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DOSSIER “BUROCRAZIA”

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Report "Burocrazia"

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Indice delle sezioni

Burocrazia (39)


Indice degli articoli

Sezione principale: Burocrazia

La città punta sul sole per dire no al nucleare ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia necessaria per allestire un impianto fotovoltaico - ha detto Paolo Bergamaschi - è asfissiante, e il cittadino lascia perdere. Le amministrazioni pubbliche sostengano perciò chi vuol prendere questa strada". "Le aziende - ha caldeggiato Ciro Maiocchi - possono fare molto: a Guastalla ne esistono tre energeticamente autonome grazie al solare"

Sentieri, tornano i contributi ai volontari ( da "Corriere delle Alpi" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia, per una volta, è stata ridotta al minimo. Basta compilare un modulo con gli estremi dell'associazione e dell'intervento previsto. Per la rendicontazione basta una relazione sui lavori svolti, con documentazione fotografica. Con i fondi del bando si possono acquistare attrezzature per un massimo di 150 euro.

Al mercato piace il potere ( da "Trentino" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: alla tradizione fortemente meritocratica della burocrazia cinese (eredità confuciana, non comunista) e ad un altrettanto diffuso federalismo fiscale che lascia spazio di decisione alle regioni. "I leader locali" ha ricordato Roland "se ottengono buoni tassi di crescita fanno rapidamente carriera"- Diversa la situazione nell'area ex sovietica.

Alta la concentrazione di radon presso la materna: vivaci proteste ( da "Alto Adige" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: e la sua risoluzione è più che urgente anche perchè oggi pure la situazione igienico sanitaria non soddisfa più la norma". Da parte sua la giunta civica non è però intenzionata a riconoscere le delibere della precedente amministrazione e così l'iter potrebbe ricominciare da capo, con altro tempo e denaro spesi in burocrazia. (adp).

La Confcommercio attacca<Imprenditori penalizzati> ( da "Secolo XIX, Il" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Sarebbe auspicabile che si cercasse di snellire la burocrazia che oggi rende difficile assumere i persino ragazzi che cercano lavoro per la stagione". Ragazzi che spesso si sentono negare la possibilità d'imparare il mestiere perché i titolari delle attività, pur di evitare le pratiche previste per dare un impiego anche solo di tre mesi, preferiscono rinunciare.

Il lago di viverone e i pescatori perduti ( da "Repubblica, La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di Piemonte Burocrazia e clima dietro l'estinzione dei coregoni Il lago di Viverone e i pescatori perduti I coregoni, il pesce di lago per eccellenza, si sta estinguendo dalle acque del Viverone. Introdotto cento anni fa per iniziativa di un professore dell'Iti locale, il pesce si era riprodotto in così alto numero da dar vita negli anni Cinquanta a una cooperativa di pescatori.

La valsusa ferita dall'alluvione dimentica i contrasti sulla tav - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La storia è un caso classico di come la burocrazia può rischiare di uccidere. La legge dice che il materiale trasportato dai fiumi in piena è di proprietà dello stato. E che dunque i comuni, dopo averlo tolto dagli alvei dei fiumi, devono metterlo in vendita. Finché si tratta di ghiaia, molto ambita dall'industria delle costruzioni, l'iter può avere una logica.

Viverone e i pescatori perduti - carlo petrini ( da "Repubblica, La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Burocrazia e temperature alte dietro l'estinzione dei coregoni La riproduzione favorì la nascita di un nuovo mestiere: negli anni '50 si formò una cooperativa di pescatori Poi l'introduzione di altre specie, le complicate leggi per figliare le uova e le alghe stanno mettendo a rischio il futuro Il pesce di lago per eccellenza fu introdotto cento anni fa tra qualche scetticismo CARLO

La tav correrà in mezzo alla tangenziale - diego longhin ( da "Repubblica, La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Prima per la burocrazia dell'Anas e del ministero per l'approvazione del piano finanziario presentato da Ativa, ora per la Tav. Ma l'ampliamento è necessario per decongestionare la tangenziale. La Torino-Lione, a seconda del tracciato, toccherebbe la tangenziale in due o quattro punti, correndo a lato dell'arteria per parecchi chilometri.

Pub sotto racket, scatta l'indagine ( da "Repubblica, La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Le istituzioni si comportano come una compagnia assicuratrice che non vuole assicurare. Il dramma è che ogni anno gli stanziamenti destinati ai risarcimenti per noi imprenditori sotto racket, tornano indietro, non spesi. Per colpa di una macchina farraginosa e di una burocrazia cieca". (conchita sannino).

Via gramsci in rivolta via quel ripetitore - federico sedda ( da "Nuova Sardegna, La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La petizione del Duemila, forse è ancora in qualche cassetto della burocrazia. Ingiallita. "Ormai - dice l'ex operaio - è stata dimenticata". Perché non ripresentarla, allora? "Questa volta - risponde - abbiamo preferito rivolgerci alle associazioni ecologiste Gruppo di intervento giuridico e Amici della terra".

Di LAURA DE BENEDETTI LODI <DELLE DUE ( da "Giorno, Il (Lodi)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma non so se si tratti di burocrazia o negligenza". "IN REALTÀ - attacca Bajoni - l'argine della pista ciclabile doveva essere fatto per primo. Il rischio è che, come nel 2002, le acque, senza la necessaria protezione rialzata, superino la strada per Boffalora a monte, piombando sull'Oltre Adda attraverso i campi, alle spalle dell'argine già in costruzione,

Di PAOLO DI GRAZIA C' ERA UNA VOLTA.... gli zingari in pineta. Una volta, ( da "Nazione, La (Viareggio)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: approccio fondamentale per aver ragione del problema e per aver ragione di un altro 'nemico pubblico', vale a dire la burocrazia. "E' da rimarcare ? ha sottolineato Vasco Comaschi ? che siamo riusciti a far cooperare diversi uffici. Pensiamo solo agli apporti tecnici forniti dal Comune di Viareggio che veniva a ripulire le zone contemporaneamente all'intervento della forza pubblica".

Di ANTONIO FULVI E' STATO sotto certi aspetti, il canto del cigno della ( da "Nazione, La (Livorno)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia che condiziona la portualità, dei ritardi nei dragaggi e della necessità di accelerare i processi di autonomia finanziaria. Altrettanto significativi il saluto del presidente dell'Asamar il livornese Antonio Maneschi e quello dell'ammiraglio Raimondo Pollastrini comandante delle Capitanerie di porto (che ha ribadito il ruolo della formazione professionale nella crescita

Bambini in spiaggia per una mattina speciale ( da "Nazione, La (Livorno)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: regole più omogenee in campo internazionale e minor burocrazia. Sul Port State Control, le Capitanerie italiane eccellono anche come preparazione professionale nel campo, grazie al Centro di formazione di Genova che da anni addestra anche militari di altre nazioni. Malgrado ciò, ha riconosciuto Pollastrini, occorre certamente semplificare e rendere più veloci le procedure,

Di CRISTINA LORENZI CARRARA SONO PARTITI UN PO ( da "Nazione, La (Massa - Carrara)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Solo noi siamo ingessati da inerzia e burocrazia". Così la Lp perde commesse importanti, ma il territorio vede svanire una preziosa occasione di rilancio economico e istituzionale. Bartolo iniziò la sua attività come operaio: la sera per arrotondare con due suoi colleghi costruiva pattini e canoe.

Di FIORENZO BUCCI HANNO SCAMBIATO Giannutri per la Sviz ( da "Nazione, La (Grosseto)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ha blindata non scoraggiando la presenza umana ma relegandola in recinti per garantire i quali si assiste al trionfo di una burocrazia fine a sé stessa. Da lunedì scorso, alla chetichella, è in vigore il dispositivo della delibera numero 18 del 16 aprile adottata dal consiglio del Parco per la "regolamentazione sperimentale della fruizione dell'Isola di Giannutri".

Morto il bambino del miracolo Per lui nacque <l'olio di Lorenzo> ( da "Giorno, Il (Milano)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: mentre si battevano tra le pieghe della burocrazia e le diffidenze della scienza. "Anche se non vedeva ? dice il padre ? per lui essere arrivato alla soglia dei trent'anni è stato un traguardo straordinario". La rara malattia di cui era affetto colpisce circa 16.000 bambini americani all'anno e tutti hanno un'età variabile dai 6 ai 10 anni.

Questi fantasmi ( da "Unita, L'" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: come sempre nell'Italia della burocrazia, volano gli stracci e zompa chi può. Ve lo immaginate, in un clima improvvisato e superficiale di questo genere, come saranno bravi i dirigenti e i funzionari peggiori nel liberarsi di rompiscatole laboriosi che, per giunta, sono inclini a denunciare le complicità fra politica e burocrazia?

Prezzi alti, salari bassi: niente sviluppo Draghi allarmato per il Sud. Più spazio ai giovani. Il Paese può ripartire, con l'impegno di tutti ( da "Unita, L'" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: troppa burocrazia, troppi effetti distorsivi per le donne e per il Sud. Quanto ai mutui, la proposta Tremonti non è priva di ombre. "Occorrerà verificare gli eventuali effetti sul mercato delle cartolarizzazioni esistenti - osserva il governatore - Deve in ogni caso essere lasciato massimo spazio all'opera della concorrenza nell'

Costruitemi il reattore in giardino... - mauro vaiani * ( da "Tirreno, Il" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: delle partecipazioni statali, dei baronati universitari, delle burocrazie romane. Lavoravo, già da allora, per creare delle alternative, fare spazio all'innovazione, moltiplicare le possibilità di scelta, mettere in gara i progetti e le soluzioni, in una libera competizione fra produttori e distributori di energia.

Porto a San Cataldo <L'iter prima dell'estate> ( da "Corriere del Mezzogiorno" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: avevano lamentato troppa burocrazia negli enti di governo pugliesi. Una lentezza che non era stata riscontrata in altri ambiti nazionali, ma soprattutto estere, tanto da convincere Piero Montinari, leader dell'omonimo gruppo e presidente di Confindustria Lecce, "a ripensare gli investimenti in atto nel Salento e nella Puglia".

<Ero senza quel pezzo di carta, non ho visto mia madre morire> ( da "Libertà" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia nel suo caso "si è inceppata sulla foto di mia figlia e finché non riesco ad inserita nel mio permesso, non posso portarla con me". Sekou Doumbia, 30enne operaio regolarmente assunto in una ditta cittadina, è rimasto senza lavoro per diversi mesi "perché, dopo il fallimento della fabbrica nella quale lavoravo,

Insieme a Lo straniero e al Mito di Sisifo, Caligol ( da "Messaggero, Il" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: individuo e la burocrazia, politica e intellettuale. In quattro atti (Disperazione di Caligola, Recita di Caligola, Divinità di Caligola e Morte di Caligola) il Nobel algerino riesce a rendere tangibili i fantasmi e le fascinazioni della mente di un uomo potente: distrutto dall'amore e dal dolore causato dalla perdita della sorella Drusilla,

Perini: la rinuncia al nucleare? Grave danno, i politici ci aiutino ( da "Corriere della Sera" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma incide anche la troppa burocrazia Perini: la rinuncia al nucleare? Grave danno, i politici ci aiutino "Spese aumentate del 10%, costretti a spremere le macchine per risparmiare" Elettrodomestici, computer ed elettronica incidono sempre di più sui consumi. Nelle imprese e nelle abitazioni "Leggo che Chicco Testa ha fatto autocritica sul nucleare.

I sindaci alle prese con il rebus Rom ( da "Corriere del Veneto" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: le loro baracche confinano con una burocrazia locale e statale che ci dà il tormento appena costruiamo un'abitazione, apriamo un negozio. Noi facciamo la "raccolta differenziata", la disciplina dell'immondizia ormai misura il livello di civiltà. I nomadi conducono un'esistenza "anarchica", nel solco di antiche tradizioni.

PERUGIA - Non solo la bitumatura per il Giro d'Italia, o la strada per la festa del patrono, ( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Le vere inchieste hanno sempre necessità di indicazioni per districarsi nel difficile mondo della burocrazia pubblica. E quelle sono arrivate. La prossima settimana dell'indagine si apre semplicemente con un lavoro di comparazione rispetto a quanto sequestrato in questi giorni (soprattutto progetti, gare d'appalto, rubriche ed elenchi) e quanto già acquisito nei mesi scorsi.

L'ITALIA non gode certamente di buona salute. Il Paese è stremato, sfiduciato e preocc ( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia e i suoi costi, la riorganizzazione dei servizi a partire da quelli fondamentali per la vita delle persone e delle imprese, la ricollocazione di Terni ad un livello di pari dignità e autorevolezza nei confronti della Regione, il risanamento e la riqualificazione ambientale della conca, la definizione di un piano strategico territoriale per lo sviluppo e per la realizzazione

Podestà frena sulle primarie: <Non è detto che vinca il migliore> ( da "Giornale.it, Il" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per superare la burocrazia e la complessità delle norme, servono i poteri decisionali da commissario che chiede la Moratti. D'altra parte l'Expo è stata firmata dallo Stato. Milano ha un'area piccola, Linate è in territorio di Segrate, Malpensa in un altro Comune e quindi il ruolo da comprimario della Regione è fondamentale.

Il ministro Meloni: Fate più figli, vi darò io una mano ( da "Panorama.it" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: "Asili nido, meno burocrazia per tutti e di conseguenza più figli" riassume Meloni. "In Italia la demografia è una delle principali criticità. In Europa la natalità media è di due figli per donna, nel nostro Paese la media è di 1,3 figli. Siamo di gran lunga sotto quota".

Dall'autorità d'ambito alla Prefettura è una giungla di pareri ( da "Stampa, La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: TROPPA BUROCRAZIA POCHE RISORSE "Dall'autorità d'ambito alla Prefettura è una giungla di pareri" "Devono succedere le tragedie perché qualcosa si muova".

<Giovani discriminati sul lavoro> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: BUROCRAZIA Le imprese italiane sono alle prese con una vera montagna di norme che pesa sul sistema produttivo: uno stock di norme più che doppio di quello francese e cinque volte superiore a quello della Germania. Non solo, oltre ad avere un numero di leggi nettamente superiore a quello degli altri principali Paesi europei,

Tesini dichiara chiusa l'era Illy ( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 01-06-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la pletoricità della burocrazia e le sue inefficienze. Vedremo ora cosa si farà per ridurre gli enti e fare lavorare meglio e di più l'apparato".- Ora il Centrosinistra è minoranza in Consiglio regionale. Come dovrà lavorare?"Si sta discutendo in queste settimane, secondo alcuni bene, secondo altri poco.

Regione, si partiràdai tagli alla sanità ( da "Sicilia, La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: obiettivo è quello di evitare che grandi competenze professionali acquisite negli anni, si disperdano nel calderone della burocrazia regionale. Lo snellimento della macchina amministrativa è "un nodo che va affrontato immediatamente", ha assicurato il presidente Lombardo, "partendo - perché no? - dalle indicazioni fornitemi dall'ex presidente dell'Ars, Gianfranco Miccichè".

Sindaci contro Anas e Magistrato del Po ( da "Stampa, La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: afflitta da troppe competenze, troppa burocrazia e poche risorse, presenta il conto. Bisognava sentirli, i discorsi degli amministratori convocati ieri a Perosa Argentina, Oulx, Susa e Bussoleno. Uniti nel lodare l'impegno della Protezione civile, della Regione e della Provincia, con cui c'è un rapporto diretto.

UN SISTEMA CON 22MILA LEGGI E NEL SUD IL RECORD DI AVVOCATI ( da "Mattino, Il (Benevento)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: LA BUROCRAZIA Roma. Ventiduemila norme, più del doppio di quelle della Francia e cinque volte superiori a quelle della Germania. L'Italia continua a essere ingolfata da leggi, leggine, che creano incertezze e appesantimenti burocratici. Un quadro normativo sovradimensionato e poco chiaro, peraltro in un contesto legislativo variabile,

ALBERI PERICOLANTI, INTERDETTO TUTTO IL BOSCO BORBONICO. LA POLEMICA: NESSUNO LO SAPEVA ( da "Mattino, Il (Circondario Sud2)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La sicurezza è una cosa seria, ma i cittadini vanno rispettati ed informati, come abbiamo sempre fatto, purtroppo devo constatare che ancora una volta la burocrazia si scontra con la volontà di risolvere i problemi in maniera efficace e soprattutto rapida".

Dalla ( da "Provincia di Como, La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: chi decide di mettere mano alla burocrazia per sgonfiarne la bulimia e la parassitaria prosopopea, sappia che Guglielmo il Conquistatore si è messo l'elmetto e minaccia di portare in piazza la sinistra radicale orfana di leader. Conservatore come non mai, aggrappato ai privilegi d'una casta che nulla ha da invidiare a quella politica,

L'ENTUSIASMO DEGLI INDUSTRIALI ( da "Azione, L'" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la riduzione dei costi della burocrazia". "Le elezioni del 13 aprile - concluderà poi la Marcegaglia - hanno segnato un'importante discontinuità: in Parlamento si è prodotta una formidabile semplificazione, sono rimaste fuori le forze anti impresa e anti mercato, c'è dialogo con l'opposizione, abbiamo un governo coeso.


Articoli

La città punta sul sole per dire no al nucleare (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

VIADANA Tornato in piazza il mitico Landini VIADANA. "Il no al nucleare sia sostenuto da idee alternative. Non basta una generica avversione all'atomo: occorre anche mostrare che il ricorso al nucleare non è necessario". Questa la proposta operativa condivisa venerdì, nel corso dell'assemblea indetta dal vecchio Coordinamento anti-nucleare. La stessa amministrazione comunale ha annunciato di avere già intrapreso questa strada: l'energia solare per gli edifici pubblici. Ecco una sintesi degli interventi di venerdì. "Il ricostituito Comitato anti-nucleare - ha affermato Giuseppe Flisi, con cui si è detto d'accordo l'assessore dosolese Marco Arrighi - dovrebbe essere "per" sin nel nome: Comitato per le energie alternative al nucleare". "La burocrazia necessaria per allestire un impianto fotovoltaico - ha detto Paolo Bergamaschi - è asfissiante, e il cittadino lascia perdere. Le amministrazioni pubbliche sostengano perciò chi vuol prendere questa strada". "Le aziende - ha caldeggiato Ciro Maiocchi - possono fare molto: a Guastalla ne esistono tre energeticamente autonome grazie al solare". "Il Comune - ha puntualizzato l'assessore all'ambiente Adriano Saccani - offre già uno Sportello informativo sulle questioni energetiche. Abbiamo recentemente deciso, inoltre, di dotare la nuova scuola elementare di Cogozzo-Cicognara, di imminente realizzazione, di impianto fotovoltaico; ed abbiamo avviato uno studio di fattibilità per fare qualcosa del genere su tutti gli edifici comunali, quantomeno quelli meno vecchi". "Per rafforzare il suo no - ha sottolineato il sindaco Giovanni Pavesi - l'amministrazione municipale ha bisogno del consenso popolare: ecco perché non escludiamo di indire un nuovo referendum". "Viadana - ha aggiunto Mario Pavesi - non deve rimanere sola. Si invitino tutti i sindaci dell'asta del Po a dire pubblicamente il loro no". Unico intervento "non allineato", quello di Desiderio Cavalca: "Le fonti alternative a gas e petrolio non sono sufficienti. E il nucleare ha il pregio di non creare effetto serra". Ieri sera, intanto, è stato sistemato in piazza il trattore utilizzato per i blocchi del 1983, lo storico Landini di Gaetano Carnevali. Ci rimarrà per qualche tempo. Uno stand informativo si aggiungerà in occasione della Fiera di San Pietro. Tra i partecipanti alla breve manifestazione, anche l'ex sindaco Lega Sergio Parazzi. Critico invece il capogruppo Leghista Claudio Bottari: "Un tempo favorevoli al nucleare, oggi molti dell'attuale maggioranza salgono sul carro dell'antinuclearismo". Riccardo Negri.

