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Articoli
Burocrazia (52)
ITALIA ( da "Gazzetta di Mantova, La"
del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: respinto come concetto deprecabile da una burocrazia elefantiaca e parassitaria, visto come il fumo negli occhi nell'assegnazione degli incarichi di comando per i quali si è privilegiato soprattutto la fedeltà politica (Napoli è un esempio eclatante ma anche noi settentrionali abbiamo le nostre colpe), il merito pare che riprenda finalmente la posizione fondamentale che gli spetta.
La
suggestione del federalismo c'era anche allora perché gli industriali pensavano
che ( da "Gazzetta di Reggio"
del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: imponendoci il peso di una burocrazia nemica, obbligandoci insomma a un'elemosina forzosa. Se anche noi spariremo nel disordine, niente più terrà fermo, e tutti saranno perduti; se invece sopravviveremo, si potrà pensare anche agli altri". Era tutta qui l'impoliticità dei milanesi, senza "voglia né tempo di dedicarsi alla politica" in quanto desiderosi di occuparsi degli "
Quella
grande inquietudine che scuote il Settentrione
( da "Gazzetta
di Reggio" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: l'immensa e superflua burocrazia che assorbe parzialmente la disoccupazione, ed avendo poco da fare paralizza chi vorrebbe fare; le leggi demagogiche e le riforme improvvisate con cui l'Italia tiene a bada i suoi poveri; e l'indolenza delle terre impigrite dalla miseria.
Acai,
pensioni e rimborsi un ufficio aperto al pubblico
( da "Citta'
di Salerno, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Il patronato Acai da' un sostegno a chiunque si sentisse smarrito nei mille nodi della burocrazia - dichiara la coordinatrice locale, Immacolata Rosolia - Oltre alle pratiche fiscali ci occupiamo di richieste di pensioni di accompagnamento, pratiche di successione, diritti che riguardano gli studenti come rimborsi e buoni libri.
Facciamo
qualcosa per chi soffre della malattia di Behcet
( da "Trentino"
del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Dicono per colpa della burocrazia, e delle istituzioni sanitarie nazionali che non accelerano i tempi di registrazione del farmaco. Per poter poi segnarlo come prescrivibile per la malattia di Behcet. Il farmaco si chiama infliximab. Ora questo farmaco non avendo l'indicazione per la malattia di Behcet, non può essere rimborsato all'Asl,
Anderle:
Cali la burocrazia ( da "Trentino"
del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Cali la burocrazia" MALE'. Renzo Anderle ha riconosciuto alla Provincia di aver sostenuto i Comuni, mettendoli nelle condizioni finanziarie per poter dare avvio ad una consistente mole di opere pubbliche. Sul tema dell'energia ha affermato che "il primo passo è stato compiuto ma occorre adesso procedere alla formalizzazione del Piano della distribuzione dell'
Gregge
disperso dall'orso, mai risarcito
( da "Trentino"
del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: ricorda la lunga battaglia combattuta con la burocrazia provinciale per farsi risarcire un cane pastore sparito a Malga Campa (300 euro, ma ne valeva almeno 2000, afferma) liquidati dopo che la questione era approdata fino al consiglio provinciale. Se i risarcimenti sono arrivati falcidiati da tasse e balzelli vari, le multe invece viaggiano spedite andando a segno con precisione.
A
TORINO ( da "Stampa, La"
del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Bruce è già andato all'ambasciata d'Italia a Houston: erano gentili, ma la burocrazia che deve affrontare gli fa paura. Jasmina sta ancora trafficando per la sua residenza americana. Quindi, dati i nostri piani di vivere in Serbia, America e Italia, abbiamo deciso di scappare per un mese in Croazia, su un'isola sperduta.
Rossini's,
passa e chiudi ( da "Provincia di Cremona, La"
del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: penalizzata dagli infortuni e da una discutibile burocrazia Fip. Queste situazioni (in particolare la squalifica fantasma a Conti, con tutte le conseguenze) sono state difficili da assorbire in tempi brevissimi ma sono servite a dare ulteriore energia nel proseguio della stagione. La società ci crede;
Bettoni:
Ora servono nuove aggregazioni ( da "Bresciaoggi(Abbonati)"
del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: burocrazia. I numeri del sistema delle medie imprese manifatturiere lombarde confermano l'importanza del continuo sviluppo. "SERVONO politiche per la competitività basate su innovazione e internazionalizzazione - ha detto il Presidente di Unioncamere Lombardia, Francesco Bettoni - i dati confermano come questi due fattori siano fondamentali per intercettare i nuovi mercati di sviluppo
Bertolaso:
Noi, pronti ad aiutare la Cina ( da "Bresciaoggi(Abbonati)"
del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: "IL CITTADINO - ha sottolineato il Prefetto- è stanco di lungaggini e burocrazia, sa che se ci si rimbocca le maniche si può fare, e questo che vediamo qui oggi, è uno spirito pragmatico a cui bisogna dire grazie. Voi siete un eccellenza nel panorama nazionale".G.B.CO.
Confagricoltura
a luca zaia federalismo solo se è utile
( da "Mattino
di Padova, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: A noi sta bene l'organizzazione federale dello Stato, purché porti semplificazione ed efficienza. Quando il federalismo moltiplica gli enti, confonde le competenze, aumenta la burocrazia, qualche dubbio sulla sua utilità ci viene e qualche cattivo esempio lo possiamo anche portare. A Luca Zaia suggeriamo di riflettere".
La
burocrazia spacca in due Roccafranca
( da "Bresciaoggi(Abbonati)"
del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Il vicesindaco: "Situazione paradossale" La burocrazia "spacca" in due Roccafranca di Massimiliano Magli Roccafranca è afflitto dalla sindrome dei paesi di confine: un paradosso burocratico lo accorpa amministrativamente parlando, ora a Orzinuovi, ora a Chiari e, nel caso del fisco, a Brescia.
Una
folla a santa maria maggiore per ascoltare di nuovo le 9 campane
( da "Centro,
Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: anni di silenzio passati tra burocrazia e restauri al complesso della chiesa madre guardiese, otto secoli di storia cominciati all'epoca del passaggio dallo stile romanico al gotico. Una folla si è radunata in piazza alle 18,30 per ascoltare il concerto delle nove campane montate sul nuovo traliccio a piramide, una disposizione vagheggiata già negli anni Sessanta da Renzo Mancini,
TORNA
a far parlare di sé il comitato dei residenti sul viale Europa tra Lam
( da "Nazione,
La (Lucca)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: si evidenzia che quello che sembrava essere un primo passo verso un miglioramento, rischi ora di impantanarsi nella lentezza della burocrazia. Alla luce di questo abbiamo avvertito la necessità di inviare una lettera aperta agli amministratori che hanno firmato il documento d'intesa sulle infrastrutture necessarie a migliorare il sistema della mobilità nella piana di Lucca".
ANCORA
UN CASO di 'ordinaria burocrazia' a Carpi: per una mancata firma
( da "Resto
del Carlino, Il (Modena)" del
18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: ordinaria burocrazia' a Carpi: per una mancata firma... ANCORA UN CASO di 'ordinaria burocrazia' a Carpi: per una mancata firma da parte delle Ferrovie su un atto notarile, non decolla il recupero della vasta area al di là dei binari della stazione, il cosiddetto 'affaccio ad est', come è stato definito, che recupererebbe un ampio appezzamento di terreno ora incolto e inutilizzato.
Villa
celestina, ritorno al futuro - alessandra bernardeschi
( da "Tirreno,
Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Matteoli ha sottolineato l'importanza, per abbattere la burocrazia, della collaborazione con le amministrazioni locali "perchè, nonostante le linee di demarcazione, si può dialogare e trovare incontri per il bene del Paese". Altro servizio a pag.15.
Odorici:
<Così l'azienda ne guadagnerà in
( da "Resto
del Carlino, Il (Modena)" del
18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: eccessiva burocrazia, che attanaglia tutte le società statali e parastatali. Quando entra il privato questi lacci e laccioli tendono a scomparire, e ne guadagna tantissimo l'operatività dell'azienda". La logica del profitto, secondo Odorici non deve spaventare: "Sbaglia chi teme, per esempio, che il privato tenderà ad eliminare le tratte meno remunerative.
IL
PRESIDENTE dell'Atcm Pietro Odorici (nella foto), ha f
( da "Resto
del Carlino, Il (Modena)" del
18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: eccessiva burocrazia, che attanaglia tutte le società statali e parastatali. Quando entra il privato questi lacci e laccioli tendono a scomparire, e ne guadagna tantissimo l'operatività dell'azienda". La logica del profitto, secondo Odorici non deve spaventare: "Sbaglia chi teme, per esempio, che il privato tenderà ad eliminare le tratte meno remunerative.
DICE
che le sono appena arrivate le schede con i giudizi degli studenti su di lei
( da "Resto
del Carlino, Il (Bologna)" del
18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: è la strettoia della burocrazia. Ebbene, io ho dedicato un saggio a Christine de Pizan, che in realtà era di Pizzano, Monterenzio, ma il cui nome venne francesizzato perché la ragazza visse alla corte di Carlo V, dove il padre era medico e astrologo di corte. Cristina sposa un cavaliere, ma quando muoiono sia il marito Etienne de Castel sia Carlo V sia il padre,
Non
lo vedremo mai vestito di verde nelle ronde padane
( da "Adige,
L'" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: sviluppata semmai la presenza fuori dagli uffici e dai corridoi delle diverse burocrazie. E poi diciamocela tutta, non possiamo parlare con leggerezza irresponsabile di ronde e di vigilanze civiche quando ci danno fastidio i concerti e i film all'aperto, i bar e i locali aperti fino a tardi, i ragazzi che fanno il karaoke, perfino gli spettacoli dei festival e gli appuntamenti di festa.
Casorate
sfonda quota 8mila. rho: tanti servizi
( da "Provincia
Pavese, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Posso dire con certezza che i contenuti del piano sono stati attuati, sebbene i tempi della burocrazia rallentino a volte i lavori. Abbiamo conseguito infatti degli importanti risultati, con l'acquisizione di Villa Belloni, la più bella villa storica di Casorate, che sorge nell'area che verrà riservata alle scuole, alla biblioteca, alla sala matrimoni.
<Io,
vescovo in Turchia con gli stessi problemi che aveva Roncalli>
( da "Eco
di Bergamo, L'" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: All'interno dell'esercito e della burocrazia ci sono gruppi che determinano una certa politica, ma il popolo turco non è anticristiano. Bisogna fare una chiara distinzione fra la buona gente e certi fanatici nazionalisti o islamisti". Come sono i vostri rapporti con le autorità musulmane?
<I
miei figli strappati via da un giudice distratto>
( da "Giornale.it,
Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: perché un disguido come nemmeno la peggiore burocrazia ha costretto a un supplemento di solitudine. Mancano quattro giorni, poi la famiglia sarà di nuovo unita. Il peggio è passato, e il peggio - dice un'ultima volta - "sono stati quei 47 giorni senza poter vedere i miei figli, e nemmeno parlare con loro.
Io,
mamma di un bimbo venuto da lontano
( da "Provincia
Pavese, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: è un lungo viaggio tra le carte della burocrazia, tra i colloqui per l'idoneità all'adozione. C'è il dolore di portare via un bimbo e di lasciarne altri. In mezzo c'è il tempo che dà un senso di impotenza. Ma c'è spazio per una storia felice. Quella del piccolo Andrea, occhi e capelli scuri, il viso sottile e un sorriso pulito.
Colmata
e porto canale bagnoli non decide mai - angelo carotenuto
( da "Repubblica,
La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Si chiama burocrazia. Assedia pure via Cocchia, sede di Bagnolifutura, la società di trasformazione urbana di cui è azionista il Comune al 90 per cento, la Regione al 7.5 e la Provincia al 2.5. In 6 anni di vita hanno versato in tutto 516 mila e 456 euro, confluiti nel capitale sociale.
Donata,
la liberazione è un libro "vi ho depositato tutto il mio dolore" -
oriana liso ( da "Repubblica, La"
del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: si è scontrata con la burocrazia. "Ora insegno la danza ai bambini" ORIANA LISO (segue dalla prima di Milano) Delle sue figlie Donata dice: "Sono contenta che non abbiate pena di me". Lo scrive nel libro ("Una lama nella psiche, diario di follia, morte e amore", Erickson editore) che ha segnato per lei una nuova partenza in una vita piena,
Gorizia
l Del progetto del centro commerciale di via Terza Armata si parla da diversi
anni ma soltan... ( da "Piccolo di Trieste, Il"
del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: La burocrazia e altri ostacoli hanno fatto sì che si allungassero inesorabilmente i tempi. l Nel frattempo, a Nova Gorica è ormai in fase conclusiva il centro commerciale denominato "Q-landia". La sfida della grande distribuzione, sotto il profilo della tempistica, è stata decisamente vinta dalla Slovenia.
Un
importante punto di riferimento per i cittadini
( da "Giornale
di Brescia" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: ha poi aggiunto - è stanca di parole e burocrazia e chiede solo concretezza". A chiudere la serie degli interventi Corrado Scolari, assessore provinciale alla Protezione civile. "Questo raduno - ha spiegato - è il culmine di una lunga attività che ci ha visto impegnati a verificare bisogni e ambizioni dei singoli gruppi.
Telecamere,
il "no" dei corrieri ( da "Stampa, La"
del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Non ho tempo di star dietro a questa burocrazia: se qualcuno ha bisogno mi faccio portare la merce in sede e la consegniamo dove desiderano". I negozi aprono tre le 9 e le 9,30, ma difficilmente qualche corriere riesce a essere in centro città prima delle 10: "Ora che arriva la merce in magazzino, che venga smistata e caricato il furgone,
Vaciago,
i fannulloni e la via della smentita - ettore boffano
( da "Repubblica,
La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: esperienza sul campo di chiunque entri nell'arcipelago della burocrazia. Una denuncia, infine, che riceve riscontri nelle continue segnalazioni ai giornali e che adesso trovano ospitalità anche nella libera tribuna di internet e dei blog. Qualcosa dunque che dovrebbe preoccupare tutti (e molto): e non solo il city manager di quella che, con oltre 13.
Tutto
il mondo in un biglietto quando l'invito diventa arte - alessandra retico
( da "Repubblica,
La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: una grigia burocrazia lessicale. Cartoline, messaggi, depliant per gli auguri di Natale o la stagione degli sconti. Le cassette delle poste si riempivano, vuota rimaneva la memoria: nella foresta di messaggi buttare via era più semplice che decifrare. Adesso li conserveresti tutti per quanto sono belli, assurdi,
Un
"ping pong" chiude il meeting
( da "Corriere
Adriatico" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Dobbiamo combattere insieme la burocrazia" Un "ping pong" chiude il meeting URBINO E' calato ieri il sipario sul quarto meeting delle politiche giovanili. All'appuntamento organizzato dalla Provincia hanno partecipato centinaia di giovani provenienti da tutte le regioni italiane ed europee, che si sono confrontati assiduamente ed hanno prodotto nuove proposte.
PERUGIA
- Per le imprese è un costo, per i cittadini un rompicapo insormontabile. A vol
( da "Messaggero,
Il (Umbria)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: e vuol dire che il termometro della burocrazia vola verso la febbre alta. Anche nelle cose più semplici. I cittadini sbattono contro il muro di gomma, le imprese contro un muro di soldi. Secondo uno studio di Confcommercio la burocrazia può costare in un'impresa del settore, in una regione come l'Umbria, anche mille euro al mese.
L'inchiesta
( da "Messaggero,
Il (Umbria)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: La sfida per aprire un negozio o trovare il medico. Lo strano caso della fattura dell'acqua mai trovata Strozzati dalla burocrazia: mille euro al mese Imprese in crisi e cittadini ko davanti a un cartello che indica l'ambulatorio.
PERUGIA
- Una normale storia tra cittadino ed ente che eroga servizi. Niente di
particolarme ( da "Messaggero, Il (Umbria)"
del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: di quanto la burocrazia, la superficialità o altri motivi giochino un ruolo importante nel consolidare o incrinare il rapporto con la collettività. Il fatto riguarda la richiesta, da parte di un utente perugino, inoltrata ad Umbria Acque, l'azienda che da cinque anni gestisce tutti i servizi idrici.
Il
sogno? Avviare un'impresa in 7 giorni
( da "Gazzetta
di Parma (abbonati)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: ridurre i costi della burocrazia e la pressione fiscale oltre alla liberalizzazione dei mercati protetti". Solo così l'Italia potrà agganciarsi alla ripresa economica europea. "Dal nostro centro studi è stato calcolato - sottolinea Guerrini - che la burocrazia costa alle famiglie e alle imprese circa 1,5 miliardi di euro all'anno.
C'è
un Italia che non risente del declino e che si batte sui mercati internazionali
senza compl ( da "Messaggero, Il"
del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: che sono condizionati dalla lentezza di una burocrazia miope e disincentivata, da una politica debole, a volte vittima a volte protagonista della cultura nimby che da anni paralizza il Paese, e da un sistema istituzionale pletorico, costruito come una piramide rovesciata che consente al sindaco dell'ultimo comune di bloccare opere di rilievo nazionale o addirittura internazionale.
Corriere
del Veneto - PADOVA - sezione: PADOVA2A - data: 2008-05-18 num: - pag: 9
categoria: REDAZIO... ( da "Corriere del Veneto"
del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Serve certezza della pena Sanzioni reali e meno burocrazia" PADOVA - Tre anni e mezzo di lavoro nella città del Santo. Quanto basta per dare vita ad un'esperienza professionale ed umana definita "esaltante e piena di fascino". Ma altrettanto sufficienti, dopo la vicenda del ghetto di via Anelli, del ritorno delle Brigate Rosse, dell'emergenza nei quartieri dello spaccio e dell'
Via
Gonin, una <terra di confine> dove regnano le opere incompiute
( da "Corriere
della Sera" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
una impari
lotta contro la burocrazia milanese" dice Canestraci, che solo nel
consiglio di zona
Epifani
prova a convincere la Fiom, nuova sconfitta
( da "Tempo,
Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: anni anche a causa delle burocrazie sindacali professioniste che non volevano perdere il potere a favore dei sindacati territoriali e aziendali. "Ma sono proprio queste strutture - è opinione di Franca Porto, segretaria Cisl Veneto- ad incarnare le differenze del contesto sociale, culturale, produttivo, geografico e in grado di dare risposte a domande differenziate.
Era
marzo. Una solerte maestra trova un disegno osceno sopra
( da "Tempo,
Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Soprattutto una burocrazia miscelata con una cultura marxista alla Pol Pot (il sanguinario dittatore cambogiano) che considera i bambini non figli dei propri genitori, ma cose dello Stato. La bambina di nove anni e il fratello di 13 vengono strappati al papà e alla mamma e spediti in due istituti.
Contratto
d'area, sono 345 i posti di lavoro
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: alcune delle quali si sono ritrovate nelle condizioni di rischiare la revoca del finanziamento per il mancato rispetto delle condizioni contrattuali. Su questo punto il comitato promotore del Contratto d'area non intende cedere alla burocrazia statale e vuole difendere fino in fondo le aziende a rischi di revoca.
L'edilizia
specializzata non piace ai nostri giovani e ricorriamo agli stranieri
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: La burocrazia rappresenta un handicap per le imprese? "Le incombenze burocratiche, spesso assurde e irrazionali, generano consistenti extracosti aziendali, sotto forma di disfunzioni organizzative e ritardi nell'esecuzione delle opere. I committenti esigono certezze sulle date di inizio attività e di consegna dei lavori,
L'Sos
delle aziende: <Meno burocrazia nei bandi regionali>
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Meno burocrazia nei bandi regionali" Agevolazioni. Dopo la delusione sui Pia --> "Meno burocrazia e procedure più semplici". L'appello arriva dal mondo delle imprese dopo la pubblicazione delle graduatorie del bando relativo ai Pacchetti integrati di agevolazione (Pia), che concede un finanziamento ad appena 50 aziende su 290 che avevano presentato domanda.
"Troppa
burocrazia nel nuovo Psr molti obiettivi sono un miraggio"
( da "Stampa,
La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Troppa burocrazia nel nuovo Psr molti obiettivi sono un miraggio" Coldiretti continua a mantenere una posizione di criticità nei confronti del PSR e delle difficoltà burocratiche a cui devono far fronte le imprese. Imputata è la Regione e le promesse non mantenute che stanno creando una sorta di grave disorganizzazione alle aziende con ripercussioni negative per il loro reddito.
In
calo i "comunali" ma le assenze sono sotto la media
( da "Stampa,
La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: prima l'unico Museo civico era gestito con personale esterno, ora ne gestiamo direttamente due e stiamo triplicando la superficie della Biblioteca civica. Sono solo esempi. Semmai, è mancato un maggior raccordo tra organi politici e burocrazia".
A
proposito dei dati sui ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)"
del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: di occuparci di problemi legati alla funzionalità degli uffici pubblici in generale, all'imperversare della burocrazia, all'esigenza di superamento di difficoltà ed inefficienze, ecc. Per restare alla funzionalità dell'Azienda ospedaliera di Udine, va subito detto che, come tutti sanno, ogni assenza dal lavoro deve essere sempre scrupolosamente giustificata e documentata.
C'è
un Italia che non risente del ( da "Gazzettino, Il"
del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: che sono condizionati dalla lentezza di una burocrazia miope e disincentivata, da una politica debole, a volte vittima a volte protagonista della cultura nimby che da anni paralizza il Paese, e da un sistema istituzionale pletorico, costruito come una piramide rovesciata che consente al sindaco dell'ultimo comune di bloccare opere di rilievo nazionale o addirittura internazionale.
1)
Priorità assoluta a strade e ( da "Gazzettino, Il"
del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: 3) Meno burocrazia. Chi vuole aprire un'osteria o un rifugio, un negozio o quant'altro, deve poterlo fare in otto giorni. Far pagare il minimo di tasse a bar e negozi."Toglieremo una serie di passaggi burocratici su sicurezza, metrature, servizi igienici.
BERLUSCONI
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Gli yesmen del partito azienda si sono rapidamente impantanati nei meandri della burocrazia romana, mentre i notabili dei partiti alleati mettevano litigi e congiure nelle ali del Cavaliere. Imbottiti di ministri riottosi, i governi di Berlusconi hanno funzionato male. E il clima di scontro frontale alimentato nelle piazze non ha certo facilitato il compito.
"I
miei figli strappati via da un giudice distratto"
( da "Giornale.it,
Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: perché un disguido come nemmeno la peggiore burocrazia ha costretto a un supplemento di solitudine. Mancano quattro giorni, poi la famiglia sarà di nuovo unita. Il peggio è passato, e il peggio - dice un'ultima volta - "sono stati quei 47 giorni senza poter vedere i miei figli, e nemmeno parlare con loro.
( da "Gazzetta di Mantova, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
ITALIA Premiato chi
merita In Italia si sta finalmente realizzando una rivoluzione di carattere storico
che farà compiere un notevole balzo in avanti al nostro Paese. Parlo della
individuazione e della premiazione del merito: credo che ci siamo arrivati.
Dopo anni in cui è stato sistematicamente combattuto da una sinistra buonista
(vedi, per esempio come è ridotta la scuola), avversato da sindacati (hanno
tutelato anche i fannulloni purché fossero iscritti), respinto
come concetto deprecabile da una burocrazia elefantiaca e parassitaria, visto come il fumo negli occhi
nell'assegnazione degli incarichi di comando per i quali si è privilegiato
soprattutto la fedeltà politica (Napoli è un esempio eclatante ma anche noi
settentrionali abbiamo le nostre colpe), il merito pare che riprenda finalmente
la posizione fondamentale che gli spetta. A tutti dovrebbe essere
garantita una paga dignitosa ma ai più meritevoli bisognerebbe dare di più,
anche molto di più, in base al loro effettivo contributo al progresso della
società, sotto ogni punto di vista. Non occorrono le scale per capire che se
certe persone ci consentono di fare passi avanti, i vantaggi ricadono poi su
tutti. Un elemento di promozione sociale che è di per se stesso di una evidenza
assoluta, tanto da essere ripreso anche nella nostra costituzione, è stato
volutamente nascosto e disprezzato senza ritegno per decine di anni per
affermare invece un possibile e dannoso ugualitarismo. In questa nuova
filosofia che spero voglia animare i nostri governanti, deve trovare spazio una
maggiore considerazione per i carabinieri. Questi uomini svolgono un lavoro oscuro,
difficile e pericoloso, sono malpagati, sono mortificati da leggi lassiste e
permissive che ne vanificano l'impegno (mettono dentro i delinquenti e dopo
solo poche ore li vedono di nuovo in giro a fare ancora del male), sacrificano
la propria vita per la nostra sicurezza, sono pochi e perciò devono sottostare
a turni massacranti, eppure sono lì, come amici sicuri, a cercare di dare un
contributo fondamentale ad una società che è preda della parola. Le parole
contano ma contano molto di più i fatti: ecco dove sta la differenza tra i
tanti che si parlano addosso e loro che, in silenzio, ci proteggono sempre.
