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tARTICOLI DEL 24-30 giugno 2008
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Articoli
Burocrazia (91)
Sezione
principale: Burocrazia
IN BREVE
( da "Corriere
delle Alpi" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
agricoltura
sono le imprese e la loro redditività: la politica e la burocrazia non possono
essere un peso rispetto al difficile impegno che già deriva dalla concorrenza
del mercato mondiale. Dobbiamo dare una svolta e lo faremo sin dai prossimi
giorni". Lo ha detto il neoassessore Franco Manzato, all'assemblea
dell'Associazione Allevatori di Treviso.
L'amaca
- michele serra ( da "Repubblica, La"
del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
circonvoluta
che distingue tutte le burocrazie, ha implicitamente risposto picche al
divorziato Berlusconi che pretendeva, tra gli altri benefits già in sua
dotazione, di poter fare la comunione. Ora: se uno si iscrive a
un'associazione, ne rispetta le regole. E le regole di Santa Romana Chiesa, si
sa, sono quelle che sono: il matrimonio per i cattolici è un sacramento ed è
indissolubile.
Decoro
urbano, il comune chiude l'ufficio
( da "Repubblica,
La" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Un modo per
rispondere in fretta ai bisogni dei romani senza aspettare i tempi della
burocrazia. Fino all'inizio di questo mese, quando la Ragioneria comunale ha disposto,
"con la solita scusa del buco in bilancio che poi s'è rivelato
inesistente", il blocco di tutte le spese, compresi i fondi necessari al
funzionamento dell'Ufficio del decoro.
Consoli:
"ma all'estero valorizzano più le idee in italia troppi vincoli"
( da "Repubblica,
La" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Da noi ci
sono ancora troppi lacci e laccioli e le lungaggini della burocrazia sono
estenuanti. E pure il credito è imbrigliato". Ci spiega meglio? "Qui
i soldi te li concedono solo se hai già dei beni per garanzia. Ovvero, non si
danno chance valutando solo il progetto: perché alle banche non interessano le
capacità di chi vuol fare impresa".
Provincia
a caccia di soldi europei - massimo lorello
( da "Repubblica,
La" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
La Provincia
di Palermo è in salute e ha una burocrazia perfettamente efficiente".
Avanti l'ha riunita nel pomeriggio per pianificare il lavoro futuro, prima di
precipitarsi alla festa della Guardia di finanza e ricambiare così la cortesia
agli ufficiali delle fiamme gialle che erano accorsi in mattinata a Palazzo
Comitini.
Governare
il cambiamento e non cedere ai "barbari" - umberto de gregorio
( da "Repubblica,
La" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
cresce
enormemente il ruolo autoreferenziale e improprio della burocrazia e con
questo, proporzionalmente, crescono tanto il deficit democratico dell'istituzione
quanto la sua impopolarità". L'attività di controllo del pubblico
dev'essere svolta nell'interesse del privato: di supporto, di stimolo, d'aiuto
e non meramente poliziesca.
"il
decreto flussi non funziona così si danneggiano le imprese"
( da "Repubblica,
La" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
"è un
problema di burocrazia, ma non solo. è il meccanismo del decreto flussi che non
va. Troppa la discrasia tra esigenze del mondo del lavoro e rigidità delle
quote. Lo diciamo da tempo. Servono regole d'ingresso più flessibili, come la
chiamata diretta del lavoratore extracomunitario".
Immigrati,
permesso solo a uno su 100 - vladimiro polchi
( da "Repubblica,
La" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
A quel punto,
infatti, la burocrazia si sposta all'estero, nei consolati italiani che devono
rilasciare agli immigrati con nulla osta, il visto d'ingresso per l'Italia. E
qui c'è la nuova strettoia. Quanti visti sono stati rilasciati finora? Solo
7.947 al 17 giugno 2008.
Da
Vanessa a lady Teocoli <Veloci, precisi, entusiasti Sembrano noi negli anni
'60> ( da "Corriere della Sera"
del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
"La loro
burocrazia è superiore. Per esempio noi qui abbiamo una vecchia macchina. Sto
guardando i documenti. Sa ogni quanto si deve fare la revisione? Ogni sei mesi.
E sa quanto costa? Ventiquattro euro. Rapidi ed efficienti. Sono andata in
comune per chiedere delle planimetrie.
Preoccupa
il muro contro muro ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Non più solo
veti e burocrazia". Come in un grande gioco di matrioske, dentro l'Europa c'è
poi l'Italia con le sue dinamiche: quelle gemmate da una congiuntura
internazionale turbolenta, e quelle strutturalmente nazionali. Nella prima
casella il presidente di Confindustria fissa il dibattito sull'inflazione
programmata che sta infiammando il dialogo Governo-
Università,
la via delle fondazioni ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia
nazionale e locale mantiene intatta la propria capacità di svuotare
dall'interno provvedimenti rivoluzionari, che un parte importante del mondo
accademico italiano vive ancora in un mondo che altrove non esiste più. Per
dispiegare tutti i propri benefici effetti, la nuova norma richiede che le
risorse vengano assegnate ai singoli atenei sulla base della valutazione della
VITA
E MIRACOLI DELL'ISIAO COME SI UCCIDE UN ENTE UTILE
( da "Corriere
della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
So che la
burocrazia può commettere errori innocenti, dettati dalla fretta e dalla
disinformazione piuttosto che da cattiva volontà. Se si tratta di
disinformazione ecco qualche notizia che può servire a correggere l'errore.
Come è stato ricordato in un convegno del 1994, organizzato per il centenario
della nascita di Tucci,
"Più
infrastrutture e nuove aziende"
( da "Stampa,
La" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia
per strumenti urbanistici e insediamenti produttivi. Il documento ha avuto in Consiglio
una trattazione su due linee: il centrodestra, con Gaudenzio Ferrandi, Federico
Perugini, Daniele Andretta, Davide Gilardoni, Mario Bernile ha posto
l'attenzione su due temi: lo sviluppo della città è stato frenato dalla tardiva
approvazione del piano regolatore da parte regionale.
Cresce
il Califfato di Francia ( da "Stampaweb, La"
del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
guidato da una
burocrazia religiosa docile e capace di tenere ai margini le tentazioni
fanatiche di cui si era invaghito Sarkozy ha appena fatto naufragio tra
polemiche spaccature e veleni. Invece si moltiplicano nella vita quotidiana gli
episodi di un rinserrarsi in abitudini che sono opposte all'integrazione.
Immigrati,
permesso a uno su 100 è allarme-badanti per le famiglie
( da "Repubblica.it"
del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
A quel punto,
infatti, la burocrazia si sposta all'estero, nei consolati italiani che devono
rilasciare agli immigrati con nulla osta, il visto d'ingresso per l'Italia. E
qui c'è la nuova strettoia. Quanti visti sono stati rilasciati finora? Solo
7.947 al 17 giugno 2008.
Un
locale con musica live non si improvvisa
( da "Sole
24 Ore Online, Il" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
La burocrazia
Chi ha intenzione di organizzare un concerto deve rivolgersi all'ufficio Siae
competente. Che il pubblico paghi o meno un biglietto, la tariffa applicata è
in genere il 10% circa dell'incasso complessivo del locale, ma sono possibili
forme forfettarie, specie per i locali piccoli.
Piccole
e medie industrie "Ci serve un po' di fiato"
( da "Stampa,
La" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
attraverso la
diminuzione della burocrazia. Il presidente dell'Api Gianmario Mandrini,
rieletto per il prossimo triennio, ha poi lanciato un "grido di
dolore": "Abbiamo bisogno di sentire più tifo attorno a noi. Non
possiamo permettere che il futuro del nostro territorio venga caratterizzato da
un continuo ridimensionamento delle attività produttive".
Viale
Partigiani si trasforma ( da "Stampa, La"
del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia -
precisa Quaglia - sicuramente l'intenzione è di intervenire entro l'anno".
Il secondo (da piazza Lugano a piazza Torino) costerà 250 mila euro e il
cantiere aprirà nel 2009.
In generale gli interventi prevedono la risistemazione
dell'asfalto e dei marciapiedi: "Inoltre - spiega l'assessore - regoleremo
la sosta delle auto disegnando nuovi stalli contro il parcheggio
Grido
di dolore dal Comune Burocrazia! ( da "Corriere delle Alpi"
del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Incomunicabilità
Grido di dolore dal Comune "Burocrazia!" Villa Contarini, in fin dei
conti, è il fiore all'occhiello di Piazzola sul Brenta. Ma che rapporto c'è con
il Comune e i suoi abitanti? Un disastro: è vero che i residenti hanno
l'accesso gratuito, ma in realtà il parco della villa non è mai diventato il
giardino dei piazzolesi.
Alemanno
al bambino gesù "via il parcheggio e il chiosco"
( da "Repubblica,
La" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
per stringere
un'alleanza robusta con il Bambino Gesù che la burocrazia non deve disturbare
ma aiutare". Intanto, oggi a Palidoro, presente il cardinale Tarcisio
Bertone, sarà inaugurata la "Casa del clero", centro di accoglienza
per i piccoli ricoverati e le loro famiglie non residenti a Roma. (carlo
picozza).
Il
fallimento dei professori - adriano prosperi
( da "Repubblica,
La" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
dall'altro la
traduzione della stessa idea in un sistema di burocrazia statale aperto agli
ingegni migliori, quale che sia la loro origine sociale. Nella scuola di stato
italiana, di origine napoleonica, è questa la versione della libera gara che
abbiamo accolto e su cui si è retta la struttura della docenza.
Nuove
armi contro i cartelli ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
LA MANOVRA
DEL GOVERNO Il garante: "Bene su carburanti, servizi locali, libri,
snellimento della burocrazia: ora una veloce approvazione del Parlamento"
LA CLASS ACTION "Il rinvio rischia di deludere le speranze dei
consumatori, anche se in sei mesi lo schema può essere migliorato ed esteso
alla Pa".
Scuola:
merito e rigore unica cura ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Altrimenti
alimentiamo ulteriore burocrazia, quando parliamo tutti di semplificazione. Le assunzioni
dei ricercatori, previste dalla Finanziaria 2007, ci saranno? Abbiamo detto che
quei soldi andavamo a recuperarli. Si faranno le assunzioni previste nella
Finanziaria precedente.
Sportello
unico a metà strada ( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)"
del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
il peso della
burocrazia comunale e consentire alle imprese di assolvere velocemente ai loro
adempimenti amministrativi. Ma a circa nove anni dalla sua introduzione
obbligatoria, lo Sportello unico per le attività produttive- concepito come
unico ufficio comunale interlocutore delle imprese per l'apertura e
l'ampliamento degli impianti è ancora poco operativo nei Comuni del Sud.
Appalti
Expo, le mani della 'ndrangheta ( da "Corriere della Sera"
del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
la Moratti
s'è presa l'impegno di intervenire sugli immobili al palo, prigionieri della
burocrazia. "Speriamo che alle promesse seguano i fatti". Se già su qualche
annuncio di vendesi casa, prima del quartiere e della via mettono la parolina
"Expo", a legittimare un prezzo esagerato per la zona in questione,
figurarsi le cosche.
In
fase di stallo il megaimpianto di Regalbuto
( da "Sole
24 Ore, Il (Sud)" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ma per
accelerare i tempi bisognerebbe sfoltire un po' la burocrazia". Servirà
anche per le infrastrutture più urgenti: la realizzazione della
circonvallazione di Catenanuova, l'ammodernamento della statale 121 e della
provinciale Catenanuova-Regalbuto e la costruzione di una strada di
collegamento tra la circonvallazione di Regalbuto e l'area del Parco.
Dimezzato
il Dl taglia-leggi: via 3.574 norme
( da "Sole
24 Ore, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
pag: 16
autore: Lotta alla burocrazia. Il piano Calderoli in un primo tempo prevedeva
una riduzione di 6mila provvedimenti Dimezzato il Dl taglia-leggi: via 3.574
norme Marco Mobili Marco Rogari ROMA è la più anziana del gruppo con ben 144
anni di età. è addirittura figlia di un "giovane" Regno d'Italia
targato Cavour.
Sala
Borsa, nel nome di Enzo Biagi La figlia Bice: <È come una piazza>
( da "Corriere
di Bologna" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
senza
burocrazia e senza soggezione. In un luogo di libera circolazione di idee e
culture è bello che sia stato dedicato uno spazio a papà". Non solo lodi all'inaugurazione
ufficiale della nuova Sala Borsa. Pochi secondi prima dello scoprimento della
targa a Biagi l'Altrainformazione ha infatti srotolato uno striscione con la
scritta Sala Borsa:
Torsten
Wiesel "Le regole d'oro tra i neuroni"
( da "Stampaweb,
La" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Gli iter
professionali dei giovani scienziati sono paralizzati dalla burocrazia e dalle
gerarchie delle strutture universitarie. In Italia, e non solo, bisogna lavorare
per una reale indipendenza d'azione dei ricercatori, altrimenti le fughe dei
cervelli continueranno: resteranno l'unico strumento per garantire carriere che
rispecchino davvero le capacità individuali".
Walter
e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali
( da "Giornale.it,
Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
della
politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco
perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per
"fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il
Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di
"luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e
maggioranza sono davvero grandi.
L'autunno
caldo di Walter. Dì la tua ( da "Giornale.it, Il"
del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
della
politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché
Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come
chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei
partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con
il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi.
Così
le tecnologie ci cambiano la vita Dì la tua
( da "Giornale.it,
Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
della
politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco
perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per
"fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il
Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di
"luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e
maggioranza sono davvero grandi.
Quel
venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni
( da "Giornale.it,
Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
della
politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco
perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per
"fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il
Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di
"luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e
maggioranza sono davvero grandi.
D'Alema
batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la
( da "Giornale.it,
Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
della
politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco
perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per
"fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il
Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di
"luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e
maggioranza sono davvero grandi.
Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo ( da "Giornale.it, Il"
del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
della
politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco
perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per
"fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il
Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di
"luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e
maggioranza sono davvero grandi.
Berlusconi
e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
( da "Giornale.it,
Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
della
politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco
perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per
"fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il
Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di
"luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e
maggioranza sono davvero grandi.
La
Sapienza e il rito dell'intolleranza
( da "Giornale.it,
Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
della
politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché
Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come
chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei
partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con
il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi.
Fuoco
amico ( da "Giornale.it, Il"
del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
it contatti
Categorie Berlusconi IV (6) burocrazia (1) citazioni (2) finanza (10) pol
economica (19) Varie (32) Ultime discussioni Nicola Porro: Una risposta ad
Antonio mi sembra la dia Drugo (non sempre tenero con il cuoco): non c'è
nessuna... Mr Drugo: Ci siamo proprio!! la crescita del PIL è fondamentale ma
la diminuzione strutturale delle spese lo è.
L'Ici
pop dei Liberali pop ( da "Giornale.it, Il"
del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
it contatti
Categorie Berlusconi IV (6) burocrazia (1) citazioni (2) finanza (10) pol economica
(19) Varie (32) Ultime discussioni Nicola Porro: Una risposta ad Antonio mi
sembra la dia Drugo (non sempre tenero con il cuoco): non c'è nessuna... Mr
Drugo: Ci siamo proprio!! la crescita del PIL è fondamentale ma la diminuzione
strutturale delle spese lo è.
Dietro
alla lavagna/1 ( da "Giornale.it, Il"
del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
it contatti
Categorie Berlusconi IV (6) burocrazia (1) citazioni (2) finanza (10) pol economica
(19) Varie (32) Ultime discussioni Nicola Porro: Una risposta ad Antonio mi
sembra la dia Drugo (non sempre tenero con il cuoco): non c'è nessuna... Mr
Drugo: Ci siamo proprio!! la crescita del PIL è fondamentale ma la diminuzione
strutturale delle spese lo è.
Chi
non capisce, pontifica ( da "Giornale.it, Il"
del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
it contatti
Categorie Berlusconi IV (6) burocrazia (1) citazioni (2) finanza (10) pol
economica (19) Varie (32) Ultime discussioni Nicola Porro: Una risposta ad
Antonio mi sembra la dia Drugo (non sempre tenero con il cuoco): non c'è
nessuna... Mr Drugo: Ci siamo proprio!! la crescita del PIL è fondamentale ma
la diminuzione strutturale delle spese lo è.
Robin
pop ( da "Giornale.it, Il"
del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
it contatti
Categorie Berlusconi IV (6) burocrazia (1) citazioni (2) finanza (10) pol
economica (19) Varie (32) Ultime discussioni Nicola Porro: Una risposta ad
Antonio mi sembra la dia Drugo (non sempre tenero con il cuoco): non c'è
nessuna... Mr Drugo: Ci siamo proprio!! la crescita del PIL è fondamentale ma
la diminuzione strutturale delle spese lo è.
Mutui
e azzzzzardi ( da "Giornale.it, Il"
del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
it contatti
Categorie Berlusconi IV (6) burocrazia (1) citazioni (2) finanza (10) pol
economica (19) Varie (32) Ultime discussioni Nicola Porro: Una risposta ad
Antonio mi sembra la dia Drugo (non sempre tenero con il cuoco): non c'è
nessuna... Mr Drugo: Ci siamo proprio!! la crescita del PIL è fondamentale ma
la diminuzione strutturale delle spese lo è.
Dietro
la lavagna/2 ( da "Giornale.it, Il"
del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
it contatti
Categorie Berlusconi IV (6) burocrazia (1) citazioni (2) finanza (10) pol
economica (19) Varie (32) Ultime discussioni Nicola Porro: Una risposta ad
Antonio mi sembra la dia Drugo (non sempre tenero con il cuoco): non c'è
nessuna... Mr Drugo: Ci siamo proprio!! la crescita del PIL è fondamentale ma
la diminuzione strutturale delle spese lo è.
Terna:
<Investimenti bloccati, rischiamo il blackout>
( da "Sole
24 Ore Online, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
"La
burocrazia sta bloccando il nostro piano di sviluppo. E il versante più critico
è proprio quello siciliano" si agita Flavio Cattaneo, amministratore
delegato di Terna, la società a controllo pubblico chiamata a gestire la rete
di trasmissione secondo il principio di piena neutralità tra operatori.
Gelmini:
la riduzione degli insegnanti per una scuola più efficiente
( da "Sole
24 Ore Online, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Altrimenti
alimentiamo ulteriore burocrazia, quando parliamo tutti di semplificazione. Le
assunzioni dei ricercatori, previste dalla Finanziaria 2007, ci saranno?
Abbiamo detto che quei soldi andavamo a recuperarli. Si faranno le assunzioni
previste nella Finanziaria precedente.
Per
Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio?
( da "Giornale.it,
Il" del 26-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
della
politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco
perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per
"fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il
Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di
"luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e
maggioranza sono davvero grandi.
Il
Cai un ente inutile? E' il solito Tremonti
( da "Corriere
delle Alpi" del 26-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
della
soppressione di molte strutture centrali che sono il monumento alla burocrazia
inutile. Le sedi centrali e gli uffici romani vanno drasticamente tagliati, ma
bisogna saper guardare al merito della questione e in questo senso credo che il
Club alpino italiano possa dormire sonni tranquilli". La sede romana del
Cai conta venticinque dipendenti, il resto sono tutti volontari,
Certificati
e licenze un taglio alla burocrazia
( da "Repubblica,
La" del 26-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Torino La
novità Certificati e licenze un taglio alla burocrazia La regione semplifica la
burocrazia. Non saranno più necessari i certificati di sana e robusta
costituzione per praticare sport, così come non si dovrà più presentare il
benestare medico dopo 5 giorni di assenza da scuola. Sufficiente
l'autocertificazione di buona salute per i centri estivi.
La
regione dà un taglio alla burocrazia - sara strippoli
( da "Repubblica,
La" del 26-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
taglio alla
burocrazia Abrogate 31 leggi, sparisce l'obbligo per tutta una serie di
certificati "Ridurre il numero di certificati vuol innanzitutto dire
risparmio di tempi e di costi" Primo effetto a scuola: non serve più il
foglio del medico per cinque giorni di assenza SARA STRIPPOLI Un calcio al
vizio tutto italico di tacitarsi la coscienza con una certificazione senza
verifiche.
La
regione vara il piano contro i fannulloni
( da "Repubblica,
La" del 26-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
riordino
delle competenze degli assessorati e riorganizzazione della burocrazia con il
licenziamento dei fannulloni. è un elenco parziale dei provvedimenti,
soprattutto disegni di legge, approvati dalla giunta regionale alla sua seconda
convocazione. Protagonisti soprattutto i due magistrati in aspettativa entrati
nell'esecutivo di Raffaele Lombardo.
Regione,
sanzioni ai burocrati lenti - massimo lorello
( da "Repubblica,
La" del 26-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
riordino
delle competenze degli assessorati, riorganizzazione della burocrazia con il
licenziamento dei "fannulloni". E ancora: assunzione di un familiare per
ognuna delle vittime della tragedia di Mineo e ratifica dell'accordo di
programma quadro che sblocca 191 milioni per gli interporti di Catania e
Termini Imerese.
Simini:
i controlli del Comune funzionano Più attenzione dei privati per i subappalti
( da "Corriere
della Sera" del 26-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Non per la
burocrazia. Ma perché in quei cantieri gli appalti, o meglio i subappalti, sono
cosa di cosche, che - ha scritto la relazione parlamentare antimafia - vogliono
che i lavori siano un'opera interminabile che vive dell'eterno aggiornamento
delle tariffe".
Simest
pronta a esportare il modello dei distretti
( da "Sole
24 Ore, Il" del 26-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
la
burocrazia, i trasporti, la promozione. I risultati 2007 Lo scorso anno Simest
ha prodotto ricavi per 41,2 milioni di euro (42,9 milioni nel 2006) e ha chiuso
l'esercizio con un utile di 9 milioni di euro (8,6 milioni nel 2006). La
finanziaria pubblico- privata ha approvato 89 progetti di imprese italiane
all'estero,
E
il ministro <sorpreso> chiamò Tremonti e Letta
( da "Corriere
della Sera" del 26-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Figuriamoci
il cinema italiano, che per la burocrazia del dicastero tremontiano è una voce
come mille altre. Vista l'ondata di proteste (politicamente trasversale, Luca
Barbareschi ieri usava toni furiosi quasi quanto quelli dei Centoautori) Bondi
si è messo subito in contatto con Tremonti.
Nel
pacchetto Ue per le Pmi più aiuti e meno burocrazia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 26-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Nel pacchetto
Ue per le Pmi più aiuti e meno burocrazia Enrico Brivio BRUXELLES. Dal nostro
inviato Per dare più slancio alle piccole e medie imprese in Europa, la
Commissione Ue ha presentato ieri lo Small Business Act, un nuovo pacchetto di
proposte contenente, in particolare, quattro iniziative normative:
l'istituzione dello status di " Società privata europea" (
PIO
XI E GANDHI ( da "Corriere della Sera"
del 26-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ossia
verrebbero comandati da una burocrazia centrale. Non credo che il Superstato
europeo sia un buon affare per i comuni cittadini (forse lo è invece per i
gruppi di potere). L'unione monetaria non è ancora completata e già si preme
l'acceleratore per arrivare subito, in una situazione disomogenea, all'unione
politica, che è cosa ben più impegnativa.
La
rivincita dell'euro: gli italiani scoprono le ferie a stelle e strisce
( da "Giornale.it,
Il" del 26-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
raggiunto
nonostante la burocrazia dall'effetto ammazza-entusiasmo: basti pensare alle
snervanti procedure di sicurezza che precedono l'imbarco sui voli Usa e i tempi
lunghi per il rilascio del passaporto digitale. New York resta la meta dei sogni,
una Grande mela che in passato poteva essere addentata solo da pochi e
selezionati fortunati (il più delle volte sposini in viaggio di nozze)
Demolito
il muretto nel cantiere di Bevera
( da "Stampa,
La" del 27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
dovuti ai
tempi della burocrazia, è arrivata in sostanza alcuni giorni dopo. Ora, il muro
è stato abbattuto e sono ripresi normalmente i lavori per la costruzione della
centrale. Il Comune di Ventimiglia aveva già approvato alcuni strumenti di
tutela aggiuntivi a quelli normalmente previsti: il sindaco Scullino infatti è
riuscito a concludere un accordo con la ditta costruttrice,
Stiamo
aspettando i soldi dalla Regione ( da "Corriere delle Alpi"
del 27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
I tempi
biblici della burocrazia. Il secondo stralcio dell'ampliamento della Casa di
Soggiorno di Mel sta aspettando il finanziamento regionale che è stato chiesto dal
Comune in inverno. Ad attendere il finanziamento ci sono anche gli 86 ospiti
della struttura zumellese che sono ansiosi di veder terminati i lavori iniziati
a dicembre 2007.
Si
sposa il figlio di schifani parata di big e corteo blindato - antonella romano
( da "Repubblica,
La" del 27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
tra cui gli
apici della burocrazia di palazzo Madama, dal segretario generale del Senato
Antonio Malaschini al direttore del cerimoniale Fabio Garella. Gli altri big di
Forza Italia invitati, dal guardasigilli Angelino Alfano al presidente della
commissione Sanità Antonio Tomasini al presidente della commissione Affari
costituzionali Carlo Vizzini,
Fermo
al lavoro per dare voce alle istanze della neoprovincia
( da "Sole
24 Ore, Il (Centro Nord)" del
27-06-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
25 - pag: 1
autore: Nodi prioritari infrastrutture e burocrazia Fermo al lavoro per dare
voce alle istanze della neoprovincia Meno burocrazia, più infrastrutture ma
soprattutto più voce in capitolo sia a livello governativo che confindustriale.
Sono le richieste dei 522 industriali associati a Confindustria Fermo –
Reggio
Emilia ha bisogno di un piano strategico
( da "Sole
24 Ore, Il (Centro Nord)" del
27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Sulla
burocrazia è necessario agire. Il Comune –dice Borghi –ha avviato un tavolo
tecnico per trovare i necessari correttivi; vedremo i risultati. Ma c'è anche
un discorso nazionale. La riduzione del carico fiscale di lavoratori e imprese,
un vero federalismo fiscale, l'avvio di una nuova politica energetica,
Pmi
alla ricerca di modelli europei anti-burocrazia
( da "Sole
24 Ore, Il (Centro Nord)" del
27-06-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia
Andrea Gennai PISA è il tema della semplificazione quello al centro
dell'assemblea degli industriali in programma oggi a Pisa. Un tema che sta
molto a cuore al presidente dell'Unione, Pierfrancesco Pacini: al termine
dell'assise è infatti prevista una tavola rotonda, sull'argomento, con tre
professori universitari,
Alle
aziende un terzo dei fondi ( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)"
del 27-06-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
è un campo in
cui la burocrazia si muove con difficoltà per meccanismi di rappresentanza
sociale troppo conservativi. In questa direzione ci sono state alcune iniziative
per l'agognato salto di qualità, ma che per il momento non hanno portato a
nulla". Tra gli oneri che gli Enti si trovano ad affrontare, invece, ci
sono le spese per il personale che ammontano a ben 5,
A
Firenze riapre la biblioteca del Conservatorio
( da "Sole
24 Ore, Il (Centro Nord)" del
27-06-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
le porte
chiuse per troppi anni e l'eccesso di burocrazia sono quasi del tutto saltati.
Leggere partiture originali e consultare fonti musicali antiche e moderne non
dipenderà più da concessioni ad personam, ma diventeranno una prassi,
un'abitudine, un servizio di cui fruire. Come succede altrove, per esempio a
Bologna.
UN'AUTHORITY
PER IL CARO-CASA ( da "Corriere della Sera"
del 27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
spesso dalla
cronaca di case sfitte o affittate in base a burocrazie, appartenenze,
clientele, favori. Il Comune potrebbe dare l'esempio e intervenire sulle sue case
vuote, ristrutturate o da riattare (vedi corso Garibaldi e via Cesariano), così
da non lasciare un bene prezioso inutilizzato. Certo, non è più il tempo dei
piani generali fatti sulla carta e nemmeno dei buoni propositi.
<Troppe
regole, così l'Italia spaventa le imprese cinesi>
( da "Corriere
della Sera" del 27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
La burocrazia
ostacola gli affari - sostiene - e il suo timore è che nuove misure, magari
legate al dossier sicurezza, allontanino imprenditori e investitori cinesi dal
nostro Paese, "dopo che mi sono speso per convincerli delle opportunità di
cooperazione con l'Italia".
Concorsi,
palude italiana ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia,
incertezze urbanistiche e ricorsi al Tar di Paola Pierotti P er quattro giorni
l'Italia sarà vetrina dell'architettura mondiale con il XXIII Congresso
dell'Uia di Torino, ma l'architettura contemporanea italiana continuerà a
rimanere nell'ombra finché non decollerà il sistema dei concorsie le idee non
arriveranno al cantiere.
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
troppa burocrazia
in Italia, aziende (e persino turisti) della repubblica popolare preferiscono
andare altrove. Sulle tracce della Orlandi A Roma la polizia è entrata nei
cunicoli che sarebbero stati la prigione di Emanuela Orlandi. Il ritorno del
panama Visto sul capo del presidente Giorgio Napolitano e di Silvio Berlusconi,
Tra
padrini e dittatori ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Moreno-Ocampo
abbandona istintivamente l'inglese della burocrazia Onu e passa al castigliano,
più vicino a quella "madre patria" che sente di condividere con la
Napoli dello scrittore: "Hai il privilegio di potere aiutare milioni di
vittime, puoi contribuire a fermare violenze di dimensioni epocali.
