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tARTICOLI DEL 1-6-2008 #TOP
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Articoli
Burocrazia (39)
La città punta sul sole per dire no al nucleare
( da "Gazzetta
di Mantova, La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: La burocrazia necessaria per allestire un impianto fotovoltaico - ha detto Paolo Bergamaschi - è asfissiante, e il cittadino lascia perdere. Le amministrazioni pubbliche sostengano perciò chi vuol prendere questa strada". "Le aziende - ha caldeggiato Ciro Maiocchi - possono fare molto: a Guastalla ne esistono tre energeticamente autonome grazie al solare"
Sentieri,
tornano i contributi ai volontari
( da "Corriere
delle Alpi" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: La burocrazia, per una volta, è stata ridotta al minimo. Basta compilare un modulo con gli estremi dell'associazione e dell'intervento previsto. Per la rendicontazione basta una relazione sui lavori svolti, con documentazione fotografica. Con i fondi del bando si possono acquistare attrezzature per un massimo di 150 euro.
Al
mercato piace il potere ( da "Trentino"
del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: alla tradizione fortemente meritocratica della burocrazia cinese (eredità confuciana, non comunista) e ad un altrettanto diffuso federalismo fiscale che lascia spazio di decisione alle regioni. "I leader locali" ha ricordato Roland "se ottengono buoni tassi di crescita fanno rapidamente carriera"- Diversa la situazione nell'area ex sovietica.
Alta
la concentrazione di radon presso la materna: vivaci proteste
( da "Alto
Adige" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: e la sua risoluzione è più che urgente anche perchè oggi pure la situazione igienico sanitaria non soddisfa più la norma". Da parte sua la giunta civica non è però intenzionata a riconoscere le delibere della precedente amministrazione e così l'iter potrebbe ricominciare da capo, con altro tempo e denaro spesi in burocrazia. (adp).
La
Confcommercio attacca<Imprenditori penalizzati>
( da "Secolo
XIX, Il" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Sarebbe auspicabile che si cercasse di snellire la burocrazia che oggi rende difficile assumere i persino ragazzi che cercano lavoro per la stagione". Ragazzi che spesso si sentono negare la possibilità d'imparare il mestiere perché i titolari delle attività, pur di evitare le pratiche previste per dare un impiego anche solo di tre mesi, preferiscono rinunciare.
Il
lago di viverone e i pescatori perduti
( da "Repubblica,
La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: di Piemonte Burocrazia e clima dietro l'estinzione dei coregoni Il lago di Viverone e i pescatori perduti I coregoni, il pesce di lago per eccellenza, si sta estinguendo dalle acque del Viverone. Introdotto cento anni fa per iniziativa di un professore dell'Iti locale, il pesce si era riprodotto in così alto numero da dar vita negli anni Cinquanta a una cooperativa di pescatori.
La
valsusa ferita dall'alluvione dimentica i contrasti sulla tav - paolo griseri
( da "Repubblica,
La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: La storia è un caso classico di come la burocrazia può rischiare di uccidere. La legge dice che il materiale trasportato dai fiumi in piena è di proprietà dello stato. E che dunque i comuni, dopo averlo tolto dagli alvei dei fiumi, devono metterlo in vendita. Finché si tratta di ghiaia, molto ambita dall'industria delle costruzioni, l'iter può avere una logica.
Viverone
e i pescatori perduti - carlo petrini
( da "Repubblica,
La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Burocrazia e temperature alte dietro l'estinzione dei coregoni La riproduzione favorì la nascita di un nuovo mestiere: negli anni '50 si formò una cooperativa di pescatori Poi l'introduzione di altre specie, le complicate leggi per figliare le uova e le alghe stanno mettendo a rischio il futuro Il pesce di lago per eccellenza fu introdotto cento anni fa tra qualche scetticismo CARLO
La
tav correrà in mezzo alla tangenziale - diego longhin
( da "Repubblica,
La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Prima per la burocrazia dell'Anas e del ministero per l'approvazione del piano finanziario presentato da Ativa, ora per la Tav. Ma l'ampliamento è necessario per decongestionare la tangenziale. La Torino-Lione, a seconda del tracciato, toccherebbe la tangenziale in due o quattro punti, correndo a lato dell'arteria per parecchi chilometri.
Pub
sotto racket, scatta l'indagine ( da "Repubblica, La"
del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Le istituzioni si comportano come una compagnia assicuratrice che non vuole assicurare. Il dramma è che ogni anno gli stanziamenti destinati ai risarcimenti per noi imprenditori sotto racket, tornano indietro, non spesi. Per colpa di una macchina farraginosa e di una burocrazia cieca". (conchita sannino).
Via
gramsci in rivolta via quel ripetitore - federico sedda
( da "Nuova
Sardegna, La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: La petizione del Duemila, forse è ancora in qualche cassetto della burocrazia. Ingiallita. "Ormai - dice l'ex operaio - è stata dimenticata". Perché non ripresentarla, allora? "Questa volta - risponde - abbiamo preferito rivolgerci alle associazioni ecologiste Gruppo di intervento giuridico e Amici della terra".
Di
LAURA DE BENEDETTI LODI <DELLE DUE
( da "Giorno,
Il (Lodi)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: ma non so se si tratti di burocrazia o negligenza". "IN REALTÀ - attacca Bajoni - l'argine della pista ciclabile doveva essere fatto per primo. Il rischio è che, come nel 2002, le acque, senza la necessaria protezione rialzata, superino la strada per Boffalora a monte, piombando sull'Oltre Adda attraverso i campi, alle spalle dell'argine già in costruzione,
Di
PAOLO DI GRAZIA C' ERA UNA VOLTA.... gli zingari in pineta. Una volta,
( da "Nazione,
La (Viareggio)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: approccio fondamentale per aver ragione del problema e per aver ragione di un altro 'nemico pubblico', vale a dire la burocrazia. "E' da rimarcare ? ha sottolineato Vasco Comaschi ? che siamo riusciti a far cooperare diversi uffici. Pensiamo solo agli apporti tecnici forniti dal Comune di Viareggio che veniva a ripulire le zone contemporaneamente all'intervento della forza pubblica".
Di
ANTONIO FULVI E' STATO sotto certi aspetti, il canto del cigno della
( da "Nazione,
La (Livorno)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: burocrazia che condiziona la portualità, dei ritardi nei dragaggi e della necessità di accelerare i processi di autonomia finanziaria. Altrettanto significativi il saluto del presidente dell'Asamar il livornese Antonio Maneschi e quello dell'ammiraglio Raimondo Pollastrini comandante delle Capitanerie di porto (che ha ribadito il ruolo della formazione professionale nella crescita
Bambini
in spiaggia per una mattina speciale
( da "Nazione,
La (Livorno)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: regole più omogenee in campo internazionale e minor burocrazia. Sul Port State Control, le Capitanerie italiane eccellono anche come preparazione professionale nel campo, grazie al Centro di formazione di Genova che da anni addestra anche militari di altre nazioni. Malgrado ciò, ha riconosciuto Pollastrini, occorre certamente semplificare e rendere più veloci le procedure,
Di
CRISTINA LORENZI CARRARA SONO PARTITI UN PO
( da "Nazione,
La (Massa - Carrara)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Solo noi siamo ingessati da inerzia e burocrazia". Così la Lp perde commesse importanti, ma il territorio vede svanire una preziosa occasione di rilancio economico e istituzionale. Bartolo iniziò la sua attività come operaio: la sera per arrotondare con due suoi colleghi costruiva pattini e canoe.
Di
FIORENZO BUCCI HANNO SCAMBIATO Giannutri per la Sviz
( da "Nazione,
La (Grosseto)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: ha blindata non scoraggiando la presenza umana ma relegandola in recinti per garantire i quali si assiste al trionfo di una burocrazia fine a sé stessa. Da lunedì scorso, alla chetichella, è in vigore il dispositivo della delibera numero 18 del 16 aprile adottata dal consiglio del Parco per la "regolamentazione sperimentale della fruizione dell'Isola di Giannutri".
Morto
il bambino del miracolo Per lui nacque <l'olio di Lorenzo>
( da "Giorno,
Il (Milano)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: mentre si battevano tra le pieghe della burocrazia e le diffidenze della scienza. "Anche se non vedeva ? dice il padre ? per lui essere arrivato alla soglia dei trent'anni è stato un traguardo straordinario". La rara malattia di cui era affetto colpisce circa 16.000 bambini americani all'anno e tutti hanno un'età variabile dai 6 ai 10 anni.
Questi
fantasmi ( da "Unita, L'"
del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: come sempre nell'Italia della burocrazia, volano gli stracci e zompa chi può. Ve lo immaginate, in un clima improvvisato e superficiale di questo genere, come saranno bravi i dirigenti e i funzionari peggiori nel liberarsi di rompiscatole laboriosi che, per giunta, sono inclini a denunciare le complicità fra politica e burocrazia?
Prezzi
alti, salari bassi: niente sviluppo Draghi allarmato per il Sud. Più spazio ai
giovani. Il Paese può ripartire, con l'impegno di tutti
( da "Unita,
L'" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: troppa burocrazia, troppi effetti distorsivi per le donne e per il Sud. Quanto ai mutui, la proposta Tremonti non è priva di ombre. "Occorrerà verificare gli eventuali effetti sul mercato delle cartolarizzazioni esistenti - osserva il governatore - Deve in ogni caso essere lasciato massimo spazio all'opera della concorrenza nell'
Costruitemi
il reattore in giardino... - mauro vaiani *
( da "Tirreno,
Il" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: delle partecipazioni statali, dei baronati universitari, delle burocrazie romane. Lavoravo, già da allora, per creare delle alternative, fare spazio all'innovazione, moltiplicare le possibilità di scelta, mettere in gara i progetti e le soluzioni, in una libera competizione fra produttori e distributori di energia.
Porto
a San Cataldo <L'iter prima dell'estate>
( da "Corriere
del Mezzogiorno" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: avevano lamentato troppa burocrazia negli enti di governo pugliesi. Una lentezza che non era stata riscontrata in altri ambiti nazionali, ma soprattutto estere, tanto da convincere Piero Montinari, leader dell'omonimo gruppo e presidente di Confindustria Lecce, "a ripensare gli investimenti in atto nel Salento e nella Puglia".
<Ero
senza quel pezzo di carta, non ho visto mia madre morire>
( da "Libertà"
del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: La burocrazia nel suo caso "si è inceppata sulla foto di mia figlia e finché non riesco ad inserita nel mio permesso, non posso portarla con me". Sekou Doumbia, 30enne operaio regolarmente assunto in una ditta cittadina, è rimasto senza lavoro per diversi mesi "perché, dopo il fallimento della fabbrica nella quale lavoravo,
Insieme
a Lo straniero e al Mito di Sisifo, Caligol
( da "Messaggero,
Il" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: individuo e la burocrazia, politica e intellettuale. In quattro atti (Disperazione di Caligola, Recita di Caligola, Divinità di Caligola e Morte di Caligola) il Nobel algerino riesce a rendere tangibili i fantasmi e le fascinazioni della mente di un uomo potente: distrutto dall'amore e dal dolore causato dalla perdita della sorella Drusilla,
Perini:
la rinuncia al nucleare? Grave danno, i politici ci aiutino
( da "Corriere
della Sera" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: ma incide anche la troppa burocrazia Perini: la rinuncia al nucleare? Grave danno, i politici ci aiutino "Spese aumentate del 10%, costretti a spremere le macchine per risparmiare" Elettrodomestici, computer ed elettronica incidono sempre di più sui consumi. Nelle imprese e nelle abitazioni "Leggo che Chicco Testa ha fatto autocritica sul nucleare.
I
sindaci alle prese con il rebus Rom
( da "Corriere
del Veneto" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: le loro baracche confinano con una burocrazia locale e statale che ci dà il tormento appena costruiamo un'abitazione, apriamo un negozio. Noi facciamo la "raccolta differenziata", la disciplina dell'immondizia ormai misura il livello di civiltà. I nomadi conducono un'esistenza "anarchica", nel solco di antiche tradizioni.
PERUGIA
- Non solo la bitumatura per il Giro d'Italia, o la strada per la festa del
patrono, ( da "Messaggero, Il (Umbria)"
del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Le vere inchieste hanno sempre necessità di indicazioni per districarsi nel difficile mondo della burocrazia pubblica. E quelle sono arrivate. La prossima settimana dell'indagine si apre semplicemente con un lavoro di comparazione rispetto a quanto sequestrato in questi giorni (soprattutto progetti, gare d'appalto, rubriche ed elenchi) e quanto già acquisito nei mesi scorsi.
L'ITALIA
non gode certamente di buona salute. Il Paese è stremato, sfiduciato e preocc
( da "Messaggero,
Il (Umbria)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: burocrazia e i suoi costi, la riorganizzazione dei servizi a partire da quelli fondamentali per la vita delle persone e delle imprese, la ricollocazione di Terni ad un livello di pari dignità e autorevolezza nei confronti della Regione, il risanamento e la riqualificazione ambientale della conca, la definizione di un piano strategico territoriale per lo sviluppo e per la realizzazione
Podestà
frena sulle primarie: <Non è detto che vinca il migliore>
( da "Giornale.it,
Il" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: per superare la burocrazia e la complessità delle norme, servono i poteri decisionali da commissario che chiede la Moratti. D'altra parte l'Expo è stata firmata dallo Stato. Milano ha un'area piccola, Linate è in territorio di Segrate, Malpensa in un altro Comune e quindi il ruolo da comprimario della Regione è fondamentale.
Il
ministro Meloni: Fate più figli, vi darò io una mano
( da "Panorama.it"
del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: "Asili nido, meno burocrazia per tutti e di conseguenza più figli" riassume Meloni. "In Italia la demografia è una delle principali criticità. In Europa la natalità media è di due figli per donna, nel nostro Paese la media è di 1,3 figli. Siamo di gran lunga sotto quota".
Dall'autorità
d'ambito alla Prefettura è una giungla di pareri
( da "Stampa,
La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: TROPPA BUROCRAZIA POCHE RISORSE "Dall'autorità d'ambito alla Prefettura è una giungla di pareri" "Devono succedere le tragedie perché qualcosa si muova".
<Giovani
discriminati sul lavoro> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: BUROCRAZIA Le imprese italiane sono alle prese con una vera montagna di norme che pesa sul sistema produttivo: uno stock di norme più che doppio di quello francese e cinque volte superiore a quello della Germania. Non solo, oltre ad avere un numero di leggi nettamente superiore a quello degli altri principali Paesi europei,
Tesini
dichiara chiusa l'era Illy ( da "Gazzettino, Il (Udine)"
del 01-06-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Burocrazia
Abstract: la pletoricità della burocrazia e le sue inefficienze. Vedremo ora cosa si farà per ridurre gli enti e fare lavorare meglio e di più l'apparato".- Ora il Centrosinistra è minoranza in Consiglio regionale. Come dovrà lavorare?"Si sta discutendo in queste settimane, secondo alcuni bene, secondo altri poco.
Regione,
si partiràdai tagli alla sanità ( da "Sicilia, La"
del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: obiettivo è quello di evitare che grandi competenze professionali acquisite negli anni, si disperdano nel calderone della burocrazia regionale. Lo snellimento della macchina amministrativa è "un nodo che va affrontato immediatamente", ha assicurato il presidente Lombardo, "partendo - perché no? - dalle indicazioni fornitemi dall'ex presidente dell'Ars, Gianfranco Miccichè".
Sindaci
contro Anas e Magistrato del Po ( da "Stampa, La"
del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: afflitta da troppe competenze, troppa burocrazia e poche risorse, presenta il conto. Bisognava sentirli, i discorsi degli amministratori convocati ieri a Perosa Argentina, Oulx, Susa e Bussoleno. Uniti nel lodare l'impegno della Protezione civile, della Regione e della Provincia, con cui c'è un rapporto diretto.
UN
SISTEMA CON 22MILA LEGGI E NEL SUD IL RECORD DI AVVOCATI
( da "Mattino,
Il (Benevento)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: LA BUROCRAZIA Roma. Ventiduemila norme, più del doppio di quelle della Francia e cinque volte superiori a quelle della Germania. L'Italia continua a essere ingolfata da leggi, leggine, che creano incertezze e appesantimenti burocratici. Un quadro normativo sovradimensionato e poco chiaro, peraltro in un contesto legislativo variabile,
ALBERI
PERICOLANTI, INTERDETTO TUTTO IL BOSCO BORBONICO. LA POLEMICA: NESSUNO LO
SAPEVA ( da "Mattino, Il (Circondario Sud2)"
del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: La sicurezza è una cosa seria, ma i cittadini vanno rispettati ed informati, come abbiamo sempre fatto, purtroppo devo constatare che ancora una volta la burocrazia si scontra con la volontà di risolvere i problemi in maniera efficace e soprattutto rapida".
Dalla
( da "Provincia
di Como, La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: chi decide di mettere mano alla burocrazia per sgonfiarne la bulimia e la parassitaria prosopopea, sappia che Guglielmo il Conquistatore si è messo l'elmetto e minaccia di portare in piazza la sinistra radicale orfana di leader. Conservatore come non mai, aggrappato ai privilegi d'una casta che nulla ha da invidiare a quella politica,
L'ENTUSIASMO
DEGLI INDUSTRIALI ( da "Azione, L'"
del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: la riduzione dei costi della burocrazia". "Le elezioni del 13 aprile - concluderà poi la Marcegaglia - hanno segnato un'importante discontinuità: in Parlamento si è prodotta una formidabile semplificazione, sono rimaste fuori le forze anti impresa e anti mercato, c'è dialogo con l'opposizione, abbiamo un governo coeso.
