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DOSSIER “BUROCRAZIA” |
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tARTICOLI DEL 13-4-2008 #TOP
IN EVIDENZA
Forse
Giulio Tremonti come libellista non passerà al crebbio metafisico di Emanuele
Severino, ma di certo solo per uno zag della vita è diventato prima principe
dei commercialisti meneghini, indi superministro dell’economia berlusconiana, e
non il più efficace autore di slogan pubblicitari, roba da azzerare i signori
“dieci piani di morbidezza” e/o “il signore sì che se ne intende”. Infatti,
credo che la sintesi mentale-linguistica più illuminante a descrivere il
devastato paesaggio socio-politico italiano, indicandone nel lampo linguistico
una via d’uscita, breve frase perfetta che vorremmo davvero il programma del
prossimo governo Berlusconi: “Il sessantotto è finito”. Ma davvero questo
slogan diventerà dalla sera del prossimo 14 aprile la bussola del nuovo
governo, ovvero il terzo Berlusconi, o l’icastico messaggio tremontiano non
piuttosto resterà uno dei tanti progetti politici tramontati prima ancora di
sorgere? Qui sta il punto: convincere non gli inconvincibili capanneschi
bertinottisti, ma proprio le sue avanguardie politiche del centrodestra che
l’economia del ’68, ovvero l’economia morofanfaniana, è davvero finita. Quanto
non sarà facile l’ho intravisto in una di quelle grandi cene elettorali pagate
dal candidato, qui addirittura una trinità, che aveva messo a mensa forse più
millecinquecento che mille commensali; i tre candidati proprio perché al di
sotto della soglia di certa eleggibilità costretti a spendere per segnalarsi
nel dopo come non marginali facitori della vittoria. Una certa vittoria dalla
quale come almeno la metà dei commensali si aspettavano dei benefici: prebende
nelle forme più varie, e tutte attingibili alla stessa mammella: la spesa
pubblica, tetta che la filosofia del ’68 ha insegnato a mungere secondo una
vera logica di sfrenata liberalizzazione, ovvero cancellando ogni traccia di
comune senso del pudore circa l’attingere alla spesa pubblica illegittimamente.
Da questa longeva predazione, vero emblema araldico del fu cattocomunismo, sono
nati: la crescita dell’imposizione fiscale e il simmetrico declino della
capacità produttiva del Paese, nonché il vergognoso crescere dell’economia
criminale al declinare dell’economia di mercato, minata non meno che dalla
corruzione da una ipertrofia legislativa devastante. E nulla misura questa perdurante
devastazione quanto l’aumento di ben cento miliardi del gettito delle entrate
tra il 2005 e il 2007, prelievo che ha significato deviazione dei flussi
finanziari verso lo sperpero improduttivo, quei cento miliardi solo nel
pensiero bertinottesco capaci di porre rimedio al crescere delle famiglie
inghiottite dalla povertà: che oggi hanno raggiunto l’angosciante dimensione
numerica di 4,5 milioni, a individuare che un italiano su cinque sta sotto la
soglia della povertà. A essere cauti, almeno la metà di questi poveri sono
poveri perché qualcun altro, come appunto i miei convitati al festino
elettorale, per la mediazione dello Stato, estorcono ai poveri quei pasti che
tanto meno avrebbero dai Bertinotti; che da sempre nelle democrazie esistono,
campano del loro trimalcionico banchetto elettorale nel modo moralmente più
indegno: senza neanche essere sfiorati dal dubbio che ogni loro pasto, ottenuto
in nome del pasto di chi non mangia, è un pasto che significa meno cibo almeno
per dieci persone ai livelli inferiori della struttura sociale. E il processo
oggi in Italia si sta aggravando perché, stando a ricerche attendibili sul
debito delle famiglie, nel trascorso 2007 è aumentato di ben il 57% rispetto al
2006 il numero dei nuclei familiari costretti a ricorrere ai risparmi e/o al
credito per pareggiare il bilancio familiare, ovvero facendo passi verso
quell’area dell’indigenza che è in continua crescita, e spesso per la dolorosa
strada dei prestiti usurari, che significano la commistione, quando non la contaminazione
tra l’economia criminale e le persone oneste. Come potrà il governo Berlusconi
andare a sostegno di quest’area del Paese, questo crescente buco nero che
potrebbe a breve ingoiare le stesse istituzioni democratiche? Chiudere con
l’economia del ’68 è certamente una buona linea, ma in questo momento, mentre
il cosiddetto “tesoretto” si è semplicemente dissolto, mentre il nostro Pil sta
sforando il parametro di Maastricht non del previsto 2,4, ma del 3%, aumentando
e rendendo più fragile il nostro debito pubblico. Dove, essendo questo il
quadro, trovare, con la connessa stasi della crescita del monte fiscale in
ragione della crescita al limite del negativo dello stesso Pil, i soldi per una
politica di intervento a sostegno della famiglie, che a un tempo sostenga anche
il sistema delle imprese, ovvero il solo vero volano che può contrarre lo
spazio dell’area della povertà? Il luogo lo ha visto perfino Veltroni: sono gli
80 miliardi annui di sprechi della macchina burocratica pubblica, così stimati:
il 18% derivano dalla sanità, il 15% dalla scuola, il 32% da false pensioni
soprattutto di invalidità, e ben il 35% dall’area della giustizia civile. Porre
fine al ’68 significa oggi agire su quelle percentuali facendole scendere, ma
impresa possibile solo andando a colpire aree ben precise della politica
organizzata in forme corporative, nella sostanza criminogene. Queste aree
cercheranno di reagire e resistere, anche sostenute da tutta quella galassia di
mercato della politica un cui tristo paesaggio mi è stato tratteggiato dalla
cena elettorale: le attese e progetti che vi circolavano, tutti sostanzialmente
parassitari: tesi a conquistare illegittimamente quote di monte fiscale a
vantaggi consortile proprio. Il prossimo ministero Berlusconi si troverà a dover
imbrigliare quelle attese di una parte dei suoi, che è anche la più forte
perché sostenuta dalle simmetriche trame dei nuclei corporativi organizzati
dell’opposizione, con la sua galassia di cooperative sociali e fondazioni
varie, dalle culturali alle bancarie. Qui la politica del prossimo governo
dovrà intervenire per recuperare, sottrarre reddito in misura rilevante, ovvero
sottrarre rilevanti flussi monetari a potentati consortili che se ne sono
impadroniti, e spesso attraverso una legislazione legittimante: il caso
Alitalia-Malpensa ne è una evidenza; ovvero trasformando le leggi da strumento
di uguaglianza in strumento di oppressione, percorso lungo il quale le
democrazie deperiscono e muoiono, tra drammatiche convulsioni sociali, come
appunto se ne preparano in Italia. Dal quadro fin qui tracciato, nel suo
prossimo ministero Berlusconi dovrà affrontare una fatica degna dell’Ercole
chiamato a pulire le stalle di Augia, Berlusconi le stalle della politica
italiana. E sul suo ministero incombe la profezia, non così campata in aria, di
Beppe Grillo: “Tra due anni il Paese affonderà nel caos”. E vi affonderà
certamente, se il prelievo fiscale non sarà rapidamente riconsegnato alla sua
vera funzione redistributiva egualitaria, tra scuola, pensione e sanità. Ma
scuola, pensione e sanità sono anche le aree sociali dove oggi si genera, e
spesso sotto la protezione della legge, e con il sostegno, l’intervento della
criminalità organizzata, il grosso degli 80 miliardi annui di spreco; ricchezza
per una perversa minoranza parassitaria: ridurre la quale a livelli fisiologici
di Paese industriale è l’immane, erculeo compito del prossimo ministero
Berlusconi. Il prossimo governo dovrà, detto in tremontico, porre fine
all’economia del ’68, detto invece in metafisico alla Severino: lottare e
sottrarre al crimine nelle sua varie forme l’Italia, la cui democrazia oggi nel
Paese ben prossimo a esserne sopraffatto, se una ferma azione politica non
erode l’area dell’economia politica corporativo-criminale di almeno un dieci per
cento all’anno fino a dimezzarla nel prossimo mandato politico. Questo è il
processo politico virtuoso primario da avviare, e tutto il resto verrà da sé.
Buon lavoro Cavaliere, e prima dall’Italia che dallo scrivente, un’Italia che
soprattutto farebbe volentieri a meno del realizzarsi della profezia di Beppe
Grillo, ma che è in cammino: diverrà accadimento sventurato, se non si procede
contro lo sperpero criminale pubblico.
<Grazie
Cesare>Il macellaiova in pensione
( da "Secolo
XIX, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Ai vecchi clienti che si fermano a parlare e si confidano, si sono aggiunti quelli occasionali, di passaggio. E poi tutta la burocrazia che è venuta con gli anni. E' diventato stressante". Ed ora cosa ci sarà qui - "Non lo so. Io lascio". Elena Romanato 13/04/2008.
La
partita comincia martedì ( da "Secolo XIX, Il"
del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: crescere almeno quanto lo sviluppo delle aziende è ostacolato da una burocrazia borbonica e da obblighi fiscali societari che scoraggiano investimenti e arrivo di capitali. Secondo l'indagine Pisa 2006, condotta dall'Ocse per valutare la literacy matematica, scientifica e in lettura degli studenti medi e liceali, ci mette regolarmente sotto la media internazionale e addirittura,
Il
dopo-voto è la vera preoccupazione
( da "Provincia
di Cremona, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Abbiamo pensioni inadeguate, una burocrazia elefantiaca, decine di enti inutili, una spesa pubblica che va messa sotto controllo come ha fatto Gordon Brown in Gran Bretagna. Voglio dire: se, davvero, non tagliamo gli sprechi e i costi della Politica, non si andrà da nessuna parte.
Brevi,
schede e richiami 1 ( da "Repubblica, La"
del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Non voto, ma è colpa |della burocrazia Vittorio Schirru Monza Scrivo per denunciare quella che a me è sembrata una gravissima violazione del fondamentale diritto, costituzionalmente tutelato, di voto. Riassumendo: ho cambiato residenza da Roma a Monza (Milano) per motivi lavorativi nel dicembre 2007.
Il
vangelo secondo gli zingari - fabrizio ravelli
( da "Repubblica,
La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: la burocrazia. E contro i pregiudizi". Finisce sempre così: "Che i friulani mi dicono: abbiamo capito, tu sei uno a posto. Ma loro no". Lui che vede "la fotografia dall'interno": "Si colgono tante cose. Molti del campo lavorano regolarmente, anche se partono sempre svantaggiati fin da quando dicono il proprio cognome.
Ranalli:
troppi vincoli uccidono lo sviluppo
( da "Centro,
Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: collo di bottiglia in cui si stipano la burocrazia tipica del sistema Italia e sovrapposizioni di competenze tra Regione, Comune e consorzio di sviluppo industriale". Sullo sfondo di una certezza poco confortante, l'essere fuori dai corridoi continentali 5, 8 e 10 che incrociano l'Italia lasciando fuori Ortona e l'Abruzzo, che dovranno rassegnarsi a ruoli di rincalzo nonostante l'
Centraline
anti-smog senza elettricità - mitia chiarin
( da "Nuova
Venezia, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: più volte dalla burocrazia. Troppi intoppi. Prima c'è stata la lunga trafila in Comune per il rilascio dei permessi a costruire visto che le nuove postazione erano assogettate al Regolamento edilizio. Ora altri ritardi, segnala Biancotto nella raccomandata ad Enel Distribuzione con cui sollecita la fornitura di energia elettrica in particolare per gli impianti fissi di Marghera (
Cancian
( da "Nuova
Venezia, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: 50 anni, artigiano, è tra i creatori del Progetto Nord Est assieme a Giorgio Panto. Consigliere regionale del Pne, è stato sensibile alle istanze del settore artigianale e imprenditoriale, in prima linea anche nella lotta alla burocrazia che opprime le classi più deboli. Corre da solo.
E
durante lo spoglio riccardo sarà a bruxelles
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: dove parteciperà alla riunione dell'high level group sulla riduzione della burocrazia, di cui fa parte, unico italiano. E se lo spoglio non è una materia che appassioni il presidente, il quale da sempre preferisce sentire il risultato finale, stavolta l'attesa durerà almeno fino alle 20 quando è previsto l'atterraggio del volo di ritorno.
Due
tappe per cambiare ( da "Nuova Venezia, La"
del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: di una burocrazia meno ottusa e lontana trova larga condivisione dichiarata nel Pd come nel Pdl. La prossima legislatura è il terreno concreto sul quale le parole possono divenire altro da puri proclami. Sono numerosi gli indizi che fanno pensare a una forte affermazione della Lega, portatore - tra le sue poche parole d'ordine -
Elba,
bus elettrici mai usati e abbandonati
( da "Tirreno,
Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Una trafila bloccata da una semplice questione di burocrazia, cioè la mancanza di un passaggio di proprietà. Sono due Pollicino Iveco a trazione elettrica. Hanno fatto servizio sul Parco nazionale del Vesuvio, poi, lo scorso anno, sono stati portati all'Elba. Sulle fiancate, c'è, ancora la scritta, sia pure sbiadita dal tempo, "Ministero dell'Ambiente",
Porto
fantasma, vietato sbarcare tonno ( da "Nuova Sardegna, La"
del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: occhio sinistro della burocrazia italiana, perchè la concessione data dalla Regione sarda è stata disattesa dalla Direzione generale del ministero. Le conseguenze della circolare ministeriale sono state sottolineate dal comandante della Capitaneria di porto di Portoscuso, tenente di Vascello Federico Mazza, che ha emesso l'ordinanza numero 7 che recita:
Caminos
de preta, il territorio investe sul turismo qualificato - bernardo asproni
( da "Nuova
Sardegna, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: la inadeguatezza delle leggi e la lentezza della burocrazia e l'eccesso di individualismo. Nel contesto emergenze e opportunità arricchiscono lo scenario di sviluppo turistico integrato nel circuito degli 8 paesi. Basti pensare al Montalbo con la fauna e la flora endemica; alle miniere di Guzzurra e Sos Enattos con oltre 2 mila anni di storia;
Multe
on-line entro un mese ( da "Tirreno, Il"
del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: dal consigliere delegato Rachele Nardini, che sta svecchiando la burocrazia dell'amministrazione comunale. "Entro un mese - ha spiegato Nardini - sarà possibile pagare finalmente le multe stradali e tutte le varie sanzioni, per le quali si deve versare un'oblazione all'ente pubblico, direttamente attraverso il sito web (www.
SARÀ
PRESENTATO entro l'estate il master plan della logistica, lo studi
( da "Nazione,
La (Livorno)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: è che la burocrazia ingessi questo grande progetto che non può aspettare anni per mettere le gambe". Da qui parte il master plan della logistica, legato a doppio filo al Piano Territoriale di Coordinamento che incassa dall'assessore un giudizio molto positivo: "E' un lavoro molto bello ed analitico ?
<Stranieri
nei problemi Serve il mediatore>
( da "Resto
del Carlino, Il (Ancona)" del
13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: senza la possibilità di un sostegno nelle tante incombenze, dalla burocrazia alla sanità". A parlare è Natallia Monti (foto), originaria della Bielorussia e residente in città dal 2003, dopo essere arrivata nel 2001. Diplomata in dirigente di comunità, ha effettuato corsi di attività sociale ed è diventata mediatrice culturale.
Ha
studiato da manager Oggi amministra i beni per conto dei parroci
( da "Giorno,
Il (Bergamo - Brescia)" del
13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: la burocrazia statale, le soprintendenze. È stato difficilissimo, e ancora oggi la battaglia è continua, però lei va avanti diritta. L'idea le è venuta una dozzina di anni fa. Dopo una vita spesa a fare corsi di management, di leadership qua e là per l'Italia, è arrivata a Milano, in una ditta di impianti audio per le chiese.
PERUGIA
LA BUROCRAZIA non dà tregua neanche al cimitero. M
( da "Nazione,
La (Umbria)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: LA BUROCRAZIA non dà tregua neanche al cimitero. M... ? PERUGIA ? LA BUROCRAZIA non dà tregua neanche al cimitero. Ma le leggi, si sa, sono uguali per tutti. Anche per i defunti, che, in qualità di "inquilini" del camposanto, sono soggetti alle norme del codice civile in materia di concessione cimiteriale.
Continua
con questa nuova puntata la rubrica della voce degli industriali
( da "Nazione,
La (Prato)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Lo studio prende in esame fattori sia istituzionali (burocrazia, mercato del lavoro, fisco, carenze infrastrutturali) che d'impresa (costi fissi e variabili della produzione, costi dei servizi, delle materie prime e del debito). La conclusione è che il "fattore G" penalizza la progressione di crescita delle Pmi italiane del 28% rispetto alle imprese francesi,
Mezze
promesse e un regno di naftalina: la stanca campagna di Silvio Primo Ha evitato
il suo faccione sui manifesti come pure la sfida tv con Veltroni. Ma ha
recitato il solito cli ( da "Unita, L'"
del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: nel cittadino medio oppresso dalla burocrazia che "occupa un volume pari al Duomo di Milano". Oppresso dallo Stato e dalle istituzioni occupate "dalla sinistra". Fino a permettersi di chiedere il posto all'inquilino del Colle... In un crescendo il leader del Pdl ha puntato sul quarantottesco odio anticomunista che risveglia echi remoti e appaga i nostalgici del fascismo candidati.
)CENTRO
STORICO Verso il Comune sappiamo essere anche cri
( da "Resto
del Carlino, Il (Cesena)" del
13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: della Fiera per manifestazioni in contrasto con le attività commerciali del centro storico, la lotta contro una burocrazia asfissiante per le imprese. Come associazione esprimiamo anche giudizi positivi quando le azioni dell'amministrazione comunale coincidono con le esigenze che ci pongono i nostri associati: maggiore dotazione di parcheggi e riqualificazione del centro storico.
Giusto
proporre un ministro per il Nord Est Riccardo Illy: il Pd sposta voti, ma la
Lega è in ascesa. A meno che ( da "Unita, L'"
del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: un taglio netto alla burocrazia". Lei riteneva il programma dell'Unione vasto e confuso. E il programma del Pd rappresenta una sinistra moderna? "Le misure che ho elencato vi sono contenute in modo quasi completo, tranne la riforma previdenziale". La leghista Guerra è passata con lei e dice che potrebbe entrare nella sua giunta.
Una
riforma dello Stato e per la scuola
( da "Unita,
L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: ma che servisse soprattutto a costruire una burocrazia che aiutasse davvero il paese e tutti i cittadini, che non fosse rivolta a proteggere interessi di parte, di gruppi, di famiglie più o meno mafiose, più o meno camorriste. Vorrei una burocrazia che premiasse i migliori, che valorizzasse le competenze reali, non quelle "dinastiche", con un traguardo: la promozione dell'
Carta
d'identità elettronica anche per equini e asini
( da "Eco
di Bergamo, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: La scelta normativa nasce dall'esigenza di dare concretezza alla "tracciabilità" delle carni che vengono macellate a garanzia dei consumatori. Monta però la protesta tra gli allevatori: per l'Unione provinciale agricoltori di Bergamo, la normativa è "un'inutile burocrazia". F. Morandi a pagina 31.
Amaro
confronto ( da "Nazione, La (Firenze)"
del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: quantomeno possono vantare: nazionalismo, coerenza politica, decisionismo amministrativo, burocrazia moderata, giustizia tempestiva, stipendi e pensioni dignitose, rapida esecuzione delle opere pubbliche, prestigio internazionale. Un elenco che suscita invidia e amarezza. Fortunato Berardi, Perugia.
Colf,
in nero tre su quattro ( da "Eco di Bergamo, L'"
del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: e di burocrazia, sostengono i delegati Federcolf. Problema anche culturale, risponde Mariani: "Le famiglie faticano a considerare l'accudimento una professione a tutti gli effetti. La possibilità di detrarre dal reddito le spese sostenute per l'assistenza domiciliare potrebbe indurre molti datori di lavoro a mettere in regola le dipendenti"
Livorno
( da "Tirreno,
Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Attualità LIVORNO LIVORNO La burocrazia non ha un'anima "Pietà l'è morta" è stata la considerazione che mi è venuta, spontanea, dopo aver letto che, a Livorno, il "118 rifiuta l'intervento per la constatazione della morte di una donna, a casa, perché, non è previsto l'invio di un'ambulanza per "morti già appurati".
Identità
elettronica per asini e cavalli ( da "Eco di Bergamo, L'"
del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Chip obbligatorio per la tracciabilità della carne Scattano le polemiche: "Burocrazia inutile" Arriva la carta d'identità per puledri e asinelli e tra gli allevatori orobici si scatenano le proteste. La legge 200 del 2003 e il decreto ministeriale del 5 maggio 2006 prevedono infatti che tutti gli equidi allevati in Italia debbano essere identificati tramite microchip.
Voucher
per la vendemmia per combattere il lavoro nero, ridurre la burocrazia per le
imprese ( da "Messaggero, Il (Umbria)"
del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: ridurre la burocrazia per le imprese agricole e dare una possibilità di integrazione del reddito a studenti e pensionati che intendono operare nel settore agricolo in maniera molto estemporanea. Si chiameranno "buoni lavoro" e nello specifico interesseranno circa duemila persone nella sola provincia di Terni, spesso studenti,
<Per
la legalità, stop agli sprechi>
( da "Corriere
Alto Adige" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: autonomia trentina e per dare risposte ai temi su cui il centrosinistra non è in grado di competere, cioè sicurezza, fisco, lotta alla burocrazia, immigrazione e politiche di sostegno per le giovani famiglie. Per la Lega le politiche sociali (casa, contributi e sussidi) devono essere indirizzate ai trentini e non agli ultimi arrivati. Maurizio Fugatti.
Il
documento ( da "Corriere di Bologna"
del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: burocrazia Lo hanno firmato dieci docenti, in gran parte direttori di dipartimento (Gian Mario Anselmi, Roberto Balzani, Andrea Battistini, Fulvio Cammarano, Alberto De Bernardi, Giovanni Dore, Paolo Leonardi, Angelo Panebianco, Maurizio Sobrero e Giovanni Zamboni) Le nuove firme Ieri si sono aggiunte le adesioni di Claudio Bonivento,
L'Ateneo:
<Il piano anti-burocrazia? Siamo già al lavoro. Con creatività>
( da "Corriere
di Bologna" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: burocrazia? Siamo già al lavoro. Con creatività" I prorettori rispondono al manifesto dei direttori di dipartimento Alleggerire il peso della burocrazia? L'Alma Mater ci sta già provando. "Con creatività". è la risposta, attraverso le parole del prorettore Marco Depolo, del governo dell'Ateneo al manifesto anti-burocrazia,
I
docenti concordano: <Bisogna semplificare i nostri obblighi>
( da "Corriere
di Bologna" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: burocrazia. Lo sposa in pieno Giuseppe Sassatelli, preside di Lettere, "molte cose si possono cambiare, partendo dal gruppo che lavora alla riforma dello Statuto". "Prima facciamo chiarezza sulle diverse competenze e poi interveniamo dove è possibile", è il pensiero di Giliberto Capano, preside di Scienze politiche a Forlì.
Tuccio
Musumeci: <Ecco come la burocrazia può essere divertente>
( da "Corriere
di Bologna" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: intervista di Paola Gabrielli Tuccio Musumeci: "Ecco come la burocrazia può essere divertente" A volte basta il nome, Vigàta, perché la città immaginaria siciliana diventi metafora di un modo di essere. Vigàta è anche il paese in cui è ambientato La concessione del telefono, spettacolo tratto dall'omonimo romanzi di Andrea Camilleri.
Sarà
sepolta nel suo paese natale, il Bangladesh. La salma di Lilya Mosammat Akter,
la 23enne c ( da "Messaggero, Il (Pesaro)"
del 13-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Burocrazia
Abstract: burocrazia permettendo, è fissata per domenica prossima. La salma sarà trasferita prima a Roma da dove partirà, in areo, alla volta del Bangladesh. Nei prossimi giorni, con ogni probabilità all'obitorio dell'ospedale di Senigallia dove il cadavere è stato trasportato subito dopo l'incidente, si terrà anche un momento di preghiera intorno al feretro di Lilya secondo quanto previsto
Il
matrimonio della nostra fiction non assomiglia nemmeno un po' a quello del
Mulino Bian ( da "Messaggero, Il"
del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: è inquieto e irrequieto e nello stesso tempo rassegnato alla burocrazia. Ma, al contrario dell'altro non è cinico, né disincantato. Infatti si innamora, si lascia, quindi è preda di un colpo di fulmine che lo conduce in sei mesi all'altare. Nella serie, accanto a Insinna e Filangieri c'è anche un'altra protagonista: Roma.
L'ex
artigiano oggi al voto "Grazie, l'ho rivisto felice"
( da "Stampa,
La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: La burocrazia, per chi ha un malato grave da accudire quotidianemente, risulta ancora più odiosa e non fa altro che aumentare la rabbia a il senso di isolamento". Da Bergeggi parte una denuncia che supera i confini di questo bellissimo borgo di 1200 abitanti e che potrebbe aprire presto un caso nazionale.
Chiude
la sopraelevata, traffico a rischio paralisi
( da "Nuova
Sardegna, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: figlia dei tempi della burocrazia, ha assegnato l'appalto. Nessuna polemica con il Comune che stanco di attendere ha fatto accendere le ruspe sotto il tunnel per intervenire subito. "L'iter dell'appalto doveva essere rispettato - continua Casu -. Ma siamo ancora in tempo per non far cominciare la stagione con i cantieri ancora aperti.
La
burocrazia frena gli acquisti su internet coi paesi extra ue
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: burocrazia frena gli acquisti su Internet coi paesi extra Ue NOI CONSUMATORI di RITA BERTOSSI Consumatore avvisato... "Gentile utente il plico a lei diretto, proveniente da paese extraeuropeo, attualmente in giacenza presso la sezione Portalettere di Poste Italiane-Roserio contiene merce che per essere introdotta sul territorio nazionale necessita di valutazione sanitaria o rilascio
Un
set cinematografico nel vostro salotto
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: "Ce n'è più di una" conclude Poillucci. "Oltre a fornire maestranze locali, la produzione può usufruire del Fondo regionale per l'Audiovisivo. In più la Film Commission si occupa della burocrazia e dell'ospitalità. Vogliamo metterci anche lo splendido scenario friul-giuliano?".