Vanno ringraziati e ricompensati, prima sul paino morale e poi su quello
economico, perché hanno dei meriti assai elevati. Bruno Nicolis Lega Nord
Bigarello BORGOFRANCO Nuova giunta e vecchio museo Si sono dissolte le ultime
nebbie ed è ritornata l'allegria. Nelle recenti elezioni amministrative di
Borgofranco Po, la signora Antonella Panzetta della lista Borgoditutti è stata
rieletta ed è responsabile dell'assessorato all'ambiente e agricoltura. Nella
sua prima intervista nelle vesti anche di responsabile della biblioteca
comunale, ha rilasciato una lunga intervista sul Tru.Mu ovvero Truffel Museum
(museo del tartufo di Bonizzo di Borgofranco). Ha elencato i molti incontri
culturali, di nessuna attinenza con il tartufo e svoltisi nella sala espositiva
del pregiato tubero bianco della zona, con ingresso gratuito. A proposito delle
spese sostenute ed a carico dei contribuenti di Borgofranco, nessuno sino ad
oggi ha diramato cifre ufficiali. In merito alla impostazione di patnership con
il Palazzo Pigozzi di Pieve di Coriano, si spera che si arrivi alla stesura di
un protocollo di intesa per definire programmi e spese, in modo da sollevare il
Comune. In merito ad "un concorso fotografico tematico dedicato al nostro
prezioso tubero" sarebbe interessante saperne di più. Programmi futuri
ambiziosi, ma ancora non si parla di apertura al pubblico della costosissima
struttura museale, per le sue vere finalità. L'accostamento inoltre della
"offerta culturale con quella gastronomica della tensostruttura",
ripropone le molte problematiche legate a questo discusso tendone fieristico.
E' sperabile che la Panzetta faccia finalmente luce sui recenti lavori di
manutenzione straordinaria della struttura stessa, di proprietà comunale ed in
uso alla Pro Loco Borgofranco, nonché su tanti altri interrogativi e quesiti
posti all'amministrazione comunale e sempre legati all'acquisto della
tensostruttura. Gian Carlo Borsari VIA ROMA Il documento sulle rette In
occasione dell'ultimo consiglio comunale la disponibilità a ragionare nel
merito, anziché per schieramenti precostituiti, da parte della maggioranza che
governa via Roma, ha consentito di approvare pressochè all'unanimità un
documento sulle rette praticate alla casa di riposo per anziani Mazzali. Si
tratta di un documento importante che conferma le decisioni assunte con il
protocollo d'intesa del 2 aprile 2008 che ha consentito di limitare l'aumento
delle rette del Mazzali a 0,8 al giorno per le camere a tre letti e a 1 al
giorno per le camere a due letti. Si sarebbe potuto fare di più: con un impegno
finanziario del Comune pari a circa 70.000 per tutto il 2008 le rette del
Mazzali non sarebbero aumentate nemmeno di queste cifre. Abbiamo però ritenuto
importante valorizzare il risultato conseguito, anche per la disponibilità
manifestata dall'assessore al welfare e per questo abbiamo attivamente
partecipato alla stesura e all'approvazione del documento del consiglio
comunale. Tuttavia la nostra preoccupazione per possibili aumenti delle rette
di degenza delle RSA rimane inalterata. La nostra preoccupazione è dettata
dalle condizioni sanitarie degli anziani curati presso le case di riposo del
territorio. Dai dati resi noti dall'Aspef, che presupponiamo comuni alla altre
RSA mantovane, si evince che circa il 70% degli ospiti è classificato nelle
prime tre classi Sosia. Si tratta cioè di anziani caratterizzati da gravi
condizioni sanitarie e con livelli di non autosufficienza particolarmente
marcata. Ad esempio, le condizioni di disabilità motoria sono gravi per il 68%
degli ospiti e quelle di compromissione mentale per il 56%. E' evidente, ormai
da anni, che le RSA si sono trasformate in strutture sanitarie a tutti gli
effetti, ospitano anziani colpiti da patologie croniche, invalidanti e
degenerative che necessitano di vere e proprie cure sanitarie. Gli effetti
sulla composizione dei costi non si sono fatti attendere: sempre nel caso
dell'Aspef i costi sanitari costituiscono ormai il 68% delle spese complessive.
A fronte di questa complessità di prestazioni e dei conseguenti livelli di
spesa, i trasferimenti sanitari decisi dalla Regione Lombardia sono ampiamente
insufficienti. Con l'ultima delibera di giunta Regionale (27 febbraio 2008) la
Lombardia ha confermato una entità di trasferimenti insufficiente a
fronteggiare i costi di assistenza e delle prestazioni sanitarie che le RSA
devono garantire ai propri anziani. Se la Regione Lombardia non cambierà
atteggiamento, riconoscendo alle strutture del territorio le risorse necessarie
per garantire livelli di risorse che consentano di fronteggiare i costi di
assistenza per gli anziani ospiti delle RSA, queste ultime si troveranno
costrette, per far quadrare i bilanci, ad intervenire con aumenti consistenti
di rette. Si tratta di una eventualità da evitare in quanto si tradurrebbe in
un pesante aggravio economico per i pazienti e le loro famiglie già attualmente
costrette ad impegnare cifre ingenti per il pagamento delle rette. Per questo motivo
riteniamo che da subito le RSA, gli enti locali, i sindacati, le associazioni e
i comitati parenti debbano assumere iniziative forti nei confronti della
Regione Lombardia affinché questa trasferisca al territorio le risorse
economiche necessarie a garantire i livelli quantitativi e qualitativi delle
prestazioni sanitarie rese a favore degli anziani non autosufficienti. Matteo
Gaddi Capogruppo Rifondazione.
( da "Gazzetta di Reggio" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
La suggestione del
federalismo c'era anche allora perché gli industriali pensavano che
"l'enorme contributo pagato all'assistenza", se fosse rimasto in
casa, sarebbe andato a vantaggio delle loro maestranze, arginando ancora di più
il comunismo, che comunque non si profilava come una minaccia. Insomma, aveva
annotato Piovene: "Questa regione ricca, borghese e sensata vive nella
paura d'essere portata a fondo da debolezze alle quali si sente estranea".
Dopo l'unità d'Italia lo "sdegno cronico" era diventata la sua cifra:
di qui "le perplessità di coscienza di un popolo industre e poco propenso
alle ideologie". Il quale si faceva forte di un ragionamento elementare:
"Noi siamo i produttori della ricchezza; lasciati a noi stessi e al
rispetto delle regole dell'economia, saremmo ancora sani e solidi. Non
ammazzateci sovraccaricando le industrie di mano d'opera superflua,
accollandoci imprese cadaveriche, spaventando gli investimenti per demagogia
politica, imponendoci il peso di una burocrazia nemica, obbligandoci insomma
a un'elemosina forzosa. Se anche noi spariremo nel disordine, niente più terrà
fermo, e tutti saranno perduti; se invece sopravviveremo, si potrà pensare
anche agli altri". Era tutta qui l'impoliticità dei milanesi, senza
"voglia né tempo di dedicarsi alla politica" in quanto desiderosi di
occuparsi degli "affari, e non di chiacchiere"; affari, beninteso,
in cui nessuno doveva "ficcare il naso, ma accontentarsi di vederne i
benefici effetti". Aveva concluso Piovene: è una vicenda abbastanza
monotona: agguerrito in affari, e politicamente sprovvisto, il milanese sgobba
nelle sue industrie e legge nei giornali le sue disgrazie.... L'unica via
d'uscita che si offre a Milano per convivere con lo Stato in una situazione
come l'italiana è quella d'impadronirsene. Chissà se Piovene aveva immaginato
che quella soluzione potesse, col tempo, diventare praticabile, che
l'insofferenza verso la politica si gonfiasse a tal punto da sboccare nella
strada della politica, come aveva suggerito quando i malumori lombardi
restavano ancora sottotraccia. Ce ne vorrà di tempo, comunque, perché
"Milano" si decida a misurarsi con la prova del voto, a tradurre i
suoi riferimenti e i suoi valori in slogan della politica, con la convinzione
di poterne generalizzare l'efficacia. Soltanto l'isolato professor Gianfranco
Miglio aveva sfiorato negli anni Ottanta la questione del federalismo.
L'alternativa milanese prenderà consistenza col trascorrere dei decenni, quando
la "Repubblica dei partiti" incomincerà a snervarsi. Con Craxi
innanzitutto, che percepirà come sia necessario mutare di stile nel costume
politico e sorprenderà tutti introducendo un'aggressività nella vita pubblica
in palese dissonanza con i modi felpati in uso presso le segreterie romane dei
partiti. Ma l'innovazione di Craxi rimarrà parziale, dimezzata, al punto che
sarà lui, infine, a diventare una sorta di schermo catalizzatore dei vizi
nazionali della politica, lasciando campo alla Lega per muovere un attacco
frontale ai costi insostenibili delle rappresentanze di partito. Queste ultime,
d'altronde, costrette a scegliere fra le ragioni del territorio e quelle della
sopravvivenza nella dispendiosissima macchina delle istituzioni centrali
opteranno sempre per le seconde. Senza avvedersi che il sistema delle lealtà su
cui s'era fondata la loro funzione nell'Italia repubblicana si andava
sgretolando, insieme con gli assetti dell'economia e della società che
l'avevano sostenuta. La trasformazione del Nord avviene, nell'arco di mezzo
secolo, all'insegna di un individualismo sempre più caratterizzato, mentre
decadono in parallelo i blocchi di appartenenza. In cinque decenni, non
soltanto scompaiono il mondo rurale e l'universo bracciantile che avevano fatto
da piedistallo alla sinistra padana. Si rattrappiscono l'area della grande
impresa e la stessa forma manifatturiera delle attività economiche, cui si
sostituisce l'invaso terziario, che dilaga come il vero carattere di omogeneità
sociale. Alla logica dell'appartenenza subentra un diffuso tono cittadino,
blasé, radicalmente disincantato di fronte alle pretese universalistiche della
politica, cui contrappone un atteggiamento orientato alla razionalità di
calcolo, che bada soprattutto a soppesare i costi e i benefici della
rappresentanza. La Lega dei primi anni Novanta, quella che esprime
imprenditorialità politica, si fa portatrice di una protesta che non s'appaga
della possibilità di manifestare il proprio malumore. S'attende un esito
pratico dal distacco e dal rifiuto che ha ostentato verso i partiti
tradizionali e non s'accontenta di averli posti sotto scacco. Aspetta, in
particolare, che intervenga una discontinuità sul piano dell'amministrazione,
che si compia una cesura col passato. Proprio quello che invece non riesce alla
Lega: essa conosce una progressione di crescita finché non affronta la verifica
del governo locale. Poi, non a caso, i suoi consensi declinano, insieme con
l'opaca esperienza amministrativa della sua giunta milanese. Deve ben presto
cedere il terreno a un concorrente molto più attrezzato, il movimento di
Berlusconi, che nasce da principio come una political machine del tutto
difforme dai vecchi partiti (pur ereditandone segmenti di personale e alcuni
dei bacini di consenso). La Lega di Bossi in un primo tempo s'allea con Forza
Italia nel Polo delle Libertà, poi cerca di contrastarne l'egemonia e si
rivolta contro il leader-tycoon, per arrendersi da ultimo alla ragionevolezza e
diventarne il partner fidato. Forza Italia può essere giudicato un
"partito di plastica" soltanto da chi non si rassegna ad accettare la
mutazione delle forme della politica. Partito-azienda, questo sì, che promuove
la leadership del suo fondatore come un prodotto sul mercato elettorale,
mediante le tecniche del marketing e della pubblicità, a lungo sperimentate dal
corpo dei venditori di Publitalia....Alla domanda su chi abbia rappresentato il
Nord tra fine secolo e Duemila occorre allora rispondere che, fin qui e più di
tutti, sono stati Berlusconi e Forza Italia. Almeno se rappresentare significa
strappare il risultato migliore sul mercato dei voti, perché questo è ciò che
fanno Berlusconi e il suo movimento, anche se indulgono a parlare della
democrazia come un processo di identificazione fra gli elettori e chi ne
guadagna i suffragi. Un esito che appare strettamente connesso al loro essere
parte attiva di una trasformazione imponente, in cui si sono inseriti per
inseguirne il flusso. Mentre la sinistra, vituperata e screditata da
Berlusconi, si è fin troppo rassegnata a lasciarsi raffigurare come una mera
forza d'attrito al cambiamento, a livello locale, o come l'ultimo artefice del
dirigismo, di una regolazione centralistica che mortifica le energie dello
sviluppo periferico.
( da "Gazzetta di Reggio" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
A Reggio dibattito
promosso da Legacoop con Giuseppe Berta, esperti e politici GIUSEPPE BERTA Nei
primi anni del Duemila, il Nord è un terreno precluso alla sinistra. è Silvio
Berlusconi a dimostrarlo, con la baldanza della sua presenza fisica, ancor
prima che con i risultati impressionanti conseguiti dal centrodestra alle
elezioni politiche del 2006 e alle amministrative del 2007, che svelano per
intero il volto moderato della società settentrionale. Il 18 e il 19 marzo 2006
- date che precedono di poco il voto nazionale -, alla Fiera di Vicenza, la
Confindustria ha organizzato la sua conferenza annuale, dedicata al tema della
concorrenza come strumento per cambiare l'Italia. Un argomento difficile per un
momento così particolare, che s'incastra male con un confronto politico acceso.
Il primo giorno è la volta del candidato del centrosinistra Romano Prodi di
presentarsi alla tribuna, mentre l'arrivo del presidente del Consiglio
Berlusconi, che sta conducendo una disperata rincorsa per contrastare i
sondaggi che danno la sua coalizione perdente, è in forse a causa di un malanno
che sembra averlo bloccato a casa. Invece, contrariamente alle attese, la
mattina del 19 Berlusconi appare e, sovvertendo le regole poste al dibattito,
trasforma l'evento nell'occasione di una personalissima esibizione politica.
Infischiandosene dei limiti di tempo che gli erano stati fissati, attacca il
suo rivale: "C'è qualcosa che non va se si dice alla Cgil "prendo al
100 per cento il tuo programma" e poi si fa lo stesso con la
Confindustria". Denuncia chi parla di un paese in crisi: "Dov'è la
crisi? è la sinistra con i suoi giornali che inventa una crisi che non esiste
per arrivare al potere". Se la prende con la stampa: "Non dobbiamo
farci prendere la mano dal pessimismo dei giornali che leggiamo tutte le
mattine: il "Corriere della Sera", "La Stampa", "Il
Sole-24 Ore", "la Repubblica", "Il Messaggero"".
Attacca frontalmente quella parte dell'establishment economico, e lo stesso
vertice confindustriale, che non è schierata con lui e col centrodestra:
"Gli imprenditori che stanno a sinistra hanno scheletri
nell'armadio...". Ma soprattutto si rivolge alla sua platea, all'Italia
economica che forma la base e non la testa della Confindustria: Siate
ottimisti, non lasciamoci prendere dal pessimismo. Facciamo un po' meno
vacanze. Stiamo a casa a lavorare. Non si porta avanti l'Italia piangendoci
addosso. Andiamo avanti insieme. Berlusconi non ama la Confindustria, un
organismo di mediazione troppo lontano dal suo modo di fare politica. E non
cela la sua opinione che nelle sedi dell'associazionismo imprenditoriale si
getti via troppo tempo utile: egli non vi ha mai partecipato, anche perché il
mondo della televisione - esattamente come le imprese produttrici di beni di
largo consumo che alimentano la pubblicità televisiva - non è fatto per
corrispondere agli schemi confindustriali. Ma a Vicenza, con la sua solitaria
prova di forza, si lancia in un dialogo diretto non con gli alti ranghi
dell'economia, da cui è sempre stato guardato con sospetto poco dissimulato, ma
con coloro che non stanno nelle prime file. Le cronache riferiranno il giorno
dopo che a Vicenza a battere le mani e prorompere in grida aperte di sostegno
al presidente del Consiglio, zittendo i tentativi di chi avrebbe voluto
ricondurre la manifestazione al programma originario e ai suoi toni neutri, è
stato un pubblico improvvisato, incanalato da Forza Italia, e non la massa dei
partecipanti iscritti al convegno. Pure, in tanti dovranno ammettere che la
performance di Berlusconi, così sopra le righe e fuori dalle regole, è stata
l'indubitabile successo di un leader che non accetta la sconfitta come
inevitabile e che ha scosso la massa degli ascoltatori. Berlusconi sa di dare
voce a un modo di sentire istintivo, magari politicamente naÏf, che però
riflette una visione diffusa del Nord. Mai come a Vicenza ha fatto di tutto per
sollecitare gli istinti e le passioni profonde, immediate, della società
settentrionale, preferendo suscitare le reazioni che non provengono da una ratio
politica, bensì da un denso sostrato di atteggiamenti e di propensioni a cui
basta dare la stura perché prorompano. è un impasto di individualismo e
diffidenza verso i vincoli imposti dalla legislazione, di una volontà di
concretezza che spesso è mero desiderio di semplificazione, di un'invincibile
perplessità a riconoscere che la politica non sempre può ridursi a un nucleo di
misure essenziali. Inclinazioni che Berlusconi conosce bene e non soltanto
perché sa come risvegliarle, ma perché al fondo le condivide. Anzi, le sposa
per principio, fino a fare di esse il perno di una proposta politica che è la
meno politica di tutte. La prima arena pubblica di Berlusconi, non a caso, è
stata il calcio: il suo esordio nell'arena civile è avvenuto a San Siro. Con l'acquisto
di una delle due grandi squadre della sua città, nel 1986, Berlusconi aveva
annunciato di voler milanesizzare il Milan, cioè portare in quella società
criteri di iniziativa, serietà imprenditoriale e anche d'immaginazione che la
rendessero rappresentativa al massimo della nostra città. La milanesità come un
valore, come sinonimo di un approccio fatto di concretezza, di capacità e di
spirito d'iniziativa che - ecco il punto - non stanno relegati soltanto nella
sfera degli affari, ma attendono di essere esportati in altre dimensioni, dove,
sottoposti al vaglio dei fatti, possono produrre risultati altrettanto buoni. è
così che Milano può superare l'"eterna controversia" in cui vive
"con il resto della penisola", fin dai tempi in cui l'aveva riscontrata
Piovene. Era stato lo scrittore vicentino a constatare che "tutti i
pensieri lombardi" ruotavano attorno a un "contrasto intimo",
quello fra la realtà e il potenziale di Milano e del Nord e le frustrazioni a
cui le energie settentrionali erano soggette, per il fatto di dover subire le
costrizioni di un paese radicalmente difforme rispetto a esse. Già prima del
"miracolo economico" la Lombardia misurava lo scarto fra il suo
apporto alla ricchezza nazionale e l'inadeguatezza del metodo di governo cui
doveva sottostare. Che cosa avevano lamentato i lombardi interrogati da
Piovene?... l'immensa e superflua burocrazia che assorbe parzialmente la disoccupazione, ed avendo poco da
fare paralizza chi vorrebbe fare; le leggi demagogiche e le riforme
improvvisate con cui l'Italia tiene a bada i suoi poveri; e l'indolenza delle
terre impigrite dalla miseria. Era il cahier de doléances di una regione
ricca in un paese che non aveva risolto il problema della miseria. Per un
verso, magari anche "orgogliosa di mantenere... gran parte della
nazione" e, per l'altro, insofferente dell'esse re "i mantenuti...
spesso ignavi ed ingrati".
( da "Citta' di Salerno, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Nuovo sportello di
servizio a Sicignano degli Alburni Acai, pensioni e rimborsi un ufficio aperto
al pubblico " Sicignano degli Alburni. Patronato Acai più vicino agli
utenti. La sede principale di Serre si è sdoppiata con un nuovo sportello
attivo presso la frazione di Scorzo. I circa cento utenti residenti nel comune
di Sicignano, e che da tempo usufruiscono dei servizi del patronato Acai,
saranno maggiormente agevolati grazie alla sede distaccata sita in via
Corticelle. "Il patronato Acai da' un sostegno a
chiunque si sentisse smarrito nei mille nodi della burocrazia - dichiara la coordinatrice locale, Immacolata Rosolia - Oltre
alle pratiche fiscali ci occupiamo di richieste di pensioni di accompagnamento,
pratiche di successione, diritti che riguardano gli studenti come rimborsi e
buoni libri. Inoltre, grazie alla legge del 30 marzo 2001 che disciplina
gli istituti di patronato e di assistenza sociale, il nostro ufficio ha ampliato
le sue competenze. Oltre ad occuparci di previdenza, di fiscalitá o di
contributi agricoli svolgiamo anche attivitá di informazione, assistenza e
tutela. Accertato il singolo caso lavoriamo per trovare soluzioni e garantire
all'utente il riconoscimento dei suoi diritti". L'ufficio è aperto il
martedi, il mercoledi e il giovedi dalle 16,00 alle 20,00. Per informazioni
328/6151086.
( da "Trentino" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
L'APPELLO PUBBLICO
Facciamo qualcosa per chi soffre della malattia di Behcet Le malattie rare sono
tante e complesse, e se ritardata la diagnosi, aumentano, le complicazioni per
la salute dei malati, in tanti casi anche gravi. In questo mio semplice scritto
vorrei portare l'attenzione in particolare su una di queste malattie rare, la
malattia di Behcet. Leggendo le dichiarazioni delle associazioni di questa
malattia, pubblicate su siti inernet, e su qualche giornale, i malati rischiano
delle complicazioni gravi alla vista, neurologiche, e tante altre. Dicono per colpa della burocrazia, e delle istituzioni sanitarie nazionali che non accelerano i
tempi di registrazione del farmaco. Per poter poi segnarlo come prescrivibile
per la malattia di Behcet. Il farmaco si chiama infliximab. Ora questo farmaco
non avendo l'indicazione per la malattia di Behcet, non può essere rimborsato
all'Asl, agli ospedali, e ai centri universitari. In Italia esistono tre
centri clinici, in cui viene, somministrato questo farmaco infliximab, sotto la
propria responsabilità e a loro spese. Questo farmaco dicono i medici e malati
che dà risultati molto buoni, ritardando, bloccando le complicazioni e anche
ricuperando la funzionalità di tanti organi gia lesi, migliorando la salute la
qualità della vita dei malati della sindrome di Behcet. I tre centri sono a
Reggio Emilia, Prato, e Potenza. E sì che nella nostra bella costituzione
Italiana sta scritto che, il diritto alla salute deve essere garantito a tutti
i cittadini, in uguale misura di trattamento, anche per chi ha una malattia
rara. Le normative che hanno istituito il nostro Servizio Sanitario Nazionale,
contengono dei principi ottimi, di uguaglianza di trattamento, principi
universalistici di solidarietà su tutto il territorio italiano, normative che
contengono anche degli obiettivi, di prevenzione, cura e riabilitazione per tutti.
Questi malati con la sindrome di Behcet, trovano tante difficoltà nel giungere
velocemente ad una diagnosi, tempi di attesa per visite specialistiche
impossibili, quattro, cinque, sei, sette mesi, anche più, c'è carenza di
informazione sul territorio, carenza di cure, costi alti dei farmaci in alcuni
casi, disomogeneità della disponibilità di trattamento e di assistenza. Faccio
un grande appello, per un impegno concreto, forte, da parte di tutti, dalle
istituzioni sanitarie preposte, sia a livello nazionale, regionale,
provinciale, all'Asl, alle Aziende Ospedaliere, ai Comuni. Un forte appello
anche ai mezzi di informazione, dai giornali, televisione, radio, siti
internet, di dedicare più tempo, più spazio per la salute dei cittadini, per le
malattie rare, per questi malati, per i loro bisogni, di prendersi maggior
impegno, invitare a qualche trasmissione televisiva, alla radio, più spazio sui
giornali, alle associazioni delle malattie rare, ai malati ai loro famigliari,
che purtroppo sono lasciati quasi soli, nelle loro sofferenze, nelle loro
richieste, per il diritto alla salute. Un maggiore impegno dobbiamo farlo tutti
insieme, per far si che l'obiettivo di un Servizio Sanitario Nazionale sempre
migliore, con meno ostacoli burocratici, con meno tempi di attesa per esami e
visite diagnostiche, e le cure efficaci già esistenti siano disponibili
gratuitamente per tutti i malati di malattie rare in uguale misura su tutto il
territorio nazionale, e i principi di uguaglianza di trattamento sia veramente
attuati, e il diritto alla salute per i cittadini, sia veramente raggiunto e
garantito. Se faremo questo contribuiremo a costruire e a raggiungere
l'obiettivo di una società migliore, più giustizia sociale, e piena di valori
veri, dove la salute, la vita siano messi al primo posto nella scala dei
valori. Francesco Lena.
