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Straniera non può
sposarsi: colpa della burocrazia
( da "Piccolo di Trieste, Il"
del 11-02-2008)
Abstract: colpa della
burocrazia Le nozze attendono una ricercatrice in India ma se lascia Trieste
rischia di non poterci più tornare Matrimonio rimandato all'infinito,
opportunità mancate di partecipare in ricerche o conferenze scientifiche
internazionali, distacco forzato dalla famiglia, notti insonni, frustrazioni e
stimoli zero.
MORROVALLE - HA DESTATO
interesse il convegno sullo sviluppo dell& ( da "Resto del Carlino, Il (Macerata)" del 11-02-2008)
Abstract: Burocrazia e
tassazione sono state indicate come le responsabili principali di parte delle
difficoltà delle imprese, imbrigliate dalla lentezza delle istituzioni. Di qui
l'appello degli imprenditori al mondo della politica, perché tengano nella
giusta considerazione le difficoltà e le potenzialità delle imprese.
Al voto senza risolvere la
questione settentrionale
( da "Trentino"
del 11-02-2008)
Abstract: da un fisco e una
burocrazia voraci quanto inefficienti. Sul mercato del lavoro si è formata una
moltitudine di figure atipiche e di profili professionali non classificabile
indistintamente sotto l'etichetta riduttiva del precariato. Al vecchio fordismo
delle grandi imprese manifatturiere si è sostituito il protagonismo delle
multinazionali tascabili e del capitalismo personale.
Critiche ingiuste ( da "Trentino" del 11-02-2008)
Abstract: è vero che
organizzare non è semplice con tutta la burocrazia che c'è per allestire una
manifestazione oltre la spesa che comporta. Nel mio piccolo essendo una
responsabile nell'organizzare una gara in montagna "Merler"
e una su strada "Scarponara" ricevo aiuti
pochi ma sicuri sia dalla provincia che circoscrizione.
La burocrazia è un alto
costo per le aziende
( da "Giornale di Vicenza, Il" del 11-02-2008)
Abstract: miopia politica,
burocrazia diffusa. La burocrazia è una vera palla al piede per le imprese che,
da recenti studi, pesa un 5,8% sulla produttività. Le aziende
artigiane vogliono proseguire nella loro attività con regole certe, obiettivi
chiari e un governo all'altezza delle sfide che si è chiamati ad
affrontare".
Berlusconi: Ecco le leggi
per i 100 giorni
( da "Giornale di Brescia"
del 11-02-2008)
Abstract: dalla burocrazia, da certi comportamenti dei pubblici
ministeri" e definisce il suo slogan "una fotografia abbastanza
precisa della situazione in cui ci troviamo". "Tirandosi
su tutti quanti le maniche e facendo i provvedimenti giusti l'Italia ha la
possibilità di tornare a essere un Paese di sviluppo", prosegue
Berlusconi.
Le parole di Walter ( da "Unita, L'" del 11-02-2008)
Abstract: operaio che si
batte per un salario migliore e per un lavoro che non porti morte e
l'imprenditore che vuole crescere e chiede regole e opportunità, non
burocrazia. Gli italiani che vogliono un Paese così ci sono, faticano ogni
giorno in ogni angolo di ogni città. È la politica invece che manca. È la
politica che sta spesso da un'altra parte. segue a
pagina 4.
La rosa (bianca) rubata ( da "Unita, L'" del 11-02-2008)
Abstract: della funzione
pubblica essendosi irrobustito politicamente nelle reti delle burocrazie. Tabacci è diverso. Viene dalla provincia mantovana,
concreta e attenta ai numeri dei capitani d'industria: Colaninno, Marcegaglia.
Ha attraversato i giardini degli imprenditori che contano: Parma, Milano,
Brescia. C'è chi millanta la sua amicizia nel comprare terreni e costruire
supermercati.
Cinque per mille: un
miraggio da 15 milioni
( da "Eco di Bergamo, L'"
del 11-02-2008)
Abstract: che iniziano a
mandare in tilt la burocrazia governativa. Circa 15 milioni di euro sono
destinati a circa 500 tra enti e associazioni bergamasche accreditate a
ricevere i fondi. Ma non sono solo le previsioni di bilancio al ribasso a
mandare in panne la macchina statale: sembra infatti
che gli uffici del Tesoro e dell'Agenzia delle entrate (uffici centrali di
Roma)
DIMISSIONI ILLY:
"ELECTION DAY" MENO SPESE E DISAGI ( da "marketpress.info" del 11-02-2008)
Abstract: e per forme più
avanzate di tutela del territorio e dell'ambiente), nonché per il proseguimento
del programma di semplificazione amministrativa. Riduzione dei costi
dell'amministrazione ed una burocrazia più semplice e più rapida, ha concluso
Illy, rappresentano infatti uno dei fattori di
competitività di un territorio. . <<BACK.
Bocciati dalle badanti "bimbi maleducati e anziani
trascurati" - sara strippoli ( da "Repubblica, La" del 11-02-2008)
Abstract: opprimente
burocrazia e tempo libero, il giudizio complessivo non è così lusinghiero come
forse avremmo sperato. La stilettata arriva da una ricerca dell'Iref, l'Istituto di ricerche educative e formative che nel
Milano sia più ambiziosa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-02-2008)
Abstract: indispensabile
alleggerire la burocrazia, in modo da superare agevolmente le difficoltà
quotidiane. Terzo, è necessario pensare a un progetto Expo per la città, che
sia il simbolo del rilancio di Milano per gli anni a venire. Quarto, che
l'evento possa essere una palestra e nel contempo una vetrina per far emergere
e far conoscere all'estero una nuova generazione di architetti italiani.
Marghera aspetta la
centrale Enel
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-02-2008)
Abstract: la permanenenza del polo
industriale per colpa di burocrazia e incertezze che impediscono un equilibrato
sviluppo sostenibile". Alberto Morselli, segretario generale delle Filcem-Cgil,
domani sarà a Marghera per l'assemblea dei lavoratori del petrolchimico:
"Un Paese che non riesce a decidere su uno dei propri talenti industriali
–
<La tangenziale? Non
possiamo più aspettare>
( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 11-02-2008)
Abstract: Purtroppo sia la
burocrazia sia le crisi di governo hanno ostacolato le diverse fasi di
progettazione. Oggi però non possiamo più aspettare. Ho lanciato l'idea alla
Provincia e all'Autocisa di partire con una
convenzione per il progetto preliminare. Questo servirebbe per accelerare i
tempi.
I cittadini per il
presidente: saremo il segnale di novità contro una cdl
che sa di vecchio
( da "Messaggero Veneto, Il"
del 11-02-2008)
Abstract: pragmatico di risolvere problemi contrastando i formalismi
e la burocrazia, con la volontà di interpretare l'intervento pubblico e le
istituzioni in modo diverso da come tradizionalmente vengono intese in
Italia". All'insegna dell'efficienza e dell'efficacia quindi, e
in grado di competere sul mercato. Sull'opportunità di presentare nuove liste
invece, Malattia esprime qualche dubbio.
Psicologi in pasto alla
burocrazia
( da "Centro, Il"
del 11-02-2008)
Abstract: è Psicologi in
pasto alla burocrazia Professionisti mortificati nella corsa agli incarichi
part-time CHIETI. Sono circa cinquecento in provincia di Chieti i medici,
giovani e meno giovani, che cercano opportunità di lavoro nella sanità pubblica
rincorrendo incarichi part time o brevi supplenze, in
ambulatori e ospedali, che servono ad acquisire titoli professionali.
Psicologi, graduatorie
impossibili - fabio casmirro ( da "Centro, Il" del 11-02-2008)
Abstract: graduatorie
impossibili Centinaia di professionisti nella palude della burocrazia Spendono
ogni anno 150 euro per essere chiamati a coprire supplenze o incarichi
part-time FABIO CASMIRRO CHIETI. Spendono ogni anno circa 150 euro per
presentare domande in marca da bollo a un "comitato di consultazione
zonale" della Asl.
<Una morte davvero
assurda>
( da "Gazzetta della Martesana, La" del 11-02-2008)
Abstract: gettando nello
sconforto una moglie e una figlia, che si sono perse nei meandri della
burocrazia. Ricordo i Ratti come una famiglia educata e gentile, che ha provato
a bussare a tutte le porte alla ricerca della comprensione che meritava per la
tragedia che l'aveva colpita, trovandone aperte ben poche. Non sono accettabili
morti del genere.
<La burocrazia è un
alto costo per le aziende>
( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 11-02-2008)
Abstract: miopia politica,
burocrazia diffusa. La burocrazia è una vera palla al piede per le imprese che,
da recenti studi, pesa un 5,8% sulla produttività. Le aziende
artigiane vogliono proseguire nella loro attività con regole certe, obiettivi
chiari e un governo all'altezza delle sfide che si è chiamati ad
affrontare".
Famiglie bocciate dalle badanti "Anziani trascurati, e i bimbi..." ( da "Repubblica.it" del 11-02-2008)
Abstract: opprimente
burocrazia e tempo libero, il giudizio complessivo non è così lusinghiero come
forse avremmo sperato. La stilettata arriva da una ricerca dell'Iref, l'Istituto di ricerche educative e formative che nel
Passante ferroviario, il
dado è tratto<Count down> per l'inizio dei lavoriGrandi opere ( da "Sicilia, La" del 11-02-2008)
Abstract: che si scontra
anche con le lungaggini della burocrazia. Da anni, diverse associazioni mettono
in guardia sui rischi dell'amianto abbandonato e in deterioramento. Ma la sua
pericolosità per la salute umana non è ancora ben compresa dai cittadini e
nemmeno dalle istituzioni. E l'eternit continua ad ingombrare le strade
cittadine più periferiche.
GOVERNO/ CONSULTAZIONE
PUBBLICA ON LINE PER CALO COSTI BUROCRAZIA ( da "Virgilio Notizie" del 11-02-2008)
Abstract: line sulla riduzione
dei costi della burocrazia. Un aspetto, si sottolinea nella nota di Palazzo
Chigi, necessario per dare certezza ai diritti dei cittadini e garantire la
competitività e lo sviluppo del Paese. Con la consultazione pubblica si intende
raccogliere idee e proposte per semplificare nate dall'esperienza quotidiana e
dai problemi vissuti dai cittadini e dalle imprese.