( da "Gazzetta
di Mantova, La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
VIADANA Tornato in piazza il mitico
Landini VIADANA. "Il no al nucleare sia sostenuto da idee alternative. Non
basta una generica avversione all'atomo: occorre anche mostrare che il ricorso
al nucleare non è necessario". Questa la proposta operativa condivisa
venerdì, nel corso dell'assemblea indetta dal vecchio Coordinamento
anti-nucleare. La stessa amministrazione comunale ha annunciato di avere già
intrapreso questa strada: l'energia solare per gli edifici pubblici. Ecco una
sintesi degli interventi di venerdì. "Il ricostituito Comitato
anti-nucleare - ha affermato Giuseppe Flisi, con cui si è detto d'accordo
l'assessore dosolese Marco Arrighi - dovrebbe essere "per" sin nel
nome: Comitato per le energie alternative al nucleare". "La burocrazia
necessaria per allestire un impianto fotovoltaico - ha detto Paolo Bergamaschi -
è asfissiante, e il cittadino lascia perdere. Le amministrazioni pubbliche
sostengano perciò chi vuol prendere questa strada". "Le aziende - ha
caldeggiato Ciro Maiocchi - possono fare molto: a Guastalla ne esistono tre
energeticamente autonome grazie al solare". "Il Comune - ha
puntualizzato l'assessore all'ambiente Adriano Saccani - offre già uno
Sportello informativo sulle questioni energetiche. Abbiamo recentemente deciso,
inoltre, di dotare la nuova scuola elementare di Cogozzo-Cicognara, di imminente
realizzazione, di impianto fotovoltaico; ed abbiamo avviato uno studio di
fattibilità per fare qualcosa del genere su tutti gli edifici comunali,
quantomeno quelli meno vecchi". "Per rafforzare il suo no - ha
sottolineato il sindaco Giovanni Pavesi - l'amministrazione municipale ha
bisogno del consenso popolare: ecco perché non escludiamo di indire un nuovo
referendum". "Viadana - ha aggiunto Mario Pavesi - non deve rimanere
sola. Si invitino tutti i sindaci dell'asta del Po a dire pubblicamente il loro
no". Unico intervento "non allineato", quello di Desiderio
Cavalca: "Le fonti alternative a gas e petrolio non sono sufficienti. E il
nucleare ha il pregio di non creare effetto serra". Ieri sera, intanto, è
stato sistemato in piazza il trattore utilizzato per i blocchi del 1983, lo
storico Landini di Gaetano Carnevali. Ci rimarrà per qualche tempo. Uno stand
informativo si aggiungerà in occasione della Fiera di San Pietro. Tra i
partecipanti alla breve manifestazione, anche l'ex sindaco Lega Sergio Parazzi.
Critico invece il capogruppo Leghista Claudio Bottari: "Un tempo
favorevoli al nucleare, oggi molti dell'attuale maggioranza salgono sul carro
dell'antinuclearismo". Riccardo Negri.
( da "Corriere
delle Alpi" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
La Comunità montana ha lanciato un
nuovo bando AGORDO. La giunta della Comunità montana agordina ha approvato il
bando per l'anno in corso che prevede l'erogazione di contributi per il
mantenimento ed il recupero dei sentieri o piccole stradine pedonali, con
particolare riguardo ai collegamenti fra i centri abitati rurali e alle
passeggiate nelle vicinanze dei paesi. Possono accedere al bando le
associazioni che hanno sede e che operino nel territorio della Cma. La somma
massima di contributo concedibile per ogni associazione è di 3 mila euro. C'è
tempo fino al 30 giugno per fare domanda ed entro il 31 gennaio le associazioni
dovranno presentare il consuntivi dei lavori svolti. Sono esclusi dal
finanziamento i sentieri Cai, che godono di altri contributi. "Lo scopo di
questi contributi", spiega l'assessore comunitario alla foreste, Leandro Grones,
"è quello di continuare a sostenere anche finanziariamente il
preziosissimo lavoro sui sentieri dei volontari delle associazioni agordine.
Lavoro che ha un ruolo chiave nei delicati equilibri uomo-ambiente e si traduce
in una puntuale, concreta e sistematica opera di cura e mantenimento degli
antichi percorsi pedonali a favore di tutti i cittadini. Il recupero dei
sentieri o delle stradine pedonali è importantissimo non solo per la loro
valorizzazione ma ha pure grande valenza sotto il profilo paesaggistico e quindi
anche turistico. Grazie a questi interventi, infatti, spesso si creano o si
recuperano interessanti percorsi alternativi per passeggiate o mountain bike,
su antichi e caratteristici percorsi utilizzati prima dell'avvento delle
automobili". Le modalità per accedere ai fondi sono semplicissime. La burocrazia,
per una volta, è stata ridotta al minimo. Basta compilare un modulo con gli
estremi dell'associazione e dell'intervento previsto. Per la rendicontazione
basta una relazione sui lavori svolti, con documentazione fotografica. Con i
fondi del bando si possono acquistare attrezzature per un massimo di 150 euro.
L'iniziativa della Cma è stata avviata ancora nel 2003 ed ha sempre riscosso un
notevole successo tra le associazioni di volontariato, che hanno usufruito ogni
anno di tutti i fondi messi a disposizione. "Nonostante i continui tagli
agli enti pubblici", sottolinea Grones, "la Cma ha voluto mantenere
questo contributo come segno di attenzione nei confronti del
volontariato". Lorenzo Soratroi.
( da "Trentino"
del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Le economie centralizzate crollano
se esposte alla democrazia. Il "rompicapo" cinese Al mercato piace il
potere Democratico o dispotico purché non interferisca troppo L'Unione europea
ha favorito le riforme istituzionali nei Paesi dell'Europa centrale e svolge un
importante ruolo stabilizzatore TRENTO. Il mercato produce democrazia? E' il tema
del Festival e dunque, posto che sulla bontà della democrazia nessuno vuole
seriamente discutere, è anche la sua domanda centrale. Ebbene, la risposta è
"no", il mercato non produce democrazia. Mettiamoci l'anima in pace,
il binomio non è di quelli indissolubili. Per convincersene, ha spiegato Gérard
Roland, professore belga di Berkeley, esperto di economie di transizione, si
osservi il "rompicapo cinese": un governo autoritario, ancor più di
quello della Russia di Putin, ma con un mercato che ha garantito uno sviluppo
spettacolare tanto da aver fatto della Cina una potenza economica mondiale.
Vero è anche che, giusto il giorno prima sempre a Palazzo Geremia, Benjamin
Friedman aveva osservato che l'espandersi del mercato stava democratizzando le
istituzioni locali della Repubblica popolare e che era ipotizzabile
l'estendersi di tale processo. Ma intanto non è così. Il "dispotismo"
del partito comunista non è venuto meno. Anzi ha esso stesso favorito il
costituirsi - lasciando volare "l'uccello in una gabbia grande" ha
citato Roland - l'istituzione che più d'ogni altra sembra caratterizzare il
capitalismo e le sue libertà: il mercato appunto. E per ora funziona grazie, ha
suggerito lo studioso, alla tradizione fortemente
meritocratica della burocrazia cinese (eredità confuciana, non comunista) e ad un altrettanto
diffuso federalismo fiscale che lascia spazio di decisione alle regioni.
"I leader locali" ha ricordato Roland "se ottengono buoni tassi
di crescita fanno rapidamente carriera"- Diversa la situazione nell'area
ex sovietica. La Federazione Russa dopo la prima fase di
democratizzazione seguita al golpe fallito del '91, è tornata a comprimere le
libertà, pur proseguendo nella transizione. Ma in questo caso il passaggio dall'economia
centralizzata a quella di mercato non è stata una scelta del potere centrale,
ha spiegato Roland, bensì la disgregazione dei gosplan sotto la spinta dei
nuovi assetti politici. E' questa, sottolinea lo studioso, una lezione cruciale
del XX secolo: l'incompatibilità tra democrazia e pianificazione centrale. Come
in Russia, anche negli altri stati ex sovietici i gosplan sono finiti nel
cassetto, si sono instaurati i mercati e sono nate istituzioni più o meno
democratiche: più liberali nei paesi che hanno aderito all'Ue e meno laddove i
precedenti valori "sovietici" hanno mostrato un'inerzia maggiore,
alientando scetticismo sul benessere promesso e sulle magnifiche sorti e
progressive delle libertà di mercato. Insomma, una complessa transizione è in
corso. Ciò che Roland si spinge a dire è solamente che, per i paesi che hanno
aderito - dagli Stati baltici a quelli dell'Europa centrale ov'era presente, a
differenza della Russia, una robusta "società civile" - l'Ue
rappresenta un importante ancoraggio istituzionale. Conclusioni? La
pianificazione centrale è incompatibile con la democrazia (Russia docet),
mentre una democrazia con pianificazione centrale non s'è mai data. Il mercato,
invece, è flessibile: si adatta (sopporta?) sia la democrazia, sia i poteri
dispotici purché non interferiscano troppo nei suoi meccanismi interni. Se ne
deve forse concludere che il mercato, di per sé, non genera democrazia? E'
quanto sembrano mostrare gli studi di Roland. Ma valgono anche le ipotesi di
Friedman che alla sua azione associa l'affermarsi di forme più aperte di
governo. Ma non necessariamente identiche alla "nostra" democrazia.
Il Muro è crollato, ma la storia non è finita.
( da "Alto
Adige" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Falzes. Mamme e papà chiedono
interventi al Comune Alta la concentrazione di radon presso la materna: vivaci
proteste FALZES. Già a fine 2003, dopo una lunga serie di discussioni, la
giunta comunale aveva approvato l'ampliamento della scuola materna nel luogo su
cui ancora attualmente insiste, valutato sufficiente per il pur consistente
ampliamento necessario e decisamente più conveniente per le casse comunali
rispetto all'acquisto di un nuovo terreno e ad una costruzione ex novo nei
pressi della scuola elementare. Sugli esiti di quella delibera, nel febbraio
del
( da "Secolo
XIX, Il" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
La Confcommercio
attacca"Imprenditori penalizzati" loano DANIELA LEALI, presidente
neoeletta dalla Confcommercio Fipe di Loano, titolare del bar Rino, punta il
dito contro la legge nazionale del lavoro che penalizzerebbe gli imprenditori
che abbiano la volontà di assumere personale, anche stagionale. "È anche
per questo motivo che tanti negozi e attività commerciali cittadine, proprio in
questo periodo che anticipa la stagione estiva, espongono avvisi di ricerca del
personale - dice - Sarebbe auspicabile che si cercasse di
snellire la burocrazia che
oggi rende difficile assumere i persino ragazzi che cercano lavoro per la
stagione". Ragazzi che spesso si sentono negare la possibilità d'imparare
il mestiere perché i titolari delle attività, pur di evitare le pratiche
previste per dare un impiego anche solo di tre mesi, preferiscono rinunciare.
"Eppure se ci permettessero di far lavorare questi giovani potremmo averne
un beneficio entrambi - aggiunge Leali - Noi potremmo trovare un aiuto, loro
imparare sul campo. Sarebbe davvero un passo da fare visto che, con la scuola,
siamo riusciti a instaurare un buon rapporto". Leali entra anche nel
merito della liberalizzazione, prevista dalla legge regionale e che dovrà
essere al centro del prossimo piano commerciale comunale. "Troppa
liberalizzazione rischia di andare a scapito della professionalità che è invece
priorità assoluta nel nostro lavoro - sottolinea - Ma sono certa che con
l'amministrazione troveremo una soluzione". La presidente premia gli
sforzi fatti negli ultimi dieci anni dall'amministrazione però osserva:
"Loano è cambiata molto e in meglio. Ma sarebbe necessario migliorare
ancora l'offerta alberghiera e i parcheggi insufficienti alla reale
necessità". S. An. 01/06/2008.
( da "Repubblica,
La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina III - Torino Storie di Piemonte Burocrazia e clima dietro l'estinzione dei coregoni
Il lago di Viverone e i pescatori perduti I coregoni, il pesce di lago per
eccellenza, si sta estinguendo dalle acque del Viverone. Introdotto cento anni
fa per iniziativa di un professore dell'Iti locale, il pesce si era riprodotto
in così alto numero da dar vita negli anni Cinquanta a una cooperativa di
pescatori. ma è stata un'attività effimera. Vent'anni dopo la
cooperativa si è sciolta e oggi di pescatori non ce ne sono più: manca la
materia prima. Colpa del clima e della burocrazia.
PETRINI A PAGINA XV.
( da "Repubblica,
La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina V - Torino Il reportage In
missione Ricognizione dei due presidenti nelle aree colpite: in Piemonte danni
per 50 milioni La Valsusa ferita dall'alluvione dimentica i contrasti sulla Tav
Dai sindaci elogi a Bresso, Saitta e alla Protezione civile Non possiamo pulire
gli alvei dei fiumi e poi aspettare di vendere il materiale: una procedura
assurda, va modificata la legge Il numero uno della Provincia: ho deciso di
riprendere in mano il coordinamento degli aiuti, senza dividerlo con la
prefettura Joannas: l'altra notte ho telefonato agli uffici del Magispo. Non ho
trovato nessuno e così ho dovuto decidere pur non essendo un tecnico Il primo
cittadino di Salbertrand ce l'ha con Iride: nel cuore della piena hanno aperto
la diga senza avvisare il Comune PAOLO GRISERI I sindaci sono tutti lì, riuniti
intorno a grandi tavoli pieni di carte geografiche, vestiti di pettorine
fluorescenti con le radio appese al collo e gli occhi gonfi di sonno.
Raccontano, ringraziano e protestano, dividono senza troppe cortesie i buoni
dai cattivi come capita a chi ha l'autorevolezza conquistata bussando di notte
alle porte delle case pericolanti. L'alluvione supera gli steccati dei tempi
normali, la destra e la sinistra, il tav e il no tav, gli indigeni e gli
immigrati. Al termine della ricognizione si farà la conta dei danni. Le prime
cifre ufficiali arriveranno martedì. Da una stima approssimativa, dicono in
Regione, sarà difficile rimanere sotto i 50 milioni di euro. Mercedes Bresso,
Antonio Saitta e gli assessori di Regione e Provincia partono di buon mattino
per Perosa Argentina, punto di incontro degli amministratori delle valli
Chisone e Germanasca, uno dei luoghi dove maggiore è stato il danno. Nella sala
riunioni della Comunità montana la prima a prendere al parola è Sandra Agli. è
evidentemente commossa: "Devo ringraziare tutti quelli che in questi
giorni ci sono stati vicini, ci hanno fatto una telefonata, ci hanno dato la
sensazione di essere meno isolati di quanto eravamo". Il suo paese, Prali,
312 abitanti, è stato tagliato fuori dal mondo per 48 ore. Come Massello e
Salza che ora mettono sul tavolo l'elenco dei danni: "Due strade
provinciali da mettere in sicurezza" e anche "il danno di 400 turisti
attesi in questi giorni a Massello". A Perrero, nel cuore della val
Germanasca, "c'è da tenere sotto controllo la frana storica del rio
Combolas" e ci sono da sistemare nuovi ripetitori "perché in questi
giorni avere un telefonino che funzionava poteva essere una questione di vita o
di morte". Nei racconti degli amministratori giocano molto la prevenzione,
le opere realizzate dopo la dura lezione del 2000 che hanno retto alla
perfezione e anche la fortuna. Il sindaco di Perosa racconta che "la
Protezione civile ha portato qui alcune grandi ceste, una barriera sperimentale
proposta da una ditta tedesca. Le abbiamo messe a protezione del
cotonificio". Basta uscire dalla sala per vedere le ceste ancora vicine al
ponte: "Senza quella barriera - dice il sindaco - l'acqua sarebbe entrata
in fabbrica". Il corteo delle auto parte veloce verso Sestriere, scende i
tornanti verso Cesana e raggiunge la seconda tappa della giornata, Oulx, sede
della Comunità montana Alta Valle di Susa. Il presidente, Mauro Carena, ha
riunito i sindaci. Il primo cittadino di Salbertrand, Piero Biolati, è molto
arrabbiato. Ce l'ha con Iride, la società proprietaria della nuova centrale
elettrica di Venaus che prende l'acqua da una diga del suo paese: "L'altra
notte, nel cuore della piena, hanno pensato bene di aprire la diga senza
preoccuparsi dei tronchi e della melma che sarebbero arrivati a valle. E senza
avvisare il Comune". Quel che preoccupa di più è "il fronte della
frana di Ca Sass, un milione di metri cubi di terra che incombe da anni sulla
montagna all'altezza dell'autogrill di Oulx". Frana monitorata dai tecnici
che però nei prossimi mesi, quando l'acqua scenderà nella falda sottostante,
potrebbe rimettersi in moto. Il rovello del sindaco di Bardonecchia è il
metanodotto: "Una tubazione che ci ha sempre creato problemi, che
attraversa a zig-zag la Dora e che adesso è interrotta. Dobbiamo portare il gas
alla centrale con le autobotti". C'è un problema che tutti i sindaci
sottolineano e che si ripresenta a ogni alluvione. Lo illustra a nome dei primi
cittadini della valle il sindaco di Cesana: "Non possiamo pulire gli alvei
dei fiumi e poi aspettare di vendere il materiale". Bresso e Saitta
annuiscono: "La procedura è assurda, cercheremo di porre rimedio
nell'ordinanza sullo stato di emergenza. Ma sarebbe necessario cambiare per
sempre la normativa nazionale". La storia è un caso
classico di come la burocrazia può rischiare di uccidere. La legge dice che il materiale
trasportato dai fiumi in piena è di proprietà dello stato. E che dunque i
comuni, dopo averlo tolto dagli alvei dei fiumi, devono metterlo in vendita.
Finché si tratta di ghiaia, molto ambita dall'industria delle costruzioni,
l'iter può avere una logica. Ma il sindaco di Venaus lamenta che
"per ben tre volte l'asta pubblica per la vendita dei detriti è andata
deserta e il materiale è rimasto pericolosamente sugli argini". Nessun
imprenditore con un po' di cervello si dannerebbe per acquistare da un Comune
ammassi di pietre e legname sfasciato. I sindaci, tutti i sindaci, approfittano
dell'incontro con le autorità regionali e provinciali per ringraziare "le
forze dell'ordine, i volontari, i tecnici che sono intervenuti in questi
giorni". Elogiano "il sistema di intervento della Protezione
civile" e apprezzano il fatto che Bresso e Saitta abbiano deciso di
recarsi di persona sul luogo a poche ore dal disastro. Succede anche alla
Comunità montana Bassa Valle, a Bussoleno, cuore della protesta No Tav. La
riunione si svolge nello stesso luogo in cui un anno e mezzo fa i Comitati
contro il supertreno imprigionarono per alcune ore Mario Virano. Oggi il clima
è diverso: l'alluvione è una tregua nella polemica che certamente tornerà a
salire quando si parlerà di binari e di tracciati. Ma c'è un tempo per
l'emergenza e un tempo per la Tav. Tutti distinguono. Antonio Ferrentino
presiede l'incontro. Il sindaco di Bussoleno, Beppe Joannas, racconta la notte
più drammatica: "Siccome di carattere sono fatto così, accanto all'elogio
per quanto hanno fatto i volontari, le forze dell'ordine, la Regione e la
Provincia devo mettere anche le critiche. E secondo me andrebbe rivista
l'organizzazione del Magistrato del Po. Io non sono un ingegnere idraulico,
sono un semplice segretario comunale diventato sindaco che guida dei geometri.
