista che ha massacrato un cane credendo di
creare un'opera d'arte. Egli è solo un gran figlio di mignotta e se verrà in
Italia mi impegno a denunciarlo penalmente e con lui gli organizzatori;
soprattutto ho parlato di lui ad Attila, il mio fedele rottweiler, lui sa già
come dovrà comportarsi. Non è un programma pacifista, ma rende l'idea di quanto
sia obbrobriosa la pretesa "arte" di quel signore. La bellissima
vittoria di una scuola napoletana Ipia Bernini - NAPOLI La squadra dell'Ipia
Bernini di Napoli, composta dagli allievi Gioacchino Russo e Marco Tortora,
sotto la guida tecnica dei docenti Caccavale e de Vincentiis, ha vinto a Terni
la gara a squadre di tecnica automobilistica e di autoriparazione promossa
dalla Toyota. Hanno partecipato 14 istituti scolastici di tutta Italia. È un
piccolo trionfo della serietà e va a sfatare i luoghi comuni che ammazzano la
speranza di futuro dei giovani, specialmente del Sud. Vincere una gara con tre
giorni di prove diverse richiede a ragazzi di 17 anni soprattutto controllo di
sé, dominio dello stress e rispetto delle regole. Tortora parteciperà alle selezioni
europee a Rotterdam. Nessuna eccellenza innata, faticose conquiste giorno per
giorno. Nessun trionfalismo; ma la speranza è che questa vittoria possa portare
un valore aggiunto: Napoli può fornire anche questo. La notizia può contribuire
alla diminuzione dei soliti stereotipi e può stimolare quanti lavorano con
difficoltà enormi, nella scuola e altrove. Un bel segnale, complimenti. Manca
l'acqua e nessuno ti avvisa Emanuela Chiti - NAPOLI Esprimo tutto il mio sdegno
per il comportamento dei responsabili dell'Arin, l'azienda che cura
l'erogazione dell'acqua a Napoli. Il 2 aprile al corso Amedeo di Savoia, dove
abito, è mancata l'acqua dalle 11 alle 22.30, senza che nessuno ci avvisasse.
Con due bimbi piccoli e mio padre gravemente malato ho avuto tantissimi
problemi. Ho telefonato più volte al numero di pronto intervento dell'Arin, ma
l'operatore diceva che occorreva molto tempo per inviare la squadra di operai
per riparare la condotta idrica. La mancanza di professionalità (inadeguadezza
di fronte agli eventuali guasti) è sconcertante. Ma come si può restare senza
acqua per quasi 12 ore per la totale inefficienza dei dirigenti? Perchè non
pensano di dimettersi? O qualcuno li licenzi. * * * francese_2008@libero.it
Segnalo che l'Arin ha sospeso per l'ennesima volta la fornitura in via San
Giacomo dei Capri e Rione Alto e, come al solito, senza avvisare nessuno,
questa volta con danni e difficoltà più o meno gravi. È stata avviata una
raccolta di firme per adire le vie legali, qualora fosse possibile, per interruzione
di pubblico servizio. Ecco i colpevoli della crisi di Napoli Antonio Ascione,
Luigi Sigillo, Luigi Varriale - NAPOLI Il declino di Napoli è dovuto
all'aumento dei finti "signori"; ai duraturi riflessi delle crisi del
dopoguerra su piccola industria e artigianato; alla mancanza di una vera
cultura imprenditoriale e della partecipazione civica della borghesia; alle
disgregazioni della classe politica, già di basso livello, dopo Mani Pulite.
Chi non chiede e non si fa cambiare la testa è deriso e trattato male. O dite
di no? Non diciamo di no e ci colpisce quel riferimento ai "finti
signori". Gratis gli spot sull'immondizia Guglielmo Martucci Schisa -
NAPOLI Sono corali indignazione e protesta di quasi tutti i campani per la
tassa smaltimento rifiuti affibbiataci con la montagna di munnezza. La
famigerata Tarsu è superiore del 50% alla media nazionale, in qualche caso il
doppio. Ma trovo ingrata la protesta. Non si tiene in giusto conto che grazie
alla montagna di munnezza oggi siamo conosciuti dovunque. Sì, Napoli e Campania
felix già erano abbastanza note ma con la munnezza e la mozzarella che ne è
figlia diossinata, siamo ora famosi in tutto il mondo per quanto è tondo, dalla
Cina all'India, alla Corea, all'Alaska, alle isole Vergini alle Samoa, al
Guatemala e via dicendo. Vogliamo o no ringraziare chi ci ha regalato tanta
pubblicità? Perché dovrebbe essere gratuita? Non basta pagare la mancata
rimozione con la salute, sarebbe comodo, dobbiamo pagarla anche col
portafoglio, come si conviene con gli spot pubblicitari televisivi e stampati.
Questi sono tantissimi e hanno fatto il giro del globo. L'avvocato Martucci
Schisa ha scelto l'ironia, segno di coraggio e di senso di sopportazione.
