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DOSSIER “BUROCRAZIA”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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Report "Burocrazia"

Ciriaco De Mita: il quale, designato primo ministro, non aveva incluso nel suo governo nessun ( da "Alto Adige" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Dove il peso del fisco sul reddito d'impresa è la metà, dove la burocrazia fornisce le risposte in sei mesi anziché in sei anni, dove la formazione è considerata una leva strategica e non una torta da spartire. Lezioni che ci vengono dalle confinanti Austria e Slovenia, ma anche dalle lontane ed ex derelitte Irlanda ed Estonia.

Craxi: vincerà Berlusconi e la colpa è tutta di Walter ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: chiedono meno tasse e meno burocrazia per far ripartire l'economia. Craxi non nega il suo appoggio e vede proprio in questi settori il motore di un'auspicabile nuova fase di sviluppo. Chiede perciò a chiunque andrà al governo di difendere le piccole aziende anzichè la grande distribuzione, favorendone la penetrazione nei mercati esteri.

Un bel parco, non per chi ci vive ( da "Gazzetta di Modena,La" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: spese e burocrazie renderanno ancora più dura la vita in montagna. Avremmo voluto poter dire la nostra, chiedere soluzioni migliori, ma tutte le nostre richieste sono rimaste inascoltate". Parlano così, per voce delle minoranze dei Consigli Comunali, più di 200 cittadini che vivono nella zona tra Zocca e Guiglia,

Entrambi i contendenti, Berlusconi e Veltroni, cui si associa perfino Bossi: il quale magari avrebbe ( da "Corriere delle Alpi" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Dove il peso del fisco sul reddito d'impresa è la metà, dove la burocrazia fornisce le risposte in sei mesi anziché in sei anni, dove la formazione è considerata una leva strategica e non una torta da spartire. Lezioni che ci vengono dalle confinanti Austria e Slovenia, ma anche dalle lontane ed ex derelitte Irlanda ed Estonia.

Le ricette anticrisi di Matteo Colaninno ( da "Giorno, Il (Varese)" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: altissima vocazione imprenditoriale che oggi è frenata da una burocrazia troppo pesante e costosa", punta a "liberare la capacità d'impresa" e a "una fiscalità più giusta e più equa". Su invito dell'associazione Libertà e Giustizia, ne parla domani con l'economista Salvatore Bragantini, con soci e simpatizzanti dell'associazione di via Col di Lana.

Sorpresa, c'è voglia di partecipazione Folla per i primi big: Veltroni, Bossi, La Russa ( da "Giorno, Il (Legnano)" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Diminuiremo la pressione fiscale sulle aziende e alleggeriremo il peso della burocrazia". Poi una promessa: "Il primo disegno di legge? Stipendio minimo di mille euro ai precari". Prima della stretta di mano a Mario Aspesi, candidato del centro-sinistra alla presidenza della Provincia, non è mancata una stoccata alla Lega Nord in tema di secessione.

Di PARIDE DIOLI - SONDRIO - BATTUTE FINALI e ultima corsa, ieri a mezzogior ( da "Giorno, Il (Sondrio)" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: calpestate dalla burocrazia. NELL'ORDINE di presentazione le altre 15 aggregazioni di cittadini. A sostegno del candidato sindaco Alcide Molteni: la Sinistra Arcobaleno (40 candidati consiglieri), Sondrio Democratica (40), Partito democratico (40), Sondrio 2020 (34), Sondrio Accesa (28) e Partito Socialista-PSE (28).

Di RENATA ORTOLANI LAVOREREMO a fianco della Crui (la Conferenza dei ret ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: occorre ridurre il centralismo e la burocrazia che bloccano la vita degli Atenei, sostituire l'autonomia sfiduciata che hanno nella pratica con una autonomia responsabile, la quale passa prima di tutto per una ripartizione dei fondi rispettosa della produttività e della qualità.

Mille fascicoli fermi per ogni magistrato Organici ridotti, burocrazia infernale ( da "Nazione, La (Nazionale)" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia infernale PER DIRE come si dilatano i tempi biblici della giustizia in Italia: la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo a Strasburgo aveva condannato l'Italia per la "durata non ragionevole dei processi". Tanti i ricorsi dei legali alla Corte europea con riferimento al "danno morale" patito dai loro assistiti,

L'Itea mi ha beffata a favore degli stranieri ( da "Trentino" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: complicare una burocrazia che è sempre più strabica a favore degli ultimi arrivati, che stranamente hanno sempre la precedenza. "Davvero sono esasperata, nel 1999 la casa Itea mi è sfuggita con la motivazione che mi ero nel frattempo separata dal marito, adesso perché ho un figlio maggiorenne: quello che manca davvero è il comune senso del pudore nel valutare la realtà delle famiglie,

LA LETTERA 'Ho imparato a rispettare le leggi in Svizzera' ( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dove i principi appresi erano gettati alle ortiche da una burocrazia esasperante e bigotta. E fuor di dubbio che Mohamed sbagli, anche lui lo ammette. Mi spiacerebbe, però, che fosse solo lui a pagare per un clima generale di disagio, con un numero esagerato di extracomunitari che scorazzano impunemente nelle nostre strade e nei nostri esercizi commerciali vivendo di espedienti,

Errore nel nome della via Roma non lo ha corretto ( da "Nazione, La (Livorno)" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Demerito della già tanto bistrattata burocrazia romana, chiedono i due consiglieri massetani o disinteresse dell'ex sindaco? Sarebbe bastato ? dicono i consiglieri apporre una piccola targa con il nome corretto della staffetta partigiana che, pur senza cambiare la toponomastica della città, restituisse alla pubblica cittadinanza il corretto nome della nostra martire"

PERCHÉ non abolire la tessera elettorale e andare a votare solo con i documenti d' ( da "Resto del Carlino, Il (Rimini)" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il componente del seggio identifica l'elettore e controlla se il nominativo è iscritto nelle liste. Tutto qui. E troppo facile? Perché allora non eliminare un po di burocrazia che rallenta tante operazioni? Quale nuova scusa troveranno gli 'esperti per non potere adottare una soluzione così semplice. L. B., Bologna - -->.

Galan: Calearo si candida a tutto ( da "Arena, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di semplificazione della burocrazia, di sicurezza, di serie politiche sull'immigrazione...". Gianmarco Mazzi, manager di importanti artisti e organizzatore di eventi. "La mia candidatura è un riconoscimento alla professionalità, se ce la facessi porterei la mia esperienza in tema della promozione dell'arte, della cultura, dello spettacolo,

CONTRASTARE l'immigrazione con severità, ridurre la burocrazia e ( da "Resto del Carlino, Il (Imola)" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ridurre la burocrazia e abolire le province e il Circondario": sono i punti in cima alla lista delle priorità della Lega nord che ieri ha presentato i suoi 22 candidati. Insieme al capolista Giacomino Dal Monte erano presenti anche la candidata alla Camera Carla Rusticelli e il candidato del Pdl Adriano Gini, sostenuto dai leghisti.

IL SUO LIBRO Volevo solo vendere la pizza , edito da Garzanti ha ( da "Giorno, Il (Lodi)" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: attività dovendo fare i conti con la burocrazia e le tutele sindacali che tutelano anche chi vuole fare il "furbo". Ora Luigi Furini, 54 anni, giornalista che vive a Pavia ed è stato assunto a lungo nei giornali locali, tutti i giorni raggiunge Milano dove lavora per il Gruppo Espresso, si occupa di un altro tema di scottante attualità, quello dei precari non più giovanissimi.

È scontro tra Associazione cacciatori trentini e Unione cacciatori del Trentino: a far discutere, è la guerra di cifre che sta montando attorno agli incrementi registrati nel numer ( da "Adige, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia nell'amministrazione da parte dell'Associazione, sintetizzando il tutto nella definizione della caccia in Trentino come "un privilegio per pochi eletti, e per poca selvaggina". Critiche alle quali a sua volta ha controreplicato ieri, attraverso un comunicato, il presidente Flaim: "La caccia in Trentino è un diritto per tutti coloro ne abbiano i requisiti previsti dalla

Marini: <Impegno a tutelare le imprese partendo dagli interessi del cittadino> ( da "Libertà" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: al peso della burocrazia, alla necessità di vedere le risorse naturali anche nell'ottica delle esigenze dell'agricoltura. E tra le risorse naturali Marini ha fatto - interrotto dagli applausi - uno specifico riferimento a quella idrica: "L'acqua non serve certo solo agli agricoltori, ma serve soprattutto per soddisfare i bisogni dei cittadini,

Verso il voto. ai governi serve coesione ( da "Nuova Venezia, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Dove il peso del fisco sul reddito d'impresa è la metà, dove la burocrazia fornisce le risposte in sei mesi anziché in sei anni, dove la formazione è considerata una leva strategica e non una torta da spartire. Lezioni che ci vengono dalle confinanti Austria e Slovenia, ma anche dalle lontane ed ex derelitte Irlanda ed Estonia.

L A PARTITA della campagna elettorale entra nel vivo, il Pd pistoiese prova a cal ( da "Nazione, La (Pistoia)" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: confronto con esponenti delleconomia e del sindacato sui etmi della burocrazia che paralizza le aziende), ex prefetto di Firenze e Roma (28 marzo) ora candidato con Veltroni e il parlamentare Michele Ventura, che il 7 aprile alle 21 parlerà di economia al teatro Bolognini. Ma i pistoiesi del Pd affilano i denti per la competizione di aprile anche su internet, dando vita ad un nuovo sito,

Cancian ( da "Nuova Venezia, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: 58 anni, artigiano, è tra i creatori del Progetto Nord Est assieme a Giorgio Panto. Consigliere regionale del Pne, è stato sensibile alle istanze del settore artigianale e imprenditoriale, in prima linea anche nella lotta alla burocrazia che opprime le classi più deboli. Corre da solo.

<Il governo del Pdl abolisca l'Ici e aiuti le famiglie> ( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ogni italiano paga seimila euro per far funzionare la burocrazia. Bisogna snellirla, riorganizzare la macchina dello Stato e farla costare meno. Poi i soldi per le famiglie verranno fuori". E i giovani? "Il Popolo della libertà vuole ridurre la pressione fiscale per i precari, mentre è scandaloso che il centrosinistra di Prodi abbia aumentato le tasse per i Co.

Truffa alla Tav: i rom incassano 300mila euro ma non vanno via ( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Insomma sfruttando i canali della burocrazia, quella che consente di tenere le bocce ferme per anni, anche a fronte della più palese illegalità. "Su questi terreni hanno fatto quel che hanno voluto - racconta la gente del posto -; nessuno si azzarda ad avvicinarsi, neppure il postino.

Continua con questa nuova puntata la rubrica della voce degli industriali ( da "Nazione, La (Prato)" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: siamo il paese che crede di risolvere i problemi con la burocrazia, gli spauracchi e gli approcci ideologici. I risultati sono quelli che sappiamo. Siamo pronti a scommettere: i 15mila manuali realizzati da imprese e sindacati e fatti girare per le fabbriche di Prato hanno fatto di più per la sicurezza di quanto faranno le sanzioni sproporzionate che si profilano.

S'incatena per riavere i pescherecci ( da "Centro, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: incatena per riavere i pescherecci La protesta del capo della marineria: "Ridotto sul lastrico dalla burocrazia" PESCARA. Si è incatenato davanti alla direzione marittima perché la Guardia costiera non gli restituisce la barca, l'unica fonte di sostentamento per la sua famiglia. Nonostante un provvedimento di dissequestro emesso dalla procura.

Opposti ma uguali, il guaio - giorgio boatti ( da "Provincia Pavese, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: della ritrovata efficienza della macchinosa burocrazia di Piazza d'Italia, sembra avere ormai solo l'ambizione di durare. Proprio come fiduciosamente, e senza timori scaramantici, viene scritto nel sito ufficiale dell'Amministrazione Provinciale: "Resterà in carica sino al 2011". Auguri di cuore perchè, se si continuerà così, vivendo alla giornata,

Il ministero geopolitico ( da "Messaggero Veneto, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dove la burocrazia fornisce le risposte in sei mesi anziché in sei anni; dove la formazione è considerata una leva strategica e non una torta da spartire. Lezioni che ci vengono dalle confinanti Austria e Slovenia, ma anche dalle lontane ed ex derelitte Irlanda ed Estonia.

Togli 50 posti ( da "Nuova Venezia, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: giusto e non discriminante che oltretutto allevierebbe tutta la burocrazia e le problematiche Ztl attuale introitando tra l'altro più "soldini" dell'attuale sistema. Ovvio quindi che si debbano realizzare nuovi parcheggi (a pagamento) per camper, bus e auto per usi turistici, realizzandone inoltre altri (gratis) per i pendolari che si recano a Venezia per lavoro e studio e,

In ritardo le bollette dell'asmt ( da "Provincia Pavese, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: E la protesta dei cittadini è scattata ancora una volta, per i ritardi e i tempi della burocrazia, che spesso provoca disagi ed inconvenienti. Bollette inviate in ritardo, centralino telefonico che potrebbe funzionare meglio, raccolta porta a porta che stenta a partire e, come se non bastasse, progetti che vengono modificati in continuazione.

Il messaggio alle piccole imprese: l'Iva va abbassata L'incontro al Forum Confcommercio: la soglia di forfettizzazione da 30mila a 50mila euro ( da "Unita, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: della burocrazia: "Il cambiamento che proponiamo si può semplificare in una frase: un'azienda in un giorno. Non è un sogno, è un risultato che si può ottenere grazie all'autocertificazione. Non è giusto che lo Stato chieda all'imprenditore di esibire una serie di informazioni che in realtà già possiede.

Il Pd parte con un gap di 20 punti da colmare in un mese: burocrazia e fisco i nodi Ma su questo abbiamo dato una scossa ( da "Unita, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Stai consultando l'edizione del Il Pd parte con un gap di 20 punti da colmare in un mese: burocrazia e fisco i nodi "Ma su questo abbiamo dato una scossa".

La partita del Veneto e il rebus degli imprenditori-operai ( da "Unita, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Qui burocrazia e fisco sono temi vitali perché incidono sulla qualità di vita e soprattutto sulla capacità economica". Lo dice chiarissimo il senatore Paolo Giaretta, coordinatore della campagna del Pd al Nord Est: "In ogni famiglia c'è un artigiano o un commerciante.

L'assillo del ritorno ai confini dell'impero dietro la linea dura di Pechino ( da "Unita, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dalla presenza e dal ruolo della burocrazia lamaista e dei templi, spesso luoghi di episodi di sollevamento contro il Dalai Lama in carica. Ma possiamo cercare un primo approccio al complicato tema servendoci di un termine "cho yon", che indica un rapporto particolare tra un 'autorità religiosa- in questo caso il buddismo di origine mongola e un'autorità temporale e cioè l'

Il nord di walter ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia), autodifesa sociale (immigrazione), tutela dalla concorrenza, a cominciare da quella dei vicini come la Slovenia e l'Austria. Problemi che esistono e pesano nel giudizio. Ma il mondo, nel frattempo, è mutato. E se il Nordest si sente ancora all'opposizione è solo per queste considerazioni?

Camera di commercio, solo lotte di potere - antonello sechi ( da "Nuova Sardegna, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: anche perché vengono dall'interno della burocrazia associativa. "Troppe sigle, troppe divisioni, troppa distanza dai problemi reali, mai una battaglia comune su interessi unitari", commenta Dore. Il leader provinciale di Confagricoltura denuncia "lacerazioni, diffidenze e strumentalizzazioni politiche che sono avvenute e stanno avvenendo".

Cerca la madre naturale convocata dal tribunale ( da "Tirreno, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: il desiderio di ricongiungersi con la donna che 45 anni fa la lasciò in orfanotrofio si scontra con la burocrazia, ma adesso potrebbe aprirsi qualche spiraglio di speranza. Circa quarant'anni fa una coppia di contadini empolesi Armida Panchetti e Bruno Bellini fecero domanda in vari istituti della provincia per adottare un bambino e nell'agosto del 1961 andarono a prendere Anna.

ELEZIONI. AI GOVERNI SERVE COESIONE ( da "Tribuna di Treviso, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Dove il peso del fisco sul reddito d'impresa è la metà, dove la burocrazia fornisce le risposte in sei mesi anziché in sei anni, dove la formazione è considerata una leva strategica e non una torta da spartire. Lezioni che ci vengono dalle confinanti Austria e Slovenia, ma anche dalle lontane ed ex derelitte Irlanda ed Estonia.

Clientes, burocrati e 3 mila eletti lombardo schiera le sue truppe - emanuele lauria massimo lorello ( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia e il sottogoverno, attraverso i quali il candidato del centrodestra muove le leve del consenso. Alla Regione, ad esempio, la gran parte dei dirigenti generali fa ancora riferimento a Cuffaro, il più fedele sodale di Lombardo, e l'Mpa controlla direttamente importanti dipartimenti come Territorio (affidato a Pietro Tolomeo)

Risanamento e sviluppo sono i punti di forza della manovra ( da "Nuova Sardegna, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: stiamo risanando il bilancio con una rigorosa e attenta gestione della spesa fatta di razionalizzazione e riduzione dei costi della burocrazia e dei costi della politica e per la prima volta dopo anni abbiamo riportato il rapporto tra spese obbligatorie e entrate a un livello che già ora ci consente di avere un significativo margine di manovra. Nel 2004 le spese obbligatorie (erano 3.

Scontrino "parlante" quell'oggetto misterioso ( da "Stampa, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Occorrerebbe una maggiore semplificazione per evitare che la burocrazia vada a perseguitare sempre i più deboli, soprattutto gli anziani". D'accordo, ma solo in parte, il presidente di Federfarma Savona Roberto Ranaldo: "Anche per le farmacie quest'obbligo comporta un aggravio burocratico, ma abbiamo dovuto necessariamente adeguarsi alle disposizioni".

Via fani, rischio prescrizione per un br - franco zantonelli ( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma la richiesta si è persa nei meandri della burocrazia. "Se ne sta occupando un Tribunale del Canton Berna", ha dichiarato il portavoce dell'ufficio federale di giustizia, Folco Galli. In realtà, poco meno di 20 anni fa, l'8 giugno del 1988, Alvaro Lojacono venne arrestato, a Lugano, su ordine della procura elvetica, proprio per la sua partecipazione alla strage di via Fani.

L'assessore regionale al turismo Velardi incontra gli albergatori pompeiani ( da "Capitoloprimo.it" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: impegno a ridurre la burocrazia – ha concluso – nei limiti che mi sarà possibile". Propositivo l'intervento degli albergatori locali "Napoli é capofila dell'emergenza, Pompei sta pagando un prezzo altissimo". E il messaggio del presidente dell'associazione ADAP, Rosita Matrone, che ha tracciato la situazione alberghiera locale: 17 alberghi per quasi mille posti letto.

Vince la causa dopo 24 anni. Ma lui è morto ( da "Corriere del Mezzogiorno" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Vittima due volte della burocrazia statale e della lentezza della macchina giudiziaria di casa nostra (la Corte europea ha fissato in 4 anni la durata massima del procedimento in primo grado). Non solo. La Corte dei conti ha obbligato il ministero a calcolare la differenza, ma ad oggi la prescrizione è rimasta evasa.

Veltroni: al Senato rischio di stallo Ma niente <inciuci> ( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dichiarerà guerra alla burocrazia... E andata. Scende dal palco e sulla piazza vista lago lo aspettano in tanti, fa tappa a Monza e dice che vincerà il Pd " Ça va sans dire ". E alle cinque, a Milano, tra i palazzi scrostati di San Siro sono in diecimila, alzano striscioni col nome delle vie, dai balconi lo ascoltano famiglie e donne col chador.

Il Centro unico regionale per le prenotazioni sanitarie, Cup, potrebbe ovviare ai molti disser ( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia e dei pareri contrari di organismi, quali la Consulta regionale per la Disabilità, che, in una lettera al presidente Spacca, ha chiesto più tempo per valutarne il possibile impatto nel sistema sanitario regionale". Di segno opposto, il parere di Giannotti che vede nell'attivazione del Cup un valido strumento per superare molti dei mali che attanagliano la Sanità marchigiana

Un comitato misto avvocati-magistrati per migliorare l'efficienza ( da "Giornale di Brescia" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: non riconducibili alla responsabilità del legislatore o della burocrazia centrale. In questo ambito potrebbe essere affrontata concretamente la questione dello smaltimento dell'arretrato, e accelerato l'iter dei ricorsi superando le attuali difficoltà create dalla contrazione degli orari fissati per il deposito degli atti e dal calendario delle udienze.

Veltroni tende la mano: Io e Silvio mai più nemici ( da "Tempo, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: e la semplificazione della burocrazia". Frena sulla richiesta della Confcommercio di ridurre la spesa di 5 punti subito. "Mi sembra difficile. Più fattibile è la diminuzione di mezzo punto il primo anno e un punto gli anni successivi". La riduzione della spesa "sarà possibile semplificando, evitando la moltiplicazione di istituti e sedi e riducendo anche il costo della politica"

Capo della marineria si incatena in piazza ( da "Centro, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sono sul lastrico per colpa della burocrazia PESCARA. "Senza barca non posso pescare, quindi non posso vivere". A metà mattinata Giovanni Verzulli, l'uomo-simbolo della marineria pescarese, si stringe le mani e i piedi con pesanti catene arrugginite. Per la sua plateale forma di protesta sceglie l'ingresso della direzione marittima, "perché la Guardia costiera non mi ridà la barca,

Le molte risorse <segrete> d'Italia ( da "Arena.it, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: alimentare nuova burocrazia a scapito delle imprese già zavorrate da tasse e adempimenti. Così può capitare di trovare, navigando sul sito del Sole 24 Ore, tra le tesi di tanti illustri analisti, la notizia che la tecnologia del più grande telescopio del mondo realizzato in Arizona (nella foto) porta una firma tutta italiana,

Richieste di aiuto finite nel nulla della burocrazia ( da "Corriere Adriatico" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: due donne sono state costrette a chiedere un prestito in banca per pagare bollette e medicine Richieste di aiuto finite nel nulla della burocrazia ASCOLI Il calvario delle due sorelle Clementi, Anna ed Elvira, comincia, abbiamo detto, circa tre anni fa, allorché produssero le prime richieste di aiuto nei confronti dell'Amministrazione comunale e dell'assessorato ai servizi sociali.

Franchi, un assessore all'avanguardia ( da "Corriere Adriatico" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Snellì la burocrazia Franchi, un assessore all'avanguardia ASCOLI - Domenica scorsa abbiamo ricordato il professor Nicola Laloni, che fu presidente dellEnte Provinciale del turismo e tra i primi a rilanciare il settore. Oggi riteniamo doveroso ricordare il suo vice, l'avvocato Giulio Franchi (nella foto con Nicola Laloni),

Precursore dell'università ( da "Corriere Adriatico" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Una mente moderna che aveva modificato in pochi anni il lento muoversi della burocrazia. Il suo slogan era indirizzato a tutti gli enti locali: Arricchite il patrimonio di progetti per lo sviluppo del capoluogo; dovrà poi seguire un forte impegno politico per farli finanziare e portarli alla fase esecutiva.

Veltroni, quanti bla bla ( da "Corriere Adriatico" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Burocrazia, mai più. "Scuole belle e aperte fino a sera". Pure ai nonni. Nuovi stadi (chissà perché; chissà per chi). Salario minimo garantito. E le donne, che sono "l'asso per lo sviluppo" e non il due di briscola come noi pensavamo di essere dopo le scelte del Capo e le graduatorie sulle pari opportunità nei diversi paesi del mondo.

Fisco e impresa, la ricetta di Veltroni ( da "Avvenire" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la ricetta di Veltroni Il leader Pd a Cernobbio e Milano: meno burocrazia per far crescere il Paese DAL NOSTRO INVIATO A CERNOBBIO (COMO) DIEGO MOTTA C i vuole una buona mezz'ora prima che Veltroni riesca a rompere il silenzio attento, ma avaro di entusiasmi, che la platea di Confcommercio accorsa a Cernobbio sta tributando al suo intervento.

Pontrandolfo rinuncia alla missione artica La burocrazia canadese gli fa perdere il passo ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: DISAVVENTURA Pontrandolfo rinuncia alla missione artica La burocrazia canadese gli fa perdere il passo Niente da fare. Michele Pontrandolfo non raggiungerà il Polo Nord geografico. Almeno per quest'anno. L'alpinista è stato costretto a desistere nella grande avventura artica da nuovi, clamorosi "disguidi" accaduti a ridosso dell'ultima tratta aerea prima dell'avvio della missione.

Case, agenzie in affanno ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: affanno A causa del calo delle vendite e delle intermediazioni più complicate I mutui salgono, la burocrazia e le norme di sicurezza si fanno sempre più intricate, gli acquisti di case sono in frenata e le agenzie immobiliari incominciano a perdere colpi. Negli ultimi due anni, infatti, in provincia sono state ben 27 le agenzie che hanno chiuso i battenti, delle quali 7 in città.

<Stiamo crescendo>. Giuseppe Sbalchiero, presidente ( da "Gazzettino, Il (Vicenza)" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: artigiani nelle condizioni di non imbattersi in una burocrazia esagerata. Ad esempio, chi vuole aprire una attività in centro deve essere messo nelle condizioni di farlo: dovrebbe essere premiato. Qualcuno che trovi una soluzione per il traffico pesante, che non lasci scaricare sui trasportatori le ire dei vari comitati, dimenticandosi che se si fermano i trasporti dopo due giorni l'

Alitaglia/2 ( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia, più imposizioni rischiano di metterne fuori legge le imprese marginali, quelle per le quali il rischio professionale è maggiore. Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (10 votes, average: 4.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Feb 08 Il grano e gli Aerei puliti Ieri le quotazioni del grano

LAVORO PIU' SICURO? ( da "Azione, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Riduzione burocrazia. Sono semplificati gli obblighi formali, attraverso la riduzione del numero e del peso per le aziende degli adempimenti di tipo burocratico, in quanto non incidenti sulle condizioni di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro. Il mondo imprenditoriale ha accolto criticamente il nuovo decreto,


Articoli

Ciriaco De Mita: il quale, designato primo ministro, non aveva incluso nel suo governo nessun (sezione: Burocrazia)

( da "Alto Adige" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Ciriaco De Mita: il quale, designato primo ministro, non aveva incluso nel suo governo nessun ministro veneto (compreso Carlo Fracanzani che pure aveva raccolto oltre 100mila preferenze), malgrado lo scudo crociato riscuotesse in regione un consenso superiore di dieci punti alla media nazionale del partito. Con il ritardo che in Italia le è consustanzialmente proprio, per servirsi di un avverbio dedicato da Vincenzo Visco al Nordest, la politica arriva a riparare all'omissione: quando la nomina di un ministro nordestino è diventata non certo inutile, ma comunque insufficiente. A garantire il posto a queste terre sono entrambi i contendenti, Berlusconi e Veltroni, cui si associa perfino Bossi: il quale magari avrebbe potuto dare da tempo il buon esempio, assegnando nella Lega in questo quarto di secolo ad almeno un veneto un ruolo che non fosse di facciata. E tuttavia, il punto è un altro: cosa e quanto gioverebbe al Nordest la presenza al tavolo del consiglio dei ministri di un Galan, di un Illy, di un Calearo? Che chances avrebbero di far passare decisioni strategiche per quest'area del Paese, superando le logiche di parte interne ai rispettivi schieramenti che hanno condizionato in questi anni i governi di qualsiasi colore? Da soli (anzi da solo, perché sarebbe soltanto uno), come riuscirebbero a scardinare le strenue difese di quel potente partito trasversale che da sempre si oppone alle riforme vere sia in Parlamento che fuori, identificando nello Stato una vacca perennemente grassa? Quello che serve davvero al Nordest è in realtà un gioco di squadra che sappia fare blocco sulle priorità riconosciute del territorio, anche al di là delle appartenenze: come d'altra parte si è cominciato a vedere in questi anni, grazie alla sintonia tra Galan e Di Pietro, o tra Illy (un indipendente, va ricordato, sia rispetto all'Ulivo che al Pd) e Prodi; o come ha dimostrato Durnwalder portando a casa risultati inversamente proporzionali al peso del suo piccolo partito. Quanto ai potenziali elettori del Nordest, sono sufficientemente adulti (e delusi) per non farsi sedurre dalla semplice promessa di un posto al tavolo del governo: quello che inutilmente aspettano da troppo tempo è una politica di sostegno e non di zavorra nel quotidiano confronto con il resto del mondo, cominciando dai vicini di casa. Dove il peso del fisco sul reddito d'impresa è la metà, dove la burocrazia fornisce le risposte in sei mesi anziché in sei anni, dove la formazione è considerata una leva strategica e non una torta da spartire. Lezioni che ci vengono dalle confinanti Austria e Slovenia, ma anche dalle lontane ed ex derelitte Irlanda ed Estonia. E non sarà un ministro dal cognome familiare a poter colmare, da solo, un simile differenziale. I primi scampoli di campagna elettorale non offrono segnali confortanti in questa direzione. E non solo per il rapido evaporare di quel fair-play a cui pure tutti avevano garantito di volersi ispirare: è bastata una battuta, infelice ma pur sempre battuta, con una precaria per occupare per 48 ore il centro del dibattito; e quanto di cartapesta rimanga questa politica, lo dimostra il fatto che la signorina in questione, non potendo impalmare Berlusconi junior, si sia comunque guadagnata come premio di consolazione un posto da candidata al Comune di Roma. La questione vera rimane che alle promesse elettorali solennemente assunte non è fin qui corrisposta nessuna indicazione concreta su come e dove verranno trovati i tanti soldi necessari per finanziarle: il tutto in un Paese che ogni anno sciala 70 miliardi di euro per i soli interessi sul colossale debito pubblico contratto da intere generazioni di disinvolti politici; e in un contesto internazionale di crisi economica devastante, in cui sarà duro già il solo sfangarsela perfino per le vacche magre di biblica memoria. Ecco perché quel che conta oggi, a differenza di un quarto di secolo fa, non è l'anagrafe dei singoli ministri né il loro dosaggio territoriale, ma la capacità, la coesione e la forza di un intero governo. Che rispecchi la geografia delle competenze, non delle residenze: è chiedere troppo? Francesco Jori.