Se alle 3 di notte devo decidere il da farsi non posso scoprire che a Parma e a
Moncalieri, negli uffici del magistrato del Po non risponde nessuno. Alla fine
ho deciso io, ho preso una pala meccanica e alle 3 e mezza ho fatto saltare il
ponte sul torrente Rocciamelone che faceva da tappo e deviava l'acqua verso il
paese". Le lacune lamentate più di frequente sono quelle dell'Aipo, l'ex
magistrato del Po, e del coordinamento tra sindaci, vigili del fuoco e forze
dell'ordine. Dice Saitta: "La responsabilità della protezione civile
spetta per legge a me. Negli anni scorsi ho cercato di condividerla con la
prefettura ma ci sono, evidentemente, delle difficoltà. Così ho deciso di
riprenderla in mano, nelle prossime settimane". Ora c'è da mettere nero su
bianco l'elenco dei danni. Sperando che le nuove piogge previste per questi
giorni non peggiorino la situazione.
( da "Repubblica,
La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina XVII - Torino Viverone e i
pescatori perduti Burocrazia e temperature alte dietro
l'estinzione dei coregoni La riproduzione favorì la nascita di un nuovo
mestiere: negli anni '50 si formò una cooperativa di pescatori Poi
l'introduzione di altre specie, le complicate leggi per figliare le uova e le
alghe stanno mettendo a rischio il futuro Il pesce di lago per eccellenza fu
introdotto cento anni fa tra qualche scetticismo CARLO PETRINI Dove lo
spigolo inferiore sinistro della Valle d'Aosta si conficca nel Piemonte, lì c'è
Viverone con il suo lago. Provincia di Biella, 1400 abitanti che d'estate
raddoppiano, e che erano più di 2000 cent'anni fa, nel periodo in cui Viverone
sembra aver vissuto il suo momento migliore. Era il 1901, infatti, quando è
iniziata la storia d'amore tra i coregoni e questo paesino, grazie al prof.
Zublena, un insegnante dell'Iti locale, che decise di immettere nel lago questa
nuova specie. Ma si sa, nessuno è profeta in patria, e all'inizio Zublena non
si guadagnò il favore dei suoi concittadini. Il lago non ha immissari né
emissari, si alimenta con qualche roggia e qualche falda. Poco traffico di
pesci, dunque, poche novità in acqua. Viverone inoltre era un paese di
agricoltori, che non avevano grande familiarità con la pesca, e men che meno
con i pesci "stranieri". Qualcuno pescava con la canna, ma il
coregone vive tra i 15 e i
( da "Repubblica,
La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina XIII - Torino La Tav correrà
in mezzo alla tangenziale Proposta dell'Ativa: da Settimo a corso Marche usate
il nostro tracciato La società ha bloccato i lavori della quarta corsia in
attesa dell'ok sul supertreno DIEGO LONGHIN Una trincea in mezzo alla
tangenziale, spostando una carreggiata, per far correre l'alta velocità dalla
zona di Settimo fino all'altezza di corso Regina, dove imboccherebbe il tunnel
di corso Marche per arrivare all'interporto di Orbassano. La proposta è arrivata
sul tavolo dell'Osservatorio tecnico della Torino-Lione, guidato da Mario
Virano, ed è stata discussa in due riunioni: la prima con i tecnici, la seconda
con i sindaci che sembrano aver apprezzato l'idea. A lanciare la suggestione
l'Ativa, la concessionaria autostradale che gestisce la tangenziale torinese e
che dovrebbe dare il via ai lavori per realizzare la quarta corsia tra il nodo
di Bruere e la Torino-Aosta. In tutto undici chilometri per un investimento di
circa 70 milioni di euro. Almeno questa era la cifra quando la concessionaria a
fine 2004 aveva lanciato il progetto. Inizio cantieri? Fine 2006. Tutto, però,
è fermo. Prima per la burocrazia dell'Anas e del ministero per l'approvazione del piano
finanziario presentato da Ativa, ora per la Tav. Ma l'ampliamento è necessario
per decongestionare la tangenziale. La Torino-Lione, a seconda del tracciato,
toccherebbe la tangenziale in due o quattro punti, correndo a lato dell'arteria
per parecchi chilometri. Inutile quindi costruire la quarta corsia per
doverla poi abbattere o rifare. "Meglio aspettare, ma i tempi rischiano di
diventare troppo lunghi", spiega Giovanni Ossola, presidente di Ativa.
L'idea presentata ai tecnici e ai sindaci dal vicepresidente della
concessionaria, Antonio Chiari, servirebbe a slegare la realizzazione della
quarta corsia dal tracciato della Tav. Il concetto è semplice: lasciare lo
spazio ai binari dell'alta capacità a prescindere dal tracciato. Come?
Sfruttando i terreni di proprietà dell'Ativa. Al posto di realizzare la quarta
corsia la società potrebbe costruire una nuova carreggiata, liberando così una
di quelle vecchie per realizzare una trincea dove far passare i binari del
treno. "Una soluzione che ci permetterebbe di partire con i lavori -
spiega Ossola - scollegando le due opere". Secondo Virano si tratta di una
proposta "molto seria che va presa in considerazione e approfondita".
Anche perché risolverebbe non solo il problema della quarta corsia. L'idea di
far correre le rotaie non in vista, in un mega spartitraffico artificiale e non
a vista tra le due carreggiate, è stata apprezzata dai sindaci della zona:
"Questa suggestione - spiega Virano - renderebbe più accettabile l'alta
capacità nell'area di Venaria, evitando gli attraversamenti complicati e con
scavalchi difficili dell'asse stradale contenuti nel primo progetto. Lo sforzo
dell'Ativa è apprezzabile, anche se è necessario confrontarsi sia all'interno
dell'Osservatorio sia con le ferrovie".
( da "Repubblica,
La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina VIII - Napoli Pub sotto
racket, scatta l'indagine Investigatori in azione dopo la denuncia a
"Repubblica" Il titolare del locale ascoltato per un'ora. Ci sarà più
vigilanza nella zona LO STATO bussa alla porta dell'imprenditore taglieggiato
(per la seconda volta) e deluso dalle istituzioni. Dopo il grido d'allarme
lanciato su Repubblica, gli investigatori dell'anti-estorsioni della Squadra
mobile, ieri mattina, hanno identificato e incontrato il titolare del pub del
centro antico colpito dalle richieste di tangenti. Un colloquio di oltre
un'ora. Ad ascoltarlo c'erano gli stessi poliziotti che, 8 anni fa, raccolsero
la sua prima testimonianza contro gli esattori del pizzo che avevano messo a
ferro e fuoco il suo precedente locale, a Pozzuoli. L'indagine si concluse con
4 arresti. Una collaborazione che lo Stato non ha risarcito, se non in minima
parte e con alcuni anni di ritardo: mentre quel titolare era costretto a
chiudere dopo incendi, danneggiamenti, e buste con i proiettili, e ad aprire un
nuovo pub a ridosso di via Mezzocannone, il Kesté. Lo stesso pub dove, poche
sere fa, il racket è tornato a dettare le sue regole. Francesco lancia una
provocazione amara. "Non chiederò più aiuto allo Stato. Ti abbandona. Sono
stufo di fare il testimone di giustizia ridotto sul lastrico". Immediata
la reazione del pool antimafia, guidata dal procuratore aggiunto Franco Roberti,
che ne ha parlato con il capo della Mobile, Vittorio Pisani (nella foto). Anche
se la denuncia non è stata ancora presentata, gli inquirenti guidati dal
vicequestore Fulvio Filocamo dell'antiracket hanno avviato le prime indagini.
L'attenzione torna anche sulle stradine a rischio del centro storico. Sarà
aumentata la vigilanza intorno al pub. Racconta ora Francesco: "Ho rivisto
gli agenti che già anni fa mi aiutarono durante la mia testimonianza contro il
racket. Ma il punto è proprio questo: il mio lavoro e la fiducia di cittadino,
l'impegno di investigatori e magistrati non può andare quotidianamente perduto.
Resto convinto degli intoppi e degli intralci che rendono "finta" la
legge dello Stato sul Fondo della solidarietà. Le
istituzioni si comportano come una compagnia assicuratrice che non vuole
assicurare. Il dramma è che ogni anno gli stanziamenti destinati ai
risarcimenti per noi imprenditori sotto racket, tornano indietro, non spesi.
Per colpa di una macchina farraginosa e di una burocrazia cieca". (conchita sannino).
( da "Nuova
Sardegna, La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Nuoro Via Gramsci in rivolta
"Via quel ripetitore" FEDERICO SEDDA OTTANA. Da 8 anni lottano
inutilmente per spostare quel ripetitore lontano dalle loro case (foto Sedda).
Petizioni e appelli alle autorità comunali e alle istituzioni non sono serviti
a nulla: quell'antenna - che qui chiamano "il fantasma" - è ancora
lì, sopra le loro teste, nei pressi delle case di Preda'e Sa Rughitta, il rione
più alto di Ottana. Quell'antenna è lì dal 3 gennaio 2000, quando venne
installata dalla Omnitel. "A noi, però - ricorda uno dei residenti - ci
venne detto che si trattava di un impianto per il controllo dell'inquinamento
atmosferico, altrimenti ci saremmo opposti subito". Non tardarono, però, a
scoprire che si trattava di un ripetitore: uno di quegli impianti che
l'atmosfera la inquinano con le onde elettromagnetiche. E subito, a metà
gennaio, partì la petizione al sindaco di allora. "Raccogliemmo oltre
cento firme" dice un altro residente nel quartiere, che, con
quell'antenna, non ci vuole convivere. "Abbiamo paura - dicono tutti - che
l'esposizione alle radiazioni provochi, a lungo, andare, gravi danni alla
salute". Quassù, a Predàe Sa Rughitta, via Gramsci, le case sono tutte
grandi e nuove, con giardini ben tenuti e alberi di limoni e mandarini. Sono le
case degli ex operai dell'Enichem, alcuni ancora in mobilità. "Mio figlio
- dice uno di loro - si è laureato da poco. Qui non ci vuole stare". La petizione del Duemila, forse è ancora in qualche cassetto
della burocrazia.
Ingiallita. "Ormai - dice l'ex operaio - è stata dimenticata". Perché
non ripresentarla, allora? "Questa volta - risponde - abbiamo preferito
rivolgerci alle associazioni ecologiste Gruppo di intervento giuridico e Amici
della terra". Che hanno subito risposto all'appello. "Abbiamo
presentato un'istanza - dice il rappresentante delle associazioni, Stefano
Deliberi - all'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, agli
assessori regionale e provinciale all'Ambiente e al Comune di Ottana affinché
venga effettuato il monitoraggio continuativo delle emissioni elettromagnetiche
perché la stazione radio è contigua a una zona densamente abitata. Abbiamo
chiesto anche i provvedimenti correttivi e sanzionatori necessari. In tutti i
casi in base al principio di precauzione sancito dalla Commissione europea,
l'impianto va trasferito lontano dalle abitazioni".
( da "Giorno,
Il (Lodi)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
PRIMO PIANO pag. 3 di LAURA DE
BENEDETTI ? LODI ? "DELLE DUE ... di LAURA DE BENEDETTI ? LODI ?
"DELLE DUE fasi dei lavori sull'argine tra il ponte di Lodi e Boffalora
per proteggere l'Oltre Adda, quella più importante - che dovrebbe difendere il
95% dei residenti - non si sa a che punto è. Eppure se ne è cominciato a
parlare nel 2003, un anno dopo l'alluvione". La denuncia è di Carlo
Bajoni, portavoce del "Comitato alluvionati riva sinistra". Appena
due settimane fa, la protezione civile si è messa in stato di pre-allerta per
la crescita impetuosa dell'Adda. In questi giorni è il Po a creare allarme.
"Noi dormiamo ancora con un solo occhio aperto - afferma Bajoni -. Non si
può dimenticare. Per i fatti del 2002 si è potuto pensare a una disgrazia, fortunatamente
senza morti, o a un mancato coordinamento: la rabbia è stata così incanalata.
Ma se l'alluvione dovesse ripetersi, con decine di migliaia di euro di danni a
famiglia, l'ho già detto: la gente non la terrebbe più nessuno". ALL'EX
SICC sono in corso i lavori per costruire l'argine: "Una struttura, però -
sostiene Bajoni - a protezione solo del 5% dell'Oltre Adda, dove peraltro
l'acqua è sempre arrivata. Mentre per il secondo tratto, che va dal nuovo
argine a Boffalora, a protezione di tutta l'area, ci è stato detto che i lavori
dovevano passare dalla Provincia al Comune. Ma sono trascorse settimane, poi
mesi, e non sembra plausibile che sia solo un problema di spostamento di carte
da una scrivania all'altra. Siamo stati sia da Felissari (presidente della Provincia,
ndr) che da Guerini (sindaco di Lodi, ndr): c'è qualcosa che non funziona, ma non so se si tratti di burocrazia o negligenza". "IN REALTÀ - attacca Bajoni - l'argine
della pista ciclabile doveva essere fatto per primo. Il rischio è che, come nel
2002, le acque, senza la necessaria protezione rialzata, superino la strada per
Boffalora a monte, piombando sull'Oltre Adda attraverso i campi, alle spalle
dell'argine già in costruzione, che poi terrebbe tutta l'acqua nel
quartiere. Proprio come hanno fatto i manufatti della Tangenziale est: se non
ci fossero stati, l'acqua sarebbe rientrata nell'alveo dopo qualche ora,
anziché dopo qualche giorno". Sull'abbassamento della briglia, Bajoni si è
fatto un'idea chiara: "Il problema è il vecchio ponte, che fa da diga, e
dunque a monte, non a valle. Manca una sacca di espansione naturale". Il
leader del Comitato riva destra, Domenico Ossino, dichiara: "L'unica cosa
che ribadisco è che se gli interventi avessero seguito subito il nostro
suggerimento, cioè abbassare la briglia, il 18 maggio scorso la gente non
avrebbe avuto paura e l'isolotto non sarebbe stato nuovamente sommerso. Il
nuovo Governo dovrà operare perché la sicurezza dei territori avvenga senza le
troppe sovrapposizioni tra enti, che fanno soltanto allungare i tempi".
( da "Nazione,
La (Viareggio)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
PRIMO PIANO pag. 3 di PAOLO DI
GRAZIA C' ERA UNA VOLTA.... gli zingari in pineta. Una volta,... di PAOLO DI
GRAZIA C' ERA UNA VOLTA.... gli zingari in pineta. Una volta, non tanto
lontana, perché parliamo dell'estate dello scorso anno, erano circa in 200 sistemati
in alloggi di fortuna nella macchia lucchese che si estende tra Torre del Lago
e Vecchiano. Ora non ci sono più. E a certificarlo sono tutte le forze di
polizia (commissariato di Viareggio, carabinieri, vigili urbani di Viareggio e
Vecchiano, guardie del Parco) che hanno annunciato conclusa la fase denominata
di bonifica e pulizia. "Adesso ? ha proclamato il dirigente del
commissariato Leopoldo Laricchia ? iniziamo la quarta fase, quella del
controllo quotidiano della macchia. Appena una pattuglia individuerà un nuovo
eventuale insediamento, interverremo e provvederemo a rimuovere anche
quello". LE FORZE dell'ordine (rappresentate oltre che da Laricchia del
commissariato, dal tenente dei carabinieri Angelo Murgia, dal maggiore Vasco
Comaschi dei vigili urbani di Viareggio, da Alessandra Marchetti, comandante
dei vigili urbani di Vecchiano e da Mariano Tramontana delle guardie del Parco)
sottolineano alcuni aspetti positivi dell'operazione, a iniziare, è ovvio,
dalla cooperazione interforze. "Non era facile ? ha detto ancora il
vicequestore Leopoldo Laricchia ? mettere a punto questa operazione. E questo
perché gli insediamenti abusivi erano generalmente molto nell'interno, nascosti
nella macchia, non facili da raggiungere. Ognuna delle forze dell'ordine
ragionava dicendo che non era competenza sua. Ora tutti insieme diciamo che è
un problema nostro". Un approccio fondamentale per
aver ragione del problema e per aver ragione di un altro 'nemico pubblico',
vale a dire la burocrazia.