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Sentieri, tornano i contributi ai volontari (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere delle Alpi" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

La Comunità montana ha lanciato un nuovo bando AGORDO. La giunta della Comunità montana agordina ha approvato il bando per l'anno in corso che prevede l'erogazione di contributi per il mantenimento ed il recupero dei sentieri o piccole stradine pedonali, con particolare riguardo ai collegamenti fra i centri abitati rurali e alle passeggiate nelle vicinanze dei paesi. Possono accedere al bando le associazioni che hanno sede e che operino nel territorio della Cma. La somma massima di contributo concedibile per ogni associazione è di 3 mila euro. C'è tempo fino al 30 giugno per fare domanda ed entro il 31 gennaio le associazioni dovranno presentare il consuntivi dei lavori svolti. Sono esclusi dal finanziamento i sentieri Cai, che godono di altri contributi. "Lo scopo di questi contributi", spiega l'assessore comunitario alla foreste, Leandro Grones, "è quello di continuare a sostenere anche finanziariamente il preziosissimo lavoro sui sentieri dei volontari delle associazioni agordine. Lavoro che ha un ruolo chiave nei delicati equilibri uomo-ambiente e si traduce in una puntuale, concreta e sistematica opera di cura e mantenimento degli antichi percorsi pedonali a favore di tutti i cittadini. Il recupero dei sentieri o delle stradine pedonali è importantissimo non solo per la loro valorizzazione ma ha pure grande valenza sotto il profilo paesaggistico e quindi anche turistico. Grazie a questi interventi, infatti, spesso si creano o si recuperano interessanti percorsi alternativi per passeggiate o mountain bike, su antichi e caratteristici percorsi utilizzati prima dell'avvento delle automobili". Le modalità per accedere ai fondi sono semplicissime. La burocrazia, per una volta, è stata ridotta al minimo. Basta compilare un modulo con gli estremi dell'associazione e dell'intervento previsto. Per la rendicontazione basta una relazione sui lavori svolti, con documentazione fotografica. Con i fondi del bando si possono acquistare attrezzature per un massimo di 150 euro. L'iniziativa della Cma è stata avviata ancora nel 2003 ed ha sempre riscosso un notevole successo tra le associazioni di volontariato, che hanno usufruito ogni anno di tutti i fondi messi a disposizione. "Nonostante i continui tagli agli enti pubblici", sottolinea Grones, "la Cma ha voluto mantenere questo contributo come segno di attenzione nei confronti del volontariato". Lorenzo Soratroi.

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Al mercato piace il potere (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Le economie centralizzate crollano se esposte alla democrazia. Il "rompicapo" cinese Al mercato piace il potere Democratico o dispotico purché non interferisca troppo L'Unione europea ha favorito le riforme istituzionali nei Paesi dell'Europa centrale e svolge un importante ruolo stabilizzatore TRENTO. Il mercato produce democrazia? E' il tema del Festival e dunque, posto che sulla bontà della democrazia nessuno vuole seriamente discutere, è anche la sua domanda centrale. Ebbene, la risposta è "no", il mercato non produce democrazia. Mettiamoci l'anima in pace, il binomio non è di quelli indissolubili. Per convincersene, ha spiegato Gérard Roland, professore belga di Berkeley, esperto di economie di transizione, si osservi il "rompicapo cinese": un governo autoritario, ancor più di quello della Russia di Putin, ma con un mercato che ha garantito uno sviluppo spettacolare tanto da aver fatto della Cina una potenza economica mondiale. Vero è anche che, giusto il giorno prima sempre a Palazzo Geremia, Benjamin Friedman aveva osservato che l'espandersi del mercato stava democratizzando le istituzioni locali della Repubblica popolare e che era ipotizzabile l'estendersi di tale processo. Ma intanto non è così. Il "dispotismo" del partito comunista non è venuto meno. Anzi ha esso stesso favorito il costituirsi - lasciando volare "l'uccello in una gabbia grande" ha citato Roland - l'istituzione che più d'ogni altra sembra caratterizzare il capitalismo e le sue libertà: il mercato appunto. E per ora funziona grazie, ha suggerito lo studioso, alla tradizione fortemente meritocratica della burocrazia cinese (eredità confuciana, non comunista) e ad un altrettanto diffuso federalismo fiscale che lascia spazio di decisione alle regioni. "I leader locali" ha ricordato Roland "se ottengono buoni tassi di crescita fanno rapidamente carriera"- Diversa la situazione nell'area ex sovietica. La Federazione Russa dopo la prima fase di democratizzazione seguita al golpe fallito del '91, è tornata a comprimere le libertà, pur proseguendo nella transizione. Ma in questo caso il passaggio dall'economia centralizzata a quella di mercato non è stata una scelta del potere centrale, ha spiegato Roland, bensì la disgregazione dei gosplan sotto la spinta dei nuovi assetti politici. E' questa, sottolinea lo studioso, una lezione cruciale del XX secolo: l'incompatibilità tra democrazia e pianificazione centrale. Come in Russia, anche negli altri stati ex sovietici i gosplan sono finiti nel cassetto, si sono instaurati i mercati e sono nate istituzioni più o meno democratiche: più liberali nei paesi che hanno aderito all'Ue e meno laddove i precedenti valori "sovietici" hanno mostrato un'inerzia maggiore, alientando scetticismo sul benessere promesso e sulle magnifiche sorti e progressive delle libertà di mercato. Insomma, una complessa transizione è in corso. Ciò che Roland si spinge a dire è solamente che, per i paesi che hanno aderito - dagli Stati baltici a quelli dell'Europa centrale ov'era presente, a differenza della Russia, una robusta "società civile" - l'Ue rappresenta un importante ancoraggio istituzionale. Conclusioni? La pianificazione centrale è incompatibile con la democrazia (Russia docet), mentre una democrazia con pianificazione centrale non s'è mai data. Il mercato, invece, è flessibile: si adatta (sopporta?) sia la democrazia, sia i poteri dispotici purché non interferiscano troppo nei suoi meccanismi interni. Se ne deve forse concludere che il mercato, di per sé, non genera democrazia? E' quanto sembrano mostrare gli studi di Roland. Ma valgono anche le ipotesi di Friedman che alla sua azione associa l'affermarsi di forme più aperte di governo. Ma non necessariamente identiche alla "nostra" democrazia. Il Muro è crollato, ma la storia non è finita.

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Alta la concentrazione di radon presso la materna: vivaci proteste (sezione: Burocrazia)

( da "Alto Adige" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Falzes. Mamme e papà chiedono interventi al Comune Alta la concentrazione di radon presso la materna: vivaci proteste FALZES. Già a fine 2003, dopo una lunga serie di discussioni, la giunta comunale aveva approvato l'ampliamento della scuola materna nel luogo su cui ancora attualmente insiste, valutato sufficiente per il pur consistente ampliamento necessario e decisamente più conveniente per le casse comunali rispetto all'acquisto di un nuovo terreno e ad una costruzione ex novo nei pressi della scuola elementare. Sugli esiti di quella delibera, nel febbraio del 2005 l'allora giunta in carica l'aveva inserito al primo posto fra le sue priorità, stanziando con una delibera anche 500 mila euro dell'avanzo di esercizio 2004 per la realizzazione della nuova struttura che nel frattempo aveva anche un suo progetto, approvato, a firma dell'architetto Gerhard Mahlknecht. Nel giugno del 2005 la costellazione amministrativa comunale subì però uno sconvolgimento ed il progetto, come anche le vecchie delibere, finirono di nuovo nel cassetto con i fondi stanziati che vennero ridestinati alla realizzazione di un garage sotterraneo, subito realizzato nei pressi del municipio. La situazione dell'asilo di Falzes, che non solo ha urgente necessità di nuovi spazi per l'incremento della popolazione scolastica ma che è anche gravato da una concentrazione di gas Radon decisamente superiore alle quantità consentite, continua a preoccupare sia i genitori che le autorità scolastiche che recentemente si sono di nuovo rivolte all'amministrazione comunale affinchè il problema trovi una soluzione definitiva: "La situazione si trascina da anni ed è ormai diventata insostenibile - affermano i rappresentanti dei genitori - e la sua risoluzione è più che urgente anche perchè oggi pure la situazione igienico sanitaria non soddisfa più la norma". Da parte sua la giunta civica non è però intenzionata a riconoscere le delibere della precedente amministrazione e così l'iter potrebbe ricominciare da capo, con altro tempo e denaro spesi in burocrazia. (adp).

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La Confcommercio attacca<Imprenditori penalizzati> (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

La Confcommercio attacca"Imprenditori penalizzati" loano DANIELA LEALI, presidente neoeletta dalla Confcommercio Fipe di Loano, titolare del bar Rino, punta il dito contro la legge nazionale del lavoro che penalizzerebbe gli imprenditori che abbiano la volontà di assumere personale, anche stagionale. "È anche per questo motivo che tanti negozi e attività commerciali cittadine, proprio in questo periodo che anticipa la stagione estiva, espongono avvisi di ricerca del personale - dice - Sarebbe auspicabile che si cercasse di snellire la burocrazia che oggi rende difficile assumere i persino ragazzi che cercano lavoro per la stagione". Ragazzi che spesso si sentono negare la possibilità d'imparare il mestiere perché i titolari delle attività, pur di evitare le pratiche previste per dare un impiego anche solo di tre mesi, preferiscono rinunciare. "Eppure se ci permettessero di far lavorare questi giovani potremmo averne un beneficio entrambi - aggiunge Leali - Noi potremmo trovare un aiuto, loro imparare sul campo. Sarebbe davvero un passo da fare visto che, con la scuola, siamo riusciti a instaurare un buon rapporto". Leali entra anche nel merito della liberalizzazione, prevista dalla legge regionale e che dovrà essere al centro del prossimo piano commerciale comunale. "Troppa liberalizzazione rischia di andare a scapito della professionalità che è invece priorità assoluta nel nostro lavoro - sottolinea - Ma sono certa che con l'amministrazione troveremo una soluzione". La presidente premia gli sforzi fatti negli ultimi dieci anni dall'amministrazione però osserva: "Loano è cambiata molto e in meglio. Ma sarebbe necessario migliorare ancora l'offerta alberghiera e i parcheggi insufficienti alla reale necessità". S. An. 01/06/2008.

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Il lago di viverone e i pescatori perduti (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pagina III - Torino Storie di Piemonte Burocrazia e clima dietro l'estinzione dei coregoni Il lago di Viverone e i pescatori perduti I coregoni, il pesce di lago per eccellenza, si sta estinguendo dalle acque del Viverone. Introdotto cento anni fa per iniziativa di un professore dell'Iti locale, il pesce si era riprodotto in così alto numero da dar vita negli anni Cinquanta a una cooperativa di pescatori. ma è stata un'attività effimera. Vent'anni dopo la cooperativa si è sciolta e oggi di pescatori non ce ne sono più: manca la materia prima. Colpa del clima e della burocrazia. PETRINI A PAGINA XV.

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La valsusa ferita dall'alluvione dimentica i contrasti sulla tav - paolo griseri (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pagina V - Torino Il reportage In missione Ricognizione dei due presidenti nelle aree colpite: in Piemonte danni per 50 milioni La Valsusa ferita dall'alluvione dimentica i contrasti sulla Tav Dai sindaci elogi a Bresso, Saitta e alla Protezione civile Non possiamo pulire gli alvei dei fiumi e poi aspettare di vendere il materiale: una procedura assurda, va modificata la legge Il numero uno della Provincia: ho deciso di riprendere in mano il coordinamento degli aiuti, senza dividerlo con la prefettura Joannas: l'altra notte ho telefonato agli uffici del Magispo. Non ho trovato nessuno e così ho dovuto decidere pur non essendo un tecnico Il primo cittadino di Salbertrand ce l'ha con Iride: nel cuore della piena hanno aperto la diga senza avvisare il Comune PAOLO GRISERI I sindaci sono tutti lì, riuniti intorno a grandi tavoli pieni di carte geografiche, vestiti di pettorine fluorescenti con le radio appese al collo e gli occhi gonfi di sonno. Raccontano, ringraziano e protestano, dividono senza troppe cortesie i buoni dai cattivi come capita a chi ha l'autorevolezza conquistata bussando di notte alle porte delle case pericolanti. L'alluvione supera gli steccati dei tempi normali, la destra e la sinistra, il tav e il no tav, gli indigeni e gli immigrati. Al termine della ricognizione si farà la conta dei danni. Le prime cifre ufficiali arriveranno martedì. Da una stima approssimativa, dicono in Regione, sarà difficile rimanere sotto i 50 milioni di euro. Mercedes Bresso, Antonio Saitta e gli assessori di Regione e Provincia partono di buon mattino per Perosa Argentina, punto di incontro degli amministratori delle valli Chisone e Germanasca, uno dei luoghi dove maggiore è stato il danno. Nella sala riunioni della Comunità montana la prima a prendere al parola è Sandra Agli. è evidentemente commossa: "Devo ringraziare tutti quelli che in questi giorni ci sono stati vicini, ci hanno fatto una telefonata, ci hanno dato la sensazione di essere meno isolati di quanto eravamo". Il suo paese, Prali, 312 abitanti, è stato tagliato fuori dal mondo per 48 ore. Come Massello e Salza che ora mettono sul tavolo l'elenco dei danni: "Due strade provinciali da mettere in sicurezza" e anche "il danno di 400 turisti attesi in questi giorni a Massello". A Perrero, nel cuore della val Germanasca, "c'è da tenere sotto controllo la frana storica del rio Combolas" e ci sono da sistemare nuovi ripetitori "perché in questi giorni avere un telefonino che funzionava poteva essere una questione di vita o di morte". Nei racconti degli amministratori giocano molto la prevenzione, le opere realizzate dopo la dura lezione del 2000 che hanno retto alla perfezione e anche la fortuna. Il sindaco di Perosa racconta che "la Protezione civile ha portato qui alcune grandi ceste, una barriera sperimentale proposta da una ditta tedesca. Le abbiamo messe a protezione del cotonificio". Basta uscire dalla sala per vedere le ceste ancora vicine al ponte: "Senza quella barriera - dice il sindaco - l'acqua sarebbe entrata in fabbrica". Il corteo delle auto parte veloce verso Sestriere, scende i tornanti verso Cesana e raggiunge la seconda tappa della giornata, Oulx, sede della Comunità montana Alta Valle di Susa. Il presidente, Mauro Carena, ha riunito i sindaci. Il primo cittadino di Salbertrand, Piero Biolati, è molto arrabbiato. Ce l'ha con Iride, la società proprietaria della nuova centrale elettrica di Venaus che prende l'acqua da una diga del suo paese: "L'altra notte, nel cuore della piena, hanno pensato bene di aprire la diga senza preoccuparsi dei tronchi e della melma che sarebbero arrivati a valle. E senza avvisare il Comune". Quel che preoccupa di più è "il fronte della frana di Ca Sass, un milione di metri cubi di terra che incombe da anni sulla montagna all'altezza dell'autogrill di Oulx". Frana monitorata dai tecnici che però nei prossimi mesi, quando l'acqua scenderà nella falda sottostante, potrebbe rimettersi in moto. Il rovello del sindaco di Bardonecchia è il metanodotto: "Una tubazione che ci ha sempre creato problemi, che attraversa a zig-zag la Dora e che adesso è interrotta. Dobbiamo portare il gas alla centrale con le autobotti". C'è un problema che tutti i sindaci sottolineano e che si ripresenta a ogni alluvione. Lo illustra a nome dei primi cittadini della valle il sindaco di Cesana: "Non possiamo pulire gli alvei dei fiumi e poi aspettare di vendere il materiale". Bresso e Saitta annuiscono: "La procedura è assurda, cercheremo di porre rimedio nell'ordinanza sullo stato di emergenza. Ma sarebbe necessario cambiare per sempre la normativa nazionale". La storia è un caso classico di come la burocrazia può rischiare di uccidere. La legge dice che il materiale trasportato dai fiumi in piena è di proprietà dello stato. E che dunque i comuni, dopo averlo tolto dagli alvei dei fiumi, devono metterlo in vendita. Finché si tratta di ghiaia, molto ambita dall'industria delle costruzioni, l'iter può avere una logica. Ma il sindaco di Venaus lamenta che "per ben tre volte l'asta pubblica per la vendita dei detriti è andata deserta e il materiale è rimasto pericolosamente sugli argini". Nessun imprenditore con un po' di cervello si dannerebbe per acquistare da un Comune ammassi di pietre e legname sfasciato. I sindaci, tutti i sindaci, approfittano dell'incontro con le autorità regionali e provinciali per ringraziare "le forze dell'ordine, i volontari, i tecnici che sono intervenuti in questi giorni". Elogiano "il sistema di intervento della Protezione civile" e apprezzano il fatto che Bresso e Saitta abbiano deciso di recarsi di persona sul luogo a poche ore dal disastro. Succede anche alla Comunità montana Bassa Valle, a Bussoleno, cuore della protesta No Tav. La riunione si svolge nello stesso luogo in cui un anno e mezzo fa i Comitati contro il supertreno imprigionarono per alcune ore Mario Virano. Oggi il clima è diverso: l'alluvione è una tregua nella polemica che certamente tornerà a salire quando si parlerà di binari e di tracciati. Ma c'è un tempo per l'emergenza e un tempo per la Tav. Tutti distinguono. Antonio Ferrentino presiede l'incontro. Il sindaco di Bussoleno, Beppe Joannas, racconta la notte più drammatica: "Siccome di carattere sono fatto così, accanto all'elogio per quanto hanno fatto i volontari, le forze dell'ordine, la Regione e la Provincia devo mettere anche le critiche. E secondo me andrebbe rivista l'organizzazione del Magistrato del Po. Io non sono un ingegnere idraulico, sono un semplice segretario comunale diventato sindaco che guida dei geometri. Se alle 3 di notte devo decidere il da farsi non posso scoprire che a Parma e a Moncalieri, negli uffici del magistrato del Po non risponde nessuno. Alla fine ho deciso io, ho preso una pala meccanica e alle 3 e mezza ho fatto saltare il ponte sul torrente Rocciamelone che faceva da tappo e deviava l'acqua verso il paese". Le lacune lamentate più di frequente sono quelle dell'Aipo, l'ex magistrato del Po, e del coordinamento tra sindaci, vigili del fuoco e forze dell'ordine. Dice Saitta: "La responsabilità della protezione civile spetta per legge a me. Negli anni scorsi ho cercato di condividerla con la prefettura ma ci sono, evidentemente, delle difficoltà. Così ho deciso di riprenderla in mano, nelle prossime settimane". Ora c'è da mettere nero su bianco l'elenco dei danni. Sperando che le nuove piogge previste per questi giorni non peggiorino la situazione.

