HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli          www.mauronovelli.it


DOSSIER “BUROCRAZIA”

Torna all’indice mensile 2008

 

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


tARTICOLI DEL  18-5-2008      #TOP



Report "Burocrazia"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Burocrazia (52)


Indice degli articoli

Sezione principale: Burocrazia

ITALIA ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: respinto come concetto deprecabile da una burocrazia elefantiaca e parassitaria, visto come il fumo negli occhi nell'assegnazione degli incarichi di comando per i quali si è privilegiato soprattutto la fedeltà politica (Napoli è un esempio eclatante ma anche noi settentrionali abbiamo le nostre colpe), il merito pare che riprenda finalmente la posizione fondamentale che gli spetta.

La suggestione del federalismo c'era anche allora perché gli industriali pensavano che ( da "Gazzetta di Reggio" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: imponendoci il peso di una burocrazia nemica, obbligandoci insomma a un'elemosina forzosa. Se anche noi spariremo nel disordine, niente più terrà fermo, e tutti saranno perduti; se invece sopravviveremo, si potrà pensare anche agli altri". Era tutta qui l'impoliticità dei milanesi, senza "voglia né tempo di dedicarsi alla politica" in quanto desiderosi di occuparsi degli "

Quella grande inquietudine che scuote il Settentrione ( da "Gazzetta di Reggio" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: l'immensa e superflua burocrazia che assorbe parzialmente la disoccupazione, ed avendo poco da fare paralizza chi vorrebbe fare; le leggi demagogiche e le riforme improvvisate con cui l'Italia tiene a bada i suoi poveri; e l'indolenza delle terre impigrite dalla miseria.

Acai, pensioni e rimborsi un ufficio aperto al pubblico ( da "Citta' di Salerno, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il patronato Acai da' un sostegno a chiunque si sentisse smarrito nei mille nodi della burocrazia - dichiara la coordinatrice locale, Immacolata Rosolia - Oltre alle pratiche fiscali ci occupiamo di richieste di pensioni di accompagnamento, pratiche di successione, diritti che riguardano gli studenti come rimborsi e buoni libri.

Facciamo qualcosa per chi soffre della malattia di Behcet ( da "Trentino" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Dicono per colpa della burocrazia, e delle istituzioni sanitarie nazionali che non accelerano i tempi di registrazione del farmaco. Per poter poi segnarlo come prescrivibile per la malattia di Behcet. Il farmaco si chiama infliximab. Ora questo farmaco non avendo l'indicazione per la malattia di Behcet, non può essere rimborsato all'Asl,

Anderle: Cali la burocrazia ( da "Trentino" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Cali la burocrazia" MALE'. Renzo Anderle ha riconosciuto alla Provincia di aver sostenuto i Comuni, mettendoli nelle condizioni finanziarie per poter dare avvio ad una consistente mole di opere pubbliche. Sul tema dell'energia ha affermato che "il primo passo è stato compiuto ma occorre adesso procedere alla formalizzazione del Piano della distribuzione dell'

Gregge disperso dall'orso, mai risarcito ( da "Trentino" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ricorda la lunga battaglia combattuta con la burocrazia provinciale per farsi risarcire un cane pastore sparito a Malga Campa (300 euro, ma ne valeva almeno 2000, afferma) liquidati dopo che la questione era approdata fino al consiglio provinciale. Se i risarcimenti sono arrivati falcidiati da tasse e balzelli vari, le multe invece viaggiano spedite andando a segno con precisione.

A TORINO ( da "Stampa, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Bruce è già andato all'ambasciata d'Italia a Houston: erano gentili, ma la burocrazia che deve affrontare gli fa paura. Jasmina sta ancora trafficando per la sua residenza americana. Quindi, dati i nostri piani di vivere in Serbia, America e Italia, abbiamo deciso di scappare per un mese in Croazia, su un'isola sperduta.

Rossini's, passa e chiudi ( da "Provincia di Cremona, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: penalizzata dagli infortuni e da una discutibile burocrazia Fip. Queste situazioni (in particolare la squalifica fantasma a Conti, con tutte le conseguenze) sono state difficili da assorbire in tempi brevissimi ma sono servite a dare ulteriore energia nel proseguio della stagione. La società ci crede;

Bettoni: Ora servono nuove aggregazioni ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia. I numeri del sistema delle medie imprese manifatturiere lombarde confermano l'importanza del continuo sviluppo. "SERVONO politiche per la competitività basate su innovazione e internazionalizzazione - ha detto il Presidente di Unioncamere Lombardia, Francesco Bettoni - i dati confermano come questi due fattori siano fondamentali per intercettare i nuovi mercati di sviluppo

Bertolaso: Noi, pronti ad aiutare la Cina ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: "IL CITTADINO - ha sottolineato il Prefetto- è stanco di lungaggini e burocrazia, sa che se ci si rimbocca le maniche si può fare, e questo che vediamo qui oggi, è uno spirito pragmatico a cui bisogna dire grazie. Voi siete un eccellenza nel panorama nazionale".G.B.CO.

Confagricoltura a luca zaia federalismo solo se è utile ( da "Mattino di Padova, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: A noi sta bene l'organizzazione federale dello Stato, purché porti semplificazione ed efficienza. Quando il federalismo moltiplica gli enti, confonde le competenze, aumenta la burocrazia, qualche dubbio sulla sua utilità ci viene e qualche cattivo esempio lo possiamo anche portare. A Luca Zaia suggeriamo di riflettere".

La burocrazia spacca in due Roccafranca ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il vicesindaco: "Situazione paradossale" La burocrazia "spacca" in due Roccafranca di Massimiliano Magli Roccafranca è afflitto dalla sindrome dei paesi di confine: un paradosso burocratico lo accorpa amministrativamente parlando, ora a Orzinuovi, ora a Chiari e, nel caso del fisco, a Brescia.

Una folla a santa maria maggiore per ascoltare di nuovo le 9 campane ( da "Centro, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: anni di silenzio passati tra burocrazia e restauri al complesso della chiesa madre guardiese, otto secoli di storia cominciati all'epoca del passaggio dallo stile romanico al gotico. Una folla si è radunata in piazza alle 18,30 per ascoltare il concerto delle nove campane montate sul nuovo traliccio a piramide, una disposizione vagheggiata già negli anni Sessanta da Renzo Mancini,

TORNA a far parlare di sé il comitato dei residenti sul viale Europa tra Lam ( da "Nazione, La (Lucca)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: si evidenzia che quello che sembrava essere un primo passo verso un miglioramento, rischi ora di impantanarsi nella lentezza della burocrazia. Alla luce di questo abbiamo avvertito la necessità di inviare una lettera aperta agli amministratori che hanno firmato il documento d'intesa sulle infrastrutture necessarie a migliorare il sistema della mobilità nella piana di Lucca".

ANCORA UN CASO di 'ordinaria burocrazia' a Carpi: per una mancata firma ( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ordinaria burocrazia' a Carpi: per una mancata firma... ANCORA UN CASO di 'ordinaria burocrazia' a Carpi: per una mancata firma da parte delle Ferrovie su un atto notarile, non decolla il recupero della vasta area al di là dei binari della stazione, il cosiddetto 'affaccio ad est', come è stato definito, che recupererebbe un ampio appezzamento di terreno ora incolto e inutilizzato.

Villa celestina, ritorno al futuro - alessandra bernardeschi ( da "Tirreno, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Matteoli ha sottolineato l'importanza, per abbattere la burocrazia, della collaborazione con le amministrazioni locali "perchè, nonostante le linee di demarcazione, si può dialogare e trovare incontri per il bene del Paese". Altro servizio a pag.15.

Odorici: <Così l'azienda ne guadagnerà in ( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: eccessiva burocrazia, che attanaglia tutte le società statali e parastatali. Quando entra il privato questi lacci e laccioli tendono a scomparire, e ne guadagna tantissimo l'operatività dell'azienda". La logica del profitto, secondo Odorici non deve spaventare: "Sbaglia chi teme, per esempio, che il privato tenderà ad eliminare le tratte meno remunerative.

IL PRESIDENTE dell'Atcm Pietro Odorici (nella foto), ha f ( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: eccessiva burocrazia, che attanaglia tutte le società statali e parastatali. Quando entra il privato questi lacci e laccioli tendono a scomparire, e ne guadagna tantissimo l'operatività dell'azienda". La logica del profitto, secondo Odorici non deve spaventare: "Sbaglia chi teme, per esempio, che il privato tenderà ad eliminare le tratte meno remunerative.

DICE che le sono appena arrivate le schede con i giudizi degli studenti su di lei ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è la strettoia della burocrazia. Ebbene, io ho dedicato un saggio a Christine de Pizan, che in realtà era di Pizzano, Monterenzio, ma il cui nome venne francesizzato perché la ragazza visse alla corte di Carlo V, dove il padre era medico e astrologo di corte. Cristina sposa un cavaliere, ma quando muoiono sia il marito Etienne de Castel sia Carlo V sia il padre,

Non lo vedremo mai vestito di verde nelle ronde padane ( da "Adige, L'" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sviluppata semmai la presenza fuori dagli uffici e dai corridoi delle diverse burocrazie. E poi diciamocela tutta, non possiamo parlare con leggerezza irresponsabile di ronde e di vigilanze civiche quando ci danno fastidio i concerti e i film all'aperto, i bar e i locali aperti fino a tardi, i ragazzi che fanno il karaoke, perfino gli spettacoli dei festival e gli appuntamenti di festa.

Casorate sfonda quota 8mila. rho: tanti servizi ( da "Provincia Pavese, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Posso dire con certezza che i contenuti del piano sono stati attuati, sebbene i tempi della burocrazia rallentino a volte i lavori. Abbiamo conseguito infatti degli importanti risultati, con l'acquisizione di Villa Belloni, la più bella villa storica di Casorate, che sorge nell'area che verrà riservata alle scuole, alla biblioteca, alla sala matrimoni.

<Io, vescovo in Turchia con gli stessi problemi che aveva Roncalli> ( da "Eco di Bergamo, L'" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: All'interno dell'esercito e della burocrazia ci sono gruppi che determinano una certa politica, ma il popolo turco non è anticristiano. Bisogna fare una chiara distinzione fra la buona gente e certi fanatici nazionalisti o islamisti". Come sono i vostri rapporti con le autorità musulmane?

<I miei figli strappati via da un giudice distratto> ( da "Giornale.it, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: perché un disguido come nemmeno la peggiore burocrazia ha costretto a un supplemento di solitudine. Mancano quattro giorni, poi la famiglia sarà di nuovo unita. Il peggio è passato, e il peggio - dice un'ultima volta - "sono stati quei 47 giorni senza poter vedere i miei figli, e nemmeno parlare con loro.

Io, mamma di un bimbo venuto da lontano ( da "Provincia Pavese, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è un lungo viaggio tra le carte della burocrazia, tra i colloqui per l'idoneità all'adozione. C'è il dolore di portare via un bimbo e di lasciarne altri. In mezzo c'è il tempo che dà un senso di impotenza. Ma c'è spazio per una storia felice. Quella del piccolo Andrea, occhi e capelli scuri, il viso sottile e un sorriso pulito.

Colmata e porto canale bagnoli non decide mai - angelo carotenuto ( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Si chiama burocrazia. Assedia pure via Cocchia, sede di Bagnolifutura, la società di trasformazione urbana di cui è azionista il Comune al 90 per cento, la Regione al 7.5 e la Provincia al 2.5. In 6 anni di vita hanno versato in tutto 516 mila e 456 euro, confluiti nel capitale sociale.

Donata, la liberazione è un libro "vi ho depositato tutto il mio dolore" - oriana liso ( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: si è scontrata con la burocrazia. "Ora insegno la danza ai bambini" ORIANA LISO (segue dalla prima di Milano) Delle sue figlie Donata dice: "Sono contenta che non abbiate pena di me". Lo scrive nel libro ("Una lama nella psiche, diario di follia, morte e amore", Erickson editore) che ha segnato per lei una nuova partenza in una vita piena,

Gorizia l Del progetto del centro commerciale di via Terza Armata si parla da diversi anni ma soltan... ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia e altri ostacoli hanno fatto sì che si allungassero inesorabilmente i tempi. l Nel frattempo, a Nova Gorica è ormai in fase conclusiva il centro commerciale denominato "Q-landia". La sfida della grande distribuzione, sotto il profilo della tempistica, è stata decisamente vinta dalla Slovenia.

Un importante punto di riferimento per i cittadini ( da "Giornale di Brescia" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ha poi aggiunto - è stanca di parole e burocrazia e chiede solo concretezza". A chiudere la serie degli interventi Corrado Scolari, assessore provinciale alla Protezione civile. "Questo raduno - ha spiegato - è il culmine di una lunga attività che ci ha visto impegnati a verificare bisogni e ambizioni dei singoli gruppi.

Telecamere, il "no" dei corrieri ( da "Stampa, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Non ho tempo di star dietro a questa burocrazia: se qualcuno ha bisogno mi faccio portare la merce in sede e la consegniamo dove desiderano". I negozi aprono tre le 9 e le 9,30, ma difficilmente qualche corriere riesce a essere in centro città prima delle 10: "Ora che arriva la merce in magazzino, che venga smistata e caricato il furgone,

Vaciago, i fannulloni e la via della smentita - ettore boffano ( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: esperienza sul campo di chiunque entri nell'arcipelago della burocrazia. Una denuncia, infine, che riceve riscontri nelle continue segnalazioni ai giornali e che adesso trovano ospitalità anche nella libera tribuna di internet e dei blog. Qualcosa dunque che dovrebbe preoccupare tutti (e molto): e non solo il city manager di quella che, con oltre 13.

Tutto il mondo in un biglietto quando l'invito diventa arte - alessandra retico ( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: una grigia burocrazia lessicale. Cartoline, messaggi, depliant per gli auguri di Natale o la stagione degli sconti. Le cassette delle poste si riempivano, vuota rimaneva la memoria: nella foresta di messaggi buttare via era più semplice che decifrare. Adesso li conserveresti tutti per quanto sono belli, assurdi,

Un "ping pong" chiude il meeting ( da "Corriere Adriatico" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Dobbiamo combattere insieme la burocrazia" Un "ping pong" chiude il meeting URBINO E' calato ieri il sipario sul quarto meeting delle politiche giovanili. All'appuntamento organizzato dalla Provincia hanno partecipato centinaia di giovani provenienti da tutte le regioni italiane ed europee, che si sono confrontati assiduamente ed hanno prodotto nuove proposte.

PERUGIA - Per le imprese è un costo, per i cittadini un rompicapo insormontabile. A vol ( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: e vuol dire che il termometro della burocrazia vola verso la febbre alta. Anche nelle cose più semplici. I cittadini sbattono contro il muro di gomma, le imprese contro un muro di soldi. Secondo uno studio di Confcommercio la burocrazia può costare in un'impresa del settore, in una regione come l'Umbria, anche mille euro al mese.

L'inchiesta ( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La sfida per aprire un negozio o trovare il medico. Lo strano caso della fattura dell'acqua mai trovata Strozzati dalla burocrazia: mille euro al mese Imprese in crisi e cittadini ko davanti a un cartello che indica l'ambulatorio.

PERUGIA - Una normale storia tra cittadino ed ente che eroga servizi. Niente di particolarme ( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di quanto la burocrazia, la superficialità o altri motivi giochino un ruolo importante nel consolidare o incrinare il rapporto con la collettività. Il fatto riguarda la richiesta, da parte di un utente perugino, inoltrata ad Umbria Acque, l'azienda che da cinque anni gestisce tutti i servizi idrici.

Il sogno? Avviare un'impresa in 7 giorni ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ridurre i costi della burocrazia e la pressione fiscale oltre alla liberalizzazione dei mercati protetti". Solo così l'Italia potrà agganciarsi alla ripresa economica europea. "Dal nostro centro studi è stato calcolato - sottolinea Guerrini - che la burocrazia costa alle famiglie e alle imprese circa 1,5 miliardi di euro all'anno.

C'è un Italia che non risente del declino e che si batte sui mercati internazionali senza compl ( da "Messaggero, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che sono condizionati dalla lentezza di una burocrazia miope e disincentivata, da una politica debole, a volte vittima a volte protagonista della cultura nimby che da anni paralizza il Paese, e da un sistema istituzionale pletorico, costruito come una piramide rovesciata che consente al sindaco dell'ultimo comune di bloccare opere di rilievo nazionale o addirittura internazionale.

Corriere del Veneto - PADOVA - sezione: PADOVA2A - data: 2008-05-18 num: - pag: 9 categoria: REDAZIO... ( da "Corriere del Veneto" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Serve certezza della pena Sanzioni reali e meno burocrazia" PADOVA - Tre anni e mezzo di lavoro nella città del Santo. Quanto basta per dare vita ad un'esperienza professionale ed umana definita "esaltante e piena di fascino". Ma altrettanto sufficienti, dopo la vicenda del ghetto di via Anelli, del ritorno delle Brigate Rosse, dell'emergenza nei quartieri dello spaccio e dell'

Via Gonin, una <terra di confine> dove regnano le opere incompiute ( da "Corriere della Sera" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: una impari lotta contro la burocrazia milanese" dice Canestraci, che solo nel consiglio di zona 6 ha trovato ascolto e aiuto, "ottenendo, per esempio, il passaggio pedonale tra via Gonin e via Lorenteggio". Fresca la notizia che "il famoso asilo non realizzato dalla LEED/CMB (impresa che ha costruito l'intero quartiere) "sarà costruito in fondo alla via Gonin,

Epifani prova a convincere la Fiom, nuova sconfitta ( da "Tempo, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: anni anche a causa delle burocrazie sindacali professioniste che non volevano perdere il potere a favore dei sindacati territoriali e aziendali. "Ma sono proprio queste strutture - è opinione di Franca Porto, segretaria Cisl Veneto- ad incarnare le differenze del contesto sociale, culturale, produttivo, geografico e in grado di dare risposte a domande differenziate.

Era marzo. Una solerte maestra trova un disegno osceno sopra ( da "Tempo, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Soprattutto una burocrazia miscelata con una cultura marxista alla Pol Pot (il sanguinario dittatore cambogiano) che considera i bambini non figli dei propri genitori, ma cose dello Stato. La bambina di nove anni e il fratello di 13 vengono strappati al papà e alla mamma e spediti in due istituti.

Contratto d'area, sono 345 i posti di lavoro ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: alcune delle quali si sono ritrovate nelle condizioni di rischiare la revoca del finanziamento per il mancato rispetto delle condizioni contrattuali. Su questo punto il comitato promotore del Contratto d'area non intende cedere alla burocrazia statale e vuole difendere fino in fondo le aziende a rischi di revoca.

L'edilizia specializzata non piace ai nostri giovani e ricorriamo agli stranieri ( da "Messaggero Veneto, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia rappresenta un handicap per le imprese? "Le incombenze burocratiche, spesso assurde e irrazionali, generano consistenti extracosti aziendali, sotto forma di disfunzioni organizzative e ritardi nell'esecuzione delle opere. I committenti esigono certezze sulle date di inizio attività e di consegna dei lavori,

L'Sos delle aziende: <Meno burocrazia nei bandi regionali> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Meno burocrazia nei bandi regionali" Agevolazioni. Dopo la delusione sui Pia --> "Meno burocrazia e procedure più semplici". L'appello arriva dal mondo delle imprese dopo la pubblicazione delle graduatorie del bando relativo ai Pacchetti integrati di agevolazione (Pia), che concede un finanziamento ad appena 50 aziende su 290 che avevano presentato domanda.

"Troppa burocrazia nel nuovo Psr molti obiettivi sono un miraggio" ( da "Stampa, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Troppa burocrazia nel nuovo Psr molti obiettivi sono un miraggio" Coldiretti continua a mantenere una posizione di criticità nei confronti del PSR e delle difficoltà burocratiche a cui devono far fronte le imprese. Imputata è la Regione e le promesse non mantenute che stanno creando una sorta di grave disorganizzazione alle aziende con ripercussioni negative per il loro reddito.

In calo i "comunali" ma le assenze sono sotto la media ( da "Stampa, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: prima l'unico Museo civico era gestito con personale esterno, ora ne gestiamo direttamente due e stiamo triplicando la superficie della Biblioteca civica. Sono solo esempi. Semmai, è mancato un maggior raccordo tra organi politici e burocrazia".

A proposito dei dati sui ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di occuparci di problemi legati alla funzionalità degli uffici pubblici in generale, all'imperversare della burocrazia, all'esigenza di superamento di difficoltà ed inefficienze, ecc. Per restare alla funzionalità dell'Azienda ospedaliera di Udine, va subito detto che, come tutti sanno, ogni assenza dal lavoro deve essere sempre scrupolosamente giustificata e documentata.

C'è un Italia che non risente del ( da "Gazzettino, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che sono condizionati dalla lentezza di una burocrazia miope e disincentivata, da una politica debole, a volte vittima a volte protagonista della cultura nimby che da anni paralizza il Paese, e da un sistema istituzionale pletorico, costruito come una piramide rovesciata che consente al sindaco dell'ultimo comune di bloccare opere di rilievo nazionale o addirittura internazionale.

1) Priorità assoluta a strade e ( da "Gazzettino, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: 3) Meno burocrazia. Chi vuole aprire un'osteria o un rifugio, un negozio o quant'altro, deve poterlo fare in otto giorni. Far pagare il minimo di tasse a bar e negozi."Toglieremo una serie di passaggi burocratici su sicurezza, metrature, servizi igienici.

BERLUSCONI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Gli yesmen del partito azienda si sono rapidamente impantanati nei meandri della burocrazia romana, mentre i notabili dei partiti alleati mettevano litigi e congiure nelle ali del Cavaliere. Imbottiti di ministri riottosi, i governi di Berlusconi hanno funzionato male. E il clima di scontro frontale alimentato nelle piazze non ha certo facilitato il compito.

"I miei figli strappati via da un giudice distratto" ( da "Giornale.it, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: perché un disguido come nemmeno la peggiore burocrazia ha costretto a un supplemento di solitudine. Mancano quattro giorni, poi la famiglia sarà di nuovo unita. Il peggio è passato, e il peggio - dice un'ultima volta - "sono stati quei 47 giorni senza poter vedere i miei figli, e nemmeno parlare con loro.


Articoli

ITALIA (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

ITALIA Premiato chi merita In Italia si sta finalmente realizzando una rivoluzione di carattere storico che farà compiere un notevole balzo in avanti al nostro Paese. Parlo della individuazione e della premiazione del merito: credo che ci siamo arrivati. Dopo anni in cui è stato sistematicamente combattuto da una sinistra buonista (vedi, per esempio come è ridotta la scuola), avversato da sindacati (hanno tutelato anche i fannulloni purché fossero iscritti), respinto come concetto deprecabile da una burocrazia elefantiaca e parassitaria, visto come il fumo negli occhi nell'assegnazione degli incarichi di comando per i quali si è privilegiato soprattutto la fedeltà politica (Napoli è un esempio eclatante ma anche noi settentrionali abbiamo le nostre colpe), il merito pare che riprenda finalmente la posizione fondamentale che gli spetta. A tutti dovrebbe essere garantita una paga dignitosa ma ai più meritevoli bisognerebbe dare di più, anche molto di più, in base al loro effettivo contributo al progresso della società, sotto ogni punto di vista. Non occorrono le scale per capire che se certe persone ci consentono di fare passi avanti, i vantaggi ricadono poi su tutti. Un elemento di promozione sociale che è di per se stesso di una evidenza assoluta, tanto da essere ripreso anche nella nostra costituzione, è stato volutamente nascosto e disprezzato senza ritegno per decine di anni per affermare invece un possibile e dannoso ugualitarismo. In questa nuova filosofia che spero voglia animare i nostri governanti, deve trovare spazio una maggiore considerazione per i carabinieri. Questi uomini svolgono un lavoro oscuro, difficile e pericoloso, sono malpagati, sono mortificati da leggi lassiste e permissive che ne vanificano l'impegno (mettono dentro i delinquenti e dopo solo poche ore li vedono di nuovo in giro a fare ancora del male), sacrificano la propria vita per la nostra sicurezza, sono pochi e perciò devono sottostare a turni massacranti, eppure sono lì, come amici sicuri, a cercare di dare un contributo fondamentale ad una società che è preda della parola. Le parole contano ma contano molto di più i fatti: ecco dove sta la differenza tra i tanti che si parlano addosso e loro che, in silenzio, ci proteggono sempre. Vanno ringraziati e ricompensati, prima sul paino morale e poi su quello economico, perché hanno dei meriti assai elevati. Bruno Nicolis Lega Nord Bigarello BORGOFRANCO Nuova giunta e vecchio museo Si sono dissolte le ultime nebbie ed è ritornata l'allegria. Nelle recenti elezioni amministrative di Borgofranco Po, la signora Antonella Panzetta della lista Borgoditutti è stata rieletta ed è responsabile dell'assessorato all'ambiente e agricoltura. Nella sua prima intervista nelle vesti anche di responsabile della biblioteca comunale, ha rilasciato una lunga intervista sul Tru.Mu ovvero Truffel Museum (museo del tartufo di Bonizzo di Borgofranco). Ha elencato i molti incontri culturali, di nessuna attinenza con il tartufo e svoltisi nella sala espositiva del pregiato tubero bianco della zona, con ingresso gratuito. A proposito delle spese sostenute ed a carico dei contribuenti di Borgofranco, nessuno sino ad oggi ha diramato cifre ufficiali. In merito alla impostazione di patnership con il Palazzo Pigozzi di Pieve di Coriano, si spera che si arrivi alla stesura di un protocollo di intesa per definire programmi e spese, in modo da sollevare il Comune. In merito ad "un concorso fotografico tematico dedicato al nostro prezioso tubero" sarebbe interessante saperne di più. Programmi futuri ambiziosi, ma ancora non si parla di apertura al pubblico della costosissima struttura museale, per le sue vere finalità. L'accostamento inoltre della "offerta culturale con quella gastronomica della tensostruttura", ripropone le molte problematiche legate a questo discusso tendone fieristico. E' sperabile che la Panzetta faccia finalmente luce sui recenti lavori di manutenzione straordinaria della struttura stessa, di proprietà comunale ed in uso alla Pro Loco Borgofranco, nonché su tanti altri interrogativi e quesiti posti all'amministrazione comunale e sempre legati all'acquisto della tensostruttura. Gian Carlo Borsari VIA ROMA Il documento sulle rette In occasione dell'ultimo consiglio comunale la disponibilità a ragionare nel merito, anziché per schieramenti precostituiti, da parte della maggioranza che governa via Roma, ha consentito di approvare pressochè all'unanimità un documento sulle rette praticate alla casa di riposo per anziani Mazzali. Si tratta di un documento importante che conferma le decisioni assunte con il protocollo d'intesa del 2 aprile 2008 che ha consentito di limitare l'aumento delle rette del Mazzali a 0,8 al giorno per le camere a tre letti e a 1 al giorno per le camere a due letti. Si sarebbe potuto fare di più: con un impegno finanziario del Comune pari a circa 70.000 per tutto il 2008 le rette del Mazzali non sarebbero aumentate nemmeno di queste cifre. Abbiamo però ritenuto importante valorizzare il risultato conseguito, anche per la disponibilità manifestata dall'assessore al welfare e per questo abbiamo attivamente partecipato alla stesura e all'approvazione del documento del consiglio comunale. Tuttavia la nostra preoccupazione per possibili aumenti delle rette di degenza delle RSA rimane inalterata. La nostra preoccupazione è dettata dalle condizioni sanitarie degli anziani curati presso le case di riposo del territorio. Dai dati resi noti dall'Aspef, che presupponiamo comuni alla altre RSA mantovane, si evince che circa il 70% degli ospiti è classificato nelle prime tre classi Sosia. Si tratta cioè di anziani caratterizzati da gravi condizioni sanitarie e con livelli di non autosufficienza particolarmente marcata. Ad esempio, le condizioni di disabilità motoria sono gravi per il 68% degli ospiti e quelle di compromissione mentale per il 56%. E' evidente, ormai da anni, che le RSA si sono trasformate in strutture sanitarie a tutti gli effetti, ospitano anziani colpiti da patologie croniche, invalidanti e degenerative che necessitano di vere e proprie cure sanitarie. Gli effetti sulla composizione dei costi non si sono fatti attendere: sempre nel caso dell'Aspef i costi sanitari costituiscono ormai il 68% delle spese complessive. A fronte di questa complessità di prestazioni e dei conseguenti livelli di spesa, i trasferimenti sanitari decisi dalla Regione Lombardia sono ampiamente insufficienti. Con l'ultima delibera di giunta Regionale (27 febbraio 2008) la Lombardia ha confermato una entità di trasferimenti insufficiente a fronteggiare i costi di assistenza e delle prestazioni sanitarie che le RSA devono garantire ai propri anziani. Se la Regione Lombardia non cambierà atteggiamento, riconoscendo alle strutture del territorio le risorse necessarie per garantire livelli di risorse che consentano di fronteggiare i costi di assistenza per gli anziani ospiti delle RSA, queste ultime si troveranno costrette, per far quadrare i bilanci, ad intervenire con aumenti consistenti di rette. Si tratta di una eventualità da evitare in quanto si tradurrebbe in un pesante aggravio economico per i pazienti e le loro famiglie già attualmente costrette ad impegnare cifre ingenti per il pagamento delle rette. Per questo motivo riteniamo che da subito le RSA, gli enti locali, i sindacati, le associazioni e i comitati parenti debbano assumere iniziative forti nei confronti della Regione Lombardia affinché questa trasferisca al territorio le risorse economiche necessarie a garantire i livelli quantitativi e qualitativi delle prestazioni sanitarie rese a favore degli anziani non autosufficienti. Matteo Gaddi Capogruppo Rifondazione.

