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Il
boom economico della Costa Rica Ecco il costruttore che ha fatto fortuna
( da "Gazzetta
di Mantova, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
senza essere
imbrigliati da quella burocrazia e dai tempi morti che in Italia mettono ormai
il freno a qualsiasi tipo di iniziativa. E poi c'è la libera concorrenza,
quella vera, quella sana, che permette al sistema economico di decollare".
Ma facciamo un passo indietro, agli anni Settanta, in Italia.
SICUREZZA
E RISPARMI PER CRESCERE ( da "Stampa, La"
del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
cinque stop
agli ostacoli che "impediscono la crescita" come gli sprechi della
spesa pubblica, la burocrazia che soffoca le pmi, il caro energia, il fisco
esoso, la criminalità. Ma anche cinque richieste per decidere su "nodi
cruciali": dalle infrastrutture alle politiche per i giovani, dal sostegno
alle pmi, all'ambiente, al rilancio del turismo.
Di
RITA BARTOLOMEI CANDIDARSI a sindaco di Bologna? Non ci pensa nemmeno Walte
( da "Resto
del Carlino, Il (Bologna)" del
26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
semplificazione
della burocrazia; case in affitto e campus, sicurezza. Qui c'è un discorso
bruscamente interrotto, da riprendere. "Veltroni si è impegnato a
ripartire dal pacchetto mai andato in porto a causa delle divisioni interne,
uno dei tanti temi su cui abbiamo dovuto patire queste contraddizioni
interne", critica Vitali.
FINANZIAMENTI
IL SISTEMA CONFCOMMERCIO RISPONDE ALLE SFIDE DELL'EUROPA 0 Centro Fidi
Terziario, una soluzione innovativa per il credito
( da "Nazione,
La (Pistoia)" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
la burocrazia
affoga l'operatività quotidiana e le imposte sono in aumento. La competitività
è sempre più difficile e Confcommercio sostiene le proprie imprese associate
avversando una politica che vuole affossare la piccola e media impresa non
garantendo gli elementi minimi infrastrutturali ed i servizi necessari.
Marinelli
lancia la sfida a d'ambrosio ( da "Centro, Il"
del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Rinasce
Pianella": meno pressione fiscale e burocrazia PIANELLA. E iniziata la
"corsa" dell'avvocato Sandro Marinelli, 38 anni, impegnato nel mondo
dell'associazionismo sportivo, che alle elezioni comunali del 13 e 14 aprile si
contenderà con il sindaco uscente Giorgio D'Ambrosio la conquista della
poltrona più alta del municipio.
'Serve
almeno una rotonda' Nuova corteo per chiedere la variante di Castel Bolognese
( da "Resto
del Carlino, Il (Imola)" del
26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ente con una
burocrazia elefantiaca ma non sperino che noi molliamo la presa. Ormai la
misura è colma". D'altronde anche le varie ordinanze antinquinamento che
l'ammistrazione comunale ha emesso fino a poco tempo fa sono comunque superate
già con l'introduzione dei motori classificati 'Euro, quindi non si può
impedire il passaggio anche del traffico pesante su gomma a lungo raggio.
Pool
di esperti comunali per l'operazione fanghi
( da "Tirreno,
Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
accorciare la
burocrazia ai soli tempi necessari, in modo da rispondere appieno alle
richieste che proverranno dai cinque ministeri coinvolti. La partita è grossa e
comprende i progetti più ambiziosi che l'amministrazione comunale intende
raggiungere da almeno un decennio a questa parte: "bonifica di Città
Futura e della discarica di Poggio ai Venti,
Il
primo giorno di raul presidente "è solo un fidel senza barba" -
alberto flores d'arcais ( da "Repubblica, La"
del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
il rigido
mercato statalizzato così non funziona, i lacci della burocrazia impediscono
anche alla parte più dinamica del Paese di progredire, la gente è povera e
scontenta. "è necessario che si muova subito e in fretta, ma non sappiamo
fino a che punto avrà la mano libera. Vedremo quando annuncerà il nuovo
governo".
Brentonico
premia l'edilizia virtuosa ( da "Trentino"
del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
si è cercato
di snellire gli oneri di burocrazia per ed evitare ulteriori spese di
progettazione. E inoltre significativo notare che si prevedono anche specifici
obblighi per l'edilizia pubblica. Infatti anche il Comune dovrà adottare le
misure di sostenibilità in modo da raggiungere un punteggio di almeno 120
punti.
Superficialità
che nascono i regolamenti come quello che il consiglio comunale tratta oggi. E
( da "Trentino"
del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Ma il
vocabolario della burocrazia - quello che tra orari rigidi e autorizzazioni da
chiedere ispira le norme che si vogliono introdurre - produrrà tristezza. E
perfino, paradossi. I musici "stanziali" - quelli che non mancano un
angolo del centro con la loro nota solitaria - saranno capaci, loro sì, di
organizzarsi.
Foodinvest,
sì alla cassa integrazione ( da "Messaggero Veneto, Il"
del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
se si
considera la burocrazia romana e la crisi di governo aperta ormai da qualche
settimana. Invece... L'ammortizzatore è stato attivato dalla procedura
fallimentare, e quindi dal curatore, e darà copertura ai dipendenti non
rioccupati per un limite di tempo predefinito che dovrebbe raggiungere i 24
mesi.
Tariffe
comunali da abbassare ( da "Tirreno, Il"
del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
troppa
burocrazia MONTECATINI. Abbassare le tariffe comunali (suolo pubblico, rifiuti,
pubblicità) e snellire la burocrazia in materia di sgravi sulla Tarsu. E
l'appello che Giuseppe Pezzino, presidente di Assobar (280 locali pubblici
iscritti in tutta la Valdinievole), rivolge ai consiglieri comunali affinché
traducano queste necessità in una mozione.
Inps:
sede nuova ma disorganizzata Ore di fila per consegnare i certificati. Molti i
disagi dopo il trasferimento ( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)"
del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Tutti questi
problemi in via Camangi non c'erano. C'è gente che ha preso un permesso per
consegnare il certificato di malattia del coniuge oppure sono gli stessi
lavoratori che invece che stare a casa perdono mezza giornata per la burocrazia".
Antonio Veca - -->.
I
genitori in fuga dalla scuola ( da "Italia Oggi (Azienda Scuola)"
del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
troppa
burocrazia e centralismo, poco coinvolgimento, lamentano gli interessati. Le
norme sugli organi collegiali prevedono sempre una rappresentanza dei genitori
nelle riunioni di istituto, quando si tratta di assumere provvedimenti
disciplinari, il piano dell'offerta formativa, la formazione delle classi,
oppure valutare l'andamento didattico e amministrativo della scuola,
Degrado
ad Alto San Nazaro? Colpa della soprintendenza
( da "Arena,
L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
tempi
mastodontici della burocrazia", ostacolando di fatto da tempo l'inizio dei
lavori di ristrutturazione e la conseguente riqualificazione dell'area. Lo
sostiene il primo cittadino Flavio Tosi, che ieri mattina riferendosi al
degrado in cui versa da anni la zona, ha affermato che "se il sottoscritto
fosse Soprintendente, anziché sindaco,
Studiavo
i diritti delle donne Mi hanno condannato a morte
( da "Unita,
L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
intrappolato
negli spietati ingranaggi della burocrazia e non spera di uscire tanto presto.
Da quando L'Independent ha parlato del caso di Sayed Pervez Kambaksh, eminenti
personaggi pubblici quali la Segretaria di Stato degli Stati Uniti, Condoleezza
Rice, e il ministro della Difesa della Gran Bretagna, David Miliband, hanno
esercitato pressioni su Karzai per ottenere la sospensione dell'
Di
Francia: la cosa più bella? cultura e teatro nelle periferie
( da "Unita,
L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
anche grazie
al superamento della burocrazia con la commissione di vigilanza. Una task force
tecnica che, presente alle conferenze dei servizi e attiva anche il sabato e la
domenica, ha dato garanzia di risoluzione rapida dei problemi agli imprenditori
del settore cultura, la cui attenzione è ormai così catalizzata da Roma che il
mio ruolo non è stato di protagonista:
Noi
milanesi, consoli dei burkinabè ( da "Corriere della Sera"
del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ovvero
rapporto con cittadini africani alle prese con la burocrazia e la vita
italiana, ma c'è anche un ruolo istituzionale, per favorire cooperazione e
scambi". E per lei, viceconsole, come è iniziata l'avventura? "Stavo
ultimando un master in mediazione culturale. Michele mi ha coinvolta subito in
un progetto con le donne.
Il
Papa ai medici: La vita va sempre salvaguardata
( da "Sole
24 Ore, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Il programma
del Pd: giù l'Irpef e meno burocrazia Misure realistiche, con copertura
finanziaria e che fanno i conti con una crescita allo 0,7%. Così Walter
Veltroni ha presentato ieri il programma del Pd: tra le misure un punto in meno
di Irpef per tre annie credito d'imposta al 50% per i costi della burocrazia.
La
strategia di Raul Castro ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Il nuovo
presidente non nasconde le difficoltà ma il suo stile è all'insegna della
praticità "Meno burocrazia e rilancio dell'economia" -->
"Meno burocrazia e rilancio dell'economia" Compito gravoso per Raul
Casto, nuovo presidente di Cuba. Snellire la burocrazia e rilanciare l'economia
i suoi primi passi politici. L'AVANA Da dove cominciare.
Esame
Golfo per l'Italia ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Hanno paura
dei tempi, della burocrazia, dei livelli di tassazione. Solo su quest'ultimo
aspetto credo che non abbiano ragione, perché i nostri livelli di tassazione
sono simili a quelli degli altri Paesi europei". Su tempi e burocrazia,
Arcuri ha assicurato il sostegno di Sviluppo Italia in quanto agenzia
governativa.
Pd,
sparisce la tassa sulle rendite ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
per i costi
della burocrazia Lina Palmerini ROMA Una campagna elettorale fatta con una
congiuntura che segna cattivo tempo. è con una previsione di crescita dimezzata
allo 0,7%, con una frenata italiana che non ha pari in Europa, con i prezzi in
rialzo e il caro-petrolio che i programmi elettorali di Walter Veltroni e
Silvio Berlusconi dovranno fare i conti.
Addio
al Museo del Calcio Cremona scippa Coverciano La Figc destina 3 miliardi di
lire alla fondazione Vialli e Mauro
( da "Nazione,
La (Nazionale)" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Con un colpo
di mano della burocrazia e assurde decisioni prese dal commissario della
Federcalcio Guido Rossi nell'estate del 2006, il Museo del Calcio di Coverciano
sta per essere scippato dalla città di Cremona e se anche dovesse salvarsi
rimarrebbe con un ruolo marginale e poche possibilità di sviluppo.
Musei
e auditorium: entro l'anno chiudono 10 cantieri
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Tra gli
interventi in programma quest'anno c'è anche il completamento del galoppatoio
con la sistemazione della recinzione. Soddifatto il sindaco Stefano Licheri:
"Abbiamo lavorato bene, rimodulando al meglio la Legge 37 e distribuendo
le risorse. Purtroppo abbiamo avuto dei ritardi con l'inizio di alcuni lavori
per via della burocrazia". ALESSIA ORBANA.
Banca
di vigevano, sono i mesi decisivi
( da "Provincia
Pavese, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia
permettendo, dovrebbe essere il 5 aprile, mentre le porte dell'istituto
potrebbero aprirsi alla città, per la prima volta, nella seconda settimana di
ottobre, quando ricorre la festa del Beato Matteo, patrono di Vigevano. Questa
è la speranza di Ernesto Casazza, l'assicuratore che presiede il Comitato
promotore,
Pagano
gli artigiani e i consumatori ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
alla
burocrazia. Una soluzione potrebbe essere data dalla creazione di una sorta di
"filiera corta" costituita da imprese specializzate nel ritiro e
riciclo di tali preziosissimi "rifiuti". Distribuite nel territorio
regionale, sarebbero in grado di recuperare metalli come oro, rame e palladio
dai circuiti,
Ribaltone
al cines, nizzi diventa presidente
( da "Nuova
Sardegna, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Per gli
amanti della burocrazia alle 13,50. Cinque minuti dopo. Dura lex. La Ferrari
Bravo ha già firmato l'ordinanza che riconvoca per le 18 l'assemblea in Comune,
a Poltu Quadu. In aula solo il centrodestra. Tra loro spunta Piero Putzu che
interviene per primo con in mano i verbali dell'assemblea di venerdì.
Sui
salari Walter punta al minimo ( da "Manifesto, Il"
del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Più
concorrenza, più liberalizzazioni e meno burocrazia, è il mantra. Infine la
"democrazia economica": "più partecipazione dei lavoratori, sia
sul piano finanziario sia su quello della governance". Un altro modello di
sindacato, par di capire.
E'
chiamata a farlo soprattutto la politica, ma non solo. La situazione è
difficile e risc ( da "Messaggero, Il (Umbria)"
del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
la burocrazia
onnivora, i ritardi e le incertezze nell'affrontare problemi urgentissimi come
quelli, per esempio, dei rifiuti, dell'energia, delle infrastrutture. Credo che
quelli del Pd, insieme al resto del centrosinistra che governa quasi tutto
nella nostra regione, debbano chiedere scusa agli umbri per quanto non è stato
fatto.
<Troppe
carte, perdiamo tempo e soldi>
( da "Corriere
del Veneto" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Così ieri
mattina alle 9 circa 450 agricoltori di Padova e provincia sono scesi in piazza
per gridare "basta" a un burocrazia troppo complicata e quindi troppo
lenta. Diffusione delle procedure informatiche nei rapporti con le
amministrazioni, unificazione dei tempi tecnici per le istruttorie e i tempi di
controllo. E la concessione veloce dei finanziamenti erogati dalla Regione.
Veltroni
ancora troppo vagonon dice quali spese taglierà
( da "Secolo
XIX, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Tutti
vogliamo una società più efficiente e più giusta e una burocrazia più
amichevole nei confronti delle imprese. Nel delineare gli obiettivi di fondo
del governo, quindi, il programma del Pd non è particolarmente originale.
Dobbiamo verificare se novità significative si possono trovare non negli
obiettivi, ma negli strumenti che si promette di mettere in campo per
raggiungerli.
Addio
<Brianteo>, arriva la cittadella
( da "Giornale
di Monza" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
"Io ci
credo -conclude Allevi - Per come sta cambiando la politica credo che
cammineremo insieme all'opposizione su questa strada. Temo la burocrazia, ma la
partita va giocata e vinta". Articolo pubblicato il 26/02/08 Massimiliano
Capitanio.
Domenica
a Vicenza il Parlamento del Nord ( da "Padania, La"
del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
I temi
riguardanti famiglia e burocrazia, invece, che facevano parte in un primo
momento del pacchetto leghista, sono stati inseriti interamente nel programma
della coalizione di centrodestra e quindi saranno oggetto di azione comune con
gli alleati. La seduta avrà inizio dunque domenica alle ore 10.
Un
grande paladino del made in Italy
( da "Padania,
La" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
C è anche chi
attribuisce alla scarsa competitività l eccessiva burocrazia. "Lacci e
lacciuoli non agevolano certamente l attività delle imprese però non deve
essere attribuita solo a queste lentezze la situazione che è sotto gli occhi di
tutti. Ma soprattutto non deve essere una giustificazione per quello che sta
succedendo".
Centralismo
e parassitismo: due fenomeni collegati
( da "Padania,
La" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
fra una
troppo estesa burocrazia e una classe parlamentare maggioritaria, entrambe
provenienti dalle medesime regioni del sud. Non sono io che l ho detto, è il
ministro Cassese, il quale ha testificato, ha attestato che il 95 per cento
della nostra burocrazia pubblica viene da poche determinate regioni del sud.
ELEZIONI:
IL PROGRAMMA DEL PD GIUDICATO DAI GIORNALI
( da "Asca"
del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Il programma
del Pd: giu l'Irpef e meno burocrazia. A pag.15 troviamo la notizia nella
rubrica 'Verso le elezioni con il titolo 'Pd, sparisce la tassa sulle rendite.
Il commento e affidato ad alcune battute dell'economista Luigi Spaventa,
riprese da Lina Palmerini, sotto il titolo 'Spaventa, gli incentivi inutili e
il tempo cattivo.
DISAGIO
A VERONETTA. Continua la polemica sull'area abbandonata. E si attende il
permesso per l'edificazione ( da "Arena.it, L'"
del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
tempi
mastodontici della burocrazia", ostacolando di fatto da tempo l'inizio dei
lavori di ristrutturazione e la conseguente riqualificazione dell'area. Lo
sostiene il primo cittadino Flavio Tosi, che ieri mattina riferendosi al degrado
in cui versa da anni la zona, ha affermato che "se il sottoscritto fosse
Soprintendente, anziché sindaco,
Tosi:
<Il Comune è pronto per approvare il progetto Gelmetti: <E i costi sono
destinati a lievitare> ( da "Arena.it, L'"
del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
tempi
mastodontici della burocrazia", ostacolando di fatto da tempo l'inizio dei
lavori di ristrutturazione e la conseguente riqualificazione dell'area. Lo
sostiene il primo cittadino Flavio Tosi, che ieri mattina riferendosi al
degrado in cui versa da anni la zona, ha affermato che "se il sottoscritto
fosse Soprintendente, anziché sindaco,
Neafidi,
in aumento soci e finanziamenti ( da "Arena.it, L'"
del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
soprattutto
per le infrastrutture, e da pressione fiscale e burocrazia, che contribuiscono
ad appesantire le capacità di competere. Senza contare la crisi finanziaria
internazionale". Ma Ricchiuto, a dispetto di questi scenari e del
supereuro, registra pure la capacità di stare sul mercato delle imprese
veronesi.
Economia
illiberale: il programma del Pdl ( da "Opinione, L'"
del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
tratta di ridurre
le imposte o eliminare la burocrazia si ricorre a formule che lasciano un po il
tempo che trovano. Così vengono proposti "una graduale progressiva
tassazione forfettaria degli affitti", una "graduale progressiva
attuazione dei principi contenuti nella riforma fiscale (2003), con l'obiettivo
di portare la pressione fiscale sotto il 40% del prodotto interno lordo"
Stallo
burocratico, cadavere all'obitorio da sei mesi
( da "Corriere
del Veneto" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
cadavere
all'obitorio da sei mesi SAN VENDEMIANO (Treviso) - Chiamatela, se volete,
burocrazia. Ma da quasi sei mesi il corpo di un ex rifugiato politico bosniaco
giace nell'obitorio dell'ospedale di Conegliano, ad aspettare un riposo che sia
serenamente eterno, dopo l'infinita attesa di una carta che sembra non voler
più arrivare.
VELARDI:
SFIDA ANCORA APERTA SI PUò RIPARTIRE GIà DA PASQUA
( da "Mattino,
Il (Benevento)" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
"La
burocrazia non prevede che un assessore possa devolvere la propria indennità:
ho passato l'intera mattinata con gli uffici per studiare il caso. Forse
faranno una misura ad hoc: sì, perché francamente non vorrei pagare anche le
tasse per un'indennità che non percepirò".
Due
commesse da 20 milioni per la Walter Tosto in Cina e Usa
( da "PrimaDaNoi.it"
del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
In Italia la
burocrazia non riesce ad agevolare le imprese e a risolvere il più semplice dei
problemi se non dopo attese mortificanti". I vertici aziendali prevedono
che il giro di affari nel 2008 si chiuderà a quota 80 milioni (oltre +10%).
26/02/2008 14.
<Gli
agricoltori aspettano da anni aiuti economici>
( da "Gazzettino,
Il (Padova)" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
denunciare la
burocrazia messa in atto da questa agenzia della Regione che gestisce le
pratiche fiscali e amministrative del settore agricolo. "Diciamo basta -
ha esordito il presidente della Cia, Daniele Toniolo - alla lentezza della
burocrazia e delle pratiche amministrative che frenano lo sviluppo
dell'agricoltura.
Marciapiede
e nuove case in ( da "Gazzettino, Il (Venezia)"
del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia e
la cattiva disponibilità di alcuni tecnici non ha consentito che ciò avvenisse.
Certo non è facile operare in Comune di Venezia dove confusione e sovrapposizione
dei ruoli è questione quotidiana, dove spesso si inventano problemi che
complicano le cose più semplici, dove molti lavorano contro volendo individuare
negli operatori del settore edilizio non degli utenti ma
Aree
non edificabili, deciso il calo dell'Ici
( da "Gazzettino,
Il (Belluno)" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
centralità
dello Stato è arrivata in tema di regolamento per l'affidamento di incarichi a
consulenti esterni definito dal Sindaco Vaccari "un doppione delle voci
già presenti nel Bilancio ma che il Governo uscente ci obbliga a compilare ed
approvare con un articolo della Finanziaria 2008 che invece di snellire le
pratiche porta ad un aumento della burocrazia".Pierluigi Carazzai.
Il
<Ferraro-Montenegro day>Chiesa
( da "Sicilia,
La" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
la
burocrazia, la politica, la legge sul Parco della Valle. Desidero concludere la
storia delle meraviglie del Signore, ricordando che fin dal giorno dell'inizio
del ministero episcopale ho affidato la santa chiesa agrigentina alla dolce
Mamma celeste e in ogni celebrazione diocesana ho rinnovato l'affidamento a
Lei".
<Aboliamo
le Province>: la proposta di Berlusconi accende il dibattito
( da "Corriere
Di Como, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ente non è
fatto solo di burocrazia ma si occupa di collocamento, formazione e svolge
decine di altre funzioni". La sindacalista è contraria alla chiusura.
"Io non dico che la Provincia non sia sofferente - conclude - ma offre
omogeneità al territorio. Chiuderla significherebbe far ricadere le competenze
sui Comuni senza un reale risparmio per lo Stato"
( da "Gazzetta di Mantova, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Di Corrado Binacchi
Il boom economico della Costa Rica Ecco il costruttore che ha fatto fortuna
Luigi Cisana vive sul Pacifico da 11 anni L'impegno sociale con i Mantovani nel
mondo Non sognava una vita in spiaggia, pantaloncini, maglietta e infradito, a
spassarsela all'ombra di una palma. No, lui voleva creare qualcosa di suo.
Un'attività, un'impresa, un lavoro nuovo, approfittando della grande voglia di
crescere e delle opportunità offerte dal paese di cui si era innamorato durante
una vacanza: la Costa Rica. Undici anni fa il viaggio che ha cambiato la vita
di Luigi Cisana, il geometra mantovano che oggi è titolare della Constructore
Leonardo, un'avviata impresa di costruzioni che ha sede a Playa Tamarindo,
sulla costa dell'oceano Pacifico. Villette, appartamenti (tra cui case a basso
costo per i lavoratori) centri commerciali e residence destinati ai turisti ma
anche alle famiglie straniere, sempre più numerose, che scelgono questo lembo di
paradiso tra il Nicaragua e Panama per farsi una vita nuova. Ricchi americani
in fuga dagli States, alla ricerca di tranquillità e sicurezza, canadesi
benestanti a caccia di un rifugio in un paese dal clima ideale tutto l'anno. E
anche italiani, sempre più numerosi, tra cui diversi mantovani. Luigi Cisana,
52 anni, mantovano d'origine ma costaricense d'adozione, racconta la sua
avventura al telefono da Panama, dove è in viaggio di lavoro in questi giorni.
"La Costa Rica ricorda molto l'Italia di quarant'anni fa, quella del pieno
boom economico - qui c'è un grande fermento, ed è tutto straordinariamente più
facile. Aprire un'attività, fare impresa, crescere economicamente ma non solo.
Rispettando le regole, che sono sì severe ma che permettono comunque di fare, senza essere imbrigliati da quella burocrazia e dai tempi morti che in Italia mettono ormai il freno a
qualsiasi tipo di iniziativa. E poi c'è la libera concorrenza, quella vera,
quella sana, che permette al sistema economico di decollare". Ma facciamo un
passo indietro, agli anni Settanta, in Italia. E' a Mantova che Luigi
Cisana muove - dopo aver messo in tasca il diploma di geometra - i primi passi
della sua carriera quando, insieme al fratello Renato, rileva la gestione del
Nuoto club di Virgilio. Per diversi anni i due fratelli mandano avanti lo
storico impianto sportivo di Cerese, uno dei primi ad avviare i corsi di nuoto
per i ragazzini. Un'esperienza che i due continuano negli anni successivi in
diversi Comuni della Provincia. Nel tempo libero Luigi coltiva la grande
passione per i viaggi, un amore che lo porta spesso all'estero. L'Africa, il
Sud America. Poi, quasi per caso, lo sbarco nella capitale San José e un primo
viaggio tra le bellezze naturali della Costa Rica. E' una folgorazione. E dopo un
primo periodo di 'esplorazione', pochi mesi, l'imprenditore si rende conto di
aver trovato quello che cercava. E' il 1997, la svolta. Cisana parte con la
moglie Laura Sossi e il figlio Andrea ancora piccolo (oggi ha quasi 21 anni,
studia architettura ed un pilota di quad di fama nazionale) e si trasferisce
sulla costa del Pacifico, a Playa Tamarindo, una località a circa 300
chilometri da San José. "Qui allora era tutto diverso - racconta al
telefono - c'erano solo la spiaggia, le palme, le scimmie e le iguane. Adesso
il paese si sta trasformando, e tutt'attorno, dietro alle colline, spuntano
palazzi di 12-13 piani. Sono passi da gigante, presto saremo la nuova
Acapulco". Ma c'è un altro aspetto di cui Cisana è particolarmente
orgoglioso. Dopo la missione di Mantovani nel Mondo, l'associazione guidata da
Daniele Marconcini e da Luca Faccin, l'imprenditore mantovano ha accettato di
impegnarsi anche nelle attività socio-culturali. "Il dialogo con le
comunità di italiani sparse sul territorio è molto importante - racconta - noi
facciamo da cuscinetto tra gli italiani all'estero e le istituzioni
costaricensi". In pochi anni, grazie al grande impegno, Cisana è arrivato
ai vertici: è presidente dei Lombardi nel mondo, vicepresidente dei Mantovani
nel mondo e presidente del Comites, il Comitato degli italiani all'estero.
( da "Stampa, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Le associazioni di
categoria che raggruppano e difendono le piccole e medie imprese stanno
mandando messaggi a tutti gli schieramenti in corsa per la maggioranza alla
Camera e a Senato. A sintetizzare richieste e proposte ci prova anche la
Confesercenti con il decalogo studiato dallo staff del presidente nazionale
Marco Venturi. Dal commercio arriva la richiesta di un "confronto aperto e
concreto" su un pacchetto di 10 priorità che arrivano dal mondo delle pmi:
cinque stop agli ostacoli che "impediscono la crescita"
come gli sprechi della spesa pubblica, la burocrazia che soffoca le pmi, il caro energia, il fisco esoso, la
criminalità. Ma anche cinque richieste per decidere su "nodi
cruciali": dalle infrastrutture alle politiche per i giovani, dal sostegno
alle pmi, all'ambiente, al rilancio del turismo. "I partiti -
sottolinea Venturi - sappiano che non ci accontentiamo più di qualche
concessione, vogliamo un paese che funziona ed una classe politica e di governo
che rispetti i programmi e che sappia anche trovare convergenze su alcuni
grandi temi come le riforme e la politica internazionale". Ed è proprio il
fronte internazionale ad andare nella stessa direzione delle piccole e medie
imprese italiane dall Europa arriva un'indicazione precisa ai paesi membri:
"Attenzione anche alle piccole e medie imprese. Va sbloccato il potenziale
delle pmi - si legge nella nora del Summit economico - ed è necessario ridurre
il carico amministrativo del 25% entro il 2012; di facilitare l'accesso ai
finanziamenti; di introdurre, ove giustificate e in linea con le norme Ue,
delle esenzioni e di rafforzare il sostegno alle pmi che puntano
sull'innovazione". Parole chiare che tutte le associazioni di categoria
condividono e che sperano vengano fatte proprie dagli schieramenti in corsa per
il futuro governo del paese in un momento chiave per l'economia, in una
stagione fondamentale per il rilancio dell'Italia. \.
( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del
26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Di RITA BARTOLOMEI
CANDIDARSI a sindaco di Bologna? Non ci pensa nemmeno Walter Vitali, senatore
uscente del Pd, tra i più scelti nelle primariette del fine settimana. "Lo
trovo sbagliato, bisogna guardare avanti ? obietta a chi gli chiede se mette in
conto un ritorno a Palazzo d'Accursio ?. E poi c'è Cofferati". Come c'è,
vuol dire che ha già avuto conferma della ricandidatura? "Cofferati
potrebbe restare", chiude l'argomento l'ex sindaco, che a sinistra provoca
qualche nostalgia. VITALI fa il bilancio dei suoi venti mesi a Palazzo Madama
ma è ortodosso: "Candidarmi in Parlamento? Decide il partito. I nomi saranno
fatti d'intesa con il nazionale". Intanto spiega quel che ha portato a
casa. Ad esempio l'abolizione del segreto di Stato per i reati di strage e di
mafia; i benefici fiscali per il progetto del 'Last minute market' inventato
dal professor Andrea Segré; l'impegno per comprare duecento milioni di treni
del Servizio ferroviario metropolitano con il sovrapedaggio autostradale,
"anche se questa norma purtroppo non è stata ancora attuata ma credo lo
debba essere", puntualizza Vitali. Le infrastrutture, del resto, sono al
primo punto del programma veltroniano. Che per l'ex sindaco dev'essere tradotto
anche in bolognese. Attenzione speciale su cinque punti: infrastrutture e
"ambientalismo del fare", come a distinguerlo da quello della
sinistra radicale; semplificazione della burocrazia; case in affitto e campus,
sicurezza. Qui c'è un discorso bruscamente interrotto, da riprendere.
"Veltroni si è impegnato a ripartire dal pacchetto mai andato in porto a
causa delle divisioni interne, uno dei tanti temi su cui abbiamo dovuto patire
queste contraddizioni interne", critica Vitali. NON si pronuncia
sul futuro in Parlamento l'uomo di Veltroni in Emilia Romagna. Ma il suo nome è
dato per scontato nella rosa che stasera il segretario provinciale del Pd
Andrea De Maria proporrà all'esecutivo del partito. Una lista tra i sedici e i
venti nomi ? metà donne ? che sarà poi consegnata al leader regionale Salvatore
Caronna. Tra i più citati nelle assemblee lo stesso De Maria e Gianluca
Benamati, ex coordinatore provinciale Dl, molto vicino al segretario; in buona
posizione anche l'assessore provinciale Simona Lembi, l'ex diellina Teresa
Marzocchi, i parlamentari Donata Lenzi e Antonio La Forgia. Dopo l'investitura
veltroniana ha trovato consensi anche Gian Carlo Sangalli, presidente della
Camera di Commercio. In serata spunta il nome del consigliere comunale Sergio
Lo Giudice. Ma come si regolerà De Maria? I desideri degli elettori saranno per
lui come le tavole della legge? "Intendo partire dalle consultazioni ma
anche dal confronto che si svolge nell'esecutivo ? spiega ?. Le consultazioni
saranno una base fondamentale di riferimento. Ma non possono avere il carattere
vincolante delle primarie". Dai primi verbali l'affluenza si assesta su un
terzo degli iscritti, anche se dal Pd si aspettano che la media si abbassi.
Alla fine per il Parlamento c'è più gente che posti. "E' un segno di
ricchezza del Pd", è fiducioso De Maria. Lui di certo non sfrutterà il
consenso. "Il mestiere di segretario è a tempo pieno", chiarisce. -
-->.
( da "Nazione, La (Pistoia)" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
FINANZIAMENTI IL
SISTEMA CONFCOMMERCIO RISPONDE ALLE SFIDE DELL'EUROPA Centro Fidi Terziario,
una soluzione innovativa per il credito "N EL 2008 con i tuoi più grandi
sostenitori" così Confcommercio si presenta al sistema delle imprese,
trasferendo il proprio ruolo e la propria forza alle 12.000 aziende del
terziario che caratterizzano l'economia della nostra provincia. Effettivamente
si parla a Pistoia di un grande sostenitore che con una dinamica attività di
rappresentanza e servizi qualificati sviluppa la competitività di aziende
strutturate e microimprese garantendo qualità e innovazione. L'ECONOMIA vive un
momento di grande difficoltà, i consumi stagnano, i margini operativi sono in
riduzione, la burocrazia affoga l'operatività quotidiana e le imposte sono in aumento. La
competitività è sempre più difficile e Confcommercio sostiene le proprie
imprese associate avversando una politica che vuole affossare la piccola e
media impresa non garantendo gli elementi minimi infrastrutturali ed i servizi
necessari. Confcommercio sostiene il sistema delle imprese con una
dirigenza affiatata, coesa ed orgogliosa di appartenere ad un gruppo che lavora
e si impegna per incidere quotidianamente nello sviluppo locale e per attivare
il volano del cambiamento necessario per guardare comunque positivamente al
futuro. "I numeri dei nostri risultati ? dicono a Confcommercio ? ci fanno
ben sperare ma principalmente ci fanno comprendere come le aziende associate si
sentono parte integrante di un progetto in continua evoluzione con investimenti
e iniziative che tendono a mettere l'impresa associata ed i suoi bisogni al
centro di ogni nostra attività". Il sistema Confcommercio garantisce
servizi tradizionali per le imprese: consulenza, assistenza e informazione. Si
tratta di attività svolta con competenza e professionalità, apprezzate dalle
imprese, per le quali continuerà il ruolo fondamentale. MA L'OBIETTIVO,
l'elemento distintivo si riconduce a tre aree strategiche : formazione,
promozione, innovazione. "Sono questi gli ambiti ? dicono sempre in
Confcommercio ? nei quali vogliamo dare il nostro meglio e vogliamo
accompagnare tutte le nostre imprese. Con la formazione vogliamo migliorare le
capacità di fare impresa, accrescere le capacità tecniche di imprenditori e
addetti, qualificare nuovi imprenditori e nuovi potenziali collaboratori delle
aziende. E' un ruolo importantissimo, quanto più elevata sarà la qualità della
nostra azione tanto più forti risulteranno le nostre imprese. Con la promozione
vogliamo far crescere i volumi d'affari dei nostri soci. Siamo leader nella
promo-commercializzazione del turismo a Pistoia in stretta collaborazione con
la Provincia e le APT del territorio. I nostri 3 consorzi rappresentano 200
aziende e 11.700 posti letto e sono in una fase di grande attività e sviluppo.
La promozione si realizza con i centri commerciali naturali, strumenti per lo
sviluppo economico dei centri storici e cittadini che necessitano di maggiore
supporto da parte delle Amministrazioni Comunali. La Carta, circuito di carta
fidelity di Confcommercio, è un ulteriore strumento di promozione. Gestita in
modo strategico e non come un mero sconto alla clientela garantisce risultati
di marketing importanti per le imprese. Il 2008 è un anno di grande rilancio
del progetto con iniziative di forte impatto". "L'INNOVAZIONE nel
terziario si codifica con la diffusione di tutti gli strumenti e le metodologie
più avanzate nella gestione d'impresa. In questo senso il marketing e
l'utilizzo diffuso e qualificato delle nuove tecnologie sono i primi elementi
sui quali vogliamo orientare i nostri associati con progetti specifici. Anche
il 2008 sarà un anno di soddisfazioni". - -->.
( da "Centro, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Verso il voto.
Affollata presentazione della lista che vede anche la partecipazione dell'ex
assessore Filippone Marinelli lancia la sfida a D'Ambrosio Il programma di
"Rinasce Pianella": meno pressione fiscale e burocrazia
PIANELLA. E' iniziata la "corsa" dell'avvocato Sandro Marinelli, 38
anni, impegnato nel mondo dell'associazionismo sportivo, che alle elezioni
comunali del 13 e 14 aprile si contenderà con il sindaco uscente Giorgio
D'Ambrosio la conquista della poltrona più alta del municipio. La candidatura
di Marinelli, a capo della lista "Rinasce Pianella", è stata
presentata nei giorni scorsi. La manifestazione è stata organizzata al
ristorante Collevecchio dai sostenitori del comitato civico che raggruppa gli
avversari dell'attuale maggioranza. I promotori dell'iniziativa si dicono
"soddisfatti per la larga partecipazione di cittadini e
simpatizzanti" alla convention che ha visto il debutto del candidato
sindaco Marinelli. Il programma elettorale della lista Rinasce Pianella è
incentrato su quattro punti: abbassamento della pressione fiscale,
pianificazione urbanistica, razionalizzazione della macchina burocratica
comunale e valorizzazione delle risorse giovanili. Essendo ancora in fase di
gestazione, per la definizione del progetto di amministrazione del paese Sandro
Marinelli intende coinvolgere direttamente i cittadini, facendo un vero e
proprio lavoro di raccolta delle idee e delle problematiche che si riscontrano
sul territorio, suggerimenti che confluiranno nel programma. Nella lista di
Marinelli ci sarà, candidato al consiglio comunale, l'ex esponente della
maggioranza Gianni Filippone, il più votato alle ultime due consultazioni
elettorali, ormai in guerra aperta con la giunta D'Ambrosio per una lite avuta
con un collega consigliere, sempre di maggioranza. Filippone, che ritiene di
essere stato oltraggiato nell'esercizio delle sue funzioni istituzionali, ha
inviato una lettera ai cittadini per spiegare i motivi del suo passaggio sul
fronte opposto, in primis il fatto di non essersi sentito difeso né dal
sindaco, né dai colleghi dell'assemblea civica: "Sono stato privato dei
miei diritti ed offeso nella dignità", sostiene il consigliere uscente.
"Nonostante tutto, sono rimasto in maggioranza chiedendo in consiglio un
incontro chiarificatore con il sindaco che non mi è stato concesso".
afferma ancora Filippone. "Poiché la mia dignità e gli elettori che
rappresento non possono essere calpestati, ho abbandonato il gruppo della
maggioranza uscente. Per questi motivi ho deciso di riproporre le mie idee in
un nuovo gruppo, unito e motivato a perseguire solo il bene della collettività
e non quello di pochi". Gabriella Di Lorito.
( da "Resto del Carlino, Il (Imola)" del
26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
"CASTELLO vuol
tornare a respirare". Era questo uno fra gli slogan che l'altro pomeriggio
sono stati ripetuti dai manifestanti che ormai da luglio dell'anno scorso anno
hanno preso la situazione di petto per chiedere all'Anas la realizzazione della
variante di Castel Bolognese. Alle 15.30 un gruppo di oltre cinquanta persone
con indosso le ormai tipiche pettorine arancioni si sono mossi in direzione
Imola. L'iniziativa era incentrata per chiedere oltre alla variante, che
risolverebbe tutti i problemi di viabilità e qualità dell'aria per Castel
Bolognese, anche la realizzazione in tempi rapidissimi di una rotatoria
all'incrocio con via Borello, teatro di decine di incidenti più o meno gravi
nel corso degli anni. In effetti muoversi al seguito dei manifestanti ha fatto
subito capire quanto i castellani abbiano ragione nel chiedere una soluzione
alternativa alla via Emilia che spacca in due la cittadina: lo smog che si
respira nel percorrere poche centinaia di metri, dalla piazza principale fino
al semaforo per la Casolana, è terribile. Anche gli automobilisti sono
rassegnati e quasi solidali mentre i manifestanti portano in spalla delle pertiche
sulle quali sono appese decine di fogli con le 1.800 firme raccolte per
chiedere all'Anas la realizzazione della variante; e pazientano ancora quando
il corteo attraversa sulle strisce pedonali scortato dai carabinieri e dagli
uomini della Polizia municipale. "LA ROTONDA ? dice uno dei manifestanti
in testa al corteo ? all'intersezione con via Borello è solo il primo passo.
Siamo stufi di essere cittadini non di serie B, ma di una serie ancora minore.
Abbiamo un traffico pesantissimo per ventiquattro ore al giorno. Anche perché
molti tir ci attraversano (e il fatto che una persona dica di essere
attraversato è inquietante) perché escono dall'A 14 a Faenza o Imola e poi
percorrono la via Emilia. In estate poi è un inferno quando il traffico in
autostrada è ancora più pesante, la via Emilia diventa la variante
dell'autostrada. Sappiamo che l'Anas è un ente con una burocrazia
elefantiaca ma non sperino che noi molliamo la presa. Ormai la misura è
colma". D'altronde anche le varie ordinanze antinquinamento che
l'ammistrazione comunale ha emesso fino a poco tempo fa sono comunque superate
già con l'introduzione dei motori classificati 'Euro', quindi non si può
impedire il passaggio anche del traffico pesante su gomma a lungo raggio.
"L'unico consiglio che ci è stato dato ? dice Stefano Manzelli, comandante
della Polizia municipale di Castel Bolognese ? da parte del ministero dei
Trasporti è stato quello di mettere dei limiti di velocità e che questi vengano
rispettati. Più di questo a livello locale non si riesce a fare". Intanto
lo smog delle automobili e dei tir aumenta e i manifestanti di tutte le età dai
bambini ai nonni quasi novantenni continuano imperterriti la loro battaglia che
sicuramente sarà lunga e dura. Dopo il corteo sulla via Emilia i manifestanti
si sono ritrovati in piazza dove erano pronti vino e biscotti per tutti.
Antonio Veca - -->.
( da "Tirreno, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Cinque dirigenti
dovranno occuparsi dell'arrivo e della gestione del materiale proveniente da
Bagnoli Pool di esperti comunali per l'operazione fanghi Obiettivo accorciare
il più possibile i tempi burocratici PIOMBINO. Un pool di esperti comunali
costituirà la struttura organizzativa che si occuperà dell'operazione
"Fanghi di Bagnoli". Mentre si avvicina la scadenza per la stipula
dell'accordo di programma, la giunta comunale ha individuato i cinque dirigenti
che dovranno occuparsi dell'arrivo e della gestione del materiale proveniente
dall'area di Bagnoli, nel napoletano. I settori comunali coinvolti sono quelli
dell'urbanistica, dei lavori pubblici, dell'ambiente, delle finanze e degli
affari generali. L'obiettivo è quello di un maggior raccordo tra i vari
comparti in modo da cercare d'accorciare la burocrazia ai soli tempi necessari, in
modo da rispondere appieno alle richieste che proverranno dai cinque ministeri
coinvolti. La partita è grossa e comprende i progetti più ambiziosi che
l'amministrazione comunale intende raggiungere da almeno un decennio a questa
parte: "bonifica di Città Futura e della discarica di Poggio ai Venti,
prolungamento della 398 fino al porto, sviluppo dell'area portuale, accordo con
le grandi aziende per contenere l'inquinamento", come si legge nell'atto
di giunta che ha istituito la struttura operativa. In particolare, tra i
compiti che saranno affidati al gruppo dei dirigenti (e alle strutture a esso
collegate) c'è la gestione integrata dei progetti e dei procedimenti
amministrativi connessi all'attuazione dell'accordo di programma quadro, la
collaborazione con l'Autorità portuale e con i firmatari dell'intesa. Tra gli
impegni quello di stilare un accordo con le industrie per definire un piano
industriale certo e complessivo, l'individuazione delle linee d'intervento per
le bonifiche delle aree terrestri e, non per ultima, la messa in sicurezza
dell'area di colmata di Piombino nord. K.G.
( da "Repubblica, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il passaggio delle
consegne guardato con scetticismo: "Per i cambiamenti ci vorrà del
tempo" Il primo giorno di Raul presidente "è solo un Fidel senza
barba" Il nuovo leader annuncia graduali riforme in economia. E la fine
della "libreta" ALBERTO FLORES D'ARCAIS dal nostro inviato L'AVANA -
Il primo giorno di Cuba senza Fidel è identico all'ultimo con il Lìder Maximo.
Poco interessati e senza troppe illusioni, i cubani hanno accolto la nuova
leadership di Raul con l'usuale freddezza, mista a un po' di ironia, con cui
seguono le vicende politiche e i vecchi riti di una revolucion che non riesce
mai a dare il senso di un reale cambiamento. "Raul è un Fidel senza
barba", scherza una signora "figlia di militanti comunisti, oggi un
po' delusi". "è sempre la stessa cosa, Raul ha promesso cambi
nell'economia, ma ci vorrà del tempo. Stiamo a vedere", aggiunge un uomo
sui cinquant'anni che lavorando con gli stranieri ha seguito un po' più da
vicino i lavori della Asemblea Nacional del Poder Popular. All'Università dell'Avana,
gruppi di studenti sono assiepati sugli scalini delle diverse facoltà. Nessuno
ha in mano un giornale, le chiacchiere sono quelle dei giovani di ogni parte
del mondo, niente capannelli per parlare del "nuovo" presidente.
All'ingresso della facoltà di filosofia un cartello ricorda che domani arriva
il vicepresidente della federazione studentesca, ma i ragazzi sono più
interessati al programma del campionato di baseball studentesco che si gioca in
questi giorni. La facoltà di legge è quella dove, quasi sessant'anni fa, prese
la laurea il giovane Fidel. Nell'aula principale, l'"Anfiteatro
Varona", grandi cartelli invitano gli studenti alla solidarietà con i
cinque cubani in carcere negli Usa, "vittime del terrorismo
dell'impero". Sotto, i fogli in cui dovrebbero essere raccolte le firme
sono, al momento, bianchi. L'unico segno che domenica è stata - almeno nelle
intenzioni del regime - una giornata speciale, è dato dalla presenza di una
telecamera del canale Cinco della tv ufficiale. La giornalista ferma qualche
studente di passaggio, lo istruisce a dovere sulle risposte che deve dare e poi
fa partire l'intervista, con le scontate frasi di elogio e riconoscenza a
Fidel, Raul e il Partito comunista. "Non ci aspettavamo un cambio, ma
l'elezione di Machado è stata un po' una sorpresa. Lui è un segno di
continuità, altro che innovazione". Chi ha seguito la diretta televisiva
dell'elezione di Raul ha capito subito che tutto restava come prima. Un rito
sempre uguale da trent'anni, con i nomi degli eletti al Consiglio di Stato
scanditi lentamente uno a uno, nella rigida elencazione dei voti ottenuti.
Votavano 609 delegati, e i più sono stati eletti con "609 voti, pari al
cento per cento". A qualcuno è mancato un voto, come tra gli altri a
Ramiro Valdes, un tempo uno dei più potenti uomini del regime: "Ha
ottenuto 608 voti, pari al 99,84 per cento", l'annuncio con voce monotona;
nessuna sottile ironia, non è chiaro se quel voto mancante fosse il tentativo
di omaggio a una inesistente democrazia, o il dispetto di qualche delegato che
ha in antipatia qualcuno degli eletti. Peggio di lui sono andati solo in due:
Juan Josè Rabilero Fonseca ("606 voti, pari al 99,50") e, sorpresa,
proprio Machado: "601 voti, pari al 98,69 per cento". Nonostante quegli
otto voti in meno, la presenza di Josè Ramon Machado Ventura come "numero
due" di Raul garantisce l'immobilismo e dimostra che la vecchia guardia ha
ancora una volta avuto la meglio. L'uomo è un vecchio fedelissimo di Fidel, ma
è anche uno dei più grandi amici di Raul. Abbandonata l'uniforme, il nuovo
presidente ha provveduto a nominare il nuovo ministro delle Forze Armate. è
Julio Casas Regueiro, un generale di 72 anni che Raul ha presentato così:
"Al contrario di altri generali, in 50 anni non l'ho mai criticato".
Segnale di fedeltà, ed anche del fatto che il nuovo presidente manterrà uno
stretto controllo dell'apparato militare. Tutto immobile, ma l'economia non può
stare ferma. Raul ha promesso che qualcosa si muoverà ma non è andato, per ora,
molto aldilà di "una rivalutazione progressiva, graduale e prudente del
peso", o alla promessa di abolire la "libreta", la tessera
alimentare, "che è anacronistica e inaccettabile". Cuba si aspetta
che dalle parole si passi ai fatti; il rigido mercato
statalizzato così non funziona, i lacci della burocrazia impediscono anche alla parte più dinamica del Paese di
progredire, la gente è povera e scontenta. "è necessario che si muova
subito e in fretta, ma non sappiamo fino a che punto avrà la mano libera.
Vedremo quando annuncerà il nuovo governo". La "via
cinese", di cui Raul era un sostenitore, è stata bocciata senza appello da
Fidel; dal Brasile Lula ha promesso l'apertura di una grossa linea di credito,
ma ci vorrà tempo. Quanto agli appelli per una maggiore democrazia, resteranno
a lungo lettera morta. Su questo il regime (e Fidel) non transige.
"Liberare i prigionieri politici? Non sarà Raul a farlo e neanche Machado.
L'Europa si può mettere il cuore in pace".
( da "Trentino" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Brentonico premia
l'edilizia "virtuosa" Nuovo regolamento: meno tasse e più volumi per
l'edilizia sostenibile Sia nei materiali scelti che nelle tecniche costruttive
si valuterà il consumo energetico Tra le risorse di cui si promuove il
risparmio anche l'acqua potabile. E occhiolino al solare DAVIDE ZOLLER
BRENTONICO. Approvato all'unanimità dal consiglio comunale il nuovo
"Regolamento per la diffusione dell'edilizia sostenibile".
Un'assoluta novità per il comune brentegano, la cui amministrazione intende
promuovere e stimolare l'adozione di "buone prassi" nello sviluppo
edilizio, attente all'impatto ambientale, alla riduzione dei consumi
energetici, ad un più razionale sfruttamento delle risorse idriche e, dunque,
ad una miglior qualità della vita e miglior comfort abitativo. Tali misure sono
considerate un tassello importante per una comunità che intende fare della conservazione
e valorizzazione del proprio ambiente uno dei tasselli distintivi del proprio
sistema territoriale. Per favorire l'introduzione di tecniche costruttive
sostenibili negli edifici con funzioni residenziali o terziarie sono previsti
incentivi economici e volumetrici. Le misure che daranno possibilità di accesso
agli incentivi riguardano: risparmio energetico e bassa emissione in atmosfera
(sistemi di coibentazione con materiali naturali, serramenti a bassa energia
inglobata, impianti di riscaldamento ad alto rendimento, a bassa temperatura,
tecnologie solari); le sistemazioni esterne relative alla permeabilità del
suolo o che favoriscano il riscaldamento passivo invernale e l'ombreggiamento
estivo; l'introduzione di percorsi pedonali; sistemi fotovoltaici,
cogenerazione termoelettrica, teleriscaldamento; sistemi per la riduzione dei
consumi di acqua potabile, sistemi di captazione e riuso dell'acqua meteorica
per usi irrigui o domestici. Gli incentivi economici consistono
nell'applicazione da parte del comune, di uno sconto sul contributo di
concessione, che può variare da un minimo del 10% ad un massimo del 50%, a
seconda del punteggio complessivo maturato nell'adozione delle misure di
sostenibilità. Gli incentivi volumetrici consistono nel non considerare, nella
volumetria dell'edificio, il volume delle misure di 'sostenibilità' adottate.
Ad esempio, nel caso in cui siano realizzate murature perimetrali di spessore
superiore a 30 centimetri, il volume dovuto allo spessore in eccedenza non
verrà computato; l'isolamento termico e l'intercapedine aerata delle coperture
non verranno considerate nel computo dell'altezza massima; il vano per
l'impiantistica centralizzata e connessa al funzionamento dell'impianto solare
non sarà calcolato. Per l'applicazione del regolamento, si è cercato di
snellire gli oneri di burocrazia per ed evitare
ulteriori spese di progettazione. E' inoltre significativo notare che si
prevedono anche specifici obblighi per l'edilizia pubblica. Infatti anche il
Comune dovrà adottare le misure di sostenibilità in modo da raggiungere un
punteggio di almeno 120 punti. Negli incarichi di progettazione, dovrà essere
inserita una clausola specifica.
( da "Trentino" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Superficialità che
nascono i regolamenti come quello che il consiglio comunale tratta oggi. E ...
superficialità che nascono i regolamenti come quello che il consiglio comunale
tratta oggi. E che, si spera, non passi. Non c'è analisi seria, serena di un
fenomeno planetario del quale Trento ha colto solo gli aspetti che più fanno
comodo ad un'idea di "rigore" che non ha idea della realtà. Certo,
tra chi suona negli angoli del centro c'è anche chi del pentagramma ha
imparato, purtroppo, una nota sola. E la propina, martirizzando l'orecchio di
chi non può fuggire perchè abita o lavora in centro. Ma in fondo il musico per
forza, (della disperazione, o della fame), fa quello che fanno certi eroi della
dodecafonia contemporanea. Solo che non lo sa: non è nè osannato, nè pagato. E
così l'ignaro dell'uso corretto di plettro o archetto diventa il
"problema" di una città, di un Comune, che smarrisce l'agenda delle
priorità. Che perde il vademecum del buonsenso. Sì, perché c'è l'anti -
pifferaio di Hammelin (che in questo caso fa scappare i topi). C'è lo strafatto
reduce dell'universo hyppie - (strafatto di mancanza d'umiltà e di senso della
storia) - che "uccide" stridulamente Dylan. Ma l'arte di strada è
"altro". E' appunto, arte: vita, allegria, scoperta. Una pausa rubata
alla fretta. L'arte di strada, a Trento e nel pianeta, è il "bottigliaio
magico" che fa una sinfonia con i vetri e l'acqua. E' il trio, il
quartetto, il gruppo, (acustico, classico o pop), che trasforma un angolo di
strada in un sala di teatro dove si paga "il voluto" per un po'
d'emozione. Ed è, ancora, il chitarrista che passa dal metrò di Londra o di
Parigi a via Oss Mazzurana. Fa quello che hanno fatto tanti mostri sacri del
pop e del rock prima di riempire gli stadi. E riempirsi le tasche. Lo fanno -
l'inglese, il tedesco, lo scandinavo. E lo fanno, a volte, scegliendo questa
strada - "la strada" appunto - al posto di luoghi deputati al
concerto. E l'arte di strada è il clown che fa ridere il bambino. E' il mimo
che ne amplifica i sogni. E' un sax che fa amicizia con l'aria e ti porta
altrove. E' uno slavo che con la fisarmonica ti fa capire che c'è un mondo
dietro il cappello. *** Insomma, le regole possono anche essere - come certo
saranno - elaborate in buona fede. Ma il vocabolario della burocrazia - quello che tra orari rigidi
e autorizzazioni da chiedere ispira le norme che si vogliono introdurre -
produrrà tristezza. E perfino, paradossi. I musici "stanziali" -
quelli che non mancano un angolo del centro con la loro nota solitaria - saranno
capaci, loro sì, di organizzarsi. La noia innocua di una nota stonata e
ripetuta resterà tale e quale: solo meno frequente. Ma il Comune avrà meno
"lamenti". E i comitati di residenti - vincenti - dormiranno felici:
ignari di aver probabilmente trasformato alcuni di quei suonatori "di
niente" in mendicanti. Chiederanno soldini, senza però avere la
possibilità di offrire in cambio un "dignitoso" nulla musicale
anzichè strattonarti per mostrare le righe che raccontano la povertà. Ma gli
altri? Gli artisti di strada che non bluffano? Beh, a loro si rischierà di dire
addio. E' gente che campa - (ma anche no) - di musica, danza, mimica,
giocolerie. E, soprattutto, di una "libertà" che può far bene. Non
hanno agenti. Non programmano arrivi e partenze, spostamenti. Arrivano, aprono
la valigia delle loro competenze artistiche, si esprimono. E se ne vanno.
