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DOSSIER “BUROCRAZIA”

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Report "Burocrazia"

Walter chiaro ( da "Manifesto, Il" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Nel discorso programmatico all'assemblea costituente del Pd, il candidato leader lancia la sfida alla destra. Meno tasse, più innovazione, meno burocrazia, più aiuti ai precari. E il partito omnibus si scalda per il divorzio tra Berlusconi e Casini: "Se po' fa'"PAGINE 4 E 5.

Mario Giuliano, 66 anni, imprenditore nel settore dei serramenti, è da due anni e mezzo al timo ( da "Stampa, La" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia inefficiente, difficoltà di accesso al credito. Una legislazione pensata per la grande industria e che, calata dall'alto, rischia di schiacciarci". La vostra ricetta, qual è? "Nessuna ricetta: l'artigiano è una persona che mentre costruisce qualcosa per sé e per gli altri, esprime la propria personalità.

Ancora a Trieste il corpo della polacca uccisa Sui vestiti possibili tracce di Dna degli assassini ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma la burocrazia deve ancora compiere il suo percorso. E a rendere ancor più drammatica la vicenda dei due genitori, rimbalza fino a Trieste la notizia che ormai i coniugi Stanosz vengono guardati adddirittura con sospetto da alcuni concittadini, che imputano loro di aver intascato soldi altrui.

Tre figli e 700 euro al mese, da novembre dorme in auto: Il Comune mi nega una casa ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Da mesi Greta lotta invano con la burocrazia italiana per l'assegnazione di un alloggio comunale a un affitto adeguato alle sue possibilità economiche. La sua non è la classica storia contrassegnata da un trascorso di disagio e povertà, anzi. Figlia di un noto regista teatrale e scrittore albanese, una laurea in Lettere e un'infanzia vissuta nel lusso,

LA STRATEGIA DEL CAVALIERE ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Certo Berlusconi senza Fini potrebbe tagliare la burocrazia statale, ma è lecito dubitare abbia il coraggio, lui che ama la popolarità, di mettersi contro milioni di dipendenti pubblici. Non resta che la spesa sociale. Anche qui, prescindendo dall'ingiustizia e dal fatto che l'invecchiamento della popolazione tende a far crescere spesa sociale e sanitaria,

Materna, sezioni bloccate dalla burocrazia ( da "Messaggero Veneto, Il" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Pordenone Materna, sezioni bloccate dalla burocrazia Roveredo in Piano, 55 famiglie col fiato sospeso. La Cisl: ritardi esclusivamente tecnici ROVEREDO. E giallo, sulla nuova scuola dell'infanzia statale a Roveredo in Piano. L'autorizzazione di due sezioni 2008-2009? Forse, si, no, non so.

I tagli alle tasse non bastano se non si risanano i conti ( da "Nuova Sardegna, La" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Certo Berlusconi senza Fini potrebbe tagliare la burocrazia statale, ma è lecito dubitare abbia il coraggio, lui che ama la popolarità, di mettersi contro milioni di dipendenti pubblici. Non resta che la spesa sociale. Anche qui prescindendo dall'ingiustizia e dal fatto che l'invecchiamento della popolazione tende a far crescere spesa sociale e sanitaria,

Meno burocrazia con un testo unico europeo ( da "Libertà" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: gt Economia Meno burocrazia con un testo unico europeo Cosmetici: un nuovo regolamento per rafforzare la sicurezza Cambiano le regole sulla produzione dei cosmetici: 3500 pagine di norme nazionali diventano un unico testo europeo che punta ad accrescere la sicurezza dei prodotti per i consumatori e a ridurre gli oneri burocratici per i produttori.

Spazzatura e dolce vita l'italia vista dall'america - jacopo barigazzi barbie nadeau ( da "Repubblica, La" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: i partiti politici hanno alimentato e gonfiato oltre ogni dire la burocrazia con posti di lavoro distribuiti in base al clientelismo. "C'è molta corruzione" dichiara Sapelli. Infine, negli anni Ottanta c'è stato il problema della lira italiana: il governo ha spinto e promosso le esportazioni e ammansito il settore privato non incoraggiando la ricerca, lo sviluppo e l'innovazione,

Geotubi per difendere il litorale dianese, ma la burocrazia frena ( da "Secolo XIX, Il" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract:

I fondi per conciliare orari di lavoro e famiglia restano inutilizzati ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: molta burocrazia I fondi per conciliare orari di lavoro e famiglia restano inutilizzati Dei quaranta milioni messia disposizione lo scorso anno dal Fondo per le politiche della famiglia ne sono stati assegnati finora solo tre. I progetti realizzati dalle aziende per conciliare tempi di vita e di lavoro dei dipendenti stentano a decollare:

Figli e lavoro, pochi progetti ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: pochi progetti Burocrazia e tempi lunghi frenano la diffusione di orari flessibili PAGINA A CURA DI Francesca Barbieri La dote è stata raddoppiata, ma il ritornello è sempre lo stesso: conciliare il tempo in azienda è operazione ancora poco diffusa. Part-time, telelavoro, banca delle ore, corsi di formazione dopo la nascita di un figlio,

Porti da sette anni senza riforma ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: 94 Porti da sette anni senza riforma In banchina la burocrazia blocca l'ammodernamento e frena l'innovazione Raoul de Forcade GENOVA Due governi, uno durato cinque anni e l'altro quasi due, incapaci di approvare una riforma della legge sui porti 84/ 94. Infrastrutture viarie e ferroviarie che mancano e rompono la catena logistica del trasporto merci da e per i terminal.

A sbagliare sono sempre gli altri ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: O pensiamo alla burocrazia e alla giustizia. Sappiamo perfettamente quanti decenni possa durare anche la più sciocca causa, leggiamo quotidianamente di verdetti assurdi e inspiegabili, che fanno vacillare anche il più radicato buon senso, e ciò ci rende spaesati, sicuramente perdenti, e soprattutto.

Seminario a Confindustria ( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di burocrazia... lumaca, o la prova provata che il terminal non serviva a nulla all'epoca della costruzione, ed è ancor più inutile oggi? "Mi avvalgo della facoltà di non rispondere ? sorride Ruzziconi ?. Scherzi a parte, ho la sensazione che in Comune ci sia molta carne al fuoco, in tema di mobilità: in ogni caso non compete a me decidere o selezionare gli obiettivi strategici"

Ma il giovane Colaninno non serve a Malpensa ( da "Giornale.it, Il" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Chiede qualcosa di molto concreto: più autonomia, meno stato, meno burocrazia, infrastrutture, liberalizzazioni, aiuti alla piccola e media impresa nella competizione globale, più sicurezza. Intendiamoci, in passato anche governi "amici del Nord" non sempre hanno onorato questa amicizia, troppo ansiosi di dimostrare una loro visione "nazionale".

MENO STIPENDIO PER TUTTI (GLI ONOREVOLI) ( da "Panorama" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: con la sua burocrazia, con le sue rendite di posizione, i suoi potentati. Un uomo solo contro tutti rischia dunque di andare a sbattere e di farsi male. Cosa che al Cavaliere accadde nel 1994, quando la formidabile coalizione di poteri forti e il tintinnio di manette non gli fecero neppure toccare palla, rispedendolo ad Arcore nell'

L'autentica novità del momento/ Veltroni ha capito che la sfida si combatte anche per via semantica... pag.1 ( da "Affari Italiani (Online)" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: una volontà di liberazione delle energie e di riduzione della burocrazia (di quello che gli statunitensi chiamerebbero il Big Government) che ricorda il primo programma elettorale clintoniano. Come pure un'idea alla Bobbio di liberaldemocrazia quale collante ideale del nuovo partito, nel quale ci auguriamo, come avrebbe probabilmente voluto il grande pensatore torinese,

Gorizia CORMÒNS. Migliorare l'efficienza del servizio, garantire il raggiungimento degli obiettivi d... ( da "Messaggero Veneto, Il" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: snellire la burocrazia, far risparmiare tempo alle aziende e, nell'interesse di produttori e consumatori, contenere anche i costi. Per tutti questi validi motivi i presidenti dei Consorzi tutela vini Doc della provincia di Gorizia e Trieste (Collio, Isonzo e Carso) hanno siglato un accordo per condividere l'esperienza sui controlli di filiera maturata in questi anni.

ANTITRUST: BERNABE' RISPONDE A CALL CENTER, MIGLIORARE SERVIZI ( da "Prima Comunicazione" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: impressione che la burocrazia aziendale attenui lo stato d'animo negativo che serpeggia tra gli utenti, dando al management un'idea troppo ottimistica" della soddisfazione della clientela. "Non potevo farmi sfuggire l'occasione di avere qui un a.d. innocente, visto che non ha nulla a che fare con la precedente gestione e dargli modo,

Mediobanca: Pagliaro, nelle medie imprese vince il fattore umano ( da "Smau.it" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ha sottolineato Andrea Mondello, presidente di Unioncamere, individuando nella capacità di fare rete e di stare in filiera integrandosi all'interno di reti piu ampie, il punto di forza e lamentando d'altro canto l'eccessiva pressione fiscale, il peso della burocrazia e la cronica carenza di infrastrutture.

Leggi Finanziarie all'esame di politica e Confartigianato ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma ci attendiamo però azioni incisive sulla burocrazia: quella regionale non è infatti più gradita di quella statale. E se pure siamo giunti alla fine di questa legislatura, proponiamo alle forze politiche che scenderanno in campo per chiedere il voto ai cittadini del Friuli Venezia Giulia, di indicare questi temi come prioritari per la futura azione di governo".

Uniti per il turismo ( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia.Soddisfatti per il rinnovo tanto il vicesindaco e assessore al turismo Massimino Zaninello, che il presidente della Pro Loco Claudio Pavanati, che hanno messo l'accento sulla flessibilità e snellezza dei rapporti raggiunti con la nuova convenzione e la possibilità che viene così assicurata di portare avanti con reciproca soddisfazione le iniziative a carattere turistico

Pensare alla villa veneta come ( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ed alleggerire una burocrazia che impedisce qualsiasi tipo di recupero in un mondo unicamente nostro, composto da 4.500 costruzioni nelle tre Venezie, di cui ben 250 nel Polesine. "Make dreams real": rendere i sogni reali, un messaggio finale di ottimismo per il futuro, indirizzato anche al Rotary alla ricerca di qualche possibile intervento.

(e.g.) Si sono svolte sul duplice ( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia e si è infine augurato una modifica delle legge sui nitrati. Sul piano locale, il presidente mandamentale, Adriato Tugnolo, ha riferito degli incontri in municipio con i tecnici Enel per la riconversione della centrale di Polesine Camerini, in cui l'agricoltura ha chiesto visibilità nella futura convenzione per fissare alcuni paletti riguardo la salute,

Caritas a confronto sui problemi della solidarietà ( da "Gazzettino, Il" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nel consiglio di coordinamento per la troppa burocrazia.Nel pomeriggio il convegno si è spostato nella Casa Diocesana di Spiritualità "Casa Maria Assunta", a Cavallino, per approfondire con riflessioni in gruppi di studio, alcuni aspetti messi in luce nella mattina per affinare il metodo di lavoro Caritas e le abilità dell'operatore-animatore parrocchiale.

<Porte aperte> per artigiani in crisi di identità ( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: una burocrazia che si complica e che rende l'ordinaria amministrazione dell'attività sempre più difficile da gestire. E tutto viene risolto spesso senza sapere che ogni artigiano vive gli stessi problemi."Trascorse le giornate in negozio aggiunge il segretario della Confartigianato c'è la tendenza a voler risolvere tutto in famiglia,

LE VERITà DEGLI ERETICI ( da "Mattino, Il (Circondario Sud1)" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia subdola, alle ottusità come alle raffinate astuzie del potere, al coro untuoso della intellighenzia schierata al fianco del più forte, mai dei più deboli: il suono di quelle parole di rivolta, per esserci con Camus, giunge flebile nel frastuono contemporaneo, ma l'orecchio va teso per non disperdere nel soffio della impalpabile postmodernità un patrimonio di vite e di

PIGNETO Un paletto anti-investimenti ( da "Messaggero, Il" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Lettera firmata BUROCRAZIA Atac, card over 70 altro che agevolazioni Spettabile Atac, sul vostro sito internet compare uno splendido annuncio che pubblicizza l'invio gratuito a domicilio della card over 70 per il 2008, ma peccato che ad oggi tutto ciò sia avvenuto solo per pochi fortunati.

Paolo Ferrero: lo spezzatino l'errore più grande ( da "Vita non profit magazine" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: I condizionamenti non dichiarati delle burocrazie hanno un peso notevole che io ho incominciato ad apprezzare solo col passare dei mesi. Vita: è stato così per il 5 per mille? Ferrero: Direi di sì. Clamorosa anche la vicenda della riduzione dello stipendio dei ministri. Io proposi che il provvedimento fosse esteso anche ai ministri non parlamentari,

Veltroni ha capito che la sfida si combatte anche per via semantica... pag.1 ( da "Affari Italiani (Online)" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: una volontà di liberazione delle energie e di riduzione della burocrazia (di quello che gli statunitensi chiamerebbero il Big Government) che ricorda il primo programma elettorale clintoniano. Come pure un'idea alla Bobbio di liberaldemocrazia quale collante ideale del nuovo partito, nel quale ci auguriamo, come avrebbe probabilmente voluto il grande pensatore torinese,

AGRICOLTURA/ ALTO ADIGE, VIA LIBERA A NUOVA LEGGE SU AGRITURISMO ( da "Virgilio Notizie" del 18-02-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: 05 Obiettivo è ridurre la burocrazia, ai comuni le autorizzazioni Roma, 18 feb. (Apcom) - La giunta provinciale di Bolzano ha approvato questa mattina il disegno di legge elaborato dall'assessore all'Agricoltura, Hans Berger, sul settore dell'agriturismo. La nuova legge si prefigge in primo luogo di ridurre la burocrazia.


Articoli

Walter chiaro (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

Walter chiaro Veltroni ci crede. Nel discorso programmatico all'assemblea costituente del Pd, il candidato leader lancia la sfida alla destra. Meno tasse, più innovazione, meno burocrazia, più aiuti ai precari. E il partito omnibus si scalda per il divorzio tra Berlusconi e Casini: "Se po' fa'"PAGINE 4 E 5.

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Mario Giuliano, 66 anni, imprenditore nel settore dei serramenti, è da due anni e mezzo al timo (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

Ne di Confartigianato Piemonte. L'associazione di categoria conta, a livello regionale, 46mila imprese iscritte (6500 nel capoluogo subalpino). Allora, presidente, come giudica questa fotografia del pianeta artigianato a Torino? "Direi che riflette la realtà: cresciamo troppo poco. L'incremento in valore assoluto delle imprese è probabilmente legato al fatto che molti dipendenti si mettono in proprio. Pochi, però, vanno avanti". Quali i maggiori ostacoli nel vostro lavoro? "I soliti, sono anni che ne parliamo: fisco soffocante, burocrazia inefficiente, difficoltà di accesso al credito. Una legislazione pensata per la grande industria e che, calata dall'alto, rischia di schiacciarci". La vostra ricetta, qual è? "Nessuna ricetta: l'artigiano è una persona che mentre costruisce qualcosa per sé e per gli altri, esprime la propria personalità. Dobbiamo migliorare il nostro capitale umano e puntare sull'idea della necessità di una formazione continua". \.

