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DOSSIER “BUROCRAZIA”

Torna all’indice di Febbraio 2008

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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Straniera non può sposarsi: colpa della burocrazia ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 11-02-2008)

Abstract: colpa della burocrazia Le nozze attendono una ricercatrice in India ma se lascia Trieste rischia di non poterci più tornare Matrimonio rimandato all'infinito, opportunità mancate di partecipare in ricerche o conferenze scientifiche internazionali, distacco forzato dalla famiglia, notti insonni, frustrazioni e stimoli zero.

MORROVALLE - HA DESTATO interesse il convegno sullo sviluppo dell& ( da "Resto del Carlino, Il (Macerata)" del 11-02-2008)

Abstract: Burocrazia e tassazione sono state indicate come le responsabili principali di parte delle difficoltà delle imprese, imbrigliate dalla lentezza delle istituzioni. Di qui l'appello degli imprenditori al mondo della politica, perché tengano nella giusta considerazione le difficoltà e le potenzialità delle imprese.

Al voto senza risolvere la questione settentrionale ( da "Trentino" del 11-02-2008)

Abstract: da un fisco e una burocrazia voraci quanto inefficienti. Sul mercato del lavoro si è formata una moltitudine di figure atipiche e di profili professionali non classificabile indistintamente sotto l'etichetta riduttiva del precariato. Al vecchio fordismo delle grandi imprese manifatturiere si è sostituito il protagonismo delle multinazionali tascabili e del capitalismo personale.

Critiche ingiuste ( da "Trentino" del 11-02-2008)

Abstract: è vero che organizzare non è semplice con tutta la burocrazia che c'è per allestire una manifestazione oltre la spesa che comporta. Nel mio piccolo essendo una responsabile nell'organizzare una gara in montagna "Merler" e una su strada "Scarponara" ricevo aiuti pochi ma sicuri sia dalla provincia che circoscrizione.

La burocrazia è un alto costo per le aziende ( da "Giornale di Vicenza, Il" del 11-02-2008)

Abstract: miopia politica, burocrazia diffusa. La burocrazia è una vera palla al piede per le imprese che, da recenti studi, pesa un 5,8% sulla produttività. Le aziende artigiane vogliono proseguire nella loro attività con regole certe, obiettivi chiari e un governo all'altezza delle sfide che si è chiamati ad affrontare".

Berlusconi: Ecco le leggi per i 100 giorni ( da "Giornale di Brescia" del 11-02-2008)

Abstract: dalla burocrazia, da certi comportamenti dei pubblici ministeri" e definisce il suo slogan "una fotografia abbastanza precisa della situazione in cui ci troviamo". "Tirandosi su tutti quanti le maniche e facendo i provvedimenti giusti l'Italia ha la possibilità di tornare a essere un Paese di sviluppo", prosegue Berlusconi.

Le parole di Walter ( da "Unita, L'" del 11-02-2008)

Abstract: operaio che si batte per un salario migliore e per un lavoro che non porti morte e l'imprenditore che vuole crescere e chiede regole e opportunità, non burocrazia. Gli italiani che vogliono un Paese così ci sono, faticano ogni giorno in ogni angolo di ogni città. È la politica invece che manca. È la politica che sta spesso da un'altra parte. segue a pagina 4.

La rosa (bianca) rubata ( da "Unita, L'" del 11-02-2008)

Abstract: della funzione pubblica essendosi irrobustito politicamente nelle reti delle burocrazie. Tabacci è diverso. Viene dalla provincia mantovana, concreta e attenta ai numeri dei capitani d'industria: Colaninno, Marcegaglia. Ha attraversato i giardini degli imprenditori che contano: Parma, Milano, Brescia. C'è chi millanta la sua amicizia nel comprare terreni e costruire supermercati.

Cinque per mille: un miraggio da 15 milioni ( da "Eco di Bergamo, L'" del 11-02-2008)

Abstract: che iniziano a mandare in tilt la burocrazia governativa. Circa 15 milioni di euro sono destinati a circa 500 tra enti e associazioni bergamasche accreditate a ricevere i fondi. Ma non sono solo le previsioni di bilancio al ribasso a mandare in panne la macchina statale: sembra infatti che gli uffici del Tesoro e dell'Agenzia delle entrate (uffici centrali di Roma)

DIMISSIONI ILLY: "ELECTION DAY" MENO SPESE E DISAGI ( da "marketpress.info" del 11-02-2008)

Abstract: e per forme più avanzate di tutela del territorio e dell'ambiente), nonché per il proseguimento del programma di semplificazione amministrativa. Riduzione dei costi dell'amministrazione ed una burocrazia più semplice e più rapida, ha concluso Illy, rappresentano infatti uno dei fattori di competitività di un territorio. . <<BACK.

Bocciati dalle badanti "bimbi maleducati e anziani trascurati" - sara strippoli ( da "Repubblica, La" del 11-02-2008)

Abstract: opprimente burocrazia e tempo libero, il giudizio complessivo non è così lusinghiero come forse avremmo sperato. La stilettata arriva da una ricerca dell'Iref, l'Istituto di ricerche educative e formative che nel 2007 ha condotto un'indagine su più di mille collaboratori domestici che oggi sarà presentata a Vercelli.

Milano sia più ambiziosa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-02-2008)

Abstract: indispensabile alleggerire la burocrazia, in modo da superare agevolmente le difficoltà quotidiane. Terzo, è necessario pensare a un progetto Expo per la città, che sia il simbolo del rilancio di Milano per gli anni a venire. Quarto, che l'evento possa essere una palestra e nel contempo una vetrina per far emergere e far conoscere all'estero una nuova generazione di architetti italiani.

Marghera aspetta la centrale Enel ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-02-2008)

Abstract: la permanenenza del polo industriale per colpa di burocrazia e incertezze che impediscono un equilibrato sviluppo sostenibile". Alberto Morselli, segretario generale delle Filcem-Cgil, domani sarà a Marghera per l'assemblea dei lavoratori del petrolchimico: "Un Paese che non riesce a decidere su uno dei propri talenti industriali –

<La tangenziale? Non possiamo più aspettare> ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 11-02-2008)

Abstract: Purtroppo sia la burocrazia sia le crisi di governo hanno ostacolato le diverse fasi di progettazione. Oggi però non possiamo più aspettare. Ho lanciato l'idea alla Provincia e all'Autocisa di partire con una convenzione per il progetto preliminare. Questo servirebbe per accelerare i tempi.

I cittadini per il presidente: saremo il segnale di novità contro una cdl che sa di vecchio ( da "Messaggero Veneto, Il" del 11-02-2008)

Abstract: pragmatico di risolvere problemi contrastando i formalismi e la burocrazia, con la volontà di interpretare l'intervento pubblico e le istituzioni in modo diverso da come tradizionalmente vengono intese in Italia". All'insegna dell'efficienza e dell'efficacia quindi, e in grado di competere sul mercato. Sull'opportunità di presentare nuove liste invece, Malattia esprime qualche dubbio.

Psicologi in pasto alla burocrazia ( da "Centro, Il" del 11-02-2008)

Abstract: è Psicologi in pasto alla burocrazia Professionisti mortificati nella corsa agli incarichi part-time CHIETI. Sono circa cinquecento in provincia di Chieti i medici, giovani e meno giovani, che cercano opportunità di lavoro nella sanità pubblica rincorrendo incarichi part time o brevi supplenze, in ambulatori e ospedali, che servono ad acquisire titoli professionali.

Psicologi, graduatorie impossibili - fabio casmirro ( da "Centro, Il" del 11-02-2008)

Abstract: graduatorie impossibili Centinaia di professionisti nella palude della burocrazia Spendono ogni anno 150 euro per essere chiamati a coprire supplenze o incarichi part-time FABIO CASMIRRO CHIETI. Spendono ogni anno circa 150 euro per presentare domande in marca da bollo a un "comitato di consultazione zonale" della Asl.

<Una morte davvero assurda> ( da "Gazzetta della Martesana, La" del 11-02-2008)

Abstract: gettando nello sconforto una moglie e una figlia, che si sono perse nei meandri della burocrazia. Ricordo i Ratti come una famiglia educata e gentile, che ha provato a bussare a tutte le porte alla ricerca della comprensione che meritava per la tragedia che l'aveva colpita, trovandone aperte ben poche. Non sono accettabili morti del genere.

<La burocrazia è un alto costo per le aziende> ( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 11-02-2008)

Abstract: miopia politica, burocrazia diffusa. La burocrazia è una vera palla al piede per le imprese che, da recenti studi, pesa un 5,8% sulla produttività. Le aziende artigiane vogliono proseguire nella loro attività con regole certe, obiettivi chiari e un governo all'altezza delle sfide che si è chiamati ad affrontare".

Famiglie bocciate dalle badanti "Anziani trascurati, e i bimbi..." ( da "Repubblica.it" del 11-02-2008)

Abstract: opprimente burocrazia e tempo libero, il giudizio complessivo non è così lusinghiero come forse avremmo sperato. La stilettata arriva da una ricerca dell'Iref, l'Istituto di ricerche educative e formative che nel 2007 ha condotto un'indagine su più di mille collaboratori domestici che oggi sarà presentata a Vercelli.

Passante ferroviario, il dado è tratto<Count down> per l'inizio dei lavoriGrandi opere ( da "Sicilia, La" del 11-02-2008)

Abstract: che si scontra anche con le lungaggini della burocrazia. Da anni, diverse associazioni mettono in guardia sui rischi dell'amianto abbandonato e in deterioramento. Ma la sua pericolosità per la salute umana non è ancora ben compresa dai cittadini e nemmeno dalle istituzioni. E l'eternit continua ad ingombrare le strade cittadine più periferiche.

GOVERNO/ CONSULTAZIONE PUBBLICA ON LINE PER CALO COSTI BUROCRAZIA ( da "Virgilio Notizie" del 11-02-2008)

Abstract: line sulla riduzione dei costi della burocrazia. Un aspetto, si sottolinea nella nota di Palazzo Chigi, necessario per dare certezza ai diritti dei cittadini e garantire la competitività e lo sviluppo del Paese. Con la consultazione pubblica si intende raccogliere idee e proposte per semplificare nate dall'esperienza quotidiana e dai problemi vissuti dai cittadini e dalle imprese.

NEL NORD NON SI PUO' ESEGUIRE L'INNO DEL SUD: FORSE SALTA IL DERBY ( da "TGCom" del 11-02-2008)

Abstract: Il problema però è rappresentato dalla burocrazia. La Fifa organizza la maniefstazione, e come vuole la prassi esige che prima della partita siano eseguiti in campo i due inni nazionali, mentre la squadra ospitata deve essere rappresentata dalla sua bandiera nazionale. A sprecare la natura del problema è Cho Jung-Yeon, vicepresidente della Federcalcio sudcoreana,


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Straniera non può sposarsi: colpa della burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 11-02-2008)

 

