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DOSSIER “BUROCRAZIA”

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tARTICOLI DEL  11-5-2008      #TOP



Report "Burocrazia"

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Indice delle sezioni

Burocrazia (42)


Indice degli articoli

Sezione principale: Burocrazia

CONCORRENZA E... VELENI ( da "Azione, L'" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: perché servono un laboratorio, una burocrazia. Meglio cederlo all'ingrosso. Anche se mi piacerebbe vedere dei controlli più severi su chi vende direttamente, per evitare il caso che si venda più di quanto si produce...". Oltre alla concorrenza, anche la moria... "è un problema serio, che va al di là delle api.

A fronte di un esecutivo che si profila decisionista, l'opposizione è indebolita e malandata ( da "Gazzetta del Sud" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Non soltanto a causa della burocrazia, patrona indiscussa delle "lungaggini". Per uscire dalle crisi occorrono tempi brevi, ragionevolmente brevi, nella realizzazione degl'impegni. Il fronte delle emergenze, così esteso, richiede precedenza; ma le riforme di sistema non possono avere tempi lunghissimi, perché il "bipolarismo semplificato" è un regalo del 13 aprile,

L'INTERVISTA DELLA DOMENICA ( da "Gazzetta di Modena,La" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia, un po' in tutti i campi, divora soldi, futuro ed energie. Le dico solo questo, per concludere: io ho 150 richieste di giovani che vorrebbero venire qui a a Modena a lavorare con me, a fare apprendistato, potrebbe nascere una scuola modenese di alta cucina, ma io non posso prenderne neanche uno perchè le norme per farlo sono troppo complicate,

Campana: in campo per far crescere il Paese ( da "Giornale di Brescia" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma serve una burocrazia più efficiente ed un fisco meno oneroso" BRESCIA La leva fiscale come strumento moderno e decisivo per risolvere gran parte delle problematiche legate alla necessità di case. È uno dei principali temi affrontati ieri dal presidente del Collegio dei Costruttori edili di Brescia, Giuliano Campana,

Guardiamo all'Europa ( da "Giornale di Brescia" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La risposta è la burocrazia. L'Anas nel 2007 ha dovuto approvare un piano quinquennale di opere pubbliche. Le opere del 2007 sono state approvate nel dicembre 2007". Ma Buzzetti fa altri esempi calzanti: "In Italia i progetti delle grandi opere spesso sono sbagliati;

Zaia: Primo impegno saranno le quote latte ( da "Arena, L'" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che lo ha visto battagliare con la burocrazia dell'Unione Europea negli anni in cui è stato assessore veneto all'Agricoltura. "Sicuramente non vado a celebrare funerali di aziende agricole", ha detto Zaia, a margine del suo incontro con gli studenti dell'istituto per l'enologia "Gian Battista Cerletti" di Conegliano, dove lui stesso si era diplomato.

I costruttori: ora servono i fatti ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ora servono i fatti di Thomas Bendinelli Opere pubbliche soffocate dalla burocrazia, insufficienti finanziamenti, fiscalità complessa e punitiva: sono i tre nodi da risolvere che il presidente bresciano del Collegio Costruttori, Giuliano Campana, aveva evidenziato nei giorni scorsi e che ieri ha ribadito con la relazione introduttiva all'assemblea annuale, organizzata in Cdc,

Dalle infrastrutture al fisco i nodi cruciali dell'edilizia ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: DALLA BUROCRAZIA E DA INSUFFICIENTI FINANZIAMENTI, UNA FISCALITÀ COMPLESSA PESANTE E PUNITIVA: COSÌ SI BLOCCA LO SVILUPPO" Dalle infrastrutture al fisco i nodi cruciali dell'edilizia IL PRESIDENTE DEL COLLEGIO COSTRUTTORI DI BRESCIA ANALIZZA UN ARTICOLATO COMPARTO CHE NECESSITA DI INTERVENTI DECISI Alla vigilia dell'assemblea del Collegio dei Costruttori edili di Brescia e provincia,

<Pannelli solari bocciati per l'estetica> ( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia che fa sentire il suo peso vessatorio su imprese e cittadini". PER QUESTE RAGIONI le due associazioni artigiane chiedono al Comune "di modificare al più presto questa delibera dando intanto la possibilità di utilizzare in modo ampio, senza tanti ostacoli, le superfici dei tetti dei fabbricati industriali per la produzione di energia elettrica attraverso i pannelli fotovoltaici,

VIAREGGIO ZUCCHERO vuole lo Stadio dei Pini per un grande concer ( da "Nazione, La (Firenze)" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per questo ha messo in moto la macchina della burocrazia. Oltre a Zucchero, sono stati avviati contatti col promoter Mimmo D'Alessandro per riportare a Viareggio il Summer Festival, ma anche in caso d'accordo l'evento ricadrebbe sul 2009. Invece la città potrebbe riprendersi qualche ribalta televisiva se andranno in porto le intese avviate con la Rai del nuovo corso berlusconiano.

La denuncia di un residente: strada pericolosa, intervenite ( da "Provincia Pavese, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: A lamentare le lungaggini della burocrazia è il professor Tiziano Malabarba, originario di Miradolo Terme e residente a Milano, che attende da almeno tre decenni che venga messa in sicurezza la strada che attraversa l'abitato di Camporinaldo: "Si tratta dell'ex Statale 234, ora provinciale, che conduce al Comune di Chignolo Po - spiega - Ho segnalato più volte,

Stranieri, protesta sui permessi lumaca ( da "Eco di Bergamo, L'" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia anche da un numero insufficiente di addetti a tale procedure. Un problema sicuramente non nuovo, ma proprio per questo le associazioni degli immigrati presenti nella nostra provincia e alcune strutture sindacali, tra cui la Cub, la Fiom-Cgil e l'Anolf-Cisl, hanno chiesto e ottenuto di essere ricevute dal questore di Bergamo per trovare possibili soluzioni o quantomeno

Rondò di Villarazzo, ruspe al lavoro con 2 anni di ritardo ( da "Tribuna di Treviso, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Una giungla di burocrazia, che ha rimandato l'avvio dei lavori di mese in mese fino allo scorso febbraio, quando il Comune riuscì finalmente a consegnare tutto nelle mani di Veneto Strade. Seguirono oltre 3 mesi di inspiegabile attesa, fino a venerdì pomeriggio, quando la prima ruspa è finalmente comparsa all'incrocio.

Avanti anche senza la regione ( da "Messaggero Veneto, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma la possibilità di operare con rapidità senza essere rallentati dalla burocrazia. Per quanto ci riguarda saremo pronti ad avviare il progetto anche subito. E il Comune è sintonizzato sulla stessa lunghezza d'onda". I tifosi dell'Udinese quindi, secondo Leonardi, possono dormire sonni tranquilli. Anche sul fronte della licenza Uefa.

Cambiamo vita e facciamo le pizze ( da "Adige, L'" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: come racconta Luigi Furini nel suo esilarante libro "Volevo solo vendere la pizza", ci sono di mezzo burocrazia, difficoltà e incognite. Uno si scoraggia. Loro, invece, ci sono riusciti: Chiara Mariotto (nella foto di Anna Da Sacco) e Paolo Prandini, marito e moglie, di Besenello, hanno aperto da poche settimane la pizza al taglio "La Mangiona" in via Paoli.

Stop al pirellone, medici soddisfatti "bocciata la guerra ideologica alla 194" - laura asnaghi ( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Tanta burocrazia è solo punitiva per le donne" LAURA ASNAGHI "Ben venga la sospensiva del Tar". Negli ospedali milanesi è stato accolto con favore il provvedimento del Tribunale amministrativo regionale che, dopo il ricorso della Cgil, impone uno stop alle linee guida del Pirellone sulla 194, la legge sull'interruzione volontaria della gravidanza.

Il parco delle cose folli - anna bandettini ( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: persa in lungaggini e burocrazie anche inspiegabili. Ancora nel '92, per esempio, al Pini si ricoveravano malati, solo nel '94 iniziano i primi timidi tentavi di apertura, e la chiusura definitiva del manicomio non arriva prima del 1999. L'attività assistenziale per i malati è ancora garantita ma integrata (almeno in parte) alle altre attività:

Sulla Tav non vogliamo l'elemosina dell'Europa ( da "Giornale.it, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Anche allora burocrazia e borghi si misero di mezzo. Ma nessuno ne tenne conto e i lavori procedettero a dispetto degli uni e degli altri. Oggi in sei anni non si tira su nemmeno un ufficio postale. Per venire a noi, un governo che cede - come ha ceduto il precedente - alle sarabande dei "no tav" è un governo del piffero.

La bandiera blu? ce la riprenderemo - luca basile ( da "Tirreno, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: non ci sono problemi sul nostro litorale e che è una burocrazia, restrittiva alla voce parametri e non in linea con la normativa di riferimento, ad averci escluso dall'assegnazione". Anche se la partita, per dirla con le parole di Galli, "resta tutta da giocare. Ci sono aspetti da chiarire. Marina merita la Bandiera Blu ed è quindi giusto e doveroso discuterne nelle sedi preposte"

La prima forma di discriminazione, quella più strisciante, arriva dall'apparato bu ( da "Messaggero, Il (Rieti)" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: far riconoscere il proprio titolo di studio ma i costi e la burocrazia lo hanno convinto a lasciar perdere e a continuare a fare il muratore. Anche se in realtà il suo contratto è nel settore agricolo e se ha un incidente non può dichiararlo perché lui in quel cantiere non dovrebbe proprio esserci. "La storia di quest'uomo, come quella di tutte le persone che abbiamo intervistato -

<Vincoli e burocrazia nel Parco dello Stirone> ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Vincoli e burocrazia nel Parco dello Stirone" II I consiglieri provinciali di Forza Italia, Manfredo Pedroni e Bruno Conti, presentano al consiglio provinciale un'interrogazione circa il Parco Fluviale dello Stirone. Pedroni e Conti chiedono perché "alla richiesta di alcuni agricoltori della zona in data 27 marzo 2008 di avere un incontro con l'

Di certo c'è il Tar che decide, di certo c'è un regolamento da rispettar ( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Neanche per sogno perché nella bagarre tra cinghialari ci mette un piede anche la burocrazia. E così le due squadre che non si sono unite, vengono iscritte una dall'Ambito territoriale di caccia numero 3 (Terni-Orvieto) e un'altra dall'Ambito territoriale di caccia numero 2 (Perugia). Ogni ambito che iscrive una squadra esclude l'altra, con lo stesso nome ma caposquadra diverso.

Rubato libretto universitario: <Che ve ne fate? Ridatemelo> ( da "Libertà" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Mi risparmierebbero un bel po' di burocrazia e li considererei dei ladri gentiluomini". In merito Galvani riporta l'esperienza di impiegata alle Poste della madre: "Tante volte, in un passato relativamente prossimo, ha recapitato a qualche malcapitato documenti rubati, dei quali i ladri non sapevano che fare.

<Area ex Falck? I progetti rischiano un nuovo stop> ( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Altro progetto affogato nella palude della burocrazia e delle beghe politiche. Sempre sua l'area ex Marelli? "Sono un imprenditore. Avevo comprato l'area, fatto un progetto, un concorso di idee. Vinse Albini. Tutti dissero: bello, molto bello. Si è tirato a campare, niente concessioni.

La salute dell'economia piacentina vista ai raggi X ( da "Libertà" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: come sottolineano soprattutto artigiani e commercianti, da combattere la burocrazia, mentre i consumatori insistono sull'importanza di contenere i costi. Ma i commercianti chiedono, più in genere, anche interventi per rilanciare i consumi e, per quanto riguarda Piacenza, più parcheggi per favorire l'accesso al centro storico.

Allegoria del socialismo reale ( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Poiché un uomo è ai vertici della carriera all'interno della burocrazia socialista, c'è una figlia (come Ifigenia) che si deve sacrificare, c'è un sacrificio che si deve compiere, il sacrificio dell'amore: così ci viene raccontato da un altro uomo, che di quella ragazza era fidanzato. Questo il nocciolo della faccenda.

La capitale ha le strade a quattro corsie ed è ben illuminata, appena fuori si torna al Medio Evo ( da "Arena.it, L'" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: le raccomandazioni velocizzano la burocrazia". Ora ci resta solo il visto del Kirghistan da prendere a Taskent e poi siamo a posto perchè quello cinese ha validità un anno e crediamo di farcela ad arrivare in tempo. Con un'auto di scorta percorriamo 350 chilometri fino alla capitale, dove arriviamo all'una di notte rendendoci conto che esistono due Turkmenistan:

IN BICI A PECHINO.Lasciato alle spalle l'Iran Gianni Sirotto e Renato Ciravegna proseguono il loro viaggio verso la Cina ( da "Arena.it, L'" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: le raccomandazioni velocizzano la burocrazia". Ora ci resta solo il visto del Kirghistan da prendere a Taskent e poi siamo a posto perchè quello cinese ha validità un anno e crediamo di farcela ad arrivare in tempo. Con un'auto di scorta percorriamo 350 chilometri fino alla capitale, dove arriviamo all'una di notte rendendoci conto che esistono due Turkmenistan:

<Un fondo di garanzia per le imprese> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: aggiunge Carlo Loni - Troppa la burocrazia, troppi i lacci e lacciuoli a cui gli imprenditori, nuovi e non, devono far fronte. Per non parlare del rapporto, ostico da sempre in verità, con gli istituti di credito. Per ottenere un finanziamento bisogna far fronte a tutta una serie di impegni, spesso e volentieri personali".

Viva la crisi quando serve a muovere ( da "Gazzettino, Il (Vicenza)" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Per esempio a quel castigo che si chiama burocrazia. Non è pensabile passare mezze giornate di lavoro correndo da un ufficio all'altro, e compilando carte che non servono a migliorarti la vita. Per non parlare di certe iniziative".- Quali?"Prendiamo il corso sulla sicurezza. Scopro che, secondo la legge, sono tenuta a frequentarlo, anche se ho una sola dipendente.

Una rotatoria in via Valsugana ( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia aveva fatto saltare i piani. Prima c'erano stati dei problemi con gli espropri dei terreni dei privati. Successivamente, invece, si era dovuto fare i conti con un inghippo di carattere burocratico che riguardava un terreno del Comune: in sostanza un fazzoletto di terreno, un'area che per la precisione è di 195 metri quadrati,

Assocamping contro Comune: <C'è un eccesso di burocrazia> ( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è un eccesso di burocrazia" Per l'Assocamping l'amministrazione comunale di Cavallino Treporti è "troppo impastoiata nella burocrazia della propria macchina amministrativa". La denuncia è uscita dall'annuale assemblea dei rappresentanti dei 30 campeggi di Cavallino-Treporti, strutture di prima grandezza in Europa nel turismo all'aria aperta,

Invalidi, la giungla delle patenti ( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Purtroppo ci si lamenta che noi facciamo medicina e non burocrazia", commenta Sergio Lafisca, medico legale e presidente della Commissione provinciale patenti, cercando di far luce sulle cause della discordia. Lafisca puntualizza che quello del Veneziano non è un caso anomalo: su 10-11 mila richieste di rinnovo annue, ne verrebbero bocciate un sette percento.

In vista dei Campionati europei ( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Di contro manca manovalanza semplice e la burocrazia è ancora piuttosto complessa; grande interesse riveste il settore dell'arredamento e del design, anche di lusso.La strategia nazionale per la coesione, hanno illustrato i relatori dell'ICE Polonia, mira, entro il 2013, a creare 3,5 milioni di posti di lavoro, raggiungere un tasso di occupazione del 60\%,

Cn-At, cantieri ancora fermi ( da "Stampa, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Sul fronte della burocrazia manca l'ok da Roma per l'avvio dei cantieri. Teresio Delfino (parlamentare Udc), firmatario di una proposta di legge per la ratifica dell'accordo Italia-Francia sulla gestione del tunnel del Tenda: "Occorre accelerare al massimo le procedure per un rapido avvio della costruzione del nuovo tunnel".

Tubercolosi e burocrazia E' scontro a Pontboset ( da "Stampa, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Capre uccise tardi" Tubercolosi e burocrazia E' scontro a Pontboset Stalla bloccata per un focolaio, strage di animali [FIRMA]GIANPAOLO CHARRÈRE PONTBOSET "La mia azienda è bloccata, non posso salire in alpeggio nemmeno con le mucche. Trent'anni di duro lavoro perso in 12 mesi" dice Danilo Colliard, allevatore di Pontboset.

"Il progetto va rivisto" Stop ai lavori del ponte ( da "Stampa, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per la rinnovata immagine del ponte i tempi della burocrazia suggeriscono di armarsi di santa pazienza. E di conseguenza - salvo sorprese - le chiusure al traffico raddoppieranno: in estate, per dar modo ai tecnici di rinforzare i basamenti del "nonno" dei viadotti canavesani, più avanti (chissà quando) per la vera e propria metamorfosi.

<Dateci il diritto di voto, siamo qui per lavorare ma anche per vivere> ( da "Gazzettino, Il (Belluno)" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Mohammed Saady ha puntato anche sui tempi eccessivi della burocrazia, che oggi rendono difficoltosi i rapporti tra imprenditori e lavoratori e rischiano di alimentare le scorciatoie della manodopera clandestina. "Siamo qui per lavorare, ma dobbiamo anche vivere".E' il concetto espresso invece da Ivana Petryna in rappresentanza delle bandanti che operano a Belluno.

Rifiuti agricoli, accordo per la raccolta ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dispendio di risorse da parte delle aziende agricole che a San Giorgio sono centinaia le quali non dovranno farsi carico di alcun tipo di burocrazia, ma dovranno unicamente consegnare lo scarto alla società che si occuperà di tutto, compresa la compilazione praticamente gratuita (salvo una compartecipazione di tipo economico poco più che simbolica) dei registri di carico e scarico.

Calderoli, cacciatore spietato di leggi inutili ( da "Padania, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di burocrazia inutile, che gravano con costi enormi sulle casse statali e rallentano non solo l attività amministrativa ma anche quella dei cittadini e delle imprese. Meno leggi, meno burocrazia, meno apparati statali, meno perdite di tempo e denaro: è quello che chiedono i cittadini, insieme al cambiamento e alla riforme.

Un giornale per una terra vincente ( da "Provincia di Como, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: fra le colline della Brianza e i capannoni della Bassa comasca, dove - nonostante le palle al piede delle infrastrutture, della burocrazia e di un'insopportabile pressione fiscale - il genio e la fatica della nostra gente trovano nuove strade per essere all'altezza (...) segue a pagina 12 11/05/2008.


Articoli

CONCORRENZA E... VELENI (sezione: Burocrazia)

( da "Azione, L'" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'AZIONE - Articoli - Concorrenza e... veleni CONCORRENZA E... VELENI "Il 40% del miele venduto nella nostra regione viene dall'estero!". Non ha dubbi, Anacleto De Luca, storico e pluripremiato apicoltore di Cison, alle prese pure lui con il difficile momento delle api, complicato, da qualche tempo, anche dalla concorrenza estera. Molti apicoltori sono tentati di smettere perché scoraggiati dalla concorrenza del prodotto che arriva da Cina, Brasile e paesi dell'est. "Il miele viene comprato dall'estero a 1,8/2 euro al kg - aggiunge De Luca - quando il nostrano è comprato all'ingrosso a 3 euro. Poi al pubblico si arriva a 7 euro al kg. Pochi sono gli apicoltori che vendono il miele direttamente, perché servono un laboratorio, una burocrazia. Meglio cederlo all'ingrosso. Anche se mi piacerebbe vedere dei controlli più severi su chi vende direttamente, per evitare il caso che si venda più di quanto si produce...". Oltre alla concorrenza, anche la moria... "è un problema serio, che va al di là delle api. Se le api muoiono, non è come qualcuno vorrebbe far credere solo un problema delle api. è giusto riflettere sul fatto che in certe zone (come ad esempio la Vallata) la mortalità è bassa, mentre invece dove ci sono coltivazioni intensive di altro tipo, per esempio vigneti o radicchio, è molto più alta. Forse bisognerebbe chiedersi se c'è una spiegazione. E se magari, oltre alle api, stessero male anche gli uomini... sarebbe interessante che qualcuno studiasse seriamente questo fenomeno". AT.