( da "Trentino" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
IL CONSORZIO Anderle:
"Cali la burocrazia" MALE'. Renzo Anderle ha riconosciuto alla Provincia di
aver sostenuto i Comuni, mettendoli nelle condizioni finanziarie per poter dare
avvio ad una consistente mole di opere pubbliche. Sul tema dell'energia ha
affermato che "il primo passo è stato compiuto ma occorre adesso procedere
alla formalizzazione del Piano della distribuzione dell'energia
elettrica, manifestando apertura a determinate condizioni verso la costituzione
dell'ambito unico". Le nuove esigenze? La semplificazione dei
procedimenti, una burocrazia più snella. Qualche volta
i Comuni ne lamentano l'eccessiva presenza.
( da "Trentino" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Campodenno. Due anni
fa aveva trascorso diverse notti all'addiaccio per vigilare contro gli attacchi
del plantigrado Gregge disperso dall'orso, mai risarcito Mario Widmann non fa più
il pastore dopo aver perduto 180 pecore CAMPODENNO. "Danni dell'orso? A me
la Provincia non ha ancora pagato le 180 pecore che ho perduto quando avevo il
pascolo in Malga Campa, sul gruppo Brenta". A dirlo, senza nascondere
irritazione e amarezza, è Mario Widmann, pastore "pensionato" che,
dopo la convivenza ravvicinata con il plantigrado (con notti intere passate
all'addiaccio per difendere il gregge da una coppia di orsi famelici) ha deciso
di chiudere definitivamente con la professione. Ma anche da pensionato Widmann
non riesce a dimenticare. A farlo imbestialire è in particolare la polemica,
sollevata dagli animalisti e più genericamente da ambientalisti e verdi, sulla
presunta troppa generosità con cui la Provincia di Trento risarcisce i danni
dell'orso. "Prima di fare certe affermazioni sui giornali certi personaggi
dovrebbero provare quello che ho provato io a vivere in montagna con il gregge
all'aperto. Altrimenti è meglio stiano zitti" commenta Widmann. E racconta
la storia della sparizione delle 180 pecore, disperse dall'orso - afferma -
fino nell'Alta valle di Non tedesca, a decine di chilometri dalla malga dove
aveva base il gregge. "Siccome i tecnici della Provincia incaricati di
quantificare i danni non hanno trovato i resti, la mia richeista danni è stata
archiviata anche se ho raccolto e presentato le prove testimoniali sulle mie
pecore segnalate in quel di Lauregno e Proves, dove vagavano" racconta. Ma
anche per le pecore sbranate i danni corrisposti sono ritenuti esigui: 100 euro
a pecora, magari gravida, perché sono gli animali prossime a partorire le prede
più facili dell'orso perché più deboli. La storia di Widmann, come pastore, è
finita due anni fa ma i ricordi ed i rimpianti non mancano. "Nel 2004
volevamo "invadere" Trento con le nostre greggi per attirare
l'attenzione dei politici sui nostri problemi, poi il presidente Lorenzo Dellai
ci ha ricevuti in Provincia e convinti a lasciar perdere. Da quell'incontro
qualcosa è cambiato: le valutazioni dei danni dell'orso sono diventate più tempestive
ma non con la generosità con cui gli ambientalisti "pro orso" la
stanno dipingendo su giornali e tv" sottolinea Widmann. E ricorda la lunga battaglia combattuta con la burocrazia provinciale per farsi
risarcire un cane pastore sparito a Malga Campa (300 euro, ma ne valeva almeno
2000, afferma) liquidati dopo che la questione era approdata fino al consiglio
provinciale. Se i risarcimenti sono arrivati falcidiati da tasse e balzelli
vari, le multe invece viaggiano spedite andando a segno con precisione.
"Nel
( da "Stampa, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Globalisti DI A
TORINO JASMINA TE?ANOVIC BRUCE STERLING Che bello essere di nuovo a Torino,
città del nostro destino! Questa volta l'opportunità ci è stata offerta dalla
Fiera del Libro: ci hanno invitati per un dibattito di Bruce sul futuro della
città e la presentazione di un libro di Ivo Andric e dell'ultimo di Jasmina.
Adesso che abbiamo deciso di vivere a Torino dobbiamo decidere cosa fare con
tutti i nostri libri in Texas e in Serbia. Bruce vuole regalare i suoi
all'università, Jasmina ai centri degli studi delle donne. È un sollievo andare
a una fiera del libro e vedere che ci sono tanti altri libri. Era un tormento
per tutti e due vedere libri ammassati in un posto, ma per ragioni diverse. Per
Bruce, come se qualcuno gli buttasse migliaia di cioccolatini in bocca, e per
Jasmina per l'ansia che tutto è ormai già scritto, ma non letto. Sappiamo che i
libri ci saranno sempre attorno a noi: ci cascheranno addosso come foglie in
autunno. Incredibilmente, siamo riusciti ad uscire dalla Fiera solo con tre
libri in mano, ma ci aspettano tanti altri, quindi bisogna trovare subito una
casa dove metterli. Questo comporta tutti i soliti problemi dell'immigrazione. Bruce è già andato all'ambasciata d'Italia a Houston: erano
gentili, ma la burocrazia
che deve affrontare gli fa paura. Jasmina sta ancora trafficando per la sua
residenza americana. Quindi, dati i nostri piani di vivere in Serbia, America e
Italia, abbiamo deciso di scappare per un mese in Croazia, su un'isola
sperduta. Per evitare lo sconvolgimento che subiamo con i libri, abbiamo
deciso di scriverne ancora un paio noi stessi. Bruce ha capito che
"American science fiction" e fantascienza italiana non sono la stessa
cosa. Ora vuole scrivere due libri: american science fiction e italian science
fiction. Jasmina sta per finire il suo libro "My life Without Me", il
genere non si addice alle vite di donne globaliste. Nonostante il fatto che
appena arrivati a Torino, la vita ha cominciato a sorriderci, divertirci - il
vino, gli amici, i libri, il cinema, il cibo, i musei, il design, la cultura
cyber, il sole, le scarpe... - abbiamo deciso di essere duri e disciplinati e
scrivere. La vita é bella in Italia. Speriamo che l'ufficio d'immigrazione
italiano non ci metta in prigione, dove potremmo scrivere senza distrazioni. Noi
globalisti siamo l'altra faccia degli zingari.
( da "Provincia di Cremona, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Edizione di Domenica
18 maggio 2008 Benvenuto P.Review srl B2, playoff. Oggi in casa il primo dei
due match-point per la finale Rossini's, passa e chiudi di Roberto Coppetti
CREMONA ? Si gioca oggi al PalaSomenzi (inizio ore 18) il primo match point a
disposizione della Juvi Rossini's per chiudere il conto con la Triveneta Padova
e staccare il biglietto per la finale promozione. Un match dagli alti contenuti
emotivi con la società del presidente Bonetti ad un passo dalla finale mentre
per i veneti si tratta dell'ultima spiaggia: vincere o uscire di scena. Si
prevede quindi una battaglia con la Triveneta che tenterà di fare l'impresa per
arrivare alla 5ª partita. Due squadre, probabilmente le migliori del girone,
che sono arrivate a giocarsi l'accesso alla finale con percorsi diversi ma con
pieno merito. Più lineare la stagione della squadra allenata da Rubini che ha
chiuso il torneo saldamente al primo posto. Decisamente più complicato il
percorso della Juvi, discontinua nel rendimento, penalizzata
dagli infortuni e da una discutibile burocrazia Fip. Queste situazioni (in particolare la squalifica fantasma a
Conti, con tutte le conseguenze) sono state difficili da assorbire in tempi
brevissimi ma sono servite a dare ulteriore energia nel proseguio della stagione.
La società ci crede; lo sforzo effettuato con l'innesto di Eda Degli
Agosti è un segnale in questo senso e le 9 vittorie nelle ultime 11 partite
sono conferma di una squadra viva che vuole centrare per il 2° anno la finale
promozione. Una piccola impresa la squadra allenata da Adami l'ha già compiuta
espugnando in gara 1 il parquet di Albignasego guadagnandosi l'opportunità di
potere chiudere oggi la serie davanti al pubblico di casa. Nel match di giovedì
anche il pubblico, tradizionalmente freddino, è stato un fattore come
partecipazione e calore, e questo è servito ai ragazzi per superare i momenti
più delicati quando Padova ha rimontato ben 20 lunghezze arrivando a 2 punti.
Sul campo la squadra allenata da Adami ha dimostrato di poter dire la sua preparando
alla perfezione il match. Fra due squadre che si conoscono a memoria (già 5 i
precedenti in stagione) con giocatori di grande esperienza, allenatori molto
tattici, un vantaggio che può rivelarsi decisivo per i cremonesi è
rappresentato dalla panchina lunga. Coach Adami ha 10 giocatori da alternare
sul parquet contro i 7 dei veneti e non è cosa da poco considerando gli impegni
ravvicinati ed i tempi di recupero brevissimi. lBiglietto unico 6 euro,
ingresso gratuito per i ragazzi fino ai 15 anni.
( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Economia pag. 35
Bettoni: "Ora servono nuove aggregazioni" Innovazione e meno burocrazia. I numeri del sistema delle
medie imprese manifatturiere lombarde confermano l'importanza del continuo
sviluppo. "SERVONO politiche per la competitività basate su innovazione e
internazionalizzazione - ha detto il Presidente di Unioncamere Lombardia,
Francesco Bettoni - i dati confermano come questi due fattori siano
fondamentali per intercettare i nuovi mercati di sviluppo con ritmi di
crescita elevati. Così come è necessario un impegno diffuso a favore delle
politiche di semplificazione burocratica che vadano incontro alle aziende. Le
medie imprese si sviluppano come evoluzione delle imprese di minori dimensioni.
La nostra scelta costante in tutti gli ambiti è quindi quella di favorire
un'aggregazione volontaria tra imprese, la formazione di reti che trovino nello
stare insieme quella convenienza che porti successivamente, come evoluzione
naturale, alla scelta di forme più strutturate di convergenza" LE MEDIE
IMPRESE manifatturiere nelle province lombarde, se si esclude Milano, sono
diffuse soprattutto a Brescia, prima con 230 unità, Bergamo con 182 e Varese
con 103. Per percentuale di fatturato derivante dalle esportazioni prima è
invece Varese con il 46,1%, seguita da Como (41,2%) e Lecco (38,6%). I settori
di attività prevalenti sono la siderurgia a Brescia (35,9%), la meccanica a
Bergamo (32,6%), Varese (41,1%), Lodi (35,2%) e Lecco (47,1%), beni per la
persona e la casa a Como (44,2%) e Mantova (35,5%), l'alimentare a Cremona
(55,3%) e Sondrio (47,2%), la chimica a Pavia (28,2%).
( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Provincia pag. 21
Bertolaso: "Noi, pronti ad aiutare la Cina" Atteso e accolto come un
generale che passa una giornata tra le sue truppe il "Grande capo" è
giunto al Campo base di Borgosatollo alle 16,30. Ad accogliere Guido Bertolaso,
c'erano i suoi uomini venuti da tutta la provincia, ma anche semplici cittadini
curiosi di vedere il funzionario più blasonato della nostra amministrazione
statale. ACCOLTO con uno scroscio di applausi e strette di mani il Capo
dipartimento ha ringraziato tutti i suoi uomini per l'impegno dimostrato.
"Grazie a voi e con voi riuscirò a dimostrare agli italiani che il nostro
paese dispone di un sistema esemplare, che sa ragionare in termini di
prevenzione e intervento". Il capo della Protezione Civile ha ricordato ai
volontari quanto impegnativo sia impegnativa l'attività di chi lavora con
l'emergenza. "Il nostro è un lavoro che non ci manda mai in vacanza, siamo
gli uomini del telefono sempre acceso". Telefono che la scorsa settimana
non ha ricevuto chiamate da Pechino. "Io stesso, lunedì scorso - ha spiegato
Bertolaso - ho avvertito il nostro ambasciatore a Pechino del pesante livello
di gravità di quel terremoto. Stentava a credermi. Oggi i nostri sismografi
sono così efficienti che oggi siamo in grado di decifrare con estrema
precisione ciò che accade a molti chilometri dai nostri confini. Abbiamo unità
cinofile ben addestrate, come quelle che ci sono qui oggi, che potevamo mandare
nello Sichuan". ABBOZZATO una mezza battuta sull'impiego dei cani in Cina,
Bertolaso ha poi ribadito la volontà del suo Dipartimento di intervenire nel
terremoto dello Sichuan, il cui bilancio come previsto si aggrava di giorno in
giorno. Il Capo dipartimento, in chiusura ha ringraziato l'assessore Corrado
Scolari, "è un ragazzo straordinario", lasciando capire di proiettare
aspettative anche su un prossimo mandato. Anche Alberto Bellotto, il sindaco di
Borgosatollo che lo accolto indossando la giacca giallo blu con sopra la fascia
tricolore, ha strappato le simpatie del Grande Capo: "questo sindaco me lo
porto in Europa". "Borgosatollo non è una metropoli ma seppur piccolo
vanta una sensibilità verso la salvaguardia del territorio ben radicata",
ha detto il primo cittadino accogliendo il Capo della protezione Civile. A
chiudere la manifestazione, il Prefetto Tronca che, con toni di confidenza, ha
ricordato quanto i cittadini abbiano bisogno di esperienze simili, di un
organizzazione che sappia fare. "IL CITTADINO - ha
sottolineato il Prefetto- è stanco di lungaggini e burocrazia, sa che se ci si rimbocca le maniche si può fare, e questo che
vediamo qui oggi, è uno spirito pragmatico a cui bisogna dire grazie. Voi siete
un eccellenza nel panorama nazionale".G.B.CO.
( da "Mattino di Padova, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Cronaca
Confagricoltura a Luca Zaia "Federalismo solo se è utile" A Luca
Zaia, neo ministro per le Politiche agricole, Confagricoltura di Padova invia
un saluto particolare, "un augurio non rituale. Anche perché - si legge in
una nota - il nostro territorio un ministro all'Agricoltura non l'ha mai
avuto". Il Veneto veramente ha presidiato questo ministero dal 1959 al'74
con Rumor, Ferrari Agradi e Bisaglia e con Gianni Fontana dal 1992 al '93.
"Il ministro - continua la nota - è arrivato nel momento in cui
l'agricoltura è tornata ad essere protagonista dell'economia mondiale. Nel giro
di due anni si è passati da un mercato mondiale dominato dalle eccedenze a una
situazione di penuria delle più importanti commodities agricole. Dall'Ue ci si
aspetta una modifica della Pac che non porti a dispersioni di risorse e
complicazioni. A noi sta bene l'organizzazione federale
dello Stato, purché porti semplificazione ed efficienza. Quando il federalismo
moltiplica gli enti, confonde le competenze, aumenta la burocrazia, qualche dubbio sulla sua
utilità ci viene e qualche cattivo esempio lo possiamo anche portare. A Luca
Zaia suggeriamo di riflettere".
( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
IL CASO. Il paese
accorpato all'area del 115 di Orzinuovi. Il vicesindaco:
"Situazione paradossale" La burocrazia "spacca" in due Roccafranca di Massimiliano Magli
Roccafranca è afflitto dalla sindrome dei paesi di confine: un paradosso
burocratico lo accorpa amministrativamente parlando, ora a Orzinuovi, ora a
Chiari e, nel caso del fisco, a Brescia. Una sdoppiamento di personalità
giurisdizionale che crea non pochi disagi, specie quando si tratta di sostenere
un progetto di pubblica utilità. L'ULTIMO EPISODIO è accaduto con in occasione
del sostegno al distaccamento dei Vigili del fuoco di Chiari. Dopo aver
contribuito all'acquisto dell'autopompa, il Comune aveva manifestato la propria
disponibilità a contribuire finanziariamente alla costruzione della nuova
caserma del 115. Ma la partnership è sfumata dopo la circolare inviata all'Amministrazione
civica del comando provinciale dei Vigili del fuoco di Brescia. "Per
garantire una migliore operatività delle sedi distaccate permanenti e
volontarie e un servizio di soccorso più veloce ed efficiente - si legge nella
nota firmata da Salvatore Buffo comandante provinciale dei Vigili del fuoco -
si è ritenuto opportuno che, in generale, che la prima squadra ad intervenire
nel territorio di Roccafranca, in caso di emergenza, deve essere quella di
Orzinuovi". LA COMUNICAZIONE È GIUNTA proprio alla vigilia della
conferenza dei sindaci indetta a Chiari per finanziare la sede dei vigili.
Comprensibile l'amarezza del Comune di Roccafranca, che per contributi e
servizi di emergenza gravita da sempre nell'area clarense. "Dove ci è
stata data possibilità di scelta - osserva il sindaco Giorgio Barucco - il
Comune ha sempre scelto di collocarsi nel comprensorio di Chiari da cui
dipendiamo non solo per il distretto Asl e il catasto ma anche per gli altri
servizi comprensoriali". Dunque suona come una beffa l'alt arrivato da
Brescia, tanto più che il Comune di Roccafranca continuerà a pagare le rate del
finanziamento da oltre 24 mila euro accordato per l'autopompa. Ma quella dei
Vigili del fuoco è soltanto l'ultima vicenda paradossale con cui deve fare i conti
Roccafranca. "La collocazione geografica nell'enclave che separa la
Franciacorta alla Bassa - ammette Barucco - ha sempre creato qualche problema
di collocazione, tanto che anche a livello fiscale Roccafranca dipende da
Brescia 2, quando certamente la dipendenza dall'Ufficio delle Entrate di Chiari
sarebbe stata molto più naturale e comoda per i residenti roccafranchesi".
( da "Centro, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Chieti Una folla a
Santa Maria Maggiore per ascoltare di nuovo le 9 campane Il Duomo in festa dopo
quindici anni di silenzio GUARDIAGRELE. Campane a distesa ieri sera a Santa
Maria Maggiore. Sulla torre del Duomo sono tornate a suonare dopo 15 anni di silenzio passati tra burocrazia e restauri al complesso della chiesa madre guardiese, otto
secoli di storia cominciati all'epoca del passaggio dallo stile romanico al
gotico. Una folla si è radunata in piazza alle 18,30 per ascoltare il concerto
delle nove campane montate sul nuovo traliccio a piramide, una disposizione
vagheggiata già negli anni Sessanta da Renzo Mancini, più tardi a capo
della Soprintendenza abruzzese ai beni culturali. 400 anni dopo il devastante
terremoto del 1706, che distrusse la torretta a pianta ottagonale del Seicento,
Guardiagrele torna a ascoltare le note del campanile più prestigioso del borgo,
un'impresa voluta dal parroco Nicola Del Bianco e dal Comune. "Gli ultimi
10 anni sono coincisi con un fervore di idee, si è proposto perfino di erigere
una struttura in acciaio per sostenere il complesso campanario", spiega il
sindaco, Mario Palmerio, che come tanti ragazzi guardiesi di qualche anno fa si
prestava a aiutare i canonici alla manovra dei batacchi che scandivano le ore e
i richiami alla messa. "L'entusiasmo che ha circondato l'evento",
osserva, "non si ferma alla spiegazione religiosa, ma occorre scavare in
quella tradizione italiana e in gran parte europea che vede il campanile al
centro dell'identità, un segnale di reciproco riconoscimento culturale che
unisce ragione e passione, come anche la fede cattolica e il sentimento
nazionale. Una sintesi", annota Palmerio, "che troviamo nella canzone
semplice ma profonda 'Le campane di San Giusto', l'inno al ritorno di Trieste
nell'Italia squassata dalla Seconda guerra mondiale". Le nove campane
fanno del Duomo la più potente sorgente sonora del circondario, rinnovando i
fasti del tempo in cui si raccontava che i rintocchi della Guardia si udivano
fino a Ortona. Un primato civico, prima che religioso, suggerito anche da una
provocazione di Palmerio, che qualche anno fa sulla copertina del suo libro
sulle "sise de monache" pose il dolce sulla torre campanaria. Trovata
che non mancò di suscitare il risentimento dei benpensanti. Francesco Blasi.
( da "Nazione, La (Lucca)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
CAPANNORI PIANA pag.
13 TORNA a far parlare di sé il comitato dei residenti sul viale Europa tra
Lam... TORNA a far parlare di sé il comitato dei residenti sul viale Europa tra
Lammari e Marlia, che prosegue la sua azione per mantenere viva l'attenzione
sul problema del traffico. Con un documento, si torna a sollecitare il
presidente della Provincia Baccelli e il sindaco di Capannori Del Ghingaro,
dopo un intervallo di silenzio, determinato dalle elezioni politiche di metà
aprile. "IN SEGUITO ad una lunga ed articolata analisi ? spiegano i
frontisti ?, si evidenzia che quello che sembrava essere un
primo passo verso un miglioramento, rischi ora di impantanarsi nella lentezza
della burocrazia. Alla luce
di questo abbiamo avvertito la necessità di inviare una lettera aperta agli
amministratori che hanno firmato il documento d'intesa sulle infrastrutture
necessarie a migliorare il sistema della mobilità nella piana di Lucca".
Si legge ancopra nella missiva: "Stiamo assistendo ultimamente alla
nascita sul nostro territorio di nuovi comitati e contro-comitati, alcuni
spontanei, altri meno. Noi non vogliamo la contrapposizione dei comitati,
abbiamo capito le difficoltà ed abbiamo apprezzato la lungimiranza e l'ampiezza
di vedute degli amministratori che hanno concordato queste soluzioni". Ora
però i residenti si chiedono come mai tutto si è fermato ai soli impegni. Come
mai secondo i responsabili del comitato viene sprecata un'altra opportunità
storica. "Ci pare blando, quasi inesistente ? prosegue la lettera dei
frontisti ?, il coordinamento della Provincia. Il presidente Baccelli, non
aveva detto che l'attuazione del suo programma amministrativo passava
attraverso la soluzione viaria della Piana? Perché non prosegue il lavoro
iniziato? Alla fine del 2007 fu installata una centralina per rilevare la
qualità dell'aria sul Viale Europa. Può, il presidente Baccelli comunicarci i
dati rilevati?" Quindi il comitato si rivolge al primo cittadino di
Capannori: "Perché il sindaco Del Ghingaro non coinvolge il Consiglio
Comunale in modo da dare una forte ed autorevole accelerata a quanto da lui
stesso sottoscritto? Perché non viene avviato l'iter burocratico per portare
l'ormai famoso documento d'intesa condiviso dai Comuni di Lucca e Capannori
oltre che dalla provincia, all'attenzione del nuovo Governo e del Ministro alle
Infrastrutture?" Ma.Cel.
( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del
18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
CARPI pag. 15 ANCORA
UN CASO di 'ordinaria burocrazia' a Carpi: per una mancata firma... ANCORA UN CASO di 'ordinaria burocrazia' a Carpi: per una mancata
firma da parte delle Ferrovie su un atto notarile, non decolla il recupero
della vasta area al di là dei binari della stazione, il cosiddetto 'affaccio ad
est', come è stato definito, che recupererebbe un ampio appezzamento di terreno
ora incolto e inutilizzato. La firma che manca è quella con la quale le
Ferrovie che devono trasferire al Comune la proprietà di alcuni stabili di loro
proprietà utilizzati un tempo come scalo merci e che si trovano sull'area
interessata. Ma la pratica è ferma a Roma da almeno cinque anni, da quando
c'era ancora Demos Malavasi come sindaco. IL RIMPALLO delle responsabilità è
tra Rete Ferrovie italiane, Trenitalia e Fs, i tre organismi sorti dallo
smembramento del precedente ente unico delle Ferrovie dello Stato. Il progetto
redatto dagli uffici tecnici comunali che riguarda l'area ad est della ferrovia
è ambizioso e importante perchè è teso al recupero di un'area ora incolta e
abbandonata proprio ai limiti del centro storico cittadino e che prevede la
creazione di una piazza, di un vasto parcheggio, di un'area verde e di
residenza, mentre il Comune, che ne ha già acquisito la proprietà, dovrà
decidere le destinazione d'uso del vasto edificio già sede dell'ex Consorzio
agrario ora in liquidazione, stabile vincolato, che dovrà dunque mantenere la
facciata attuale in stile liberty. NEL PROGETTO è previsto anche un sovrappasso
pedonale che congiungerà il nuovo parcheggio ad est al piazzale della stazione,
così come l'attuale sottopasso pedonale sfocerà sulla nuova piazza in modo che
quanti giungeranno in stazione da est, potranno parcheggiare l'auto ed entrare
in stazione usufruendo sia del sottopasso esistente che della nuova pensilina
aerea, liberando l'attuale insufficente piazzale della stazione che in alcune
ore del giorno è intasato di bus, auto e taxi. Il progetto, che è stato
inserito all'interno del Pru, il Piano di riqualificazione urbana, godrà per
questo di un finanziamento da parte della Regione. SULLE RAGIONI di questo
incomprensibile ritardo 'romano' nella definizione burocratica della pratica,
vi è stata una interrogazione presentata dalla consigliera indipendente Lorena
Borsari che ha chiesto al sindaco di conoscere lo stato dell'iter e quindi
quali previsioni si possono fare sul possibile inizio dei lavori da parte del
Comune volti, tra l'altro, a rendere più agevole e sicuro il collegamento
pedonale e ciclabile tra il quartiere Due Ponti col piazzale della stazione e
via Alghisi, ora 'strozzato' dal passaggio a livello. Cesare Pradella.
