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DOSSIER “BUROCRAZIA”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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tARTICOLI DEL  13-4-2008       #TOP


IN EVIDENZA

 

IL PROSSIMO GOVERNO DOVRà RECUPERARE RILEVANTI FLUSSI MONETARI AI POTENTATI CONSORTILI: IL CASO ALITALIA-MALPENSA NE è UNA EVIDENZA Riuscirà Berlusconi a mettere veramente fine al  sessantotto? Piero Flecchia  (Avanti! 13/04/2008

Forse Giulio Tremonti come libellista non passerà al crebbio metafisico di Emanuele Severino, ma di certo solo per uno zag della vita è diventato prima principe dei commercialisti meneghini, indi superministro dell’economia berlusconiana, e non il più efficace autore di slogan pubblicitari, roba da azzerare i signori “dieci piani di morbidezza” e/o “il signore sì che se ne intende”. Infatti, credo che la sintesi mentale-linguistica più illuminante a descrivere il devastato paesaggio socio-politico italiano, indicandone nel lampo linguistico una via d’uscita, breve frase perfetta che vorremmo davvero il programma del prossimo governo Berlusconi: “Il sessantotto è finito”. Ma davvero questo slogan diventerà dalla sera del prossimo 14 aprile la bussola del nuovo governo, ovvero il terzo Berlusconi, o l’icastico messaggio tremontiano non piuttosto resterà uno dei tanti progetti politici tramontati prima ancora di sorgere? Qui sta il punto: convincere non gli inconvincibili capanneschi bertinottisti, ma proprio le sue avanguardie politiche del centrodestra che l’economia del ’68, ovvero l’economia morofanfaniana, è davvero finita. Quanto non sarà facile l’ho intravisto in una di quelle grandi cene elettorali pagate dal candidato, qui addirittura una trinità, che aveva messo a mensa forse più millecinquecento che mille commensali; i tre candidati proprio perché al di sotto della soglia di certa eleggibilità costretti a spendere per segnalarsi nel dopo come non marginali facitori della vittoria. Una certa vittoria dalla quale come almeno la metà dei commensali si aspettavano dei benefici: prebende nelle forme più varie, e tutte attingibili alla stessa mammella: la spesa pubblica, tetta che la filosofia del ’68 ha insegnato a mungere secondo una vera logica di sfrenata liberalizzazione, ovvero cancellando ogni traccia di comune senso del pudore circa l’attingere alla spesa pubblica illegittimamente. Da questa longeva predazione, vero emblema araldico del fu cattocomunismo, sono nati: la crescita dell’imposizione fiscale e il simmetrico declino della capacità produttiva del Paese, nonché il vergognoso crescere dell’economia criminale al declinare dell’economia di mercato, minata non meno che dalla corruzione da una ipertrofia legislativa devastante. E nulla misura questa perdurante devastazione quanto l’aumento di ben cento miliardi del gettito delle entrate tra il 2005 e il 2007, prelievo che ha significato deviazione dei flussi finanziari verso lo sperpero improduttivo, quei cento miliardi solo nel pensiero bertinottesco capaci di porre rimedio al crescere delle famiglie inghiottite dalla povertà: che oggi hanno raggiunto l’angosciante dimensione numerica di 4,5 milioni, a individuare che un italiano su cinque sta sotto la soglia della povertà. A essere cauti, almeno la metà di questi poveri sono poveri perché qualcun altro, come appunto i miei convitati al festino elettorale, per la mediazione dello Stato, estorcono ai poveri quei pasti che tanto meno avrebbero dai Bertinotti; che da sempre nelle democrazie esistono, campano del loro trimalcionico banchetto elettorale nel modo moralmente più indegno: senza neanche essere sfiorati dal dubbio che ogni loro pasto, ottenuto in nome del pasto di chi non mangia, è un pasto che significa meno cibo almeno per dieci persone ai livelli inferiori della struttura sociale. E il processo oggi in Italia si sta aggravando perché, stando a ricerche attendibili sul debito delle famiglie, nel trascorso 2007 è aumentato di ben il 57% rispetto al 2006 il numero dei nuclei familiari costretti a ricorrere ai risparmi e/o al credito per pareggiare il bilancio familiare, ovvero facendo passi verso quell’area dell’indigenza che è in continua crescita, e spesso per la dolorosa strada dei prestiti usurari, che significano la commistione, quando non la contaminazione tra l’economia criminale e le persone oneste. Come potrà il governo Berlusconi andare a sostegno di quest’area del Paese, questo crescente buco nero che potrebbe a breve ingoiare le stesse istituzioni democratiche? Chiudere con l’economia del ’68 è certamente una buona linea, ma in questo momento, mentre il cosiddetto “tesoretto” si è semplicemente dissolto, mentre il nostro Pil sta sforando il parametro di Maastricht non del previsto 2,4, ma del 3%, aumentando e rendendo più fragile il nostro debito pubblico. Dove, essendo questo il quadro, trovare, con la connessa stasi della crescita del monte fiscale in ragione della crescita al limite del negativo dello stesso Pil, i soldi per una politica di intervento a sostegno della famiglie, che a un tempo sostenga anche il sistema delle imprese, ovvero il solo vero volano che può contrarre lo spazio dell’area della povertà? Il luogo lo ha visto perfino Veltroni: sono gli 80 miliardi annui di sprechi della macchina burocratica pubblica, così stimati: il 18% derivano dalla sanità, il 15% dalla scuola, il 32% da false pensioni soprattutto di invalidità, e ben il 35% dall’area della giustizia civile. Porre fine al ’68 significa oggi agire su quelle percentuali facendole scendere, ma impresa possibile solo andando a colpire aree ben precise della politica organizzata in forme corporative, nella sostanza criminogene. Queste aree cercheranno di reagire e resistere, anche sostenute da tutta quella galassia di mercato della politica un cui tristo paesaggio mi è stato tratteggiato dalla cena elettorale: le attese e progetti che vi circolavano, tutti sostanzialmente parassitari: tesi a conquistare illegittimamente quote di monte fiscale a vantaggi consortile proprio. Il prossimo ministero Berlusconi si troverà a dover imbrigliare quelle attese di una parte dei suoi, che è anche la più forte perché sostenuta dalle simmetriche trame dei nuclei corporativi organizzati dell’opposizione, con la sua galassia di cooperative sociali e fondazioni varie, dalle culturali alle bancarie. Qui la politica del prossimo governo dovrà intervenire per recuperare, sottrarre reddito in misura rilevante, ovvero sottrarre rilevanti flussi monetari a potentati consortili che se ne sono impadroniti, e spesso attraverso una legislazione legittimante: il caso Alitalia-Malpensa ne è una evidenza; ovvero trasformando le leggi da strumento di uguaglianza in strumento di oppressione, percorso lungo il quale le democrazie deperiscono e muoiono, tra drammatiche convulsioni sociali, come appunto se ne preparano in Italia. Dal quadro fin qui tracciato, nel suo prossimo ministero Berlusconi dovrà affrontare una fatica degna dell’Ercole chiamato a pulire le stalle di Augia, Berlusconi le stalle della politica italiana. E sul suo ministero incombe la profezia, non così campata in aria, di Beppe Grillo: “Tra due anni il Paese affonderà nel caos”. E vi affonderà certamente, se il prelievo fiscale non sarà rapidamente riconsegnato alla sua vera funzione redistributiva egualitaria, tra scuola, pensione e sanità. Ma scuola, pensione e sanità sono anche le aree sociali dove oggi si genera, e spesso sotto la protezione della legge, e con il sostegno, l’intervento della criminalità organizzata, il grosso degli 80 miliardi annui di spreco; ricchezza per una perversa minoranza parassitaria: ridurre la quale a livelli fisiologici di Paese industriale è l’immane, erculeo compito del prossimo ministero Berlusconi. Il prossimo governo dovrà, detto in tremontico, porre fine all’economia del ’68, detto invece in metafisico alla Severino: lottare e sottrarre al crimine nelle sua varie forme l’Italia, la cui democrazia oggi nel Paese ben prossimo a esserne sopraffatto, se una ferma azione politica non erode l’area dell’economia politica corporativo-criminale di almeno un dieci per cento all’anno fino a dimezzarla nel prossimo mandato politico. Questo è il processo politico virtuoso primario da avviare, e tutto il resto verrà da sé. Buon lavoro Cavaliere, e prima dall’Italia che dallo scrivente, un’Italia che soprattutto farebbe volentieri a meno del realizzarsi della profezia di Beppe Grillo, ma che è in cammino: diverrà accadimento sventurato, se non si procede contro lo sperpero criminale pubblico.



Report "Burocrazia"

<Grazie Cesare>Il macellaiova in pensione ( da "Secolo XIX, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ai vecchi clienti che si fermano a parlare e si confidano, si sono aggiunti quelli occasionali, di passaggio. E poi tutta la burocrazia che è venuta con gli anni. E' diventato stressante". Ed ora cosa ci sarà qui - "Non lo so. Io lascio". Elena Romanato 13/04/2008.

La partita comincia martedì ( da "Secolo XIX, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: crescere almeno quanto lo sviluppo delle aziende è ostacolato da una burocrazia borbonica e da obblighi fiscali societari che scoraggiano investimenti e arrivo di capitali. Secondo l'indagine Pisa 2006, condotta dall'Ocse per valutare la literacy matematica, scientifica e in lettura degli studenti medi e liceali, ci mette regolarmente sotto la media internazionale e addirittura,

Il dopo-voto è la vera preoccupazione ( da "Provincia di Cremona, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Abbiamo pensioni inadeguate, una burocrazia elefantiaca, decine di enti inutili, una spesa pubblica che va messa sotto controllo come ha fatto Gordon Brown in Gran Bretagna. Voglio dire: se, davvero, non tagliamo gli sprechi e i costi della Politica, non si andrà da nessuna parte.

Brevi, schede e richiami 1 ( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Non voto, ma è colpa |della burocrazia Vittorio Schirru Monza Scrivo per denunciare quella che a me è sembrata una gravissima violazione del fondamentale diritto, costituzionalmente tutelato, di voto. Riassumendo: ho cambiato residenza da Roma a Monza (Milano) per motivi lavorativi nel dicembre 2007.

Il vangelo secondo gli zingari - fabrizio ravelli ( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia. E contro i pregiudizi". Finisce sempre così: "Che i friulani mi dicono: abbiamo capito, tu sei uno a posto. Ma loro no". Lui che vede "la fotografia dall'interno": "Si colgono tante cose. Molti del campo lavorano regolarmente, anche se partono sempre svantaggiati fin da quando dicono il proprio cognome.

Ranalli: troppi vincoli uccidono lo sviluppo ( da "Centro, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: collo di bottiglia in cui si stipano la burocrazia tipica del sistema Italia e sovrapposizioni di competenze tra Regione, Comune e consorzio di sviluppo industriale". Sullo sfondo di una certezza poco confortante, l'essere fuori dai corridoi continentali 5, 8 e 10 che incrociano l'Italia lasciando fuori Ortona e l'Abruzzo, che dovranno rassegnarsi a ruoli di rincalzo nonostante l'

Centraline anti-smog senza elettricità - mitia chiarin ( da "Nuova Venezia, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: più volte dalla burocrazia. Troppi intoppi. Prima c'è stata la lunga trafila in Comune per il rilascio dei permessi a costruire visto che le nuove postazione erano assogettate al Regolamento edilizio. Ora altri ritardi, segnala Biancotto nella raccomandata ad Enel Distribuzione con cui sollecita la fornitura di energia elettrica in particolare per gli impianti fissi di Marghera (

Cancian ( da "Nuova Venezia, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: 50 anni, artigiano, è tra i creatori del Progetto Nord Est assieme a Giorgio Panto. Consigliere regionale del Pne, è stato sensibile alle istanze del settore artigianale e imprenditoriale, in prima linea anche nella lotta alla burocrazia che opprime le classi più deboli. Corre da solo.

E durante lo spoglio riccardo sarà a bruxelles ( da "Messaggero Veneto, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dove parteciperà alla riunione dell'high level group sulla riduzione della burocrazia, di cui fa parte, unico italiano. E se lo spoglio non è una materia che appassioni il presidente, il quale da sempre preferisce sentire il risultato finale, stavolta l'attesa durerà almeno fino alle 20 quando è previsto l'atterraggio del volo di ritorno.

Due tappe per cambiare ( da "Nuova Venezia, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di una burocrazia meno ottusa e lontana trova larga condivisione dichiarata nel Pd come nel Pdl. La prossima legislatura è il terreno concreto sul quale le parole possono divenire altro da puri proclami. Sono numerosi gli indizi che fanno pensare a una forte affermazione della Lega, portatore - tra le sue poche parole d'ordine -

Elba, bus elettrici mai usati e abbandonati ( da "Tirreno, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Una trafila bloccata da una semplice questione di burocrazia, cioè la mancanza di un passaggio di proprietà. Sono due Pollicino Iveco a trazione elettrica. Hanno fatto servizio sul Parco nazionale del Vesuvio, poi, lo scorso anno, sono stati portati all'Elba. Sulle fiancate, c'è, ancora la scritta, sia pure sbiadita dal tempo, "Ministero dell'Ambiente",

Porto fantasma, vietato sbarcare tonno ( da "Nuova Sardegna, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: occhio sinistro della burocrazia italiana, perchè la concessione data dalla Regione sarda è stata disattesa dalla Direzione generale del ministero. Le conseguenze della circolare ministeriale sono state sottolineate dal comandante della Capitaneria di porto di Portoscuso, tenente di Vascello Federico Mazza, che ha emesso l'ordinanza numero 7 che recita:

Caminos de preta, il territorio investe sul turismo qualificato - bernardo asproni ( da "Nuova Sardegna, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la inadeguatezza delle leggi e la lentezza della burocrazia e l'eccesso di individualismo. Nel contesto emergenze e opportunità arricchiscono lo scenario di sviluppo turistico integrato nel circuito degli 8 paesi. Basti pensare al Montalbo con la fauna e la flora endemica; alle miniere di Guzzurra e Sos Enattos con oltre 2 mila anni di storia;

Multe on-line entro un mese ( da "Tirreno, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dal consigliere delegato Rachele Nardini, che sta svecchiando la burocrazia dell'amministrazione comunale. "Entro un mese - ha spiegato Nardini - sarà possibile pagare finalmente le multe stradali e tutte le varie sanzioni, per le quali si deve versare un'oblazione all'ente pubblico, direttamente attraverso il sito web (www.

SARÀ PRESENTATO entro l'estate il master plan della logistica, lo studi ( da "Nazione, La (Livorno)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è che la burocrazia ingessi questo grande progetto che non può aspettare anni per mettere le gambe". Da qui parte il master plan della logistica, legato a doppio filo al Piano Territoriale di Coordinamento che incassa dall'assessore un giudizio molto positivo: "E' un lavoro molto bello ed analitico ?

<Stranieri nei problemi Serve il mediatore> ( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: senza la possibilità di un sostegno nelle tante incombenze, dalla burocrazia alla sanità". A parlare è Natallia Monti (foto), originaria della Bielorussia e residente in città dal 2003, dopo essere arrivata nel 2001. Diplomata in dirigente di comunità, ha effettuato corsi di attività sociale ed è diventata mediatrice culturale.

Ha studiato da manager Oggi amministra i beni per conto dei parroci ( da "Giorno, Il (Bergamo - Brescia)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia statale, le soprintendenze. È stato difficilissimo, e ancora oggi la battaglia è continua, però lei va avanti diritta. L'idea le è venuta una dozzina di anni fa. Dopo una vita spesa a fare corsi di management, di leadership qua e là per l'Italia, è arrivata a Milano, in una ditta di impianti audio per le chiese.

PERUGIA LA BUROCRAZIA non dà tregua neanche al cimitero. M ( da "Nazione, La (Umbria)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: LA BUROCRAZIA non dà tregua neanche al cimitero. M... ? PERUGIA ? LA BUROCRAZIA non dà tregua neanche al cimitero. Ma le leggi, si sa, sono uguali per tutti. Anche per i defunti, che, in qualità di "inquilini" del camposanto, sono soggetti alle norme del codice civile in materia di concessione cimiteriale.

Continua con questa nuova puntata la rubrica della voce degli industriali ( da "Nazione, La (Prato)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Lo studio prende in esame fattori sia istituzionali (burocrazia, mercato del lavoro, fisco, carenze infrastrutturali) che d'impresa (costi fissi e variabili della produzione, costi dei servizi, delle materie prime e del debito). La conclusione è che il "fattore G" penalizza la progressione di crescita delle Pmi italiane del 28% rispetto alle imprese francesi,

Mezze promesse e un regno di naftalina: la stanca campagna di Silvio Primo Ha evitato il suo faccione sui manifesti come pure la sfida tv con Veltroni. Ma ha recitato il solito cli ( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nel cittadino medio oppresso dalla burocrazia che "occupa un volume pari al Duomo di Milano". Oppresso dallo Stato e dalle istituzioni occupate "dalla sinistra". Fino a permettersi di chiedere il posto all'inquilino del Colle... In un crescendo il leader del Pdl ha puntato sul quarantottesco odio anticomunista che risveglia echi remoti e appaga i nostalgici del fascismo candidati.

)CENTRO STORICO Verso il Comune sappiamo essere anche cri ( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: della Fiera per manifestazioni in contrasto con le attività commerciali del centro storico, la lotta contro una burocrazia asfissiante per le imprese. Come associazione esprimiamo anche giudizi positivi quando le azioni dell'amministrazione comunale coincidono con le esigenze che ci pongono i nostri associati: maggiore dotazione di parcheggi e riqualificazione del centro storico.

Giusto proporre un ministro per il Nord Est Riccardo Illy: il Pd sposta voti, ma la Lega è in ascesa. A meno che ( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: un taglio netto alla burocrazia". Lei riteneva il programma dell'Unione vasto e confuso. E il programma del Pd rappresenta una sinistra moderna? "Le misure che ho elencato vi sono contenute in modo quasi completo, tranne la riforma previdenziale". La leghista Guerra è passata con lei e dice che potrebbe entrare nella sua giunta.

Una riforma dello Stato e per la scuola ( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma che servisse soprattutto a costruire una burocrazia che aiutasse davvero il paese e tutti i cittadini, che non fosse rivolta a proteggere interessi di parte, di gruppi, di famiglie più o meno mafiose, più o meno camorriste. Vorrei una burocrazia che premiasse i migliori, che valorizzasse le competenze reali, non quelle "dinastiche", con un traguardo: la promozione dell'

Carta d'identità elettronica anche per equini e asini ( da "Eco di Bergamo, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La scelta normativa nasce dall'esigenza di dare concretezza alla "tracciabilità" delle carni che vengono macellate a garanzia dei consumatori. Monta però la protesta tra gli allevatori: per l'Unione provinciale agricoltori di Bergamo, la normativa è "un'inutile burocrazia". F. Morandi a pagina 31.

Amaro confronto ( da "Nazione, La (Firenze)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: quantomeno possono vantare: nazionalismo, coerenza politica, decisionismo amministrativo, burocrazia moderata, giustizia tempestiva, stipendi e pensioni dignitose, rapida esecuzione delle opere pubbliche, prestigio internazionale. Un elenco che suscita invidia e amarezza. Fortunato Berardi, Perugia.

Colf, in nero tre su quattro ( da "Eco di Bergamo, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: e di burocrazia, sostengono i delegati Federcolf. Problema anche culturale, risponde Mariani: "Le famiglie faticano a considerare l'accudimento una professione a tutti gli effetti. La possibilità di detrarre dal reddito le spese sostenute per l'assistenza domiciliare potrebbe indurre molti datori di lavoro a mettere in regola le dipendenti"

Livorno ( da "Tirreno, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Attualità LIVORNO LIVORNO La burocrazia non ha un'anima "Pietà l'è morta" è stata la considerazione che mi è venuta, spontanea, dopo aver letto che, a Livorno, il "118 rifiuta l'intervento per la constatazione della morte di una donna, a casa, perché, non è previsto l'invio di un'ambulanza per "morti già appurati".

Identità elettronica per asini e cavalli ( da "Eco di Bergamo, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Chip obbligatorio per la tracciabilità della carne Scattano le polemiche: "Burocrazia inutile" Arriva la carta d'identità per puledri e asinelli e tra gli allevatori orobici si scatenano le proteste. La legge 200 del 2003 e il decreto ministeriale del 5 maggio 2006 prevedono infatti che tutti gli equidi allevati in Italia debbano essere identificati tramite microchip.

Voucher per la vendemmia per combattere il lavoro nero, ridurre la burocrazia per le imprese ( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ridurre la burocrazia per le imprese agricole e dare una possibilità di integrazione del reddito a studenti e pensionati che intendono operare nel settore agricolo in maniera molto estemporanea. Si chiameranno "buoni lavoro" e nello specifico interesseranno circa duemila persone nella sola provincia di Terni, spesso studenti,

<Per la legalità, stop agli sprechi> ( da "Corriere Alto Adige" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: autonomia trentina e per dare risposte ai temi su cui il centrosinistra non è in grado di competere, cioè sicurezza, fisco, lotta alla burocrazia, immigrazione e politiche di sostegno per le giovani famiglie. Per la Lega le politiche sociali (casa, contributi e sussidi) devono essere indirizzate ai trentini e non agli ultimi arrivati. Maurizio Fugatti.

Il documento ( da "Corriere di Bologna" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia Lo hanno firmato dieci docenti, in gran parte direttori di dipartimento (Gian Mario Anselmi, Roberto Balzani, Andrea Battistini, Fulvio Cammarano, Alberto De Bernardi, Giovanni Dore, Paolo Leonardi, Angelo Panebianco, Maurizio Sobrero e Giovanni Zamboni) Le nuove firme Ieri si sono aggiunte le adesioni di Claudio Bonivento,

L'Ateneo: <Il piano anti-burocrazia? Siamo già al lavoro. Con creatività> ( da "Corriere di Bologna" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia? Siamo già al lavoro. Con creatività" I prorettori rispondono al manifesto dei direttori di dipartimento Alleggerire il peso della burocrazia? L'Alma Mater ci sta già provando. "Con creatività". è la risposta, attraverso le parole del prorettore Marco Depolo, del governo dell'Ateneo al manifesto anti-burocrazia,

I docenti concordano: <Bisogna semplificare i nostri obblighi> ( da "Corriere di Bologna" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia. Lo sposa in pieno Giuseppe Sassatelli, preside di Lettere, "molte cose si possono cambiare, partendo dal gruppo che lavora alla riforma dello Statuto". "Prima facciamo chiarezza sulle diverse competenze e poi interveniamo dove è possibile", è il pensiero di Giliberto Capano, preside di Scienze politiche a Forlì.

Tuccio Musumeci: <Ecco come la burocrazia può essere divertente> ( da "Corriere di Bologna" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: intervista di Paola Gabrielli Tuccio Musumeci: "Ecco come la burocrazia può essere divertente" A volte basta il nome, Vigàta, perché la città immaginaria siciliana diventi metafora di un modo di essere. Vigàta è anche il paese in cui è ambientato La concessione del telefono, spettacolo tratto dall'omonimo romanzi di Andrea Camilleri.

Sarà sepolta nel suo paese natale, il Bangladesh. La salma di Lilya Mosammat Akter, la 23enne c ( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 13-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia permettendo, è fissata per domenica prossima. La salma sarà trasferita prima a Roma da dove partirà, in areo, alla volta del Bangladesh. Nei prossimi giorni, con ogni probabilità all'obitorio dell'ospedale di Senigallia dove il cadavere è stato trasportato subito dopo l'incidente, si terrà anche un momento di preghiera intorno al feretro di Lilya secondo quanto previsto

Il matrimonio della nostra fiction non assomiglia nemmeno un po' a quello del Mulino Bian ( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è inquieto e irrequieto e nello stesso tempo rassegnato alla burocrazia. Ma, al contrario dell'altro non è cinico, né disincantato. Infatti si innamora, si lascia, quindi è preda di un colpo di fulmine che lo conduce in sei mesi all'altare. Nella serie, accanto a Insinna e Filangieri c'è anche un'altra protagonista: Roma.

L'ex artigiano oggi al voto "Grazie, l'ho rivisto felice" ( da "Stampa, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia, per chi ha un malato grave da accudire quotidianemente, risulta ancora più odiosa e non fa altro che aumentare la rabbia a il senso di isolamento". Da Bergeggi parte una denuncia che supera i confini di questo bellissimo borgo di 1200 abitanti e che potrebbe aprire presto un caso nazionale.

Chiude la sopraelevata, traffico a rischio paralisi ( da "Nuova Sardegna, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: figlia dei tempi della burocrazia, ha assegnato l'appalto. Nessuna polemica con il Comune che stanco di attendere ha fatto accendere le ruspe sotto il tunnel per intervenire subito. "L'iter dell'appalto doveva essere rispettato - continua Casu -. Ma siamo ancora in tempo per non far cominciare la stagione con i cantieri ancora aperti.

La burocrazia frena gli acquisti su internet coi paesi extra ue ( da "Messaggero Veneto, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia frena gli acquisti su Internet coi paesi extra Ue NOI CONSUMATORI di RITA BERTOSSI Consumatore avvisato... "Gentile utente il plico a lei diretto, proveniente da paese extraeuropeo, attualmente in giacenza presso la sezione Portalettere di Poste Italiane-Roserio contiene merce che per essere introdotta sul territorio nazionale necessita di valutazione sanitaria o rilascio

Un set cinematografico nel vostro salotto ( da "Messaggero Veneto, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: "Ce n'è più di una" conclude Poillucci. "Oltre a fornire maestranze locali, la produzione può usufruire del Fondo regionale per l'Audiovisivo. In più la Film Commission si occupa della burocrazia e dell'ospitalità. Vogliamo metterci anche lo splendido scenario friul-giuliano?".

L'impresa-express si avvia in un giorno ( da "Tribuna di Treviso, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di burocrazia nella quale oggi si infila chi vuole aprire un'attività imprenditoriale sarà disboscata. "Ci stiamo lavorando, da agosto saremo pronti", promette il direttore della Camera di Commercio di Treviso, Marco d'Eredità. Piazza Borsa diventerà lo sportello unico per chi vuole avviare un'impresa: niente più spola tra Inps,

Contro la strage sconti Inail ai virtuosi ( da "Tribuna di Treviso, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: eccessiva burocrazia alla base delle normative per la sicurezza, ma la necessità di implementare i controlli. - prosegue Barbiero - Non dobbiamo arrivare a fare scioperi per ottenere sicurezza nei posti di lavoro, basta rispettare le leggi. Stiamo predisponendo un piano straordinario, che punterà alla verifica della formazione dei dipendenti,

Ore 8, alle urne inizia la maratona del voto ( da "Corriere Adriatico" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che vanno dal conteggio delle schede assegnate a ciascuna sezione a compiti molto meno rilevanti, ma che la burocrazia di queste occasioni considera fondamentali, come l'affissione dei manifesti con l'elenco delle liste di candidati, la predisposizione delle urne elettorali e addirittura la verifica del numero di matite copiative da consegnare ogni volta agli elettori.

Un difficile compito aspetta chi vincerà ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: risparmiare sulla burocrazia e sulla casta, avere agevolazioni fiscali nelle zone del Paese dove aumenta la disoccupazione per permettere alle imprese di investire e di dare lavoro. Bisogna rilanciare le grandi opere, aumentare i salari, abbassare il costo della vita, investire sui giovani cervelli, levarci di torno tasse inutili e fastidiose,

LA SCOMMESSA DEL PDL ( da "Avanti!" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dell'alta burocrazia e della magistratura, insomma dei poteri forti. Il riformismo del Partito democratico è troppo improvvisato per essere credibile. Poi c'è la questione del riconoscimento riservato agli ex socialisti. Se ci sarà nel nuovo Parlamento una pattuglia (quindici, forse venti parlamentari) di ex militanti Psi,

LA RETE FINANZIA I PANNELLI SOLARI ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la confusione sui finanziamenti disponibili e la solita infinita burocrazia.LA SOLUZIONEDi fronte a tutto questo caos, forse la soluzione migliore - senza dubbio la più originale - è quella escogitata da Checoale1, nome in codice di un 38enne friulano che ha deciso di chiedere il finanziamento ad altre persone su www.

Ciclabile in via Mameli e nuovi marciapiedi ( da "Gazzettino, Il (Belluno)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: "A volte i tempi e i percorsi della burocrazia sono così antitetici alle esigenze dei cittadini che non cesso mai di stupirmene. Ora però siamo in dirittura d'arrivo e tre progetti importanti e molto attesi, penso in particolare al marciapiede in via dell'Anta, stanno finalmente per partire.