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Viverone e i pescatori perduti - carlo petrini (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XVII - Torino Viverone e i pescatori perduti Burocrazia e temperature alte dietro l'estinzione dei coregoni La riproduzione favorì la nascita di un nuovo mestiere: negli anni '50 si formò una cooperativa di pescatori Poi l'introduzione di altre specie, le complicate leggi per figliare le uova e le alghe stanno mettendo a rischio il futuro Il pesce di lago per eccellenza fu introdotto cento anni fa tra qualche scetticismo CARLO PETRINI Dove lo spigolo inferiore sinistro della Valle d'Aosta si conficca nel Piemonte, lì c'è Viverone con il suo lago. Provincia di Biella, 1400 abitanti che d'estate raddoppiano, e che erano più di 2000 cent'anni fa, nel periodo in cui Viverone sembra aver vissuto il suo momento migliore. Era il 1901, infatti, quando è iniziata la storia d'amore tra i coregoni e questo paesino, grazie al prof. Zublena, un insegnante dell'Iti locale, che decise di immettere nel lago questa nuova specie. Ma si sa, nessuno è profeta in patria, e all'inizio Zublena non si guadagnò il favore dei suoi concittadini. Il lago non ha immissari né emissari, si alimenta con qualche roggia e qualche falda. Poco traffico di pesci, dunque, poche novità in acqua. Viverone inoltre era un paese di agricoltori, che non avevano grande familiarità con la pesca, e men che meno con i pesci "stranieri". Qualcuno pescava con la canna, ma il coregone vive tra i 15 e i 20 metri di profondità, e comunque non abbocca agli ami perché si nutre solo di plancton. Si pesca con una rete detta tramaglio. Ma Zublena volle provare, e mise in acqua uova fecondate di coregone. I coregoni amano le acque fredde e le profondità, e anche per questo sono animali che crescono lentamente. Non si videro dunque risultati immediati e il professore fu preso in giro dagli irriverenti compaesani che addirittura gli dedicarono cartelli scherzosi a Carnevale, ricordando al "professor Coregone" che patate e pomodori si possono seminare in terra, ma i pesci nel lago no. Ma un paio d'anni dopo, dice la leggenda, un cacciatore di folaghe spara e acchiappa pure un coregone. Sorpresa: le uova si erano schiuse, il lago era pieno di coregoni. Poco per volta fare il pescatore a Viverone divenne un mestiere, si formò una Cooperativa che dava da vivere a 5 o 6 famiglie, e che negli anni Cinquanta dichiarava sui 300 quintali l'anno. Cioè circa un quintale di coregoni al giorno. "Ma in effetti - racconta Angelo Zola, oggi consigliere comunale con delega alla pesca e da sempre appassionato conoscitore della fauna locale e non solo - pescavano tutti, non solo quelli della cooperativa. Pesce ce n'era, e tanto". Erano state immesse anche altre specie, come le scàrdole e il pesce gatto. Specie prolifiche e predatrici, ma sembrava che nel lago ci fosse posto per tutti. I coregoni erano così abbondanti che si conservavano, durante l'inverno, nelle vasche vuote del verderame: uno strato di coregoni e uno strato di neve - e duravano fino a primavera. Ma con il passare dei decenni diminuirono i coregoni (che sono i più buoni, i più pregiati, quelli che il mercato richiede anche perché a differenza della maggior parte dei pesci d'acqua dolce, hanno poche lische e sono facili da cucinare e mangiare). E con loro diminuirono i pescatori. La Cooperativa si sciolse negli anni Settanta. Rimase solo un pescatore, quasi presidiato dal Comune. L'accordo era che lui mantenesse l'unica licenza di pesca e vendesse il pescato alla pescheria della zona. Il ricavato veniva diviso tra il Municipio e il pescatore stesso. Poi anche lui smise di pescare, un po' per ragioni sue, un po' perché il 2003 segnò il grande shock del lago. Le temperature quell'anno aumentarono, dando una botta di calore inusuale alle profondità in cui solitamente vivono i coregoni; non andava meglio a quelli che cercavano scampo andando ancora più giù, perché là non trovavano sufficiente ossigeno. Si trovavano centinaia di coregoni morti a galla, fu l'annus terribilis. E intanto erano cambiate le leggi, per immettere nel lago uova o larve di salmonidi provenienti da altri laghi occorrono oggi certificazioni che nessuno si prende la responsabilità di dare. Anche l'attività di nursery sviluppata dal Comune, che buoni risultati aveva dato negli anni passati con l'immissione di avannotti di coregone nel lago, risulta impossibile: le femmine gravide non sono abbastanza, le finestre riproduttive (15 dicembre - 15 gennaio) sono sempre più disturbate dalle temperature. Intanto le scardole e i pesci gatto prolificano, mangiando le poche larve di coregone che riescono a schiudersi, così come prolificano le alghe sul fondo, perché di pesci erbivori come le carpe non se ne sono mai messi per paura che rovinino il canneto. Ma le alghe si mangiano l'ossigeno, e il lago adesso è davvero in pericolo. Un pescatore, a dire il vero, c'è ancora: viene da Grignasco, periodicamente, per pescare le scardole e liberare il lago da questi predatori. Si chiama Luciano Malabrocca, è il figlio della Maglia Nera che gli amanti del ciclismo ricorderanno. Occorre trovare in fretta soluzioni per il lago di Viverone, o la storia si ripeterà: dopo Malabrocca, non arriverà più nessuno.

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La tav correrà in mezzo alla tangenziale - diego longhin (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XIII - Torino La Tav correrà in mezzo alla tangenziale Proposta dell'Ativa: da Settimo a corso Marche usate il nostro tracciato La società ha bloccato i lavori della quarta corsia in attesa dell'ok sul supertreno DIEGO LONGHIN Una trincea in mezzo alla tangenziale, spostando una carreggiata, per far correre l'alta velocità dalla zona di Settimo fino all'altezza di corso Regina, dove imboccherebbe il tunnel di corso Marche per arrivare all'interporto di Orbassano. La proposta è arrivata sul tavolo dell'Osservatorio tecnico della Torino-Lione, guidato da Mario Virano, ed è stata discussa in due riunioni: la prima con i tecnici, la seconda con i sindaci che sembrano aver apprezzato l'idea. A lanciare la suggestione l'Ativa, la concessionaria autostradale che gestisce la tangenziale torinese e che dovrebbe dare il via ai lavori per realizzare la quarta corsia tra il nodo di Bruere e la Torino-Aosta. In tutto undici chilometri per un investimento di circa 70 milioni di euro. Almeno questa era la cifra quando la concessionaria a fine 2004 aveva lanciato il progetto. Inizio cantieri? Fine 2006. Tutto, però, è fermo. Prima per la burocrazia dell'Anas e del ministero per l'approvazione del piano finanziario presentato da Ativa, ora per la Tav. Ma l'ampliamento è necessario per decongestionare la tangenziale. La Torino-Lione, a seconda del tracciato, toccherebbe la tangenziale in due o quattro punti, correndo a lato dell'arteria per parecchi chilometri. Inutile quindi costruire la quarta corsia per doverla poi abbattere o rifare. "Meglio aspettare, ma i tempi rischiano di diventare troppo lunghi", spiega Giovanni Ossola, presidente di Ativa. L'idea presentata ai tecnici e ai sindaci dal vicepresidente della concessionaria, Antonio Chiari, servirebbe a slegare la realizzazione della quarta corsia dal tracciato della Tav. Il concetto è semplice: lasciare lo spazio ai binari dell'alta capacità a prescindere dal tracciato. Come? Sfruttando i terreni di proprietà dell'Ativa. Al posto di realizzare la quarta corsia la società potrebbe costruire una nuova carreggiata, liberando così una di quelle vecchie per realizzare una trincea dove far passare i binari del treno. "Una soluzione che ci permetterebbe di partire con i lavori - spiega Ossola - scollegando le due opere". Secondo Virano si tratta di una proposta "molto seria che va presa in considerazione e approfondita". Anche perché risolverebbe non solo il problema della quarta corsia. L'idea di far correre le rotaie non in vista, in un mega spartitraffico artificiale e non a vista tra le due carreggiate, è stata apprezzata dai sindaci della zona: "Questa suggestione - spiega Virano - renderebbe più accettabile l'alta capacità nell'area di Venaria, evitando gli attraversamenti complicati e con scavalchi difficili dell'asse stradale contenuti nel primo progetto. Lo sforzo dell'Ativa è apprezzabile, anche se è necessario confrontarsi sia all'interno dell'Osservatorio sia con le ferrovie".

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Pub sotto racket, scatta l'indagine (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pagina VIII - Napoli Pub sotto racket, scatta l'indagine Investigatori in azione dopo la denuncia a "Repubblica" Il titolare del locale ascoltato per un'ora. Ci sarà più vigilanza nella zona LO STATO bussa alla porta dell'imprenditore taglieggiato (per la seconda volta) e deluso dalle istituzioni. Dopo il grido d'allarme lanciato su Repubblica, gli investigatori dell'anti-estorsioni della Squadra mobile, ieri mattina, hanno identificato e incontrato il titolare del pub del centro antico colpito dalle richieste di tangenti. Un colloquio di oltre un'ora. Ad ascoltarlo c'erano gli stessi poliziotti che, 8 anni fa, raccolsero la sua prima testimonianza contro gli esattori del pizzo che avevano messo a ferro e fuoco il suo precedente locale, a Pozzuoli. L'indagine si concluse con 4 arresti. Una collaborazione che lo Stato non ha risarcito, se non in minima parte e con alcuni anni di ritardo: mentre quel titolare era costretto a chiudere dopo incendi, danneggiamenti, e buste con i proiettili, e ad aprire un nuovo pub a ridosso di via Mezzocannone, il Kesté. Lo stesso pub dove, poche sere fa, il racket è tornato a dettare le sue regole. Francesco lancia una provocazione amara. "Non chiederò più aiuto allo Stato. Ti abbandona. Sono stufo di fare il testimone di giustizia ridotto sul lastrico". Immediata la reazione del pool antimafia, guidata dal procuratore aggiunto Franco Roberti, che ne ha parlato con il capo della Mobile, Vittorio Pisani (nella foto). Anche se la denuncia non è stata ancora presentata, gli inquirenti guidati dal vicequestore Fulvio Filocamo dell'antiracket hanno avviato le prime indagini. L'attenzione torna anche sulle stradine a rischio del centro storico. Sarà aumentata la vigilanza intorno al pub. Racconta ora Francesco: "Ho rivisto gli agenti che già anni fa mi aiutarono durante la mia testimonianza contro il racket. Ma il punto è proprio questo: il mio lavoro e la fiducia di cittadino, l'impegno di investigatori e magistrati non può andare quotidianamente perduto. Resto convinto degli intoppi e degli intralci che rendono "finta" la legge dello Stato sul Fondo della solidarietà. Le istituzioni si comportano come una compagnia assicuratrice che non vuole assicurare. Il dramma è che ogni anno gli stanziamenti destinati ai risarcimenti per noi imprenditori sotto racket, tornano indietro, non spesi. Per colpa di una macchina farraginosa e di una burocrazia cieca". (conchita sannino).

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Via gramsci in rivolta via quel ripetitore - federico sedda (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Sardegna, La" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Nuoro Via Gramsci in rivolta "Via quel ripetitore" FEDERICO SEDDA OTTANA. Da 8 anni lottano inutilmente per spostare quel ripetitore lontano dalle loro case (foto Sedda). Petizioni e appelli alle autorità comunali e alle istituzioni non sono serviti a nulla: quell'antenna - che qui chiamano "il fantasma" - è ancora lì, sopra le loro teste, nei pressi delle case di Preda'e Sa Rughitta, il rione più alto di Ottana. Quell'antenna è lì dal 3 gennaio 2000, quando venne installata dalla Omnitel. "A noi, però - ricorda uno dei residenti - ci venne detto che si trattava di un impianto per il controllo dell'inquinamento atmosferico, altrimenti ci saremmo opposti subito". Non tardarono, però, a scoprire che si trattava di un ripetitore: uno di quegli impianti che l'atmosfera la inquinano con le onde elettromagnetiche. E subito, a metà gennaio, partì la petizione al sindaco di allora. "Raccogliemmo oltre cento firme" dice un altro residente nel quartiere, che, con quell'antenna, non ci vuole convivere. "Abbiamo paura - dicono tutti - che l'esposizione alle radiazioni provochi, a lungo, andare, gravi danni alla salute". Quassù, a Predàe Sa Rughitta, via Gramsci, le case sono tutte grandi e nuove, con giardini ben tenuti e alberi di limoni e mandarini. Sono le case degli ex operai dell'Enichem, alcuni ancora in mobilità. "Mio figlio - dice uno di loro - si è laureato da poco. Qui non ci vuole stare". La petizione del Duemila, forse è ancora in qualche cassetto della burocrazia. Ingiallita. "Ormai - dice l'ex operaio - è stata dimenticata". Perché non ripresentarla, allora? "Questa volta - risponde - abbiamo preferito rivolgerci alle associazioni ecologiste Gruppo di intervento giuridico e Amici della terra". Che hanno subito risposto all'appello. "Abbiamo presentato un'istanza - dice il rappresentante delle associazioni, Stefano Deliberi - all'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, agli assessori regionale e provinciale all'Ambiente e al Comune di Ottana affinché venga effettuato il monitoraggio continuativo delle emissioni elettromagnetiche perché la stazione radio è contigua a una zona densamente abitata. Abbiamo chiesto anche i provvedimenti correttivi e sanzionatori necessari. In tutti i casi in base al principio di precauzione sancito dalla Commissione europea, l'impianto va trasferito lontano dalle abitazioni".

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Di LAURA DE BENEDETTI LODI <DELLE DUE (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Lodi)" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

PRIMO PIANO pag. 3 di LAURA DE BENEDETTI ? LODI ? "DELLE DUE ... di LAURA DE BENEDETTI ? LODI ? "DELLE DUE fasi dei lavori sull'argine tra il ponte di Lodi e Boffalora per proteggere l'Oltre Adda, quella più importante - che dovrebbe difendere il 95% dei residenti - non si sa a che punto è. Eppure se ne è cominciato a parlare nel 2003, un anno dopo l'alluvione". La denuncia è di Carlo Bajoni, portavoce del "Comitato alluvionati riva sinistra". Appena due settimane fa, la protezione civile si è messa in stato di pre-allerta per la crescita impetuosa dell'Adda. In questi giorni è il Po a creare allarme. "Noi dormiamo ancora con un solo occhio aperto - afferma Bajoni -. Non si può dimenticare. Per i fatti del 2002 si è potuto pensare a una disgrazia, fortunatamente senza morti, o a un mancato coordinamento: la rabbia è stata così incanalata. Ma se l'alluvione dovesse ripetersi, con decine di migliaia di euro di danni a famiglia, l'ho già detto: la gente non la terrebbe più nessuno". ALL'EX SICC sono in corso i lavori per costruire l'argine: "Una struttura, però - sostiene Bajoni - a protezione solo del 5% dell'Oltre Adda, dove peraltro l'acqua è sempre arrivata. Mentre per il secondo tratto, che va dal nuovo argine a Boffalora, a protezione di tutta l'area, ci è stato detto che i lavori dovevano passare dalla Provincia al Comune. Ma sono trascorse settimane, poi mesi, e non sembra plausibile che sia solo un problema di spostamento di carte da una scrivania all'altra. Siamo stati sia da Felissari (presidente della Provincia, ndr) che da Guerini (sindaco di Lodi, ndr): c'è qualcosa che non funziona, ma non so se si tratti di burocrazia o negligenza". "IN REALTÀ - attacca Bajoni - l'argine della pista ciclabile doveva essere fatto per primo. Il rischio è che, come nel 2002, le acque, senza la necessaria protezione rialzata, superino la strada per Boffalora a monte, piombando sull'Oltre Adda attraverso i campi, alle spalle dell'argine già in costruzione, che poi terrebbe tutta l'acqua nel quartiere. Proprio come hanno fatto i manufatti della Tangenziale est: se non ci fossero stati, l'acqua sarebbe rientrata nell'alveo dopo qualche ora, anziché dopo qualche giorno". Sull'abbassamento della briglia, Bajoni si è fatto un'idea chiara: "Il problema è il vecchio ponte, che fa da diga, e dunque a monte, non a valle. Manca una sacca di espansione naturale". Il leader del Comitato riva destra, Domenico Ossino, dichiara: "L'unica cosa che ribadisco è che se gli interventi avessero seguito subito il nostro suggerimento, cioè abbassare la briglia, il 18 maggio scorso la gente non avrebbe avuto paura e l'isolotto non sarebbe stato nuovamente sommerso. Il nuovo Governo dovrà operare perché la sicurezza dei territori avvenga senza le troppe sovrapposizioni tra enti, che fanno soltanto allungare i tempi".

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Di PAOLO DI GRAZIA C' ERA UNA VOLTA.... gli zingari in pineta. Una volta, (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Viareggio)" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

PRIMO PIANO pag. 3 di PAOLO DI GRAZIA C' ERA UNA VOLTA.... gli zingari in pineta. Una volta,... di PAOLO DI GRAZIA C' ERA UNA VOLTA.... gli zingari in pineta. Una volta, non tanto lontana, perché parliamo dell'estate dello scorso anno, erano circa in 200 sistemati in alloggi di fortuna nella macchia lucchese che si estende tra Torre del Lago e Vecchiano. Ora non ci sono più. E a certificarlo sono tutte le forze di polizia (commissariato di Viareggio, carabinieri, vigili urbani di Viareggio e Vecchiano, guardie del Parco) che hanno annunciato conclusa la fase denominata di bonifica e pulizia. "Adesso ? ha proclamato il dirigente del commissariato Leopoldo Laricchia ? iniziamo la quarta fase, quella del controllo quotidiano della macchia. Appena una pattuglia individuerà un nuovo eventuale insediamento, interverremo e provvederemo a rimuovere anche quello". LE FORZE dell'ordine (rappresentate oltre che da Laricchia del commissariato, dal tenente dei carabinieri Angelo Murgia, dal maggiore Vasco Comaschi dei vigili urbani di Viareggio, da Alessandra Marchetti, comandante dei vigili urbani di Vecchiano e da Mariano Tramontana delle guardie del Parco) sottolineano alcuni aspetti positivi dell'operazione, a iniziare, è ovvio, dalla cooperazione interforze. "Non era facile ? ha detto ancora il vicequestore Leopoldo Laricchia ? mettere a punto questa operazione. E questo perché gli insediamenti abusivi erano generalmente molto nell'interno, nascosti nella macchia, non facili da raggiungere. Ognuna delle forze dell'ordine ragionava dicendo che non era competenza sua. Ora tutti insieme diciamo che è un problema nostro". Un approccio fondamentale per aver ragione del problema e per aver ragione di un altro 'nemico pubblico', vale a dire la burocrazia. "E' da rimarcare ? ha sottolineato Vasco Comaschi ? che siamo riusciti a far cooperare diversi uffici. Pensiamo solo agli apporti tecnici forniti dal Comune di Viareggio che veniva a ripulire le zone contemporaneamente all'intervento della forza pubblica". A questo si aggiunga l'impegno dell'ufficio immigrazione della questura di Pisa e degli uomini della stazione dei carabinieri di Migliarino Pisano che hanno svolto il delicato compito d'ufficio. COME avevamo accennato, l'operazione nella macchia lucchese era stata pensata e strutturata in quattro fasi, la prima delle quale era iniziata ad aprile con l'abbattimento di tutte le strutture di fortuna disabitate ancora esistenti con rimozione integrale dei materiali. Erano stati individuati 4 siti: uno lungo la ferrovia, uno nei pressi di via del Carro che era strutturato come un piccolo villaggio con tanto di generatore elettrico, e altri due lato Aurelia dietro la cappella di padre Pio. La seconda fase ha portato all'individuazione e alla rimozione di un insediamento abitato da 14 nomadi nei pressi dello stadio Ferracci. Nella terza fase sono stati individuati ed eliminati altri piccoli insediamenti collocati più all'interno della macchia. Questa terza fase si è in pratica conclusa ieri. da oggi inizia la quarta fase. In cosa consiste? Semplice, nel pattugliamento quotidiano dei 30 ettari di macchia lucchese. Ogni giorno l'area verrà sorvegliata a turno dalle varie forze di polizia interessate. La prima pattuglia che vede nascere un nuovo insediamento darà l'allarme e in capo a due tre giorni l'accampamento sarà rimosso. Questo pattugliamento durerà fino al 30 settembre. "Il messaggio che deve filtrare ? ha concluso il vicequestore Laricchia ? è che lo Stato con le sue strutture ha mostrato efficienza ed ha risolto il problema. Senza indugi e senza tentennamenti. Oggi possiamo affermare con sicurezza che nella macchia fra Torre del Lago e Vecchiano non c'è più un accampamento abusivo. L'intera pineta è stata restituita alla città. Il nostro impegno continuerà sia per mantenere libera questa area sia per allontanare i clandestini da altre zone". Come ad esempio dalla pineta alle spalle dello stadio dei pini e della piscina che è zona frequnatata da spacciatori nord africani.