( da "Tirreno, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Cecina Villa Celestina,
ritorno al futuro Ieri il taglio del nastro. Nenci: "Finalmente!"
ALESSANDRA BERNARDESCHI CASTIGLIONCELLO. Da Kursaal a centro di biologia
marina: la parabola di Villa Celestina, con un buco nero di 28 anni (in cui la
struttura, in degrado, è rimasta chiusa) è terminata ieri pomeriggio con il
classico taglio del nastro da parte del sindaco Alessandro Nenci affiancato dal
ministro Altero Matteoli che, nel 2001, firmò il protocollo d'intesa tra
l'Università di Pisa ed il Comune. Protocollo che ha permesso la rinascita
dell'immobile, costato complessivamente 2 milioni e 800 mila euro. Un milione
di euro è arrivato dal Ministero dell'Ambiente, un milione e 300 mila euro
dell'amministrazione comunale, 300 mila euro dall'Università e 200 mila euro
dalla Regione Toscana. Oggi villa Celestina, circa
( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
MODENA PRIMO PIANO
pag. 4 Odorici: "Così l'azienda ne guadagnerà in IL PRESIDENTE GUARDA CON
FIDUCIA AL FUTURO CAMBIO DI IL PRESIDENTE dell'Atcm Pietro Odorici (nella
foto), ha fiducia nei confronti del percorso avviato per Atcm. Non ha paura
della privatizzazione, anzi. Se un giorno tutta l'azienda dovesse finire nelle
mani dei privati, per lui non ci sarebbe nulla di male. "L'ingresso di un
privato comporterà un netto miglioramento nella gestione dell'azienda ? spiega
Odorici ? in termini di efficienza, efficiacia ed economia di scala. Il primo
esempio che mi viene in mente riguarda l'eccessiva burocrazia, che attanaglia tutte le
società statali e parastatali. Quando entra il privato questi lacci e laccioli
tendono a scomparire, e ne guadagna tantissimo l'operatività
dell'azienda". La logica del profitto, secondo Odorici non deve
spaventare: "Sbaglia chi teme, per esempio, che il privato tenderà ad
eliminare le tratte meno remunerative. La dimensione sociale deve essere
sempre primaria nella gestione dell'azienda, quindi tutte le tratte verranno
mantenute. E' vero, il privato deve puntare agli utili. Ma la prima dimensione
da seguire è quella sociale". NON ci sono pericoli per il personale
secondo Odorici: "Anche il personale può essere più produttivo, senza
bisogno di ridurre il numero. Basta educare all'efficienza e al rispetto delle
regole, combattendo per esempio l'assenteismo, e introducendo un meccanismo di
premi per chi dimostrerà buona volontà". Oggi il partner industriale entra
con il 49%, un domani potrebbe assumere l'intero controllo. Per Odorici non ci
sarebbero problemi, anzi: "E' un'ipotesi che accetto in pieno. Ma il
percorso deve essere graduale, per questo respingo la proposta di Torrini che
chiede una privatizzazione immediata. Ci vuole prudenza, occorre valutare le
mosse da fare in questi primi anni. Poi procedere a un'eventuale estensione del
controllo dei privati". r. g.
( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del
18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
MODENA PRIMO PIANO
pag. 5 IL PRESIDENTE dell'Atcm Pietro Odorici (nella foto), ha f... IL
PRESIDENTE dell'Atcm Pietro Odorici (nella foto), ha fiducia nei confronti del
percorso avviato per Atcm. Non ha paura della privatizzazione, anzi. Se un
giorno tutta l'azienda dovesse finire nelle mani dei privati, per lui non ci
sarebbe nulla di male. "L'ingresso di un privato comporterà un netto
miglioramento nella gestione dell'azienda ? spiega Odorici ? in termini di
efficienza, efficiacia ed economia di scala. Il primo esempio che mi viene in
mente riguarda l'eccessiva burocrazia, che attanaglia tutte le società statali e parastatali. Quando
entra il privato questi lacci e laccioli tendono a scomparire, e ne guadagna
tantissimo l'operatività dell'azienda". La logica del profitto, secondo
Odorici non deve spaventare: "Sbaglia chi teme, per esempio, che il
privato tenderà ad eliminare le tratte meno remunerative. La dimensione
sociale deve essere sempre primaria nella gestione dell'azienda, quindi tutte
le tratte verranno mantenute. E' vero, il privato deve puntare agli utili. Ma
la prima dimensione da seguire è quella sociale". NON ci sono pericoli per
il personale secondo Odorici: "Anche il personale può essere più
produttivo, senza bisogno di ridurre il numero. Basta educare all'efficienza e
al rispetto delle regole, combattendo per esempio l'assenteismo, e introducendo
un meccanismo di premi per chi dimostrerà buona volontà". Oggi il partner
industriale entra con il 49%, un domani potrebbe assumere l'intero controllo.
Per Odorici non ci sarebbero problemi, anzi: "E' un'ipotesi che accetto in
pieno. Ma il percorso deve essere graduale, per questo respingo la proposta di
Torrini che chiede una privatizzazione immediata. Ci vuole prudenza, occorre
valutare le mosse da fare in questi primi anni. Poi procedere a un'eventuale
estensione del controllo dei privati". r. g.
( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del
18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
IL PERSONAGGIO pag.
10 DICE che le sono appena arrivate le schede con i giudizi degli studenti su
di lei... DICE che le sono appena arrivate le schede con i giudizi degli
studenti su di lei. Dice, riaprendo la busta in cui sono contenuti i pareri che
da noi hanno solo un valore informale, che sarebbe meglio che contassero
davvero, come nelle università americane. E quando si imbatte nel modulo su cui
un alunno ha scritto di apprezzarne molto la passione per la materia e la
capacità di trasmetterla, la professoressa Maria Giuseppina Muzzarelli,
bolognese, docente di Storia medievale e Storia delle città al Dams e di Storia
del costume e della moda nella sede distaccata dell'università, a Rimini,
allarga il sorriso. E dice ancora: "Nell'insegnamento è fondamentale
stabilire un contatto con i ragazzi, creare una comunicazione che li conquisti.
Sa che cosa diceva Bernardino da Siena, il grandissimo predicatore
quattrocentesco? Diceva: getta l'esca più gustosa se vuoi che il pesce anche
più difficile abbocchi". La passione della donna che il 26 ottobre compirà
57 anni si palpa, si avverte nella franchezza (la passione se non è leale non
è) con cui osserva e racconta il proprio lavoro, sì, ma anche quello che gli
sta intorno: i giovani, il cambiamento globale, l'etica, la circolazione dei
cervelli, la responsabilità, "le lauree honoris causa distrubite a
personaggi famosi come nel Medioevo si concedevano le indulgenze". E su
Bologna ha il pensiero chiaro e costruttivo, laico come precisa lei,
politicamente orientata: "Deve imparare a sudare. Forse ci dimentichiamo
che la nostra città è stata sempre seconda, la seconda città pontificia, mai
una capitale. Bologna ha una caratteristica di città furba, di commerci, ha
sfruttato la presenza dell'università e il fatto di essere un nodo viario e
ferroviario insostituibile. Adesso è il momento di non lamentarsi, di non
abbandonarsi alla nostalgia sulla città che fu, ma di farsi venire delle idee.
Si può fare". E man mano che la conversazione procede ti accorgi che anche
in questi giudizi il lontano Medioevo conta, eccome. Il Medioevo, naturale,
visto con occhi così. Che maestri ha avuto? "Quando mi sono iscritta, nel
1969, volevo fare filosofia antica, c'era un ottimo professore, Francesco
Adorno, che però l'anno dopo cambiò sede. Allora passai agli studi storici,
seguendo le indimenticabili lezioni del professor Capitani, il decano dei
nostri medievisti, sull'etica economica. Nessuno ne parlava, allora. Forse di
lì mi venne l'interesse per lo studio dei comportamenti, delle mentalità, degli
stili di vita. E dei predicatori che collegavano la loro lezione morale a
un'ammaliante arte della comunicazione". Come visse la contestazione?
"Non ne ho un ricordo esaltante. Credo che, alla fine, abbia prodotto un
distacco tra professori e studenti e un'omologazione tra questi ultimi". E
oggi gli studenti come sono? "Per un 10% bene, per un 20 così così, sul
resto meglio tacere. Ma l'Università ha commesso molti errori, per esempio
spezzettando i corsi e non interrogandosi sul ritorno al numero chiuso anche
nelle facoltà umanistiche. Ma l'incontro, la scintilla che scocca con un
insegnante, restano fondamentali. Io, qualche anno dopo la laurea, ho
cominciato a collaborare con i seminari di Paolo Prodi, lo storico, sul
'disciplinamento', in pratica sulle cosiddette leggi suntuarie che, dal '200,
si proponevano di limitare il lusso, specie negli abiti. Fu un'esperienza
unica". Così sono nate la ricerche sulla moda... "Sa qual è il
problema? Che a Rimini, dove il corso è molto seguito, tutti pensano che si
parli di Armani, di Dolce & Gabbana, di vite da modelle. Sulle prime i
ragazzi e le ragazze restano un po' delusi, poi si abituano". Perché nei
suoi libri, accanto a predicatori, tessitori e legisti, appaiono spesso le
donne? "Il Medioevo, che per le donne non fu certo facile, ha visto
svettare delle figure femminili eccezionali. Noi parliamo tanto di circolazione
dei cervelli e la realtà è che non riusciamo a far venire qui i migliori
dall'estero e perdiamo i nostri, che vengono presi dalle università straniere.
Qui, si sa, non ci sono soldi per la ricerca e c'è la
strettoia della burocrazia.
Ebbene, io ho dedicato un saggio a Christine de Pizan, che in realtà era di
Pizzano, Monterenzio, ma il cui nome venne francesizzato perché la ragazza visse
alla corte di Carlo V, dove il padre era medico e astrologo di corte. Cristina
sposa un cavaliere, ma quando muoiono sia il marito Etienne de Castel sia Carlo
V sia il padre, Cristina, sola, a 26 anni e con tre figli sulle spalle -
siamo nel 1390 -, non si arrende. Comincia a scrivere ancor più intensamente,
si dà al lavoro intellettuale, e vive di esso, attaccando, nella 'Città delle
dame', i pregiudizi sul mondo femminile. Da Bologna alla Francia. Un
bell'esempio per le ragazze d'oggi. E se non è circolazione dei cervelli
questa...". Qual è stato il tema della sua tesi? "I Monti di pietà.
Come vede, siamo sempre nel campo di una storiografia a forti tinte sociali.
Ebbene, nel 1996, ben 23 anni dopo la laurea, siamo riusciti a creare il Centro
studi sui Monti di pietà e sul credito solidaristico, che ha la sua sede alla
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. Ci lavoriamo Vera Zamagni e io,
insieme a Mauro Carboni. Abbiamo costituito una piccola biblioteca
specializzata partendo dal 1468, allorché il primo Monte nasce a Perugia, e
siamo al servizio di chiunque voglia approfondire l'argomento. La compatibilità
sociale, il mercato equo, il no profit erano questioni già note cinquecento e
più anni fa. E anche in Giappone le nostre ricerche riscuotono interesse".
Squilla il telefono, la figlia della signora, ventenne, spiega un po' concitata
che la navetta per la stazione non passa. La mamma la invita due volte a
portarsi nel punto esatto della fermata, la navetta c'è. Tranquilla. Non
arrendersi e non lagnarsi troppo. Come se predicasse ai bolognesi.
( da "Adige, L'" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Non lo vedremo mai
vestito di verde nelle ronde padane. Perché Mario Cossali ha nel suo dna una
cultura diametralmente opposto e ragiona su opposte soluzioni. Mentre anche a
Rovereto e in Vallagarina c'è chi aderisce alle ronde spontanee, dicendosi
pronto a contribuire così alla conservazione della sicurezza urbana nelle ore
notturne, Mario Cossali dà un'interpretazione diversa (forse maggioritaria ma
in questo momento da pochi espressa esplicitamente) del problema sicurezza e
delle soluzioni utili. "Io ho l'impressione - scrive l'attuale vicesindaco
di Isera, storico rappresentante della sinistra lagarina - che si stia
diffondendo una strana e pericolosa epidemia. Un misto di paura, rancore,
diffidenza, ben al di là di qualsiasi problema di sicurezza individuale e
collettiva. Prima di tutto guardiamoci intorno, parliamo con tutte le
istituzioni preposte al governo e alla garanzia dell'ordine pubblico: vigili
urbani, carabinieri, poliziotti, finanzieri, giudici del tribunale e giudici di
pace. Nessuno di loro parlerà del nostro territorio roveretano e lagarino come
di un territorio insicuro, di un territorio con problemi di particolare
rilevanza in tema di sicurezza". In effetti l'allarme non arriva mai dalle
forze dell'ordine - abituate a fronteggiare ben altre emergenze in altre
regioni d'Italia - ma dalla gente, che per quanto ridotti rispetto ad altre
realtà, sente certi episodi di microcriminalità particolarmente vicini, con
particolare riferimento all'odioso fenomeno dei furti in casa. "In ogni
caso - dice Cossali - penso che questi problemi devono essere affrontati, come
sempre, da loro, dalle forze dell'ordine, delle quali deve essere sviluppata semmai la presenza fuori dagli uffici e dai corridoi
delle diverse burocrazie. E poi diciamocela tutta, non possiamo parlare con
leggerezza irresponsabile di ronde e di vigilanze civiche quando ci danno
fastidio i concerti e i film all'aperto, i bar e i locali aperti fino a tardi,
i ragazzi che fanno il karaoke, perfino gli spettacoli dei festival e gli
appuntamenti di festa. Un territorio più è frequentato e più è sicuro,
più è attraversato di giorno e di notte e più è sicuro, più è amico dei
giovani, delle loro associazioni, dei loro ritrovi e più è sicuro. La vigilanza
vera è questa: prendere possesso di strade e piazze, con le attività tipiche di
una comunità viva, abitare la città e i borghi con una presenza creativa, darsi
appuntamento per incontri e convegni anche fuori dagli orari canonici, esserci
per stare insieme non per fare la guardia ai nostri fantasmi". Altri
fantasmi sui quali la città ogni tanto si interroga sono i sinti del campo
nomadi dei Lavini. Anche qui, per Mario Cossali, la questione è stata fin qui
affrontata in modo inutilmente allarmistico: "La presenza dei sinti è un
altro problema che bisogna affrontare con altri strumenti. Si sono tentate
tante strade, ma i risultati non sono stati all'altezza dello sforzo, è
necessario riprovare partendo dal rispetto rigoroso delle regole e comunque da
una relazione franca con questo gruppo di famiglie, spesso divise tra di loro,
cercando di operare con più convinzione sul fronte della scuola e del lavoro -
conclude Cossali - ma anche sul fronte della legalità, senza pietismi e senza
sconti". D.P. 18/05/2008.
( da "Provincia Pavese, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Cronaca Casorate
sfonda quota 8mila. Rho: "Tanti servizi" Il sindaco: "Cresceremo
ancora, con equilibrio" L'opposizione: "Palestra e materna in alto
mare" Il primo cittadino: "Presa Villa Belloni Ora punteremo al nuovo
polo scolastico" CASORATE. Sfondato il muro degli ottomila abitanti.
Casorate sta crescendo e non smetterà di farlo. L'intenzione della maggioranza
è infatti quella di un'ulteriore espansione, con la costruzione di nuove case:
"Abbiamo approvato tre anni fa, nel 2005 - spiega il sindaco Gian Antonio
Rho - un documento di inquadramento del territorio che nel giro di dieci anni
porterà, infatti, a un incremento della popolazione di oltre 10 mila persone. E
abbiamo stimato un'espansione territoriale di circa 270 mila metri
quadrati". Critiche piovono dall'opposizione. Il 31 dicembre 2007 i
residenti erano 7.975, oggi si è arrivati a 8.037 abitanti. Tanti bambini: nel
2007 ne sono nati 86. Il sindaco assicura che "sarà previsto un grande
controllo di questa espansione. Bisogna stabilire regole precise per definire
lo sviluppo del paese. Non siamo voluti ricorrere a una lottizzazione folle, ma
a un piano ben ragionato che garantisca anche una coesione tra gli abitanti e
la conseguenze equilibrata dotazione di servizi". A tre anni
dall'approvazione del documento di inquadramento, il sindaco di Casorate si
dimostra soddisfatto riguardo agli interventi effettuati: "Posso dire con certezza che i contenuti del piano sono stati
attuati, sebbene i tempi della burocrazia rallentino a volte i lavori. Abbiamo conseguito infatti degli
importanti risultati, con l'acquisizione di Villa Belloni, la più bella villa
storica di Casorate, che sorge nell'area che verrà riservata alle scuole, alla
biblioteca, alla sala matrimoni. Abbiamo anche fatto moltissimo sul
servizio alla persona, mio obiettivo primario. Sono state messe a punto nuove
strutture: la palestra, la mensa, abbiamo ampliato la scuola materna, con tre
nuove aule e la nuova cucina; abbiamo anche inaugurato un anno fa, la nuova
caserma dei vigili del fuoco". Rho dice che intende attuare una crescita
armoniosa tra popolazione e servizi offerti, riqualificando anche aree ormai in
disuso, quali l'ex omino di ferro e la fabbrica delle piume, zona prevista per
la costruzione del nuovo polo scolastico. E' in corso anche una trattativa con
la segheria Maltagliati che dovrebbe spostarsi sulla circonvallazione, dove
verrebbe creata una piazza provvista di ampi parcheggi e servizi: "Non
dimentichiamo la festa degli ultranovantenni o la festa del bambino, istituita
da me nel 2004, nonché la visita al Quirinale del mese scorso, per i bambini
delle medie". Di diverso avviso la minoranza, la quale afferma che non si
sta raggiungendo una soluzione armonica per lo sviluppo del paese: "La
maggioranza - dichiara Vincenzo Laurenzano - si sta dando un gran daffare con
dei piani integrati, ma senza prevedere anche un piano dei servizi,
indispensabile per la comunità. L'opposizione ha sempre messo in luce la
necessità di questo piano di servizi armonico, che però non è mai stato
realizzato. Senza una simile soluzione, risulta difficile dare la concretezza
necessaria al documento approvato. Prova ne sia, il fatto che dopo quattro
anni, non sia stato nemmeno fatto il progetto del polo scolastico di cui si era
parlato o che la palestra sia ancora un cantiere aperto. Lo stesso discorso
vale per la scuola materna, i cui lavori avrebbero dovuto durare solo un anno.
Servirebbe, poi, anche una maggiore attenzione per quanto riguarda le piste
ciclabili e i ritrovi per i giovani. L'errore principale di questa
amministrazione sta nell'essersi chiusa a riccio, negando il confronto".
Michela Cantarella.
( da "Eco di Bergamo, L'" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
"Io, vescovo in
Turchia con gli stessi problemi che aveva Roncalli" Monsignor Padovese: la
Chiesa cattolica non è riconosciuta I cristiani sono pochi, discriminati e
minacciati dai fanatici Le iniziative della diocesi di Bergamo per ricordare il
50° anniversario dell'elezione di Angelo Giuseppe Roncalli al pontificato
continuano sottolineando la sua dimensione di pastore. Domani sera monsignor
Luigi Padovese, vicario apostolico dell'Anatolia, in Sala Greppi (via Greppi 4,
ore 21) parlerà su "Angelo Roncalli, pastore in terra turca sulle orme dei
Padri della Chiesa". In queste terre che oggi chiamiamo
"Turchia" fu scritta l'Apocalisse, molte lettere di Paolo e di
Pietro, probabilmente buona parte degli Atti degli Apostoli. Dopo la Pentecoste
i primi cristiani non corsero subito a Nord, verso l'Europa, ma da Gerusalemme
si diressero soprattutto in Anatolia. Se si leggono gli Atti si parla molto
spesso di città che oggi sono governate da Recep Tayyip Erdogan. Ad Antiochia
(oggi Antakya) i cristiani furono per la prima volta chiamati con questo nome;
è stata la "città santa" dove Paolo e Barnaba convinsero i cristiani
a diffondere la Buona novella ai gentili e non solo agli ebrei. Ospitava una
delle comunità più importanti del Primo secolo, rivale di Gerusalemme e della
stessa Roma: fu la "Santa sede" di Pietro prima che questi emigrasse
nella megalopoli capitale del mondo antico. Paolo del resto era di Tarso.
Basilio il Grande, Gregorio di Nissa e Gregorio di Nazanzio della Cappadocia. A
Edessa sorse il primo regno cristiano della storia. I primi sette concili
ecumenici ebbero luogo in Anatolia. A Efeso la devozione popolare ha riscoperto
quella che la tradizione considera la casa in cui Maria è vissuta, dopo la
morte di Gesù, assieme all'evangelista Giovanni, di cui ancora si venera la
tomba: potrebbe essere avvenuta qui anche l'Assunzione di Maria. Oggi però,
come in altre terre del Vicino Oriente ? dalla Palestina all'Iraq, dal Libano
alla Siria ? la presenza dei cristiani, e in particolar modo quella dei
cattolici latini, in Turchia è molto ridotta. "Ad Antiochia ? dice il
vescovo monsignor Padovese ? resta un'ottantina di persone; in Cappadocia
sparsi qua e là alcuni, a Mersin 6/700 cristiani. A Tarso quasi nessuno. Le
minoranze religiose in questi anni sono state non perseguitate, ma discriminate
sì: la conseguenza è che per sopravvivere molti accettano di non comparire,
oppure se ne vanno. I luoghi di culto rimangono ma i cristiani non ci sono.
Cinque anni fa i preti del mio vicariato erano dieci, oggi ne sono rimasti
sette: uno è stato ucciso, uno è stato ferito ed è tornato in Francia, uno ha
lasciato il sacerdozio. Non è facile essere prete oggi in Turchia". Cosa
resta dell'opera di Angelo Roncalli? "Soprattutto prima che scoppiasse la
guerra, dal 1934 al '39, il futuro Papa Giovanni ha svolto un'opera pastorale
importante in una realtà pluriforme dal punto di vista religioso. Attorno alla
sua persona riuscì a ricompattare una realtà di Chiesa che pativa anche delle
scissioni. In Turchia venne a contatto, più che altrove, con quello che oggi
chiamiamo "pluralismo": solo all'interno della Chiesa cattolica qui
convivono latini, maroniti, melchiti, siro-cattolici, caldei, armeni. Poi ci
sono gli ortodossi, i protestanti, gli ebrei, un islam anch'esso molto
variegato. Roncalli è stato davvero un uomo super partes. Si sentiva il vescovo
di tutti, senza fare distinzione di nazionalità. Aveva un senso piuttosto forte
della propria patria eppure condannava il nazionalismo: per il cristiano la
patria terrena è sempre solo provvisoria". In Francia si conquistò molte
simpatie. In Turchia ebbe successo? "La sua è stata un'opera pastorale,
non politica, ma da alcuni non è stata capita: basterebbe leggere certi
dispacci che l'ambasciatore di Francia mandava al ministero degli Esteri a
proposito dell'introduzione della lingua turca nella liturgia. Molti lo
consideravano un bonaccione. Lui stesso scrive a un certo punto nei suoi diari:
"Alcuni penseranno che queste cose le fa il buon monsignor
Roncalli?"". Quest'aggettivo, che già allora gli affibbiavano, non
gli piaceva. ""Buono" nel senso di superficiale no. Lui non lo
era di certo. Era in Turchia come delegato apostolico, un rappresentante della
Santa Sede in Paesi che non intrattengono rapporti diplomatici con il Vaticano.
Non era un nunzio, una figura che vive in mezzo agli ambasciatori straneri e in
qualche modo ha a che fare con la politica: Roncalli voleva essere un pastore
di aiuto e di supporto, un fratello super partes in situazioni anche
delicate". Con un mandato di livello inferiore, in fondo realizzò di più.
"Sarebbe stato proprio lui, una volta divenuto Papa, a stabilire normali
relazioni diplomatiche tra il Vaticano e la Turchia grazie alla rete di
amicizie che era riuscito a intessere in quegli anni. L'importanza di questo
lavoro però è emersa solo dopo". Aprì il dialogo tra le religioni in un
Paese che è una frontiera tra cristiani e musulmani. Come vanno le cose a 75
anni di distanza? "Dopo aver letto i diari di Papa Giovanni devo dire, a
malincuore, che la situazione non è cambiata molto. Non ci sono state grandi
riforme dal punto di vista della libertà religiosa e del riconoscimento delle
minoranze. La Chiesa cattolica in Turchia non ha ancora nessuno status
giuridico: io sono qui come vescovo di fatto ma per il governo non esisto. E
non esistendo ufficialmente, come Chiesa non possiamo possedere nulla. Abbiamo
delle difficoltà anche ad avere permessi di soggiorno per i sacerdoti che
arrivano dall'estero". Per superare le antiche diffidenze Roncalli cercò
di dare alla Chiesa un profilo meno "latino" e più turco. "Cercò
di avvicinare il cristianesimo, che era rimasto appannaggio soprattutto di chi
parlava francese o italiano, o di certe comunità levantine, alla cultura del
Paese. Le sue intuizioni andavano sicuramente nel verso giusto. Qualche piccolo
passo in questi decenni si è fatto ma ci sono anche tante diffidenze. Due cose
? diceva Roncalli ? mi costringono a spendere più denaro: "L'aiuto ai
poveri e gli avvocati". Anch'io ho dovuto assumere un legale a tempo
pieno". Le mancano i preti e deve pagare gli avvocati? "I problemi e
le dispute sono continui. Le faccio un esempio. Sono appena stato ad Adana,
dove rischio di dover chiudere una chiesa per motivi legali. Nella parte
vecchia della città da più di cent'anni esiste una chiesa dedicata a San Paolo.