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A fronte di un esecutivo che si profila decisionista, l'opposizione è indebolita e malandata (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta del Sud" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Solleone e miraggi sulla strada del primo governo ombra di Veltroni Dino Basili Primo: rimuovere le "lungaggini". La parola virgolettata, oggi abbastanza desueta, è stata riscoperta giorni fa dal presidente Napolitano per una sottolineatura: nella nascita del Berlusconi IV non c'è stata "alcuna lungaggine". Nel Paese, invece, ce ne sono molte. Troppe, di ogni genere. Non soltanto a causa della burocrazia, patrona indiscussa delle "lungaggini". Per uscire dalle crisi occorrono tempi brevi, ragionevolmente brevi, nella realizzazione degl'impegni. Il fronte delle emergenze, così esteso, richiede precedenza; ma le riforme di sistema non possono avere tempi lunghissimi, perché il "bipolarismo semplificato" è un regalo del 13 aprile, quasi un prestito... Senza dimenticare il referendum pendente sulle norme elettorali che l'hanno agevolato, pur imperfette. Vedremo presto se le promesse di una "legislatura costituente" avranno seguito positivo. Di qua e di là. Non è un buon segno l'attuale travaglio in casa Piddì: aggravato, se possibile, da una maggioranza di centrodestra (finora) compatta. A un'opposizione indebolita non sarà facile lavorare, contemporaneamente, per due obiettivi: le riforme condivise, e il contrasto "duro" a un governo che si profila decisionista. Le squadre di calcio malandate spesso si rilanciano grazie al silenzio stampa: perché nel Piddì si continua a disquisire tanto sulla batosta elettorale? In tanti, ininterrottamente. Dicono che è "un'analisi ampia e approfondita". Ormai un refrain. Il blocco veltroniano non si sposta di un millimetro: siamo stati sconfitti, ma poco poco... Massimo D'Alema è di avviso diverso e chiede, addirittura, un ripensamento del progetto. Il "caminetto" è sparito, fumo e scintille no. Fioccano le previsioni. Pierluigi Bersani, "ombra di Tremonti", assicura: "Diventeremo grandi quando supereremo lo schema di Bibì (ex diessino) e Bibò (ex popolare)". Giusto che la discussione si allarghi ai più famosi personaggi dello storico "Corrierino"... Piuttosto, chi aveva fissato l'asticella minima al 35 per cento, dovrebbe aggiornare le misure. Grandi come Capitan Coccoricò? Preoccupato Sergio Chiamparino. Afferma il sindaco torinese: "So che all'interno del partito c'è chi vorrebbe fare un passo indietro, magari riprendendo in mano le bandiere rosse". Rosse? considerati gli scambi di complimenti, sarebbero color ruggine. Eterno ritorno, "Che fare?". Al classico quesito se ne aggiunge un altro: "Con chi?". L'estrema sinistra, nonostante le acidità post-elettorali, propone le alleanze di Massa. Sicuro, M maiuscola. Alle elezioni comunali apuane ha vinto un "piddino" contrapposto al candidato di origine controllata e sostenuto dagli sconsolati (arco) balenanti. In sintonia con le pregiate cave, qualcuno già teorizza una "via del marmo". Sai che novità. È scoccata l'ora della cosiddetta "traversata del deserto" (che, si sa, non ha scorciatoie). Gli esperti consigliano di alleggerire le bisacce dai logorati "ma anche", evitando le provviste generose di "tuttavia" e "non di meno". Scoraggiate le confezioni di "epperò" e ancor più quelle di "conciossiacosaché". Riusciranno i nostri eroi a procedere "leggeri" come vuole il Walter-style? Sul cammino, solleone e miraggi. Oasi e datteri. Gibli e dune che si muovono. Per fortuna nella carovana democratica non difettano gli esploratori: caccia aperta ai reperti archeologici del Carroccio, ai tesori elettorali nascosti dai vari Diliberto, ai fiumi di greggio... Quel che conta è sistemare sotto ciuffi di lussureggianti palmizi il governo-ombra. A proteggerlo non bastano i larghi sombreri gentilmente offerti da Luis Zapatero. Fuor di metafora, il fanta-Veltroni I non aiuterà a combattere le "lungaggini" se mirerà soprattutto alle paralisi decisionali del governo in carne e ossa, secondo polverosi moduli di rivincita. Incoerenti con gli apprezzati discorsi sulla "nostra comune patria".

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L'INTERVISTA DELLA DOMENICA (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Modena,La" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di Claudio Salvaneschi L'INTERVISTA DELLA DOMENICA Brasile, Usa, Pechino: c'è un boom dei piatti e dei prodotti modenesi La cucina di Modena è ormai da tempo sugli altari con il suo chef principe, quel Massimo Bottura della "Francescana" che è in tutte le Guide e viene regolarmente citato come uno dei migliori cuochi internazionali. Lui è uno degli emblemi della scommessa aperta: tradizione e sperimentazione, l'apertura al nuovo e al futuro su basi antiche. E' la grande sfida di Modena che ritorna anche in cucina. E l'alta cucina è ormai un business evoluto, uno strepitoso biglietto da visita del made in Italy e di Modena stessa. La cucina come cultura e business vista da Modena, terra di tradizioni gastronomiche fortissime: a che punto è l'arte del mangiar bene a Modena e in Italia? "Questo è un momento magico per la cucina italiana, dopo quello vissuto negli anni '70- '80 con Gualtiero Marchesi. Siamo ritornati al top, e Modena è in prima linea. Marchesi ha rappresentato l'eleganza e lo stile in cucina, è stato un punto di riferimento. Ha fatto sì che noi potessimo crescere con un senso del palato nuovo. E dalla sua lezione è nata una generazione che sarebbe esplosa nel 2000, con un gruppo fortissimo, Cracco, io, Alaimo, Scabin, legati da una profonda stima l'uno per l'altro. E' una vera e propria scuola italiana che è nata. E anche i giovani chef, Bartolini, Vinciguerra, crescono con questo spirito". E a Modena in particolare cosa sta succedendo? "Modena ha una forte tradizione di cucina come cultura quotidiana, e io sono l'espressione di come si sta sviluppando. La mia è una cucina a chilometri zero, cioè che ha fortissimi legami con il territorio, con la tradizione, però è nuova, non segue uno spartito fisso, lo spartito viene scritto mentre si crea". Grande chef a livello internazionale ma legatissimo a Modena. Come è nata la passione per la cucina? "Da noi c'è una fortissima cultura della casa, della famiglia. Se io devo capire come è nata questa mia passione, credo nasca dallo stare vicino a mia madre, a mia nonna, mentre cucinavano, i cuochi penso nascano così. Le osservavo attentamente quando preparavano i pranzi della domenica per la nostra grande famiglia. Prende origine da lì la passione, da questa cultura, e qui a Modena è ancora forte il senso dell'invitare a casa propria. Ad esempio, recentemente sono stato invitato a cena a casa dell'avvocato Borelli, e la sua mamma ha preparato un patè di fegato di beccaccia straordinario. Lì mi sono reso conto di quanto a Modena esista una cultura culinaria diffusa". La cucina italiana è davvero al top a livello internazionale o ci piace crederlo? "No, siamo davvero ai massimi livelli, ormai c'è una scuola italiana. In questo periodo si parla ancora molto della Spagna, ma lì c'è un solo genio, Ferran Adrià, e poi 3-4 bravi chef. Ma il gruppo che c'è in Italia in Spagna non c'è. Il problema vero gli spagnoli lo affronteranno tra un po': chi cresce lì cresce con la voglia di stupire di Adrià ma senza averne la superba maestria tecnica, la cultura di base. E allora ti resta solo il colpo a effetto". L'arte gastronomica a rischio per un eccesso di sperimentalismo? "Per un eccesso di disinvoltura. La tecnica senza cultura non può bastare. Invece di fare un percorso di crescita culturale a volte si preferisce prendere scorciatoie". Lei come ha fatto, invece? Qual è la strada maestra? "Io sono cresciuto con la trattoria del Campazzo con la "razdora" Lidia Cristoni di Nonantola, poi ho seguito Cogny, la nuova cucina francese con Ducasse, poi Adrià, sono cresciuto a poco a poco". Il segreto della grande cucina dove si trova, dunque? "Il punto vero, per me, è sempre puntare sull'alta qualità di base, dei prodotti. A Modena ci sono bravissimi produttori di materie prime, il nostro è un territorio di individualisti che ci tengono a primeggiare. E poi, un altro segreto: fare lo chef è anche un grande bagno di umiltà, sapere lavorare in squadra. Nel ristorante "Osteria Francescana" io ho mia moglie che mi aiuta nella concettualizzazione dei piatti, l'amicizia con diversi artisti mi è di aiuto per pensare a cose nuove, ho un grande sommelier come Giuseppe Palmieri. C'è un lavoro di èquipe. Pensi che abbiamo anche un chimico in cucina". Come, un chimico? A fare cosa? "E' un ragazzo che si è laureato in chimica e poi ha voluto fare il cuoco. Questo ragazzo è utilissimo, per studiare le reazioni delle carni e delle verdure alla cottura, e poi gli addensanti, le basse temperature. La cucina è un gioco molto complesso, ormai". Lei citava prima l'alta qualità dei prodotti. E' una delle grandi ricchezze di Modena. E' valorizzata al meglio? "I prodotti modenesi e italiani stanno conquistando il mondo ma bisogna crederci, aiutare i produttori di punta. L'aceto balsamico della Consorteria di Spilamberto l'ho portato a Salisburgo a una grande kermesse internazionale e poi ancora recentemente in Brasile, insieme al parmigiano, con un grandissimo successo. Adesso, tra poche settimane andrò in Cina a preparare una cena di gala organizzata dalla nostra ambasciata a Pechino per le istituzioni cinesi e gli altri ambasciatori esteri. L'ambasciatore mi ha chiamato e porterò tutti i prodotti di Modena. E' una grande opportunità. A Pechino metterò insieme la Cina e Modena: farò un raviolo al vapore con il ripieno dei tortellini con fonduta di parmigiano liquido. E il tutto innaffiato con un lambrusco brut rosso di Bellei che nel colore ricorda la Ferrari". Cucina come arte, creatività, invenzione. Ma da dove nasce l'ispirazione per creare piatti nuovi? "Lo spunto viene da un'emozione, dai ricordi, da sensazioni che vuoi trasmettere. E poi, sotto, c'è la qualità della materia prima, e la conoscenza tecnica applicata alla materia per sublimarla. Sotto ancora, infine, c'è la cultura, occorre conoscere anche l'arte, l'architettura, avere il senso del bello e gusto estetico per fare il cuoco". E dove sono le nuove frontiere della cucina, nel mondo globalizzato di oggi? "Sono nei Paesi emergenti, Cina, India e Brasile su tutti. E poi anche gli Usa che stano lavorando molto seriamente sulle materie prime e i loro chef studiano moltissimo". L'Italia è in grado di difendere la sua eccellenza? "Sì, perchè il nostro punto di forza sta nell'avere una dispensa praticamente inesauribile, il nostro tesoro sta nelle molteplici sfaccettature delle cucine regionali. Il tortellino di Castelfranco, ad esempio, è diverso da quello di Modena che a sua volta è diverso da quello di Bologna. Ci sono dispense regionali sterminate in Italia, come materie prime e preparazioni. Nessuno al mondo ha questa ricchezza". La sua cucina attrae a Modena tanti personaggi famosi, chi le è rimasto impresso? "Cosa vuole che le racconti? Di quando ho messo il grande musicista Sakamoto a cuocere il gnocco fritto? O di quando Jean Todt e Schumacher sono venuti da me e hanno fatto un "pit stop", come l'hanno chiamato loro, sui dessert? E ancora mi viene in mente Montalban, il grande scrittore catalano purtroppo deceduto. Con lui ho cucinato il "bollito misto thailandese" applicando l'idea della cottura a basse temperature nel brodo, versando poi questo brodo sopra la carne. Lui poi l'ha chiamata zuppa thailandese e l'ha descritta in uno dei suoi libri, "Gli uccelli di Bangkok"". Abbiamo parlato del futuro, della ricchezza sterminata del nostro patrimonio gastronomico, della scuola italiana al top, dell'alta qualità, ma ci sarà pure un lato oscuro... Dove sta? Forse proprio nella qualità, nel rischio delle sofisticazioni? "Bisogna stare attenti. Io credo che oggi i controlli ci siano e che siano molto più profondi e accurati di 20 anni. Si è preso finalmente coscienza che si lavora bene solo sulla qualità. Certo, c'è sempre qualcuno che cerca di arricchirsi con le frodi, ma sono elementi marginali. Il rischio vero, però, è quello di generalizzare e di arrecare un danno enorme a un Sistema Italia che punta tutto sulla qualità". E allora qual è il problema, se c'è? "Il problema sta nelle complicazioni assurde che spesso bisogna affrontare. Io credo che si debbano aiutare gli chef a fare il loro lavoro, senza farli impazzire con mille cavilli burocratici, come invece accade spesso oggi nella gestione dei ristoranti. La burocrazia, un po' in tutti i campi, divora soldi, futuro ed energie. Le dico solo questo, per concludere: io ho 150 richieste di giovani che vorrebbero venire qui a a Modena a lavorare con me, a fare apprendistato, potrebbe nascere una scuola modenese di alta cucina, ma io non posso prenderne neanche uno perchè le norme per farlo sono troppo complicate, bizantine, cervellotiche. Mi sfinirei soltanto per cercare di ottemperare a tutte. Non mi resterebbe il tempo di fare altro. Peccato, ci sono ottimi, grandi cuochi che non nasceranno mai, strangolati dalla burocrazia...".

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Campana: in campo per far crescere il Paese (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Brescia" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Edizione: 11/05/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:COLLEGIO COSTRU Partecipata assemblea annuale del Collegio costruttori edili di Brescia ieri nel salone della Camera di Commercio Campana: in campo per far crescere il Paese "L'edilizia continuerà a fare da traino, ma serve una burocrazia più efficiente ed un fisco meno oneroso" BRESCIA La leva fiscale come strumento moderno e decisivo per risolvere gran parte delle problematiche legate alla necessità di case. È uno dei principali temi affrontati ieri dal presidente del Collegio dei Costruttori edili di Brescia, Giuliano Campana, nel corso della partecipata assemblea che si è svolta nel salone della Camera di Commercio. "Infrastrutture, casa e ambiente", questo il titolo scelto dal Collegio - secondo per importanza in Italia per numero di imprese iscritte e contributi versati - che fa giusta sintesi del dibattito oggi sul tappeto nel nostro Paese. "Sono anche i primi temi nell'agenda del nuovo Governo - ha detto Campana nel corso della sua applaudita relazione -. Ci attendiamo moltissimo dal nuovo esecutivo. Nel programma del presidente Berlusconi, nonché in quello dell'attuale opposizione, la soluzione dei problemi legati alla casa ed alle infrastrutture è primaria". Una modernizzazione del Paese che secondo Campana passa obbligatoriamente attraverso una maggiore efficienza della burocrazia, ma anche un fisco più semplice e meno oneroso. "Il settore delle costruzioni è stato investito da politiche fiscali pesanti: oggi vendere e comprare una casa è diventato difficile ed ancora più costoso, con regole burocratiche troppo confuse. Chi poi acquista da un'impresa, e questo è un'assurdità riservata solo a noi costruttori, corre il rischio di contenziosi ed accertamenti fiscali". "Proponiamo al Governo - ha proseguito Campana - una sorta di patto fiscale, che riduca l'onerosità e semplifichi le procedure, per un rapporto più corretto ed equilibrato tra il contribuente ed il Ministero delle finanze. L'obiettivo è rendere dinamico il mercato della casa, ampliare e migliorare il mercato delle locazioni, attirare capitali di investimento, occorre modificare la politica fiscale. Per questo occorre una normativa semplice e virtuosa che convinca gli investitori, che preveda una tassazione con imposta fissa e piena detraibilità per le manutenzioni. Mi sento di aggiungere che si potrebbero porre allo studio agevolazioni anche per gli inquilini, riguardanti il canone e le manutenzioni a loro carico". In questi ultimi anni il comparto dell'edilizia è stato trainante ed ha costituito un'autentica trave portante per i livelli occupazionali. In dieci anni, nella sola Lombardia, gli occupati in edilizia sono cresciuti di 80.000 addetti, pari al 33%, in netta controtendenza rispetto al restante sistema economico regionale. "Mi auguro vivamente che si possa continuare con questo trend - ha detto Campana -, per modernizzare il nostro Paese, per rinnovare strategicamente le città, per rispondere alle indifferibili esigenze di risparmio energetico di una edilizia maggiormente sostenibile". Il settore edile, nel suo complesso, sta attraversando una fase delicata ed assestamento dopo nove anni consecutivi di crescita del mercato. "Molte speranze si appuntano sull'Expo 2015. Sono previsti investimenti significativi con la speranza di registrare una forte accelerazione dei numerosi progetti che riguardano Milano ma anche parte dell'Italia settentrionale. Bisogna premere l'acceleratore, per ridurre i ritardi accumulati nelle infrastrutture e nell'ammodernamento delle città. Assistiamo ad una cronica carenza dei finanziamenti per le opere pubbliche: mentre l'Italia destina solo il 2% del prodotto lordo, l'Europa investe il 2,9%. Abbiamo a troppi livelli, una burocrazia di poca efficienza, più sensibile alle procedure ed alle formalità complesse e talvolta irrazionali". Campana invoca una svolta. Che non potrà che vedere nuovamente al centro l'opera dei costruttori. E quelli bresciani, c'è da esserne certi, sono pronti a fare la loro parte.

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Guardiamo all'Europa (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Brescia" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Edizione: 11/05/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:COLLEGIO COSTRU Le proposte del presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti "Guardiamo all'Europa" I vice presidenti del Collegio costruttori: Giuliano Paterlini e Mario Parolini BRESCIA "L'ottimista è colui che di fronte alle difficoltà riesce subito a vedere le opportunità che si possono cogliere". La frase di Winston Churchill citata da Paolo Buzzetti, presidente dell'Ance, suggerisce l'animo con il quale i costruttori devono far fronte alle difficoltà che sta vivendo il comparto. "Siamo condannati all'ottimismo per riuscire a reagire alle inefficenze dell'Italia. Negli anni Settanta - ha detto - eravamo i primi in Europa per rete autostradale, ora siamo fanalino di coda. Anche la nostra rete ferroviaria fa acqua e questo si traduce per i cittadini in una peggiore qualità della vita, in difficoltà nello sviluppo del turismo, nei prodotti più cari perché più alta è l'incidenza del costo di trasporto". Il nodo delle infrastrutture e degli investimenti resta centrale: "Il governo precedente aveva aumentato gli stanziamenti per le grandi opere del 20 per cento rispetto all'ultimo periodo del Governo Berlusconi, quando la dotazione per le infrastrutture fu tagliata drasticamente. Peccato che la buona volontà dell'esecutivo Prodi sia rimasta sulla carta, materialmente quei soldi non si sono visti". Ma i finanziamenti da soli non bastano a fare ripartire le grandi opere. "È tutto il sistema che non funziona più e va rivisto, se non vogliamo accentuare il ritardo che ci allontana dall'Europa. Negli anni Settanta del secolo passato eravamo all'avanguardia per autostrade e alta velocità, poi ci siamo fermati. Vi chiederete come mai ci siamo fermati? La risposta è la burocrazia. L'Anas nel 2007 ha dovuto approvare un piano quinquennale di opere pubbliche. Le opere del 2007 sono state approvate nel dicembre 2007". Ma Buzzetti fa altri esempi calzanti: "In Italia i progetti delle grandi opere spesso sono sbagliati; il sistema del massimo ribasso non funziona; la revisione dei prezzi è stata abolita e non tiene conto degli aumenti delle materie prime che spesso si verificano in corso d'opera, il criterio di premi e punizioni non è adeguato. Anche da noi come nel Nord Europa dovremmo ritrovare un terreno di compostezza e serietà nell'esecuzione dei lavori, con penalità adeguate, ma anche con premi quando le imprese sono più rapide del previsto. Per tutte questi problemi chiediamo alla politica di ascoltarci". (r.).