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Di ANTONIO FULVI E' STATO sotto certi aspetti, il canto del cigno della (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Livorno)" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

CRONACA LIVORNO pag. 4 di ANTONIO FULVI E' STATO sotto certi aspetti, il canto del cigno della ... di ANTONIO FULVI E' STATO sotto certi aspetti, il canto del cigno della presidenza dell'Asamar livornese di Antonio Maneschi, che scade con il secondo mandato venerdì prossimo: l'assemblea nazionale di Federagenti, di cui gli agenti marittimi livornesi sono componente importante. Un'assemblea nobilitata dalla presenza del Gotha dello shipping nazionale oltre che locale, con il governo rappresentato dal sottosegretario a infrastrutture e trasporti Bartolomeo Giachino e dal direttore generale Cosimo Caliendo. Dalle elezioni per il rinnovo del vertice nazionale è risultato presidente il genovese Filippo Gallo che prende il posto del napoletano Umberto Masucci, non riconfermabile per la norma dei due mandati (la stessa norma che impone la sostituzione di Maneschi al vertice di Asamar). Nel consiglio direttivo nazionale rimangono in rappresentanza di Livorno i tre agenti al vertice di Asamar, il presidente Antonio Maneschi e i due vice Giuseppe Parziale e Renato Vironetti. Che saranno eventualmente sostituiti dipo le elezioni della prossima settimana. L'assemblea di Federagenti per il resto è stata incentrata su alcune relazioni 'eccellenti', con le quali si è preso atto di una realtà del cluster marittimo complessa e tutt'altro che uniforme. Come ha detto Masucci, a fronte di un'eccellenza del settore armatoriale, che in pochi anni ha rinnovato la flotta facendone una delle più 'giovani' al mondo, e a un'altrettanta eccellenza nel settore della cantieristica per lo yachting di alto livello, abbiamo una realtà portuale in affanno, anche e specialmente perché limitate ed incerte sono le risorse ad essa destinate. Masucci ha parlato della pesante burocrazia che condiziona la portualità, dei ritardi nei dragaggi e della necessità di accelerare i processi di autonomia finanziaria. Altrettanto significativi il saluto del presidente dell'Asamar il livornese Antonio Maneschi e quello dell'ammiraglio Raimondo Pollastrini comandante delle Capitanerie di porto (che ha ribadito il ruolo della formazione professionale nella crescita del cluster marittimo) e del presidente di Assoporti Francesco Nerli. Assologistica ha annunciato per mercoledi un importante workshop al Lem. A conferma del ruolo che il nostro porto ha a livello nazionale.

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Bambini in spiaggia per una mattina speciale (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Livorno)" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

CRONACA LIVORNO pag. 4 Bambini in spiaggia per una mattina speciale SICUREZZA IN MARE DIMOSTRAZIONE Un gruppo di bambini con cane da salvataggio il suo addestratore C' È UN PRIMATO europeo da ben nove anni per le Capitanerie di porto italiane, riconfermato anche nei primi mesi del 2008: quello del numero dei controlli sulla sicurezza delle navi e sul numero di quelle bloccate per carenze varie. E la direzione marittima livornese, oggi al comando del contrammiraglio Tamantini, è tra le prime in assoluto. Sono notizie date dal comandante generale del corpo, ammiraglio ispettore capo Raimondo Pollastrini, in Camera di Commercio durante il seminario dei giovani agenti marittimi sul Port State Control, cioè il protocollo mondiale sulle visite alle navi. L'incontro, moderato da Gabriele Scotto per l'Asamar di Livorno, ha visto le relazioni tecniche di due ufficiali della direzione marittima, il capitano di fregata Salvatore Bordonaro e il capitano di corvetta Alessandro Petri. Sono poi intervenuti, per sottolineare le proprie esperienza, l'armatore Francesco D'Alesio e la consigliera uscente di Asamar Maria Gloria Giani. Significativo il contyributo dell'armatore Andrea Cosulich, che ha auspicato leggi più semplici, regole più omogenee in campo internazionale e minor burocrazia. Sul Port State Control, le Capitanerie italiane eccellono anche come preparazione professionale nel campo, grazie al Centro di formazione di Genova che da anni addestra anche militari di altre nazioni. Malgrado ciò, ha riconosciuto Pollastrini, occorre certamente semplificare e rendere più veloci le procedure, perchè oggi la burocrazia è la principale avversaria delle operazioni commerciali sui porti, dove il tempo è denaro. A.F. Image: 20080601/foto/2941.jpg.

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Di CRISTINA LORENZI CARRARA SONO PARTITI UN PO (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Massa - Carrara)" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

CARRARA pag. 7 di CRISTINA LORENZI ? CARRARA ? SONO PARTITI UN PO... di CRISTINA LORENZI ? CARRARA ? SONO PARTITI UN PO' per gioco dalla costruzione di pattini e canoe e adesso hanno una delle aziende più grosse del mondo nella produzione di scafi in vetroresina. La Lp, società che ha sede nei terreni una volta occupati da Montedison, confeziona scafi per yacht da 50 metri, ha 15 dipendenti, più una cinquantina di specialisti dell'indotto ed è pronta al raddoppio. Pronta ad acquistare un terreno adiacente di 12 mila metri che consentirebbe di soddisfare clienti come Riva, Arno e Azimut che chiedono commesse per yacht di 60 metri, impiegando il doppio delle maestranze attuali. L'importante azienda nautica, una dei 5 contoterzisti più grandi del mondo, è stata ostacolata nel suo percorso verso il decollo da una serie di pastoie burocratiche legate alle bonifiche. Illiano Bartolo, che con i soci Antonio Mazzamuto e Alberto Pardini, credette, una quindicina di anni fa, nella difficile scommessa, passando da pattini e canoe alle imbarcazioni da nababbi, spiega cosa incolli lo sviluppo della sua azienda e quindi di tutta l'economia legata alla nautica locale che da tempo scalpita per avere spazi e strutture che in altre realtà avrebbero servito su un vassoio d'argento. "DA DUE ANNI abbiamo fatto un compromesso (400 mila euro) per l'acquisto del terreno: un'operazione che comporta un investimento da 6 milioni di euro. Questo ci viene impedito dall'impossibilità di costruire. L'atto di acquisto prevede che il terreno sia libero da vincoli ambientali. E così sarebbe dal momento che la società Asia, attuale titolare del lotto, ha un certificato di avvenuta bonifica rilasciato dalla Regione nel 1995. Si tratta di un attestato che certifica che in superficie sono stati eliminati i veleni prodotti da Montedison che invece potrebbero trovarsi ancora nella falda. Così c'è la precauzione di richiedere il nulla osta dell'Arpat in caso di scavo. L'Asia ci ha garantito che ci avrebbe dato i terreni già con le fondamenta per poter realizzare direttamente il capannone, o avremmo costruito su pali sopraelevati per evitare lo scavo. Invece un nulla di fatto che ci impedisce di terminare l'atto di acquisto, di prendere nuove commesse e ci sta facendo anche perdere quelle attuali. Perché grossi cantieri come Riva stanno già dirottando altrove le proprie commesse, portando anche gli stampi degli scafi in realtà più attrezzate della nostra. Non si capisce ? è lo sfogo di Bartolo ? perché Asia non si decida a consegnarci i terreni: qui intorno i lotti sono stati tutti occupati da capannoni con attività avviate. Solo noi siamo ingessati da inerzia e burocrazia". Così la Lp perde commesse importanti, ma il territorio vede svanire una preziosa occasione di rilancio economico e istituzionale. Bartolo iniziò la sua attività come operaio: la sera per arrotondare con due suoi colleghi costruiva pattini e canoe. Poi il salto: si sono messi in proprio e hanno avviato una delle più fiorenti attività della vetroresina che sforna fino a 40 yacht l'anno, entrando a testa alta nella top five mondiale.

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Di FIORENZO BUCCI HANNO SCAMBIATO Giannutri per la Sviz (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Grosseto)" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

COSTA / ISOLE pag. 12 di FIORENZO BUCCI HANNO SCAMBIATO Giannutri per la Sviz... di FIORENZO BUCCI HANNO SCAMBIATO Giannutri per la Svizzera. E non sarebbe male perché in quel paese l'ambiente lo proteggono davvero: restrizioni ma anche ogni tipo di servizio. Invece il consiglio direttivo del Parco dell'Arcipelago si è dimenticato che Giannutri è isola abbandonata dalla notte dei tempi e di fatto l'ha blindata non scoraggiando la presenza umana ma relegandola in recinti per garantire i quali si assiste al trionfo di una burocrazia fine a sé stessa. Da lunedì scorso, alla chetichella, è in vigore il dispositivo della delibera numero 18 del 16 aprile adottata dal consiglio del Parco per la "regolamentazione sperimentale della fruizione dell'Isola di Giannutri". Premessa. Giannutri è senza acqua, viene rifornita da bettoline costosissime, c'è un progetto già finanziato dalla Regione Toscana, per realizzare un dissalatore ma questo progetto non decolla. A Giannutri l'elettricità è garantita dal consorzio dei residenti attraverso una ditta privata perché nessun ente di Stato ha mai pensato a mettere su qualcosa per offrire due kilowatt di corrente. A Giannutri la raccolta dell'immondizia avviene nello stesso modo con cui si produce energia elettrica. A Giannutri non arrivano navi pubbliche o similpubbliche perché per attraccare la Toremar, per esempio, vuole un approdo sicuro che nessuno costruisce. A far vivere Giannutri, che in inverno è una landa fuori del mondo, per anni, hanno pensato i residenti e segnatamente quei pochi che hanno avuto la forza di resistere anche a gennaio. Non è fuori luogo ricordare, al riguardo, Costante Morbidelli, morto di recente, al quale potrebbe essere doverosamente intitolata la strada che porta da Spalmatoio a Cala Maestra. A Giammutri non ci sono medici e l'assistenza è quella che è. Solo da pochi anni la Cri ha istituito un punto di soccorso solo estivo. Ma se c'è una emergenza vera l'ausilio dei volontari residenti è indispensabile. In questa realtà si colloca la delibera numero 18 del Parco. Il primo punto recita così: "L'accesso via mare all'isola è libero mentre a terra per i singoli e i gruppi non organizzati con guida è consentito soltanto l'attraversamento della parte centrale dell'isola". In pratica da Spalmatolo, dove arriva la nave, alla Taverna del Granduca a Cala Maestra. Stop. Tutti su questa strada. E se un turista per sbaglio esce su un sentiero laterale? E per entrare nell'isola per poter solo farsi una passeggiata sulla strada permessa un cristiano dovrà pure pagare tre euro. Il Parco poi individua due zone di protezione a nord e a sud. In esse "l'accesso è consentito in due turni giornalieri ciascuno di 150 visitatori. Le visite dovranno avvenire con guida abilitata in numero di 1 ogni 25 persone e solo con guida sarà possibile visitare anche villa Domizia. Le richieste di accesso potranno essere presentate dalle guide abilitate del Parco e nel rispetto dei limiti del contingentamento giornaliero". Un'organizzazione capillare che per ora non si sa neanche da dove debba iniziare. LE PRENOTAZIONI e la vendita del biglietto per entrare a Giannutri sono gestite dall'ufficio del parco non a Giannutri (troppo ovvio) ma al Giglio oppure alla partenza della nave a Porto S. Stefano. A residenti ? bontà del parco ? è concesso in via sperimentale l'accesso alle due zone protette, previo rilascio di un passi numerato. Ovviamente da portare accuratamente e sempre dentro il costume da bagno. La motivazione della concessione è ovvia: in alternativa qualcuno per andare a casa avrebbe dovuto aspettare i turni di visita con le guide. E poi, gran finale, per evitare il rischio di un'invasione di topi "tutte le navi e le imbarcazioni che toccano terra dovranno essere dotate di erogatori adeguatamente riforniti di esche rodenticide". Che varieranno di numero a seconda della lunghezze dei natanti. Non si riesce a immaginare chi mai potrà controllare con un metro a ogni arrivo al porto. Questo è. Oddio: non male per chi ama le isole deserte. Ma è questa la soluzione migliore per Giannutri?.

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Morto il bambino del miracolo Per lui nacque <l'olio di Lorenzo> (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

PRIMO PIANO pag. 8 Morto il bambino del miracolo Per lui nacque "l'olio di Lorenzo" Fu salvato dalla tenacia dei genitori che sfidarono la medicina ufficiale dall'inviato GIAMPAOLO PIOLI ? NEW YORK ? LA SUA FAVOLA di speranza è durata più di 20 anni. L'"olio Lorenzo" alla fine non è bastato. Lorenzo Odone, lo stupendo bambino affetto da "aldrenoleucodistrofia" e al quale i medici, a 6 anni di età, diedero solo pochi mesi di vita, è morto ieri a Fairfax in Virginia proprio all'indomani del giorno del suo trentesimo compleanno. E' riuscito però a sconfiggere le amare previsioni della scienza di quasi un quarto di secolo. Venticinque anni però non sono stati sufficienti a trovare la cura per questa sua rarissima malattia. Il padre Augusto, originario di un paese dell'alessandrino e funzionario della Banca Mondiale e la mamma Michaela (morta di cancro nel 2000) hanno trasformato la sua malattia in una missione per la vita. Bussando alle porte di scienziati e laboratori farmaceutici sono riusciti a produrre una miscela di acido oleico e acido erucico ricavati con i semplici olii di cucina in grado di ritardare il decorso della malattia. Lorenzo negli ultimi anni era rimasto paralizzato, ma la sua vita è continuata col padre sempre al suo fianco. A stroncarlo nei giorni scorsi, anche a causa del suo forzato immobilismo è stata una polmonite. Del cibo finito nei polmoni ha provocato prima una piccola emorragia quindi il decesso. Il giovane verrà cremato e trasferito nei prossimi giorni a New York per essere sepolto insieme ai resti della madre. Augusto Odone nel commentare la morte del figlio ha detto: "Non poteva nè vedere nè comunicare, ma era sempre con noi. Se n'è andato senza soffrire e questa è la cosa più importante". Ora il padre di Lorenzo pensa di vendere la sua casa di Fairfax e di tornre a Galamero in provincia di Alessandria, il suo paese d'origine, dove rifugiarsi per "raccontare la storia di Lorenzo in un libro perché sarà un modo per farlo continuare a vivere". Di questo straordinario caso ma soprattutto della straordinaria storia d'amore che ha legato questa famiglia, Hollywood si è preoccupata di informare l'America e il mondo. IN UN BELLISSIMO e toccante film del 1992, "Lorenzo's Oil", Susan Sarandon e Nick Nolte sono stati gli straordinari interpreti dei due "genitori coraggio" mentre si battevano tra le pieghe della burocrazia e le diffidenze della scienza. "Anche se non vedeva ? dice il padre ? per lui essere arrivato alla soglia dei trent'anni è stato un traguardo straordinario". La rara malattia di cui era affetto colpisce circa 16.000 bambini americani all'anno e tutti hanno un'età variabile dai 6 ai 10 anni. In genere la diagnosi che prevede la paralisi e la morte si poteva definire in termini di mesi, mentre adesso grazie all'"olio Lorenzo" la maggior parte di loro è in grado di veder bloccata e rallentata anche di diversi anni la paralisi mortale. "FINO ALL'ULTIMO ? dice il padre ? Lorenzo era consapevole di quello che gli accadeva intorno, muoveva la testa nella direzione del movimento e si spiegava con gli occhi emettendo anche suoni particolari. Adorava la musica classica e che gli si leggessero racconti, ma soprattutto la sua più alma manifestazione di entusiasmo era quando veniva immerso a contatto con l'acqua della piscina". oltre al film del 1992, nel 1996 Phil Collins gli ha dedicato una canzone ? e ieri, sul sito web del Progetto Mielina, creato dagli Odone per diffondere le scoperte sulla malattia del figlio, l'annuncio della morte fa seguito agli auguri per il 30esimo compleanno il 29 maggio. AGLI OCCHI del grande pubblico Augusto e Michaela Odone hanno i volti intensi dell'inflessibile Nick Nolte e della dolce e determinata Susan Sarandon nella pellicola diretta da George Miller, ma i veri "genitori coraggio" che studiavano i libri di medicina sul tavolo di cucina hanno dimostrato anche loro di non volersi mai arrendere soprattutto di fronte alla sufficienza della medicina ufficiale. Quello che si troverà nel libro di Augusto non sarà solo una lezione di vita, ma una vera formula per sconfiggere il destino. Almeno per 25 anni. Image: 20080601/foto/1118.jpg.