IL
CASO DEL LETTORE ( da "Giornale.it, Il"
del 27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Le pratiche
si perdono nei meandri di una burocrazia funzionale alla creazione di uno stato
di difficoltà perenne. L'ultimo caso capitato a noi riguarda una richiesta di
concessione, il cui iter è cominciato nell'ottobre del 2005. Dopo infinite
verifiche da noi fatte al fine di superare ogni potenziale ostacolo, seguivano,
per tutto il 2006, infinite richieste di integrazioni,
Il
DADO è tratto: quando le <cover> sono tutte da ridere
( da "Giornale.it,
Il" del 27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
la burocrazia
che schiaccia il cittadino. Dado non si smentisce e stasera (una delle due uniche
date in cartellone all'Ombra del Colosseo) torna sul luogo del misfatto - il
palco del Parco del Celio che qualche stagione fa lo consacrò artista della
freddura cantata - per regalare ai fan due ore di divertimento puro con uno
spettacolo nuovo:
Maturità,
è allarme per gli studenti "dopati" - carlo brambilla
( da "Repubblica,
La" del 27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
clandestino,
che permette di saltare la burocrazia sanitaria per gli acquisti. Eccitanti,
stimolanti, antifatica, antidepressivi, farmaci per combattere la narcolessia
(la malattia del sonno) e poi droghe varie, dalla cocaina per aumentare la
veglia allo spinello per prendere l'esame con più tranquillità.
Progetti
e ruolo dei liberali nel Popolo della Libertà
( da "Stampa,
La" del 27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
liberali nel
Popolo della Libertà Lotta agli sprechi e alla burocrazia, rilanciare la
meritocrazia e la creazione di un ufficio del difensore del cittadino. Sono i
temi del convegno "I liberali nel Popolo della Libertà" in programma
domani, alle 10, in
sala San Giovanni. Interverranno gli esponenti dell'area liberal-democratica
del Pdl: il presidente della Provincia Raffaele Costa,
"troppa
burocrazia, orchestra rai addio" - susanna franchi
( da "Repubblica,
La" del 28-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Pagina XVII -
Torino "Troppa burocrazia, Orchestra Rai addio" Il direttore
artistico Fasolo se ne va: così era impossibile lavorare "Un ensemble
prestigioso nelle mani dei funzionari Io stesso venivo considerato un
estraneo" SUSANNA FRANCHI "Troppa burocrazia, così non si può
lavorare.
Subito
rimosse le auto abbandonate - alessia gallione
( da "Repubblica,
La" del 28-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
777 nel 2005,
anche se la burocrazia rallenta tutto. Adesso Palazzo Marino ha deciso di cambiare
le regole e renderne più veloce la rimozione. Con l'obiettivo di far entrare
subito in azione il carro attrezzi, al massimo entro dieci o dodici giorni dal
momento della segnalazione dei vigili.
Villa
rosa, rifondazione attacca il parcheggio "occupare il parco per andare ai
supplementari" ( da "Repubblica, La"
del 28-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Rifondazione
ci prova ancora: in un documento il capogruppo Sinistra Europea-Prc Antonio
Bruno, in un clima da Europei, spiega che "il termine della partita sta
avvicinandosi e siamo in svantaggio: dobbiamo impegnarci a fondo per andare
almeno ai tempi supplementari. Per evitare che burocrazia e speculazioni ci
soffochino".
Più
tempo sui bandi di prof e ricercatori
( da "Sole
24 Ore, Il" del 28-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
in
Commissione istruzione alla Camera aveva già chiarito che si tratta, per come è
stata concepita, di una struttura "costosa, con alto tasso di burocrazia e
troppo rigida ". E aveva aggiunto che la sua intenzione è quella di creare
un'agenzia unificata e potenziata. Un intento simile a quello che aveva mosso
il ministro Mussi nella creazione della struttura stessa.
Un
affollamento di Costituzioni ( da "Corriere della Sera"
del 28-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
In tal modo,
la burocrazia europea riuscirebbe a ottenere l'emanazione di una serie di atti
"politico-normativi " che incidono su materie di particolare rilievo
per le libertà individuali e i comportamenti collettivi - come i presupposti
per le attribuzioni alle authority;
UNA
RACCOMANDATA-QUIZ E UN'IDEA PER I PAGAMENTI
( da "Corriere
della Sera" del 28-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
a proposito
della necessità di semplificare i rapporti tra cittadini e burocrazia, ho
ricevuto un avviso dalle Poste. Allo sportello mi hanno dato una lettera con un
criptico messaggio che trascrivo perché sembrano i tempi di Policarpo de
Tappetti. Eccolo: "Le comunichiamo di aver inviato alla sua attenzione una
raccomandata.
Il
sindaco: la burocrazia blocca un'opera indispensabile
( da "Stampa,
La" del 28-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Koffi,
la Biellese riabbraccia il pilastro del centrocampo
( da "Stampa,
La" del 28-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
La burocrazia
rallenta tutto. Anche nel calcio, che va nel pallone per un pezzo di carta e
vive ore di vera e propria angoscia. Dal primo luglio si potranno fare i nuovi
tesseramenti ma i moduli per le trascrizioni, dalle varie Leghe, arriveranno al
più tardi fra una decina di giorni.
E
Walter diventa il "premier ombra"
( da "Giornale.it,
Il" del 28-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
della
politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco
perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per
"fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il
Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di
"luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e
maggioranza sono davvero grandi.
La
lista degli enti inutili: cambiano i requisiti e molti si salveranno
( da "Sole
24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
30-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Burocrazia. I
verdetti ad agosto La lista degli enti inutili: cambiano i requisiti e molti si
salveranno è partito il conto alla rovescia per il taglio degli enti inutili.
Tempi serrati per far calare la ghigliottina sugli enti pubblici non economici
con meno di 50 dipendenti e su quelli già finiti nel mirino della Finanziaria
2008.
Videoarte
in piazza ( da "Giornale.it, Il"
del 30-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
risorse e
potere che hanno permesso di superare burocrazia e polemiche, come quella sui famosi
manichini impiccati di Maurizio Cattelan. Così, dopo il recente successo della
mostra del duo svizzero Fischli e Weiss a Palazzo Litta, raffinato dialogo
glocal tra contemporaneità e architettura storica, godiamoci il progetto
"Tarantula" che, nella più consona tradizione trussardiana,
Alto
apprendistato al rilancio ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)"
del 30-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia
eccessiva: sono solo alcuni degli ostacoli che hanno frenato l'iniziativa che,
con un budget di 14 milioni di euro,ha visto l'adesione di appena 9 Regioni del
Centro-Nord (più la Provincia autonoma di Bolzano). Qui sono state definite
disciplina e durata dell'alto apprendistato insieme a parti sociali e università.
<Accordo
frutto del dialogo È la fine dei veti incrociati>
( da "Giornale.it,
Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Ora è
arrivato il momento di dire "basta" con tutta la burocrazia che
blocca le infrastrutture. Una volta decisa un'opera, dopo un confronto (come
dimostra il caso della Tav) bisogna andare avanti". Ed aggiunge.
"Sarebbe incomprensibile se non si riuscissero ad accelerare le procedure
per arrivare a raggiungere i nostri obbiettivi".
Al
via la task force dei prof contro l'eccesso di burocrazia
( da "Corriere
di Bologna" del 30-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
rettore Pier
Ugo Calzolari dopo il manifesto firmato a metà aprile da docenti e direttori di
dipartimento contro l'eccesso di burocrazia in Ateneo. "Non siamo contro
la burocrazia, che è utile e necessaria, ma contro la sua degenerazione che è
il burocratismo", spiegava Fulvio Cammarano, direttore del dipartimento di
Politica, istituzioni e storia, tra i promotori del manifesto.
"Accordo
frutto del dialogo È la fine dei veti incrociati"
( da "Giornale.it,
Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Basta con la
burocrazia che blocca le opere" da Roma "Bisogna capire che le
infrastrutture sono prioritarie per il Paese. Se le fa, il paese progredisce.
Se non le fa, arretra". Altero Matteoli, ministro per le Infrastrutture,
non nasconde la soddisfazione per l'accordo sul tracciato, raggiunto fra Osservatorio
tecnico della Torino-Lione ed i sindaci interessati.
( da "Corriere delle Alpi" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
VALSUGANA. Per la nuova
Valsugana le promesse non bastano, urgono i finanziamenti. Li sollecita il
consigliere regionale vicentino Claudio Rizzato (Pd) con una interrogazione
alla giunta Galan. AGRICOLTURA. "Il soggetto principale dell'agricoltura sono le imprese e la loro redditività: la politica e
la burocrazia non possono
essere un peso rispetto al difficile impegno che già deriva dalla concorrenza
del mercato mondiale. Dobbiamo dare una svolta e lo faremo sin dai prossimi
giorni". Lo ha detto il neoassessore Franco Manzato, all'assemblea
dell'Associazione Allevatori di Treviso. PDL VENETO. "Bisogna
accelerare la fase costituente del Pdl del Veneto, che nascerà all'insegna del
rispetto delle diverse identità che lo costituiranno". Lo dichiara il
consigliere regionale Raffaele Zanon, di An, in risposta alle valutazioni
sull'argomento del presidente Galan, pronunciate nell'incontro di sabato.
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( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Commenti L'amaca
MICHELE SERRA Confesso di avere avuto un piccolo attacco di papismo. è stato
quando Benedetto XVI, sia pure con la prosa azzimata e circonvoluta
che distingue tutte le burocrazie, ha implicitamente risposto picche al
divorziato Berlusconi che pretendeva, tra gli altri benefits già in sua
dotazione, di poter fare la comunione. Ora: se uno si iscrive a
un'associazione, ne rispetta le regole. E le regole di Santa Romana Chiesa, si
sa, sono quelle che sono: il matrimonio per i cattolici è un sacramento ed è
indissolubile. Il divorziato può umiliarsi, come spiega il Papa con il
sottile sadismo della Verità Rivelata, osservando a debita distanza "la
grazia eucaristica", come l'affamato cui viene negato il sollievo di
nutrirsi, e come il reietto la cui colpa va illustrata davanti all'intera
comunità. Ma non può mettersi in fila davanti al prete: è un cattolico di serie
B. Ora: detto che la fede in Dio può benissimo essere tutt'altra cosa rispetto
a questa griglia impietosa di precetti e usanze, non c'è dubbio che se uno
vuole appartenere alla Chiesa di Roma, il regolamento è questo. Un signore
gaudente e impenitente che, con il panama in testa, pretende di essere
cattolico senza pagare pegno, e per giunta riscuotendo i dividendi politici di
questa sua improbabile devozione, merita che gli si dica cortesemente che no,
non si può. La botte piena e l'ex moglie ubriaca non si può avere, nemmeno se
si è Berlusconi.
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( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina VII - Roma
Decoro urbano, il Comune chiude l'Ufficio Interrogazione del Pd al sindaco.
"Cancellata l'arma anti-degrado" Nel 2002 la giunta Veltroni istituì
la struttura speciale con poteri di pronto intervento "Il sindaco Alemanno
ha chiuso l'Ufficio del decoro urbano". Massimiliano Valeriani, consigliere
comunale del Pd, è incredulo. Ha appena depositato una interrogazione
urgentissima al primo cittadino per chiedere spiegazioni su una decisione che
considera "grave, frutto di una politica tutta tesa a eliminare quanto
fatto dalla precedente amministrazione". Proprio "una bella
contraddizione per chi prima ha condotto un'intera campagna elettorale contro
il degrado e poi, una volta insediato, cancella l'unico strumento operativo per
combatterlo". Per capire cosa è accaduto bisogna partire da lontano. Nel
2002 la giunta Veltroni istituì all'interno dell'ufficio del Gabinetto del
Sindaco l'Unità organizzativa del Decoro Urbano. Una struttura speciale, con
poteri di pronto intervento nella cura della città (soprattutto pulizia e
manutenzione) nonché funzioni di coordinamento tra i municipi, i dipartimenti e
le aziende comunali. Molteplici gli obbiettivi: prevenire e reprimere il
dilagante fenomeno delle scritte su monumenti ed edifici; controllare e
ripristinare arredi urbani danneggiati, segnaletica stradale e cartellonistica
turistica obsoleta o mancante; contrastare l'abusivismo pubblicitario e
commerciale; monitorare e segnalare alle aziende di servizi eventuali
situazioni di degrado denunciate dai cittadini quali discariche, abbandono di
masserizie, batterie, biciclette, materassi, vetri, metalli, inquinamento
acustico, magnetico e idrico, assicurando interventi ordinari e straordinari.
Insomma "una struttura agile ed efficiente che, rispondendo direttamente
al sindaco, era in grado di agire subito sul territorio", spiega Valeriani.
"Per di più avvalendosi della collaborazione di cooperative sociali, così
da creare opportunità di lavoro per le persone svantaggiate". Un modo per rispondere in fretta ai bisogni dei romani senza
aspettare i tempi della burocrazia. Fino all'inizio di questo mese, quando la Ragioneria comunale
ha disposto, "con la solita scusa del buco in bilancio che poi s'è
rivelato inesistente", il blocco di tutte le spese, compresi i fondi
necessari al funzionamento dell'Ufficio del decoro. "Con pessime
ricadute sulla città" insiste il consigliere del Pd: "Non solo siamo
ormai allo stop totale degli interventi, assolutamente urgenti, di pulizia e
manutenzione, ma si sono anche interrotti i rapporti di lavoro con una miriade
di cooperative sociali che hanno già cominciato a licenziare". Peccato
che, mentre Alemanno procede nella sua opera di smantellamento dei progetti di
Veltroni, "continuano ad arrivare richieste di interventi da parte dei
municipi, della Questura e di semplici cittadini, sia del centro storico, sia
di altri quartieri, specie relative alla cancellazione di scritte (come ad
esempio a Ponte Milvio) sia alla defissione di manifesti abusivi". A
Valeriani resta una sola speranza: "Che la scelta di Alemanno non sia
definitiva. E che, con l'arrivo dei soldi del governo, ci ripensi".
(giovanna vitale).
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( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina XIII - Roma
Consoli: "Ma all'estero valorizzano più le idee In Italia troppi
vincoli" Ha cominciato con una piccola azienda di famiglia, Amalia Consoli
(nella foto in bassa a sinistra). Giovanissima, dopo la morte prematura del
padre ha cercato di mandare avanti l'attività. Più per dovere che per
convinzione. Poi ci ha preso gusto. Ora di alberghi a Roma ne ha due, è
presidente della Sezione turismo dell'Unione industriale e di investimenti ne
ha in mente altri. Uno è già in dirittura d'arrivo. Consoli, due alberghi, uno
creato totalmente da lei "l'Hotel dei Consoli" a due passi da San
Pietro ed ora l'avventura all'estero... "Sì, abbiamo appena acquistato una
posada in Brasile, un albergo sul mare a Budzios, un posto meraviglioso".
Che differenza c'è tra investire in Italia o all'estero? "I tempi. Da noi ci sono ancora troppi lacci e laccioli e le lungaggini
della burocrazia sono
estenuanti. E pure il credito è imbrigliato". Ci spiega meglio? "Qui
i soldi te li concedono solo se hai già dei beni per garanzia. Ovvero, non si
danno chance valutando solo il progetto: perché alle banche non interessano le
capacità di chi vuol fare impresa". E' più difficile per una donna
diventare imprenditrice rispetto ai colleghi uomini? "Secondo me sì.
Perché nei confronti delle donne c'è ancora troppa diffidenza. Anche se le cose
stanno cambiando. Il boom delle imprese rosa nel Lazio si è avuto anche grazie
agli incentivi della legge sulle Pari Opportunità che ha dato finanziamenti
agevolati alle imprese femminili". La ricetta perché un'impresa funzioni?
"La determinazione. E la voglia di crescere. Io ho cominciato da
giovanissima perché mi ci sono trovata, ma poi ci ho preso gusto". Lei
parla di determinazione. Le donne ce l'hanno? "Credo proprio di sì. Anche
se lavorare in proprio vuol dire sacrificio, essere impegnate 24 ore su 24. E
aiuti e strutture latitano. Una donna deve dividere il tempo: lavoro, figli,
mariti. Ma la nostra forza è anche questa: riuscire a trovare tempo e spazio
per tutto". (a.pa.).
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( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina III - Palermo
Il retroscena Corsa ai progetti per usufruire della premialità. In gioco una
torta da 520 milioni in tutta l'Isola Provincia a caccia di soldi europei
Avanti si insedia, primo rebus i nomi degli assessori Tra i dodici posti nella
giunta ingresso certo per Falzone, Tomasino D'Alì e Aulicino Il Pdl: presidenza
del consiglio a Tricoli, ma gli autonomisti vogliono Briganò MASSIMO LORELLO
(segue dalla prima di cronaca) Nel giorno del suo insediamento alla presidenza
della Provincia, con la testa ormai satura dei consigli generosamente offerti
dai colleghi venuti a congratularsi con lui, Avanti (Udc) ha ricevuto
l'imbeccata migliore da Patrizia Monterosso che, da commissario, ha guidato
Palazzo Comitini dopo le dimissioni di Francesco Musotto. è stata la dirigente
regionale, nel corso della cerimonia a Sala Martorana, a sottolineare
l'importanza di quei finanziamenti. Indipendentemente dai fondi ai quali
attingere, Avanti punta sulla nuova tangenziale e da subito promette interventi
rapidi sull'edilizia scolastica: "Abbiamo intenzione di costruire nuove
scuole perché non possiamo più sprecare i soldi pagando gli affitti. Sono già
state individuate alcune aree. Giovedì incontrerò il provveditore". Con
venti milioni di euro già stanziati e disponibili, Avanti assicura che andrà in
appalto il primo stralcio della "Corleone - mare" strada che
collegherà numerosi paesi della provincia con l'aeroporto evitando il passaggio
da Palermo. "Gli altri soldi - aggiunge il presidente - possiamo anche
reperirli al Cipe attingendo da residui di opere non realizzate". E poi
c'è il Por che Avanti farà studiare subito agli uffici, perché, sottolinea,
"queste occasioni non vanno sprecate, per il bene della
collettività". Parla da "presidente di tutta la popolazione",
tendendo una mano all'opposizione di centrosinistra che da queste elezioni
amministrative è uscita con le ossa rotte. Tanto larga è la maggioranza di Pdl,
Udc ed Mpa che, il centrodestra può permettersi di confezionarsi le polemiche
in perfetta autonomia. Così, presa la parola a Sala Martorana per augurare ogni
bene al suo successore, il presidente uscente Francesco Musotto ha attaccato
l'assessore regionale alle Autonomie locali, Francesco Scoma - entrambi stanno
con il Pdl e provengono da Forza Italia - "reo" di avere bocciato la
Provincia di Palermo attribuendole le briciole (appena 5.541,26 euro) della
premialità prevista. "Siamo l'unico ente senza precari - dice Musotto - e
la ripartizione delle premialità, stabilita attraverso un decreto firmato
dall'assessore Scoma, indica un'assoluta non conoscenza di un ente virtuoso
come quello della Provincia di Palermo". Scoma contrattacca: "La
ripartizione delle premialità è prevista dalla legge. E, per concedere queste
somme, l'amministrazione regionale si basa su sette indici di riferimento e
sulle carte inviate dagli enti locali. La Provincia di Palermo è risultata
essere superiore alla media regionale soltanto in un indice, quello sui flussi
turistici, per il resto è inferiore". Avanti spezza una lancia a favore
del suo predecessore: "Al di là delle polemiche nelle quali non voglio
entrare - dice - è vero che spesso gli indicatori non riescono a proporre una
fotografia reale dell'ente esaminato. La Provincia di
Palermo è in salute e ha una burocrazia perfettamente efficiente". Avanti l'ha riunita nel
pomeriggio per pianificare il lavoro futuro, prima di precipitarsi alla festa
della Guardia di finanza e ricambiare così la cortesia agli ufficiali delle
fiamme gialle che erano accorsi in mattinata a Palazzo Comitini. Finite
le feste, Avanti dovrà risolvere subito il nodo della giunta: "Gli
assessori saranno dodici - promette - anche se gli aspiranti sono almeno
settanta. Ufficializzerò l'esecutivo in occasione della seconda seduta di
Consiglio, dopo il giuramento". Pressoché certo l'ingresso in giunta di
Luigi Tomasino (Udc), Dario Falzone (Pdl, quota An), Eusebio D'Alì (Pdl, quota
Fi) e Armando Aulicino (Mpa). Gli autonomisti chiedono la presidenza del
Consiglio provinciale magari per Vincenzo Briganò, il primo degli eletti
nell'Mpa con oltre 5.600 voti, ma il Pdl spinge per Marcello Tricoli. La
vicepresidenza dovrebbe andare ad Antonino Tumbiolo del Pd, mentre Silvio
Moncada dovrebbe ricoprire l'incarico di capogruppo dei democratici. Forte
della rappresentanza nazionale, anche Italia dei valori potrà creare un gruppo
a sé con i due eletti Giuseppa Scafidi e Luisa La Colla. Antonio Marotta e
Antonino Celesia, eletti rispettivamente con Rifondazione comunista e Uniti per
la Sicilia, chiederanno la deroga per creare pure loro un gruppo autonomo.
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( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina X - Napoli GOVERNARE
IL CAMBIAMENTO E NON CEDERE AI "BARBARI" UMBERTO DE GREGORIO
ontrollare deve significare sempre meno verifica formale d'adempimenti
cartacei, alla ricerca capziosa dell'errore per poter condannare e dare un
senso apparente alla propria esistenza (di controllore), senza incidere
minimamente sulla realtà oggettiva che è alla base della norma che lo Stato
chiede che sia rispettata. Controllare deve rappresentare sempre più
un'attività di verifica sostanziale dell'esistenza dell'utilità sociale ed economica
dell'attività del controllato. L'obiettivo del controllore non può essere
giudicato in termini meramente quantitativi (il rispetto di prefissati target
di budget) ma anche in termini qualitativi e sostanziali di risultati
raggiunti. Non è possibile che un vigile urbano possa essere valutato
positivamente solo perché ha fatto cento multe ad altrettanti conducenti d'auto
che guidavano senza cintura, e trascurare poi sistematicamente la circostanza
che sotto gli occhi di quello stesso vigile, nelle stesse ore, sono passati
impuniti dieci motorini sfreccianti a velocità folle, senza casco e contro
senso, che verosimilmente avranno commesso, subito dopo, scippi e delitti. Non
è possibile sentirsi con la coscienza a posto per aver impedito l'apertura d'un
opificio industriale con tutte le autorizzazioni di legge ma al quale mancava
quell'ultimo certificato dell'ennesimo ente burocratico competente e poi
consentire di fatto che operino laboratori artigianali con centinaia d'operai a
nero e senza alcuno dei certificati richiesti per poter legittimamente operare.
Non è possibile contestare a una multinazionale (che resiste eroicamente a
Casoria anziché trasferirsi più comodamente in India) una sanzione enorme per
una discutibile scelta sulle politiche d'ammortamento, argomento sul quale
dottrina e giurisprudenza da anni non trovano un punto d'accordo; e poi
accettare che dilaghi il commercio abusivo e le fabbriche fantasma
tutt'intorno. Qualcosa non funziona. Una politica di controllo a doppio senso,
spietata da un lato e impotente dall'altro, non può reggere nel tempo. Il regno
dei barbari si allarga e quello dei civili si restringe: è lo spettacolo cui
assistiamo indifferenti tutti i giorni. Accade come se nulla fosse, come
qualcosa d'ineluttabile. I cittadini onesti e ingenui soccombono, i più furbi
sopravvivono, i senza scrupolo s'arricchiscono. Lo Stato s'accontenta di
portare a casa un po' di gettito, non importa poi a pagare chi sia. In questo
contesto, per dirla con le parole di Giulio Tremonti, "cresce enormemente il ruolo autoreferenziale e improprio della burocrazia e con questo,
proporzionalmente, crescono tanto il deficit democratico dell'istituzione
quanto la sua impopolarità". L'attività di controllo del pubblico
dev'essere svolta nell'interesse del privato: di supporto, di stimolo, d'aiuto
e non meramente poliziesca. Dev'essere tesa a riavvicinare la realtà
alla norma teorica. E se la realtà invece, nonostante tutto, sempre più si
allontana dalla norma, allora vuol dire che in qualche misura quella norma non
funziona, vuol dire che occorre cambiare anche la norma. Perché non esiste una
norma giusta e santa in assoluto, almeno per chi non è religioso (ovvero
fideista e dogmatico in campo economico e sociale). Inutile far finta di non
vedere che i barbari avanzano tutt'intorno a noi. Napoli, da questo punto di
vista, è uno straordinario punto d'osservazione. Come osserva Alessandro
Baricco, storicamente innanzi all'attacco dei barbari la "civiltà" ha
tre possibilità: "attaccare, commerciare, alzare un muro". Poiché è
inutile alzare grandi muraglie per arginare l'invasione, inventando in tal modo
un confine artificiale che in realtà non esiste né può esistere, non resta che
convincersi da un lato che i modi rudi del nuovo che avanza è solo per noi qualcosa
di qualificabile semplicisticamente come "barbarie"; e dall'altro,
sempre per dirla con Baricco, che "non c'è mutazione che non sia
governabile". Il ruolo del controllo dello Stato e dei suoi bracci
operativi dev'essere re-inventato in questa fase storica e congiunturale,
magari in via sperimentale proprio partendo dalla frontiera selvaggia che il
nostro territorio rappresenta. Da un lato abbassando il target e dall'altro
imponendo poi a tutti (e non a qualcuno sì e ad altri no) di rispettare il
nuovo target. Questo è il metodo corretto per fare una lotta seria contro la
camorra e la criminalità dilagante; diversamente i proclami di guerra rischiano
di apparire parole al vento, figlie di una cultura ferma, incapace di
comprendere il mutamento in atto. Un mutamento violento, che richiede da un
lato analisi e comprensione delle sue cause (il divario oramai insopportabile
tra il nero e il bianco) e dall'altro fermezza autoritaria di quei
comportamenti lesivi della dignità umana.
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( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Cronaca Piero Costa,
direttore generale dell'Associazione industriali di Brescia "Il decreto
flussi non funziona così si danneggiano le imprese" ROMA - "Il
decreto flussi è un meccanismo che non funziona: è in tilt. Che senso ha
chiedere un lavoratore e averlo dopo 12 mesi?". Piero Costa è il direttore
generale dell'associazione industriale di Brescia, zona ad alta intensità di
lavoratori immigrati. Dopo sei mesi solo l'1% delle domande d'assunzione si è
conclusa con il rilascio del visto d'ingresso. Quali sono le conseguenze?
"è un danno economico per le imprese in attesa dei lavoratori stranieri,
che nel frattempo devono affidarsi alle varie cooperative di servizi".
Cos'è che non funziona? "è un problema di burocrazia, ma non solo. è il meccanismo
del decreto flussi che non va. Troppa la discrasia tra esigenze del mondo del lavoro
e rigidità delle quote. Lo diciamo da tempo. Servono regole d'ingresso più
flessibili, come la chiamata diretta del lavoratore extracomunitario".
Perché è così indispensabile la manodopera straniera? "Perché non è facile
trovare un italiano disposto a lavorare in fonderia o all'altoforno. Per
questo, le imprese sono disposte ad aspettare anche mesi e a ricorrere ai
decreti flussi" (vla.po.).
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( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Cronaca Immigrati,
permesso solo a uno su 100 Dopo sei mesi 700 mila domande inevase. Per le
famiglie è allarme-badanti Il dossier "Flop burocratico, responsabilità da
dividere tra Viminale e Farnesina" Più del 60% delle pratiche senza
risposta riguarda le collaboratrici domestiche VLADIMIRO POLCHI ROMA - Una
montagna di pratiche ferme. Settecentomila domande in attesa di una risposta.
Sono quelle di chi aspetta da mesi di mettere in regola un immigrato. è la gara
del decreto flussi, ma la chiamano "lotteria delle quote": finora,
solo uno su cento ce l'ha fatta. La corsa a un posto da regolare coinvolge ogni
anno migliaia di immigrati invisibili. Nel 2007, il decreto ha messo in palio
170mila posti. Come è finita? A sei mesi dalla presentazione delle oltre
740mila domande d'assunzione, meno di 8mila sono i visti d'ingresso rilasciati:
circa l'1%. Una débacle burocratica, che chiama in causa ministero dell'Interno
e degli Esteri. Un passo indietro: col decreto flussi, l'Italia fissa
annualmente il tetto massimo (le "quote") di cittadini
extracomunitari, che possono entrare nel Paese per motivi di lavoro subordinato
o autonomo. Questo sulla carta. In realtà le cose vanno ben diversamente: il
decreto è l'unica chance per mettere in regola chi già si trova in Italia.
Come? Si presenta domanda d'assunzione, si spera di rientrare nelle quote, si
esce dal Paese col nulla osta e si ritorna col visto d'ingresso. è un sistema
di porte girevoli: esci clandestino, rientri regolare. Ma solo a pochi
fortunati il gioco riesce. I due decreti del 2006 avevano aperto le porte a
470mila ingressi: una massa di lavoratori, che hanno tenuto occupati gli uffici
competenti per oltre 18 mesi. Per questo, nel 2007, i posti messi a
disposizione dal decreto flussi sono scesi a 170mila, oltre un terzo per
collaboratrici domestiche. La novità? Le domande d'assunzione potevano essere
presentate solo via Internet, a partire dal 15 dicembre: il cosiddetto
"clic day". In pochi minuti le quote sono state superate e dopo
qualche settimana il conto si è fermato a 740mila domande presentate (di cui
475mila per lavoro domestico: colf e badanti). I più richiesti? Marocchini
(139mila), cinesi (80mila), bengalesi (79mila), indiani (56mila) e ucraini
(53mila). Una valanga online di domande in attesa di una risposta. Che ne è
stato? Al 17 giugno 2008 (dati del ministero dell'Interno), le domande
"definite" sono solo 67.627, le pratiche in attesa d'integrazioni
sono invece 5.147. Tra le "definite" rientrano quelle bocciate dalle
questure (6.388) e dalle direzioni provinciali del lavoro (ben 19.311); quelle
chiuse per rinuncia del datore di lavoro (2.585) e infine quelle che hanno
finalmente ricevuto il nulla osta all'assunzione (39.343). Purtroppo, però, il
nulla osta non pone fine alla via crucis della regolarizzazione. A quel punto, infatti, la burocrazia si sposta all'estero, nei consolati italiani che devono
rilasciare agli immigrati con nulla osta, il visto d'ingresso per l'Italia. E
qui c'è la nuova strettoia. Quanti visti sono stati rilasciati finora? Solo
7.947 al 17 giugno 2008. Colpa delle difficoltà di attraversare la
frontiera per chi si trova già in Italia da irregolare e dell'insufficienza di
personale in molti consolati. "Le colpe si distribuiscono tra ministero
dell'Interno e degli Esteri - sostiene l'avvocato Marco Paggi dell'Associazione
Studi Giuridici sull'Immigrazione - dopo il clic day, infatti, nulla è
cambiato: lo sportello unico dell'immigrazione è stata una semplificazione
apparente e nei consolati mancano le risorse adeguate. In Moldavia manca
addirittura un consolato italiano, bisogno andare fino in Romania per chiedere
il visto. Che il 90% delle domande d'assunzione riguarda irregolari già
presenti in Italia è poi un segreto di pulcinella - prosegue Paggi - e lo Stato
dovrebbe avere la coerenza di procedere a sanatorie mirate per chi lavora e ha
una casa. Ne riceverebbe in cambio denaro prezioso: il versamento dei
contributi nelle sue casse".