<Analisi costose e inutili per dimostrare l'onestà dei nostri vinicoltori veneti> ( da "Gazzettino, Il (Padova)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: una burocrazia lontana dalle reali necessità delle imprese"."E' bene ripeterlo: dopo il grande percorso di valorizzazione qualitativa che ha portato il vino italiano alla conquista di ripetuti successi, come ha confermato il Vinitaly 2008, occorre insistere sulla strada della tolleranza zero nei confronti di eventuali episodi che si riverberano negativamente su tutto il comparto.

L'odissea delle vittime fra rinvii e burocrazia ( da "Gazzettino, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract:

Raccolta di fondi per la Uildm sul sagrato della chiesa. L'ha voluta il parroco don Gianni ( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: oltre ad un aiuto per districarsi tra i meandri della burocrazia.In cambio di un'offerta libera si avranno in omaggio le farfalle delle solidarietà oppure dei vasetti di miele. Sarà un modo da parte della popolazione vicina ai problemi dei disabili, per ringraziare la Uildm del costante impegno sul territorio nella difesa dei più deboli.

VIA KRUPP RIAPRE A MAGGIO FESTA PER L'INAUGURAZIONE ( da "Mattino, Il (Circondario Sud2)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La parola fine su una pratica che la burocrazia ha fatto durare 32 anni è stata scritta in Regione venerdì, quando è stato firmato dalla giunta il decreto che assegna gli ultimi 600.000 euro in aggiunta ai sei milioni già erogati nel corso degli anni, e che consentirà all'amministrazione comunale e all'impresa di chiudere il cantiere dopo la frana che rovinò sui tornanti dall'

Turiamoci il naso ( da "Provincia di Lecco, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Europa e poi ci lasciano con le stesse strade di vent'anni fa e la stessa burocrazia della Basilicata, spiegandoci che la Questione settentrionale è una bufala da sudditi viziati. Turiamoci il naso perché alcuni partiti hanno deciso di piazzare nei nostri territori candidati alieni, che non avevamo mai visto prima e che probabilmente non rivedremo mai dopo.

Disservizi <I treni in orario e la propaganda elettorale> Gentile direttore, proprio un attimo fa, un caro amico mi ha ricordato, via e-mail, una notizia alla quale non avevo riser ( da "Provincia di Lecco, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia inefficiente, legislatura farraginosa, moltitudine di centri di potere e di spesa senza controllo, ecc.) e ognuna di queste cause meriterebbe un attento esame. Ma se si vuole intervenire in modo rapido ed efficiente per tentare di ridurre il debito pubblico la via più immediata, anche se apparentemente paradossale,

Il mio amico Arrigoni che sa guardare lontano ( da "Provincia di Como, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: italiano perché non ci eravamo accorti di questa diaspora che vede Recalcati e i consiglieri che lo amano, tipo Mattioli, contro Maifredi e Faraoni che, con altri consiglieri, non lo vorrebbero più alla guida non soltanto della Nazionale, ma del movimento tecnico in rivolta per i famosi corsi di aggiornamento personale che sanno di burocrazia e di calzini non lavati. 13/04/2008.

In città Troppi i parcheggi riservati all'amministrazione dello Stato Cara Provincia, alcuni anni fa (probabilmente ne sono passati almeno una decina) avevo condotto un censimento ( da "Provincia di Como, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia inefficiente, legislatura farraginosa, moltitudine di centri di potere e di spesa senza controllo, ecc.) e ognuna di queste cause meriterebbe un attento esame. Ma se si vuole intervenire in modo rapido ed efficiente per tentare di ridurre il debito pubblico la via più immediata, anche se apparentemente paradossale,

"Noi nell'agricoltura ci crediamo" ( da "Stampa, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia "che toglie ore di lavoro all'azienda tra registri e pratiche", la difficoltà nell'accedere a crediti e finanziamenti) ma anche dal coraggio "di innovare il settore e sperimentare con fiducia nuove tecnologie". Un confronto passato anche attraverso Ogm, piano di sviluppo rurale, buoni vendemmia: "I giovani hanno le idee chiare -


Articoli

<Grazie Cesare>Il macellaiova in pensione (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

"Grazie Cesare"Il macellaiova in pensione il personaggio Ha chiuso, dopo 42 anni, la bottega di via Vacciuoli"Una volta questa zona era viva, ora solo garage" HA VENDUTO le ultime fettine di carne ieri, dopo 42 anni di attività. È ancora tutto come tanti anni fa nella macelleria di Cesare Bellandi, in via Dei Vacciuoli 1/r dove generazioni di savonesi hanno comprato la carne e la salsiccia, specialità della casa. "Sono nato nel 1932 e lavoro qui dal 1946, da quando avevo 14 anni - spiega Cesare Bellandi, titolare della macelleria -è giunta l'ora di ritirarmi e di godermi il mio nipotino. Mia figlia mi ha già chiesto di accompagnarlo a scuola. Speriamo che ci sia la salute". I clienti sono venuti a fare l'ultimo acquisto, per salutare il loro macellaio di fiducia. C'è commozione nell'aria. "Grazie Cesare" dice uno di loro "Grazie a voi, per tutti questi anni" risponde il macellaio. I più anziani comprano qui da quando la macelleria ha aperto, i più giovani sono i figli di clienti che ora non ci sono più. Prima della macelleria hanno abbassato le saracinesche la latteria, poi il tapezziere. Al loro posto garage. "Sono l'ultimo commerciante rimasto qui - prosegue Bellandi - a parte il bar. Una volta questa parte di Savona era viva, c'era gente. Ora è tutto un muro di saracinesche. Le botteghe hanno chiuso una dopo l'altra ma così la città muore. Dove non c'è una luce è la fine. E poi da soli si sta male, passano persone malintenzionate può anche diventare pericoloso". Cesare Bellandi appartiene ad una famiglia di macellai. Il padre Gildo, originario di Terni, aveva la macelleria in via Vacciuoli, qualche numero civico più in su. "I bombardamenti della guerra avevano reso inagibile il locale - afferma Bellandi - non avevano colpito direttamente il negozio ma lo spostamento d'aria aveva fatto sollevare il pavimento. Allora il negozio era stato trasferito momentaneamente in via Niella, dove adesso c'è un ristorante. In quella macelleria mio padre lavorava insieme a un altro macellaio, in poche parole si dividevano il negozio. Ero bambino ma ricordo che durante la guerra c'era la tessera annonaria. Un tot di carne a famiglia una volta a settimana. Poi mio papà ha trovato questo locale nel '46". Dopo la guerra ci sono stati gli anni '50, quelli del boom . "n quegli anni c'era molto più movimento, questa zona era viva - prosegue Bellandi - la gente mangiava carne tutti i giorni. Era un segno di benessere. Ora i consumi sono diminuiti e cambiati. La mucca pazza, tutte le novità alimentari hanno cambiato l'alimentazione dei savonesi che hanno ridotto il consumo di carne". Cos'è cambiato in questi anni nel lavoro di macellaio - "Tante cose - prosegue Bellandi - una volta eravamo noi a lavorare le mezzene, le mezze bestie. Gli animali si macellavano al macello cittadino, le disossavamo e le tagliavamo noi, ora arriva già tutto pronto,sottovuoto. Mi ha insegnato mio padre, ho imparato con la pratica. La parte più difficile da tagliare è il collo. Quando si riesce a fare quella si sa fare tutto. In parte è cambiato anche il rapporto con la gente. Ai vecchi clienti che si fermano a parlare e si confidano, si sono aggiunti quelli occasionali, di passaggio. E poi tutta la burocrazia che è venuta con gli anni. E' diventato stressante". Ed ora cosa ci sarà qui - "Non lo so. Io lascio". Elena Romanato 13/04/2008.

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La partita comincia martedì (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Dalla prima pagina Allo scopo, sarebbe forse necessario inventare un'intesa sui punti di programma essenziali, più o meno formalizzata in una coalizione di governo, se si vuole evitare che le piazze siano invase da moltitudini inferocite dopo che, per fare solo l'ultimo esempio, l'opposizione di corporazioni esigue nel numero ma con grande potere di ricatto ha costretto Pierluigi Bersani, ministro uscente delle Attività produttive, a ridimensionare pesantemente la portata del suo pacchetto di liberalizzazioni. O dopo che il governo di Romano Prodi ha preferito riporre in un cassetto la buona legge sulla liberalizzazione dei servizi pubblici locali preparata da Linda Lanzillotta, ministro degli Affari regionali, che aveva il fondamentale difetto di incidere su un tradizionale bacino di voti del centro-sinistra. Avventurarsi poi in uno dei temi che incombono su queste elezioni, l'economia, equivale a immergersi in un incubo perfino peggiore (se mai è possibile) dei 70 miliardi di euro che paghiamo ogni anno per i soli interessi sul debito pubblico, il secondo del pianeta. Nonostante ciò che hanno sostenuto le opposte propagande in questi faticosi 65 giorni di campagna, è semplicistico e, di più, truffaldino attribuire tutte le responsabilità della crisi all'ultimo governo di Romano Prodi o al suo immediato predecessore a Palazzo Chigi, Silvio Berlusconi. Sbandierare l'ultima previsione di crescita per il 2008 fatta dal Fondo monetario internazionale può essere un'efficace arma elettorale per mettere sotto accusa Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa, il suo ministro dell'Economia. La loro politica economica è certo stata inefficace, contraddittoria e inutilmente punitiva (l'anno scorso) per i redditi delle famiglie. Ma il vero problema è che lo 0,3% assegnatoci la settimana scorsa viene alla fine di un quindicennio disastroso. Fra il 1993 e oggi, l'Italia ha avuto il più basso tasso di crescita del prodotto interno lordo fra i 30 Paesi dell'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico: mediamente, l'1% l'anno, mentre quello della Ue è il 2 e quello di tutti i membri è il 3. Massimo Baldini, professore di economia all'Università di Modena e Reggio Emilia, i cui commenti sono ospitati con regolarità dal Secolo XIX, calcola che se negli ultimi 10 anni l'Italia fosse cresciuta come gli altri Paesi europei, oggi ogni famiglia avrebbe in tasca 3.000 euro in più all'anno. L'ovvia banalitàè che solo se si produce ricchezza poi è possibile distribuirla. Noi non lo stiamo facendo da troppi anni, comunque non in maniera sufficiente. Sarebbe miracoloso, visto il posto che occupiamo nelle altre classifiche dell'Ocse. Siamo ultimi nella produttività, che fra il '93 e oggi è cresciuta dello 0 - è il caso di ripetere: zero - per cento. Primi (ma solo perchéè un indice negativo) nelle percentuale di persone occupate di età compresa fra i 55 e i 64 anni: abbiamo il 33% contro il 53 medio. Siamo quelli che spendono di più per le pensioni sul totale complessivo della spesa sociale e meno per le altre forme di assistenza. Dovremmo lavorare fino a 65 anni, come succede nel resto dei Paesi sviluppati, ma il governo Prodi ha riabbassato il limite a 58 anni (altro primato), dopo che il suo predecessore Berlusconi lo aveva troppo timidamente portato a 60. Luca Ricolfi, nel suo ultimo Rapporto sul cambiamento sociale che quest'anno ha per titolo "Ostaggi dello Stato" (Guerini e Associati), calcola che i settori sanità, assistenza e istruzione sono talmente inefficienti che potrebbero costarci 45 miliardi di euro di meno a parità di prestazioni. L'istruzione è l'altro immenso buco nero, tanto nero da non essere neppure nominato in campagna elettorale, quello che impedisce al Paese di crescere almeno quanto lo sviluppo delle aziende è ostacolato da una burocrazia borbonica e da obblighi fiscali societari che scoraggiano investimenti e arrivo di capitali. Secondo l'indagine Pisa 2006, condotta dall'Ocse per valutare la literacy matematica, scientifica e in lettura degli studenti medi e liceali, ci mette regolarmente sotto la media internazionale e addirittura, nella fascia più alta dei primi due campi, la prestazione degli allievi italiani è inferiore di due terzi. Nella classifica del Times High Education Supplement, non c'è nessuna università italiana fra le migliori 100 del mondo. La prima s'incontra al 173° posto e ne abbiamo nove fra le 400 più quotate. In quella del Financial Times, che analizza i migliori 100 corsi di Master in gestione aziendale, compare solo la Bocconi al 48° posto generale e al 20° in Europa (la Spagna, per fare l'esempio che dovrebbe essere per noi meno penalizzante, ne ha 3 fra le prime 10 nella zona Ue). Abbiamo, dopo la Turchia, la quota più alta di ragazzi inattivi fra i 15 e i 19 anni: l'11% non studia né lavora. Sulla scarsa qualità del capitale umano si è polarizzato un estremo del sistema produttivo italiano. Nei settori più tradizionali, nell'edilizia e nei servizi, per stare in piedi le aziende puntano su lunghi orari di lavoro, bassi salari e evasione fiscale. Questa caratteristica è all'origine di un'altra statistica che ci vede all'ultimo posto: la percentuale degli immigrati con laurea è in Italia del 10 per cento, contro una media del 30 nei Paesi Ocse. All'altro estremo, il sistema produttivo ha invece fatto il salto di qualità, sta sul mercato globalizzato e regge la competizione internazionale. Ma sconta due fatti. Il primo è che investiamo nella ricerca e sviluppo appena l'1,1 per cento del pil, esattamente la metà della media Ocse. Il secondo è che, nelle Ue a 27, abbiamo il più basso numero di ricercatori ogni 1.000 impiegati: appena 3,4 contro una media di 6. Di fronte a un quadro tanto desolato, la giaculatoria degli ottimisti recita così: "Va bene, ma gli italiani sono un popolo che ha risorse straordinarie". È sicuramente vero. Ma perché non diventi soltanto un mantra consolatorio, quelle risorse vanno al tempo stesso liberate e incanalate all'interno di un quadro di riferimento virtuoso. Oggi non c'è. Non esisteva neppure nel '45. Allora, però, partiti opposti per idee e obiettivi si misero insieme per creare le condizioni della rinascita. Poi, nel '48, ognuno andò per la propria strada senza rimettere in discussione quello che era stato condiviso nei due anni della Costituente. Comunque vadano a finire queste elezioni, chi avrà il compito di formare il prossimo governo non può illudersi che, oggi, la situazione sia meno drammatica solo perché non viviamo in mezzo alle macerie. Lanfranco Vaccari 13/04/2008 dalla prima pagina Condizione che dopo i trent'anni perde molte delle sue gioiosità spensierate per velarsi inesorabilmente della sottile foschia della solitudine. Ha avuto la sua professionalità, ma le contingenze dell'economia l'hanno condotta allo status di precaria attempata, quel genere di precario che non ha "tutta una vita davanti" per ascendere ad altro e più eccitante ruolo, ma una fissità allarmante e angosciante. Ha senso prospettarsi una vita a venire su queste deprimevoli premesse? Ha senso la rassegnazione quando si è vissuta una parte significativa della propria esistenza nello sforzo positivo e promettente di promuoverla affettivamente e professionalmente? Ovviamente no, sarebbe come cessare di vivere. Del resto M.B. oggi andrà a votare - sempre che lo faccia, questo particolare ormai non più saliente non lo specifica nella lettera - e sa che nessuno tra quelli che saranno eletti ha una buona idea per quanto riguarda la sua condizione, a meno che non ci sia da cavarsela con una battuta. È assai probabile, anzi, che l'esistenza di M.B., e di qualche altro centinaio di migliaia di sue colleghe e colleghi, sia del tutto trasparente agli occhi dei futuri governanti, così come trasparente è stata agli occhi dei passati. Può ragionevolmente aspettarsi qualcosa? Io, lei, e chiunque abbia un po' di buon senso, sa che no. Allora piena di buon senso, e di dolce dignità, ecco una proposta di matrimonio. E l'amore, dov'è l'amore? Da qualche parte a sonnecchiare, a riprendersi dalle sconfitte, a evitare di fare nuovi danni. E poi magari verrà, chissà; a un certo punto della vita ha anche lui bisogno di un aiutino. E così mi ricordo della mia vecchia prozia Assunta, che un giorno mi fece la seguente, semplice lezione, a me che ho dedicato un bel po'di energie alla ricerca del vero, unico, assoluto amore. Vedi, mi disse, da ragazza ho avuto tre spasimanti, ma io non ho sposato il più bello, e nemmeno quello di cui ero più innamorata: ho preso quello che mi sembrava potesse farmi vivere meglio. E dopo sessant'anni so che ho fatto bene. Molti milioni di matrimoni di questa natura si sono celebrati e hanno resistito egregiamente al tempo e agli affanni nel corso delle passate generazioni. Solo da un paio di generazioni abbiamo deciso di scegliere diversamente, godendo di privilegi e di libertà - economiche e intellettuali - mai prima conosciute. Quei privilegi e quelle libertà vanno declinando, forse è arrivato il momento di riconsiderare il vecchio, saggio principio del matrimonio come tutela, e mettersi in cerca di un buon riparo. A suo tempo lo consigliavano anche i confessori, potrebbero tornare a promuoverlo. Sia tra le donne che tra gli uomini, visto che la precarietà non è sessista, non abbastanza. Purtroppo devo declinare l'offerta della signora M.B.. Saggiamente non ha puntato troppo in alto, ma sventuratamente ha scelto un soggetto di cui è conclamata la totale inettitudine alla vita di coppia. maurizio maggiani 13/04/2008.

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Il dopo-voto è la vera preoccupazione (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia di Cremona, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Edizione di Domenica 13 aprile 2008 Benvenuto P.Review srl Il dopo-voto è la vera preoccupazione IL PUNTO di Enrico Pirondini Ci siamo. Tra oggi e domani (fino alle ore 15) circa 40 milioni di italiani si recheranno alle urne per 'voltare pagina' e dare una scossa ad un sistema socio-economico che si è fermato relegandoci al ruolo di maglia nera d'Europa. Anni di cicale impazzite, di cattivi maestri, di falsi buonismi, di ideologismi logori, di valori trascurati, ci hanno spinto in coda ai trenta Paesi industrializzati. Dopo la Polonia siamo, ad esempio, il Paese che ha più giovani a spasso, inattivi. Siamo ultimi per produttività del lavoro e crescita del Pil. Ed impera una mentalità vecchia, tira indrèe, cinquecentesca, complottarda, cupa. Ha scritto l'altro giorno l'autorevole quotidiano spagnolo El Pais che l'Italia è diventata il paese 'mas cabreado de Europa'. Cioè il più arrabbiato (per usare un eufemismo). Prendete quest'ultima campagna elettorale, soporifera, noiosa, ripetitiva. Al traguardo, come accade nei Paesi che si rispettino, c'è sempre il confronto conclusivo tra i due maggiori candidati: la Merkel lo ha fatto con Schroeder in Germania (2005), Tony Blair con Howard (2005), Sarkozy con Segolene Royal l'anno scorso. Hanno 'duellato' all'altro capo del mondo, in Australia, John Howard e Kevin Rudd e in Brasile Luiz Inàcio Lula con Geraldo Alckmin. Persino in Serbia, quest'anno, Boris Tadic si è misurato con Tomislav Nikolic per non parlare del riconfermato Zapatero con Mariano Rajoy. Da noi no. Da noi Veltroni e Berlusconi si sono confrontati 'separatamente', manco avessero la lebbra. Prima il comizietto di Uòlter, poi quello del Cavaliere. Due monologhi senza contraddittorio, esempio evidente di un Paese avvitato in una legge elettorale che mortifica i principi di una moderna democrazia. Ha ragione Aldo Grasso: "Ci siamo dovuti accontentare di simulacri di dibattito che promettono solo simulacri di governo". Siamo assurdi. Ora, più che l'esito di queste urne, ci preoccupa naturalmente il dopo. Perché se questi sono i 'cervelli' che passa il convento, che speranze abbiamo? Il Paese, per ripartire, ha bisogno di una spinta forte; ha bisogno di dialogo, di patto sociale, di riferimenti certi. Ha bisogno di ritrovare fiducia, ottimismo, una scuola di valori. Sul tappeto abbiamo urgenze vitali per il nostro futuro: abbiamo salari arretrati (36 contratti nazionali scaduti) ed un costo della vita 'impazzito'; abbiamo una pressione fiscale troppo alta ed è indispensabile portarla sotto il 40% del Pil. Abbiamo pensioni inadeguate, una burocrazia elefantiaca, decine di enti inutili, una spesa pubblica che va messa sotto controllo come ha fatto Gordon Brown in Gran Bretagna. Voglio dire: se, davvero, non tagliamo gli sprechi e i costi della Politica, non si andrà da nessuna parte. Abbiamo bisogno di nomine trasparenti, basate sulle competenze, non sulle clientele. Dobbiamo eliminare il precariato ed agganciare i salari alla produttività. Dovremo affrontare temi caldi come sicurezza, ambiente, energia, infrastrutture. Sennò continueremo a regredire. Rischiamo di diventare il Paese dei gamberi. Occhio!l.

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Brevi, schede e richiami 1 (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Non voto, ma è colpa |della burocrazia Vittorio Schirru Monza Scrivo per denunciare quella che a me è sembrata una gravissima violazione del fondamentale diritto, costituzionalmente tutelato, di voto. Riassumendo: ho cambiato residenza da Roma a Monza (Milano) per motivi lavorativi nel dicembre 2007. Ad oggi risulto iscritto nelle liste anagrafiche del Comune di Monza, ma non in quelle elettorali in quanto tali liste sono aggiornate due volte all'anno, e l'ultima volta è stato febbraio 2007. Alla mia richiesta del certificato elettorale mi è stato detto di andare a Roma. Dunque, il risultato che una persona residente in un Comune, la cui residenza è confermata dal Comune stesso, non può votare in quella città a causa di una vecchia legge del 1967. Un vero fallimento nel garantire un diritto fondamentale, soprattutto se si considera che deriva, nonostante si viva nel 2008 con la tecnologia alle stelle, dalla mancanza di comunicazione tra due uffici nello stesso palazzo. Manifesti e battute alla Fred Buscaglione Tina Lepri tina. lepri@alice. it "Mammifero modello 103", cantava con ironia il bravo Fred Buscaglione per le sue "Bambole" che gli cadevano ai piedi dopo averlo "atterrato" con le leggendarie "sventole". In questa campagna elettorale, dove come si sa sono tra le meno rappresentate al mondo, le donne in bocca ai "concorrenti" sono state rivisitate in uno squallido crescendo che va da: "brave a fare la crostata", al tifo bavoso per l'ambita "posizione orizzontale". A campagna avviata ecco la "novità": "Più belle quelle di destra"! Televisione pubblica e private hanno diffuso al notizia decisiva. Non ci eravamo ancora riprese che le unghie laccate si sono affilate. Ci voleva una "donna", elegantissima e candidata, per spiattellarlo con foga: "A quello io non l'ho data!". Una rivale scettica l'ha guardata naturalmente "in cagnesco". La "bambola" indignata è stata subito affiancata da un'altra aspirante che ha appeso il suo "di dietro", solo quello, gigantesco e ultimativo, sui muri di Roma. Armi letali o Potere a luci rosse? No grazie. Volo in Sicilia in ricordo delle vittime della mafia Francesco Rusotto rusotto. francesco@virgilio. it Sono un insegnante precario siciliano di 48 anni. Ho famiglia e due figli. Insegno adesso in provincia di Torino e le mie peregrinazioni per tutta Italia sono oramai comuni a tutti i precari della scuola. La mia famiglia rimane domiciliata a 1.400 km. lontana da me e i costi vivi (molto vivi) mi opprimono. Anche se nauseato da una politica cieca e cinica, che ritiene noi italiani ancora facilmente abbindolabili con promesse da marinaio, se non peggio, oggi prenderò un aereo per recarmi presso il mio comune di residenza in Sicilia, che ovviamente avrà i suoi costi, per votare contro chi parla di mafia senza amore per quegli italiani che l'hanno lottata fino a morirne. Noi precari avversati lo saremo forse per sempre. Ma non voglio arrendermi ad un destino che vorrebbero farci credere ineluttabile. Dalla carta al digitale una via giusta ma lunga Isabella Orefice Pres. Ass. Archivistica Italiana Giovedì sera, nella trasmissione Porta a porta l'on. Berlusconi ha dichiarato che, in caso di vittoria elettorale, il suo governo, nel solo primo anno, risparmierebbe ben 20 miliardi di euro con la digitalizzazione della documentazione amministrativa e della sua archiviazione. La conversione dal cartaceo al digitale può ben presto realizzare benefici, pur inferiori a quella astronomica cifra, come sta già avvenendo in molti casi, ma il processo non è così rapido, poiché comporta investimenti (attrezzature, cablaggio, formazione) e costi di gestione (manutenzione e rinnovo dei sistemi) anche ingenti. E i benefici si riferiscono non tanto ai risparmi sulla gestione, quanto al miglioramento di qualità dei servizi resi. Vi sono però due ostacoli: la disorganicità di interventi volti più a "eliminare" la carta che a semplificare le procedure e soprattutto la mancanza di valide garanzie di conservazione del documento digitale nel tempo. Ciò implica soluzioni complesse e uno specifico impegno organizzativo che nel nostro Paese non è ancora nemmeno stato preso in considerazione.