Il caso paradossale di una studentessa della Sissa a causa del ritardo nel rinnovo del permesso di soggiorno Straniera non può sposarsi: colpa della burocrazia Le nozze attendono una ricercatrice in India ma se lascia Trieste rischia di non poterci più tornare Matrimonio rimandato all'infinito, opportunità mancate di partecipare in ricerche o conferenze scientifiche internazionali, distacco forzato dalla famiglia, notti insonni, frustrazioni e stimoli zero. Il tutto a causa della burocrazia, che fino a quest'anno rifiutava ex aequo alcuni diritti fondamentali dei ricercatori stranieri, se provenienti da un paese extracomunitario. La storia di A.N., studentessa indiana di dottorato giunta già al terzo anno di studio alla Sissa di Miramare, è emblematica. Il caso testimonia una situazione paradossale per la città, la cui fama ha fatto il giro del mondo negli ultimi 40 anni proprio grazie ai suoi numerosi enti di ricerca, che attirano studiosi da tutti gli angoli del pianeta e registrano il più alto numero di ricercatori in Europa (circa 37,1 per mille abitanti). La storia della ricercatrice gira attorno ad un mancato permesso di soggiorno. A causa di vari ritardi del sistema, la giovane, come decine di suoi colleghi di Trieste, è in attesa del rinnovo del permesso e ha in tasca solo una semplice ricevuta dell'ufficio postale in cui si attesta che la sua richiesta è stata inoltrata, ma che di fatto non da alcuna possibilità di viaggiare con la garanzia del rientro, di partecipare ad eventuali conferenze all'estero, di tornare a casa per le feste o di programmare la vita privata. "Ho chiesto il rinnovo del permesso di soggiorno per il 2008 già da luglio 2007 inviando agli uffici competenti tutti i documenti necessari, comprese due assicurazioni sanitarie con copertura fino a dicembre 2008" racconta A.N., spiegando che in genere i dottorandi rinnovano i permessi di anno in anno. Fiduciosa nelle regole, confessa che aveva già programmato il suo matrimonio nel paese di origine per il mese di gennaio di quest'anno, senza mettere in conto eventuali "ritardi" perché la prassi era in teoria molto chiara. Solo che dopo due mesi di attesa, quando la studiosa ho ottenuto l'atteso rinnovo del permesso ha scoperto che il documento scadeva a gennaio del 2008. "L'unica spiegazione che la questura è stata in grado di fornirmi - racconta - è che gli uffici centrali a Roma avevano commesso un errore a cui non era possibile rimediare in quanto non avevano notato che l'assicurazione sanitaria era valida fino a dicembre 2008. Inoltre mi hanno detto che l'unica cosa da fare era una nuova domanda di rinnovo, cosa che ho fatto ai primi di dicembre 2007, spendendo nuovamente 80 euro di bollo - prosegue - Questa volta mi hanno risposto però di recarmi in questura per la rilevazione delle impronte digitali ad ottobre 2008, cioè 10 mesi dopo la richiesta". Prosegue la ricercatrice: "Avevo pensato di rimandare il mio matrimonio a luglio 2008 - aggiunge - ma, di nuovo, non posso e mi toccherà aspettare perché non posso lasciare il paese perchè devo rinnovare il permesso di soggiorno e i tempi burocratici per ottenerlo sono di circa un anno". A.N. si sente intrappolata in Italia per proseguire gli studi solo con una ricevuta dell'ufficio postale e quindi senza permesso di soggiorno. I suoi colleghi che si trovano nella stessa situazione sperano che il contesto possa cambiare con il nuovo decreto legislativo pubblicato nell'ultima Gazzetta ufficiale che da attuazione ad una direttiva europea sull'"Ammissione di cittadini extracomunitari a fini di ricerca scientifica", creando un nuovo "permesso per ricerca scientifica" . Nel frattempo però, non nascondo il desiderio di partire già verso altri paesi famosi per i loro centri di ricerca, con un ricordo amaro di essere stati trattati in Italia come "cittadini di seconda mano". Gabriela Preda.

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MORROVALLE - HA DESTATO interesse il convegno sullo sviluppo dell& (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Macerata)" del 11-02-2008)

 

? MORROVALLE ? HA DESTATO interesse il convegno sullo sviluppo dell'economia e del sistema delle piccole e medie imprese marchigiane. L'iniziativa, tenutasi all'Hotel San Crispino di Trodica, è stata organizzata dai gruppi consiliari "Morrovalle ideale" e di Forza Italia, An e Udc. Presenti politici e imprenditori, tra i quali Germano Ercoli (nella foto), presidente degli industriali della provincia; Elisio Fabi, di Fabi Spa; Enrico Bracalente, amministratore di Nero Giardini; Giuseppe Tesei, direttore della Cooperativa Pierucci; parlamentari, consiglieri regionali e dirigenti del centro destra. Il convegno ha favorito un confronto anche serrato tra politici e imprenditori, solo casualmente alla vigilia della campagna elettorale (l'iniziativa era fissata da tempo). Dal dibattito sono emersi diversi punti di convergenza. In particolare, gli imprenditori hanno rivendicato la titolarità della formazione che non può essere delegata a soggetti terzi. Burocrazia e tassazione sono state indicate come le responsabili principali di parte delle difficoltà delle imprese, imbrigliate dalla lentezza delle istituzioni. Di qui l'appello degli imprenditori al mondo della politica, perché tengano nella giusta considerazione le difficoltà e le potenzialità delle imprese. - -->.

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Al voto senza risolvere la questione settentrionale (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 11-02-2008)

 

L'ANALISI Al voto senza risolvere la "questione settentrionale" FRANCESCO JORI C'è già uno sconfitto in partenza, nelle elezioni prossime venture, ed è la questione settentrionale. Perché il neonato Partito Democratico non ha il tempo materiale per porre rimedio al pesantissimo limite del centrosinistra segnalato da Valerio Castronovo: l'incapacità di capire il nord quando è stato all'opposizione, e di farsi capire quando è stato al governo. E perché il centrodestra giocherà la campagna elettorale sui fattori più emotivi, dalla sicurezza declinata sulla scorta delle paure, alle promesse di improbabili tagli di tasse: tali, almeno, fino a che la spesa pubblica rimarrà famelica. Non basterà in ogni caso per dare risposte convincenti a un problema antico. Di questione settentrionale si parlava già a metà anni Cinquanta nel gruppo cresciuto attorno ad Adriano Olivetti, e poi nella Fondazione Feltrinelli, con persone del valore di Franco Momigliano, Alessandro Pizzorno, Bruno Trentin, Siro Lombardini, Nino Andeatta, Paolo Sylos Labini. Mezzo secolo dopo, la stessa Feltrinelli ne propone ora una rivisitazione con un ampio rapporto (453 pagine), la cui lettura dimostra con tutta evidenza quali siano i limiti di comprensione dell'attuale politica. Visto da Roma, il nord è ancor oggi il vecchio triangolo industriale: e lo è non solo per i partiti, ma anche per le grandi organizzazioni di rappresentanza, da Confindustria al sindacato, e per lo stesso sistema dei mass media; il resto viene vissuto come un miscuglio indistinto di antipolitica, secessionismo eversivo, razzismo strisciante ed egoismo individualistico. L'errore di prospettiva è clamoroso, perché ignora le profonde trasformazioni in atto da almeno vent'anni. è cambiata drasticamente la stratificazione sociale, con un nord non più polarizzato da rigide delimitazioni di classe ai due estremi della scala, ma costituito da un universo di ceti medi con differenti livelli di reddito e opportunità tra le diverse componenti. è esplosa una miriade di piccole e medie imprese specializzate, con intensi rapporti con i mercati esteri, e proprio per questo ancor più penalizzate da un fisco e una burocrazia voraci quanto inefficienti. Sul mercato del lavoro si è formata una moltitudine di figure atipiche e di profili professionali non classificabile indistintamente sotto l'etichetta riduttiva del precariato. Al vecchio fordismo delle grandi imprese manifatturiere si è sostituito il protagonismo delle multinazionali tascabili e del capitalismo personale. E come emerge dal rapporto della Fondazione Feltrinelli, oggi al nord rimane aperta una lunga e difficile transizione, fatta non solo di dinamismo e creatività, ma anche di cambiamenti traumatici e di precarietà, di insicurezza sul futuro e di profonda insofferenza per la politica. Soprattutto, si è verificato un salto profondo: da tematica sociale ed economica, la questione settentrionale è diventata politica. Come sottolinea Luciano Cafagna, occuparsi di essa oggi "non è più parlare di crescita sì o crescita no, di prevalenza nell'economia e nella società di maturità o di arretratezza, dell'ottica emigratoria o di quella immigratoria; diventa il problema della politica nella società italiana, e in qualche modo il problema stesso della governabilità di questa". Un nodo che richiederebbe riforme strutturali condivise, non condizionate dai ricatti dei gruppuscoli di potere spicciolo accampati a Palazzo. Riuscirà a mettere in moto una simile rivoluzione chi uscirà vincitore dal voto, chiunque egli sia? O resterà ostaggio dei piccoli indiani che dovrà comunque imbarcare nella coalizione per garantirsi una solida maggioranza, visto che la legge elettorale rimane un Porcellum? Il pessimismo è di rigore. Nell'accogliere nelle proprie fila Adornato e Sanza usciti da Forza Italia, il segretario dell'Udc Cesa ha già pubblicamente assicurato che saranno capolista in più circoscrizioni: dunque, rimarrà la porcata delle candidature plurime che consentirà poi ai leader il meschino gioco delle compensazioni. E non c'è da illudersi che si rinunci all'altra porcata, quella dei candidati imposti: vedremo ancora paracadutati a Nordest da ogni parte d'Italia, come nel 2006, le repliche dei segretari particolari (Valentini, Forza Italia), le "mogli di" (Anna Serafini in Fassino), i signori nessuno di partitini che da soli a Roma ci andrebbero solo in gita (Mura, Italia dei Valori; Satta, Udeur; De Luca, Dc per le autonomie-Nuovo Psi)? Tutta gente blindata da queste parti assieme a qualche pezzo da novanta (D'Onofrio, Udc), ed evaporata dal giorno dopo. Fantasmi che abbiamo dovuto votare. è con questi metodi da basso impero che si vorrebbe risolvere la questione settentrionale?.

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Critiche ingiuste (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 11-02-2008)

 