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Craxi: vincerà Berlusconi e la colpa è tutta di Walter (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Nella campagna elettorale del rinato Partito Socialista, il primo avversario pare essere il Pd. Così l'arrivo a Mantova di Bobo Craxi, a meno di quarantotto ore dal comizio dell'ex sindaco di Roma, configura una sorta di botta e risposta a distanza. Parlando a pochi minuti prima di un dibattito con Franco Bruno dell'Upa e Stefano Speziali dell'Api, Craxi si sofferma soprattutto sulla politica nazionale. "Ci avviamo verso il ritorno al governo del centrodestra e la responsabilità è tutta del Pd esordisce l'ex sottosegretario -. Con la sua presunta corsa solitaria Veltroni butta a mare la positiva esperienza del governo Prodi". Craxi parla di una sinistra riformista rappresentata solo dal Partito Socialista: "In un momento in cui nessuno ha il coraggio di parlare di recessione e tutti continuano a promettere meno tasse e più spesa pubblica, noi proponiamo un modo diverso di fare politica". Bruno e Speziali, in rappresentanza dell'artigianato e della piccola impresa, chiedono meno tasse e meno burocrazia per far ripartire l'economia. Craxi non nega il suo appoggio e vede proprio in questi settori il motore di un'auspicabile nuova fase di sviluppo. Chiede perciò a chiunque andrà al governo di difendere le piccole aziende anzichè la grande distribuzione, favorendone la penetrazione nei mercati esteri. Meno morbido il suo intervento nei confronti della grande industria: "Non credo che si possano chiedere riduzioni delle tasse incondizionate anche perché l'industria ha le sue responsabilità - spiega-. Penso piuttosto a sgravi fiscali mirati, ad esempio sul lavoro straordinario o sulle assunzioni. E tornando al Pd non credo sia un gesto di sinistra mettere in testa di lista un industriale: sarebbe meglio difendere i lavoratori". Artigiani e piccoli imprenditori hanno portato al dibattito di ieri mattina a Porta Giulia una visione del tutto simile sui problemi dell'economia: troppa burocrazia, tasse troppo elevate e un costo insostenibile delle materie prime e dell'energia. "Servirebbero rigassificatori o centrali termonucleari, ma manca una politica capace di decidere", spiega Speziali. (g.d.s.).

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Un bel parco, non per chi ci vive (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Modena,La" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Cittadini protestano: nessuno ci ascolta, arriveranno vincoli e obblighi Partecipazione dei cittadini alla gestione della "cosa pubblica". Un concetto che, molte volte, rimane su carta. Quello che raccontiamo è il caso del Parco dei Sassi di Roccamalatina. Un bene comune, appunto, ma non sempre condiviso: più di 200 i residenti contrari per i vincoli e le spese imposte. Firme raccolte, opposizioni presentate eppure tutto sembra procedere "come se niente fosse". "Quando anche le nostre case saranno comprese nella zona Parco la nostra vita cambierà in peggio. Vincoli, spese e burocrazie renderanno ancora più dura la vita in montagna. Avremmo voluto poter dire la nostra, chiedere soluzioni migliori, ma tutte le nostre richieste sono rimaste inascoltate". Parlano così, per voce delle minoranze dei Consigli Comunali, più di 200 cittadini che vivono nella zona tra Zocca e Guiglia, destinata ad essere compresa nel Parco dei Sassi di Roccamalatina. Non sono contrari al valore che un'area protetta può avere, questi cittadini; protestano, invece per gli oneri che la formalizzazione potrebbe comportare a fronte di pochissimi vantaggi. La storia comincia nel dicembre del 2004 quando Provincia ed Ente Parco pianificano l'ampliamento dell'area montana destinata a Parco. Un percorso fatto di progetti di tutela, di attenzioni particolari all'ambiente ma anche di vincoli per le attività produttive e per i residenti: un percorso che, certo, non si può dire "condiviso": "La decisione è stata presa dalle istituzioni senza avvisare nessuno - raccontano - ma quel che è peggio è che è stata presa senza considerare aspetti fondamentali della vita quotidiana di chi vive in montagna. Una vita già dura e difficile che ora diventa anche onerosa". "A fronte di tante limitazioni - continuano i cittadini - sui materiali da utilizzare per le costruzioni, sulle tipologie ed i metodi di agricoltura ed allevamento, addirittura sulla possibilità di avere le strade di accesso alle case coperte con l'asfalto a noi non è venuto nessun beneficio. Non siamo gente ricca e saremo costretti, se la nostra zona diventerà "Parco" ad adeguarci a burocrazie pesanti: per ristrutturare casa? Solo materiali ecologici. Per poter avere un incentivo all'agricoltura? Solo coltivazioni biologiche. Tutte cose giuste, in teoria... ma chi le paga?". Dopo aver richiesto più volte incontri con le istituzioni, dopo aver, con fatica, raccolto e consegnato più di 200 firme allegate alle opposizioni presentate in Provincia al progetto, dopo aver formalmente sollevato il problema i cittadini si trovano, a pochi mesi dal via definitivo, punto e a capo. "Questi cittadini si sono rivolti a noi come ultima spiaggia - spiega Fabio Galli del Codacons Modena - tutti anti-ambientalisti? Non crediamo proprio. Qui, come in molti altri casi è mancata la partecipazione, il coinvolgimento in una decisone che, se portata avanti seriamente, avrà tanti aspetti che ricadranno direttamente sulla vita di chi, in quella zona, già ci vive. Noi crediamo che quando ad un progetto, sia pure meritevole nelle intenzioni, più di duecento cittadini, che in questo caso equivalgono alla quasi totalità dei residenti, si oppongono, il progetto si possa già considerare fallito. In questo caso tutte le perplessità, i dubbi, le proteste di chi verrà praticamente coinvolto non sono stati ascoltati e, ancora una volta (la cosa non è nuova nel Modenese), ci troviamo davanti ad un diritto che rimarrà solo scritto e non applicato: quello alla partecipazione attiva. Per questo come Codacons ricorreremo al Tar, contro l'ampliamento del Parco dei Sassi di Roccamalatina non certo perchè non pensiamo che tutelare una zona dal punto di vista ambientale non sia una cosa buona, ma perchè siamo convinti che i primi da tutelare siano i cittadini. Soprattutto in un momento di crisi economica come quello attuale". (alessia pedrielli).

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Entrambi i contendenti, Berlusconi e Veltroni, cui si associa perfino Bossi: il quale magari avrebbe (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere delle Alpi" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Entrambi i contendenti, Berlusconi e Veltroni, cui si associa perfino Bossi: il quale magari avrebbe ... entrambi i contendenti, Berlusconi e Veltroni, cui si associa perfino Bossi: il quale magari avrebbe potuto dare da tempo il buon esempio, assegnando nella Lega in questo quarto di secolo ad almeno un veneto un ruolo che non fosse di facciata. E tuttavia, il punto è un altro: cosa e quanto gioverebbe al Nordest la presenza al tavolo del consiglio dei ministri di un Galan, di un Illy, di un Calearo? Che chances avrebbero di far passare decisioni strategiche per quest'area del Paese, superando le logiche di parte interne ai rispettivi schieramenti che hanno condizionato in questi anni i governi di qualsiasi colore? Da soli (anzi da solo, perché sarebbe soltanto uno), come riuscirebbero a scardinare le strenue difese di quel potente partito trasversale che da sempre si oppone alle riforme vere sia in Parlamento che fuori, identificando nello Stato una vacca perennemente grassa? Quello che serve davvero al Nordest è in realtà un gioco di squadra che sappia fare blocco sulle priorità riconosciute del territorio, anche al di là delle appartenenze: come d'altra parte si è cominciato a vedere in questi anni, grazie alla sintonia tra Galan e Di Pietro, o tra Illy (un indipendente, va ricordato, sia rispetto all'Ulivo che al Pd) e Prodi; o come ha dimostrato Durnwalder portando a casa risultati inversamente proporzionali al peso del suo piccolo partito. Quanto ai potenziali elettori del Nordest, sono sufficientemente adulti (e delusi) per non farsi sedurre dalla semplice promessa di un posto al tavolo del governo: quello che inutilmente aspettano da troppo tempo è una politica di sostegno e non di zavorra nel quotidiano confronto con il resto del mondo, cominciando dai vicini di casa. Dove il peso del fisco sul reddito d'impresa è la metà, dove la burocrazia fornisce le risposte in sei mesi anziché in sei anni, dove la formazione è considerata una leva strategica e non una torta da spartire. Lezioni che ci vengono dalle confinanti Austria e Slovenia, ma anche dalle lontane ed ex derelitte Irlanda ed Estonia. E non sarà un ministro dal cognome familiare a poter colmare, da solo, un simile differenziale. I primi scampoli di campagna elettorale non offrono segnali confortanti in questa direzione. E non solo per il rapido evaporare di quel fair-play a cui pure tutti avevano garantito di volersi ispirare: è bastata una battuta, infelice ma pur sempre battuta, con una precaria per occupare per 48 ore il centro del dibattito; e quanto di cartapesta rimanga questa politica, lo dimostra il fatto che la signorina in questione, non potendo impalmare Berlusconi junior, si sia comunque guadagnata come premio di consolazione un posto da candidata al Comune di Roma. La questione vera rimane che alle promesse elettorali solennemente assunte non è fin qui corrisposta nessuna indicazione concreta su come e dove verranno trovati i tanti soldi necessari per finanziarle: il tutto in un Paese che ogni anno sciala 70 miliardi di euro per i soli interessi sul colossale debito pubblico contratto da intere generazioni di disinvolti politici; e in un contesto internazionale di crisi economica devastante, in cui sarà duro già il solo sfangarsela perfino per le vacche magre di biblica memoria. Ecco perché quel che conta oggi, a differenza di un quarto di secolo fa, non è l'anagrafe dei singoli ministri né il loro dosaggio territoriale, ma la capacità, la coesione e la forza di un intero governo. Che rispecchi la geografia delle competenze, non delle residenze: è chiedere troppo? Francesco Jori.

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Le ricette anticrisi di Matteo Colaninno (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Varese)" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

DOMANI ALL'AUDITORIUM SAN CARLO Le ricette anticrisi di Matteo Colaninno ? MILANO ? "DOBBIAMO aumentare il potere d'acquisto dei ceti più deboli, agendo nello stesso tempo sulla produttività". È semplice la ricetta di Matteo Colaninno, capolista del Pd in Lombardia per la Camera dei deputati. Convinto che l'Italia abbia "un'altissima vocazione imprenditoriale che oggi è frenata da una burocrazia troppo pesante e costosa", punta a "liberare la capacità d'impresa" e a "una fiscalità più giusta e più equa". Su invito dell'associazione Libertà e Giustizia, ne parla domani con l'economista Salvatore Bragantini, con soci e simpatizzanti dell'associazione di via Col di Lana. "Tra preoccupazioni economiche, tesoretti sopravvalutati e stime di crescita al ribasso - dicono a Libertà e Giustizia - vogliamo confrontarci con le proposte di un giovane imprenditore che entra in politica, parole sue, "per riportare l'Italia al passo con l'Europa"". L'ex presidente dei giovani di Confindustria dialogherà col pubblico. Appuntamento domani, alle 18.30, all'Auditorium San Carlo di Milano (corso Matteotti 14). - -->.

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Sorpresa, c'è voglia di partecipazione Folla per i primi big: Veltroni, Bossi, La Russa (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Legnano)" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

ELEZIONI POLITICHE Sorpresa, c'è voglia di partecipazione Folla per i primi big: Veltroni, Bossi, La Russa ? VARESE ? PRIMI BIG, primi bagni di folla. La campagna elettorale, nel Varesotto, comincia all'insegna della gran voglia di partecipazione. Ieri pomeriggio lo si è visto a Busto Arsizio col comizio di Ignazio la Russa, insieme a vari esponenti del Pdl, l'altra sera una folla di militanti ha atteso Umberto Bossi in un ristorante di Cassano Magnago, il suo paese natale. Ma il clou è stato senz'altro raggiunto da Walter Veltroni, il candidato premier del Partito Democratico, che venerdì sera ha ricevuto dai varesini un abbraccio inatteso. Il teatro Apollonio, dove era programmato il comizio, non è bastato a contenere il popolo del "si può fare" e così il leader del Pd è salito sul palco "a cielo aperto" improvvisato davanti ai tremila simpatizzanti di Piazza Repubblica. Numeri che nemmeno il più ottimista dei "veltroniani" poteva immaginare da queste parti. "L'entusiasmo della gente è legato alla novità della nostra scelta politica - ha spiegato il sindaco uscente di Roma -: quella di correre da soli e di dire finalmente tutto quello che pensiamo". Fra i tanti passaggi del suo lungo discorso, Veltroni ha posto l'accento là dove i varesini lo volevano sentire: "Diminuiremo la pressione fiscale sulle aziende e alleggeriremo il peso della burocrazia". Poi una promessa: "Il primo disegno di legge? Stipendio minimo di mille euro ai precari". Prima della stretta di mano a Mario Aspesi, candidato del centro-sinistra alla presidenza della Provincia, non è mancata una stoccata alla Lega Nord in tema di secessione. Molti applausi, certo, ma anche qualche fischio da parte dei Giovani Padani - circa una quarantina - presenti al comizio e marcati a vista dalle forze dell'ordine. CURIOSO che, mentre Veltroni arringava i suoi nel cuore di Varese, Umberto Bossi apriva la campagna elettorale con una cena in pizzeria. A Cassano Magnago, il suo paese natale. A "L'aragosta" ha mangiato e parlato con alcune decine di militanti e simpatizzanti. Prima della cena, negli stessi minuti in cui all'Apollonio parlava il candidato premier del Pd, il segretario federale della Lega Nord ha preso il microfono e ha scandito il programma per governare col Pdl. Il primo impegno: "Fare il federalismo, altrimenti è l'ultima volta che lo cerchiamo con le buone". E poi gli altri cavalli di battaglia: no all'immigrazione clandestina, sì ai dazi doganali verso i Paesi "della concorrenza sleale". Un breve comizio, ben poco mediatico rispetto a quello di Veltroni ("È a Varese? mah, tanto qui non prenderà voti"). Anche perchè Bossi ha scelto una cornice conviviale. Al tavolo con lui anche Ivan Basso, il ciclista di Cassano molto amico del leader leghista. E Dario Galli, candidato del Pdl alla presidenza della Provincia. "Lui è l'uomo giusto, è uno che ci sa fare", lo ha presentato ai giornalisti Bossi. E Marco Reguzzoni? "Voleva fare una esperienza nuova, lui è uno capace e lo sarà anche a Roma. Mauro Cerri Alessandro Franzi - -->.

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Di PARIDE DIOLI - SONDRIO - BATTUTE FINALI e ultima corsa, ieri a mezzogior (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Sondrio)" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di PARIDE DIOLI - SONDRIO - BATTUTE FINALI e ultima corsa, ieri a mezzogiorno, per la presentazione di liste e candidati sindaci nella segreteria del municipio, dopo l'autenticazione delle firme dei presentatori presso l'ufficio elettorale della Piastra. Gli ultimi a varcare la soglia sono stati i Popolari Retici del candidato sindaco Ivan Munarini, secondo una antica usanza in base alla quale lo scudo crociato della DC (di cui il presidente dei Retici Eugenio Tarabini è stato uno dei massimi leader provinciali) occupava sempre l'ultimo posto nella scheda elettorale e il PCI il primo in alto a sinistra. Neanche a farlo apposta La Sinistra-L'Arcobaleno si è presentata per prima venerdì mattina. Ma l'ordine di arrivo - conferma la segreteria comunale - ora non viene più utilizzato per collocare i simboli sulla scheda: infatti, oggi alle 19.30 all'ufficio elettorale in Largo Sindelfingen, avverrà il sorteggio dei nomi dei candidati sindaci di Sondrio. Ognuno prenderà il posto assegnatogli sulla scheda seguito da tutte le liste di appoggio. Alla corsa finale sono arrivate 16 liste, una delle quali, però, non è stata ammessa per problemi legati alla autenticazione delle 250 firme dei sottoscrittori, che non sarebbe stata effettuata per tempo. Si tratta dell'Associazione Movimento Ecologico Naturalistico (Amen) che candidava a sindaco Franco Ranelli, proprietario delle piscine e camping al Castelletto dell'Adda. Non è dato sapere se Ranelli presenterà ricorso, come pare di capire, visto che il candidato sindaco ieri era molto convinto delle proprie ragioni, a suo dire, calpestate dalla burocrazia. NELL'ORDINE di presentazione le altre 15 aggregazioni di cittadini. A sostegno del candidato sindaco Alcide Molteni: la Sinistra Arcobaleno (40 candidati consiglieri), Sondrio Democratica (40), Partito democratico (40), Sondrio 2020 (34), Sondrio Accesa (28) e Partito Socialista-PSE (28). Quindi la lista "Sondrio anch'io" (27) a sostegno del candidato sindaco Piergiuseppe "Pedro" Forni; la Destra (40) per il candidato Giuseppe Romualdi. Subito dopo sono state presentate due liste a sostegno del candidato Aldo Faggi: Per Sondrio (25) e Popolo della Libertà (40). Sempre ieri mattina sono arrivati in municipio i rappresentanti di "Sondrio Liberale" (33) per il candidato sindaco Andrea Massera; la Lega Nord (40) a sostegno di Faggi, quindi l'UDC (29) per il candidato sindaco Aldo Giorgio Sosio; Sondrio Unita (29) a sostegno di Faggi e, infine, i Popolari Retici (34) con il candidato sindaco Ivan Munarini. "NOI PUNTIAMO ad arrivare al ballottaggio - hanno dichiarato questi ultimi - e siamo qui solo per vincere". "Sono più i candidati che quelli che votano" scherza qualcuno. Eh sì perchè facendo due conti la schiera di aspiranti consiglieri del comune di Sondrio arriva a oltre 500. Un vero esercito. Tanti così come gli aspiranti sindaci ben sette, mentre nella precedente tornata elettorale erano solo tre: Bianca Bianchini, Angelo Schena e Giuseppe Romualdi. L'ex sindachessa dopo le dimissioni dello scorso luglio e relativo scioglimento del consiglio comunale, con arrivo del commissario prefettizio non si ricandida ed è tornata a lavorare. E' funzionario in amministrazione provinciale. Angelo Schena, battuto per una manciata di voti al ballottaggio del giugno 2003, dopo diversi tira e molla, tramontata l'ipotesi di una sua lista, alla fine è entrato nel Partito Democratico, ma tiene a precisare "come indipendente". Torna invece in pista con La Destra, l'avvocato Giuseppe Romualdi che nelle precedenti amministrative del capoluogo aveva ottenuto un buon risultato personale. - -->.

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Di RENATA ORTOLANI LAVOREREMO a fianco della Crui (la Conferenza dei ret (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di RENATA ORTOLANI "LAVOREREMO a fianco della Crui (la Conferenza dei rettori delle università italiane ndr.) che rispettiamo e continueremo a sostenere, per migliorare l'intero sistema universitario italiano. La proposta che faremo al nuovo governo è questa: più risorse in cambio di gestioni rigorose dei bilanci. Basta con i finanziamenti a pioggia". A suo agio nelle vesti di padrone di casa, il rettore Pier Ugo Calzolari ieri ha sintetizzato così, nell'aula absidale di Santa Lucia, le finalità del lavoro fatto dalla 'squadra' dei dodici numeri uno degli Atenei statali più "produttivi e virtuosi", i dodici rettori che hanno firmato il documento inviato nei giorni scorsi a tutti i candidati premier alle prossime elezioni politiche. E sempre ieri 'Bologna forum', che ha cooptato altri sette università in possesso dei criteri necessari per considerarsi la locomotiva dell'autorigenerazione dell'Accademia, è confluito in Aquis, l'Associazione per la qualità delle università italiane statali. "Questa ? hanno detto sia Calzolari sia Gianfelice Rocca, il vicepresidente di Confindustria, partner convinto e determinatissimo del movimento dei rettori ? è una giornata storica per il Paese e per il nostro sistema universitario". Scopo di Aquis sarà infatti contribuire ad aumentare la competitività degli Atenei sullo scenario mondiale, che Calzolari ha più volte evocato, con un focus sui 'cervelli' italiani emigrati all'estero. "Come se non bastasse ? ha sottolineato ? il blocco imposto per legge all'assunzione di giovani ricercatori (e per l'Alma Mater si tratta di 55 unità) andiamo verso un fenomeno preoccupante: gli studenti asiatici formati in America, dove in passato rimanevano a lavorare, ora tornano nei loro Paesi d'origine. Quindi sarà presto l'Italia, con i suoi giovani, bravi ma sottopagati e non valorizzati, il terreno di caccia degli Usa. E invece della fuga dei cervelli nascerà una vera e propria rotta, lungo la quale i nostri studiosi, appena formati, se ne andranno". RIPETUTI e stringenti i richiami che arrivano alle istituzioni dall'Università e dal mondo dell'imprenditoria. "Il tempo a disposizione è agli sgoccioli, siamo all'emergenza ? ha detto senza mezzi termini anche il numero due di Confindustria ?; occorre ridurre il centralismo e la burocrazia che bloccano la vita degli Atenei, sostituire l'autonomia sfiduciata che hanno nella pratica con una autonomia responsabile, la quale passa prima di tutto per una ripartizione dei fondi rispettosa della produttività e della qualità. Il merito, insomma, va messo al centro del sistema, del finanziamento. Altrimenti la nostra competitività sul piano scientifico e dell'innovazione sarà del tutto irrilevante". SECONDO Calzolari, che aveva al suo fianco i rettori della Politecnica delle Marche, degli Atenei di Ferrara, Modena e Reggio Emilia, Calabria, Milano-Bicocca, Padova, Roma Tor Vergata, Trento, Verona e dei Politecnici di Torino e Milano, "occorre un patto individualizzato per ogni sede universitaria. Noi non ci siamo definiti Atenei di serie A ? ha proseguito riprendendo la polemica nata dopo l'invio della lettera firmata dai 12 rettori 'ribelli' ? : noi ci siamo presi carico però di fare da stimolo alla Crui e al processo improrogabile di rinnovamento del sistema universitario. Io personalmente, in sede locale, ho dato l'allarme parecchi mesi fa. L'Alma Mater ha effettuato una proiezione decennale delle spese, e su questa base possiamo dire che se non imprimiamo un cambiamento di passo, da qui a due anni non ce la faremo. Ma come noi, andranno per aria, uno a uno, tutti gli altri Atenei italiani. E a causa degli stessi problemi". AL CENTRO dei problemi che affliggono il sistema universitario sono stati messi, unanimente, la spesa per il personale, una delle voci più pesanti (se non la più pesante) e quel continuo "fare e disfare tutto legato al cambio del titolare del ministero". - -->.

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Mille fascicoli fermi per ogni magistrato Organici ridotti, burocrazia infernale (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Nazionale)" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

GIUSTIZIA-LUMACA Mille fascicoli fermi per ogni magistrato Organici ridotti, burocrazia infernale PER DIRE come si dilatano i tempi biblici della giustizia in Italia: la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo a Strasburgo aveva condannato l'Italia per la "durata non ragionevole dei processi". Tanti i ricorsi dei legali alla Corte europea con riferimento al "danno morale" patito dai loro assistiti, valutato secondo i parametri di una tabella. Eppure c'è voluto un braccio di ferro di oltre due anni, e quattro sentenze delle sezioni unite della Corte di Cassazione, per riconoscere "la prevalenza e la diretta applicabilità nell'ordinamento giuridico italiano della giurisprudenza della Corte Europea". Il che costituisce un ulteriore vincolo per i magistrati italiani, i cui organici sono in genere risicati. Giustizia penale e giustizia civile sono un tritacarne pur a fronte dell'impegno forte e continuo dei più. Spiegava appena ieri mattina il sostituto procuratore Alessandro Crini riguardo ai procedimenti penali che "tutti i mesi subentrano dai 50 ai 70 nuovi fascicoli per ogni pubblico ministero. Il saldo negativo tra quelli presi in esame e gli altri è di circa 30 fascicoli". Che rimangono cioè in stand by, a dimostrazione che la obbligatorietà dell'azione penale è come minimo discutibile. Continua il sostituto: "Moltiplichiamo i 30 suddetti per 12 mesi. Fa 360, da moltiplicare ancora per tre, l'ultimo triennio di riferimento. S'arriva così ad oltre 1000 fascicoli pendenti per pubblico ministero. Consideriamo poi gli accertamenti che vengono delegati e il passaggio dei fascicoli tra i vari uffici, non sempre fluido, e si capirà come il tempo si dilati. La verità è che per smaltirli bisognerebbe archiviare". LENTEZZE dovute ai rinvii. Alla mancanza di giudici. Ai ruoli lasciati in sospeso, non riassegnati cioè ad un altro magistrato, quando il titolare del procedimento in questione è, per esempio, in gravidanza. La giustizia soffre anche di questi gap burocratico-procedurali. Nelle cause civili in particolare si verificano fatti sconcertanti ai danni dei cittadini in nome e per conto dei quali ? recita la Costituzione ? vengono amministrate la giustizia e il suo corretto esercizio. Cause dilatorie, infondate e rinvii: così le sentenze arrivano anni luce dopo i fatti. Un esempio. In tribunale, processo per la morte di un uomo che nel 1989 fu travolto a un passaggio a livello perché la casellante, distratta, non aveva abbassato la sbarra. Il giudizio (di primo grado) sul risarcimento ai parenti della vittima è recente. Giudici, avvocati, tutti protagonisti e vittime, quasi come i malcapitati che chiedono giustizia e gli stessi imputati nel penale. O 'convenuti' nel civile, che hanno il diritto di non stare per anni sulla graticola. Giudici, avvocati, parti civili imputati. E cancellieri. La sezione distaccata di Pontassieve ne ha solo una. Molto brava ed efficiente, assicurano diversi avvocati. Ma deve fare tutto e non può fare tutto. I legali consultano i fascicoli da soli, lei non riesce neanche a rispondere al telefono. e sembrano ancora lontani i tempi del processo civile telematico, con l'avvocato che interagisce col sistema tramite un punto di accesso esterno che fornisce i servizi di interfacciamento del "dominio giustizia". Firenze non è inserita nel progetto pilota. g.sp. - -->.

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L'Itea mi ha beffata a favore degli stranieri (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

"L'Itea mi ha beffata a favore degli stranieri" Operaia, separata con due figli, è slittata in graduatoria per l'alloggio agevolato Caterina Dominici: "Hanno diritto anche i cittadini comunitari regolari ma è giusto che prima pensiamo a sistemare i nostri" GIACOMO ECCHER CLES. Dopo anni di domande e di delusioni questa pareva la volta buona, ma si è ritrovata al trentunesimo posto nella graduatoria di assegnazione degli alloggi Itea per cittadini comunitari, pubblicata in questi giorni dal Comprensorio. E' la storia di Maria Grazia Gregori. La donna, 43 anni originaria di Cogolo ma residente a Cles, sottolinea anche come lei si trovi al sedicesimo posto per quanto riguarda la zona 8 (Cles) con i primi posti appannaggio di stranieri, anche se comunitari. Maria Grazia Gregori, separata con due figli a carico e la paga di stagionale in una cooperativa frutticola, commenta amaramente quella che considera un'ennesima beffa che - spiega - condivide con tante altre donne nella sua condizione a tal punto che stanno meditando una clamorosa protesta davanti al Comprensorio. "Sono furiosa, sconvolta: un conto è parlare e ragionare di queste cose a tavolino o sugli scranni di piazza Dante ed un'altra è vedere che cosa succede nella realtà. Ancora una volta il cosiddetto palazzo dimostra di non sapersi calare nella realtà che interessa quotidianamente decine, anzi centinaia di donne e famiglie nel Trentino" afferma la consigliera provinciale Caterina Dominici dopo aver visto la graduatoria. "C'è già una graduatoria per extracomunitari monopolizzata da marocchini e maghrebini in genere, adesso anche quella dei "nostri" è svenduta a stranieri comunitari che per un'assurda valutazione dei punteggi scavalcano regolarmente le famiglie trentine in grosse difficoltà e che sono in attesa da anni" rincara Dominici. La consigliera cita la propria battaglia, finita nel nulla per la bocciatura di Margherita e Ds, dell'emendamento alla Finanziaria 2008 (e l'anno prima quando si discuteva della riforma dell'Itea) per modificare da tre a cinque anni il requisito minimo di residenza per accedere agli alloggi pubblici. "Ho due figli, uno minorenne ed uno di 20 anni che frequenta l'ultimo anno delle superiori" spiega Maria Grazia Gregori. Beffa nella beffa, quando ha chiesto spiegazioni al funzionario del Comprensorio sulla retrocessione in graduatoria, le è stato risposto che aveva perso punti perché aveva solo un figlio minorenne: l'altro figlio avendo superato i 18 anni non contava, anche se studente e quindi senza reddito. E così il sogno della casa è svanito un'altra volta dopo la delusione della graduatoria precedente quando aveva fallito l'assegnazione per pochi punti. La protagonista di questa vicenda è separata dal marito dal 1999 e da allora si è sempre dovuta arrangiare con i figli che con grossi sacrifici finora è riuscita a far studiare. Ma il futuro è sempre meno rosa anche perché - afferma - sembra che chi cura le graduatorie Itea si diverta a complicare una burocrazia che è sempre più strabica a favore degli ultimi arrivati, che stranamente hanno sempre la precedenza. "Davvero sono esasperata, nel 1999 la casa Itea mi è sfuggita con la motivazione che mi ero nel frattempo separata dal marito, adesso perché ho un figlio maggiorenne: quello che manca davvero è il comune senso del pudore nel valutare la realtà delle famiglie, anche se di questa parola tutti i nostri amministratori si riempiono la bocca senza rendersi conto di quello che succede nella vita di tutti i giorni" conclude la signora. Rincara Dominici: "Il governatore Dellai predica ai Trentini di fare figli ma poi dà le case a tutti gli altri. La casa è un diritto anche per gli immigrati regolari ma dopo i trentini perché prima dobbiamo risolvere i nostri problemi".

