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DOSSIER “BUROCRAZIA”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


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Report "Burocrazia"

Ma la burocrazia frena gli investimenti ( da "Corriere Economia" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Sommario Brambilla è tornato Ma la burocrazia frena gli investimenti a cura di Franco Morganti I l programma del Pd, l'unico che finora si conosca, dedica un intero capitolo all"ambientalismo del fare", con menzioni all'energy saving, agli incentivi anti-CO2, ai rigassificatori, all'energia solare, all'eolico, con l'obiettivo di portare le ultime due fonti al 20%

An: Il 13 aprile dobbiamo riprenderci il voto civico ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Altri temi toccati sono la sicurezza, la burocrazia, "che va snellita", il precariato. "Si chiederanno sacrifici per far rialzare l'Italia ? chiude ? ma senza aumentare le tasse, anzi diminuendo la spesa pubblica". Al dibattito è intervenuto Bignami. "Dopo le elezioni ? sottolinea ?

Dalla bistecca agli indiani, è l'effetto porcellum ( da "Eco di Bergamo, L'" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Raddoppieremo i posti negli asili nido", "Costruiremo 700 mila case", "Ridurremo la burocrazia", "Aumenteremo gli stipendi". Una mezza invasione di campo, o la conferma indiretta che lì al confine c'è quasi feeling: oppure che il Pd abbia deciso di sfidare il Pdl sul suo campo, in fin dei conti tra i due ci balla una "elle" di troppo.

L'aeroporto bloccato: è guerra di comunicati ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di sacrificio personale, di scontri con una burocrazia paradossale e con un ambiente imprenditoriale e politico per buona parte incapace di prendere decisioni". Le maestranze sottoscrivono il gesto di Balzarini, condividono del tutto le scelte e lo ringraziano "per aver avuto il coraggio delle proprie decisioni".

Terminal traghetti, la bonifica dell'area blocca il progetto da 25 milioni ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il recupero di ordigni bellici fermo da 5 mesi a causa della burocrazia L'Azienda speciale per il porto è ancora in attesa di un'autorizzazione Terminal traghetti, la bonifica dell'area blocca il progetto da 25 milioni Il cantiere per l'infrastrutturazione delle aree di retrobanchina del futuro terminal traghetti rimane fermo, com'è da cinque mesi ormai.

I Lorandi cercano meccanici d'autobus ( da "Giornale di Brescia" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: E poi anche la burocrazia richiesta dall'assunzione è lunga e dispendiosa". "Tutte le autofficine nella zona hanno lo stesso problema, a volte si finisce per portarsi via l'una con l'altra i meccanici - dicono i Lorandi -. La situazione però migliora allontanandosi dall'hinterland, già a Desenzano o in Valle Sabbia il personale si trova più facilmente,

MALATTIE RARE: LA POLITICA ITALIANA NON DEVE ABBASSARE LA GUARDIA ( da "marketpress.info" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: malattie rare che giacciono inevasi nei cassetti della burocrazia. Ecco perché è il momento di sollecitare il mondo politico, quello che sta per lasciare il Palazzo ma anche gli uomini e le donne che vi si insedieranno, a non dimenticare le persone affette da patologie rare e le loro famiglie". Maggiori informazioni sull'applicazione dello "screening neonatale metabolico allargato"

Big bang per il mercato ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: se si sfoltisce la burocrazia, si semplifica la vita delle imprese e dei cittadini. Forse, a giudicare dagli effetti delle Bersani, per liberalizzare davvero occorrono dei "big bang" più che norme correttive. Gli interventi vanno studiati e, se occorre, nulla impedisce di fare il big bang, almeno nei settori giudicati prioritari.

Meno corruzione se c'è libertà nell'economia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia inefficiente e invadente. Questa tesi sembra paradossale ma riposa sulla distinzione che l'autore dell'articolo, Douglas Hudson, traccia tra corruzione "restrittiva" ed "espansiva". Riassumiamo: tradizionalmente gli studi economici sono concordi nell'affermare che la corruzione aumenta il costo dell'intraprendere attività economiche minando il rispetto della legge e scoraggiando

Trenta miliardi di investimenti fermi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Trenta miliardi di investimenti fermi" è la dotazione delle concessionarie bloccata dalla burocrazia Marco Morino MILANO Tra le priorità del nuovo Governo "non potrà mancare la questione delle autostrade", cioè l'ammodernamento e l'ampliamento ( attraverso la costruzione di nuove tratte) della rete autostradale nazionale. In particolare –

È caduto il muro a Nord-Est ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di tagliare la burocrazia con lo slogan "un'impresa in un giorno",di garantire la sicurezza con la certezza della pena, di non avere immigrazione clandestina. In mattinata era stato a Porto Marghera a incontrare i lavoratori portuali e lì, come a Mestre, annuncia che la prima legge del suo Governo sarà sulla precarietà per introdurre "

Duro monito del rettore: Scuola e Università confuse da troppe riforme inutili ( da "Nuova Ferrara, La" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: conclude Daniela Cappagli, presidente Cidi - discute poco di modelli educativi, manca un vero scambio culturale e didattico, c'è troppa burocrazia e attenzione alla dirigenza scolastica. Il nostro obiettivo è stimolare un dialogo sulla scuola a 360º, affinché si crei un'idea solida di scuola del territorio". Silvia Siano.

Editoriale /2 ( da "Riformista, Il" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: corporative e le burocrazie stataliste che rendono malato il nostro paese. Espressione di questo mondo e di questa mentalità sono le Fondazioni culturali trasversali agli schieramenti che mostrano, con la loro esistenza, come i partiti non possano essere autoreferenziali, ma debbano esprimere ciò che nasce in luoghi di dialogo dalle esperienze sociali,

Il medico in fuga da Palermo e burocrazia <Qui ho potuto aprire subito la mia clinica> ( da "Corriere della Sera" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il medico in fuga da Palermo e burocrazia "Qui ho potuto aprire subito la mia clinica" DAL NOSTRO INVIATO MADRID - Zapatero o Rajoy, gl'importava poco. "La Spagna mi ha permesso di fare quel che in Italia era impossibile. E so che continuerà a permettermelo". Che cosa sia il modello spagnolo, il dottor Oreste Lo Iacono è disposto a spiegarlo stamattina a chi vada a trovarlo.

Sulla spesa sociale un'Italia a due velocità ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia". I numeri mostrano come, nel periodo considerato, i Comuni abbiano incrementato le spese destinate ai servizi sociali da 139 a 177 euro pro-capite. Nello stesso periodo l'incremento delle entrate tributarie è stato ancora più significativo: considerando le principali imposte, gli introiti da Ici sono infatti cresciuti dai 230 euro pro capite rilevati nel 2000 ai 257 del

Innovazione alla svedese: le pareti anti-burocrazia ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: si deve la più poetica definizione di burocrazia: "Quando separerete la gente dai loro fiumi che cosa otterrete? Burocrazia". Poi, da Max Weber in avanti, la storia di questo concetto ha accompagnato l'800 e il 900 con accezione talvolta positiva, talvolta negativa. La burocrazia ha permesso lo sviluppo degli Stati e il consolidamento del moderno sistema di imprese,

Viva e vegeta, ma per l'Asl è morta da 25 anni ( da "Corriere del Veneto" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma, si sa, la burocrazia non si arrende all'evidenza: ha bisogno di prove e così la signora ha dovuto ingaggiare l'avvocato Giuseppe Incandela che si è messo in contatto con l'Agenzia delle entrate. "Sto ancora aspettando una risposta, ma non dovrebbero esserci problemi" si augura il legale.

Taglio del nastro per l'hotel del Parco ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Lo scoglio della burocrazia che ha frenato per un anno l'attività della struttura di Cala d'Oliva sembra essere stato superato. Due nuove attività imprenditoriali cominciano a fiorire sull'isola; squilli di risveglio e sviluppo per un parco ancora incatenato e appesantito da vincoli e presidi ministeriali.

<Voglio la Sicilia nazione, alla faccia di Garibaldi> ( da "Panorama" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Poi ci vogliono meno burocrazia, piccola impresa, un piano per l'energia. E le grandi opere: ferrovie, autostrade e il ponte sullo Stretto. Il ponte non minerà la "sicilitudine"? La sicilitudine, nel senso di superiorità fondata sul poco, è solo una malattia. La spesa regionale è altissima.

In azienda cresce la burocrazia ( da "ItaliaOggi Sette" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: personalmente In azienda cresce la burocrazia Nella valutazione dei rischi l'analisi completa delle tutele Maggiori vincoli burocratici e sanzioni più severe. è questa la ricetta per fermare le morti bianche dettata dal Tu di riforma delle norme in materia sulla sicurezza del lavoro, approvato in prima lettura dal consiglio dei ministri il 6 marzo e anche se i tempi sono ridotti per l'

Niente trasporto per la piccola Giada ( da "Gazzetta della Martesana, La" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: combattere con la burocrazia, in questo caso il Comune di Vimodrone, che non sembra in grado di garantire il trasporto della bimba alla scuola dei ciechi di via Vivaio a Milano. "Abbiamo affrontato fin dall'inizio diverse difficoltà per tentare e sperare in una vita migliore per lei - ha spiegato la madre Sabina Venturo - ma ci troviamo di fronte ogni giorno a prove sempre più difficili.

Lombardo l'autonomista: Voglio la Sicilia nazione, alla faccia di Garibaldi ( da "Panorama.it" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Poi ci vogliono meno burocrazia, piccola impresa, un piano per l'energia. E le grandi opere: ferrovie, autostrade e il ponte sullo Stretto. Il ponte non minerà la "sicilitudine"? La sicilitudine, nel senso di superiorità fondata sul poco, è solo una malattia. La spesa regionale è altissima.

Campese: Costi energetici, servono sgravi per le Pmi ( da "Denaro, Il" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Se così si vuole, bisogna liberare le imprese da tasse e burocrazia che non consentono la crescita e lo sviluppo. D. Eliminare le tasse: un sogno.. R. E chiaro che è impossibile. Ma i mille balzelli comunali, provinciali, regionali e nazionali si potrebbero ridurre. Ma si rende conto quanto costa l'energia?

Tecnologie: credito più facile per le Pmi ( da "Denaro, Il" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Aiuti con meno burocrazia La misura in sintesi Obiettivi: L'intervento della sezione tecnologie digitali è riservato al rilascio di garanzie su finanziamenti, di importo non superiore a euro 200 mila euro, concessi a fronte di investimenti in tecnologie digitali finalizzati all'introduzione di innovazioni di prodotti e di servizi e alla integrazione dei processi aziendali.

Aprire un'azienda in un giorno: da oggi parte la sperimentazione ( da "Denaro, Il" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: rallentamenti imposti dalla burocrazia. Cecilia Del Gaudio --> A Benevento, in via sperimentale , le imprese hanno da oggi la possibilità di essere operative in un giorno e assolvere, entro una settimana, gli adempimenti dichiarativi verso il Registro delle Imprese, l'Inps, l'Inail e l'Agenzia delle Entrate attraverso la presentazione telematica di un modello informatico unificato.

AGRICOLTURA: CIA, IMPENNATA MATERIE PRIME METTE IN GINOCCHIO IMPRESE ( da "Asca" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Oneri pesanti che si traducono in forte ostacolo alla crescita economica delle imprese, con incidenza negativa notevole sull'occupazione e la competitivita. Non a caso, la Cia proprio per combattere il ''mostro della burocrazia ha promosso una Petizione popolare raccogliendo migliaia di firme in tutta Italia. res-rg/cam/bra.

IMPRESE AGRICOLE: CIA,IMPENNATA COSTI PRODUZIONE TAGLIA REDDITI ( da "Agi" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: della burocrazia ha promosso una Petizione popolare raccogliendo migliaia di firme in tutta Italia. Comunque, la crescita dei costi di produzione, insieme a quelli previdenziali e burocratici, non manchera di avere pesanti ripercussioni sui redditi dei produttori agricoli che -afferma la Cia- gia nel 2007 sono scesi dello 0,

<Mio figlio disabile senza sostegno> ( da "Gazzettino, Il (Vicenza)" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Gli ingranaggi di questi meccanismi sono sempre inceppati. Perché? E soprattutto perché tanta omertà? Che qualcuno sbrogli in fretta questo intrigo di burocrazia perché a rimetterci sono sempre loro, i bambini i più indifesi".Mirko Mezzacasa.

A CAVALLO NELLA TENUTA CHE SI GODEVA IL BOSS ( da "Mattino, Il (Circondario Sud2)" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Le responsabilità non sono solo della burocrazia, ma anche della Giustizia. Su 123 tribunali ben 65 non hanno instaurato alcun procedimento di prevenzione patrimoniale fra il 2004 e il 2006. I prodotti coltivati sulle terre confiscate ai boss: il vino Centopassi e la pasta Gusto di Sicilia.

<Amo la Brianza e ora voglio costruire la Provincia della concretezza> ( da "Giornale di Monza" del 10-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la sinistra lo rallenta con le tasse e la burocrazia. La Brianza non si vergogna dei valori tradizionali: la fede cattolica, la famiglia, il lavoro. La Brianza si fonda su imprese che sono profondamente impastate di sociale. Ma questi ideali che non appartengono alla sinistra". Secondo Ponzoni, la costruzione della Brianza del futuro è una partita da giocare "in casa"

70 miliardi di euro di interessi ( da "Blog Beppe Grillo" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Taglio della burocrazia, delle Province, accorpamento dei Comuni, degli investimenti senza fondo e senza futuro come la TAV in Val di Susa (15 miliardi di euro) o del Ponte di Messina (4/5 miliardi di euro), degli enti inutili, eccetera, eccetera. I governi non devono poter creare buchi di bilancio, le uscite devono essere uguali (o minori)

AGNELLI:MARGHERITA E BANCA PROSSIMA INSIEME PER MICROCREDITO ( da "Wall Street Italia" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ha proseguito la signora Agnelli - è combattere la pesante burocrazia presente nel paese che non agevola l'accesso a questa forma di prestiti". "Il target verso cui vogliamo rafforzarci sono gli studenti universitari - ha sottolineato Morganti - che nel nostro paese sono quasi un milione e dal microcredito potrebbero trovare aiuti significativi".

Impossibile portare dolci ( da "Libertà" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Parola impossibile portare dolci carnevale e feste in classe rovinate dalla burocrazia Egregio direttore, l'ultimo Carnevale non è stato per i bambini delle scuole di Lugagnano e delle frazioni, ma credo anche di tutti gli altri paesi della provincia, la solita festa gioiosa e speciale come gli altri anni, come ognuno di noi ha sempre vissuto coi propri compagni il martedì grasso.

L'agonia del Circolo Artistico ( da "Napoli.com" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il periodo elettorale non è certo dei migliori. La burocrazia governativa ancora una volta perderà la sua battaglia? Il che significherebbe un ulteriore depauperamento delle risorse della nostra già massacrata città. E la sindaca? Che dice?.

In Puglia le aziende di settore sono cresciute del 20,18 nell'ultimo anno ( da "BariSera" del 10-03-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: strozzate dalla burocrazia e dai tanti adempimenti. E stamattina, per valorizzare e promuovere l'artigianato re_gionale alla luce delle nuove semplificazioni, l'assessore regionale allo Sviluppo economico Sandro Frisullo ha firmato con le associazioni di categoria Confartigianato, Cna, Casartigiani e Claai (Libere associazioni artigiane)


Articoli

Ma la burocrazia frena gli investimenti (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere Economia" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Sommario Brambilla è tornato Ma la burocrazia frena gli investimenti a cura di Franco Morganti I l programma del Pd, l'unico che finora si conosca, dedica un intero capitolo all'"ambientalismo del fare", con menzioni all'energy saving, agli incentivi anti-CO2, ai rigassificatori, all'energia solare, all'eolico, con l'obiettivo di portare le ultime due fonti al 20% della produzione italiana di energia: obiettivo un po' mitico, tenuto conto che in Italia siamo al 7% di tutte le rinnovabili, compreso l'idroelettrico. Nel mondo fra solare, eolico e biocarburanti siamo a meno dello 0,1%. Tutto questo riguarda comunque la prossima legislatura, ma Brambilla guarda invece all'attualità. Se si vuol promuovere le fonti rinnovabili, finite ormai le agevolazioni Cip 6, l'unico modo è quello delle agevolazioni automatiche, per evitare defatiganti pratiche burocratiche, oppure di vedersi diluire l'agevolazione sull'arco di dieci anni come è nel caso delle ristrutturazioni edilizie. La finanziaria 2008, secondo Nicola De Luca, direttore commerciale della Jonica Impianti, una società cooperativa di Lizzano (Taranto), unico fabbricante in Italia di generatori eolici ad asse orizzontale per potenze di 20 kW, ha notevolmente allargato il campo delle agevolazioni estendendo fino a 200 kW la remunerazione di 0,30 ?/kWh per tutta l'energia riversata in rete. Rivolgersi ai clienti potenziali, dice De Luca, non è difficile: loro sanno che, con questa modalità, il tempo di payback dell'investimento scende verso i 5/6 anni, almeno quando c'è vento per 2000 ore l'anno con buona spinta. E questo giustifica anche investimenti speculativi nell'eolico, cioè anche senza essere diretti utilizzatori di energia. Nel 2008 sopravvivono ancora contributi a fondo perduto, regionali o nazionali, che cesseranno nel 2009 quando la nuova normativa della finanziaria 2008 sarà completamente in funzione. Non saremo al boom degli Usa, dove si spedisce al farmer il generatore eolico con le istruzioni di montaggio e lui se la sbriga, ma anche l'eolico italiano promette bene.Lo stesso meccanismo di riversamento in rete dell'energia prodotta si applica evidentemente al fotovoltaico, come sanno alla Solar Utility, una piccola azienda di Milano animata da Maurizio Frigerio, direttore operativo, che è frutto di una joint venture fra Pirelli Ambiente e la Global Cleantech Capital olandese. Solar Utility corre in giro per l'Italia a offrire di attrezzare i tetti degli edifici, a partire da quelli pubblici, i cui Comuni capiscano l'opportunità, soprattutto a partire dal Sud dove c'è più sole. Qualcuno parla di 10 anni di ritorno dell'investimento e di pratiche burocratiche laboriose: c'è da sperare che ai buoni propositi della politica sulla semplificazione delle pratiche seguano i fatti. In realtà sui quei 10 anni c'è da ridire: con un po' di leva finanziaria si raggiungono i 5/7 anni, naturalmente in relazione ai tipo di impianto, alla localizzazione geografica e alla taglia degli impianti stessi: le economie di scala sono significative. Ma anche le aziende private dovrebbero essere interessate, sensibili come sono al valore residuo dell'investimento in pannelli installati, quando si va a dismettere e a "valorizzare" l'edificio. Anche nelle biomasse ci sono varie iniziative in corso, per lo più nell'ambito di Pmi inserite in grandi imprese come Carlo Gavazzi Greenpower e Marcegaglia. Insomma lo sviluppo sostenibile fa bene a Brambilla, che trova possibilità di innovazione, diversificazione, internazionalizzazione: tre leve che fanno la fortuna delle Pmi. franco_morganti@libero.it.