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Ancora a Trieste il corpo della polacca uccisa Sui vestiti possibili tracce di Dna degli assassini (sezione: Burocrazia)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

Anna Stanosz fu trovata cadavere in Carso lo scorso giugno. Il consolato: manca il nulla osta della Procura Ancora a Trieste il corpo della polacca uccisa Sui vestiti possibili tracce di Dna degli assassini Il suo corpo senza vita, ormai irriconoscibile, era stato rinvenuto nella boscaglia tra Opicina e Fernetti il 21 giugno dello scorso anno. Oggi, a distanza di otto mesi, i resti della 26enne polacca Anna Stanosz, vittima di un caso d'omicidio destinato probabilmente a rimanere insoluto, sono ancora chiusi in una cella frigorifera dell'obitorio di via Costalunga. Il rientro in patria della salma, e la sepoltura nel cimitero di un piccolo villaggio sui Carpazi chiamato Chyrowa, continua a essere rinviato a tempo indeterminato. Il motivo, stando alle informazioni fornite alcuni giorni fa dal viceconsole polacco a Milano, Andrzej Szydlo, è l'assenza del nulla osta per il trasferimento del corpo della ragazza nel suo Paese d'origine da parte della procura della Repubblica di Trieste. L'indagine, in altre parole, non sarebbe ancora chiusa: nonostante gli esami autoptici abbiano detto che i resti del cadavere non potranno fornire indizi a causa dell'avanzato stato di decomposizione, la salma deve restare ancora a disposizione perché in ballo c'è il rebus di un assassinio consumato a cavallo di un confine che l'estate scorsa esisteva ancora. Un assassinio riconducibile, eventualmente, alle attività internazionali di un'organizzazione criminale che spinge all'avvventura giovani stranieri delle regioni povere dell'Est, con la prospettiva di un lavoro serio in Italia, salvo poi spedire sul marciapiede le ragazze e nei campi i ragazzi. Il mancato nulla osta si lega peraltro ad alcune voci non confermate dal consolato che circolano in ambienti vicini alla famiglia Stanosz, secondo cui sui resti di Anna (verosimilmente sui vestiti che portava addosso) sarebbero state isolate tracce di Dna di tre persone. Forse i suoi carnefici. Per i genitori dunque, Krystyna e Wladyslaw Stanosz, la penosa attesa di poter almeno seppellire la figlia a casa non è finita. Un complesso iter investigativo, di fatto, ha preso il posto degli ostacoli economici, già risolti in larga misura proprio grazie alle donazioni dei triestini. In molti, qui in città, erano infatti rimasti colpiti dalla storia dei coniugi Stanosz, lei casalinga e lui invalido, che con le loro entrate mensili, circa 250 euro, non avrebbero mai potuto far rientrare in Polonia il feretro, il cui trasferimento costa circa 4mila euro. La macchina della solidarietà, attivata anche atttraverso il Piccolo, aveva consentito alla famiglia di risolvere quest'ostacolo e di rivolgersi a un'agenzia funeraria di Varsavia specializzata in casi internazionali. Ma la burocrazia deve ancora compiere il suo percorso. E a rendere ancor più drammatica la vicenda dei due genitori, rimbalza fino a Trieste la notizia che ormai i coniugi Stanosz vengono guardati adddirittura con sospetto da alcuni concittadini, che imputano loro di aver intascato soldi altrui. Soldi offerti per il recupero di una salma che non torna. pi.ra.

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Tre figli e 700 euro al mese, da novembre dorme in auto: Il Comune mi nega una casa (sezione: Burocrazia)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

Greta, albanese ma cittadina italiana da 18 anni, è affetta da tumore "Mi sono rivolta invano a sindaco e prefetto. In Municipio mi dicono di tornare al mio Paese" Tre figli e 700 euro al mese, da novembre dorme in auto: "Il Comune mi nega una casa" Malata, con tre figli e la madre anziana a carico, costretta a dormire in auto dallo scorso novembre perché lo stipendio (700 euro al mese) non le basta per affittare un appartamento dignitoso in grado di ospitare lei e la sua famiglia. È la storia di Greta Shllaku, 49 anni, albanese di origine ma residente a Trieste e cittadina italiana da ben 18 anni. Da mesi Greta lotta invano con la burocrazia italiana per l'assegnazione di un alloggio comunale a un affitto adeguato alle sue possibilità economiche. La sua non è la classica storia contrassegnata da un trascorso di disagio e povertà, anzi. Figlia di un noto regista teatrale e scrittore albanese, una laurea in Lettere e un'infanzia vissuta nel lusso, fino a cinque anni fa Greta gestiva una pizzeria a Muggia assieme al marito triestino (da cui ora si sta separando). A mandare a rotoli un'esistenza senza particolari problemi economici è stata una malattia che ancora oggi non le dà tregua: "Cinque anni fa mi è stato diagnosticato un tumore, mi avevano dato due settimane di vita - racconta -: ho subito quattro operazioni, mi è stato asportato un seno, mi sono sottoposta alla chemioterapia per oltre un anno e sono ancora in cura. Nelle mie condizioni non potevo continuare a lavorare e così siamo stati costretti a chiudere la pizzeria". Da lì inizia un periodo di crisi economica e familiare che culmina con la separazione. A novembre però la casa coniugale viene assegnata all'ex marito e Greta si trova sulla strada: "Sono costretta a dormire in un'auto, nonostante le mie condizioni di salute, mentre i miei figli e mia madre sono obbligati a farsi ospitare da amici e conoscenti - racconta -. Con i 700 euro che guadagno lavorando quattro ore al giorno in una pizzeria non posso affittare una casa a prezzi di mercato e al contempo mantenere quattro persone, tra cui un minorenne". A spingere Greta a rinunciare, con grande sofferenza, alla sua riservatezza, raccontando pubblicamente la sua vicenda, è il muro che si è trovata davanti ogni volta che si è rivolta alle istituzioni: "Ho chiesto udienza al sindaco, che non si è degnato di concedermi neppure una risposta pro forma escludendo ogni tentativo di colloquio. Mi sono rivolta anche al prefetto, pregandolo di dedicarmi pochi minuti del suo tempo, ma nulla". L'esperienza peggiore però l'ha vissuta rivolgendosi al Comune per ottenere un alloggio: "Gli addetti mi hanno dato un unico suggerimento: ritornarmene in Albania. Ogni volta che mi presento agli uffici mi ritrovo a dover ripetere e ripercorrere con dolore i miei trascorsi di salute per spiegare la mia difficoltà attuale, sentendomi ogni volta violata nella privacy di malata. Mi sento umiliata da questi atteggiamenti di razzismo e disprezzo. Mi chiedo come sia possibile che nell'Italia del 2008 si lasci una madre in queste condizioni - afferma -. Le uniche persone che mi hanno dimostrato attenzione e conforto sono l'assistente sociale Cristina Ceppi e i consiglieri comunali Alfredo Racovelli e Roberto Decarli, che ringrazio". Le uniche cose che le istituzioni sono state in grado di offrirle sono un posto in una casa di riposo - "ma solo per me, dimenticando mia madre e mio figlio di 16 anni" - e un reddito di cittadinanza di 93 euro al mese, "con il quale non posso certo affittare un alloggio". Greta sottolinea che la sua non è una richiesta di favori o di alloggi gratuiti: "Non chiedo alcun regalo, né intendo pesare sulle spalle dei cittadini: voglio vivere da sola e pagare l'affitto. Non chiedo altro che qualcuno mi ascolti e mi dia un aiuto concreto. Se nessuno è disposto a farlo, allora, per quanto ami questa città, rivoglio indietro la mia cittadinanza: evidentemente quella italiana non mi serve un granché". Elisa Lenarduzzi.

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LA STRATEGIA DEL CAVALIERE (sezione: Burocrazia)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

DALLA PRIMA PAGINA Ed è, di conseguenza, molto probabile che formino la sostanza del suo programma. Vale, quindi, la pena di chiedersi se politiche economiche del genere siano in grado di avviare a soluzione i problemi reali del Paese, che si sostanziano in un passo più lento di quello dei grandi stati europei anche nei periodi di ripresa. La prima questione al riguardo concerne l'ipotesi, cara a molta destra non solo italiana, che una riduzione del carico fiscale incentivi gli imprenditori a maggiori investimenti ed iniziative. L'on. Sacconi, un qualificato berlusconiano, arriva a dire "oggi, oltre una certa soglia, alle aziende non conviene più guadagnare". Se guardiamo i dati di Mediobanca usciti nei giorni scorsi, constatiamo che nel 2006 le imprese che nell'ultimo decennio sono state sempre in utile o pareggio hanno pagato al fisco lievemente meno del 30% dei loro utili e hanno versato in dividendi quasi il doppio di quanto hanno dato allo Stato. Non è riducendo di qualche punto percentuale il carico fiscale che si modificano gli incentivi, dato che o gli operatori economici sono razionali e allora già ora possono constatare che la maggior parte di quanto guadagnano va a loro beneficio, o non lo sono e in tal caso rispondono non a modifiche marginali, ma solo a quelle tanto sostanziose da essere impraticabili. Quelle censite da Mediobanca, potrebbe obiettare un berlusconiano, sono imprese grandi e medie: la situazione è diversa per quelle minori. Ma chiunque abbia un minimo di esperienza sa che è li che si concentrano ampi fenomeni di vera e propria evasione fiscale per evitare i quali senza un'attenta opera di repressione occorrerebbe ridurre a zero o quasi le aliquote. Il vero problema delle medio-piccole imprese italiane non sono le tasse, ma per molte di loro la ridotta dimensione e l'essersi attardate su produzioni tradizionali non qualificate sulle quali grava la concorrenza dei Paesi a basso costo di mano d'opera. I problemi di quel terzo delle imprese industriali italiane che perde o è in pareggio non si risolvono con tasse minori, perché già non le pagano. Restano le tasse personali e qui l'iniziativa l'hanno già presa Epifani suggerendo una riduzione di quelle sul lavoro dipendente e Rutelli con l'Ici sulla prima casa, per cui a Berlusconi, se vuole differenziarsi, non resta che puntare a una minor progressività. Prescindendo dall'ingiustizia di una formula del genere (negli Usa miliardari come Buffett criticano quanto ha fatto Bush in tale direzione), da noi il problema è quello della copertura. Con un debito pubblico che supera il reddito nazionale, l'unica strada percorribile è quella della riduzione delle spese. Ma quali? Non quelle per lavori pubblici se non vuol rinnegare il suo patto con gli italiani. Certo Berlusconi senza Fini potrebbe tagliare la burocrazia statale, ma è lecito dubitare abbia il coraggio, lui che ama la popolarità, di mettersi contro milioni di dipendenti pubblici. Non resta che la spesa sociale. Anche qui, prescindendo dall'ingiustizia e dal fatto che l'invecchiamento della popolazione tende a far crescere spesa sociale e sanitaria, si colpirebbero milioni di persone e si influirebbe negativamente sui consumi indebolendo ulteriormente il sistema economico. I costi della politica potrebbero essere abbassati riducendo il numero dei parlamentari in misura più massiccia di quanto sta proponendo il centrosinistra, ma Berlusconi ha già promesso ai suoi di ricandidarli tutti e non può fare tagli troppo drastici. Tutto questo non significa che non ci siano molte inefficienze e molti sprechi, ma per ridurli occorre un'opera di cesello che non fa parte dello stile del nostro e che dura anni. Di conseguenza o Berlusconi mette in programma cose che non potrà realizzare nella speranza che molti gonzi ci credano, o - se tenterà di realizzarle - porterà il bilancio a uno sfacelo maggiore di quello avviato dal suo ultimo governo. Speriamo solo che molti italiani se ne rendano conto, perché in caso contrario, se il deficit riprendesse a crescere, è molto difficile pensare questa volta che l'Europa chiuda benevolmente un occhio. Franco A. Grassini.

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Materna, sezioni bloccate dalla burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pordenone Materna, sezioni bloccate dalla burocrazia Roveredo in Piano, 55 famiglie col fiato sospeso. La Cisl: ritardi esclusivamente tecnici ROVEREDO. E' giallo, sulla nuova scuola dell'infanzia statale a Roveredo in Piano. L'autorizzazione di due sezioni 2008-2009? Forse, si, no, non so. Dall'ufficio scolastico regionale di Trieste, dicono: "Avremo notizie più sicure sugli organici la prossima settimana". L'incertezza cresce, e 55 famiglie che hanno iscritto i bambini stanno sulla proverbiale graticola. La petizione per fare pressing sull'amministrazione scolastica ha raccolto una cinquantina di firme di mamme e papà che chiedono asilo dal prossimo settembre. "I locali messi a disposizione dal Comune non sono un problema - riassumono la vicenda i sindacalisti cigiellini Carla Franza e Gianfranco Dall'Agnese -. Il consenso territoriale è fuori dubbio, ma purtroppo l'iter burocratico si rivela più difficile del previsto". Ritardi tecnici, pare. "Non ci sono i tempi per attribuire un codice burocratico alla nuova scuola dell'infanzia che dovrebbe nascere - aggiungono i cislini -. L'iter formale non è stato completato e le cose non sono lineari". Un inghippo burocratico ha frenato l'istituzione della materna statale, cioè il solito pasticcio all'italiana. Scenari possibili? Le due sezioni di materna potrebbero saltare in organico di diritto. "Faremo di tutto perché questo non accada - ha rassicurato sulla vicenda che tiene nell'ansia 55 famiglie con il bambino da sistemare a scuola -. L'ultima possibilità che potrebbe risolvere la situazione critica sarebbe quella di autorizzare le due nuove sezioni in organico di fatto". L'anno scolastico 2008-2009 doveva in dote anche due istituti comprensivi a Roveredo e Porcia, rispettando la linea geografica dei territori comunali. "L'operazione delle scuole trasformate in verticale - confermano i cigiellini - semplifica la gestione e può assicurare continuità didattica dall'infanzia alle secondarie di primo grado". Il condizionale è d'obbligo anche in questo caso: i codici delle scuole che non arrivano minacciano il futuro prossimo dell'istruzione territoriale. (c.b.).