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LA LETTERA 'Ho imparato a rispettare le leggi in Svizzera' (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

A PROPOSITO dell'egiziano che ha occupato abusivamente l'alloggio popolare, vorrei puntualizzare che il giorno in cui si giocò 600 euro riuscì a recuperarli interamente poichè i videogiochi sono sono tarati per restituire il 75% delle giocate. Ieri è venuto da me e, con umiltà e disperazione, mi ha spiegato i motivi del suo gesto. Immagino che li conosciate già. Quello che non potete sapere è che io sono nato e vissuto a Rimini fino a 22 anni, poi sono emigrato in Svizzera vivendo nel periodo xenofobo degli anni 70; trovai un paese ordinato e pulito, imparai a rispettare le leggi e a essere rispettato per le mie qualità di uomo e di lavoratore. (avevo un diploma di scuola commerciale e parlavo 4 lingue). In quasi 10 anni mi sono specializzato in lavori che 'tiravano': carpentiere, saldatore e aggiustatore meccanico. Mia moglie e straniera e fra un mese festeggiamo 36 anni di matrimonio. Tornato in Italia mi sono scontrato contro un muro di gomma, dove i principi appresi erano gettati alle ortiche da una burocrazia esasperante e bigotta. E' fuor di dubbio che Mohamed sbagli, anche lui lo ammette. Mi spiacerebbe, però, che fosse solo lui a pagare per un clima generale di disagio, con un numero esagerato di extracomunitari che scorazzano impunemente nelle nostre strade e nei nostri esercizi commerciali vivendo di espedienti, molte volte fuori dalla legge. Non ci costerebbe meno aiutarli nei loro paesi di origine? Pagliarani Giampaolo - -->.

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Errore nel nome della via Roma non lo ha corretto (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Livorno)" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Errore nel nome della via "Roma non lo ha corretto" di GIANFRANCO BENI NONOSTANTE l'intervento del sindaco di Massa Marittima Lidia Bai e la replica dell'allora sindaco di Roma Walter Veltroni, ora candidato primo ministro del Pd, sono ancora lì le targhe toponomastiche con la errata scritta "via Norma Fratelli Parenti" nella zona di Casalotti, a ricordo dell'eroica staffetta partigiana massetana fucilata dai tedeschi nel 1944 ed insignita della medaglia d'oro al valor militare. Un riconoscimento davvero sentito dalla cittadinanza e dalle forze politiche e consiliari locali che, ora manifestano forti perplessità sulla volontà del neo candidato premier del centro sinistra a dar corso a questo semplice quanto significativo adempimento. I consiglieri di opposizione Roberto Ovi e Angelo Maria Cappelloni ricordando l'incarico conferito da Veltroni al direttore dell'Ufficio Toponomastica del Comune capitolino per la pronta rettifica non ancora avvenuta. "Demerito della già tanto bistrattata burocrazia romana, chiedono i due consiglieri massetani o disinteresse dell'ex sindaco? Sarebbe bastato ? dicono i consiglieri apporre una piccola targa con il nome corretto della staffetta partigiana che, pur senza cambiare la toponomastica della città, restituisse alla pubblica cittadinanza il corretto nome della nostra martire". - -->.

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PERCHÉ non abolire la tessera elettorale e andare a votare solo con i documenti d' (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Rimini)" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Identità? Il componente del seggio identifica l'elettore e controlla se il nominativo è iscritto nelle liste. Tutto qui. E' troppo facile? Perché allora non eliminare un po' di burocrazia che rallenta tante operazioni? Quale nuova scusa troveranno gli 'esperti' per non potere adottare una soluzione così semplice. L. B., Bologna - -->.

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Galan: Calearo si candida a tutto (sezione: Burocrazia)

( da "Arena, L'" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

CENTRODESTRA. Parte da Padova la corsa dei candidati veneti del Pdl. Il governatore stronca l'Udc ("Ormai è morta") e attacca l'imprenditore candidato del Pd Galan: "Calearo si candida a tutto" Enrico Santi PADOVA È partita da Padova la corsa elettorale dei candidati veneti del Popolo della libertà. Nella sala conferenze dell'hotel Plaza, vicino al quartiere fieristico della città del Santo, ieri si sono dati appuntamento da tutta la regione esponenti di partito e persone "sganciate dagli apparati" come i veronesi Ettore Riello e Gianmarco Mazzi. Tutti candidati nelle fila berlusconiane. Ciascuno, sottobraccio, ha la cartellina con tanto di spilline e gadget per affrontare al meglio la battaglia elettorale. "Sento un grande orgoglio nel partecipare all'esordio di questo nuovo progetto politico, qui non ci sono più candidati di Forza Italia o di Alleanza nazionale, ma solo del Popolo della libertà", esordisce Alberto Giorgetti, coordinatore regionale di An e ricandidato al Parlamento. Sorride anche Pieralfonso Fratta Pasini, presidente del Consiglio comunale a Palazzo Barbieri, che ora si prepara a scendere nell'arena per conquistare la quarta legislatura nella circoscrizione di Venezia, Treviso e Belluno. Solo una grande performance della Lega, alimentata dai secessionismi nel Bellunese potrebbe bloccarne le aspirazioni. Niccolò Ghedini, avvocato del Cavaliere e coordinatore veneto di Forza Italia, racconta di un suo recente viaggio "turistico-giudiziario" a Napoli - "Berlusconi è richiesto dappertutto", ironizza - e dice di aver visto "ciò che i timidi telegiornali Rai e Mediaset non raccontano: cumuli alti fino ai primi piani delle case e bande di cani randagi che vagano fra i rifiuti". Poi fa arrabbiare il presidente della Regione Giancarlo Galan, seduto al suo fianco. "Da quando si è candidato, i sondaggi registrano un'impennata per il Pdl. Meriterebbe di fare il ministro, anzi, non ci fosse Berlusconi potrebbe fare il premier". Il governatore scuote la testa, poi parte lancia il resta: "Finalmente è cambiato il volto della politica e i partitini non contano più niente. I tempi dei ricatti e dei cambi di casacca sono finiti". Tra i "partitini", Galan include l'Udc di Casini. "Ormai è morta", sentenzia. E precisa: "Con me in Giunta il rapporto è sempre stato corretto, ma hanno commesso un errore tragico". In cambio della sua disponibilità a candidarsi, assicura, "non mi è stato offerto nulla". Qualche minuto prima, ai giornalisti aveva scodellato un giudizio sarcastico su Massimo Calearo, ex presidente di Finmeccanica, ora capolista del Pd: "Un caso emblematico di uno che si presenta a tutto, a tutte le cariche che ci possano essere...". Continua Galan: "Avevo il dovere morale di rappresentare la nostra terra, perché qui l'autorevolezza ce la siamo conquistata sul campo e le opere infrastrutturali le abbiamo sempre ottenute da qualsiasi governo". Solo un rammarico: "Speravo che nelle liste ci fosse qualcuno in più proveniente dall'esperienza di governo regionale". Infine lancia un avvertimento. "Non è una minaccia", premette, "ma a Roma resterò il tempo per vedere se le cose che interessano al Veneto saranno fatte e basteranno i primi quattro o cinque Consigli dei ministri, se prevalessero altre logiche bisognerà trarne le conclusioni". L'imprenditore Ettore Riello, l'"anti-Calearo" del Pdl, concorda: "Il Veneto non ha bisogno di ministri, ma di fatti. C'è gran voglia di riforme fiscali, di semplificazione della burocrazia, di sicurezza, di serie politiche sull'immigrazione...". Gianmarco Mazzi, manager di importanti artisti e organizzatore di eventi. "La mia candidatura è un riconoscimento alla professionalità, se ce la facessi porterei la mia esperienza in tema della promozione dell'arte, della cultura, dello spettacolo, leve sempre più importanti dello sviluppo". Un'esperienza che, assicura, metterà a disposizione anche della città e della Fondazione Arena in crisi: "Darò una mano per portare valori d'eccellenza".

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CONTRASTARE l'immigrazione con severità, ridurre la burocrazia e (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Imola)" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

"CONTRASTARE l'immigrazione con severità, ridurre la burocrazia e abolire le province e il Circondario": sono i punti in cima alla lista delle priorità della Lega nord che ieri ha presentato i suoi 22 candidati. Insieme al capolista Giacomino Dal Monte erano presenti anche la candidata alla Camera Carla Rusticelli e il candidato del Pdl Adriano Gini, sostenuto dai leghisti. "Questa città va cambiata ? attacca Dal Monte ?. Basta con i carrozzoni inutili e gli enti come il Circondario". Dal Monte si dice in totale sintonia con il programma di Gini e del Pdl e attacca l'operato della giunta Marchignoli: "La convenzione appena siglata per l'autodromo non è stata gestita in maniera trasparente ? afferma ? non ha senso un accordo triennale che imbriglia il possibile sviluppo del circuito". Altro punto toccato da Dal Monte sono i rifiuti di Napoli. "Non bisogna più aiutare chi non sa risolvere i problemi da solo". Gini propone l'abolizione delle province. E la proposta di creare la provincia di Imola/Faenza? "Se proprio non riusciamo ad abolirle come sarebbe giusto ? dice Gini ? allora almeno realizziamo una provincia per Imola". - -->.

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IL SUO LIBRO Volevo solo vendere la pizza , edito da Garzanti ha (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Lodi)" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

IL SUO LIBRO "Volevo solo vendere la pizza", edito da Garzanti ha sollevato il coperchio su una serie di difficoltà che gli imprenditori incontrano quando decidono di aprire un'attività dovendo fare i conti con la burocrazia e le tutele sindacali che tutelano anche chi vuole fare il "furbo". Ora Luigi Furini, 54 anni, giornalista che vive a Pavia ed è stato assunto a lungo nei giornali locali, tutti i giorni raggiunge Milano dove lavora per il Gruppo Espresso, si occupa di un altro tema di scottante attualità, quello dei precari non più giovanissimi. Con "Volevo solo lavorare", da pochi giorni in libreria sempre per Garzanti, infatti, racconta storie di manager e quadri espulsi dal mondo occupazionale che sono troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per ottenere un altro posto. Difficoltà che Furini ha rischiato di vivere in prima persona subendo il mobbing e una difficile situazione che si è risolta solo per un caso fortuito, ma gli ha fornito l'occasione per entrare in contatto con il popolo dei lavoratori da "rottamare". - -->.

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È scontro tra Associazione cacciatori trentini e Unione cacciatori del Trentino: a far discutere, è la guerra di cifre che sta montando attorno agli incrementi registrati nel numer (sezione: Burocrazia)

( da "Adige, L'" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

O di capi, soprattutto per quel che riguarda i caprioli È scontro tra Associazione cacciatori trentini e Unione cacciatori del Trentino: a far discutere, è la guerra di cifre che sta montando attorno agli incrementi registrati nel numero di capi, soprattutto per quel che riguarda i caprioli. Nei giorni scorsi, Sandro Flaim , presidente dell'Associazione cacciatori (che è pure ente gestore della caccia in Trentino), aveva reso noto una crescita del numero di ungulati (+12% i caprioli, +5.8% i cervi) che non ha tuttavia convinto il presidente dell'Unione Enzo Pizzini , che attraverso un'inserzione aveva contestato i metodi gestionali dell'Associazione, parlando di eccessivo trionfalismo, di dati esaminati non considerando i decrementi degli anni precedenti (l'Unione parla di un calo, dal 2003, del 26% e 13%) e di una eccessi costi e burocrazia nell'amministrazione da parte dell'Associazione, sintetizzando il tutto nella definizione della caccia in Trentino come "un privilegio per pochi eletti, e per poca selvaggina". Critiche alle quali a sua volta ha controreplicato ieri, attraverso un comunicato, il presidente Flaim: "La caccia in Trentino è un diritto per tutti coloro ne abbiano i requisiti previsti dalla legge, e negli ultimi decenni i capi di selvaggina sono passati da 10.000 a 60.000. L'attenzione alla gestione della fauna è un punto cardine nel lavoro quotidiano dell'Associazione al quale dedichiamo molte risorse, umane e materiali". Flaim replica anche alle critiche di una eccessiva burocratizzazione del comparto venatorio: "Il nostro è un ente che ha responsabilità gestionali ben precise riguardo alla fauna selvatica, un bene di tutti". L'Unione per parte sua, non è da meno in gentilezze, con una sconfessione dell'attuale gestore: "È ora che la Provincia si occupi direttamente del patrimonio fauniustico del Trentino". Un affondo cui Flaim replica dritto per dritto: "Quelle di Pizzini - attacca Flaim - sono sparate che cadono immancabilmente, e non a caso, quando è il momento di raccogliere il tesseramento dei soci". 16/03/2008.

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Marini: <Impegno a tutelare le imprese partendo dagli interessi del cittadino> (sezione: Burocrazia)

( da "Libertà" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

23 PROVINCIA domenica 16 marzo 2008 il presidente nazionale Marini: "Impegno a tutelare le imprese partendo dagli interessi del cittadino" cortemaggiore - (c.mol.) "Coldiretti ha scelto di tutelare le imprese partendo dagli interessi del cittadino": questo il filo conduttore dell'intervento tenuto ieri a Cortemaggiore dal presidente nazionale dell'organizzazione, Sergio Marini. In questo modo Marini ha voluto chiarire quali sono le priorità e le richieste di cui si farà interprete presso il nuovo governo. "L'agricoltura sta riacquistando centralità - ha detto - perché tutti i temi fondamentali nella società di oggi, dall'ambiente, all'energia, alla sicurezza alimentare, passano per il nostro lavoro". L'agricoltura, è stata la sua conclusione, è un sistema in crescita e quindi anche Coldiretti, che di questo sistema è una grande interprete, si può considerare un'organizzazione in crescita. "Crescere - ha chiarito Marini - significa anche portare reddito all'impresa: un reddito che potrà arrivare dal soddisfacimento dei bisogni della gente, alla quale oggi più che mai serve più agricoltura". Un'agricoltura che però non è priva di problemi, ai quali Coldiretti vuole dare una risposta, chiedendo però anche a sua volta risposte al nuovo governo, qualunque esso sia: dai costi crescenti dei mezzi tecnici - che rimettono al centro il ruolo dei Consorzi agrari - al peso della burocrazia, alla necessità di vedere le risorse naturali anche nell'ottica delle esigenze dell'agricoltura. E tra le risorse naturali Marini ha fatto - interrotto dagli applausi - uno specifico riferimento a quella idrica: "L'acqua non serve certo solo agli agricoltori, ma serve soprattutto per soddisfare i bisogni dei cittadini, che passano oggi sempre di più per l'agricoltura". Tra i temi trattati anche la competitività. "Per essere competitiva, l'agricoltura italiana deve essere distintiva: in questa ottica va letta la scelta di dire no agli Ogm, ma anche di volere produzioni trasparenti, che permettano ai consumatori di leggere la propria identità in etichetta". E le prospettive? Marini non vede in crisi il ruolo del sistema agricolo: "In un contesto internazionale in cui manca la materia prima, il settore primario non avrà problemi. Piuttosto potrebbe aprirsi una stagione in cui l'anello debole è il sistema industriale, schiacciato tra i produttori (che non cederanno certo sui prezzi, fino a che il mercato darà loro ragione) e la grande distribuzione che attraverso i proprio marchi potrà arrivare da sola sul mercato". Riferendosi al sistema cooperativo, ha detto che "deve decidere da che parte stare: dalla parte dei soci, e quindi dei produttori, o dalla parte dell'industria. Il che, però, vorrebbe dire diventare un'autorevole controparte (autorevole, ma sempre controparte) per la sua stessa base associativa". Quanto ai mercati contadini, ritiene che non siano sostitutivi dei canali tradizionali ma una strada alternativa attraverso la quale cercare di stringere la forbice tra produzione e consumo da troppo tempo generata dall'inefficienza della filiera. © LIBERTA' © 1996 - 2007 Libertà On Line - Tutti i diritti sono riservati Editoriale LIBERTA' S.p.A. - P.IVA 01447930338.

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Verso il voto. ai governi serve coesione (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Venezia, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

SEGUE DALLA PRIMA VERSO IL VOTO. AI GOVERNI SERVE COESIONE E tuttavia, il punto è un altro: cosa e quanto gioverebbe al Nordest la presenza al tavolo del Consiglio dei ministri di un Galan, di un Illy, di un Calearo? Che chances avrebbero di far passare decisioni strategiche per quest'area del Paese, superando le logiche di parte interne ai rispettivi schieramenti, che hanno condizionato in questi anni i governi di qualsiasi colore? Da soli (anzi da solo, perché sarebbe soltanto uno), come riuscirebbero a scardinare le strenue difese di quel potente partito trasversale che da sempre si oppone alle riforme vere sia in Parlamento che fuori, identificando nello Stato una vacca perennemente grassa? Quello che serve davvero al Nordest è in realtà un gioco di squadra che sappia fare blocco sulle priorità riconosciute del territorio, anche al di là delle appartenenze: come d'altra parte si è cominciato a vedere in questi anni, grazie alla sintonia tra Galan e Di Pietro, o tra Illy (un indipendente, va ricordato, sia rispetto all'Ulivo che al Pd) e Prodi; o come ha dimostrato DÜrnwalder, portando a casa risultati inversamente proporzionali al peso del suo piccolo partito. Quanto ai potenziali elettori del Nordest, sono sufficientemente adulti (e delusi) per non farsi sedurre dalla semplice promessa di un posto al tavolo del governo: quello che inutilmente aspettano da troppo tempo è una politica di sostegno e non di zavorra nel quotidiano confronto con il resto del mondo, cominciando dai vicini di casa. Dove il peso del fisco sul reddito d'impresa è la metà, dove la burocrazia fornisce le risposte in sei mesi anziché in sei anni, dove la formazione è considerata una leva strategica e non una torta da spartire. Lezioni che ci vengono dalle confinanti Austria e Slovenia, ma anche dalle lontane ed ex derelitte Irlanda ed Estonia. E non sarà un ministro dal cognome familiare a poter colmare, da solo, un simile differenziale. I primi scampoli di campagna elettorale non offrono segnali confortanti in questa direzione. E non solo per il rapido evaporare di quel fair-play a cui pure tutti avevano garantito di volersi ispirare: è bastata una battuta, infelice ma pur sempre battuta, con una precaria, per occupare per 48 ore il centro del dibattito; e quanto di cartapesta rimanga questa politica, lo dimostra il fatto che la signorina in questione, non potendo impalmare Berlusconi junior, si sia comunque guadagnata come premio di consolazione un posto da candidata al Comune di Roma. La questione vera rimane che alle promesse elettorali solennemente assunte non è fin qui corrisposta nessuna indicazione concreta su come e dove verranno trovati i tanti soldi necessari per finanziarle: il tutto in un Paese che ogni anno sciala 70 miliardi di euro per i soli interessi sul colossale debito pubblico contratto da intere generazioni di disinvolti politici; e in un contesto internazionale di crisi economica devastante, in cui sarà duro già il solo sfangarsela perfino per le vacche magre di biblica memoria. Ecco perché quel che conta oggi, a differenza di un quarto di secolo fa, non è l'anagrafe dei singoli ministri né il loro dosaggio territoriale, ma la capacità, la coesione e la forza di un intero governo. Che rispecchi la geografia delle competenze, non delle residenze: è chiedere troppo? Francesco Jori.

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L A PARTITA della campagna elettorale entra nel vivo, il Pd pistoiese prova a cal (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Pistoia)" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Are gli assi. Presto all'ombra del Duomo sfileranno i big nazionali del partito, come il vice di Walter Veltroni, Enrico Franceschini (26 marzo, alle 18) ed il ministro per la Famiglia Rosy Bindi (31 marzo, ore 21 al teatro Bolognini, insieme ad Achille Passoni). A fare loro da battistrada, aprendo il 25 marzo la serie di incontri con una giornata tutta dedicata alla sua città, sarà il "nativo" Vannino Chiti, responsabile uscente del dicastero per le riforme istituzionali e attuale capolista al Senato per la Toscana. In visita arriveranno anche Achille Serra (potrebbe partecipare a un confronto con esponenti delleconomia e del sindacato sui etmi della burocrazia che paralizza le aziende), ex prefetto di Firenze e Roma (28 marzo) ora candidato con Veltroni e il parlamentare Michele Ventura, che il 7 aprile alle 21 parlerà di economia al teatro Bolognini. Ma i pistoiesi del Pd affilano i denti per la competizione di aprile anche su internet, dando vita ad un nuovo sito, www.pdpistoia.it: "strutturato come un blog, prevede la possibilità di commentare ogni articolo o notizia senza obbligo di registrazione, salvo la richiesta di lasciare la email" spiega il suo curatore Marco Niccolai. "Siamo online da pochissimo, ma già registriamo 40-50 accessi al giorno. E dobbiamo ancora inserire la parte dei video, dei sondaggi, e della newsletter per informare gli iscritti sulle novità riguardanti le attività del pd pistoiese" aggiunge soddisfatto. "LE ELEZIONI sono il primo vero banco di prova di questo partito neonato ? spiega la segretaria provinciale Daniela Belliti nella sede del Pd in corso Gramsci ? tra poco potremo toccare con mano il peso del consenso che siamo capaci di raccogliere. LOTTA al precariato, sostegno a imprese e famiglie, tutela dell'ambiente saranno i nostri cavalli di battaglia" dice. Insieme a lei hanno partecipato all'incontro anche la segretaria comunale Federica Fratoni, che da ora al 14 aprile dovrà sobbarcarsi il non facile compito di coordinare le attività elettorali dei ben 24 circoli cittadini, Chiara Innocenti, responsabile dell'organizzazione della campagna e due dei tre candidati pistoiesi del partito (Chiti assente giustificato per impegni di natura istituzionale): Lido Scarpetti (per lui un sicuro 11esimo posto in lista per la Camera) ed il sindaco di Uzzano Rossella Pappalardo, new entry in 26esima posizione, sempre nella schiera dei candidati alla Camera. Tomamso Galligani - -->.

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Cancian (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Venezia, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Altre CANCIAN Diego Cancian. 58 anni, artigiano, è tra i creatori del Progetto Nord Est assieme a Giorgio Panto. Consigliere regionale del Pne, è stato sensibile alle istanze del settore artigianale e imprenditoriale, in prima linea anche nella lotta alla burocrazia che opprime le classi più deboli. Corre da solo.

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<Il governo del Pdl abolisca l'Ici e aiuti le famiglie> (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

N. 65 del 2008-03-16 pagina 3 "Il governo del Pdl abolisca l'Ici e aiuti le famiglie" di Giannino della Frattina La maggioranza si oppone al registro delle coppie di fatto (...) In testa, dicono i primi dati, con oltre l'81 per cento delle preferenze c'è la richiesta di abolire l'Ici, poi (76 per cento) la deduzione delle spese di cura per famiglie con anziani e portatori di handicap. A seguire il quoziente familiare, il bonus bebè e la parità tra scuola pubblica e privata. "Tanti, soprattutto quando arrivano le elezioni, parlano di difesa della famiglia - spiega la coordinatrice regionale di Fi Mariastella Gelmini -. Noi, invece, l'abbiamo sempre aiutata con interventi concreti, perché crediamo nei suoi valori. Prodi e il suo governo hanno perso tanto tempo a parlare di Dico e coppie di fatto e intanto mettevano le mani nelle tasche degli italiani". Pronto, allora, il piano del centrodestra che prevede benefici fiscali per le opere di ristrutturazione, la costruzione di nuovi alloggi per i giovani e le coppie, la riduzione del costo dei mutui rendendo vantaggioso per banca e cliente rinegoziare gli interessi, un "bonus locazioni affitti" per giovani coppie e famiglie meno abbienti. Poi bonus bebè per ogni nuovo figlio naturale, in affido o adottato, la progressiva riduzione dell'Iva sugli alimenti e i prodotti per l'infanzia, libri di testo gratuiti per le famiglie meno agiate, libera scelta tra la scuola statale e quella privata. Solo promesse? "Il presidente Berlusconi - replica la Gelmini - porterà l'abolizione dell'Ici al primo consiglio dei ministri. La casa non è un lusso, ma un bene primario. Poi arriveranno anche tutti gli interventi sugli affitti e gli sgravi fiscali". E le risorse per realizzare tutto questo? "Si trovano, si trovano. Ogni italiano paga seimila euro per far funzionare la burocrazia. Bisogna snellirla, riorganizzare la macchina dello Stato e farla costare meno. Poi i soldi per le famiglie verranno fuori". E i giovani? "Il Popolo della libertà vuole ridurre la pressione fiscale per i precari, mentre è scandaloso che il centrosinistra di Prodi abbia aumentato le tasse per i Co.co.co". Il registro delle coppie di fatto? "Anche se è stato proposto da alcuni consiglieri di Fi, la stragrande maggioranza dice no - replica la Gelmini -. E soprattutto non c'è l'ok del partito". Sono "numeri che parlano chiaro" le fa eco Riccardo De Corato. "La Margherita voterà contro - spiega il vicesindaco - non avranno mai i voti per farlo passare". Un'iniziativa "inutile" per il capogruppo di An. "Nelle città dove è stato adottato - aggiunge Carlo Fidanza - solo pochissimi hanno fatto richiesta per entrare. È solo una battaglia ideologica, un chiavistello per il problema delle coppie dello stesso sesso, per arrivare a soluzioni che non vogliamo, come le adozioni per le coppie omosessuali". A tagliar corto ci pensa Ignazio La Russa. "Se un uomo e una donna sono una coppia di fatto, vogliono più diritti e dunque sono disposti ad avere anche più doveri è semplicissimo: basta andare in Comune e sposarsi. Il resto è solo strumentalizzazione per cercare di spacciare come famiglie rapporti leciti, ma che famiglia non sono. Per le coppie omosessuali, invece, sulla parità nei diritti individuali". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Truffa alla Tav: i rom incassano 300mila euro ma non vanno via (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

N. 65 del 2008-03-16 pagina 2 Truffa alla Tav: i rom incassano 300mila euro ma non vanno via di Michele Perla Ville illegali nella zona dove passerà l'Alta Velocità: ora i nomadi per traslocare pretendono case popolari "Finalmente, ci eravamo rassegnati al fatto che lo Stato avesse gettato la spugna!". Erano increduli l'altra mattina i cittadini di Lucernate di Rho quando hanno visto, protette da poliziotti in tuta mimetica, arrivare le ruspe chiamate a demolire la prima villa abusiva dei rom. Già, perché proprio a Lucernate da anni le istituzioni avevano dato forfait, e la frazione della città della Fiera era diventata terra di conquista dei figli del vento. Che avevano comprato terreni agricoli, costruendovi di notte chalet, case e ville, contando sulla benevolenza della giunta di sinistra, sempre disponibile a chiudere un occhio. Soprattutto coi nomadi. Le denunce dei cittadini avevano però costretto la giunta di Rho a sopralluoghi, contestazioni, verbali e denunce per abuso edilizio. Alle quali gli zingari insediatisi in fondo a via Magenta, al confine con Cornaredo, avevano replicato con richieste di condono edilizio e coi vari ricorsi al Tar. Insomma sfruttando i canali della burocrazia, quella che consente di tenere le bocce ferme per anni, anche a fronte della più palese illegalità. "Su questi terreni hanno fatto quel che hanno voluto - racconta la gente del posto -; nessuno si azzarda ad avvicinarsi, neppure il postino. E quando ci vanno i carabinieri, ci arrivano in forze. Figurarsi se l'ex sindaco Pessina si preoccupava di loro. Ha contestato gli abusi e si è affidata agli avvocati, aspettando i tempi biblici, così sono passati anni e anni". Ma nel 2006 l'iter relativo all'abusivismo è giunto a conclusione, con la vittoria del Comune. Così sono arrivate le ruspe e i rom abusivi sono stati sgomberati. Ma, anziché essere puniti, il Comune ha pensato bene di "premiarli". Hanno ottenuto nuove case nell'accampamento di via Sesia, costruito per loro con i soldi dei cittadini, con una spesa di circa 700 mila euro, dall'amministrazione di centrosinistra. Quattro famiglie invece, una ventina di persone in tutto resistono ancora nell'accampamento denominato "Campolazzo". Di andarsene non ci pensano proprio, anche perché un paio hanno super ville con giardino e piscina, videosorvegliate e rifinite con accessori non comuni. Ville costruite illegalmente a pochi metri dall'autostrada Milano-Torino, e proprio nella fascia di rispetto di cui ha bisogno la Tav che sta realizzando le infrastrutture per il treno ad alta capacità. Il comune di Rho per la famiglia che risiede sul proprio territorio e quello di Cornaredo per le altre, hanno provato più volte a farle sloggiare ma senza risultato. Ci ha provato anche la società che gestisce la Tav, liquidando ai nomadi una somma che dovrebbe aggirarsi attorno ai 300 mila euro, stando a quel che raccontano in zona. Ma le lussuose ville abusive valgono molto di più e quindi i rom, che gravitano sul territorio di Cornaredo, hanno alzato il prezzo. Oltre ai quattrini presi, pretendono di avere anche una casa popolare per sistemare i loro numerosi nuclei familiari, altrimenti da lì non si muoveranno né ora, né mai. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Continua con questa nuova puntata la rubrica della voce degli industriali (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Prato)" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Lodiamoci, una volta tanto, noi pratesi. Almeno in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro, abbiamo l'approccio giusto: pragmatico, collaborativo, orientato alla prevenzione. Quello della sicurezza resta un problema irrisolto, e lo rimarrà finché anche un solo lavoratore andrà incontro al minimo infortunio. Non ci sono risultati definitivi, bisogna tenere sempre la guardia alta: il percorso verso la sicurezza è un processo continuo che richiede sensibilizzazione, informazione e formazione. E comporta senza dubbio anche sanzioni, proporzionate all'entità dell'inadempienza come è nei principi elementari del diritto. A Prato le imprese industriali ed i sindacati lavorano insieme da lungo tempo per far crescere e sedimentare in tutti - imprenditori, manager, tecnici e operai - la cultura della sicurezza; in sinergia con i soggetti istituzionali preposti, con serenità e determinazione. Tanti gli strumenti attivati: dai manuali cartacei al sito Sicurf@d che conta migliaia di utenze, fino ai corsi che l'anno scorso hanno visto impegnate- solo all'Unione, ma ci sono anche altre strutture che li organizzano - quasi 1000 persone. Un'impostazione concreta che ha dato risultati altrettanto concreti: nel tessile, per esempio, gli infortuni indennizzati nel 1996 erano 1756, dieci anni dopo erano 633. Una differenza enorme, ben al di là della contrazione del settore. "Le sanzioni non servono a salvare le vite umane", ha detto il presidente di Confindustria Montezemolo commentando il recentissimo decreto sulla sicurezza che sembra avere il suo fulcro nella repressione indiscriminata e talora incongrua di inadempienze anche solo formali. Niente di nuovo sotto lo stellone italico, del resto: siamo il paese che crede di risolvere i problemi con la burocrazia, gli spauracchi e gli approcci ideologici. I risultati sono quelli che sappiamo. Siamo pronti a scommettere: i 15mila manuali realizzati da imprese e sindacati e fatti girare per le fabbriche di Prato hanno fatto di più per la sicurezza di quanto faranno le sanzioni sproporzionate che si profilano. E che oltretutto rischiano di incoraggiare il sommerso. - -->.