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( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-06-24 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Primato Da Vanessa a lady Teocoli "Veloci, precisi, entusiasti
Sembrano noi negli anni '60" Mentre Teo Teocoli a "Notti
europee" in tv faticava a smaltire la sconfitta facendo il verso
all'allenatore Aragones, nella casa di Ibiza sua moglie Elena quasi gioiva.
"Non mi è dispiaciuto che abbiano vinto gli spagnoli - racconta al
telefono dall'aeroporto dove aspetta degli amici -. Se lo meritano. Sono un gran
Paese". Meglio dell'Italia? "Intanto non hanno la mafia". Beh,
quella russa... "La loro burocrazia è superiore. Per esempio noi qui abbiamo una vecchia macchina.
Sto guardando i documenti. Sa ogni quanto si deve fare la revisione? Ogni sei
mesi. E sa quanto costa? Ventiquattro euro. Rapidi ed efficienti. Sono andata
in comune per chiedere delle planimetrie. In cinque minuti hanno fatto
fotocopie e tutto. Gratis. Vuol mettere il delirio di Milano?". A Milano
lavora Vanessa Incontrada, 29 anni, attrice e conduttrice tv italo-spagnola. Un
piede a Barcellona, uno in Toscana (dove ha casa). "Dica pure che ho un
piede sul passo della Cisa, bloccato sui pedali. Faccio quell'autostrada da 10
anni. Sempre lavori in corso. Emergenza continua. In Spagna questo non è
concepibile. Lo dico ai miei amici spagnoli, che osano lamentarsi del traffico
e della pulizia. In Spagna le città sono più vivibili. Vissute: concerti,
mercati, fiere per bambini". Burocrazia? "I miei amici italiani mi
raccontano che chiedere di aprire un locale sembra quasi un delitto". La
sicurezza? "In Italia passiamo da un estremo all'altro: o menefreghismo o
manganello. Non sopporto i tg di tutte le reti quando, anziché dire che un
assassino ha ucciso qualcuno, devono aggiungere: un marocchino o un rumeno
hanno ucciso eccetera. Perché soffiare sul fuoco?". La Spagna del boom
economico "mi ricorda l'Italia degli anni '60, grande eccitazione, però le
famiglie sono indebitate fino al collo per i mutui casa" dice Italo Rota,
55 anni, architetto, autore di una delle piazze tematiche dell'Expo di
Saragozza: "Lo Stato spagnolo ha la struttura ereditata dalla dittatura.
Severissimo con chi non paga le tasse, chi parcheggia in seconda fila, con gli
immigrati. Burocrazia rigida, non leggera, ma efficiente. La politica segue
l'economia, l'incoraggia. Cambiano i governi, non le politiche
economiche". Ha ragione Zapatero, la Spagna ha superato l'Italia? "E'
presto per i bilanci. I conti si fanno a fine ciclo". Per lo scrittore
Erri De Luca, che ha da poco messo in scena "Chisciotte e gli
invincibili", ha ragione Zapatero: "Sono più propenso a credere ai
politici stranieri che ai nostri". Un episodio rivelatore sul primato
iberico? "L'Istituto Cervantes ha aperto la sua sede italiana più importante
a Napoli, per quel legame privilegiato tra la città e i magnifici re Borboni
che tanto furono superiori ai Savoia. Le autorità napoletane l'hanno ignorato.
Sono capaci di inaugurare un nuovo negozio delle penne Mont Blanc al Vomero ma
per l'Istituto Cervantes niente. Viva la Spagna. E onore a Casillas, che è
stato più bravo di Buffon". Il ballerino JoaquÍn Cortés sognava una finale
Italia-Spagna: "Peccato per voi, ma noi siamo più forti". Zapatero ha
ragione? "La Spagna adesso va meglio, prima andava meglio l'Italia".
Michele Farina.
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( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore sezione:
IN PRIMO PIANO data: 2008-06-24 - pag: 3 autore: "Preoccupa il muro contro
muro" Marcegaglia: sul negoziato pesano i segnali di deterioramento del
clima politico Marco Alfieri MILANO "La politica non torni al muro contro
muro, il Paese non se lo può permettere". Rischiando di vanificare lo
spirito bipartisan necessario "per affrontare i nodi strutturali che ci
affliggono: la crescita e i salari troppo bassi". è preoccupata, Emma
Marcegaglia. E certo non lo nasconde, chiudendo l'assemblea di Assolombarda (
si veda altro servizioa pag. 22). In attesa della prima controprova che cadrà
già oggi pomeriggio quando, "dopo due incontri sul metodo, torneremo a
riunirci coi sindacati sulla riforma dei contratti – chiosa – e lì affronteremo
il cuore dei problemi ": il doppio livello nazionaleaziendale. Da
alleggerire il primo, da irrobustire il secondo."Sarà una riunione
fondamentale. Per il momento il clima è positivo, speriamo non cambi". Ma
sia chiaro, taglia corto il presidente: "Chiuderemo solo se strapperemo
una più alta produttività, non siamo interessati ad un accordo di
facciata". Quel che segnala Marcegaglia è dunque l'impellenza di un nuovo
patto che porti il Paese in Europa anche sul lato delle relazioni industriali,
dove produttività e salari si scambiano in maniera più robusta. Non a caso
l'Europa è lo scenario dentro cui si muove tutto il ragionamento del presidente
di Confindustria. Un'Europa che resta "il nostro riferimento", ma
depurata di un certo europeismo di maniera, pigramente funzionalista, perché
"il no degli irlandesi al Trattato Ue è il sintomo di un malessere
profondo. Bisogna ritrovare una leadership che faccia sì che Bruxelles torni a
parlare ai propri cittadini dei temi veri: immigrazione, carovita,
infrastrutture. Non più solo veti e burocrazia". Come in un grande
gioco di matrioske, dentro l'Europa c'è poi l'Italia con le sue dinamiche:
quelle gemmate da una congiuntura internazionale turbolenta, e quelle
strutturalmente nazionali. Nella prima casella il presidente di Confindustria fissa
il dibattito sull'inflazione programmata che sta infiammando il dialogo
Governo- Cgil e potrebbe intaccare il tavolo sulle relazioni
industriali. Per Confindustria, "darsi un obiettivo chiaro di riduzione
dell'inflazione è un fatto positivo. Palazzo Chigi ha fatto bene a fissarne uno
nel Dpef. La stessa Bce ce lo chiede". Non basta. Per Marcegaglia non è
ipotizzabile tornare "a meccanismi automatici che facciano ripartire
pericolose spirali prezzi- inflazione che il Paese in passato ha già pagato
caro". Certo, se poi il tasso reale sarà "molto diverso da quello
programmato all' 1,7% dal Governo", allora Confindustria "farà una
riflessione ". Perché il dialogo coni sindacati è un valore da preservare.
Soprattutto in un momento in cui, al netto delle nostre esportazioni che
continuano a tirare, "la domanda interna è assolutamente ferma ",
ricorda il presidente. Nella seconda casella Marcegaglia mette invece il Dpef
varato dal Governo, di cui viene data "una valutazione complessivamente positiva,
condividendone i suoi obiettivi: la stabilizzazione della finanza pubblica, il
pareggio di bilancio, la logica di diminuire le spese improduttive, le
liberalizzazioni e il metodo di evitare le finanziarie che bloccano il Paese.
Adesso chiediamo al Governo di resistere alla pressione delle lobby, di
mantenere la barra dritta". La vera riserva riguarda piuttosto le
infrastrutture. Nella manovra Finanziaria "c'è poco di questo, ci sono
elementi da chiarire.Il Governo deve considerarle come priorità".Fino al
monito forte,deciso, rivolto al vizio atavico della politica italiana: la sua
litigiosità estenuante. "A soli cinquanta giorni dall'inizio della nuova
legislatura – conclude Marcegaglia – vediamo segnali preoccupanti di un
deterioramento del clima politico. Tutto questo rischia di compromettere la
stagione delle riforme. Facciamo un appello alle forze politiche di guardare al
bene del Paese, sarebbe un grave errore tornare all'atmosfera dei quindici anni
passati che ci ha portati all'immobilismo". GLI AUMENTI Per Confindustria
non è ipotizzabile un ritorno a meccanismi automatici che facciano ripartire la
spirale prezzi-inflazione Protagoniste. Da sinistra Emma Marcegaglia, Diana
Bracco e Letizia Moratti ieri all'assemblea di Assolombarda EMMEVIPHOTO.
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( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-06-24 - pag: 14 autore: Università, la
via delle fondazioni di Gianni Toniolo F inalmente un'ottima notizia per
l'università italiana, la migliore che abbia sentito in quarant'anni di vita
accademica. L'articolo 16 del decreto legge sugli interventi urgenti per
l'economia concede agli atenei che lo desiderino la possibilità di trasformarsi
in fondazioni di diritto privato. Ciò potrebbe innescare quel circolo virtuoso
dell'autonomia con responsabilità che la parte migliore dell'accademia italiana
attende da decenni. è una riforma soft, nel senso che offre un'opportunità a
chi la vorrà cogliere senza caricare di alcun obbligo tutti gli altri. Forse
anche per questo è rivoluzionaria. Sancisce l'inizio della fine della visione
centralista e burocratica dell'università, del vestito a taglia unica, che ha
bloccato l'adeguamento del nostro sistema universitario agli straordinari
cambiamenti verificatisi nell'ultimo quarto di secolo nell'organizzazione della
ricerca e della formazione superiore. In un Paese nel quale, contrariamente a
quanto avviene in altre grandi democrazie, l'elettorato è piuttosto
indifferente alla scuola e all'università, il governo - in particolare con i
ministri Gelmini e Brunetta, molto impegnati su questo fronte dà prova di
lungimiranza introducendo una novità dotata di dirompente carica innovativa.
Nulla toglie, semmai aggiunge, al merito del governo il fatto che la proposta
di consentire alle università che lo desiderino di darsi status di fondazione
privata sia stata avanzata da Nicola Rossi (allora senatore ds) e da me in un
convegno in argomento, tenutosi alla Fondazione di Venezia nel marzo 2006. La
proposta, che illustrammo a più riprese sulla stampa quotidiana e periodica, fu
tradotta in un disegno di legge presentato alla Camera dallo stesso Nicola
Rossi. Gli estensori dei programmi elettorali e, successivamente, i
responsabili del ministero dell'Università e della ricerca persero, allora,
l'occasione di ragionare seriamente e pacatamente sulla nostra proposta che,
nel migliore dei casi, fu accolta con sufficienza come utopistica. Ma le
recriminazioni, e le stesse rivendicazioni di paternità, sono adesso futili:
importante è cominciare a realizzare senza indugio le opportunità che
l'articolo 16 schiude al sistema universitario italiano. La concorrenza tra gli
atenei è indispensabile all'irrobustimento del nostro gracile sistema
universitario. Essa sta già timidamente cominciando. Un esempio recente è la
decisione del Politecnico di Milano di esportare a Roma un proprio
"prodotto" di successo, l' Executive Mba, in esplicita concorrenza
con le numerose università della capitale. Questo processo deve accelerare,
irrobustirsi, permeare la mentalità di amministratori e professori.
Trasformandosi in fondazioni di diritto privato, gli atenei più competitivi
potrebbero muoversi liberamente nel cercare la propria vocazione specifica, nel
rafforzare le aree di ricerca e formative di loro interesse, nei creare
rapporti con le imprese. Toglierebbero alla parte meno dinamica dei propri
docenti e ricercatori l'alibi dei vincoli pubblicistici. Nel medio termine i
benefici di questa riforma si estenderebbero anche alle università che non
avessero optato per la trasformazione in fondazione. Un nucleo di atenei
autonomi indicherebbe agli altri la strada, affinerebbe a vantaggio di tutti le
tecniche di valutazione della ricerca, darebbe modo alle energie più giovani e
dinamiche di trovare ambienti favorevoli inducendo l'emulazione degli altri,
offrirebbe agli studenti una gamma più vasta di alternative differenziate per
qualità e caratteri vocazionali rispetto all'università sotto casa. La prudenza
e una serie quarantennale di delusioni consigliano, per ora, l'uso del
condizionale. Sappiamo che il diavolo è nei dettagli ( leggasi regolamenti e
provvedimenti di attuazione), che la burocrazia nazionale e locale mantiene intatta la propria capacità di
svuotare dall'interno provvedimenti rivoluzionari, che un parte importante del
mondo accademico italiano vive ancora in un mondo che altrove non esiste più.
Per dispiegare tutti i propri benefici effetti, la nuova norma richiede che le
risorse vengano assegnate ai singoli atenei sulla base della valutazione della
ricerca, che venga resa effettiva (con vouchers, borse di studio, prestiti
d'onore) la libertà degli studenti di scegliere l'università di elezione,che
all'autonomia si accompagni la responsabilità (niente reti di salvataggio
pubbliche per le università che non rispettino i vincoli di bilancio). Infine,
è evidente che un sistema basato sul binomio autonomia responsabilità è
incompatibile con la peculiarità tutta italiana dei concorsi nazionali. Le
università-fondazione dovranno essere libere di assumerei
professori-ricercatori, salvo poi rispondere, anche sul piano economico, dei
risultati delle proprie scelte. Servirà indubbiamente più di una buona dose di
determinazione e costanza politica per evitare gli scogli che già si profilano
lungo la navigazione per l'attuazione di questa riforma. Ma il suo successo
dipende soprattutto dagli atenei e dalla loro capacità di accettare la sfida della
piena autonomia. Le imprese (che godranno di detrazione fiscale totale per le
donazioni agli atenei), le fondazioni bancarie, la cosiddetta società civile
vorranno, sapranno, farsi coinvolgere nella sfida?.
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( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-06-24 num: - pag: 41
categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano VITA E MIRACOLI DELL'ISIAO COME
SI UCCIDE UN ENTE UTILE Sembra che il governo intenderebbe sopprimere con
decreto legge l'Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente. L'IsIAO è erede di
una duplice tradizione di studi e ricerche sull'Asia e sull'Africa, godendo di
un indiscusso prestigio internazionale. Cosa pensare di una simile scelta, che
non solo ignora l'eredità storica di Gentile, di Tucci e di tanti altri che
hanno onorato gli studi in Italia e nel mondo, ma vanifica le attività correnti
che coinvolgono centinaia di studiosi e un migliaio di allievi, e ci legano a
Paesi come il Giappone, la Cina, l'India, il Pakistan, l'Afghanistan, l'Iran,
l'Iraq, lo Yemen, il Sudan, l'Etiopia, l'Eritrea, il Niger e molti ancora nei
due continenti? Prof. Gherardo Gnoli Presidente dell'IsIAO
dir.generale@isiao.it Caro Gnoli, Q ualche giorno fa, rispondendo a un lettore,
ho ricordato la figura di un grande orientalista, Giuseppe Tucci, e il suo
ruolo nella creazione dell'Ismeo (Istituto per gli studi sul Medio ed Estremo
Oriente). Sapevo che la creatura di Tucci aveva cambiato nome ed era diventata
IsIAO nel 1995, grazie a una fusione con l'Istituto italiano per l'Africa. Ma
sapevo altresì che il nuovo ente aveva conservato l'eredità del fondatore: le
ricerche sulle religioni e le filosofie dell'Oriente, la conservazione dello
straordinario patrimonio artistico e archeologico di Palazzo Brancaccio, i corsi
di lingue dell'Asia in parecchie città italiane fra cui Milano, le spedizioni
archeologiche, le campagne di scavo, i tradizionali rapporti culturali con i
governi della regione. Ma non potevo immaginare che in quello stesso momento
qualcuno, in un ministero romano, stesse inserendo l'IsIAO in una lista di
proscrizione per enti inutili. So che la burocrazia può commettere errori
innocenti, dettati dalla fretta e dalla disinformazione piuttosto che da
cattiva volontà. Se si tratta di disinformazione ecco qualche notizia che può
servire a correggere l'errore. Come è stato ricordato in un convegno del 1994,
organizzato per il centenario della nascita di Tucci, l'Ismeo è passato
attraverso quattro fasi. Nella sua prima fase, dal 1933 al 1947, l'attività scientifica
rispecchiò gli interessi del suo fondatore per le zone (Tibet e India) che gli
stavano maggiormente a cuore. Ma l'Ismeo fece anche una più generale attività
culturale nei Paesi (India, Cina e Giappone) che rientravano nell'orizzonte
della politica estera italiana. Nella seconda fase, dal 1947 al 1955, riprese
le attività interrotte dalla guerra, soprattutto in Tibet e in Nepal. Nella
terza, dal 1955 in
poi, puntò ancora più decisamente sull'archeologia, sugli studi filosofici e
religiosi, sulle ricerche storiche, filologiche, epigrafiche. Sono gli anni in
cui l'archeologia italiana acquista maggiore visibilità internazionale in Paesi
- Iran, Afghanistan, Pakistan - dove tutto lo spazio possibile, sino a quel
momento, era stato occupato dalle missioni inglesi, francesi, tedesche e
americane. La quarta fase iniziò con il volontario ritiro di Tucci dalla
presidenza dell'Istituto. Continuarono le ricerche archeologiche nei Paesi dove
la presenza italiana era più forte (Iran e Afghanistan). Ma si aprirono nuovi
cantieri in Pakistan, a Oman, nello Yemen, in Thailandia e persino in Ungheria
per lo studio delle culture delle steppe euro-asiatiche. Se ci fosse un
processo all'Ismeo chiederei di essere chiamato a testimoniare come
"persona informata dei fatti". Alla Farnesina, dove lavoravo in
quegli anni, mi resi conto che vi erano Paesi dell'Asia in cui Ismeo
significava Italia. Suppongo che molte di queste attività siano state
interrotte o rallentate dai conflitti. Non è facile fare archeologia islamica o
pre-islamica in mezzo ai talebani, ai jihhadisti, ai marines e ai guardiani
della rivoluzione. Ma non si sopprime un ente come l'IsIAO senza mettere a
repentaglio il patrimonio di conoscenze e di esperienze accumulato in 75 anni
di vita. L'Asia è teatro di cambiamenti rivoluzionari e i suoi Paesi sono
destinati a essere, sempre di più, protagonisti della vita internazionale. Chi
avrà rapporti, nei prossimi decenni, con i loro studiosi, i ministeri della
Cultura dei loro governi e le loro istituzioni accademiche? Un'ultima
informazione per il burocrate ignaro che ha stilato la lista di proscrizione.
Quando mi occupavo di relazioni culturali al ministero degli Esteri constatai
che non esiste un dizionario italo-cinese. E' questa una delle ragioni per cui
l'interscambio culturale con la Cina è molto più modesto di quello degli altri
maggiori Paesi europei e il numero degli studenti cinesi in Italia è pressoché
insignificante. Apprendo ora che è in corso di stampa, grazie all'IsIAO, il
Dizionario cinese-italiano, di oltre 120.000 voci (il più cospicuo in una
lingua occidentale). Dovremmo sopprimere anche questo?.
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( da "Stampa, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
LAVORO.DOCUMENTO
APPROVATO IERI IN CONSIGLIO COMUNALE I commenti "Più infrastrutture e
nuove aziende" Il sindaco: "Non c'è emergenza-lavoro ma una serie di
situazioni difficili" Dei due schieramenti [FIRMA]MARCELLO GIORDANI NOVARA
L'emrgenza-occupazione è stata al centro del Consiglio comunale di ieri. E'
stato votato un documento unitario, con il voto contrario di Adriano Mattera
che non ha trovato un piano chiaro per favorire l'industria. Il documento
focalizza l'attenzione su alcuni punti, a cominciare dalla necessità di
completare le grandi infrastrutture: collegamento Novara-Malpensa, stazione in
linea, ammodernamento della Torino-Milano, completamento delle tangenziali,
evoluzione di Boschetto e Cim. Viene sollecitata la Regione a snellire la burocrazia per strumenti urbanistici e
insediamenti produttivi. Il documento ha avuto in Consiglio una trattazione su
due linee: il centrodestra, con Gaudenzio Ferrandi, Federico Perugini, Daniele
Andretta, Davide Gilardoni, Mario Bernile ha posto l'attenzione su due temi: lo
sviluppo della città è stato frenato dalla tardiva approvazione del piano
regolatore da parte regionale. Ora che c'è occorre moltiplicare le
opportunità. Il centrosinistra con Alfredo Reali, Massimo Bosio, Domenico
Ierace, Claudio Bossi e Augusto Ferrari ha accusato l'amministrazione di non
avere attivato nulla per l'occupazione e ha chiesto che si faccia un consiglio
aperto con sindacato e lavoratori. Sulle Officine Grafiche Bossi ha chiesto che
la Giunta avvii gli atti per vincolare l'area di corso della Vittoria a
destinazione industriale, ma l'assessore Paolo Pepe ha replicato che
tecnicamente la richiesta è inattuabile perchè DeaPrint potrà cambiare la
destinazione d'uso solo se trasferirà lo stabilimento nel territorio comunale.
Poi è intervenuto anche il sindaco Massimo Giordano: "Quando una società a
Novara riduce la forza lavoro è motivo di preoccupazione per noi, e la
solidarietà va ai lavoratori. Ma il Comune su questo può fare poco, può di più
per cambiare il trend economico, favorendo nuovi insediamenti. Non è vero che
la città viva l'emergenza occupazionale. Vive alcune situazioni difficili, ma
dispone anche di opportunità: Novamont, Donegani, De Agostini hanno in progetto
investimenti".Alfredo Reali "Il piano regolatore può essere modellato
per rispondere alle esigenze del lavoro. L'opposizione vi
contribuirà".Gaudenzio Ferrandi "Senza collegamenti rapidi con
Malpensa i nostri prodotti sono penalizzati. Sul piano regolatore l'opposizione
taccia, perchè non l'ha votato".
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( da "Stampaweb, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
PARIGI La piscina di
La Verpillière nell'Isère è nuova di zecca, un vero lusso per una cittadina di
settemila abitanti. Non è servita per demolire record del mondo, l'ondina più
famosa e chiacchierata di Francia, Laure Manaudou, non l'ha mai onorata delle
sue bracciate d'oro. Ma dall'inizio di giugno è diventata famosissima, fa
sbandare i pensieri anche dei politici. Perché si è stabilito che per due
giorni la settimana, in una fascia oraria di due ore, possono sbracciare
nell'acqua esclusivamente le donne. Una decisione legata alla volontà della
comunità musulmana, in particolare turca, che, assai intemperante, rifiuta la
mescolanza dei sessi anche nella pratica sportiva. Il municipio ha approvato la
richiesta e ora gode della poco invidiabile notorietà legata alle imprecazioni
e agli strepiti di tutto il laicismo francese, che è uno dei pilastri della
Repubblica. Per garantire il servizio riservato alle donne di fede musulmana si
è dovuto anche assumere un bagnino donna. Quelli in attività erano tutti maschi
e quindi inadatti. Forse il sindaco di La Verpillière impillaccherato di
collaborazionismo fondamentalista l'avrebbe fatta franca se gli episodi di
questo tipo non si moltiplicassero. A Vigneux, nell'Essonne, il palazzetto era
stato affittato per un torneo di basket femminile organizzato dalle moschee
della zona; scopo dichiarato: raccogliere fondi per sostenere un'associazione
palestinese, tra l'altro assai sospettata di colleganze con gruppi estremisti.
Gli islamici, con gran naturalezza, hanno affisso un cartello e distribuito
manifestini: l'accesso alla sala è vietato agli spettatori maschi. Alle
contestazioni di flagrante discriminazione gli organizzatori si sono inacetiti:
le ragazze non vogliono certo svestirsi davanti agli uomini e non si può
giocare tenendo il velo. Dunque... Qui il sindaco è stato più radicale: ha
semplicemente ritirato la concessione del palazzetto, dicendo che non gli
garbava il metodo. Ma non ha fermato la polemica. A Provins, in Seine-et-Marne,
dove la comunità maghrebina è molto numerosa invece si organizzano senza
chiassi, dimostrazioni e sollevazioni corsi di ginnastica per sole donne.
"La République è laica e indivisibile", recita l'articolo uno della
Costituzione di mano gollista. Si sente il punto esclamativo delle affermazioni
indubitabili. Ora l'enunciazione appare pallida e rattrappita. Fino a quindici
anni fa la parola "communitarismo" non era nemmeno prevista nei
dizionari: adesso è citatissima in analisi discorsi censimenti sociologici e
sempre con tono dolente e uggito. Leggiamo: "Metodo che sviluppa la
formazione di comunità (etniche religiose culturali e sociali) e che può
dividere la nazione a scapito dell'integrazione". I musulmani in Francia
sono sei milioni. Una tribù ben innicchiata, che scatena paure perché la
tentazione fondamentalista vi corre come una vena segreta e non quantificabile;
ne moltiplicano i comandamenti gli imam estremisti. I giovani se ne
invaghiscono nelle cités. È qui che la jihad ha attinto le reclute francesi per
l'Iraq. Il progetto di far fronte con un islam istituzionalizzato, ben
avviluppato nelle regole della repubblica, guidato da una burocrazia religiosa docile e capace di
tenere ai margini le tentazioni fanatiche di cui si era invaghito Sarkozy ha
appena fatto naufragio tra polemiche spaccature e veleni. Invece si
moltiplicano nella vita quotidiana gli episodi di un rinserrarsi in abitudini
che sono opposte all'integrazione. Una parte dei musulmani ha dichiarato
bello e consunto tale repertorio, si raggrinza e si estremizza, vive in un
altrove. Andare in alcune cités ormai per i francesi è come sentirsi
all'estero. L'anima, il di dentro, la fodera è quello che sfugge tenacemente
all'integrazione. Gli uomini appartengono alle abitudini dove sono le loro
memorie. E' quella la loro casa. È la delusione per una République che, già
immemore del brusco grido della rivolta delle banlieues, continua con le sue
vecchie ricette; rovesciare denaro sui quartieri sfavoriti, tentare di
comprali? Forse. Ma quello che spiega tutto spesso non spiega niente. C'è la
sensazione che il rifiuto sia più fondo che il malessere economico, che i
termini della loro vita quotidiana non abbiano più coincidenza semantica con le
nostre parole. Esempi. Ogni giorno negli ospedali si moltiplicano alterchi
feroci, padri e mariti di fede islamica che rifiutano di affidare mogli e
figlie alla cura di medici maschi. Preferiscono che corrano il rischio di
morire. A Lione il tribunale amministrativo ha appena rifiutato di indennizzare
una famiglia musulmana. Il neonato è rimasto gravemente handicappato perché il
padre ha con la forza vietato una presenza maschile nella sala del parto.
Sempre a Lione il Comune, vessato dalle polemiche, il prossimo anno lancerà
nelle mense delle scuole elementari un menu destinato ai piccoli musulmani, un
menu halal. E ricompare l'antico guaio del velo. In Val d'Oise nelle scuole
materne hanno dovuto cambiare il regolamento per far rispettare la laicità: le
mamme velate non potranno più accompagnare i bambini a scuola.
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( da "Repubblica.it" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
ROMA - Una montagna
di pratiche ferme. Settecentomila domande in attesa di una risposta. Sono
quelle di chi aspetta da mesi di mettere in regola un immigrato. È la gara del
decreto flussi, ma la chiamano "lotteria delle quote": finora, solo
uno su cento ce l'ha fatta. La corsa a un posto da regolare coinvolge ogni anno
migliaia di immigrati invisibili. Nel 2007, il decreto ha messo in palio
170mila posti. Come è finita? A sei mesi dalla presentazione delle oltre
740mila domande d'assunzione, meno di 8mila sono i visti d'ingresso rilasciati:
circa l'1%. Una débacle burocratica, che chiama in causa ministero dell'Interno
e degli Esteri. Un passo indietro: col decreto flussi, l'Italia fissa
annualmente il tetto massimo (le "quote") di cittadini
extracomunitari, che possono entrare nel Paese per motivi di lavoro subordinato
o autonomo. Questo sulla carta. In realtà le cose vanno ben diversamente: il
decreto è l'unica chance per mettere in regola chi già si trova in Italia.