Critiche ingiuste all'ultima enciclica In una sua lettera, Ruggero Morghen contesta in modo acritico e spesso superficiale, alcuni aspetti dell'ultima enciclica di Benedetto XVI, senza peraltro averla letta, come lui stesso ammette, ma dice di essere legittimato a farlo perché la conosce per "sentito dire". Viene contestato il fatto che l'enciclica sembra non contenere nelle note, riferimenti espliciti ai documenti del Concilio Vaticano II. Posto che la "Spe Salvi" è un documento di straordinaria bellezza tout court, che andrebbe letto invece di essere usato come pretesto per accuse pregiudiziali verso Benedetto XVI, la critica che viene mossa è del tutto infondata in quanto molti riferimenti ai documenti del Magistero, per una apprezzabile ragione di semplicità espositiva, fanno capo ad un unico testo che è il Catechismo della Chiesa Cattolica (1992), il quale nelle citazioni di ogni paragrafo, rimanda a sua volta più dettagliatamente ai singoli documenti del Magistero con frequente riferimento, nella fattispecie, alle costituzioni conciliari "Lumen Gentium" e "Gaudim et Spes". Fermo restando che il Vaticano II, certamente importante, non è tuttavia tra i più rilevanti all'interno della storia della Chiesa (se paragonato ad esempio a quello di Trento), sarebbe ora farla finita nel volerlo rappresentare come una frattura all'interno della Tradizione della Chiesa anziché, come di fatto è, un aggiornamento nella continuità. A tal proposito viene spesso invocato quel fantomatico "spirito del Concilio" che però a ben vedere, altro non è che una astrazione distorta e inconsistente, parto, quantomeno discutibile, del cosiddetto progressismo cattolico di tanti storici naif alla Dossetti, Alberigo e Melloni. Mirko Erspan MONTAGNAGA Cittadini liberi ma solo di morire A proposito di privilegi della politica, di vitalizi passati, presenti e futuri di cui godono senza vergognarsene esponenti della politica locale e nazionale, regalo loro una lettera di un operaio della Thyssen Krupp: "Io dico che la Thyssen Krupp non soltanto non aveva il diritto di ammazzare sette persone, ma non aveva nemmeno il diritto di farci vivere quello che abbiamo vissuto prima dell'incidente, le angherie dei capi che ci volevano in ginocchio, la cafonaggine dei manager che ci vedevano come bulloni da trasportare a Terni insieme ai macchinari, ci volevano servili come degli schiavi. La sera non rientravo a casa con il sentimento di aver guadagnato la giornata ma col veleno dentro, per come ci trattavano.... Ora non so come sarà il mio futuro... Mi sento carne da macello. L'azienda mi fa paura". La tragedia e la morte sono arrivati dopo. Prima è arrivata la schiavitù! Negli ultimi venti anni ci hanno raccontato che il benessere dei lavoratori si raggiunge solo incentivando le imprese a crescere perché solo così si possono aumentare i posti di lavoro. Eccolo il benessere raccontato in questa lettera! In questi ultimi venti anni i grandi imprenditori del nostro paese si sono arricchiti e non c'è stato momento in cui le loro tasche siano state minimamente intaccate. Noi invece siamo stati spolpati all'osso e defraudati di qualsiasi briciola di dignità! Ricordate il Petrolchimico di Porto Marghera? E' stato processualmente dimostrato che per decenni i dirigenti di Enichem e Montedison sapevano perfettamente di mandare gli operai a morire di cancro da cloruro di vinile. Ne hanno mandati a morte almeno 159. Lavoratori senza rappresentanza e senza voce. Cittadini "liberi" di morire! Antonio Marchi TRENTO La mancata visiva papale alla Sapienza Dunque una minoranza di professori e di allievi ha suscitato una enorme bufera mediatica nell'aver contestato ed impedito l'accoglienza al Santo Padre per la conferenza d'inizio all'università "La Sapienza" di Roma, costì invitato dal rettore ma costringendolo a respingere l'invito. Errore inqualificabile. Gli atenei dovrebbero e devono essere sede della cultura generale, diremo universale, per cui se stavolta ci fosse stata una lezione cattolica, e del sommo Pontefice, pur non avendo essi dei capi assoluti potevano poi seguire quella ebraica, mussulmana, buddista, protestante e così via. Quindi logicamente per prima nelle religioni. E ciò in democratico e informativo confronto con le altre che, ahinoi, figurano arretratissime nelle evoluzioni della civiltà e la prima essendo sorta proprio a Roma con S.Pietro duemila anni fa! Anche in questo caso vedi la "Fides et ratio" di Rosmini col confrontarsi a credere nella storia, nei fatti, e nelle scienze a livello spirituale e materiale tra fede a ragione. Ma passando dall'aspetto religioso al giuridico rileviamo che il rettore di Roma ha il dovere e il diritto di scegliere e decidere su docenti, studenti e dipendenti vari ovviamente nei limiti dei codici statali e come per tutti vigendo la libertà di opinione e di stampa, nonché di azione. Altrimenti si passa alla insubordinazione, ovvero ad atti illeciti, illegittimi, incivili, in una parola illegali. Del resto i predetti contestatori non avevano nessun obbligo di assistere alla prolusione pontificia. Si suppone infine che lo stesso rettore si sia accordato prima con Benedetto XVI il quale, data l'età, non è che possa elaborare siffatti documenti a cuor leggero e non senza fatica seppure con amore poiché vanno per il mondo. In due parole: il capo dell'Università decide e il Papa pure ma pure predica, e fuori dai suoi infiniti pulpiti. Amen! Alberto Petrolli ROVERETO Le "schiavitù" del calendario Chi non è schiavo del calendario? Io sì, lo consulto ogni giorno ma anche gli altri: infatti "la data" in calce a qualsiasi scritto è fondamentale! Dal millecinquecentottandue andiamo avanti col calendario gregoriano appunto voluto da Papa Gregorio XIII, accettato in occidente, non dagli Ortodossi ne da Musulmani e cinesi. Il calendario è anche una "convenzione" ma necessaria ai paesi civili: il nostro si basa sul giro apparente del sole rispetto alla terra, gli altri si basano sulla "Lunazione". Io credo però, senza far torto a Papa Gregorio XIII, che ormai siamo fuori di qualche giorno... Certamente con i mezzi d'oggi la misurazione potrebbe essere quasi esatta ma come si fa a conoscere "il carattere" dei pianeti e satelliti veri e finti del sistema solare? Nessuno si azzarda e poi ne nascerebbe una vera rivoluzione... del tempo che passa inesorabile e lascia il segno sulle persone e sulle cose! Nel gennaio da poco concluso: 17 gennaio Sant'Antonio Abate "Protetor dele pignate" ossia periodo di cibi grassi a base di carne di maiale, lucaniche ed ossocolli nonché crauti con musetti... 21 gennaio Sant'Agnese "Le biserdole le va for per le zese"! Per la verità non ho mai visto lucertole in gennaio, piuttosto vedo "i sorci verdi" nel pagamento di bollette, gasolio, ecc. Per consolarci non restava che aspettare i giorni della merla ossia gli ultimi tre di gennaio e vedere se il prossimo ventinove febbraio qualcosa, parlando di soldi, ci regala! Clara Rizzi Dell'Eva ROVERETO Tenete duro per il Bondone Il 26 febbraio 2007 un articolo sul "Trentino" diffondeva la notizia di una possibile se non raggiungibile (per me) manifestazione nella nostra amata "Trento": una 50 chilometri. La così detta Bondonera, se non erro, partenza dal Campo Briamasco, Piedicastello, Montevideo, Sardagna e via via per 19 chilometri di salita, ammirando lungo tutto il percorso, faticoso ma magico l'atmosfera paesaggistica che la Valle del Bondone sa trasmettere. Raggiunte le Viotte e qui vi assicuro lo spettacolo è meraviglioso si scende verso le antiche frazioni di "Garniga Vecchia e Nuova" via via si scende fino a raggiungere Aldeno, qui si percorre il "Giro dei pomari" se si è presa la discesa con discrezione le gambe sono in grado di percorrere gli ultimi chilometri che dal ponte di Mattarello costeggiano la destra Adige e si arriva al ponte di Ravina proseguendo fino al punto di partenza. Per tutta l'estate 2007 ho atteso notizie o la propaganda di tutto questo. Silenzio! Avevo fatto sapere con una mia lettera al giornale il 2 febbraio 2007 come ero entusiasta a questa prospettiva di gara, pronta sia sulla linea di partenza sia a dare una mano. Vorrei chiedere a chi con calore aveva fatto accendere la scintilla di adrenalina su chi come la sottoscritta affronta le lunghe distanze, detto tra di noi: Malfatti, Sartori, Carlin tra i migliori "ultra" ma pure: Pisetta Massimo, Patrizia, Andreatta, Caldonazzi, Pedranz, Valentini, Motta, Pedrini (che supera gli 80 anni) e tanti altri fieri sarebbero pronti alla partenza. è vero che organizzare non è semplice con tutta la burocrazia che c'è per allestire una manifestazione oltre la spesa che comporta. Nel mio piccolo essendo una responsabile nell'organizzare una gara in montagna "Merler" e una su strada "Scarponara" ricevo aiuti pochi ma sicuri sia dalla provincia che circoscrizione. Chiedere alla signora Cogo che ha portato a termine con un buon tempo una tra le più suggestive e dure maratone la mitica "New York" di portare avanti questo sogno? Mi auguro che sia la Provincia sostenuta dalla Regione e da noi società diano il via al più presto o ne prendano atto. Agli amici Moggio e Leveghi non lasciate perdere, tenete duro per questa meravigliosa, affascinante, faticosa ma unica nel nostro territorio "50 chilometri del Bondone". Un saluto a chi non mollerà l'idea. Maria Grazia Conzatti Atletica Villazzano VILLAZZANO Complimenti alla commissione medica Capita spesso di leggere o di sentire da personali esperienze, giustificate lamentele per notevoli disservizi nei diversi settori pubblici, dagli ospedali, ai trasporti, alle amministrazioni locali e nazionali, alla burocrazia lenta e talvolta arrogante. è perciò un piacere e un dovere segnalare casi di inefficienza e di cortesia nel rispetto dei cittadini e in particolare degli anziani. Col passare dell'età molti di noi devono superare più volte l'esame di una commissione medica per il rinnovo della patente; una prova talvolta traumatica, sempre noiosa e costosa. Negli ultimi dieci anni ho dovuto più volte ricorrere alla commissione medica per il rinnovo della patente; una prova talvolta traumatica, sempre noiosa e costosa. Negli ultimi dieci anni ho dovuto più volte ricorrere alla commissione provinciale di Verona (abito a Bardolino, in provincia di Verona): esperienza totalmente negativa per un insieme di ragioni: lontana dai parcheggi, sede inadeguata e situata in uno scantinato. Gli esaminandi, in gran parte anziani, vengono convocati tutti alla stessa ora della tarda mattinata e in assenza d'informazioni sulle procedure e relativi tempi, l'attesa poteva protrarsi anche per ore. Con questa premessa, avevo deciso di rinunciare al rinnovo della patente. Giusto in tempo mi è stato consigliato di rivolgermi per tale esame, alla commissione medica di Trento in viale Verona, dove almeno le procedure risultavano essere efficienti. Con mio positivo stupore, constatavo quanto segue: sede decentrata ma ben servita da mezzi pubblici e dotata di ampio parcheggio; all'ingresso degli uffici del servizio rinnovo patenti ricevo subito chiare informazioni sulle procedure e un numero di chiamata; sala di attesa confortevole e più che decorosa e dotata di servizi igienici adeguati. Per quanto rigurda l'attesa per le immancabili procedure burocratiche: consegna documentazione, bollettini di versamento e borbonico uso delle marche da bollo dura poco ed è segnalata la chiamata da un grande e ben visibile display elettronico, segue a breve la convocazione per l'esame medico: tutto si esaurisce in meno di un'ora, con la massima cortesia da parte dei medici e del personale! Vittorio Ebner BARDOLINO Aborto, quella spilla sbagliata di Ferrara Nella trasmissione in onda su La 7 "Otto e mezzo", nella puntata del 5 febbraio, Giuliano Ferrara portava appuntata sul risvolto della giacca una spilla con la scritta: "Fate l'amore non l'aborto". Sarebbe stato più responsabile se avesse fatto scrivere "Fate l'amore col preservativo non l'aborto" soprattutto alla luce della sua campagna contro l'aborto. Elisabetta Cimadomo ROVERETO.

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La burocrazia è un alto costo per le aziende (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Vicenza, Il" del 11-02-2008)

 

MAROSTICA. Il presidente mandamentale dell'Assoartigiani stila il bilancio della categoria fra difficoltà e impegno "La burocrazia è un alto costo per le aziende" di Ivonita Azzolin Pieno successo a Marostica per l'8^ edizione di "Artigiani in festa", manifestazione biennale promossa dall'Assoartigiani del mandamento marosticense con lo scopo di mettere in luce le imprese del territorio distintesi per la pluriennale attività nel settore e per l'attaccamento all'associazione. Oltre 30 gli artigiani che hanno ricevuto l'attestato di benemerenza, scelti in ciascuno degli otto Comuni che compongono il mandamento. La cerimonia è stata aperta, come consueto, dalla relazione del presidente mandamentale, Antonio Marcon. "È una serata particolarmente significativa questa - ha esordito il presidente - con storie di vita strettamente intrecciate a realtà imprenditoriali, accomunate tutte dalla volontà e dal coraggio di persone che hanno deciso di investire e dare corpo alle proprie aspirazioni. Ogni impresa è diversa dall'altra per origini, motivazioni, abilità, ma tutte sono sostenute dai valori che appartengono alla nostra cultura. È il capitale umano che fa la differenza e che ritroviamo nelle nostre aziende, un patrimonio che ci è riconosciuto in tutto il mondo. Alcune delle aziende premiate sono attive da più di mezzo secolo e questo significa che si è attuato un progetto imprenditoriale capace di trasferire ai figli e ai collaboratori competenze tecniche destinate a durare nel tempo. Segnale questo di estrema importanza che fa ben sperare per il futuro". Non è mancato uno sguardo alla situazione economica. Marcon ha parlato di un inizio anno non incoraggiante, con un saldo negativo nel Vicentino di 289 ditte che hanno restituito la partita Iva. "È in atto una grande selezione - ha proseguito - e una fase di profonda trasformazione. Si dice sia una cosa naturale, e lo sarebbe se le regole fossero uguali per tutti e non invece, per quanto ci riguarda, inficiate da inefficienza amministrativa, miopia politica, burocrazia diffusa. La burocrazia è una vera palla al piede per le imprese che, da recenti studi, pesa un 5,8% sulla produttività. Le aziende artigiane vogliono proseguire nella loro attività con regole certe, obiettivi chiari e un governo all'altezza delle sfide che si è chiamati ad affrontare". Parole di compiacimento verso la manifestazione e l'operato dell'Associazione artigiani sono venute dal sindaco di Marostica, Alcide Bertazzo, dall'assessore provinciale Martino Bonotto (che ha consegnato a Marcon un attestato di riconoscimento della Provincia per il ventennale impegno nell'Assoartigiani), dall'on. Luigi D'Agrò. Tutti hanno evidenziato l'importanza di sostenere un comparto così importante per la crescita del territorio. "Basta con il "Veneto polenton", - ha concluso il presidente provinciale degli artigiani, Giuseppe Sbalchiero - dobbiamo avere coraggio di far valere le nostre ragioni e di far riconoscere il peso che abbiamo nell'economia del Paese". Si è passati quindi alle premiazioni delle aziende con esperienza trentennale: Ermerino Pezzin e Marmi Altopiano 7 Comuni di Conco; Ronzani costruzioni e Giovanni Broglio di Lusiana; Claudio Bertinazzo, Carrozzeria Veneta, Sebastiano Petucco, Rossidue Nord, Tappezzeria B & B, Bieffe, Idrotermica A.Z. di Marostica; Roberto Caron, FBR Bruciatori, Giancarlo Zanettin, Fratelli Pigato di Mason; Sistembox, Danilo Costenaro, CLM Lanaro, Fratelli Nichele di Molvena; Ennio Lorenzon (premio alla memoria), Falegnameria Sommacale, Gianni Girardi, Bressan C2 ceramiche di Pianezze; Ceramiche Maroso, Mario Santini, M.P.M., La ceramica V.B.C, Falegnameria Stocchero, Tappezzeria Zonta di Nove; Guidolin Ceramiche, Falegnameria Peron, Gili Camillo di Schiavon. Premio speciale a Valentino Cuman di Marostica e premio a Federica Nale quale artigiano più giovane del mandamento.