Torna all'inizio


La suggestione del federalismo c'era anche allora perché gli industriali pensavano che (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Reggio" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

La suggestione del federalismo c'era anche allora perché gli industriali pensavano che "l'enorme contributo pagato all'assistenza", se fosse rimasto in casa, sarebbe andato a vantaggio delle loro maestranze, arginando ancora di più il comunismo, che comunque non si profilava come una minaccia. Insomma, aveva annotato Piovene: "Questa regione ricca, borghese e sensata vive nella paura d'essere portata a fondo da debolezze alle quali si sente estranea". Dopo l'unità d'Italia lo "sdegno cronico" era diventata la sua cifra: di qui "le perplessità di coscienza di un popolo industre e poco propenso alle ideologie". Il quale si faceva forte di un ragionamento elementare: "Noi siamo i produttori della ricchezza; lasciati a noi stessi e al rispetto delle regole dell'economia, saremmo ancora sani e solidi. Non ammazzateci sovraccaricando le industrie di mano d'opera superflua, accollandoci imprese cadaveriche, spaventando gli investimenti per demagogia politica, imponendoci il peso di una burocrazia nemica, obbligandoci insomma a un'elemosina forzosa. Se anche noi spariremo nel disordine, niente più terrà fermo, e tutti saranno perduti; se invece sopravviveremo, si potrà pensare anche agli altri". Era tutta qui l'impoliticità dei milanesi, senza "voglia né tempo di dedicarsi alla politica" in quanto desiderosi di occuparsi degli "affari, e non di chiacchiere"; affari, beninteso, in cui nessuno doveva "ficcare il naso, ma accontentarsi di vederne i benefici effetti". Aveva concluso Piovene: è una vicenda abbastanza monotona: agguerrito in affari, e politicamente sprovvisto, il milanese sgobba nelle sue industrie e legge nei giornali le sue disgrazie.... L'unica via d'uscita che si offre a Milano per convivere con lo Stato in una situazione come l'italiana è quella d'impadronirsene. Chissà se Piovene aveva immaginato che quella soluzione potesse, col tempo, diventare praticabile, che l'insofferenza verso la politica si gonfiasse a tal punto da sboccare nella strada della politica, come aveva suggerito quando i malumori lombardi restavano ancora sottotraccia. Ce ne vorrà di tempo, comunque, perché "Milano" si decida a misurarsi con la prova del voto, a tradurre i suoi riferimenti e i suoi valori in slogan della politica, con la convinzione di poterne generalizzare l'efficacia. Soltanto l'isolato professor Gianfranco Miglio aveva sfiorato negli anni Ottanta la questione del federalismo. L'alternativa milanese prenderà consistenza col trascorrere dei decenni, quando la "Repubblica dei partiti" incomincerà a snervarsi. Con Craxi innanzitutto, che percepirà come sia necessario mutare di stile nel costume politico e sorprenderà tutti introducendo un'aggressività nella vita pubblica in palese dissonanza con i modi felpati in uso presso le segreterie romane dei partiti. Ma l'innovazione di Craxi rimarrà parziale, dimezzata, al punto che sarà lui, infine, a diventare una sorta di schermo catalizzatore dei vizi nazionali della politica, lasciando campo alla Lega per muovere un attacco frontale ai costi insostenibili delle rappresentanze di partito. Queste ultime, d'altronde, costrette a scegliere fra le ragioni del territorio e quelle della sopravvivenza nella dispendiosissima macchina delle istituzioni centrali opteranno sempre per le seconde. Senza avvedersi che il sistema delle lealtà su cui s'era fondata la loro funzione nell'Italia repubblicana si andava sgretolando, insieme con gli assetti dell'economia e della società che l'avevano sostenuta. La trasformazione del Nord avviene, nell'arco di mezzo secolo, all'insegna di un individualismo sempre più caratterizzato, mentre decadono in parallelo i blocchi di appartenenza. In cinque decenni, non soltanto scompaiono il mondo rurale e l'universo bracciantile che avevano fatto da piedistallo alla sinistra padana. Si rattrappiscono l'area della grande impresa e la stessa forma manifatturiera delle attività economiche, cui si sostituisce l'invaso terziario, che dilaga come il vero carattere di omogeneità sociale. Alla logica dell'appartenenza subentra un diffuso tono cittadino, blasé, radicalmente disincantato di fronte alle pretese universalistiche della politica, cui contrappone un atteggiamento orientato alla razionalità di calcolo, che bada soprattutto a soppesare i costi e i benefici della rappresentanza. La Lega dei primi anni Novanta, quella che esprime imprenditorialità politica, si fa portatrice di una protesta che non s'appaga della possibilità di manifestare il proprio malumore. S'attende un esito pratico dal distacco e dal rifiuto che ha ostentato verso i partiti tradizionali e non s'accontenta di averli posti sotto scacco. Aspetta, in particolare, che intervenga una discontinuità sul piano dell'amministrazione, che si compia una cesura col passato. Proprio quello che invece non riesce alla Lega: essa conosce una progressione di crescita finché non affronta la verifica del governo locale. Poi, non a caso, i suoi consensi declinano, insieme con l'opaca esperienza amministrativa della sua giunta milanese. Deve ben presto cedere il terreno a un concorrente molto più attrezzato, il movimento di Berlusconi, che nasce da principio come una political machine del tutto difforme dai vecchi partiti (pur ereditandone segmenti di personale e alcuni dei bacini di consenso). La Lega di Bossi in un primo tempo s'allea con Forza Italia nel Polo delle Libertà, poi cerca di contrastarne l'egemonia e si rivolta contro il leader-tycoon, per arrendersi da ultimo alla ragionevolezza e diventarne il partner fidato. Forza Italia può essere giudicato un "partito di plastica" soltanto da chi non si rassegna ad accettare la mutazione delle forme della politica. Partito-azienda, questo sì, che promuove la leadership del suo fondatore come un prodotto sul mercato elettorale, mediante le tecniche del marketing e della pubblicità, a lungo sperimentate dal corpo dei venditori di Publitalia....Alla domanda su chi abbia rappresentato il Nord tra fine secolo e Duemila occorre allora rispondere che, fin qui e più di tutti, sono stati Berlusconi e Forza Italia. Almeno se rappresentare significa strappare il risultato migliore sul mercato dei voti, perché questo è ciò che fanno Berlusconi e il suo movimento, anche se indulgono a parlare della democrazia come un processo di identificazione fra gli elettori e chi ne guadagna i suffragi. Un esito che appare strettamente connesso al loro essere parte attiva di una trasformazione imponente, in cui si sono inseriti per inseguirne il flusso. Mentre la sinistra, vituperata e screditata da Berlusconi, si è fin troppo rassegnata a lasciarsi raffigurare come una mera forza d'attrito al cambiamento, a livello locale, o come l'ultimo artefice del dirigismo, di una regolazione centralistica che mortifica le energie dello sviluppo periferico.

Torna all'inizio


Quella grande inquietudine che scuote il Settentrione (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Reggio" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

A Reggio dibattito promosso da Legacoop con Giuseppe Berta, esperti e politici GIUSEPPE BERTA Nei primi anni del Duemila, il Nord è un terreno precluso alla sinistra. è Silvio Berlusconi a dimostrarlo, con la baldanza della sua presenza fisica, ancor prima che con i risultati impressionanti conseguiti dal centrodestra alle elezioni politiche del 2006 e alle amministrative del 2007, che svelano per intero il volto moderato della società settentrionale. Il 18 e il 19 marzo 2006 - date che precedono di poco il voto nazionale -, alla Fiera di Vicenza, la Confindustria ha organizzato la sua conferenza annuale, dedicata al tema della concorrenza come strumento per cambiare l'Italia. Un argomento difficile per un momento così particolare, che s'incastra male con un confronto politico acceso. Il primo giorno è la volta del candidato del centrosinistra Romano Prodi di presentarsi alla tribuna, mentre l'arrivo del presidente del Consiglio Berlusconi, che sta conducendo una disperata rincorsa per contrastare i sondaggi che danno la sua coalizione perdente, è in forse a causa di un malanno che sembra averlo bloccato a casa. Invece, contrariamente alle attese, la mattina del 19 Berlusconi appare e, sovvertendo le regole poste al dibattito, trasforma l'evento nell'occasione di una personalissima esibizione politica. Infischiandosene dei limiti di tempo che gli erano stati fissati, attacca il suo rivale: "C'è qualcosa che non va se si dice alla Cgil "prendo al 100 per cento il tuo programma" e poi si fa lo stesso con la Confindustria". Denuncia chi parla di un paese in crisi: "Dov'è la crisi? è la sinistra con i suoi giornali che inventa una crisi che non esiste per arrivare al potere". Se la prende con la stampa: "Non dobbiamo farci prendere la mano dal pessimismo dei giornali che leggiamo tutte le mattine: il "Corriere della Sera", "La Stampa", "Il Sole-24 Ore", "la Repubblica", "Il Messaggero"". Attacca frontalmente quella parte dell'establishment economico, e lo stesso vertice confindustriale, che non è schierata con lui e col centrodestra: "Gli imprenditori che stanno a sinistra hanno scheletri nell'armadio...". Ma soprattutto si rivolge alla sua platea, all'Italia economica che forma la base e non la testa della Confindustria: Siate ottimisti, non lasciamoci prendere dal pessimismo. Facciamo un po' meno vacanze. Stiamo a casa a lavorare. Non si porta avanti l'Italia piangendoci addosso. Andiamo avanti insieme. Berlusconi non ama la Confindustria, un organismo di mediazione troppo lontano dal suo modo di fare politica. E non cela la sua opinione che nelle sedi dell'associazionismo imprenditoriale si getti via troppo tempo utile: egli non vi ha mai partecipato, anche perché il mondo della televisione - esattamente come le imprese produttrici di beni di largo consumo che alimentano la pubblicità televisiva - non è fatto per corrispondere agli schemi confindustriali. Ma a Vicenza, con la sua solitaria prova di forza, si lancia in un dialogo diretto non con gli alti ranghi dell'economia, da cui è sempre stato guardato con sospetto poco dissimulato, ma con coloro che non stanno nelle prime file. Le cronache riferiranno il giorno dopo che a Vicenza a battere le mani e prorompere in grida aperte di sostegno al presidente del Consiglio, zittendo i tentativi di chi avrebbe voluto ricondurre la manifestazione al programma originario e ai suoi toni neutri, è stato un pubblico improvvisato, incanalato da Forza Italia, e non la massa dei partecipanti iscritti al convegno. Pure, in tanti dovranno ammettere che la performance di Berlusconi, così sopra le righe e fuori dalle regole, è stata l'indubitabile successo di un leader che non accetta la sconfitta come inevitabile e che ha scosso la massa degli ascoltatori. Berlusconi sa di dare voce a un modo di sentire istintivo, magari politicamente naÏf, che però riflette una visione diffusa del Nord. Mai come a Vicenza ha fatto di tutto per sollecitare gli istinti e le passioni profonde, immediate, della società settentrionale, preferendo suscitare le reazioni che non provengono da una ratio politica, bensì da un denso sostrato di atteggiamenti e di propensioni a cui basta dare la stura perché prorompano. è un impasto di individualismo e diffidenza verso i vincoli imposti dalla legislazione, di una volontà di concretezza che spesso è mero desiderio di semplificazione, di un'invincibile perplessità a riconoscere che la politica non sempre può ridursi a un nucleo di misure essenziali. Inclinazioni che Berlusconi conosce bene e non soltanto perché sa come risvegliarle, ma perché al fondo le condivide. Anzi, le sposa per principio, fino a fare di esse il perno di una proposta politica che è la meno politica di tutte. La prima arena pubblica di Berlusconi, non a caso, è stata il calcio: il suo esordio nell'arena civile è avvenuto a San Siro. Con l'acquisto di una delle due grandi squadre della sua città, nel 1986, Berlusconi aveva annunciato di voler milanesizzare il Milan, cioè portare in quella società criteri di iniziativa, serietà imprenditoriale e anche d'immaginazione che la rendessero rappresentativa al massimo della nostra città. La milanesità come un valore, come sinonimo di un approccio fatto di concretezza, di capacità e di spirito d'iniziativa che - ecco il punto - non stanno relegati soltanto nella sfera degli affari, ma attendono di essere esportati in altre dimensioni, dove, sottoposti al vaglio dei fatti, possono produrre risultati altrettanto buoni. è così che Milano può superare l'"eterna controversia" in cui vive "con il resto della penisola", fin dai tempi in cui l'aveva riscontrata Piovene. Era stato lo scrittore vicentino a constatare che "tutti i pensieri lombardi" ruotavano attorno a un "contrasto intimo", quello fra la realtà e il potenziale di Milano e del Nord e le frustrazioni a cui le energie settentrionali erano soggette, per il fatto di dover subire le costrizioni di un paese radicalmente difforme rispetto a esse. Già prima del "miracolo economico" la Lombardia misurava lo scarto fra il suo apporto alla ricchezza nazionale e l'inadeguatezza del metodo di governo cui doveva sottostare. Che cosa avevano lamentato i lombardi interrogati da Piovene?... l'immensa e superflua burocrazia che assorbe parzialmente la disoccupazione, ed avendo poco da fare paralizza chi vorrebbe fare; le leggi demagogiche e le riforme improvvisate con cui l'Italia tiene a bada i suoi poveri; e l'indolenza delle terre impigrite dalla miseria. Era il cahier de doléances di una regione ricca in un paese che non aveva risolto il problema della miseria. Per un verso, magari anche "orgogliosa di mantenere... gran parte della nazione" e, per l'altro, insofferente dell'esse re "i mantenuti... spesso ignavi ed ingrati".

Torna all'inizio


Acai, pensioni e rimborsi un ufficio aperto al pubblico (sezione: Burocrazia)

( da "Citta' di Salerno, La" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Nuovo sportello di servizio a Sicignano degli Alburni Acai, pensioni e rimborsi un ufficio aperto al pubblico " Sicignano degli Alburni. Patronato Acai più vicino agli utenti. La sede principale di Serre si è sdoppiata con un nuovo sportello attivo presso la frazione di Scorzo. I circa cento utenti residenti nel comune di Sicignano, e che da tempo usufruiscono dei servizi del patronato Acai, saranno maggiormente agevolati grazie alla sede distaccata sita in via Corticelle. "Il patronato Acai da' un sostegno a chiunque si sentisse smarrito nei mille nodi della burocrazia - dichiara la coordinatrice locale, Immacolata Rosolia - Oltre alle pratiche fiscali ci occupiamo di richieste di pensioni di accompagnamento, pratiche di successione, diritti che riguardano gli studenti come rimborsi e buoni libri. Inoltre, grazie alla legge del 30 marzo 2001 che disciplina gli istituti di patronato e di assistenza sociale, il nostro ufficio ha ampliato le sue competenze. Oltre ad occuparci di previdenza, di fiscalitá o di contributi agricoli svolgiamo anche attivitá di informazione, assistenza e tutela. Accertato il singolo caso lavoriamo per trovare soluzioni e garantire all'utente il riconoscimento dei suoi diritti". L'ufficio è aperto il martedi, il mercoledi e il giovedi dalle 16,00 alle 20,00. Per informazioni 328/6151086.

Torna all'inizio


Facciamo qualcosa per chi soffre della malattia di Behcet (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'APPELLO PUBBLICO Facciamo qualcosa per chi soffre della malattia di Behcet Le malattie rare sono tante e complesse, e se ritardata la diagnosi, aumentano, le complicazioni per la salute dei malati, in tanti casi anche gravi. In questo mio semplice scritto vorrei portare l'attenzione in particolare su una di queste malattie rare, la malattia di Behcet. Leggendo le dichiarazioni delle associazioni di questa malattia, pubblicate su siti inernet, e su qualche giornale, i malati rischiano delle complicazioni gravi alla vista, neurologiche, e tante altre. Dicono per colpa della burocrazia, e delle istituzioni sanitarie nazionali che non accelerano i tempi di registrazione del farmaco. Per poter poi segnarlo come prescrivibile per la malattia di Behcet. Il farmaco si chiama infliximab. Ora questo farmaco non avendo l'indicazione per la malattia di Behcet, non può essere rimborsato all'Asl, agli ospedali, e ai centri universitari. In Italia esistono tre centri clinici, in cui viene, somministrato questo farmaco infliximab, sotto la propria responsabilità e a loro spese. Questo farmaco dicono i medici e malati che dà risultati molto buoni, ritardando, bloccando le complicazioni e anche ricuperando la funzionalità di tanti organi gia lesi, migliorando la salute la qualità della vita dei malati della sindrome di Behcet. I tre centri sono a Reggio Emilia, Prato, e Potenza. E sì che nella nostra bella costituzione Italiana sta scritto che, il diritto alla salute deve essere garantito a tutti i cittadini, in uguale misura di trattamento, anche per chi ha una malattia rara. Le normative che hanno istituito il nostro Servizio Sanitario Nazionale, contengono dei principi ottimi, di uguaglianza di trattamento, principi universalistici di solidarietà su tutto il territorio italiano, normative che contengono anche degli obiettivi, di prevenzione, cura e riabilitazione per tutti. Questi malati con la sindrome di Behcet, trovano tante difficoltà nel giungere velocemente ad una diagnosi, tempi di attesa per visite specialistiche impossibili, quattro, cinque, sei, sette mesi, anche più, c'è carenza di informazione sul territorio, carenza di cure, costi alti dei farmaci in alcuni casi, disomogeneità della disponibilità di trattamento e di assistenza. Faccio un grande appello, per un impegno concreto, forte, da parte di tutti, dalle istituzioni sanitarie preposte, sia a livello nazionale, regionale, provinciale, all'Asl, alle Aziende Ospedaliere, ai Comuni. Un forte appello anche ai mezzi di informazione, dai giornali, televisione, radio, siti internet, di dedicare più tempo, più spazio per la salute dei cittadini, per le malattie rare, per questi malati, per i loro bisogni, di prendersi maggior impegno, invitare a qualche trasmissione televisiva, alla radio, più spazio sui giornali, alle associazioni delle malattie rare, ai malati ai loro famigliari, che purtroppo sono lasciati quasi soli, nelle loro sofferenze, nelle loro richieste, per il diritto alla salute. Un maggiore impegno dobbiamo farlo tutti insieme, per far si che l'obiettivo di un Servizio Sanitario Nazionale sempre migliore, con meno ostacoli burocratici, con meno tempi di attesa per esami e visite diagnostiche, e le cure efficaci già esistenti siano disponibili gratuitamente per tutti i malati di malattie rare in uguale misura su tutto il territorio nazionale, e i principi di uguaglianza di trattamento sia veramente attuati, e il diritto alla salute per i cittadini, sia veramente raggiunto e garantito. Se faremo questo contribuiremo a costruire e a raggiungere l'obiettivo di una società migliore, più giustizia sociale, e piena di valori veri, dove la salute, la vita siano messi al primo posto nella scala dei valori. Francesco Lena.

Torna all'inizio


Anderle: Cali la burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

IL CONSORZIO Anderle: "Cali la burocrazia" MALE'. Renzo Anderle ha riconosciuto alla Provincia di aver sostenuto i Comuni, mettendoli nelle condizioni finanziarie per poter dare avvio ad una consistente mole di opere pubbliche. Sul tema dell'energia ha affermato che "il primo passo è stato compiuto ma occorre adesso procedere alla formalizzazione del Piano della distribuzione dell'energia elettrica, manifestando apertura a determinate condizioni verso la costituzione dell'ambito unico". Le nuove esigenze? La semplificazione dei procedimenti, una burocrazia più snella. Qualche volta i Comuni ne lamentano l'eccessiva presenza.

Torna all'inizio


Gregge disperso dall'orso, mai risarcito (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Campodenno. Due anni fa aveva trascorso diverse notti all'addiaccio per vigilare contro gli attacchi del plantigrado Gregge disperso dall'orso, mai risarcito Mario Widmann non fa più il pastore dopo aver perduto 180 pecore CAMPODENNO. "Danni dell'orso? A me la Provincia non ha ancora pagato le 180 pecore che ho perduto quando avevo il pascolo in Malga Campa, sul gruppo Brenta". A dirlo, senza nascondere irritazione e amarezza, è Mario Widmann, pastore "pensionato" che, dopo la convivenza ravvicinata con il plantigrado (con notti intere passate all'addiaccio per difendere il gregge da una coppia di orsi famelici) ha deciso di chiudere definitivamente con la professione. Ma anche da pensionato Widmann non riesce a dimenticare. A farlo imbestialire è in particolare la polemica, sollevata dagli animalisti e più genericamente da ambientalisti e verdi, sulla presunta troppa generosità con cui la Provincia di Trento risarcisce i danni dell'orso. "Prima di fare certe affermazioni sui giornali certi personaggi dovrebbero provare quello che ho provato io a vivere in montagna con il gregge all'aperto. Altrimenti è meglio stiano zitti" commenta Widmann. E racconta la storia della sparizione delle 180 pecore, disperse dall'orso - afferma - fino nell'Alta valle di Non tedesca, a decine di chilometri dalla malga dove aveva base il gregge. "Siccome i tecnici della Provincia incaricati di quantificare i danni non hanno trovato i resti, la mia richeista danni è stata archiviata anche se ho raccolto e presentato le prove testimoniali sulle mie pecore segnalate in quel di Lauregno e Proves, dove vagavano" racconta. Ma anche per le pecore sbranate i danni corrisposti sono ritenuti esigui: 100 euro a pecora, magari gravida, perché sono gli animali prossime a partorire le prede più facili dell'orso perché più deboli. La storia di Widmann, come pastore, è finita due anni fa ma i ricordi ed i rimpianti non mancano. "Nel 2004 volevamo "invadere" Trento con le nostre greggi per attirare l'attenzione dei politici sui nostri problemi, poi il presidente Lorenzo Dellai ci ha ricevuti in Provincia e convinti a lasciar perdere. Da quell'incontro qualcosa è cambiato: le valutazioni dei danni dell'orso sono diventate più tempestive ma non con la generosità con cui gli ambientalisti "pro orso" la stanno dipingendo su giornali e tv" sottolinea Widmann. E ricorda la lunga battaglia combattuta con la burocrazia provinciale per farsi risarcire un cane pastore sparito a Malga Campa (300 euro, ma ne valeva almeno 2000, afferma) liquidati dopo che la questione era approdata fino al consiglio provinciale. Se i risarcimenti sono arrivati falcidiati da tasse e balzelli vari, le multe invece viaggiano spedite andando a segno con precisione. "Nel 2002 mi hanno multato con 12 milioni di lire con la scusa che 300 pecore avevano sconfinato a Malga d'Arza e a malga Sporpicol: 22 euro a capo, quasi quanto è stimato un animale sbranato dall'orso. Allora me la sono cavata perché il presidente Dellai ha capito la sproporzione tra le due valutazioni e la multa è stata cancellata. Ma gli altri danni restano" afferma. Anche se ora si è definitivamente stabilito a valle (Mezzocorona), Widmann non riesce a dimenticare le nottate trascorse a tu per tu con l'orso nelle lunghe estati a malga Campa. "La squadra "pronto intervento orso" non esisteva, eravamo in balia di noi stessi: mi piacerebbe che quando si discute di risarcimenti ai pastori, chi di dovere per una volta si calasse nella realtà che si vive in montagna dopo l'avvio del progetto Life Ursus. E se proprio vogliono risparmiare, i politici dovrebbero incominciare a tagliare le sovvenzioni a certe associazioni che fanno "natura" standosene comodamente dietro una scrivania, lontani dai rischi" rincara Widmamn. E contesta i dati su presunti sondaggi circa il gradimento dell'orso da parte dei trentini. "Le telefonate erano confezionate in modo da costringere l'interlocutore a dire sì anche se voleva dire no: invece di spendere soldi in telefonate facciano un vero referendum sull'orso, se ne vedrebbero delle belle" conclude l'ex pastore.