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Zaia: Primo impegno saranno le quote latte (sezione: Burocrazia)

( da "Arena, L'" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

IL NEOMINISTRO. Il titolare dell'Agricoltura promette di risolvere l'annoso problema delle multe europee, che pesano sulle stalle venete per 34 milioni di euro l'anno Zaia: "Primo impegno saranno le quote latte" TREVISO Si conferma un pragmatico Luca Zaia e nel primo giorno da ministro dell'Agricoltura fissa subito i temi della propria agenda, partendo dalle quote latte. "Ho una bella partita da subito" spiega, "cioè 150 milioni di euro di multe di quote latte, applicate all'Italia assieme a Germania e Polonia". La questione dello sforamento delle quote e delle multe agli allevatori del Nord Italia è un tema caro a Zaia, che lo ha visto battagliare con la burocrazia dell'Unione Europea negli anni in cui è stato assessore veneto all'Agricoltura. "Sicuramente non vado a celebrare funerali di aziende agricole", ha detto Zaia, a margine del suo incontro con gli studenti dell'istituto per l'enologia "Gian Battista Cerletti" di Conegliano, dove lui stesso si era diplomato. Secondo Zaia sulle quote latte l'Italia "è stata mal difesa, a partire dalla fine anni '70. Ci siamo portati a casa, allora, una quota nazionale di latte in un momento i cui il paese ne consumava il doppio. Oggi perciò una confezione su due che è acquistata nel nostro Paese contiene latte non italiano". "È un peccato originale" ha evidenziato "che scontiamo da 40 anni. Il solo Veneto, ad esempio, paga 34 milioni di euro l'anno di multe per quote latte, distribuite fra 312 aziende agricole". Zaia, che farà martedì prossimo il passaggio delle consegne con il ministro del precedente governo, Paolo De Castro, ha rimarcato le caratteristiche di concretezza che intende imprimere al proprio mandato: "Spero che ci siano meno convegni perché chi mi conosce sa che ho l'allergia alla sedia". "Quindi meno conferenze e più campi. Frequentare le aziende agricole può essere uno stile di lavoro". E il leghista Zaia ha rassicurato sul federalismo in salsa lombardo-veneta. "Dico a tutti non preoccupatevi. Il federalismo" ha affermato, "sarà un bene per tutti. Sento che c'è qualcuno in giro per l'Italia che si preoccupa, ma il mio partito vuole portare l'ossatura del Paese ad uno Stato federale, compatibile con l'attuale costituzione". "Vi dico" ha concluso "che il federalismo è una grande opportunità per il Nord, per noi veneti e per tutta la comunità del Sud. Si deve preoccupare solo chi non lavora con onestà e non fa le cose come dovrebbero essere fatte".

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I costruttori: ora servono i fatti (sezione: Burocrazia)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'ASSEMBLEA. Dopo l'appello le prime risposte dal mondo politico bresciano, ma il Collegio e l'Ance chiedono tempi rapidi e atti concreti I costruttori: ora servono i fatti di Thomas Bendinelli Opere pubbliche soffocate dalla burocrazia, insufficienti finanziamenti, fiscalità complessa e punitiva: sono i tre nodi da risolvere che il presidente bresciano del Collegio Costruttori, Giuliano Campana, aveva evidenziato nei giorni scorsi e che ieri ha ribadito con la relazione introduttiva all'assemblea annuale, organizzata in Cdc, mettendo "il successo dell'edilizia al centro del rilancio del Paese". DAL NUOVO sindaco di Brescia, Adriano Paroli, parlamentare del Popolo della Libertà, una prima risposta. "È doveroso cambiare pagina - ha detto Paroli -: è un impegno che la politica si è presa e che deve essere mantenuto". Un discorso che vale sia sul piano nazionale che su quello locale. Ed è in particolare su quest'ultimo aspetto che Paroli, parlando soprattutto in veste di nuovo Sindaco della città, ha soffermato la propria attenzione. "Dobbiamo essere in grado di guardare e valorizzare le potenzialità economiche del nostro territorio - ha osservato -. La città di Brescia deve tornare a essere il centro attrattivo dell'intera provincia". E due sono gli strumenti per muoversi in questa direzione: il piano di governo del territorio e il regolamento edilizio. Il primo, per il momento solo abbozzato, deve essere per Paroli rivisto per fare in modo che Brescia sia centro di funzioni e servizi. "Abbiamo bisogno di risorse e investimenti - ha sottolineato Paroli -. La città ha bisogno di progetti di respiro ampio e di grande coraggio, a partire dal Pgt che deve dare risposte anche su questo piano". Partendo quindi da questo quadro di riferimento il centro storico dovrà essere il cuore pulsante di tale cambiamento ed è soprattutto su questo fronte che Paroli immagina le modifiche al regolamento edilizio. Capire quindi cosa, del patrimonio esistente, debba essere conservato ma anche dove e come si possa al contrario intervenire, prevedendo anche l'utilizzo di nuovi materiali quali il vetro e l'acciaio. "Sono ottimista - ha concluso Paroli -, convinto che abbiamo una grande occasione per dimostrare che l'interesse particolare può coniugarsi con il bene comune". Ma se a Paroli è spettato l'onere di annunciare il che fare dei prossimi anni, tra gli intervenuti all'assemblea di ieri anche il presidente della Provincia Alberto Cavalli, che ha voluto invece tracciare un resoconto delle tante opere messe in campo negli ultimi otto anni dall'ente, in primis la tangenziale Sud. In tutto sono oltre 500 i milioni di euro spesi dalla Provincia e, a titolo di esempio, 80 i cantieri conclusi sulle strade della provincia nel solo 2007. Nuovi cantieri, alcuni dei quali di un certo rilievo, apriranno a breve e tra questi anche la cosiddetta "corda molle". Da parte del presidente della Provincia, un'ultima notazione anche su Expo 2015, definita una "grande opportunità per avviare e velocizzare" le pratiche delle tante cose che ancora restano da fare, dalla direttissima Brescia-Milano, all'alta velocità, all'aeroporto di Montichiari. UN APPELLO forte "affinché la politica ascolti e poi prenda le decisioni" è arrivato anche dal presidente nazionale dei costruttori Paolo Buzzetti. L'edilizia produce il 10 percento del Pil, ha due milioni di addetti (2.5 con l'indotto) ma se questo è il quadro, perché non si riesce a dare la scossa necessaria? Per Bozzetti c'è un problema di risorse che non vengono date con continuità, la lentezza delle procedure burocratiche, la necessità di ridare a chi amministra il potere decisionale. "Eravamo primi in Europa per strade e ferrovie negli anni '70 - ha ricordato -, ora stiamo arretrando sempre più e se andiamo avanti così fra non molto verranno in Italia per vedere come si viaggiava una volta". Il quadro tratteggiato da Bozzetti è cupo. L'Europa è una barca che, con difficoltà, riesce comunque a navigare nel mare della globalizzazione. Il problema è che l'Italia non è su quella barca, è su una scialuppa di salvataggio e bisogna trovare il modo, in tempi rapidi, di risalire almeno su quella barca. "Dobbiamo essere ottimisti", ha però ribadito più volte Bozzetti nel corso del suo intervento. Convinti cioè che si possa risalire la china.

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Dalle infrastrutture al fisco i nodi cruciali dell'edilizia (sezione: Burocrazia)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

CAMPANA: "OPERE PUBBLICHE SOFFOCATE DALLA BUROCRAZIA E DA INSUFFICIENTI FINANZIAMENTI, UNA FISCALITÀ COMPLESSA PESANTE E PUNITIVA: COSÌ SI BLOCCA LO SVILUPPO" Dalle infrastrutture al fisco i nodi cruciali dell'edilizia IL PRESIDENTE DEL COLLEGIO COSTRUTTORI DI BRESCIA ANALIZZA UN ARTICOLATO COMPARTO CHE NECESSITA DI INTERVENTI DECISI Alla vigilia dell'assemblea del Collegio dei Costruttori edili di Brescia e provincia, il presidente Giuliano Campana ha analizzato la complessa situazione del settore edile. "I problemi sono molteplici - sottolinea Campana -. Partiamo dalle infrastrutture, frenate da insufficienti finanziamenti, dalla burocrazia e dai comitati spontanei che dilatano i tempi di realizzazione: ci vogliono undici anni di media per realizzare un'opera pubblica. Si passa poi alla leva fiscale, che è decisiva per risolvere il problema della casa: l'edilizia negli ultimi due anni è stata investita da un fisco pesante, complesso, punitivo e contorto che sta rappresenta una cappa pesante". Tutto questo si inserisce in una situazione di crisi: "Stiamo vivendo una crisi economica internazionale diffusa e di dimensioni preoccupanti. Il nostro Paese affronta la situazione con troppe debolezze e può restare colpito più di altri. Poco più di un mese fa l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ha sottolineato la scarsa produttività italiana rispetto a quella degli altri paesi industrializzati occidentali. Siamo stati indicati come una nazione con bassi salari e crescita vicina allo zero, senza mezzi termini una nazione "fiacca" - spiega il presidente -. Abbiamo un debito pubblico elevatissimo con conseguenti oneri pesantissimi sul bilancio statale. In dieci Regioni italiane il numero di pensionati supera il 40% della popolazione. Il settore produttivo è gravato da oneri sociali e da una tassazione che non ha eguali tra i nostri competitori. Inoltre, va aggiunto un frequente atteggiamento, quasi congenito ad una parte della struttura burocratica, tendente a moltiplicare gli adempimenti formali ed a nascondersi nell'assenza di decisioni". In Europa non mancano però esempi illuminanti: "Molto spesso per rimarcare i nostri ritardi viene evocato il paragone con la Spagna, paese in crescita costante e con il prodotto pro capite ormai pari, o superiore, al nostro. Ebbene, la Spagna sta progredendo soprattutto grazie alle corrette privatizzazioni e all'impegno nella predisposizione di ogni tipo di infrastrutture, obiettivi perseguiti da tutti i Governi, di destra o di sinistra, che si sono alternati alla guida del Paese". Le infrastrutture sono un problema tutto italiano: "Va rimarcato l'insufficiente finanziamento delle opere pubbliche, alle quali è destinato in Italia solo il 2% del prodotto lordo, a fronte del 2,9% dell'Unione Europea. La cronica carenza dei finanziamenti non è comunque la sola causa di ostacoli al miglioramento della competitività del Paese, e nemmeno la più significativa. Abbiamo infatti, purtroppo a troppi livelli, una burocrazia di poca efficienza, più sensibile alle procedure ed alle formalità complesse e talvolta irrazionali". "Un recente studio del ministero per lo Sviluppo economico - continua Campana - ha reso noto che il tempo medio per la realizzazione di un'opera pubblica è di 11 anni. Dalla decisione amministrativa di realizzare una struttura al momento di utilizzo da parte dei cittadini passano 11 anni. Ma non basta. Gli 11 anni sono una media tra i 4 anni per lavori di piccole dimensioni, 7 per medie dimensioni ed un tempo indefinito, ma sempre lunghissimo, per le opere più rilevanti. Ma le lentezze burocratiche non bastano, ci sono enti locali che per "ospitare" indifferibili infrastrutture di necessità generale non solo richiedono, come giusto, un impatto ambientale ridottissimo, ma pretendono, in aggiunta, scuole o parchi, case e strade con ampi e fantasiosi ventagli di richieste. Infine, ci sono i comitati "contro tutto e contro tutti". Intendiamoci, ogni cittadino, da solo o insieme ad altri, ha il sacrosanto diritto di esprimere il proprio parere e di essere ascoltato. ma chi governa, esaminati tecnicamente tutti gli aspetti, ha il dovere di scegliere e di perseguire la scelta senza tentennamenti. Negli Stati Uniti, dove non mancano le contestazioni, questo fenomeno è etichettato con una frase molto centrata: "non nel mio cortile". Quindi, pur senza dirlo espressamente ma trincerandosi dietro la bandiera della tutela dell'ambiente o di altre istanze, strade e ferrovie, centrali o cave, per non parlare di discariche, vanno sì realizzati, ma solo nel "cortile" altrui". "Nel programma del nuovo Governo è esplicitamente previsto che il tempo delle "non decisioni" e del rinvio è finito. Mi pare che anche il Paese abbia preso le distanze da chi, quasi sempre per motivi egoistici, vuol rallentare sviluppo e progresso - conclude il presidente Giuliano Campana -. Nel programma di Governo del presidente Berlusconi, nonché in quello dell'attuale opposizione, l'importanza di questi temi era primaria e la necessità di offrire una soluzione ai primi posti. Sulla necessità di premere l'acceleratore, per ridurre i ritardi accumulati nelle infrastrutture e nell'ammodernamento delle città, c'era una piena e generale condivisione".

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<Pannelli solari bocciati per l'estetica> (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

CARPI pag. 15 "Pannelli solari bocciati per l'estetica" SOLIERA, LAPAM E CNA ATTACCANO IL COMUNE CONTRO LO SMOG Un tecnico installa pannelli solari su un tetto. A Soliera una delibera comunale blocca queste soluzioni ? SOLIERA ? "E' ASSURDO vietare l'installazione di pannelli solari, pannelli fotovoltaici e pompe di calore sui fabbricati civili e industriali solo per ragioni estetiche, quando invece è consentito installare ad esmpio un condizionatore dell'aria". Lo affermano Cna e Lapam di fronte ad una delibera della giunta comunale di Soliera che vieta, appunto, l'installazione di questi dispositivi "e proprio nel momento in cui viene sollecitata anche a livello nazionale l'incentivazione dell'utilizzo di energie alternative, tra cui quella solare". "CI PARE che la decisione della giunta comunale solierese vada contro il buon senso ? incalzano Cna e Lapam ? e soprattutto vada a frustrare le intenzioni di quanti hanno l'intenzione di investire per tutelare l'ambiente. Ci troviamo insomma di fronte all'ennesimo caso di una burocrazia che fa sentire il suo peso vessatorio su imprese e cittadini". PER QUESTE RAGIONI le due associazioni artigiane chiedono al Comune "di modificare al più presto questa delibera dando intanto la possibilità di utilizzare in modo ampio, senza tanti ostacoli, le superfici dei tetti dei fabbricati industriali per la produzione di energia elettrica attraverso i pannelli fotovoltaici, fornendo invece incentivi alle imprese che vogliano mettere e disposizione della comunità le proprie strutture, perché risulta risibile che le zone industriali o artigianali di Soliera, Limidi e Sozzigalli possano essere ritenute 'deturpate' dalla presenza di pannelli solari sui tetti dei fabbricati". c.p. Image: 20080511/foto/4864.jpg.

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VIAREGGIO ZUCCHERO vuole lo Stadio dei Pini per un grande concer (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Firenze)" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

CULTURA & SPETTACOLI pag. 34 ? VIAREGGIO ? ZUCCHERO vuole lo Stadio dei Pini per un grande concer... ? VIAREGGIO ? ZUCCHERO vuole lo Stadio dei Pini per un grande concerto versiliese nella prima decade di agosto e la nuova giunta comunale farebbe carte false per farlo cantare. Ma c'è di mezzo l'agibilità dell'impianto sportivo, da anni appesa a proroghe e rinvii della messa a norma definitiva. Per questo il sindaco Luca Lunardini appena eletto ha messo in moto la commissione di vigilanza sul pubblico spettacolo. Zucchero ha chiesto all'amministrazione comunale di tenere il concerto l'8 o il 10 agosto: sarebbe un'occasione storica per Viareggio, dove da anni non si tengono grandi concerti. Per lo meno, non eventi da 10-15 mila spettatori, che non possono essere ospitati alla Cittadella del Carnevale. Le ultime occasioni sono state lontane: Roberto Benigni, Renato Zero, Back Street Boys. Il nuovo sindaco di centrodestra, alle prese con una stagione turistica a rischio, vorrebbe tentare la carta immediata delle grandi attrazioni e per questo ha messo in moto la macchina della burocrazia. Oltre a Zucchero, sono stati avviati contatti col promoter Mimmo D'Alessandro per riportare a Viareggio il Summer Festival, ma anche in caso d'accordo l'evento ricadrebbe sul 2009. Invece la città potrebbe riprendersi qualche ribalta televisiva se andranno in porto le intese avviate con la Rai del nuovo corso berlusconiano.

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La denuncia di un residente: strada pericolosa, intervenite (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia Pavese, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

MIRADOLO - CAMPORINALDO La denuncia di un residente: "Strada pericolosa, intervenite" MIRADOLO. Una protesta lunga almeno trent'anni. A lamentare le lungaggini della burocrazia è il professor Tiziano Malabarba, originario di Miradolo Terme e residente a Milano, che attende da almeno tre decenni che venga messa in sicurezza la strada che attraversa l'abitato di Camporinaldo: "Si tratta dell'ex Statale 234, ora provinciale, che conduce al Comune di Chignolo Po - spiega - Ho segnalato più volte, negli anni scorsi, la pericolosità di questo tratto, soprattutto per i pedoni. Non ci sono protezioni e le macchine, che passano spesso a velocità elevata, rischiano di investire qualcuno. In passato, ho contattato personalmente anche l'Anas e la stessa Amministrazione comunale, ma senza risultati: sembrava impossibile chiarire chi fosse responsabile di questa strada. L'ex sindaco Marazzi aveva fatto a suo tempo costruire un marciapiede, ma si è trattato di un palliativo. In caso di incidente, non serve certo a riparare i passanti". Proprio un incidente, verificatosi il 27 aprile scorso, ha spinto di nuovo il professor Malabarba a chiedere l'intervento dell'amministrazione competente: "Un automobilista ha abbattuto un palo dell'Enel - spiega il professore - che, cadendo, si è schiantato sulla mia abitazione. Non ero a casa, ma i vicini mi hanno raccontato l'accaduto. Ovviamente, a parte l'arrabbiatura per il danno subito, mi sono preoccupato del fatto che ci fosse stato qualche ferito. Questa volta è andata bene, ma la prossima? Torno a ripetere che, prima che ci scappi il morto e ci si ritrovi a piangere sul latte versato, è opportuno che il Comune intervenga per chiarire a chi competono i lavori di messa in sicurezza". La richiesta di Malabarba non ha comunque intenzioni polemiche: "Vorrei semplicemente evitare che, in questo continuo rimpallare di responsabilità fra Enti pubblici di vario livello, ci andasse di mezzo qualche inerme cittadino". (mel.b.).

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Stranieri, protesta sui permessi lumaca (sezione: Burocrazia)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Tempi troppo lunghi per il rilascio dei permessi di soggiorno in gran parte motivati oltre che dall'eccessiva burocrazia anche da un numero insufficiente di addetti a tale procedure. Un problema sicuramente non nuovo, ma proprio per questo le associazioni degli immigrati presenti nella nostra provincia e alcune strutture sindacali, tra cui la Cub, la Fiom-Cgil e l'Anolf-Cisl, hanno chiesto e ottenuto di essere ricevute dal questore di Bergamo per trovare possibili soluzioni o quantomeno arrivare a uno snellimento dell'iter. Il faccia a faccia tra i rappresentanti degli extracomunitari e alcuni sindacalisti da un lato e dall'altro il questore Dario Rotondi, accompagnato dal dirigente dell'Ufficio immigrazione Anna Maria Villano e dal vice Francesco Accetta, si è tenuto ieri mattina in via Noli. La novità più significativa emersa durante l'incontro riguarda la riorganizzazione del servizio agli sportelli, annunciata dal questore, che prenderà il via a partire da giugno. "Il nodo più importante da sciogliere ? ha sottolineato Mirco Rota, segretario provinciale Fiom-Cgil ? riguarda la tempistica sul rinnovo dei permessi di soggiorno. Gli immigrati vorrebbero poter ottenere la documentazione di cui hanno bisogno in tempi ragionevoli, senza dover aspettare, in un clima di grande incertezza, dei mesi e il più delle volte oltre un anno". Nell'incontro in questura è stato purtroppo evidenziato che "attualmente non ci sono ancora dei segnali in grado di ipotizzare una riduzione di questi tempi". L'attesa per ottenere le pratiche richieste risulta oggi ancora piuttosto lunga in quanto vincolata a meccanismi legislativi e quindi burocratici, accentuati dalla carenza di organico. Senza contare che la questura ha comunque una serie di compiti quotidiani da affrontare e quindi non può dedicare tutte le proprie risorse alle esigenze degli immigrati. È comunque positivo che le parti abbiano deciso di istituire un tavolo tecnico, che sarà convocato periodicamente per cercare di risolvere almeno i problemi più ricorrenti. "Il quadro politico è preoccupante ? ha aggiunto Mirco Rota ? così come qualche atteggiamento assunto da taluni Comuni bergamaschi. Però ritengo ci sia attenzione da parte della questura ai problemi degli immigrati". "A giugno ? ha annunciato il questore Dario Rotondi ? cambieremo le modalità di accesso del pubblico ai nostri sportelli per evitare attese estenuanti e code interminabili. Ridurre subito i tempi per il rilascio dei permessi di soggiorno non è possibile, ma riuscire quantomeno a razionalizzare l'affluenza può già rappresentare un piccolo successo. Un segnale che conferma come ci sia grande attenzione, da parte nostra, verso gli immigrati proprio perché rappresentano una notevole risorsa". Francesco Lamberini.