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An: Il 13 aprile dobbiamo riprenderci il voto civico (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'ONOREVOLE ENZO RAISI INCONTRA I QUADRI DEL PARTITO AL BARACCANO E ILLUSTRA LA STRATEGIA PER LE POLITICHE An: "Il 13 aprile dobbiamo riprenderci il voto civico" CHIEDE alla base di Alleanza nazionale "un impegno forte per le elezioni" e dà un significato preciso al voto del 13 e 14 aprile: "Servirà per definire i rapporti tra partiti anche a livello locale". Poi attacca sia gli ex alleati dell'Udc sia La Tua Bologna: "Ora i civici stanno facendo campagna elettorale per Casini. E lo dimostra la convention di sabato con l'ex sindaco Giorgio Guazzaloca". Enzo Raisi, deputato e consigliere comunale di An, ha fatto il punto, in previsione delle politiche, con gli iscritti del partito. Ieri mattina nella sala del Baraccano, ha incontrato un gruppo di presidenti dei circoli territoriali e di consiglieri dei vari comuni della provincia. Al suo fianco, pure Roberto Flaiani, dirigente nazionale, e i consiglieri, rispettivamente a Palazzo d'Accursio e in Regione, Galeazzo Bignami e Alberto Vecchi. "IN QUESTE settimane ? afferma Raisi ? è cresciuto il confronto tra noi e Guazzaloca. Dopo le politiche dovremo rituffarci nella discussione sulle amministrative 2009. Ora l'ex sindaco sta usando la civicità a favore di Pier Ferdinando Casini. A Bologna con l'Udc è in corso un confronto importante. Per anni è stata data la città in appalto a Casini, ma adesso è ora di tornare protagonisti". Il deputato cita la convention della Tua Bologna al Carlton, dove un migliaio di persone ha ascoltato Guazzaloca. "Un appuntamento ? spiega ? che aveva il senso di indirizzare quel voto verso l'Udc. Non dimentichiamo che l'unico politico che ha potuto parlare è stato Gian Luca Galletti, ex assessore e deputato dei casiniani. Dobbiamo riprendere quel voto civico, deve tornare nel Popolo della libertà". IL DEPUTATO, ai quadri di An, ha elencato i punti principali della campagna elettorale. "Bisogna puntare sulle liberalizzazioni ? spiega ?, nel campo delle banche, delle assicurazioni e nel settore energetico. Una liberalizzazione che dovrebbe investire le multiutility, come Hera, ormai una cassaforte delle cooperative, che sta cercando di aggregarsi con altre aziende. E su cosa è diventata Hera la colpa ce l'ha anche la giunta Guazzaloca". Altri temi toccati sono la sicurezza, la burocrazia, "che va snellita", il precariato. "Si chiederanno sacrifici per far rialzare l'Italia ? chiude ? ma senza aumentare le tasse, anzi diminuendo la spesa pubblica". Al dibattito è intervenuto Bignami. "Dopo le elezioni ? sottolinea ? bisognerà aprire il confronto sul partito unico e capire con che uomini si farà. Non apprezzo che Berlusconi affermi che il Pdl è un partito di centro. Vedremo chi sarà chiamato a dirigerlo. Se sarà Fini, mi sta bene, ma soprattutto dovrà esserci una progettualità politica che lo collochi a destra". Matteo Naccari - -->.

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Dalla bistecca agli indiani, è l'effetto porcellum (sezione: Burocrazia)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Dino Nikpalj Che c'azzecca la bistecca? Quella che campeggia sui manifesti di Italia dei Valori è abbastanza discutibile, quasi pulp, pure troppo... "Abbiamo tagliato il grasso alla politica" è la scritta che campeggia sul rosseggiante e sanguinolento tocco di carne, e prima che qualcuno pensi (malevolmente) che non c'è più nulla da mangiare, sotto arriva un messaggio abbastanza giacobino, versione Tonino Di Pietro anni di grazia 92-93, quelli di Mani Pulite, per intenderci: "Ora tagliamo il marcio. Via i condannati dal parlamento". Come inizio di campagna elettorale non c'è malaccio, manca solo uno "zac" di sottofondo e il sinistro fruscìo della ghigliottina... La verità è che non ci sono più le mezze stagioni e nemmeno le preferenze, il che porta a una sorta di appiattimento generalizzato dei messaggi: niente più sorridenti volti di politici locali con l'abito della festa e buoni propositi elettorali, basta con i mitici "santini" croce e delizia dell'aspirante onorevole alla ricerca dell'immagine più glamour (ma non troppo, che diamine...) e dello slogan più efficace. Che se poi si azzecca quello giusto, il rischio è che ti rimanga appiccicato secola secolorum: dice niente il "Dai Mariolina che ce la fai" che aleggia sulla Moioli da sempre, anche se è passato qualche lustro? Ebbene sì, il "porcellum" è stato un colpo letale per i battitori liberi: ora tutte le campagne elettorali sono gestite e pianificate a livello nazionale, dove Bergamo, Piazza Armerina, Arbatax e Lettomanoppello pari sono. Quindi percorrendo lo stivale da est a ovest, da nord a sud, il panorama è lo stesso: comanda il leader, e gli altri non ci sono. C'è Pierferdinando Casini che oltre allo strepitoso "Io c'entro" (di gran lunga il miglior slogan da qualche anno in qua, soprattutto per un partito un po' porto di mare) lancia slogan da corsa in solitudine come "Forti delle nostre idee". C'è l'ex alleato Silvio Berlusconi che esorta l'Italia a rialzarsi sotto le insegne del Popolo della libertà, mentre il dirimpettaio Gianfranco Fini messa nel cassetto ciò che restava della fiamma cerca di annacquare i rimpianti ricordando che comunque "C'è Alleanza". Un messaggio nemmeno tanto subliminale agli orfani di An, dove campeggia un cordone tricolore con nodo che sembra tanto una stretta di mano: finora una delle migliore simbologie della campagna elettorale. Sul fronte opposto, il Pd ha scelto invece un approccio monotematico e vagamente yankee (mica l'avranno soprannominato per caso uolterueltroni...) tutto incentrato sulla figura del candidato premier. E così il volto di Veltroni campeggia sorridente qua e là con qualche manifesto a rischio lapsus: "Non cambiate un governo, cambiate l'Italia", si legge, e a Prodi non deve essere piaciuto moltissimo. Di certo è garbato assai a Fini, che non si è fatto sfuggire l'occasione di un rigore a porta vuota... Ma dove la campagna del Pd appare davvero sorprendente è nel tono di 10 manifesti, come dire, programmatici, molto simile al milione di posti di lavoro di berlusconiana memoria: "Raddoppieremo i posti negli asili nido", "Costruiremo 700 mila case", "Ridurremo la burocrazia", "Aumenteremo gli stipendi". Una mezza invasione di campo, o la conferma indiretta che lì al confine c'è quasi feeling: oppure che il Pd abbia deciso di sfidare il Pdl sul suo campo, in fin dei conti tra i due ci balla una "elle" di troppo. Insomma, in attesa dei prossimi manifesti dipietristi ? che però da una prima scorsa al sito Internet appaiono molto più soft, incentrati sul Tonino nazionale e sul motto "Con te" ?, all'acqua di rose persino quelli della Sinistra Arcobaleno, non ci resta che la Lega. E qui si va sul velluto, perché il Carroccio è una fabbrica viaggiante di originalità. Dalla mitica gallina che fa le uova per Roma, al "Paga e tas somaro lombardo" fino al "Padroni a casa nostra" che più che un manifesto è un motto stampato su carta da muro per le falangi padane. Quest'anno pare il turno dell'indiano: no, non quello di Calcutta e dintorni (hai visto mai? Concorrenza sleale...) ma il nativo americano che, con tanto di copricapo piumato, campeggia a latere dello slogan "Non sono riusciti a fermare l'immigrazione. Oggi vivono nelle riserve!". Segue in calce l'enfatico "Se non vuoi fare la stessa fine, scegli Lega Nord". Bossi ha rivelato che l'idea è stata presa in prestito dagli amici della Lega ticinese... Ohibò, dagli indiani metropolitani a quelli padani con natali nel Canton Ticino: ma c'azzecca?.

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L'aeroporto bloccato: è guerra di comunicati (sezione: Burocrazia)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

MONTICHIARI. Le maestranze della Interfly approvano il gesto clamoroso dell'imprenditore L'aeroporto bloccato: è guerra di comunicati Non si concluderà a breve, e neppure con facilità la questione sollevata dalla spettacolare "mossa" di Marco Balzarini, il titolare di "Interfly" che giovedì scorso ha bloccato l'attività dell'aeroporto "Gabriele D'Annunzio" di Montichiari lasciando il suo aereo al centro della pista. Note di protesta e di condanna del gesto sono arrivate dalla veronese Catullo spa, che detiene la maggioranza (l'85%) nella spa dello scalo bresciano, e dalla compagnia aerea Air Bee-ItAli Airlines, che ogni giorno collega con un "Md82" la pista monteclarense con Roma e Napoli (e da maggio con Olbia). Nel suo comunicato, la Catullo stigmatizza l'atto di Balzarini e informa il pubblico di aver provveduto "in tempi rapidi, con le azioni di propria competenza, a salvaguardare la sicurezza dello scalo, a ripristinare l'attività aeroportuale e quindi il servizio pubblico interrotto dal signor Balzarini". In merito poi "alle lamentele esposte dall'imprenditore sulle presunte difficoltà a operare sullo scalo di Brescia-Montichiari", la Catullo precisa di aver "agito al fine di far rispettare le procedure previste dalla normativa vigente, e si augura che le autorità competenti prendano i provvedimenti opportuni e necessari affinché fatti di questo tipo non si ripetano". ItAli Airlines e Air Bee spa comunicano invece la loro "completa estraneità ai fatti accaduti", e chiariscono di aver "messo a disposizione dei propri passeggeri alcuni servizi navetta di collegamento da e per Brescia" nelle tre ore dell'interruzione del servizio di giovedì. Inoltre si riservano "ogni azione nei confronti dei responsabili dei gravi fatti accaduti". Intanto, dopo il blocco della pista in questi giorni gli aerei di Interfly stanno regolarmente svolgendo il loro servizio tra gli scali europei, verso i quali la compagnia aerea di Balzarini trasporta quotidianamente imprenditori bresciani e parmensi con appuntamenti di lavoro. "Ho ricevuto molte telefonate di solidarietà per i motivi che hanno scatenato la mia protesta - ha dichiarato Balzarini il giorno dopo la sua azione -; certo non per il modo scelto, per il quale mi aspetto alcune gravi conseguenze. Ma spero che tutto ciò sia servito per abbattere quel muro di gomma che impediva ogni dialogo". Anche i 17 dipendenti della Interfly hanno inviato alla stampa un messaggio nel quale raccontano la storia del loro capo, Marco Balzarini e della compagnia aerea fondata 10 anni fa con anni "di duro lavoro, di sacrificio personale, di scontri con una burocrazia paradossale e con un ambiente imprenditoriale e politico per buona parte incapace di prendere decisioni". Le maestranze sottoscrivono il gesto di Balzarini, condividono del tutto le scelte e lo ringraziano "per aver avuto il coraggio delle proprie decisioni". Poi accusano la Catullo spa di "occupare sine titulo l'aeroporto dei bresciani", e la Provincia di Brescia di aver dato l'aeroporto "in pasto a veronesi e trentini, ma a nessuno che ne curi il valore territoriale. Ce ne ricorderemo in campagna elettorale". F.D.C.

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Terminal traghetti, la bonifica dell'area blocca il progetto da 25 milioni (sezione: Burocrazia)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il recupero di ordigni bellici fermo da 5 mesi a causa della burocrazia L'Azienda speciale per il porto è ancora in attesa di un'autorizzazione Terminal traghetti, la bonifica dell'area blocca il progetto da 25 milioni Il cantiere per l'infrastrutturazione delle aree di retrobanchina del futuro terminal traghetti rimane fermo, com'è da cinque mesi ormai. Manca ancora un'autorizzazione e l'Azienda speciale per il porto, titolare della creazione del terminale grazie a un finanziamento di 25 milioni di euro ricevuto dallo Stato, non può ancora dare il via alla bonifica della zona da eventuali altri residuati bellici. A imporre lo stop ai lavori, avviati all'inizio del 2007, è stato infatti il rinvenimento lo scorso autunno di circa 150 proiettili risalenti alla seconda guerra mondiale. Gli ordigni sono stati trovati interrati a due metri di profondità dall'impresa che sta realizzando per conto dell'Aspm il piazzale di 40mila metri quadri retrostante gli ormeggi 1 e 2 di Portorosega, destinati appunto al traffico di cabotaggio, nel corso dello scavo per la posa delle vasche per la raccolta dell'acqua piovana. L'Aspm aveva quindi dato immediata comunicazione della scoperta alla Capitaneria di porto che aveva provveduto a mettere in sicurezza l'area e a contattare il Quinto reparto artificieri di Padova per la bonifica dell'area. Gli artificieri avevano poi rimosso i 150 proiettili, lunghi 45-50 centimetri, frutto dei bombardamenti alleati sull'area del cantiere navale (che provocarono fra l'altro numerose vittime civili a Panzano). La zona retrostante la banchina all'altezza degli ormeggi 1 e 2 è rimasta però interdetta, in attesa di una bonifica complessiva, perché non era e non è esclusa la presenza di ulteriori residuati. La scoperta dei 150 ordigni ha quindi di fatto impedito la conclusione dei lavori di realizzazione del piazzale del terminal traghetti, prevista in questi giorni, dopo essere già stati rallentati nella fase di avvio dalla necesstià di ripulire l'area, ridotta a una vera e propria discarica abusiva a cielo aperto. La Vidoni si era aggiudicata l'appalto lo scorso anno (base d'asta 5,376 milioni di euro), aprendo il cantiere a Portorosega all'inizio del 2007. L'Azienda speciale porto di Monfalcone non ha ancora notizie, comunque, anche del rilascio della concessione edilizia per la realizzazione della stazione marittima del terminal traghetti, dopo che il progetto definitivo, elaborato dalla Gate Engineering, è stato inviato a tutti gli enti competenti ormai da 4 mesi. L'appalto dell'opera non è quindi ancora in vista. L'edificio dovrebbe essere realizzato in 12 mesi dall'avvio dei lavori con una spesa preventivata di 2,5 milioni di euro. L'azienda speciale conta comunque di poter rendere operativo il terminale nel corso del prossimo anno, visto l'interessamento che operatori del settore continuano a manifestare. Il mercato sembra aprire quindi prospettive per l'avvio di una linea di cabotaggio anche a Portorosega, che può contare su una logistica ottima, ma non sugli incentivi che il porto di Trieste può invece offrire all'armatore turco. Sta invece procedendo come da programma dell'Aspm la creazione del secondo piazzale di 10mila metri in Zona interscambio merci. Dopo l'entrata in funzione del piazzale intermodale da 60mila metri quadri, l'azienda si prepara a rendere fruibili dagli operatori dello scalo la prima area di 15mila metri quadri infrastrutturata in Zona interscambio merci. Il lavori del secondo piazzale di 10mila metri quadri saranno ultimati entro la fine di aprile. Laura Blasich.

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I Lorandi cercano meccanici d'autobus (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Brescia" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Edizione: 10/03/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:GdB LAVORO GLI INTROVABILI All'autofficina di San Zeno Naviglio servono apprendisti. Ma non c'è risposta I Lorandi cercano meccanici d'autobus Negli anni l'organico è sceso da 13 a 5. "Manca il desiderio di imparare il mestiere" Accanto al titolo, il capofficina Stefano Picco e Oscar Lorandi Chiara Corti SAN ZENO NAVIGLIO Sono passati dai 13 all'epoca dell'apertura ai 5 attuali i componenti della squadra lavorativa "autofficina meccanica fratelli Lorandi" di San Zeno Naviglio. Perché oggi "non si trovano più giovani desiderosi di imparare il mestiere". L'azienda familiare di via Diaz è alla ricerca di almeno due nuovi meccanici. L'autofficina, specializzata nella riparazione di autobus, nasce nel 1969 con Ferdinando Lorandi (che scomparve l'anno successivo) e i due figli. "Quando eravamo piccoli nostro padre aveva un distributore di benzina nella zona, poi ha acquistato un'altra officina meccanica e quando il terreno dove attualmente si trova l'azienda è stato messo in vendita ha deciso di acquistarlo per espandere l'attività - ricorda Oscar Lorandi, attuale titolare dell'officina -. Ora mio fratello non lavora più qui e ci siamo solo io, mia figlia Rosa, il capo officina Stefano Picco, che lavora con noi da ben 27 anni, e altri due dipendenti". Giunto all'età di 64 anni, Lorandi si dice "un po' preoccupato per l'attività. Ho solo due figlie femmine, non so per quanti anni ancora continuerò a lavorare e si fa sempre più fatica a trovare personale". L'autofficina meccanica è infatti da circa due anni alla ricerca di "nuovi adepti desiderosi di imparare il mestiere". Che però non arrivano. O meglio "ogni tanto si presenta un apprendista ma, seppure all'inizio qualcuno sembra appassionarsi al lavoro, nel giro di pochi mesi l'interesse viene meno e abbandonano". È così che dalle 13 persone che lavoravano per l'azienda nel 1970 si è giunti ora ai due titolari (Oscar e Rosa) più tre dipendenti. "Il lavoro si sta sviluppando sempre più, considerata anche la specializzazione della nostra officina, ma dobbiamo tenerlo a freno perché siamo in pochi" spiega Oscar. Quali sono i requisiti richiesti per lavorare da Lorandi? "In realtà nessuno in particolare, ad eccezione della buona volontà - dice Rosa -. Non è necessario uno specifico titolo di studio ma accoglieremo volentieri persone con la voglia di imparare, dato che nel nostro campo è necessario tenersi continuamente aggiornati. Ci sono sempre nuove tecnologie e nuovi mezzi e per questo vengono organizzati ogni tanto corsi di aggiornamento che è bene seguire". Per chi dovesse arrivare senza alcuna precedente esperienza ci sarà un periodo di prova di circa un mese, prima della partenza del "contratto" dei metalmeccanici, a tempo indeterminato. E comunque chi si proporrà sarà retribuito dal momento in cui metterà piede in officina. Ma come mai è tanto difficile reperire dipendenti? "Il problema è proprio il personale oggi, più che il posto di lavoro - sostiene Picco -. Alcuni studiano e aspirano poi a trovare un'occupazione diversa, altri non vogliono sporcarsi lavorando con le macchine. Altri ancora preferiscono lavorare in fabbrica perché con i turni hanno più tempo libero. La prima domanda che fanno quando arrivano da noi è "a quanto ammonta lo stipendio?". E poi anche la burocrazia richiesta dall'assunzione è lunga e dispendiosa". "Tutte le autofficine nella zona hanno lo stesso problema, a volte si finisce per portarsi via l'una con l'altra i meccanici - dicono i Lorandi -. La situazione però migliora allontanandosi dall'hinterland, già a Desenzano o in Valle Sabbia il personale si trova più facilmente, forse per una diversa mentalità dei giovani. Per non parlare del Sud Italia, dove di meccanici non ce ne sono". Se negli anni Settanta si trovavano giovani con la voglia di imparare il mestiere, oggi "i lavori artigianali in generale non sono più apprezzati. E nel nostro campo fanno fortuna solo le concessionarie". Per chi fosse interessato a lavorare dai Lorandi, tel. 030.2167010. (Si ringrazia l'Associazione Artigiani).