L'impresa-express
si avvia in un giorno ( da "Tribuna di Treviso, La"
del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: di burocrazia nella quale oggi si infila chi vuole aprire un'attività imprenditoriale sarà disboscata. "Ci stiamo lavorando, da agosto saremo pronti", promette il direttore della Camera di Commercio di Treviso, Marco d'Eredità. Piazza Borsa diventerà lo sportello unico per chi vuole avviare un'impresa: niente più spola tra Inps,
Contro
la strage sconti Inail ai virtuosi
( da "Tribuna
di Treviso, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: eccessiva burocrazia alla base delle normative per la sicurezza, ma la necessità di implementare i controlli. - prosegue Barbiero - Non dobbiamo arrivare a fare scioperi per ottenere sicurezza nei posti di lavoro, basta rispettare le leggi. Stiamo predisponendo un piano straordinario, che punterà alla verifica della formazione dei dipendenti,
Ore
8, alle urne inizia la maratona del voto
( da "Corriere
Adriatico" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: che vanno dal conteggio delle schede assegnate a ciascuna sezione a compiti molto meno rilevanti, ma che la burocrazia di queste occasioni considera fondamentali, come l'affissione dei manifesti con l'elenco delle liste di candidati, la predisposizione delle urne elettorali e addirittura la verifica del numero di matite copiative da consegnare ogni volta agli elettori.
Un
difficile compito aspetta chi vincerà
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: risparmiare sulla burocrazia e sulla casta, avere agevolazioni fiscali nelle zone del Paese dove aumenta la disoccupazione per permettere alle imprese di investire e di dare lavoro. Bisogna rilanciare le grandi opere, aumentare i salari, abbassare il costo della vita, investire sui giovani cervelli, levarci di torno tasse inutili e fastidiose,
LA
SCOMMESSA DEL PDL ( da "Avanti!"
del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: dell'alta burocrazia e della magistratura, insomma dei poteri forti. Il riformismo del Partito democratico è troppo improvvisato per essere credibile. Poi c'è la questione del riconoscimento riservato agli ex socialisti. Se ci sarà nel nuovo Parlamento una pattuglia (quindici, forse venti parlamentari) di ex militanti Psi,
LA
RETE FINANZIA I PANNELLI SOLARI ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)"
del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: la confusione sui finanziamenti disponibili e la solita infinita burocrazia.LA SOLUZIONEDi fronte a tutto questo caos, forse la soluzione migliore - senza dubbio la più originale - è quella escogitata da Checoale1, nome in codice di un 38enne friulano che ha deciso di chiedere il finanziamento ad altre persone su www.
Ciclabile
in via Mameli e nuovi marciapiedi
( da "Gazzettino,
Il (Belluno)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: "A volte i tempi e i percorsi della burocrazia sono così antitetici alle esigenze dei cittadini che non cesso mai di stupirmene. Ora però siamo in dirittura d'arrivo e tre progetti importanti e molto attesi, penso in particolare al marciapiede in via dell'Anta, stanno finalmente per partire.
<Analisi
costose e inutili per dimostrare l'onestà dei nostri vinicoltori veneti>
( da "Gazzettino,
Il (Padova)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: una burocrazia lontana dalle reali necessità delle imprese"."E' bene ripeterlo: dopo il grande percorso di valorizzazione qualitativa che ha portato il vino italiano alla conquista di ripetuti successi, come ha confermato il Vinitaly 2008, occorre insistere sulla strada della tolleranza zero nei confronti di eventuali episodi che si riverberano negativamente su tutto il comparto.
L'odissea
delle vittime fra rinvii e burocrazia
( da "Gazzettino,
Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Raccolta
di fondi per la Uildm sul sagrato della chiesa. L'ha voluta il parroco don
Gianni ( da "Gazzettino, Il (Venezia)"
del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: oltre ad un aiuto per districarsi tra i meandri della burocrazia.In cambio di un'offerta libera si avranno in omaggio le farfalle delle solidarietà oppure dei vasetti di miele. Sarà un modo da parte della popolazione vicina ai problemi dei disabili, per ringraziare la Uildm del costante impegno sul territorio nella difesa dei più deboli.
VIA
KRUPP RIAPRE A MAGGIO FESTA PER L'INAUGURAZIONE
( da "Mattino,
Il (Circondario Sud2)" del
13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: La parola fine su una pratica che la burocrazia ha fatto durare 32 anni è stata scritta in Regione venerdì, quando è stato firmato dalla giunta il decreto che assegna gli ultimi 600.000 euro in aggiunta ai sei milioni già erogati nel corso degli anni, e che consentirà all'amministrazione comunale e all'impresa di chiudere il cantiere dopo la frana che rovinò sui tornanti dall'
Turiamoci
il naso ( da "Provincia di Lecco, La"
del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Europa e poi ci lasciano con le stesse strade di vent'anni fa e la stessa burocrazia della Basilicata, spiegandoci che la Questione settentrionale è una bufala da sudditi viziati. Turiamoci il naso perché alcuni partiti hanno deciso di piazzare nei nostri territori candidati alieni, che non avevamo mai visto prima e che probabilmente non rivedremo mai dopo.
Disservizi
<I treni in orario e la propaganda elettorale> Gentile direttore, proprio
un attimo fa, un caro amico mi ha ricordato, via e-mail, una notizia alla quale
non avevo riser ( da "Provincia di Lecco, La"
del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: burocrazia inefficiente, legislatura farraginosa, moltitudine di centri di potere e di spesa senza controllo, ecc.) e ognuna di queste cause meriterebbe un attento esame. Ma se si vuole intervenire in modo rapido ed efficiente per tentare di ridurre il debito pubblico la via più immediata, anche se apparentemente paradossale,
Il
mio amico Arrigoni che sa guardare lontano
( da "Provincia
di Como, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: italiano perché non ci eravamo accorti di questa diaspora che vede Recalcati e i consiglieri che lo amano, tipo Mattioli, contro Maifredi e Faraoni che, con altri consiglieri, non lo vorrebbero più alla guida non soltanto della Nazionale, ma del movimento tecnico in rivolta per i famosi corsi di aggiornamento personale che sanno di burocrazia e di calzini non lavati. 13/04/2008.
In
città Troppi i parcheggi riservati all'amministrazione dello Stato Cara
Provincia, alcuni anni fa (probabilmente ne sono passati almeno una decina)
avevo condotto un censimento ( da "Provincia di Como, La"
del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: burocrazia inefficiente, legislatura farraginosa, moltitudine di centri di potere e di spesa senza controllo, ecc.) e ognuna di queste cause meriterebbe un attento esame. Ma se si vuole intervenire in modo rapido ed efficiente per tentare di ridurre il debito pubblico la via più immediata, anche se apparentemente paradossale,
"Noi
nell'agricoltura ci crediamo"
( da "Stampa,
La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: la burocrazia "che toglie ore di lavoro all'azienda tra registri e pratiche", la difficoltà nell'accedere a crediti e finanziamenti) ma anche dal coraggio "di innovare il settore e sperimentare con fiducia nuove tecnologie". Un confronto passato anche attraverso Ogm, piano di sviluppo rurale, buoni vendemmia: "I giovani hanno le idee chiare -
( da "Secolo XIX, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
"Grazie
Cesare"Il macellaiova in pensione il personaggio Ha chiuso, dopo 42 anni, la
bottega di via Vacciuoli"Una volta questa zona era viva, ora solo
garage" HA VENDUTO le ultime fettine di carne ieri, dopo 42 anni di
attività. È ancora tutto come tanti anni fa nella macelleria di Cesare
Bellandi, in via Dei Vacciuoli 1/r dove generazioni di savonesi hanno comprato
la carne e la salsiccia, specialità della casa. "Sono nato nel 1932 e
lavoro qui dal 1946, da quando avevo 14 anni - spiega Cesare Bellandi, titolare
della macelleria -è giunta l'ora di ritirarmi e di godermi il mio nipotino. Mia
figlia mi ha già chiesto di accompagnarlo a scuola. Speriamo che ci sia la
salute". I clienti sono venuti a fare l'ultimo acquisto, per salutare il
loro macellaio di fiducia. C'è commozione nell'aria. "Grazie Cesare"
dice uno di loro "Grazie a voi, per tutti questi anni" risponde il
macellaio. I più anziani comprano qui da quando la macelleria ha aperto, i più
giovani sono i figli di clienti che ora non ci sono più. Prima della macelleria
hanno abbassato le saracinesche la latteria, poi il tapezziere. Al loro posto
garage. "Sono l'ultimo commerciante rimasto qui - prosegue Bellandi - a
parte il bar. Una volta questa parte di Savona era viva, c'era gente. Ora è
tutto un muro di saracinesche. Le botteghe hanno chiuso una dopo l'altra ma
così la città muore. Dove non c'è una luce è la fine. E poi da soli si sta
male, passano persone malintenzionate può anche diventare pericoloso".
Cesare Bellandi appartiene ad una famiglia di macellai. Il padre Gildo,
originario di Terni, aveva la macelleria in via Vacciuoli, qualche numero
civico più in su. "I bombardamenti della guerra avevano reso inagibile il
locale - afferma Bellandi - non avevano colpito direttamente il negozio ma lo
spostamento d'aria aveva fatto sollevare il pavimento. Allora il negozio era stato
trasferito momentaneamente in via Niella, dove adesso c'è un ristorante. In
quella macelleria mio padre lavorava insieme a un altro macellaio, in poche
parole si dividevano il negozio. Ero bambino ma ricordo che durante la guerra
c'era la tessera annonaria. Un tot di carne a famiglia una volta a settimana.
Poi mio papà ha trovato questo locale nel '46". Dopo la guerra ci sono
stati gli anni '50, quelli del boom . "n quegli anni c'era molto più
movimento, questa zona era viva - prosegue Bellandi - la gente mangiava carne
tutti i giorni. Era un segno di benessere. Ora i consumi sono diminuiti e
cambiati. La mucca pazza, tutte le novità alimentari hanno cambiato
l'alimentazione dei savonesi che hanno ridotto il consumo di carne". Cos'è
cambiato in questi anni nel lavoro di macellaio - "Tante cose - prosegue
Bellandi - una volta eravamo noi a lavorare le mezzene, le mezze bestie. Gli
animali si macellavano al macello cittadino, le disossavamo e le tagliavamo
noi, ora arriva già tutto pronto,sottovuoto. Mi ha insegnato mio padre, ho
imparato con la pratica. La parte più difficile da tagliare è il collo. Quando
si riesce a fare quella si sa fare tutto. In parte è cambiato anche il rapporto
con la gente. Ai vecchi clienti che si fermano a parlare e
si confidano, si sono aggiunti quelli occasionali, di passaggio. E poi tutta la
burocrazia che è venuta con
gli anni. E' diventato stressante". Ed ora cosa ci sarà qui - "Non lo
so. Io lascio". Elena Romanato 13/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Dalla prima pagina
Allo scopo, sarebbe forse necessario inventare un'intesa sui punti di programma
essenziali, più o meno formalizzata in una coalizione di governo, se si vuole
evitare che le piazze siano invase da moltitudini inferocite dopo che, per fare
solo l'ultimo esempio, l'opposizione di corporazioni esigue nel numero ma con
grande potere di ricatto ha costretto Pierluigi Bersani, ministro uscente delle
Attività produttive, a ridimensionare pesantemente la portata del suo pacchetto
di liberalizzazioni. O dopo che il governo di Romano Prodi ha preferito riporre
in un cassetto la buona legge sulla liberalizzazione dei servizi pubblici
locali preparata da Linda Lanzillotta, ministro degli Affari regionali, che
aveva il fondamentale difetto di incidere su un tradizionale bacino di voti del
centro-sinistra. Avventurarsi poi in uno dei temi che incombono su queste
elezioni, l'economia, equivale a immergersi in un incubo perfino peggiore (se
mai è possibile) dei 70 miliardi di euro che paghiamo ogni anno per i soli
interessi sul debito pubblico, il secondo del pianeta. Nonostante ciò che hanno
sostenuto le opposte propagande in questi faticosi 65 giorni di campagna, è
semplicistico e, di più, truffaldino attribuire tutte le responsabilità della
crisi all'ultimo governo di Romano Prodi o al suo immediato predecessore a
Palazzo Chigi, Silvio Berlusconi. Sbandierare l'ultima previsione di crescita
per il 2008 fatta dal Fondo monetario internazionale può essere un'efficace
arma elettorale per mettere sotto accusa Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa, il suo
ministro dell'Economia. La loro politica economica è certo stata inefficace,
contraddittoria e inutilmente punitiva (l'anno scorso) per i redditi delle
famiglie. Ma il vero problema è che lo 0,3% assegnatoci la settimana scorsa
viene alla fine di un quindicennio disastroso. Fra il 1993 e oggi, l'Italia ha
avuto il più basso tasso di crescita del prodotto interno lordo fra i 30 Paesi
dell'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico:
mediamente, l'1% l'anno, mentre quello della Ue è il 2 e quello di tutti i
membri è il 3. Massimo Baldini, professore di economia all'Università di Modena
e Reggio Emilia, i cui commenti sono ospitati con regolarità dal Secolo XIX,
calcola che se negli ultimi 10 anni l'Italia fosse cresciuta come gli altri
Paesi europei, oggi ogni famiglia avrebbe in tasca 3.000 euro in più all'anno.
L'ovvia banalitàè che solo se si produce ricchezza poi è possibile
distribuirla. Noi non lo stiamo facendo da troppi anni, comunque non in maniera
sufficiente. Sarebbe miracoloso, visto il posto che occupiamo nelle altre
classifiche dell'Ocse. Siamo ultimi nella produttività, che fra il '93 e oggi è
cresciuta dello 0 - è il caso di ripetere: zero - per cento. Primi (ma solo
perchéè un indice negativo) nelle percentuale di persone occupate di età
compresa fra i 55 e i 64 anni: abbiamo il 33% contro il 53 medio. Siamo quelli
che spendono di più per le pensioni sul totale complessivo della spesa sociale
e meno per le altre forme di assistenza. Dovremmo lavorare fino a 65 anni, come
succede nel resto dei Paesi sviluppati, ma il governo Prodi ha riabbassato il
limite a 58 anni (altro primato), dopo che il suo predecessore Berlusconi lo
aveva troppo timidamente portato a 60. Luca Ricolfi, nel suo ultimo Rapporto
sul cambiamento sociale che quest'anno ha per titolo "Ostaggi dello
Stato" (Guerini e Associati), calcola che i settori sanità, assistenza e
istruzione sono talmente inefficienti che potrebbero costarci 45 miliardi di
euro di meno a parità di prestazioni. L'istruzione è l'altro immenso buco nero,
tanto nero da non essere neppure nominato in campagna elettorale, quello che
impedisce al Paese di crescere almeno quanto lo sviluppo
delle aziende è ostacolato da una burocrazia borbonica e da obblighi fiscali societari che scoraggiano
investimenti e arrivo di capitali. Secondo l'indagine Pisa 2006, condotta
dall'Ocse per valutare la literacy matematica, scientifica e in lettura degli
studenti medi e liceali, ci mette regolarmente sotto la media internazionale e
addirittura, nella fascia più alta dei primi due campi, la prestazione
degli allievi italiani è inferiore di due terzi. Nella classifica del Times
High Education Supplement, non c'è nessuna università italiana fra le migliori
100 del mondo. La prima s'incontra al 173° posto e ne abbiamo nove fra le 400
più quotate. In quella del Financial Times, che analizza i migliori 100 corsi
di Master in gestione aziendale, compare solo la Bocconi al 48° posto generale
e al 20° in Europa (la Spagna, per fare l'esempio che dovrebbe essere per noi
meno penalizzante, ne ha 3 fra le prime 10 nella zona Ue). Abbiamo, dopo la
Turchia, la quota più alta di ragazzi inattivi fra i 15 e i 19 anni: l'11% non
studia né lavora. Sulla scarsa qualità del capitale umano si è polarizzato un
estremo del sistema produttivo italiano. Nei settori più tradizionali,
nell'edilizia e nei servizi, per stare in piedi le aziende puntano su lunghi
orari di lavoro, bassi salari e evasione fiscale. Questa caratteristica è
all'origine di un'altra statistica che ci vede all'ultimo posto: la percentuale
degli immigrati con laurea è in Italia del 10 per cento, contro una media del
30 nei Paesi Ocse. All'altro estremo, il sistema produttivo ha invece fatto il
salto di qualità, sta sul mercato globalizzato e regge la competizione
internazionale. Ma sconta due fatti. Il primo è che investiamo nella ricerca e
sviluppo appena l'1,1 per cento del pil, esattamente la metà della media Ocse.
Il secondo è che, nelle Ue a 27, abbiamo il più basso numero di ricercatori
ogni 1.000 impiegati: appena 3,4 contro una media di 6. Di fronte a un quadro
tanto desolato, la giaculatoria degli ottimisti recita così: "Va bene, ma
gli italiani sono un popolo che ha risorse straordinarie". È sicuramente
vero. Ma perché non diventi soltanto un mantra consolatorio, quelle risorse
vanno al tempo stesso liberate e incanalate all'interno di un quadro di riferimento
virtuoso. Oggi non c'è. Non esisteva neppure nel '45. Allora, però, partiti
opposti per idee e obiettivi si misero insieme per creare le condizioni della
rinascita. Poi, nel '48, ognuno andò per la propria strada senza rimettere in
discussione quello che era stato condiviso nei due anni della Costituente.
Comunque vadano a finire queste elezioni, chi avrà il compito di formare il
prossimo governo non può illudersi che, oggi, la situazione sia meno drammatica
solo perché non viviamo in mezzo alle macerie. Lanfranco Vaccari 13/04/2008
dalla prima pagina Condizione che dopo i trent'anni perde molte delle sue
gioiosità spensierate per velarsi inesorabilmente della sottile foschia della
solitudine. Ha avuto la sua professionalità, ma le contingenze dell'economia
l'hanno condotta allo status di precaria attempata, quel genere di precario che
non ha "tutta una vita davanti" per ascendere ad altro e più
eccitante ruolo, ma una fissità allarmante e angosciante. Ha senso prospettarsi
una vita a venire su queste deprimevoli premesse? Ha senso la rassegnazione
quando si è vissuta una parte significativa della propria esistenza nello
sforzo positivo e promettente di promuoverla affettivamente e
professionalmente? Ovviamente no, sarebbe come cessare di vivere. Del resto
M.B. oggi andrà a votare - sempre che lo faccia, questo particolare ormai non
più saliente non lo specifica nella lettera - e sa che nessuno tra quelli che
saranno eletti ha una buona idea per quanto riguarda la sua condizione, a meno
che non ci sia da cavarsela con una battuta. È assai probabile, anzi, che
l'esistenza di M.B., e di qualche altro centinaio di migliaia di sue colleghe e
colleghi, sia del tutto trasparente agli occhi dei futuri governanti, così come
trasparente è stata agli occhi dei passati. Può ragionevolmente aspettarsi
qualcosa? Io, lei, e chiunque abbia un po' di buon senso, sa che no. Allora
piena di buon senso, e di dolce dignità, ecco una proposta di matrimonio. E
l'amore, dov'è l'amore? Da qualche parte a sonnecchiare, a riprendersi dalle
sconfitte, a evitare di fare nuovi danni. E poi magari verrà, chissà; a un
certo punto della vita ha anche lui bisogno di un aiutino. E così mi ricordo
della mia vecchia prozia Assunta, che un giorno mi fece la seguente, semplice
lezione, a me che ho dedicato un bel po'di energie alla ricerca del vero,
unico, assoluto amore. Vedi, mi disse, da ragazza ho avuto tre spasimanti, ma
io non ho sposato il più bello, e nemmeno quello di cui ero più innamorata: ho
preso quello che mi sembrava potesse farmi vivere meglio. E dopo sessant'anni
so che ho fatto bene. Molti milioni di matrimoni di questa natura si sono
celebrati e hanno resistito egregiamente al tempo e agli affanni nel corso
delle passate generazioni. Solo da un paio di generazioni abbiamo deciso di
scegliere diversamente, godendo di privilegi e di libertà - economiche e
intellettuali - mai prima conosciute. Quei privilegi e quelle libertà vanno
declinando, forse è arrivato il momento di riconsiderare il vecchio, saggio
principio del matrimonio come tutela, e mettersi in cerca di un buon riparo. A
suo tempo lo consigliavano anche i confessori, potrebbero tornare a
promuoverlo. Sia tra le donne che tra gli uomini, visto che la precarietà non è
sessista, non abbastanza. Purtroppo devo declinare l'offerta della signora
M.B.. Saggiamente non ha puntato troppo in alto, ma sventuratamente ha scelto
un soggetto di cui è conclamata la totale inettitudine alla vita di coppia.
maurizio maggiani 13/04/2008.
( da "Provincia di Cremona, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Edizione di Domenica
13 aprile 2008 Benvenuto P.Review srl Il dopo-voto è la vera preoccupazione IL PUNTO
di Enrico Pirondini Ci siamo. Tra oggi e domani (fino alle ore 15) circa 40
milioni di italiani si recheranno alle urne per 'voltare pagina' e dare una
scossa ad un sistema socio-economico che si è fermato relegandoci al ruolo di
maglia nera d'Europa. Anni di cicale impazzite, di cattivi maestri, di falsi
buonismi, di ideologismi logori, di valori trascurati, ci hanno spinto in coda
ai trenta Paesi industrializzati. Dopo la Polonia siamo, ad esempio, il Paese
che ha più giovani a spasso, inattivi. Siamo ultimi per produttività del lavoro
e crescita del Pil. Ed impera una mentalità vecchia, tira indrèe,
cinquecentesca, complottarda, cupa. Ha scritto l'altro giorno l'autorevole
quotidiano spagnolo El Pais che l'Italia è diventata il paese 'mas cabreado de
Europa'. Cioè il più arrabbiato (per usare un eufemismo). Prendete quest'ultima
campagna elettorale, soporifera, noiosa, ripetitiva. Al traguardo, come accade
nei Paesi che si rispettino, c'è sempre il confronto conclusivo tra i due
maggiori candidati: la Merkel lo ha fatto con Schroeder in Germania (2005),
Tony Blair con Howard (2005), Sarkozy con Segolene Royal l'anno scorso. Hanno
'duellato' all'altro capo del mondo, in Australia, John Howard e Kevin Rudd e
in Brasile Luiz Inàcio Lula con Geraldo Alckmin. Persino in Serbia, quest'anno,
Boris Tadic si è misurato con Tomislav Nikolic per non parlare del riconfermato
Zapatero con Mariano Rajoy. Da noi no. Da noi Veltroni e Berlusconi si sono
confrontati 'separatamente', manco avessero la lebbra. Prima il comizietto di
Uòlter, poi quello del Cavaliere. Due monologhi senza contraddittorio, esempio
evidente di un Paese avvitato in una legge elettorale che mortifica i principi
di una moderna democrazia. Ha ragione Aldo Grasso: "Ci siamo dovuti
accontentare di simulacri di dibattito che promettono solo simulacri di
governo". Siamo assurdi. Ora, più che l'esito di queste urne, ci preoccupa
naturalmente il dopo. Perché se questi sono i 'cervelli' che passa il convento,
che speranze abbiamo? Il Paese, per ripartire, ha bisogno di una spinta forte;
ha bisogno di dialogo, di patto sociale, di riferimenti certi. Ha bisogno di
ritrovare fiducia, ottimismo, una scuola di valori. Sul tappeto abbiamo urgenze
vitali per il nostro futuro: abbiamo salari arretrati (36 contratti nazionali
scaduti) ed un costo della vita 'impazzito'; abbiamo una pressione fiscale
troppo alta ed è indispensabile portarla sotto il 40% del Pil. Abbiamo pensioni inadeguate, una burocrazia elefantiaca, decine di enti inutili, una spesa pubblica che va
messa sotto controllo come ha fatto Gordon Brown in Gran Bretagna. Voglio dire:
se, davvero, non tagliamo gli sprechi e i costi della Politica, non si andrà da
nessuna parte. Abbiamo bisogno di nomine trasparenti, basate sulle
competenze, non sulle clientele. Dobbiamo eliminare il precariato ed agganciare
i salari alla produttività. Dovremo affrontare temi caldi come sicurezza,
ambiente, energia, infrastrutture. Sennò continueremo a regredire. Rischiamo di
diventare il Paese dei gamberi. Occhio!l.
( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Non
voto, ma è colpa |della burocrazia Vittorio Schirru Monza Scrivo per
denunciare quella che a me è sembrata una gravissima violazione del
fondamentale diritto, costituzionalmente tutelato, di voto. Riassumendo: ho
cambiato residenza da Roma a Monza (Milano) per motivi lavorativi nel dicembre
2007. Ad oggi
risulto iscritto nelle liste anagrafiche del Comune di Monza, ma non in quelle
elettorali in quanto tali liste sono aggiornate due volte all'anno, e l'ultima
volta è stato febbraio 2007. Alla mia richiesta del certificato elettorale mi è
stato detto di andare a Roma. Dunque, il risultato che una persona residente in
un Comune, la cui residenza è confermata dal Comune stesso, non può votare in
quella città a causa di una vecchia legge del 1967. Un vero fallimento nel
garantire un diritto fondamentale, soprattutto se si considera che deriva,
nonostante si viva nel 2008 con la tecnologia alle stelle, dalla mancanza di
comunicazione tra due uffici nello stesso palazzo. Manifesti e battute alla
Fred Buscaglione Tina Lepri tina. lepri@alice. it "Mammifero modello
103", cantava con ironia il bravo Fred Buscaglione per le sue
"Bambole" che gli cadevano ai piedi dopo averlo "atterrato"
con le leggendarie "sventole". In questa campagna elettorale, dove
come si sa sono tra le meno rappresentate al mondo, le donne in bocca ai
"concorrenti" sono state rivisitate in uno squallido crescendo che va
da: "brave a fare la crostata", al tifo bavoso per l'ambita
"posizione orizzontale". A campagna avviata ecco la
"novità": "Più belle quelle di destra"! Televisione pubblica
e private hanno diffuso al notizia decisiva. Non ci eravamo ancora riprese che
le unghie laccate si sono affilate. Ci voleva una "donna",
elegantissima e candidata, per spiattellarlo con foga: "A quello io non
l'ho data!". Una rivale scettica l'ha guardata naturalmente "in
cagnesco". La "bambola" indignata è stata subito affiancata da
un'altra aspirante che ha appeso il suo "di dietro", solo quello,
gigantesco e ultimativo, sui muri di Roma. Armi letali o Potere a luci rosse?