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Rondò di Villarazzo, ruspe al lavoro con 2 anni di ritardo (sezione: Burocrazia)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

IL CANTIERE Rondò di Villarazzo, ruspe al lavoro con 2 anni di ritardo CASTELFRANCO. E' destinata a chiudersi la lunga odissea dell'incrocio tra la Regionale 53 e la Regionale 245, che sarà sostituito da rondò. Venerdì dopo due anni di rinvii sono iniziati i lavori. Si tratta del primo stralcio della trasformazione in rotatorie dei quattro semafori della circonvallazione. La 53 è una delle strade più trafficate della regione, un asse fondamentale sia per i normali spostamenti degli automobilisti sia per il trasporto delle merci. Il traffico è sostenuto a tutte le ore e i quattro semafori agli incroci con via Montebelluna di Salvarosa, via San Pio X, via Bella Venezia e via Valsugana costituiscono blocchi insormontabili. Da ciò nacque la richiesta del Comune alla Regione, proprietaria della 53, di trasformare i quattro incroci in altrettante rotatorie. L'operazione fu prevista per stralci e il primo avrebbe dovuto essere quello riguardante l'incrocio di via Valsugana, alle porte di Villarazzo. I lavori avrebbero dovuto iniziare nel giugno 2006, secondo il cronoprogramma stabilito nella conferenza di servizi di Venezia. Ma le procedure di esproprio comportarono tempi più lunghi del previsto e l'opera è stata via via rimandata. Lo scorso anno le variazioni al progetto imposte dalla Regione fecero ripartire da zero gli espropri, a cui seguì un disguido sulla proprietà di un terreno. Una giungla di burocrazia, che ha rimandato l'avvio dei lavori di mese in mese fino allo scorso febbraio, quando il Comune riuscì finalmente a consegnare tutto nelle mani di Veneto Strade. Seguirono oltre 3 mesi di inspiegabile attesa, fino a venerdì pomeriggio, quando la prima ruspa è finalmente comparsa all'incrocio. (l.z.).

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Avanti anche senza la regione (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Udine "Avanti anche senza la Regione" IL DG LEONARDI E IL NUOVO IMPIANTO L'Udinese non intende rinunciare al nuovo stadio Friuli. Con o senza il contributo della Regione, il direttore generale dei bianconeri, Pietro Leonardi ha assicurato che il progetto per realizzare un impianto futuristico andrà avanti. E poco importa se a parere del vicepresidente dell'Udinese, l'avvocato Stefano Campoccia "i 30 milioni di euro promessi da Illy sono un tassello fondamentale per dare il via al nuovo stadio". Perché - ha detto Leonardi - "lasciare i nostri tifosi sotto l'acqua al giorno d'oggi è ridicolo e vergognoso e quindi se la Regione non vuole intervenire faremo diversamente. Vorrà dire che invece di realizzare un impianto da 137 milioni ne realizzeremo uno da 100. Andremo avanti anche senza soldi pubblici, questo è sicuro, anche se dovremo percorrere strade diverse". Leonardi non nasconde però che le parole di Tondo non sono piaciute alla dirigenza bianconera e nemmeno ai tifosi che hanno fatto sentire la loro voce attraverso il sito www.udineseblog.it per criticare la scelta del nuovo presidente della Regione. "Quello che non capisco - ha detto Leonardi - è perché invece di preoccuparsi di risolvere i problemi c'è qualcuno che continua a fare campagna elettorale anche quando la campagna elettorale è finita. Personalmente ritengo che gli amministratori e i politici eletti debbano rappresentare la gente e fare delle scelte per conto cui poi devono assumersi le responsabilità". "Se la Regione deciderà che il nostro progetto per il futuro dello stadio, che è un'opportunità di sviluppo per un intero quartiere e più in generale per tutto il Friuli, non merita un sostegno economico, ne prenderemo atto ha proseguito - . Quello che chiediamo più di tutto non sono i contributi, ma la possibilità di operare con rapidità senza essere rallentati dalla burocrazia. Per quanto ci riguarda saremo pronti ad avviare il progetto anche subito. E il Comune è sintonizzato sulla stessa lunghezza d'onda". I tifosi dell'Udinese quindi, secondo Leonardi, possono dormire sonni tranquilli. Anche sul fronte della licenza Uefa. "Lunedì la documentazione necessaria sarà già sul tavolo di chi la deve valutare - ha concluso Leonardi - , siamo certi che la situazione si risolverà nell'arco di cinque giorni". (c.r.).

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Cambiamo vita e facciamo le pizze (sezione: Burocrazia)

( da "Adige, L'" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

La storia Lei restauratrice d'arte, lui rappresentante: hanno aperto "La Mangiona" in via Paoli Cambiamo vita e facciamo le pizze gigi zoppello Diciamo la verità: almeno una volta, nella vita, abbiamo tutti sognato di cambiare lavoro e metterci in proprio. Ma poi, come racconta Luigi Furini nel suo esilarante libro "Volevo solo vendere la pizza", ci sono di mezzo burocrazia, difficoltà e incognite. Uno si scoraggia. Loro, invece, ci sono riusciti: Chiara Mariotto (nella foto di Anna Da Sacco) e Paolo Prandini, marito e moglie, di Besenello, hanno aperto da poche settimane la pizza al taglio "La Mangiona" in via Paoli. "Effettivamente - ci spiega lui - il carico burocratico c'è, ma era previsto. Tutti e due avevamo già lavorato in proprio, quindi eravamo pronti. Io facevo l'agente di commercio ma l'ultima ditta per cui lavoravo ha chiuso e mi sono trovato a guardarmi intorno". "Io invece facevo la restauratrice d'arte lignea" spiega Chiara. Crocifissi del Trecento e altari del Settecento. Ma la crisi li ha colpiti entrambi: "Nei nostri settori la crisi si è fatta sentire, e allora prima di essere scoraggiati del tutto, abbiamo deciso di fare il salto, a cavallo dei 50 anni di età. Sì, è stata una scelta coraggiosa". Non è, però, che si sono improvvisati pizzaioli: "Diciamo che avevamo esperienza casalinga. L'idea della pizzeria ci è nata perché entrambi amiamo mangiare bene. A me piace il pane e lo facevo in casa - spiega Paolo - e lei ha sempre avuto la passione della cucina. Inoltre io ho origini emiliane, mi è sempre piaciuta la cultura del cibo sano e buono". Interviene Chiara: "Lì da lui hanno un culto per gli ingredienti buoni, per il pane...". Paolo conferma: "Fa parte della mia cultura, e vedo che la gente apprezza". Perché aprire a Rovereto? "Abbiamo tre figli, vengono a scuola qui... era naturale, da Besenello si gravita qui. E poi Rovereto è meno inflazionata di Trento. Abbiamo cercato un po', poi abbiamo trovato il locale giusto. Devo dire - spiega Chiara - che siamo stati accolti con una grandissima simpatia ed entusiasmo da parte dei commercianti di via Paoli. Sono venuti a trovarci, a chiedere come va, a fare gli auguri. Un inizio entusiasmante, davvero". Ma il locale, in sè, non basta. Quel che conta è il prodotto. "Facciamo due tipi di pizza - spiega Paolo - quella alta e quella bassa". Inevitabile la domanda: qual'è meglio? "Ci sono sempre stati due partiti - afferma lui con filosofia - e diciamo che dipende. La pizza bassa è più di moda fra i giovani. Quella alta ha la sua valenza e i suoi estimatori, e va meglio per l'asporto: se la porti a casa e la metti in forno, rinviene come appena fatta". La restauratrice, intanto, si mette a impastare: "Prima di aprire il locale, ho studiato. Mi sono guardata intorno e mi sono iscritta alla Scuola Italiana Pizzaioli, a Caorle. Dieci giorni, ottanta ore di lezione pratica e teorica, un corso con i fiocchi". Cosa c'è da imparare, di teorico? "Invece è importante - spiega Chiara - perchè tu puoi essere bravissimo a fare le pizze, ma devi anche capire cosa stai facendo, quali sono i meccanismi, e come correggere eventuali difetti della pasta. In tanti fanno pratica nelle pizzerie, ma la teoria non la insegna nessuno. Con noi ad esempio lavora Edmond, un pizzaiolo con una lunga esperienza. La fa buonissima, ma quando fa la pizza non ha la minima idea del perchè si faccia in un modo o nell'altro". La verità è che non esiste una pizza uguale all'altra: "Dipende dal tempo che fa, dall'umidità dell'aria, dalla temperatura. Ogni giorno è una sfida. Però puoi intervenire e correggere. Ma non solo: la cosa fondamentale sono gli ingredienti" dice Chiara. "La nostra idea è quella di fare la miglior pizza di Rovereto. All'insegna della genuinità, degli ingredienti non artefatti - spiega Paolo - il che vuol dire, ad esempio, usare farina, acqua, olio e lievito. Non certi mix industriali già pronti che ti propinano. Certo, magari costa di più, ma noi vogliamo fare le cose per bene. Ci teniamo a fare la pizza con amore, come quando ce la facevamo in casa per noi". Il vero segreto, però, è la lievitazione. Conferma Paolo: "C'è gente che mi dice: a me la pizza sta indigesta. Io spiego loro che se la pizza viene fatta lievitare tutto il tempo che serve, cioè 48 ore, non è indigesta. È indigesta se la fai lievitare 12 o 24 ore... è una questione di processi enzimatici. Lo dico sempre: venite a provare la nostra e poi ditemi". Pizza per tutti, quindi, in via Paoli. "Ma non solo - dicono Paolo e Chiara - visto che dall'autunno proveremo altri prodotti da forno, come quelli emiliani, e alcuni dolci semplici". 11/05/2008.

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Stop al pirellone, medici soddisfatti "bocciata la guerra ideologica alla 194" - laura asnaghi (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pagina IV - Milano A San Paolo, Niguarda e Mangiagalli resta il limite di 22 settimane. "Ma così è la scienza a deciderlo" Stop al Pirellone, medici soddisfatti "Bocciata la guerra ideologica alla 194" Anna Maria Marconi "Assurdo imporre la firma di due medici per procedere all'aborto. Tanta burocrazia è solo punitiva per le donne" LAURA ASNAGHI "Ben venga la sospensiva del Tar". Negli ospedali milanesi è stato accolto con favore il provvedimento del Tribunale amministrativo regionale che, dopo il ricorso della Cgil, impone uno stop alle linee guida del Pirellone sulla 194, la legge sull'interruzione volontaria della gravidanza. In attesa di conoscere il testo dell'ordinanza del Tar, che sarà reso noto domani, l'assessore regionale alla Sanità, Luciano Bresciani, ribadisce che "ci siamo limitati ad applicare la 194, garantendo la libertà delle donne", mentre il presidente Formigoni non esclude l'ipotesi di fare ricorso contro la sospensiva. Se il Pirellone affila le armi sulla 194, negli ospedali si parla invece di un "importante risultato raggiunto" con lo stop delle norme regionali, anche se nella pratica il limite dell'aborto terapeutico fissato a 22 settimane resta tale e quale e indietro non si torna. "Ormai da anni in molti ospedali nessuno fa più aborti alla 24esima settimana perché il feto rischia di nascere vivo - spiega Anna Maria Marconi, primario al San Paolo, dove 9 medici su 20 sono abortisti - . Il limite delle 22 settimane resta valido e non si tocca. Ma questa decisione nasce, come abbiamo spiegato in più occasioni, da valutazioni medico scientifiche, che in molti hanno cavalcato politicamente". Le linee guida della Regione sulla 194 bocciate dal Tar non riguardano infatti solo il limite a 22 settimane per l'aborto terapeutico, restrizione sostenuta anche da Claudio Fabris, il presidente della Società italiana di neonatologia. Nelle norme bocciate c'è molto di più, e l'aspetto che aveva suscitato malumori e polemiche tra i camici bianchi pro-194 è l'inghippo burocratico che impone, per il via libera all'aborto, la doppia firma di due medici abortisti, con la controfirma del primario del reparto. "Questa prassi, per noi medici, suona quasi come un insulto e in più moltiplica le difficoltà per le donne - continua Anna Maria Marconi - . Forse i politici non sanno che tutte le scelte dei medici sono sempre e comunque condivise con i primari. E poi che bisogno c'è di una seconda firma di un medico abortista? Questa è solo burocrazia a carattere punitivo, nulla di più, con danni incredibili nei piccoli centri, dove spesso c'è solo un medico abortista". Anche al Niguarda, dove le interruzioni di gravidanza sono garantite da 5 medici su 17, nulla cambia sul fronte delle 22 settimane. Al Niguarda, come del resto alla Mangiagalli che dal 2004 ha stilato le sue linee guida, fatte proprie dalla Regione, "il limite delle 22 settimane è un ormai prassi consolidata". A confermarlo è Maurizio Bini, che guida il reparto di ostetricia e ginecologia, medico famoso, tra l'altro, per le sue battaglie a favore della sperimentazione della Ru486. Ma anche se le 22 settimane non sono in discussione ("noi continueremo ad applicare il nostro codice di autoregolamentazione" precisa Basilio Tiso, direttore sanitario della Mangiagalli), tra i camici bianchi resta la soddisfazione per lo stop del Tar a "decisioni prese con un fondamento puramente ideologico". E che in Lombardia avrebbero potuto generare fenomeni di "migrazione delle donne verso altre regioni italiane dove la legge 194 è applicata alla lettera, senza interpretazioni lombarde". "Già la donne italiane sono costrette ad andare all'estero per l'inseminazione - conclude Anna Maria Marconi - e in Lombardia si rischiava un nuovo fenomeno: l'emigrazione nella regione a fianco per superare i limiti posti dal Pirellone".

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Il parco delle cose folli - anna bandettini (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XI - Milano Trent'anni di 180 Il parco delle cose folli Paolo pini, il manicomio che diverte e fa cultura A trent'anni dalla legge Basaglia nell'ex-ospedale milanese dei pazzi sono nati un ristorante, un ostello e un teatro dove lavorano anche persone con disagi psichici ANNA BANDETTINI La prova è questo posto strano e affascinante, sprofondato tra le storiche casette di Affori, nel nord della città, in via Ippocrate 45 che è il Paolo Pini: un tempo simbolo crudele di detenzione (nella metà degli anni Cinquanta c'erano oltre mille matti), oggi è diventato un luogo di incontro, divertimento, lavoro, un luogo speciale per bellezza e senso profondo. Ci sono voluti più di dieci anni per riconvertire l'area enorme del "manicomio di Milano" ma soprattutto per spezzare la diffidenza, la paura, i dubbi e lo scetticismo della città, per convincere "gli altri", quelli di fuori, che al Pini accadevano cose importanti. Per tutti. Oggi nei vecchi padiglioni funziona un ostello a prezzi contenuti e il bar-ristorante. C'è il piccolo giardino botanico, gli uffici della cooperativa Olinda che, nelle stanze dei vecchi reparti, con pazienza e intraprendenza gestisce, organizza e inventa le varie attività di questo vero e proprio "sistema culturale" nell'ex manicomio a cui sta per aggiungersi una novità importante, il Teatro Cucina, realizzato dalle ex-cucine e dalla mensa degli operatori del manicomio. "Un luogo di forte identità che andava lasciato come era. L'abbiamo solo ripulito, reso meno rigido", spiega l'architetto Carlo Carbone. Il Teatro Cucina inaugurerà martedì (vedi box) con una festa di tre giorni per la città offrendo l'occasione di festeggiare e ricordare la legge Basaglia nei giorni esatti del suo compleanno. "Il modello per noi tutti è stato Trieste, il centro della riforma basagliana. L'obiettivo che ha guidato tutto quello che abbiamo fatto qui al Pini è fare qualcosa che ha senso per la città e per chi ha problemi psichici. Qualcosa che possa creare delle prospettive per i malati. Ma anche per i "sani". L'idea cioè è combinare progetti per la città (spettacoli, il ristorante...), e per chi ha problemi psichici che qui trova un lavoro, un luogo di socialità", spiega Thomas Emmenegger, psichiatra svizzero, artefice con Rosita Volani e altri volontari della Cooperativa Olinda di tutto quello che è successo al Pini dalla metà degli anni Novanta. Sì, perché a Milano la legge Basaglia non è stata fulminea, persa in lungaggini e burocrazie anche inspiegabili. Ancora nel '92, per esempio, al Pini si ricoveravano malati, solo nel '94 iniziano i primi timidi tentavi di apertura, e la chiusura definitiva del manicomio non arriva prima del 1999. L'attività assistenziale per i malati è ancora garantita ma integrata (almeno in parte) alle altre attività: dopo il piano di ristrutturazione regionale del '90 le divisioni psichiatriche tradizionali sono state sostituite dalle comunità aperte, i pazienti entrano e escono, e molti di loro lavorano nelle attività del Pini "riconvertito", chi nel bar, chi nell'ostello, chi nelle rassegne che Olinda organizza, a cominciare da "Da vicino nessuno è normale" la stagione estiva di spettacoli e concerti ricchissima anche di spettatori, o "Appunti partigiani" la festa per il 25 Aprile. "Al contrario di altre aree manicomianali in Italia, il Pini anche dal punto di vista psichiatrico si è evoluto in modo particolare, non solo in termini ausiliari ma evolutivi - spiega Thomas Emmenegger - Il Pini oggi è un luogo che ha almeno tre specificità. Funziona per la città che qui trova spettacoli e altri servizi qualificati; è un luogo di coesione sociale perché è utile al quartiere che non ha solo la strada per trovare uno svago. Ed è un luogo di inclusione sociale perché le persone ai margini trovano qui qualcosa, un modo per essere produttivi, per lavorare e avere soldi in tasca che è, in fondo, un grande lavoro terapeutico. Faticoso? C'è molta burocrazia e molto lavoro quotidiano. Ma d'altro canto qui si è creata una famiglia in senso allargato, un posto dove c'è una appartenenza: noi lavoriamo con stipendi bassi ma compensati da quello che facciamo, la persona che vive in disgrazia si trova bene, gli spettatori ci seguono. Chi viene qui, torna".