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Berlusconi: Ecco le leggi per i 100 giorni (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Brescia" del 11-02-2008)

 

Edizione: 11/02/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:IN PRIMO PIANO Il Cavaliere rende noti anche i suoi sondaggi sulla abissale distanza che separerebbe oggi Pdl e Pd Berlusconi: "Ecco le leggi per i 100 giorni" Silvio Berlusconi parla all'assemblea dei "Circoli della libertà" ROMA "Il nostro vantaggio viene fuori dai numeri. Gli elettori del Popolo delle libertà ad oggi sono il doppio di quelli del Partito democratico di Prodi". Lo afferma Silvio Berlusconi, in collegamento telefonico con il Tg4 condotto dal suo direttore Emilio Fede. Il leader azzurro osserva che "questi sono gli ultimi sondaggi che mettono d'accordo quasi tutti i sondaggisti, e non si prestano a troppe discussioni". "E questo si capisce perché tutti gli italiani hanno perfettamente chiaro - aggiunge Berlusconi - a cosa ci ha portato il governo Prodi, che ha fallito. L'Ulivo ha fallito, l'Unione ha fallito, la sinistra ha fallito e dopo un risultato elettorale alla pari, nonostante la nostra offerta di collaborazione si sono presi tutte le istituzioni e nonostante questo hanno fallito e scontentato tutti, famiglie, giovani, anziani, operai, professionisti e Chiesa". Aveva cominciato a farlo dalla convention dei Circoli di Michela Vittoria Brambilla e anche nel Veltroni-day, quello in cui il segretario del Pd ha cominciato da Spello il suo viaggio per l'Italia, Silvio Berlusconi conferma la scelta strategica di identificare il Pd con Romano Prodi. È al "Pd di Prodi" che, infatti, Berlusconi fa sistematicamente riferimento nel corso del collegamento telefonico con il Tg4 delle 19. Una scelta lessicale, ma evidentemente non solo, che lega partito ed esperienza di governo. "In Italia oggi c'è più paura, più povertà, più insicurezza. Proprio ora ho varato il primo messaggio di promozione sui muri d'Italia, solo per quaranta giorni perché poi la par condicio ci impedirà di avere dei cartelloni e la frase che ho messo giù è "la sinistra ha messo il Paese in ginocchio, rialzati Italia". Silvio Berlusconi anticipa sempre al fidato conduttore del Tg4 il primo dei grandi manifesti "6x3" per la campagna elettorale, insieme all'agenda di massima per i primi 100 giorni di governo, in caso di vittoria. Berlusconi parla di un'Italia con "l'immagine mondialmente distrutta" dall'emergenza rifiuti, di cittadini "oppressi dal Fisco, dalla burocrazia, da certi comportamenti dei pubblici ministeri" e definisce il suo slogan "una fotografia abbastanza precisa della situazione in cui ci troviamo". "Tirandosi su tutti quanti le maniche e facendo i provvedimenti giusti l'Italia ha la possibilità di tornare a essere un Paese di sviluppo", prosegue Berlusconi. "Presenteremo dei disegni di legge e voglio un programma estremamente concreto. Dirò ai cittadini che questi tre disegni di legge li approveremo nella prima seduta di Consiglio dei ministri, questi altri tre nella seconda e così facendo per i primi cento giorni", anticipa. Le questioni d'emer- genza? "Tolleranza zero con rom, clandestini, criminali, con un no alla politica delle porte aperte e pene più gravi per i recidivi e introdurremo subito poliziotti e carabinieri di quartiere nelle citta dai 15mila abitanti in su". Poi Berlusconi conferma "l'abolizione dell'Ici sulla prima casa, delle tasse sugli straordinari e una serie di cose che devono mirare alla riduzione delle tasse. Per farlo bisogna far costare meno lo Stato". Berlusconi aggiunge di "annettere grande importanza al programma per l'edilizia per i giovani che si vogliono sposare e per quel 13 per cento di famiglie che non ha proprietà della casa e che con un solo stipendio non riesce a pagare l'affitto". Torneranno di scena "le grandi opere, il Ponte sullo Stretto, l'Alta Velocità e le liberalizzazioni e privatizzazioni dei servizi pubblici locali".

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Le parole di Walter (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 11-02-2008)

 

Stai consultando l'edizione del Le parole di Walter Pietro Spataro C'è una parola che rappresenta meglio di altre il senso della sfida di Veltroni: futuro. È una parola che ricorre spesso (per la precisione undici volte) nel discorso di Spello e che indica una nuova frontiera. Davanti a uno scenario di tetti, campanili e ulivi (il paese reale), il leader del Pd ha segnato a Spello uno spartiacque per la politica italiana. Di là il vecchio e il passato. Di qua il nuovo e il futuro. È il primo messaggio. E sarà, non c'è dubbio, lo spartito di questa difficilissima campagna elettorale. Nessuno scontro ideologico, serenità, voglia di andare, un programma e un'utopia: costruire un'Italia che si lasci finalmente alle spalle i fantasmi del Novecento. Per la destra, per Berlusconi, si tratta di un'altra insidia. La guerra al comunismo diventa ancora di più un'arma logora e antica. Tra qualche giorno Veltroni ci dirà con quale programma cercherà di conquistare gli italiani. Ma già da oggi emerge chiaramente (anche grazie al lavoro svolto da Romano Prodi e interrotto solo dalla rissosità degli alleati) l'idea di un paese libero e pulito, onesto e lieve, coraggioso e intraprendente. Un paese nel quale possano stare insieme l'operaio che si batte per un salario migliore e per un lavoro che non porti morte e l'imprenditore che vuole crescere e chiede regole e opportunità, non burocrazia. Gli italiani che vogliono un Paese così ci sono, faticano ogni giorno in ogni angolo di ogni città. È la politica invece che manca. È la politica che sta spesso da un'altra parte. segue a pagina 4.

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La rosa (bianca) rubata (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 11-02-2008)

 

Stai consultando l'edizione del La rosa (bianca) rubata Maurizio Chierici Segue dalla Prima "V a bene che la rosa e il bianco non sono marchi brevettati - è un po' la rabbia di Paola Rosà e Paolo Ghezzi (autore de La Rosa Bianca, gruppo di resistenza nel nome della libertà e Sophie Scholl e la Rosa Bianca) - ma i parlamentari dell'Udc Baccini e Tabacci hanno esagerato, usurpando un nome storico per battezzare il loro gruppo politico col nome del gruppo di studenti ghigliottinati dai nazisti nel 1943 per aver stampato e diffuso sei volantini contrari al regime. Cosa c'entra il neocentrismo moderato con la gloriosa storia del radicalismo resistenziale? Invitiamo il senatore Baccini e l'onorevole Tabacci a ripensarci, visto che non sembra vogliano candidarsi all'eroico martirio". Anche perché dall'Ottanta esiste un'Associazione Nazionale Rosa Bianca, sigla depositata, presidente Grazia Villa la quale apprende "con stupore la notizia del possibile utilizzo del nome Rosa Bianca per la costituzione di un nuovo partito. La nostra è una storia di incontri, convegni, azioni politiche e culturali stratificate nel corso di 27 anni". Hanno creato un'identità nella quale si riconoscono migliaia di persone legate dal "comune sentire fin dall'inizio ispirato alla memoria pericolosa della Weisse Rose: cristianesimo libero e fedele dei giovani antinazisti. La loro resistenza interiore trasformata in azione politica non violenta, il coraggio di seguire la propria libertà di coscienza, l'assunzione di responsabilità fino al martirio, continuano ad essere gli ideali sui quali cresce la nostra attività. Confidiamo che si tenga conto della possibile confusione, proprio oggi, mentre viene auspicata da parte di tutti, anche dai promotori della nuova formazione, una maggiore trasparenza "fiore di speranza per la politica italiana"". Ultime parole del duo Baccini-Tabacci, propensi al "tanto chi si ricorda". Invece ricordano. Ricorda Vincenzo Passerini, presidente del Margine, casa editrice di nicchia: "Per 30 anni non abbiamo osato usare il simbolo della Rosa Bianca per fare politica". Molti di loro ne sono protagonisti. Anche Passerini ha un passato da consigliere delle province autonome Trento-Bolzano, base Lega Democratica e La Rete. Senza contare i corsi di formazione che alla fine di ogni agosto raccolgono i giovani con lezioni ispirate all'etica che non accetta compromessi; insegnamenti della Rosa Bianca analizzati da David Turoldo, Camillo Dal Piaz, Paolo Giuntella, Ermanno Gorrieri, Scoppola, Prodi, Ardigò, Veltroni, D'Alema, Martinazzoli, Rosy Bindi, Angela Finocchiaro, Nino Andreatta, Alexander Langer, Roberto Ruffilli, Luca Orlando, Franco Monaco, Nando dalla Chiesa, Adornato, eccetera. Elenco disperso nel tempo, generazioni di giovani invitate ad affrontare la vita pubblica senza le ipocrisie e i tatticismi compagni di viaggio delle vanità Italia 2000. E i ragazzi tornano nelle loro città: diventano sindacalisti, politici, cooperanti magari ispirati dall'innocenza che i protagonisti della Rosa Bianca allungano ai nostri giorni. Nell'incontro di Milano, Anneliese Knoop-Graft, sorella minore di Willi, ascolta la storia dello strano "furto" e scuote la testa. Ha 87 anni e non riesce a capire come il sacrificio di un gruppo di credenti possa trasformarsi nella griffe per allodole politiche. Per chi non ha letto i libri o visto il bellissimo film, ecco la storia dei veri protagonisti Rosa Bianca. Sophie Scholl viene giustiziata a 22 anni. Dopo la maturità lavora come maestra d'asilo e studia a Monaco città della quale è ospite il fratello Hans che ha lasciato disgustato la gioventù hitleriana: galera e poi università. Incontra fra i banchi Alexander Schmorell e Willi Graft. Non sopportano la violenza settaria del nazismo. Nasce la Rosa Bianca, scrivono e stampano i primi quattro volantini. Assieme partono per il fronte russo. Al ritorno tentano un collegamento con la resistenza berlinese. Scholl viene arrestato assieme alla sorella mentre distribuiscono manifestini. Tortura e ghigliottina. Dopo la caduta dei due fratelli, Schmorell prova a scappare in Svizzera, ma un'amica lo tradisce: per lui è finita. L'odissea di Willi Graft comincia presto: arrestato per l'appartenenza all'Ordine Grigio, giovani cattolici illusi di poter restare lontani dall'isterismo delle associazioni hitleriane. Ritrova Monaco dopo la Russia. Assiste alla stesura degli ultimi due volantini e viene arrestato con la sorella Annelise, proprio la vecchia signora invitata in Italia dalla Rosa Bianca pre Baccini-Tabacci. Ricorda le ultime parole di Willi condannato a morte, seviziato per settimane e poi decapitato il 19 aprile 1943. Due mesi prima era stato giustiziato (definizione rivoltante) un loro insegnante. Professore di filosofia e musicologia all'università, Kurt Huber non faceva mistero dell'avversione al nazionalsocialismo. Lezioni frequentate dai ragazzi della Rosa Bianca. Huber aveva scritto il quinto e il sesto volantino. La moglie e due figli restano abbandonati. Difficile cucire queste vite trasparenti alle carriere politiche della Rosa Bianca partitica, made in Italy due. Baccini è cresciuto alla scuola romana di Antonio Gerace (detto er Luparetta), famoso per storie dalla trasparenza strapazzata, soprattutto per essere venuto quasi alle mani in Campidoglio col socialdemocratico Robinio Costi mentre si stava decidendo se concedere o non concedere la licenza di un chiosco. Anni della Roma andreottiana, tangenti e verde saccheggiato da costruttori d'assalto diventati rispettabili man mano che allargavano palazzi e potere. Roma dello squalo Sbardella, grondante avvisi di garanzia. Ricorda Jacopo Iacoboni, sulla Stampa, il Baccini che si defilava mormorando: "Ce sto ma nun me faccio vede' troppo". Col Polo della Libertà si è fatto vedere per quattordici anni: chissà per quale background sottosegretario agli esteri, più adatto come ministro della funzione pubblica essendosi irrobustito politicamente nelle reti delle burocrazie. Tabacci è diverso. Viene dalla provincia mantovana, concreta e attenta ai numeri dei capitani d'industria: Colaninno, Marcegaglia. Ha attraversato i giardini degli imprenditori che contano: Parma, Milano, Brescia. C'è chi millanta la sua amicizia nel comprare terreni e costruire supermercati. Tabacci non lo sa e non se ne può dargli colpa. Bisogna dire che assieme a Baccini ha a lungo meditato sull'inesistenza del conflitto di interessi, riforme giudiziarie, legge elettorale porcellum. Con introspezioni diverse. Tabacci si dissociava in Tv ma si rassegnava a votare in sintonia con Giovanardi mentre Baccini votava non facendosi vedere. Bisogna riconoscere il coraggio di una decisione che taglia col Cavaliere mentre i corridoi delle alleanze sono in subbuglio. Chi va, chi viene, chi torna. E loro, decisi: adesso basta, ecco la Rosa Bianca. Ma proprio quando la vocazione all'indipendenza è finalmente maturata, per quale ragione appropriarsi di un nome che ha un'altra storia? Diciamolo: Pezzotta non assomiglia al professor Huber anche se il filo della devozione lo accompagna nelle interviste o durante i raduni Papa e Family Day. "Noi siamo un luogo aperto di ispirazione cristiana. Parliamone, ma presto". Insomma, i protagonisti della Rosa Bianca made in Italy ricordano pochissimo i protagonisti silenziosi della vera Rosa Bianca. All'università di Tubinga, 4 novembre 1945, mesi dopo la fine della guerra, il teologo Romano Guarini ha sottolineato l'umiltà del sacrificio dei giovani e del loro professore: "Hanno misurato le azioni sull'onesta, sulla chiarezza, sul silenzio, virtù poco appariscenti ma faticose e fondamentali nella vita di un credente. La virtù del coraggio che abbandona il terreno protetto ed esce all'aperto perché sente una chiamata; la forza di cominciare che rinuncia alle cose conosciute e ne osa di nuove". Guarini era un teologo nato a Verona ma cresciuto in Germania. I nazisti gli strappano la cattedra a Berlino dove ritorna con la fine del regime. Il giovane don Joseph Ratzinger lo seguiva con attenzione. Sfogliando la sua commemorazione, si resta ammirati dell'ardire dei quattro politici che oggi ne vogliono indossare la memoria. Come può essere nata l'improprietà dell'idea? Si diceva sempre cosa bianca, così fan tutti, ma era la copertura provvisoria dei lavori in corso. Bisogna dire che anche terzo polo non suona bene: aria di una gobba inutile da quando Galileo ha raccontato del polo nord e del polo sud che ruotano. Con l'obbligo di mantenere l'aggettivo "bianco" dovevano inventare qualcosa ritoccando la cosa. Le consonanti utilizzabili sono appena due: la "r" di rosa e la "t" di tosa, ma presentarsi col partito della Tosa Bianca poteva suscitare equivoci nel ricco nord est. Senza contare la delusione di chi pretende la novità urgente di una morale che non rimastichi vecchie promesse. Non per i brontoloni del Margine o per l'inquietudine degli autori impegnati a scavare il sacrificio dei giovani tedeschi, ma Pezzotta, Baccini, Tabacci devono augurarsi che il paragone con la Rosa vera non li rimpicciolisca agli occhi di chi vorrebbe votarli. Vendere una cosa per un'altra può essere controproducente. Ricordo la delusione di tre famiglie italiane, viaggio in camper fra i parchi California-Nevada. Padri, madri, ragazzi. Sfogliando la mappa di Reno (vice capitale del gioco dopo Las Vegas) cercavano il "chiosco delle sorelle di Santa Chiara", immaginando un monumento dimenticato dalla colonia spagnola. Appena arrivati, hanno capito: posto per soli adulti abitato da signore operose di piccola virtù. Addio a Reno per sempre. mchierici2@libero.it.