"E' da rimarcare ? ha sottolineato Vasco Comaschi ? che siamo riusciti a
far cooperare diversi uffici. Pensiamo solo agli apporti tecnici forniti dal
Comune di Viareggio che veniva a ripulire le zone contemporaneamente
all'intervento della forza pubblica". A questo si aggiunga
l'impegno dell'ufficio immigrazione della questura di Pisa e degli uomini della
stazione dei carabinieri di Migliarino Pisano che hanno svolto il delicato
compito d'ufficio. COME avevamo accennato, l'operazione nella macchia lucchese
era stata pensata e strutturata in quattro fasi, la prima delle quale era
iniziata ad aprile con l'abbattimento di tutte le strutture di fortuna
disabitate ancora esistenti con rimozione integrale dei materiali. Erano stati
individuati 4 siti: uno lungo la ferrovia, uno nei pressi di via del Carro che
era strutturato come un piccolo villaggio con tanto di generatore elettrico, e
altri due lato Aurelia dietro la cappella di padre Pio. La seconda fase ha
portato all'individuazione e alla rimozione di un insediamento abitato da 14
nomadi nei pressi dello stadio Ferracci. Nella terza fase sono stati
individuati ed eliminati altri piccoli insediamenti collocati più all'interno
della macchia. Questa terza fase si è in pratica conclusa ieri. da oggi inizia
la quarta fase. In cosa consiste? Semplice, nel pattugliamento quotidiano dei
( da "Nazione,
La (Livorno)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
CRONACA LIVORNO pag. 4 di ANTONIO FULVI
E' STATO sotto certi aspetti, il canto del cigno della ... di ANTONIO FULVI E'
STATO sotto certi aspetti, il canto del cigno della presidenza dell'Asamar
livornese di Antonio Maneschi, che scade con il secondo mandato venerdì
prossimo: l'assemblea nazionale di Federagenti, di cui gli agenti marittimi
livornesi sono componente importante. Un'assemblea nobilitata dalla presenza
del Gotha dello shipping nazionale oltre che locale, con il governo
rappresentato dal sottosegretario a infrastrutture e trasporti Bartolomeo
Giachino e dal direttore generale Cosimo Caliendo. Dalle elezioni per il
rinnovo del vertice nazionale è risultato presidente il genovese Filippo Gallo
che prende il posto del napoletano Umberto Masucci, non riconfermabile per la
norma dei due mandati (la stessa norma che impone la sostituzione di Maneschi
al vertice di Asamar). Nel consiglio direttivo nazionale rimangono in
rappresentanza di Livorno i tre agenti al vertice di Asamar, il presidente
Antonio Maneschi e i due vice Giuseppe Parziale e Renato Vironetti. Che saranno
eventualmente sostituiti dipo le elezioni della prossima settimana. L'assemblea
di Federagenti per il resto è stata incentrata su alcune relazioni
'eccellenti', con le quali si è preso atto di una realtà del cluster marittimo
complessa e tutt'altro che uniforme. Come ha detto Masucci, a fronte di
un'eccellenza del settore armatoriale, che in pochi anni ha rinnovato la flotta
facendone una delle più 'giovani' al mondo, e a un'altrettanta eccellenza nel
settore della cantieristica per lo yachting di alto livello, abbiamo una realtà
portuale in affanno, anche e specialmente perché limitate ed incerte sono le
risorse ad essa destinate. Masucci ha parlato della pesante burocrazia che condiziona la portualità, dei ritardi nei dragaggi e della
necessità di accelerare i processi di autonomia finanziaria. Altrettanto
significativi il saluto del presidente dell'Asamar il livornese Antonio
Maneschi e quello dell'ammiraglio Raimondo Pollastrini comandante delle
Capitanerie di porto (che ha ribadito il ruolo della formazione professionale
nella crescita del cluster marittimo) e del presidente di Assoporti
Francesco Nerli. Assologistica ha annunciato per mercoledi un importante
workshop al Lem. A conferma del ruolo che il nostro porto ha a livello
nazionale.
( da "Nazione,
La (Livorno)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
CRONACA LIVORNO pag. 4 Bambini in
spiaggia per una mattina speciale SICUREZZA IN MARE DIMOSTRAZIONE Un gruppo di
bambini con cane da salvataggio il suo addestratore C' È UN PRIMATO europeo da
ben nove anni per le Capitanerie di porto italiane, riconfermato anche nei
primi mesi del 2008: quello del numero dei controlli sulla sicurezza delle navi
e sul numero di quelle bloccate per carenze varie. E la direzione marittima
livornese, oggi al comando del contrammiraglio Tamantini, è tra le prime in
assoluto. Sono notizie date dal comandante generale del corpo, ammiraglio
ispettore capo Raimondo Pollastrini, in Camera di Commercio durante il
seminario dei giovani agenti marittimi sul Port State Control, cioè il
protocollo mondiale sulle visite alle navi. L'incontro, moderato da Gabriele Scotto
per l'Asamar di Livorno, ha visto le relazioni tecniche di due ufficiali della
direzione marittima, il capitano di fregata Salvatore Bordonaro e il capitano
di corvetta Alessandro Petri. Sono poi intervenuti, per sottolineare le proprie
esperienza, l'armatore Francesco D'Alesio e la consigliera uscente di Asamar
Maria Gloria Giani. Significativo il contyributo dell'armatore Andrea Cosulich,
che ha auspicato leggi più semplici, regole più omogenee in
campo internazionale e minor burocrazia. Sul Port State Control, le Capitanerie italiane eccellono anche
come preparazione professionale nel campo, grazie al Centro di formazione di
Genova che da anni addestra anche militari di altre nazioni. Malgrado ciò, ha
riconosciuto Pollastrini, occorre certamente semplificare e rendere più veloci
le procedure, perchè oggi la burocrazia è la
principale avversaria delle operazioni commerciali sui porti, dove il tempo è
denaro. A.F. Image: 20080601/foto/2941.jpg.
( da "Nazione,
La (Massa - Carrara)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
CARRARA pag. 7 di CRISTINA LORENZI ?
CARRARA ? SONO PARTITI UN PO... di CRISTINA LORENZI ? CARRARA ? SONO PARTITI UN
PO' per gioco dalla costruzione di pattini e canoe e adesso hanno una delle
aziende più grosse del mondo nella produzione di scafi in vetroresina. La Lp,
società che ha sede nei terreni una volta occupati da Montedison, confeziona
scafi per yacht da
( da "Nazione,
La (Grosseto)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
COSTA / ISOLE pag. 12 di FIORENZO
BUCCI HANNO SCAMBIATO Giannutri per la Sviz... di FIORENZO BUCCI HANNO
SCAMBIATO Giannutri per la Svizzera. E non sarebbe male perché in quel paese
l'ambiente lo proteggono davvero: restrizioni ma anche ogni tipo di servizio.
Invece il consiglio direttivo del Parco dell'Arcipelago si è dimenticato che
Giannutri è isola abbandonata dalla notte dei tempi e di fatto l'ha blindata non scoraggiando la presenza umana ma relegandola in
recinti per garantire i quali si assiste al trionfo di una burocrazia fine a sé stessa. Da lunedì
scorso, alla chetichella, è in vigore il dispositivo della delibera numero 18
del 16 aprile adottata dal consiglio del Parco per la "regolamentazione
sperimentale della fruizione dell'Isola di Giannutri". Premessa.
Giannutri è senza acqua, viene rifornita da bettoline costosissime, c'è un
progetto già finanziato dalla Regione Toscana, per realizzare un dissalatore ma
questo progetto non decolla. A Giannutri l'elettricità è garantita dal
consorzio dei residenti attraverso una ditta privata perché nessun ente di
Stato ha mai pensato a mettere su qualcosa per offrire due kilowatt di
corrente. A Giannutri la raccolta dell'immondizia avviene nello stesso modo con
cui si produce energia elettrica. A Giannutri non arrivano navi pubbliche o
similpubbliche perché per attraccare la Toremar, per esempio, vuole un approdo
sicuro che nessuno costruisce. A far vivere Giannutri, che in inverno è una
landa fuori del mondo, per anni, hanno pensato i residenti e segnatamente quei
pochi che hanno avuto la forza di resistere anche a gennaio. Non è fuori luogo
ricordare, al riguardo, Costante Morbidelli, morto di recente, al quale
potrebbe essere doverosamente intitolata la strada che porta da Spalmatoio a
Cala Maestra. A Giammutri non ci sono medici e l'assistenza è quella che è.
Solo da pochi anni la Cri ha istituito un punto di soccorso solo estivo. Ma se
c'è una emergenza vera l'ausilio dei volontari residenti è indispensabile. In
questa realtà si colloca la delibera numero 18 del Parco. Il primo punto recita
così: "L'accesso via mare all'isola è libero mentre a terra per i singoli
e i gruppi non organizzati con guida è consentito soltanto l'attraversamento
della parte centrale dell'isola". In pratica da Spalmatolo, dove arriva la
nave, alla Taverna del Granduca a Cala Maestra. Stop. Tutti su questa strada. E
se un turista per sbaglio esce su un sentiero laterale? E per entrare
nell'isola per poter solo farsi una passeggiata sulla strada permessa un
cristiano dovrà pure pagare tre euro. Il Parco poi individua due zone di
protezione a nord e a sud. In esse "l'accesso è consentito in due turni
giornalieri ciascuno di 150 visitatori. Le visite dovranno avvenire con guida
abilitata in numero di 1 ogni 25 persone e solo con guida sarà possibile
visitare anche villa Domizia. Le richieste di accesso potranno essere
presentate dalle guide abilitate del Parco e nel rispetto dei limiti del
contingentamento giornaliero". Un'organizzazione capillare che per ora non
si sa neanche da dove debba iniziare. LE PRENOTAZIONI e la vendita del
biglietto per entrare a Giannutri sono gestite dall'ufficio del parco non a
Giannutri (troppo ovvio) ma al Giglio oppure alla partenza della nave a Porto
S. Stefano. A residenti ? bontà del parco ? è concesso in via sperimentale
l'accesso alle due zone protette, previo rilascio di un passi numerato.
Ovviamente da portare accuratamente e sempre dentro il costume da bagno. La
motivazione della concessione è ovvia: in alternativa qualcuno per andare a
casa avrebbe dovuto aspettare i turni di visita con le guide. E poi, gran
finale, per evitare il rischio di un'invasione di topi "tutte le navi e le
imbarcazioni che toccano terra dovranno essere dotate di erogatori
adeguatamente riforniti di esche rodenticide". Che varieranno di numero a
seconda della lunghezze dei natanti. Non si riesce a immaginare chi mai potrà
controllare con un metro a ogni arrivo al porto. Questo è. Oddio: non male per
chi ama le isole deserte. Ma è questa la soluzione migliore per Giannutri?.
( da "Giorno,
Il (Milano)" del 01-06-2008)
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PRIMO PIANO pag. 8 Morto il bambino
del miracolo Per lui nacque "l'olio di Lorenzo" Fu salvato dalla
tenacia dei genitori che sfidarono la medicina ufficiale dall'inviato GIAMPAOLO
PIOLI ? NEW YORK ? LA SUA FAVOLA di speranza è durata più di 20 anni.
L'"olio Lorenzo" alla fine non è bastato. Lorenzo Odone, lo stupendo
bambino affetto da "aldrenoleucodistrofia" e al quale i medici, a 6
anni di età, diedero solo pochi mesi di vita, è morto ieri a Fairfax in
Virginia proprio all'indomani del giorno del suo trentesimo compleanno. E' riuscito
però a sconfiggere le amare previsioni della scienza di quasi un quarto di
secolo. Venticinque anni però non sono stati sufficienti a trovare la cura per
questa sua rarissima malattia. Il padre Augusto, originario di un paese
dell'alessandrino e funzionario della Banca Mondiale e la mamma Michaela (morta
di cancro nel 2000) hanno trasformato la sua malattia in una missione per la
vita. Bussando alle porte di scienziati e laboratori farmaceutici sono riusciti
a produrre una miscela di acido oleico e acido erucico ricavati con i semplici
olii di cucina in grado di ritardare il decorso della malattia. Lorenzo negli
ultimi anni era rimasto paralizzato, ma la sua vita è continuata col padre
sempre al suo fianco. A stroncarlo nei giorni scorsi, anche a causa del suo forzato
immobilismo è stata una polmonite. Del cibo finito nei polmoni ha provocato
prima una piccola emorragia quindi il decesso. Il giovane verrà cremato e
trasferito nei prossimi giorni a New York per essere sepolto insieme ai resti
della madre. Augusto Odone nel commentare la morte del figlio ha detto:
"Non poteva nè vedere nè comunicare, ma era sempre con noi. Se n'è andato
senza soffrire e questa è la cosa più importante". Ora il padre di Lorenzo
pensa di vendere la sua casa di Fairfax e di tornre a Galamero in provincia di
Alessandria, il suo paese d'origine, dove rifugiarsi per "raccontare la
storia di Lorenzo in un libro perché sarà un modo per farlo continuare a
vivere". Di questo straordinario caso ma soprattutto della straordinaria
storia d'amore che ha legato questa famiglia, Hollywood si è preoccupata di
informare l'America e il mondo. IN UN BELLISSIMO e toccante film del 1992,
"Lorenzo's Oil", Susan Sarandon e Nick Nolte sono stati gli
straordinari interpreti dei due "genitori coraggio" mentre si battevano tra le pieghe della burocrazia e le diffidenze della scienza. "Anche se non vedeva ? dice
il padre ? per lui essere arrivato alla soglia dei trent'anni è stato un
traguardo straordinario". La rara malattia di cui era affetto colpisce
circa 16.000 bambini americani all'anno e tutti hanno un'età variabile dai 6 ai
10 anni. In genere la diagnosi che prevede la paralisi e la morte si
poteva definire in termini di mesi, mentre adesso grazie all'"olio
Lorenzo" la maggior parte di loro è in grado di veder bloccata e
rallentata anche di diversi anni la paralisi mortale. "FINO ALL'ULTIMO ?
dice il padre ? Lorenzo era consapevole di quello che gli accadeva intorno,
muoveva la testa nella direzione del movimento e si spiegava con gli occhi
emettendo anche suoni particolari. Adorava la musica classica e che gli si
leggessero racconti, ma soprattutto la sua più alma manifestazione di
entusiasmo era quando veniva immerso a contatto con l'acqua della
piscina". oltre al film del 1992, nel 1996 Phil Collins gli ha dedicato
una canzone ? e ieri, sul sito web del Progetto Mielina, creato dagli Odone per
diffondere le scoperte sulla malattia del figlio, l'annuncio della morte fa
seguito agli auguri per il 30esimo compleanno il 29 maggio. AGLI OCCHI del
grande pubblico Augusto e Michaela Odone hanno i volti intensi
dell'inflessibile Nick Nolte e della dolce e determinata Susan Sarandon nella
pellicola diretta da George Miller, ma i veri "genitori coraggio" che
studiavano i libri di medicina sul tavolo di cucina hanno dimostrato anche loro
di non volersi mai arrendere soprattutto di fronte alla sufficienza della
medicina ufficiale. Quello che si troverà nel libro di Augusto non sarà solo
una lezione di vita, ma una vera formula per sconfiggere il destino. Almeno per
25 anni. Image: 20080601/foto/1118.jpg.
( da "Unita,
L'" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Stai consultando l'edizione del Questi
fantasmi Furio Colombo Segue dalla Prima M a fermiamoci per un momento a
osservare il mondo di cui siamo parte, sia pure attraverso i vetri appannati e
le finestre a feritoia dei nostri media. Nel mondo è improvvisamente riapparsa
la penuria di cibo, un dramma finora estraneo alla economia contemporanea, che
sembrava invece essere fondata sull'abbondanza e lo spreco. È vero, c'era il
problema della fame in intere aree del mondo che eravamo abituati a citare
nobilmente riservandoci, in ogni convegno, di fare grandi interventi il
prossimo anno, o in quello dopo. La penuria diffusa, però, è un'altra cosa.
Perché avviene simultaneamente dovunque, determina paurose impennate dei
prezzi, provoca vaste macchie di improvvisa povertà anche in aree di ormai lungo
e stabilizzato benessere. La causa è in parte nota (dirottamento di prodotti
alimentari dal naturale mercato alle nuove fonti di energia), in parte dovuta
al drastico cambiamento del clima nel pianeta, in parte alla tragica decisione
adottata simultaneamente nei Paesi "moderni", di abbandonare
l'agricoltura. In parte dall'arrivo - nel mondo del consumo - di nuovi
consumatori. Il mondo è sconvolto dal costo del petrolio, che continua a
crescere dopo essere rapidamente decuplicato, e pone di fronte a una ambivalenza
senza soluzione: oltre certi limiti non si può pagare. Ma, qualunque sia il
costo, non si può rinunciare. Per questo sale e continuerà a salire
l'inflazione. Il mondo vede due guerre che divampano, e altre che possono
esplodere in ogni momento. Vede un contesto di tensione e di violenza
internazionale in cui il fuoco passa vicinissimo al petrolio e l'instabilità
minaccia in tanti punti diversi un equilibrio mai così precario. Il mondo
conosce tempeste finanziarie globali sottratte ad ogni controllo democratico,
capaci di attraversare in un lampo luoghi lontani e sconnessi. Il crollo di un
fondo di investimenti basato su mutui inesigibili in una provincia americana
può svuotare il fondo pensioni pubblico di un Paese estraneo e lontano, in
Europa o in Asia. * * * Nell'Italia di Berlusconi e di Bossi passeggiano i
fantasmi. Un Paese moderno, sesta o settima economia del mondo, è ossessionato
dalla minaccia dei Rom. Non milioni di Rom, che in Italia non esistono, ma
appena 150mila persone, metà delle quali italiane, metà delle quali bambini. E
metà degli adulti, donne. Dunque il pericolo incombente, in una delle grandi (o
ex grandi) potenze del mondo, di sessanta milioni di cittadini dei nostri
giorni, sono due decine di migliaia di uomini Rom, la maggior parte dei quali,
come mostra qualunque statistica, non è dedita ad alcun crimine. Ma la credenza
- una credenza alimentata dal governo e da una parte non piccola di stampa e
televisione - è identica al più squallido medioevo di isolati villaggi agricoli:
i Rom rubano i bambini. Alcuni episodi di denunce, allarme, accuse, drammatiche
narrazioni di tentati rapimenti di nostri bambini da parte di pericolosissimi
zingari sono venuti uno dopo l'altro in pochi giorni. Ci sono stati arresti,
persone sono state portate via con l'accusa più bizzarra, per una comunità
carica di figli (ho già detto che la metà della esigua popolazione Rom italiana
è composta di bambini). Ebbene, di quelle accuse, arresti, gravissime
imputazioni di rapimento, nessuna notizia, nessuna conferma, è venuta. Soltanto
un oscuro silenzio. Eppure non si tratta di un problema di indagini, poiché i
fatti sono avvenuti in modo istantaneo, sotto gli occhi dei denuncianti, e
sempre in luoghi pubblici e con altre persone presenti. Eppure le cronache dei
migliori giornali - che non hanno esitato, almeno nei titoli paurosi e nei
drammatici occhielli, a gridare "rapimento" - non hanno più nulla da
dirci né voglia di sapere. Era vero? * * * Nell'Italia di Berlusconi si aggira
e minaccia il Paese il fantasma del clandestino. Intendesi per clandestino un
uomo, una donna, un bambino, che vive nel nostro Paese (perché è
miracolosamente arrivato vivo dalla traversata in mare) e ci vive non per
turismo ma per disperato bisogno. In questo Paese il clandestino lavora, quasi
sempre nei mestieri peggiori, quasi sempre per una paga da fame, senza una casa
che possa chiamarsi casa, senza cure o scuola (in molte città è proibito, o lo
vogliono proibire) per i bambini. Dicono tutti gli esperti - dall'America
all'Europa - che gli immigranti senza diritti producono ricchezza per il Paese
ospitante. Nell'Italia di Berlusconi personalità di governo variamente disposte
in posizioni chiave agitano pregiudizio, paura, antagonismo, odio, in una
brutta formula primitiva che in politica funziona (porta voti) ma nella vera
vita punta al linciaggio, da Verona al Pigneto. Spiegate pure ai morti e ai
feriti che i picchiatori e i saccheggiatori dei loro negozi non erano iscritti
al fascio. Immaginate il sollievo degli zingari di Ponticelli, dei familiari
del ragazzo di Verona o degli aggrediti all'Università La Sapienza o dei
cittadini del Bangladesh al Pigneto nell'apprendere che le sprangate non erano
politiche, o che il mandante era Che Guevara. Mentre il mondo è percorso dal
brivido penuria-fame-petrolio-guerra-rischio di nuovo terrorismo, allarmanti
scossoni ai più solidi edifici finanziari, l'Italia di Berlusconi introduce
nelle leggi italiane 23 nuovi reati a carico dei clandestini e dei lavoratori
immigrati (fonte: Il Sole 24 ore, 26, 27 maggio). Lo sguardo sfuocato dal
provincialismo disinformato e dalla vista annebbiata della Lega xenofoba guida
l'azione "decisionista" di un governo che - come certi giocattoli -
sbatte e torna a sbattere contro muri che non vede. * * * Sono i muri di un
provincialismo e di una autoreferenzialità soffocante che impediscono di
percepire il mondo. Mentre l'Alitalia sta per scomparire dai cieli, ti
annunciano all'improvviso, con una incosciente allegria da Titanic, il Ponte di
Messina, opera gigantesca per cui non esistono disegni e studi di fattibilità e
di (immenso, rovinoso) impatto ambientale. E non ci sono e non possono esserci
i fondi. Ti rispondono, con sorrisi fuori posto, che provvede la finanza
privata. Sarà la stessa finanza privata che sta affollandosi per rilanciare
febbrilmente la grande cordata nazionale e patriottica che salverà l'Alitalia?