Dato che in Turchia la Chiesa non può avere delle proprietà, già Roncalli
dovette intestarle a privati. Negli anni questi hanno venduto molte cose, al
punto che ad Adana il sacerdote e il suo assistente oggi abitano all'interno
della chiesa, nel matroneo, perché altri edifici disponibili non ce ne sono.
Negli anni '50 un gesuita vendette a un privato anche il pezzo di terreno di
fronte: costui ci ha fatto causa perché per entrare in chiesa la gente passava
sulla sua proprietà. Sulla base della legge turca siamo stati condannati: oggi
ci troviamo a dover pagare una cifra molto elevata, che comprende un indennizzo
per tutti gli anni in cui è stato utilizzato il passaggio e gli interessi
maturati sul debito. Ora questa persona ci ha proposto di chiudere la faccenda
se gli paghiamo 100 mila euro ? per noi è una cifra molto alta ? non per
riacquisire la proprietà di un terreno di
( da "Giornale.it, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
N. 118 del
2008-05-18 pagina 16 "I miei figli strappati via da un giudice
distratto" di Enrico Lagattolla da Basiglio (Milano) "Ciao, chi sei?
Se vuoi ti faccio salire". Era più di due mesi che non succedeva. La prima
volta, da sessantadue giorni, che la piccola G. si sveglia nel suo letto, apre
gli occhi ed è in camera sua, li apre e la prima cosa che vede sono i suoi
genitori. E quando suona il citofono all'ora di pranzo è lei che corre a
rispondere, perché aspetta il papà che è uscito un momento e sta per tornare.
"Ciao", risponde con la voce che squilla, e lo senti che è allegra e
sta meglio, e se glielo chiedi ti dice "sto bene" e
"grazie" perché è una bimba educata. La madre, invece, ha un tono che
tradisce tensione. È cortese, ma "mio marito sarà qui tra non molto".
Di parlare, non ha voglia. Poi il marito arriva. Ha il volto stanco e scavato,
ma "sembra che l'incubo sia finito" è la prima cosa che dice. Anzi,
"è quasi finito". Perché "mio figlio non è ancora tornato a
casa", "il figlio grande", come lo chiama, che "ancora non
ce l'hanno ridato" e che solo giovedì prossimo potrà lasciare l'istituto
in cui un giudice ha deciso di chiuderlo dal 14 marzo scorso. Lontano anche
dalla sorella, in un'altra comunità. Aspetta solo lui, quest'uomo dai modi
gentili che accenna un sorriso nonostante i due mesi "passati quasi senza
toccare cibo", "disperati" lui e la moglie e non lo nasconde,
perché "la casa era vuota" senza i due bambini, e tutto il tempo
passato a chiedersi "per quale ragione ci è toccata tanta
sofferenza". Cosa è accaduto, non sa nemmeno spiegarlo. Sa soltanto che di
colpo si è trovato da solo, e "prima che ci lasciassero vedere i nostri
bambini sono passati quarantasette giorni". Sette settimane "senza
nemmeno poterli sentire una volta almeno al telefono". E non ci vuole
pensare, perché è "un'esperienza che non auguriamo a nessuno di vivere,
mai", e "una cosa del genere non si deve ripetere", ma "che
almeno a questo possa servire quello che è accaduto a noi". Di chi sia la
colpa, se ne è fatto un'idea. "Ma è presto per poterne parlare, aspettate
ancora qualche giorno e saprete tutto". "Saprete", perché
"nei documenti che abbiamo ci sono le prove che tutto questo inferno
poteva essere evitato", e "aspettiamo solo che mio figlio torni a
casa, e poi penseremo a regolare i tutti i conti". Quali, non lo vuole
dire. Però, quel giudice. Lo capisci che su quel giudice qualcosa da dire ce
l'avrebbe eccome. Ma sospira, si morde il labbro e ingoia il veleno. Una cosa,
una soltanto, non la trattiene. Che il pubblico ministero del tribunale dei
minori "è stato superficiale". Ecco, quel magistrato ha deciso con
leggerezza che la sua famiglia era "inadeguata" a tutelare due
bambini, e allora "si metta una mano sulla coscienza e ci pensi se ha
fatto tutto quello che doveva fare, o se non ci ha fatto soffrire per
niente". Alla fine si ferma. Ci pensa un attimo, ma "per adesso basta
così". E poi c'è Basiglio, e c'è la sua gente. In questo comune che è tra
i più ricchi d'Italia, con le ville e le residenze che hanno i nomi di alberi e
piante, case curate e i balconi che sono fioriti tutti, il verde attorno e la
macchine che scorrono lontane. Un'oasi, dove pare impossibile che certe cose
succedano. "E invece è successo, ma ringrazio tutti quelli che ci sono
stati vicini, è stato importante sentire la solidarietà della gente". Sono
molti, "sono la maggior parte delle persone che abitano qui, ma non sono
tutti". Qualcuno, vuol dire, ha fatto finta di niente. Non lo dice, ma - è
probabile - pensa a quanti hanno fatto fatica ad accoglierlo nella
"comunità", lui che vive in un paese a cinque stelle senza
condividerne il lignaggio. Pensa alla direttrice della scuola dalla cui
denuncia questo incubo ha avuto inizio, e - soprattutto - alle famiglie i cui
figli vanno nella stessa classe dei suoi bambini. Le stesse che, quando
l'istituto ha raccolto le firme per chiedere che i due piccoli tornassero a
casa, si sono voltate dall'altra parte. E alla fine, saluta di nuovo.
"Abbiate pazienza fino a giovedì, poi saprete tutto", ripete come
aspettasse anche lui il momento per liberarsi di un peso che l'ha soffocato per
più di due mesi. Entra nell'edificio color mattone, e "adesso vado da mia
figlia che sì, ora sta meglio", e a nove anni c'è tutto il tempo per
lasciarsi quest'incubo alle spalle. "Aspettiamo suo fratello", che di
anni ne ha fatti 13, tifa Inter e questa sera la partita con papà non se la può
guardare, perché un disguido come nemmeno la peggiore burocrazia ha costretto a un supplemento
di solitudine. Mancano quattro giorni, poi la famiglia sarà di nuovo unita. Il
peggio è passato, e il peggio - dice un'ultima volta - "sono stati quei 47
giorni senza poter vedere i miei figli, e nemmeno parlare con loro. Ma
vi sembra possibile?". No, davvero. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Provincia Pavese, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Cultura e Spettacoli
"Io, mamma di un bimbo venuto da lontano" Un'insegnante pavese
racconta in un libro l'adozione del piccolo Andrea. "Esperienza
meravigliosa" "Ho voluto dar voce all'attesa infinita di tanti
piccoli che ancora aspettano" PAVIA. Da qualche parte c'è un bambino che
aspetta di essere adottato. Piccolo e magro guarda fuori dalla finestra di una
"Casa dei bambini". Non sa ancora giocare, non sa tenere in mano la
forchetta. Mangia zuppa di cavolo a pranzo e di patate a cena. E' uno in mezzo
a tanti che aspettano. In un silenzio strano per un posto dove vivono 80
bambini. Poi un giorno arrivano una mamma e un papà e lo prendono per mano. In
mezzo c'è un lungo viaggio tra le carte della burocrazia, tra i colloqui per
l'idoneità all'adozione. C'è il dolore di portare via un bimbo e di lasciarne
altri. In mezzo c'è il tempo che dà un senso di impotenza. Ma c'è spazio per
una storia felice. Quella del piccolo Andrea, occhi e capelli scuri, il viso
sottile e un sorriso pulito. Andrea ha 7 anni ed è nato in Russia. E'
stato adottato quando ne aveva 4 da Elena Poma, insegnante di lettere del
Cairoli, e da suo marito, Luigi Negri, medico. Elena Poma ha deciso di
raccontare la sua storia, quella di "un bambino venuto da lontano",
in un libro, "Aspettando Andrea" (ed. San Paolo, 154 pagine, 13 euro,
presentato alla Fiera del libro di Torino il 13 maggio) che ha non solo lo
scopo di aiutare i genitori ancora indecisi a convincersi ad andare avanti
nelle pratiche di adozione, ma servirà anche a finanziare l'associazione Airone
di Azzano San Paolo, alle porte di Bergamo, per aiutare una casa famiglia in
Africa che si occupa di bambini malati terminali di Aids. "Se una coppia
che ha ancora paura leggendo questo libro inizierà le pratiche, avrò raggiunto
il mio scopo". Mamma Elena tiene tra le mani il suo libro. Da sempre ha la
passione per la scrittura, ora ha deciso di mettere le sue parole a servizio
degli altri per "dare voce a quei bambini che aspettano - spiega - alla
loro attesa infinita, magari perché sono già grandi e quasi nessuno li
vorrà". L'inizio della storia. "Il percorso è duro - spiega Elena
Poma - E' un misto di dolore perché aspetti solo e sai che il bambino è da
solo. Abbiamo iniziato tutta la trafila nel 2001". Significa preparare i documenti
da portare in Tribunale: certificati medici, esiti di analisi del sangue,
dichiarazione dei redditi. Poi iniziano i colloqui con gli psicologi. Elena
Poma li chiama nel suo libro "radiografia dell'anima". Perché si
scava a fondo per preparare i futuri genitori alle situazioni più difficili.
Spesso i bambini dati in adozione hanno subito abusi, possono essere malati.
Poi c'è la sensazione di impotenza nel prenderne uno e lasciarne altri. Il
giorno in cui Andrea ha lasciato la Russia, sono entrati altri 4 bambini nel
suo istituto. L'associazione. Dopo l'idoneità del Tribunale bisogna scegliere
l'associazione a cui rivolgersi. "La burocrazia è
lunga - spiega ancora Elena Poma - molte coppie vogliono solo bambini italiani
e si allungano i tempi. Più di 2mila coppie aspettano solo bimbi italiani. C'è
diffidenza verso quelli stranieri, ma anche verso i bimbi italiani già in età
scolare, perché c'è la paura di dover affrontare un dolore già
crostificato". Elena e Luigi si sono rivolti all'associazione Airone di
Azzano San Paolo (Bergamo). Altri colloqui, tante coppie che lasciano. Poi la
prima visita in Russia. L'incontro con Andrea è emozionante, doveva ancora
compiere 4 anni. Magro, le gambe a penzoloni nell'abbraccio. Non sapeva come
aggrapparsi perché ancora nessuno lo aveva mai abbracciato. In Italia. La
camera di Andrea è grande e luminosa. Ci sono due letti per fare posto ai
cuginetti Pietro e Giovanni che lo vengono a trovare. Appesa al soffitto
un'anatra di legno e adesivi dell'orsetto Winnie the Pooh. C'è il poster
autografato di Leonardo Masieri con la maglia dell'Edimes. "E' la sua
passione - spiega la mamma - gioca a basket e fa nuoto, ha appena vinto una
medaglia. Ha fatto anche la fotocopia della sua mano perché è cresciuta e sulla
scrivania ha messo le nostre foto. "Scimmiotta" molto, quando mi vede
scrivere si mette anche lui alla sua scrivania". Poi tanti peluche, un
alce con il maglioncino azzurro. Tanti libri e cd. "I cd sono tutti suoi -
spiega la mamma - Gli piace Mina". Da lei ha imparato qualche parola in
italiano. Tutto in un disegno. Alcuni ricordi commuovono, altri fanno
sorridere. C'è il primo disegno di Andrea. Una grossa figura rossa con tanti
pallini colorati che scendono dal cielo. "Sono io - spiega la mamma - Gli
ho chiesto ma perché la pioggia è colorata? E lui mi ha risposto perché dove ci
sei tu piove amore". Ci sono le domande a cui non sempre è facile dare una
risposta. C'è l'orgoglio di essere un bimbo nato "da un'altra pancia"
ma ora con la mamma giusta. "Posso firmare in stampatello? Io sono
l'illustratore". Lo diceva Andrea alla Fiera del libro di Torino
autografando i libri allo stand, accanto alla sua mamma. Perché questa è la sua
storia, una storia felice che può aiutare i bimbi che ancora aspettano.
Marianna Bruschi.
( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina IX - Napoli Colmata
e porto canale Bagnoli non decide mai Tacciono Soprintendenza e nuovo governo
Le scelte tornano in discussione condizionando vendita dei suoli e progetti
della Stu ANGELO CAROTENUTO Il nemico è chiaro. Si chiama burocrazia. Assedia pure via Cocchia,
sede di Bagnolifutura, la società di trasformazione urbana di cui è azionista
il Comune al 90 per cento, la Regione al 7.5 e la Provincia al 2.5. In 6 anni
di vita hanno versato in tutto 516 mila e 456 euro, confluiti nel capitale
sociale. Ogni documento che s'inceppa, fa crescere i debiti della Stu
verso le banche che ne finanziano l'attività. Il suo patrimonio sono i suoli:
finché non saranno in vendita, Bagnolifutura non andrà in attivo. La cessione
dei terreni, prevista a giugno 2007, non è cominciata. Il motivo si chiama
porto canale. Se Bagnoli lo costruisce, il valore dei suoli cresce. Ma quel
"se" sta in piedi da tanto. La conferenza di servizi, da luglio 2006,
si è riunita 4 volte. Tre progetti sono ammessi alla fase finale, ora congelata.
Colpa della direzione regionale dei Beni culturali. Non s'è ancora espressa. Il
cambio alla guida del governo aggiunge incertezza. Sulla colmata, per esempio.
Con Pecoraro ministro del governo Prodi, venne firmato l'accordo di programma
per la sua rimozione, il trasferimento a Piombino, la bonifica dei fondali. Un
affare da 969 milioni. Ora che la poltrona è del ministro Prestigiacomo, il
governo Berlusconi darà seguito all'impegno o dirotterà altrove quei soldi? Dal
ministero nessuna risposta. Eppure, l'accordo prevede che da ottobre partano
tre navi al giorno di fanghi verso la Toscana per due anni. A gennaio era
atteso il via alla progettazione e all'affidamento dei lavori. Siamo a zero.
"Il dramma è l'incertezza", sintetizza Rocco Papa, il docente universitario
alla guida della società. Spiega: "Ci diano risposte. Anche un no è meglio
del silenzio. Se la colmata rimane qui, di quella terrazza a mare faremo altro.
Ma perché restare paralizzati per mesi?". Anche i tracciati della futura
rete su ferro sono una variabile importante. In via Cocchia hanno riunito in un
solo grafico, su un gigantesco cartellone, il cronoprogramma di ogni fase di
ciascun singolo progetto. Con 167 rette parallele tengono sotto controllo
progressi silenziosi e ritardi subiti. Porta del Parco non sarà consegnata il
18 giugno, data prevista, ma a fine 2008: colpa di una variante imposta in
corso d'opera. La linea retta degli Studios cinematografici, da realizzare con
20 milioni nell'ex officina meccanica, è ferma. Perché? Si attende il parere
della Soprintendenza. Eppure sono pronti a investire Rai, Grundy, Frame.
"Il processo a Bagnoli diventerà irreversibile solo quando sarà arrivato
il primo investimento privato", dice Mario Hubler, direttore generale da
un anno. La strategia: incentivare la nascita di filiere. E dunque accanto a
termalismo e audiovisivo, ecco l'idea di un polo tecnologico ambientale,
l'industria della vela e l'acquario, inventato dal nulla, pronto già a ottobre,
utilizzando l'impianto di raffreddamento dell'acqua del treno a nastri
dell'Ilva. "Ora, in un semplice capannone, il Turtle point fa già 12mila
visite l'anno". E la bonifica? Nell'area di Bagnolifutura terminerà entro
il 2009. Ma Papa fa una riflessione: "Siamo sicuri che i metalli pesanti
siano così pericolosi? Se un inquinante sta a
( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina VII - Milano
Donata, la liberazione è un libro "Vi ho depositato tutto il mio
dolore" Cinque anni fa suo marito Lorenzo Bignamini fu ucciso in strada da
Geoffroy. "Scrivere è stato catartico, ho smesso di vivere da sola la
storia" "Se un giorno lo incontrassi spero di vederlo come uno
qualunque, non voglio farmi imprigionare dalla paura" Ha cresciuto due
figlie, Anita e Matilde, si è scontrata con la burocrazia. "Ora insegno la danza
ai bambini" ORIANA LISO (segue dalla prima di Milano) Delle sue figlie
Donata dice: "Sono contenta che non abbiate pena di me". Lo scrive
nel libro ("Una lama nella psiche, diario di follia, morte e amore",
Erickson editore) che ha segnato per lei una nuova partenza in una vita piena,
zingaresca, divisa per tredici anni con un dottor sorriso che credeva in Dio
senza essere bacchettone, amava il suo lavoro senza essere un integralista. Si
era fatto carico di un collega malato pur sapendo che sarebbe stato difficile.
"Avevo troppe parole nella mia testa, dovevo depositarle. Per me è stato
catartico farlo, dovevo smetterla di vivere questa storia e questo dolore solo
a livello verbale. E volevo ricominciare". Per ricominciare, nella casa di
questa donna che danza per passione e per lavoro, questo piccolo nucleo
femminile ha lavorato su piccoli segni. La bicicletta in miniatura che per
mesi, dopo la morte di Lorenzo, è stata la prima cosa che si vedeva appena
aperta la porta, ora è confusa tra i mille colori della libreria. "Perché
resta un vuoto, ma non più doloroso. La mia maestra spirituale un giorno mi ha
detto: "Donata, vedila in questo modo: il tempo di Lorenzo era finito.
Aveva fatto tutto quello che doveva fare su questa terra, quindi ha smesso di
vivere". Se riesci a pensarla in questo modo "chi" l'ha ucciso
smette di essere il centro della storia. Non è più un antagonista, ma quello
che è: solo un paziente psichiatrico". Quando una vicenda è talmente unica
e assurda da entrare non solo nelle cronache ma nei manuali di psichiatria e da
far interrogare la comunità medica sul modo in cui si forma e si verifica il
proprio mestiere, uscirne interi è difficilissimo. "Sono stata male per
tanto tempo, facevo i pensieri peggiori, mi stavo lasciando andare. E poi
odiavo, odiavo solo una persona, quella che aveva distrutto la nostra vita. Io
ci sono dovuta passare attraverso l'odio, io come le mie figlie. Lo odiavo
ancora di più ogni volta che sentivo in televisione o leggevo sui giornali di
un altro omicidio, ripiombavo nel mio dolore, mi sentivi di nuovo travolta da
quello che ci è successo. Solo con un duro percorso sono riuscita a
spersonalizzare quello che era il mio antagonista. Ho capito che se odiavo
Geoffroy dovevo odiare tutti gli assassini... Non so quando ho smesso e sono
entrata nella dimensione del perdono. Ma so che ad un certo punto ho deciso che
non volevo più odiare". Odio, perdono: chissà cosa ne pensa lo psichiatra
impazzito, che ad agosto potrebbe anche tornare libero. "Se dovesse uscire
non mi riguarda, per me è più importante il nostro impegno nel mondo, la mia
vita con le ragazze, il mio lavoro, i bambini che seguo, la danza... ho tanti
pensieri positivi, più importanti. Se dovessi incontrarlo per strada spero di
riuscire a non vederlo come quello che ha ucciso mio marito, ma come una
persona che non ha niente a che fare con me. Non voglio farmi imprigionare
dalla paura". Parole che non ci si aspetta, ma questa donna dal corpo
scattante e dal sorriso pieno le dice con convinzione. Ed è con convinzione che
risponde alla richiesta di un'opinione sul fatto che l'assassino di suo marito
sia in un ospedale psichiatrico giudiziario invece che in carcere. "Se
Lorenzo lo ha trattato come un malato, allora anche per me lo deve essere.
Quindi è giusto che non stia in carcere, lo devo alla memoria del lavoro e
della professionalità di mio marito". Poi, però, ci sono altre questioni
di fondo. C'è una vicenda che ha scosso dall'interno il mondo della
psichiatria, c'è la domanda più importante: si poteva fare qualcosa per evitare
che Geoffroy nutrisse il suo delirio al punto di uccidere? "Io posso
comprendere, non giustificare Geoffroy: lui non ha retto una situazione in cui
anche altri hanno colpe. Una grande responsabilità ce l'ha l'ente previdenziale
che gli ha negato la pensione anticipata. E anche l'incompleta applicazione
della legge Basaglia c'entra. Perché per il malato psichico resta solo il
trattamento sanitario obbligatorio, e questo non basta". Con la burocrazia si è scontrata anche Donata. "Ci sono voluti
cinque anni per ottenere la pensione privilegiata, cioè il semplice
riconoscimento del fatto che Lorenzo è morto sul lavoro. Ora sorrido quando
penso che l'assicurazione non copriva la morte di mio marito perché era in
bicicletta, e non in auto o moto. Ma in quei momenti ero solo
sconfortata". Se hai due figlie piccole reagisci, per forza o quasi.
"Prima che Lorenzo morisse io ero una libera professionista, non lavoravo
a tempo pieno. Era lui la sicurezza della famiglia. Quando è morto mi sono
ritrovata nella necessità di assicurare il futuro alle mie ragazze, così sono
andata al San Paolo e ho chiesto di assumermi. L'hanno fatto e ora ho un
contratto come danzaterapeuta". Lavora solo con i bambini, Donata, perché
con gli adulti non ce l'avrebbe fatta. "Sarebbe stato impossibile non
trasferire la mia vicenda su di loro, perché anche per i pazienti del centro è
stato un colpo durissimo, molti di loro sono caduti in depressione dopo la
morte di Lorenzo: avevano i sensi di colpa perché uno di loro lo aveva
ucciso".
( da "Piccolo di Trieste, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Gorizia l Del progetto
del centro commerciale di via Terza Armata si parla da diversi anni ma soltanto
oggi sembra vedersi la luce in fondo al tunnel. La burocrazia e altri ostacoli hanno fatto
sì che si allungassero inesorabilmente i tempi. l Nel frattempo, a Nova Gorica
è ormai in fase conclusiva il centro commerciale denominato
"Q-landia". La sfida della grande distribuzione, sotto il profilo
della tempistica, è stata decisamente vinta dalla Slovenia.
( da "Giornale di Brescia" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Edizione: 18/05/2008
testata: Giornale di Brescia sezione:LA PROVINCIA IL PLAUSO DELLE AUTORITA'
CIVILI E POLITICHE "Un importante punto di riferimento per i
cittadini" BORGOSATOLLO - Quasi emozionati di fronte alla marea di divise
giallo/blu e arancioni. Una festosa moltitudine guidata nelle prime file, quasi
un "Quarto Stato del Volontariato" alla Pellizza da Volpedo, dalle
fasce tricolori di molti sindaci del territorio. Questo l'uditorio che le
autorità intervenute ieri a Borgosatollo si sono trovati di fronte, e che hanno
in qualche modo omaggiato. A rompere il ghiaccio il sindaco di casa, Alberto
Bellotto, su cui ricadevano parte delle difficoltà logistiche per organizzare
il grande raduno. "L'impegno della Protezione civile - ha sottolineato -
riesce a valorizzare al massimo il concetto di cittadinanza attiva: per questo
l'obiettivo è che nascano gruppi in ogni territorio". Il presidente della
Provincia Alberto Cavalli ha preferito rimarcare "il grande valore, in
termini di qualità, delle realtà bresciana e italiana. Una realtà operativa che
deve lavorare in sinergia per poter crescere ed intervenire al meglio".
Intervenuta in rappresentanza del Pirellone, il consigliere regionale
Margherita Peroni ha difeso "la scelta di non istituire un Corpo di
Protezione civile, preferendo allestire un sistema legato alle Amministrazioni.
Abbiamo percorso la strada più difficile ma i risultati si vedono". Per il
Prefetto di Brescia Francesco Paolo Tronca "era molto importante
dimostrare, innanzitutto a noi stessi, che cosa Brescia riesce a realizzare. La
gente - ha poi aggiunto - è stanca di parole e burocrazia e chiede solo concretezza".
A chiudere la serie degli interventi Corrado Scolari, assessore provinciale
alla Protezione civile. "Questo raduno - ha spiegato - è il culmine di una
lunga attività che ci ha visto impegnati a verificare bisogni e ambizioni dei
singoli gruppi. Il nostro è un sistema che si basa molto sulle
istituzioni: non a caso abbiamo fatto molto per sensibilizzare le
Amministrazioni locali". ramp.