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S'incatena per riavere i pescherecci (sezione: Burocrazia)

( da "Centro, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Prima Pagina S'incatena per riavere i pescherecci La protesta del capo della marineria: "Ridotto sul lastrico dalla burocrazia" PESCARA. Si è incatenato davanti alla direzione marittima perché la Guardia costiera non gli restituisce la barca, l'unica fonte di sostentamento per la sua famiglia. Nonostante un provvedimento di dissequestro emesso dalla procura. Giovanni Verzulli, l'uomo-simbolo della marineria pescarese, ieri mattina ha messo in atto una plateale forma di protesta. L'armatore non ha più il suo peschereccio. Quello vecchio, dismesso, l'ha donato al Comune. Quello nuovo, sequestrato e poi dissequestrato dopo i chiarimenti seguiti a una denuncia, non riesce ancora a riaverlo. Ricevute alcune rassicurazioni, il pescatore ha interrotto la protesta. (In Pescara).

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Opposti ma uguali, il guaio - giorgio boatti (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia Pavese, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

DRITTO & ROVESCIO. Comune e Provincia di Pavia Opposti ma uguali, il guaio GIORGIO BOATTI (segue dalla prima) Però, se questo è il Mezzabarba, non è migliore la condizione in cui si sopravvive al palazzo dell'Amministrazione Provinciale. Dalle parti di Piazza d'Italia, solo poche settimane fa, c'è stato un tracollone interno nella maggioranza forse ancora più grave di quello che ha fatto venire il mal di pancia ai signori del Mezzabarba. Ma è stato ricomposto cercando di fare il minore rumore possibile. Perchè lo stile del presidente Poma è diverso da quello del sindaco Capitelli. Sopendo e sedando, sedando e sopendo, quello che pareva dover essere - al tempo della sua successione a Beretta - l'uomo del fare, dei progetti coraggiosi e lungimiranti, della ritrovata efficienza della macchinosa burocrazia di Piazza d'Italia, sembra avere ormai solo l'ambizione di durare. Proprio come fiduciosamente, e senza timori scaramantici, viene scritto nel sito ufficiale dell'Amministrazione Provinciale: "Resterà in carica sino al 2011". Auguri di cuore perchè, se si continuerà così, vivendo alla giornata, con una squadra di giunta dove ognuno conduce il suo gioco, non sarà un bel restare. Del resto vi sembra possibile che la giunta provinciale, eletta da non poco tempo, veda solo metà dei suoi assessori preoccuparsi di comunicare ai loro concittadini, attraverso il sito ufficiale dell'amministrazione comunale, le attività - piuttosto poche, per la verità - alle quali si dedicano? Mentre l'altra metà continua a starsene zitta zitta? Sì, perchè c'è un manipolo di assessori - del Bilancio, della Cultura, dei Lavori Pubblici e della Protezione Civile, dell'Organizzazione Interna, del Territorio e dei Trasporti - che non ha tempo neppure per dare un cenno di vita sull'attività, non si dice delle ultime settimane, ma almeno degli ultimi mesi, attraverso uno strumento quale internet che ovunque ormai è utilizzato efficacemente. E viene da chiedere perchè allora si è deciso di realizzarlo, questo sito dell'Amministrazione Provinciale, visto che un po' di soldi pubblici deve essere costato. Per fortuna che all'Agricoltura, all'Ambiente, alle Attività Produttive e alla Formazione Lavoro, nonchè alla Caccia, Pesca, Riserve, alla Solidarietè e Parità si fa qualche sforzo - per carità, niente di eccezionale, solo il minimo indispensabile, al ritmo medio di un aggiornamento, dicasi uno, al mese - per far sapere che si è ancora in attività. Una via di mezzo, ma forse è la più deprimente di tutte, è quella perseguita dall'Assessorato al Turismo e alle Attività termali, che se la cava riproducendo quattro cartoline di luoghi caratteristici della provincia di Pavia. Siamo proprio messi bene se la comunicazione in rete, e soprattutto la comunicazione turistica, è ridotta alla stregua dello scaffale di una tabaccheria o di una cartolibreria. Conclusione: tra Mezzabarba e Palazzo provinciale di Piazza d'Italia c'è poco da stare allegri. E tuttavia anche in questa situazione i cittadini potrebbero ancora intravedere qualche varco di speranza se almeno queste significative istituzioni locali fossero guidate dallo stesso schieramento. Perchè, in questo caso, ci sarebbe almeno la prospettiva di un'alternativa in base al ragionamento: questi non sanno lasciare segno del loro operato? Ebbene, ci si rivolgerà alla concorrenza. Purtroppo, però, Mezzabarba e Palazzo provinciale sono già guidati da esponenti che dicono di rappresentare l'alternativa gli uni degli altri. E così il quadro si fa difficile. Perchè già doloroso accettare la sempre maggiore virtualizzazione della competizione elettorale nazionale, dove i partiti sono diventati prodotti che cambiano packaging e presentano vecchi e nuovi protagonisti per i loro spot acchiappavoti. E dove gli eletti possibili sono già stati stabiliti, prima ancora che si aprano le urne, dai vertici delle nomenklature politiche. Ma se questo svuotamento di contenuti, questo annullarsi delle connotazioni competitive sopravviene anche a livello locale, dove i temi e i problemi hanno maggiore concretezza e forza di coinvolgimento, è la democrazia stessa a essere ferita. La sola terapia possibile sarebbe la partecipazione dei cittadini, da far rinascere proprio attraverso le istituzioni locali. Cosa possibile se queste facessero sentire di esserci davvero. E di non essersi smarrite nello specchio dei veleni, nella vecchia ricetta del sopire e sedare.

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Il ministero geopolitico (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Attualità IL MINISTERO GEOPOLITICO (segue dalla prima pagina) di FRANCESCO JORI A garantire il posto a queste terre sono entrambi i contendenti, Berlusconi e Veltroni, cui si associa perfino Bossi, il quale magari avrebbe potuto dare da tempo il buon esempio, assegnando nella Lega in questo quarto di secolo ad almeno un veneto un ruolo che non fosse di facciata. E tuttavia, il punto è un altro: cosa e quanto gioverebbe al Nord-Est la presenza al tavolo del consiglio dei ministri di un Galan, di un Illy, di un Calearo? Che chance avrebbero di far passare decisioni strategiche per quest'area del paese, superando le logiche di parte interne ai rispettivi schieramenti che hanno condizionato in questi anni i governi di qualsiasi colore? Da soli (anzi da solo, perché sarebbe soltanto uno) come riuscirebbero a scardinare le strenue difese di quel potente partito trasversale che da sempre si oppone alle riforme vere sia in Parlamento che fuori, identificando nello Stato una vacca perennemente grassa? Quello che serve davvero al Nord-Est è in realtà un gioco di squadra che sappia fare blocco sulle priorità riconosciute del territorio, anche al di là delle appartenenze: come d'altra parte si è cominciato a vedere in questi anni, grazie alla sintonia tra Galan e Di Pietro o tra Illy (un indipendente, va ricordato, rispetto sia all'Ulivo che al Pd) e Prodi; o come ha dimostrato Durnwalder portando a casa risultati inversamente proporzionali al peso del suo piccolo partito. Quanto ai potenziali elettori del Nord-Est, sono sufficientemente adulti (e delusi) per non farsi sedurre dalla semplice promessa di un posto al tavolo del governo: quello che inutilmente aspettano da troppo tempo è una politica di sostegno e non di zavorra nel quotidiano confronto con il resto del mondo, cominciando dai vicini di casa. Dove il peso del fisco sul reddito d'impresa è la metà; dove la burocrazia fornisce le risposte in sei mesi anziché in sei anni; dove la formazione è considerata una leva strategica e non una torta da spartire. Lezioni che ci vengono dalle confinanti Austria e Slovenia, ma anche dalle lontane ed ex derelitte Irlanda ed Estonia. E non sarà un ministro dal cognome familiare a poter colmare, da solo, un simile differenziale. I primi scampoli di campagna elettorale non offrono segnali confortanti in questa direzione. E non solo per il rapido evaporare di quel fair-play a cui pure tutti avevano garantito di volersi ispirare: è bastata una battuta, infelice, ma pur sempre una battuta, con una precaria per occupare per 48 ore il centro del dibattito e quanto di cartapesta rimanga questa politica lo dimostra il fatto che la signorina in questione, non potendo impalmare Berlusconi junior, si sia comunque guadagnata come premio di consolazione un posto di candidata al Comune di Roma. La questione vera rimane che alle promesse elettorali solennemente assunte non è fin qui corrisposta alcuna indicazione concreta su come e dove verranno trovati i tanti soldi necessari per finanziarle: il tutto in un paese che ogni anno sciala 70 miliardi di euro per i soli interessi sul colossale debito pubblico contratto da intere generazioni di disinvolti politici e in un contesto internazionale di crisi economica devastante, in cui sarà duro già il solo sfangarsela perfino per le vacche magre di biblica memoria. Ecco perché quel che conta oggi, a differenza di un quarto di secolo fa, non è né l'anagrafe dei singoli ministri né il loro dosaggio territoriale, ma la capacità, la coesione e la forza di un intero governo. Che rispecchi la geografia delle competenze, non delle residenze: è chiedere troppo?.

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Togli 50 posti (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Venezia, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Altre Togli 50 posti Togli 50 posti e produci smog In questi giorni il Comitato di Quartiere Piave-Piraghetto ha raccolto qualche centinaio di firme di protesta contro un recentissimo intervento, non concordato con lo stesso Comitato, che la Municipalità ha realizzato in via Ariosto. Si tratta di un antiestetico camminamento largo oltre due metri, fatto piantando centinaia di pali di ferro sull'asfalto e di fatto eliminando oltre cinquanta posti auto a pagamento per i residenti e pendolari in una zona in cui i condomini, datati oltre 50 anni, non hanno garage individuali e che per "garantirsi" un solo posto auto a famiglia (in strada, non sorvegliato), vicino a casa, devono abbonarsi con una spesa annua di ben 80 euro. Quello che ha sollevato e solleva le proteste dei molti firmatari è che il contesto urbanistico in cui si è eseguita la sopraccitata inutile e dannosa bruttura avrebbe consentito la realizzazione di alternative meno invasive e più rispettose del diritto di tutti. Infatti non si contesta la possibilità di dare ai residenti in via Ariosto, un passaggio pedonale, che, peraltro, è nel loro diritto avere, ma solo la modalità di come è stato effettuato: privando numerose famiglie con bambini e anziani di ben 50 posti auto vicino alla loro abitazione, quando, essendo la strada a senso unico, e abbastanza larga, si sarebbero potute mantenere entrambe le cose. Non si può infatti trascurare che Via Dante, esclusivamente pedonale e ciclabile, è a venti metri da via Ariosto e a ogni condominio c'è un attraversamento di connessione fra le due vie. In più esiste un progetto di realizzazione di un parcheggio sotterraneo nel limitrofo piazzale Leonardo da Vinci che renderebbe inagibile per altri 2 anni l'attuale parcheggio in superficie. Mentre poi l'intera città di Mestre è invasa da decine di cantieri (tram, fognature, etc.) che tolgono, necessariamente, agibilità e flessibilità al traffico, è auspicabile che interventi estemporanei e dannosi tipo quello citato, vengano ripensati e meditati con più attenzione. Si parla tanto di inquinamento, si fanno giornate a targhe alterne o domeniche ecologiche: ma fare tre giri dell'isolato per trovare un parcheggio, per andare a casa, non produce inquinamento in più? Lettera firmata Mestre Ho conosciuto due eccellenti dottori Desidero esprimere tutta la mia ammirazione ai dottori Bonazza e Mameli dell'Unità Diagnostica per l'Osteoporosi presso l'Ospedale Civile Ss. Giovanni e Paolo per la gentilezza, l'accoglienza, l'entusiasmo per il loro lavoro e, ovviamente, per la professionalità che offrono ai pazienti prima durante e dopo l'esame. Ho avuto modo di conoscerli la settimana scorsa ed è stata un'esperienza molto piacevole, il che di solito non succede in ambiente sanitario e ospedaliero. E' assolutamente importante mettere il paziente a proprio agio, dato che di solito è in situazione di imbarazzo o incertezza o sudditanza. Grazie ancora per avermi riconciliato con la sanità veneziana. Anna Linguerri Venezia Ztl, dà conforto quella serie di firme Leggendo l'intervento-lettera di 53 residenti di Cavallino-Treporti dal titolo "Ztl per i turisti un diritto anche per noi" mi preme osservare alcune cose: in primis che questa lettera sia di fatto la risposta al mio intervento dell'11 febbraio scorso sulla Nuova, dal titolo "La Gente chiede di eliminare la Ztl", dove gente sta per Gente Comune, nuova lista Civica che si presenterà alle prossime elezioni amministrative di Primavera 2010, che ha inserito nelle proprie linee guida (tra l'altro presenti in quasi tutti i bar del Litorale) la eliminazione della Ztl, motivando ben chiaramente il perché. Questi cittadini, che ovviamente ben rispetto, non fanno altro che confermare la nostra tesi: la Ztl non è stata istituita, come si affermava, per diminuire il transito del bus, ma per fare cassa. Allora dove sta l'inghippo? Si tratta di una ipocrisia di fondo perché si tassano solo i turisti che transitano con i bus e non tutti gli altri che fanno uso di camper o auto per scopi turistici? Cosa hanno di diverso quelli che salgono sui bus? Perché sono così speciali? Piccolo esempio: 500 bus turistici trasportano, media di 50 persone per bus, 25.000 turisti; gli stessi 25.000, divisi per due di media, corrispondono a più o meno a 12.500 camper (o auto); cosa inquina di più e cosa li fa così diversi da gli altri? La scelta quindi di Gente Comune è molto semplice, senza ipocrisie, tassare tutti i turisti (si calcola che siano quasi due milioni all'anno) che si recano a Punta Sabbioni introducendo un piccolo aggravio sul ticket turistico di 0,50 centesimi di euro. Un modo semplice, giusto e non discriminante che oltretutto allevierebbe tutta la burocrazia e le problematiche Ztl attuale introitando tra l'altro più "soldini" dell'attuale sistema. Ovvio quindi che si debbano realizzare nuovi parcheggi (a pagamento) per camper, bus e auto per usi turistici, realizzandone inoltre altri (gratis) per i pendolari che si recano a Venezia per lavoro e studio e, finalmente, pensare a un nuovo terminal che sia all'altezza del nuovo millennio affidandone la progettazione a un architetto di chiara fama (come Renzo Piano per esempio). E da questa proposta, semplice e lineare, che si deve avviare un vero dibattito, che possa portare ad un reale beneficio per il nostro territorio. Giorgio Ballarin presidente Movimento Gente Comune Cavallino Fate come credete ma eliminate i piccioni Mai come ora ci sono stati tanti piccioni a Venezia Lido. Credo sia arrivato il momento che si smetta di fare tanti bei discorsi e si passi alle vie di fatto per eliminarli in toto o almeno diminuire di molto il loro numero. Si continua a leggere di Piazza San Marco e dei monumenti rovinati dai colombi, ma alla salute e alla sicurezza dei poveri lidensi nessuno pensa. Ho letto recentemente che il dottor Lafisca e altri medici esperti scientificamente molto preparati, affermano che i piccioni sono portatori di malattie e quindi è giunto il momento di correre ai ripari. Secondo me l'importante è farlo presto non importa in quale modo, se con continue catture o con metodi contraccettivi o, meglio in tutti e due i modi, basta farlo. Lettera firmata Lido di Venezia Commercianti avidi vi siete strozzati da soli Stupiscono i ragionamenti sballati del presidente di Confindustria Sangalli, il quale, educato per professione al culto della crescita economica indefinita al solo fine del guadagno di impresa, è talmente miope che a forza di ricercare l'uovo oggi e lasciar perdere la gallina domani non si è reso conto che siamo alla saturazione del mercato. Con lui tutti i piccoli e medi commercianti lo seguono a ruota credendo in una infinita espansione del medesimo. Chi non ha lavorato in fabbrica non ha mai conosciuto veramente il valore del denaro, perciò con il cambio lira-euro non si sono fatti il minimo scrupolo di aumentare i prezzi a discrezione personale, credendo erroneamente di contare su un pozzo di risorse infinito. Hanno strozzato da soli l'oca dalle uova d'oro, partendo dalla loro profonda sottocultura. Piangono di nuovo il morto per fregare il vivo anche se ormai dovrebbero avere preso coscienza che la sagra è finita. Speranza vana. Rassegnatevi commercianti, la ripresa non ci sarà almeno per i prossimi dieci anni, chiunque vada al governo. Vi toccherà cambiare il Suv ogni quattro anni invece che ogni due, non potrete mantenere la casa in montagna e l'altra al mare insieme, dovrete scegliere. Noi poveri sfruttati invece dovremo scegliere se sia meglio pagare prima la bolletta del gas o quella dell'Enel. L'acqua invece la prenderemo dal naviglio del Brenta. Se non ce la fate proprio, fatevi assumere in fabbrica, visto quello che dichiarate di reddito. Mi sembra stupido vivere con un negozio che frutta sì e no 600 euro al mese, quando in una fabbrica qualsiasi potreste arrivare tranquillamente a 900-1.000 euro al mese, con ferie e malattia pagati. Io e tanti altri con me lo abbiamo fatto per trentacinque anni e non siamo ancora morti di fatica. O forse è proprio questo che vi spaventa? Nicola Vazzola Oriago.

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In ritardo le bollette dell'asmt (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia Pavese, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Cronaca In ritardo le bollette dell'Asmt Proteste a Tortona. L'azienda: dieci giorni in più per pagare TORTONA. Arriveranno soltanto a pochi giorni dalla scadenza le bollette dell'Asmt Tortona, riguardanti il pagamento del secondo semestre della tassa rifiuti, per cui è facile immaginare i problemi in cui incorreranno parecchie famiglie tortonesi. E la protesta dei cittadini è scattata ancora una volta, per i ritardi e i tempi della burocrazia, che spesso provoca disagi ed inconvenienti. Bollette inviate in ritardo, centralino telefonico che potrebbe funzionare meglio, raccolta porta a porta che stenta a partire e, come se non bastasse, progetti che vengono modificati in continuazione. L'Asmt finisce nuovamente nel mirino degli utenti che si lamentano per un servizio che potrebbe essere migliorato, ma resta sotto tiro. L'ultima disfunzione riguarda le bollette del servizio di igiene urbana: la stessa Asmt Servizi Industriali comunica che, a causa di problemi tecnici non meglio specificati con la tipografia addetta a stampare le bollette, queste ultime, che riguardano il pagamento del secondo semestre della tassa dei rifiuti, "sono state spedite in ritardo rispetto ai tempi previsti per cui, solo verso la fine del mese arriveranno nelle case dei tortonesi", che si vedranno recapitare una bolletta la cui scadenza scadarà dopo pochi giorni. Non è escluso che visto che siamo in prossimità delle feste pasquali, periodo notoriamente in cui si accumula la posta, ci sia il rischio che molti tortonesi possano ricevere una bolletta con il termine di pagamento già scaduto. Per questo motivo, l'Asmt, come già avvenuto in passato, concederà una decina di giorni supplementari rispetto alla data di scadenza. Un disguido non nuovo: già in passato, infatti si erano verificate situazioni analoghe. Un altro problema emerso in questi giorni riguarda il funzionamento del centralino dell'Asmt. Infatti si invita l'utente a scegliere quale della due società dell' Asmt (Servizi industriali non industriali) scegliere, senza specificare i compiti svolti da ogni singola azienda, per cui visto che la maggior parte degli utenti non conosce la situazione delle due società, spesso la telefonata viene smistata ad impiegati che non si occupano di quanto viene chiesto. Insomma si perde molto tempo al telefono, e tutto a spese dell'utente. Altro problema sorto in questi giorni è la raccolta porta a porta: i cassonetti nella parte nord della città sono stati collocati da quasi tre settimane, ma nessun addetto ha provveduto ad informare la gente su come si deve operare e quando la nuova raccolta entrerà in funzione. Ultimo problema il cambiamento di strategia: l'Asmt aveva previsto "isole ecologiche sotterranee" in piazza Gavino Lugano, ma poi l'idea è stata accantonata. BREVI TORTONA - CONSEGNATO AGLI STUDENTI Un volumetto sulla Costituzione In occasione del 60º anniversario della Costituzione Italiana, la Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona dona ad ogni alunno delle scuole elementari delle classi IV e V delle scuole che fanno parte del distretto di Tortona un volumetto da titolo "Io cittadino oggi". Il volumetto verrà consegnato ai dirigenti scolastici il 18 marzo al palazzetto, sede della Fondazione: si tratta di un'iniziativa di particolare significato culturale e sociale. TORTONA - GRAZIE AL VIRTUAL FLYING Le Frecce tricolori all'Oasi Oggi le frecce tricolori arrivano a Tortona presso la Città commerciale Oasi. Gli appassionati del volo acrobatico avranno la possibilità di vivere un'emozionante esperienza di volo, grazie ad un software che riproduce fedelmente il comportamento in volo del velivolo in forza alla Pattuglia Acrobatica Nazionale. Grazie alla collaborazione tra, il Virtual Flying Group di Udine che metterà a disposizione un simulatore dell'Aermacchi Mb339 PAN da loro stessi progettato e sviluppato. A completamento del singolare evento il C.S.I. Model Group di Pozzolo Formigaro esporrà i propri modellini statici di aerei.

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Il messaggio alle piccole imprese: l'Iva va abbassata L'incontro al Forum Confcommercio: la soglia di forfettizzazione da 30mila a 50mila euro (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Stai consultando l'edizione del Il messaggio alle piccole imprese: l'Iva va abbassata L'incontro al Forum Confcommercio: la soglia di forfettizzazione da 30mila a 50mila euro di Marco Ventimiglia inviato a Cernobbio IL BELLO E L'UTILE. La campagna di Walter Veltroni passa anche da Villa d'Este sul lago di Como con il suo scenario di incomparabile bellezza. Ed è qui rispondendo all'invito di Confcommercio per il suo Forum annuale, che il leader del Pd affronta una delle tappe più significative del suo tour elettorale. Di fronte ci sono i rappresentanti di una categoria vasta, quella dei commercianti con la loro miriade di piccole e medie imprese, ma spesso "invisibile" alla politica. L'approccio del leader dei democratici è diretto, senza retorica. I fatti, l'utile, stanno nelle proposte concrete con cui Veltroni affronta la platea. "La situazione del paese è difficile - dice -, una delle più difficili dal dopoguerra perché agli elementi di crisi globale si sommano le specifiche negatività dell'Italia. Ed il ruolo delle piccole e medie imprese è fondamentale poiché sono il vero asse portante dell'economia che ha consentito al paese di assorbire a suo tempo la crisi della grande industria. Ebbene, per il rilancio c'è bisogno di provvedimenti mirati, come l'estensione da 30.000 a 50.000 euro della cosiddetta quota di forfettizzazione, un provvedimento che semplificherebbe la vita a molte imprese". Veltroni concentra l'attenzione su uno dei settori, il turismo, che più catalizza l'attività dell'imprenditoria di dimensioni medie e piccole: "Una questione che può e deve essere affrontata è quella della riduzione dell'Iva; va portata dal 20% al 10%, anche perché in caso contrario si continuerà a competere in posizione svantaggiata con altri paesi europei dove il trattamento differenziato delle aziende del turismo è già una realtà". Veltroni tocca poi un altro nervo scoperto nella sensibilità dei commercianti, quello del peso, a volte insostenibile, della burocrazia: "Il cambiamento che proponiamo si può semplificare in una frase: un'azienda in un giorno. Non è un sogno, è un risultato che si può ottenere grazie all'autocertificazione. Non è giusto che lo Stato chieda all'imprenditore di esibire una serie di informazioni che in realtà già possiede. In Italia c'è una situazione perversa, da un lato si complica la vita a chi cerca di avviare un'attività imprenditoriale, salvo poi abdicare altrettanto colpevolmente all'attività di controllo, a cominciare da quello fiscale. Bisogna invece capovolgere i termini della questione". Naturalmente il candidato premier innesta la sua analisi dentro i grandi temi della sua campagna elettorale: "Per la prima volta - afferma - siamo liberi da condizionamenti, e nel programma del Pd ci sono le nostre proposte fiscali che possono aiutarci ad uscire dalla crisi. Il principio è quello di pagare tutti per pagare meno. Non è un modo di dire, ma un autentico strumento di ripresa per l'economia del Paese. Non possiamo stare allo 0,7% di crescita, mentre abbiamo dinanzi elementi di crisi che rischiano di moltiplicarsi". Per Veltroni "servono subito interventi anticiclici per rafforzare le piccole e medie imprese, misure come la riduzione delle aliquote e un intervento su salari e stipendi. In realtà l'occasione per farlo c'è già stata poche settimane fa, con quel governo Marini che non si è riusciti a fare". Ma è l'unico momento in cui si volge indietro, salvo poi affrontare con decisione una delle questioni più dibattute della campagna elettorale: "Se dalle urne esce un risultato non chiaro - spiega - a quel punto qualcuno deve assumersene la responsabilità perché il problema non è del governo, ma delle regole del gioco. Per riscriverle è necessario un rapporto corretto fra maggioranza e opposizione, poi chi vince governa e l'altro sta all'opposizione".