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Sulla Tav non vogliamo l'elemosina dell'Europa (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

N. 112 del 2008-05-11 pagina 42 Sulla Tav non vogliamo l'elemosina dell'Europa di Paolo Granzotto Caro Granzotto, sono un affezionato divoratore della concretezza e profondità delle sue risposte sempre azzeccate. Mi consenta quindi di non essere d'accordo quando lei sembra dare un giudizio di inutilità alla realizzazione della Tav Torino-Lione, argomentando che la linea attuale è sottoutilizzata e che la sua mancata realizzazione non inciderebbe granché sui tempi totali della percorrenza del futuro corridoio 5. Un solo argomento mi trova d'accordo: la priorità rispetto al tratto Trieste-Torino, anche se è un argomento simile a quello del commerciante che, rimproverato da un amico per non avere ancora aperto il negozio, risponde: "non vorrai che apra quando nessuno sta aspettando che io apra!". Il fatto è che in Italia ognuno trova mille scuse per proteggere la propria ignavia. Sette coltivatori di asparagi di Bassano bloccano per anni la Pedemontana; la piccola proprietà contadina e l'amore per la villa nella campagna veneta rendono biblici i tempi di realizzazione del passante di Mestre. A Napoli nessuno vuole le discariche e così i napoletani vivono in un'enorme discarica; il ponte di Messina non si deve fare perché c'è la mafia e via dicendo. La Tav Torino-Lione si finanzia perché c'è il tratto francese e la Francia sa come imporsi e ottenere fiducia e rispetto dei cittadini. Quindi in questa circostanza bisogna capire i burocrati di Bruxelles: i soldi si danno a chi li sa e li vuole adoperare. Penso che se cediamo anche su questo punto, faremo un altro passo indietro nella nostra credibilità in Europa. Non demordo, caro Della Francesca. È un fatto che qui da noi bastano sette coltivatori di asparagi di Bassano per bloccare la Pedemontana. Ed è un fatto che l'alta velocità ci costa, per chilometro, il sestuplo di quanto costa in Francia o in Ispagna. Questo perché anche il più piccolo borgo che verrebbe a trovarsi nei paraggi della costruenda linea minaccia barricate, presidi di mamme con bambini e relativo blocco dei lavori se in cambio non gli si costruisce un centro polifunzionale, una piscina olimpionica e una sala congressi. Il tratto Milano-Napoli dell'Autostrada del Sole fu portato a termine - con tutto il valico appenninico - in sei anni. Anche allora burocrazia e borghi si misero di mezzo. Ma nessuno ne tenne conto e i lavori procedettero a dispetto degli uni e degli altri. Oggi in sei anni non si tira su nemmeno un ufficio postale. Per venire a noi, un governo che cede - come ha ceduto il precedente - alle sarabande dei "no tav" è un governo del piffero. Resta il fatto, però, che la Lione-Torino è l'ennesima bufala rifilataci dall'Europa. E non mi tiri fuori l'argomento dei contributi e dunque del costo zero. L'elemosina comunitaria copre appena il 12 per cento del costo totale dell'opera, a carico nostro, di noi contribuenti. Soldi che non sarebbero buttati a condizione d'aver prima realizzato la Torino-Trieste e la Milano-Taranto (o Reggio). Ovvero d'aver prima, nel pieno rispetto delle direttive europee e del tracciato dei suoi "corridoi", sistemato le cose entro i confini. Fatto ciò si accontentino pure i milioni e milioni di lionesi che agognano di raggiungere velocissimamente Torino. E i milioni e milioni di torinesi che aspettano, con la valigia in mano, di riversarsi velocissimamente su Lione. Mi creda, caro Della Francesca: così facendo la nostra credibilità in Europa non scemerà ma, al contrario, ne guadagnerà. Diranno, a Bruxelles: perbacco, 'sti italiani! Stavolta non siamo riusciti a farli fessi. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La bandiera blu? ce la riprenderemo - luca basile (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'amministrazione comunale contesta gli esiti degli esami a Motrone: in quel periodo c'erano dei lavori "La bandiera blu? Ce la riprenderemo" Bacci e Galli: le analisi del mare adesso sono positive, la Fee ci ripenserà LUCA BASILE PIETRASANTA. La Bandiera Blu negata? L'amministrazione comunale non riesce a farsene una ragione. "Ci spetta: abbiamo tutti i parametri in regola, siamo un comune virtuoso per servizi e balneabilità e i 3 campionamenti, datati 2007, che avevano evidenziato il superamento dei livelli microbiologici, sono stati poi smentiti da analisi successive dall'esito favorevole. Mai avuto, a differenza di altri, problemi di balneazione e gli ultimi campionamenti, risalenti alla scorsa settimana, hanno ribadito lo splendido stato di salute del nostro mare"" certificano Pietro Bacci, funzionario delegato dell'ufficio ambiente del Comune e Dante Galli, dirigente responsabile del settore. "A breve sarà valutata la nostra posizione: produrremo la documentazione necessaria e siamo ottimisti per un ripensamento della Fee - l'organismo che assegna la bandiera blu - per quanto riguarda Marina", rilancia Adamo Bernardi, capo-gabinetto dell'ufficio del sindaco. Per il momento però fanno fede quelle analisi effettuate, nel maggio 2007, al fosso di Motrone e ancora nello specchio d'acqua di Tonfano dove la soglia relativa ai coliformi fecali risultò oltre il parametro lecito. "Come da normativa l'Arpat ha ripetuto le analisi che, come detto, hanno prodotto risultati nella norma per tutto il litorale. Risultati che però la Fee, causa un regolamento a nostro avviso contraddittorio, non ha preso in considerazione. Quello che deve emergere - insiste Bacci - è che il nostro mare non ha mai avuto alcun tipo di problema, perché la legge prevede, in caso di campionamento negativo, appunto nuovi rilievi in mare e se questi rilievi producono parametri nella norma, non esiste problema di balneazione. Sembrerà un paradosso ma con l'attuale regolamento a firma Fee un litorale può vedersi assegnare la Bandiera Blu anche in caso di un problema di balneazione". Ma perché quei campionamenti negativi a Motrone? "A nostro avviso, nella prima rilevazione ha inciso la presenza, in quel periodo, di forti piogge e lavori di arginatura al fosso Motrone, mentre negli altri due campionamenti, ancora Motrone e Tonfano, vista la distanza fra le due zone oggetto di esami, è possibile pensare ad errori tecnici di laboratorio. Comparando, poi la media dei risultati delle analisi sulle acque di balneazione di Pietrasanta, nel 2007, emerge un quadro più che rassicurante del mare di Marina, addirittura migliore di comuni vicini che comunque hanno ottenuto il vessillo della Fee - chiarisce Bacci - tutto questo per ribadire che non ci sono problemi sul nostro litorale e che è una burocrazia, restrittiva alla voce parametri e non in linea con la normativa di riferimento, ad averci escluso dall'assegnazione". Anche se la partita, per dirla con le parole di Galli, "resta tutta da giocare. Ci sono aspetti da chiarire. Marina merita la Bandiera Blu ed è quindi giusto e doveroso discuterne nelle sedi preposte".

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La prima forma di discriminazione, quella più strisciante, arriva dall'apparato bu (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Rieti)" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di ILARIA STRINATI La prima forma di discriminazione, quella più strisciante, arriva dall'apparato burocratico: moduli, permessi, certificati. Un rebus di carte sempre più complesso da districare, tant'è che il 35 per cento degli immigrati che si sono rivolti allo Sportello antidiscriminazione dell'Arci di Rieti - in funzione da un anno - lo ha fatto per avere informazioni sulle possibilità di regolarizzare la propria permanenza in Italia e sulle modalità di assunzione di cittadini stranieri. Il 15 per cento cercava lavoro (nonostante si trattasse di un servizio non previsto dal progetto), il 5 per cento indicazioni sin merito ad un rifiuto avuto su una richiesta di assegno di invalidità, il 5 per cento informazioni sulla partecipazione al bando pubblico del Cotral riservato solo a italiani. Ma c'è poi un'ampia fetta di stranieri - 40 per cento - che hanno chiesto all'Arci aiuto per il riconoscimento dei titoli di studio. In quest'ultimo caso si è trattato "soprattutto di donne laureate, quasi tutte impiegate nel settore dell'assistenza agli anziani", ha spiegato la responsabile dello Sportello, Anna Matteocci, in occasione della presentazione del rapporto "Lo Stato da garante a discriminante" che ha visto anche la partecipazione di Luisa Laurelli, presidente dalla commissione sicurezza della Regione Lazio. "Dopo molti anni di lavoro in Italia in un settore totalmente estraneo alla loro formazione molte persone tentano di utilizzare il titolo di studio per trovare un lavoro più interessante ma l'iter è lungo e costoso". Venti i casi trattati complessivamente dagli operatori dell'Arci. E dietro ad ognuno c'è una storia da raccontare. Come quella di un albanese di 35 anni sbarcato in Italia dieci anni fa, senza documenti e con una laurea in geologia. E' finito a fare il pastore a Posta, dove viveva in una baracca. Dopo qualche anno ha trovato posto in un'impresa edile come muratore e un contratto che gli ha permesso di ottenere il soggiorno. Ha provato a far riconoscere il proprio titolo di studio ma i costi e la burocrazia lo hanno convinto a lasciar perdere e a continuare a fare il muratore. Anche se in realtà il suo contratto è nel settore agricolo e se ha un incidente non può dichiararlo perché lui in quel cantiere non dovrebbe proprio esserci. "La storia di quest'uomo, come quella di tutte le persone che abbiamo intervistato - riferisce Anna Matteocci - mostra come i diritti siano qualcosa di troppo distante dalla vita reale e quotidiana di molti migranti". Anche in una realtà piccola come Rieti dove le presenze straniere, secondo gli ultimi dati dalla Caritas, hanno toccato quota 7.500. "Per questo - ha rimarcato Valentina Roversi (presidente Arci) - è assurdo elemosinare finanziamenti per organizzare corsi di italiano che rappresentano il primo passo per l'integrazione".

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<Vincoli e burocrazia nel Parco dello Stirone> (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

SALSOMAGGIORE 11-05-2008 CONSIGLIO PROVINCIALE PEDRONI E CONTI "Vincoli e burocrazia nel Parco dello Stirone" II I consiglieri provinciali di Forza Italia, Manfredo Pedroni e Bruno Conti, presentano al consiglio provinciale un'interrogazione circa il Parco Fluviale dello Stirone. Pedroni e Conti chiedono perché "alla richiesta di alcuni agricoltori della zona in data 27 marzo 2008 di avere un incontro con l'amministrazione provinciale e i comuni di pertinenza per discutere le problematiche inerenti alle criticità, conseguenti alla gestione dell'Ente Parco", non sia ancora stato organizzato tale incontro. Una serie di problematiche attanagliano gli agricoltori: l'ecces - siva burocrazia per ottenere permessi e autorizzazioni, il blocco delle attività sportive e ricreative nel Parco e l'eccessiva presenza di animali nocivi che nuocciono alle coltivazioni, nonchè un inquinamento visivo certamente non degno di un'area protetta. Forse, considerano Pedroni e Conti, "non si considera positivo instaurare un rapporto collaborativi con gli abitanti residenti all'interno del Parco Fluviale dello Stirone, soggetti a vincoli ambientali, o non si considera necessario un incontro tra i comuni di Salso, Alseno, Vernasca e Fidenza, il presidente dell'ente parco ed gli agricoltori".

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Di certo c'è il Tar che decide, di certo c'è un regolamento da rispettar (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di LUCA BENEDETTI Di certo c'è il Tar che decide, di certo c'è un regolamento da rispettare, di certo ci sono i nomi delle squadre. Si chiamano "Ceccanibbi" e "Falconi" e nasce la storia di caccia che esce da una cena come tante e infila una guerra di posizione tra avvocati e ricorsi. Davanti a una buona bottiglia si celebra l'accordo con una stretta di mano: due squadre che diventano una ("Ceccanibbi e i Falconi"). Si dice per superare il limite di 35 iscritti per comporre la squadra, si promette di sottoporre il caso all'assemblea dei due gruppi ma chi corre verso il ricorso dice che così non è successo. La stagione incalza, i regolamenti fissano regole, scadenze e paletti, l'assemblea per decidere arriva, ma lì scoppia il caso. C'è chi sventola l'accordo per il grande gruppo, chi non lo prende in considerazione. E le assemblee si moltiplicano, come le maggioranze che certificano una convivenza impossibile sotto lo stesso tetto. Non mancano, come ogni love story che si spezza, puntate mica male visto che alcuni iscritti alle squadre chiamati a votare per il matrimonio o il divorzio, vengono indicati, nei verbali, con i soprannomi. Il Tar dirà che non si può. Alla fine vengono scelti due capisquadra e ogni squadra si iscrive per la stagione di caccia. I nomi sono fotocopia e "Ceccanibbi e i Falconi" campeggia in tutte le richieste per poter fare le battute. Il divorzio consensuale è l'uovo di Colombo per cacciare felici e contenti. Tutto a posto? Neanche per sogno perché nella bagarre tra cinghialari ci mette un piede anche la burocrazia. E così le due squadre che non si sono unite, vengono iscritte una dall'Ambito territoriale di caccia numero 3 (Terni-Orvieto) e un'altra dall'Ambito territoriale di caccia numero 2 (Perugia). Ogni ambito che iscrive una squadra esclude l'altra, con lo stesso nome ma caposquadra diverso. Roba da mal di testa e una beffa: quel matrimonio che doveva essere celebrato per raddoppiare forze e capacità di fare le battute, non ha dato i figli sperati. I fucili si inceppano, la carta bollata deborda fino a che il Tar non ci mette una pezza. Bocciato l'Atc n.3, via libera alle scelte dell'Atc Perugino, un caposquadra(Sergio Moriconi, difeso dall'avvocato Marzio Vaccari)che festeggia e il rivale che perde. Vincono e perdono "Ceccanibbi e i Falconi", stesso nome, amore tramontato e divorzio consumato nel nome del dio cinghiale.

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Rubato libretto universitario: <Che ve ne fate? Ridatemelo> (sezione: Burocrazia)

( da "Libertà" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Rubato libretto universitario: "Che ve ne fate? Ridatemelo" Borgonovo - Cosa se ne faranno i ladri di una borsa piena di libri di ingegneria e di un libretto universitario? Se lo chiede Filippo Galvani studente di Borgonovo iscritto all'università di Pavia: la sua speranza è che i ladri gli facciano riavere il maltolto. "Nella notte tra mercoledì e giovedì scorsi - racconta - i ladri hanno visitato la mia abitazione. A tal proposito un consiglio che mi è stato rivolto, anche se coi buoi già fuori dalla stalla. Mai lasciare le chiavi nella serratura: se vogliono entrare, almeno dovranno sudare molto di più. Gli intrusi sono stati messi in fuga dal mio allarme repentino e hanno avuto modo di sottrarmi "solamente" la borsa che uso per i miei impegni universitari. L'aspetto simpatico del fattaccio è che dentro c'erano i libri di studio di una materia a me poco gradita: se se la vogliono sbrigare loro al posto mio ben venga. Ma oltre ai libri, la borsa conteneva il mio libretto universitario. Il valore morale e affettivo che attribuisco a quell'oggetto è elevato, quindi faccio appello alla galanteria di questi signori: visto che non vale nulla, perchè non fare il gesto di farmelo ritrovare in qualche modo? Mi risparmierebbero un bel po' di burocrazia e li considererei dei ladri gentiluomini". In merito Galvani riporta l'esperienza di impiegata alle Poste della madre: "Tante volte, in un passato relativamente prossimo, ha recapitato a qualche malcapitato documenti rubati, dei quali i ladri non sapevano che fare. Per farli ritrovare venivano lasciati nelle cassette postali. Questa consuetudine è sempre più rara. Che tristezza, non ci sono più i ladri di una volta... O forse qualcuno è rimasto?" 11/05/2008.

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<Area ex Falck? I progetti rischiano un nuovo stop> (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Grande Milano - data: 2008-05-11 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Il costruttore "Sesto sta perdendo una grande occasione" "Area ex Falck? I progetti rischiano un nuovo stop" Pasini: l'intervento di Piano non si farà mai "Questa era la città più industrializzata del Nord, la città del lavoro per eccellenza. Ora rischia di rimanere indietro" Sono trascorsi cinque mesi da quando Renzo Piano illustrò la sfida insita nel suo progetto per la riqualificazione dell'ex area Falck davanti al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ospite della ex Stalingrado d'Italia: da "città delle fabbriche" a "fabbrica delle idee". Piano mostrò un progetto audace che mixava negozi, residenze e uffici, ma anche centri di ricerche, università, giovani al lavoro e un vivaio di imprese. E a distanza di cinque mesi Giuseppe Pasini, il nonno dei costruttori sestesi, che qui arrivò da San Donà di Piave nel '51, negli anni del dopoguerra e della ricostruzione, denuncia: "Sesto sta perdendo il treno. Era la città più industrializzata del Nord, la città del lavoro per eccellenza. Ora rischia di rimanere indietro". A chi gli chiede la ragione di tanto pessimismo, Pasini risponde secco: "Non si farà mai il progetto di Piano. Ma sarebbe opportuno che il nostro sindaco ci dicesse cosa sarà dell'immensa area ex Falck". Sembra saperla lunga quest'uomo che, alle scorse comunali, ha accettato all'ultimo minuto di correre con una lista civica sostenuta dal centrodestra, candidato sindaco contro il sindaco uscente Giorgio Oldrini. "Stupido io a non candidarmi prima e ad accettare di scendere in campo con una coalizione che non riusciva a mettersi d'accordo", dice oggi. E la sa lunga perché l'area ex Falck, dieci anni fa, l'aveva comprata lui. "Non mi hanno dato le concessioni che chiedevo, 600 mila metri quadrati di superficie lorda, più 150 mila di recupero di vecchie strutture. Dopo 3 anni l'ho dovuta vendere a Risanamento di Zunino, perché i costi per tenere ferma un'area erano esagerati. Sono un costruttore non uno speculatore". E ora, dopo altri sei anni, aggiunge, "sono convinto che anche Zunino passerà la mano. Non hanno dato niente neppure a lui anche se, perlomeno, hanno trattato. Ma quel progetto, 25 torri di 28 piani… è quello che serve a Sesto? ". La sua preoccupazione, confida, prima ancora come cittadino che come costruttore, è "sapere cosa immagina il sindaco per l'area degli ex stabilimenti. Non si muove foglia. E mi preoccupo, perché a questa città ho sempre voluto bene. Qui sono nati i miei figli e i miei nove nipoti". Non è più il tempo dei sogni. "Sono vecchio - dice Pasini -, anche se ho l'impressione di essere giovane non sono più un ragazzo, vorrei vedere il cambiamento, quella città metropolitana che portò l'ex sindaco di Milano Albertini a convincere Banca Intesa a trasferirsi qui, nell'area ex Marelli". Altro progetto affogato nella palude della burocrazia e delle beghe politiche. Sempre sua l'area ex Marelli? "Sono un imprenditore. Avevo comprato l'area, fatto un progetto, un concorso di idee. Vinse Albini. Tutti dissero: bello, molto bello. Si è tirato a campare, niente concessioni. Nel 2003 è cambiato ammini-stratore delegato e Banca Intesa ha cambiato strategia e non ha più decentrato a Sesto il suo cuore operativo". Poi è toccato a Sky. C'era chi, come l'ex sindaco di Sesto, Filippo Penati, aveva intuito per la sua città l'importanza di Milano città metropolitana. E ora c'è alle porte l'Expo. "Possiamo noi perdere il treno, dormire sugli allori? Sesto non può rimanere fuori". Giuseppe Pasini costruendo case, non lo nega, ha fatto i quattrini. "Ma ho sempre costruito per il piacere di lavorare. E per cambiare in bello la mia città". Ripete, con orgoglio, che "se c'è qualche bel fabbricato a Sesto è perché l'abbiamo fatto noi, io e i miei fratelli. L'Abb, le Medtronic, la General Electric, l'Alitalia, tutta la via Carducci". E l'amore per la loro città i Pasini l'hanno manifestato anche nella squadra di calcio, la Pro Sesto, presidente Elisabetta Pasini, "Abbiamo dato le scuole alla città quando non ce n'erano e i nostri figli facevano i doppi e tripli turni. Abbiamo vissuto la vita della città noi Pasini. Il mio appello, ora, è che l'amministrazione non perda altre possibilità. Suoni la sveglia a Sesto ". La fabbrica L'area ex Falck di Sesto dovrebbe essere riqualificata nel segno dell'architetto Renzo Piano. Nel tondo, l'imprenditore immobiliare Giuseppe Pasini Paola D'Amico.