Come? Si presenta domanda d'assunzione, si spera di rientrare nelle quote, si
esce dal Paese col nulla osta e si ritorna col visto d'ingresso. È un sistema
di porte girevoli: esci clandestino, rientri regolare. Ma solo a pochi
fortunati il gioco riesce. I due decreti del 2006 avevano aperto le porte a
470mila ingressi: una massa di lavoratori, che hanno tenuto occupati gli uffici
competenti per oltre 18 mesi. Per questo, nel 2007, i posti messi a
disposizione dal decreto flussi sono scesi a 170mila, oltre un terzo per
collaboratrici domestiche. La novità? Le domande d'assunzione potevano essere
presentate solo via Internet, a partire dal 15 dicembre: il cosiddetto
"clic day". In pochi minuti le quote sono state superate e dopo
qualche settimana il conto si è fermato a 740mila domande presentate (di cui
475mila per lavoro domestico: colf e badanti). I più richiesti? Marocchini (139mila),
cinesi (80mila), bengalesi (79mila), indiani (56mila) e ucraini (53mila). Una
valanga online di domande in attesa di una risposta. Che ne è stato? Al 17
giugno 2008 (dati del ministero dell'Interno), le domande "definite"
sono solo 67.627, le pratiche in attesa d'integrazioni sono invece 5.147. Tra
le "definite" rientrano quelle bocciate dalle questure (6.388) e
dalle direzioni provinciali del lavoro (ben 19.311); quelle chiuse per rinuncia
del datore di lavoro (2.585) e infine quelle che hanno finalmente ricevuto il
nulla osta all'assunzione (39.343). Purtroppo, però, il nulla osta non pone
fine alla via crucis della regolarizzazione. A quel punto,
infatti, la burocrazia si
sposta all'estero, nei consolati italiani che devono rilasciare agli immigrati
con nulla osta, il visto d'ingresso per l'Italia. E qui c'è la nuova strettoia.
Quanti visti sono stati rilasciati finora? Solo 7.947 al 17 giugno 2008.
Colpa delle difficoltà di attraversare la frontiera per chi si trova già in
Italia da irregolare e dell'insufficienza di personale in molti consolati.
"Le colpe si distribuiscono tra ministero dell'Interno e degli Esteri -
sostiene l'avvocato Marco Paggi dell'Associazione Studi Giuridici
sull'Immigrazione - dopo il clic day, infatti, nulla è cambiato: lo sportello
unico dell'immigrazione è stata una semplificazione apparente e nei consolati
mancano le risorse adeguate. In Moldavia manca addirittura un consolato
italiano, bisogno andare fino in Romania per chiedere il visto. Che il 90%
delle domande d'assunzione riguarda irregolari già presenti in Italia è poi un
segreto di pulcinella - prosegue Paggi - e lo Stato dovrebbe avere la coerenza
di procedere a sanatorie mirate per chi lavora e ha una casa. Ne riceverebbe in
cambio denaro prezioso: il versamento dei contributi nelle sue casse". (24
giugno 2008.
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( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
I concerti attirano
il pubblico: nel 2007 gli italiani hanno speso 143 milioni di euro Lorenzo
Tiezzi ? FUORICASA EASYBAR 24 Giugno 2008 La musica dal vivo è in forte
crescita. Nel 2007 gli italiani hanno speso 143 milioni di euro in biglietti
per concerti, oltre il 15% in più rispetto al 2006. Per i gestori è
fondamentale capire che tipo di musica vorrebbe ascoltare la clientela del
proprio locale. In generale, le cover band funzionano nei locali di medie
dimensioni di provincia, mentre i gruppi underground piacciono nei piccoli club
delle grandi città. "È importante che i clienti sappiano che tipo di
musica ascolteranno quella specifica sera della settimana - racconta Daniel
Cerbone dello Xel di Seriate (Bg) e del Pamperos di Cologne (Bs) -. Da noi per
esempio il giovedì è la serata dei tributi rock, il venerdì tocca alle cover
band". Il cachet di una buona cover band va dai 500 ai 1.500 euro, ma non
è detto che sia sempre meglio utilizzare i gruppi "top". "È
invece importante fare proposte graduali, meglio far suonare due band di medio
livello che un ottimo gruppo seguito da uno mediocre", spiega Cerbone. Per
quel che riguarda il rock, band italiane come Marlene Kuntz, Afterhours e
Baustelle sono delle certezze per i locali di medie dimensioni che li ospitano
anche se costano sugli 8-10.000 euro. I club più piccoli invece utilizzano
gruppi emergenti italiani o internazionali che si accontentano di un cachet
rimborso spese (500 euro, cena e alloggio). La community online myspace.com è
una miniera di nuovi talenti, ma anche le agenzie specializzate, come la
torinese Casasonica, Jam for Live o Dna Concerti, sono preziose alleate. Prima
e dopo il concerto Non va sottovalutato l'accompagnamento musicale del prima e
del dopo concerto. Più che affidarsi a dj da migliaia di euro a notte, è utile
partire dal genere musicale del live e poi salire con il ritmo. Il palco e
l'acustica La musica dal vivo va diffusa attraverso un buon impianto audio.
Fondamentale è anche non esagerare con il volume, soprattutto in locali in cui
non tutto il pubblico ascolta con attenzione. L'ideale è servirsi di un fonico
in ogni momento: in fase di progettazione si perfeziona l'acustica del locale
con pannelli e altri accorgimenti, poi la sera si gestisce il suono del gruppo
in modo professionale. La burocrazia Chi ha intenzione di organizzare un concerto deve rivolgersi
all'ufficio Siae competente. Che il pubblico paghi o meno un biglietto, la
tariffa applicata è in genere il 10% circa dell'incasso complessivo del locale,
ma sono possibili forme forfettarie, specie per i locali piccoli. È poi
molto importante che il programma musicale (borderò) sia compilato con
attenzione onde evitare multe.
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( da "Stampa, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
STRESA.ASSEMBLEA
GENERALE DELL'API Piccole e medie industrie "Ci serve un po' di
fiato" "Il Governo sta lavorando per rimuovere i vincoli che
impediscono alle imprese di darsi da fare per poi continuare a camminare con le
proprie gambe". E' questo il messaggio che il sottosegretario al ministero
dell'Economia e delle finanze Giuseppe Vegas ha portato ieri all'hotel Bristol
di Stresa all'assemblea generale dell'Associazione piccole e medie industrie
delle province di Novara, Vco e Vercelli. Vegas ha anche illustrato i
provvedimenti fino ad ora presi per "mettere ordine nei conti
pubblici" con il taglio delle spese e "rilanciare lo sviluppo" attraverso la diminuzione della burocrazia. Il presidente dell'Api Gianmario Mandrini, rieletto per il
prossimo triennio, ha poi lanciato un "grido di dolore":
"Abbiamo bisogno di sentire più tifo attorno a noi. Non possiamo
permettere che il futuro del nostro territorio venga caratterizzato da un
continuo ridimensionamento delle attività produttive". Mandrini ha
parlato anche di "concorrenza sleale dei paesi emergenti" e ha
sottolineato che "la centralità del manifatturiero non può essere messa in
discussione". Anche il presidente della Camera di commercio di Novara
Gianfredo Comazzi ha lanciato un appello: "Abbiamo bisogno di fiato. Per
superare questo momento di crisi dobbiamo lavorare insieme". Durante
l'assemblea sono state rinnovate anche le cariche del consiglio direttivo:
oltre alla conferma di Mandrini, sono stati eletti nella giunta Gianfranco
Montipò, Luisa Brambati, Dario Marchetti e Mario Di Giorgio. Aldo Paglino è
presidente di Confapi Edili, mentre Bruno Nicolazzi dei Metalmeccanici. I
consiglieri sono Franco Toncelli, Valerio Polci, Pierluigi Scampini, Mario
Travaini, Pietro Riboni, Marcello Pecci, Armando Francioni e Laura Bernasconi.
Il nome dell'associazione, infine, passa da "imprese" a
"industrie", ritornando alla dicitura del passato.
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( da "Stampa, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
CITTA' CHE
CAMBIA.LAVORI IN DUE LOTTI PER COMPLESSIVI 400 MILA EURO Viale Partigiani si trasforma
[FIRMA]VALENTINA FASSIO ASTI Stalli, nuovi marciapiedi e magnolie: viale
Partigiani è destinato ad un radicale cambiamento. "Il progetto è stato
approvato in giunta ed è già in appalto - spiega l'assessore ai Lavori pubblici
Angela Quaglia - Prevede la risistemazione di tutto il viale, da piazza
Vittorio Veneto a piazza Torino. Inoltre, i cambiamenti sono stati discussi con
abitanti della zona che vivono il viale quotidianamente". Gli interventi
saranno divisi in due parti: il primo da piazza Vittorio Veneto a piazza
Lugano. "Iniziamo quest'anno con la risistemazione del tratto più corto -
spiega Quaglia - Costo complessivo circa 150 mila euro". Ancora da
stabilire i tempi di inizio lavori, probabilmente dopo l'estate: "Dobbiamo
fare i conti con tempi tecnici e burocrazia - precisa Quaglia - sicuramente l'intenzione è di intervenire
entro l'anno". Il secondo (da piazza Lugano a piazza Torino) costerà 250
mila euro e il cantiere aprirà nel 2009. In generale gli interventi prevedono la risistemazione
dell'asfalto e dei marciapiedi: "Inoltre - spiega l'assessore - regoleremo
la sosta delle auto disegnando nuovi stalli contro il parcheggio
selvaggio. A ideale prolungamento di corso Dante, pianteremo delle
magnolie". Le aiuole non saranno eliminate e gli alberi che oggi
ombreggiano il viale saranno "recuperati e piantati in altre zone della
città". Gli interventi su viale Partigiani si inseriscono nel lungo elenco
di lavori pubblici firmati dall'assessorato Quaglia, come recupero e riqualificazione
di edifici scolastici (quattro sono previsti nel Piano territoriale integrato e
riguardano le scuole Martiri, Rio Crosio, Ferraris e Gramsci), oltre a
risistemazione di marciapiedi come di aree verdi. "Inoltre sistemeremo
prati e giardini di scuole - aggiunge Quaglia - S'inizia dalla Eo Baussano con
potatura e messa in sicurezza degli spazi dedicati al gioco". E in questi
giorni iniziamo le operazioni di rifacimento della segnaletica orizzontale:
saranno rifatte le strisce pedonali e ripassati i segnali agli incroci con
l'obiettivo di "rendere la viabilità più sicura". "Siamo in
ritardo di oltre un mese rispetto agli anni scorsi, ma il tempo incerto di
maggio e le piogge di giugno hanno condizionato l'avvio dei lavori, previsto
per fine aprile - conclude Quaglia - Per recuperare il ritardo, la ditta
Fratelli Cucè, con il coordinamento del servizio Viabilità del Comune, si è
impegnata a condensare tutti gli interventi in due mesi".
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( da "Corriere delle Alpi" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Incomunicabilità
Grido di dolore dal Comune "Burocrazia!" Villa Contarini, in fin dei
conti, è il fiore all'occhiello di Piazzola sul Brenta. Ma che rapporto c'è con
il Comune e i suoi abitanti? Un disastro: è vero che i residenti hanno
l'accesso gratuito, ma in realtà il parco della villa non è mai diventato il
giardino dei piazzolesi. E l'amministrazione fa una fatica immane a mettersi in rapporto con
la villa e chi la gestisce. Per esempio: si organizza musica nel "Giardino
dei limoni": ma per farlo ci vuole la pazienza di Giobbe. Tutto va
richiesto alla Regione, una trafila burocratica snervante: si pensi che i cicli
di concerti, che partono a giugno, vengono alla fine autorizzati con una
delibera regionale che arriva ad ottobre, con le prime nebbie. A qualche
illustre ospite del Comune si vuol far visitare la villa? In coda al botteghino
e paga il biglietto. Dicono al Comune: "Possibile non si possa fare una
convenzione che eviti le lungaggini?". Niente, ogni minima cosa è un
calvario. Il commento è amaro: "Di Villa Contarini, con la Regione si
divide solo la burocrazia".
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( da "Repubblica, La" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina XVII - Roma
Il sindaco: l'ospedale sia tenuto fuori dal piano anti-deficit Alemanno al
Bambino Gesù "Via il parcheggio e il chiosco" "Ritengo
assolutamente fuori luogo l'inserimento dell'ospedale Bambino Gesù nel Piano di
rientro dal deficit della Regione". Al termine di una visita nei reparti e
nei laboratori di ricerca, il sindaco Gianni Alemanno, promette di rivolgersi
direttamente "ai ministri dell'Economia, Giulio Tremonti, e del Welfare,
Maurizio Sacconi" perché l'ospedale pediatrico non venga considerato alla
stregua degli altri centri. Non subisca, insomma, tagli di posti letto accreditati
né di risorse. Il primo cittadino non fa cenno al rapporto con la Regione.
"Idee e progetti che contribuiscano alla crescita dell'ospedale saranno un
impegno politico serio per la nostra amministrazione", assicura Alemanno.
"Il Bambino Gesù è uno dei centri di eccellenza veri di questa città, ma
anche del Paese e del mondo". Ma, prosegue il primo cittadino, accanto
alla "nobiltà", c'è anche un po' di "miseria" e
"bisogna adoperarsi per rimuoverla". Via, dunque, il piccolo chiosco
di giocattoli e il parcheggio per una manciata di auto all'ingresso
dell'ospedale. "è intollerabile questa sorta di casba che costringe le
ambulanze a una doppia manovra per raggiungere il Pronto soccorso". E lì
vicino, sul box da cantiere che funziona da sala d'attesa, sono raffigurati
giullari, fate e cavalieri per alimentare la fantasia e la gioia dell'occhio
dei più piccoli. "Questo", conclude il sindaco, "è stato un
primo incontro, molto istruttivo, per stringere un'alleanza
robusta con il Bambino Gesù che la burocrazia non deve disturbare ma aiutare". Intanto, oggi a Palidoro,
presente il cardinale Tarcisio Bertone, sarà inaugurata la "Casa del
clero", centro di accoglienza per i piccoli ricoverati e le loro famiglie
non residenti a Roma. (carlo picozza).
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( da "Repubblica, La" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Commenti IL
FALLIMENTO DEI PROFESSORI ADRIANO PROSPERI In quest'anno si celebra il 40°
anniversario del '68; forse per questo i bocciati all'esame di maturità sono
stati i professori. E non solo perché un'anonima figura di docente di nomina
ministeriale ha pensato che il sorriso di una famosa poesia di Montale fosse di
necessità femminile. Li condanna l'opinione diffusa e l'aura di disastro che
circonda il mondo della scuola e dell'università, simile in questo all'Alitalia
ma senza nemmeno le ali. Non è piacevole parlarne per chi vi ha trascorso una
vita. Ma bisognerà farlo. C'è un nuovo governo e c'è una novità anche
nell'assetto ministeriale: il ritorno di scuola e università sotto il governo
di un unico ministero. Prendiamolo per un indizio positivo, anche se nasce in
realtà da scarso interesse per tutta quella zona della vita sociale. Abbiamo
alle spalle decenni di un processo di segmentazione che ha portato a pensare
per compartimenti stagni ciò che ai suoi inizi l'Italia repubblicana concepì
come un insieme unitario: non una gabbia, ma un luogo dove i passaggi di
docenti dalla scuola all'università e viceversa non erano affatto eccezionali.
Le suddivisioni e le paratie stagne via via impiantate hanno portato a spezzare
quel corpo in tanti mondi separati o mal comunicanti: scuole superiori e
università, triennio per la prima laurea e biennio per la seconda, divisione
fra chi si prepara all'insegnamento e chi si presenta ai concorsi per il
dottorato di ricerca; divisione nell'insegnamento tra lezioni
"frontali" e seminari specialistici, divisioni e clientelismi nella
distribuzione delle risorse finanziarie e nei favori per qualche neo-ateneo o
altra formazione accademica. E così via, in una discesa ininterrotta verso il
peggio. Il risultato è noto. Non staremo a ripercorrerne i dettagli. Ci sono
formule che lo riassumono: tre più due uguale zero, come titolava anni addietro
un libro di Garzanti. Il grande disastro si riassume in un dettaglio: dopo anni
di università un dottore su cinque ha serie difficoltà ad usare la parola
scritta. Così risulta dall'inchiesta pubblicata su Repubblica il 6 febbraio
scorso. Il fallimento è clamoroso. E la prima zona dove se ne pagano i costi è
la scuola. Ma, come si è detto da molte parti e come non si stanca di ripetere
il presidente della Banca d'Italia, è l'intero sistema paese che traduce la
regressione culturale e la cattiva qualità degli studi in arretramento
economico e civile. Cambiare si può, si deve cambiare. E la ricetta è semplice.
La conosciamo da secoli, la nostra Costituzione l'ha sancita. Bisogna che i
capaci e meritevoli siano premiati e che si riapra per loro la strada
dell'insegnamento e della ricerca. Bisogna che tutta la scuola sia investita
dal vento della competizione intellettuale, dalla lotta per cacciare la cattiva
moneta che sta facendo uscire il nostro paese dai livelli alti dei circuiti
internazionali e che spinge nello stesso tempo all'emigrazione i nostri giovani
migliori. Ma come? Parlando della scuola media Francesco Giavazzi ha proposto
sul Corriere della Sera "l'abbandono del sistema dei concorsi
pubblici". La scelta dei docenti dovrebbe essere affidata ai presidi
perché sarebbero loro a pagare le conseguenze di eventuali errori. Con tutta la
stima per l'autore, bisogna dire che si resta sbalorditi. è una proposta di cui
comprendiamo tutta l'impazienza ma che è difficile condividere. Proviamo a
trasferire l'idea all'ambito universitario: qui già oggi i presidi e i rettori
contribuiscono fortemente a determinare i meccanismi di scelta attraverso i
concorsi. Ma non pagano nessuna penale se la baracca continua a marciare malissimo.
Il corpo universitario che li elegge e li sostiene li spinge a battere
sistematicamente la via del protezionismo localistico. Ricordo anni lontani in
cui uno di loro a difesa del suo ateneo sostenne che esisteva di diritto una
"quota cattedre" per il Mezzogiorno, da attribuire ai locali
concorrenti. Un incoraggiamento indiretto all'abbassamento della qualità viene
oggi dall'erogazione dei finanziamenti statali affidati alla cosiddetta
autonomia universitaria: quei finanziamenti premiano la quantità dei laureati
seguendo la stessa logica dei programmi sovietici che non si ponevano il
problema del mercato. La leva finanziaria usata in questo modo deprime la
qualità. Quanto questo modello sia rischioso dovrebbe ricordarcelo quello che
accade nelle cliniche e negli ospedali, che monetizzano in modo potenzialmente
criminale le loro prestazioni. Ai concorsi si deve pensare cercando di
riportarli alla loro funzione storica. è dal '700 che si è aperto il doppio
binario inglese e francese su cui corre quell'idea di libertà che ha spazzato
via il sistema vincolistico e corporativo precedente: da un lato, la
competizione delle libere forze economiche, dall'altro la
traduzione della stessa idea in un sistema di burocrazia statale aperto agli ingegni migliori, quale che sia la loro
origine sociale. Nella scuola di stato italiana, di origine napoleonica, è
questa la versione della libera gara che abbiamo accolto e su cui si è retta la
struttura della docenza. Ma la forza delle corporazioni non si cancella
mai del tutto. Tende a riaffiorare, altera le regole e i meccanismi
istituzionali. I concorsi per l'immissione degli insegnanti nei ruoli della
scuola hanno dovuto fare i conti con la forza di organizzazioni di settore
sostenute da potenti sindacati e con la spinta di un precariato cresciuto ai
margini e nelle falle del regime dei concorsi. Per quanto riguarda
l'università, qui da molti anni la selezione e l'avanzamento nei ruoli affidati
di diritto ai docenti hanno battuto la strada segnata dal cosiddetto "ius loci":
un diritto non dissimile per natura da quello del controllo che mafie e camorre
impongono sui traffici commerciali, sulle iniziative economiche, sui flussi di
ricchezza. Al di là della privata moralità dei singoli, questo sistema è
micidiale perché inaridisce fino a ucciderla la linfa della competizione,
punisce i migliori se vengono da fuori e premia i mediocri se nascono in casa e
garantiscono clientela tradizionale e ossequio servile al "maestro"
del posto. In questo anniversario del '68 l'università dei baroni è un lontano ricordo
che non suscita rimpianti. Ma proprio in questi mesi sono stati riavviati alla
chetichella e alla spicciolata i concorsi, dopo il lungo blocco destinato
ufficialmente a preparare una riforma che non c'è stata. Riprendono su base
locale: e questo fa ripartire laboriose trattative sommerse e percorsi
labirintici per far sì che quel preciso candidato e non altri abbia nella sua
sede il posto preparato per lui. Descrivere i passaggi del gioco, l'immensa burocrazia che vi è investita, i faticosi sistemi elettorali
elaborati ad hoc, servirebbe solo a mostrare quale montagna è stata eretta per
farne uscire il ridicolo topolino del proverbio antico. Verrebbe voglia di
raccontare invece per contrasto come si svolge la scelta di un docente in una
qualsiasi università inglese e come spesso ne escano eletti i candidati
italiani che la nostra università ha rifiutato. Naturalmente ci sono eccezioni
che confermano però la regola. E la regola consiste nel garantire quel diritto
del docente locale di sistemare solo e sempre la merce del posto che uccide il
confronto intellettuale. Parliamo pure di mafia e camorra, perché la regola
base è analoga: tutelare il potere locale né più né meno di quel che fanno e
chiedono le varie mafie malavitose che hanno avvelenato il suolo di Napoli e la
vita italiana. Questo il sistema. Lascerà il nuovo ministro che le cose vadano
avanti così? Staremo a vedere. Non ci vorrebbe molto a rompere i ceppi che
imprigionano le potenzialità della scuola e dell'università nel nostro paese.
Non sarebbe necessaria nemmeno una riforma ponderosa e faticosa, che si
arenerebbe subito nei litigi e nelle astuzie del gattopardismo italico.
Basterebbe far valere il carattere nazionale del concorso affermato dalla
riforma Moratti (mai attuata) e lasciare alle commissioni giudicatrici il
compito di immettere periodicamente un numero determinato di idonei alla
docenza che sia almeno il doppio di quello dei posti di cui le singole sedi
chiedono la copertura. Ma sappiamo bene che questa che leggete è una
esercitazione accademica nel senso tradizionale del termine: un sogno innocuo
sganciato dalla realtà. Quella realtà il documento di programmazione economica
e finanziaria (Dpef) sembra averla fissata in termini assai lontani dalle
speranze e dalle attese di una riqualificazione della scuola e dell'Università:
si parla di blocco del turn-over e di una scuola che perderà 130 mila unità tra
insegnanti e personale amministrativo (così Roberto Petrini su Repubblica del
21 giugno). Che dire? Auguri ai giovani migliori che dovranno guardare ad altri
paesi e battere la via dell'emigrazione, come del resto fecero un tempo molti
fra i loro nonni.
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( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-06-25 - pag: 3 autore: "Nuove armi
contro i cartelli" Catricalà: servono sanzioni e regole più efficaci,
"sconti" per chi collabora Federico Rendina ROMA Stop all'assalto dei
cartelli che bloccano la corsa della concorrenza, danneggiano i consumatori e
tagliano le ali allo sviluppo economico. E guai a rallentare le
privatizzazioni. Sì, intanto, ad un nuovo mix tra carota e bastone nelle
discipline antitrust. La carota è nella collaborazione con chi mette il piede
in fallo e poi vuol rimediare: largo agli impegni al ravvedimento per chi è nel
mirino, sì a generosi "sconti" nella disciplina sanzionatoria per chi
collabora per stroncare gli abusi, incrementando i benefici che si sperimentano
da un paio di anni. Il bastone da rafforzare? Quello delle sanzioni, ora troppo
lievi in molti settori cruciali: il commercio, la pubblicità, i servizi
finanziari, i servizi pubblici essenziali. Ma anche quello delle regole di
intervento, per eliminare le troppe zone franche che ancora esistono. Antonio
Catricalà, presidente dell'Autorità Antitrust, distribuisce qualche
apprezzamento e molti moniti nella sua relazione annuale, svolta nelle sale del
Parlamento dinanzi a tutti i grandi manovratori dell'economia e dell'impresa.
Per il Governo c'è un incoraggiamento, e perfino l'offerta di una più stretta
collaborazione. Buone le mosse sulla vera anche se tardiva liberalizzazione
della rete dei carburanti, ad esempio. Buone le liberalizzazioni "in tema
di servizi pubblici locali, libri scolastici, oneri amministrativi, riduzione
dei controlli burocratici, agevolazioni procedurali e procedimentali,
snellimento del processo civile" per le quali l'Antitrust auspica
"una veloce e definitiva" approvazione parlamentare. Meno buono il
rinvio della class action al prossimo gennaio, che "rischia di
disattendere le speranze di migliaia di persone che chiedono tutela in tempi
brevi" anche se il semestre che manca "può essere utile" a
perfezionare lo schema e ad allargare "l'intervento al settore pubblico
" chiede il presidente dell'Antitrust. Che su questo versante offre al
Governo una buona spalla, candidandosi a "filtro" operativo non solo
per la vigilanza ma anche per le azioni istruttorie "data la continua e
proficua collaborazione con le associazioni dei consumatori". Poteri
ausiliari (se non addirittura compiti sostitutivi) dell'Antitrust?Nessuno
scandalo, sottointende Catricalà rimarcando che questo ruolo, in fondo, è già
nella realtà dei fatti. Nell'opera del call center aperto alle lamentele per le
pratiche commerciali scorrette, ad esempio. "I cittadini si rivolgono al
nostro istituto per raccontare prepotenze, insidie, piccoli soprusi del mercato
e per chiedere quella giustizia che i processi, per lentezza, costo e alea, non
riescono a garantire" declama Catricalà con un misto di rammarico e
soddisfazione. Piccoli aiuti ai singoli, grandi obiettivi verso i furbi che
tentano di eludere le regole. Con le scorrettezze come quelle della pubblicità
ingannevole, che nel 2007 ha
visto triplicare gli interventi Antitrust, ricorda Catricalà facendo appello
agli editori perché facciano direttamente da filtro, rifiutando i messaggi in
odore di abuso. E con il grande riaffiorare dei cartelli, che "non sono
peccati veniali" ma "gravi misfatti contro la società, perché
corrompono la libera competizione delle forze economiche sul mercato "
rimarca Catricalà ricordando che "negli Stati Uniti sono considerati fatti
criminosi puniti con la prigione ". Il gendarme della concorrenza è dovuto
intervenire persino sul cartello dei panificatori romani, e ora "abbiamo
dovuto aprire anche un'istruttoria per presunta intesa sul prezzo della pasta:
a breve trarremo le nostre conclusioni". A Catricalà la via americana
all'Antitrust piace. Tant'è che chiede un rafforzamento della normativa sui
"pentiti", che potrebbe funzionare ancor meglio. Sono ben 12 –rimarca
–i procedimenti in corso che fanno leva proprio sul ravvedimento di chi ha
contribuito ai cartelli, a cui viene garantita l'immunità dalle sanzioni
Antitrust, che nel 2007 hanno comunque toccato gli 86 milioni di euro, il
record storico in Italia e il record assoluto nella Ue. Nomi e fatti dei 12
cartelli sotto tiro? Segreti, naturalmente. Si sa solo che l'ultimo esempio
riguarda la recentissima procedura sui cosmetici. Il problema? I collaboratori
rimangono comunque esposti alle implicazioni dei possibili ricorsi giudiziari,
e ciò non incoraggia il ricorso ad "un istituto che espone comunque a
rischi". Ecco perché si potrebbe anche "concedere un'attenuazione
della responsabilità civile" propone Catricalà. Che raccoglie
apprezzamenti e incoraggiamenti. A cominciare da quello del Presidente della
Camera Gianfranco Fini, che ha incontrato Catricalà al suo arrivo a
Montecitorio insieme al premier Silvio Berlusconi. "La concorrenza va
controllata e disciplinata, anche con nuove leggi e regolazioni " ha
affermato Fini nel suo saluto di apertura alla relazione annuale Antitrust. LA MANOVRA DEL GOVERNO Il garante: "Bene su carburanti,
servizi locali, libri, snellimento della burocrazia: ora una veloce approvazione del Parlamento" LA CLASS
ACTION "Il rinvio rischia di deludere le speranze dei consumatori, anche
se in sei mesi lo schema può essere migliorato ed esteso alla Pa".
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( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore sezione:
IN PRIMO PIANO data: 2008-06-25 - pag: 5 autore: "Scuola: merito e rigore
unica cura" Gelmini: la riduzione degli organici è pesante ma solo così si
può recuperare efficienza Luigi Illiano ROMA "Una cura da cavallo
inevitabile per la scuola. Questo Governo è stato eletto per risanare i conti
pubblici. è un impegno di rigore con gli italiani e va mantenuto ", così
il ministro dell'Istruzione,Università e Ricerca, Mariastella Gelmini, spiega i
numeri contenuti nella manovra finanziaria che prevede una riduzione di 70mila
cattedre e 40mila posti di personale Ata (amministrativo, tecnico, ausiliario),
tagli che si aggiungono ai 47mila già previsti dalla manovra del Governo Prodi.
La Finanziaria 2009-2011 stabilisce robusti risparmi per circa 3,2 miliardi di
euro: 456 milioni per il 2009, 1.650 milioni per il 2010, 2.538 da raggiungere
nel 2011 e 3.188 milioni a decorrere dal 2012. Cifre da sommare ai risparmi già
previsti dalla Finanziaria 2007, per complessivi 4,6 miliardi. Ministro, la
scuola si appresta a staccare un assegno alto, in termini di risparmi e
sacrifici. E i tempi messi in conto possono sembrare stretti. Crede di riuscire
a centrare gli obiettivi? Ce la devo fare. Non ho alternative. Non è più tempo
di ipocrisie. La scuola è prima di tutto un servizio, di cui dobbiamo abituarci
a misurare i costi, i benefici, la qualità, il grado di soddisfazione degli
utenti e di coloro che vi lavorano. Per fare tutto questo servono anche le
risorse, ma quello che mi auguro è che ci possa essere da parte di tutto il
Parlamento, opposizione compresa, dei sindacati e dei protagonisti
dell'istruzione una presa di coscienza molto schietta e realistica sulla
fotografia di cosa c'è e cosa bisogna cambiare. Per dare vita a una grande
alleanza verso il cambiamento che è fatto di una difesa delle risorse ma anche
di uno sforzo per impiegare meglio quelle che ci sono. Il bilancio per
l'Istruzione al 97% è destinato al pagamento degli stipendi. Lo spazio di
intervento, a queste condizioni, appare ristretto. Quali le misure prioritarie?