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Il Pd parte con un gap di 20 punti da colmare in un mese: burocrazia e fisco i nodi Ma su questo abbiamo dato una scossa (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Stai consultando l'edizione del Il Pd parte con un gap di 20 punti da colmare in un mese: burocrazia e fisco i nodi "Ma su questo abbiamo dato una scossa".

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La partita del Veneto e il rebus degli imprenditori-operai (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Stai consultando l'edizione del La "partita" del Veneto e il rebus degli imprenditori-operai di Federica Fantozzi inviata a Verona Se son crepe si allargheranno. Il vento del cambiamento sgretolerà il muro, ma ai suoi tempi. Aspettative? Punti percentuali? "Noooo - Giandomenico Allegri, coordinatore del Pd veronese quasi balza all'indietro - Qui si lavora nel medio periodo". Anche per i politici lavoro è la parola chiave, l'etica fondante, l'unica speranza di far breccia. Nel Veneto pragmatico e post-ideologico, operoso e produttivo, dove distinti signori si presentano come partite Iva ma più che schei vogliono "essere rispettati", va così. Il centrosinistra rincorre il voto pattinando sull'abisso di quasi venti punti da colmare in un mese. Eppure, l'aria pare alleggerita: "Nell'ultimo anno per noi l'atmosfera era pesante - racconta Allegri - La politica fiscale e la sinistra radicale avevano reso difficile parlare con la gente. Non si riusciva nemmeno a fare proposte. Veltroni è uscito dai luoghi comuni che separano destra e sinistra come compartimenti stagni". Qualcosa si è mosso? Tra filari di vitigni e alberi già fioriti, la primavera tenace è "il recupero del tessuto territoriale". Ripartire (almeno) dalle amministrative. Riprendersi quei comuni persi, come Cerea e San Giovanni Lupatoto, dove non si era nemmeno più interlocutori. È la luce che illumina Luciano Zanolli, candidato sindaco a Villafranca, tra i più grossi centri del Veronese: "Io sono stato scelto dalla comunità. Non come il centrodestra che decide al tavolo regionale e si è spaccato". Già: la polemica tra il governatore-doge Galan e l'ex sottosegretario Brancher ha commissariato Forza Italia e indebolito la giunta veronese del leghista Flavio Tosi. Il Veneto "bianco" è terra ostile per la sinistra. Nel 2006 l'Unione si fermò al 40,5% (39% al Senato) contro il 56,3% di Berlusconi. Il peggio fu a Verona, Vicenza, Padova e Rovigo: dove il Pd sfoggia Calearo capolista. Funzionerà? "È una scossa" dicono tutti. Ma nessuno ha la sfera di cristallo. Paolo Nerozzi, altro candidato sindacalista Cgil, a Calearo ha stretto pubblicamente la mano ed è stato criticato. Non si pente: "Siamo due parti autonome unificate dal programma. Calearo ha fatto una scelta di campo, e poi lui due contratti unitari li ha firmati. Bombassei invece. ". Il punto però è un altro, e Veltroni lo ha colto: "È difficile dire se sposta - ragiona Nerozzi - Ma qualcosa si è incrinato nel blocco sociale. Ricordiamoci che qui il 50% degli operai ha votato Fi o Lega. C'è una dicotomia tra lavoro operaio, anche sindacalizzato, e rappresentanza politica". Il perché è davvero semplice: il 58% degli imprenditori erano operai che si sono messi in proprio. 6-7 su 10. Si sentono tutti lavoratori. "Qui il rapporto tra le due classi è diverso, conflittuale ma non antagonista". Solo gli operai di Porto Marghera, con 5mila a rischio licenziamento e salari da società esternalizzate di cento euro al mese, fanno storia a parte. Altrove le differenze sociali sfumano, e si pensa a lavorare. Lavora Gianni Dal Moro, sesto in lista e braccio destro veneto di Enrico Letta: da un comizio sui farmer's market con De Castro al Bar Fantoni a un incontro con i produttori ortofrutticoli villafranchesi. È ottimista: "C'è diffidenza, ma fino a poco fa mancava proprio il riconoscimento delle reciproche posizioni. Tagliando il legame con la sinistra massimalista il Pd potrà intercettare un voto nuovo. Prima l'elettorato percepiva come maquillage il passaggio del Pci in Ds e del Ppi in Margherita. Ora invece si può pescare a destra". Settimo in lista è Federico Testa, economista e docente universitario: "È chiaro che per rimettersi in sintonia con ceti trascurati servirebbe più tempo. Ma il ragionamento che accomuna operai e imprenditori è stato un segnale forte. Qui burocrazia e fisco sono temi vitali perché incidono sulla qualità di vita e soprattutto sulla capacità economica". Lo dice chiarissimo il senatore Paolo Giaretta, coordinatore della campagna del Pd al Nord Est: "In ogni famiglia c'è un artigiano o un commerciante. E se la figlia si occupa solo degli adempimenti tributari, delle scadenze, è un'unità produttiva sottratta all'azienda". Tutti citano l'esempio del cantiere: per aprirlo o chiuderlo, 50 diversi moduli da riempire. I veneti chiedono meno intoppi, più infrastrutture, sicurezza. A destra come a sinistra ce l'hanno con le tasse e il "radicalismo". Qui, se sei di sinistra, sei quanto meno un pazzerellone. Riello ha irriso Calearo: "Il tuo è un ottimo programma di centrodestra". "La realtà di base di partiti e sindacati non corrisponde all'immagine nazionale - spiega Francesco Iori, ex vicedirettore del Gazzettino - La speranza dei veneti è il pareggio al Senato e poi riforme condivise". La Fondazione Sussidiarietà di Giorgio Vittadini ha pubblicato i dati: le vogliono il 74% degli italiani, ma la percentuale in Veneto sale al 78%. Scava scava però non tutto è uguale. Il sindaco Tosi l'ha votato oltre il 60% dei veronesi, ma il residuo 40% sostiene di non meritarselo. Ha mandato via i rom da Boscomantico, ha inaugurato le banchine anti-barboni (con il bracciolo che impedisce il sonnellino), ha la nomea di sceriffo. "Tutta immagine - si lamenta una commerciante di prodotti equi e solidali - Non son questi i problemi. Si soffoca di smog e lui lava le strade. Ha cancellato le piste ciclabili, già belle approvate (dal predecessore Zanotto di centrosinistra, ndr). E poi fa politica di mestiere: non ha mai preso un chiodo in mano".

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L'assillo del ritorno ai confini dell'impero dietro la linea dura di Pechino (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Stai consultando l'edizione del IL LUNGO CONFLITTO Il dialogo con i tibetani non è mai decollato. Giudizi sprezzanti sul Dalai Lama L'assillo del ritorno ai confini dell'impero dietro la linea dura di Pechino Ma veramente, come sostengono i cinesi, il Tibet - il suo territorio - la sua gente da sempre appartengono alla Cina? Una risposta è difficile, nonostante su quel Paese sia stato scritto moltissimo, a cominciare dal famoso "Il collasso dello stato lamaista", di Melvyn C.Goldstein, profondo conoscitore del vecchio e dell'odierno Tibet. La storia di quel Paese è complicata dalla comparsa dei mongoli, dall'intreccio di guerre di frontiera, dei rapporti con l'India la Cina, dalla presenza e dal ruolo della burocrazia lamaista e dei templi, spesso luoghi di episodi di sollevamento contro il Dalai Lama in carica. Ma possiamo cercare un primo approccio al complicato tema servendoci di un termine "cho yon", che indica un rapporto particolare tra un 'autorità religiosa- in questo caso il buddismo di origine mongola e un'autorità temporale e cioè l'impero cinese. Il capo mongolo è Khubilay, più tardi fondatore della dinastia degli Yuan, che reggerà l'impero sino al 1368. Nel 1254 egli proporrà al capo buddista P'hagpa questo scambio: un potere di protezione temporale da parte del futuro imperatore e da parte dell'uomo di religione un potere spirituale che si estende anche alla Cina dei mongoli. Sarà ancora un capo mongolo, Altan Khan, a creare la figura del dalai lama, "grande oceano di saggezza", titolo che viene dato nel 1577 a un lama riconosciuto come reincarnazione del discepolo prediletto di Tsongkhapa, il fondatore della setta gialla, il buddismo lamaista, vincente in Tibet. Sarà sempre un capo mongolo a consegnare nel 1642 al quinto Dalai Lama il titolo di "re del Tibet". Ma questo particolare \rapporto non ha mai convinto i tibetani a dichiararsi cinesi e non è mai servito alla Cina a produrre un documento qualsiasi a sostegno della sua tesi della sovranità sul Tibet. Ma guardiamo avanti. Nel 1792 il Tibet diventa oggetto delle attenzioni interessate di Cina, Russia e Gran Bretagna; la prima è preoccupata -come oggi- di non perdere il controllo di una fascia territoriale che garantisce la integrità dell'impero. La seconda è interessata al Tibet per la sua posizione strategica, la terza, già saldamente insediata nello sfruttamento della Cina della costa, è desiderosa di conquistare degli avamposti commerciali oltre la frontiera indiana per neutralizzare quella che ritiene una minaccia cinese ai confini con l'India. Caduta la dinastia dei Qng, il contenzioso sul Tibet sembrava agli occhi dei tibetani chiuso. Non era affatto così. Nel 1945 il vincitore della guerra civile Chiang Kai-shek arriverà a ipotizzare per il Tibet, un alto grado di autonomia, se non addirittura la indipendenza. Finita la guerra, liberata l'intera Cina, proclamata il 1 ottobre la nascita della Cina socialista, c'è ancora un territorio da riportare sotto la sovranità cinese, il Tibet appunto, incarico che verrà affidato a Deng Xiaoping, un uomo che avrà negli anni seguenti un'importanza enorme per la storia e la modernizzazione della Cina. La sua avanzata in Tibet avverrà all'insegna di prepotenze e violenza, di cui rimarrà traccia nel ricordo della popolazione al momento della sollevazione dell'ottobre 1940 e della fuga del Dalai Lama in India. In quegli anni da parte della amministrazione americana, ci sono state pressioni sulla Cina per il rispetto dei diritti umani e il Congresso Usa aveva parlato a proposito del Tibet di diritto alla autodeterminazione. Una volta a Pechino, Clinton aveva incitato l'allora segretario dl partito Jiang Zemin a riaprire il dialogo con il Dalai Lama, al quale il presidente Usa aveva rivolto l'invito a riconoscere che il Tibet è parte della Cina e quindi a rinunciare, come il Dalai Lama ha fatto da tempo, alla parola d'ordine dell indipendenza. Il dialogo tra i due paesi non è mai decollato, per problemi ideologici probabilmente, riconoscere cioè qualcosa: diritti umani, autodeterminazione, che non fanno parte del codice genetico del socialismo con caratteristiche cinesi, riconoscere validità alle idee ed alle pressioni della comunità internazionale, un dimensione del tutto sconosciuta alla politica cinese , dare fiducia a un personaggio, il Dalai Lama, appunto, nei cui confronti cinesi hanno pronunciato giudizi molto sprezzanti ispirati forse alla convinzione che la religione è tutt'ora \l'oppio i popoli. È certo che il dialogo non è mai decollato perchè la Cina ha una sensibilità enorme sul tema dei confini e delle frontiere. L'obiettivo della classe dirigente cinese è quello del ritorno ai vecchi confini dell'impero. Tutta la vicenda tibetana si può facilmente leggere alla luce di questa preoccupazione. La Cina è riuscita a concordare i nuovi confini con la Russia, con il Vietnam, e mantenere truppe alla frontiera con l'India sotto la propria sovranità significa essere pronti fare fronte a qualsiasi emergenza nei rapporti con l'India. Insomma, si può dire che la mancata conclusione dalla vicenda tibetana sia segno della paura dell Cina, cha pure è cresciuta, è una potenza, proclama di avere un proprio interesse a mantenere equilibrio e pace nel mondo. Ma finora non ne ha dato la prova. E a pagarne il prezzo sono i monaci e la popolazione tibetane.

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Il nord di walter (sezione: Burocrazia)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 16-03-2008)

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EDITORIALE IL NORD DI WALTER di Sergio Baraldi Oggi a Trieste, il Nord del Nord, Veltroni conclude simbolicamente il suo lungo pellegrinaggio attraverso la questione settentrionale. Un viaggio che ha tentato di colmare la distanza tra il Nord e il centrosinistra. Veltroni ha compiuto molte mosse che hanno suscitato effetto: ha puntato sulle candidature come quella di Calearo, poi sui simboli (dai call center alle partite Iva), infine ha lanciato alcune proposte, riduzione delle tasse, priorità alle infrastrutture fino al ministro per il Nordest, l'ultima ripresa sia da Berlusconi sia da Bossi. Veltroni giunge a Trieste dopo che molta strada è stata percorsa. Eppure, nonostante questo non sembra sufficiente. Per tre ragioni dicono: Veltroni, ex sindaco di Roma, faticherebbe a trovare il linguaggio per capire e farsi capire dal Nord. Poi deve fare i conti con una realtà sociale dominata dal lavoro autonomo, strutturalmente orientato a destra. Infine, pesa sulle spalle del Pd il ricordo del governo legato al nome non proprio popolare di Visco. Veltroni tenta una difficile riconquista, anche se è evidente il cambiamento per entrare in sintonia con il Nord produttivo. Queste riflessioni leggono il rapporto Nord-centrosinistra secondo una prospettiva unilaterale, quella degli errori commessi dal centrosinistra. È probabile che Nord e Nordest tornino a investire politicamente sul centrodestra, come in passato. Ma la questione settentrionale di oggi è la medesima di un decennio fa? La risposta può farci capire se la scommessa di Veltroni abbia o no dei margini. L'ideologia egemone nella questione settentrionale resta quella elaborata quindici anni fa dalla Lega: antistatalismo (infrastrutture, burocrazia), autodifesa sociale (immigrazione), tutela dalla concorrenza, a cominciare da quella dei vicini come la Slovenia e l'Austria. Problemi che esistono e pesano nel giudizio. Ma il mondo, nel frattempo, è mutato. E se il Nordest si sente ancora all'opposizione è solo per queste considerazioni? Forse dovremmo interpretare la questione settentrionale da un'altra visuale. Cioè partendo dalla crescente consapevolezza che Nord e Nordest hanno oggi di essere una società in trasformazione, investita da mutamenti che non riesce a controllare, che eccedono la sua capacità di poterle governare. Per cui non basta dare voce al dissenso del Nord per recuperarlo. L'operazione non è riuscita neppure a Berlusconi al governo, che il Nord lo capisce per istinto. Il centrosinistra sconta dei ritardi, ma qui il problema non è solo accompagnare il dinamismo del Nord con una azione di governo efficace. Si tratta anche di aiutarlo a posizionarsi in una prospettiva generale di futuro. E questo richiede una logica nazionale, perché lo sviluppo del Nord è il motore dell'Italia. Ma occorre anche una logica europea, globale, vale a dire dei teatri nei quali si tenta di gestire processi che contengono minacce come opportunità. Il rischio del Nord può diventare un reagente positivo per tutti. Il Paese non perde, se il Nord vince. Se questa analisi ha fondamento, allora la natura del dissenso del Nordest non si ferma al problema della crescita, dell'efficacia, ma contiene altri elementi. Innanzi tutto, è un problema politico, vale a dire di rapporto tra la politica e la società, la quale si ritiene vittima di una redistribuzione iniqua attraverso tasse o burocrazia a vantaggio del ceto politico: è l'antipolitica. Ma esiste pure un divario tra lo status economico, fondato sulla ricchezza prodotta, e il potere, lo status politico, che si è ottenuto. Compare un problema culturale. In passato l'industria del Nord aveva concepito se stessa come un progetto orientato a trasformare l'economia e con essa la società. Questa spinta propulsiva sembra eclissarsi in una ostilità che fa scattare l'autodifesa sociale rispetto alla pretesa universalistica della politica, A questa pretesa ha contrapposto il calcolo individuale dei costi-benefici della rappresentanza, chiudendosi nell'orizzonte privato della propria quotidianità. Che cosa significa, allora, l'interrogazione del Nordest? Voce ai bisogni che nascono dalle crisi degli strumenti tradizionali. Risposta agli interessi che devono fare da sé e si frantumano. Ansia per il potere del mercato che si allarga. Domanda di senso, che nasce dalla esperienza del giorno per giorno. La protesta non si appaga della sua manifestazione. Sappiamo quello che occorrerebbe fare perché il Nordest riprenda slancio. Ma occorrerebbe dotarsi di una nuova visione che ricollochi il Nord dove è sempre stato: al centro della crescita civile del Paese. La sfida, quindi, è sostituire al modello interpretativo "leghista" fin qui dominante un modello nuovo. Per riuscirvi, al Pd forse occorre una politica che non invada ogni spazio, universalistica in modo differente. Servono idee e passione che sappiano legare il Nord e l'Italia in un unico destino.

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Camera di commercio, solo lotte di potere - antonello sechi (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Sardegna, La" del 16-03-2008)

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Cronaca "Camera di commercio, solo lotte di potere" Confagricoltura scuote le associazioni di categoria: verremo travolti come la politica Dore ai colleghi "Sempre più lontani dagli interessi reali" ANTONELLO SECHI NUORO. C'è un'altra "casta", oltre a quella dei politici: quella dei dirigenti di categoria delle imprese e del sindacato. Costa tanto e, spesso, più che curare gli interessi di chi produce, è presa da lotte di potere e magari per le indennità e i gettoni di presenza. Come alla Camera di commercio. Chi lo dice? Non è Beppe Grillo, è Francesco Dore. La Confagricoltura nuorese scuote le associazioni di categoria invitandole a riflettere. Confagricoltura è una delle maggiori associazioni di categoria del mondo agricolo e Francesco Dore ne è il presidente provinciale. La riflessione, dice, la impone prima a se stesso. E la chiede, con una lettera che ha reso pubblica, anche ai presidenti delle associazioni di categoria (industria, artigianato, commercio, agropastorizia) che nel Nuorese rappresentano migliaia di imprese e di lavoratori. Mentre la politica e il paese vanno verso una fase di rinnovamento, spera Dore, le confederazioni di imprese e sindacato devono chiedersi in che modo esercitano la rappresentanza. "Anche e soprattutto - scrive - per evitare che la stessa disaffezione e disistima che ha colpito la politica contagi pure le organizzazioni degli interessi". Detta fuori dagli schemi dell'ufficialità: come sono saltati per aria i partiti tradizionali, rischiano di essere travolte le organizzazioni di categoria, spesso impegnate in guerre di potere che con le imprese hanno poco a che fare. Non sono affermazioni qualunque, anche perché vengono dall'interno della burocrazia associativa. "Troppe sigle, troppe divisioni, troppa distanza dai problemi reali, mai una battaglia comune su interessi unitari", commenta Dore. Il leader provinciale di Confagricoltura denuncia "lacerazioni, diffidenze e strumentalizzazioni politiche che sono avvenute e stanno avvenendo". La Camera di commercio, del cui direttivo lo stesso Dore fa parte, è un esempio della "distanza" che separa i dirigenti dalle imprese. Per il controllo dell'ente ("che costa in indennità oltre il 10% del suo bilancio di tre milioni di euro") si è combattuta una guerra che ha visto le associazioni dividersi e schierarsi dall'una o dall'altra parte. E non a causa dei programmi. "Quanto avviene alla Camera di Commercio - scrive Dore - è illuminante del clima tanto sterile quanto insopportabile per chi vede in questo ente, al contrario, non uno strumento di potere ma un utile riferimento per cercare di uscire dalla marginalizzazione della nostra provincia". Dore chiede una svolta a se stesso e ai colleghi, parla di "sindacato di progetto" e ricorda il "manifesto della governabilità" sottoscritto da undici associazioni di impresa a livello nazionale. "La legittimazione del nostro ruolo - conclude Dore - deriva dai risultati concreti e misurabili, i cui contenuti coincidano con le opportunità per le imprese e per la nostra comunità. Prima che la richiesta ci giunga dalla "base" in chiave delegittimante, è bene farsi carico di un'ipotesi di riforma delle modalità della nostra rappresentanza". Insomma, la "casta" nuorese (ma non solo) delle associazioni di categoria deve cambiare. Farà discutere, Dore.

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Cerca la madre naturale convocata dal tribunale (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Empoli Cerca la madre naturale convocata dal tribunale EMPOLI. Proseguono le ricerche della madre naturale da parte di Anna Bellini: il desiderio di ricongiungersi con la donna che 45 anni fa la lasciò in orfanotrofio si scontra con la burocrazia, ma adesso potrebbe aprirsi qualche spiraglio di speranza. Circa quarant'anni fa una coppia di contadini empolesi Armida Panchetti e Bruno Bellini fecero domanda in vari istituti della provincia per adottare un bambino e nell'agosto del 1961 andarono a prendere Anna. La bambina era stata abbandonata all'Istituto degli Innocenti all'età di due anni. Adesso, dopo la morte dei suoi genitori adottivi, ad Anna è scattato il desiderio di conoscere le sue origini. La madre naturale, però, dopo il parto non lasciò niente per essere rintracciata. Dei suoi primi mesi di vita, Anna ha solo qualche documento. L'Istituto degli Innocenti purtroppo non può rilasciare alcuna indicazione sulla donna che partorì il 12 gennaio 1960 perché la legge le consente di non essere nominata e nega alla persona adottata il diritto all'accesso a qualsiasi documento. E infatti alcuni anni fa Anna si è rivolta all'Istituto ricevendo, appunto, una risposta negativa. Anna non ha però perso le speranze e continua a cercare la madre naturale seguendo le indicazioni di un avvocato e pensando di rivolgersi a mezzi di comunicazione come giornali e televisioni. "Ho scritto una lettera al presidente della corte d'appello - spiega Anna Bellini - ma purtroppo mi è stato riferito che per ricevere una risposta dovrei farmi rappresentare da un avvocato. La stessa lettera è stata scritta anche al tribunale dei minori, ma mi hanno detto che per la risposta avrei dovuto attendere diversi mesi". "Con mia grande sorpresa - continua Anna - la risposta dal tribunale dei minori è già arrivata: sono stata convocata nel mese di maggio e dovrò comparire davanti ad un rappresentante dell'istituto. Probabilmente si deciderà se ho diritto ad accedere ai documenti in archivio". "Ho poi pensato di muovermi anche in altro modo - prosegue Anna - ho mandato anche una mail a "Chi l'ha visto" di Rai 3. Spero davvero di riuscire ad ottenere qualcosa: più passa il tempo e più cresce il bisogno di conoscere le mie origini".

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ELEZIONI. AI GOVERNI SERVE COESIONE (sezione: Burocrazia)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

SEGUE DALLA PRIMA ELEZIONI. AI GOVERNI SERVE COESIONE Il quale, designato primo ministro, non aveva incluso nel suo governo nessun ministro veneto (compreso Carlo Fracanzani, che pure aveva raccolto oltre 100 mila preferenze), malgrado lo scudo crociato riscuotesse in regione un consenso superiore di dieci punti alla media nazionale del partito. Con il ritardo che in Italia le è consustanzialmente proprio, per servirsi di un avverbio dedicato da Vincenzo Visco al Nordest, la politica arriva a riparare all'omissione: quando la nomina di un ministro nordestino è diventata non certo inutile, ma comunque insufficiente. A garantire il posto a queste terre sono entrambi i contendenti, Berlusconi e Veltroni, cui si associa perfino Bossi: il quale magari avrebbe potuto dare da tempo il buon esempio, assegnando nella Lega in questo quarto di secolo ad almeno un veneto un ruolo che non fosse di facciata. E tuttavia, il punto è un altro: cosa e quanto gioverebbe al Nordest la presenza al tavolo del Consiglio dei ministri di un Galan, di un Illy, di un Calearo? Che chances avrebbero di far passare decisioni strategiche per quest'area del Paese, superando le logiche di parte interne ai rispettivi schieramenti, che hanno condizionato in questi anni i governi di qualsiasi colore? Da soli (anzi da solo, perché sarebbe soltanto uno), come riuscirebbero a scardinare le strenue difese di quel potente partito trasversale che da sempre si oppone alle riforme vere sia in Parlamento che fuori, identificando nello Stato una vacca perennemente grassa? Quello che serve davvero al Nordest è in realtà un gioco di squadra che sappia fare blocco sulle priorità riconosciute del territorio, anche al di là delle appartenenze: come d'altra parte si è cominciato a vedere in questi anni, grazie alla sintonia tra Galan e Di Pietro, o tra Illy (un indipendente, va ricordato, sia rispetto all'Ulivo che al Pd) e Prodi; o come ha dimostrato DÜrnwalder, portando a casa risultati inversamente proporzionali al peso del suo piccolo partito. Quanto ai potenziali elettori del Nordest, sono sufficientemente adulti (e delusi) per non farsi sedurre dalla semplice promessa di un posto al tavolo del governo: quello che inutilmente aspettano da troppo tempo è una politica di sostegno e non di zavorra nel quotidiano confronto con il resto del mondo, cominciando dai vicini di casa. Dove il peso del fisco sul reddito d'impresa è la metà, dove la burocrazia fornisce le risposte in sei mesi anziché in sei anni, dove la formazione è considerata una leva strategica e non una torta da spartire. Lezioni che ci vengono dalle confinanti Austria e Slovenia, ma anche dalle lontane ed ex derelitte Irlanda ed Estonia. E non sarà un ministro dal cognome familiare a poter colmare, da solo, un simile differenziale. I primi scampoli di campagna elettorale non offrono segnali confortanti in questa direzione. E non solo per il rapido evaporare di quel fair-play a cui pure tutti avevano garantito di volersi ispirare: è bastata una battuta, infelice ma pur sempre battuta, con una precaria, per occupare per 48 ore il centro del dibattito; e quanto di cartapesta rimanga questa politica, lo dimostra il fatto che la signorina in questione, non potendo impalmare Berlusconi junior, si sia comunque guadagnata come premio di consolazione un posto da candidata al Comune di Roma. La questione vera rimane che alle promesse elettorali solennemente assunte non è fin qui corrisposta nessuna indicazione concreta su come e dove verranno trovati i tanti soldi necessari per finanziarle: il tutto in un Paese che ogni anno sciala 70 miliardi di euro per i soli interessi sul colossale debito pubblico contratto da intere generazioni di disinvolti politici; e in un contesto internazionale di crisi economica devastante, in cui sarà duro già il solo sfangarsela perfino per le vacche magre di biblica memoria. Ecco perché quel che conta oggi, a differenza di un quarto di secolo fa, non è l'anagrafe dei singoli ministri né il loro dosaggio territoriale, ma la capacità, la coesione e la forza di un intero governo. Che rispecchi la geografia delle competenze, non delle residenze: è chiedere troppo? Francesco Jori.