Oppure restano. Ma se restano, è perchè il mercato artistico della strada li
premia. I passanti cacciano i soldi. E se li tirano fuori, in questi tempi
grami, è perchè apprezzano. E se apprezzano, perchè interrompere lo spettacolo?
Perchè "relegarlo" in ore e luoghi stretti? E poi tanti artisti di
strada sono viandanti di una creatività che altrove, (a Ferrara), è un valore
da un milione di turisti l'anno. E non parlano il trentino. Non conoscono gli
indirizzi degli uffici comunali. Non sanno dove abitano il vigile che li
redarguirà regolamento alla mano senza saper rispondere ai loro
"perchè" mistilingue. Anche quello "sarà spettacolo".
Triste, ma spettacolo. Uno spettacolo che questa città potrebbe evitarsi. E
potrebbe evitarci. In fondo, è una questione di proporzioni. C'è l'arte di
strada fasulla che però fa prevenzione rispetto ad altre e più fastidiose forme
di questua. Con quell'umanità - con un po' di intelligenza - si può
patteggiare. Il loro obiettivo è il lunario quotidiano? Non li fermerà un
codice. Ma con l'arte di strada vera come ci "regoliamo"? Davvero,
vogliamo ingabbiarla dentro una normativa che alla prova dei fatti sarà
impraticabile. E l'arte di strada diventerà un problema di ordine pubblico?
Suvvia. Si è ancora in tempo a non intristrire il centro. Anche perché in
centro - ignorata - vegeta con tutti i timbri a posto l'arte di prendere per i
fondelli la bontà dei trentini chiedendo ad ogni passo soldi per fantimatici
"ragazzi drogati" e "comunità terapeutiche". S'occupasse di
questo, il Comune. Carmine Ragozzino.
( da "Messaggero Veneto, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Ci vorrà ora un po'
di tempo per i pagamenti di ELENA DEL GIUDICE MEDUNO. Approvata e, quindi,
autorizzata, la cassa integrazione straordinaria per i dipendenti della
Foodinvest pizza srl, dichiarata fallita lo scorso anno. La procedura per la
concessione dell'ammortizzatore sociale ai 300 lavoratori della Foodinvest è
alle battute finali. La richiesta di Cigs è stata infatti accettata dal
ministero del Lavoro che l'ha autorizzata con un apposito decreto. Già in
questi giorni, dunque, i lavoratori saranno chiamati per la compilazione e la
sottoscrizione dei prospetti, ultimo passaggio prima della effettiva erogazione
delle loro spettanze. Ovviamente il pagamento non sarà immediato, ci vorrà
ancora un po' di tempo e di pazienza, ma a breve per le tante persone che dallo
scorso anno non possono più lavorare, non ricevono uno stipendio, e che non
sono state rioccupate nella Edy's pizza, l'azienda che sta gestendo, in
affitto, lo stabilimento di Meduno, riusciranno a riscuotere l'indennità.
Diciamo che la buona notizia, che arriva a tre mesi di distanza dall'accordo
siglato a Roma a fine novembre, non era poi così scontata in tempi, tutto
sommato, accettabili, se si considera la burocrazia romana e la crisi di governo
aperta ormai da qualche settimana. Invece... L'ammortizzatore è stato attivato
dalla procedura fallimentare, e quindi dal curatore, e darà copertura ai
dipendenti non rioccupati per un limite di tempo predefinito che dovrebbe
raggiungere i 24 mesi. In questo periodo il piano di acquisizione e
rilancio dell'azienda procederà secondo il cronoprogramma stabilito,
consentendo di ricollocare 200 lavoratori. Non tutta la forza lavoro dello
stabilimento Pizza e pasta (350 addetti): per gli eccedenti saranno attivati i
percorsi di re-impiego sotto la regia della Provincia e con l'ausilio dei
progetti già esistenti.
( da "Tirreno, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Montecatini Tariffe
comunali da abbassare Appello di Assobar ai consiglieri dei due schieramenti LA
DENUNCIA Sgravi Tarsu, troppa burocrazia MONTECATINI.
Abbassare le tariffe comunali (suolo pubblico, rifiuti, pubblicità) e snellire
la burocrazia in materia di sgravi sulla Tarsu. E'
l'appello che Giuseppe Pezzino, presidente di Assobar (280 locali pubblici
iscritti in tutta la Valdinievole), rivolge ai consiglieri comunali affinché
traducano queste necessità in una mozione. "Mi sono rivolto a consiglieri
sia di maggioranza che di minoranza - dice Pezzino - i quali si sono dimostrati
sensibili al problema dei troppi balzelli che, soprattutto nella nostra città,
gravano sui gestori di bar e ristoranti. Ma finora questo interessamento non si
è tradotto in atti concreti, mentre invece la situazione è sempre più
drammatica e queste attività hanno urgente bisogno di essere sostenute. Non
siamo noi a dirlo, ma l'Istat, che segnala un 35-40 per cento di calo dei
fatturati per il settore. E questa crisi a Montecatini si rende ancora più
evidente sia perché le tariffe sono più alte che altrove, sia perché il mercato
negli ultimi anni ha subito una forte contrazione. Basta dare un'occhiata ai
loali che chiudono o al vorticoso giro di cambio di licenze. Spesso le nuove
gestioni non riescono a superare l'anno di attività". Tornando alle tasse,
e più specificatamente alla Tarsu (quella sui rifiuti), l'Assobar da mesi si
sta battendo per fare ottenere ai propri associati lo sgravio del 30% previsto
per chi fa raccolta differenziata (in pratica tutti i bar e ristoranti).
"Sono almeno un'ottantina le domande di sgravio che abbiamo presentato in
Comune, ottenendolo almeno per la metà. Le altre richieste invece sono
purtroppo frenate da una serie di richieste burocratiche che arrivano dagli
uffici. Ed è anche per questo che ci siamo rivolti ai consiglieri comunali,
affinché agevolino in qualche modo un iter per una riduzione tassa che è dovuta
da parte del Comune". E pagare il 30% in meno sulla tassa sui rifiuti per
un bar o un ristorante non è una cosa da poco. Pezzino fa l'esempio di uno dei
suoi associati, il ristorante "Il discepolo" della Casina Rossa.
"Prima - racconta - il gestore pagava 18mila euro all'anno, a causa anche
di un calcolo errato dei metri quadrati in base ai quali si applica la Tarsu.
Abbiamo ottenuto di far ricalcolare l'area e la tassa è scesa a 15mila euro.
Poi abbiamo presentato la richiesta dello sgravio del 30%, ottenendo così un
altro "sconto" di 4.500 euro. Morale della favola, dai 18mila euro
annui di pagamenti effettuati fino a oggi, "Il discepolo" adesso ne
paga 10.500". Ma l'Assobar non si ferma qui: "Anche quello dell'acqua
- dice infatti Pezzino - è un versante su cui bisogna insistere. A Montecatini
i costi sono più alti che negli altri comuni della Valdinievole. Qualche
esempio? Con Acque Toscane per la tipologia di imprese in cui rientrano bar e
ristoranti la tariffa base (fino a 88 metri cubi di consumo) è di 1,85 euro,
mentre con Acque spa è di 1,03 (e con questa società la base arriva fino a 180
metri cubi, il doppio). Dopo la base, a Montecatini si pagano 2,70 euro per
ogni metro cubo in eccedenza, mentre negli altri comuni 1,73 (e dopo i 180, non
gli 88). Per aziende che consumano molta acqua, non sono differenze di poco
conto". A.G.
( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del
26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
"È UN'ORA che
siamo qui, e ancora la fila non è andata avanti per nulla". Qualche
piccolo momento di tensione ieri mattina nella sede nuova di zecca dell'Inps in
via Mengolina, che da poco tempo si è trasferita nella zona commerciale lungo
via Granarolo, abbandonando il centro. Sono circa le 10.20; in coda c'è una
trentina di persone per sbrigare le diverse pratiche. La fila più lunga è
quella per lo sportello dove si ritirano i certificati medici rilasciati in
caso di malattia dei lavoratori, ma anche, come recita un cartello accanto alla
macchina che eroga i biglietti per regolamentare l'affluenza agli sportelli:
"Disoccupazione, mobilità, assegni familiari e maternità". Il certificato,
secondo l'iter, è da consegnare prima all'Inps e poi al datore di lavoro. Dopo
aver prelevato il biglietto che indirizzerà allo sportello giusto (ci sono 4
operatori che lavorano a pratiche differenti), il numero segna il 56. Un
piccolo riscontro con il tabellone elettronico (in verità molto piccolo) segna
che per consegnare l'agognato certificato bisognerà aspettare 13 persone.
"Sono circa 40 minuti che aspetto ? dice un signore di mezza età ? Da
quando la sede si è trasferita dal centro i disagi sono aumentati moltissimo".
In effetti per arrivare nella nuova sede è indispensabile l'auto oppure si può
spedire il certificato per posta, ma molti non si fidano. Intanto i commenti
tra la sala d'aspetto e gli utenti in piedi cominciano ad aumentare di volume.
Sono passati circa venti minuti e il numerino rosso sul tabellino elettronico
che segna il 43 non è ancora passato al 44. Un impiegato dapprima passa
indifferente un paio di volte davanti alla gente in fila. Al terzo passaggio,
qualcuno con maggior coraggio, chiede il motivo di tanta attesa. La risposta
non è del tutto gentile, però convince i pochi che si ribellano: "Le
buchette che avevamo montato fuori per lasciare i certificati medici sono state
rubate o incendiate". Verrebbe da chiedere perché non allestirle all'interno,
così da alleggerire le code per la semplice consegna del certificato. Intanto
qualcuno va via, altri aspettano. A quel punto lo stesso impiegato si avvicina
al gruppo in attesa e decide di ritirare i certificati a mano, senza rilascio
della ricevuta di consegna: "Chi la vuole ? dice l'operatore ? deve
aspettare". "È UNA COSA inaudita. Sede nuova ? commenta una signora
che aspetta ? macchinette per regolare le fila e poi solo dopo che qualcuno
alza la voce un impiegato si avvicina a raccogliere i certificati. Tutti questi
problemi in via Camangi non c'erano. C'è gente che ha preso un permesso per
consegnare il certificato di malattia del coniuge oppure sono gli stessi
lavoratori che invece che stare a casa perdono mezza giornata per la burocrazia". Antonio Veca - -->.
( da "Italia Oggi (Azienda Scuola)" del
26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
ItaliaOggi
ItaliaOggi - Azienda Scuola Numero 048, pag. 23 del 26/2/2008
Autore: di Emauela Micucci Visualizza la pagina in PDF
Scarsa la partecipazione alla vita degli organi collegiali, in particolare alle
superiori I genitori in fuga dalla scuola Solo il 7% partecipa all'elezione del
proprio rappresentante La riforma degli organi collegiali non decolla. E
l'impegno dei genitori nella vita scolastica è in agonia. Solo il 7% dei
genitori vota per il rappresentante di classe, secondo una rilevazione condotta
dall'Anp, l'Associazione nazionale dei presidi, e spesso non viene eletto per
assenza di candidati. Da Torino a Palermo, denunciano i dirigenti scolastici,
nessuno vuole più partecipare alla vita di classe. Eppure nel 1974, anno in cui
i decreti delegati istituirono gli organi collegiali (oocc), fu una
rivoluzione. L'autonomia avrebbe dovuto stimolarne la partecipazione. Invece
oggi, che l'autonomia è cosa fatta, il disinteresse delle famiglie è totale.
Meno alle elementari, dilaga in particolare alle superiori. Troppi impegni, troppa burocrazia e centralismo, poco coinvolgimento, lamentano gli interessati.
Le norme sugli organi collegiali prevedono sempre una rappresentanza dei
genitori nelle riunioni di istituto, quando si tratta di assumere provvedimenti
disciplinari, il piano dell'offerta formativa, la formazione delle classi,
oppure valutare l'andamento didattico e amministrativo della scuola,
l'uso di attrezzature ed edifici. "Vi sono scuole in cui", dichiara
il Fonags, il forum nazionale delle associazioni dei genitori, "dove i
genitori sono considerati estranei". Ma "il vero problema è la difesa
corporativistica dei figli", insiste Fernanda Dannotti, vicepreside
dell'Is Gandhi di Narni (Terni), "genitori non co-educatori, ma
sindacalisti dei figli". Un problema che incancrenisce il rapporto tra
famiglia e scuola. "Bisogna rivitalizzare la partecipazione in termini
sostanziali e non formali", spiega Giorgio Rembado, presidente dell'Anp
"C'è bisogno di una formazione specifica dei genitori", sottolinea
Doriano Bizzarri, dirigente dell'istituto Montagnola-Gremsci di Firenze. E
allora prendono piede i corsi per famiglie, come all'elementare De Amicis di
Costasibbone (Vicenza), "sui rispettivi compiti di scuola e
genitori", spiega il preside Lovo. A livello locale si cerca di rilanciare
la riforma. L'ufficio scolastico di Firenze a gennaio ha avviato una consulta,
sulla riforma degli organismi in cui scuola e famiglia si confrontano, tra
presidi, genitori, docenti, alunni ed enti locali.
( da "Arena, L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
DISAGIO A VERONETTA.
Continua la polemica sull'area abbandonata. E si attende il permesso per
l'edificazione Degrado ad Alto San Nazaro? "Colpa della
soprintendenza" di Ilaria Noro I ritardi che hanno trasformato in
discarica la zona dell'Alto San Nazaro? Tutta colpa della Soprintendenza ai
beni monumentali e paesaggistici, rea di sottostare ai "tempi mastodontici della burocrazia", ostacolando di fatto da tempo l'inizio dei lavori di
ristrutturazione e la conseguente riqualificazione dell'area. Lo sostiene il
primo cittadino Flavio Tosi, che ieri mattina riferendosi al degrado in cui
versa da anni la zona, ha affermato che "se il sottoscritto fosse
Soprintendente, anziché sindaco, il cantiere ad Alto San Nazaro sarebbe
partito già da molti mesi", ha infatti replicato Tosi, spiegando che una
volta conseguito il benestare da parte della Soprintendenza, il progetto delle
opere di urbanizzazione potrà ottenere l'approvazione dell'ufficio comunale di
Pianificazione urbanistica e, dopo la stipula della convenzione notarile, il
rilascio del permesso di costruzione delle stesse opere di urbanizzazione.
Ottenuto parere favorevole, "l'amministrazione comunale si farà carico di
approvarlo, se regolare, nel minor tempo possibile", ha aggiunto Tosi.
Proposito auspicato anche dalla Cooperativa Borgo Alto San Nazaro, proprietaria
delle palazzine, rimasta orfana in questi anni di ritardi della metà dei suoi
soci, che ribadisce di aver depositato il progetto di ristrutturazione alla
soprintendenza alla fine dell'estate e di essere tuttora in attesa del
responso. "Stiamo aspettando la firma, pare che qualcosa si stia muovendo.
Difficilmente però prima di 4 mesi, ma se proprio siamo molto fortunati, si
potrà dare il via ai lavori", ha reso noto la Cooperativa per bocca di un
portavoce. La società, inoltre, ha puntato il dito anche contro l'Ater,
proprietaria a sua volta dell'edificio "a stecca", per non aver
ancora trovato una sistemazione alternativa agli ultimi inquilini rimasti nelle
palazzine. E a proposto di degrado e sporcizia ha affermato che "non
possiamo essere là tutti i giorni. Abbiamo murato le porte e le finestre dei
primi piani in modo da evitare l'ingresso. Ater avrebbe dovuto far sgomberare
le persone che ci abitano in condizioni molto precarie, ma non è stato fatto".
E sulla situazione di Alto San Nazaro è intervenuto anche il presidente della
Prima circoscrizione Matteo Gelmetti, sottolineando che anche la circoscrizione
vigilerà affinché "approvato il progetto, il Comune possa dare parere
favorevole il più velocemente possibile". Inoltre Gelmetti ha posto
l'attenzione su un altro lato della vicenda, che riguarda la realizzazione del
parco pubblico di 14 mila metri quadrati ad Alto San Nazaro. "Nella
convenzione stipulata a suo tempo tra Comune e cooperativa, erano stati
quantificati degli oneri che la società avrebbe dovuto pagare all'inizio dei
lavori e che sarebbero stati impiegati per la realizzazione del parco. La mia
perplessità ora è che dato che i tempi si sono dilatati negli anni la somma
concordata allora non sia più sufficiente ad affrontare i costi odierni per
l'area verde. E più il tempo trascorre, più gli oneri dovranno aumentare se
vogliamo garantire ai cittadini il parco promesso. Compito della circoscrizione
sarà quindi anche quello di vigilare su questo aspetto". I problemi di
Alto San Nazaro, dal degrado alla possibile realizzazione di opere pubbliche,
sembrano distanti dal trovare veloce soluzione.
( da "Unita, L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Stai consultando
l'edizione del "Studiavo i diritti delle donne Mi hanno condannato a
morte" AFGHANISTAN. Sayed Pervez Kambaksh scaricava dal web un documento
sui diritti delle donne. È reato. Racconta: "Quello che hanno definito un
processo è durato 4 minuti in un'aula chiusa al pubblico. Mi è stato detto che
dovevo essere giustiziato". La mobilitazione internazionale gli ha fatto
guadagnare un processo d'Appello. D opo una udienza durata esattamente quattro
minuti, Pervez Kambaksh è stato incarcerato e ora si trova da quattro mesi in
una cella di 10 metri per 12 insieme ad altri 34 detenuti - assassini,
rapinatori e terroristi - con la spada di Damocle della pena capitale che pende
sulla sua testa. Il suo destino sembrava segnato quando il Senato afghano ha
approvato una mozione, presentata da Sibgghatullkan Mojeddeid, alleato chiave
del presidente Karzai, che ratificava la condanna a morte anche se in seguito
la mozione è stata ritirata grazie alle proteste interne e internazionali. Ho
parlato con Kambaksh nella prigione di Balkh sotto lo sguardo vigile delle
guardie carcerarie con la loro divisa verde oliva dell'epoca russa. In questa
prigione, che dovrebbe ospitare 200 detenuti, ce ne sono 360 in condizioni che
persino le autorità carcerarie afghane considerano "inaccettabili". I
detenuti, tra cui 22 donne, molte delle quali condannate per abbandono del
tetto coniugale e adulterio, se ne stanno seduti con l'aria derelitta di chi è
stato intrappolato negli spietati ingranaggi della burocrazia e non spera di uscire tanto
presto. Da quando L'Independent ha parlato del caso di Sayed Pervez Kambaksh,
eminenti personaggi pubblici quali la Segretaria di Stato degli Stati Uniti,
Condoleezza Rice, e il ministro della Difesa della Gran Bretagna, David
Miliband, hanno esercitato pressioni su Karzai per ottenere la sospensione
dell'esecuzione. Un petizione lanciata dal nostro giornale ha raccolto
quasi 90.000 firme. Dinanzi alla sua cella, Sayed Pervez Kambaksh ha l'aria
pallida e stanca; indossa una giacchetta di pelle marrone su una shalwar kameez
(NdT, abito tradizionale indossato sia dalle donne che dagli uomini nel sud
dell'Asia) bianca e impolverata per difendersi dal vento freddo che arriva
dalle vicine montagne del nord dell'Afghanistan. Nei mesi scorsi è stato aggredito
qualche volta dai detenuti fondamentalisti su istigazione di una guardia che ha
detto che era un eretico, ma nelle ultime settimane le intimidazioni sono
diminuite. "Sono estremamente grato di quanto l'Independent ha fatto per
me e per aver fatto conoscere il mio caso. Ora la maggior parte degli altri
detenuti sanno che non ho fatto nulla di terribile per meritare tutto questo e
quindi mi appoggiano. Anche alcune guardie sono diventate gentili".
"Ci sono ancora degli estremisti che mi insultano, ma temo che siano
persone che non cambiano idea in nessuna circostanza". La drammatica
vicenda di Kambaksh ha avuto inizio a metà ottobre quando ha scaricato da un
sito iraniano un documento sull'Islam e sui diritti delle donne. Anzitutto è
stato sottoposto ad una specie di interrogatorio da parte degli insegnanti di
religione dell'università nella quale frequenta la facoltà di giornalismo.
"Mi hanno detto che secondo alcuni studenti ero stato io a scrivere
l'articolo. Naturalmente ho negato e ho chiesto chi erano questi studenti, ma
si sono rifiutati di fornirmi i loro nomi. In seguito hanno ripetuto queste
accuse continuando a non fare i nomi degli studenti che mi accusavano di essere
l'autore del documento. Non so nemmeno se questi studenti esistono davvero..".
Abbassa la voce mentre una guardia si avvicina e si mette ad ascoltare. Non
tutti credono nell'innocenza di Sayed Pervez Kambaksh. Il 27 ottobre è stato
arrestato nella sede del Jahan-e-Naw, un quotidiano presso il quale svolgeva il
praticantato. "Erano circa le 10 del mattino. Mi hanno detto che uno dei
direttoti dell'NDS (il servizio segreto afgano) voleva vedermi. Sono stato
condotto in una stazione di polizia e sono rimasto in stato di fermo fino alle
15 circa quando mi hanno detto che mi arrestavano per aver scaricato da
Internet materiale proibito. Quando ho protestato mi hanno risposto che lo
facevano per la mia sicurezza in quanto correvo il rischio di essere
assassinato". Sayed Pervez Kambaksh nelle settimane seguenti ha ricevuto
la visita dei suoi familiari, ma conferma che non gli è stato permesso di
mettersi in contatto con un avvocato. "I miei familiari erano sconvolti,
mio padre è terribilmente preoccupato al punto che negli ultimi mesi sembra
invecchiato di anni. Io non faccio che ripetere ai miei familiari di essere
forti". Il 6 dicembre è stato portato dinanzi al tribunale di Mazar dove
gli sono stati letti i capi di imputazione nei quali lo si accusava di
blasfemia e di aver violato i principi della legge islamica. Ma poi il procedimento
e terminato senza che fosse esibita alcuna prova contro di lui. Il processo è
stato rinviato al 12 gennaio e in quella data Sayed Pervez Kambaksh non si è
presentato perché ammalato. Si è presentato invece il 22 gennaio convinto che
sarebbe stata fissata la data della udienza successiva e invece lo aspettavano
notizie sconvolgenti. "Normalmente il tribunale tiene udienza nel
pomeriggio solo per poche ore. Io sono stato condotto in tribunale poco prima
dell'orario di chiusa fissato alle 4 del pomeriggio. C'erano tre giudici e un
pubblico ministero e mi sono stati ripetuti sommariamente i capi di
imputazione. A quel punto uno dei giudici mi ha detto che mi avevano giudicato
colpevole e mi avevano condannato a morte. Ho cercato di farmi sentire, ma,
come ho già detto, mi parlavano come si parla da un criminale e hanno ordinato
alle guardie di ricondurmi in prigione". "Ero sconvolto. Più tardi mi
sono messo a sedere e ho cercato di calcolare quanto era durato il processo.
Sulle prime mi sembrava fosse durato tre minuti, poi ci ho pensato meglio e
sono giunto alla conclusione che era durato quattro minuti. E da allora sono in
prigione. Ora non posso che sperare nel processo di appello. Vorrei che il
processo di appello si tenesse a Kabul dove penso che le cose potrebbero andare
meglio". Dopo lo sdegno internazionale e la campagna condotta dagli amici
di Kambaksh, la Corte Suprema dell'Afghanistan ha deliberato che il processo di
appello può essere celebrato a Kabul, invece che nel tribunale di Mazar, e che
questa volta le udienze saranno aperte al pubblico. Il giudice Bahahuddin Baha
ha altresì stabilito che lo studente ha diritto al patrocinio legale. "Se
mi sarà concesso di fornire la mia versione dei fatti, i giudici capiranno che
non ho fatto nulla di male. Ai sensi della costituzione avevo diritto da avere
un avvocato e ad essere difeso anche in primo grado, ma questo non mi è stato
concesso. Ho sentito dire che il presidente Karzai si è interessato al mio
caso. Il presidente può sospendere la sentenza che mi condanna a morte, ma non
so a quali e quante pressioni è sottoposto". *** © The Independent
Traduzione di Carlo Antonio Biscotto di Kim Sengupta Mazar-I-Sharif/ Segue
dalla Prima.
( da "Unita, L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Stai consultando
l'edizione del Di Francia: la cosa più bella? cultura e teatro nelle periferie
di Gioia Salvatori LE COSE FATTE, quelle lasciate in eredità e quelle da fare.
L'assessore alla cultura del Comune di Roma Silvio Di Francia, ecodem, fa gli
scatoloni e il bilancio di un anno di mandato. Bilancio che traccia tutto in
positivo, anche se sul futuro Di Francia glissa: "Deciderà il partito. Io
da domani mi dedico solo alla campagna elettorale - dice". Quattro milioni
e 42mila i visitatori di tutti gli spazi culturali del Comune di Roma nel 2007,
con il raddoppio di presenze nei musei e alla casa del jazz, (rispettivamente
1.529mila e 50.000), l'exploit del teatro del Lido (da 5 mila presenze del 2003
alle 20.300 del 2007) e delle biblioteche di Roma che avranno un giurato al
premio Strega e dove i prestiti hanno sfiorato quota un milione. "Ciò di
cui vado più fiero? L'uscita dall'isolamento della periferia - dice Di Francia
- Penso al teatro del Quarticciolo e al bando per il decentramento (1.300mila
euro ai municipi per 245 spettacoli n.d.r.), all'orchestra di Piazza Vittorio
che ha spopolato alla Cinémathèque e anche alla notte bianca senza violenza.
Fare 6mila presenze con il Napoléon per festeggiare 30 anni di estate romana è
stato bello, ma facile". La macchina cultura a Roma impiega 60mila
lavoratori. "Farla funzionare è stato possibile - spiega Di Francia - anche grazie al superamento della burocrazia con la commissione di vigilanza. Una task force tecnica che,
presente alle conferenze dei servizi e attiva anche il sabato e la domenica, ha
dato garanzia di risoluzione rapida dei problemi agli imprenditori del settore
cultura, la cui attenzione è ormai così catalizzata da Roma che il mio ruolo
non è stato di protagonista: mi sono limitato a dare accesso a tutti,
possibilità, attenzione". Di Francia lascia già organizzate le edizioni
2007 del festival della Filosofia sul tema '68, del Festival delle letterature
con ospite Nick Hornby il 5 giugno, e l'edizione 2007 di "Pasqua nei
musei" con una quindicina di eventi gratuiti dal sabato al lunedì, tra cui
Marco Baliani all'Ara Pacis, Ezio Bosso ai Capitolini, Ambrogio Sparagna alla
casa del Cinema. Un rammarico? "Andare da spettatore, il 10 marzo,
all'inaugurazione della mostra di Mimmo Palladino con musiche di Brian Eno, di
cui conosco tutti i dischi". Quali progetti per il suo successore?
"Il museo della scienza, che è una grande opportunità per Roma, e le
Officine Marconi. La scommessa per il futuro è favorire la produzione
culturale, dare spazi teatrali alle piccole compagnie, fare una casa della arti
visuali per artisti d'arte contemporanea". E Rutelli? "Oggi non parlo
di politica. Dico solo che Rutelli vincerà perché ha saputo già ben
amministrare questa città mentre Alemanno ha portato avanti una cultura
politica dell'aggressività, penso al tema sicurezza, che non tiene conto che a
Roma c'è bisogno di coesione".
( da "Corriere della Sera" del 26-02-2008)
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Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-02-26 num: - pag: 19 categoria:
REDAZIONALE La storia Dal 2004 Michele Gandini ed Elena Badalamenti si occupano
di cooperazione e scambi Noi milanesi, consoli dei burkinabè Un manager e una psicologa
lavorano gratis per i 4 mila immigrati dal Paese africano I l console del
Burkina Faso apre la porta: occhio azzurro, inequivocabile carnagione lattea.