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Cinque per mille: un miraggio da 15 milioni (sezione: Burocrazia)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 11-02-2008)

 

Bergamo aspetta ancora i fondi devoluti nel 2006 dai contribuenti: 500 i beneficiari, tra enti, onlus e associazioni L'Agenzia delle entrate aveva annunciato l'erogazione a dicembre. Ora la gestione potrebbe passare a Poste italiane Vi ricordate i fondi del 5 per mille alle associazioni onlus e agli enti di ricerca scientifica? Si badi bene, non i fondi indicati dai contribuenti l'anno scorso. No, qui stiamo ancora parlando dei fondi del primo anno di 5 per mille, quelli affidati da molti italiani al ministero del Tesoro con la dichiarazione dei redditi 2006 (su base imponibile 2005), che in seguito avrebbero dovuto arrivare sui conti bancari delle associazioni. Dove non sono mai arrivati. L'inefficienza Una dimostrazione di inefficienza assoluta da parte dello Stato che non ha saputo redistribuire soldi che aveva comunque incassato tramite la dichiarazione dei redditi. Tanto che a quasi due anni di distanza dalla prima dichiarazione che contemplava la possibilità di indicare la destinazione del proprio 5 per mille, dalle parti del Tesoro stanno ancora studiando una soluzione sul metodo di erogazione dei rispettivi fondi alle associazioni. Da pochi giorni si sono fatte molto insistenti ipotesi e indiscrezioni su Poste Italiane, che tramite il suo servizio bancario dovrebbe fare il punto su tutte le onlus abilitate a ricevere il contributo millesimale e quindi versare quanto dovuto. Naturalmente in base a una convenzione con il ministero dell'Economia, sezione Tesoro. Erogazioni in alto mare L'indiscrezione confermerebbe quanto il ministero sia in alto mare, nonostante tutti gli importi spettanti a enti e associazioni fossero già stati definiti e resi pubblici a metà ottobre. Mancano "solo" i versamenti, la cosa più importante. E non si tratta proprio di sciocchezze: il Comune di Bergamo dovrebbe per esempio ricevere 156 mila euro, un'associazione come il Cesvi fino a 314 mila e 606 euro, l'istituto Mario Negri ben 731 mila. Soldi che erano stati promessi prima per settembre 2007 e poi per dicembre. Ma che non ci sono. Una vecchia storia Non resta che sperare. Ma è difficile farlo, dato che la storia dei primi versamenti del 5 per mille dura circa da due anni e mezzo. A fine 2005 il governo Berlusconi vara la manovra finanziaria per l'anno successivo, prevedendo la possibilità inedita di destinare il 5 per mille dell'Irpef alle realtà di quattro macro aree: associazioni onlus di volontariato e assistenza sociale, Università ed enti di ricerca scientifica, istituti di ricerca sanitaria e Comuni per i servizi sociali. A gennaio 2006 il governo stanzia poi la cifra di 250 milioni come copertura di bilancio per il 5 per mille, prevedendo che l'importo complessivo indicato dai contribuenti non superi quel tetto. La scelta degli italiani In realtà gli italiani, che colgono l'occasione oltre le aspettative, assegnano ad associazioni, Comuni e istituti di ricerca fino a 350 milioni di euro. Lo fanno con le dichiarazioni dei redditi compilate tra maggio e giugno 2006, che iniziano a mandare in tilt la burocrazia governativa. Circa 15 milioni di euro sono destinati a circa 500 tra enti e associazioni bergamasche accreditate a ricevere i fondi. Ma non sono solo le previsioni di bilancio al ribasso a mandare in panne la macchina statale: sembra infatti che gli uffici del Tesoro e dell'Agenzia delle entrate (uffici centrali di Roma) non siano in grado di gestire la mole di lavoro per l'erogazione dei fondi. Restano le promesse Quindi resta solo spazio per le promesse: le associazioni iniziano a spazientirsi circa un anno fa, febbraio-marzo 2007, perché i soldi non arrivano. Di fronte alla protesta il ministro del Welfare, Paolo Ferrero, annuncia l'arrivo dei soldi per settembre 2007. Poi è l'Agenzia delle entrate a esprimersi, dopo aver pubblicato l'elenco di tutte le cifre destinate a ogni singola associazione: i versamenti arriveranno a dicembre 2007. Ma nulla. Infine, la notizia del servizio bancario delle poste che dovrebbe fare il punto su tutte le onlus abilitate a ricevere il contributo millesimale. Poste Italiane saprà fare meglio? Di certo non si può far peggio. Armando Di Landro.

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DIMISSIONI ILLY: "ELECTION DAY" MENO SPESE E DISAGI (sezione: Burocrazia)

( da "marketpress.info" del 11-02-2008)

 

Udine, 11 febbraio 2008 - "Ho ritenuto di condividere la richiesta di un esponente dell'opposizione perché ritengo opportuno far risparmiare ai cittadini del Friuli Venezia Giulia un cifra consistente (un paio di milioni di euro) realizzando le elezioni in un'unica giornata". Con queste parole il presidente della Regione Riccardo Illy ha annunciato l' 8 febbraio in conferenza stampa ad Udine la volontà di gungere in regione ad una vera e propria "election day", fissata dunque per i prossimi 13 e 14 aprile, che accorpi in un'unica sessione elettorale le politiche, quelle per la Regione Friuli Venezia Giulia e le amministrative, che complessivamente riguarderanno una Provincia (Udine) ed otto Comuni (Udine, Forgaria nel Friuli, Martignacco, San Giorgio della Richinvelda, San Giorgio di Nogaro, Spilimbergo, Teor e Zoppola). Un'opportunità, ha aggiunto Illy, anche per ridurre "il disagio dei cittadini del Friuli Venezia Giulia, che così non dovranno recarsi due volte alle urne, e quello degli studenti", dovuto alla necessità dell'allestimento dei seggi elettorali nelle scuole. "Era anche necessario - ha poi osservato il presidente della Regione - condividere questa scelta con il ministro dell'Interno, un atto che è stato compiuto nella giornata di ieri: è chiaro infatti che lo Stato viene così a risparmiare una cifra analoga a quella della Regione ed il ministro Giuliano Amato è stato quindi ben lieto di poter organizzare nella stessa giornata le politiche e le elezioni regionali". Alle successive domande dei giornalisti, il presidente Illy ha tra l'altro sottolineato che l'ordinaria amministrazione purtroppo non permetterà di esaminare ed approvare alcuni provvedimenti di natura legislativa, quali ad esempio la legge di riordino dei servizi sanitari, e che particolare attenzione dovrà essere riservata nella prossima legislatura alle questioni legate ad energia ed ambiente, allo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia (e per forme più avanzate di tutela del territorio e dell'ambiente), nonché per il proseguimento del programma di semplificazione amministrativa. Riduzione dei costi dell'amministrazione ed una burocrazia più semplice e più rapida, ha concluso Illy, rappresentano infatti uno dei fattori di competitività di un territorio. . <<BACK.

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Bocciati dalle badanti "bimbi maleducati e anziani trascurati" - sara strippoli (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 11-02-2008)

 

Cronaca Bocciati dalle badanti "Bimbi maleducati e anziani trascurati" L'inchiesta: così ci vedono tate e colf Sondaggio dell'Iref su 1000 lavoratori domestici stranieri SARA STRIPPOLI ROMA - Parola di tata straniera: i bimbi italiani sono maleducati. E sfatiamo anche lo stereotipo che vuole che gli italiani siano così prodighi di attenzioni per i loro anziani. Le badanti, filippine o romene che siano, non sono affatto d'accordo con l'immagine tradizionale che dipinge gli italiani rispettosi di nonni e genitori. Se lo sguardo è quello dei lavoratori stranieri, quel welfare "fatto in casa" che permette alle famiglie italiane di conciliare casa e lavoro, opprimente burocrazia e tempo libero, il giudizio complessivo non è così lusinghiero come forse avremmo sperato. La stilettata arriva da una ricerca dell'Iref, l'Istituto di ricerche educative e formative che nel 2007 ha condotto un'indagine su più di mille collaboratori domestici che oggi sarà presentata a Vercelli. Le tate ucraine o romene che hanno risposto alle domande del questionario bocciano il modello educativo italiano. Oltre la metà, il 50,9%, esprime un giudizio molto critico: i nostri bambini non brillano per educazione. Capricci, vizi, tendenza a dare ordini piuttosto che ad obbedire. Secondo chi proviene da una cultura diversa, ma passa con loro gran parte della giornata, sarebbe auspicabile una maggiore severità da parte dei genitori. Soltanto il 23% delle baby sitter pensa che i bimbi affidati alla loro sorveglianza siano abbastanza educati, mentre un altro 25% ha mantenuto una posizione più neutrale, e giudica i diavoletti di casa né maleducati né educati. Ad essere più severe sono le tate che non hanno figli. Fra quelle che invece conoscono le fatiche di padri e madri all'epoca della play station, l'indulgenza è maggiore: il 26% chiude un occhio e dice che i bimbi sono sufficientemente educati. Gli adulti italiani sono bocciati anche sul rapporto con gli anziani genitori. Il 49,5% degli immigrati che hanno risposto alle domande del questionario non condivide l'opinione che "in Italia gli anziani sono trattati bene e sono molto rispettati". Un giudizio non contestualizzato, spiega la ricerca dell'Iref. è infatti plausibile che questa opinione sia condizionata dalle singole esperienze lavorative. Poiché la maggiore richiesta di cura è confinata a persone in età molto avanzata, "chi è chiamato ad assistere e curare potrebbe percepire come molto alto il numero di famiglie che non si occupa dei propri vecchi preferendo lasciarli alle cure di estranei". Se poi sotto la lente di ingrandimento dei lavoratori stranieri mettiamo anche il rapporto quotidiano con le famiglie italiane che li ospitano, la quotidianità della relazione si colora di note curiose, che molto contribuiscono a svelare le difficoltà e i tentativi di trovare una formula per coniugare un legittimo desiderio di intimità con la presenza in casa di una persona che ha spesso abitudini alimentari e modelli di comportamento molto distanti. La maggioranza degli intervistati, il 59%, non si sente trattato male, una percentuale che sale al 75% se il lavoratore vive nella stessa casa. Il rapporto si riduce invece a mero scambio salario-prestazione nel caso in cui non ci sia coabitazione. "Parlano con me solo per darmi ordini", risponde il 3,2% degli intervistati; "mi trattano come una semplice dipendente", dice il 37,2% delle lavoratrici. Qualcuno ha però raggiunto un elevato grado di intimità a partecipa anche ai momenti di vita familiare: è invitato ai compleanni di famiglia il 37,2% e siede a tavola per pranzi e feste il 17,1% dei lavoratori conviventi. Un numero che si dimezza se colf e badanti vivono a casa loro. L'intimità maggiore, rivela la ricerca, la conquista chi si occupa di attività di cura: il 53,8% dice che un pasto condiviso è pratica abbastanza abituale, mentre chi si limita a fare le pulizie è costretto ad una maggiore distanza; il 72,1% non si è mai seduto a tavola con il suo datore di lavoro.