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Questi fantasmi (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Stai consultando l'edizione del Questi fantasmi Furio Colombo Segue dalla Prima M a fermiamoci per un momento a osservare il mondo di cui siamo parte, sia pure attraverso i vetri appannati e le finestre a feritoia dei nostri media. Nel mondo è improvvisamente riapparsa la penuria di cibo, un dramma finora estraneo alla economia contemporanea, che sembrava invece essere fondata sull'abbondanza e lo spreco. È vero, c'era il problema della fame in intere aree del mondo che eravamo abituati a citare nobilmente riservandoci, in ogni convegno, di fare grandi interventi il prossimo anno, o in quello dopo. La penuria diffusa, però, è un'altra cosa. Perché avviene simultaneamente dovunque, determina paurose impennate dei prezzi, provoca vaste macchie di improvvisa povertà anche in aree di ormai lungo e stabilizzato benessere. La causa è in parte nota (dirottamento di prodotti alimentari dal naturale mercato alle nuove fonti di energia), in parte dovuta al drastico cambiamento del clima nel pianeta, in parte alla tragica decisione adottata simultaneamente nei Paesi "moderni", di abbandonare l'agricoltura. In parte dall'arrivo - nel mondo del consumo - di nuovi consumatori. Il mondo è sconvolto dal costo del petrolio, che continua a crescere dopo essere rapidamente decuplicato, e pone di fronte a una ambivalenza senza soluzione: oltre certi limiti non si può pagare. Ma, qualunque sia il costo, non si può rinunciare. Per questo sale e continuerà a salire l'inflazione. Il mondo vede due guerre che divampano, e altre che possono esplodere in ogni momento. Vede un contesto di tensione e di violenza internazionale in cui il fuoco passa vicinissimo al petrolio e l'instabilità minaccia in tanti punti diversi un equilibrio mai così precario. Il mondo conosce tempeste finanziarie globali sottratte ad ogni controllo democratico, capaci di attraversare in un lampo luoghi lontani e sconnessi. Il crollo di un fondo di investimenti basato su mutui inesigibili in una provincia americana può svuotare il fondo pensioni pubblico di un Paese estraneo e lontano, in Europa o in Asia. * * * Nell'Italia di Berlusconi e di Bossi passeggiano i fantasmi. Un Paese moderno, sesta o settima economia del mondo, è ossessionato dalla minaccia dei Rom. Non milioni di Rom, che in Italia non esistono, ma appena 150mila persone, metà delle quali italiane, metà delle quali bambini. E metà degli adulti, donne. Dunque il pericolo incombente, in una delle grandi (o ex grandi) potenze del mondo, di sessanta milioni di cittadini dei nostri giorni, sono due decine di migliaia di uomini Rom, la maggior parte dei quali, come mostra qualunque statistica, non è dedita ad alcun crimine. Ma la credenza - una credenza alimentata dal governo e da una parte non piccola di stampa e televisione - è identica al più squallido medioevo di isolati villaggi agricoli: i Rom rubano i bambini. Alcuni episodi di denunce, allarme, accuse, drammatiche narrazioni di tentati rapimenti di nostri bambini da parte di pericolosissimi zingari sono venuti uno dopo l'altro in pochi giorni. Ci sono stati arresti, persone sono state portate via con l'accusa più bizzarra, per una comunità carica di figli (ho già detto che la metà della esigua popolazione Rom italiana è composta di bambini). Ebbene, di quelle accuse, arresti, gravissime imputazioni di rapimento, nessuna notizia, nessuna conferma, è venuta. Soltanto un oscuro silenzio. Eppure non si tratta di un problema di indagini, poiché i fatti sono avvenuti in modo istantaneo, sotto gli occhi dei denuncianti, e sempre in luoghi pubblici e con altre persone presenti. Eppure le cronache dei migliori giornali - che non hanno esitato, almeno nei titoli paurosi e nei drammatici occhielli, a gridare "rapimento" - non hanno più nulla da dirci né voglia di sapere. Era vero? * * * Nell'Italia di Berlusconi si aggira e minaccia il Paese il fantasma del clandestino. Intendesi per clandestino un uomo, una donna, un bambino, che vive nel nostro Paese (perché è miracolosamente arrivato vivo dalla traversata in mare) e ci vive non per turismo ma per disperato bisogno. In questo Paese il clandestino lavora, quasi sempre nei mestieri peggiori, quasi sempre per una paga da fame, senza una casa che possa chiamarsi casa, senza cure o scuola (in molte città è proibito, o lo vogliono proibire) per i bambini. Dicono tutti gli esperti - dall'America all'Europa - che gli immigranti senza diritti producono ricchezza per il Paese ospitante. Nell'Italia di Berlusconi personalità di governo variamente disposte in posizioni chiave agitano pregiudizio, paura, antagonismo, odio, in una brutta formula primitiva che in politica funziona (porta voti) ma nella vera vita punta al linciaggio, da Verona al Pigneto. Spiegate pure ai morti e ai feriti che i picchiatori e i saccheggiatori dei loro negozi non erano iscritti al fascio. Immaginate il sollievo degli zingari di Ponticelli, dei familiari del ragazzo di Verona o degli aggrediti all'Università La Sapienza o dei cittadini del Bangladesh al Pigneto nell'apprendere che le sprangate non erano politiche, o che il mandante era Che Guevara. Mentre il mondo è percorso dal brivido penuria-fame-petrolio-guerra-rischio di nuovo terrorismo, allarmanti scossoni ai più solidi edifici finanziari, l'Italia di Berlusconi introduce nelle leggi italiane 23 nuovi reati a carico dei clandestini e dei lavoratori immigrati (fonte: Il Sole 24 ore, 26, 27 maggio). Lo sguardo sfuocato dal provincialismo disinformato e dalla vista annebbiata della Lega xenofoba guida l'azione "decisionista" di un governo che - come certi giocattoli - sbatte e torna a sbattere contro muri che non vede. * * * Sono i muri di un provincialismo e di una autoreferenzialità soffocante che impediscono di percepire il mondo. Mentre l'Alitalia sta per scomparire dai cieli, ti annunciano all'improvviso, con una incosciente allegria da Titanic, il Ponte di Messina, opera gigantesca per cui non esistono disegni e studi di fattibilità e di (immenso, rovinoso) impatto ambientale. E non ci sono e non possono esserci i fondi. Ti rispondono, con sorrisi fuori posto, che provvede la finanza privata. Sarà la stessa finanza privata che sta affollandosi per rilanciare febbrilmente la grande cordata nazionale e patriottica che salverà l'Alitalia? Intanto sta per scatenarsi anche sull'Italia impoverita (è povera una famiglia su tre, la metà vive con poco più di mille euro) la più grande tempesta economica dal 1929, ci dicono, i più credibili esperti americani. Loro - il governo fuori dal mondo e dalla realtà e immerso in un cattivo teatro dell'assurdo - si presentano ad annunciare, senza il minimo senso della parole gravissime che stanno pronunciando, il nostro glorioso "ritorno al nucleare". Neppure economisti fantasiosi e disinvolti come Tremonti e Brunetta hanno provato a calcolare, sia pure per scherzo, una cifra, per esempio il costo di un abbozzo di progetto di un solo impianto nucleare. Nessuno ha provato a dirci in quanti anni (o decenni) un simile gigantesco investimento sarà compensato da costi minori dell'energia elettrica in Italia, rispetto al costo di oggi. Nessuno ha tentato, magari con una solenne dichiarazione da Napoli, di parlarci della gestione delle scorie. In questo cupo teatro si aggiunge, perfettamente giustificata dal clima di irrealtà, l'offerta del Primo ministro Berisha. Dice: "Venite a fare i vostri nuovi impianti nucleari in Albania. Noi siamo pronti". Ecco dunque il nuovo orizzonte di azione del governo fieramente decisionista: la repubblica nucleare d'Italia e di Albania, con Berlusconi capo indiscusso. Accade però che, dopo aver fatto la faccia feroce a clandestini e immigrati, Berlusconi si impantani nell'immondizia di Napoli, benché abbia fatto di nuovo finta di risolvere il problema con "leggi speciali" (la definizione, tristemente esatta, è di Stefano Rodotà, La Repubblica, 27 maggio). Il problema è drammatico e invoca soluzioni urgenti di adulti competenti. Berlusconi ha portato a Napoli il suo miglior abito elettorale (spingere in là il problema per occupare da solo tutta la scena) ma tutto ciò che ha saputo fare è una legge che nega il federalismo, cancella Comuni e Regioni, circonda di Forze armate alcune zone del Paese (la Lega accetta perché a loro importa la secessione, non il federalismo, meno che mai nel Sud). E si blocca di fronte a un nodo maledetto che nessuno dei suoi ha studiato o capito. È vero, neppure i governi locali o nazionali del centrosinistra avevano saputo farlo. Ma questa realtà, allarmante e triste, non autorizza alla celebrazione di Berlusconi che "finalmente ha deciso". L'immondizia continua. Continuerà. Purtroppo lo squallido film del finto governo, delle finte decisioni, delle finte soluzioni che sono o illegali o impossibili (la cattiveria di governo, le ronde spontanee contro gli immigrati e i Rom sono l'unico segno della nuova era) è seguito da due comiche finali. Una è quella, segnata dalla concitazione di gesti e di azioni dei film da ridere di un tempo, una concitazione tipica anche dei sofferenti di iperattivismo, e del ministro Renato Brunetta. È la "Festa del fannullone" in cui la finzione è evidente: il capro espiatorio si vede al primo sguardo (il capo ti rovina quando vuole, secondo le buone regole del mobbing, che - come tutti sanno - impediscono a qualcuno di lavorare). E l'intimidazione contro i medici che rilasciano certificati finti è roba forse vera e forse falsa, e non annuncia nulla se non disprezzo per chi lavora davvero e si ammala davvero. Infatti l'accusa ai medici non viene da una rigorosa inchiesta, ma dal sentito dire sul pianerottolo del condominio. In altre parole, come sempre nell'Italia della burocrazia, volano gli stracci e zompa chi può. Ve lo immaginate, in un clima improvvisato e superficiale di questo genere, come saranno bravi i dirigenti e i funzionari peggiori nel liberarsi di rompiscatole laboriosi che, per giunta, sono inclini a denunciare le complicità fra politica e burocrazia? Però non è tutto. Il cambio di stagione non si apprezza, nella sua triste portata, se non si dice, e si ricorda, e si dovrà ricordare, che tutta la prima fase di lavoro alla Camera dei Deputati italiana è stata spesa nel tentativo della maggioranza di difendere gli interessi e gli affari di Mediaset e di Berlusconi (salvataggio sfacciato di Rete 4). Ha fatto blocco, nell'aula di Montecitorio, l'impegno del Partito democratico, dell'Italia dei valori di Di Pietro, e - questa volta - anche del gruppo di Casini, per impedire un simile uso immorale delle Istituzioni italiane. Questa volta, almeno un poco, almeno in parte, l'opposizione ha vinto. Il vero punto segnato, però, è quello che tanti negano e di cui si fingono annoiati. È avere dimostrato che tutto continua, che non c'è alcun nuovo Berlusconi, che il conflitto di interessi esiste, cresce e, come un totem primitivo, è l'unica cosa salda e solida al centro del disastrato paesaggio italiano. furiocolombo@unita.it.

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Prezzi alti, salari bassi: niente sviluppo Draghi allarmato per il Sud. Più spazio ai giovani. Il Paese può ripartire, con l'impegno di tutti (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Stai consultando l'edizione del "Prezzi alti, salari bassi: niente sviluppo" Draghi allarmato per il Sud. Più spazio ai giovani. "Il Paese può ripartire, con l'impegno di tutti" di Bianca Di Giovanni/ Roma SALARI E PREZZI Redditi troppo bassi, prezzi in rialzo. La tenaglia comprime soprattutto le famiglie più povere. Nelle sue Relazioni finali il governatore Mario Draghi la individua con nettezza. "La spesa delle famiglie è frenata dalla scarsa progressione del reddito disponibile - dichiara - dal rialzo dei prezzi che negli ultimi mesi ha colpito soprattutto le famiglie con reddito più basso". Come dire che l'inflazione ha due velocità: per i più deboli (più esposti alla spesa alimentare) corre di più. Il numero uno di Via Nazionale osserva anche che stavolta fortunatamente non si è innescata la rincorsa tra salari e prezzi, consentendo alla Bce di mantenere invariati i tassi (che altrimenti avrebbero dovuto salire). In altre parole, non è successo quello che accadde negli anni '70, con la crisi petrolifera, sventando così scenari ancora più preoccupanti. Detto questo, la tenaglia della crisi mondiale sulle famiglie resta: prezzi caldi salari freddi. Crescita: ripartire dagli esclusi Come si risolve? È qui il cuore dell'intervento del governatore: più produttività delle imprese (ancora largamente improduttive), lavoro più giusto per chi oggi è escluso (donne e giovani), un federalismo fiscale che parta dal rilancio dei servizi a Sud, macchina pubblica più efficiente, meno tasse. In una parola: con la crescita. "I protagonisti della ripresa debbono essere coloro che hanno in mano il futuro - conclude Draghi - I giovani, oggi mortificati da un'istruzione inadeguata, da un mercato del lavoro che li discrimina in favore dei più anziani, da un'organizzazione produttiva che troppo spesso non premia il merito, non valorizza le capacità". Un'analisi spietata. E non finisce qui. Qualsiasi tentativo di cambiamento "si infrange nell'urto con gli interressi costituiti che negli ultimi anni hanno scritto il nostro impoverimento". Politica e fisco Draghi pensa che il Paese possa farcela, grazie alla stabilità politica e alla forza delle istituzioni. Grazie a una formula così ecumenica incassa il plauso di (quasi) tutti. Il j'accuse sullo stato dell'arte è pesante, ma quando si entra nei dettagli i toni restano felpati. A prima vista alla politica si chiede solo di abbassare le tasse, in un ritornello ormai trito. Pressione oltre il 43%: troppo. Inoltre "l'ampia dimensione delle attività irregolari (leggi: nero, ndr) rende l'onere per i contribuenti ligi più pesante che nel resto d'Europa". Aliquote troppo elevate intralciano le imprese nella concorrenza internazionale. E qui arriva la citazione di Einaudi: "Solo abbassando le aliquote vigenti e diminuendo la spinta alla frode si potrà ottenere un gettito migliore per lo Stato". Sulle tasse il governatore consiglia "la definizione di un percorso pluriennale di riduzione delle aliquote". Ici, mutui e straordinari Sembra una bocciatura piena per il duo Prodi-Visco, che perealtro viene promosso per gli sforzi di risanamento e le lenzuolate sulle banche. Ma a guardar bene il nuovo governo non viene affatto promosso a pieni voti. Né sui salari, tantomeno sui mutui e sull'Ici. Il primo provvedimento dovrebbe privilegiare "la semplicità e la neutralità di intervento". Tradotto: troppa burocrazia, troppi effetti distorsivi per le donne e per il Sud. Quanto ai mutui, la proposta Tremonti non è priva di ombre. "Occorrerà verificare gli eventuali effetti sul mercato delle cartolarizzazioni esistenti - osserva il governatore - Deve in ogni caso essere lasciato massimo spazio all'opera della concorrenza nell'offerta delle migliori condizioni ai clienti". Non lo dice, ma lo sottintende: il rischio di imbrigliare il mercato c'è. Quanto all'Ici, Draghi la collega al federalismo fiscale e qui la bocciatura è piena. Condizione per un buon rapporto tra cittadini e amministrazioni locali è "la disponibilità di basi imponibili ampie e stabili". Ma a questo punto il gettito Ici non è né ampio né stabile. Federalismo e Sud Poprio dal federalismo Draghi parte per disegnare una rinascita del Sud. L'esatto contrario dell'approccio leghista. Il sud ha spazi di crescita molto maggiori del nord: ecco perché per far ripartire il paese bisogna cominciare da lì. La spesa pubblica in queste regioni ha raggiunto livelli "imponenti": il 3% del Pil nazionale. Finora però le risposte non sono state quelle sperate. Ecco quindi la proposta di cambiare atteggiamento. "L'accento deve spostarsi dalla quantità delle risorse alla qualità dei risultati", dichiara Draghi. Come? Con un sistema di valutazione obiettivo sulle diverse amministrazioni: scuole, ospedali, servizi ai cittadini. Su quella base andrebbe rivisitata tutta la macchina pubblica, su cui costruire un sistema di incentivi e di erogazioni. Solo così il federalismo avrà il consenso della popolazione. Finanza e banche Sulla crisi finanziaria mondiale le posizioni si fanno molto meno sfumate. Nell'analisi il governatore arriva a parlare di una sorta di "sistema bancario ombra, composto di veicoli specializzati nell'investimento e nella provvista di fondi sul mercato dei prodotti strutturati di credito". Insomma, le più grandi banche mondiali hanno accumulato rischi senza neanche accorgersene, provvedendo a spostare il peso del credito "cattivo" fuori dai bilanci, in istituti assolutamente fuori controllo. A un certo punto "la capacità degli operatori di valutare e gestire i relativi rischi non ha tenuto il passo". Per Draghi la crisi non è finita qui: ancora non si è tornati alla normalità. Ma a sua difesa dichiara che fin dal suo primo intervento aveva richiamato l'attenzione sugli squilibri che si erano determinati Quanto alle soluzioni, è inutile cancellare l'innovazione finanziaria. Per il futuro servono nuove regole (come ha indicato il Financial stability forum) meno rischi e più capitale. Le banche italiane si sono esposte meno, grazie a norme più stringenti e a una vigilanza più cauta. Bene la Bce, male la Fed. Ma agli istituti italiani si chiede un'altra cosa: non fermare la concorrenza. Sulla portabilità dei mutui il governatore lancia il suo secondo appello: eliminare gli ostacoli. Speriamo sia la volta buona.

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Costruitemi il reattore in giardino... - mauro vaiani * (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Provocazione Costruitemi il reattore in giardino... MAURO VAIANI * Abito alle porte di Pisa, nel borgo di San Giusto. Davanti a casa mia ci sono dei terreni rimasti liberi, perché stretti fra infrastrutture ferroviarie, stradali e aeroportuali. Li candido ad ospitare una centrale nucleare davanti casa e assicuro il mio impegno affinché la si possa realizzare nel mio quartiere, nel mio giardino o in my backyard, come usano dire quelli che, invece, non vogliono niente. Lo scrive uno come me, che non si è mai pentito di aver votato contro il nucleare al referendum del 1987. Scelta che anzi rivendico. Avevo sì vent'anni di meno. Ero sicuramente rimasto impressionato dal disastro di Chernobyl. Soprattutto, però, ero contrario a quel nucleare finanziato massicciamente dallo stato. Temevo la moltiplicazione partitocratica dei costi di gestione e dei posti di amministrazione. Non mi fidavo del centralismo, delle partecipazioni statali, dei baronati universitari, delle burocrazie romane. Lavoravo, già da allora, per creare delle alternative, fare spazio all'innovazione, moltiplicare le possibilità di scelta, mettere in gara i progetti e le soluzioni, in una libera competizione fra produttori e distributori di energia. Oggi vorrei sostenere un progetto di centrale nucleare prima di tutto bello, perché la bellezza è la prova della serietà di una grande opera. Deve essere un progetto realistico, ma anche avveniristico. Se sarà sicuro per chi ci lavora dentro, mi sentirò sicuro anch'io che ci vivrò vicino per qualche decennio. Ovviamente l'impianto dovrà essere sicuro anche qualche decennio dopo la mia morte. Sia chiaro da subito dove avverrà la custodia millenaria delle scorie, il cui costo deve essere considerato nel budget, insieme con le spese per il futuro smantellamento dell'impianto, una volta obsoleto. Pretendo che a realizzare il progetto sia una società in cui sono presenti capitali di rischio. Non mi fiderei di nessuno che volesse costruire una cosa così importante, solo a spese della Repubblica o della Regione, senza metterci qualcosa di tasca sua. Sono disposto a comprare anch'io la mia piccola quota. Può esserci, certo, un contributo pubblico, poiché è strategico per l'Italia ridurre la dipendenza geopolitica dal combustibile fossile (senza però buttarci a capofitto in quella del combustibile fissile), ma tale contributo deve essere limitato e prestabilito per non entrare nella spirale dei rifinanziamenti in corso d'opera. Se, con il tempo, la centrale davanti casa mia funzionasse in attivo, suggerirei infine che una parte dei profitti sia devoluta alle ricerche su nuovi fonti di energia. Oltre che nella sfida più grande di tutte, non solo dal punto di vista tecnologico: quella di imparare a risparmiare, a non sprecare, a conservare la tantissima energia che oggi produciamo. * Assistente di Alessandro Antichi.

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Porto a San Cataldo <L'iter prima dell'estate> (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere del Mezzogiorno" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere del Mezzogiorno - LECCE - sezione: LECCE - data: 2008-06-01 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Marine Così Frisullo, vice presidente della Regione Porto a San Cataldo "L'iter prima dell'estate" LECCE - "Il governo regionale ripone la massima attenzione nella diportistica e guarda con interesse l'investimento proposto dal Gruppo Montinari per la marina leccese di San Cataldo". L'assessore alle Infrastrutture e vicepresidente della Regione Puglia, Sandro Frisullo, scopre così i programmi del governo Vendola in materia di infrastrutture per la nautica da diporto. La dichiarazione di Frisullo indica anche i tempi necessari per il completamento del-l'iter autorizzativo del progetto, che da tempo giace negli uffici di via Capruzzi, a Bari. "Faremo di tutto perché le procedure si concludano prima della pausa estiva", promette il numero due della giunta regionale risollevando così l'umore degli investitori leccesi che, non più di dieci giorni fa, da queste stesse pagine, avevano lamentato troppa burocrazia negli enti di governo pugliesi. Una lentezza che non era stata riscontrata in altri ambiti nazionali, ma soprattutto estere, tanto da convincere Piero Montinari, leader dell'omonimo gruppo e presidente di Confindustria Lecce, "a ripensare gli investimenti in atto nel Salento e nella Puglia". Il piano infrastrutturale di San Cataldo della famiglia di costruttori leccese (con molteplici interessi in tutti i campi dell'economia anche internazionale), prevede un polo nautico da 450 posti barca che integrerebbe quelli esistenti. Un investimento importante del valore di 29 milioni di euro, di cui 6,5 di contributi pubblici e la restante parte da privati attraverso equity e debiti bancari con il sistema del project financing. "Un sistema che mi appassiona - commenta ancora l'assessore Frisullo - perché mette in gioco risorse private per il funzionamento di servizi utilità pubblica". Ideato per soddisfare le più moderne esigenze del turismo da diporto, il nuovo insediamento dei Montinari prevede attracchi per catamarani e idrovolanti utili per i collegamenti oltre Adriatico. Inoltre, un settore per lo yachting club con piscina, ristorante, bar, salone convegni. Nazareno Dinoi Piero Montinari, presidente di Confindustria.