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MALATTIE RARE: LA POLITICA ITALIANA NON DEVE ABBASSARE LA GUARDIA (sezione: Burocrazia)

( da "marketpress.info" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Padova, 10 marzo 2008 - Le vicissitudini della politica italiana non devono rallentare né tanto meno bloccare gli importanti provvedimenti contenuti in Finanziaria relativamente all'introduzione in tutte le Regioni italiane dello screening neonatale allargato, che permette l'identificazione precoce di almeno 40 malattie metaboliche ereditarie. E' questa la richiesta dell'Aismme Associazione Italiana Studio Malattie Metaboliche Ereditarie Onlus, che da tempo lavora per l'applicazione dello screening in tutta la Penisola e per sensibilizzare la popolazione sulle tematiche delle malattie rare. "Lo scorso 29 febbraio ? spiega Cristina Vallotto, Presidente Aismme ? si è celebrata in tutta Europa la prima giornata europea delle malattie rare. Un'occasione importante per porre le malattie rare al centro dell'attenzione pubblica. Ma questa attenzione non deve durare solo un giorno". In Italia qualcosa si sta muovendo in questi ultimi mesi: è nato il Centro Nazionale Malattie Rare dell'Istituto Superiore di Sanità, dal 10 marzo il Ministero attiverà un numero verde per famiglie e malati (800. 896. 949), ed il prossimo 20 marzo la Conferenza Stato-regioni approverà un ampliamento dell'elenco delle malattie rare che danno diritto alle prestazioni gratuite del servizio sanitario nazionale. In questo contesto di maggiore attenzione per le malattie rare, si è inserito anche l'introduzione in Finanziaria di un finanziamento di 3 milioni di Euro necessari per acquistare le apparecchiature necessarie per estendere a tutti i neonati italiani lo screening allargato, che permette di avere diagnosi precoci su oltre 40 malattie metaboliche ereditarie, malattie gravi ed altamente invalidanti e mortali se riconosciute tardivamente, ma attualmente trattabili con farmaci e dieta che possono cambiare il decorso clinico della malattia. Una tipologia di screening di massa si identifica 1 bambino malato ogni 2. 000, ed applicata ad oggi purtroppo solo nella Regione Toscana. "Un provvedimento che avrà una ricaduta positiva sul mondo della prevenzione, della ricerca e della cura delle malattie metaboliche congenite e delle malattie rare, ma di cui ancora non si hanno notizie, relativamente ai tempi ed ai modi di applicazione ? continua la Vallotto ? Inoltre non bisogna dimenticare nemmeno i vari provvedimenti legislativi a favore delle malattie rare che giacciono inevasi nei cassetti della burocrazia. Ecco perché è il momento di sollecitare il mondo politico, quello che sta per lasciare il Palazzo ma anche gli uomini e le donne che vi si insedieranno, a non dimenticare le persone affette da patologie rare e le loro famiglie". Maggiori informazioni sull'applicazione dello "screening neonatale metabolico allargato" sul sito di Aismme Onlus www. Aismme. Org . Tel. 049-936. 61. 29. . <<BACK.

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Big bang per il mercato (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-03-09 - pag: 5 autore: "Big bang per il mercato" "Ripartiamo dai servizi pubblici locali - Le lenzuolate non funzionano" di Orazio Carabini H a appena concluso un primo bilancio delle due "lenzuolate" del Governo Prodi."Ci siamo accorti –dice il presidente dell'Antitrust Antonio Catricalà, 56 anni, in questa intervista al Sole 24 Ore – che tutti quei provvedimenti richiedono una costante e attenta manutenzione. Per esempio, abbiamo avviato un'indagine conoscitiva sui codici etici degli ordini professionali. è emerso che le tariffe minime rimangono come mi-sura etica, necessaria per mantenere un livello tariffario adeguato all'importanza e al decoro della professione. è un tradimento dello spirito della legge Bersani". Non è un bel segnale. Infatti. Tanto più che anche la pubblicità è ostacolata: alcuni codici prevedono che sia approvata preventivamente dagli Ordini. E pure la creazione di società di capitali trova qualche impedimento. Come intendete muovervi? Stiamo tentando un'operazione di moral suasion su 12 categorie di professionisti per ottenere alcune modifiche dopodiché dovremo prendere provvedimenti. Perché equivalgono a decisioni di associazioni di imprese. Con la moral suasion cominceremo dagli avvocati che sono 170mila. Poiché sono tanti, la concorrenza non può che far bene al loro settore. E magari gli altri seguiranno. Almeno i panifici saranno aumentati... L'apertura è stata liberalizzata ma purtroppo il saldo netto, aperture meno chiusure, è positivo solo per 40 unità. Su 33mila panifici esistenti in totale. Il 75% dei nuovi esercizi ha seguito la strada semplificata, il 25% ha chiesto la consueta autorizzazione. Che dire?Forse l'offerta è satura. Ma in generale tutto procede lentamente. A che cosa si riferisce? Per esempio,la norma che consente l'apertura di esercizi commerciali senza iscrizione al registro regionale è stata recepita solo dal Friuli e dalla provincia autonoma di Trento. In un caso però sembra che non ci siano dubbi sull'efficacia del provvedimento: i farmaci da banco. I farmaci da banco rappresentano tra l'8 e il 12% del fatturato di una farmacia: su quel segmento si registrano sconti del 20%, quindi l'apertura di canali di vendita alternativi ha funzionato. Ma, a proposito di manutenzione, siamo dovuti intervenire in quattro regioni con azioni cautelari perché i grossisti di farmaci, per lo più consorzi di farmacie, non fornivano le medicine da banco alle parafarmacie. Le norme sui taxi non si possono invece considerare un successo. Abbiamo verificato qualche effetto curioso. Per esempio, la possibilità di concordare le tariffe su tratte specifiche ha provocato aumenti a Firenze e a Napoli. Almeno è finita la vergogna dei costi di ricarica dei telefonini. Le tariffe sono scese del 14%, poi hanno ricominciato a crescere per effetto dei nuovi piani tariffari. Ma era inevitabile. Si parla abbastanza, secondo lei, di queste cose nella campagna elettorale? Non si parla abbastanza di quello che è successo perché non giova né al centro-destra né al centro-sinistra. Ma noi tecnici dobbiamo valutare come è andata. Comunque non si può tornare indietro, anche se cambia la maggioranza. E allora bisogna aggiustare là dove non c'è stato un intervento abbastanza deciso e studiare che cosa si può fare in altri settori. Lei da dove ripartirebbe? Dai servizi pubblici locali, anche se non si può ignorare che il Parlamento è stato impegnato per due anni in un dibattito che non ha prodotto risultati. E allora bisogna fare prima un'attenta analisi costi-benefici delle misure da adottare. Per esempio, i servizi idrici li vogliamo liberalizzare o no? Cerchiamo di capire prima quali sono le conseguenze, poi, eventualmente, il Governo prepari l'articolato e avvii l'iter parlamentare. A questo proposito aggiungo che l'Esecutivo dovrebbe attrezzarsi con un ufficio in grado di valutare l'impatto delle misure di liberalizzazione. L'Antitrust può collaborare, non può fare da ufficio legislativo del ministero. Altrimenti si rischia un'inopportuna confusione di ruoli. Insomma, il metodo delle lenzuolate non ha funzionato granché bene... Io dico che bisogna scegliere delle priorità, valutando i costi sociali e i benefici potenziali. Poi bisogna studiare provvedimenti che riguardino settori omogenei. Non credo alla legge annuale, prevista dalla terza lenzuolata che non è passata in Parlamento. E c'è sempre il problema che per ogni norma abrogata se ne approvano tre nuove. Solo se si riducono gli uffici, se si sfoltisce la burocrazia, si semplifica la vita delle imprese e dei cittadini. Forse, a giudicare dagli effetti delle Bersani, per liberalizzare davvero occorrono dei "big bang" più che norme correttive. Gli interventi vanno studiati e, se occorre, nulla impedisce di fare il big bang, almeno nei settori giudicati prioritari. Come i servizi pubblici locali. Anche l'RcAuto resta un problema: tanti sforzi, pochi risultati. I cittadini segnalano aumenti ingiustificati delle tariffe nonostante miglioramenti nella posizione bonus-malus. Stiamo studiando le condizioni contrattuali per capire se ci sono clausole che rendono più onerose le polizze. Certo,con l'indennizzo diretto i costi dovrebbero scendere. Che dire? Non abbiamo centrato l'obiettivo con gli strumenti di cui disponiamo. D'altra parte non rileviamo posizioni dominanti, né al momento abbiamo la prova di intese anticoncorrenziali. Non funziona neanche il plurimandato per gli agenti... Gli agenti hanno difficoltà ad avere un mandato da più compagnie. Talvolta hanno anche contratti molto vincolanti che li costringerebbero a cambiar sede perché i locali in cui lavorano sono cointestati alle compagnie. E adesso l'Ania si fonde con l'Abi: un bel concentrato di potere. Collusivo? Siamo del tutto contrari a questa fusione, che è quasi un pactum sceleris. Ma almeno le banche hanno fatto progressi verso la concorrenza? è passato sotto silenzio il secondo anniversario della legge sul risparmio che sta funzionando perché ha chiarito competenze e responsabilità delle authority. Comunque dalle banche qualche segnale positivo arriva: i costi del Bancomat scendono, è stato abolito lo ius variandi, cancellate le spese di chiusura conto, la portabilità dei mutui ha prodotto molte ricontrattazioni che consentono di spalmare nel tempo l'aumento delle rate. Con il petrolio a 106 dollari servirebbe un po' più di concorrenza tra le compagnie. Il 20% della capacità di stoccaggio del maggior produtore ( l'Eni,ndr)è a disposizione degli indipendenti. Bisogna rimuovere punto per punto gli ostacoli presenti nelle legislazioni regionali. La Corte costituzionale nel dicembre scorso ha stabilito che, quando si tratta di liberalizzazioni, la legislazione centraleè esecutiva e quindi lo Stato può invadere le competenze regionali. Poste, ferrovie, televisione: è giusto mettere all'asta il servizio universale? è doveroso. Non solo. Le imprese che nel settore lavorano con dei margini dovrebbero partecipare a un fondo destinato a coprire i costi del servizio universale. IMAGOECONOMICA Liberalizzazioni avanti pianissimo. Il presidente dell'Autorità Antitrust, Antonio Catricalà.

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Meno corruzione se c'è libertà nell'economia (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-03-09 - pag: 8 autore: LA MANO VISIBILE ... Meno corruzione se c'è libertà nell'economia di Alessandro De Nicola "C orruptio optimi pessima ". La corruzione del migliore porta al peggio: quello che valeva per il dittatore romano Silla, uomo di notevoli qualità, ma crudele e corrotto, si applica anche oggi. In che senso? Secondo un recente studio pubblicato dal Cato Journal tale degenerazione è dannosissima per i Paesi virtuosi, Stati di diritto con un'economia di mercato, ma può avere effetti meno disastrosi per quelle nazioni con istituzioni debolissime, leggi farraginose e burocrazia inefficiente e invadente. Questa tesi sembra paradossale ma riposa sulla distinzione che l'autore dell'articolo, Douglas Hudson, traccia tra corruzione "restrittiva" ed "espansiva". Riassumiamo: tradizionalmente gli studi economici sono concordi nell'affermare che la corruzione aumenta il costo dell'intraprendere attività economiche minando il rispetto della legge e scoraggiando gli investimenti. Il tutto con conseguenze negative sia sulla crescita economica che sullo sviluppo umano. Tuttavia, un particolare tipo di corruzione viene definita restrittiva e si verifica, ad esempio, quando le imprese cercano protezione dal Governo o tentano di aggiudicarsi appalti pubblici pur essendo più inefficienti dei concorrenti. In altri casi, invece, questo particolare tipo di depravazione economica ha effetti espansivi dell'attività produttiva, il che accade quando uno Stato interventista e deteriorato ha un ordinamento che pone limiti eccessivamente restrittivi e discrezionali al commercio, per di più lasciati in mano a burocrati inetti. In queste situazioni la corruzione appare l'unico sistema per far sorgere un'economia sommersa e far arrivare ai consumatori dei beni che altrimenti sarebbero assenti dal mercato. D'altra parte, pure questa corruzione "espansiva" potrebbe avere dei costi indiretti superiori ai benefici, quali l'eccessivo investimento per ungere le ruote del potere invece che a produrre, creare una potente classe di corrotti con un forte interesse a mantenere lo status quo e aumentare il disprezzo della legge rendendo ancor più difficili le riforme (a meno che non sia il rispetto di una cattiva normativa a incoraggiare il Governo a perseverare nel mantenerla). Hudson ha allora provato a prendere il livello di corruzione così come misurato da Transparency International come variabile indipendente rispetto ad altre variabili quali livello di educazione della popolazione, età media, prodotto nazionale lordo, risorse naturali, libertà economiche, politiche e sociali. Attraverso una regressione statistica viene fuori che in 12 Paesi a istituzioni particolarmente deboli (in testa Haiti, seguita da Bangladesh, Congo, Ciad, Venezuela ed altri) la corruzione aiuta lo sviluppo economico, mentre in altri 107 lo deprime. In Stati come Danimarca, Finlandia, Svezia per ogni euro di effetto positivo ce ne sono addirittura cento di perdita. Naturalmente, anche questo modello econometrico va preso con le pinze, però è indubitabile che più c'è libertà economica e politica meno la corruzione è diffusa e che, quindi, la lotta contro questo tipo di degrado morale ha più successo cambiando la governance e la struttura del Paese in senso liberale più che attraverso draconiane leggi penali. Poiché l'Italia ha in Occidente una posizione assai deludente nella classifica della pulizia, in tempo di elezioni è bene ricordarlo ai tanti giustizialisti e dirigisti che si aggirano per i comizi. adenicola@adamsmith.it PARADOSSI Ma in dieci Stati con istituzioni deboli "ungere il sistema" aiuta lo sviluppo.

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Trenta miliardi di investimenti fermi (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-03-09 - pag: 19 autore: INTERVISTA Fabrizio Palenzona Asecap "Trenta miliardi di investimenti fermi" è la dotazione delle concessionarie bloccata dalla burocrazia Marco Morino MILANO Tra le priorità del nuovo Governo "non potrà mancare la questione delle autostrade", cioè l'ammodernamento e l'ampliamento ( attraverso la costruzione di nuove tratte) della rete autostradale nazionale. In particolare –avverte Fabrizio Palenzona, 54enne presidente di Asecap (l'associazione europea delle società concessionarie di autostrade, ponti e tunnel a pedaggio) – gli operatori del settore si attendono risposte chiare e impegni precisi su due aspetti cruciali: sbloccare i circa 30 miliardi di euro che le concessionarie italiane sono pronte a investire sulla rete fin dal 2004, ma che restano congelati per colpa di "pastoie burocratiche "; creare le condizioni affinché il mercato dei capitali si convinca a investire nel settore delle autostrade italiane così come avviene nei Paesi più evoluti. Sono questi i messaggi forti – assieme alla necessità di "garantire il rispetto assoluto dei contratti in essere, perché la violazione in modo unilaterale dei contratti è il peggiore degli autogol di fronte alla comunità finanziaria, nazionale e internazionale " – che Palenzona lancerà oggi, a Venezia, al summit internazionale dell'Asecap. Al convegno sulle autostrade europee interverranno tra gli altri Massimo D'Alema,Franco Frattini, Alessandro Profumo e Maurizio Beretta, oltre a numerosi ospiti stranieri. Presidente, conferma la cifra dei 30 miliardi di euro che potrebbero essere messi sul mercato dalle concessionarie? La cifra è corretta. I 30 miliardi rappresentano la somma dei progetti contenuti nei singoli piani finanziari delle concessionarie e che sono bloccati dal 2004. Opere essenziali per la mobilità, la cui copertura finanziaria è garantita. Perché i progetti sono bloccati? Per colpa di beghe tra i ministeri, che hanno impedito alle concessionarie, potenzialmente il più grande investitore infrastrutturale nazionale, di mettere in cantiere i nuovi interventi. Però non c'è solo il nodo burocratico. Il problema dei finanziamenti è cruciale nel settore delle opere pubbliche, stante l'insufficienza delle risorse pubbliche. Come ovviare alla carenza di fondi? Spingendo i capitali privati a investire nella realizzazione delle opere. Ma per ottenere questo risultato, cioè il partenariato pubblico- privato per le infrastrutture, il Governo dovrà garantire almeno quattro condizioni, che al momento sono assenti nel nostro Paese. Quali condizioni? Prima di tutto la certezza delle regole. I contratti di concessione, una volta sottoscritti non debbono poter essere modificati se non consensualmente e non certo unilateralmente tramite la forzatura di provvedimenti normativi, tipo un decreto del Governo. In altre parole: per richiamare capitali occorre seguire regole di correttezza e comportamenti comprensibili alla comunità internazionale. In secondo luogo è necessario garantire all'investitore una adeguata remunerazione. Oggi in Italia gli investimenti in infrastrutture hanno un ritorno troppo modesto? In Francia il tasso medio di ritorno dell'investimento nel campo delle grandi infrastrutture è dell'8 per cento. In Italia, il tasso di ritorno sulla Pedemontana è del 6% e sulla Brebemi del 4,5 per cento. Dobbiamo allinearci alle normali condizioni di mercato, senza condizionamenti da parte dei Governi. E le altre condizioni? è necessario ridurre il numero dei soggetti coinvolti nel processo decisionale. La quarta condizione riguarda le regole sugli appalti. I grandi lavori hanno bisogno di grandi contraenti. Spezzettare i lavori in micro lotti può essere controproducente, perché è la condizione ideale per alimentare i contenziosi. Cito un caso: in Spagna è stata bandita una gara per un maxi-tunnel che aveva, come base d'asta, 480 milioni di euro. I lavori sono stati assegnati per 520 milioni, perché quel tipo di offerta è stata giudicata la soluzione più soddisfacente per il progetto in gara. Mi piacerebbe che anche in Italia, dove spesso domina il ricorso al massimo ribasso, prendesse piede questo tipo di cultura. Nel resto d'Europa cosa succede? Si realizzano infrastrutture efficienti in lassi di tempo che in Italia sono richiesti per ottenere le sole autorizzazioni preliminari alla costruzione. In Francia o nel Regno Unito per la realizzazione di opere di medio importo (fino a 100 milioni di euro) sono necessari circa due anni e mezzo, il tempo che in Italia viene impiegato per le sole procedure di valutazione ambientale. Lei, che è anche presidente dell'Aiscat (l'associazione delle concessionarie autostradali italiane), si presenta a Venezia con il cappello europeo dell'Asecap. Quale messaggio rivolge all'Europa? Niente è più europeo delle reti di trasporto. E allora chiediamo che vi sia omogeneità di regole, atti e comportamenti nelle procedure realizzative in tutti i Paesi europei. Ma soprattutto chiediamo all'Europa di essere più efficace e incisiva nel far rispettare e applicare le sue direttiva in materia. E del rapporto tra infrastrutture e ambiente cosa ne pensa? Noi condividiamo la politica europea sull'ambiente, che vogliamo sviluppare ulteriormente. Ma il rispetto dell'ambiente non può tradursi in un elemento frenante per gli investimenti. L'obiettivo è collegare tra di loro tutti gli operatori economici e tutti i cittadini europei, perché tutti possano beneficiare dei vantaggi derivanti dalla creazione di uno spazio senza frontiere. IMAGOECONOMICA Ai vertici europei. Fabrizio Palenzona, presidente di Asecap "Tra le priorità del nuovo Governo non potrà mancare il tema autostradale" "Favorire l'ingresso dei privati? Regole certe, adeguati ritorni e decisioni snelle".