Torna all'inizio


A TORINO (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Globalisti DI A TORINO JASMINA TE?ANOVIC BRUCE STERLING Che bello essere di nuovo a Torino, città del nostro destino! Questa volta l'opportunità ci è stata offerta dalla Fiera del Libro: ci hanno invitati per un dibattito di Bruce sul futuro della città e la presentazione di un libro di Ivo Andric e dell'ultimo di Jasmina. Adesso che abbiamo deciso di vivere a Torino dobbiamo decidere cosa fare con tutti i nostri libri in Texas e in Serbia. Bruce vuole regalare i suoi all'università, Jasmina ai centri degli studi delle donne. È un sollievo andare a una fiera del libro e vedere che ci sono tanti altri libri. Era un tormento per tutti e due vedere libri ammassati in un posto, ma per ragioni diverse. Per Bruce, come se qualcuno gli buttasse migliaia di cioccolatini in bocca, e per Jasmina per l'ansia che tutto è ormai già scritto, ma non letto. Sappiamo che i libri ci saranno sempre attorno a noi: ci cascheranno addosso come foglie in autunno. Incredibilmente, siamo riusciti ad uscire dalla Fiera solo con tre libri in mano, ma ci aspettano tanti altri, quindi bisogna trovare subito una casa dove metterli. Questo comporta tutti i soliti problemi dell'immigrazione. Bruce è già andato all'ambasciata d'Italia a Houston: erano gentili, ma la burocrazia che deve affrontare gli fa paura. Jasmina sta ancora trafficando per la sua residenza americana. Quindi, dati i nostri piani di vivere in Serbia, America e Italia, abbiamo deciso di scappare per un mese in Croazia, su un'isola sperduta. Per evitare lo sconvolgimento che subiamo con i libri, abbiamo deciso di scriverne ancora un paio noi stessi. Bruce ha capito che "American science fiction" e fantascienza italiana non sono la stessa cosa. Ora vuole scrivere due libri: american science fiction e italian science fiction. Jasmina sta per finire il suo libro "My life Without Me", il genere non si addice alle vite di donne globaliste. Nonostante il fatto che appena arrivati a Torino, la vita ha cominciato a sorriderci, divertirci - il vino, gli amici, i libri, il cinema, il cibo, i musei, il design, la cultura cyber, il sole, le scarpe... - abbiamo deciso di essere duri e disciplinati e scrivere. La vita é bella in Italia. Speriamo che l'ufficio d'immigrazione italiano non ci metta in prigione, dove potremmo scrivere senza distrazioni. Noi globalisti siamo l'altra faccia degli zingari.

Torna all'inizio


Rossini's, passa e chiudi (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia di Cremona, La" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Edizione di Domenica 18 maggio 2008 Benvenuto P.Review srl B2, playoff. Oggi in casa il primo dei due match-point per la finale Rossini's, passa e chiudi di Roberto Coppetti CREMONA ? Si gioca oggi al PalaSomenzi (inizio ore 18) il primo match point a disposizione della Juvi Rossini's per chiudere il conto con la Triveneta Padova e staccare il biglietto per la finale promozione. Un match dagli alti contenuti emotivi con la società del presidente Bonetti ad un passo dalla finale mentre per i veneti si tratta dell'ultima spiaggia: vincere o uscire di scena. Si prevede quindi una battaglia con la Triveneta che tenterà di fare l'impresa per arrivare alla 5ª partita. Due squadre, probabilmente le migliori del girone, che sono arrivate a giocarsi l'accesso alla finale con percorsi diversi ma con pieno merito. Più lineare la stagione della squadra allenata da Rubini che ha chiuso il torneo saldamente al primo posto. Decisamente più complicato il percorso della Juvi, discontinua nel rendimento, penalizzata dagli infortuni e da una discutibile burocrazia Fip. Queste situazioni (in particolare la squalifica fantasma a Conti, con tutte le conseguenze) sono state difficili da assorbire in tempi brevissimi ma sono servite a dare ulteriore energia nel proseguio della stagione. La società ci crede; lo sforzo effettuato con l'innesto di Eda Degli Agosti è un segnale in questo senso e le 9 vittorie nelle ultime 11 partite sono conferma di una squadra viva che vuole centrare per il 2° anno la finale promozione. Una piccola impresa la squadra allenata da Adami l'ha già compiuta espugnando in gara 1 il parquet di Albignasego guadagnandosi l'opportunità di potere chiudere oggi la serie davanti al pubblico di casa. Nel match di giovedì anche il pubblico, tradizionalmente freddino, è stato un fattore come partecipazione e calore, e questo è servito ai ragazzi per superare i momenti più delicati quando Padova ha rimontato ben 20 lunghezze arrivando a 2 punti. Sul campo la squadra allenata da Adami ha dimostrato di poter dire la sua preparando alla perfezione il match. Fra due squadre che si conoscono a memoria (già 5 i precedenti in stagione) con giocatori di grande esperienza, allenatori molto tattici, un vantaggio che può rivelarsi decisivo per i cremonesi è rappresentato dalla panchina lunga. Coach Adami ha 10 giocatori da alternare sul parquet contro i 7 dei veneti e non è cosa da poco considerando gli impegni ravvicinati ed i tempi di recupero brevissimi. lBiglietto unico 6 euro, ingresso gratuito per i ragazzi fino ai 15 anni.

Torna all'inizio


Bettoni: Ora servono nuove aggregazioni (sezione: Burocrazia)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Economia pag. 35 Bettoni: "Ora servono nuove aggregazioni" Innovazione e meno burocrazia. I numeri del sistema delle medie imprese manifatturiere lombarde confermano l'importanza del continuo sviluppo. "SERVONO politiche per la competitività basate su innovazione e internazionalizzazione - ha detto il Presidente di Unioncamere Lombardia, Francesco Bettoni - i dati confermano come questi due fattori siano fondamentali per intercettare i nuovi mercati di sviluppo con ritmi di crescita elevati. Così come è necessario un impegno diffuso a favore delle politiche di semplificazione burocratica che vadano incontro alle aziende. Le medie imprese si sviluppano come evoluzione delle imprese di minori dimensioni. La nostra scelta costante in tutti gli ambiti è quindi quella di favorire un'aggregazione volontaria tra imprese, la formazione di reti che trovino nello stare insieme quella convenienza che porti successivamente, come evoluzione naturale, alla scelta di forme più strutturate di convergenza" LE MEDIE IMPRESE manifatturiere nelle province lombarde, se si esclude Milano, sono diffuse soprattutto a Brescia, prima con 230 unità, Bergamo con 182 e Varese con 103. Per percentuale di fatturato derivante dalle esportazioni prima è invece Varese con il 46,1%, seguita da Como (41,2%) e Lecco (38,6%). I settori di attività prevalenti sono la siderurgia a Brescia (35,9%), la meccanica a Bergamo (32,6%), Varese (41,1%), Lodi (35,2%) e Lecco (47,1%), beni per la persona e la casa a Como (44,2%) e Mantova (35,5%), l'alimentare a Cremona (55,3%) e Sondrio (47,2%), la chimica a Pavia (28,2%).

Torna all'inizio


Bertolaso: Noi, pronti ad aiutare la Cina (sezione: Burocrazia)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Provincia pag. 21 Bertolaso: "Noi, pronti ad aiutare la Cina" Atteso e accolto come un generale che passa una giornata tra le sue truppe il "Grande capo" è giunto al Campo base di Borgosatollo alle 16,30. Ad accogliere Guido Bertolaso, c'erano i suoi uomini venuti da tutta la provincia, ma anche semplici cittadini curiosi di vedere il funzionario più blasonato della nostra amministrazione statale. ACCOLTO con uno scroscio di applausi e strette di mani il Capo dipartimento ha ringraziato tutti i suoi uomini per l'impegno dimostrato. "Grazie a voi e con voi riuscirò a dimostrare agli italiani che il nostro paese dispone di un sistema esemplare, che sa ragionare in termini di prevenzione e intervento". Il capo della Protezione Civile ha ricordato ai volontari quanto impegnativo sia impegnativa l'attività di chi lavora con l'emergenza. "Il nostro è un lavoro che non ci manda mai in vacanza, siamo gli uomini del telefono sempre acceso". Telefono che la scorsa settimana non ha ricevuto chiamate da Pechino. "Io stesso, lunedì scorso - ha spiegato Bertolaso - ho avvertito il nostro ambasciatore a Pechino del pesante livello di gravità di quel terremoto. Stentava a credermi. Oggi i nostri sismografi sono così efficienti che oggi siamo in grado di decifrare con estrema precisione ciò che accade a molti chilometri dai nostri confini. Abbiamo unità cinofile ben addestrate, come quelle che ci sono qui oggi, che potevamo mandare nello Sichuan". ABBOZZATO una mezza battuta sull'impiego dei cani in Cina, Bertolaso ha poi ribadito la volontà del suo Dipartimento di intervenire nel terremoto dello Sichuan, il cui bilancio come previsto si aggrava di giorno in giorno. Il Capo dipartimento, in chiusura ha ringraziato l'assessore Corrado Scolari, "è un ragazzo straordinario", lasciando capire di proiettare aspettative anche su un prossimo mandato. Anche Alberto Bellotto, il sindaco di Borgosatollo che lo accolto indossando la giacca giallo blu con sopra la fascia tricolore, ha strappato le simpatie del Grande Capo: "questo sindaco me lo porto in Europa". "Borgosatollo non è una metropoli ma seppur piccolo vanta una sensibilità verso la salvaguardia del territorio ben radicata", ha detto il primo cittadino accogliendo il Capo della protezione Civile. A chiudere la manifestazione, il Prefetto Tronca che, con toni di confidenza, ha ricordato quanto i cittadini abbiano bisogno di esperienze simili, di un organizzazione che sappia fare. "IL CITTADINO - ha sottolineato il Prefetto- è stanco di lungaggini e burocrazia, sa che se ci si rimbocca le maniche si può fare, e questo che vediamo qui oggi, è uno spirito pragmatico a cui bisogna dire grazie. Voi siete un eccellenza nel panorama nazionale".G.B.CO.

Torna all'inizio


Confagricoltura a luca zaia federalismo solo se è utile (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino di Padova, Il" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Cronaca Confagricoltura a Luca Zaia "Federalismo solo se è utile" A Luca Zaia, neo ministro per le Politiche agricole, Confagricoltura di Padova invia un saluto particolare, "un augurio non rituale. Anche perché - si legge in una nota - il nostro territorio un ministro all'Agricoltura non l'ha mai avuto". Il Veneto veramente ha presidiato questo ministero dal 1959 al'74 con Rumor, Ferrari Agradi e Bisaglia e con Gianni Fontana dal 1992 al '93. "Il ministro - continua la nota - è arrivato nel momento in cui l'agricoltura è tornata ad essere protagonista dell'economia mondiale. Nel giro di due anni si è passati da un mercato mondiale dominato dalle eccedenze a una situazione di penuria delle più importanti commodities agricole. Dall'Ue ci si aspetta una modifica della Pac che non porti a dispersioni di risorse e complicazioni. A noi sta bene l'organizzazione federale dello Stato, purché porti semplificazione ed efficienza. Quando il federalismo moltiplica gli enti, confonde le competenze, aumenta la burocrazia, qualche dubbio sulla sua utilità ci viene e qualche cattivo esempio lo possiamo anche portare. A Luca Zaia suggeriamo di riflettere".

Torna all'inizio


La burocrazia spacca in due Roccafranca (sezione: Burocrazia)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

IL CASO. Il paese accorpato all'area del 115 di Orzinuovi. Il vicesindaco: "Situazione paradossale" La burocrazia "spacca" in due Roccafranca di Massimiliano Magli Roccafranca è afflitto dalla sindrome dei paesi di confine: un paradosso burocratico lo accorpa amministrativamente parlando, ora a Orzinuovi, ora a Chiari e, nel caso del fisco, a Brescia. Una sdoppiamento di personalità giurisdizionale che crea non pochi disagi, specie quando si tratta di sostenere un progetto di pubblica utilità. L'ULTIMO EPISODIO è accaduto con in occasione del sostegno al distaccamento dei Vigili del fuoco di Chiari. Dopo aver contribuito all'acquisto dell'autopompa, il Comune aveva manifestato la propria disponibilità a contribuire finanziariamente alla costruzione della nuova caserma del 115. Ma la partnership è sfumata dopo la circolare inviata all'Amministrazione civica del comando provinciale dei Vigili del fuoco di Brescia. "Per garantire una migliore operatività delle sedi distaccate permanenti e volontarie e un servizio di soccorso più veloce ed efficiente - si legge nella nota firmata da Salvatore Buffo comandante provinciale dei Vigili del fuoco - si è ritenuto opportuno che, in generale, che la prima squadra ad intervenire nel territorio di Roccafranca, in caso di emergenza, deve essere quella di Orzinuovi". LA COMUNICAZIONE È GIUNTA proprio alla vigilia della conferenza dei sindaci indetta a Chiari per finanziare la sede dei vigili. Comprensibile l'amarezza del Comune di Roccafranca, che per contributi e servizi di emergenza gravita da sempre nell'area clarense. "Dove ci è stata data possibilità di scelta - osserva il sindaco Giorgio Barucco - il Comune ha sempre scelto di collocarsi nel comprensorio di Chiari da cui dipendiamo non solo per il distretto Asl e il catasto ma anche per gli altri servizi comprensoriali". Dunque suona come una beffa l'alt arrivato da Brescia, tanto più che il Comune di Roccafranca continuerà a pagare le rate del finanziamento da oltre 24 mila euro accordato per l'autopompa. Ma quella dei Vigili del fuoco è soltanto l'ultima vicenda paradossale con cui deve fare i conti Roccafranca. "La collocazione geografica nell'enclave che separa la Franciacorta alla Bassa - ammette Barucco - ha sempre creato qualche problema di collocazione, tanto che anche a livello fiscale Roccafranca dipende da Brescia 2, quando certamente la dipendenza dall'Ufficio delle Entrate di Chiari sarebbe stata molto più naturale e comoda per i residenti roccafranchesi".

Torna all'inizio


Una folla a santa maria maggiore per ascoltare di nuovo le 9 campane (sezione: Burocrazia)

( da "Centro, Il" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Chieti Una folla a Santa Maria Maggiore per ascoltare di nuovo le 9 campane Il Duomo in festa dopo quindici anni di silenzio GUARDIAGRELE. Campane a distesa ieri sera a Santa Maria Maggiore. Sulla torre del Duomo sono tornate a suonare dopo 15 anni di silenzio passati tra burocrazia e restauri al complesso della chiesa madre guardiese, otto secoli di storia cominciati all'epoca del passaggio dallo stile romanico al gotico. Una folla si è radunata in piazza alle 18,30 per ascoltare il concerto delle nove campane montate sul nuovo traliccio a piramide, una disposizione vagheggiata già negli anni Sessanta da Renzo Mancini, più tardi a capo della Soprintendenza abruzzese ai beni culturali. 400 anni dopo il devastante terremoto del 1706, che distrusse la torretta a pianta ottagonale del Seicento, Guardiagrele torna a ascoltare le note del campanile più prestigioso del borgo, un'impresa voluta dal parroco Nicola Del Bianco e dal Comune. "Gli ultimi 10 anni sono coincisi con un fervore di idee, si è proposto perfino di erigere una struttura in acciaio per sostenere il complesso campanario", spiega il sindaco, Mario Palmerio, che come tanti ragazzi guardiesi di qualche anno fa si prestava a aiutare i canonici alla manovra dei batacchi che scandivano le ore e i richiami alla messa. "L'entusiasmo che ha circondato l'evento", osserva, "non si ferma alla spiegazione religiosa, ma occorre scavare in quella tradizione italiana e in gran parte europea che vede il campanile al centro dell'identità, un segnale di reciproco riconoscimento culturale che unisce ragione e passione, come anche la fede cattolica e il sentimento nazionale. Una sintesi", annota Palmerio, "che troviamo nella canzone semplice ma profonda 'Le campane di San Giusto', l'inno al ritorno di Trieste nell'Italia squassata dalla Seconda guerra mondiale". Le nove campane fanno del Duomo la più potente sorgente sonora del circondario, rinnovando i fasti del tempo in cui si raccontava che i rintocchi della Guardia si udivano fino a Ortona. Un primato civico, prima che religioso, suggerito anche da una provocazione di Palmerio, che qualche anno fa sulla copertina del suo libro sulle "sise de monache" pose il dolce sulla torre campanaria. Trovata che non mancò di suscitare il risentimento dei benpensanti. Francesco Blasi.

Torna all'inizio


TORNA a far parlare di sé il comitato dei residenti sul viale Europa tra Lam (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Lucca)" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

CAPANNORI PIANA pag. 13 TORNA a far parlare di sé il comitato dei residenti sul viale Europa tra Lam... TORNA a far parlare di sé il comitato dei residenti sul viale Europa tra Lammari e Marlia, che prosegue la sua azione per mantenere viva l'attenzione sul problema del traffico. Con un documento, si torna a sollecitare il presidente della Provincia Baccelli e il sindaco di Capannori Del Ghingaro, dopo un intervallo di silenzio, determinato dalle elezioni politiche di metà aprile. "IN SEGUITO ad una lunga ed articolata analisi ? spiegano i frontisti ?, si evidenzia che quello che sembrava essere un primo passo verso un miglioramento, rischi ora di impantanarsi nella lentezza della burocrazia. Alla luce di questo abbiamo avvertito la necessità di inviare una lettera aperta agli amministratori che hanno firmato il documento d'intesa sulle infrastrutture necessarie a migliorare il sistema della mobilità nella piana di Lucca". Si legge ancopra nella missiva: "Stiamo assistendo ultimamente alla nascita sul nostro territorio di nuovi comitati e contro-comitati, alcuni spontanei, altri meno. Noi non vogliamo la contrapposizione dei comitati, abbiamo capito le difficoltà ed abbiamo apprezzato la lungimiranza e l'ampiezza di vedute degli amministratori che hanno concordato queste soluzioni". Ora però i residenti si chiedono come mai tutto si è fermato ai soli impegni. Come mai secondo i responsabili del comitato viene sprecata un'altra opportunità storica. "Ci pare blando, quasi inesistente ? prosegue la lettera dei frontisti ?, il coordinamento della Provincia. Il presidente Baccelli, non aveva detto che l'attuazione del suo programma amministrativo passava attraverso la soluzione viaria della Piana? Perché non prosegue il lavoro iniziato? Alla fine del 2007 fu installata una centralina per rilevare la qualità dell'aria sul Viale Europa. Può, il presidente Baccelli comunicarci i dati rilevati?" Quindi il comitato si rivolge al primo cittadino di Capannori: "Perché il sindaco Del Ghingaro non coinvolge il Consiglio Comunale in modo da dare una forte ed autorevole accelerata a quanto da lui stesso sottoscritto? Perché non viene avviato l'iter burocratico per portare l'ormai famoso documento d'intesa condiviso dai Comuni di Lucca e Capannori oltre che dalla provincia, all'attenzione del nuovo Governo e del Ministro alle Infrastrutture?" Ma.Cel.

Torna all'inizio


ANCORA UN CASO di 'ordinaria burocrazia' a Carpi: per una mancata firma (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

CARPI pag. 15 ANCORA UN CASO di 'ordinaria burocrazia' a Carpi: per una mancata firma... ANCORA UN CASO di 'ordinaria burocrazia' a Carpi: per una mancata firma da parte delle Ferrovie su un atto notarile, non decolla il recupero della vasta area al di là dei binari della stazione, il cosiddetto 'affaccio ad est', come è stato definito, che recupererebbe un ampio appezzamento di terreno ora incolto e inutilizzato. La firma che manca è quella con la quale le Ferrovie che devono trasferire al Comune la proprietà di alcuni stabili di loro proprietà utilizzati un tempo come scalo merci e che si trovano sull'area interessata. Ma la pratica è ferma a Roma da almeno cinque anni, da quando c'era ancora Demos Malavasi come sindaco. IL RIMPALLO delle responsabilità è tra Rete Ferrovie italiane, Trenitalia e Fs, i tre organismi sorti dallo smembramento del precedente ente unico delle Ferrovie dello Stato. Il progetto redatto dagli uffici tecnici comunali che riguarda l'area ad est della ferrovia è ambizioso e importante perchè è teso al recupero di un'area ora incolta e abbandonata proprio ai limiti del centro storico cittadino e che prevede la creazione di una piazza, di un vasto parcheggio, di un'area verde e di residenza, mentre il Comune, che ne ha già acquisito la proprietà, dovrà decidere le destinazione d'uso del vasto edificio già sede dell'ex Consorzio agrario ora in liquidazione, stabile vincolato, che dovrà dunque mantenere la facciata attuale in stile liberty. NEL PROGETTO è previsto anche un sovrappasso pedonale che congiungerà il nuovo parcheggio ad est al piazzale della stazione, così come l'attuale sottopasso pedonale sfocerà sulla nuova piazza in modo che quanti giungeranno in stazione da est, potranno parcheggiare l'auto ed entrare in stazione usufruendo sia del sottopasso esistente che della nuova pensilina aerea, liberando l'attuale insufficente piazzale della stazione che in alcune ore del giorno è intasato di bus, auto e taxi. Il progetto, che è stato inserito all'interno del Pru, il Piano di riqualificazione urbana, godrà per questo di un finanziamento da parte della Regione. SULLE RAGIONI di questo incomprensibile ritardo 'romano' nella definizione burocratica della pratica, vi è stata una interrogazione presentata dalla consigliera indipendente Lorena Borsari che ha chiesto al sindaco di conoscere lo stato dell'iter e quindi quali previsioni si possono fare sul possibile inizio dei lavori da parte del Comune volti, tra l'altro, a rendere più agevole e sicuro il collegamento pedonale e ciclabile tra il quartiere Due Ponti col piazzale della stazione e via Alghisi, ora 'strozzato' dal passaggio a livello. Cesare Pradella.

Torna all'inizio


Villa celestina, ritorno al futuro - alessandra bernardeschi (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Cecina Villa Celestina, ritorno al futuro Ieri il taglio del nastro. Nenci: "Finalmente!" ALESSANDRA BERNARDESCHI CASTIGLIONCELLO. Da Kursaal a centro di biologia marina: la parabola di Villa Celestina, con un buco nero di 28 anni (in cui la struttura, in degrado, è rimasta chiusa) è terminata ieri pomeriggio con il classico taglio del nastro da parte del sindaco Alessandro Nenci affiancato dal ministro Altero Matteoli che, nel 2001, firmò il protocollo d'intesa tra l'Università di Pisa ed il Comune. Protocollo che ha permesso la rinascita dell'immobile, costato complessivamente 2 milioni e 800 mila euro. Un milione di euro è arrivato dal Ministero dell'Ambiente, un milione e 300 mila euro dell'amministrazione comunale, 300 mila euro dall'Università e 200 mila euro dalla Regione Toscana. Oggi villa Celestina, circa 300 metri quadrati, è esattamente come l'aveva disegnata l'architetto romano Vittorio Cafiero ed ospiterà il centro Universitario di Biologia marina dell'ateneo di Pisa per farlo diventare, come ha detto il rettore Marco Pasquali, un punto di riferimento nazionale. Al primo piano troverà posto invece il centro di educazione ambientale del Comune. Tutti presenti i protagonisti che nel 2001, ricoprendo ruoli diversi dagli attuali, firmarono il protocollo d'intesa per utilizzare villa Celestina a scopi scientifici. Le parole di apertura del sindaco Nenci hanno espresso ciò che pensavano i tanti presenti all'inaugurazione: "Finalmente possiamo inaugurare la struttura rispettando tutti gli elementi architettonici, sottraendola all'offesa che recava alla pineta". Il sindaco ha poi sottolineato l'importante collaborazione tra Comune e Università, "un legame tra amministrazioni e luoghi di studio". Ovvia la soddisfazione dell'assessore regionale Gianfranco Simoncini che da sindaco, firmò l'accordo con il ministro Altero Matteoli: "Oggi è un giorno di festa per tutta la comunità - ha detto - perchè si recupera un bene architettonico, si offre un punto in più al sistema universitario toscano; ma villa Celestina è anche la dimostrazione che, se pur su posizioni politiche diverse, chi svolge incarichi istituzionali può e deve collaborare per l'interesse generale". Un tema quello della collaborazione tra il ministro Matteoli ed il comune di Rosignano toccato anche dall'assessore Luca Arzilli che ha ricordato il protocollo di intesa tra Provincia, Regione, Ministero all'ambiente e società Solvay per l'eliminazione delle celle a mercurio, la rimozione del relitto della nave Venus dalla scogliera dei Pungenti e, appunto, villa Celestina. Una battaglia, quella per ridare onore alla struttura che "ho intrapreso già come consigliere comunale e provinciale - ricorda Matteoli - e che ho portato a termine come Ministro all'Ambiente. Ho abitato 18 anni a Castiglioncello e non c'era turista che arrivasse e non chiedesse il motivo per cui la villa fosse così degradata". Matteoli ha sottolineato l'importanza, per abbattere la burocrazia, della collaborazione con le amministrazioni locali "perchè, nonostante le linee di demarcazione, si può dialogare e trovare incontri per il bene del Paese". Altro servizio a pag.15.

Torna all'inizio


Odorici: <Così l'azienda ne guadagnerà in (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

MODENA PRIMO PIANO pag. 4 Odorici: "Così l'azienda ne guadagnerà in IL PRESIDENTE GUARDA CON FIDUCIA AL FUTURO CAMBIO DI IL PRESIDENTE dell'Atcm Pietro Odorici (nella foto), ha fiducia nei confronti del percorso avviato per Atcm. Non ha paura della privatizzazione, anzi. Se un giorno tutta l'azienda dovesse finire nelle mani dei privati, per lui non ci sarebbe nulla di male. "L'ingresso di un privato comporterà un netto miglioramento nella gestione dell'azienda ? spiega Odorici ? in termini di efficienza, efficiacia ed economia di scala. Il primo esempio che mi viene in mente riguarda l'eccessiva burocrazia, che attanaglia tutte le società statali e parastatali. Quando entra il privato questi lacci e laccioli tendono a scomparire, e ne guadagna tantissimo l'operatività dell'azienda". La logica del profitto, secondo Odorici non deve spaventare: "Sbaglia chi teme, per esempio, che il privato tenderà ad eliminare le tratte meno remunerative. La dimensione sociale deve essere sempre primaria nella gestione dell'azienda, quindi tutte le tratte verranno mantenute. E' vero, il privato deve puntare agli utili. Ma la prima dimensione da seguire è quella sociale". NON ci sono pericoli per il personale secondo Odorici: "Anche il personale può essere più produttivo, senza bisogno di ridurre il numero. Basta educare all'efficienza e al rispetto delle regole, combattendo per esempio l'assenteismo, e introducendo un meccanismo di premi per chi dimostrerà buona volontà". Oggi il partner industriale entra con il 49%, un domani potrebbe assumere l'intero controllo. Per Odorici non ci sarebbero problemi, anzi: "E' un'ipotesi che accetto in pieno. Ma il percorso deve essere graduale, per questo respingo la proposta di Torrini che chiede una privatizzazione immediata. Ci vuole prudenza, occorre valutare le mosse da fare in questi primi anni. Poi procedere a un'eventuale estensione del controllo dei privati". r. g.