No grazie. Volo in Sicilia in ricordo delle vittime della mafia Francesco
Rusotto rusotto. francesco@virgilio. it Sono un insegnante precario siciliano
di 48 anni. Ho famiglia e due figli. Insegno adesso in provincia di Torino e le
mie peregrinazioni per tutta Italia sono oramai comuni a tutti i precari della
scuola. La mia famiglia rimane domiciliata a
( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Cultura Il Vangelo secondo
gli zingari Preti di frontiera l'attualità Dorme in una roulotte, si lava
all'aperto, battaglia con sindaci e prefetti per proteggere dalle ruspe gli
abitanti dei campi nomadi. Don Mario Riboldi ha settantanove anni e da
cinquantacinque, dice, si è "messo in cammino" insieme ai rom. Dopo
l'appello alla tolleranza dell'arcivescovo di Milano, siamo andati a trovarlo
tra la sua gente Comprensione e simpatia Vorrei accennare alle persone che sono
considerate marginali nella società Al riguardo sento di potere e dovere
chiedere alle autorità che abbiano maggiore comprensione e vorrei dire, penso
di non esagerare, maggiore simpatia FABRIZIO RAVELLI UDINE se questo è un
prete. Qualcuno potrebbe anche chiederselo. Porta un cappello nero che si calca
in testa fin da quando si alza dal letto, per uscire dalla roulotte e lavarsi
all'aperto. Anche oggi che piove, qui nel piccolo campo di Pozzuolo dove è
"in visita, a trovare gli amici". Ha due baffetti bianchi sottili
alla Clark Gable, e le sopracciglia cespugliose fanno ombra agli occhi scaltri.
"Cosa volete farmi dire? Perché io sono più furbo di voi, e dico quello
che voglio". Voi giornalisti, ma anche voi gagi, voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case. Don Mario Riboldi ha quasi settantanove anni - magro
come un violinista gitano, vigoroso come un domatore di cavalli - ed era un
ragazzo di Biassono quando entrò in seminario. Si fece prete, e ancora mancava
qualcosa alla sua vita: "Ero appena prete, vicino a Magenta, quando ho
visto questo gruppo di sinti. E ho pensato: chi porta il Vangelo a questa
gente? Ed eccomi qui, dopo cinquantacinque anni". E quindi, "sarei
anche brianzolo, ma faccio il nomade con gli zingari". Da quando si fece
zingaro, prete-zingaro: "Da quando mi sono messo in cammino". Ci sono
molti preti in Italia che si occupano di zingari, "gli ultimi degli
ultimi", che hanno imparato a conoscerli nel bene e nel male. Che ci sono
sempre quando le ruspe spianano baracche, e bisogna trovare un letto per donne
e bambini. Che battagliano con sindaci e prefetti. Che trattano con scuole e
ospedali. Che si prendono gli insulti dei gagi, perché gli zingari nessuno li
vuole. Ma ci sono poi pochi preti, in Italia, e nessuno in altri paesi
d'Europa, che si fanno zingari. Nel senso che vanno a vivere fra loro, con
loro. Che dormono nelle roulotte o nelle baracche. Che sanno chi nasce e chi
muore, chi va in galera e chi si innamora, chi trova lavoro e chi si ammala.
Don Mario sono cinquantacinque anni che fa questa vita. Casa sua è il campo rom
di Brugherio, uno spiazzo di ghiaia sotto la tangenziale. Ma è sempre "in
cammino", conosce tutti e tutti lo conoscono nel mondo dei gitani
d'Italia. Adesso è qui, nel piccolo campo alle porte di Udine, con il suo
allievo-scudiero don Massimo Mostioli, un ragazzone pavese con gli occhi
azzurrissimi e i piedi scalzi nei sandali, che lo accompagna e intanto studia
la lingua degli zingari. Domani saranno di nuovo per strada, verso la Spagna.
Dentro al vecchio camper don Massimo fa il caffè. E don Mario fa il conto di quanti
sono i preti-zingari come loro in Italia. Non ci vuole molto, sono sette.
"A Verona don Francesco Cipriani, e a Bologna frate Flavio, un cappuccino.
A Pisa c'è Agostino Rota Martir, un saveriano che vive con dei korakhané
bosniaci, musulmani. Qui a Udine don Federico Schiavon. C'era don Renato Rosso,
che venne con me in Friuli nel '72 e adesso è in Bangladesh, con i nomadi che
lì sono decine di milioni. Poi ci sono le Piccole Sorelle di Gesù che stanno a
Crotone, e le Luigine a Torino, due sorelle suore". E anche due sacerdoti
rom: don Osvaldo Morelli che è viceparroco a Nocelleto di Carinola, provincia
di Caserta, e frate Pasquale Barbetta. Ma loro non vivono nei campi nomadi, per
ora almeno. Dietro di loro c'è un settore organizzato della Chiesa, l'UNPReS
(Unione nazionale pastorale rom e sinti), ci sono pubblicazioni e convegni, c'è
l'arcivescovo Agostino Marchetto segretario del Pontificio consiglio per la
pastorale dei migranti e degli itineranti. Ma non si viene mandati o comandati
a vivere da zingari, quella è una scelta personale. Che deve essere autorizzata
dal vescovo. Quello che diede il permesso a don Mario si chiamava
Giovanbattista Montini, e oltre a essere un amico di gioventù era arcivescovo
di Milano, la diocesi più grande: "Poi lui venne fatto Papa, e io dovetti
lottare con il suo successore Colombo per poter continuare", racconta. Don
Mario è abbastanza vecchio da poter chiamare "gran bravo ragazzo"
l'attuale arcivescovo Dionigi Tettamanzi, e da aver rifiutato un posto in Vaticano:
"Non potrei vivere dietro una scrivania". E poi si sente davvero
zingaro, nel cuore e non solo nei panni. Ride, beffardo: "Io non ho mai
lavorato, ho sempre fatto lo zingaro libero". Si mettono in cammino per
evangelizzare, questi preti-zingari. Ma non è il conto delle conversioni, o
delle vocazioni, a pesare. Il loro mestiere è mettersi dalla parte di quella
gente ai margini, di quella strana gente odiata e malvista e malsopportata, e
condividerne l'esistenza. Strada facendo capiscono molte cose, da alcune sono affascinati:
"Il nomadismo è una grande ricchezza, che però l'attuale civiltà cerca di
eliminare, per tenere tutto sotto controllo". Se la gente cosiddetta
normale diffida degli zingari, loro hanno imparato a diffidare della gente. Don
Mario lo dice così: "Qualsiasi cosa pensi l'opinione pubblica degli
zingari, a me interessa poco. A me interessano loro, i gitani". Dove vive,
nel campo di Brugherio, dice messa in una roulotte, e in un'altra abita. Per
l'acqua c'è la fontanella, e per scaldarsi una stufetta. Nella grande città ha
messo piede di recente per portare i "suoi" zingari a pregare in
Sant'Ambrogio. Ma erano anni che non ci entrava: "Mi ricordo di quando, un
diciott'anni fa, stavo a Baggio con una famiglia che non voleva entrare nel campo
autorizzato. Dicevano: non vogliamo che i nostri bambini diventino ladri. Beh,
gli fecero una multa di ottocentomila lire. E io da allora a Milano non ci
vado. Me ne sto nei campi, o in giro". Ha conosciuto tutti, e quando
arriva lui è una festa affettuosa. "Questi zingari sloveni li ho
conosciuti a Linate nel '56. Coi bosniaci ero accampato, e insegnavo a leggere
il Corano. Qualcuno s'era convinto che mi fossi fatto musulmano". Il suo
mestiere è evangelizzare. "Quando predico, prendo in mano la Bibbia e leggiamo.
Io imparo qualcosa, loro imparano qualcosa, e con la parola di Dio cerchiamo di
camminare su questa strada". Non è problema di credere o non credere:
"La loro vera povertà, per me, è che non conoscono il Dio in cui
credono". Ma c'è più cristianesimo nella vita zingara, dice don Mario, che
in quella dei gagi: "A Milano la media dei figli per ogni donna è meno di
uno. E allora dove va a finire il cristianesimo? Negli zingari c'è un senso di
naturalezza della vita, e questo è cristiano. Dicono: come Dio vuole. Il milanese
anche cristiano pensa spesso solo al lavoro, a come avere di più, a come
arricchire. Ogni zingaro è libero, e il camminare insieme sta nella sua
cultura". Lui sta con loro, e cammina con loro. Nemmeno si sente di dover
fare da ponte fra due mondi, o quel che adesso si dice mediatore culturale:
"Io quello non lo so fare, non so fare due mestieri. Io mi sono chiuso fra
di loro. Don Mario è uno zingaro in più". Rimpiange di non stare più in
giro come una volta. Dice: "Mi sono fatto troppo prete, da quando vado a
caccia di religiosi zingari". Gran parte del suo lavoro di questi anni è
rintracciare vocazioni e santità nella storia zingara, che non ha tradizioni
scritte. Ha raccolto documenti sul primo santo zingaro, Zeffirino. Si chiamava
Ceferino Jiménez Malla, detto "El Pelé", era uno zingaro spagnolo
commerciante di cavalli: "Era un uomo molto buono, e questo l'ha rovinato.
Prese le difese di un prete, e morì con lui per la sua bontà". Fucilato il
9 agosto del 1936. Ora sta scrivendo la vita di Emilia Fernandez Rodriguez,
zingara in via di beatificazione. Raccoglie documenti sul primo prete degli
zingari in Italia: "Del 1500, un salernitano detto "il
litterato", sacerdote a Roma". O su Karl Jaja Sattler, predicatore
rom morto ad Auschwitz, che tradusse il Vangelo di Giovanni in lingua gitana.
Don Mario, storico della religiosità zingara, "questo popolo di furbi,
costretti dalla necessità a dire e non dire. Non mentiva forse anche Abramo,
per salvarsi?". Più che emarginati, dice, "marginali". Ladri?
"A volte, e a volte no. I gagi mi chiedono: perché non gli dici di non
rubare? Già, perché rubano a voi. Con la maggioranza che agli zingari dice: noi
siamo noi, e voi non siete niente. Si vive, si sbaglia, si pecca. è l'umanità.
E il rom dovrà farsi da sé, come ci riesce. Diamoci da fare noi. Noi
zingari". E a pochi chilometri da qui, dal campo di Pozzuolo dov'è di
passaggio don Mario, c'è un altro dei preti-zingari. Federico Schiavon, un
salesiano cinquantenne che da sette anni vive al Villaggio Metallico di Udine,
il campo di via dei Sei Busi: "Lo chiamano Villaggio Metallico perché
c'erano le baracche di metallo costruite dagli inglesi alla fine dell'ultima
guerra. Una di quelle rimaste la uso come chiesa". Ci vivono
centocinquanta zingari, e sono settecento in tutta la provincia. Gli sloveni
sono discendenti di quelli liberati dal campo di concentramento fascista di
Gonars, qui vicino. Poi arrivarono molti croati. Don Federico dice che la sua
scelta di vivere con loro è stata, in qualche modo, inevitabile: "Frequentavo
il campo, ma mi sono reso conto che venire qui di tanto in tanto significava
arrivare come padrone e non come ospite. Ho avuto il permesso del vescovo. E
poi ho chiesto anche a loro il permesso di vivere nel campo. Mi sono trovato
una roulotte". Da sette anni, ogni mattina si sveglia lì. Lavarsi, pulire,
pregare, organizzare la giornata: "All'inizio mi cucinavo da solo. Poi
hanno cominciato a venire, a portarmi qualcosa, a invitarmi a mangiare con
loro". La sua vita è immersa in quella del campo: "Preghi un salmo, e
le antifone sono i rumori dei bambini che giocano, le donne che ridono, il
marito che torna ubriaco". Primo, condividere, "e se ne esce un
discorso religioso bene, se no è lo stesso". Come don Mario, anche don Federico
comincia a prendere la vita dal senso zingaro: "Ognuno si porta dietro la
sua storia, però vivendo con loro qualcosa cambia. Impari a non essere schiavo
del tempo, ad apprezzare la libertà dei rapporti. La mia formazione era fatta
di impegni, progetti, tempi segnati. Arrivo lì, e tutto mi viene buttato in
aria. Fai fatica, ma vedi anche che il nuovo modo ti serve. è la vita la cosa
più importante". Dentro una famiglia: "Qui non sei il prete che deve
ricevere rispetto in quanto prete. Sei un uomo come gli altri, e il rispetto te
lo devi guadagnare. Condividi le cose belle e quelle meno belle. Le nascite, le
morti, le feste quando uno esce dalla galera. Nessuno, da fuori, pensa mai che
in campo c'è chi piange o ride, chi si innamora o sogna. Se sto via pochi
giorni, quando torno devo recuperare, e farmi raccontare quello che è successo.
Sono uno di famiglia: è stata una scommessa per me, ma lo è stata anche per
loro". Per lui, è stata una scommessa anche tenere relazioni con quelli di
fuori: "Provo a fare da ponte fra gli zingari e la gente friulana. Con le
cose pratiche: il lavoro, le visite mediche, la burocrazia. E contro i pregiudizi".
Finisce sempre così: "Che i friulani mi dicono: abbiamo capito, tu sei uno
a posto. Ma loro no". Lui che vede "la fotografia dall'interno":
"Si colgono tante cose. Molti del campo lavorano regolarmente, anche se
partono sempre svantaggiati fin da quando dicono il proprio cognome. Si
parla solo degli zingari che rubano. Rubano anche dei friulani, ma nessuno dice
che i friulani rubano". O gli zingari che rapiscono i bambini: "Me lo
dicevano quando ero piccolo, a San Donà di Piave. Ho visto una ricerca: non c'è
un solo caso negli archivi delle questure d'Italia". Anche gli zingari
dicono che i gagi portano via i bambini: "Quando si pensa che non abbiano
condizioni igieniche adeguate. Ma senza aiutare le famiglie a migliorare".
Cose che un prete-zingaro capisce: "E a volte mi prende la rabbia, a
vedere come gli zingari sono trattati. Sa, una volta nessuno dei nostri vecchi
avrebbe rubato al supermercato. E adesso, invece". Cose che don Federico
comincia a pensare vivendo da zingaro, "adesso che è come se fossi di loro
proprietà".
( da "Centro, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Porto. Giungla di
adempimenti per i dragaggi Ranalli: troppi vincoli uccidono lo sviluppo Per
l'esponente di Confindustria è difficile competere sui mercati con l'apertura
alle piazze asiatiche ORTONA. "Senza un piano regolatore aggiornato e
dragaggi sistematici, questo scalo non potrà mai competere con i mercati
internazionali". La fotografia del porto è di Giuseppe Ranalli. Centrata
sul confronto inevitabile con altri contesti, tutti segnalati in crescita dopo
l'apertura dei grandi corridoi sul reticolo dell'Europa per il boom dei
traffici globali seguiti all'apertura dei mercati asiatici. Cina e India in
testa. "Che avanzano a ritmo sostenuto, un nuovo porto all'anno", premette,
"liberi come sono dall'oppressione di quei vincoli ambientali che da noi
fanno cortocircuito con i partiti del "no" contro le infrastrutture
dello sviluppo". Al vertice dei giovani imprenditori di Confindustria
provinciale e saldamente alla guida dell'Apla, associazione porti e logistica
abruzzese, Ranalli fa presente che "il porto va verso un collo di bottiglia in cui si stipano la burocrazia tipica del sistema Italia e sovrapposizioni di competenze tra
Regione, Comune e consorzio di sviluppo industriale". Sullo sfondo di una
certezza poco confortante, l'essere fuori dai corridoi continentali 5, 8 e 10
che incrociano l'Italia lasciando fuori Ortona e l'Abruzzo, che dovranno
rassegnarsi a ruoli di rincalzo nonostante l'alleanza strategica con il
porto croato di Ploce e quello montenegrino di Bar. Ciononostante, Ortona è in
piena corsa verso il virtuale raddoppio del porto con i lavori di prolungamento
al molo nord, oltre 16 milioni già finanziati dallo Stato e una cifra maggiore
in arrivo per il completamento. "Con gli accordi di programma-quadro,
grazie allo straordinario lavoro svolto dalla politica, abbiamo ottenuto il
massimo", è il parere di Ranalli, "anche se il flusso dei
finanziamenti di cui beneficiano i porti sotto l'ombrello di una authority
portuale, gli scali maggiori, è più consistente e soprattutto gestito da
macchine locali più articolate, capaci di progettare, acquisire fondi e
spenderli in efficienza". Una visita al porto conferma il realismo di
Ranalli. "Le banchine Nord nuova, Martello e Riva", osserva,
"hanno bisogno di manutenzione ordinaria sistematica, e appare
assolutamente prioritario recuperare nuovi piazzali per il deposito delle
merci, stante anche la trasformazione del traffico e la necessità assoluta,
quale porto commerciale, di utilizzare le banchine per lo stoccaggio delle
merci e la logistica distributiva. Il dragaggio dei fondali, poi", spiega,
"è sottoposto a lungaggini procedurali insostenibili, con una giungla di
adempimenti e permessi, specialmente per lo stoccaggio a mare". Difatti,
il pescaggio massimo nello specchio d'acqua è
( da "Nuova Venezia, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Stop al piano di
trasloco della rete di rilevamento. L'azienda: "Interveniamo"
Centraline anti-smog senza elettricità Mancano gli allacciamenti, il direttore
di Arpav chiama in causa l'Enel Ennesimo ritardo per il progetto concordato con
Comune e comitati MITIA CHIARIN Centraline anti-smog, il piano da 1 milione di
euro di Arpav per lo spostamento degli impianti di rilevamento della qualità
dell'aria è stoppato dall'assenza della corrente elettrica. Dopo le lungaggini
per ottenere i permessi di edificazione da parte del Comune, ora arriva
un'altro intoppo: la mancata attivazione della rete elettrica di alimentazione
delle nuove centraline. E dall'Agenzia dell'Ambiente di Mestre stavolta sono
partite le raccomandate. "Così si rischia di interrompere un pubblico
servizio". Tempi lunghi per gli allacciamenti alla rete elettrica. A farne
le spese è l'Arpav, l'agenzia provinciale per l'Ambiente. La raccomandata. Il
direttore Renzo Biancotto nei giorni scorsi ha inviato ad Enel Distribuzione
una lettera via raccomandata in cui segnala, dopo vari solleciti telefonici
andati a vuoto, che il progetto per lo spostamento di 5 degli impianti di
rilevazione dell'aria tra Mestre e Marghera non può partire, visto che la
società non ha provveduto finora ad effettuare gli allacciamenti alla rete
elettrica che sono fondamentali per far funzionare gli impianti delle
centraline di rilevamento dell'aria della città. Piano atteso. Del progetto di
spostamento delle centraline di controllo dello smog si parla da quasi tre anni
a Mestre, dopo un confronto che ha coinvolto anche Comune, Municipalità e
comitati cittadini. Tutto è pronto, manca solo l'energia elettrica. Il
trasloco. Resta al suo posto per ora solo la centralina di via Circonvallazione
(il trasloco in via Da Verrazzano è stato rinviato in attesa degli interventi
sulla viabilità verso via Fradeletto). Devono spostarsi invece la centralina di
background urbano di via Bottenigo a Marghera, destinata alla Municipalità di
Favaro; la centralina di rilevazione del Pm10 del parco di Bissuola (che si
sposta di qualche metro) mentre quella di Corso del Popolo (che misura gli
inquinanti come il benzene) è stata ricollocata in via Tagliamento alla Gazzera
alla fine dello scorso anno. E' l'unica ad aver avuto una procedura di
attivazione, tutto sommato semplice, spiegano all'Arpav. Un'altra centralina
del centro cittadino, quella di via Antonio Da Mestre attende di esser riaccesa
a Marghera in via Beccaria, davanti all'asilo nido di via Scarsellini. Deve
spostarsi infine l'impianto di Malcontenta, che da via Moranzani va in via
Malcontenta, vicino all'hotel Palladio. Un progetto da oltre un milione di
euro, questo, rallentato finora più volte dalla burocrazia. Troppi intoppi. Prima c'è
stata la lunga trafila in Comune per il rilascio dei permessi a costruire visto
che le nuove postazione erano assogettate al Regolamento edilizio. Ora altri
ritardi, segnala Biancotto nella raccomandata ad Enel Distribuzione con cui
sollecita la fornitura di energia elettrica in particolare per gli impianti
fissi di Marghera (via Beccaria), Malcontenta e Bissuola e anche per la
nuova centralina di Mira. I preventivi di spesa pattuiti con la società erano
già stati approvati, ma non sono partiti i lavori di allacciamento. Biancotto
protesta. "Questa insolvenza - segnala il direttore dell'Arpav - ritarda
l'attività programmata dall'Agenzia. E' una situazione paragonabile ad una
interruzione di pubblico servizio". Dall'Arpav spiegano che in un caso la
richiesta di attivazione della rete elettrica è datata ottobre 2007, sono
passati quindi sei mesi e l'allacciamento non è stato effettuato nonostante la
sottoscrizione di contratti e pagamenti anticipati delle spese. "Insomma -
taglia corto Biancotto - non posso nascondere che ci troviamo in una situazione
di grave difficoltà. In passato con Enel non abbiamo mai avuto difficoltà, in
45 giorni la pratica era conclusa. Di recente invece le cose si sono
complicate". La replica di Enel. Abbiamo contattato Enel Distribuzione per
capire quali problemi impedissero gli allacciamenti richiesti da Arpav e ci è
stato garantito che la situazione a breve sarà risolta. Dall'ufficio stampa ci
hanno spiegato infatti che "i lavori sono già stati appaltati e che per la
prossima settimana saranno eseguiti".
( da "Nuova Venezia, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Altre CANCIAN Diego
Cancian. 50 anni, artigiano, è tra i creatori del Progetto
Nord Est assieme a Giorgio Panto. Consigliere regionale del Pne, è stato
sensibile alle istanze del settore artigianale e imprenditoriale, in prima
linea anche nella lotta alla burocrazia che opprime le classi più deboli. Corre da solo.
( da "Messaggero Veneto, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Regione E durante lo
spoglio Riccardo sarà a Bruxelles Ieri giretto in moto e salto in azienda. Presto
al seggio, poi in gita con la moglie Rossana QUI TRIESTE UDINE. Primo giorno di
riposo per il governatore del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, candidato
di Intesa democratica alla presidenza della Regione dopo la lunga campagna
elettorale che lo vede sfidare il deputato di Fi Renzo Tondo. Il leader di
Intesa democratica si è concesso una passeggiata in mattinata ed è andato a
prendere i giornali a piedi, sotto la pioggia. Illy si è affacciato in Regione,
poi si è trasferito in azienda, alla Illy caffèm, dove il presidente mancava da
circa due settimane, impegnato nei tour elettorali che lo hanno visto in questi
giorni completare la visita nei 219 comuni della regionale. In azienda Illy ha
finito di leggere la posta non urgente, poi si è distratto con un giretto in
moto, visto che anche la sua due ruote Bmw non veniva usata da una quindicina
di giorni. In tarda mattinata, il candidato di Intesa ha letto i giornali e,
dopo un mese e mezzo, ha mangiato a casa con la moglie Rossana per poi
concedersi un pomeriggio di tutto riposo. E se nel 2003 aveva scelto la barca a
vela, le elezioni anticipate per la decisione presa proprio da Illy di fare
l'election day con le politiche hanno reso impossibile, per il maltempo e la
stagione non ancora estiva, replicare anche quest'anno. Per oggi il leader di
Id ha in programma una sveglia di buon mattino. Voterà verso le 9 per poi
accompagnare sua moglie a fare una presentazione. Nel pomeriggio invece è in
programma una gita fuori città, con meta da definire all'ultimo minuto, perché
dipenderà dalle condizioni atmosferiche. Il governatore sarà invece all'estero
durante lo spoglio delle schede di martedì pomeriggio. Per la precisione il
presidente della Regione sarà a Bruxelles, dove parteciperà
alla riunione dell'high level group sulla riduzione della burocrazia, di cui fa parte, unico
italiano. E se lo spoglio non è una materia che appassioni il presidente, il
quale da sempre preferisce sentire il risultato finale, stavolta l'attesa
durerà almeno fino alle 20 quando è previsto l'atterraggio del volo di ritorno.
A seguire invece lo scrutinio ora dopo ora ci sarà lo staff del leader di
Intesa.
( da "Nuova Venezia, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Altre DUE TAPPE PER
CAMBIARE SEGUE DALLA PRIMA Come ha ieri argomentato da par suo Massimo
Cacciari, nella lucida intervista data a Alberto Vitucci per il nostro
giornale, in caso di pareggio non esiste altra ragionevole prospettiva che un
governo di larghe intese. Ma questa ipotesi appartiene a una fattispecie
precisa: il pareggio, appunto. La riflessione che propongo, invece, tiene conto
della possibilità che emerga un vincitore. In questo caso, anche in presenza di
maggioranze ridotte, non sono affatto persuaso che sia indispensabile un
governissimo, o una "grande coalizione" alla tedesca. E' possibile, e
per certi versi anche meglio, che a governare sia da solo il vincitore. Ma il
vincitore non deve pretendere, come destra e sinistra hanno fatto da tre lustri
a oggi, di umiliare la parte avversa, ogni volta azzerando il processo di
rinnovamento dello Stato bene o male avviate dall'avversario. Chi vince e chi
perde, nel perseguire il supremo bene collettivo, possono definire insieme
un'agenda di priorità appunto sul piano delle riforme dello Stato. Possono
mettere da parte i loro calcoli di bassa bottega, personalismi e arrivismi,
veti vetiincrociati che ci tengono nelle sabbie mobili da Tangentopoli in poi.