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È caduto il muro a Nord-Est (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-03-09 - pag: 12 autore: "è caduto il muro a Nord-Est" Veltroni: sorpreso per i consensi a Treviso - "I programmi noi li rispettiamo" Lina Palmerini TREVISO. Dal nostro inviato è forse la città più ostile, quella che al centro-sinistra non regala da anni nemmeno una minima chance. Un gelo totale che è sceso subito dopo Tangentopoli e la frantumazione della Dc: tredici anni in cui a dominare è stata la Cdl e la Lega, soprattutto. Treviso, prima città del Veneto per Pil e numero di immigrati ieri è stata la 35esima tappa del tour in pullman di Walter Veltroni. E, dati gli anni di sconfitte a tavolino, vedere tanta gente dentro e fuori il teatro Eden – a qualche chilometro dal centro cittadino – qualche curiosità la metteva. Forse perché le aspettative qui sono talmente basse per il Partito democratico che anche riempire un teatro diventa un fatto nuovo. E così lo interpretavano non solo il segretario regionale del Pd, Paolo Giaretta, ma anche una delle senatrici democratiche più battagliere come Simonetta Rubinato che quasi un anno fa ingaggiò una battaglia contro Vincenzo Visco sugli studi di settore dopo la rivolta di artigiani e piccole imprese di queste parti. E anche su questo fronte – sul fisco come sulla sicurezza – che Veltroni non deve ricucire ma deve tessere proprio una tela tutta nuova. è quello che ha cominciato a fare. Preceduto dall'annuncio della candidatura di Massimo Calearo – che qui è un imprenditore- simbolo anche della diffidenza verso il centro- sinistra – ieri ha usato i tasti più adatti. Ha bandito la lotta di classe, ha chiuso con la Sinistra, ha archiviato l'argomento dei veneti come evasori, ha promesso un "fisco amico" e ha rivendicato l'esigenza di uno Stato che "non sia di ostacolo a chi rischia in proprio". Il "rischio" entra nel vocabolario del Pd. E qui nella terra che ha più densità di piccola impresa, è proprio il luogo più adatto per farlo diventare un valore anche politico. "Esisteva un muro tra il NordEst e il centro-sinistra, costruito per degli errori fatti negli anni, ma anche per il fatto che la coalizione aveva delle contraddizioni che gli impedivano di esprimere il suo riformismo ". è questo lo snodo politico su cui Veltroni comincia la sua traversata nel Nord-Est: la rottura con i comunisti. "Andare da soli ci permette di essere liberi e di liberare quella forza di cui questa terra è carica". Certo, restano tanti chilometri da fare per smontare una diffidenza sedimentata da quegli "errori" di cui parla Veltroni ma già questa autocritica appare una novità. "Nessuno aveva parlato così, nemmeno Prodi", dice Giaretta che sottolinea come "con Calearo candidato, Veltroni dà la dimostrazione di una scelta di campo diversa". Già, Calearo, il test è pure questo. Vedere se una candidatura-bandiera possa trasformarsi in uno spostamento di consensi. Vicenza sarà una tappa dei prossimi giorni e lì, sul palco con Veltroni,ci sarà pure l'imprenditore metalmeccanico. Intanto c'è la soddisfazione per il segretario Pd di dire che "Andrea Riello e Antonio D'Amato hanno detto no al Pdl con la motivazione che loro non faranno riforme". La gente è tanta e non è potuta entrare tutta. Così improvvisa un breve comizio anche fuori dal teatro: Veltroni prende il microfono e proprio mentre parla di "problemi di comunicazione con il Nord- Est" va via l'amplificazione. Si ride, c'è entusiasmo.C'è la promessa di ridurre la pressione fiscale, di tagliare la burocrazia con lo slogan "un'impresa in un giorno",di garantire la sicurezza con la certezza della pena, di non avere immigrazione clandestina. In mattinata era stato a Porto Marghera a incontrare i lavoratori portuali e lì, come a Mestre, annuncia che la prima legge del suo Governo sarà sulla precarietà per introdurre "il compenso minimo legale di mille euro al mese perché la precarizzazione della vita è una condizione inaccettabile". E anticipa che tra qualche giorno farà una proposta sulle pensioni. Ad ascoltarlo c'è Massimo Cacciari: si abbracciano a beneficio dei flash. Il resto della giornata va via per rispondere a Silvio Berlusconi che da Milano apre la sua campagna elettorale stracciando il programma Pd. Veltroni ce la fa a mantenere i toni da fair play: "Strappare i programmi altrui fa tristezza, ma la cosa peggiore è quando si stracciano i propri programmi non realizzandoli. Noi invece li leggiamo e li rispettiamo". E "né Sarkozy né Aznar" li hanno mai stracciati. Niente scontri, insomma. Piuttosto l'ironia quando dice che ha incontrato "impreditori che si spaccano la schiena e che la mattina alle 4.30 sono già a lavoro mentre qualche politico torna dalle discoteche. E allora lo slogan "rialzati Italia" vale per la politica che deve correre, non per gli italiani che sono già belli svegli e in piedi". Se la prende anche con quel "linguaggio da '800" della Pdl che dice "che l'Italia non è pronta per il 50% di donne in Parlamento, che candida il capo della rivolta dei tassisti e rispolvera le partecipazioni statali per Alitalia". Poi ci sono i sondaggi: l'Ipsos che dà il Pd in recupero con sei punti di distacco "mentre aumentano gli indecisi". E allora "convinciamo gli altri, la politica è divertimento e si fa tra la gente, non è una soap opera". ANSA Missione Nord-Est. Walter Veltroni ieri durante il comizio al teatro Eden di Treviso OBIETTIVO PMI "Lo Stato deve essere vicino e non di ostacolo per chi rischia: non ha senso la lotta di classe. Subito sgravi fiscali e misure sulla precarietà".

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Duro monito del rettore: Scuola e Università confuse da troppe riforme inutili (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Ferrara, La" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Duro monito del rettore: "Scuola e Università confuse da troppe riforme inutili" ISTRUZIONE La riflessione proposta dal Cidi "L'Università e penso anche la scuola vivono con i bagagli in mano. Non c'è Ministro che da una decina di anni a questa parte, non desideri stravolgere quanto fatto dal collega precedente, pur di associare il proprio nome all'ennesima riforma. L'auspicio è che il prossimo Ministro decida di non inventarsene un'altra". Così Patrizio Bianchi, rettore dell'Università di Ferrara, commenta la sitazione nella quale versano gli atenei italiani, durante la giornata di riflessione sulle novità legislative che coinvolgono l'istruzione, organizzata dal Centro di iniziativa Democratica degli insegnanti. Università e scuola vivono una sorta di confusione, dovuta all'alternarsi di novità legislative continue e mascherata sotto forma di un'autonomia, che rimane tuttora sulla carta. "Il problema della scuola - prosegue Vincenzo Viglione dirigente dell'Ufficio Scolastico Provinciale - è che non può più attendere decisioni calate dall'alto. E' molto difficile per i docenti avere come punto di riferimento la riforma Moratti, che è tuttora legge vigente e contemporaneamente dover seguire le indicazioni sperimentali date dall'attuale ministro Fioroni". La scuola deve trovare al suo interno, le risposte ai propri bisogni, partendo da una reale attuazione del principio dell'autonomia. Purtroppo a oggi questo non accade, perché la Costituzione non viene applicata e non esiste nemmeno una legge nazionale che stabilisca quali siano gli standard ai quali la scuola si deve attenere". L'autonomia è tuttora una utopia, un fantasma non solo a scuola, ma anche all'Università. "Fino a oggi - continua Bianchi - l'attenzione delle riforme è stata puntata a risolvere i problemi di organizzazione interna agli atenei, e non ad adeguare l'offerta formativa al contesto sociale. Fino a tre generazioni fa, l'Università serviva a formare l'elite territoriale, oggi parlare di un'offerta formativa legata solo al territorio è un limite. A ciò possono essere deputati i primi tre anni, ma i successivi due e i tre di dottorato devono formare esperti di caratura internazionale. L'errore nel panorama formativo è stato quello di puntare molto sui primi tre anni, che altro non sono se non formazione di base, invece che su quelli successivi. Bisogna per questo rivendicare l'autonomia del sistema educativo, se necessario anche con forza". "Il territorio - conclude Daniela Cappagli, presidente Cidi - discute poco di modelli educativi, manca un vero scambio culturale e didattico, c'è troppa burocrazia e attenzione alla dirigenza scolastica. Il nostro obiettivo è stimolare un dialogo sulla scuola a 360º, affinché si crei un'idea solida di scuola del territorio". Silvia Siano.

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Editoriale /2 (sezione: Burocrazia)

( da "Riformista, Il" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Editoriale /2 Biodiversità istituzionali E pensare che solo due anni fa un clima politico come quello attuale non andava di moda. Era il tempo degli endorsement a favore di uno o dell'altro schieramento, dei peana al bipolarismo muscolare che finalmente avrebbe reso l'Italia un paese al passo delle democrazie più avanzate. Si inneggiava alle componenti più radicali degli schieramenti che, in certi casi, oggi si sono squagliate come neve al sole, si denominava come inciucio ogni ipotesi di collaborazione tra esponenti di diversi schieramenti. Oggi come allora, però, c'era chi pensava che bastasse qualche vecchio o nuovo demiurgo, con il solo supporto di certi intellettuali o opinionisti, per risolvere magicamente i problemi del paese, riducendo il ruolo dei parlamentari a quello di marionette che alzano e abbassano le mani a comando, e soprattutto ignorando la società civile, le realtà economiche, i corpi intermedi, le autonomie funzionali. C'è però chi, oggi come allora, non è d'accordo e pensa che il benessere e lo sviluppo italiano nascano dal basso, dal cooperare ordinato di mille forze che permettono di rilanciare lo sviluppo, che, attraverso le realtà sociali, danno vita a un welfare moderno e tentano di controbilanciare le spinte clientelari, corporative e le burocrazie stataliste che rendono malato il nostro paese. Espressione di questo mondo e di questa mentalità sono le Fondazioni culturali trasversali agli schieramenti che mostrano, con la loro esistenza, come i partiti non possano essere autoreferenziali, ma debbano esprimere ciò che nasce in luoghi di dialogo dalle esperienze sociali, economiche e culturali più interessanti che si incontrano nel panorama nazionale e internazionale. Occasione di un loro incontro più approfondito è stata la comune frequentazione dell'Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà, formato da politici di tutte le provenienze, che riteneva necessario, per fare le riforme, un dialogo attento alle diverse esperienze culturali. Con questa premessa si è giunti ad individuare alcuni temi su cui un accordo tra filoni ideali diversi per il bene comune è già possibile: la necessità di larghe intese per riforme istituzionali di lungo periodo; la riforma dei regolamenti parlamentari che ridia centralità al potere legislativo e si opponga ad ogni tentativo ostruzionistico; l'adozione di un reale e non confuso federalismo che permetta l'attuazione della sussidiarietà orizzontale e il rilancio della welfare society; l'incremento di quello sviluppo diffuso che è una delle principali caratteristiche del nostro paese. Questi primi passi verso una vera democrazia matura, fatta non di monoculture ideologiche, ma di biodiversità istituzionali, saranno recepiti dal mondo politico che conta? È l'auspicio in questo momento di passaggio che purtroppo deve registrare ancora una elezione dove la volontà degli italiani non è ritenuta all'altezza di esprimere attraverso preferenze o primarie il nome dei suoi rappresentanti. Giorgio Vittadini Presidente Fondazione per la Sussidiarietà 10/03/2008.

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Il medico in fuga da Palermo e burocrazia <Qui ho potuto aprire subito la mia clinica> (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-10 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Gli italiani e il "modello spagnolo" Il medico in fuga da Palermo e burocrazia "Qui ho potuto aprire subito la mia clinica" DAL NOSTRO INVIATO MADRID - Zapatero o Rajoy, gl'importava poco. "La Spagna mi ha permesso di fare quel che in Italia era impossibile. E so che continuerà a permettermelo". Che cosa sia il modello spagnolo, il dottor Oreste Lo Iacono è disposto a spiegarlo stamattina a chi vada a trovarlo. A 48 anni, una vita a studiare, oggi finalmente ce la farà: s'inaugura un reparto nuovo di zecca, l'endoscopia, in un ospedale nuovo di zecca, l'Hospital del Tajo di Aranjuez, periferia di Madrid. Il dottor Lo Iacono avrebbe voluto farlo nella sua Palermo, se le caste gliel'avessero permesso. Quattro anni fa ha abbandonato tutto ed è venuto in Spagna: ne sono bastati meno di tre per tirare su i muri, convincere le burocrazie, mettere in piedi una clinica di gastroenterologia. Storie di sorpassi. La fuga dei cervelli non arriva fino in America, Differenze "Qui posso fare ciò che in Italia non era possibile: anni di ricerche e concorsi vinti, e i soliti noti mi passavano davanti" spesso si ferma prima. La comunità italiana a Madrid è una città di 80 mila abitanti e in mezzo ci sono studiosi che non erano figli di, amanti di o protetti da, solo gente di talento che chiedeva un'occasione e qui l'ha trovata. Lo Iacono è uno di loro: "Io non voglio sputare nel piatto, devo tutto all'università di Palermo. Però non posso dimenticare quel che ho passato: concorsi vinti e ignorati, 12 anni di ricerche e poi vedermi passare davanti i soliti noti. L'università italiana funziona per liste d'attesa. Una volta capitò che riuscii ad avere il mio spazio. Venne un cattedratico e mi disse: Lo Iacono, questo posto l'ha avuto per un errore... Facevo già il pendolare con Madrid, mia moglie è spagnola. Ho capito che era meglio cambiare aria". Un'altra aria: "Hanno visto i miei titoli, mi hanno fatto subito un contratto in università. Sono stato inserito nel Ciber, una specie di Cnr in rete che permette di finanziare progetti. E quando s'è deciso di costruire sei nuovi ospedali, hanno scelto anche me". Italia o Spagna, chiaro che se magna: "Non sono meglio di noi. Talvolta ci sono le mazzette. Ma una cosa almeno qui c'è: il vero scandalo, se qualcuno intasca soldi, è che poi non realizzi l'opera". F. Bat.

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Sulla spesa sociale un'Italia a due velocità (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-03-10 - pag: 4 autore: Sulla spesa sociale un'Italia a due velocità Cresce il divario Nord-Sud sulle risorse in bilancio PAGINA A CURA DI Francesco Montemurro Gli sforzi realizzati da Trapani, Siracusa e Lecce non sono bastati. Anche nel welfare locale, misurato sulla base della spesa dei Comuni per il settore sociale, lo sport e la cultura, l'Italia è divisa in due. E i divari classici, fra Nord e Sud e fra territori a Statuto speciale e resto del Paese, si allargano. Nel 2006, secondo i dati degli ultimi bilanci consuntivi disponibili, ogni italiano ha ricevuto in media dal proprio Comune servizi sociali per 176 euro. Ma se abita nel Nord-Est, il territorio più generoso d'Italia, la sua "dote" sale a 240 euro. Nulla in confronto a quanto spetta a trentini e altoatesini, che con quasi 500 euro a testa svettano inarrivabili nella graduatoria. E mentre, tra 2000e 2006, il Nord è cresciuto a ritmi del 20-22%, il Mezzogiorno ha continuato ad arrancare e sono ancora molti i capoluoghi in cui il conto finale non supera le poche decine di euro. Ad aumentare generosamente, invece, è stata la spesa per l'amministrazione generale, che copre i costi di segreterie comunali e uffici amministrativi e assorbe ormai il 30% della spesa corrente. Segno che una cura all'insegna dell'efficienza potrebbe liberare risorse anche per questo settore. Le tendenze emergono dalle anticipazioni del Rapporto annuale sulla spesa sociale dei Comuni dell'Osservatorio politiche sociali dello Spi-Cgil, che si basa sull'analisi dei consuntivi. "Senza il Federalismo fiscale, che dovrebbe garantire risorse certe a tutti gli enti locali, i Comuni hanno utilizzato il freno a mano per una parte importante delle spese di welfare, che finanziano ad esempio le biblioteche e gli altri interventi per la cultura, le scuole materne e la refezione scolastica, e anche la promozione dello sport ", spiega Celina Cesari dello Spi. "Tuttavia – prosegue – le stesse amministrazioni non hanno mostrato intenzione o avuto capacità di indirizzare verso tali interventi parte delle nuove entrate derivanti dall'aumento dell'imposizione fiscale locale e in particolare dell'Ici e dell'addizionale Irpef, mentre emerge la scarsa capacità dei Comuni di controllare la spesa per la burocrazia". I numeri mostrano come, nel periodo considerato, i Comuni abbiano incrementato le spese destinate ai servizi sociali da 139 a 177 euro pro-capite. Nello stesso periodo l'incremento delle entrate tributarie è stato ancora più significativo: considerando le principali imposte, gli introiti da Ici sono infatti cresciuti dai 230 euro pro capite rilevati nel 2000 ai 257 del 2006; l'addizionale Irpef, invece, ha raddoppiato le entrate accertate, da 16 a 33 euro pro-capite. E nei bilanci di previsione 2007, gli accertamenti in entrata dell'addizionale salgono addirittura a 57,7 euro pro-capite. In generale, i dati evidenziano l'azione di un forte spartiacque geografico, che contrappone il Nord al Sud, sia sul fronte delle spese che delle entrate. In numerosi Comuni del Mezzogiorno nel 2006 la spesa sociale non raggiunge gli 80 euro procapite, valore che si innalza sopra i 200 euro in almeno 25 comuni del Centro- Nord. Considerando i singoli interventi, la spesa pro-capite per l'assistenza scolastica, il trasporto e la refezione, è di 36 euro al Sud e di circa 47 euro a livello nazionale. Relativamente, invece, ai tributi locali, il gettito Ici (accertamenti) dei comuni del Sud è inferiore almeno del 70% rispetto alle altre aree territoriali. Le prospettive del welfare locale appaiono comunque ancora incerte, tenuto conto che le analisi inducono a ritenere che non c'è – da parte dei municipi meridionali – né la possibilità né la capacità di recuperare tutte le entrate locali. La quota dei proventi da servizi pubblici (rette varie e ticket, con esclusione dei proventi da multe) non raggiunge infatti i 20 euro pro- capite in numerosi comuni capoluogo del Sud, mentre tale valore si triplica in diverse città del Centro-Nord. A LIVELLO NAZIONALE Le entrate fiscali hanno trainato i servizi assistenziali, per i quali nel 2006 sono stati consumati 177 euro a testa.