Torna all'inizio


IL PRESIDENTE dell'Atcm Pietro Odorici (nella foto), ha f (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

MODENA PRIMO PIANO pag. 5 IL PRESIDENTE dell'Atcm Pietro Odorici (nella foto), ha f... IL PRESIDENTE dell'Atcm Pietro Odorici (nella foto), ha fiducia nei confronti del percorso avviato per Atcm. Non ha paura della privatizzazione, anzi. Se un giorno tutta l'azienda dovesse finire nelle mani dei privati, per lui non ci sarebbe nulla di male. "L'ingresso di un privato comporterà un netto miglioramento nella gestione dell'azienda ? spiega Odorici ? in termini di efficienza, efficiacia ed economia di scala. Il primo esempio che mi viene in mente riguarda l'eccessiva burocrazia, che attanaglia tutte le società statali e parastatali. Quando entra il privato questi lacci e laccioli tendono a scomparire, e ne guadagna tantissimo l'operatività dell'azienda". La logica del profitto, secondo Odorici non deve spaventare: "Sbaglia chi teme, per esempio, che il privato tenderà ad eliminare le tratte meno remunerative. La dimensione sociale deve essere sempre primaria nella gestione dell'azienda, quindi tutte le tratte verranno mantenute. E' vero, il privato deve puntare agli utili. Ma la prima dimensione da seguire è quella sociale". NON ci sono pericoli per il personale secondo Odorici: "Anche il personale può essere più produttivo, senza bisogno di ridurre il numero. Basta educare all'efficienza e al rispetto delle regole, combattendo per esempio l'assenteismo, e introducendo un meccanismo di premi per chi dimostrerà buona volontà". Oggi il partner industriale entra con il 49%, un domani potrebbe assumere l'intero controllo. Per Odorici non ci sarebbero problemi, anzi: "E' un'ipotesi che accetto in pieno. Ma il percorso deve essere graduale, per questo respingo la proposta di Torrini che chiede una privatizzazione immediata. Ci vuole prudenza, occorre valutare le mosse da fare in questi primi anni. Poi procedere a un'eventuale estensione del controllo dei privati". r. g.

Torna all'inizio


DICE che le sono appena arrivate le schede con i giudizi degli studenti su di lei (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

IL PERSONAGGIO pag. 10 DICE che le sono appena arrivate le schede con i giudizi degli studenti su di lei... DICE che le sono appena arrivate le schede con i giudizi degli studenti su di lei. Dice, riaprendo la busta in cui sono contenuti i pareri che da noi hanno solo un valore informale, che sarebbe meglio che contassero davvero, come nelle università americane. E quando si imbatte nel modulo su cui un alunno ha scritto di apprezzarne molto la passione per la materia e la capacità di trasmetterla, la professoressa Maria Giuseppina Muzzarelli, bolognese, docente di Storia medievale e Storia delle città al Dams e di Storia del costume e della moda nella sede distaccata dell'università, a Rimini, allarga il sorriso. E dice ancora: "Nell'insegnamento è fondamentale stabilire un contatto con i ragazzi, creare una comunicazione che li conquisti. Sa che cosa diceva Bernardino da Siena, il grandissimo predicatore quattrocentesco? Diceva: getta l'esca più gustosa se vuoi che il pesce anche più difficile abbocchi". La passione della donna che il 26 ottobre compirà 57 anni si palpa, si avverte nella franchezza (la passione se non è leale non è) con cui osserva e racconta il proprio lavoro, sì, ma anche quello che gli sta intorno: i giovani, il cambiamento globale, l'etica, la circolazione dei cervelli, la responsabilità, "le lauree honoris causa distrubite a personaggi famosi come nel Medioevo si concedevano le indulgenze". E su Bologna ha il pensiero chiaro e costruttivo, laico come precisa lei, politicamente orientata: "Deve imparare a sudare. Forse ci dimentichiamo che la nostra città è stata sempre seconda, la seconda città pontificia, mai una capitale. Bologna ha una caratteristica di città furba, di commerci, ha sfruttato la presenza dell'università e il fatto di essere un nodo viario e ferroviario insostituibile. Adesso è il momento di non lamentarsi, di non abbandonarsi alla nostalgia sulla città che fu, ma di farsi venire delle idee. Si può fare". E man mano che la conversazione procede ti accorgi che anche in questi giudizi il lontano Medioevo conta, eccome. Il Medioevo, naturale, visto con occhi così. Che maestri ha avuto? "Quando mi sono iscritta, nel 1969, volevo fare filosofia antica, c'era un ottimo professore, Francesco Adorno, che però l'anno dopo cambiò sede. Allora passai agli studi storici, seguendo le indimenticabili lezioni del professor Capitani, il decano dei nostri medievisti, sull'etica economica. Nessuno ne parlava, allora. Forse di lì mi venne l'interesse per lo studio dei comportamenti, delle mentalità, degli stili di vita. E dei predicatori che collegavano la loro lezione morale a un'ammaliante arte della comunicazione". Come visse la contestazione? "Non ne ho un ricordo esaltante. Credo che, alla fine, abbia prodotto un distacco tra professori e studenti e un'omologazione tra questi ultimi". E oggi gli studenti come sono? "Per un 10% bene, per un 20 così così, sul resto meglio tacere. Ma l'Università ha commesso molti errori, per esempio spezzettando i corsi e non interrogandosi sul ritorno al numero chiuso anche nelle facoltà umanistiche. Ma l'incontro, la scintilla che scocca con un insegnante, restano fondamentali. Io, qualche anno dopo la laurea, ho cominciato a collaborare con i seminari di Paolo Prodi, lo storico, sul 'disciplinamento', in pratica sulle cosiddette leggi suntuarie che, dal '200, si proponevano di limitare il lusso, specie negli abiti. Fu un'esperienza unica". Così sono nate la ricerche sulla moda... "Sa qual è il problema? Che a Rimini, dove il corso è molto seguito, tutti pensano che si parli di Armani, di Dolce & Gabbana, di vite da modelle. Sulle prime i ragazzi e le ragazze restano un po' delusi, poi si abituano". Perché nei suoi libri, accanto a predicatori, tessitori e legisti, appaiono spesso le donne? "Il Medioevo, che per le donne non fu certo facile, ha visto svettare delle figure femminili eccezionali. Noi parliamo tanto di circolazione dei cervelli e la realtà è che non riusciamo a far venire qui i migliori dall'estero e perdiamo i nostri, che vengono presi dalle università straniere. Qui, si sa, non ci sono soldi per la ricerca e c'è la strettoia della burocrazia. Ebbene, io ho dedicato un saggio a Christine de Pizan, che in realtà era di Pizzano, Monterenzio, ma il cui nome venne francesizzato perché la ragazza visse alla corte di Carlo V, dove il padre era medico e astrologo di corte. Cristina sposa un cavaliere, ma quando muoiono sia il marito Etienne de Castel sia Carlo V sia il padre, Cristina, sola, a 26 anni e con tre figli sulle spalle - siamo nel 1390 -, non si arrende. Comincia a scrivere ancor più intensamente, si dà al lavoro intellettuale, e vive di esso, attaccando, nella 'Città delle dame', i pregiudizi sul mondo femminile. Da Bologna alla Francia. Un bell'esempio per le ragazze d'oggi. E se non è circolazione dei cervelli questa...". Qual è stato il tema della sua tesi? "I Monti di pietà. Come vede, siamo sempre nel campo di una storiografia a forti tinte sociali. Ebbene, nel 1996, ben 23 anni dopo la laurea, siamo riusciti a creare il Centro studi sui Monti di pietà e sul credito solidaristico, che ha la sua sede alla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. Ci lavoriamo Vera Zamagni e io, insieme a Mauro Carboni. Abbiamo costituito una piccola biblioteca specializzata partendo dal 1468, allorché il primo Monte nasce a Perugia, e siamo al servizio di chiunque voglia approfondire l'argomento. La compatibilità sociale, il mercato equo, il no profit erano questioni già note cinquecento e più anni fa. E anche in Giappone le nostre ricerche riscuotono interesse". Squilla il telefono, la figlia della signora, ventenne, spiega un po' concitata che la navetta per la stazione non passa. La mamma la invita due volte a portarsi nel punto esatto della fermata, la navetta c'è. Tranquilla. Non arrendersi e non lagnarsi troppo. Come se predicasse ai bolognesi.

Torna all'inizio


Non lo vedremo mai vestito di verde nelle ronde padane (sezione: Burocrazia)

( da "Adige, L'" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Non lo vedremo mai vestito di verde nelle ronde padane. Perché Mario Cossali ha nel suo dna una cultura diametralmente opposto e ragiona su opposte soluzioni. Mentre anche a Rovereto e in Vallagarina c'è chi aderisce alle ronde spontanee, dicendosi pronto a contribuire così alla conservazione della sicurezza urbana nelle ore notturne, Mario Cossali dà un'interpretazione diversa (forse maggioritaria ma in questo momento da pochi espressa esplicitamente) del problema sicurezza e delle soluzioni utili. "Io ho l'impressione - scrive l'attuale vicesindaco di Isera, storico rappresentante della sinistra lagarina - che si stia diffondendo una strana e pericolosa epidemia. Un misto di paura, rancore, diffidenza, ben al di là di qualsiasi problema di sicurezza individuale e collettiva. Prima di tutto guardiamoci intorno, parliamo con tutte le istituzioni preposte al governo e alla garanzia dell'ordine pubblico: vigili urbani, carabinieri, poliziotti, finanzieri, giudici del tribunale e giudici di pace. Nessuno di loro parlerà del nostro territorio roveretano e lagarino come di un territorio insicuro, di un territorio con problemi di particolare rilevanza in tema di sicurezza". In effetti l'allarme non arriva mai dalle forze dell'ordine - abituate a fronteggiare ben altre emergenze in altre regioni d'Italia - ma dalla gente, che per quanto ridotti rispetto ad altre realtà, sente certi episodi di microcriminalità particolarmente vicini, con particolare riferimento all'odioso fenomeno dei furti in casa. "In ogni caso - dice Cossali - penso che questi problemi devono essere affrontati, come sempre, da loro, dalle forze dell'ordine, delle quali deve essere sviluppata semmai la presenza fuori dagli uffici e dai corridoi delle diverse burocrazie. E poi diciamocela tutta, non possiamo parlare con leggerezza irresponsabile di ronde e di vigilanze civiche quando ci danno fastidio i concerti e i film all'aperto, i bar e i locali aperti fino a tardi, i ragazzi che fanno il karaoke, perfino gli spettacoli dei festival e gli appuntamenti di festa. Un territorio più è frequentato e più è sicuro, più è attraversato di giorno e di notte e più è sicuro, più è amico dei giovani, delle loro associazioni, dei loro ritrovi e più è sicuro. La vigilanza vera è questa: prendere possesso di strade e piazze, con le attività tipiche di una comunità viva, abitare la città e i borghi con una presenza creativa, darsi appuntamento per incontri e convegni anche fuori dagli orari canonici, esserci per stare insieme non per fare la guardia ai nostri fantasmi". Altri fantasmi sui quali la città ogni tanto si interroga sono i sinti del campo nomadi dei Lavini. Anche qui, per Mario Cossali, la questione è stata fin qui affrontata in modo inutilmente allarmistico: "La presenza dei sinti è un altro problema che bisogna affrontare con altri strumenti. Si sono tentate tante strade, ma i risultati non sono stati all'altezza dello sforzo, è necessario riprovare partendo dal rispetto rigoroso delle regole e comunque da una relazione franca con questo gruppo di famiglie, spesso divise tra di loro, cercando di operare con più convinzione sul fronte della scuola e del lavoro - conclude Cossali - ma anche sul fronte della legalità, senza pietismi e senza sconti". D.P. 18/05/2008.

Torna all'inizio


Casorate sfonda quota 8mila. rho: tanti servizi (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia Pavese, La" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Cronaca Casorate sfonda quota 8mila. Rho: "Tanti servizi" Il sindaco: "Cresceremo ancora, con equilibrio" L'opposizione: "Palestra e materna in alto mare" Il primo cittadino: "Presa Villa Belloni Ora punteremo al nuovo polo scolastico" CASORATE. Sfondato il muro degli ottomila abitanti. Casorate sta crescendo e non smetterà di farlo. L'intenzione della maggioranza è infatti quella di un'ulteriore espansione, con la costruzione di nuove case: "Abbiamo approvato tre anni fa, nel 2005 - spiega il sindaco Gian Antonio Rho - un documento di inquadramento del territorio che nel giro di dieci anni porterà, infatti, a un incremento della popolazione di oltre 10 mila persone. E abbiamo stimato un'espansione territoriale di circa 270 mila metri quadrati". Critiche piovono dall'opposizione. Il 31 dicembre 2007 i residenti erano 7.975, oggi si è arrivati a 8.037 abitanti. Tanti bambini: nel 2007 ne sono nati 86. Il sindaco assicura che "sarà previsto un grande controllo di questa espansione. Bisogna stabilire regole precise per definire lo sviluppo del paese. Non siamo voluti ricorrere a una lottizzazione folle, ma a un piano ben ragionato che garantisca anche una coesione tra gli abitanti e la conseguenze equilibrata dotazione di servizi". A tre anni dall'approvazione del documento di inquadramento, il sindaco di Casorate si dimostra soddisfatto riguardo agli interventi effettuati: "Posso dire con certezza che i contenuti del piano sono stati attuati, sebbene i tempi della burocrazia rallentino a volte i lavori. Abbiamo conseguito infatti degli importanti risultati, con l'acquisizione di Villa Belloni, la più bella villa storica di Casorate, che sorge nell'area che verrà riservata alle scuole, alla biblioteca, alla sala matrimoni. Abbiamo anche fatto moltissimo sul servizio alla persona, mio obiettivo primario. Sono state messe a punto nuove strutture: la palestra, la mensa, abbiamo ampliato la scuola materna, con tre nuove aule e la nuova cucina; abbiamo anche inaugurato un anno fa, la nuova caserma dei vigili del fuoco". Rho dice che intende attuare una crescita armoniosa tra popolazione e servizi offerti, riqualificando anche aree ormai in disuso, quali l'ex omino di ferro e la fabbrica delle piume, zona prevista per la costruzione del nuovo polo scolastico. E' in corso anche una trattativa con la segheria Maltagliati che dovrebbe spostarsi sulla circonvallazione, dove verrebbe creata una piazza provvista di ampi parcheggi e servizi: "Non dimentichiamo la festa degli ultranovantenni o la festa del bambino, istituita da me nel 2004, nonché la visita al Quirinale del mese scorso, per i bambini delle medie". Di diverso avviso la minoranza, la quale afferma che non si sta raggiungendo una soluzione armonica per lo sviluppo del paese: "La maggioranza - dichiara Vincenzo Laurenzano - si sta dando un gran daffare con dei piani integrati, ma senza prevedere anche un piano dei servizi, indispensabile per la comunità. L'opposizione ha sempre messo in luce la necessità di questo piano di servizi armonico, che però non è mai stato realizzato. Senza una simile soluzione, risulta difficile dare la concretezza necessaria al documento approvato. Prova ne sia, il fatto che dopo quattro anni, non sia stato nemmeno fatto il progetto del polo scolastico di cui si era parlato o che la palestra sia ancora un cantiere aperto. Lo stesso discorso vale per la scuola materna, i cui lavori avrebbero dovuto durare solo un anno. Servirebbe, poi, anche una maggiore attenzione per quanto riguarda le piste ciclabili e i ritrovi per i giovani. L'errore principale di questa amministrazione sta nell'essersi chiusa a riccio, negando il confronto". Michela Cantarella.

Torna all'inizio


<Io, vescovo in Turchia con gli stessi problemi che aveva Roncalli> (sezione: Burocrazia)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

"Io, vescovo in Turchia con gli stessi problemi che aveva Roncalli" Monsignor Padovese: la Chiesa cattolica non è riconosciuta I cristiani sono pochi, discriminati e minacciati dai fanatici Le iniziative della diocesi di Bergamo per ricordare il 50° anniversario dell'elezione di Angelo Giuseppe Roncalli al pontificato continuano sottolineando la sua dimensione di pastore. Domani sera monsignor Luigi Padovese, vicario apostolico dell'Anatolia, in Sala Greppi (via Greppi 4, ore 21) parlerà su "Angelo Roncalli, pastore in terra turca sulle orme dei Padri della Chiesa". In queste terre che oggi chiamiamo "Turchia" fu scritta l'Apocalisse, molte lettere di Paolo e di Pietro, probabilmente buona parte degli Atti degli Apostoli. Dopo la Pentecoste i primi cristiani non corsero subito a Nord, verso l'Europa, ma da Gerusalemme si diressero soprattutto in Anatolia. Se si leggono gli Atti si parla molto spesso di città che oggi sono governate da Recep Tayyip Erdogan. Ad Antiochia (oggi Antakya) i cristiani furono per la prima volta chiamati con questo nome; è stata la "città santa" dove Paolo e Barnaba convinsero i cristiani a diffondere la Buona novella ai gentili e non solo agli ebrei. Ospitava una delle comunità più importanti del Primo secolo, rivale di Gerusalemme e della stessa Roma: fu la "Santa sede" di Pietro prima che questi emigrasse nella megalopoli capitale del mondo antico. Paolo del resto era di Tarso. Basilio il Grande, Gregorio di Nissa e Gregorio di Nazanzio della Cappadocia. A Edessa sorse il primo regno cristiano della storia. I primi sette concili ecumenici ebbero luogo in Anatolia. A Efeso la devozione popolare ha riscoperto quella che la tradizione considera la casa in cui Maria è vissuta, dopo la morte di Gesù, assieme all'evangelista Giovanni, di cui ancora si venera la tomba: potrebbe essere avvenuta qui anche l'Assunzione di Maria. Oggi però, come in altre terre del Vicino Oriente ? dalla Palestina all'Iraq, dal Libano alla Siria ? la presenza dei cristiani, e in particolar modo quella dei cattolici latini, in Turchia è molto ridotta. "Ad Antiochia ? dice il vescovo monsignor Padovese ? resta un'ottantina di persone; in Cappadocia sparsi qua e là alcuni, a Mersin 6/700 cristiani. A Tarso quasi nessuno. Le minoranze religiose in questi anni sono state non perseguitate, ma discriminate sì: la conseguenza è che per sopravvivere molti accettano di non comparire, oppure se ne vanno. I luoghi di culto rimangono ma i cristiani non ci sono. Cinque anni fa i preti del mio vicariato erano dieci, oggi ne sono rimasti sette: uno è stato ucciso, uno è stato ferito ed è tornato in Francia, uno ha lasciato il sacerdozio. Non è facile essere prete oggi in Turchia". Cosa resta dell'opera di Angelo Roncalli? "Soprattutto prima che scoppiasse la guerra, dal 1934 al '39, il futuro Papa Giovanni ha svolto un'opera pastorale importante in una realtà pluriforme dal punto di vista religioso. Attorno alla sua persona riuscì a ricompattare una realtà di Chiesa che pativa anche delle scissioni. In Turchia venne a contatto, più che altrove, con quello che oggi chiamiamo "pluralismo": solo all'interno della Chiesa cattolica qui convivono latini, maroniti, melchiti, siro-cattolici, caldei, armeni. Poi ci sono gli ortodossi, i protestanti, gli ebrei, un islam anch'esso molto variegato. Roncalli è stato davvero un uomo super partes. Si sentiva il vescovo di tutti, senza fare distinzione di nazionalità. Aveva un senso piuttosto forte della propria patria eppure condannava il nazionalismo: per il cristiano la patria terrena è sempre solo provvisoria". In Francia si conquistò molte simpatie. In Turchia ebbe successo? "La sua è stata un'opera pastorale, non politica, ma da alcuni non è stata capita: basterebbe leggere certi dispacci che l'ambasciatore di Francia mandava al ministero degli Esteri a proposito dell'introduzione della lingua turca nella liturgia. Molti lo consideravano un bonaccione. Lui stesso scrive a un certo punto nei suoi diari: "Alcuni penseranno che queste cose le fa il buon monsignor Roncalli?"". Quest'aggettivo, che già allora gli affibbiavano, non gli piaceva. ""Buono" nel senso di superficiale no. Lui non lo era di certo. Era in Turchia come delegato apostolico, un rappresentante della Santa Sede in Paesi che non intrattengono rapporti diplomatici con il Vaticano. Non era un nunzio, una figura che vive in mezzo agli ambasciatori straneri e in qualche modo ha a che fare con la politica: Roncalli voleva essere un pastore di aiuto e di supporto, un fratello super partes in situazioni anche delicate". Con un mandato di livello inferiore, in fondo realizzò di più. "Sarebbe stato proprio lui, una volta divenuto Papa, a stabilire normali relazioni diplomatiche tra il Vaticano e la Turchia grazie alla rete di amicizie che era riuscito a intessere in quegli anni. L'importanza di questo lavoro però è emersa solo dopo". Aprì il dialogo tra le religioni in un Paese che è una frontiera tra cristiani e musulmani. Come vanno le cose a 75 anni di distanza? "Dopo aver letto i diari di Papa Giovanni devo dire, a malincuore, che la situazione non è cambiata molto. Non ci sono state grandi riforme dal punto di vista della libertà religiosa e del riconoscimento delle minoranze. La Chiesa cattolica in Turchia non ha ancora nessuno status giuridico: io sono qui come vescovo di fatto ma per il governo non esisto. E non esistendo ufficialmente, come Chiesa non possiamo possedere nulla. Abbiamo delle difficoltà anche ad avere permessi di soggiorno per i sacerdoti che arrivano dall'estero". Per superare le antiche diffidenze Roncalli cercò di dare alla Chiesa un profilo meno "latino" e più turco. "Cercò di avvicinare il cristianesimo, che era rimasto appannaggio soprattutto di chi parlava francese o italiano, o di certe comunità levantine, alla cultura del Paese. Le sue intuizioni andavano sicuramente nel verso giusto. Qualche piccolo passo in questi decenni si è fatto ma ci sono anche tante diffidenze. Due cose ? diceva Roncalli ? mi costringono a spendere più denaro: "L'aiuto ai poveri e gli avvocati". Anch'io ho dovuto assumere un legale a tempo pieno". Le mancano i preti e deve pagare gli avvocati? "I problemi e le dispute sono continui. Le faccio un esempio. Sono appena stato ad Adana, dove rischio di dover chiudere una chiesa per motivi legali. Nella parte vecchia della città da più di cent'anni esiste una chiesa dedicata a San Paolo. Dato che in Turchia la Chiesa non può avere delle proprietà, già Roncalli dovette intestarle a privati. Negli anni questi hanno venduto molte cose, al punto che ad Adana il sacerdote e il suo assistente oggi abitano all'interno della chiesa, nel matroneo, perché altri edifici disponibili non ce ne sono. Negli anni '50 un gesuita vendette a un privato anche il pezzo di terreno di fronte: costui ci ha fatto causa perché per entrare in chiesa la gente passava sulla sua proprietà. Sulla base della legge turca siamo stati condannati: oggi ci troviamo a dover pagare una cifra molto elevata, che comprende un indennizzo per tutti gli anni in cui è stato utilizzato il passaggio e gli interessi maturati sul debito. Ora questa persona ci ha proposto di chiudere la faccenda se gli paghiamo 100 mila euro ? per noi è una cifra molto alta ? non per riacquisire la proprietà di un terreno di 90 metri quadri ma solo per avere diritto al passaggio. Ho rifiutato. Se il Comune di Adana non ci aiuta, se non espropria quel pezzetto di terra io mi troverò costretto a chiudere la porta principale e a far entrare la gente da una di servizio molto piccola. E se non accetta neppure questa variazione edilizia, che non è del tutto regolare, dovrò chiudere la chiesa di Adana. Ho scritto diverse lettere al sindaco ma non mi ha neppure risposto". Le vostre comunità avvertono ancora la grande storia che hanno alle spalle? "C'è la coscienza dell'importanza di certi luoghi, i cristiani di Antiochia si sentono in un certo modo eredi della comunità di cui parla il Nuovo Testamento. Purtroppo però in Turchia c'è ? già Angelo Roncalli lo lamentava ? anche una grande ignoranza religiosa. Una volta fece una conferenza sugli Atti degli Apostoli e si meravigliò che i cristiani turchi ne sapessero così poco. Qui il cristianesimo è sopravvissuto più come una tradizione di famiglia". Avete buoni rapporti con gli ortodossi? "I bambini che vengono da noi a catechismo sono quasi tutti ortodossi. Sono amico personale del metropolita di Aleppo, che quindi accetta questa situazione. Non tanto lo "spirito di profezia" ma la necessità, la riduzione numerica, ci ha portati a essere più vicini. Alcune diffidenze devono essere ancora vinte, ma noi latini non siamo qui per convertire gli ortodossi al cattolicesimo: questo lo insegnava Papa Giovanni e noi lo ribadiamo spesso. Se parliamo di "Chiese sorelle" vuol dire che non abbiamo la pretesa di assimilare gli altri a noi". Sono più loro o i musulmani a temere il "proselitismo" cattolico? "Entrambi. I musulmani agitano lo spauracchio del proselitismo in maniera, mi pare, irrealistica: su una popolazione di 72 milioni di persone i missionari saranno qualche centinaio, e sono quasi tutti protestanti, non stanno certo invadendo la Turchia come scrivono alcuni giornali. Crearsi un nemico è un modo per compattare un gruppo ? quello dei nazionalisti ? che sta vivendo una situazione di crisi". I laici, che nelle Forze armate contano ancora molto, vogliono tenere le religioni lontane dalla vita pubblica: più che i cristiani temono però l'invadenza dei musulmani. "Anche l'islam in Turchia è molto pluriforme: non ci sono solo i sunniti e gli sciiti, ma diverse congregazioni e orientamenti. Ataturk li osteggiava e nel Paese è cresciuto un islam sotterraneo che spesso non segue le linee ufficiali. All'interno dell'esercito e della burocrazia ci sono gruppi che determinano una certa politica, ma il popolo turco non è anticristiano. Bisogna fare una chiara distinzione fra la buona gente e certi fanatici nazionalisti o islamisti". Come sono i vostri rapporti con le autorità musulmane? "Cordiali. Ho appena mandato una lettera di invito alle celebrazioni dell'Anno Paolino invitando il presidente degli Affari religiosi a partecipare. È importante mostrare che non c'è un muro contro muro. Noi cerchiamo di coltivare la conoscenza reciproca, la stima, la convergenza su alcuni aspetti sui quali si può lavorare insieme: la pace, la giustizia sociale, l'ecologia". Negli ultimi anni però avete subito diversi attacchi. "Esiste anche un islam intollerante: con quello ogni dialogo è impossibile". Dopo l'uccisione di don Andrea Santoro, come vanno le cose a Trebisonda? "La zona era difficile e tale rimane. Non ho più neanche un sacerdote là, solo una famiglia di romeni che fanno servizio in quella chiesa. Una volta al mese da una parrocchia che dista 350 chilometri va un prete a dir Messa; le altre domeniche fanno solo una para-liturgia con i pochi cristiani che ci sono. All'interno di quella realtà esistono ancora forti gruppi di nazionalisti che non vedono di buon occhio una presenza cristiana. È una zona che è stata a lungo contesa tra greci e turchi e le antiche rivalità non sono spente". All'inizio del '900 i cristiani in Turchia erano milioni, oggi si sono ridotti a qualche decina di migliaia. Dove sono finiti? "Evidentemente non sono scomparsi nella nebbia. Non sono tutti emigrati o diventati musulmani. Molti hanno fatto la scelta di diventare cristiani anonimi; per sopravvivere si sono uniformati all'ambiente. Si è creato un cristianesimo sommerso, che in parte è andato anche smarrito: c'è chi ha perso il senso della propria identità. Se ci fosse un reale clima di libertà religiosa, però, io credo che tanti riemergerebbero". C'è chi scopre la fede oggi? "In questi ultimi anni diverse persone di famiglie che erano cristiane hanno ritrovato le loro origini e si sono fatte battezzare. Non sono molti ma è un fatto abbastanza significativo. Una certa ripresa esiste. A Istanbul soprattutto, e ad Antiochia, grazie anche alla presenza di alcuni movimenti: focolari, carismatici, neocatecumenali. Rispetto a vent'anni fa la Chiesa turca è più viva. I drammi che sono capitati, le aggressioni, le intimidazioni paradossalmente hanno portato alla ribalta la realtà di un cristianesimo che è presente, sia pure con piccoli numeri. Forse anche questo ha fatto nascere in alcuni giovani la consapevolezza della loro identità". C'è più fierezza nell'essere cristiani? "Una volta ho chiesto ai ragazzi del mio vicariato se si vergognano di portare la croce. Alcuni, sinceramente, hanno risposto di sì. Altri invece manifestano la loro fede senza alcuna paura, pronti ad affrontare un'opinione pubblica che può essere contraria. Nella comunità esistono queste due anime". La stampa come vi tratta? "Esistono orientamenti diversi. Da quelli che sostengono posizioni radicali non ci si può aspettare niente di positivo. Spesso capita che fraintendano le cose che diciamo". Lei voleva fondare un giornale o una radio cattolica per avere una voce pubblica più chiara. "Sì, ma è solo una bella idea perché siamo molto pochi e non abbiamo denaro. Io sono grato alla diocesi di Bergamo che attraverso il vescovo Roberto Amadei e monsignor Lucio Carminati ci ha aiutato ad affrontare necessità molto reali, perché sostenere persone e strutture senza fondi su cui poter contare in modo stabile è difficile. E a questa Chiesa soldi non ne arrivano: purtroppo la Turchia non è "Terzo mondo", verso di noi c'è poca attenzione. Già Roncalli si lamentava che all'estero ? e lui diceva: anche a Roma ? non capiscono molto la nostra situazione". Carlo Dignola.