NEL NORD NON SI PUO'
ESEGUIRE L'INNO DEL SUD: FORSE SALTA IL DERBY ( da "TGCom" del 11-02-2008)
Abstract: Il problema però è
rappresentato dalla burocrazia. La Fifa organizza la maniefstazione,
e come vuole la prassi esige che prima della partita siano eseguiti in campo i
due inni nazionali, mentre la squadra ospitata deve essere rappresentata dalla
sua bandiera nazionale. A sprecare la natura del problema è Cho
Jung-Yeon, vicepresidente della Federcalcio
sudcoreana,
( da "Piccolo di Trieste, Il" del
11-02-2008)
Il caso paradossale di una studentessa della Sissa a causa del ritardo nel rinnovo del permesso di
soggiorno Straniera non può sposarsi: colpa della burocrazia Le nozze attendono una ricercatrice in India ma se lascia
Trieste rischia di non poterci più tornare Matrimonio rimandato all'infinito,
opportunità mancate di partecipare in ricerche o conferenze scientifiche
internazionali, distacco forzato dalla famiglia, notti insonni, frustrazioni e
stimoli zero. Il tutto a causa della burocrazia,
che fino a quest'anno rifiutava ex aequo alcuni diritti fondamentali dei
ricercatori stranieri, se provenienti da un paese extracomunitario. La storia
di A.N., studentessa indiana di dottorato giunta già al terzo anno di studio
alla Sissa di Miramare, è
emblematica. Il caso testimonia una situazione paradossale per la città, la cui
fama ha fatto il giro del mondo negli ultimi 40 anni proprio grazie ai suoi
numerosi enti di ricerca, che attirano studiosi da tutti gli angoli del pianeta
e registrano il più alto numero di ricercatori in Europa (circa 37,1 per mille
abitanti). La storia della ricercatrice gira attorno ad un mancato permesso di
soggiorno. A causa di vari ritardi del sistema, la giovane, come decine di suoi
colleghi di Trieste, è in attesa del rinnovo del permesso e ha in tasca solo
una semplice ricevuta dell'ufficio postale in cui si attesta che la sua
richiesta è stata inoltrata, ma che di fatto non da
alcuna possibilità di viaggiare con la garanzia del rientro, di partecipare ad
eventuali conferenze all'estero, di tornare a casa per le feste o di
programmare la vita privata. "Ho chiesto il rinnovo del permesso di
soggiorno per il 2008 già da luglio 2007 inviando agli uffici competenti tutti
i documenti necessari, comprese due assicurazioni sanitarie con copertura fino
a dicembre 2008" racconta A.N., spiegando che in genere i dottorandi
rinnovano i permessi di anno in anno. Fiduciosa nelle regole, confessa che
aveva già programmato il suo matrimonio nel paese di origine per il mese di
gennaio di quest'anno, senza mettere in conto eventuali "ritardi"
perché la prassi era in teoria molto chiara. Solo che dopo due mesi di attesa,
quando la studiosa ho ottenuto l'atteso rinnovo del permesso ha scoperto che il
documento scadeva a gennaio del 2008. "L'unica
spiegazione che la questura è stata in grado di fornirmi - racconta - è che gli
uffici centrali a Roma avevano commesso un errore a cui non era possibile
rimediare in quanto non avevano notato che l'assicurazione sanitaria era valida
fino a dicembre 2008. Inoltre mi hanno detto che
l'unica cosa da fare era una nuova domanda di rinnovo, cosa che ho fatto ai
primi di dicembre 2007, spendendo nuovamente 80 euro di bollo - prosegue -
Questa volta mi hanno risposto però di recarmi in questura per la rilevazione
delle impronte digitali ad ottobre 2008, cioè 10 mesi dopo la richiesta".
Prosegue la ricercatrice: "Avevo pensato di rimandare il mio matrimonio a
luglio 2008 - aggiunge - ma, di nuovo, non posso e mi toccherà aspettare perché
non posso lasciare il paese perchè devo rinnovare il
permesso di soggiorno e i tempi burocratici per ottenerlo sono di circa un
anno". A.N. si sente intrappolata in Italia per proseguire gli studi solo
con una ricevuta dell'ufficio postale e quindi senza permesso di soggiorno. I
suoi colleghi che si trovano nella stessa situazione sperano che il contesto
possa cambiare con il nuovo decreto legislativo pubblicato nell'ultima Gazzetta
ufficiale che da attuazione ad una direttiva europea sull'"Ammissione di
cittadini extracomunitari a fini di ricerca scientifica", creando un nuovo
"permesso per ricerca scientifica" . Nel
frattempo però, non nascondo il desiderio di partire già verso altri paesi
famosi per i loro centri di ricerca, con un ricordo amaro di essere stati
trattati in Italia come "cittadini di seconda mano". Gabriela Preda.
( da "Resto del Carlino, Il (Macerata)" del 11-02-2008)
? MORROVALLE ? HA DESTATO
interesse il convegno sullo sviluppo dell'economia e del sistema delle piccole
e medie imprese marchigiane. L'iniziativa, tenutasi all'Hotel San Crispino di Trodica, è stata
organizzata dai gruppi consiliari "Morrovalle
ideale" e di Forza Italia, An e Udc. Presenti politici e imprenditori, tra
i quali Germano Ercoli (nella foto), presidente degli
industriali della provincia; Elisio Fabi, di Fabi Spa; Enrico Bracalente, amministratore di Nero Giardini; Giuseppe Tesei, direttore della Cooperativa Pierucci;
parlamentari, consiglieri regionali e dirigenti del centro destra. Il convegno
ha favorito un confronto anche serrato tra politici e imprenditori, solo
casualmente alla vigilia della campagna elettorale (l'iniziativa era fissata da
tempo). Dal dibattito sono emersi diversi punti di convergenza. In particolare,
gli imprenditori hanno rivendicato la titolarità della formazione che non può
essere delegata a soggetti terzi. Burocrazia e tassazione
sono state indicate come le responsabili principali di parte delle difficoltà
delle imprese, imbrigliate dalla lentezza delle istituzioni. Di qui l'appello
degli imprenditori al mondo della politica, perché tengano nella giusta
considerazione le difficoltà e le potenzialità delle imprese. - -->.
( da "Trentino" del 11-02-2008)
L'ANALISI Al voto senza risolvere la "questione
settentrionale" FRANCESCO JORI C'è già uno sconfitto in partenza, nelle
elezioni prossime venture, ed è la questione settentrionale. Perché il neonato
Partito Democratico non ha il tempo materiale per porre rimedio al pesantissimo
limite del centrosinistra segnalato da Valerio Castronovo:
l'incapacità di capire il nord quando è stato all'opposizione, e di farsi
capire quando è stato al governo. E perché il centrodestra giocherà la campagna
elettorale sui fattori più emotivi, dalla sicurezza declinata sulla scorta
delle paure, alle promesse di improbabili tagli di tasse: tali, almeno, fino a
che la spesa pubblica rimarrà famelica. Non basterà in ogni caso per dare
risposte convincenti a un problema antico. Di questione settentrionale si
parlava già a metà anni Cinquanta nel gruppo cresciuto attorno ad Adriano
Olivetti, e poi nella Fondazione Feltrinelli, con persone del valore di Franco
Momigliano, Alessandro Pizzorno, Bruno Trentin, Siro Lombardini, Nino Andeatta, Paolo Sylos Labini. Mezzo secolo dopo, la stessa Feltrinelli ne propone
ora una rivisitazione con un ampio rapporto (453 pagine), la cui lettura
dimostra con tutta evidenza quali siano i limiti di comprensione dell'attuale
politica. Visto da Roma, il nord è ancor oggi il vecchio triangolo industriale:
e lo è non solo per i partiti, ma anche per le grandi organizzazioni di
rappresentanza, da Confindustria al sindacato, e per lo stesso sistema dei mass
media; il resto viene vissuto come un miscuglio indistinto di antipolitica, secessionismo eversivo, razzismo strisciante ed
egoismo individualistico. L'errore di prospettiva è clamoroso, perché
ignora le profonde trasformazioni in atto da almeno vent'anni. è cambiata drasticamente la stratificazione sociale, con un
nord non più polarizzato da rigide delimitazioni di classe ai due estremi della
scala, ma costituito da un universo di ceti medi con differenti livelli di
reddito e opportunità tra le diverse componenti. è
esplosa una miriade di piccole e medie imprese specializzate, con intensi
rapporti con i mercati esteri, e proprio per questo ancor più penalizzate da un fisco e una burocrazia voraci
quanto inefficienti. Sul mercato del lavoro si è formata una moltitudine di
figure atipiche e di profili professionali non classificabile indistintamente
sotto l'etichetta riduttiva del precariato. Al vecchio fordismo delle grandi
imprese manifatturiere si è sostituito il protagonismo delle multinazionali
tascabili e del capitalismo personale. E come emerge dal rapporto della
Fondazione Feltrinelli, oggi al nord rimane aperta una lunga e difficile
transizione, fatta non solo di dinamismo e creatività, ma anche di cambiamenti
traumatici e di precarietà, di insicurezza sul futuro e di profonda insofferenza
per la politica. Soprattutto, si è verificato un salto profondo: da tematica
sociale ed economica, la questione settentrionale è diventata politica. Come
sottolinea Luciano Cafagna, occuparsi di essa oggi
"non è più parlare di crescita sì o crescita no, di prevalenza
nell'economia e nella società di maturità o di arretratezza, dell'ottica
emigratoria o di quella immigratoria; diventa il problema della politica nella
società italiana, e in qualche modo il problema stesso della governabilità di
questa". Un nodo che richiederebbe riforme strutturali condivise, non
condizionate dai ricatti dei gruppuscoli di potere spicciolo accampati a
Palazzo. Riuscirà a mettere in moto una simile rivoluzione chi uscirà vincitore
dal voto, chiunque egli sia? O resterà ostaggio dei piccoli indiani che dovrà
comunque imbarcare nella coalizione per garantirsi una solida maggioranza,
visto che la legge elettorale rimane un Porcellum? Il
pessimismo è di rigore. Nell'accogliere nelle proprie fila Adornato e Sanza usciti da Forza Italia, il segretario dell'Udc Cesa ha già pubblicamente assicurato che saranno capolista
in più circoscrizioni: dunque, rimarrà la porcata delle candidature plurime che
consentirà poi ai leader il meschino gioco delle compensazioni. E non c'è da
illudersi che si rinunci all'altra porcata, quella dei candidati imposti:
vedremo ancora paracadutati a Nordest da ogni parte d'Italia, come nel 2006, le
repliche dei segretari particolari (Valentini, Forza
Italia), le "mogli di" (Anna Serafini in Fassino), i signori nessuno
di partitini che da soli a Roma ci andrebbero solo in gita (Mura, Italia dei
Valori; Satta, Udeur; De Luca, Dc per le
autonomie-Nuovo Psi)? Tutta gente blindata da queste parti assieme a qualche
pezzo da novanta (D'Onofrio, Udc), ed evaporata dal giorno dopo. Fantasmi che
abbiamo dovuto votare. è con questi metodi da basso
impero che si vorrebbe risolvere la questione settentrionale?.
( da "Trentino" del 11-02-2008)
Critiche ingiuste all'ultima enciclica In una sua lettera,
Ruggero Morghen contesta in modo acritico e spesso
superficiale, alcuni aspetti dell'ultima enciclica di Benedetto XVI, senza
peraltro averla letta, come lui stesso ammette, ma dice di essere legittimato a
farlo perché la conosce per "sentito dire". Viene contestato il fatto
che l'enciclica sembra non contenere nelle note, riferimenti espliciti ai
documenti del Concilio Vaticano II. Posto che la "Spe
Salvi" è un documento di straordinaria bellezza tout court, che andrebbe
letto invece di essere usato come pretesto per accuse pregiudiziali verso
Benedetto XVI, la critica che viene mossa è del tutto infondata in quanto molti
riferimenti ai documenti del Magistero, per una apprezzabile
ragione di semplicità espositiva, fanno capo ad un unico testo che è il
Catechismo della Chiesa Cattolica (1992), il quale nelle citazioni di ogni
paragrafo, rimanda a sua volta più dettagliatamente ai singoli documenti del
Magistero con frequente riferimento, nella fattispecie, alle costituzioni
conciliari "Lumen Gentium" e "Gaudim et Spes".