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Il vangelo secondo gli zingari - fabrizio ravelli (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Cultura Il Vangelo secondo gli zingari Preti di frontiera l'attualità Dorme in una roulotte, si lava all'aperto, battaglia con sindaci e prefetti per proteggere dalle ruspe gli abitanti dei campi nomadi. Don Mario Riboldi ha settantanove anni e da cinquantacinque, dice, si è "messo in cammino" insieme ai rom. Dopo l'appello alla tolleranza dell'arcivescovo di Milano, siamo andati a trovarlo tra la sua gente Comprensione e simpatia Vorrei accennare alle persone che sono considerate marginali nella società Al riguardo sento di potere e dovere chiedere alle autorità che abbiano maggiore comprensione e vorrei dire, penso di non esagerare, maggiore simpatia FABRIZIO RAVELLI UDINE se questo è un prete. Qualcuno potrebbe anche chiederselo. Porta un cappello nero che si calca in testa fin da quando si alza dal letto, per uscire dalla roulotte e lavarsi all'aperto. Anche oggi che piove, qui nel piccolo campo di Pozzuolo dove è "in visita, a trovare gli amici". Ha due baffetti bianchi sottili alla Clark Gable, e le sopracciglia cespugliose fanno ombra agli occhi scaltri. "Cosa volete farmi dire? Perché io sono più furbo di voi, e dico quello che voglio". Voi giornalisti, ma anche voi gagi, voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case. Don Mario Riboldi ha quasi settantanove anni - magro come un violinista gitano, vigoroso come un domatore di cavalli - ed era un ragazzo di Biassono quando entrò in seminario. Si fece prete, e ancora mancava qualcosa alla sua vita: "Ero appena prete, vicino a Magenta, quando ho visto questo gruppo di sinti. E ho pensato: chi porta il Vangelo a questa gente? Ed eccomi qui, dopo cinquantacinque anni". E quindi, "sarei anche brianzolo, ma faccio il nomade con gli zingari". Da quando si fece zingaro, prete-zingaro: "Da quando mi sono messo in cammino". Ci sono molti preti in Italia che si occupano di zingari, "gli ultimi degli ultimi", che hanno imparato a conoscerli nel bene e nel male. Che ci sono sempre quando le ruspe spianano baracche, e bisogna trovare un letto per donne e bambini. Che battagliano con sindaci e prefetti. Che trattano con scuole e ospedali. Che si prendono gli insulti dei gagi, perché gli zingari nessuno li vuole. Ma ci sono poi pochi preti, in Italia, e nessuno in altri paesi d'Europa, che si fanno zingari. Nel senso che vanno a vivere fra loro, con loro. Che dormono nelle roulotte o nelle baracche. Che sanno chi nasce e chi muore, chi va in galera e chi si innamora, chi trova lavoro e chi si ammala. Don Mario sono cinquantacinque anni che fa questa vita. Casa sua è il campo rom di Brugherio, uno spiazzo di ghiaia sotto la tangenziale. Ma è sempre "in cammino", conosce tutti e tutti lo conoscono nel mondo dei gitani d'Italia. Adesso è qui, nel piccolo campo alle porte di Udine, con il suo allievo-scudiero don Massimo Mostioli, un ragazzone pavese con gli occhi azzurrissimi e i piedi scalzi nei sandali, che lo accompagna e intanto studia la lingua degli zingari. Domani saranno di nuovo per strada, verso la Spagna. Dentro al vecchio camper don Massimo fa il caffè. E don Mario fa il conto di quanti sono i preti-zingari come loro in Italia. Non ci vuole molto, sono sette. "A Verona don Francesco Cipriani, e a Bologna frate Flavio, un cappuccino. A Pisa c'è Agostino Rota Martir, un saveriano che vive con dei korakhané bosniaci, musulmani. Qui a Udine don Federico Schiavon. C'era don Renato Rosso, che venne con me in Friuli nel '72 e adesso è in Bangladesh, con i nomadi che lì sono decine di milioni. Poi ci sono le Piccole Sorelle di Gesù che stanno a Crotone, e le Luigine a Torino, due sorelle suore". E anche due sacerdoti rom: don Osvaldo Morelli che è viceparroco a Nocelleto di Carinola, provincia di Caserta, e frate Pasquale Barbetta. Ma loro non vivono nei campi nomadi, per ora almeno. Dietro di loro c'è un settore organizzato della Chiesa, l'UNPReS (Unione nazionale pastorale rom e sinti), ci sono pubblicazioni e convegni, c'è l'arcivescovo Agostino Marchetto segretario del Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti. Ma non si viene mandati o comandati a vivere da zingari, quella è una scelta personale. Che deve essere autorizzata dal vescovo. Quello che diede il permesso a don Mario si chiamava Giovanbattista Montini, e oltre a essere un amico di gioventù era arcivescovo di Milano, la diocesi più grande: "Poi lui venne fatto Papa, e io dovetti lottare con il suo successore Colombo per poter continuare", racconta. Don Mario è abbastanza vecchio da poter chiamare "gran bravo ragazzo" l'attuale arcivescovo Dionigi Tettamanzi, e da aver rifiutato un posto in Vaticano: "Non potrei vivere dietro una scrivania". E poi si sente davvero zingaro, nel cuore e non solo nei panni. Ride, beffardo: "Io non ho mai lavorato, ho sempre fatto lo zingaro libero". Si mettono in cammino per evangelizzare, questi preti-zingari. Ma non è il conto delle conversioni, o delle vocazioni, a pesare. Il loro mestiere è mettersi dalla parte di quella gente ai margini, di quella strana gente odiata e malvista e malsopportata, e condividerne l'esistenza. Strada facendo capiscono molte cose, da alcune sono affascinati: "Il nomadismo è una grande ricchezza, che però l'attuale civiltà cerca di eliminare, per tenere tutto sotto controllo". Se la gente cosiddetta normale diffida degli zingari, loro hanno imparato a diffidare della gente. Don Mario lo dice così: "Qualsiasi cosa pensi l'opinione pubblica degli zingari, a me interessa poco. A me interessano loro, i gitani". Dove vive, nel campo di Brugherio, dice messa in una roulotte, e in un'altra abita. Per l'acqua c'è la fontanella, e per scaldarsi una stufetta. Nella grande città ha messo piede di recente per portare i "suoi" zingari a pregare in Sant'Ambrogio. Ma erano anni che non ci entrava: "Mi ricordo di quando, un diciott'anni fa, stavo a Baggio con una famiglia che non voleva entrare nel campo autorizzato. Dicevano: non vogliamo che i nostri bambini diventino ladri. Beh, gli fecero una multa di ottocentomila lire. E io da allora a Milano non ci vado. Me ne sto nei campi, o in giro". Ha conosciuto tutti, e quando arriva lui è una festa affettuosa. "Questi zingari sloveni li ho conosciuti a Linate nel '56. Coi bosniaci ero accampato, e insegnavo a leggere il Corano. Qualcuno s'era convinto che mi fossi fatto musulmano". Il suo mestiere è evangelizzare. "Quando predico, prendo in mano la Bibbia e leggiamo. Io imparo qualcosa, loro imparano qualcosa, e con la parola di Dio cerchiamo di camminare su questa strada". Non è problema di credere o non credere: "La loro vera povertà, per me, è che non conoscono il Dio in cui credono". Ma c'è più cristianesimo nella vita zingara, dice don Mario, che in quella dei gagi: "A Milano la media dei figli per ogni donna è meno di uno. E allora dove va a finire il cristianesimo? Negli zingari c'è un senso di naturalezza della vita, e questo è cristiano. Dicono: come Dio vuole. Il milanese anche cristiano pensa spesso solo al lavoro, a come avere di più, a come arricchire. Ogni zingaro è libero, e il camminare insieme sta nella sua cultura". Lui sta con loro, e cammina con loro. Nemmeno si sente di dover fare da ponte fra due mondi, o quel che adesso si dice mediatore culturale: "Io quello non lo so fare, non so fare due mestieri. Io mi sono chiuso fra di loro. Don Mario è uno zingaro in più". Rimpiange di non stare più in giro come una volta. Dice: "Mi sono fatto troppo prete, da quando vado a caccia di religiosi zingari". Gran parte del suo lavoro di questi anni è rintracciare vocazioni e santità nella storia zingara, che non ha tradizioni scritte. Ha raccolto documenti sul primo santo zingaro, Zeffirino. Si chiamava Ceferino Jiménez Malla, detto "El Pelé", era uno zingaro spagnolo commerciante di cavalli: "Era un uomo molto buono, e questo l'ha rovinato. Prese le difese di un prete, e morì con lui per la sua bontà". Fucilato il 9 agosto del 1936. Ora sta scrivendo la vita di Emilia Fernandez Rodriguez, zingara in via di beatificazione. Raccoglie documenti sul primo prete degli zingari in Italia: "Del 1500, un salernitano detto "il litterato", sacerdote a Roma". O su Karl Jaja Sattler, predicatore rom morto ad Auschwitz, che tradusse il Vangelo di Giovanni in lingua gitana. Don Mario, storico della religiosità zingara, "questo popolo di furbi, costretti dalla necessità a dire e non dire. Non mentiva forse anche Abramo, per salvarsi?". Più che emarginati, dice, "marginali". Ladri? "A volte, e a volte no. I gagi mi chiedono: perché non gli dici di non rubare? Già, perché rubano a voi. Con la maggioranza che agli zingari dice: noi siamo noi, e voi non siete niente. Si vive, si sbaglia, si pecca. è l'umanità. E il rom dovrà farsi da sé, come ci riesce. Diamoci da fare noi. Noi zingari". E a pochi chilometri da qui, dal campo di Pozzuolo dov'è di passaggio don Mario, c'è un altro dei preti-zingari. Federico Schiavon, un salesiano cinquantenne che da sette anni vive al Villaggio Metallico di Udine, il campo di via dei Sei Busi: "Lo chiamano Villaggio Metallico perché c'erano le baracche di metallo costruite dagli inglesi alla fine dell'ultima guerra. Una di quelle rimaste la uso come chiesa". Ci vivono centocinquanta zingari, e sono settecento in tutta la provincia. Gli sloveni sono discendenti di quelli liberati dal campo di concentramento fascista di Gonars, qui vicino. Poi arrivarono molti croati. Don Federico dice che la sua scelta di vivere con loro è stata, in qualche modo, inevitabile: "Frequentavo il campo, ma mi sono reso conto che venire qui di tanto in tanto significava arrivare come padrone e non come ospite. Ho avuto il permesso del vescovo. E poi ho chiesto anche a loro il permesso di vivere nel campo. Mi sono trovato una roulotte". Da sette anni, ogni mattina si sveglia lì. Lavarsi, pulire, pregare, organizzare la giornata: "All'inizio mi cucinavo da solo. Poi hanno cominciato a venire, a portarmi qualcosa, a invitarmi a mangiare con loro". La sua vita è immersa in quella del campo: "Preghi un salmo, e le antifone sono i rumori dei bambini che giocano, le donne che ridono, il marito che torna ubriaco". Primo, condividere, "e se ne esce un discorso religioso bene, se no è lo stesso". Come don Mario, anche don Federico comincia a prendere la vita dal senso zingaro: "Ognuno si porta dietro la sua storia, però vivendo con loro qualcosa cambia. Impari a non essere schiavo del tempo, ad apprezzare la libertà dei rapporti. La mia formazione era fatta di impegni, progetti, tempi segnati. Arrivo lì, e tutto mi viene buttato in aria. Fai fatica, ma vedi anche che il nuovo modo ti serve. è la vita la cosa più importante". Dentro una famiglia: "Qui non sei il prete che deve ricevere rispetto in quanto prete. Sei un uomo come gli altri, e il rispetto te lo devi guadagnare. Condividi le cose belle e quelle meno belle. Le nascite, le morti, le feste quando uno esce dalla galera. Nessuno, da fuori, pensa mai che in campo c'è chi piange o ride, chi si innamora o sogna. Se sto via pochi giorni, quando torno devo recuperare, e farmi raccontare quello che è successo. Sono uno di famiglia: è stata una scommessa per me, ma lo è stata anche per loro". Per lui, è stata una scommessa anche tenere relazioni con quelli di fuori: "Provo a fare da ponte fra gli zingari e la gente friulana. Con le cose pratiche: il lavoro, le visite mediche, la burocrazia. E contro i pregiudizi". Finisce sempre così: "Che i friulani mi dicono: abbiamo capito, tu sei uno a posto. Ma loro no". Lui che vede "la fotografia dall'interno": "Si colgono tante cose. Molti del campo lavorano regolarmente, anche se partono sempre svantaggiati fin da quando dicono il proprio cognome. Si parla solo degli zingari che rubano. Rubano anche dei friulani, ma nessuno dice che i friulani rubano". O gli zingari che rapiscono i bambini: "Me lo dicevano quando ero piccolo, a San Donà di Piave. Ho visto una ricerca: non c'è un solo caso negli archivi delle questure d'Italia". Anche gli zingari dicono che i gagi portano via i bambini: "Quando si pensa che non abbiano condizioni igieniche adeguate. Ma senza aiutare le famiglie a migliorare". Cose che un prete-zingaro capisce: "E a volte mi prende la rabbia, a vedere come gli zingari sono trattati. Sa, una volta nessuno dei nostri vecchi avrebbe rubato al supermercato. E adesso, invece". Cose che don Federico comincia a pensare vivendo da zingaro, "adesso che è come se fossi di loro proprietà".

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Ranalli: troppi vincoli uccidono lo sviluppo (sezione: Burocrazia)

( da "Centro, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Porto. Giungla di adempimenti per i dragaggi Ranalli: troppi vincoli uccidono lo sviluppo Per l'esponente di Confindustria è difficile competere sui mercati con l'apertura alle piazze asiatiche ORTONA. "Senza un piano regolatore aggiornato e dragaggi sistematici, questo scalo non potrà mai competere con i mercati internazionali". La fotografia del porto è di Giuseppe Ranalli. Centrata sul confronto inevitabile con altri contesti, tutti segnalati in crescita dopo l'apertura dei grandi corridoi sul reticolo dell'Europa per il boom dei traffici globali seguiti all'apertura dei mercati asiatici. Cina e India in testa. "Che avanzano a ritmo sostenuto, un nuovo porto all'anno", premette, "liberi come sono dall'oppressione di quei vincoli ambientali che da noi fanno cortocircuito con i partiti del "no" contro le infrastrutture dello sviluppo". Al vertice dei giovani imprenditori di Confindustria provinciale e saldamente alla guida dell'Apla, associazione porti e logistica abruzzese, Ranalli fa presente che "il porto va verso un collo di bottiglia in cui si stipano la burocrazia tipica del sistema Italia e sovrapposizioni di competenze tra Regione, Comune e consorzio di sviluppo industriale". Sullo sfondo di una certezza poco confortante, l'essere fuori dai corridoi continentali 5, 8 e 10 che incrociano l'Italia lasciando fuori Ortona e l'Abruzzo, che dovranno rassegnarsi a ruoli di rincalzo nonostante l'alleanza strategica con il porto croato di Ploce e quello montenegrino di Bar. Ciononostante, Ortona è in piena corsa verso il virtuale raddoppio del porto con i lavori di prolungamento al molo nord, oltre 16 milioni già finanziati dallo Stato e una cifra maggiore in arrivo per il completamento. "Con gli accordi di programma-quadro, grazie allo straordinario lavoro svolto dalla politica, abbiamo ottenuto il massimo", è il parere di Ranalli, "anche se il flusso dei finanziamenti di cui beneficiano i porti sotto l'ombrello di una authority portuale, gli scali maggiori, è più consistente e soprattutto gestito da macchine locali più articolate, capaci di progettare, acquisire fondi e spenderli in efficienza". Una visita al porto conferma il realismo di Ranalli. "Le banchine Nord nuova, Martello e Riva", osserva, "hanno bisogno di manutenzione ordinaria sistematica, e appare assolutamente prioritario recuperare nuovi piazzali per il deposito delle merci, stante anche la trasformazione del traffico e la necessità assoluta, quale porto commerciale, di utilizzare le banchine per lo stoccaggio delle merci e la logistica distributiva. Il dragaggio dei fondali, poi", spiega, "è sottoposto a lungaggini procedurali insostenibili, con una giungla di adempimenti e permessi, specialmente per lo stoccaggio a mare". Difatti, il pescaggio massimo nello specchio d'acqua è 6,70 metri nella sola banchina Nord nuova, spesso congestionata, mentre le altre possono ospitare navi con un pescaggio massimo di 5,70 metri, pochi per poter pianificare una crescita e garantire la competitività rispetto a Bari e Ancona. Il rischio è l'accentuarsi di quella forbice che collocherebbe Ortona tra i porti afflitti da nanismo strutturale, posizione poco felice se l'obiettivo è l'alternativa a Ancona e Bari nei traffici tra Tirreno e Adriatico sulle direttrici europee. "Molte aziende si vedono costrette a sbarcare merci in porti di altre regioni", annota Ranalli, "e soffriamo ancora l'assenza di una stazione marittima e delle sedi per polizia, guardia di finanza e dogana. In questo contesto, fortunatamente, abbiamo la Capitaneria, organo di suprema garanzia delle attività portuali e della sicurezza che con il comandate Famà rappresenta un imprescindibile attore per la soluzione delle diverse ploblematiche". Francesco Blasi.

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Centraline anti-smog senza elettricità - mitia chiarin (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Venezia, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Stop al piano di trasloco della rete di rilevamento. L'azienda: "Interveniamo" Centraline anti-smog senza elettricità Mancano gli allacciamenti, il direttore di Arpav chiama in causa l'Enel Ennesimo ritardo per il progetto concordato con Comune e comitati MITIA CHIARIN Centraline anti-smog, il piano da 1 milione di euro di Arpav per lo spostamento degli impianti di rilevamento della qualità dell'aria è stoppato dall'assenza della corrente elettrica. Dopo le lungaggini per ottenere i permessi di edificazione da parte del Comune, ora arriva un'altro intoppo: la mancata attivazione della rete elettrica di alimentazione delle nuove centraline. E dall'Agenzia dell'Ambiente di Mestre stavolta sono partite le raccomandate. "Così si rischia di interrompere un pubblico servizio". Tempi lunghi per gli allacciamenti alla rete elettrica. A farne le spese è l'Arpav, l'agenzia provinciale per l'Ambiente. La raccomandata. Il direttore Renzo Biancotto nei giorni scorsi ha inviato ad Enel Distribuzione una lettera via raccomandata in cui segnala, dopo vari solleciti telefonici andati a vuoto, che il progetto per lo spostamento di 5 degli impianti di rilevazione dell'aria tra Mestre e Marghera non può partire, visto che la società non ha provveduto finora ad effettuare gli allacciamenti alla rete elettrica che sono fondamentali per far funzionare gli impianti delle centraline di rilevamento dell'aria della città. Piano atteso. Del progetto di spostamento delle centraline di controllo dello smog si parla da quasi tre anni a Mestre, dopo un confronto che ha coinvolto anche Comune, Municipalità e comitati cittadini. Tutto è pronto, manca solo l'energia elettrica. Il trasloco. Resta al suo posto per ora solo la centralina di via Circonvallazione (il trasloco in via Da Verrazzano è stato rinviato in attesa degli interventi sulla viabilità verso via Fradeletto). Devono spostarsi invece la centralina di background urbano di via Bottenigo a Marghera, destinata alla Municipalità di Favaro; la centralina di rilevazione del Pm10 del parco di Bissuola (che si sposta di qualche metro) mentre quella di Corso del Popolo (che misura gli inquinanti come il benzene) è stata ricollocata in via Tagliamento alla Gazzera alla fine dello scorso anno. E' l'unica ad aver avuto una procedura di attivazione, tutto sommato semplice, spiegano all'Arpav. Un'altra centralina del centro cittadino, quella di via Antonio Da Mestre attende di esser riaccesa a Marghera in via Beccaria, davanti all'asilo nido di via Scarsellini. Deve spostarsi infine l'impianto di Malcontenta, che da via Moranzani va in via Malcontenta, vicino all'hotel Palladio. Un progetto da oltre un milione di euro, questo, rallentato finora più volte dalla burocrazia. Troppi intoppi. Prima c'è stata la lunga trafila in Comune per il rilascio dei permessi a costruire visto che le nuove postazione erano assogettate al Regolamento edilizio. Ora altri ritardi, segnala Biancotto nella raccomandata ad Enel Distribuzione con cui sollecita la fornitura di energia elettrica in particolare per gli impianti fissi di Marghera (via Beccaria), Malcontenta e Bissuola e anche per la nuova centralina di Mira. I preventivi di spesa pattuiti con la società erano già stati approvati, ma non sono partiti i lavori di allacciamento. Biancotto protesta. "Questa insolvenza - segnala il direttore dell'Arpav - ritarda l'attività programmata dall'Agenzia. E' una situazione paragonabile ad una interruzione di pubblico servizio". Dall'Arpav spiegano che in un caso la richiesta di attivazione della rete elettrica è datata ottobre 2007, sono passati quindi sei mesi e l'allacciamento non è stato effettuato nonostante la sottoscrizione di contratti e pagamenti anticipati delle spese. "Insomma - taglia corto Biancotto - non posso nascondere che ci troviamo in una situazione di grave difficoltà. In passato con Enel non abbiamo mai avuto difficoltà, in 45 giorni la pratica era conclusa. Di recente invece le cose si sono complicate". La replica di Enel. Abbiamo contattato Enel Distribuzione per capire quali problemi impedissero gli allacciamenti richiesti da Arpav e ci è stato garantito che la situazione a breve sarà risolta. Dall'ufficio stampa ci hanno spiegato infatti che "i lavori sono già stati appaltati e che per la prossima settimana saranno eseguiti".

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Cancian (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Venezia, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Altre CANCIAN Diego Cancian. 50 anni, artigiano, è tra i creatori del Progetto Nord Est assieme a Giorgio Panto. Consigliere regionale del Pne, è stato sensibile alle istanze del settore artigianale e imprenditoriale, in prima linea anche nella lotta alla burocrazia che opprime le classi più deboli. Corre da solo.

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E durante lo spoglio riccardo sarà a bruxelles (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Regione E durante lo spoglio Riccardo sarà a Bruxelles Ieri giretto in moto e salto in azienda. Presto al seggio, poi in gita con la moglie Rossana QUI TRIESTE UDINE. Primo giorno di riposo per il governatore del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, candidato di Intesa democratica alla presidenza della Regione dopo la lunga campagna elettorale che lo vede sfidare il deputato di Fi Renzo Tondo. Il leader di Intesa democratica si è concesso una passeggiata in mattinata ed è andato a prendere i giornali a piedi, sotto la pioggia. Illy si è affacciato in Regione, poi si è trasferito in azienda, alla Illy caffèm, dove il presidente mancava da circa due settimane, impegnato nei tour elettorali che lo hanno visto in questi giorni completare la visita nei 219 comuni della regionale. In azienda Illy ha finito di leggere la posta non urgente, poi si è distratto con un giretto in moto, visto che anche la sua due ruote Bmw non veniva usata da una quindicina di giorni. In tarda mattinata, il candidato di Intesa ha letto i giornali e, dopo un mese e mezzo, ha mangiato a casa con la moglie Rossana per poi concedersi un pomeriggio di tutto riposo. E se nel 2003 aveva scelto la barca a vela, le elezioni anticipate per la decisione presa proprio da Illy di fare l'election day con le politiche hanno reso impossibile, per il maltempo e la stagione non ancora estiva, replicare anche quest'anno. Per oggi il leader di Id ha in programma una sveglia di buon mattino. Voterà verso le 9 per poi accompagnare sua moglie a fare una presentazione. Nel pomeriggio invece è in programma una gita fuori città, con meta da definire all'ultimo minuto, perché dipenderà dalle condizioni atmosferiche. Il governatore sarà invece all'estero durante lo spoglio delle schede di martedì pomeriggio. Per la precisione il presidente della Regione sarà a Bruxelles, dove parteciperà alla riunione dell'high level group sulla riduzione della burocrazia, di cui fa parte, unico italiano. E se lo spoglio non è una materia che appassioni il presidente, il quale da sempre preferisce sentire il risultato finale, stavolta l'attesa durerà almeno fino alle 20 quando è previsto l'atterraggio del volo di ritorno. A seguire invece lo scrutinio ora dopo ora ci sarà lo staff del leader di Intesa.

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Due tappe per cambiare (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Venezia, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Altre DUE TAPPE PER CAMBIARE SEGUE DALLA PRIMA Come ha ieri argomentato da par suo Massimo Cacciari, nella lucida intervista data a Alberto Vitucci per il nostro giornale, in caso di pareggio non esiste altra ragionevole prospettiva che un governo di larghe intese. Ma questa ipotesi appartiene a una fattispecie precisa: il pareggio, appunto. La riflessione che propongo, invece, tiene conto della possibilità che emerga un vincitore. In questo caso, anche in presenza di maggioranze ridotte, non sono affatto persuaso che sia indispensabile un governissimo, o una "grande coalizione" alla tedesca. E' possibile, e per certi versi anche meglio, che a governare sia da solo il vincitore. Ma il vincitore non deve pretendere, come destra e sinistra hanno fatto da tre lustri a oggi, di umiliare la parte avversa, ogni volta azzerando il processo di rinnovamento dello Stato bene o male avviate dall'avversario. Chi vince e chi perde, nel perseguire il supremo bene collettivo, possono definire insieme un'agenda di priorità appunto sul piano delle riforme dello Stato. Possono mettere da parte i loro calcoli di bassa bottega, personalismi e arrivismi, veti vetiincrociati che ci tengono nelle sabbie mobili da Tangentopoli in poi. L'Italia ha bisogno urgentissimo, come l'acqua per il viandante nel deserto, di un patto politico e sociale che configuri un nuovo orizzonte di speranza. Siamo il paese più immobile, stanco e depresso dell'Occidente: spetta a chi chiede di tenere il timone la responsabilità di restituire all'Italia fiducia in sé stessa, un destino coerente con la sua storia, progetti in grado di rilanciare l'economia e, in senso più lato, la coesione sociale. Lo stato generale del Paese e il suo ruolo nella competizione internazionale, gli ostacoli alla sviluppo dell'economia, il disastro demografico, le chance di lavoro per i giovani, le possibilità di ascesa nella scala sociale per le nuove generazioni, la produttività del lavoro, i patologici ritardi sul versante della ricerca: sono tutti temi - e tanti altri ve ne sono - che chiamano le forze politiche a ragionare fuori da logiche di convenienza, a guardare al bene generale, a rinsaldare le fila per tentare un rilancio. In una parola, potremmo dire che le riforme sono più che mai indispensabili e urgenti, se lor signori del Palazzo vogliono davvero contrastare il declino in atto. Per quanto attiene al Veneto, il tema del federalismo in particolare è assolutamente impellente. La richiesta di autonomia, di maggiore efficienza nella spesa pubblica, di una burocrazia meno ottusa e lontana trova larga condivisione dichiarata nel Pd come nel Pdl. La prossima legislatura è il terreno concreto sul quale le parole possono divenire altro da puri proclami. Sono numerosi gli indizi che fanno pensare a una forte affermazione della Lega, portatore - tra le sue poche parole d'ordine - del federalismo appunto. Ma la "questione settentrionale" non può essere il cavallo di battaglia del solo Bossi, occorre che su questo terreno il Pd ingaggi una competizione che spinga al rinnovamento il Paese. Se la "questione settentrionale" fosse lasciata a marcire, ne deriverebbe la caduta in verticale della credibilità del partito democratico al Nord. E l'elettorato se ne ricorderebbe, tra due anni o poco più avanti. Paolo Possamai.

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Elba, bus elettrici mai usati e abbandonati (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Un altro maxi-spreco dopo la barca dei detenuti Elba, bus elettrici mai usati e abbandonati PORTOFERRAIO. Pochi giorni fa emerse il caso del battello dei carcerati ridotto ad un rottame. L'imbarcazione, che il ministero dell'Ambiente aveva donato al Parco nazionale, doveva essere destinata alla rieducazione dei detenuti che si sarebbero dovuti impegnare nel campo ambientale. Adesso, sempre all'Elba, si scoprono dei veicoli parcheggiati ormai da un anno in un piazzale della ex caserma della guardia di finanza. Due minibus di proprietà del ministero dell'Ambiente, che hanno operato nelle aree protette della Campania, poi sono stati dirottati sull'isola per potenziare i mezzi del Parco nazionale che poi doveva passarli ai Comuni. Una trafila bloccata da una semplice questione di burocrazia, cioè la mancanza di un passaggio di proprietà. Sono due Pollicino Iveco a trazione elettrica. Hanno fatto servizio sul Parco nazionale del Vesuvio, poi, lo scorso anno, sono stati portati all'Elba. Sulle fiancate, c'è, ancora la scritta, sia pure sbiadita dal tempo, "Ministero dell'Ambiente", Parco del Vesuvio. Dovevano ampliare la disponibilità di mezzi a basso impatto ambientale acquistati dal ministero dell'Ambiente. Invece sono sorti problemi di burocrazia posti dall'Aci di Livorno, e anche difficoltà tecniche per il loro utilizzo. Dovevano andare sulla linea di Porto Azzurro e di Portoferraio, ma intanto sono fermi da mesi. Polvere, ruggine, batterie scariche con costi notevoli per rimetterli in funzione: c'è chi parla di qualcosa come ventimila euro e forse converrebbe comprarli nuovi. Fanno parte di un lotto insieme agli altri due che sono all'Elba dal 2001 quando il ministero dell'Ambiente assegnò alcuni pulmini elettrici ai Parchi nazionali per valorizzare i veicoli a basso impatto ambientale nelle aree protette. Anche in questo caso due bus Iveco Pollicino a trazione elettrica, che erano precedentemente destinati al Parco delle Cinque Terre, furono destinati ai Comuni di Marciana Marina, Capoliveri e Rio Marina. Il primo bus elettrico fu consegnato al Comune di Marciana Marina nell'aprile 2002. Ha percorso poche decine di chilometri poi per mesi è finito in un parcheggio. Bus ecologici che nel 2001 erano valutati 102 milioni di lire (52.678,60 euro).

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Porto fantasma, vietato sbarcare tonno (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Sardegna, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

La Direzione generale della pesca dimentica di inserire in elenco lo scalo di Portoscuso tra quelli abilitati Porto fantasma, vietato sbarcare tonno Ordinanza dell'Ufficio marittimo, "Tonnare sulcitane" chiede la rettifica PORTOSCUSO. Pasticcio in salsa di tonno da parte della Direzione generale della pesca marittima e dell'acqua coltura che non ha inserito, nella circolare annuale per la cattura del tonno rosso, Portoscuso tra i porti abilitati ad effettuare operazioni di sbarco o di trasbordo del pesce catturato con le mattanze. La circolare sul tonno di corsa, per la campagna 2008, non annovera tra i porti idonei alla movimentazione del pesce catturato con le tradizionali mattanze quello del Sulcis, creando, quindi, un grave danno alla società Tonnare Sulcitane che ha già allestito la flottiglia per calare le reti a Portopaglia. Sembra insomma che ciò che vede l'occhio destro non lo percepisca l'occhio sinistro della burocrazia italiana, perchè la concessione data dalla Regione sarda è stata disattesa dalla Direzione generale del ministero. Le conseguenze della circolare ministeriale sono state sottolineate dal comandante della Capitaneria di porto di Portoscuso, tenente di Vascello Federico Mazza, che ha emesso l'ordinanza numero 7 che recita: "Nell'ambito del circondario marittimo di Portoscuso è fatto divieto di effettuare operazioni di sbarco o di trasbordo del tonno rosso - così l'articolo 1 - anche se proveniente da catture accidentali. Il divieto non si applica alle eventuali catture di tonno di corsa provenienti dall'attività di pesca sportiva e/o ricreative". Sono previste pertanto sanzioni amministrative pesantissime oltre a quelle penali previste dal codice della navigazione. In sostanza, stando a queste disposizioni, i tonnarotti di Portoscuso, potranno calare le reti al largo di Portopaglia ma non potranno poi lo sbarco dei pesci a Portoscuso. I responsabili delle Tonnare Sulcitane si sono già adoperati, presso il ministero della Riforma agricola per mettere rimedio ad un disguido che rischia di avere conseguenze catastrofiche per la società ittica del centro industriale. I contatti telefonici sono già attivi da tempo ma i tempi della burocrazia sono talmente lenti che l'errata corrige, alla circolare del 19 marzo scorso, potrebbe arrivare fuori tempo massimo alla prima mattanza. Lunedì mattina, tempo permettendo, i tonnarotti di Portoscuso saranno già a lavoro per calare le reti. (e.a.).