Prima di tutto occorre guardare i conti per quello che sono. Le cifre non
cambiano perché è cambiato il Governo. I tagli li ha iniziati a fare il Governo
Prodi, eliminando 47mila posti e procedendo a una riduzione di 500 milioni
delle spese per il funzionamento della scuola. Sul versante della
razionalizzazione consideriamo, ad esempio, che in Italia abbiamo 200mila
docenti in più della Germania che ha 20 milioni di abitanti in più. E il
personale Ata è il più numeroso d'Europa. L'Economia ha confermato la clausola
di salvaguardia. In caso di mancato raggiungimento dei risparmi... Capisco
perché il Tesoro mette la clausola di salvaguardia: perché alla fine gli
impegni questo Ministero non li ha mai rispettati. Purtroppo le scelte
drastiche sono ineludibili. Che non vanno vissute come se fosse colpa prima di
PadoaSchioppa e ora di Tremonti. è colpa di una situazione che ci trasciniamo
nel tempo e oggi non abbiamo più la possibilità di dilazionare: adesso dobbiamo
intervenire. Comunque, non mi servono buone intenzioni, nemmeno suggerimenti
che non tengono conto di una contabilità economica. Perché se noi non avessimo
un debito pubblico che è tra i più alti in Europa, una spesa pubblica da
riqualificare, credo che chiunque sarebbe stato capace di migliorare la
situazione della scuola. Tra le critiche mosse alla manovra c'è anche quella di
un "commissariamento" da parte dell'Economia nei confronti
dell'Istruzione. Lei si sente commissariata? Sono affermazioni che non hanno
senso. C'è un'azione sinergica e coerente da parte di tutto il Governo. Inoltre
i tagli non riguardano solo la scuola. Queste prospettive di riduzione vanno a
colpire soprattutto i docenti precari. Quale futuro per loro? è uno dei
problemi che mi sta più a cuore. In passato, purtroppo, questo Paese ha creato
aspettative continue alimentando il parco dei precari. Questo bisogna dirlo e
avere anche il coraggio di dire basta. Voglio arrivare a non avere una
situazione di precariato di queste dimensioni. Non voglio la frustrazione nei docenti.
Sono disposta ad avere un po' di insegnanti in meno, ma più preparati e meglio
pagati. In concreto, credo che in questo Paese, soprattutto per quanto riguarda
la competenza di tipo umanistico, artistica e storica, ci sia anche la
possibilità di creare nuove figure professionali. Non dico che dobbiamo
lasciare la gente a casa, ma distribuiamo le risorse dove servono. Mi
piacerebbe parlarne col sottosegretario al Turismo perché una parte di queste
persone potrebbe avere un'opportunità di lavoro in un contesto di rilancio del
sistema Paese. Ma adesso l'attesa più forte è quella sulle assunzioni. Dalle
ultime indiscrezioni si parla di 25mila insegnanti e 7 mila Ata. Può confermare
queste quote e, soprattutto, potrebbero essere le ultime per qualche anno? Nei
prossimi giorni ci saranno immissioni in ruolo, ma preferisco non dare cifre.
Quelle indicate da lei sono abbastanza vicine. Ma stiamo trattando ancora.
Comunque il messaggio non sono le assunzioni, ma la capacità di dire basta a
questo metodo. Occorre trovare un altro sistema di reclutamento. E poi vorrei
porre un interrogativo: considerato che per ottenere alcune cattedre, tra
domanda e offerta, è stato calcolato che potrebbero trascorrere anche
trent'anni, è corretto ritrovarsi in una simile situazione alimentata in
malafede? Questo significa utilizzare la scuola come ammortizzatore sociale.
Intanto, al di là delle graduatorie, le università sono ripartite con i corsi
Siss (Scuole di specializzazione all'insegnamento) a pagamento che
fabbricheranno altri docenti precari.Da ministro dell'Università non le sembra
una contraddizione? Certo. E sono molto dispiaciuta per la vicenda: si crea
un'aspettativa che poi viene disattesa. Non è da escludere un provvedimento
drastico. Nel settembre 2009 dovrebbe partire la nuova scuola superiore. Può
confermare questa data? Non posso né confermare, né smentire, ci stiamo
pensando e stiamo valutando con le Regioni. Intanto l'istruzione tecnica e
quella professionale attendono una collocazione definitiva... Non partiamo da
zero, c'è una commissione che ha fatto un buon lavoro. Desidero portare in
serie A sia l'istruzione tecnica che quella professionale. E, per questo,
Confindustria sta dando un'importante contributo. Nella sua audizione alle
Camere ha dichiarato che l'Anvur (l'Agenzia di valutazione) così com'è non va
bene e va cambiata. Arrivare a un'unica agenzia, per università e ricerca,
dedicata alla valutazione è fondamentale. Dobbiamo ripartire da un meccanismo
che valuti i risultati prima e dopo, ma sugli obiettivi e non sui processi. Altrimenti alimentiamo ulteriore burocrazia, quando parliamo tutti di semplificazione. Le assunzioni dei
ricercatori, previste dalla Finanziaria 2007, ci saranno? Abbiamo detto che
quei soldi andavamo a recuperarli. Si faranno le assunzioni previste nella
Finanziaria precedente. Non ce ne sono in più. Tornando alla scuola,
come sarà l'inizio dell'anno a settembre? Voglio avere tutti i docenti in
cattedra. I direttori regionali che non risponderanno a questo, un minuto dopo
saltano. Poi ho l'obiettivo, a medio termine, di risalire le classifiche
internazionali sugli apprendimenti degli studenti. Non sopporto di vedere il
mio Paese in fondo alla lista. LA RIFORMA "Abbiamo ricevuto un mandato
chiaro dagli elettori e vogliamo andare avanti" IMPEGNO BIPARTISAN
"Mi auguro che ci sia da tutto il Parlamento una presa di coscienza del
cambiamento" LE ASSUNZIONI "25mila insegnanti e 7mila amministrativi?
Sono cifre abbastanza vicine a quelle reali" Mariastella Gelmini. Ministro
dell'Istruzione, Università e Ricerca DISEGNO DI DARIUSH RADPOUR.
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( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Sud sezione: ISTITUZIONI
data: 2008-06-25 - pag: 13 autore: Semplificazione. A nove anni
dall'istituzione uffici effettivamente operativi in 786 amministrazioni del Sud
su 1.739 (il 45,1%) Sportello unico a metà strada Il Formez: 483 Comuni
beneficiari di finanziamenti non hanno la struttura Francesco Montemurro Doveva
ridurre il peso della burocrazia comunale e consentire alle imprese di assolvere velocemente ai
loro adempimenti amministrativi. Ma a circa nove anni dalla sua introduzione
obbligatoria, lo Sportello unico per le attività produttive- concepito come
unico ufficio comunale interlocutore delle imprese per l'apertura e
l'ampliamento degli impianti è ancora poco operativo nei Comuni del Sud.
Tanto che, complessivamente, nei 1.739 Comuni compresi nell'area, il servizio
alle imprese risulta funzionante in meno di un ente su due. Tutto ciò
nonostante che Stato, Regioni e Ue abbiano investito nel Sud (soprattutto nel
periodo comunitario 20002006) almeno 150 milioni per dare piena operatività
alla riforma dello Sportello unico. Anzi, ad oggi, risulta che ben 483 Comuni,
tra quelli che hanno ottenuto finanziamenti pubblici destinati alla
progettazione e/o realizzazione dello Sportello, non hanno poi istituito o reso
operativo la struttura, oppure l'hanno resa inattiva dopo una prima fase di
sperimentazione. A dirlo sono i dati del Formez, l'ente nazionale che fornisce
assistenza tecnica agli enti locali per la realizzazione e il funzionamento
dello Sportello unico, curando il monitoraggio sull'attuazione della riforma varata
con il Dpr n. 447 del 1998, successivamente modificato. Alla fine di maggio,
nelle aree del Mezzogiorno lo Sportello unico risulta istituito in 1.461
Comuni, pari al 79,5% del totale. Tuttavia le strutture davvero operative (cioè
con almeno un procedimento amministrativo di impresa effettivamente attivato)
si riducono a 786. Il che significa che appena il 45,1% dei Comuni è dotato di
un servizio alle imprese funzionante. Una percentuale che si alza, nel caso dei
Comuni appartenenti alla Puglia, fino al 66,3%; mentre si abbassa notevolmente
in Basilicata (35,9%) e in Calabria (38,6%). A livello provinciale, nelle aree
territoriali di Caserta, Cosenza e Messina, il tasso di operatività degli
Sportelli unici comunali non raggiunge il 30%, mentre nelle province di
Brindisi e Lecce, i Comuni adempienti sono almeno 8 su 10. In base alle rilevazioni
del Formez, tra i Comuni più grandi per dimensioni demografiche che hanno uno
Sportello unico non funzionante o scarsamente operativo spiccano Matera e Melfi
in Basilicata, Crotone e Gioia Tauro in Calabria, Giugliano in Campania,
Manfredonia e Trani in Puglia ed Enna e Mazara del Vallo in Sicilia. I ritardi
accumulati nella attuazione dello Sportello derivano sia dalla complessità
delle procedure, sia dalla scarsa propensione alla collaborazione istituzionale
messa in mostra dagli uffici tecnici dei Comuni e dai diversi partner pubblici,
sia infine, dalla scarsa incisività delle politiche pubbliche di assistenza
tecnica nei confronti Comuni e in particolare di quelli più piccoli. I dati
sullo stato dell'arte dello Sportello unico per le attività produttive sono di
enorme impor-tanza, tenuto conto che uno de-gli obiettivi prioritari della
strategia comunitaria, recepito dalla direttiva - cosiddetta "Servizi"
- per la semplificazione normativa e amministrativa del mercato, consiste nella
piena attuazione delle riforme nazionali per la realizzazione dello Sportello
unico a favore delle imprese; ciò al fine di eliminare gli ostacoli alla
libertà di stabilimento dei prestatori di servizi e alla libera circolazione
dei servizi tra gli Stati membri. La semplificazione ammini-strativa, peraltro,
costituisce una delle priorità dell'azione dell'Unione Europea che ha stabilito
il taglio degli oneri amministrativi del 25 per cento quale obiettivo da
raggiungere entro il 2012. Da sottolineare, che quando lo Stato italiano
recepirà la direttiva (è obbligato a farlo entro il dicembre 2009), gli
Sportelli unici potranno essere costituiti non soltanto dalle amministrazioni
pubbliche, ma anche da Camere di commercio, da ordini professionali oppure da
enti privati ai quali uno Stato membro ha deciso di affidare questa funzione.
Insomma, in trampolino di lancio c'è la privatizzazione dello Sportello unico,
tenuto conto anche dei risultati non soddisfacenti ottenuti dalla riforma
avviata nel 1998. Questa prevede che la struttura dello Sportello funzioni come
unico interlocutore ufficiale dell'imprenditore; mentre i diversi uffici
tecnici e amministrativi comunali e gli altri enti pubblici interessati ai
procedimenti, pur mantenendo la titolarità dei procedimenti, sono destinati a
perdere il ruolo di interfaccia con l'utenza, per relazionarsi esclusivamente
al centro di smistamento dello Sportello unico. LE AREE In Puglia tassi
d'applicazione più alti (66,3%) A Caserta, Cosenza e Messina non si raggiunge
il 30 per cento.
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( da "Corriere della Sera" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-06-25 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE La Procura "Bocciata la Commissione antimafia,
siamo costretti a combattere solo scippatori e clandestini" Appalti Expo,
le mani della 'ndrangheta Il giudice Salvini: le cosche hanno troppo potere.
"E mancano mezzi e uomini" "Ci sono soltanto 200 persone
specializzate, preparate, addestrate apposta per combattere la
'ndrangheta" Misero gli occhi (e poi mani, aziende, camion, affari) nella
Salerno-Reggio Calabria, quei 278 chilometri d'autostrada controllati,
casello per casello, dalle famiglie della 'ndrangheta. Le grandi opere, alle
cosche, piacciono. Non solo a casa loro. E non per altro: Milano, come ha detto
la Direzione nazionale antimafia, "è la vera capitale della
ndrangheta"; tra le attività dei calabresi ci sono bar, ristoranti e
centri commerciali, e soprattutto imprese edili e di movimento terra; è partita
la grande corsa alla costruzione in vista dell'Expo. Tre indizi. Che non fanno
una prova. Ma che preoccupano: "Attenti alle infiltrazioni negli appalti
dell'esposizione universale ". Un messaggio per le istituzioni. Per il
Comune. Per Letizia Moratti. Moratti la cui maggioranza, ricorda il gip Guido
Salvini, "ha bocciato la proposta dell'opposizione di creare una locale
commissione per vigilare sulle organizzazioni criminali. La bocciatura non è
stato un buon segnale: è stato un favore concesso a chi vuole che le mafie
procedano indisturbate". Indisturbate. Così tanto che ci son certi sindaci
dell'hinterland, dove le cosche si tramandano malaffari di generazione in
generazione - con gli storici capifamiglia in galera, magari all'ergastolo -,
si diceva, ci sono certi sindaci che l'hanno sotto la finestra, la 'ndrangheta,
e fanno finta di non vederla, nemmeno di sentirla. Indisturbate, le cosche.
Anche perché, e citiamo di nuovo Salvini, "tra Milano e provincia, tra
poliziotti, carabinieri e finanzieri ci sono soltanto 200 persone
specializzate, preparate, addestrate apposta per combattere la
'ndrangheta". Pochi uomini. Pochi mezzi. A proposito di numeri: i 200 sono
meno della metà dei beni confiscati in Lombardia ai boss, 500. E di questi 500
una ridotta parte è stata riconvertita. In città, la
Moratti s'è presa l'impegno di intervenire sugli immobili al palo, prigionieri
della burocrazia.
"Speriamo che alle promesse seguano i fatti". Se già su qualche
annuncio di vendesi casa, prima del quartiere e della via mettono la parolina
"Expo", a legittimare un prezzo esagerato per la zona in questione,
figurarsi le cosche. Figurarsi quanto si stanno preparando. Figurarsi
quanto vorranno mangiare. Nella scia d'un potere cui l'ultima relazione
parlamentare antimafia, figlia della tenacia di Francesco Forgione (la
relazione è diventata un libro, edito da Baldini Castoldi Dalai e presentato
ieri alla Feltrinelli di piazza Duomo con Forgione, Salvini e il giornalista
del Corriere Giuseppe Sarcina) ha dedicato pagine e pagine, la 'ndrangheta, a
Milano, non spara e non ammazza. O almeno: a marzo, in Brianza, hanno ucciso
Rocco Cristello, 47 anni, referente per il Nord dei Mancuso, potente clan
leader nel traffico di droga. Un caso isolato, si diceva. Forse. Ha detto
Nicola Gratteri, magistrato in prima linea: "In Lombardia le cosche sono
riuscite perfettamente a clonarsi. Saldando rapporti con esponenti del mondo
bancario, finanziario e istituzionale". Un colosso, la 'ndrangheta. Eppure
chi lancia allarmi è preso come un visionario, eppure in Procura "c'è la
diffusa consapevolezza che la sicurezza sia ormai ridotta a scippi,
microcriminalità, clandestini". Sicurezza "Si pensa che la sicurezza
sia ormai ridotta a scippi, microcriminalità, clandestini" Andrea Galli.
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( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Sud sezione:
ECONOMIA E IMPRESE SICILIA data: 2008-06-25 - pag: 10 autore: Nell'Ennese investimento
di 600 milioni In fase di stallo il megaimpianto di Regalbuto REGALBUTO (ENNA)
La struttura che doveva sorgere a Regalbuto in provincia di Enna, vicino al
lago di Pozzillo, progettato da Atlantica Invest AG, newco con sede in
Svizzera, è in una fase di stallo. Proposta dall'imprenditore italo-svizzero
Rosario Musumeci, l'opera è: capienza di 360 mila persone, flusso annuo di 1,6
milioni, 153 ettari
di zona tematica, 3 mila addetti. E quasi 600 milioni di investimento. Il
contratto di localizzazione è stato approvato dal ministero delle Attività
produttive nell'aprile del 2006 e firmato a dicembre dello stesso anno.
Nell'ambito del contratto di localizzazione, la Regione siciliana ha destinato
25,4 milioni per le infrastrutture e la formazione del personale a sostegno del
progetto, mentre lo Stato si è impegnato ad erogare ad Atlantica Invest un
contributo a fondo perduto di 97,5 milioni,pari al 12,83%dell'investimento
netto. Per il resto, la società investirà da capitale proprio 397,819 milioni e
da capitale di debito 104 milioni, per complessivi 599,304 milioni. Una volta
avviata, la struttura genererà un fatturato di 130 milioni l'anno. "Il
progetto è completo sia sotto il profilo tecnico, sia dal punto di vista
finanziario. Manca la richiesta di valutazione di impatto ambientale che ha dei
costi rilevanti: solo per la presentazione la società dovrà corrispondere alla
Regione un contributo di 1,8 milioni ", dice l'avvocato Mario Cavallaro,
consulente di Atlantica Invest. Gli investitori hanno in sostanza atteso lo
svolgimento delle varie tornate elettorali, perché "sono cambiate tutte le
figure di riferimento". La richiesta di Via, con la richiesta di
Valutazione di incidenza, dovrebbe arrivare nei prossimi mesi, per legge dai
tre ai sei seconda la complessità della valutazione. Solo dopo si potrà
partire. "In effetti, la caduta del governo regionale e nazionale,
all'inizio dell'anno,ha rallentato il processo relativo al parco spiega il
sindaco di Regalbuto, Gaetano Punzi – ma quando, ad aprile scorso, gli svizzeri
sono venuti a verificare che ci fossero ancora le condizioni per portare avanti
l'opera, noi abbiamo dato ampia disponibilità a seguire il progetto e la
massima garanzia per realizzare l'opera in tempi brevi. Peraltro l'Atlantica ha
già opzionato i 300
ettari di terreni privati su cui dovrebbe sorgere la
struttura e pagato la quota del 5%, pari a circa 400mila euro. Io credo
nell'opera, ma per accelerare i tempi bisognerebbe sfoltire
un po' la burocrazia".
Servirà anche per le infrastrutture più urgenti: la realizzazione della
circonvallazione di Catenanuova, l'ammodernamento della statale 121 e della
provinciale Catenanuova-Regalbuto e la costruzione di una strada di
collegamento tra la circonvallazione di Regalbuto e l'area del Parco.
Opere per le quali difficilmente basteranno i 25 milioni finora previsti dalla
Regione. O. V. COSA MANCA La Atlantica invest è ancora in attesa
dell'approvazione della valutazione di impatto ambientale.
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( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA MERCATI IT data: 2008-06-25 - pag:
16 autore: Lotta alla burocrazia. Il piano Calderoli in un primo tempo prevedeva una riduzione di
6mila provvedimenti Dimezzato il Dl taglia-leggi: via 3.574 norme Marco Mobili
Marco Rogari ROMA è la più anziana del gruppo con ben 144 anni di età. è
addirittura figlia di un "giovane" Regno d'Italia targato Cavour.
Edè la prima a cadere sotto la scure calata dal Governo con il decreto sulla
manovra estiva. Si tratta della legge "sull'affrancamento dei canoni
enfiteutici, livelli, censi, decime ed altre prestazioni dovute a corpi
morali", del 24 gennaio 1864. è comunque in buona compagnia. A subire la
stessa sorte sono altri 3.573 provvedimenti legislativi che, loro malgrado,
andranno ad alimentare il falò promesso dal ministro per la Semplificazione,
Roberto Calderoli. Che però sarà di dimensioni molto più contenute rispetto a
quanto annunciato nei giorni scorsi dallo stesso ministro. Alla fine, sotto il
bisturi dell'ex chirurgo leghista passeranno poco più del 50% delle 6mila leggi
date per soppresse. Calderoli conta di recuperare in corsa. Con tutta
probabilità in Parlamento sarà presentato un emendamento al decreto per
sfoltire di altri mille testi la giungla legislativa e superare così quota
4mila abrogazioni. A fine anno, poi, dovrebbe scattare la
"ghigliottina" su altri 5mila provvedimenti, tra decreti
ministeriali, regolamenti e via dicendo. Intanto la pulizia legislativa
promessa dal Governo comincia a produrre i suoi primi effetti. Dal sessantesimo
giorno successivo all'entrata in vigore del decreto sulla manovra estiva spariranno
i primi 3.500 testi legislativi. Il più giovane, in ordine cronologico di
approvazione, è una legge di conversione di un Dl del luglio 1996 con cui
veniva prorogato un termine del decreto legislativo 29/93 (Amato-Sacconi) sulla
riforma del pubblico impiego. Nel lungo elenco non mancano vittime più o meno
illustri. Come una legge del 1889 madre delle riforme catastali, che
autorizzava "il governo del re ad eseguire una revisione dei redditi dei
fabbricati". A cadere sotto il bisturi di Calderoli è anche un
provvedimento del 1899, lontano negli anni ma vicino alla realtà quotidiana dei
pendolari visto che disciplinava gli interventi di polizia ferroviaria
riguardanti i ritardi dei treni. La potatura investe anche mosche, colombi e
bachi da seta. Questi ultimi erano stati oggetto (per gli aspetti relativi alla
produzione e al commercio) di un provvedimento urgente del 1923. Le
disposizioni per la lotta alle mosche erano invece previste da una legge
approvata in pieno periodo fascista. Nello stesso anno venivano approvate norme
specifiche sull'allevamento e l'impiego dei colombi viaggiatori. Quattro anni,
prima, nel 1924 il "regime" era ricorso ad un provvedimento urgente,
oggi cassato dalla manovra estiva del Governo, per vietare l'uso del fosforo
bianco nella fabbricazione dei fiammiferi. Ma negli stessi anni venivano
affrontate questioni "strategiche", che ritroviamo nell'agenda anche
di Governi e Parlamenti più recenti. è il caso di due leggi consecutive sulla
tutela del risparmio approvate due anni prima della grande recessione del '29. A sparire dalla raccolta
delle leggi in vigore sono anche i provvedimenti sui bilanci dello Stato ormai
datati, i milleproroghe, come quello del 1950, scaturito dal differimento dei
termini per la ricostruzioni delle abitazioni distrutte dagli eventi bellici.
Tra le leggi più recenti ad essere colpite dalla mannaia, ce n'è una del 1989
sulla partecipazione italiana alla seconda ricostruzione delle risorse del
fondo speciale di sviluppo della banca di sviluppo dei Caraibi. Naturalmente
sparisce anche qualche sanatoria. Come quella del 1951 con cui venivano
condonate le "sanzioni per infrazioni alle leggi sul matrimonio dei
militari". EMENDAMENTO Il ministro prepara una correzione al decreto da
presentare presto alle Camere per sfoltire altri mille testi legislativi.
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( da "Corriere di Bologna" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere di Bologna
- BOLOGNA - sezione: CRONACA - data: 2008-06-25 num: - pag: 7 categoria:
REDAZIONALE Festa e polemiche Inaugurati la struttura e l'Auditorium intitolato
al cronista Sala Borsa, nel nome di Enzo Biagi La figlia Bice: "è come una
piazza" Altrainformazione, protesta con uno striscione Il vicequestore
Cunzolo interviene per far sparire il manifesto e l'associazione lamenta di
essere stata censurata "Venire in Sala Borsa è proprio come andare in
piazza, si può leggere un giornale o un libro, consultare un documento o vedere
un filmato, è il regalo più bello che questa amministrazione poteva fare alla
città". è il commento entusiastico di Bice Biagi che ieri è entrata per la
prima volta in Sala Borsa. Insieme alla sorella Carla, era accanto al sindaco
Sergio Cofferati ieri per l'intitolazione del nuovo Auditorium al padre. Ad
Enzo Biagi, cronista, come recita la targa all'ingresso. "Così voleva
essere chiamato nostro padre, ci teneva moltissimo", commenta Carla, accompagnata
dalla figlia Rachele Jesurum. Al termine della visita alla rinnovata Sala Borsa
anche lei, che già la conosceva, è estasiata dal risultato, "la preferisco
ora, è un luogo meraviglioso, hanno fatto un lavoro stupendo per rendere questo
posto al servizio della città". "Non immaginavo che fosse così bella
e imponente - aggiunge Bice -, è un luogo dove tutti possono fare cose diverse,
senza burocrazia e senza soggezione. In un luogo di libera circolazione di idee e
culture è bello che sia stato dedicato uno spazio a papà". Non solo lodi
all'inaugurazione ufficiale della nuova Sala Borsa. Pochi secondi prima dello
scoprimento della targa a Biagi l'Altrainformazione ha infatti srotolato uno
striscione con la scritta Sala Borsa: anche questo l'aveva già fatto
Walter, per polemizzare contro l'attuale giunta che avrebbe speso un milione di
euro per tornare al progetto Vitali. Il vicequestore Vito Cunzolo, presente
alla cerimonia, è intervenuto per far sparire lo striscione, causando la
reazione dei membri dell'associazione che hanno lamentato di essere stati
censurati, ottenendo il sostegno di Carlo Monaco de La Tua Bologna
("L'episodio conferma l'arroganza dell'amministrazione ", ha detto).
Cofferati ha risposto a distanza, durante il discorso ufficiale, assicurando di
"non aver sprecato nulla" ma di aver dovuto riparare alle decisioni
della precedente Giunta che aveva portato in Sala Borsa "un privato che
non ha mai pagato un euro di affitto ". Un accenno appena, perché tutto il
suo discorso è per ricordare di aver realizzato "con costi contenuti e in
tempi brevi" uno spazio destinato "in primo luogo ai bambini e alle
bambine della città", dice, "che tra pochi mesi sarà connesso al
resto di Palazzo d'Accursio quando saranno trasferite le attività
amministrative ". E poi il ricordo di Enzo Biagi, "straordinario uomo
di cultura" (parte un caloroso applauso), a cui hanno intitolato
l'Auditorium "come segno di riconoscenza". Erano in tanti al taglio
del nastro di ieri, atteso anche dai normali frequentatori della biblioteca, in
fila da mezzogiorno in piazza Re Enzo dopo 15 giorni di obbligata astinenza da
libri e giornali (per i lavori in Sala Borsa). Tra i primi ad arrivare il
neo-presidente della Fiera Fabio Roversi Monaco, "mi è sempre piaciuto
questo luogo anche quando c'era la libreria, l'unica critica è per il pavimento
in vetro perché inesorabilmente si rovina, era preferibile solo qualche
squarcio sui reperti sottostanti". Ancora tra i presenti il prefetto
Angelo Tranfaglia e il questore Luigi Merolla, il procuratore capo Enrico Di
Nicola, l'industriale Marino Golinelli, il presidente dell'Ibc Enzo Raimondi, i
segretari del Pd provinciale (De Maria) e regionale (Caronna), il presidente di
Atc Sutti. C'era anche il pro-rettore Roberto Grandi, tra i padri del progetto originario
di Sala Borsa e tra i saggi nominati da Cofferati con il compito di mettere a
punto il restyling. "Del vecchio progetto manca solo il portico telematico
di Eco che è stato poi realizzato a Palazzo Paleotti - commenta il candidato
rettore -. Trovo intelligente la scelta di mettere al secondo Ballatoio la
nuova sede dell'Urban Center perché così si raccontano le trasformazioni della
città nel luogo dove vanno i cittadini". E mentre la biblioteca cominciava
a riprendere la sua vita normale, sindaco e autorità l'hanno visitata da cima a
fondo. E nel pomeriggio sono stati i bambini a riprendere possesso dei loro
spazi. A cominciare da quelli nuovissimi destinati ai piccoli da 0 a 3 anni. Anche il sindaco li
ha visitati, e presto ci porterà il figlio Edoardo. Marina Amaduzzi Con il
sindaco Bice (a sinistra) e Carla Biagi insieme a Cofferati Nel tondo lo
striscione di protesta di Altrainformazione.
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( da "Stampaweb, La" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
"è dai percorsi
inconsueti e inaspettati che nascono le grandi scoperte", sostiene il
Premio Nobel per la medicina Torsten Wiesel, svedese di nascita, ma emigrato
negli Usa per fare ricerca ad alti livelli. Con il collega David Hubel, Wiesel
ha scoperto che cosa accade nella corteccia cerebrale durante l'elaborazione
delle informazioni visive e così ha svelato i principi generali del
funzionamento di questa area fondamentale del cervello. Ex presidente della
Rockefeller University, oggi è segretario generale della "Human Frontier
Science Program", l'organizzazione che promuove collaborazioni
internazionali d'avanguardia tra le realtà di eccellenza nelle scienze
biologiche, e direttore dello "Shelby White and Leon Levy Center for Mind,
Brain, and Behavior". Pochi come lui hanno le idee chiare su che cosa
significhi fare ricerca. Professore, quali devono essere gli ingredienti
fondamentali per una buona politica della ricerca? "Voglio procedere per
punti, elenco quelli che, secondo me, sono i requisiti fondamentali". Il
primo requisito? "I governi devono dare un maggiore contributo al
finanziamento della ricerca scientifica universitaria, pubblica e privata.
Negli Usa le università private sono le migliori. L'università è un elemento
cruciale e insostituibile per la creazione dei cervelli. Senza questa fucina
alla ricerca industriale" che porta innovazione e ricadute economiche,
mancherebbe la materia prima. Secondo punto sono i ricercatori". Come li
si deve "allevare"? "I ricercatori giovani e meritevoli devono
avere gli strumenti per raggiungere il prima possibile una propria autonomia
lavorativa. Negli Usa molti diventano professori associati a 25 anni. I finanziamenti
sono tra i requisiti necessari, ma non bastano. Occorre la reale indipendenza
professionale, svincolata da qualunque restrizione che non rientri nelle
logiche meritocratiche e nelle dinamiche di mercato. Terzo aspetto sono le
strategie economiche dei singoli Paesi". Perché sono così cruciali?