Qualche consiglio contro i truffatori Luigi Colucci - PARETE (CE) In relazione
alla lettera del signor Lorenzo Buonomo, vittima di truffatori forti solo della
paura della vittima, mi permetto di dare un consiglio semplice: assecondare i
lestofanti, magari chiedendo scusa per il presunto danno e chiamare i
carabinieri per rilevare "l'incidente". Ha già funzionato, i
malandrini si allontanano velocemente. Per la mancata ricezione (circostanza da
verificare in quanto la targa dell'auto usata dai malfattori comunque dovrebbe
essere inserita nella banca dati in uso alle forze di Polizia) della denuncia
da parte dei carabinieri, il signor Bonomo ha tre mesi di tempo per esercitare
il diritto di querela per truffa, chiedendo di visionare le foto segnaletiche
per riconoscere eventualmente i delinquenti. A furbizia, furbizia. I tempi sono
questi. Le occasioni per dire bugie Claudio Onorati - SANTA MARIA A VICO (CE)
Gentile sottor Gargano, dopo l'irreversibile divorzio fra me e
l'"elettrodomestico" (la televisione), mi sono rituffato nei tanti
libri che ho e che tanto nutrimento vero danno al mio spirito. In uno di questi
libri ho trovato un'amara verità assoluta di Otto von Bismark: "Nella vita
non si mente mai così tanto come dopo una battuta di caccia, durante una guerra
o prima delle elezioni politiche". Meditiamo, meditiamo. La lettera è
stata spedita prima del voto. Evidentemente la massima vale per i vincitori e
per i vinti. La burocrazia mi ha
tolto il voto Luca Cestaro - NAPOLI Scrivo solo a mo' di sfogo per segnalare
che, pur avendo trasferito la mia residenza a Napoli il 21 dicembre 2007, non
hanno aggiornato le liste elettorali col risultato di costringermi a votare in
Sicilia dove ho vissuto e lavorato per quattro anni. Gli attuali impegni
lavorativi non mi hanno consentito il viaggio; l'incredibile lentezza della burocrazia mi ha impedito, di fatto, di votare.
( da "Virgilio Notizie" del 21-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
LEGA E' proprio da
'giocondi' assegnare Camera o Senato a opposizione? postato fa da APCOM
ARTICOLI A TEMA Altri Roma, 21 apr. (Apcom) - "Il Paese ha fame di
governabilità e stabilità". "Obiettivi raggiungibili grazie alla
larga maggioranza in Parlamento, ma anche - ci auguriamo - al contributo maturo
della Lega, uscita più forte dalle urne, che necessita di 'disintossicarsi'
dalle venature 'anticristiane', anche perché tanti cattolici l'hanno
votata". Lo sottolinea 'Famiglia Cristiana' in un editoriale dedicato al
nuovo quadro politico e, in particolare, al boom della Lega Nord, chiamata dal
ruolo di governo ad un "esame di maturità". Il Paese "ha bisogno
di poche ma efficaci leggi, fatte applicare con rigore (oggi ne abbiamo quasi
100 mila, spesso inutili e da incubo). Lo richiede - scrive il settimanale dei
Paolini - la gravità della situazione economica, ma anche la 'disperazione'
delle famiglie ridotte alla fame, senza soldi per la spesa". "E così,
quello che i politici non hanno saputo (o voluto) fare in anni di chiacchiere,
gli elettori l'hanno deciso a suon di schede. In due giorni - prosegue
'Famiglia Cristiana' - hanno semplificato il quadro politico e spazzato via
partiti di sinistra rissosi, professionisti del veto e laicisti (sono
sopravvissuti solo nove radicali, eletti grazie al 'pasticcio veltroniano' che
ha alienato al Pd un'ampia fetta di voto cattolico)". Il settimanale
cattolico chiede dunque un cambio nello 'stile di governo'. "Se gli auguri
di Walter Veltroni al vincitore c'erano parsi un buon inizio - osserva - siamo
già precipitati al vecchio teatrino, alle insopportabili risse per una poltrona
ministeriale o per smarcarsi da accordi pre elettorali (vedi il ringalluzzito
Di Pietro: non lo farà per i soldi che prenderebbe con un suo gruppo alle
Camere?)". E aggiunge: "E' così 'da giocondi' assegnare la presidenza
di Senato o Camera all'opposizione?". L'editoriale sottolinea inoltre che
"Bossi ha saputo intercettare bisogni diffusi e reali. Non è stato un voto
di protesta. La gente vuole sicurezza, meno tasse, più efficienza nei servizi
pubblici, meno burocrazia,
maggiore tutela delle piccole e medie imprese dalla concorrenza straniera... e,
dulcis in fundo, il federalismo fiscale. Cui si può ribattere: sì, purché
'solidale'. L'Italia, infatti - conclude 'Famiglia Cristiana' - può 'rialzarsi'
e 'farcela' solo se progredisce tutta intera, dalle Alpi alla Sicilia.
Gli esempi di 'federalismo solidale' di Germania e Svizzera sono lì a
dimostrarlo: non con la politica dell'obolo, ma con la solidarietà verso i più
deboli, nell'interesse di tutti".