Fermo restando che il Vaticano II, certamente importante, non è tuttavia tra i
più rilevanti all'interno della storia della Chiesa (se paragonato ad esempio a
quello di Trento), sarebbe ora farla finita nel volerlo rappresentare come una
frattura all'interno della Tradizione della Chiesa anziché, come di fatto è, un aggiornamento nella continuità. A tal
proposito viene spesso invocato quel fantomatico "spirito del
Concilio" che però a ben vedere, altro non è che una astrazione
distorta e inconsistente, parto, quantomeno discutibile, del cosiddetto
progressismo cattolico di tanti storici naif alla Dossetti, Alberigo
e Melloni. Mirko Erspan MONTAGNAGA Cittadini liberi ma solo di morire A
proposito di privilegi della politica, di vitalizi passati, presenti e futuri
di cui godono senza vergognarsene esponenti della politica locale e nazionale,
regalo loro una lettera di un operaio della Thyssen
Krupp: "Io dico che la Thyssen Krupp non
soltanto non aveva il diritto di ammazzare sette persone, ma non aveva nemmeno
il diritto di farci vivere quello che abbiamo vissuto prima dell'incidente, le
angherie dei capi che ci volevano in ginocchio, la cafonaggine dei manager che
ci vedevano come bulloni da trasportare a Terni insieme ai macchinari, ci
volevano servili come degli schiavi. La sera non rientravo a casa con il
sentimento di aver guadagnato la giornata ma col veleno dentro, per come ci
trattavano.... Ora non so come sarà il mio futuro...
Mi sento carne da macello. L'azienda mi fa paura".
La tragedia e la morte sono arrivati dopo. Prima è arrivata la schiavitù! Negli
ultimi venti anni ci hanno raccontato che il benessere dei lavoratori si
raggiunge solo incentivando le imprese a crescere perché solo così si possono
aumentare i posti di lavoro. Eccolo il benessere raccontato in questa lettera!
In questi ultimi venti anni i grandi imprenditori del nostro paese si sono
arricchiti e non c'è stato momento in cui le loro tasche siano state
minimamente intaccate. Noi invece siamo stati spolpati all'osso e defraudati di
qualsiasi briciola di dignità! Ricordate il Petrolchimico di Porto Marghera? E'
stato processualmente dimostrato che per decenni i dirigenti di Enichem e
Montedison sapevano perfettamente di mandare gli operai a morire di cancro da
cloruro di vinile. Ne hanno mandati a morte almeno 159. Lavoratori senza
rappresentanza e senza voce. Cittadini "liberi" di morire! Antonio Marchi
TRENTO La mancata visiva papale alla Sapienza Dunque una minoranza di
professori e di allievi ha suscitato una enorme bufera
mediatica nell'aver contestato ed impedito l'accoglienza al Santo Padre per la
conferenza d'inizio all'università "La Sapienza" di Roma, costì
invitato dal rettore ma costringendolo a respingere l'invito. Errore
inqualificabile. Gli atenei dovrebbero e devono essere sede della cultura
generale, diremo universale, per cui se stavolta ci fosse stata una lezione
cattolica, e del sommo Pontefice, pur non avendo essi dei capi assoluti
potevano poi seguire quella ebraica, mussulmana, buddista, protestante e così
via. Quindi logicamente per prima nelle religioni. E ciò in democratico e
informativo confronto con le altre che, ahinoi, figurano arretratissime nelle
evoluzioni della civiltà e la prima essendo sorta proprio a Roma con S.Pietro duemila anni fa! Anche in questo caso vedi la "Fides et
ratio" di Rosmini
col confrontarsi a credere nella storia, nei fatti, e nelle scienze a livello
spirituale e materiale tra fede a ragione. Ma passando dall'aspetto religioso
al giuridico rileviamo che il rettore di Roma ha il dovere e il diritto di
scegliere e decidere su docenti, studenti e dipendenti vari ovviamente nei
limiti dei codici statali e come per tutti vigendo la libertà di opinione e di
stampa, nonché di azione. Altrimenti si passa alla insubordinazione,
ovvero ad atti illeciti, illegittimi, incivili, in una parola illegali. Del
resto i predetti contestatori non avevano nessun obbligo di assistere alla
prolusione pontificia. Si suppone infine che lo stesso rettore si sia accordato
prima con Benedetto XVI il quale, data l'età, non è che possa elaborare
siffatti documenti a cuor leggero e non senza fatica seppure con amore poiché
vanno per il mondo. In due parole: il capo dell'Università decide e il Papa
pure ma pure predica, e fuori dai suoi infiniti pulpiti. Amen! Alberto Petrolli ROVERETO Le "schiavitù" del calendario
Chi non è schiavo del calendario? Io sì, lo consulto
ogni giorno ma anche gli altri: infatti "la data" in calce a
qualsiasi scritto è fondamentale! Dal millecinquecentottandue
andiamo avanti col calendario gregoriano appunto voluto da Papa Gregorio XIII,
accettato in occidente, non dagli Ortodossi ne da
Musulmani e cinesi. Il calendario è anche una "convenzione" ma
necessaria ai paesi civili: il nostro si basa sul giro apparente del sole
rispetto alla terra, gli altri si basano sulla "Lunazione". Io credo
però, senza far torto a Papa Gregorio XIII, che ormai siamo fuori di qualche
giorno... Certamente con i mezzi d'oggi la misurazione potrebbe essere quasi
esatta ma come si fa a conoscere "il carattere" dei pianeti e
satelliti veri e finti del sistema solare? Nessuno si azzarda e poi ne
nascerebbe una vera rivoluzione... del tempo che passa inesorabile e lascia il
segno sulle persone e sulle cose! Nel gennaio da poco concluso: 17 gennaio
Sant'Antonio Abate "Protetor dele
pignate" ossia periodo di cibi grassi a base di
carne di maiale, lucaniche ed ossocolli
nonché crauti con musetti... 21 gennaio Sant'Agnese "Le biserdole le va for per le zese"! Per la verità non ho mai visto lucertole in
gennaio, piuttosto vedo "i sorci verdi" nel pagamento di bollette,
gasolio, ecc. Per consolarci non restava che aspettare i giorni della merla
ossia gli ultimi tre di gennaio e vedere se il prossimo ventinove febbraio
qualcosa, parlando di soldi, ci regala! Clara Rizzi Dell'Eva ROVERETO Tenete
duro per il Bondone Il 26
febbraio 2007 un articolo sul "Trentino" diffondeva la notizia di una
possibile se non raggiungibile (per me) manifestazione nella nostra amata
"Trento": una
( da "Giornale di Vicenza, Il" del 11-02-2008)
MAROSTICA. Il presidente mandamentale dell'Assoartigiani stila il bilancio della categoria fra
difficoltà e impegno "La burocrazia è un alto
costo per le aziende" di Ivonita Azzolin Pieno successo a Marostica
per l'8^ edizione di "Artigiani in festa", manifestazione biennale
promossa dall'Assoartigiani del mandamento marosticense con lo scopo di mettere in luce le imprese del
territorio distintesi per la pluriennale attività nel settore e per l'attaccamento
all'associazione. Oltre 30 gli artigiani che hanno ricevuto l'attestato di
benemerenza, scelti in ciascuno degli otto Comuni che compongono il mandamento.
La cerimonia è stata aperta, come consueto, dalla relazione del presidente
mandamentale, Antonio Marcon. "È
una serata particolarmente significativa questa - ha esordito il presidente -
con storie di vita strettamente intrecciate a realtà imprenditoriali,
accomunate tutte dalla volontà e dal coraggio di persone che hanno deciso di
investire e dare corpo alle proprie aspirazioni. Ogni impresa è diversa
dall'altra per origini, motivazioni, abilità, ma tutte sono sostenute dai
valori che appartengono alla nostra cultura. È il capitale umano che fa la
differenza e che ritroviamo nelle nostre aziende, un patrimonio che ci è
riconosciuto in tutto il mondo. Alcune delle aziende premiate sono attive da
più di mezzo secolo e questo significa che si è attuato un progetto
imprenditoriale capace di trasferire ai figli e ai
collaboratori competenze tecniche destinate a durare nel tempo. Segnale questo di estrema importanza che fa ben sperare per il
futuro". Non è mancato uno sguardo alla situazione economica. Marcon ha parlato di un inizio anno non incoraggiante, con
un saldo negativo nel Vicentino di 289 ditte che hanno restituito la partita
Iva. "È in atto una grande selezione - ha proseguito - e
una fase di profonda trasformazione. Si dice sia una cosa naturale, e lo
sarebbe se le regole fossero uguali per tutti e non invece, per quanto ci
riguarda, inficiate da inefficienza amministrativa, miopia
politica, burocrazia diffusa. La burocrazia è una vera palla al piede
per le imprese che, da recenti studi, pesa un 5,8% sulla produttività. Le aziende artigiane vogliono proseguire nella loro attività con
regole certe, obiettivi chiari e un governo all'altezza delle sfide che si è
chiamati ad affrontare". Parole di compiacimento verso la
manifestazione e l'operato dell'Associazione artigiani
sono venute dal sindaco di Marostica, Alcide Bertazzo, dall'assessore provinciale Martino Bonotto (che ha consegnato a Marcon
un attestato di riconoscimento della Provincia per il ventennale impegno nell'Assoartigiani), dall'on. Luigi D'Agrò.
Tutti hanno evidenziato l'importanza di sostenere un comparto così importante
per la crescita del territorio. "Basta con il "Veneto polenton", - ha concluso il presidente provinciale
degli artigiani, Giuseppe Sbalchiero - dobbiamo avere
coraggio di far valere le nostre ragioni e di far riconoscere il peso che
abbiamo nell'economia del Paese". Si è passati quindi alle premiazioni
delle aziende con esperienza trentennale: Ermerino Pezzin e Marmi Altopiano 7 Comuni di Conco;
Ronzani costruzioni e Giovanni Broglio di Lusiana; Claudio Bertinazzo,
Carrozzeria Veneta, Sebastiano Petucco, Rossidue Nord, Tappezzeria B & B, Bieffe,
Idrotermica A.Z. di Marostica; Roberto Caron, FBR
Bruciatori, Giancarlo Zanettin, Fratelli Pigato di Mason; Sistembox, Danilo Costenaro, CLM Lanaro, Fratelli Nichele di Molvena; Ennio Lorenzon (premio
alla memoria), Falegnameria Sommacale, Gianni Girardi, Bressan C2 ceramiche di
Pianezze; Ceramiche Maroso, Mario Santini, M.P.M., La
ceramica V.B.C, Falegnameria Stocchero,
Tappezzeria Zonta di Nove; Guidolin
Ceramiche, Falegnameria Peron, Gili
Camillo di Schiavon. Premio speciale a Valentino Cuman di Marostica e premio a
Federica Nale quale artigiano più giovane del
mandamento.
( da "Giornale di Brescia" del
11-02-2008)
Edizione: 11/02/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:IN PRIMO PIANO Il Cavaliere rende noti anche i suoi
sondaggi sulla abissale distanza che separerebbe oggi Pdl
e Pd Berlusconi: "Ecco le leggi per i 100 giorni" Silvio Berlusconi
parla all'assemblea dei "Circoli della libertà" ROMA "Il nostro
vantaggio viene fuori dai numeri. Gli elettori del Popolo
delle libertà ad oggi sono il doppio di quelli del Partito democratico di
Prodi". Lo afferma Silvio Berlusconi, in collegamento telefonico
con il Tg4 condotto dal suo direttore Emilio Fede. Il leader azzurro osserva
che "questi sono gli ultimi sondaggi che mettono d'accordo quasi tutti i
sondaggisti, e non si prestano a troppe discussioni". "E
questo si capisce perché tutti gli italiani hanno perfettamente chiaro -
aggiunge Berlusconi - a cosa ci ha portato il governo Prodi, che ha fallito.