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La salute dell'economia piacentina vista ai raggi X (sezione: Burocrazia)

( da "Libertà" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Bene occupazione e esportazioni. L'importante ruolo dell'imprenditoria femminile di PIER CARLO MARCOCCIA "Il 2007 ha portato con sé elementi positivi ma non ha nasosto delle difficoltà e delle debolezze insite nel sistema socio-economico piacentino". Si riassume così, in una frase, la lunga relazione che il presidente della Camera di commercio di Piacenza, Giuseppe Parenti, illustrerà domani, lunedì, nel corso dell'annuale incontro della Giornata nazionale dell'economia dedicato alla presentazione del "Rapporto sull'economia piacentina". Gli elementi positivi più importanti sono quelli che riguardano l'occupazione, il Pil e il valore aggiunto. Questi ultimi due, tra il 2005 e il 2006 sono aumentati, rispettivamente, del 6 e del del 4,4 per cento, per effetto del contributo dell'industria e dei servizi. Le stime per il 2007 hanno inoltre previsto un'ulteriore crescita del Pil di altri 5,2 punti percentuali. Il 2007 dovrebbe poi aver portato anche un miglioramento complessivo dei settori agricoli che nelle annate precedenti avevano segnato il passo. E sul fronte dell'occupazione, Piacenza si piazza tra le province più virtuose d'Italia. Meglio va per i maschi, con un tasso di disoccupazione che si ferma all'1,1 per cento, al primo posto in Italia. A quota 4 per cento è invece quello relativo alle femmine: un valore peggiore rispetto ai maschi, ma la nostra provincia è ugualmente tra le prime in Italia, preceduta solo da Reggio Emilia, Belluno, Ravenna, Bologna, Parma, Bolzano, Cuneo, Ferrara, Cremona e Varese. Occupazione, Pil e valore aggiunto, così come gli altri temi salienti dell'economia di casa nostra, saranno al centro dopodomani, martedì del supplemento di 32 pagine che Libertà ha dedicato proprio ai passaggi chiave dell'ultimo "Rapporto economia", con i commenti dei rappresentanti delle categorie produttive e dati a confronto. E tutti, chi più chi meno, non nascondono le difficoltà, anche se il bilancio attuale è ancora positivo e in crescita. Sul piano industriale, ad esempio, il fiore all'occhiello si chiama meccanica e soprattutto raccorderia, un settore che sta godendo degli effetti delle alte quotazioni del petrolio e dei conseguenti investimenti nelle attività estrattive, di trasporto e di lavorazione degli idrocarburi. Sempre l'industria, poi, va fiera delle sue esportazioni, che rappresentano il 30,65% del fatturato totale. Meno bene, invece, il settore delle costruzioni, anche per quanto riguarda le imprese artigiane e le cooperative, che sta scontando il non facile momento del mercato del mercato immobiliare. Le associazioni sindacali, da parte loro, temono invece soprattutto per il futuro dei salari dei lavoratori. Rappresentanti dei lavoratori e imprenditori sono comunque tutti molto fiduciosi per le prospettive che dovrebbero essere offerte dall'assegnazione a Milano dell'Expo 2015, così come c'è speranza per le opportunità legate alle locali istituzioni scolastiche e di formazione. Resta, come sottolineano soprattutto artigiani e commercianti, da combattere la burocrazia, mentre i consumatori insistono sull'importanza di contenere i costi. Ma i commercianti chiedono, più in genere, anche interventi per rilanciare i consumi e, per quanto riguarda Piacenza, più parcheggi per favorire l'accesso al centro storico. La veloce evoluzione dei consumi e dei mercati non risparmia più nemmeno gli agricoltori, tradizionalmente più attaccati a consolidati criteri produttii e distributivi. Così le imprese agricole si impegnano a diventare multifunzionali, sono costrette a guardare con più attenzione alla competitività non solo nazionale e stringono accordi con i commercianti per razionalizzare la distribuzione e, conseguentemente accociare la cosiddetta "filiera" che va dal produttore (agricolo) al consumatore (il cittadino). Con conseguente, si spera, contenimento dei prezzi. Non manca uno sguardo al mondo cooperativo, che nel Piacentino conta 579 unità 340 delle quali attive, soprattutto nei settori dei servizi pubblici (124), dei servizi alle imprese (107), delle costruzioni e dell'agricoltura (entrambe 63). In totale, il mondo cooperativo nel 2007 ha presentato un saldo attivo di 15 unità. Infine, un approfondimento dedicato alle donne, perché un'impresa piacentina su cinque è gestita da donne o da un gruppo prevalentemente femminile. Giovane e con un alto livello di scolarizzazione, mediamente superiore a quello dei colleghi maschi. In tutto le imprese "rosa" piacentine sono ora 6.995, su un totale di 28.528 imprese attive (mentre quelle ufficialmente registrate sono 32.090) in cui prevalgono le attività commerciali, agricole e delle costruzioni. pcm@liberta.it 11/05/2008.

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Allegoria del socialismo reale (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-05-11 num: - pag: 38 categoria: REDAZIONALE La figlia di Agamennone Di Scanno "rilegge" Kadaré: testo ambiguo, bello spettacolo Allegoria del socialismo reale di FRANCO CORDELLI S empre per continuare il discorso sul Sessantotto, ho tra le mani un rosso libretto in quell'anno pubblicato dalla casa editrice Naim FrashËri di Tirana. è intitolato Poemi e poesie scelte, ne è autore Ismail Kadaré. Come tutti sanno, a un certo punto della sua vita Kadaré se ne andò a Parigi e ivi da poeta si trasformò in narratore. In particolare, si trasformò in narratore allegorico. Le sue allegorie erano tutte denunce del regime tirannico di Enver Hoxha. Con ogni evidenza, nell'animo del giovane scrittore era avvenuta una metamorfosi. Prima, come poeta, in Le aquile volano alto (al Partito del Lavoro nel XXVmo anniversario) scriveva: "Questo mio canto/Per te/Nel suo venticinquesimo autunno/ Sia/Quale purpurea rosa sulla canna del fucile". L'ultimo verso è Sessantotto allo stato puro. Non vi fa pensare agli hippies? Forse spiega la metamorfosi di Kadaré: da un punto di vista poetico, le allegorie pirandellianamente funzionano "come tu mi vuoi". "Anche noi verremo,/ I poeti del realismo socialista,/ Con in tasca un quaderno di poesie": versi simili possono essere rubricati come errori di gioventù. Ma le allegorie no, le allegorie sono altra cosa. Ciò che si riteneva rivolto a sinistra era rivolto a destra, o viceversa. Alla fine dello spettacolo La figlia di Agamennone messo in scena da Claudio Di Scanno, proprio mentre a Siracusa va in scena l'Agamennone eschileo, incontro due giornalisti albanesi venuti apposta a Pescara per assistervi. Sono consapevoli che la posizione di Kadaré si può definire ambigua. Ma, così dicono, i suoi romanzi hanno il merito di aver posto all'attenzione del mondo il problema dell'Albania. Lo difendono a spada tratta. In quanto a me, riferisco tutto ciò perché mi considero un cronista, nella fattispecie un cronista di guerra - sul fronte del teatro: in guerra contro le rendite di posizione e contro le lobbie (drammaturgico-letterarie e produttive). Forse Kadaré è, egli stesso, una rendita di posizione. Ed è sicuramente a causa delle lobbie che non conoscevo Claudio Di Scanno. In quell'allegoria che è La figlia di Agamennone s'infiltra, come viene detto nel testo, un'analogia. Poiché un uomo è ai vertici della carriera all'interno della burocrazia socialista, c'è una figlia (come Ifigenia) che si deve sacrificare, c'è un sacrificio che si deve compiere, il sacrificio dell'amore: così ci viene raccontato da un altro uomo, che di quella ragazza era fidanzato. Questo il nocciolo della faccenda. Inutile dica come una tale allegoria potrebbe essere letta in modi molteplici, da destra e da sinistra. Però Di Scanno, che viene dal Terzo Teatro e che ha elaborato una sua poetica tutt'altro che ambigua, ha capacità di visione. In uno spazio cadente, tutto bianco, una casa povera e tuttavia sfarzosa, che potrebbe essere greca o albanese, si muovono i personaggi, nei loro diversi sembianti (è impressionante l'apparizione di Stalin). Quadri di superne autorità vengono appesi e staccati dalle pareti, rose si disfano misteriosamente, topi meccanici sbucano dal sottosuolo; e poi una donna ubriaca, un uomo disperato, specchi e bandiere in ogni dove, uno scheletrino sullo sfondo, il socialismo reale o lo stesso autore che, sempre in termini allegorici, ci parla di un'aquila (come nella poesia!) che finisce col divorare se stessa. Forse manca, in senso concettuale, una sintesi; ma lo spettacolo ha una sua indubitabile potenza, in specie per merito dei tre interpreti, la sofferta Susanna Costaglione, l'istrionico Roberto Negri e, alla viola, Irida Mero. Spazio Alici di Pescara In scena Susanna Costaglione e Roberto Negri (Foto Carlo Pavone) La figlia di Agamennone di Kadaré/Di Scanno.

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La capitale ha le strade a quattro corsie ed è ben illuminata, appena fuori si torna al Medio Evo (sezione: Burocrazia)

( da "Arena.it, L'" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

IN BICI A PECHINO.Lasciato alle spalle l'Iran Gianni Sirotto e Renato Ciravegna proseguono il loro viaggio verso la Cina Nel Turkmenistan vietato La capitale ha le strade a quattro corsie ed è ben illuminata, appena fuori si torna al Medio Evo   Prosegue senza intoppi il viaggio in bicicletta di Gianni Sirotto e Renato Ciravegna, che sono partiti a metà febbraio da Verona con l'intenzione di raggiungere Pechino. I due biker si sono lasciati alle spalle l'Iran. Ecco il racconto di Sirotto. --------------------------- Dopo giorni di attesa per il visto siamo entrati in Turkmenistan, fino a pochi anni fa chiuso agli stranieri, pagando una tassa di ingresso di 24 dollari, passando da un medico per il controllo sanitario e rispondendo alla curiosità di poliziotti e doganieri. Iniziamo così una bella discesa per arrivare nella capitale Ashgabat (25 chilometri e 1300 metri di dislivello) dove si nota la megalomania di un presidente narcisista, Gurbanguly Berdymukhammedov, che ha deciso di ricoprire tutte le case, i palazzi e le moschee di marmo bianco e fatto innalzare in ogni piazza enormi statue che lo raffigurano. Ma la cosa che ci lascia sbalorditi è un immenso libro di marmo, il Ruhnama, scritto dal presidente che detta le regole comportamentali ai turkmeni, dalla nascita alla morte. Il console onorario ci suggerisce di intercedere con il collega uzbeko perchè "le raccomandazioni velocizzano la burocrazia". Ora ci resta solo il visto del Kirghistan da prendere a Taskent e poi siamo a posto perchè quello cinese ha validità un anno e crediamo di farcela ad arrivare in tempo. Con un'auto di scorta percorriamo 350 chilometri fino alla capitale, dove arriviamo all'una di notte rendendoci conto che esistono due Turkmenistan: la capitale di rappresentanza, per le visite dei politici stranieri; e la miseria più profonda. Ashgabat è super illuminata, con le strade a quattro corsie tipo Svizzera. Fuori niente luce e niente asfalto, solo una stradaccia in mezzo al deserto. Pedaliamo per 100 chilometri fino a Uch Adji lungo una striscia sconnessa in mezzo alla sabbia. Il caldo è pazzesco, c'è poco traffico e ogni tanto i cammelli attraversano la strada: ci chiediamo come i bikers di Overland abbiano potuto usare biciclette da corsa su questo terreno. Pernottiamo vicino al casello ferroviario, dove ci lasciano dormire per terra, in una stanza; ci danno un secchio di acqua presa dal pozzo per toglierci il sudore e la sabbia e per cena ci cucinano due uova e una patata. Dopo la sosta ci attendono altri 415 chilometri per arrivare a Samarcanda. Affrontiamo la decima frontiera e, dopo le foto di rito con poliziotti e doganieri, entriamo in Uzbekistan e dopo una lunga pedalata sotto il sole arriviamo a Bukhara, dove veniamo accolti in modo trionfale da un sacco di turisti italiani che, per un segno del destino, sono tutti piemontesi e veneti. Renato incontra una sua amica e allora scatta una cena offerta nel miglior albergo, dove il gruppo dei veneti, per non essere da meno, ci invita per la sera successiva. Dopo tanti giorni vissuti con gli abitanti dei luoghi attraversati, bisogna confessare che non è piacevole sonfrontarsi con il turismo organizzato, bambini che chiedono soldi, donne che si fanno fotografare a pagamento, venditori di tappeti e cianfrusaglie varie che ti invitano ad acquistare. Crea tristezza vedere come questo tipo di turismo distrugga la dignità di persone che, mendicando o prostituendosi, ottengono molto di più di quello che avrebbero andando a lavorare. Dopo un giorno di riposo, sotto un sole rabbioso, raggiungiamo Navoi dopo 110 chilometri pedalati contro vento. Qui conosciamo Sherzod, un ragazzo appassionato del calcio italiano, che ci invita a casa sua. Ci mettono a disposizione una stanza per dormire, un secchio di acqua calda e uno di fredda per lavarci; e una grande ospitalità che ci fa superare la mancanza di cibo. Anche a Kattakurgan un giovane, Ganisher, 25 anni, che sa un po' di italiano perchè si paga gli studi in informatica a Samarcanda facendo la guida turistica, ci invita a casa sua dove siamo accolti dai suoi genitori e cinque tra fratelli e sorelle. Ci viene offerto il piatto nazionale uzbeko a base di riso, carne, fagioli e carote, accompagnato da un rosso dolce che il capofamiglia stappa con delicatezza. Poi la sala da pranzo diventa la nostra camera da letto.  .

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IN BICI A PECHINO.Lasciato alle spalle l'Iran Gianni Sirotto e Renato Ciravegna proseguono il loro viaggio verso la Cina (sezione: Burocrazia)

( da "Arena.it, L'" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Nel Turkmenistan vietato La capitale ha le strade a quattro corsie ed è ben illuminata, appena fuori si torna al Medio Evo   Prosegue senza intoppi il viaggio in bicicletta di Gianni Sirotto e Renato Ciravegna, che sono partiti a metà febbraio da Verona con l'intenzione di raggiungere Pechino. I due biker si sono lasciati alle spalle l'Iran. Ecco il racconto di Sirotto. --------------------------- Dopo giorni di attesa per il visto siamo entrati in Turkmenistan, fino a pochi anni fa chiuso agli stranieri, pagando una tassa di ingresso di 24 dollari, passando da un medico per il controllo sanitario e rispondendo alla curiosità di poliziotti e doganieri. Iniziamo così una bella discesa per arrivare nella capitale Ashgabat (25 chilometri e 1300 metri di dislivello) dove si nota la megalomania di un presidente narcisista, Gurbanguly Berdymukhammedov, che ha deciso di ricoprire tutte le case, i palazzi e le moschee di marmo bianco e fatto innalzare in ogni piazza enormi statue che lo raffigurano. Ma la cosa che ci lascia sbalorditi è un immenso libro di marmo, il Ruhnama, scritto dal presidente che detta le regole comportamentali ai turkmeni, dalla nascita alla morte. Il console onorario ci suggerisce di intercedere con il collega uzbeko perchè "le raccomandazioni velocizzano la burocrazia". Ora ci resta solo il visto del Kirghistan da prendere a Taskent e poi siamo a posto perchè quello cinese ha validità un anno e crediamo di farcela ad arrivare in tempo. Con un'auto di scorta percorriamo 350 chilometri fino alla capitale, dove arriviamo all'una di notte rendendoci conto che esistono due Turkmenistan: la capitale di rappresentanza, per le visite dei politici stranieri; e la miseria più profonda. Ashgabat è super illuminata, con le strade a quattro corsie tipo Svizzera. Fuori niente luce e niente asfalto, solo una stradaccia in mezzo al deserto. Pedaliamo per 100 chilometri fino a Uch Adji lungo una striscia sconnessa in mezzo alla sabbia. Il caldo è pazzesco, c'è poco traffico e ogni tanto i cammelli attraversano la strada: ci chiediamo come i bikers di Overland abbiano potuto usare biciclette da corsa su questo terreno. Pernottiamo vicino al casello ferroviario, dove ci lasciano dormire per terra, in una stanza; ci danno un secchio di acqua presa dal pozzo per toglierci il sudore e la sabbia e per cena ci cucinano due uova e una patata. Dopo la sosta ci attendono altri 415 chilometri per arrivare a Samarcanda. Affrontiamo la decima frontiera e, dopo le foto di rito con poliziotti e doganieri, entriamo in Uzbekistan e dopo una lunga pedalata sotto il sole arriviamo a Bukhara, dove veniamo accolti in modo trionfale da un sacco di turisti italiani che, per un segno del destino, sono tutti piemontesi e veneti. Renato incontra una sua amica e allora scatta una cena offerta nel miglior albergo, dove il gruppo dei veneti, per non essere da meno, ci invita per la sera successiva. Dopo tanti giorni vissuti con gli abitanti dei luoghi attraversati, bisogna confessare che non è piacevole sonfrontarsi con il turismo organizzato, bambini che chiedono soldi, donne che si fanno fotografare a pagamento, venditori di tappeti e cianfrusaglie varie che ti invitano ad acquistare. Crea tristezza vedere come questo tipo di turismo distrugga la dignità di persone che, mendicando o prostituendosi, ottengono molto di più di quello che avrebbero andando a lavorare. Dopo un giorno di riposo, sotto un sole rabbioso, raggiungiamo Navoi dopo 110 chilometri pedalati contro vento. Qui conosciamo Sherzod, un ragazzo appassionato del calcio italiano, che ci invita a casa sua. Ci mettono a disposizione una stanza per dormire, un secchio di acqua calda e uno di fredda per lavarci; e una grande ospitalità che ci fa superare la mancanza di cibo. Anche a Kattakurgan un giovane, Ganisher, 25 anni, che sa un po' di italiano perchè si paga gli studi in informatica a Samarcanda facendo la guida turistica, ci invita a casa sua dove siamo accolti dai suoi genitori e cinque tra fratelli e sorelle. Ci viene offerto il piatto nazionale uzbeko a base di riso, carne, fagioli e carote, accompagnato da un rosso dolce che il capofamiglia stappa con delicatezza. Poi la sala da pranzo diventa la nostra camera da letto.  .

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<Un fondo di garanzia per le imprese> (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Prov Sulcis Pagina 2045 Iglesias. La proposta della Cna al Comune per favorire la nascita di nuove attività produttive "Un fondo di garanzia per le imprese" Iglesias.. La proposta della Cna al Comune per favorire la nascita di nuove attività produttive --> Non è facile avviare un'attività, né farla sopravvivere. Soprattutto quando ci si scontra con le difficoltà per ottenere un finanziamento. Lo sanno bene gli imprenditori che, seppure armati di entusiasmo e ottime idee, vedono fallire i propri progetti per mancanza di fondi. Nasce da questa consapevolezza la proposta della Cna, la Confederazione nazionale dell'artigianato, che si rivolge all'amministrazione comunale per la creazione di un fondo di garanzia a sostegno dello sviluppo locale. "Questo fondo - spiega Carlo Loni, segretario Cna del Sulcis Iglesiente - servirà per offrire alle banche la restante parte delle garanzie richieste che non possono essere offerte dai consorzi fidi. Non sono quindi cifre che l'amministrazione deve materialmente spendere, ma solo impegnare". Il rappresentante dell'associazione degli artigiani fa un esempio concreto, supportato da alcuni dati: "Supponendo che il Comune garantisca l'investimento per il 50 per cento e il Consorzio fidi per il restante 50 il progetto può andare avanti tranquillamente senza che l'imprenditore debba ipotecare i beni di famiglia o chiedere costosissime fideiussioni a destra e a manca". Si tratta di una proposta concreta che, se accolta dall'amministrazione, darebbe una boccata d'ossigeno alla categoria. "Fare investimenti al giorno d'oggi per avviare o potenziare e rinnovare un'attività è sempre più difficile - aggiunge Carlo Loni - Troppa la burocrazia, troppi i lacci e lacciuoli a cui gli imprenditori, nuovi e non, devono far fronte. Per non parlare del rapporto, ostico da sempre in verità, con gli istituti di credito. Per ottenere un finanziamento bisogna far fronte a tutta una serie di impegni, spesso e volentieri personali". L'intervento dell'amministrazione permetterebbe alle imprese di lavorare con maggiore tranquillità. "Se solo il Comune decidesse di impegnare una somma pari a centomila euro, uniti alle garanzie offerte dal consorzio fidi per ulteriori centomila euro, si sarebbe in grado di garantire investimenti dai due ai tre milioni di euro". CINZIA SIMBULA.