Accanto a lui una donna, il viceconsole. La sede del consolato è lo scantinato
di una cooperativa: divani di riciclo, la foto del presidente Blaise Compaoré e
il certificato ministeriale che qualifica Michele Gandini de Vecchi, 44 anni,
direttore commerciale di un quotidiano lombardo, "consul honoraire"
ed Elena Badalamenti, 34 anni, psicologa del lavoro, viceconsole. Italiani,
perché il piccolo Stato africano, uno dei Paesi più poveri del mondo, non può
permettersi un consolato tradizionale. Il cellulare del console squilla. Dice:
"è acceso 24 ore su 24, per le emergenze. Questa è la mia idea della
carica (senza stipendio, ndr) ". Come è diventato "console
onorario" del Burkina Faso? "La carica era vacante, l'avevano chiesto
ad Annamaria Gallone, ideatrice del Festival del Cinema africano di Milano. Lei
non se la sentiva e mi ha girato l'offerta. D'impulso ho detto sì". I
motivi di questo sì? "In Africa ho viaggiato spesso, la considero uno dei
posti dove l'uomo riesce a essere più vicino a Dio. Inoltre penso si stia
sviluppando una nuova forma di colonialismo, subdola perché celata: nel mio
piccolo voglio fare qualcosa controcorrente". Poi cosa è successo?
"Nel 2001 sono stato convocato a Roma all'ambasciata. Un terzo grado
garbato per valutare la mia candidatura. La prassi è complessa: c'è lo scambio
di informazioni fra i ministeri degli Esteri e poi un'indagine. La nomina è
arrivata nel 2003". E ha riaperto il consolato? "Avevo già iniziato a
incontrare le persone per capirne i bisogni (in Lombardia ci sono circa 4 mila
burkinabè), anche se l'inaugurazione è avvenuta nel luglio 2004". Come
comunica con i burkinabè? "Il Burkina Faso è un'ex colonia francese: ci
sono 70 diversi dialetti, ma la lingua ufficiale è il francese. Se c'è bisogno
ci appoggiamo ai mediatori linguistici". Quali sono i compiti di un
console onorario? "C'è il rapporto con i Burkinabè, ovvero
rapporto con cittadini africani alle prese con la burocrazia e la vita italiana, ma c'è anche un ruolo istituzionale, per
favorire cooperazione e scambi". E per lei, viceconsole, come è iniziata
l'avventura? "Stavo ultimando un master in mediazione culturale. Michele
mi ha coinvolta subito in un progetto con le donne. Durissimo: non
parlavano. A volte ci chiamano dalla questura, per i documenti, o dal Tribunale
dei minori. Ma non siamo attaccati alla scrivania: il nostro è un consolato
mobile. C'è bisogno a Lecco? Si va, appuntamento in un bar". Sogni nel
cassetto? "Tanti, ma mancano i fondi. Abbiamo creato l'associazione
"La Gué du Sahel", ci concentriamo su alfabetizzazione e orientamento
al lavoro". Amici Michele, 44 anni, ed Elena, 34, nella sede del consolato
(F. Mantero). A destra, piantagione nel Burkina Faso Marta Ghezzi.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2008-02-26 - pag: 1 autore: ... PANORAMA ... Il Papa ai
medici: "La vita va sempre salvaguardata" "La vita umana va
difesa in ogni momento del suo sviluppo terreno ". Così Benedetto XVI in
un chiaro richiamo ai medici dopo il discusso documento in difesa della legge
194. Sale la polemica nel Pd, con un duro botta e risposta Rosy Bindi-Emma
Bonino; Walter Veltroni rassicura: "No alle vecchie divisioni
laici-cattolici". Famiglia Cristiana boccia l'alleanza Pd-Radicali:
"Pasticcio veltroniano in salsa pannelliana". u pagina 18 con
"il Punto" di Stefano Folli Gravina, in un pozzo i corpi dei
fratellini scomparsi I vigili del fuoco hanno scoperto in un pozzo di Gravina
di Puglia, salvando un ragazzino caduto, i resti di due bambini. Per il
questore "si tratta sicuramente dei fratellini Pappalardi", scomparsi
nel giugno 2006. Il padre, accusato del delitto, è in carcere da tre mesi. Il programma del Pd: giù l'Irpef e meno burocrazia Misure realistiche, con copertura finanziaria e che fanno i
conti con una crescita allo 0,7%. Così Walter Veltroni ha presentato ieri il
programma del Pd: tra le misure un punto in meno di Irpef per tre annie credito
d'imposta al 50% per i costi della burocrazia. u pagina 15 Berlusconi: chi vota l'Udc, vota per
Veltroni Nuovo affondo di Silvio Berlusconi contro Pier Ferdinando Casini:
"Chi vota l'Udc vota per Veltroni" ha detto ieri il Cavaliere secondo
cui i sondaggi danno al Pdl 10 punti di vantaggio rispetto al Pd. Casini
replica: pubblicità ingannevole ma pur sempre gratuita. u pagina 14 Mediobanca
è uscita dal capitale di Finmeccanica Mediobanca ha ceduto la quota dell'1%in
Finmeccanica,che deteneva dalla privatizzazione del giugno 2000. La partecipazione
dava a Piazzetta Cuccia il diritto alla nomina di tre consiglieri nel gruppo
aerospaziale. u pagina 37 Un tetto al costo dei libri nella scuola secondaria
Arriva un limite al costo dei libri per la scuola secondaria superiore.
Dall'anno scolastico 2008/09, per esempio, i libri per i cinque anni del
classico non potranno costare più di 1.491 euro e per lo scientifico 1.405
euro. Proteste degli editori. u pagina 32 I Pm: vessazioni e violenze alla
Bolzaneto di Genova è iniziata ieri mattina la seconda parte della requisitoria
dei Pm al processo per le violenze nella caserma di Bolzaneto durante il G-8
del 2001 a Genova. I pubblici ministeri hanno elencato episodi di vessazioni e
pestaggi subiti dalle vittime.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Esteri Pagina 112
Cuba. Il nuovo presidente non nasconde le difficoltà ma il suo stile è all'insegna
della praticità La strategia di Raul Castro Cuba.. Il nuovo presidente non
nasconde le difficoltà ma il suo stile è all'insegna della praticità "Meno
burocrazia e rilancio dell'economia" -->
"Meno burocrazia e rilancio dell'economia"
Compito gravoso per Raul Casto, nuovo presidente di Cuba. Snellire la burocrazia e rilanciare l'economia i suoi primi passi
politici. L'AVANA Da dove cominciare. Questo il dilemma che Raul Castro si deve
essere posto spessissimo in questi mesi in cui ha sostituito il fratello Fidel
alla guida del paese, e che ora è diventato più impellente dopo che l'Assemblea
nazionale lo ha eletto presidente e gli ha simbolicamente consegnato
l'aggrovigliata (e qualcuno dice esplosiva) matassa della crisi cubana,
disegnando anche la squadra di sette uomini che con lui dovranno sbrogliarla.
Quello che si è capito dal suo primo intervento ufficiale da capo dello Stato
nel Palazzo delle Convenzioni è che l'analisi dei mali e degli obiettivi è in
fase avanzata, mentre molto c'è ancora da decidere sulle scelte che dovranno
portare il nuovo, salvando però l'istituzionalità (leggasi il ruolo guida del
Partito comunista) esistente, che per Raul come per Fidel, è un valore
imprescindibile. E a sentinella di questo punto fermo lui stesso ha voluto nel
ruolo di primo vicepresidente, Josè Ramon Machado Ventura, un veterano della
Rivoluzione che ha da sempre lavorato nella sfera ideologica e organizzativa
del Partito. Appoggiandosi sul pensiero di Fidel ha riassunto nel suo discorso
programmatico certezze e problemi esistenti. Ed ha offerto ai cubani la
speranza di giorni migliori quando ha detto che "il paese avrà come
priorità di soddisfare le necessità di base della popolazione, materiali e
spirituali, partendo dal rafforzamento dell'economia nazionale e della base
produttiva". Ben conscio che i riflettori saranno puntati a lungo su di
lui, Raul Castro ha mostrato di non amare le frasi rituali, quando ha sostenuto
senza mezzi termini che "oggi (per lo Stato) si richiede una struttura più
compatta e funzionale, con un numero minore di organismi dell'amministrazione
centrale". Ciò permetterà, ha aggiunto, di "ridurre l'enorme quantità
di riunioni, coordinamenti, permessi, disposizioni regolamenti e circolari"
visto che "dobbiamo fare più efficiente la gestione del nostro
governo". Tutto questo richiederà tempo e rientrerà nella prima parte dei
cambiamenti che l'ex numero 2 cubano vuole introdurre, prima di attaccare i
mali dell'economia che non regge l'urto del mercato esterno. In questa chiave
si spiega anche l'insolita decisione di non annunciare i ministri del suo
governo che si conosceranno quando sarà definito il piano di lavoro. Sono tante
in sintesi le cose da fare, e Raul Castro si accinge a mettervi mano con il suo
stile poco appariscente e pratico. Tutto il contrario di quello del collega
venezuelano Hugo Chavez, che gli ha assicurato il proseguimento delle buone (e
necessarie per L'Avana) relazioni esistenti. Fra gli appoggi che nelle sue
prime ore di presidenza ha ricevuto, quello fondamentale della chiesa cattolica
cubana che oggi, alla presenza del Segretario di Stato Tarcisio Bertone in
visita nell'isola, ha messo a punto un comunicato in cui si formulano
"auspici di successo" per il suo operato. E intanto si gioca fra
apertura e cautela la posizione dell'Ue alla vigilia della visita che il 6 e 7
marzo porterà il commissario allo sviluppo Louis Michel nell'isola caraibica. È
stato proprio Michel ad adottare una posizione di maggiore apertura verso il nuovo
corso cubano affermando di essere pronto "ad un dialogo costruttivo"
con Raul Castro. "La commissione europea - ha affermato Michel - è pronta
a continuare a lavorare col governo cubano in coordinamento con i partner
europei, per migliorare e approfondire le questioni di comune interesse come
l'ambiente e i cambiamenti climatici".
( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-02-26 - pag: 26 autore: Esame Golfo per
l'Italia Per la prima volta presentata ai gruppi arabi una lista di progetti
concreti Alfredo Sessa DUBAI. Dal nostro inviato Una lista di 17 progetti, per
un valore complessivo di 1,48 miliardi di euro, con l'accento posto su
infrastrutture turistiche e logistica, settori ritenuti appetibili dagli
investitori arabi, e considerati strategici per attirare capitali esteri in
Italia. Per la prima volta, l'Italia si è presentata nei Paesi del Golfo
Persico non con un generico invito a investire nel nostro Paese, ma con
progetti concreti. Lo ha fatto nei giorni scorsi con un road show in Arabia
Saudita, Emirati arabi uniti, Kuwait e Qatar condotto dall'Agenzia nazionale
per l'attrazione degli investimenti (Sviluppo Italia) in collaborazione con il
ministero per gli Affari esteri. Destinatari, alcuni dei più importanti
investitori strategici del Golfo. La lista comprende alberghi e villaggi
turistici di lusso, da acquisire o da realizzare prevalentemente in Sicilia,
Puglia, Basilicata, Umbria, Piemonte, Veneto. Tra i progetti anche
infrastrutture portuali per traffico container, con focus su Taranto e Trieste.
Un corteggiamento, quello italiano nei confronti degli investitori arabi, non
facile anche a causadel difficile momento attraversato dall'Italia: le
sceneggiate parlamentari e il degrado di Napoli non sono certamente sfuggiti
alle opinioni pubbliche locali, sulle quali le bellezze naturali e
architettoniche italiane continuano tuttavia a esercitare, nel bene e nel male,
un fascino ipnotico. Un banco di prova anche per Sviluppo Italia, che dopo la
fase di riduzione delle inefficienze, prova adesso a svolgere il suo compito
istituzionale di attrazione degli investimenti. "I nostri interlocutori –
dice Domenico Arcuri, da circa un anno amministratore delegato di Sviluppo
Italia – sono alla ricerca di investimenti pronti, non si mettono a fare
fabbriche. Hanno paura dei tempi, della burocrazia, dei livelli di tassazione. Solo
su quest'ultimo aspetto credo che non abbiano ragione, perché i nostri livelli
di tassazione sono simili a quelli degli altri Paesi europei". Su tempi e burocrazia, Arcuri ha assicurato il
sostegno di Sviluppo Italia in quanto agenzia governativa. Un follow-up
istituzionale, di apripista nel labirinto della burocrazia
italiana, che rappresenta l'aspetto cui gli investitori arabi sembrano tenere
maggiormente. "Da voi è un problema avere i permessi" dice infatti
Nasser Al Ansari, Ceo di Diar, l'agenzia qatarina di investimento.
"Vogliamo investire da voi, ma non è facile avere i visti" rincara la
dose Saad Al-Mojel, imprenditore e vice- presidente della Camera di commercio
di Riad. L'Italia chiede investimenti a interlocutori abituati a un'economia
del dare e avere, dove c'è bisogno di tempi rapidi e certi. Fondamentale sarà
il proseguimento dei contatti avviati in questi giorni. Le ambasciate italiane
in Kuwait, Arabia Saudita, Qatar ed Emirati hanno adesso il compito di seguire
l'evoluzione delle manifestazioni di interesse raccolte durante la missione. Lo
staff di Sviluppo Italia si prepara a fornire altre informazioni agli operatori
incontrati nel Golfo. Nonostante le difficoltà, gli uomini di affari
mediorientali hanno apprezzato il biglietto da visita italiano. "è la
prima volta che sento dei dettagli per i progetti italiani" dice il
presidente della Camera di commercio del Kuwait, Ali Al Ghanem. "Siamo
interessati agli hotel in Italia. Averli è un biglietto da visita " è il
parere di Ruben Lineiro, business development manager di Efad Holding, del
gruppo di investimento kuwaitiano Dar. Il Golfo era una tappa obbligata per
attrarre gli investimenti. Ma gli esami, per Sviluppo Italia, sono solo
all'inizio. Cina, India, Russia potrebbero essere altrettanti mercati dove
esporre in vetrina il prodotto Italia. alfredo.sessa@ilsole24ore.com
www.sviluppoitalia.it L'agenzia per l'attrazione investimenti FOLLOW-UP Il
ministero degli Esteri e Sviluppo Italia impegnati nell'assicurare corsie
preferenziali agli operatori interessati a investire Capitali emiratini.
Mudabala Development Company è la holding di investimento del Governo di Abu
Dhabi BLOOMBERG.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-02-2008)
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Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICE E SOCIETA data: 2008-02-26 - pag: 15 autore: Pd, sparisce la
tassa sulle rendite Il programma di Veltroni: credito d'imposta del 50% per i costi della burocrazia Lina Palmerini ROMA Una campagna elettorale fatta con una
congiuntura che segna cattivo tempo. è con una previsione di crescita dimezzata
allo 0,7%, con una frenata italiana che non ha pari in Europa, con i prezzi in
rialzo e il caro-petrolio che i programmi elettorali di Walter Veltroni e
Silvio Berlusconi dovranno fare i conti. Ieri ha cominciato il Pd a
mettere le sue idee sul tavolo. Misure "ambiziose e realistiche " le
ha definite il segretario Pd, che "hanno copertura finanziaria " e
prendono come riferimento sul Pil "le indicazioni delle principali agenzie
e istituzioni, nazionali e internazionali", ha poi chiarito Enrico
Morando, il "team manager" del programma. E siccome la crescita è la
"priorità" del Pd, Veltroni comincia da qui, da quello che oggi non
c'è. "La nostra ricetta è anticiclica, perfino guardando alle riforme
istituzionali che proponiamo, noi mettiamo il Paese in grado di correre.
Proprio in presenza di un ciclo negativo il Paese ha, a maggior ragione, bisogno
di spezzare le catene che gli impediscono di crescere. O rompiamo con gli
ultimi 15 anni o si condanna l'Italia al declino". Dunque, il filo delle
"Dodici azioni" è questo: invertire un ciclo economico negativo
ammainando quelle che sono state le "bandiere" del vecchio
centro-sinistra: dalla tassa sulle rendite che sparisce, al conflitto di
interessi che ora va sotto il capitolo " libertà di mercato"
"perché è quello l'obiettivo di un'economia liberale e non l'intento
punitivo", al "sì" alla Tav e rigassificatori che nel programma
dell'Unione non comparivano. Così come le questioni etiche che il programma
cerca di "raffreddare": la legge 194 sull'aborto è "equilibrata
e va difesa perché ha ridotto del 42% gli aborti", il testamento biologico
e il riconoscimento dei diritti ai conviventi compaiono, ma senza alcuna
enfasi. L'enfasi va invece sui temi economici, sul binomio crescita e riduzione
della spesa corrente e del debito pubblico e sul binomio lavoro-impresa che
diventa anche il metodo attraverso cui realizzare il rilancio. Un patto come
nel '93 tra sindacati e mondo dei produttori. Guardando dentro le 33 pagine, è
l'intervento sui salari –e cioè l'aumento delle detrazioni sul lavoro
dipendente – "la prima cosa che faremo". Così come le grandi opere
sono un punto centrale della ricetta anticiclica del Pd, a cominciare dall'Alta
velocità. "Vogliamo la Tav Lione-Torino-Trieste, rigassificatori,
termovalorizzatori. Sulla valutazione di impatto ambientale imporremo due o tre
mesi di decisione". E sulle infrastrutture scatta il duello con
Berlusconi: "Tra il Ponte sullo Stretto e l'alta velocità per trasportare
le merci in tutto il Mezzogiorno, non ho dubbi: il Sud ha bisogno di trasporto
su ferro". Il pacchetto fiscale è il cuore del rilancio ma c'è una novità
"contro la burocrazia". Ossia "se il
Parlamento introduce nuove procedure deve calcolarne il costo e attribuire a
cittadini e imprese un credito d'imposta pari al 50%", spiega Giorgio
Tonini. Sulle tasse c'è la riduzione delle aliquote Irpef e un pacchetto di
sgravi le aziende. Misure coperte con una riduzione di spesa di 2,5 punti di
Pil (circa 40 miliardi) e con un'azione di dismissione del patrimonio
immobiliare pubblico in modo da abbattere di 10 punti il debito e "
incassare" i circa 8 miliardi di interessi passivi. L'altra voce di
finanziamento è la lotta all'evasione fiscale. E qui Morando, per dare
credibilità a questa fonte di copertura, ripercorre i risultati dell'epoca
Berlusconi e del Governo Prodi: "Nel 2000-2005, il rapporto tra aumento
delle entrate e crescita del Pil è stato mediamente dello 0,75, invece nel 2006
il rapporto è salito al 2,6. Questo è accaduto ovunque in Europa ed è
attribuibile al ciclo economico – quindi si sarebbe avuto anche con la Cdl al
Governo –ma in Italia ha assunto dimensioni superiori attribuibili alla lotta
all'evasione. Nel 2007 il rapporto si riprofila verso il basso all'1,5, ma noi
pensiamo – proprio sulla base di ciò che abbiamo fatto – che possa essere
mantenuto poco sopra all' 1". Resta il tandem lavoro-impresa così da un
lato parte la sperimentazione di un salario minimo legale a mille euro,
dall'altro si scommette sulle Pmi con incentivi automatici per aiutare
l'innovazione e internazionalizzazione. Serrato il programma di
liberalizzazioni. "Una legge all'anno a partire da telefonia, trasporti e
distribuzione del carburante ". Ma "anticicliche " vengono
considerate anche le riforme istituzionali a partire da una legge elettorale
alla "francese". Dunque, una sola Camera legislativa con 470
depu-tati, eletti in collegi uninominali col doppio turno, un Governo di 12
ministri, al premier il potere di revoca. E arriva la riforma delle pensioni
per i parlamentari che avranno un assegno pensionistico sulla base del calcolo
contributivo. Anche i sedicenni potranno votare alle amministrative così come
gli immigrati, per loro vengono riviste le norme della BossiFini affidando a
sponsor garantiti l'intermediazione tra domanda e offerta di lavoro.
Ineleggibili i condannati per reati gravi e proprio sulle " liste
pulite" Veltroni ripete l'impegno e promette un "controllo"
sull'avversario "non verranno candidate persone condannate in primo grado:
vedremo gli altri". E una battuta polemica la riserva anche all'alleanza
di Berlusconi con Bossi e Lombardo. "Altro che "ma anche". Mi
devono spiegare come si fa a mettere insieme la Lega Nord e la Lega Sud".
Infine i numeri dei sondaggi: "Abbiamo sei punti di distacco, a gennaio ce
n'erano 13".
( da "Nazione, La (Nazionale)" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Addio al Museo del
Calcio Cremona scippa Coverciano La Figc destina 3 miliardi di lire alla
fondazione "Vialli e Mauro" di ENZO BUCCHIONI COME se non bastassero
i danni procurati alla Fiorentina e a tutti i suoi tifosi, l'effetto Calciopoli
sta per colpire duramente anche l'intera città di Firenze. Con
un colpo di mano della burocrazia e assurde decisioni prese dal commissario della Federcalcio
Guido Rossi nell'estate del 2006, il Museo del Calcio di Coverciano sta per
essere scippato dalla città di Cremona e se anche dovesse salvarsi rimarrebbe
con un ruolo marginale e poche possibilità di sviluppo. E' UNA STORIA
incredibile, un altro autogol della politica italiana che i dirigenti della
Federcalcio per oltre un anno e mezzo hanno cercato di mascherare e nascondere
prima e di negare poi. Ora finalmente la verità è venuta a galla grazie al
lavoro di Matteo Marani, nuovo dinamico direttore del "Guerin
Sportivo" che sta mettendo in piedi un'inchiesta dopo l'altra per
sollevare i veli del Palazzo del pallone. Noi, naturalmente siamo con lui e
cerchiamo di contribuire a fare chiarezza e, se possibile, rimettere in
discussione certe operazioni. QUESTA SORTA di giallo politico-burocratico
prende le mosse nel 2005 quando l'allora sottosegretario allo sport Pescante si
accorge di un avanzo di cassa relativo ai mondiali del 1990. Pescante decide di
destinare quella cifra allo sviluppo di musei monotematici. Si mette in corsa
anche il Museo del Calcio di Coverciano fondato e diretto dal dottor Fino Fini.
La struttura ha bisogno di una nuova ala, c'è molto materiale che non trova
collocazione, c'è il successo crescente di visitatori e di consensi anche
internazionali. Il Museo, nato all'inizio degli anni Novanta, è stato
inaugurato nel 2000 e dipende da una Fondazione a capitale pubblico e privato
presieduta dal professor Valitutti, ex presidente del Centro Tecnico di
Coverciano. Nel museo fiorentino ci sono pezzi di grande valore, uno per tutti
la maglia di Piola cucita dalla mamma. E poi una biblioteca unica al mondo. Il
Comune è sensibile, viene approvato un progetto di ampliamento, si deliberano
lavori per oltre tre milioni di euro, settecentomila dei quali stanziati dalla
Fondazione. Della vicenda si fece carico l'allora presidente della Federcalcio
Franco Carraro, la pratica con i progetti venne inoltrata al ministero,
Pescante era favorevole all'idea. Tutto fatto, il finanziamento di un milione e
583.904 euro stava per arrivare nelle casse del Museo del Calcio. Siamo nella
tarda primavera del 2006. Salta Carraro, salta la federcalcio, il ciclone
Calciopoli porta al vertice del calcio il professor Rossi. Quando la pratica
Coverciano arriva sul suo tavolo di Rossi per il parere definitivo si scopre
che anche la Fondazione "Vialli e Mauro" di Cremona aveva avanzato la
richiesta per il finanziamento. E si scopre anche che la pratica del Museo del
calcio è incompleta e non ci sono più i tempi tecnici per completarla. C'è chi
dice che per Vialli & C. molto abbia spinto uno dei vice di Rossi, Vito
Gamberale. C'è chi racconta di parecchi imbarazzi e della inutile difesa di
Pancalli, ma la decisione sorprendente viene presa e il finanziamento finisce a
"Vialli & Mauro". Il loro Museo del calcio in pratica deve ancora
nascere, per ora è poco più di un'idea, ha la sede nello storico Palazzo
dell'Arte di Cremona, ma senza nulla togliere alle iniziative di Vialli e Mauro
l'idea è bizzarra. Mauro, oltre che calciatore, ricordiamolo, è stato deputato
dei Ds. Ma quello che lo Stato e la Federcalcio non avrebbero dovuto avvalorare
è l'idea di far nascere un altro Museo del Calcio in concorrenza con quello
esistente, per di più situato all'interno di Coverciano, il tempio del calcio
mondiale. Istituzioni intelligenti avrebbero spinto per un unico polo, per
ingrandirlo, valorizzarlo fino a farlo diventare il primo al mondo. E invece si
concedono tre miliardi di vecchie lire a un museo ancora da scoprire e per di
più a Cremona, città fuori dai grandi circuiti del pallone. - -->.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Provincia di
Oristano Pagina 4021 Ghilarza. Lavori pubblici Musei e auditorium: entro l'anno
chiudono 10 cantieri Ghilarza.. Lavori pubblici --> Sarà il 2008 l'anno del
cambiamento per Ghilarza. Nel centro del Gulcier infatti presto apriranno
infatti una decina di cantieri che, secondo le previsioni, chiuderanno entro la
fine dell'anno. Il primo che sarà consegnato alla popolazione è il museo d'arte
moderna, opera di cui si parla da tanto tempo e che adesso è pressoché
ultimata. Dotata di tre ampie sale che potranno ospitare importanti
esposizioni, sarà inaugurata a maggio. Poco più di una settimana fa in Comune è
poi arrivata l'autorizzazione della Sovrintendenza per iniziare i lavori al
parco del nuraghe Oschini. In questo caso, con la rimodulazione dei fondi della
Legge 37, si andrà a sistemare l'area attorno al nuraghe. Verranno sistemati
tavoli e panchine e un piccolo chiosco. Sempre con la rimodulazione della 37
sarà realizzato entro l'anno l'impianto di frantumazione e riciclaggio degli
inerti. Entro aprile dovrebbe aprire il cantiere per la ristrutturazione
dell'auditorium comunale per una spesa di circa 80 mila euro. La struttura sarà
oggetto di una importante opera di restyling. Verranno rifatti i pavimenti,
sostituite le poltroncine e sistemati dei nuovi pannelli lungo le pareti. Il
2008 dovrebbe vedere anche l'apertura di una grande incompiuta: il museo
paleobotanico di Zuri. Si è invece in attesa delle autorizzazioni della
Sovrintendenza per appaltare i lavori del cimitero. Prevista in questo caso la
copertura di tutti i loculi della parte più antica del camposanto e, se
dovessero avanzare dei soldi, anche la sistemazione di un cancello automatico.
Si è in attesa del parere della Sovrintendenza anche per iniziare il restauro
di villa Deriu (sarà sede di un centro sociale) e del porticciolo turistico a
San Serafino, dove l'amministrazione ha anche acquistato una casa da
ristrutturare e trasformare in punto accoglienza per i turisti. Si sta invece
preparando l'appalto per i progetti finanziati con il bando Civis: il
rifacimento in pietra delle vie delle processioni e il restauro di un'antica
abitazione acquistata dal Comune. A breve verrà inoltre sistemata una rotonda
nella nuova strada di circonvallazione. Tra gli interventi
in programma quest'anno c'è anche il completamento del galoppatoio con la
sistemazione della recinzione. Soddifatto il sindaco Stefano Licheri:
"Abbiamo lavorato bene, rimodulando al meglio la Legge 37 e distribuendo
le risorse. Purtroppo abbiamo avuto dei ritardi con l'inizio di alcuni lavori
per via della burocrazia".
ALESSIA ORBANA.