L'Italia ha bisogno urgentissimo, come l'acqua per il viandante nel deserto, di
un patto politico e sociale che configuri un nuovo orizzonte di speranza. Siamo
il paese più immobile, stanco e depresso dell'Occidente: spetta a chi chiede di
tenere il timone la responsabilità di restituire all'Italia fiducia in sé
stessa, un destino coerente con la sua storia, progetti in grado di rilanciare
l'economia e, in senso più lato, la coesione sociale. Lo stato generale del
Paese e il suo ruolo nella competizione internazionale, gli ostacoli alla
sviluppo dell'economia, il disastro demografico, le chance di lavoro per i
giovani, le possibilità di ascesa nella scala sociale per le nuove generazioni,
la produttività del lavoro, i patologici ritardi sul versante della ricerca:
sono tutti temi - e tanti altri ve ne sono - che chiamano le forze politiche a
ragionare fuori da logiche di convenienza, a guardare al bene generale, a
rinsaldare le fila per tentare un rilancio. In una parola, potremmo dire che le
riforme sono più che mai indispensabili e urgenti, se lor signori del Palazzo
vogliono davvero contrastare il declino in atto. Per quanto attiene al Veneto,
il tema del federalismo in particolare è assolutamente impellente. La richiesta
di autonomia, di maggiore efficienza nella spesa pubblica, di
una burocrazia meno ottusa
e lontana trova larga condivisione dichiarata nel Pd come nel Pdl. La prossima
legislatura è il terreno concreto sul quale le parole possono divenire altro da
puri proclami. Sono numerosi gli indizi che fanno pensare a una forte
affermazione della Lega, portatore - tra le sue poche parole d'ordine -
del federalismo appunto. Ma la "questione settentrionale" non può
essere il cavallo di battaglia del solo Bossi, occorre che su questo terreno il
Pd ingaggi una competizione che spinga al rinnovamento il Paese. Se la
"questione settentrionale" fosse lasciata a marcire, ne deriverebbe
la caduta in verticale della credibilità del partito democratico al Nord. E
l'elettorato se ne ricorderebbe, tra due anni o poco più avanti. Paolo
Possamai.
( da "Tirreno, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Un altro maxi-spreco
dopo la barca dei detenuti Elba, bus elettrici mai usati e abbandonati
PORTOFERRAIO. Pochi giorni fa emerse il caso del battello dei carcerati ridotto
ad un rottame. L'imbarcazione, che il ministero dell'Ambiente aveva donato al
Parco nazionale, doveva essere destinata alla rieducazione dei detenuti che si
sarebbero dovuti impegnare nel campo ambientale. Adesso, sempre all'Elba, si
scoprono dei veicoli parcheggiati ormai da un anno in un piazzale della ex
caserma della guardia di finanza. Due minibus di proprietà del ministero
dell'Ambiente, che hanno operato nelle aree protette della Campania, poi sono
stati dirottati sull'isola per potenziare i mezzi del Parco nazionale che poi
doveva passarli ai Comuni. Una trafila bloccata da una semplice
questione di burocrazia,
cioè la mancanza di un passaggio di proprietà. Sono due Pollicino Iveco a
trazione elettrica. Hanno fatto servizio sul Parco nazionale del Vesuvio, poi,
lo scorso anno, sono stati portati all'Elba. Sulle fiancate, c'è, ancora la
scritta, sia pure sbiadita dal tempo, "Ministero dell'Ambiente",
Parco del Vesuvio. Dovevano ampliare la disponibilità di mezzi a basso impatto
ambientale acquistati dal ministero dell'Ambiente. Invece sono sorti problemi
di burocrazia posti dall'Aci di Livorno, e anche
difficoltà tecniche per il loro utilizzo. Dovevano andare sulla linea di Porto
Azzurro e di Portoferraio, ma intanto sono fermi da mesi. Polvere, ruggine,
batterie scariche con costi notevoli per rimetterli in funzione: c'è chi parla
di qualcosa come ventimila euro e forse converrebbe comprarli nuovi. Fanno
parte di un lotto insieme agli altri due che sono all'Elba dal 2001 quando il
ministero dell'Ambiente assegnò alcuni pulmini elettrici ai Parchi nazionali
per valorizzare i veicoli a basso impatto ambientale nelle aree protette. Anche
in questo caso due bus Iveco Pollicino a trazione elettrica, che erano
precedentemente destinati al Parco delle Cinque Terre, furono destinati ai
Comuni di Marciana Marina, Capoliveri e Rio Marina. Il primo bus elettrico fu
consegnato al Comune di Marciana Marina nell'aprile
( da "Nuova Sardegna, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
La Direzione
generale della pesca dimentica di inserire in elenco lo scalo di Portoscuso tra
quelli abilitati Porto fantasma, vietato sbarcare tonno Ordinanza dell'Ufficio
marittimo, "Tonnare sulcitane" chiede la rettifica PORTOSCUSO.
Pasticcio in salsa di tonno da parte della Direzione generale della pesca
marittima e dell'acqua coltura che non ha inserito, nella circolare annuale per
la cattura del tonno rosso, Portoscuso tra i porti abilitati ad effettuare
operazioni di sbarco o di trasbordo del pesce catturato con le mattanze. La
circolare sul tonno di corsa, per la campagna 2008, non annovera tra i porti
idonei alla movimentazione del pesce catturato con le tradizionali mattanze
quello del Sulcis, creando, quindi, un grave danno alla società Tonnare
Sulcitane che ha già allestito la flottiglia per calare le reti a Portopaglia.
Sembra insomma che ciò che vede l'occhio destro non lo percepisca l'occhio sinistro della burocrazia italiana, perchè la concessione data dalla Regione sarda è stata
disattesa dalla Direzione generale del ministero. Le conseguenze della circolare
ministeriale sono state sottolineate dal comandante della Capitaneria di porto
di Portoscuso, tenente di Vascello Federico Mazza, che ha emesso l'ordinanza
numero 7 che recita: "Nell'ambito del circondario marittimo di
Portoscuso è fatto divieto di effettuare operazioni di sbarco o di trasbordo
del tonno rosso - così l'articolo 1 - anche se proveniente da catture
accidentali. Il divieto non si applica alle eventuali catture di tonno di corsa
provenienti dall'attività di pesca sportiva e/o ricreative". Sono previste
pertanto sanzioni amministrative pesantissime oltre a quelle penali previste
dal codice della navigazione. In sostanza, stando a queste disposizioni, i
tonnarotti di Portoscuso, potranno calare le reti al largo di Portopaglia ma
non potranno poi lo sbarco dei pesci a Portoscuso. I responsabili delle Tonnare
Sulcitane si sono già adoperati, presso il ministero della Riforma agricola per
mettere rimedio ad un disguido che rischia di avere conseguenze catastrofiche
per la società ittica del centro industriale. I contatti telefonici sono già
attivi da tempo ma i tempi della burocrazia sono
talmente lenti che l'errata corrige, alla circolare del 19 marzo scorso,
potrebbe arrivare fuori tempo massimo alla prima mattanza. Lunedì mattina,
tempo permettendo, i tonnarotti di Portoscuso saranno già a lavoro per calare
le reti. (e.a.).
( da "Nuova Sardegna, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Oristano Caminos de
preta, il territorio investe sul turismo qualificato Sono otto i comuni
coinvolti nel progetto della Regione BERNARDO ASPRONI LULA. "Caminos de
preta-percorsi di pietra" è un progetto di riqualificazione urbana mirato
allo sviluppo sostenibile attraverso un percorso turistico collegato da
fabbricati denominati "Casa del Parco". L' argomento è stato oggetto
di un Focus Group, presenti il sindaco e amministratori, operatori e
rappresentanti di associazioni di Lula e Onanì, i 2 paesi che insieme ad altri
6 comuni (Siniscola, Posada, Torpè, Lodè, Bitti, Osidda) hanno condiviso il
progetto finanziato dalla regione. Comprende interventi di carattere edilizio
ma anche la redazione di uno studio di fattibilità con l'obiettivo di valutare
le funzioni previste per la Casa del Parco in relazione alle tipologie degli
edifici e delle valenze ambientali-culturali, oltre a individuare un modello di
Gestione Territoriale attraverso la costruzione di una figura di gestore
pubblico-privato che risponda alle esigenze gestionali del territorio.
Nell'incontro, organizzato dal comune con il supporto della società di
consulenza "ìntera", si è parlato delle opportunità di sviluppo turistico
integrato attraverso una intervista semi-strutturata. Il tema è stato
illustrato dal sindaco Gavino Porcu, che ha visitato le emergenze del
territorio e l'azione del comune. Molta la carne sul fuoco, evidenziando le
carenze quali la ricettività, viabilità e mancanza, spesso, di risorse
necessarie a suffragare le idee ma anche la scarsa collaborazione fra pubblico
e privato, la inadeguatezza delle leggi e la lentezza della
burocrazia e l'eccesso di individualismo.
Nel contesto emergenze e opportunità arricchiscono lo scenario di sviluppo
turistico integrato nel circuito degli 8 paesi. Basti pensare al Montalbo con
la fauna e la flora endemica; alle miniere di Guzzurra e Sos Enattos con oltre
2 mila anni di storia; ai monumenti megalitici; alla festa di San
Francesco, che la Regione ha inserito fra i 5 grandi eventi della Sardegna;
Lula-Teatro-Festival di Ilos; il folklore e l'ospitalità. E non ultimo il
settore agroalimentare e le sue specificità, fra le quali Su Cocconeddu
Luvulesu e la produzione del miele che si perde nella notte dei tempi.
( da "Tirreno, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
La rivoluzione di
Rachele Nardini Multe on-line entro un mese FORTE. Pagare quanto dovuto al
municipio attraverso il sito internet: è questa una delle novità annunciate, in
questi giorni, dal consigliere delegato Rachele Nardini,
che sta svecchiando la burocrazia dell'amministrazione comunale. "Entro un mese - ha spiegato
Nardini - sarà possibile pagare finalmente le multe stradali e tutte le varie
sanzioni, per le quali si deve versare un'oblazione all'ente pubblico,
direttamente attraverso il sito web (www.comunefdm.it). Questo
consentirà di evitare tempi di attesa al comando della polizia municipale, o in
altri uffici, e soprattutto ognuno potrà farlo nei tempi più comodi dal
computer di casa". "Ma non è tutto - prosegue Nardini - perché stiamo
già lavorando con l'Ufficio Urbanistica per permettere ai professionisti e ai
cittadini di pagare i diritti di segreteria del settore urbanistica nello
stesso modo online". E sempre in tema di pagamenti - aggiunge il
consigliere delegato Nardini - stiamo lavorando per far sì che gli oneri di
urbanizzazione possano essere versati al Comune direttamente dalla banca di
ciascun cittadino, anziché versati alle Poste, come accade finora".
"Con gli importi, spesso alti e vistosi - ha concluso il consigliere
delegato Rachele Nardini - il fatto crea rischi e problemi di sicurezza per gli
stessi cittadini, costretti a portare questi soldi in contanti fino allo
sportello postale". F.A.C.
( da "Nazione, La (Livorno)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
LIVORNO pag. 1 SARÀ
PRESENTATO entro l'estate il master plan della logistica, lo studi... SARÀ
PRESENTATO entro l'estate il master plan della logistica, lo studio fatto dalla
Provincia sui futuri scenari del territorio. A lavoro uno staf di professori
universitari che seguono vari aspetti della logistica: dalle infrastrutture
portuali a quelle viarie, dalle autostrade del mare alla movimentazione delle
merci. A tirare le fila l'assessore Mauro Penco che, da abile politico e
storico lavoratore portuale, vuole consegnare un master plan dove si guardi al
futuro di questo territorio. "Il master plan non è uno studo di settore ?
dice Penco ? ma un'analisi articolata sulle potenzialità delle nostre
infrastrutture, a partire proprio dallo scalo labronico". Riavvolgendo la
memoria al dopoguerra, Penco ricorda i momenti più delicati del porto e l'abilità
del console Italo Piccini di cogliere le occasioni per far crecere lo scalo
labronico. Oggi, il porto di Livorno, non può fare a meno della Piattaforma
Europa: "Quando ne parlavo, anni fa, - dice Penco ? mi davano del
sognatore. I fatti mi hanno dato ragione. Ora, la mia preoccupazione, è che la burocrazia ingessi questo grande progetto che non può aspettare anni per
mettere le gambe". Da qui parte il master plan della logistica, legato a
doppio filo al Piano Territoriale di Coordinamento che incassa dall'assessore
un giudizio molto positivo: "E' un lavoro molto bello ed analitico ?
continua Penco - che mette in evidenzia le criticità, le opportunità ma anche
le potenzialità di questo territorio". Sul master plan, Penco cercherà di
ottenere i consensi dell'opposizione anche se, in seconda commissione, il
planing incassò l'astensione del centrodestra ed il voto contrario di
Rifondazione. Michela Berti.
( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del
13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
SENIGALLIA pag. 14
"Stranieri nei problemi Serve il mediatore" NUOVE FIGURE PER
L'INTEGRAZIONE ? SENIGALLIA ? "SPESSO i problemi nascono dalla difficoltà
che gli stranieri incontrano nella nuova realtà, senza la
possibilità di un sostegno nelle tante incombenze, dalla burocrazia alla sanità". A parlare
è Natallia Monti (foto), originaria della Bielorussia e residente in città dal
2003, dopo essere arrivata nel 2001. Diplomata in dirigente di comunità, ha
effettuato corsi di attività sociale ed è diventata mediatrice culturale.
Si parla molto di questa figura ma al lato pratico cosa succede? "Ho
vissuto sulla mia pelle le vicissitudini di uno straniero che arriva in Italia,
fin dal primo impatto. Anche questo mi ha spinto a questa professione. Ma
nonostante vi sia una legge che dal 1998 riconosca il mediatore culturale,
ancora il suo ruolo non è previsto, mentre cresce il numero di stranieri e le
normative sono sempre più complesse. Nel nord Italia il mediatore culturale è
diventato abituale soprattutto nelle scuole come strumento per l'accoglienza e
l'integrazione. Aspetto che invece viene trascurato nel centro sud, dove si
punta più su un sostegno per l'apprendimento dell'italiano o è richiesto un
interprete. Ma non è la stessa cosa. Non basta conoscere la lingua". Che
funzione deve svolgere il mediatore culturale? "Per dirlo con una parola
deve essere un "ponte" tra le diverse realtà culturali e quindi deve
ben conoscere usi, abitudini e tradizioni. Al tempo stesso deve saper ascoltare
i bisogni, assorbendo anche il disagio e saper informare lo straniero e farlo
ambientare nella nuova realtà. Ma si tratta di un ruolo importante non solo per
gli immigrati ma anche per i responsabili delle varie istituzioni o organismi
che hanno a che fare con gli stranieri. Penso ad esempio alle strutture
sanitarie dove c'è l'ufficio relazioni con il pubblico ma spesso gli stessi
operatori sanitari si trovano in difficoltà perchè oltre alla lingua, ci sono
anche problemi di carattere culturale. O al commissariato, dove tanti immigrati
si ritrovano per il permesso di soggiorno; perchè non prevedere aperture
diversificate per ogni etnia con la presenza del mediatore? Si eviterebbero
incomprensioni. Il mediatore deve conoscere bene il territorio e si deve
comportare come una madre, capace di indirizzare i propri figli proponendo le
risposte più adeguate". Cosa intende fare per promuovere questa figura?
"Con altre colleghe abbiamo deciso di costituire una associazione, in
maniera tale da collaborare con enti ed istituzioni".
( da "Giorno, Il (Bergamo - Brescia)" del
13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
IL PERSONAGGIO pag.
( da "Nazione, La (Umbria)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
CRONACA PERUGIA pag.
6 ? PERUGIA ? LA BUROCRAZIA non dà tregua neanche al
cimitero. M... ? PERUGIA ? LA BUROCRAZIA non dà tregua neanche al cimitero. Ma
le leggi, si sa, sono uguali per tutti. Anche per i defunti, che, in qualità di
"inquilini" del camposanto, sono soggetti alle norme del codice
civile in materia di concessione cimiteriale. In questi giorni
starebbero scadendo diversi contratti, pertanto il Comune invita eventuali
eredi a farsi vivi, al fine di pervenire alla restituzione del loculo stesso. E
se nessuno si presenta? Il responsabile dei Servizi necroscopici Emilio
Buchicchio è molto chiaro. "Decorso inutilmente il 31 dicembre ? spiega il
funzionario ? si procederà ad estumulazione della salma ed alla sua successiva
immissione nell'ossario comune, senza che gli eredi pretendano alcun
indennizzzo". Il Comune, pertanto, invita gli eredi del concessionario a
presentarsi al più presto agli uffici cimiteriali per traslare la salma su
altro loculo, o procedere alla domanda di concessione di un'ossaia, anche in
altro cimitero diverso da quello occupato. Sono nove i contratti in scadenza
tra aprile e giugno e riguardano: Carlo Carmi, Silvana Barbetti, Ennio Campana,
Giuseppina Galdi, Raffaele Giannini, Giuseppina Giorgi, Maria Panfili, Adelaide
Riviera, Paolino Fantuzzi. "Il costo delle operazioni di estumulazione e
traslazione, necessarie per un'eventuale immissione nell'ossaia, ? spiega ancora
Buchicchio ? è di 223 euro. Nell'eventualità che la salma risulti mummificata,
si potrà procedere o alla cremazione o alla concessione per soli due anni dello
stesso loculo, oppure alla inumazione nel campo comune ad un costo di 216 euro,
come stabilito da una delibera ella Giunta comunale del novembre scorso".
INTANTO, a breve, ripartirà l'asta per la vendita delle cappelle delle quali
non sono stati ancora rintracciati gli eredi, e che necessitano di rigorosi
interventi di restauro. L'assessore comunale al bilancio Marco Vinicio
Guasticchi ribadisce che l'obiettivo del regolamento messo in pratica
dall'amministrazione non è di far cassa dalla vendita delle tombe, ma quello
della valorizzazione dei cimiteri monumentali. E quello di Perugia, ai vertici
della classifica nazionale per la bellezza e il pregio delle opere, merita un
restyling di tutto rispetto.
( da "Nazione, La (Prato)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
LETTERE E RUBRICHE
PRATO pag. 13 Continua con questa nuova puntata la rubrica della voce degli
industriali ... Continua con questa nuova puntata la rubrica della voce degli
industriali SE SPARTA piange, Atene non ride: viene da dirlo guardando i dati
2007 dell'export dei distretti tessili italiani. Rispetto al tessile in senso
stretto (escluse quindi confezione e maglieria), Prato perde il 3,5% rispetto
al 2006; ma anche Biella segna -4,4%, Vicenza -6,5%, Bergamo -8%, Treviso
-8,9%. In controtendenza Como, che dopo le ristrutturazioni che l'hanno
investita avanza dell'1,2%, e soprattutto Varese con un quasi clamoroso +5,2%.
Ma il dato di Varese, pur confortante, incide solo sul 5% del tessile
nazionale, meno di un terzo di Prato. Il dato complessivo nazionale, elaborato
da Sistema Moda Italia, è in linea: -6,3% l'export del cotoniero-liniero, -3,9%
quello della lana. Questi numeri ci dicono che esiste un problema-tessile; un
problema che travalica i confini del nostro distretto e che rappresenta per il
manifatturiero nazionale un punto critico. Anzi di più: un segnale di allarme.
E' un fatto che il settore moda sia particolarmente esposto alla concorrenza
globale: basterebbero a dimostrarlo i flussi dalla Cina verso l'Europa (incluso
in questo caso anche l'abbigliamento), che negli ultimi otto anni sono
triplicati. Ma non ci sono settori che possano dirsi al sicuro. Tutto il
manifatturiero italiano perde competitività: anche la migliore, la più
dinamica, la più innovativa delle aziende italiane sconta un gap consistente
rispetto alle sue concorrenti europee. Europee, non solo cinesi. Un recente
studio di Confindustria ha provato a quantificare il peso della palla al piede
delle imprese italiane parlando di "fattore G": G come geografia,
vale a dire il semplice fatto di trovarsi in Italia. Lo
studio prende in esame fattori sia istituzionali (burocrazia, mercato del lavoro, fisco, carenze infrastrutturali) che
d'impresa (costi fissi e variabili della produzione, costi dei servizi, delle
materie prime e del debito). La conclusione è che il "fattore G"
penalizza la progressione di crescita delle Pmi italiane del 28% rispetto alle
imprese francesi, del 31% rispetto alle tedesche, del 47% rispetto alle
statunitensi. A chiunque vinca le elezioni congratulazioni, auguri ed una
raccomandazione: che il "fattore G" venga disinnescato. Per quanto
bravi si possa essere, con la palla al piede si corre poco.
( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Stai consultando
l'edizione del Mezze promesse e un regno di naftalina: la stanca campagna di
Silvio Primo Ha evitato il suo faccione sui manifesti come pure la sfida tv con
Veltroni. Ma ha recitato il solito cliché: illusioni e insulti di Natalia
Lombardo Loro hanno Totti, George Clooney e Benigni? "Non mi servono, io
schiero me stesso": ecco, Silvio Berlusconi nella campagna elettorale
( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del
13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
CESENA AGENDA pag. 6
)CENTRO STORICO Verso il Comune sappiamo essere anche cri... )CENTRO STORICO
Verso il Comune sappiamo essere anche critici CREDO DI DOVERE una risposta a
Mario Guidazzi e, soprattutto, fare chiarezza verso i lettori. Preciso da
subito che non è mia intenzione proseguire ulteriormente in polemiche poco
costruttive e inutili, pertanto non replicherò ad eventuali nuovi interventi.
Guidazzi mi accusa, in sostanza, di chiudere gli occhi davanti alle difficoltà
del centro storico e su questa parte del mio intervento sono pronto a
discutere, anche pubblicamente, in ogni momento. Poi cade di stile quando
lancia accuse politiche che odorano tanto di campagna elettorale. Perché sono
certo che Mario Guidazzi, lettore attento dei giornali e persona intelligente e
disponibile al confronto, ricorda molto bene tutte le uscite pubbliche fatte
dal sottoscritto a nome della Confesercenti cesenate per criticare
l'Amministrazione comunale ogni volta che le valutazioni dell'associazione ci
hanno visto in contrasto con le scelte della Giunta comunale. Qualche esempio
recente? Il blocco del traffico del giovedì, l'aumento della tassa per
l'occupazione del suolo pubblico, la concessione della
Fiera per manifestazioni in contrasto con le attività commerciali del centro
storico, la lotta contro una burocrazia asfissiante per le imprese. Come associazione esprimiamo anche
giudizi positivi quando le azioni dell'amministrazione comunale coincidono con
le esigenze che ci pongono i nostri associati: maggiore dotazione di parcheggi
e riqualificazione del centro storico. Guidazzi, che è stato assessore
ed anche vicesindaco di Cesena per tanti anni, dovrebbe ammettere che se ci
sono ritardi (e ci sono!) nella realizzazione di diverse opere, forse ne porta
qualche responsabilità. Graziano Gozi segretario Confesercenti Cesenate.
( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Stai consultando
l'edizione del "Giusto proporre un ministro per il Nord Est" Riccardo
Illy: il Pd sposta voti, ma la Lega è in ascesa. A meno che... di Federica
Fantozzi / Roma AL NORD EST il Pd sposterà consensi, ma non abbastanza. A meno
che gli elettori di destra al Senato decidano di votare Veltroni. In quel caso:
"Serviranno due anni di larghe intese per le riforme indispensabili".
Parla Riccardo Illy, imprenditore e presidente del Friuli Venezia Giulia, al
voto regionale. Illy non aderirà al Pd perché "prestato alla
politica", ma promuove l'operazione: "Il modo in cui è stato
costituito il Pd, i valori che esprime e il leader sono convincenti. E il suo
programma è quello di una sinistra moderna". Presidente, come voterà il
Nord Est? "Veltroni e il Pd hanno proposto alcune novità importanti, mi
riferisco al programma e alla candidatura di imprenditori come Calearo in
Veneto. Ciononostante, ho la sensazione che l'orientamento verso il
centrodestra sia così ancorato che ci sarà un certo spostamento di consensi ma
non sufficiente. Temo che la preferenza a destra sarà confermata. A meno che.".
A meno che? "Come ho detto, prima di Sartori, è possibile ci sia una
maggioranza diversa nei due rami del Parlamento. Accadrebbe se gli elettori di
centrodestra votassero il Pd al Senato e vincesse il PdL alla Camera. Pd e PdL
sarebbero obbligati ad accordarsi per fare le riforme costituzionali".
Riforme a parte, Veltroni e Berlusconi hanno detto: chi ha un voto in più
governa. "Certe cose si dicono in campagna elettorale e poi scompaiono.
Chi ha un seggio in più non governa nulla. Emergerebbe l'inadeguatezza della
legge elettorale". Un risultato così anomalo non darebbe luogo a una
legislatura molto breve? "Per modificare la Costituzione ci vorrebbero un
paio d'anni di larghe intese. E si risolverebbero anche altri problemi che le
coalizioni non hanno potuto affrontare, a partire dalla riforma
previdenziale". Un ministro del Nord Est è utile? "Indispensabile. Ha
fatto bene Veltroni a prometterlo, non mi risulta che Berlusconi abbia fatto
altrettanto né che ne avesse nominato uno in precedenza. Un'area così
importante non può non essere rappresentata nel governo. Non basta un
sottosegretario". Nel saggio "Così perdiamo il Nord" lei ha
analizzato la neo-tentazione secessionista per motivi non emotivi ma economici.
Un rischio reale? "Il rischio di una vera secessione è piuttosto
contenuto, anche se il caso del Kosovo rischia di causare un effetto domino.