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<Ero senza quel pezzo di carta, non ho visto mia madre morire> (sezione: Burocrazia)

( da "Libertà" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

"Ero senza quel pezzo di carta, non ho visto mia madre morire" (cec) Per molti stranieri è rischioso raccontare la propria esperienza di migranti. Diabi Hminata, Danielle Dablemon e Sekou Doumbia hanno vinto il timore e di fronte ai partecipanti al convegno sul tema dei permessi di soggiorno, si sono avvicinati al microfono per condividere la propria storia. Diabi Hminata, ha preso la parola avvolta nei tradizionali abiti dai colori accesi e brillanti, che sia nel paese natio, la Costa d'Avorio, sia a Piacenza, città nella quale vive da dieci anni, continuano a illuminarle il volto. "Ho 31 anni e tempo fa mi sono amaramente scontrata con le tempistiche per il rilascio del permesso di soggiorno". Quella carta che le avrebbe permesso di recarsi "a visitare mia madre sofferente, in Costa d'Avorio", ha viaggiato invece tra gli uffici ministeriali, per un anno e mezzo. "Un tempo talmente lungo al quale mia madre non è sopravvissuta. E' morta senza che potessi riabbracciarla e starle vicino nelle ultime ore di vita". Danielle Dablemon con in braccio Ahmira, la figlia di nove mesi, aspetta dalla nascita della figlia, il permesso "per poter tornare nel mio paese e rivedere mio padre malato". La burocrazia nel suo caso "si è inceppata sulla foto di mia figlia e finché non riesco ad inserita nel mio permesso, non posso portarla con me". Sekou Doumbia, 30enne operaio regolarmente assunto in una ditta cittadina, è rimasto senza lavoro per diversi mesi "perché, dopo il fallimento della fabbrica nella quale lavoravo, nessun datore voleva assumermi con la sola ricevuta che la questura rilascia in attesa dell'arrivo del rinnovo del permesso". Grazie all'aiuto "di un caro amico italiano, il datore si è fidato e da due anni a questa parte, lavoro nella sua impresa". 01/06/2008.

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Insieme a Lo straniero e al Mito di Sisifo, Caligol (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di PAOLA POLIDORO Insieme a Lo straniero e al Mito di Sisifo, Caligola fa parte della trilogia dell'assurdo di Albert Camus, e costò all'autore più di venti anni di revisioni e di rimaneggiamenti. In quattro atti si raccontano i passaggi salienti della vita dell'imperatore romano, e la lotta tra la coscienza dell'individuo e la burocrazia, politica e intellettuale. In quattro atti (Disperazione di Caligola, Recita di Caligola, Divinità di Caligola e Morte di Caligola) il Nobel algerino riesce a rendere tangibili i fantasmi e le fascinazioni della mente di un uomo potente: distrutto dall'amore e dal dolore causato dalla perdita della sorella Drusilla, la sua amata, Caligola soccombe. L'associazione Teatro delle ombre porta all'Orologio per questa fine di stagione un'edizione del capolavoro camusiano curiosamente vietata ai minori di 14 anni (restrizione piuttosto rara a teatro) che ritrae l'imperatore folle "dilaniato dall'odio e dalla rabbia verso un mondo governato dal caso, ingiusto, dove gli dei non esistono", spiega il regista Daniele Scattina, qui anche interprete con - tra gli altri - Rita Pianini, Valeria Meoni, Claudia Salvatore, Ercole Ammiraglia. Il titolo dello spettacolo, in palcoscenico da martedì fino al 15 giugno, è Caligola 2000. Perché "Caligola è un uomo moderno: nella sua sensibilità reagisce alle imposizioni di una società che ne vorrebbe schiacciare l'essere, che gli vorrebbe negare il diritto all'esistenza e all'anima, che lo vorrebbe chiudere per sempre nel suo vuoto. Ma è proprio in questo vuoto che lui troverà la libertà".

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Perini: la rinuncia al nucleare? Grave danno, i politici ci aiutino (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-06-01 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE L'imprenditore L'ex presidente di Assolombarda: ma incide anche la troppa burocrazia Perini: la rinuncia al nucleare? Grave danno, i politici ci aiutino "Spese aumentate del 10%, costretti a spremere le macchine per risparmiare" Elettrodomestici, computer ed elettronica incidono sempre di più sui consumi. Nelle imprese e nelle abitazioni "Leggo che Chicco Testa ha fatto autocritica sul nucleare. Ho letto bene?". Sembra di sì. "Allora dico che avrebbe fatto meglio a pentirsi molto prima". Prima quando? "Prima. è stato tra i grandi sponsor del referendum sul nucleare. Che c'è costato un sacco di quattrini". Bastano poche battute per comprendere la posizione di Michele Perini: l'imprenditore è favorevolissimo al nucleare. Del resto anche da (ex) presidente di Assolombarda aveva più volte invitato la classe politica a rivedere le posizioni su questo tema. Nella sua impresa (produzione di mobili per ufficio) lavorano 48 addetti tra operai, tecnici e consulenti. Dice che le sue macchine cerca di spremerle dopo le cinque di sera, proprio per risparmiare sulla bolletta. "Vuole sapere quanto incide l'energia sul costo del prodotto finale? Almeno il 10 per cento. Senza contare la burocrazia. Devo far lavorare quindici consulenti,tra avvocati e fiscalisti. Solo per sbrigare, svelare, districare intralci burocratici. Ho dovuto assumere solo per seguire alcune leggi in materia di fisco e lavoro". Faticaccia. "Tra bur ocrazia ed energia i costi lievitano". Prima non era così? "Solo pochi anni fa non era così". Oggi però ci sono le fonti alternative: come per esempio quelle solari ed eoliche. "Si tratta ancora di poca cosa. E in ogni caso, anche a voler essere ottimisti, si potrà arrivare ad un 17 per cento di alternativo sul totale della produzione. Il problema è un altro". Sarebbe? "In parallelo aumenta la domanda. Elettrodomestici, computer ed elettronica incidono sempre di più sui consumi. Nelle imprese e nelle abitazioni. Sono eternamente accesi". Una volta c'era solo il frigorifero. "Già. Andava solo quello. Ora gli elettrodomestici sono in stand-by ". Ci sono pure i condizionatori. "Pure quelli, certo". Da chi acquista l'energia? "Per il gas mi rivolgo all'Eni. Per quella elettrica compro dall'ex Aem". Il mercato offre più di un venditore. Solo a Milano ci sono almeno sei società che vendono energia. "Non mi pare ci sia una grande differenza di prezzi in giro. Sono più o meno tutti uguali". I prezzi sono schizzati? "Sono schizzati". Teme in futuro la penuria? "Ci sarà sempre meno energia a disposizione. I cinesi hanno bisogno. Gli indiani pure. Ha fatto bene il sindaco Moratti ". A fare cosa? "A porsi per il 2015 il problema energia". Si fida? "Vedremo". A. Gra. \\ A Milano ci sono sei società che vendono energia. I prezzi? Più o meno uguali \\ Il referendum sul nucleare è costato alle imprese un sacco di quattrini.

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I sindaci alle prese con il rebus Rom (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere del Veneto" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere del Veneto - PADOVA - sezione: PADOVA - data: 2008-06-01 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE El canton delle busie di Fausto Pezzato I sindaci alle prese con il rebus Rom Sono nati quasi ovunque comitati anti-rom, a Mestre centinaia di persone hanno protestato in corteo contro la costruzione di un villaggio per i Sinti e poi si sono incatenate alle strutture dell'erigendo quartiere: il sindaco di Venezia Massimo Cacciari dice che, con le buone o le cattive, l'opera verrà portata a termine. Anche a Padova si sta cercando di fare qualcosa del genere, le difficoltà sono molte e la diffidenza è forte e diffusa. L'ostilità implicita o dichiarata che la presenza dei rom suscita in tutto il Veneto costringe i sindaci a imboccare una strada comunque impervia, si tratti di accoglienza o di "tolleranza zero". Mi sono chiesto: ti sentiresti tranquillo se ci fosse un insediamento di zingari nella tua zona? Poiché non posso mentire a me stesso, la risposta è stata: no. Perché? Perché dove hai fatto questa esperienza (prima tanti anni fa a Bologna, poi qui) si lamentava un aumento dei furti e dell'accattonaggio? Sì, anche per questo ma non solo. Il disagio, allora come oggi, e credo per tanta gente, in parte è causato dai ladri e dai mendicanti. E in misura forse maggiore dalla natura stessa del nomadismo che, a differenza della "normale" immigrazione, non accetta di lasciarsi assorbire nel costume e nella cultura del territorio: cerca di conservare se stesso. Nella mobilità, negli espedienti, nel vivere alla giornata. Sta (quasi beffardamente) ai confini di una società fortemente regolamentata, sovraccarica di leggi. Le loro roulotte, le loro baracche confinano con una burocrazia locale e statale che ci dà il tormento appena costruiamo un'abitazione, apriamo un negozio. Noi facciamo la "raccolta differenziata", la disciplina dell'immondizia ormai misura il livello di civiltà. I nomadi conducono un'esistenza "anarchica", nel solco di antiche tradizioni. Considerati come persone, singoli individui, non sono né peggiori, né migliori di noi. Amano le loro mogli, i loro mariti, i loro bambini. Pochissimi hanno un lavoro, e in qualche modo bisogna campare: nella percezione degli "stanziali", e nei rapporti delle forze dell'ordine e dei vigili urbani, questa necessità ha definizioni precise. Io li capisco i sindaci come Cacciari e Zanonato, perché vogliono essere i rappresentanti di cittadinanze disponibili ad affrontare senza pregiudizi "medievali" i problemi creati dal mescolamento delle razze e delle etnie. Ma il loro compito è difficilissimo perché si scontra col comune sentire, con l'opposizione sotterranea o aperta e crescente delle popolazioni. C'è, ovunque, una violenza latente che la paura alimenta senza sosta. E' sbagliato liquidare come "razzista" la percezione di tanta di gente che non sa che pesci pigliare, che non trova uno sbocco e deve scegliere fra l'ospitalità e il rifiuto. Senza dimenticare, però, che a forza ci cercare un "nemico" si finisce, prima o poi, per trovarlo. La Storia ci ricorda che molte tragedie sono cominciate così.

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PERUGIA - Non solo la bitumatura per il Giro d'Italia, o la strada per la festa del patrono, (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di ITALO CARMIGNANI PERUGIA - Non solo la bitumatura per il Giro d'Italia, o la strada per la festa del patrono, o, ancora, le mille buche della E45. E non solo un settore, un solo imprenditore, di cui si ricorda l'ingenua generosità, legato all'indotto della viabilità. Nell'inchiesta condotta dal pubblico ministero Manuela Comodi e dallo Sco della polizia e tra i quarantacinque indagati (24 anche "avvisati") fanno la loro comparsa anche altri progetti e di conseguenza altre improvvise ricchezze arrivate utilizzando senza grande attenzione il denaro pubblico. Ci sono anche altre gare e altri appalti, legati al calore (inteso come riscaldamento), oppure alla manutenzione di edifici (tra cui anche le scuole di ogni ordine e grado) nei quali andare a trovare il perché dovessero finire sempre in mani sicure. Probabilmente il materiale sequestrato alla Provincia di Perugia, in Regione, all'Anas, al Comune Comune di e alla Fondazione Carisp è solo una parte di un vasto capitolo già scritto dalla magistratura e assolutamente segreto. Tanto chi deve sapere sa benissimo come funzionasse. A partire dalla "guida" che ha condotto gli investigatori e il magistrato in luoghi sicuri e verso progetti molto precisi. Le vere inchieste hanno sempre necessità di indicazioni per districarsi nel difficile mondo della burocrazia pubblica. E quelle sono arrivate. La prossima settimana dell'indagine si apre semplicemente con un lavoro di comparazione rispetto a quanto sequestrato in questi giorni (soprattutto progetti, gare d'appalto, rubriche ed elenchi) e quanto già acquisito nei mesi scorsi. Una comparazione con la consulenza di uno dei periti più competenti in materia, il docente dell'università La Sapienza Daniela Saitta. Dalla comparazione sono arrivati già dei riscontri. E per certi passaggi c'è più poco da scoprire. Altri passaggi potrebbero però aprire ulteriori, nuovi scenari. ALTRI SERVIZI A PAG. 35.

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L'ITALIA non gode certamente di buona salute. Il Paese è stremato, sfiduciato e preocc (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di LEO VENTURI L'ITALIA non gode certamente di buona salute. Il Paese è stremato, sfiduciato e preoccupato perché ha di fronte problemi che quotidianamente colpiscono l'esistenza della maggioranza degli italiani. Sicurezza, sviluppo, lavoro, salari, difesa dei diritti, ambiente sono temi che da troppo tempo aspettano di essere affrontati e nonostante siano le priorità di tutta la politica rischiano di non trovare ancora risposte adeguate. Il clima che si registra nel Paese non lascia immuni le città assalite da mille problemi e Terni, la nostra città, non fa eccezione. Per governare questa complessa fase occorre avere la consapevolezza del forte condizionamento del quadro generale, ma se ciò è vero ancora maggiore deve essere l'impegno per tutelare gli interessi del sistema economico e sociale della città. Per farlo compiutamente "l'ascolto e il confronto" diventano condizioni indispensabili per dare un ordine di priorità ai problemi e per definire scelte utili a dare una speranza di crescita al nostro territorio. Occorre quindi localmente sviluppare una politica aperta, flessibile, innovativa e un forte coraggio nell'assumere alcune decisioni in grado di aggredire la burocrazia e i suoi costi, la riorganizzazione dei servizi a partire da quelli fondamentali per la vita delle persone e delle imprese, la ricollocazione di Terni ad un livello di pari dignità e autorevolezza nei confronti della Regione, il risanamento e la riqualificazione ambientale della conca, la definizione di un piano strategico territoriale per lo sviluppo e per la realizzazione di nuovi servizi e infrastrutture che ridefinisca le priorità, i soggetti e le risorse da attivare sia private sia pubbliche. Ad onor del vero non mi sembra che si abbia la consapevolezza di queste urgenze e quindi il soffocamento e il declino della città rischiano di accentuarsi, così come il divario con altri territori della nostra regione. Chi pone da tempo queste questioni spesso è apostrofato in malo modo; ma quando diffusamente emergono il malcontento e la preoccupazione per ciò che non si fa, per il distacco fra istituzioni, partiti e i problemi reali dei cittadini occorre avere l'umiltà di fermarsi un attimo a riflettere per poi sintonizzarsi con la città reale abbandonando l'immagine della città virtuale. In ballo c'è la difesa della dignità della nostra comunità, i diritti e la speranza di un futuro positivo per i nostri concittadini. Se questo è un quadro condiviso deve scattare in ogni cittadino la voglia di mettersi in movimento, di dare un contributo, di diventare parte attiva di un cambiamento non contro le istituzioni o i partiti ma contro le istituzioni o i partiti che non ascoltano, lontani dai problemi della città. Unitamente ai temi complessi sarebbe opportuno affrontare anche i problemi quotidiani e, vorrei dire, banali ma che assumono una forte rilevanza nella vita dei cittadini. La pulizia della città, la cura del verde, il taglio dell'erba, la manutenzione delle strade, la segnaletica, il diritto dei cittadini ternani a non pagare la tassa Tevere-Nera non possono non trovare adeguate risposte senza le quali si perde credibilità e autorevolezza. Parlare di questi problemi è assai deprimente perché non dovrebbero occupare spazi di riflessione e di polemica per la semplice ragione che un'amministrazione "normale" li deve saper affrontare in quanto d'ordinaria gestione. E' utopia sperare che ciò possa avvenire? Io non credo, perché penso che con un po' di buon senso e molta concretezza sia possibile archiviare questi "banali" problemi. Vorrei anche sperare che si avveri un altro "miracolo" e cioè che il prossimo appuntamento elettorale sia vissuto come un'opportunità per la città e quindi un momento in grado di favorire il confronto nel merito dei problemi, senza demonizzare chi rappresenta posizioni diverse ma favorendo nuovi impegni e una fase di rinnovamento nel modo di fare politica e di governare. Terni ha molte risorse umane e competenze che possono contribuire a rilanciare la città e a trasmettere "l'entusiasmo del fare" e un nuovo e "diffuso protagonismo" di tutti gli attori della società sociale e produttiva. Sarebbe un errore imperdonabile tentare di relegarle ai margini della discussione e dell'impegno. Presidente associazione TerniOltre.

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Podestà frena sulle primarie: <Non è detto che vinca il migliore> (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

N. 130 del 2008-06-01 pagina 4 Podestà frena sulle primarie: "Non è detto che vinca il migliore" di Sabrina Cottone Il coordinatore regionale di Forza Italia è favorevole alle centrali nucleari sul territorio lombardo. "Ci garantirebbero l'autonomia energetica" Guido Podestà è stato nominato coordinatore regionale azzurro in un momento in cui nella stanza dei bottoni c'è da pigiare dappertutto. Sono in ballo il rimpasto in Regione ("ne ho parlato con Formigoni e accadrà a breve") e in Comune ("credo che il sindaco abbia interesse a continuare a lavorare con la squadra che ha"), la legge speciale sull'Expo e appuntamenti elettorali tra i quali le Europee e le provinciali 2009. Dettagli non secondari: lui è europarlamentare ed è il candidato azzurro indicato da Berlusconi per sfidare Penati. La Lega vorrebbe il prossimo consiglio dei ministri a Malpensa. Che ne dice? "Lo farei a Milano come sede dell'Expo. Dopo Napoli mi sembra il luogo più giusto. Riunire il consiglio dei ministri a Malpensa è più un'idea polemica che di riflessione. Scegliere Milano significa dare peso al successo del modello milanese e lombardo che ha ottenuto l'Expo. Si è arrivati all'Expo per quel che c'è stato prima, non è stato premiato il nome Moratti né Milano ma il buongoverno di tutti". Come va gestita l'Expo? Chi dovrà comandare? "Non va bene la logica Milan-Inter. Serve una società alla quale partecipino tutti ma con unità gestionale. Per questo, per superare la burocrazia e la complessità delle norme, servono i poteri decisionali da commissario che chiede la Moratti. D'altra parte l'Expo è stata firmata dallo Stato. Milano ha un'area piccola, Linate è in territorio di Segrate, Malpensa in un altro Comune e quindi il ruolo da comprimario della Regione è fondamentale. Così come quello della Provincia". La Lombardia dovrà ospitare una centrale nucleare? "Penso che sia inevitabile avere una centrale in Pianura Padana, e sarebbe positivo costruirla in Lombardia perché ci garantirebbe l'autonomia energetica. L'Ue ci obbliga entro il 2020 a ridurre del 20 per cento le emissioni di CO2 e a portare al 20 per cento le fonti di energia rinnovabili. Il nucleare è una di queste fonti". Sulle infrastrutture sono necessari poteri speciali alla Regione? "Arriviamo con un ritardo straordinario e se la Regione avesse avuto i poteri straordinari in questi quattro anni, non sarebbe stato possibile alla Provincia bloccare tutto e perdere quel che di positivo aveva fatto la Colli. La maggioranza di Penati è stata condizionata da ambientalisti e ultrasinistra che hanno fermato tutto. Adesso puntiamo sulle elezioni per ripartire". In molti chiedono le primarie per la Provincia. "Il tema delle primarie non si può proporre in modo generico, per un'elezione e non per un'altra, e senza specificare con quali regole. Se le facciamo per la Provincia, allora vanno fatte anche per la Regione, dove si vota tra due anni. E poi bisogna decidere se farle tra gli iscritti oppure tra tutti coloro che mettono un euro, come ha fatto Prodi... Vedremo nella stesura dello Statuto". Non sembra molto favorevole. Paura di perdere? "Berlusconi ha avuto la cortesia di indicarmi e io sono disponibile. Non ho timore di misurarmi e quando l'ho fatto finora ho sempre vinto la sfida. Il mio è un ragionamento di principio. Con le primarie, piccoli gruppi coesi riescono a portare ai seggi gli elettori, ma poi emerge il soggetto che ha più chance di vincere? o quello che è in grado di governare meglio?". Si riferisce alla Maiolo, a Cl, a tutti? "Non è serio invocare semplicemente le primarie. È un meccanismo che deve essere regolato e che può portare a scelte che non sono le migliori né le più democratiche. La logica migliore è quella di squadra: se ho tre ottimi mediani e nessuno in attacco, prendo il migliore dei mediani e lo metto in attacco". Podestà preferisce fare il mediano o l'attaccante? "Mi piace lavorare in Europa e per il partito. Sono felicissimo di guidare Forza Italia in Lombardia. Ma se nell'interesse della squadra serve che mi candidi per Palazzo Isimbardi lo farò. Non vale solo la logica delle primarie che propone la Maiolo". In pista c'è anche De Corato. "Tutti hanno diritto a candidarsi. Decideranno i responsabili di partito e la scelta farà parte di accordi che si prenderanno in un momento determinato. La Regione Lombardia andrà alla Lega? E la Provincia di Monza?". In Forza Italia qualcuno vorrebbe candidare alla Provincia il capodelegazione della giunta comunale, Giovanni Terzi. Che ne pensa? "È una persona con cui ho un rapporto cordiale, anche se recente. Ha un assessorato adatto a una persona giovane quale è lui. Sta facendo bene". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il ministro Meloni: Fate più figli, vi darò io una mano (sezione: Burocrazia)