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Milano sia più ambiziosa (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-02-2008)

 

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-02-10 - pag: 11 autore: INTERVISTA Carlo Ratti Architetto del Digital Water Pavilion "Milano sia più ambiziosa" L' architetto Carlo Ratti, 37 anni, è sempre in perenne movimento: a Torino ha sede il suo studio professionale, a Boston insegna e dirige un gruppo di ricerca al Mit. Da un paio d'anni, come meta fissa settimanale c'è Saragozza, dove sta ultimando uno dei padiglioni più avveniristici dell'Expo 2008. Ratti spunta d'improvviso da dietro un palazzo in costruzione, con un fascio di disegni sotto il braccio e l'aria di avere passato la mattinata in cantiere. Ha progettato il Digital Water Pavilion, un edificio tecnologicamente all'avanguardia, con le pareti che sono veri e propri muri d'acqua. Quando ti avvicini si aprono per farti passare. Mentre un sofisticato sistema composto da molte migliaia di piccoli rubinetti permette di "scrivere" e di visualizzare immagini sull'acqua. La sua è l'esperienza sul campo di chi ha partecipato fin dall'inizio alla nascita e alla realizzazione dell'Expo.E oggi traccia già un primo bilancio "molto positivo"-dice-perché"l'entusiasmo degli spagnoli, la loro voglia di fare e la convergenza degli interessi pubblici e privati hanno permesso di facilitare il lavoro e di superare le difficoltà. D'altra parte, Richard Rogers, tempo fa alla Biennale di Venezia aveva sostenuto che la Spagna è probabilmente il miglior Paese europeo in cui fare architettura". Quali sono le ragioni del successo spagnolo? Direi l'idea di giochi a somma positiva, in cui il guadagno di uno non deve necessariamente corrispondere alla perdita dell'altro, iniziative che gli inglesi chiamano "win-win". Vale a dire a vantaggio di tutti. Progetti trasversali che siano concepiti per il bene della collettività e non nell'interesse del singolo. E l'Expo 2008 è un caso "win-win"? Dico soltanto che nel corso del progetto si sono susseguiti tre sindaci di partiti diversi, ma tutti hanno perseguito il medesimo obiettivo: sfruttare l'occasione dell'Expo per realizzare opere importanti a vantaggio della città e che restino nel tempo. Vale a dire? L'idea vincente, la grande novità di questo evento è la progettazione del post Expo, prima dell'evento stesso. Gli edifici sono stati pensati e realizzati per diventare parte integrante di Saragozza. Questo significa che l'Expo continuerà a vivere,inserendosi a tutti gli effetti nel piano di sviluppo e di modernizzazione della città, oltre ad essere stata l'occasione per realizzare importanti infrastrutture, attirare significativi investimenti produttivi e creare nuova manodopera stabile. Mi sembra di leggere una critica all'Italia. Pensa che i Giochi invernali di Torino siano stati un'occasione mancata? Credo di sì. In generale sono stati un grande successo. Ma non dal punto di vista dell'architettura,sia per la scarsa qualità degli interventi sia per l'eredità di edifici oggi difficilmente utilizzabili. Quali consigli si sente di dare a Milano, nel caso vincesse l'organizzazione dell'Expo 2015? Alla base di tutto ci deve essere la piena condivisione dell'obiettivo e quindi il maggiore consenso possibile tra amministrazione pubblica, imprese private e cittadini. Poi è indispensabile alleggerire la burocrazia, in modo da superare agevolmente le difficoltà quotidiane. Terzo, è necessario pensare a un progetto Expo per la città, che sia il simbolo del rilancio di Milano per gli anni a venire. Quarto, che l'evento possa essere una palestra e nel contempo una vetrina per far emergere e far conoscere all'estero una nuova generazione di architetti italiani. Non poco... Una città come Milano ha il dovere di essere ambiziosa e di dimostrare che in Italia siamo capaci di realizzare progetti importanti. Ma non basta. La lezione spagnola insegna che ci vuole dell'altro: molta voglia di fare, individuale e collettiva, vissuta con entusiasmo. Mi.C. Carlo Ratti, torinese, 37 anni CREDIT????.

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Marghera aspetta la centrale Enel (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-02-2008)

 

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-02-10 - pag: 14 autore: Ancora critiche dopo il no dell'Ambiente Marghera aspetta la centrale Enel VENEZIA La commissione Via tentenna. Così tra un tentennamento e un ritardo, rischia di spegnersi Marghera, il più grande petrolchimico italiano e uno dei più rilevanti in Europa. Rischia di spegnersi anche il progetto della centrale a idrogeno che l'Enel vuole costruire a Marghera: produrre corrente elettrica emettendo solamente acqua distillata purissima. Protestano la Federchimica e il ministro Bersani, protestano i sindacati, protesta anche il sindaco veneziano Massimo Cacciari. Se si ferma la linea Cvm – dicono – si ferma Marghera, e a cascata tutto ciò che è legato a Marghera, come i poli chimici di Mantova e Ferrara. L'altra settimana la commissione di Valutazione di impatto ambientale ( Via)del ministero dell'Ambiente, dopo una riunione sfiancante durata ore, ha bocciato con 25 voti contrari, 24 favorevoli e tre astenuti la proposta di un parere interlocutorio negativo per quanto riguarda il progetto presentato dalla Ineos per il bilanciamento delle produzioni. In altre parole, la Via non ha bocciato il progetto. Ma non l'ha nemmeno approvato. Con un labirinto da logica aristotelica, la Via ha bocciato la bocciatura del progetto. Così ha surgelato anche l'Enel, la cui futura centrale avrebbe usato l'idrogeno prodotto dal nuovo impianto Ineos. A meno che la centrale non venga rifornita dall'idrogeno delle altre produzioni del polo chimico di Marghera, come quelle della Syndial (Eni). Il cuore della questione è l'impianto più contestato d'Italia, quello che produce il cloruro di vinile monomero (in sigla: Cvm) e poi da questo la plastica Pvc (polivinilcloruro). La plastica, per intenderci, delle tessere bancomat e delle sacche delle flebo. L'Ineos vuole rinnovare, potenziare e rendere meno aggressivo sull'ambiente quell'impianto. è uno degli impianti a cui è legata tutta la grande chimica italiana. E da mezzo secolo è anche l'impianto più odiato. Per decenni il Cvm della "Mortedison" (così la chiamavano i contestatori di allora) intossicò centinaia di persone. Poi l'impianto passò a Enimon, Eni, Evc e oggi Ineos. Proprio le ricerche condotte a Marghera fecero scoprire al mondo dei produttori di plastica, ma troppo tardi per troppe vite umane in tutto il mondo, che il Cvm è cancerogeno (non lo è il Pvc) e che quindi va usato con criterio. L'impianto di oggi non è pericoloso, ma va aggiornato. "è necessario –afferma il ministro uscente dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani – che il gruppo istruttorio della Via si riunisca in tempi rapidi e approfondisca ulteriormente il tema nella consapevolezza che Marghera ha un ruolo cruciale per la chimica italiana". Per la Federchimica sarebbe pregiudicata "la permanenenza del polo industriale per colpa di burocrazia e incertezze che impediscono un equilibrato sviluppo sostenibile". Alberto Morselli, segretario generale delle Filcem-Cgil, domani sarà a Marghera per l'assemblea dei lavoratori del petrolchimico: "Un Paese che non riesce a decidere su uno dei propri talenti industriali – dice – è un paese malato che rischia di essere messo alla porta della competizione internazionale". J. G.

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<La tangenziale? Non possiamo più aspettare> (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 11-02-2008)

 

PARMENSE 11-02-2008 Parmense IL CASO LA STRADA CHE COLLEGA PONTETARO A RAMIOLA "La tangenziale? Non possiamo più aspettare" D'accordo i sindaci di Noceto e Medesano: "La 357 è un'arteria pericolosa e trafficata" Mara Varoli II "E' la strada più pericolosa della provincia e la sesta tra le vie più a rischio della regione". Il sindaco di Noceto Fabio Fecci conferma i dati rilevati da Aci e Istat: la 357, dalla via Emilia Ovest a Ramiola, è il tratto meno sicuro di tutto il territorio. Con un traffico che conta, solo di autovetture, 20 mila mezzi al giorno. E pensare che questa strada attraversa ben quattro paesi: Noceto, Medesano, Felegara e Ramiola. Per cui, non si tratta di una strada di secondo piano. Ma, nonostante questo, è rimasta tale e quale, sempre in attesa di una tangenziale che non arriva. "L'amministrazione comunale di Noceto - ha proseguito il sindaco Fecci - ha svolto un'attività di monitoraggio su questo tratto e ha segnalato a chi di dovere le criticità maggiori. Con la Provincia abbiamo inoltre individuato i punti più pericolosi, come ad esempio le curve di Sant'Antonio e le semicurve che portano all'innesto con la Pedemontana. In questi punti siamo intervenuti con una segnaletica adeguata, mentre nell'incrocio tra la provinciale 357 e la strada per Costamezzana, in attesa del- la realizzazione di una rotatoria, abbiamo potenziano l'illuminazione. Senza dimenticare il fatto che nel centro abitato abbiamo eliminato i semafori, imposto zone a bassa velocità e realizzato nei punti nevralgici alcune rotonde. Attualmente insieme all'Università stiamo facendo delle indagini sul traffico pesante: qualora i risultati fossero negativi, troveremo la maniera per diminuire il passaggio di certi veicoli". Anche il sindaco di Medesano Roberto Bianchi è preoccupato: "Non entro nel merito delle classifiche, ma penso che sulla provinciale 357 ci sia una viabilità con situazioni critiche. Una viabilità che è rimasta tale nel tempo senza ammodernamenti e che quindi oggi ha bisogno di interventi. Attraverso la realizzazione di rotatorie, siamo intervenuti per correggere alcuni tratti, in particolare per ridurre la velocità nei centri abitati. Dopodiché c'è il discorso della tangenziale ". Giusto, la tangenziale. Come mai in paesi come Noceto e Medesano non si è ancora provveduto alla realizzazione di un'opera così importante, a maggior ragione in una strada che da sempre è considerata pericolosa? "Siamo ancora in fase di progettazione, insieme alla Provincia - ha continuato il sindaco di Medesano Roberto Bianchi -. E' chiaro che un'opera di questo tipo ha bisogno anche del sostegno della regione Emilia Romagna. Certo sarebbe stato utile che la progettazione della tangenziale fosse partita prima. Ma così non è stato e oggi soffriamo un po'. Ci auguriamo di recuperare il tempo perduto". "La tangenziale? - ha chiesto il sindaco Fecci - E' dal 1999 che faccio pressing per la realizzazione di una viabilità alternativa. La tangenziale è legata alla Tibre (la Tirreno-Brennero), per la quale l'Autocisa sta ancora aspettando il rinnovo delle concessioni autostradali da parte del Ministero. Purtroppo sia la burocrazia sia le crisi di governo hanno ostacolato le diverse fasi di progettazione. Oggi però non possiamo più aspettare. Ho lanciato l'idea alla Provincia e all'Autocisa di partire con una convenzione per il progetto preliminare. Questo servirebbe per accelerare i tempi. E mi auguro che la Provincia accetti la proposta". Insomma, è ancora presto per parlare di tangenziale, là dove per paradosso si parla della strada più pericolosa della provincia. E' ancora presto perché secondo le più rosee previsioni, la viabilità alternativa sarà realizzata solo alla fine del 2010. La provinciale 357 E' considerata la strada più pericolosa della provincia.