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Viva la crisi quando serve a muovere (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Vicenza)" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Viva la crisi quando serve a muovere le acque. Anche in quel mondo orafo che è da sempre cassaforte dell'economia vicentina, per altro bisognosa di profondi lavori con cui adattarsi ai tempi. Meno volumi e più qualità, meno marketing e più talento, meno opulenza e più grazia, meno computer e più manualità, meno glamour e più famiglia. Tutti valori che appartengono ad Adelina Scalzotto, artigiana con bottega-laboratorio da poco trasferita in piazza Matteotti dopo dodici anni di vetrine su Santa Caterina. Tanto da farla segnalare alla giuria del Premio Donna bandito dall'Inner Wheel di Padova, con cerimonia il 17 maggio in un ristorante della provincia.Quarant'anni abbelliti dalla tipica leggerezza di chi, creando, non invecchia mai, e moglie di un avvocato con cui ha messo al mondo tre splendidi bimbi, questa inesauribile inventrice di "gioie" trasparenti e giocose parla della sua avventura fra uno scambio con la preziosa assistente Daniela Paolucci, un'occhiata al pc carico di foto, e la classica telefonata di una nonna baby sitter. Braghe nere e golfino bianco con banda rossa sono quanto basta per intonarsi alla lucente franchezza degli occhi verdi, e al brio del taglio corto, da donna che a pettini e trucco riserva il minimo.- Signora Scalzotto, cosa significa questo riconoscimento?"Una sensazione molto piacevole, anche perché totalmente inattesa. Sono state alcune clienti a segnalarmi, senza che io sapessi nulla".- Si vede che se lo meritava."Di sicuro è un premio alla mia resistenza".- Ci spieghi."Oh, è cominciata subito, non appena decisi di mettermi in proprio, una dozzina di anni fa. All'epoca l'oro era quotato 11mila lire al grammo, ma già si parlava di crisi. Infatti nessuno mi incoraggiava a partire. Oggi l'oro costa quattro volte di più, e attorno a me vedo facce molto più cupe".- È ancora convinta della sua scelta?"A volte, di fronte ai conti di fine mese, mi chiedo se ne valeva la pena. Per fortuna mio marito continua a darmi fiducia, a insistere che questa è la strada giusta".- E che strada è?"Nasce dalle mani che ho ereditato da mio padre Luigi, operaio alla Lowara di Montecchio con un'eccezionale passione per il modellismo. Il suo tema prediletto è il mondo contadino, e in casa ha una stanza-museo piena di trebbiatrici, trattori, macchine agricole".- Quando era ragazza pensava già all'oro per le sue mani?"Neanche per sogno, e nemmeno lo desideravo come regalo".- Finché..."Dopo avere provato la via della scultura, mi diplomo alla Scuola d'Arte e Mestieri di Vicenza e trovo posto da apprendista in un laboratorio orafo".- Lì cosa scopre?"Che i gioielli sono un prodotto troppo maschile, ideato da uomini per i quali i preziosi diventano doni da esibire, da far indossare a donne come vistosi status symbol di ricchezza. Al limite possono anche essere prodotti in serie se servono a un riconoscimento di tipo sociale".- La sua alternativa qual è?"Ecco qui un diaspro siciliano. Il rappresentante ne aveva portati sei, ma io ho scelto solo questo, perché il disegno creato dalla Natura sul silice mi ricordava un quadro astratto. Gli ho applicato una montatura d'argento e, per farne un pendaglio, ho creato un gioco di fili marrone e viola uniti da una chiusura molto bizzarra. Adesso è in vetrina, in attesa della persona che, guardandolo, lo riconoscerà come una cosa fatta per lei e basta".- Senza temere di vederne un altro in giro, dunque."In dodici anni ho realizzato solo pezzi unici, tanto che li riconosco sempre alla prima occhiata, se ne vedo in giro. E come fossero miei figli".- Quanti ne ha fatti in tutto questo tempo?"Diverse migliaia, non sono più in grado di contarli".- Mai avuta la tentazione di produrre in serie?"No, e credo sia stata la mia fortuna. Nel mio giro di conoscenze tutti quelli che lo hanno fatto, hanno chiuso".- Perché?"Perché lavorare per conto terzi distrugge la creatività e, non appena si profila la crisi, nessuno ti paga più".- Meglio la sua trincea, allora?"Per lo meno si alimenta attraverso il contatto personale con gli acquirenti. Non ho bisogno di andare in giro a fiere per vendere gioielli come questa collana di perle d'acqua dolce, o questo smalto in rame".- Ha forse bisogno di clienti danarosi?"Anche questa tradizione dell'oreficeria intesa esclusivamente come lusso è qualcosa contro cui combatto da sempre. Io mi rivolgo a chi, per fare un regalo, ha migliaia di euro da spendere, ma anche a quanti cercano orecchini d'argento da 35 euro. In qualsiasi pezzo c'è sempre dentro la mia anima".- Ma mercato e anima vanno d'accordo?"Chissà, di sicuro ci vorrebbe un'organizzazione migliore, per capirlo".- A cosa si riferisce?"Per esempio a quel castigo che si chiama burocrazia. Non è pensabile passare mezze giornate di lavoro correndo da un ufficio all'altro, e compilando carte che non servono a migliorarti la vita. Per non parlare di certe iniziative".- Quali?"Prendiamo il corso sulla sicurezza. Scopro che, secondo la legge, sono tenuta a frequentarlo, anche se ho una sola dipendente. E, tanto per incoraggiarmi, chi lo organizza mi chiede perché mai ho deciso di farlo. Come fossi lì per divertimi".- Fortuna che c'è la famiglia."La mia è meravigliosa, anche se per mandare avanti il laboratorio ho passato tre maternità attaccata al telefono, a parlare con Daniela e i clienti".- Impossibile mollare?"Devo dire che, in questo impegno continuo, oltre alla durezza, c'è anche la bellezza del mio lavoro. Che si basa sul dialogo, sulla curiosità, sulle possibilità infinite offerte dalla materia alla creatività".- Ha cambiato qualcosa una vetrina su un luogo così centrale come piazza Matteotti?"Potenzialmente è stato un trasferimento carico di implicazioni positive. Ma è anche vero che al giorno d'oggi l'economia è come paralizzata e, anche quando può spendere, la gente ha paura di farlo".- Pentita di essersi buttata sui gioielli?"No, soprattutto perché l'ho fatto nel momento in cui smettevano di essere un regalo obbligato, buono per Natale, il compleanno o San Valentino. Adesso sono i telefonini ad avere occupato questo posto, mentre i preziosi sono diventati una scelta fra le tante. Qualcosa di libero, che fa decisamente per me".- Anima, libertà, creatività: signora Scalzotto, con lei è inevitabile tornare a certe parole."È una sfida solitaria, lo so, e da sola posso perderla. Ma anche vincerla, come ripete mio marito".Stefano Ferrio.

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Una rotatoria in via Valsugana (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Dopo due anni di attesa sono iniziati i lavori per la realizzazione della struttura per decongestionare il traffico Una rotatoria in via Valsugana Il cantiere resterà aperto per un anno. Bergamin: "Sarà realizzato anche un nuovo ponte sul Muson" CastelfrancoDopo due anni di ritardo, i lavori sono partiti. Si tratta di un'opera nevralgica per la viabilità castellana. La prima delle quattro rotatorie necessarie per liberare la Circonvallazione di Castelfranco da un traffico insostenibile, un traffico che non lascia scampo e che costringe ad andare a passo d'uomo in una strada nata come arteria a scorrimento veloce. L'opera è la rotatoria che dovrebbe essere realizzata al posto dell'incrocio tra la Circonvallazione e via Valsugana, la strada per Villarazzo. Il cantiere è stato aperto l'altro ieri. I lavori proseguiranno per circa un anno. "Si tratterà di 265 giorni lavorativi - dichiara l'assessore ai lavori pubblici Plionio Bergamin -. Si partirà dalla realizzazione di un nuovo ponte sul Muson in prossimità della strada. Non ci dovrebbero essere particolari complicazioni alla viabilità, dato che verrà mantenuto il doppio senso di marcia". I lavori dovevano partire durante l'estate di due anni fa. L'appalto era stato assegnato i primi di luglio del 2006. Poco dopo, teoricamente, doveva essere aperto il cantiere. Ma all'epoca si era cantata vittoria prematuramente: i soldi c'erano, i lavori sarebbero dovuti partire da lì a poco, ma si è arrivati a maggio 2008 prima di vedere la prima ruspa al lavoro. L'opera è cofinanziata da Regione Veneto e Comune di Castelfranco. Il finanziamento è così ripartito: 2.065.827 euro Regione, 516 mila euro Comune. La burocrazia aveva fatto saltare i piani. Prima c'erano stati dei problemi con gli espropri dei terreni dei privati. Successivamente, invece, si era dovuto fare i conti con un inghippo di carattere burocratico che riguardava un terreno del Comune: in sostanza un fazzoletto di terreno, un'area che per la precisione è di 195 metri quadrati, che nelle prime verifiche commissionate da Veneto Strade - l'ente proprietario della circonvallazione, che quindi eseguirà l'intervento - era stato erroneamente considerato di un proprietario altro rispetto al Comune, quando invece così non era. Nell'ultimo periodo si era fermi e non si sapeva nemmeno il perché. All'inizio dell'anno c'era stata la consegna dei lavori da parte del Comune. Comune che, per voce del suo assessore ai Lavori Pubblici Plinio Bergamin, aveva comunicato l'apertura del cantiere nel giro di alcuni giorni. Ma alla fine, dopo sfilza di postici ed annunci di via ai lavori a vuoto, ci è voluto ancora qualche mese prima che la situazione si sbloccasse.Matteo Ceron.

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Assocamping contro Comune: <C'è un eccesso di burocrazia> (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

CAVALLINO-TREPORTI Assocamping contro Comune: "C'è un eccesso di burocrazia" Per l'Assocamping l'amministrazione comunale di Cavallino Treporti è "troppo impastoiata nella burocrazia della propria macchina amministrativa". La denuncia è uscita dall'annuale assemblea dei rappresentanti dei 30 campeggi di Cavallino-Treporti, strutture di prima grandezza in Europa nel turismo all'aria aperta, capaci di fornire alloggio e servizi a ben 65 mila ospiti al giorno, per un totale di 5 milioni di presenze turistiche a stagione. É stato il presidente dell'Assocamping, Armando Ballarin, a puntare il dito contro il funzionamento dell'apparato comunale, in rapporto all'attività delle aziende turistiche. I costi per le attività sociali hanno superato i 100mila euro, la metà circa del bilancio annuale di un'associazione a carattere sindacalistico "che ha sostenuto interventi diversi a favore della comunità - ha puntualizzato Ballarin - sia in forma diretta, sia attraverso il Comune". Ma un po' tutti i soci di Assocamping hanno manifestato il loro malcontento per il funzionamento dell'apparato comunale, e dei servizi che interessano il turismo. Sotto accusa l'adozione di norme e provvedimenti comunali giudicati inopportuni e nocivi per i campeggi e le loro attività turistiche in generale: "Alcuni atti dell'amministrazione comunale sono eccessivamente minuziosi, finalizzati più a favorire l'ingerenza del Comune nella gestione delle attività economiche, che a tutelare gli interessi generali della comuinità". Il riferimento è a uffici comunali di settori diversi: urbanistica, edilizia privata, igiene urbana, attività produttive, ambiente, impianti e lavori pubblici. "Tutte materie - ha sottolineato Ballarin - che nel bene e nel male influenzano e condizionano il funzionamento delle aziende e la loro capacità di tenere il mercato".Egidio Bergamo.

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Invalidi, la giungla delle patenti (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Diecimila circa le richieste di rinnovo annue: a volte si tratta di una vera odissea Impedire a qualcuno di guidare a volte è peggio che privarlo dell'uso delle gambe. La questione si complica, in tema di rinnovo delle patenti, se ad essere coinvolte sono persone che hanno già dalla loro invalidità o disabilità con cui convivere. In provincia di Venezia la questione è quantomai calda, con le associazioni di invalidi e disabili che hanno fatto fronte comune, accusando di eccessiva severità la Commissione provinciale preposta. "Purtroppo ci si lamenta che noi facciamo medicina e non burocrazia", commenta Sergio Lafisca, medico legale e presidente della Commissione provinciale patenti, cercando di far luce sulle cause della discordia. Lafisca puntualizza che quello del Veneziano non è un caso anomalo: su 10-11 mila richieste di rinnovo annue, ne verrebbero bocciate un sette percento. "Siamo in linea con la media nazionale e regionale - sottolinea Lafisca ma non è gradito che facciamo controlli incrociati con la commissione invalidi, per avere un quadro completo delle patologie". Secondo il presidente della Commissione patenti, il problema va analizzato su due fronti: quello della sicurezza sulla strada, e quello delle risposte di cui necessita chi è affetto da una disabilità o da una invalidità. "Il principio fondamentale è che si deve tutelare non solo chi vuole guidare, ma tutti coloro che viaggiano in strada afferma Lafisca mentre la tendenza è quella di considerare l'automobile una terapia". La Commissione si è più volte trovata davanti a certificazione di specialisti ammorbidite rispetto a quelle che constatavano l'invalidità, oppure soggetti che non si sottoponevano alle cure previste, mentre altrettanto spesso si sono alzati i toni, fino a diventare vere e proprie minacce per i medici. "Chi corre il rischio di vedersi togliere la patente ha sempre un atteggiamento diffidente, aggressivo spiega il medico legale oppure non riconosce deficit evidenti". C'è da dire però che per i disabili e pazienti il rinnovo della patente si trasforma in una vera e propria odissea fra ambulatori, con tempi lunghi e costi che superano facilmente i 300 euro, dal momento che la normativa prevede che le visite specialistiche per il rinnovo della patente debbano essere esclusivamente a pagamento. "Il problema dei costi delle visite è reale, ma torneremo presto alla carica con il nuovo Ministero alla Sanità come abbiamo fatto con quello passato rimarca Lafisca si deve finire di considerare le visite per la patente un qualcosa di accessorio perché, di fatto, è medicina preventiva". La commissione non nega che non poter guidare possa mettere in seria difficoltà molte persone, soprattutto anziane o residenti in piccole frazioni. "Bisogna parlare di che risposte si vogliono dare, se concedere in modo indiscriminato patenti per sopperire ad altre mancanze dichiara Lafisca oppure dare risposte a livello di servizi sociali, come navette a chiamata al servizio di chi non può più stare al volante".Giulia Da Lio.

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In vista dei Campionati europei (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

In vista dei Campionati europei di calcio 2012, sono previsti in Polonia ed Ucraina forti investimenti nei settori della costruzione/ristrutturazione di strutture sportive e turistiche, nel settore dei trasporti e del rifornimento di energia.Per approfondire l'argomento ConCentro ha organizzato un seminario di approfondimento sulle opportunità di investimento nei due Paesi.L'obiettivo del progetto è quello di favorire ed intensificare i contatti tra imprenditori della regione Friuli Venezia Giulia e dell'area in considerazione (Repubbliche Baltiche, Polonia, Ucraina e Bielorussia), presentando le eccellenze del territorio regionale.I settori particolarmente interessati nella prima annualità del progetto sono costruzioni, legno-arredo e contract, meccanica, ambiente, multi utilities, impiantistica, refrigerazione, condizionamento e agroalimentare.Nell'ambito del progetto, ha detto Primo Pizzioli in qualità di membro di giunta della Cciaa, saranno realizzate, in sinergia con iniziative a livello regionale o nazionale avviate su tali aree da altri enti quali ICE e Unioncamere, alcune azioni:una diffusa informazione alle imprese regionali sulle potenzialità offerte dai Paesi, un servizio di assistenza e consulenza individuale da parte di esperti attraverso il quale l'imprenditore potrà avere informazioni "su misura" su problematiche societarie, fiscali, opportunità commerciali, d'investimento e agevolazioni disponibili, partecipazioni a fiere e missioni imprenditoriali con l'organizzazione di incontri bilaterali tra imprese regionali ed estere.I settori particolarmente interessati nella prima annualità del progetto sono costruzioni, legno-arredo e contract, meccanica, ambiente, multi utilities, impiantistica, refrigerazione, condizionamento e agroalimentare.Nell'ultimo anno nell'area dell'Europa nord-orientale si sono registrati ritmi di sviluppo decisamente elevati, ed in netta accelerazione rispetto all'anno precedente. Polonia e Ucraina non sono più da considerarsi mercati prettamente produttivi ma anche di sbocco.Le piccole e medie imprese edilizie che costellano il panorama pordenonese, al rafforzarsi del mercato globale, hanno voglia e necessità di andare all'estero, è intervenuto Valerio Pontarolo, Presidente del Collegio Costruttori Provincia di Pordenone, ma da sole sarebbe difficile; il Collegio si sta perciò attivando per capire quali sono le gare d'appalto a cui partecipare e costituire associazioni temporanee d'impresa.Agnieszka Turek, consigliere economico dell'Ambasciata Polacca in Italia, ha illustrato alcune caratteristiche economiche della Polonia, sottolineando come nel Paese siano in forte crescita Pil e consumi interni. Importante è la produzione di piastrelle, televisori e yacht, esiste un forte polo automobilistico, e il sistema bancario e dei servizi è ben sviluppato. Di contro manca manovalanza semplice e la burocrazia è ancora piuttosto complessa; grande interesse riveste il settore dell'arredamento e del design, anche di lusso.La strategia nazionale per la coesione, hanno illustrato i relatori dell'ICE Polonia, mira, entro il 2013, a creare 3,5 milioni di posti di lavoro, raggiungere un tasso di occupazione del 60\%, innalzare la spesa per la ricerca e l'innovazione all'1,5\% del PIL, accrescere la rete autostradale e ammodernare quella ferroviaria, aumentare la quota di utilizzo delle energie rinnovabili all'8,5\% e portare il PIL pro capite al 65\% della media comunitaria.Relativamente ai Campionati europei di calcio 2012, tra gli investimenti ad essi connessi, si rilevano stadi e infrastrutture annesse, turismo e promozione, progetti morbidi e di sistema (sicurezza, soccorso) e infrastrutture dei trasporti. Per informazioni consultare il sito www.funduszestrukturakne.gov.pl. Analoghi investimenti si rilevano possibili in Ucraina. Il direttore di ConCentro Luca Penna ha infine illustrato l'attività dell'Azienda Speciale della Cciaa a supporto dell'internazionalizzazione delle imprese, tramite una strategia composta: settoriale (meccanica e componentistica, legno-mobile-arredo, chimica e plastica, agroalimentare, subfornitura), di penetrazione (approccio esplorativo e di consolidamento), per cluster (distretti) e per Paese, che prevede, nel 2008, la focalizzazione su Europa centro e sud-orientale, Russia, Paesi del Mediterraneo, Estremo Oriente. Con la delega regionale data dalle L.R. 4/2005, la Cciaa di Pordenone gestisce anche alcuni canali contributivi relativi ai settori industria, artigianato, turismo e multisettoriale. Per informazioni consultare il sito www.pn.camcom.it. Ultima novità l'avvio della nuova rete Europea EEN a supporto delle aziende, un network di organizzazioni che fungono da punti di contatto per le imprese per fornire informazioni e assistenza sulle questioni comunitarie, quali le legislazioni, gli appalti, la cooperazione internazionale.Concentro.