Torna all'inizio


<I miei figli strappati via da un giudice distratto> (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

N. 118 del 2008-05-18 pagina 16 "I miei figli strappati via da un giudice distratto" di Enrico Lagattolla da Basiglio (Milano) "Ciao, chi sei? Se vuoi ti faccio salire". Era più di due mesi che non succedeva. La prima volta, da sessantadue giorni, che la piccola G. si sveglia nel suo letto, apre gli occhi ed è in camera sua, li apre e la prima cosa che vede sono i suoi genitori. E quando suona il citofono all'ora di pranzo è lei che corre a rispondere, perché aspetta il papà che è uscito un momento e sta per tornare. "Ciao", risponde con la voce che squilla, e lo senti che è allegra e sta meglio, e se glielo chiedi ti dice "sto bene" e "grazie" perché è una bimba educata. La madre, invece, ha un tono che tradisce tensione. È cortese, ma "mio marito sarà qui tra non molto". Di parlare, non ha voglia. Poi il marito arriva. Ha il volto stanco e scavato, ma "sembra che l'incubo sia finito" è la prima cosa che dice. Anzi, "è quasi finito". Perché "mio figlio non è ancora tornato a casa", "il figlio grande", come lo chiama, che "ancora non ce l'hanno ridato" e che solo giovedì prossimo potrà lasciare l'istituto in cui un giudice ha deciso di chiuderlo dal 14 marzo scorso. Lontano anche dalla sorella, in un'altra comunità. Aspetta solo lui, quest'uomo dai modi gentili che accenna un sorriso nonostante i due mesi "passati quasi senza toccare cibo", "disperati" lui e la moglie e non lo nasconde, perché "la casa era vuota" senza i due bambini, e tutto il tempo passato a chiedersi "per quale ragione ci è toccata tanta sofferenza". Cosa è accaduto, non sa nemmeno spiegarlo. Sa soltanto che di colpo si è trovato da solo, e "prima che ci lasciassero vedere i nostri bambini sono passati quarantasette giorni". Sette settimane "senza nemmeno poterli sentire una volta almeno al telefono". E non ci vuole pensare, perché è "un'esperienza che non auguriamo a nessuno di vivere, mai", e "una cosa del genere non si deve ripetere", ma "che almeno a questo possa servire quello che è accaduto a noi". Di chi sia la colpa, se ne è fatto un'idea. "Ma è presto per poterne parlare, aspettate ancora qualche giorno e saprete tutto". "Saprete", perché "nei documenti che abbiamo ci sono le prove che tutto questo inferno poteva essere evitato", e "aspettiamo solo che mio figlio torni a casa, e poi penseremo a regolare i tutti i conti". Quali, non lo vuole dire. Però, quel giudice. Lo capisci che su quel giudice qualcosa da dire ce l'avrebbe eccome. Ma sospira, si morde il labbro e ingoia il veleno. Una cosa, una soltanto, non la trattiene. Che il pubblico ministero del tribunale dei minori "è stato superficiale". Ecco, quel magistrato ha deciso con leggerezza che la sua famiglia era "inadeguata" a tutelare due bambini, e allora "si metta una mano sulla coscienza e ci pensi se ha fatto tutto quello che doveva fare, o se non ci ha fatto soffrire per niente". Alla fine si ferma. Ci pensa un attimo, ma "per adesso basta così". E poi c'è Basiglio, e c'è la sua gente. In questo comune che è tra i più ricchi d'Italia, con le ville e le residenze che hanno i nomi di alberi e piante, case curate e i balconi che sono fioriti tutti, il verde attorno e la macchine che scorrono lontane. Un'oasi, dove pare impossibile che certe cose succedano. "E invece è successo, ma ringrazio tutti quelli che ci sono stati vicini, è stato importante sentire la solidarietà della gente". Sono molti, "sono la maggior parte delle persone che abitano qui, ma non sono tutti". Qualcuno, vuol dire, ha fatto finta di niente. Non lo dice, ma - è probabile - pensa a quanti hanno fatto fatica ad accoglierlo nella "comunità", lui che vive in un paese a cinque stelle senza condividerne il lignaggio. Pensa alla direttrice della scuola dalla cui denuncia questo incubo ha avuto inizio, e - soprattutto - alle famiglie i cui figli vanno nella stessa classe dei suoi bambini. Le stesse che, quando l'istituto ha raccolto le firme per chiedere che i due piccoli tornassero a casa, si sono voltate dall'altra parte. E alla fine, saluta di nuovo. "Abbiate pazienza fino a giovedì, poi saprete tutto", ripete come aspettasse anche lui il momento per liberarsi di un peso che l'ha soffocato per più di due mesi. Entra nell'edificio color mattone, e "adesso vado da mia figlia che sì, ora sta meglio", e a nove anni c'è tutto il tempo per lasciarsi quest'incubo alle spalle. "Aspettiamo suo fratello", che di anni ne ha fatti 13, tifa Inter e questa sera la partita con papà non se la può guardare, perché un disguido come nemmeno la peggiore burocrazia ha costretto a un supplemento di solitudine. Mancano quattro giorni, poi la famiglia sarà di nuovo unita. Il peggio è passato, e il peggio - dice un'ultima volta - "sono stati quei 47 giorni senza poter vedere i miei figli, e nemmeno parlare con loro. Ma vi sembra possibile?". No, davvero. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Io, mamma di un bimbo venuto da lontano (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia Pavese, La" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Cultura e Spettacoli "Io, mamma di un bimbo venuto da lontano" Un'insegnante pavese racconta in un libro l'adozione del piccolo Andrea. "Esperienza meravigliosa" "Ho voluto dar voce all'attesa infinita di tanti piccoli che ancora aspettano" PAVIA. Da qualche parte c'è un bambino che aspetta di essere adottato. Piccolo e magro guarda fuori dalla finestra di una "Casa dei bambini". Non sa ancora giocare, non sa tenere in mano la forchetta. Mangia zuppa di cavolo a pranzo e di patate a cena. E' uno in mezzo a tanti che aspettano. In un silenzio strano per un posto dove vivono 80 bambini. Poi un giorno arrivano una mamma e un papà e lo prendono per mano. In mezzo c'è un lungo viaggio tra le carte della burocrazia, tra i colloqui per l'idoneità all'adozione. C'è il dolore di portare via un bimbo e di lasciarne altri. In mezzo c'è il tempo che dà un senso di impotenza. Ma c'è spazio per una storia felice. Quella del piccolo Andrea, occhi e capelli scuri, il viso sottile e un sorriso pulito. Andrea ha 7 anni ed è nato in Russia. E' stato adottato quando ne aveva 4 da Elena Poma, insegnante di lettere del Cairoli, e da suo marito, Luigi Negri, medico. Elena Poma ha deciso di raccontare la sua storia, quella di "un bambino venuto da lontano", in un libro, "Aspettando Andrea" (ed. San Paolo, 154 pagine, 13 euro, presentato alla Fiera del libro di Torino il 13 maggio) che ha non solo lo scopo di aiutare i genitori ancora indecisi a convincersi ad andare avanti nelle pratiche di adozione, ma servirà anche a finanziare l'associazione Airone di Azzano San Paolo, alle porte di Bergamo, per aiutare una casa famiglia in Africa che si occupa di bambini malati terminali di Aids. "Se una coppia che ha ancora paura leggendo questo libro inizierà le pratiche, avrò raggiunto il mio scopo". Mamma Elena tiene tra le mani il suo libro. Da sempre ha la passione per la scrittura, ora ha deciso di mettere le sue parole a servizio degli altri per "dare voce a quei bambini che aspettano - spiega - alla loro attesa infinita, magari perché sono già grandi e quasi nessuno li vorrà". L'inizio della storia. "Il percorso è duro - spiega Elena Poma - E' un misto di dolore perché aspetti solo e sai che il bambino è da solo. Abbiamo iniziato tutta la trafila nel 2001". Significa preparare i documenti da portare in Tribunale: certificati medici, esiti di analisi del sangue, dichiarazione dei redditi. Poi iniziano i colloqui con gli psicologi. Elena Poma li chiama nel suo libro "radiografia dell'anima". Perché si scava a fondo per preparare i futuri genitori alle situazioni più difficili. Spesso i bambini dati in adozione hanno subito abusi, possono essere malati. Poi c'è la sensazione di impotenza nel prenderne uno e lasciarne altri. Il giorno in cui Andrea ha lasciato la Russia, sono entrati altri 4 bambini nel suo istituto. L'associazione. Dopo l'idoneità del Tribunale bisogna scegliere l'associazione a cui rivolgersi. "La burocrazia è lunga - spiega ancora Elena Poma - molte coppie vogliono solo bambini italiani e si allungano i tempi. Più di 2mila coppie aspettano solo bimbi italiani. C'è diffidenza verso quelli stranieri, ma anche verso i bimbi italiani già in età scolare, perché c'è la paura di dover affrontare un dolore già crostificato". Elena e Luigi si sono rivolti all'associazione Airone di Azzano San Paolo (Bergamo). Altri colloqui, tante coppie che lasciano. Poi la prima visita in Russia. L'incontro con Andrea è emozionante, doveva ancora compiere 4 anni. Magro, le gambe a penzoloni nell'abbraccio. Non sapeva come aggrapparsi perché ancora nessuno lo aveva mai abbracciato. In Italia. La camera di Andrea è grande e luminosa. Ci sono due letti per fare posto ai cuginetti Pietro e Giovanni che lo vengono a trovare. Appesa al soffitto un'anatra di legno e adesivi dell'orsetto Winnie the Pooh. C'è il poster autografato di Leonardo Masieri con la maglia dell'Edimes. "E' la sua passione - spiega la mamma - gioca a basket e fa nuoto, ha appena vinto una medaglia. Ha fatto anche la fotocopia della sua mano perché è cresciuta e sulla scrivania ha messo le nostre foto. "Scimmiotta" molto, quando mi vede scrivere si mette anche lui alla sua scrivania". Poi tanti peluche, un alce con il maglioncino azzurro. Tanti libri e cd. "I cd sono tutti suoi - spiega la mamma - Gli piace Mina". Da lei ha imparato qualche parola in italiano. Tutto in un disegno. Alcuni ricordi commuovono, altri fanno sorridere. C'è il primo disegno di Andrea. Una grossa figura rossa con tanti pallini colorati che scendono dal cielo. "Sono io - spiega la mamma - Gli ho chiesto ma perché la pioggia è colorata? E lui mi ha risposto perché dove ci sei tu piove amore". Ci sono le domande a cui non sempre è facile dare una risposta. C'è l'orgoglio di essere un bimbo nato "da un'altra pancia" ma ora con la mamma giusta. "Posso firmare in stampatello? Io sono l'illustratore". Lo diceva Andrea alla Fiera del libro di Torino autografando i libri allo stand, accanto alla sua mamma. Perché questa è la sua storia, una storia felice che può aiutare i bimbi che ancora aspettano. Marianna Bruschi.

Torna all'inizio


Colmata e porto canale bagnoli non decide mai - angelo carotenuto (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pagina IX - Napoli Colmata e porto canale Bagnoli non decide mai Tacciono Soprintendenza e nuovo governo Le scelte tornano in discussione condizionando vendita dei suoli e progetti della Stu ANGELO CAROTENUTO Il nemico è chiaro. Si chiama burocrazia. Assedia pure via Cocchia, sede di Bagnolifutura, la società di trasformazione urbana di cui è azionista il Comune al 90 per cento, la Regione al 7.5 e la Provincia al 2.5. In 6 anni di vita hanno versato in tutto 516 mila e 456 euro, confluiti nel capitale sociale. Ogni documento che s'inceppa, fa crescere i debiti della Stu verso le banche che ne finanziano l'attività. Il suo patrimonio sono i suoli: finché non saranno in vendita, Bagnolifutura non andrà in attivo. La cessione dei terreni, prevista a giugno 2007, non è cominciata. Il motivo si chiama porto canale. Se Bagnoli lo costruisce, il valore dei suoli cresce. Ma quel "se" sta in piedi da tanto. La conferenza di servizi, da luglio 2006, si è riunita 4 volte. Tre progetti sono ammessi alla fase finale, ora congelata. Colpa della direzione regionale dei Beni culturali. Non s'è ancora espressa. Il cambio alla guida del governo aggiunge incertezza. Sulla colmata, per esempio. Con Pecoraro ministro del governo Prodi, venne firmato l'accordo di programma per la sua rimozione, il trasferimento a Piombino, la bonifica dei fondali. Un affare da 969 milioni. Ora che la poltrona è del ministro Prestigiacomo, il governo Berlusconi darà seguito all'impegno o dirotterà altrove quei soldi? Dal ministero nessuna risposta. Eppure, l'accordo prevede che da ottobre partano tre navi al giorno di fanghi verso la Toscana per due anni. A gennaio era atteso il via alla progettazione e all'affidamento dei lavori. Siamo a zero. "Il dramma è l'incertezza", sintetizza Rocco Papa, il docente universitario alla guida della società. Spiega: "Ci diano risposte. Anche un no è meglio del silenzio. Se la colmata rimane qui, di quella terrazza a mare faremo altro. Ma perché restare paralizzati per mesi?". Anche i tracciati della futura rete su ferro sono una variabile importante. In via Cocchia hanno riunito in un solo grafico, su un gigantesco cartellone, il cronoprogramma di ogni fase di ciascun singolo progetto. Con 167 rette parallele tengono sotto controllo progressi silenziosi e ritardi subiti. Porta del Parco non sarà consegnata il 18 giugno, data prevista, ma a fine 2008: colpa di una variante imposta in corso d'opera. La linea retta degli Studios cinematografici, da realizzare con 20 milioni nell'ex officina meccanica, è ferma. Perché? Si attende il parere della Soprintendenza. Eppure sono pronti a investire Rai, Grundy, Frame. "Il processo a Bagnoli diventerà irreversibile solo quando sarà arrivato il primo investimento privato", dice Mario Hubler, direttore generale da un anno. La strategia: incentivare la nascita di filiere. E dunque accanto a termalismo e audiovisivo, ecco l'idea di un polo tecnologico ambientale, l'industria della vela e l'acquario, inventato dal nulla, pronto già a ottobre, utilizzando l'impianto di raffreddamento dell'acqua del treno a nastri dell'Ilva. "Ora, in un semplice capannone, il Turtle point fa già 12mila visite l'anno". E la bonifica? Nell'area di Bagnolifutura terminerà entro il 2009. Ma Papa fa una riflessione: "Siamo sicuri che i metalli pesanti siano così pericolosi? Se un inquinante sta a 2 metri e 80 di profondità, a chi fa del male? Di certo fa bene all'azienda della bonifica?". La bonifica dentro Bagnolifutura è completata in Porta del Parco e nel primo lotto del Parco dello sport. è all'80 per cento al secondo lotto, ma solo al 20 a Cavalleggeri e al 35 nell'area del parco urbano. "Un'analisi dei rischi stabilisca se fa male camminare su un suolo del genere, si stendono 60 centimetri di humus e basta. In Olanda hanno risolto così". (2. Continua).

Torna all'inizio


Donata, la liberazione è un libro "vi ho depositato tutto il mio dolore" - oriana liso (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pagina VII - Milano Donata, la liberazione è un libro "Vi ho depositato tutto il mio dolore" Cinque anni fa suo marito Lorenzo Bignamini fu ucciso in strada da Geoffroy. "Scrivere è stato catartico, ho smesso di vivere da sola la storia" "Se un giorno lo incontrassi spero di vederlo come uno qualunque, non voglio farmi imprigionare dalla paura" Ha cresciuto due figlie, Anita e Matilde, si è scontrata con la burocrazia. "Ora insegno la danza ai bambini" ORIANA LISO (segue dalla prima di Milano) Delle sue figlie Donata dice: "Sono contenta che non abbiate pena di me". Lo scrive nel libro ("Una lama nella psiche, diario di follia, morte e amore", Erickson editore) che ha segnato per lei una nuova partenza in una vita piena, zingaresca, divisa per tredici anni con un dottor sorriso che credeva in Dio senza essere bacchettone, amava il suo lavoro senza essere un integralista. Si era fatto carico di un collega malato pur sapendo che sarebbe stato difficile. "Avevo troppe parole nella mia testa, dovevo depositarle. Per me è stato catartico farlo, dovevo smetterla di vivere questa storia e questo dolore solo a livello verbale. E volevo ricominciare". Per ricominciare, nella casa di questa donna che danza per passione e per lavoro, questo piccolo nucleo femminile ha lavorato su piccoli segni. La bicicletta in miniatura che per mesi, dopo la morte di Lorenzo, è stata la prima cosa che si vedeva appena aperta la porta, ora è confusa tra i mille colori della libreria. "Perché resta un vuoto, ma non più doloroso. La mia maestra spirituale un giorno mi ha detto: "Donata, vedila in questo modo: il tempo di Lorenzo era finito. Aveva fatto tutto quello che doveva fare su questa terra, quindi ha smesso di vivere". Se riesci a pensarla in questo modo "chi" l'ha ucciso smette di essere il centro della storia. Non è più un antagonista, ma quello che è: solo un paziente psichiatrico". Quando una vicenda è talmente unica e assurda da entrare non solo nelle cronache ma nei manuali di psichiatria e da far interrogare la comunità medica sul modo in cui si forma e si verifica il proprio mestiere, uscirne interi è difficilissimo. "Sono stata male per tanto tempo, facevo i pensieri peggiori, mi stavo lasciando andare. E poi odiavo, odiavo solo una persona, quella che aveva distrutto la nostra vita. Io ci sono dovuta passare attraverso l'odio, io come le mie figlie. Lo odiavo ancora di più ogni volta che sentivo in televisione o leggevo sui giornali di un altro omicidio, ripiombavo nel mio dolore, mi sentivi di nuovo travolta da quello che ci è successo. Solo con un duro percorso sono riuscita a spersonalizzare quello che era il mio antagonista. Ho capito che se odiavo Geoffroy dovevo odiare tutti gli assassini... Non so quando ho smesso e sono entrata nella dimensione del perdono. Ma so che ad un certo punto ho deciso che non volevo più odiare". Odio, perdono: chissà cosa ne pensa lo psichiatra impazzito, che ad agosto potrebbe anche tornare libero. "Se dovesse uscire non mi riguarda, per me è più importante il nostro impegno nel mondo, la mia vita con le ragazze, il mio lavoro, i bambini che seguo, la danza... ho tanti pensieri positivi, più importanti. Se dovessi incontrarlo per strada spero di riuscire a non vederlo come quello che ha ucciso mio marito, ma come una persona che non ha niente a che fare con me. Non voglio farmi imprigionare dalla paura". Parole che non ci si aspetta, ma questa donna dal corpo scattante e dal sorriso pieno le dice con convinzione. Ed è con convinzione che risponde alla richiesta di un'opinione sul fatto che l'assassino di suo marito sia in un ospedale psichiatrico giudiziario invece che in carcere. "Se Lorenzo lo ha trattato come un malato, allora anche per me lo deve essere. Quindi è giusto che non stia in carcere, lo devo alla memoria del lavoro e della professionalità di mio marito". Poi, però, ci sono altre questioni di fondo. C'è una vicenda che ha scosso dall'interno il mondo della psichiatria, c'è la domanda più importante: si poteva fare qualcosa per evitare che Geoffroy nutrisse il suo delirio al punto di uccidere? "Io posso comprendere, non giustificare Geoffroy: lui non ha retto una situazione in cui anche altri hanno colpe. Una grande responsabilità ce l'ha l'ente previdenziale che gli ha negato la pensione anticipata. E anche l'incompleta applicazione della legge Basaglia c'entra. Perché per il malato psichico resta solo il trattamento sanitario obbligatorio, e questo non basta". Con la burocrazia si è scontrata anche Donata. "Ci sono voluti cinque anni per ottenere la pensione privilegiata, cioè il semplice riconoscimento del fatto che Lorenzo è morto sul lavoro. Ora sorrido quando penso che l'assicurazione non copriva la morte di mio marito perché era in bicicletta, e non in auto o moto. Ma in quei momenti ero solo sconfortata". Se hai due figlie piccole reagisci, per forza o quasi. "Prima che Lorenzo morisse io ero una libera professionista, non lavoravo a tempo pieno. Era lui la sicurezza della famiglia. Quando è morto mi sono ritrovata nella necessità di assicurare il futuro alle mie ragazze, così sono andata al San Paolo e ho chiesto di assumermi. L'hanno fatto e ora ho un contratto come danzaterapeuta". Lavora solo con i bambini, Donata, perché con gli adulti non ce l'avrebbe fatta. "Sarebbe stato impossibile non trasferire la mia vicenda su di loro, perché anche per i pazienti del centro è stato un colpo durissimo, molti di loro sono caduti in depressione dopo la morte di Lorenzo: avevano i sensi di colpa perché uno di loro lo aveva ucciso".

Torna all'inizio


Gorizia l Del progetto del centro commerciale di via Terza Armata si parla da diversi anni ma soltan... (sezione: Burocrazia)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Gorizia l Del progetto del centro commerciale di via Terza Armata si parla da diversi anni ma soltanto oggi sembra vedersi la luce in fondo al tunnel. La burocrazia e altri ostacoli hanno fatto sì che si allungassero inesorabilmente i tempi. l Nel frattempo, a Nova Gorica è ormai in fase conclusiva il centro commerciale denominato "Q-landia". La sfida della grande distribuzione, sotto il profilo della tempistica, è stata decisamente vinta dalla Slovenia.

Torna all'inizio


Un importante punto di riferimento per i cittadini (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Brescia" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Edizione: 18/05/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:LA PROVINCIA IL PLAUSO DELLE AUTORITA' CIVILI E POLITICHE "Un importante punto di riferimento per i cittadini" BORGOSATOLLO - Quasi emozionati di fronte alla marea di divise giallo/blu e arancioni. Una festosa moltitudine guidata nelle prime file, quasi un "Quarto Stato del Volontariato" alla Pellizza da Volpedo, dalle fasce tricolori di molti sindaci del territorio. Questo l'uditorio che le autorità intervenute ieri a Borgosatollo si sono trovati di fronte, e che hanno in qualche modo omaggiato. A rompere il ghiaccio il sindaco di casa, Alberto Bellotto, su cui ricadevano parte delle difficoltà logistiche per organizzare il grande raduno. "L'impegno della Protezione civile - ha sottolineato - riesce a valorizzare al massimo il concetto di cittadinanza attiva: per questo l'obiettivo è che nascano gruppi in ogni territorio". Il presidente della Provincia Alberto Cavalli ha preferito rimarcare "il grande valore, in termini di qualità, delle realtà bresciana e italiana. Una realtà operativa che deve lavorare in sinergia per poter crescere ed intervenire al meglio". Intervenuta in rappresentanza del Pirellone, il consigliere regionale Margherita Peroni ha difeso "la scelta di non istituire un Corpo di Protezione civile, preferendo allestire un sistema legato alle Amministrazioni. Abbiamo percorso la strada più difficile ma i risultati si vedono". Per il Prefetto di Brescia Francesco Paolo Tronca "era molto importante dimostrare, innanzitutto a noi stessi, che cosa Brescia riesce a realizzare. La gente - ha poi aggiunto - è stanca di parole e burocrazia e chiede solo concretezza". A chiudere la serie degli interventi Corrado Scolari, assessore provinciale alla Protezione civile. "Questo raduno - ha spiegato - è il culmine di una lunga attività che ci ha visto impegnati a verificare bisogni e ambizioni dei singoli gruppi. Il nostro è un sistema che si basa molto sulle istituzioni: non a caso abbiamo fatto molto per sensibilizzare le Amministrazioni locali". ramp.