Pensiamo alla Cecenia, ai Paesi Baschi: ci sono fermenti indipendentisti
scatenati anche dalla faciloneria con cui si è riconosciuta la nuova
repubblica. Ma io denuncio una più pericolosa secessione strisciante: il
trasferimento delle imprese negli Stati confinanti". Una massiccia
delocalizzazione produttiva? "Per andare in Slovenia basta attraversare la
strada, e si trovano costi e fattori produttivi migliori. Non è un fenomeno
evidente: emerge dalla statistiche quando è troppo tardi. Qui abbiamo già
qualche segnale. Alla Camera di Commercio c'è un calo delle registrazioni
dell'1%. Un'inversione di tendenza significativa". Quali sono le
contromisure possibili? "Il taglio delle imposte sulle persone giuridiche
per portarle a livello austriaco e sloveno. La riforma previdenziale per
tagliare oneri che arrivano al 45%, i più alti al mondo, e restituire potere
d'acquisto ai lavoratori. Infrastrutture in tempi accettabili. Liberalizzazioni
dei servizi pubblici come energia e gas. Infine, un taglio
netto alla burocrazia".
Lei riteneva il programma dell'Unione vasto e confuso. E il programma del Pd
rappresenta una sinistra moderna? "Le misure che ho elencato vi sono contenute
in modo quasi completo, tranne la riforma previdenziale". La leghista
Guerra è passata con lei e dice che potrebbe entrare nella sua giunta.
Punta all'elettorato della Lega? "La Lega al Nord e in tutta Italia sta
crescendo, ma non in questa regione. Intanto perché loro parlano di federalismo
e noi l'abbiamo già realizzato. Siamo la prima e unica regione ad avere attuato
il Titolo V. E poi la Guerra era un'icona del Carroccio friulano". Due
anni fa disse: "Il Pd sarebbe conveniente ma non mi pare a portata".
Ora che c'è aderirà? "Non credo. Resterò indipendente perché mi ritengo
prestato alla politica". Ma l'operazione Pd la convince? "Sì. Ci sono
voluti due anni ma ritengo che il modo in cui è stato costituito, i valori che
esprime, il programma che presenta, il leader che lo guida, siamo oggi
convincenti". Lei governa con il Prc. Veltroni ha fatto bene ad andare da
solo? "Ho preferito scegliere un altro percorso. La legge elettorale per
le regionali è diversa da quella per le politiche. E i temi di dissenso con la
sinistra radicale, dall'aborto alla guerra in Iraq, sono trattati dal
Parlamento. Purtroppo il programma dell'Unione era contraddittorio e lacunoso.
Con il mio programma abbiamo governato senza problemi 5 anni". Chi vincerà
il 14 aprile? "Ho lasciato la sfera di cristallo nell'altra stanza.".
( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Stai consultando
l'edizione del Una riforma dello Stato e per la scuola In questa Italia di cui
vedo ad ogni passo il declino, vorrei chiedere al nuovo governo di cominciare
con una forte riforma dello Stato, una forte riforma che mirasse certo a
risparmiare, a modernizzare, a liberarci dallo spreco, ma
che servisse soprattutto a costruire una burocrazia che aiutasse davvero il paese e tutti i cittadini, che non fosse
rivolta a proteggere interessi di parte, di gruppi, di famiglie più o meno
mafiose, più o meno camorriste. Vorrei una burocrazia che premiasse i migliori, che valorizzasse le competenze reali,
non quelle "dinastiche", con un traguardo: la promozione dell'interesse
di tutti, di un interesse collettivo troppe volte nella nostra storia
sacrificato a vantaggio di questo o quel potente. Vorrei una burocrazia
forte del suo senso di responsabilità nei confronti della comunità. Vorrei una burocrazia che fosse lo specchio del paese migliore, che non
si è perso, che sopravvive malgrado gli affronti che è costretto a subire, in
un contesto che si va deteriorando, di una cultura più povera e conformista,
malgrado le tante intelligenze, le tante esperienze, che si intravvedono ma che
faticano a rivelarsi, a lasciare qualche segno, che sembrano sempre destinate a
disperdersi. Dentro questa riforma dello Stato, vorrei che la prima attenzione
fosse posta alla scuola, che è il luogo fondamentale di formazione degli
individui e di una società. Da troppo la scuola italiana soffre di brutte
riforme, mentre ci sarebbe bisogno di una volontà che nelle scuola desse spazio
alle forze migliori, a chi sente davvero l'impegno e la responsabilità
dell'insegnamento, che lasciasse spazio alla curiosità, alla fantasia, alla
vivacità intellettuale dei suoi migliori insegnanti e dei suoi studenti. *
critico e scrittore.
( da "Eco di Bergamo, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Un microchip
identificativo invece che la classica "piastrina di riconoscimento"
utilizzata fino a ora. È la "rivoluzione" che da gennaio interessa
gli equini allevati in Italia: una novità che, di fatto, introduce la carta
d'identità elettronica per cavalli e asini. La scelta
normativa nasce dall'esigenza di dare concretezza alla
"tracciabilità" delle carni che vengono macellate a garanzia dei
consumatori. Monta però la protesta tra gli allevatori: per l'Unione
provinciale agricoltori di Bergamo, la normativa è "un'inutile burocrazia". F. Morandi a pagina
31.
( da "Nazione, La (Firenze)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
LA PAGINA DEI
LETTORI pag. 46 Amaro confronto ITALIA-FRANCIA IL MALDESTRO tentativo di
vendere Alitalia alla compagnia franco-olandese permette alcune considerazioni
sulle differenze evidenti tra francesi e italiani. Consolidata l'immagine
spocchiosa dei cugini transalpini, quantomeno possono
vantare: nazionalismo, coerenza politica, decisionismo amministrativo, burocrazia moderata, giustizia
tempestiva, stipendi e pensioni dignitose, rapida esecuzione delle opere
pubbliche, prestigio internazionale. Un elenco che suscita invidia e amarezza.
Fortunato Berardi, Perugia.
( da "Eco di Bergamo, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Tre colf su quattro
lavorano in nero e, stando alle stime, sarebbero tra le 7 mila e le 8 mila le
collaboratrici domestiche senza un contratto di lavoro regolare nella
Bergamasca (su un totale di 12-13 mila). È un esercito di lavoratrici
sconosciute al Fisco e senza tutele sindacali, gran parte delle quali straniere
e senza permesso di soggiorno: filippine, ucraine, boliviane. Il che significa
che milioni di euro vanno persi nel vuoto ogni anno nella Bergamasca. Della
piaga del lavoro nero nel settore dell'assistenza domiciliare e della
collaborazione domestica hanno parlato ieri alla Casa del Giovane i delegati
sindacali al Congresso regionale di Federcolf (La Federazione sindacale dei
collaboratori domestici). Due, secondo i partecipanti al Congresso, i principali
ostacoli all'emersione dalla irregolarità, quelli che, secondo un operatore
Apicolf, fanno desistere metà delle famiglie che si rivolgono all'associazione
dall'assunzione regolare: la scarsità di aiuti da parte dello Stato a chi ha
bisogno di assistenza a casa, da una parte; dall'altra, l'attuale legislazione,
definita "ipocrita" perché, secondo Federcolf, "è impossibile,
come pretende la normativa dei Flussi, assumere qualcuno che vive in un Paese
straniero che neanche si conosce per la cura di sé o di un proprio caro".
L'ipocrisia, sostengono gli addetti ai lavori, sta proprio nel fatto che non si
vuole riconoscere quello che sanno tutti: "Cioè, che le lavoratrici che
vengono assunte dall'estero, in realtà, sono tutte (o quasi) già qui e fino a
ieri lavoravano in nero". diminuiscono i posti regolari Eppure la domanda
di colf e badanti è crescente. E i numeri stabiliti dai flussi sono
assolutamente insufficienti, come ha sottolineato Pierangelo Mariani, della
segreteria Cisl, intervenuto ieri al Congresso Federcolf: "A livello
nazionale coprono il 28% del fabbisogno, ma in Lombardia solo il 15%".
L'effetto è una lenta, ma progressiva diminuzione dei posti regolari. Nel 2006,
secondo l'Inps, i lavoratori domestici con almeno un versamento contributivo
nell'anno erano 5.691 tra Bergamo e provincia. Nel 2003, all'indomani della
prima grande regolarizzazione, erano 7.278,
( da "Tirreno, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Attualità
LIVORNO LIVORNO La burocrazia non ha un'anima "Pietà l'è
morta" è stata la considerazione che mi è venuta, spontanea, dopo aver
letto che, a Livorno, il "118 rifiuta l'intervento per la constatazione
della morte di una donna, a casa, perché, non è previsto l'invio di
un'ambulanza per "morti già appurati". Al di là della eventuale
responsabilità del medico di turno, mi ha sorpreso la tempestiva difesa d'ufficio
della Asl. Ammesso pure, come affermato da tale ufficio, che la competenza del
personale del 118 è limitata soltanto alle situazioni nella quali "ci
siano possibilità che il paziente possa essere rianimato". Tale risposta,
in burocratese, al di là di quanto previsto dalla legge, non tiene conto del
fatto che, di fronte alla disperazione di un congiunto, l'arrivo del medico del
118, per quanto non responsabile di tale incombenza, non avrebbe certamente
arrecato danno se in compagnia del nipote della donna morta avesse atteso il
medico di famiglia competente. Trovo pertanto assai pertinente quanto detto dal
giovane congiunto al telefono: "Perché non potete venire? Cosa vi
costa?" Anch'io non posso non pormi lo stesso interrogativo. Che cosa sarebbe
costato un tale atto di pietosa comprensione? Andrea Jardella ECONOMIA Ci
vorranno altri sacrifici Lasciamo stare "il principale
esponente....", che ci ha abituati ai miracoli falliti, ma Veltroni è un
uomo serio e propone un concreto cambiamento. Eppure anche lui si è lasciato
prendere la mano dalle promesse, facili a parole ma estremamente difficili nei
fatti. Neppure Veltroni ha avuto il coraggio di dire con chiarezza che l'Italia
deve fare sacrifici ancora per qualche anno. E neppure lui, per ottenere voti,
ha reagito alla meschina propaganda che ha fatto di Prodi il responsabile di
tutti i mali dell'Italia, invece di difenderlo strenuamente e con giustificato
orgoglio per il risanamento finanziario tenacemente perseguito a costo della
impopolarità. A Prodi sarà la storia a rendere giustizia. Ha avuto il merito,
lui sì, di capire con chiarezza che un progetto serio per l'Italia non può
partire che dalla presa di coscienza dell'enorme debito pubblico, che pesa come
un macigno ostacolando la crescita economica e sociale del paese. Poi ci
sarebbe stata la fase due, ma per prima cosa era indispensabile mettere a posto
i conti. Prodi ha fatto ciò che si deve fare in ogni famiglia che abbia
accumulato debiti impossibili da sostenere: innanzi tutto si fanno sacrifici
per tagliare drasticamente i debiti e renderli compatibili col reddito
familiare, dopodiché si ricomincia a respirare e si può tornare a fare le
vacanze. L'Italia deve pagare ogni anno 70.000 miliardi di interessi sul
debito, tanto quanto due finanziarie belle pesanti. E sono 70.000 miliardi che
devono essere sottratti ai servizi sociali, all'assistenza, alla competitività
delle imprese, e via dicendo. Come è possibile competere con Francia, Germania
e Spagna che hanno un debito pubblico pari alla metà o addirittura a un terzo
del nostro? E' proprio impossibile. Non ci sono vie di mezzo. Se abbiamo a
cuore il paese e le generazioni future, bisogna quanto meno dimezzare il nostro
debito nel giro di qualche anno. Il che vuol dire, signori miei, che dobbiamo fare
altri sacrifici. Ecco, una campagna elettorale da paese maturo avrebbe dovuto
concentrarsi su come devono essere ripartiti questi sacrifici. Che poi è il
punto centrale che segna la differenza fra destra e sinistra. Adolfo Bruni
Borgo A Mozzano (Lu).
( da "Eco di Bergamo, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Chip
obbligatorio per la tracciabilità della carne Scattano le polemiche:
"Burocrazia inutile" Arriva la carta d'identità per puledri e
asinelli e tra gli allevatori orobici si scatenano le proteste. La legge 200
del 2003 e il decreto ministeriale del 5 maggio 2006 prevedono infatti che
tutti gli equidi allevati in Italia debbano essere identificati tramite
microchip. In
base a queste normative, dal gennaio scorso la sofisticata piastrina di
riconoscimento non va più applicata, come avvenuto finora, soltanto ai cavalli
"blasonati", ad esempio quelli da corsa, ma diventa obbligatoria per
tutti, compresi meticci e ciuchini. Il costo dell'operazione, per ogni singolo
animale, sarà di 68 euro, a carico del proprietario: che scende a 55 euro se il
proprietario è iscritto alle associazioni di categoria. Il ministero delle
Politiche agrarie ha inoltre stabilito, con una circolare del 2007, che a
gestire in esclusiva l'anagrafe a quattro zampe sarà l'Associazione italiana
allevatori (Aia). "È un'assurdità, un provvedimento che penalizza gli
allevatori e che si presenta come un mero aiuto ai conti in sofferenza della
stessa Aia ? protesta Vittorio Capitanio, allevatore e consigliere dell'Unione
Provinciale Agricoltori (Upa) di Bergamo -. Paghiamo soltanto per una burocrazia inutile, che non porta nessun reale beneficio né
agli operatori del settore, né ai consumatori". Capitanio gestisce a Cene
la "Cascina del Clì"; nelle sue stalle trovano posto nove cavalli e
quattro asini. "Per far mettere il microchip ai miei 13 animali dovrò
sborsare più di 800 euro. Non è così che si aiutano e si incoraggiano i giovani
allevatori". L'obiettivo del provvedimento è quello di garantire la
tracciabilità delle carni che vengono macellate e messe sul mercato alimentare,
ma secondo Capitanio "non è con un microchip che si garantisce la
sicurezza del consumatore. Piuttosto bisognerebbe fare dei controlli negli
allevamenti, andare a vedere come vengono trattati gli animali, punire chi non
se ne prende cura nel modo adeguato". L'allevatore mette in guardia anche
da una delle possibili conseguenze negative del provvedimento: "Gli
animali che non sono dotati di microchip non potranno più essere macellati per
venderne le carni. Il rischio è che qualcuno cerchi una strada alternativa
andando a macellare in nero in qualche cascina". Pur convinto della
necessità di garantire la tracciabilità e la sicurezza delle carni, anche il
direttore dell'Upa Aldo Marcassoli solleva alcuni problemi connessi alla nuova
normativa: "La giusta tendenza che si è andata affermando, dai primi casi
di mucca pazza in poi, è quella di identificare in modo sempre più sistematico
la provenienza delle carni, per dare ai consumatori la certezza di un prodotto
sano. L'obiettivo è corretto, ma è necessario perseguirlo in maniera elastica e
graduale, in particolare nel settore equino, che ha delle sue
peculiarità". Soprattutto nelle nostre valli, dove "molti tengono in
stalla uno o due asini con il solo scopo di farli pascolare per mantenere
puliti i boschi e i prati, svolgendo così una funzione utile per tutta la
collettività. Non mi pare positivo che questi allevatori vengano penalizzati
con dei costi aggiuntivi". "Totalmente negativa" è poi per
Marcassoli la scelta di "stabilire una sorta di monopolio per l'applicazione
della procedura, che può essere svolta soltanto da veterinari convenzionati con
le associazioni provinciali degli allevatori. In questo modo non c'è
concorrenza, e si elimina del tutto la possibilità di ridurre un po' il costo
dell'operazione rivolgendosi a professionisti che applichino tariffe
inferiori". Fausta Morandi.
( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Di MARCELLO
GUERRIERI Voucher per la vendemmia per combattere il lavoro nero, ridurre la burocrazia per le imprese agricole e dare una possibilità di integrazione
del reddito a studenti e pensionati che intendono operare nel settore agricolo
in maniera molto estemporanea. Si chiameranno "buoni lavoro" e nello
specifico interesseranno circa duemila persone nella sola provincia di Terni,
spesso studenti, pensionati, casalinghe che aspettano la vendemmia per
integrare il proprio reddito. Per ora solo il voucher vendemmia, ma presto
arriverà anche quello per la raccolta delle olive, attività anche questa
particolarmente sentita nella provincia di Terni. Un provvedimento lungamente
atteso, ma che va incontro alla esigenza di trasparenza e legalità oltre ad
offrire nuove opportunità di reddito a categorie particolarmente deboli senza
per questo destrutturare il mercato del lavoro agricolo" spiegano alla
Coldiretti, che sono stati tra i promotori della riforma contributiva,
particolarmente attesa nella zona di Narni ed Orvieto, dove operano le aziende
agricole di maggiori dimensioni della provincia e che hanno nella coltivazione
della viti il loro punto di forza. Alle imprese agricole basterà così
acquistare un blocchetto di voucher e distribuirli poi a seconda delle ore di
lavoro effettuate. Ogni buono avrà un valore nominale di 10 euro (7,5 euro al
netto), comprensivo del costo dell'assicurazione e sarà utilizzato per le
retribuzioni. Studenti e pensionati potranno quindi ritirare il denaro
presentando il voucher presso uno dei soggetti convenzionati con il
concessionario del servizio. In questo modo si garantiscono tutele assicurative
e previdenziali - sottolinea Coldiretti - a tutti quei lavoratori occasionali,
come appunto studenti e pensionati, che trovano nella vendemmia un'opportunità
di guadagnare qualcosa per integrare il proprio reddito, evitando la piaga del
lavoro nero. Allo stesso tempo, il sistema dei voucher porterà una
semplificazione degli adempimenti burocratici a carico delle imprese agricole,
facilitando anche la lotta al lavoro illegale. Dalla sperimentazione la
Coldiretti si aspetta una estensione ad altre attività agricole, come ad
esempio la raccolta delle olive, della frutta e in generale a tutte quelle
attività stagionali che possono svolgere studenti e pensionati. E, fanno sapere
alla Coldiretti, chiunque fosse interessato ad operare nel settore si rechi
presso i servizi per l'impiego della propria provincia o nelle sedi dell'Inps,
dove gli verrà rilasciato un codice di identificazione personale.
( da "Corriere Alto Adige" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere dell'Alto
Adige - BOLZANO - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-04-13 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE Italia dei valori "Per la legalità, stop agli
sprechi" In questa legislatura l'Italia dei Valori ha dimostrato qual è la
sua concezione della politica. Battaglia contro l'indulto voluto da quasi tutto
il parlamento, robusto taglio alla spesa pubblica, difesa della libertà di
informazione, grande piano per l'edilizia popolare. è inoltre l'unico partito a
non avere candidati nè condannati nè sotto processo. L'Idv vuole cambiare i
politici e la politica. Bruno Firmani Lega nord "Aiuti ai trentini prima
degli altri" Siamo per la salvaguardia dell'autonomia
trentina e per dare risposte ai temi su cui il centrosinistra non è in grado di
competere, cioè sicurezza, fisco, lotta alla burocrazia, immigrazione e politiche di sostegno per le giovani famiglie.
Per la Lega le politiche sociali (casa, contributi e sussidi) devono essere
indirizzate ai trentini e non agli ultimi arrivati. Maurizio Fugatti.
( da "Corriere di Bologna" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere di Bologna
- BOLOGNA - sezione: CRONACA - data: 2008-04-13 num: - pag: 5 categoria: BREVI
Il documento Il manifesto anti-burocrazia Lo hanno firmato dieci docenti, in gran parte direttori di
dipartimento (Gian Mario Anselmi, Roberto Balzani, Andrea Battistini, Fulvio
Cammarano, Alberto De Bernardi, Giovanni Dore, Paolo Leonardi, Angelo
Panebianco, Maurizio Sobrero e Giovanni Zamboni) Le nuove firme Ieri si sono
aggiunte le adesioni di Claudio Bonivento, ex direttore del dipartimento
di Elettronica, informatica e sistemistica, e di Anna Maria Gentili, ordinario
di Storia dell'Africa sub-sahariana.
( da "Corriere di Bologna" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere di Bologna
- BOLOGNA - sezione: CRONACA - data: 2008-04-13 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE L'Ateneo: "Il piano anti-burocrazia? Siamo già al lavoro. Con creatività" I prorettori
rispondono al manifesto dei direttori di dipartimento Alleggerire il peso della
burocrazia? L'Alma Mater ci
sta già provando. "Con creatività". è la risposta, attraverso le
parole del prorettore Marco Depolo, del governo dell'Ateneo al manifesto anti-burocrazia, firmato da dieci
docenti, in gran parte direttori di dipartimento. Un documento contro la
"crescente degenerazione burocratica", contro la mole di scartoffie e
di obblighi a cui docenti, direttori, presidi si scontrano ogni giorno. Il
problema esiste, ci sta lavorando il gruppo insediato per la riforma dello Statuto.
E tutti in Ateneo assicurano che sarà un (il) tema centrale della prossima
corsa rettorale. Lo stesso rettore Pier Ugo Calzolari ha chiesto al Collegio
dei direttori di ricevere suggerimenti e proposte sul tema. "Tutti
paghiamo un prezzo per il rispetto di norme nazionali pensate per un'università
statica e per nulla preoccupata dei risultati, al contrario della nostra",
dichiara Depolo. "Stiamo cercando di allegerire questo peso, con
creatività - prosegue - cercando di ridisegnare le procedure e di allegerire i
docenti dei compiti amministrativi e gestionali". Depolo cita
l'unificazione dei servizi amministrativi di più dipartimenti, come è stato
sperimentato nel complesso di San Giovanni in Monte. O l'informatizzazione di
molti atti. "Forse - annota - dobbiamo comunicare meglio le innovazioni
introdotte", e comunque ci sono leggi nazionali "che l'Ateneo vuole
rispettare, anche quelle che hanno effetti disastrosi nella pratica ". è
d'accordo con lo spirito del documento un altro membro del governo d'Ateneo, il
prorettore agli studenti Paola Monari, "anche se - sottolinea - gli autori
avrebbero dovuto mandarlo agli organi accademici". "Non credo però
che il singolo docente si trovi così sovraccaricato di incombenze, al contrario
di ciò che avviene per chi ha ruoli di responsabilità. In ogni caso l'Ateneo ha
già fatto molto, penso a tutta la semplificazione e informatizzazione degli
atti, un lavoro molto intenso passato quasi inosservato". Oltre alla
ricerca, anche la didattica e l'internazionalizzazione costringe spesso docenti
e ammini-strativi al rispetto di "norme nazionali pensate sadicamente per
rendere i processi meno trasparenti ed efficienti ", come dichiara il pro
rettore Roberto Grandi. "Basti pensare alle trafile per i permessi di
soggiorno, alla tassazione delle borse degli studenti stranieri che applichiamo
solo in Italia ". Che fare? "è necessario analizzare l'applicazione
delle norme e i nostri processi decisionali per verificare quanto siano
funzionali alla soluzione dei problemi e quanto invece siano caricati di pesi
burocratici". Per Guido Gambetta, pro-rettore alle sedi decentrate, la
responsabilità del burocratismo è anche dei docenti, "perché parte delle
norme arriva da organismi in cui noi eleggiamo i nostri rappresentati e perché
spesso noi stessi ci arrendiamo alle regole esistenti". "Quando
abbiamo voluto cambiare davvero, lo abbiamo fatto". Marina Amaduzzi Santa
Lucia All'inaugurazione dell'anno accademico sfilano tutti gli organi e parlano
i rappresentanti dei vari settori La riforma Tutta l'Università verrà coinvolta
nei prossimi mesi nel dibattito sulla burocrazia, un
tema al centro del processo di riforma dello Statuto e della prossima corsa al
rettorato.
( da "Corriere di Bologna" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere di Bologna
- BOLOGNA - sezione: CRONACA - data: 2008-04-13 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Gli accademici I docenti concordano: "Bisogna semplificare i
nostri obblighi" Semplificare, razionalizzare, snellire, insomma
"sburocratizzare" tutto quello su cui può intervenire l'Ateneo. Per
il resto, si tratta di norme e regole fatte dal governo o dal ministero contro
cui nulla si può. Presidi, presidenti di commissione e docenti concordano con
lo spirito del manifesto anti-burocrazia. Lo sposa in pieno Giuseppe Sassatelli, preside di Lettere,
"molte cose si possono cambiare, partendo dal gruppo che lavora alla
riforma dello Statuto". "Prima facciamo chiarezza sulle diverse
competenze e poi interveniamo dove è possibile", è il pensiero di
Giliberto Capano, preside di Scienze politiche a Forlì. "Il modo
per semplificare va trovato- aggiunge Anna Maria Gentili, docente di Storia
dell'Africa sub-sahariana- siamo soffocati da questo bizantinismo
burocratico". Concorda Lorenzo Donatiello, preside di Scienze, "non
pensiamo però che ci sia una cupola amministrativa che vuole esercitare
potere". è ben consapevole del problema e suggerisce di giocare di più la
carta dell'autonomia Bruna Zani, preside di Psicologia e presidente della
commissione didattica: "Per la nuova riforma - spiega - il Cun (consiglio
universitario nazionale, ndr) ci ha messo sulla graticola, con rilievi e
adeguamenti che per l'80-85% sono un puro esercizio di retorica". "Ci
sono però ostacoli che vanno al di là della volontà dell'Ateneo - racconta
Renzo Orsi che guida la commissione ricerca scientifica -. Ho provato a
sburocratizzare i dottorati di ricerca, ne abbiamo 85 e ogni anno per ognuno
bisogna ripresentare la medesima domanda al ministero, eppure diversamente non
si può fare altrimenti si perdono i finanziamenti". "Ricordiamoci -
conclude Pier Paolo Gatta, presidente della commissione personale tecnico
amministrativo- che burocrazia va insieme a
responsabilità e che in un'organizzazione complessa come questa la
semplificazione può voler dire centralizzazione". M. Ama.