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Innovazione alla svedese: le pareti anti-burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: ECONOMIA E IMPRESE MEDIA E MA data: 2008-03-10 - pag: 21 autore: NEXT ... Innovazione alla svedese: le pareti anti-burocrazia L o scrittore Jack Kerouac è passato alla storia per essere stato l'apostolo della beat generation con il libro On the Road. Una volta ho sentito una sua intervista in cui diceva che, quando era ragazzo, passava il tempo a correre sulle rive del fiume. Viveva a Lowell a quei tempi e andava a scuola dai gesuiti. La riva del fiume era - credo - la sua prima metafora della libertà dai vincoli, poi venne la strada. Bene, a Kerouac (che aveva frequentato la Columbia University) si deve la più poetica definizione di burocrazia: "Quando separerete la gente dai loro fiumi che cosa otterrete? Burocrazia". Poi, da Max Weber in avanti, la storia di questo concetto ha accompagnato l'800 e il 900 con accezione talvolta positiva, talvolta negativa. La burocrazia ha permesso lo sviluppo degli Stati e il consolidamento del moderno sistema di imprese, ma ha anche immobilizzato o rallentato molti processi di sviluppo. è un fatto che all'interno delle imprese la burocrazia si coniuga quasi sempre con l'incapacità di innovare. Poi arrivò Alvin Toffler negli anni 70 e ci introdusse al concetto di adhocrazia, che della burocrazia è l'esatto contrario e prevede team mirati ( ad hoc, appunto) creati e sciolti e ricomposti, per la soluzione dei problemi e il conseguimento degli obiettivi. Ma l'adhocrazia non ha ancora una casa in cui abitare, perché le imprese in Italia sono rimaste prevalentemente identiche. Fino a oggi, quando dalla Svezia è arrivato un fiume di flessibilità organizzativa che sta contagiando tutta l'Europa. Infatti in Italia l'adhocrazia è sbarcata a Modena, dove gli svedesi di Tetra Pak sono presenti da tempo con il proprio centro mondiale di Ricerca & sviluppo e hanno deciso di convertirne lo spazio di lavoro nel primo ambiente totalmente flessibile al mondo. Un geniale progetto innovativo, in grado di garantire la riconfigurazione digitale di ogni spazio. Basta spostare una scrivania per fare spazio a un nuovo gruppo di lavoro e i collegamenti elettrici, telematici, d'illuminazione e temperatura si adattano al nuovo ambiente. Bene, cosa è successo? Lo stabilimento di Modena è diventato meta di pellegrinaggio per manager e imprenditori illuminati come l'edificio (altrettanto geniale e innovativo) di Telefonica in Spagna? No, è diventato meta di visite ispettive per l'applicazione della legge edilizia (la 31/2002, per la cronaca) ed è stato dichiarato inagibile per diverso posizionamento delle pareti interne. "Ma come?- direbbe Toffler, e forse anche Kerouack - è proprio l'avere pareti flessibili che può dare, mese dopo mese, all'organizzazione la possibilità di riformularsi in nuovi gruppi di lavoro e in nuovi tavoli di progetto". Ma la normativa richiede esplicitamente di segnalare la posizione immobile delle pareti interne. Per una volta, però, la storia ha un lieto fine: Tetra Pak ha invitato le autorità comunali a visitare lo stabilimento per comprenderne la diversità ed è arrivata l'agibilità. www.vitodibari.net "L'adhocrazia si basa sulla totale flessibilità di team e spazi creati e ricreati di continuo" di Vito Di Bari.

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Viva e vegeta, ma per l'Asl è morta da 25 anni (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere del Veneto" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere del Veneto - PADOVA - sezione: PADOVA2A - data: 2008-03-09 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE La storia Viva e vegeta, ma per l'Asl è morta da 25 anni VIGODARZERE - Chiede all'Asl perché non le hanno ancora spedito a casa il tesserino sanitario e così scopre di essere... morta da 25 anni. Le dicono perfino quand'è avvenuto il suo decesso: il primo gennaio 1983. A fare la bizzarra scoperta è una quasi ottantenne padovana, che per certo sa di essere nata l'1 ottobre 1928 a Saletto di Vigodarzere in località Cavaizza e di abitare dal 1957 a Copparo in provincia di Ferrara. Ma a quel punto viene assalita dal dubbio: possibile che il computer dell'Asl si sia sbagliato? Così, come farebbe ogni buon fantasma, appena saputo di essere morta, Ultimina Dalla Pria è andata all'anagrafe del suo paese per vedere chi aveva ragione. Ma, si sa, la burocrazia non si arrende all'evidenza: ha bisogno di prove e così la signora ha dovuto ingaggiare l'avvocato Giuseppe Incandela che si è messo in contatto con l'Agenzia delle entrate. "Sto ancora aspettando una risposta, ma non dovrebbero esserci problemi" si augura il legale. Ma come le è venuto in mente di chiedere quel documento? "Me l'ha suggerito la parrucchiera: ce l'hanno tutti, mi ha detto. E poi in farmacia mi avevano respinto la vecchia tessera sanitaria. All'ospedale si sono stupiti di vedermi allo sportello e a me è sembrato strano che mi dessero per morta visto che godo ottima salute. Mi han detto: "Con questo foglio vada a Ferrara" ma io quella carta e il certificato anagrafico li ho passati all'avvocato". Ultimina Dalla Pria a 22 anni aveva sposato un agricoltore di Masi per trasferirsi nel ferrarese. Una vita difficile, segnata dalla morte del figlio a soli 20 anni. Alla richiesta di rievocare i ricordi padovani, Ultimina sorride: "Mai vista Padova. Ci sono andata una sola volta, da Saletto, dopo sposata. Erano anni difficili, si lavorava tanto e si stava molto a casa; al massimo giravo un po' in bici. Pensi che in vita mia sono stata una sola volta al mare, ai lidi di Comacchio con mio figlio". Ecco perché rifiuta l'invito a comparire in televisione a Roma: "Mi hanno telefonato che mi mandano un taxi fino all'aeroporto di Bologna. Gli ho detto di no". Roberto Brumat Sorridente Ultimina Dalla Pria è nata a Saletto di Vigodarzere.

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Taglio del nastro per l'hotel del Parco (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Provincia di Sassari Pagina 7055 Asinara. A dieci anni dalla sua istituzione l'Ente si dota di servizi per i visitatori Taglio del nastro per l'hotel del Parco Asinara.. A dieci anni dalla sua istituzione l'Ente si dota di servizi per i visitatori La prima struttura ricettiva dell'Isola avrà novanta posti letto --> La prima struttura ricettiva dell'Isola avrà novanta posti letto Novanta posti letto, camere allestite per due, quattro e sei persone, un punto di ristoro. Questi i numeri e i servizi del primo albergo sull'isola. I lustrini sono stati riposti nel cassetto sabato scorso: l'Asinara, a dieci anni dall'istituzione del Parco, ha finalmente un ristorante riservato agli ospiti, inaugurato in pompa magna. Ma per vedere un'altra struttura dedicata ai turisti non occorrerà attendere ancora un decennio: i nastri rispunteranno fuori il mese prossimo, quando aprirà i battenti l'ostello. Novanta posti letto, camere allestite per due, quattro e sei persone, un punto di ristoro e locali accessibili ai disabili. Questi i numeri e i servizi del primo albergo sull'isola. Era stato tirato a lucido già lo scorso anno. L'apertura sembrava imminente. Tutti a contare i giorni: dal sindaco al presidente dell'Ente parco, passando per gli operatori e i turisti. Poi, purtroppo, gli ormai tradizionali intoppi burocratici che ingabbiano l'isola carcere sin dalla sua "liberazione". Rinvii su rinvii, i ragazzi della cooperativa SognAsinara (gli stessi che gestiscono il nuovo ristorante su prenotazione), ancora disoccupati sul più bello e lì a chiedersi se non abbiano commesso un grosso errore a investire passione e risorse in un progetto dai mille intoppi. Che ora può partire, per la gioia di neolavoratori e, finalmente, dei visitatori. L'opportunità di trascorrere la notte al Parco non passerà di certo inosservata. I corridoi dell'ex caserma agenti saranno attraversati da ragazzi, famiglie e bambini. Niente più divise o stellette, solo gente in costume da bagno e canottiera. Ma anche studiosi, convegnisti e studenti. Vacanze e ricerca, questo pare essere il futuro dell'Asinara. Lo scoglio della burocrazia che ha frenato per un anno l'attività della struttura di Cala d'Oliva sembra essere stato superato. Due nuove attività imprenditoriali cominciano a fiorire sull'isola; squilli di risveglio e sviluppo per un parco ancora incatenato e appesantito da vincoli e presidi ministeriali. Ora c'è un nuovo passo da compiere, la nuova continuità territoriale. Con l'approvazione della finanziaria, secondo gli accordi siglati dall'assessore regionale ai Trasporti, Broccia, e il sindaco di Porto Torres, Mura, la Regione trasferirà al Comune circa un milione di euro per l'avvio di un nuovo servizio di trasporto dalla città all'isola. Ci sarà un bando e regole precise. Il Camogli, la tartaruga ferrosa targata Regione, Provincia e Comune che arranca sulle onde, andrà in pensione. Impiega novanta minuti per raggiungere l'altra metà del territorio comunale: l'ansia per l'approdo sull'isola non ci mette molto a trasformarsi in stress da traversata. Poi c'è da sciogliere il nodo del trasporto via terra: il parco mezzi è decisamente datato, i bus - d'estate autentici forni su quattro ruote - non bastano più. E ci sono anche le scuole vela da varare. Bene il ristorante e l'ostello, ma l'Asinara, dopo dieci anni, rimane ancora un cantiere aperto. SAMUELE SCHIRRA.

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<Voglio la Sicilia nazione, alla faccia di Garibaldi> (sezione: Burocrazia)

( da "Panorama" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

"Voglio la Sicilia nazione, alla faccia di Garibaldi" "Voglio la Sicilia nazione, alla faccia di Garibaldi" CARLO PUCA A tutto campo Il caso Cuffaro, le clientele, la mafia: parla Raffaele Lombardo. Che non risparmia nessuno. Neppure la classe dirigente meridionale. "Gradisce un'arancia?". Banditi i cannoli, nella sede romana del Movimento per l'autonomia offrono agrumi. Di Catania, naturalmente, "polposi e grandi come Raffaele Lombardo". Polposo, sì, perché l'"amico" Raffaele ha sempre badato al sodo, secondo i detrattori anche troppo. Grande no, ancora non lo è. Almeno fin quando il "politico" Lombardo non batterà, se batterà, Anna Finocchiaro nella corsa a governatore. Che in Sicilia è come essere un capo di stato. Partiamo da un paradosso. Mentre il Partito democratico la rispetta, la sua parte politica l'ha marchiata. Gianfranco Miccichè dice che lei è in continuità con Totò Cuffaro. Che dire? Gli eventi gli hanno preso la mano. Prima Miccichè mi implorava di candidarmi; poi ha cambiato idea ed è diventato pure un po' sguaiato. È una sorta di incontinenza dalla quale spero prima o poi guarisca. Più prima che poi. Ma la continuità c'è o non c'è? Io custodisco prezioso il valore dell'amicizia. Il mio atteggiamento verso Cuffaro è ispirato soltanto da questo. Dietro la sua porta, a perorare cose men che nobili, ci sono stati uomini di tutti i partiti che oggi, ipocritamente, lo accusano. Ma Totò è lontano mille miglia dalla mafia. Ovviamente cosa diversa è avere sbagliato nell'aiutare amici finiti nelle trame della criminalità. Confondere la mia lealtà con la continuità, o addirittura la complicità su certe cose, come sostiene qualche carogna dell'informazione, è disonesto. La stampa militante mi dà il voltastomaco. Lei ce l'ha con i giornalisti che la accusano di gestione clientelare del potere. Però quegli articoli riportano un dato innegabile: nel Mezzogiorno si ottiene consenso anzitutto con le clientele. Questa sarà la vera rivoluzione siciliana, cambiare lo stato delle cose: è il primo punto del mio programma, lo attuerò se Dio e gli elettori vorranno. L'ho dimostrato proprio a Catania, con efficienza, trasparenza e rigore finanziario. Sulla provincia non grava alcun sospetto giudiziario. E tra i miei elettori ho conquistato primati di fiducia a livello nazionale. Fiducia e voti, lei sta diventando sempre più potente. Qui fuori c'è la fila per salire sul carro del vincitore. Noi facciamo salire chi riteniamo. Preferiamo non ottenere seggi piuttosto che imbarcare tutti. I nomi che circolano sono tutti di ex potenti democristiani. Chi, Enzo Scotti? È uomo di grande intelligenza, si è lasciato alle spalle il passato, senza nostalgia. Poi, al di là della candidatura, voglio citare l'intelligenza vivacissima di Paolo Cirino Pomicino. Di Pomicino farei il massimo pensatore meridionale, se solo smettesse con l'idea di rifare la Dc. Che fa, abiura la sua storia? Io ho militato nella Democrazia cristiana. Ricordo la degenerazione, il correntismo, le lotte spaventose per il potere. La Dc finì male anche per colpa dei democristiani, non capirono che era cambiato tutto. L'Mpa è nuovo perché postideologico. E comunque, dopo di me ci sarà il passaggio del testimone a giovani sostenitori della fiamma autonomistica spentasi nel dopoguerra. Era l'Isola degli indipendentisti... I siciliani si accorsero che l'unità d'Italia era stata una truffa, una violenza, una conquista orchestrata da Cavour, voluta dai Savoia ed eseguita brutalmente da Garibaldi. Dopo ottant'anni di sfruttamento la Sicilia nutrì la grande speranza dell'indipendenza. Poi si è risolto tutto in un pezzo di carta, ma di grandissima importanza: lo statuto speciale. Purtroppo l'autonomia funziona solo se c'è un partito territoriale. Ora c'è l'Mpa. Lei pensa alla secessione? Assolutamente no, non ce n'è bisogno, bastano l'autonomia e la devoluzione delle risorse economiche. Al Sud conviene? Dallo stato centrale ha sempre preso. Molto meno di quanto gli spettasse. Però ha complessivamente sperperato il denaro. La classe dirigente meridionale ha preferito costruire sulle risorse le basi, spesso illecite, del suo consenso. Anche in Sicilia. Lei sembra non volersi fermare, vuol diventare il Bossi del Sud? Accettando il ministero che mi era stato offerto mi sarei sentito uno spiantato. In questa fase storica era giusto che l'Mpa concorresse per l'autonomia della regione. Avremo anche una nostra pattuglia di parlamentari, ma conta di più recuperare lo spirito autonomistico. Poi il futuro è di Dio. Con Silvio Berlusconi lei ha condotto una trattativa formidabile. Ma no, l'ho solo portato a riconoscere la nuova questione meridionale, che dall'agenda politica era scomparsa da tempo. Romano Prodi disprezzava il Sud. E però sono proprio quelli alla Pomicino gli accusati del disastro. In passato di errori ne sono stati fatti tanti. La nostra linea è del tutto diversa. Basta assistenzialismo: se solo impieghiamo bene i 15 miliardi dei fondi strutturali, otteniamo la fiscalità di vantaggio e incassiamo le tasse locali, siamo a cavallo. Poi ci vogliono meno burocrazia, piccola impresa, un piano per l'energia. E le grandi opere: ferrovie, autostrade e il ponte sullo Stretto. Il ponte non minerà la "sicilitudine"? La sicilitudine, nel senso di superiorità fondata sul poco, è solo una malattia. La spesa regionale è altissima. Il rigore finanziario è fondamentale. Oggi la spesa corrente assorbe gran parte delle uscite. Abbiamo una caterva di dipendenti, li ridurrò. La regione dovrà avere una élite burocratica, ma poi sarà opportuno esternalizzare una serie di servizi. Certo, non si può nemmeno licenziare chicchessia, ma lavorare pian piano sui prepensionamenti. In caso di vittoria ripescherà assessori uscenti? No, pure loro non sono interessati. Ma se la dottoressa Agata Consoli volesse... La sua avversaria principale è Anna Finocchiaro del Pd. Le riconosco grandi capacità, ma ha mostrato poco interesse per il territorio. Però la sua vice, Rita Borsellino sul territorio c'è, per di più a combattere la mafia. In Sicilia ci sono tante persone rispettabilissime. Ma non si può governare andando avanti per simboli e miti. Parliamoci chiaro: iniziò Leoluca Orlando con il professionismo dell'antimafia. Questa è una precondizione, poi ci vuole anche la capacità di governare. La mafia le fa schifo? Non ho condiviso questo slogan. So bene quanto costi ai siciliani la mafia, è una stimmata che ci portiamo addosso, dovunque andiamo. Ma la criminalità va combattuta facendo ciascuno il proprio dovere. Io non faccio il magistrato. Berlusconi premier garantirebbe la guerra alla mafia? La sicurezza è un capitolo fondamentali del programma: lotta senza quartiere alla criminalità organizzata, ma anche ai clandestini che sgozzano, agli immigrati che avvelenano, agli italiani che delinquono, del Nord, del Sud e del Centro. Lei chiederà più polizia? Io mi responsabilizzerei sempre di più. All'articolo 31 lo statuto speciale conferisce al presidente della regione i poteri di guida della polizia e delle forze armate. Certo, fa paura, ma è così: in Sicilia la polizia dovrebbe governarla il presidente regionale in accordo con le province, piuttosto che con i prefetti. Da governatore potrà far valere quest'opzione. Quando si comincia a gustare il piatto dell'autonomia, non ci si ferma più. L'appetito viene mangiando. Con lei la "Sicilia nazione" finirebbe di essere soltanto una teoria. Naturale. Dobbiamo riprendere a scrivere un pezzo di storia dell'umanità: la nostra terra fu capitale del Mediterraneo, è stata ridotta a colonia.