Intanto sta per scatenarsi anche sull'Italia impoverita (è povera una famiglia
su tre, la metà vive con poco più di mille euro) la più grande tempesta
economica dal 1929, ci dicono, i più credibili esperti americani. Loro - il
governo fuori dal mondo e dalla realtà e immerso in un cattivo teatro
dell'assurdo - si presentano ad annunciare, senza il minimo senso della parole
gravissime che stanno pronunciando, il nostro glorioso "ritorno al
nucleare". Neppure economisti fantasiosi e disinvolti come Tremonti e
Brunetta hanno provato a calcolare, sia pure per scherzo, una cifra, per
esempio il costo di un abbozzo di progetto di un solo impianto nucleare. Nessuno
ha provato a dirci in quanti anni (o decenni) un simile gigantesco investimento
sarà compensato da costi minori dell'energia elettrica in Italia, rispetto al
costo di oggi. Nessuno ha tentato, magari con una solenne dichiarazione da
Napoli, di parlarci della gestione delle scorie. In questo cupo teatro si
aggiunge, perfettamente giustificata dal clima di irrealtà, l'offerta del Primo
ministro Berisha. Dice: "Venite a fare i vostri nuovi impianti nucleari in
Albania. Noi siamo pronti". Ecco dunque il nuovo orizzonte di azione del
governo fieramente decisionista: la repubblica nucleare d'Italia e di Albania,
con Berlusconi capo indiscusso. Accade però che, dopo aver fatto la faccia
feroce a clandestini e immigrati, Berlusconi si impantani nell'immondizia di
Napoli, benché abbia fatto di nuovo finta di risolvere il problema con
"leggi speciali" (la definizione, tristemente esatta, è di Stefano
Rodotà, La Repubblica, 27 maggio). Il problema è drammatico e invoca soluzioni
urgenti di adulti competenti. Berlusconi ha portato a Napoli il suo miglior
abito elettorale (spingere in là il problema per occupare da solo tutta la
scena) ma tutto ciò che ha saputo fare è una legge che nega il federalismo,
cancella Comuni e Regioni, circonda di Forze armate alcune zone del Paese (la
Lega accetta perché a loro importa la secessione, non il federalismo, meno che
mai nel Sud). E si blocca di fronte a un nodo maledetto che nessuno dei suoi ha
studiato o capito. È vero, neppure i governi locali o nazionali del
centrosinistra avevano saputo farlo. Ma questa realtà, allarmante e triste, non
autorizza alla celebrazione di Berlusconi che "finalmente ha deciso".
L'immondizia continua. Continuerà. Purtroppo lo squallido film del finto
governo, delle finte decisioni, delle finte soluzioni che sono o illegali o
impossibili (la cattiveria di governo, le ronde spontanee contro gli immigrati
e i Rom sono l'unico segno della nuova era) è seguito da due comiche finali.
Una è quella, segnata dalla concitazione di gesti e di azioni dei film da
ridere di un tempo, una concitazione tipica anche dei sofferenti di
iperattivismo, e del ministro Renato Brunetta. È la "Festa del
fannullone" in cui la finzione è evidente: il capro espiatorio si vede al
primo sguardo (il capo ti rovina quando vuole, secondo le buone regole del
mobbing, che - come tutti sanno - impediscono a qualcuno di lavorare). E
l'intimidazione contro i medici che rilasciano certificati finti è roba forse
vera e forse falsa, e non annuncia nulla se non disprezzo per chi lavora davvero
e si ammala davvero. Infatti l'accusa ai medici non viene da una rigorosa
inchiesta, ma dal sentito dire sul pianerottolo del condominio. In altre
parole, come sempre nell'Italia della burocrazia, volano gli stracci e zompa
chi può. Ve lo immaginate, in un clima improvvisato e superficiale di questo
genere, come saranno bravi i dirigenti e i funzionari peggiori nel liberarsi di
rompiscatole laboriosi che, per giunta, sono inclini a denunciare le complicità
fra politica e burocrazia?
Però non è tutto. Il cambio di stagione non si apprezza, nella sua triste
portata, se non si dice, e si ricorda, e si dovrà ricordare, che tutta la prima
fase di lavoro alla Camera dei Deputati italiana è stata spesa nel tentativo
della maggioranza di difendere gli interessi e gli affari di Mediaset e di
Berlusconi (salvataggio sfacciato di Rete 4). Ha fatto blocco, nell'aula di
Montecitorio, l'impegno del Partito democratico, dell'Italia dei valori di Di
Pietro, e - questa volta - anche del gruppo di Casini, per impedire un simile
uso immorale delle Istituzioni italiane. Questa volta, almeno un poco, almeno
in parte, l'opposizione ha vinto. Il vero punto segnato, però, è quello che
tanti negano e di cui si fingono annoiati. È avere dimostrato che tutto
continua, che non c'è alcun nuovo Berlusconi, che il conflitto di interessi
esiste, cresce e, come un totem primitivo, è l'unica cosa salda e solida al
centro del disastrato paesaggio italiano. furiocolombo@unita.it.
( da "Unita,
L'" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Stai consultando l'edizione del
"Prezzi alti, salari bassi: niente sviluppo" Draghi allarmato per il
Sud. Più spazio ai giovani. "Il Paese può ripartire, con l'impegno di
tutti" di Bianca Di Giovanni/ Roma SALARI E PREZZI Redditi troppo bassi,
prezzi in rialzo. La tenaglia comprime soprattutto le famiglie più povere.
Nelle sue Relazioni finali il governatore Mario Draghi la individua con
nettezza. "La spesa delle famiglie è frenata dalla scarsa progressione del
reddito disponibile - dichiara - dal rialzo dei prezzi che negli ultimi mesi ha
colpito soprattutto le famiglie con reddito più basso". Come dire che
l'inflazione ha due velocità: per i più deboli (più esposti alla spesa
alimentare) corre di più. Il numero uno di Via Nazionale osserva anche che
stavolta fortunatamente non si è innescata la rincorsa tra salari e prezzi,
consentendo alla Bce di mantenere invariati i tassi (che altrimenti avrebbero
dovuto salire). In altre parole, non è successo quello che accadde negli anni
'70, con la crisi petrolifera, sventando così scenari ancora più preoccupanti.
Detto questo, la tenaglia della crisi mondiale sulle famiglie resta: prezzi
caldi salari freddi. Crescita: ripartire dagli esclusi Come si risolve? È qui
il cuore dell'intervento del governatore: più produttività delle imprese
(ancora largamente improduttive), lavoro più giusto per chi oggi è escluso
(donne e giovani), un federalismo fiscale che parta dal rilancio dei servizi a
Sud, macchina pubblica più efficiente, meno tasse. In una parola: con la
crescita. "I protagonisti della ripresa debbono essere coloro che hanno in
mano il futuro - conclude Draghi - I giovani, oggi mortificati da un'istruzione
inadeguata, da un mercato del lavoro che li discrimina in favore dei più
anziani, da un'organizzazione produttiva che troppo spesso non premia il
merito, non valorizza le capacità". Un'analisi spietata. E non finisce
qui. Qualsiasi tentativo di cambiamento "si infrange nell'urto con gli
interressi costituiti che negli ultimi anni hanno scritto il nostro impoverimento".
Politica e fisco Draghi pensa che il Paese possa farcela, grazie alla stabilità
politica e alla forza delle istituzioni. Grazie a una formula così ecumenica
incassa il plauso di (quasi) tutti. Il j'accuse sullo stato dell'arte è
pesante, ma quando si entra nei dettagli i toni restano felpati. A prima vista
alla politica si chiede solo di abbassare le tasse, in un ritornello ormai
trito. Pressione oltre il 43%: troppo. Inoltre "l'ampia dimensione delle
attività irregolari (leggi: nero, ndr) rende l'onere per i contribuenti ligi
più pesante che nel resto d'Europa". Aliquote troppo elevate intralciano
le imprese nella concorrenza internazionale. E qui arriva la citazione di
Einaudi: "Solo abbassando le aliquote vigenti e diminuendo la spinta alla
frode si potrà ottenere un gettito migliore per lo Stato". Sulle tasse il
governatore consiglia "la definizione di un percorso pluriennale di
riduzione delle aliquote". Ici, mutui e straordinari Sembra una bocciatura
piena per il duo Prodi-Visco, che perealtro viene promosso per gli sforzi di
risanamento e le lenzuolate sulle banche. Ma a guardar bene il nuovo governo
non viene affatto promosso a pieni voti. Né sui salari, tantomeno sui mutui e
sull'Ici. Il primo provvedimento dovrebbe privilegiare "la semplicità e la
neutralità di intervento". Tradotto: troppa burocrazia, troppi effetti distorsivi
per le donne e per il Sud. Quanto ai mutui, la proposta Tremonti non è priva di
ombre. "Occorrerà verificare gli eventuali effetti sul mercato delle
cartolarizzazioni esistenti - osserva il governatore - Deve in ogni caso essere
lasciato massimo spazio all'opera della concorrenza nell'offerta delle
migliori condizioni ai clienti". Non lo dice, ma lo sottintende: il
rischio di imbrigliare il mercato c'è. Quanto all'Ici, Draghi la collega al
federalismo fiscale e qui la bocciatura è piena. Condizione per un buon
rapporto tra cittadini e amministrazioni locali è "la disponibilità di
basi imponibili ampie e stabili". Ma a questo punto il gettito Ici non è
né ampio né stabile. Federalismo e Sud Poprio dal federalismo Draghi parte per
disegnare una rinascita del Sud. L'esatto contrario dell'approccio leghista. Il
sud ha spazi di crescita molto maggiori del nord: ecco perché per far ripartire
il paese bisogna cominciare da lì. La spesa pubblica in queste regioni ha
raggiunto livelli "imponenti": il 3% del Pil nazionale. Finora però
le risposte non sono state quelle sperate. Ecco quindi la proposta di cambiare
atteggiamento. "L'accento deve spostarsi dalla quantità delle risorse alla
qualità dei risultati", dichiara Draghi. Come? Con un sistema di
valutazione obiettivo sulle diverse amministrazioni: scuole, ospedali, servizi
ai cittadini. Su quella base andrebbe rivisitata tutta la macchina pubblica, su
cui costruire un sistema di incentivi e di erogazioni. Solo così il federalismo
avrà il consenso della popolazione. Finanza e banche Sulla crisi finanziaria
mondiale le posizioni si fanno molto meno sfumate. Nell'analisi il governatore
arriva a parlare di una sorta di "sistema bancario ombra, composto di
veicoli specializzati nell'investimento e nella provvista di fondi sul mercato
dei prodotti strutturati di credito". Insomma, le più grandi banche
mondiali hanno accumulato rischi senza neanche accorgersene, provvedendo a
spostare il peso del credito "cattivo" fuori dai bilanci, in istituti
assolutamente fuori controllo. A un certo punto "la capacità degli
operatori di valutare e gestire i relativi rischi non ha tenuto il passo".
Per Draghi la crisi non è finita qui: ancora non si è tornati alla normalità.
Ma a sua difesa dichiara che fin dal suo primo intervento aveva richiamato
l'attenzione sugli squilibri che si erano determinati Quanto alle soluzioni, è
inutile cancellare l'innovazione finanziaria. Per il futuro servono nuove
regole (come ha indicato il Financial stability forum) meno rischi e più
capitale. Le banche italiane si sono esposte meno, grazie a norme più
stringenti e a una vigilanza più cauta. Bene la Bce, male la Fed. Ma agli
istituti italiani si chiede un'altra cosa: non fermare la concorrenza. Sulla
portabilità dei mutui il governatore lancia il suo secondo appello: eliminare
gli ostacoli. Speriamo sia la volta buona.
( da "Tirreno,
Il" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Provocazione Costruitemi il
reattore in giardino... MAURO VAIANI * Abito alle porte di Pisa, nel borgo di
San Giusto. Davanti a casa mia ci sono dei terreni rimasti liberi, perché
stretti fra infrastrutture ferroviarie, stradali e aeroportuali. Li candido ad
ospitare una centrale nucleare davanti casa e assicuro il mio impegno affinché
la si possa realizzare nel mio quartiere, nel mio giardino o in my backyard,
come usano dire quelli che, invece, non vogliono niente. Lo scrive uno come me,
che non si è mai pentito di aver votato contro il nucleare al referendum del
1987. Scelta che anzi rivendico. Avevo sì vent'anni di meno. Ero sicuramente
rimasto impressionato dal disastro di Chernobyl. Soprattutto, però, ero
contrario a quel nucleare finanziato massicciamente dallo stato. Temevo la
moltiplicazione partitocratica dei costi di gestione e dei posti di
amministrazione. Non mi fidavo del centralismo, delle partecipazioni
statali, dei baronati universitari, delle burocrazie romane. Lavoravo, già da
allora, per creare delle alternative, fare spazio all'innovazione, moltiplicare
le possibilità di scelta, mettere in gara i progetti e le soluzioni, in una
libera competizione fra produttori e distributori di energia. Oggi
vorrei sostenere un progetto di centrale nucleare prima di tutto bello, perché
la bellezza è la prova della serietà di una grande opera. Deve essere un
progetto realistico, ma anche avveniristico. Se sarà sicuro per chi ci lavora
dentro, mi sentirò sicuro anch'io che ci vivrò vicino per qualche decennio.
Ovviamente l'impianto dovrà essere sicuro anche qualche decennio dopo la mia
morte. Sia chiaro da subito dove avverrà la custodia millenaria delle scorie,
il cui costo deve essere considerato nel budget, insieme con le spese per il
futuro smantellamento dell'impianto, una volta obsoleto. Pretendo che a
realizzare il progetto sia una società in cui sono presenti capitali di
rischio. Non mi fiderei di nessuno che volesse costruire una cosa così
importante, solo a spese della Repubblica o della Regione, senza metterci
qualcosa di tasca sua. Sono disposto a comprare anch'io la mia piccola quota.
Può esserci, certo, un contributo pubblico, poiché è strategico per l'Italia
ridurre la dipendenza geopolitica dal combustibile fossile (senza però buttarci
a capofitto in quella del combustibile fissile), ma tale contributo deve essere
limitato e prestabilito per non entrare nella spirale dei rifinanziamenti in
corso d'opera. Se, con il tempo, la centrale davanti casa mia funzionasse in
attivo, suggerirei infine che una parte dei profitti sia devoluta alle ricerche
su nuovi fonti di energia. Oltre che nella sfida più grande di tutte, non solo
dal punto di vista tecnologico: quella di imparare a risparmiare, a non
sprecare, a conservare la tantissima energia che oggi produciamo. * Assistente
di Alessandro Antichi.
( da "Corriere
del Mezzogiorno" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere del Mezzogiorno - LECCE -
sezione: LECCE - data: 2008-06-01 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Marine
Così Frisullo, vice presidente della Regione Porto a San Cataldo "L'iter
prima dell'estate" LECCE - "Il governo regionale ripone la massima
attenzione nella diportistica e guarda con interesse l'investimento proposto
dal Gruppo Montinari per la marina leccese di San Cataldo". L'assessore
alle Infrastrutture e vicepresidente della Regione Puglia, Sandro Frisullo,
scopre così i programmi del governo Vendola in materia di infrastrutture per la
nautica da diporto. La dichiarazione di Frisullo indica anche i tempi necessari
per il completamento del-l'iter autorizzativo del progetto, che da tempo giace
negli uffici di via Capruzzi, a Bari. "Faremo di tutto perché le procedure
si concludano prima della pausa estiva", promette il numero due della
giunta regionale risollevando così l'umore degli investitori leccesi che, non
più di dieci giorni fa, da queste stesse pagine, avevano
lamentato troppa burocrazia
negli enti di governo pugliesi. Una lentezza che non era stata riscontrata in
altri ambiti nazionali, ma soprattutto estere, tanto da convincere Piero
Montinari, leader dell'omonimo gruppo e presidente di Confindustria Lecce,
"a ripensare gli investimenti in atto nel Salento e nella Puglia".
Il piano infrastrutturale di San Cataldo della famiglia di costruttori leccese
(con molteplici interessi in tutti i campi dell'economia anche internazionale),
prevede un polo nautico da 450 posti barca che integrerebbe quelli esistenti.