( da "Corriere di Bologna" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere di Bologna
- BOLOGNA - sezione: TEMPOLIBERO - data: 2008-04-13 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE
L'intervista di Paola Gabrielli Tuccio Musumeci: "Ecco
come la burocrazia può
essere divertente" A volte basta il nome, Vigàta, perché la città
immaginaria siciliana diventi metafora di un modo di essere. Vigàta è anche il
paese in cui è ambientato La concessione del telefono, spettacolo tratto
dall'omonimo romanzi di Andrea Camilleri. Prodotto dallo Stabile di
Catania ad inizio tournée aveva come protagonista Francesco Paolantoni, ora
sostituito da Angelo Tosto. Nel cast, un brillante Tuccio Musumeci, interprete
storico dello Stabile di Catania. Signor Musumeci, conosce da tempo Andrea
Camilleri? "Da almeno 40 anni. Veniva spesso allo Stabile per curare
alcune regie. Poi, si sa, il fatto di essere entrambi siciliani ci avvicina.
Camilleri è inventore di tanti personaggi unici. Io amo certi suoi ritratti di
siciliani un po' imbranati e cialtroni". Come il protagonista di questa
pièce, Filippo Genuardi? "Sì, il povero Genuardi. Uno che per chiedere la
concessione della linea telefonica fa scoppiare una serie di equivoci in cui in
mezzo si mettono Stato e Mafia. E anch'io, che interpreto il capomafia a cui il
nostro chiede un favore, contribuisco non poco ad alimentare i malintesi
". Tutto molto siciliano... "In questo allestimento lo si sottolinea
con forza. Dentro una scenografia fatta di libri, faldoni e registri, noi
attori ci muoviamo avvolti da costumi con le scritte. Come a dire: la burocrazia invade tutto". Lei è allo Stabile di Catania
da moltissimi anni, ma a volte, in passato, non disdegnava cinema e tv...
"Amavo il varietà. A "Sette voci" con Baudo, lui, che voleva
fare l'attore, mi faceva da spalla. Rovinava tutto, rideva troppo presto. Ha
fatto bene a cambiare mestiere. Cinema ne ho fatto, ma mi hanno anche dato
dello sciagurato. Dissi persino di no a Fellini per una tournée...".
Teatro Testoni, Casalecchio di Reno. Domani, ore 21. Info: 051/573040.
( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 13-04-2008)
Pubblicato anche in: (Messaggero, Il (Ancona))
Argomenti: Burocrazia
Di GIULIA MANCINELLI
Sarà sepolta nel suo paese natale, il Bangladesh. La salma di Lilya Mosammat
Akter, la 23enne che giovedì si è tolta la vita gettandosi sotto a un treno
alla stazione di Senigallia tenendo in braccio il figlioletto di un anno e
mezzo, sarà rimpatriata. La partenza del feretro, burocrazia permettendo, è fissata per domenica prossima. La salma sarà
trasferita prima a Roma da dove partirà, in areo, alla volta del Bangladesh.
Nei prossimi giorni, con ogni probabilità all'obitorio dell'ospedale di
Senigallia dove il cadavere è stato trasportato subito dopo l'incidente, si
terrà anche un momento di preghiera intorno al feretro di Lilya secondo quanto
previsto dalla religione musulmana. La decisione è stata presa dal
marito della vittima, Ilyas, 33 anni, operaio in una ditta che lavora la
plastica di Corinaldo ma residente con la moglie e il piccolo Iban a Ripe.
Attorno al giovane in queste ore si è stretta la nutrita comunità del
Bangladesh che anche ieri sera si è riunita a Senigallia per dargli sostegno.
"Sono scioccato e distrutto, scusatemi ma non riesco a parlare di quanto
accaduto", dice Ilyas. Sono le poche parole che il padre di Iban, scampato
miracolosamente al suicidio della madre e che si trova ora ricoverato
all'ospedale pediatrico Salesi di Ancona, riesce a dire. Da giovedì notte
infatti, dopo che aveva appreso solo nel tardo pomeriggio la notizia, Ilyas è
accanto al figlioletto che è stato sottoposto ad un delicato intervento
chirurgico per la ricostruzione della mano e dell'avambraccio destro. Iban non
corre pericolo di vita ma bisognerà attendere ancora alcuni giorni prima di
poter capire se l'operazione è andata a buon fine, scongiurando così il rischio
di amputazione dell'arto. Forse il piccolo tra qualche settimana potrebbe
essere sottoposto anche ad un secondo intervento. "Siamo tutti vicini a
Ilyas per la tragedia che lo ha colpito così inaspettatamente e assieme a lui
facciamo il tifo per il piccolo Iban - dice consigliere straniero aggiunto
Abdur Kaium, portavoce della comunità del Bangladesh - Siamo tutti sconvolti.
Una cosa del genere non era mai accaduta ad un nostro connazionale".
Giovedì mattina Lilya, dopo essere entrata alla stazione con il passeggino,
mentre stava sopraggiungendo l'Intercity Bari-Bologna delle 12.30, ha afferrato
il figlioletto e si è gettata sotto al treno. La donna ha aspettato l'impatto con
il convoglio girata di schiena facendo così scudo con il proprio corpo al
figlio. Mentre la giovane è morta schiacciata tra le rotaie e il treno, il
bambino è stato colpito solo di striscio. Lilya, regolarmente in Italia dal
2006 quando ha raggiunto il marito a Ripe dal 2001, è stato identificato solo
diverse ore dopo l'incidente attraverso le impronte digitali comparate dalla
Polfer.
( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
"Il matrimonio
della nostra fiction non assomiglia nemmeno un po' a quello del Mulino Bianco. Litighiamo,
dormiano a turno sul divano, ci sbattiamo la porta alle spalle e, se ci siamo
fatti male dentro, non torniamo a casa. Insomma, in amore, la complicità va
guadagnata, e se vuoi vivere e lavorare insieme c'è da rimboccarsi le
maniche". Flavio Insinna è il protagonista di Ho sposato uno sbirro,
commedia in 12 episodi in onda da stasera su Raiuno. Prodotta dalla Lux Vide
per Raifiction, scritta da un team di sceneggiatori, la serie, diretta da
Carmine Elia, è interpretata anche da Christiane Filangieri nel ruolo della
moglie dello sbirro, e da un cast di rango, con nomi come Antonio Catania,
Giovanna Ralli, Barbara Bouchet, e ancora, Marco Bocci, Giulietta Revel, Luisa
Corna. Così, Insinna fa bis: conduce Affari tuoi dopo il Tg1 e in prima serata
interpreta il commissario Santamaria, stesso nome e stesso grado del poliziotto
nato dalla penna di Fruttero e Lucentini e interpretato sia al cinema che in tv
dal grande Marcello Mastroianni. E, come il primo Santamaria, è inquieto e irrequieto e nello stesso tempo rassegnato alla burocrazia. Ma, al contrario dell'altro
non è cinico, né disincantato. Infatti si innamora, si lascia, quindi è preda
di un colpo di fulmine che lo conduce in sei mesi all'altare. Nella serie,
accanto a Insinna e Filangieri c'è anche un'altra protagonista: Roma. La
Roma di Campo dei Fiori, dei Fori, di Trastevere.
( da "Stampa, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
La storia Malato
come Welby sarà accompagnato dalla Croce Rossa MAURIZIO FICO L'ex artigiano
oggi al voto "Grazie, l'ho rivisto felice" BERGEGGI Ieri, dopo tanto
tempo, l'ho rivisto felice. Quando ha saputo che poteva votare gli si leggeva
la gioia negli occhi. Sperava di farlo a casa, come sarebbe logico, ma questo è
già un primo risultato. La nostra rabbia non era contro le persone, ma contro
una legge ingiusta e sbagliata. Una lotta a fianco di tanti malati "fantasma"
che non possono far sentire le proprie ragioni e si vedono negato un diritto
che per loro è anche un modo di sentirsi vivi. Ringrazio quanti ci hanno
aiutato, a cominciare dall'assessore ai Servizi sociali di Bergeggi, Carlo
Galletti. Grazie anche alla Prefettura, all'Asl, al Comune, al presidente del
seggio, l'avvocato Beltrametti, alla Croce Rossa di Vado e a quanti ci sono
stati vicini". C.F., moglie dell'ex artigiano specializzato che aveva
lanciato un accorato appello per poter votare, quasi una sorta di ultima
volontà, dopo tanti mesi di rabbia e dolore racconta di una giornata finalmente
serena. Oggi alle 14, davanti alla casa nel centro di Bergeggi, dove da due
anni G.F. è costretto a letto in una stanza al secondo piano, arriverà
un'ambulanza della Croce Rossa di Vado per aiutarlo a raggiungere l'unico
seggio del paese, quello ricavato nell'ex municipio. "Probabilmente mio
marito sarà "bloccato" in carrozzella o se proprio non fosse
possibile i militi lo porteranno in barella. Per raggiungere il seggio verrà
poi utilizzato un elevatore già predisposto all'interno dell'edificio. Mi hanno
assicurato che tutta l'operazione si svolgerà con la massima discrezione e io
potrò restare vicina a mio marito anche in cabina". "La nostra Croce
Rossa da anni è a disposizione dei cittadini non autosufficenti di Vado,
Quiliano e Bergeggi per accompagnarli ai seggi elettorali, in forma
completamente gratuita", ha ricordato ieri Riccardo Starace, consigliere
della pubblica assistenza vadese. "Speriamo che questo caso serva a far
cambiare la legge - conclude la moglie dell'artigiano di 64 anni colpito da Sla
-. La possibilità di votare a casa attualmente è prevista solo per chi è
attaccato a una macchina "salvavita". Mio marito, almeno per il
momento, non vuole farsi intubare ma la gravità delle sue condizioni è comunque
evidente. Stesso discorso potrebbe valere per una persona reduce da un
intervento chirurgico e impossibilitata a muoversi. La legge va riscritta
usando il buon senso e semplificando la normativa. La burocrazia, per chi ha un malato grave
da accudire quotidianemente, risulta ancora più odiosa e non fa altro che
aumentare la rabbia a il senso di isolamento". Da Bergeggi parte una
denuncia che supera i confini di questo bellissimo borgo di 1200 abitanti e che
potrebbe aprire presto un caso nazionale.
( da "Nuova Sardegna, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Viabilità. La
Provincia promette tempi rapidi, si andrà con il senso unico alternato Chiude
la sopraelevata, traffico a rischio paralisi La prossima settimana partono i
lavori per rifare il tratto che dall'aeroporto arriva in città OLBIA. Mettevi
comodi, la madre di tutti gli ingorghi arriva in città. All'orizzonte giornate
inscatolate, prigionieri delle auto, a osservare l'erba che cresce ai lati
della carreggiata. Se le code davanti a una strada immobile solo per lambire il
tunnel transennato col cemento non hanno ancora scosso i nervi degli
automobilisti, la via per il nirvana del volante è piena di ostacoli. Il primo
è l'annuncio della chiusura della sopraelevata sud, quella che dall'aeroporto
porta in città. Da lunedì 21 nuova rivoluzione del traffico con il senso unico
alternato fino al tunnel. Nessuna paura il transito sarà ancora possibile, si
fa per dire, ma solo a senso unico alternato. Il countdown è già scattato.
Lunedì 21 verrà chiuso il primo tratto. Impossibile rinviare ancora
l'intervento sul tratturo in cui è rimasto qualche pezzo di asfalto tra le
buche. "Abbiamo affidato l'appalto qualche giorno fa - spiega l'assessore
ai lavori pubblici della Provincia, Elio Casu -. Non si poteva tardare oltre.
Il cantiere partirà lunedì 21, al massimo può slittare di un paio di giorni.
Cominceremo dalla sopraelevata sud, quella forse messa peggio". Nessuna
paura, o forse il coraggio della necessità, da parte dell'assessore per
l'incrocio pericoloso con il cantiere che ha chiuso da qualche settimana il
tunnel e ha paralizzato il traffico all'ingresso in città dal lato nord.
"In questo caso i disagi dovrebbero essere limitati e - continua Casu - e
dalla chiusura del tunnel sul lato nord dovrebbe venirci in aiuto. I nostri
lavori partiranno da sud e si procederà su un senso unico alternato. Il
traffico chiuso in uscita da Olbia renderà più scorrevole la convivenza del
cantiere con quello in ingresso". Concertazione involontaria. "Non
possiamo fermare l'appalto - spiega Casu -. Né si può pensare di fare un'altra estate
con l'asfalto sbriciolato. Non basterà stendere un nuovo strato di bitume, ma è
indispensabile rifare tutta la sagoma della strada. Per troppi anni non sono
stati fatti gli interventi di manutenzione. Non mi interessa fare polemica, ma
voglio che sia chiara a tutti la necessità di aprire subito il cantiere".
La Provincia ha stanziato oltre 400 mila euro e dopo una lunga gestazione, figlia dei tempi della burocrazia, ha assegnato l'appalto. Nessuna polemica con il Comune che
stanco di attendere ha fatto accendere le ruspe sotto il tunnel per intervenire
subito. "L'iter dell'appalto doveva essere rispettato - continua Casu -.
Ma siamo ancora in tempo per non far cominciare la stagione con i cantieri
ancora aperti. Entro un mese e mezzo si dovrebbe finire l'intervento sia
sulla sopraelevata sud, sia su quella nord. Appena saranno terminati i lavori
sulla direttrice che dall'aeroporto conduce in città, partiranno i cantieri sul
tratto che va verso il nord della Gallura. Tutto sarà finito entro la metà di giugno.
Ci saranno da sistemare anche i guard rail, ma partiremo a settembre, a
stagione conclusa, Anche quell'intervento sarà finanziato con 160 mila
euro". L'assessore sparge ottimismo e allontana il pericolo maxi ingorgo
in città. "Credo che si possa affrontare il periodo di chiusura parziale
delle sopraelevate senza troppe ansie - afferma -. Serve la collaborazione di
tutti e un po' di pazienza. I lavori non possono più essere rimandati".
( da "Messaggero Veneto, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Udine La burocrazia frena gli acquisti su
Internet coi paesi extra Ue NOI CONSUMATORI di RITA BERTOSSI Consumatore
avvisato... "Gentile utente il plico a lei diretto, proveniente da paese
extraeuropeo, attualmente in giacenza presso la sezione Portalettere di Poste
Italiane-Roserio contiene merce che per essere introdotta sul territorio
nazionale necessita di valutazione sanitaria o rilascio di nulla osta
sanitario da parte dei competenti Uffici di Sanità frontaliera. La invitiamo
pertanto a fornire la documentazione e le informazioni necessarie per la
valutazione dell'ammissibilità sanitaria sul territorio nazionale come sotto
specificato. La informiamo inoltre che, autocertificazioni, eventuale pagamento
di oneri sanitari, eventuali certificazioni mediche, richiesta di rilascio del
nulla osta devono essere inviate a mezzo corrispondenza, al seguente indirizzo:
Poste italiane". La comunicazione prosegue evidenziando che la merce in
importazione può essere per uso personale o commerciale specificando che, per
uso personale, si intende "quantitativo di un prodotto, destinato a una sola
persona, consumabile mediamente in un giorno per un periodo massimo di un
mese". Inoltre l'utente deve rendere "una dichiarazione di
responsabilità" o ai sensi disposizioni di settore (se trattasi di
cosmetici). "Da parte dell'Autorità sanitaria, per l'ammissione sul
territorio nazionale può essere rilasciato atto formale di nulla osta
sanitario. In caso di non ammissione l'utente riceverà avviso di respingimento.
Il rilascio del nulla osta sanitario è soggetto agli oneri sanitari da versare
sul C/c postale n... La copia del riscontro dell'avvenuto pagamento va inviata
con la restante documentazione a Poste italiane. Gli importi sono così
stabiliti: euro 6,33 per importazione ad uso e consumo personale. Si evidenzia
che, qual che sia l'esito del procedimento, in nessun caso sarà restituito il
versamento, nemmeno in caso di rinuncia alla spedizione da parte del
destinatario". Quanto su riportato fra virgolette è esattamente quanto
contenuto nella comunicazione ricevuta da un giovane laureato in giurisprudenza,
collaboratore della Federconsumatori, che, per fare una cortesia a un'amica, ha
ordinato su Internet in Ebay (mezzo diffusissimo fra i giovani) non farmaci
pericolosi, non prodotti il cui consumo è vietato dalla legge, bensì un
banalissimo profumo di grande marca francese che in Italia non è facilmente
reperibile e il cui costo negli Stati Uniti è particolarmente vantaggioso.
Carla, l'amica, non fidandosi dei pagamenti con Carta di Credito per acquisti
on line, sapendo che Luca utilizza frequentemente tale canale per compravendite
di vario genere pagando con carta prepagata e limitando così i rischi, già
qualche tempo fa aveva trovato conveniente e veloce usare questo mezzo e ha
quindi chiesto al suo amico di ripetere per lei l'acquisto dello stesso profumo
sempre dagli Stati Uniti. Cos'è accaduto nel frattempo? Perché queste
complicazioni? Sono cambiate le norme? Nella corposa documentazione ricevuta da
Luca, da compilare e rinviare, si chiede, dopo nome cognome e indirizzo, come
prima voce, il versamento in originale per gli oneri sanitari, il numero di
telefono, il codice fiscale, la descrizione dettagliata "e uso delle merci
importate, il valore della merce, la fattura commerciale o proforma. In caso di
transazione via internet, viene fatto obbligo di inviare copia delle e-mail di
conferma dell'avvenuta transazione o del bonifico di pagamento. Poste Italiane
informa che, una volta sdoganato, il pacco verrà consegnato a domicilio per
mezzo Posta e che non è possibile ritirare la merce presso gli uffici di..".
Certo la salvaguardia della salute e la sicurezza dei consumatori è alta,
seguendo la norma e il regolamento. Ma... un mese di pratiche burocratiche e
oneri accessori disincentivano gli acquisti in paesi Extraeuropei a mezzo
internet, soprattutto per quanto riguarda i cosmetici (creme, profumi, ma anche
altri prodotti classificati come cosmetici quale, ad esempio, il dentifricio).
Vero che difficilmente si acquisterebbe del dentifricio on line. Comperare in
internet nei Paesi comunitari, non comporta tali complicazioni e molti
acquistano (stranamente a prezzo conveniente) in Inghilterra. Anche nel caso
sottopostomi recentemente, un universitario ha fatto l'acquisto di un profumo
con carta postale prepagata su richiesta di una sua compagna di studi. Stavolta
nessuna complicazione doganale, ma quando il postino ha fatto firmare la
ricevuta del pacco alla madre del committente, consegnandole poi un pacchetto
"imbottito", la signora ha sentito un buon odore e, tenendolo in
mano, si è accorta che il pacchetto sgocciolava: il buon odore era da
attribuirsi alla boccetta rotta. Al reclamo immediatamente inviato, la prima
risposta del responsabile dei postini è stata quella di imputare il danno alla
confezione non regolamentare. In realtà la confezione è quella d'uso per le
spedizioni di materiali fragili: le buste imbottite con le bolle (quale il nome
tecnico?). Il ragazzo, a malincuore, non farà più favori di questo genere a
nessuno. E, forse, vuoi per le complicazioni burocratiche, vuoi per
"incidenti" come quello sopra descritto, gli acquisti on line
potrebbero subire un calo di trattative.
( da "Messaggero Veneto, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Basta spedire dieci
foto dell'appartamento dove abitate. Domani a Trieste il primo ciak di
"Diverso da chi?" con la Gerini. Si cerca una malga a Tarvisio Un set
cinematografico nel vostro salotto L'iniziativa Film Commission: qualunque casa
potrebbe diventare una location UDINE. Il cinema potrebbe invadere proprio il
vostro salotto, postazione dalla quale solitamente il cinema lo guardate in tv.
Nel senso di troupe, regista, cameramen, attori, comparse, insomma un bel po'
di gente, che ha scoperto location ideale la vostra casetta, o la vostra villa,
o il vostro castello, o il vostro attico. Magari vi svegliate, ciabattate fino
alla cucine e incontrate Claudia Gerini (e non diciamo un nome a caso) pronta
per il ciak. Mica male, eh? Andiamo per ordine. La Film Commission Fvg ha
lanciato un appello dal titolo "Cinema in salotto": mandateci dieci
foto digitali (massimo 500 kb l'una) della casa dove abitate, sia di proprietà
sia in affitto, specificando caratteristiche e luogo - in Friuli Venezia
Giulia, ovvio - aggiungendo un recapito telefonico e un indirizzo di posta
elettronica. Il malloppo finirà in un data base e semmai Muccino dovesse
scegliere i muri che vi fanno da scenografia quotidiana, potreste fare bingo.
Sono contratti ricchi: anche mille euro il giorno. Per saperne di più digitate
www.fvgfilmcommission.com "L'idea - ci svela il presidente della Fc
Federico Poillucci - è quella di arricchire la collezione di location, già
succosa per quanto riguarda gli esterni - località marine, montane, colline - e
interni - ville, negozi, bar e via dicendo. Caricando la rubrica di nuovi
spazi, be', si arricchisce lo sguardo. Se un produttore e un regista decidono
che sarà il Friuli il loro futuro campo di battaglia cinematografica, dopo aver
esaminato attentamente il copione scatta da parte nostra l'invio di molte
proposte. Più ne abbiamo, meglio è". Se per anni siamo stati terra più o
meno dimenticata dalla settima arte (e i due colossi cult Addio alle armi e La
grande guerra sono rimasti a lungo quasi episodi isolati) adesso si è scatenata
un'improvvisa caccia al profondo Nord-Est. "Salvatores su girando Come Dio
comanda - dice ancora Poillucci - è sul grande schermo Amore bugie
&calcetto, di Luca Lucini, con Bisio e compagnia (set a Trieste e qualche
scena allestita pure a Martignacco), è passato a Venezia con successo pazzesco
La ragazza del lago, di Molaioli, ambientato a Moggio e a Fusine, per non
parlare de La sconosciuta di Tornatore, e delle fiction Rebecca, la prima
moglie e Un caso di coscienza 3 (entrambe di Raiuno) tutte e tre con sfondo
Trieste (la serie con Somma ha sconfinato pure a Villa Deciani di Montegnacco).
E da domani, sempre nel capoluogo giuliano, si batterà il primo ciak di Diverso
da chi?, produzione Cattleya, opera prima di Umberto Riccioni Carteni, con
Claudia Gerini - ecco perché prima l'abbiamo nominata - Luca Argentero, Filippo
Nigro. Sarà una commedia dai risvolti gay. So per certo che stanno cercando una
casa a Tarvisio, meglio se tipo malga stile Heidi". La convenienza di
mettere come sfondo il Friuli? "Ce n'è più di
una" conclude Poillucci. "Oltre a fornire maestranze locali, la
produzione può usufruire del Fondo regionale per l'Audiovisivo. In più la Film
Commission si occupa della burocrazia e dell'ospitalità. Vogliamo metterci anche lo splendido scenario
friul-giuliano?".
( da "Tribuna di Treviso, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Dal 19 agosto una
richiesta on-line alla Camera di Commercio sostituirà la piccola odissea
attuale tra Inps, Inail e Agenzia delle Entrate L'impresa-express si avvia in
un giorno Treviso è pronta per la semplificazione: un solo atto per aprire
l'attività L'impresa si apre in un giorno. Treviso è pronta: la
"giungla" di burocrazia nella quale oggi si infila chi vuole aprire un'attività
imprenditoriale sarà disboscata. "Ci stiamo lavorando, da agosto saremo
pronti", promette il direttore della Camera di Commercio di Treviso, Marco
d'Eredità. Piazza Borsa diventerà lo sportello unico per chi vuole avviare
un'impresa: niente più spola tra Inps, Inail, registro imprese, Agenzia
delle Entrate. Via più semplice, dunque, e tempi abbattuti: per le attività
meno complesse, l'autorizzazione ad aprire le serrande arriverà il giorno
stesso. Una comunicazione unica al registro impresa della Camera di Commercio
sostituirà tutti gli adempimenti amministrativi finora richiesti. La
comunicazione unica per la nascita dell'impresa è prevista dall'articolo 9 del
decreto 7/2007, convertito dalla legge 40 del 2007 e in vigore dal 19 febbraio
2008. Dopo un primo gruppo di province che hanno fatto da apripista e
"sperimentatori (Padova e Venezia tra queste), dal prossimo 19 agosto
anche Treviso sarà pronta. "Siamo pronti anche per tenere una serie di
incontri - dice D'Eredità - per spiegare alle associazioni di categoria tutti
gli aspetti di questa novità". Le imprese potranno essere operative in un
sol giorno e assolvere (in sette giorni al massimo) gli adempimenti
dichiarativi verso registro delle imprese, Inps, Inail e Agenzia delle Entrate
mediante la presentazione di un modello informatico unificato. Si avranno tempi
certi e veloci per i riscontri: all'impresa giungerà immediatamente, in una
casella di posta elettronica certificata e gratuita fornita dalla Camera di
Commercio stessa, la ricevuta di protocollo della pratica che costituisce il
titolo per l'immediato avvio dell'attività. In pratica, Piazza Borsa diventa
l'unico front office per tutte le registrazioni ai fini dell'attribuzione del
codice fiscale o della partita Iva e per l'iscrizione al registro delle
imprese, ma anche ai fini, previdenziali (Inps) e assicurativi (Inail). Le
Camere di Commercio di tutta Italia hanno predisposto un sito per i servizi per
la comunicazione unica: www.registroimprese.camcom.it. In questo sito è
possibile: avere tutte le informazioni e gli strumenti necessari sulla
comunicazione unica; registrarsi per ottenere le credenziali di accesso alla
sezione a pagamento (previsto per imposte di bollo e diritti di segreteria);
spedire una comunicazione unica e seguirne lo stato di avanzamento; cercare
un'impresa attiva per denominazione o servizio e prodotto; collegarsi alle
banche dati delle Camere di Commercio, previa autenticazione. Automaticamente
vengono inviate all'indirizzo certificato d'impresa la ricevuta di protocollo,
la ricevuta della comunicazione unica, valida per l'avvio dell'impresa e la
ricevuta contenente il numero di codice fiscale e/o di partita IVA attribuito
dall'Agenzia delle Entrate nello stesso tempo, si provvede allo smistamento,
verso tutti gli altri enti coinvolti, della comunicazione unica. Sarà davvero
la fine delle odissee quotidiane per gli imprenditori e - soprattutto, in
questo caso - per gli aspiranti tali? Di certo è almeno un inizio.