( da "Provincia Pavese, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Di Denis Artioli
Banca di Vigevano, sono i mesi decisivi Ai primi di aprile la fondazione, a
ottobre l'apertura al pubblico dell'istituto. Obiettivo: 600 soci VIGEVANO. Il
nome sarà "Banca di credito cooperativo di Vigevano", ma in città è
già stato abbreviato in "Banca di Vigevano". E' la novità che sta per
entrare in scena nel già affollato mondo del credito locale, con il proposito
di caratterizzarsi fortemente come la banca dei vigevanesi, delle famiglie,
delle piccole e medie imprese. La data di fondazione, burocrazia permettendo, dovrebbe essere il 5 aprile, mentre le porte
dell'istituto potrebbero aprirsi alla città, per la prima volta, nella seconda
settimana di ottobre, quando ricorre la festa del Beato Matteo, patrono di
Vigevano. Questa è la speranza di Ernesto Casazza, l'assicuratore che presiede
il Comitato promotore, formato dai nove vigevanesi che si sono lanciati
in questa impresa. "Le sottoscrizioni per poter diventare soci fondatori
saranno chiuse il 28 febbraio - spiega Casazza - Contiamo di arrivare a 600
soci, per ora siamo poco sotto a quel numero, ed è un ottimo risultato. Siamo
soddisfatti per la risposta della città". Ma chi ha sottoscritto le azioni
della nuova banca? "Abbiamo esponenti di molte categorie - spiega Casazza
- Professionisti, artigiani, commercianti, operai, e poi impiegati, pensionati,
casalinghe e anche studenti che hanno aderito con la sottoscrizione minima di
500 euro". Il comitato promotore ha articolato in questo modo i tagli
minimi di sottoscrizione: 2 azioni, pari a 500 euro, per le persone fisiche dai
18 ai 23 anni; 8 azioni, pari a 2mila euro, per le persone oltre i 23 anni; 12
azioni, pari a 3mila euro, per le persone giuridiche (fino a un massimo di
50mila euro). "La nascita di questa banca è sentita in città - sottolinea
Casazza - Si consideri che al 99 per cento i sottoscrittori sono
vigevanesi". Dove avrà sede la banca? "Abbiamo incaricato alcuni
tecnici di valutare una serie di locali disponibili nella zona del teatro
Cagnoni, perché vogliamo essere in centro" risponde Casazza. Il progetto,
indicato sul sito www.comitatopromotorebccv.it, fotografa la realtà economica
della provincia di Pavia sottolineando che "presenta un ideale mix
produttivo, in cui si contemperano caratteri legati ad una forte tradizione agricolo-rurale
nella quale si è innestato, a partire dagli anni cinquanta, uno sviluppo
industriale inteso soprattutto nei settori dell'ingegneria meccanica,
tessile-calzaturiero, chimico e agroalimentare". E individua anche il
cliente tipo della Banca di credito cooperativo: "Strutturalmente
l'economia pavese è dominata dalle micro-imprese che costituiscono in media
l'80% delle imprese attive. Vivace è lo spirito imprenditoriale: il tasso di
natalità delle imprese della provincia è soddisfacente. Vigevano, per esempio,
con una popolazione di 60.000 mila abitanti esprime una vocazione commerciale e
industriale, soprattutto manifatturiera, dinamica e crescente: una realtà di
circa 1900 unità locali artigiane (operanti nell'industria e non) aziende che
operano con sempre maggiore determinazione ed espansione di mercato".
Anche il contesto territoriale vicino fa parte dell'analisi dei promotori,
evidenziando che "al territorio pavese si aggiungono alcuni comuni del
milanese (Abbiategrasso, Motta Visconti, Besate, Morimondo) con un buon
potenziale demografico, produttivo, di unità locali, di ricchezza finanziaria e
a forte domanda di servizi bancari". L'obiettivo, quindi, è quello di
creare una nuova banca con cuore pulsante a Vigevano e nei comuni limitrofi
"ma che punti a divenire - nel giro di qualche anno - una banca a respiro
provinciale" e di "promuovere una nuova realtà creditizia locale
secondo i principi e le norme della cooperazione mutualistica di credito".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Lavoro e Opportunità
Pagina 11027 L'introduzione delle norme sui Raee Pagano gli artigiani e i consumatori
L'introduzione delle norme sui Raee di Gianni Azara * --> di Gianni Azara *
Come spesso accade in Italia, a una buona legge non sempre corrisponde una
buona applicazione. Perché aumentano le difficoltà tecnico-burocratiche per gli
artigiani, perché incide sulla commessa di lavoro, perché la comunicazione
continua a essere insufficiente. Le norme introdotte per il recupero dei Raee
(rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) vanno a migliorare sia
la qualità di vita professionale degli operatori, come i produttori e gli
installatori, sia la condizione dell'ambiente. Perché stimolano il reimpiego e
il riciclaggio di beni e materiali e perché limitano la dispersione di sostanze
pericolose come mercurio, piombo, cadmio e cloro. Se il "lato A"
della normativa è ricco di pregevoli intenzioni, non si può dire lo stesso del
lato opposto. Infatti gli utenti finali hanno subito un aggravio degli oneri
d'acquisto (dai 25 centesimi di un asciugacapelli ai 16 euro di un frigorifero)
e gli artigiani hanno visto incrementare le restrizioni, i controlli e le varie
prassi. Ovvero l'intero "obbligo pratico-burocratico" di
ritiro-riciclo-smaltimento di televisori, condizionatori o altri
elettrodomestici a "fine vita", è stato completamente scaricato sulla
loro attività. Dobbiamo sempre ricordarci che gli artigiani non dispongono di
spazi enormi, soprattutto per stoccare beni dismessi. Ma allora, cosa fare e
dove mettere il materiale? Ora, il problema è questo: in Sardegna di piazzole
per raccogliere i Raee ce ne sono ancora troppo poche. Ciò amplifica il
problema per gli operatori, artigiani ed esercenti, che, dopo aver venduto il
nuovo elettrodomestico, sono obbligati a prendere indietro il vecchio. Ovvero
il laboratorio rischia di diventare una discarica abusiva. Sanzionabile. Non
contestiamo tali norme, che sono assolutamente giuste, da rispettare e da far
rispettare, ma vogliamo far notare come non sia giusto che siano solo artigiani
e consumatori finali a doversi sobbarcare tutto il peso delle norme. Insomma,
la situazione è tutt'altro che chiara e la "lentocrazia" si unisce
ancora una volta, purtroppo, alla burocrazia. Una soluzione potrebbe essere data dalla creazione di una sorta
di "filiera corta" costituita da imprese specializzate nel ritiro e
riciclo di tali preziosissimi "rifiuti". Distribuite nel territorio
regionale, sarebbero in grado di recuperare metalli come oro, rame e palladio
dai circuiti, ma anche ferro e piombo dalle carcasse. In più avrebbero
il pregio di rimettere nel sistema produttivo i materiali, guadagnando e
salvaguardando l'ambiente. La politica avrebbe dovuto fare di più e meglio,
come predisporre leggi ma anche soluzioni alternative. Per ora, però, l'unica
certezza è che i consumatori pagano e gli artigiani si accollano tutte le
difficoltà pratiche del servizio di smaltimento. Speriamo che presto l'ambiente
possa ringraziare anche gli artigiani. * Presidente regionale Confartigianato.
( da "Nuova Sardegna, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Consorzio
industriale. All'ex sindaco bastano i soli voti del centrodestra per l'elezione
Ribaltone al Cines, Nizzi diventa presidente Prima un faccia a faccia davanti
al giudice, poi l'assemblea disertata dal centrosinistra L'appoggio di
Giovannelli: "Chessa ha dimostrato una forte arroganza" OLBIA. Una
repubblica bipresidenziale che rischia di morire in una overdose di cavillocrazia.
Ultimo atto della guerra del Cines. L'assemblea alza la mano, 15 voti a favore.
Nessuno contro. Il nuovo presidente è Settimo Nizzi. Flash della stampa,
applausi, strette di mano. Titoli di coda sulla telenovela più appassionante
degli ultimi mesi. A guidare il Cines sarà re Settimo. Tutto vero. O
verosimile. Come 4 mesi fa, quando l'ex sindaco era stato eletto da una
riunione poi evaporata davanti ai paletti del diritto. Come 4 giorni fa, quando
Ninni Chessa era stato riconfermato sullo scranno più alto del Consorzio
industriale. Ora la lotta per il controllo del Cines sembra essere a una
svolta. Il nuovo presidente Nizzi ha dalla sua la forza di un'assemblea decisa
da un giudice ed è l'ultimo a essere stato eletto. Particolare non da poco.
Potrebbe essere la svolta per l'ente con due capi, due cda e neanche una stanza
per riunirsi. Golpe e controgolpe si sono svolti in aule di fortuna. La sede è
stata messa quasi tutta sotto sequestro da un giudice, su richiesta
dell'autorità portuale. Democrazia in prestito. Ma a sciogliere dubbi, nodi e
strascichi giuridici sarà di sicuro un tribunale. Venerdì era Ninni Chessa a
stringere mani e portare a casa la sua vittoriosa sconfitta che lo lasciava re
del Cines con una risicata minoranza. Ora a festeggiare è Settimo Nizzi eletto
nell'assemblea decisa dal giudice Paola Ferrari Bravo. In aula non c'è Ninni
Chessa, colpito in mattinata da un grave lutto familiare, né tutto il
centrosinistra. Ultimo resistente il vicepresidente Piero Putzu, che cola a
picco con i resti della corazzata affondata dal centrodestra. I destini della
presidenza Chessa scricchiolavano già dalla mattina. Il giudice vuole cercare
di capire chi tra le parti abbia ragione. Il magistrato si getta nell'impresa
kamikaze e convoca le parti. Da una parte il legale del centrodestra, Paola
Palitta, dall'altro quello del centrosinistra, Arrigo Filigheddu, nel mezzo il
presidente dei revisori dei conti. Tra le mani della Ferrari Bravo l'ordinanza
con cui aveva disposto d'imperio una data ultima per risolvere l'enigma del
Cines: il 25 febbraio. L'entourage del presidente ritiene inutile una nuova
assemblea dopo la riconferma di Chessa venerdì. Il centrodestra contesta la
validità della riunione, viziata tra le altre cose dalla revoca del consigliere
Massimo Putzu. Il vicepresidente regionale di Confindustria, non era abbastanza
titolato, secondo Chessa, per rappresentare l'associazione degli industriali.
Il giudice chiede che gli vengano mostrati gli atti dell'assemblea. Non sono
pronti. Inizia la corsa negli uffici per preparare i verbali della seduta. Il
termine ultimo fissato dalla Ferrari Bravo è per le 13,45. Ma quella del Cines
è una storia italiana e non hollywoodiana. I documenti arrivano troppo tardi. Per gli amanti della burocrazia alle 13,50. Cinque minuti dopo. Dura lex. La Ferrari Bravo ha
già firmato l'ordinanza che riconvoca per le 18 l'assemblea in Comune, a Poltu
Quadu. In aula solo il centrodestra. Tra loro spunta Piero Putzu che interviene
per primo con in mano i verbali dell'assemblea di venerdì. Vengono messi
agli atti. Si va avanti. Il piano naufraga, Putzu lascia l'aula. Il resto è
scontato. Si va al voto. Chessa viene rimosso all'unanimità, seguito dal cda.
Si sceglie il nuovo presidente. Pietro Carzedda propone Settimo Nizzi. Atto
formale. Il voto bulgaro elegge il nuovo presidente che forse aspettava dietro
la porta. Nizzi si materializza con il suo sorriso migliore e punta subito
dritto alla poltrona. Troppo presto. Viene fatto ritornare dietro le quinte.
Prima si deve votare l'immediata esecutività. L'aula si pronuncia e da dietro
il pilastro riappare re Settimo, che arriva trionfante e mentre sogna un futuro
da onorevole tiene stretto il presente da bipresidente. Si vota anche il nuovo
cda. Entrano il futuro vicepresidente Giovanni Inzaina, il sindaco di Arzachena
Pasquale Ragnedda, poi Gregorio Raspitzu, Vito Langiu, Massimo Putzu e Piero
Sanna. Nizzi ha il volto disteso di chi cavalca la tigre. "Oggi chiudiamo
una delle pagine più vergogose della democrazia in Sardegna. Da oggi il Cines
diventerà un palazzo trasparente - dice il presidente -. Non ci sarà più posto
per zone d'ombra". Ma subito comodo nei nuovi panni si traveste da padrone
di casa. "Domani mattina le stanze del presidente e del vice dovranno
essere lasciate libere - afferma -. Invito il vicedirettore che riconosce il
mio ruolo a informare il personale e predisporre tutto perché alle 11 ci sarà
la presa di possesso e il primo cda del nuovo direttivo". Il vice
direttore annuisce e prende nota. La seduta è sciolta tra le strette di mano.
Tra i primi ad abbracciare il nuovo presidente il sindaco Gianni Giovannelli e
il presidente dell'Autorità portuale, Paolo Piro, che forse voleva essere
sicuro a chi chiedere l'affitto il prossimo mese. Giovannelli aveva già dato il
suo forte appoggio al centrodestra con un documento, bissato da dichiarazioni
al vetriolo, contro Ninni Chessa. Il primo cittadino accusa di sterile
arroganza Chessa. "Assistiamo - continua - al dispregio delle più
elementari norme giuridiche ed etiche da parte di un presidente più volte
delegittimato e solo impegnato a mantenere il possesso di un proficua poltrona,
anche se cosciente di danneggiare il Consorzio". Sassate che alla fine
della sera sembrano carezze nel castello crollato del centrosinistra.
( da "Manifesto, Il" del 26-02-2008)
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Lavoro Sui salari
Walter punta al minimo Sara Farolfi Inutile chiedere lumi, "in fin dei
conti è pur sempre solo un programma elettorale". Se la lettura del
programma è "per titoli", allora si può iniziare - tanto per capire
meglio cosa significhi quell'equivicinanza tra imprese e lavoro - dal primo
punto, "l'Italia nel mondo che cambia", dove al primo posto, tra le
risorse su cui contare, figurano proprio "le imprese":
"lavoratori e imprenditori insieme - s'intende - che vincono nella
competizione globale". Prendiamo per esempio la proposta forte del
programma in materia di lavoro, e cioè quella "sperimentazione di un
compenso minimo legale di 1000-1100 euro al mese, per i precari". A
partire dalla platea, che viene definita quella dei precari, "collaboratori
economicamente dipendenti" (ma se sono economicamente dipendenti non
dovrebbero essere stabilizzati?): un milione circa di contrattisti a progetto -
spiega Enrico Morando, responsabile economico del Pd - che a differenza degli
altri lavoratori non hanno un riferimento contrattuale che ne stabilisca il
minimo salariale. L'importo, 1000-1100 euro mensili, si dice netto ma si legge
lordo, e la cosa fa una certa differenza (1000 euro lordi diventerebbero 800 in
busta paga). Precisa Morando che l'importo stabilito dovrà essere corrisposto
dal datore di lavoro, "senza intervento alcuno della spesa pubblica".
Ma è l'importo stesso che in definitiva verrà deciso concertando con sindacati
e imprese (e c'è da dubitare della generosità delle imprese). Il compenso minimo
dunque, "nella quantità che verrà fissata" riequilibra Morando, sarà
"al netto della contribuzione, ma non necessariamente dell'aliquota
Irpef". Contro la "trappola della precarietà", il programma
prevede invece l'allungamento del periodo di prova e l'incentivazione
dell'apprendistato; incentivi a chi assume a tempo indeterminato; la durata
massima di due anni per i contratti atipici (ma non si intendono i più abusati:
le collaborazioni o quelli a progetto, che invece dovranno, in termini
contributivi, costare di più di quelli a tempo determinato); l'estensione,
infine a tutti i lavoratori delle "tutele fondamentali" (non meglio
precisate, ma possiamo essere certi che non si tratta dell'articolo 18). Più in
generale, il progetto del Pd viene riassunto in poche parole: "Nel 1993
l'Italia si salvò dalla crisi economica grazie a un patto per la stabilità
economico finanziaria. Oggi serve un nuovo patto, per la crescita della
produttività totale dei fattori". La spesa pubblica verrà ridotta di mezzo
punto nel primo anno, di altri due punti nei due anni successivi. Sui salari
dei lavoratori dipendenti, si prevedono maggiori detrazioni Irpef solo per il
2008, dal 2009 e per tre anni invece il taglio delle tasse sarà generale e
generalizzato. In compenso si procederà sulla strada inaugurata dal protocollo
di luglio, con la detassazione della quota di salario legata alla
contrattazione di secondo livello. La dote fiscale di 2500 euro, per le
famiglie, assorbirà le attuali detrazioni, altre invece verranno previste per
l'affitto pagato. Alle piccole imprese viene garantita la non retroattività
degli studi di settore (su cui si era consumata la battaglia ai tempi
dell'ultima finanziaria), e il miglioramento del "forfettone" appena
introdotto. Alle medie imprese, si promettono incentivi per incrementarne la
competitività e "andare oltre il capitalismo relazionale". Alle medio
grandi, si mostra la quotazione in Borsa quale traguardo di sviluppo e
trasparenza. Più concorrenza, più liberalizzazioni e meno burocrazia, è il mantra. Infine la
"democrazia economica": "più partecipazione dei lavoratori, sia
sul piano finanziario sia su quello della governance". Un altro modello di
sindacato, par di capire.
( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 26-02-2008)
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Di LUCIANO ROSSI E'
chiamata a farlo soprattutto la politica, ma non solo. La situazione è
difficile e rischia di diventare difficilissima, in particolare a livello
economico. Ci sono imprese, in Italia come in Umbria, che sono competitive sul
mercato internazionale vincendo la sfida con aziende palesemente avvantaggiate
di altri Paesi; ma il tessuto delle piccole e medie imprese, che ha contribuito
al benessere italiano, soffre molto e va aiutato. Poi ci sono le famiglie, i
lavoratori ed i precari; famiglie che hanno visto crollare il potere d'acquisto
ed ogni giorno devono fare i conti con la borsa della spesa. Ebbene, in sede di
dibattito sulla Finanziaria alla Camera, avevo proposto un ordine del giorno
per detassare gli straordinari e per prevedere altri sostegni alla famiglia:
con sorpresa quell'ordine del giorno è stato respinto dalla maggioranza di
centrosinistra, che predica a pie' sospinto di essere a fianco di chi lavora.
Siamo ad un momento di svolta e mi auguro che in questa campagna elettorale
abbiano spazio i temi che interessano davvero i cittadini. Per parte mia
ritengo che il Pdl, con le sue proposte, dia risposte convincenti alle tante
attese. Mentre il Pd magari cerca di predicare bene, ma razzola male. Basta
vedere come sono gestiti gli enti della nostra regione, la proliferazione di
società pubbliche e di incarichi, la burocrazia onnivora, i ritardi e le
incertezze nell'affrontare problemi urgentissimi come quelli, per esempio, dei
rifiuti, dell'energia, delle infrastrutture. Credo che quelli del Pd, insieme
al resto del centrosinistra che governa quasi tutto nella nostra regione, debbano
chiedere scusa agli umbri per quanto non è stato fatto. Tanto per fare
un altro esempio, prendiamo la formazione: milioni di euro impegnati, ma i
giovani sono mortificati, sono costretti a pietire qualche euro, non hanno
altra strada, soprattutto i laureati, che emigrare. E' il momento di prendere
atto della situazione difficilissima, assumendosi le responsabilità e cercando
soluzioni adeguate. E facendo tutto alla luce del sole. In occasione del
terremoto del 1997, tutta l'Italia si è mobilitata per aiutare l'Umbria. Sono
piovuti su questa regione tanti soldi ed il governo Berlusconi si è segnalato
per la generosità. Ora è necessario che l'Umbria si dimostri capace di
affrontare e risolvere i problemi senza sperare sempre che l'aiuto arrivi
dall'alto. Vorrei insistere sui rifiuti perché è un caso emblematico. Si pensa
davvero di risolvere tutto con la raccolta differenziata, i cui dati dimostrano
per altro che ben poco si è fatto? La Regione si trastulla da anni tra un piano
e l'altro, mentre le discariche sono in esaurimento e la scelta della
termovalorizzazione latita. La verità è che questa maggioranza è bloccata dai
comitati del no a tutto. Quei comitati del no che paralizzano anche la
prospettiva di avere una E45 degna di essere chiamata superstrada ed in
prospettiva di diventare autostrada, così come le infrastutture che possono
rompere l'isolamento secolare di questa regione. Perché si assecondano questi
comitati del no? E' il momento di dire basta, assumendosi le proprie
responsabilità. Questa situazione di stallo - fatta di problemi che non trovano
una soluzione, di gestione clientelare del potere, di assistenzialismo - a
molti piace e vorrebbero mantenerla. Noi non possiamo più permetterla. Basta
con la politica che si arrocca nella difesa delle rendite di posizione. Questo
sistema dai tanti aspetti negativi va archiviato, consegnato alla storia. Deve
cominciare un percorso nuovo. E' necessario mettere in campo un grande spirito
rinascimentale di cui siano protagoniste la politica e le istituzioni, ma che
vedano in prima fila tutte le categorie; con un impegno: bandire dal confronto
veti e lobby. Penso ad una sorta di Costituente per dare gambe finalmente
solide all'Umbria del domani. E' giunto il momento della concretezza. Non si
può più tergiversare. A nessuno è più consentito trascinare all'infinito la non
soluzione di problemi che sono davanti agli occhi di tutti. Qualcuno vuole
davvero correre il rischio che la nostra regione si ritrovi in piena emergenza?
I ritardi accumulati fanno temere il peggio, ma la gente umbra è abituata alle
difficoltà ed a reagire. Compito della classe dirigente è quello di dare
soluzioni ai problemi, di fare scelte anche difficili. Ci sono temi che devono
essere cari a tutti, sia a destra che a sinistra, e che poi in sostanza si
traducono nel benessere della comunità. Da un confronto serio, può nascere una
fase di progresso per l'Umbria. Un confronto serio che deve essere seguito, in
tempi strettissimi, da scelte coraggiose. E tutto alla luce del sole. Deputato
di FI e coordinatore regionale.
( da "Corriere del Veneto" del 26-02-2008)
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Corriere del Veneto
- PADOVA - sezione: PADOVA2A - data: 2008-02-26 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE La rabbia degli agricoltori "Troppe carte, perdiamo tempo e
soldi" PADOVA – Carte inutili che fanno perdere in media cinque, sei
giorni di lavoro. Che tradotto in denaro sono un bel costo per le aziende
agricole. Così ieri mattina alle 9 circa 450 agricoltori di
Padova e provincia sono scesi in piazza per gridare "basta" a un burocrazia troppo complicata e quindi
troppo lenta. Diffusione delle procedure informatiche nei rapporti con le
amministrazioni, unificazione dei tempi tecnici per le istruttorie e i tempi di
controllo. E la concessione veloce dei finanziamenti erogati dalla Regione.
Queste le richieste dei manifestanti. E per chiederlo bandiere verdi della Cia
(Confederazione Italiana Agricoltori), salame, pan biscotto e vino rosso, sotto
la sede dell'Avepa, l'organismo pagatore regionale chiamato a garantire un
acceleramento e una trasparenza di controllo e di erogazione dei finanziamenti.
E invece non ha fatto altro che raddoppiare i tempi d'attesa per la
distribuzione dei fondi, se è vero che gli agricoltori padovani avanzano ancora
qualcosa come 4 milioni di euro dallo scorso piano di sviluppo rurale.
"Tutte le carte che ci obbligano a presentare ogni mese – spiega Daniele Toniolo,
presidente della Cia di Padova – sono solo una perdita di tempo, sottratto al
nostro lavoro. Che senso ha portare una certificazione dal catasto all'Avepa,
quando quest'ultima vede in tempo reale la nostra iscrizione? E poi la
questione della distribuzione dei fondi. Ci sono aziende che non ricevono
finanziamenti dal 2004. E tutto a causa della lentezza delle
autorizzazioni". Proprio questi casi finiranno stamattina sul tavolo del
Prefetto della Città del Santo, Paolo Padoin, a cui verrà chiesto di fare
qualcosa. E se non si muoverà nulla? Allora la protesta, giunta ieri mattina al
terzo sit-in, passerà da tarallucci e vino a manifestazioni più decise.
"Non escludo che potremmo arrivare a bloccare delle strade, come hanno
fatto i camionisti tempo fa", continua ancora Toniolo. Un problema non da
poco anche per il consigliere regionale del Pd Giovanni Gallo. "Tra poco
verrà approvato il nuovo piano di sviluppo rurale – ha spiegato Gallo -, e se
la burocrazia resta questa i 4 milioni che avanzano
gli agricoltori rischiano di diventare molti di più, col rischio che qualche
azienda finisca sul lastrico". Una frecciata all'assessore regionale
all'agricoltura, Luca Zaia: "Ci vuole un intervento rapido dell'assessore
competente – chiude Gallo -, è meglio che si dedichi di più all'agricoltura che
alle miss". Nicola Munaro Il presidio degli agricoltori
(Gobbi/Bergamaschi).