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I cittadini per il presidente: saremo il segnale di novità contro una cdl che sa di vecchio (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 11-02-2008)

 

Attualità I Cittadini per il presidente: saremo il segnale di novità contro una Cdl che sa di vecchio UDINE. Il Pd apre alle liste civiche, rilancia il patto di Intesa democratica e apre il tavolo sul programma per le regionali. Indicando il Friuli Venezia Giulia come modello per il centro-sinistra. Dopo l'intervista del governatore Riccardo Illy al nostro giornale, da centro-sinistra si alza un coro di sì. "Siamo pronti a lavorare con il presidente Illy e con Intesa democratica, civiche comprese, perché in Fvg le civiche sono ormai una realtà consolidata e una risorsa per il Centrosinistra, aggiunge il segretario regionale del Partito democratico, Bruno Zvech. Che annuncia come questa sarà "la settimana decisiva per mettere a punto il calendario che dovrà portare a redigere il programma elettorale della coalizione". Un programma al quale il Pd intende dare un contributo "autonomo". Entro domani - annuncia il segretario, "definiremo tutte le scadenze". E mentre insieme al programma il Pd comincia a ragionare anche sulle liste ("con tante donne e volti nuovi"), il nuovo soggetto politico tra sabato e domenica ha completato le elezioni degli oltre 200 circoli presenti in Regione mobilitando un piccolo esercito di elettori (più di 10mila) che "corrisponde a più del doppio della sommatoria degli iscritti di Ds e Margherita. E già questo - assicura Zvech - è un ottimo risultato". Dal canto loro le civiche sono pronte a fare la loro parte. Ripartendo dall'esperienza di Id. "In questi cinque anni - spiega il leader dei Cittadini, Bruno Malattia - abbiamo svolto con coerenza il nostro ruolo portando una ventata di novità che hanno portato i partiti ad assumere iniziative che escono dagli schemi consueti della politica. E intendiamo continuare su questa strada che in Fvg con Illy ci ha visti pionieri di un metodo innovativo che adesso viene riproposto in molte regioni d'Italia. In un momento di grande disaffezione nei confronti della politica manifestato in larghi strati della società è importante poter contare su cittadini che si impegnano in politica in modo concreto". Più che un valore aggiunto, secondo Malattia le civiche possono essere ancora "lo stimolo maggiore per il cambiamento del modo di fare politica e del modo di affrontare i problemi portando avanti una carica di innovazione e di rottura che induce il quadro politico ad assumere maggior dinamismo. Mantenendoci indipendenti rispetto ai partiti - prosegue - possiamo essere l'espressione consolidata di una richiesta che nasce dalla base. Noi - aggiunge - guardiamo ai paesi anglosassoni per rifarci al loro modo pragmatico di risolvere problemi contrastando i formalismi e la burocrazia, con la volontà di interpretare l'intervento pubblico e le istituzioni in modo diverso da come tradizionalmente vengono intese in Italia". All'insegna dell'efficienza e dell'efficacia quindi, e in grado di competere sul mercato. Sull'opportunità di presentare nuove liste invece, Malattia esprime qualche dubbio. "Credo che presentare un numero eccessivo liste - spiega - non sia un buon segno". Porte aperte invece a chi vuole entrare a far parte delle civiche. "Chi ha idee, proposte e coraggio per sostenerle - dice - è il benvenuto perché il nostro è un organismo aperto che insegue l'idea di una Euroregione moderna e autonoma, capace di auto-determinarsi aprendosi al confronto con gli altri". Cristian Rigo.

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Psicologi in pasto alla burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Centro, Il" del 11-02-2008)

 

Sanità pubblica. Da anni in lista per un posto che non c'è Psicologi in pasto alla burocrazia Professionisti mortificati nella corsa agli incarichi part-time CHIETI. Sono circa cinquecento in provincia di Chieti i medici, giovani e meno giovani, che cercano opportunità di lavoro nella sanità pubblica rincorrendo incarichi part time o brevi supplenze, in ambulatori e ospedali, che servono ad acquisire titoli professionali. Spendono ogni anno circa 150 euro per presentare domande in marca da bollo a un "comitato di consultazione zonale" della Asl. Sperano in un incarico a tempo determinato come psicologi, piscoterapeuti o come aspiranti per qualsiasi altra branca della medicina. Ma il lavoro non arriva mai. (In Chieti).

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Psicologi, graduatorie impossibili - fabio casmirro (sezione: Burocrazia)

( da "Centro, Il" del 11-02-2008)

 

Chieti Psicologi, graduatorie impossibili Centinaia di professionisti nella palude della burocrazia Spendono ogni anno 150 euro per essere chiamati a coprire supplenze o incarichi part-time FABIO CASMIRRO CHIETI. Spendono ogni anno circa 150 euro per presentare domande in marca da bollo a un "comitato di consultazione zonale" della Asl. Sperano in un incarico a tempo determinato come psicologi, piscoterapeuti o come aspiranti per qualsiasi altra branca della medicina. Confidano di essere chiamati per sostituzioni ferie o malattie nei reparti ospedalieri, nei distretti di base o ambulatoriali ma spesso le graduatorie non vengono pubblicate. Mai nei tempi previsti dalla stessa burocrazia sanitaria. Sono circa cinquecento in provincia di Chieti i medici, giovani e meno giovani, che cercano opportunità di lavoro nella sanità pubblica, magari rincorrendo incarichi part time o brevissime supplenze se valgono a fare curriculum, ad acquisire quei titoli che servono per costruire qualcosa di più solido nel futuro. "Conosco tanti colleghi che come me presentano le domande, qualcuno lo fa ininterrottamente da un quarto di secolo ed ha persino superato i 50 anni nella speranza di vedere un giorno coronato il sogno di essere chiamato. Se non altro per un colloquio". Si chiama Simona Ciampoli ed è una psicologa che lavora nella sanità privata a gettare una pietra nello scandalo, a denunciare una condizione che mortifica tanti professionisti. "Sono arrivata alla conclusione che sono soldi spesi inutilmente e comincio a pensare che questo sia solo un modo per spillare le ultime risorse a giovani in cerca di lavoro. Credo che non presenterò mai più queste domande", prosegue la piscologa ortonese che si fa portavoce dei problemi di centinaia di colleghi. Come funziona la procedura? Ogni anno, entro la fine di gennaio, va presentata la domanda. In duplice copia se si è psicologi perché le graduatorie sono due: una per gli psicologi appunto, l'altra per gli psicoterapeuti. "Due domande", riprende Ciampoli, "che vanno moltiplicate per quattro, quante sono le province abruzzesi nelle quali di solito si cerca di entrare in graduatoria. Totale otto domande. Che, tra marche da bollo e tutto il resto, costano a ogni candidato quasi 150 euro. La moltiplicazione delle pratiche burocratiche procede in modo esponenziale da quando, circa tre anni fa, gli elenchi sono passati dalla Regione alle Asl, su base provinciale. Prima almeno era più semplice, un solo elenco regionale e via". La selezione avviene per soli titoli e la graduatoria deve essere pubblicata agli inizi di febbraio per avere validità nell'anno successivo. A Chieti, il cosiddetto comitato consultivo zonale della Asl presenterà l'elenco valido per il 2009 agli inizi di marzo. "A Chieti e Teramo gli elencho vengono solitamente pubblicati, sia pure in ritardo", prosegue Ciampoli, "all'Aquila invece sono almeno tre anni che non si sa niente delle nostre domande e, per Pescara, è più o meno lo stesso. E' persino difficile avere informazioni, nessuno che risponde al telefono, così com'è quasi impossibile individuare, quindi parlare, con i referenti dei vari comitati consultivi". Graduatorie disponibili o meno, resta l'altro dato cruciale: le chiamate di supplenza non arrivano mai. Ma allora, a chi serve far redigere elenchi inutili? "Certo non a quei professionisti che cercano di lavorare, e di farlo in modo dignitoso" replica la psicologa. (f.c.).

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<Una morte davvero assurda> (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta della Martesana, La" del 11-02-2008)

 

Parla il medico alessandro Bellinato 'UNA MORTE DAVVERO ASSURDA' Alessandro Bellinato Cassina de' Pecchi - La notizia della morte di Romeo Ratti è giunta anche al suo medico curante, il dottor Alessandro Bellinato, che ricorda il suo paziente con grande affetto e profonda commozione. "Una tragedia che ha distrutto una famiglia - ha spiegato il medico - gettando nello sconforto una moglie e una figlia, che si sono perse nei meandri della burocrazia. Ricordo i Ratti come una famiglia educata e gentile, che ha provato a bussare a tutte le porte alla ricerca della comprensione che meritava per la tragedia che l'aveva colpita, trovandone aperte ben poche. Non sono accettabili morti del genere. Non è possibile che muoiano persone come Romeo Ratti, un indifeso che stava solo svolgendo il suo lavoro. Un uomo che ha preso una mazzata in testa per pochi euro. Ricordo Romeo come una delle persone più educate e a modo che conoscessi. Uomo di grande cultura e spessore morale non meritava tutto questo. La sua è stata davvero una morte assurda". Articolo pubblicato il 11/02/08.

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<La burocrazia è un alto costo per le aziende> (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 11-02-2008)

 

MAROSTICA. Il presidente mandamentale dell'Assoartigiani stila il bilancio della categoria fra difficoltà e impegno "La burocrazia è un alto costo per le aziende" "Nel Vicentino 289 ditte hanno chiuso la partita Iva". Consegnato a 30 aziende l'attestato di benemerenza     Ivonita Azzolin Pieno successo a Marostica per l'8^ edizione di "Artigiani in festa", manifestazione biennale promossa dall'Assoartigiani del mandamento marosticense con lo scopo di mettere in luce le imprese del territorio distintesi per la pluriennale attività nel settore e per l'attaccamento all'associazione. Oltre 30 gli artigiani che hanno ricevuto l'attestato di benemerenza, scelti in ciascuno degli otto Comuni che compongono il mandamento. La cerimonia è stata aperta, come consueto, dalla relazione del presidente mandamentale, Antonio Marcon. "È una serata particolarmente significativa questa - ha esordito il presidente - con storie di vita strettamente intrecciate a realtà imprenditoriali, accomunate tutte dalla volontà e dal coraggio di persone che hanno deciso di investire e dare corpo alle proprie aspirazioni. Ogni impresa è diversa dall'altra per origini, motivazioni, abilità, ma tutte sono sostenute dai valori che appartengono alla nostra cultura. È il capitale umano che fa la differenza e che ritroviamo nelle nostre aziende, un patrimonio che ci è riconosciuto in tutto il mondo. Alcune delle aziende premiate sono attive da più di mezzo secolo e questo significa che si è attuato un progetto imprenditoriale capace di trasferire ai figli e ai collaboratori competenze tecniche destinate a durare nel tempo. Segnale questo di estrema importanza che fa ben sperare per il futuro". Non è mancato uno sguardo alla situazione economica. Marcon ha parlato di un inizio anno non incoraggiante, con un saldo negativo nel Vicentino di 289 ditte che hanno restituito la partita Iva. "È in atto una grande selezione - ha proseguito - e una fase di profonda trasformazione. Si dice sia una cosa naturale, e lo sarebbe se le regole fossero uguali per tutti e non invece, per quanto ci riguarda, inficiate da inefficienza amministrativa, miopia politica, burocrazia diffusa. La burocrazia è una vera palla al piede per le imprese che, da recenti studi, pesa un 5,8% sulla produttività. Le aziende artigiane vogliono proseguire nella loro attività con regole certe, obiettivi chiari e un governo all'altezza delle sfide che si è chiamati ad affrontare". Parole di compiacimento verso la manifestazione e l'operato dell'Associazione artigiani sono venute dal sindaco di Marostica, Alcide Bertazzo, dall'assessore provinciale Martino Bonotto (che ha consegnato a Marcon un attestato di riconoscimento della Provincia per il ventennale impegno nell'Assoartigiani), dall'on. Luigi D'Agrò. Tutti hanno evidenziato l'importanza di sostenere un comparto così importante per la crescita del territorio. "Basta con il "Veneto polenton", - ha concluso il presidente provinciale degli artigiani, Giuseppe Sbalchiero - dobbiamo avere coraggio di far valere le nostre ragioni e di far riconoscere il peso che abbiamo nell'economia del Paese". Si è passati quindi alle premiazioni delle aziende con esperienza trentennale: Ermerino Pezzin e Marmi Altopiano 7 Comuni di Conco; Ronzani costruzioni e Giovanni Broglio di Lusiana; Claudio Bertinazzo, Carrozzeria Veneta, Sebastiano Petucco, Rossidue Nord, Tappezzeria B & B, Bieffe, Idrotermica A.Z. di Marostica; Roberto Caron, FBR Bruciatori, Giancarlo Zanettin, Fratelli Pigato di Mason; Sistembox, Danilo Costenaro, CLM Lanaro, Fratelli Nichele di Molvena; Ennio Lorenzon (premio alla memoria), Falegnameria Sommacale, Gianni Girardi, Bressan C2 ceramiche di Pianezze; Ceramiche Maroso, Mario Santini, M.P.M., La ceramica V.B.C, Falegnameria Stocchero, Tappezzeria Zonta di Nove; Guidolin Ceramiche, Falegnameria Peron, Gili Camillo di Schiavon. Premio speciale a Valentino Cuman di Marostica e premio a Federica Nale quale artigiano più giovane del mandamento.