( da "Stampa, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
COMMERCIO.LA
POLEMICA Telecamere, il "no" dei corrieri Critici i negozianti
"con queste regole abbiamo problemi nei rifornimenti merci" [FIRMA]STEFANIA
ZORIO BIELLA Questa volta nessuna bagarre politica: a sollevare la questione
della funzionalità delle telecamere nella zona a traffico limitato del centro
di Biella sono autotrasportatori e negozianti. A finire nel mirino sono per lo
più gli orari concessi ai corrieri per la consegna e il ritiro della merce nel
quadrilatero videosorvegliato. Dalle 6 alle 10 i corrieri sono liberi di
circolare nella zona; al di fuori dell'orario prestabilito scattano gli
obblighi di documentazione del mezzo passato nei confronti del Comune (che sono
a carico della ditta o dell'autista, a seconda del contratto che esiste tra i
due soggetti). Ditta o autotrasportatore, devono trasmettere almeno una volta
alla settimana via fax o via email agli uffici di palazzo Pella il numero e il
modello del veicolo passato oltre le 10, nonché la bolla di accompagnamento
della merce; ma non tutti sono disposti a farlo. "Io le consegne in centro
a Biella non le faccio più - commenta Giuseppe Massocco, responsabile dell'agenzia
di Chiavazza della Swiss Post - ho molto lavoro e posso permettermelo. Non ho tempo di star dietro a questa burocrazia: se qualcuno ha bisogno mi faccio portare la merce in sede e la
consegniamo dove desiderano". I negozi aprono tre le 9 e le 9,30, ma difficilmente
qualche corriere riesce a essere in centro città prima delle 10: "Ora che
arriva la merce in magazzino, che venga smistata e caricato il furgone,
prima delle 10 non riusciamo ad uscire dalla sede, che è a Cerrione - si sfoga
Giuseppe Spera, autotrasportatore -. Gli orari di libera circolazione che ci
concedono non hanno senso". La pensa allo stesso modo Nadia
Mastroberardino, impiegata della Gls: "Prima sembrava che dovessimo
trasmettere targhe e bolle passate oltre orario una volta al giorno, ora ci
hanno detto una volta a settimana. Io sono stata fortunata perché ho sempre
parlato con la persona giusta, ma conosco qualcuno che ha parlato con l'ufficio
sbagliato e non sa ancora bene adesso come si deve comportare. Solo che a
questo punto non ha senso l'orario dalle 6 alle 10". Sul chi va là anche
qualche negoziante al quale i corrieri consegnano la merce in ritardo:
"Lunedì mattina siamo chiusi - spiega Tiziana Tedesco di Dimensione Luce -
ma il pomeriggio no e qualche corriere non ci consegna la merce perché non fa
consegne oltre le 10 del mattino per paura di prendere la multa se dovesse
dimenticarsi di trasmettere il fax al comune. Così noi iniziamo la settimana
senza prodotti che ci servono".
( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina XX - Torino
Vaciago, i fannulloni e la via della smentita E' nascosta nel silenzio su temi
del genere il motivo delle sconfitte della sinistra ETTORE BOFFANO A
quell'epoca Vaciago rivestiva, nello stesso tempo, il ruolo di massimo
dirigente comunale e di direttore generale del Toroc, "commissariato"
dopo la fallimentare gestione precedente. Erano tempi così, lo sappiamo, quando
il bisogno di raggiungere il risultato olimpico a tutti i costi giustificò in
ampi settori della spesa pubblica più di una scorciatoia e più di una
spregiudicatezza. Nel caso della vicenda del Sestriere, in particolare, saranno
i giudici a dire, come sempre, dove sta la verità. Nel frattempo, è noto a
tutti che Cesare Vaciago non ha ritenuto di autosospendersi dal suo incarico
così come il sindaco Sergio Chiamparino non ha mai manifestato l'intenzione di
revocarglielo: entrambi infatti, lo hanno sempre ribadito, sono pienamente
convinti della liceità di quella procedura olimpica. A questo punto, però,
rimane solo da chiedersi se un city manager "imputato" abbia il
diritto oppure no di concedersi provocazioni come quella sui
"fannulloni". La seconda riserva riguarda invece il modo tenuto da
Cesare Vaciago per sottrarsi alle furibonde polemiche seguite alle sue parole.
Un modo antico per chi faccia parte della casta politica o anche solo per chi
appartiene alla categoria dei "portaborse" o dei vassalli di quella
casta: scaricare sui giornalisti e sui mezzi d'informazione le colpe e le
conseguenze di frasi, parole e giudizi in grado di sollevare la protesta e la
rabbia altrui. Anche Vaciago, smentendo per una volta la sua immagine di
sincero anticonformista, ha finito per cedere a questa comoda scappatoia
accusando i cronisti torinesi di aver "travisato" il suo pensiero.
Incassata però la smentita del city manager, tanto di rito quanto assolutamente
inefficace, sarà invece difficile estirpare dal convincimento dei lettori e dei
cittadini la consapevolezza che quanto detto da Vaciago sia non solo veritiero,
ma addirittura conclamato. Una presa di coscienza che per i torinesi non deriva
tanto dall'improvvisa esternazione del direttore generale del Comune, ma
piuttosto dalla quotidiana e deprimente esperienza che tocca a chiunque sia
costretto, per motivi di necessità pubblica, a frequentare un'anagrafe o un
ufficio assessorile o una struttura che, da Palazzo di Città, riceva comunque
ordini, direttive e stipendi. La denuncia, che fatta così potrebbe apparire
generica e ingenerosa, in realtà può esprimersi liberamente in questi termini
tanto essa appare suffragata in maniera diffusa dalle immagini e dagli episodi
che emergono ogni giorno dall'esperienza sul campo di
chiunque entri nell'arcipelago della burocrazia. Una denuncia, infine, che riceve riscontri nelle continue
segnalazioni ai giornali e che adesso trovano ospitalità anche nella libera
tribuna di internet e dei blog. Qualcosa dunque che dovrebbe preoccupare tutti
(e molto): e non solo il city manager di quella che, con oltre 13.500
dipendenti, è ormai la prima azienda torinese. Un'ultima riflessione, partendo
proprio dalle reazioni seguite alle dichiarazioni di Vaciago, va infine posta
alla sinistra torinese come a quella italiana. Non è forse nascosta nel
silenzio su temi come questo una delle ragioni delle recenti sconfitte
elettorali e della profonda situazione di "minorità" di quella stessa
sinistra nel panorama italiano? E non è forse l'aver sottaciuto simili denunce
(e quelle su altri grandi temi come la sicurezza urbana) o averle subordinate
all'ostilità di certi corporativismi sindacali, una delle spiegazioni possibili
riguardo all'incapacità della sinistra italiana di costituire oggi una
credibile alternativa nel governo del Paese alla destra di Berlusconi, Bossi e
Fini? Chi avrà voglia di rileggere con pazienza le cronache torinesi di questa
ultima settimana, avrà modo di scoprire come nella repentina marcia indietro
del nostro city manager (e nella comoda scusa del "travisamento"
giornalistico) si celino anche alcune delle riposte possibili a questi
interrogativi.
( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Cronaca Tutto il
mondo in un biglietto quando l'invito diventa arte Tempi moderni le tendenze Prima
erano tristi, grigi, burocratici. Riempivano le cassette della posta per
passare direttamente nei cestini della carta straccia. Ora le più grandi
agenzie di comunicazione puntano tutto sull'impatto dei cartoncini promozionali
che diventano un evento prima dell'evento ALESSANDRA RETICO Erano una triste
evenienza, una grigia burocrazia lessicale. Cartoline, messaggi, depliant per gli auguri di
Natale o la stagione degli sconti. Le cassette delle poste si riempivano, vuota
rimaneva la memoria: nella foresta di messaggi buttare via era più semplice che
decifrare. Adesso li conserveresti tutti per quanto sono belli, assurdi,
convincenti. Gli inviti per la mostra o l'evento, il lancio del detersivo o il
convegno, mettono radici sulle scrivanie, dentro i cassetti, negli occhi. Non
puoi dimenticarli, perché sono furbi e geniali, sanno come farsi toccare e
appiccicarsi al ricordo. Colorati, tridimensionali, componibili, di carta e di
stoffa e di metallo, sono opere d'arte prêt-à-porter, capolavori tascabili. Messaggi
sensuali, altro che Signoria Vostra: questi ti acchiappano dritto allo stomaco
con quelle forme, corpo e design che hanno. Il vecchio cartoncino rettangolare
e anonimo, poche righe e il loghino disegnato dalla brava tipografia, non lo
usa quasi più nessuno. Troppo standard, troppo avviso di raccomandata o
partecipazione di nozze (per quanto anche questo genere sia in evoluzione).
Adesso ti arriva odoroso e sonoro, liscio e ruvido, dolce e amaro. Non si
consigliano acquisti, si offrono esperienze. "In gergo si dice
ingaggiare", spiega Guerino Delfino, presidente dell'agenzia di
comunicazione Ogilvy. "Se ci si riesce, è un momento di verità: la marca
ha creato un contatto". Un contatto, appunto. Qualcosa di fisico. La
pubblicità è diventata carezze e schiaffi, la comunicazione un colloquio
(addirittura) amoroso. "Lovemarks" chiama i brand il capo della
celebre agenzia Saatchi&Saatchi Kevin Roberts, dice che "l'idealismo
dell'amore è il nuovo realismo del business". Se il vocabolario slitta
significati dai prodotti ai sentimenti, qualcosa è cambiato. La merce è
diventata un messaggio, anche quando è solo annunciata, promessa, evocata. E
tutto è comunicazione, anche in assenza di parole. "Immagini, suoni,
linguaggi incrociati: un biglietto d'invito non è un pezzo di carta e basta, è
un ipertesto". Per Giampaolo Fabris, sociologo dei consumi all'Università
Vita-Salute San Raffaele di Milano, il verbo nuovo è integrare, "la
capacità di riprodurre offline le suggestioni semantiche cui ci ha ormai abituato
il web. Internet è stato il vero detonatore dell'alfabeto classico della
comunicazione". A cominciare dal rettangolo di cartoncino che si è aperto,
arrotondato, divaricato. Angoli spezzati, discorso interrotto: scomponibili,
origami, puzzle, adesso gli inviti si frantumano così, come tanti link e
rimandi altrove, tessere e incastri da riaccostare, parole da legare. E ci si
gioca con questi che sono più trastulli ingegnosi che fogli, più corpi che
supporti. L'informazione è partecipata come dicono i tecnici, è divertissement
e community: il messaggio bisogna ricucirlo da soli, adattarlo a sé. "Al
di là della suggestione artistica, c'entra l'ironia, la sorpresa, l'eccellenza
dell'effetto" spiega Fabris, che nel lettore vede il narratore, il
demiurgo che inventa parole e visioni. Che mai sono a una sola dimensione. La
carta, sopravvissuta alla volatilizzazione del messaggio via e-mail, c'è e
resiste, ma non è più quella banale piattezza di un tempo: bi e
tridimensionale, ha una profondità e uno spessore anche semantici. Significa di
più, è il mezzo divenuto messaggio del vecchio McLuhan. E poi dire carta non è
che l'inizio, ci si invita su stoffa, metallo, plastica, legno. Con cd,
poltrone, pianoforti, pizze simulate. Riproduzioni verosimili del reale e
persino del sogno: trasparenze, nebulose, vuoti. "C'è una ricerca sui
materiali sorprendente: vengono intesi come parte dell'idea di
comunicazione". Luca Lo Presti è ad dell'agenzia di pubblicità D'Adda,
Lorenzini, Vigorelli, BBDO. "Si lavora sul concept, si sviluppa cioè una a
più dimensioni e livelli della comunicazione. C'è un processo di convergenza
tra strumento e contenuto, e un semplice cartoncino d'invito può diventare
l'espressione di un'identità e di un senso di appartenenza". Un invito
invitante, finalmente. Una prolunga tra scrivania e evento. "Siamo usciti
dal concetto di biglietto e siamo entrati in quella dell'oggetto",
sintetizzano i direttori creativi di Young & Rubicam Aldo Cernuto e Roberto
Pizzigoni. "Il cartoncino diventa un filo diretto e un'appendice della
realtà". Per conoscerla, répondez s'il vous plaÎt.
( da "Corriere Adriatico" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Ucchielli ai
giovani: "Dobbiamo combattere insieme la burocrazia" Un "ping
pong" chiude il meeting URBINO E' calato ieri il sipario sul quarto
meeting delle politiche giovanili. All'appuntamento organizzato dalla Provincia
hanno partecipato centinaia di giovani provenienti da tutte le regioni italiane
ed europee, che si sono confrontati assiduamente ed hanno prodotto nuove
proposte. Tutto nello splendido scenario dei Collegi universitari
urbinati ideati dall'architetto Giancarlo De Carlo. Ieri mattina un ricco tavolo
di testimonial ha aperto uno scambio che si è allargato a tutti i partecipanti
per favorire la creazione di una rete di relazioni tra quanti in Italia e
all'estero stanno promuovendo percorsi di partecipazione "con" e
"per" i giovani. "Il ping pong fra giovani ed
amministratori" è stato caldeggiato in più occasioni dal Presidente della
Provincia Palmiro Ucchielli (foto), che lo ha fortemente voluto come momento
conclusivo del meeting. Ucchielli entra nel ping-pong e l'atmosfera si
riscalda: "Mi chiedete come fare a ritrovare fiducia nelle istituzioni?
Come invertire il trend dell'antipolitica? Non esiste una ricetta per tutto.
L'importante è esserci, ogni giorno, con serietà e coerenza. Voi giovani siete
una risorsa strategica. "Dobbiamo combattere insieme la battaglia contro
la burocrazia e per la ricerca di sempre nuove risorse
e finanziamenti. Così realizzeremo i nostri progetti. Ma voi giovani, datevi da
fare, andate nel vostro Comune, in Provincia, in Regione. Dovrebbe essere il
contrario ma se Maometto non va alla montagna Spetta a voi farvi avanti.
Cittadini si diventa con l'impegno, prendete in mano il vostro futuro, nessuno
vi regala nulla". GIORGIO BERNARDINI,.
( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Di LUCA BENEDETTI PERUGIA
- Per le imprese è un costo, per i cittadini un rompicapo insormontabile. A
volte rasenta il ridicolo anche in espressioni che dovrebbero essere il massimo
della semplicità, come l'indicazione stradale di un servizio. Provate a
spiegarlo ad un anziano (e magari non solo a lui) che il cartello che indica
l'ambulatorio pubblico aperto di notte e durante i giorni festivi quando c'è
scritto "continuità assistenziale" vuol semplicemente dire
"guardia medica". Be', capita di vedere l'indicazione e sotto, naturalmente,
la spiegazione più popolare. Succede anche nella sanità dell'Umbria (doppia
spiegazione per indicare un servizio) e vuol dire che il
termometro della burocrazia
vola verso la febbre alta. Anche nelle cose più semplici. I cittadini sbattono
contro il muro di gomma, le imprese contro un muro di soldi. Secondo uno studio
di Confcommercio la burocrazia può costare in un'impresa del settore, in una regione come
l'Umbria, anche mille euro al mese. E se nel commercio la stima dei
costi è di novemila euro l'anno, nel terziario avanzato il peso degli
adempimenti amministrativi si impenna fino a più di dodicimila. "La burocrazia è un vizio tutto italiano - commenta Antonio
Campanile presidente di Assindustria Perugia - e la sua pressione sulle imprese
è asfissiante. In Umbria la situazione è anche più pesante perché il nostro
tessuto economico è composto da tante piccole imprese che non hanno certo le
strutture per reggere quel peso". In Confidustria c'è chi ha fatto i
conti: un'azienda con ottanta addetti ne deve impegnare tre alle pratiche
amministrative e burocratiche. E c'è chi racconta un episodio quasi fantozziano
avvenuto qualche settimana fa all'Ufficio del Registro. Il dipendente di una
nota impresa perugina si è messo in fila per bollare dei titoli, ma è bastato
un errore di pochi centesimi sul conto finale perché l'operazione ripartisse da
zero: prima la fila poi i bolli. Certo, le imprese soffrono e sono quelle che
fanno il conto sull'unghia del peso della burocrazia,
ma anche i cittadini sbuffano e, a volte, diventa impossibile anche farsi
spiegare le voci di una fattura per il montaggio di un contatore dell'acqua.
SERVIZI A PAG. 35.
( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
La
sfida per aprire un negozio o trovare il medico. Lo strano caso della fattura
dell'acqua mai trovata Strozzati dalla burocrazia: mille euro al
mese Imprese in crisi e cittadini ko davanti a un cartello che indica
l'ambulatorio.
( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Di MARCO SAIONI
PERUGIA - Una normale storia tra cittadino ed ente che eroga servizi. Niente di
particolarmente serio, ma indicativo, a suo modo, di quanto
la burocrazia, la
superficialità o altri motivi giochino un ruolo importante nel consolidare o
incrinare il rapporto con la collettività. Il fatto riguarda la richiesta, da
parte di un utente perugino, inoltrata ad Umbria Acque, l'azienda che da cinque
anni gestisce tutti i servizi idrici. Si trattava di installare un
contatore aggiuntivo in un locale del richiedente. Poche le formalità. E'stata
sufficiente una telefonata e il successivo accordo per un sopralluogo da parte
dei tecnici. Il preventivo di spesa, da saldare prima dell'intervento, ammonta
a 240 euro. Qualche giorno più tardi l'utente fa rotta verso gli uffici di
Umbia Acque per versare la somma indicata. In pratica è quanto previsto per
l'allaccio, materiali e manodopera. Nulla da eccepire, si proceda. Gli operai
arrivano una decina di giorni più tardi, senza preavviso, ed eseguono tutto in
breve tempo, diciamo un'ora scarsa, senza difficoltà alcuna. Quando arriva la
fattura con le voci di spesa dettagliate sorge tuttavia spontanea un'obiezione.
L'addebito di cinque ore di manodopera appare palesemente immotivato. Vero che
la relativa esiguità della cifra consiglierebbe di lasciar correre ma perché
regalare un centinaio di euro? Per le donazioni, si sa, c'è l'otto per mille, e
poi le Spa mica sono in elenco. Sentiamo cosa dicono. Al telefono passano il
tecnico responsabile del servizio. La richiesta lo coglie di sorpresa e chiede
tempo. Un breve conciliabolo con i colleghi non scioglie il nodo. Alla fine
esce solo un cortese "Guardi, l'intervento minimo richiede almeno
un'ora". Sta bene anche un'ora e mezzo, se vogliamo largheggiare, ma qui
ne sono state addebitate cinque. La conversazione si chiude con il classico
"le faremo sapere". Visto il tono e il silenzio dei giorni
successivi, si ricorre mette mano a carta e penna, sappiamo tutti che "scripta
manent". La raccomandata che ne segue riassume, elencando i fatti, i
termini della faccenda. Ormai sono trascorsi i trenta giorni, limite massimo
che l'azienda pone per le risposte ai reclami scritti. Saranno cosi tanti?.
( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del
18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
CRONACA 18-05-2008
CONFARTIGIANATO CONVENTION DEI GIOVANI IMPRENDITORI Il sogno? Avviare un'impresa
in 7 giorni Il presidente Guerrini: "Ridurre i costi, le lungaggini e la
pressione fiscale" Pierluigi Dallapina II Aprire un'impresa in un paio
d'ore, come succede a Londra, resta ancora un miraggio, ma c'è chi si
accontenterebbe di avviare un'attività nel giro di una settimana. A spingere
sull'acceleratore per abbattere le lungaggini e i costi della burocrazia sono i giovani imprenditori di Confartigianato,
riuniti nella due giorni di dibattito e discussione iniziata ieri al Grand
hotel de la Ville. "Governance e riforme istituzionali" è il titolo
scelto per la convention, nata sotto il segno di una precisa richiesta rivolta
al Governo: semplificare la vita agli artigiani. E' un appello rinforzato dalle
parole del presidente nazionale di Confartigianato, Giorgio Guerrini, che
sottolinea la necessità di "ridurre i costi della burocrazia e la pressione fiscale oltre
alla liberalizzazione dei mercati protetti". Solo così l'Italia potrà
agganciarsi alla ripresa economica europea. "Dal nostro centro studi è
stato calcolato - sottolinea Guerrini - che la burocrazia costa alle famiglie e alle imprese circa 1,5 miliardi di euro
all'anno. Ma noi alla politica chiediamo anche un taglio delle tasse,
aumentate di due punti percentuali con Prodi, e la liberalizzazione dei settori
dell'energia, dei trasporti urbani, delle aziende pubbliche locali, del mercato
assicurativo e di quello del credito". Un esempio di buona politica per
gli artigiani, ma rimasto inascoltato fino ad oggi, è quello del parlamentare
Daniele Capezzone "che fece una proposta di legge per poter avviare
un'impresa in sette giorni", come ricorda Luca Murgianu, vicepresidente di
Confartigianato giovani, che reggerà l'associazione dopo le dimissioni del
presidente Maurizio Del Tenno, eletto deputato nel Pdl. Se la politica farà la
sua parte, il mondo dell'artigianato sarà pronto a spiccare il balzo, come
dimostrano i dati di Confartigianato, che parlano di una grande fame di
manodopera che rimane insoddisfatta. I mestieri più richiesti, ma anche i più
difficili da trovare, sono estetisti, parrucchieri, idraulici, falegnami, sarti
e carpentieri, tanto che se i posti disponibili sono 162mila in tutta Italia,
all'appello mancano qualcosa come 71mila lavoratori. "Noi cerchiamo di
sopperire alla mancanza di manodopera - spiega Marco Granelli, presidente di
Confartigianato Parma - attraverso corsi di formazione realizzati con Form.Art
e con la Cassa edile". E la voglia di fare impresa sul territorio non
manca, come dimostrano le 1500 attività avviate da imprenditori "in
erba" ricordate da Andrea Albertini, presidente del gruppo locale dei
giovani di Confartigianato. Confartigianato Due momenti della convention
parmigiana.
( da "Messaggero, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Essi di inferiorità,
cavalcando la globalizzazione invece di invocare i dazi. E' quella che si è
messa in mostra a Santa Margherita Ligure, nella due giorni di lavori della
neonata Federprogetti, l'associazione che riunisce le realtà più significative
dell'impiantistica industriale italiana. I numeri presentati sono
impressionanti: le 800 aziende riunite sotto il "cappello"
Federprogetti fatturano qualcosa come 36 miliardi di euro all'anno, occupando
24 mila addetti, e nel 2007 hanno realizzato acquisizioni per ben 40 miliardi.
Alla faccia del "piccolo è bello", del modello industriale
minimalista al quale si è tentato di impiccare l'Italia per sempre. I
"big" di Federprogetti - a cominciare dalla Maire Tecnimont del suo
presidente Fabrizio Di Amato, per proseguire con Saipem, Ansaldo, Forster
Wheeler Italia, Techint - sono imprese fortemente globalizzate che realizzano
oltre l'80% del loro business all'estero, con una crescita nel 2007 del 25,8%
rispetto all'anno precedente, e un portafoglio di ordini di 40 miliardi di euro
(+17%). Ma qual è la lezione che si apprende da questo made in Italy poco
celebrato? Per prima cosa che l'industria delle grandi opere - dagli impianti
energetici a quelli dello smaltimento e trattamento dei rifiuti, passando per
le infrastrutture materiali - avendo scelto di puntare sul valore aggiunto, sul
know how, sulla concorrenza internazionale, sulla valorizzazione delle
"teste italiane" (gli ingegneri di alcuni politecnici di eccellenza)
funziona, eccome se funziona. In secondo luogo, che si vince nella misura in
cui si "fa rete", cioè creando una filiera di tutte le più importanti
realtà del settore, che sono le società di ingegneria, architettura, consulenza
tecnico economica, engineering e contracting. Ma, terza e più importante
osservazione, è un settore penalizzato a livello domestico per la sua forte ed
inevitabile dipendenza dai processi decisionali, che sono
condizionati dalla lentezza di una burocrazia miope e disincentivata, da una politica debole, a volte vittima
a volte protagonista della cultura nimby che da anni paralizza il Paese, e da
un sistema istituzionale pletorico, costruito come una piramide rovesciata che
consente al sindaco dell'ultimo comune di bloccare opere di rilievo nazionale o
addirittura internazionale. Il che è folle e deprimente visto che, al
contrario di quanto avviene in molte altre circostanze, avremmo la possibilità
di farci le grandi opere in casa senza dipendere dalle competenze altrui e
senza portare lavoro al prossimo, se solo vincesse finalmente la cultura del
sì, se si sbloccassero le decisioni e si accelerassero gli iter. Ciononostante,
le imprese di Federprogetti mostrano grande determinazione e coraggio
imprenditoriale, non demordono. Solo la meccanica fine e pochissimi altri
settori industriali hanno questa dinamicità. Minoranze eccellenti, la cui
importanza è inversamente proporzionale all'attenzione che viene loro
riservata. Ma, consiglio non richiesto, forse un po' meno understatement e più
"peso politico" non farebbe male. (www.enricocisnetto.it).