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In azienda cresce la burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "ItaliaOggi Sette" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

ItaliaOggi Sette     ItaliaOggi Sette  - Impresa&lavoro Numero 059, pag. 5 del 10/3/2008 Autore: di Daniele Cirioli Visualizza la pagina in PDF       Nel decreto sono specificati gli obblighi per i quali il datore di lavoro risponde personalmente In azienda cresce la burocrazia Nella valutazione dei rischi l'analisi completa delle tutele Maggiori vincoli burocratici e sanzioni più severe. è questa la ricetta per fermare le morti bianche dettata dal Tu di riforma delle norme in materia sulla sicurezza del lavoro, approvato in prima lettura dal consiglio dei ministri il 6 marzo e anche se i tempi sono ridotti per l'approvazione sta di fatto che il provvedimento fornisce una nuova bussola su compiti e responsabilità con sensibile inasprimento delle relative sanzioni. Punto centrale diventa la "valutazione di rischi", il documento che diventa unico per tutti i rischi (anche quelli da stress da lavoro, si veda altro articolo in pagina) al fine di garantire l'effettività delle tutele in ogni ambiente di lavoro e che deve essere redatto esclusivamente dal datore di lavoro senza possibilità di delega. Le misure generali. L'operazione di riforma aumenta vincoli e adempimenti in azienda, sulla scia di quanto già operato dalla legge n. 123/2007. Rispetto al passato, diventa più chiara l'individuazione dei responsabili delle misure sulla sicurezza. In tabella sono riportate le misure relative alla sicurezza, all'igiene e alla salute durante il lavoro con la precisazione che esse non devono in nessun caso comportare oneri finanziari per i lavoratori. A ciascuno i propri compiti. Il Tu, in primo luogo, stabilisce quali sono gli obblighi ai quali il datore di lavoro deve rispondere personalmente (ossia gli obblighi non delegabili). Sono la valutazione di tutti i rischi con la conseguente adozione dei previsti documenti e la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi. Obblighi del datore di lavoro e del dirigente. Il datore di lavoro e i dirigenti devono nominare il medico competente per l'effettuazione della sorveglianza sanitaria, designare preventivamente i lavoratori incaricati dell'attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell'emergenza. Nell'affidare i compiti ai lavoratori, devono tenere conto delle capacità e delle condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e alla sicurezza. Ancora, datore di lavoro e dirigenti sono tenuti a fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale, sentito il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il medico competente, ove presente; a prendere le misure appropriate affinché soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni e specifico addestramento accedano alle zone che li espongono a un rischio grave e specifico; a richiedere l'osservanza da parte dei singoli lavoratori delle norme vigenti, nonché delle disposizioni aziendali in materia di sicurezza e di igiene del lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuali messi a loro disposizione; a richiedere al medico competente l'osservanza degli obblighi previsti a suo carico nel presente decreto; ad adottare le misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato e inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa; a informare il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione. Obblighi dei lavoratori. In via di principio, il Tu stabilisce che ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni od omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro. Nel dettaglio, poi, stabilisce che devono contribuire, insieme al datore di lavoro, ai dirigenti e ai preposti, all'adempimento degli obblighi previsti a tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro; osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e dai preposti, ai fini della protezione collettiva e individuale; utilizzare correttamente le attrezzature di lavoro, le sostanze e i preparati pericolosi, i mezzi di trasporto, nonché i dispositivi di sicurezza; utilizzare in modo appropriato i dispositivi di protezione messi a loro disposizione; segnalare immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o al preposto le deficienze dei mezzi e dei dispositivi, nonché qualsiasi eventuale condizione di pericolo di cui vengano a conoscenza, adoperandosi direttamente, in caso di urgenza, nell'ambito delle proprie competenze e possibilità per eliminare o ridurre le situazioni di pericolo grave e incombente, dandone notizia al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza; non rimuovere o modificare senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo.

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Niente trasporto per la piccola Giada (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta della Martesana, La" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

IL CASO La bimba, 13 anni, non comunica, non vede e non cammina. E non può andare a scuola NIENTE TRASPORTO PER LA PICCOLA GIADA I genitori accusano il Comune. La replica dell'assessore: "Le nostre proposte respinte dalla famiglia" Giada Compierchio, 13 anni Vimodrone - Giada Compierchio, 13 anni, è una bellissima bimba affetta dalla nascita da deficit cognitivo (non parla o comunica in alcun modo), non vede, non cammina ed è incontinente. E, in più, i genitori si trovano a combattere con la burocrazia, in questo caso il Comune di Vimodrone, che non sembra in grado di garantire il trasporto della bimba alla scuola dei ciechi di via Vivaio a Milano. "Abbiamo affrontato fin dall'inizio diverse difficoltà per tentare e sperare in una vita migliore per lei - ha spiegato la madre Sabina Venturo - ma ci troviamo di fronte ogni giorno a prove sempre più difficili. L'ultimo problema ce l'ha dato il Comune, che lo scorso settembre non è riuscito a garantire il mezzo di trasporto per invalidi per Giada, nonostante ci fossimo attivati l'anno prima con l'assistente sociale, le maestre elementari e i centri per organizzare tutto, informando il Comune a gennaio della necessità del trasporto e dove sarebbe andata la bambina. La responsabile dei servizi sociali solo a inizio ottobre ci ha chiesto se avevamo la possibilità di effettuare il trasporto con un mezzo del Comune e persone della famiglia o fidate come accompagnatori, proposta subito rifiutata perché di difficile realizzazione". Ma le incomprensioni sono proseguite: "La seconda opzione è stata quella del trasporto di un'associazione che, però, non aveva una seconda persona a disposizione per il controllo della sicurezza di mia figlia, come accade in ogni centro trasporti che effettua questo tipo di servizi per portatori di handicap - ha aggiunto il padre di Giada, Antonio Compierchio - al costo, sostenuto dal Comune per il servizio di una sola persona, di 1.700 euro mensili. Ma Giada soffre anche di attacchi epilettici e, se l'autista guida, non può controllarla; inoltre, non veniva garantito che l'autista fosse sempre lo stesso e, quindi, era impossibile controllare se avesse nozioni di pronto soccorso e se fosse degno di fiducia. Abbiamo deciso, allora, di accettare la proposta iniziale dell'offerta di una somma di denaro affinché ci occupassimo noi del trasporto, ma qui c'è stato un tira e molla sulla cifra (la richiesta era di 700 euro a mese, il Comune arrivava a 500), non sufficiente nel caso in cui avessi dovuto lasciare il lavoro". Eppure i genitori non sembrano chiedere la luna: "Vorremmo solo una soluzione che preveda un autista e un assistente per l'incolumità di Giada, o un contributo economico diverso. Io faccio il tassista e, ormai, accompagnano da settembre Giada a scuola, riducendo il mio orario di lavoro con tutti i problemi che ne conseguono. Oggi mia figlia rinuncia al suo diritto di frequentare la scuola per colpa di un Comune sordo alle nostre necessità; la trasportiamo il martedì, il mercoledì e il giovedì, compatibilmente con gli altri impegni. Il sindaco Dario Veneroni ci aveva garantito un suo interessamento che, però, non è mai avvenuto: sono passati ben tre mesi dalle ultime comunicazioni con gli uffici". "Il Comune ha sempre cercato di trovare una soluzione". Questa la posizione dell'assessore alle Politiche sociali Luigi Verderio. "Da quando ci è stata sottoposta la questione abbiamo prospettato diverse alternative alla famiglia, ma nessuna è stata di loro gradimento per questioni economiche o logistiche e, alla fine, sono spariti dalla scena. Le soluzioni erano l'offerta di un contributo economico o il trasporto alternativo che, però, deve avvenire su proposta scritta di soggetti abilitati, in modo da coprire il costo secondo i parametri di legge; era a disposizione una persona che avrebbe frequentato per un mese il corso apposito, ma la famiglia ci ha richiesto anche qualcuno che badasse a Giada. Non hanno accettato le nostre offerte perché volevano che si facesse a modo loro, col trasporto effettuato da un amico, ma il Comune deve seguire le regole. E noi siamo nel giusto. Il trasporto poteva essere realizzato in diversi modi, ma nessuno di questi è stato accettato; è diventata una questione economica, ma coi disabili non si dovrebbe parlare di soldi, ma di servizi". Articolo pubblicato il 10/03/08.

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Lombardo l'autonomista: Voglio la Sicilia nazione, alla faccia di Garibaldi (sezione: Burocrazia)

( da "Panorama.it" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Lombardo l'autonomista: Voglio la Sicilia nazione, alla faccia di Garibaldi Posted By redazione On 10/3/2008 @ 10:41 In Apertura#1 | No Comments di Carlo Puca "Gradisce un'arancia?". Banditi i cannoli, nella sede romana del [1] Movimento per l'autonomia offrono agrumi. Di Catania, naturalmente, "polposi e grandi come Raffaele Lombardo". Polposo, sì, perché l'amico Raffaele ha sempre badato al sodo, secondo i detrattori anche troppo. Grande no, ancora non lo è. Almeno fin quando il politico Lombardo non batterà, se batterà, Anna Finocchiaro nella corsa a governatore. Che in Sicilia è come essere un capo di stato. Partiamo da un paradosso. Mentre il Partito democratico la rispetta, la sua parte politica l'ha marchiata. Gianfranco Miccichè dice che lei è in continuità con Totò Cuffaro. Che dire? Gli eventi gli hanno preso la mano. Prima Miccichè mi implorava di candidarmi; poi ha cambiato idea ed è diventato pure un po' sguaiato. È una sorta di incontinenza dalla quale spero prima o poi guarisca. Più prima che poi. Ma la continuità c'è o non c'è? Io custodisco prezioso il valore dell'amicizia. Il mio atteggiamento verso Cuffaro è ispirato soltanto da questo. Dietro la sua porta, a perorare cose men che nobili, ci sono stati uomini di tutti i partiti che oggi, ipocritamente, lo accusano. Ma Totò è lontano mille miglia dalla mafia. Ovviamente cosa diversa è avere sbagliato nell'aiutare amici finiti nelle trame della criminalità. Confondere la mia lealtà con la continuità, o addirittura la complicità su certe cose, come sostiene qualche carogna dell'informazione, è disonesto. La stampa militante mi dà il voltastomaco. Lei ce l'ha con i giornalisti che la accusano di gestione clientelare del potere. Però quegli articoli riportano un dato innegabile: nel Mezzogiorno si ottiene consenso anzitutto con le clientele. Questa sarà la vera rivoluzione siciliana, cambiare lo stato delle cose: è il primo punto del mio programma, lo attuerò se Dio e gli elettori vorranno. L'ho dimostrato proprio a Catania, con efficienza, trasparenza e rigore finanziario. Sulla provincia non grava alcun sospetto giudiziario. E tra i miei elettori ho conquistato primati di fiducia a livello nazionale. Fiducia e voti, lei sta diventando sempre più potente. Qui fuori c'è la fila per salire sul carro del vincitore. Noi facciamo salire chi riteniamo. Preferiamo non ottenere seggi piuttosto che imbarcare tutti. I nomi che circolano sono tutti di ex potenti democristiani. Chi, Enzo Scotti? È uomo di grande intelligenza, si è lasciato alle spalle il passato, senza nostalgia. Poi, al di là della candidatura, voglio citare l'intelligenza vivacissima di Paolo Cirino Pomicino. Di Pomicino farei il massimo pensatore meridionale, se solo smettesse con l'idea di rifare la Dc. Che fa, abiura la sua storia? Io ho militato nella Democrazia cristiana. Ricordo la degenerazione, il correntismo, le lotte spaventose per il potere. La Dc finì male anche per colpa dei democristiani, non capirono che era cambiato tutto. L'Mpa è nuovo perché postideologico. E comunque, dopo di me ci sarà il passaggio del testimone a giovani sostenitori della fiamma autonomistica spentasi nel dopoguerra. Era l'Isola degli indipendentisti. I siciliani si accorsero che l'unità d'Italia era stata una truffa, una violenza, una conquista orchestrata da Cavour, voluta dai Savoia ed eseguita brutalmente da Garibaldi. Dopo ottant'anni di sfruttamento la Sicilia nutrì la grande speranza dell'indipendenza. Poi si è risolto tutto in un pezzo di carta, ma di grandissima importanza: lo statuto speciale. Purtroppo l'autonomia funziona solo se c'è un partito territoriale. Ora c'è l'Mpa. Lei pensa alla secessione? Assolutamente no, non ce n'è bisogno, bastano l'autonomia e la devoluzione delle risorse economiche. Al Sud conviene? Dallo stato centrale ha sempre preso. Molto meno di quanto gli spettasse. Però ha complessivamente sperperato il denaro. La classe dirigente meridionale ha preferito costruire sulle risorse le basi, spesso illecite, del suo consenso. Anche in Sicilia. Lei sembra non volersi fermare, vuol diventare il Bossi del Sud? Accettando il ministero che mi era stato offerto mi sarei sentito uno spiantato. In questa fase storica era giusto che l'Mpa concorresse per l'autonomia della regione. Avremo anche una nostra pattuglia di parlamentari, ma conta di più recuperare lo spirito autonomistico. Poi il futuro è di Dio. Con Silvio Berlusconi lei ha condotto una trattativa formidabile. Ma no, l'ho solo portato a riconoscere la nuova questione meridionale, che dall'agenda politica era scomparsa da tempo. Romano Prodi disprezzava il Sud. E però sono proprio quelli alla Pomicino gli accusati del disastro. In passato di errori ne sono stati fatti tanti. La nostra linea è del tutto diversa. Basta assistenzialismo: se solo impieghiamo bene i 15 miliardi dei fondi strutturali, otteniamo la fiscalità di vantaggio e incassiamo le tasse locali, siamo a cavallo. Poi ci vogliono meno burocrazia, piccola impresa, un piano per l'energia. E le grandi opere: ferrovie, autostrade e il ponte sullo Stretto. Il ponte non minerà la "sicilitudine"? La sicilitudine, nel senso di superiorità fondata sul poco, è solo una malattia. La spesa regionale è altissima. Il rigore finanziario è fondamentale. Oggi la spesa corrente assorbe gran parte delle uscite. Abbiamo una caterva di dipendenti, li ridurrò. La regione dovrà avere una élite burocratica, ma poi sarà opportuno esternalizzare una serie di servizi. Certo, non si può nemmeno licenziare chicchessia, ma lavorare pian piano sui prepensionamenti. In caso di vittoria ripescherà assessori uscenti? No, pure loro non sono interessati. Ma se la dottoressa Agata Consoli volesse. La sua avversaria principale è Anna Finocchiaro del Pd. Le riconosco grandi capacità, ma ha mostrato poco interesse per il territorio. Però la sua vice, Rita Borsellino sul territorio c'è, per di più a combattere la mafia. In Sicilia ci sono tante persone rispettabilissime. Ma non si può governare andando avanti per simboli e miti. Parliamoci chiaro: iniziò Leoluca Orlando con il professionismo dell'antimafia. Questa è una precondizione, poi ci vuole anche la capacità di governare. La mafia le fa schifo? Non ho condiviso questo slogan. So bene quanto costi ai siciliani la mafia, è una stimmata che ci portiamo addosso, dovunque andiamo. Ma la criminalità va combattuta facendo ciascuno il proprio dovere. Io non faccio il magistrato. Berlusconi premier garantirebbe la guerra alla mafia? La sicurezza è un capitolo fondamentale del programma: lotta senza quartiere alla criminalità organizzata, ma anche ai clandestini che sgozzano, agli immigrati che avvelenano, agli italiani che delinquono, del Nord, del Sud e del Centro. Lei chiederà più polizia? Io mi responsabilizzerei sempre di più. All'articolo 31 lo statuto speciale conferisce al presidente della regione i poteri di guida della polizia e delle forze armate. Certo, fa paura, ma è così: in Sicilia la polizia dovrebbe governarla il presidente regionale in accordo con le province, piuttosto che con i prefetti. Da governatore potrà far valere quest'opzione. Quando si comincia a gustare il piatto dell'autonomia, non ci si ferma più. L'appetito viene mangiando. Con lei la "Sicilia nazione" finirebbe di essere soltanto una teoria. Naturale. Dobbiamo riprendere a scrivere un pezzo di storia dell'umanità: la nostra terra fu capitale del Mediterraneo, è stata ridotta a colonia.

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Campese: Costi energetici, servono sgravi per le Pmi (sezione: Burocrazia)

( da "Denaro, Il" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Campania Campese: Costi energetici, servono sgravi per le Pmi Una seria politica di sgravi fiscali per consentire alle piccole imprese di poter investire e svilupparsi. Antonio Campese, presidente di Confartigianato Campania, commenta con amarezza i dati sulle addizionali per il consumo di energia elettrica: "Ci sono tante imposte - afferma - di cui si ignora l'esistenza. Anzichè i soliti incentivi per aiutare le piccole realtà bisogna abbassare le tasse e semplificare gli adempimenti burocratici". --> Domanda. Le imprese campane pagano 23,5 mln l'anno di addizionale per l'elettricità: un bel salasso... Risposta. E' una di quelle tasse di cui le piccole realtà ignorano persino l'esistenza. Eppure i costi sono altissimi. Così non si può andare avanti. D. Come fare? R. Bisogna decidere se il sistema economico nazionale deve essere basato sulle Pmi. Se così si vuole, bisogna liberare le imprese da tasse e burocrazia che non consentono la crescita e lo sviluppo. D. Eliminare le tasse: un sogno.. R. E' chiaro che è impossibile. Ma i mille balzelli comunali, provinciali, regionali e nazionali si potrebbero ridurre. Ma si rende conto quanto costa l'energia? Se poi ci aggiungiamo le tasse diventa impossibile sopravvivere. Mi chiedo a cose servano le Province e perchè debbano essere finanziate con le tasse delle Pmi. a.v. --> del 08-03-2008 num.

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Tecnologie: credito più facile per le Pmi (sezione: Burocrazia)