L'Ulivo ha fallito, l'Unione ha fallito, la sinistra ha
fallito e dopo un risultato elettorale alla pari, nonostante la nostra offerta
di collaborazione si sono presi tutte le istituzioni e nonostante questo hanno
fallito e scontentato tutti, famiglie, giovani, anziani, operai, professionisti
e Chiesa". Aveva cominciato a farlo dalla convention dei Circoli di
Michela Vittoria Brambilla e anche nel Veltroni-day,
quello in cui il segretario del Pd ha cominciato da Spello il suo viaggio per
l'Italia, Silvio Berlusconi conferma la scelta strategica di identificare il Pd
con Romano Prodi. È al "Pd di Prodi" che, infatti, Berlusconi fa
sistematicamente riferimento nel corso del collegamento telefonico con il Tg4
delle 19. Una scelta lessicale, ma evidentemente non solo, che lega partito ed
esperienza di governo. "In Italia oggi c'è più paura,
più povertà, più insicurezza. Proprio ora ho
varato il primo messaggio di promozione sui muri d'Italia, solo per quaranta
giorni perché poi la par condicio ci impedirà di avere dei cartelloni e la
frase che ho messo giù è "la sinistra ha messo il Paese in ginocchio,
rialzati Italia". Silvio Berlusconi anticipa sempre al fidato conduttore
del Tg4 il primo dei grandi manifesti "6x3" per la campagna
elettorale, insieme all'agenda di massima per i primi 100 giorni di governo, in
caso di vittoria. Berlusconi parla di un'Italia con "l'immagine
mondialmente distrutta" dall'emergenza rifiuti, di cittadini
"oppressi dal Fisco, dalla burocrazia, da
certi comportamenti dei pubblici ministeri" e definisce il suo slogan
"una fotografia abbastanza precisa della situazione in cui ci
troviamo". "Tirandosi su tutti quanti le maniche e facendo i
provvedimenti giusti l'Italia ha la possibilità di tornare a essere un Paese di
sviluppo", prosegue Berlusconi. "Presenteremo
dei disegni di legge e voglio un programma estremamente concreto. Dirò
ai cittadini che questi tre disegni di legge li approveremo nella prima seduta
di Consiglio dei ministri, questi altri tre nella
seconda e così facendo per i primi cento giorni", anticipa. Le questioni
d'emer- genza?
"Tolleranza zero con rom, clandestini, criminali, con un no alla politica
delle porte aperte e pene più gravi per i recidivi e introdurremo subito
poliziotti e carabinieri di quartiere nelle citta dai
15mila abitanti in su". Poi Berlusconi conferma
"l'abolizione dell'Ici sulla prima casa, delle
tasse sugli straordinari e una serie di cose che devono mirare alla riduzione
delle tasse. Per farlo bisogna far costare meno lo
Stato". Berlusconi aggiunge di "annettere grande importanza al
programma per l'edilizia per i giovani che si vogliono sposare e per quel 13 per
cento di famiglie che non ha proprietà della casa e che con un solo stipendio
non riesce a pagare l'affitto". Torneranno di scena "le grandi opere,
il Ponte sullo Stretto, l'Alta Velocità e le liberalizzazioni e privatizzazioni
dei servizi pubblici locali".
( da "Unita, L'" del 11-02-2008)
Stai consultando l'edizione del Le parole di Walter Pietro
Spataro C'è una parola che rappresenta meglio di
altre il senso della sfida di Veltroni: futuro. È una parola che ricorre spesso
(per la precisione undici volte) nel discorso di Spello e che indica una nuova
frontiera. Davanti a uno scenario di tetti, campanili e ulivi (il paese reale),
il leader del Pd ha segnato a Spello uno spartiacque per la politica italiana.
Di là il vecchio e il passato. Di qua il nuovo e il futuro. È il primo
messaggio. E sarà, non c'è dubbio, lo spartito di questa difficilissima
campagna elettorale. Nessuno scontro ideologico, serenità, voglia di andare, un
programma e un'utopia: costruire un'Italia che si lasci finalmente alle spalle
i fantasmi del Novecento. Per la destra, per Berlusconi, si tratta di un'altra
insidia. La guerra al comunismo diventa ancora di più un'arma logora e antica.
Tra qualche giorno Veltroni ci dirà con quale programma cercherà di conquistare
gli italiani. Ma già da oggi emerge chiaramente (anche grazie al lavoro svolto
da Romano Prodi e interrotto solo dalla rissosità degli alleati) l'idea di un
paese libero e pulito, onesto e lieve, coraggioso e intraprendente. Un paese
nel quale possano stare insieme l'operaio che si batte per
un salario migliore e per un lavoro che non porti morte e l'imprenditore che
vuole crescere e chiede regole e opportunità, non burocrazia. Gli
italiani che vogliono un Paese così ci sono, faticano ogni giorno in ogni
angolo di ogni città. È la politica invece che manca. È la politica che sta
spesso da un'altra parte. segue a pagina 4.
( da "Unita, L'" del 11-02-2008)
Stai consultando l'edizione del La rosa (bianca) rubata Maurizio Chierici Segue dalla Prima "V a bene
che la rosa e il bianco non sono marchi brevettati - è un po' la rabbia di
Paola Rosà e Paolo Ghezzi
(autore de La Rosa Bianca, gruppo di resistenza nel nome della libertà e Sophie Scholl e la Rosa Bianca) -
ma i parlamentari dell'Udc Baccini e Tabacci hanno
esagerato, usurpando un nome storico per battezzare il loro gruppo politico col
nome del gruppo di studenti ghigliottinati dai nazisti nel 1943 per aver
stampato e diffuso sei volantini contrari al regime. Cosa c'entra il
neocentrismo moderato con la gloriosa storia del radicalismo resistenziale? Invitiamo il senatore Baccini e l'onorevole Tabacci
a ripensarci, visto che non sembra vogliano candidarsi all'eroico
martirio". Anche perché dall'Ottanta esiste
un'Associazione Nazionale Rosa Bianca, sigla depositata, presidente Grazia
Villa la quale apprende "con stupore la notizia del possibile utilizzo del
nome Rosa Bianca per la costituzione di un nuovo partito. La nostra è una storia di incontri, convegni, azioni politiche e
culturali stratificate nel corso di 27 anni". Hanno
creato un'identità nella quale si riconoscono migliaia di persone legate dal
"comune sentire fin dall'inizio ispirato alla memoria pericolosa della Weisse Rose: cristianesimo libero e fedele dei giovani
antinazisti. La loro resistenza interiore trasformata in azione politica
non violenta, il coraggio di seguire la propria libertà di coscienza,
l'assunzione di responsabilità fino al martirio, continuano ad essere gli
ideali sui quali cresce la nostra attività. Confidiamo che si tenga conto della
possibile confusione, proprio oggi, mentre viene auspicata da parte di tutti,
anche dai promotori della nuova formazione, una maggiore trasparenza
"fiore di speranza per la politica italiana"".
Ultime parole del duo Baccini-Tabacci, propensi al
"tanto chi si ricorda". Invece ricordano. Ricorda Vincenzo Passerini,
presidente del Margine, casa editrice di nicchia: "Per 30 anni non abbiamo
osato usare il simbolo della Rosa Bianca per fare politica". Molti di loro ne sono protagonisti. Anche Passerini ha un passato da
consigliere delle province autonome Trento-Bolzano,
base Lega Democratica e La Rete. Senza contare i corsi di formazione che alla
fine di ogni agosto raccolgono i giovani con lezioni ispirate all'etica che non
accetta compromessi; insegnamenti della Rosa Bianca analizzati da David
Turoldo, Camillo Dal Piaz, Paolo Giuntella,
Ermanno Gorrieri, Scoppola, Prodi, Ardigò, Veltroni,
D'Alema, Martinazzoli, Rosy Bindi, Angela Finocchiaro,
Nino Andreatta, Alexander Langer, Roberto Ruffilli, Luca Orlando, Franco Monaco, Nando dalla Chiesa,
Adornato, eccetera. Elenco disperso nel tempo, generazioni di giovani invitate
ad affrontare la vita pubblica senza le ipocrisie e i tatticismi compagni di
viaggio delle vanità Italia 2000. E i ragazzi tornano nelle loro città:
diventano sindacalisti, politici, cooperanti magari ispirati dall'innocenza che
i protagonisti della Rosa Bianca allungano ai nostri giorni. Nell'incontro di
Milano, Anneliese Knoop-Graft,
sorella minore di Willi, ascolta la storia dello
strano "furto" e scuote la testa. Ha 87 anni e non riesce a capire
come il sacrificio di un gruppo di credenti possa trasformarsi nella griffe per
allodole politiche. Per chi non ha letto i libri o visto il bellissimo film,
ecco la storia dei veri protagonisti Rosa Bianca. Sophie Scholl viene giustiziata a
22 anni. Dopo la maturità lavora come maestra d'asilo e studia a Monaco città
della quale è ospite il fratello Hans che ha lasciato disgustato la gioventù
hitleriana: galera e poi università. Incontra fra i banchi Alexander Schmorell e Willi Graft. Non sopportano la violenza settaria del nazismo.
Nasce la Rosa Bianca, scrivono e stampano i primi quattro volantini. Assieme
partono per il fronte russo. Al ritorno tentano un collegamento con la
resistenza berlinese. Scholl viene arrestato assieme
alla sorella mentre distribuiscono manifestini. Tortura e ghigliottina. Dopo la
caduta dei due fratelli, Schmorell prova a scappare
in Svizzera, ma un'amica lo tradisce: per lui è finita. L'odissea di Willi Graft comincia presto:
arrestato per l'appartenenza all'Ordine Grigio, giovani cattolici illusi di
poter restare lontani dall'isterismo delle associazioni hitleriane. Ritrova
Monaco dopo la Russia. Assiste alla stesura degli ultimi due volantini e viene
arrestato con la sorella Annelise, proprio la vecchia
signora invitata in Italia dalla Rosa Bianca pre Baccini-Tabacci. Ricorda le ultime parole di Willi condannato a morte, seviziato per settimane e poi
decapitato il 19 aprile 1943. Due mesi prima era stato giustiziato (definizione
rivoltante) un loro insegnante. Professore di filosofia e musicologia
all'università, Kurt Huber non faceva mistero
dell'avversione al nazionalsocialismo. Lezioni frequentate dai ragazzi della
Rosa Bianca. Huber aveva scritto il quinto e il sesto
volantino. La moglie e due figli restano abbandonati. Difficile cucire queste
vite trasparenti alle carriere politiche della Rosa Bianca
partitica, made in Italy due. Baccini è
cresciuto alla scuola romana di Antonio Gerace (detto er
Luparetta), famoso per storie dalla trasparenza
strapazzata, soprattutto per essere venuto quasi alle mani in Campidoglio col
socialdemocratico Robinio Costi mentre si stava
decidendo se concedere o non concedere la licenza di un chiosco. Anni della
Roma andreottiana, tangenti e verde
saccheggiato da costruttori d'assalto diventati rispettabili man mano che
allargavano palazzi e potere. Roma dello squalo Sbardella, grondante avvisi di
garanzia. Ricorda Jacopo Iacoboni, sulla Stampa, il
Baccini che si defilava mormorando: "Ce sto ma nun me faccio vede' troppo". Col Polo della Libertà si
è fatto vedere per quattordici anni: chissà per quale background
sottosegretario agli esteri, più adatto come ministro della
funzione pubblica essendosi irrobustito politicamente nelle reti delle
burocrazie. Tabacci è diverso. Viene dalla provincia
mantovana, concreta e attenta ai numeri dei capitani d'industria: Colaninno,
Marcegaglia. Ha attraversato i giardini degli imprenditori che contano: Parma,
Milano, Brescia. C'è chi millanta la sua amicizia nel comprare terreni e
costruire supermercati. Tabacci non lo sa e
non se ne può dargli colpa. Bisogna dire che assieme a Baccini ha a lungo
meditato sull'inesistenza del conflitto di interessi, riforme giudiziarie,
legge elettorale porcellum. Con introspezioni
diverse. Tabacci si dissociava in Tv ma si rassegnava
a votare in sintonia con Giovanardi mentre Baccini votava non facendosi vedere.