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Caminos de preta, il territorio investe sul turismo qualificato - bernardo asproni (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Sardegna, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Oristano Caminos de preta, il territorio investe sul turismo qualificato Sono otto i comuni coinvolti nel progetto della Regione BERNARDO ASPRONI LULA. "Caminos de preta-percorsi di pietra" è un progetto di riqualificazione urbana mirato allo sviluppo sostenibile attraverso un percorso turistico collegato da fabbricati denominati "Casa del Parco". L' argomento è stato oggetto di un Focus Group, presenti il sindaco e amministratori, operatori e rappresentanti di associazioni di Lula e Onanì, i 2 paesi che insieme ad altri 6 comuni (Siniscola, Posada, Torpè, Lodè, Bitti, Osidda) hanno condiviso il progetto finanziato dalla regione. Comprende interventi di carattere edilizio ma anche la redazione di uno studio di fattibilità con l'obiettivo di valutare le funzioni previste per la Casa del Parco in relazione alle tipologie degli edifici e delle valenze ambientali-culturali, oltre a individuare un modello di Gestione Territoriale attraverso la costruzione di una figura di gestore pubblico-privato che risponda alle esigenze gestionali del territorio. Nell'incontro, organizzato dal comune con il supporto della società di consulenza "ìntera", si è parlato delle opportunità di sviluppo turistico integrato attraverso una intervista semi-strutturata. Il tema è stato illustrato dal sindaco Gavino Porcu, che ha visitato le emergenze del territorio e l'azione del comune. Molta la carne sul fuoco, evidenziando le carenze quali la ricettività, viabilità e mancanza, spesso, di risorse necessarie a suffragare le idee ma anche la scarsa collaborazione fra pubblico e privato, la inadeguatezza delle leggi e la lentezza della burocrazia e l'eccesso di individualismo. Nel contesto emergenze e opportunità arricchiscono lo scenario di sviluppo turistico integrato nel circuito degli 8 paesi. Basti pensare al Montalbo con la fauna e la flora endemica; alle miniere di Guzzurra e Sos Enattos con oltre 2 mila anni di storia; ai monumenti megalitici; alla festa di San Francesco, che la Regione ha inserito fra i 5 grandi eventi della Sardegna; Lula-Teatro-Festival di Ilos; il folklore e l'ospitalità. E non ultimo il settore agroalimentare e le sue specificità, fra le quali Su Cocconeddu Luvulesu e la produzione del miele che si perde nella notte dei tempi.

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Multe on-line entro un mese (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

La rivoluzione di Rachele Nardini Multe on-line entro un mese FORTE. Pagare quanto dovuto al municipio attraverso il sito internet: è questa una delle novità annunciate, in questi giorni, dal consigliere delegato Rachele Nardini, che sta svecchiando la burocrazia dell'amministrazione comunale. "Entro un mese - ha spiegato Nardini - sarà possibile pagare finalmente le multe stradali e tutte le varie sanzioni, per le quali si deve versare un'oblazione all'ente pubblico, direttamente attraverso il sito web (www.comunefdm.it). Questo consentirà di evitare tempi di attesa al comando della polizia municipale, o in altri uffici, e soprattutto ognuno potrà farlo nei tempi più comodi dal computer di casa". "Ma non è tutto - prosegue Nardini - perché stiamo già lavorando con l'Ufficio Urbanistica per permettere ai professionisti e ai cittadini di pagare i diritti di segreteria del settore urbanistica nello stesso modo online". E sempre in tema di pagamenti - aggiunge il consigliere delegato Nardini - stiamo lavorando per far sì che gli oneri di urbanizzazione possano essere versati al Comune direttamente dalla banca di ciascun cittadino, anziché versati alle Poste, come accade finora". "Con gli importi, spesso alti e vistosi - ha concluso il consigliere delegato Rachele Nardini - il fatto crea rischi e problemi di sicurezza per gli stessi cittadini, costretti a portare questi soldi in contanti fino allo sportello postale". F.A.C.

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SARÀ PRESENTATO entro l'estate il master plan della logistica, lo studi (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Livorno)" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

LIVORNO pag. 1 SARÀ PRESENTATO entro l'estate il master plan della logistica, lo studi... SARÀ PRESENTATO entro l'estate il master plan della logistica, lo studio fatto dalla Provincia sui futuri scenari del territorio. A lavoro uno staf di professori universitari che seguono vari aspetti della logistica: dalle infrastrutture portuali a quelle viarie, dalle autostrade del mare alla movimentazione delle merci. A tirare le fila l'assessore Mauro Penco che, da abile politico e storico lavoratore portuale, vuole consegnare un master plan dove si guardi al futuro di questo territorio. "Il master plan non è uno studo di settore ? dice Penco ? ma un'analisi articolata sulle potenzialità delle nostre infrastrutture, a partire proprio dallo scalo labronico". Riavvolgendo la memoria al dopoguerra, Penco ricorda i momenti più delicati del porto e l'abilità del console Italo Piccini di cogliere le occasioni per far crecere lo scalo labronico. Oggi, il porto di Livorno, non può fare a meno della Piattaforma Europa: "Quando ne parlavo, anni fa, - dice Penco ? mi davano del sognatore. I fatti mi hanno dato ragione. Ora, la mia preoccupazione, è che la burocrazia ingessi questo grande progetto che non può aspettare anni per mettere le gambe". Da qui parte il master plan della logistica, legato a doppio filo al Piano Territoriale di Coordinamento che incassa dall'assessore un giudizio molto positivo: "E' un lavoro molto bello ed analitico ? continua Penco - che mette in evidenzia le criticità, le opportunità ma anche le potenzialità di questo territorio". Sul master plan, Penco cercherà di ottenere i consensi dell'opposizione anche se, in seconda commissione, il planing incassò l'astensione del centrodestra ed il voto contrario di Rifondazione. Michela Berti.

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<Stranieri nei problemi Serve il mediatore> (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

SENIGALLIA pag. 14 "Stranieri nei problemi Serve il mediatore" NUOVE FIGURE PER L'INTEGRAZIONE ? SENIGALLIA ? "SPESSO i problemi nascono dalla difficoltà che gli stranieri incontrano nella nuova realtà, senza la possibilità di un sostegno nelle tante incombenze, dalla burocrazia alla sanità". A parlare è Natallia Monti (foto), originaria della Bielorussia e residente in città dal 2003, dopo essere arrivata nel 2001. Diplomata in dirigente di comunità, ha effettuato corsi di attività sociale ed è diventata mediatrice culturale. Si parla molto di questa figura ma al lato pratico cosa succede? "Ho vissuto sulla mia pelle le vicissitudini di uno straniero che arriva in Italia, fin dal primo impatto. Anche questo mi ha spinto a questa professione. Ma nonostante vi sia una legge che dal 1998 riconosca il mediatore culturale, ancora il suo ruolo non è previsto, mentre cresce il numero di stranieri e le normative sono sempre più complesse. Nel nord Italia il mediatore culturale è diventato abituale soprattutto nelle scuole come strumento per l'accoglienza e l'integrazione. Aspetto che invece viene trascurato nel centro sud, dove si punta più su un sostegno per l'apprendimento dell'italiano o è richiesto un interprete. Ma non è la stessa cosa. Non basta conoscere la lingua". Che funzione deve svolgere il mediatore culturale? "Per dirlo con una parola deve essere un "ponte" tra le diverse realtà culturali e quindi deve ben conoscere usi, abitudini e tradizioni. Al tempo stesso deve saper ascoltare i bisogni, assorbendo anche il disagio e saper informare lo straniero e farlo ambientare nella nuova realtà. Ma si tratta di un ruolo importante non solo per gli immigrati ma anche per i responsabili delle varie istituzioni o organismi che hanno a che fare con gli stranieri. Penso ad esempio alle strutture sanitarie dove c'è l'ufficio relazioni con il pubblico ma spesso gli stessi operatori sanitari si trovano in difficoltà perchè oltre alla lingua, ci sono anche problemi di carattere culturale. O al commissariato, dove tanti immigrati si ritrovano per il permesso di soggiorno; perchè non prevedere aperture diversificate per ogni etnia con la presenza del mediatore? Si eviterebbero incomprensioni. Il mediatore deve conoscere bene il territorio e si deve comportare come una madre, capace di indirizzare i propri figli proponendo le risposte più adeguate". Cosa intende fare per promuovere questa figura? "Con altre colleghe abbiamo deciso di costituire una associazione, in maniera tale da collaborare con enti ed istituzioni".

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Ha studiato da manager Oggi amministra i beni per conto dei parroci (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Bergamo - Brescia)" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

IL PERSONAGGIO pag. 7 Ha studiato da manager Oggi amministra i beni per conto dei parroci La donna è entrata in Curia come un ciclone di MAGDA BIGLIA ? BRESCIA ? MARIA ZUCCHINI, classe 1954, è un ciclone. Capace di portare la sua forza travolgente persino in luoghi notoriamente saldi e resistenti come l'organizzazione ecclesiastica, la burocrazia statale, le soprintendenze. È stato difficilissimo, e ancora oggi la battaglia è continua, però lei va avanti diritta. L'idea le è venuta una dozzina di anni fa. Dopo una vita spesa a fare corsi di management, di leadership qua e là per l'Italia, è arrivata a Milano, in una ditta di impianti audio per le chiese. "L'ho presto abbandonata perché non mi piaceva il suo stile, però intanto ho preso contatto con un mondo che non conoscevo da credente, non granché praticante. Ho visto tanti parroci alle prese con problemi più grandi di loro, ai quali non erano preparati. Si trovavano ad amministrare anche beni importanti, di valore, senza sapere, è giusto dire, a che santo votarsi. Si sentivano frustrati, non avevano nessuno che li aiutasse. Ho pensato, qui si può fare qualcosa". MARIA HA cominciato a girare tutta la provincia, ad osservare, "ad ascoltare le loro esigenze". "A volte mi sono sentita giù, persa tra la neve, sui monti. Tutti pensavano che fossi matta. Ho bussato alla Curia e ho raccontato il mio progetto di un centro servizi per parroci. Mi hanno squadrato: io, donna, volevo entrare in quell'universo gerarchizzato al massimo ma privo in realtà di comunicazione sia orizzontale che verticale sulle questioni pratiche. Non ce l'avrei mai fatta". L'esperienza intanto le insegnava che, soprattutto in periferia, mancava tutto: formazione, conoscenza delle leggi, collegamenti. "C'ERA ANCHE incoscienza sui pericoli, sulle norme della sicurezza, del materiale elettrico, del riscaldamento. Non si facevano manutenzioni". Era ora per Maria Zucchini di mettersi in proprio, di diventare lei la manager, la leader, facendo fruttare il sapere pregresso. "Sono partita da sola, con una segretaria, una stanza e una scrivania. Senza nemmeno i contributi per l'imprenditoria femminile perché avevo superato i 40 anni. Andavo e suonavo il campanello nelle canoniche. Con la mia testa piena di pensate ma senza riferimenti, nel Paese non c'era una cosa così. Non sapevo neppure che nome depositare alla Camera di commercio. All'inizio fu Project management per enti ecclesiastici". Il primo contratto è stato a Malpaga di Calvisano, poi a Mocasina. "Ho creato una rete, un filo rosso fra la parrocchia, la soprintenza, la Curia, gli uffici statali, i sostenitori e benefattori. Ho creato persino una specie di 626 semplice e chiara sui rischi sotto le navate; ho studiato le imposizioni liturgiche sull'architettura sacra". POI UN EVENTO negativo è stato un lancio per la sua srl. Il terremoto del 2004, con 160 edifici sacri lesionati. Due terremoti si sono sommati, lei e l'altro catastrofico. La società, che nel frattempo era diventata Gida Group, ha preso in mano 17 piani di restauro, chiavi in mano. "Si chiama contratto globale. Garantiamo qualità e contenimento dei costi. I nostri progetti sono stati subito approvati da Regione e Soprintendenza". L'unico problema, secondo la manager, è la scarsità di bravi restauratori, capaci di coniugare le norme antisismiche con i valori architettonici. Adesso in sede sono una dozzina, tutti giovani compreso il figlio ventiseienne Daniele Confortini. Il mercato non è più solo la provincia di Brescia ma spazia a Bergamo, Cremona, Mantova, Verona. E presto aprirà il ramo aziendale dedicato ai palazzi storici vincolati. "Ce l'ho fatta, sono molto entusiasta. Non voglio diventare ricca ma andare a casa la sera contenta che tutto è stato fatto bene. Per fortuna sono una che non si arrende. Del resto, sono nata in via Moretto, la strada delle sette chiese. Era destino".

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PERUGIA LA BUROCRAZIA non dà tregua neanche al cimitero. M (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Umbria)" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

CRONACA PERUGIA pag. 6 ? PERUGIA ? LA BUROCRAZIA non dà tregua neanche al cimitero. M... ? PERUGIA ? LA BUROCRAZIA non dà tregua neanche al cimitero. Ma le leggi, si sa, sono uguali per tutti. Anche per i defunti, che, in qualità di "inquilini" del camposanto, sono soggetti alle norme del codice civile in materia di concessione cimiteriale. In questi giorni starebbero scadendo diversi contratti, pertanto il Comune invita eventuali eredi a farsi vivi, al fine di pervenire alla restituzione del loculo stesso. E se nessuno si presenta? Il responsabile dei Servizi necroscopici Emilio Buchicchio è molto chiaro. "Decorso inutilmente il 31 dicembre ? spiega il funzionario ? si procederà ad estumulazione della salma ed alla sua successiva immissione nell'ossario comune, senza che gli eredi pretendano alcun indennizzzo". Il Comune, pertanto, invita gli eredi del concessionario a presentarsi al più presto agli uffici cimiteriali per traslare la salma su altro loculo, o procedere alla domanda di concessione di un'ossaia, anche in altro cimitero diverso da quello occupato. Sono nove i contratti in scadenza tra aprile e giugno e riguardano: Carlo Carmi, Silvana Barbetti, Ennio Campana, Giuseppina Galdi, Raffaele Giannini, Giuseppina Giorgi, Maria Panfili, Adelaide Riviera, Paolino Fantuzzi. "Il costo delle operazioni di estumulazione e traslazione, necessarie per un'eventuale immissione nell'ossaia, ? spiega ancora Buchicchio ? è di 223 euro. Nell'eventualità che la salma risulti mummificata, si potrà procedere o alla cremazione o alla concessione per soli due anni dello stesso loculo, oppure alla inumazione nel campo comune ad un costo di 216 euro, come stabilito da una delibera ella Giunta comunale del novembre scorso". INTANTO, a breve, ripartirà l'asta per la vendita delle cappelle delle quali non sono stati ancora rintracciati gli eredi, e che necessitano di rigorosi interventi di restauro. L'assessore comunale al bilancio Marco Vinicio Guasticchi ribadisce che l'obiettivo del regolamento messo in pratica dall'amministrazione non è di far cassa dalla vendita delle tombe, ma quello della valorizzazione dei cimiteri monumentali. E quello di Perugia, ai vertici della classifica nazionale per la bellezza e il pregio delle opere, merita un restyling di tutto rispetto.

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Continua con questa nuova puntata la rubrica della voce degli industriali (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Prato)" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

LETTERE E RUBRICHE PRATO pag. 13 Continua con questa nuova puntata la rubrica della voce degli industriali ... Continua con questa nuova puntata la rubrica della voce degli industriali SE SPARTA piange, Atene non ride: viene da dirlo guardando i dati 2007 dell'export dei distretti tessili italiani. Rispetto al tessile in senso stretto (escluse quindi confezione e maglieria), Prato perde il 3,5% rispetto al 2006; ma anche Biella segna -4,4%, Vicenza -6,5%, Bergamo -8%, Treviso -8,9%. In controtendenza Como, che dopo le ristrutturazioni che l'hanno investita avanza dell'1,2%, e soprattutto Varese con un quasi clamoroso +5,2%. Ma il dato di Varese, pur confortante, incide solo sul 5% del tessile nazionale, meno di un terzo di Prato. Il dato complessivo nazionale, elaborato da Sistema Moda Italia, è in linea: -6,3% l'export del cotoniero-liniero, -3,9% quello della lana. Questi numeri ci dicono che esiste un problema-tessile; un problema che travalica i confini del nostro distretto e che rappresenta per il manifatturiero nazionale un punto critico. Anzi di più: un segnale di allarme. E' un fatto che il settore moda sia particolarmente esposto alla concorrenza globale: basterebbero a dimostrarlo i flussi dalla Cina verso l'Europa (incluso in questo caso anche l'abbigliamento), che negli ultimi otto anni sono triplicati. Ma non ci sono settori che possano dirsi al sicuro. Tutto il manifatturiero italiano perde competitività: anche la migliore, la più dinamica, la più innovativa delle aziende italiane sconta un gap consistente rispetto alle sue concorrenti europee. Europee, non solo cinesi. Un recente studio di Confindustria ha provato a quantificare il peso della palla al piede delle imprese italiane parlando di "fattore G": G come geografia, vale a dire il semplice fatto di trovarsi in Italia. Lo studio prende in esame fattori sia istituzionali (burocrazia, mercato del lavoro, fisco, carenze infrastrutturali) che d'impresa (costi fissi e variabili della produzione, costi dei servizi, delle materie prime e del debito). La conclusione è che il "fattore G" penalizza la progressione di crescita delle Pmi italiane del 28% rispetto alle imprese francesi, del 31% rispetto alle tedesche, del 47% rispetto alle statunitensi. A chiunque vinca le elezioni congratulazioni, auguri ed una raccomandazione: che il "fattore G" venga disinnescato. Per quanto bravi si possa essere, con la palla al piede si corre poco.

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Mezze promesse e un regno di naftalina: la stanca campagna di Silvio Primo Ha evitato il suo faccione sui manifesti come pure la sfida tv con Veltroni. Ma ha recitato il solito cli (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Stai consultando l'edizione del Mezze promesse e un regno di naftalina: la stanca campagna di Silvio Primo Ha evitato il suo faccione sui manifesti come pure la sfida tv con Veltroni. Ma ha recitato il solito cliché: illusioni e insulti di Natalia Lombardo Loro hanno Totti, George Clooney e Benigni? "Non mi servono, io schiero me stesso": ecco, Silvio Berlusconi nella campagna elettorale 2008 ha curato, levigato, truccato e gonfiato corpo, capelli, sorriso e voce per dimostrare al "suo pubblico" l'invulnerabilità. L'immortalità gliela darà Don Verzè... Una campagna martellante basata sulla ripetizione di formule identiche, nota ricetta pubblicitaria. Come uno scolaretto in ogni studio tv Silvio ha recitato lo slogan dal suono stridente: "La sinistra ha messo l'Italia in ginocchio. Rialzati Italia". Slogan che pesca nel malcontento anti-Prodi e lampeggia un volgare doppio senso (gli altri li ha esplicitati lui sulle donne...). La sua faccia, Berlusconi, non l'ha voluta offrire al confronto del tempo sui manifesti 6x4. Come dire, basta la parola (non più Forza Italia ma Popolo delle Libertà) e basta il nome, santificato nell'ossessivo "meno male che Silvio c'è" cantato nelle piazze col surreale spot di un mondo laborioso e felice: dal cornettaro all'operaio col casco, alle ragazze del call center che non possono augurarsi niente di meglio che ringraziare il cielo perché "Silvio c'è". Partito con uno stile anglosassone verso l'avversario ("è durato tre giorni" osserva D'Alema), l'ex premier in corsa per la quinta volta ha cercato di costruirsi l'immagine dello statista. Poi ha deciso di intercettare l'individualismo italiota, immedesimandosi nel cittadino medio oppresso dalla burocrazia che "occupa un volume pari al Duomo di Milano". Oppresso dallo Stato e dalle istituzioni occupate "dalla sinistra". Fino a permettersi di chiedere il posto all'inquilino del Colle... In un crescendo il leader del Pdl ha puntato sul quarantottesco odio anticomunista che risveglia echi remoti e appaga i nostalgici del fascismo candidati. Così l'equazione del "Pd ultima trasformazione del Pci" arriva al culmine dall'8 aprile a Vicenza in poi: "Dagli archivi del Kgb è venuto fuori che l'Urss dava il 45% degli aiuti al Pci". Fin dall'inizio Berlusconi gioca la carta del culto della personalità, la rivendica in tv. Ad Aprile condensa i comizi in piazza, anzi le chiama "conversazioni" farcite di gags, anche se le folle non sono mai oceaniche. Silvio si offre al rito del massacro per chi vuole fotografarlo o toccarlo ("e chi c'è il Papa?" si dice da solo). Per lo più truccate signore attempate, procaci ragazzine aspiranti veline spinte dalle mamme. Fini s'immola sull'altare di Silvio sognando un ricambio per il quale ha liofilizzato pure il suo partito. Casini è mitragliato dall'appello al voto utile. IL leader Pdl limita le promesse, avverte minacce di recessione, "non ho la bacchetta magica", è il leit motiv che si trasforma nel fioretto del "portare la croce": l'andare a Palazzo Chigi perché "non sono fungibile". C'è solo Silvio. Compensa l'aria di crisi con i coup de théâtre: lo strappo del programma Pd al Palalido di Milano; il saltello su un piede solo al Pantheon con i giovani: "sono un vostro coetaneo" di 71 anni. E nella Napoli pulita che dipinge come capitale di una "Italy under trash", annuncia la presa del Palazzo Reale in quello che chiamerà il "primo consiglio di amministrazione" anziché dei ministri. Ai giovani ha dedicato parole (sempre le stesse) e molte energie, il cavaliere: vorrebbe passare alla storia come Fanfani per il "piano Berlusconi", il piano casa delle "new town" modello Milano2, un mondo da coppiette precarie ma felici anche in "50 metri quadri" perché lui quand'era giovane ci viveva benissimo con due figli. Oggi invece sarà in Villa di Macherio... Al popolo delle partite Iva promette il sollievo del "pagamento delle fatture al momento dell'incasso" e l'abolizione dell'Ici. Il punto di vista è quello del lavoratore autonomo che detesta il "fannullone" sopito tra le scartoffie. Il travet che sarà annientato dalla "digitalizzazione". Il cavallo di battaglia non è l'aumento dei salari ma la "detassazione di straordinari e premi di produzione". Così i dipendenti dovrebbero essere felici di "lavorare di più e portare a casa più soldi", invece che il contrario. Verso la fine torna il Caimano e azzanna l'immagine di Veltroni: l'illusionista, il "finto buono". Il leader del Pdl, invece, gioca alle tre carte: a fine marzo si appropria della lotta all'evasione fiscale, ma la soglia del lecito è variabile: "Se lo Stato ti chiede il 50 o il 60% ti senti legittimato a non pagare le tasse". E rispolvera l'attacco ai pm da sottoporre a "test di salute mentale". Ma lui, Berlusconi "l'editore liberale", non regge il faccia a faccia neppure coi giornalisti: nei botti finali in tv impone ai conduttori che non riescono a frenarlo tanti "no, mi lasci dire... no, mi consenta di spiegare..." il programma. Così l'editore liberale iscrive nella lista dei sospettati pure Bruno Vespa. "la sostituisco con Santoro", ironizza. A Matrix si sente a casa, tanto da mettere nei guai Mentana sulla par condicio: cita sondaggi, sfora il tempo e rispunta come una marionetta col dito sulla scheda, nell'ossessione del "broglio". Tutti i giornalisti sono avvisati: il Monarca Silvio I è anche "anarchico", le regole degli altri non valgono. Solo Emilio Fede l'ha capito.

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)CENTRO STORICO Verso il Comune sappiamo essere anche cri (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

CESENA AGENDA pag. 6 )CENTRO STORICO Verso il Comune sappiamo essere anche cri... )CENTRO STORICO Verso il Comune sappiamo essere anche critici CREDO DI DOVERE una risposta a Mario Guidazzi e, soprattutto, fare chiarezza verso i lettori. Preciso da subito che non è mia intenzione proseguire ulteriormente in polemiche poco costruttive e inutili, pertanto non replicherò ad eventuali nuovi interventi. Guidazzi mi accusa, in sostanza, di chiudere gli occhi davanti alle difficoltà del centro storico e su questa parte del mio intervento sono pronto a discutere, anche pubblicamente, in ogni momento. Poi cade di stile quando lancia accuse politiche che odorano tanto di campagna elettorale. Perché sono certo che Mario Guidazzi, lettore attento dei giornali e persona intelligente e disponibile al confronto, ricorda molto bene tutte le uscite pubbliche fatte dal sottoscritto a nome della Confesercenti cesenate per criticare l'Amministrazione comunale ogni volta che le valutazioni dell'associazione ci hanno visto in contrasto con le scelte della Giunta comunale. Qualche esempio recente? Il blocco del traffico del giovedì, l'aumento della tassa per l'occupazione del suolo pubblico, la concessione della Fiera per manifestazioni in contrasto con le attività commerciali del centro storico, la lotta contro una burocrazia asfissiante per le imprese. Come associazione esprimiamo anche giudizi positivi quando le azioni dell'amministrazione comunale coincidono con le esigenze che ci pongono i nostri associati: maggiore dotazione di parcheggi e riqualificazione del centro storico. Guidazzi, che è stato assessore ed anche vicesindaco di Cesena per tanti anni, dovrebbe ammettere che se ci sono ritardi (e ci sono!) nella realizzazione di diverse opere, forse ne porta qualche responsabilità. Graziano Gozi segretario Confesercenti Cesenate.

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Giusto proporre un ministro per il Nord Est Riccardo Illy: il Pd sposta voti, ma la Lega è in ascesa. A meno che (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Stai consultando l'edizione del "Giusto proporre un ministro per il Nord Est" Riccardo Illy: il Pd sposta voti, ma la Lega è in ascesa. A meno che... di Federica Fantozzi / Roma AL NORD EST il Pd sposterà consensi, ma non abbastanza. A meno che gli elettori di destra al Senato decidano di votare Veltroni. In quel caso: "Serviranno due anni di larghe intese per le riforme indispensabili". Parla Riccardo Illy, imprenditore e presidente del Friuli Venezia Giulia, al voto regionale. Illy non aderirà al Pd perché "prestato alla politica", ma promuove l'operazione: "Il modo in cui è stato costituito il Pd, i valori che esprime e il leader sono convincenti. E il suo programma è quello di una sinistra moderna". Presidente, come voterà il Nord Est? "Veltroni e il Pd hanno proposto alcune novità importanti, mi riferisco al programma e alla candidatura di imprenditori come Calearo in Veneto. Ciononostante, ho la sensazione che l'orientamento verso il centrodestra sia così ancorato che ci sarà un certo spostamento di consensi ma non sufficiente. Temo che la preferenza a destra sarà confermata. A meno che.". A meno che? "Come ho detto, prima di Sartori, è possibile ci sia una maggioranza diversa nei due rami del Parlamento. Accadrebbe se gli elettori di centrodestra votassero il Pd al Senato e vincesse il PdL alla Camera. Pd e PdL sarebbero obbligati ad accordarsi per fare le riforme costituzionali". Riforme a parte, Veltroni e Berlusconi hanno detto: chi ha un voto in più governa. "Certe cose si dicono in campagna elettorale e poi scompaiono. Chi ha un seggio in più non governa nulla. Emergerebbe l'inadeguatezza della legge elettorale". Un risultato così anomalo non darebbe luogo a una legislatura molto breve? "Per modificare la Costituzione ci vorrebbero un paio d'anni di larghe intese. E si risolverebbero anche altri problemi che le coalizioni non hanno potuto affrontare, a partire dalla riforma previdenziale". Un ministro del Nord Est è utile? "Indispensabile. Ha fatto bene Veltroni a prometterlo, non mi risulta che Berlusconi abbia fatto altrettanto né che ne avesse nominato uno in precedenza. Un'area così importante non può non essere rappresentata nel governo. Non basta un sottosegretario". Nel saggio "Così perdiamo il Nord" lei ha analizzato la neo-tentazione secessionista per motivi non emotivi ma economici. Un rischio reale? "Il rischio di una vera secessione è piuttosto contenuto, anche se il caso del Kosovo rischia di causare un effetto domino. Pensiamo alla Cecenia, ai Paesi Baschi: ci sono fermenti indipendentisti scatenati anche dalla faciloneria con cui si è riconosciuta la nuova repubblica. Ma io denuncio una più pericolosa secessione strisciante: il trasferimento delle imprese negli Stati confinanti". Una massiccia delocalizzazione produttiva? "Per andare in Slovenia basta attraversare la strada, e si trovano costi e fattori produttivi migliori. Non è un fenomeno evidente: emerge dalla statistiche quando è troppo tardi. Qui abbiamo già qualche segnale. Alla Camera di Commercio c'è un calo delle registrazioni dell'1%. Un'inversione di tendenza significativa". Quali sono le contromisure possibili? "Il taglio delle imposte sulle persone giuridiche per portarle a livello austriaco e sloveno. La riforma previdenziale per tagliare oneri che arrivano al 45%, i più alti al mondo, e restituire potere d'acquisto ai lavoratori. Infrastrutture in tempi accettabili. Liberalizzazioni dei servizi pubblici come energia e gas. Infine, un taglio netto alla burocrazia". Lei riteneva il programma dell'Unione vasto e confuso. E il programma del Pd rappresenta una sinistra moderna? "Le misure che ho elencato vi sono contenute in modo quasi completo, tranne la riforma previdenziale". La leghista Guerra è passata con lei e dice che potrebbe entrare nella sua giunta. Punta all'elettorato della Lega? "La Lega al Nord e in tutta Italia sta crescendo, ma non in questa regione. Intanto perché loro parlano di federalismo e noi l'abbiamo già realizzato. Siamo la prima e unica regione ad avere attuato il Titolo V. E poi la Guerra era un'icona del Carroccio friulano". Due anni fa disse: "Il Pd sarebbe conveniente ma non mi pare a portata". Ora che c'è aderirà? "Non credo. Resterò indipendente perché mi ritengo prestato alla politica". Ma l'operazione Pd la convince? "Sì. Ci sono voluti due anni ma ritengo che il modo in cui è stato costituito, i valori che esprime, il programma che presenta, il leader che lo guida, siamo oggi convincenti". Lei governa con il Prc. Veltroni ha fatto bene ad andare da solo? "Ho preferito scegliere un altro percorso. La legge elettorale per le regionali è diversa da quella per le politiche. E i temi di dissenso con la sinistra radicale, dall'aborto alla guerra in Iraq, sono trattati dal Parlamento. Purtroppo il programma dell'Unione era contraddittorio e lacunoso. Con il mio programma abbiamo governato senza problemi 5 anni". Chi vincerà il 14 aprile? "Ho lasciato la sfera di cristallo nell'altra stanza.".