( da "Tribuna di Treviso, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
I SINDACATI
"Contro la strage sconti Inail ai virtuosi" La proposta di Barbiero
(Cgil) per fermare il trend dei decessi sul lavoro Soldera (Cisl) "Dobbiamo
puntare sulla formazione dei lavoratori" VILLORBA. "Il trend degli
incidenti sul lavoro nel 2008 è in crescita". Con queste perentorie parole
Antonio Soldera, della segreteria provinciale della Cisl, riaccende
l'attenzione sulla piaga che più di altre dovrebbe interrogare il mondo
economico. E di lavoro nella Marca si muore troppo spesso. Nel 2008 con
Beniamin Coste Florian, la macabra conta dei decessi è arrivata a otto. In
tutto il 2007 le morti bianche sono state ben 19, ma quest'anno il grafico
sembra stia subendo una vera e propria tragica impennata. Otto decessi in tre
mesi e mezzo, significa 35 lavoratori morti in un anno. Di lavoro si continua a
morire troppo. "La situazione è molto grave - continua Soldera - noi
stiamo cercando di muoverci. Abbiamo previsto la creazione di un tavolo per la
formazione dei dipendenti in tema di sicurezza. Poi bisogna anche distinguere
il modo di approcciare il lavoro. Spesso nel caso degli stranieri ci si trova
di fronte a persone che puntano a guadagnare, ma che non prestano molta
attenzione alle misure di sicurezza". Gli incidenti sul lavoro sono ormai
diventati, forse solo secondi agli incidenti stradali, una delle principali
causa di morte in Italia. Gianpietro de Conto, 50 anni di Follina, caduto negli
ingranaggi di un'impastatrice a Capodanno. Francisc Lorent, romeno, triturato
da un carro miscelatore il 4 gennaio. Renzo Olivotto, 51 anni, pittore edile,
il 14 gennaio è volato da una scala di
( da "Corriere Adriatico" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
La sezione più
numerosa è quella ospitata nelle scuole elementari della CesanellaNel
comprensorioCastel Colonna invece è il Comune dove ce ne è solo unamentre ad
Arcevia sono nove A Senigallia gli elettori iscritti sono 35 mila e 690, la
maggioranza è costituita da donne Ore 8, alle urne inizia la maratona del voto
SENIGALLIA - Si comincia questa mattina alle 8 per andare avanti fino alle 22,
poi se ne riparla domani dalle 7 alle 15. E' l'orario ufficiale per lo
svolgimento delle elezioni politiche, quello in cui le sezioni elettorali,
comunemente chiamate seggi, sono aperte ai cittadini. Non è la stessa cosa per
presidenti e scrutatori, che hanno iniziato il loro lavoro da ieri pomeriggio,
occupandosi di tutte le operazioni preliminari, che vanno
dal conteggio delle schede assegnate a ciascuna sezione a compiti molto meno
rilevanti, ma che la burocrazia di queste occasioni considera fondamentali, come l'affissione
dei manifesti con l'elenco delle liste di candidati, la predisposizione delle
urne elettorali e addirittura la verifica del numero di matite copiative da
consegnare ogni volta agli elettori. Una tradizione, questa della matita
copiativa, simbolo di una liturgia che non rinuncia ai suoi fondamenti e che, a
dispetto di tutto e di tutti, a quanto pare ha una spiegazione tecnica che la
vince su qualsiasi pretesa tecnologica: il segno della matita copiativa sulla
carta non si riesce a cancellare. A Senigallia gli elettori sono
complessivamente 35 mila e 690; di questi 2.446 sono coloro che hanno un'età
compresa tra i 18 e i 25 anni, per cui votano soltanto per la Camera dei
deputati. Inoltre le donne complessivamente sono 1.838 più degli uomini: 18.764
contro 16.926. Tutti questi elettori sono distribuiti in 42 sezioni, per la
precisione in 41 visto che una, cioè la numero 24, è quella speciale allestita
all'interno del complesso ospedaliero. La sezione con il più alto numero di
elettori iscritti è la 27, ospitata nei locali della scuola elementare di via
Botticelli, alla Cesanella: qui sono chiamati a votare in 1.199. Dove non ci
sono problemi di numeri è a Castel Colonna, che conta una sola sezione
elettorale per 851 elettori, anche in questo caso con prevalenza delle donne,
sette in più rispetto agli uomini. Più diversificata la situazione negli altri
Comuni del comprensorio Misa-Nevola, con una distribuzione di sezioni che varia
da località a località, secondo criteri che dovrebbero far riferimento alla
popolazione residente, "suddivisa" spesso sulla base di consuetudini e
di comodità per raggiungere la sede del voto. L'indicazione generale va da un
minimo di
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Prima Pagina Pagina
( da "Avanti!" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Se non ci saranno
sorprese, grazie a una legge che garantisce il premio di maggioranza e
l'elezione a seconda del posto in lista avrò il privilegio di concludere alla
Camera dei deputati un cursus honorum ricco di esperienze e di soddisfazioni. A
pochi giorni da quell'evento mi capita spesso di chiedermi se ho compiuto una
scelta giusta. Ovviamente, penso che - pur se dovessi tornare indietro - rifarei
esattamente quello che ho fatto. Ben pochi rifiuterebbero un'elezione sicura (o
almeno promessa come tale, fatte salve le sorprese dell'ultima ora).
Soprattutto quando si è custodi di una passione civile (che è cosa diversa
dall'interesse per la politica come lotta per il potere). Ciononostante molti
aspetti della campagna elettorale del Popolo della libertà mi hanno poco
convinto se non addirittura deluso. Il programma elettorale, innanzi tutto, che
poteva essere assai più completo, curato e innovativo, dal momento che un
gruppo di lavoro guidato da Renato Brunetta aveva elaborato un quadro di
proposte più ricco e convincente. L'aver sottovalutato il momento
dell'elaborazione programmatica ha costretto lo stesso Silvio Berlusconi a una
campagna elettorale di "rincorsa" delle proposte di Walter Veltroni
su tematiche molto importanti a cui l'elettorato è sensibile (si pensi soltanto
al caso delle pensioni). Poi è venuto il saggio di Giulio Tremonti sull'Europa
e la globalizzazione che ha rischiato di diventare - per fortuna non è stato
così - il criterio ispiratore della campagna elettorale del Popolo della
libertà. Ma l'ipoteca rimane visto che Tremonti finirà al dicastero
dell'Economia. È stata quindi la volta della vicenda Alitalia e dell'annunciata
cordata italiana pronta a salvare l'onore (ne è rimasto ben poco) della
compagnia di bandiera. Perché Berlusconi si sia infilato in questa singolare
operazione non si saprà mai. Forse un calcolo elettorale? Ma è giusto buttare
nella mischia una azienda e dei lavoratori? Anche in questo caso, tuttavia, la
maggiori responsabilità le ha avute il governo Prodi che non avrebbe mai dovuto
consentire e favorire l'apertura, nel bel mezzo della campagna elettorale, di
un negoziato con Air France-Klm che poteva essere concluso soltanto dopo le
elezioni con il nuovo Esecutivo. Come se non bastasse, il futuro si annuncia
complesso. Il deficit dell'anno in corso salirà - bene che vada - al 2,6 per
cento aprendo dei seri problemi nel percorso verso il pareggio di bilancio nel
2011 definito da Tommaso Padoa Schioppa "obiettivo non negoziabile con la
Unione europea". Tanto che lo stesso ministro uscente dell'Economia ha
dichiarato che saranno necessari interventi per trenta miliardi di euro nel
prossimo triennio per mantenere gli impegni assunti con Bruxelles. Nel
frattempo è ripartita l'inflazione (già oltre il tre per cento), spinta da
fattori strutturali come il costo della bolletta petrolifera e dei generi
alimentari. L'aumento dei prezzi, segnatamente dei generi di prima necessità,
rende ancora più critica la condizione dei lavoratori e dei pensionati, ai
quali diventa ogni giorno più difficile dare una risposta sul terreno fiscale
alle esigenze di maggiori disponibilità reddituali, visto il "cul de
sac" in cui stanno infilandosi i conti pubblici. Del resto, il basso
profilo della produttività del lavoro sconsiglia una rincorsa salariale che
potrebbe risolversi solamente in un'ulteriore impennata inflazionistica (con la
conseguenza di rendere effimeri gli eventuali miglioramenti retributivi
conseguiti). Insomma, c'è ben poco da stare tranquilli. Perché allora ho scelto
di tornare in campo dopo tanti anni? In primo luogo, perché il Popolo della
libertà non è un partito conservatore. È sbagliato identificare lo schieramento
di centrodestra con la conservazione: niente è meno innovativo, ad esempio,
della Sinistra Arcobaleno. Il Popolo della libertà è un partito per il quale
vota la maggioranza del lavoro dipendente e autonomo del mondo privato. È la
sinistra nelle sue diverse componenti - tanto moderate quanto radicali - il
partito dei garantiti, dei benestanti, del potere finanziario, della grande
impresa, dell'alta burocrazia e della magistratura, insomma dei poteri forti. Il riformismo
del Partito democratico è troppo improvvisato per essere credibile. Poi c'è la
questione del riconoscimento riservato agli ex socialisti. Se ci sarà nel nuovo
Parlamento una pattuglia (quindici, forse venti parlamentari) di ex militanti
Psi, essi risulteranno eletti nel Popolo della libertà. Nel Partito
democratico è continuata la "pulizia etnica" e hanno preferito dare
spazio all'Italia dei valori di Antonio Di Pietro e alla Confindustria
piuttosto che al gruppo di Enrico Boselli che, in solitudine, non riuscirà a
superare lo sbarramento.
( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del
13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
È in costante
crescita il numero di persone interessate a installare un impianto fotovoltaico
per la propria abitazione. Un impianto di medie dimensioni, con una produzione
di circa 3 kW, costa infatti circa 20.000 euro, ma nel lungo periodo è
destinato a diventare un'inesauribile fonte di rendita.Spesso, però, lo slancio
iniziale viene smorzato da tre fattori cruciali: il costo dell'intervento, la confusione sui finanziamenti disponibili e la solita infinita burocrazia.LA SOLUZIONEDi fronte a tutto
questo caos, forse la soluzione migliore - senza dubbio la più originale - è
quella escogitata da Checoale1, nome in codice di un 38enne friulano che ha
deciso di chiedere il finanziamento ad altre persone su www.boober.it,
il sito per i prestiti sociali.Dopo essersi iscritto al sito e aver esposto il progetto
ai suoi potenziali finanziatori sul forum Booberwatch , Checoale1 ha
pubblicato, sulla bacheca online di Boober, la sua richiesta di
finanziamento.Checoale1 restituirà, in 36 mesi, i 10.000 euro chiesti in
prestito, a un tasso dell'8\%. Al momento, già 42 finanziatori hanno creduto
nel progetto di Checoale1, offrendo cifre tra i 50 e i 500 euro a testa, per un
totale di 5.576 euro già finanziati. La richiesta ha riscosso molta simpatia e
solidarietà tra gli utenti di Boober ed è facile prevedere che raggiungerà i
10.000 euro in breve tempo.PRESTITI SOCIALI Boober è il primo sito italiano ad
aver portato in italia il "social lending", ossia il prestito tra
persone senza intermediari bancari. Su Boober è possibile chiedere in prestito,
ad altri privati, somme di denaro tra i 2.000 e i 10.000 euro, senza passare
dalle banche e con la libertà di decidere tutte le condizioni del proprio
finanziamento, tra cui tasso e durata. Al tempo stesso gli utenti possono
prestare denaro ad altre persone a tassi decisamente interessanti, attualmente
vicini al 10\% medio. Un investimento etico e al tempo stesso molto
remunerativo.
( da "Gazzettino, Il (Belluno)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Le pedonali a Cirvoi
e all'Anta "C'è voluto del tempo, ma ce l'abbiamo fatta". Queste le
parole del sindaco, Antonio Prade, dopo che la giunta ha approvato il progetto
esecutivo per i lavori di costruzione della pista ciclopedonale in via Mameli e
dei marciapiedi in via dell'Anta ed in via Cirvoi."A
volte i tempi e i percorsi della burocrazia sono così antitetici alle esigenze dei cittadini che non cesso
mai di stupirmene. Ora però siamo in dirittura d'arrivo e tre progetti
importanti e molto attesi, penso in particolare al marciapiede in via
dell'Anta, stanno finalmente per partire. Per quel che riguarda i tempi
di realizzazione, l'assessore ai Lavori pubblici, Denio Dal Pont, si sta impegnando
affinché l'avvio delle opere possa avvenire entro il 2008". Il progetto
comprende tre opere distinte: una pista ciclopedonale lungo la via G. Mameli,
dall'intersezione della rotatoria di via Vittorio Veneto con la via G. Mameli,
fino a via Cusighe attraverso il sottopasso pedonale ferroviario esistente; un
marciapiede lungo via dell'Anta, dal tratto di marciapiede esistente a margine
degli ex campi da tennis, dopo l'intersezione tra il nuovo ponte sul torrente
Ardo e la via Sarajevo, fino l'immissione nel vicolo pedonale che attraversa il
vecchio borgo frazionale; un marciapiede che, dalla scuola primaria di Badilet
lungo le vie Cirvoi e Faverga, attraversa il torrente della valle di Madeago e
raggiunge l'abitato di Faverga a valle.Il progetto, affidato all'architetto
Stefano De Vecchi, aveva iniziato il suo iter di approvazione nel 2004 ed era
via via proceduto attraverso le varie fasi di perfezionamento, recependo tutte
le osservazioni pervenute all'Amministrazione comunale dagli aventi diritto. L'importo
complessivo è di 600.000 euro.
( da "Gazzettino, Il (Padova)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
COLDIRETTI
"Analisi costose e inutili per dimostrare l'onestà dei nostri vinicoltori
veneti" Le notizie raggiungono in tempo reale ogni angolo del pianeta e
alcuni importatori stranieri di vino, letti i titoli dei giornali, si sono
rivolti con una certa preoccupazione ai produttori veneti chiedendo nuovi
controlli sul vino italiano. "Nei giorni scorsi un'importante azienda di
Hong Kong specializzata nella commercializzazione del vino, - racconta Marco
Calaon, presidente di Coldiretti Padova ha chiesto alle aziende vitivinicole
venete una dichiarazione che il vino non è avvelenato, imponendo così costose e
inutili analisi per dimostrare la qualità del prodotto. E' uno degli effetti
della bufera mediatica sulle sofisticazioni e le frodi scatenata in questi
giorni che, come in passato per l'aviaria e la Bse, rischia di provocare danni
incalcolabili alle tante aziende oneste che lavorano quotidianamente per la
qualità e la sicurezza alimentare. Un duro colpo, un danno economico e di immagine
gravissimo continua Calaon - che però non può compromettere il lavoro di tanti
imprenditori impegnati nella qualità, nella difesa della tipicità e
dell'origine, scontrandosi spesso con una burocrazia lontana dalle reali necessità
delle imprese"."E' bene ripeterlo: dopo il grande percorso di
valorizzazione qualitativa che ha portato il vino italiano alla conquista di
ripetuti successi, come ha confermato il Vinitaly 2008, occorre insistere sulla
strada della tolleranza zero nei confronti di eventuali episodi che si
riverberano negativamente su tutto il comparto. Dobbiamo chiudere con
decisione le porte a tutti i tentativi di frode e sofisticazione per difendere
i primati conquistati, con tanta fatica e tanto impegno, dal vino italiano
senza però cadere nella tentazione dell'allarmismo e della caccia alle streghe.
Non possiamo mettere a rischio infatti il patrimonio di credibilità costruito
nel tempo dal vino italiano, che ha raggiunto complessivamente un fatturato
record di 9 miliardi di euro, 3,2 dei quali attraverso l'export, con quasi il
60 per cento della produzione destinata ai 469 vini nazionali Doc, Docg e
Igt"."Oltre ai danni causati dai soliti furbi, Coldiretti Padova
sottolinea che una minaccia ancora più grave e preoccupante arriva, purtroppo,
dall'Europa unita. La recente riforma dell'Ocm Vino, infatti, ha notevolmente
penalizzato la viticoltura italiana a vantaggio dei produttori del nord-Europa
che potranno continuare ad usare lo zucchero e a chiamare vino anche il
fermentato ottenuto dalla frutta. Per non parlare poi delle etichette poco
trasparenti. L'obiettivo di dare trasparenza a scelte consapevoli di acquisto
risulta quindi contraddetto da quanto viene previsto in materia di indicazioni
consentite per i vini da tavola nei quali si riconosce al produttore la
possibilità di indicare, congiuntamente alla vendemmia (e, cioè, all'annata di
produzione) il nome del vitigno, senza alcun collegamento con la specifica zona
geografica di origine. In questo modo attraverso un'abile costruzione di simboli
grafici e letterali, previsti nell'etichetta, e l'uso di marchi celebri, è
facile che aumenti il rischio di confusione tra le zone di coltivazione delle
uve e quelle della loro lavorazione, sfruttando proprio la notorietà del
vitigno. Una situazione che - continua la Coldiretti - può riguardare i vitigni
più conosciuti, fra i quali il Prosecco".
( da "Gazzettino, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Soltanto nel 2005
gli attentati sono stati riconosciuti "terroristici" e s i è
sbloccata la procedura Gli episodi attribuiti a Unabomber sono
( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
QUARTO D'ALTINO
Raccolta di fondi per la Uildm sul sagrato della chiesa. L'ha voluta il parroco
don Gianni (M.D.L.) Oggi, sul sagrato della chiesa di Quarto d'Altino, la Uildm
(Unione italiana per la lotta alla distrofia muscolare) raccoglierà fondi per
sostenere le proprie attività. E' un'iniziativa voluta da Don Gianni (nella
foto), parroco di Quarto d'Altino e dalla famiglia Zambon, per ringraziare la
Uildm per la tenacia dimostrata nel sostenere la battaglia a favore di
Andrea.Ricordiamo che Andrea Zambon, affetto da parecchi anni da sclerosi
laterale amiotrofica, è stato al centro nei mesi scorsi di una disputa con le
strutture sanitarie regionali che ha avuto per protagonista il presidente
regionale della Uildm Gianfranco Bastianello, il quale, ingaggiando
personalmente una contesa ad oltranza con l'Ulss 12 e la Regione Veneto, è
riuscito ad ottenere per Zambon e la sua famiglia un'assistenza domiciliare più
dignitosa di quella che fino a quel momento veniva fornita.L'occasione della raccolta
fondi sarà anche un momento di incontro con il rappresentante regionale della
Uildm, al quale potranno essere chieste informazioni sui diritti per i disabili
ed anziani e le loro famiglie e sulle attività che l'associazione svolge nel
territorio provinciale, oltre ad un aiuto per districarsi
tra i meandri della burocrazia.In cambio di un'offerta libera si avranno in omaggio le farfalle
delle solidarietà oppure dei vasetti di miele. Sarà un modo da parte della
popolazione vicina ai problemi dei disabili, per ringraziare la Uildm del
costante impegno sul territorio nella difesa dei più deboli.
( da "Mattino, Il (Circondario Sud2)" del
13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
CAPRI ANNA MARIA
BONIELLO Capri. Via Krupp riaprirà "subito dopo il 14 maggio, quando i
capresi festeggiano San Costanzo, il protettore dell'isola azzurra":
l'annuncio è stato dato dall'assessore regionale al Turismo Claudio Velardi. La parola fine su una pratica che la burocrazia ha fatto durare 32 anni è stata scritta in Regione venerdì,
quando è stato firmato dalla giunta il decreto che assegna gli ultimi 600.000
euro in aggiunta ai sei milioni già erogati nel corso degli anni, e che
consentirà all'amministrazione comunale e all'impresa di chiudere il cantiere
dopo la frana che rovinò sui tornanti dall'alto del costone di roccia
che sovrasta via Krupp. Dopo l'annuncio della riapertura a breve scadenza,
Claudio Velardi, insieme con gli amministratori comunali e il direttore
dell'Azienda di soggiorno e turismo Mario Pagliari, ha tracciato le linee per
avviare l'organizzazione di un grande evento per la riapertura ufficiale di via
Krupp, che non è una semplice strada ma, come è stato scritto da firme
autorevoli, uno straordinario monumento, un serpentone di roccia che collega i
Giardini di Augusto con Marina Piccola, costruito nei primi del Novecento
grazie al mecenate tedesco Friedrich Alfred Krupp e progettato dall'ingegnere
napoletano Emilio Mayer. L'opera, che venne realizzata in poco più di due anni,
costò circa 43mila lire dell'epoca: per riaprirla ci sono voluti trentadue anni
e il suo restyling è costato circa sette milioni di euro. "Un tesoro - ha
sottolineato il vicesindaco di Capri Marino Lembo - che dovrà essere nel futuro
ben tutelato". Uno scorcio di via Krupp.
( da "Provincia di Lecco, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Dalla prima
Turiamoci il naso (...) la stagione del ricambio generazionale è lontana e che
i bolsi notabili in doppiopetto e gli sfatti guardiani della rivoluzione
continueranno a dominare la scena. Turiamoci il naso perché i giovani inseriti
nelle liste assomigliano a "specchietti per le allodole lontano un
miglio", come direbbe Tex Willer. Turiamoci il naso perché la politica
delle derive mastelliane è ai minimi storici, ma l'antipolitica col birignao
dei Nanni Moretti o dei Grilli parlanti è anche peggio. Turiamoci il naso
perché il potere d'acquisto degli stipendi italiani non è mai stato così basso
e perché entrare in un ipermercato per comprare pane, latte e verdura è
un'emozione simile a quella di chi osserva da vicino un Cartier in gioielleria.
Turiamoci il naso perché le nostre città sono sempre più in balìa di
cementificatori avidi e di piccoli amministratori privi di progettualità.
Turiamoci il naso perché le uniche abilità di chi governa il territorio sono
l'immobilismo cosmico o la strategìa del condominio (proprio in senso
edilizio). Turiamoci il naso perché ci dicono che viviamo nella regione più
avanzata d'Italia, una delle più ricche d'Europa e poi ci
lasciano con le stesse strade di vent'anni fa e la stessa burocrazia della Basilicata, spiegandoci
che la Questione settentrionale è una bufala da sudditi viziati. Turiamoci il
naso perché alcuni partiti hanno deciso di piazzare nei nostri territori
candidati alieni, che non avevamo mai visto prima e che probabilmente non
rivedremo mai dopo. Turiamoci il naso perché nella cabina troveremo
schede da settimana enigmistica, fatte apposta per complicare la vita degli
elettori, estremo sfregio per chi vorrà esercitare un diritto, non un dovere.
Turiamoci il naso ma andiamo a votare, se non altro per avere il piacere di
continuare a criticare Lorsignori. Turiamoci il naso con lo spirito del
barbiere che a Londra, sotto i bombardamenti della Luftwaffe, apriva tutte le
mattine il suo locale fra le macerie. E appendeva alla porta un cartello con
scritto "business as usual". Gli affari come sempre. Aveva dei valori
forti, aveva una famiglia da mantenere. E se sorrideva lui, possiamo farlo
anche noi. Giorgio Gandola 13/04/2008.