Bisogna riconoscere il coraggio di una decisione che taglia col Cavaliere
mentre i corridoi delle alleanze sono in subbuglio. Chi va, chi viene, chi
torna. E loro, decisi: adesso basta, ecco la Rosa Bianca. Ma proprio quando la
vocazione all'indipendenza è finalmente maturata, per quale ragione
appropriarsi di un nome che ha un'altra storia? Diciamolo: Pezzotta non
assomiglia al professor Huber anche se il filo della devozione lo accompagna nelle interviste
o durante i raduni Papa e Family Day. "Noi siamo un luogo aperto di ispirazione cristiana. Parliamone, ma presto". Insomma, i protagonisti della
Rosa Bianca made in Italy ricordano pochissimo i
protagonisti silenziosi della vera Rosa Bianca. All'università
di Tubinga, 4 novembre 1945, mesi dopo la fine della guerra, il teologo Romano Guarini ha sottolineato l'umiltà del sacrificio dei giovani
e del loro professore: "Hanno misurato le azioni sull'onesta, sulla
chiarezza, sul silenzio, virtù poco appariscenti ma faticose e fondamentali
nella vita di un credente. La virtù del coraggio che
abbandona il terreno protetto ed esce all'aperto perché sente una chiamata; la
forza di cominciare che rinuncia alle cose conosciute e ne osa di nuove".
Guarini era un teologo nato a Verona ma cresciuto in
Germania. I nazisti gli strappano la cattedra a Berlino dove ritorna con la
fine del regime. Il giovane don Joseph Ratzinger lo seguiva con attenzione.
Sfogliando la sua commemorazione, si resta ammirati dell'ardire dei quattro
politici che oggi ne vogliono indossare la memoria. Come può essere nata
l'improprietà dell'idea? Si diceva sempre cosa bianca, così fan tutti, ma era
la copertura provvisoria dei lavori in corso. Bisogna dire che anche terzo polo
non suona bene: aria di una gobba inutile da quando Galileo ha raccontato del
polo nord e del polo sud che ruotano. Con l'obbligo di mantenere l'aggettivo
"bianco" dovevano inventare qualcosa ritoccando la cosa. Le
consonanti utilizzabili sono appena due: la "r" di rosa e la
"t" di tosa, ma presentarsi col partito della Tosa Bianca poteva
suscitare equivoci nel ricco nord est. Senza contare la delusione di chi
pretende la novità urgente di una morale che non rimastichi vecchie promesse.
Non per i brontoloni del Margine o per l'inquietudine degli autori impegnati a
scavare il sacrificio dei giovani tedeschi, ma
Pezzotta, Baccini, Tabacci devono augurarsi che il
paragone con la Rosa vera non li rimpicciolisca agli occhi di chi vorrebbe
votarli. Vendere una cosa per un'altra può essere controproducente. Ricordo la
delusione di tre famiglie italiane, viaggio in camper fra i parchi California-Nevada. Padri, madri, ragazzi. Sfogliando la
mappa di Reno (vice capitale del gioco dopo Las Vegas) cercavano il
"chiosco delle sorelle di Santa Chiara", immaginando un monumento
dimenticato dalla colonia spagnola. Appena arrivati, hanno capito: posto per
soli adulti abitato da signore operose di piccola virtù. Addio a Reno per
sempre. mchierici2@libero.it.
( da "Eco di Bergamo, L'" del 11-02-2008)
Bergamo aspetta ancora i fondi devoluti nel 2006 dai
contribuenti: 500 i beneficiari, tra enti, onlus e
associazioni L'Agenzia delle entrate aveva annunciato l'erogazione a dicembre.
Ora la gestione potrebbe passare a Poste italiane Vi ricordate i fondi del 5
per mille alle associazioni onlus e agli enti di
ricerca scientifica? Si badi bene, non i fondi
indicati dai contribuenti l'anno scorso. No, qui stiamo ancora parlando dei
fondi del primo anno di 5 per mille, quelli affidati da molti italiani al
ministero del Tesoro con la dichiarazione dei redditi 2006 (su base imponibile
2005), che in seguito avrebbero dovuto arrivare sui
conti bancari delle associazioni. Dove non sono mai arrivati. L'inefficienza
Una dimostrazione di inefficienza assoluta da parte dello Stato che non ha
saputo redistribuire soldi che aveva comunque
incassato tramite la dichiarazione dei redditi. Tanto che a quasi due anni di
distanza dalla prima dichiarazione che contemplava la possibilità di indicare
la destinazione del proprio 5 per mille, dalle parti
del Tesoro stanno ancora studiando una soluzione sul metodo di erogazione dei
rispettivi fondi alle associazioni. Da pochi giorni si sono fatte molto
insistenti ipotesi e indiscrezioni su Poste Italiane, che tramite il suo
servizio bancario dovrebbe fare il punto su tutte le onlus
abilitate a ricevere il contributo millesimale e quindi versare quanto dovuto.
Naturalmente in base a una convenzione con il ministero dell'Economia, sezione
Tesoro. Erogazioni in alto mare L'indiscrezione confermerebbe quanto il
ministero sia in alto mare, nonostante tutti gli importi spettanti a enti e
associazioni fossero già stati definiti e resi pubblici a metà ottobre. Mancano
"solo" i versamenti, la cosa più importante. E non si tratta proprio
di sciocchezze: il Comune di Bergamo dovrebbe per esempio ricevere 156 mila
euro, un'associazione come il Cesvi fino a 314 mila e
606 euro, l'istituto Mario Negri ben 731 mila. Soldi
che erano stati promessi prima per settembre 2007 e poi per dicembre. Ma che
non ci sono. Una vecchia storia Non resta che sperare. Ma è difficile farlo,
dato che la storia dei primi versamenti del 5 per mille dura
circa da due anni e mezzo. A fine 2005 il governo Berlusconi vara la manovra
finanziaria per l'anno successivo, prevedendo la possibilità inedita di
destinare il 5 per mille dell'Irpef alle realtà di quattro macro aree:
associazioni onlus di volontariato e assistenza
sociale, Università ed enti di ricerca scientifica, istituti di ricerca
sanitaria e Comuni per i servizi sociali. A gennaio 2006 il governo stanzia poi
la cifra di 250 milioni come copertura di bilancio per il 5 per mille,
prevedendo che l'importo complessivo indicato dai contribuenti non superi quel
tetto. La scelta degli italiani In realtà gli italiani, che colgono l'occasione
oltre le aspettative, assegnano ad associazioni, Comuni e istituti di ricerca
fino a 350 milioni di euro. Lo fanno con le dichiarazioni dei redditi compilate
tra maggio e giugno 2006, che iniziano a mandare in tilt la
burocrazia governativa. Circa 15 milioni di euro sono destinati a circa 500
tra enti e associazioni bergamasche accreditate a ricevere i fondi. Ma non sono
solo le previsioni di bilancio al ribasso a mandare in panne la macchina
statale: sembra infatti che gli uffici del Tesoro e
dell'Agenzia delle entrate (uffici centrali di Roma) non siano in grado
di gestire la mole di lavoro per l'erogazione dei fondi. Restano le promesse
Quindi resta solo spazio per le promesse: le
associazioni iniziano a spazientirsi circa un anno fa, febbraio-marzo 2007,
perché i soldi non arrivano. Di fronte alla protesta il ministro del Welfare,
Paolo Ferrero, annuncia l'arrivo dei soldi per settembre 2007. Poi è l'Agenzia
delle entrate a esprimersi, dopo aver pubblicato l'elenco di tutte le cifre
destinate a ogni singola associazione: i versamenti arriveranno a dicembre
2007. Ma nulla. Infine, la notizia del servizio bancario delle poste che
dovrebbe fare il punto su tutte le onlus abilitate a
ricevere il contributo millesimale. Poste Italiane saprà fare meglio? Di certo
non si può far peggio. Armando Di Landro.
( da "marketpress.info" del 11-02-2008)
Udine, 11 febbraio 2008 - "Ho ritenuto di condividere
la richiesta di un esponente dell'opposizione perché ritengo opportuno far
risparmiare ai cittadini del Friuli Venezia Giulia un
cifra consistente (un paio di milioni di euro) realizzando le elezioni in
un'unica giornata". Con queste parole il presidente della Regione Riccardo
Illy ha annunciato l' 8 febbraio in conferenza stampa
ad Udine la volontà di gungere in regione ad una vera
e propria "election day",
fissata dunque per i prossimi 13 e 14 aprile, che accorpi in un'unica sessione
elettorale le politiche, quelle per la Regione Friuli Venezia Giulia e le
amministrative, che complessivamente riguarderanno una Provincia (Udine) ed
otto Comuni (Udine, Forgaria nel Friuli, Martignacco, San Giorgio della Richinvelda,
San Giorgio di Nogaro, Spilimbergo, Teor e Zoppola). Un'opportunità,
ha aggiunto Illy, anche per ridurre "il disagio dei cittadini del Friuli
Venezia Giulia, che così non dovranno recarsi due volte alle urne, e quello
degli studenti", dovuto alla necessità dell'allestimento dei seggi
elettorali nelle scuole. "Era anche necessario - ha poi osservato il
presidente della Regione - condividere questa scelta con il ministro
dell'Interno, un atto che è stato compiuto nella giornata di ieri: è chiaro infatti che lo Stato viene così a risparmiare una cifra
analoga a quella della Regione ed il ministro Giuliano Amato è stato quindi ben
lieto di poter organizzare nella stessa giornata le politiche e le elezioni
regionali". Alle successive domande dei giornalisti, il presidente Illy ha
tra l'altro sottolineato che l'ordinaria amministrazione purtroppo non
permetterà di esaminare ed approvare alcuni provvedimenti di natura
legislativa, quali ad esempio la legge di riordino dei servizi sanitari, e che
particolare attenzione dovrà essere riservata nella prossima legislatura alle
questioni legate ad energia ed ambiente, allo sviluppo delle fonti rinnovabili
di energia (e per forme più avanzate di tutela del territorio e dell'ambiente),
nonché per il proseguimento del programma di semplificazione amministrativa.
Riduzione dei costi dell'amministrazione ed una burocrazia
più semplice e più rapida, ha concluso Illy, rappresentano
infatti uno dei fattori di competitività di un territorio. .
<<BACK.