( da "Corriere del Veneto" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere del Veneto
- PADOVA - sezione: PADOVA2A - data: 2008-05-18 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE La festa della polizia Dopo tre anni e mezzo Marangoni potrebbe
lasciare la città Il questore: "Serve certezza della
pena Sanzioni reali e meno burocrazia" PADOVA - Tre anni e mezzo di lavoro nella città del Santo.
Quanto basta per dare vita ad un'esperienza professionale ed umana definita
"esaltante e piena di fascino". Ma altrettanto sufficienti, dopo la
vicenda del ghetto di via Anelli, del ritorno delle Brigate Rosse,
dell'emergenza nei quartieri dello spaccio e dell'offensiva della
criminalità dell'Est, per poter affermare la mancata equivalenza fra sicurezza
e ordine pubblico. Chi si attendeva dal questore Alessandro Marangoni, in
occasione della Festa della Polizia, celebrata ieri mattina all'interno del
Palazzo della Ragione, un discorso incentrato sull'emergenza e sulla necessità
di cingere d'assedio, la città è davvero rimasto spiazzato. Non si sarebbe
aspettato, nell'apprendere risultati che hanno riportato nel 2007 la
criminalità ben sotto il livello di guardia, di sentir parlare di lavoro
oscuro, "non misurabile" compiuto ogni giorno dagli agenti. Eppure
necessario se si considera che il fatturato dell'"impresa polizia " è
tutto ciò che i propri operatori investono quotidianamente in termini di
prevenzione. Nel tracciare il bilancio di un'attività compiuta "nella
vicinanza della gente" non ha tuttavia impedito al questore di fare sconti
ad alcuno. Ha puntato deciso il dito contro l'assenza di uomini e mezzi,
necessari in un momento in cui "gli organici non riescono a rispettare
neppure il turn over". Come contro coloro che vantano, come facile ricetta
per la sicurezza, la necessità svuotare gli uffici di poliziotti per piazzarli
invece sulle strade. Più efficace, per il questore è invece "mandare fuori
dagli uffici gli adempimenti burocratici", restituendo ad uomini e reparti
le proprie funzioni investigative. Non ha fatto sconti, Alessandro Marangoni,
nemmeno alla farraginosa macchina della Giustizia, che spesso ha vanificato gli
sforzi di chi colpisce la criminalità "C'è la necessità di agili norme
procedurali – ha detto - che consentano di applicare con immediatezza sanzioni,
anche brevi, ma reali. Altrimenti rischiamo di diventare l'Eldorado della
delinquenza straniera e di offrire minore difesa sociale alle vittime dei
reati, cioè ai più deboli". La ricetta prima, per Marangoni, per
ristabilire la certezza della pena, è quella di restituire tutela e difesa ai
difensori dello Stato, siano essi poliziotti che magistrati, insegnanti e
amministratori pubblici. Qualificando l'oltraggio al pubblico ufficiale come il
primo reato da colpire. Sovvertendo i timori di cittadini convinti, soprattutto
nei quartieri più a rischio, di essere stati abbandonati dalle forze
dell'ordine, il questore ha orgogliosamente affermato che la polizia a Padova
non è sola. L'ha ribadito premiando, accanto ai suoi uomini, uno studente
improvvisatosi investigatore per fare arrestare due scippatori. Per affermare
che la stabilità sociale rende responsabile ogni cittadino. Tre anni e mezzo
fa, furono in molti a chiedere al questore Marangoni quale cura proponesse per
dare sicurezza a Padova. Il ricetta l'ha "confessata" ieri, citando
la stessa preghiera affissa alla parete del suo studio. "Dio dacci la
serenità di accettare le cose che non possiamo cambiare. Dacci il coraggio di
cambiare le cose che possiamo. E l'intelligenza per capire la differenza".
L.P. \\ Mandiamo fuori dagli uffici della questura gli adempimenti burocratici.
( da "Corriere della Sera" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera -
MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-05-18 num: - pag: 9 categoria:
BREVI Via Gonin, una "terra di confine" dove regnano le opere
incompiute Qualche zampillo un anno fa. Poi, la fontana nei giardini di via
Giordani si è "spenta". Nella vasca oggi ci sono acqua putrida e
zanzare. Anche l'impianto di innaffiamento dei giardini si è rotto: le giovani
piante sono sopravvissute appena una stagione. Dell'asilo nido - spesa prevista
600 mila euro - non si sono viste neppure le fondamenta. E dei parcheggi
pubblici in sottosuolo disegnati sulla mappe del Pru (Piano di Riqualificazione
Urbanistica) di via Gonin, ultimo insediamento del quartiere Lorenteggio al
confine con Corsico, ne è nato uno soltanto, quello dell'Esselunga. Agibile da
pochi mesi. è tutto? Macché. All'appello delle incompiute manca la
"torre": dell'edificio, l'unico del complesso insediamento di
proprietà comunale, c'è lo scheletro. Le imprese che dovevano completarlo sono
fallite, una dopo l'altra. E manca anche una fermata del tram 14 che percorre
l'intera via Gonin in rettilineo, come se il quartiere non fosse mai nato.
Perplessi i residenti, ma non ancora rassegnati al degrado che incombe in una
terra di confine dove il nuovo è già sotto assedio di discariche abusive e
accampamenti rom. Il libro bianco che il neonato "Comitato della nuova via
Gonin e dintorni" ha scritto - e inviato alle istituzioni - si divide in
capitoli corredati da emblematiche fotografie. "Nonostante l'arrivo di
tante giovani coppie non sono stati realizzati asili né scuole - spiega Arnaldo
Canestraci, portavoce del comitato -. Gli spazi aggregativi sono un miraggio,
le nuove aree verdi presidiate da nullafacenti e spacciatori". E con i
residenti della via Gonin, c'è anche il parroco di San Leonardo Murialdo, don Guglielmo,
in trincea e senza spazi, che celebra la messa per il nuovo quartiere ospite di
un locale angusto adibito a Cappella per funzioni religiose al 62 di via Gonin.
Il capitolo 1 del libro bianco è dedicato ad un terreno di fronte al civico 34:
pubblico o privato? Come un buco nero nel Pru, nessuno lo sa. Ma, nel dubbio,
non si può recintare, ma il Comune non sembra intenzionato a farsi carico dei
lampioni che lo illuminano (le cui lampadine sono bruciate). Nel lungo elenco
delle "cose dimenticate" c'è anche la strada di collegamento del
nuovo insediamento con la via Lorenteggio. Lo spazio non è certamente ciò che
manca in questa terra di confine, ma strade abbozzate che finiscono nei campi e
i terreni abbandonati che diventano ricettacolo di detriti abbandonati sembrano
farla da padroni. A simbolo del "disinteresse delle istituzioni" per
questo Pru incompiuto, a ridosso del nuovo cavalcavia Bisceglie- Giordani, c'è
un brandello di cascina con il tetto prossimo al crollo, una porta murata e abbattuta,
i segni visibili di accampamenti provvisori. Il Pru Gonin- Bisceglie è
l'emblema di "una impari lotta contro la burocrazia milanese" dice
Canestraci, che solo nel consiglio di zona
( da "Tempo, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Stampa Nel
sindacatoIl segretario della Cgil dai duri e puri per la riforma dei contratti.
Spaccatura sempre più netta Epifani prova a convincere la Fiom, nuova sconfitta
Elisa Di Salvatore Epifani nella tana dle lupo. Il segretario della Cgil si è
recato dagli irriducibili della Fiom, lìala più radicale del suo sindacato,
riuniti a Cervia in Conferenza di organizzazione. L'obiettivo era tentare di
strapparne il consenso unanime sull'accordo di riforma della contrattazione già
approvato dai direttivi di Cgil, Cisl e Uil. Non c'è riuscito. Due i documenti
votati, quello di Fausto Durante a favore del rafforzamento del secondo livello
di contrattazione e quello del segretario Fiom, Gianni Rinaldini, tenacemente
abbarbicato al primato del contratto nazionale, baluardo dell'egualitarismo
tout court che, di fronte alla globalizzazione, risulta miope nel non scorgere
la precarietà del lavoro, il merito in azienda e le differenti condizioni delle
aree del Paese. Una frattura interna alla Cgil fra componente riformista (molto
più presente di quella rappresentata all'esterno) e la massimalista che non
riesce a trovare sintesi, oggi più che mai necessaria. Nella gravità della
situazione economica "se non si va al confronto con Confindustria e
Governo con un sistema di regole unitarie - ribadisce Epifani - c'è il rischio
dello shopping contrattuale, dove le aziende decideranno quali regole applicare
e noi non decideremo più nulla". D'altro canto Luigi Angeletti, segretario
Uil, aveva rassicurato Cremaschi (Fiom) di non volere barattare il contratto
nazionale col secondo livello, ma di incentivarlo per rendere più pingue il
salario e farlo costare meno, con meno tasse a carico. Una riforma della
contrattazione di secondo livello già presente nel protocollo del 1993, finora
disattesa e in ritardo di vent'anni anche a causa delle
burocrazie sindacali professioniste che non volevano perdere il potere a favore
dei sindacati territoriali e aziendali. "Ma sono proprio queste strutture
- è opinione di Franca Porto, segretaria Cisl Veneto- ad incarnare le
differenze del contesto sociale, culturale, produttivo, geografico e in grado
di dare risposte a domande differenziate. Un esempio è il Veneto, con un
insediamento di manifatturiero tradizionale che necessita di strumenti e
risorse per sostenere un Welfare per i 50enni espulsi, che possono essere
meglio ricollocati nel territorio, ma con un sindacato regionale che possa
utilizzare autonomamente quote di ammortizzatori sociali destinati anche alla
formazione dei giovani, all'apprendistato o ad esperimenti per l'inserimento di
donne nelle linee produttive, come avvenuto alla Laverda e investire sui
delegati e sulle delegate nei luoghi di lavoro, come grimaldello per il
cambiamento. Una sorta di federalismo sindacale come quello fiscale della Lega,
per ridare senso alla vocazione sindacale, oggi in crisi".
( da "Tempo, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Stampa Era marzo.
Una solerte maestra trova un disegno osceno sopra ... Era marzo. Una solerte
maestra trova un disegno osceno sopra un banco occupato da una bimba di nove anni.
Tanto bastò per far scattare inesorabile la macchina della giustizia. Entrano
in campo, la preside, le assistenti sociali, il Tribunale dei minori. Soprattutto una burocrazia miscelata con una cultura marxista alla Pol Pot (il sanguinario
dittatore cambogiano) che considera i bambini non figli dei propri genitori, ma
cose dello Stato. La bambina di nove anni e il fratello di 13 vengono strappati
al papà e alla mamma e spediti in due istituti. Qualcuno si è chiesto
quale dramma, quanto dolore, quanta angoscia hanno fatto irruzione in quella
casa? Quale trauma hanno dovuto sopportare i due piccoli? E quanta paura
resterà dentro di loro anche negli anni che verranno? Tutto questo per uno
scherzo. Sì, uno scherzo, perché il disegno incriminato era opera di un'altra
bambina, che ha confessato quasi subito. Insomma la vicenda, pur drammatica,
poteva concludersi in pochi giorni. Già, ma dove la mettiamo la burocrazia: le carte da trasportare da un ufficio a un
altro, i fine settimana, i ponti, le ferie. La procedura che deve avere il suo
iter. Per scrivere una sentenza un giudice siciliano ci ha messo nove anni così
alcuni pericolosi criminali sono tornati in libertà. In questo caso passano i
giorni, le settimane. Due bambini e due adulti vivono tra angoscia e speranza.
Per loro è un incubo, per gli altri c'è un iter da portare a termine. Persone
trattate come oggetti, senza cuore. Così trascorrono 62 giorni prima che la
bambina possa far ritorno a casa. Per il tredicenne c'è un ultimo intralcio
burocratico, deve aspettare ancora in istituto. Proprio questa vicenda umana
vorremmo segnalare al nuovo governo. Perché per cambiare il nostro paese
dobbiamo partire dai piccoli casi. Da quelli che possono toccare ognuno di noi
quando Stato, con la sua burocrazia, diventa un
nemico. Un ostacolo. Ricostruire il rapporto tra lo Stato e il cittadino è una
delle riforme che Berlusconi deve mettere all'ordine del giorno. Non basterà un
atto, una legge. è un percorso, lungo e difficile ma necessario. è una
battaglia di libertà. Mandiamo a casa quella burocrazia
statalista nemica dei cittadini.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Nuoro e Provincia
Pagina 5049 Le cifre sono state rese note dal responsabile unico, il presidente
della Provincia Roberto Deriu Contratto d'area, sono 345 i posti di lavoro Le
cifre sono state rese note dal responsabile unico, il presidente della
Provincia Roberto Deriu Nell'area industriale di Ottana sono stati investiti
120 milioni di euro --> Nell'area industriale di Ottana sono stati investiti
120 milioni di euro La commissione emergenze industriali del Consiglio
Provinciale, presieduta da Lorenzo Chessa, ha incontrato ieri il Responsabile
Unico del Contratto d'area di Ottana, Roberto Deriu, per un esame della
situazione attuale dell'accordo e per conoscere lo stato delle cose anche alla
luce delle insistenti voci di crisi che si rincorrono ormai da molti mesi.
Durante la riunione il presidente Deriu ha ripercorso a grandi linee la storia
del Contratto d'area, partendo dalla sua creazione, nel 1998, seguita ad un
periodo di dure lotte per salvare quello che restava dell'industria chimica,
fino ad oggi. Entrando nel dettaglio delle cifre, Deriu ha comunicato che in
questo momento, le iniziative ultimate ed in funzione sono 13, quelle in
funzione con procedure di revoca parziale sono
( da "Messaggero Veneto, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Alex Luci: troppi
pregiudizi verso i lavori manuali, ma così si frena lo sviluppo Gli infortuni destano
più impressione quando accadono nei cantieri Dal 2007 c'è stato il riequilibrio
del mercato nella logica della libera concorrenza: premiate le aziende
strutturate Le incombenze burocratiche generano extracosti aziendali
disfunzioni organizzative e ritardi nell'esecuzione L'innovazione tecnologica
fattore competitivo anche per noi "L'edilizia specializzata non piace ai
nostri giovani e ricorriamo agli stranieri" Il vicepresidente della Ipem
di Magnano in Riviera traccia un quadro del settore edile " " UDINE.
Costanti investimenti tecnologici per conseguire metodologie produttive evolute
e soluzioni costruttive ottimali. Flessibilità operativa al servizio delle più
svariate ipotesi progettuali. Versatilità professionale orientata al
soddisfacimento delle esigenze del committente. Questa è la carta d'identità
con cui si presenta la Ipem di Magnano in Riviera, produttrice di componenti
prefabbricati di tipo industriale, anche con soluzioni "chiavi in
mano". Ce ne parla il trentaduenne vicepresidente Alexandro Luci,
esponente di terza generazione dell'omonimo "albero" familiare. Qual
è lo stato di salute della edificazione in Friuli? "Nei primi anni
Duemila, in virtù dei benefici previsti dalla legge Tremonti (detassazione
degli utili reinvestiti), c'è stato il boom del settore, con la rincorsa a
costruire capannoni industriali. Come sempre accade in presenza di una domanda
drogata, al cessare dei benefici fiscali vi è stato un repentino calo delle
commesse, cui ha fatto seguito una fase di assestamento e di riorganizzazione
del comparto, con qualche vittima lungo il percorso. A partire dal 2007 c'è
stato un riequilibrio del mercato nella logica della libera concorrenza, che ha
imposto la ricerca di standard qualitativi elevati, a tutto vantaggio delle
aziende meglio strutturate, in grado di proporre soluzioni avanzate e calibrate
sulle reali esigenze della clientela". La domanda di edilizia
prefabbricata è più sostenuta nel settore privato o in quello pubblico?
"Il maggior volume di commesse proviene da investitori privati: capannoni
per insediamenti artigianali, fabbricati che ospitano aziende manifatturiere,
strutture immobiliari per la grande distribuzione. Gli interventi pubblici
riguardano per lo più opere utili al territorio (per esempio sedi della Protezione
civile) o iniziative di Comuni che, per rendere appetibili zone industriali o
artigianali realizzate nel proprio territorio a sostegno dell'economia locale,
commissionano insediamenti che poi concedono in uso, a condizioni
particolarmente vantaggiose (canoni ridotti), a imprenditori intenzionati a
creare nuove imprese o a espandere quelle esistenti". Il comparto lamenta
da tempo carenza di manodopera specializzata. Come viene superata tale
criticità? "È un tasto dolente. I nostri giovani considerano poco
gratificante ("pesante e sporco") il lavoro nel nostro settore. C'è
un pregiudizio sfavorevole che, nonostante i notevoli miglioramenti apportati
all'ambiente operativo e l'adozione di nuove tecnologie, evidentemente non
percepiti, non si riesce a sfatare. In presenza del rigetto da parte della
manodopera locale verso le lavorazioni manuali (fenomeno peraltro abbastanza
generalizzato), siamo costretti a ricorrere a manodopera straniera, che
sottoponiamo a corsi di formazione e di qualificazione professionale, compreso
l'insegnamento della lingua. La difficoltà di reperimento di personale
costituisce un indubbio freno allo sviluppo del settore". Il discorso
sulla manodopera porta al tema della sicurezza sui posti di lavoro e degli
infortuni nei cantieri. Come si può fronteggiare tale criticità? "Sia
consentita una premessa "pro veritate". Gli infortuni - purtroppo -
si verificano in svariati ambiti lavorativi, ma la percezione nella pubblica
opinione è maggiore quando essi accadono nei cantieri edili. Fanno più notizia.
Dopo l'emanazione del Testo unico sulla sicurezza - che ha introdotto il
rigidissimo principio della "responsabilità in solido"
dell'imprenditore - le aziende stanno investendo ancor più ingenti risorse in
strutture, sistemi di gestione e corsi di formazione, per prevenire il
fenomeno. In Ipem abbiamo avviato un piano per sensibilizzare e
responsabilizzare i lavoratori, in particolare coloro che provengono da Paesi
dove manca una formazione di base. Abbiamo inoltre dotato ogni dipendente di dispositivi
anti-infortunio personalizzati ed ergonomicamente funzionali. E' stato infine
sottoscritto un accordo sindacale che prevede l'erogazione di incentivi
correlati alla diligenza e alla vigilanza poste nell'attività lavorativa".
L'espansione dell'edilizia prefabbricata è frenata dai tempi lunghi per il
rilascio di autorizzazioni e concessioni. La burocrazia rappresenta un handicap per
le imprese? "Le incombenze burocratiche, spesso assurde e irrazionali,
generano consistenti extracosti aziendali, sotto forma di disfunzioni
organizzative e ritardi nell'esecuzione delle opere. I committenti esigono
certezze sulle date di inizio attività e di consegna dei lavori, la cui
inosservanza comporta il pagamento di penali. C'è, da parte delle
Amministrazioni pubbliche, una lentezza fisiologica che spesso diventa
patologica e che impedisce all'impresa ogni pianificazione, non solo
produttiva, ma anche finanziaria, da porre in relazione all'entità degli
investimenti (milioni di euro) e all'incidenza del costo del denaro sul conto
economico. Sono impellenti la semplificazione amministrativa e la
velocizzazione delle concessioni edilizie rispetto agli attuali tempi
biblici". Quanto conta l'innovazione nell'edilizia prefabbricata? Quali
sono i punti di forza della sua azienda? "Ipem è certificata Iso 9001 per
la qualità dei processi, vanta la marcatura Ce sugli elementi prefabbricati ed
è in possesso dell'attestazione Soa per la partecipazione alle gare pubbliche.
Ha un rapporto di collaborazione con l'Università di Udine e con il Consorzio
interuniversitario di Roma per la ricerca di nuovi materiali e di avanzate
tecnologie. Attua soluzioni architettoniche che impattino positivamente
sull'ambiente e, non da ultimo, adotta criteri produttivi che consentano
all'utilizzatore di conseguire risparmi energetici. Da un mese abbiamo immesso
sul mercato un nuovo manufatto, il "Solare", un elemento di copertura
leggero, esteticamente gradevole, con ottima luminosità e con il vantaggio di
raggiungere, anche in zona sismica, luci nette di
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Economia Pagina 221
Agevolazioni Dopo la delusione sui Pia L'Sos delle aziende: "Meno burocrazia nei bandi regionali" Agevolazioni. Dopo la
delusione sui Pia --> "Meno burocrazia e
procedure più semplici". L'appello arriva dal mondo delle imprese dopo la
pubblicazione delle graduatorie del bando relativo ai Pacchetti integrati di
agevolazione (Pia), che concede un finanziamento ad appena 50 aziende su 290
che avevano presentato domanda. Per i rappresentanti di categoria, l'esclusione
di un numero così elevato di richiedenti mette in luce una situazione di
difficoltà da parte degli imprenditori, legata all'eccessiva complessità delle
procedure per ottenere il finanziamento. LE REAZIONI Della necessità di rendere
più semplice la richiesta dei contributi è convinto il presidente di
Confindustria Sardegna, Gianni Biggio: "Mi pare evidente che quel sistema
programmatorio è da intendersi superato e pertanto va rivisto". Biggio,
che su questi problemi annuncia non ha dubbi: "La colpa è di quel tipo di
sistema, che è assolutamente farraginoso". E conclude: "Oggi si usa
molto il termine semplificazione, ma in questo caso mi piacerebbe parlare della
necessità di maggiore semplicità". Le stesse critiche arrivano dal
segretario regionale della Confederazione nazionale artigianato e piccola e
media impresa (Cna) Francesco Porcu: "La cosa non ci sorprende, l'avevamo prevista
già da tempo perché la complessità e la macchinosità delle domande non potevano
che tagliare completamente fuori le piccole imprese. Basti pensare che queste
dovevano presentare un complesso business plan e che per ottenere un
finanziamento di 50 o 100 mila euro dovevano presentare la stessa
documentazione di chi presentava progetti da milioni di euro. Occorre quindi
una più marcata semplificazione". L'API La graduatoria suscita perplessità
anche nel presidente dell'Apisarda, Associazione piccole e medie industrie
della Sardegna, Josto Puddu, che però sottolinea come "essere arrivati al
capolinea è comunque un fatto positivo. Ora le imprese pensino a spendere
quello che hanno a disposizione visto che in una realtà come quella sarda le
aziende stanno per precipitare. Insomma quel poco che si è fatto rimane
positivo, perché nel mondo produttivo c'è esigenza di compiere investimenti e
poi a caval donato non si guarda in bocca". Nei prossimi giorni, comunque,
aggiunge Puddu, "andremo a capire meglio il perché di questa
situazione". NICOLA PERROTTI.
( da "Stampa, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
COLDIRETTI ANCORA
CRITICA CON LA REGIONE "Troppa burocrazia nel nuovo Psr molti obiettivi
sono un miraggio" Coldiretti continua a mantenere una posizione di
criticità nei confronti del PSR e delle difficoltà burocratiche a cui devono
far fronte le imprese. Imputata è la Regione e le promesse non mantenute che
stanno creando una sorta di grave disorganizzazione alle aziende con
ripercussioni negative per il loro reddito. La Regione ha deliberato, il
27 marzo scorso, l'apertura delle Misure 112, 121 e 311, riguardanti
l'insediamento dei giovani in agricoltura, l'ammodernamento delle aziende
agricole, l'agriturismo e il fotovoltaico, dichiarando di venire così incontro
alle esigenze di migliaia di aziende che attendevano questi bandi da tempo.
Oggi, ad un mese e mezzo dall'apertura, è ancora tutto fermo: non è possibile
presentare domande perché il sistema informatico non esiste ancora; non c'è
chiarezza su molti punti dubbi di norme assai articolate e complesse; si è
ancora in attesa di determinazioni dirigenziali promesse ma mai emanate. Resta
l'amarezza per le aziende che sono in attesa di fare investimenti, di insediare
i giovani, di ammodernare le strutture, di renderle più efficienti, e così pure
tutta l'economia che il PSR dovrebbe muovere è al palo, in attesa di sapere
cosa si può fare. Per questo Coldiretti ha proposto di consentire la
presentazione di una "predomanda" per permettere alle aziende di
poter iniziare a effettuare gli investimenti per l'ammodernamento della propria
azienda. In questo modo si potrà, almeno in parte, facilitare il percorso a
molte nostre aziende e salvaguardare l'intero sistema agricolo regionale.