( da "Provincia di Lecco, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
Disservizi "I
treni in orario e la propaganda elettorale" Gentile direttore, proprio un
attimo fa, un caro amico mi ha ricordato, via e-mail, una notizia alla quale
non avevo riservato quel interesse che meritava Disservizi "I treni in
orario e la propaganda elettorale" Gentile direttore, proprio un attimo
fa, un caro amico mi ha ricordato, via e-mail, una notizia alla quale non avevo
riservato quel interesse che meritava. La scorsa settimana, miracolo della
propaganda elettorale, la nostra onorevole Codurelli, ha fatto arrivare in
anticipo un treno. Ricordo che di Mussolini, sorridendo sotto i baffi, si
soleva ricordare che sapeva mantenere l'ordine pubblico ma, soprattutto, faceva
arrivare i treni in orario. Pare che nessuno si sia accorto del ridicolo
?scoop? nemmeno ?Filo di Seta? Ma, se anche avesse voluto ironizzare sulla
cosa, da addetto ai lavori nel campo della comunicazione brillante, sapeva già
che solo il 30% dei lettori avrebbe colto l'ironia, mentre l'altro 70%
l'avrebbe presa come notizia dimostrativa dell'efficacia/efficienza della già
onorevole Pd. Giovanni Bartolozzi Lecco Politica e morale "La pillola del
giorno dopo tra problemi etici e medici" Caro direttore, la lettrice Vanda
Bono ha sollevato su questa pagina la questione della contraccezione
d'emergenza, o ?pillola del giorno dopo?, dicendo diverse cose giuste e alcune
che inducono a qualche commento. I medici che, rifiutando la prescrizione,
esercitano il ?potere maschile, desideroso di dire il suo no alla libertà della
donna?, non sono solo maschi. Ed è logico che sia così. Infatti, come la stessa
lettrice fa notare in un altro punto della lettera, dietro alla condanna della
pillola del giorno dopo ci sono motivazioni religiose dettate dalla Chiesa
Cattolica, e a seguire la Chiesa le donne sono forse in maggioranza. Il fatto
che le femministe, le radicali e le donne di sinistra siano particolarmente
visibili e si facciano sentire in modo abbastanza plateale non deve indurre a
ritenere che tutte le donne la pensino come loro, e tanto meno che le divisioni
ideologiche sull'etica della riproduzione corrano esattamente lungo la
divisione fra maschi e femmine. La lettrice però ha perfettamente ragione a
puntare il dito contro il rifiuto delle prescrizioni giustificato con
l'obiezione di coscienza, e per una ragione a cui nemmeno lei ha pensato. È
vero che la contraccezione ormonale d'emergenza non è in grado di provocare il
distacco di una blastocisti dopo l'annidamento, e quindi, se per aborto si
intende questo distacco, la contraccezione ormonale d'emergenza non costituisce
aborto. La fecondazione, cioè l'unione di spermatozoo e ovulo, avviene però
normalmente entro 24-36 ore dal rapporto, per cui quando si dice che la contraccezione
ormonale d'emergenza è efficace se attuata entro 72 ore si implica che è
comunque in grado di far espellere un ovulo già fecondato, e quindi un nuovo
essere. Che questo nuovo essere venga ?buttato fuori? prima o dopo che si è
annidato può far differenza solo per chi ragiona sulle parole invece che sui
concetti. Quindi la contraccezione ormonale d'emergenza è abortiva. O, meglio,
può esserlo. Ma quando? Quando è attuata fra le 36 e le 72 ore dal rapporto. Ed
è qui che casca l'asino. Potrei capire un obiettore che, interrogata la donna,
viene a sapere che il rapporto è avvenuto due giorni prima e quindi, per
rispettare la propria coscienza, nega la prescrizione. Ma non riesco
assolutamente a capire un obiettore che nega la prescrizione per principio anche
quando il rapporto è avvenuto da poche ore e che quindi, causando col suo
comportamento un ritardo nell'assunzione del farmaco da parte della donna,
trasforma davvero questa volta quella che sarebbe stata una semplice
prevenzione della fecondazione in un aborto. Il problema però, come spesso
accade, nasce a monte. Un anti-ipertensivo richiede una diagnosi medica di
ipertensione perchè possa essere sensatamente prescritto. Lo stesso vale per un
anti-diabetico, che richiede una diagnosi medica di diabete, e analogamente per
la maggior parte dei farmaci in uso in medicina. Il discorso tiene molto meno
per i contraccettivi ormonali in genere, la cui unica giustificazione per
l'obbligo di prescrizione potrebbe forse essere che in questo modo si obbliga
la donna ad un colloquio col medico, che ?dovrebbe? avvertirla delle corrette
modalità d'uso, dei possibili rischi, e dell'opportunità di determinati
controlli in dati casi. In realtà poi sull'utilità di quei controlli e sul
rapporto epidemiologico fra rischi e benefici dell'obbligo di prescrizione dei
contraccettivi ormonali in genere si discute abbastanza in ambito
specialistico, e il peso dell'evidenza non è tutto a favore dell'obbligo. Ma
questo è un altro discorso. Quello che preme qui notare è che la contraccezione
ormonale d'emergenza in particolare presenta rischi che non solo sono scarsi,
ma soprattutto sono del tutto impossibili da valutare in modo scientifico caso
per caso. In sostanza, e più chiaramente, la necessità di una prescrizione
medica è assolutamente cervellotica e immotivata. Le nostre amiche femministe o
anticlericali amano chiamare in causa a questo punto l'interferenza di un
supposto strapotere della Chiesa Cattolica. Io, più banalmente, chiamo in causa
la stupidità umana, che nella sanità laica alligna come e anche più che in
altri settori. Se fossimo meno stupidi, la pianteremmo di fare certe cose, fra
le quali appunto l'obbligare le donne a farsi fare una ricetta medica per
comprare la pillola del giorno dopo. Ma, per noi maschilisti, la colpa è sempre
e comunque delle donne: chi infatti ha partorito gli stupidi? Antonio Attanasio
attanasio@attanasio.it lo stato con le mani bucate "Vogliamo ridurre il
debito? Proviamo ad abbassare le tasse" Egregio direttore, trovo
l'articolo di Carlo Lottieri pubblicato su La Provincia del 10 aprile (Strano
Stato, fra supertasse e mani bucate) particolarmente interessante e istruttivo.
La tesi sostenuta dall'autore è che tanto più aumenta il livello delle tasse,
tanto maggiore è il debito pubblico. Il fenomeno sembra invero paradossale
perché ogni logica dovrebbe indurre a ritenere che maggiori entrate riducano
(o, quanto meno, lascino inalterato) il debito pubblico. Se infatti anche le
maggiori imposte sono interamente destinate a nuove spese, il debito pubblico
dovrebbe rimanere invariato. In Italia, però, questo non succede perché non
solo le maggiori entrate sono interamente destinate alle spese ma le stesse
maggiori spese, alla fine, finiscono per essere superiori alle maggiori
entrate. La situazione è paradossale ma risponde alla realtà. La motivazione
però è sotto i nostri occhi, se siamo in grado di tenerli aperti. Da quando in
Parlamento ha inizio l'esame della legge finanziaria (settembre) fino alla fine
dell'anno, le varie corporazioni si scatenano per aumentare nel modo più
dissennato le spese a carico dello Stato. Ogni partito, ogni gruppo, ogni
deputato, ogni categoria, ogni ente preme sul governo per aumentare i vecchi
benefici o per crearne di nuovi. Ricordate l'ultima legge finanziaria, dichiarata
leggera dal ministro dell'Economia al momento della sua presentazione e
appesantita, strada facendo, dalle mille richieste di spesa alle quali il
governo non è stato in grado di dire di no, sicchè la legge, nella sua veste
definitiva, ha finito per assumere dimensioni ben maggiori rispetto a quelle
iniziali? Con i conseguenti oneri a carico del contribuente. Se, allora,
maggiori tasse producono inevitabilmente maggiore debito, la soluzione per
ridurre il debito sembra tracciata: minori tasse. E credo che sia proprio
questa la soluzione per tentare di mettere in ordine i conti del nostro paese.
Dobbiamo arrenderci all'evidenza: il nostro Stato spende molto male le proprie
risorse e finisce per rendere sempre più poveri i propri cittadini con prelievi
iniqui e abnormi. Le cause sono molteplici (burocrazia inefficiente, legislatura farraginosa, moltitudine di centri di
potere e di spesa senza controllo, ecc.) e ognuna di queste cause meriterebbe
un attento esame. Ma se si vuole intervenire in modo rapido ed efficiente per
tentare di ridurre il debito pubblico la via più immediata, anche se
apparentemente paradossale, è quella di ridurre le entrate, cioè le
imposte. Dall'altra parte, come pensereste di aiutare una persona spendacciona
e piena di debiti? Certamente non aumentando le sue entrate. Questa soluzione
richiede però politici responsabili e dotati di un forte senso dello Stato.
Renzo Gorini Como elezioni "Le scuole occupate dai seggi e i disagi per
allievi e genitori" Questo è uno sfogo gratuito, ma mi chiedo che
necessità ci sia ad utilizzare le scuole per le elezioni (che per altro si
svolgono annualmente da 20 anni a questa parte). Non è possibile usare
strutture che non necessitano di una ?bonifica? per due giorni di seggio? Mi
spiego, l'aula della classe di mio figlio è stata completamente svuotata in
quanto sede di seggio elettorale. Con utilizzo delle ore di lezione delle
insegnanti che hanno dovuto eliminare ogni cartellone appeso alle pareti, e
tutto il materiale scolastico. Ne deriva che lo zaino di Luca (3° elementare)
oggi pesava ben kg, 9,00, ed era gia il 2° round di trasporto a casa di libri e
quaderni, da riportare a scuola al rientro da questa breve vacanza. Vacanza che
per altro mette in crisi i genitori che lavorano, che non possono lasciare a
casa da soli due giorni i propri figli, e che si debbono organizzare di
conseguenza. E tutto ciò per cosa? Ci illudiamo che queste elezioni cambino la
situazione di depressione in cui è caduta la nostra economia? Che il petrolio
diminuisca, che i mutui smettano di strozzare le famiglie, che i beni di prima
necessità possano diminuire di prezzo, che l'immigrazione clandestina trovi un
freno, che le pensioni e gli stipendi possano coprire la spesa di tutto il
mese, che se entro in ospedale voglio essere sicuro di venirne fuori vivo e
curato, che la giustizia possa finalmente ritrovare la strada giusta per essere
applicata? Credo che ormai siano pochi gli illusi che tutto ciò possa accadere.
Ma intanto i nostri figli saranno a casa lunedì e martedì, e qualcuno anche
venerdì pomeriggio. Le elezioni non cambieranno nulla, e noi avremo pagato
anche una baby sitter per i nostri bambini. Giovanna Soave e.mail il ricordo
"Ciao zia, mio angelo custode Mi manchi davvero tanto" Ciao zia?
Quante cose da dirTi? ma ormai Tu non ci sei più, mi rimangono solo dei piccoli
ricordi che non cancellerò mai per tutta la mia vita?. Mi manchi davvero già
tanto?. Quando venivi a casa a trovarmi, ti aprivo la porta e mi sentivo sempre
dire :"Ciao bellissima!". Sembra che mi rimbombi di continuo nella
testa ?e i nostri giri con il pandino? Quelli sono indimenticabili? E' da un
po' di tempo che volevo ringraziarti per tutto il tempo passato con te in
montagna, aspettavo solo il venerdì che ero sicura che tu arrivavi. E ti ricordi
il nostro thè delle cinque?! Sei proprio tu che hai iniziato a farmelo
provare!! E la passione per le torte? Sììì proprio tu me l'hai fatta venire? Un
giorno mi hai detto: "Vivi la vita, come mangiare una fetta di
torta!"? Provare la torta migliore, scegliere gli ingredienti, scambiarsi
le ricette? sì, in questo campo non ci batteva nessuno, eravamo proprio una
"bella" squadra. Ti ricordi, quando ci riposavamo sui gradini della
nostra baita? Tu cominciavi a raccontarmi della tua infanzia, e come badavi ai
tuoi fratelli. E quando mi davi consigli? Beh sembrava che eravamo simili! E
quando venerdì, sulla televisione, c'era il nostro programma preferito, e ti
fermavi un quarto d'ora in più, e guardavamo il nonno mentre cantava? Un enorme
bacio, zia, ti voglio davvero tanto bene? Addio mio angelo custode Cristina
13/04/2008.
( da "Provincia di Como, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
L'oscar del basket
Il mio amico Arrigoni che sa guardare lontano Oscar Eleni Camminando fra le
pozzanghere fino ad Assago, sputando sui progetti di metropolitana che vedranno
i nostri figli, anche se soltanto voi, diretti verso Milano e il teatro della
Luna, che sembra meno puzzolente del Forum, ricorderete questa partita che gira
fra stelle diverse, nuvole strane, lasciandovi l'amaro del sogno difficile da
realizzare, perché siamo sicuri che la gente di Cantù si unirà pur di vedere un
domani di bellezza nella speranza che i Corrado trovino chi fa segnali di fumo
con veri euro sulla parete, mentre quella di Milano prega dove può, quindi
anche in periferia, nella speranza che domani non ci sia più Corbelli a
raccontare storie sulla salvezza della più titolata delle nostre squadre di
basket. La dove si giocano i play off: Milano è dentro, Cantù è al limite e ha
bisogno di questi punti imprevisti dalla logica, anche se forse ci saranno più
tifosi dalla Brianza che di veri sostenitori per un'Olimpia che non indossa i
colori più vivaci come vi spigherebbe lo scrittore Hervè Tourè cacciato da
Milano, perché costava meno di altri, adottato con entusiasmo dalla Tisettanta
che gli ha ridato il piacere di vivere nella società dove non ci si occupa soltanto
del giocatore, ma anche delle necessità degli uomini. Sembra poco, ma se
chiedete a chi vive nell'Armani di oggi vi dirà che è davvero triste non sapere
con chi hai a che fare perché intorno al campo non vedi più nessuno. Tutti
ricorderanno anche questo scontro fra Tourè e Gallinari perché il francese
promette al filosofo lodigiano di fargli passare una giornata difficile visto
che ne conosce i pregi, ma anche i difetti. Bella sfida, bella promesse. Ce la
godremo alla faccia del nostro ex compagno di squadra Bruno Arrigoni che in
questo momento cammina sotto gli alberi della Virginia, nella Portsmouth dove
un giorno scoprì il leone Stonerook, dove convinse Bootsy Thornton a seguirlo
in Brianza, dove ha conosciuto Fitch, dove ha conosciuto anche qualche brocco,
ma dove se hai l'occhio buono vedi più lontano degli altri perché a Portsmouth
ci sono in questi giorni tutti i talenti delle università che non hanno
speranza di essere fra le prime scelte. Il Brunetto in America dovrebbe
confortare chi teme cadute e liquidazioni canturine, dovrebbero domandarsi
altri, tipo Varese o Milano, chi è andato in Virginia per loro perché ci
saranno soltanto agenti che poi venderanno. Arrigoni no, lui va a comprare per
la nobil casa che ancora oggi infervora le attese in casa Allievi e speriamo
che veda più lontano dei giorni in cui alla Canottieri ci accolse dicendo che
non ci sarebbe stato posto in squadra perché lui era il regista, il demiurgo.
Non andò proprio così, ma il tempo ha medicato tutto e lui ha guardato anche oltre
certe cose, forse è per questo che adesso sbaglia così poco. Arrigoni americano
per sfuggire alla guerra quasi santa che in questo momento lacera il basket italiano perché non ci eravamo accorti di questa diaspora che
vede Recalcati e i consiglieri che lo amano, tipo Mattioli, contro Maifredi e
Faraoni che, con altri consiglieri, non lo vorrebbero più alla guida non
soltanto della Nazionale, ma del movimento tecnico in rivolta per i famosi
corsi di aggiornamento personale che sanno di burocrazia e di calzini non lavati. 13/04/2008.
( da "Provincia di Como, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
In città Troppi i
parcheggi riservati all'amministrazione dello Stato Cara Provincia, alcuni anni
fa (probabilmente ne sono passati almeno una decina) avevo condotto un
censimento sul numero di parcheggi esistenti in città - insistenti sul suolo
pubblico - ma riservati a, vario titolo, all'amministrazione dello Stato in
città Troppi i parcheggi riservati all'amministrazione dello Stato Cara
Provincia, alcuni anni fa (probabilmente ne sono passati almeno una decina)
avevo condotto un censimento sul numero di parcheggi esistenti in città -
insistenti sul suolo pubblico - ma riservati a, vario titolo, all'amministrazione
dello Stato. Il fatto in se stesso non varcherebbe le soglie della sorpresa
senonchè la quasi totalità di detti parcheggi erano riservati alle auto private
di coloro che hanno la sede di lavoro in città ed in molti casi in città
murata. Mi riferisco in particolare alle auto private dei militari della
Guardia di Finanza (che fa la parte del leone), dei Carabinieri, dei dipendenti
dell'ASL, dei Vigili del Fuoco , della Polizia di Stato, della C.R.I. e della
Polizia Locale. In quell'occasione rivolsi una cortese domanda all'assessore
alla viabilità del Comune di Como per conoscere i motivi che avevano dato
origine alla decisione di riservare dello spazio pubblico al parcheggio di auto
private. E' inutile dire che non ricevetti alcun riscontro. Orbene, pochi
giorni fa ho svolto una ulteriore analisi sul fenomeno e credo che la
situazione si sia ulteriormente ampliata. Nulla di personale con i vari Corpi
di Polizia che credo debbano essere maggiormente tutelati, ma non è opportuno
che le varie Amministrazioni si debbano dotare di spazi propri se intendono
agevolare i propri dipendenti? La situazione attuale si presta alla classica
considerazione populistica, ma di forte presa sull'opinione pubblica: esistono
davvero i cittadini di serie ?A? ed i sudditi di serie ?B?. Molto cordialmente
ringrazio per avermi dato la possibilità di esprimere il mio personale punto di
vista. Alessandro Baietti Lipomo (p.m.) Gentile lettore, di recente le nostre
cronache si sono occupate dei pass per il centro storico: alcuni servizi hanno
fatto emergere un sottobosco di abusi e di piccole astuzie quotidiane che non
era più possibile tollerare. L'assessore Caradonna sta mettendo ordine nella
delicata materia. Ora lei solleva un aspetto collaterale, ma non secondario.
Gli giriamo anche questa sua segnalazione perché si possa procedere ad una
verifica di quanto lei afferma: è opportuno battere il ferro intanto che è
caldo. memorie In ricordo di Rosita Maggi che insegnava lettere al Giovio Caro
direttore, Leggendo l'articolo che avete dedicato al prof. Paolo Maggi, siamo
stati sicuramente numerosi a ricordare con affetto sua sorella, la signorina
Rosita, professoressa di lettere al liceo scientifico Paolo Giovio di Como,
scomparsa prematuramente diciannove anni fa: stessa competenza professionale,
stessa dedizione, stessa umanità, radicate nella fede cristiana e nell'impegno
civico. Noi, i suoi alunni, ammiravamo la sua memoria e la sua capacità di
lavoro, ma ancor più la qualità della sua presenza, autorevole e nello stesso tempo
cordiale. Nel suo quartiere, la signorina Rosita conosceva tutti, era pronta ad
aiutare tutti, aveva sempre un regalino per i bambini dei suoi conoscenti,
sempre più numerosi sulle successive generazioni. Partecipando ai viaggi
dell'associazione ex-studenti dell'Università Cattolica, tornava spesso con
l'indirizzo di una persona che le aveva manifestato il desiderio di
corrispondere in italiano; iniziava allora una nuova, costante relazione
epistolare, con questa gente che viveva lontano, in situazioni spesso
difficili. Ci sembrò inaccettabile che la signorina Rosita, così piena di vita,
di energia e di ottimismo, dovesse un giorno soccombere a una malattia
inesorabile. La vidi qualche giorno prima della sua morte. La stanchezza aveva
spento la vivacità del suo volto, ma trovò ancora la forza di domandarmi, con
attenzione e gentilezza, le ultime novità delle mie bambine. Giovanna Marzorati
Ménard Annecy, Francia lo stato con le mani bucate Vogliamo ridurre il debito?
Proviamo ad abbassare le tasse Trovo l'articolo di Carlo Lottieri pubblicato su
La Provincia del 10 aprile (Strano Stato, fra supertasse e mani bucate)
particolarmente interessante e istruttivo. La tesi sostenuta dall'autore è che
tanto più aumenta il livello delle tasse, tanto maggiore è il debito pubblico.
Il fenomeno sembra invero paradossale perché ogni logica dovrebbe indurre a
ritenere che maggiori entrate riducano (o, quanto meno, lascino inalterato) il
debito pubblico. Se infatti anche le maggiori imposte sono interamente
destinate a nuove spese, il debito pubblico dovrebbe rimanere invariato. In
Italia, però, questo non succede perché non solo le maggiori entrate sono
interamente destinate alle spese ma le stesse maggiori spese, alla fine,
finiscono per essere superiori alle maggiori entrate. La situazione è
paradossale ma risponde alla realtà. La motivazione però è sotto i nostri
occhi, se siamo in grado di tenerli aperti. Da quando in Parlamento ha inizio
l'esame della legge finanziaria (settembre) fino alla fine dell'anno, le varie
corporazioni si scatenano per aumentare nel modo più dissennato le spese a
carico dello Stato. Ogni partito, ogni gruppo, ogni deputato, ogni categoria,
ogni ente preme sul governo per aumentare i vecchi benefici o per crearne di
nuovi. Ricordate l'ultima legge finanziaria, dichiarata leggera dal Ministro
dell'Economia al momento della sua presentazione e appesantita, strada facendo,
dalle mille richieste di spesa alle quali il governo non è stato in grado di
dire di no, sicchè la legge, nella sua veste definitiva, ha finito per assumere
dimensioni ben maggiori rispetto a quelle iniziali? Con i conseguenti oneri a
carico del contribuente. Se, allora, maggiori tasse producono inevitabilmente
maggiore debito, la soluzione per ridurre il debito sembra tracciata: minori
tasse. E credo che sia proprio questa la soluzione per tentare di mettere in
ordine i conti del nostro paese. Dobbiamo arrenderci all'evidenza: il nostro
Stato spende molto male le proprie risorse e finisce per rendere sempre più
poveri i propri cittadini con prelievi iniqui e abnormi. Le cause sono
molteplici (burocrazia
inefficiente, legislatura farraginosa, moltitudine di centri di potere e di
spesa senza controllo, ecc.) e ognuna di queste cause meriterebbe un attento
esame. Ma se si vuole intervenire in modo rapido ed efficiente per tentare di
ridurre il debito pubblico la via più immediata, anche se apparentemente
paradossale, è quella di ridurre le entrate, cioè le imposte. Dall'altra
parte, come pensereste di aiutare una persona spendacciona e piena di debiti?
Certamente non aumentando le sue entrate. Questa soluzione richiede però
politici responsabili e dotati di un forte senso dello Stato. Renzo Gorini Como
elezioni Le scuole occupate dai seggi e mille disagi per allievi e genitori
Questo è uno sfogo gratuito, ma mi chiedo che necessità ci sia ad utilizzare le
scuole per le elezioni (che per altro si svolgono annualmente da 20 anni a
questa parte). Non è possibile usare strutture che non necessitano di una
?bonifica? per due giorni di seggio? Mi spiego, l'aula della classe di mio
figlio è stata completamente svuotata in quanto sede di seggio elettorale. Con
utilizzo delle ore di lezione delle insegnanti che hanno dovuto eliminare ogni
cartellone appeso alle pareti, e tutto il materiale scolastico. Ne deriva che
lo zaino di Luca (3° elementare) oggi pesava ben kg, 9,00, ed era gia il 2°
round di trasporto a casa di libri e quaderni, da riportare a scuola al rientro
da questa breve vacanza. Vacanza che per altro mette in crisi i genitori che
lavorano, che non possono lasciare a casa da soli due giorni i propri figli, e
che si debbono organizzare di conseguenza. E tutto ciò per cosa? Ci illudiamo
che queste elezioni cambino la situazione di depressione in cui è caduta la
nostra economia? Che il petrolio diminuisca, che i mutui smettano di strozzare
le famiglie, che i beni di prima necessità possano diminuire di prezzo, che
l'immigrazione clandestina trovi un freno, che le pensioni e gli stipendi
possano coprire la spesa di tutto il mese, che se entro in ospedale voglio
essere sicuro di venirne fuori vivo e curato, che la giustizia possa finalmente
ritrovare la strada giusta per essere applicata? Credo che ormai siano pochi
gli illusi che tutto ciò possa accadere. Ma intanto i nostri figli saranno a casa
lunedì e martedì, e qualcuno anche venerdì pomeriggio. Le elezioni non
cambieranno nulla, e noi avremo pagato anche una baby sitter per i nostri
bambini. Giovanna Soave e.mail la polemica Ma perché Milano non può avere due
aeroporti? Gentile Direttore, Roma ha due aeroporti importanti: Leonardo Da
Vinci e Ciampino, mentre trascuro Centocelle e quello dell'Urbe. Non vedo
perché Milano, capitale della regione più produttiva d'Italia, non possa averne
altrettanti. Ma il problema vero non sono gli aeroporti ma Alitalia. Molti anni
fa, quando viaggiavo in aereo per lavoro, volavo Alitalia per tante ragioni.
Innanzi tutto perché ho il grave difetto d'essere campanilista e poi perché la
nostra compagnia di bandiera sapeva farsi apprezzare. ?Improvvisamente?, i soliti
noti, i sindacati, hanno iniziato l'opera di distruzione. Chi dall'estero
desiderava avere la certezza di rientrare in Italia, scioperi e nebbia
permettendo, volava Swissair o altra compagnia vicina, ben collegate con
Lugano. Il fallimento Swissair con il conseguente declassamento di un
eccellente aeroporto come quello di Zurigo, favorì Malpensa, avamposto sperduto
nelle brughiere del varesotto. E tutto senza polemizzare. Cordialmente.
Giovanni Bartolozzi Lecco risparmio energetico Anch'io ho speso dei soldi per
far girare l'economia Anch'io ho approfittato dei "saldi". Anch'io ho
speso dei soldi per fare "girare l'economia. Anch'io mi sono preoccupato
del "risparmio energetico". E così, dato mano al portafoglio, ho
acquistato due lampadine a basso consumo elettrico al prezzo di una. Io, la mia
parte l'ho fatta. Ma, non mi è stato dato, dopo l'acquisto e il pagamento del
prodotto, il famoso "sacchetto giallo". Che è il
"testimonial" che anch'io nel mio piccolo faccio "girare l'economia".
Lino Cairoli Como 13/04/2008.
( da "Stampa, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Burocrazia
ASSEMBLEA ANGA. IERI
A VILLA BASINETTO DI VALLE SAN PIETRO "Noi nell'agricoltura ci
crediamo" Davide Razzano è il nuovo presidente dell'Anga di Asti (sezione
dei giovani della Confagricoltura), nominato all'unanimità nel corso
dell'assemblea annuale a Villa Basinetto. Completano il consiglio direttivo:
Giancarlo Amerio, Andrea Faccio, Massimo Icardi, Sebastiano Martinengo, Luciano
Ollino, Andrea Ivaldi ed Enrico Masenga (segretario). Laureato in Economia e
commercio, Razzano ha scelto la strada dell'agricoltura nell'azienda
"Alma" di Montiglio Monferrato, una scelta "dettata dalla
passione e da un forte legame con il territorio". "Credo molto
nell'Anga - ha detto Razzano - ma la sezione di Asti deve essere rivitalizzata.
Quella dei giovani è l'età delle sfide, ogni giorno bisogna fare i conti con le
tante problematiche che accomunano le nuove leve". Ma oltre alle questioni
tecniche c'è altro: "C'è l'esigenza di fare sindacato - ha aggiunto -
Auspico che chi fa impresa capisca che il nostro è l'unico sindacato che lo può
rappresentare". Ma il convegno è stato occasione per mettere a confronto
diverse esperienze nel settore, grazie alle testimonianze di altri giovani
dell'Anga: Marta Sempio (Anga nazionale), Massimo Franco (presidente Enapra),
Alessandro Boido (Anga regionale,), Laura dell'Aira (Anga), Gerardo Diana (ex
presidente nazionale Anga). A fare gli onori di casa il presidente di
Confagricoltura Asti Massimo Forno e il direttore Franco Giaquinta che ha
vestito i panni del moderatore, stimolando i giovani alla riflessione.
Esperienze diverse a confronto, accomunate da diversi problemi (la burocrazia
"che toglie ore di lavoro all'azienda tra registri e pratiche", la
difficoltà nell'accedere a crediti e finanziamenti) ma anche dal coraggio
"di innovare il settore e sperimentare con fiducia nuove tecnologie".
Un confronto passato anche attraverso Ogm, piano di sviluppo rurale, buoni
vendemmia: "I giovani hanno le idee chiare - ha concluso Giaquinta
- non dimentichiamo che l'Anga è la palestra dei futuri dirigenti, basti
pensare che gli ultimi presidenti di Confagricoltura Asti sono nati proprio
nelle file dell'Anga".