( da "Repubblica, La" del 11-02-2008)
Cronaca Bocciati dalle badanti
"Bimbi maleducati e anziani trascurati" L'inchiesta: così ci vedono
tate e colf Sondaggio dell'Iref su 1000 lavoratori
domestici stranieri SARA STRIPPOLI ROMA - Parola di tata straniera: i bimbi
italiani sono maleducati. E sfatiamo anche lo stereotipo che vuole che gli
italiani siano così prodighi di attenzioni per i loro anziani. Le badanti,
filippine o romene che siano, non sono affatto d'accordo con l'immagine
tradizionale che dipinge gli italiani rispettosi di nonni e genitori. Se lo
sguardo è quello dei lavoratori stranieri, quel welfare "fatto in
casa" che permette alle famiglie italiane di conciliare casa e lavoro, opprimente burocrazia e tempo libero, il giudizio complessivo non è così lusinghiero
come forse avremmo sperato. La stilettata arriva da una ricerca dell'Iref, l'Istituto di ricerche educative e formative che nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-02-2008)
Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data:
2008-02-10 - pag: 11 autore: INTERVISTA Carlo Ratti
Architetto del Digital Water Pavilion
"Milano sia più ambiziosa" L' architetto Carlo Ratti, 37 anni, è
sempre in perenne movimento: a Torino ha sede il suo studio professionale, a
Boston insegna e dirige un gruppo di ricerca al Mit.
Da un paio d'anni, come meta fissa settimanale c'è Saragozza, dove sta
ultimando uno dei padiglioni più avveniristici dell'Expo 2008. Ratti spunta
d'improvviso da dietro un palazzo in costruzione, con un fascio di disegni
sotto il braccio e l'aria di avere passato la mattinata in cantiere. Ha
progettato il Digital Water Pavilion,
un edificio tecnologicamente all'avanguardia, con le pareti che sono veri e
propri muri d'acqua. Quando ti avvicini si aprono per farti passare. Mentre un
sofisticato sistema composto da molte migliaia di piccoli rubinetti permette di
"scrivere" e di visualizzare immagini sull'acqua. La
sua è l'esperienza sul campo di chi ha partecipato fin dall'inizio alla nascita
e alla realizzazione dell'Expo.E oggi traccia già un
primo bilancio "molto positivo"-dice-perché"l'entusiasmo
degli spagnoli, la loro voglia di fare e la convergenza degli interessi
pubblici e privati hanno permesso di facilitare il lavoro e di superare le
difficoltà. D'altra parte, Richard Rogers,
tempo fa alla Biennale di Venezia aveva sostenuto che
la Spagna è probabilmente il miglior Paese europeo in cui fare
architettura". Quali sono le ragioni del successo spagnolo? Direi l'idea
di giochi a somma positiva, in cui il guadagno di uno non deve necessariamente
corrispondere alla perdita dell'altro, iniziative che gli inglesi chiamano
"win-win". Vale a dire a vantaggio di
tutti. Progetti trasversali che siano concepiti per il bene della collettività
e non nell'interesse del singolo. E l'Expo 2008 è un caso "win-win"? Dico soltanto che nel corso del progetto si
sono susseguiti tre sindaci di partiti diversi, ma tutti hanno perseguito il
medesimo obiettivo: sfruttare l'occasione dell'Expo per realizzare opere
importanti a vantaggio della città e che restino nel tempo. Vale a dire? L'idea
vincente, la grande novità di questo evento è la progettazione del post Expo,
prima dell'evento stesso. Gli edifici sono stati pensati e realizzati per
diventare parte integrante di Saragozza. Questo significa che l'Expo continuerà
a vivere,inserendosi a tutti gli effetti nel piano di
sviluppo e di modernizzazione della città, oltre ad essere stata l'occasione
per realizzare importanti infrastrutture, attirare significativi investimenti
produttivi e creare nuova manodopera stabile. Mi sembra di leggere una critica
all'Italia. Pensa che i Giochi invernali di Torino siano stati un'occasione
mancata? Credo di sì. In generale sono stati un grande successo. Ma non dal
punto di vista dell'architettura,sia per la scarsa
qualità degli interventi sia per l'eredità di edifici oggi difficilmente
utilizzabili. Quali consigli si sente di dare a Milano, nel caso vincesse
l'organizzazione dell'Expo 2015? Alla base di tutto ci deve essere la piena
condivisione dell'obiettivo e quindi il maggiore consenso possibile tra
amministrazione pubblica, imprese private e cittadini.
Poi è indispensabile alleggerire la burocrazia, in modo da superare agevolmente le difficoltà quotidiane.
Terzo, è necessario pensare a un progetto Expo per la città, che sia il simbolo
del rilancio di Milano per gli anni a venire. Quarto, che l'evento possa essere
una palestra e nel contempo una vetrina per far emergere e far conoscere
all'estero una nuova generazione di architetti italiani. Non poco... Una
città come Milano ha il dovere di essere ambiziosa e
di dimostrare che in Italia siamo capaci di realizzare progetti importanti. Ma
non basta. La lezione spagnola insegna che ci vuole dell'altro: molta voglia di
fare, individuale e collettiva, vissuta con entusiasmo. Mi.C.
Carlo Ratti, torinese, 37 anni CREDIT????.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-02-2008)
Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data:
2008-02-10 - pag: 14 autore: Ancora critiche dopo il
no dell'Ambiente Marghera aspetta la centrale Enel VENEZIA La commissione Via
tentenna. Così tra un tentennamento e un ritardo, rischia di spegnersi Marghera,
il più grande petrolchimico italiano e uno dei più rilevanti in Europa. Rischia
di spegnersi anche il progetto della centrale a idrogeno che l'Enel vuole
costruire a Marghera: produrre corrente elettrica emettendo solamente acqua
distillata purissima. Protestano la Federchimica e il
ministro Bersani, protestano i sindacati, protesta anche il sindaco veneziano
Massimo Cacciari. Se si ferma la linea Cvm – dicono –
si ferma Marghera, e a cascata tutto ciò che è legato a Marghera, come i poli
chimici di Mantova e Ferrara. L'altra settimana la commissione di Valutazione
di impatto ambientale ( Via)del ministero dell'Ambiente, dopo una riunione
sfiancante durata ore, ha bocciato con 25 voti contrari, 24 favorevoli e tre
astenuti la proposta di un parere interlocutorio negativo per quanto riguarda
il progetto presentato dalla Ineos
per il bilanciamento delle produzioni. In altre parole, la Via non ha bocciato
il progetto. Ma non l'ha nemmeno approvato. Con un labirinto da logica
aristotelica, la Via ha bocciato la bocciatura del progetto. Così ha surgelato
anche l'Enel, la cui futura centrale avrebbe usato l'idrogeno prodotto dal
nuovo impianto Ineos. A meno che la centrale non
venga rifornita dall'idrogeno delle altre produzioni del polo chimico di
Marghera, come quelle della Syndial (Eni). Il cuore
della questione è l'impianto più contestato d'Italia, quello che produce il
cloruro di vinile monomero (in sigla: Cvm) e poi da questo la plastica Pvc
(polivinilcloruro). La plastica, per intenderci, delle tessere bancomat e delle
sacche delle flebo. L'Ineos
vuole rinnovare, potenziare e rendere meno aggressivo sull'ambiente
quell'impianto. è uno degli impianti a cui è legata
tutta la grande chimica italiana. E da mezzo secolo è anche l'impianto più
odiato. Per decenni il Cvm della "Mortedison" (così la chiamavano i contestatori di
allora) intossicò centinaia di persone. Poi l'impianto passò a Enimon, Eni, Evc e oggi Ineos. Proprio le ricerche condotte a Marghera fecero
scoprire al mondo dei produttori di plastica, ma troppo tardi per troppe vite
umane in tutto il mondo, che il Cvm è cancerogeno
(non lo è il Pvc) e che quindi va usato con criterio.
L'impianto di oggi non è pericoloso, ma va aggiornato. "è necessario
–afferma il ministro uscente dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani – che
il gruppo istruttorio della Via si riunisca in tempi rapidi e approfondisca
ulteriormente il tema nella consapevolezza che Marghera ha un ruolo cruciale
per la chimica italiana". Per la Federchimica
sarebbe pregiudicata "la permanenenza
del polo industriale per colpa di burocrazia e
incertezze che impediscono un equilibrato sviluppo sostenibile". Alberto Morselli, segretario generale delle Filcem-Cgil,
domani sarà a Marghera per l'assemblea dei lavoratori del petrolchimico:
"Un Paese che non riesce a decidere su uno dei propri talenti industriali
– dice – è un paese malato che rischia di essere messo alla porta della
competizione internazionale". J. G.
( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 11-02-2008)
PARMENSE 11-02-2008 Parmense IL CASO LA
STRADA CHE COLLEGA PONTETARO A RAMIOLA "La tangenziale? Non possiamo più aspettare" D'accordo i sindaci di Noceto e Medesano: "La 357 è un'arteria pericolosa e
trafficata" Mara Varoli II "E' la strada
più pericolosa della provincia e la sesta tra le vie più a rischio della
regione". Il sindaco di Noceto Fabio Fecci
conferma i dati rilevati da Aci e Istat: la 357, dalla via Emilia Ovest a Ramiola, è il tratto meno sicuro di tutto il territorio.
Con un traffico che conta, solo di autovetture, 20 mila mezzi al giorno. E
pensare che questa strada attraversa ben quattro
paesi: Noceto, Medesano, Felegara
e Ramiola. Per cui, non si tratta di una strada di
secondo piano. Ma, nonostante questo, è rimasta tale e quale, sempre in attesa
di una tangenziale che non arriva. "L'amministrazione
comunale di Noceto - ha proseguito il sindaco Fecci -
ha svolto un'attività di monitoraggio su questo tratto e ha segnalato a chi di
dovere le criticità maggiori. Con la Provincia abbiamo inoltre
individuato i punti più pericolosi, come ad esempio le curve di Sant'Antonio e
le semicurve che portano all'innesto con la Pedemontana. In questi punti siamo
intervenuti con una segnaletica adeguata, mentre nell'incrocio tra la
provinciale 357 e la strada per Costamezzana, in
attesa del- la realizzazione di una rotatoria, abbiamo
potenziano l'illuminazione. Senza dimenticare il fatto che nel centro abitato
abbiamo eliminato i semafori, imposto zone a bassa
velocità e realizzato nei punti nevralgici alcune rotonde. Attualmente
insieme all'Università stiamo facendo delle indagini sul traffico pesante:
qualora i risultati fossero negativi, troveremo la maniera per diminuire il
passaggio di certi veicoli". Anche il sindaco di Medesano Roberto Bianchi è preoccupato: "Non entro nel
merito delle classifiche, ma penso che sulla provinciale 357 ci sia una
viabilità con situazioni critiche. Una viabilità che è rimasta tale nel
tempo senza ammodernamenti e che quindi oggi ha bisogno di interventi.