"Coldiretti - ha detto il direttore Piero Torchio - pur confermando la
propria perplessità sull'impostazione generale di alcuni valori di fondo,
continuerà a esercitare il suo pressing, determinata a portare a casa i
risultati promessi: non si deve mai dimenticare che si è battuta molto per
ottenere un programma finalizzato alla rigenerazione delle imprese agricole e
ottenere così una maggiore integrazione fra le diverse misure, incentivando il
beneficiario a sviluppare una pianificazione dei diversi interventi a valere su
più misure. L'ambiente, l'innovazione, la crescita economica, rappresentano
questioni di centrale importanza anche per l'agricoltura, che non possono
prescindere da un'efficace politica che promuova le infrastrutture, i servizi,
l'innovazione tecnologica, e il rispetto dell'ambiente". "I problemi
che quotidianamente devono affrontare i nostri imprenditori - ha aggiunto il
presidente Lorenzo Galante - sono molteplici e la burocrazia
rappresenta un ostacolo pesante per le nostre aziende. Ecco perchè Coldiretti
si è battuta e si sta battendo per un approccio strategico al nuovo PSR -
finalizzato a dare all'impresa agricola un ruolo da protagonista nel territorio
in cui opera, fornendo beni e servizi economici, ambientali e sociali agli
imprenditori, contribuendo a creare nuove opportunità e nuova
occupazione".
( da "Stampa, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
PALAZZO BELLEVUEIL
PERSONALE COSTA 24 MILIONI ANNUI. PARLA L'ASSESSORE In calo i
"comunali" ma le assenze sono sotto la media [FIRMA]GIANNI MICALETTO
SANREMO Dieci anni fa erano 750, ora i dipendenti comunali di Sanremo in pianta
stabile sono 560, ai quali se ne aggiungono
( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del
18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
A propositodei
datisui "fannulloni"A leggere i dati (mai forniti alle organizzazioni
sindacali) relativi alle assenze del personale dell'Azienda sanitaria di Udine,
unitamente alla campagna di (dis)informazione che sta salendo in questi giorni
nel Paese rispetto alle condizioni di lavoro nel pubblico impiego, pare che il
tema caldo della funzionalità degli Uffici pubblici sia oramai circoscritto
alla assegnazione del titolo di "fannulloni" ed
"assenteisti".Avremo modo, in un'altra occasione, di occuparci di problemi legati alla funzionalità degli uffici
pubblici in generale, all'imperversare della burocrazia, all'esigenza di superamento di difficoltà ed inefficienze, ecc.
Per restare alla funzionalità dell'Azienda ospedaliera di Udine, va subito
detto che, come tutti sanno, ogni assenza dal lavoro deve essere sempre
scrupolosamente giustificata e documentata. Se poi ci sono dipendenti
che, si ritiene, si fingano malati con la complicità di medici compiacenti e di
altrettanto compiacenti servizi ispettivi, la Direzione provveda e proceda
secondo le disposizioni di legge e contrattuali. Non sarà certo il sindacato ad
opporsi.Fatta questa premessa, diciamo, senza esagerazione, che il tema viene
posto in modo assolutamente scandaloso. Le tipologie di assenze che concorrono
alla determinazione complessiva del tasso di assenteismo sono fra le più
svariate e, in nessun modo, può essere accettato che la direzione dell'Azienda
diffonda dati sulle assenze dei propri dipendenti esprimendo giudizi negativi
su tipi di assenze che sono da ascrivere a vere e proprie conquiste di tutta la
società italiana.È, cioè, inaccettabile esprimere giudizi sull'insieme dei dati
e, ad esempio, "distrarsi" sul fatto che le assenze per maternità
sono più del 25\% del dato complessivo in un ambiente di lavoro dove la
presenza femminile è ben al di sopra della media di qualsiasi altra realtà
lavorativa. Insomma, è grave che - in un Paese dove sono bassi sia l'indice di
occupazione femminile che il tasso di natalità medio - si tenda a dipingere in
negativo un tipo di assenza che da qualsiasi altra parte del mondo occidentale
sarebbe assunto come indice di civiltà e di alta sensibilità sociale. La tutela
della maternità va pensata e realizzata anche attraverso la messa in opera di
strutture quali gli sili nido aziendali che la parte sindacale ha più volte
richiesto ai vertici aziendali e a quelli regionaliAncora: viene caratterizzato
come elemento di negatività la assenza per la formazione del personale che
rappresenta il 17\% del dato del cosiddetto assenteismo in seno all'Ospedale.
Su questo tema va, semplicemente, evidenziato che siamo in presenza di
"formazione professionale obbligatoria" destinata a personale
impegnato in attività di assistenza ai cittadini più bisognosi.Risparmiamo poi
ogni commento sul fatto che, al di là degli obblighi di legge, i cittadini
disabili sono sostanzialmente ignorati nell'impiego privato mentre trovano
disponibilità occupazionali, praticamente, solo nel Settore pubblico; ciò
comporta il dover ricorrere, giustamente, ad assenze dal lavoro per sottoporsi
a indispensabili, periodiche e talvolta frequenti terapie.Tutto ciò senza
tenere in considerazione le situazioni spiacevoli legate agli infortuni sul
lavoro ed alle relative inabilità, l'alto quantitativo di ferie non godute e di
ore di lavoro straordinario effettuato. Ciò detto e per restare ai problemi di
funzionalità complessiva dell'Aoud, dobbiamo ancora una volta rimarcare che la
riorganizzazione più volte richiesta da parte sindacale è sempre stata oggetto
di rinvii.Ci troviamo di fronte ad una pesante sbornia ideologica e strumentale
che non tiene conto, per lo stato di ebbrezza, della reale situazione in cui
versa l'Aoud che da anni è fuori da ogni possibile controllo gestionale per
effetto, in parte, di scelte sciagurate e, in parte, di progetti che seppur
positivi non hanno mai visto la luce per motivazioni più disparate.È giunto il
momento che la classe dirigente si assuma la responsabilità mediante gli
strumenti legislativi e contrattuali per intervenire laddove ci siano sacche di
inefficienza o di palese violazione delle norme e degli obblighi evitando di
sollevare calunniosi polveroni nei confronti del personale che quotidianamente
fornisce assistenza di alta qualità sobbarcandosi turni e carichi di lavoro
estremamente gravosi.Glauco Pittiliono (Cgil)Claudio Palmisciano
(Cisl)Ferdinando Ceschia (Uil)Basta pocoper perdereil consensoAlcuni giorni fa
ebbi ad esprimere il mio rammarico e la mia delusione, per la ventilata ipotesi
che Molinaro e Rosolen, nominati assessori regionali, si dimettessero dalla
carica di Consigliere per far posto a dei "trombati". Giorni fa,
proprio sul Gazzettino, lessi che l'industriale Riello, sperava nelle
dimissioni di Brunetta, nominato Ministro, per poter entrare in Parlamento.
Oggi apprendo che, interessata a queste manovre, è anche l'Amministrazione
Provinciale di Udine e il Comune di Udine. Io confido ancora nel buon senso
delle persone, molto meno nei partiti, affinchè si oppongano con
determinazione, magari minacciando di mandare tutti a casa, affinchè non
vengano concesse altre occasioni al sig. Grillo, di farsi strada con la sua
antipolitica. Al di là comunque di ciò che pensa e dice Grillo, c'è il giudizio
degli elettori, giudizio che, come abbiamo visto anche recentemente, è
inappellabile!Tita De StalisRavasclettoSconcertatodalla lentezzadella sanitàMi
rivolgo al Gazzettino allo scopo di sottolineare, che con molta sorpresa
(poiché sono accorso dall'Argentina, perché la mamma di 85 anni, non gode di
buona salute) in data odierna, dopo vari solleciti il "Centro unico di
prenotazioni - unità erogante Radiodiagnostica - non mi ha ancora (sollecito
del 6 maggio 2008) confermato una data prossima (primi giorni di giugno) per
eseguire la seguente prestazione: Ecodopler sopra Ortici/Tsa. Per ora mi hanno
dato una data: 6 di agosto 2008. Cose da matti. Cioè tre mesi dopo il sollecito
faccio presente che il medico curante ha indicato nell'impegnativa: priorità
della prestazione "urgenza B".Sono veramente sorpreso che mia madre,
che ha sempre pagato le tasse, che gode di una pensione minima ed è vedova
debba aspettare tanto per una prestazione, altrimenti deve far ricorso al
pagamento di 90 euro in forma privata.Certamente sono sconcertato, che in
questa mia ricca regione, la struttura sanitaria sia così lenta nelle
prestazioni.Renato CostantinoTricesimo.
( da "Gazzettino, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
C'è un Italia che
non risente del declino e che si batte sui mercati internazionali senza
complessi di inferiorità, cavalcando la globalizzazione invece di invocare i
dazi. E' quella che si è messa in mostra a Santa Margherita Ligure, nella due
giorni di lavori della neonata Federprogetti, l'associazione che riunisce le
realtà più significative dell'impiantistica industriale italiana. I numeri
presentati sono impressionanti: le 800 aziende riunite sotto il
"cappello" Federprogetti fatturano qualcosa come 36 miliardi di euro
all'anno, occupando 24 mila addetti, e nel 2007 hanno realizzato acquisizioni
per ben 40 miliardi. Alla faccia del "piccolo è bello", del modello
industriale minimalista al quale si è tentato di impiccare l'Italia per sempre.
I "big" di Federprogetti - a cominciare dalla Maire Tecnimont del suo
presidente Fabrizio Di Amato, per proseguire con Saipem, Ansaldo, Forster
Wheeler Italia, Techint - sono imprese fortemente globalizzate che realizzano
oltre l'80\% del loro business all'estero, con una crescita nel 2007 del 25,8\%
rispetto all'anno precedente, e un portafoglio di ordini di 40 miliardi di euro
(+17\%). Ritmi di crescita che sembrano asiatici.Ma qual è la lezione che si
apprende da questo made in Italy poco celebrato? Per prima cosa che l'industria
delle grandi opere - dagli impianti energetici a quelli dello smaltimento e
trattamento dei rifiuti, passando per le infrastrutture materiali - avendo
scelto di puntare sul valore aggiunto, sul know how, sulla concorrenza
internazionale, sulla valorizzazione delle "teste italiane" (gli
ingegneri di alcuni politecnici di eccellenza) funziona, eccome se funziona. In
secondo luogo, che si vince nella misura in cui si "fa rete", cioè
creando una filiera di tutte le più importanti realtà del settore, che sono le
società di ingegneria, architettura, consulenza tecnico economica, engineering
e contracting. Ma, terza e più importante osservazione, è un settore
penalizzato a livello domestico per la sua forte ed inevitabile dipendenza dai
processi decisionali, che sono condizionati dalla lentezza
di una burocrazia miope e
disincentivata, da una politica debole, a volte vittima a volte protagonista
della cultura nimby che da anni paralizza il Paese, e da un sistema
istituzionale pletorico, costruito come una piramide rovesciata che consente al
sindaco dell'ultimo comune di bloccare opere di rilievo nazionale o addirittura
internazionale. Il che è folle e deprimente visto che, al contrario di
quanto avviene in molte altre circostanze, avremmo la possibilità di farci le
grandi opere in casa senza dipendere dalle competenze altrui e senza portare
lavoro al prossimo, se solo vincesse finalmente la cultura di sì, se si
sbloccassero le decisioni e si accelerassero gli iter, e invece le nostre
aziende sono costrette a vincere all'estero le gare perchè da noi non se ne
fanno e quando ci sono c'è sempre un tar in agguato. Ciononostante, le imprese
di Federprogetti mostrano grande determinazione e coraggio imprenditoriale, non
demordono. Solo la meccanica fine e pochissimi altri settori industriali hanno
questa dinamicità. Minoranze eccellenti, la cui importanza è inversamente
proporzionale all'attenzione che viene loro riservata. Ma, consiglio non
richiesto, forse un po' meno understatement e più "peso politico" non
farebbe male.(www.enricocisnetto.it).
( da "Gazzettino, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
1) Priorità assoluta
a strade e servizi. La posta non deve arrivare ogni tre giorni."Strade e
servizi saranno senz'altro un nostro impegno, ma alla posta aggiungo un altro elemento
essenziale: la banda larga. È fondamentale soprattutto per i giovani. E poi la
mia amicizia con Mauro è nata proprio quando da presidente della Regione
finanziai l'antenna di Rai3 a Erto e Casso, l'unico comune del Friuli Venezia
Giulia dove non arrivava il Tg3. Abbiamo cominciato con la comunicazione e su
questa strada continueremo".2) Benzina meno cara che in città, dove tutto
è a portata di mano e si pagano i carburanti come nelle località in
quota."È la battaglia del federalismo, sulla quale sono convinto che il
Governo Berlusconi produrrà risultati importanti. E se federalismo significa
estendere funzioni alla Regione, deve comportare anche una distinzione in fasce
territoriali differenti, che rendano possibile la defiscalizzazione di carburanti,
riscaldamento, energia".3) Meno burocrazia. Chi vuole aprire un'osteria
o un rifugio, un negozio o quant'altro, deve poterlo fare in otto giorni. Far
pagare il minimo di tasse a bar e negozi."Toglieremo una serie di passaggi
burocratici su sicurezza, metrature, servizi igienici. Soprattutto per
osterie e rifugi alpini una serie di adempimenti va del tutto abolita".4)
Agevolare gli studenti che dalla montagna devono scendere alla pianura per
studiare e imparare un mestiere. Allestire pullman appositi per loro, caldi e
comodi."Non possiamo aumentare il numero delle corriere: l'utenza è troppo
scarsa. Tuttavia possiamo far viaggiare gratis i ragazzi della
montagna".5) Incentivare un turismo intelligente e creare scuole di
artigianato."L'idea è ottima, però bisogna cominciare aseminare fin dalle
elementari. I bambini devono innamorarsi della natura, in modo che quando
crescono non si consideri la scelta di una scuola artigianale come una
soluzione di ripiego: della serie "non sei bravo a studiare e allora va' a
fare ilmarangòn". Un liceo e una scuola artigianale devono avere la
medesima dignità".6) Salvaguardare il patrimonio naturale. Proibire la
rapina di ghiaie e di acque sui torrenti."Basta dighe, innanzitutto. Non
servono e nessuno le vuole. Piuttosto incentivare le piccole centraline
idroelettriche, questa è la strada da battere. Quanto alla ghiaia, vareremo un
piano dei prelevamenti che non permetta fenomeni selvaggi. Ma è anche vero che
in Carnia in certi paesi il greto del torrente è ormai più alto dell'abitato.
Perciò l'impresa che preleva la ghiaia deve farlo dove l'ente pubblico le
indica di lavorare. Insomma bisogna negoziare: non si prendano soltanto
lapolpa, ma anche un po' diosso".7) Fare leggi perché le strade di
montagna non siano tramutate in piste di gara per motociclisti."Qui non
sono d'accordo con Mauro. Gli appassionati di moto si sono rivelati ottimi
fruitori della montagna, turisti a tutti gli effetti. Certamente alcune regole
vanno fatte rispettare: evitare i passaggi in orari dedicati al riposo,
vigilare sull'emissione di rumori eccessivi, non consentire che le moto
arrivino fino al rifugio".8) Fare leggi per salvaguardare l'architettura
di montagna dove i vecchi borghi stanno cadendo a pezzi. Creare centri di studi
universitari, centri di vacanza e soprattutto luoghi di cultura."Mauro
centra il problema, ma non la ricetta per risolverlo. Il nodo non sta nella
legislazione sulla salvaguardia dell'architettura, ma piuttosto nelle risorse.
La maggior parte delle vecchie case di montagna sono molto grandi e richiedono
quindi spese importanti per le ristrutturazioni. La Regione varerà una legge
che sostenga le spese dei giovani che intendano ristrutturare il vecchio
patrimonio abitativo, ma a una precisa condizione: ci vadano (o restino) a vivere
e a lavorare, non soltanto a trascorrere qualche weekend".9) Dove non c'è
turismo creare posti di lavoro sfruttando i materiali che il posto
offre."Torniamo all'importanza delle scuole di formazione e di lanciare un
messaggio diritorno alla vita delle nostre vallate. I ragazzi devono essere
aiutati a capire l'importanza di un'attività professionale qualificata all'aria
aperta anziché rinchiudersi sempre dentro un ufficio. Ma scelte del genere
devono dimostrarsi remunerative. E vanno a loro volta defiscalizzate".10)
Ogni luogo della montagna povera deve avere un suo rappresentante a
Roma."Ogni luogo è impossibile. Mettiamola così: intanto, con la mia
elezione, noi di montagna abbiamo conquistato la Regione. E la prossima volta
candidiamo Mauro Corona alla Presidenza del Consiglio".M. B.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
Berlusconi... In sintesi:
guidare l'Italia con il proprio partito personale. Nel tempo, questo progetto
ha prodotto pochi risultati. Ed ha mostrato crepe profonde. Gli yesmen del partito azienda si sono rapidamente impantanati
nei meandri della burocrazia romana, mentre i notabili dei partiti alleati mettevano litigi e
congiure nelle ali del Cavaliere. Imbottiti di ministri riottosi, i governi di
Berlusconi hanno funzionato male. E il clima di scontro frontale alimentato
nelle piazze non ha certo facilitato il compito. L'aria che si respira
oggi è diversa. Non tanto per gli intenti buonisti che serpeggiano su entrambi
i fronti, e su cui, conoscendo gli italiani, non c'è da fare troppo
affidamento. Il paese esce da quindici anni in cui è stato spaccato in due. Non
sarà facile ricucire. La svolta più promettente riguarda invece l'assetto
organizzativo del governo, gli uomini schierati in campo e lo schema di gioco
che si annuncia. Uno schema che non fa pensare alle squadre dei premier
europei. Ma a quelle dei presidenti americani. La scelta, ad esempio, dei
ministri. Con qualche notevole eccezione, privi di peso politico e senza
visibilità personale. Uomini - e donne - del Presidente. Pronti a seguirne la
linea e, al tempo stesso, costretti a fare affidamento sul know-how dell'alta
dirigenza. Anche per questo non c'è stato il repulisti nei ruoli amministrativi
chiave. In molti settori strategici di intervento, Berlusconi sta scegliendo la
continuità. Continuità negli indirizzi politici e nelle persone e negli uffici
che devono portarli avanti. Il Cavaliere ha già pagato salato il prezzo di
proclami troppo altisonanti, cui non seguivano i fatti. Stavolta il manager
sembra avere imparato come (non) funziona lo Stato. E ha adottato una linea di
cautela, premiando, in molti casi, la professionalità piuttosto che la fedeltà.
Non sappiamo se tutto ciò porterà finalmente alle riforme di cui l'Italia ha
disperatamente bisogno. Però si tratta di un buon viatico. L'altalena continua
tra i governi succedutisi in questi anni non ha prodotto soltanto un clima
acceso di lacerazione nazionale, ha messo anche a dura prova il tessuto
amministrativo del paese, sballottolato tra le incursioni delle diverse fazioni
in lizza. Berlusconi sembra aver capito che c'è una stabilità istituzionale più
importante della maggioranza politica che si è conquistato col voto. Non è
ancora un progetto definito. E ci sono molte forche caudine attraverso cui
dovrà passare. Ma se c'è un'eredità che la destra può dare a questo paese, è
nel dotarlo di un assetto più stabile ed autorevole di governo. A cominciare
dalla cabina di regia che risiede a Palazzo Chigi. Per quindici anni Berlusconi
ha combattuto, e vinto, affidandosi alla sua personalità e al suo carisma.
Dimostrando quelle doti di capo senza le quali, nelle democrazie moderne, non
si riesce a conquistare il comando. Ma questo potere personale deve oggi
trovare un solido ancoraggio istituzionale. Trasformandosi in un nuovo assetto
di tipo presidenziale. Meglio non pronunciare mai la formula, che in Italia
resta un tabù. Ciò che conta non è la facciata, ma il motore che si monta
dentro. Mauro Calise.
( da "Giornale.it, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia
N. 118 del
2008-05-18 pagina 0 "I miei figli strappati via da un giudice
distratto" di Enrico Lagattolla Parla il papà dei fratellini di Basiglio
(Milano), allontanati dalla famiglia dopo che era stato trovato un disegno
osceno sotto il banco di uno di loro. Così nasce una clamorosa ingiustizia da
Basiglio (Milano) "Ciao, chi sei? Se vuoi ti faccio salire". Era più
di due mesi che non succedeva. La prima volta, da sessantadue giorni, che la
piccola G. si sveglia nel suo letto, apre gli occhi ed è in camera sua, li apre
e la prima cosa che vede sono i suoi genitori. E quando suona il citofono
all'ora di pranzo è lei che corre a rispondere, perché aspetta il papà che è
uscito un momento e sta per tornare. "Ciao", risponde con la voce che
squilla, e lo senti che è allegra e sta meglio, e se glielo chiedi ti dice
"sto bene" e "grazie" perché è una bimba educata. La madre,
invece, ha un tono che tradisce tensione. è cortese, ma "mio marito sarà
qui tra non molto". Di parlare, non ha voglia. Poi il marito arriva. Ha il
volto stanco e scavato, ma "sembra che l'incubo sia finito" è la
prima cosa che dice. Anzi, "è quasi finito". Perché "mio figlio
non è ancora tornato a casa", "il figlio grande", come lo
chiama, che "ancora non ce l'hanno ridato" e che solo giovedì
prossimo potrà lasciare l'istituto in cui un giudice ha deciso di chiuderlo dal
14 marzo scorso. Lontano anche dalla sorella, in un'altra comunità. Aspetta
solo lui, quest'uomo dai modi gentili che accenna un sorriso nonostante i due
mesi "passati quasi senza toccare cibo", "disperati" lui e
la moglie e non lo nasconde, perché "la casa era vuota" senza i due
bambini, e tutto il tempo passato a chiedersi "per quale ragione ci è
toccata tanta sofferenza". Cosa è accaduto, non sa nemmeno spiegarlo. Sa
soltanto che di colpo si è trovato da solo, e "prima che ci lasciassero
vedere i nostri bambini sono passati quarantasette giorni". Sette
settimane "senza nemmeno poterli sentire una volta almeno al telefono".
E non ci vuole pensare, perché è "un'esperienza che non auguriamo a
nessuno di vivere, mai", e "una cosa del genere non si deve
ripetere", ma "che almeno a questo possa servire quello che è
accaduto a noi". Di chi sia la colpa, se ne è fatto un'idea. "Ma è
presto per poterne parlare, aspettate ancora qualche giorno e saprete
tutto". "Saprete", perché "nei documenti che abbiamo ci
sono le prove che tutto questo inferno poteva essere evitato", e
"aspettiamo solo che mio figlio torni a casa, e poi penseremo a regolare i
tutti i conti". Quali, non lo vuole dire. Però, quel giudice. Lo capisci
che su quel giudice qualcosa da dire ce l'avrebbe eccome. Ma sospira, si morde
il labbro e ingoia il veleno. Una cosa, una soltanto, non la trattiene. Che il
pubblico ministero del tribunale dei minori "è stato superficiale".
Ecco, quel magistrato ha deciso con leggerezza che la sua famiglia era
"inadeguata" a tutelare due bambini, e allora "si metta una mano
sulla coscienza e ci pensi se ha fatto tutto quello che doveva fare, o se non
ci ha fatto soffrire per niente". Alla fine si ferma. Ci pensa un attimo,
ma "per adesso basta così". E poi c'è Basiglio, e c'è la sua gente.
In questo comune che è tra i più ricchi d'Italia, con le ville e le residenze
che hanno i nomi di alberi e piante, case curate e i balconi che sono fioriti
tutti, il verde attorno e la macchine che scorrono lontane. Un'oasi, dove pare
impossibile che certe cose succedano. "E invece è successo, ma ringrazio
tutti quelli che ci sono stati vicini, è stato importante sentire la
solidarietà della gente". Sono molti, "sono la maggior parte delle
persone che abitano qui, ma non sono tutti". Qualcuno, vuol dire, ha fatto
finta di niente. Non lo dice, ma - è probabile - pensa a quanti hanno fatto
fatica ad accoglierlo nella "comunità", lui che vive in un paese a
cinque stelle senza condividerne il lignaggio. Pensa alla direttrice della
scuola dalla cui denuncia questo incubo ha avuto inizio, e - soprattutto - alle
famiglie i cui figli vanno nella stessa classe dei suoi bambini. Le stesse che,
quando l'istituto ha raccolto le firme per chiedere che i due piccoli
tornassero a casa, si sono voltate dall'altra parte. E alla fine, saluta di
nuovo. "Abbiate pazienza fino a giovedì, poi saprete tutto", ripete
come aspettasse anche lui il momento per liberarsi di un peso che l'ha
soffocato per più di due mesi. Entra nell'edificio color mattone, e
"adesso vado da mia figlia che sì, ora sta meglio", e a nove anni c'è
tutto il tempo per lasciarsi quest'incubo alle spalle. "Aspettiamo suo
fratello", che di anni ne ha fatti 13, tifa Inter e questa sera la partita
con papà non se la può guardare, perché un disguido come
nemmeno la peggiore burocrazia ha costretto a un supplemento di solitudine. Mancano quattro
giorni, poi la famiglia sarà di nuovo unita. Il peggio è passato, e il peggio -
dice un'ultima volta - "sono stati quei 47 giorni senza poter vedere i
miei figli, e nemmeno parlare con loro. Ma vi sembra possibile?".
No, davvero. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.