Torna all'inizio


Telecamere, il "no" dei corrieri (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

COMMERCIO.LA POLEMICA Telecamere, il "no" dei corrieri Critici i negozianti "con queste regole abbiamo problemi nei rifornimenti merci" [FIRMA]STEFANIA ZORIO BIELLA Questa volta nessuna bagarre politica: a sollevare la questione della funzionalità delle telecamere nella zona a traffico limitato del centro di Biella sono autotrasportatori e negozianti. A finire nel mirino sono per lo più gli orari concessi ai corrieri per la consegna e il ritiro della merce nel quadrilatero videosorvegliato. Dalle 6 alle 10 i corrieri sono liberi di circolare nella zona; al di fuori dell'orario prestabilito scattano gli obblighi di documentazione del mezzo passato nei confronti del Comune (che sono a carico della ditta o dell'autista, a seconda del contratto che esiste tra i due soggetti). Ditta o autotrasportatore, devono trasmettere almeno una volta alla settimana via fax o via email agli uffici di palazzo Pella il numero e il modello del veicolo passato oltre le 10, nonché la bolla di accompagnamento della merce; ma non tutti sono disposti a farlo. "Io le consegne in centro a Biella non le faccio più - commenta Giuseppe Massocco, responsabile dell'agenzia di Chiavazza della Swiss Post - ho molto lavoro e posso permettermelo. Non ho tempo di star dietro a questa burocrazia: se qualcuno ha bisogno mi faccio portare la merce in sede e la consegniamo dove desiderano". I negozi aprono tre le 9 e le 9,30, ma difficilmente qualche corriere riesce a essere in centro città prima delle 10: "Ora che arriva la merce in magazzino, che venga smistata e caricato il furgone, prima delle 10 non riusciamo ad uscire dalla sede, che è a Cerrione - si sfoga Giuseppe Spera, autotrasportatore -. Gli orari di libera circolazione che ci concedono non hanno senso". La pensa allo stesso modo Nadia Mastroberardino, impiegata della Gls: "Prima sembrava che dovessimo trasmettere targhe e bolle passate oltre orario una volta al giorno, ora ci hanno detto una volta a settimana. Io sono stata fortunata perché ho sempre parlato con la persona giusta, ma conosco qualcuno che ha parlato con l'ufficio sbagliato e non sa ancora bene adesso come si deve comportare. Solo che a questo punto non ha senso l'orario dalle 6 alle 10". Sul chi va là anche qualche negoziante al quale i corrieri consegnano la merce in ritardo: "Lunedì mattina siamo chiusi - spiega Tiziana Tedesco di Dimensione Luce - ma il pomeriggio no e qualche corriere non ci consegna la merce perché non fa consegne oltre le 10 del mattino per paura di prendere la multa se dovesse dimenticarsi di trasmettere il fax al comune. Così noi iniziamo la settimana senza prodotti che ci servono".

Torna all'inizio


Vaciago, i fannulloni e la via della smentita - ettore boffano (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XX - Torino Vaciago, i fannulloni e la via della smentita E' nascosta nel silenzio su temi del genere il motivo delle sconfitte della sinistra ETTORE BOFFANO A quell'epoca Vaciago rivestiva, nello stesso tempo, il ruolo di massimo dirigente comunale e di direttore generale del Toroc, "commissariato" dopo la fallimentare gestione precedente. Erano tempi così, lo sappiamo, quando il bisogno di raggiungere il risultato olimpico a tutti i costi giustificò in ampi settori della spesa pubblica più di una scorciatoia e più di una spregiudicatezza. Nel caso della vicenda del Sestriere, in particolare, saranno i giudici a dire, come sempre, dove sta la verità. Nel frattempo, è noto a tutti che Cesare Vaciago non ha ritenuto di autosospendersi dal suo incarico così come il sindaco Sergio Chiamparino non ha mai manifestato l'intenzione di revocarglielo: entrambi infatti, lo hanno sempre ribadito, sono pienamente convinti della liceità di quella procedura olimpica. A questo punto, però, rimane solo da chiedersi se un city manager "imputato" abbia il diritto oppure no di concedersi provocazioni come quella sui "fannulloni". La seconda riserva riguarda invece il modo tenuto da Cesare Vaciago per sottrarsi alle furibonde polemiche seguite alle sue parole. Un modo antico per chi faccia parte della casta politica o anche solo per chi appartiene alla categoria dei "portaborse" o dei vassalli di quella casta: scaricare sui giornalisti e sui mezzi d'informazione le colpe e le conseguenze di frasi, parole e giudizi in grado di sollevare la protesta e la rabbia altrui. Anche Vaciago, smentendo per una volta la sua immagine di sincero anticonformista, ha finito per cedere a questa comoda scappatoia accusando i cronisti torinesi di aver "travisato" il suo pensiero. Incassata però la smentita del city manager, tanto di rito quanto assolutamente inefficace, sarà invece difficile estirpare dal convincimento dei lettori e dei cittadini la consapevolezza che quanto detto da Vaciago sia non solo veritiero, ma addirittura conclamato. Una presa di coscienza che per i torinesi non deriva tanto dall'improvvisa esternazione del direttore generale del Comune, ma piuttosto dalla quotidiana e deprimente esperienza che tocca a chiunque sia costretto, per motivi di necessità pubblica, a frequentare un'anagrafe o un ufficio assessorile o una struttura che, da Palazzo di Città, riceva comunque ordini, direttive e stipendi. La denuncia, che fatta così potrebbe apparire generica e ingenerosa, in realtà può esprimersi liberamente in questi termini tanto essa appare suffragata in maniera diffusa dalle immagini e dagli episodi che emergono ogni giorno dall'esperienza sul campo di chiunque entri nell'arcipelago della burocrazia. Una denuncia, infine, che riceve riscontri nelle continue segnalazioni ai giornali e che adesso trovano ospitalità anche nella libera tribuna di internet e dei blog. Qualcosa dunque che dovrebbe preoccupare tutti (e molto): e non solo il city manager di quella che, con oltre 13.500 dipendenti, è ormai la prima azienda torinese. Un'ultima riflessione, partendo proprio dalle reazioni seguite alle dichiarazioni di Vaciago, va infine posta alla sinistra torinese come a quella italiana. Non è forse nascosta nel silenzio su temi come questo una delle ragioni delle recenti sconfitte elettorali e della profonda situazione di "minorità" di quella stessa sinistra nel panorama italiano? E non è forse l'aver sottaciuto simili denunce (e quelle su altri grandi temi come la sicurezza urbana) o averle subordinate all'ostilità di certi corporativismi sindacali, una delle spiegazioni possibili riguardo all'incapacità della sinistra italiana di costituire oggi una credibile alternativa nel governo del Paese alla destra di Berlusconi, Bossi e Fini? Chi avrà voglia di rileggere con pazienza le cronache torinesi di questa ultima settimana, avrà modo di scoprire come nella repentina marcia indietro del nostro city manager (e nella comoda scusa del "travisamento" giornalistico) si celino anche alcune delle riposte possibili a questi interrogativi.

Torna all'inizio


Tutto il mondo in un biglietto quando l'invito diventa arte - alessandra retico (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Cronaca Tutto il mondo in un biglietto quando l'invito diventa arte Tempi moderni le tendenze Prima erano tristi, grigi, burocratici. Riempivano le cassette della posta per passare direttamente nei cestini della carta straccia. Ora le più grandi agenzie di comunicazione puntano tutto sull'impatto dei cartoncini promozionali che diventano un evento prima dell'evento ALESSANDRA RETICO Erano una triste evenienza, una grigia burocrazia lessicale. Cartoline, messaggi, depliant per gli auguri di Natale o la stagione degli sconti. Le cassette delle poste si riempivano, vuota rimaneva la memoria: nella foresta di messaggi buttare via era più semplice che decifrare. Adesso li conserveresti tutti per quanto sono belli, assurdi, convincenti. Gli inviti per la mostra o l'evento, il lancio del detersivo o il convegno, mettono radici sulle scrivanie, dentro i cassetti, negli occhi. Non puoi dimenticarli, perché sono furbi e geniali, sanno come farsi toccare e appiccicarsi al ricordo. Colorati, tridimensionali, componibili, di carta e di stoffa e di metallo, sono opere d'arte prêt-à-porter, capolavori tascabili. Messaggi sensuali, altro che Signoria Vostra: questi ti acchiappano dritto allo stomaco con quelle forme, corpo e design che hanno. Il vecchio cartoncino rettangolare e anonimo, poche righe e il loghino disegnato dalla brava tipografia, non lo usa quasi più nessuno. Troppo standard, troppo avviso di raccomandata o partecipazione di nozze (per quanto anche questo genere sia in evoluzione). Adesso ti arriva odoroso e sonoro, liscio e ruvido, dolce e amaro. Non si consigliano acquisti, si offrono esperienze. "In gergo si dice ingaggiare", spiega Guerino Delfino, presidente dell'agenzia di comunicazione Ogilvy. "Se ci si riesce, è un momento di verità: la marca ha creato un contatto". Un contatto, appunto. Qualcosa di fisico. La pubblicità è diventata carezze e schiaffi, la comunicazione un colloquio (addirittura) amoroso. "Lovemarks" chiama i brand il capo della celebre agenzia Saatchi&Saatchi Kevin Roberts, dice che "l'idealismo dell'amore è il nuovo realismo del business". Se il vocabolario slitta significati dai prodotti ai sentimenti, qualcosa è cambiato. La merce è diventata un messaggio, anche quando è solo annunciata, promessa, evocata. E tutto è comunicazione, anche in assenza di parole. "Immagini, suoni, linguaggi incrociati: un biglietto d'invito non è un pezzo di carta e basta, è un ipertesto". Per Giampaolo Fabris, sociologo dei consumi all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, il verbo nuovo è integrare, "la capacità di riprodurre offline le suggestioni semantiche cui ci ha ormai abituato il web. Internet è stato il vero detonatore dell'alfabeto classico della comunicazione". A cominciare dal rettangolo di cartoncino che si è aperto, arrotondato, divaricato. Angoli spezzati, discorso interrotto: scomponibili, origami, puzzle, adesso gli inviti si frantumano così, come tanti link e rimandi altrove, tessere e incastri da riaccostare, parole da legare. E ci si gioca con questi che sono più trastulli ingegnosi che fogli, più corpi che supporti. L'informazione è partecipata come dicono i tecnici, è divertissement e community: il messaggio bisogna ricucirlo da soli, adattarlo a sé. "Al di là della suggestione artistica, c'entra l'ironia, la sorpresa, l'eccellenza dell'effetto" spiega Fabris, che nel lettore vede il narratore, il demiurgo che inventa parole e visioni. Che mai sono a una sola dimensione. La carta, sopravvissuta alla volatilizzazione del messaggio via e-mail, c'è e resiste, ma non è più quella banale piattezza di un tempo: bi e tridimensionale, ha una profondità e uno spessore anche semantici. Significa di più, è il mezzo divenuto messaggio del vecchio McLuhan. E poi dire carta non è che l'inizio, ci si invita su stoffa, metallo, plastica, legno. Con cd, poltrone, pianoforti, pizze simulate. Riproduzioni verosimili del reale e persino del sogno: trasparenze, nebulose, vuoti. "C'è una ricerca sui materiali sorprendente: vengono intesi come parte dell'idea di comunicazione". Luca Lo Presti è ad dell'agenzia di pubblicità D'Adda, Lorenzini, Vigorelli, BBDO. "Si lavora sul concept, si sviluppa cioè una a più dimensioni e livelli della comunicazione. C'è un processo di convergenza tra strumento e contenuto, e un semplice cartoncino d'invito può diventare l'espressione di un'identità e di un senso di appartenenza". Un invito invitante, finalmente. Una prolunga tra scrivania e evento. "Siamo usciti dal concetto di biglietto e siamo entrati in quella dell'oggetto", sintetizzano i direttori creativi di Young & Rubicam Aldo Cernuto e Roberto Pizzigoni. "Il cartoncino diventa un filo diretto e un'appendice della realtà". Per conoscerla, répondez s'il vous plaÎt.

Torna all'inizio


Un "ping pong" chiude il meeting (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere Adriatico" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Ucchielli ai giovani: "Dobbiamo combattere insieme la burocrazia" Un "ping pong" chiude il meeting URBINO E' calato ieri il sipario sul quarto meeting delle politiche giovanili. All'appuntamento organizzato dalla Provincia hanno partecipato centinaia di giovani provenienti da tutte le regioni italiane ed europee, che si sono confrontati assiduamente ed hanno prodotto nuove proposte. Tutto nello splendido scenario dei Collegi universitari urbinati ideati dall'architetto Giancarlo De Carlo. Ieri mattina un ricco tavolo di testimonial ha aperto uno scambio che si è allargato a tutti i partecipanti per favorire la creazione di una rete di relazioni tra quanti in Italia e all'estero stanno promuovendo percorsi di partecipazione "con" e "per" i giovani. "Il ping pong fra giovani ed amministratori" è stato caldeggiato in più occasioni dal Presidente della Provincia Palmiro Ucchielli (foto), che lo ha fortemente voluto come momento conclusivo del meeting. Ucchielli entra nel ping-pong e l'atmosfera si riscalda: "Mi chiedete come fare a ritrovare fiducia nelle istituzioni? Come invertire il trend dell'antipolitica? Non esiste una ricetta per tutto. L'importante è esserci, ogni giorno, con serietà e coerenza. Voi giovani siete una risorsa strategica. "Dobbiamo combattere insieme la battaglia contro la burocrazia e per la ricerca di sempre nuove risorse e finanziamenti. Così realizzeremo i nostri progetti. Ma voi giovani, datevi da fare, andate nel vostro Comune, in Provincia, in Regione. Dovrebbe essere il contrario ma se Maometto non va alla montagna Spetta a voi farvi avanti. Cittadini si diventa con l'impegno, prendete in mano il vostro futuro, nessuno vi regala nulla". GIORGIO BERNARDINI,.

Torna all'inizio


PERUGIA - Per le imprese è un costo, per i cittadini un rompicapo insormontabile. A vol (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di LUCA BENEDETTI PERUGIA - Per le imprese è un costo, per i cittadini un rompicapo insormontabile. A volte rasenta il ridicolo anche in espressioni che dovrebbero essere il massimo della semplicità, come l'indicazione stradale di un servizio. Provate a spiegarlo ad un anziano (e magari non solo a lui) che il cartello che indica l'ambulatorio pubblico aperto di notte e durante i giorni festivi quando c'è scritto "continuità assistenziale" vuol semplicemente dire "guardia medica". Be', capita di vedere l'indicazione e sotto, naturalmente, la spiegazione più popolare. Succede anche nella sanità dell'Umbria (doppia spiegazione per indicare un servizio) e vuol dire che il termometro della burocrazia vola verso la febbre alta. Anche nelle cose più semplici. I cittadini sbattono contro il muro di gomma, le imprese contro un muro di soldi. Secondo uno studio di Confcommercio la burocrazia può costare in un'impresa del settore, in una regione come l'Umbria, anche mille euro al mese. E se nel commercio la stima dei costi è di novemila euro l'anno, nel terziario avanzato il peso degli adempimenti amministrativi si impenna fino a più di dodicimila. "La burocrazia è un vizio tutto italiano - commenta Antonio Campanile presidente di Assindustria Perugia - e la sua pressione sulle imprese è asfissiante. In Umbria la situazione è anche più pesante perché il nostro tessuto economico è composto da tante piccole imprese che non hanno certo le strutture per reggere quel peso". In Confidustria c'è chi ha fatto i conti: un'azienda con ottanta addetti ne deve impegnare tre alle pratiche amministrative e burocratiche. E c'è chi racconta un episodio quasi fantozziano avvenuto qualche settimana fa all'Ufficio del Registro. Il dipendente di una nota impresa perugina si è messo in fila per bollare dei titoli, ma è bastato un errore di pochi centesimi sul conto finale perché l'operazione ripartisse da zero: prima la fila poi i bolli. Certo, le imprese soffrono e sono quelle che fanno il conto sull'unghia del peso della burocrazia, ma anche i cittadini sbuffano e, a volte, diventa impossibile anche farsi spiegare le voci di una fattura per il montaggio di un contatore dell'acqua. SERVIZI A PAG. 35.

Torna all'inizio


L'inchiesta (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

La sfida per aprire un negozio o trovare il medico. Lo strano caso della fattura dell'acqua mai trovata Strozzati dalla burocrazia: mille euro al mese Imprese in crisi e cittadini ko davanti a un cartello che indica l'ambulatorio.

Torna all'inizio


PERUGIA - Una normale storia tra cittadino ed ente che eroga servizi. Niente di particolarme (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di MARCO SAIONI PERUGIA - Una normale storia tra cittadino ed ente che eroga servizi. Niente di particolarmente serio, ma indicativo, a suo modo, di quanto la burocrazia, la superficialità o altri motivi giochino un ruolo importante nel consolidare o incrinare il rapporto con la collettività. Il fatto riguarda la richiesta, da parte di un utente perugino, inoltrata ad Umbria Acque, l'azienda che da cinque anni gestisce tutti i servizi idrici. Si trattava di installare un contatore aggiuntivo in un locale del richiedente. Poche le formalità. E'stata sufficiente una telefonata e il successivo accordo per un sopralluogo da parte dei tecnici. Il preventivo di spesa, da saldare prima dell'intervento, ammonta a 240 euro. Qualche giorno più tardi l'utente fa rotta verso gli uffici di Umbia Acque per versare la somma indicata. In pratica è quanto previsto per l'allaccio, materiali e manodopera. Nulla da eccepire, si proceda. Gli operai arrivano una decina di giorni più tardi, senza preavviso, ed eseguono tutto in breve tempo, diciamo un'ora scarsa, senza difficoltà alcuna. Quando arriva la fattura con le voci di spesa dettagliate sorge tuttavia spontanea un'obiezione. L'addebito di cinque ore di manodopera appare palesemente immotivato. Vero che la relativa esiguità della cifra consiglierebbe di lasciar correre ma perché regalare un centinaio di euro? Per le donazioni, si sa, c'è l'otto per mille, e poi le Spa mica sono in elenco. Sentiamo cosa dicono. Al telefono passano il tecnico responsabile del servizio. La richiesta lo coglie di sorpresa e chiede tempo. Un breve conciliabolo con i colleghi non scioglie il nodo. Alla fine esce solo un cortese "Guardi, l'intervento minimo richiede almeno un'ora". Sta bene anche un'ora e mezzo, se vogliamo largheggiare, ma qui ne sono state addebitate cinque. La conversazione si chiude con il classico "le faremo sapere". Visto il tono e il silenzio dei giorni successivi, si ricorre mette mano a carta e penna, sappiamo tutti che "scripta manent". La raccomandata che ne segue riassume, elencando i fatti, i termini della faccenda. Ormai sono trascorsi i trenta giorni, limite massimo che l'azienda pone per le risposte ai reclami scritti. Saranno cosi tanti?.

Torna all'inizio


Il sogno? Avviare un'impresa in 7 giorni (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

CRONACA 18-05-2008 CONFARTIGIANATO CONVENTION DEI GIOVANI IMPRENDITORI Il sogno? Avviare un'impresa in 7 giorni Il presidente Guerrini: "Ridurre i costi, le lungaggini e la pressione fiscale" Pierluigi Dallapina II Aprire un'impresa in un paio d'ore, come succede a Londra, resta ancora un miraggio, ma c'è chi si accontenterebbe di avviare un'attività nel giro di una settimana. A spingere sull'acceleratore per abbattere le lungaggini e i costi della burocrazia sono i giovani imprenditori di Confartigianato, riuniti nella due giorni di dibattito e discussione iniziata ieri al Grand hotel de la Ville. "Governance e riforme istituzionali" è il titolo scelto per la convention, nata sotto il segno di una precisa richiesta rivolta al Governo: semplificare la vita agli artigiani. E' un appello rinforzato dalle parole del presidente nazionale di Confartigianato, Giorgio Guerrini, che sottolinea la necessità di "ridurre i costi della burocrazia e la pressione fiscale oltre alla liberalizzazione dei mercati protetti". Solo così l'Italia potrà agganciarsi alla ripresa economica europea. "Dal nostro centro studi è stato calcolato - sottolinea Guerrini - che la burocrazia costa alle famiglie e alle imprese circa 1,5 miliardi di euro all'anno. Ma noi alla politica chiediamo anche un taglio delle tasse, aumentate di due punti percentuali con Prodi, e la liberalizzazione dei settori dell'energia, dei trasporti urbani, delle aziende pubbliche locali, del mercato assicurativo e di quello del credito". Un esempio di buona politica per gli artigiani, ma rimasto inascoltato fino ad oggi, è quello del parlamentare Daniele Capezzone "che fece una proposta di legge per poter avviare un'impresa in sette giorni", come ricorda Luca Murgianu, vicepresidente di Confartigianato giovani, che reggerà l'associazione dopo le dimissioni del presidente Maurizio Del Tenno, eletto deputato nel Pdl. Se la politica farà la sua parte, il mondo dell'artigianato sarà pronto a spiccare il balzo, come dimostrano i dati di Confartigianato, che parlano di una grande fame di manodopera che rimane insoddisfatta. I mestieri più richiesti, ma anche i più difficili da trovare, sono estetisti, parrucchieri, idraulici, falegnami, sarti e carpentieri, tanto che se i posti disponibili sono 162mila in tutta Italia, all'appello mancano qualcosa come 71mila lavoratori. "Noi cerchiamo di sopperire alla mancanza di manodopera - spiega Marco Granelli, presidente di Confartigianato Parma - attraverso corsi di formazione realizzati con Form.Art e con la Cassa edile". E la voglia di fare impresa sul territorio non manca, come dimostrano le 1500 attività avviate da imprenditori "in erba" ricordate da Andrea Albertini, presidente del gruppo locale dei giovani di Confartigianato. Confartigianato Due momenti della convention parmigiana.

Torna all'inizio


C'è un Italia che non risente del declino e che si batte sui mercati internazionali senza compl (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Essi di inferiorità, cavalcando la globalizzazione invece di invocare i dazi. E' quella che si è messa in mostra a Santa Margherita Ligure, nella due giorni di lavori della neonata Federprogetti, l'associazione che riunisce le realtà più significative dell'impiantistica industriale italiana. I numeri presentati sono impressionanti: le 800 aziende riunite sotto il "cappello" Federprogetti fatturano qualcosa come 36 miliardi di euro all'anno, occupando 24 mila addetti, e nel 2007 hanno realizzato acquisizioni per ben 40 miliardi. Alla faccia del "piccolo è bello", del modello industriale minimalista al quale si è tentato di impiccare l'Italia per sempre. I "big" di Federprogetti - a cominciare dalla Maire Tecnimont del suo presidente Fabrizio Di Amato, per proseguire con Saipem, Ansaldo, Forster Wheeler Italia, Techint - sono imprese fortemente globalizzate che realizzano oltre l'80% del loro business all'estero, con una crescita nel 2007 del 25,8% rispetto all'anno precedente, e un portafoglio di ordini di 40 miliardi di euro (+17%). Ma qual è la lezione che si apprende da questo made in Italy poco celebrato? Per prima cosa che l'industria delle grandi opere - dagli impianti energetici a quelli dello smaltimento e trattamento dei rifiuti, passando per le infrastrutture materiali - avendo scelto di puntare sul valore aggiunto, sul know how, sulla concorrenza internazionale, sulla valorizzazione delle "teste italiane" (gli ingegneri di alcuni politecnici di eccellenza) funziona, eccome se funziona. In secondo luogo, che si vince nella misura in cui si "fa rete", cioè creando una filiera di tutte le più importanti realtà del settore, che sono le società di ingegneria, architettura, consulenza tecnico economica, engineering e contracting. Ma, terza e più importante osservazione, è un settore penalizzato a livello domestico per la sua forte ed inevitabile dipendenza dai processi decisionali, che sono condizionati dalla lentezza di una burocrazia miope e disincentivata, da una politica debole, a volte vittima a volte protagonista della cultura nimby che da anni paralizza il Paese, e da un sistema istituzionale pletorico, costruito come una piramide rovesciata che consente al sindaco dell'ultimo comune di bloccare opere di rilievo nazionale o addirittura internazionale. Il che è folle e deprimente visto che, al contrario di quanto avviene in molte altre circostanze, avremmo la possibilità di farci le grandi opere in casa senza dipendere dalle competenze altrui e senza portare lavoro al prossimo, se solo vincesse finalmente la cultura del sì, se si sbloccassero le decisioni e si accelerassero gli iter. Ciononostante, le imprese di Federprogetti mostrano grande determinazione e coraggio imprenditoriale, non demordono. Solo la meccanica fine e pochissimi altri settori industriali hanno questa dinamicità. Minoranze eccellenti, la cui importanza è inversamente proporzionale all'attenzione che viene loro riservata. Ma, consiglio non richiesto, forse un po' meno understatement e più "peso politico" non farebbe male. (www.enricocisnetto.it).

Torna all'inizio


Corriere del Veneto - PADOVA - sezione: PADOVA2A - data: 2008-05-18 num: - pag: 9 categoria: REDAZIO... (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere del Veneto" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere del Veneto - PADOVA - sezione: PADOVA2A - data: 2008-05-18 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE La festa della polizia Dopo tre anni e mezzo Marangoni potrebbe lasciare la città Il questore: "Serve certezza della pena Sanzioni reali e meno burocrazia" PADOVA - Tre anni e mezzo di lavoro nella città del Santo. Quanto basta per dare vita ad un'esperienza professionale ed umana definita "esaltante e piena di fascino". Ma altrettanto sufficienti, dopo la vicenda del ghetto di via Anelli, del ritorno delle Brigate Rosse, dell'emergenza nei quartieri dello spaccio e dell'offensiva della criminalità dell'Est, per poter affermare la mancata equivalenza fra sicurezza e ordine pubblico. Chi si attendeva dal questore Alessandro Marangoni, in occasione della Festa della Polizia, celebrata ieri mattina all'interno del Palazzo della Ragione, un discorso incentrato sull'emergenza e sulla necessità di cingere d'assedio, la città è davvero rimasto spiazzato. Non si sarebbe aspettato, nell'apprendere risultati che hanno riportato nel 2007 la criminalità ben sotto il livello di guardia, di sentir parlare di lavoro oscuro, "non misurabile" compiuto ogni giorno dagli agenti. Eppure necessario se si considera che il fatturato dell'"impresa polizia " è tutto ciò che i propri operatori investono quotidianamente in termini di prevenzione. Nel tracciare il bilancio di un'attività compiuta "nella vicinanza della gente" non ha tuttavia impedito al questore di fare sconti ad alcuno. Ha puntato deciso il dito contro l'assenza di uomini e mezzi, necessari in un momento in cui "gli organici non riescono a rispettare neppure il turn over". Come contro coloro che vantano, come facile ricetta per la sicurezza, la necessità svuotare gli uffici di poliziotti per piazzarli invece sulle strade. Più efficace, per il questore è invece "mandare fuori dagli uffici gli adempimenti burocratici", restituendo ad uomini e reparti le proprie funzioni investigative. Non ha fatto sconti, Alessandro Marangoni, nemmeno alla farraginosa macchina della Giustizia, che spesso ha vanificato gli sforzi di chi colpisce la criminalità "C'è la necessità di agili norme procedurali – ha detto - che consentano di applicare con immediatezza sanzioni, anche brevi, ma reali. Altrimenti rischiamo di diventare l'Eldorado della delinquenza straniera e di offrire minore difesa sociale alle vittime dei reati, cioè ai più deboli". La ricetta prima, per Marangoni, per ristabilire la certezza della pena, è quella di restituire tutela e difesa ai difensori dello Stato, siano essi poliziotti che magistrati, insegnanti e amministratori pubblici. Qualificando l'oltraggio al pubblico ufficiale come il primo reato da colpire. Sovvertendo i timori di cittadini convinti, soprattutto nei quartieri più a rischio, di essere stati abbandonati dalle forze dell'ordine, il questore ha orgogliosamente affermato che la polizia a Padova non è sola. L'ha ribadito premiando, accanto ai suoi uomini, uno studente improvvisatosi investigatore per fare arrestare due scippatori. Per affermare che la stabilità sociale rende responsabile ogni cittadino. Tre anni e mezzo fa, furono in molti a chiedere al questore Marangoni quale cura proponesse per dare sicurezza a Padova. Il ricetta l'ha "confessata" ieri, citando la stessa preghiera affissa alla parete del suo studio. "Dio dacci la serenità di accettare le cose che non possiamo cambiare. Dacci il coraggio di cambiare le cose che possiamo. E l'intelligenza per capire la differenza". L.P. \\ Mandiamo fuori dagli uffici della questura gli adempimenti burocratici.