( da "Denaro, Il" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Soldi & Imprese incentivi Tecnologie: credito più facile per le Pmi Credito più facile per le piccole e medie imprese che decidono di investire nelle nuove tecnologie digitali: il Fondo di garanzia per le Pmi dedicato al settore prevede l'aumento dell'importo erogabile nel caso di crescita del fatturato dell'azienda di almeno il 10 per cento negli ultimi due esercizi. Altra novità: l'innalzamento dell'importo minimo ammissibile, che sale da 10 mila a 20 mila euro. Quello massimo ammonta a 200 mila euro. Lo strumento di agevolazione del credito è stato istituito dai ministeri dello Sviluppo Economico e dell'Innovazione e Tecnologie in base alla legge 662/96. Jenny Giordano --> Le piccole e medie imprese che vogliono investire in tecnologie digitali possono contare sul Fondo di garanzia alle Pmi istituito dal ministero per lo Sviluppo Economico. Due novità rendono ancora più utile lo strumento e agevolano le aziende che hanno intenzione di accedere al credito per tali interventi. Innanzitutto, le imprese che negli ultimi due anni hanno registrato un aumento del fatturato di almeno il 10 per cento potranno contare su un maggiore importo erogabile. Inoltre, l'importo minimo ammissibile della garanzia, che prima si attestava sui 10 mila euro, è stato innalzato a 20 mila. L'importo massimo è invece fissato per 200 mila euro. La sezione "Tecnologie digitali" del fondo concede una garanzia pari all'80 per cento dell'investimento ammissibile sui finanziamenti alle Pmi, da banche o confidi, per progetti volti ad introdurre innovazioni di prodotto, processo e di servizi mediante l'utilizzo di tecnologie digitali. La novità in termini di maggiore facilità nell'accesso al credito consiste nel fatto che in caso di finanziamento a fronte di investimenti in beni ammortizzabili l'importo base erogabile viene incrementato del 20 per cento del valore dei beni, con un limite di 20 mila euro. Nel caso di investimenti da avviare successivamente alla data di richiesta del finanziamento, la valutazione viene basata sui preventivi di spesa nella misura del 10 per cento del valore dei beni, con un limite di 15 mila euro. Viene mantenuto, invece un incremento dell'importo base nel caso di crescita del fatturato di almeno il 10 per cento negli ultimi due esercizi, prevedendo però che anche nel caso di una crescita del fatturato almeno del 5 per cento negli ultimi due esercizi venga elevato l'importo ammissibile (in misura pari al 50 per cento dell'importo base). L'intervento del fondo di garanzia per le tecnologie digitali riguarda il rilascio di garanzie su finanziamenti, di importo non superiore a 200 mila euro, concessi a piccole e medie imprese a fronte di investimenti nel settore finalizzati all'introduzione di innovazioni di prodotti e di servizi e alla integrazione dei processi aziendali. La garanzia è diretta a banche e intermediari finanziari ovvero concedendo controgaranzia a confidi o a fondi di garanzia gestiti da banche da intermediari finanziari. Sono ammessi a garanzia i finanziamenti di durata tra trentasei mesi e dieci anni utilizzati per concedere dilazioni di pagamento a favore di Pmi a fronte di specifiche forniture di applicazioni tecnologiche digitali. Il limite massimo di finanziamento può essere coperto al 50 per cento dell'importo nel caso di garanzia diretta, e fino al 90 per cento dell'importo nel caso di controgaranzia. L'agevolazione e' concessa in base al regime de minimis, vale a dire che l'aiuto, cumulato con altri ricevuti o da ricevere nell'arco di tre anni, non potrà superare i 200 mila euro. Investimenti Il fondo è previsto dalla legge 662/96, articolo 2, che riguarda le misure in materia di servizi di pubblica utilità e per il sostegno dell'occupazione e dello sviluppo. Gli investimenti ammissibili sono quelli materiali e immateriali. Nella prima categoria rientra qualsiasi investimento fisso in tecnologie dell'informazione e della comunicazione (Ict) finalizzato all'introduzione di innovazioni di prodotti e di servizi e all' integrazione dei processi aziendali: organizzazione, ideazione, produzione, commercializzazione, logistica, distribuzione. Negli investimenti immateriali rientrano invece i servizi di consulenza per lo studio e la realizzazione di processi, prodotti o servizi innovativi finalizzati al recupero di competitività. Della stessa categoria fanno parte anche i servizi per la realizzazione di applicazioni informatiche o contenuti innovativi a supporto dell'azione di reingegnerizzazione di processi critici aziendale, come ad esempio l'e-marketplace o l'e-banking. Fra gli investimenti immateriali bisogna ricordare poi quelli volti all'acquisizione di servizi finalizzati alla formazione del personale in materia di innovazione digitale dell'impresa; servizi finalizzati alla abilitazione della partecipazione a reti digitali di distretto. Domande Le imprese possono presentare domanda fino a esaurimento del Fondo. La procedura per la richiesta dei crediti è esclusivamente telematica e consente di presentare on-line le richieste di ammissione al Fondo di garanzia e alla Sezione Tecnologie Digitali. Le disposizioni operative e i moduli di domanda sono disponibili sul sito del Medio credito centrale www.incentivi.mcc.it. La procedura permette l'inserimento delle richieste con assegnazione in tempo reale del numero di posizione. I soggetti richiedenti devono inviare a Mcc la richiesta di accesso al sistema informatico sull'apposito modulo. Aiuti con meno burocrazia La misura in sintesi Obiettivi: L'intervento della sezione tecnologie digitali è riservato al rilascio di garanzie su finanziamenti, di importo non superiore a euro 200 mila euro, concessi a fronte di investimenti in tecnologie digitali finalizzati all'introduzione di innovazioni di prodotti e di servizi e alla integrazione dei processi aziendali. Beneficiari: piccole e medie imprese Azioni: La garanzia è diretta a banche e ad intermediari finanziari ovvero concedendo controgaranzia a confidi o a fondi di garanzia gestiti da banche, da intermediari finanziari. Sono ammessi a garanzia i finanziamenti di durata tra 36 mesi e 10 anni. Vincoli: Il limite massimo di finanziamento può essere coperto al 50 per cento dell'importo nel caso di garanzia diretta, e fino al 90 per cento dell'importo nel caso di controgaranzia. L'agevolazione e' concessa in de minimis. Domande: format da scaricare sul sito www.incentivi.mcc.it Gli investimenti ammissibili - acquisizione di tecnologie ICT - integrazione dei processi aziendali nell'ambito organizzativo, produttivo, commerciale, logistico e distributivo; - investimenti immateriali - acquisizione di servizi di consulenza, - acquisizione di servizi per la realizzazione di applicazioni informatiche - acquisizione di contenuti innovativi a supporto dell'E-Marketplace, E-Banking - investimenti per la formazione del personale. Tra gli investimenti ammissibili, la formazione del personale, l'acquisizione di servizi di consulenza e di informatica. --> del 08-03-2008 num.

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Aprire un'azienda in un giorno: da oggi parte la sperimentazione (sezione: Burocrazia)

( da "Denaro, Il" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Benevento camera di commercio Aprire un'azienda in un giorno: da oggi parte la sperimentazione Impresa in un giorno: da oggi anche a Benevento si può. La locale Camera di Commercio, guidata da Gennaro Masiello, sperimenta la "Comunicazione Unica per l'avvio dell'attività d'impresa". Il capoluogo sannita è una delle province pilota in Italia dell'iniziativa. La procedura consente di accompagnare le pratiche relative alla nascita di un'azienda, evitando i rallentamenti imposti dalla burocrazia. Cecilia Del Gaudio --> A Benevento, in via sperimentale , le imprese hanno da oggi la possibilità di essere operative in un giorno e assolvere, entro una settimana, gli adempimenti dichiarativi verso il Registro delle Imprese, l'Inps, l'Inail e l'Agenzia delle Entrate attraverso la presentazione telematica di un modello informatico unificato. E'quanto emerge nell'ambito della presentazione della "Comunicazione Unica per l'avvio dell'attività d'impresa". La sperimentazione attiva nel capoluogo sannita è destinata ad essere estesa al resto del paese. Nel corso del dibattito, il numero uno dell'ente camerale, Gennaro Masiello, propone una task force composta da imprenditori, associazioni e professionisti per sperimentare le modalità della Comunicazione unica in questa prima fase. "La Comunicazione Unica è uno strumento innovativo- spiega - già con la comunicazione attivata per le imprese del settore vitivinicolo, abbiamo avuto modo di constatare come il supporto digitale renda la comunicazione più rapida ed economica". "In tal modo-prosegue Masiello -la Camera di Commercio si pone quale interlocutore privilegiato di coloro che vogliono dare l'avvio ad un'attività imprenditoriale". "La comunicazione Unica inoltre, si avvale della collaborazione di enti come l'Agenzia delle Entrate, l'Inps e l'Inail - spiega il presidente - in tal modo proseguiamo verso il nostro obiettivo principale che è il raggiungimento delle tre E': efficacia, efficienza, economicità". La procedura di Comunicazione Unica prevede la trasmissione della pratica per via telematica o presentata direttamente al Registro imprese delle Camere di Commercio. Vale come assolvimento della maggior parte degli adempimenti amministrativi previsti per l'iscrizione al Registro imprese oltre che ai fini previdenziali, assistenziali, fiscali e per l'ottenimento del codice fiscale e della partita Iva. In base al nuovo dettato normativo, l'Ufficio del Registro imprese rilascia subito una ricevuta che costituisce titolo per l'immediato avvio dell'attività imprenditoriale e informa le amministrazioni competenti dell'avvenuta presentazione della comunicazione unica. Queste ultime comunicano immediatamente all'interessato e all'Ufficio del Registro imprese delle Camere di commercio, anche per via telematica, il codice fiscale e la partita Iva ed entro sette giorni gli ulteriori dati definitivi relativi alle posizioni registrate. La stessa procedura si applica anche in caso di modifiche o cessazione dell'attività d'impresa. --> del 08-03-2008 num.

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AGRICOLTURA: CIA, IMPENNATA MATERIE PRIME METTE IN GINOCCHIO IMPRESE (sezione: Burocrazia)

( da "Asca" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

(ASCA) - Roma, 10 mar - L'impennata delle materie prime sui mercati internazionali, in particolare il petrolio, stanno mettendo in ginocchio le imprese agricole, sempre piu' strette nella morsa degli aumenti dei costi di produzione, che nel solo mese di gennaio hanno fatto registrare una crescita dell'8,5 per cento rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente. Una cifra ben piu' consistente di quella che si e' avuta nell'intero 2007: piu' 6,1. A sottolinearlo e' la Cia-Confederazione italiana agricoltori sulla base dei dati Ismea. Un trend che ha visto segnare record -avverte la Cia- come quelli dei concimi (piu' 26,1 per cento) e dei mangimi (piu' 23,6 per cento). Da non sottovalutare anche gli effetti del ''caro-petrolio'' che, sempre a gennaio, ha determinato un incremento dei prezzi dei carburanti (piu' 4,4 per cento), dell'energia elettrica (piu' 3,4 per cento) e dei lubrificanti (piu' 12,3 per cento). A questi si aggiunge la lievitazione delle sementi (piu' 4,5 per cento). I settori che hanno maggiormente risentito di questa frenetica corsa al rialzo delle materie prime sono state le imprese di allevamento (soprattutto bovini e bufalini con un piu' 18,1 per cento) e quelle che coltivano frumento (piu' 9,2 per cento), riso (piu' 8,2 per cento), mais (piu' 9 per cento) e ortofrutta (piu' 4 per cento). Non solo. Ad aggravare la situazione, peraltro, gia' difficile per gli agricoltori, si sono aggiunti gli oneri previdenziali e quelli di carattere burocratico. Oneri pesanti che si traducono in forte ostacolo alla crescita economica delle imprese, con incidenza negativa notevole sull'occupazione e la competitivita'. Non a caso, la Cia proprio per combattere il ''mostro'' della burocrazia ha promosso una Petizione popolare raccogliendo migliaia di firme in tutta Italia. res-rg/cam/bra.

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IMPRESE AGRICOLE: CIA,IMPENNATA COSTI PRODUZIONE TAGLIA REDDITI (sezione: Burocrazia)

( da "Agi" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Food IMPRESE AGRICOLE: CIA,IMPENNATA COSTI PRODUZIONE TAGLIA REDDITI (AGI) - Roma, 10 mar - L'impennata delle materie prime sui mercati internazionali, in particolare il petrolio, stanno mettendo in ginocchio le imprese agricole, sempre piu' strette nella morsa degli aumenti dei costi di produzione, che nel solo mese di gennaio hanno fatto registrare una crescita dell'8,5 per cento rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente. Una cifra ben piu' consistente di quella che si e' avuta nell'intero 2007: piu' 6,1. A sottolinearlo e' la Cia-Confederazione italiana agricoltori sulla base dei dati Ismea. Un trend che ha visto segnare record -avverte la Cia- come quelli dei concimi (piu' 26,1 per cento) e dei mangimi (piu' 23,6 per cento). Da non sottovalutare anche gli effetti del "caro-petrolio" che, sempre a gennaio, ha determinato un incremento dei prezzi dei carburanti (piu' 4,4 per cento), dell'energia elettrica (piu' 3,4 per cento) e dei lubrificanti (piu' 12,3 per cento). A questi si aggiunge la lievitazione delle sementi (piu' 4,5 per cento). I settori che hanno maggiormente risentito di questa frenetica corsa al rialzo delle materie prime sono state le imprese di allevamento (soprattutto bovini e bufalini con un piu' 18,1 per cento) e quelle che coltivano frumento (piu' 9,2 per cento), riso (piu' 8,2 per cento), mais (piu' 9 per cento) e ortofrutta (piu' 4 per cento). Non solo. Ad aggravare la situazione, peraltro, gia' difficile per gli agricoltori, si sono aggiunti gli oneri previdenziali e quelli di carattere burocratico. Oneri pesanti che si traducono in forte ostacolo alla crescita economica delle imprese, con incidenza negativa notevole sull'occupazione e la competitivita'. Non a caso, la Cia proprio per combattere il "mostro" della burocrazia ha promosso una Petizione popolare raccogliendo migliaia di firme in tutta Italia. Comunque, la crescita dei costi di produzione, insieme a quelli previdenziali e burocratici, non manchera' di avere pesanti ripercussioni sui redditi dei produttori agricoli che -afferma la Cia- gia' nel 2007 sono scesi dello 0,9 per cento. Una tendenza che, ormai, si protrae da anni (meno 10,4 per cento nel 2005 e meno 3,4 per cento nel 2006) e, almeno per il momento, non si intravede una svolta positiva. Analogo andamento non si riscontra, pero', in Europa, dove la maggior parte dei paesi mette a segno un aumento reddituale agricolo. Nella classifica Ue occupiamo un posto da fine classifica. Dietro di noi abbiamo soltanto Malta, Grecia, Portogallo, Romania e Bulgaria. Di diverso tenore, invece, i dati relativi ai nostri principali concorrenti, Spagna e Francia. Il reddito agricolo spagnolo e', infatti, aumentato, nel 2007 rispetto al 2006, del 10,4 per cento; mentre quello francese ha registrato un miglioramento nell'ordine del 7,5 per cento. La ragione di questa discrepanza tra l'Italia e gli altri partner europei sta nel fatto che, nel 2007, il nostro Paese -conclude la Cia- non ha recepito i benefici di un corso favorevole dei prezzi dei prodotti agricoli a livello internazionale.(AGI).

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<Mio figlio disabile senza sostegno> (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Vicenza)" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

AGORDINO L'accusa giunge dalla mamma di un bambino che denuncia il continuo cambiamento dei docenti "Mio figlio disabile senza sostegno" "A scuola è continuamente "sballottato" da una classe all'altra, da un insegnante all'altro" Agordino"Sono una mamma di un bimbo diversamente abile, di 11 anni, che frequenta la seconda elementare presso uno degli istituti dell'Agordino. Volevo lamentare il mio disagio, la mia perplessità, nel comprendere il perché tante cose non funzionano in ambito scolastico per i nostri figli".Si apre così la lettera di una mamma dell'Agordino che non vuole essere una denuncia, bensì uno sfogo sicuramente giustificato. La mamma scrive al plurale "perché - afferma - sono molti i bimbi diversamente abili, che frequentano la scuola, ognuno con problemi diversi".Problemi che ricadono sulle famiglie creando spesso malessere soprattutto all'inizio dell'anno scolastico."È vero, ogni anno le stesse domande: mio figlio avrà l'insegnante di sostegno? Sarà definitiva? Quanti mesi trascorrerà con mio figlio? Sarà presente? Sarà all'altezza della situazione?. Il più delle volte l'insegnante viene nominato dopo tre o quattro mesi dall'avvio dell'anno scolastico. Durante l'attesa i bimbi continuano a cambiare insegnanti con conseguenti e comprensibili disagi. Nel mio caso il primo anno era stato molto incoraggiante. L'insegnante era arrivato quasi subito, oltretutto un ottimo insegnante. Nel corso di una riunione mi era stato detto che dovevo ritenermi fortunata per come era andata. Ma mi chiedo: fortunata per cosa? Perché mio figlio ha avuto quello che gli spetta? Non credo sia una fortuna, per mio figlio è un diritto e non penso di dover ringraziare nessuno per questo".Tutto è poi proseguito nel migliore dei modi, l'anno successivo non è andato nello stesso modo."L'anno dopo il problema dell'insegnante si è ripresentato, non siamo più stati fortunati. Perché una persona si prende l'impegno di fare l'insegnante di sostegno se il suo unico pensiero è "tirare fine mese"? Accuse azzardate? È esattamente quello che percepisco, mio figlio non riesce a parlare, ma i gesti sono comprensibili, il suo umore, il suo atteggiamento. In questo ultimo periodo ho avuto a che fare con un menefreghismo di prim'ordine e mi sono sentita presa in giro. Conosco le capacità di mio figlio più di chiunque altro e creare false illusioni è vergognoso, anche se noi genitori sappiamo costruirci una corazza difficile da abbattere".Ma cosa ha fatto arrabbiare la mamma agordina?"Mi ritrovo con mio figlio "sballottato" da una classe all'altra, da un'insegnante all'altra per le continue assenze del docente di sostegno. Il bambino si irrita, gli mancano le sicurezze, non vive in serenità. Mi chiedo se vale la pena che noi genitori combattiamo giorno dopo giorno per cercare di dare a loro una vita più normale possibile. Chiediamo solo che i loro diritti vengano rispettati, non chiediamo nulla di più. Anche i nostri figli hanno diritto all'istruzione seppure con i loro limiti. Gli ingranaggi di questi meccanismi sono sempre inceppati. Perché? E soprattutto perché tanta omertà? Che qualcuno sbrogli in fretta questo intrigo di burocrazia perché a rimetterci sono sempre loro, i bambini i più indifesi".Mirko Mezzacasa.

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A CAVALLO NELLA TENUTA CHE SI GODEVA IL BOSS (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Circondario Sud2)" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

A cavallo nella tenuta che si godeva il boss RAFFAELE INDOLFI In Sicilia andremo in vacanza nelle ville dei clan, il casale di Riina funzionerà da questa primavera come agriturismo. In Campania Bertinotti ha aperto la campagna elettorale di Rifondazione nel palazzo dei Medici ad Ottaviano, che una volta era noto come il castello del boss Raffaele Cutolo ed oggi è la sede dell'Ente Parco del Vesuvio. In Calabria, ad Oppido Mamertina, dagli uliveti confiscati alla 'ndrangheta una cooperativa di giovani produce un olio di qualità. I beni di mafia, camorra e 'ndrangheta vengono così recuperati e concessi in uso alla collettività. L'indicazione del giudice antimafia Giovanni Falcone che era solito ripetere che i mafiosi andavano colpiti "nel loro punto debole: ricchezze e guadagni" è stata raccolta negli anni dalla magistratura italiana che ha sequestrato alle mafie beni per quasi quattro miliardi di euro. Una somma spropositata in lire ma, purtroppo, solo una goccia nel mare delle ricchezze dei boss. Se è vera la stima che attribuisce alle mafie un giro d'affari di 40mila miliardi di euro. Ma quasi 4 miliardi (per la precisione 3 miliardi 910 milioni e 453,730 euro) sono pur sempre una cifra notevole. Di questi, tuttavia, solo 700 milioni vengono alla fine confiscati. Ritornano, cioè, in uso della collettività. Ciò significa che sono stati restituiti negli anni alle persone sospettate di appartenere alla mafia circa 80 per cento dei beni sequestrati. Un bel record - non c'è che dire! - anche se non positivo come quello fatto registrare con i sequestri dei beni mafiosi. Sì, perché quella delle confische dei beni mafiosi è una storia che ha tante luci, ma anche moltissime ombre. Ma quali sono le cause dei ritardi? La principale è la farraginosità delle procedure. Non ci sono tuttora norme che permettono di velocizzare i tempi. Così fra il sequestro e la confisca possono passare anche dieci anni. E c'è di più. I mafiosi difendono la loro "robba" con le unghie e i denti, usando tutte le tutele che la legge mette a disposizione per la difesa della proprietà privata. E anche quella dei boss lo è, nonostante i loro soldi, le ville, le case, i capannoni, le aziende, i terreni siano stati accumulati con il sudore della fronte degli altri. E, molto spesso, con il sangue degli altri: le vittime. Ed è così che, nonostante l'insegnamento di Giovanni Falcone, le procedure per la confisca dei beni sono diminuite negli anni. Si è passati dalle 212 del 2001 alle 28 del 2006. Non solo. Se il mafioso muore prima che si concluda la procedura, lo Stato è costretto a restituire agli eredi i beni divenuti "inoffensivi" per il decesso della persona pericolosa. Succede anche questo! È il caso di Gaetano Badalamenti, il boss di Cinisi morto nel 2004: gli eredi hanno chiesto il dissequestro dei beni del valore di centinaia di migliaia di euro che erano stati sequestrati nel 1985 da Falcone e Borsellino. Ma veniamo ai dati. Sono quelli ufficiali della commissione parlamentare antimafia. "Al 31 dicembre del 2006 i beni immobili definitivamente confiscati risultano in totale essere 7.328. Di questi 3.493 sono stati già destinati o, in minima parte dichiarati formalmente non destinabili. e 3.835 sono, invece, censiti come beni ancora in gestione. La metà dei beni confiscati è costituita da appartamenti o altri tipi di abitazioni, il 26 per cento da terreni e il resto da pertinenze, locali ed altre tipologie di immobili. L'83 per cento dei beni confiscati si trova nelle quattro regioni meridionali, con una netta prevalenza della Sicilia (45 per cento), mentre Campania e Calabria si attestano intorno al 15 per cento. E la Puglia sul 7 per cento. Il restante 17 per cento è concentrato in Lombardia e nel Lazio". Per accelerare le procedure l'Antimafia propone un'Agenzia per la gestione delle confische e una nuova normativa. Lo Stato nel frattempo continua a sequestrare beni alla mafia e fa benissimo. Ma quanti di quei beni entreranno, poi, nelle disponibilità dello Stato? E, soprattutto, quando? Le responsabilità non sono solo della burocrazia, ma anche della Giustizia. Su 123 tribunali ben 65 non hanno instaurato alcun procedimento di prevenzione patrimoniale fra il 2004 e il 2006. I prodotti coltivati sulle terre confiscate ai boss: il vino Centopassi e la pasta Gusto di Sicilia.