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Una riforma dello Stato e per la scuola (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Stai consultando l'edizione del Una riforma dello Stato e per la scuola In questa Italia di cui vedo ad ogni passo il declino, vorrei chiedere al nuovo governo di cominciare con una forte riforma dello Stato, una forte riforma che mirasse certo a risparmiare, a modernizzare, a liberarci dallo spreco, ma che servisse soprattutto a costruire una burocrazia che aiutasse davvero il paese e tutti i cittadini, che non fosse rivolta a proteggere interessi di parte, di gruppi, di famiglie più o meno mafiose, più o meno camorriste. Vorrei una burocrazia che premiasse i migliori, che valorizzasse le competenze reali, non quelle "dinastiche", con un traguardo: la promozione dell'interesse di tutti, di un interesse collettivo troppe volte nella nostra storia sacrificato a vantaggio di questo o quel potente. Vorrei una burocrazia forte del suo senso di responsabilità nei confronti della comunità. Vorrei una burocrazia che fosse lo specchio del paese migliore, che non si è perso, che sopravvive malgrado gli affronti che è costretto a subire, in un contesto che si va deteriorando, di una cultura più povera e conformista, malgrado le tante intelligenze, le tante esperienze, che si intravvedono ma che faticano a rivelarsi, a lasciare qualche segno, che sembrano sempre destinate a disperdersi. Dentro questa riforma dello Stato, vorrei che la prima attenzione fosse posta alla scuola, che è il luogo fondamentale di formazione degli individui e di una società. Da troppo la scuola italiana soffre di brutte riforme, mentre ci sarebbe bisogno di una volontà che nelle scuola desse spazio alle forze migliori, a chi sente davvero l'impegno e la responsabilità dell'insegnamento, che lasciasse spazio alla curiosità, alla fantasia, alla vivacità intellettuale dei suoi migliori insegnanti e dei suoi studenti. * critico e scrittore.

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Carta d'identità elettronica anche per equini e asini (sezione: Burocrazia)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Un microchip identificativo invece che la classica "piastrina di riconoscimento" utilizzata fino a ora. È la "rivoluzione" che da gennaio interessa gli equini allevati in Italia: una novità che, di fatto, introduce la carta d'identità elettronica per cavalli e asini. La scelta normativa nasce dall'esigenza di dare concretezza alla "tracciabilità" delle carni che vengono macellate a garanzia dei consumatori. Monta però la protesta tra gli allevatori: per l'Unione provinciale agricoltori di Bergamo, la normativa è "un'inutile burocrazia". F. Morandi a pagina 31.

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Amaro confronto (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Firenze)" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

LA PAGINA DEI LETTORI pag. 46 Amaro confronto ITALIA-FRANCIA IL MALDESTRO tentativo di vendere Alitalia alla compagnia franco-olandese permette alcune considerazioni sulle differenze evidenti tra francesi e italiani. Consolidata l'immagine spocchiosa dei cugini transalpini, quantomeno possono vantare: nazionalismo, coerenza politica, decisionismo amministrativo, burocrazia moderata, giustizia tempestiva, stipendi e pensioni dignitose, rapida esecuzione delle opere pubbliche, prestigio internazionale. Un elenco che suscita invidia e amarezza. Fortunato Berardi, Perugia.

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Colf, in nero tre su quattro (sezione: Burocrazia)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Tre colf su quattro lavorano in nero e, stando alle stime, sarebbero tra le 7 mila e le 8 mila le collaboratrici domestiche senza un contratto di lavoro regolare nella Bergamasca (su un totale di 12-13 mila). È un esercito di lavoratrici sconosciute al Fisco e senza tutele sindacali, gran parte delle quali straniere e senza permesso di soggiorno: filippine, ucraine, boliviane. Il che significa che milioni di euro vanno persi nel vuoto ogni anno nella Bergamasca. Della piaga del lavoro nero nel settore dell'assistenza domiciliare e della collaborazione domestica hanno parlato ieri alla Casa del Giovane i delegati sindacali al Congresso regionale di Federcolf (La Federazione sindacale dei collaboratori domestici). Due, secondo i partecipanti al Congresso, i principali ostacoli all'emersione dalla irregolarità, quelli che, secondo un operatore Apicolf, fanno desistere metà delle famiglie che si rivolgono all'associazione dall'assunzione regolare: la scarsità di aiuti da parte dello Stato a chi ha bisogno di assistenza a casa, da una parte; dall'altra, l'attuale legislazione, definita "ipocrita" perché, secondo Federcolf, "è impossibile, come pretende la normativa dei Flussi, assumere qualcuno che vive in un Paese straniero che neanche si conosce per la cura di sé o di un proprio caro". L'ipocrisia, sostengono gli addetti ai lavori, sta proprio nel fatto che non si vuole riconoscere quello che sanno tutti: "Cioè, che le lavoratrici che vengono assunte dall'estero, in realtà, sono tutte (o quasi) già qui e fino a ieri lavoravano in nero". diminuiscono i posti regolari Eppure la domanda di colf e badanti è crescente. E i numeri stabiliti dai flussi sono assolutamente insufficienti, come ha sottolineato Pierangelo Mariani, della segreteria Cisl, intervenuto ieri al Congresso Federcolf: "A livello nazionale coprono il 28% del fabbisogno, ma in Lombardia solo il 15%". L'effetto è una lenta, ma progressiva diminuzione dei posti regolari. Nel 2006, secondo l'Inps, i lavoratori domestici con almeno un versamento contributivo nell'anno erano 5.691 tra Bergamo e provincia. Nel 2003, all'indomani della prima grande regolarizzazione, erano 7.278, 1.500 in più. Spariti nel nulla? Per il Fisco sì, per le famiglie bergamasche no. Sono rimasti, sono ancora più numerosi, ma sono in nero. Questione di spese troppo alte, soprattutto, e di burocrazia, sostengono i delegati Federcolf. Problema anche culturale, risponde Mariani: "Le famiglie faticano a considerare l'accudimento una professione a tutti gli effetti. La possibilità di detrarre dal reddito le spese sostenute per l'assistenza domiciliare potrebbe indurre molti datori di lavoro a mettere in regola le dipendenti". professionalità da riconoscere Ma non c'è solo il lavoro nero. C'è anche la necessità di riconoscere una professionalità sempre più richiesta e sempre più complessa. "Anche gli stranieri invecchiano e anche gli stranieri hanno necessità di assistenza ? ha detto nel suo intervento Benvenuto Gamba, diretto dell'Ufficio di Piano della Val Cavallina ?. Penso alla preparazione che serve a un infermiere italiano per assistere, per esempio, un'anziana marocchina. Ci sono molte differenze tra le varie culture, anche e soprattutto nella cura del corpo. E chi si occupa di assistenza deve imparare a conoscerle e a metterle in pratica". Gli interventi dei delegati hanno riguardato anche gli ostacoli incontrati per farsi riconoscere le indennità di malattia e le tutele della maternità, la necessità (per le straniere) di partecipare a corsi sui diritti e doveri del cittadino, la possibilità di vedere affermato il diritto alla giusta retribuzione, anche a chi lavora in nero. I lavori, introdotti da un momento di preghiera guidato da don Francesco Poli, vice consulente ecclesiastico nazionale, introdotti dalla presidente di Api-Colf Bergamo Daniela Mazzoleni e coordinati dalla presidente del Congresso Anna Marcigot, si sono conclusi con la votazione delle mozioni che saranno portate al Congresso nazionale di maggio. Paolo Doni.

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Livorno (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Attualità LIVORNO LIVORNO La burocrazia non ha un'anima "Pietà l'è morta" è stata la considerazione che mi è venuta, spontanea, dopo aver letto che, a Livorno, il "118 rifiuta l'intervento per la constatazione della morte di una donna, a casa, perché, non è previsto l'invio di un'ambulanza per "morti già appurati". Al di là della eventuale responsabilità del medico di turno, mi ha sorpreso la tempestiva difesa d'ufficio della Asl. Ammesso pure, come affermato da tale ufficio, che la competenza del personale del 118 è limitata soltanto alle situazioni nella quali "ci siano possibilità che il paziente possa essere rianimato". Tale risposta, in burocratese, al di là di quanto previsto dalla legge, non tiene conto del fatto che, di fronte alla disperazione di un congiunto, l'arrivo del medico del 118, per quanto non responsabile di tale incombenza, non avrebbe certamente arrecato danno se in compagnia del nipote della donna morta avesse atteso il medico di famiglia competente. Trovo pertanto assai pertinente quanto detto dal giovane congiunto al telefono: "Perché non potete venire? Cosa vi costa?" Anch'io non posso non pormi lo stesso interrogativo. Che cosa sarebbe costato un tale atto di pietosa comprensione? Andrea Jardella ECONOMIA Ci vorranno altri sacrifici Lasciamo stare "il principale esponente....", che ci ha abituati ai miracoli falliti, ma Veltroni è un uomo serio e propone un concreto cambiamento. Eppure anche lui si è lasciato prendere la mano dalle promesse, facili a parole ma estremamente difficili nei fatti. Neppure Veltroni ha avuto il coraggio di dire con chiarezza che l'Italia deve fare sacrifici ancora per qualche anno. E neppure lui, per ottenere voti, ha reagito alla meschina propaganda che ha fatto di Prodi il responsabile di tutti i mali dell'Italia, invece di difenderlo strenuamente e con giustificato orgoglio per il risanamento finanziario tenacemente perseguito a costo della impopolarità. A Prodi sarà la storia a rendere giustizia. Ha avuto il merito, lui sì, di capire con chiarezza che un progetto serio per l'Italia non può partire che dalla presa di coscienza dell'enorme debito pubblico, che pesa come un macigno ostacolando la crescita economica e sociale del paese. Poi ci sarebbe stata la fase due, ma per prima cosa era indispensabile mettere a posto i conti. Prodi ha fatto ciò che si deve fare in ogni famiglia che abbia accumulato debiti impossibili da sostenere: innanzi tutto si fanno sacrifici per tagliare drasticamente i debiti e renderli compatibili col reddito familiare, dopodiché si ricomincia a respirare e si può tornare a fare le vacanze. L'Italia deve pagare ogni anno 70.000 miliardi di interessi sul debito, tanto quanto due finanziarie belle pesanti. E sono 70.000 miliardi che devono essere sottratti ai servizi sociali, all'assistenza, alla competitività delle imprese, e via dicendo. Come è possibile competere con Francia, Germania e Spagna che hanno un debito pubblico pari alla metà o addirittura a un terzo del nostro? E' proprio impossibile. Non ci sono vie di mezzo. Se abbiamo a cuore il paese e le generazioni future, bisogna quanto meno dimezzare il nostro debito nel giro di qualche anno. Il che vuol dire, signori miei, che dobbiamo fare altri sacrifici. Ecco, una campagna elettorale da paese maturo avrebbe dovuto concentrarsi su come devono essere ripartiti questi sacrifici. Che poi è il punto centrale che segna la differenza fra destra e sinistra. Adolfo Bruni Borgo A Mozzano (Lu).

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Identità elettronica per asini e cavalli (sezione: Burocrazia)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Chip obbligatorio per la tracciabilità della carne Scattano le polemiche: "Burocrazia inutile" Arriva la carta d'identità per puledri e asinelli e tra gli allevatori orobici si scatenano le proteste. La legge 200 del 2003 e il decreto ministeriale del 5 maggio 2006 prevedono infatti che tutti gli equidi allevati in Italia debbano essere identificati tramite microchip. In base a queste normative, dal gennaio scorso la sofisticata piastrina di riconoscimento non va più applicata, come avvenuto finora, soltanto ai cavalli "blasonati", ad esempio quelli da corsa, ma diventa obbligatoria per tutti, compresi meticci e ciuchini. Il costo dell'operazione, per ogni singolo animale, sarà di 68 euro, a carico del proprietario: che scende a 55 euro se il proprietario è iscritto alle associazioni di categoria. Il ministero delle Politiche agrarie ha inoltre stabilito, con una circolare del 2007, che a gestire in esclusiva l'anagrafe a quattro zampe sarà l'Associazione italiana allevatori (Aia). "È un'assurdità, un provvedimento che penalizza gli allevatori e che si presenta come un mero aiuto ai conti in sofferenza della stessa Aia ? protesta Vittorio Capitanio, allevatore e consigliere dell'Unione Provinciale Agricoltori (Upa) di Bergamo -. Paghiamo soltanto per una burocrazia inutile, che non porta nessun reale beneficio né agli operatori del settore, né ai consumatori". Capitanio gestisce a Cene la "Cascina del Clì"; nelle sue stalle trovano posto nove cavalli e quattro asini. "Per far mettere il microchip ai miei 13 animali dovrò sborsare più di 800 euro. Non è così che si aiutano e si incoraggiano i giovani allevatori". L'obiettivo del provvedimento è quello di garantire la tracciabilità delle carni che vengono macellate e messe sul mercato alimentare, ma secondo Capitanio "non è con un microchip che si garantisce la sicurezza del consumatore. Piuttosto bisognerebbe fare dei controlli negli allevamenti, andare a vedere come vengono trattati gli animali, punire chi non se ne prende cura nel modo adeguato". L'allevatore mette in guardia anche da una delle possibili conseguenze negative del provvedimento: "Gli animali che non sono dotati di microchip non potranno più essere macellati per venderne le carni. Il rischio è che qualcuno cerchi una strada alternativa andando a macellare in nero in qualche cascina". Pur convinto della necessità di garantire la tracciabilità e la sicurezza delle carni, anche il direttore dell'Upa Aldo Marcassoli solleva alcuni problemi connessi alla nuova normativa: "La giusta tendenza che si è andata affermando, dai primi casi di mucca pazza in poi, è quella di identificare in modo sempre più sistematico la provenienza delle carni, per dare ai consumatori la certezza di un prodotto sano. L'obiettivo è corretto, ma è necessario perseguirlo in maniera elastica e graduale, in particolare nel settore equino, che ha delle sue peculiarità". Soprattutto nelle nostre valli, dove "molti tengono in stalla uno o due asini con il solo scopo di farli pascolare per mantenere puliti i boschi e i prati, svolgendo così una funzione utile per tutta la collettività. Non mi pare positivo che questi allevatori vengano penalizzati con dei costi aggiuntivi". "Totalmente negativa" è poi per Marcassoli la scelta di "stabilire una sorta di monopolio per l'applicazione della procedura, che può essere svolta soltanto da veterinari convenzionati con le associazioni provinciali degli allevatori. In questo modo non c'è concorrenza, e si elimina del tutto la possibilità di ridurre un po' il costo dell'operazione rivolgendosi a professionisti che applichino tariffe inferiori". Fausta Morandi.

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Voucher per la vendemmia per combattere il lavoro nero, ridurre la burocrazia per le imprese (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di MARCELLO GUERRIERI Voucher per la vendemmia per combattere il lavoro nero, ridurre la burocrazia per le imprese agricole e dare una possibilità di integrazione del reddito a studenti e pensionati che intendono operare nel settore agricolo in maniera molto estemporanea. Si chiameranno "buoni lavoro" e nello specifico interesseranno circa duemila persone nella sola provincia di Terni, spesso studenti, pensionati, casalinghe che aspettano la vendemmia per integrare il proprio reddito. Per ora solo il voucher vendemmia, ma presto arriverà anche quello per la raccolta delle olive, attività anche questa particolarmente sentita nella provincia di Terni. Un provvedimento lungamente atteso, ma che va incontro alla esigenza di trasparenza e legalità oltre ad offrire nuove opportunità di reddito a categorie particolarmente deboli senza per questo destrutturare il mercato del lavoro agricolo" spiegano alla Coldiretti, che sono stati tra i promotori della riforma contributiva, particolarmente attesa nella zona di Narni ed Orvieto, dove operano le aziende agricole di maggiori dimensioni della provincia e che hanno nella coltivazione della viti il loro punto di forza. Alle imprese agricole basterà così acquistare un blocchetto di voucher e distribuirli poi a seconda delle ore di lavoro effettuate. Ogni buono avrà un valore nominale di 10 euro (7,5 euro al netto), comprensivo del costo dell'assicurazione e sarà utilizzato per le retribuzioni. Studenti e pensionati potranno quindi ritirare il denaro presentando il voucher presso uno dei soggetti convenzionati con il concessionario del servizio. In questo modo si garantiscono tutele assicurative e previdenziali - sottolinea Coldiretti - a tutti quei lavoratori occasionali, come appunto studenti e pensionati, che trovano nella vendemmia un'opportunità di guadagnare qualcosa per integrare il proprio reddito, evitando la piaga del lavoro nero. Allo stesso tempo, il sistema dei voucher porterà una semplificazione degli adempimenti burocratici a carico delle imprese agricole, facilitando anche la lotta al lavoro illegale. Dalla sperimentazione la Coldiretti si aspetta una estensione ad altre attività agricole, come ad esempio la raccolta delle olive, della frutta e in generale a tutte quelle attività stagionali che possono svolgere studenti e pensionati. E, fanno sapere alla Coldiretti, chiunque fosse interessato ad operare nel settore si rechi presso i servizi per l'impiego della propria provincia o nelle sedi dell'Inps, dove gli verrà rilasciato un codice di identificazione personale.

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<Per la legalità, stop agli sprechi> (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere Alto Adige" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-04-13 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Italia dei valori "Per la legalità, stop agli sprechi" In questa legislatura l'Italia dei Valori ha dimostrato qual è la sua concezione della politica. Battaglia contro l'indulto voluto da quasi tutto il parlamento, robusto taglio alla spesa pubblica, difesa della libertà di informazione, grande piano per l'edilizia popolare. è inoltre l'unico partito a non avere candidati nè condannati nè sotto processo. L'Idv vuole cambiare i politici e la politica. Bruno Firmani Lega nord "Aiuti ai trentini prima degli altri" Siamo per la salvaguardia dell'autonomia trentina e per dare risposte ai temi su cui il centrosinistra non è in grado di competere, cioè sicurezza, fisco, lotta alla burocrazia, immigrazione e politiche di sostegno per le giovani famiglie. Per la Lega le politiche sociali (casa, contributi e sussidi) devono essere indirizzate ai trentini e non agli ultimi arrivati. Maurizio Fugatti.

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Il documento (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere di Bologna" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere di Bologna - BOLOGNA - sezione: CRONACA - data: 2008-04-13 num: - pag: 5 categoria: BREVI Il documento Il manifesto anti-burocrazia Lo hanno firmato dieci docenti, in gran parte direttori di dipartimento (Gian Mario Anselmi, Roberto Balzani, Andrea Battistini, Fulvio Cammarano, Alberto De Bernardi, Giovanni Dore, Paolo Leonardi, Angelo Panebianco, Maurizio Sobrero e Giovanni Zamboni) Le nuove firme Ieri si sono aggiunte le adesioni di Claudio Bonivento, ex direttore del dipartimento di Elettronica, informatica e sistemistica, e di Anna Maria Gentili, ordinario di Storia dell'Africa sub-sahariana.

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L'Ateneo: <Il piano anti-burocrazia? Siamo già al lavoro. Con creatività> (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere di Bologna" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere di Bologna - BOLOGNA - sezione: CRONACA - data: 2008-04-13 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE L'Ateneo: "Il piano anti-burocrazia? Siamo già al lavoro. Con creatività" I prorettori rispondono al manifesto dei direttori di dipartimento Alleggerire il peso della burocrazia? L'Alma Mater ci sta già provando. "Con creatività". è la risposta, attraverso le parole del prorettore Marco Depolo, del governo dell'Ateneo al manifesto anti-burocrazia, firmato da dieci docenti, in gran parte direttori di dipartimento. Un documento contro la "crescente degenerazione burocratica", contro la mole di scartoffie e di obblighi a cui docenti, direttori, presidi si scontrano ogni giorno. Il problema esiste, ci sta lavorando il gruppo insediato per la riforma dello Statuto. E tutti in Ateneo assicurano che sarà un (il) tema centrale della prossima corsa rettorale. Lo stesso rettore Pier Ugo Calzolari ha chiesto al Collegio dei direttori di ricevere suggerimenti e proposte sul tema. "Tutti paghiamo un prezzo per il rispetto di norme nazionali pensate per un'università statica e per nulla preoccupata dei risultati, al contrario della nostra", dichiara Depolo. "Stiamo cercando di allegerire questo peso, con creatività - prosegue - cercando di ridisegnare le procedure e di allegerire i docenti dei compiti amministrativi e gestionali". Depolo cita l'unificazione dei servizi amministrativi di più dipartimenti, come è stato sperimentato nel complesso di San Giovanni in Monte. O l'informatizzazione di molti atti. "Forse - annota - dobbiamo comunicare meglio le innovazioni introdotte", e comunque ci sono leggi nazionali "che l'Ateneo vuole rispettare, anche quelle che hanno effetti disastrosi nella pratica ". è d'accordo con lo spirito del documento un altro membro del governo d'Ateneo, il prorettore agli studenti Paola Monari, "anche se - sottolinea - gli autori avrebbero dovuto mandarlo agli organi accademici". "Non credo però che il singolo docente si trovi così sovraccaricato di incombenze, al contrario di ciò che avviene per chi ha ruoli di responsabilità. In ogni caso l'Ateneo ha già fatto molto, penso a tutta la semplificazione e informatizzazione degli atti, un lavoro molto intenso passato quasi inosservato". Oltre alla ricerca, anche la didattica e l'internazionalizzazione costringe spesso docenti e ammini-strativi al rispetto di "norme nazionali pensate sadicamente per rendere i processi meno trasparenti ed efficienti ", come dichiara il pro rettore Roberto Grandi. "Basti pensare alle trafile per i permessi di soggiorno, alla tassazione delle borse degli studenti stranieri che applichiamo solo in Italia ". Che fare? "è necessario analizzare l'applicazione delle norme e i nostri processi decisionali per verificare quanto siano funzionali alla soluzione dei problemi e quanto invece siano caricati di pesi burocratici". Per Guido Gambetta, pro-rettore alle sedi decentrate, la responsabilità del burocratismo è anche dei docenti, "perché parte delle norme arriva da organismi in cui noi eleggiamo i nostri rappresentati e perché spesso noi stessi ci arrendiamo alle regole esistenti". "Quando abbiamo voluto cambiare davvero, lo abbiamo fatto". Marina Amaduzzi Santa Lucia All'inaugurazione dell'anno accademico sfilano tutti gli organi e parlano i rappresentanti dei vari settori La riforma Tutta l'Università verrà coinvolta nei prossimi mesi nel dibattito sulla burocrazia, un tema al centro del processo di riforma dello Statuto e della prossima corsa al rettorato.

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I docenti concordano: <Bisogna semplificare i nostri obblighi> (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere di Bologna" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere di Bologna - BOLOGNA - sezione: CRONACA - data: 2008-04-13 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Gli accademici I docenti concordano: "Bisogna semplificare i nostri obblighi" Semplificare, razionalizzare, snellire, insomma "sburocratizzare" tutto quello su cui può intervenire l'Ateneo. Per il resto, si tratta di norme e regole fatte dal governo o dal ministero contro cui nulla si può. Presidi, presidenti di commissione e docenti concordano con lo spirito del manifesto anti-burocrazia. Lo sposa in pieno Giuseppe Sassatelli, preside di Lettere, "molte cose si possono cambiare, partendo dal gruppo che lavora alla riforma dello Statuto". "Prima facciamo chiarezza sulle diverse competenze e poi interveniamo dove è possibile", è il pensiero di Giliberto Capano, preside di Scienze politiche a Forlì. "Il modo per semplificare va trovato- aggiunge Anna Maria Gentili, docente di Storia dell'Africa sub-sahariana- siamo soffocati da questo bizantinismo burocratico". Concorda Lorenzo Donatiello, preside di Scienze, "non pensiamo però che ci sia una cupola amministrativa che vuole esercitare potere". è ben consapevole del problema e suggerisce di giocare di più la carta dell'autonomia Bruna Zani, preside di Psicologia e presidente della commissione didattica: "Per la nuova riforma - spiega - il Cun (consiglio universitario nazionale, ndr) ci ha messo sulla graticola, con rilievi e adeguamenti che per l'80-85% sono un puro esercizio di retorica". "Ci sono però ostacoli che vanno al di là della volontà dell'Ateneo - racconta Renzo Orsi che guida la commissione ricerca scientifica -. Ho provato a sburocratizzare i dottorati di ricerca, ne abbiamo 85 e ogni anno per ognuno bisogna ripresentare la medesima domanda al ministero, eppure diversamente non si può fare altrimenti si perdono i finanziamenti". "Ricordiamoci - conclude Pier Paolo Gatta, presidente della commissione personale tecnico amministrativo- che burocrazia va insieme a responsabilità e che in un'organizzazione complessa come questa la semplificazione può voler dire centralizzazione". M. Ama.

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Tuccio Musumeci: <Ecco come la burocrazia può essere divertente> (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere di Bologna" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere di Bologna - BOLOGNA - sezione: TEMPOLIBERO - data: 2008-04-13 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE L'intervista di Paola Gabrielli Tuccio Musumeci: "Ecco come la burocrazia può essere divertente" A volte basta il nome, Vigàta, perché la città immaginaria siciliana diventi metafora di un modo di essere. Vigàta è anche il paese in cui è ambientato La concessione del telefono, spettacolo tratto dall'omonimo romanzi di Andrea Camilleri. Prodotto dallo Stabile di Catania ad inizio tournée aveva come protagonista Francesco Paolantoni, ora sostituito da Angelo Tosto. Nel cast, un brillante Tuccio Musumeci, interprete storico dello Stabile di Catania. Signor Musumeci, conosce da tempo Andrea Camilleri? "Da almeno 40 anni. Veniva spesso allo Stabile per curare alcune regie. Poi, si sa, il fatto di essere entrambi siciliani ci avvicina. Camilleri è inventore di tanti personaggi unici. Io amo certi suoi ritratti di siciliani un po' imbranati e cialtroni". Come il protagonista di questa pièce, Filippo Genuardi? "Sì, il povero Genuardi. Uno che per chiedere la concessione della linea telefonica fa scoppiare una serie di equivoci in cui in mezzo si mettono Stato e Mafia. E anch'io, che interpreto il capomafia a cui il nostro chiede un favore, contribuisco non poco ad alimentare i malintesi ". Tutto molto siciliano... "In questo allestimento lo si sottolinea con forza. Dentro una scenografia fatta di libri, faldoni e registri, noi attori ci muoviamo avvolti da costumi con le scritte. Come a dire: la burocrazia invade tutto". Lei è allo Stabile di Catania da moltissimi anni, ma a volte, in passato, non disdegnava cinema e tv... "Amavo il varietà. A "Sette voci" con Baudo, lui, che voleva fare l'attore, mi faceva da spalla. Rovinava tutto, rideva troppo presto. Ha fatto bene a cambiare mestiere. Cinema ne ho fatto, ma mi hanno anche dato dello sciagurato. Dissi persino di no a Fellini per una tournée...". Teatro Testoni, Casalecchio di Reno. Domani, ore 21. Info: 051/573040.