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Cn-At, cantieri ancora fermi (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

AUTOSTRADA. SI COMPLETANO GLI ESPROPRI Tunnel del Tenda Cn-At, cantieri ancora fermi Senso alternato anche di giorno L'avvio dei lavori verso il capoluogo era stato annunciato per maggio [FIRMA]ALBERTO PRIERI MONTANERA Cuneo resta lontana dall'autostrada: maggio sarà il mese decisivo, ma per ora non si vedono cantieri tra il capoluogo e il casello di Sant'Albano della Cuneo-Asti. Unico indizio è la strada sterrata che dalla vecchia provinciale, poco oltre Montanera in direzione nord, scende verso lo Stura. Arriva alla "Fag", una cava privata. "Dove ora c'è quest'ufficio passerà la nuova autostrada, siamo in fase di esproprio", dice Remo Filippi, amministratore della "Fag". L'altro giorno ha ricevuto la visita dei tecnici dell'Asti-Cuneo spa. Prima di mettere all'opera camion, ruspe e operai, la nuova società sta completando la bonifica bellica (per legge vanno ricercati eventuali ordigni inesplosi lungo tutto il tracciato) e ha quasi terminato l'acquisto dei terreni. La strada che porta alla cava sarà quella utilizzata per aprire il cantiere, così i mezzi pesanti non dovranno attraversare il centro di Montanera. Bisogna fare presto: secondo il contratto, la Cuneo-Asti dovrà essere completata entro l'11 febbraio 2012, vale a dire 4 anni dopo la formalizzazione della "spa", di cui fanno parte Anas e imprese del gruppo Gavio di Tortona, dov'è insediata la sede operativa. "A fine mese il comitato di monitoraggio si riunirà per verificare la partenza effettiva dei lavori nel tratto cuneese - dice Giuseppe Rossetto, sindaco di Alba e presidente del comitato -: non vogliamo perdere altro tempo. Per questo i progetti nell'area albese sono stati confermati". Sì alle gallerie di Alba e Verduno, quindi, ma ci vorrà una nuova valutazione d'impatto ambientale. "Il ministero dell'Ambiente e quello dei Beni Culturali chiedono integrazioni - conferma il presidente della Provincia Raffaele Costa - avranno tempo fino a settembre per giudicarne la validità: chiusa la procedura di formazione del governo, convocherò parlamentari e consiglieri regionali per chiedere di velocizzare la procedura". Entro la fine del mese il Consiglio di amministrazione dell'Anas rilascerà l'autorizzazione finale alla costruzione del lotto Cuneo-Sant'Albano. Il piano cave per garantire l'approvvigionamento di materiale con cui preparare il fondo strada è già autorizzato: due sono i siti previsti per l'estrazione a Montanera, uno a Sant'Albano. Lo scavo dei tunnel nell'area albese richiederà più tempo: sarà eseguito da una sola grande "talpa", che dovrà creare 4 trafori per due corsie di marcia e una d'emergenza. E 4 anni potrebbero non bastare. Galleria del Tenda a senso unico alternato sempre, giorno e notte. Per ora è un'ipotesi o meglio una proposta dell'Anas condivisa francesi, ma potrebbe diventare realtà già entro l'estate. Fra 10 giorni si riunirà la conferenza Italia-Francia e in quell'occasione sarà analizzato il progetto. In sostanza il semaforo - ora funziona di notte e in due fasce orarie (11-12 e 15-16) - sarebbe attivo sempre, con attese di 15 minuti. Obiettivo è migliorare la sicurezza nel tunnel costruito nel 1886. "Si eviterebbero incroci di veicoli - dicono i tecnici Anas -. In questo modo potrebbe essere nuovamente permesso il transito dei camion". Sul fronte della burocrazia manca l'ok da Roma per l'avvio dei cantieri. Teresio Delfino (parlamentare Udc), firmatario di una proposta di legge per la ratifica dell'accordo Italia-Francia sulla gestione del tunnel del Tenda: "Occorre accelerare al massimo le procedure per un rapido avvio della costruzione del nuovo tunnel". Intanto la galleria resta chiusa di notte per lavori nel tratto francese, fino al 28 giugno, weekend esclusi. \.

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Tubercolosi e burocrazia E' scontro a Pontboset (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

LA POLEMICA.ALLEVAMENTO NEL CAOS "Nel giro di dodici mesi persi 30 anni di lavoro" La replica dell'Usl "Capre uccise tardi" Tubercolosi e burocrazia E' scontro a Pontboset Stalla bloccata per un focolaio, strage di animali [FIRMA]GIANPAOLO CHARRÈRE PONTBOSET "La mia azienda è bloccata, non posso salire in alpeggio nemmeno con le mucche. Trent'anni di duro lavoro perso in 12 mesi" dice Danilo Colliard, allevatore di Pontboset. Risposta di Marco Ragionieri, direttore dell'Unità sanità animale: "La situazione è in mano alla procura di Aosta, non sono state rispettate delle ordinanze emesse dal sindaco". La vicenda riguarda un allevamento (in parte gestito da Danilo Colliard e dal fratello Marco) di bovini e caprini. Di mezzo c'è la tubercolosi, malattia che viene catalogata come "zoonosi", che colpisce sia l'uomo sia gli animali. Già nel 2007, a luglio, erano state soppresse 32 capre nell'allevamento dei fratelli Colliard. Gli esami erano stati eseguiti il mese precedente. "In tutto, durante l'anno - dice Colliard - sono stati abbattuti 75 capi". Il problema si è complicato con il passare del tempo, perché è stato disposto l'abbattimento di tutte le altre capre ("ne sono rimaste 48"), decisione presa per cancellare del tutto l'infezione. Nella vicenda sono finite anche le mucche ("27 più i vitelli"), bloccate anche loro, senza poter salire in alpeggio, perché l'allevamento non può essere dichiarato "indenne". Il nocciolo è il controllo sulle mucche. Colliard ha spedito una lettera il 20 febbraio. Destinatari: Usl e Comune. In sintesi: Le bovine non subiscono più controlli dal 22 gennaio 2007, quindi devono essere testate al più presto. "Se risulteranno tutte negative sarò disposto a cambiare stalla, se questo potrà servire a sbloccarmi" scriveva Colliard in chiusura del suo appello. Il 4 marzo la risposta dell'Usl, a firma di Ragionieri: "Siamo spiacenti di non poter aderire alla sua richiesta". Motivi: "Il suo allevamento comprende bovini e caprini, e lei ha macellato le capre positive per tubercolosi con ben tre mesi di ritardo nel mese di ottobre 2007, e pertanto in presenza di animali infetti non ancora eliminati non è consentito ai servizi veterinari di effettuare altre prove diagnostiche". Poi "il sindaco ha disposto l'abbattimento di tutti i caprini, ordinanza che lei non ha ancora rispettato". Per ultimo: "Nei mesi di gennaio e febbraio 2008, sono morte nel suo allevamento due capre, sottoposte a esame necroscopico, evidenziando gravissime lesioni tubercolari e confermando la gravità del focolaio". Tradotto: se non abbatti le capre, anche le mucche restano nella stalla. "Se l'allevatore avesse abbattuto i capi infetti prima, allora si poteva cominciare con i controlli sulle mucche. Forse, adesso sarebbero in condizione di essere dichiarate idonee per l'alpeggio". Colliard resta sulla sua posizione: "Perché non vogliono fare le prove? Per noi l'allevamento bloccato è un danno enorme".

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"Il progetto va rivisto" Stop ai lavori del ponte (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

In breve il caso STORIA INFINITA Tutto da rifare a Cuorgnè per il restyling "Il progetto va rivisto" Stop ai lavori del ponte ALESSANDRO BALLESIO E' dall'alluvione del 2000 che si attende di mettere in sicurezza il viadotto Soprintendenza: "Più rispetto dell'antica architettura" CUORGNÈ Gita In Normandia e in Bretagna Dal 30 maggio al 4 giugno gita in Bretagna e Normandia (comprese le spiagge del D day). Info Levador Viaggi 0124/26704. Bollengo Carolina Angelo compie cento anni La Comunità di Bollengo festeggia questa mattina Angela Carolina Angelo, che il 6 maggio ha compiuto 100 anni. E' l'unica centenaria del paese, l'ultimo caso risale agli anni '70. Alla signora Angela verrà consegnata una targa come ricordo dall'amministrazione comunale. Ivrea Escursioni nel territorio In occasione delle "Settimane della Cultura Scientifica 2008" l'Ecomuseo dell'AMI (Anfiteatro Morenico Ivrea), vuole far riscoprire l'importanza che ricopre l'Anfiteatro Morenico come testimonianza e archivio della storia del nostro pianeta. A partire da oggi ci saranno una serie di escursioni. Locana Movimento Giovani Padani Nella sezione Lega Nord di Locana sono stati fondati due gruppi del Movimento Giovani Padani: uno per la zona di Locana e l'altro di tutto il resto del territorio altocanavesano. Farmacie Aperte oggi per turno Sono di turno: Borgomasino (via Torino 43), Burolo (via Lago di Viverone 3), Cuorgnè (piazza Resistenza 4), San Giusto (via Libertà 1), Vico (via Novareglio 10).Troppo cemento? Mattoni troppo moderni sulla facciata che lambisce il torrente Orco? Di certo c'è il "no" della Soprintendenza ai beni architettonici che ha bocciato il progetto della Provincia di Torino per il restyling del vecchio ponte di Cuorgnè. Quello, per intenderci, dell'ingresso in città "da cartolina": da un lato spunta la Filanda, dall'altro le torri medievali di via Arduino. Tutto da rifare, dunque. Anche se l'assessore alla viabilità Giovanni Ossola assicura: "Apporteremo soltanto qualche modifica al piano, infatti siamo quasi in dirittura d'arrivo. Si tratta di particolari che non possono bloccare a lungo l'inizio dei lavori". E' dall'alluvione 2000 che da queste parti aspettano la messa in sicurezza del viadotto, danneggiato dalla furia degli eventi: ma se per il consolidamento dei piloni di sostegno dovrebbe essere questione di settimane (è un altro progetto: nei mesi scorsi la strada è già stata chiusa per consentire i carotaggi), per la rinnovata immagine del ponte i tempi della burocrazia suggeriscono di armarsi di santa pazienza. E di conseguenza - salvo sorprese - le chiusure al traffico raddoppieranno: in estate, per dar modo ai tecnici di rinforzare i basamenti del "nonno" dei viadotti canavesani, più avanti (chissà quando) per la vera e propria metamorfosi. Se verrà rispettato il progetto della Provincia: una carreggiata più larga, per un totale di 7 metri e mezzo, più la "cornice" di due passerelle pedonali. La pietra dello scandalo, da eliminare? A quanto pare sono i mattoni previsti a rivestimento della facciata, ovvero l'involucro di una solida superficie di cemento. Per la Soprintendenza finirebbero per fare e pugni con la fotografia originaria del manufatto. La Provincia è alle prese con i disegni da sottoporre per la seconda volta agli enti di tutela, intanto si prolunga l'attesa del Comune. Che c'entra con questa storia l'amministrazione guidata da Giancarlo Vacca Cavalot? Dovrà prenderselo a carico, il ponte, assieme alla sua strada (via Ivrea) dismessa dalla Provincia come via Torino. Il motivo è semplice: la ex statale 460 non passa più da qui. Il nuovo tracciato ora coincide formalmente con la circonvallazione che dal 2007 taglia fuori il centro di Cuorgnè. "L'intervento di riqualificazione del viadotto spetta a loro, noi non potremmo mai permetterci un'opera che alla fine costerà qualcosa come 1 milione 800 mila euro", ricorda il vice sindaco Candido Ghiglieri. Che aggiunge: "Ma a questo punto chissà come andrà a finire con il progetto, vorremmo tanto saperlo". L'accordo, quello, non è in discussione: prima palazzo Cisterna dà una mano di trucco alla vecchia passerella, poi la cede automaticamente al Comune. Piuttosto il dubbio è sulla tempistica, specialmente dopo l'ultimo slittamento. L'amministrazione, intanto, sta per accaparrarsi le due strade: manca soltanto il nulla osta del consiglio comunale. "Il vantaggio - sottolinea Ghiglieri - è che per qualsiasi tipo di autorizzazione non si dovrà più passare dalla Provincia: per un intervento edilizio, per organizzare un evento che prevede la chiusura di un tratto di via Ivrea o di via Torino le pratiche saranno più veloci". Manca soltanto l'ultimo tassello della dismissione, dunque. Ma almeno, qualunque fosse il periodo dei lavori di restyling, Cuorgnè non rischierà il collasso della viabilità: c'è sempre l'alternativa del nuovo ponte, quello della circonvallazione.

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<Dateci il diritto di voto, siamo qui per lavorare ma anche per vivere> (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Belluno)" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

GLI EXTRACOMUNITARI "Dateci il diritto di voto, siamo qui per lavorare ma anche per vivere" Doveri di pari passo con i diritti. Come il voto agli immigrati, almeno quello amministrativo. Lo ha chiesto Mohamed Saady, copresidente nazionale Anolf-Cisl. "Ma soprattutto omologando i contenuti agi obiettivi delle leggi, eliminando le contraddizioni della legge Bossi Fini che si ripercuotono su alcune tipologie di contratto della legge 30. Sganciando, quindi, i permessi di soggiorno dalla durata del lavoro". Mohammed Saady ha puntato anche sui tempi eccessivi della burocrazia, che oggi rendono difficoltosi i rapporti tra imprenditori e lavoratori e rischiano di alimentare le scorciatoie della manodopera clandestina. "Siamo qui per lavorare, ma dobbiamo anche vivere".E' il concetto espresso invece da Ivana Petryna in rappresentanza delle bandanti che operano a Belluno. "Siamo sotto una legge - ha spiegato - ma spesso anche senza leggi. Il nostro contratto è molto particolare, i flussi con i quali veniamo in Italia non ci permettono di lavorare in altri luoghi". Ma le bandanti "bellunesi" rivendicano anche il fatto di poter avere una vita digitosa. "Non abbiamo alloggi nostri, noi viviamo a casa degli anziani dove lavoriamo, chiediamo almeno un posto dove incontrarci nelle poche ore libere. Fateci dei corsi ci lingua, cucina, storia del vostro paese". Chiedono integrazione: "Abbiamo sentito anche dire che al parco non siamo benvenute, ma che fastidio diamo? Forse si dimentica che un anche voi italiani, come noi, oggi, siete andati all'estero per lavoro".M.D.

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Rifiuti agricoli, accordo per la raccolta (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

SAN GIORGIO DELLA RICHINVELDA L'incarico è stato affidato alla società Ambiente servizi Rifiuti agricoli, accordo per la raccolta San Giorgio della RichinveldaÈ stata la prima delibera della Giunta municipale guidata da Anna Maria Papais in questo secondo mandato di governo di San Giorgio della Richinvelda: si tratta dell'affidamento della raccolta dei rifiuti agricoli alla società Ambiente servizi, di San Vito al Tagliamento, con la quale c'era già un accordo per lo smaltimento generico dei rifiuti.Questo patto garantirà un duplice beneficio: innanzitutto di tipo ambientale, perché eviterà che qualcuno possa pensare di liberarsi del problema abbandonando il rifiuto agricolo in discariche non autorizzate o peggio dove gli capita. Secondariamente ci sarà il beneficio in termini di dispendio di risorse da parte delle aziende agricole che a San Giorgio sono centinaia le quali non dovranno farsi carico di alcun tipo di burocrazia, ma dovranno unicamente consegnare lo scarto alla società che si occuperà di tutto, compresa la compilazione praticamente gratuita (salvo una compartecipazione di tipo economico poco più che simbolica) dei registri di carico e scarico. Insomma, ambiente più curato e sburocratizzazione dell'apparato.Il ritiro avverrà porta a porta, come già accade in numerosi comuni della provincia di Pordenone, anche perché da tempo era già stato vietato il conferimento diretto nelle piazzole ecologiche. L'unico adempimento obbligato per le imprese interessate da questa che può essere considerata una mini rivoluzione è la stipula di una convenzione non onerosa, come prevedono gli accordi sottoscritti tra amministrazione comunale e associazioni di categoria.Oltre all'esonero della tenuta dei registri di carico e scarico, gli utenti non dovranno nemmeno presentare la comunicazione annuale Mud, a patto che conferiscano la totalità dei rifiuti prodotti nel corso dell'anno alla stessa Ambiente Servizi, conservando naturalmente copia del formulario rifiuti."Siamo soddisfatti di questa soluzione ha commentato il rinconfermatissimo primo cittadino perché garantisce tutele al territorio e un importante supporto alle aziende, che non dovranno occuparsi di redigere documentazioni di sorta, ma lasceranno il compito direttamente a chi si recherà da loro per prelevare i rifiuti".Lor.Pad.

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Calderoli, cacciatore spietato di leggi inutili (sezione: Burocrazia)

( da "Padania, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

PER LUI UNA MISSIONE CERCA E DISTRUGGI Calderoli, cacciatore spietato di leggi inutili Roma - L altra faccia del cambiamento, insieme alle riforme, è la semplificazione, ovvero l eliminazione di leggi, regolamenti, adempimenti burocratici e tutto quanto fa perdere tempo e denaro ai cittadini e al mondo produttivo e imprenditoriale. Per questa ragione il ministero per la Semplificazione, una novità di questa legislatura, affidato a Roberto Calderoli avrà un compito complementare e parallelo a quello per il Federalismo e le Riforme di Umberto Bossi. Il Senatur infatti dovrà realizzare quelle riforme indispensabili per far ripartire il Paese e la sua economia, mentre il Coordinatore leghista dovrà intervenire per semplificare, tagliare, eliminare i tanti centri di spreco della macchina statale. Dalla burocrazia che soffoca le attività produttive alla macchinosità complessa, e conseguentemente costosa, degli apparati statali con strutture elefantiache ed obsolete. Delegificare e semplificare, questo il difficile ma fondamentale compito richiesto a Calderoli, un compito che Bossi ha sintetizzato con queste parole: "Calderoli? Avrà il compito di semplificare un po la confusione, le cose inutili, il coacervo delle leggi che rendono così difficoltosa la vita degli italiani". In Francia il presidente Nicolas Sarkozy nei mesi scorsi ha dato vita ad una commissione, guidata dal giurista Jacques Attalì incaricata di mettere in cantiere le riforme necessarie per ammodernare il sistema istituzionale transalpino e tagliare appunto i troppi sprechi che rallentano e rendono dispendiosa l attività amministrativa. Il nuovo dicastero per la Semplificazione avrà quindi una funzione analoga. Del resto lo stesso Calderoli conversando con i cronisti ha definito il suo come il dicastero della Semplicità. "Il mio ministero? Sarà cosa buona attesa da tutti gli italiani. Voglio ridurre le leggi, voglio eliminare le burocrazie inutili, voglio fare le riforme che servono ai cittadini perché è questo il ruolo che può avere la Lega", ha spiegato qualche giorno fa il neo titolare di questo dicastero innovativo che dovrà appunto sforbiciare nel groviglio delle oltre ventimila leggi attualmente vigenti nel nostro ordinamento e nelle decine di migliaia di regolamenti che intasano il corpus normativo. Un passaggio fondamentale, perché se da un lato solo con il Federalismo il Paese può rimettersi in moto, dall altro è necessario tagliare ed eliminare le troppe sacche di spreco, di assistenzialismo, di burocrazia inutile, che gravano con costi enormi sulle casse statali e rallentano non solo l attività amministrativa ma anche quella dei cittadini e delle imprese. Meno leggi, meno burocrazia, meno apparati statali, meno perdite di tempo e denaro: è quello che chiedono i cittadini, insieme al cambiamento e alla riforme. Fabrizio Carcano [Data pubblicazione: 09/05/2008].

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Un giornale per una terra vincente (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia di Como, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

E' bello guardare, appese al muro, certe immortali foto in bianco e nero. E' struggente soffermarsi a pensare al passato e accorgersi che la tonalità dominante è seppiata. Ma il mondo è a colori. Nei sogni di ciascuno di noi la vita, gli amori, i figli, le gioie hanno la dolcezza pastello di un colore che le accompagna. Persino il tramonto, in tutte le sue tonalità di malinconia, è a colori. E allora benvenuti dentro la nuova Provincia tutta a colori. Più pratica, più maneggevole, più leggibile, con più peso per il maggior numero di pagine, di notizie, di opinioni. In definitiva più completa. Trenta milioni di euro di investimento non sono propriamente noccioline. Ma questa terra meritava un'attenzione così grande e i nostri lettori, che in numero sempre maggiore ci scelgono tutte le mattine, meritavano questo gesto d'affetto. Un giornale cambia e migliora quando sta bene di salute. E noi non ci siamo mai sentiti così bene. Un giornale non è soltanto testimone del presente, non è soltanto custode del passato. Ma deve essere soprattutto punto di riferimento per il futuro di un territorio. Stimolo a guardare avanti, a interpretare meglio i segnali che arrivano dalla modernità. Ci siamo, usateci come cannocchiale per guardare meglio la vita che scorre fra villa Geno e Cernobbio, fra le colline della Brianza e i capannoni della Bassa comasca, dove - nonostante le palle al piede delle infrastrutture, della burocrazia e di un'insopportabile pressione fiscale - il genio e la fatica della nostra gente trovano nuove strade per essere all'altezza (...) segue a pagina 12 11/05/2008.

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