"Faccio l'esempio degli Usa: i finanziamenti per la ricerca e le
possibilità di carriera non mancano. Non è un caso che le biotecnologie sono il
settore trainante dell'economia". E gli altri aspetti? "Bisogna migliorare
l'amministrazione interna delle università, sottoponendole ai migliori sistemi
di valutazione della ricerca. Inoltre la distribuzione dei finanziamenti per la
ricerca deve seguire i criteri meritocratici che, per la comunità scientifica,
corrispondono a un sistema di “peer review” “onesto”. E poi l'interazione tra i
gruppi che lavorano nello stesso ambito è molto importante". Lei, però,
parla spesso degli approcci trasversali alla ricerca: che cosa significano?
"Uno stesso problema può essere analizzato da diverse prospettive e,
quindi, dal confronto ad alti livelli possono nascere sviluppi del tutto
imprevedibili e più interessanti dei presupposti iniziali. La parola d'ordine,
perciò, dev'essere multidisciplinarietà". In quale settore si deve investire
di più? "Penso si debba sostenere il progresso della genetica, della
biologia molecolare e delle neuroscienze in generale. Sono tutt'ora gli
strumenti chiave per la comprensione dei meccanismi che regolano il
funzionamento degli organismi viventi". Quali realtà rappresentano un
esempio concreto di ottima gestione delle politiche della ricerca? "I miei
punti di riferimento sono senz'altro la Rockefeller University, il
Massachusetts Institute of Technology, la Stanford University e la Columbia University".
E in Europa? "La Gran Bretagna è la realtà più vicina agli standard
d'eccellenza americani". Quali consigli può dare all'Italia per cercare di
risollevare la ricerca scientifica? "In Italia conosco molti scienziati
brillanti e, per esempio, non posso non riconoscere la validità della
Fondazione Telethon, una squadra costituita solo da grandi eccellenze. Detto
questo, per prima cosa propongo al governo italiano di rivedere le priorità
economiche del Paese. Se l'intento è davvero quello di promuovere la ricerca e
l'innovazione, l'Italia deve investire sui centri d'avanguardia, con
infrastrutture ben attrezzate e competitive a livello europeo. Un punto critico
della strategia italiana, invece, è aver disseminato il Paese di piccole
strutture, generando gravi sperperi e una riduzione dei risultati: sono troppo
poche le realtà che promuovono la collaborazione". E i meccanismi di
carriera? "Gli iter professionali dei giovani
scienziati sono paralizzati dalla burocrazia e dalle gerarchie delle strutture universitarie. In Italia, e
non solo, bisogna lavorare per una reale indipendenza d'azione dei ricercatori,
altrimenti le fughe dei cervelli continueranno: resteranno l'unico strumento
per garantire carriere che rispecchino davvero le capacità individuali".
Chi è Wiesel Neurofisiologo RUOLO: HAVINTO IL PREMIO NOBEL PER LA MEDICINA
NELL'81 E OGGI E' SEGRETARIO GENERALE DELLO"HUMAN FRONTIER SCIENCE
PROGRAM"E DIRETTORE DELLO "SHELBY WHITE AND LEON LEVY CENTER FOR
MIND, BRAIN, AND BEHAVIOR".
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( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
In politica tutti nodi
vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter
Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul
bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere
dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento
davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il
fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo
D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un
avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore
dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un
linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc).
Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del
segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa
dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una
questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per
l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il
dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi
riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno.
Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (16 votes, average: 3.19 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter.
Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader
dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma
anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che
ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra
l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea
di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo
delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di
"abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di
Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema
dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora
scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche
opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto
e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla
Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti
personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da
fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro"
di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello
stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico
venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni
lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che
il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio,
Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei
socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo
un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per
noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la
pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con
il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata
nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida
dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito,
si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il
giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea
del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra
l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre
lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a
vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del
entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della
Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del
suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello
degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie
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a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni
tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le
anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema
dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure
critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi
va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (26 votes, average: 3.12 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta.
Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel
secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei
Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle
accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita
da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema
dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario
Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato
di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il
tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare.
L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di
parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a
dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi
sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e
della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si
costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un
varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e
queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal
tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice
(giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della
violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso
voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe
stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader
del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La
Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema
dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando:
"E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di
autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le
sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli
italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova
strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova
tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più
forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche
("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo
ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra
strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (46
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le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare
il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato,
perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi.
Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha
rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno
delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è
stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si
chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione
di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La
tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando?
Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un
futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una
prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista
attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou
probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di
Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una
giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il
dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle
Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo
spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e
che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti
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un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di
Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura
unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del
premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero
cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e
politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini.
Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse
non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di
Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto
cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori,
anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa:
contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle
urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito
"giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi
il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le
ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra
giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La
sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non
intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo
perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha
parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una
maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e
di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro,
Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del
2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore
dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla
"Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le
riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei
un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora
vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una
Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di
Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma
anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della
vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio
dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non
pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 )
" (52 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani
© 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May
08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds)
nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente
Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti
(D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto"
(Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito
democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per
ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che
sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata
presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima
compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato
a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in
due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo.
Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante
che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il
centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare
avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea
costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento
dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni
riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se
anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in
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post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni
e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi
quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile
sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri
(quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con
la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati
uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro
hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso
è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi,
ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto,
che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al
sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi,
Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi
di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto
soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più
veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato
l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che
hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto
più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da
"fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla
vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da
poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della
politica e della burocrazia,
federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una
volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli
italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora
ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e
le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto
la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto
da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità"
se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine
Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più
"silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per
scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta
del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e
ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa
dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto
"L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il
nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare
vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra.
E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 19 ) "
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Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la
straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro"
di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie
(politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti
all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni
politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che
venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni.
E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del
bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da
Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra
defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E
Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal
centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In
fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche
soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già,
perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una.
Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo
europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate?
Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare
il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (131 votes,
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sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da
Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (40) Ultime discussioni ALBERTO: Ma che
dici caro Fabio? Cambiare la Costituzione? E' impensabile che Veltroni posssa
farlo! Il... Federico Fanelli: .Veltroni.non vale la pena di parlarne. inutile
quasi come Rutelli. Mi piace dire... valentino: Carissimo Mazzari, se Uolter
vuole creare un Partito Socialdemocratico lo consiglio vivamente di andarsi
a... fabio cabaciuba: L'errore di Veltroni? quando si è messo in testa di
cambiare la politica italiana, è stato... Murgo Salvatore: Ve li ricordate quei
giapponesi che alla fine degli anni sessanta venivano ritrovati in alcune
isole... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il
"premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Commercio, vendite
al dettaglio in calo del 2,3% ad aprilePrima elementare Bocciati due
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nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e
il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
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( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
In politica tutti nodi
vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter
Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul
bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere
dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento
davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il
fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo
D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un
avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore
dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un
linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc).
Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del
segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa
dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una
questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per
l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il
dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi
riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno.
Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (16 votes, average: 3.19 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter.
Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader
dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma
anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che
ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra
l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea
di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo
delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di
"abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di
Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema
dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora
scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche
opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto
e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla
Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti
personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da
fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro"
di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello
stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico
venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni
lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che
il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio,
Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei
socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo
un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per
noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la
pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con
il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata
nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida
dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito,
si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il
giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea
del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra
l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre
lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a
vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del
entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della
Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del
suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello
degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie
Commenti ( 102 ) " (23 votes, average: 3.61 out of 5) Loading ... Il Blog
di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post
a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni
tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le
anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema
dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure
critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi
va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (26 votes, average: 3.12 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta.
Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel
secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei
Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle
accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita
da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema
dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario
Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato
di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il
tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare.
L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di
parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a
dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi
sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e
della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si
costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un
varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e
queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal
tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice
(giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della
violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso
voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe
stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader
del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La
Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema
dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando:
"E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di
autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le
sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli
italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova
strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova
tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più
forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche
("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo
ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra
strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (46
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le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare
il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato,
perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi.
Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha
rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno
delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è
stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si
chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione
di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La
tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando?
Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un
futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una
prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista
attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou
probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di
Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una
giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il
dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle
Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo
spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e
che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti
( 12 ) " (115 votes, average: 1.18 out of 5) Loading ... Il Blog di
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un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di
Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura
unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del
premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero
cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e
politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini.
Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse
non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di
Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto
cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori,
anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa:
contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle
urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito
"giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi
il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le
ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra
giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La
sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non
intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo
perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha
parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una
maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e
di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro,
Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del
2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore
dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla
"Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le
riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei
un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora
vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una
Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di
Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma
anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della
vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio
dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non
pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 )
" (52 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani
© 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May
08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds)
nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente
Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti
(D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto"
(Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito
democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per
ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che
sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata
presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima
compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato
a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in
due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo.
Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante
che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il
centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare
avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea
costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento
dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni
riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se
anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in
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post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni
e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi
quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile
sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri
(quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con
la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati
uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro
hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso
è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi,
ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto,
che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al
sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi,
Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi
di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto
soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più
veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato
l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che
hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto
più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da
"fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla
vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da
poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della
politica e della burocrazia,
federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una
volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli
italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora
ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e
le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto
la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto
da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità"
se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine
Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più
"silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per
scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta
del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e
ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa
dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto
"L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il
nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare
vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra.
E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 19 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08
Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la
straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro"
di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie
(politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti
all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni
politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che
venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni.
E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del
bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da
Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra
defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E
Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal
centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In
fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche
soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già,
perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una.
Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo
europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate?
Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare
il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (131 votes,
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sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da
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dici caro Fabio? Cambiare la Costituzione? E' impensabile che Veltroni posssa
farlo! Il... Federico Fanelli: .Veltroni.non vale la pena di parlarne. inutile
quasi come Rutelli. Mi piace dire... valentino: Carissimo Mazzari, se Uolter
vuole creare un Partito Socialdemocratico lo consiglio vivamente di andarsi
a... fabio cabaciuba: L'errore di Veltroni? quando si è messo in testa di
cambiare la politica italiana, è stato... Murgo Salvatore: Ve li ricordate quei
giapponesi che alla fine degli anni sessanta venivano ritrovati in alcune
isole... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il
"premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Commercio, vendite
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nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e
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( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
In politica tutti
nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter
Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul
bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere
dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento
davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il
fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo
D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un
avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore
dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un
linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc).
Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del
segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa
dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una
questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per
l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il
dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi
riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno.
Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (16 votes, average: 3.19 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter.
Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader
dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma
anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che
ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra
l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea
di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo
delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di
"abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di
Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema
dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora
scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche
opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto
e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla
Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti
personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da
fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore
duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due
volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio
politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e
Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di
Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un
'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei
socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo
un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per
noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la
pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con
il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata
nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida
dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito,
si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il
giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea
del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra
l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre
lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione
bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha
spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del
discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo
l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in
casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 102 )
" (23 votes, average: 3.61 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd
sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite
che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e
teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici
contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di
"Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex
ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a
Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la
strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (26 votes, average: 3.12
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni
Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il
corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai
militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle
polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che
l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta
ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come
scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno
tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a
preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi,
ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta
intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma
Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che
questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della
nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da
tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si
comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna
evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla
storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non
minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare
subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di
tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma
anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa
che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori:
"L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro
politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico
elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà
minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e
controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di
piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della
storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte
politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una
democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle
estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il
"giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani
hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti
( 76 ) " (46 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible.
ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha
proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio
intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il
Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti
nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale.
Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17
maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società
dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee
e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il
cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (115 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (52 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti
(D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto"
(Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito
democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per
ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che
sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata
presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima
compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato
a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in
due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo.
Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante
che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il
centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare
avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea
costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento
dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni
riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se
anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in
Varie Commenti ( 89 ) " (30 votes, average: 2.83 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni
e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi
quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile
sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri
(quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con
la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati
uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro
hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso
è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi,
ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto,
che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al
sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi,
Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi
di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto
soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più
veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato
l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che
hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto
più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da
"fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla
vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da
poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina,
rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e
problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le
carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del
premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento
giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo
e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul
governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi
l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto
D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha
detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra?
Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi
diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in
crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza
era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco
(finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità"
se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine
Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più
"silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per
scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta
del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e
ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa
dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato
in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità"
fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni
Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di
Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE
PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (122 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma
che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di
Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto
solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E
ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta
senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita
del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato
spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a
volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo
lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta
elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto
popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come
una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e
qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di
costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri
in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o
dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo
leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (131 votes, average: 1.49 out of
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Fabio? Cambiare la Costituzione? E' impensabile che Veltroni posssa farlo!
Il... Federico Fanelli: .Veltroni.non vale la pena di parlarne. inutile quasi
come Rutelli. Mi piace dire... valentino: Carissimo Mazzari, se Uolter vuole
creare un Partito Socialdemocratico lo consiglio vivamente di andarsi a...
fabio cabaciuba: L'errore di Veltroni? quando si è messo in testa di cambiare
la politica italiana, è stato... Murgo Salvatore: Ve li ricordate quei
giapponesi che alla fine degli anni sessanta venivano ritrovati in alcune
isole... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il
"premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Commercio, vendite
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nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e
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( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
In politica tutti nodi
vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter
Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul
bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere
dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento
davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il
fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo
D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un
avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore
dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un
linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc).
Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del
segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa
dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una
questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per
l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il
dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi
riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno.
Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (16 votes, average: 3.19 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter.
Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader
dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma
anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che
ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra
l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea
di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo
delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di
"abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di
Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema
dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora
scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche
opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto
e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla
Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti
personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da
fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro"
di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello
stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico
venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni
lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che
il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio,
Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei
socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo
un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per
noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la
pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con
il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata
nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida
dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito,
si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il
giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea
del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra
l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre
lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a
vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del
entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della
Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del
suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello
degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie
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di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post
a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni
tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le
anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema
dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure
critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi
va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (26 votes, average: 3.12 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta.
Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel
secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei
Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle
accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita
da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema
dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario
Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato
di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il
tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare.
L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di
parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a
dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi
sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e
della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si
costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un
varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e
queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal
tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice
(giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della
violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso
voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe
stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader
del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La
Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema
dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando:
"E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di
autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le
sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli
italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova
strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova
tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più
forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche
("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo
ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra
strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (46
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così
le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare
il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato,
perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi.
Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha
rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno
delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è
stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si
chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione
di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La
tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando?
Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un
futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una
prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista
attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou
probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di
Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una
giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il
dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle
Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo
spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e
che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti
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un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di
Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura
unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del
premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero
cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e
politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini.
Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse
non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di
Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto
cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori,
anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa:
contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle
urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito
"giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi
il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le
ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra
giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La
sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non
intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo
perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha
parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una
maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e
di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro,
Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del
2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore
dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla
"Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le
riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei
un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora
vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una
Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di
Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma
anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della
vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio
dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non
pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 )
" (52 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani
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08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds)
nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente
Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti
(D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto"
(Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito
democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per
ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che
sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata
presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima
compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato
a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in
due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo.
Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante
che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il
centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare
avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea
costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento
dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni
riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se
anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in
Varie Commenti ( 89 ) " (30 votes, average: 2.83 out of 5) Loading ... Il
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e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi
quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile
sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri
(quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con
la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati
uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro
hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso
è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi,
ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto,
che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al
sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi,
Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi
di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto
soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più
veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato
l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che
hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto
più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da
"fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla
vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da
poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della
politica e della burocrazia,
federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una
volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli
italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora
ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e
le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto
la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto
da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità"
se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine
Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più
"silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per
scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta
del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e
ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa
dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto
"L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il
nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare
vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra.
E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 19 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08
Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la
straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro"
di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie
(politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti
all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni
politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che
venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni.
E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del
bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da
Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra
defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E
Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal
centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In
fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche
soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già,
perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una.
Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo
europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate?
Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare
il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (131 votes,
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sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da
Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (40) Ultime discussioni ALBERTO: Ma che
dici caro Fabio? Cambiare la Costituzione? E' impensabile che Veltroni posssa
farlo! Il... Federico Fanelli: .Veltroni.non vale la pena di parlarne. inutile
quasi come Rutelli. Mi piace dire... valentino: Carissimo Mazzari, se Uolter
vuole creare un Partito Socialdemocratico lo consiglio vivamente di andarsi
a... fabio cabaciuba: L'errore di Veltroni? quando si è messo in testa di
cambiare la politica italiana, è stato... Murgo Salvatore: Ve li ricordate quei
giapponesi che alla fine degli anni sessanta venivano ritrovati in alcune
isole... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il
"premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Commercio, vendite
al dettaglio in calo del 2,3% ad aprilePrima elementare Bocciati due
bimbiLondra come Napoli: è allarme spazzaturaRoma, in cella i nomadi del
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sfratto. Resisterà? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli
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nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e
il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
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"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
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( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
In politica tutti
nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter
Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul
bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere
dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento
davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il
fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo
D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un
avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore
dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un
linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc).
Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del
segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa
dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una
questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per
l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il
dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi
riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno.
Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (16 votes, average: 3.19 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter.
Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader
dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma
anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che
ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra
l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea
di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo
delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di
"abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di
Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema
dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora
scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche
opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto
e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla
Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti
personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da
fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore
duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due
volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio
politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e
Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di
Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un
'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei
socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo
un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per
noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la
pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con
il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata
nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida
dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito,
si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il
giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea
del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra
l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre
lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a
vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del
entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della
Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del
suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello
degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie
Commenti ( 102 ) " (23 votes, average: 3.61 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni
tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le
anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema
dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure
critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche
per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal
parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove
si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i
teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta
dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la
sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella),
e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va.
Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (26 votes, average: 3.12 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni
Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il
corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai
militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle
polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che
l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta
ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come
scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto
nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di
odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti
estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili,
ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco
di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari,
ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico
della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve
venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra
giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni
ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come
imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a
"non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono
stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di
quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma
anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa
che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori:
"L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico
- ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E
aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti
strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole
gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza
degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova
strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova
tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più
forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche
("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo
ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra
strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (46
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così
le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare
il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato,
perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi.
Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha
rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno
delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è
stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si
chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione
di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La
tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando?
Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un
futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una
prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista
attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou
probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di
Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una
giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il
dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle
Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo
spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e
che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti
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un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di
Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura
unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del
premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero
cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e
politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini.
Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse
non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di
Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto
cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori,
anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa:
contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle
urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito
"giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi
il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le
ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra
giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La
sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non
intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo
perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha
parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una
maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e
di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro,
Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del
2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran
manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini
sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata
per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi:
"Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La
battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare
debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze?
L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta
Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il
riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti
ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti
da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie
Commenti ( 101 ) " (52 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto
(Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi
(ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo
ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di
quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato
Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis).
Veltroni diventa "premier ombra" del "governo
dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e
riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla
fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini)
il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di
stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il
processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei
ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte -
Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui
Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché
bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza
e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel
suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione
ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli
ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che
sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto"
e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario
piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non
fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il
"partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (30
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Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta
per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non
c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che
contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella
chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini
nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra
31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è
riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma
molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che
potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario
alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci
sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23
giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il
presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della
Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da
"fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla
vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da
poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della
politica e della burocrazia,
federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una
volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli
italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora
ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e
le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto
la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto
da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità"
se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine
Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più
"silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per
scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta
del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e
ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa
dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente
radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader".
Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non
sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché,
tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così
emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare
attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo)
Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora
Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al
congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere
un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche
lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non
sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira
contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta
feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni,
"matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA
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Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che
diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni
Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo
Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha
aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta
senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita
del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato
spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a
volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo
lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta
elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto
popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come
una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e
qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di
costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri
in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o
dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo
leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (131 votes, average: 1.49 out of
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dici caro Fabio? Cambiare la Costituzione? E' impensabile che Veltroni posssa
farlo! Il... Federico Fanelli: .Veltroni.non vale la pena di parlarne. inutile quasi
come Rutelli. Mi piace dire... valentino: Carissimo Mazzari, se Uolter vuole
creare un Partito Socialdemocratico lo consiglio vivamente di andarsi a...
fabio cabaciuba: L'errore di Veltroni? quando si è messo in testa di cambiare
la politica italiana, è stato... Murgo Salvatore: Ve li ricordate quei
giapponesi che alla fine degli anni sessanta venivano ritrovati in alcune
isole... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il
"premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Commercio, vendite
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( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
In politica tutti nodi
vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter
Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul
bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere
dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento
davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il
fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo
D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un
avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore
dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un
linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc).
Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del
segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa
dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una
questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per
l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il
dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi
riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno.
Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (16 votes, average: 3.19 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter.
Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader
dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma
anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che
ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra
l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea
di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo
delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di
"abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di
Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema
dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora
scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche
opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto
e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla
Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti
personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da
fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro"
di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello
stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico
venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni
lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che
il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio,
Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei
socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo
un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per
noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la
pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con
il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata
nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida
dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito,
si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il
giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea
del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra
l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre
lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a
vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del
entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della
Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del
suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello
degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie
Commenti ( 102 ) " (23 votes, average: 3.61 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni
tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le
anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema
dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure
critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi
va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (26 votes, average: 3.12 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta.
Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel
secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei
Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle
accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita
da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema
dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario
Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato
di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il
tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare.
L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di
parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a
dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi
sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e
della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si
costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un
varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e
queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal
tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice
(giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della
violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso
voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe
stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader
del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La
Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema
dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando:
"E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di
autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le
sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli
italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova
strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova
tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più
forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche
("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo
ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra
strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (46
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così
le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare
il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato,
perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi.
Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha
rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno
delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è
stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si
chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione
di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La
tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando?
Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un
futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una
prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista
attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou
probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di
Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una
giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il
dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle
Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo
spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e
che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti
( 12 ) " (115 votes, average: 1.18 out of 5) Loading ... Il Blog di
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un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di
Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura
unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del
premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero
cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e
politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini.
Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse
non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di
Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto
cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori,
anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa:
contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle
urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito
"giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi
il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le
ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra
giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La
sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non
intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo
perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha
parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una
maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e
di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro,
Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del
2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore
dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla
"Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le
riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei
un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora
vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una
Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di
Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma
anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della
vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio
dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non
pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 )
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© 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May
08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds)
nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente
Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti
(D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto"
(Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito
democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per
ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che
sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata
presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima
compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato
a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in
due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo.
Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante
che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il
centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare
avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea
costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento
dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni
riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se
anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in
Varie Commenti ( 89 ) " (30 votes, average: 2.83 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni
e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi
quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile
sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri
(quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con
la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati
uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro
hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso
è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi,
ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto,
che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al
sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi,
Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi
di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto
soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più
veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato
l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che
hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto
più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da
"fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla
vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da
poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della
politica e della burocrazia,
federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una
volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli
italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora
ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e
le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto
la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto
da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
Commenti ( 67 ) " (49 votes, average: 2.1 out of 5) Loading ... Il Blog di
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un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità"
se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine
Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più
"silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per
scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta
del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e
ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa
dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto
"L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il
nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare
vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra.
E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 19 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08
Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la
straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro"
di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie
(politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti
all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni
politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che
venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni.
E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del
bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da
Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra
defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E
Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal
centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In
fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche
soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già,
perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una.
Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo
europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate?
Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare
il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (131 votes,
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sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da
Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
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dici caro Fabio? Cambiare la Costituzione? E' impensabile che Veltroni posssa
farlo! Il... Federico Fanelli: .Veltroni.non vale la pena di parlarne. inutile
quasi come Rutelli. Mi piace dire... valentino: Carissimo Mazzari, se Uolter
vuole creare un Partito Socialdemocratico lo consiglio vivamente di andarsi
a... fabio cabaciuba: L'errore di Veltroni? quando si è messo in testa di
cambiare la politica italiana, è stato... Murgo Salvatore: Ve li ricordate quei
giapponesi che alla fine degli anni sessanta venivano ritrovati in alcune
isole... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il
"premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Commercio, vendite
al dettaglio in calo del 2,3% ad aprilePrima elementare Bocciati due
bimbiLondra come Napoli: è allarme spazzaturaRoma, in cella i nomadi del
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di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali La Sapienza e il rito dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano
la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa
il "premier ombra" Berlusconi e il governo del "fare".
Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra D'Alema batte
un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra
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( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
In politica tutti
nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter
Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul
bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere
dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento
davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il
fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo
D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un
avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore
dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un
linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc).
Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del
segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa
dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una
questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per
l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il
dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi
riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno.
Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (16 votes, average: 3.19 out of 5)
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L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che
piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni.
Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si
consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di
scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e
della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza
allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet
preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e
l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo
gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no,
lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle
riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non
perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui
guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida
interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e
"autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter
"buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi,
quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che
vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e
rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è
solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario
invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del
Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge
Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista".
Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul
Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma,
la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si
cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata.
Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi:
"Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi
arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo.
Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla
relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento
all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse
come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di
tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale,
l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una
comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato
risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a
Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (23 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli
amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque,
nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o
poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono
proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la
"contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia
Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni
(infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la
frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è
ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di
più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti
contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem,
D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop
la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette
pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco
della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo
D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia
fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener
fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande
è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e
"ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della
margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza
per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare
(a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le
mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti (
35 ) " (26 votes, average: 3.12 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di
sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla
Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione
democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del
"rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo
quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei
manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra,
della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire
(rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire
colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza
travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare.
E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di
tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo
schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste,
sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi.
Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo
lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al
contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo
è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi
politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le
contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone
vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni
invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le
istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale?
quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di
tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per
evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito
comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo
sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come
diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario
che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente
designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli
anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli
archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi
di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno,
una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza
delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il
"giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani
hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti
( 76 ) " (46 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible.
ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha
proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio
intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il
Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti
nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale.
Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17
maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società
dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee
e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il
cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (115 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (52 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no
eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì
accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del
Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo
anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle
intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è
stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della
prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è
affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe
essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i
distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo
importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto
il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti.
Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita
dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il
coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino.
Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima
leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di
Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (30 votes, average: 2.83
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"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti
del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo
Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo
12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a
Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già
collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni).
Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del
suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato.
Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su
un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza
del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e
La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere
a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio
Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna.").
Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da
"fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla
vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da
poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina,
rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e
problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le
carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del
premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento
giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo
e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul
governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi
l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto
D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha
detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra?
Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi
diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in
crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza
era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco
(finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità"
se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine
Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più
"silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per
scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta
del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e
ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa
dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto
"L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il
nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare
vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra.
E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 19 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08
Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la
straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro"
di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie
(politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti
all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni
politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che
venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni.
E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del
bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da
Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra
defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E
Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal
centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In
fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche
soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già,
perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una.
Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo
europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate?
Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare
il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (131 votes,
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sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da
Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
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dici caro Fabio? Cambiare la Costituzione? E' impensabile che Veltroni posssa
farlo! Il... Federico Fanelli: .Veltroni.non vale la pena di parlarne. inutile
quasi come Rutelli. Mi piace dire... valentino: Carissimo Mazzari, se Uolter
vuole creare un Partito Socialdemocratico lo consiglio vivamente di andarsi
a... fabio cabaciuba: L'errore di Veltroni? quando si è messo in testa di
cambiare la politica italiana, è stato... Murgo Salvatore: Ve li ricordate quei
giapponesi che alla fine degli anni sessanta venivano ritrovati in alcune
isole... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il
"premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Commercio, vendite
al dettaglio in calo del 2,3% ad aprilePrima elementare Bocciati due
bimbiLondra come Napoli: è allarme spazzaturaRoma, in cella i nomadi del
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di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
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il "premier ombra" Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni
e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra D'Alema batte un colpo.
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( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
In politica tutti nodi
vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter
Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul
bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere
dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento
davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il
fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo
D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un
avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore
dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un
linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc).
Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del
segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa
dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una
questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per
l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il
dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi
riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno.
Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (16 votes, average: 3.19 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter.
Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader
dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma
anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che
ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra
l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea
di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo
delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di
"abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di
Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema
dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora
scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche
opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto
e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla
Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti
personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da
fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro"
di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello
stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico
venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni
lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che
il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio,
Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei
socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo
un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per
noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la
pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con
il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata
nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida
dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito,
si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il
giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea
del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra
l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre
lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a
vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del
entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della
Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del
suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello
degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie
Commenti ( 102 ) " (23 votes, average: 3.61 out of 5) Loading ... Il Blog
di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post
a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni
tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le
anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema
dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure
critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi
va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (26 votes, average: 3.12 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta.
Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel
secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei
Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle
accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita
da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema
dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario
Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato
di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il
tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare.
L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di
parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a
dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi
sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e
della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si
costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un
varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e
queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal
tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice
(giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della
violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso
voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe
stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader
del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La
Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema
dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando:
"E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di
autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le
sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli
italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova
strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova
tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più
forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche
("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo
ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra
strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (46
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così
le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare
il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato,
perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi.
Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha
rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno
delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è
stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si
chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione
di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La
tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando?
Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un
futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una
prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista
attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou
probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di
Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una
giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il
dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle
Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo
spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e
che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti
( 12 ) " (115 votes, average: 1.18 out of 5) Loading ... Il Blog di
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un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di
Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura
unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del
premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero
cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e
politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini.
Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse
non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di
Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto
cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori,
anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa:
contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle
urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito
"giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi
il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le
ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra
giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La
sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non
intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo
perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha
parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una
maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e
di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro,
Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del
2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore
dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla
"Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le
riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei
un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora
vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una
Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di
Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma
anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della
vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio
dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non
pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 )
" (52 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani
© 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May
08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds)
nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente
Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti
(D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto"
(Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito
democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per
ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che
sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata
presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima
compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato
a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in
due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo.
Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante
che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il
centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare
avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea
costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento
dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni
riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se
anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in
Varie Commenti ( 89 ) " (30 votes, average: 2.83 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni
e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi
quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile
sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri
(quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con
la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati
uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro
hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso
è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi,
ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto,
che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al
sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi,
Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi
di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto
soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più
veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato
l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che
hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto
più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da
"fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla
vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da
poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della
politica e della burocrazia,
federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una
volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli
italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora
ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e
le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto
la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto
da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
Commenti ( 67 ) " (49 votes, average: 2.1 out of 5) Loading ... Il Blog di
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un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità"
se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine
Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più
"silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per
scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta
del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e
ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa
dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto
"L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il
nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare
vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra.
E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 19 ) "
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Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la
straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro"
di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie
(politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti
all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni
politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che
venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni.
E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del
bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da
Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra
defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E
Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal
centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In
fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche
soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già,
perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una.
Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo
europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate?
Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare
il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (131 votes,
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sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da
Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (40) Ultime discussioni ALBERTO: Ma che
dici caro Fabio? Cambiare la Costituzione? E' impensabile che Veltroni posssa
farlo! Il... Federico Fanelli: .Veltroni.non vale la pena di parlarne. inutile
quasi come Rutelli. Mi piace dire... valentino: Carissimo Mazzari, se Uolter
vuole creare un Partito Socialdemocratico lo consiglio vivamente di andarsi
a... fabio cabaciuba: L'errore di Veltroni? quando si è messo in testa di
cambiare la politica italiana, è stato... Murgo Salvatore: Ve li ricordate quei
giapponesi che alla fine degli anni sessanta venivano ritrovati in alcune
isole... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il
"premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Commercio, vendite
al dettaglio in calo del 2,3% ad aprilePrima elementare Bocciati due
bimbiLondra come Napoli: è allarme spazzaturaRoma, in cella i nomadi del
lussoGiustizia, verso lo scudo per le alte cariche Il Pd è disponibile, ma Di
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Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i
nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e
il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Pagine About
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( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
La manovra
presentata dal governo vale quasi 35 miliardi di euro, per il prossimo
triennio. Anche se alcuni effetti (per un paio di miliarducci) si faranno
sentire da quest'anno. In sintesi si riduce la spesa pubblica corrente del 2
per cento nel triennio: si sforbiciano risorse per gli enti locali (-9.2
miliardi), la pa, la sanità (-5 miliardi), la scuola (-8 miliardi e meno
100mila prof) e altro ancora. La pressione fiscale sale, alla fine del
triennio, al 42,9 per cento del Pil (più 0.1 rispetto all'eredità prodiana).
Questa manovra ci permetterà nel 2011 di avere un rapporto tra debito e pil
inferiore al 100 per cento. La manovra è fatta per la gran parte dalla
riduzione di spesa pubblica e questo è un bene. Nel 2011 la spesa pubblica
dovrebbe fermarsi (si fa per dire posto che in termini assoluti aumenta) a 753
miliardi di euro (compresi 86 miliardi di interessi sul debito), il 38.3 per
cento del nostro Pil. C'è un aumento delle imposte per il primo anno
quantificabile in 4 miliardi: si fanno piangere quelli che Julius ha
indentificato come i "ricchi": petrolieri, elettricisti, banchieri,
manageroni e cooperatori. In altre parti della zuppa abbiamo già detto cosa
pensiamo della Robin tax e recentemente in maniera caustica ma chiara lo ha
scritto anche il perfido Boeri su Republik. Obiettivamente il peso delle maggiori
entrate sul complesso della manovra è risibile e dunque con una alca selzer
possiamo digerirlo. Resta la parta migliore della manovra: Citiamo, gustandoli
assai, alcuni ingredienti in modo disordinato: abolizione dell'obbligo della
tracciabilità dei compensi, morte dell'elenco fornitori, semplificazioni sulla
privacy e sulla tenuta dei libri per le imprese. E ancora divieto di cumulo tra
pensione e lavoro, impresa in un giorno, rateizzazioni ruoli, liberalizzazione
dei servizi pubblici locali, ripristino della superBiag e stop della
limitazione dell'uso dei contati a 5000 euo. Uffff. Niente male. Scritto in
Berlusconi IV Commenti ( 6 ) " (2 votes, average: 2.5 out of 5) Loading
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questo post a un amico 13Jun 08 Fuoco amico Cari commensali, le nostre ultime
discussioni sono nate da alcune provocazioni che ho voluto fare su alcune
misure pop annunciate dal governo Berlsuconi. Ho parlato, e male, della Robin
tax e dei tetti agli stipendi, e financo delle esclusioni Ici. Non ho parlato
della giusta richiesta del nucleare, delle ottime misure su premi e
straordinari e sulle ipotesi di riforma della pa. Insomma sono stato fazioso,
più che fazioso. Devo una spiegazione. Quando un governo ha davanti a sè cinque
anni di legislatura e ne ha avuti altrettanti dietro alle spalle, ha una grande
carta per provare a riformare il nostro benedetto Stato. Mi sarei immaginato
una partenza sprint. Avrei voluto la medesima decisione mostrata su Napoli, anche
sull'economia. Insomma avrei voluto un esecutivo meno pop e più impop.
Chiessenefrega delle critiche popolari, quanto si ha un tratto preciso e
univoco. Assecondare gli umori o frenarsi per non essere criticati da sinistra
non vuol dire essere democratici. Probabilmente questo è il miglior governo che
potessimo votare. Ma le difese d'ufficio sono una spezia che non piace al cuoco
di questa zuppa. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 14 ) " (2 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05Jun 08 Robin pop
L'idea di tassare i petrolieri per i loro extraprofitti (ma chi quantifica e
come l'extra? ed è l'unico settore ad avere extra? e nel futuro tutti gli extra
saranno da bastonare?) ha l'aria di essere l'idea più pop degli ultimi giorni.
1. Lo Stato, attraverso l'iva, ha già portato a casa tasse extra dai profitti
extra del barile extra. Si calcola che in un anno esso ammonti già a 500
milioni. Insomma se proprio crede lo stato potrebbe rinunciare a parte dell'Iva
applicata sulla benzina che in Italia è al 20 per cento e in altri paesi
europei è al 16 per cento. 2. I profitti maggiori sono realizzati da chi buca e
spilla petrolio. Su 1,6 milioni di barili consumati al giorno in Italia, meno
di 100mila sono di produzione domestica. Dunque toccare le royalties sui buchi
rende poco niente. 3. Il petroliere di gran lunga più ricco d'Italia si chiama
l'Eni per un terzo proprietà dello stato. Fattura quasi 90 miliardi di euro con
utile vicino ai 10 miliardi (pari al fatturato totale di Erg, secondo
petroliere in Italia) ed ha un margine operativo di 20 miliardi. Tassare i
petrolieri in Italia, vuol dire per lo Stato tassare se stesso: una partita di
giro. 4. Annunciare un'imposta che può facilmente essere traslata sul
consumatore ha effetti perversi. Basti pensare che il rincaro di 1 centesimo
del costo finale al consumatore della benzina vale per le compagnie petrolifere
500 milioni di euro. Sono solo alcune notazioni, peraltro imprecise poichè
ancora non è preciso l'imponibile della nuova tassa. Ad esempio se veniesse
colpita la raffinazione, il discorso sarebbe parzialmente diverso. Resta l'idea
molto pop che la manina dello Stato asi occupi degli affari privati. Scritto in
Berlusconi IV Commenti ( 28 ) " (4 votes, average: 2.5 out of 5) Loading
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questo post a un amico 27May 08
L'Ici pop dei Liberali pop Il governo Berlusconi ha
promesso in campagna elettorale di eliminare l'Ici sulla prima casa. Lo ha
fatto con l'eccezione degli immobili accatastati a/1, a/8 e a/9. Il motivo è
che sono immobili di lusso. Non vogliamo aprire una discussione sull'essenza di
questa imposta. Piuttosto ci interessa determinare la ragione politica per la
quale siano stati esclusi dal beneficio i proprietari di immobili, cosiddetti
di lusso. E la ragione, cari commensali, è semplice: demagogia allo stato puro.
Vedete, alcune manovre fiscali opportune questo governo non potrà farle per
motivi di bilancio: e lo possiamo capire. Ma sull'Ici pop non ci siamo. Le
"abitazioni di tipo signorile" accatastate così in Italia ammontano
alla ridicola cifra di 35701 (trentacinquemila e rotti), di ville
(burocraticamente chiamate a/8) ce ne sono 34.141 e infine ci sono 2397 tra
castelli e palazzi di pregio. Insomma ci sono 72mila "ricchi" che non
godranno dell'esenzione Ici, su 31 milioni di immobili in Italia. Posto, come
si capisce, che estendere lo sconto anche a costoro non sarebbe stato un
salasso, resta il pop. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 30 ) " (4
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 25May 08 Mutui e
azzzzzardi Vi segnalo un bel articolo di Claudi Borghi sul Giornale di un paio
di giorni fa. Si parla dell'intesa governo-banche sulla rimodulazione dei mutui
a tasso variabile. Borghi dice chiaramente e subito che "non si tratta di
un regalo" e mette in chiaro (è il caso di dirlo, vista la semplicità con
cui spiega la manovra) la portata del provvedimento. Due sole notazioni
aggiuntive e provocatorie. 1. Gli economisti lo chiamano moral azard: è la
circostanza per la quale un individuo o un impresa assume rischi alti sapendo
che poi alla fine qualcun altro sarà tenuto a pagare per il comportamento che
eventualmente si è rivelato troppo rischioso. Ebbene ci si può domandare se
questo intervento dello Stato non crei l'impressione che gli errori di
valutazione dei cittadini possano essere sempre e comunque sanati dal
legislatore. Chi ha contratto un mutuo a tasso variabile sapeva che il tasso
sarebbe potuto cambiare. L'ha fatto perchè inizialmente i saggi erano bassi, ma
poi quando sono saliti, zac ci pensa l'aiuto di mamma stato-banche. 2. La
convezione pensata da governo-abi ha un forte effetto di riduzione della
concorrenza. Chiunque avesse avuto una rata alta avrebbe (grazie alla Bersani,
per la verità molto osteggiata dalle banche) potuto verificare offerte
alternative per portare il mutuo in banche alla ricerca di nuovi clienti e
dunque disposte ad applicare condizioni migliori. Con la rimodulazione prevista
dalla convenzione, si fa tutto in casa. Dunque le banche si tengono stretti i
propri clienti: gli fanno diventare la rata fissa e se li tengono così in
portafoglio per decine di anni. Senza alcun rischio che qualche istituto
bancario particolarmente aggressivo vada a rompere loro le scatole. I circa 1,5
milioni di italiani con la rata alta otterranno un beneficio temporaneo a cambiare
il mutuo in fisso e per di più ai tassi del 2006, ma l'Italia perderà in
termini di concorrenza del sistema e di educazione finanziaria dei suoi
cittadini. Scritto in pol economica Commenti ( 20 ) " (4 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15May 08 Dietro la lavagna/2 A
proposito di stipendi d'oro, perchè non pensare ad una tassazione eccezionale
per chi ha case con più di trenta camere? Oppure perchè non aumentare la
tassazione su chi ha la barca più lunga di trenta metri? E ancora perchè non
tassare i proprietari di Ferrari e Lamborghini? Anzi, ideona, perchè non
introdurre una imposta eccezionale per coloro che hanno un diamante superiore
ai tre carati, colore f, e inclusioni wsi? Ma veramente risolviamo i problemi
della finanza pubblica con manovre e annunci così pop e demagogici come quello
di tassare gli stipendi dei manager? I ricconi, per la verità in gran parte
antiberlusconiani, non hanno certamente bisogno del sottoscritto per essere
difesi. Fa proprio rabbia dover essere costretti a difendere questa categoria e
con essa il principio che le retribuzioni e i suoi eventuali tetti, in uno
stato liberale, non li definisce lo Stato. Chissà perchè mi viene in mente un
manifesto sinistro il cui refrain era: Anche i ricchi piangono, con una barca
sullo sfondo. Tremonti dietro alla lavagna per quattro-cinque ore. Scritto in
Berlusconi IV Commenti ( 30 ) " (8 votes, average: 3.5 out of 5) Loading
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questo post a un amico 10May 08 Dietro alla lavagna/1 Prima dichiarazione
ufficiale del ministro dell'Ambiente: "Ringrazio tantissimo Alfonso".
Per Alfonso, la Presti-Giacomo intende Pecoraro Scanio. Ma non basta: "Ha
fatto tanto in questi due anni per questo motivo con lui intendo mantenere un
rapporto". Complimenti al neo ministro. Ci resta il dubbio se i suoi
ringraziamenti si riferiscono specificatamente ai veti sui termovalorizzatori
(caso Campania, ma non solo), a quelli sul nucleare, o a quelli sui
rigassificatori? O piuttosto se i ringraziamenti ad Alfonso siano giustificati
per la la composizione della commissione del Via, o per la retorica
veteroambientalista, o per le ultime nomine fatte in fretta e furia al
ministero, o per i viaggi pagati in alberghi extralusso su cui indaga la
magistratura? Gentile Presti-Alfonso sono questi i motivi per cui intende
mantenere un rapporto? Un rapporto, sia detto per inciso al neoministro, che
gli italiani votando il suo partito e cancellando quello dei verdi, avrebbero
voluto vedere raso al suolo. Per il ministro dell'ambiente, due ore dietro alla
lavagna. E non fiati. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 24 ) " (9 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Apr 08 1929 Oggi è
stato reso pubblico il dato del Pil negli Stati uniti, nel primo trimestre del
2008. La crescita della ricchezza americana è dello 0,6 per cento. Poco (anche
ancora doppia rispetto a quella italiana), ma non da giustificare tecnicamente
la paura di una recessione. La produzione industriale è cresciuta dello 0,7 per
cento. I consumi dei cittadini dell'1 per cento. E per finire sul mercato di
Borsa: all'inizio dell'anno il Dow Jones era a quota 13043 e oggi siamo
ritornati più o meno là. Perdonate i numeri, ma forse a coloro che parlano di
29 converrebbe ricordarli. Scritto in finanza Commenti ( 16 ) " (4 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 17Apr 08 Chi non
capisce, pontifica Mercoledì mattina sono stato inviato a Omnibus della Sette.
Ascoltavo tanti dotti commenti sul successo della lega e sui suoi motivi e sui
flussi elettorali e bla bla bla. Ma insomma con che coraggio. Abbiamo sbagliato
tutto, ma pretendiamo di commentare i risultati diversi delle nostre
previsioni. Ma come fanno i tanti che ci hanno detto che il parlamento sarebbe
stato massacrato e polverizzato da questa legge elettorale, oggi a parlare di
bipolarismo. Come fanno i tanti che davano la lega, come piccolo movimento di
razzisti, a spiegare il suo successo. Cosa ha aperto loro gli occhi? Dovremmo
tacere, stare zitti, fare la cronaca, ascoltare e smetterla di pontificare su
fenomeni di cui non capiamo un cavolo. Ho la triste sensazione che i
giornalisti stiano diventando sempre più simili ai politici: non riescono a
vedere ciò che avviene fuori dai loro palazzi. Il corsera per due giorni
consecutivi ci ha detto che sarebbe stato meglio il pareggio e oggi si compiace
di una maggioranza chiara. L'universo mondo si interroga da dove siano arrivati
i voti alla lega. Se un partito prende nelle città del nord un voto ogni cinque
elettori, i voti li ha presi da tutti. Ma andiamo al bar Scritto in Varie
Commenti ( 32 ) " (19 votes, average: 3.89 out of 5) Loading ... Il Blog
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un amico 04Apr 08 Piccolo sfogo sul meraviglioso Ferrara Cari comensali in
questa campagna elettorale moscia, piena, come sempre, di promesse, le
quotazioni di Ferrara salgono. Almeno, ovviamente, per me. Gli lanciano le
pietre e lui risponde. Va nelle piazze con idee pazze. é un simbolo di passione
e di politica. E divide, ma fa pensare. é adorabile. Scritto in Varie Commenti
( 63 ) " (8 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola
Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico
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Giornale e scrivo di economia e finanza. Tutti gli articoli di Nicola Porro su
ilGiornale.it contatti Categorie Berlusconi IV (6) burocrazia (1) citazioni (2) finanza
(10) pol economica (19) Varie (32) Ultime discussioni Nicola Porro: Una
risposta ad Antonio mi sembra la dia Drugo (non sempre tenero con il cuoco):
non c'è nessuna... Mr Drugo: Ci siamo proprio!! la crescita del PIL è
fondamentale ma la diminuzione strutturale delle spese lo è... Giulio di
Siena: ERRATA CORRIGE L'espressione inglese corretta è: No Taxation without
Representation. Giulio... Giulio di Siena: Intanto, mentre Robin Hood affila le
sue frecce, noi portiamo a casa un aumento dell'8% (dico... Antonio Primaldo:
Mi piacerebbe capire perche' la riduzione della spesa pubblica è un bene
mentre... I più inviati I "cagasotto" - 4 Emails Ancora sui Precari
Veneti - 1 Emails AliTaglia - 1 Emails Morti di ipocrisia - 1 Emails Piccolo
sfogo sul meraviglioso Ferrara - 1 Emails Blog amici Alex Tabarrok crilla
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( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
La manovra
presentata dal governo vale quasi 35 miliardi di euro, per il prossimo triennio.
Anche se alcuni effetti (per un paio di miliarducci) si faranno sentire da
quest'anno. In sintesi si riduce la spesa pubblica corrente del 2 per cento nel
triennio: si sforbiciano risorse per gli enti locali (-9.2 miliardi), la pa, la
sanità (-5 miliardi), la scuola (-8 miliardi e meno 100mila prof) e altro
ancora. La pressione fiscale sale, alla fine del triennio, al 42,9 per cento
del Pil (più 0.1 rispetto all'eredità prodiana). Questa manovra ci permetterà
nel 2011 di avere un rapporto tra debito e pil inferiore al 100 per cento. La
manovra è fatta per la gran parte dalla riduzione di spesa pubblica e questo è
un bene. Nel 2011 la spesa pubblica dovrebbe fermarsi (si fa per dire posto che
in termini assoluti aumenta) a 753 miliardi di euro (compresi 86 miliardi di
interessi sul debito), il 38.3 per cento del nostro Pil. C'è un aumento delle
imposte per il primo anno quantificabile in 4 miliardi: si fanno piangere
quelli che Julius ha indentificato come i "ricchi": petrolieri,
elettricisti, banchieri, manageroni e cooperatori. In altre parti della zuppa
abbiamo già detto cosa pensiamo della Robin tax e recentemente in maniera
caustica ma chiara lo ha scritto anche il perfido Boeri su Republik.
Obiettivamente il peso delle maggiori entrate sul complesso della manovra è
risibile e dunque con una alca selzer possiamo digerirlo. Resta la parta
migliore della manovra: Citiamo, gustandoli assai, alcuni ingredienti in modo
disordinato: abolizione dell'obbligo della tracciabilità dei compensi, morte
dell'elenco fornitori, semplificazioni sulla privacy e sulla tenuta dei libri
per le imprese. E ancora divieto di cumulo tra pensione e lavoro, impresa in un
giorno, rateizzazioni ruoli, liberalizzazione dei servizi pubblici locali,
ripristino della superBiag e stop della limitazione dell'uso dei contati a 5000
euo. Uffff. Niente male. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 6 ) " (2
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 13Jun 08 Fuoco
amico Cari commensali, le nostre ultime discussioni sono nate da alcune
provocazioni che ho voluto fare su alcune misure pop annunciate dal governo
Berlsuconi. Ho parlato, e male, della Robin tax e dei tetti agli stipendi, e
financo delle esclusioni Ici. Non ho parlato della giusta richiesta del
nucleare, delle ottime misure su premi e straordinari e sulle ipotesi di
riforma della pa. Insomma sono stato fazioso, più che fazioso. Devo una
spiegazione. Quando un governo ha davanti a sè cinque anni di legislatura e ne
ha avuti altrettanti dietro alle spalle, ha una grande carta per provare a
riformare il nostro benedetto Stato. Mi sarei immaginato una partenza sprint.
Avrei voluto la medesima decisione mostrata su Napoli, anche sull'economia. Insomma
avrei voluto un esecutivo meno pop e più impop. Chiessenefrega delle critiche
popolari, quanto si ha un tratto preciso e univoco. Assecondare gli umori o
frenarsi per non essere criticati da sinistra non vuol dire essere democratici.
Probabilmente questo è il miglior governo che potessimo votare. Ma le difese
d'ufficio sono una spezia che non piace al cuoco di questa zuppa. Scritto in
Berlusconi IV Commenti ( 14 ) " (2 votes, average: 3 out of 5) Loading ...
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post a un amico 05Jun 08 Robin pop L'idea di tassare i petrolieri per i loro
extraprofitti (ma chi quantifica e come l'extra? ed è l'unico settore ad avere
extra? e nel futuro tutti gli extra saranno da bastonare?) ha l'aria di essere
l'idea più pop degli ultimi giorni. 1. Lo Stato, attraverso l'iva, ha già
portato a casa tasse extra dai profitti extra del barile extra. Si calcola che
in un anno esso ammonti già a 500 milioni. Insomma se proprio crede lo stato
potrebbe rinunciare a parte dell'Iva applicata sulla benzina che in Italia è al
20 per cento e in altri paesi europei è al 16 per cento. 2. I profitti maggiori
sono realizzati da chi buca e spilla petrolio. Su 1,6 milioni di barili
consumati al giorno in Italia, meno di 100mila sono di produzione domestica.
Dunque toccare le royalties sui buchi rende poco niente. 3. Il petroliere di
gran lunga più ricco d'Italia si chiama l'Eni per un terzo proprietà dello
stato. Fattura quasi 90 miliardi di euro con utile vicino ai 10 miliardi (pari
al fatturato totale di Erg, secondo petroliere in Italia) ed ha un margine
operativo di 20 miliardi. Tassare i petrolieri in Italia, vuol dire per lo
Stato tassare se stesso: una partita di giro. 4. Annunciare un'imposta che può
facilmente essere traslata sul consumatore ha effetti perversi. Basti pensare
che il rincaro di 1 centesimo del costo finale al consumatore della benzina
vale per le compagnie petrolifere 500 milioni di euro. Sono solo alcune
notazioni, peraltro imprecise poichè ancora non è preciso l'imponibile della
nuova tassa. Ad esempio se veniesse colpita la raffinazione, il discorso
sarebbe parzialmente diverso. Resta l'idea molto pop che la manina dello Stato
asi occupi degli affari privati. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 28 )
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 27May 08 L'Ici pop dei Liberali pop
Il governo Berlusconi ha promesso in campagna elettorale di eliminare l'Ici
sulla prima casa. Lo ha fatto con l'eccezione degli immobili accatastati a/1,
a/8 e a/9. Il motivo è che sono immobili di lusso. Non vogliamo aprire una
discussione sull'essenza di questa imposta. Piuttosto ci interessa determinare
la ragione politica per la quale siano stati esclusi dal beneficio i
proprietari di immobili, cosiddetti di lusso. E la ragione, cari commensali, è
semplice: demagogia allo stato puro. Vedete, alcune manovre fiscali opportune
questo governo non potrà farle per motivi di bilancio: e lo possiamo capire. Ma
sull'Ici pop non ci siamo. Le "abitazioni di tipo signorile"
accatastate così in Italia ammontano alla ridicola cifra di 35701
(trentacinquemila e rotti), di ville (burocraticamente chiamate a/8) ce ne sono
34.141 e infine ci sono 2397 tra castelli e palazzi di pregio. Insomma ci sono
72mila "ricchi" che non godranno dell'esenzione Ici, su 31 milioni di
immobili in Italia. Posto, come si capisce, che estendere lo sconto anche a
costoro non sarebbe stato un salasso, resta il pop. Scritto in Berlusconi IV
Commenti ( 30 ) " (4 votes, average: 2.25 out of 5) Loading ... Il Blog di
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amico 25May 08 Mutui e azzzzzardi Vi segnalo un bel articolo di Claudi Borghi
sul Giornale di un paio di giorni fa. Si parla dell'intesa governo-banche sulla
rimodulazione dei mutui a tasso variabile. Borghi dice chiaramente e subito che
"non si tratta di un regalo" e mette in chiaro (è il caso di dirlo,
vista la semplicità con cui spiega la manovra) la portata del provvedimento.
Due sole notazioni aggiuntive e provocatorie. 1. Gli economisti lo chiamano
moral azard: è la circostanza per la quale un individuo o un impresa assume
rischi alti sapendo che poi alla fine qualcun altro sarà tenuto a pagare per il
comportamento che eventualmente si è rivelato troppo rischioso. Ebbene ci si
può domandare se questo intervento dello Stato non crei l'impressione che gli
errori di valutazione dei cittadini possano essere sempre e comunque sanati dal
legislatore. Chi ha contratto un mutuo a tasso variabile sapeva che il tasso
sarebbe potuto cambiare. L'ha fatto perchè inizialmente i saggi erano bassi, ma
poi quando sono saliti, zac ci pensa l'aiuto di mamma stato-banche. 2. La
convezione pensata da governo-abi ha un forte effetto di riduzione della
concorrenza. Chiunque avesse avuto una rata alta avrebbe (grazie alla Bersani,
per la verità molto osteggiata dalle banche) potuto verificare offerte
alternative per portare il mutuo in banche alla ricerca di nuovi clienti e
dunque disposte ad applicare condizioni migliori. Con la rimodulazione prevista
dalla convenzione, si fa tutto in casa. Dunque le banche si tengono stretti i
propri clienti: gli fanno diventare la rata fissa e se li tengono così in
portafoglio per decine di anni. Senza alcun rischio che qualche istituto
bancario particolarmente aggressivo vada a rompere loro le scatole. I circa 1,5
milioni di italiani con la rata alta otterranno un beneficio temporaneo a
cambiare il mutuo in fisso e per di più ai tassi del 2006, ma l'Italia perderà
in termini di concorrenza del sistema e di educazione finanziaria dei suoi
cittadini. Scritto in pol economica Commenti ( 20 ) " (4 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15May 08 Dietro la lavagna/2 A
proposito di stipendi d'oro, perchè non pensare ad una tassazione eccezionale
per chi ha case con più di trenta camere? Oppure perchè non aumentare la tassazione
su chi ha la barca più lunga di trenta metri? E ancora perchè non tassare i
proprietari di Ferrari e Lamborghini? Anzi, ideona, perchè non introdurre una
imposta eccezionale per coloro che hanno un diamante superiore ai tre carati,
colore f, e inclusioni wsi? Ma veramente risolviamo i problemi della finanza
pubblica con manovre e annunci così pop e demagogici come quello di tassare gli
stipendi dei manager? I ricconi, per la verità in gran parte antiberlusconiani,
non hanno certamente bisogno del sottoscritto per essere difesi. Fa proprio
rabbia dover essere costretti a difendere questa categoria e con essa il
principio che le retribuzioni e i suoi eventuali tetti, in uno stato liberale,
non li definisce lo Stato. Chissà perchè mi viene in mente un manifesto
sinistro il cui refrain era: Anche i ricchi piangono, con una barca sullo
sfondo. Tremonti dietro alla lavagna per quattro-cinque ore. Scritto in
Berlusconi IV Commenti ( 30 ) " (8 votes, average: 3.5 out of 5) Loading
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questo post a un amico 10May 08 Dietro alla lavagna/1 Prima dichiarazione
ufficiale del ministro dell'Ambiente: "Ringrazio tantissimo Alfonso".