( da "Secolo XIX, Il" del 26-02-2008)
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Massimo baldini Il
programma del Partito democratico è stato scritto da Enrico Morando e Nicola
Rossi, i due uomini politici che forse hanno le idee più liberali in tutta la
coalizione di centrosinistra. Rossi, in particolare, aveva dato le dimissioni
dal gruppo parlamentare dei Ds pochi mesi dopo l'insediamento del governo
Prodi, nel 2006, esecutivo che ha poi ripetutamente attaccato sui giornali. Ora
l'alleanza con la sinistra radicale è morta e sepolta, quindi è stato naturale
dare a due "liberal" l'incarico di redigere il programma del nuovo
partito. Ne è uscito un testo che si differenzia da quello di due anni fa non
solo per il numero inferiore di pagine, ma anche per una impostazione
chiaramente riformista. D'altra parte, non siamo neppure di fronte ad un
drastico cedimento alle logiche del mercato. Resta un programma di
centrosinistra, che vede nell'economia capitalistica il luogo naturale per
creare sviluppo e benessere sociale, grazie anche alla presenza di uno Stato
efficiente, che dovrebbe rimediare agli inevitabili fallimenti del mercato
garantendo livelli elevati di efficienza e di equità. Ma su questi principi
generali è difficile trovare dissensi. Visto che il Pd ha deciso di collocarsi
in una posizione quasi centrale nello schieramento politico, è inevitabile una
certa somiglianza con il programma del centrodestra. Quasi tutti i
"pilastri" del programma, infatti, sono condivisibili anche
dall'altro schieramento. Rimangono differenze rispetto al centrodestra? Anche
se Berlusconi non ha ancora presentato il programma, non è difficile immaginare
cosa conterrà: il ritorno alla strada tracciata dai cinque anni del suo
governo, con più libertà di movimento senza i veti, presunti o reali, di
Casini. Meno tasse, più federalismo, più sicurezza. Tutto questo c'è anche nel
programma del Pd, che non contiene quindi novità clamorose negli obiettivi di
fondo da perseguire. Tutti vogliamo una società più
efficiente e più giusta e una burocrazia più amichevole nei confronti delle imprese. Nel delineare gli
obiettivi di fondo del governo, quindi, il programma del Pd non è
particolarmente originale. Dobbiamo verificare se novità significative si possono
trovare non negli obiettivi, ma negli strumenti che si promette di mettere in
campo per raggiungerli. Qui le promesse più impegnative riguardano la
riduzione della spesa primaria (al netto degli interessi passivi) di 2.5 punti
di pil nei primi tre anni di governo per coprire l'impegno alla riduzione delle
aliquote Irpef. Non si va però nel dettaglio di cosa tagliare, mentre qualche
esempio concreto avrebbe reso la promessa più credibile. Ci sono riferimenti,
condivisibili ma vaghi, a procedure di valutazione e benchmarking, niente di
preciso. Non c'è, ad esempio, l'impegno alla abolizione delle Province, solo la
semplice trasformazione di alcune di esse in aree metropolitane, senza effetti
reali. Anche sulla riforma della giustizia, una delle priorità del Paese, c'è
l'impegno ad una razionalizzazione dei tribunali e dei compiti dei giudici, ma
perché non prendere impegni più coraggiosi, come la modifica del sistema di
remunerazione degli avvocati sul modello tedesco, che premia chi risolve il
contenzioso prima di andare in giudizio? Si sottolinea che la riforma della
scuola è una priorità, ma neppure in questo campo si lasciano intravedere
rivoluzioni, quanto piuttosto una attenta ed efficiente manutenzione
dell'esistente. Sul mercato del lavoro si sposa il modello danese della
flexicurity, che nella sostanza si basa su tre punti: grande flessibilità nel
rapporto di lavoro, ammortizzatori molto generosi, servizi alle famiglie. Si
prendono impegni in tutti questi ambiti, anche se non si rinuncia all'articolo 18,
che non è coerente con il modello. Molto positivo è l'impegno all'aumento dei
posti nei nidi, che però non diventano ancora un diritto esigibile. Scarsa
attenzione viene riservata al problema della non autosufficienza ed infine,
stranamente, non si prendono impegni precisi sull'aumento della spesa in
ricerca e sviluppo, che ci vede agli ultimi posti in Europa. Per le università,
si propone giustamente più autonomia e più specializzazione, ma anche una
riduzione del loro numero: quest'ultima è una missione impossibile. La vera
grande differenza rispetto al centrodestra rimane la difesa del welfare state
come fattore di eguaglianza, anche delle opportunità, e di crescita sociale. E'
insomma un programma coerente nella diagnosi dei problemi e nelle strategie,
pieno di tanti piccoli provvedimenti sicuramente utili. Gli impegni sembrano
nel complesso avere copertura finanziaria. Sono però rare le idee davvero
nuove, quelle che potrebbero convincere chi sta dall'altra parte a cambiare
idea. 26/02/2008 le riformeManca l'impegno ad abolire le Province: solo un
generico richiamo a trasformarne alcune in aree metropolitane 26/02/2008
contraddizionePer il lavoro si sposa il modello danese, però non si rinuncia
all'Articolo 18, che non è coerente con la scelta fatta 26/02/2008 bruno vespa
I sondaggi di questi giorni sono utili per capire in linea molto generale il
posizionamento dell'elettorato, ma assolutamente prematuri per fare una seria
previsione sull'esito elettorale. Al voto manca un mese e mezzo e dovrebbe essere
di lezione per tutti il ricordo del 2006: Berlusconi rischiò di vincere le
elezioni con la battuta pronunciata nell'ultimo minuto dell'ultimo confronto
con Prodi, quando promise l'abolizione dell'odiatissima Ici. Oggi, come da
manuale, l'inseguitore Veltroni è partito in anticipo con alleanze, programmi,
viaggio in pullman. Un cannoneggiamento preciso e puntuale. Berlusconi sta
ancora fermo: fa qualche scaramuccia di contenimento, ma deve di fatto ancora
scendere il campo. Non a caso il suo programma e le priorità dell'agenda
dovranno essere definiti nel prossimo fine settimana. Soltanto all'inizio di
marzo, a nostro avviso, quando si sarà assestato il puzzle definitivo delle
alleanze e dei candidati premier, si comincerà ad avere un quadro chiaro delle
forze in campo e soltanto dalla metà del mese i sondaggi acquisteranno la
credibilità necessaria. Su un punto, tuttavia, ci permettiamo di insistere fin
d'ora: la credibilità dei programmi e delle promesse relative. La sterzata
riformista del Partito democratico lo ha portato a fare propri molti temi
classici del centrodestra, a cominciare dalla riduzione delle tasse. Ed è
dunque vero che in molti punti i due programmi coincidono. Come si fa a
dissentirne, se entrambi descrivono il migliore dei mondi attualmente possibile
colmando insufficienze e lacune che si trascinano da decenni? Per apprezzarne
meglio le differenze sarebbe perciò utile chiarire quello che non è scritto:
dove si prendono i soldi? Interpellato ieri dalla Stampa, Renato Brunetta, che
dopo Tremonti è l'uomo di Forza Italia che ha maggiore voce in capitolo
sull'economia, ha fatto alcune proposte. Togliendo i vantaggi fiscali a quelle
che lui definisce "false cooperative" potrebbero risparmiarsi fino a
due miliardi di euro: ecco pagata la completa abolizione dell'Ici senza
danneggiare i comuni. Ma le "cooperative bianche" sono d'accordo o il
PdL pensa di prescinderne? Secondo Brunetta, inoltre, dall'abolizione di tutti
i contributi a pioggia all'industria si caverebbero addirittura quei 35-40 miliardi
necessari all'abolizione di un'altra imposta odiatissima come l'Irap. Davvero
il Popolo della Libertàè disposto a far sue queste proposte? Andiamo alla
detassazione delle tredicesime promessa da Berlusconi: fatta d'un colpo
costerebbe cinque miliardi. Una bozza di programma parla di "progressiva
detassazione". In che misura? Dove si troverebbero i soldi? Lo stesso
discorso vale per la defiscalizzazione degli aumenti contrattuali: cento euro
al lordo uguali a cento euro al netto. Varrebbe anche per i dipendenti
pubblici? E anche qui: dove si taglia? Lo stesso discorso naturalmente vale per
Veltroni. Lodevole la proposta di portare a 1000 euro il salario minimo di un
lavoratore a tempo determinato (quindi precario). Ma dove si trovano i nove
miliardi e mezzo all'anno che sarebbero necessari? E i soldi per abbassare
tutte le aliquote di un punto all'anno per tre anni? Ma a Veltroni si può
chiedere anche un altro tipo di impegno: il programma del Pd sostiene il
massiccio rilancio delle grandi infrastrutture, dalla Tav alla costruzione di
termovalorizzatori, rigassificatori e quant'altro. Se andrà al governo,
Veltroni potrà prescindere finalmente dai veti della Sinistra arcobaleno. Ma
queste iniziative finora sono state bloccate anche in sede locale da amministrazioni
in cui la Sinistra arcobaleno è in giunta con il Pd. Veltroni parla giustamente
di voler coinvolgere le popolazioni. Bene: e se le popolazioni e i mille
comitati che spuntano come funghi si opponessero, com'è in larga parte
scontato? Un governo del Pd se la sentirebbe di approvare norme che alla fine
prescindano dal loro parere? Fare programmi di buon senso non è difficile. Il
punto sta nel convincere gli elettori che si tratta di proposte credibili. Per
questo la campagna elettorale - quella vera - ancora non è cominciata. bruno
vespa è giornalista televisivo e su Raiuno conduce la trasmissione Porta a
Porta. 26/02/2008.
( da "Giornale di Monza" del 26-02-2008)
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SVOLTA Ormai pronto
l'atto di indirizzo che porterà all'abbattimento dello stadio sulle cui ceneri
sorgerà un quartiere futuristico ADDIO 'BRIANTEO', ARRIVA LA CITTADELLA Lo sport
cittadino avrà un comparto unico in Italia con albergo, negozi, centro medico.
Costo: oltre i 60 milioni di euro richiedi la foto Uno scorcio suggestivo della
curva "Sud" e qui sopra il vicesindaco e assessore allo Sport Dario
Allevi richiedi la foto Monza - Il "Brianteo", la cattedrale (spesso
nel deserto) del calcio cittadino, verrà abbattuto. La notizia già circolava
negli ambienti, ma da alcuni giorni la sentenza è stata messa nero su bianco.
Sul tavolo dell'assessore allo Sport e vicesindaco, Dario Allevi, è infatti
comparsa la bozza dell'atto di indirizzo per la realizzazione della futuristica
cittadella dello sport. Quattro pagine fitte, con le prime correzioni a matita,
che entro marzo approderanno in Giunta per l'approvazione. L'esponente aennino,
che a vedere il Monza andava già al "Sada" in calzoncini corti, non
nega l'emozione per il percorso che si sta avviando. "Questo è il progetto
con la "p" maiuscola - esordisce nel suo ufficio al secondo piano di
piazza Trento e Trieste - Un intervento complesso e ambizioso, che ho
intenzione di portare a termine nei cinque anni di governo. Con questo
programma vogliamo fare di Monza la città simbolo dello sport, prima in Italia
per capacità di stare al passo coi tempi". E il progetto prevede, tra l'altro,
l'abbattimento del Brianteo. "Vogliamo realizzare un complesso
polifunzionale - prosegue il vicesindaco, restio a snocciolare qualche dato
numerico - Un comparto che viva 365 giorni all'anno, lontano ricordo
dell'attuale cattedrale nel deserto". Quali sono i modelli? "Abbiamo
fatto una prima visita a Teramo dove è stata fatta un'esperienza simile, ma
molto più in piccolo - spiega - Qui si tratta di lavorare insieme ai privati,
mettendo una pietra sopra all'infinita querelle sulla proprietà degli impianti,
con un obiettivo essenziale: che l'operazione avvenga a costi zero. Per questo
serve uno strumento giuridico ad hoc, che stabilisca bene le regole".
Un'operazione da...? "Diciamo diversi milioni di euro - copre le carte
Allevi - Sicuramente oltre i cinquanta milioni di euro". Si vocifera che
andrete anche in Inghilterra a studiare. "Vogliamo dialogare con chi in
questi anni si è distinto in termini di impianti, cultura sportiva e sicurezza
- conferma l'assessore - Abbiamo guardato le strutture dell'Arsenal, del
Manchester, è venuta a Monza una delegazione di una società specializzata in
questi progetti, si tratta di una multinazionale con sede in Inghilterra, ma
non è l'unico soggetto con cui parleremo". Nell'atto di indirizzo si
gettano le basi per un complesso piano industriale, per la ricerca di fondi
internazionali (come del resto Monza sta già facendo per la Villa Reale e per
il Polo universitario, ndr) e per le linee urbanistiche del comparto. "Lo
stadio di Monza è ormai malato - prosegue Allevi - Anche per motivi di
sicurezza necessita un intervento, allora tanto vale... Con una struttura
moderna siamo convinti di rispolverare quel senso di appartenenza che riempiva
di gente il Sada, spingeva tutti i monzesi a sentire propria la squadra. Ma qui
non si tratta solo di calcio". La cittadella dello sport prevede
interventi anche sul palazzetto (in primis l'impianto di condizionamento),
ulteriori ritocchi viabilistici, più parcheggi. Ma è l'idea di moderno
quartiere che fa brillare gli occhi all'assessore. "Qui ci sono condizioni
ideali - prosegue - Un comparto facile da raggiungere, comodo, contornato da
pochissime case. L'area potrà ospitare eventi musicali, un albergo di
importanti dimensioni, stiamo valutando anche lo spostamento della fiera,
magari di fronte allo stadio, sicuramente in una struttura degna del nome e
della città. La cittadella dello sport dovrà sapere aggregare i giovani intorno
ai veri valori, uno sport village dedicato anche alle discipline di nicchia o
in ascesa. Lì troveremmo spazio anche per la medicina sportiva". Per fare
tutto questo servono soldi, però. Il privato potrà realizzare negozi, locali,
palestre, utilizzare in maniera moderna le aree sotto le tribune. Un pensiero
va anche alle sede delle associazioni sportive. Una bozza è già sulla carta,
anche a livello di disegno. Ma sembra un sogno. "Io ci
credo -conclude Allevi - Per come sta cambiando la politica credo che
cammineremo insieme all'opposizione su questa strada. Temo la burocrazia, ma la partita va giocata e
vinta". Articolo pubblicato il 26/02/08 Massimiliano Capitanio.
( da "Padania, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
A Vicenza il
Parlamento del Nord L ultima seduta del Parlamento del Nord di questa
legislatura si terrà domenica a Vicenza e sarà aperta al pubblico. Lo ha
ufficializzato la segreteria politica che si è tenuta ieri nel quartier
generale di via Bellerio, presieduta da Umberto Bossi. Nell occasione verranno
presentati e discussi i cinque punti qualificanti del programma elettorale
leghista, i cui documenti di approfondimento saranno anticipati dal nostro
giornale sabato prossimo: per l occasione sarà prodotto un inserto speciale
sull argomento. Federalismo, fisco, sicurezza, immigrazione e infrastrutture
saranno i temi caratterizzanti che il Carroccio porterà avanti in campagna
elettorale prima e nella prossima legislatura poi. I temi
riguardanti famiglia e burocrazia, invece, che facevano parte in un primo momento del pacchetto
leghista, sono stati inseriti interamente nel programma della coalizione di
centrodestra e quindi saranno oggetto di azione comune con gli alleati. La
seduta avrà inizio dunque domenica alle ore 10.00 e siccome sarà aperta
ai militanti, si è deciso che verrà tenuta presso un padiglione della Fiera di
Vicenza (anzichè nel luogo tradizionale, all interno di villa Maistrello) per
dare la possibilità a tutti coloro che lo desiderano di seguire i lavori (per
chi non potesse recarsi a Vicenza e volesse comunque seguire i lavori del
parlamento del Nord, può sintonizzarsi sulle frequenze di Radio Padania Libera
che seguirà l evento in diretta). "Il programma che lanceremo a Vicenza -
dichiara il il presidente del parlamento del Nord Roberto Maroni - è chiaro,
semplice ed efficace, a differenza di quanto propongono gli avversari". E
comunque, la seduta vicentina di domenica sarà aperta davvero. Oltre alla
militanza che potrà seguire i lavori, i parlamentari padani potranno proporre
modifiche e emendamenti a cinque punti programmatici, che verranno approvati
solo al termine di un approfondita discussione". Chiuderà i lavori il
segretario federale della Lega Nord Umberto Bossi. Ma. Ma. [Data pubblicazione:
26/02/2008].
( da "Padania, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
INTERVISTA A LUCIANO
BARBERA Un grande paladino del made in Italy "Purtroppo i nostri prodotti
possono solo essere autocertificati perché il Paese non ha ancora stabilito
regole precise che garantiscano l autenticità" Giancarlo Mariani L
imprenditore biellese Luciano Barbera, amministratore delegato dell omonimo
gruppo che produce dal 1949 i più qualificati tessuti di lana e cachemire e dal
1970 distribuisce nel mondo prodotti di alta qualità uomo, donna (dalla scarpa
al cappello), è un grande sostenitore del made in Italy. Tutte le sue
produzioni vengono realizzate e certificate in Italia. "Purtroppo solo
autocertificate - afferma - perché il mio Paese, che amo, non ha ancora
stabilito regole ben precise che garantiscano l autenticità del vero made in
Italy" Uno dei settori che più di altri soffre a causa di questa
situazione è indubbiamente il tessile. Ci faccia una fotografia di quello che
sta avvenendo. "Il settore tessile è rimasto una fiammella. La ricerca del
prezzo, e non della qualità del prodotto, ha fatto sì che tantissime forze
produttive, soprattutto quelle che non erano in grado di garantire qualità,
innovazione e fantasia, hanno cercato lidi esteri dove trasferire i macchinari,
lasciando qui, nel nostro Paese, manodopera in cassa integrazione o mobilità.
Pensi che nel biellese gli addetti sono passati, nell ultimo decennio, da
55.000 a non più di 18 -19.000". Ci spieghi a chi va attribuita la
responsabilità. "Questa situazione è conseguenza del fatto che le caste
del potere politico e economico italiano non hanno mai capito che solo da un
made in Italy certificato per legge, e promozionato istituzionalmente, tutto il
Paese potrebbe trarre dei vantaggi per la propria economia. Senza intervenire
invece si dà corpo alla distruzione di tutta la filiera del nostro Paese che
sarà difficile ricostruire e si rimpiangerà di aver abbandonato". Anche i
consumatori potrebbero averne beneficio? "Certamente. Verrebbero
rispettati finalmente i diritti dei cittadini che potrebbero conoscere dove,
come e in che modo sono stati realizzati i prodotti che intendono acquistare.
Ma soprattutto la certificazione darebbe speranza a tutti i nostri figli e
nipoti che nelle loro orecchie sentono con troppa frequenza i termini
precariato, cassa integrazione e mobilità". Una delle cause della
situazione è indubbiamente la concorrenza proveniente dai paesi asiatici...
"L Italia è il più prestigioso produttore manifatturiero dell Europa e del
mondo ma il tentativo di combattere forze economiche, come quelle che vengono
da Paesi in via di sviluppo come Cina e India, non avrà successo in quanto non
si può combattere ad armi pari con chi non rispetta le regole basilari".
Quali intende? "Per esempio quelle di non sfruttare i lavoratori, di non
pagarli per quanto loro meriterebbero di essere pagati". È tutta colpa della
globalizzazione? "La globalizzazione ha generato in tutti il pensiero che
fosse possibile operare comunque e in qualsiasi modo. Le regole di mercato sono
state stravolte nella utopica idea della libertà di mercato. La libertà di
mercato esiste unicamente se ci sono delle regole precise a cui attenersi e che
tutti dovrebbero rispettare". Lei quindi chiede reciprocità. "Vorrei
fare un esempio: i semafori non sono certamente "dio" però tutti
sanno che chi passa con il rosso è punibile se viene pescato. Le regole non
possono essere disattese". C è anche chi attribuisce
alla scarsa competitività l eccessiva burocrazia. "Lacci e lacciuoli non agevolano certamente l attività
delle imprese però non deve essere attribuita solo a queste lentezze la
situazione che è sotto gli occhi di tutti. Ma soprattutto non deve essere una
giustificazione per quello che sta succedendo". Secondo lei cosa ci
dobbiamo aspettare dal futuro? "Continuo a credere, così come ho espresso
a Bossi, che mi ha ricevuto il 18 febbraio scorso, e che convinto della mia
esposizione ha voluto all incontro anche l on. Tremonti, che il nostro Paese
potrà risollevarsi dalla situazione in cui si trova se riuscirà a dare valore
aggiunto ai prodotti esportati che solo un made in Italy garantito potranno
ricevere". Lei quindi ha fiducia nel cambiamento che potrà arrivare dalle
prossime elezioni? "Certamente. Non le nascondo che leggendo il programma
elettorale del Pdl, che al punto 1 fa preciso riferimento al made in Italy e
che si propone la valorizzazione del made in Italy, nel mercato interno e
internazionale, combattendo la contraffazione e rendendo obbligatoria l
indicazione di origine geografica del prodotto, mi sono reso conto che le
promesse di Bossi, Tremonti, Cota e Calderoli si sono tradotte in realtà. Di
conseguenza li ringrazio perché e raro trovare uomini politici di alto rango
che abbiano dato sostanza alle promesse". Lei è disponibile per mettere a
disposizione la sua esperienza? "Indubbiamente. Sono un imprenditore che
da più di 50 anni solca i mercati del mondo e che ha disdetto anche il suo
appoggio alle caste del potere economico italiane perché, invece di pensare al
Paese, hanno sovente posposto agli interessi comuni a quelli personali o delle
loro aziende". Anche le istituzioni si sono messe di traverso? "Pensi
che oggi la Cassazione ammette che si possa divulgare, come made in Italy,
quanto fatto all estero purchè da aziende che abbiano sede in Italia. Lei si
renderà ben conto di come sia aberrante quanto sta succedendo ora nel nostro
Paese". Una situazione che penalizza fortemente chi ha conservato la
produzione in Italia? "In effetti a farne le spese sono le aziende pulite,
e ce ne sono tante, come la nostra. Dico questo anche perché l America ci ha
inseriti nella black list. Siamo al 2° posto tra i Paesi indicati come
contraffattori". E questo cosa comporta? "La mia azienda, che esporta
quasi il 50% dei prodotti dell abbigliamento ad altissimo livello in Usa, è
obbligata, ogni qualvolta presenta una fattura alla dogana americana, a
certificare ragione sociale e indicazione del laboratorio dove questi prodotti
vengono realizzati. Per un azienda come la mia, che offre prodotti dalla scarpa
al cappello, è come dare in mano ad una possibile concorrenza tutte le fonti,
tutti i laboratori che con noi collaborano per realizzare la nostra
collezione". Finora quindi è mancata una vera battaglia per la
certificazione? "Questo è il frutto del malgoverno, e del fatto che, fino
ad ora, quel poco che è stato portato avanti è solo stato in termini di difesa
per taluni. Come lei sa è stato chiesto in Europa, senza successo, che i
prodotti provenienti dai Paesi extraeuropei fossero etichettati con il made in
del Paese a cui abbinare l etichetta di trasparenza e tracciabilità anzichè
chiedere all Europa, con forza e vigore, che i diritti del cittadini fossero
per lo meno equiparati a quelli dei cittadini americani, giapponesi e cinesi
che, dal 1930, dal 1970 e dal dal 2005, prevedono che ogni consumatore possa
conoscere il Paese dove vengono realizzati i prodotti che intende
acquistare". [Data pubblicazione: 26/02/2008].
( da "Padania, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pubblichiamo l
intervento del professor Gianfranco Miglio al secondo Congresso della Lega Nord
(Bologna, 6 febbraio 1994). GIANFRANCO MIGLIO Cari Amici Leghisti, vi sarete
accorti della rabbia, del furore con cui è stato accolto, il giorno dopo l
Assemblea di Assago, il nostro progetto di Costituzione federale, che io chiamo
il breviario di Assago, perché è un concentrato in dieci articoli di quello che
sarà l ossatura della costituzione federale futura. Dietro ognuno di quei dieci
articoli i tecnici hanno subito capito che c era tutto un lungo pensiero, un
lungo lavoro di preparazione; e proprio in relazione a quello, io oggi vi darò
un esempio di come noi stiamo lavorando per allargare e rifondare questo
modello di costituzione federale. Ma perché quella reazione così rabbiosa?
Perché tutti si sono messi a sparare all impazzata prima ancora di avere letto
il testo dei dieci articoli? Vedete: in ogni comunità politica di tutti i tempi
e di tutti i luoghi c è sempre una certa percentuale di cittadini che vivono
alle spalle degli altri. Carlo Marx ha guadagnato l immortalità perché è
riuscito a dimostrare il modo con cui i proto-imprenditori capitalisti
sfruttavano il proletariato industriale. Poi sulla base di quella dottrina è
stato costruito un sistema in cui una gigantesca burocrazia
sfruttava i pochi cittadini dell Unione Sovietica che lavoravano e producevano.
Il grado di civiltà politica di un Paese dipende dal modo con cui si riesce a
limitare la quantità e la presenza dei parassiti. I parassiti sono nella
società così come sono sugli animali. Chi di voi ha un cane o un gatto sa che a
un certo punto, se i parassiti crescono al di là di un certo limite l animale
muore. E muore una società. Ci sono esempi storici di società che sono
scomparse per eccesso di parassitismo. Chi è il parassita? Il parassita è colui
che non produce ricchezza, ma vive consumando quella prodotta dagli altri.
Questa è la definizione più lineare del parassita. Parassiti sono i
conquistatori di un tempo. I Turchi, per esempio, sono stati nel tempo i più
formidabili organizzatori dell azione politico- militare e dello sfruttamento
dei vinti. Un tempo il vinto doveva lavorare per il vincitore. Poi la civiltà
politica a poco a poco ha ridotto queste presenze, ma ci sono ancora delle
tracce di questa dominazione. Ora, la reazione rabbiosa che noi abbiamo dovuto
fronteggiare è dipesa del fatto che coloro i quali sanno per quali canali più o
meno oscuri arrivano nelle loro tasche i danari di cui godono, la ricchezza di
cui godono, sono prontissimi a capire se c è un pericolo di taglio di quei
canali. E la costituzione federale è una classica costituzione fatta contro il
parassitismo. Non c è nella storia e nel mondo un Paese a regime federale che
presenti il grado di parassitismo e di corruttela di cui siamo beneficiati noi
oggi. D altra parte, la reazione è anche comprensibile. Perché sono
antifederalisti e sono centralisti? E tirano fuori le icone, i santi, la patria
che piange perché viene minacciata nella sua integrità? Perché centralismo e
parassitismo sono due fenomeni strettamente collegati fra di loro. Io devo
scusarmi con voi se oggi parlo di pidocchi, cioè di parassiti. Ma cosa volete
farci... Il Paese che siamo chiamati a cercare di cambiare è fatto così: è un
Paese ammalato da un esercito di pidocchi. Senza mutare il sistema
costituzionale centralizzato, noi non riusciremo a sopravvivere (...). Ma
veniamo all osso: perché noi leghisti siamo federalisti fin dall inizio, e
abbiamo inscritta nel nostro codice genetico la volontà di creare un
ordinamento federalista? Questi sono i difetti che noi contestiamo all attuale
sistema politico-economico: 1) la gestione centralizzata e dall alto del
sistema fiscale: tutte le tasse scendono dal vertice; 2) la collusione in
quella gestione, l alleanza in quella gestione, fra una
troppo estesa burocrazia e
una classe parlamentare maggioritaria, entrambe provenienti dalle medesime
regioni del sud. Non sono io che l ho detto, è il ministro Cassese, il quale ha
testificato, ha attestato che il 95 per cento della nostra burocrazia pubblica viene da poche
determinate regioni del sud. E qui si innesca il terzo difetto
fondamentale: la distribuzione massiccia delle risorse raccolte nel modo che ho
detto, risorse sempre disponibili ai medesimi soggetti: alla burocrazia
e alla classe parlamentare che nasce dalle medesime terre; il che dà luogo a un
mostruoso sistema di rendite e di paghe pubbliche, che sono quelle che
affondano il Paese. Si ha un bel dire che noi vogliamo (e altri nello
schieramento liberal democratico dichiarano di volere) una economia e una
società basata sul mercato, ma la realtà dei fatti è che sradicare l enorme
pianta malefica delle paghe pubbliche è un compito di immane portata. Non
illudiamoci di poterlo realizzare in quattro e quattr otto. È il compito per lo
meno di una mezza generazione. La nostra politica è sempre stata intrecciata
con parole magiche: gli economisti parlano di trasferimenti . La tecnica della
politica è l arte dei trasferimenti. E poi in realtà cos è? Mettere la mano
nella tasca di un cittadino e trasferire le risorse di quel cittadino ad altri cittadini.
Si parla di redistribuzione dei redditi , ma sempre di redistribuzione dei
redditi di puro consumo, non redditi investiti per produrre altre fonti di
ricchezza: è questo il difetto strutturale della nostra economia pubblica, ed è
contro questo che noi agitiamo il nostro modello di riforma costituzionale.