Attraverso la realizzazione di rotatorie, siamo intervenuti per correggere
alcuni tratti, in particolare per ridurre la velocità nei centri abitati. Dopodiché c'è il discorso della tangenziale ". Giusto,
la tangenziale. Come mai in paesi come Noceto e Medesano
non si è ancora provveduto alla realizzazione di un'opera così importante, a
maggior ragione in una strada che da sempre è considerata pericolosa? "Siamo ancora in fase di progettazione, insieme alla Provincia
- ha continuato il sindaco di Medesano Roberto
Bianchi -. E' chiaro che un'opera di questo tipo ha bisogno anche del
sostegno della regione Emilia Romagna. Certo sarebbe stato utile che la
progettazione della tangenziale fosse partita prima. Ma così non è stato e oggi
soffriamo un po'. Ci auguriamo di recuperare il tempo
perduto". "La tangenziale? - ha
chiesto il sindaco Fecci - E' dal 1999 che faccio
pressing per la realizzazione di una viabilità alternativa. La tangenziale è
legata alla Tibre (la Tirreno-Brennero),
per la quale l'Autocisa sta ancora aspettando il
rinnovo delle concessioni autostradali da parte del Ministero. Purtroppo sia la burocrazia sia le crisi di governo
hanno ostacolato le diverse fasi di progettazione. Oggi però non possiamo più
aspettare. Ho lanciato l'idea alla Provincia e all'Autocisa
di partire con una convenzione per il progetto preliminare. Questo servirebbe
per accelerare i tempi. E mi auguro che la Provincia
accetti la proposta". Insomma, è ancora presto per parlare di
tangenziale, là dove per paradosso si parla della strada più pericolosa della
provincia. E' ancora presto perché secondo le più rosee previsioni, la
viabilità alternativa sarà realizzata solo alla fine del 2010. La provinciale
357 E' considerata la strada più pericolosa della provincia.
( da "Messaggero Veneto, Il" del
11-02-2008)
Attualità I Cittadini per il presidente: saremo il segnale
di novità contro una Cdl che sa di vecchio UDINE. Il Pd apre alle liste
civiche, rilancia il patto di Intesa democratica e apre il tavolo sul programma
per le regionali. Indicando il Friuli Venezia Giulia come modello per il
centro-sinistra. Dopo l'intervista del governatore Riccardo Illy al nostro
giornale, da centro-sinistra si alza un coro di sì. "Siamo
pronti a lavorare con il presidente Illy e con Intesa democratica, civiche
comprese, perché in Fvg le civiche sono ormai una
realtà consolidata e una risorsa per il Centrosinistra, aggiunge il segretario
regionale del Partito democratico, Bruno Zvech.
Che annuncia come questa sarà "la settimana decisiva per mettere a punto
il calendario che dovrà portare a redigere il programma elettorale della
coalizione". Un programma al quale il Pd intende dare un contributo
"autonomo". Entro domani - annuncia il segretario, "definiremo
tutte le scadenze". E mentre insieme al programma il Pd
comincia a ragionare anche sulle liste ("con tante donne e volti
nuovi"), il nuovo soggetto politico tra sabato e domenica ha completato le
elezioni degli oltre 200 circoli presenti in Regione mobilitando un piccolo
esercito di elettori (più di 10mila) che "corrisponde a più del doppio
della sommatoria degli iscritti di Ds e Margherita. E
già questo - assicura Zvech - è un ottimo
risultato". Dal canto loro le civiche sono pronte a fare la loro
parte. Ripartendo dall'esperienza di Id. "In questi
cinque anni - spiega il leader dei Cittadini, Bruno Malattia - abbiamo svolto
con coerenza il nostro ruolo portando una ventata di novità che hanno portato i
partiti ad assumere iniziative che escono dagli schemi consueti della politica.
E intendiamo continuare su questa strada che in Fvg
con Illy ci ha visti pionieri di un metodo innovativo che adesso viene
riproposto in molte regioni d'Italia. In un momento di grande
disaffezione nei confronti della politica manifestato in larghi strati della
società è importante poter contare su cittadini che si impegnano in politica in
modo concreto". Più che un valore aggiunto,
secondo Malattia le civiche possono essere ancora "lo stimolo maggiore per
il cambiamento del modo di fare politica e del modo di affrontare i problemi
portando avanti una carica di innovazione e di rottura che induce il quadro
politico ad assumere maggior dinamismo. Mantenendoci indipendenti
rispetto ai partiti - prosegue - possiamo essere l'espressione consolidata di
una richiesta che nasce dalla base. Noi - aggiunge -
guardiamo ai paesi anglosassoni per rifarci al loro modo pragmatico
di risolvere problemi contrastando i formalismi e la burocrazia, con la
volontà di interpretare l'intervento pubblico e le istituzioni in modo diverso
da come tradizionalmente vengono intese in Italia". All'insegna dell'efficienza e dell'efficacia quindi, e in grado
di competere sul mercato. Sull'opportunità di presentare nuove liste invece,
Malattia esprime qualche dubbio. "Credo che presentare un numero
eccessivo liste - spiega - non sia un buon segno". Porte aperte invece a
chi vuole entrare a far parte delle civiche. "Chi ha idee, proposte e
coraggio per sostenerle - dice - è il benvenuto perché il nostro è un organismo
aperto che insegue l'idea di una Euroregione
moderna e autonoma, capace di auto-determinarsi aprendosi al confronto con gli
altri". Cristian Rigo.
( da "Centro, Il" del 11-02-2008)
Sanità pubblica. Da anni in lista per un posto che non c'è Psicologi in pasto alla burocrazia
Professionisti mortificati nella corsa agli incarichi part-time CHIETI. Sono
circa cinquecento in provincia di Chieti i medici, giovani e meno giovani, che
cercano opportunità di lavoro nella sanità pubblica rincorrendo incarichi part time o brevi supplenze, in ambulatori e ospedali, che
servono ad acquisire titoli professionali. Spendono ogni anno circa 150
euro per presentare domande in marca da bollo a un "comitato di
consultazione zonale" della Asl. Sperano in un
incarico a tempo determinato come psicologi, piscoterapeuti
o come aspiranti per qualsiasi altra branca della medicina. Ma il lavoro non
arriva mai. (In Chieti).
( da "Centro, Il" del 11-02-2008)
Chieti Psicologi, graduatorie
impossibili Centinaia di professionisti nella palude della burocrazia Spendono ogni anno 150 euro per essere chiamati a coprire
supplenze o incarichi part-time FABIO CASMIRRO CHIETI. Spendono ogni anno circa
150 euro per presentare domande in marca da bollo a un "comitato di
consultazione zonale" della Asl. Sperano
in un incarico a tempo determinato come psicologi, piscoterapeuti
o come aspiranti per qualsiasi altra branca della medicina. Confidano di essere
chiamati per sostituzioni ferie o malattie nei reparti ospedalieri, nei
distretti di base o ambulatoriali ma spesso le graduatorie non vengono
pubblicate. Mai nei tempi previsti dalla stessa burocrazia
sanitaria. Sono circa cinquecento in provincia di Chieti i medici, giovani e
meno giovani, che cercano opportunità di lavoro nella sanità pubblica, magari
rincorrendo incarichi part time o brevissime
supplenze se valgono a fare curriculum, ad acquisire quei titoli che servono
per costruire qualcosa di più solido nel futuro. "Conosco
tanti colleghi che come me presentano le domande, qualcuno lo fa
ininterrottamente da un quarto di secolo ed ha persino superato i 50 anni nella
speranza di vedere un giorno coronato il sogno di essere chiamato. Se non altro per un colloquio". Si chiama Simona Ciampoli ed è una psicologa che lavora nella sanità privata
a gettare una pietra nello scandalo, a denunciare una condizione che mortifica
tanti professionisti. "Sono arrivata alla conclusione
che sono soldi spesi inutilmente e comincio a pensare che questo sia solo un
modo per spillare le ultime risorse a giovani in cerca di lavoro. Credo che non presenterò mai più queste domande", prosegue la piscologa ortonese che si fa portavoce dei problemi di
centinaia di colleghi. Come funziona la procedura? Ogni anno, entro la
fine di gennaio, va presentata la domanda. In duplice copia se si è psicologi
perché le graduatorie sono due: una per gli psicologi appunto, l'altra per gli
psicoterapeuti. "Due domande", riprende Ciampoli, "che vanno moltiplicate per quattro, quante
sono le province abruzzesi nelle quali di solito si cerca di entrare in
graduatoria. Totale otto domande. Che, tra marche da bollo e tutto il
resto, costano a ogni candidato quasi 150 euro. La moltiplicazione delle
pratiche burocratiche procede in modo esponenziale da quando, circa tre anni
fa, gli elenchi sono passati dalla Regione alle Asl, su base provinciale. Prima almeno era più semplice, un solo elenco regionale e via".
La selezione avviene per soli titoli e la graduatoria deve essere pubblicata
agli inizi di febbraio per avere validità nell'anno successivo. A Chieti, il
cosiddetto comitato consultivo zonale della Asl
presenterà l'elenco valido per il 2009 agli inizi di marzo. "A
Chieti e Teramo gli elencho vengono solitamente
pubblicati, sia pure in ritardo", prosegue Ciampoli,
"all'Aquila invece sono almeno tre anni che non si sa niente delle nostre
domande e, per Pescara, è più o meno lo stesso. E'
persino difficile avere informazioni, nessuno che risponde al telefono, così
com'è quasi impossibile individuare, quindi parlare, con i referenti dei vari
comitati consultivi". Graduatorie disponibili o meno, resta l'altro
dato cruciale: le chiamate di supplenza non arrivano mai. Ma allora, a chi
serve far redigere elenchi inutili? "Certo non a quei professionisti che
cercano di lavorare, e di farlo in modo dignitoso" replica la psicologa. (f.c.).
( da "Gazzetta della Martesana, La"
del 11-02-2008)
Parla il medico alessandro Bellinato 'UNA MORTE DAVVERO ASSURDA' Alessandro Bellinato Cassina de' Pecchi - La
notizia della morte di Romeo Ratti è giunta anche al suo medico curante, il
dottor Alessandro Bellinato, che ricorda il suo
paziente con grande affetto e profonda commozione. "Una
tragedia che ha distrutto una famiglia - ha spiegato il medico - gettando nello sconforto una moglie e una figlia, che si sono
perse nei meandri della burocrazia. Ricordo i Ratti come una famiglia educata e gentile, che ha
provato a bussare a tutte le porte alla ricerca della comprensione che meritava
per la tragedia che l'aveva colpita, trovandone aperte ben poche. Non sono
accettabili morti del genere. Non è possibile che muoiano persone come
Romeo Ratti, un indifeso che stava solo svolgendo il suo lavoro. Un uomo che ha
preso una mazzata in testa per pochi euro. Ricordo Romeo come una delle persone
più educate e a modo che conoscessi. Uomo di grande cultura e spessore morale
non meritava tutto questo. La sua è stata davvero una morte
assurda". Articolo pubblicato il 11/02/08.