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Sarà sepolta nel suo paese natale, il Bangladesh. La salma di Lilya Mosammat Akter, la 23enne c (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 13-04-2008)
Pubblicato anche in: (Messaggero, Il (Ancona))

Argomenti: Burocrazia

Di GIULIA MANCINELLI Sarà sepolta nel suo paese natale, il Bangladesh. La salma di Lilya Mosammat Akter, la 23enne che giovedì si è tolta la vita gettandosi sotto a un treno alla stazione di Senigallia tenendo in braccio il figlioletto di un anno e mezzo, sarà rimpatriata. La partenza del feretro, burocrazia permettendo, è fissata per domenica prossima. La salma sarà trasferita prima a Roma da dove partirà, in areo, alla volta del Bangladesh. Nei prossimi giorni, con ogni probabilità all'obitorio dell'ospedale di Senigallia dove il cadavere è stato trasportato subito dopo l'incidente, si terrà anche un momento di preghiera intorno al feretro di Lilya secondo quanto previsto dalla religione musulmana. La decisione è stata presa dal marito della vittima, Ilyas, 33 anni, operaio in una ditta che lavora la plastica di Corinaldo ma residente con la moglie e il piccolo Iban a Ripe. Attorno al giovane in queste ore si è stretta la nutrita comunità del Bangladesh che anche ieri sera si è riunita a Senigallia per dargli sostegno. "Sono scioccato e distrutto, scusatemi ma non riesco a parlare di quanto accaduto", dice Ilyas. Sono le poche parole che il padre di Iban, scampato miracolosamente al suicidio della madre e che si trova ora ricoverato all'ospedale pediatrico Salesi di Ancona, riesce a dire. Da giovedì notte infatti, dopo che aveva appreso solo nel tardo pomeriggio la notizia, Ilyas è accanto al figlioletto che è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico per la ricostruzione della mano e dell'avambraccio destro. Iban non corre pericolo di vita ma bisognerà attendere ancora alcuni giorni prima di poter capire se l'operazione è andata a buon fine, scongiurando così il rischio di amputazione dell'arto. Forse il piccolo tra qualche settimana potrebbe essere sottoposto anche ad un secondo intervento. "Siamo tutti vicini a Ilyas per la tragedia che lo ha colpito così inaspettatamente e assieme a lui facciamo il tifo per il piccolo Iban - dice consigliere straniero aggiunto Abdur Kaium, portavoce della comunità del Bangladesh - Siamo tutti sconvolti. Una cosa del genere non era mai accaduta ad un nostro connazionale". Giovedì mattina Lilya, dopo essere entrata alla stazione con il passeggino, mentre stava sopraggiungendo l'Intercity Bari-Bologna delle 12.30, ha afferrato il figlioletto e si è gettata sotto al treno. La donna ha aspettato l'impatto con il convoglio girata di schiena facendo così scudo con il proprio corpo al figlio. Mentre la giovane è morta schiacciata tra le rotaie e il treno, il bambino è stato colpito solo di striscio. Lilya, regolarmente in Italia dal 2006 quando ha raggiunto il marito a Ripe dal 2001, è stato identificato solo diverse ore dopo l'incidente attraverso le impronte digitali comparate dalla Polfer.

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Il matrimonio della nostra fiction non assomiglia nemmeno un po' a quello del Mulino Bian (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

"Il matrimonio della nostra fiction non assomiglia nemmeno un po' a quello del Mulino Bianco. Litighiamo, dormiano a turno sul divano, ci sbattiamo la porta alle spalle e, se ci siamo fatti male dentro, non torniamo a casa. Insomma, in amore, la complicità va guadagnata, e se vuoi vivere e lavorare insieme c'è da rimboccarsi le maniche". Flavio Insinna è il protagonista di Ho sposato uno sbirro, commedia in 12 episodi in onda da stasera su Raiuno. Prodotta dalla Lux Vide per Raifiction, scritta da un team di sceneggiatori, la serie, diretta da Carmine Elia, è interpretata anche da Christiane Filangieri nel ruolo della moglie dello sbirro, e da un cast di rango, con nomi come Antonio Catania, Giovanna Ralli, Barbara Bouchet, e ancora, Marco Bocci, Giulietta Revel, Luisa Corna. Così, Insinna fa bis: conduce Affari tuoi dopo il Tg1 e in prima serata interpreta il commissario Santamaria, stesso nome e stesso grado del poliziotto nato dalla penna di Fruttero e Lucentini e interpretato sia al cinema che in tv dal grande Marcello Mastroianni. E, come il primo Santamaria, è inquieto e irrequieto e nello stesso tempo rassegnato alla burocrazia. Ma, al contrario dell'altro non è cinico, né disincantato. Infatti si innamora, si lascia, quindi è preda di un colpo di fulmine che lo conduce in sei mesi all'altare. Nella serie, accanto a Insinna e Filangieri c'è anche un'altra protagonista: Roma. La Roma di Campo dei Fiori, dei Fori, di Trastevere.

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L'ex artigiano oggi al voto "Grazie, l'ho rivisto felice" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

La storia Malato come Welby sarà accompagnato dalla Croce Rossa MAURIZIO FICO L'ex artigiano oggi al voto "Grazie, l'ho rivisto felice" BERGEGGI Ieri, dopo tanto tempo, l'ho rivisto felice. Quando ha saputo che poteva votare gli si leggeva la gioia negli occhi. Sperava di farlo a casa, come sarebbe logico, ma questo è già un primo risultato. La nostra rabbia non era contro le persone, ma contro una legge ingiusta e sbagliata. Una lotta a fianco di tanti malati "fantasma" che non possono far sentire le proprie ragioni e si vedono negato un diritto che per loro è anche un modo di sentirsi vivi. Ringrazio quanti ci hanno aiutato, a cominciare dall'assessore ai Servizi sociali di Bergeggi, Carlo Galletti. Grazie anche alla Prefettura, all'Asl, al Comune, al presidente del seggio, l'avvocato Beltrametti, alla Croce Rossa di Vado e a quanti ci sono stati vicini". C.F., moglie dell'ex artigiano specializzato che aveva lanciato un accorato appello per poter votare, quasi una sorta di ultima volontà, dopo tanti mesi di rabbia e dolore racconta di una giornata finalmente serena. Oggi alle 14, davanti alla casa nel centro di Bergeggi, dove da due anni G.F. è costretto a letto in una stanza al secondo piano, arriverà un'ambulanza della Croce Rossa di Vado per aiutarlo a raggiungere l'unico seggio del paese, quello ricavato nell'ex municipio. "Probabilmente mio marito sarà "bloccato" in carrozzella o se proprio non fosse possibile i militi lo porteranno in barella. Per raggiungere il seggio verrà poi utilizzato un elevatore già predisposto all'interno dell'edificio. Mi hanno assicurato che tutta l'operazione si svolgerà con la massima discrezione e io potrò restare vicina a mio marito anche in cabina". "La nostra Croce Rossa da anni è a disposizione dei cittadini non autosufficenti di Vado, Quiliano e Bergeggi per accompagnarli ai seggi elettorali, in forma completamente gratuita", ha ricordato ieri Riccardo Starace, consigliere della pubblica assistenza vadese. "Speriamo che questo caso serva a far cambiare la legge - conclude la moglie dell'artigiano di 64 anni colpito da Sla -. La possibilità di votare a casa attualmente è prevista solo per chi è attaccato a una macchina "salvavita". Mio marito, almeno per il momento, non vuole farsi intubare ma la gravità delle sue condizioni è comunque evidente. Stesso discorso potrebbe valere per una persona reduce da un intervento chirurgico e impossibilitata a muoversi. La legge va riscritta usando il buon senso e semplificando la normativa. La burocrazia, per chi ha un malato grave da accudire quotidianemente, risulta ancora più odiosa e non fa altro che aumentare la rabbia a il senso di isolamento". Da Bergeggi parte una denuncia che supera i confini di questo bellissimo borgo di 1200 abitanti e che potrebbe aprire presto un caso nazionale.

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Chiude la sopraelevata, traffico a rischio paralisi (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Sardegna, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Viabilità. La Provincia promette tempi rapidi, si andrà con il senso unico alternato Chiude la sopraelevata, traffico a rischio paralisi La prossima settimana partono i lavori per rifare il tratto che dall'aeroporto arriva in città OLBIA. Mettevi comodi, la madre di tutti gli ingorghi arriva in città. All'orizzonte giornate inscatolate, prigionieri delle auto, a osservare l'erba che cresce ai lati della carreggiata. Se le code davanti a una strada immobile solo per lambire il tunnel transennato col cemento non hanno ancora scosso i nervi degli automobilisti, la via per il nirvana del volante è piena di ostacoli. Il primo è l'annuncio della chiusura della sopraelevata sud, quella che dall'aeroporto porta in città. Da lunedì 21 nuova rivoluzione del traffico con il senso unico alternato fino al tunnel. Nessuna paura il transito sarà ancora possibile, si fa per dire, ma solo a senso unico alternato. Il countdown è già scattato. Lunedì 21 verrà chiuso il primo tratto. Impossibile rinviare ancora l'intervento sul tratturo in cui è rimasto qualche pezzo di asfalto tra le buche. "Abbiamo affidato l'appalto qualche giorno fa - spiega l'assessore ai lavori pubblici della Provincia, Elio Casu -. Non si poteva tardare oltre. Il cantiere partirà lunedì 21, al massimo può slittare di un paio di giorni. Cominceremo dalla sopraelevata sud, quella forse messa peggio". Nessuna paura, o forse il coraggio della necessità, da parte dell'assessore per l'incrocio pericoloso con il cantiere che ha chiuso da qualche settimana il tunnel e ha paralizzato il traffico all'ingresso in città dal lato nord. "In questo caso i disagi dovrebbero essere limitati e - continua Casu - e dalla chiusura del tunnel sul lato nord dovrebbe venirci in aiuto. I nostri lavori partiranno da sud e si procederà su un senso unico alternato. Il traffico chiuso in uscita da Olbia renderà più scorrevole la convivenza del cantiere con quello in ingresso". Concertazione involontaria. "Non possiamo fermare l'appalto - spiega Casu -. Né si può pensare di fare un'altra estate con l'asfalto sbriciolato. Non basterà stendere un nuovo strato di bitume, ma è indispensabile rifare tutta la sagoma della strada. Per troppi anni non sono stati fatti gli interventi di manutenzione. Non mi interessa fare polemica, ma voglio che sia chiara a tutti la necessità di aprire subito il cantiere". La Provincia ha stanziato oltre 400 mila euro e dopo una lunga gestazione, figlia dei tempi della burocrazia, ha assegnato l'appalto. Nessuna polemica con il Comune che stanco di attendere ha fatto accendere le ruspe sotto il tunnel per intervenire subito. "L'iter dell'appalto doveva essere rispettato - continua Casu -. Ma siamo ancora in tempo per non far cominciare la stagione con i cantieri ancora aperti. Entro un mese e mezzo si dovrebbe finire l'intervento sia sulla sopraelevata sud, sia su quella nord. Appena saranno terminati i lavori sulla direttrice che dall'aeroporto conduce in città, partiranno i cantieri sul tratto che va verso il nord della Gallura. Tutto sarà finito entro la metà di giugno. Ci saranno da sistemare anche i guard rail, ma partiremo a settembre, a stagione conclusa, Anche quell'intervento sarà finanziato con 160 mila euro". L'assessore sparge ottimismo e allontana il pericolo maxi ingorgo in città. "Credo che si possa affrontare il periodo di chiusura parziale delle sopraelevate senza troppe ansie - afferma -. Serve la collaborazione di tutti e un po' di pazienza. I lavori non possono più essere rimandati".

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La burocrazia frena gli acquisti su internet coi paesi extra ue (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Udine La burocrazia frena gli acquisti su Internet coi paesi extra Ue NOI CONSUMATORI di RITA BERTOSSI Consumatore avvisato... "Gentile utente il plico a lei diretto, proveniente da paese extraeuropeo, attualmente in giacenza presso la sezione Portalettere di Poste Italiane-Roserio contiene merce che per essere introdotta sul territorio nazionale necessita di valutazione sanitaria o rilascio di nulla osta sanitario da parte dei competenti Uffici di Sanità frontaliera. La invitiamo pertanto a fornire la documentazione e le informazioni necessarie per la valutazione dell'ammissibilità sanitaria sul territorio nazionale come sotto specificato. La informiamo inoltre che, autocertificazioni, eventuale pagamento di oneri sanitari, eventuali certificazioni mediche, richiesta di rilascio del nulla osta devono essere inviate a mezzo corrispondenza, al seguente indirizzo: Poste italiane". La comunicazione prosegue evidenziando che la merce in importazione può essere per uso personale o commerciale specificando che, per uso personale, si intende "quantitativo di un prodotto, destinato a una sola persona, consumabile mediamente in un giorno per un periodo massimo di un mese". Inoltre l'utente deve rendere "una dichiarazione di responsabilità" o ai sensi disposizioni di settore (se trattasi di cosmetici). "Da parte dell'Autorità sanitaria, per l'ammissione sul territorio nazionale può essere rilasciato atto formale di nulla osta sanitario. In caso di non ammissione l'utente riceverà avviso di respingimento. Il rilascio del nulla osta sanitario è soggetto agli oneri sanitari da versare sul C/c postale n... La copia del riscontro dell'avvenuto pagamento va inviata con la restante documentazione a Poste italiane. Gli importi sono così stabiliti: euro 6,33 per importazione ad uso e consumo personale. Si evidenzia che, qual che sia l'esito del procedimento, in nessun caso sarà restituito il versamento, nemmeno in caso di rinuncia alla spedizione da parte del destinatario". Quanto su riportato fra virgolette è esattamente quanto contenuto nella comunicazione ricevuta da un giovane laureato in giurisprudenza, collaboratore della Federconsumatori, che, per fare una cortesia a un'amica, ha ordinato su Internet in Ebay (mezzo diffusissimo fra i giovani) non farmaci pericolosi, non prodotti il cui consumo è vietato dalla legge, bensì un banalissimo profumo di grande marca francese che in Italia non è facilmente reperibile e il cui costo negli Stati Uniti è particolarmente vantaggioso. Carla, l'amica, non fidandosi dei pagamenti con Carta di Credito per acquisti on line, sapendo che Luca utilizza frequentemente tale canale per compravendite di vario genere pagando con carta prepagata e limitando così i rischi, già qualche tempo fa aveva trovato conveniente e veloce usare questo mezzo e ha quindi chiesto al suo amico di ripetere per lei l'acquisto dello stesso profumo sempre dagli Stati Uniti. Cos'è accaduto nel frattempo? Perché queste complicazioni? Sono cambiate le norme? Nella corposa documentazione ricevuta da Luca, da compilare e rinviare, si chiede, dopo nome cognome e indirizzo, come prima voce, il versamento in originale per gli oneri sanitari, il numero di telefono, il codice fiscale, la descrizione dettagliata "e uso delle merci importate, il valore della merce, la fattura commerciale o proforma. In caso di transazione via internet, viene fatto obbligo di inviare copia delle e-mail di conferma dell'avvenuta transazione o del bonifico di pagamento. Poste Italiane informa che, una volta sdoganato, il pacco verrà consegnato a domicilio per mezzo Posta e che non è possibile ritirare la merce presso gli uffici di..". Certo la salvaguardia della salute e la sicurezza dei consumatori è alta, seguendo la norma e il regolamento. Ma... un mese di pratiche burocratiche e oneri accessori disincentivano gli acquisti in paesi Extraeuropei a mezzo internet, soprattutto per quanto riguarda i cosmetici (creme, profumi, ma anche altri prodotti classificati come cosmetici quale, ad esempio, il dentifricio). Vero che difficilmente si acquisterebbe del dentifricio on line. Comperare in internet nei Paesi comunitari, non comporta tali complicazioni e molti acquistano (stranamente a prezzo conveniente) in Inghilterra. Anche nel caso sottopostomi recentemente, un universitario ha fatto l'acquisto di un profumo con carta postale prepagata su richiesta di una sua compagna di studi. Stavolta nessuna complicazione doganale, ma quando il postino ha fatto firmare la ricevuta del pacco alla madre del committente, consegnandole poi un pacchetto "imbottito", la signora ha sentito un buon odore e, tenendolo in mano, si è accorta che il pacchetto sgocciolava: il buon odore era da attribuirsi alla boccetta rotta. Al reclamo immediatamente inviato, la prima risposta del responsabile dei postini è stata quella di imputare il danno alla confezione non regolamentare. In realtà la confezione è quella d'uso per le spedizioni di materiali fragili: le buste imbottite con le bolle (quale il nome tecnico?). Il ragazzo, a malincuore, non farà più favori di questo genere a nessuno. E, forse, vuoi per le complicazioni burocratiche, vuoi per "incidenti" come quello sopra descritto, gli acquisti on line potrebbero subire un calo di trattative.

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Un set cinematografico nel vostro salotto (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Basta spedire dieci foto dell'appartamento dove abitate. Domani a Trieste il primo ciak di "Diverso da chi?" con la Gerini. Si cerca una malga a Tarvisio Un set cinematografico nel vostro salotto L'iniziativa Film Commission: qualunque casa potrebbe diventare una location UDINE. Il cinema potrebbe invadere proprio il vostro salotto, postazione dalla quale solitamente il cinema lo guardate in tv. Nel senso di troupe, regista, cameramen, attori, comparse, insomma un bel po' di gente, che ha scoperto location ideale la vostra casetta, o la vostra villa, o il vostro castello, o il vostro attico. Magari vi svegliate, ciabattate fino alla cucine e incontrate Claudia Gerini (e non diciamo un nome a caso) pronta per il ciak. Mica male, eh? Andiamo per ordine. La Film Commission Fvg ha lanciato un appello dal titolo "Cinema in salotto": mandateci dieci foto digitali (massimo 500 kb l'una) della casa dove abitate, sia di proprietà sia in affitto, specificando caratteristiche e luogo - in Friuli Venezia Giulia, ovvio - aggiungendo un recapito telefonico e un indirizzo di posta elettronica. Il malloppo finirà in un data base e semmai Muccino dovesse scegliere i muri che vi fanno da scenografia quotidiana, potreste fare bingo. Sono contratti ricchi: anche mille euro il giorno. Per saperne di più digitate www.fvgfilmcommission.com "L'idea - ci svela il presidente della Fc Federico Poillucci - è quella di arricchire la collezione di location, già succosa per quanto riguarda gli esterni - località marine, montane, colline - e interni - ville, negozi, bar e via dicendo. Caricando la rubrica di nuovi spazi, be', si arricchisce lo sguardo. Se un produttore e un regista decidono che sarà il Friuli il loro futuro campo di battaglia cinematografica, dopo aver esaminato attentamente il copione scatta da parte nostra l'invio di molte proposte. Più ne abbiamo, meglio è". Se per anni siamo stati terra più o meno dimenticata dalla settima arte (e i due colossi cult Addio alle armi e La grande guerra sono rimasti a lungo quasi episodi isolati) adesso si è scatenata un'improvvisa caccia al profondo Nord-Est. "Salvatores su girando Come Dio comanda - dice ancora Poillucci - è sul grande schermo Amore bugie &calcetto, di Luca Lucini, con Bisio e compagnia (set a Trieste e qualche scena allestita pure a Martignacco), è passato a Venezia con successo pazzesco La ragazza del lago, di Molaioli, ambientato a Moggio e a Fusine, per non parlare de La sconosciuta di Tornatore, e delle fiction Rebecca, la prima moglie e Un caso di coscienza 3 (entrambe di Raiuno) tutte e tre con sfondo Trieste (la serie con Somma ha sconfinato pure a Villa Deciani di Montegnacco). E da domani, sempre nel capoluogo giuliano, si batterà il primo ciak di Diverso da chi?, produzione Cattleya, opera prima di Umberto Riccioni Carteni, con Claudia Gerini - ecco perché prima l'abbiamo nominata - Luca Argentero, Filippo Nigro. Sarà una commedia dai risvolti gay. So per certo che stanno cercando una casa a Tarvisio, meglio se tipo malga stile Heidi". La convenienza di mettere come sfondo il Friuli? "Ce n'è più di una" conclude Poillucci. "Oltre a fornire maestranze locali, la produzione può usufruire del Fondo regionale per l'Audiovisivo. In più la Film Commission si occupa della burocrazia e dell'ospitalità. Vogliamo metterci anche lo splendido scenario friul-giuliano?".

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L'impresa-express si avvia in un giorno (sezione: Burocrazia)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Dal 19 agosto una richiesta on-line alla Camera di Commercio sostituirà la piccola odissea attuale tra Inps, Inail e Agenzia delle Entrate L'impresa-express si avvia in un giorno Treviso è pronta per la semplificazione: un solo atto per aprire l'attività L'impresa si apre in un giorno. Treviso è pronta: la "giungla" di burocrazia nella quale oggi si infila chi vuole aprire un'attività imprenditoriale sarà disboscata. "Ci stiamo lavorando, da agosto saremo pronti", promette il direttore della Camera di Commercio di Treviso, Marco d'Eredità. Piazza Borsa diventerà lo sportello unico per chi vuole avviare un'impresa: niente più spola tra Inps, Inail, registro imprese, Agenzia delle Entrate. Via più semplice, dunque, e tempi abbattuti: per le attività meno complesse, l'autorizzazione ad aprire le serrande arriverà il giorno stesso. Una comunicazione unica al registro impresa della Camera di Commercio sostituirà tutti gli adempimenti amministrativi finora richiesti. La comunicazione unica per la nascita dell'impresa è prevista dall'articolo 9 del decreto 7/2007, convertito dalla legge 40 del 2007 e in vigore dal 19 febbraio 2008. Dopo un primo gruppo di province che hanno fatto da apripista e "sperimentatori (Padova e Venezia tra queste), dal prossimo 19 agosto anche Treviso sarà pronta. "Siamo pronti anche per tenere una serie di incontri - dice D'Eredità - per spiegare alle associazioni di categoria tutti gli aspetti di questa novità". Le imprese potranno essere operative in un sol giorno e assolvere (in sette giorni al massimo) gli adempimenti dichiarativi verso registro delle imprese, Inps, Inail e Agenzia delle Entrate mediante la presentazione di un modello informatico unificato. Si avranno tempi certi e veloci per i riscontri: all'impresa giungerà immediatamente, in una casella di posta elettronica certificata e gratuita fornita dalla Camera di Commercio stessa, la ricevuta di protocollo della pratica che costituisce il titolo per l'immediato avvio dell'attività. In pratica, Piazza Borsa diventa l'unico front office per tutte le registrazioni ai fini dell'attribuzione del codice fiscale o della partita Iva e per l'iscrizione al registro delle imprese, ma anche ai fini, previdenziali (Inps) e assicurativi (Inail). Le Camere di Commercio di tutta Italia hanno predisposto un sito per i servizi per la comunicazione unica: www.registroimprese.camcom.it. In questo sito è possibile: avere tutte le informazioni e gli strumenti necessari sulla comunicazione unica; registrarsi per ottenere le credenziali di accesso alla sezione a pagamento (previsto per imposte di bollo e diritti di segreteria); spedire una comunicazione unica e seguirne lo stato di avanzamento; cercare un'impresa attiva per denominazione o servizio e prodotto; collegarsi alle banche dati delle Camere di Commercio, previa autenticazione. Automaticamente vengono inviate all'indirizzo certificato d'impresa la ricevuta di protocollo, la ricevuta della comunicazione unica, valida per l'avvio dell'impresa e la ricevuta contenente il numero di codice fiscale e/o di partita IVA attribuito dall'Agenzia delle Entrate nello stesso tempo, si provvede allo smistamento, verso tutti gli altri enti coinvolti, della comunicazione unica. Sarà davvero la fine delle odissee quotidiane per gli imprenditori e - soprattutto, in questo caso - per gli aspiranti tali? Di certo è almeno un inizio.

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Contro la strage sconti Inail ai virtuosi (sezione: Burocrazia)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

I SINDACATI "Contro la strage sconti Inail ai virtuosi" La proposta di Barbiero (Cgil) per fermare il trend dei decessi sul lavoro Soldera (Cisl) "Dobbiamo puntare sulla formazione dei lavoratori" VILLORBA. "Il trend degli incidenti sul lavoro nel 2008 è in crescita". Con queste perentorie parole Antonio Soldera, della segreteria provinciale della Cisl, riaccende l'attenzione sulla piaga che più di altre dovrebbe interrogare il mondo economico. E di lavoro nella Marca si muore troppo spesso. Nel 2008 con Beniamin Coste Florian, la macabra conta dei decessi è arrivata a otto. In tutto il 2007 le morti bianche sono state ben 19, ma quest'anno il grafico sembra stia subendo una vera e propria tragica impennata. Otto decessi in tre mesi e mezzo, significa 35 lavoratori morti in un anno. Di lavoro si continua a morire troppo. "La situazione è molto grave - continua Soldera - noi stiamo cercando di muoverci. Abbiamo previsto la creazione di un tavolo per la formazione dei dipendenti in tema di sicurezza. Poi bisogna anche distinguere il modo di approcciare il lavoro. Spesso nel caso degli stranieri ci si trova di fronte a persone che puntano a guadagnare, ma che non prestano molta attenzione alle misure di sicurezza". Gli incidenti sul lavoro sono ormai diventati, forse solo secondi agli incidenti stradali, una delle principali causa di morte in Italia. Gianpietro de Conto, 50 anni di Follina, caduto negli ingranaggi di un'impastatrice a Capodanno. Francisc Lorent, romeno, triturato da un carro miscelatore il 4 gennaio. Renzo Olivotto, 51 anni, pittore edile, il 14 gennaio è volato da una scala di 6 metri. Il 18 gennaio a Marghera sono morti in due, dentro una cisterna piena di gas, uno di loro era residente a Casier. La settimana dopo Giuseppe Mestre è stato folgorato da una scarica da 20 mila volt. A metà marzo un agricoltore di Sernaglia è stato schiacciato da un aratro. "Una tregua apparente stava facendo ipotizzare che l'attenzione degli ultimi mesi fosse servita veramente a qualcosa. E invece quest'ultima tragedia è l'ennesima dimostrazione che non si può abbassare la guardia. - spiega Paolino Barbiero, segretario Cgil - Per prevenire è necessario intervenire sul ciclo produttivo. Il committente deve assicurarsi che la ditta cui ha affidato l'appalto rispetti tutte le norme sulla sicurezza. Nella maggior parte dei casi si scarica tutto sui responsabili sicurezza, ma anche il titolare dell'impresa dovrebbe rispondere. Purtroppo è sempre la stessa storia, non è cambiato nulla". E quel che è peggio è che non sembrano esserci gli strumenti adatti a fermare questa piaga. "I continui incidenti dimostrano che il problema non è, come dicono molti imprenditori, l'eccessiva burocrazia alla base delle normative per la sicurezza, ma la necessità di implementare i controlli. - prosegue Barbiero - Non dobbiamo arrivare a fare scioperi per ottenere sicurezza nei posti di lavoro, basta rispettare le leggi. Stiamo predisponendo un piano straordinario, che punterà alla verifica della formazione dei dipendenti, il monitoraggio delle aziende, e una mappatura della cause più frequenti". Ma Barbiero lancia anche l'idea di un incentivo per la scurezza, "le imprese virtuose potrebbero essere premiate con uno sconto nelle spese Inail". (Federico Cipolla).