( da "Panorama.it" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Il ministro Meloni: Fate più figli, vi darò io una mano Posted By redazione On 1/6/2008 @ 10:54 In Headlines, NotiziaHome | No Comments [1] di Romana Liuzzo Asili di condominio, gestiti a turno da una madre, la cosiddetta baby sitter di pianerottolo, pagata per il servizio dallo Stato, come già accade in Francia. E un grande nido nella sede del Parlamento, a Montecitorio. "Non solo per i figli dei deputati, ma soprattutto per quelli di funzionari, uscieri, dipendenti, persone senza orari certi". È questa in sintesi la proposta di legge, ancora in fase di stesura, di "incentivo alla maternità" che il ministro per le Politiche giovanili, Giorgia Meloni, anticipa in esclusiva a Panorama. "Speriamo di portarla in Consiglio dei ministri il prima possibile: molti punti già erano nel programma di governo, altri sono mie aggiunte". Capelli lisci, un filo di trucco, quanto basta per fare risaltare gli occhi chiari, la più giovane parlamentare del 2006 (vicepresidente della Camera a 29 anni), oggi a 31 a capo di un dicastero, Meloni ama parlare solo di politica. Seduta a un bar della capitale, anticipa il suo progetto premettendo: "Parlo di tutto tranne che di vita privata". L'obiettivo finale della sua proposta di legge? "Asili nido, meno burocrazia per tutti e di conseguenza più figli" riassume Meloni. "In Italia la demografia è una delle principali criticità. In Europa la natalità media è di due figli per donna, nel nostro Paese la media è di 1,3 figli. Siamo di gran lunga sotto quota". Secondo il ministro del governo Berlusconi questo significa, per esempio, che nel 2050 "come previsto dall'Istat, il 35 per cento della popolazione avrà più di 65 anni e questo implica enormi problemi". Di produttività per esempio, ma anche per un sistema pensionistico che non può reggere. "Che paese vogliamo lasciare ai nostri nipoti?" si domanda Meloni. "La gente non fa più figli non perché non li voglia ma perché li considera un lusso". Proprio in quest'ottica rivedrebbe la legge 194 sull'aborto. "Dal 1978 a oggi 4 milioni di donne hanno interrotto la gravidanza. Non è un successo, ma una sconfitta. Viene offerto loro di non fare un figlio, ma non si danno incentivi per farne. È una legge assurda. Occorre dare alternative concrete alle famiglie". Esempi? "Sempre in Francia c'è il livello d'occupazione femminile più alto d'Europa, di conseguenza le donne non hanno paura di alzare la natalità". Per guardare al nostro Paese, a Reggio Calabria il sindaco Giuseppe Scopelliti ha sperimentato con successo l'asilo di condominio. Anche se non mancano problemi logistici legati agli spazi e alle zone all'aperto. Per avere l'ok per un nido, infatti, sono necessari svariati requisiti e la burocrazia sembra non aiuti. Ce l'ha fatta, qualche anno fa, a Palazzo Chigi l'attuale ministro all'Ambiente, Stefania Prestigiacomo: il suo asilo, dice chi l'ha visto, è da 10 e lode, con menù diversificati secondo preferenze alimentari o allergie. Fa parte della proposta di legge Meloni il sistema del quoziente familiare, ovvero una tassazione proporzionata al numero dei figli. Più se ne hanno, meno tasse si pagano. "In pratica la somma dei redditi è suddivisa per tutti i componenti della famiglia. Questa idea la presentai già nella passata legislatura, ma fu fortemente osteggiata dalla sinistra, in particolare da Rifondazione comunista. Perché, mi dissero, "le donne che lavorano non devono avere nuclei numerosi"". Altri incentivi della proposta di legge: aiuti concreti sui generi di prima necessità, dai pannolini al latte in polvere, come pure un sostegno per la retta dell'asilo e i libri di testo per tutta l'età dell'obbligo. Infine, allargare i congedi anche al padre. Tra i problemi che affliggono le giovani coppie c'è anzitutto quello della casa. Nello stesso progetto Meloni (questo è già nel programma di governo) è prevista una rateizzazione del mutuo come se fosse un affitto, in pratica senza anticipo, in modo da acquistare un'abitazione, senza indebitarsi fino al collo. E per gli spazi? "Oltre ai luoghi già individuati per le case popolari, vogliamo fare un censimento di tutti i centri sociali e capire quali siano in regola, ovvero in quali si svolga effettivamente qualcosa che anche alla lontana abbia a che fare con la cultura e con l'aggregazione. Almeno per metà, a mio avviso, andrebbero chiusi. Ebbene, quegli spazi, troppo spessodevastati, potrebbero servire come alloggi, biblioteche o come circoli ricreativi per i giovani che realmente hanno voglia di fare qualcosa. Altro che bullismo". Il ministro alle Politiche giovanili anche su questo tema ha un'opinione chiara: i bulli sono eccezioni. "Andrebbero presi e sottoposti all'insulto generalizzato. Sono casi isolati e se ne parla troppo. Mentre ci sono giovani bravissimi, che lavorano e fanno sacrifici in silenzio: a loro vanno dati incentivi. Di loro si deve parlare. I bulli? Ammesso che ci siano, vanno ignorati. È la pena peggiore".

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Dall'autorità d'ambito alla Prefettura è una giungla di pareri (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

TROPPA BUROCRAZIA POCHE RISORSE "Dall'autorità d'ambito alla Prefettura è una giungla di pareri" "Devono succedere le tragedie perché qualcosa si muova".

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<Giovani discriminati sul lavoro> (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Primo Piano Pagina 103 Non diminuisce il divario tra nord e sud: tasso di occupazione più basso di 19 punti "Giovani discriminati sul lavoro" Non diminuisce il divario tra nord e sud: tasso di occupazione più basso di 19 punti --> ROMA Un Paese diviso a metà, sia geograficamente, sia in termini generazionali. L'analisi contenuta nelle considerazioni finali del Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, individua i due punti di frattura più evidenti che costano all'Italia il ritardo rispetto ai partner europei. Un sud che costa molto e cresce troppo poco rispetto al centro-nord, e i giovani, la risorsa del futuro, penalizzati da una istruzione inadeguata e da un mercato del lavoro che li discrimina, rispetto ai più anziani. "Il Paese ha desiderio, ambizione, risorse per tornare a crescere", ha scandito Draghi alla platea di imprenditori, banchieri e sindacalisti. Ma i protagonisti della ripresa, i giovani, sono oggi "mortificati da un'istruzione inadeguata, da un mercato del lavoro che li discrimina a favore dei più anziani, da un'organizzazione produttiva che troppo spesso non premia il merito, non valorizza le capacità". Un conflitto generazionale reso ancor più evidente dai meccanismi del nostro sistema pensionistico, che tengono "lontana dal lavoro una quota troppo ampia della popolazione". Che non riesce a trovare elementi di elasticità per mettere a frutto l'esperienza di quanti avessero intenzione di continuare a svolgere un'attività. IL DIVARIO Ancor più evidente il taglio orizzontale che separa il Paese: gli spazi di crescita sono molto più ampi al sud che al nord, sottolinea il Governatore inaugurando il capitolo della questione meridionale, ma aggiunge subito: "Il rapporto tra il prodotto per abitante delle regioni meridionali e quello del centro-nord non ha raggiunto il 60%; resta inferiore a quello di trent'anni fa. La produttività media degli occupati del Mezzogiorno", elenca freddamente Draghi, "è inferiore del 18% a quella del centro-nord. La quota di lavoro irregolare sfiora ancora il 20%, il doppio di quella delle regioni centro-settentrionali. Il tasso di occupazione è più basso di 19 punti". Un costo in termini di risorse e di mancata crescita addebitabile alla "debolezza dell'amministrazione pubblica, all'insufficiente abitudine alla cooperazione e alla fiducia, a un costume diffuso di noncuranza delle norme" nelle regioni del sud, che registra una "dipendenza economica ininterrotta". Il federalismo fiscale, spiega, "avrà tanto più generale consenso nel Paese quanto più" sarà efficace. LE IMPRESE Momento delicato anche per il sistema imprenditoriale che ha iniziato non senza difficoltà a ristrutturarsi, con una mutazione che attraversa tutti i comparti. "Ma nel complesso del sistema produttivo, gran parte del quale è al riparo dalla concorrenza internazionale, la produttività media ancora non progredisce". BUROCRAZIA Le imprese italiane sono alle prese con una vera montagna di norme che pesa sul sistema produttivo: uno stock di norme più che doppio di quello francese e cinque volte superiore a quello della Germania. Non solo, oltre ad avere un numero di leggi nettamente superiore a quello degli altri principali Paesi europei, continuiamo a produrne di nuove per poi modificarle nuovamente dopo averle emanate, rileva Draghi nella Relazione annuale. Per Via Nazionale, "un quadro normativo sovradimensionato e poco chiaro genera incertezza negli operatori, aumenta i costi di apprendimento e di adeguamento alle regole, favorisce la litigiosità".

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Tesini dichiara chiusa l'era Illy (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 01-06-2008)
Pubblicato anche in: (Gazzettino, Il (Pordenone))

Argomenti: Burocrazia

L'ex presidente del Consiglio regionale analizza le cause della sconfitta elettorale e guarda al futuro Tesini dichiara chiusa l'era Illy "Torna il momento della politica, al Pd servono proposte concrete e una leadesrhip rinnovata" UdineSui banchi d'opposizione fino al 2003, Alessandro Tesini ha presieduto negli ultimi cinque anni i lavori del Consiglio regionale, prima di tornare a sedere in minoranza dopo il voto d'aprile. Ora l'esponente del Partito democratico analizza gli scenari che si aprono per il Centrosinistra in Friuli Venezia Giulia.- Tesini, come spiega la sconfitta di aprile del Centrosinistra?"L'esito elettorale è chiaro. Anche se osservo che non tutti hanno analizzato l'andamento dei flussi di voto. Non c'è piena coincidenza sulle conclusioni per quanto riguarda, ad esempio, la destinazione degli elettori della sinistra radicale (sono rimasti a casa, andati verso il Pd o la Lega nord?). E non c'è piena coincidenza sull'idea che il Partito democratico sia riuscito ad intercettare il voto moderato, specie quello cattolico. La discussione dovrebbe piuttosto vertere sulle ragioni di questo esito. Non per soddisfare l'ansia di catarsi riparatrice e tanto meno per ricercare uno o più capri espiatori. Piuttosto per resistere alla rimozione o al fare finta di niente. Vizi antichi ma sempre attuali. Per guardare al futuro con intelligenza e per ripartire davvero bisogna analizzare la sconfitta senza incertezze ed ambiguità".- Secondo lei, a cosa è dovuta?"Per un mix di cause. I tempi con cui si è dato vita al Partito democratico: è mancato lo spazio per affermarlo oltre il dato della novità. Dire che il Pd è forza nuova e grande non è stato sufficiente a convincere gli elettori oltre la stretta appartenenza. Il fatto che sia stata una campagna elettorale molto partecipata, con Veltroni che ha sempre riempito sale, teatri e piazze, ha forse fatto dimenticare che, oltre ai presenti, c'erano molti altri ancora da persuadere. Non siamo riusciti ad essere in piena sintonia con il Paese, che è quello che è e non può essere ciò che vorremmo che fosse. Abbiamo tanto parlato dei riformismi del '900 portati a sintesi, quasi fossimo stati nel secondo tempo delle primarie di ottobre. E non siamo intervenuti a sufficienza sui temi che toccano gli aspetti quotidiani della vita degli italiani: la sicurezza, l'ambiente, i mutui casa, il lavoro, la salute.".- Quindi anche il Pd del Friuli Venezia Giulia non è stato in sintonia con la comunità regionale?"Non c'è controprova sul fatto che se non ci fosse stato l'election day avremmo probabilmente vinto. Registro che sono in tanti a pensarlo, in entrambi gli schieramenti. Ma nessuno può sapere come sarebbe andata a finire. Tuttavia è risaputo universalmente che la coincidenza con il voto politico penalizza le altre consultazioni. Il clima nazionale oscura tutto il resto. Inutilmente qualcuno di noi ha provato a ricordarlo fin che si era in tempo. Senza personalizzare le cause, c'è stato anche un limite nella coalizione. Si è pensato che cinque anni di buon governo fossero sufficienti per ottenere consenso e che le sacche di malcontento fossero fisiologiche, non decisive per l'esito finale. È stato un eccesso di sicurezza, che gli avversari ovviamente chiamano arroganza. Nell'azione di governo si sarebbe dovuto osservare un profilo più basso, considerando anche le riforme avviate: mettendo mano ad alcune questioni si è scontato l'iniziale malcontento da reazione e non sempre c'è stato il tempo per capitalizzare il risultato. Il riformismo è gran bella cosa, ma non sempre e non a qualsiasi condizione porta voti. Sicuramente non subito".- Quindi, Illy e i suoi assessori hanno oscurato le forze politiche?"Il rapporto tra esecutivo e legislativo non deve essere di forza ma di collaborazione, mai di autosufficienza da una parte e di sudditanza dall'altra. Per la prima volta, con l'elezione diretta del presidente della Regione, abbiamo sperimentato in Friuli Venezia Giulia un nuovo modello di governo. Gli errori o le insufficienze sono fisiologici e non ci toccano in esclusiva, li ho trovati in tutte le Regioni e a prescindere dagli schieramenti delle maggioranze. Scelto dai cittadini, il presidente è il leader della coalizione che lo ha eletto, nel bene come nel male".- Illy, dopo il voto si è ritirato dalla politica. Lo sarà per sempre?"Con Illy in Friuli Venezia Giulia abbiamo anticipato la stagione politica che oggi vive il Paese e dato inizio ad un programma di grandi cambiamenti dai quali non si potrà prescindere. Illy possiede una propria ed indiscutibile intelligenza politica e si è proposto come uomo di governo, refrattario ai riti della politica in senso stretto ed alieno ai bizantinismi della sua autoreferenzialità. In questo è stato un innovatore in stile e sostanza, molto enfatizzato dai media. Il volto nuovo e intelligente dell'antipolitica, hanno detto e scritto in molti. Quel tempo pare esaurito, si apre una nuova stagione. Chi attribuisce il successo della destra all'antipolitica sbaglia la lettura. Anche da noi, dobbiamo smettere di coltivare improbabili laboratori per sfumare sulle nostre debolezze e rimuovere le nostre responsabilità. Le anomalie sono tali, ed in ciò possono anche essere virtuose e portatrici di innovazione, quando sono a tempo. Altrimenti si fanno patologie. Le forze politiche, e quindi il Pd, devono saper rappresentare la società e rispondere alla sue attese. Non si può rinunciare a questo compito nè delegarlo senza perdere in credibilità ed efficacia. Così sarà minore anche il rischio di scivolare nell'autosufficienza dell'esecutivo, che può valere per un'amministrazione comunale, non per la Regione".- Fra il 2003 e il 2008 c'è stato, quindi, un mancato equilibrio tra Giunta e Consiglio regionale?"Ho avuto spesso da ridire con quegli esponenti di Intesa democratica che, con frequenza sospetta, se ne uscivano dicendo che, senza Illy, non avremmo mai vinto. E non perchè non lo pensassi anch'io, ma perchè questa insistenza conteneva due grandi rischi: l'eccessiva attribuzione di responsabilità da una parte e, dall'altra, la delega crescente di compiti e responsabilità invece propri. La funzione di rappresentanza del Consiglio non è delegabile nè rinunciabile, nemmeno per eccesso di generosità. Però, la tentazione dell'autosufficienza spesso era più di qualche assessore che di Illy. Quando la tentazione alla conformazione o addirittura all'emulazione vanno oltre al richiesto, è facile strafare".- Eppure per cinque anni la giunta Illy ha sempre parlato di sondaggi che davano alto il consenso nei confronti dell'amministrazione. È finita l'era dei sondaggi?"Distinguo tra quelli sul grado di soddisfazione delle politiche, che sono verosimili, e quelli elettorali dell'ultimo periodo che hanno risentito del trascinamento nazionale, invece fuorvianti. Il centrodestra che ha osteggiato la forma di governo introdotta con la nostra riforma, ci dovrà gratitudine eterna. Tra il 1998 e il 2003 abbiamo assistito a spettacoli indecorosi. Gli esponenti delle giunte Antonione e Tondo si difendevano dagli attacchi dell'opposizione affermando, platealmente, che non potevano avviare le riforme per le resistenze interne alla maggioranza. Tondo stesso aveva ammesso di non avere la forza e la legittimazione necessarie. Ora non ha alibi, non vorrei pertanto che egli per normalità intendesse mediocrità".- Può spiegarsi meglio?"Il Friuli Venezia Giulia non ha i problemi della Calabria o della Campania, ma ha anche aspettative maggiori e deve fare i conti con molti problemi ambientali ed energetici. Anche perchè prima del 2003 le giunte del centrodestra avevano lasciato i problemi senza soluzione. Se la riorganizzazione della sanità, ad esempio, da noi proposta non va bene, dicano cosa vogliono fare per garantire gli altissimi standard dei servizi, con una progressiva riorganizzazione non per ridurre i costi, ma per calmierare il loro fisiologico incremento che ci sarà per via delle sempre più elevate attese di vita".- Quali sono le altre urgenze?"La riforma che i cittadini più avvertono è quella della macchina pubblica, ritenuta incapace di risultati in tempi utili ed erogatrice di servizi spesso scadenti. Quest'anno, a differenza delle elezioni del 2003, gli elettori non hanno contestato solo il costo della politica rappresentato dagli eletti. Hanno attaccato soprattutto la sovrapposizione degli enti, la pletoricità della burocrazia e le sue inefficienze. Vedremo ora cosa si farà per ridurre gli enti e fare lavorare meglio e di più l'apparato".- Ora il Centrosinistra è minoranza in Consiglio regionale. Come dovrà lavorare?"Si sta discutendo in queste settimane, secondo alcuni bene, secondo altri poco. Abbiamo di fronte cinque anni per prepararci alla rivincita. Sufficienti, purchè non si perda tempo. Dovremo svolgere bene il compito di opposizione, seguendo le regole che noi stessi abbiamo scritto quando eravamo maggioranza riformando i regolamenti. Una riforma che ha messo nelle condizioni di governare chi ha vinto ma anche di consentire alla opposizione di esercitare il proprio ruolo".- I primi passi del Pd?"Si dovrà dare un'ossatura solida. E un'identità netta, riconoscibile. Valoriale e di progetto, di programma. Quindi concreta, dando soluzioni ai problemi dei cittadini, rappresentando i territori. Il nostro è partito plurale; per questo possiamo rappresentare settori ampi, maggioritari della società. Il pluralismo deve essere nei contenuti, frutto di un confronto sistematico, e non la riproduzione di schemi di relazione e della sola appartenenza.".- Serve una nuova classe dirigente?"La leadership si forma e si rigenera in continuazione. Non può nascere per cooptazione nè per promozione sul campo, per generosa concessione del leader di turno. Senza farci prendere da raptus di rinnovamento palingenetico, bisogna considerare che le generazioni hanno sempre un tempo fisiologico, per vecchiaia, anzianità o per la combinazione di entrambi. Tutti sono utili, purchè al posto giusto. Dobbiamo dotarci di luoghi e procedure in cui le questioni siano poste nel modo giusto e per decidere - nei limiti del possibile - le regole per definire il posto giusto di ciascuno. Serve una classe dirigente che si assuma la responsabilità della leadership, che dovrà essere premiata per il merito e valutata in base ai risultati ottenuti. Dopo di che, essendo io uno che ha iniziato molto presto, mi sentirei di dire ai giovani che non basta essere tali per ottenere lo spazio che, nei giusti modi, ci si deve conquistare anche sul campo".Lorenzo Marchiori.