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Clientes, burocrati e 3 mila eletti lombardo schiera le sue truppe - emanuele lauria massimo lorello (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)

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Pagina IV - Palermo I PUNTI Clientes, burocrati e 3 mila eletti Lombardo schiera le sue truppe Sottogoverno e istituzioni: il potere del leader Mpa Tutti in lista gli uomini che siedono nei posti chiave Gli assessori e i dirigenti generali legati al candidato Catania cuore del sistema, Leanza e Pistorio i più fedeli Cinquecento assunti senza concorso in una società controllata dalla Provincia etnea Tra i portatori di voti che pesano di più Crocetta e Genovese EMANUELE LAURIA MASSIMO LORELLO "Per favore, non chiamatemi più ras", è sbottato qualche giorno fa Raffaele Lombardo. Ma di certo quella che il leader degli autonomisti si appresta a mettere in pista nella corsa per Palazzo d'Orleans è una formidabile macchina da voti. Una macchina spinta da 3.056 eletti, ovvero dall'impressionante numero di parlamentari nazionali e regionali, consiglieri provinciali e comunali che il centrodestra può vantare nell'Isola. Se le elezioni fossero un fatto aritmetico, non ci sarebbe gara. Teoricamente, a ciascuno degli eletti basterebbe assicurare 425 preferenze a Lombardo per sollevarlo fino a quota un milione e 300 mila, quella sufficiente - secondo gli sherpa - per assicurarsi la poltrona di presidente. E questa stima non tiene conto del vantaggio che deriva dal fatto che la Cdl, disaggregata e poi ricomposta attorno al nome di Lombardo, ha gestito ininterrottamente la Regione dal 2001 in poi. E che oggi l'Mpa controlla metà della giunta uscente: la presidenza e due assessorati con Lino Leanza (che del movimento è segretario regionale) e altre due postazioni di governo (Territorio e Autonomie locali) con Rossana Interlandi e Paolo Colianni. Tre big dell'Mpa che, per inciso, sono anche candidati alle politiche e alle regionali. Il movimento non vanta sindaci di città capoluogo, anche se Leanza e Colianni hanno designato di recente i commissari al Comune di Catania e alle Province di Palermo, Trapani e Agrigento. L'Mpa ha proprio nell'amministrazione regionale e negli enti locali del Catanese i suoi centri di potere. E allora eccola, l'arma in più dell'esercito di Lombardo: la burocrazia e il sottogoverno, attraverso i quali il candidato del centrodestra muove le leve del consenso. Alla Regione, ad esempio, la gran parte dei dirigenti generali fa ancora riferimento a Cuffaro, il più fedele sodale di Lombardo, e l'Mpa controlla direttamente importanti dipartimenti come Territorio (affidato a Pietro Tolomeo) e Beni culturali, guidato dall'ex coordinatore palermitano del movimento, Romeo Palma. Ma negli ultimi anni, mentre Lombardo si dedicava alle battaglie d'immagine come la marcia su Roma a favore del Ponte sullo Stretto e lo sciopero della fame contro l'inquinamento al Petrolchimico di Gela, i suoi uomini - Leanza e il senatore Giovanni Pistorio su tutti - si lanciavano alla conquista di posti chiave negli enti regionali e nelle aziende sanitarie. Il leader dell'Mpa esercita la sua influenza attraverso alcune postazioni-chiave come la guida dell'Asl catanese affidata ad Antonio Scavone o quella dell'azienda di Enna, al cui timone c'è Francesco Iudica, il cognato di Lombardo. Ma anche il direttore generale dell'ospedale Gravina di Caltagirone, Carlo Romano, e il direttore sanitario del Garibaldi di Catania, Salvo Giuffrida, sono professionisti vicini al capo dell'Mpa. I suoi alfieri nel sottogoverno, Lombardo, li ha puntualmente candidati alle elezioni. Marco Forzese, vicepresidente di una storica azienda regionale come l'Ast corre per le Regionali a Catania. Con lui c'è anche Orazio D'Antoni, presidente della Sac service, la società di servizi dell'aeroporto di Fontanarossa. è in lista per il Senato, sotto le insegne della colomba, c'è anche Antonio Fiumefreddo, sovrintendente del teatro Bellini. La longa manus dell'Mpa va oltre il mondo della sanità. Raggiunge il settore delle cooperative, grazie alla presidenza dell'Ircac affidata ad Antonio Carullo. Tocca gli enti parco come quello dell'Etna amministrato dal commissario Ettore Foti. Il controllo del territorio diventa capillare, nella provincia etnea. è un uomo di Lombardo Giuseppe Gitto, presidente di Pubbliservizi, la controllata della Provincia che occupa 500 impiegati assunti senza concorso pubblico. Ed è un "fedelissimo" anche Armando Giacalone, figura centrale del sottogoverno catanese, ex segretario generale e oggi (dopo il pensionamento) direttore generale a contratto del Comune, che siede contemporaneamente sulle poltrone di quattro società con capitale pubblico: quella della Sidra (distribuzione idrica), dell'Asec (energia), di Multiservizi, che conta complessivamente oltre mille dipendenti, e di Patrimonio e sviluppo, altra controllata che ha invece la gestione degli immobili comunali. Anche Sostare (parcheggi) fa capo a un protegè di don Raffaele, Sebastiano Lombardo (solo un omonimo, stavolta). è in questa ragnatela che si annida il consenso dell'autonomista che vuole succedere a Cuffaro, grazie anche alla forza di tre liste che mettono insieme ex notabili (Capitummino, Nicolosi, Bono Parrino), democratici pentiti (Latteri) e socialisti che stavano sull'altra sponda (Maurizio Ballistreri, capogruppo di Uniti per la Sicilia all'Ars). E delle alleanze a tutto campo, con Vincenzo Scotti come con il leader di Italiani nel mondo Sergio De Gregorio. Le variopinte truppe di Lombardo: ma non chiamatelo il "ras".

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Risanamento e sviluppo sono i punti di forza della manovra (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Sardegna, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di Eliseo Secci * Risanamento e sviluppo sono i punti di forza della manovra Il 27 febbraio il Consiglio Regionale ha approvato la manovra finanziaria per il 2008. I tempi lunghi della decisione finale che contrastano così palesemente con le dichiarate necessità dell'economia e della società sarda, segnalano una patologia del sistema, che molti hanno evidenziato, ma alla quale è bene porre rimedio. Ne va infatti della qualità della democrazia e del ruolo e della dignità della rappresentanza politica e per questo credo urgente trovare tempi e modi per approfondire l'argomento, nelle sedi istituzionali ma anche in quelle proprie della politica. Nel merito della manovra voglio soffermarmi su due aspetti. Il primo ha riguardo alla prospettiva dei risultati contabili e finanziari, il secondo alle scelte e agli interventi contenuti nella finanziaria. Sul primo aspetto richiamo le parole pronunciate dal Presidente Soru che, intervenendo in aula al termine dei lavori, ha detto fra l'altro "concludiamo con il bilancio in pareggio, non ci sono nuovi debiti e paghiamo i debiti del passato". In una sintesi scarna, ma efficace e comprensibile a tutti, c'è la fotografia dei numeri finali e riassuntivi della manovra economica del 2008. Un risultato che forse si può apprezzare meglio e più compiutamente se, e non è esercizio vano, rammentiamo l'eredità, ricevuta dal centrodestra, di una regione ridotta alla paralisi con un indebitamento pari al volume delle entrate proprie e un bilancio bloccato, con le entrate assorbite per intero dalle spese obbligatorie. Nel 2004 sapevamo di non aver un compito facile, sapevamo di dover impostare una politica finanziaria rigorosa e innovativa sia sul piano quantitativo sia su quello qualitativo. Nel nostro programma elettorale abbiamo indicato con chiarezza gli impegni che assumevamo di fronte ai sardi. Il primo era quello del risanamento finanziario. Il secondo impegno prevedeva un rigoroso programma di rientro dal debito e la decisione di non incrementare più di un solo euro il livello di indebitamento. Il terzo impegno era quello di ricostruire il rapporto tra programmazione, politica delle entrate e politica della spesa. Coerentemente con quello che la coalizione di Sardegna Insieme aveva detto ai Sardi: non abbiamo fatto nuovi debiti, stiamo pagando i debiti del centro-destra, stiamo risanando il bilancio con una rigorosa e attenta gestione della spesa fatta di razionalizzazione e riduzione dei costi della burocrazia e dei costi della politica e per la prima volta dopo anni abbiamo riportato il rapporto tra spese obbligatorie e entrate a un livello che già ora ci consente di avere un significativo margine di manovra. Nel 2004 le spese obbligatorie (erano 3.339 milioni di euro) gravavano per il 98,29% sulle entrate regionali proprie(3.397 milioni di euro) nel 2008 il rapporto è sceso al 70,46%, liberando risorse per gli investimenti pari al 30% della entrate regionali proprie. Significa che abbiamo ripreso il controllo sul bilancio e che la politica può dunque nuovamente agire su disponibilità per orientare scelte e interventi. Ma sono convinto che anche la nostra più tignosa determinazione non ci avrebbe portato a questi risultati (ottenuti salvaguardando gli investimenti per lo sviluppo e gli interventi sul sociale) senza agire sul versante delle entrate regionali. Non sarà mai sottolineato a sufficienza il valore di questa battaglia che probabilmente non apprezziamo sino in fondo nella sua portata davvero storica. Ma la vertenza con lo Stato sul regime delle entrate della Regione, per noi veramente la madre di tutte le vertenze, ci ha consentito di riscrivere l'art 8 dello statuto e acquisire maggiori entrate, nel 2008 per ben 458 milioni, che, a regime nel 2010, porterà alla nostra regione maggiori entrate per un miliardo e 800 milioni di euro, al netto delle spese per la sanità e trasporto locale. Risorse nuove e fresche sono affluite nelle casse regionali e le abbiamo destinate agli investimenti produttivi, alla riduzione dell'Irap per sostenere l'impresa che scommette sul futuro e investe in innovazione e ricerca, alla istruzione, all'università, alla ricerca scientifica, alla tutela dell'ambiente, alle infrastrutture. Abbiamo guardato alle realtà produttive, a favorire le condizioni per creare lavoro, abbiamo guardato al futuro dei nostri figli, ma non ci siamo dimenticati del presente fatto di parti consistenti della nostra società che subiscono più di altri i contraccolpi della crisi economica, di lavoro precario e di assenza di lavoro, di sacche di povertà pesante, di famiglie in difficoltà. * Assessore regionale al Bilancio.

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Scontrino "parlante" quell'oggetto misterioso (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il caso La tessera sanitaria è ormai obbligatoria per detrarre la spesa LUCIANO MORALDO Scontrino "parlante" quell'oggetto misterioso SAVONA Icittadini non lo hanno del tutto "digerito" e, a quasi tre mesi dal suo debutto, lo "scontrino parlante" necessario per acquistare i farmaci e poterli detrarre dalla dichiarazione dei redditti resta ancora un oggetto misterioso. All'inizio dell'anno, infatti, è entrata in vigore la norma che ha reso obbligatorio avere la fattura o lo scontrino "parlante" dal quale risultino il nome del farmaco acquistato e il codice fiscale dell'acquirente. Fino allo scorso anno, invece, per potersi avvalere dei benefici fiscali, bastava utilizzare l'attestazione rilasciata dal farmacista insieme allo scontrino contenente le informazioni sui prodotti acquistati e autocertificare l'acquisto dei medicinali senza ricetta medica. Per farsi rilasciare questo nuovo tipo di scontrino, prima di effettuare il pagamento, i clienti devono adesso presentare al farmacista la tessera sanitaria che permette la lettura automatizzata del codice fiscale e di emettere rapidamente lo scontrino completo di tutti i dati necessari. Per i cittadini questo obbligo si traduce molto spesso in un ulteriore disagio: i più si dimenticano infatti di avere la tessera sanitaria, soprattutto quando si devono acquistare medicinali per altri famigliari. Su questo aspetto, è critico il responsabile savonese dell'Assoutenti Gian Luigi Taboga: "Ormai è un'ossessione. Sembra di vivere nel ''Grande fratello'' di Orwell. Va bene l'esigenza di controllare e reprimere gli abusi, ma siamo convinti che questo obbligo sia assolutamente necessario?", si chiede Taboga per il quale "Occorrerebbe una maggiore semplificazione per evitare che la burocrazia vada a perseguitare sempre i più deboli, soprattutto gli anziani". D'accordo, ma solo in parte, il presidente di Federfarma Savona Roberto Ranaldo: "Anche per le farmacie quest'obbligo comporta un aggravio burocratico, ma abbiamo dovuto necessariamente adeguarsi alle disposizioni". "Effettivamente ci sono ancora problemi - spiega Ranaldo - molti cittadini non hanno nemmeno ricevuto la tessera ''elettronica'', altri l'hanno addirittura smarrita". Se i giovani - più abituati alla ''plastica'' nel portafoglio - hanno metabolizzato abbastanza bene la novità della tessera elettronica, gli anziani hanno ancora qualche difficoltà a entrare in sintonia con il meccanismo. Ma i farmacisti sono comunque a disposizione dei clienti per aiutare i più "smemorati": "Intanto il farmacista può sempre inserire manualmente nel computer il codice fiscale del cliente - spiega ancora Ranaldo - anche se è meglio evitare il ricorso a questa procedura che può portare a errori di battitura dovuti alla fretta e alla confusione al momento del pagamento". E comunque, niente paura: anche se privi di tessera, non si corre il rischio di restare senza medicine.

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Via fani, rischio prescrizione per un br - franco zantonelli (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Cronaca Via Fani, rischio prescrizione per un br Lojacono vive in Svizzera. Il codice: "Stop al reato dopo 30 anni" FRANCO ZANTONELLI BERNA - Vive in Svizzera, vicino a Berna, è stato condannato all'ergastolo per il sequestro Moro, ma da oggi rischia di restare libero per sempre: proprio nel giorno dell'anniversario dell'agguato di via Fani, il 16 marzo del 1978, quando l'onorevole Moro fu rapito e la sua scorta, cinque agenti, massacrata. Vari gli appuntamenti in programma oggi per ricordare quel giorno. A Roma, in via Fani, saranno deposte delle corone di fiori, mentre a Bari, città natale dello statista, ci sarà una cerimonia con Casini e De Mita. Alvaro Lojacono, 54 anni, uno dei due componenti del commando br che le autorità italiane non sono mai riuscite a catturare, ora si chiama Alvaro Baragiola, dopo aver acquisito il cognome e la nazionalità della madre, cittadina svizzera. Il 16 marzo 1978, secondo la sentenza del processo Moro quater, Lojacono-Baragiola si trovava, con Alessio Casimirri, lui pure ancora latitante, su una Fiat 128, parcheggiata davanti a quella di Mario Moretti, il comandante della colonna romana delle Br. Entrambi devono scontare l'ergastolo ma, per il br svizzero la pena, almeno nel suo paese d'adozione, parrebbe a rischio di prescrizione. Il codice penale svizzero prevede, infatti, la prescrizione dopo 30 anni. Il che vorrebbe dire proprio a ridosso dell'anniversario della strage di via Fani. "Non è così nella maniera più assoluta", dice, però, un esperto, l'avvocato Carlo Lombardini di Ginevra, secondo cui "la condanna è stata pronunciata quando ancora, per il diritto svizzero, non era scattata la prescrizione". Questa la sua interpretazione. Ma c'è chi sostiene il contrario. Sul caso Lojacono tentò di smuovere le acque, nel 2004, l'ex-guardasigilli Roberto Castelli, chiedendo esplicitamente, al suo omologo elvetico, Christoph Blocher, che il latitante venisse processato, da un tribunale svizzero, per l'agguato di via Fani. Ma nessun tribunale della Confederazione si volle assumere l'incombenza di istruire, nuovamente, il processo Moro. "Ci vorrebbero almeno due anni e abbiamo già abbastanza lavoro arretrato", fu la risposta. Castelli propose, allora, a Berna, che Lojacono scontasse l'ergastolo in Svizzera, ma la richiesta si è persa nei meandri della burocrazia. "Se ne sta occupando un Tribunale del Canton Berna", ha dichiarato il portavoce dell'ufficio federale di giustizia, Folco Galli. In realtà, poco meno di 20 anni fa, l'8 giugno del 1988, Alvaro Lojacono venne arrestato, a Lugano, su ordine della procura elvetica, proprio per la sua partecipazione alla strage di via Fani. La magistratura locale, tuttavia, accantonò la vicenda Moro e lo processò per un altro reato di terrorismo, la partecipazione all'omicidio del giudice Girolamo Tartaglione, avvenuto a Roma il 10 ottobre del 1978, per il quale gli vennero inflitti 17 anni. Scontati due terzi della pena, ovvero 9 anni, Lojacono uscì, ma rimase nella Confederazione. Nell'estate del 2000, l'Italia arrivò ad un soffio dal latitante, quando quest'ultimo venne arrestato, in Corsica, durante una vacanza, dalla polizia francese. La richiesta di estradizione italiana venne, però, respinta e Lojacono tornò in Svizzera.

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L'assessore regionale al turismo Velardi incontra gli albergatori pompeiani (sezione: Burocrazia)

( da "Capitoloprimo.it" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Prima tappa Pompei della road map dell'assessore regionale Velardi, che nella mattinata di ieri ha incontrato, a Pompei, gli imprenditori del settore alberghiero. Con lui, nella sala convegni di Palazzo de Fusco, l'assessore provinciale al turismo Giovanna Martano, il primo cittadino di Pompei Claudio D'Alessio e l'assessore Giovanni Fusco (parimenti con delega al turismo). Il progetto é di aiutare Pompei, attrattore di presenze turistiche per tutta la regione Campania, a superare la congiuntura negativa per il problema dei rifiuti. "Non ricorriamo al disfattismo – é l'invito del neo assessore regionale – sarebbe un modo per farci male da soli". Velardi é arrivato a Pompei con l'intenzione di definire con le istituzioni locali e gli operatori di settore, un piano operativo. "Poche cose di grande qualità - ha assicurato – insieme alla valorizzazione delle energie locali (soprattutto i giovani)". E' l'invito rivolto ai colleghi imprenditori: "La nostra professione é fatta di rischio, investimento e guadagno – ha detto – le istituzioni, dal canto loro, possono solo produrre il meno danno possibile. Da parte mia, mi impegno a ridurre la burocrazia – ha concluso – nei limiti che mi sarà possibile". Propositivo l'intervento degli albergatori locali "Napoli é capofila dell'emergenza, Pompei sta pagando un prezzo altissimo". E' il messaggio del presidente dell'associazione ADAP, Rosita Matrone, che ha tracciato la situazione alberghiera locale: 17 alberghi per quasi mille posti letto. Ci sono segnali di miglioramento che potrebbero essere stroncati sul nascere a causa della crisi ambientale. "E' difficile fare qualità con piccole strutture, ma noi ci stiamo provando, portando a casa buoni risultati". Ha spiegato Matrone, proponendo il caso esemplare dell'Hotel "Diana", premiato come il primo "tre stelle" a livello nazionale, per la qualità ricettiva. Non chiedono la luna gli albergatori di Pompei ma aiuti temporanei per risalire la china: ingresso gratis agli Scavi ai turisti che soggiornano in loco, riduzione dei contributi, per non essere costretti a licenziare ma, soprattutto, un tavolo programmatico per non operare alla cieca. Velardi ha convenuto che si tratta di richieste oggettivamente valide, ma si è riservato: "Devo sentire il parere di Mariano D'Antonio (cui compete aprire i cordoni della borsa) e della commissione Europea". D'Alessio dal canto suo ha promesso collaborazione per quanto riguarda le pratiche comunali. "Approfittate dell'emergenza per sciogliere alcuni nodi strutturali – è stato il messaggio lanciato dall'assessore regionale Giovanna Martano, pungendo un nervo sensibile – bisogna risolvere il problema delle bancarelle nell'interesse generale di Pompei".

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Vince la causa dopo 24 anni. Ma lui è morto (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere del Mezzogiorno" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: BARI - data: 2008-03-16 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE Il caso La sentenza per un contenzioso sulla pensione di invalidità di un poliziotto arriva tardi Vince la causa dopo 24 anni. Ma lui è morto BARI - Circolava ancora la lira, il ministro dell'Interno era Oscar Luigi Scalfaro e alla guida del governo c'era il socialista Bettino Craxi. Era il 1983 e Paolo Cea, agente della polizia stradale di Bari e originario di Grumo Appula, citava in giudizio il ministero dell'Interno, colpevole di riconoscergli una pensione d'invalidità troppo bassa. Ventiquattro anni dopo, settembre 2007, nell'epoca dell'euro, il Tribunale gli ha dato ragione: in primo grado il giudice ha condannato lo Stato ad integrare la pensione. Una vittoria beffa, visto che la giustizia lumaca non gli permetterà di godersi gli arretrati: nel 1993 - a dieci dall'inizio del procedimento - la guardia di pubblica sicurezza è morta all'età di 80 anni. Vittima due volte della burocrazia statale e della lentezza della macchina giudiziaria di casa nostra (la Corte europea ha fissato in 4 anni la durata massima del procedimento in primo grado). Non solo. La Corte dei conti ha obbligato il ministero a calcolare la differenza, ma ad oggi la prescrizione è rimasta evasa. Se in appello non ci saranno ripensamenti, la "riliquidazione" (così è chiamata tecnicamente dall'avvocato Marianna Pepe, il legale che ha portato avanti il procedimento) la riceverà l'unico erede, il figlio Vito. "Peccato che non ci sia più lui a festeggiare", dice. E aggiunge: "Per 40 anni ha servito lo Stato, rischiando la vita in prima linea durante la seconda guerra mondiale". Lo stesso Stato che poi gli ha voltato le spalle. "Nel momento del bisogno". Nel 1967, mentre era in servizio, il poliziotto resta vittima di un incidente. "Era in perlustrazione, si trovava in piazza Roma, a Bari", ricorda il figlio. "Quel giorno - continua - ci fu una rapina in banca, mio padre intervenne per sventarla. Durante la colluttazione con i ladri, cadde da una scalinata riportando gravi ferite". L'uomo - all'epoca quasi 50enne - si ruppe le costole e si procurò delle lesioni permanenti. "Gli fu immediatamente riconosciuta l'invalidità ", spiega Vito Cea. Ma tanto non bastò a garantirgli l'indennizzo al 100 per cento. "L'incidente - racconta il figlio - gli portò grandi sofferenze fisiche". Per ottenere giustizia, nel 1983 decide di trascinare nell'aula del tribunale il ministero dell'Interno. Per dieci anni vive nella speranza che lo Stato riconosca l'errore però, di rinvio in rinvio, la sentenza di primo grado si perde nei labirinti della burocrazia. "Ad un certo punto - ammette Vito - la sua era diventata una battaglia di principio". Anche per questo motivo, dopo la morte del papà, l'unico erede non molla la presa. Non si rassegna, cambia più volte avvocato fino a quando nel 2007 - 24 anni e sei mesi dopo - il giudice gli dà ragione. L'avvocato Pepe, adesso, ha chiesto la seconda condanna per lo Stato, presentando il ricorso davanti alla Corte di appello di Bari per "l'irragionevole durata del processo". "Ho presentato una domanda di risarcimento di 42mila euro, circa duemila euro per ogni anno di ritardo ", spiega Pepe. La legge 89 del 2001, denominata legge Pinto, ha infatti introdotto nell'ordinamento giuridico lo strumento che consente "un'equa riparazione per chi ha subito un danno patrimoniale o non patrimoniale per effetto della violazione della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali". In sostanza, i cittadini coinvolti in un processo della durata superiore ai 4 anni in primo grado possono chiedere la condanna dello Stato al rimborso del danno. Vincenzo Damiani In aula L'avvocata Marianna Pepe, che assiste il figlio del poliziotto nella causa contro lo Stato.

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Veltroni: al Senato rischio di stallo Ma niente <inciuci> (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-16 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Veltroni: al Senato rischio di stallo Ma niente "inciuci" "Ridurre le aliquote un punto all'anno" Il leader del Pd: sì a un fisco amico che faccia "pagare meno per pagare tutti". E sul voto: vinceremo Ça va sans dire DA UNO DEI NOSTRI INVIATI CERNOBBIO - Il canovaccio è quello collaudato in oltre 50 tappe del tour a sei ruote, fine del quindicennio "dell' odio" e inizio di una nuova, più "civile" stagione. Ma giù dal pullman, davanti ai big di Confcommercio per la sfida in differita con Berlusconi, Walter Veltroni declina nei dettagli i suoi "lineamenti di un'idea riformista " che guarda a Blair e Zapatero come a Margaret Thatcher. Meno tasse su salari e stipendi, tagli alla spesa e un governo che governi, senza più le mediazioni che hanno paralizzato Prodi. E sarà pur vero che i programmi di Pd e Pdl hanno molti punti di contatto, ma il leader democratico non lascia margine a "inciuci" e larghe intese. "Io sono contrario all'idea di fare confusione, chi vince comanda, chi perde sta all'opposizione ". Però se dovesse farcela alzerà il telefono e dialogherà con Berlusconi "nella chiarezza dei rapporti". Arriva nello splendore di Villa d'Este, si chiude col presidente e quando appare in favor di telecamera è tutto un "caro Carlo, caro Walter ", anche se il Sangalli che guida i commercianti non è quello che Veltroni ha voluto in lista ma l'altro, vanamente corteggiato dal Cavaliere. "Tranquilli, abbiamo salvaguardato la sua autonomia - esordisce Veltroni guardando Carlo Sangalli - è solo una omonimia col segretario di Cna...". Accoglienza composta e due applausi due, quando invoca una "concertazione per lo sviluppo " che includa artigiani e imprese piccole e medie e quando dice "basta con la dittatura delle minoranze". La crisi di Prodi può ripetersi ancora, la recessione avanza e Veltroni lancia l'allarme, "al Senato si rischia uno stallo paragonabile a quello del 2006-2008 o persino peggiore ". E stavolta la colpa sarà di chi ha voluto, dirà più tardi con Benigni, una legge elettorale "che fa vergogna ai lombrichi ignudi" e poi "si è rifiutato " di dare il via a un governo per le riforme. L'applauso non scatta e Veltroni, per non apparire come colui che "gufa " contro il favorito, propone l'antidoto: "Se evoco il rischio di instabilità politica è perché con questo sistema di voto è possibile e allora dobbiamo creare soluzioni anticicliche alla crisi". Un fisco amico che faccia "pagare meno pagare tutti", favorisca la ripresa dei consumi tagliando l'Irpef di un punto all' anno, rilanci la produttività e accenda il motore della crescita. "Detassare gli straordinari non basta, dobbiamo aiutare la contrattazione di secondo livello ". Vuole piacere, ma non passare da piacione e allora prova a sedurli nel merito delle questioni, loda come "musica per le mie orecchie" il documento di Confcommercio L'Italia ha bisogno di crescere, afferma che "non si può scaricare sui commercianti il peso dell'inflazione " e che si deve dimezzare l'Iva sul turismo. Annuncia un "patto per lo sviluppo probabilmente doloroso" e non si cura di deluderli sul taglio di cinque punti alla spesa pubblica: "Sfida giusta però difficile da praticare a breve, possiamo tagliare mezzo punto il primo anno e uno gli anni successivi". E poiché si descrive "ottimista e carico di speranza" sciorina una promessa via l'altra e giura che se vince non si comporterà da "marinaio", dimezzerà i parlamentari, darà meno soldi dei cittadini ai giornali di partito, dichiarerà guerra alla burocrazia... E' andata. Scende dal palco e sulla piazza vista lago lo aspettano in tanti, fa tappa a Monza e dice che vincerà il Pd " Ça va sans dire ". E alle cinque, a Milano, tra i palazzi scrostati di San Siro sono in diecimila, alzano striscioni col nome delle vie, dai balconi lo ascoltano famiglie e donne col chador. "Pensavano che fossimo defunti e sono stati presi da incontinenza elettorale e invece - li abbraccia tutti con lo sguardo - eccoci qui. Oggi il distacco è di sei punti...". Monica Guerzoni Leader del Pd Walter Veltroni, 52 anni.

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Il Centro unico regionale per le prenotazioni sanitarie, Cup, potrebbe ovviare ai molti disser (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

"Il Centro unico regionale per le prenotazioni sanitarie, Cup, potrebbe ovviare ai molti disservizi che da tempo affliggono il sistema sanitario regionale. Per tale motivo, occorre rendere più celere l'iter che ne dovrebbe garantire l'avvio e la piena operatività". E' questo il parere del consigliere regionale di Fi-PdL, Roberto Giannotti, che ha presentato un'interrogazione al presidente della Regione. "Il via libera al progetto relativo alla nascita del Cup è stato sancito da una delibera di Giunta, dello scorso ottobre, ma, al momento, l'attivazione del servizio è ferma al palo della burocrazia e dei pareri contrari di organismi, quali la Consulta regionale per la Disabilità, che, in una lettera al presidente Spacca, ha chiesto più tempo per valutarne il possibile impatto nel sistema sanitario regionale". Di segno opposto, il parere di Giannotti che vede nell'attivazione del Cup un valido strumento per superare molti dei mali che attanagliano la Sanità marchigiana ed una possibile via d'uscita alle liste di attesa, che producono mobilità passiva e generano costi enormi per il Sistema sanitario regionale. "Se la logica sottesa all'elaborazione del progetto di realizzazione del Cup è davvero quella di innovare e rendere più efficiente il servizio su scala regionale - rileva Giannotti - occorre dar corso quanto prima alla fase pilota, che interessa l'Azienda sanitaria San Salvatore di Pesaro, individuata quale soggetto incaricato di esperire la gara d'appalto del servizio di prenotazione unico regionale".

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Un comitato misto avvocati-magistrati per migliorare l'efficienza (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Brescia" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Edizione: 16/03/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:LA CITTA' ANNO GIUDIZIARIO / 2 Un osservatorio permanente in grado di monitorare i mali dell'apparato e agire con rapidità promuovendo interventi Un comitato misto avvocati-magistrati per migliorare l'efficienza Organici e organizzazione del lavoro per migliorare l'efficienza della macchina del Tar sono stati i temi al centro del dibattito seguito alla relazione del presidente Sergio Conti, prima che questi, secondo il rituale, dichiarasse ufficialmente aperto l'anno giudiziario amministrativo 2008. Interventi né formali né di circostanza quelli che si sono succeduti dall'emiciclo. Anzi. Tutti molto appassionati, ricchi di spunti per una riflessione comune e di proposte innovative quale, ad esempio, quella dell'avvocato Ughetta Bini che, intervenuta per conto del Consiglio dell'Ordine forense di Brescia, ha lanciato l'idea di istituire una "Commissione di concertazione" formata da giudici, avvocati e operatori della giustizia. Una sorta di osservatorio permanente in grado di monitorare i mali dell'apparato e agire con rapidità promuovendo interventi "concertati" che consentano di affrontare e risolvere il localmente risolvibile, in altre parole alcuni dei più urgenti problemi pratici, non riconducibili alla responsabilità del legislatore o della burocrazia centrale. In questo ambito potrebbe essere affrontata concretamente la questione dello smaltimento dell'arretrato, e accelerato l'iter dei ricorsi superando le attuali difficoltà create dalla contrazione degli orari fissati per il deposito degli atti e dal calendario delle udienze. Di "concertazione" ha parlato anche l'avvocato dello Stato Riccardo Montagnoli. "Una scelta oggi indispensabile - ha detto - perché non si possono risolvere i problemi imponendo solo il proprio punto di vista". E in replica alle censure espresse dal presidente Conti riguardo ad alcune sacche di negligenza dell'Avvocatura, Montagnoli ha preso atto della "critica serena e misurata", ma allo stesso tempo ha invitato il Tar a meglio organizzare il proprio lavoro per incrementare la produttività, pur riconoscendo che essa è oggi fortemente condizionata e compressa dagli organici insufficienti. Come ha sottolineato il giudice Mauro Puricelli, dell'Ufficio di presidenza del Consiglio di Stato, l'organo di autogoverno della magistratura amministrativa. "Il caso del Tar di Brescia è molto ben presente a Roma - ha assicurato Puricelli -. Ed io personalmente l'ho particolarmente a cuore. È vero, l'impegno di questo tribunale si è fatto via via più gravoso sia sotto il profilo della qualità del contenzioso che per le nuove competenze della giurisdizione. In questi mesi si sta svolgendo il concorso per la nomina di nuovi magistrati. Spero che una volta concluso si possa disporre delle risorse necessarie a risolvere i problemi di organico dei Tar ed in particolare del Tar di Brescia, che - ha aggiunto - per le sue peculiarità e il suo impegno dovrebbe poter contare su almeno dieci magistrati e forse anche di una seconda Sezione. Gli avvocati Franco Bertacchi e Giancarlo Tanzarella di Bergamo e Claudio Arria di Mantova hanno completato gli interventi insistendo sull'esigenza di un maggior coinvolgimento della classe politica dalla quale - ha in particolare affermato Bertacchi - dipende la soluzione dei grandi mali della giustizia italiana.