Un investimento importante del valore di 29 milioni di euro, di cui 6,5 di
contributi pubblici e la restante parte da privati attraverso equity e debiti
bancari con il sistema del project financing. "Un sistema che mi
appassiona - commenta ancora l'assessore Frisullo - perché mette in gioco
risorse private per il funzionamento di servizi utilità pubblica". Ideato
per soddisfare le più moderne esigenze del turismo da diporto, il nuovo
insediamento dei Montinari prevede attracchi per catamarani e idrovolanti utili
per i collegamenti oltre Adriatico. Inoltre, un settore per lo yachting club
con piscina, ristorante, bar, salone convegni. Nazareno Dinoi Piero Montinari,
presidente di Confindustria.
( da "Libertà"
del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
"Ero senza quel pezzo di
carta, non ho visto mia madre morire" (cec) Per molti stranieri è
rischioso raccontare la propria esperienza di migranti. Diabi Hminata, Danielle
Dablemon e Sekou Doumbia hanno vinto il timore e di fronte ai partecipanti al
convegno sul tema dei permessi di soggiorno, si sono avvicinati al microfono
per condividere la propria storia. Diabi Hminata, ha preso la parola avvolta
nei tradizionali abiti dai colori accesi e brillanti, che sia nel paese natio,
la Costa d'Avorio, sia a Piacenza, città nella quale vive da dieci anni,
continuano a illuminarle il volto. "Ho 31 anni e tempo fa mi sono
amaramente scontrata con le tempistiche per il rilascio del permesso di
soggiorno". Quella carta che le avrebbe permesso di recarsi "a
visitare mia madre sofferente, in Costa d'Avorio", ha viaggiato invece tra
gli uffici ministeriali, per un anno e mezzo. "Un tempo talmente lungo al
quale mia madre non è sopravvissuta. E' morta senza che potessi riabbracciarla
e starle vicino nelle ultime ore di vita". Danielle Dablemon con in
braccio Ahmira, la figlia di nove mesi, aspetta dalla nascita della figlia, il
permesso "per poter tornare nel mio paese e rivedere mio padre
malato". La burocrazia nel suo caso "si è inceppata sulla foto di mia figlia e
finché non riesco ad inserita nel mio permesso, non posso portarla con
me". Sekou Doumbia, 30enne operaio regolarmente assunto in una ditta
cittadina, è rimasto senza lavoro per diversi mesi "perché, dopo il
fallimento della fabbrica nella quale lavoravo, nessun datore voleva
assumermi con la sola ricevuta che la questura rilascia in attesa dell'arrivo
del rinnovo del permesso". Grazie all'aiuto "di un caro amico
italiano, il datore si è fidato e da due anni a questa parte, lavoro nella sua
impresa". 01/06/2008.
( da "Messaggero,
Il" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Di PAOLA POLIDORO Insieme a Lo
straniero e al Mito di Sisifo, Caligola fa parte della trilogia dell'assurdo di
Albert Camus, e costò all'autore più di venti anni di revisioni e di
rimaneggiamenti. In quattro atti si raccontano i passaggi salienti della vita
dell'imperatore romano, e la lotta tra la coscienza dell'individuo
e la burocrazia, politica e
intellettuale. In quattro atti (Disperazione di Caligola, Recita di Caligola,
Divinità di Caligola e Morte di Caligola) il Nobel algerino riesce a rendere
tangibili i fantasmi e le fascinazioni della mente di un uomo potente:
distrutto dall'amore e dal dolore causato dalla perdita della sorella Drusilla,
la sua amata, Caligola soccombe. L'associazione Teatro delle ombre porta
all'Orologio per questa fine di stagione un'edizione del capolavoro camusiano
curiosamente vietata ai minori di 14 anni (restrizione piuttosto rara a teatro)
che ritrae l'imperatore folle "dilaniato dall'odio e dalla rabbia verso un
mondo governato dal caso, ingiusto, dove gli dei non esistono", spiega il
regista Daniele Scattina, qui anche interprete con - tra gli altri - Rita
Pianini, Valeria Meoni, Claudia Salvatore, Ercole Ammiraglia. Il titolo dello
spettacolo, in palcoscenico da martedì fino al 15 giugno, è Caligola 2000.
Perché "Caligola è un uomo moderno: nella sua sensibilità reagisce alle
imposizioni di una società che ne vorrebbe schiacciare l'essere, che gli
vorrebbe negare il diritto all'esistenza e all'anima, che lo vorrebbe chiudere
per sempre nel suo vuoto. Ma è proprio in questo vuoto che lui troverà la
libertà".
( da "Corriere
della Sera" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera - MILANO -
sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-06-01 num: - pag: 7 categoria:
REDAZIONALE L'imprenditore L'ex presidente di Assolombarda: ma incide anche la troppa burocrazia Perini: la rinuncia al nucleare? Grave danno, i politici ci
aiutino "Spese aumentate del 10%, costretti a spremere le macchine per
risparmiare" Elettrodomestici, computer ed elettronica incidono sempre di
più sui consumi. Nelle imprese e nelle abitazioni "Leggo che Chicco Testa
ha fatto autocritica sul nucleare. Ho letto bene?". Sembra di sì.
"Allora dico che avrebbe fatto meglio a pentirsi molto prima". Prima
quando? "Prima. è stato tra i grandi sponsor del referendum sul nucleare.
Che c'è costato un sacco di quattrini". Bastano poche battute per
comprendere la posizione di Michele Perini: l'imprenditore è favorevolissimo al
nucleare. Del resto anche da (ex) presidente di Assolombarda aveva più volte
invitato la classe politica a rivedere le posizioni su questo tema. Nella sua
impresa (produzione di mobili per ufficio) lavorano 48 addetti tra operai,
tecnici e consulenti. Dice che le sue macchine cerca di spremerle dopo le
cinque di sera, proprio per risparmiare sulla bolletta. "Vuole sapere
quanto incide l'energia sul costo del prodotto finale? Almeno il 10 per cento.
Senza contare la burocrazia. Devo far lavorare
quindici consulenti,tra avvocati e fiscalisti. Solo per sbrigare, svelare,
districare intralci burocratici. Ho dovuto assumere solo per seguire alcune
leggi in materia di fisco e lavoro". Faticaccia. "Tra bur ocrazia ed
energia i costi lievitano". Prima non era così? "Solo pochi anni fa
non era così". Oggi però ci sono le fonti alternative: come per esempio
quelle solari ed eoliche. "Si tratta ancora di poca cosa. E in ogni caso,
anche a voler essere ottimisti, si potrà arrivare ad un 17 per cento di
alternativo sul totale della produzione. Il problema è un altro". Sarebbe?
"In parallelo aumenta la domanda. Elettrodomestici, computer ed
elettronica incidono sempre di più sui consumi. Nelle imprese e nelle abitazioni.
Sono eternamente accesi". Una volta c'era solo il frigorifero. "Già.
Andava solo quello. Ora gli elettrodomestici sono in stand-by ". Ci sono
pure i condizionatori. "Pure quelli, certo". Da chi acquista
l'energia? "Per il gas mi rivolgo all'Eni. Per quella elettrica compro
dall'ex Aem". Il mercato offre più di un venditore. Solo a Milano ci sono
almeno sei società che vendono energia. "Non mi pare ci sia una grande
differenza di prezzi in giro. Sono più o meno tutti uguali". I prezzi sono
schizzati? "Sono schizzati". Teme in futuro la penuria? "Ci sarà
sempre meno energia a disposizione. I cinesi hanno bisogno. Gli indiani pure.
Ha fatto bene il sindaco Moratti ". A fare cosa? "A porsi per il 2015
il problema energia". Si fida? "Vedremo". A. Gra. \\ A Milano ci
sono sei società che vendono energia. I prezzi? Più o meno uguali \\ Il
referendum sul nucleare è costato alle imprese un sacco di quattrini.
( da "Corriere
del Veneto" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere del Veneto - PADOVA -
sezione: PADOVA - data: 2008-06-01 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE El
canton delle busie di Fausto Pezzato I sindaci alle prese con il rebus Rom Sono
nati quasi ovunque comitati anti-rom, a Mestre centinaia di persone hanno
protestato in corteo contro la costruzione di un villaggio per i Sinti e poi si
sono incatenate alle strutture dell'erigendo quartiere: il sindaco di Venezia Massimo
Cacciari dice che, con le buone o le cattive, l'opera verrà portata a termine.
Anche a Padova si sta cercando di fare qualcosa del genere, le difficoltà sono
molte e la diffidenza è forte e diffusa. L'ostilità implicita o dichiarata che
la presenza dei rom suscita in tutto il Veneto costringe i sindaci a imboccare
una strada comunque impervia, si tratti di accoglienza o di "tolleranza
zero". Mi sono chiesto: ti sentiresti tranquillo se ci fosse un
insediamento di zingari nella tua zona? Poiché non posso mentire a me stesso,
la risposta è stata: no. Perché? Perché dove hai fatto questa esperienza (prima
tanti anni fa a Bologna, poi qui) si lamentava un aumento dei furti e
dell'accattonaggio? Sì, anche per questo ma non solo. Il disagio, allora come
oggi, e credo per tanta gente, in parte è causato dai ladri e dai mendicanti. E
in misura forse maggiore dalla natura stessa del nomadismo che, a differenza
della "normale" immigrazione, non accetta di lasciarsi assorbire nel
costume e nella cultura del territorio: cerca di conservare se stesso. Nella
mobilità, negli espedienti, nel vivere alla giornata. Sta (quasi beffardamente)
ai confini di una società fortemente regolamentata, sovraccarica di leggi. Le
loro roulotte, le loro baracche confinano con una burocrazia locale e statale che ci dà il
tormento appena costruiamo un'abitazione, apriamo un negozio. Noi facciamo la
"raccolta differenziata", la disciplina dell'immondizia ormai misura
il livello di civiltà. I nomadi conducono un'esistenza "anarchica",
nel solco di antiche tradizioni. Considerati come persone, singoli
individui, non sono né peggiori, né migliori di noi. Amano le loro mogli, i
loro mariti, i loro bambini. Pochissimi hanno un lavoro, e in qualche modo
bisogna campare: nella percezione degli "stanziali", e nei rapporti
delle forze dell'ordine e dei vigili urbani, questa necessità ha definizioni
precise. Io li capisco i sindaci come Cacciari e Zanonato, perché vogliono
essere i rappresentanti di cittadinanze disponibili ad affrontare senza pregiudizi
"medievali" i problemi creati dal mescolamento delle razze e delle
etnie. Ma il loro compito è difficilissimo perché si scontra col comune
sentire, con l'opposizione sotterranea o aperta e crescente delle popolazioni.
C'è, ovunque, una violenza latente che la paura alimenta senza sosta. E'
sbagliato liquidare come "razzista" la percezione di tanta di gente
che non sa che pesci pigliare, che non trova uno sbocco e deve scegliere fra
l'ospitalità e il rifiuto. Senza dimenticare, però, che a forza ci cercare un
"nemico" si finisce, prima o poi, per trovarlo. La Storia ci ricorda
che molte tragedie sono cominciate così.
( da "Messaggero,
Il (Umbria)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Di ITALO CARMIGNANI PERUGIA - Non
solo la bitumatura per il Giro d'Italia, o la strada per la festa del patrono,
o, ancora, le mille buche della E45. E non solo un settore, un solo
imprenditore, di cui si ricorda l'ingenua generosità, legato all'indotto della
viabilità. Nell'inchiesta condotta dal pubblico ministero Manuela Comodi e
dallo Sco della polizia e tra i quarantacinque indagati (24 anche
"avvisati") fanno la loro comparsa anche altri progetti e di
conseguenza altre improvvise ricchezze arrivate utilizzando senza grande
attenzione il denaro pubblico. Ci sono anche altre gare e altri appalti, legati
al calore (inteso come riscaldamento), oppure alla manutenzione di edifici (tra
cui anche le scuole di ogni ordine e grado) nei quali andare a trovare il
perché dovessero finire sempre in mani sicure. Probabilmente il materiale
sequestrato alla Provincia di Perugia, in Regione, all'Anas, al Comune Comune
di e alla Fondazione Carisp è solo una parte di un vasto capitolo già scritto
dalla magistratura e assolutamente segreto. Tanto chi deve sapere sa benissimo
come funzionasse. A partire dalla "guida" che ha condotto gli
investigatori e il magistrato in luoghi sicuri e verso progetti molto precisi. Le vere inchieste hanno sempre necessità di indicazioni per
districarsi nel difficile mondo della burocrazia pubblica. E quelle sono arrivate. La prossima settimana
dell'indagine si apre semplicemente con un lavoro di comparazione rispetto a
quanto sequestrato in questi giorni (soprattutto progetti, gare d'appalto,
rubriche ed elenchi) e quanto già acquisito nei mesi scorsi. Una
comparazione con la consulenza di uno dei periti più competenti in materia, il
docente dell'università La Sapienza Daniela Saitta. Dalla comparazione sono
arrivati già dei riscontri. E per certi passaggi c'è più poco da scoprire.
Altri passaggi potrebbero però aprire ulteriori, nuovi scenari. ALTRI SERVIZI A
PAG. 35.
( da "Messaggero,
Il (Umbria)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Di LEO VENTURI L'ITALIA non gode
certamente di buona salute. Il Paese è stremato, sfiduciato e preoccupato
perché ha di fronte problemi che quotidianamente colpiscono l'esistenza della
maggioranza degli italiani. Sicurezza, sviluppo, lavoro, salari, difesa dei
diritti, ambiente sono temi che da troppo tempo aspettano di essere affrontati
e nonostante siano le priorità di tutta la politica rischiano di non trovare
ancora risposte adeguate. Il clima che si registra nel Paese non lascia immuni
le città assalite da mille problemi e Terni, la nostra città, non fa eccezione.
Per governare questa complessa fase occorre avere la consapevolezza del forte
condizionamento del quadro generale, ma se ciò è vero ancora maggiore deve
essere l'impegno per tutelare gli interessi del sistema economico e sociale
della città. Per farlo compiutamente "l'ascolto e il confronto"
diventano condizioni indispensabili per dare un ordine di priorità ai problemi
e per definire scelte utili a dare una speranza di crescita al nostro
territorio. Occorre quindi localmente sviluppare una politica aperta,
flessibile, innovativa e un forte coraggio nell'assumere alcune decisioni in
grado di aggredire la burocrazia e
i suoi costi, la riorganizzazione dei servizi a partire da quelli fondamentali
per la vita delle persone e delle imprese, la ricollocazione di Terni ad un
livello di pari dignità e autorevolezza nei confronti della Regione, il
risanamento e la riqualificazione ambientale della conca, la definizione di un
piano strategico territoriale per lo sviluppo e per la realizzazione di
nuovi servizi e infrastrutture che ridefinisca le priorità, i soggetti e le
risorse da attivare sia private sia pubbliche. Ad onor del vero non mi sembra
che si abbia la consapevolezza di queste urgenze e quindi il soffocamento e il
declino della città rischiano di accentuarsi, così come il divario con altri
territori della nostra regione. Chi pone da tempo queste questioni spesso è
apostrofato in malo modo; ma quando diffusamente emergono il malcontento e la
preoccupazione per ciò che non si fa, per il distacco fra istituzioni, partiti
e i problemi reali dei cittadini occorre avere l'umiltà di fermarsi un attimo a
riflettere per poi sintonizzarsi con la città reale abbandonando l'immagine
della città virtuale. In ballo c'è la difesa della dignità della nostra
comunità, i diritti e la speranza di un futuro positivo per i nostri
concittadini. Se questo è un quadro condiviso deve scattare in ogni cittadino
la voglia di mettersi in movimento, di dare un contributo, di diventare parte
attiva di un cambiamento non contro le istituzioni o i partiti ma contro le
istituzioni o i partiti che non ascoltano, lontani dai problemi della città.
Unitamente ai temi complessi sarebbe opportuno affrontare anche i problemi
quotidiani e, vorrei dire, banali ma che assumono una forte rilevanza nella
vita dei cittadini. La pulizia della città, la cura del verde, il taglio
dell'erba, la manutenzione delle strade, la segnaletica, il diritto dei
cittadini ternani a non pagare la tassa Tevere-Nera non possono non trovare
adeguate risposte senza le quali si perde credibilità e autorevolezza. Parlare
di questi problemi è assai deprimente perché non dovrebbero occupare spazi di
riflessione e di polemica per la semplice ragione che un'amministrazione
"normale" li deve saper affrontare in quanto d'ordinaria gestione. E'
utopia sperare che ciò possa avvenire? Io non credo, perché penso che con un
po' di buon senso e molta concretezza sia possibile archiviare questi "banali"
problemi. Vorrei anche sperare che si avveri un altro "miracolo" e
cioè che il prossimo appuntamento elettorale sia vissuto come un'opportunità
per la città e quindi un momento in grado di favorire il confronto nel merito
dei problemi, senza demonizzare chi rappresenta posizioni diverse ma favorendo
nuovi impegni e una fase di rinnovamento nel modo di fare politica e di
governare. Terni ha molte risorse umane e competenze che possono contribuire a
rilanciare la città e a trasmettere "l'entusiasmo del fare" e un nuovo
e "diffuso protagonismo" di tutti gli attori della società sociale e
produttiva. Sarebbe un errore imperdonabile tentare di relegarle ai margini
della discussione e dell'impegno. Presidente associazione TerniOltre.
( da "Giornale.it,
Il" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
N. 130 del 2008-06-01 pagina 4
Podestà frena sulle primarie: "Non è detto che vinca il migliore" di
Sabrina Cottone Il coordinatore regionale di Forza Italia è favorevole alle
centrali nucleari sul territorio lombardo. "Ci garantirebbero l'autonomia
energetica" Guido Podestà è stato nominato coordinatore regionale azzurro
in un momento in cui nella stanza dei bottoni c'è da pigiare dappertutto. Sono
in ballo il rimpasto in Regione ("ne ho parlato con Formigoni e accadrà a
breve") e in Comune ("credo che il sindaco abbia interesse a
continuare a lavorare con la squadra che ha"), la legge speciale sull'Expo
e appuntamenti elettorali tra i quali le Europee e le provinciali 2009.