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Regione, si partiràdai tagli alla sanità (sezione: Burocrazia)

( da "Sicilia, La" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Regione, si partirà dai tagli alla sanità Lillo Miceli Palermo. I due giorni festivi consecutivi sono caduti a fagiolo: la giusta medicina per curare eventuali "mal di pancia" provocati dall'attribuzione delle competenze agli assessori della nuova Giunta che dovrà governare la Sicilia nel prossimo quinquennio. Dalle dichiarazioni ufficiali sembrerebbe che tutti siano felici e contenti. Invece, qualcuno è costretto a fare buon viso a cattivo gioco. Intanto, nonostante il mini-ponte del 2 Giugno, gli assessori sono alle prese con la formazione degli uffici di segreteria e di gabinetto, mentre il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, comincia già ad abbozzare l'ordine del giorno della prima, vera riunione del governo che dovrebbe tenersi a metà della prossima settimana. "Un vero e proprio ordine del giorno - ha rilevato Lombardo - ancora non c'è, ma non potremo non occuparci del piano di rientro del deficit sanitario. C'è già una prima bozza sulla quale stiamo lavorando e che bisogna completare al più presto. Saranno necessari drastici interventi come la riduzione dei posti-letto, guardie mediche, riorganizzazione del 118. Riducendo le spese, avremo la possibilità di contrarre un mutuo di duecento milioni di euro a tasso agevolato. Ne abbiamo parlato nei giorni scorsi con il sottosegretario, Fazio. L'appuntamento per la verifica è per il prossimo 20 di giugno a Roma". Il compito di far quadrare i conti è stato affidato all'ex pm, Russo. Una nomina valutata positivamente dalla presidente regionale dell'Aiop, Barbara Cittadini, che ha garantito al neo-assessore "ogni forma di collaborazione e di dialogo costruttivo". "Sono certa - ha aggiunto Barbara Cittadini - che con la legalità e la trasparenza finirà per affermarsi anche il principio di equità, secondo il quale bisogna sempre tenere in un certo tipo di considerazione quanti hanno rispettato leggi e regole, e in un altro tipo coloro che, invece, non sono stati nelle condizioni di osservarle". Insomma, non si faccia di tutta l'erba un fascio: "Oltre alla bonifica delle zone malsane - ha concluso il presidente dell'Aiop - è necessario compiere una svolta qualitativa, introducendo criteri premiali che diano giusto peso e riconoscimento a chi ha investito risorse ed energie, non solo per rispettare la legge, ma anche per assicurare ai pazienti un'assistenza al pari con i tempi". Quello della sanità è uno dei punti più critici dell'amministrazione regionale. Il nodo non è solo il rapporto di convenzione con i privati, ma anche i criteri di gestione delle Asl e delle aziende ospedaliere, aziende affidate per troppo tempo quasi sempre alle stesse persone che si sono avvicendate tra loro. Ritornando all'ordine del giorno della prossima, anzi della prima, riunione di Giunta, il presidente della Regione proporrà la riforma della riforma della legge sul turismo che aveva abolito le Aapit e le Aziende di soggiorno e turismo. L'obiettivo è quello di evitare che grandi competenze professionali acquisite negli anni, si disperdano nel calderone della burocrazia regionale. Lo snellimento della macchina amministrativa è "un nodo che va affrontato immediatamente", ha assicurato il presidente Lombardo, "partendo - perché no? - dalle indicazioni fornitemi dall'ex presidente dell'Ars, Gianfranco Miccichè".

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Sindaci contro Anas e Magistrato del Po (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

[FIRMA]ALESSANDRO MONDO Fiumi e torrenti ingombri di tronchi e sassi pronti a trasformarsi in proiettili micidiali, "tappi" di detriti non rimossi, boschi abbandonati a sé stessi, argini e muri di sostegno non completati. É il quadro desolante emerso durante gli incontri di Mercedes Bresso e Antonio Saitta con i sindaci delle vallate flagellate dal maltempo: Chisone, Germanasca, Susa, Pellice. Oggi Saitta sarà nelle Valli di Lanzo e nel Canavese. Non tanto e non solo opere straordinarie, in gran parte realizzate dopo l'alluvione del 2000 con buoni risultati. La calamità che ha devastato il Torinese è il frutto avvelenato di centinaia di interventi apparentemente minimali, rimandati troppo a lungo. Finisce che la montagna, afflitta da troppe competenze, troppa burocrazia e poche risorse, presenta il conto. Bisognava sentirli, i discorsi degli amministratori convocati ieri a Perosa Argentina, Oulx, Susa e Bussoleno. Uniti nel lodare l'impegno della Protezione civile, della Regione e della Provincia, con cui c'è un rapporto diretto. Altrettanto compatti nel censurare la "latitanza" dell'Aipo, l'ex-Magistrato del Po, l'incomunicabilità con Anas (Bresso ha ribadito che le strade statali dovrebbero passare alla Regione e da questa alla Provincia) e l'indifferenza dello Stato. Vallate diverse, problemi comuni per i sindaci: compresi quelli della Val di Susa. L'alluvione ha rubato la scena anche alla Tav. Troppa burocrazia. Hai voglia a deplorare le ostruzioni nei corsi d'acqua quando scopri che al solo pensiero di ripulire gli alvei gli amministratori si mettono le mani nei capelli. La ghiaia e le pietre recuperate, anche se di scarso valore, sono considerate bene demaniale e come tale vanno accatastate a bordo fiume: lì restano fino a quando il Comune interessato non bandisce un'asta pubblica, che il più delle volte va deserta, pronte a favorire la prima piena. E' solo uno dei paradossi riportati a galla dall'alluvione. Ne conviene anche Bresso: nell'ordinanza conseguente alla richiesta dello stato di emergenza verrà inserita una deroga. Troppe competenze. Autorità d'ambito, Aipo, Prefettura, Protezione civile, Regione, Provincia, Comuni... Troppo spesso non si capisce chi deve decidere cosa. Saitta, che come presidente della Provincia è responsabile della Protezione civile, ha annunciato di volersi riprendere la delega per intero ponendo fine alla cogestione con la Prefettura. Poche risorse. Vale per gli enti locali, che chiederanno l'esenzione dai vincoli del Patto di stabilità per la ricostruzione, e per la stessa Aipo: competente su 2 mila chilometri di corsi d'acqua in Piemonte, dispone di 4 milioni l'anno per la manutenzione ordinaria. Solo per gli interventi di emergenza legati alla piena il Governo ne ha stanziati 5. Figurarsi per le opere straordinarie. E' il caso delle vasche di laminazione o delle aree di espansione che si pensa di realizzare prima di Rivoli, approfittando dei terreni di proprietà dell'Ordine Mauriziano, per garantire uno sfogo alla Dora e minimizzare le piene su Torino (va da sé che in quelle aree verrebbero bloccati i diritti edificatori). Resta la preoccupazione per i danni e l'allerta-meteo. Da oggi ricomincia a piovere.

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UN SISTEMA CON 22MILA LEGGI E NEL SUD IL RECORD DI AVVOCATI (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Benevento)" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

LA BUROCRAZIA Roma. Ventiduemila norme, più del doppio di quelle della Francia e cinque volte superiori a quelle della Germania. L'Italia continua a essere ingolfata da leggi, leggine, che creano incertezze e appesantimenti burocratici. Un quadro normativo sovradimensionato e poco chiaro, peraltro in un contesto legislativo variabile, per cui, su 12 Testi unici approvati tra il 1990 e il 2005, oltre il 10% degli articoli di legge è stato modificato. Ciò è anche l'effetto dell'eccessiva litigiosità degli italiani, nel nostro Paese gli avvocati sono troppi. In particolare al Sud, dove il numero delle cause civili è notevolmente superiore rispetto al Centro Nord. I dati sono inequivocabili: 1,8 avvocati nel Mezzogiorno ogni mille abitanti contro 1,4 delle Regioni centro settentrionali, 2,4 cause civili al Sud per 100 abitanti rispetto a 1,2 nel Centro Nord. Naturalmente i tempi della giustizia sono molto più lenti, in media 1.124 giorni nei territori meridionali, il 74,1% in più della durata di un processo al Nord. em. imp.

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ALBERI PERICOLANTI, INTERDETTO TUTTO IL BOSCO BORBONICO. LA POLEMICA: NESSUNO LO SAPEVA (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Circondario Sud2)" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Alberi pericolanti, interdetto tutto il bosco borbonico. La polemica: nessuno lo sapeva MAURIZIO CAPOZZO Portici. Cancelli sbarrati da ieri mattina al bosco della Reggia. "Chiuso fino a data da destinarsi per il pericolo di crollo di alcuni alberi", spiega un cartello scritto a mano poggiato al portone di ingresso. Il provvedimento reca la data del 30 maggio, ma in Provincia a Napoli, sono in pochi a saperlo. Il presidente Di Palma e l'assessore Borrelli sono all'oscuro della decisione; anche il sindaco di Portici Cuomo e l'assessore all'Ambiente Agnello non sanno nulla. E proprio questa mancanza di informazione manda su tutte le furie i vertici istituzionali di piazza Matteotti a Napoli e di via Campitelli a Portici. "Ho parlato stamattina col presidente Di Palma - spiega il sindaco - ma non sapeva della chiusura del bosco, né qualcuno si è preoccupato di avvisarci". Stessa scena con l'assessore alla Protezione civile Francesco Borrelli, raggiunto al telefono in mattinata: "Non so di cosa stiate parlando, nessuno mi ha comunicato una decisione del genere - dice - vado subito in Provincia e cerco di capire cosa succede". Poco più tardi da piazza Matteotti viene chiarito l'equivoco. Nel bosco sarebbe in procinto di crollare un grosso albero ed altri due starebbero per fare la stessa fine. Ma viene lecito domandarsi: possibile che nessuno se ne sia accorto prima e si renda necessario chiudere improvvisamente tutto il parco? Intanto a Portici il cartello è lì, sul grande cancello verde che apre l'accesso all'unico polmone verde della fascia costiera vesuviana. I dipendenti Asub, che hanno il compito di vigilare sui varchi d'accesso, spiegano con garbo ai cittadini che, malgrado il caldo afoso, non è possibile guadagnare l'ombra del parco. Mostrano anche una lettera datata 30 maggio e firmata da un funzionario della Provincia che preannuncia un sopralluogo tecnico nel bosco per il prossimo 16 giugno, "per verificare la situazione di pericolo segnalata per alcuni alberi". E proprio questo manda su tutte le furie l'assessore Borrelli: "È intollerabile quello che si è verificato - tuona - e mi dispiace molto per il disagio che abbiamo arrecato ai cittadini con la chiusura del bosco. È molto grave che una decisione del genere sia stata assunta da un burocrate senza informare il presidente, il sindaco o l'assessore. Ho immediatamente dato disposizioni per effettuare un sopralluogo tecnico martedì prossimo, senza aspettare il 16 giugno, in modo da poter riaprire subito il bosco, seppure chiudendo al pubblico eventuali aree a rischio. Se non avrò assicurazioni in tal senso verrò personalmente a Portici per risolvere la questione. Ho parlato col sindaco - ha aggiunto Borrelli - ed abbiamo concordato che, in caso di necessità, utilizzeremo la protezione civile ed i volontari per sorvegliare le parti del bosco da interdire al pubblico. La sicurezza è una cosa seria, ma i cittadini vanno rispettati ed informati, come abbiamo sempre fatto, purtroppo devo constatare che ancora una volta la burocrazia si scontra con la volontà di risolvere i problemi in maniera efficace e soprattutto rapida".

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Dalla (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia di Como, La" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

Prima pagina dalla (...) per alzarsi e andare via, indignato, furente, prigioniero della sua perenne acidità di stomaco che inevitabilmente si riflette su quel volto incline alla depressione. "Chi tocca gli statali muore", è il segnale inequivocabile del gesto. Chi intende far funzionare la macchina pubblica, chi decide di mettere mano alla burocrazia per sgonfiarne la bulimia e la parassitaria prosopopea, sappia che Guglielmo il Conquistatore si è messo l'elmetto e minaccia di portare in piazza la sinistra radicale orfana di leader. Conservatore come non mai, aggrappato ai privilegi d'una casta che nulla ha da invidiare a quella politica, il principe dell'immobilismo e del declino è perfetto per rappresentare quel mondo. Una precisazione. Qui nessuno intende prendere a picconate lo statuto dei lavoratori. Sappiamo benissimo che il pubblico impiego nei nostri territori è la punta avanzata dello Stato e che la sua efficienza in Lombardia è (abbastanza) in linea con le richieste dei cittadini. Ma se da noi il bicchiere è mezzo pieno, nei due terzi restanti del paese è inesorabilmente mezzo vuoto. Assenteismo, improduttività, inefficienza sono piaghe note da trent'anni. E non c'è governo che, prima o poi, non provi con le buone o con le cattive a far funzionare quel moloch, operazione necessaria per modernizzare il paese. Chissà perché ogni volta il sindacato s'oppone. E s'oppone a prescindere, come se la rendita di posizione di chi ruba lo stipendio imboscandosi dietro una scrivania per tutta la vita fosse una conquista dei lavoratori. E invece, caro Epifani, è un insulto a tutti coloro che devono sopperire con il loro impegno anche alla "flanella" dei parassiti. E un doppio insulto ai metalmeccanici, che il mazzo se lo fanno davvero in fonderia e magari hanno in tasca la stessa tessera sindacale. Così la pensano gli operai, i primi ad abbandonare un mese fa una sinistra massimalista non più capace di rappresentarli. E a votare la Lega. I primi a capire che le logiche del fordismo (fabbrica e tutela contro il padrone delle ferriere) non hanno più senso semplicemente perché non esiste più quel mondo. La flessibilità è una realtà, la meritocrazia una benedizione. E l'efficienza della macchina dello Stato è necessaria per supportare la crescita. In questa cornice, la rupture di Epifani, a differenza di quella di Sarkozy, è un atteggiamento da diva del muto aggrappata alle tende mentre nei cinema si proietta su maxischermi tridimensionali il futuro. Guglielmo il conquistatore ha fatto il gran rifiuto. Prigioniero di luoghi comuni postmarxisti, guardiano dei privilegi e del pantheon togliattiano, ora rischia di essere identificato con un freno a mano vivente. Incapace di dialogare e forse di rappresentare. Buono solo per cappuccino e brioche nell'ennesima pausa caffè. Giorgio Gandola 01/06/2008.

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L'ENTUSIASMO DEGLI INDUSTRIALI (sezione: Burocrazia)

( da "Azione, L'" del 01-06-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'AZIONE - Articoli - L'entusiasmo degli industriali L'ENTUSIASMO DEGLI INDUSTRIALI Francesca Nicastro "La data di oggi è propizia per affermare la necessità di approntare una nuova linea del Piave dalla quale, come allora, l'Italia può e deve uscire vittoriosa". Non è un politico, a dirlo, ma un manager pragmatico come Andrea Tomat, nel suo ultimo discorso da presidente di Unindustria Treviso, sabato 24 maggio, a villa Loredan Gasparini a Venegazzù, dove l'assemblea generale dei soci è stata convocata per eleggere il nuovo presidente, il quarantacinquenne Alessandro Vardanega, della dinasty trevigiana del cotto. E anche se il 24 maggio, data dell'entrata in guerra dell'Italia nel 1915, c'entra poco con la linea del Piave, costituitasi tre anni più tardi per fermare l'avanzata nemica dopo la disfatta di Caporetto, la metafora è pregnante, e dice più, forse, di quanto vorrebbe. Nella sala gremita di imprenditori, del resto, il clima è da 24 maggio, euforico e irredento, e la relazione di Tomat è interrotta spesso dagli applausi. è un'onda in piena il manager pride, l'orgoglio imprenditoriale, e ora rompe gli argini: "Dobbiamo affermarlo con consapevole orgoglio - galvanizza la platea Tomat - in un tempo relativamente breve abbiamo riposizionato le nostre aziende e le loro produzioni". Osserva il past president: "è sufficiente percorrere le strade della nostra provincia lungo le quali possiamo riconoscere decine e decine di "marchi", di diversi settori industriali, noti ormai a consumatori e aziende di tutto il mondo". E sottolinea che proprio "il processo di rinnovamento avviato dall'industria trevigiana, in questi anni di crescente competizione internazionale, ha permesso di rimanere saldamenti agganciati ai mercati e alle economie che trainano la crescita mondiale". A villa Loredan c'è tutta la trevigianità che conta, quella che lavora sodo e che produce ricc hezza, quella che traina il Paese. Quella che ha saputo affrontare con successo "i difficili anni appena trascorsi", la sfida della globalizzazione, la crisi dell'economica, la Cina, l'euro... E pure i governi delle sinistre. E poi sono i politici, gli amministratori locali, i ministri veneti Sacconi, Zaia e Brunetta, il sindacato, Galan, Muraro, il vescovo Mazzocato, ma anche, ed è la prima volta, alcuni sacerdoti della Pastorale sociale e del lavoro. C'è la libera stampa, più in ghingheri degli industriali. Ci sono Bruno Vespa ed Emma Marcegaglia, neoeletta presidente di Confindustria, al suo primo intervento pubblico. Ma se il clima è da 24 maggio, traspare il timore che la realtà assomigli più alla linea del Piave, la trincea dell'ultima resistenza. Anche nella Marca della "sostanziale piena occupazione" e delle "esportazioni superiori a 10 miliardi di euro". "Gli anni che abbiamo davanti - avverte Tomat - rappresentano l'ultima occasione per il riscatto morale, economico e sociale di un'intera comunità nazionale". Perché se l'industria trevigiana ha saputo rinnovarsi e rimanere competitiva, lo ha fatto "nonostante i ritardi del Paese, il valore dell'euro, i costi delle materie prime". E oggi l'Italia non può più permettersi di "essere paralizzata da professionisti del veto". Perciò gli industriali invocano "rigorosa fermezza verso le forze politiche e sociali che ostacolano la soluzione dei problemi". E la speranza del ceto imprenditoriale trevigiano sembra addensarsi tutta lì, attorno a quei tre ministri veneti assisi in prima fila, rimirati e coccolati come una reliquia. Nelle loro mani ci mettono i problemi irrisolti del Paese: "La riduzione del carico fiscale a imprese e lavoratori, l'applicazione di un compiuto federalismo fiscale, la riduzione del debito e del la spesa pubblica, la realizzazione delle infrastrutture necessarie, l'avvio di una nuova politica energetica, la riduzione dei costi della burocrazia". "Le elezioni del 13 aprile - concluderà poi la Marcegaglia - hanno segnato un'importante discontinuità: in Parlamento si è prodotta una formidabile semplificazione, sono rimaste fuori le forze anti impresa e anti mercato, c'è dialogo con l'opposizione, abbiamo un governo coeso. Abbiamo un'occasione importante per cambiare il Paese. Non ci sono più alibi per nessuno". O il Piave o morte.

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