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Veltroni tende la mano: Io e Silvio mai più nemici (sezione: Burocrazia)

( da "Tempo, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Stampa Veltroni tende la mano: "Io e Silvio mai più nemici" dall'inviato CERNOBBIO Veltroni tende la mano e usa toni concilianti. è un discorso misurato, senza sbavature polemiche contro Berlusconi e il Pdl, quello che il leader del Pd ha fatto a Cernobbio al Forum della Confcommercio. Anche se a chi lo incalza sull'ipotesi di larghe intese, risponde con il retorico "chi vince governa e si assume le responsabilità", di fatto parlando ai commercianti, Veltroni ha voluto più marcare le zone di un possibile dialogo con il Pdl che smontarne il programma. Nel lungo intervento non c'è stato alcun accenno polemico contro Berlusconi che viene evocato solo una volta ma addirittura in modo positivo. Ed è quando, ribadendo che occorre dare un segno di discontinuità col passato, Veltroni sottolinea che "troppi anni sono andati persi a parlare di ciò che è pro e contro Berlusconi" come pure per troppo tempo "si è parlato solo di tv e pubblicità e intanto il Paese perdeva undici punti di pil". L'emergenza economica impone che venga superata "l'antinomia amico-nemico, arrivando a una convergenza sulle regole del gioco perché la ripresa ha bisogno di un clima civile". Veltroni quindi non solo sembra voler rassicurare il Cavaliere sul vecchio nodo della questione televisiva, ma getta anche un ponte per un dialogo sulle emergenze del Paese. "Non è possibile che il leader della maggioranza e quello dell'opposizione non si parlino nemmeno per telefono". E un clima più civile "potrebbe tradursi anche con la presidenza di una delle due Camere affidata all'opposizione". Veltroni indica come terreno di dialogo quello delle riforme costituzionali "che non possono più essere solo appannaggio della maggioranza". E sottolinea come sia stato "un errore quello fatto prima dal centrosinistra e poi dal centrodestra, di cambiare la Costituzione". Insomma "le regole del gioco si cambiano insieme" dice a chiare note Veltroni. Anche perché l'opinione del segretario è che anche nella prossima legislatura "in Senato è possibile si vada in stallo". Rilancia il progetto di "avviare una grande stagione riformista, ora possibile perché sulle decisioni non dovremo più discutere con Bertinotti, Pecoraro Scanio e Mastella ma saranno prese da un unico soggetto politico". Il leader del Pd ribadisce il no "alla frammentazione politica e alla dittatura delle minoranze" e lancia la sfida di "trasformare la concertazione in un patto per lo sviluppo coinvolgendo la maggior parte delle imprese". Veltroni ha anche rilanciato alcuni punti del programma del Pd. A cominciare dal fisco. "Non basta la detassazione degli straordinari, occorre ridurre le aliquote e intervenire sui salari". Lancia la proposta di alzare la soglia della forfetizzazione portandola da 30 a 50 mila euro" e sottolinea che "è stato uno sbaglio non mettersi d'accordo sul fatto di destinare l'extragettito alle detrazioni fiscali". Per la copertura dell'abbassamento della pressione fiscale, il leader del Pd ripropone "la lotta all'evasione fiscale, il taglio della spesa e la semplificazione della burocrazia". Frena sulla richiesta della Confcommercio di ridurre la spesa di 5 punti subito. "Mi sembra difficile. Più fattibile è la diminuzione di mezzo punto il primo anno e un punto gli anni successivi". La riduzione della spesa "sarà possibile semplificando, evitando la moltiplicazione di istituti e sedi e riducendo anche il costo della politica". Il che significa "meno parlamentari ma anche la revisione del finanziamento ai giornali di partito che si è allargato eccessivamente". Veltroni raccoglie la richiesta della Confcommercio di una riduzione dell'Iva sul turismo ma dice che "la questione va posta in Europa e bisogna dire che va ridotta dal 20 al 10% però poi occorre affrontare una politica nazionale sul turismo". L.D.P.

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Capo della marineria si incatena in piazza (sezione: Burocrazia)

( da "Centro, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di Enrico Nardecchia Capo della marineria si incatena in piazza Due pescherecci bloccati. Verzulli: sono sul lastrico per colpa della burocrazia PESCARA. "Senza barca non posso pescare, quindi non posso vivere". A metà mattinata Giovanni Verzulli, l'uomo-simbolo della marineria pescarese, si stringe le mani e i piedi con pesanti catene arrugginite. Per la sua plateale forma di protesta sceglie l'ingresso della direzione marittima, "perché la Guardia costiera non mi ridà la barca, la mia vita". Verzulli, armatore, non ha più il suo peschereccio. Quello vecchio, dismesso, l'ha donato al Comune. Quello nuovo, sequestrato e poi dissequestrato dopo una denuncia, non riesce ancora a riaverlo. Dietro alla clamorosa protesta messa in atto da parte di uno dei più agguerriti esponenti della categoria dei pescatori c'è una vicenda del tutto singolare. LA BARCA DONATA. Verzulli, da una vita in mezzo al mare, decide di donare al Comune la "Anna Roberta", il peschereccio dismesso che resta ormeggiato al porto canale, in attesa di una sistemazione definitiva. A pochi metri di distanza c'è anche la nuova imbarcazione, acquistata ormai da alcuni mesi grazie a un mutuo da 400mila euro ma, di fatto, mai utilizzata perché finita sotto sequestro. Un provvedimento scattato in seguito a una denuncia presentata contro Verzulli, accusato di avere tolto alcuni pezzi dalla vecchia imbarcazione e di averli impiegati per quella nuova. "Ma io ero stato autorizzato verbalmente a farlo", prova a difendersi il diretto interessato. Tuttavia, dopo la denuncia penale, sono arrivati anche i sigilli. All'imbarcazione vecchia e a quella nuova. A questo punto comincia una battaglia di carte bollate al termine della quale Verzulli, forniti i chiarimenti richiesti, riesce a ottenere il dissequestro. Tuttavia la Guardia costiera non esegue ancora il provvedimento in quanto questo adempimento diventa subordinato al ripristino delle condizioni iniziali della vecchia imbarcazione. "Una vicenda kafkiana", commenta l'avvocato difensore Vittorio Supino. "La vecchia imbarcazione è stata donata al Comune e non è più nella disponibilità del mio assistito. La nuova imbarcazione, invece, è intestata a una società in nome collettivo. Tutte e due sono di fatto bloccate in porto, nonostante le licenze siano tutte in regola e vi sia un provvedimento di dissequestro ancora da eseguire. Quattro famiglie non possono lavorare. Impossibile anche trasportare la vecchia barca in un altro porto per poter effettuare lavori di riparazione: quella nuova, infatti, non può essere spostata". LE CATENE. Verzulli, più volte alla testa di vere e proprie schiere di pescatori in occasione delle memorabili proteste collettive per alluvioni, mucillagine e altri eventi calamitosi per la categoria, stavolta è solo con i suoi familiari a portare avanti quella che ritiene essere "una battaglia giusta". Accanto a lui la moglie, che accusa anche un malore e viene soccorsa dal 118, e i figli. Quattro famiglie che vivono dei proventi della pesca. Il caso sollevato da Verzulli finisce sul tavolo del comandante della direzione marittima Antonio Basile. LA SOLUZIONE. L'eco della protesta di Verzulli arriva fino al Comune, destinatario della donazione. Il sindaco Luciano D'Alfonso e l'architetto Tommaso Vespasiano vengono informati del gesto clamoroso dell'armatore pescarese. Alla fine, dopo un confronto tra le parti, si decide di rinviare tutto all'inizio della prossima settimana. Domani alle 9, assistito dall'avvocato Vittorio Supino, Verzulli presenterà un'istanza al sostituto procuratore della Repubblica Barbara Del Bono per cercare di sbloccare il dissequestro della nuova imbarcazione, in modo tale da poter riprendere l'attività lavorativa. Verzulli, dopo le rassicurazioni ricevute, alla fine si fa convincere a slegarsi e a tornare a casa.

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Le molte risorse <segrete> d'Italia (sezione: Burocrazia)

( da "Arena.it, L'" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

La sfida della crisi Le molte risorse "segrete" d'Italia   Si stima che la crisi legata ai mutui subprime abbia lasciato dietro di sé perdite fra i 500 e i 600 miliardi di dollari. E si teme un contagio che coinvolga, come in una reazione a catena, dal credito al consumo, alle carte di credito, per arrivare al crollo dei fondi hedge e del private equity. Purtroppo i primi segnali di questo rischio iniziano a manifestarsi. Quella ricchezza finanziaria che si pensava fondata su una base solida si è rivelata del tutto virtuale. Un brusco risveglio che ha avuto pesanti ricadute sul costo del denaro, sull'andamento delle borse e che ha alimentato la fuga massiccia dal risparmio gestito. Di fronte a quanto è successo due sono state le reazioni. Da una parte gli ultraliberisti secondo i quali si tratterebbe di una fase fisiologica del mercato destinata a riconsegnarci una situazione migliore. Per costoro è irrilevante che un periodo di crisi non sia mai stato così lungo come quello attuale e neppure importa sapere chi ne siano le vittime. Dall'altra parte troviamo i catastrofisti, le Cassandre, coloro che non propongono soluzioni ma solo previsioni negative in attesa di poter dire: "L'avevamo detto". Nessuna di queste due posizioni rende giustizia alla verità delle cose. Bisogna decidere da che parte stare: se inseguire l'utopia di chi crede dogmaticamente all'avanzata inesorabile del mercato piuttosto che al suo declino sognando un mondo che non c'è, o se fare i conti con la realtà in cui viviamo. Vorrà pur dire qualcosa se l'Italia, a differenza di altri Paesi, è stata investita in misura minore dalla tempesta finanziaria. In altri termini si tratta di scegliere se rimanere prigionieri di un'utopia oppure sottomettersi all'esperienza. In questo secondo caso significa riscoprire le ragioni che hanno reso possibile quello che è stato definito il miracolo italiano. Un Paese povero di materie prime, senza forza militare o potentati finanziari, che ha saputo creare nel tempo un modello di società e di economia il cui valore si misura nel grado raggiunto di qualità della vita e di benessere diffuso. Di tutto ciò purtroppo spesso non siamo consapevoli. E allora si finisce col restare imbrigliati da schemi mentali e da stereotipi che nulla hanno a che vedere con la nostra storia, disprezzando di fatto quel patrimonio di esperienza e di intelligenza che ci è stato consegnato. Ci si assoggetta a un pensiero unico illudendosi di essere moderni. Si sostiene, per esempio, che le banche popolari sono un'anomalia da superare perché non rispetterebbero i dogmi della contendibilità e del mercato. Oppure si straparla di declino e non ci si accorge di quante aziende fanno utili e vincono ogni giorno sul campo la sfida della competitività. Il mondo dell'università, che dovrebbe essere il più aperto a cogliere i segnali della realtà e a tradurli in paradigmi culturali, in molti casi si riduce a fare analisi sterili che finiscono quasi sempre con l'indurre il bisogno di consulenze inutili o con l'alimentare nuova burocrazia a scapito delle imprese già zavorrate da tasse e adempimenti. Così può capitare di trovare, navigando sul sito del Sole 24 Ore, tra le tesi di tanti illustri analisti, la notizia che la tecnologia del più grande telescopio del mondo realizzato in Arizona (nella foto) porta una firma tutta italiana, quella del gruppo industriale bresciano Camozzi. Insomma i fatti, una volta tanto, riemergono dalla coltre delle analisi, alle quali potrebbero offrire spunti di originalità e innovazione. Sono storie ed esperienze che dovrebbero riprendere il sopravvento. Per questo serve una svolta culturale che comincia restituendo il primato a chi fa, a chi si adopera per costruire ricchezza reale e quindi condizioni di vita migliori. È la sfida che è chiamato a raccogliere anche chi alle imminenti elezioni si candida a governare il Paese.  .

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Richieste di aiuto finite nel nulla della burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere Adriatico" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Le due donne sono state costrette a chiedere un prestito in banca per pagare bollette e medicine Richieste di aiuto finite nel nulla della burocrazia ASCOLI Il calvario delle due sorelle Clementi, Anna ed Elvira, comincia, abbiamo detto, circa tre anni fa, allorché produssero le prime richieste di aiuto nei confronti dell'Amministrazione comunale e dell'assessorato ai servizi sociali. Il dramma della signora Anna comincia purtroppo, però, molto tempo prima, con la scomparsa prematura di suo marito, rimasto malato per 25 anni di una malattia che lo ha, infine, condotto tra le braccia della morte. Per assistere la sorella malata, ci ha raccontato la signora Elvira, è stata dapprima costretta "a vendere la casa di Roma (dove, prima di ammalarsi, abitava la signora Anna con suo marito), per poi acquistare un appartamento a piazza Immacolata". "Per stare accanto a mia sorella ha confessato la signora Elvira ho dovuto lasciare a casa da solo mio marito, che come me, è ormai una persona anziana che ha bisogno di cure e di assistenza". Ma non finisce qui, perché, per andare avanti, la signora Clementi è stata, inoltre, costretta a richiedere un prestito alla banca, che l'ha così obbligata ad aggiungere alle normali spese correnti per le bollette, per la badante (regolarmente stipendiata con in più, vitto e alloggio), per le medicine (abbiamo già detto, qualcosa come 160 euro a settimana), anche le spese da sostenere per gli interessi e per la restituzione della rata del prestito. Una situazione drammatica che merita, quindi, la dovuta attenzione da parte di tutte le istituzioni competenti. PA.CLE. ,.

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Franchi, un assessore all'avanguardia (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere Adriatico" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

So occupò anche dello sviluppio industriale della città che era in una fase di ricostruzione e rilanciò il Colle San Marco con un centro tennistico Affrontò tutti i temi del potenziamento turistico del territorio Piceno. Snellì la burocrazia Franchi, un assessore all'avanguardia ASCOLI - Domenica scorsa abbiamo ricordato il professor Nicola Laloni, che fu presidente dellEnte Provinciale del turismo e tra i primi a rilanciare il settore. Oggi riteniamo doveroso ricordare il suo vice, l'avvocato Giulio Franchi (nella foto con Nicola Laloni), che non fu da meno, e non solo nel campo del turismo. Per la città rappresentò, anche come vice sindaco, una ventata nuova come amministratore e soprattutto con le sue visioni moderne per avviare Ascoli ad una vera crescita, dopo che s'era completata la fase della Ricostruzione. Guarda caso portata avanti, allora, dal sindaco Serafino Orlini e, con Franchi, la nuova fase vedeva sindaco il figlio Tonino Orlini. Giulio Franchi nasce ad Ascoli il 7 dicembre 1925. Il padre, Augusto, anche lui avvocato fu preside della Provincia (allora i vertici degli enti locali non erano elettivi e non c'erano i consigli). Ultimate le scuole elementari e le medie, Giulio venne inviato al Collegio Nazionale di Roma dove raggiunse la maturità liceale. Successivamente si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza presso l'Università di Camerino e, una volta laureato, in breve tempo conquistò l'abilitazione per esercitare la professione di avvocato. Giovanissimo venne conquistato dall'idea mazziniana e si iscrisse al Pri. In lista per le lezioni amministrative, venne eletto consigliere comunale ed entrò nell'esecutivo come vice sindaco con delega al turismo e sport. Era il periodo della Cassa per il Mezzogiorno e l'avvocato Franchi si mostrò tra i più attivi nella ricerca degli imprenditori disposti a creare intraprese nella periferia - che poi divenne zona industriale - favorendone l'insediamento. Inoltre anche professionalmente si indirizzò in quel campo con alto livello di specializzazione. Come vice presidente dell'Ept, fu tra i fondatori della riedizione del Torneo della Quintana. La madre, signora Emilia, rimasta vedova giovanissima, si dedicò totalmente all'organizzazione del sestiere di Sant'Emidio. Giulio, poi, vestì per qualche anno anche i panni del "Maestro Provveditore di Campo". Sempre in campo turistico firmò, con il presidente dell'Azienda turistica Silviano Meletti, il piano di valorizzazione del Colle San Marco, con gli impianti sportivi con il centro tennistico. Oggi, vedere quel complesso, che gli è stato intitolato alla memoria, fa male al cuore, ridotto com'è a pezzi nel più grande abbandono. Speriamo che con l'avvento della Provincia possa risorgere al meglio della sua funzionalità e riprendere quell'attenzione che investiva tennisti, non solo locali. Nell'Ept creò per la prima volta un Ufficio stampa e diede vita alla pubblicazione di una rivista mensile titolata Piceno. Rinverdì con nuove stampe la dotazione pubblicitaria e promozionale provinciale. Favorì la nascita dei primi camping lungo la Verde Riviera; lanciò, per i paesi collinari e della montagna, il premio per le migliori finestre fiorite. Con il presidente Laloni, diede vita ad una politica di incentivi per la costruzione di nuove realtà ricettive e soprattutto per restauri e miglioramenti - specie dei servizi - in tutti gli esercizi alberghieri della provincia, con particolare attenzione alle pensioni della riviera. Alcune di esse risultavano, in quegli anni, piuttosto aldisotto di una media accettabile per un buon turismo. A tal fine dette vita a periodici controlli, per i rilievi del caso, ma anche per suggerire come ottenere contributi per gli adeguamenti. CARLO PACI,.

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Precursore dell'università (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere Adriatico" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

ASCOLI - Per la città, l'avvocato Giulio Franchi va poi ricordato come il vero precursore di una Università ascolana che fosse la più consona (pensava alle Belle Arti, all'Architettura) tanto da deliberare lo stanziamento dei primi venti milioni di lire! Purtroppo un insulto cardiaco lo colse, di notte, a Milano e in poche ore - malgrado cure, purtroppo tardive - ebbe la meglio sulla sua forte fibra. Era l'11 aprile del 1972: aveva solo 47 anni e Ascoli Piceno perdeva uno dei più illuminati ed attivi amministratori. Una mente moderna che aveva modificato in pochi anni il lento muoversi della burocrazia. Il suo slogan era indirizzato a tutti gli enti locali: Arricchite il patrimonio di progetti per lo sviluppo del capoluogo; dovrà poi seguire un forte impegno politico per farli finanziare e portarli alla fase esecutiva.

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Veltroni, quanti bla bla (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere Adriatico" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

IL PROGRAMMA del Pd veltroniano si sintetizza facilmente nello slogan-tormentone: "Sì, ma anche ". E già. Perché i temi ci sono tutti, ovviamente, ma la voglia di affrontarli e prenderli di petto, non proprio. Fosse mai che qualcuno si risenta. Insomma, il prezzo che Veltroni paga alla non identità che ha pervicacemente voluto dare al "suo" partito e all'aver rinnegato e ucciso il padre del progetto Pd è proprio questo: un involucro privo di appeal e un brutto simbolo zeppo di marchiani errori grafici. Tanti bla bla su alleanze internazionali, diritti e donne. Di rito. Poi, tanta vaghezza. Quasi che il dire e non dire, esagerando il numero di parole usate possa servire ad anestetizzare l'elettore e farlo sognare quanto basta per mettere quella famosa crocetta. I pensionati spariscono. Ora ci sono le "politiche per l'invecchiamento attivo". Non s'è capito bene se si riferiscono alle nuove divise per i nonnetti all'uscita dalle scuole, oppure agli operai delle fonderie che attivamente coleranno acciaio fino a 70 anni. La certezza e severità delle pene sono fuori discussione. Dove le pene si sconteranno, un po' meno: i posti sono 43 mila, i detenuti 60 mila. In compenso, i giudici si dovranno dare una mossa. Come? Monitorando i tribunali per scovare le "migliori pratiche" da proporre a tutti. Ma se i "giudici fannulloni" poi la mossa non se la danno, fa niente. C'è anche la questione dell'ascensore che non funziona. Lo va lamentando a destra e a manca il nostro Walter. E non perché abbia dovuto fare le scale a piedi. L'ascensore è quello sociale "mosso dalla educazione". Che vuol dire? Boh. All'atto pratico, infatti, le cose si fanno di un fumoso che più fumoso non si potrebbe. E le perle di saggezza si sprecano. Lo sviluppo deve essere "inclusivo" (ma va?). La concorrenza, il merito e l'innovazione devono essere "iniettati" nella società (bacchetta magica?). Le generazioni devono "venire a patti grazie agli investimenti in conoscenza innovazione tecnologica, ricerca" (cioè?). Le energie vitali del Paese "devono essere liberate grazie a più legalità" (acqua calda?). Lo Stato deve essere forte, ma rimanere nel suo "core business" (le partecipate finalmente si vendono?). Bisogna aprirsi agli investimenti stranieri (siamo già aperti. Sono loro che da noi non ci vogliono venire). I comportamenti di tutti devono cambiare (e per chi non cambia, niente paghetta?). E ancora. Le Università devono essere libere di assumere i docenti che vogliono (via i concorsi e il valore legale della laurea dai concorsi garantito?). Le province restano lì, salvo che si costituiscano le città metropolitane. Il concetto di "bene demaniale" deve essere però ridefinito. Così si può vendere qualcosa. Un omaggio a Tremonti che voleva vendere le spiagge? Per fortuna, molti sono i propositi ripresi tra quelli che il padre ucciso non ha fatto a tempo a realizzare. Credito d'imposta per le spese di cura per le donne che lavorano; minore pressione fiscale sulla quota di salario da contrattazione aziendale; riduzione delle aliquote Irpef; dote fiscale per i figli; asili nido; non ingerenza nella nomina dei primari nella Sanità; testamento biologico; incentivi per la concentrazione tra imprese e le forme evolute di corporate governance; no ai finanziamenti a pioggia; etc. E poi, "ambientalismo del fare". Magari - io spero - cominciando coi rifiuti che stanno inquinando la Campania e i pomodori mangiati dagli italiani. Treni decenti per i pendolari (chi li compra? Le Ferrovie?). Burocrazia, mai più. "Scuole belle e aperte fino a sera". Pure ai nonni. Nuovi stadi (chissà perché; chissà per chi). Salario minimo garantito. E le donne, che sono "l'asso per lo sviluppo" e non il due di briscola come noi pensavamo di essere dopo le scelte del Capo e le graduatorie sulle pari opportunità nei diversi paesi del mondo. Insomma, un "sì, ma anche" lungo una ventina d'anni. Un "sì, ma anche" che fa pensare a quelle signore prive di stile che si riempiono di monili, pensando di far bella figura al party. Un "Sì, ma anche", che ha un solo decisivo vantaggio. Il programma antagonista è pericoloso per l'economia. Oltre che incivile. MARIANGELA PARADISI*,*DOCENTE DI ECONOMIAALLA POLITECNICA DELLE MARCHE,.

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Fisco e impresa, la ricetta di Veltroni (sezione: Burocrazia)

( da "Avvenire" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

CRONACA 16-03-2008 Fisco e impresa, la ricetta di Veltroni Il leader Pd a Cernobbio e Milano: meno burocrazia per far crescere il Paese DAL NOSTRO INVIATO A CERNOBBIO (COMO) DIEGO MOTTA C i vuole una buona mezz'ora prima che Veltroni riesca a rompere il silenzio attento, ma avaro di entusiasmi, che la platea di Confcommercio accorsa a Cernobbio sta tributando al suo intervento. Il paradosso sta proprio qui: il leader carismatico che riempie le piazze in modo inaspettato nel Nord Italia (è successo ancora ieri mattina nella cittadina in provincia di Como, era già accaduto a Varese e Bergamo) non è ancora riuscito a completare l'opera di avvicinamento con i piccoli imprenditori da sempre vicini al centrodestra. Però ci prova e i segnali di attenzione non mancano. D'altra parte, l'incontro di ieri lo dimostra, l'impresa è improba: il primo applauso convinto al segretario del Pd scatta quando Veltroni fa cenno alla nuova concertazione. "Dovrà diventare un vero e proprio patto per lo sviluppo e per questo non si potrà fare senza la stragrande maggioranza delle piccole e medie imprese. Basta con le riunioni con centinaia di persone nella sala verde di Palazzo Chigi". È a questo punto che il messaggio del segretario del Partito democratico per "un'Italia semplice" fa breccia tra i delegati dell'associazione guidata da Carlo Sangalli. "Non ci saranno più vertici di maggioranza perché non dovremo più discutere con Bertinotti o Pecoraro Scanio, mentre nel centrodestra i negoziati continueranno: ora non c'è Casini ed è arrivata la Mussolini". È il mo- mento migliore per Veltroni, che per convincere i produttori del Nord (e non solo) non risparmia citazioni e proposte. Debutta con la Thatcher e Aznar (accompagnati ovviamente dai "riformisti" Blair e Zapatero) per sottolineare come Inghilterra e Spagna abbiano saputo cogliere quelle sfide di sviluppo e modernizzazione bipartisan che l'Italia ha fallito, soprattutto dopo la conquista dell'euro. Chiude con il "bis" sui favolosi anni Sessanta, quelli del boom produttivo ed economico. Dimostra di conoscere bene le posizioni di Confcommercio. "Avete usato parole sagge e responsabili ", dice riferendosi al manifesto sulla crescita presentato ventiquattr'ore prima da Sangalli. A quel punto Veltroni ricorda l'occasione sprecata del governo Marini, col mancato intervento che già allora si sarebbe potuto fare su salari e stipendi. Ora, chiarisce subito, "c'è il rischio di uno stallo al Senato" e di uno scenario "analogo o peggiore" rispetto al biennio che ci siamo lasciati alle spalle. Poi comincia la non facile opera di seduzione, che fa leva su due punti-chiave: la semplificazione burocratica e politica e l'azione fiscale. Il fisco "è lo strumento per la crescita del Paese" attraverso la riduzione delle aliquote e la proposta di elevare la cosiddetta forfetizzazione da 30 a 50mila euro. Dubbi invece sull'Iva di cassa proposta dal Pdl. "Non so se è la soluzione " dice Veltroni. Sì invece alla riduzione dell'Iva dal 20 al 10% per il settore turistico, una questione da aprire in sede europea. Quanto all'idea di Confcommercio di tagliare la spesa pubblica a ritmi dell'1% l'anno per cinque anni, il segretario del Pd sostiene che "è difficile, possiamo cominciare da mezzo punto subito", stando attenti però a "non comprimere la spesa sociale". Sì invece alla territorializzazione degli studi di settore, alla continuazione dell'azione di Prodi nella lotta all'evasione fiscale e all'utilizzo del patrimonio immobiliare del Paese per fare cassa. Ribadite, infine, le proposte sul- l'impresa in un giorno e sulla velocizzazione delle pratiche amministrative per le grandi opere, a partire dalla Valutazione di impatto ambientale ( Via) da chiudere in soli 3 mesi. Solo una volta l'affondo politico contro l'avversario mai nominato si fa evidente, quando Veltroni parla degli ultimi "15 anni passati a parlare solo di tv e pubblicità". Invece al Paese occorrerà "un clima civile sia prima che dopo il 13 aprile" con una sorta di patto di consultazione tra maggioranza e opposizione sui grandi temi istituzionali. Tanto più che il leader del Pd attacca per ben due volte "la dittatura delle minoranze", facendo gioco di sponda col Cavaliere quando questi chiede "il voto utile " contro Casini e soci. Quindi, per scansare gli equivoci, la promessa che "chi vince governa". Lo attende la piazza di Cernobbio e, a differenza della platea compassata di Villa d'Este, un bagno di folla che lo fa ben sperare. Alla Confcommercio ha promesso la riduzione delle aliquote e il taglio dell'Iva dal 20 al 10 per cento per il settore turistico. Avanti con la lotta all'evasione Walter Veltroni durante il comizio di ieri sera a Milano.