Dettagli non secondari: lui è europarlamentare ed è il candidato azzurro
indicato da Berlusconi per sfidare Penati. La Lega vorrebbe il prossimo
consiglio dei ministri a Malpensa. Che ne dice? "Lo farei a Milano come
sede dell'Expo. Dopo Napoli mi sembra il luogo più giusto. Riunire il consiglio
dei ministri a Malpensa è più un'idea polemica che di riflessione. Scegliere
Milano significa dare peso al successo del modello milanese e lombardo che ha
ottenuto l'Expo. Si è arrivati all'Expo per quel che c'è stato prima, non è
stato premiato il nome Moratti né Milano ma il buongoverno di tutti". Come
va gestita l'Expo? Chi dovrà comandare? "Non va bene la logica
Milan-Inter. Serve una società alla quale partecipino tutti ma con unità
gestionale. Per questo, per superare la burocrazia e la complessità delle norme,
servono i poteri decisionali da commissario che chiede la Moratti. D'altra
parte l'Expo è stata firmata dallo Stato. Milano ha un'area piccola, Linate è
in territorio di Segrate, Malpensa in un altro Comune e quindi il ruolo da
comprimario della Regione è fondamentale. Così come quello della
Provincia". La Lombardia dovrà ospitare una centrale nucleare? "Penso
che sia inevitabile avere una centrale in Pianura Padana, e sarebbe positivo
costruirla in Lombardia perché ci garantirebbe l'autonomia energetica. L'Ue ci
obbliga entro il
( da "Panorama.it"
del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Il ministro Meloni: Fate più figli, vi darò io
una mano Posted By redazione On 1/6/2008 @ 10:54 In Headlines, NotiziaHome | No
Comments [1] di Romana Liuzzo Asili di condominio, gestiti a turno da una
madre, la cosiddetta baby sitter di pianerottolo, pagata per il servizio dallo
Stato, come già accade in Francia. E un grande nido nella sede del Parlamento,
a Montecitorio. "Non solo per i figli dei deputati, ma soprattutto per
quelli di funzionari, uscieri, dipendenti, persone senza orari certi". È
questa in sintesi la proposta di legge, ancora in fase di stesura, di
"incentivo alla maternità" che il ministro per le Politiche
giovanili, Giorgia Meloni, anticipa in esclusiva a Panorama. "Speriamo di
portarla in Consiglio dei ministri il prima possibile: molti punti già erano
nel programma di governo, altri sono mie aggiunte". Capelli lisci, un filo
di trucco, quanto basta per fare risaltare gli occhi chiari, la più giovane
parlamentare del 2006 (vicepresidente della Camera a 29 anni), oggi a
( da "Stampa,
La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
TROPPA
BUROCRAZIA POCHE RISORSE "Dall'autorità d'ambito alla Prefettura è una
giungla di pareri" "Devono succedere le tragedie perché qualcosa si
muova".
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del 01-06-2008)
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Primo Piano Pagina 103 Non
diminuisce il divario tra nord e sud: tasso di occupazione più basso di 19
punti "Giovani discriminati sul lavoro" Non diminuisce il divario tra
nord e sud: tasso di occupazione più basso di 19 punti --> ROMA Un Paese
diviso a metà, sia geograficamente, sia in termini generazionali. L'analisi
contenuta nelle considerazioni finali del Governatore della Banca d'Italia,
Mario Draghi, individua i due punti di frattura più evidenti che costano
all'Italia il ritardo rispetto ai partner europei. Un sud che costa molto e
cresce troppo poco rispetto al centro-nord, e i giovani, la risorsa del futuro,
penalizzati da una istruzione inadeguata e da un mercato del lavoro che li
discrimina, rispetto ai più anziani. "Il Paese ha desiderio, ambizione,
risorse per tornare a crescere", ha scandito Draghi alla platea di
imprenditori, banchieri e sindacalisti. Ma i protagonisti della ripresa, i
giovani, sono oggi "mortificati da un'istruzione inadeguata, da un mercato
del lavoro che li discrimina a favore dei più anziani, da un'organizzazione
produttiva che troppo spesso non premia il merito, non valorizza le
capacità". Un conflitto generazionale reso ancor più evidente dai
meccanismi del nostro sistema pensionistico, che tengono "lontana dal
lavoro una quota troppo ampia della popolazione". Che non riesce a trovare
elementi di elasticità per mettere a frutto l'esperienza di quanti avessero
intenzione di continuare a svolgere un'attività. IL DIVARIO Ancor più evidente
il taglio orizzontale che separa il Paese: gli spazi di crescita sono molto più
ampi al sud che al nord, sottolinea il Governatore inaugurando il capitolo
della questione meridionale, ma aggiunge subito: "Il rapporto tra il
prodotto per abitante delle regioni meridionali e quello del centro-nord non ha
raggiunto il 60%; resta inferiore a quello di trent'anni fa. La produttività
media degli occupati del Mezzogiorno", elenca freddamente Draghi, "è
inferiore del 18% a quella del centro-nord. La quota di lavoro irregolare
sfiora ancora il 20%, il doppio di quella delle regioni centro-settentrionali.
Il tasso di occupazione è più basso di 19 punti". Un costo in termini di
risorse e di mancata crescita addebitabile alla "debolezza
dell'amministrazione pubblica, all'insufficiente abitudine alla cooperazione e
alla fiducia, a un costume diffuso di noncuranza delle norme" nelle
regioni del sud, che registra una "dipendenza economica
ininterrotta". Il federalismo fiscale, spiega, "avrà tanto più
generale consenso nel Paese quanto più" sarà efficace. LE IMPRESE Momento
delicato anche per il sistema imprenditoriale che ha iniziato non senza
difficoltà a ristrutturarsi, con una mutazione che attraversa tutti i comparti.
"Ma nel complesso del sistema produttivo, gran parte del quale è al riparo
dalla concorrenza internazionale, la produttività media ancora non progredisce".
BUROCRAZIA Le imprese italiane sono alle prese con una vera
montagna di norme che pesa sul sistema produttivo: uno stock di norme più che
doppio di quello francese e cinque volte superiore a quello della Germania. Non
solo, oltre ad avere un numero di leggi nettamente superiore a quello degli
altri principali Paesi europei, continuiamo a produrne di nuove per poi
modificarle nuovamente dopo averle emanate, rileva Draghi nella Relazione
annuale. Per Via Nazionale, "un quadro normativo sovradimensionato e poco
chiaro genera incertezza negli operatori, aumenta i costi di apprendimento e di
adeguamento alle regole, favorisce la litigiosità".
( da "Gazzettino,
Il (Udine)" del 01-06-2008)
Pubblicato anche in: (Gazzettino, Il (Pordenone))
Argomenti: Burocrazia
L'ex presidente del Consiglio
regionale analizza le cause della sconfitta elettorale e guarda al futuro Tesini
dichiara chiusa l'era Illy "Torna il momento della politica, al Pd servono
proposte concrete e una leadesrhip rinnovata" UdineSui banchi
d'opposizione fino al 2003, Alessandro Tesini ha presieduto negli ultimi cinque
anni i lavori del Consiglio regionale, prima di tornare a sedere in minoranza
dopo il voto d'aprile. Ora l'esponente del Partito democratico analizza gli
scenari che si aprono per il Centrosinistra in Friuli Venezia Giulia.- Tesini,
come spiega la sconfitta di aprile del Centrosinistra?"L'esito elettorale
è chiaro. Anche se osservo che non tutti hanno analizzato l'andamento dei
flussi di voto. Non c'è piena coincidenza sulle conclusioni per quanto
riguarda, ad esempio, la destinazione degli elettori della sinistra radicale
(sono rimasti a casa, andati verso il Pd o la Lega nord?). E non c'è piena
coincidenza sull'idea che il Partito democratico sia riuscito ad intercettare
il voto moderato, specie quello cattolico. La discussione dovrebbe piuttosto
vertere sulle ragioni di questo esito. Non per soddisfare l'ansia di catarsi
riparatrice e tanto meno per ricercare uno o più capri espiatori. Piuttosto per
resistere alla rimozione o al fare finta di niente. Vizi antichi ma sempre
attuali. Per guardare al futuro con intelligenza e per ripartire davvero
bisogna analizzare la sconfitta senza incertezze ed ambiguità".- Secondo
lei, a cosa è dovuta?"Per un mix di cause. I tempi con cui si è dato vita
al Partito democratico: è mancato lo spazio per affermarlo oltre il dato della
novità. Dire che il Pd è forza nuova e grande non è stato sufficiente a
convincere gli elettori oltre la stretta appartenenza. Il fatto che sia stata
una campagna elettorale molto partecipata, con Veltroni che ha sempre riempito
sale, teatri e piazze, ha forse fatto dimenticare che, oltre ai presenti,
c'erano molti altri ancora da persuadere. Non siamo riusciti ad essere in piena
sintonia con il Paese, che è quello che è e non può essere ciò che vorremmo che
fosse. Abbiamo tanto parlato dei riformismi del '900 portati a sintesi, quasi
fossimo stati nel secondo tempo delle primarie di ottobre. E non siamo
intervenuti a sufficienza sui temi che toccano gli aspetti quotidiani della
vita degli italiani: la sicurezza, l'ambiente, i mutui casa, il lavoro, la
salute.".- Quindi anche il Pd del Friuli Venezia Giulia non è stato in
sintonia con la comunità regionale?"Non c'è controprova sul fatto che se
non ci fosse stato l'election day avremmo probabilmente vinto. Registro che
sono in tanti a pensarlo, in entrambi gli schieramenti. Ma nessuno può sapere
come sarebbe andata a finire. Tuttavia è risaputo universalmente che la
coincidenza con il voto politico penalizza le altre consultazioni. Il clima
nazionale oscura tutto il resto. Inutilmente qualcuno di noi ha provato a
ricordarlo fin che si era in tempo. Senza personalizzare le cause, c'è stato
anche un limite nella coalizione. Si è pensato che cinque anni di buon governo
fossero sufficienti per ottenere consenso e che le sacche di malcontento
fossero fisiologiche, non decisive per l'esito finale. È stato un eccesso di
sicurezza, che gli avversari ovviamente chiamano arroganza. Nell'azione di
governo si sarebbe dovuto osservare un profilo più basso, considerando anche le
riforme avviate: mettendo mano ad alcune questioni si è scontato l'iniziale
malcontento da reazione e non sempre c'è stato il tempo per capitalizzare il
risultato. Il riformismo è gran bella cosa, ma non sempre e non a qualsiasi
condizione porta voti. Sicuramente non subito".- Quindi, Illy e i suoi
assessori hanno oscurato le forze politiche?"Il rapporto tra esecutivo e
legislativo non deve essere di forza ma di collaborazione, mai di
autosufficienza da una parte e di sudditanza dall'altra. Per la prima volta,
con l'elezione diretta del presidente della Regione, abbiamo sperimentato in
Friuli Venezia Giulia un nuovo modello di governo. Gli errori o le
insufficienze sono fisiologici e non ci toccano in esclusiva, li ho trovati in
tutte le Regioni e a prescindere dagli schieramenti delle maggioranze. Scelto
dai cittadini, il presidente è il leader della coalizione che lo ha eletto, nel
bene come nel male".- Illy, dopo il voto si è ritirato dalla politica. Lo
sarà per sempre?"Con Illy in Friuli Venezia Giulia abbiamo anticipato la
stagione politica che oggi vive il Paese e dato inizio ad un programma di
grandi cambiamenti dai quali non si potrà prescindere. Illy possiede una
propria ed indiscutibile intelligenza politica e si è proposto come uomo di
governo, refrattario ai riti della politica in senso stretto ed alieno ai
bizantinismi della sua autoreferenzialità. In questo è stato un innovatore in
stile e sostanza, molto enfatizzato dai media. Il volto nuovo e intelligente
dell'antipolitica, hanno detto e scritto in molti. Quel tempo pare esaurito, si
apre una nuova stagione. Chi attribuisce il successo della destra
all'antipolitica sbaglia la lettura. Anche da noi, dobbiamo smettere di
coltivare improbabili laboratori per sfumare sulle nostre debolezze e rimuovere
le nostre responsabilità. Le anomalie sono tali, ed in ciò possono anche essere
virtuose e portatrici di innovazione, quando sono a tempo. Altrimenti si fanno
patologie. Le forze politiche, e quindi il Pd, devono saper rappresentare la
società e rispondere alla sue attese. Non si può rinunciare a questo compito nè
delegarlo senza perdere in credibilità ed efficacia. Così sarà minore anche il
rischio di scivolare nell'autosufficienza dell'esecutivo, che può valere per
un'amministrazione comunale, non per la Regione".- Fra il 2003 e il 2008
c'è stato, quindi, un mancato equilibrio tra Giunta e Consiglio
regionale?"Ho avuto spesso da ridire con quegli esponenti di Intesa
democratica che, con frequenza sospetta, se ne uscivano dicendo che, senza
Illy, non avremmo mai vinto. E non perchè non lo pensassi anch'io, ma perchè questa
insistenza conteneva due grandi rischi: l'eccessiva attribuzione di
responsabilità da una parte e, dall'altra, la delega crescente di compiti e
responsabilità invece propri. La funzione di rappresentanza del Consiglio non è
delegabile nè rinunciabile, nemmeno per eccesso di generosità. Però, la
tentazione dell'autosufficienza spesso era più di qualche assessore che di
Illy. Quando la tentazione alla conformazione o addirittura all'emulazione
vanno oltre al richiesto, è facile strafare".- Eppure per cinque anni la
giunta Illy ha sempre parlato di sondaggi che davano alto il consenso nei
confronti dell'amministrazione. È finita l'era dei sondaggi?"Distinguo tra
quelli sul grado di soddisfazione delle politiche, che sono verosimili, e
quelli elettorali dell'ultimo periodo che hanno risentito del trascinamento
nazionale, invece fuorvianti. Il centrodestra che ha osteggiato la forma di
governo introdotta con la nostra riforma, ci dovrà gratitudine eterna. Tra il
1998 e il 2003 abbiamo assistito a spettacoli indecorosi. Gli esponenti delle
giunte Antonione e Tondo si difendevano dagli attacchi dell'opposizione
affermando, platealmente, che non potevano avviare le riforme per le resistenze
interne alla maggioranza. Tondo stesso aveva ammesso di non avere la forza e la
legittimazione necessarie. Ora non ha alibi, non vorrei pertanto che egli per
normalità intendesse mediocrità".- Può spiegarsi meglio?"Il Friuli
Venezia Giulia non ha i problemi della Calabria o della Campania, ma ha anche
aspettative maggiori e deve fare i conti con molti problemi ambientali ed
energetici. Anche perchè prima del 2003 le giunte del centrodestra avevano
lasciato i problemi senza soluzione. Se la riorganizzazione della sanità, ad
esempio, da noi proposta non va bene, dicano cosa vogliono fare per garantire
gli altissimi standard dei servizi, con una progressiva riorganizzazione non
per ridurre i costi, ma per calmierare il loro fisiologico incremento che ci
sarà per via delle sempre più elevate attese di vita".- Quali sono le
altre urgenze?"La riforma che i cittadini più avvertono è quella della
macchina pubblica, ritenuta incapace di risultati in tempi utili ed erogatrice
di servizi spesso scadenti. Quest'anno, a differenza delle elezioni del 2003,
gli elettori non hanno contestato solo il costo della politica rappresentato
dagli eletti. Hanno attaccato soprattutto la sovrapposizione degli enti, la pletoricità della burocrazia e le sue inefficienze. Vedremo ora cosa si farà per ridurre gli
enti e fare lavorare meglio e di più l'apparato".- Ora il Centrosinistra è
minoranza in Consiglio regionale. Come dovrà lavorare?"Si sta discutendo
in queste settimane, secondo alcuni bene, secondo altri poco. Abbiamo di
fronte cinque anni per prepararci alla rivincita. Sufficienti, purchè non si
perda tempo. Dovremo svolgere bene il compito di opposizione, seguendo le
regole che noi stessi abbiamo scritto quando eravamo maggioranza riformando i
regolamenti. Una riforma che ha messo nelle condizioni di governare chi ha
vinto ma anche di consentire alla opposizione di esercitare il proprio
ruolo".- I primi passi del Pd?"Si dovrà dare un'ossatura solida. E
un'identità netta, riconoscibile. Valoriale e di progetto, di programma. Quindi
concreta, dando soluzioni ai problemi dei cittadini, rappresentando i territori.
Il nostro è partito plurale; per questo possiamo rappresentare settori ampi,
maggioritari della società. Il pluralismo deve essere nei contenuti, frutto di
un confronto sistematico, e non la riproduzione di schemi di relazione e della
sola appartenenza.".- Serve una nuova classe dirigente?"La leadership
si forma e si rigenera in continuazione. Non può nascere per cooptazione nè per
promozione sul campo, per generosa concessione del leader di turno. Senza farci
prendere da raptus di rinnovamento palingenetico, bisogna considerare che le
generazioni hanno sempre un tempo fisiologico, per vecchiaia, anzianità o per
la combinazione di entrambi. Tutti sono utili, purchè al posto giusto. Dobbiamo
dotarci di luoghi e procedure in cui le questioni siano poste nel modo giusto e
per decidere - nei limiti del possibile - le regole per definire il posto
giusto di ciascuno. Serve una classe dirigente che si assuma la responsabilità
della leadership, che dovrà essere premiata per il merito e valutata in base ai
risultati ottenuti. Dopo di che, essendo io uno che ha iniziato molto presto,
mi sentirei di dire ai giovani che non basta essere tali per ottenere lo spazio
che, nei giusti modi, ci si deve conquistare anche sul campo".Lorenzo
Marchiori.