Contro questo modo di governare assurdo e incorreggibile c è una sola
alternativa: un sistema federale che rovesci la piramide fiscale e clientelare
creando rapporti diretti fra i centri di poteri minori in cui si suddivide il
potere centrale e i cittadini. Solo così nasce la garanzia fondamentale di una
costituzione federale, nel fatto che ci siano almeno due centri di potere
equivalenti, e quindi non distruggibili l uno da parte dell altro, così che il
potere centrale non riesca più a riprendere in mano il mazzo. Qui io devo fare
una critica a ogni sistema di autonomia, a ogni sistema basato sull autonomia,
a cominciare da quello che hanno prodotto i legislatori. C ero anch io (e poi
vi dirò a che titolo sono stato in mezzo a loro) con i soloni della commissione
bicamerale che l hanno presentato al prossimo Parlamento: il nuovo Parlamento
se lo troverà sul tavolo. Quali sono i difetti di questo sistema? Innanzitutto,
perché qualcuno parla di una possibilità - e vi dirò in che modo - di passare
attraverso questo progetto. Intanto sono tutte le venti regioni che vengono
investite della quasi totalità delle funzioni di governo, venti regioni perché
si vogliono accomunare, cosa che io ho sempre escluso, le regioni ordinarie a
quelle a statuto speciale. Non c è nel breviario di Assago, è stato corretto
questo punto ma io ero del parere che le regioni a statuto speciale devono
rimanere regioni a statuto speciale. Comunque, di queste venti regioni, alcune sono
troppo piccole per esercitare le funzioni che si vorrebbero trasferire; così
che la loro attività dovrà essere sostituita da quella dello Stato. Lo Stato
centrale tornerà di nuovo a impadronirsi di tutte quelle leve di potere che le
regioni troppo piccole non riescono a maneggiare. Secondo: siccome è stato
sancito - ed è stato giusto - il principio che ogni regione avrà la possibilità
di cambiare come crede la legge elettorale e di cambiare la forma di governo,
cosa avremo noi? Intanto avremo venti repubbliche, non le tanto famigerate tre
repubbliche del progetto di Assago: venti! Coloro i quali avevano detto: ah, l
unità spezzata in tre repubbliche! . Stiamo per spezzarla in venti; il buon
senso dovrebbe dire che qui c è qualche cosa che non funziona. L attività
legislativa delle regioni si dovrà svolgere in un contesto di leggi cornice
estesissime; ad ogni passo, nel progetto - e voi lo vedrete - s incespica nelle
leggi cornice. Gli organi centrali dovrebbero avere tre anni di tempo per
varare queste leggi cornice, ma c è una esperienza che abbiamo sottocchio:
quando venne varata la costituzione del 48, quella che ancora oggi malamente ci
governa, venne stabilito che le leggi quadro e cornice sarebbero state prodotte
nel giro di pochi mesi: nessuno le ha viste; così che le regioni non avevano il
quadro in cui operare, oppure avevano la scelta di operare senza nessun punto
di riferimento cadendo sotto gli organi di controllo che, nel progetto della
Bicamerale, sono rimasti tutti, a cominciare dal commissario di governo che
vista e timbra tutte le manifestazioni di volontà delle regioni. Ma ciò
nonostante che cosa viene fuori? Vien fuori che con la diversità di strutture
di governo, le regioni più grosse, quelle più forti già oggi, cammineranno e si
staccheranno sempre di più dalle altre. Vale a dire: creeranno una disparità di
strutture dentro il Paese non regolata da nessun quadro generale. Domando: è
meglio questo sistema con regioni brade che cresceranno e si differenzieranno,
alcune potentissime, altre ridotte alle condizioni di povere province, perché
piccole e prive di strutture? È meglio questo sistema di concorrenza brada,
oppure un quadro come quello che noi abbiamo proposto ad Assago? E poi l ultima
constatazione: nessun federalismo fiscale! Le regioni avranno il bene di godere
di sovrimposte e addizionali alle imposte statali, o quote di partecipazioni ai
tributi erariali. Vale a dire, saranno sempre messe nella condizione di
ribellarsi o di fare per conto loro, o di promuovere scioperi fiscali, perché
la macchina centrale dello Stato non dà niente. (1) - Domani la seconda e
ultima parte [Data pubblicazione: 26/02/2008].
( da "Asca" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
(ASCA) - Roma, 26
feb - Ieri Walter Veltroni ha presentato il programma di governo del Pd ma
oggi, forse anche perche' e' una notizia di cronaca nera ad occupare le prime
pagine dei giornali (il ritrovamento dei corpicini dei fratelli di Gravina
scomparsi due anni fa), e forse perche' e' stato considerato un mero elenco di
promesse elettorali che i politici, tutti, sono soliti fare per conquistare il
voto, sui quotidiani la notizia e' quasi sempre annegata in mezzo ad altre. Lo
stesso giornale della Confindustria, 'Il Sole 24 Ore', sempre molto attento
sulle tematiche economico-finanziarie e istituzionali, relega la notizia in
prima pagina nel 'Panorama' degli articoli interni sotto lo scarno titoletto
'Il programma del Pd: giu' l'Irpef e meno burocrazia'.
A pag.15 troviamo la notizia nella rubrica 'Verso le elezioni' con il titolo
'Pd, sparisce la tassa sulle rendite'. Il commento e' affidato ad alcune
battute dell'economista Luigi Spaventa, riprese da Lina Palmerini, sotto il
titolo 'Spaventa, gli incentivi inutili e il tempo cattivo'. Sul programma -
dice l'economista - pesa ''l'incognita di 'una crescita bassina' ad allungare
qualche ombra su quelle pagine''. Spaventa, alla luce della crisi dei subprime
e della carenza di liquidita' delle banche ed altro, teme l'arrivo del 'tempo
cattivo' e dei rischi di 'una stretta creditizia'. Soprattutto, ''nel programma
manca anche un'attenzione ai mercati finanziari, tallone d'Achille della
sinistra''. Sul 'Corriere della Sera' dobbiamo arrivare a pag.8 per provare il
programma del Pd. Titolo 'Equita', merito e via i veti' - Veltroni vara il
programma'. Nessun commento, ma solo l'elencazione dei dodici punti. Anche 'la
Repubblica' relega alle pagine interne (la 9), il programma del Pd, dando
precedenza alle polemiche scaturite dopo la presa di posizione di 'Famiglia
cristiana' sull'accordo Pd-Radicali. Il titolo a tutta pagina e' 'Veltroni:
Ecco come cambieremo l'Italia', ma solo la prima colonna e' dedicata al
programma. Piu' della meta' dell'articolo e' invece dedicato al confronto
interno sulle liste e sul dialogo, ancora non interrotto, con i socialisti.
Ampio spazio, invece, su 'La Stampa' che dedica al programma quasi due pagine
intere, la 6 e la 7, (anche se in prima non c'e' alcun richiamo). 'Piu' lavoro,
meno tasse - Cosi' Cambiero' l'Italia' e' il titolo. Sotto l'articolo un
profilo di Enrico Morando, primo estensore del programma, sotto il titolo 'Io
alla Tremonti - Produco idee, come lui'. 'Il Messaggero', invece, da' spazio
alla notizia gia' in prima pagina, in un riquadro a tre colonne, con il titolo
'Veltroni: un patto per l'Italia, come nel '93'. L'articolo relativo e' a
pag.3. Ne 'Il retroscena', sotto il titolo 'Il conflitto d'interessi finisce
nelle retrovie', Nino Bertoloni Meli scrive che ''e' lo stesso Walter Veltroni
a farlo notare ai presenti: 'Come avrete visto, il famoso conflitto d'interessi
e' trattato non piu' con intento positivo, non piu' come una clava'. E infatti,
a sfogliare le schede riassuntive del programma Pd, il 'conflitto' lo si trova
verso la fine, come quinto e ultimo punto di un capitolo dedicato a 'Imperse
piu' forti per competere meglio', assieme agli 'incentivi alle piccole e medie
imprese' e agli 'incentivi per le societa' non quotate in Borsa'. E' una
piccola svolta''. Stranamente, ma non troppo visti gli intenti ed il titolo, e'
'Il Giornale' a dedicare il maggiore spazio al programma del Pd. Il quotidiano
berlusconiano gli dedica il titolo di prima pagina che cosi' recita: 'Si puo'
fare. Ma anche no - Dodici proposte, qualche omissis. E tanti dubbi'. Il
commento e' affidato a Nicola Porro. Sotto il titolo 'L'ascensore dei sogni'
leggiamo che ''il Veltronismo in dodici punti e' infarcito di luoghi comuni,
frasi ad effetto ed 'ascensori sociali' quasi in ogni riga. Piu' immaginifico
del 'come dire' alla Melandri, ma in perfetta sintonia con l'aria da libro dei
sogni che ogni programma politico che si rispetti comunque ha''. leo/leo/rob.
( da "Arena.it, L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Degrado ad Alto San
Nazaro? "Colpa della soprintendenza" Tosi: "Il Comune è pronto
per approvare il progetto Gelmetti: "E i costi sono destinati a
lievitare" Ilaria Noro I ritardi che hanno trasformato in
discarica la zona dell'Alto San Nazaro? Tutta colpa della Soprintendenza ai
beni monumentali e paesaggistici, rea di sottostare ai "tempi mastodontici della burocrazia", ostacolando di fatto da tempo l'inizio dei lavori di
ristrutturazione e la conseguente riqualificazione dell'area. Lo sostiene il
primo cittadino Flavio Tosi, che ieri mattina riferendosi al degrado in cui
versa da anni la zona, ha affermato che "se il sottoscritto fosse
Soprintendente, anziché sindaco, il cantiere ad Alto San Nazaro sarebbe
partito già da molti mesi", ha infatti replicato Tosi, spiegando che una
volta conseguito il benestare da parte della Soprintendenza, il progetto delle
opere di urbanizzazione potrà ottenere l'approvazione dell'ufficio comunale di
Pianificazione urbanistica e, dopo la stipula della convenzione notarile, il
rilascio del permesso di costruzione delle stesse opere di urbanizzazione.
Ottenuto parere favorevole, "l'amministrazione comunale si farà carico di
approvarlo, se regolare, nel minor tempo possibile", ha aggiunto Tosi.
Proposito auspicato anche dalla Cooperativa Borgo Alto San Nazaro, proprietaria
delle palazzine, rimasta orfana in questi anni di ritardi della metà dei suoi
soci, che ribadisce di aver depositato il progetto di ristrutturazione alla
soprintendenza alla fine dell'estate e di essere tuttora in attesa del
responso. "Stiamo aspettando la firma, pare che qualcosa si stia muovendo.
Difficilmente però prima di 4 mesi, ma se proprio siamo molto fortunati, si
potrà dare il via ai lavori", ha reso noto la Cooperativa per bocca di un
portavoce. La società, inoltre, ha puntato il dito anche contro l'Ater,
proprietaria a sua volta dell'edificio "a stecca", per non aver
ancora trovato una sistemazione alternativa agli ultimi inquilini rimasti nelle
palazzine. E a proposto di degrado e sporcizia ha affermato che "non
possiamo essere là tutti i giorni. Abbiamo murato le porte e le finestre dei
primi piani in modo da evitare l'ingresso. Ater avrebbe dovuto far sgomberare
le persone che ci abitano in condizioni molto precarie, ma non è stato fatto".
E sulla situazione di Alto San Nazaro è intervenuto anche il presidente della
Prima circoscrizione Matteo Gelmetti, sottolineando che anche la circoscrizione
vigilerà affinché "approvato il progetto, il Comune possa dare parere
favorevole il più velocemente possibile". Inoltre Gelmetti ha posto
l'attenzione su un altro lato della vicenda, che riguarda la realizzazione del
parco pubblico di 14 mila metri quadrati ad Alto San Nazaro. "Nella
convenzione stipulata a suo tempo tra Comune e cooperativa, erano stati quantificati
degli oneri che la società avrebbe dovuto pagare all'inizio dei lavori e che
sarebbero stati impiegati per la realizzazione del parco. La mia perplessità
ora è che dato che i tempi si sono dilatati negli anni la somma concordata
allora non sia più sufficiente ad affrontare i costi odierni per l'area verde.
E più il tempo trascorre, più gli oneri dovranno aumentare se vogliamo
garantire ai cittadini il parco promesso. Compito della circoscrizione sarà
quindi anche quello di vigilare su questo aspetto". I problemi di Alto San
Nazaro, dal degrado alla possibile realizzazione di opere pubbliche, sembrano
distanti dal trovare veloce soluzione.
( da "Arena.it, L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
DISAGIO A VERONETTA.
Continua la polemica sull'area abbandonata. E si attende il permesso per
l'edificazione Degrado ad Alto San Nazaro? "Colpa della
soprintendenza" Tosi: "Il Comune è pronto per approvare il progetto
Gelmetti: "E i costi sono destinati a lievitare" Ilaria
Noro I ritardi che hanno trasformato in discarica la zona dell'Alto San Nazaro?
Tutta colpa della Soprintendenza ai beni monumentali e paesaggistici, rea di
sottostare ai "tempi mastodontici della burocrazia", ostacolando di fatto
da tempo l'inizio dei lavori di ristrutturazione e la conseguente
riqualificazione dell'area. Lo sostiene il primo cittadino Flavio Tosi, che
ieri mattina riferendosi al degrado in cui versa da anni la zona, ha affermato
che "se il sottoscritto fosse Soprintendente, anziché sindaco, il
cantiere ad Alto San Nazaro sarebbe partito già da molti mesi", ha infatti
replicato Tosi, spiegando che una volta conseguito il benestare da parte della
Soprintendenza, il progetto delle opere di urbanizzazione potrà ottenere
l'approvazione dell'ufficio comunale di Pianificazione urbanistica e, dopo la
stipula della convenzione notarile, il rilascio del permesso di costruzione
delle stesse opere di urbanizzazione. Ottenuto parere favorevole, "l'amministrazione
comunale si farà carico di approvarlo, se regolare, nel minor tempo
possibile", ha aggiunto Tosi. Proposito auspicato anche dalla Cooperativa
Borgo Alto San Nazaro, proprietaria delle palazzine, rimasta orfana in questi
anni di ritardi della metà dei suoi soci, che ribadisce di aver depositato il
progetto di ristrutturazione alla soprintendenza alla fine dell'estate e di
essere tuttora in attesa del responso. "Stiamo aspettando la firma, pare
che qualcosa si stia muovendo. Difficilmente però prima di 4 mesi, ma se
proprio siamo molto fortunati, si potrà dare il via ai lavori", ha reso
noto la Cooperativa per bocca di un portavoce. La società, inoltre, ha puntato
il dito anche contro l'Ater, proprietaria a sua volta dell'edificio "a
stecca", per non aver ancora trovato una sistemazione alternativa agli
ultimi inquilini rimasti nelle palazzine. E a proposto di degrado e sporcizia
ha affermato che "non possiamo essere là tutti i giorni. Abbiamo murato le
porte e le finestre dei primi piani in modo da evitare l'ingresso. Ater avrebbe
dovuto far sgomberare le persone che ci abitano in condizioni molto precarie,
ma non è stato fatto". E sulla situazione di Alto San Nazaro è intervenuto
anche il presidente della Prima circoscrizione Matteo Gelmetti, sottolineando
che anche la circoscrizione vigilerà affinché "approvato il progetto, il
Comune possa dare parere favorevole il più velocemente possibile". Inoltre
Gelmetti ha posto l'attenzione su un altro lato della vicenda, che riguarda la
realizzazione del parco pubblico di 14 mila metri quadrati ad Alto San Nazaro.
"Nella convenzione stipulata a suo tempo tra Comune e cooperativa, erano
stati quantificati degli oneri che la società avrebbe dovuto pagare all'inizio
dei lavori e che sarebbero stati impiegati per la realizzazione del parco. La
mia perplessità ora è che dato che i tempi si sono dilatati negli anni la somma
concordata allora non sia più sufficiente ad affrontare i costi odierni per
l'area verde. E più il tempo trascorre, più gli oneri dovranno aumentare se
vogliamo garantire ai cittadini il parco promesso. Compito della circoscrizione
sarà quindi anche quello di vigilare su questo aspetto". I problemi di
Alto San Nazaro, dal degrado alla possibile realizzazione di opere pubbliche,
sembrano distanti dal trovare veloce soluzione.
( da "Arena.it, L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
IMPRESE. Il
vicepresidente Ricchiuto registra l'intraprendenza sul mercato delle pmi
scaligere Neafidi, in aumento soci e finanziamenti Il consorzio supera la quota
delle 3.700 adesioni nonostante crisi finanziaria e turbolenze dei mercati
Le turbolenze dei mercati e la crescente ansia delle imprese non arresta
le attività di finanziamento, soprattutto nel medio termine, delle pmi
scaligere che, anzi, registra significativi incrementi: a confermarlo è il
vicepresidente veronese di Neafidi, Mauro Ricchiuto, che ricorda come, in
risposta alle esigenze finanziarie delle imprese, il consorzio fidi delle pmi
nostrane abbia incrementato il numero dei soci (passati da 3.400 ad oltre 3.700
di fine 2007) oltre all'erogazione di capitali, "fondamentali per il
processo di crescita, di innovazione delle imprese e per il loro equilibrio
finanziario". Precisa Ricchiuto: "Che la situazione sia più difficile
che in passato lo dimostrano le turbolenze dei mercati, il fatto che, per la
crescita del Pil, l'Italia sia il fanalino di coda dell'area euro, oltre al
rallentamento dei consumi e agli inarrestabili rincari delle materie prime. Il
tutto accompagnato dalle incertezze politiche e inflazionistiche, dalla
paralisi degli investimenti pubblici, soprattutto per le
infrastrutture, e da pressione fiscale e burocrazia, che contribuiscono ad appesantire le capacità di competere.
Senza contare la crisi finanziaria internazionale". Ma Ricchiuto, a
dispetto di questi scenari e del supereuro, registra pure la capacità di stare
sul mercato delle imprese veronesi. "Mancano le cifre
definitive", dice, "ma è certo l'ottimo trend dell'export grazie alle
performance di migliaia di medie e piccole imprese che stanno conquistando
nuovi mercati. La capacità competitiva dell'Italia è affidata esclusivamente
all'iniziativa e alla tenacia degli imprenditori che sostengono così
produttività e livelli occupazionali". In questo quadro si inserisce la
visione della Banca Centrale, preoccupata più della finanza e delle
ripercussioni dei problemi americani che dell'economia reale. "In questo
scenario", spiega allora Ricchiuto, "c'è il pericolo di politiche
restrittive nella concessione dei finanziamenti al sistema. Ciò che si propone
Neafidi è di fare in modo che le proprie garanzie acquisiscano un peso sempre
maggiore nei confronti delle banche. Come? Trasformandosi in intermediario
finanziario vigilato da Bankitalia, dimostrandosi un garante affidabile e
patrimonializzato, operando con personale qualificato e professionale,
condividendo con gli istituti di credito i piani finanziari e fornendo supporto
per lo sviluppo delle imprese socie, ma anche coordinandosi nei momenti più
delicati del rapporto banca-impresa, quando cioè si tratta di affrontare piani
di ristrutturazione aziendale o situazioni di crisi. Tutto ciò consente di
fornire aiuti reali all'impresa nell'accesso al credito grazie alla riduzione
del rischio, migliorandone i parametri patrimoniali imposti da Basilea 2 e
dandole sostegno per lo sviluppo su nuovi mercati". Ricchiuto conclude:
"Il nostro confidi rappresenta ormai una società con una struttura in
grado di affiancare le aziende nella loro evoluzione, fornendo nuovi strumenti
di sostegno. Il concetto del vecchio consorzio fidi è oggi largamente superato
e Neafidi, grazie alla sua presenza regionale, si presenta come un finanziatore
evoluto, una sorta di palestra finanziaria ideale per la piccola e media
impresa che vuole crescere". .
( da "Opinione, L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Oggi è Mar, 26 Feb
2008 Edizione 39 del 26-02-2008 Il "manifesto" del centro destra è
una sintesi di statalismo sempliciotto Economia illiberale: il programma del
Pdl Si vende l'idea che il libero mercato forse va bene quando l'economia
cresce, ma lo statalismo è da preferirsi se tutto declina di Carlo Lottieri
Probabilmente "Libero" ha preso una cantonata. Il programma del
Popolo della libertà reso pubblico sabato deve essere stato pubblicato per errore,
dato che pare più la versione in italiano degli intenti del partito comunista
bielorusso, che non l'insieme delle proposte di una formazione moderata
dell'Europa occidentale. Scherzi a parte, il testo redatto dai partiti che
compongono la coalizione di Silvio Berlusconi sembra essere un terribile
autogol, che regala un'opportunità insperata a quella sinistra che si vuole
interprete della modernizzazione e che, in realtà, è a sua volta impegnata in
innumerevoli |I|gaffes|/I| su vari fronti. È comunque capitato assai di rado,
perfino negli anni Settanta, di imbattersi in progetti intrisi di uno
statalismo tanto sempliciotto. Come qualcuno ha già rilevato, quello apparso su
"Libero" sembra a tratti il programma scritto da uomini di sinistra
che non abbiano compiuto studi regolari... Concepito in dieci punti, il
programma muove da un'analisi del quadro economico internazionale ? certamente
in crisi ? non già per puntare sulle forze imprenditoriali e sulla voglia di
fare degli italiani, ma invece per proporre una chiusura protezionistica e un
rafforzamento dell'assistenzialismo parassitario. Esattamente come nel 2001, si
vende l'idea che il liberalismo forse va bene quando l'economia cresce, ma lo
statalismo è da preferirsi se tutto declina. Così al Sud si propone un progetto
"bi-comunista" (non già un piano quinquennale, infatti, ma decennale)
a base di spesa pubblica: dal Ponte sullo Stretto alle nuove infrastrutture,
alla riconversione ? con i soldi dei contribuenti ? dell'industria chimica pesante.
E il pezzo forte è la realizzazione di una Banca del Sud, gestita da politici e
burocrati: come se l'esperienza della Cassa del Mezzogiorno ? con i suoi
intrecci tra partiti e organizzazioni malavitose ? non avesse già mostrato una
volta per tutte quanto il Paese nel suo insieme abbia sofferto a causa
dell'assistenzialismo. Le cose non vanno meglio nelle parti dedicate alla
famiglia e, più in generale, all'aiuto ai ceti più deboli. Invece che favorire
l'arrivo di prodotti a basso costo ? il miglior modo per contrastare il
"caro prezzi" ? il programma dichiara guerra a quella che definisce
"la concorrenza asimmetrica" della Cina. Niente jeans a 5 euro nei
mercati rionali, insomma. Ma come faranno a tirare avanti le famiglie a basso
reddito? Nessun problema, dato che si propone l'acquisto e la consegna gratuita
di prodotti di prima necessità per aiutare i bisognosi. Quello che ci aspetta,
insomma, è un ampio progetto per la distribuzione di pacchi di pasta e
scatolette di tonno: manco fossimo nell'Italia di "Roma città aperta"
e di "Sciuscià". Quello che fa più sorridere è che non manca la
retorica sulla modernizzazione tecnologica dell'economia. Ma come mai si
riuscirà in tale obiettivo se si proteggono le imprese incapaci di reggere
"la concorrenza asimmetrica", poiché producono jeans a 20 euro, e non
le si stimola a cambiare e innovarsi? Il progetto singolarmente più pericoloso,
poi, riguarda l'edilizia pubblica. In una fase di grande immigrazione quale è
l'attuale, resuscitare Amintore Fanfani per prometterci un "piano
casa" di 100 mila alloggi di case popolari ? fatalmente, soprattutto alla
periferia delle grandi città ? significa regalare al Paese l'equivalente delle
|I|banlieues|/I| parigine: con il loro carico di emarginazione. Al contrario,
il patrimonio pubblico andrebbe totalmente privatizzato e con le risorse
ottenute bisognerebbe istituire un aiuto monetario e di carattere provvisorio,
lasciando che ognuno trovi poi la propria abitazione sul mercato degli affitti.
Quel che suscita apprensione leggendo il programma è che ogni progetto di spesa
è dettagliato, mentre quando si tratta di ridurre le imposte o eliminare la burocrazia si ricorre a formule che lasciano un po' il tempo
che trovano. Così vengono proposti "una graduale progressiva tassazione
forfettaria degli affitti", una "graduale progressiva attuazione dei
principi contenuti nella riforma fiscale (2003), con l'obiettivo di portare la
pressione fiscale sotto il 40% del prodotto interno lordo", un
"graduale progressivo incremento della detassazione degli utili investiti
reinvestiti in ricerca ed innovazione tecnologica". Se perfino nel
programma ? che è un impegno all'acqua di rose ? si usa costantemente la
formula "graduale progressivo", questo significa che non si intende
fare nulla: tanto più che quando si promettono case, aumenti di pensione,
finanziamenti e via spendendo, è evidente che non c'è spazio per alcun
dimagrimento dello Stato. Da dove viene questo insieme di corbellerie: dal
cinismo di politici disposti a prendere voti in qualunque modo o da una
radicale incomprensione delle esigenze del Paese? Confidiamo nella prima
ipotesi. Ma è certo che se, nonostante tutta questa demagogia, il Pdl non
otterrà la maggioranza degli eletti, con questo programma si candida a
sottoscrivere una "grande coalizione" solo con Fausto Bertinotti e la
Sinistra arcobaleno.
( da "Corriere del Veneto" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere del Veneto
- TREVISO - sezione: REGIONE - data: 2008-02-26 num: - pag: 7 categoria:
REDAZIONALE Nel Trevigiano Bosniaco morto d'infarto, manca il riconoscimento
della famiglia. E il consolato non risponde alle richieste del commissariato
Stallo burocratico, cadavere all'obitorio da sei mesi SAN
VENDEMIANO (Treviso) - Chiamatela, se volete, burocrazia. Ma da quasi sei mesi il corpo di un ex rifugiato politico
bosniaco giace nell'obitorio dell'ospedale di Conegliano, ad aspettare un
riposo che sia serenamente eterno, dopo l'infinita attesa di una carta che
sembra non voler più arrivare. Il Comune di San Vendemiano, località in
cui l'uomo viveva ed è morto, sarebbe anche disponibile a pagargli i funerali:
tuttavia finché il consolato non avviserà i familiari dell'immigrato, i quali
con tutta probabilità neanche sanno della sua dipartita, quel cadavere dovrà
rimanere nella camera mortuaria del nosocomio. Era il pomeriggio del 7
settembre dello scorso anno ed un tale, che stava camminando lungo via Roma,
non distante dal centro del paese situato alle porte della città del Cima, ebbe
appena la forza di sussurrare poche parole: "Sto male, sto male".
Poi, mentre cercava di entrare nel cortile di un conoscente per chiedere aiuto,
quell'uomo stramazzò a terra. Si chiamava Ramiz Grdanovic, ma per tutti era
"Anton". Quando un infarto lo stroncò, aveva 41 anni. Una vita breve
e sfortunata, la sua. Nel 1993, mentre la guerra infuriava nei Balcani,
l'extracomunitario aveva lasciato la Bosnia squassata dai conflitti interetnici
ed era arrivato in Italia come profugo. Inizialmente gli era stato concesso lo
status di richiedente l'asilo politico. Poi però, col passare dal tempo, la sua
domanda di rinnovo del titolo era stata respinta e perciò Grdanovic era
diventato un clandestino. Ovvero un "fantasma", che aveva sì una casa
ed una serie di impieghi saltuari come giardiniere, così come una compagna e
degli amici, ma niente che fosse in regola. Nel momento in cui
"Anton" spirò, si rese necessaria l'identificazione del defunto.
Grazie alle impronte digitali memorizzate nella banca- dati, il commissariato
riuscì a dare almeno un nome ed un cognome a quel corpo. Ma per il
riconoscimento ufficiale della salma, necessario ad avviare le procedure per la
sepoltura, c'era bisogno dell'intervento di un congiunto. Gli investigatori
accertarono che i genitori del 41enne erano entrambi deceduti, che sua sorella
era ricoverata in un istituto per malati mentali e che pure la sua convivente
trevigiana soffriva di problemi psichici. Ci sarebbe stato un fratello, che
però era emigrato negli Stati Uniti e comunque se ne sarebbero perse le tracce
ancora all'inizio degli anni '90. La polizia si rivolse allora al consolato
della Bosnia a Milano, affinché risalisse a qualche parente. Però nonostante i
ripetuti solleciti - almeno una decina, fra lettere e telefonate, le richieste
indirizzate dal Veneto alla Lombardia - nessun familiare sarebbe ancora stato
informato di alcunché, nonostante nel frattempo sia finita l'estate, sia
trascorso l'autunno e stia terminando anche l'inverno. L'amministrazione
comunale leghista s'era offerta di dar corso alle esequie del clandestino a
spese delle casse pubbliche, ma in mancanza di un documento che riscontri il
coinvolgimento della famiglia nella decisione sulla sepoltura, l'iter s'è
bloccato. Così, da quasi 180 giorni, in quella cella dell'obitorio di
Conegliano rimane il cadavere di un uomo a cui il destino pare aver riservato
un viaggio verso l'aldilà ancor più difficile della sua già grama vita. Angela
Pederiva All'obitorio Il bosniaco non può essere seppellito.