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Pontrandolfo rinuncia alla missione artica La burocrazia canadese gli fa perdere il passo (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

LA DISAVVENTURA Pontrandolfo rinuncia alla missione artica La burocrazia canadese gli fa perdere il passo Niente da fare. Michele Pontrandolfo non raggiungerà il Polo Nord geografico. Almeno per quest'anno. L'alpinista è stato costretto a desistere nella grande avventura artica da nuovi, clamorosi "disguidi" accaduti a ridosso dell'ultima tratta aerea prima dell'avvio della missione.Dopo il "giallo" del pacco contenente la tuta su misura "perso" nel tragitto postale fra Italia e Canada e rinvenuto dopo giorni di apprensione, a mettere la parola fine alla spedizione 2008 è stata una catena iellata di contrattempi legati ai voli. Presto Michele farà rientro in Italia. La storia. Pontrandolfo, seppure ritardando la partenza di circa una settimana sulla tabella di marcia, si imbarca a Venezia la terza settimana di febbraio alla volta di Resolute Bay.Un altro aereo lo deve condurre alla stazione meteorologica di Ward Hunt Island, nell'estremo nord del Canada. Da lì è previsto che abbia inizio la traversata di 1.500 chilometri in solitaria. E proprio lassù, in prossimità della calotta polare, si prospetta l'inghippo, legato a una serie di imprevedibili adempimenti burocratici da sbrigare con la base canadese di appoggio; pena, l'impossibilità di disporre del velivolo. Michele si affanna a procurarli, ma i tempi si allungano assieme al rischio di trovare la banchisa non più praticabile per lo scioglimento dei ghiacci. L'esploratore pordenonese prova a cercare delle alternative, compresa quella di camminare per 800 chilometri, giungere a destinazione e farsi poi recuperare da un apposito mezzo. Ma coordinare i cambiamenti di programma si rivela più difficile del previsto. Sono soprattutto i pericoli ambientali e la concentrazione ormai vacillante a indurre Pontrandolfo a rinunciare."Spero di poter riorganizzare la missione il prossimo anno" scrive in un messaggio inviato dal Canada Artico. Evidentemente, il Vero Nord Pontrandolfo non era destinato a calpestarlo con i propri piedi nell'ottantesimo anniversario della spedizione di Umberto Nobile (1928) con il Dirigibile Italia.Lisa Rizzo.

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Case, agenzie in affanno (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Ascom e Fimaa: "Chi si è improvvisato immobiliarista non ce la farà a reggere" Case, agenzie in affanno A causa del calo delle vendite e delle intermediazioni più complicate I mutui salgono, la burocrazia e le norme di sicurezza si fanno sempre più intricate, gli acquisti di case sono in frenata e le agenzie immobiliari incominciano a perdere colpi. Negli ultimi due anni, infatti, in provincia sono state ben 27 le agenzie che hanno chiuso i battenti, delle quali 7 in città. E attualmente i punti di intermediazione operativi nel capoluogo sono 56, e sul territorio provinciale raggiungono quota 141. Mentre complessivamente gli agenti immobiliari abilitati sono oltre 300. Il saldo tra attività aperte e "cessate", così si dice tecnicamente, dell'ultimo biennio è comunque attivo, ma a detta di Alberto Marchiori, presidente dell'Ascom provinciale, nonchè titolare di un'agenzia immobiliare "un turn-over così intenso è indice di scarsa professionalità. Un sacco di gente negli ultimi anni si è lanciata in questo settore, attirata dal guadagno facile, improvvisando. E poi ha dovuto chiudere i battenti. Soltanto così si spiega perchè nell'ultimo biennio hanno aperto in città 10 agenzie e 7 sono state chiuse". Il turn-over, però, va detto, non riguarda soltanto il comparto delle agenzie: stando ai dati forniti dall'ufficio del Registro imprese della Camera di commercio di Pordenone, infatti, tra il 2005 e il 2007, si sono iscritte 5.719 aziende, ma nello stesso periodo ben 5.808 hanno chiuso i battenti.Tornando al settore immobiliare, il futuro non si prospetta certo roseo. Nell'arco del 2008, stando alle previsioni degli esperti, si potrebbe infatti registrare un calo degli investimenti di oltre il 15 per cento per quanto riguarda soprattutto gli immobili non residenziali, come uffici, spazi commerciali e capannoni industriali. Ma anche il mercato della casa è in frenata: dal più 1\% registrato nel 2007, nell'arco del 2008 la percentuale potrebbe scendere di qualche punto, mentre i prezzi sono già andati a picco, anche del 10\%. In ogni caso "vendere" è diventato sempre più difficile: "Se due anni fa per vendere una casa ci mettevamo tre mesi - dicono infatti coralmente gli immobiliaristi della Fimaa, Federazione italiana mediatori d'affari - ora ci vogliono dai nove mesi all'anno". Inoltre, ha aggiunto Marchiori, all'agenzia immobiliare, non viene più chiesta soltanto la mera intermediazione (per la quale percepisce dal 2 al 3\% del valore dell'immobile), "ma tutta una serie di incombenze, che richiedono grande capacità e professionalità. "Per esempio, verificare la conformità dell'immobile, se l'accatastamento è corretto, se il progetto è stato realizzato in osservanza della concessione edilizia, se ci sono condoni, se sono rispettate le norme di sicurezza e se gli impianti rispettano le previsioni di legge. Il tutto per accertare il suo reale valore di mercato. E per fare tutto ciò si devono fare perizie e accertamenti, che richiedono la presenza di tecnici e professionisti. Inoltre un servizio ora molto richiesto è quello legato alla stima dei grossi patrimoni e alla loro gestione, con l'eventuale trasformazione in fondi, al fine di pagare meno tasse. Per non parlare poi delle indagini di mercato, per capire l'andamento delle compravendite. Ecco perchè coloro che si sono improvvisati intermediatori sono destinati a scomparire". A detta di Bruno Paludet, presidente provinciale della Fimaa, "si verificherà insomma una sorta di selezione naturale, che premierà soltanto chi è professionalmente più preparato".A.S.

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<Stiamo crescendo>. Giuseppe Sbalchiero, presidente (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Vicenza)" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

"Stiamo crescendo". Giuseppe Sbalchiero, presidente ... "Stiamo crescendo". Giuseppe Sbalchiero, presidente dell'Associazione Artigiani della provincia di Vicenza è soddisfatto delle previsioni per il 2008 e dei consuntivi degli anni precedenti. L'immagine che tratteggia è di una associazione uscita integra da un anno terribile, sia per la congiuntura economica che per le vicende della Camera di Commercio. Nel 2007, su quel terreno, le categorie economiche vicentine erano infatti arrivate ai ferri corti. La polvere adesso si sta diradando e molte associazioni hanno sentito gli effetti della battaglia negli equilibri interni di ogni singolo palazzo. Ma da questo punto di vista la sede di via Fermi non sembra aver ricevuto scosse telluriche. A breve si saranno i rinnovi delle cariche e le condizioni per una riconferma di Sbalchiero alla guida dell'associazione ci sono tutte.Un'associazione che fa la differenza, quindi."Stiamo facendo la settimana dell'Artigianato (si conclude oggi ndr) e a un convegno abbiamo chiamato Galimberti il quale ha descritto l'artigianato come "L'unica attività odierna che esprime umanesimo, in quanto pensa, crea, inventa, protegge". La differenza è questa, la voglia di creare cultura: della famiglia, del lavoro e dei doveri, non solo dei diritti. E le varie manifestazioni di questa settimana hanno confermato larghi consensi, compresa l'installazione artistica nella rotatoria di via Fermi. Siamo una delle pochissime associazioni in crescita, nonostante i numeri elevati che già abbiamo. Questo significa che quello che è stato fatto in questi anni ci è stato riconosciuto".La sua ricetta?"Siamo una associazione che si è guadagnata la stima, che ha lavorato per l'aggregazione e la creazione di molti consorzi e che ha dimostrato di saper fare anche cultura. Negli ultimi 10 anni sono state fatte due indagini associative che hanno rivelato che Confartigianato è ai primi posti per serietà, conoscenza e struttura. Il gruppo dirigente ha ancora la capacità di attirare le aziende. Non siamo in default come chi è convinto che stiamo sparendo".Quindi ritiene che una distinzione, in confronto alle altre associazioni del territorio, si debba fare."In recenti occasioni l'Associazione Artigiani ha dimostrato una compattezza e coerenza che oggi sta pagando. Questo è il nostro principale punto di forza. Ed i fatti ci hanno dato ragione, rivelando soprattutto chi non è stato coerente nei comportamenti".Un riferimento alle vicende che hanno portato al Commissariamento dell'ente camerale?"In quel caso, dall'inizio alla conclusione dell'iter procedurale chi aveva dichiarato la conferma dell'attuale presidente ha poi modificato il comportamento".Ma è possibile che quella vicenda sia stato lo specchio di altri malesseri all'interno del mondo associativo?"Si soffre quando si vedono delle situazioni di difficoltà e nervosismo in casa d'altri. Anche perché questo si riflette nei rapporti con tutti. Sono convinto che prima si ritorna a quel clima di serenità che c'era cinque anni fa, meglio è per tutti".E chi potrebbe riportare questa serenità, a cominciare dalla Camera di Commercio?"La Camera di Commercio è la casa dell'economia non quella dei colpi di mano di maggioranze presunte. È il luogo dove l'economia si incontra e stabilisce le iniziative comuni per il rilancio delle imprese, che devono essere sempre più competitive in un mercato globalizzato estremamente difficile. A tal punto che noi, alla conclusione della settimana dell'artigianato, abbiamo invitato a Vicenza il presidente della Camera di Commercio italiana in Cina".Parliamo di un'altra questione ancora in sospeso, e cioè Aeroporti Vicentini (Sbalchiero è il presidente in carica della società). I soci sono disposti a ricapitalizzare?"Su questo non posso ancora dire niente. Resto in attesa dell'assemblea di lunedì (domani, 17, ndr). Intanto si parte da lì".Per quanto riguarda invece gli interventi sulla città, visto che le elezioni sono alle porte, come artigiani cosa chiedete al prossimo sindaco?"Abbiamo bisogno di una guida stabile che metta le imprese artigiani nelle condizioni di non imbattersi in una burocrazia esagerata. Ad esempio, chi vuole aprire una attività in centro deve essere messo nelle condizioni di farlo: dovrebbe essere premiato. Qualcuno che trovi una soluzione per il traffico pesante, che non lasci scaricare sui trasportatori le ire dei vari comitati, dimenticandosi che se si fermano i trasporti dopo due giorni l'Italia è in ginocchio. E poi c'è il grande problema del peso fiscale. Anche se la fiscalità non è solo un problema delle amministrazioni locali, ma soprattutto una questione che va risolta a livello di politica nazionale".A proposito di politica, tra i vari candidati a Roma vede qualcuno che può farsi portatore di queste istanze?"Su questo posso essere sicuro solo di una cosa. Noi artigiani non crediamo ai falsi proclami e soprattutto ai nuovi profeti. Il trasformismo non ci convince, soprattutto se è dettato dalla poca chiarezza nei comportamenti".Pietro Rossi.

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Alitaglia/2 (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Cari commensali, l'amico Gamaximo scrive: "Egr. Sig. Porro, come certamente avrà inteso sono uno tra i sostenitori del fatto che Alitalia debba essere venduta ad una società privata che abbia le competenze per rimettere a posto una situazione che noi, in vent'anni, non siamo stati capaci di sistemare. Mi sembra tra l'altro che Air France-KLM possa essere proprio la soluzione giusta ma .. le ultime notizie trapelate questa mattina, dopo la lunga riunione dei vertici Alitalia, mi fa pensare che forse sarebbe il caso di rivedere la cosa. In pratica, sembrerebbe, che AF-KLM vogliano acquistare il pacchetto Alitalia ad esclusione di AZ service cioè comprando a poco più di niente una società che in effetti vale poco ma lasciandoci una società ( 10.000 persone) che vive sui servizi dati agli aeromobili e a tutto quanto ci gira intorno ma ..togliendoci gli aeromobili. Cosa vuol dire? Che affare è? In pratica mi sembra che ci venga offerto un bel panino imbottito da quale viene sfilato in prosciutto! Cosa ne dice? Forse bisognerà dire ad AF-KLM che gli affari bisogna farli in due !!". Sapete che vi dico: qualche sospetto mi inizia a venire anche a me. Sono da 20 ore in viaggio: sono andato a Los angeles, ovviamente via Monaco. E sono ancora qui, a Monaco, che aspetto la mia coincidenza per Malpensa. Sono disponibile, ma anche rattristato, di non avere un volo diretto da Milano a Lax, ma il costo di questo sacrificio deve valere la pena. Certo, poi penso al servizio e al costo di Alitalia peri contribuenti, e mi viene un po' di pessimismo. L'idea che Airfrance si compri Alitalia, ci sposti a Parigi, e non si prenda tutto il "pacco" mi fa però imbufalire Scritto in Varie Non commentato " (No Ratings Yet) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 06Mar 08 Morti di ipocrisia Se domani mattina, speriamo di no, dovessi fare un incidente mortale con il motorino mentre vado a fare un'intervista, sarei considerato, per le statistiche, un morto sul lavoro. I commensali mi perdoneranno la macabra suggestione, ma serve per evitare di parlare di morti senza mai mettersi, anche ipoteticamente, in discussione. Ebbene circa il 70 per cento dei circa 1200 morti sul lavoro, sono deceduti per incidenti stradali. Qualcuno pensa dunque che il mio datore (l'odiato Berlusconi, in questo caso jr) sia responsabile anche di questo? Mi metto in discussione in prima persona e paradossalmente perchè mi sembra che su questa faccenda si stia facendo un baccano ipocrita che nulla ha a che vedere con le morti drammatiche sul modello Thyssen. Oggi mi sono dilungato sul giornale esattamente su questo tema. Il consiglio dei ministri pensa che basti una legge e una sanzione dura per ridurre gli incidenti sul lavoro. Si tratta di un alibi insopportabile, soprattutto vista la gravità del tema che affronta. Anzi più norme, più burocrazia, più imposizioni rischiano di metterne fuori legge le imprese marginali, quelle per le quali il rischio professionale è maggiore. Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (10 votes, average: 4.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Feb 08 Il grano e gli Aerei puliti Ieri le quotazioni del grano sono balzate del 25 per cento, toccando il record di 12 dollari per bushel (così si chiama l'unità di misura delle materie prime alimentari) al Chicago board of trade. Si tratta di un record storico. La causa scatenante deriva dall'annuncio del Kazakistan di mettere un dazio all'export di grano. Così come quelli appena applicati dalla Russia, i grandi granai del mondo sono preoccupati dall'aumento dei prezzi del grano nei loro paesi e dunque adottano politiche protezionistiche. A ciò si aggiunga che le raccolte mondiali non sono andate particolarmente bene. Ma il fattore scatenante è l'utilizzo dei prodotti della terra per fare biocarburanti. Grazie ai sussidi negli stati uniti il 4 per cento del Mais è stato prodotto per fini energetici. Come era facilmente prevedibile il prezzo dei prodotti base alimentari sta andando alle stelle. Proprio ieri uno dei quattro motori del Boeing 747 della Virgin sulla rotta Londra Amsterdam è stato alimentato con una miscela (il 20 per cento) di Biofuel. Perfetto i nostri areoplani (che secondo le stime contribuiscono a meno del per cento dell'effetto serra) saranno in futuro puliti. Se il prezzo da pagare è avere il raddoppio del valore delle materie prime alimentari (è quanto è avvenuto da gennaio) pazienza. O no? Scritto in Varie Commenti ( 21 ) " (4 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Feb 08 Biocarburanti ed effetto serra: quante balle Non vi fidate del sottoscritto. Anzi non citatemi proprio. Ma quando state in un bel salotto progressista e si parla di effetto serra e di carburanti alternativi citate l'ultimo studio della rivista Science: non certo una pattuglia di inquinatori con il Suv. Anzi fate di più appuntatetevi questo indirizzo internet (un po' lungo per la verità) con la sintesi della ricerca: http://www.sciencemag.org/cgi/content/abstract/1151861 Sostengono, contro tutte le mode del momento, che i biocarburanti contribuiscono a peggiorare il cosiddetto effetto serra, quasi raddoppiandolo. E che lo sfruttamento intensivo delle terre per la coltivazione estesa di biocarburanti danneggia l'ambiente più di quanto faccio l'uso del petrolio. Scritto in Varie Commenti ( 40 ) " (15 votes, average: 4.27 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Feb 08 "243 e il 68 24 nasce da un'idea geniale di Joel Surnow: scandire 24 ore di panico, seguendole passo passo in una fiction televisiva in tempo reale. E' il ticchettio di una bomba che inesorabilmente sta per scoppiare e che i nostri eroi cercano di disinnescare. Ogni stagione di "243 (nata nel 2001) dura dunque 24 episodi da un'ora (è il trucco e l'originalità della serie televisiva). L'eroe Jack Bauer e i suoi compagni si trovano sempre davanti ad un dilemma: privilegiare la sicurezza o rispettare la libertà. La gravità della situazione, li porta sempre e comunque a privilegiare la prima. Insomma dietro alla fiction si pone una questione fondamentale dell'america di oggi: a che punto si possono violare le libertà individuali? Le scene di tortura sono numerosissime e per la prima volta sono sempre perpetrate dai buoni a danno dei cattivi: rovesciando il copione tipico del cinema americano. Surnow se ne frega. Figlio di un venditore di tappeti in bolletta e per di più democratico, studente alla liberal Berkeley, Joel è diventato un'icona dell'America conservatrice post 9/11. Ed una figura rara del business holliwoodiano, per la maggior parte liberal. "243, seguitissimo, sta istillando tra i giovani americani un'idea dell'uso della forza e della lotta contro i nemici (oggi i fanatici islamici) diametralmente opposta a quella liberal della generazione del 68 (la lotta ai comunisti). Non è detto che sia un bene. Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (6 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05Feb 08 Economia di Guerra Ieri Bush ha presentato la sua finanziaria. Ecco qualche ingrediente. La spesa pubblica americana toccherà per la prima volta i 3000 miliardi di dollari (la piccola Italia spende un quarto e cioè 750 miliardi di euro). Anche gli Usa avranno a che fare con un deficit di Bilancio, come dalle nostre parti, sarà intorno al 3 per cento del Pil. 1600 miliardi di spesa pubblica (più della metà del totale) vanno in assistenza sanitaria e pensioni. Mentre la Difesa avrà un bilancio di 515 miliardi di dollari. Si tratta del 4 per cento del Pil. Durante la guerra in Corea era al 9 per cento, durante il Vietnam era al 13 e durante la seconda guerra mondiale al 35,38 per cento. Afganistan e Iraq alla fine del 2009 saranno complessivamente costate (a partire dal 2001) quasi mille miliardi di dollari. Qualche considerazione iniziale. 1. Nonostante la sforzo bellico, gli Usa spendono "solo" quattro volte quando si faccia da noi. 2. Il deficit americano, che fa gridare allo scandalo, sarà più o meno pari al nostro, ma sconta il solito impegno bellico. 3. Bush "guerrafondaio", spende, in termini relativi, meno, molto meno, dei suoi colleghi che lo hanno proceduto. 4. Da quando sono iniziate le due guerre, sono stati approvati tagli fiscali per 1,3 miliardi (che scadranno nel 2011) Scritto in pol economica Commenti ( 17 ) " (14 votes, average: 4.07 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 27Jan 08 Boudon e la giustizia sociale Ho recentemente letto uno studio sociologico fatto da Frohlich e Oppenheimer e riportato da Raymond Boudon. Sono stati scelti due gruppi di cittadini (usa e polacchi) ed è stato loro chiesto di optare per un principio di giustizia sociale al buio (con relativa distribuzione del reddito) 1. seleziona una distribuzione che massimizzi il livello medio del reddito 2. seleziona una distribuzione che massimizzi il livello più basso del reddito (principio della giustizia di Rawls) 3. seleziona una distribuzione che massimizzi il reddito medio e definisca un reddito minimo (dunque questo principio non implica che il valore minimo di reddito sia il più alto possibile come per Rawls, ma che ci sia comunque una soglia minima) 4. seleziona una distribuzione che massimizzi il reddito medio e che stabilisca che le differenze tra i redditi non superino una certa soglia. Nell'esperimento inoltre ai soggetti veniva detto che una volta scelto uno dei quattro principi, loro stessi sarebbero stati posizionati all'interno della distribuzione derivante dal principio scelto, in una delle diverse classe di reddito, ma in modo casuale. In buona sostanza la scelta di ciascuno nel panel avrebbe avuto un impatto sul proprio reddito. Per i componenti del panel la scelta però non sarebbe stata influenzata da interessi personali, poichè il loro livello di retribuzione sarebbe stato determinato in maniera casuale. Ebbene il risultato,largamente vincitore (quasi 80 per cento sia per americani, sia per polacchi) è stato il principio numero 3. E la secca bocciatura dei principi di giustizia sociale rawlsiani secondo i quali sono da preferire distribuzioni di reddito che massimizzino il reddito minimo, anche a scapito del reddito medio. La lezione che Boudon trae è che gli individui privilegiano, al buio, una situazione di crescita per tutti, ma con un'assicurazione (il reddito minimo per chi corre di meno). E dunque che la distribuzione del reddito prediletta è di tipo meritocratico e non egualitaristico. Scritto in citazioni Commenti ( 16 ) " (14 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 22Jan 08 Mastellate Siamo un po' fuori tema, ma tant'è. Il governo è in crisi poichè il suo ministro di giustizia e il partitino che guida si sono sfilati della maggioranza. E' una crisi più grave delle tante altre vissute dal governo Prodi, essenzialmente per due motivi. 1. La chiesa si è messa di traverso, agitando così l'anima cattocomunista che è forte nella maggioranza. Più della questione Dico, lo schiaffo al Papa, benchè non direttamente nato a Palazzo Chigi, brucia oltre tevere. E si ha l'impressione che in questo caso non si sia porta la guancia. 2. la magistratura, con un'indagine che sembra una farsa, ha colpito al cuore. Il governo rischia di cadere non dunque per la sua incapacità politica, non per la sua inadeguatezza economica, non per le sue vessazioni fiscali, non per la sua timidezza internazionale, non per la sua incapacità a gestire la munnezza. No, cade perchè due grandi poteri si sono messi di traverso. La gioia di una possibile caduta di Prodi è mitigata dalla risibilità dei motivi per i quali è cagionata. Scritto in Varie Commenti ( 21 ) " (15 votes, average: 2.93 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Jan 08 Renditiamoci conto In altra discussione e con gli interventi graditi dell'Avvocato Matteucci abbiamo cucinato il tema della tassazione delle rendite finanziarie. Val la pena, però riservare uno spazio ad hoc. Butto in pentola qualche ingrediente. 1. La tassazione delle rendite finanziarie in Italia è tra le più basse del mondo: bloccata al 12,5 per cento sia per i rendimenti delle obbligazioni (compresi i titoli di stato) sia per i capital gain sulle azioni. 2. Ci si dimentica però sempre di dire che la tassazione del risparmio è la più odiosa delle tasse: in quanto è una doppia tassazione. Insomma i quattrini che vengono investiti in Borsa o nei Bot non cadono dal cielo; sono frutto dei redditi da lavoro o di impresa, che a loro volta sono stati già tassati. Quando si pone l'accento sul punto 1, si dimentica di dire che i quattrini risparmiati e investiti sono al netto di una tassazione che in Italia è la tra le più alte del mondo. 3.Nel 2007 (e con ragione) si è chiesto agli italiani di farsi una pensione complementare e integrativa di quella pubblica. Ebbene i fondi pensione che investono largamente in titoli di stato italiani, con l'aumento della tassazione delle rendite finanziarie, rischiano di rendere ancor meno di quanto hanno fatto negli ultimi anni. A tutto discapito dell'assegno previdenziale che ci aspetterà. 4. L'ultima volta che si è aumentata la tassazione sui Bot si è detto che era una partita di giro. e cioè che le maggiori tasse venivano compensate dai maggiori rendimenti che avrebbero dovuto riconoscere i titoli di stato per mantenere la loro appetibilità. Ora il mercato è però e dunque questo fenomeno non accadrà più. Mi spiego meglio. Diciamo che un Btp decennale renda il 4,3 per cento. Se la tassazione dovesse passare dal 12,5 al 20 per cento, come minaccia il governo, il rendimento netto del titolo dovrebbe diminuire circa del 7,5 per cento (o meglio il 7,5 per cento del 4,3 per cento, abbassando il rendimento netto circa al 4 per cento). Infatti la gran parte del nostro debito pubblico è in mano ad investitori lordisti, che le tasse non le pagano con la cedolare secca. Cari commensali la tassazione delle rendite finanziarie, che renderà molto poco in termini di gettito, sembra più un ipocrita accanimento sociale (che poi si rivelerà come al solito controproducente per i più deboli) che una buona manovra di equità fiscale. Dove sono finiti tutti quei progressisti che scomodavano Einaudi: qualcuno si ricorda cosa scrisse sul risparmio? Scritto in pol economica Commenti ( 12 ) " (17 votes, average: 3.18 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jan 08 Agnelli e Marini, senza parole "MARINI: AGNELLI, SAPEVA SEMPRE VEDERE L'INTERESSE GENERALE" è il commento del presidente del Senato ed ex sindacalista, alle commemorazione dell'Avvocato. Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (12 votes, average: 2.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Nato a Roma, vivo a Milano. Lavoro da qualche anno al Giornale e scrivo di economia e finanza. Tutti gli articoli di Nicola Porro su ilGiornale.it contatti Categorie burocrazia (1) citazioni (2) finanza (9) pol economica (18) Varie (30) Ultime discussioni gamaximo: Egr. Sig. Porro, come certamente avrà inteso sono uno tra i sostenitori del fatto che Alitalia debba... fabrizio: purtroppo è così. pensi che anche il mio datore di lavoro per sopralluoghi mi vieta l'uso della... Annalisa: Quando ho letto il modo con cui Porro aveva posto l'argomento di discussione, vista la delicatezza... Nicola Porro: Gentile Luca devo a Lei e a tanti altri alcune precisazioni. 1.Gli incidenti sul lavoro non sono... luca: Ammesso e non concesso che il 70% sia una cifra vera, spero che lei tra gli incidenti sul lavoro... 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LAVORO PIU' SICURO? (sezione: Burocrazia)

( da "Azione, L'" del 16-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'AZIONE - Articoli - Lavoro più sicuro? LAVORO PIU' SICURO? Nel pieno dell'emergenza sulla sicurezza sul lavoro, il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto legge, che il Governo ha ritenuto di dover approvare, anche se in fase di scioglimento delle Camere, proprio in considerazione dei tragici eventi legati a infortuni occorsi di recente, della rilevanza sociale della materia (più volte sottolineata anche dal Presidente della Repubblica) e dell'ampia convergenza di consensi registrata fra le forze politiche. Il nuovo decreto ridisegna la materia, coordinando una serie di provvedimenti e disposizioni applicate nel corso di quasi 60 anni, in coerenza con le direttive comunitarie e internazionali, e nel rispetto delle competenze in materia conferite alle regioni dalla Costituzione. Numerose le novità introdotte dal decreto. Copertura per tutti. Le disposizioni in materia di sicurezza vengono estese a chiunque si inserisce in un ambiente di lavoro, senza differenze formali (dipendenti o meno), comprendendo anche i lavoratori autonomi. Rappresentanti della sicurezza. Sono rafforzate le prerogative dei rappresentanti dei lavoratori territoriali (dove non ci sono quelli dei lavoratori in azienda) e viene istituita la figura del rappresentante di sito produttivo, per realtà particolarmente grandi e pericolose (porti, cantieri grandi opere...). Coordinamento vigilanza. Si ottimizzano le attività di vigilanza, eliminando sovrapposizioni e migliorando l'efficienza. Viene creato un sistema informativo per condividere le notizie su infortuni, ispezioni e attività in materia di sicurezza. Finanziamento promozione. Verranno finanziate azioni promozionali pubbliche e private (particolarmente nelle piccole e medie imprese) introducendo anche nei programmi scolastici e universitari la materia della sicurezza sul lavoro. Nuove sanzioni. Arresto da 6 a 18 mesi per il datore di lavoro che non valuta i rischi in azi ende ad elevata pericolosità; la sanzione diminuisce per i casi di meno grave inadempienza. Ai datori di lavoro che si mettano in regola, o comincino a farlo, si garantisce una diminuzione della pena, per esempio non applicando la sanzione penale, ma solo pecuniaria (da 8 mila a 24 mila euro). Questa possibilità è esclusa se il datore di lavoro è recidivo o si siano determinati, in conseguenza della mancata valutazione del rischio, infortuni sul lavoro. Restano inalterate le norme del codice penale per l'omicidio e le lesioni colpose causate dal mancato rispetto delle norme in materia di sicurezza sul lavoro. Riduzione burocrazia. Sono semplificati gli obblighi formali, attraverso la riduzione del numero e del peso per le aziende degli adempimenti di tipo burocratico, in quanto non incidenti sulle condizioni di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro. Il mondo imprenditoriale ha accolto criticamente il nuovo decreto, sostenendo che si tratti di un intervento che "punta tutto e solo su un inasprimento delle sanzioni, senza niente di attivo, di nuovo come supporto alla formazione e prevenzione, unica strada per ridurre davvero i rischi", e che non semplifica gli adempimenti, come le piccole e medie imprese chiedono per una migliore attuazione delle normative di sicurezza.

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