( da "Sicilia,
La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Regione, si partirà dai tagli alla
sanità Lillo Miceli Palermo. I due giorni festivi consecutivi sono caduti a
fagiolo: la giusta medicina per curare eventuali "mal di pancia"
provocati dall'attribuzione delle competenze agli assessori della nuova Giunta
che dovrà governare la Sicilia nel prossimo quinquennio. Dalle dichiarazioni ufficiali
sembrerebbe che tutti siano felici e contenti. Invece, qualcuno è costretto a
fare buon viso a cattivo gioco. Intanto, nonostante il mini-ponte del 2 Giugno,
gli assessori sono alle prese con la formazione degli uffici di segreteria e di
gabinetto, mentre il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, comincia già
ad abbozzare l'ordine del giorno della prima, vera riunione del governo che
dovrebbe tenersi a metà della prossima settimana. "Un vero e proprio
ordine del giorno - ha rilevato Lombardo - ancora non c'è, ma non potremo non
occuparci del piano di rientro del deficit sanitario. C'è già una prima bozza
sulla quale stiamo lavorando e che bisogna completare al più presto. Saranno
necessari drastici interventi come la riduzione dei posti-letto, guardie mediche,
riorganizzazione del 118. Riducendo le spese, avremo la possibilità di
contrarre un mutuo di duecento milioni di euro a tasso agevolato. Ne abbiamo
parlato nei giorni scorsi con il sottosegretario, Fazio. L'appuntamento per la
verifica è per il prossimo 20 di giugno a Roma". Il compito di far
quadrare i conti è stato affidato all'ex pm, Russo. Una nomina valutata
positivamente dalla presidente regionale dell'Aiop, Barbara Cittadini, che ha
garantito al neo-assessore "ogni forma di collaborazione e di dialogo
costruttivo". "Sono certa - ha aggiunto Barbara Cittadini - che con
la legalità e la trasparenza finirà per affermarsi anche il principio di
equità, secondo il quale bisogna sempre tenere in un certo tipo di
considerazione quanti hanno rispettato leggi e regole, e in un altro tipo
coloro che, invece, non sono stati nelle condizioni di osservarle".
Insomma, non si faccia di tutta l'erba un fascio: "Oltre alla bonifica
delle zone malsane - ha concluso il presidente dell'Aiop - è necessario
compiere una svolta qualitativa, introducendo criteri premiali che diano giusto
peso e riconoscimento a chi ha investito risorse ed energie, non solo per
rispettare la legge, ma anche per assicurare ai pazienti un'assistenza al pari
con i tempi". Quello della sanità è uno dei punti più critici
dell'amministrazione regionale. Il nodo non è solo il rapporto di convenzione
con i privati, ma anche i criteri di gestione delle Asl e delle aziende
ospedaliere, aziende affidate per troppo tempo quasi sempre alle stesse persone
che si sono avvicendate tra loro. Ritornando all'ordine del giorno della
prossima, anzi della prima, riunione di Giunta, il presidente della Regione
proporrà la riforma della riforma della legge sul turismo che aveva abolito le
Aapit e le Aziende di soggiorno e turismo. L'obiettivo è
quello di evitare che grandi competenze professionali acquisite negli anni, si
disperdano nel calderone della burocrazia regionale. Lo snellimento della macchina amministrativa è
"un nodo che va affrontato immediatamente", ha assicurato il
presidente Lombardo, "partendo - perché no? - dalle indicazioni fornitemi
dall'ex presidente dell'Ars, Gianfranco Miccichè".
( da "Stampa,
La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
[FIRMA]ALESSANDRO MONDO Fiumi e
torrenti ingombri di tronchi e sassi pronti a trasformarsi in proiettili
micidiali, "tappi" di detriti non rimossi, boschi abbandonati a sé stessi,
argini e muri di sostegno non completati. É il quadro desolante emerso durante
gli incontri di Mercedes Bresso e Antonio Saitta con i sindaci delle vallate
flagellate dal maltempo: Chisone, Germanasca, Susa, Pellice. Oggi Saitta sarà
nelle Valli di Lanzo e nel Canavese. Non tanto e non solo opere straordinarie,
in gran parte realizzate dopo l'alluvione del 2000 con buoni risultati. La
calamità che ha devastato il Torinese è il frutto avvelenato di centinaia di
interventi apparentemente minimali, rimandati troppo a lungo. Finisce che la
montagna, afflitta da troppe competenze, troppa burocrazia e poche risorse, presenta il
conto. Bisognava sentirli, i discorsi degli amministratori convocati ieri a
Perosa Argentina, Oulx, Susa e Bussoleno. Uniti nel lodare l'impegno della
Protezione civile, della Regione e della Provincia, con cui c'è un rapporto
diretto. Altrettanto compatti nel censurare la "latitanza"
dell'Aipo, l'ex-Magistrato del Po, l'incomunicabilità con Anas (Bresso ha
ribadito che le strade statali dovrebbero passare alla Regione e da questa alla
Provincia) e l'indifferenza dello Stato. Vallate diverse, problemi comuni per i
sindaci: compresi quelli della Val di Susa. L'alluvione ha rubato la scena
anche alla Tav. Troppa burocrazia. Hai voglia a
deplorare le ostruzioni nei corsi d'acqua quando scopri che al solo pensiero di
ripulire gli alvei gli amministratori si mettono le mani nei capelli. La ghiaia
e le pietre recuperate, anche se di scarso valore, sono considerate bene
demaniale e come tale vanno accatastate a bordo fiume: lì restano fino a quando
il Comune interessato non bandisce un'asta pubblica, che il più delle volte va
deserta, pronte a favorire la prima piena. E' solo uno dei paradossi riportati
a galla dall'alluvione. Ne conviene anche Bresso: nell'ordinanza conseguente
alla richiesta dello stato di emergenza verrà inserita una deroga. Troppe
competenze. Autorità d'ambito, Aipo, Prefettura, Protezione civile, Regione,
Provincia, Comuni... Troppo spesso non si capisce chi deve decidere cosa.
Saitta, che come presidente della Provincia è responsabile della Protezione
civile, ha annunciato di volersi riprendere la delega per intero ponendo fine
alla cogestione con la Prefettura. Poche risorse. Vale per gli enti locali, che
chiederanno l'esenzione dai vincoli del Patto di stabilità per la
ricostruzione, e per la stessa Aipo: competente su 2 mila chilometri di corsi
d'acqua in Piemonte, dispone di 4 milioni l'anno per la manutenzione ordinaria.
Solo per gli interventi di emergenza legati alla piena il Governo ne ha
stanziati 5. Figurarsi per le opere straordinarie. E' il caso delle vasche di
laminazione o delle aree di espansione che si pensa di realizzare prima di
Rivoli, approfittando dei terreni di proprietà dell'Ordine Mauriziano, per garantire
uno sfogo alla Dora e minimizzare le piene su Torino (va da sé che in quelle
aree verrebbero bloccati i diritti edificatori). Resta la preoccupazione per i
danni e l'allerta-meteo. Da oggi ricomincia a piovere.
( da "Mattino,
Il (Benevento)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
LA BUROCRAZIA
Roma. Ventiduemila norme, più del doppio di quelle della Francia e cinque volte
superiori a quelle della Germania. L'Italia continua a essere ingolfata da
leggi, leggine, che creano incertezze e appesantimenti burocratici. Un quadro
normativo sovradimensionato e poco chiaro, peraltro in un contesto legislativo
variabile, per
cui, su 12 Testi unici approvati tra il 1990 e il 2005, oltre il 10% degli
articoli di legge è stato modificato. Ciò è anche l'effetto dell'eccessiva
litigiosità degli italiani, nel nostro Paese gli avvocati sono troppi. In
particolare al Sud, dove il numero delle cause civili è notevolmente superiore
rispetto al Centro Nord. I dati sono inequivocabili: 1,8 avvocati nel
Mezzogiorno ogni mille abitanti contro 1,4 delle Regioni centro settentrionali,
2,4 cause civili al Sud per 100 abitanti rispetto a 1,2 nel Centro Nord.
Naturalmente i tempi della giustizia sono molto più lenti, in media 1.124
giorni nei territori meridionali, il 74,1% in più della durata di un processo
al Nord. em. imp.
( da "Mattino,
Il (Circondario Sud2)" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Alberi pericolanti, interdetto
tutto il bosco borbonico. La polemica: nessuno lo sapeva MAURIZIO CAPOZZO
Portici. Cancelli sbarrati da ieri mattina al bosco della Reggia. "Chiuso
fino a data da destinarsi per il pericolo di crollo di alcuni alberi",
spiega un cartello scritto a mano poggiato al portone di ingresso. Il
provvedimento reca la data del 30 maggio, ma in Provincia a Napoli, sono in
pochi a saperlo. Il presidente Di Palma e l'assessore Borrelli sono all'oscuro
della decisione; anche il sindaco di Portici Cuomo e l'assessore all'Ambiente
Agnello non sanno nulla. E proprio questa mancanza di informazione manda su
tutte le furie i vertici istituzionali di piazza Matteotti a Napoli e di via
Campitelli a Portici. "Ho parlato stamattina col presidente Di Palma -
spiega il sindaco - ma non sapeva della chiusura del bosco, né qualcuno si è
preoccupato di avvisarci". Stessa scena con l'assessore alla Protezione
civile Francesco Borrelli, raggiunto al telefono in mattinata: "Non so di
cosa stiate parlando, nessuno mi ha comunicato una decisione del genere - dice
- vado subito in Provincia e cerco di capire cosa succede". Poco più tardi
da piazza Matteotti viene chiarito l'equivoco. Nel bosco sarebbe in procinto di
crollare un grosso albero ed altri due starebbero per fare la stessa fine. Ma
viene lecito domandarsi: possibile che nessuno se ne sia accorto prima e si
renda necessario chiudere improvvisamente tutto il parco? Intanto a Portici il
cartello è lì, sul grande cancello verde che apre l'accesso all'unico polmone
verde della fascia costiera vesuviana. I dipendenti Asub, che hanno il compito
di vigilare sui varchi d'accesso, spiegano con garbo ai cittadini che, malgrado
il caldo afoso, non è possibile guadagnare l'ombra del parco. Mostrano anche
una lettera datata 30 maggio e firmata da un funzionario della Provincia che
preannuncia un sopralluogo tecnico nel bosco per il prossimo 16 giugno,
"per verificare la situazione di pericolo segnalata per alcuni
alberi". E proprio questo manda su tutte le furie l'assessore Borrelli:
"È intollerabile quello che si è verificato - tuona - e mi dispiace molto
per il disagio che abbiamo arrecato ai cittadini con la chiusura del bosco. È
molto grave che una decisione del genere sia stata assunta da un burocrate
senza informare il presidente, il sindaco o l'assessore. Ho immediatamente dato
disposizioni per effettuare un sopralluogo tecnico martedì prossimo, senza
aspettare il 16 giugno, in modo da poter riaprire subito il bosco, seppure
chiudendo al pubblico eventuali aree a rischio. Se non avrò assicurazioni in
tal senso verrò personalmente a Portici per risolvere la questione. Ho parlato
col sindaco - ha aggiunto Borrelli - ed abbiamo concordato che, in caso di
necessità, utilizzeremo la protezione civile ed i volontari per sorvegliare le
parti del bosco da interdire al pubblico. La sicurezza è
una cosa seria, ma i cittadini vanno rispettati ed informati, come abbiamo
sempre fatto, purtroppo devo constatare che ancora una volta la burocrazia si scontra con la volontà di
risolvere i problemi in maniera efficace e soprattutto rapida".
( da "Provincia
di Como, La" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Prima pagina dalla (...) per
alzarsi e andare via, indignato, furente, prigioniero della sua perenne acidità
di stomaco che inevitabilmente si riflette su quel volto incline alla
depressione. "Chi tocca gli statali muore", è il segnale
inequivocabile del gesto. Chi intende far funzionare la macchina pubblica, chi decide di mettere mano alla burocrazia per sgonfiarne la bulimia e la parassitaria prosopopea, sappia
che Guglielmo il Conquistatore si è messo l'elmetto e minaccia di portare in
piazza la sinistra radicale orfana di leader. Conservatore come non mai,
aggrappato ai privilegi d'una casta che nulla ha da invidiare a quella
politica, il principe dell'immobilismo e del declino è perfetto per
rappresentare quel mondo. Una precisazione. Qui nessuno intende prendere a
picconate lo statuto dei lavoratori. Sappiamo benissimo che il pubblico impiego
nei nostri territori è la punta avanzata dello Stato e che la sua efficienza in
Lombardia è (abbastanza) in linea con le richieste dei cittadini. Ma se da noi
il bicchiere è mezzo pieno, nei due terzi restanti del paese è inesorabilmente
mezzo vuoto. Assenteismo, improduttività, inefficienza sono piaghe note da
trent'anni. E non c'è governo che, prima o poi, non provi con le buone o con le
cattive a far funzionare quel moloch, operazione necessaria per modernizzare il
paese. Chissà perché ogni volta il sindacato s'oppone. E s'oppone a
prescindere, come se la rendita di posizione di chi ruba lo stipendio
imboscandosi dietro una scrivania per tutta la vita fosse una conquista dei
lavoratori. E invece, caro Epifani, è un insulto a tutti coloro che devono
sopperire con il loro impegno anche alla "flanella" dei parassiti. E
un doppio insulto ai metalmeccanici, che il mazzo se lo fanno davvero in
fonderia e magari hanno in tasca la stessa tessera sindacale. Così la pensano
gli operai, i primi ad abbandonare un mese fa una sinistra massimalista non più
capace di rappresentarli. E a votare la Lega. I primi a capire che le logiche
del fordismo (fabbrica e tutela contro il padrone delle ferriere) non hanno più
senso semplicemente perché non esiste più quel mondo. La flessibilità è una
realtà, la meritocrazia una benedizione. E l'efficienza della macchina dello
Stato è necessaria per supportare la crescita. In questa cornice, la rupture di
Epifani, a differenza di quella di Sarkozy, è un atteggiamento da diva del muto
aggrappata alle tende mentre nei cinema si proietta su maxischermi
tridimensionali il futuro. Guglielmo il conquistatore ha fatto il gran rifiuto.
Prigioniero di luoghi comuni postmarxisti, guardiano dei privilegi e del
pantheon togliattiano, ora rischia di essere identificato con un freno a mano
vivente. Incapace di dialogare e forse di rappresentare. Buono solo per
cappuccino e brioche nell'ennesima pausa caffè. Giorgio Gandola 01/06/2008.
( da "Azione,
L'" del 01-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
L'AZIONE - Articoli - L'entusiasmo
degli industriali L'ENTUSIASMO DEGLI INDUSTRIALI Francesca Nicastro "La
data di oggi è propizia per affermare la necessità di approntare una nuova
linea del Piave dalla quale, come allora, l'Italia può e deve uscire
vittoriosa". Non è un politico, a dirlo, ma un manager pragmatico come
Andrea Tomat, nel suo ultimo discorso da presidente di Unindustria Treviso,
sabato 24 maggio, a villa Loredan Gasparini a Venegazzù, dove l'assemblea
generale dei soci è stata convocata per eleggere il nuovo presidente, il
quarantacinquenne Alessandro Vardanega, della dinasty trevigiana del cotto. E anche
se il 24 maggio, data dell'entrata in guerra dell'Italia nel 1915, c'entra poco
con la linea del Piave, costituitasi tre anni più tardi per fermare l'avanzata
nemica dopo la disfatta di Caporetto, la metafora è pregnante, e dice più,
forse, di quanto vorrebbe. Nella sala gremita di imprenditori, del resto, il
clima è da 24 maggio, euforico e irredento, e la relazione di Tomat è
interrotta spesso dagli applausi. è un'onda in piena il manager pride,
l'orgoglio imprenditoriale, e ora rompe gli argini: "Dobbiamo affermarlo
con consapevole orgoglio - galvanizza la platea Tomat - in un tempo
relativamente breve abbiamo riposizionato le nostre aziende e le loro
produzioni". Osserva il past president: "è sufficiente percorrere le
strade della nostra provincia lungo le quali possiamo riconoscere decine e
decine di "marchi", di diversi settori industriali, noti ormai a
consumatori e aziende di tutto il mondo". E sottolinea che proprio
"il processo di rinnovamento avviato dall'industria trevigiana, in questi
anni di crescente competizione internazionale, ha permesso di rimanere
saldamenti agganciati ai mercati e alle economie che trainano la crescita
mondiale". A villa Loredan c'è tutta la trevigianità che conta, quella che
lavora sodo e che produce ricc hezza, quella che traina il Paese. Quella che ha
saputo affrontare con successo "i difficili anni appena trascorsi",
la sfida della globalizzazione, la crisi dell'economica, la Cina, l'euro... E
pure i governi delle sinistre. E poi sono i politici, gli amministratori
locali, i ministri veneti Sacconi, Zaia e Brunetta, il sindacato, Galan,
Muraro, il vescovo Mazzocato, ma anche, ed è la prima volta, alcuni sacerdoti
della Pastorale sociale e del lavoro. C'è la libera stampa, più in ghingheri
degli industriali. Ci sono Bruno Vespa ed Emma Marcegaglia, neoeletta
presidente di Confindustria, al suo primo intervento pubblico. Ma se il clima è
da 24 maggio, traspare il timore che la realtà assomigli più alla linea del
Piave, la trincea dell'ultima resistenza. Anche nella Marca della
"sostanziale piena occupazione" e delle "esportazioni superiori
a 10 miliardi di euro". "Gli anni che abbiamo davanti - avverte Tomat
- rappresentano l'ultima occasione per il riscatto morale, economico e sociale
di un'intera comunità nazionale". Perché se l'industria trevigiana ha
saputo rinnovarsi e rimanere competitiva, lo ha fatto "nonostante i
ritardi del Paese, il valore dell'euro, i costi delle materie prime". E
oggi l'Italia non può più permettersi di "essere paralizzata da
professionisti del veto". Perciò gli industriali invocano "rigorosa
fermezza verso le forze politiche e sociali che ostacolano la soluzione dei
problemi". E la speranza del ceto imprenditoriale trevigiano sembra
addensarsi tutta lì, attorno a quei tre ministri veneti assisi in prima fila,
rimirati e coccolati come una reliquia. Nelle loro mani ci mettono i problemi
irrisolti del Paese: "La riduzione del carico fiscale a imprese e
lavoratori, l'applicazione di un compiuto federalismo fiscale, la riduzione del
debito e del la spesa pubblica, la realizzazione delle infrastrutture
necessarie, l'avvio di una nuova politica energetica, la
riduzione dei costi della burocrazia". "Le elezioni del 13 aprile - concluderà poi la
Marcegaglia - hanno segnato un'importante discontinuità: in Parlamento si è
prodotta una formidabile semplificazione, sono rimaste fuori le forze anti
impresa e anti mercato, c'è dialogo con l'opposizione, abbiamo un governo
coeso. Abbiamo un'occasione importante per cambiare il Paese. Non ci
sono più alibi per nessuno". O il Piave o morte.