Torna all'inizio


Via Gonin, una <terra di confine> dove regnano le opere incompiute (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-05-18 num: - pag: 9 categoria: BREVI Via Gonin, una "terra di confine" dove regnano le opere incompiute Qualche zampillo un anno fa. Poi, la fontana nei giardini di via Giordani si è "spenta". Nella vasca oggi ci sono acqua putrida e zanzare. Anche l'impianto di innaffiamento dei giardini si è rotto: le giovani piante sono sopravvissute appena una stagione. Dell'asilo nido - spesa prevista 600 mila euro - non si sono viste neppure le fondamenta. E dei parcheggi pubblici in sottosuolo disegnati sulla mappe del Pru (Piano di Riqualificazione Urbanistica) di via Gonin, ultimo insediamento del quartiere Lorenteggio al confine con Corsico, ne è nato uno soltanto, quello dell'Esselunga. Agibile da pochi mesi. è tutto? Macché. All'appello delle incompiute manca la "torre": dell'edificio, l'unico del complesso insediamento di proprietà comunale, c'è lo scheletro. Le imprese che dovevano completarlo sono fallite, una dopo l'altra. E manca anche una fermata del tram 14 che percorre l'intera via Gonin in rettilineo, come se il quartiere non fosse mai nato. Perplessi i residenti, ma non ancora rassegnati al degrado che incombe in una terra di confine dove il nuovo è già sotto assedio di discariche abusive e accampamenti rom. Il libro bianco che il neonato "Comitato della nuova via Gonin e dintorni" ha scritto - e inviato alle istituzioni - si divide in capitoli corredati da emblematiche fotografie. "Nonostante l'arrivo di tante giovani coppie non sono stati realizzati asili né scuole - spiega Arnaldo Canestraci, portavoce del comitato -. Gli spazi aggregativi sono un miraggio, le nuove aree verdi presidiate da nullafacenti e spacciatori". E con i residenti della via Gonin, c'è anche il parroco di San Leonardo Murialdo, don Guglielmo, in trincea e senza spazi, che celebra la messa per il nuovo quartiere ospite di un locale angusto adibito a Cappella per funzioni religiose al 62 di via Gonin. Il capitolo 1 del libro bianco è dedicato ad un terreno di fronte al civico 34: pubblico o privato? Come un buco nero nel Pru, nessuno lo sa. Ma, nel dubbio, non si può recintare, ma il Comune non sembra intenzionato a farsi carico dei lampioni che lo illuminano (le cui lampadine sono bruciate). Nel lungo elenco delle "cose dimenticate" c'è anche la strada di collegamento del nuovo insediamento con la via Lorenteggio. Lo spazio non è certamente ciò che manca in questa terra di confine, ma strade abbozzate che finiscono nei campi e i terreni abbandonati che diventano ricettacolo di detriti abbandonati sembrano farla da padroni. A simbolo del "disinteresse delle istituzioni" per questo Pru incompiuto, a ridosso del nuovo cavalcavia Bisceglie- Giordani, c'è un brandello di cascina con il tetto prossimo al crollo, una porta murata e abbattuta, i segni visibili di accampamenti provvisori. Il Pru Gonin- Bisceglie è l'emblema di "una impari lotta contro la burocrazia milanese" dice Canestraci, che solo nel consiglio di zona 6 ha trovato ascolto e aiuto, "ottenendo, per esempio, il passaggio pedonale tra via Gonin e via Lorenteggio". Fresca la notizia che "il famoso asilo non realizzato dalla LEED/CMB (impresa che ha costruito l'intero quartiere) "sarà costruito in fondo alla via Gonin, capolinea del tram 14, e in alternativa il corrispondente in denaro sarà versato al Comune ". Paola D'Amico pdamico@corriere.it.

Torna all'inizio


Epifani prova a convincere la Fiom, nuova sconfitta (sezione: Burocrazia)

( da "Tempo, Il" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Stampa Nel sindacatoIl segretario della Cgil dai duri e puri per la riforma dei contratti. Spaccatura sempre più netta Epifani prova a convincere la Fiom, nuova sconfitta Elisa Di Salvatore Epifani nella tana dle lupo. Il segretario della Cgil si è recato dagli irriducibili della Fiom, lìala più radicale del suo sindacato, riuniti a Cervia in Conferenza di organizzazione. L'obiettivo era tentare di strapparne il consenso unanime sull'accordo di riforma della contrattazione già approvato dai direttivi di Cgil, Cisl e Uil. Non c'è riuscito. Due i documenti votati, quello di Fausto Durante a favore del rafforzamento del secondo livello di contrattazione e quello del segretario Fiom, Gianni Rinaldini, tenacemente abbarbicato al primato del contratto nazionale, baluardo dell'egualitarismo tout court che, di fronte alla globalizzazione, risulta miope nel non scorgere la precarietà del lavoro, il merito in azienda e le differenti condizioni delle aree del Paese. Una frattura interna alla Cgil fra componente riformista (molto più presente di quella rappresentata all'esterno) e la massimalista che non riesce a trovare sintesi, oggi più che mai necessaria. Nella gravità della situazione economica "se non si va al confronto con Confindustria e Governo con un sistema di regole unitarie - ribadisce Epifani - c'è il rischio dello shopping contrattuale, dove le aziende decideranno quali regole applicare e noi non decideremo più nulla". D'altro canto Luigi Angeletti, segretario Uil, aveva rassicurato Cremaschi (Fiom) di non volere barattare il contratto nazionale col secondo livello, ma di incentivarlo per rendere più pingue il salario e farlo costare meno, con meno tasse a carico. Una riforma della contrattazione di secondo livello già presente nel protocollo del 1993, finora disattesa e in ritardo di vent'anni anche a causa delle burocrazie sindacali professioniste che non volevano perdere il potere a favore dei sindacati territoriali e aziendali. "Ma sono proprio queste strutture - è opinione di Franca Porto, segretaria Cisl Veneto- ad incarnare le differenze del contesto sociale, culturale, produttivo, geografico e in grado di dare risposte a domande differenziate. Un esempio è il Veneto, con un insediamento di manifatturiero tradizionale che necessita di strumenti e risorse per sostenere un Welfare per i 50enni espulsi, che possono essere meglio ricollocati nel territorio, ma con un sindacato regionale che possa utilizzare autonomamente quote di ammortizzatori sociali destinati anche alla formazione dei giovani, all'apprendistato o ad esperimenti per l'inserimento di donne nelle linee produttive, come avvenuto alla Laverda e investire sui delegati e sulle delegate nei luoghi di lavoro, come grimaldello per il cambiamento. Una sorta di federalismo sindacale come quello fiscale della Lega, per ridare senso alla vocazione sindacale, oggi in crisi".

Torna all'inizio


Era marzo. Una solerte maestra trova un disegno osceno sopra (sezione: Burocrazia)

( da "Tempo, Il" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Stampa Era marzo. Una solerte maestra trova un disegno osceno sopra ... Era marzo. Una solerte maestra trova un disegno osceno sopra un banco occupato da una bimba di nove anni. Tanto bastò per far scattare inesorabile la macchina della giustizia. Entrano in campo, la preside, le assistenti sociali, il Tribunale dei minori. Soprattutto una burocrazia miscelata con una cultura marxista alla Pol Pot (il sanguinario dittatore cambogiano) che considera i bambini non figli dei propri genitori, ma cose dello Stato. La bambina di nove anni e il fratello di 13 vengono strappati al papà e alla mamma e spediti in due istituti. Qualcuno si è chiesto quale dramma, quanto dolore, quanta angoscia hanno fatto irruzione in quella casa? Quale trauma hanno dovuto sopportare i due piccoli? E quanta paura resterà dentro di loro anche negli anni che verranno? Tutto questo per uno scherzo. Sì, uno scherzo, perché il disegno incriminato era opera di un'altra bambina, che ha confessato quasi subito. Insomma la vicenda, pur drammatica, poteva concludersi in pochi giorni. Già, ma dove la mettiamo la burocrazia: le carte da trasportare da un ufficio a un altro, i fine settimana, i ponti, le ferie. La procedura che deve avere il suo iter. Per scrivere una sentenza un giudice siciliano ci ha messo nove anni così alcuni pericolosi criminali sono tornati in libertà. In questo caso passano i giorni, le settimane. Due bambini e due adulti vivono tra angoscia e speranza. Per loro è un incubo, per gli altri c'è un iter da portare a termine. Persone trattate come oggetti, senza cuore. Così trascorrono 62 giorni prima che la bambina possa far ritorno a casa. Per il tredicenne c'è un ultimo intralcio burocratico, deve aspettare ancora in istituto. Proprio questa vicenda umana vorremmo segnalare al nuovo governo. Perché per cambiare il nostro paese dobbiamo partire dai piccoli casi. Da quelli che possono toccare ognuno di noi quando Stato, con la sua burocrazia, diventa un nemico. Un ostacolo. Ricostruire il rapporto tra lo Stato e il cittadino è una delle riforme che Berlusconi deve mettere all'ordine del giorno. Non basterà un atto, una legge. è un percorso, lungo e difficile ma necessario. è una battaglia di libertà. Mandiamo a casa quella burocrazia statalista nemica dei cittadini.

Torna all'inizio


Contratto d'area, sono 345 i posti di lavoro (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Nuoro e Provincia Pagina 5049 Le cifre sono state rese note dal responsabile unico, il presidente della Provincia Roberto Deriu Contratto d'area, sono 345 i posti di lavoro Le cifre sono state rese note dal responsabile unico, il presidente della Provincia Roberto Deriu Nell'area industriale di Ottana sono stati investiti 120 milioni di euro --> Nell'area industriale di Ottana sono stati investiti 120 milioni di euro La commissione emergenze industriali del Consiglio Provinciale, presieduta da Lorenzo Chessa, ha incontrato ieri il Responsabile Unico del Contratto d'area di Ottana, Roberto Deriu, per un esame della situazione attuale dell'accordo e per conoscere lo stato delle cose anche alla luce delle insistenti voci di crisi che si rincorrono ormai da molti mesi. Durante la riunione il presidente Deriu ha ripercorso a grandi linee la storia del Contratto d'area, partendo dalla sua creazione, nel 1998, seguita ad un periodo di dure lotte per salvare quello che restava dell'industria chimica, fino ad oggi. Entrando nel dettaglio delle cifre, Deriu ha comunicato che in questo momento, le iniziative ultimate ed in funzione sono 13, quelle in funzione con procedure di revoca parziale sono 3, in funzione con revoca totale avviata è solo 1. Non in funzione sono invece 13, 3 dei quali con procedura di revoca totale avviata e 8 con la revoca già attivata. Per quanto riguarda i finanziamenti, sono stati erogati 120 milioni di euro, l'82 per cento di quanto richiesto. Mentre l'occupazione, al 16 maggio 2008, è di 345 unità. La commissione ha apprezzato la chiarezza dell'esposizione dei dati e si è soffermata sull'analisi delle varie ipotesi di rimodulazione dei fondi non erogati e che devono perciò essere spesi. Le ipotesi sulla disponibilità attuale variano da un massimo di 46 milioni di euro (conteggiando i contributi concessi alle aziende che hanno avuto la revoca totale ma che, almeno in parte, hanno presentato ricorso in tribunale) ad un minimo di 5 milioni di euro, conteggiando solo i contributi non concessi alle aziende che hanno avuto la revoca totale e che non sono in causa col Ministero che ha concesso il contributo. La commissione, che ha annunciato di voler dedicare una apposita riunione per presentare eventuali suggerimenti su come spendere i denari della rimodulazione, ha anche chiesto di poter incontrare il comitato promotore del Contratto d'area per un confronto sulla rimodulazione. Potrebbe essere quella la sede idonea a formulare anche un giudizio politico sugli effetti del Contratto d'area, uno strumento di promozione economica innovativo, fortemente voluto dai sindacati, che però a causa di una serie di cause concomitanti, non è riuscito ad esprimere tutte le proprie potenzialità. In realtà è stata la crisi economica generale a determinare le difficoltà della maggior parte delle aziende che hanno aderito al Contratto d'area, alcune delle quali si sono ritrovate nelle condizioni di rischiare la revoca del finanziamento per il mancato rispetto delle condizioni contrattuali. Su questo punto il comitato promotore del Contratto d'area non intende cedere alla burocrazia statale e vuole difendere fino in fondo le aziende a rischi di revoca.

Torna all'inizio


L'edilizia specializzata non piace ai nostri giovani e ricorriamo agli stranieri (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Alex Luci: troppi pregiudizi verso i lavori manuali, ma così si frena lo sviluppo Gli infortuni destano più impressione quando accadono nei cantieri Dal 2007 c'è stato il riequilibrio del mercato nella logica della libera concorrenza: premiate le aziende strutturate Le incombenze burocratiche generano extracosti aziendali disfunzioni organizzative e ritardi nell'esecuzione L'innovazione tecnologica fattore competitivo anche per noi "L'edilizia specializzata non piace ai nostri giovani e ricorriamo agli stranieri" Il vicepresidente della Ipem di Magnano in Riviera traccia un quadro del settore edile " " UDINE. Costanti investimenti tecnologici per conseguire metodologie produttive evolute e soluzioni costruttive ottimali. Flessibilità operativa al servizio delle più svariate ipotesi progettuali. Versatilità professionale orientata al soddisfacimento delle esigenze del committente. Questa è la carta d'identità con cui si presenta la Ipem di Magnano in Riviera, produttrice di componenti prefabbricati di tipo industriale, anche con soluzioni "chiavi in mano". Ce ne parla il trentaduenne vicepresidente Alexandro Luci, esponente di terza generazione dell'omonimo "albero" familiare. Qual è lo stato di salute della edificazione in Friuli? "Nei primi anni Duemila, in virtù dei benefici previsti dalla legge Tremonti (detassazione degli utili reinvestiti), c'è stato il boom del settore, con la rincorsa a costruire capannoni industriali. Come sempre accade in presenza di una domanda drogata, al cessare dei benefici fiscali vi è stato un repentino calo delle commesse, cui ha fatto seguito una fase di assestamento e di riorganizzazione del comparto, con qualche vittima lungo il percorso. A partire dal 2007 c'è stato un riequilibrio del mercato nella logica della libera concorrenza, che ha imposto la ricerca di standard qualitativi elevati, a tutto vantaggio delle aziende meglio strutturate, in grado di proporre soluzioni avanzate e calibrate sulle reali esigenze della clientela". La domanda di edilizia prefabbricata è più sostenuta nel settore privato o in quello pubblico? "Il maggior volume di commesse proviene da investitori privati: capannoni per insediamenti artigianali, fabbricati che ospitano aziende manifatturiere, strutture immobiliari per la grande distribuzione. Gli interventi pubblici riguardano per lo più opere utili al territorio (per esempio sedi della Protezione civile) o iniziative di Comuni che, per rendere appetibili zone industriali o artigianali realizzate nel proprio territorio a sostegno dell'economia locale, commissionano insediamenti che poi concedono in uso, a condizioni particolarmente vantaggiose (canoni ridotti), a imprenditori intenzionati a creare nuove imprese o a espandere quelle esistenti". Il comparto lamenta da tempo carenza di manodopera specializzata. Come viene superata tale criticità? "È un tasto dolente. I nostri giovani considerano poco gratificante ("pesante e sporco") il lavoro nel nostro settore. C'è un pregiudizio sfavorevole che, nonostante i notevoli miglioramenti apportati all'ambiente operativo e l'adozione di nuove tecnologie, evidentemente non percepiti, non si riesce a sfatare. In presenza del rigetto da parte della manodopera locale verso le lavorazioni manuali (fenomeno peraltro abbastanza generalizzato), siamo costretti a ricorrere a manodopera straniera, che sottoponiamo a corsi di formazione e di qualificazione professionale, compreso l'insegnamento della lingua. La difficoltà di reperimento di personale costituisce un indubbio freno allo sviluppo del settore". Il discorso sulla manodopera porta al tema della sicurezza sui posti di lavoro e degli infortuni nei cantieri. Come si può fronteggiare tale criticità? "Sia consentita una premessa "pro veritate". Gli infortuni - purtroppo - si verificano in svariati ambiti lavorativi, ma la percezione nella pubblica opinione è maggiore quando essi accadono nei cantieri edili. Fanno più notizia. Dopo l'emanazione del Testo unico sulla sicurezza - che ha introdotto il rigidissimo principio della "responsabilità in solido" dell'imprenditore - le aziende stanno investendo ancor più ingenti risorse in strutture, sistemi di gestione e corsi di formazione, per prevenire il fenomeno. In Ipem abbiamo avviato un piano per sensibilizzare e responsabilizzare i lavoratori, in particolare coloro che provengono da Paesi dove manca una formazione di base. Abbiamo inoltre dotato ogni dipendente di dispositivi anti-infortunio personalizzati ed ergonomicamente funzionali. E' stato infine sottoscritto un accordo sindacale che prevede l'erogazione di incentivi correlati alla diligenza e alla vigilanza poste nell'attività lavorativa". L'espansione dell'edilizia prefabbricata è frenata dai tempi lunghi per il rilascio di autorizzazioni e concessioni. La burocrazia rappresenta un handicap per le imprese? "Le incombenze burocratiche, spesso assurde e irrazionali, generano consistenti extracosti aziendali, sotto forma di disfunzioni organizzative e ritardi nell'esecuzione delle opere. I committenti esigono certezze sulle date di inizio attività e di consegna dei lavori, la cui inosservanza comporta il pagamento di penali. C'è, da parte delle Amministrazioni pubbliche, una lentezza fisiologica che spesso diventa patologica e che impedisce all'impresa ogni pianificazione, non solo produttiva, ma anche finanziaria, da porre in relazione all'entità degli investimenti (milioni di euro) e all'incidenza del costo del denaro sul conto economico. Sono impellenti la semplificazione amministrativa e la velocizzazione delle concessioni edilizie rispetto agli attuali tempi biblici". Quanto conta l'innovazione nell'edilizia prefabbricata? Quali sono i punti di forza della sua azienda? "Ipem è certificata Iso 9001 per la qualità dei processi, vanta la marcatura Ce sugli elementi prefabbricati ed è in possesso dell'attestazione Soa per la partecipazione alle gare pubbliche. Ha un rapporto di collaborazione con l'Università di Udine e con il Consorzio interuniversitario di Roma per la ricerca di nuovi materiali e di avanzate tecnologie. Attua soluzioni architettoniche che impattino positivamente sull'ambiente e, non da ultimo, adotta criteri produttivi che consentano all'utilizzatore di conseguire risparmi energetici. Da un mese abbiamo immesso sul mercato un nuovo manufatto, il "Solare", un elemento di copertura leggero, esteticamente gradevole, con ottima luminosità e con il vantaggio di raggiungere, anche in zona sismica, luci nette di 30 metri lineari senza sostegni intermedi. Questi sono i punti di forza che ci faranno acquisire rilevanti vantaggi competitivi. Inoltre stiamo affacciandoci ai mercati esteri a noi più vicini per realizzare progetti in fase di studio. Il futuro ci vedrà protagonisti nell'acquisizione di aree industriali dismesse, che provvederemo a riqualificare. Nel 2008 sono previsti investimenti tecnologici per circa 800 mila euro". Spesso, in ambito associativo, è sottolineata la necessità di fare sistema. Nella sua veste di Capogruppo della categoria avverte tale necessità? "L'esigenza di fare massa critica per accrescere la competitività è da più parti avvertita. Le forme possono essere le più svariate - aggregazione, consorzio, messa in comune di studi di progettazione, associazione tra imprese -, ma il punto d'approdo è indiscusso: rafforzare la presenza sui mercati con strumenti sinergici durevoli". Nel Friuli del "madon" si registra da anni un calo delle imprese attive nelle costruzioni. E' un processo inarrestabile? Quali le cause? "Nel settore della prefabbricazione la situazione è abbastanza stabile. Negli ultimi anni non si sono registrate cessazioni o mortalità in numero rilevante. Tra i fattori che possono mettere a repentaglio il futuro delle aziende assumono rilievo le successioni familiari. In Ipem e nelle aziende del gruppo Luci gli esponenti delle diverse generazioni - siamo alla terza - hanno assorbito la passione per l'attività creata dai fondatori, hanno occupato sin da giovani significativi ruoli professionali partendo dalla "gavetta" e stanno vivendo positivamente i passaggi di ruolo, fino al totale coinvolgimento in posizioni di responsabilità. Oggi c'è un team che, affiancato da un solido nucleo di collaboratori dinamici e affiatati, costituisce una compagine orientata verso un obiettivo condiviso: far crescere l'azienda e consolidarne la presenza sul territorio a sostegno dell'economia locale". Abbondio Bevilacqua.

Torna all'inizio


L'Sos delle aziende: <Meno burocrazia nei bandi regionali> (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Economia Pagina 221 Agevolazioni Dopo la delusione sui Pia L'Sos delle aziende: "Meno burocrazia nei bandi regionali" Agevolazioni. Dopo la delusione sui Pia --> "Meno burocrazia e procedure più semplici". L'appello arriva dal mondo delle imprese dopo la pubblicazione delle graduatorie del bando relativo ai Pacchetti integrati di agevolazione (Pia), che concede un finanziamento ad appena 50 aziende su 290 che avevano presentato domanda. Per i rappresentanti di categoria, l'esclusione di un numero così elevato di richiedenti mette in luce una situazione di difficoltà da parte degli imprenditori, legata all'eccessiva complessità delle procedure per ottenere il finanziamento. LE REAZIONI Della necessità di rendere più semplice la richiesta dei contributi è convinto il presidente di Confindustria Sardegna, Gianni Biggio: "Mi pare evidente che quel sistema programmatorio è da intendersi superato e pertanto va rivisto". Biggio, che su questi problemi annuncia non ha dubbi: "La colpa è di quel tipo di sistema, che è assolutamente farraginoso". E conclude: "Oggi si usa molto il termine semplificazione, ma in questo caso mi piacerebbe parlare della necessità di maggiore semplicità". Le stesse critiche arrivano dal segretario regionale della Confederazione nazionale artigianato e piccola e media impresa (Cna) Francesco Porcu: "La cosa non ci sorprende, l'avevamo prevista già da tempo perché la complessità e la macchinosità delle domande non potevano che tagliare completamente fuori le piccole imprese. Basti pensare che queste dovevano presentare un complesso business plan e che per ottenere un finanziamento di 50 o 100 mila euro dovevano presentare la stessa documentazione di chi presentava progetti da milioni di euro. Occorre quindi una più marcata semplificazione". L'API La graduatoria suscita perplessità anche nel presidente dell'Apisarda, Associazione piccole e medie industrie della Sardegna, Josto Puddu, che però sottolinea come "essere arrivati al capolinea è comunque un fatto positivo. Ora le imprese pensino a spendere quello che hanno a disposizione visto che in una realtà come quella sarda le aziende stanno per precipitare. Insomma quel poco che si è fatto rimane positivo, perché nel mondo produttivo c'è esigenza di compiere investimenti e poi a caval donato non si guarda in bocca". Nei prossimi giorni, comunque, aggiunge Puddu, "andremo a capire meglio il perché di questa situazione". NICOLA PERROTTI.

Torna all'inizio


"Troppa burocrazia nel nuovo Psr molti obiettivi sono un miraggio" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

COLDIRETTI ANCORA CRITICA CON LA REGIONE "Troppa burocrazia nel nuovo Psr molti obiettivi sono un miraggio" Coldiretti continua a mantenere una posizione di criticità nei confronti del PSR e delle difficoltà burocratiche a cui devono far fronte le imprese. Imputata è la Regione e le promesse non mantenute che stanno creando una sorta di grave disorganizzazione alle aziende con ripercussioni negative per il loro reddito. La Regione ha deliberato, il 27 marzo scorso, l'apertura delle Misure 112, 121 e 311, riguardanti l'insediamento dei giovani in agricoltura, l'ammodernamento delle aziende agricole, l'agriturismo e il fotovoltaico, dichiarando di venire così incontro alle esigenze di migliaia di aziende che attendevano questi bandi da tempo. Oggi, ad un mese e mezzo dall'apertura, è ancora tutto fermo: non è possibile presentare domande perché il sistema informatico non esiste ancora; non c'è chiarezza su molti punti dubbi di norme assai articolate e complesse; si è ancora in attesa di determinazioni dirigenziali promesse ma mai emanate. Resta l'amarezza per le aziende che sono in attesa di fare investimenti, di insediare i giovani, di ammodernare le strutture, di renderle più efficienti, e così pure tutta l'economia che il PSR dovrebbe muovere è al palo, in attesa di sapere cosa si può fare. Per questo Coldiretti ha proposto di consentire la presentazione di una "predomanda" per permettere alle aziende di poter iniziare a effettuare gli investimenti per l'ammodernamento della propria azienda. In questo modo si potrà, almeno in parte, facilitare il percorso a molte nostre aziende e salvaguardare l'intero sistema agricolo regionale. "Coldiretti - ha detto il direttore Piero Torchio - pur confermando la propria perplessità sull'impostazione generale di alcuni valori di fondo, continuerà a esercitare il suo pressing, determinata a portare a casa i risultati promessi: non si deve mai dimenticare che si è battuta molto per ottenere un programma finalizzato alla rigenerazione delle imprese agricole e ottenere così una maggiore integrazione fra le diverse misure, incentivando il beneficiario a sviluppare una pianificazione dei diversi interventi a valere su più misure. L'ambiente, l'innovazione, la crescita economica, rappresentano questioni di centrale importanza anche per l'agricoltura, che non possono prescindere da un'efficace politica che promuova le infrastrutture, i servizi, l'innovazione tecnologica, e il rispetto dell'ambiente". "I problemi che quotidianamente devono affrontare i nostri imprenditori - ha aggiunto il presidente Lorenzo Galante - sono molteplici e la burocrazia rappresenta un ostacolo pesante per le nostre aziende. Ecco perchè Coldiretti si è battuta e si sta battendo per un approccio strategico al nuovo PSR - finalizzato a dare all'impresa agricola un ruolo da protagonista nel territorio in cui opera, fornendo beni e servizi economici, ambientali e sociali agli imprenditori, contribuendo a creare nuove opportunità e nuova occupazione".