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I tagli alle tasse non bastano se non si risanano i conti (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Sardegna, La" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di Franco A. Grassini I tagli alle tasse non bastano se non si risanano i conti Nell'annunciare il sostanziale mutamento politico Berlusconi ha parlato di tutto, ma è stato particolarmente avaro sui temi economici. Solo qualche vago accenno a riduzione delle tasse (e della loro progressività) e sostegno della piccola impresa. Premesso che il personaggio è capace di mutamenti imprevedibili, non sembra dubbio che tesi di tale tipo avrebbero un notevole fascino per i suoi potenziali elettori ed è, di conseguenza, molto probabile che formino la sostanza del suo programma. Vale, quindi, la pena di chiedersi se politiche economiche del genere sarebbero in grado di avviare a soluzione i problemi reali del Paese, che si sostanziano in un passo più lento di quello dei grandi Stati europei anche nei periodi di ripresa. La prima questione al riguardo concerne l'ipotesi, cara a molta destra non solo italiana, che una riduzione del carico fiscale incentivi gli imprenditori a maggiori investimenti ed iniziative. L'on. Sacconi,un qualificato berlusconiano, arriva a dire "oggi, oltre una certa soglia, alle aziende non conviene più guadagnare". Se guardiamo i dati di Mediobanca usciti nei giorni scorsi, constatiamo che nel 2006 le imprese che nell'ultimo decennio sono state sempre in utile o pareggio hanno pagato al fisco lievemente meno del 30% dei loro utili ed hanno versato in dividendi quasi il doppio di quanto hanno dato allo Stato. Non è riducendo di qualche punto percentuale il carico fiscale che si modificano gli incentivi, dato che o gli operatori economici sono razionali e allora già ora possono constatare che la maggior parte di quanto guadagnano va a loro beneficio, o non lo sono ed in tal caso rispondono non a modifiche marginali, ma solo a quelle tanto sostanziose da essere impraticabili. Quelle censite da Mediobanca, potrebbe obiettare un berlusconiano, sono imprese grandi e medie: la situazione è diversa per quelle minori. Ma chiunque abbia un minimo di esperienza sa che è lì che si concentrano ampi fenomeni di vera e propria evasione fiscale per evitare i quali senza un'attenta opera di repressione occorrerebbe ridurre a zero o quasi le aliquote. Il vero problema delle medio-piccole imprese italiane non sono le tasse,ma per molte di loro la ridotta dimensione e l'essersi attardate su produzioni tradizionali non qualificate sulle quali grava la concorrenza dei Paesi a basso costo di mano d'opera. I problemi di quel terzo delle imprese industriali italiane che perde o è in pareggio non si risolvono con tasse minori, perché già non le pagano. Restano le tasse personali e qui l'iniziativa la hanno già presa Epifani suggerendo una riduzione di quelle sul lavoro dipendente e Rutelli con l'ICI sulla prima casa, per cui a Berlusconi, se vuole differenziarsi, non resta che puntare ad una minor progressività. Prescindendo dall'ingiustizia di una formula del genere, il problema è quello della copertura. Con un debito pubblico che supera il reddito nazionale, l'unica strada percorribile è quella della riduzione delle spese. Ma quali? Non quelle per lavori pubblici se non vuol rinnegare il suo patto con gli italiani. Certo Berlusconi senza Fini potrebbe tagliare la burocrazia statale, ma è lecito dubitare abbia il coraggio, lui che ama la popolarità, di mettersi contro milioni di dipendenti pubblici. Non resta che la spesa sociale. Anche qui prescindendo dall'ingiustizia e dal fatto che l'invecchiamento della popolazione tende a far crescere spesa sociale e sanitaria, si colpirebbero milioni di persone e si influirebbe negativamente sui consumi indebolendo ulteriormente il sistema economico. I costi della politica potrebbero essere abbassati riducendo il numero dei parlamentari in misura più massiccia di quanto sta proponendo il centro-sinistra, ma Berlusconi ha già promesso ai suoi di ricandidarli tutti e non può fare tagli troppo drastici. Tutto questo non significa che non ci siano molte inefficienze e molti sprechi, ma per ridurli occorre un'opera di cesello che non fa parte dello stile del nostro e che dura anni. Di conseguenza o Berlusconi mette in programma cose che non potrà realizzare nella speranza che molti gonzi ci credano, o - se tenterà di realizzarle - porterà il bilancio ad uno sfacelo maggiore di quello avviato dal suo ultimo governo. Speriamo solo che molti italiani se ne rendano conto, perché in caso contrario, se il deficit riprendesse a crescere, è molto difficile pensare questa volta l'Europa che si è rimessa in piedi chiuda benevolmente un occhio.

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Meno burocrazia con un testo unico europeo (sezione: Burocrazia)

( da "Libertà" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

Quotidiano partner di Gruppo Espresso LIBERTA' di lunedì 18 febbraio 2008 &gt Economia Meno burocrazia con un testo unico europeo Cosmetici: un nuovo regolamento per rafforzare la sicurezza Cambiano le regole sulla produzione dei cosmetici: 3500 pagine di norme nazionali diventano un unico testo europeo che punta ad accrescere la sicurezza dei prodotti per i consumatori e a ridurre gli oneri burocratici per i produttori. Sono definiti requisiti minimi più chiari per la valutazione della sicurezza dei prodotti immessi sul mercato UE. Le regole per la segnalazione di effetti indesiderati alle autorità di vigilanza, per il ritiro del prodotto e per il coordinamento tra le autorità degli Stati vengono approfondite, mentre sono semplificati i requisiti di notifica, che ridurranno i costi amministrativi per le imprese cosmetiche del 50%. Le leggi e i regolamenti nazionali, pari appunto a oltre 3500 pagine di testi giuridici, vengono eliminati e sostituiti da un'unica normativa europea. In realtà, esiste già una norma europea risalente al 1976, ma una serie continua di emendamenti introdotti dai differenti paesi hanno prodotto un mosaico privo di terminologia coerente. Oggi, ad esempio, vengono definite le nuove disposizioni sul divieto dei test sugli animali, che verranno gradualmente introdotte di qui al 2013. L'operazione cosmetici rientra nell'azione di semplificazione della normativa comunitaria promossa dal Vicepresidente della Commissione europea Günter Verheugen, responsabile per le imprese e la politica industriale. Tra i prodotti cosmetici inclusi nel nuovo testo normativo ce ne sono alcuni di vitale importanza per la salute e il benessere dei consumatori, come ad esempio i prodotti solari, quelli per la pulizia del corpo e i dentifrici. Le aziende europee sono leader mondiali in questo settore che conta oltre 3000 produttori di cosmetici. Il mercato europeo per i prodotti cosmetici vale circa 65 miliardi di euro e crea, direttamente e indirettamente, più di 350.000 posti di lavoro. M. F. Rappresentanza a Milano della Commissione Europea [.

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Spazzatura e dolce vita l'italia vista dall'america - jacopo barigazzi barbie nadeau (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

Cronaca Sull'edizione internazionale di Newsweek ritratto a tinte forti del Bel Paese la crisi politica e Napoli, l'economia che non cresce, il blocco delle opere Spazzatura e dolce vita l'Italia vista dall'America JACOPO BARIGAZZI BARBIE NADEAU Christopher Dickey In questi giorni il film che fa più discutere in Italia, ed è "hot" da ogni punto di vista, è "Caos calmo": narra la storia di un vedovo che non riesce a rimettere in sesto la propria vita e se ne resta seduto su una panchina a osservare la vita che gli scorre davanti. Certo, una delle ragioni per le quali il film fa il pieno ai botteghini è la controversia nata in merito a una scena di sesso, ma il film tocca sicuramente qualche nervo scoperto. La verità è che, al pari del vedovo, buona parte d'Italia se ne resta seduta a vederle passare davanti il mondo intero. Fino all'inizio degli anni '80, il pil italiano era pressoché uguale a quello della Gran Bretagna, e l'Italia pareva essere una forza trainante di un'Europa unita di recente. Ma quei giorni sono ormai lontani. Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Fiat e della Ferrari, paragona il governo italiano a "una vettura così pesante, così costosa, così difficile da manovrare, così obsoleta, che per quanto bravo possa essere il pilota non riesce a vincere". A questo punto il governo non è che funzioni male: non funziona proprio. Da quando il governo di centro-sinistra del Primo ministro Romano Prodi è caduto a gennaio per non aver ottenuto la fiducia, si è in regime provvisorio fino alle prossime elezioni fissate ad aprile. Dagli ultimi sondaggi risulta che l'Italia tornerà a essere governata dal magnate-showman di centro-destra Silvio Berlusconi (...) Indipendentemente da come gli italiani ci appaiono, ci sono segni di marciume, sia in senso figurato che letterale. Le strade di Napoli sono sommerse e invase da montagne di spazzatura in putrefazione da mesi, senza che sia in vista una soluzione. Se Napoli puzza, Venezia non è da meno: grandiosi piani sono stati proposti per salvare la città, sommersa dalle acque nove mesi l'anno, ma il progetto di lavori decennali e del costo di svariati miliardi di euro proposto da Berlusconi è stato rimesso nel cassetto da Prodi. Firenze è presa d'assalto dai turisti, ma invece di migliorare le infrastrutture il consiglio municipale sta pensando di trasferire il David di Michelangelo fuori città per "decongestionare" il centro. E poi c'è l'Alitalia, la flotta della compagnia di bandiera che affoga in debiti immani, emblematici dell'economia italiana che non funziona. Nel 2004 e nel 2005 l'economia del Paese non è cresciuta per nulla e da un decennio a questa parte ristagna al fondo o in ogni caso agli ultimi posti della classifica dei già torpidi tassi di crescita del resto d'Europa (...) Nonostante tutto ciò, molti italiani credono che il loro Paese abbia ancora il potenziale - forza della creatività nel caos! - di potersi riprendere e vivere un meraviglioso revival. Ma come? "Credo che molte persone si stiano ponendo questa stessa domanda" confida Pino Arlacchi, ex parlamentare e senatore, leader nella lotta antimafia all'inizio degli anni Novanta. "Perché in questo Paese non siamo riusciti a operare una svolta?". Giulio Sapelli, uno dei più illustri storici italiani di economia, elenca soltanto alcune spicciole decisioni cruciali: "Gli anni Ottanta sono stati un decennio di grandi opportunità mancate". Diversamente dalla Francia - che essendosi resa conto dei rischi della penuria energetica si è costruita una rete elettrica che ormai le fornisce l'ottanta per cento del suo fabbisogno - l'Italia indisse un referendum molto travagliato e sentito che nel 1987 mise la parola fine a qualsiasi possibilità di progresso nell'industria nucleare tecnologicamente avanzata. E oggi l'Italia dipende in tutto e per tutto dal mercato internazionale per procurarsi a caro costo l'energia che le serve. Poi c'è il debito pubblico, lievitato a dismisura quando i conti dei programmi sociali istituiti negli anni Settanta sono venuti al pettine e i partiti politici hanno alimentato e gonfiato oltre ogni dire la burocrazia con posti di lavoro distribuiti in base al clientelismo. "C'è molta corruzione" dichiara Sapelli. Infine, negli anni Ottanta c'è stato il problema della lira italiana: il governo ha spinto e promosso le esportazioni e ammansito il settore privato non incoraggiando la ricerca, lo sviluppo e l'innovazione, bensì svalutando la moneta. A posteriori, dice Sapelli, le cifre mirabolanti del Pil italiano di 25 anni fa "erano illusorie". Diversamente dalla Gran Bretagna, che era sulla strada giusta per diventare una moderna economia occidentale di servizi, l'Italia stava respirando allora "l'ultimo sospiro di un sistema industriale" sostenuto da "un'enorme spesa pubblica". Nel 1992 l'illusione già stava perdendo smalto: le rivelazioni degli arresti e dei processi giudiziari legati allo scandalo di "Mani pulite" hanno messo in piena luce la corruzione nel Partito della Democrazia Cristiana e nel Partito Socialista che da generazioni si avvicendavano al governo. Sono stati entrambi spazzati via, i loro leader sono stati portati in tribunale, perfino costretti a prendere la via dell'esilio, ma la corruttibilità, la ristrettezza di vedute e l'immoralità sono rimaste. Forse, dice il sociologo Ilvo Diamanti, c'era da aspettarselo che una "sterile rabbia" diventasse il sentimento che domina la vita pubblica italiana, mentre il cinismo sdegnato è ormai all'ordine del giorno. Ora che i politici si parlano essenzialmente tra loro, soltanto gli artisti e i comici paiono articolare e dar voce agli umori della piazza. Il commentatore politico più popolare del Paese, senza dubbio, è il comico Beppe Grillo (...) Lo scorso settembre milioni di persone si sono riunite nelle piazze italiane per il "Vaffa - Day" da lui proposto. Al telefono, dalla sua casa di Genova, Grillo ha detto a Newsweek: "In Parlamento abbiamo circa 80 farabutti" prima di lanciare il suo appello al mondo: "Per favore invadeteci! Aiutateci!". Scherzi a parte, buona parte del problema italiano è che troppo spesso l'Italia ha fatto affidamento su forze esterne per risolvere i propri problemi interni che nessuno osava prendere di petto. Quella italiana è una società a tal punto piena di vincoli burocratici e di fratture sociali che benché gli italiani, come è risaputo, siano eccellenti imprenditori, è estremamente difficile aprire un'azienda o crescere e passare da piccole dimensioni aziendali a una società in grado di competere sul mercato globale (...) A livello macroeconomico, le riforme strutturali sono sistematicamente e ripetutamente promesse per essere poi dimenticate in un sistema nel quale i partiti politici dell'opposizione per quanto minuscoli siano possono sempre esercitare diritto di veto - e di fatto lo fanno - nei confronti di qualsiasi importante iniziativa del governo. Montezemolo - che negli ultimi quattro anni è stato anche capo di Confindustria, la potente associazione di leader e imprenditori italiani - ricorda che l'Italia fece uno sforzo folle per far fronte ai requisiti fiscali imposti dall'Unione Europea per poter entrare nell'eurozona nel 1999. Con un tono di voce pacato, ma scagliando in alto le braccia mentre è seduto sul divano del suo ufficio commenta: "Non appena siamo arrivati a quel traguardo e abbiamo potuto dire "Finalmente siamo entrati nell'eurozona!", siamo crollati. Non abbiamo fatto niente. E non ci sono progetti fondamentali o strutturali per il futuro". Il grande sprint dell'ottimismo italiano degli anni Ottanta coincise con la fine della guerra al terrorismo, con l'affermarsi dei primi marchi del lusso italiano di portata mondiale, quali Armani, Zegna, Brioni, Valentino, Gucci, Prada e tanti altri. Ma poi l'economia ha toccato il fondo, gli scandali politici dei primi anni Novanta sono coincisi con una stabilità finanziaria paragonabile soltanto a quella dell'Argentina (...) Non stupisce, dopo quanto detto, che molti italiani paiano alla ricerca spasmodica di una forte leadership e, forse, di un uomo forte. Da un sondaggio condotto l'estate scorsa è emerso che il 90 per cento degli italiani voterebbe una figura di questo tipo. Ma quando i candidati si presentano nelle vesti di uomini forti risuonano ancora troppo intensi gli echi della dittatura di Benito Mussolini perché possano trovare vasti supporti e consensi. Nonostante tutte le insoddisfazioni, nella Penisola perdura quello che in Italia potrebbe essere chiamato il "fattore dolce vita": la gente pensa ancora effettivamente che la vita sia bella. La maggior parte della popolazione (il 74 per cento, secondo u n sondaggio Eurobarometer del mese scorso) si dice preoccupata per l'economia. Un altro 52 per cento ritiene che l'Italia stia andando nella direzione sbagliata, ma ben il 71 per cento degli italiani si dice soddisfatto della propria vita, per ciò che concerne famiglia, lavoro, futuro. Federigo Argentieri, docente di scienze politiche alla John Cabot University di Roma, spiega che "gli italiani sono abituati a una rigida separazione tra la loro vita privata e ciò che accade a livello pubblico". E mentre un'assoluta mancanza di senso civico rende questo Paese estremamente difficile da governare, Argentieri osserva che quando - come spesso accade - il governo cade, è la forza della famiglia a far funzionare la società: "è sicuramente sbagliato, eppure è questo a tenere a galla l'Italia". ©. News-week -la Repubblica Traduzione di Anna Bissanti.

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Geotubi per difendere il litorale dianese, ma la burocrazia frena (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

Varato il progetto, non le autorizzazioni I grossi "salsicciotti" di due metri di diametro messi davanti alle spiagge dovrebbero contenere l'erosione. Ma manca l'ok 18/02/2008 Diano Marina. Promossa dall'amministrazione comunale l'installazione di geotubi, grossi "salsicciotti " di quasi due metri di diametro che, una volta riempiti di sabbia, dovranno arginare in maniera capillare il fenomeno dell'erosione delle spiagge, negli ultimi anni una delle piaghe più preoccupanti del litorale dianese. Soddisfatto l'assessore al demanio per il progetto che si spera, nel giro di pochi mesi, possa ottenere tute le autorizzazioni necessarie per procedere con i lavori veri e propri. "Di concerto con le varie associazioni coinvolte che operano sul nostro litorale - ha spiegato l'assessore Muratorio - abbiamo deciso per l'installazione dei geotubi nella parte di ponente, quindi dal porto verso Sant'Anna. Si tratta di grossi tubi riempiti di sabbia che una volta posizionati ad una distanza opportuna dalla riva infrangono l'onda in modo da evitare che colpisca direttamente o gli scogli o, appunto, la battigia causando quindi una notevole dispersione di manto sabbioso. Secondo i calcoli dovrebbero frenare l'erosione delle spiagge e di conseguenza limitare il ripascimento". L'intervento capillare sulla parte di ponente potrebbe però slittare al prossimo autunno, poiché, al momento, come evidenziato dall'assessore, si è ancora alla parte burocratica nonostante vi sia già un progetto ben definito. Va ancora peggio per la parte a levante. Il Comune sta ancora aspettando il nulla osta definitivo, anche sotto l'aspetto economico, dalla Regione per convocare la conferenza dei servizi in via referente . "Tuttavia - conclude la Muratorio - ci auguriamo che entrambi i progetti vengano promossi al massimo entro la fine di questa estate in modo da aprire i cantieri almeno in autunno. Per l'ormai imminente stagione balneare speriamo non si verifichino mareggiate importanti da compromettere o comunque minacciare la regolare attività dei nostri stabilimenti balneari. Abbiamo già fatto degli interventi importanti per la difesa del litorale, ma sarei ipocrita a definirli risolutivi o permanenti". Alessandra Boero 18/02/2008.

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I fondi per conciliare orari di lavoro e famiglia restano inutilizzati (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: PRIMA data: 2008-02-18 - pag: 1 autore: Imprese. Pochi progetti, molta burocrazia I fondi per conciliare orari di lavoro e famiglia restano inutilizzati Dei quaranta milioni messia disposizione lo scorso anno dal Fondo per le politiche della famiglia ne sono stati assegnati finora solo tre. I progetti realizzati dalle aziende per conciliare tempi di vita e di lavoro dei dipendenti stentano a decollare: in sette anni sono state approvate meno di 400 domande, per un totale di oltre 5mila addetti. Burocrazia e tempi lunghi frenano la diffusione di part-time, telelavoro e altre forme di orario flessibile. Servizio u pagina 11 l'articolo prosegue in altra pagina.

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Figli e lavoro, pochi progetti (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-02-18 - pag: 11 autore: Figli e lavoro, pochi progetti Burocrazia e tempi lunghi frenano la diffusione di orari flessibili PAGINA A CURA DI Francesca Barbieri La dote è stata raddoppiata, ma il ritornello è sempre lo stesso: conciliare il tempo in azienda è operazione ancora poco diffusa. Part-time, telelavoro, banca delle ore, corsi di formazione dopo la nascita di un figlio, voucher per l'assistenza di familiari anziani non autosufficienti. Tutte azioni positive per favorire la flessibilità dei lavoratori, che in base alla legge sui congedi pa-rentali, la 53 del 2000,hanno a disposizione uno stanziamento ad hoc. Un budget annuo di 20 milioni di euro, che nel 2007 è stato portato a 40 milioni, da dividere tra i progetti family friendly presentati dalle aziende.Ma finora le somme distribuite sono state appena 22 milioni nel periodo 2001-2006 – quando la gestione dei fondi era in carico al ministero del Lavoro –e di soli 3 milioni per il 2007 (dato parziale perché l'esame delle domande non è ancora stato completato), nonostante l'aumento delle risorse disponibili deciso dal dipartimento per le Politiche della famiglia. In sette anni sono stati presentati circa mille progetti e solo 367 hanno ottenuto il via libera ministeriale, con oltre 5mila lavoratori coinvolti, in larga parte donne (80%). L'ultimo avviso di chiamata,quello con scadenza 11 febbraio, è stato pubblicato sulla "Gazzetta Ufficiale "solo due giorni prima."Ricordare la deadline non è obbligatorio precisa Francesca Pelaia, dirigente del dipartimento per le Politiche della famiglia - la legge è chiara: le aziende possono presentare i progetti tre volte l'anno, il 10 febbraio, il 10 giugno e il 10 ottobre". Nell'avviso è stata poi ufficializzata la prima tranche di risorse per il 2008: 4,3 milioni di euro. "Quest'anno-spiega Pelaia-il budget tornerà sui 20 milioni per adeguarlo alle richieste effettive delle aziende". Aziende che (almeno finora) sono state restie a presentare progetti per scarsa conoscenza,difficoltà di progettazione, tempi lunghi e pagamenti poco puntuali. Tutto ciò, a detta delle Consigliere di parità regionali, che cercano di far conoscere la legge sul territorio. "Nel Mezzogiorno resistono gli stereotipi e le donne lavoratrici sono poche- evidenzia Luisa Marilotti, Consigliera della Sardegna- :l'esigenza di adottare politiche di conciliazione in azienda è meno sentita ".La Consigliera organizza incontri sul territorio con dirigenti,lavoratori e sindacati - soprattutto per insegnare come deve essere articolato un progetto family friendly. "Metà delle richieste non sono accolte- sottolinea Pelaia-spesso perché risultano poco chiare nella formulazione ". In Piemonte sono stati usati fondi della legge sull'imprenditoria femminile per aprire sportelli in tutte le province. "Si tratta di 39 punti - spiega la Consigliera Alida Vitale- che saranno attivati a breve per offrire assistenza alle piccole ditte femminili". Una volta appresa l'arte di progettare, per l'azienda c'è un altro ostacolo: i tempi d'istruttoria. "Il passaggio da un ministero all'altroammette Pelaia - ha comportato una serie di adempimenti burocratici che hanno ritardato l'esame delle pratiche". Su 232 richieste presentate nel 2007 sono state "licenziate" solo le 90 di febbraio. E che cosa dire dei tempi per ricevere i fondi, una volta ottenuto il via libera? La regola è chiara:un quarto delle somme accordate è corrisposto all'inizio, il resto a progetto ultimato. Ma non sempre va tutto liscio. "Molte aziende finanziate dall'ultima tornata del ministero del Lavoro- sottolineano dal pool della Consigliera di parità della Provincia di Mantova - non hanno ancora visto l'anticipo per indisponibilità finanziaria: sono tempi inaccettabili". Per chi arriva alla fine di questo percorso a ostacoli, comunque, i vantaggi ci sono. "Le imprese che hanno sperimentato forme di flessibilità - conferma Luisa Basso, Consigliera di parità del Veneto- le hanno poi introdotte a titolo definitivo, anche dopo l'esaurirsi dei finanziamenti. è migliorato il clima aziendale, con una maggiore produttività". Vantaggi soprattutto per le ditte che registrano un alto tasso di turnover. "Il personale diventa più fedele all'azienda- conclude Tindara Addabbo, docente di Economia all'Università di Modena e Reggio Emilia –, c'è meno assenteismo e si riduce lo stress di chi ha problemi di conciliare lavoro e famiglia". La conferma arriva da un'indagine di Ernst&Young per conto del ministero del Lavoro: turnover e assenteismo si sono ridotti nella metà delle imprese con orari flessibili. francesca.barbieri@ilsole24ore.com.

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Porti da sette anni senza riforma (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-02-17 - pag: 13 autore: Dopo lo scandalo di Genova. Nonostante le intenzioni gli ultimi due Governi non sono riusciti a cambiare la legge 84/94 Porti da sette anni senza riforma In banchina la burocrazia blocca l'ammodernamento e frena l'innovazione Raoul de Forcade GENOVA Due governi, uno durato cinque anni e l'altro quasi due, incapaci di approvare una riforma della legge sui porti 84/ 94. Infrastrutture viarie e ferroviarie che mancano e rompono la catena logistica del trasporto merci da e per i terminal. Processi di approvazione dei piani regolatori portuali caratterizzati da iter complicatissimi che bloccano le opere sulle banchine. Comitati portuali deputati a governare gli scali che hanno al loro interno le stesse persone (terminalisti e operatori) di cui dovrebbero essere i controllori. Tutto questo a dispetto di un certo numero di norme, varate nelle ultime due Finanziarie, che consento alle Regioni di usare parte dell'extragettito portuale per realizzare infrastrutture di servizio ai moli, regalano l'autonomia finanziaria ai porti e stabiliscono regole per i dragaggi ma sono frenate dalla macchina burocratica. Dopo anni in cui i porti italiani sono stati ignorati, la politica ha scoperto le potenzialità economiche dello shipping. Ma, al contrario di quanto è successo in altri Paesi europei, primi fra tutti la Spagna, sembra incapace di dare una vera spinta propulsiva alla crescita degli scali, dimostrando, una spiccata inettitudine a decidere. La vicenda giudiziaria che ha, al centro, la spartizione del terminal Multipurpose di Genova e ha portato all'arresto del presidente del porto, è la logica conseguenza di questo. Laddove il governo nazionale latita e non riesce a trovare soluzioni per vuoti legislativi (in questo caso la mancanza all'interno della 84/94 di indicazioni precise sulle regole da seguire nell'affidamento delle concessioni) il processo decisionale è rinviato alla sfera locale. E allora si apre la strada a patti spartitori, in cui l'Autorità portuale si trova a giocare un ruolo di mediazione e di composizione dei vari interessi, anziché assolvere al suo compito, che è quello di far crescere il porto. Capita così che il maggior porto container italiano di destinazione finale, appunto quello di Genova, arrivi a movimentare, nel 2007, 1,8 milioni di teu (unità di misura pari a un container da 20 piedi), contro i 2,5 milioni circa di Barcellona, e i tre milioni di Valencia. E se sui porti di trasbordo l'Italia regge ( l'anno scorso Gioia Tauroè arrivato al pareggio con Algeciras: 3,5 milioni di teu per entrambi) è altrettanto vero che non si riesce minimamente a competere con gli scali del Nord Europa, come Rotterdam (10 milioni), Anversa (8,1) e Amburgo (9,9). "Per anni – spiega l'economista Marco Vitale, già presidente del terminal container di Gioia Tauro – i porti italiani sono stati negletti e abbandonati, vittime della non-politica o di una politica folle, come è accaduto a Genova, nei confronti dei camalli della Culmv. Poi è iniziato un lento cambiamento. Di Gioia Tauro, ad esempio, possiamo dire che è ancora il primo hub del Mediterraneo, nonostante gli amministratori locali abbiano fatto di tutto per affondarlo, perché lo concepiscono come un luogo dove mettere i loro amici. La 84/94 ha fatto partire scali come Napoli o Salerno, che erano bloccati. Poi c'è stato Voltri e così via. Oggi, però, e l'esempio è quanto sta succedendo a Genova, si sta riproponendo un patto tra affarismo e politica che è pericolosissimo". Ma le critiche di chi studia le dinamiche dei porti si appuntano anche sulle nomina dei presidente delle Autorità portuali. "Spesso – afferma Oliviero Baccelli, vicepresidente del Certet-Bocconi – la terna di candidati che viene proposta dagli enti locali al ministero è tutta composta da politici. Meglio sarebbe che alla guida dellePort authority sedesse un tecnico, in grado di avere tutti gli strumenti in mano per confrontarsi con finanziamenti e operatori internazionali. è necessario, poi, che vengano redatti i regolamenti per il rilascio delle concessioni portuali e norme tecniche per vagliare i piani d'impresa dei concessionari ". Insomma, la politica non ha potuto, o voluto, inserire nella 84/94, meccanismi non discrezionali; che stabiliscano anche come ritirare una concessione, se il terminalista non rispetta i piani d'impresa. Poi ci sono le infrastrutture e i dragaggi, necessari, questi ultimi, per far arrivare negli scali italiani le nuove grandi portacontainer, che hanno bisogno di alti fondali. I collegamenti ferroviari di Gioia Tauro e Taranto, ad esempio, spiega Baccelli, risentono del fatto che i treni provenienti dai porti, per immettersi sulla linea adriatica, devono per forza fermarsi alla stazione di Taranto e, per ragioni tecniche, spezzare il convoglio. Tutto perché manca un raccordo ferroviario alternativo. Sui dragaggi, il senatore del Pd Graziano Mazzarello, relatore con il governo Prodi del progetto di riforma della 84/94, sostiene che "le procedure applicative della norma sui dragaggi, varate con la Finanziaria per il 2007, hanno avuto lungaggini esasperanti, venute dal ministero dell'Ambiente". Mentre Luigi Grillo, senatore di Fi, che è stato relatore della proposta di riforma della 84/94 nella precedente legislatura, afferma che "fu un errore, forse, voler approvare la riforma con l'iter parlamentare, anziché imporre una forzatura, visto che avevamo i numeri". Sia come sia, nonostante i buoni propositi, la 84/94 non è stata rinnovata e i problemi dei porti italiani restano sul tappeto. raoul.deforcade@ilsole24ore.com LE SPARTIZIONI L'economista Marco Vitale: "Le politiche folli come quelle di assecondare i camalli hanno fatto ripartire l'affarismo" TROPPE CARENZE I tempi della concertazione ritardano la costruzione di collegamenti stradali e raccordi ferroviari indispensabili allo sviluppo Il traffico degli scali europei.

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A sbagliare sono sempre gli altri (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: CULTURA E CIVILTA data: 2008-02-17 - pag: 45 autore: Il Signor Rossi A sbagliare sono sempre gli altri In Italia esistono più leggi che in qualsiasi altra nazione europea, e tutti noi sappiamo quanto astruse, complicate, e di difficile interpretazione la maggior parte di esse siano. Spesso affermano tutto e il contrario di tutto. O pensiamo alla burocrazia e alla giustizia. Sappiamo perfettamente quanti decenni possa durare anche la più sciocca causa, leggiamo quotidianamente di verdetti assurdi e inspiegabili, che fanno vacillare anche il più radicato buon senso, e ciò ci rende spaesati, sicuramente perdenti, e soprattutto... terrorizzati di finire sotto qualsiasi accusa. Questo può spiegare perché, se stiamo percorrendo una strada in auto e vediamo all'orizzonte una qualsiasi sagoma che faccia pensare alla polizia stradale, rallentiamo immediatamente. I nostri documenti sono in regola, la velocità sotto ai limiti consentiti, ma rallentiamo ugualmente, perché sappiamo con certezza che a un attento controllo risulteremo sicuramente in colpa per qualche infrazione che neppure sospettavamo. La stessa paura coglie il datore di lavoro per una visita della Finanza: lui sa perfettamente che un'indagine accurata, eseguita con i mille regolamenti alla mano, porterà alla luce elementi per qualche multa salata. Ecco perché ci immedesimiamo con il sig. Rossi. Lui è una vittima e tali ci sentiamo anche noi, perseguitati da qualcosa di incomprensibile e quindi di ingiusto. E come logica conseguenza ciò fa nascere un secondo curioso atteggiamento mentale: tendere ad attribuire agli altri anche le nostre piccole e grandi colpe. Critichiamo chi lascia l'auto in sosta vietata, ma noi per primi lo facciamo, ce la prendiamo con chi evade le tasse, ma se appena se ne presenta l'occasione lo imitiamo, giudichiamo vergognosi certi programmi in tv, ma non ne perdiamo neppure uno, e via dicendo. In definitiva credo che questo sia il fatto che più di ogni altro accomuna gli italiani, e rende parallelamente più difficile un nostro miglioramento sociale: il non voler mutare i nostri comportamenti, anche se sbagliati, perché... la colpa è sempre degli altri. Bruno Bozzetto.

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Seminario a Confindustria (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di STEFANO LOLLI "IL TERMINAL dei bus di via del Lavoro avrebbe potuto essere aperto già a gennaio". Beppe Ruzziconi, presidente dell'Agenzia per la Mobilità, conferma che la vicenda della nuova autostazione è tornata a languire: "Non voglio riaprire la polemica con il Comune, capisco le difficoltà ma di fatto, ormai da sei mesi, le pratiche stanno facendo una nuova 'odissea' negli uffici pubblici, tra la Mobilità e il Patrimonio". Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il terminal, ultimato (e inaugurato) nel 2004, è ancora chiuso e inutilizzato. La gestione dovrebbe passare appunto all'Ami: "Abbiamo trasmesso al Comune una bozza di comodato, ma è effettivamente passato un bel po' di tempo". Battuta inevitabile: sul contratto di comodato qualcuno se la sta prendendo... comoda. Forse troppo. "Secondo le ultime informazioni, la vicenda dovrebbe comunque sbloccarsi in una ventina di giorni ? prosegue l'ex sindacalista ?; io posso garantire che, se ce lo affidano, proveremo ad aprire il terminal dei bus per giugno, come correttamente ha indicato il 'Carlino'". Il nodo però è in quel 'se ce lo affidano' che Ruzziconi ha inserito cautelativamente nella propria promessa: "Che altro devo dire? Spero sinceramente anch'io la vicenda si sblocchi, perchè l'analisi del giornale è stata magari un po' aspra ma in fondo corretta". Costato oltre un milione di euro, destinato a diventare lo 'snodo' principale per le linee del trasporto urbano ed extraurbano che gravitano sull'area tra via Modena e il Doro, il terminal è stato poi letteralmente dimenticato. Nel giugno del 2007 la scoperta choc degli extracomunitari che vi si erano installati, e dei danni alla struttura: "Per fortuna oggi, pur ancora inutilizzato, il terminal è pulito e sostanzialmente a posto ? riprende il presidente dell'Agenzia per la Mobilità ?; di notte c'è sorveglianza, non si sono più registrati danni ed accessi abusivi. Sì, sono state vergate quelle scritte sui muri ma si tratta in fondo di poca cosa". Una curiosità, visto che sui muri nascosti alla vista della palazzina è apparso un graffito con la scritta 'Phantoms', i Fantasmi. In ogni caso, stando alle promesse ed alle garanzie degli amministratori, l'autostazione avrebbe potuto (e forse dovuto) essere aperta all'inizio del 2008: solo un problema di burocrazia... lumaca, o la prova provata che il terminal non serviva a nulla all'epoca della costruzione, ed è ancor più inutile oggi? "Mi avvalgo della facoltà di non rispondere ? sorride Ruzziconi ?. Scherzi a parte, ho la sensazione che in Comune ci sia molta carne al fuoco, in tema di mobilità: in ogni caso non compete a me decidere o selezionare gli obiettivi strategici". Il punto ora è quello di una risposta decorosa ad un problema anche di spreco di denaro pubblico: quando sarà concretizzato l'affidamento, l'Agenzia per la Mobilità dovrà comunque provvedere ad ulteriori lavori. "Bisognerà rifare la pavimentazione del terminal, perchè si sono registrate infiltrazioni di acqua ? conclude Ruzziconi ?, poi vorremmo anche realizzare un nuovo bagno pubblico esterno, più adeguato di quello attuale". In effetti a fianco del terminal ce n'è uno, per la cui apertura serve una moneta: diciamo che nessuno, in questi anni, ha osato aprirlo. Entro fine mese, comunque, l'Ami aprirà un nuovo servizio per gli utenti del trasporto pubblico: si tratta del 'Punto Bus' ristrutturato all'interno della stazione ferroviaria. - -->.

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Ma il giovane Colaninno non serve a Malpensa (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di Carlo Maria Lomartire - lunedì 18 febbraio 2008, 07:00 (...) fare propaganda. Ebbene, sembra impossibile ma Veltroni mostra di poter fare di peggio. Nei suoi 12 punti programmatici, infatti, la questione settentrionale non viene neppure citata. Per dimostrare la sua attenzione al Nord l'ex sindaco di Roma, fedele al vezzo di cavarsela con qualche bel nome, promette di mettere capolista del Pd in qualche circoscrizione settentrionale il presidente dei "giovani" di Confindustria, quel Matteo Colaninno figlio del mantovano Roberto, patron della Piaggio e già esponete della "rude razza padana" tanto apprezzata D'Alema quando scalò Telecom Italia. Come se bastasse! Anzi, è una scelta, questa di Veltroni, che dimostra profonda ignoranza della vera natura dei problemi del Nord. Quest'area non chiede, infatti di essere rappresentata da qualche enfant doré che fa il birichino di sinistra in Confindustria. Chiede qualcosa di molto concreto: più autonomia, meno stato, meno burocrazia, infrastrutture, liberalizzazioni, aiuti alla piccola e media impresa nella competizione globale, più sicurezza. Intendiamoci, in passato anche governi "amici del Nord" non sempre hanno onorato questa amicizia, troppo ansiosi di dimostrare una loro visione "nazionale". Questo conferma che essere nati "sopra il Po" non assicura affatto sensibilità per la "questione settentrionale", che si acquisisce solo capendo che il destino dell'Italia si decide al Nord.

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MENO STIPENDIO PER TUTTI (GLI ONOREVOLI) (sezione: Burocrazia)

( da "Panorama" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'EDITORIALE MENO STIPENDIO PER TUTTI (GLI ONOREVOLI) MAURIZIO BELPIETRO A leggere i commenti sull'avvio della campagna elettorale c'è da rimanere basiti. Illustri editorialisti manifestano tutto il loro sconcerto. Ma come? Il Cavaliere non fa scorrere il sangue? Non attacca a testa bassa i comunisti? Non minaccia sfracelli per la democrazia se vincono i sinistri? E poi che fa: : non promette neppure un miracolino? Neanche una cosetta piccola piccola come meno tasse per tutti? Lo stupore per l'esordio pacato ha gettato nel più cupo sconforto opinionisti che per mesi avevano predicato il rispetto degli avversari e l'accantonamento dei toni forti. Dopo aver potuto criticare negli ultimi 15 anni Silvio Berlusconi per il suo modo impolitico e diretto di parlare, adesso i giornalisti si lamentano come bambini cui sia stato sottratto il giocattolo. Certo, nessuno si aspettava una mutazione del genere. Molti erano convinti che il Cav. avrebbe sfoderato accenti trionfalistici, rafforzato dal disastro del centrosinistra, suicidatosi in soli 20 mesi di governo, e confortato dai sondaggi che gli pronosticano la vittoria. Ma Berlusconi in due anni di opposizione ha avuto modo di riflettere su ciò che non ha funzionato nel suo quinquennio a Palazzo Chigi e sa che nessuno - nemmeno lui - possiede la bacchetta magica per cambiare l'Italia. Il Paese è quel che è, con la sua burocrazia, con le sue rendite di posizione, i suoi potentati. Un uomo solo contro tutti rischia dunque di andare a sbattere e di farsi male. Cosa che al Cavaliere accadde nel 1994, quando la formidabile coalizione di poteri forti e il tintinnio di manette non gli fecero neppure toccare palla, rispedendolo ad Arcore nell'arco di pochi mesi. Berlusconi ci riprovò nel 2001, ma anche in quel caso incontrò mille resistenze. Il leader del centrodestra ha imparato la lezione e, a meno che non vi sia trascinato con la forza, non ha intenzione di andare al muro contro muro. Questo vuol dire che il leader del Popolo della libertà rinuncia alla battaglia per cambiare l'Italia? Non credo. Penso semplicemente che abbia capito che le guerre si vincono aprendo un fronte per volta. Insomma, Berlusconi smette i panni del rivoluzionario per indossare quelli del riformista. Riuscirà nel suo intento? L'impresa non è facile, e non solo perché ognuno di noi gioca meglio in un ruolo e mal si adatta ad altri, ma anche perché al Cavaliere mancano le risorse, o, per dirla chiara, i soldi. Le riforme vere sono accompagnate di solito da incentivi, da mezzi che mantengono il consenso. Ma di denaro per contentare un certo numero di italiani ne è rimasto poco. Scottato dall'esperienza del 2001, quando giunse a Palazzo Chigi scoprendo che le casse erano vuote, Berlusconi non si fida delle assicurazioni sui conti in ordine che gli lascia in eredità Prodi. E le anticipazioni del Sole 24 Ore su un buco di 7 miliardi di euro, accompagnate dalle frasi del ministro Tomaso Padoa-Schioppa, che esclude l'esistenza di qualsiasi "tesoretto", lo hanno reso ancor più guardingo. Il Cav. dunque non promette miracoli. Invece, se io fossi in lui, un miracolino agli italiani lo annuncerei. Si tratta di un'opera che in fondo non gli costerebbe nulla, ma gli renderebbe immensamente: nel programma metta un bel disegno di legge che preveda la riduzione, oltre che del numero dei parlamentari, anche del loro stipendio e dei loro benefit. Chiunque voglia essere candidato dovrà sottoscrivere il ddl e rilasciare una garanzia che, in caso di cambio d'opinione o di casacca, verserà l'intero importo dello stipendio al gruppo nelle cui file è stato eletto. Vedrete: oltre a un piccolo risparmio sul bilancio parlamentare, sarà assicurata la stabilità dell'esecutivo. E sono certo che questo sarebbe il miracolo che il Paese apprezzerebbe di più. non promette neppure un miracolino? Neanche una cosetta piccola piccola come meno tasse per tutti? Lo stupore per l'esordio pacato ha gettato nel più cupo sconforto opinionisti che per mesi avevano predicato il rispetto degli avversari e l'accantonamento dei toni forti. Dopo aver potuto criticare negli ultimi 15 anni Silvio Berlusconi per il suo modo impolitico e diretto di parlare, adesso i giornalisti si lamentano come bambini cui sia stato sottratto il giocattolo. Nessuno si aspettava una mutazione del genere. Molti erano convinti che il Cav. avrebbe sfoderato accenti trionfalistici, rafforzato dal disastro del centrosinistra, suicidatosi in soli 20 mesi di governo, e confortato dai sondaggi che gli pronosticano la vittoria. Ma Berlusconi in 2 anni di opposizione ha avuto modo di riflettere su ciò che non ha funzionato nel suo quinquennio a Palazzo Chigi e sa che nessuno, nemmeno lui, possiede la bacchetta magica per cambiare l'Italia. Il Paese è quel che è, con la sua burocrazia, con le sue rendite di posizione, i suoi potentati. Un uomo solo contro tutti rischia dunque di andare a sbattere e di farsi male. Cosa che al Cavaliere accadde nel 1994, quando la formidabile coalizione di poteri forti e il tintinnio di manette non gli fecero neppure toccare palla, rispedendolo ad Arcore in pochi mesi. Berlusconi ci riprovò nel 2001, ma anche in quel caso incontrò mille resistenze. Il leader del centrodestra ha imparato la lezione e, a meno che non vi sia trascinato con la forza, non ha intenzione di andare al muro contro muro. Questo vuol dire che il leader del Popolo della libertà rinuncia alla battaglia per cambiare l'Italia? Non credo. Penso semplicemente che abbia capito che le guerre si vincono aprendo un fronte per volta. Insomma, Berlusconi smette i panni del rivoluzionario per indossare quelli del riformista. Riuscirà nel suo intento? L'impresa non è facile, e non solo perché ognuno di noi gioca meglio in un ruolo e mal si adatta ad altri, ma anche perché al Cavaliere mancano le risorse, o, per dirla chiara, i soldi. Le riforme vere sono accompagnate di solito da incentivi, da mezzi che mantengono il consenso. Ma di denaro per contentare un certo numero di italiani ne è rimasto poco. Scottato dall'esperienza del 2001, quando giunse a Palazzo Chigi scoprendo che le casse erano vuote, Berlusconi non si fida delle assicurazioni sui conti in ordine che gli lascia in eredità Romano Prodi. E le anticipazioni del Sole 24 ore su un buco di 7 miliardi di euro, accompagnate dalle frasi del ministro Tommaso Padoa-Schioppa, che esclude l'esistenza di qualsiasi "tesoretto", lo hanno reso ancor più guardingo. Il Cav. dunque non promette miracoli. Invece, se io fossi in lui, un miracolino agli italiani lo annuncerei. Si tratta di un'opera che in fondo non gli costerebbe nulla, ma gli renderebbe immensamente: nel programma metta un bel disegno di legge che preveda la riduzione, oltre che del numero dei parlamentari, anche del loro stipendio e dei loro benefit. Chiunque voglia essere candidato dovrà sottoscrivere il ddl e rilasciare una garanzia che, in caso di cambio d'opinione o di casacca, verserà l'intero importo dello stipendio al gruppo nelle cui file è stato eletto. Vedrete: oltre a un piccolo risparmio sul bilancio parlamentare, sarà assicurata la stabilità dell'esecutivo. E sono certo che questo sarebbe il miracolo che il Paese apprezzerebbe di più. maurizio.belpietro@mondadori.it .

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L'autentica novità del momento/ Veltroni ha capito che la sfida si combatte anche per via semantica... pag.1 (sezione: Burocrazia)

( da "Affari Italiani (Online)" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'autentica novità del momento/ Veltroni ha capito che la sfida si combatte anche per via semantica... Lunedí 18.02.2008 10:37 --> Se il Pd veltroniano ha un codice genetico, lo possiamo ricondurre a quel patchwork postmoderno, depurato dalle ideologie, intriso di soluzioni pragmatiche e di volontà di sfondare al centro e nei settori mediani della società che il mondo anglosassone ha sperimentato decenni or sono in occasione delle avventure vittoriose di Bill Clinton e Tony Blair. E che riflette, in primis, le mutazioni e le trasformazioni dei corpi sociali avvenute sotto l'effetto dei processi di globalizzazione. Così, leggendo le affermazioni di Martina troviamo una miscela di postfordismo e glocalismo - molto alla Massimo Cacciari e alla Aldo Bonomi (due degli intellettuali di riferimento del Partito democratico) - che permette di descrivere al meglio le modificazioni profonde del Nordovest e del Nordest e, al contempo, una volontà di liberazione delle energie e di riduzione della burocrazia (di quello che gli statunitensi chiamerebbero il Big Government) che ricorda il primo programma elettorale clintoniano. Come pure un'idea alla Bobbio di liberaldemocrazia quale collante ideale del nuovo partito, nel quale ci auguriamo, come avrebbe probabilmente voluto il grande pensatore torinese, ci sia una condivisione autentica del valore (prepolitico e civile) della laicità - tematica che un'area culturale del Pd (la "corrente laica") formalizzerà chiaramente sabato prossimo a Roma con il primo seminario su "Laicità e civismo". Un pantheon di richiami, suggestioni e idee che trova agevolmente posto nel largo - e postmodernissimo - bagaglio cultural-politico con cui il Pd veltroniano va "leggero" (un termine a metà strada tra Calvino e Kundera, anch'esso formidabilmente postmodern) a combattere la sua competizione elettorale in nome della vocazione maggioritaria. Quella di interpretare l'Italia disgregata, priva di cornice e tutta da ricostruire del Terzo millennio, orfana delle ideologie e (drammaticamente) del senso civico - nella quale, figure come Maurizio Martina saranno chiamate a svolgere un ruolo decisivo.

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Gorizia CORMÒNS. Migliorare l'efficienza del servizio, garantire il raggiungimento degli obiettivi d... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

Gorizia CORMÒNS. Migliorare l'efficienza del servizio, garantire il raggiungimento degli obiettivi dei piani di controllo, snellire la burocrazia, far risparmiare tempo alle aziende e, nell'interesse di produttori e consumatori, contenere anche i costi. Per tutti questi validi motivi i presidenti dei Consorzi tutela vini Doc della provincia di Gorizia e Trieste (Collio, Isonzo e Carso) hanno siglato un accordo per condividere l'esperienza sui controlli di filiera maturata in questi anni. E tutto ciò "in attesa che l'Ocm vino in discussione a Bruxelles definisca le linee guida della futura vitivinicoltura europea", dice Paolo Caccese, responsabile del Collio.

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ANTITRUST: BERNABE' RISPONDE A CALL CENTER, MIGLIORARE SERVIZI (sezione: Burocrazia)

( da "Prima Comunicazione" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

Data: 18/02/2008 Fonte: Agi Categoria: Comunicazione ANTITRUST: BERNABE' RISPONDE A CALL CENTER, MIGLIORARE SERVIZI ANTITRUST: BERNABE' RISPONDE A CALL CENTER, MIGLIORARE SERVIZI (AGI) - Roma, 18 feb. - "Migliorare il rapporto tra l'azienda e i consumatori e stabilire un rapporto corretto e costruttivo con l'Autorita'". Cosi' Franco Bernabe', numero uno di Telecom, spiega lo spirito con cui ha accettato l'invito a venire questa mattina al 'call center' dell'Antitrust per rispondere direttamente ai dubbi e alle lamentele degli utenti dell'azienda telefonica. Del resto, come ha spiegato il presidente dell'Authority Antonio Catricala', Telecom e' la societa' su cui si appuntano la maggior parte delle "denunce" dei consumatori, un primato 'fisiologico' visto l'enorme bacino di clienti: "Siamo un'azienda a vastissima diffusione - ha affermato Bernabe' - con milioni e milioni di clienti. E' normale che accada". L'amministratore delegato ha detto di aver aderito "molto volentieri" all'iniziativa di ascolto dei consumatori. "Lo facciamo gia' all'interno del gruppo - ha aggiunto - e' un approccio che abbiamo sperimentato soprattutto nelle nostre societa' estere, dove anche i manager rispondono al 'call center', e ora lo faremo sempre di piu'. Intendiamo rendere piu' trasparente e fluida la relazione con la nostra clientela". La maggior parte delle lamentele raccolte durante il 'turno' ai telefoni dell'Antitrust, ha sottolineato Bernabe', riguardavano "problemi per servizi non richiesti e limitazioni alla portabilita' del numero". Malgrado i disguidi, ha precisato, "molti utenti hanno comunque deciso di confermarci la fiducia e questo ci fa grande piacere". Soddisfatto anche il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricala', che intende proseguire con il filo diretto tra manager e clienti. "Spero di avere presto qui anche i vertici di Vodafone e poi estenderemo l'operazione anche al settore bancario e assicurativo che, insieme con quello telefonico, sono i comparti su cui riceviamo la maggior parte delle proteste". L'idea di iniziare con Telecom, ha detto, gli e' venuta per due motivi: innanzitutto perche' e' tra le aziende piu' denunciate e, in secondo luogo, perche', ha affermato, "ho avuto l'impressione che la burocrazia aziendale attenui lo stato d'animo negativo che serpeggia tra gli utenti, dando al management un'idea troppo ottimistica" della soddisfazione della clientela. "Non potevo farmi sfuggire l'occasione di avere qui un a.d. innocente, visto che non ha nulla a che fare con la precedente gestione e dargli modo, se occorre, di fare qualche correzione di rotta". (AGI) Mar.

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Mediobanca: Pagliaro, nelle medie imprese vince il fattore umano (sezione: Burocrazia)

( da "Smau.it" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

LineaedpPMI/News/News Radiocor Mediobanca: Pagliaro, nelle medie imprese vince il fattore umano Link Le medie imprese vincono ancora sulle grandi (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 15 feb - "Se le medie imprese vanno meglio dei gruppi maggiori, questo significa che gli imprenditori gestiscono meglio dei manager. In Italia". Renato Pagliaro, presidente del consiglio di gestione di Mediobanca, nel trarre le conclusioni sul rapporto sulle medie imprese industriali presentato, si è soffermato sulla particolarità tutta italiana che vede le medie imprese ottenere risultati migliori delle grandi, "con collaboratori di migliore qualità e meno pagati". Merito dell'imprenditore con super-poteri che riesce da avere i migliori collaboratori? In realtà - ha notato Pagliaro - anche nelle medie imprese ci sono fior di manager e se da un lato andrebbe aperto il tema della selezione dei manager nelle grandi società, "incluse le quotate", quello che balza all'evidenza è che "il fattore umano ha un'importanza chiave in azienda". Ai giorni d'oggi, "nella gestione dell'impresa la differenza la fanno le persone, mentre il capitale ha meno importanza rispetto a 15-20 anni fa", ha sottolineato il presidente del consiglio di gestione di Mediobanca. Questo non vuol dire che tutto brilli: "tra il 2000 e il 2008 la redditività in termini di Ebitda delle medie imprese è calato di un punto percentuale, dal 10% a meno del 9%" e questo "è un trend da invertire o arrestare", per quanto forse legato all'aumento dei costi dell'energia. Fulvio Coltorti, dell'Ufficio Studi di Mediobanca cui si deve il rapporto, ha messo in evidenza "la migliore resistenza in tempi di stress" delle medie imprese rispetto alle grandi. Tra l'altro, come emerge dai dati 2007, la crescita (+11%) delle esportazioni e' stata messa a segno riposizionandosi verso Europa dell'Est e Asia e anche se nel 2008 bisognerà fare i conti con l'impatto degli Usa, le medie imprese si sono ormai gia' orientate su mercati diversi dal Nord America. Non c'è poi nessun blocco verso la Borsa, dove le medie imprese restano rare, ha sottolineato Coltorti. E' piuttosto la loro capacità di autofinanziamento a fare sì che non abbiano bisogno di rivolgersi alla Borsa. La crescita dimensionale, tra l'altro, non è di per sé un plus, visto che per le medie imprese è piu' importante l'aspetto qualitativo (sono spesso leader di nicchia) che quantitativo. "Dall'indagine 2007 giunge conferma della leadership, nel made in Italy, delle medie imprese industriali, vera spina dorsale del sistema produttivo nazionale", ha sottolineato Andrea Mondello, presidente di Unioncamere, individuando nella capacità di fare rete e di stare in filiera integrandosi all'interno di reti piu' ampie, il punto di forza e lamentando d'altro canto l'eccessiva pressione fiscale, il peso della burocrazia e la cronica carenza di infrastrutture.

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Leggi Finanziarie all'esame di politica e Confartigianato (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

ECONOMIA Leggi Finanziarie all'esame di politica e Confartigianato Confartigianato Imprese Pordenone, con il sostegno della Camera di commercio e della Banca Popolare FriulAdria, ha organizzato per oggi un convegno aperto a tutti gli imprenditori artigiani del Friuli occidentale, che si prefigge di analizzare due delle leggi fondamentali dello Stato e della Regione: le Finanziarie. "La Finanziaria 2008 della Regione - spiega il presidente Silvano Pascolo - conferma l'attenzione alle imprese e il sostegno all'innovazione, ma ci attendiamo però azioni incisive sulla burocrazia: quella regionale non è infatti più gradita di quella statale. E se pure siamo giunti alla fine di questa legislatura, proponiamo alle forze politiche che scenderanno in campo per chiedere il voto ai cittadini del Friuli Venezia Giulia, di indicare questi temi come prioritari per la futura azione di governo". La Finanziaria dello Stato ha introdotto un regime semplificato per i contribuenti persone fisiche che esercitano attività d'impresa, arti e professioni e che nell'anno solare precedente hanno conseguito ricavi o compensi non superiori a 30mila euro. Sulla carta si preannunciano dunque rilevanti cambiamenti per le imprese marginali, ma Confartigianato ricorda che il passato "insegna che spesso, di fronte a innovazioni assolutamente positive, la loro entrata a regime è stata contrastata da una burocrazia asfissiante che ha completamente stravolto la filosofia di fondo". L'appuntamento è per le 18.30 all'Auditorium della Regione di via Roma a Pordenone. Sono previsti gli interventi Silvano Pascolo, Manlio Contento, Enrico Bertossi.

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Uniti per il turismo (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

PORTO TOLLE Rinnovata la convenzione tra il Comune e la Pro Loco Uniti per il turismo (e.g.) Per favorire la valorizzazione turistica e culturale del comune, ma anche per favorire la realizzazione di attività che coinvolgano le frazioni, i comuni limitrofi e i gruppi sportivi, l'amministrazione comunale ha rinnovato la convenzione che fin dal 1996 la lega alla Pro Loco. Una decisione che in più occasioni l'associazione aveva pubblicamente sollecitato sia per dare continuità al lavoro di questi anni, ma anche quale occasione per introdurre alcune modifiche utili a precisare e rendere più chiaro i reciproci rapporti.Con la nuova convenzione in vigore per il biennio 2008-2009, oggetto di uno scambio di proposte che è durato tre mesi, la Pro Loco si è assunta l'impegno a gestire l'ufficio turistico (Iat), a realizzare la Fiera del Delta a settembre (ma con contributi straordinari l'amministrazione comunale ha la possibilità di inserirvi iniziative particolari), la Festa di Primavera tra aprile e maggio, e a valorizzare le festività natalizie anche coinvolgendo i comitati frazionali nelle iniziative. Tra le novità introdotte, la prima riguarda il contributo versato dall'amministrazione comunale, adeguato l'ultima volta nel 2000, che sale da 35mila a 40mila euro annui erogati in due tranche (l'80\% entro aprile e il rimanente 20\% entro il gennaio successivo previa rendicontazione documentale dell'attività svolta) che però, per le norme sul contenimento della spesa pubblica, potrebbe eventualmente essere ridotto. A questi impegni di minima sarà poi possibile aggiungere altre iniziative e incarichi su richiesta dell'amministrazione comunale, ma a differenza del passato, dovrà esserci il versamento subito dell'80\% della spesa prevista a titolo di acconto e del restante 20\% a consuntivo, mentre la Pro Loco resterà libera di intraprendere anche proprie iniziative. Altri impegni dell'amministrazione comunale sono quelli di concedere gratuitamente le aree pubbliche su cui si svolgeranno le iniziative previste in convenzione o quelle patrocinate dalla Pro Loco, ma anche di erogare al più presto il contributo provinciale per la gestione dell'ufficio Iat snellendo così la burocrazia.Soddisfatti per il rinnovo tanto il vicesindaco e assessore al turismo Massimino Zaninello, che il presidente della Pro Loco Claudio Pavanati, che hanno messo l'accento sulla flessibilità e snellezza dei rapporti raggiunti con la nuova convenzione e la possibilità che viene così assicurata di portare avanti con reciproca soddisfazione le iniziative a carattere turistico o ludico.

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Pensare alla villa veneta come (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pensare alla villa veneta come monumento, ma anche come luogo di cultura, come incrocio di saperi e di valori: allo scopo di raffigurare la situazione attuale di alcuni dei tesori della nostra regione e provincia, il Rotary Club di Rovigo ha dedicato una serata a "Le ville venete: ovvero Personaggi in cerca d'autore". L'arch. Carlo Canato, direttore dell'Istituto regionale Ville Venete, ha ricordato nella sua relazione, come dall'idea iniziale di lussuose residenze estive di villeggiatura, per cui i veneziani le avevano costruite, le ville furono successivamente trasformate in piccoli centri di un'economia prettamente agricola, che venne bruscamente interrotta, alla fine del 700, dalla nascita della civiltà industriale. Con il conseguente abbandono della campagna da parte dei contadini anche le splendide ville dei signori furono abbandonate, dando inizio ad un lento e devastante declino: quel degrado, incominciato più di due secoli fa, ha raggiunto oggi un punto di non ritorno per alcuni di questi piccoli capolavori. Testimonianza efficace di quanto detto dal relatore, sono state alcune immagini di ruderi in completo disfacimento, quale una fotografia di Villa Grimani di Concadirame, alla quale sono state associate la Villa Pepoli di Trecenta e la Villa Nani-Mocenigo di Canda: ville che, al contrario di quelle sul Terraglio trevigiano, non hanno subito alcun assedio urbanistico,ma che sono soggette ad un fortissimo degrado e per cui nulla si sta facendo."Un destino di decadimento, a cui non si è ancora contrapposto un livello di tutela sufficiente per la loro preservazione, causa una permanente disattenzione delle istituzioni", ha sottolineato Canato. E ha aggiunto: "E' necessario indagare sulle varie opportunità e possibili destinazioni per questi luoghi, che siano diverse dal semplice far cultura, visto che i loro problemi non si risolvono con nuovi vincoli o con un eccesso di discrezionalità". Indiviuati i fronti su cui lavorare quali una catalogazione precisa ed aggiornata, la valorizzazione dei luoghi. l'analisi del paesaggio, la valutazione delle destinazioni, la revisione del sistema dei vincoli, una pianificazione strategica ed integrata, a cui si sono aggiunti alcuni suggerimenti come benefici edili a chi restaura o interventi a rendere più confortevoli gli spazi abbandonati, ed evitare il frazionamento di proprietà. La tutela è di competenza dello Stato che più che le carte dovrebbe far "girare le idee" ed alleggerire una burocrazia che impedisce qualsiasi tipo di recupero in un mondo unicamente nostro, composto da 4.500 costruzioni nelle tre Venezie, di cui ben 250 nel Polesine. "Make dreams real": rendere i sogni reali, un messaggio finale di ottimismo per il futuro, indirizzato anche al Rotary alla ricerca di qualche possibile intervento.Durante la serata è stato anche consegnato il premio "Pietro Campice", una borsa di studio assegnata al cardiologo Gianni Pastore, distintosi per la sua pubblicazione concernente il campo elettrocardiologico, in specifico sui disagi provocati dall'uso del pacemaker. Istituito nel 1985, il premio in memoria di un socio scomparso, è giunto alla tredicesima edizione e a consegnarlo è stato il dott. Pietro Roncon, attuale primario cardiologo alla Ulss 18, vincitore della prima edizione.Laura Degan.

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(e.g.) Si sono svolte sul duplice (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

(e.g.) Si sono svolte sul duplice binario dei problemi nazionali e locali le annuali assemblee di sezione della Coldiretti.Il quadro generale sul momento dell'agricoltura è stato affrontato sulla scorta della registrazione video dell'intervento del presidente nazionale, Sergio Marini, al forum di Cernobbio alla presenza dei ministri dell'agricoltura, Paolo Di Castro, e dell'ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio.Apostrofando la politica in maniera dura, Marini ha chiesto una più decisa difesa dell'agricoltura italiana e dell'azienda diretto-coltivatrice, penalizzate in sede europea con la Pac, gli Ogm che la Coldiretti non vuole, l'eccessivo ricorso alle importazioni e i prezzi che favoriscono la grande distribuzione. La ricetta, secondo Marini, starebbe perciò nella valorizzazione del settore con interventi mirati da parte dello Stato, ma anche delle regioni.Anche il direttore Toffoli ha rincarato la dose, lamentando tra le negatività della nuova politica europea il disaccoppiamento nel settore bieticolo, quindi la mancata concertazione nelle scelte nazionali, la burocrazia e si è infine augurato una modifica delle legge sui nitrati. Sul piano locale, il presidente mandamentale, Adriato Tugnolo, ha riferito degli incontri in municipio con i tecnici Enel per la riconversione della centrale di Polesine Camerini, in cui l'agricoltura ha chiesto visibilità nella futura convenzione per fissare alcuni paletti riguardo la salute, l'osservatorio ambientale e le ricadute socio-economiche.Quindi sono stati affrontati i temi della risalita del cuneo salino, della viabilità, dello sfruttamento del calore della centrale Enel, di catasto, Ici, nutrie, ruralità dei fabbricati, formazione, mentre due no sono stati posti al Parco nazionale e alle estrazioni di metano in Alto Adriatico.Nell'occasione è avvenuto anche il passaggio tra il segretario mandamentale Fortunato Sandri, trasferito ad Adria, e il nuovo dirigente Giorgio Rocchi.

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Caritas a confronto sui problemi della solidarietà (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

Convegno Caritas "alternativo" ieri a Cavallino sul tema "Va e anche tu fà lo stesso": invece delle consuete relazioni, il direttore della Caritas veneziana e delegato patriarcale all'Azione caritativa, mons. Dino Pistolato, il vicedirettore Don Luca Biancafior e Franco Bonaldi hanno proposto una meditazione pregata della parabola del "Buon Samaritano" e un teatro forum condotto dall'Associazione "Ilventointasca".Al Centro Sociale Polivalente di Ca' Savio i 120 volontari presenti hanno, dapprima mimato, guidati da alcuni attori dell'Associazione, la parabola del "Buon Samaritano", sostituendosi ai personaggi del Vangelo ed interpretando le scene a modo loro, con alcune libere modifiche. E così hanno costretto, ad esempio, quanti erano passati oltre indifferenti, a soccorrere l'uomo ferito dai briganti.Quindi, sviluppando il tema del convegno, hanno assistito alla rappresentazione teatrale dell'Associazione "Ilventointasca" che ha proposto alcune scene di vita quotidiana dei volontari Caritas: richieste di aiuto economico allo sportello, distribuzione coperte, "baruffe" nel consiglio di coordinamento per la troppa burocrazia.Nel pomeriggio il convegno si è spostato nella Casa Diocesana di Spiritualità "Casa Maria Assunta", a Cavallino, per approfondire con riflessioni in gruppi di studio, alcuni aspetti messi in luce nella mattina per affinare il metodo di lavoro Caritas e le abilità dell'operatore-animatore parrocchiale. La giornata si è conclusa con la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Pistolato."Abbiamo voluto offrire agli animatori e agli operatori della carità - ha spiegato mons. Pistolato - un momento di confronto con i responsabili dell'azione caritativa, da cui trarre indicazioni, consigli e nuove energie per proseguire nel cammino di testimonianza del Vangelo della carità nelle parrocchie e nella società civile"."L'operatore delle realtà caritative - ha detto Bonaldi - deve affinare la capacità di osservazione delle realtà quotidiane, la capacità di utilizzare gli strumenti a disposizione per un aiuto immediato e predisporre dei mezzi concreti per aiuti futuri (coordinamenti associativi, reti, parrocchie-Caritas). In terzo luogo deve avere la capacità di coinvolgimento nell'azione caritativa delle comunità cristiana e civile. Da soli non si fa nulla"."È soprattutto emerso - ha affermato don Biancafior - la necessità, da parte degli operatori, di una formazione più adeguata, rivolta anche ai bisogni del territorio e alla tipicità dei servizi, come il Centro di ascolto di Marghera, il Segretariato dei Servizi Sociali a Mestre, il problema casa a Venezia".Daniela Ghio.

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<Porte aperte> per artigiani in crisi di identità (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il segretario Gianni De Checchi spiega lo scopo dell'iniziativa: "Spingere i soci a ritrovarsi fuori dal lavoro per provare a condividere i problemi comuni" "Porte aperte" per artigiani in crisi di identità L'associazione ha invitato ieri tutti gli iscritti nella sede di San Lio per discutere del futuro della categoria: "Una bella forza, se fossimo uniti" Gli artigiani non riescono più a sentirsi parte di una categoria. Il lavoro è visto come una questione personale che va risolta tra le mura del proprio negozio, senza aprirsi ai colleghi che fanno lo stesso mestiere. A fare il punto della situazione dell'artigiano a Venezia è Gianni De Checchi, segretario della Confartigianato: "Da una decina d'anni ormai ci siamo accorti di un preoccupante impoverimento di relazioni sociali tra membri della stessa categoria. Non si riesce più a fare gruppo e a sentirsi parte di un sistema".E per correre ai ripari sono state messe in cantiere una serie di attività per provare a ristabilire i legami tra i soci della Confartigianato. L'ultima, ieri mattina, l'operazione "Porte aperte", rivolta a tutti gli artigiani veneziani e che ha visto nella sede di San Lio un incontro tra gli iscritti per condividere un momento di festa. Ma non solo."Lo scopo è quello di invitare i soci a ritrovarsi fuori dal lavoro prosegue De Checchi per provare a condividere assieme i problemi comuni a tutti. Problemi che spesso angosciano proprio perché difficili da risolvere quando si è da soli". Chi è artigiano, infatti, non ha vita facile, a Venezia, come in ogni altra città. Una generale crisi dei consumi che non si risolve, tasse da pagare, una burocrazia che si complica e che rende l'ordinaria amministrazione dell'attività sempre più difficile da gestire. E tutto viene risolto spesso senza sapere che ogni artigiano vive gli stessi problemi."Trascorse le giornate in negozio aggiunge il segretario della Confartigianato c'è la tendenza a voler risolvere tutto in famiglia, senza discutere dei problemi quotidiani con i colleghi" E De Checchi prova a spiegare il perché di tanto individualismo: "Una volta, chi apriva un'attività lo faceva con la convinzione di lavorare per sé e la propria famiglia. Oggi si lavora per pagare le tasse e questo ha portato l'artigiano a perdere l'amore per il proprio lavoro. La gente è angosciata dalla difficile situazione economica e si perde anche la voglia di stare assieme ai colleghi". Un quadro poco rassicurante quello descritto dal Segretario generale che prova a cercare possibili soluzioni."Ad oggi abbiamo circa duemila associati in Confartigianato spiega . Una bella forza, se fossimo tutti uniti. Da qui l'idea di concentrare gli sforzi nel recuperare il senso di appartenenza alla categoria ".E De Checchi non è nuovo ad organizzare attività di intrattenimento per i soci: "A breve partirà il progetto Mestiere genitore, un momento di dialogo pensato per aiutare i genitori a conciliare attività lavorativa con quella familiare. Un modo per stare assieme senza parlare solo della propria attività lavorativa, ma anche di quella relazionale". E l'ultimo commento di De Checchi riassume la difficoltà di essere artigiano: "Chi oggi apre un'attività deve essere votato al martirio. Le difficoltà che dovrà affrontare sono enormi. Noi vorremmo aiutare gli artigiani a ritrovare lo spirito della solidarietà per vivere in modo diverso il quotidiano".Gioia Tiozzo.

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LE VERITà DEGLI ERETICI (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Circondario Sud1)" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

Le verità degli eretici Da Camus a Garboli l'omaggio a intellettuali senza scuola L'eredità nella lezione di coerenza Francesco de Core È eretico chi ha idee personali, sosteneva Joseph de Maistre. Ed è appunto qui che ci si può, ci si deve fermare all'incrocio della nostra storia malferma e fragile: alla lezione dei (tanti) maestri eretici, quelli che hanno vissuto come hanno pensato tra i fuochi del Novecento, nel solco di un'etica personale integra e antica. Strada impervia, battuta assai di rado in un paese dove la memoria è corta quanto esteso è il fastidio verso figure poco addomesticate in vita e, soprattutto, poco rimasticabili ad uso e consumo di parte. Riconoscibili sempre ma non sempre riconosciuti, i maestri sono coloro che, come diceva il mistico indiano Ramakrishna, riescono a trasmettere solo ciò che hanno vissuto direttamente. L'esperienza, dunque. E il senso del limite, il confine varcato il quale la verità diventa moneta falsa, e la giustizia ingiusta. E se proprio il secolo breve - soffocato dalle macerie di cattedrali ideologiche miseramente franate - ha conosciuto in più alto grado la tempesta della menzogna, ora è il concetto di maestro a non avere più diritto di cittadinanza. Immiserito, ridotto, svilito eppure indispensabile nelle società liquide, mutevoli, raggrinzite dall'incertezza e dalla paura. A ricordarcelo, in due libri utili, belli perché ricchi e densi, Filippo La Porta e Corrado Stajano. Titoli simili, Maestri irregolari (Bollati Boringhieri) per il primo e Maestri e infedeli (Garzanti) per il secondo, percorsi differenti, ma infine bilancio che diventa adesione a un concetto che è anche grido, recriminazione, strappo: abbiamo bisogno di guide morali, di maestri che sono stati "eminenti nei loro saperi e sono stati infedeli rispetto al tempo storico in cui hanno vissuto, anomali, disubbedienti, non conformisti, ribelli, eretici" (Stajano). Intellettuali "inappartenenti, extraterritoriali, senza chiesa e senza scuola", che hanno vissuto "ostinati e imprevedibili" come spiriti liberi (La Porta). La sfida alla burocrazia subdola, alle ottusità come alle raffinate astuzie del potere, al coro untuoso della intellighenzia schierata al fianco del più forte, mai dei più deboli: il suono di quelle parole di rivolta, per esserci con Camus, giunge flebile nel frastuono contemporaneo, ma l'orecchio va teso per non disperdere nel soffio della impalpabile postmodernità un patrimonio di vite e di esempi indomabile. Le asperità di un cammino volutamente mai lineare danno a La Porta l'occasione di un rendiconto che è anzitutto personale. Maestri irregolari (di cui si parlerà domani pomeriggio al Circolo dei lettori di Torino con l'autore, Alfonso Berardinelli, Gianfranco Bettin, Marcello Cini, Giorgio Ficara e Giancarlo Gaeta) è galleria di personaggi che, oltre ogni ideale parentela, hanno sagomato il profilo unico dell'intellettuale umile eppure mai piegato. Quanto la lezione dei Chiaromonte, degli Orwell, dei Silone, dei Pasolini, dei meno noti (ai più) Lasch e Illich, delle Weil e delle Arendt, sia oggi totalmente viva e traducibile, commestibile per le nuove, volubili categorie del pensiero, è difficile misurarlo. Ma se un maestro ci insegna a vivere il nostro tempo "guardando ciò che va sempre visto", aiutandoci "a distinguere tra cose reali e cose irreali", allora il loro essere indocili e ostinati ha ancora un senso, qualcosa di ragionevole e illuminante da sottoporci. Fratelli maggiori più che padri, dice La Porta, anticomunisti e comunque antitotalitari da sinistra, "irriducibilmente individui". Un po' come i tanti interlocutori di Stajano, in quella straordinaria sequenza da pinacoteca che in quasi quattrocento pagine riavvolge il nastro ideale della nostra storia tormentata. Giornalista di febbrile passione civile come corda tesa in trent'anni di mestiere e testimonianza, l'autore di Patrie smarrite, Africo e Un eroe borghese ci consegna i ritratti di maestri che sono i suoi e pure i nostri, pur spesso relegati in un altrove senza memoria. Da Gadda (che apre il libro, 1970) a Magris (che lo chiude, 1999), passando per decine di italiani aritmici, tenacemente solitari, calati con lucida partecipazione negli strati delle loro epoche: Parri e Revelli, Mattioli e Bachelet, Pertini e Ravera, Volponi e Terracini, La Malfa e Galante Garrone, Ortese e Levi (Primo), Zanzotto e Rosi, Garboli e Tobino, Bassani e Sciascia, Bobbio e Soldati. Più che interviste, conversazioni, colloqui, disegni con tratto rapido e profondo. Stajano sa, vuole essere di parte. Lo fa con lealtà e insieme rigore illuminista, tanto da domandarsi con nostalgico candore: "Chi sarebbero oggi gli uomini e le donne delle istituzioni e del mondo culturale in grado di eguagliare nel livello intellettuale e politico quelli che li hanno preceduti in un passato non solo remoto?". L'Italia che abbiamo attraversato - le stagioni dure del dopoguerra, felici del boom, buie delle stragi, del terrorismo e di Mani pulite - ha in quei volti e in quelle vicende la sintesi più nobile. E nell'umanissimo moto ondoso di Giorgio La Pira vale allora la pena di riconoscere i tratti di un paese commovente, rispettoso e degno, purtroppo scomparso: "I suoi pochi soldi - la segretaria gli divide lo stipendio di professore d'università con piccolissimi assegni che lui invia ai poveri in tutte le parti del mondo - li usa per vivere e per i suoi telegrammi". "La Vie Inquiete" di Paul Delvaux; sotto, da sinistra Norberto Bobbio, Hanna Arendt, Primo Levi e Anna Maria Ortese; a destra, Andrè Breton.

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PIGNETO Un paletto anti-investimenti (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

Al Sindaco di Roma e all'Ufficio tecnico del VI municipio; voglio continuare a segnalare il pericolo di essere investiti dai motocicli che sfrecciano sul marciapiede davanti al cancello di casa, in via Macerata 52. Un paletto uguale a quelli posti nel centro storico di Roma potrebbe almeno far rallentare i centauri che usano la rampa dell'attiguo passo carrabile come trampolino per salire a tutta velocità sul marciapiede, e noi che usciamo anche con i bambini o con il passeggino rischiamo di essere travolti. E' troppo costoso proteggere con un paletto la salute dei pedoni del quartiere Pigneto? Lettera firmata BUROCRAZIA Atac, card over 70 altro che agevolazioni Spettabile Atac, sul vostro sito internet compare uno splendido annuncio che pubblicizza l'invio gratuito a domicilio della card over 70 per il 2008, ma peccato che ad oggi tutto ciò sia avvenuto solo per pochi fortunati. Alla mia richiesta di informazioni in merito fatta al vostro numero verde 06 57003 il 12-02-08, mi viene risposto che mia madre (invalida al 100%) abitante al Prenestino dovrà recarsi esclusivamente presso una di queste sedi: Battistini, Ottaviano, Lepanto, Anagnina, Montemartini, Ponte Mammolo, Eur Fermi, Laurentina. Comodissimo, naturalmente, per chi anziano ed invalido non abita vicino ad una metropolitana. Alle mie rimostranze, mi viene risposto che posso ritirarla io con una delega. Stamattina mi incammino verso Lepanto provvisto di documento d'identità mio e di mia madre e cosa mi sento rispondere dall'impiegato (tra l'altro gentilissimo) dello sportello preposto? Che avrei dovuto portare anche la tessera scaduta dell'anno scorso! Peccato che questo al numero verde non me l'abbiano detto e peccato ancor più grosso che non sia riportato sul sito Internet. Morale, dovrò tornarci con la speranza che stavolta vada bene. Sono rimasto e sono tuttora allibito: ma, mi chiedo, a parte tutti gli evidenti disagi del caso, è così difficile inserire tutte queste informazioni sul sito internet dove, tra l'altro, c'è scritto ancora che la tessera dell'anno scorso è valida fino al 31 gennaio? Quanto sopra ovvierebbe, se non altro, all'inefficienza di chi è chiamato a rispondere al call-center non avendone la competenza e non essendo probabilmente in possesso delle corrette informazioni da fornire. Giuseppe Macrì PRATI Il motorino dove lo lascio? L'uso di lasciare il ciclomotore in sosta sul marciapiede è un'abitudine ricorrente. Lasciarlo tra un'auto e l'altra non garantirebbe sufficiente spazio di manovra per il conducente di una vettura. Gli angoli delle strade sono adibiti ad aree pedonali. Lasciarlo in doppia fila? Alla domanda i vigili urbani fanno presente il sanzionamento per sosta vietata, accettabile e motivata. Ma non viene considerato che in via Germanico sono presenti pochi, pochissimi, rari posteggi per moto e motorini. Non sarebbe opportuno creare maggiori spazi da adibire a parcheggio? Non sarebbe opportuno multare il malcapitato solamente quando questi non ha usufruito dei suddetti parcheggi? Non sarebbe opportuno rivedere un impianto urbanistico del quartiere, dove alle difficoltà di un pesante traffico, si tolgono spazi con aree pedonali sin troppo invadenti? Non sarebbe opportuno garantire un servizio e solamente allora sanzionare chi non lo rispetta? Domenico Iovino PARIOLI Chi non pulisce le cacche dei cani? Ogni notte in via Bertoloni, via Secchi, ai Parioli, si rinnova lo straordinaria apparizione di decine e decine di cacche di cani. Padroni furtivi (o loro collaboratori domestici) si aggirano repentinamente per le strade del quartiere e consentono ai loro cani di lasciare il loro sgradevole segno. Così è se vi pare; passeggiavo con un mio amico straniero e mentre lo mettevo in guardia ad ogni passo perchè non appoggiasse l'incauto piede proprio su qualche maleodorante presenza, mi sono molto vergognato di me stesso e dell'Italia per il grado di inciviltà che sappiamo esprimere in certe occasioni. Ma è proprio possibile che queste persone non abbiano un po' di rispetto nemmeno per il quartiere in cui vivono e si muovono i loro figli? Guido Montalbani.

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Paolo Ferrero: lo spezzatino l'errore più grande (sezione: Burocrazia)

( da "Vita non profit magazine" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di Stefano Arduini (s.arduini@vita.it) 17/02/2008 --> "Per contare davvero al Welfare occorre un ministero unico". Accordo in vista con l'Agenzia delle Entrate per liquidare le quote del 5 per mille 2006 e 2007. Nel maggio 2006 è stato il vero uomo nuovo del governo Prodi. Torinese di Pomaretto, classe 1960, ex operaio della Fiat, ex cassa integrato, ex obiettore di coscienza, ex presidente di una cooperativa agricolo-forestale, la Agrovalli di Pinerolo, ed ex segretario nazionale della Federazione giovanile evangelica italiana, Paolo Ferrero il giorno 18 impugnò a sorpresa le redini del neonato e neospacchettato ministero della Solidarietà sociale. Oggi, un anno e mezzo dopo, alla vigilia delle dimissioni, fa il bilancio di un'esperienza che gli ha insegnato molto. Vita: Ministro, si dia una pagella. Paolo Ferrero: I voti li danno gli altri. Se devo mettere sulla bilancia gli elementi positivi e quelli negativi, dico che dal punto di vista della spesa sociale sotto il mio mandato abbiamo triplicato il budget. Il Fondo per le politiche sociali è passato da 500 a 950 milioni di euro. Poi abbiamo istituito quello per la non autosufficienza e quello per l'inclusione dei migranti, dotandoli rispettivamente di 300 e 100 milioni di euro. Quindi con ulteriori 550 milioni abbiamo riattivato la politica sulla casa. Mentre per gli asili nido abbiamo previsto un fondo di 150 milioni. Infine siamo riusciti a rendere strutturale il 5 per mille. Vita: Che ne è stato invece di norme come la Bossi-Fini sull'immigrazione, la Fini-Giovanardi sulle dipendenze e la legge sulla non autosufficienza? Ferrero: Sul piano legislativo mi considero uno sconfitto. Lo dico chiaro e tondo. Ma se il governo fosse durato qualche mese di più il bilancio non sarebbe stato così negativo. Anche se sulle droghe probabilmente l'accordo non l'avremmo comunque trovato. Vita: Adesso ce lo può dire: quanto "pesa" il ministro sociale nelle segrete del Palazzo? Ferrero: Ci sono argomenti come quello dei rom su cui ho riscontrato un alto grado di opportunismo politico. Sono temi scomodi che non portano voti, anche se decisivi per misurare il grado di civiltà di un Paese. In molta parte della sinistra moderata ho poi riscontrato un'eccessiva sopravalutazione degli elementi economici. E non mi riferisco certo ai cattolici, che su questi temi si sono dimostrati mediamente più attenti. Ma a chi oggi è confluito nel Partito democratico. Vita: Quale errore lei non rifarebbe? Ferrero: Ho capito tardi che il processo decisionale non risponde alle logiche della democrazia, ma a quelle del processo di Kafka. In ogni punto del processo una decisone che sembrava assunta può essere modificata. I condizionamenti non dichiarati delle burocrazie hanno un peso notevole che io ho incominciato ad apprezzare solo col passare dei mesi. Vita: è stato così per il 5 per mille? Ferrero: Direi di sì. Clamorosa anche la vicenda della riduzione dello stipendio dei ministri. Io proposi che il provvedimento fosse esteso anche ai ministri non parlamentari, come me, e di conseguenza ai sottosegretari. In Consiglio dei ministri eravamo tutti d'accordo. Solo un anno dopo ho scoperto che a noi non era stato tagliato un bel niente. Era una norma decisa in Consiglio, il cui iter è però sfuggito dalle mani dei ministri stessi. E lo stesso è accaduto con la quota dello 0,5% del 5 per mille che è stata destinata alle associazioni di rappresentanza delle organizzazioni senza che nessuno lo avesse deciso. Vita: Che cosa farà da grande l'ex ministro Ferrero? Ferrero: Credo proprio che resterò in politica, vedremo in che ruolo. Difficilmente tornerò a fare il ministro. Vita: Certe battaglie meglio farle dall'opposizione? Ferrero: No. Per chi vuole lanciare una sfida politico-culturale, assumere un ruolo di responsabilità è sicuramente importante. Sul versante dei migranti, per esempio, mi sembra che qualcosa di buono e di strutturale sia stato fatto. Dico però che un'esperienza di governo in una coalizione come quella che si è appena dissolta non è più proponibile. Quando si scrive un programma questo deve venir rispettato. Non si può stare al governo a tutti i costi. Vita: Quale è la prima cosa che dovrà fare il suo erede? Ferrero: Il primo passo è la costruzione di un grande ministero del Welfare. Vita: Lo spezzatino però lo avete voluto proprio voi? Ferrero: Ed è stata una scemenza. Dal punto di vista amministrativo un atto illogico. L'Economia, gli Esteri, gli Interni e la Giustizia hanno alle spalle una burocrazia di lungo corso. Sul Sociale invece ogni anno si fanno ministeri diversi. Ogni volta si ricomincia da capo. Questo è un problema enorme. Il fatto che quasi tutti i nostri addetti siano precari, la dice lunga. Al Viminale, per fare un paragone, i precari sono lo 0,0% del personale. La Farnesina forma diplomatici, gli Interni prefetti, mentre non si capisce dove si formino gli esperti del Welfare. In giro per l'Italia abbiamo progetti che da 15 anni definiamo sperimentali. Un non senso: se una cosa funziona devi stabilizzarla, se non funziona la chiudi. Vita: Di cosa si occupa un ministro in uscita? Ferrero: In questi giorni sto cercando di firmare tutti i decreti di spesa in modo che i soldi stanziati vengano effettivamente spesi. Sul 5 per mille poi stiamo chiudendo un accordo con l'Agenzia delle Entrate in modo che entro l'anno siano erogati i pagamenti del 2006 e del 2007. Vita: A che punto è il decreto sulle regole di accesso al 5 per mille 2008? Ferrero: Se ne sta discutendo. Il tema è all'ordine del giorno.

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Veltroni ha capito che la sfida si combatte anche per via semantica... pag.1 (sezione: Burocrazia)

( da "Affari Italiani (Online)" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

Veltroni ha capito che la sfida si combatte anche per via semantica... Lunedí 18.02.2008 10:37 --> Se il Pd veltroniano ha un codice genetico, lo possiamo ricondurre a quel patchwork postmoderno, depurato dalle ideologie, intriso di soluzioni pragmatiche e di volontà di sfondare al centro e nei settori mediani della società che il mondo anglosassone ha sperimentato decenni or sono in occasione delle avventure vittoriose di Bill Clinton e Tony Blair. E che riflette, in primis, le mutazioni e le trasformazioni dei corpi sociali avvenute sotto l'effetto dei processi di globalizzazione. Così, leggendo le affermazioni di Martina troviamo una miscela di postfordismo e glocalismo - molto alla Massimo Cacciari e alla Aldo Bonomi (due degli intellettuali di riferimento del Partito democratico) - che permette di descrivere al meglio le modificazioni profonde del Nordovest e del Nordest e, al contempo, una volontà di liberazione delle energie e di riduzione della burocrazia (di quello che gli statunitensi chiamerebbero il Big Government) che ricorda il primo programma elettorale clintoniano. Come pure un'idea alla Bobbio di liberaldemocrazia quale collante ideale del nuovo partito, nel quale ci auguriamo, come avrebbe probabilmente voluto il grande pensatore torinese, ci sia una condivisione autentica del valore (prepolitico e civile) della laicità - tematica che un'area culturale del Pd (la "corrente laica") formalizzerà chiaramente sabato prossimo a Roma con il primo seminario su "Laicità e civismo". Un pantheon di richiami, suggestioni e idee che trova agevolmente posto nel largo - e postmodernissimo - bagaglio cultural-politico con cui il Pd veltroniano va "leggero" (un termine a metà strada tra Calvino e Kundera, anch'esso formidabilmente postmodern) a combattere la sua competizione elettorale in nome della vocazione maggioritaria. Quella di interpretare l'Italia disgregata, priva di cornice e tutta da ricostruire del Terzo millennio, orfana delle ideologie e (drammaticamente) del senso civico - nella quale, figure come Maurizio Martina saranno chiamate a svolgere un ruolo decisivo.

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AGRICOLTURA/ ALTO ADIGE, VIA LIBERA A NUOVA LEGGE SU AGRITURISMO (sezione: Burocrazia)

( da "Virgilio Notizie" del 18-02-2008)

Argomenti: Burocrazia

18-02-2008 21:05 Obiettivo è ridurre la burocrazia, ai comuni le autorizzazioni Roma, 18 feb. (Apcom) - La giunta provinciale di Bolzano ha approvato questa mattina il disegno di legge elaborato dall'assessore all'Agricoltura, Hans Berger, sul settore dell'agriturismo. La nuova legge si prefigge in primo luogo di ridurre la burocrazia. Tutte le autorizzazioni saranno date direttamente dal Comune e la commissione per esaminare i requisiti viene sciolta. All'interno dell'agriturismo, spiega una nota, il 30% dei prodotti dovrà essere di produzione propria, il 50% potrà essere acquistato da altre aziende agricole e cooperative della zona mentre il restante 20% potrà essere acquistato sul mercato. Gli agriturismi altoatesini potranno effettuare il servizio di 'party service' ma solamente utilizzando prodotti tipici locali. La Giunta ha respinto la richiesta di aprire campeggi presso gli agriturismi o attività ricettive negli alpeggi. Gli orari d'apertura non dovranno superare l'orario previsto per gli alberghi, dalle sei di mattino sino al massimo alla una di notte.

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