( da "Giornale di Vicenza.it, Il"
del 11-02-2008)
MAROSTICA. Il presidente mandamentale dell'Assoartigiani stila il bilancio della categoria fra
difficoltà e impegno "La burocrazia è un alto
costo per le aziende" "Nel Vicentino 289 ditte hanno chiuso la
partita Iva". Consegnato a 30 aziende l'attestato di benemerenza Ivonita Azzolin Pieno successo a Marostica
per l'8^ edizione di "Artigiani in festa", manifestazione biennale
promossa dall'Assoartigiani del mandamento marosticense con lo scopo di mettere in luce le imprese del
territorio distintesi per la pluriennale attività nel settore e per
l'attaccamento all'associazione. Oltre 30 gli artigiani che hanno ricevuto
l'attestato di benemerenza, scelti in ciascuno degli otto Comuni che compongono
il mandamento. La cerimonia è stata aperta, come consueto, dalla relazione del
presidente mandamentale, Antonio Marcon. "È una serata particolarmente significativa questa - ha
esordito il presidente - con storie di vita strettamente intrecciate a realtà
imprenditoriali, accomunate tutte dalla volontà e dal coraggio di persone che
hanno deciso di investire e dare corpo alle proprie aspirazioni. Ogni
impresa è diversa dall'altra per origini, motivazioni, abilità, ma tutte sono
sostenute dai valori che appartengono alla nostra cultura. È il capitale umano
che fa la differenza e che ritroviamo nelle nostre aziende, un patrimonio che
ci è riconosciuto in tutto il mondo. Alcune delle aziende premiate sono attive
da più di mezzo secolo e questo significa che si è attuato un progetto
imprenditoriale capace di trasferire ai figli e ai
collaboratori competenze tecniche destinate a durare nel tempo. Segnale questo di estrema importanza che fa ben sperare per il
futuro". Non è mancato uno sguardo alla situazione economica. Marcon ha parlato di un inizio anno non incoraggiante, con
un saldo negativo nel Vicentino di 289 ditte che hanno restituito la partita
Iva. "È in atto una grande selezione - ha proseguito - e
una fase di profonda trasformazione. Si dice sia una cosa naturale, e lo
sarebbe se le regole fossero uguali per tutti e non invece, per quanto ci
riguarda, inficiate da inefficienza amministrativa, miopia
politica, burocrazia diffusa. La burocrazia è una vera palla al piede
per le imprese che, da recenti studi, pesa un 5,8% sulla produttività. Le aziende artigiane vogliono proseguire nella loro attività con
regole certe, obiettivi chiari e un governo all'altezza delle sfide che si è
chiamati ad affrontare". Parole di compiacimento verso la
manifestazione e l'operato dell'Associazione artigiani
sono venute dal sindaco di Marostica, Alcide Bertazzo, dall'assessore provinciale Martino Bonotto (che ha consegnato a Marcon
un attestato di riconoscimento della Provincia per il ventennale impegno nell'Assoartigiani), dall'on. Luigi D'Agrò.
Tutti hanno evidenziato l'importanza di sostenere un comparto così importante
per la crescita del territorio. "Basta con il "Veneto polenton", - ha concluso il presidente provinciale
degli artigiani, Giuseppe Sbalchiero - dobbiamo avere
coraggio di far valere le nostre ragioni e di far riconoscere il peso che
abbiamo nell'economia del Paese". Si è passati quindi alle premiazioni
delle aziende con esperienza trentennale: Ermerino Pezzin e Marmi Altopiano 7 Comuni di Conco;
Ronzani costruzioni e Giovanni Broglio di Lusiana; Claudio Bertinazzo,
Carrozzeria Veneta, Sebastiano Petucco, Rossidue Nord, Tappezzeria B & B, Bieffe,
Idrotermica A.Z. di Marostica; Roberto Caron, FBR
Bruciatori, Giancarlo Zanettin, Fratelli Pigato di Mason; Sistembox, Danilo Costenaro, CLM Lanaro, Fratelli Nichele di Molvena; Ennio Lorenzon (premio
alla memoria), Falegnameria Sommacale, Gianni Girardi, Bressan C2 ceramiche di
Pianezze; Ceramiche Maroso, Mario Santini, M.P.M., La
ceramica V.B.C, Falegnameria Stocchero,
Tappezzeria Zonta di Nove; Guidolin
Ceramiche, Falegnameria Peron, Gili
Camillo di Schiavon. Premio speciale a Valentino Cuman di Marostica e premio a
Federica Nale quale artigiano più giovane del
mandamento.
( da "Repubblica.it" del 11-02-2008)
L'inchiesta: così ci vedono tate e colf che lavorano nelle
nostre case Sondaggio dell'Iref su 1000
lavoratori domestici stranieri Famiglie bocciate dalle badanti
"Anziani trascurati, e i bimbi..." di SARA STRIPPOLI Famiglie
bocciate dalle badanti "Anziani trascurati, e i bimbi...""/>
ROMA - Parola di tata straniera: i bimbi italiani sono maleducati. E sfatiamo
anche lo stereotipo che vuole che gli italiani siano così prodighi di
attenzioni per i loro anziani. Le badanti, filippine o romene che siano, non
sono affatto d'accordo con l'immagine tradizionale che dipinge gli italiani
rispettosi di nonni e genitori. Se lo sguardo è quello dei lavoratori
stranieri, quel welfare "fatto in casa" che permette alle famiglie
italiane di conciliare casa e lavoro, opprimente burocrazia e tempo libero, il giudizio complessivo non è così lusinghiero
come forse avremmo sperato. La stilettata arriva da una ricerca dell'Iref, l'Istituto di ricerche educative e formative che nel
( da "Sicilia, La" del 11-02-2008)
Passante ferroviario, il dado è tratto "Count down" per l'inizio dei lavoriGrandi opere. Se non ci saranno intoppi si
comincia il 22 febbraio. Un'incognita i disagi È in corso la prima campagna
dell'anno per la rimozione dell'eternit abbandonato in varie strade della
città. In totale, 49 vie saranno liberato dall'amianto. Come sempre la ditta
incaricata dall' Amia ha dovuto attendere il via
libera dell'Asl prima di poter intervenire. L'Amia, infatti, non può occuparsi
della raccolta di amianto, per la cui rimozione è necessario ricorrere a delle
ditte specializzate. La sua pericolosità per la salute umana esige particolari
attrezzature e addestramento degli addetti. Il ruolo dell'azienda di via Pietro
Nenni è quello di mediare fra la ditta specializzata e l'Asl. L'Amia, dunque,
redige un elenco delle strade per cui si rende necessaria una bonifica e lo
trasmette all'Asl che deve approvare l'intervento. Soltanto dopo il "disco
verde" sanitario, l'Amia può procedere ad affidare i lavori alla ditta
che, nell'arco di una settimana, deve provvedere alla rimozione dell'amianto.
Un iter tortuoso, certo giustificato dalla pericolosità del materiale in
questione, che si scontra anche con le lungaggini della burocrazia. Da anni, diverse associazioni mettono in guardia sui rischi
dell'amianto abbandonato e in deterioramento. Ma la sua pericolosità per la
salute umana non è ancora ben compresa dai cittadini e nemmeno dalle
istituzioni. E l'eternit continua ad ingombrare le strade cittadine più
periferiche. Ecco l'elenco delle vie su cui è stato effettuato, o è in
corso, l'intervento di rimozione dell'eternit: lunedì 4 febbraio: via Tommaso
Aversa (angolo via Serradifalco),via
Cartagine 5,via Colonna Rotta (angolo via Re
Tancredi), via Cortigiani 17, via Leonardo da Vinci 645,via Dandone, via Lancia
Di Brolo; martedì 5 febbraio: piazza dell'Origlione,
via Gaetano Donizetti (angolo via Ugo Antonio Amico),via Rosario Gregorio 52,
via Giuseppe La Masa (angolo via Collegio di Maria),
via Archimede (angolo via Empedocle e angolo piazza della Pace),via Cardinale Lualdi ,via Cardinale Rampolla 8,via C. Colombo 10,via Dei
Cantieri 65,via Guido Jung (angolo via Don Gnocchi),
via Ugo La Malfa, via Alessandro La Marmora (angolo
via Sampolo); mercoledì 6 febbraio: corso dei Mille
1547, via Belmonte Chiavelli
68/b,via Silvio Boccone, via della Giraffa, via Falsomiele,
ia Altofonte (angolo via
Olio di Lino); giovedì 7 febbraio: via Giuseppe Arcoleo,
via Bergamini, piazza delle Cliniche, via Due Vanelle 8, via Argisto Giuffredi, via Imera, via Cammarano,via Da Burgio 1;
venerdì 8 febbraio: via G. Galeano; lunedì 11
febbraio: Bretella Laterale (in prossimità del primo ponte); martedì 12
febbraio: via Cangiano; mercoledì 13 febbraio: via Salvatore Corleone 12;
giovedì 14 febbraio: via Celona; venerdì 15 febbraio:
via Agostino Barbarico, via L. Bianchini, via Camarina,
via Casino Grande (accanto via Lanza di Scalea), via Castelforte
92, via Chitone, via Lungomare Cristoforo Colombo, viale Diana. M. M.
( da "Virgilio Notizie" del 11-02-2008)
11-02-2008 16:33 Valida fino al 10/3, risultati in Piano
per semplicazione 2008 Roma, 11 feb. (Apcom) - Al via, sul sito del Governo, la consultazione
pubblica on line sulla riduzione dei costi della burocrazia. Un
aspetto, si sottolinea nella nota di Palazzo Chigi, necessario per dare
certezza ai diritti dei cittadini e garantire la competitività e lo sviluppo
del Paese. Con la consultazione pubblica si intende raccogliere idee e proposte
per semplificare nate dall'esperienza quotidiana e dai problemi vissuti dai
cittadini e dalle imprese. Sul sito è stato predisposto un questionario on line dove poter segnalare i
temi prioritari sui quali il governo deve intervenire, i problemi da affrontare
e proporre soluzioni di semplificazione. La consultazione sarà on line fino al 10 marzo 2008 e i risultati saranno utilizzati
per la predisposizione del piano d'azione per la semplificazione e la qualità
della regolazione 2008 e saranno resi pubblici su questo sito. Il Piano
d'azione approvato il 15 giugno 2007 dal Consiglio dei Ministri, presenta
diverse aree prioritarie: la semplificazione normativa e codificazione;
l'analisi d'impatto della regolazione; la riduzione degli oneri amministrativi
per imprese e cittadini; la riduzione e la certezza dei tempi e delle procedure
amministrative; la reingegnerizzazione dei processi amministrativi.
( da "TGCom" del 11-02-2008)
Il derby coreano rischia di saltare Nord, vietato suonare
l'inno avversario Potrebbe non essere giocata la partita di qualificazione
mondiali tra Corea del Nord e del Sud del 26 marzo a Pyongyang. La federcalcio nordcoreana ha fatto sapere che non accetterà
l'esecuzione dell'inno sudcoreano. Il problema sembra la Fifa, perchè il vicepresidente della federazione sudcoreana
dimostra 'comprensione': "Ci hanno spiegato di non averlo mai fatto
eseguire sul loro territorio, non possono iniziare ora". A prima vista
potrebbe sembrare un passo indietro nel riavvicinamento tra le due Coree. Forse
però però è soprattutto
un'occasione mancata per dare uno slancio ulteriore. Il derby di qualificazione
mondiale tra Corea del Nord e Corea del Sud si dovrebbe giocare il 26 marzo a
Pyongyang. Che le due formazioni accettino di incontrarsi sarebbe in realtà
anche una buona notizia. Il problema però è rappresentato
dalla burocrazia. La Fifa organizza la maniefstazione,
e come vuole la prassi esige che prima della partita siano eseguiti in campo i
due inni nazionali, mentre la squadra ospitata deve essere rappresentata dalla
sua bandiera nazionale. A sprecare la natura del problema è Cho Jung-Yeon, vicepresidente
della Federcalcio sudcoreana, che sembra avere quasi una nota di comprensione
per i 'cugini' nell'occasione un po' ottusi, più che cattivi: "Non
riusciamo a far capire le nostre ragioni. I nordcoreani ci hanno
spiegato - riporta il giornale 'Dong A-Ilbo' - che non possono far eseguire il nostro inno, né
esporre la nostra bandiera, visto che, oltretutto, si tratta di un match
ufficiale sotto l'egida della Fifa. I nordcoreani non hanno mai fatto eseguire
l'inno sudcoreano sul suolo del loro paese, e non possono accettare che ciò
avvenga ora. Lo stesso vale per la bandiera''. I nordcoreani minacciano di non
scendere in campo, il che provocherebbe la mancata disputa della partita, che
verrebbe vinta a tavolino dai 'sudisti'. Più facile che si trovi un campo
neutro che vada a bene alle due federazioni interessate per far svolgere il
match. Invia ad un amico.