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Ore 8, alle urne inizia la maratona del voto (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere Adriatico" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

La sezione più numerosa è quella ospitata nelle scuole elementari della CesanellaNel comprensorioCastel Colonna invece è il Comune dove ce ne è solo unamentre ad Arcevia sono nove A Senigallia gli elettori iscritti sono 35 mila e 690, la maggioranza è costituita da donne Ore 8, alle urne inizia la maratona del voto SENIGALLIA - Si comincia questa mattina alle 8 per andare avanti fino alle 22, poi se ne riparla domani dalle 7 alle 15. E' l'orario ufficiale per lo svolgimento delle elezioni politiche, quello in cui le sezioni elettorali, comunemente chiamate seggi, sono aperte ai cittadini. Non è la stessa cosa per presidenti e scrutatori, che hanno iniziato il loro lavoro da ieri pomeriggio, occupandosi di tutte le operazioni preliminari, che vanno dal conteggio delle schede assegnate a ciascuna sezione a compiti molto meno rilevanti, ma che la burocrazia di queste occasioni considera fondamentali, come l'affissione dei manifesti con l'elenco delle liste di candidati, la predisposizione delle urne elettorali e addirittura la verifica del numero di matite copiative da consegnare ogni volta agli elettori. Una tradizione, questa della matita copiativa, simbolo di una liturgia che non rinuncia ai suoi fondamenti e che, a dispetto di tutto e di tutti, a quanto pare ha una spiegazione tecnica che la vince su qualsiasi pretesa tecnologica: il segno della matita copiativa sulla carta non si riesce a cancellare. A Senigallia gli elettori sono complessivamente 35 mila e 690; di questi 2.446 sono coloro che hanno un'età compresa tra i 18 e i 25 anni, per cui votano soltanto per la Camera dei deputati. Inoltre le donne complessivamente sono 1.838 più degli uomini: 18.764 contro 16.926. Tutti questi elettori sono distribuiti in 42 sezioni, per la precisione in 41 visto che una, cioè la numero 24, è quella speciale allestita all'interno del complesso ospedaliero. La sezione con il più alto numero di elettori iscritti è la 27, ospitata nei locali della scuola elementare di via Botticelli, alla Cesanella: qui sono chiamati a votare in 1.199. Dove non ci sono problemi di numeri è a Castel Colonna, che conta una sola sezione elettorale per 851 elettori, anche in questo caso con prevalenza delle donne, sette in più rispetto agli uomini. Più diversificata la situazione negli altri Comuni del comprensorio Misa-Nevola, con una distribuzione di sezioni che varia da località a località, secondo criteri che dovrebbero far riferimento alla popolazione residente, "suddivisa" spesso sulla base di consuetudini e di comodità per raggiungere la sede del voto. L'indicazione generale va da un minimo di 500 a un massimo di 1.200 elettori per seggio. Così nel Comune di Arcevia che ha il territorio più esteso tra tutti i Comuni della provincia, sono state istituiti 9 seggi dislocati nel capoluogo e nelle frazioni per dar modo ai suoi 4.238 elettori di votare. Corinaldo a sua volta si ferma a 5 seggi pur avendo solo 40 elettori in meno della località montana. A Ostra invece i seggi sono soltanto 6, nonostante il numero di elettori arrivi a 5.001, secondo soltanto a Senigallia per quanto riguarda il comprensorio del Misa-Nevola. Una macchina organizzativa che fa conto soprattutto sugli uffici comunali delle diverse località, che in questi giorni rimarranno costantemente aperti, non solo per assicurare adempimenti come l'eventuale rilascio di duplicati della tessera elettorale indispensabile per votare, ma anche per garantire la funzionalità dei seggi stessi. Non mancano nemmeno servizi particolari, come quello organizzato dal Comune di Senigallia per il trasporto dei disabili che non hanno la possibilità di raggiungere il seggio per votare. In ogni località ci si assicura che tutto possa svolgersi nella massima tranquillità e regolarità, guardando anche alle piccole abitudini che accompagnano comunque le giornate elettorali. Nei capoluoghi minori il "picco" dei votanti solitamente si ha nella tarda mattinata della domenica o, se le condizioni meteorologiche sono buone, nel tardo pomeriggio, quando si rientra da una gita o da una semplice passeggiata. Più diversificato l'andamento in una città come Senigallia, dove da quando si è tornati a votare su due giorni, anche il lunedì conosce sempre un ritmo sostenuto di elettori che preferiscono questa giornata per recarsi ai seggi, semplicemente per evitare la fila. VINCENZO OLIVERI,.

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Un difficile compito aspetta chi vincerà (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Prima Pagina Pagina 2 L'Italia malata e il voto Un difficile compito aspetta chi vincerà L'Italia malata e il voto di Paolo Figus --> di Paolo Figus Berlusconi e Veltroni si sono affrontati a distanza, se le sono dette di tutti i colori ma hanno comunque almeno cercato di disegnare un futuro per questa Italia che cammina a fari spenti, non cresce ed è sull'orlo della recessione. Adesso spetterà agli elettori scegliere. Appelli per andare al mare non ce ne sono stati. Anzi, tutti i leader di grandi o piccoli partiti - per opposti motivi - hanno chiesto una massiccia partecipazione al voto. Un vincitore ci sarà, questo è certo, e qui viene il bello. Ma davvero le tasse caleranno, ci saranno i bonus bebè, i precari avranno un posto a tempo indeterminato, le coppie giovani avranno la casa dallo Stato, vivremo più sicuri per strada o nelle nostre case? Speriamo sia davvero così. Ma anche estraendo la radice quadrata di quanto i due maggiori candidati premier ci hanno detto, potremmo ritenerci soddisfatti. Sempre meglio del crac dell'ultimo governo Prodi, che ci aveva promesso sorrisi e ci ha dato lacrime. L'Italia va proprio male. Solo qualche giorno fa l'Ocse ci ha messo all'ultimo posto delle nazioni più industrializzate. Salari bassi, bambini che non nascono, troppi pensionati, strutture antiquate e fatiscenti. L'economia italiana ha frenato a febbraio anche rispetto a gennaio. Il superindice per il nostro Paese segna un arretramento a 94,9. Se si considera che la media è 98,9 si capisce come l'Italia proprio non cammini, anzi, sembri un gambero. E ce ne accorgiamo nella vita di tutti i giorni. Aumentano i prezzi della benzina e del gasolio e facendo la spesa bisogna accontentarsi: prendere quello che serve, non uno spillo in più. Nei supermarket sempre più spesso si vedono uomini e donne che si fanno guidare dai depliant per acquistare i prodotti in offerta che costano meno. Sempre l'Ocse sottolinea che la produttività italiana arranca e il nostro Paese si merita la maglia nera anche per quanto riguarda il Pil pro capite, che è uno dei principali indicatori della performance economica. E l'Ocse conferma che la crescita su questo fronte è prossima allo zero. E allora bisogna cambiare, bisogna investire in un modello di crescita differente, risparmiare sulla burocrazia e sulla casta, avere agevolazioni fiscali nelle zone del Paese dove aumenta la disoccupazione per permettere alle imprese di investire e di dare lavoro. Bisogna rilanciare le grandi opere, aumentare i salari, abbassare il costo della vita, investire sui giovani cervelli, levarci di torno tasse inutili e fastidiose, aliquote insopportabili. La posta in palio è altissima. Occorre attrezzarsi per fronteggiare la crisi internazionale galoppante: volenti o nolenti il nostro futuro è legato alle scelte di chi ci governa. Ecco perché per definizione le elezioni sono l'unico modo attraverso cui i cittadini tornano a essere protagonisti del proprio destino. Un'ultima annotazione riguarda la nostra Isola. Nel resto del Paese ci sarà l'election day, cioè alle politiche saranno affiancate le amministrative. In Sardegna no, e nessuno ha capito perché. Assemini, Macomer, Villacidro, Arzachena e altri 26 Comuni dovranno attendere per eleggere il proprio sindaco. Perché la Regione ha rinviato le amministrative? Una dimenticanza, un misterioso calcolo politico? Non sappiamo rispondere. Sappiamo solo che la Sardegna spenderà inutilmente soldi in più per organizzare un altro appuntamento elettorale. Non ce n'era bisogno.

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LA SCOMMESSA DEL PDL (sezione: Burocrazia)

( da "Avanti!" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Se non ci saranno sorprese, grazie a una legge che garantisce il premio di maggioranza e l'elezione a seconda del posto in lista avrò il privilegio di concludere alla Camera dei deputati un cursus honorum ricco di esperienze e di soddisfazioni. A pochi giorni da quell'evento mi capita spesso di chiedermi se ho compiuto una scelta giusta. Ovviamente, penso che - pur se dovessi tornare indietro - rifarei esattamente quello che ho fatto. Ben pochi rifiuterebbero un'elezione sicura (o almeno promessa come tale, fatte salve le sorprese dell'ultima ora). Soprattutto quando si è custodi di una passione civile (che è cosa diversa dall'interesse per la politica come lotta per il potere). Ciononostante molti aspetti della campagna elettorale del Popolo della libertà mi hanno poco convinto se non addirittura deluso. Il programma elettorale, innanzi tutto, che poteva essere assai più completo, curato e innovativo, dal momento che un gruppo di lavoro guidato da Renato Brunetta aveva elaborato un quadro di proposte più ricco e convincente. L'aver sottovalutato il momento dell'elaborazione programmatica ha costretto lo stesso Silvio Berlusconi a una campagna elettorale di "rincorsa" delle proposte di Walter Veltroni su tematiche molto importanti a cui l'elettorato è sensibile (si pensi soltanto al caso delle pensioni). Poi è venuto il saggio di Giulio Tremonti sull'Europa e la globalizzazione che ha rischiato di diventare - per fortuna non è stato così - il criterio ispiratore della campagna elettorale del Popolo della libertà. Ma l'ipoteca rimane visto che Tremonti finirà al dicastero dell'Economia. È stata quindi la volta della vicenda Alitalia e dell'annunciata cordata italiana pronta a salvare l'onore (ne è rimasto ben poco) della compagnia di bandiera. Perché Berlusconi si sia infilato in questa singolare operazione non si saprà mai. Forse un calcolo elettorale? Ma è giusto buttare nella mischia una azienda e dei lavoratori? Anche in questo caso, tuttavia, la maggiori responsabilità le ha avute il governo Prodi che non avrebbe mai dovuto consentire e favorire l'apertura, nel bel mezzo della campagna elettorale, di un negoziato con Air France-Klm che poteva essere concluso soltanto dopo le elezioni con il nuovo Esecutivo. Come se non bastasse, il futuro si annuncia complesso. Il deficit dell'anno in corso salirà - bene che vada - al 2,6 per cento aprendo dei seri problemi nel percorso verso il pareggio di bilancio nel 2011 definito da Tommaso Padoa Schioppa "obiettivo non negoziabile con la Unione europea". Tanto che lo stesso ministro uscente dell'Economia ha dichiarato che saranno necessari interventi per trenta miliardi di euro nel prossimo triennio per mantenere gli impegni assunti con Bruxelles. Nel frattempo è ripartita l'inflazione (già oltre il tre per cento), spinta da fattori strutturali come il costo della bolletta petrolifera e dei generi alimentari. L'aumento dei prezzi, segnatamente dei generi di prima necessità, rende ancora più critica la condizione dei lavoratori e dei pensionati, ai quali diventa ogni giorno più difficile dare una risposta sul terreno fiscale alle esigenze di maggiori disponibilità reddituali, visto il "cul de sac" in cui stanno infilandosi i conti pubblici. Del resto, il basso profilo della produttività del lavoro sconsiglia una rincorsa salariale che potrebbe risolversi solamente in un'ulteriore impennata inflazionistica (con la conseguenza di rendere effimeri gli eventuali miglioramenti retributivi conseguiti). Insomma, c'è ben poco da stare tranquilli. Perché allora ho scelto di tornare in campo dopo tanti anni? In primo luogo, perché il Popolo della libertà non è un partito conservatore. È sbagliato identificare lo schieramento di centrodestra con la conservazione: niente è meno innovativo, ad esempio, della Sinistra Arcobaleno. Il Popolo della libertà è un partito per il quale vota la maggioranza del lavoro dipendente e autonomo del mondo privato. È la sinistra nelle sue diverse componenti - tanto moderate quanto radicali - il partito dei garantiti, dei benestanti, del potere finanziario, della grande impresa, dell'alta burocrazia e della magistratura, insomma dei poteri forti. Il riformismo del Partito democratico è troppo improvvisato per essere credibile. Poi c'è la questione del riconoscimento riservato agli ex socialisti. Se ci sarà nel nuovo Parlamento una pattuglia (quindici, forse venti parlamentari) di ex militanti Psi, essi risulteranno eletti nel Popolo della libertà. Nel Partito democratico è continuata la "pulizia etnica" e hanno preferito dare spazio all'Italia dei valori di Antonio Di Pietro e alla Confindustria piuttosto che al gruppo di Enrico Boselli che, in solitudine, non riuscirà a superare lo sbarramento.

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LA RETE FINANZIA I PANNELLI SOLARI (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

È in costante crescita il numero di persone interessate a installare un impianto fotovoltaico per la propria abitazione. Un impianto di medie dimensioni, con una produzione di circa 3 kW, costa infatti circa 20.000 euro, ma nel lungo periodo è destinato a diventare un'inesauribile fonte di rendita.Spesso, però, lo slancio iniziale viene smorzato da tre fattori cruciali: il costo dell'intervento, la confusione sui finanziamenti disponibili e la solita infinita burocrazia.LA SOLUZIONEDi fronte a tutto questo caos, forse la soluzione migliore - senza dubbio la più originale - è quella escogitata da Checoale1, nome in codice di un 38enne friulano che ha deciso di chiedere il finanziamento ad altre persone su www.boober.it, il sito per i prestiti sociali.Dopo essersi iscritto al sito e aver esposto il progetto ai suoi potenziali finanziatori sul forum Booberwatch , Checoale1 ha pubblicato, sulla bacheca online di Boober, la sua richiesta di finanziamento.Checoale1 restituirà, in 36 mesi, i 10.000 euro chiesti in prestito, a un tasso dell'8\%. Al momento, già 42 finanziatori hanno creduto nel progetto di Checoale1, offrendo cifre tra i 50 e i 500 euro a testa, per un totale di 5.576 euro già finanziati. La richiesta ha riscosso molta simpatia e solidarietà tra gli utenti di Boober ed è facile prevedere che raggiungerà i 10.000 euro in breve tempo.PRESTITI SOCIALI Boober è il primo sito italiano ad aver portato in italia il "social lending", ossia il prestito tra persone senza intermediari bancari. Su Boober è possibile chiedere in prestito, ad altri privati, somme di denaro tra i 2.000 e i 10.000 euro, senza passare dalle banche e con la libertà di decidere tutte le condizioni del proprio finanziamento, tra cui tasso e durata. Al tempo stesso gli utenti possono prestare denaro ad altre persone a tassi decisamente interessanti, attualmente vicini al 10\% medio. Un investimento etico e al tempo stesso molto remunerativo.

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Ciclabile in via Mameli e nuovi marciapiedi (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Belluno)" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Le pedonali a Cirvoi e all'Anta "C'è voluto del tempo, ma ce l'abbiamo fatta". Queste le parole del sindaco, Antonio Prade, dopo che la giunta ha approvato il progetto esecutivo per i lavori di costruzione della pista ciclopedonale in via Mameli e dei marciapiedi in via dell'Anta ed in via Cirvoi."A volte i tempi e i percorsi della burocrazia sono così antitetici alle esigenze dei cittadini che non cesso mai di stupirmene. Ora però siamo in dirittura d'arrivo e tre progetti importanti e molto attesi, penso in particolare al marciapiede in via dell'Anta, stanno finalmente per partire. Per quel che riguarda i tempi di realizzazione, l'assessore ai Lavori pubblici, Denio Dal Pont, si sta impegnando affinché l'avvio delle opere possa avvenire entro il 2008". Il progetto comprende tre opere distinte: una pista ciclopedonale lungo la via G. Mameli, dall'intersezione della rotatoria di via Vittorio Veneto con la via G. Mameli, fino a via Cusighe attraverso il sottopasso pedonale ferroviario esistente; un marciapiede lungo via dell'Anta, dal tratto di marciapiede esistente a margine degli ex campi da tennis, dopo l'intersezione tra il nuovo ponte sul torrente Ardo e la via Sarajevo, fino l'immissione nel vicolo pedonale che attraversa il vecchio borgo frazionale; un marciapiede che, dalla scuola primaria di Badilet lungo le vie Cirvoi e Faverga, attraversa il torrente della valle di Madeago e raggiunge l'abitato di Faverga a valle.Il progetto, affidato all'architetto Stefano De Vecchi, aveva iniziato il suo iter di approvazione nel 2004 ed era via via proceduto attraverso le varie fasi di perfezionamento, recependo tutte le osservazioni pervenute all'Amministrazione comunale dagli aventi diritto. L'importo complessivo è di 600.000 euro.

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<Analisi costose e inutili per dimostrare l'onestà dei nostri vinicoltori veneti> (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Padova)" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

COLDIRETTI "Analisi costose e inutili per dimostrare l'onestà dei nostri vinicoltori veneti" Le notizie raggiungono in tempo reale ogni angolo del pianeta e alcuni importatori stranieri di vino, letti i titoli dei giornali, si sono rivolti con una certa preoccupazione ai produttori veneti chiedendo nuovi controlli sul vino italiano. "Nei giorni scorsi un'importante azienda di Hong Kong specializzata nella commercializzazione del vino, - racconta Marco Calaon, presidente di Coldiretti Padova ha chiesto alle aziende vitivinicole venete una dichiarazione che il vino non è avvelenato, imponendo così costose e inutili analisi per dimostrare la qualità del prodotto. E' uno degli effetti della bufera mediatica sulle sofisticazioni e le frodi scatenata in questi giorni che, come in passato per l'aviaria e la Bse, rischia di provocare danni incalcolabili alle tante aziende oneste che lavorano quotidianamente per la qualità e la sicurezza alimentare. Un duro colpo, un danno economico e di immagine gravissimo continua Calaon - che però non può compromettere il lavoro di tanti imprenditori impegnati nella qualità, nella difesa della tipicità e dell'origine, scontrandosi spesso con una burocrazia lontana dalle reali necessità delle imprese"."E' bene ripeterlo: dopo il grande percorso di valorizzazione qualitativa che ha portato il vino italiano alla conquista di ripetuti successi, come ha confermato il Vinitaly 2008, occorre insistere sulla strada della tolleranza zero nei confronti di eventuali episodi che si riverberano negativamente su tutto il comparto. Dobbiamo chiudere con decisione le porte a tutti i tentativi di frode e sofisticazione per difendere i primati conquistati, con tanta fatica e tanto impegno, dal vino italiano senza però cadere nella tentazione dell'allarmismo e della caccia alle streghe. Non possiamo mettere a rischio infatti il patrimonio di credibilità costruito nel tempo dal vino italiano, che ha raggiunto complessivamente un fatturato record di 9 miliardi di euro, 3,2 dei quali attraverso l'export, con quasi il 60 per cento della produzione destinata ai 469 vini nazionali Doc, Docg e Igt"."Oltre ai danni causati dai soliti furbi, Coldiretti Padova sottolinea che una minaccia ancora più grave e preoccupante arriva, purtroppo, dall'Europa unita. La recente riforma dell'Ocm Vino, infatti, ha notevolmente penalizzato la viticoltura italiana a vantaggio dei produttori del nord-Europa che potranno continuare ad usare lo zucchero e a chiamare vino anche il fermentato ottenuto dalla frutta. Per non parlare poi delle etichette poco trasparenti. L'obiettivo di dare trasparenza a scelte consapevoli di acquisto risulta quindi contraddetto da quanto viene previsto in materia di indicazioni consentite per i vini da tavola nei quali si riconosce al produttore la possibilità di indicare, congiuntamente alla vendemmia (e, cioè, all'annata di produzione) il nome del vitigno, senza alcun collegamento con la specifica zona geografica di origine. In questo modo attraverso un'abile costruzione di simboli grafici e letterali, previsti nell'etichetta, e l'uso di marchi celebri, è facile che aumenti il rischio di confusione tra le zone di coltivazione delle uve e quelle della loro lavorazione, sfruttando proprio la notorietà del vitigno. Una situazione che - continua la Coldiretti - può riguardare i vitigni più conosciuti, fra i quali il Prosecco".

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L'odissea delle vittime fra rinvii e burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Soltanto nel 2005 gli attentati sono stati riconosciuti "terroristici" e s i è sbloccata la procedura Gli episodi attribuiti a Unabomber sono 33 a partire dall'8 dicembre 1993 (esplosione in una cabina telefonica di Pontevecchio di Portogruaro) fino alla bottiglia rinvenuta alla foce del Livenza e scoppiata in mano a un ragazzo di Caorle, il 6 maggio di due anni fa. In questi 13 anni il misterioso bombarolo ha lasciato segni indelebili della sua follia su una ventina di vittime nel Nordest, due sole residenti fuori dal Triveneto entrambi feriti in spiaggia a Lignano: il turista piemontese Roberto Curcio (4 agosto '96) e l'ex carabiniere emiliano Giorgio Novelli (6 luglio 2000).Dopo anni di attesa, i risarcimenti dello Stato per le vittime sembravano ormai lettera morta. IlGazzettino, il 30 maggio dello scorso anno, anticipò che stavano invece arrivando le prime somme, la cosiddetta provvisionale, a chi aveva seguito l'iter giudiziario corretto (e non era in causa contro lo Stato): nel marzo 2005, infatti, gli attentati di Unabomber sono stati riconosciuti come "atti di terrorismo" dopo l'episodio di Motta di Livenza, la candela esplosiva che ferì una biimba e un adulto fuori dal duomo. Passarono però altri 12 mesi prima che le vittime venissero avvisate ufficialmente di provvedere alla lunga serie di adempimenti burocratici per la richiesta definitiva del risarcimento (per chi aveva la causa in corso si deve attendere la fine del processo).Nel dicembre scorso, finalmente la notizia della quantificazione degli indennizzi. Che sono stati di 53.786 euro per la piccola Greta (ferita appunto a Motta); all'altra minorenne - Francesca Girardi 13enne di Oderzo colpita il 25 aprile 2003 - 190.455 euro (è quella con i danni più gravi); ad Annita Buosi, travolta dall'esplosione di un lumino nel cimitero di Motta il 2 novembre 2001, risarcimento di 90.466 euro; per Nadia Ros di Cordignano (6 novembre 2000) una somma di 38.418 euro. Il passo successivo è la quantificazione dell'invalidità - dopo le visite mediche di rito - che è collegata a un vitalizio di circa 500 euro al mese. Ma alla friulana Anna Pignat, complice la mancata assistenza di familiari (tutti deceduti), non era stato riconosciuto nulla: lei percepiva solo la pensione come invalida civile.Prima di arrivare ai pagamenti (per ora il 90\% e senza i vitalizi) è stato necessario un lunghissimo iter di Commissioni e Direzioni varie, con ulteriori stress e spese per chi aveva già dovuto subire il dolore delle ferite.Gigi Bignotti.

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Raccolta di fondi per la Uildm sul sagrato della chiesa. L'ha voluta il parroco don Gianni (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

QUARTO D'ALTINO Raccolta di fondi per la Uildm sul sagrato della chiesa. L'ha voluta il parroco don Gianni (M.D.L.) Oggi, sul sagrato della chiesa di Quarto d'Altino, la Uildm (Unione italiana per la lotta alla distrofia muscolare) raccoglierà fondi per sostenere le proprie attività. E' un'iniziativa voluta da Don Gianni (nella foto), parroco di Quarto d'Altino e dalla famiglia Zambon, per ringraziare la Uildm per la tenacia dimostrata nel sostenere la battaglia a favore di Andrea.Ricordiamo che Andrea Zambon, affetto da parecchi anni da sclerosi laterale amiotrofica, è stato al centro nei mesi scorsi di una disputa con le strutture sanitarie regionali che ha avuto per protagonista il presidente regionale della Uildm Gianfranco Bastianello, il quale, ingaggiando personalmente una contesa ad oltranza con l'Ulss 12 e la Regione Veneto, è riuscito ad ottenere per Zambon e la sua famiglia un'assistenza domiciliare più dignitosa di quella che fino a quel momento veniva fornita.L'occasione della raccolta fondi sarà anche un momento di incontro con il rappresentante regionale della Uildm, al quale potranno essere chieste informazioni sui diritti per i disabili ed anziani e le loro famiglie e sulle attività che l'associazione svolge nel territorio provinciale, oltre ad un aiuto per districarsi tra i meandri della burocrazia.In cambio di un'offerta libera si avranno in omaggio le farfalle delle solidarietà oppure dei vasetti di miele. Sarà un modo da parte della popolazione vicina ai problemi dei disabili, per ringraziare la Uildm del costante impegno sul territorio nella difesa dei più deboli.

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VIA KRUPP RIAPRE A MAGGIO FESTA PER L'INAUGURAZIONE (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Circondario Sud2)" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

CAPRI ANNA MARIA BONIELLO Capri. Via Krupp riaprirà "subito dopo il 14 maggio, quando i capresi festeggiano San Costanzo, il protettore dell'isola azzurra": l'annuncio è stato dato dall'assessore regionale al Turismo Claudio Velardi. La parola fine su una pratica che la burocrazia ha fatto durare 32 anni è stata scritta in Regione venerdì, quando è stato firmato dalla giunta il decreto che assegna gli ultimi 600.000 euro in aggiunta ai sei milioni già erogati nel corso degli anni, e che consentirà all'amministrazione comunale e all'impresa di chiudere il cantiere dopo la frana che rovinò sui tornanti dall'alto del costone di roccia che sovrasta via Krupp. Dopo l'annuncio della riapertura a breve scadenza, Claudio Velardi, insieme con gli amministratori comunali e il direttore dell'Azienda di soggiorno e turismo Mario Pagliari, ha tracciato le linee per avviare l'organizzazione di un grande evento per la riapertura ufficiale di via Krupp, che non è una semplice strada ma, come è stato scritto da firme autorevoli, uno straordinario monumento, un serpentone di roccia che collega i Giardini di Augusto con Marina Piccola, costruito nei primi del Novecento grazie al mecenate tedesco Friedrich Alfred Krupp e progettato dall'ingegnere napoletano Emilio Mayer. L'opera, che venne realizzata in poco più di due anni, costò circa 43mila lire dell'epoca: per riaprirla ci sono voluti trentadue anni e il suo restyling è costato circa sette milioni di euro. "Un tesoro - ha sottolineato il vicesindaco di Capri Marino Lembo - che dovrà essere nel futuro ben tutelato". Uno scorcio di via Krupp.

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Turiamoci il naso (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia di Lecco, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Dalla prima Turiamoci il naso (...) la stagione del ricambio generazionale è lontana e che i bolsi notabili in doppiopetto e gli sfatti guardiani della rivoluzione continueranno a dominare la scena. Turiamoci il naso perché i giovani inseriti nelle liste assomigliano a "specchietti per le allodole lontano un miglio", come direbbe Tex Willer. Turiamoci il naso perché la politica delle derive mastelliane è ai minimi storici, ma l'antipolitica col birignao dei Nanni Moretti o dei Grilli parlanti è anche peggio. Turiamoci il naso perché il potere d'acquisto degli stipendi italiani non è mai stato così basso e perché entrare in un ipermercato per comprare pane, latte e verdura è un'emozione simile a quella di chi osserva da vicino un Cartier in gioielleria. Turiamoci il naso perché le nostre città sono sempre più in balìa di cementificatori avidi e di piccoli amministratori privi di progettualità. Turiamoci il naso perché le uniche abilità di chi governa il territorio sono l'immobilismo cosmico o la strategìa del condominio (proprio in senso edilizio). Turiamoci il naso perché ci dicono che viviamo nella regione più avanzata d'Italia, una delle più ricche d'Europa e poi ci lasciano con le stesse strade di vent'anni fa e la stessa burocrazia della Basilicata, spiegandoci che la Questione settentrionale è una bufala da sudditi viziati. Turiamoci il naso perché alcuni partiti hanno deciso di piazzare nei nostri territori candidati alieni, che non avevamo mai visto prima e che probabilmente non rivedremo mai dopo. Turiamoci il naso perché nella cabina troveremo schede da settimana enigmistica, fatte apposta per complicare la vita degli elettori, estremo sfregio per chi vorrà esercitare un diritto, non un dovere. Turiamoci il naso ma andiamo a votare, se non altro per avere il piacere di continuare a criticare Lorsignori. Turiamoci il naso con lo spirito del barbiere che a Londra, sotto i bombardamenti della Luftwaffe, apriva tutte le mattine il suo locale fra le macerie. E appendeva alla porta un cartello con scritto "business as usual". Gli affari come sempre. Aveva dei valori forti, aveva una famiglia da mantenere. E se sorrideva lui, possiamo farlo anche noi. Giorgio Gandola 13/04/2008.