( da "Mattino, Il (Benevento)" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Velardi: sfida
ancora aperta si può ripartire già da Pasqua Stile e tenuta del tutto
informale, il neo-assessore Claudio Velardi posa davanti ai fotografi
assicurando: "Va bene così, tanto la cravatta non la metterò mai".
Poi indica alla parete la foto del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano e aggiunge: "A meno che non debba incontrare personalità
superiori". Dalla stanza numero 53, al secondo piano, sta uscendo Dario
Scalabrini, l'amministratore dell'Ept di Napoli e compagno di tante battaglie
nel Pci, compreso quella per Bassolino sindaco nel '93. Quindi risponde all'ultima
telefonata di auguri: è Enrico Paolini, coordinatore degli assessori al Turismo
nella conferenza Stato-Regioni. Poi si concede. Com'è nata la scelta?
"Devo dire la verità?". È auspicabile. "L'altra mattina correvo
per via Caracciolo. Ero rammaricato perché un dolore al piede mi impediva di
partecipare alla mezza maratona Roma-Ostia. Ma molto di più mi addolorava il
fatto di sapere da qualche tempo che in Campania c'erano delle
difficoltà". Allora? "Per amore della mia terra mi sono proposto".
E Bassolino? "Ha detto subito di sì". Quindi? "Ho telefonato ai
miei soci della Reti, Antonio Napoli e Massimo Micucci: hanno capito le mie
motivazioni. Ed eccomi qua". Non percepirà l'indennità, ha annunciato.
Perché? "Credo che chi può, nella politica, debba dare segnali concreti di
una correzione di rotta. Dunque verrò a Santa Lucia da persona normale, a
piedi, con la metro o con il taxi, niente auto blu. E non può sapere quanto sia
difficile tutto questo". Perché? "La burocrazia non prevede che un assessore
possa devolvere la propria indennità: ho passato l'intera mattinata con gli
uffici per studiare il caso. Forse faranno una misura ad hoc: sì, perché
francamente non vorrei pagare anche le tasse per un'indennità che non
percepirò". A chi andrà? "Ci sono tante associazioni impegnate
nel sociale. Ma voglio prima parlarne con il cardinale Crescenzio Sepe: mi
sembra una persona che sta facendo delle cose magnifiche a Napoli".
Dunque: lei si è proposto, lei non percepirà indennità. Lo fa per spirito
missionario? "Non direi, anche perché sono profondamente laico. Piuttosto
parlerei di un periodo di servizio civile di cui ho avvertito la necessità
nonostante il fatto che io abbia delle attività che mi danno molta
soddisfazione. È un atto di volontariato che naturalmente durerà per un periodo
limitato di tempo, perché non posso vivere per tanto tempo sulle spalle dei
miei soci. E in questo tempo la galassia delle mie aziende non assumerà
incarichi sul territorio regionale: l'ultima collaborazione con la Regione è
scaduta da tempo". Va bene la scadenza naturale del 2010? "Certo,
perché no?". Questa volta durerà di più rispetto al '95? (Sorride)
"Lo sapremo fra un mese. Ma non andrà così". Come risolleverà le
sorti del turismo in Campania? "Bisogna agire su più tasti e ognuno deve
fare la propria parte. Ma quello che più conta è rimettere in circolo quel
sentimento di fiducia: è cruciale". E le montagne di rifiuti? "Qui mi
sento di non dover dire nulla: all'opera ci sono persone di grande esperienza e
capacità che stanno lavorando con forte impegno". Non anticipa proprio
nulla? "Devo avere il tempo di verificare i dati. Ma il metodo quello sì
mi è già chiaro: bisognerà muoversi con atti concreti, intervenendo subito,
senza scindere l'emergenza del momento dalla prospettiva". Un esempio?
"Proprio qualche minuto fa parlavo con Scalabrini: venerdì scade il bando
per il sostegno ad un pacchetto turistico Easy Napoli. Sarà una cosa
importante. Ma poi bisognerà anche promuoverla perché turismo e comunicazione
vanno insieme". Per De Masi un'inversione di tendenza è impossibile prima
dell'estate. Questo significa che per Pasqua la battaglia è già persa? "È
sbagliato darla già per persa. C'è una situazione di debolezza, ma noi siamo
qui proprio per far sì che già da domani qualcosa possa cambiare". In giro
c'è un clima politico pesante. "La vischiosità della situazione politica è
evidente. Ma non mi occuperò di politica. Manterrò un profilo
tecnico-amministrativo. Così le problematiche si possono affrontare più
facilmente". Quindici anni fa si aspettava di ritrovarsi di fronte a
questo scenario? "Non mi sarei augurato che quell'esperienza venisse
affogata in una crisi così seria. Questo approdo è moralmente ingiusto".
Colpa dei media? "C'è indubbiamente una rappresentazione mediatica
particolare. Ma so bene che alcuni problemi concreti ci sono, eccome".
Qualcuno le ha detto: chi glielo ha fatto fare? "Mi hanno detto di tutto.
Perfino: sei un pazzo". Anche Massimo D'Alema? "No, non ci siamo
sentiti. Ma lui non aveva bisogno di questa scelta: me lo dice già tutti i
giorni". cor.cas.
( da "PrimaDaNoi.it" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
CHIETI. La Walter
Tosto SpA, leader nell'ambito dei grandi impianti di caldareria (fatturato
2007: 70 milioni di euro), conquista due nuovi prestigiosi incarichi in Cina e
uno anche in America. Nel continente asiatico l'azienda, sbaragliando la
concorrenza internazionale, è stata scelta dalle società multinazionali di
ingegneria Stone & Webster e Haldor Topsoe che le hanno affidato due
commesse del valore complessivo di 20 milioni di Euro. L'accordo con la Stone
& Webster, pari a oltre 18 milioni, prevede la fornitura a Tianjin Dagu,
presso Pechino, di diversi reattori e sistemi di scambio termico, atti alla
produzione dello stirene impiegato per numerose materie plastiche. L'altra
commessa, del valore di quasi 2 milioni, è stata siglata con la società danese
leader mondiale nella tecnologia del metanolo, e consiste in un Reattore
Tubolare presso l'impianto da 750 MTPD di Guizhou. In America, la Conoco
Phillips di Houston (la quinta raffineria al mondo per fatturato), ha richiesto
all'azienda abruzzese la Vacuum Tower per l'ampliamento della propria sede più
importante. Questa notevole realizzazione, dal valore di circa 6 milioni di
Euro per ogni singolo pezzo, in virtù delle sue dimensioni (diametro di 11
metri e peso di oltre 800 tonnellate) sarà il perno centrale intorno al quale
costruire tutti gli altri item. Anche il colosso americano Marathon,
soddisfatto delle commesse già affidate all'azienda, ha riconfermato la
partnership assegnandogli la realizzazione di un sofisticatissimo reattore di
600 tonnellate in acciaio legato al vanadio, materiale critico che pochissimi
qualificati al mondo sanno lavorare. La Walter Tosto conquista per la seconda
volta anche la fiducia della Stone & Webster: un anno fa aveva già vinto
una gara da oltre 5 milioni di Euro sempre in Cina, Paese che oggi genera il
20% del suo fatturato estero. L'alta innovazione dei propri manufatti è la
chiave del successo dell'azienda; tra le ultime realizzazioni, spicca la
calandra più grande del mondo fatta in proprio, da collocare nello stabilimento
di Chieti. "Raggiunti i vertici nella produzione di items critici spiega
l'ad Luca Tosto abbiamo investito 8 milioni di Euro nella calandra più grande
del mondo per mantenere la nostra leadership e per garantire alle maestranze
lavoro di altissima qualità almeno per i prossimi 40 anni. Grazie a questo
investimento saremo infatti i partner privilegiati delle più importanti
acciaierie d'Europa e ci stiamo anche adoperando per garantire lavoro a 200
giovani del nostro territorio da formare come saldatori specializzati".
Capace di piegare a freddo lamiere dallo spessore di 300 millimetri e larghe
fino a 3,6 metri, alta 12 metri, profonda 8 nelle fondamenta e dalla potenza di
rullatura di 9.000 tonnellate, la calandra Walter Tosto allestisce 6 reattori l'anno
per un fatturato che, secondo i vertici, supererà i 300 milioni nel prossimo
quinquennio. Per il successo dell'azienda italiana, prossima al festeggiamento
dei suoi 50 anni di storia, è decisiva anche l'audace politica di investimenti
per la scoperta di soluzioni sempre in linea con le richieste del mercato. Nel
solo 2008 spenderà oltre 10 milioni di Euro in tecnologie, nella creazione di
un nuovo capannone attrezzato per costruzioni di caldareria e nella
realizzazione della calandra di cui sopra. Afferma Luca Tosto: "In Italia
le aziende risentono della mancanza dell'appoggio istituzionale e noi, sapendo
dell'importanza degli investimenti, che ci rendono competitivi sullo scenario
mondiale, siamo condannati al "fai da te". La concorrenza invece,
come quella coreana, è supportata dai loro Paesi, specie nei più gravosi
problemi logistici. In Italia la burocrazia non riesce ad agevolare le imprese e a risolvere il più semplice
dei problemi se non dopo attese mortificanti". I vertici aziendali
prevedono che il giro di affari nel 2008 si chiuderà a quota 80 milioni (oltre
+10%). 26/02/2008 14.36.
( da "Gazzettino, Il (Padova)" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
LE ASSOCIAZIONI DI
CATEGORIA CONTRO L'AVEPA "Gli agricoltori aspettano da anni aiuti
economici" (m.a.) La Cia (confederazione italiana agricoltori) ha
organizzato, ieri mattina, l'ennesimo sit-in di protesta davanti alla sede
della Avepa (agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura). Motivo, denunciare la burocrazia messa in atto da questa agenzia della Regione che gestisce le
pratiche fiscali e amministrative del settore agricolo. "Diciamo basta -
ha esordito il presidente della Cia, Daniele Toniolo - alla lentezza della burocrazia e delle pratiche
amministrative che frenano lo sviluppo dell'agricoltura. Chiediamo ai
consiglieri regionali e provinciali di entrambi gli schieramenti, di aiutarci a
debellare questa sempre più costosa macchina burocratica. Fino a quando non
otterremo dei risulti - ha terminato Toniolo - organizzeremo dei sit-in di
protesta di fronte alla sede dell'Avepa". Ad affiancare nella lotta la Cia
anche la Confagricoltura. "Avepa ha versato i contributi - ha dichiarato
il presidente di Confagricoltura, Antonio da Porto - solo al 60 per cento circa
delle aziende, e non al 99,5 per cento come scritto in un comunicato del 21
febbraio dello scorso anno. Inoltre abbiamo centinaia di agricoltori che, a
causa di motivi burocratici, stanno aspettando da anni degli aiuti
economici"."Da notare - ha precisato da Porto - che gli aiuti
comunitari sono concessi agli agricoltori europei per chiari impegni, che essi
assumono a garanzia della qualità degli alimenti e dell'ambiente. Il mancato introito
di questi fondi costituisce una grave violazione di un diritto".
( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Marciapiedee nuove
casein via TevereEgregio signor Francescon, non voglio far polemica con Lei che
è il delegato all'Urbanistica per la Municipalità di Mestre, ma non posso
accettare le Sue critiche esposte sul Gazzettino di venerdì 22 c.m. senza
replicare. A proposito di menefreghismo nei confronti della città devo
ricordarLe che il sottoscritto si impegna a fondo per cercare di far sì che
Mestre migliori, ne è testimonianza la creazione di "Siamo Mestre
Onlus" ideata proprio per questo scopo. Devo poi ricordarLe che il
progetto degli edifici di Via Tevere da me redatto ed approvato
dall'Amministrazione Comunale di Venezia dopo lunga e ponderata istruttoria non
mangia alcunché, né pista ciclabile né marciapiede. Infatti nessun marciapiede
esisteva sul lato della strada interessata dai lavori né alcun progetto di
pista ciclabile era vigente al momento dell'approvazione del nostro progetto
edilizio. Io non me ne frego affatto di come si concretizza la città però alle
volte cercare di ragionare con gli Uffici Comunali è decisamente disarmante,
anche in questo caso avevo prospettato l'opportunità di traslare gli edifici
ponendoli più distante possibile da Via Tevere, era anche nostro interesse, ma
la burocrazia e la cattiva
disponibilità di alcuni tecnici non ha consentito che ciò avvenisse. Certo non
è facile operare in Comune di Venezia dove confusione e sovrapposizione dei
ruoli è questione quotidiana, dove spesso si inventano problemi che complicano
le cose più semplici, dove molti lavorano contro volendo individuare negli
operatori del settore edilizio non degli utenti ma degli speculatori da
contrastare. Sono quindi convinto che una sana riflessione vada fatta prima di
coinvolgere a sproposito in polemiche dannose imprese e professionisti.Arch.
Giampaolo PighinMestreSiamo in 5200a difendereil verde in via Pio XÈ
sconvolgente sentire con quanta irritazione ed acrimomia il sindaco abbia a
spada tratta difeso il Piruea CelAna contro, a sentir lui, 4 ambientalisti che
non capiscono quale sia il bene della città (vedi Il Gazzettino del 22/2/08).
Cacciari ha già dimenticato che a difendere il Parchetto di via Pio X non sono
solo 4 ambientalisti bensì 5200 cittadini che preferiscono uno spazio verde
usufruibile da subito ad un'altra colata di cemento, di dubbio valore estetico,
in centro. Ci si aspettava di più e di meglio da un rappresentante politico
eletto da una maggioranza di cittadini! Cui prodest? A chi giova la strenua
difesa del Piruea CelAna da parte del Sindaco? Non certo alla qualità dell'aria
ed alla salute dei cittadini, non alla viabilità che sarebbe ulterirmente
intasata da nuove utenze ed ancora non a chi cerca refrigerio nelle giornate
estive in un luogo ombroso nei pressi della lastricata Piazza Ferretto. Infine
non giova alla democrazia perché i cittadini hanno detto chiaro che non
vogliono quel nuovo condominio al posto dell'ultimo lembo di Parco Ponci
scippato in altre epoche alla città.prof. Rosanna BolganAmicoAlberoMestreIl
PartitoDemocraticoe i soliti furbiLe eleziioni primarie per eleggere i delegati
al coordinamento comunale e al coordinamento provinciale si sono concluse e ora
inizia il bello. Mi esprimo così, perchè da oggi in poi si dimostrerà se questo
Partito è fine a se stesso, e cioè se veramente è un partito democratico dove i
rappresentanti eletti dal popolo andranno a decidere con il loro voto chi sarà
il nuovo segretario comunale e il nuovo segretario provinciale o se ancora una
volta il tutto verrà illegittimamente deciso dai soliti furbetti del
quartierino che proveranno ad imporre il loro vecchio modo di far politica
strafregandosene del fatto che in questo nuovo partito la parola d'ordine deve
essere "cambiamento". Cambiamento, nella fattispecie significherà
presentare una rosa di candidati e far decidere alle rispettive assemblee a
scrutinio segreto, dando così a tutti i rappresentanti eletti di poter con il
loro voto essere parte di un processo democratico e non di un imbroglio
preconfenzionato dove i furbi (coltivatori diretti del proprio orticello)
avranno la meglio gli onesti e i bravi ancora una volta verranno penalizzati.
Se ciò avverrà, altro che Partito Democratico, questo partito diventerà il
simbolo di un vecchio modo di far politica dove l'inno sarà una vecchia canzone
presentata al Festival di Sanremo qualche anno fa da Enzo Jannacci e Paolo
Rossi dal titolo: le solite facce i soliti "accordi".Davide
Tagliapietradelegato al Coordinamento Comunale del P.D.Visita nel nuovo
ospedale, ma è chiusoUn mese fa sono stato chiamato telefonicamente da un
operatore dell'Uls che mi rinviava il controllo presso il centro
diabetico,dall'Umberto I al nuovo ospedale a Zelarino. Alcune mattine fa come
dettomi, mi sono recato al nuovo ospedale e dopo aver incontrato due cancelli
incatenati, al terzo una guardia mi ha gentilmente risposto che purtroppo non
ero il primo che doveva rinviare al vecchio ospedale. Ora io mi domando solo
questo se si sono presi la briga di avvisarmi di recarmi al nuovo centro perchè
non l'hanno fatto per il contrordine? Fortunatamente ero in anticipo e
accompagnato da mia figlia, la quale si era presa appositamente mezza giornata
di ferie (visto che mezzi pubblici vicini non ce ne sono ancora). In compenso
al vecchio ospedale ci sono i cartelli che indicano l'apertura del nuovo a data
da destinarsi, ma io (per mia fortuna) mica sono tutti i giorni in ospedale!
Per di più quando mia figlia ha chiesto spiegazioni (non di certo col sorriso
sulle labbra) l'operatrice del centro diabetico le ha risposto di rivolgersi al
primario che lei era stufa e che non c'entrava niente. Vogliamo dire a chi di
dovere di impegnarsi un po' di più. Sarebbe positivo sia per il malato che per
il personale.Giovanni - invalido 73Mestre.
( da "Gazzettino, Il (Belluno)" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Ancora polemiche in
consiglio comunale sul Piano di assetto territoriale. Il consigliere Gorza
denuncia la scarsa partecipazione popolare Aree non edificabili, deciso il calo
dell'Ici Approvata ieri sera dall'assemblea anche l'adesione alla
Confederazione dei Comuni del Nord FeltreTanta carne al fuoco ieri sera in
consiglio comunale, ma l'enclave si infiamma solo sul primo punto in
discussione: criteri di calcolo dell'ICI da attribuire alle aree non
edificabili o a compatibilità condizionata per una futura edificabilità
portando dal 40\% all'80\% la quota di riduzione dell'imposta da applicare.
Sulla delibera il consigliere di minoranza Luciano Bona ha avanzato due
emendamenti, il primo dei quali poi ritirato, con cui chiedeva di calcolare
invece la quota ICI in base a delle tabelle già in essere relative ai terreni
agricoli "per avere un'equità di trattamento per i proprietari"
preannunciando il suo voto contrario. Un meccanismo però ritenuto troppo
contorto dal leghista Nunzio Gorza che prende l'occasione per bocciare
nuovamente il PAT: "gestito malissimo e non con la partecipazione popolare
che la precedente amministrazione ha sempre decantato di aver effettuato. Le
diverse aree - precisa Gorza - dovrebbero pagare l'ICi solo se c'è veramente la
possibilità di edificare e non se questa è ipotetica. Nella costruzione del PAT
è mancata la trasparenza necessaria per avere chiarezza nei procedimenti. Un
piano fatto in fretta e furia che andava pensato in sinegria con altri comuni e
che invece la precedente amministrazione ha voluto portare avanti da sola
volendo strafare". Il consiglio ha poi bocciato l'emendamento Bona e
approvato la delibera prima di affrontare il tema dell'adesione alla Conferenza
dei Comuni del Nord che per il consigliere De Paoli "in un momento in cui
si parla di tagliare i costi della politica, rappresenta un'ulteriore esborso
inutile per le tasche dei cittadini, considerando che Feltre aderisce già
all'Anci sia nazionale che veneta". "Proprio per questo - gli ha
fatto eco Gorza - avanzo la mia proposta al Consiglio perché il nostro Comune
esca dall'Anci e aderisca alla Conferenza che ha un costo di associazione
minore". Qualche stilettata nei confronti della centralità
dello Stato è arrivata in tema di regolamento per l'affidamento di incarichi a
consulenti esterni definito dal Sindaco Vaccari "un doppione delle voci
già presenti nel Bilancio ma che il Governo uscente ci obbliga a compilare ed
approvare con un articolo della Finanziaria 2008 che invece di snellire le
pratiche porta ad un aumento della burocrazia".Pierluigi Carazzai.
( da "Sicilia, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il
"Ferraro-Montenegro day"Chiesa. L'attuale arcivescovo ricorda 20
anni, il nuovo riceve una delegazione Con il volto visibilmente emozionato,
l'arcivescovo Carmelo Ferraro ieri pomeriggio nella chiesa di sant'Alfonso,
gremita di fedeli, ha celebrato il solenne pontificale in occasione della
ricorrenza del patrono San Gerlando. Alla messa erano presenti le autorità
politiche locali, i rappresentanti delle forze dell'ordine e i semplici
cittadini e tutti con estrema attenzione hanno seguito le parole pronunciate
dall'arcivescovo e i canti eseguiti dal coro Santa Cecilia. Per l'arcivescovo
non poteva esserci occasione migliore per tracciare il sentiero percorso
durante la sua azione pastorale e benedire i fedeli ai quali ha detto: "Vi
affido allo Spirito Santo perché la grazia del Signore sia nei vostri cuori e
possiate vivere come lode vivente del Padre Celeste". Nel delineare la
storia delle meraviglie del Signore, come lui stesso l'ha definita,
l'arcivescovo ha cominciato con la visita di Giovanni Paolo II: "Quale
grande consolazione sono state le parole di elogio della nostra diocesi: saluto
te, chiesa agrigentina, intrepida nella fede, edificata dai santi vescovi
Libertino, Gregorio e Gerlando, onorata attraverso i secoli da una lunga catena
di santi". L'arcivescovo ha proseguito: "Il Giubileo, ricco di mille
esperienze che ci hanno dato la voglia di ricominciare con Gesù, di rifiutare
la mafia e la cultura mafiosa, la corruzione e l'egoismo e di percorrere i
sentieri del Vangelo dalla politica alla vita civile e sociale. L'elevazione
della diocesi a chiesa arcivescovile e metropolitana nel primo giorno liturgico
del terzo millennio, per vivere la comunione missionaria con le chiese
suffraganee di Caltanissetta e Piazza Armerina. Non posso dimenticare lo stupore
con il quale abbiamo fatto il percorso perché San Gregorio agrigentino, che usò
il tempio della Concordia come cattedrale, dedicandolo ai santi Pietro e Paolo,
acquisendo il merito della sua conservazione, fosse proclamato, proprio su
richiesta dell'Ente Parco Valle dei Templi, patrono dei ricercatori
archeologici. La scoperta delle catacombe, del museo paleocristiano aperto a
tutti, l'appuntamento annuale della santa messa davanti al tempio della
Concordia, fanno da cornice a questo evento di grazia, legato alla dedicazione
del nostro studio teologico affiliato alla facoltà Teologica di Sicilia, a san
Gregorio agrigentino. Il congresso eucaristico diocesano ci ha indicato la
bellezza del patto d'amore, nuovo ed eterno. Alla provvidenza tenera del Padre
celeste si deve Telepace che da oltre un decennio è entrata nelle famiglie
cristiane. Dono dall'alto per mezzo di monsignor Guido Todeschini, fu
inaugurata il 13 maggio 1996 nella memoria dell'apparizione a Fatima della
Madonna e del suo invito alla conversione e alla preghiera. Con radio diocesana
Concordia e con il settimanale "L'amico del popolo" si sarebbe potuto
fare di più e meglio. Sappiamo che gli alberi crescono lentamente. Il risveglio
della famglia, la riscoperta del discepolato, gli eventi culturali del decennio
gerlandiano e la nascita dell'universtà, la nuova prassi catecumenale, le Sop e
le scuole per i ministeri. Allo scopo di scoprire il lievito del Vangelo nella
storia dei giorni e della potenza dello Spirito Santo, voglio ricordarvi le problematiche
riguardanti la sanità, la mafia, la disoccupazione, la burocrazia, la politica, la legge sul
Parco della Valle. Desidero concludere la storia delle meraviglie del Signore,
ricordando che fin dal giorno dell'inizio del ministero episcopale ho affidato
la santa chiesa agrigentina alla dolce Mamma celeste e in ogni celebrazione
diocesana ho rinnovato l'affidamento a Lei". R. B.
( da "Corriere Di Como, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Burocrazia
"Aboliamo le
Province": la proposta di Berlusconi accende il dibattito I costi della
politica "È necessario eliminare le Province". Un'ipotesi forte, da
tempo in discussione, che potrebbe portare a un radicale riassetto
dell'amministrazione pubblica. Visto che l'idea viene rilanciata in campagna
elettorale dal leader del Pdl, Silvio Berlusconi, per "ridurre i costi
della politica", non è difficile ipotizzare che possa diventare un punto
programmatico in vista delle elezioni di aprile. Tutto ancora da chiarire ma
l'annuncio del Cavaliere, arrivato nei giorni scorsi durante la trasmissione
Matrix di Enrico Mentana, ha aperto e scatenato il dibattito. "Un 'ipotesi
che mi sconcerta - ha detto il numero uno di Villa Saporiti, Leonardo Carioni -
L'abolizione delle Province non è certo nel programma della Lega e proprio su
questo tema domenica ho sentito Roberto Maroni che mi ha ribadito la nostra posizione
sul tema". Carioni, però, cerca un punto di sintesi. "Io non penso
che Berlusconi voglia cancellare le Province - dice - ma ritengo che si
riferisca agli enti che non hanno una grande valenza demografica. Negli ultimi
anni sono nate diverse Province di pochissimo peso. Di recente l'ho ribadito
anche all'Upl (l'Unione delle Province italiane, di cui Carioni è presidente,
ndr): ci sono Province virtuose e altre meno utili ed è su quelle che dobbiamo
ragionare". Il presidente di Villa Saporiti evidenzia la necessità
dell'ente. "Mi chiedo, se dovessero scomparire le Province, chi si
occuperà di costruire strade e depuratori. Chi si occuperà di agricoltura,
turismo ed edilizia scolastica. In una regione come la Lombardia, con 10
milioni di abitanti, una Provincia come quella di Como è una struttura
essenziale. La Regione è uno Stato e le Province sono le sue Regioni. Ripeto,
però, credo che Berlusconi farà chiarezza". Non si dice
"pregiudizialmente contrario all'abolizione delle Province" anche perché
"sia il centrodestra, che il centrosinistra stanno lavorando sulla
questione". Patrizio Tambini, capogruppo di Forza Italia a Villa Saporiti,
sottolinea che "il problema si pone per alcune competenze. Dovrebbero
essere individuati poteri sostitutivi, penso a tutte le esigenze di carattere
sovracomunale. Bisogna capire quale organo intermedio possa lavorare tra Comuni
e Regioni". "È un discorso che va avanti da tempo - afferma Andrea
Cattaneo, capogruppo provinciale di An - Si è parlato anche di abolizione delle
Comunità montane. Più che di eliminazione totale, io parlerei di
razionalizzazione degli enti". La ragione è tecnica. "Ci sono alcune
competenze - spiega Cattaneo - che diventa difficile trasferire a un livello
più alto. Ricordiamoci che se alcuni enti sono in difetto, ciò è dovuto alle
persone che li gestiscono. Non è il caso di Como, dove l'amministrazione
funziona". Auspica "un dibattito serio, piuttosto che boutade
elettorali", Mauro Guerra, leader dell'opposizione a Villa Saporiti. Che
si dice "anche d'accordo a discutere l'ipotesi ma prima di tutto bisogna
riorganizzare i Comuni, strutture troppo frammentate. Solo quando lavoreranno
insieme, in modo organico, potremo decidere sul destino delle Province".
"A Villa Saporiti sono circa 400 i dipendenti tra dirigenti, impiegati e
personale operativo - sottolinea Lucia Cassina, sindacalista della Funzione
pubblica della Cgil - L'ente non è fatto solo di burocrazia ma si occupa di collocamento,
formazione e svolge decine di altre funzioni". La sindacalista è contraria
alla chiusura. "Io non dico che la Provincia non sia sofferente - conclude
- ma offre omogeneità al territorio. Chiuderla significherebbe far ricadere le
competenze sui Comuni senza un reale risparmio per lo Stato".
Davide Cantoni Nella foto: La sala del consiglio a Villa Saporiti. Non è la
prima volta che le Province finiscono al centro del dibattito politico
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