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Famiglie bocciate dalle badanti "Anziani trascurati, e i bimbi..." (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica.it" del 11-02-2008)

 

L'inchiesta: così ci vedono tate e colf che lavorano nelle nostre case Sondaggio dell'Iref su 1000 lavoratori domestici stranieri Famiglie bocciate dalle badanti "Anziani trascurati, e i bimbi..." di SARA STRIPPOLI Famiglie bocciate dalle badanti "Anziani trascurati, e i bimbi...""/> ROMA - Parola di tata straniera: i bimbi italiani sono maleducati. E sfatiamo anche lo stereotipo che vuole che gli italiani siano così prodighi di attenzioni per i loro anziani. Le badanti, filippine o romene che siano, non sono affatto d'accordo con l'immagine tradizionale che dipinge gli italiani rispettosi di nonni e genitori. Se lo sguardo è quello dei lavoratori stranieri, quel welfare "fatto in casa" che permette alle famiglie italiane di conciliare casa e lavoro, opprimente burocrazia e tempo libero, il giudizio complessivo non è così lusinghiero come forse avremmo sperato. La stilettata arriva da una ricerca dell'Iref, l'Istituto di ricerche educative e formative che nel 2007 ha condotto un'indagine su più di mille collaboratori domestici che oggi sarà presentata a Vercelli. Le tate ucraine o romene che hanno risposto alle domande del questionario bocciano il modello educativo italiano. Oltre la metà, il 50,9%, esprime un giudizio molto critico: i nostri bambini non brillano per educazione. Capricci, vizi, tendenza a dare ordini piuttosto che ad obbedire. Secondo chi proviene da una cultura diversa, ma passa con loro gran parte della giornata, sarebbe auspicabile una maggiore severità da parte dei genitori. Soltanto il 23% delle baby sitter pensa che i bimbi affidati alla loro sorveglianza siano abbastanza educati, mentre un altro 25% ha mantenuto una posizione più neutrale, e giudica i diavoletti di casa né maleducati né educati. Ad essere più severe sono le tate che non hanno figli. Fra quelle che invece conoscono le fatiche di padri e madri all'epoca della play station, l'indulgenza è maggiore: il 26% chiude un occhio e dice che i bimbi sono sufficientemente educati. Gli adulti italiani sono bocciati anche sul rapporto con gli anziani genitori. Il 49,5% degli immigrati che hanno risposto alle domande del questionario non condivide l'opinione che "in Italia gli anziani sono trattati bene e sono molto rispettati". Un giudizio non contestualizzato, spiega la ricerca dell'Iref. È infatti plausibile che questa opinione sia condizionata dalle singole esperienze lavorative. Poiché la maggiore richiesta di cura è confinata a persone in età molto avanzata, "chi è chiamato ad assistere e curare potrebbe percepire come molto alto il numero di famiglie che non si occupa dei propri vecchi preferendo lasciarli alle cure di estranei". Se poi sotto la lente di ingrandimento dei lavoratori stranieri mettiamo anche il rapporto quotidiano con le famiglie italiane che li ospitano, la quotidianità della relazione si colora di note curiose, che molto contribuiscono a svelare le difficoltà e i tentativi di trovare una formula per coniugare un legittimo desiderio di intimità con la presenza in casa di una persona che ha spesso abitudini alimentari e modelli di comportamento molto distanti. La maggioranza degli intervistati, il 59%, non si sente trattato male, una percentuale che sale al 75% se il lavoratore vive nella stessa casa. Il rapporto si riduce invece a mero scambio salario-prestazione nel caso in cui non ci sia coabitazione. "Parlano con me solo per darmi ordini", risponde il 3,2% degli intervistati; "mi trattano come una semplice dipendente", dice il 37,2% delle lavoratrici. Qualcuno ha però raggiunto un elevato grado di intimità a partecipa anche ai momenti di vita familiare: è invitato ai compleanni di famiglia il 37,2% e siede a tavola per pranzi e feste il 17,1% dei lavoratori conviventi. Un numero che si dimezza se colf e badanti vivono a casa loro. L'intimità maggiore, rivela la ricerca, la conquista chi si occupa di attività di cura: il 53,8% dice che un pasto condiviso è pratica abbastanza abituale, mentre chi si limita a fare le pulizie è costretto ad una maggiore distanza; il 72,1% non si è mai seduto a tavola con il suo datore di lavoro. (11 febbraio 2008.

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Passante ferroviario, il dado è tratto<Count down> per l'inizio dei lavoriGrandi opere (sezione: Burocrazia)

( da "Sicilia, La" del 11-02-2008)

 

Passante ferroviario, il dado è tratto "Count down" per l'inizio dei lavoriGrandi opere. Se non ci saranno intoppi si comincia il 22 febbraio. Un'incognita i disagi È in corso la prima campagna dell'anno per la rimozione dell'eternit abbandonato in varie strade della città. In totale, 49 vie saranno liberato dall'amianto. Come sempre la ditta incaricata dall' Amia ha dovuto attendere il via libera dell'Asl prima di poter intervenire. L'Amia, infatti, non può occuparsi della raccolta di amianto, per la cui rimozione è necessario ricorrere a delle ditte specializzate. La sua pericolosità per la salute umana esige particolari attrezzature e addestramento degli addetti. Il ruolo dell'azienda di via Pietro Nenni è quello di mediare fra la ditta specializzata e l'Asl. L'Amia, dunque, redige un elenco delle strade per cui si rende necessaria una bonifica e lo trasmette all'Asl che deve approvare l'intervento. Soltanto dopo il "disco verde" sanitario, l'Amia può procedere ad affidare i lavori alla ditta che, nell'arco di una settimana, deve provvedere alla rimozione dell'amianto. Un iter tortuoso, certo giustificato dalla pericolosità del materiale in questione, che si scontra anche con le lungaggini della burocrazia. Da anni, diverse associazioni mettono in guardia sui rischi dell'amianto abbandonato e in deterioramento. Ma la sua pericolosità per la salute umana non è ancora ben compresa dai cittadini e nemmeno dalle istituzioni. E l'eternit continua ad ingombrare le strade cittadine più periferiche. Ecco l'elenco delle vie su cui è stato effettuato, o è in corso, l'intervento di rimozione dell'eternit: lunedì 4 febbraio: via Tommaso Aversa (angolo via Serradifalco),via Cartagine 5,via Colonna Rotta (angolo via Re Tancredi), via Cortigiani 17, via Leonardo da Vinci 645,via Dandone, via Lancia Di Brolo; martedì 5 febbraio: piazza dell'Origlione, via Gaetano Donizetti (angolo via Ugo Antonio Amico),via Rosario Gregorio 52, via Giuseppe La Masa (angolo via Collegio di Maria), via Archimede (angolo via Empedocle e angolo piazza della Pace),via Cardinale Lualdi ,via Cardinale Rampolla 8,via C. Colombo 10,via Dei Cantieri 65,via Guido Jung (angolo via Don Gnocchi), via Ugo La Malfa, via Alessandro La Marmora (angolo via Sampolo); mercoledì 6 febbraio: corso dei Mille 1547, via Belmonte Chiavelli 68/b,via Silvio Boccone, via della Giraffa, via Falsomiele, ia Altofonte (angolo via Olio di Lino); giovedì 7 febbraio: via Giuseppe Arcoleo, via Bergamini, piazza delle Cliniche, via Due Vanelle 8, via Argisto Giuffredi, via Imera, via Cammarano,via Da Burgio 1; venerdì 8 febbraio: via G. Galeano; lunedì 11 febbraio: Bretella Laterale (in prossimità del primo ponte); martedì 12 febbraio: via Cangiano; mercoledì 13 febbraio: via Salvatore Corleone 12; giovedì 14 febbraio: via Celona; venerdì 15 febbraio: via Agostino Barbarico, via L. Bianchini, via Camarina, via Casino Grande (accanto via Lanza di Scalea), via Castelforte 92, via Chitone, via Lungomare Cristoforo Colombo, viale Diana. M. M.

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GOVERNO/ CONSULTAZIONE PUBBLICA ON LINE PER CALO COSTI BUROCRAZIA (sezione: Burocrazia)

( da "Virgilio Notizie" del 11-02-2008)

 

11-02-2008 16:33 Valida fino al 10/3, risultati in Piano per semplicazione 2008 Roma, 11 feb. (Apcom) - Al via, sul sito del Governo, la consultazione pubblica on line sulla riduzione dei costi della burocrazia. Un aspetto, si sottolinea nella nota di Palazzo Chigi, necessario per dare certezza ai diritti dei cittadini e garantire la competitività e lo sviluppo del Paese. Con la consultazione pubblica si intende raccogliere idee e proposte per semplificare nate dall'esperienza quotidiana e dai problemi vissuti dai cittadini e dalle imprese. Sul sito è stato predisposto un questionario on line dove poter segnalare i temi prioritari sui quali il governo deve intervenire, i problemi da affrontare e proporre soluzioni di semplificazione. La consultazione sarà on line fino al 10 marzo 2008 e i risultati saranno utilizzati per la predisposizione del piano d'azione per la semplificazione e la qualità della regolazione 2008 e saranno resi pubblici su questo sito. Il Piano d'azione approvato il 15 giugno 2007 dal Consiglio dei Ministri, presenta diverse aree prioritarie: la semplificazione normativa e codificazione; l'analisi d'impatto della regolazione; la riduzione degli oneri amministrativi per imprese e cittadini; la riduzione e la certezza dei tempi e delle procedure amministrative; la reingegnerizzazione dei processi amministrativi.

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NEL NORD NON SI PUO' ESEGUIRE L'INNO DEL SUD: FORSE SALTA IL DERBY (sezione: Burocrazia)

( da "TGCom" del 11-02-2008)

 

Il derby coreano rischia di saltare Nord, vietato suonare l'inno avversario Potrebbe non essere giocata la partita di qualificazione mondiali tra Corea del Nord e del Sud del 26 marzo a Pyongyang. La federcalcio nordcoreana ha fatto sapere che non accetterà l'esecuzione dell'inno sudcoreano. Il problema sembra la Fifa, perchè il vicepresidente della federazione sudcoreana dimostra 'comprensione': "Ci hanno spiegato di non averlo mai fatto eseguire sul loro territorio, non possono iniziare ora". A prima vista potrebbe sembrare un passo indietro nel riavvicinamento tra le due Coree. Forse però però è soprattutto un'occasione mancata per dare uno slancio ulteriore. Il derby di qualificazione mondiale tra Corea del Nord e Corea del Sud si dovrebbe giocare il 26 marzo a Pyongyang. Che le due formazioni accettino di incontrarsi sarebbe in realtà anche una buona notizia. Il problema però è rappresentato dalla burocrazia. La Fifa organizza la maniefstazione, e come vuole la prassi esige che prima della partita siano eseguiti in campo i due inni nazionali, mentre la squadra ospitata deve essere rappresentata dalla sua bandiera nazionale. A sprecare la natura del problema è Cho Jung-Yeon, vicepresidente della Federcalcio sudcoreana, che sembra avere quasi una nota di comprensione per i 'cugini' nell'occasione un po' ottusi, più che cattivi: "Non riusciamo a far capire le nostre ragioni. I nordcoreani ci hanno spiegato - riporta il giornale 'Dong A-Ilbo' - che non possono far eseguire il nostro inno, né esporre la nostra bandiera, visto che, oltretutto, si tratta di un match ufficiale sotto l'egida della Fifa. I nordcoreani non hanno mai fatto eseguire l'inno sudcoreano sul suolo del loro paese, e non possono accettare che ciò avvenga ora. Lo stesso vale per la bandiera''. I nordcoreani minacciano di non scendere in campo, il che provocherebbe la mancata disputa della partita, che verrebbe vinta a tavolino dai 'sudisti'. Più facile che si trovi un campo neutro che vada a bene alle due federazioni interessate per far svolgere il match. Invia ad un amico.

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