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Disservizi <I treni in orario e la propaganda elettorale> Gentile direttore, proprio un attimo fa, un caro amico mi ha ricordato, via e-mail, una notizia alla quale non avevo riser (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia di Lecco, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

Disservizi "I treni in orario e la propaganda elettorale" Gentile direttore, proprio un attimo fa, un caro amico mi ha ricordato, via e-mail, una notizia alla quale non avevo riservato quel interesse che meritava Disservizi "I treni in orario e la propaganda elettorale" Gentile direttore, proprio un attimo fa, un caro amico mi ha ricordato, via e-mail, una notizia alla quale non avevo riservato quel interesse che meritava. La scorsa settimana, miracolo della propaganda elettorale, la nostra onorevole Codurelli, ha fatto arrivare in anticipo un treno. Ricordo che di Mussolini, sorridendo sotto i baffi, si soleva ricordare che sapeva mantenere l'ordine pubblico ma, soprattutto, faceva arrivare i treni in orario. Pare che nessuno si sia accorto del ridicolo ?scoop? nemmeno ?Filo di Seta? Ma, se anche avesse voluto ironizzare sulla cosa, da addetto ai lavori nel campo della comunicazione brillante, sapeva già che solo il 30% dei lettori avrebbe colto l'ironia, mentre l'altro 70% l'avrebbe presa come notizia dimostrativa dell'efficacia/efficienza della già onorevole Pd. Giovanni Bartolozzi Lecco Politica e morale "La pillola del giorno dopo tra problemi etici e medici" Caro direttore, la lettrice Vanda Bono ha sollevato su questa pagina la questione della contraccezione d'emergenza, o ?pillola del giorno dopo?, dicendo diverse cose giuste e alcune che inducono a qualche commento. I medici che, rifiutando la prescrizione, esercitano il ?potere maschile, desideroso di dire il suo no alla libertà della donna?, non sono solo maschi. Ed è logico che sia così. Infatti, come la stessa lettrice fa notare in un altro punto della lettera, dietro alla condanna della pillola del giorno dopo ci sono motivazioni religiose dettate dalla Chiesa Cattolica, e a seguire la Chiesa le donne sono forse in maggioranza. Il fatto che le femministe, le radicali e le donne di sinistra siano particolarmente visibili e si facciano sentire in modo abbastanza plateale non deve indurre a ritenere che tutte le donne la pensino come loro, e tanto meno che le divisioni ideologiche sull'etica della riproduzione corrano esattamente lungo la divisione fra maschi e femmine. La lettrice però ha perfettamente ragione a puntare il dito contro il rifiuto delle prescrizioni giustificato con l'obiezione di coscienza, e per una ragione a cui nemmeno lei ha pensato. È vero che la contraccezione ormonale d'emergenza non è in grado di provocare il distacco di una blastocisti dopo l'annidamento, e quindi, se per aborto si intende questo distacco, la contraccezione ormonale d'emergenza non costituisce aborto. La fecondazione, cioè l'unione di spermatozoo e ovulo, avviene però normalmente entro 24-36 ore dal rapporto, per cui quando si dice che la contraccezione ormonale d'emergenza è efficace se attuata entro 72 ore si implica che è comunque in grado di far espellere un ovulo già fecondato, e quindi un nuovo essere. Che questo nuovo essere venga ?buttato fuori? prima o dopo che si è annidato può far differenza solo per chi ragiona sulle parole invece che sui concetti. Quindi la contraccezione ormonale d'emergenza è abortiva. O, meglio, può esserlo. Ma quando? Quando è attuata fra le 36 e le 72 ore dal rapporto. Ed è qui che casca l'asino. Potrei capire un obiettore che, interrogata la donna, viene a sapere che il rapporto è avvenuto due giorni prima e quindi, per rispettare la propria coscienza, nega la prescrizione. Ma non riesco assolutamente a capire un obiettore che nega la prescrizione per principio anche quando il rapporto è avvenuto da poche ore e che quindi, causando col suo comportamento un ritardo nell'assunzione del farmaco da parte della donna, trasforma davvero questa volta quella che sarebbe stata una semplice prevenzione della fecondazione in un aborto. Il problema però, come spesso accade, nasce a monte. Un anti-ipertensivo richiede una diagnosi medica di ipertensione perchè possa essere sensatamente prescritto. Lo stesso vale per un anti-diabetico, che richiede una diagnosi medica di diabete, e analogamente per la maggior parte dei farmaci in uso in medicina. Il discorso tiene molto meno per i contraccettivi ormonali in genere, la cui unica giustificazione per l'obbligo di prescrizione potrebbe forse essere che in questo modo si obbliga la donna ad un colloquio col medico, che ?dovrebbe? avvertirla delle corrette modalità d'uso, dei possibili rischi, e dell'opportunità di determinati controlli in dati casi. In realtà poi sull'utilità di quei controlli e sul rapporto epidemiologico fra rischi e benefici dell'obbligo di prescrizione dei contraccettivi ormonali in genere si discute abbastanza in ambito specialistico, e il peso dell'evidenza non è tutto a favore dell'obbligo. Ma questo è un altro discorso. Quello che preme qui notare è che la contraccezione ormonale d'emergenza in particolare presenta rischi che non solo sono scarsi, ma soprattutto sono del tutto impossibili da valutare in modo scientifico caso per caso. In sostanza, e più chiaramente, la necessità di una prescrizione medica è assolutamente cervellotica e immotivata. Le nostre amiche femministe o anticlericali amano chiamare in causa a questo punto l'interferenza di un supposto strapotere della Chiesa Cattolica. Io, più banalmente, chiamo in causa la stupidità umana, che nella sanità laica alligna come e anche più che in altri settori. Se fossimo meno stupidi, la pianteremmo di fare certe cose, fra le quali appunto l'obbligare le donne a farsi fare una ricetta medica per comprare la pillola del giorno dopo. Ma, per noi maschilisti, la colpa è sempre e comunque delle donne: chi infatti ha partorito gli stupidi? Antonio Attanasio attanasio@attanasio.it lo stato con le mani bucate "Vogliamo ridurre il debito? Proviamo ad abbassare le tasse" Egregio direttore, trovo l'articolo di Carlo Lottieri pubblicato su La Provincia del 10 aprile (Strano Stato, fra supertasse e mani bucate) particolarmente interessante e istruttivo. La tesi sostenuta dall'autore è che tanto più aumenta il livello delle tasse, tanto maggiore è il debito pubblico. Il fenomeno sembra invero paradossale perché ogni logica dovrebbe indurre a ritenere che maggiori entrate riducano (o, quanto meno, lascino inalterato) il debito pubblico. Se infatti anche le maggiori imposte sono interamente destinate a nuove spese, il debito pubblico dovrebbe rimanere invariato. In Italia, però, questo non succede perché non solo le maggiori entrate sono interamente destinate alle spese ma le stesse maggiori spese, alla fine, finiscono per essere superiori alle maggiori entrate. La situazione è paradossale ma risponde alla realtà. La motivazione però è sotto i nostri occhi, se siamo in grado di tenerli aperti. Da quando in Parlamento ha inizio l'esame della legge finanziaria (settembre) fino alla fine dell'anno, le varie corporazioni si scatenano per aumentare nel modo più dissennato le spese a carico dello Stato. Ogni partito, ogni gruppo, ogni deputato, ogni categoria, ogni ente preme sul governo per aumentare i vecchi benefici o per crearne di nuovi. Ricordate l'ultima legge finanziaria, dichiarata leggera dal ministro dell'Economia al momento della sua presentazione e appesantita, strada facendo, dalle mille richieste di spesa alle quali il governo non è stato in grado di dire di no, sicchè la legge, nella sua veste definitiva, ha finito per assumere dimensioni ben maggiori rispetto a quelle iniziali? Con i conseguenti oneri a carico del contribuente. Se, allora, maggiori tasse producono inevitabilmente maggiore debito, la soluzione per ridurre il debito sembra tracciata: minori tasse. E credo che sia proprio questa la soluzione per tentare di mettere in ordine i conti del nostro paese. Dobbiamo arrenderci all'evidenza: il nostro Stato spende molto male le proprie risorse e finisce per rendere sempre più poveri i propri cittadini con prelievi iniqui e abnormi. Le cause sono molteplici (burocrazia inefficiente, legislatura farraginosa, moltitudine di centri di potere e di spesa senza controllo, ecc.) e ognuna di queste cause meriterebbe un attento esame. Ma se si vuole intervenire in modo rapido ed efficiente per tentare di ridurre il debito pubblico la via più immediata, anche se apparentemente paradossale, è quella di ridurre le entrate, cioè le imposte. Dall'altra parte, come pensereste di aiutare una persona spendacciona e piena di debiti? Certamente non aumentando le sue entrate. Questa soluzione richiede però politici responsabili e dotati di un forte senso dello Stato. Renzo Gorini Como elezioni "Le scuole occupate dai seggi e i disagi per allievi e genitori" Questo è uno sfogo gratuito, ma mi chiedo che necessità ci sia ad utilizzare le scuole per le elezioni (che per altro si svolgono annualmente da 20 anni a questa parte). Non è possibile usare strutture che non necessitano di una ?bonifica? per due giorni di seggio? Mi spiego, l'aula della classe di mio figlio è stata completamente svuotata in quanto sede di seggio elettorale. Con utilizzo delle ore di lezione delle insegnanti che hanno dovuto eliminare ogni cartellone appeso alle pareti, e tutto il materiale scolastico. Ne deriva che lo zaino di Luca (3° elementare) oggi pesava ben kg, 9,00, ed era gia il 2° round di trasporto a casa di libri e quaderni, da riportare a scuola al rientro da questa breve vacanza. Vacanza che per altro mette in crisi i genitori che lavorano, che non possono lasciare a casa da soli due giorni i propri figli, e che si debbono organizzare di conseguenza. E tutto ciò per cosa? Ci illudiamo che queste elezioni cambino la situazione di depressione in cui è caduta la nostra economia? Che il petrolio diminuisca, che i mutui smettano di strozzare le famiglie, che i beni di prima necessità possano diminuire di prezzo, che l'immigrazione clandestina trovi un freno, che le pensioni e gli stipendi possano coprire la spesa di tutto il mese, che se entro in ospedale voglio essere sicuro di venirne fuori vivo e curato, che la giustizia possa finalmente ritrovare la strada giusta per essere applicata? Credo che ormai siano pochi gli illusi che tutto ciò possa accadere. Ma intanto i nostri figli saranno a casa lunedì e martedì, e qualcuno anche venerdì pomeriggio. Le elezioni non cambieranno nulla, e noi avremo pagato anche una baby sitter per i nostri bambini. Giovanna Soave e.mail il ricordo "Ciao zia, mio angelo custode Mi manchi davvero tanto" Ciao zia? Quante cose da dirTi? ma ormai Tu non ci sei più, mi rimangono solo dei piccoli ricordi che non cancellerò mai per tutta la mia vita?. Mi manchi davvero già tanto?. Quando venivi a casa a trovarmi, ti aprivo la porta e mi sentivo sempre dire :"Ciao bellissima!". Sembra che mi rimbombi di continuo nella testa ?e i nostri giri con il pandino? Quelli sono indimenticabili? E' da un po' di tempo che volevo ringraziarti per tutto il tempo passato con te in montagna, aspettavo solo il venerdì che ero sicura che tu arrivavi. E ti ricordi il nostro thè delle cinque?! Sei proprio tu che hai iniziato a farmelo provare!! E la passione per le torte? Sììì proprio tu me l'hai fatta venire? Un giorno mi hai detto: "Vivi la vita, come mangiare una fetta di torta!"? Provare la torta migliore, scegliere gli ingredienti, scambiarsi le ricette? sì, in questo campo non ci batteva nessuno, eravamo proprio una "bella" squadra. Ti ricordi, quando ci riposavamo sui gradini della nostra baita? Tu cominciavi a raccontarmi della tua infanzia, e come badavi ai tuoi fratelli. E quando mi davi consigli? Beh sembrava che eravamo simili! E quando venerdì, sulla televisione, c'era il nostro programma preferito, e ti fermavi un quarto d'ora in più, e guardavamo il nonno mentre cantava? Un enorme bacio, zia, ti voglio davvero tanto bene? Addio mio angelo custode Cristina 13/04/2008.

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Il mio amico Arrigoni che sa guardare lontano (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia di Como, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'oscar del basket Il mio amico Arrigoni che sa guardare lontano Oscar Eleni Camminando fra le pozzanghere fino ad Assago, sputando sui progetti di metropolitana che vedranno i nostri figli, anche se soltanto voi, diretti verso Milano e il teatro della Luna, che sembra meno puzzolente del Forum, ricorderete questa partita che gira fra stelle diverse, nuvole strane, lasciandovi l'amaro del sogno difficile da realizzare, perché siamo sicuri che la gente di Cantù si unirà pur di vedere un domani di bellezza nella speranza che i Corrado trovino chi fa segnali di fumo con veri euro sulla parete, mentre quella di Milano prega dove può, quindi anche in periferia, nella speranza che domani non ci sia più Corbelli a raccontare storie sulla salvezza della più titolata delle nostre squadre di basket. La dove si giocano i play off: Milano è dentro, Cantù è al limite e ha bisogno di questi punti imprevisti dalla logica, anche se forse ci saranno più tifosi dalla Brianza che di veri sostenitori per un'Olimpia che non indossa i colori più vivaci come vi spigherebbe lo scrittore Hervè Tourè cacciato da Milano, perché costava meno di altri, adottato con entusiasmo dalla Tisettanta che gli ha ridato il piacere di vivere nella società dove non ci si occupa soltanto del giocatore, ma anche delle necessità degli uomini. Sembra poco, ma se chiedete a chi vive nell'Armani di oggi vi dirà che è davvero triste non sapere con chi hai a che fare perché intorno al campo non vedi più nessuno. Tutti ricorderanno anche questo scontro fra Tourè e Gallinari perché il francese promette al filosofo lodigiano di fargli passare una giornata difficile visto che ne conosce i pregi, ma anche i difetti. Bella sfida, bella promesse. Ce la godremo alla faccia del nostro ex compagno di squadra Bruno Arrigoni che in questo momento cammina sotto gli alberi della Virginia, nella Portsmouth dove un giorno scoprì il leone Stonerook, dove convinse Bootsy Thornton a seguirlo in Brianza, dove ha conosciuto Fitch, dove ha conosciuto anche qualche brocco, ma dove se hai l'occhio buono vedi più lontano degli altri perché a Portsmouth ci sono in questi giorni tutti i talenti delle università che non hanno speranza di essere fra le prime scelte. Il Brunetto in America dovrebbe confortare chi teme cadute e liquidazioni canturine, dovrebbero domandarsi altri, tipo Varese o Milano, chi è andato in Virginia per loro perché ci saranno soltanto agenti che poi venderanno. Arrigoni no, lui va a comprare per la nobil casa che ancora oggi infervora le attese in casa Allievi e speriamo che veda più lontano dei giorni in cui alla Canottieri ci accolse dicendo che non ci sarebbe stato posto in squadra perché lui era il regista, il demiurgo. Non andò proprio così, ma il tempo ha medicato tutto e lui ha guardato anche oltre certe cose, forse è per questo che adesso sbaglia così poco. Arrigoni americano per sfuggire alla guerra quasi santa che in questo momento lacera il basket italiano perché non ci eravamo accorti di questa diaspora che vede Recalcati e i consiglieri che lo amano, tipo Mattioli, contro Maifredi e Faraoni che, con altri consiglieri, non lo vorrebbero più alla guida non soltanto della Nazionale, ma del movimento tecnico in rivolta per i famosi corsi di aggiornamento personale che sanno di burocrazia e di calzini non lavati. 13/04/2008.

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In città Troppi i parcheggi riservati all'amministrazione dello Stato Cara Provincia, alcuni anni fa (probabilmente ne sono passati almeno una decina) avevo condotto un censimento (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia di Como, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

In città Troppi i parcheggi riservati all'amministrazione dello Stato Cara Provincia, alcuni anni fa (probabilmente ne sono passati almeno una decina) avevo condotto un censimento sul numero di parcheggi esistenti in città - insistenti sul suolo pubblico - ma riservati a, vario titolo, all'amministrazione dello Stato in città Troppi i parcheggi riservati all'amministrazione dello Stato Cara Provincia, alcuni anni fa (probabilmente ne sono passati almeno una decina) avevo condotto un censimento sul numero di parcheggi esistenti in città - insistenti sul suolo pubblico - ma riservati a, vario titolo, all'amministrazione dello Stato. Il fatto in se stesso non varcherebbe le soglie della sorpresa senonchè la quasi totalità di detti parcheggi erano riservati alle auto private di coloro che hanno la sede di lavoro in città ed in molti casi in città murata. Mi riferisco in particolare alle auto private dei militari della Guardia di Finanza (che fa la parte del leone), dei Carabinieri, dei dipendenti dell'ASL, dei Vigili del Fuoco , della Polizia di Stato, della C.R.I. e della Polizia Locale. In quell'occasione rivolsi una cortese domanda all'assessore alla viabilità del Comune di Como per conoscere i motivi che avevano dato origine alla decisione di riservare dello spazio pubblico al parcheggio di auto private. E' inutile dire che non ricevetti alcun riscontro. Orbene, pochi giorni fa ho svolto una ulteriore analisi sul fenomeno e credo che la situazione si sia ulteriormente ampliata. Nulla di personale con i vari Corpi di Polizia che credo debbano essere maggiormente tutelati, ma non è opportuno che le varie Amministrazioni si debbano dotare di spazi propri se intendono agevolare i propri dipendenti? La situazione attuale si presta alla classica considerazione populistica, ma di forte presa sull'opinione pubblica: esistono davvero i cittadini di serie ?A? ed i sudditi di serie ?B?. Molto cordialmente ringrazio per avermi dato la possibilità di esprimere il mio personale punto di vista. Alessandro Baietti Lipomo (p.m.) Gentile lettore, di recente le nostre cronache si sono occupate dei pass per il centro storico: alcuni servizi hanno fatto emergere un sottobosco di abusi e di piccole astuzie quotidiane che non era più possibile tollerare. L'assessore Caradonna sta mettendo ordine nella delicata materia. Ora lei solleva un aspetto collaterale, ma non secondario. Gli giriamo anche questa sua segnalazione perché si possa procedere ad una verifica di quanto lei afferma: è opportuno battere il ferro intanto che è caldo. memorie In ricordo di Rosita Maggi che insegnava lettere al Giovio Caro direttore, Leggendo l'articolo che avete dedicato al prof. Paolo Maggi, siamo stati sicuramente numerosi a ricordare con affetto sua sorella, la signorina Rosita, professoressa di lettere al liceo scientifico Paolo Giovio di Como, scomparsa prematuramente diciannove anni fa: stessa competenza professionale, stessa dedizione, stessa umanità, radicate nella fede cristiana e nell'impegno civico. Noi, i suoi alunni, ammiravamo la sua memoria e la sua capacità di lavoro, ma ancor più la qualità della sua presenza, autorevole e nello stesso tempo cordiale. Nel suo quartiere, la signorina Rosita conosceva tutti, era pronta ad aiutare tutti, aveva sempre un regalino per i bambini dei suoi conoscenti, sempre più numerosi sulle successive generazioni. Partecipando ai viaggi dell'associazione ex-studenti dell'Università Cattolica, tornava spesso con l'indirizzo di una persona che le aveva manifestato il desiderio di corrispondere in italiano; iniziava allora una nuova, costante relazione epistolare, con questa gente che viveva lontano, in situazioni spesso difficili. Ci sembrò inaccettabile che la signorina Rosita, così piena di vita, di energia e di ottimismo, dovesse un giorno soccombere a una malattia inesorabile. La vidi qualche giorno prima della sua morte. La stanchezza aveva spento la vivacità del suo volto, ma trovò ancora la forza di domandarmi, con attenzione e gentilezza, le ultime novità delle mie bambine. Giovanna Marzorati Ménard Annecy, Francia lo stato con le mani bucate Vogliamo ridurre il debito? Proviamo ad abbassare le tasse Trovo l'articolo di Carlo Lottieri pubblicato su La Provincia del 10 aprile (Strano Stato, fra supertasse e mani bucate) particolarmente interessante e istruttivo. La tesi sostenuta dall'autore è che tanto più aumenta il livello delle tasse, tanto maggiore è il debito pubblico. Il fenomeno sembra invero paradossale perché ogni logica dovrebbe indurre a ritenere che maggiori entrate riducano (o, quanto meno, lascino inalterato) il debito pubblico. Se infatti anche le maggiori imposte sono interamente destinate a nuove spese, il debito pubblico dovrebbe rimanere invariato. In Italia, però, questo non succede perché non solo le maggiori entrate sono interamente destinate alle spese ma le stesse maggiori spese, alla fine, finiscono per essere superiori alle maggiori entrate. La situazione è paradossale ma risponde alla realtà. La motivazione però è sotto i nostri occhi, se siamo in grado di tenerli aperti. Da quando in Parlamento ha inizio l'esame della legge finanziaria (settembre) fino alla fine dell'anno, le varie corporazioni si scatenano per aumentare nel modo più dissennato le spese a carico dello Stato. Ogni partito, ogni gruppo, ogni deputato, ogni categoria, ogni ente preme sul governo per aumentare i vecchi benefici o per crearne di nuovi. Ricordate l'ultima legge finanziaria, dichiarata leggera dal Ministro dell'Economia al momento della sua presentazione e appesantita, strada facendo, dalle mille richieste di spesa alle quali il governo non è stato in grado di dire di no, sicchè la legge, nella sua veste definitiva, ha finito per assumere dimensioni ben maggiori rispetto a quelle iniziali? Con i conseguenti oneri a carico del contribuente. Se, allora, maggiori tasse producono inevitabilmente maggiore debito, la soluzione per ridurre il debito sembra tracciata: minori tasse. E credo che sia proprio questa la soluzione per tentare di mettere in ordine i conti del nostro paese. Dobbiamo arrenderci all'evidenza: il nostro Stato spende molto male le proprie risorse e finisce per rendere sempre più poveri i propri cittadini con prelievi iniqui e abnormi. Le cause sono molteplici (burocrazia inefficiente, legislatura farraginosa, moltitudine di centri di potere e di spesa senza controllo, ecc.) e ognuna di queste cause meriterebbe un attento esame. Ma se si vuole intervenire in modo rapido ed efficiente per tentare di ridurre il debito pubblico la via più immediata, anche se apparentemente paradossale, è quella di ridurre le entrate, cioè le imposte. Dall'altra parte, come pensereste di aiutare una persona spendacciona e piena di debiti? Certamente non aumentando le sue entrate. Questa soluzione richiede però politici responsabili e dotati di un forte senso dello Stato. Renzo Gorini Como elezioni Le scuole occupate dai seggi e mille disagi per allievi e genitori Questo è uno sfogo gratuito, ma mi chiedo che necessità ci sia ad utilizzare le scuole per le elezioni (che per altro si svolgono annualmente da 20 anni a questa parte). Non è possibile usare strutture che non necessitano di una ?bonifica? per due giorni di seggio? Mi spiego, l'aula della classe di mio figlio è stata completamente svuotata in quanto sede di seggio elettorale. Con utilizzo delle ore di lezione delle insegnanti che hanno dovuto eliminare ogni cartellone appeso alle pareti, e tutto il materiale scolastico. Ne deriva che lo zaino di Luca (3° elementare) oggi pesava ben kg, 9,00, ed era gia il 2° round di trasporto a casa di libri e quaderni, da riportare a scuola al rientro da questa breve vacanza. Vacanza che per altro mette in crisi i genitori che lavorano, che non possono lasciare a casa da soli due giorni i propri figli, e che si debbono organizzare di conseguenza. E tutto ciò per cosa? Ci illudiamo che queste elezioni cambino la situazione di depressione in cui è caduta la nostra economia? Che il petrolio diminuisca, che i mutui smettano di strozzare le famiglie, che i beni di prima necessità possano diminuire di prezzo, che l'immigrazione clandestina trovi un freno, che le pensioni e gli stipendi possano coprire la spesa di tutto il mese, che se entro in ospedale voglio essere sicuro di venirne fuori vivo e curato, che la giustizia possa finalmente ritrovare la strada giusta per essere applicata? Credo che ormai siano pochi gli illusi che tutto ciò possa accadere. Ma intanto i nostri figli saranno a casa lunedì e martedì, e qualcuno anche venerdì pomeriggio. Le elezioni non cambieranno nulla, e noi avremo pagato anche una baby sitter per i nostri bambini. Giovanna Soave e.mail la polemica Ma perché Milano non può avere due aeroporti? Gentile Direttore, Roma ha due aeroporti importanti: Leonardo Da Vinci e Ciampino, mentre trascuro Centocelle e quello dell'Urbe. Non vedo perché Milano, capitale della regione più produttiva d'Italia, non possa averne altrettanti. Ma il problema vero non sono gli aeroporti ma Alitalia. Molti anni fa, quando viaggiavo in aereo per lavoro, volavo Alitalia per tante ragioni. Innanzi tutto perché ho il grave difetto d'essere campanilista e poi perché la nostra compagnia di bandiera sapeva farsi apprezzare. ?Improvvisamente?, i soliti noti, i sindacati, hanno iniziato l'opera di distruzione. Chi dall'estero desiderava avere la certezza di rientrare in Italia, scioperi e nebbia permettendo, volava Swissair o altra compagnia vicina, ben collegate con Lugano. Il fallimento Swissair con il conseguente declassamento di un eccellente aeroporto come quello di Zurigo, favorì Malpensa, avamposto sperduto nelle brughiere del varesotto. E tutto senza polemizzare. Cordialmente. Giovanni Bartolozzi Lecco risparmio energetico Anch'io ho speso dei soldi per far girare l'economia Anch'io ho approfittato dei "saldi". Anch'io ho speso dei soldi per fare "girare l'economia. Anch'io mi sono preoccupato del "risparmio energetico". E così, dato mano al portafoglio, ho acquistato due lampadine a basso consumo elettrico al prezzo di una. Io, la mia parte l'ho fatta. Ma, non mi è stato dato, dopo l'acquisto e il pagamento del prodotto, il famoso "sacchetto giallo". Che è il "testimonial" che anch'io nel mio piccolo faccio "girare l'economia". Lino Cairoli Como 13/04/2008.

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"Noi nell'agricoltura ci crediamo" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Burocrazia

ASSEMBLEA ANGA. IERI A VILLA BASINETTO DI VALLE SAN PIETRO "Noi nell'agricoltura ci crediamo" Davide Razzano è il nuovo presidente dell'Anga di Asti (sezione dei giovani della Confagricoltura), nominato all'unanimità nel corso dell'assemblea annuale a Villa Basinetto. Completano il consiglio direttivo: Giancarlo Amerio, Andrea Faccio, Massimo Icardi, Sebastiano Martinengo, Luciano Ollino, Andrea Ivaldi ed Enrico Masenga (segretario). Laureato in Economia e commercio, Razzano ha scelto la strada dell'agricoltura nell'azienda "Alma" di Montiglio Monferrato, una scelta "dettata dalla passione e da un forte legame con il territorio". "Credo molto nell'Anga - ha detto Razzano - ma la sezione di Asti deve essere rivitalizzata. Quella dei giovani è l'età delle sfide, ogni giorno bisogna fare i conti con le tante problematiche che accomunano le nuove leve". Ma oltre alle questioni tecniche c'è altro: "C'è l'esigenza di fare sindacato - ha aggiunto - Auspico che chi fa impresa capisca che il nostro è l'unico sindacato che lo può rappresentare". Ma il convegno è stato occasione per mettere a confronto diverse esperienze nel settore, grazie alle testimonianze di altri giovani dell'Anga: Marta Sempio (Anga nazionale), Massimo Franco (presidente Enapra), Alessandro Boido (Anga regionale,), Laura dell'Aira (Anga), Gerardo Diana (ex presidente nazionale Anga). A fare gli onori di casa il presidente di Confagricoltura Asti Massimo Forno e il direttore Franco Giaquinta che ha vestito i panni del moderatore, stimolando i giovani alla riflessione. Esperienze diverse a confronto, accomunate da diversi problemi (la burocrazia "che toglie ore di lavoro all'azienda tra registri e pratiche", la difficoltà nell'accedere a crediti e finanziamenti) ma anche dal coraggio "di innovare il settore e sperimentare con fiducia nuove tecnologie". Un confronto passato anche attraverso Ogm, piano di sviluppo rurale, buoni vendemmia: "I giovani hanno le idee chiare - ha concluso Giaquinta - non dimentichiamo che l'Anga è la palestra dei futuri dirigenti, basti pensare che gli ultimi presidenti di Confagricoltura Asti sono nati proprio nelle file dell'Anga".

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