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<Amo la Brianza e ora voglio costruire la Provincia della concretezza> (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Monza" del 10-03-2008)
Pubblicato anche in: (Giornale di Vimercate)

Argomenti: Burocrazia

IL PRIMO DISCORSO DEL NEO COORDINATORE PROVINCIALE DI FORZA ITALIA MASSIMO PONZONI 'AMO LA BRIANZA E ORA VOGLIO COSTRUIRE LA PROVINCIA DELLA CONCRETEZZA' richiedi la foto Arcore - "Avevo poco più di vent'anni quando Berlusconi scese in campo. Rimasi affascinato dalla sua dichiarazione programmatica: "Io amo il mio Paese". Sentii il bisogno di fare qualcosa per rispondere alla richiesta di impegno di questo grande uomo". Non poteva che ripartire da Silvio Berlusconi "brianzolo doc e unico politico italiano da esportazione" il primo discorso del coordinatore provinciale di Forza Italia, Massimo Ponzoni. "Berlusconi parlò di lungimirante e visionaria follia. Ebbene, noi siamo quei "matti" di cui Berlusconi parlò nel 1994. Sento ancora in me tutto l'entusiasmo del primo giorno. Penso che ancora oggi Berlusconi sia l'unico politico italiano capace di restituire importanza e prestigio all'Italia e agli Italiani dopo le umiliazioni subite con il governo di sinistra. Penso che Forza Italia sia il partito delle grandi opportunità. Se un giovane vuole darsi da fare, vuole misurare le proprie capacità, ecco: qui c'è posto per lui. Qui potrà crescere, avere successo e realizzare le sue aspirazioni. Con un solo avvertimento: per un giovane di Forza Italia, la gavetta non finirà mai". Ha poi spiegato come i fatti abbiano dato ragione a quelle che a molti apparivano come "intuizioni visionarie" di Berlusconi: "Ha rivoluzionato la politica italiana, dando vita a un partito nuovo che tre mesi dopo la sua nascita ha vinto le elezioni. Aveva detto: Prodi cadrà. Ci credeva solo lui. Ed ecco, Romano è caduto davvero". Il neo coordinatore ha poi spiegato perché secondo lui la sinistra non è adatta a governare la Brianza: "Siamo di fronte a un motore economico da 80mila aziende per 774mila abitanti. Eppure, la sinistra lo rallenta con le tasse e la burocrazia. La Brianza non si vergogna dei valori tradizionali: la fede cattolica, la famiglia, il lavoro. La Brianza si fonda su imprese che sono profondamente impastate di sociale. Ma questi ideali che non appartengono alla sinistra". Secondo Ponzoni, la costruzione della Brianza del futuro è una partita da giocare "in casa" e "liberi da Milano". Infine, un attacco frontale a Pietro Luigi Ponti, assessore provinciale e probabile suo sfidante nella corsa alla presidenza della Provincia MB: "Sta perdendo tempo con comprensori, tavoli di concertazione, consulte, agenzie di sviluppo. Spiace dirlo, ma sta accumulando ritardi su ritardi. Noi invece vogliamo la Provincia della concretezza: quella che assomiglia davvero ai brianzoli". Articolo pubblicato il 04/03/08.

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70 miliardi di euro di interessi (sezione: Burocrazia)

( da "Blog Beppe Grillo" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Firme per il WiMax firme per "Ammastellati" firme per "Forza Clementina" --> 3 Marzo 2008 70 miliardi di euro di interessi Clicca il video 70 miliardi di euro di interessi. Li avete pagati voi insieme a tutti gli italiani. E l'anno che verrà saranno di più. La sera, prima di chiudere gli occhi e di dormire, pensate agli interessi del VOSTRO debito pubblico. Mettete da parte dieci euro nel bicchiere sopra il comodino. Lo Stato, prima di investire nelle strutture sociali o nella sicurezza, ha dovuto pagare lo scorso anno 70 miliardi di euro. Lo Stato siamo noi, gli interessi li abbiamo pagati attraverso le tasse. Per ogni euro dato al fisco, una parte è stata usata per gli interessi. E' come se doveste pagare, con il vostro stipendio, uno strozzino prima del mutuo della casa, dell'asilo, della spesa e delle bollette del gas e dalla luce. La differenza tra lo Stato e lo strozzino è che lo Stato vi ha indebitato senza chiedervi il permesso. Lo strozzino vi ha almeno prestato i soldi. Se però comprate un po' di debito pubblico attraverso le nuove emissioni di titoli di Stato potreste anche andare a pari. Le tasse pagate per gli interessi del debito pubblico si trasformeranno in interessi da titoli di Stato. Il debito è arrivato a 1.629,7 miliardi di euro (nel settembre 2005 era di 1.542,4 miliardi di euro). Ogni anno aumenta grazie ai nuovi interessi da pagare e al deficit di bilancio (la differenza tra entrate e uscite dello Stato). E' un treno impazzito che va fermato con il contenimento dei costi dello Stato. Taglio della burocrazia, delle Province, accorpamento dei Comuni, degli investimenti senza fondo e senza futuro come la TAV in Val di Susa (15 miliardi di euro) o del Ponte di Messina (4/5 miliardi di euro), degli enti inutili, eccetera, eccetera. I governi non devono poter creare buchi di bilancio, le uscite devono essere uguali (o minori) alle entrate. Se sono superiori la differenza la mette il presidente del Consiglio. Le giovani generazioni sono le vittime del debito pubblico. Meno soldi per la ricerca, per la scuola, per l'innovazione significano meno opportunità di lavoro. E' la società dei bamboccioni, quella venuta dopo la società dei magnaccioni. Per tranquillizzare gli italiani, il debito pubblico è sempre confrontato con il PIL. Oggi il rapporto debito/PIL è 105. Se il PIL, quindi il prodotto interno lordo italiano in un anno, aumenta, la catastrofe si allontana. Ma il PIL rallenta, si ferma, e nel 2008 potrebbe diminuire. E nel rapporto debito/PIL siamo penultimi in Europa su 27 Paesi, seguiti solo dall'Ungheria. La spesa pubblica è la risorsa principale della politica italiana: spendono anche i soldi che non hanno per lobby, voti e clientele . Indebitano noi e, soprattutto, i nostri figli. Leggi tutti i post della "Casta dei giornali" V2-day, 25 aprile, per un'informazione libera: 1. Inserisci le tue foto su www.flickr.com con il tag V2-day 2. Inserisci tuoi video su www.youtube.com con il tag V2-day 3. Sostieni il V2 day Clicca l'immagine.

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AGNELLI:MARGHERITA E BANCA PROSSIMA INSIEME PER MICROCREDITO (sezione: Burocrazia)

( da "Wall Street Italia" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di ANSA - -->(ANSA) - MILANO, 10 MAR - Banca Prossima e Blue Orchard insieme nel microcredito. E' questa l'alleanza allo studio tra l'istituto dedicato al Non profit che fa capo a Intesa San Paolo e il fondo partecipato da Margherita Agnelli De Pahlen. Ad annunciarlo sono l'amministratore delegato del gruppo controllato dalla Cà De Sass, Marco Morganti, e la figlia dell'Avvocato, che oggi hanno presenziato un convegno sulla leadership al femminile organizzato da 'Il Sole 24 Ore'. "Speriamo di trovare un'alleanza nel microcredito con Blue Orchard per sostenere una cultura di cui l'Italia ha bisogno", ha annunciato Morganti, senza escludere una cooperazione anche nei paesi emergenti dove il fondo svizzero è particolarmente attivo. "L'obiettivo è di far si che anche i piccoli possano diventare grandi", ha sottolineato la signora Agnelli, da anni testimone in diverse esperienze dirette sul campo e progetti di cui è stata testimone. "La prima battaglia da intraprendere - ha proseguito la signora Agnelli - è combattere la pesante burocrazia presente nel paese che non agevola l'accesso a questa forma di prestiti". "Il target verso cui vogliamo rafforzarci sono gli studenti universitari - ha sottolineato Morganti - che nel nostro paese sono quasi un milione e dal microcredito potrebbero trovare aiuti significativi". Banca Prossima proprio in questi giorni ha lanciato un altro progetto a sostegno delle organizzazioni no-profit mediante l'anticipo a quest'ultime delle donazioni del 5x1000. (ANSA).

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Impossibile portare dolci (sezione: Burocrazia)

( da "Libertà" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Quotidiano partner di Gruppo Espresso LIBERTA' di lunedì 10 marzo 2008 > Liberta di Parola impossibile portare dolci carnevale e feste in classe rovinate dalla burocrazia Egregio direttore, l'ultimo Carnevale non è stato per i bambini delle scuole di Lugagnano e delle frazioni, ma credo anche di tutti gli altri paesi della provincia, la solita festa gioiosa e speciale come gli altri anni, come ognuno di noi ha sempre vissuto coi propri compagni il martedì grasso. Quest'anno infatti il servizio sanitario regionale ha pensato bene di diramare una direttiva che vietava di fatto di portare in classe quei dolci e quelle squisitezze tipiche del Carnevale per evitare che qualcuno possa mangiare qualcosa che lo faccia stare male, come se da decenni ormai tutto ciò fosse stata una frequente possibilità. Come Consiglio d'Istituto abbiamo chiesto chiarimenti alla Ausl provinciale, ma le risposte sono state sempre poco chiare e sinceramente evasive. Pertanto giustamente in un mondo in cui la responsabilità civile e penale di chi sovrintende a tutto è diventata importantissima e rischiosissima quei dirigenti scolastici che hanno emanato le circolari con le quali si dava indicazioni precise nel merito bene hanno fatto, ma hanno messo le insegnanti nelle condizioni di dover annullare tutte le festicciole e i momenti di sano divertimento. Il problema è che quando scrivono questi servizi non sono chiari, lasciano sempre spazio a interpretazioni che non dovrebbero esserci, usano espressioni sovente burocratiche e complicate e poi magari dopo se ne lavano le mani "ah no, ma noi non intendevamo questo". Quello che vorrei sapere in fondo è se è così pericoloso per i bambini mangiare le sprelle, i biscotti, le torte preparate a casa. Non dimentichiamo che questi divieti valgono anche per i compleanni. Qui invece di andare avanti stiamo tornando indietro. Invece di favorire il coinvolgimento e la condivisione tra i bambini li si vuole ghettizzare, diversificare, allontanare, si arriverà al paradosso che a scuola si potranno mangiare solo cose estremamente dietetiche e biologiche che sanno di nulla prese dai distributori automatici. Ma ve lo immaginate cosa significano questi momenti di gioia, di allegria, di gioco per un asilo di una frazione o la scuola di un piccolo paese? Ma lo sapete quanto i bambini aspettino queste giornate e l'importanza che danno al vivere insieme la loro festa? Ma quelli che fanno le leggi sono così convinti che i genitori e gli insegnanti siano così sprovveduti e non conoscano i problemi alimentari dei figli, non abbiano l'accortezza di controllare, non sappiano dare garanzie forti che non succeda nulla? Ciò che vorrei sapere dall'Ausl di Piacenza è se non sarà possibile per il futuro magari evitare i cibi portati da casa, ma dare la possibilità di portare quelli comprati in modo da conoscerne provenienza e igienicità garantita. A Carnevale era vietato anche andare a scuola mascherati perché i vestiti sono quasi sempre incendiabili. Ma noi ci controlliamo forse ogni giorno cosa indossiamo? E non sarebbe ora di vivere più serenamente e spensieratamente pur senza perdere di vista la sicurezza e l'incolumità dei nostri figli a scuola? Noi vogliamo tornare a dare ai nostri bambini queste indimenticabili emozioni. Carlo Raggi Lugagnano [.

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L'agonia del Circolo Artistico (sezione: Burocrazia)

( da "Napoli.com" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di Alessandra Giordano "Vendere ad un privato è un danno per tutta la comunità!".  A lanciare il grido d'allarme è Arnaldo Sciarelli, commissario straordinario per l'Ente Ville Vesuviane, ma soprattutto socio del Circolo Artistico Politecnico che sta in questi giorni vivendo una delle stagioni più tristi della sua pluricentenaria storia. Nel corso della conferenza stampa, coordinata da Pasquale Esposito, urgentemente convocata dal presidente benemerito Adriano Gaito e alla quale hanno partecipato l'onorevole prof. Fulvio Tessitore, quale presidente onorario, il Sovrintendente ai beni ambientali e architettonici Enrico Guglielmo e l'avv. Marinella de Nigris, si è fatto il punto sulla grave situazione in cui versa il Circolo, di cui fu socio nientemeno che il primo presidente della Repubblica, Enrico de Nicola. Fondato nel 1888 e frequentato da personaggi celebri, artisti, musicisti, filosofi, letterati, scrittori e giornalisti, l'Artistico è da tempo al centro di un'esecuzione immobiliare che mette a serio rischio la continuità della sua stessa esistenza. La diffusa crisi dell'associazionismo ha colpito anche il Circolo che nel corso degli anni non è riuscito a far fronte, con i proventi derivanti dalle attività sociali, ai costi di gestione resi ingenti dalle dimensioni della sede e dell'organizzazione delle manifestazioni. I creditori allora hanno chiesto la messa all'incanto dell'immobile di proprietà dell'associazione ad un valore che appare manifestamente sottostimato rispetto al prezzo di mercato: ma tant'è. Sembrano davvero pochi i 3.410.000 euro di aggiudicazione per 1700mq di superficie (in pratica appena 2000 euro al mq), 500 opere d'arte, 3500 volumi della storica biblioteca, più di mille immagini e numerosi strumenti musicali, nonché un'ubicazione e un affaccio fra i più strepitosi di Napoli. Ben diversa la stima della Sovrintendenza: non meno di dieci milioni di euro. E così, dopo alcune tornate andate deserte, la Nuova Edificatrice s.r.l. di Afragola (!) che fa riferimento all'avv. Prof. Domenico Buonomo, si è aggiudicata il bene per il prezzo di cui sopra e senza alcuna garanzia che l'acquirente rispetti non solo la destinazione d'uso, ma anche e soprattutto la conservazione dell'importante monumento di architettura e di storia della nostra città. Il tutto dimostrato dalla richiesta presentata per l'annullamento del vicolo di tutela. Nel corso della conferenza stampa è stato altresì annunciato che all'avv. De Nigris è stato affidato il compito di sostenere in sede giudiziaria le ragioni dell'associazione. Cosa fare? Tutto è nelle mani di Francesco Rutelli, Ministro per i Beni e le Attività Culturali chiamato ad intervenire perché il ministero eserciti il diritto di prelazione, mettendo a profitto l'eseguità del valore di aggiudicazione e restituendo alla collettività lo storico bene. Occorre far presto: la scadenza è alle porte poiché il 27 aprile spira il termine per l'esercizio di questa prelazione. Il periodo elettorale non è certo dei migliori. La burocrazia governativa ancora una volta perderà la sua battaglia? Il che significherebbe un ulteriore depauperamento delle risorse della nostra già massacrata città. E la sindaca? Che dice?.

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In Puglia le aziende di settore sono cresciute del 20,18 nell'ultimo anno (sezione: Burocrazia)

( da "BariSera" del 10-03-2008)

Argomenti: Burocrazia

Si può diventare artigiani in un giorno grazie ad un accordo con la Regione Michele Signorello BARI - Oggi, è possibile diventare artigiani in un giorno: basta un'unica comunicazione alla Commissione provinciale per l'Artigianato. Lo permette la legge regionale 1 del 2008, che si adegua alle previsioni dell'articolo 9 del Decreto Bersani in materia di liberalizzazioni. Nuove regole che significano una boccata d'ossigeno per le imprese artigiane pugliesi, strozzate dalla burocrazia e dai tanti adempimenti. E stamattina, per valorizzare e promuovere l'artigianato re_gionale alla luce delle nuove semplificazioni, l'assessore regionale allo Sviluppo economico Sandro Frisullo ha firmato con le associazioni di categoria Confartigianato, Cna, Casartigiani e Claai (Libere associazioni artigiane) di Puglia un protocollo d'intesa a sostegno di un comparto, quello artigiano, "di importanza vitale per l'economia pugliese", come hanno osservato Frisullo e il presidente regionale Nichi Vendola. Secondo un'indagine Infocamere, al 31 dicembre scorso le aziende artigiane pugliesi sono cresciute, in un anno, di 251 unità, passando da 79.568 a 79.819. Si tratta del 20,18 per cento di tutte le imprese registrate nella regione (oltre 395 mila). Il trend è positivo, "nonostante" ha osservato ancora l'assessore, "il momento attuale di incertezza economica". Frisullo ha ricordato inoltre che "grazie al credito agevolato e alla locazione finanziaria agevolata, il governo Vendola è intervenuto a sostegno del settore con oltre 109 milioni di euro di finanziamenti, cifra che ha consentito age_volazioni a 7.671 imprese in tre anni. Il risultato è stato di oltre 513 milioni di euro di investimenti, e la creazione di 8.359 posti di lavoro". L'as_sessore ha ricordato anche "la convenzione con Arti_giancassa, che ha liberato finanziamenti per 120 milioni di euro, con la creazione di 8 mila nuove piccole e medie imprese e oltre 400 milioni di euro di investimenti complessivi". Anche sul lavoro nero e sommerso la situazione è incoraggiante: "La Cgia di Mestre ha classificato la Puglia al sestultimo posto in Italia come presenza di aziende in nero: sono 825, cioè 2,4 ogni mille imprese". Puglia all'avanguardia in materia di semplificazione, dunque, insieme alla Lombardia: con la legge 1, il consiglio regionale ha modificato il procedimento di iscrizione all'Albo delle imprese artigiane, previsto dalla legge regionale 6 del 2005. Fino a poco tempo fa, l'artigiano era tenuto a produrre domanda di iscrizione all'albo del Comune dove svolgeva l'attività. L'am_ministrazione comunale, poi, trasmetteva la domanda alla Commissione provinciale per l'artigianato, la quale deliberava entro 60 giorni dalla data di presentazione della domanda al Comune. A conti fatti, almeno due mesi di tempo sprecati. Con la nuova procedura, invece, l'iscrizione avviene nel momento stesso in cui la Commissione acquisisce la domanda, e immediatamente verrà attribuito all'artigiano il numero d'albo.

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