Torna all'inizio


In calo i "comunali" ma le assenze sono sotto la media (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

PALAZZO BELLEVUEIL PERSONALE COSTA 24 MILIONI ANNUI. PARLA L'ASSESSORE In calo i "comunali" ma le assenze sono sotto la media [FIRMA]GIANNI MICALETTO SANREMO Dieci anni fa erano 750, ora i dipendenti comunali di Sanremo in pianta stabile sono 560, ai quali se ne aggiungono 34 a tempo determinato. In tutto costano circa 24 milioni l'anno, ma non preoccupano in fatto di assenteismo. "La media nazionale individuale di assenze per malattia negli enti locali è di 12,9 giornate, con punte di 15 nei Ministeri, mentre nel nostro Comune è di 12 giorni ciascuno", sottolinea l'assessore al personale Daniela Cassini, tracciando un quadro della macchina comunale che prende spunto dai dati emersi dai Ministeri della Funzione pubblica e degli Interni. "La progressiva diminuzione dei dipendenti - aggiunge - è la conseguenza del sostanziale blocco del turn over, che ha comportato il ricorso ai contratti a tempo determinato. Le ultime due Finanziarie hanno aperto spiragli, consentendoci di stabilizzare 5 persone nel 2007 (4 educatrici e 1 vigile) e di arrivare almeno a 12 nel 2008 (5 geometri e 7 vigili, con alcune situazioni incerte). La crescita della qualificazione professionale è uno dei motivi del ricorso alle esternalizzazioni (igiene urbana, giardini, servizi sociali). Con i sindacati abbiamo intrapreso un percorso di riforma degli strumenti interni e integrativi del contratto nazionale, e ora anche qui si sta affermando la cultura della valutazione del premio al merito e alla produttività. Quanto ai costi, i circa 24 milioni rappresentano meno del 20% della spesa corrente totale del Comune, rispetto a una media nazionale del 32%". L'assessore si toglie poi qualche sassolino: "Non sono completamente d'accordo con chi parla indistintamente d'inefficienza della macchina comunale (una frecciatina al sindaco Borea?, ndr): gli uffici, pur muovendosi in una situazione di crescente difficoltà per i maggiori carichi di lavoro, hanno seguito e supportato la volontà di cambiamento dell'Amministrazione. E' stata ampliata l'offerta degli asili nidi; l'Urp ora è in posizione centrale e movimenta 5000 contatti l'anno; c'è un nucleo di tecnici per la progettazione di lavori pubblici; squadre di pronto intervento per fabbricati comunali e territorio; il settore informatico è stato rinnovato; prima l'unico Museo civico era gestito con personale esterno, ora ne gestiamo direttamente due e stiamo triplicando la superficie della Biblioteca civica. Sono solo esempi. Semmai, è mancato un maggior raccordo tra organi politici e burocrazia".

Torna all'inizio


A proposito dei dati sui (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

A propositodei datisui "fannulloni"A leggere i dati (mai forniti alle organizzazioni sindacali) relativi alle assenze del personale dell'Azienda sanitaria di Udine, unitamente alla campagna di (dis)informazione che sta salendo in questi giorni nel Paese rispetto alle condizioni di lavoro nel pubblico impiego, pare che il tema caldo della funzionalità degli Uffici pubblici sia oramai circoscritto alla assegnazione del titolo di "fannulloni" ed "assenteisti".Avremo modo, in un'altra occasione, di occuparci di problemi legati alla funzionalità degli uffici pubblici in generale, all'imperversare della burocrazia, all'esigenza di superamento di difficoltà ed inefficienze, ecc. Per restare alla funzionalità dell'Azienda ospedaliera di Udine, va subito detto che, come tutti sanno, ogni assenza dal lavoro deve essere sempre scrupolosamente giustificata e documentata. Se poi ci sono dipendenti che, si ritiene, si fingano malati con la complicità di medici compiacenti e di altrettanto compiacenti servizi ispettivi, la Direzione provveda e proceda secondo le disposizioni di legge e contrattuali. Non sarà certo il sindacato ad opporsi.Fatta questa premessa, diciamo, senza esagerazione, che il tema viene posto in modo assolutamente scandaloso. Le tipologie di assenze che concorrono alla determinazione complessiva del tasso di assenteismo sono fra le più svariate e, in nessun modo, può essere accettato che la direzione dell'Azienda diffonda dati sulle assenze dei propri dipendenti esprimendo giudizi negativi su tipi di assenze che sono da ascrivere a vere e proprie conquiste di tutta la società italiana.È, cioè, inaccettabile esprimere giudizi sull'insieme dei dati e, ad esempio, "distrarsi" sul fatto che le assenze per maternità sono più del 25\% del dato complessivo in un ambiente di lavoro dove la presenza femminile è ben al di sopra della media di qualsiasi altra realtà lavorativa. Insomma, è grave che - in un Paese dove sono bassi sia l'indice di occupazione femminile che il tasso di natalità medio - si tenda a dipingere in negativo un tipo di assenza che da qualsiasi altra parte del mondo occidentale sarebbe assunto come indice di civiltà e di alta sensibilità sociale. La tutela della maternità va pensata e realizzata anche attraverso la messa in opera di strutture quali gli sili nido aziendali che la parte sindacale ha più volte richiesto ai vertici aziendali e a quelli regionaliAncora: viene caratterizzato come elemento di negatività la assenza per la formazione del personale che rappresenta il 17\% del dato del cosiddetto assenteismo in seno all'Ospedale. Su questo tema va, semplicemente, evidenziato che siamo in presenza di "formazione professionale obbligatoria" destinata a personale impegnato in attività di assistenza ai cittadini più bisognosi.Risparmiamo poi ogni commento sul fatto che, al di là degli obblighi di legge, i cittadini disabili sono sostanzialmente ignorati nell'impiego privato mentre trovano disponibilità occupazionali, praticamente, solo nel Settore pubblico; ciò comporta il dover ricorrere, giustamente, ad assenze dal lavoro per sottoporsi a indispensabili, periodiche e talvolta frequenti terapie.Tutto ciò senza tenere in considerazione le situazioni spiacevoli legate agli infortuni sul lavoro ed alle relative inabilità, l'alto quantitativo di ferie non godute e di ore di lavoro straordinario effettuato. Ciò detto e per restare ai problemi di funzionalità complessiva dell'Aoud, dobbiamo ancora una volta rimarcare che la riorganizzazione più volte richiesta da parte sindacale è sempre stata oggetto di rinvii.Ci troviamo di fronte ad una pesante sbornia ideologica e strumentale che non tiene conto, per lo stato di ebbrezza, della reale situazione in cui versa l'Aoud che da anni è fuori da ogni possibile controllo gestionale per effetto, in parte, di scelte sciagurate e, in parte, di progetti che seppur positivi non hanno mai visto la luce per motivazioni più disparate.È giunto il momento che la classe dirigente si assuma la responsabilità mediante gli strumenti legislativi e contrattuali per intervenire laddove ci siano sacche di inefficienza o di palese violazione delle norme e degli obblighi evitando di sollevare calunniosi polveroni nei confronti del personale che quotidianamente fornisce assistenza di alta qualità sobbarcandosi turni e carichi di lavoro estremamente gravosi.Glauco Pittiliono (Cgil)Claudio Palmisciano (Cisl)Ferdinando Ceschia (Uil)Basta pocoper perdereil consensoAlcuni giorni fa ebbi ad esprimere il mio rammarico e la mia delusione, per la ventilata ipotesi che Molinaro e Rosolen, nominati assessori regionali, si dimettessero dalla carica di Consigliere per far posto a dei "trombati". Giorni fa, proprio sul Gazzettino, lessi che l'industriale Riello, sperava nelle dimissioni di Brunetta, nominato Ministro, per poter entrare in Parlamento. Oggi apprendo che, interessata a queste manovre, è anche l'Amministrazione Provinciale di Udine e il Comune di Udine. Io confido ancora nel buon senso delle persone, molto meno nei partiti, affinchè si oppongano con determinazione, magari minacciando di mandare tutti a casa, affinchè non vengano concesse altre occasioni al sig. Grillo, di farsi strada con la sua antipolitica. Al di là comunque di ciò che pensa e dice Grillo, c'è il giudizio degli elettori, giudizio che, come abbiamo visto anche recentemente, è inappellabile!Tita De StalisRavasclettoSconcertatodalla lentezzadella sanitàMi rivolgo al Gazzettino allo scopo di sottolineare, che con molta sorpresa (poiché sono accorso dall'Argentina, perché la mamma di 85 anni, non gode di buona salute) in data odierna, dopo vari solleciti il "Centro unico di prenotazioni - unità erogante Radiodiagnostica - non mi ha ancora (sollecito del 6 maggio 2008) confermato una data prossima (primi giorni di giugno) per eseguire la seguente prestazione: Ecodopler sopra Ortici/Tsa. Per ora mi hanno dato una data: 6 di agosto 2008. Cose da matti. Cioè tre mesi dopo il sollecito faccio presente che il medico curante ha indicato nell'impegnativa: priorità della prestazione "urgenza B".Sono veramente sorpreso che mia madre, che ha sempre pagato le tasse, che gode di una pensione minima ed è vedova debba aspettare tanto per una prestazione, altrimenti deve far ricorso al pagamento di 90 euro in forma privata.Certamente sono sconcertato, che in questa mia ricca regione, la struttura sanitaria sia così lenta nelle prestazioni.Renato CostantinoTricesimo.

Torna all'inizio


C'è un Italia che non risente del (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

C'è un Italia che non risente del declino e che si batte sui mercati internazionali senza complessi di inferiorità, cavalcando la globalizzazione invece di invocare i dazi. E' quella che si è messa in mostra a Santa Margherita Ligure, nella due giorni di lavori della neonata Federprogetti, l'associazione che riunisce le realtà più significative dell'impiantistica industriale italiana. I numeri presentati sono impressionanti: le 800 aziende riunite sotto il "cappello" Federprogetti fatturano qualcosa come 36 miliardi di euro all'anno, occupando 24 mila addetti, e nel 2007 hanno realizzato acquisizioni per ben 40 miliardi. Alla faccia del "piccolo è bello", del modello industriale minimalista al quale si è tentato di impiccare l'Italia per sempre. I "big" di Federprogetti - a cominciare dalla Maire Tecnimont del suo presidente Fabrizio Di Amato, per proseguire con Saipem, Ansaldo, Forster Wheeler Italia, Techint - sono imprese fortemente globalizzate che realizzano oltre l'80\% del loro business all'estero, con una crescita nel 2007 del 25,8\% rispetto all'anno precedente, e un portafoglio di ordini di 40 miliardi di euro (+17\%). Ritmi di crescita che sembrano asiatici.Ma qual è la lezione che si apprende da questo made in Italy poco celebrato? Per prima cosa che l'industria delle grandi opere - dagli impianti energetici a quelli dello smaltimento e trattamento dei rifiuti, passando per le infrastrutture materiali - avendo scelto di puntare sul valore aggiunto, sul know how, sulla concorrenza internazionale, sulla valorizzazione delle "teste italiane" (gli ingegneri di alcuni politecnici di eccellenza) funziona, eccome se funziona. In secondo luogo, che si vince nella misura in cui si "fa rete", cioè creando una filiera di tutte le più importanti realtà del settore, che sono le società di ingegneria, architettura, consulenza tecnico economica, engineering e contracting. Ma, terza e più importante osservazione, è un settore penalizzato a livello domestico per la sua forte ed inevitabile dipendenza dai processi decisionali, che sono condizionati dalla lentezza di una burocrazia miope e disincentivata, da una politica debole, a volte vittima a volte protagonista della cultura nimby che da anni paralizza il Paese, e da un sistema istituzionale pletorico, costruito come una piramide rovesciata che consente al sindaco dell'ultimo comune di bloccare opere di rilievo nazionale o addirittura internazionale. Il che è folle e deprimente visto che, al contrario di quanto avviene in molte altre circostanze, avremmo la possibilità di farci le grandi opere in casa senza dipendere dalle competenze altrui e senza portare lavoro al prossimo, se solo vincesse finalmente la cultura di sì, se si sbloccassero le decisioni e si accelerassero gli iter, e invece le nostre aziende sono costrette a vincere all'estero le gare perchè da noi non se ne fanno e quando ci sono c'è sempre un tar in agguato. Ciononostante, le imprese di Federprogetti mostrano grande determinazione e coraggio imprenditoriale, non demordono. Solo la meccanica fine e pochissimi altri settori industriali hanno questa dinamicità. Minoranze eccellenti, la cui importanza è inversamente proporzionale all'attenzione che viene loro riservata. Ma, consiglio non richiesto, forse un po' meno understatement e più "peso politico" non farebbe male.(www.enricocisnetto.it).

Torna all'inizio


1) Priorità assoluta a strade e (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

1) Priorità assoluta a strade e servizi. La posta non deve arrivare ogni tre giorni."Strade e servizi saranno senz'altro un nostro impegno, ma alla posta aggiungo un altro elemento essenziale: la banda larga. È fondamentale soprattutto per i giovani. E poi la mia amicizia con Mauro è nata proprio quando da presidente della Regione finanziai l'antenna di Rai3 a Erto e Casso, l'unico comune del Friuli Venezia Giulia dove non arrivava il Tg3. Abbiamo cominciato con la comunicazione e su questa strada continueremo".2) Benzina meno cara che in città, dove tutto è a portata di mano e si pagano i carburanti come nelle località in quota."È la battaglia del federalismo, sulla quale sono convinto che il Governo Berlusconi produrrà risultati importanti. E se federalismo significa estendere funzioni alla Regione, deve comportare anche una distinzione in fasce territoriali differenti, che rendano possibile la defiscalizzazione di carburanti, riscaldamento, energia".3) Meno burocrazia. Chi vuole aprire un'osteria o un rifugio, un negozio o quant'altro, deve poterlo fare in otto giorni. Far pagare il minimo di tasse a bar e negozi."Toglieremo una serie di passaggi burocratici su sicurezza, metrature, servizi igienici. Soprattutto per osterie e rifugi alpini una serie di adempimenti va del tutto abolita".4) Agevolare gli studenti che dalla montagna devono scendere alla pianura per studiare e imparare un mestiere. Allestire pullman appositi per loro, caldi e comodi."Non possiamo aumentare il numero delle corriere: l'utenza è troppo scarsa. Tuttavia possiamo far viaggiare gratis i ragazzi della montagna".5) Incentivare un turismo intelligente e creare scuole di artigianato."L'idea è ottima, però bisogna cominciare aseminare fin dalle elementari. I bambini devono innamorarsi della natura, in modo che quando crescono non si consideri la scelta di una scuola artigianale come una soluzione di ripiego: della serie "non sei bravo a studiare e allora va' a fare ilmarangòn". Un liceo e una scuola artigianale devono avere la medesima dignità".6) Salvaguardare il patrimonio naturale. Proibire la rapina di ghiaie e di acque sui torrenti."Basta dighe, innanzitutto. Non servono e nessuno le vuole. Piuttosto incentivare le piccole centraline idroelettriche, questa è la strada da battere. Quanto alla ghiaia, vareremo un piano dei prelevamenti che non permetta fenomeni selvaggi. Ma è anche vero che in Carnia in certi paesi il greto del torrente è ormai più alto dell'abitato. Perciò l'impresa che preleva la ghiaia deve farlo dove l'ente pubblico le indica di lavorare. Insomma bisogna negoziare: non si prendano soltanto lapolpa, ma anche un po' diosso".7) Fare leggi perché le strade di montagna non siano tramutate in piste di gara per motociclisti."Qui non sono d'accordo con Mauro. Gli appassionati di moto si sono rivelati ottimi fruitori della montagna, turisti a tutti gli effetti. Certamente alcune regole vanno fatte rispettare: evitare i passaggi in orari dedicati al riposo, vigilare sull'emissione di rumori eccessivi, non consentire che le moto arrivino fino al rifugio".8) Fare leggi per salvaguardare l'architettura di montagna dove i vecchi borghi stanno cadendo a pezzi. Creare centri di studi universitari, centri di vacanza e soprattutto luoghi di cultura."Mauro centra il problema, ma non la ricetta per risolverlo. Il nodo non sta nella legislazione sulla salvaguardia dell'architettura, ma piuttosto nelle risorse. La maggior parte delle vecchie case di montagna sono molto grandi e richiedono quindi spese importanti per le ristrutturazioni. La Regione varerà una legge che sostenga le spese dei giovani che intendano ristrutturare il vecchio patrimonio abitativo, ma a una precisa condizione: ci vadano (o restino) a vivere e a lavorare, non soltanto a trascorrere qualche weekend".9) Dove non c'è turismo creare posti di lavoro sfruttando i materiali che il posto offre."Torniamo all'importanza delle scuole di formazione e di lanciare un messaggio diritorno alla vita delle nostre vallate. I ragazzi devono essere aiutati a capire l'importanza di un'attività professionale qualificata all'aria aperta anziché rinchiudersi sempre dentro un ufficio. Ma scelte del genere devono dimostrarsi remunerative. E vanno a loro volta defiscalizzate".10) Ogni luogo della montagna povera deve avere un suo rappresentante a Roma."Ogni luogo è impossibile. Mettiamola così: intanto, con la mia elezione, noi di montagna abbiamo conquistato la Regione. E la prossima volta candidiamo Mauro Corona alla Presidenza del Consiglio".M. B.

Torna all'inizio


BERLUSCONI (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Berlusconi... In sintesi: guidare l'Italia con il proprio partito personale. Nel tempo, questo progetto ha prodotto pochi risultati. Ed ha mostrato crepe profonde. Gli yesmen del partito azienda si sono rapidamente impantanati nei meandri della burocrazia romana, mentre i notabili dei partiti alleati mettevano litigi e congiure nelle ali del Cavaliere. Imbottiti di ministri riottosi, i governi di Berlusconi hanno funzionato male. E il clima di scontro frontale alimentato nelle piazze non ha certo facilitato il compito. L'aria che si respira oggi è diversa. Non tanto per gli intenti buonisti che serpeggiano su entrambi i fronti, e su cui, conoscendo gli italiani, non c'è da fare troppo affidamento. Il paese esce da quindici anni in cui è stato spaccato in due. Non sarà facile ricucire. La svolta più promettente riguarda invece l'assetto organizzativo del governo, gli uomini schierati in campo e lo schema di gioco che si annuncia. Uno schema che non fa pensare alle squadre dei premier europei. Ma a quelle dei presidenti americani. La scelta, ad esempio, dei ministri. Con qualche notevole eccezione, privi di peso politico e senza visibilità personale. Uomini - e donne - del Presidente. Pronti a seguirne la linea e, al tempo stesso, costretti a fare affidamento sul know-how dell'alta dirigenza. Anche per questo non c'è stato il repulisti nei ruoli amministrativi chiave. In molti settori strategici di intervento, Berlusconi sta scegliendo la continuità. Continuità negli indirizzi politici e nelle persone e negli uffici che devono portarli avanti. Il Cavaliere ha già pagato salato il prezzo di proclami troppo altisonanti, cui non seguivano i fatti. Stavolta il manager sembra avere imparato come (non) funziona lo Stato. E ha adottato una linea di cautela, premiando, in molti casi, la professionalità piuttosto che la fedeltà. Non sappiamo se tutto ciò porterà finalmente alle riforme di cui l'Italia ha disperatamente bisogno. Però si tratta di un buon viatico. L'altalena continua tra i governi succedutisi in questi anni non ha prodotto soltanto un clima acceso di lacerazione nazionale, ha messo anche a dura prova il tessuto amministrativo del paese, sballottolato tra le incursioni delle diverse fazioni in lizza. Berlusconi sembra aver capito che c'è una stabilità istituzionale più importante della maggioranza politica che si è conquistato col voto. Non è ancora un progetto definito. E ci sono molte forche caudine attraverso cui dovrà passare. Ma se c'è un'eredità che la destra può dare a questo paese, è nel dotarlo di un assetto più stabile ed autorevole di governo. A cominciare dalla cabina di regia che risiede a Palazzo Chigi. Per quindici anni Berlusconi ha combattuto, e vinto, affidandosi alla sua personalità e al suo carisma. Dimostrando quelle doti di capo senza le quali, nelle democrazie moderne, non si riesce a conquistare il comando. Ma questo potere personale deve oggi trovare un solido ancoraggio istituzionale. Trasformandosi in un nuovo assetto di tipo presidenziale. Meglio non pronunciare mai la formula, che in Italia resta un tabù. Ciò che conta non è la facciata, ma il motore che si monta dentro. Mauro Calise.

Torna all'inizio


"I miei figli strappati via da un giudice distratto" (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 18-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

N. 118 del 2008-05-18 pagina 0 "I miei figli strappati via da un giudice distratto" di Enrico Lagattolla Parla il papà dei fratellini di Basiglio (Milano), allontanati dalla famiglia dopo che era stato trovato un disegno osceno sotto il banco di uno di loro. Così nasce una clamorosa ingiustizia da Basiglio (Milano) "Ciao, chi sei? Se vuoi ti faccio salire". Era più di due mesi che non succedeva. La prima volta, da sessantadue giorni, che la piccola G. si sveglia nel suo letto, apre gli occhi ed è in camera sua, li apre e la prima cosa che vede sono i suoi genitori. E quando suona il citofono all'ora di pranzo è lei che corre a rispondere, perché aspetta il papà che è uscito un momento e sta per tornare. "Ciao", risponde con la voce che squilla, e lo senti che è allegra e sta meglio, e se glielo chiedi ti dice "sto bene" e "grazie" perché è una bimba educata. La madre, invece, ha un tono che tradisce tensione. è cortese, ma "mio marito sarà qui tra non molto". Di parlare, non ha voglia. Poi il marito arriva. Ha il volto stanco e scavato, ma "sembra che l'incubo sia finito" è la prima cosa che dice. Anzi, "è quasi finito". Perché "mio figlio non è ancora tornato a casa", "il figlio grande", come lo chiama, che "ancora non ce l'hanno ridato" e che solo giovedì prossimo potrà lasciare l'istituto in cui un giudice ha deciso di chiuderlo dal 14 marzo scorso. Lontano anche dalla sorella, in un'altra comunità. Aspetta solo lui, quest'uomo dai modi gentili che accenna un sorriso nonostante i due mesi "passati quasi senza toccare cibo", "disperati" lui e la moglie e non lo nasconde, perché "la casa era vuota" senza i due bambini, e tutto il tempo passato a chiedersi "per quale ragione ci è toccata tanta sofferenza". Cosa è accaduto, non sa nemmeno spiegarlo. Sa soltanto che di colpo si è trovato da solo, e "prima che ci lasciassero vedere i nostri bambini sono passati quarantasette giorni". Sette settimane "senza nemmeno poterli sentire una volta almeno al telefono". E non ci vuole pensare, perché è "un'esperienza che non auguriamo a nessuno di vivere, mai", e "una cosa del genere non si deve ripetere", ma "che almeno a questo possa servire quello che è accaduto a noi". Di chi sia la colpa, se ne è fatto un'idea. "Ma è presto per poterne parlare, aspettate ancora qualche giorno e saprete tutto". "Saprete", perché "nei documenti che abbiamo ci sono le prove che tutto questo inferno poteva essere evitato", e "aspettiamo solo che mio figlio torni a casa, e poi penseremo a regolare i tutti i conti". Quali, non lo vuole dire. Però, quel giudice. Lo capisci che su quel giudice qualcosa da dire ce l'avrebbe eccome. Ma sospira, si morde il labbro e ingoia il veleno. Una cosa, una soltanto, non la trattiene. Che il pubblico ministero del tribunale dei minori "è stato superficiale". Ecco, quel magistrato ha deciso con leggerezza che la sua famiglia era "inadeguata" a tutelare due bambini, e allora "si metta una mano sulla coscienza e ci pensi se ha fatto tutto quello che doveva fare, o se non ci ha fatto soffrire per niente". Alla fine si ferma. Ci pensa un attimo, ma "per adesso basta così". E poi c'è Basiglio, e c'è la sua gente. In questo comune che è tra i più ricchi d'Italia, con le ville e le residenze che hanno i nomi di alberi e piante, case curate e i balconi che sono fioriti tutti, il verde attorno e la macchine che scorrono lontane. Un'oasi, dove pare impossibile che certe cose succedano. "E invece è successo, ma ringrazio tutti quelli che ci sono stati vicini, è stato importante sentire la solidarietà della gente". Sono molti, "sono la maggior parte delle persone che abitano qui, ma non sono tutti". Qualcuno, vuol dire, ha fatto finta di niente. Non lo dice, ma - è probabile - pensa a quanti hanno fatto fatica ad accoglierlo nella "comunità", lui che vive in un paese a cinque stelle senza condividerne il lignaggio. Pensa alla direttrice della scuola dalla cui denuncia questo incubo ha avuto inizio, e - soprattutto - alle famiglie i cui figli vanno nella stessa classe dei suoi bambini. Le stesse che, quando l'istituto ha raccolto le firme per chiedere che i due piccoli tornassero a casa, si sono voltate dall'altra parte. E alla fine, saluta di nuovo. "Abbiate pazienza fino a giovedì, poi saprete tutto", ripete come aspettasse anche lui il momento per liberarsi di un peso che l'ha soffocato per più di due mesi. Entra nell'edificio color mattone, e "adesso vado da mia figlia che sì, ora sta meglio", e a nove anni c'è tutto il tempo per lasciarsi quest'incubo alle spalle. "Aspettiamo suo fratello", che di anni ne ha fatti 13, tifa Inter e questa sera la partita con papà non se la può guardare, perché un disguido come nemmeno la peggiore burocrazia ha costretto a un supplemento di solitudine. Mancano quattro giorni, poi la famiglia sarà di nuovo unita. Il peggio è passato, e il peggio - dice un'ultima volta - "sono stati quei 47 giorni senza poter vedere i miei figli, e nemmeno parlare con loro. Ma vi sembra possibile?". No, davvero. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio