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DOSSIER “BUROCRAZIA”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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tARTICOLI DEL  16-4-2008        #TOP


Report "Burocrazia"

Progetto pilota della Camera di commercio di Lodi: un artigiano di Santo Stefano apre una ditta senza fare code ( da "Cittadino, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: autentica promotrice sul territorio di una sfida alla burocrazia, fino a oggi, raccolta da sole altre 10 camere di commercio in tutta Italia. A tale proposito, la distribuzione alle imprese delle carte elettroniche e della"business key" per la comunicazione telematica sta procedendo progressivamente oltre le 6mila unità (circa un terzo sul totale delle ditte in provincia) rilasciate all'

1 Il primo impegno è rendere il Piemonte, come l'Italia, un postoin cui sia conven ( da "Stampa, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Iente investire dall'estero. Quindi meno burocrazia e politiche per il lavoro efficace. 2Il terreno d'intesa con il Pd sono le regole: dal rinnovo della legge elettorale alla riforma costituzionale.

L'Upa: ora ci aspettiamo più competitività ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: aggiunge Salvagno - vengano liberati dalla zavorra dei costi della burocrazia, con la diminuzione dei costi energetici, e abbiano la detassazione delle ore di straordinario. Cittadini e imprese vanno liberati dai costi dei mercati protetti e delle rendite di posizione per rilanciare il ruolo dell'apprendistato e della formazione".

Aggregazioni tra piccole industrie: ecco come restare nel mercato ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: In un'ottica di mercato interno non più sufficiente, Morandini chiede scelte coraggiose nelle politiche industriali: "Una riduzione della burocrazia, minori costi delle politiche energetiche, abbattimento della pressione fiscale". Davide Dalai.

Lo spadone di Bossi viaggia sulla Goitese Mantova, preparati ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma la burocrazia frena - racconta il commerciante laureato in economia e commercio che lavora alla macchina per cucire -. La gente era disorientata. Qui a Guidizzolo eravano politicamente un po' Maccari-dipendenti". Meneghelli svela la sua privata esperienza professionale in tema di sicurezza: in dieci anni il suo negozio ha subìto sette furti,

Alessandri sfida Delrio: Mi candido a sindaco ( da "Gazzetta di Reggio" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: lavoratori sono stanchi della burocrazia, delle deleghe e di rendere conto al sindacato. Ci sono troppe tasse locali che vanno a discapito di chi è più povero". E poi un cavallo di battaglia della Lega, la sicurezza. "L'indulto - spiega - è stato un crimine politico, perché la sinistra è stata capace di rimettere in libertà extracomunitari che sono finiti nelle mani delle mafie,

Pd, un successo che non mi sorprende ( da "Gazzetta di Reggio" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: elementi di tensione e di insoddisfazione che investono settori come la sicurezza e la burocrazia. Settori nei quali il centrosinistra non ha forse saputo dare sufficienti risposte". "I voti alla Lega - prosegue - non fanno che indicarci l'urgenza di risolvere le questioni relative alla velocizzazione dei tempi dei percorsi amministrativi e anche cambiamenti nei meccanismi del welfare.

Il Nordest contro lo Stato burocrate ( da "Corriere delle Alpi" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma è certo che se non si sciolgono questioni annose come quella di un federalismo vero ed efficiente, di un sistema scolastico e universitario degno di un paese avanzato, di una burocrazia che blocca lo sviluppo, anche questo risultato sarà spazzato via".

I laghi e il Brenta sotto bandiera verde ( da "Trentino" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Non abbiamo la borsa di Dellai, ma la gente vuole meno burocrazia, tasse più giuste, meno sprechi". Massimo Cazzanelli: "Qui la Sinistra Arcobaleno ha avuto l'8,81 al Senato. Il risultato negativo nazionale per me è dovuto all'aver abbandonato le problematiche dei lavoratori per privilegiare quelle sociali.

Lavoratori e imprese: Meno tasse ( da "Gazzetta di Modena,La" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: riduzione delle imposte e semplificazione della burocrazia sono ineludibili" "Abbiamo preparato per tempo le nostre proposte - dice Luigi Munari presidente Lapam - Per noi è prioritario promuovere l'imprenditorialità e l'attitudine al rischio, ridurre la pressione fiscale e ridurre i costi della politica, semplificare la gestione delle piccole imprese per uno sviluppo sostenibile"

LEGA DI GOVERNO ( da "Stampa, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Chi risponde dei fallimenti della burocrazia e dell'amministrazione pubblica? Chi difende i miei interessi di cittadino? Domande crude, lontane dalla correttezza politica e dal bon ton consociativo in cui si sono impantanati i progetti riformatori dell'ultimo quindicennio (compreso l'ultimo governo Berlusconi).

Vincitori e vinti ( da "Centro, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia ha un preciso fine, sfamare una serie di enti inutili e parassitari. Se poi volessimo aggiungere che tra incidenti stradali ed evasione fiscale sosteniamo un costo annuo di seicento miliardi di euro, viene da chiedersi di come faccia l'Italia a restare in Europa e non essere annessa al Nord Africa,

<L'ex Stalingrado? È meno rossa> ( da "Secolo XIX, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: In cantiere circola malcontento" giampiero morstabilinioperaio 16/04/2008 troppi problemi"Odio la burocrazia. Berlusconi semplificherà le cose" salvatore di Iuribarista 16/04/2008 disertare le urne"Ci ho pensato parecchio, ma alla fine ho preferito dare il voto al Pd" roberta petraccodanzatrice 16/04/2008.

Ora il governo regionale faccia le valigie ( da "Mattino di Padova, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia di partito ha già fatto fuori Massimo Carraro. Lei quanto durerà? "La burocrazia di partito non esiste più nel Pd che fa nascere i nuovi circoli, dove ci sono moltissimi giovani. In due anni noi rifaremo questi circoli: ci sarà la storia dei due partiti fondatori ma anche tanta gente nuova.

Laiguegliamaglione <Montaldo sicuronella futura giunta> ( da "Secolo XIX, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Per prima cosa cercheremo di mettere mano al problema dell'eccessiva burocrazia, quindi modificheremo i regolamenti in modo da snellire il più possibile ogni tipo di procedura. Contemporaneamente vedremo cosa si riuscirà ancora a fare per prepararci al meglio all'imminente stagione turistica, a livello normativo e di manifestazioni.

Ma niente multe con rigori burocratici ( da "Mattino di Padova, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che non di rado si ammalano rendendosi indisponibili proprio alla vigilia dell'appuntamento con lo specialista: "E' chiaro che in questi casi viene meno la possibilità di disdire gli appuntamenti in tempo utile per non incorrere nelle sanzioni". La raccomandazione è quella di "applicare le nuove disposizioni mettendo da parte la miopia della burocrazia". (f. pes.).

Querce e galleno, frazioni di milano ( da "Tirreno, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Fucecchio è terra di piccoli imprenditori che hanno bisogno di superare la burocrazia e di poter lavorare senza i legacci centralisti", commenta Marco Cordone della Lega. "Ecco perché la gente vota per noi". Il paradosso è che basta percorrere pochi chilometri - in direzione di Fucecchio - e la situazione torna nella norma toscana.

Guerra tra coop sul bene confiscato ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Non ci siamo mai fermati, anche quando hanno bruciato il bosco, tagliato le vigne e rovinato la semina. Ma il nostro peggior nemico è rimasto la burocrazia". Sulla vicenda, la cooperativa Tempio di Monte Jato annuncia anche ricorso al Tar. s.p.

Il premier dovrà cambiare il passo della politica ( da "Secolo XIX, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: alta e bassa burocrazia, cartelli d'interessi grandi e piccolissimi. Tutti guardano a sé e invitano ad operare nel giardino del vicino. Pochi sono disposti a rinunce per il bene comune. Berlusconi ha davanti a sé un compito enorme e ne ha ricordato nella conferenza stampa di ieri sera la drammatica evidenza: dalle infrastrutture alla burocrazia,

Nuovo presidente in confartigianato ( da "Nuova Venezia, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: aspettiamo che gli imprenditori vengano liberati dai costi della burocrazia, che venga valorizzato il ruolo della micro e piccola impresa e che siano eliminate le discriminazioni tra lavoro autonomo e lavoro dipendente". "Le 148mila imprese artigiane, vale a dire il il30% della realtà imprenditoriale regionale - aggiunge Miotto - si aspettano che le forze politiche intervengano,

Dateci l'assegno di invalidità ( da "Nuova Sardegna, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: In una lettera inviata anche a Soru, chiedono che la burocrazia possa sveltire la pratica in modo che l'anziano e ormai inerte lavoratore possa godersi i giorni della restante vita. La lettera inviata a Soru, è semplice ma toccante quando gli autori scrivono che in questo modo "hanno trovato la maniera più semplice per eliminarci.

"e ora via ai concorsi per i prof" - laura montanari ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: E poi è necessario tornare a investire sulla ricerca, sgravarla di tutta la burocrazia che oggi la circonda, rendere snelle le procedure, applicare i meccanismi di valutazione in modo che i soldi siano finalizzati e che si debba rendere conto di come sia stato speso il denaro pubblico ricevuto".

Invito agli indecisi: cogliete l'occasione ( da "Tirreno, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: e non una burocrazia impenetrabile. Il nuovo governo del Pdl sarà amico in modo particolare del nuovo sindaco e ci aiuterà per il futuro e lo sviluppo della città. I valori di riferimento di Patrizia Paoletti sono una garanzia per tutti. Analogamente a quanto preannunciato a livello di Governo, se vinceremo le elezioni,

La burocrazia dà i numeri e manda in tilt il paziente ( da "Giorno, Il (Bergamo - Brescia)" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: 8 La burocrazia dà i numeri e manda in tilt il paziente L'uomo ha denunciato la vicenda all'Adiconsum OSPEDALI RIUNITI DISSERVIZI ? BERGAMO ? PRIMA GLI hanno detto che i suoi esami medici non erano pronti a causa dell'assenza del medico competente e lo hanno invitato a ritornare.

Sconfitto illy, la lega fa volare tondo ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Venezia Giulia era stato chiamato a occuparsi di come ridurre la burocrazia in Europa. E dove, forse, continuerà la sua carriera. Una sconfitta, quella dell'industriale del caffè, annunciata dall'avanzata di domenica del centrodestra in tutta Italia. Ma una sconfitta imprevista, inattesa, perché "Riccardino", come lo chiamano in modo irridente gli oppositori, sembrava invincibile.

"intercettano il malcontento e vincono adesso anche il pd deve fare lo stesso" - roberto bianchin ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è un vecchio centrosinistra che ha perso nei due anni di governo e un nuovo centrosinistra che adesso deve pensare alla rimonta. Io vado a Roma per ridurre la burocrazia e fare il federalismo fiscale". Una lobby veneta? "Per fare squadra per il Veneto, formando un gruppo di parlamentari che combattano uniti al di là degli schieramenti".

Le condizioni per rilanciare davvero questo Paese ( da "Arena, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: inizio della scalata della montagna di inefficienza e lassismo che paralizza l'Italia: burocrazia, infrastrutture, energia, scuola, giustizia. Ce la farà? In conferenza stampa, ieri, Berlusconi aveva un'espressione più serena di quella manifestata negli ultimi incontri della campagna elettorale. In genere accade il contrario. Si mostra fiducia prima e preoccupazione dopo la vittoria.

Berlusconi: A noi le Camere ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sanità e burocrazia. Il Cavaliere vuole essere subito operativo. Lo attendono cinque anni difficili. Parla già da premier, anche se non ha ancora giurato. Annuncia che manterrà tutte le promesse fatte in campagna elettorale. La squadra di governo è quasi pronta, la lista dei ministri sarà diffusa in settimana.

Non solo clandestini ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Noi immigrati subiamo la burocrazia ma vogliamo integrarci nel tessuto sociale e abbiamo bisogno di sicurezza come tutti. Smettiamo di parlare solo di criminalità, ma parliamo anche di quelli come me che sono la maggioranza, che lavorano per l'integrazione intesa come insieme di doveri e diritti.

<È il centrodestra che deve designarmi> ( da "Adige, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: fatto le proprie valutazioni ed hanno visto nella Lega chi li può liberare da tanti problemi: burocrazia, statalismo, centralismo di Trento e arroganza della politica. Nella sua coalizione ci sono pure un sacco di democristiani. In tutto l'arco costituzionale. È morta la DC, non sono morti i democristiani, come dopo l'8 settembre non morì il fascismo ma solo il partito fascista.

NELLA CONFERENZA stampa di ieri sera Silvio Berlusconi ha confermato punto su pun ( da "Giorno, Il (Milano)" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: inizio della scalata della montagna d'inefficienza e di lassismo che paralizza l'Italia: burocrazia, infrastrutture, energia, scuola, giustizia. Ce la farà? Durante la conferenza stampa di ieri sera, Berlusconi aveva un'espressione più serena di quella manifestata negli ultimi incontri della campagna elettorale. In genere accade il contrario.

Il telefonino vietato ( da "Giornale di Vicenza, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Vietato portare il telefonino in cabina elettorale: ennesima "trovata" della mega stipendiata burocrazia italiana che risolve tutto con le parole. Per essere efficace si sarebbe dovuto prima autorizzare e, poi, fare perquisire i cittadini. Assurdo, ovviamente, a meno che non pensino che se uno lo vuole usare per secondi fini rispetti il divieto!

<Tutto il materiale sarà riutilizzato> Un tavolo operatorio per il Burkina Faso ( da "Nazione, La (Firenze)" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di tempo: tutto il materiale del Meyer è di proprietà pubblica e, in quanto tale, prima di poter passare di mano deve essere svincolato seguendo una burocrazia piuttosto complicata. Ma appena possibile, spiegano dalla direzione, tutto sarà tolto dal degrado in cui è rimasto nella vecchia sede di via Luca Giordano. M.P.

<I giovani danno la spinta al Pd> ( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La gente ha votato chi rappresenta più di altri le 'sofferenze' su immigrazione, sicurezza, burocrazia, tasse. Esigenze reali, che vanno interpretate". "Tutti terreni sui quali il Pd può e deve recuperare terreno. A partire dal federalismo fiscale, oggi dimenticato. Il Carroccio non è radicata come partito. Ma sono radicate alcune sue ragioni.

Abolizione dell'Ici? Meglio riformare lo Stato I n campagna elettorale ho sentito molto parlare di <semplificazione della burocrazia, dell'annullamento di molte leggi e dell'Ici su ( da "Adige, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Meglio riformare lo Stato I n campagna elettorale ho sentito molto parlare di "semplificazione della burocrazia, dell'annullamento di molte leggi e dell'Ici sulla prima casa" Abolizione dell'Ici? Meglio riformare lo Stato I n campagna elettorale ho sentito molto parlare di "semplificazione della burocrazia, dell'annullamento di molte leggi e dell'Ici sulla prima casa".

Effetto Berlusconi: in Friuli cade Illy, simbolo del Pd al Nord ( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dove si era recato per i lavori del comitato Ue per lo snellimento della burocrazia. RENZO TONDO, invece, ha fatto la spola tra la sede del comitato elettorale, a Udine e il ristorante di famiglia a Tolmezzo, 'Al Benvenuto'. Sbaglia chi ha colto in certi dettagli della sfida testa a testa che ha infiammato il Friuli, scaglie di superstizione: Tondo ha votato al seggio di Betania,

<Soffocati dalla burocrazia> ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Soffocati dalla burocrazia" Gli agricoltori si lamentano delle difficoltà create alla loro attività di FRANCESCO FABBRIANI ? MARZABOTTO ? "LA BUROCRAZIA uccide. Non credevo fosse possibile, ma ho dovuto constatarlo con mano". Lo sfogo è di Cristina Mondadori, che gestisce l'azienda agricola 'Cavara', a Malfolle, a Marzabotto,

Per gli elettori è solo un logo che copriva roba vecchia ( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: soltanto la perpetuazione di pezzi di ceto politico e di burocrazie, che naturalmente tendono a riprodursi incuranti degli snodi reali della storia, finisce di avere significato. Dopodiché, naturalmente, ognuno si accontenta delle ambizioni che è capace di coltivare". C'è chi dice che se invece di Bertinotti a candidarsi fosse stato lei avreste dato un maggiore segnale di novità.

Ossessione '68: quel sogno ci tormenta ancora ( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: tale iniziativa invitava le burocrazie poststaliniste a farsi da parte pacificamente e senza sanguinosi conflitti. Ultima erede di questa linea è, per alcuni intellettuali di sinistra, la strategia di apertura di Gorbaciov. Ci sono voluti più di vent'anni anni perché il disprezzato e calpestato Alexander Dubcek vedesse riconosciute le sue ragioni come presidente del Parlamento.

Bene la stabilità, il nostro impegno per lo sviluppo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: produttività, meno burocrazia, innvazione. "Cambiare per crescere" sarà lo slogan del Lingotto. Ed è un cambiamento netto quello che Montezemolo ha chiesto alla politica in questi anni, da presidente di Confindustria. Fermo restando l'impegno delle imprese a fare la propria parte e a "rimboccarsi le maniche".

Verona dopo le urne: è la città più leghista d'Italia ( da "Corriere del Veneto" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: E dovranno portare a casa, in fretta, i primi risultati sui tre temi cardine: federalismo fiscale, sicurezza e burocrazia. Non devono perdere tempo". A PAGINA 3 Petronio Il brindisi Da sinistra Bragantini, Giovanna Negro, Montagnoli e Tosi.

LA METAMORFOSI ( da "Corriere del Veneto" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: iperattivismo della miriade di piccoli e medi industriali tartassati gravava anche il peso di una burocrazia a dir poco sadica. Il leghismo, che si era inventato una propria "razza" per non lasciare dubbi sul radicamento territoriale, faceva a pezzi i residui legami con la Patria ingrata e proponeva il Nord sfruttato e snobbato come una piccola patria alternativa.

Oberrauch: <Subito segnali alle imprese> ( da "Corriere Alto Adige" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma anche la riduzione della burocrazia, l'inizio della realizzazione delle progettate grandi opere e un impulso a favore della ricerca e dell'innovazione ". Dal punto di vista locale, Oberrauch dice di aspettarsi che "i nostri parlamentari portino avanti le proposte programmatiche di Confindustria, in modo tale che l'Italia si riallacci al resto d'

Nei distretti l'onda del Carroccio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: meno burocrazia e l'avvio di opere infrastrutturali non più rinviabili (dalla Pedemontana alla Brebemi). Di quel Nord che auspica una più decisa presa di posizione del Governo in Europa per contrastare i dumping asiatici e le clamorose asimmetrie di una globalizzazione in cui la moneta della Cina può continuare a cadere a picco artificialmente agganciata al dollaro,

Il retail trascina la corsa di Zegna ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Convinto che nel medio periodo il Brasile darà risultati migliori che non l'India, dove "i tempi sono lunghi, c'è molta burocrazie e molte barriere invisibili". Ciò non toglie che Zegna entro l'estate aprirà tre nuovi negozi: a Mumbai, Delhi e Bangalore. In due anni, 2007 e 2008, saranno aperti cento nuovi punti vendita: un investimento doppio rispetto al biennio precedente.

Verona città più leghista d'Italia Tosi ai suoi: ora comandiamo noi ( da "Corriere del Veneto" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sicurezza e burocrazia. Non devono perdere tempo". Tosi ormai ha il piglio di quelli che "comandano". Di quelli che non scendono direttamente nell'arena, in questo caso non solo romana, ma anche lombarda. Ma il gioco lo fanno loro. Si schernisce a chi gli dice che ha tirato lui il Carroccio, ma sa che è così.

Agricoltori <vecchi> La giunta frena sulla centrale ( da "Corriere del Veneto" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Per noi non è importante l'anagrafe ma la quantità di prodotto conferito nei mercati. Piuttosto che occuparsi di demografia, occorre sviluppare politiche per le imprese: meno burocrazia, più infrastrutture e attenzione al marketing del prodotto". Enrico Bellinelli.

Una storia finita ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: tutta la burocrazia, tutti gli apparati di governo, dalla polizia alla magistratura, gran parte del vecchio cattolicesimo politico divennero o si dissero di sinistra. Ma proprio la massiccia operazione di riciclaggio e di "entrismo" da parte dei vertici della società italiana e dei suoi poteri, nell'area della sinistra ex Pci,

Ormai ha paura di uscire. Dopo quattro cadute dalla sua carrozzina provocate dal fondo del marciapie ( da "Messaggero, Il (Ostia)" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Luca è vittima della più cieca burocrazia. Residente con i genitori ed i fratelli nelle case popolari Ater di via Valeriano Cobbe ad Acilia, non riesce a vincere la battaglia per ottenere uno scivolo e, soprattutto, per fare in modo che l'azienda per gli alloggi pubblici sistemi il marciapiedi d'accesso alla sua abitazione.

Calearo: <Ora facciamo squadra con i leghisti> ( da "Corriere del Veneto" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: in particolare sono convinto che sia necessario ridurre la burocrazia e realizzare al più presto il federalismo fiscale ". A chi gli chiede se la sua idea di federalismo sia la stessa del Carroccio, lui nicchia. "Non importa se è identica oppure no – assicura – ciò che conta è arrivare al dunque e portare a casa un risultato concreto per il Veneto".

Montezemolo: <C'è piena governabilità> ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia, più attenzione alla ricerca e un'energia meno inquinante e meno costosa. Venerdì Confindustria non ha volutamente previsto la partecipazione di politici italiani. Il confronto sarà a livello internazionale con ospiti del calibro dell'ex presidente della Federal Reserve Alan Greenspan, dell'ex premier spagnolo Josè Marìa Aznar e del presidente della Commissione europea

POMEZIA Archivio urbanistico Present ( da "Messaggero, Il (Civitavecchia)" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Uno strumento utile per eliminare burocrazia e tempi "morti" delle amministrazioni e degli enti locali. L'archivio prevede l'informatizzazione di tutte le pratiche nuove e la catalogazione di quelle vecchie che saranno scannerizzate e archiviate nei prossimi mesi. Un elemento fondamentale non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per i cittadini.

Berlusconi: <Subito via l'Ici e bonus a tutti i primi nati> ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sanità e burocrazia. è commosso, ma anche preoc - cupato per la situazione del Paese. Perciò vuole essere subito operativo, c'è tanto lavoro da fare. Lo attendono cinque anni difficili. Parla già da premier, anche se non ha ancora giurato. Fa sapere, di prima mattina a "Radio Anch'io" e a "Uno Mattina", che andrà avanti come da programma,

ELEZIONI 2008 16-04-2008 DallaPRIMA Bruno Vespa >veti, ricatti all'interno della coalizione che ne h... ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: alta e bassa burocrazia, cartelli d'interessi grandi e piccolissimi. Tutti guardano a sé e invitano ad operare nel giardino del vicino. Pochi sono disposti a rinunce per il bene comune. Berlusconi ha davanti a sé un compito enorme e ne ha ricordato nella conferenza stampa di ieri sera la drammatica evidenza: dalle infrastrutture alla burocrazia,

Debutta l'azienda unica per il diritto allo studio ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Meno burocrazia, dunque, più servizi per gli studenti e più uniformità sul territorio preannuncia la Regione. I più arrabbiati però sono proprio loro, gli studenti di ogni sigla politica, che vedono ridurre la loro rappresentanza da sei membri ad uno soltanto.

Meno burocrazia per le cave ( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: approva il regolamento sul nuovo Sportello per le attività estrattive Meno burocrazia per le cave Le imprese restano insoddisfatte: "Il Piano ha troppi vincoli" Massimiliano Scagliarini BARI Le pratiche relative alle cave dovranno essere evase entro 180 giorni lavorativi. è la novità più importante collegata all'avvio del nuovo sportello unico per le attività estrattive (Surae),

Trote, il Trentino A.A. chiede la Dop ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il comparto penalizzato da burocrazia e concorrenza straniera Trote, il Trentino A.A. chiede la Dop Nel giro di un anno il Trentino otterrà il marchio Dop per trote e salmerini, prodotti molto apprezzati in Lombardia ed Emilia Romagna per le caratteristiche della carne, diverse rispetto ai prodotti degli allevamenti ittici di pianura.

Attività produttive ( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: guida per rilanciare i Suap Maria Moretti BARI Meno burocrazia e tempi più rapidi perle imprese pugliesi che si rivolgeranno allo Sportello unico per le attività produttive (Suap). Le linee guida, pubblicate sul Bollettino ufficiale della Regione, affrontano in modo organico tutti gli aspetti normativi, procedurali e organizzativi dell'istituto e di coordinamento degli enti in campo.

Arenile bloccato dai dissidi ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: vista come la strada per accelerare i lunghi tempi della burocrazia, dilatati ulteriormente dalla diatriba sul tipo di progetti da attuare. In ogni caso non possiamo lamentarci: le Marche, con la Liguria, sono la regione più avanzata in fatto di tutela della costa ". Più critico Enzo Monachesi, responsabile regionale Sib-Confcommercio: "La Regione interviene solo sulle emergenze,

Elettrodotto fermo senza la Via ( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: proverbiali insidie che si annidano nella burocrazia italiana. L'iter autorizzativo per ottenere la Valutazione di impatto ambientale da parte del ministero dell'Ambiente,avviato dal gestore della rete elettrica nazionale Terna e dalla Regione Campania nell'ormai lontano dicembre 2006, a distanza di oltre quindici mesi è ancora al palo, tanto da far sembrare sempre più utopistica,

Calo finanziamenti per attività agricole ( da "Provincia di Cremona, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: azione nel sostegno alle attività Produttive Agricole, mantenendo però inalterate la quantità di risorse messe a disposizione. Questa scelta ha inevitabilmente ridotto la somma messa a disposizione sui vari capitoli, rendendo economicamente non conveniente il rapporto fra impegno, burocrazia/contributo e fra rendita produttiva/premio.

Tsunami sul <laboratorio> Puglia ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Quella che nei piani era dei pugliesi e che invece è stata della politica: più commissioni, più burocrazia, più tutto. L'apparire prima di tutto. Vendola dice che il suo governo non è in crisi, però trema al pensiero dei prossimi giorni. Gli ricordano l'ultimo spot pagato dalla Regione. C'è un uomo che corre sulla spiaggia, sotto il cielo grigio.

La Sicilia è Lombardo Pd e sinistra a pezzi ( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che ribadisce "i buoni rapporti con la Lega nord" e promette "riforme sulla burocrazia, leggi sul lavoro e ponte sullo stretto", ha ottenuto un milione e 800mila voti, a fronte degli 865mila della senatrice del Pd, e 500mila in più di quelli che ottenne Cuffaro due anni fa, quando vinse su Rita Borsellino con un margine di 13 punti.

L'onda lunga sulla regione ( da "Messaggero Veneto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di una burocrazia meno soffocante, del federalismo fiscale. Ma anche il bisogno di sentirsi sicuri in casa propria (nessuno da queste parti ha perdonato al governo Prodi lo sciagurato provvedimento di indulto) e l'esigenza di politiche in grado di governare efficacemente il fenomeno dell'immigrazione.

Asili, che calvario ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Onde evitare che tutto ciò continui a ripercuotersi negativamente sulle famiglie e di riflesso sull'incremento della popolazione in genere, auspico che le autorità competenti trovino quanto prima delle soluzioni mirate a snellire la burocrazia e le lunghe attese a beneficio della praticità e concretezza della vita quotidiana. Tamara Bandi.

Le categorie: caro tondo, ora servono i fatti ( da "Messaggero Veneto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: un allegerimento dalla burocrazia, politiche di sostegno alle Pmi". Venendo al risultato delle regionali "Renzo Tondo è una persona che ho avuto il piacere di conoscere già come assessore all'artigianato - prosegue - e quindi ci attendiamo che sia alla guida di una giunta che faccia meglio della precedente per dare ulteriore spinta alle imprese.

Gorizia La burocrazia frena i medici di base lRiguardo la diatriba sulla minor presenza dei medici d... ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Gorizia La burocrazia frena i medici di base lRiguardo la diatriba sulla minor presenza dei medici di famiglia nelle zone periferiche di Gorizia, desidero raccontare la mia esperienza. Ero titolare dal 1997 di un ambulatorio in via Garzarolli 130/2, quindi in piena zona Sant'Anna ove svolgevo ovviamente in orari differenziati ed in stanze completamente separate,

Lega di governo ( da "Stampaweb, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Chi risponde dei fallimenti della burocrazia e dell'amministrazione pubblica? Chi difende i miei interessi di cittadino? Domande crude, lontane dalla correttezza politica e dal bon ton consociativo in cui si sono impantanati i progetti riformatori dell'ultimo quindicennio (compreso l'ultimo governo Berlusconi).

Le condizioni per rilanciare davvero questo Paese ( da "Arena.it, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: inizio della scalata della montagna di inefficienza e lassismo che paralizza l'Italia: burocrazia, infrastrutture, energia, scuola, giustizia. Ce la farà? In conferenza stampa, ieri, Berlusconi aveva un'espressione più serena di quella manifestata negli ultimi incontri della campagna elettorale. In genere accade il contrario. Si mostra fiducia prima e preoccupazione dopo la vittoria.

L'OSPITE ( da "TGCom" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia e da una eccessiva dipendenza dall'introito petrolifero, Poor-Mohammadi, che è un fondamentalista, oltre a gestire col pugno di ferro la macchina repressiva nel paese, non è mai stato avaro di critiche - sia pur velate - alle promesse mancate di Ahmadinejad nella lotta alla corruzione di regime e un propugnatore delle privatizzazioni e liberalizzazioni indispensabili per

IL VINCITORE. Mario Faccioli contiene la gioia: <Mai esagerare. È giusto rispettare l'impegno civico degli avversari> ( da "Arena.it, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Punterò alla meritocrazia, guardando alla capacità e all'umanità, al rispetto per le persone. Qualche dirigente un po' pigretto va ringiovanito. In sintesi: porte aperte, meno balzelli, meno burocrazia, più rapporti umani. E decentramento: Dossobuono ha seimila abitanti, merita l'anagrafe e altri servizi.

Dal militante spot all'anziana <abbandonata> ( da "Gazzetta di Parma, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia uccide " a "V2 Day, libera informazione, parlamento pulito" sino ai classici "buffoni", "andate a lavorare". E' stata una giornata dura quella di ieri, per i presidenti e gli scrutatori dei 202 seggi parmigiani: "Ma qualche risata, tra uno spoglio e l'altro, ce la siamo fatta leggendo le scritte sulle schede di quelli che hanno voluto annullare il voto"

IMMIGRATI E DIRITTI Non solo <clandestini> ( da "Brescia Oggi" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Noi immigrati subiamo la burocrazia ma vogliamo integrarci nel tessuto sociale e abbiamo bisogno di sicurezza come tutti. Smettiamo di parlare solo di criminalità, ma parliamo anche di quelli come me che sono la maggioranza, che lavorano per l'integrazione intesa come insieme di doveri e diritti.

PREMIER IN PECTORE. Il leader del Pdl annuncia: non cederemo una presidenza in Parlamento. Ai magistrati: è imprescindibile la separazione delle carriere ( da "Brescia Oggi" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sanità e burocrazia. Il Cavaliere vuole essere subito operativo. Lo attendono cinque anni difficili. Parla già da premier, anche se non ha ancora giurato. Annuncia che manterrà tutte le promesse fatte in campagna elettorale. La squadra di governo è quasi pronta, la lista dei ministri sarà diffusa in settimana.

<Il telefonino vietato> ( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nbsp Vietato portare il telefonino in cabina elettorale: ennesima "trovata" della mega stipendiata burocrazia italiana che risolve tutto con le parole. Per essere efficace si sarebbe dovuto prima autorizzare e, poi, fare perquisire i cittadini. Assurdo, ovviamente, a meno che non pensino che se uno lo vuole usare per secondi fini rispetti il divieto!

(ACR) LAPENNA (FI) SU CRISI INDUSTRIALE IN BASILICATA ( da "Basilicanet.it" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: il Governo regionale si dimostra lento e non in grado di gestire le situazioni di emergenza, poiché© i ritardi della burocrazia e lâ??immobilismo della Giunta De Filippo, di fronte a problematiche così
serie ed importanti, si ripercuotono sui lavoratori. Il lavoro â?" sottolinea Lapenna - rappresenta unâ??emergenza vera e propria nel nostro territorio e merita unâ?

Patto tra produttori 1 l'analisi dei sindacati ( da "Riformista, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: le montagne di burocrazia, il dumping cinese. E in casa dei due sindacati maggiori, una prima, cauta riflessione sul voto c'è stata, ieri. Ai piani alti della Cgil e della Cisl - entrambi hanno riunito ieri le segreterie - c'è la chiara percezione dell'allarme e della protesta che provengono dal nord, del patto produttori-lavoratori rovesciato beffardamente nel suo opposto.

LETTERE ( da "Mattino, Il (Circondario Sud2)" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia statale ha fatto arenare ogni idea. E i soldi sprecati per il restauro? Sento nell'orecchio la sprezzante risposta: e chi se ne frega! Contro le vibrazioni della metropolitana Valeria R. - NAPOLI Caro dottor Lubrano, vivo in uno stabile di tre piani di cui è proprietaria la mia famiglia, in una zona di campagna.

SEGUE DALLA PRIMA PAGINA ( da "Mattino, Il (Circondario Sud2)" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: alta e bassa burocrazia, cartelli d'interessi grandi e piccolissimi. Tutti guardano a sé e invitano ad operare nel giardino del vicino. Pochi sono disposti a rinunce per il bene comune. Berlusconi ha davanti a sé un compito enorme e ne ha ricordato nella conferenza stampa di ieri sera la drammatica evidenza: dalle infrastrutture alla burocrazia,

Grazie Illy, complimenti Tondo. ( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia per le Pmi.Sul fronte sindacale, Roberto Muradore, segretario "indicato" della Cisl udinese, rilancia come priorità il tema della concertazione: "Dobbiamo condividere la progettualità che consenta il rilancio del Friuli in termini economici e sociali: è indispensabile, ritengo, il contributo di idee e conoscenza che solo chi conosce il territorio può dare per sviluppare

SEGUE DALLA PRIMA PAGINA ( da "Gazzettino, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: alta e bassa burocrazia, cartelli d'interessi grandi e piccolissimi.Tutti guardano a sé e invitano ad operare nel giardino del vicino. Pochi sono disposti a rinunce per il bene comune.Berlusconi ha davanti a sé un compito enorme e ne ha ricordato nella conferenza stampa di ieri sera la drammatica evidenza: dalle infrastrutture alla burocrazia,

Un clic del mouse per dimettersi ( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: incremento del livello di burocrazia che il nuovo obbligo avrebbe innescato. È rilevante il costo che peserebbe sulla collettività come conseguenza del nuovo obbligo delle dimissioni volontarie in vigore dallo scorso 5 maggio.L'osservazione è di Sergio Rosato - direttore di Veneto Lavoro - in occasione di un recente convegno organizzato a Treviso dai Consulenti del Lavoro provinciali.

Il senno di poi ( da "Stampaweb, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Chi risponde dei fallimenti della burocrazia e dell'amministrazione pubblica? Chi difende i miei interessi di cittadino? Domande crude, lontane dalla correttezza politica e dal bon ton consociativo in cui si sono impantanati i progetti riformatori dell'ultimo quindicennio (compreso l'ultimo governo Berlusconi).

Sbalchiero: <Ci aspettiamo più attenzione sulle imprese> ( da "Gazzettino, Il (Vicenza)" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Così come ci aspettiamo che gli imprenditori vengano liberati dai costi della burocrazia, che venga valorizzato il ruolo della piccola impresa, che siano eliminate le discriminazioni tra lavoro autonomo e lavoro dipendente, che il Paese si doti delle necessarie infrastrutture".

A Bruxelles per migliorare l'Europa, poi il ritorno senza festa ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 16-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sua burocrazia. Il risultato sortito anche in regione dal voto per rinnovare il Parlamento non ispirava pensieri ottimistici: troppo distacco rispetto al blocco del centrodestra, perfino per lui che nel 2003 aveva dimostrato di saper giocare con successo la partita dell'outsideroltrei partiti, incassando una messe di suffragi largamente migliore rispetto al ricavo dei partiti d'

Prosecco, ora rispunta Trieste ( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è il rischio di finire bloccati dalla burocrazia. In collina necessitiamo di marketing, comunicazione e posizionamento che identifichi in modo chiaro i vini con il territorio. Noi produciamo "Il Valdobbiadene". Identifichiamo la qualità delle nostre bottiglie appellandole in questo modo unico, facendoci riconoscere dal mercato quella superiorità che avvertiamo.

Messina, cent'anni ( da "Corriere.it" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: hanno il freno a mano tirato dei ritardi e delle burocrazie, tanto che secondo un censimento di Legambiente sono ancora 3336 i nuclei baraccati presenti in città. Così, alla fine, per disperazione certe famiglie ormai fanno le terremotate a vita. Ottenuta una nuova casa popolare, lasciano ai figli la baracca nelle favelas, in un'interminabile catena-di-sant'antonio della povertà:

I Giovani Imprenditori voltano pagina ( da "Padania, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma dobbiamo anche chiedere alle istituzioni più efficienza, soprattutto snellendo la burocrazia e velocizzando i tempi delle pratiche e della giustizia. Ci batteremo anche per sviluppare la ricerca in modo da rendere il Paese più competitivo e per questo sono preziosi i legami con le università, che però devono aprirsi maggiormente alla meritocrazia".

Piercesare Bordoli ( da "Provincia di Como, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Sono orgoglioso di questa iniziativa di Bankok ma non vorrei che per colpa della burocrazia che c'è qui da noi, si inaugurasse prima il "clone" del nostro glorioso Patria ristrutturato 16/04/2008.

L'originale è bloccato a Dervio prigioniero della burocrazia ( da "Provincia di Como, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: originale è bloccato a Dervio prigioniero della burocrazia (g. alb.) I primi a prendere posizione, nel 1990, sono stati i sindacati, che in Navicomo sentivano odore di demolizione. Poi è subentrata l'Apt. La Famiglia comasca si fa avanti nel 1991, poichè si era resa conto che, salvato il Patria dalla demolizione, il piroscafo sarebbe comunque rimasto a marcire sul lago.

Un clone a Bangkok Così rinasce il Patria ( da "Provincia di Como, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il mio augurio è che Ezio Salamone, esempio di forte legame alla sua terra d'origine, riesca ad andare in porto con questa sua lodevolissima iniziativa. Non vorrei invece che con la burocrazia che c'è qui da noi, si inaugurasse prima il "clone" del nostro glorioso Patria ristrutturato". Gigi Albanese 16/04/2008.

Voti a Bossi? Contro la politica che non decide ( da "Stampa, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per una politica che liberi i cittadini da incombenze inutili e burocrazia. Sono discorsi che comprendiamo e in qualche modo ci trovano d'accordo. E' lo sforzo che facciamo da anni a livello amministrativo. Voto all'Udc? C'è un elettorato moderato che non vuol confondersi col resto del centrodestra". \.


Articoli

Progetto pilota della Camera di commercio di Lodi: un artigiano di Santo Stefano apre una ditta senza fare code (sezione: Burocrazia)

( da "Cittadino, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Basta un click per avviare un'impresa Sperimentata da Codogno la comunicazione unica via Internet n Click: è nata una nuova impresa. E la "rivoluzione telematica", forse, è finalmente cominciata. A circa due mesi dall'inizio della fase di sperimentazione, la procedura di "comunicazione unica" ispirata dal decreto "Bersani ter" e promossa dalla Camera di commercio di Lodi per sveltire le pratiche burocratiche tra le aziende e gli enti di riferimento, ha celebrato il suo primo brindisi: l'iscrizione di una ditta nuova di zecca al registro delle imprese camerale. L'evento si è verificato lunedì pomeriggio negli uffici codognesi della Confartigianato. Protagonista Fabio Caraggi, 22enne artigiano di Santo Stefano Lodigiano, che assistito dal responsabile provinciale del servizio "Fare impresa" della Confartigianato, Mario Tinelli, ha potuto festeggiare la nascita della sua "Impresa C.F.", la ditta individuale che lo vedrà impegnato nella riparazione e manutenzione di macchine e impianti industriali, nonché nella posa di tubazioni in lamiera e lattoneria in generale. Il "parto"? Semplice e indolore: grazie alla firma digitale e alla casella e-mail personalizzata, infatti, una volta completato l'apposito modulo a Fabio è bastato cliccare su un tasto del computer per inviare comunicare contemporaneamente il "lieto evento" alla Camera di commercio, all'Inps, all'Inail e all'Agenzia delle entrate: "Oggi (ieri per chi legge, ndr) è arrivata tutta la documentazione: ho già dei clienti in lista d'attesa, diciamo che sono già socio dello Stato, visto che gli andrà il 50 per cento - scherza Fabio, artigiano all'età di 16 anni -. La procedura? Non so come fosse prima, ma così è davvero veloce". La prima "comunicazione unica" andata in porto, ovviamente, ha rallegrato anche la Camera di commercio lodigiana, autentica promotrice sul territorio di una sfida alla burocrazia, fino a oggi, raccolta da sole altre 10 camere di commercio in tutta Italia. A tale proposito, la distribuzione alle imprese delle carte elettroniche e della"business key" per la comunicazione telematica sta procedendo progressivamente oltre le 6mila unità (circa un terzo sul totale delle ditte in provincia) rilasciate all'inizio della sperimentazione: "La sperimentazione finirà il 19 agosto, poi la procedura diverrà obbligatoria, ma sta andando tutto bene - spiega Maria Remini, responsabile dell'area anagrafe-economia della Camera di commercio -. Ci sono già tanti utenti che vogliono partire, e abbiamo fatto seminari e formazione con studi notarili, professionali e associazioni di categoria".Contento anche Vittorio Boselli, segretario di quella Confartigianato cui è spettato l'onore di fare da "madrina" alla prima comunicazione unica: "Si tratta di riconoscere e interpretare con efficacia il bisogno di semplificazione e velocità di chi si affaccia per la prima volta all'esperienza del lavoro autonomo attraverso l'esaltazione del metodo del coordinamento tra tanti soggetti privati e pubblici - commenta Boselli -. Ora dobbiamo proseguire lungo la strada avviata, non solo per aiutare le nuove imprese a nascere ma anche per sostenerle nei loro sforzi di consolidamento e crescita".Alberto Belloni.

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1 Il primo impegno è rendere il Piemonte, come l'Italia, un postoin cui sia conven (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Iente investire dall'estero. Quindi meno burocrazia e politiche per il lavoro efficace. 2Il terreno d'intesa con il Pd sono le regole: dal rinnovo della legge elettorale alla riforma costituzionale.

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L'Upa: ora ci aspettiamo più competitività (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

ARTIGIANI L'Upa: ora ci aspettiamo più competitività "E' emersa una coalizione che può amministrare il Paese con un governo stabile e garantire certezze e affidabilità al sistema imprenditoriale". Nel commentare l'esito delle elezioni, l'Upa confida nell'impegno del nuovo governo "ad operare scelte rapide e di interesse generale per affrontare la fitta agenda di problemi del Paese". "14.500 imprese artigiane mantovane con una forza lavoro di oltre trentamila addetti - commenta il presidente Upa, Davide Salvagno - si aspettano segnali forti ed efficaci per rilanciare la competitività del comparto. Chiediamo attenzione nei confronti dell'artigianato e delle piccole imprese che è contenuta nel programma elettorale del Pdl. Bisogna abbassare la pressione tributaria su imprese e famiglie e semplificare gli adempimenti fiscali. "Così come ci aspettiamo che gli artigiani - aggiunge Salvagno - vengano liberati dalla zavorra dei costi della burocrazia, con la diminuzione dei costi energetici, e abbiano la detassazione delle ore di straordinario. Cittadini e imprese vanno liberati dai costi dei mercati protetti e delle rendite di posizione per rilanciare il ruolo dell'apprendistato e della formazione".

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Aggregazioni tra piccole industrie: ecco come restare nel mercato (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'INCONTRO La ricetta di Confindustria "La crescita dimensionale delle piccole imprese è inevitabile. L'approvvigionamento di materie prime, i tassi di cambio, la formazione professionale ed i costi di ricerca sono solo alcune delle funzioni che andrebbero condotte in termini aggregati". Giuseppe Morandini, presidente Piccola industria di Confindustria, l'ha spiegato ieri agli imprenditori mantovani intervenuti al seminario 'Aggregazioni tra imprese per accelerare lo sviluppo'. "Paradossalmente - ha commentato ancora Morandini - in un Paese in difficoltà i dati dell'export riferiti all'anno passato mostrano una crescita del 9,6%, sostenuta dalla genialità dei nostri imprenditori e dai sacrifici, anche da parte dei collaboratori. In alcuni paesi in cui abbiamo inviato missioni siamo cresciuti più di tutti in Europa". La piccola industria mantovana cresce con tassi anche più elevati: "Proponiamo ai nostri imprenditori questi modelli - spiega Carlo Zanetti, presidente di Confindustria Mantova - anche se la crescita è stata buona nel 2007 temiamo ripercussioni dalla debolezza del dollaro. So che molte volte aggregarsi significa limitare la naturale personalità dell'impresa e dell'imprenditore, ma per sopravvivere la condivisione di esperienze è importante". In un'ottica di mercato interno non più sufficiente, Morandini chiede scelte coraggiose nelle politiche industriali: "Una riduzione della burocrazia, minori costi delle politiche energetiche, abbattimento della pressione fiscale". Davide Dalai.

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Lo spadone di Bossi viaggia sulla Goitese Mantova, preparati (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Lo spadone di Bossi viaggia sulla Goitese "Mantova, preparati" Camuni ed Etruschi La statale collega e separa l'area alpestre e bossiana dall'orizzonte emiliano Le Padanie in antitesi DALLA PRIMA La strada è un segno forte, d'asfalto, tir in carovana, un assedio di fossi, piccole e grandi aziende, semafori, zone videocontrollate, multavelox, prospettive diverse per chi discende e per chi risale. La strada Goitese è tesa come un cavo. L'abbiamo percorsa come si fa con quelle dei vini, del riso o dei sapori. Non evochiamo quella della seta, perché è infinita, asiatica e metaforicamente troppo morbida per le carte vetrate che circolano nel mondo dell'Alberto da Giussano. Spadone e Castiglione. La Goitese è un'arteria politica. Si sgancia da Mantova e dopo le anse marmirolesi punta senza incertezze verso un'area geopolitica dove il bossismo "de Brèsa e de Bèrghem" s'incastra con la serenissima protesta del Veneto, Verona in testa. Mai come oggi lo stradone a nord avvista le montagne, sente il ruvidame della parlata diversa; mentre a sud si perde nella prospettiva o nell'odore dei laghi di Mantova, del Po. L'Emilia è all'orizzonte e di traverso. Ugo Coffani è un uomo altissimo. Ha fatto bene a infilare all'occhiello l'Alberto da Giussano gold e nel taschino il fazzoletto verde-Umberto. Ha vinto. Ha raddoppiato i voti che il partito aveva pigliato alle politiche di due anni fa. Coffani, 57 anni, vice sindaco e assessore ai lavori pubblici, alle attività estrattive e alla viabilità di Goito, è un uomo felice insieme alla moglie che lo sostiene e al figlio che si sta laureando in scienze economiche e management del turismo a Honolulu. Ha il figlio alle Hawaii e lei è qui a Goito, fra la torre gonzaghesca e i prati stabili? Il vice sindaco sorride, risponde che sono i fatti della vita, come la vittoria della Lega, "perché la gente ha capito che le idee che abbiamo portato avanti coerentemente per quindici anni sono decise e precise. Certo, dalle elezioni ci aspettavamo una buona crescita. Ma non a questi livelli". Fa l'artigiano e conduce un'azienda di abbigliamento femminile nella sua Cerlongo, patria dell'intellettuale leghista Sante Bardini e della controffensiva del "risot menà" (antagonista di quello alla pilota con grande turbamento delle pignatte della Valpadana orientale). Coffani ha trascorsi democristiani (mezzi andreottiani) e dice di collaborare ottimamente con la sindaca pidiellina Anita Marchetti che ha sostituito l'Udc Pietro Marcazzan, il quale è rimasto col fiato sospeso sul suo ritorno a Montecitorio. "Com'è il leghista-tipo di Goito? Beh, è una persona semplice, che lavora e a cui piacciono le cose chiare e giuste. Tutto il consenso ricevuto adesso ci dà maggiori responsabilità. Ci hanno consegnato la bicicletta. Adesso dobbiamo pedalare". Goito è piena di bandiere nazionali, unitarie, tricolori. Il vice sindaco leghista chiarisce: "Il 6 aprile abbiamo festeggiato la ricorrenza della battaglia del ponte. Ma guardi che io sono italiano, anche se preferisco il verde". Verde, assai pallido, è anche il colore delle pareti del suo microufficio di sette metri quadrati. Ci accompagna nell'androne del municipio, si fa fotografare vicino ai tabelloni elettorali. Un concittadino gli dice "te gh'è rasÓn!", hai ragione, forse perché aveva previsto l'onda. Anche quella degli immigrati? "Gli stranieri? Ben vengano, ma devono rispettare tutte le regole. La mia amministrazione ha fatto propria la mozione di Cittadella di Padova. Gli extracomunitari per richiedere la residenza devono avere un reddito minimo di 5.065 euro, un'abitazione decente, devono essere a posto con la giustizia e avere un lavoro". Ci lasciamo alle spalle il campanile aguzzo di Cerlongo, capitale del "risot menà" e ci avviciniamo a Guidizzolo. Le colline compaiono a destra. La pioggia è battente e l'erba nuova se la beve. L'appuntamento è con Stefano Meneghelli, 35 anni, coniugato, padre di un bambino. Lui non è un amministratore pubblico. Fa il commerciante replicando l'attività che la famiglia cresce da tre generazioni: maxinegozio di abbigliamento esteso su mille metri quadrati, proprio sulla Goitese. Otto soci, fratelli, zii, cugini. Il modello è tipicamente Italy e quindi in crisi per tasse, concorrenza by China e sicurezza. Lei dunque non è un leghista feroce secessionista antisud? "In parecchi mi chiedono come mai sono della Lega. Io e i miei amici non siamo estremisti. Siamo commercianti, operai, industriali, laureati. Trasversali. Difendiamo valori e territorio". Meneghelli parla da referente locale del partito, perché a Guidizzolo la sezione, dopo un periodo di stanca, sta per essere rifondata. Il 26,25 per cento dei consensi dell'altro giorno è un lievito. Esattamente il 115 per cento in più dei voti conseguiti due anni fa. Meneghelli ha approntato una strategia di rilancio con il deputato Gianni Fava e il sindaco Graziano Pelizzaro. "L'onda è montata perché manca la fiducia. Da queste parti c'è molta voglia di fare, ma la burocrazia frena - racconta il commerciante laureato in economia e commercio che lavora alla macchina per cucire -. La gente era disorientata. Qui a Guidizzolo eravano politicamente un po' Maccari-dipendenti". Meneghelli svela la sua privata esperienza professionale in tema di sicurezza: in dieci anni il suo negozio ha subìto sette furti, tre portati a termine e quegli altri tentati. E parla di spese su spese per proteggere l'attività: "Ora faccio più fatica io a entrare in casa mia che i ladri". Meneghelli raccorda la figura dell'onda della Lega con quella dell'uragano che investì Guidizzolo nel luglio 2007, un dramma nel quale il paese "ritrovò unità, solidarietà, energie, identità". Il commerciante laureato leghista dà un'occhiata al sud visto da Guidizzolo e analizza dove il fenomeno bossiano s'attenua ed estingue: "Sì, è vero l'onda si ferma a Marmirolo, ma a Mantova prima o poi arriverà. Per me è una sfida". Quando ha avuto per le mani i risultati definitivi delle politiche Meneghelli racconta che aveva voglia di urlare dentro la sezione, dentro le urne, nel campo di calcio. La sua felicità rimbalza sull'asfalto e arriva a Castiglione delle Stiviere, dove ci aspetta Mario Beschi, 35 anni, agente di commercio, segretario della sezione della Lega Nord. Sfoglia i giornali, sottolinea con la biro il risultato raggiunto nella capitale dell'Alto Mantovano: 24,31 per cento contro il 12 per cento conseguito due anni fa. Questa città è un luogo dove la Lega non poteva non germinare e crescere, alimentata da mille ragioni. Il confine, gli attuali quasi 22mila abitanti, il 17 per cento di residenti immigrati, la realtà multirazziale, l'economia industriale, l'innervazione bresciana. "Certo, dopo l'espansione economica ci riprendiamo l'appartenenza - spiega Beschi mentre sorseggia il caffè nel bar gestito dagli amici di Castel Goffredo -. Ma non è un problema di razze. Guardi che io conosco persone nere nere nere che sono più leghiste di me. Lo Stato è la spina nel fianco. L'ultimo governo ci ha messo in crisi". Beschi sfodera lo slogan che ha sostenuto l'exploit locale della Lega: "Bisogna dedicarci più alle persone che alle cose". Sicurezza, quindi, è la parola d'ordine. Il segretario della sezione dice che adesso bisogna farla finita con lo stereotipo del leghista con un quoziente medio-basso: "La Lega e il suo elettorato sono cresciuti, sono più tecnici e riflessivi, rappresentano tutta la società". Gli parliamo dei quaranta chilometri sotto la pioggia e dell'inseguimento del boom del Carroccio. Da Castiglione, a un'altezza di 116 metri sul livello del mare, Mantova è nel bassopiano, nella depressione liquida dei laghi (non glaciali). Fa effetto sentirne parlare da quassù: "Mantova è una bellissima città, ma di campagna. Un po' chiusa e un po' rossa. Ha una mentalità ereditata dalla falce e martello. A Mantova si lavora come in famiglia, a Brescia invece valgono solo gli affari. Ecco, Castiglione sta precisamente in mès". In mezzo. Stefano Scansani.

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Alessandri sfida Delrio: Mi candido a sindaco (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Reggio" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di Marco Martignoni Alessandri sfida Delrio: "Mi candido a sindaco" Il leader reggiano del Carroccio: "Sarò tra la gente per ascoltare i problemi" REGGIO. "Mi candiderò a sindaco di Reggio e già dal prossimo mese inizierò ad aggirarmi per i quartieri della città per ascoltare ciò che le persone pensano e da cui ho già ricevuto segnali importanti soprattutto per risolvere la questione sicurezza. Così non si può andare avanti". Angelo Alessandri ha le idee chiare e all'indomani del successo della Lega Nord è pronto a lanciare nuove sfide, soprattutto a Reggio. Il primo guanto lo ha sventolato in faccia all'attuale sindaco Graziano Delrio, il secondo ai sindacati, in particolare la Cgil. Perché gran parte del successo del Carroccio nella nostra provincia è dipeso dal voto degli operai che hanno sconfessato la Fiom. Tanto da permettere alla Lega di superare il 14% a Guastalla. Che i voti siano arrivati dagli operai e dai lavoratori dipendenti non ha sorpreso il leader reggiano della Lega. "Il mondo del lavoro è cambiato - dice - il problema è che i sindacati non se ne sono ancora accorti. Non hanno capito che non serve solo trattare con i grandi gruppi industriali, ma è la base quella che conta, ossia quelle realtà economiche con al massimo 10 dipendenti. Perché i lavoratori hanno capito che se funziona l'azienda per la quale prestano il proprio servizio, allora è meglio per tutti. I sindacati si lamentano? Non è un problema mio, perché i lavoratori si sono stancati e noi diamo risposte alle loro richieste. Esiste ancora un sindacato ideologizzato che al momento attuale ha perso la sua funzione". Anche a Reggio dunque è sbarcato un modello che già da qualche anno ha preso piede, ad esempio, nelle fabbriche del Bresciano. "Non solo - aggiunge Alessandri - perché la tendenza è in tutto il Nord. I lavoratori sono stanchi della burocrazia, delle deleghe e di rendere conto al sindacato. Ci sono troppe tasse locali che vanno a discapito di chi è più povero". E poi un cavallo di battaglia della Lega, la sicurezza. "L'indulto - spiega - è stato un crimine politico, perché la sinistra è stata capace di rimettere in libertà extracomunitari che sono finiti nelle mani delle mafie, trasformando le città come Reggio in insicure. Ora anche gli operai hanno una cultura completamente nuova che ha premiato la Lega. Noi faremo di tutto perché questo governo non perda tempo e cominci subito a lavorare per risolvere i problemi del paese". Gli esponenti reggiani della Lega Nord difendono il proprio successo. E lo fanno rimandando al mittente le accuse di una vittoria nata grazie ad un voto "di pancia". "Constato con piacere - afferma il segretario provinciale della Lega Nord Paolo Sanzio Ponis - che il sindaco di Guastalla Mario Dallasta conferma ancora una volta di non comprendere la reale portata delle affermazioni elettorali della Lega Nord. Definire il voto alla Lega Nord un voto di pancia significa scaricare sugli elettori le responsabilità dell'insuccesso elettorale nel suo comune, cercando di cancellare le proprie responsabilità. Invito il sindaco Dallasta a considerare con attenzione il fatto che quasi ad ogni tornata elettorale la Lega Nord raddoppia i suoi consensi, è voto di protesta?" La Lega poi risponde anche al vice sindaco di Scandiano Angela Zini. "La Zini dovrebbe spiegare agli elettori perché ha lavorato nella campagna referendaria contro la Devolution che avrebbe riformato profondamente lo stato ed invece grazie al lavoro di convinti federalisti come lei ha fatto perdere anni al paese. Premiando la Lega Nord i cittadini hanno dato un chiaro segnale: si sono rotti delle continue "balle" di questa pseudo classe dirigente".

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Pd, un successo che non mi sorprende (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Reggio" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

"Pd, un successo che non mi sorprende" L'assessore regionale Zanichelli: "Il boom della Lega deve far riflettere" REGGIO. "E' un dato di assoluta soddisfazione che, a dirla tutta,non mi coglie di sorpresa". Dati alla mano, l'assessore regionale all'ambiente Lino Zanichelli commenta i risultati regionali delle consultazioni elettorali. Non sembra sorprenderlo, la pioggia di voti - oltre un milione e 200mila - raccolta dal Partito democratico in Emilia Romagna. "Eravamo consapevoli - ammette - che sarebbe arrivato un buon risultato. L'interesse e l'entusiasmo che abbiamo colto nelle piazze e durante i tanti incontri fatti durante la campagna elettorale era grande e lasciava presagire che dalle urne sarebbe uscito un risultato simile per il Pd. Per me, reggiano, è poi di assoluta soddisfazione come nella nostra provincia si sia registrato il dato più alto dell'intera regione". Se è stato buon profeta per il successo della truppa veltroniana in Emilia Romagna, non altrettanto Zanichelli lo è stato per la Sinistra Arcobaleno, uscita a pezzi dalla tornata elettorale. "Confesso che non mi aspettavo un tal ritardo della Sinistra Arcobaleno. Il trend negativo registrato dalla forza politica che proponeva come leader Fausto Bertinottinon deve però essere tradotto con uno schematismo sugli assetti delle amministrativi locali". Seguendo l'onda nazionale, anche in Emilia Romagna la Lega Nord è schizzata verso l'alto. "Un salto in avanti della Lega - commenta l'assessore regionale all'ambiente - non è nuovo nei momenti di trasformazione. Ricordo come nel travagliato passaggio dalla scena politica degli anni Ottanta a quella degli anni Novanta, la Lega ebbe il suo primo exploit. Il dato fatto registrare ora dal partito di Bossi non va sottovalutato perché segnala come esistano elementi di tensione e di insoddisfazione che investono settori come la sicurezza e la burocrazia. Settori nei quali il centrosinistra non ha forse saputo dare sufficienti risposte". "I voti alla Lega - prosegue - non fanno che indicarci l'urgenza di risolvere le questioni relative alla velocizzazione dei tempi dei percorsi amministrativi e anche cambiamenti nei meccanismi del welfare. Evidentemente molti elettori hanno manifestato quest'esigenza scegliendo il partito del Carroccio". "Alla luce dei risultati usciti dalle urne - conclude l'assessore Lino Zanichelli - ora il problema che dobbiamo porci è quello di passare a una stagione di dialogo istituzionale vero e produttivo". (l.p.).

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Il Nordest contro lo Stato burocrate (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere delle Alpi" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

"Ma la destra ha una classe politica all'altezza della situazione?" ALESSANDRA CARINI PADOVA. Adesso che il terremoto elettorale si è portato via anche Riccardo Illy, cioè un presidente di Regione moderato, imprenditore, sensibile al federalismo e alle ragioni del nordest, c'è da chiedersi quali bisogni e quali analisi emergano da questo voto, quali sentimenti e risentimenti ci siano dietro. Giriamo la domanda a Mario Carraro, uno degli imprenditori più lucidi e anticonformisti nella sinistra, se non altro per le prese di posizione che a suo tempo lo hanno visto opporsi con decisione al governo di Romano Prodi, fino a chiederne le dimissioni. "Direi che il risultato di Illy, più che una sconfitta vera e propria, sia la fine di un miracolo. Il miracolo di un presidente annoverato a sinistra che era riuscito con le sue mosse e la sua personalità a governare una Regione, il Veneto, che è sempre stata di destra". Ma perchè il sistema produttivo del Nordest affida sempre di più la sua rappresentanza alla Lega Nord? "Credo che la Lega, più di altri, ne colga un dato di fondo: l'insofferenza di un sistema sociale e industriale dinamico che lotta per stare al mondo e nel mondo contro uno Stato e un sistema amministrativo e burocratico che rischia di determinarne la morte. Non è un dato di oggi. Ricordo che ai tempi del movimento Nordest era la stessa cosa: Massimo Cacciari discuteva con Gianfranco Miglio, ma io, che gli imprenditori li conosco, gli dicevo: guarda che c'è questo problema". Ma rispetto ad allora i tempi e soprattutto le industrie sono cambiate. Dobbiamo pensare che il Nordest stia tornando indietro? "No, non è tanto questo. Il mutamento c'è stato ma tutti sanno che quel distacco non è stato colmato, neanche dai cinque anni di governo Berlusconi, che pure ha avuto numeri e tempo per farlo. Adesso anche i piccoli, che una volta trovavano magari rifugio in qualche espediente, come l' evasione fiscale, sanno che non c'è più né tempo né speranza. Il Veneto non è più quello di vent'anni fa che si può permettere di sbagliare: se il sistema non si modernizza e non dà risposte toccherà a loro essere spazzati via". Beh, detta così sembra quasi un risultato che porta un passo in avanti. Pensa che la destra coglierà questa sfida? "Ah, questo non lo so. Perchè ovviamente vedo anche molte contraddizioni". Per esempio? "Il sistema industriale si è globalizzato, ha bisogno per crescere di immigrati, ma dall'altra parte c'è chi, come Tremonti, propone chiusure e ritorni indietro a concetti autarchici. Chi torna a invocare l'intervento statale. Chi fa leva sulla paura dell'immigrazione. Insomma invece di dare risposte con un occhio in avanti, di come fare le riforme, di come pensare a dare un quadro di certezze a questo mondo si passa a far leva sulla paura e sul ritono a vecchi schemi". Che cosa rimprovera alla sinistra? "Il mio giudizio su Prodi è noto e ne ho avuto conferma dopo che ho visto il giorno delle elezioni un articolo che parlava della fame nel mondo. Mi è sembrato proprio fuor di luogo e strumentale. Non sono stato tiepido con Veltroni e penso che abbia fatto alcuni errori. Ma gli riconosco di non avere avuto tempo e soprattutto il merito di aver provocato un terremoto che ci ha fatto arrivare ad una situazione chiara in Parlamento, altro che riforma elettorale...". Crede che questa sarà utile per risolvere il problema delle riforme? "E'solo una premessa. Ci sono tanti presupposti che vanno sciolti, ad esempio quello se davvero questa destra abbia una classe dirigente abbastanza numerosa e tale da essere all'altezza del compito che le si pone davanti. Ma è certo che se non si sciolgono questioni annose come quella di un federalismo vero ed efficiente, di un sistema scolastico e universitario degno di un paese avanzato, di una burocrazia che blocca lo sviluppo, anche questo risultato sarà spazzato via".

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I laghi e il Brenta sotto bandiera verde (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

La Lega Nord cresce da Levico e Grigno. La lotta alla puzza ha pagato: record a Novaledo I laghi e il Brenta sotto bandiera verde Paccher: risultato atteso. Felicetti, sindaco di Ospedaletto: dimostrino di saper governare ANTONIO DECARLI ALTA VALSUGANA. Anche la zona dei laghi non sfugge alla semplificazione voluta dai blocchi di centrodestra e di centrosinistra che insieme ad un forte vento del nord hanno alimentato risultati inattesi quanto omogenei con il resto del Paese. Se si tolgono Caldonazzo, Centa S. Nicolò, Novaledo ed a Levico la sola sezione di Barco, dove il Pd da solo ha superato il Pdl da solo, tutto il resto è quasi una fotocopia dei risultati generali. Ma se si guardano le due coalizioni Lega Nord più Pdl rispetto a Italia dei Valori Di Pietro più Pd non c'è storia, ha prevalso ovunque la coalizione di centrodestra con un forte successo della Lega Nord ancor più evidente a Novaledo per effetto della protesta contro il biocompostaggio. A Centa S. Nicolò il Pd, l'Udc e la Svp sono andati sopra la media a discapito del Pdl rimasto al 15,95%. Molte persone, anche tradizionali elettori di sinistra, hanno dichiarato il proprio voto alla Lega principalmente per le proposte sulla sicurezza, la troppa facilità di ingresso degli extracomunitari e i conseguenti privilegi nel campo di sovvenzioni, sanità e casa. I quasi 6 punti di differenza in percentuale, che mediamente si riscontrano in tutta la zona tra Camera e Senato, dimostrano poi che molti elettori giovani sotto i 25 anni hanno dato il voto al centro destra. Alberto Girardo, giovane al primo voto, afferma: "Nella proposta di centrodestra molti di noi vedono oltre al ritorno a regole certe e voglia di dare a tutti maggior sicurezza, la capacità di far ripartire l'economia con la speranza che si creino nuovi posti di lavoro. Personalmente sono felice che in una Italia che va modernizzata siano spariti i partiti del no a tutto. Unica pecca, a destra come a sinistra, è che i giovani servono come specchietto per le allodole per prendere voti, ma non ci fanno decidere mai niente". A Levico Gianpiero Passamani, presidente locale della Margherita e vicesindaco, dichiara: "Prendo atto del risultato negativo per la nostra coalizione. Non è stato per colpa dei simboli, qualcuno si è impegnato troppo poco confidando nei media, qualcuno ha indirizzato il voto altrove. Speriamo per le prossime regionali di poter trovare collaborazioni magari anche con l'Udc. Il successo Lega era previsto, non centra il bio-compostaggio". Enzo Libardi per l'Udc commenta: "Non potevamo fare di più schiacciati tra i due blocchi e con pochissime risorse finanziarie. La nostra candidata al Senato è stata trascurata dai media. Nessun screzio con Santini che si è comportato correttamente. Alle regionali si vince solo se saremo tutti insieme". Aldo Chirico, delegato di collegio Pdl, è sfinito ma felice: "Devo ringraziare elettori e collaboratori. Le nostre non saranno solo promesse, risponderemo alle aspettative della gente. Per le regionali? Non abbiamo la borsa di Dellai, ma la gente vuole meno burocrazia, tasse più giuste, meno sprechi". Massimo Cazzanelli: "Qui la Sinistra Arcobaleno ha avuto l'8,81 al Senato. Il risultato negativo nazionale per me è dovuto all'aver abbandonato le problematiche dei lavoratori per privilegiare quelle sociali. Servirà a fare un'analisi interna seria e a riposizionare il partito".

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Lavoratori e imprese: Meno tasse (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Modena,La" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

I COMMENTI Lavoratori e imprese: "Meno tasse" E' la richiesta corale che arriva dal mondo economico modenese Riusciranno a rimettere in carreggiata l'economia? Il Signor Tv alla terza volta al governo, con un ampio mandato alla Camera e al Senato, viene atteso alla prova dei fatti dal mondo economico modenese. Associazioni di categoria e sindacati sono concordi su un fatto: visto che i numeri ce li, ha adesso deve mantenere quello che ha promesso sino a oggi. "Almeno in parte, per favore" aggiungono sottovoce alcuni imprenditori che in passato erano fan di Berlusconi e che temono la prova della verità, una nuova esplosione del debito pubblico. E i più tranquilli sono i sindacati. "Gli elettori hanno premiato la destra - commenta Luigi Tollari, segretario generale Uil - grazie alla politica del governo Prodi che che con le sue scelte ha premiato in primo luogo gli imprenditori e ha messo in seconda file le rivendicazioni di lavoratori e pensionati. Questi ultimi chiedevano più equità e una maggiore ridistribuzione delle maggiori entrate. Bene, ora non facciamo sconti a nessun governo e andremo avanti con la piattaforma sottoscritta con gli altri sindacati". "Anche se magari preferivamo un interlocutore diverso per noi non cambia nulla - spiega il segretario Cgil Donato Pivanti - Berlusconi ha vinto e la Lega è forte; a loro porremo i problemi su fisco, lavoro e salario che avevano già posto a Prodi e su cui era stato indetto uno sciopero generale per febbraio che poi non si è tenuto per la caduta del governo. Chiediamo e ci battiamo per avere meno tasse su stipendi e pensioni e più detrazioni fiscali oltre a una battaglia contro la precarietà. A breve si rinnova il contratto per i 3,6 milioni di statali, vedremo come imposteranno la gestione della vicenda". "Valuteremo in base ai fatti, con pragmatismo e realismo, seconda la nostra tradizionale autonomia di sindacato - aggiunge pacato Francesco Falcone, numero uno della Cisl - Ci aspettiamo interventi a favore del potere d'acquisto di salari e pensioni, per il rilancio dello sviluppo, l'energia, la mobilità, la casa ecc. Ci auguriamo che il governo Berlusconi affronti la piattaforma di Cgil-Cisl-Uil a sostegno della quale stiamo raccogliendo migliaia di firme anche a Modena". Più che soddisfatto il commento del presidente della Confindustria di Modena, Vittorio Fini:"Le imprese speravano su un risultato netto che mettesse il Paese nelle condizioni di essere governato. L'esito del voto ha dato luogo a una maggioranza ampia che ha i numeri per governare. Sono convinto che, anche col contributo di un'opposizione nuova, coesa e costruttiva, si possa procedere davvero a varare le riforme indispensabili per il futuro". "Lanciamo un allarme e un appello dice Carlo Galassi presidente di Confcommercio - Non è possibile che le piccole imprese continuino il cammino economico senza un alleggerimento fiscale e gestionale; il nostro auspicio è per una legislatura costituente, in cui maggioranza ed opposizione scelgano, pur nella distinzione dei ruoli, di collaborare per riforme necessarie e largamente condivise". "Queste elezioni sono un passo in avanti nel processo di semplificazione della rappresentanza politica - dice la Cna - Servono interventi radicali di cui l'Italia ha assolutamente bisogno per ripartire. Su tutti, la riduzione fiscale, una concertazione che dia nei fatti il giusto merito alla piccola impresa". Sulla questione delle tasse, dell'equilibrio tra quelle locali e quelle nazionali, parla Dino Piacentini, responsabile dell'Associazione Piccole Imprese di Modena. "Ci aspettiamo - annota - che il governo dimostri una reale attenzione nei confronti di chi ha retto, e continua a reggere, un'economia che negli ultimi anni non è stata sicuramente tra le più floride in Europa. L'esecutivo dovrà por mano in maniera decisa alle riforme a cominciare dal federalismo fiscale. Serve una maggiore autonomia a livello locale, sia per la gestione delle risorse economiche, sia dal punto di vista impositivo che dal punto di vista della spesa. L'occasione è imperdibile". Sullo stessa lunghezza d'onda la Confesercenti: "Dobbiamo affrontare le sfide di un mondo che cambia: energia, innovazione, infrastrutture, riduzione delle imposte e semplificazione della burocrazia sono ineludibili" "Abbiamo preparato per tempo le nostre proposte - dice Luigi Munari presidente Lapam - Per noi è prioritario promuovere l'imprenditorialità e l'attitudine al rischio, ridurre la pressione fiscale e ridurre i costi della politica, semplificare la gestione delle piccole imprese per uno sviluppo sostenibile" (s.c.).

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LEGA DI GOVERNO (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Andrea Romano LEGA DI GOVERNO C'è un partito che nell'ultimo decennio ha governato un quarto del Paese, ha prodotto una classe dirigente spesso giovane e competente ed è persino riuscito a sopravvivere alle proprie cattive maniere. Quel partito è la Lega e potrebbe diventare il motore riformatore del governo Berlusconi, se solo arriverà a completare il cammino di trasformazione avviato in questi anni. Dietro lo schermo del cabaret celtico e delle grida di secessione, Umberto Bossi è riuscito a dare solidità ad un movimento politico ormai lontano dalla rappresentazione zotica e valligiana a cui troppe volte ci siamo affidati. Sempre più simile ad una Democrazia cristiana del Nord anche per la dimensione dei consensi che raccoglie in tre grandi regioni (e giustamente Stefano Folli rimandava ieri sul Sole-24 Ore all'esempio della Csu bavarese), la Lega si compone di anime diverse e conflittuali che Bossi ha tenuto insieme con un mix tra pugno di ferro, mitologia della resurrezione e scuola di buona amministrazione locale. Ha tenuto la componente chiassosa e razzista insieme con quella pragmatica e moderata guidata da Roberto Maroni, i reduci della Guardia Padana accanto alla schiera dei circa duecento sindaci in gran parte quarantenni, la vecchia guardia insurrezionale insieme con il gruppo parlamentare più giovane della legislatura appena conclusa. Un partito che nel corso degli anni si è fatto sempre più articolato, presentandosi in molte realtà con il volto rassicurante di giovani preparati (come quello del leader piemontese Roberto Cota) che da domani potranno avere ancora più spazio nell'agone nazionale. La Lega è dunque approdata allo status di forza responsabile di governo? Dipenderà da come verranno espresse in Parlamento e metabolizzate dalla nuova stagione berlusconiana le domande che vengono dal suo elettorato, anch'esse molto diverse dal passato. Se queste elezioni hanno brutalmente semplificato il quadro parlamentare, il voto leghista è portatore di una ulteriore carica di semplificazione politica. Filtrate dalla stagione del governo debole e dell'antipolitica, le sue richieste si sono fatte più concrete e meno sovversive. Quali servizi e quali infrastrutture per le tasse che paghiamo? Chi risponde dei fallimenti della burocrazia e dell'amministrazione pubblica? Chi difende i miei interessi di cittadino? Domande crude, lontane dalla correttezza politica e dal bon ton consociativo in cui si sono impantanati i progetti riformatori dell'ultimo quindicennio (compreso l'ultimo governo Berlusconi). Domande alimentate da una voracità democratica e radicale a cui la leadership della Lega dovrà rispondere: accantonando definitivamente il teatro secessionista che l'ha resa celebre e traducendo in concreti atti politici la richiesta di innovazione che viene dal suo elettorato. Nonostante la semplificazione parlamentare, la nuova maggioranza di governo contiene al proprio interno idee assai diverse sull'opportunità e la profondità delle riforme da introdurre nel Paese. Tra lo statalismo di An e il liberismo spesso solo propagandistico di Forza Italia, la Lega potrebbe rivelarsi il reagente indispensabile ad una vera stagione di rinnovamento. In fondo è quello che chiede il suo elettorato, nel quale si sono trasferiti consensi provenienti da tradizioni politiche anche molto distanti (come ci racconta il voto operaio che Bossi ha raccolto in misura assai più rilevante che in passato). Come accade in politica, quei consensi non sono per sempre e potrebbero facilmente volatilizzarsi se la Lega scegliesse la strada antica e priva di sbocchi del folklore invece di quella suggerita dai nuovi "spiriti animali" che le hanno restituito forza e visibilità. www.lastampa.it/romano.

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Vincitori e vinti (sezione: Burocrazia)

( da "Centro, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pagina Aperta Vincitori e vinti Vincitori e vinti buon lavoro a tutti A proposito dei risultati elettorali ed in particolare di vincitori e vinti, vorrei fare una banale quanto, a mio parere, importante riflessione osservando che i veri vincitori saranno o si riveleranno quei partiti, quelle coalizioni e quei politici, che dimostreranno di gestire bene, sia dai banchi della maggioranza sia da quelli dell'opposizione, superando sterili contrapposizioni e arroccamenti ideologici e che, cooperando, saranno capaci di (ri)costruire una buona politica, nel governo, nelle Camere ed in tutte le amministrazioni pubbliche, centrali e locali, nell'interesse generale del bene comune, della gente e del Paese. I vinti e gli sconfitti, inevitabilmente, saranno tutti gli altri e, con loro, noi stessi. Basterà questo cambio di atteggiamento a riconciliare la politica con la popolazione? Forse no, ma è un buon modo di cominciare per affrontare insieme, senza reciproci pregiudizi, sia le questioni di politica interna che attendono di essere risolte sia quelle che le sfide internazionali richiedono e sempre più richiederanno. In una società complessa e globalizzata come quella in cui viviamo, questi e ad altri simili cambiamenti comportamentali sarebbero di fondamentale esempio ed insegnamento per l'intera comunità civile. I politici e, più in generale, tutti coloro che nel tessuto sociale hanno qualche ruolo di gestione e responsabilità, soprattutto ma non solo con ampia visibilità pubblica, siano e si sentano perciò chiamati a reinsegnare qualità e valori che sempre più spesso vediamo smarriti e vogliamo ritrovare. E i buoni esempi possono anche rivelarsi contagiosi. Buon lavoro a tutti, vincitori e vinti. Virgilio Conti Oricola Economia e altro Italia ultima in Europa Si legge che l'Italia è minacciata da recessione e che è superata, uno alla volta, dai paesi dell'Unione europea che prima erano dietro di noi per prodotto interno lordo ed altri parametri. Credo che una delle cause di questo immobilismo economico sia l'enorme e pesantissima macchina burocratica, con tutti i carrozzoni di parassiti che succhiano soldi dalle nostre buste paga. Si pensi ad una piccola e media azienda, cuore dell'economia italica, che anzichè impiegare del tempo in modo sano, come ad esempio studiare delle strategie marketing, curare la propria clientela, deve perdere tempo nel compilare registri e poi stamparli, si pensi ai vari registri contabili, o all'inutile documento programmatico sulla sicurezza, che da un paio d'anni ha provocato una comunicazione impazzita tra le aziende alla ricerca ed alla concessione dell'autorizzazione nel trattamento dei dati personali. Sì la privacy, sappiamo oggi come è tutelato questo diritto fondamentale. Poi è arrivato l'elenco dei clienti e dei fornitori, uno stupidissimo quanto inutile riassunto delle movimentazioni avute nell'anno precedente, con la precisa indicazione di codice fiscale e partita iva dei soggetti interessati, e qui di nuovo una comunicazione bilaterale impazzita e spessissimo ridondante, giorni e giorni sprecati nell'inviare fax ed e-mail nell'affannosa conquista del codice fiscale di questo cliente o quel fornitore. Il tutto, nella speranza del governo e dell'Agenzia delle Entrate, che qualcuno commetta anche un piccolissimo errore per poter applicare la sanzioncina di 2.500 euro e passa. E per assumere un apprendista? Ve lo sconsiglio, l'azienda va a perdere tra fax, raccomandate, corsi di formazione, tutto quello che risparmia sulle agevolazioni contributive. La burocrazia ha un preciso fine, sfamare una serie di enti inutili e parassitari. Se poi volessimo aggiungere che tra incidenti stradali ed evasione fiscale sosteniamo un costo annuo di seicento miliardi di euro, viene da chiedersi di come faccia l'Italia a restare in Europa e non essere annessa al Nord Africa, con tutto il rispetto. Però rincuoriamoci, in una classifica siamo primi, che bello finalmente! Siamo la popolazione quasi più ignorante d'Europa. Attenti, c'è rimasta solo la Polonia che ha già messo la freccia per il sorpasso. Antonio Di Giovanni Montesilvano Strade statali tenute come mulattiere Egregio direttore, che la strada statale 81 versasse in fin di vita è ormai cosa nota, tutti coloro che che la percorrono nella tratta Penne-Chieti avranno notato l'impraticabilità del fondo stradale. E' stata rattoppata quà e là in malo modo, sono state rifatte parecchie centinaia di metri di manto nei pressi di Cepagatti ma ciò che non capisco è come mai nei pressi di Pianella sono state lasciate delle buche con avvallamenti ad alto pericolo per l'incolumità degli automobilisti. Stanno rifacendo le strisce nei pressi di Penne sopra l'asfalto sgretolato e inesistente, rattoppano qua e laà con asfalto a freddo che ha solo il compito di rovinare le carrozzerie delle auto. Si dice che l'Anas non ha soldi. Certo ma per finanziare un'opera faraonica come la Mare-monti sì che ce li ha! L'automobilista, categoria in Italia più tartassata al mondo, non paga già troppe tasse, sulla benzina, la tassa di possesso, balzelli vari, e per questo non ha diritto di fruire di servizi decenti? Stiamo in Europa, andiamo a vedere come tengono le strade gli altri Stati, perfino le mulattiere sono meglio delle nostre statali. Luigi Chiavaroli E.mail.

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<L'ex Stalingrado? È meno rossa> (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

"L'ex Stalingrado? È meno rossa" Viaggio nel Ponente dei delusi: il Pd resta saldo al comando, ma Pdl e Lega avanzano voto solo chi perde"Voto chi perde perché la democrazia si fa se tutti vengono rappresentati" stefano fasanidipendente Selex 16/04/2008 ho scelto il pdl"La sinistra è venuta qui a promettere. Poi non si è più fatta vedere" g. franco paganonicommerciante 16/04/2008 il pdl? mi dà fiducia"Chi ha vinto sembra dare garanzie per governare. Vedremo" alberto anetosacerdote 16/04/2008 delusa dai soliti"Ho votato per disperazione chi non avevo mai votato prima d'ora" m. angela dagninoorefice 16/04/2008 bisogno di tutele"I sindacati non tutelano più gli operai. In cantiere circola malcontento" giampiero morstabilinioperaio 16/04/2008 troppi problemi"Odio la burocrazia. Berlusconi semplificherà le cose" salvatore di Iuribarista 16/04/2008 disertare le urne"Ci ho pensato parecchio, ma alla fine ho preferito dare il voto al Pd" roberta petraccodanzatrice 16/04/2008.

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Ora il governo regionale faccia le valigie (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino di Padova, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

CALEARO (PD) "Ora il governo regionale faccia le valigie" VENEZIA. "Salve compagno!", saluta adesso Massimo Calearo. Eh no, attenzione: la parola compagno è stata abolita. "Tranquilli, ci sono sul fatto". Dobbiamo dirle complimenti o condoglianze per l'elezione? "Complimenti, ostrega. Siamo il primo partito a Vicenza! Non succedeva dal dopoguerra, mi spiego?". Lei dice di aver fatto breccia nel muro, ma i risultati regionali mostrano un Pd immobile. "Diciamo che il muro cade da sé, guardando i risultati di Alleanza nazionale e Forza Italia". Ma non quelli della Lega. "La Lega è riuscita a parlare alla pancia e al cuore della gente e si porta a casa un risultato. Chapeau. Noi potevamo fare meglio se avessimo avuto più tempo. Ma un partito come Forza Italia, che è al governo della Regione, dovrebbe fare le valigie e andare a pescare per sempre". La Lega si è già fatta avanti... "Di certo noi abbiamo iniziato un percorso, loro lo stanno finendo. Questo è il dato di fatto. Tenere dopo due anni di governo, con alleati che non esistono più, è stato un grande risultato. Non vorrete dirmi di no, spero. Cerchiamo di essere oggettivi. Avevamo bisogno di più tempo per spiegare il nostro programma: dove siamo riusciti a farlo, abbiamo portato a casa risultati. Tipo Vicenza. E avevamo la spada di Damocle di due anni di governo con una sinistra che ha fatto solo danni, per quanto riguarda il Veneto, a livello di immagine". La burocrazia di partito ha già fatto fuori Massimo Carraro. Lei quanto durerà? "La burocrazia di partito non esiste più nel Pd che fa nascere i nuovi circoli, dove ci sono moltissimi giovani. In due anni noi rifaremo questi circoli: ci sarà la storia dei due partiti fondatori ma anche tanta gente nuova. Un partito nuovo, democratico e progressista". Dunque lei non demorde? "Ci mancherebbe". Sta guardando al 2010, le prossime elezioni regionali? "Questo dovranno dirlo gli altri. Se mi verrà chiesto, ovvio che non mi tirerò indietro". Per vincere, lei o un altro, dovrete avere i voti e per averli forse serve qualche ritocco al partito. "Noi dobbiamo farlo rifiorire. Un partito vicino alla gente, della gente, che parla alla gente". Il Veneto è tornato diviso in tre blocchi uguali. Il Pd dovrà allearsi: con chi? "E vengo a dirlo a voi? Peraltro io sono nato ieri nel Pd, magari sto già dando fastidio a qualcuno. Per parlarci chiaro. Non mi interessa il colore del gatto: devo prendere il topo, non mi fermo a posizioni preconcette". (Renzo Mazzaro).

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Laiguegliamaglione <Montaldo sicuronella futura giunta> (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Laiguegliamaglione "Montaldo sicuronella futura giunta" le anticipazioni dopo il trionfo "UN RISULTATO schiacciante con un'affluenza altissima: questa volta Laigueglia ha votato e ha scelto". Franco Maglione commenta così la sua vittoria nelle elezioni amministrative, mentre si prepara a comporre la lista degli assessori. "È presto per dire chi sarà in giunta - afferma il neosindaco -. Non ne abbiamo parlato né prima del voto né adesso, ma è evidente che per noi Silvano Montaldo è il candidato di riferimento e che quindi ci sarà. Per il resto siamo un gruppo giovane e l'intento è quello di coinvolgere tutta la lista, consiglieri eletti e candidati non eletti, nell'amministrazione della città, ovviamente a diverso titolo e con diversi compiti". Quattro anni fa finì con sette voti di differenza, oggi con uno scarto molto ampio. Perché i laiguegliesi hanno scelto lei e la sua lista? "Evidentemente hanno premiato la buona amministrazione che noi rappresentiamo e hanno apprezzato la lista e il programma. Dopo gli ultimi anni caratterizzati da divisioni e scontri credo che Laigueglia avesse bisogno di un risultato elettorale chiaro, che c'è stato, e di una compagine amministrativa affiatata e coesa, capace di portare avanti con serietà un programma credibile. Per gli elettori noi abbiamo rappresentato questo, adesso si tratta di metterci a lavorare per concretizzare quel programma". Da cosa comincerete? "Ci sono due cose che dobbiamo affrontare subito, una perché abbiamo detto che sarebbe stata una priorità assoluta, l'altra per motivi contingenti. Per prima cosa cercheremo di mettere mano al problema dell'eccessiva burocrazia, quindi modificheremo i regolamenti in modo da snellire il più possibile ogni tipo di procedura. Contemporaneamente vedremo cosa si riuscirà ancora a fare per prepararci al meglio all'imminente stagione turistica, a livello normativo e di manifestazioni. Ovviamente questo potrà essere fatto compatibilmente con il poco tempo disponibile e con le esigenze di funzionamento della macchina comunale". .x/16/0804 Il nuovo sindaco traccia i primi obiettivi: eliminare l'eccessiva burocrazia e subito un piano turistico per l'estate imminente .x/16/0804.

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Ma niente multe con rigori burocratici (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino di Padova, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

I CONSUMATORI "Ma niente multe con rigori burocratici" Dalle associazioni dei consumatori arriva un "sì con riserva" all'offensiva di Azienda ospedaliera e Usl 16 per far fronte allo stillicidio di prestazioni sanitarie prenotate ma mai eseguite perché gli utenti non si presentano agli appuntamenti. Manifestano circospezione e perplessità sia Roberto Nardo dell'Adiconsum che da Mara Bedin della Federconsumatori. "E' necessario responsabilizzare l'utenza tramite l'educazione, la conoscenza e la consapevolezza. La sanzione non mi pare la via più corretta per ottenere risultati efficaci", sottolinea Nardo. Un provvedimento che, secondo le associazioni dei consumatori, rischia di essere vissuto dall'utenza come una multa, alla stregua di un divieto di sosta. "Sarà mio scrupolo verificare se il provvedimento adottato sia stato preceduto da una corretta campagna informativa", dice la Bedin. Entrambi gli esponenti ritengono che sia necessario far fronte al continuo aumento dei tempi d'attesa tramite normative che rendano gli utenti consapevoli del fatto che non presentarsi a una visita prenotata significa danneggiare altri pazienti. Nardo però pone di fronte a un dato di fatto: "Spesso il paziente si sente quasi costretto a prenotare la stessa visita in più strutture, per tentare di far fronte come può a tempi d'attesa biblici". La Bedin si augura che non si arrivi a situazioni assurde: "Spero che vengano valutati i singoli casi, non vorrei che un utente ricoverato d'urgenza fosse costretto a pagare la sanzione perché quello stesso giorno non si è potuto presentare all'esame specialistico prenotato al Cup, magari sei mesi prima". Un altro esempio riguarda i bambini e gli anziani, che non di rado si ammalano rendendosi indisponibili proprio alla vigilia dell'appuntamento con lo specialista: "E' chiaro che in questi casi viene meno la possibilità di disdire gli appuntamenti in tempo utile per non incorrere nelle sanzioni". La raccomandazione è quella di "applicare le nuove disposizioni mettendo da parte la miopia della burocrazia". (f. pes.).

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Querce e galleno, frazioni di milano (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di Giulio Corsi Querce e Galleno, frazioni di Milano Pdl e Lega oltre il 50%. E in tutta Fucecchio L'Arcobaleno prende quanto l'estrema destra FUCECCHIO. Il dato non è nuovo ma ad ogni tornata elettorale leggerlo fa comunque spalancare gli occhi. Perché nel cuore della Toscana non più rossa ma sempre più feudo del Pd, vedere degli interi paesi dove Berlusconi e la sua alleanza raccolgono oltre il 50 per cento dei voti merita quantomeno una nota: e tanto per cambiare quei paesi sono due frazioni fucecchiesi, Galleno - posto unico, geograficamente e amministrativamente, diviso com'è tra tre Comuni e tre Province - e Querce. Ma anche nel resto del territorio fucecchiese ci sono situazioni piuttosto particolari: due esempi? Eccoli: il 35% abbondante raccolto da Pdl e Lega (rispetto al 25% circa del resto del Circondario). E poi il successo dei due partiti di estrema destra: in totale La Destra della Santanché e Forza Nuova hanno raccolto quanto L'Arcobaleno: il 3.9%. La terra del palio e delle contrade è anche divisa, spaccata, diversa politicamente da frazione a frazione. Dicevamo di Galleno: il Popolo delle Libertà da solo ha superato il 50% dei voti con 397 persone che hanno sbarrato il nome di Berlusconi a cui vanno aggiunti 58 voti raccolti dalla Lega. Insieme la somma dice 53.5%, roba da fare invidia a tante città lombarde. Qui il confronto col partito di Veltroni (ma anche con tutto quel che era l'ex centrosinistra) è praticamente capovolto: perché il Pd ha preso 218 voti (27.4%), Di Pietro appena 22 (2.7%) e la Sinistra Arcobaleno ancora meno, 17 (2.1%, percentuale minima in tutta Fucecchio). A Querce la situazione è praticamente identica: 332 voti (48.1%) per il Popolo delle Libertà, 21 per la Lega (3%), mentre i veltroniani del Pd non toccano neanche le 200 ics (193, 27.9%) e Di Pietro si ferma a 22 (3.1%). "Fucecchio è terra di piccoli imprenditori che hanno bisogno di superare la burocrazia e di poter lavorare senza i legacci centralisti", commenta Marco Cordone della Lega. "Ecco perché la gente vota per noi". Il paradosso è che basta percorrere pochi chilometri - in direzione di Fucecchio - e la situazione torna nella norma toscana. Anche se Fucecchio in generale rappresenta un caso particolare in tutto il Circondario, una piccola enclave in cui c'è una percezione della politica diversa. Perché se nel capoluogo il Pd sfiora comunque il 50% (49.3%) il Pdl supera il 30%. E soprattutto La Destra e Forza Nuova raccolgono 325 voti e toccano il 3.6% insieme. Tamponando la Sinistra Arcobaleno che con 356 preferenze (quante l'Udc) qui ha il 4%. Il crollo della Sinistra è forse l'unico dato nazionale e regionale che Fucecchio non ha smentito: "Abbiamo raccolto il peggior risultato della zona - commenta amaro Cardellicchio (Comunisti) - Alle ultime politiche avevamo il 10%, alle amministrative il 15%". Ora appena il 3.9%, esattamente quanti Casini e la somma di Forza Nuova e Destra.

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Guerra tra coop sul bene confiscato (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pagina X - Palermo Guerra tra coop sul bene confiscato L'assessorato commissaria la "Monte Jato" il Consorzio revoca l'assegnazione L'antimafia si divide sulla gestione dell'agriturismo confiscato ai boss. Il Consorzio sviluppo e legalità ha revocato l'assegnazione alla storica cooperativa Tempio di Monte Jato, per passare il testimone alla cooperativa "Lavoro e non solo". "è un ingiustizia - dice il direttore della Monte Jato, Giuseppe Randazzo - abbiamo rischiato di persona per riportare la legalità in quella parte di provincia. E adesso, siamo liquidati senza alcun preavviso. Nove famiglie sono in mezzo alla strada". Il Consorzio sviluppo e legalità replica: "Ci siamo limitati a prendere atto della decisione dell'assessorato regionale alla Cooperazione che ha commissariato la cooperativa per irregolarità amministrative e contabili - dice Lucio Guarino, direttore generale del consorzio che raggruppa i Comuni della provincia per la gestione dei beni confiscati - Formalmente, era dunque venuto meno il soggetto che doveva gestire il bene. Non potevano lasciare che quel patrimonio venisse disperso". Ma Randazzo insiste: "Abbiamo debiti per 70 mila euro, è vero. Ma è da mesi che chiediamo aiuto alle istituzioni, a cui abbiamo scritto. Nessuno ha risposto. Forse perché non siamo schierati politicamente? Il nostro unico interesse è stato sempre quello di gestire l'agriturismo e le vigne tenendo alla larga i boss. Non ci siamo mai fermati, anche quando hanno bruciato il bosco, tagliato le vigne e rovinato la semina. Ma il nostro peggior nemico è rimasto la burocrazia". Sulla vicenda, la cooperativa Tempio di Monte Jato annuncia anche ricorso al Tar. s.p.

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Il premier dovrà cambiare il passo della politica (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Bruno vespa Silvio Berlusconi ha 72 anni, è uno degli uomini più ricchi d'Europa, ha avuto successi straordinari nell'edilizia, nella televisione e nel calcio, è stato l'unico presidente del Consiglio italiano a governare ininterrottamente per cinque anni. Potrebbe dunque godersi meritatamente il suo benessere, le sue venti abitazioni distribuite nei posti più belli del mondo, cercarsi una più adeguata abitazione a Parigi, salire finalmente sulle sue barche che - nella vana attesa dell'armatore - dondolano pigramente con i suoi amici nei mari caldi. Se una persona con questo passato e queste disponibilità economiche ha deciso di candidarsi di nuovo alla guida del Paese e ha vinto le elezioni con un margine che pochi prevedevano, deve aver dato una svolta alla propria concezione della politica. Nei cinque anni del suo governo precedente, Silvio Berlusconi ha firmato molte riforme importanti e alcune leggi - dalla giustizia alla televisione - che pure inserite in quadri normativi ragionevoli hanno finito per favorirlo personalmente. Quel governo - il cui bilancio ad avviso di chi scrive resta nel complesso positivo - ha tuttavia sofferto per liti, impuntature, veti, ricatti all'interno della coalizione che ne hanno rallentato la marcia e compromesso l'immagine. Il punto più alto di autolesionismo si ebbe nell'ultimo anno di mandato con la "discontinuità" chiesta e ottenuta dal segretario dell'Udc Marco Follini, che impose a Berlusconi l'umiliazione di una crisi-lampo. Ma anche le liti tra Gianfranco Fini e Giulio Tremonti non giovarono certo né all'efficienza, né all'immagine del governo. Tutto questo è ormai alle spalle, ma deve servire di monito sia al presidente del Consiglio, sia ai leader delle forze che compongono la nuova e più ristretta coalizione. Berlusconi ha incassato dalle elezioni un sostegno popolare fortissimo e ha davanti a sé campo libero. Un suo nuovo mandato a Palazzo Chigi che gli farebbe battere i record di Giulio Andreotti e di Giolitti ha senso soltanto se egli sarà capace davvero di risollevare l'Italia dalla sua crisi ormai endemica e di lasciare un segno nella storia italiana moderna. Questo non è solo il Paese della Casta politica. È purtroppo il Paese delle caste: sindacati, associazioni imprenditoriali e professionali, alta e bassa burocrazia, cartelli d'interessi grandi e piccolissimi. Tutti guardano a sé e invitano ad operare nel giardino del vicino. Pochi sono disposti a rinunce per il bene comune. Berlusconi ha davanti a sé un compito enorme e ne ha ricordato nella conferenza stampa di ieri sera la drammatica evidenza: dalle infrastrutture alla burocrazia, dall'energia alla criminalità, siamo molto indietro rispetto agli altri Paesi europei. Una svolta tangibile in questi campi basterebbe da sola a qualificare una legislatura. Sorprende la sicurezza con cui ieri sera Berlusconi si è detto convinto di risolvere in breve tempo il problema dell'Alitalia e il piglio confermato nell'affrontare il dramma della spazzatura in Campania. Vedremo anche quali effetti avranno già prima dell'estate la detassazione degli straordinari e dei premi di produttività e il pur modesto adeguamento delle pensioni minime al costo della vita. Ma è il cambio complessivo di passo che ci si aspetta, dopo venti mesi in cui Romano Prodi è stato costretto a mediare ciò che mediare non si poteva. E in questo senso è attesa alla prova la Lega, che deve lasciare l'ottica di partito territoriale per assumersi le responsabilità di grande partito nazionale. Il favore con cui Berlusconi ha accolto ieri sera la decisione di Walter Veltroni di opporre al governo in carica un gabinetto ombra dell'opposizione, lascia immaginare un confronto serrato e probabilmente virtuoso sui singoli temi. La semplificazione parlamentare può fare il resto. Ma il timone è nelle mani del Cavaliere: può passare alla storia o galleggiare nel piccolo cabotaggio. A lui la scelta. Bruno Vespa, giornalista e scrittore, dirige e conduce "Porta a porta" su Raiuno. 16/04/2008.

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Nuovo presidente in confartigianato (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Venezia, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Regione Nuovo presidente in Confartigianato è il vicentino Claudio Miotto, 53 anni eletto per acclamazione, mandato fino al 2011 VENEZIA. Il vicentino Claudio Miotto è stato eletto ieri sera presidente della Confartigianato del Veneto. Luciano Braga, il nuovo segretario Marco Campion e Daniele Parisotto restano vice presidenti. Non c'è stato neppure bisogno di votare: il consiglio regionale di Confartigianato del Veneto, infatti, ha deciso di nominare per acclamazione Claudio Miotto e Luciano Braga rispettivamente Presidente e Segretario. Vicentino, 53 anni, sposato, tre figli, Claudio Miotto è titolare dal 1979 di un laboratorio odontotecnico. Il Consiglio Generale della Confartigianato Regionale ieri sera lo ha chiamato a concludere il mandato di Vendemiano Sartor. Guiderà quindi la Federazione sino al 2011. Iscritto all'Associazione Artigiani della provincia di Vicenza fin dal 1980, all'inizio degli anni Novanta inizia il suo percorso come dirigente di categoria assumendo nel 1992 la presidenza provinciale del settore Arti Ausiliarie Sanitarie (carica che manterrà sino al 2008) diventandone anche presidente regionale in seno alla Confartigianato del Veneto e vicepresidente nazionale, sempre per la Confartigianato. Dal 2004 entra nella Giunta Provinciale Esecutiva dell'Associazione Artigiani vicentina, assumendo le deleghe allo Sviluppo associativo, alla formazione e alle politiche contrattuali. Dal 2005 al 2007 è anche presidente della Spavi, Società per la Promozione dell'Artigianato Vicentino nel campo dei servizi assicurativi, e dal maggio 2007 è amministratore unico di Impresa Famiglia Srl, la società nata dallo sviluppo della Scuola Genitori Assoartigiani di Vicenza diretta a livello scientifico dal prof. Paolo Crepet. Tra gli altri incarichi, è stato consigliere della Camera di Commercio vicentina dal 2002 al 2007, ed è ora vicepresidente del College Valmarana Morosini Spa collegato al Cuoa (Centro Universitario di Organizzazione Aziendale) e componente del consiglio dell'Accademia dell'Artigianato di Este. Luciano Braga, sino a oggi Segretario della Confartigianato di Rovigo prende il posto di Renato Mason. "Siamo all'inizio di una nuova legislatura che vede una coalizione che potrà amministrare il Paese con un governo stabile e garantire certezze e affidabilità al sistema imprenditoriale. Ci aspettiamo - sottolinea il neo Presidente Claudio Miotto - che l'attenzione nei confronti delle micro e piccole imprese contenuta nel programma elettorale del Popolo della Libertà trovi ora concreta e rapida attuazione. Iniziando dal federalismo fiscale e dalla riduzione della spesa pubblica e degli sprechi. In materia fiscale, è necessario andare oltre l'impegno a non chiedere ulteriori sacrifici agli italiani: bisogna abbassare la pressione tributaria su imprese e famiglie. Così come ci aspettiamo che gli imprenditori vengano liberati dai costi della burocrazia, che venga valorizzato il ruolo della micro e piccola impresa e che siano eliminate le discriminazioni tra lavoro autonomo e lavoro dipendente". "Le 148mila imprese artigiane, vale a dire il il30% della realtà imprenditoriale regionale - aggiunge Miotto - si aspettano che le forze politiche intervengano, con realismo ed efficacia, per rilanciare la competitività".

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Dateci l'assegno di invalidità (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Sardegna, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Coppia maddalenina "Dateci l'assegno di invalidità" LA MADDALENA. Nella bagarre elettorale, Silvana e Domenico raccontano la loro storia per farla conoscere alle persone che puntualmente promettono e che poi dimenticano. Si tratta di una coppia che da tempo attende un assegno per l'invalidità di Domenico il quale, ormai, non riesce più a reggere nessun peso e neppure camminare dopo una vita intensa e faticosa di lavoro: l'unica risorsa sono 243 euro. La pratica è stata avviata da circa un anno e ancora nulla di concreto è arrivato ai due coniugi che non riescono ad andare avanti se non con qualche lavoretto saltuario da parte della moglie Silvana. Che cosa chiedono, i due? In una lettera inviata anche a Soru, chiedono che la burocrazia possa sveltire la pratica in modo che l'anziano e ormai inerte lavoratore possa godersi i giorni della restante vita. La lettera inviata a Soru, è semplice ma toccante quando gli autori scrivono che in questo modo "hanno trovato la maniera più semplice per eliminarci. Basterebbe che la pratica ferma da maggio dall'anno scorso, sia presa in considerazione perché noi, ora, siamo alla disperazione più assoluta". (a.n.).

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"e ora via ai concorsi per i prof" - laura montanari (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XIII - Firenze La ricerca Parla Inguscio, Lens "E ora via ai concorsi per i prof" "Nessuno finora ha parlato di ricerca, attenti le università si stanno svuotando" LAURA MONTANARI Il Pd è più forte in Toscana, il Paese però va a Berlusconi. Come vede questo cambiamento professor Massimo Inguscio? "Io parto da un concetto: la ricerca scientifica non ha un colore politico, non ha nemmeno un confine geografico è qualcosa al servizio dell'uomo. Chiunque prenda il mano una città, una provincia, una regione, un paese, un'università deve sapere questo". Inguscio, 58 anni, studi alla Normale di Pisa, docente all'università di Firenze, vincitore del premio Fermi qualche anno fa, ex direttore del Lens di polo universitario Sesto Fiorentino, uno dei laboratori europei di eccellenza nel campo della Fisica, si toglie subito un sassolino dalla scarpa: "In questa campagna elettorale non ho sentito nessuno che mettesse la ricerca ai primi punti del programma e questo mi preoccupa anche perché il mondo accademico già in passato aveva contestato la politica del governo Berlusconi. Avevamo riposto molte aspettative nel governo Prodi ma..." Ma in cosa l'ha deluso? "Gli ultimi due anni sono stati segnati dall'immobilismo e dall'"ope legis" applicata agli enti di ricerca che se da un lato ha sanato situazioni di precariato, dall'altro l'ha fatto senza scegliere, ma aprendo semplicemente le porte del reclutamento. Ecco per l'università mi auguro proprio che questo non accada, ci servono concorsi per poter selezionare i migliori, le eccellenze". Mussi ha provato a introdurre la valutazione della ricerca. "Sì, ma è un lavoro soltanto avviato, non c'è stato il tempo per vederlo applicato". La Regione invece cosa può fare? "So che anche la Toscana si è attrezzata con una legge per finanziare la ricerca scientifica come hanno già fatto per esempio, Emilia, Campania e Veneto. Questa è una cosa importante perché va ricordato che in un momento del genere i finanziamenti nazionali sono bloccati. Noi del Lens per esempio (il Lens è il Laboratorio Europeo di spettroscopia non lineare) lavoriamo su progetti internazionali. In Toscana molto hanno fatto anche le fondazioni bancarie, alcuni lavori del Lens sono stati finanziati dall'Ente Cassa di Risparmio di Firenze". Parliamo della situazione universitaria. "Da Lettere a Scienze stiamo correndo il rischio di svuotare le università, a Fisica abbiamo 35 docenti su 60 che nei prossimi quattro anni andranno in pensione: fare una politica di programmazione per reclutare i giovani diventa importantissimo, anzi vitale. Ho fatto l'esempio di Fisica, ma potrei farne altri per le facoltà umanistiche, è una situazione generale: nelle accademie la ricerca e la didattica devono essere affiancate, crescono insieme sono un tutt'uno altrimenti basterebbe studiare sui manuali". Cosa si aspetta dal nuovo governo? "Devono riaprire i concorsi per i professori e per i ricercatori, ne abbiamo bisogno come il pane. E poi è necessario tornare a investire sulla ricerca, sgravarla di tutta la burocrazia che oggi la circonda, rendere snelle le procedure, applicare i meccanismi di valutazione in modo che i soldi siano finalizzati e che si debba rendere conto di come sia stato speso il denaro pubblico ricevuto".

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Invito agli indecisi: cogliete l'occasione (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il consigliere regionale forzista Piero Pizzi confida nel proseguimento della sfida Invito agli indecisi: "Cogliete l'occasione" PISA. "Il ballottaggio è un tipo di elezione completamente diverso da quello svolto il 13 e il 14 aprile - dice Piero Pizzi, esponente forzista -. Sarà un confronto tra due candidati con i loro programmi che si rivolgono ad un elettorato non direttamente riconducibile ai partiti di appartenenza". Il consigliere regionale poi si addentra in una valutazione più complessiva: "Vi è un elettorato di opinione al di fuori dei partiti che magari non è andato a votare, che ha l'opportunità di fare scelte mirate al bene della propria città e del proprio territorio". Lo sguardo è già rivolto al ballottaggio: "Faccio un appello a chi non è andato a votare e agli indecisi, perché questa è una buona occasione che si ripresenterà tra cinque anni. Fin dall'inizio ero ottimista sul ballottaggio, perché le comunali hanno regole diverse dalle politiche e hanno dinamiche particolari: decine di candidati che sono alla ricerca di un consenso personale; una massa di persone in grado di spostare un risultato elettorale". Poi una sottolineatura a favore del proprio candidato: "Patrizia Paoletti ha un buon programma e una squadra in grado di portarlo avanti. I pisani dovranno smettere di lamentarsi se non colgono l'occasione di un cambiamento. Nel programma elettorale trovano spazio la sicurezza, il decoro della città, le opportunità occupazionali e lo sviluppo economico che può assicurare a tutti i giovani, e non solo ai beneficiari della casta dominante, possibilità di lavoro. Vorrei sottolineare alcuni punti fondamentali: il diritto dei cittadini a non essere condizionati nella loro libertà di vita, di uscire la sera; a trovare un'amministrazione comunale aperta alle loro istanze e ai loro bisogni, e non una burocrazia impenetrabile. Il nuovo governo del Pdl sarà amico in modo particolare del nuovo sindaco e ci aiuterà per il futuro e lo sviluppo della città. I valori di riferimento di Patrizia Paoletti sono una garanzia per tutti. Analogamente a quanto preannunciato a livello di Governo, se vinceremo le elezioni, la fiscalità locale sarà una delle priorità, le tasse locali sono infatti troppo alte, e i servizi sono particolarmente cari. Il cittadino pisano versa in media nelle casse comunali 626 euro all'anno, mentre ad esempio in città come Lecco, Como e Viterbo tale importo non supera i 300 euro. Un'altra priorità sarà l'aiuto alle famiglie con la previsione di un quoziente familiare per le tasse locali. Bisognerà inoltre mettere le mani anche sulle aziende partecipate, che sono oltre 60, per ridurre i costi di gestione e generare liquidità per poter investire sulla famiglia e sui giovani. Particolare attenzione sarà data al litorale e alle sue potenzialità turistiche, ora soffocate dal degrado e dall'abusivismo. L'emergenza sicurezza andrà affrontata con rispetto per le persone, ma con fermezza, perché i Pisani hanno il diritto di vivere la città di giorno e di notte in sicurezza. Invito tutti i cittadini a leggere il nostro programma". D.S.

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La burocrazia dà i numeri e manda in tilt il paziente (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Bergamo - Brescia)" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

BERGAMO pag. 8 La burocrazia dà i numeri e manda in tilt il paziente L'uomo ha denunciato la vicenda all'Adiconsum OSPEDALI RIUNITI DISSERVIZI ? BERGAMO ? PRIMA GLI hanno detto che i suoi esami medici non erano pronti a causa dell'assenza del medico competente e lo hanno invitato a ritornare. Poi, quando si era già rimesso in viaggio verso casa, lo hanno chiamato sul cellulare avvertendolo che si erano sbagliati e che la cartella clinica era stata ritrovata. Ma le sorprese per il malcapitato cittadino non erano finite: il referto medico, infatti, non era il suo ma apparteneva a un'altra persona. È l'assurda odissea capitata lunedì agli Ospedali Riuniti di Bergamo a un bergamasco residente in provincia. L'uomo ha denunciato l'intera vicenda all'Adiconsum, l'associazione dei consumatori della Cisl. "Noi non siamo quelli che sparano sul nostro servizio sanitario - spiega il segretario dell'ente, Eddy Locati -. Anche perché qui da noi rimane uno dei migliori, non solo in Italia. Tuttavia è giusto denunciare quello che non va. Quanto capitato al cittadino che si è rivolto a noi non deve capitare in un Paese civile. Lunedì si è recato presso la Radiologia dei Riuniti per ritirare i referti relativi a una risonanza magnetica fatta al piede sinistro, che poi doveva portare al Matteo Rota per farli visionare a un medico in vista di un futuro intervento ortopedico. Ciò sulla base della cartolina rilasciata dal reparto al momento dell'esame. Alle 9 - prosegue Locati - dopo aver girato per circa un quarto d'ora alla ricerca di un parcheggio, si è presentato allo sportello per il ritiro. Ma, dopo alcune ricerche, l'addetta, scusandosi, ha detto all'interessato che l'esame non c'era e poichè il medico competente era assente nella giornata di lunedì, lo ha invitato a telefonare il giorno dopo, per sapere se il referto era arrivato. QUALCHE minuto dopo, quando il nostro assistito stava facendo ritorno a casa, gli hanno telefonato dall'ospedale per avvertirlo che gli esami erano stati ritrovati. Ma una volta raggiunto il Matteo Rota per prenotare la visita di controllo - conclude Locati -, con sua grande sorpresa, ha scoperto che non erano i suoi. Erano di un'altra persona che doveva sottoporsi a dei raggi ai polmoni. Per fortuna che non erano raggi al piede sinistro di un'altra persona, visto che l'interessato ha in programma un intervento chirurgico".

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Sconfitto illy, la lega fa volare tondo (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Sconfitto Illy, la Lega fa volare Tondo Il Friuli a sorpresa passa al centrodestra. Il Carroccio raddoppia i voti Le regionali TRIESTE - Come se la sentisse, Riccardo Illy è rimasto a osservare da lontano la sua sconfitta. A Bruxelles, dove il governatore del Friuli Venezia Giulia era stato chiamato a occuparsi di come ridurre la burocrazia in Europa. E dove, forse, continuerà la sua carriera. Una sconfitta, quella dell'industriale del caffè, annunciata dall'avanzata di domenica del centrodestra in tutta Italia. Ma una sconfitta imprevista, inattesa, perché "Riccardino", come lo chiamano in modo irridente gli oppositori, sembrava invincibile. E perché gli ultimi sondaggi lo davano in vantaggio. L'ultima icona rimasta di un centrosinistra vincente. Capace di governare con successo. Di essere trasversale. Di accontentare imprenditori e operai. Di allargarsi oltre le frontiere dell'Est. Di poter disporre di una maggioranza larga, con la sinistra radicale, come l'Unione di vecchio stampo, pur senza appartenere ad alcun partito, ma essendo schierato, anche se spesso in modo critico, con il centrosinistra. Non è bastato. Illy si è fermato al 46 per cento. Il suo rivale, Renzo Tondo, già deputato di Forza Italia, appoggiato dal centrodestra, compresa l'Udc, è diventato il nuovo governatore con il 53 per cento, sfruttando, anche qui, la forte crescita della Lega, che ha quasi raddoppiato. "La gente ci ha capito", proclama. Non aveva un compito facile il governatore del caffè. Domenica il centrodestra, che qui si presentava unito, aveva superato alle politiche il centrosinistra di ben 17 punti. Illy è riuscito a recuperarne dieci, riducendo il distacco. Ma sarebbe servito un miracolo. Finisce così un'epoca. Ancora durante la campagna elettorale, Illy aveva annunciato, come avesse un presentimento, che in caso di sconfitta avrebbe lasciato l'impegno politico. Il vincitore ora lo invita a ripensarci: "Sarei contento se rimanesse in consiglio come capo dell'opposizione". Ha governato per quindici anni, Illy, dieci da sindaco di Trieste, cinque da presidente della Regione. Un bilancio positivo, per molti del centrosinistra. Negativo, per tanti del centrodestra. Solo immagine, solo facciata, gli rimproverano. "Ha venduto solo fumo, e ha allargato a dismisura il debito regionale, la sua gestione non era affatto manageriale, e tantomeno cristallina", accusa il senatore del Pdl Ferruccio Saro. Alcuni dei suoi oppositori, quelli di An, gli avevano anche dedicato un sito internet intitolato "Il Riccardino-flop", in cui gli rimproveravano spese scriteriate e favoritismi. La sua sconfitta, comunque, sorprende sostenitori e oppositori. "Siamo stupiti, è un risultato inspiegabile", dice il sottosegretario uscente agli Interni Ettore Rosato. "Uno tsunami", aggiunge un altro dei fedelissimi, Bruno Malattia. "Evidentemente - aggiunge - non siamo riusciti a far capire la differenza tra il voto politico e quello regionale". Anche nel centrodestra ammettono che Illy è stato penalizzato dall'election-day, cioè dalla concomitanza tra il voto politico e quello amministrativo. "Illy paga il vento di centrodestra che ha soffiato su queste elezioni nazionali - dice Roberto Antonione, deputato Pdl - e quando cambia il vento non c'è nulla da fare". "Entusiasta", si dichiara un suo vecchio oppositore, Roberto Menia, deputato e segretario regionale di An: "Noi eravamo Davide contro Golia, perché Illy è una corazzata. Ma l'abbiamo abbattuta". (r.b.).

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"intercettano il malcontento e vincono adesso anche il pd deve fare lo stesso" - roberto bianchin (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Effetto Calearo Ritardo storico L'analisi di Calearo, capolista democratico in Veneto: "Per il federalismo fiscale farei squadra con i leghisti" "Intercettano il malcontento e vincono adesso anche il Pd deve fare lo stesso" La mia candidatura ha pesato, checché ne dica Cacciari. A Vicenza solo noi e la Lega abbiamo eletto deputati Scontiamo un ritardo storico sui temi della sicurezza e del federalismo. Dobbiamo rimontare ROBERTO BIANCHIN DAL NOSTRO INVIATO VICENZA - Non si è ancora tolto la sciarpetta portafortuna a piccoli disegni bianchi e marroncini, e mantiene intatti l'ottimismo e l'entusiasmo del primo giorno. Come se avesse vinto. Nonostante i ventun punti che separano il Pd dal Pdl in Veneto: 32 a 53. "Ma per noi è un successo", dice deciso il neo deputato Massimo Calearo, l'ex "falco" di Federmeccanica messo a fare il capolista del Pd nella circoscrizione "Veneto 1", quella di Vicenza-Padova-Verona-Rovigo, la più difficile. Perché il Pd è diventato la seconda forza politica della Regione, e il primo partito della sua città, Vicenza, con il 32 per cento dei voti. Non accadeva dai tempi della Liberazione che un partito di centrosinistra fosse in testa nella città della Madonna di Monte Berico, dove la Dc di Rumor incassava maggioranze stellari. "Sarebbero bastati ancora quindici giorni di campagna elettorale e avremmo vinto - proclama sicuro - perché i dati sono stati confortanti. A soli sei mesi dalla nascita del Partito Democratico abbiamo demolito, mattone dopo mattone, il muro di diffidenza che c'era attorno al Pd. E ora per il Nord Est inizia una nuova fase". Però ha vinto Berlusconi. "Neanche per sogno. Ha vinto Bossi. è palese che Fi e An non hanno combinato granché. è il successo della Lega, che ha sfondato persino in Emilia Romagna, che ha fatto la differenza. Perché ha saputo parlare al cuore e alla pancia della gente, ha saputo offrire delle ricette per la malattia più diffusa nel Paese, che è la lontananza della politica dalla gente". In cosa ha sbagliato Veltroni? "In nulla. Il Pd è un partito nuovo, è giovane, ha solo bisogno di tempo. Avessimo avuto qualche settimana di più, avremmo potuto spiegare meglio il senso della nostra proposta, far capire che sono caduti gli schemi e le barriere. Ma è comunque un ottimo inizio". In Veneto però non c'è stato un gran risultato. "Non potevamo aspettarci di più. Ma qui abbiamo vinto. Il Pd è il primo partito di Vicenza e non era mai successo. E ho vinto anche nel mio paese, a Costabissara". Allora l'effetto Calearo c'è stato. "Checché ne dica Massimo Cacciari, c'è stato. Pensi che per la prima volta Vicenza non ha eletto parlamentari del Pdl, ma solo di Lega e del Pd". Sorpreso del successo leghista? "No. Sono contentissimo. Perché la Lega sa parlare alla gente, e dove governa ha amministrato bene. Non è Forza Italia, il partito-azienda, ed è lontana dall'ideologia di An che non rappresenta più nessuno: la Lega ha saputo intercettare il malcontento, noi dobbiamo fare altrettanto". Come? "Il centrosinistra sconta un ritardo storico sui temi della sicurezza e del federalismo. C'è un vecchio centrosinistra che ha perso nei due anni di governo e un nuovo centrosinistra che adesso deve pensare alla rimonta. Io vado a Roma per ridurre la burocrazia e fare il federalismo fiscale". Una lobby veneta? "Per fare squadra per il Veneto, formando un gruppo di parlamentari che combattano uniti al di là degli schieramenti".

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Le condizioni per rilanciare davvero questo Paese (sezione: Burocrazia)

( da "Arena, L'" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'EDITORIALE Le condizioni per rilanciare davvero questo Paese Bruno Vespa Nella conferenza stampa di ieri Silvio Berlusconi ha confermato punto su punto il calendario dei provvedimenti del suo governo annunciato in campagna elettorale. Ha considerato a sorpresa il caso dell'Alitalia un "caso normale" di rapida soluzione e con altrettanta determinazione ha annunciato la soluzione del problema della spazzatura in Campania che oltre ad aver fatto perdere il controllo elettorale della regione al Partito democratico ha seriamente compromesso sui media internazionali l'immagine dell'Italia. Il nuovo governo del Cavaliere si muoverà subito su due piani: da un lato l'attuazione delle promesse "simbolo" (abolizione dell'Ici sulla prima casa, detassazione degli straordinari e dei premi di produzione), dall'altro l'inizio della scalata della montagna di inefficienza e lassismo che paralizza l'Italia: burocrazia, infrastrutture, energia, scuola, giustizia. Ce la farà? In conferenza stampa, ieri, Berlusconi aveva un'espressione più serena di quella manifestata negli ultimi incontri della campagna elettorale. In genere accade il contrario. Si mostra fiducia prima e preoccupazione dopo la vittoria. Il margine di sicurezza in Parlamento e l'avvio rapido e indolore delle trattative con gli alleati per il nuovo governo devono averlo in qualche modo rassicurato. Così il prossimo presidente del Consiglio ha trasformato le promesse in annunci come se leggesse l'ordine del giorno dei Consigli dei ministri dei prossimi cinque anni. Andrà così? L'assenza dell'Udc cancellerà gli incubi, gli ultimatum di Marco Follini, la "discontinuità" che costrinse il Cavaliere a una crisi umiliante quanto inutile a pochi mesi ormai dalla scadenza elettorale del 2006? 6.

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Berlusconi: A noi le Camere (sezione: Burocrazia)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

PREMIER IN PECTORE. Il leader del Pdl annuncia: non cederemo una presidenza in Parlamento. Ai magistrati: è imprescindibile la separazione delle carriere "Subito detassaremo gli straordinari Via il bollo auto non appena sarà possibile" ROMA È disponibile al dialogo con il "governo ombra" di Veltroni, ma non è disponibile a cedere la presidenza di una Camera all'opposizione. Il giorno dopo il trionfo elettorale Silvio Berlusconi mette le cose in chiaro. "Le Camere vanno al Pdl, chi vince deve avere almeno due cariche apicali". Anticipa i primi provvedimenti del governo e il programma da qui a fine anno, quando l'alleanza elettorale tra Forza Italia e An "diventerà un'unica forza politica". Ai pm il leader del Pdl manda subito un messaggio, che pare una dichiarazione di guerra: "La separazione delle carriere è imprescindibile". Del resto già lunedì aveva fatto sapere che tra le prime riforme ci sono giustizia, scuola, sanità e burocrazia. Il Cavaliere vuole essere subito operativo. Lo attendono cinque anni difficili. Parla già da premier, anche se non ha ancora giurato. Annuncia che manterrà tutte le promesse fatte in campagna elettorale. La squadra di governo è quasi pronta, la lista dei ministri sarà diffusa in settimana. Le priorità sono in calendario. Innanzitutto l'emergenza rifiuti a Napoli, dove terrà il primo Consiglio dei ministri, che darà il via libera all'abolizione dell'Ici sulla prima casa, alla detassazione degli straordinari, al premio di produttività e a bonus di mille euro per i nuovi nati. Senza per questo aumentare la spesa pubblica. "E rispetteremo le regole Ue". "Continueremo con un forte contrasto all'evasione e all'elusione fiscale", dice, "e intendiamo abolire progressivamente le imposte sulla successione, sulle donazioni e il bollo su auto, moto e motorini, man mano che la situazione dei conti dello Stato ce lo consentirà". Ma in cima alla lista c'è la soluzione del problema Alitalia. E su questo assicura: "Farò tutto il necessario". Tradotto significa che, tornato al governo la trattativa con Air France farà parte del passato, ora in campo scenderà la cordata italiana: "Non ci saranno difficoltà per avere una compagnie italiana. La situazione si risolverà in modo sereno e si deve intervenire nel minor tempo possibile". E il futuro di Malpensa non sarà più messo a rischio. Lo scalo varesino continuerà ad essere un hub, insomma non si tocca. Berlusconi ieri ha incontrato a Palazzo Grazioli l'alleato Fini e il fido Gianni Letta. Poi all'Auditorium della Tecnica ha tenuto la sua prima conferenza dopo le elezioni. Ha spiegato di aver ricevuto le telefonate di molti leader mondiali, da Bush a Sarkozy, che - ha riferito - "sono convinti che cambieremo l'Italia". Il Cavaliere non teme la forza della Lega. A chi ha parlato con preoccupazione di un Pdl ostaggio del Carroccio, Berlusconi ha detto: "In cinque anni la Lega non ha mai comandato". Quanto al successo elettorale: l'esito del voto ha confermato che la "tanto vituperata legge elettorale ha funzionato": "Ha prodotto risultati storici". Ha smentito poi di avere riesumato la Bicamerale del 1994 per varare le riforme istituzionali. Precisa di avere detto "solo che sarebbe una buona base per un lavoro bipartisan sulle riforme". Su quanto fatto dal governo Prodi: "Ho sempre pensato che un governo non debba capovolgere le cose fatte dal governo precedente. Ma non escludo che emergano situazioni che necessiteranno di un intervento abrogativo". Giorgio Napolitano si compiace per un'affluenza alle urne che, nonostante il calo rispetto al 2006, resta "alta"; sottolinea "la netta vittoria conseguita" dal Pdl, si congratula con la coalizione guidata da Silvio Berlusconi per il risultato elettorale ottenuto e ringrazia il ministro dell'Interno Giuliano Amato per la buona organizzazione delle operazioni elettorali. Il presidente della Repubblica ha fatto conoscere il suo pensiero con una breve nota ufficiale del Quirinale diffusa ieri mattina, quando i nuovi equilibri parlamentari erano chiaramente definiti. È evidente il sollievo del capo dello Stato per il profilarsi di una situazione senza margini di ambiguità e che scongiura la situazione di due anni fa, che produsse una maggioranza di stretta misura accompagnata da aspre contestazioni dello scrutinio. Del resto, sul Colle ricordano ancora il "caso Pizza", nato dall'esclusione della lista con il simbolo scudo- crociato, e la protesta contro le schede giudicate "ingannevoli" dal Pdl e da Di Pietro. Ora, Napolitano resta in attesa di fare la sua parte per la costituzione del nuovo governo, che potrebbe nascere già la prima settimana di maggio. Le consultazioni, dopo l'insediamento delle Camere il 29 aprile, stavolta si presentano rapide, visto che dovrà consultare non più di quattro o cinque gruppi parlamentari. Inoltre, la "netta vittoria" lascia pochi margini per quanto riguarda la scelta di affidare l'incarico a Silvio Berlusconi.

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Non solo clandestini (sezione: Burocrazia)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

IMMIGRATI E DIRITTI Non solo "clandestini" Caro direttore, vorrei intervenire nel dibattito politico in periodo di elezioni per dire che in un comune dove gli immigrati sono il 15% e non hanno il diritto di voto rischiamo di trovarci di fronte a una democrazia zoppicante. Ricordo che siamo parlando di immigrati regolari, che lavorano e pagano le tasse come tutti cittadini. Non è ora di uscire della demagogia che, quando si tratta di parlare di immigrazione, finisce sempre per attaccare i "clandestini", ovviamente con l'intenzione di nascondere ai cittadini la verita? I cittadini italiani sanno che i lavoratori immigrati devono avere il contratto di soggiorno per poter lavorare, cioè dimostrare di avere una casa idonea. Prendendo ad esempio il mio caso, io sono in italia da 17 anni, ho sempre lavorato regolarmente, pagando le tasse, ho una famiglia composta da moglie e due figli, ma se arrivasse un terzo figlio perderei il mio posto di lavoro perchè per la casa che ho comprato il comune dà l'idoneita solo per 4 persone. Senza contare altri esempi di discriminazione nel mondo del lavoro: a tutti quelli che sono venuti con il decreto flussi, la prefeturra dà appuntamento tra tre mesi per la richiesta del primo permesso, il che vuole dire che in questo tempo non potranno lavorare. C'è un candidato che ha proposto un assegno di 1000 euro per i figli dei cittadini italiani che nascono e nessuno dice niente per gli esclusi stranieri, come se il figlio del lavoratore italiano valesse piu del figlio straniero, francamente siamo molto vicino alle leggi razziali... Non è vero che nei comuni governati dalla Lega non ci sono stranieri. A Chiari sono aumentati quando e arrivato il sindaco della Lega. Abbiamo un paese malato che bisogna curare, bisogna che tutti paghino le tasse per fare pagare meno a tutti e avere dei servizi per tutti. C'è troppo lavoro nero ed evasione fiscale, bisogna farne una battaglia di civiltà e poi trovare soluzioni per la sicurezza dei lavoratori. Noi immigrati subiamo la burocrazia ma vogliamo integrarci nel tessuto sociale e abbiamo bisogno di sicurezza come tutti. Smettiamo di parlare solo di criminalità, ma parliamo anche di quelli come me che sono la maggioranza, che lavorano per l'integrazione intesa come insieme di doveri e diritti. Niane Ibrahima.

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<È il centrodestra che deve designarmi> (sezione: Burocrazia)

( da "Adige, L'" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

"È il centrodestra che deve designarmi" Divina, 100 giorni per smantellare il Palazzo RENZO M. GROSSELLI Giunge in ritardo e si scusa. Così: "Impossibile oggi per me camminare in città, mi fermano tutti". È la Lega la vincitrice prima di queste elezioni in Trentino. E la cosa mette in pole position Sergio Divina per la corsa alle provinciali: lui, come dice il segretario del suo partito Maurizio Fugatti, è l'unico che ha saputo battere Dellai anche nella sua città, Trento. E lui assume ormai una postura presidenziale. Lei è l'unico anti-Dellai possibile? Non lo diciamo noi, lo leggiamo sulla stampa. Il candidato anti-Dellai uscirà da un tavolo il più ampio possibile. Auspichiamo anche con la presenza dell'Udc. Le urne hanno dato un'indicazione chiarissima: tutto il centrodestra unito è maggioranza in Trentino. Se questa maggioranza vuol proporsi anche come alternativa alla maggioranza dellaiana, questa è la strada. Nessuna fuga in avanti, né autoproclamazioni. Se non Divina, mi dice un altro nome possibile? Non mettiamo il carro davanti ai buoi, nessuno deve sentirsi scavalcato. Doveva essere la sinistra a dare il senso di discontinuità in Provincia, a togliere "lo Stato", dopo un sessantennio, dalle mani di un partito cattolico. Prima la DC, poi la Margherita. Sarà la Lega? Anche questo è stato sentenziato. Probabilmente i trentini hanno fatto le proprie valutazioni ed hanno visto nella Lega chi li può liberare da tanti problemi: burocrazia, statalismo, centralismo di Trento e arroganza della politica. Nella sua coalizione ci sono pure un sacco di democristiani. In tutto l'arco costituzionale. È morta la DC, non sono morti i democristiani, come dopo l'8 settembre non morì il fascismo ma solo il partito fascista. Non possiamo fare la rivoluzione moderna tagliando le teste: si decapitano i partiti ma le persone si riposizionano. Ora sarà tutto più difficile: come sperare, se andrete al governo, di dire no alle moschee e ai lavoratori immigrati senza scatenare le banlieu o irritare i datori di lavoro che di questa manodopera non possono farne a meno Tutto più facile invece. Non ci saranno alibi: abbiamo un governo che avrà in mano tutti gli strumenti per governare. Sulla politica dell'immigrazione c'è concordia in tutto il centrodestra. La Lega forse è un tantino più avanzata e ha avuto il coraggio di sporcarsi le mani su un argomento che gli altri hanno preferito evitare. Si accetteranno tutti coloro che riusciranno ad essere collocati sul mercato del lavoro e a cui si riuscirà a dare una casa. Gli altri, lo sappiamo, finiscono come manovalanza della criminalità. Non abbiamo bisogno di criminali di importazione, anzi, dobbiamo reprimere ancora di più quelli che abbiamo in casa. Tema sicurezza: in Trentino la situazione non è preoccupante. O no? Ma lei ha parlato di piazza Dante, che farà? Purtroppo piazza Dante è giurisdizione del sindaco di Trento. Continueremo a stimolare tutte le amministrazioni comunali affinché i controlli e la sicurezza siano garantiti. Anche negli aspetti minori. Pure dormire con gli zingari sotto il portone di casa non è bello o non potere attraversare una piazza che è sempre stato il parco giochi della città. La Lega e la Provincia. La macchina conta su uomini messi lì da altri partiti. Farete come Andreotti che ha pensato di farli suoi e ne è stato "condotto"? Noi non abbiamo lo spoil system , non potremmo pregiudicare la stabilità della dirigenza provinciale. Ma sappiamo che in Provincia ci sono tanti bravi dirigenti. Tanti assunti col criterio della fedeltà, tanti però con quello della competenza. Questi ultimi non dovranno preoccuparsi. I fedelissimi potrebbero iniziare a preoccuparsi. Cooperative, cacciatori, pompieri volontari, associazione dei Comuni, ex Comprensori, gran parte del volontariato: un rapporto piuttosto stretto con "lo Stato" e il partito che l'ha condotto da sempre. Le elezioni provinciali non saranno una passeggiata, anche perché i cordoni della borsa li ha "lo Stato". Hanno sbagliato ad interpretare quella borsa: hanno pensato che facendo piovere un po' dappertutto, poi quel terreno coltivato avrebbe dato risposte positive. Ricordiamoci che l'area che non beneficia del contributo a pioggia è sempre più ampia di quella che ne beneficia. Le risposte sono arrivate. Ricordiamo i patti della valle di Cembra, esagerati, non aiuto allo sviluppo ma contribuzione a pioggia. Dellai ne ha avuto il 42% alla Lega. Quando sperperi, nemmeno chi ha ricevuto un piccolo beneficio si esime da un giudizio politico sul tuo operato. Se lei sarà governatore, i suoi primi 100 giorni? Si smantella piazza Dante: non il palazzo di vetro ma il palazzo dei trentini. Non più liste d'attesa ma funzionari e segretarie che ascoltino i bisogni e le domande dei cittadini. Si gira il territorio per ascoltare le istanze delle periferie. Si mette in atto un riequilibrio tra politica dei servizi trentocentrica e verso la periferia, facendo sì che anche nelle valli la condizione di vita sia soddisfacente. Curare i paesi può essere oneroso: ma un Trentino spopolato non è appetibile nemmeno turisticamente. Divina è il nuovo? Da 20 anni con la Lega e prima coi liberali. E un giudice che un tempo lo accusò di un atto di corruzione. Fu un compagno di partito che mi incriminò, un giudice ritenne di dare credito a queste chiacchiere. Ma le valutazioni vennero smentite subito e la questione fu accantonata. La novità mia? Sono qui che faccio questo lavoro, da anni, con degli amici. 16/04/2008.

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NELLA CONFERENZA stampa di ieri sera Silvio Berlusconi ha confermato punto su pun (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

PRIMO PIANO pag. 7 NELLA CONFERENZA stampa di ieri sera Silvio Berlusconi ha confermato punto su pun... NELLA CONFERENZA stampa di ieri sera Silvio Berlusconi ha confermato punto su punto il calendario dei provvedimenti del suo governo annunciato in campagna elettorale. Ha considerato sorprendentemente il caso dell'Alitalia un 'caso normale' di rapida soluzione e con altrettanta determinazione ha annunciata la soluzione del problema della spazzatura in Campania che oltre ad aver fatto perdere il controllo elettorale della regione al Partito democratico ha seriamente compromesso sui media internazionali l'immagine dell'Italia. Il governo si muoverà subito su due piani: da un lato l'attuazione delle promesse 'simbolo' (abolizione dell'Ici sulla prima casa, detassazione degli straordinari e dei premi di produzione), dall'altro l'inizio della scalata della montagna d'inefficienza e di lassismo che paralizza l'Italia: burocrazia, infrastrutture, energia, scuola, giustizia. Ce la farà? Durante la conferenza stampa di ieri sera, Berlusconi aveva un'espressione più serena di quella manifestata negli ultimi incontri della campagna elettorale. In genere accade il contrario. Si mostra fiducia prima e preoccupazione dopo la vittoria. Il margine di sicurezza in Parlamento e l'avvio sorprendentemente rapido e indolore delle trattative con gli alleati per il nuovo governo devono averlo in qualche modo rassicurato. Così il prossimo presidente del Consiglio ha trasformato le promesse in annunci come se leggesse l'ordine del giorno dei consigli dei ministri dei prossimi cinque anni. Andrà così? L'assenza dell'Udc farà riporre nella soffitta degli incubi gli ultimatum di Marco Follini, la 'discontinuità' che costrinse il Cavaliere a una crisi umiliante quanto inutile a pochi mesi ormai dalla scadenza elettorale del 2006? Non si ripeteranno le memorabili liti tra Fini e Tremonti che costrinsero alle dimissioni il ministro dell'Economia? E Bossi che uso farà della 'golden share' sul nuovo governo? Una cosa è certa. A 72 due anni e senza problemi della quarta settimana del mese, Berlusconi avrebbe potuto trascorrere la sua fase senile in attività più riposanti di quelle che lo aspettano a palazzo Chigi. Se ha deciso di sfidare il record di durata di Giovanni Giolitti è perché vuole lasciare un segno non transitorio. Egli si trova in una posizione psicologica di forza e i suoi alleati lo sanno: per lui questa è l'occasione della vita, per gli altri assecondarlo è una semina indispensabile per il dopo. Se davvero ? come ha annunciato ieri sera Berlusconi ? entro l'anno An e Forza Italia diventeranno un unico partito, Fini diventerà per legge naturale quel 'delfino' che finora per sua scelta il Cavaliere non ha mai avuto. E Bossi, se ha tutto il diritto di portare finalmente a casa il federalismo, ha la straordinaria opportunità di trasformare la Lega da mero partito territoriale in grande partito nazionale. Tutti in questa fase devono manifestare un grande senso di responsabilità. Il presidente del Consiglio dando corso puntuale alla realizzazione di quanto promesso prima delle elezioni e confermato ieri sera. I suoi alleati evitando forzature in nome di una malintesa identità e a scapito dell'efficienza e dell'unità della coalizione. Nei venti mesi del governo Prodi è stata distrutta l'Unione, polverizzata da Sinistra l'Arcobaleno ed è fiorita l'antipolitica. La gente ha fame di decisioni che ne migliorino le condizioni di vita. Questo è possibile solo se riparte l'economia. E l'economia, fatti salvi i condizionamenti internazionali, riparte soltanto se l'Italia saprà rinunciare agli egoismi delle caste diventando maggiorenne in tutti i settori vitali. Berlusconi ha la possibilità politica di fare quanto ha detto. Vedremo.

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Il telefonino vietato (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Vicenza, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

ELEZIONI "Il telefonino vietato" Vietato portare il telefonino in cabina elettorale: ennesima "trovata" della mega stipendiata burocrazia italiana che risolve tutto con le parole. Per essere efficace si sarebbe dovuto prima autorizzare e, poi, fare perquisire i cittadini. Assurdo, ovviamente, a meno che non pensino che se uno lo vuole usare per secondi fini rispetti il divieto! Gianni Lorenzi Costabissara.

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<Tutto il materiale sarà riutilizzato> Un tavolo operatorio per il Burkina Faso (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Firenze)" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

CRONACA FIRENZE pag. 16 "Tutto il materiale sarà riutilizzato" Un tavolo operatorio per il Burkina Faso LA DIREZIONE "IL MATERIALE all'interno del vecchio Meyer sarà quasi tutto riutilizzato". Parola di direzione dell'ospedale pediatrico. La roba rimasta accatastata nella vecchia sede di via Luca Giordano sarà a poco a poco rimossa e riadattata, spiegano i responsabili. Tutto è già stato catalogato. Qualche letto e altri materiali torneranno dai piccoli pazienti del Meyer, in ambulatori e reparti dell'ala est di Villa Ognissanti che ? seppur ancora in fase di ristrutturazione ? sarà inaugurata sabato mattina alla presenza del presidente della Regione Claudio Martini, dell'assessore per il diritto alla salute Enrico Rossi, del sindaco Leonardo Domenici e del rettore Augusto Marinelli. Altro materiale andrà invece all'ospedale Santa Maria Annunziata che, subito dopo il Meyer, ha la precedenza per scegliersi ciò che più gli serve per i suoi pazienti. I climatizzatori delle stanze dei bambini del vecchio Meyer sono stati richiesti dai vigili del fuoco per dare refrigerio ai nonni nelle loro abitazioni nell'ambito del progetto "Estate anziani". Un tavolo operatorio andrà in Burkina Faso, per attrezzare un ospedale dove anche un oggetto usato è un dono dal valore inestimabile per l'assistenza sanitaria di tanti pazienti. Tutto quanto rimarrà ed è ancora utilizzabile sarà distribuito o ad associazioni di volontariato toscane o attraverso la cooperazione internazionale. Ci vorrà però ancora un po' di tempo: tutto il materiale del Meyer è di proprietà pubblica e, in quanto tale, prima di poter passare di mano deve essere svincolato seguendo una burocrazia piuttosto complicata. Ma appena possibile, spiegano dalla direzione, tutto sarà tolto dal degrado in cui è rimasto nella vecchia sede di via Luca Giordano. M.P.

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<I giovani danno la spinta al Pd> (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

RIMINI CRONACA pag. 11 "I giovani danno la spinta al Pd" Melucci: "A Rimini il risultato più netto". Gnassi: "Il Pdl fallisce il sorpasso" Walter Veltroni accolto dal segretario provinciale del Pd Andrea Gnassi "FORTE AFFERMAZIONE del Partito democratico. Battuto a livello nazionale ma vincitore a Rimini. Con vasto consenso di giovani. Successo della Lega. Non sfonda il Popolo della libertà. Batosta per la Sinistra Arcobaleno". E' l'analisi - a bocce ferme - del voto alle politiche che propongono il segretario provinciale del Partito democratico, Andrea Gnassi, e il vicesindaco di Rimini, nonché esponente di spicco del Pd, Maurizio Melucci. Rispetto al risultato conseguito solo due anni fa dall'allora Ulivo (Ds e Margherita), il Pd alla Camera sale al 41% dei voti, sia a Rimini che nell'intera provincia. Un +2,69% sul 2006 nel capoluogo, che segna il massimo incremento. Con 36.017 voti. Aumento top regionale con Parma. In provincia +1,82% (79mila voti). Al Senato l'aumento è addirittura triplo sul 2006: +6,3%. Il più forte nell'intera Emilia Romagna. "Quasi un elettore su due vota Pd, uno tra i più importanti risultati mai raggiunti", commentano Gnassi e Melucci. Il top dei consensi, tra i comuni maggiori, a Santarcangelo, 46,4%. Il minimo a Bellaria, 30,93%. Il Pdl, osservano Gnassi e Melucci, si attesta al 35,93% a Rimini (-0,07%), al 38,38% in provincia (+0,53%). "Non c'è stato il più volte annunciato sorpasso locale ? rileva Gnassi ?. Nè il calo della forbice a livello di provincia. Obiettivi entrambi falliti dal Pdl, che perde alla Camera 1.693 voti. Ne perde 2.096 l'Udc, una diaspora, quasi metà degli elettori. Ne guadagna 3.061 la Lega". Tantissimi i voti dei giovani al Pd. Ben 6.091 under 25 ha votato in più il Pd alla Camera (per il Senato si vota compiuti i 25 anni): un 2,53% dei ragazzi. Il "valore aggiunto" del partito di Veltroni. Che a Rimini è guidato dai giovani Gnassi e Bonadonna. E in parlamento ha portato l'esordiente Elisa Marchioni, col veterano Sergio Zavoli. Ma in percentuale "baby" al top c'è la Lega: +5,97% (712 persone). Per contro, il Pdl tra i giovani perde il 13,06%. "Se penso a quel che erano un anno fa Ds e Margherita a livello locale, e guardo ai volti attuali dei 45 circoli, abbiamo davvero un partito nuovo", dice Gnassi. Quanto al flop della Sinistra Arcobaleno, che ha perso sui 10 punti scendendo al 3,3% al Senato e al 2,7% alla Camera, Gnassi dice di attendere la discussione interna (eufemismo?). Ma alle amministrative 2009 (in Provincia e vari comuni) le alleanze con Sa si potranno riproporre, "a partire da programmi condivisi e molto chiari". "Più semplici le alleanze locali di quelle nazionali ? dice Melucci ? dove le differenze sono più evidenti, perché sono in campo anche opzioni strategiche. Certo, a sinistra c'è un vuoto, che va colmato. Spetta anche al Pd dare una rappresentanza ampia". "Ma ? avverte Melucci ? se qualcuno vuole ancora discutere di elezioni anticipate a Rimini nel 2009, mi pare l'argomento sia chiuso, morto e sepolto". Infine, il boom del Carroccio: "Non è un voto di protesta ? dice Melucci ?. La gente ha votato chi rappresenta più di altri le 'sofferenze' su immigrazione, sicurezza, burocrazia, tasse. Esigenze reali, che vanno interpretate". "Tutti terreni sui quali il Pd può e deve recuperare terreno. A partire dal federalismo fiscale, oggi dimenticato. Il Carroccio non è radicata come partito. Ma sono radicate alcune sue ragioni. Il Pd non deve snobbare il voto alla Lega". Mario Gradara Image: 20080416/foto/1695.jpg.

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Abolizione dell'Ici? Meglio riformare lo Stato I n campagna elettorale ho sentito molto parlare di <semplificazione della burocrazia, dell'annullamento di molte leggi e dell'Ici su (sezione: Burocrazia)

( da "Adige, L'" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Abolizione dell'Ici? Meglio riformare lo Stato I n campagna elettorale ho sentito molto parlare di "semplificazione della burocrazia, dell'annullamento di molte leggi e dell'Ici sulla prima casa" Abolizione dell'Ici? Meglio riformare lo Stato I n campagna elettorale ho sentito molto parlare di "semplificazione della burocrazia, dell'annullamento di molte leggi e dell'Ici sulla prima casa". Non vedo né personalità politiche né persone sufficientemente volonterose intenzionate a riformare in modo semplice, efficiente e moderno il metodo di formulazione delle leggi. Per la questione dell'Ici è il caso di rivedere la trasformazione nel tempo della legge che definisce la denuncia dei redditi. La riforma tributaria, se non sbaglio definita "Vanoni", istituiva la prassi della denuncia dei redditi cercando di mettere ordine in particolare alla "babele" dei tributi comunali. Tra le varie disposizioni veniva determinato un tributo a favore delle casse comunali commisurato sul reddito dei fabbricati. Non ricordo come fosse nominato detto tributo, ma ricordo benissimo che la cifra che il contribuente sottraeva dal proprio reddito e versava alle casse comunali poteva poi essere detratta dal reddito imponibile per le tasse statali. Ad una certa data, non ricordo in quale anno, questa detrazione venne abolita, con notevole aumento del gettito fiscale a favore dello stato e aggravio per i contribuenti. Dopo un paio d'anni la tassa sui redditi da fabbricato venne sostituita a favore dei comuni con l'Ici, definita tassa patrimoniale. Il povero contribuente sottrae sempre dal proprio reddito quanto deve versare al comune, ma su quella cifra non più a sua disposizione (e non più detraibile) deve anche pagare allo stato l'Irpef. Con l'eliminazione dell'Ici sulla prima casa sembra che il cittadino sia sollevato da una imposizione fiscale, ma in realtà la "fregatura" ricade sulle casse comunali che recupereranno quanto viene a mancare tassando i cittadini in altro modo. Ettore Lunelli - Trento Uccellacci, uccellini e il corvo di Pasolini R icordate il film di Pierpaolo Pasolini "Uccellacci. uccellini?"? Nell'accattivante originalità della sua trama, Totò ed il figlio Ninetto s'imbattono in uno strano Corvo parlante ed intellettuale. Il Corvo si unisce a loro e li accompagna nel cammino con discorsi belli e colti, ma molto astratti. Poi la fame dei due uomini ha il sopravvento: il Corvo finalmente serve a qualcosa? Trovo delle similitudini fra la trama di quest'opera più che trentennale e quello che è accaduto in Trentino nelle ultime elezioni. Anche il Popolo cui appartengo ha cercato una risposta pratica, non ideologica, alle proprie necessità. Esso ha dimostrato di essere cosciente dei problemi che affliggono l'attuale società e di saper spostare il peso del proprio parere pur di trovare una risposta concreta alla situazione odierna. Barbara C. Dossi 16/04/2008.

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Effetto Berlusconi: in Friuli cade Illy, simbolo del Pd al Nord (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

PRIMO PIANO pag. 18 Effetto Berlusconi: in Friuli cade Illy, simbolo del Pd al Nord ONDA LUNGA DEL CENTRODESTRA di LORENZO SANI ? TRIESTE ? SE NON È uno tsunami, quello che ha travolto il Friuli Venezia Giulia, "è qualcosa che gli assomiglia". Bruno Malattia, capogruppo in Regione della lista civica che ha sostenuto il presidente uscente Riccardo Illy, ha alzato bandiera bianca alle 18.30, quando dovevano ancora essere scrutinate 342 sezioni,sulle 1378 dei 219 comuni di un feudo che pareva inattaccabile. Invece è caduto, travolto dall'onda lunga delle consultazioni nazionali, sordo agli appelli al voto disgiunto. Un kappao che forse Illy si è cercato quando ha optato per l'Election day, nonostante il suo mandato non fosse ancora al capolinea. Esce di scena Illy, candidato del centrosinistra con vocazione neoliberista, spesso in rotta di collisione col governo Prodi. La ribalta è per il suo avversario Renzo Tondo, che ha raccolto il massimo nei 45 giorni di campagna elettorale, puntando soprattutto sull'indebitamento della Regione, "una situazione da repubblica sudamericana", ha ripetuto mille volte anche nei confronti televisivi. "DAL 2002 AL 2007 il debito è passato da 706 milioni a 1657 milioni, pari a un indebitamento del 134,7%: il valore per abitante in Friuli Venezia Giulia è di gran lunga il più alto del Nordest, ma anche di quello di Sicilia, Campania e Sardegna". E seguendo la tendenza dell'ultima campagna elettorale, Tondo ha abbandonato pure il faccia a faccia televisivo con Illy: "Si lamenta perché gli concedono poco spazio, allora gli offro anche il mio". Cinquantun anni, tre figli, ex parlamentare di Forza Italia, ha già guidato la Regione durante la VII legislatura. "Non sarò un uomo solo al comando, ma saprò comandare", le sue prime parole da governatore. "Vinciamo perchè la gente ci ha capito, sa ricondurre a ragione, a buon senso anche le cose più problematiche", ha proseguito dopo aver rivolto parole di stima per l'avversario, che aveva manifestato l'intenzione di lasciare la politica in caso di sconfitta. "E' stato bravo e spero che rimanga in Consiglio a capo dell'opposizione". Ma è difficile che il rivale, battuto di 7 punti (46.2% contro il 53.8% di Tondo) accolga l'invito. Illy ha avuto la certezza della débacle poco prima di imbarcarsi per Trieste da Bruxelles, dove si era recato per i lavori del comitato Ue per lo snellimento della burocrazia. RENZO TONDO, invece, ha fatto la spola tra la sede del comitato elettorale, a Udine e il ristorante di famiglia a Tolmezzo, 'Al Benvenuto'. Sbaglia chi ha colto in certi dettagli della sfida testa a testa che ha infiammato il Friuli, scaglie di superstizione: Tondo ha votato al seggio di Betania, frazione di Tolmezzo, domenica mattina alle 11.15 spaccate. "E' pragmatismo allo stato puro", sostiene chi gli è vicino, perchè quell' orario per un esperto giocatore di dama (il neo Governatore è presidente della federazione nazionale) non è certo casuale. Corrispondente infatti alla migliore mossa d'apertura a disposizione del giocatore con le pedine nere che, come di regola, muove per secondo: da casella 11 a 15 della damiera, appunto. E non c'è dubbio di Tondo abbia mosso per secondo contro Illy. Ha accolto la sfida senza complessi di inferiorità, dall'alto dei suoi 15 dipendenti del ristorante contro il colosso del caffè. E ha già dichiarato guerra ai centri commerciali:"Non rilasceremo nei prossimi cinque anni alcuna nuova licenza ? ha promesso a ridosso del voto ? perché dobbiamo tutelare il piccolo commercio".

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<Soffocati dalla burocrazia> (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

MARZABOTTO pag. 23 "Soffocati dalla burocrazia" Gli agricoltori si lamentano delle difficoltà create alla loro attività di FRANCESCO FABBRIANI ? MARZABOTTO ? "LA BUROCRAZIA uccide. Non credevo fosse possibile, ma ho dovuto constatarlo con mano". Lo sfogo è di Cristina Mondadori, che gestisce l'azienda agricola 'Cavara', a Malfolle, a Marzabotto, azienda che vuole indirizzare all'agriturismo. "Abbiamo avuto tante difficoltà iniziali per riprendere un terreno abbandonato da decenni e quando credevamo di aver raggiunto il risultato è iniziato un confronto impegnativo con la burocrazia che ci ha tenuti fermi per molto tempo". La signora Cristina ha riorganizzato i suoi 16 ettari di terreno, ha già la vigna in produzione, ha il suo orto ben coltivato, alleva qualche animale da cortile. Le mancano ancora, però, alcune autorizzazioni e qualche sopralluogo, necessario per liberare i finanziamenti cui ha diritto. E' quindi ferma al palo. "Gli adempimenti sono talmente complessi e impegnativi che spesso mortificano l'attività d'impresa", aggiunge Pietro Sabbioni, vicedirettore della Cia bolognese. "Molte volte questi impegni sono inutili e ripetitivi ? accusa ancora ?. E' emblematico il riconoscimento di 'imprenditore agricolo professionale'. Questo titolo ha la validità di soli sei mesi e, trascorso questo periodo tutta la procedura deve essere ripetuta. L'agricoltore deve togliere tempo alla sua attività primaria per soddisfare le pretese della burocrazia". Mario Zurla, che opera in un'azienda di famiglia a Sasso Marconi, alle porte di Casalecchio di Reno, si è specializzato nella produzione vinicola. "Sapevo che l'economicità della mia azienda è condizionata da tanti fattori indipendenti dalle mie capacità. Il richiamo per il lavoro agricolo era troppo forte e l'ho ascoltato", precisa. Significativa anche l'esperienza di Gianfranco Prati che lavora 60 ettari a Monte San Pietro. Ma il suo ruolo principale è quello di responsabile dell'azienda faunistica venatoria di 850 ettari che lo circonda. Image: 20080416/foto/1269.jpg.

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Per gli elettori è solo un logo che copriva roba vecchia (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Stai consultando l'edizione del NICHI VENDOLAIl governatore della Puglia: un collasso per noi. Ma ora prendersela solo con Bertinotti non ci porta da nessuna parte "Per gli elettori è solo un logo che copriva roba vecchia" di Simone Collini / Roma "L'Arcobaleno è stato percepito come il logo che copriva cose vecchie. E anche probabilmente inefficaci rispetto all'agire politico". Nichi Vendola è impietoso nell'analisi del perché Prc, Pdci, Verdi e Sd sono rimasti fuori dal Parlamento. Adesso, dice il governatore Puglia, quello su cui si concentrano le speranze di risalire la china, "dobbiamo accelerare quel cantiere che è stato solo annunciato sulla scheda elettorale, ma che non è mai partito". Veltroni giudica un limite che la Sinistra arcobaleno non sia rappresentata in Parlamento. È anche lei tra quanti lo giudicano corresponsabile, per via dell'appello al voto utile, di questo risultato? "A me piace indagare le cause piuttosto che i colpevoli. L'analisi così può essere più limpida e meno grondante di risentimenti". E la sua analisi a che conclusioni porta, presidente Vendola? "Il terremoto è stato provocato dalla delusione per il governo Prodi, che diventa un giudizio folgorante per noi tenendo a casa una percentuale elevata di elettori, dall'attrazione fatale verso il voto utile in un Paese che ha evidentemente metabolizzato più di quanto non immaginassimo tendenze culturali di tipo americano, e dal fatto che una parte del nostro elettorato operaio e popolare ha trasformato la propria insoddisfazione in un salto verso il voto leghista. Queste sono le spiegazioni di quanto avvenuto, la radiografia di un collasso". E questo collasso, come dice lei, non vi era stato preannunciato in qualche modo? "Diciamo che l'indebolimento cardiaco ha ragioni di lungo periodo. E chiaramente era insufficiente, di fronte al cuore debole della sinistra, un mero cartello elettorale". Era soltanto questo la lista Sinistra arcobaleno, secondo lei? "L'Arcobaleno è stato percepito come il logo che copriva cose vecchie, cose probabilmente inefficaci rispetto all'agire politico. Non è stato metabolizzato come il segno di un processo nuovo, come la prima prova del cantiere della sinistra che verrà". Come ripartire? "Ci sono due strade. Una è quella del suicidio, attraverso la ritirata burocratica negli accampamenti ridotti dell'identità". Una risposta a quanti, come i vertici del Pdci, sostengono che avete perso perché avete abbandonato i simboli tradizionali e propone di ripartire dalla falce e martello? "Se c'è qualcuno che intende consolarsi con questo tipo di elucubrazioni è libero di farlo. Però mi sembrano riti di esorcismo, piuttosto che analisi della realtà. Si può anche dire: è stato quel che è stato perché non c'era bisogno di una nuova sinistra, bisogna sventolare le bandiere della vecchia sinistra, riorganizzare le tende e gli eserciti. È un'ipotesi, certo. Ma io la considero un suicidio. E devo anche dire che non mi stimola molto, né culturalmente né umanamente". L'altra ipotesi, allora? "Per chi ha ancora dentro la propria testa una lezione di marxismo non dogmatico è l'analisi spietata del mondo di oggi, la costruzione di un cantiere che non è il museo della gloria del passato ma che è il luogo plurale e aperto in cui una nuova soggettività possa interloquire con le domande e i problemi del ventunesimo secolo. Bisogna ricostruire il proprio campo, i propri strumenti dell'agire politico, cioè il cantiere dell'Arcobaleno, quello che non è mai partito, che è stato solo annunciato su una scheda elettorale". Non è mai partito dice? E gli stati generali, il simbolo unitario, il lavoro comune per le liste? "Allora diciamo che è partito lentamente, molto lentamente, ma che ora deve ingranare la marcia del coraggio innovativo. Questa è l'unica prospettiva che io considero utile per la sinistra, per una sinistra che voglia essere utile al paese. Tutto il resto mi pare appartenere al folclore". Questo processo richiede un ricambio delle classi dirigenti? "L'ho detto prima della sconfitta elettorale. Ho parlato di me, ho detto che abbiamo il compito di lavorare per passare il testimone a una nuova generazione, e farlo in tempi rapidi. Ci vuole un nuovo alfabeto della sinistra, una nuova conoscenza della geografia del lavoro e dei lavori, c'è bisogno della disseminazione di luoghi nuovi che diano significato alla politica intesa come costruzione di una comunità". Passare il testimone a una nuova generazione dice, eppure in molti si aspettano che sia lei a guidare la fase costituente della nuova sinistra. "In questo momento dobbiamo decidere che cosa fare, e quindi prima di tutto dobbiamo scegliere una delle due strade indicate prima. Poi, insieme, in un lavoro molto collegiale, dobbiamo edificare il cantiere. E in esso tutto deve essere messo in discussione, anche le forme di costruzione delle leadership. Perché può darsi che un nuovo soggetto della sinistra plurale abbia bisogno di una leadership eterodossa rispetto a quelle conosciute". In che senso eterodossa? "Si può pensare a una leadership duale, o a rotazione, cioè a meccanismi diversi da quello carismatico e anche autoritario del leader e che invece esaltino la dimensione del lavoro collegiale". A luglio il Prc andrà a congresso e si profilano almeno due mozioni contrapposte, quella di Giordano sul soggetto unitario e quella di Ferrero sulla federazione di forze: diamo per scontato che lei sosterrà la prima mozione? "Di scontato c'è un principio di realtà, una consapevolezza del passaggio d'epoca che già ci ha travolti e che ora ci chiede una straordinaria capacità d'invenzione. Perché altrimenti qualcuno in questa galassia potrà anche sopravvivere, ma senza il significato che la sinistra deve avere. La sinistra ha significato nel rapporto con mondi vitali. Fuori da questo, se è soltanto la perpetuazione di pezzi di ceto politico e di burocrazie, che naturalmente tendono a riprodursi incuranti degli snodi reali della storia, finisce di avere significato. Dopodiché, naturalmente, ognuno si accontenta delle ambizioni che è capace di coltivare". C'è chi dice che se invece di Bertinotti a candidarsi fosse stato lei avreste dato un maggiore segnale di novità. "La novità è un processo molto più complesso, e trovo molto ingeneroso caricare Fausto Bertinotti di una responsabilità che invece grava sulle spalle di tutti. Una responsabilità che riguarda la difficoltà di leggere una fase, una transizione. Ci siamo trovati improvvisamente con un Parlamento svuotato di importanti culture democratiche del Novecento. Una cesura. E noi l'abbiamo attraversata senza accorgercene. Anzi, è quando ci siamo inciampati rovinosamente che ci siamo accorti che c'era".

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Ossessione '68: quel sogno ci tormenta ancora (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Stai consultando l'edizione del Ossessione '68: quel sogno ci tormenta ancora di Oskar Negt G li anniversari rappresentano occasioni propizie al fine di por mano a una tematizzazione pubblica di problematiche che non vanno né eluse né affrontate nell'ottica di un consenso generale. Questo nuovo anniversario chiama in causa quarant'anni di rapporti con eventi che vengono puntualmente rievocati ogni decennio, benché la loro influenza sulla nostra società, pur nettamente tangibile, sia difficile da determinare esattamente. È dunque una scadenza che presenta un carattere del tutto diverso dalle celebrazioni che ci siamo appena lasciati alle spalle: Kant, Einstein, Mozart, Adorno ecc. Improvvisamente si forma la percezione che si abbia a che fare con l'elaborazione di una rivoluzione ai suoi tempi legittima, e tuttavia fallita e bruscamente interrotta. Le attribuzioni di colpa assumono in effetti dimensioni tali che qualcuno che dovesse trovarsi tra le mani, poniamo nel 2068, la documentazione prodotta nel corso di questo quarantennio, resterebbe sconvolto dalla percezione delle profonde trasformazioni cui la data-simbolo del Sessantotto rimanda. Il che è per molti versi anche vero. La nostra società è diventata un'altra. A guardare le reazioni di odio e disprezzo, si potrebbe assolutamente parlare, in termini socialpsicologici, di una paranoia collettiva: di un'ossessione persecutoria alla quale si tende normalmente a rispondere con un ostracismo aggressivo nei confronti di tutto ciò che appare estraneo, ma in cui è però contenuto molto della propria incompiutezza. Per questo motivo il Sessantotto si presta in modo eccellente alla conferma di pregiudizi e alla rimozione dei propri problemi, il cui arsenale è stato assemblato e periodicamente riproposto nel corso di quarant'anni anni da una sfera pubblica perversa. Non riesco, tuttavia, a liberarmi dal sospetto che un numero crescente di critici, nel frattempo arrivati al punto di mettere in scena la generazione nazista del '33 come costituita da precursori dei sessantottini, non siano affatto interessati a capire cosa i protagonisti del movimento abbiano davvero fatto, voluto, discusso e provocatoriamente portato sulla scena pubblica. In luogo di un "pathos del rischiaramento" che si rivolge al contesto storico, allo stato della società, agli aspetti internazionali, al conflitto generazionale, abbiamo pertanto la tendenza ad utilizzare il Sessantotto come una sorta di schermo che serve ad ognuno per scaricare nello spazio politico le proprie speranze deluse e i propri irrisolti problemi esistenziali. Ciò è perfettamente funzionale a una politica dell'ordine reazionaria che ha oggi un particolare bisogno di legittimazione. Chi vuole ordine deve prima alimentare la paura del caos. Il Sessantotto è una grossa spina nel fianco di una società alla spasmodica ricerca di una "nuova trasparenza" e di un "ordine affidabile". Qualcosa viene ancora percepito come provocazione, come sfida ai poteri stabiliti: i quali avvertono come questo movimento contenga anche qualcosa di vero, plausibile e giusto. Ernst Bloch parlerebbe dell'irrisolto, dell'eccedenza utopica che non può essere espunta tramite il semplice riferimento ai fatti. Se non ci fosse questa eccedenza, il sogno ad occhi aperti di una società migliore, ma anche di una vita buona in una comunità giusta, il movimento sarebbe da lunga pezza caduto nella dimenticanza. Problemi centrali della nostra società, come la crisi della società del lavoro, la miseria del sistema scolastico e la polarizzazione di ricchi e poveri, appartengono a regioni di una realtà nascosta. Per questo il Sessantotto si presta in modo eccellente a un dibattito compensativo che si balocca con i simboli della "caduta dei valori" e dei "deficit dell'educazione". Appare pertanto sensato, in questa sede, richiamare ancora una volta alcuni aspetti determinanti di questo movimento. Tali aspetti non hanno soltanto a che fare con un problema generazionale (che pure innegabilmente sussiste), quanto piuttosto con una comunità che ha il suo nucleo essenziale nella democrazia di base. L'anno 1968 dischiude per alcuni attimi la storia. Si tratta indubbiamente di un anno politicamente scandaloso, che inaugura novità e speranze. Ma di quella stessa memoria collettiva fanno parte anche le sconfitte e le aspettative deluse. E più gli eventi originali si allontanano nel tempo, più la memoria viene selezionata e adattata alla realtà attuale. Di qui la legittima domanda: che cosa resta? Che cosa occorre fare e che cosa bisogna in ogni caso evitare? Quali impulsi di questo anno "scandaloso" rimangono vitali, quali idee e approcci sono ancora incompiuti? Il movimento per la pace degli anni ottanta, il movimento antinucleare, il movimento ecologico e altri ancora - la maggior parte di queste ampie iniziative dal basso ha tratto origine dai sessantottini e dalla loro coraggiosa ribellione. Siamo soggetti che imparano. E solo in un processo di apprendimento collettivo, ossia di faticosa approssimazione, gli eventi del passato riacquistano vitalità e fruibilità. Sono problemi internazionali che sono stati posti all'ordine del giorno proprio dal Sessantotto. Nel maggio 1968 un milione di operai, studenti, docenti, ingegneri, uomini e donne praticamente di tutti gli strati sociali, si raduna a Parigi contro l'ordine esistente e per il cambiamento della società. In Cecoslovacchia, come vediamo oggi retrospettivamente, si sviluppa sotto Dubcek, già fuori tempo massimo, una delle ultime possibili iniziative di riforma del socialismo. Alimentata dalla primigenia forza delle utopie socialiste, e tramite un socialismo dal volto umano, tale iniziativa invitava le burocrazie poststaliniste a farsi da parte pacificamente e senza sanguinosi conflitti. Ultima erede di questa linea è, per alcuni intellettuali di sinistra, la strategia di apertura di Gorbaciov. Ci sono voluti più di vent'anni anni perché il disprezzato e calpestato Alexander Dubcek vedesse riconosciute le sue ragioni come presidente del Parlamento. Ma in quel momento Dubcek non rappresentava più il socialismo. La guerra in Vietnam si avvicina al suo culmine. L'offensiva del Tet è il preambolo della catastrofe per la politica interventista americana. So che ai difensori dell'ordine di tutte le tendenze politiche non piacerà affatto quanto sto per affermare. Penso siano soprattutto due gli ambiti in cui il Sessantotto ha dato origine a nuovi impulsi umani e produttivi: mi riferisco al campo dell'educazione e della formazione e, soprattutto, alla decisiva rivalorizzazione della partecipazione e della democrazia. In entrambi i casi abbiamo a che fare con problemi essenzialmente politici. È merito del movimento del Sessantotto aver reso pubblicamente visibili le pecche di una democrazia parlamentare e i due elementi fondamentali che appartengono a una democratizzazione di base. Da un lato abbiamo la politicizzazione degli interessi e dei bisogni degli esseri umani, finalmente inclusi nel processo di formazione del giudizio politico nell'ambito di una sfera pubblica critica. Dall'altro lato, quando parliamo di democrazia di base, la democratizzazione della società investe gli ambiti della vita concreta che determinano le esperienze quotidiane degli esseri umani: nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole, nelle università. L'idea che non possa darsi una società democratica senza democratici era di certo utopica. Ma resta tuttavia una sfida alla realtà dello stato di cose presente. QUELL'ANNO è diventato una sorta di schermo che serve ad ognuno per scaricare nello spazio politico le proprie speranze deluse e i propri problemi irrisolti. L'analisi del filosofo tedesco, uno degli ospiti del Festival di Filosofia di Roma.

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Bene la stabilità, il nostro impegno per lo sviluppo (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-04-16 - pag: 3 autore: Montezemolo. "Una maggioranza chiara" "Bene la stabilità, il nostro impegno per lo sviluppo" Nicoletta Picchio ROMA C'è una maggioranza "chiara e netta", il prossimo Governo ha i numeri per poter fare le riforme. è il primo segnale positivo che Luca di Montezemolo vede nei risultati del voto alle politiche. Un voto che fa emergere tre elementi "molto significativi": e cioè una maggioranza chiara, che permette una piena governabilità, semplificazione dei gruppi parlamentari, sconfitta della cultura anti-impresa. I presidente di Confindustria affida ad un comunicato il suo commento sul voto alle politiche e ne parla brevemente a Salone del mobile di Milano. Avrà modo di approfondire l'argomento venerdì pomeriggio, al convegno del Centro studi che si terrà al Lingotto a Torino, dove Confindustria, ha detto Montezemolo, rilancerà il decalogo presentato alla politica ai primi di marzo, con la ricette per far ripartire l'Italia, "a cominciare dal federalismo fiscale, che riteniamo uno dei temi più importanti insieme alla riforma dello Stato e alla riforma istituzionale ". Fisco, produttività, meno burocrazia, innvazione. "Cambiare per crescere" sarà lo slogan del Lingotto. Ed è un cambiamento netto quello che Montezemolo ha chiesto alla politica in questi anni, da presidente di Confindustria. Fermo restando l'impegno delle imprese a fare la propria parte e a "rimboccarsi le maniche". Un messaggio che Montezemolo ha sostenuto sin dall'inizio della sua presidenza e che ha rilanciato ieri, mettendo nero su bianco che le aziende "assicurano tutto il loro impegno perchè l'Italiariprenda con forza il cammino dello sviluppo". Il voto, comunque, apre uno scenario diverso rispetto al passato. Il primo aspetto importante, secondo Montezemolo, è che il Parlamento avrà una maggioranza "chiara e netta", che permette una "piena governabilità". C'è un "positivo dato di stabilità" che secondo Montezemolo può consentire in questa legislatura l'approvazione di riforme "necessarie e ineludibili". Il secondo elemento positivo è che si è arrivati, finalmente, ad una "forte semplificazione dei gruppi parlamentari ", una situazione che "ci avvicina agli altri Paesi europei ". Ma c'è un altro punto su cui il presidente degli industriali insiste: la "netta sconfitta " delle forze politiche che "sono portatrici di una cultura anti-impresa, anti-mercato e anti-sviluppo". Il riferimento è alla sinistra radicale che il numero uno di Confindustria ha indicato più volte come responsabile delle mancate scelte riformiste del Paese, pensando non solo alla politica, ma anche al sindacato. I dati sull'andamento del Pil, poco superiore a zero, in un contesto dove invece l'export cresce,danno la misura delle difficoltà del sistema Paese. "I problemi sono gravi e urgenti, a cominciare dalla mancata crescita, e vanno affrontati con decisione", ha scritto Montezemolo sul comunicato, facendo un appello collettivo alla classe dirigente italiana, imprenditori compresi. "Ognuno deve contribuire facendo con grande determinazione e senso civico la propria parte perchè si raggiungano in tempi brevi risultati importanti per il Paese e per il bene comune". Il mondo imprenditoriale, garantisce, non si tirerà indietro. SINISTRA FUORI "Risultato importante la sconfitta delle forze che finora sono state portatrici di cultura anti-impresa, anti-mercato".

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Verona dopo le urne: è la città più leghista d'Italia (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere del Veneto" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere del Veneto - VERONA - sezione: PRIMAPAGINA - data: 2008-04-16 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Quattordici i parlamentari eletti: il Carroccio ne porta a casa cinque. Pdl, Ettore Riello resta fuori. Centrosinistra, ce la fa Borghesi Verona dopo le urne: è la città più leghista d'Italia Ha il record dei voti. Tosi chiama i suoi colonnelli in partenza per Roma: ecco la lista della spesa VERONA - Il cingolato del Carroccio. La torre della scacchiera padana. Mica più solo la città di Giulietta e Romeo o dell'Arena, Verona. Prima città italica nella performance di voti alla Lega. Con un drappello di colonnelli che caleranno a Roma con tutta l'irruenza del loro risultato elettorale. E' scaligera, l'armata leghista. Ed è, soprattutto, giovane. Tutti quarantenni, i virgulti padani che vireranno sulla capitale a portare l'elenco della spesa che Verona e il Veneto hanno tutta l'intenzione di fare a Roma. "Adesso dovranno spingere per il territorio" è il dictat che gli ha consegnato il sindaco Tosi, generale della campagna di aprile. "A Roma dovranno fare squadra. Hanno l'esperienza per lavorare. E dovranno portare a casa, in fretta, i primi risultati sui tre temi cardine: federalismo fiscale, sicurezza e burocrazia. Non devono perdere tempo". A PAGINA 3 Petronio Il brindisi Da sinistra Bragantini, Giovanna Negro, Montagnoli e Tosi.

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LA METAMORFOSI (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere del Veneto" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere del Veneto - VICENZA - sezione: PRIMAPAGINA - data: 2008-04-16 num: - pag: 1 categoria: BREVI LA METAMORFOSI di FAUSTO PEZZATO I l radicalismo vetero- comunista, e il suo confratello ecologista, alla fine si sono inabissati nella loro stessa stupidità, come un Titanic dei poveri. Nel Veneto e in Lombardia, questo tragico naufragio ha spalancato le porte a una Terza Repubblica in cui, più di Silvio Berlusconi, trionfa Umberto Bossi. Cerchiamo di capire perché la Lega ha triplicato i suoi voti, bloccando l'avanzata del Partito democratico di Walter Veltroni e strappando qualche penna, come a Padova, Vicenza e Treviso, anche al Pdl. Sono state due le scosse sismiche decisive di un terremoto che già brontolava nel sottosuolo: le tasse e l'immigrazione. La Lega Nord era stata partorita una ventina d'anni fa dalla crisi della "partitocrazia del malaffare". Si era poi riciclata come movimento giustizialista (che applaudiva pubblicamente i magistrati di Mani Pulite) e, mitizzandosi nella patria celtica, aveva lanciato i suoi strali contro il fisco di "Roma ladrona", reo di convogliare i nostri raccolti tributari verso il Meridione sfaticato, furbo e mafioso. In tempi più recenti, il governo di Romano Prodi, fiero del suo euro e ligio agli impegni europei, non si era accorto che quassù l'ira dei contribuenti (dai pensionati ai lavoratori dipendenti, dalle partite Iva alla galassia imprenditoriale) montava a vista d'occhio e scavava giorno dopo giorno il solco del risentimento, dell'antipolitica e del secessionismo. Troppo indaffarata nelle risse e nei ricatti, alla pletorica coalizione del Professore con i voti contati sfuggiva la realtà di un Veneto fuori dai gangheri e sul piede di partenza. Come se non bastasse, sull'iperattivismo della miriade di piccoli e medi industriali tartassati gravava anche il peso di una burocrazia a dir poco sadica. Il leghismo, che si era inventato una propria "razza" per non lasciare dubbi sul radicamento territoriale, faceva a pezzi i residui legami con la Patria ingrata e proponeva il Nord sfruttato e snobbato come una piccola patria alternativa. Musica per tante orecchie. Questo accadeva ormai da un decennio e più, in un angolo d'Italia al quale l'immigrazione extracomunitaria e quella dall'Est europeo avevano cambiato i connotati. Come se non bastasse il senso dell'estraneità fiscale, le città e i paesi del Veneto dovevano guardarsi in uno specchio in cui, accanto al proprio volto stralunato, sfilava una umanità negletta, tumultuosa, avida, affamata, disperata: un "mondo alieno " per una tradizione come la nostra, fatta di campanili, sfumature dialettali, costumi, abitudini e pregiudizi secolari. E se da un lato l'imprenditoria scopriva sottocasa abbondante manodopera low cost, la gente comune, quelli che campano con la bottega, lo stipendio, la pensione, e spesso non arrivano alla quarta settimana, constatava che avevamo importato una povertà concorrenziale, una miseria disposta a tutto. CONTINUA A PAGINA 22.

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Oberrauch: <Subito segnali alle imprese> (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere Alto Adige" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-04-16 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Il mondo economico Carlini (Useb): ora maggiore stabilità. Gobetti (Cisl): saranno anni duri. Sola (Cgil): incognita Svp Oberrauch: "Subito segnali alle imprese" Imprenditori, appello a Roma. I sindacati: speriamo in un centrodestra diverso Amort (Wirtschatsring): "Il federalismo è una buona via a medio-lungo termine, ma ora occorre abbassare le tasse" BOLZANO - Dopo la svolta elettorale, le forze economiche altoatesine guardano a Roma. L'auspicio maggiore degli imprenditori è quello della stabilità, unito alle riforme. Per i sindacati, la speranza principale è vedere salvaguardati i principi del welfare. "Risultato inequivocabile, ci aspettiamo un immediato segnale da Roma - spiega il presidente di Assoimprenditori Christof Oberrauch - spero che il nuovo governo attraverso immediati provvedimenti rafforzi la fiducia delle imprese. Adesso ci si aspetta soprattutto la detassazione degli straordinari, la riforma delle penalizzazioni fiscali dei posti di lavoro, l'Irap, ma anche la riduzione della burocrazia, l'inizio della realizzazione delle progettate grandi opere e un impulso a favore della ricerca e dell'innovazione ". Dal punto di vista locale, Oberrauch dice di aspettarsi che "i nostri parlamentari portino avanti le proposte programmatiche di Confindustria, in modo tale che l'Italia si riallacci al resto d'Europa". All'interno di Assoimprenditori a Bolzano si è fiduciosi che con questo risultato elettorale la fatale "campagna per la cacciata delle imprese della coalizione di sinistra del governo Prodi venga rapidamente abbandonata in favore di una moderna ed europeistica politica economica e sociale ". Interviene anche il presidente Useb, Marco Carlini: "Ora c'è un barlume di maggiore stabilità e di governabilità del sistema Paese - spiega - questo destra o sinistra che sia, ovvero indipendentemente dalle idee politiche di ognuno. Mi sembra anche positivo il fatto che le due cooalizioni siano disponibili a parlarsi, speriamo che non si tratti solo di un fairplay fine a se stesso. Se collaboreranno sarà meglio per tutti, le riforme saranno più facili. Il federalismo fiscale? Ben venga, se vuol dire tutela del proprio territorio ma anche delle fasce più deboli del Paese". Cauto anche il presidente del Wirtschaftsring, Walter Amort: "Il voto è stato chiaro - spiega - spero che la svolta sia positiva per le imprese e che ci sia anche un riconoscimento dell'autonomia. Con questo nuovo governo credo sarà più garanntita la stabilità e la possibilità di programmazione delle imprese. Ma molto va fatto. Il federalismo può essere una via per migliorare la gestione delle risorse ma di certo bisognerà abbassare le tasse, non inventarsi più leggi strane che puniscono le imprese". I sindacati sono più "coinvolti " dalla debacle del Pd: "Saranno cinque anni difficili per tutti - spiega Carlo Gobetti, segretario Cisl - ci sono in campo forze conservatrici contro cui bisognerà lottare per tutelare fino a che sarà possibile i lavoratori. Continueremo il nostro lavoro su salari, pensioni e fisco. Sono scomparsi i nostri diretti referenti politici a Roma? Vedremo come coinvolgere i restanti parlamentari, compresi quelli altoatesini. Vedremo quello che potranno fare". Deciso il segretario aggiunto della Uil, Toni Serafini: "I dati sono chiari - dice - ora il sindacato farà il suo dovere con il centrodestra che ha vinto, per difendere salari, pensioni e quant'altro. Speriamo di avere questa volta un Berlusconi più affidabile, rispetto a quello che ci aveva fatto firmare un "patto per l'Italia" che poi ha disatteso ". Eppure per esempio i temi del carovita erano appannaggio soprattutto della sinistra che ha perso: "Faccio un esempio, la Lega - dice Serafini - meno immigrazione clandestina, più sicurezza e salari erano le sue parole d'ordine. Tre punti efficacissimi che hanno fatto presa sulla gente". Infine, Lorenzo Sola, segretario Cgil: "Noi ci riconosciamo nel centrosinistra e quindi il risultato non ci conforta, ma la nostra autonomia rimane e per noi il governo sarà un interlocutore - spiega Sola - speriamo che almeno il centrodestra si comporti diversamente dal passato, quando ci convocava solo per dirci cosa aveva deciso. A livello locale, lo scenario è diverso con il risultato positivo del Pd, che potrebbe portare a un cambiamento, Bisogna solo vedere cosa succederà all'interno della Svp, se si preoccuperà di quello che ha perso a destra o a sinistra, e da che parte eventualmente sposterà il suo baricentro " Pierluigi Perobelli Sferzante Il presidente di Assoimprenditori, Cristoph Oberrauch.

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Nei distretti l'onda del Carroccio (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-04-16 - pag: 9 autore: ANALISI Nei distretti l'onda del Carroccio di Marco Fortis F orse a molti potrebbe dir poco che in Comuni come Chiampo, Mansuè, Altivole, Leffe, Castelli Calepio, Valduggia, Cerea, Dolcé, Rosà, Prata di Pordenone e molti altri apparentemente minori, la coalizione che ha come premier Berlusconi si sia aggiudicata percentuali "bulgare" nelle votazioni per la Camera largamente vicine o superiori al 70%e che alla base di questo risultato vi siano percentuali della Lega Nord comprese tra il 35-45%. Ma questi Comuni, ancorché poco noti al grande pubblico e, temiamo, anche a molti rappresentanti della sinistra, non sono Comuni "normali". Sono infatti pilastri di distretti industriali assai importanti, dai quali origina gran parte del surplus commerciale manifatturiero italiano. Comuni di quel Nord che chiede insistentemente il federalismo fiscale, meno burocrazia e l'avvio di opere infrastrutturali non più rinviabili (dalla Pedemontana alla Brebemi). Di quel Nord che auspica una più decisa presa di posizione del Governo in Europa per contrastare i dumping asiatici e le clamorose asimmetrie di una globalizzazione in cui la moneta della Cina può continuare a cadere a picco artificialmente agganciata al dollaro, generando distorsioni competitive inaccettabili e pesanti erosioni dei profitti per le Pmi. La"paura e la speranza"evocate da Giulio Tremonti nel suo recente libro e la Lega di Roberto Maroni e Roberto Castelli (due politici che hanno già avuto esperienza di Governo e che parlano con chiarezza e non in politichese), si sono così saldate in un clamoroso successo al Nord. Un successo che è stato forte un po' dappertutto ma specialmente nei sistemi territoriali del made in Italy dove il manifatturiero è più radicato e dove stanno emergendo le medie imprese dinamiche analizzate da Mediobanca. Aree che venivano date in declino e che hanno invece conquistato i mercati dell'Est Europa e del Medio Oriente contribuendo a far crescere l'export complessivo nel 2007 di 26 miliardi di euro (cioè più delle esportazioni aggregate degli altri 9 Paesi " meridionali" della Ue tutti insieme, Franciae Spagna in testa). Oggi, con la Lega Nord che si è imposta come primo partito nei Comuni di molti distretti, sarebbe davvero poco sensato continuare a considerarla come una realtà eccentrica del nostro Paese. Perché, al di là di qualunque valutazione politica, bisogna sempre capire i messaggi che vengono dai dati. In una prospettiva "alla Bavarese",nell'ambito della coalizione di Governo la Lega potrebbe rappresentare quel Nord Italia produttivo che va dal Piemonte Orientale alla Lombardia sino al Triveneto e si spinge ormai persino nel cuore dell'Emilia "rossa" più proiettata sui mercati internazionali, cioè quella della meccanica e delle piastrelle. Un'area geografica che ha un Pil pro capite persino più alto di quello della Baviera stessa e che vuole continuare a crescere. * Vicepresidente Fondazione Edison.

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Il retail trascina la corsa di Zegna (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-04-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI data: 2008-04-16 - pag: 27 autore: Moda. Nel 2007 utile netto a 70 milioni su 843 di ricavi per il gruppo biellese Il retail trascina la corsa di Zegna Cristina Jucker MILANO Il 2007 è andato bene per il gruppo Ermenegildo Zegna: un utile netto di 69,7 milioni di euro, in aumento del 10% rispetto al 2006; un fatturato di 843 milioni, salito dell'8,3% a cambi correnti (del 12,8% a cambi costanti) e una posizione finanziaria netta positiva per 90 milioni circa. Ma il 2008 per ora è inferiore alle aspettative. "L'effetto cambi ci lascia inquieti " ammette Gildo Zegna, amministratore delegato del gruppo, che tuttavia resta ottimista. "Il primo trimestre non è andato male, globalmente la crescita è buona – aggiunge – ma fare previsioni è difficile, il mercato è troppo fluido. Gli Stati Uniti sono in forte rallentamento, il Giappone è piatto, l'Europa è a macchia di leopardo: Germania e Paesi vicini vanno bene, in Gran Bretagna pesa l'indebolimento della sterlina. Va molto bene l'Europa dell'Est (dove l'anno scorso siamo cresciuti del 36%), che è un po' la Cina europea". E anche se nel 2007 la crescita delle vendite negli Usa (primo mercato del gruppo biellese di abbigliamento e accessori di lusso soprattutto per uomo) è stata del 12% (in dollari) si punta a rafforzare la presenza soprattutto nei Paesi emergenti, "che per noi ora rappresentano quasi il 25% dei ricavi" spiega Gildo Zegna. E non a caso la Cina, dove Zegna è presente da 16 anni, oggi è diventata il secondo mercato del gruppo, con un incremento del 38% nel 2007. Ma non è solo Cina. Appena tornato da un viaggio in Brasile (dove ha inaugurato un negozio a San Paolo) l'amministratore delegato è convinto che"l'America latina, che oggi rappresenta il 3-4% del nostro fatturato, ci darà una buona mano, anche se i dazi brasiliani credo che siano i più alti del mondo". Il gruppo, che a San Paolo ha creato una società che governerà tutto il Sudamerica, ha già quattro negozi in Brasile e un network di 30 punti vendita in America latina, gestiti direttamente: un numero destinato ad aumentare rapidamente, assicura Zegna. Convinto che nel medio periodo il Brasile darà risultati migliori che non l'India, dove "i tempi sono lunghi, c'è molta burocrazie e molte barriere invisibili". Ciò non toglie che Zegna entro l'estate aprirà tre nuovi negozi: a Mumbai, Delhi e Bangalore. In due anni, 2007 e 2008, saranno aperti cento nuovi punti vendita: un investimento doppio rispetto al biennio precedente. Ma questo è un elemento di forza: "La nostra crescita è trainata dal retail, che sta funzionando meglio del wholesale e ci sta premiando, anche come margini " spiega Zegna. Che non nasconde la soddisfazione per il successo dei due Global store di Milano e New York (il prossimo sarà a Tokio nel 2009). "In pochi mesi si sono già rivelati una maniera intelligente per enfatizzare tutti i nostri brand entro un unico spazio.Così oggi stiamo riflettendo sull'idea di aprire qualche negozio in meno e qualche Global store in più, magari nei Paesi emergenti. Ogni giorno ricevo i risultati delle vendite nei Global store: questo ci permette anche di fare delle scoperte sui prodotti, su quello che attira di più. E di mettere a punto giorno per giorno le strategie. è come passare da un'auto a quattro cilindri a una a dodici". cristina.jucker@ilsole24ore.com LE PROSPETTIVE In due anni 100 negozi La Cina conquista il secondo posto dopo gli Usa mentre il 2008 per ora è inferiore alle aspettative.

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Verona città più leghista d'Italia Tosi ai suoi: ora comandiamo noi (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere del Veneto" del 16-04-2008)

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Corriere del Veneto - VERONA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-04-16 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Verona città più leghista d'Italia Tosi ai suoi: ora comandiamo noi Il sindaco ai "colonnelli" in partenza per Roma: ecco la lista della spesa Ieri brindisi con gli eletti in piazza Erbe. "Dovranno portare a casa i risultati in fretta" VERONA - Il cingolato del Carroccio. La torre della scacchiera padana. Mica più solo la città di Giulietta e Romeo o dell'Arena, Verona. Perchè da due giorni è questa la capitale della Padania. Prima città italica nella performance di voti alla Lega. Non c'è Milano. E non c'è Treviso. Anche se piove a Verona splende il Sole delle Alpi. Carro armato leghista, Verona. Con Tosi sulla torretta, per carità. Ma con un drappello di colonnelli che caleranno a Roma con tutta l'irruenza del loro risultato elettorale. E' scaligera, l'armata leghista. Ed è, soprattutto, giovane. Tutti quarantenni, i virgulti padani che vireranno sulla capitale a portare l'elenco della spesa che Verona e il Veneto hanno tutta l'intenzione di fare a Roma. E con quell'orgoglio "padano " ma in primis da risultato elettorale, che ieri camuffava le borse agli occhi di una notte insonne e gonfiava i petti con regolamentare fazzoletto verde. "Adesso dovranno spingere per il territorio" è il dictat che gli ha consegnato il sindaco Tosi, generale della campagna di aprile. Con tanto di buffet. Già, perchè dopo il brindisi elettorale dell'altra sera nell'ufficio di palazzo Barbieri, ieri è stata la volta dell'aperitivo. Tempi da matrimonio, per i festeggiamenti di quella Lega che a Verona si sapeva avrebbe fatto bene, ma così tanto non se lo aspettavano neanche loro. E quindi se lunedì è stato giorno di "lavoro", con tutti i militanti fino a tarda ora nei seggi per allontanare lo spauracchio dei brogli, ieri il ritrovo è stato in piazza Erbe, il cui bar alla "Ragione" è diventato ormai il punto di ritrovamento per i festeggiamenti padani. Festeggiamenti alquanto orgogliosi. E consapevoli del risultato. Perchè se il 15 settembre del '96 a Venezia è stato il giorno dell'indipendenza leghista, il 14 aprile 2008 è stato quello dell'orgoglio padano scaligero. C'erano i camerieri in rigoroso grembiule verde con ricamato "Io ce l'ho duro", ai festeggiamenti leghisti. Perchè l'orgoglio padano, si sa, va di pari passo con il "celodurismo " bossiano. "A Roma dovranno fare squadra. Hanno l'esperienza per lavorare. E dovranno portare a casa, in fretta, i primi risultati sui tre temi cardine: federalismo fiscale, sicurezza e burocrazia. Non devono perdere tempo". Tosi ormai ha il piglio di quelli che "comandano". Di quelli che non scendono direttamente nell'arena, in questo caso non solo romana, ma anche lombarda. Ma il gioco lo fanno loro. Si schernisce a chi gli dice che ha tirato lui il Carroccio, ma sa che è così. "Con la segreteria nazionale della Liga Veneta tutto bene. E' un risultato uniforme, quindi merito di tutti". Ma come l'abbia presa il segretario Gobbo che su Treviso già sentiva spirare i venti scaligeri con Tosi nelle vesti di Eolo, non è dato sapere. "Con Gian Paolo ci siamo sentiti anche stamattina (ieri per chi legge, ndr) - ha detto il segretario provinciale nonchè onorevole Matteo Bragantini con lui va tutto bene, non ci sono divisioni". Da vedere quando la lista della spesa, oltre che a Roma arriverà anche a Treviso. E da lì a Milano. Dove Tosi si è già incassato una nomination in pectore come successore di Bossi da Maroni. O, in tempi più brevi, a Venezia. Dove al sindaco non dispiacerebbe un ufficio di presidenza con vista su Canal Grande. Tant'è. Petto gonfio di orgoglio e schede piene di voti, la Lega. Con quell'elemento che potrebbe sembrare secondario, ma non lo è per niente. La giovane età dei " fabulous five ", i fantastici cinquw. Cinque giovani quarantenni che il risultato a casa lo vogliono portare. Montagnoli, ad esempio, ieri tra un calice di champagne e uno di prosecco - preferito dal sindaco - parlava già di Transpolesana. E a Roma ci andranno solo tra tredici giorni. Angiola Petronio La festa Ieri in piazza Erbe Flavio Tosi e i "colonnelli" della Lega hanno festeggiato il risultato elettorale. al brinidisi c'erano anche i neo- eletti Bragantini, Montagnoli e Giovanna Nero Il centauro Enzo Flego, leghista della prima ora, racconta i suoi esordi con la Lega nel 1978.

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Agricoltori <vecchi> La giunta frena sulla centrale (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere del Veneto" del 16-04-2008)

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Corriere del Veneto - VENEZIA - sezione: VENEZIAMESTRE - data: 2008-04-16 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE Chioggia Agricoltori "vecchi" La giunta frena sulla centrale CHIOGGIA - Il 61,7% degli agricoltori chioggiotti ha un'età compresa tra sessanta e oltre settant'anni. Solo lo 0,1% ha meno di trent'anni. Numeri molto distanti dal 3% dei pescatori tra i sessanta e oltre i sessantaquattro anni. O dal 17,5% dei pescatori sotto i trent'anni (secondo dati forniti da Federcoopesca). Chi si è preso la briga di dividere per fasce di età gli imprenditori agricoli iscritti alla Camera di Commercio di Venezia è Romeo Conselvan, assessore leghista al Mercato Orticolo. Il nodo della questione è proprio che cosa fare della centrale orticola di Chioggia. Conselvan e il vicesindaco Sandro Todaro si chiedono se abbia ancora senso "finanziare a pioggia un settore che di certo non sembra attrarre i giovani" e che offre poche assicurazioni per investimenti ingenti. Ma tendono la mano alle associazioni di categoria per "interpretare assieme questi dati e indirizzare gli sforzi dell'amministrazione comunale". "Questi dati preoccupanti non interrompono i lavori per la messa in sicurezza della centrale- assicura il vicesindaco - che verrà sistemata con una spesa di 3,7 milioni. Certo occorre riflettere se si tratti dell'unica vera soluzione per l'orticoltura chioggiotta". Che farsene di una centrale orticola messa a nuovo, se fra 15 anni il numero degli imprenditori rischia di azzerarsi, sembra voler mettere in guardia Todaro. "Meglio investire nella filiera completa", sostiene Conselvan. Su 900 partite Iva individuali, il 28,6% dei titolari è nato prima del 1939. "Si tratta di cifre che trovano conferma anche nell'intera provincia- spiega Gianluca Lelli, direttore provinciale di Coldiretti -, dove il 27% degli imprenditori ha più di settant'anni e solo il 2% ha meno di trent'anni". Lelli invita però a guardare oltre i numeri: "Il rilancio della centrale di Brondolo è solo una delle necessarie politiche di sostegno al settore. E' un fatto che sta nella media che gli ortolani siano, tra gli imprenditori, quelli in età più avanzata. Per noi non è importante l'anagrafe ma la quantità di prodotto conferito nei mercati. Piuttosto che occuparsi di demografia, occorre sviluppare politiche per le imprese: meno burocrazia, più infrastrutture e attenzione al marketing del prodotto". Enrico Bellinelli.

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Una storia finita (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-16 num: - pag: 52 autore: di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA categoria: REDAZIONALE IL PARLAMENTO SENZA SINISTRA Una storia finita SEGUE DALLA PRIMA Ebbe anzi un effetto paradossalmente pressoché opposto. Indusse gli ex comunisti a considerarsi quasi come i curatori testamentari di questo insieme di lasciti, facendosi catturare dalla tentazione di poterne addirittura diventare agevolmente gli eredi. Ciò che infatti cominciò fin da subito a verificarsi. Con la conseguenza però che abbagliati da questa facile conquista gli scampati al naufragio comunista non sentirono più l'urgente necessità, che invece avrebbero dovuto sentire, di buttare a mare alla svelta il proprio patrimonio ideologico, di ravvedersi senza esitazioni delle loro mille cantonate, di prendere coraggiosamente un nome e un abito nuovi. O, se lo fecero, presero a farlo con tempi politicamente biblici, dell'ordine degli anni. Nel frattempo, come dicevo, orfano della protezione un tempo elargitagli dalla Dc e dal Psi, il potere tradizionale italiano cresciuto e prosperato sotto la Prima Repubblica si apriva volenterosamente a quelli che esso riteneva ormai i nuovi padroni della situazione. In breve tutto l'establisment economico- finanziario del Paese, tutta la cultura, tutta la burocrazia, tutti gli apparati di governo, dalla polizia alla magistratura, gran parte del vecchio cattolicesimo politico divennero o si dissero di sinistra. Ma proprio la massiccia operazione di riciclaggio e di "entrismo" da parte dei vertici della società italiana e dei suoi poteri, nell'area della sinistra ex Pci, insieme all'esasperante lentezza con cui procedeva la revisione ideologica di questa, hanno valso a porre il partito della sinistra ex comunista, nell'ultimo dodicennio, in una posizione sostanzialmente conservatrice. L'hanno reso di fatto il tutore massimo dell'esistente, incapace di comprendere i grandi fatti nuovi che si andavano producendo nel Paese, di rompere incrostazioni e tabù, restio a politiche animate da coraggio e da fantasia, timoroso infine di rompere le vecchie solidarietà frontiste. In vario modo questa parte, invece, se la sono aggiudicata fin dal 1994 le varie destre che allora videro la luce e/o che allora presero a ricomporsi. Le quali, a cominciare da Berlusconi, hanno invece avuto facile gioco, esse sì, ad apparire fino ad oggi (e quale che fosse la realtà) tese al cambiamento, lontane dal potere costituito, prive di troppi pregiudizi ideologici, in sintonia con la pancia e con le esigenze più vere del Paese. Il merito indiscutibile di Walter Veltroni è stato quello di capire che sulla strada iniziata nel lontano 1993-94 la sinistra non poteva più procedere. Prendere le distanze dal governo Prodi ha voluto dire precisamente prendere visibilmente le distanze dalla tradizione. Da quella tradizione italiana che se da un lato era servita a far vivere il nome del socialismo e del comunismo, dall' altro però aveva reso sempre impossibile - ai partiti che ne portavano i nomi - qualunque autonomo ruolo politico innovativo alla guida del Paese. Veltroni ha capito che bisognava cancellare questa storia, la quale era stata anche tanta parte della storia della prima Prima Repubblica; che era finalmente giunto il momento di porre fine alla Prima Repubblica. Per farlo ha oggi dovuto pagare un prezzo assai alto, certo. Ma i conti veri, come sempre, si potranno fare solo alla fine.

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Ormai ha paura di uscire. Dopo quattro cadute dalla sua carrozzina provocate dal fondo del marciapie (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Ostia)" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Chiudi di GIULIO MANCINI Ormai ha paura di uscire. Dopo quattro cadute dalla sua carrozzina provocate dal fondo del marciapiedi sconnesso e pieno di crepe e dall'assenza di uno scivolo, Luca è costretto a restare tra le quattro mura della sua casa. E' la storia di un ragazzo di 34 anni doppiamente svantaggiato. Tetraparesico dalla nascita per un errore di terapia, Luca è vittima della più cieca burocrazia. Residente con i genitori ed i fratelli nelle case popolari Ater di via Valeriano Cobbe ad Acilia, non riesce a vincere la battaglia per ottenere uno scivolo e, soprattutto, per fare in modo che l'azienda per gli alloggi pubblici sistemi il marciapiedi d'accesso alla sua abitazione. Domenica Luca è caduto ancora una volta. Per la quarta volta negli ultimi due anni, la carrozzina elettrica sulla quale si muove si è ribaltata. Uno dei tanti, insidiosi avvallamenti nel manto stradale lo ha tradito e benchè fosse presente il padre, è caduto sul pavimento urtando violentemente la testa a terra. "Ho ancora il bernoccolo - cerca di ironizzare, per non far preoccupare i genitori - Il medico che mi ha visitato al centro di cure primarie di Casalbernocchi ha parlato di trauma cranico, raccomandandomi di stare sotto osservazione per uno-due giorni". Anche la visita medica nasconde un altro assurdo burocratico. Pur necessitando di un esame radiologico che potesse escludere ogni sospetto di danni profondi, Luca non ha potuto eseguirle all'interno del presidio di Casalbernocchi: il servizio radiologico funziona solo nei giorni feriali, restando disattivo nella notte e nei festivi. "Per fortuna - specifica mamma Maria Giovanna - Il giorno dopo abbiamo fatto le radiografie e non sono risultate nè fratture nè ematomi". Intanto Luca ha deciso di non uscire da casa sino a che le sue esigenze non saranno rispettate. La mamma di Luca sta conducendo insieme ad un paio di anziani inquilini della stessa palazzina, una dura battaglia. "Da quindici anni, ovvero da quando abitiamo qui - racconta - abbiamo chiesto la realizzazione di uno scivolo per la carrozzina. Tra l'altro, fummo costretti ad accettare l'appartamento al primo piano perchè non si sapeva quando sarebbe stato possibile disporre di una casa senza barriere architettoniche. In tutto questo tempo abbiamo chiesto di poter attuare quell'intervento minimo per facilitare la vita e evitare rischi. Ci hanno risposto che i lavori erano stati appaltati ma in realtà qui non si è mai visto nessuno". Il risultato sono state le ripetute a cadute di Luca dalla carrozzina. "Saremmo disposti anche a mettere mano alle tasche e pagarci da noi la sistemazione del marciapiedi e dello scivolo - aggiunge una signora che abita sul medesimo pianerottolo, anche lei vittima dell'asfalto sconnesso - ma ci è stato vietato. Per ogni tipo di modifica c'è bisogno dell'autorizzazione dell'Ater". Mentre la famiglia di Luca con altri inquilini stanno preparando una denuncia da presentare al tribunale, dall'azienda pubblica per l'edilizia residenziale arriva l'impegno di esaminare la vicenda. Entro breve potrebbe arrivare la tanto agognata risposta che nella scala A di via Cobbe si attende da quindici anni.

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Calearo: <Ora facciamo squadra con i leghisti> (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere del Veneto" del 16-04-2008)

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Corriere del Veneto - VICENZA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-04-16 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE Calearo: "Ora facciamo squadra con i leghisti" Il neodeputato del Pd: lavoriamo assieme per il Veneto. La Dal Lago: il nostro alleato è il Pdl VICENZA - Massimo Calearo Ciman vuole "fare squadra" con gli altri parlamentari veneti. L'ha ripetuto durante tutta la campagna elettorale e l'ha ribadito anche ieri, nonostante il governo del Paese sia finito nelle mani di Silvio Berlusconi e la Lega Nord abbia steso sull'intera regione uno spesso strato di tinta verde-padano. "Ho molta stima di Manuela Dal Lago, Alberto Filippi e Paolo Franco – assicura l'ex presidente della Confindustria berica – e con la Lega Nord condivido alcuni obiettivi, in particolare sono convinto che sia necessario ridurre la burocrazia e realizzare al più presto il federalismo fiscale ". A chi gli chiede se la sua idea di federalismo sia la stessa del Carroccio, lui nicchia. "Non importa se è identica oppure no – assicura – ciò che conta è arrivare al dunque e portare a casa un risultato concreto per il Veneto". E a sentirlo parlare dei leghisti si ha l'impressione che voglia iniziare da subito la costruzione della squadra composta da parlamentari che dovrebbero collaborare per costruire il futuro del Nord Est, a prescindere dalla casacca. Concede perfino qualche lusinga: "Al contrario di Forza Italia, la Lega è riuscita a parlare alla pancia e al cuore della gente". Ma poi rivendica con orgoglio il fatto che "anche il Pd stava raggiungendo questo obiettivo: a Vicenza siamo il primo partito, secondi a livello regionale, è la prima volta che accade dal dopoguerra ". La vittoria della Lega, per Calearo, dà ora diritto al Carroccio "di chiedere importanti posti di governo sia a livello nazionale che regionale". Dal fronte opposto, la mano tesa da Calearo non sembra scaldare più di tanto i cuori padani. "La squadra per portare avanti i nostri obiettivi c'è già – esordisce Manuela Dal Lago – ed è quella del Popolo delle Libertà, che di certo offre molte più garanzie di Veltroni. I modi e i tempi per ridurre la burocrazia, ma soprattutto il federalismo fiscale, verranno studiati direttamente da Umberto Bossi e da Silvio Berlusconi. Ma posso garantire che saranno una priorità per tutti i leghisti eletti in parlamento". Parlando dell'imprenditore vicentino, l'ex presidente della Provincia si limita a ricordare che "quando era al vertice dell'Associazione industriali, tutti lo credevamo di una squadra e invece ne ha scelto un'altra…". Ma la neo-deputata del Carroccio non chiude del tutto la porta a Massimo Calearo Ciman. "Se deciderà di votare a favore del federalismo fiscale ci farà piacere – assicura – ma soprattutto farà il suo dovere nei confronti dei veneti che l'hanno scelto perché offra delle soluzioni concrete ai loro problemi". Il giorno dopo il successo del centrodestra, l'ex numero uno di Federmeccanica si concede anche un'analisi del tracollo dei partiti di ispirazione comunista, che si sono sempre dichiarati contrari all'ampliamento della presenza militare americana a Vicenza. "Il fronte che si oppone al Dal Molin è scomparso – taglia corto Calearo – e la dimostrazione sta proprio nel risultato ottenuto dalla Sinistra Arcobaleno ". Andrea Priante.

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Montezemolo: <C'è piena governabilità> (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-16 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE Montezemolo: "C'è piena governabilità" "Netta sconfitta delle forze anti-impresa". Almunia: Tremonti continui il risanamento Il leader Confindustria: le aziende "assicurano tutto l'impegno perché si riprenda il cammino dello sviluppo" ROMA - "Il risultato del voto garantisce una maggioranza netta e una piena governabilità per fare le riforme necessarie ". Il presidente di Confindustria Luca di Montezemolo commenta l'esito elettorale che vede il ritorno a Palazzo Chigi di Silvio Berlusconi. E una cosa positiva, da questo rivoluzionario rimescolamento di carte, il leader uscente la vede subito: la semplificazione del panorama politico che consente l'approvazione delle riforme strutturali di cui il Paese ha bisogno. Quindi niente scuse, il governo ora può realizzare quei provvedimenti che da anni gli imprenditori chiedono. Montezemolo segnala altre due circostanze positive: la riduzione dei gruppi parlamentari che ci avvicina agli altri Paesi europei ma, soprattutto, "la netta sconfitta delle forze politiche portatrici di una cultura anti-impresa, anti- mercato e anti-sviluppo". Da Roma a Bruxelles. Anche il commissario europeo agli Affari economici Joaquin Almunia ritiene che "il risultato elettorale faciliterà l'azione di governo per proseguire il consolidamento delle finanze pubbliche". A patto però che il probabile prossimo ministro dell'Economia Giulio Tremonti continui nel solco del risanamento dei conti pubblici impostato da Tommaso Padoa-Schioppa. Almunia ha infatti voluto spendere anche due parole a favore del governo sconfitto ricordando che "nel 2007 sono stati raggiunti risultati molto buoni". Ed è grazie a questo "ottimo" lavoro di consolidamento che "senza dubbio all'Ecofin del 7 maggio proporrò l'abrogazione della procedura per deficit eccessivo riguardante l'Italia" ed avviata proprio quando al governo c'era Berlusconi. Il Cavaliere non si è lasciato sfuggire l'importanza di aderire all'invito del commissario. Durante la sua prima conferenza stampa, nella veste di vincitore, ha confermato la linea europeista del suo futuro governo e la volontà di "rispettare le regole comunitarie ". La prudenza con la quale questa volta sembra muoversi il leader del Popolo della libertà sul terreno dell'economia è del resto condivisa da Almunia. "Stiamo vivendo in un periodo fatto di incertezze - ha detto - con minor crescita ma anche con un più alto servizio del debito a causa dell'aumento dei tassi e questo richiede prudenza ma sarà l'occasione per una migliore allocazione delle spese e per evitare che il deficit italiano torni a sforare il tetto del 3% del Pil". La governabilità e la stabilità che emergono alla prima lettura dei dati elettorali sono le qualità maggiormente apprezzate anche da altre forze imprenditoriali come la Confcommercio e Farmindustria. Carlo Sangalli, presidente dei commercianti, invoca riforme per rilanciare crescita e produttività". Per Sergio Dompè, numero uno degli imprenditori farmaceutici, il "nuovo scenario aiuterà il Paese e il nostro settore ad affrontare i nodi strutturali". Luca di Montezemolo ha anche avvertito che gli imprenditori non staranno con le mani in mano ma pungoleranno, da subito, la nuova formazione di governo. L'occasione sarà il tradizionale convegno del Centro studi della Confcommercio che si svolgerà venerdì a Torino. "Lì riporteremo in primo piano - ha anticipato Montezemolo - il nostro decalogo che sottoponemmo all'attenzione delle forze politiche in campagna elettorale". "Fa piacere vedere che molti temi - ha osservato - sono già all'ordine del giorno come il federalismo fiscale che insieme alla riforma dello Stato è tra i primi punti del decalogo ". Gli altri riguardano la riduzione delle imposte, maggior flessibilità sul lavoro per aumentare la produttività, semplificazione della burocrazia, più attenzione alla ricerca e un'energia meno inquinante e meno costosa. Venerdì Confindustria non ha volutamente previsto la partecipazione di politici italiani. Il confronto sarà a livello internazionale con ospiti del calibro dell'ex presidente della Federal Reserve Alan Greenspan, dell'ex premier spagnolo Josè Marìa Aznar e del presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso. \\ Il commissario Ue, Almunia: "L'Italia deve continuare con il consolidamento delle proprie finanze pubbliche" Il numero uno di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo \\ Priorità alle reti pubbliche di cittadinanza, vale a dire la scuola e la sanità Roberto Bagnoli.

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POMEZIA Archivio urbanistico Present (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Civitavecchia)" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Ato il progetto per l'archivio urbanistico informatico del comune di Pomezia che consentirà di snellire le procedure per la visione di progetti e licenze edilizie. Uno strumento utile per eliminare burocrazia e tempi "morti" delle amministrazioni e degli enti locali. L'archivio prevede l'informatizzazione di tutte le pratiche nuove e la catalogazione di quelle vecchie che saranno scannerizzate e archiviate nei prossimi mesi. Un elemento fondamentale non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per i cittadini.

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Berlusconi: <Subito via l'Ici e bonus a tutti i primi nati> (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

ELEZIONI 2008 16-04-2008 Elezioni 2008 PDL IL PRIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI SARA' A NAPOLI. IL CAVALIERE HA GIA' CHIARE LE PRIORITA' Berlusconi: "Subito via l'Ici e bonus a tutti i primi nati" "Detassazione degli straordinari". "Carriere separate per i giudici" "Entro fine anno Forza Italia e An diventeranno un unico partito" ROMA Andrea Longo II è disponibile al dialogo con il "governo ombra" di Veltroni sulle riforme. "Ci sentiamo e discutiamo ". Ma non è disponibile a cedere una Camera all'opposizione. Il giorno dopo il trionfo elettorale Silvio Berlusconi mette subito le cose in chiaro. "Le Camere vanno al Pdl, chi vince deve avere almeno due cariche apicali". Anticipa i primi provvedimenti del governo, il programma da qui a fine anno, quando l'alleanza elettorale tra Forza Italia e An "diventerà un'unica forza politica". Ai pm il leader del Popolo della libertà manda subito un messaggio. Che appare più una dichiarazione di guerra. "La separazione delle carriere è imprescindibile". Del resto già nel giorno della vittoria aveva fatto sapere che tra le prime riforme ci sono giustizia, scuola, sanità e burocrazia. è commosso, ma anche preoc - cupato per la situazione del Paese. Perciò vuole essere subito operativo, c'è tanto lavoro da fare. Lo attendono cinque anni difficili. Parla già da premier, anche se non ha ancora giurato. Fa sapere, di prima mattina a "Radio Anch'io" e a "Uno Mattina", che andrà avanti come da programma, mantenendo tutte le promesse fatte in campagna elettorale. La squadra di governo è quasi pronta, la lista dei ministri sarà diffusa in settimana. Le priorità sono ormai in calendario. Innanzitutto l'emergenza rifiuti a Napoli, dove terrà il primo consiglio dei ministri, che darà il via libera all'abolizione dell'Ici sulla prima casa, alla detassazione degli straordinari, al premio di produttività e a bonus di mille euro per i nuovi nati. Senza per questo aumentare la spesa pubblica. "Rispetteremo come sempre le regole della Ue". Sempre nel primo Cdm via libera alla detassazione degli straordinari e del premio di produttività. Il leader del Pdl spiega di aver puntato sulla detassazione degli straordinari e non sulla decontribuzione a causa della mancanza di risorse: "I conti non sembrano ha detto in campagna elettorale al momento permettere la decontribuzione". Sulle pensioni assicura che alzerà subito le minime "adeguandole afferma al costo della vita". A proposito di prezzi a carovita il premier "in pectore": "Vedremo dice sempre Berlusconi quali saranno le possibilità di intervento" rispetto all'aumento dei prezzi. "Abbiamo già in mente qualcosa, anzi un progetto preciso che metteremo in atto subito per contenere i prezzi, a partire dalle catene alimentari, con la collaborazione della rete dei consorzi di commercio". Appena arrivato a Roma Berlusconi ha incontrato a Palazzo Grazioli l'alleato Gianfranco Fini e il fido Gianni Letta. Poi all'Auditorium della Tecnica ha tenuto una conferenza stampa, la prima della sua terza esperienza al governo, dove è arrivato con un pò di ritardo. Colpa della valanga di telefonate ricevute da molti leader mondiali, da Bush a Sarkozy, che - ha detto con grande orgoglio - "sono convinti che cambieremo l'Italia". L'euforia è ancora nell'aria. Il Cavaliere non teme la forza della Lega. A chi ha parlato con preoccupazione di golden share del Carroccio, di un Pdl ostaggio di una forza razzista che invoca i fucili - tanto più dopo lo straordinario exploit del partito di Bossi al Nord - Berlusconi ha mandato a dire che "in cinque anni la Lega non ha mai comandato ". Il "Senatur" e i suoi sono stati sempre "molto ragionevoli al tavolo delle decisioni". Berlusconi ribadisce la sua amicizia per il leader leghista: "E' davvero un'amicizia fraterna". Quanto al successo elettorale, che ha confermato le cifre del vantaggio da lui fornite in campagna elettorale, ha detto che gli sembrava di essere Cassandra, "non mi credevano". E l'esito del voto ha confermato anche che la "tanto vituperata legge elettorale ha funzionato". Sul futuro del Pdl Berlusconi è ottimista: "Abbiamo già messo a punto insieme agli alleati le tappe accelerate grazie alle quali entro la fine dell'anno una alleanza elettorale fondata da principi comuni diventerà un'unica forza politica". Sulla Lega aggiunge: "Non credo che la Lega potrà entrare nel Pdl. Loro hanno una loro specifica territorialità. Non ho mai tentato di convincere Bossi ad unirsi a noi". Smentisce poi di avere riesumato la Bicamerale del '94 per varare le riforme istituzionali. Precisa di avere detto "solo che sarebbe una buona base per un lavoro bipartisan sulle riforme, ma non credo ci sia la possibilità di una nuova commissione". Auspica infine che "anche l'opposizione tenga fede al suo programma e aggiunga i suoi voti ai nostri provvedimenti".

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ELEZIONI 2008 16-04-2008 DallaPRIMA Bruno Vespa >veti, ricatti all'interno della coalizione che ne h... (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

ELEZIONI 2008 16-04-2008 DallaPRIMA Bruno Vespa >veti, ricatti all'interno della coalizione che ne hanno rallentato la marcia e compromesso l'immagine. Il punto più alto di autolesionismo si ebbe nell'ultimo anno di mandato con la "discontinuità" chiesa e ottenuta dal segretario dell'Udc Marco Follini che impose a Berlusconi l'u m i l i azione di una crisilampo. Ma anche le liti tra Fini e Tremonti non giovarono certo né all'efficienza, né all'immagine del governo. Tutto questo è ormai alle spalle, ma deve servire di monito sia al presidente del Consiglio, sia ai leader delle forze che compongono la nuova e più ristretta coalizione. Berlusconi ha incassato dalle elezioni un sostegno popolare fortissimo e ha davanti a sé campo libero. Un suo nuovo mandato a palazzo Chigi che gli farebbe battere i record di Andreotti e di Giolitti ha senso soltanto se egli sarà capace davvero di risollevare l'Italia dalla sua crisi ormai endemica e di lasciare un segno nella storia italiana moderna. Questo non è solo il paese della Casta politica. E' purtroppo il paese delle caste: sindacati, associazioni imprenditoriali e professionali, alta e bassa burocrazia, cartelli d'interessi grandi e piccolissimi. Tutti guardano a sé e invitano ad operare nel giardino del vicino. Pochi sono disposti a rinunce per il bene comune. Berlusconi ha davanti a sé un compito enorme e ne ha ricordato nella conferenza stampa di ieri sera la drammatica evidenza: dalle infrastrutture alla burocrazia, dall'energia alla criminalità, siamo molto indietro rispetto agli altri paesi europei. Una svolta tangibile in questi campi basterebbe da sola a qualificare una legislatura. Sorprende la sicurezza con cui ieri sera Berlusconi si è detto convinto di risolvere in breve tempo il problema dell'Alitalia e il piglio confermato nell'affrontare il dramma della spazzatura in Campania. Vedremo anche quali effetti avranno già prima dell'estate la detassazione degli straordinari e dei premi di produttività e il pur modesto adeguamento delle pensioni minime al costo della vita. Ma è il cambio complessivo di passo che ci si aspetta, dopo venti mesi in cui Romano Prodi è stato costretto a mediare ciò che mediare non si poteva. E in questo senso è attesa alla prova la Lega, che deve lasciare l'ottica di partito territoriale per assumersi le responsabilità di grande partito nazionale. Il favore con cui Berlusconi ha accolto ieri sera la decisione di Walter Veltroni di opporre al governo in carica un gabinetto ombra dell'opposizione lascia immaginare un confronto serrato e probabilmente virtuoso sui singoli temi. La semplificazione parlamentare può fare il resto. Ma il timone è nelle mani del Cavaliere: può passare alla storia o galleggiare nel piccolo cabotaggio. A lui la scelta.

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Debutta l'azienda unica per il diritto allo studio (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Centro-Nord sezione: ISTITUZIONI data: 2008-04-16 - pag: 18 autore: TOSCANA. Risparmi per 600mila euro - Critici gli universitari Debutta l'azienda unica per il diritto allo studio Laura D'Ettole FIRENZE Prove generali dell'opera di dimagrimento della macchina amministrativa promessa dalla Regione Toscana: si comincia dalle aziende per il diritto allo studio. Nel 2009 ne nascerà una sola invece delle tre attuali, per un risparmio complessivo di 600 mila euro, che potrebbero salire a 2 milioni nell'arco di due-tre anni.La proposta di legge della Giunta dovrebbe essere approvata entro maggio. Il percorso però si preannuncia accidentato. Il progetto prevede un solo consiglio di amministrazione, un unico direttore e tre revisori al posto di nove. Meno burocrazia, dunque, più servizi per gli studenti e più uniformità sul territorio preannuncia la Regione. I più arrabbiati però sono proprio loro, gli studenti di ogni sigla politica, che vedono ridurre la loro rappresentanza da sei membri ad uno soltanto. Ancora, risparmi di gestione e più risorse per il diritto allo studio promette la Regione. Ma nella stessa maggioranza si levano voci dubbiose. Unica nota positiva, il sì dei sindacati che hanno firmato un'intesa collaterale per la salvaguardia dei diritti degli occupati. Nel dettaglio il nuovo organo di gestione della futura Ardsu avrà solo 5 membri, consentendo un recupero di 400mila euro portando i costi da 584 a 170mila euro annui. Risparmi per altri 200mila euro arriveranno da economie di scala e razionalizzazione amministrative. A questo si aggiungerà, in prospettiva: "un intervento sui livelli dirigenziali, che dai 10 attuali verranno dimezzati. Queste risorse verranno spostate sui servizi",annuncia l'assessore all'istruzione Gianfranco Simoncini. Attualmente il finanziamento per il diritto allo studio ammonta in Toscana a 54 milioni nel 2008, a cui si aggiungono 5 milioni di investimenti. A guidare la Regione però non c'è solo la logica del risparmio, continua l'assessore. "Gli studenti non saranno meno rappresentati anzi, il loro potere è più articolato e rafforzato". Consigli territoriali di indirizzo e verifica dove gli studenti dai 2 attuali diventano 7. Il Cda si riunirà con il consiglio degli studenti, mentre la conferenza regionale del diritto allo studio universitario convocata due volte l'anno definirà gli indirizzi. Consultare va bene, ma esercitare il controllo è cosa diversa, ribattono gli studenti. "Più risparmi uguale più borse di studio? In realtà non ci hanno mostrato alcun piano finanziario" dice Matteo Mascherini, dell'Unione universitari di Siena, la città che più ha contrastato il progetto. Si tratta di tagli "senza alcuno scopo riformatore: rischiamo il caos per almeno due anni". "E poi – continua – sarà una pseudo-democrazia. Visto che un solo studente non potrà più rappresentare il proprio territorio, allora diventerà un politicante". è un'"aberrazione e un pasticcio riunificare tre realtà universitarie con identità così diverse " dice Stefania Fuscagni di Forza Italia. "Dobbiamo diminuire i costi sì, ma per migliorare i servizi – dice Paolo Tognocchi, Pd –. La Regione, in qualità di "azionista" il piano industriale deve farlo prima, non dopo. è auspicabile inoltre un ampliamento del Cda da 5 a 9 membri, con almeno uno studente per ateneo". www.ilsole24ore.com/ economia La proposta di legge istitutiva RIFORMA IN CORSO Il primo test per la Giunta è la riduzione a un unico ente dei tre organismi riferiti ai singoli atenei.

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Meno burocrazia per le cave (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Sud sezione: ISTITUZIONI data: 2008-04-16 - pag: 13 autore: PUGLIA. La Giunta regionale approva il regolamento sul nuovo Sportello per le attività estrattive Meno burocrazia per le cave Le imprese restano insoddisfatte: "Il Piano ha troppi vincoli" Massimiliano Scagliarini BARI Le pratiche relative alle cave dovranno essere evase entro 180 giorni lavorativi. è la novità più importante collegata all'avvio del nuovo sportello unico per le attività estrattive (Surae), di cui la Giunta regionale della Puglia ha appena emanato il Regolamento. Il testo è da considerarsi definitivo, perché il passaggio in Consiglio regionale per l'approvazione si presenta senza sorprese. Sia per ragioni politiche sia per l'urgenza di disciplinare una materia lasciata per lunghi anni nell'incertezza. La nuova struttura dovrà occuparsi, oltre che delle autorizzazioni previste dalla legge regionale 37/85 (apertura cave, ampliamento, riattivazione, proroga, rinnovo, trasferimento, sospensione e cessazione) anche delle relazioni con il pubblico e delle attività promozionali relative a un settore, che è il secondo in Italia per importanza ed è notevolmente cresciuto negli ultimi anni: dai 100 bacini estrattivi previsti nel 2000 (per 29.102 ettari) si è infatti arrivati a 163 bacini per 49.449 ettari. Dimensioni che, secondo il Piano regionale, sono destinate a non mutare più. Il regolamento ha fissato tempi abbastanza rigidi, anche se per la prima volta la Regione specifica che i termini per la conclusione dei vari procedimenti sono "lavorativi" (nella prassi è tuttavia questa l'interpretazione prevalente dell'amministrazione). E dunque, ad esempio, il Ctrae (il Comitato regionale per le attività estrattive) dovrà esprimere il proprio parere entro 90 giorni lavorativi, dopodiché gli uffici regionali avranno 30 giorni lavorativi per autorizzare la coltivazione di cave. Le domande andranno presentate in triplice copia ( i moduli sono già disponibili sul portale ambientale della Regione) e– anche questa è una novità – la documentazione integrativa andrà consegnata in formato elettronico, su cd, allegando dichiarazione di conformità per quanto contenuto sul supporto informatico. Anche grazie a questo accorgimento il Surae potrà organizzare ed aggiornare un archivio delle domande ricevute, in maniera da poter tenere traccia dell'iter e dei tempi di conclusione di ogni singolo procedimento. Secondo quanto già annunciato negli scorsi mesi, la Regione affiderà la gestione dello sportello unico a Tecnopolis, mentre il Politecnico di Bari si occuperà dell'osservatorio sul mercato lapideo e l'Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente) della vigilanza e delle analisi di rischio. Quello di ridurre i tempi di conclusione delle pratiche a 180 giorni lavorativi (anche se, un anno fa, l'obiettivo dichiarato erano sei mesi) è un traguardo particolarmente importante, dal momento che fino ad oggi in Puglia le domande impiegano non meno di tre-quattro anni per essere evase anche se recentemente molto è stato fatto per smaltire gli arretrati. C'è poi da considerare il nodo della gestione delle autorizzazioni temporanee, che in Puglia è particolarmente spinoso tanto da portare a contenziosi milionari. Il regolamento sul Surae chiude, di fatto, la stagione degli aggiornamenti normativi del settore attività estrattive che si era aperta lo scorso anno con l'approvazione del Prae (Piano regionalre delle attività estrattive). La Puglia era infatti l'ultima grande regione a non essersi ancora dotata di un piano regionale, nonostante la prima stesura fosse cominciata nel dicembre 1986 e si è conclusa con l'approvazione definitiva il 15 maggio 2007 (delibera n. 580). Nel frattempo sono intervenute alcune modifiche alle norme tecniche attuative e, più di recente, anche alla cartografia: intervento, quest'ultimo, reso necessario da alcuni grossolani errori che hanno provocato reazioni da parte degli operatori. Restano tuttavia intatte le principali obiezioni mosse dagli addetti ai lavori all'impostazione stessa del Prae: primo, la necessità di approvare i piani di bacino prima di poter procedere a qualunque nuova richiesta; secondo, e forse più grave, l'impossibilità di aprire nuove cave al di fuori dei bacini già individuati dalla Regione. www.ilsole24ore.com/economia Il testo completo del Regolamento così come approvato dalla Giunta regionale COMPETENZE AMPIE Le autorizzazioni dovranno arrivare entro 180 giorni Tra i compiti del Surae anche attività promozionali.

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Trote, il Trentino A.A. chiede la Dop (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Nord-Est sezione: NORD EST data: 2008-04-16 - pag: 2 autore: Itticoltura. Il comparto penalizzato da burocrazia e concorrenza straniera Trote, il Trentino A.A. chiede la Dop Nel giro di un anno il Trentino otterrà il marchio Dop per trote e salmerini, prodotti molto apprezzati in Lombardia ed Emilia Romagna per le caratteristiche della carne, diverse rispetto ai prodotti degli allevamenti ittici di pianura. In base all'ultimo rapporto sull'agricoltura trentina risulta che sono attive 49 imprese con 60 allevamenti, per un giro d'affari di 20,7 milioni di euro. La maggior parte degli allevamenti è concentrata nelle valli Giudicarie, a ridosso del confine con la provincia di Brescia, e i prodotti sono commercializzati per il 65% dall'Astro, l'associazione dei troticoltori trentini. "Il contributo dell'Astro - spiega Fabrizio Dagostin, responsabile del servizio aziende agricole trentine della Provincia di Trento - è importante per l'intero settore, in quanto si occupa direttamente anche di una cooperativa di trasformazione. Vengono realizzati filetti, patè o altri prodotti molto richiesti nel Nord-Italia per l'alta qualità della carne". Pur non trattandosi di un settore trainante dell'agricoltura trentina, è tra quelli: "che danno più lustro alla nostra provincia – dice Dagostin - . Per quanto attiene il marchio Dop, l'audizione pubblica si è tenuta il 19 marzo a San Michele all'Adige e ora il dossier sarà inviato alla Comunità europea. Entro un anno spero che otterremo il via libera". In provincia di Bolzano invece, come spiega l'assessore all'agricoltura Hans Berger, il settore ittico: "ha una rilevanza residuale ". Tutt'altra storia per il Veneto. Con una produzione ittica annua di quasi 12mila tonnellate, per un valore di oltre 45 milioni, l'acquacoltura veneta si pone ai vertici del comparto a livello nazionale. Nei 94 impianti in attività vengono allevate le principali specie di acqua dolce e marina. Numeri importanti soprattutto per la produzione di trota: oltre 10mila tonnellate di prodotto nel 2006, per un valore di 34 milioni. "Nell'ultimo anno c'è stata una battuta d'arresto - spiega Antonio Trincanato, direttore Api, Associazione piscicoltori italiani con sede a Verona -. Gli operatori si trovano a fare i conti con l'incremento dei costi di produzione, per il rincaro di gasolio e materie prime, e l'aumento del prezzo delle farine di pesce. Ma anche la burocrazia sta costando molto al comparto, mentre i nostri concorrenti, Ue ed extra- Ue, non hanno questi oneri, a tutto svantaggio della sicurezza alimentare". In Friuli-Venezia Giulia invece è buona la tenuta della troticoltura, ma cresce anche l'allevamento di specie marine. L'itticoltura, da sempre conosciuta dal mercato per la qualità della propria produzione, sconta un calo di redditività causato sia dall'aumento dei costi di produzione sia dalla concorrenza di prodotto importato. Il rincaro energetico ha inciso anche in questo segmento primario, come il costo delle farine di pesce, a causa dell'impennata della domanda da parte dei Paesi emergenti. Realtà produttive che diventano concorrenti diretti sui banconi delle pescherie. Il numero di impianti dediti all'allevamento delle trote è di 65, per una capacità produttiva di 11.600 tonnellate, pari a un valore di 38,3 milioni (dati anno 2006). Dodici, invece, gli impianti dedicati ad altre varietà, specie marine, per un totale di 1.200 tonnellate di prodotto e un valore commerciale di oltre sei milioni. La mitilicoltura infine ha una capacità produttiva di circa 3.600 tonnellate all'anno, per un valore superiore ai quattro milioni, grazie a 14 impianti attivi (dati anno 2005). M.Bon. Cr.Fo. Ro.Ca. PRODUZIONE AL TOP In Veneto gli allevamenti hanno reso 12mila tonnellate per un valore di oltre 45 milioni.

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Attività produttive (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Sud sezione: ISTITUZIONI data: 2008-04-16 - pag: 13 autore: Attività produttive. Chiarite le regole ora dovrebbero aprire le strutture al servizio delle aziende Linee guida per rilanciare i Suap Maria Moretti BARI Meno burocrazia e tempi più rapidi perle imprese pugliesi che si rivolgeranno allo Sportello unico per le attività produttive (Suap). Le linee guida, pubblicate sul Bollettino ufficiale della Regione, affrontano in modo organico tutti gli aspetti normativi, procedurali e organizzativi dell'istituto e di coordinamento degli enti in campo. In particolare, è prevista la figura di un funzionario responsabile cui è affidata la gestione della struttura e dei rapporti con gli uffici interni e gli enti coinvolti. Per incentivare la semplificazione delle pratiche, è prevista l'organizzazione di una conferenza dei servizi: una tantum, gli enti si incontreranno in un'unica sede per esporre pareri e perplessità, senza doverli volta per volta trascrivere e comunicare su carta. Per velocizzare, inoltre, più spazio all'autocertificazione. L'obiettivo è la reale diffusione dei Suap. "Il nostro compito principale – dice Angela Barbanente, assessore regionale all'Urbanistica – è sensibilizzare i Comuni e far sì che queste strutture non restino sulla carta. Alle Province spetta il coordinamento". Sono più di dieci anni, infatti, che la norma sui Suap è stata istituita in Puglia, ma si è fatto poco. Anzi, spesso, lo Sportello è stato utilizzato impropriamente per pratiche eccezionali, come le varianti ai piani urbanistici. Tra i Comuni che si sono attivati, Casarano, Bitonto, Ruvo, San Severo, Corato, San Vito Dei Normanni. Ci sono anche Comuni della Murgia e dell'arco ionico che si sono associati e hanno realizzato un unico sportello. "Occorre un grande sforzo della Regione – dice Barbanente –, soprattutto nei capoluoghi, per diffondere questa pratica. Anche il passaggio al formato elettronico, per garantire trasparenza, non sarà facile, ma sono fiduciosa".

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Arenile bloccato dai dissidi (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Centro-Nord sezione: ECO-IMP. Marche data: 2008-04-16 - pag: 15 autore: Turismo. Gli scontri privati-Regione sugli strumenti di tutela rallentano gli interventi sui 170 km di litorale Arenile "bloccato" dai dissidi Stanziati per il 2008 oltre 33 milioni tra Giunta e Ministero Claudia Grandi ANCONA La "battaglia" sugli strumenti per proteggere il litorale – scogliere emerse, la soluzione preferita dai privati, ripascimento delle spiagge, la politica regionale contenuta nel Piano di gestione integrata della costa del 2004 – rischia di rallentare gli interventi di tutela per i 170 chilometri di lungomare marchigiano. Ma ad agitare la stagione balneare alle porte è anche l'entità dei fondi a disposizione: insufficienti, dicono le categorie. Per il 2008 Palazzo Raffaello ha stanziato 8,7 milioni, parte dei quali destinati a coprire gli interventi individuati nel Protocollo d'intesa siglato a dicembre con il ministero dell'Ambiente (in totale 33,3 milioni in compartecipazione, ma non tutte le risorse sono già state reperite). "Gli interventi che riusciremo a finanziare – dice l'assessore regionale con delega alla Difesa della costa, Gianluca Carrabs – sono palliativi: il nostro Piano prevede infatti progetti per 300 milioni di euro (da realizzare in dieci anni, ndr). Capisco quegli operatori che lamentano la scarsità di fondi, anche perché il turismo balneare incide per il 17% sul Pil regionale e noi, per contro, non abbiamo risorse sufficienti per tutti gli interventi. Il problema è che lo Stato ha trasferito alle Regioni le competenze in materia, ma non i finanziamenti ordinari: i bilanci regionali, dunque, devono farsene interamente carico. Fortunatamente il Protocollo d'intesa con il Ministero sta dando ottimi risultati". Per il 2008, in ogni caso, qualcosa si riuscirà a fare. La Regione ha messo in bilancio 2,6 milioni per manutenzioni ordinarie e straordinarie, in compartecipazione con i Comuni. A questi fondi si aggiungono i 6,1 milioni messi a disposizione per gli interventi previsti nel Protocollo d'intesa con il Ministero, che a sua volta si è impegnato a stanziarne 16, mentre i Comuni comparteciperanno per 2,1. Complessivamente 24,2 milioni cui si sommano gli 8,6 di risorse già reperite in passato: in totale il Protocollo prevede quest'anno interventi per 33,3 milioni. Beneficiarie di quasi 2 dei 2,6 milioni regionali sono le spiagge danneggiate dalle mareggiate invernali: Numana, Sirolo, Porto Recanati, Montemarciano, Ancona-Passetto e Ancona-Portonovo. Quanto al Protocollo, interventi di ripascimento sono previsti a Civitanova, Fermo, Pedaso, Campofilone, Massignano, Cupramarittima, Grottammare, Sirolo, Numana, Porto Recanati, Ancona, Falconara, Senigallia. Anche i privati fanno la loro parte. Succede a Porto Recanati ("Caso quasi unico in Italia di compartecipazione dei portatori di interesse con il pubblico", dice Carrabs) e Pesaro, dove le associazioni di bagnini cofinanzieranno gli interventi di tutela. "Per la zona nord di Porto Recanati – spiega Mauro Monina, Confesercenti, consigliere dell'associazione L'Ancora che riunisce 45 operatori – la Regione ha previsto interventi di ripascimento, secondo noi inefficaci: abbiamo quindi commissionato all'Università di Camerino uno studio per la realizzazione di scogliere emerse. Se il progetto avrà il via libera della Regione, stanzieremo un milione di euro". A Pesaro, invece, gli operatori cofinanzieranno al 5% le sette scogliere per la spiaggia di Sottomonte. "Il Piano della Regione – dice Andrea Giuliani, responsabile provinciale Oasi-Confartigianato – prevede che i Comuni e i privati che si impegnano a compartecipare fino al 10% ciascuno agli interventi, abbiano un punteggio maggiore per accedere ai finanziamenti regionali. Una logica che non condividiamo". Anche perché, dice il responsabile regionale della Confesercenti- Operatori balneari, Paolo Luzi Crivellini, i privati finanziano già, con il 10% del canone concessorio versato alla Regione, la protezione della costa. "La compartecipazione dei privati – spiega –è comunque vista come la strada per accelerare i lunghi tempi della burocrazia, dilatati ulteriormente dalla diatriba sul tipo di progetti da attuare. In ogni caso non possiamo lamentarci: le Marche, con la Liguria, sono la regione più avanzata in fatto di tutela della costa ". Più critico Enzo Monachesi, responsabile regionale Sib-Confcommercio: "La Regione interviene solo sulle emergenze, pur essendosi dotata di un ottimo Piano di gestione, grazie al quale finalmente abbiamo la fotografia completa degli interventi necessari. Di fronte agli eventi eccezionali come le mareggiate, però, la Regione utilizza i fondi del Piano per tamponare l'emergenza". PRIVATI IN CAMPO I bagnini di Recanati parteciperanno al finanziamento delle opere per sistemare il litorale cittadino La manutenzione ordinaria. In arrivo 2,6 milioni per il lungomare TIPS.

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Elettrodotto fermo senza la Via (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Sud sezione: ECONOMIA E IMPRESE - CAMPANIA data: 2008-04-16 - pag: 5 autore: Energia. La rete tra Benevento e Foggia in stand-by a causa dei ritardi della commissione per la Valutazione di impatto ambientale Elettrodotto fermo senza la Via Terna vorrebbe aprire entro gennaio 2009 i cantieri per l'opera da 90 milioni Francesco Prisco è da tempo indicata come l'opera che, a partire dalla sua entrata in funzione nel 2011, ridurrà sensibilmente lo storico deficit energetico della Campania, allacciando la regione alla confinante Puglia, secondo la direttrice ovest est. Sulla tempistica di realizzazione della rete elettrica Foggia-Benevento, tuttavia, cominciano a sorgere nubi all'orizzonte e non a causa delle proteste di ambientalisti e comitati di residenti, quanto piuttosto per le proverbiali insidie che si annidano nella burocrazia italiana. L'iter autorizzativo per ottenere la Valutazione di impatto ambientale da parte del ministero dell'Ambiente,avviato dal gestore della rete elettrica nazionale Terna e dalla Regione Campania nell'ormai lontano dicembre 2006, a distanza di oltre quindici mesi è ancora al palo, tanto da far sembrare sempre più utopistica, arrivati a questo punto, la prevista apertura dei cantieri per il prossimo gennaio 2009. A curare la pratica romana, in qualità di istruttore, è l'architetto Alessia Guarnaccia che sulla vicenda preferisce mantenere il più stretto riserbo. "Stiamo lavorando - risponde al Sole-24 Ore Sud- ed il nostro lavoro è coperto dal silenzio istruttorio e professionale. In questa fase, qualsiasi pronunciamento o affermazione da parte nostra, precedente all'emissione della Via, inficerebbe infatti la regolarità di tutta la procedura". Eppure in questa vicenda sembrano già affiorare analogie con numerosi precedenti di ope-re infrastrutturali decisive per il Mezzogiorno (dalla darsena di Levante di Napoli ai termovalorizzatori progettati in Campania e Sicilia) per le quali l'esame necessario al rilascio della Valutazione di impatto ambientale si è rivelato uno scoglio piuttosto difficile da superare. A criticità di questo tipo si è fatto riferimento anche nei giorni scorsi a seguito delle dimissioni dalla presidenza della stessa Commissione Via di Stefano Rodotà. Uno dei punti che avrebbero portato Rodotà a lasciare la presidenza è la questione economica: per i componenti ci sono fondi modestissimi e le attrezzature sono misere. Tutto ciò contribuisce a rendere più difficoltose le procedure autorizzative. Dai vertici di Terna trapela preoccupazione su modi e, soprattutto, tempi di realizzazione dell'elettrodotto, parte integrante del Piano industriale 2008-2012:l'apertura dei cantieri era infatti prevista a inizio 2009. L'opera dovrà sostituire quella attuale, non più adeguata a garantire il collegamento tra le dorsali adriatica e tirrenica né ad assicurare l'immissione in rete dell'energia prodotta da fonti tradizionali e rinnovabili dei nuovi impianti in corso di autorizzazione o costruzione. La nuova infrastruttura, per cui Terna ha messo sul piatto un investimento che si aggira sui 90 milioni, avrà una lunghezza di circa 89 chilometri e interesserà 17 Comuni tra le province di Benevento e Foggia. Partirà dalla stazione elettrica del capoluogo sannita e si attesterà su una parte dell'esistente elettrodotto "Candela - Foggia" che sarà demolito con l'entrata in esercizio del nuovo impianto. L'iniziativa fa parte del piano di Terna "10 Progetti per uno sviluppo sostenibile" che prevede un miliardo di investimento complessivo per razionalizzare e sviluppare, in modo compatibile con l'ambiente,la rete elettrica ad alta tensione in Italia e con cui verranno demoliti 1.200 chilometri di linee di cavi e tralicci a fronte di 450 chilometri di nuovi elettrodotti. Nel territorio del beneventano verranno abbattuti oltre 40 chilometri di linee elettriche, con cui verranno recuperati 3.412 tonnellate di acciaio, 820 di alluminio, 101 di vetro, 7.262 tonnellate di calcestruzzo e 300 sostegni in acciaio a traliccio, oltre che 107 ettari di vincolo di servitù d'elettrodotto. Saranno invece realizzati 47,5 chilometri di nuove linee, con cui migliorare la sicurezza e la qualità della trasmissione dell'energia. Verrà inoltre incrementata di 500 MW la capacità produttiva da fonte rinnovabile. Ciò consentirà di potenziare di 500 MW la copertura del fabbisogno nazionale. Il progetto ha preso il via nel settembre 2000, quando, al fine di individuare i valori dei campi elettromagnetici nel territorio sannita, il Comune dispose una campagna di misurazione, effettuata dall'Ispesl, il cui risultato evidenziò come i valori di induzione magnetica non rientravano nei livelli previsti dall'obiettivo di qualità mentre, in alcuni punti, erano prossimi o al di sopra dei livelli di cautela. A novembre 2000 venne stipulato un protocollo d'intesa tra Comune di Benevento, Terna ed Enel che prevedeva la razionalizzazione delle linee elettriche presenti. Operazione che Terna Spa ha iniziato a settembre 2002 e che entro il 2012 dovrebbe giungere a compimento. Via permettendo. LA STORIA Il progetto è partito nel 2000 per migliorare la qualità dell'infrastruttura esistente e per potenziarla Termine previsto nel 2012 L'infrastruttura esistente. La nuova rete avrà una estensione di 89 km IMAGOECONOMICA.

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Calo finanziamenti per attività agricole (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia di Cremona, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Edizione di Mercoledì 16 aprile 2008 Benvenuto P.Review srl Calo finanziamenti per attività agricole La Regione Lombardia nel nuovo Piano di Sviluppo Rurale ha inteso ampliare il proprio raggio d'azione nel sostegno alle attività Produttive Agricole, mantenendo però inalterate la quantità di risorse messe a disposizione. Questa scelta ha inevitabilmente ridotto la somma messa a disposizione sui vari capitoli, rendendo economicamente non conveniente il rapporto fra impegno, burocrazia/contributo e fra rendita produttiva/premio.

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Tsunami sul <laboratorio> Puglia (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

N. 91 del 2008-04-16 pagina 13 Tsunami sul "laboratorio" Puglia di Giuseppe De Bellis Disfatta nella regione amministrata da Nichi Vendola (Arcobaleno), con percentuali sotto la media nazionale. "Abbiamo comunicato male" Nichi Vendola nasconde lo slogan. Com'era? "C'è una Puglia migliore". La sua. Verde e rossa, adesso Arcobaleno. Guarda i dati, il governatore: 2,9% al Senato, 2,3% alla Camera. Meno della media nazionale, cioè male, anzi peggio, perché questa era la Regione di frontiera, la prima che la sinistra radicale s'era presa nel 2005 nelle primarie contro i Ds poi nelle regionali contro il centrodestra. Nichi sorrideva felice e adesso non sorride più: il laboratorio Puglia dopo due anni e mezzo sembra essere già una fabbrica che mette in cassa integrazione idee, speranze e progetti. Sconfitta, schiaffeggiata, umiliata: l'alleanza tra verdi, Rifondazione, Comunisti italiani, Sinistra democratica sparisce anche nella Regione dove aveva più possibilità. Scompare nonostante una campagna elettorale giocata in casa, con il centro del potere regionale tenuto tra le mani, con la possibilità di approvare leggi, norme e provvedimenti che strizzassero l'occhio alla gente. Non se l'aspettava così, Vendola. Tutti quelli che l'avevano scelto hanno cambiato: Pd, addirittura Pdl, persino Udc. Non credeva che la sconfitta potesse essere un fallimento. Ce la fa a trovare un aggettivo: "Catastrofica". Parla e arranca, alla ricerca di una spiegazione: "Questo risultato propone a tutti noi i problemi legati all'efficacia della nostra azione. Su questo terreno della verifica del lavoro, di come si lavora, di quello che facciamo, di come lo comunichiamo". Se la prende con quello che era stato il punto di forza: la capacità di comunicare il cantiere Puglia, di farlo diventare un caso nazionale. Il caso c'è, ma è opposto e inverso. La Regione moderata che aveva svoltato nel nome del cambiamento, ha scoperto che era una finzione. "La politica è un'altra cosa", diceva Pinuccio Tatarella. Era una frase buona per ogni occasione e perfetta per il giorno dopo il voto in Puglia. La frontiera del futuro ha rinculato, ha bocciato alla prima occasione utile la scelta del 2005. Vendola abbozza risposte di circostanza. Chiede rispetto, perché è quello che darebbe lui agli avversari. Non vuole sentirsi chiedere le dimissioni, perché dice che lui non lo farebbe mai. Però sa. Sa che domenica a lunedì è stato anche un referendum su di lui: s'è dissolto il voto del 2005 trascinato da un'onda di entusiasmo e novità, pronto a cavalcare la riforma sanitaria efficace ma dolorosa fatta da Raffaele Fitto qualche anno prima. La Puglia punisce il governo regionale che la Corte dei conti ha più volte criticato per lo sperpero di denaro pubblico. L'ha visto la gente: gli inutili viaggi all'estero, gli 800mila euro spesi per tre giorni alla Borsa internazionale del Turismo, la nomina di un capo di Gabinetto esterno da 100mila euro all'anno extrabilancio, la scelta di sei assessori esterni. La Puglia migliore, sì. Quella che nei piani era dei pugliesi e che invece è stata della politica: più commissioni, più burocrazia, più tutto. L'apparire prima di tutto. Vendola dice che il suo governo non è in crisi, però trema al pensiero dei prossimi giorni. Gli ricordano l'ultimo spot pagato dalla Regione. C'è un uomo che corre sulla spiaggia, sotto il cielo grigio. Cerca di riprendere un ombrellone che salta per colpa del vento. Si ferma, alza la testa, l'ombrellone è troppo lontano. C'è Ostuni sullo sfondo: "Non rincorrere l'estate, la Puglia è bella tutto l'anno". Anche quando piove e di solito spunta un arcobaleno. Non ora. Non più. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La Sicilia è Lombardo Pd e sinistra a pezzi (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Dal voto Semaforo rosso per il tandem Finocchiaro-Borsellino, che viene schiacciato dalla destra. La discriminante antimafia non fa proseliti: nullo l'effetto condanna di Cuffaro, non convince nemmeno il no di Veltroni ai voti dei boss La Sicilia è Lombardo Pd e sinistra a pezzi Anna Finocchiaro rimprovera i suoi alleati, Beppe Lumia accusa il Pd di aver sbagliato le candidature, il suo leader Francantonio Genovese si dimette. E Rita Borsellino non viene eletta Alfredo Pecoraro Palermo Anna Finocchiaro ammette la "netta sconfitta" e rimprovera ai suoi "di non averci messo tutti la stessa passione", il neo senatore Beppe Lumia accusa il proprio partito "di avere fatto scelte sbagliate nella composizione delle liste" definendole "deboli e non qualificate" e parla di "risultato che rischia di appannare l'immagine dell'isola sul fronte della lotta alla mafia". Francantonio Genovese, leader del Pd siciliano, getta sul tavolo le dimissioni dopo essere stato eletto alla Camera, mentre Rita Borsellino così come tutti gli altri candidati della Sinistra-l'arcobaleno, rimane fuori dall'assemblea regionale e mette in soffitta, almeno al momento, la sua breve anche se intensa esperienza politica. E' una Sicilia sempre più in mano al centrodestra quella che viene fuori dalle regionali, con il centrosinistra che ancora una volta deve fare i conti con una sonora batosta. Se il Pd sperava nell'effetto Totò Cuffaro ha sbagliato di grosso. Le dimissioni dell'ex governatore, dopo la condanna per favoreggiamento ai mafiosi, non hanno allontanato l'elettorato di centrodestra. Anzi, l'ex Cdl, che si è presentata unita alle regionali, ha aumentato i consensi rispetto al 2006 e in presenza di un'affluenza alle urne cresciuta del 7%. Raffaele Lombardo ha vinto con uno scarto di ben 35 punti sulla rivale Anna Finocchiaro: 65,35% contro 30,38%. Il leader del movimento per l'autonomia, che ribadisce "i buoni rapporti con la Lega nord" e promette "riforme sulla burocrazia, leggi sul lavoro e ponte sullo stretto", ha ottenuto un milione e 800mila voti, a fronte degli 865mila della senatrice del Pd, e 500mila in più di quelli che ottenne Cuffaro due anni fa, quando vinse su Rita Borsellino con un margine di 13 punti. Al centrodestra va il 68,04%, sette punti in più delle scorse regionali, al centrosinistra il 28,6%, otto punti in meno del 2006. Il nuovo partito di Veltroni, che a Palermo aveva promesso una dura lotta alla mafia, non ha convinto affatto i siciliani. Per il Pd è stato un vero e proprio flop, appena il 18,79%, a fronte del 26% che Ds e Margherita ebbero due anni fa. Fa peggio la sinistra. Prc, Verdi, Sd e Pdci non sono riusciti a superare il 5%, la soglia di sbarramento prevista dalla legge elettorale per l'ingresso nell'assemblea regionale. La lista dell'arcobaleno s'è fermata al 4,88%, giusto la metà dei voti ricevuti alle ultime regionali dalla due liste rappresentative dei partiti della sinistra. Tra le "vittime" illustri c'è Rita Borsellino, fuori dall'Ars sebbene a Palermo abbia raccolto oltre 10mila preferenze. Una parte della sua campagna elettorale la candidata l'ha condotta in tandem con Anna Finocchiaro, lanciando all'opinione pubblica l'immagine di una Sicilia fatta di donne e chiamando a raccolta le madri siciliane per "una svolta" che non c'è stata. I siciliani hanno preferito la continuità Cuffaro-Lombardo, alla novità rappresentata dal duo Borsellino-Finocchiaro, con quest'ultima che ha incentrato la sua campagna elettorale molto sull'immagine, le promesse ad effetto e gli attacchi a Lombardo. Probabilmente la senatrice ha pagato le sue posizioni contro gli aumenti a pioggia per i 18mila dipendenti della Regione e contro il sistema della sanità pubblica, definita lavatrice dei soldi della mafia. Perché in Sicilia in quasi tutte le famiglie c'è sempre un parente col posto alla Regione, un medico o un infermiere. Ma ha pagato anche il disimpegno del suo stesso partito, con i candidati che hanno fatto corsa a sé, tant'é che la senatrice vanta 100mila voti in più dell'intero centrosinistra. Fuori anche dal Senato (era candidata in Emilia Romagna con la Sinistra-l'Arcobaleno), Rita Borsellino potrebbe però rientrare se Anna Finocchiaro dovesse lasciare il posto di deputato regionale optando per quello della Camera, dove è stata eletta con il Pd in Emilia Romagna. All'Ars il primo partito è il Pdl (35 seggi su 90) col 33,47%, che nel giro di due anni aumenta il bacino di voti di quattro punti. Seguono il Pd (19 seggi) con il 18,79%, il Mpa (15 seggi) con il 13,8% e l'Udc (11) con il 12,5%. Sono quattro dunque le forze politiche presenti nel parlamento regionale (62 seggi al centrodestra, 20 al Pd, otto da attribuire alle liste del candidato presidente sconfitto), solo tre le donne elette: Concetta Raia (Pd), Marianna Caronia (Mpa) e Giulia Adamo (Pdl). Il più votato, ancora una volta, è stato il medico Antonello Antinoro dell'Udc, con oltre 28mila voti.

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L'onda lunga sulla regione (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

EDITORIALE L'ONDA LUNGA SULLA REGIONE di ANDREA FILIPPI Tanto di cappello a Renzo Tondo, nuovo presidente della Regione Friuli Venezia Giulia: a dispetto dei molti scettici, ha fortemente voluto la candidatura, non tanto per spirito di rivincita, quanto perché credeva di poter vincere. E ha avuto ragione. Ma ci sembra giusto rendere subito l'onore delle armi allo sconfitto, Riccardo Illy. Il perché è presto detto: ha perso, ma si è battuto praticamente da solo, riuscendo a colmare in parte l'enorme gap fatto segnare alle Politiche in Friuli Venezia Giulia dal centro-destra sul centro-sinistra. L'effetto Illy, quindi, c'è stato, ma non sufficiente a compiere quell'impresa che improvvisamente lunedì era sembrata titanica. E il successo di Tondo alla fine è stato netto e inequivocabile: gli elettori del Friuli Venezia Giulia hanno dichiarato chiusa l'era Illy, scegliendo di mantenere allineato (ma questa volta a destra) il governo della regione a quello del paese. È probabilmente questa la chiave per la lettura del ribaltone nelle Regionali. Troppo forte il vento di centro-destra che spira sull'Italia delle Politiche 2008; tanto forte da diventare un vero ciclone che ha spazzato dalle regioni del Nord le amministrazioni di centro-sinistra, con il boom della Lega - non inaspettato, ma di proporzioni superiori al previsto - a fare la differenza. E l'effetto trascinamento delle Politiche (quasi novantamila votanti in più rispetto alle Regionali del 2003) non ha lasciato scampo a Riccardo Illy, che ha cercato, riuscendoci solo in parte, di scrollarsi di dosso la zavorra del fallimento del governo Prodi. Ora nel centro-sinistra sconfitto si aprirà il dibattito sulla scelta del governatore uscente di accorpare Politiche e Amministrative nell'election day, scelta giudicata da molti azzardata. Illy ha perso, quindi - verrebbe logico dire - ha sbagliato. Ovviamente manca la controprova, ma siamo convinti che votando tra un mese per Illy non sarebbe cambiato niente. Anzi. Gli elettori di centro-destra, galvanizzati dal successo nazionale, avrebbero comunque intuito la possibilità di una vittoria in regione e sarebbero andati numerosi alle urne. Spinti anche da una coda di campagna elettorale che avrebbe visto impegnarsi sul territorio Berlusconi, in veste questa volta non di candidato, ma di trionfante presidente del consiglio, e tanti neo-ministri carichi di promesse e prebende. Paradossalmente, Riccardo Illy esce di scena non tanto per propri demeriti, quanto per l'avvio di un processo che lo stesso presidente aveva più volte denunciato con interviste e con il suo ultimo libro: quel secessionismo silenzioso e strisciante che sta staccando il Nord del paese dal resto d'Italia. A nulla sono serviti il tour in pullman di Veltroni o la candidatura di Calearo: anni di mancate risposte del centro-sinistra alle richieste e ai problemi del Nord non si risolvono mettendo un paio di toppe. O confidando nel miracolo dell'Illy di turno. L'avanzata impetuosa della Lega al Nord non può più essere liquidata come voto di protesta, né può essere sminuita catalogandola tra i diversi fenomeni dell'antipolitica. Oggi il Carroccio dà rappresentanza a un sentire diffuso che attraversa trasversalmente i settori della politica e della società, dal piccolo imprenditore all'operaio, dall'elettore di sinistra deluso al nostalgico di destra. E questo sentire altro non è che la richiesta di uno Stato amico, di una burocrazia meno soffocante, del federalismo fiscale. Ma anche il bisogno di sentirsi sicuri in casa propria (nessuno da queste parti ha perdonato al governo Prodi lo sciagurato provvedimento di indulto) e l'esigenza di politiche in grado di governare efficacemente il fenomeno dell'immigrazione. Prime risposte a queste istanze erano già venute in questi cinque anni dalla giunta Illy (basti pensare alla devolution fiscale), ma evidentemente non sono state ritenute sufficienti dagli elettori. Il messaggio uscito dalle urne, infatti, è chiaro: il peso dato a Bossi nell'alleanza che guiderà il paese è ritenuto garanzia di un'accelerazione del processo di trasformazione dell'Italia in senso federale. E avere un governo regionale allineato può rappresentare un'ulteriore sicurezza in questo senso. Ma non c'è solo la spinta del Carroccio nel successo di Renzo Tondo, che è frutto anche delle doti umane del neo-presidente. Se Illy è riuscito a convincere le élite della regione snocciolando progetti e cifre, Tondo ha saputo far breccia nel "cuore" del Friuli, comunicando efficacemente il suo messaggio fatto di richiami al buon senso e alla sana amministrazione. Oggi Tondo eredita dalla giunta di centro-sinistra tutta una serie di questioni spinose ancora aperte. Tra le principali, l'applicazione o meno della legge di tutela del friulano, il nuovo statuto regionale giacente in Parlamento, le infrastrutture da accelerare, il problema dell'approvvigionamento energetico, il futuro dell'euroregione. Che si aggiungono a grandi temi come il sostegno alle imprese e alle famiglie, il funzionamento della macchina amministrativa e i costi della politica, tutti problemi su cui è ovvio attendersi una discontinuità rispetto all'azione della giunta uscente. In una cosa, però, ci piacerebbe che la presidenza Tondo assomigliasse a quella Illy: nel rapporto tra il governatore e i partiti. Tondo oggi, a differenza della sua prima volta in Regione, è stato eletto direttamente dalla gente e può a buon diritto dirsi il presidente di tutti. È pertanto agli elettori che deve rispondere, non ai partiti. Questo Riccardo Illy non lo ha mai dimenticato. Un'ultima annotazione, un pro memoria per noi giornalisti, per i politologi e per tutti gli addetti ai lavori: stampiamocelo bene in testa, gli unici sondaggi che funzionano sono quelli di Berlusconi. Lui, il Cavaliere, ce l'ha detto un mese fa come sarebbe andata a finire, tanto a Roma quanto a Trieste. Non l'abbiamo preso sul serio? Peggio per noi. Da oggi dovremo cominciare a farlo.

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Asili, che calvario (sezione: Burocrazia)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Trieste Asili, che calvario lChe calvario iscriversi alla scuola materna! Gentilissimo sindaco, chi scrive è la mamma di tre bambini (il più piccolo ha 14 mesi) che, come molte altre, si ritrova ad affrontare le vicessitudini di un impatto negativo con i servizi resi dalla pubblica istruzione già dalla scuola materna! La mia è una famiglia monoreddito, derivante dallo stipendio di un lavoro dipendente, che si ritrova a dover affrontare molti disagi causati dall'impossibilità di avvalersi, per il proprio figlio di tre anni, di una delle due scuole materne comunali presenti nella propria zona abitativa. A questo punto ritengo doveroso precisare che nella scuola materna prescelta è stata chiusa una sezione dedicata ai bambini di età prescolare per accoglierne una dedicata al nido, mentre a cinquecento metri dalla suddetta scuola è stata costruita ex novo una struttura comprendente ulteriori sezioni dedicate all'asilo nido. Così, nonostante la presenza nel mio quartiere di due scuole materne comunali, sono stata costretta a cercare altrove una scuola materna statale con dei posti ancora liberi e non troppo distante da casa, a causa del sovraffollamento di tutte le scuole comunali site nelle zone limitrofe! Dopo molteplici telefonate agli uffici competenti, ho appreso la presenza di una scuola statale sita a circa sei chilometri dalla mia abitazione dove non ho dovuto attendere due mesi per sapere che mio figlio non era stato accettato, ed un altro mese per ripresentare la domanda in attesa di un'ulteriore graduatoria, ma è stata sufficiente l'iscrizione per avere la sicurezza di un futuro scolastico per il mio bambino. Infatti, le scuole comunali sono soggette a delle graduatorie stilate in base a dei punteggi che agevolano lo spostamento di persone da una parte all'altra della città, discriminando quelle residenti nel quartiere, in quanto tra i vari requisiti richiesti attribuiscono maggior punteggio ai frequentatori di un asilo nido (in contrasto con il parere dei pediatri i quali sostengono l'importanza della presenza della madre nei primi tre anni di vita al fine di un sano sviluppo psico-fisico del bambino), e penalizzano i bambini nati nella seconda decade dell'anno in quanto il posto nella graduatoria, a parità di punteggio, dipende anche dalla data di nascita! Tutte le premesse di cui sopra si sono rese necessarie per evidenziare il problema che, in questo modo, vengono accettati molti bambini non residenti nel quartiere a discapito di quelli ai quali il posto dovrebbe spettare di diritto. A tale proposito, secondo il mio umile parere, tutti i bambini in età prescolare dovrebbero avere il diritto di frequentare la scuola dell'infanzia sita più vicina a casa, istituendo la graduatoria solo nel caso in cui vengano presentate delle domande d'iscrizione da parte di non residenti. In questo modo, oltre a facilitare le famiglie sotto l'aspetto pratico-organizzativo delle attività quotidiane, si avrebbero i seguenti esiti positivi per tutta la collettività: a) incrementazione della lotta contro l'inquinamento: in quanto la scuola risulterebbe raggiungibile a piedi e non costringerebbe all'utilizzo dell'automobile, che non tutti si possono permettere. In questo modo si eviterebbe anche un ulteriore aggravio del già critico bilancio familiare che vede aumentare la spesa annua di circa 300,00 euro; b) l'impossibilità di socializzazione presso il proprio quartiere: è facile dedurre come questo problema contrasta con ogni buon proposito da parte delle istituzioni che, al contrario, sostengono con varie iniziative la socializzazione nel proprio rione! Infatti, le famiglie saranno costrette a raggiungere, sempre in automobile, la zona di abitazione dei nuovi amichetti, la quale, a sua volta, condizionerà anche la scelta della scuola elementare, spesso proseguio di quella materna; c) conseguente inserimento del fratellino nella stessa scuola materna per motivi pratici facilmente deducibili; d) l'impossibilità di potersi aiutare con le altre mamme del vicinato facilitando anche coloro che per motivi di lavoro devono iscrivere il proprio figlio nella zona di residenza dei nonni o trovare altre soluzioni. Queste sono alcune delle conseguenze derivanti dai pessimi servizi assistenziali rivolti alle famiglie ed alle donne che lavorano, molte delle quali, come nel mio caso, sono state costrette a licenziarsi per seguire i propri figli. Onde evitare che tutto ciò continui a ripercuotersi negativamente sulle famiglie e di riflesso sull'incremento della popolazione in genere, auspico che le autorità competenti trovino quanto prima delle soluzioni mirate a snellire la burocrazia e le lunghe attese a beneficio della praticità e concretezza della vita quotidiana. Tamara Bandi.

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Le categorie: caro tondo, ora servono i fatti (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pascolo chiede un'ulteriore spinta sulla strada dell'innovazione Le categorie: "Caro Tondo, ora servono i fatti" Marchiori auspica una scelta oculata degli assessori. Gli auguri di Cini e le istanze di Bertoia di ELENA DEL GIUDICE Al di là del "colore" della coalizione che governerà la Regione per i prossimi cinque anni, quel che conta sono le imprese, le loro necessità, i loro problemi, le soluzioni, le politiche mirate a sostenere quel variegato mondo di micro, piccole, medie e grandi aziende senza le quali non c'è sviluppo nè occupazione. E' alla luce di queste valutazioni che vanno letti i commenti dei massimi rappresentanti delle categorie economiche del Friuli occidentale al risultato dell'urna. Questo non significa rinnegare quel che è stato, anzi. Corali le dichiarazioni di apprezzamento rivolte a Riccardo Illy, ed altrettanto l'augurio di "buon lavoro" indirizzato a Renzo Tondo. "Questo è il parere dei cittadini - commenta Alberto Marchiori, presidente dell'Ascom provinciale, l'affermazione di Tondo - e quindi è sacro. Credo che Illy - prosegue - abbia risentito dello tsunami avvenuto a livello nazionale della scelta, peraltro intelligente, di aver unificato le elezioni regionali con le politiche. Con il presidente Illy e l'assessore Bertossi abbiamo avuto un buon rapporto, anche se a volte ci siamo anche scontrati, ora con un governatore del centro-destra che dovrebbe essere più vicino alle esigenze delle imprese, speriamo di aver un rapporto altrettanto positivo. Formuliamo i migliori auguri a Renzo Tondo e attendiamo la composizione della squadra, con l'auspicio che l'assessore di riferimento non sia lo stesso del passato (il riferimento va a Sergio Dressi, ndr)". Rintracciato nella sua azienda, impegnato nelle attività quotidiane e ben lontano da ogni fonte di informazione, Cesare Bertoia, presidente della Coldiretti, non si scompone alle notizie sull'esito elettorale. "Ciò che ci interessa - spiega - è che vengano portate avanti le istanze che abbiamo presentato ai candidati. Il nostro settore sta vivendo un momento molto difficile che ha davvero bisogno di avere risposte dal governo regionale come da quello nazionale. Attendiamo i fatti da qualsiasi schieramento governerà la Regione e il Paese". "Formuliamo i nostri migliori auguri al governo nazionale dal quale ci attendiamo più attenzione di quanta ne abbiamo ottenuta dal precedente - è l'esordio di Silvano Pascolo, presidente di Confartigianato -. Ci attendiamo una riduzione dell'imposizione fiscale, un allegerimento dalla burocrazia, politiche di sostegno alle Pmi". Venendo al risultato delle regionali "Renzo Tondo è una persona che ho avuto il piacere di conoscere già come assessore all'artigianato - prosegue - e quindi ci attendiamo che sia alla guida di una giunta che faccia meglio della precedente per dare ulteriore spinta alle imprese. La legge sull'innovazione è stata varata dalla giunta da lui guidata, speriamo abbia ulteriore spinta insieme alle iniziative a sostegno dell'internazionalizzazione. Detto questo - conclude Pascolo - giudichiamo i governi non dal loro colore ma dai fatti. Quindi buon lavoro a Tondo con l'auspicio componga un'ottima squadra". Il risultato delle regionali "è figlio di quello nazionale" è la prima considerazione di Maurizio Cini, presidente di Unindustria. Aggravato dalla scelta di aver concentrato l'appuntamento con l'urna in un'unica tornata, "ma il successo delle scelte, o l'errore - considera - li si misura sempre a posteriori". Infine "auguri al nuovo presidente" che già conosce, per essere stato ospite dell'Unione degli industriali e delle categorie economiche della provincia di Pordenone "le nostre richieste e le esigenze delle imprese".

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Gorizia La burocrazia frena i medici di base lRiguardo la diatriba sulla minor presenza dei medici d... (sezione: Burocrazia)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Gorizia La burocrazia frena i medici di base lRiguardo la diatriba sulla minor presenza dei medici di famiglia nelle zone periferiche di Gorizia, desidero raccontare la mia esperienza. Ero titolare dal 1997 di un ambulatorio in via Garzarolli 130/2, quindi in piena zona Sant'Anna ove svolgevo ovviamente in orari differenziati ed in stanze completamente separate, la doppia attività di medico di medicina generale e di odontoiatra, offrendo, credo un servizio pubblico di buona qualità. Ma in Italia si sa, siamo bravissimi a complicare le cose semplici e l'odontoiatria è diventata dal primo gennaio 2006, attività medica che necessita di autorizzazione sanitaria. Ecco quindi che è scattato un perverso meccanismo per il quale ho dovuto separare fisicamente le due attività. Ecco quindi che mi sono interessato per un altro ambulatorio di medicina generale il più vicino possibile al vecchio e l'ambulatorio di via Faidutti dove c'è il centro anziani, poteva anche andar bene, pur essendo abbastanza vecchio e quasi sotto terra (per raggiungerlo bisogna scendere delle scale o una rampa abbastanza ripida). Insomma tutt'altra cosa rispetto al mio appartamento nuovo ed elegante o ad un mini-appartamento sempre a Sant'Anna, nuovo, da consegnare per il quale mi erano stati chiesti 350 euro di affitto mensile, più le spese. Ho fatto la domanda al Comune (gentilissimi e disponibilissimi la dottoressa Olivo e l'assessore Gentile), ma dopo molte settimane di attesa, durante le quali è stato fatto un bando di concorso ufficiale per presentare le domande per ottenere l'ambulatorio di via Faidutti (spedito all'Ordine dei medici e visibile a tutti), veniva specificata la cifra (che doveva essere simbolica), di 320 euro mensili + 700 euro l'anno di spese di gestione. Va da se che la cifra non era conveniente e che quindi ho preferito acquistare un altro appartamento già ad uso studio di medicina generale, nella zona di via Vittorio Veneto al "confine" con Sant'Anna. Quindi io posso testimoniare con assoluta certezza che l'ambulatorio del centro anziani di via Faidutti non è stato proposto gratuitamente e che quando si offre un servizio valido alla popolazione com'era il mio vecchio "doppio" ambulatorio c'è sempre la pesantissima burocrazia italiana che si mette di mezzo (perchè non lasciar lavorare chi già aveva comprato e strutturato così un ambulatorio da 10 anni ed eventualmente impedirne la formazione di nuovi? Una legge perchè deve essere retroattiva se nel 1997, quando avevo aperto, era tutto a norma?). Costringendomi a spostare la medicina di base, si è creato un disagio tremendo per i numerosi utenti (soprattutto anziani), che avevano nel mio ambulatorio un punto di riferimento importante. Vorrei aggiungere ancora una cosa: chi dice che i medici non vogliono pagare ulteriori affitti? Siamo tutti a disposizione per venire incontro alle esigenze dei cittadini e tutti disponibili a pagare un affitto (od un mutuo, come sto facendo io), per poter lavorare (e non le dico quanto sto pagando di mutuo per il mio ambulatorio, né a quanto ammonta il mio stipendio, non mi crederebbe). Vorremmo solo qualche agevolazione per lo meno nel trovare gli ambienti. Abito in via Brigata Campobasso in zona Madonnina dove non esiste un ambulatorio di medicina generale che sia uno: credete che io non abbia cercato anche in questo rione un ambiente idoneo? L'ho cercato eccome, ma niente da fare. E nonostante io abbia comprato già l'ambulatorio, sono sempre dell'idea di rendermi disponibile anche per il mio rione. Come si vede le sfaccettature sono tante: noi medici, come tutta la sanità siamo sempre al centro di critiche (a volte sicuramente meritate), ma spesso le critiche vengono da chi non prova per un attimo a mettersi dalla nostra parte, a capire come lavoriamo e cosa dobbiamo gestire ogni giorno, minimo, per 12 ore al giorno. dott. Gianfranco Ziccarelli Gorizia.

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Lega di governo (sezione: Burocrazia)

( da "Stampaweb, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

C'è un partito che nell'ultimo decennio ha governato un quarto del Paese, ha prodotto una classe dirigente spesso giovane e competente ed è persino riuscito a sopravvivere alle proprie cattive maniere. Quel partito è la Lega e potrebbe diventare il motore riformatore del governo Berlusconi, se solo arriverà a completare il cammino di trasformazione avviato in questi anni. Dietro lo schermo del cabaret celtico e delle grida di secessione, Umberto Bossi è riuscito a dare solidità ad un movimento politico ormai lontano dalla rappresentazione zotica e valligiana a cui troppe volte ci siamo affidati. Sempre più simile ad una Democrazia cristiana del Nord anche per la dimensione dei consensi che raccoglie in tre grandi regioni (e giustamente Stefano Folli rimandava ieri sul Sole-24 Ore all'esempio della Csu bavarese), la Lega si compone di anime diverse e conflittuali che Bossi ha tenuto insieme con un mix tra pugno di ferro, mitologia della resurrezione e scuola di buona amministrazione locale. Ha tenuto la componente chiassosa e razzista insieme con quella pragmatica e moderata guidata da Roberto Maroni, i reduci della Guardia Padana accanto alla schiera dei circa duecento sindaci in gran parte quarantenni, la vecchia guardia insurrezionale insieme con il gruppo parlamentare più giovane della legislatura appena conclusa. Un partito che nel corso degli anni si è fatto sempre più articolato, presentandosi in molte realtà con il volto rassicurante di giovani preparati (come quello del leader piemontese Roberto Cota) che da domani potranno avere ancora più spazio nell'agone nazionale. La Lega è dunque approdata allo status di forza responsabile di governo? Dipenderà da come verranno espresse in Parlamento e metabolizzate dalla nuova stagione berlusconiana le domande che vengono dal suo elettorato, anch'esse molto diverse dal passato. Se queste elezioni hanno brutalmente semplificato il quadro parlamentare, il voto leghista è portatore di una ulteriore carica di semplificazione politica. Filtrate dalla stagione del governo debole e dell'antipolitica, le sue richieste si sono fatte più concrete e meno sovversive. Quali servizi e quali infrastrutture per le tasse che paghiamo? Chi risponde dei fallimenti della burocrazia e dell'amministrazione pubblica? Chi difende i miei interessi di cittadino? Domande crude, lontane dalla correttezza politica e dal bon ton consociativo in cui si sono impantanati i progetti riformatori dell'ultimo quindicennio (compreso l'ultimo governo Berlusconi). Domande alimentate da una voracità democratica e radicale a cui la leadership della Lega dovrà rispondere: accantonando definitivamente il teatro secessionista che l'ha resa celebre e traducendo in concreti atti politici la richiesta di innovazione che viene dal suo elettorato. Nonostante la semplificazione parlamentare, la nuova maggioranza di governo contiene al proprio interno idee assai diverse sull'opportunità e la profondità delle riforme da introdurre nel Paese. Tra lo statalismo di An e il liberismo spesso solo propagandistico di Forza Italia, la Lega potrebbe rivelarsi il reagente indispensabile ad una vera stagione di rinnovamento. In fondo è quello che chiede il suo elettorato, nel quale si sono trasferiti consensi provenienti da tradizioni politiche anche molto distanti (come ci racconta il voto operaio che Bossi ha raccolto in misura assai più rilevante che in passato). Come accade in politica, quei consensi non sono per sempre e potrebbero facilmente volatilizzarsi se la Lega scegliesse la strada antica e priva di sbocchi del folklore invece di quella suggerita dai nuovi "spiriti animali" che le hanno restituito forza e visibilità. SCRIVI Il senno di poi ANDREA ROMANO.

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Le condizioni per rilanciare davvero questo Paese (sezione: Burocrazia)

( da "Arena.it, L'" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'EDITORIALE Le condizioni per rilanciare davvero questo Paese   Bruno Vespa   Nella conferenza stampa di ieri Silvio Berlusconi ha confermato punto su punto il calendario dei provvedimenti del suo governo annunciato in campagna elettorale. Ha considerato a sorpresa il caso dell'Alitalia un "caso normale" di rapida soluzione e con altrettanta determinazione ha annunciato la soluzione del problema della spazzatura in Campania che oltre ad aver fatto perdere il controllo elettorale della regione al Partito democratico ha seriamente compromesso sui media internazionali l'immagine dell'Italia. Il nuovo governo del Cavaliere si muoverà subito su due piani: da un lato l'attuazione delle promesse "simbolo" (abolizione dell'Ici sulla prima casa, detassazione degli straordinari e dei premi di produzione), dall'altro l'inizio della scalata della montagna di inefficienza e lassismo che paralizza l'Italia: burocrazia, infrastrutture, energia, scuola, giustizia. Ce la farà? In conferenza stampa, ieri, Berlusconi aveva un'espressione più serena di quella manifestata negli ultimi incontri della campagna elettorale. In genere accade il contrario. Si mostra fiducia prima e preoccupazione dopo la vittoria. Il margine di sicurezza in Parlamento e l'avvio rapido e indolore delle trattative con gli alleati per il nuovo governo devono averlo in qualche modo rassicurato. Così il prossimo presidente del Consiglio ha trasformato le promesse in annunci come se leggesse l'ordine del giorno dei Consigli dei ministri dei prossimi cinque anni. Andrà così? L'assenza dell'Udc cancellerà gli incubi, gli ultimatum di Marco Follini, la "discontinuità" che costrinse il Cavaliere a una crisi umiliante quanto inutile a pochi mesi ormai dalla scadenza elettorale del 2006? 6  .

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L'OSPITE (sezione: Burocrazia)

( da "TGCom" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Iran dei pasdaran rinserra le fila Ahmadinejad caccia ministri riformisti Dal Foglio di mercoledì 16 aprile "L'Iran cancellerà Israele dalla scena mondiale se attaccherà la Repubblica islamica". Con queste parole il vicecomandante dell'esercito iraniano, generale Mohammed Reza Ashtiani, ha commentato la prima esercitazione di difesa civile organizzata martedì da Israele per fare fronte a un eventuale lancio di missili dall'Iran. Le dichiarazioni del generale Ashtiani rispecchiano fedelmente la posizione più volte espressa da Mahmoud Ahmadinejad di "cancellare Israele dalla faccia della terra", ma hanno oggi una pregnanza ancora più preoccupante. Le esercitazioni civili, infatti, seguono di pochi giorni le straordinarie manovre militari ordinate dal ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, in tutta la regione settentrionale di Israele, con evidente riferimento a una possibile nuova deflagrazione del conflitto con Hezbollah libanese (e con la Siria). Questo mentre da giorni vari giornali libanesi pubblicano articoli dal titolo: "Il problema non è se scoppierà una nuova guerra con Israele, ma solo quando". Il clima di escalation verbale ricorda da vicino i periodi che hanno preceduto le guerre del 1956, del 1967 e del 1973, ed è reso più preoccupante, non paradossalmente, dalle divisioni e dalle crepe sempre più evidenti che scuotono sia il regime di Teheran sia quello di Damasco. A pochi giorni da quel terremoto politico che è stato il "golpe di palazzo" di Damasco, con cui Bashar el Assad ha destituito e arrestato suo cognato, il generale Asef Shawkat, capo dei servizi segreti, piccole scosse di terremoto continuano a scuotere il governo di Teheran. A poche settimane dalle elezioni politiche in cui ha trionfato il fronte fondamentalista, il presidente Ahmadinejad ha bruscamente licenziato il ministro dell'Economià e il potentissimo ministro dell'Interno, Mustafà Poor-Mohammadi. Esce dunque di scena un propugnatore di quelle riforme efficientiste che a parole Ahmadinejad ha sempre dichiarato di voler perseguire e che mai ha però messo in atto. Convinto che l'Iran sia azzoppato dalla burocrazia e da una eccessiva dipendenza dall'introito petrolifero, Poor-Mohammadi, che è un fondamentalista, oltre a gestire col pugno di ferro la macchina repressiva nel paese, non è mai stato avaro di critiche - sia pur velate - alle promesse mancate di Ahmadinejad nella lotta alla corruzione di regime e un propugnatore delle privatizzazioni e liberalizzazioni indispensabili per avviare un processo di sviluppo produttivo del paese. Ma la logica del gruppo di potere di cui Ahmadinejad è sostenitore è ormai indirizzata in tutt'altra direzione. Attingendo solo e unicamente al continuo flusso espansivo delle vendite di petrolio a 100 dollari il barile, Ahmadinejad si limita a distribuirne una parte in forma di reddito diretto alla sua base sociale e utilizza l'altra parte per finanziare un sempre più potente apparato militare-industriale (una sorta di modello sovietico in scala ridotta e in versione jihadista). La recente rivelazione dei servizi segreti israeliani circa l'approntamento nei laboratori iraniani, nell'arco dei prossimi due-tre anni, di missili a lunga gittata (2-3.000 chilometri, in grado di raggiungere l'Europa, funzionali solo e unicamente alla deterrenza atomica, non hanno senso con cariche convenzionali) dà il segno di quanto sia grande l'impegno anche economico di questi progetti. Epurando Poor-Mohammadi e il ministro dell'Economia, il blocco di regime che unisce i pasdaran agli ayatollah fondamentalisti, che ha in Ahmadinejad il suo speaker e in Ali Khamenei il suo leader incontrastato, ha voluto riaffermare una dinamica puntata sulla minaccia militare, architrave di una presenza regionale degna di una media potenza. Questo percorso si nutre dell'instabilità di tutte le zone calde e oggi ha un chiaro e immediato obbiettivo: fare fallire il progetto di George W Bush di arrivare a un passo decisivo nella definizione di uno stato palestinese, sotto la guida di Abu Mazen, entro la fine del suo mandato. Come sempre, il modo migliore per fare fallire le trattative israelo-palestinesi è quello di fare deflagrare un conflitto con Israele. Hezbollah è già pronto. Invia ad un amico.

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IL VINCITORE. Mario Faccioli contiene la gioia: <Mai esagerare. È giusto rispettare l'impegno civico degli avversari> (sezione: Burocrazia)

( da "Arena.it, L'" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

IL VINCITORE. Mario Faccioli contiene la gioia: "Mai esagerare. È giusto rispettare l'impegno civico degli avversari" "Ora lavoriamo insieme per la città, casa di tutti" Annuncia che non si dimetterà da consigliere provinciale; vuole ridurre l'Irpef e far sì che il cittadino sia sempre accolto in municipio col sorriso     Morello Pecchioli Ci si aspetta il volto trionfante di chi ha appena stravinto. Mario Faccioli, nuovo sindaco di Villafranca, ha, invece, la faccia di tutti i giorni. Un tantino più seria, forse. Come mai non è fortemente compiaciuto dei 13.527 voti presi? Perchè non gioisce sapendo che quasi 65 elettori villafranchesi su cento gli hanno dato la loro fiducia? "Perchè ritengo che non si debba mai esagerare", taglia corto. "Non apprezzo l'esultanza da stadio. Ed è giusto riconoscere l'impegno degli altri candidati che hanno dimostrato un alto senso civico. E poi occorre senso di responsabilità: ce ne vuole tanta per questo Comune, primo della provincia". Il cellulare del neosindaco diventa incandescente. Alle 18,25, un paio d'ore dopo che si era profilata la schiacciante vittoria, lo chiama la moglie Maria Grazia: lo ha visto al Tg3 fare dichiarazioni da primo cittadino, perchè a lei non ha detto niente? "Perchè siamo solo a metà dello scrutinio", risponde lui nonostante il costante vantaggio su Zanolli di quasi il 45 per cento, voto dopo voto, urna dopo urna, seggio dopo seggio. Gli telefona don Gabriele Cordioli, lo zio prete direttore del Don Calabria di Verona. "Ciao don. Sei contento? Grazie. Vai a pregare? Fallo anche per me". Telefona Elio Mosele, presidente della Provincia, che si complimenta: "La ringrazio presidente, scusi se in queste settimane ci siamo visti poco. Domani sarò in consiglio provinciale". Ma come? Un consigliere che dà del "lei" al presidente? Ma non si usa il "tu" tra politici? "È professore. È stato rettore dell'università. Ci vuole rispetto". Faccioli, nemmeno un po' di festa? Un poco sì, ma misurata. Oggi deve festeggiare chi ha lavorato duramente. Io ho solo fatto il mio dovere. Chi ringrazia per il successo? I ragazzi e le ragazze dello staff che mi ha seguito. I partiti di centrodestra: tutti hanno contribuito. Riuscire a fare tutto in 20 giorni non era facile. Farei un torto a qualcuno facendo qualche nome. Poi ringrazio la mia famiglia al completo: mia moglie Maria Grazia, le mie figlie, Camilla, 8 anni, Rachele, 2 a settembre, papà Gianni e mamma Maddalena. E ringrazio i miei "ragazzi": Alberto e Massimo, devo molto a tutti e due. Ha già pensato alla sua squadra? Assessori, vicesindaco? Ne parleremo. Impegni non ce ne sono. Faremo insieme le corrette valutazioni, in base ai risultati, alle capacità e al manuale Cencelli: cariche in proporzione ai voti. La soddisfazione più grande? Il dato di Dossobuono. Ho avuto tanti voti: credo che mi abbia premiato il lavoro fatto da assessore: lavorai molto, per Dossobuono e le altre frazioni. Si dimetterà da consigliere provinciale? No. È utile esserci per i temi importanti che interessano Villafranca: polo scolastico, Grezzanella, viabilità complessiva. E sottolineo che non c'è doppio compenso. Ci vado gratis. Ospedale: non si è troppo appiattito sulle scelte regionali del polo a due gambe? Le condivido. In un territorio come quello della nostra Ulss, lungo e stretto, due poli con l'eccellenza sanitaria sono fondamentali. Chiedo l'eccellenza per il comprensorio villafranchese che ha 70 mila abitanti. Ma è giusto che anche Malcesine e Isola della Scala abbiano dignità di strutture sanitarie. Le casse comunali sono vuote, come farà a governare? Ho già visto il bilancio. C'è stato un disavanzo che il commissario prefettizio ha ovviato con l'addizionale Irpef. Noi, se potremo, la toglieremo. Lavorando insieme potremo far bene senza scucire soldi ai cittadini. Occorre fare sistema: associazioni, imprenditori, categorie... Villafranca è la casa di tutti. La tassa rifiuti? C'è da lavorarci su. Tanti balzelli vanno gestiti in modo migliore. Rapporto amministrazione- cittadini? Non vorrò sentire casi di persone che vanno in municipio e si sentiranno oggetti estranei. Il cittadino va rispettato. Il personale dovrà essere a sua disposizione, sorridendo: un po' di allegria non guasta. Punterò alla meritocrazia, guardando alla capacità e all'umanità, al rispetto per le persone. Qualche dirigente un po' pigretto va ringiovanito. In sintesi: porte aperte, meno balzelli, meno burocrazia, più rapporti umani. E decentramento: Dossobuono ha seimila abitanti, merita l'anagrafe e altri servizi.

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Dal militante spot all'anziana <abbandonata> (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Parma, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Dal militante spot all'anziana "abbandonata" SUPERLAVORO PER SCRUTATORI E PRESIDENTI Elezioni 2008 OPERAZIONI DI VOTO SUPERLAVORO PER SCRUTATORI E PRESIDENTI Dal militante spot all'anziana "abbandonata" Curiosità e disavventure nei seggi: 300 "sbadati" richiedono la tessera elettorale Giacomo Talignani II Nella tornata elettorale in salsa parmigiana c'è perfino chi sulla scheda elettorale ha scritto "Cetto La Qualunque", citando il politico corrotto interpretato dal comico Antonio Albanese. Slogan e sberleffi E poi si leggono slogan che vanno da "La burocrazia uccide " a "V2 Day, libera informazione, parlamento pulito" sino ai classici "buffoni", "andate a lavorare". E' stata una giornata dura quella di ieri, per i presidenti e gli scrutatori dei 202 seggi parmigiani: "Ma qualche risata, tra uno spoglio e l'altro, ce la siamo fatta leggendo le scritte sulle schede di quelli che hanno voluto annullare il voto" - dicono per esempio dalle sezioni di via Paciaudi. Per il resto è stato un lungo spoglio di schede gialle e rosa, di sacchetti da riempire, moduli da compilare e nervosismo da stemperare. Ma non sono mancati, anche durante le ultime ore disponibili per il voto (dalle 7 alle 15), equivoci e incomprensioni. continua... Per leggere il testo completo dell'articolo, registrati al nuovo "sfogliatore" online.

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IMMIGRATI E DIRITTI Non solo <clandestini> (sezione: Burocrazia)

( da "Brescia Oggi" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

IMMIGRATI E DIRITTI Non solo "clandestini" Caro direttore, vorrei intervenire nel dibattito politico in periodo di elezioni per dire che in un comune dove gli immigrati sono il 15% e non hanno il diritto di voto rischiamo di trovarci di fronte a una democrazia zoppicante. Ricordo che siamo parlando di immigrati regolari, che lavorano e pagano le tasse come tutti cittadini. Non è ora di uscire della demagogia che, quando si tratta di parlare di immigrazione, finisce sempre per attaccare i "clandestini", ovviamente con l'intenzione di nascondere ai cittadini la verita? I cittadini italiani sanno che i lavoratori immigrati devono avere il contratto di soggiorno per poter lavorare, cioè dimostrare di avere una casa idonea. Prendendo ad esempio il mio caso, io sono in italia da 17 anni, ho sempre lavorato regolarmente, pagando le tasse, ho una famiglia composta da moglie e due figli, ma se arrivasse un terzo figlio perderei il mio posto di lavoro perchè per la casa che ho comprato il comune dà l'idoneita solo per 4 persone. Senza contare altri esempi di discriminazione nel mondo del lavoro: a tutti quelli che sono venuti con il decreto flussi, la prefeturra dà appuntamento tra tre mesi per la richiesta del primo permesso, il che vuole dire che in questo tempo non potranno lavorare. C'è un candidato che ha proposto un assegno di 1000 euro per i figli dei cittadini italiani che nascono e nessuno dice niente per gli esclusi stranieri, come se il figlio del lavoratore italiano valesse piu del figlio straniero, francamente siamo molto vicino alle leggi razziali... Non è vero che nei comuni governati dalla Lega non ci sono stranieri. A Chiari sono aumentati quando e arrivato il sindaco della Lega. Abbiamo un paese malato che bisogna curare, bisogna che tutti paghino le tasse per fare pagare meno a tutti e avere dei servizi per tutti. C'è troppo lavoro nero ed evasione fiscale, bisogna farne una battaglia di civiltà e poi trovare soluzioni per la sicurezza dei lavoratori. Noi immigrati subiamo la burocrazia ma vogliamo integrarci nel tessuto sociale e abbiamo bisogno di sicurezza come tutti. Smettiamo di parlare solo di criminalità, ma parliamo anche di quelli come me che sono la maggioranza, che lavorano per l'integrazione intesa come insieme di doveri e diritti. Niane Ibrahima.

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PREMIER IN PECTORE. Il leader del Pdl annuncia: non cederemo una presidenza in Parlamento. Ai magistrati: è imprescindibile la separazione delle carriere (sezione: Burocrazia)

( da "Brescia Oggi" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

"Subito detassaremo gli straordinari Via il bollo auto non appena sarà possibile" PREMIER IN PECTORE. Il leader del Pdl annuncia: non cederemo una presidenza in Parlamento. Ai magistrati: è imprescindibile la separazione delle carriere Berlusconi: "A noi le Camere" E Silvio non teme la Lega: "Il Carroccio non comanda" Le priorità: Alitalia, rifiuti a Napoli, Ici sulla prima casa Anche Napolitano si felicita col Cavaliere   ROMA È disponibile al dialogo con il "governo ombra" di Veltroni, ma non è disponibile a cedere la presidenza di una Camera all'opposizione. Il giorno dopo il trionfo elettorale Silvio Berlusconi mette le cose in chiaro. "Le Camere vanno al Pdl, chi vince deve avere almeno due cariche apicali". Anticipa i primi provvedimenti del governo e il programma da qui a fine anno, quando l'alleanza elettorale tra Forza Italia e An "diventerà un'unica forza politica". Ai pm il leader del Pdl manda subito un messaggio, che pare una dichiarazione di guerra: "La separazione delle carriere è imprescindibile". Del resto già lunedì aveva fatto sapere che tra le prime riforme ci sono giustizia, scuola, sanità e burocrazia. Il Cavaliere vuole essere subito operativo. Lo attendono cinque anni difficili. Parla già da premier, anche se non ha ancora giurato. Annuncia che manterrà tutte le promesse fatte in campagna elettorale. La squadra di governo è quasi pronta, la lista dei ministri sarà diffusa in settimana. Le priorità sono in calendario. Innanzitutto l'emergenza rifiuti a Napoli, dove terrà il primo Consiglio dei ministri, che darà il via libera all'abolizione dell'Ici sulla prima casa, alla detassazione degli straordinari, al premio di produttività e a bonus di mille euro per i nuovi nati. Senza per questo aumentare la spesa pubblica. "E rispetteremo le regole Ue". "Continueremo con un forte contrasto all'evasione e all'elusione fiscale", dice, "e intendiamo abolire progressivamente le imposte sulla successione, sulle donazioni e il bollo su auto, moto e motorini, man mano che la situazione dei conti dello Stato ce lo consentirà". Ma in cima alla lista c'è la soluzione del problema Alitalia. E su questo assicura: "Farò tutto il necessario". Tradotto significa che, tornato al governo la trattativa con Air France farà parte del passato, ora in campo scenderà la cordata italiana: "Non ci saranno difficoltà per avere una compagnie italiana. La situazione si risolverà in modo sereno e si deve intervenire nel minor tempo possibile". E il futuro di Malpensa non sarà più messo a rischio. Lo scalo varesino continuerà ad essere un hub, insomma non si tocca. Berlusconi ieri ha incontrato a Palazzo Grazioli l'alleato Fini e il fido Gianni Letta. Poi all'Auditorium della Tecnica ha tenuto la sua prima conferenza dopo le elezioni. Ha spiegato di aver ricevuto le telefonate di molti leader mondiali, da Bush a Sarkozy, che - ha riferito - "sono convinti che cambieremo l'Italia". Il Cavaliere non teme la forza della Lega. A chi ha parlato con preoccupazione di un Pdl ostaggio del Carroccio, Berlusconi ha detto: "In cinque anni la Lega non ha mai comandato". Quanto al successo elettorale: l'esito del voto ha confermato che la "tanto vituperata legge elettorale ha funzionato": "Ha prodotto risultati storici". Ha smentito poi di avere riesumato la Bicamerale del 1994 per varare le riforme istituzionali. Precisa di avere detto "solo che sarebbe una buona base per un lavoro bipartisan sulle riforme". Su quanto fatto dal governo Prodi: "Ho sempre pensato che un governo non debba capovolgere le cose fatte dal governo precedente. Ma non escludo che emergano situazioni che necessiteranno di un intervento abrogativo".

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<Il telefonino vietato> (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

ELEZIONI "Il telefonino vietato" &nbsp Vietato portare il telefonino in cabina elettorale: ennesima "trovata" della mega stipendiata burocrazia italiana che risolve tutto con le parole. Per essere efficace si sarebbe dovuto prima autorizzare e, poi, fare perquisire i cittadini. Assurdo, ovviamente, a meno che non pensino che se uno lo vuole usare per secondi fini rispetti il divieto! Gianni Lorenzi Costabissara  .

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(ACR) LAPENNA (FI) SU CRISI INDUSTRIALE IN BASILICATA (sezione: Burocrazia)

( da "Basilicanet.it" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

LAPENNA (FI) SU CRISI INDUSTRIALE IN BASILICATA 16/04/2008 13.09.49 [Basilicata] (ACR) - â??I Piani industriali di rilancio nelle crisi aziendali che riguardano, purtroppo, gran parte degli stabilimenti produttivi presenti sul nostro territorio, rischiano di essere anacronistici per il mercato, paventandosi sempre più¹ spesso per i lavoratori lâ??ipotesi della mobilità â?. È? quanto dichiarato dal consigliere regionale di Forza Italia, Sergio Lapenna, che ha espresso â??un giudizio molto critico in merito alle irrisolte crisi del settore industriale lucanoâ?. â??Anche nella soluzione delle gravi crisi industriali â?" afferma Lapenna - il Governo regionale si dimostra lento e non in grado di gestire le situazioni di emergenza, poiché© i ritardi della burocrazia e lâ??immobilismo della Giunta De Filippo, di fronte a problematiche così¬ serie ed importanti, si ripercuotono sui lavoratori. Il lavoro â?" sottolinea Lapenna - rappresenta unâ??emergenza vera e propria nel nostro territorio e merita unâ??attenzione costante da parte della classe dirigente. Inoltre - aggiunge il consigliere - i risultati delle ultime votazioni hanno evidenziato un segnale chiaro di cambiamento per una politica riformista e riformatrice, non ancorata al mero assistenzialismo che ha prodotto i danni economico sociali a cui oggi stiamo assistendoâ?. Lapenna, oltre ad esprimere la solidarietà  a tutti lavoratori lucani, ritiene che â??vi debba essere una nuova politica, sia a livello nazionale che locale, che affronti in maniera seria il problema della crisi del Mezzogiorno, invece il centro sinistra lucano continua ad alimentare un sistema di gestione non produttivo, che implica scelte politiche sbagliate e non tempestive, attraverso la consueta concessione di agevolazioni, il ricorso sbagliato alla formazione professionale e continua che spesso rappresentano solo un ulteriore spreco di risorse pubbliche per tamponare il momento di crisi senza mai addivenire ad una soluzione seria, concreta, e, soprattutto, definitiva per i problemi dei lavoratoriâ?. â??È? opportuno â?" conclude Lapenna â?" adottare una politica seria di rilancio e di sviluppo costante ed efficace nel tempo e rapida nelle soluzioni, visto che si continuano a registrare continui ritardi anche in presenza di situazioni così¬ drammatiche. Per voltare pagina occorre investire non solo nellâ??impresa, ma anche nei servizi che ruotano intorno ad essa e nelle infrastrutture, la cui mancanza è¨ spesso allâ??origine dei tanti problemi della nostra Regione. Tutto questo al fine di garantire una stabilità , una reale crescita ed un incremento occupazionale per superare il grave stato di crisi dellâ??industria localeâ?. (dt ).

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Patto tra produttori 1 l'analisi dei sindacati (sezione: Burocrazia)

( da "Riformista, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Patto tra produttori 1 l'analisi dei sindacati Le fabbriche alla Lega Nord e la disfatta rossa La campana suona anche per Epifani e Bonanni Il "patto tra produttori" che è emerso dalle urne sembra l'esatto opposto di quello vagheggiato da Veltroni, in un certo senso somiglia al suo rovesciamento. Il leader del Pd aveva pensato di costruire un'alleanza di ferro tra imprenditori e sindacati per far ripartire il paese, candidando rappresentanti autorevoli di entrambi in cima alle liste, soprattutto in regioni chiave come il Veneto. Ma il risultato delle elezioni, segnatamente nelle regioni del nord, l'inedito travaso en masse di voti da Rifondazione alla Lega, sembra rigettare questo programma, sembra segnalare che la saldatura tra interessi dei lavoratori e dei loro padroni, in un'industria a stragrande maggioranza costituita da medie e piccole imprese, c'è stata. Ma non è un verdetto favorevole ai sindacati e manda un messaggio chiarissimo a Roma, ben veicolato dalle parole d'ordine del Carroccio e dall'uomo più leghista del Pdl, Giulio Tremonti: basta con il tartassamento fiscale, la mancanza di infrastrutture, le montagne di burocrazia, il dumping cinese. E in casa dei due sindacati maggiori, una prima, cauta riflessione sul voto c'è stata, ieri. Ai piani alti della Cgil e della Cisl - entrambi hanno riunito ieri le segreterie - c'è la chiara percezione dell'allarme e della protesta che provengono dal nord, del patto produttori-lavoratori rovesciato beffardamente nel suo opposto. Già lunedì, poco prima che chiudessero le urne, i due segretari generali, Bonanni ed Epifani, si erano sentiti al telefono, colpiti dall'enorme astensionismo che si è registrato soprattutto nelle regioni "rosse". Ma il risultato delle elezioni è andato oltre ogni previsione, per entrambi. C'è d'un lato, come ha sottolineato con i suoi Bonanni, un chiaro verdetto degli elettori, nettissimo, contro l'ingovernabilità. Che si è espresso soprattutto al Senato. Ma il numero uno del sindacato di via Po è stato severo, nelle sue valutazioni, soprattutto con Rifondazione. Che ha pagato "due volte", secondo il leader Cisl. La Cosa rossa ha perso una prima volta, in fabbrica, quando si è opposta l'estate scorsa al protocollo sul Welfare del governo Prodi e le fabbriche lo hanno approvato invece a largissima maggioranza, ha ricordato. E ha perso una seconda volta ieri, nelle urne. Per Guglielmo Epifani invece il nodo della disfatta della Sinistra l'Arcobaleno è più delicato. L'"extraparlamentarità" di Rifondazione preoccupa il sindacato di Corso d'Italia, che teme contraccolpi di una prevedibile radicalizzazione anche sulla propria organizzazione, segnatamente in alcune categorie come i metalmeccanici. Ma il risultato delle urne, è stato il ragionamento di Epifani, ha punito indubbiamente la radicalità ideologica. Ed è "una sconfitta seria per il centrosinistra", ha osservato davanti ai segretari confederali. Il compito del maggiore sindacato italiano, è stata poi la riflessione di Epifani, è "evitare di ridursi ad un avamposto di testimonianza", continuando a dimostrare "concretezza nelle proposte". E nel comunicato diffuso successivamente alle agenzie, il numero uno della Cgil ha usato parole equilibrate, riconoscendo che "lo spostamento a destra dell'asse politico del paese" è figlio anche del fatto che "alle molte attese dei lavoratori e dei pensionati non sono arrivate le risposte necessarie". Epifani ha dedicato un passaggio al voto di operai e pensionati, che "interroga tutti" ed ha ricordato che la discussione con il nuovo governo dovrà partire - è una riflessione fatta ieri anche da Bonanni nel corso della segreteria - dalla piattaforma presentata mesi fa a Prodi sulla riduzione della pressione fiscale per lavoratori e pensionati, il freno a prezzi e tariffe e sul sostegno alla domanda. Ma con il ritorno al governo di Berlusconi e della Lega torna anche lo spettro della spaccatura dei sindacati, consumata sul Patto per l'Italia del 2002 e risanata soltanto dopo anni. Non a caso Epifani ha toccato ieri in riunione con i segretari confederali il tema dell'unità sindacale, che va mantenuta salda, secondo il leader Cgil, per portare avanti con forza le vertenze dei prossimi mesi con il nuovo governo. Le prime due sono già in agenda da mesi: la piattaforma sui salari e la riforma del modello contrattuale. Naturalmente, i sindacati sono anche molto attenti a quello che si sta muovendo a Roma, nei dintorni di Palazzo Grazioli, dove Berlusconi sta mettendo insieme la sua squadra di governo. Ieri da An filtrava l'intenzione di dare battaglia sul ministero più interessante, per le parti sociali, il Lavoro, che dovrebbe essere accorpato con la Sanità. E il candidato già c'è, è Alemanno, ma sembra al momento piuttosto impegnato a strappare al Pd l'ennesimo scranno di questa partita elettorale: il Campidoglio. 16/04/2008.

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LETTERE (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Circondario Sud2)" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Lettere Equitalia: 35mila solleciti bonari Renato Scognamiglio- Amministratore Delegato Equitalia Caro Lubrano, torno di nuovo ad utilizzare la sua rubrica per tentare di rendere sempre più proficuo il dialogo con i cittadini come ci permette di fare, per la seconda volta, il signor Umberto Capoccia. In merito alle cartelle in questione le informazioni in nostro possesso sono più contraddittorie (risulta pervenuto un solo sgravio) e per questo abbiamo invitato il signor Umberto nei nostri uffici per un chiarimento definitivo. Per quanto riguarda, invece, l'altra questione posta e cioè la necessità di assumere informazioni preliminari prima dell'invio delle cartelle, non possiamo che ribadire che l'Agente della Riscossione non può - secondo la legge costitutiva - entrare nel merito della pretesa creditoria che sarebbe, poi, nel caso di Napoli (oltre un milione e mezzo di avvisi l'anno) praticamente un impegno impossibile da assolvere. Naturalmente, quando ci si è trovati di fronte a casi evidenti come è successo qualche mese fa quando il Comune è incorso in un errore trasformando, ad esempio, multe da un milione di lire in un milione di euro, siamo intervenuti chiedendo l'annullamento di tutte le contravvenzioni alterate dal disguido telematico. Il signor Capoccia ci offre, comunque, l'occasione di ricordare che proprio nell'ultimo mese sono partiti dagli uffici di via Bracco oltre 35 mila solleciti bonari con i quali l'Agente della Riscossione esorta all'adempimento spontaneo prima di ricorrere ad azioni più invasive. In sostanza, dopo i 60 giorni dalla notifica, se non è avvenuto il pagamento, Equitalia Polis invece di passare immediatamente alle misure coattive, come la legge consente, chiede al cittadino - attraverso la compilazione di un modulo inviatogli con una busta preaffrancata e con l'indirizzo prestampato - la comunicazione di eventuali pagamenti già effettuati o di provvedimenti di sgravio (come sostiene nel suo caso il signor Capoccia), sospensione e maggior rateizzo di cui l'Agente della Riscossione può non avere ancora avuto notizia. Insomma, il nostro impegno è di migliorare il servizio al cittadino orientandolo sempre più a criteri di tempestività e trasparenza. Registro con soddisfazione la soluzione del caso e considero dunque chiusa la polemica. Ancora pochi gli asili nido Jolanda Merceffi - NAPOLI Ogni anno, proprio in questo periodo tante giovani mamme (e io tra costoro) sono angosciate dal problema dell'asilo nido: iscrizioni, graduatorie, non c'è mai posto eccetera. In questi giorni che stiamo vivendo siamo frastornati dai discorsi e dalle promesse e a parole più di un leader si impegna ad attuare una vera politica per la famiglia. Ma non sarebbe ora che chi vince parta proprio da qui, dagli asili nido? Si discute tanto della poca fertilità degli italiani, si piange sul fatto che nascono pochi bambini e poi quando si tratta di aiutare le coppie che lavorano a lasciare i pargoli in custodia a strutture competenti, si fa poco e niente, specialmente al Sud. Ho una sorella che vive in Toscana e lì la Regione da una mano alle mamme che non hanno trovato un posto al nido per il loro bimbo. È vero. La Regione Toscana ha stanziato un milione e quattrocentomila euro per ridurre le liste d'attesa e per venire incontro alle madri che lavorano. In pratica l'istituzione pubblica offre a ogni famiglia che si vede respinta la domanda d'ospitalità all'asilo nido (per saturazione dei posti disponibili) un buono di 1500 euro. La cifra è un contributo alla spesa che una madre affronta affidando il bambino a una struttura privata. Condivido il suo discorso su quella che dovrebbe essere una vera politica per la famiglia. Ma qualcosa però, bisogna dirlo per obiettività, si è fatto. I posti disponibili nelle cosiddette "sezioni primavera", per i piccoli da 18 a 36 mesi, sono passati da 188mila a 253mila. Una goccia, è pur vero, rispetto al mare di richieste, tuttavia possiamo considerarlo un passo avanti verso il traguardo del 2010 quando la copertura territoriale di asili nido dovrebbe raggiungere il 33% (oggi siamo prossimi al 15%). Corretti , corrotti e presunti qualunquisti Alfredo Repillo - SALERNO Caro Lubrano, ogni giorno c'è uno scandalo che ci fa scoprire un Paese marcio, nel quale la corruzione si è propagata come la peste. Fra tutti gli episodi di malaffare che registrano le cronache me ne è rimasto impresso uno che riguarda la mia terra d'origine, la Calabria. Nemmeno a lei sarà sfuggito, penso, quell'assessore regionale che fece assumere dall'amministrazione un suo uomo ma gli impose una tangente mensile sullo stipendio, un vero e proprio "pizzo" di duecento miserabili euro. E mi fece impressione il fatto che sui giornali si parlò di "prassi", e cioè che la pretesa era di diversi assessori e non di uno solo! Io passo per essere un qualunquista. Anzi, peggio: in queste settimane l'accusa che mi sento fare è quella dell'antipolitica. Mi chiedo perché: forse perché gli scandali mi hanno nauseato? Certo che ricordo l'episodio! Venne alla ribalta nel giugno del 2007. Il fatto che sia accaduto in Calabria vuol dire poco, i corrotti e i corruttori nel mondo politico come in quello delle imprese sono spuntati in questi ultimi decenni un po' dovunque in Italia. È la piaga dell'illegalità che si diffonde a macchia d'olio e sembra inarrestabile. L'ho scritto già altre volte. La sua nausea è legittima, dunque, come la mia e come quella di tanti cittadini che sono esasperati dal degrado morale del Paese. Forse una sola cosa possiamo fare: alle legioni di corrotti e corruttori dovremmo opporre un piccolo sodalizio: l'associazione dei corretti. Non dico onesti, attenzione, dico corretti. Ci riconosceremmo facilmente: siamo così pochi ormai... A Procida un esempio di spreco nazionale Vito e Anna G. - NAPOLI Nei giorni scorsi siamo stati ospiti della sua isola. Abbiamo avuto modo il sabato di fare un giro di Procida e per prima cosa siamo partiti dalla Terra Murata, il rione più alto caratterrizzato dal tetro edificio dell'ex penitenziario. E qui abbiamo appreso da un giovane e cortese passante che il Bagno Penale, come si chiamava una volta il carcere borbonico, chiuso nel 1988 dopo il restauro dell'ala più vecchia, è stato completamente abbandonato a se stesso. Non è un peccato? Possibile che non si pensi di utilizzare a fini turistici o culturali un palazzo del genere, così carico di storia? Con il panorama mozzafiato che si gode da lassù, se il Bagno Penale fosse oggi un albergo molte giovani coppie come la nostra ci prenderebbe volentieri stanza. A vederlo oggi, sì, mette tristezza e allo stesso tempo suscita rabbia. Per un isolano come me ogni volta che torno a Procida è quasi un obbligo "salire alla Terra Murata", come diciamo noi. E di recente mi è toccato di spiare dal buco della serratura lo scempio. Alle spalle della facciata principale dell'ex Bagno Penale c'è una grande piazza in fondo alla quale un cancello di ferro immetteva agli alloggi delle guardie carcerarie. Ebbene, ciò che s'intravvede dalla toppa è ora una macchia verde e biancastra: sterpaglia, fogliame, detriti, la desolazione, il nulla. Sembra il destino delle ex colonie penali ospitate in isole come Capraia, Pianosa, Ventotene, la mia Procida: lasciate da decenni a marcire nell'abbandono totale. Eppure, come dicono i miei lettori Anna e Vito, luoghi simili conservano una loro suggestione e sarebbero capaci di una nuova vita se restaurati e destinati ad usi civili particolari. Per il carcere di Procida, ad esempio, c'era stato nei primi Anni Novanta un progetto di rilancio della Fiat Engineering che tendeva a farne un centro congressi internazionale. E in tempi successivi si è parlato della possibile creazione, con la collaborazione dell'Università Federico II di Napoli, di un museo dei delitti e delle pene. Ricordo che sul finire degli anni Ottanta, proprio dopo l'inutile restauro, si ventilò l'ipotesi di trasformare in albergo a quattro o cinque stelle l'ex colonia penale. Ogni camera avrebbe avuto il nome di uno degli ospiti a vario titolo famosi del vecchio penitenziario: quello, ad esempio, del bandito La Marca o quelli degli ex gerarchi fascisti (Graziani, Teruzzi, Ezio Maria Gray) che giunsero qui in ceppi nel dopoguerra. Niente, la burocrazia statale ha fatto arenare ogni idea. E i soldi sprecati per il restauro? Sento nell'orecchio la sprezzante risposta: e chi se ne frega! Contro le vibrazioni della metropolitana Valeria R. - NAPOLI Caro dottor Lubrano, vivo in uno stabile di tre piani di cui è proprietaria la mia famiglia, in una zona di campagna. Sotto il palazzo passano i treni della metropolitana e ogni volta si avverte un forte tremore, al punto che temo dei danni. Ci sono gli estremi per un risarcimento? Difficilmente le sensazioni sono sufficienti a ottenere un risarcimento. Per questa ragione è necessario richiedere una perizia a un tecnico specializzato, capace di individuare i segni di danni strutturali e di pericoli per gli inquilini. Lo stesso perito potrà anche stabilire se le vibrazioni superano i termini di legge. A quel punto, si potrà consultare un legale per stabilire se esistono le basi per il ricorso al tribunale. Quanto valgono 100 lire del '42 Dorina Russante - SALERNO Mi ha incuriosito molto la risposta che lei ha dato a quella signora di Genova che si lamentava dell'amministratore del suo condominio il quale minacciava di sanzionare non so quale infrazione al regolamento. Non sapevo che una legge del 1942 consentiva una multa simile e la quantificava in cento lire. Ma si può stabilire quanto varrebbero oggi le cento lire del '42? Intanto diciamo, a scanso di equivoci, che la legge del '42 non vale più. Una sentenza della Cassazione del 1995 ha stabilito che il regolamento condominiale è un patto tra privati e quindi non sono applicabili ad esso gli aggiornamenti delle sanzioni pubbliche disposte con leggi dello Stato. E poi, per soddisfare la sua curiosità, posso aggiungere che è stato fatto un calcolo in base al quale le cento lire del '42 varrebbero oggi 49 euro. Dopo quanti anni le multe decadono Vincenzo Percarne, Portici Forse lei mi può togliere il dubbio. Mi è stata recapitata una richiesta di pagamento di una multa del '93, naturalmente maggiorata in modo pesante. Ma essendo passati quindici anni, non si deve ritenere che la multa sia caduta in prescrizione? Normalmente l'annullammento avviene dopo cinque anni. Mi sbaglio? La prescrizione delle multe stradali è uno di quegli argomenti ai quali non è possibile dare una risposta precisa. Ma ci sono delle certezze: se l'automobilista indisciplinato non paga, oppure se non riceve la raccomandata con il verbale per colpa delle Poste (circostanza non troppo rara), dopo qualche anno riceve una cartella esattoriale con l'importo triplicato. Secondo l'articolo 28 della legge n. 689/1981 e anche secondo l'articolo 209 del Codice della strada la cartella esattoriale deve arrivare entro 5 anni, altrimenti va in prescrizione. Dunque dopo un quinquennio tutte le sanzioni amministrative diventano carta straccia? Troppo semplice. Con una sentenza che ha fatto discutere, nel 1999 la Corte di Cassazione ha praticamente allungato la prescrizione di altri quattro mesi, stabilendo che i 5 anni si contano fino all'iscrizione a ruolo della somma dovuta. In altre parole, per un eventuale ricorso bisogna guardare la data di consegna o iscrizione del ruolo che è riportata sulla cartella, che deve stare entro i 5 anni dall'infrazione. La questione è ridiventata incerta con la recente sentenza n. 23251 del 2005, sempre della Cassazione, dalla quale sembra di capire che i 5 anni si devono calcolare "netti"", senza l'aggiunta dei quattro mesi. Rimane però valida la regola che il periodo trascorso non deve essere "interrotto" da nessuna notifica. Per ciò è sempre bene richiedere l'eventuale documentazione che attesti l'effettiva validità della sanzione. Quanto dura una causa fiscale Giovannino S. - NAPOLI Gentile Lubrano, mi trovo anch'io nella condizione di quel signore che le ha scritto a "Piazza grande", nel senso che anch'io ho presentato ricorso alla commissione tributaria per una sovrattassa che non ritengo, per ragioni precise, di dover pagare. Ma non ho afferrato la sua risposta sul tempo che occorre per arrivare a chiudere il contenzioso. Ripeto a lei quello che ho detto al sig. Pierfrancesco da Roma che mi ha mandato una mail all'indirizzo televisivo. E cito il rapporto del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, a cui più di un giornale recentemente ha dato risalto. Sono più di seicentomila le cause in sospeso col fisco e per chiudere una vertenza del genere passano dai 650 a 1868 giorni, ossia da due a cinque anni.

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SEGUE DALLA PRIMA PAGINA (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Circondario Sud2)" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Se una persona con questo passato e queste disponibilità economiche ha deciso di candidarsi di nuovo alla guida del Paese e ha vinto le elezioni con un margine che pochi prevedevano, deve aver dato una svolta alla propria concezione della politica. Nei cinque anni del suo governo precedente, Silvio Berlusconi ha firmato molte riforme importanti e alcune leggi - dalla giustizia alla televisione - che pure inserite in quadri normativi ragionevoli hanno finito per favorirlo personalmente. Quel governo - il cui bilancio ad avviso di chi scrive resta nel complesso positivo - ha tuttavia sofferto per liti, impuntature, veti, ricatti all'interno della coalizione che ne hanno rallentato la marcia e compromesso l'immagine. Il punto più alto di autolesionismo si ebbe nell'ultimo anno di mandato con la "discontinuità" chiesta e ottenuta dal segretario dell'Udc Marco Follini che impose a Berlusconi l'umiliazione di una crisi-lampo. Ma anche le liti tra Fini e Tremonti non giovarono certo né all'efficienza né all'immagine del governo. Tutto questo è ormai alle spalle, ma deve servire di monito sia al presidente del Consiglio, sia ai leader delle forze che compongono la nuova e più ristretta coalizione. Berlusconi ha incassato dalle elezioni un sostegno popolare fortissimo e ha davanti a sé campo libero. Un suo nuovo mandato a palazzo Chigi che gli farebbe battere i record di Andreotti e di Giolitti ha senso soltanto se egli sarà capace davvero di risollevare l'Italia dalla sua crisi ormai endemica e di lasciare un segno nella storia italiana moderna. Questo non è solo il paese della Casta politica. È purtroppo il paese delle caste: sindacati, associazioni imprenditoriali e professionali, alta e bassa burocrazia, cartelli d'interessi grandi e piccolissimi. Tutti guardano a sé e invitano ad operare nel giardino del vicino. Pochi sono disposti a rinunce per il bene comune. Berlusconi ha davanti a sé un compito enorme e ne ha ricordato nella conferenza stampa di ieri sera la drammatica evidenza: dalle infrastrutture alla burocrazia, dall'energia alla criminalità, siamo molto indietro rispetto agli altri paesi europei. Una svolta tangibile in questi campi basterebbe da sola a qualificare una legislatura. Sorprende la sicurezza con cui ieri sera Berlusconi si è detto convinto di risolvere in breve tempo il problema dell'Alitalia e il piglio confermato nell'affrontare il dramma della spazzatura in Campania. Vedremo anche quali effetti avranno già prima dell'estate la detassazione degli straordinari e dei premi di produttività e il pur modesto adeguamento delle pensioni minime al costo della vita. Ma è il cambio complessivo di passo che ci si aspetta, dopo venti mesi in cui Romano Prodi è stato costretto a mediare ciò che mediare non si poteva. E in questo senso è attesa alla prova la Lega, che deve lasciare l'ottica di partito territoriale per assumersi le responsabilità di grande partito nazionale. Il favore con cui Berlusconi ha accolto ieri sera la decisione di Walter Veltroni di opporre al governo in carica un gabinetto ombra dell'opposizione lascia immaginare un confronto serrato e probabilmente virtuoso sui singoli temi. La semplificazione parlamentare può fare il resto. Ma il timone è nelle mani del Cavaliere: può passare alla storia o galleggiare nel piccolo cabotaggio. A lui la scelta. Bruno Vespa.

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Grazie Illy, complimenti Tondo. (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Grazie Illy, complimenti Tondo. Ma il mondo dell'economia provinciale - categorie e sindacati - già guarda avanti e traccia un percorso di priorità da affrontare. Sostegno all'imprenditoria (specie se montana - confidando anche nella "sensibilità" del tema da parte di un "montanaro" come Tondo), sburocratizzazione; ma anche conferma del metodo concertativo, lotta al precariato, tutela dei redditi, rafforzamento delle politiche per il welfare, per l'occupazione e la sicurezza del lavoro: sono queste le tematiche sulle quali si confronterà con Tondo."Come assessore all'Artigianato - commenta Carlo Faleschini, presidente di Confartigianato Udine - Tondo ha operato bene: con il governo di Centrodestra in Regione è stato varato il Testo unico per l'artigianato, uno dei primi in Italia. Ma anche con Illy - aggiunge - l'artigianato ha avuto un ottimo approccio". Che cosa attendersi ora? "Beh, le persone che "contano" in montagna ci sono - sostiene Faleschini -. Quello che manca è l'entusiasmo dell'imprenditoria, la voglia dei rischiare. Speriamo che attorno a Tondo, presidente e imprenditore montanaro e tra l'altro presidente del Cosint di Tolmezzo che ha ultimamente dato segnali di grande vitalità, possa nascere un nuovo entusiamo: insomma, che sia di esempio e di trascinamento...".Un aspetto - la provenienza imprenditoriale di Tondo - che viene sottolineata anche da Giovanni Da Pozzo, presidente della Camera di commercio. Che sposta però l'attenzione sull'importanza della squadra che Tondo metterà in campo "per governare i processi di riforma della regione". Al nuovo presidente regionale, Da Pozzo chiede "un sostegno all'economia non solo in termini quantitativi, ma anche psicologici" e si attende che metta in agenda temi importanti, anzi prioritari, quali infrastrutture, riammodernamento della macchina pubblica e la diminuzione della burocrazia per le Pmi.Sul fronte sindacale, Roberto Muradore, segretario "indicato" della Cisl udinese, rilancia come priorità il tema della concertazione: "Dobbiamo condividere la progettualità che consenta il rilancio del Friuli in termini economici e sociali: è indispensabile, ritengo, il contributo di idee e conoscenza che solo chi conosce il territorio può dare per sviluppare appieno le potenzialità di una determinata area". La Cgil, da parte sua, chiede - attraverso Ezio Medeot, della segreteria regionale - alla nuova giunta di "dare continuità ai risultati che sono stati ottenuti dalla precedente amministrazione (sul piano della concertazione e di leggi quali buon lavoro e legge per i non autosufficienti (legge da implementare). E propone l'istituzione di un osservatorio regionale dei prezzi e la concertazione su fisco locale e tariffe, senza dimenticare welfare e sicurezza del lavoro.

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SEGUE DALLA PRIMA PAGINA (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

EntrareNei cinque anni del suo governo precedente, Silvio Berlusconi ha firmato molte riforme importanti e alcune leggi - dalla giustizia alla televisione - che pure inserite in quadri normativi ragionevoli hanno finito per favorirlo personalmente.Quel governo - il cui bilancio ad avviso di chi scrive resta nel complesso positivo - ha tuttavia sofferto per liti, impuntature, veti, ricatti all'interno della coalizione che ne hanno rallentato la marcia e compromesso l'immagine.Il punto più alto di autolesionismo si ebbe nell'ultimo anno di mandato con la 'discontinuità' chiesa e ottenuta dal segretario dell'Udc Marco Follini che impose a Berlusconi l'umiliazione di una crisi-lampo. Ma anche le liti tra Fini e Tremonti non giovarono certo né all'efficienza, né all'immagine del governo. Tutto questo è ormai alle spalle, ma deve servire di monito sia al presidente del Consiglio, sia ai leader delle forze che compongono la nuova e più ristretta coalizione. Berlusconi ha incassato dalle elezioni un sostegno popolare fortissimo e ha davanti a sé campo libero.Un suo nuovo mandato a palazzo Chigi che gli farebbe battere i record di Andreotti e di Giolitti ha senso soltanto se egli sarà capace davvero di risollevare l'Italia dalla sua crisi ormai endemica e di lasciare un segno nella storia italiana moderna. Questo non è solo il paese della Casta politica.È purtroppo il paese delle caste: sindacati, associazioni imprenditoriali e professionali, alta e bassa burocrazia, cartelli d'interessi grandi e piccolissimi.Tutti guardano a sé e invitano ad operare nel giardino del vicino. Pochi sono disposti a rinunce per il bene comune.Berlusconi ha davanti a sé un compito enorme e ne ha ricordato nella conferenza stampa di ieri sera la drammatica evidenza: dalle infrastrutture alla burocrazia, dall'energia alla criminalità, siamo molto indietro rispetto agli altri paesi europei. Una svolta tangibile in questi campi basterebbe da sola a qualificare una legislatura.Sorprende la sicurezza con cui ieri sera Berlusconi si è detto convinto di risolvere in breve tempo il problema dell'Alitalia e il piglio confermato nell'affrontare il dramma della spazzatura in Campania.Vedremo anche quali effetti avranno già prima dell'estate la detassazione degli straordinari e dei premi di produttività e il pur modesto adeguamento delle pensioni minime al costo della vita. Ma è il cambio complessivo di passo che ci si aspetta, dopo venti mesi in cui Romano Prodi è stato costretto a mediare ciò che mediare non si poteva. E in questo senso è attesa alla prova la Lega, che deve lasciare l'ottica di partito territoriale per assumersi le responsabilità di grande partito nazionale.Il favore con cui Berlusconi ha accolto ieri sera la decisione di Walter Veltroni di opporre al governo in carica un gabinetto ombra dell'opposizione lascia immaginare un confronto serrato e probabilmente virtuoso sui singoli temi. La semplificazione parlamentare può fare il resto. Ma il timone è nelle mani del Cavaliere: può passare alla storia o galleggiare nel piccolo cabotaggio. A lui la scelta.Bruno Vespa.

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Un clic del mouse per dimettersi (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

La comunicazione obbligatoria al ministero può essere inviata mediante internet Mezzo passo indietro da parte del Ministero del Lavoro riguardo il nuovo obbligo delle dimissioni volontarie entrato in vigore lo scorso 5 marzo. E così si può dire che a Roma hanno dato ascolto alla protesta partita dai consulenti del lavoro di Treviso. La protesta perchè si risolveva in un aggravio burocratico l'incombenza con la quale si voleva porre argine al fenomeno (non molto diffuso nella Marca) delle dimissioni fatte firmare in bianco dai datori di lavoro al dipendente al momento dell'assunzione.Cos'è successo? Il dicastero, con una recente circolare, ha infatti ammesso la possibilità da parte del lavoratore di accedere al sito ministeriale, senza necessità di recarsi presso uno dei soggetti abilitati, procedendo alla compilazione ed alla trasmissione del modulo al ministero. Ciò ha fatto venir meno quanto affermato nella precedente circolare del 4 marzo 2008 che prevedeva che il lavoratore per la compilazione del modulo si doveva recare obbligatoriamente presso uno dei soggetti abilitati per la convalida.Rimangono tuttavia negativi i giudizi degli addetti ai lavori (in particolare, i professionisti che assistono le imprese) nei confronti della nuova normativa sulle dimissioni volontarie.Una conseguenza negativa sarebbe rappresentata dall'onere sociale derivante dall'applicazione del nuovo adempimento. Si tratta dei costi dovuti per l'incremento del livello di burocrazia che il nuovo obbligo avrebbe innescato. È rilevante il costo che peserebbe sulla collettività come conseguenza del nuovo obbligo delle dimissioni volontarie in vigore dallo scorso 5 maggio.L'osservazione è di Sergio Rosato - direttore di Veneto Lavoro - in occasione di un recente convegno organizzato a Treviso dai Consulenti del Lavoro provinciali. Ha affermato che il nuovo adempimento "è un accumulo di costi impropri insignificanti".Altro aspetto che viene criticato riguarda la platea dei soggetti abilitati dalla legge a convalidare le dimissioni: tra questi rientrano i Comuni. Per gli addetti ai lavori appare una forzatura ricomprendere le amministrazioni comunali tra i soggetti abilitati ad accogliere il lavoratore dimissionario, eventualmente ad assisterlo nella compilazione del modulo e quindi ad inviare per via telematica il modulo per formalizzare le dimissioni. Alcuni dei dati richiesti dalla legge hanno carattere tecnico e la relativa compilazione presuppone la conoscenza di alcuni aspetti della normativa del lavoro e dei contratti collettivi.Il dubbio che ci si pone è se i Comuni sono dotati al loro interno di competenze di questo tipo e, in caso negativo, se sono disposti a dotarsene, visto che la legge li obbliga ad erogare tale servizio; tutto ciò potrebbe significare maggiori costi in capo ai comuni, alcuni dei quali già in condizioni finanziarie difficili.Il comune di Villorba è tra quei comuni che hanno dato la propria disponibilità a garantire il servizio in favore dei residenti: ci si potrà rivolgere all'ufficio del personale dal lunedì al venerdì in orario 12.30 - 13.30. Ma ci sono già state segnalazioni di comuni presso i quali non sarebbe così agevole usufruire di tale servizio, dovendo giocoforza rivolgersi ad altri "intermediari" abilitati, vale a dire direzione provinciale del lavoro e centri per l'impiego.A riguardo c'è tuttavia da sottolineare il mezzo passo indietro da parte del ministero del lavoro, il quale permette ora di effettuare la trasmissione del modulo al ministero anche allo stesso lavoratore dimissionario. Attraverso la recente circolare il ministero offre inoltre altre importanti precisazioni. Per esempio la data di decorrenza delle dimissioni da indicare nel modulo non si deve più intendere il primo giorno di non lavoro, bensì il primo giorno di preavviso; a tal riguardo occorre precisare che il preavviso decorre comunque da quando il modulo viene portato a conoscenza del datore di lavoro. Con la nuova circolare, inoltre, il ministero rivede la platea dei soggetti obbligati ed esclusi dall'utilizzo del modulo telematico.B.S.

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Il senno di poi (sezione: Burocrazia)

( da "Stampaweb, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

C'è un partito che nell'ultimo decennio ha governato un quarto del Paese, ha prodotto una classe dirigente spesso giovane e competente ed è persino riuscito a sopravvivere alle proprie cattive maniere. Quel partito è la Lega e potrebbe diventare il motore riformatore del governo Berlusconi, se solo arriverà a completare il cammino di trasformazione avviato in questi anni. Dietro lo schermo del cabaret celtico e delle grida di secessione, Umberto Bossi è riuscito a dare solidità ad un movimento politico ormai lontano dalla rappresentazione zotica e valligiana a cui troppe volte ci siamo affidati. Sempre più simile ad una Democrazia cristiana del Nord anche per la dimensione dei consensi che raccoglie in tre grandi regioni (e giustamente Stefano Folli rimandava ieri sul Sole-24 Ore all'esempio della Csu bavarese), la Lega si compone di anime diverse e conflittuali che Bossi ha tenuto insieme con un mix tra pugno di ferro, mitologia della resurrezione e scuola di buona amministrazione locale. Ha tenuto la componente chiassosa e razzista insieme con quella pragmatica e moderata guidata da Roberto Maroni, i reduci della Guardia Padana accanto alla schiera dei circa duecento sindaci in gran parte quarantenni, la vecchia guardia insurrezionale insieme con il gruppo parlamentare più giovane della legislatura appena conclusa. Un partito che nel corso degli anni si è fatto sempre più articolato, presentandosi in molte realtà con il volto rassicurante di giovani preparati (come quello del leader piemontese Roberto Cota) che da domani potranno avere ancora più spazio nell'agone nazionale. La Lega è dunque approdata allo status di forza responsabile di governo? Dipenderà da come verranno espresse in Parlamento e metabolizzate dalla nuova stagione berlusconiana le domande che vengono dal suo elettorato, anch'esse molto diverse dal passato. Se queste elezioni hanno brutalmente semplificato il quadro parlamentare, il voto leghista è portatore di una ulteriore carica di semplificazione politica. Filtrate dalla stagione del governo debole e dell'antipolitica, le sue richieste si sono fatte più concrete e meno sovversive. Quali servizi e quali infrastrutture per le tasse che paghiamo? Chi risponde dei fallimenti della burocrazia e dell'amministrazione pubblica? Chi difende i miei interessi di cittadino? Domande crude, lontane dalla correttezza politica e dal bon ton consociativo in cui si sono impantanati i progetti riformatori dell'ultimo quindicennio (compreso l'ultimo governo Berlusconi). Domande alimentate da una voracità democratica e radicale a cui la leadership della Lega dovrà rispondere: accantonando definitivamente il teatro secessionista che l'ha resa celebre e traducendo in concreti atti politici la richiesta di innovazione che viene dal suo elettorato. Nonostante la semplificazione parlamentare, la nuova maggioranza di governo contiene al proprio interno idee assai diverse sull'opportunità e la profondità delle riforme da introdurre nel Paese. Tra lo statalismo di An e il liberismo spesso solo propagandistico di Forza Italia, la Lega potrebbe rivelarsi il reagente indispensabile ad una vera stagione di rinnovamento. In fondo è quello che chiede il suo elettorato, nel quale si sono trasferiti consensi provenienti da tradizioni politiche anche molto distanti (come ci racconta il voto operaio che Bossi ha raccolto in misura assai più rilevante che in passato). Come accade in politica, quei consensi non sono per sempre e potrebbero facilmente volatilizzarsi se la Lega scegliesse la strada antica e priva di sbocchi del folklore invece di quella suggerita dai nuovi "spiriti animali" che le hanno restituito forza e visibilità. commenti (4) scrivi.

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Sbalchiero: <Ci aspettiamo più attenzione sulle imprese> (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Vicenza)" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Sbalchiero: "Ci aspettiamo più attenzione sulle imprese" "Dalle elezioni è emersa una coalizione che può amministrare il Paese con un governo stabile e garantire certezze al sistema imprenditoriale".Nel commentare l'esito delle elezioni, il presidente dell'associazione Artigiani Confartigianato di Vicenza, Giuseppe Sbalchiero, confida "nell'impegno del nuovo Governo a operare scelte rapide e di interesse generale per affrontare la fitta agenda di problemi del Paese, che esige una complessiva modernizzazione"."Oltre quattro milioni di micro e piccole imprese, vale a dire il 98,2 per cento della realtà imprenditoriale italiana - aggiunge Giuseppe Sbalchiero - si aspettano che la politica intervenga, con realismo ed efficacia, per rilanciare la competitività, utilizzando il contributo di proposte delle organizzazioni che ne rappresentano le aspettative di sviluppo"."Ci aspettiamo - sottolinea ancora il presidente Assoartigiani - che l'attenzione nei confronti delle micro e piccole imprese contenuta nel programma elettorale del PdL trovi ora concreta e rapida attuazione. Iniziando a ridurre la spesa pubblica e a eliminare gli sprechi. In materia fiscale, è necessario andare oltre l'impegno a non chiedere ulteriori sacrifici agli italiani: bisogna abbassare la pressione tributaria su imprese e famiglie e dar corso a un vero, positivo federalismo. Così come ci aspettiamo che gli imprenditori vengano liberati dai costi della burocrazia, che venga valorizzato il ruolo della piccola impresa, che siano eliminate le discriminazioni tra lavoro autonomo e lavoro dipendente, che il Paese si doti delle necessarie infrastrutture".

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A Bruxelles per migliorare l'Europa, poi il ritorno senza festa (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 16-04-2008)
Pubblicato anche in: (Gazzettino, Il (Udine))

Argomenti: Burocrazia

L'ATTESA DEL PERDENTE A Bruxelles per migliorare l'Europa, poi il ritorno senza festa Mentre in tutte le sezioni del Friuli Venezia Giulia prendeva progressivamente corpo il distacco di Renzo Tondo dopo il pareggio sostanziale dei primi scrutini, Riccardo Illy stava attaccando a Bruxelles il peggior nemico dell'Unione europea: la sua burocrazia. Il risultato sortito anche in regione dal voto per rinnovare il Parlamento non ispirava pensieri ottimistici: troppo distacco rispetto al blocco del centrodestra, perfino per lui che nel 2003 aveva dimostrato di saper giocare con successo la partita dell'outsideroltrei partiti, incassando una messe di suffragi largamente migliore rispetto al ricavo dei partiti d'Intesa democratica. Nel giro dei più stretti collaboratori, laRealpolitik consigliava quanto meno prudenza fin dalla tarda serata di lunedì. Uno stato d'animo che si è dilatato nel pomeriggio dello spoglio anche fra i volontari e i fedelissimi nell'ufficio elettorale illyano in via Diaz in piazza Unità. Tartine, un buon bicchiere di vino e tantissima tensione silenziosa che Rossana, laFirst Lady, stemperava con battute rivolte ora all'uno, ora all'altro degli amici, dimostrando straordinariounderstatement. L'assessore Gianni Pecol Cominotto, il portavoce Angelo Baiguera, il direttore generale della Regione, Viero, il responsabile dell'immagine Fabio De Visentini... Tutti a consumare il pavimento con migliaia di passi nervosi. Ma erano lì a fremere anche i giovani volontari illyani, la vera forza della macchina elettorale, come Moreno e Sergio: il primo ha curato la logistica della sede, il secondo il sito Web. Stavano in una stanzetta a digitare il loro Apple, i numeri che lentamente srotolavano le avanguardie dell'esito finale, mentre la bionda Samantha, addetto stampa elettorale, navigava per l'appartamento recando generi di conforto. Ma lui, il presidente, varcata la frontiera che non c'è più con la Slovenia, era volato da Lubiana a Bruxelles per prendere parte all'High Level Group of Stakeholders, il "pool" ristretto di 15 qualificati portatori d'interessi voluto dal presidente della Commissione Manuel Barroso per snellire il burosauro europeo. Illy, unico italiano, era stato scelto da Barroso per la doppia funzione d'imprenditore e amministratore pubblico, ma anche quale apprezzato presidente dell'Are, l'Assemblea delle regioni d'Europa. Non ne avrebbe voluto sapere di dati elettorali parziali, Riccardo Illy. E ieri pomeriggio, mentre in Friuli Venezia Giulia si consumava l'epilogo della sua esperienza in Regione, era affiancato dal segretario generale dell'Are, Klaus Klipp nel presentare il rapporto su 16 azioni rapide per contrastare le lungaggini imposte da direttive e regolamenti comunitari. Si tratta di un documento destinato alla Commissione, che prefigura fra l'altro procedure più semplici e più veloci in fatto di scritture contabili delle aziende, traduzioni di documenti d'imprese da un Paese Ue all'altro in caso di trasferimento o apertura di nuove sedi, ma anche su agricoltura, pesca e legislazione farmaceutica. Quella di ieri era la terza riunione dell'organismo europeo: Illy ha proposto, fra l'altro, che le stesse procedure di applicazione di queste 16 azioni rapide possano seguire un iter veloce, per ottimizzarne gli effetti. Alle 18 la riunione di Bruxelles si è conclusa e Illy ha ripreso l'aereo per Lubiana. In serata il silenzioso rientro direttamente nella casa di Opicina, su quella Trieste che nel giro di poche ore è sembrata mutare il volto, come tutta la regione della quale è capitale. Quanto diversa quella sera di primavera 2003 che lo aveva acclamato presidente della Regione in piazza Unità. Anche allora, fino a sera inoltrata, si era sottratto al telefonino e agli incontri. Era rimasto in barca, appartato nel mare. Ieri quella festa non ha concesso il bis, sebbene Illy abbia rimontato ilgapdel risultato delle Politiche. Harischiatodi vincere nonostante tutto, commentavano gli amici al suo arrivo nelfortino. Ora il lungo prestito dell'imprenditore del caffè alla politica è giunto all'epilogo? Illy lo aveva annunciato, ma questa storia è ancora da scrivere.Maurizio Bait.

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Prosecco, ora rispunta Trieste (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Rilanciata l'origine giuliana del vitigno, si rinnova la proposta: "Chiamiamolo Valdobbiadene" ValdobbiadeneAlcune settimane fa, le sue dichiarazioni ebbero il merito di dare uno scossonne all'intero settore, intorpidito dalle troppe chiacchiere e dai pochi fatti. Carlo Caramel, presidente della Canevel Spumanti di Valdobbiadene, torna allo scoperto, testimone della crescente tensione che sta mobilitando quanti hanno a che fare con il Prosecco, e punta l'indice contro il Consorzio, colpevole, a suo avviso, di non essersi fatto sentire. E porta in dote al cronista alcune novità. Quali?In un recente "Corriere Vinicolo", in un articolo firmato da Gianni Zonin dal titolo "Prosecco: un vino e un nome da difendere", si sostiene che l'antico vino Pucino corrisponde all'attuale prosecco e che "c'è un solo sistema per tutelare a livello mondiale questo vino spumante: riportarlo alle sue origini e precisamente a Prosecco, vicino a Trieste dove è nato e prodotto fin dai tempi della Roma antica". "Finalmente siamo in grado di capire da dove veniamo, anche se però, oggi, volessi piantare un paio di ettari a uve di Prosecco, mi si risponde che non si trova più una barbatella per tale vigna: sarebbero state acquistate in blocco per essere coltivate in una grande distesa di 200 ettari nei pressi di Aquileia, a 30 Km dalla località di Prosecco".Ecco dunque implementarsi la tesi "Pucino uguale Prosecco", che da anni viene avversata da autorevoli difensori della corrispondenza del Pucino con il Terrano del Carso. "La diatriba Pucino bianco o nero è irrisolta da decenni - spiega l'imprenditore -. Di fatto dopo secoli, il prosecco ce lo siamo tirati su noi sulle colline trevigiane".Ma anche tutelare il termine prosecco, in quanto nome proprio di località per limitarne produzione e imitazioni all'estero, non sarebbe praticabile: "Il vitigno ha avuto troppe riconoscenze all'estero: rivendicarne oggi l'appartenenza italiana sembra impossibile, del resto lo scarso peso internazionale che abbiamo poco migliora visto che nell'ultimo Vinitaly siamo stati così solerti a premiare con una Gran Menzione il Prosecco Espumante Natural Brut 2007 della Cooperativa vinicola Garibaldi LTDA (Brazil). Con un precedente così andate a dir loro che non lo possono più fare perché abbiamo scoperto che Prosecco è nostro!".Insomma, Valdobbiadene e Conegliano rischiano di perdere molto, ma la soluzione, secondo l'imprenditore, è alla portata di mano, senza grossi investimenti, già indicata a inizio marzo e rilanciata dal Corriere Vinicolo: istituire la Doc prosecco allargando la zona di produzione a tutte le zone comprese in una qualche Doc del Friuli e del Veneto e riservare la Docg all'attuale Doc di Conegliano e Valdobbiadene, essendo una zone di particolare pregio. "Fare la Docg sarebbe il massimo, ma c'è il rischio di finire bloccati dalla burocrazia. In collina necessitiamo di marketing, comunicazione e posizionamento che identifichi in modo chiaro i vini con il territorio. Noi produciamo "Il Valdobbiadene". Identifichiamo la qualità delle nostre bottiglie appellandole in questo modo unico, facendoci riconoscere dal mercato quella superiorità che avvertiamo. Ma non fermiamoci all'anacronistico campanilismo tra Conegliano e Valdobbiadene: usiamo la fama internazionale di Valdobbiadene per nominare un'intera area di grande produzione, gente sincera e accogliente, riconoscendo che se oggi si parla tanto di prosecco lo si deve solo alla dedizione che queste persone vi hanno dedicato. E lasciamo stare Roma: discutiamone a Treviso. Tutti dobbiamo adoperarci per salvaguardare il nostro vitigno e le nostre zone dove il vitigno stesso trova la sua eccellenza. Forse è nato proprio sul Carso. Ma se Valdobbiadene e Conegliano non lo avessero allevato e cresciuto oggi quel vitigno nato orfano, sarebbe ancora figlio di quel signor nessuno che fino a ieri ne ha sempre negato la paternità".

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Messina, cent'anni (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere.it" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

IL REPORTAGE Messina, cent'anni nelle baracche Esattamente un secolo fa, il sisma devastava la città dello stretto. Le capanne dei terremotati - 3.336 - sono ancora lì: popolate da gente che lavora, paga spazzatura e affitto, e deve ammazzare i topi a cucchiaiate. Senza più la speranza che questa vita "provvisoria" finisca Il ponte di Messina, di questo pezzo di Messina che sconcia gli occhi e offende la ragione, è una passerella in legno di tre metri e poco più: ingegneria della povertà per superare uno stretto di liquami, un rigagnolo fognario a cielo aperto di scarichi e urina, che divide due blocchi di baracche. Campata unica d'assi marce, è stato tirato su da chi ha il coraggio e la necessità di campare qui dentro, in case che case non sono: eternit a far da tegola e, dentro, pareti morsicate dalle crepe e soffitti tinteggiati a muffa. Favelas del quartiere Giostra. Neanche la peggiore nella città che delle baracche ha fatto il monumento alla sua trasandatezza, i suoi cent'anni di baracchitudine: da quando, all'alba del 28 dicembre 1908, un terremoto devastante magnitudine 7,2 della scala Richter si portò via ogni cosa e quasi ogni casa: un bel po' della Messina (e della Reggio Calabra) di allora e pure la vita di 80mila persone. Perché queste fatiscenze di Giostra e quelle di Camaro o di Fondo Fucile non compongono un villaggio tirato su l'altro giorno da qualche famiglia di rom. Non sono le nuove emergenze dell'emigrazione, ma spettrali residenze italiane: la terza generazione delle baracche, le nipotine delle prime capanne offerte e montate da svedesi e americani, svizzeri e prussiani, all'indomani del terremoto, quando Messina diventò tutta di legno compreso teatro, municipio e duomo prima che il Fascismo costruisse baracche in muratura (le madri di quelle di Giostra), e la Repubblica, dopo i bombardamenti dell'ultima Guerra, inventasse queste "casette ultrapopolari a uso provvisorio", con vista sugli scarichi e affaccio su strade-cunicoli che sono tavolozza di ogni puzza, abitate da messinesi che lavorano (quando di lavoro ce n'è); che votano (spesso in cambio di promesse mai mantenute); che pagano la spazzatura (che li circonda), la corrente elettrica (ragnatele di fili volanti, stramate dai corti circuiti) e pure l'acqua del rubinetto (ma è gratis quella che piove dentro gli alloggi). Generazioni di baracche e generazioni di messinesi che lì dentro ci hanno vissuto e ancora ci vivono, in più di tremila, nell'anno domini 2008, a cent'anni dal sisma: i quartieri dell'Annunziata, del Fondo De Paquale o di Giostra, come le stratificazioni geologiche della storia d'Italia, della sua classe politica siciliana e no, del suo squallore. Ché le baracche di Messina sono, oggi, una lezione di architettura da favelas a cielo aperto, dove l'infiltrazione mafiosa e quella dai soffitti, che si aprono su squarci di cielo, sono tutt'uno. E forse il solo luogo, di questo Paese, dove persino i luoghi comuni si schiodano dalla realtà come le assi di Concetta Albano, le mura della sua baracca: qui non puoi azzardarti a pronunciare una frase da niente, un modo di dire come sarà passato un secolo, senza che ti si torca lo stomaco mentre cerchi di manda giù alla meglio un groppo di indignazione e compassione. Sembra una trincea, la baracca della signora, il fronte di una catastrofe umana: una sola stanza; un cesso nascosto da una porta di cartone che nulla può contro l'odore; il lavandino di fuori, oltre un cortile di cemento dove passeggiano i topi: "Ieri sera ne ho ammazzato uno dandogli una cucchiaiata in testa". Col suo unico cucchiaio. Ha ottant'anni la signora Concetta e in quella baracca, una di quelle del 1909, finanziata con i trenta milioni di lire sstanziati dal primo ministro Giovanni Giolitti, ci ha passato tutta la vita. "Prima sono morti i genitori, poi mio fratello se n'è andato e non l'ho più visto. Lavoravo come donna delle pulizie nelle famiglie. Ero brava e veloce. E aspettavo che qualcuno mi desse finalmente una casa. Me l'hanno promessa tante volte, ma io sono sempre qui". Parla a fatica e cammina a piedi nudi tra i topi perché le scarpe sono ancora più insopportabili per i suoi piedi gonfi. Però si assesta di continuo i capelli grigi e appiccicosi e alla fine, tra due lacrime da sfinimento e una risata esagerata, di quelle per non piangere, apre uno dei sacchetti di plastica che le fanno da armadi e mostra una foto di quando era giovane e bella. E la baracca di legno, come il futuro, non faceva ancora paura. Siamo all'Annunziata, quartiere nord con vista sullo Stretto. Appena sopra, sul limitare della vergogna, ecco i nuovi palazzoni dell'Università e poco più in basso la metropolitana di terra conosce il capolinea, giusto in faccia al nuovo museo della città dove sono esposti Caravaggio e Antonello da Messina. E quella di Concetta Albano e della sua baracca, tirata su mentre a Palermo la mafia uccideva Joe Petrosino, sembra la perfetta metafora del "terremoto infinito" delle false promesse, degli aiuti a fondo sperduto, del provvisorio che diventa per sempre e di una città, regione, nazione sfinite. Solo che la vita di Concetta, dentro al suo tugurio i pasti assicurati dalle suore del convento vicino, l'emergenza sanitaria dall'assistenza sociale non è una metafora. E nemmeno quella di Orazio Giuseppe Andronaco e degli altri invisibili delle baracche, uomini e donne dimenticati da ogni lista di assegnazione ma segnati da un'età che non è la loro: i visi che non corrispondono all'anagrafe, invecchiati prima del tempo, prosciugati da alloggiamenti insalubri e rugati dall'umidità. Dice Orazio Giuseppe, due blocchi di baracche più in là: "Ho 73 anni, raccoglievo ferro vecchio, e qui dentro ho tirato su la mia famiglia: mia moglie, che qualche anno fa è morta, e i nostri dieci figli". E qui dentro sono due stanze, una invasa di barattoli e stracci e robivecchi e l'altra rimpicciolita da un monumentale matrimoniale: "Ci dormivamo tutti insieme, uno sopra l'altro, come animali". E arredata con sei ventilatori e la bombola per l'ossigeno: "D'estate si muore dal caldo". E non solo per il caldo: soffitto opprimente con tettoia d'amianto. "E dire che a me basterebbe una mini-casa se me l'assegnassero. Anche se, per fortuna, due dei miei figli, guardi un po' qui dietro, mi hanno costruito un bagno decente". Chissà cosa doveva essere prima, quando la famiglia cominciò ad allargarsi, nel 1951. "Ha visto? Case per cani, non per umani", si sfoga Eleonora, da mezzo secolo dentro alloggi di sfortuna che sembrano scatole da scarpe che hanno preso l'acqua. È come se fossero appena passati, il terremoto e la guerra, in questi angoli di Messina di cui la città si vergogna. E non ama parlarne, salvo mandare a dire, quando c'è da votare, che presto ognuno avrà la sua casa. Certo, anche Domenico, che ha 20 anni ma non un lavoro, e la sorellina che fa la seconda elementare e adora "High School Musical e Zac Efron ma vorrei saper cantare come Gabrielle". Non puoi accettare che possa vivere lì, a un metro e mezzo dalla casa di Oronzo, dirimpettaia di baracca, con la madre Gaetana, 42 anni, che adesso va "a servizio", dopo due anni al Nord, "in un pastificio di Mantova, con contratto a termine, finché c'è stato lavoro". Eppure anche Gaetana, quando aveva l'età di sua figlia come la signora Concetta negli anni Trenta era sicura di andarsene un giorno o l'altro, convinta che la baracca non sarebbe stata per sempre la sua vita. 18 ANNI FA: L'ULTIMA LEGGE PER IL RISANAMENTO Sì, certo. C'è una legge regionale del luglio '90, l'ultima in ordine di tempo, che prevede il risanamento di Messina: una legge speciale dove si annuncia lo sbaraccamento e la riqualificazione urbana e sociale, mettendo a disposizione, ai tempi, 500 miliardi di lire. Peccato che ne siano stati usati solo 150, gli altri perduti chissà come e finiti chissà dove. I piani particolareggiati sono stati approvati solo nel 2002 (e nel 2004 la regione Sicilia ha stanziato altri 70 milioni di euro) ma gli espropri, le demolizioni e le nuove costruzioni hanno il freno a mano tirato dei ritardi e delle burocrazie, tanto che secondo un censimento di Legambiente sono ancora 3336 i nuclei baraccati presenti in città. Così, alla fine, per disperazione certe famiglie ormai fanno le terremotate a vita. Ottenuta una nuova casa popolare, lasciano ai figli la baracca nelle favelas, in un'interminabile catena-di-sant'antonio della povertà: ma è 'unica eredità consentita a chi nel '61, i giorni del boom, erano ancora 30mila i baraccati di Messina ha vissuto dove è indegno vivere e solo quel tesoro ha da offrire. E se accenni al Ponte sullo Stretto si mettono a ridere e indicano il loro, con vista sul liquame. Fondo De Pasquale e Fondo Basile, Giostra e Annunziata, Camaro e Fondo Saccà. Ecco le colline dove riposano le baracche, le spoonriver dei vivi-malgrado-tutto con il loro catalogo di storie come quella della signora Lilla di Giostra, in baracca dal '27, una di quelle tirate su dal Fascismo, e ancora lì ottant'anni dopo, anche lei in compagnia di insetti e topi, il tetto che sta su per miracolo. O quella di Maria T. di Camaro, 70 anni e stesso alloggiamento, che lo scorso autunno è andata a stare qualche giorno dal figlio, a Parma, e al ritorno ha trovato la baracca occupata, tanto che, minacciata dai "nuovi terremotati", ha dovuto rivolgersi all'avvocato, per iniziare un'altra guerra tra poveri; o quella della signora Letteria di Villa Lina, che nel 2006, a 92 anni sì, insomma, una quasi coetanea del terremoto , dopo aver cresciuto quattro figlie in una stanza ed essere diventata nonna e bisnonna, ha fatto in tempo a vedersi assegnata una vera casa. Oppure quella di Francesco Assenzio, classe 1911, che per cinquant'anni, ogni anno, fece domanda di una casa senza successo, naturalmente fino a quando se ne andò per sempre nel '98, quattro anni prima di diventare trisnonno di un altro Francesco Assenzio, nato pure lui tra il legno, le lamiere e il provvisorio infinito. Commento di Maria A., 55 anni di Giostra, un'unica stanza divisa in tre, un vecchio televisore per stanza: "Non ce n'è di travaglio qui e adesso il Comune ci chiede il fitto arretrato per queste baracche: 3500 euro. E io dove li trovo?". Epigrafe di un'altra Maria, 43 anni, vicina di casa: "Ha visto quanto è largo il vicolo? Se si ingrassa non si passa, ma non c'è rischio. Ma non ci passa neppure la cassa da morto quando si va al cimitero. E di solito arriva prima quello dell'assegnazione. Non c'è da sperare qui" Qui, dove nell'inverno del 1909, a poco più di un mese dal terremoto, la città era sì pura maceria, ma dava anche l'idea del cantiere, tanto che Luigi Barzini, sul Corriere, regalò da quaggiù era il 4 febbraio 1909 la speranza che "un grande avvenire si preparerà per Messina". Ma durò poco, quando gli aiuti, giunti da mezzo mondo, se ne tornarono a casa, l'illusione s'imbarcò con loro: già il 9 maggio la baracca una parola durata un secolo e ancora in piedi nei resoconti prendeva possesso delle cronache, ché "per l'assegnazione delle baracche, contro soprusi e favoritismi, la polizia sparò contro la folla lasciando sul terreno 5 morti". Da allora, sul terreno, Messina ha lasciato le baracche: sopravvissute al re e al fascismo, a due guerre mondiali e pure ai 61 governi della Repubblica. Monumenti (con) viventi a un secolo d'Italia. Cesare Fiumi stampa |.

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I Giovani Imprenditori voltano pagina (sezione: Burocrazia)

( da "Padania, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Federica Guidi favorita per il rinnovo della presidenza nazionale I Giovani Imprenditori voltano pagina Mirko Molteni Il Paese ha voltato pagina da un paio di giorni e anche nell associazione Giovani Imprenditori di Confindustria tira aria nuova. Ieri a Milano ben 15 rappresentanti regionali dell associazione si sono dati convegno per investire ufficialmente il candidato favorito alla carica di presidente nazionale. Si tratta della 38enne bolognese Federica Guidi, direttore della Ducati Energia. Sarà lei, con tutta probabilità, a essere eletta il prossimo 24 aprile alla testa dei Giovani Imprenditori, subentrando all uscente Matteo Colaninno. La Guidi conterebbe sul sostegno di circa il 70 % degli iscritti all associazione, ben testimoniato dall esplicito appoggio assicurato dai rappresentanti di tre quarti delle regioni del Paese, fra cui tutte quelle della Padania, oltre a diverse del Meridione. Fra i suoi sostenitori spiccava in particolare il responsabile per la Lombardia, Marco Campanari, secondo cui "il progetto innovativo di Federica è valido ed è rivolto a tutti, saremo una vera squadra". La Guidi ha così illustrato le linee principali del suo programma: "Assodato che l esito delle elezioni politiche assicura finalmente la governabilità del Paese, dobbiamo essere sempre più vicini ai giovani imprenditori per aiutare le loro aziende a nascere e svilupparsi. Ma dobbiamo anche chiedere alle istituzioni più efficienza, soprattutto snellendo la burocrazia e velocizzando i tempi delle pratiche e della giustizia. Ci batteremo anche per sviluppare la ricerca in modo da rendere il Paese più competitivo e per questo sono preziosi i legami con le università, che però devono aprirsi maggiormente alla meritocrazia". Particolare attenzione la candidata a leader dei Giovani Imprenditori la rivolge alle tasse e al federalismo fiscale: "Va indubbiamente rivista la fiscalità. E riguardo al federalismo fiscale, non c è dubbio che vada attuato. Ci vuole tempo, ma un buon decentramento fiscale assicurerà maggiori risorse sui territori, abeneficio dei cittadini e delle aziende. Non va però dimenticato un fondo di perequazione per evitare che le diverse parti del Paese crescano a ritmi troppo diversi". Alla positiva analisi si è associato il presidente dei Giovani imprenditori di Milano, Giorgio D Amore, che ha puntualizzato: "Il federalismo fiscale, ovviamente, deve essere quello vero, cioè quello che porta a una diminuzione delle tasse e non a un loro aumento. In altre parole, le imposte regionali non devono sommarsi a quelle statali, ma sostituirle". I Giovani Imprenditori sono più che mai lanciati. [Data pubblicazione: 16/04/2008].

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Piercesare Bordoli (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia di Como, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Sono orgoglioso di questa iniziativa di Bankok ma non vorrei che per colpa della burocrazia che c'è qui da noi, si inaugurasse prima il "clone" del nostro glorioso Patria ristrutturato 16/04/2008.

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L'originale è bloccato a Dervio prigioniero della burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia di Como, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'attesa Acquistato dalla Provincia per 1 euro, ora ne servono quattro milioni per il restauro complessivo L'originale è bloccato a Dervio prigioniero della burocrazia (g. alb.) I primi a prendere posizione, nel 1990, sono stati i sindacati, che in Navicomo sentivano odore di demolizione. Poi è subentrata l'Apt. La Famiglia comasca si fa avanti nel 1991, poichè si era resa conto che, salvato il Patria dalla demolizione, il piroscafo sarebbe comunque rimasto a marcire sul lago. E decise di "adottarlo" a distanza. Dopo qualche anno l'associazione presieduta da Piercesare Bordoli promuove una raccolta firme per salvare il piroscafo. Risultato 20 mila adesioni. Intanto il tempo passa, ma dalle istituzioni nessun segnale. Nel 1999 viene fondato il Comitato per la preservazione e l'utilizzo dei piroscafi a vapore del lago di Como, al quale hanno aderito numerose personalità, in prevalenza sindaci dei comuni lacustri. Nei mesi successivi l'assessorato regionale ai Trasporti manifesta la disponibilità a occuparsi delle sorti del Patria, ma senza seguito alcuno. Nel 2002 la Famiglia comasca incontra Leonardo Carioni, papabile candidato alla presidenza della Provincia, che prende a cuore la vicenda e una volta eletto mantiene l'impegno. Nel 2007 l'ente di Villa saporiti acquista il Patria dal ministero dei Trasporti, al prezzo politico di 1 euro, fortemente intenzionato ad arrivare al restauro e al ritorno in servizio sul Lario. Allo stato attuale è ancora tutto fermo, il Patria è a Dervio e la sua famiglia adottiva è in attesa che si sblocchi l'iter burocratico che ancora una volta funge da freno al progetto per il recupero del piroscafo (la Provincia ha dovuto prendere contatti con diversi studi di ingegneria navale per la preventivazione dei costi). Si parla di circa 4 milioni di euro, dei quali 1,3 già in "cassa" (800 mila euro arrivano dal ministero dei Trasporti grazie all'intervento dal parlamentare erbese Cesare Rizzi, più 500 mila messi a disposizione dalla Fondazione Cariplo). Il resto - sostiene Bordoli - non è difficile da raccogliere. In molti si sono già fatti avanti, ma si partirà con la raccolta fondi soltanto quando saranno nero su bianco i tempi e i modi del restauro. 16/04/2008.

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Un clone a Bangkok Così rinasce il Patria (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia di Como, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'iniziativa di un costruttore torinese trapiantato in Thailandia "Un facoltoso cliente mi ha chiesto di riprodurre il piroscafo" Per il Patria potrebbe essere in arrivo una copia con gli occhi a mandorla. Dall'altra parte del mondo infatti - più precisamente a Bangkok, capitale della repubblica Thailandese - c'è chi è interessato al nostro storico piroscafo ancora in attesa di restauro. Non per acquistarlo e portarselo via, bensì per realizzarne una sorta di clone, in formato leggermente ridotto ma dotato di apparato motore a vapore e con le pale laterali come il nostro, da utilizzare come attrazione turistica sulle acque di quel golfo. La notizia arriva dalla Famiglia comasca, l'associazione che da 18 anni sta cercando di riportare al suo antico splendore un pezzo di storia del nostro lago che ha rischiato la rottamazione. Alla fine del mese scorso, nella sede di via Bonanomi è arrivata una telefonata che ha fatto fare un salto sulla sedia alla segretaria Rita: dall'altro capo del telefono c'era un certo signor Ezio Salamone - tour operator torinese ma residente e operativo a Bangkok - che chiedeva informazioni proprio sul Patria. La Famiglia comasca gli era stata segnalata dopo una lunga serie di contatti avuti con le nostre istituzioni. Successivamente c'è stato un fitto scambio di messaggi di posta elettronica e poi una lunga telefonata con il presidente Piercesare Bordoli. Qual era il motivo di tanto interesse? Presto detto. Salamone è - per "hobby" - anche un costruttore di imbarcazioni e vorrebbe realizzare, su commissione di una facoltosa cliente thailandese, una copia quasi a grandezza naturale del Patria. E perché proprio il Patria? perché il signor Ezio - come ha spiegato nei colloqui preliminari - da piccolo aveva più volte fatto visita a Como con i genitori, e si era innamorato di questo piroscafo sul quale aveva solcato più volte le acque del Lario. A questo punto si è messa in movimento la macchina dei rapporti oltreoceano, una sorta di ponte Como-Bangkok: Bordoli ha iniziato a raccogliere tutto il materiale in suo possesso, tra cui fotografie, soprattutto degli interni (visto che il Patria con gli occhi a mandorla sarà una imbarcazione di lusso), e una copia dei vecchi piani originali di costruzione del "Piroscafo a ruote per il lago di Como Patria" regalatigli da un amico del quale non rivela il nome. Il prossimo passo sarà una visita del tour operator-armatore nella nostra città, che così conoscerà di persona chi sta contribuendo a coronare la prima parte del suo sogno. "E' motivo di grande orgoglio - spiega il presidente della Famiglia comasca - per me, per l'associazione e spero per tutta la città, essere coinvolti in una operazione di questo genere, che ci entusiasma ancora di più visto che arriva dall'altra parte del mondo. Il mio augurio è che Ezio Salamone, esempio di forte legame alla sua terra d'origine, riesca ad andare in porto con questa sua lodevolissima iniziativa. Non vorrei invece che con la burocrazia che c'è qui da noi, si inaugurasse prima il "clone" del nostro glorioso Patria ristrutturato". Gigi Albanese 16/04/2008.

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Voti a Bossi? Contro la politica che non decide (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Fossano "Voti a Bossi? Contro la politica che non decide" Fossano da 16 anni è governata dal centrosinistra. Nonostante ciò alle Politiche resta resta roccaforte del centrodestra. "Il voto amministrativo non si può paragonare con quello delle Politiche - dice il sindaco Francesco Balocco -: 4 anni fa quando sono stato eletto con il 52% dei voti, contemporaneamente in Provincia Costa otteneva lo stesso risultato. Gli elementi importanti di queste elezioni sono il voto alla Lega e quello all'Udc. Quello alla Lega è un voto contro una politica che non decide, per una politica che liberi i cittadini da incombenze inutili e burocrazia. Sono discorsi che comprendiamo e in qualche modo ci trovano d'accordo. E' lo sforzo che facciamo da anni a livello amministrativo. Voto all'Udc? C'è un elettorato moderato che non vuol confondersi col resto del centrodestra". \.

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