Per Alfonso, la Presti-Giacomo intende Pecoraro Scanio. Ma non basta: "Ha
fatto tanto in questi due anni per questo motivo con lui intendo mantenere un
rapporto". Complimenti al neo ministro. Ci resta il dubbio se i suoi
ringraziamenti si riferiscono specificatamente ai veti sui termovalorizzatori
(caso Campania, ma non solo), a quelli sul nucleare, o a quelli sui
rigassificatori? O piuttosto se i ringraziamenti ad Alfonso siano giustificati
per la la composizione della commissione del Via, o per la retorica
veteroambientalista, o per le ultime nomine fatte in fretta e furia al
ministero, o per i viaggi pagati in alberghi extralusso su cui indaga la
magistratura? Gentile Presti-Alfonso sono questi i motivi per cui intende
mantenere un rapporto? Un rapporto, sia detto per inciso al neoministro, che
gli italiani votando il suo partito e cancellando quello dei verdi, avrebbero
voluto vedere raso al suolo. Per il ministro dell'ambiente, due ore dietro alla
lavagna. E non fiati. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 24 ) " (9 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Apr 08 1929 Oggi è
stato reso pubblico il dato del Pil negli Stati uniti, nel primo trimestre del
2008. La crescita della ricchezza americana è dello 0,6 per cento. Poco (anche
ancora doppia rispetto a quella italiana), ma non da giustificare tecnicamente
la paura di una recessione. La produzione industriale è cresciuta dello 0,7 per
cento. I consumi dei cittadini dell'1 per cento. E per finire sul mercato di
Borsa: all'inizio dell'anno il Dow Jones era a quota 13043 e oggi siamo
ritornati più o meno là. Perdonate i numeri, ma forse a coloro che parlano di
29 converrebbe ricordarli. Scritto in finanza Commenti ( 16 ) " (4 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 17Apr 08 Chi non
capisce, pontifica Mercoledì mattina sono stato inviato a Omnibus della Sette.
Ascoltavo tanti dotti commenti sul successo della lega e sui suoi motivi e sui
flussi elettorali e bla bla bla. Ma insomma con che coraggio. Abbiamo sbagliato
tutto, ma pretendiamo di commentare i risultati diversi delle nostre
previsioni. Ma come fanno i tanti che ci hanno detto che il parlamento sarebbe
stato massacrato e polverizzato da questa legge elettorale, oggi a parlare di
bipolarismo. Come fanno i tanti che davano la lega, come piccolo movimento di
razzisti, a spiegare il suo successo. Cosa ha aperto loro gli occhi? Dovremmo
tacere, stare zitti, fare la cronaca, ascoltare e smetterla di pontificare su
fenomeni di cui non capiamo un cavolo. Ho la triste sensazione che i
giornalisti stiano diventando sempre più simili ai politici: non riescono a
vedere ciò che avviene fuori dai loro palazzi. Il corsera per due giorni consecutivi
ci ha detto che sarebbe stato meglio il pareggio e oggi si compiace di una
maggioranza chiara. L'universo mondo si interroga da dove siano arrivati i voti
alla lega. Se un partito prende nelle città del nord un voto ogni cinque
elettori, i voti li ha presi da tutti. Ma andiamo al bar Scritto in Varie
Commenti ( 32 ) " (19 votes, average: 3.89 out of 5) Loading ... Il Blog
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un amico 04Apr 08 Piccolo sfogo sul meraviglioso Ferrara Cari comensali in
questa campagna elettorale moscia, piena, come sempre, di promesse, le
quotazioni di Ferrara salgono. Almeno, ovviamente, per me. Gli lanciano le
pietre e lui risponde. Va nelle piazze con idee pazze. é un simbolo di passione
e di politica. E divide, ma fa pensare. é adorabile. Scritto in Varie Commenti
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Post precedenti Chi sono Nato a Roma, vivo a Milano. Lavoro da qualche anno al
Giornale e scrivo di economia e finanza. Tutti gli articoli di Nicola Porro su
ilGiornale.it contatti Categorie Berlusconi IV (6) burocrazia (1) citazioni (2) finanza
(10) pol economica (19) Varie (32) Ultime discussioni Nicola Porro: Una
risposta ad Antonio mi sembra la dia Drugo (non sempre tenero con il cuoco):
non c'è nessuna... Mr Drugo: Ci siamo proprio!! la crescita del PIL è
fondamentale ma la diminuzione strutturale delle spese lo è... Giulio di
Siena: ERRATA CORRIGE L'espressione inglese corretta è: No Taxation without
Representation. Giulio... Giulio di Siena: Intanto, mentre Robin Hood affila le
sue frecce, noi portiamo a casa un aumento dell'8% (dico... Antonio Primaldo:
Mi piacerebbe capire perche' la riduzione della spesa pubblica è un bene
mentre... I più inviati I "cagasotto" - 4 Emails Ancora sui Precari
Veneti - 1 Emails AliTaglia - 1 Emails Morti di ipocrisia - 1 Emails Piccolo
sfogo sul meraviglioso Ferrara - 1 Emails Blog amici Alex Tabarrok crilla
Finanza e Macro freakkkettoni IBL La città dei liberi rass.stamp 11min In prova
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( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
La manovra
presentata dal governo vale quasi 35 miliardi di euro, per il prossimo
triennio. Anche se alcuni effetti (per un paio di miliarducci) si faranno
sentire da quest'anno. In sintesi si riduce la spesa pubblica corrente del 2
per cento nel triennio: si sforbiciano risorse per gli enti locali (-9.2
miliardi), la pa, la sanità (-5 miliardi), la scuola (-8 miliardi e meno
100mila prof) e altro ancora. La pressione fiscale sale, alla fine del
triennio, al 42,9 per cento del Pil (più 0.1 rispetto all'eredità prodiana).
Questa manovra ci permetterà nel 2011 di avere un rapporto tra debito e pil
inferiore al 100 per cento. La manovra è fatta per la gran parte dalla
riduzione di spesa pubblica e questo è un bene. Nel 2011 la spesa pubblica
dovrebbe fermarsi (si fa per dire posto che in termini assoluti aumenta) a 753
miliardi di euro (compresi 86 miliardi di interessi sul debito), il 38.3 per
cento del nostro Pil. C'è un aumento delle imposte per il primo anno
quantificabile in 4 miliardi: si fanno piangere quelli che Julius ha
indentificato come i "ricchi": petrolieri, elettricisti, banchieri,
manageroni e cooperatori. In altre parti della zuppa abbiamo già detto cosa
pensiamo della Robin tax e recentemente in maniera caustica ma chiara lo ha
scritto anche il perfido Boeri su Republik. Obiettivamente il peso delle
maggiori entrate sul complesso della manovra è risibile e dunque con una alca
selzer possiamo digerirlo. Resta la parta migliore della manovra: Citiamo,
gustandoli assai, alcuni ingredienti in modo disordinato: abolizione
dell'obbligo della tracciabilità dei compensi, morte dell'elenco fornitori,
semplificazioni sulla privacy e sulla tenuta dei libri per le imprese. E ancora
divieto di cumulo tra pensione e lavoro, impresa in un giorno, rateizzazioni
ruoli, liberalizzazione dei servizi pubblici locali, ripristino della superBiag
e stop della limitazione dell'uso dei contati a 5000 euo. Uffff. Niente male.
Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 6 ) " (2 votes, average: 2.5 out of 5)
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Invia questo post a un amico 13Jun 08 Fuoco amico Cari commensali, le nostre
ultime discussioni sono nate da alcune provocazioni che ho voluto fare su
alcune misure pop annunciate dal governo Berlsuconi. Ho parlato, e male, della
Robin tax e dei tetti agli stipendi, e financo delle esclusioni Ici. Non ho
parlato della giusta richiesta del nucleare, delle ottime misure su premi e straordinari
e sulle ipotesi di riforma della pa. Insomma sono stato fazioso, più che
fazioso. Devo una spiegazione. Quando un governo ha davanti a sè cinque anni di
legislatura e ne ha avuti altrettanti dietro alle spalle, ha una grande carta
per provare a riformare il nostro benedetto Stato. Mi sarei immaginato una
partenza sprint. Avrei voluto la medesima decisione mostrata su Napoli, anche
sull'economia. Insomma avrei voluto un esecutivo meno pop e più impop.
Chiessenefrega delle critiche popolari, quanto si ha un tratto preciso e
univoco. Assecondare gli umori o frenarsi per non essere criticati da sinistra
non vuol dire essere democratici. Probabilmente questo è il miglior governo che
potessimo votare. Ma le difese d'ufficio sono una spezia che non piace al cuoco
di questa zuppa. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 14 ) " (2 votes,
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L'idea di tassare i petrolieri per i loro extraprofitti (ma chi quantifica e
come l'extra? ed è l'unico settore ad avere extra? e nel futuro tutti gli extra
saranno da bastonare?) ha l'aria di essere l'idea più pop degli ultimi giorni.
1. Lo Stato, attraverso l'iva, ha già portato a casa tasse extra dai profitti
extra del barile extra. Si calcola che in un anno esso ammonti già a 500
milioni. Insomma se proprio crede lo stato potrebbe rinunciare a parte dell'Iva
applicata sulla benzina che in Italia è al 20 per cento e in altri paesi
europei è al 16 per cento. 2. I profitti maggiori sono realizzati da chi buca e
spilla petrolio. Su 1,6 milioni di barili consumati al giorno in Italia, meno
di 100mila sono di produzione domestica. Dunque toccare le royalties sui buchi
rende poco niente. 3. Il petroliere di gran lunga più ricco d'Italia si chiama
l'Eni per un terzo proprietà dello stato. Fattura quasi 90 miliardi di euro con
utile vicino ai 10 miliardi (pari al fatturato totale di Erg, secondo
petroliere in Italia) ed ha un margine operativo di 20 miliardi. Tassare i
petrolieri in Italia, vuol dire per lo Stato tassare se stesso: una partita di
giro. 4. Annunciare un'imposta che può facilmente essere traslata sul
consumatore ha effetti perversi. Basti pensare che il rincaro di 1 centesimo
del costo finale al consumatore della benzina vale per le compagnie petrolifere
500 milioni di euro. Sono solo alcune notazioni, peraltro imprecise poichè
ancora non è preciso l'imponibile della nuova tassa. Ad esempio se veniesse
colpita la raffinazione, il discorso sarebbe parzialmente diverso. Resta l'idea
molto pop che la manina dello Stato asi occupi degli affari privati. Scritto in
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L'Ici pop dei Liberali pop Il governo Berlusconi ha
promesso in campagna elettorale di eliminare l'Ici sulla prima casa. Lo ha
fatto con l'eccezione degli immobili accatastati a/1, a/8 e a/9. Il motivo è
che sono immobili di lusso. Non vogliamo aprire una discussione sull'essenza di
questa imposta. Piuttosto ci interessa determinare la ragione politica per la
quale siano stati esclusi dal beneficio i proprietari di immobili, cosiddetti
di lusso. E la ragione, cari commensali, è semplice: demagogia allo stato puro.
Vedete, alcune manovre fiscali opportune questo governo non potrà farle per
motivi di bilancio: e lo possiamo capire. Ma sull'Ici pop non ci siamo. Le
"abitazioni di tipo signorile" accatastate così in Italia ammontano
alla ridicola cifra di 35701 (trentacinquemila e rotti), di ville
(burocraticamente chiamate a/8) ce ne sono 34.141 e infine ci sono 2397 tra
castelli e palazzi di pregio. Insomma ci sono 72mila "ricchi" che non
godranno dell'esenzione Ici, su 31 milioni di immobili in Italia. Posto, come
si capisce, che estendere lo sconto anche a costoro non sarebbe stato un
salasso, resta il pop. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 30 ) " (4
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azzzzzardi Vi segnalo un bel articolo di Claudi Borghi sul Giornale di un paio
di giorni fa. Si parla dell'intesa governo-banche sulla rimodulazione dei mutui
a tasso variabile. Borghi dice chiaramente e subito che "non si tratta di
un regalo" e mette in chiaro (è il caso di dirlo, vista la semplicità con
cui spiega la manovra) la portata del provvedimento. Due sole notazioni
aggiuntive e provocatorie. 1. Gli economisti lo chiamano moral azard: è la
circostanza per la quale un individuo o un impresa assume rischi alti sapendo
che poi alla fine qualcun altro sarà tenuto a pagare per il comportamento che
eventualmente si è rivelato troppo rischioso. Ebbene ci si può domandare se
questo intervento dello Stato non crei l'impressione che gli errori di
valutazione dei cittadini possano essere sempre e comunque sanati dal
legislatore. Chi ha contratto un mutuo a tasso variabile sapeva che il tasso
sarebbe potuto cambiare. L'ha fatto perchè inizialmente i saggi erano bassi, ma
poi quando sono saliti, zac ci pensa l'aiuto di mamma stato-banche. 2. La
convezione pensata da governo-abi ha un forte effetto di riduzione della
concorrenza. Chiunque avesse avuto una rata alta avrebbe (grazie alla Bersani,
per la verità molto osteggiata dalle banche) potuto verificare offerte
alternative per portare il mutuo in banche alla ricerca di nuovi clienti e
dunque disposte ad applicare condizioni migliori. Con la rimodulazione prevista
dalla convenzione, si fa tutto in casa. Dunque le banche si tengono stretti i
propri clienti: gli fanno diventare la rata fissa e se li tengono così in
portafoglio per decine di anni. Senza alcun rischio che qualche istituto
bancario particolarmente aggressivo vada a rompere loro le scatole. I circa 1,5
milioni di italiani con la rata alta otterranno un beneficio temporaneo a
cambiare il mutuo in fisso e per di più ai tassi del 2006, ma l'Italia perderà
in termini di concorrenza del sistema e di educazione finanziaria dei suoi
cittadini. Scritto in pol economica Commenti ( 20 ) " (4 votes, average:
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proposito di stipendi d'oro, perchè non pensare ad una tassazione eccezionale
per chi ha case con più di trenta camere? Oppure perchè non aumentare la
tassazione su chi ha la barca più lunga di trenta metri? E ancora perchè non
tassare i proprietari di Ferrari e Lamborghini? Anzi, ideona, perchè non
introdurre una imposta eccezionale per coloro che hanno un diamante superiore
ai tre carati, colore f, e inclusioni wsi? Ma veramente risolviamo i problemi
della finanza pubblica con manovre e annunci così pop e demagogici come quello
di tassare gli stipendi dei manager? I ricconi, per la verità in gran parte
antiberlusconiani, non hanno certamente bisogno del sottoscritto per essere
difesi. Fa proprio rabbia dover essere costretti a difendere questa categoria e
con essa il principio che le retribuzioni e i suoi eventuali tetti, in uno
stato liberale, non li definisce lo Stato. Chissà perchè mi viene in mente un
manifesto sinistro il cui refrain era: Anche i ricchi piangono, con una barca
sullo sfondo. Tremonti dietro alla lavagna per quattro-cinque ore. Scritto in
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ufficiale del ministro dell'Ambiente: "Ringrazio tantissimo Alfonso".
Per Alfonso, la Presti-Giacomo intende Pecoraro Scanio. Ma non basta: "Ha
fatto tanto in questi due anni per questo motivo con lui intendo mantenere un
rapporto". Complimenti al neo ministro. Ci resta il dubbio se i suoi
ringraziamenti si riferiscono specificatamente ai veti sui termovalorizzatori
(caso Campania, ma non solo), a quelli sul nucleare, o a quelli sui
rigassificatori? O piuttosto se i ringraziamenti ad Alfonso siano giustificati
per la la composizione della commissione del Via, o per la retorica
veteroambientalista, o per le ultime nomine fatte in fretta e furia al
ministero, o per i viaggi pagati in alberghi extralusso su cui indaga la
magistratura? Gentile Presti-Alfonso sono questi i motivi per cui intende
mantenere un rapporto? Un rapporto, sia detto per inciso al neoministro, che
gli italiani votando il suo partito e cancellando quello dei verdi, avrebbero
voluto vedere raso al suolo. Per il ministro dell'ambiente, due ore dietro alla
lavagna. E non fiati. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 24 ) " (9 votes,
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stato reso pubblico il dato del Pil negli Stati uniti, nel primo trimestre del
2008. La crescita della ricchezza americana è dello 0,6 per cento. Poco (anche
ancora doppia rispetto a quella italiana), ma non da giustificare tecnicamente
la paura di una recessione. La produzione industriale è cresciuta dello 0,7 per
cento. I consumi dei cittadini dell'1 per cento. E per finire sul mercato di
Borsa: all'inizio dell'anno il Dow Jones era a quota 13043 e oggi siamo
ritornati più o meno là. Perdonate i numeri, ma forse a coloro che parlano di
29 converrebbe ricordarli. Scritto in finanza Commenti ( 16 ) " (4 votes,
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capisce, pontifica Mercoledì mattina sono stato inviato a Omnibus della Sette.
Ascoltavo tanti dotti commenti sul successo della lega e sui suoi motivi e sui
flussi elettorali e bla bla bla. Ma insomma con che coraggio. Abbiamo sbagliato
tutto, ma pretendiamo di commentare i risultati diversi delle nostre
previsioni. Ma come fanno i tanti che ci hanno detto che il parlamento sarebbe
stato massacrato e polverizzato da questa legge elettorale, oggi a parlare di
bipolarismo. Come fanno i tanti che davano la lega, come piccolo movimento di
razzisti, a spiegare il suo successo. Cosa ha aperto loro gli occhi? Dovremmo
tacere, stare zitti, fare la cronaca, ascoltare e smetterla di pontificare su
fenomeni di cui non capiamo un cavolo. Ho la triste sensazione che i
giornalisti stiano diventando sempre più simili ai politici: non riescono a
vedere ciò che avviene fuori dai loro palazzi. Il corsera per due giorni
consecutivi ci ha detto che sarebbe stato meglio il pareggio e oggi si compiace
di una maggioranza chiara. L'universo mondo si interroga da dove siano arrivati
i voti alla lega. Se un partito prende nelle città del nord un voto ogni cinque
elettori, i voti li ha presi da tutti. Ma andiamo al bar Scritto in Varie
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un amico 04Apr 08 Piccolo sfogo sul meraviglioso Ferrara Cari comensali in
questa campagna elettorale moscia, piena, come sempre, di promesse, le quotazioni
di Ferrara salgono. Almeno, ovviamente, per me. Gli lanciano le pietre e lui
risponde. Va nelle piazze con idee pazze. é un simbolo di passione e di
politica. E divide, ma fa pensare. é adorabile. Scritto in Varie Commenti ( 63
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(10) pol economica (19) Varie (32) Ultime discussioni Nicola Porro: Una
risposta ad Antonio mi sembra la dia Drugo (non sempre tenero con il cuoco):
non c'è nessuna... Mr Drugo: Ci siamo proprio!! la crescita del PIL è
fondamentale ma la diminuzione strutturale delle spese lo è... Giulio di
Siena: ERRATA CORRIGE L'espressione inglese corretta è: No Taxation without
Representation. Giulio... Giulio di Siena: Intanto, mentre Robin Hood affila le
sue frecce, noi portiamo a casa un aumento dell'8% (dico... Antonio Primaldo:
Mi piacerebbe capire perche' la riduzione della spesa pubblica è un bene
mentre... I più inviati I "cagasotto" - 4 Emails Ancora sui Precari
Veneti - 1 Emails AliTaglia - 1 Emails Morti di ipocrisia - 1 Emails Piccolo
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Phastidio.net: Ancora sulle distorsioni al mercato... Giornalettismo: Roma
Città Aperta? The Mote in God's Eye: Rinegoziazione dei mutui casa, qualche
considerazione... Giornalettismo: Ma se uccidi uno, è importante sapere per chi
tifi? Recent Posts Appunti in manovra Fuoco amico Robin pop L'Ici pop dei
Liberali pop Mutui e azzzzzardi Dietro la lavagna/2 Dietro alla lavagna/1 1929
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Torna all'inizio
( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
La manovra presentata
dal governo vale quasi 35 miliardi di euro, per il prossimo triennio. Anche se
alcuni effetti (per un paio di miliarducci) si faranno sentire da quest'anno.
In sintesi si riduce la spesa pubblica corrente del 2 per cento nel triennio:
si sforbiciano risorse per gli enti locali (-9.2 miliardi), la pa, la sanità
(-5 miliardi), la scuola (-8 miliardi e meno 100mila prof) e altro ancora. La
pressione fiscale sale, alla fine del triennio, al 42,9 per cento del Pil (più
0.1 rispetto all'eredità prodiana). Questa manovra ci permetterà nel 2011 di
avere un rapporto tra debito e pil inferiore al 100 per cento. La manovra è
fatta per la gran parte dalla riduzione di spesa pubblica e questo è un bene.
Nel 2011 la spesa pubblica dovrebbe fermarsi (si fa per dire posto che in
termini assoluti aumenta) a 753 miliardi di euro (compresi 86 miliardi di
interessi sul debito), il 38.3 per cento del nostro Pil. C'è un aumento delle
imposte per il primo anno quantificabile in 4 miliardi: si fanno piangere
quelli che Julius ha indentificato come i "ricchi": petrolieri,
elettricisti, banchieri, manageroni e cooperatori. In altre parti della zuppa
abbiamo già detto cosa pensiamo della Robin tax e recentemente in maniera
caustica ma chiara lo ha scritto anche il perfido Boeri su Republik.
Obiettivamente il peso delle maggiori entrate sul complesso della manovra è
risibile e dunque con una alca selzer possiamo digerirlo. Resta la parta
migliore della manovra: Citiamo, gustandoli assai, alcuni ingredienti in modo
disordinato: abolizione dell'obbligo della tracciabilità dei compensi, morte
dell'elenco fornitori, semplificazioni sulla privacy e sulla tenuta dei libri
per le imprese. E ancora divieto di cumulo tra pensione e lavoro, impresa in un
giorno, rateizzazioni ruoli, liberalizzazione dei servizi pubblici locali,
ripristino della superBiag e stop della limitazione dell'uso dei contati a 5000
euo. Uffff. Niente male. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 6 ) " (2
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 13Jun 08 Fuoco
amico Cari commensali, le nostre ultime discussioni sono nate da alcune
provocazioni che ho voluto fare su alcune misure pop annunciate dal governo
Berlsuconi. Ho parlato, e male, della Robin tax e dei tetti agli stipendi, e
financo delle esclusioni Ici. Non ho parlato della giusta richiesta del
nucleare, delle ottime misure su premi e straordinari e sulle ipotesi di
riforma della pa. Insomma sono stato fazioso, più che fazioso. Devo una
spiegazione. Quando un governo ha davanti a sè cinque anni di legislatura e ne
ha avuti altrettanti dietro alle spalle, ha una grande carta per provare a
riformare il nostro benedetto Stato. Mi sarei immaginato una partenza sprint.
Avrei voluto la medesima decisione mostrata su Napoli, anche sull'economia.
Insomma avrei voluto un esecutivo meno pop e più impop. Chiessenefrega delle
critiche popolari, quanto si ha un tratto preciso e univoco. Assecondare gli
umori o frenarsi per non essere criticati da sinistra non vuol dire essere
democratici. Probabilmente questo è il miglior governo che potessimo votare. Ma
le difese d'ufficio sono una spezia che non piace al cuoco di questa zuppa.
Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 14 ) " (2 votes, average: 3 out of 5)
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Invia questo post a un amico 05Jun 08 Robin pop L'idea di tassare i petrolieri
per i loro extraprofitti (ma chi quantifica e come l'extra? ed è l'unico
settore ad avere extra? e nel futuro tutti gli extra saranno da bastonare?) ha
l'aria di essere l'idea più pop degli ultimi giorni. 1. Lo Stato, attraverso
l'iva, ha già portato a casa tasse extra dai profitti extra del barile extra.
Si calcola che in un anno esso ammonti già a 500 milioni. Insomma se proprio
crede lo stato potrebbe rinunciare a parte dell'Iva applicata sulla benzina che
in Italia è al 20 per cento e in altri paesi europei è al 16 per cento. 2. I
profitti maggiori sono realizzati da chi buca e spilla petrolio. Su 1,6 milioni
di barili consumati al giorno in Italia, meno di 100mila sono di produzione
domestica. Dunque toccare le royalties sui buchi rende poco niente. 3. Il
petroliere di gran lunga più ricco d'Italia si chiama l'Eni per un terzo
proprietà dello stato. Fattura quasi 90 miliardi di euro con utile vicino ai 10
miliardi (pari al fatturato totale di Erg, secondo petroliere in Italia) ed ha
un margine operativo di 20 miliardi. Tassare i petrolieri in Italia, vuol dire
per lo Stato tassare se stesso: una partita di giro. 4. Annunciare un'imposta
che può facilmente essere traslata sul consumatore ha effetti perversi. Basti
pensare che il rincaro di 1 centesimo del costo finale al consumatore della
benzina vale per le compagnie petrolifere 500 milioni di euro. Sono solo alcune
notazioni, peraltro imprecise poichè ancora non è preciso l'imponibile della
nuova tassa. Ad esempio se veniesse colpita la raffinazione, il discorso
sarebbe parzialmente diverso. Resta l'idea molto pop che la manina dello Stato asi
occupi degli affari privati. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 28 ) " (4
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 27May 08 L'Ici pop dei Liberali pop
Il governo Berlusconi ha promesso in campagna elettorale di eliminare l'Ici
sulla prima casa. Lo ha fatto con l'eccezione degli immobili accatastati a/1,
a/8 e a/9. Il motivo è che sono immobili di lusso. Non vogliamo aprire una
discussione sull'essenza di questa imposta. Piuttosto ci interessa determinare
la ragione politica per la quale siano stati esclusi dal beneficio i
proprietari di immobili, cosiddetti di lusso. E la ragione, cari commensali, è
semplice: demagogia allo stato puro. Vedete, alcune manovre fiscali opportune
questo governo non potrà farle per motivi di bilancio: e lo possiamo capire. Ma
sull'Ici pop non ci siamo. Le "abitazioni di tipo signorile"
accatastate così in Italia ammontano alla ridicola cifra di 35701
(trentacinquemila e rotti), di ville (burocraticamente chiamate a/8) ce ne sono
34.141 e infine ci sono 2397 tra castelli e palazzi di pregio. Insomma ci sono
72mila "ricchi" che non godranno dell'esenzione Ici, su 31 milioni di
immobili in Italia. Posto, come si capisce, che estendere lo sconto anche a
costoro non sarebbe stato un salasso, resta il pop. Scritto in Berlusconi IV
Commenti ( 30 ) " (4 votes, average: 2.25 out of 5) Loading ... Il Blog di
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amico 25May 08 Mutui e azzzzzardi Vi segnalo un bel articolo di Claudi Borghi
sul Giornale di un paio di giorni fa. Si parla dell'intesa governo-banche sulla
rimodulazione dei mutui a tasso variabile. Borghi dice chiaramente e subito che
"non si tratta di un regalo" e mette in chiaro (è il caso di dirlo,
vista la semplicità con cui spiega la manovra) la portata del provvedimento.
Due sole notazioni aggiuntive e provocatorie. 1. Gli economisti lo chiamano
moral azard: è la circostanza per la quale un individuo o un impresa assume
rischi alti sapendo che poi alla fine qualcun altro sarà tenuto a pagare per il
comportamento che eventualmente si è rivelato troppo rischioso. Ebbene ci si
può domandare se questo intervento dello Stato non crei l'impressione che gli
errori di valutazione dei cittadini possano essere sempre e comunque sanati dal
legislatore. Chi ha contratto un mutuo a tasso variabile sapeva che il tasso
sarebbe potuto cambiare. L'ha fatto perchè inizialmente i saggi erano bassi, ma
poi quando sono saliti, zac ci pensa l'aiuto di mamma stato-banche. 2. La
convezione pensata da governo-abi ha un forte effetto di riduzione della
concorrenza. Chiunque avesse avuto una rata alta avrebbe (grazie alla Bersani,
per la verità molto osteggiata dalle banche) potuto verificare offerte
alternative per portare il mutuo in banche alla ricerca di nuovi clienti e
dunque disposte ad applicare condizioni migliori. Con la rimodulazione prevista
dalla convenzione, si fa tutto in casa. Dunque le banche si tengono stretti i
propri clienti: gli fanno diventare la rata fissa e se li tengono così in
portafoglio per decine di anni. Senza alcun rischio che qualche istituto
bancario particolarmente aggressivo vada a rompere loro le scatole. I circa 1,5
milioni di italiani con la rata alta otterranno un beneficio temporaneo a
cambiare il mutuo in fisso e per di più ai tassi del 2006, ma l'Italia perderà
in termini di concorrenza del sistema e di educazione finanziaria dei suoi
cittadini. Scritto in pol economica Commenti ( 20 ) " (4 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15May 08 Dietro la lavagna/2 A
proposito di stipendi d'oro, perchè non pensare ad una tassazione eccezionale
per chi ha case con più di trenta camere? Oppure perchè non aumentare la
tassazione su chi ha la barca più lunga di trenta metri? E ancora perchè non
tassare i proprietari di Ferrari e Lamborghini? Anzi, ideona, perchè non
introdurre una imposta eccezionale per coloro che hanno un diamante superiore
ai tre carati, colore f, e inclusioni wsi? Ma veramente risolviamo i problemi
della finanza pubblica con manovre e annunci così pop e demagogici come quello
di tassare gli stipendi dei manager? I ricconi, per la verità in gran parte
antiberlusconiani, non hanno certamente bisogno del sottoscritto per essere
difesi. Fa proprio rabbia dover essere costretti a difendere questa categoria e
con essa il principio che le retribuzioni e i suoi eventuali tetti, in uno
stato liberale, non li definisce lo Stato. Chissà perchè mi viene in mente un
manifesto sinistro il cui refrain era: Anche i ricchi piangono, con una barca
sullo sfondo. Tremonti dietro alla lavagna per quattro-cinque ore. Scritto in
Berlusconi IV Commenti ( 30 ) " (8 votes, average: 3.5 out of 5) Loading
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questo post a un amico 10May 08 Dietro alla lavagna/1 Prima dichiarazione
ufficiale del ministro dell'Ambiente: "Ringrazio tantissimo Alfonso".
Per Alfonso, la Presti-Giacomo intende Pecoraro Scanio. Ma non basta: "Ha
fatto tanto in questi due anni per questo motivo con lui intendo mantenere un
rapporto". Complimenti al neo ministro. Ci resta il dubbio se i suoi
ringraziamenti si riferiscono specificatamente ai veti sui termovalorizzatori
(caso Campania, ma non solo), a quelli sul nucleare, o a quelli sui
rigassificatori? O piuttosto se i ringraziamenti ad Alfonso siano giustificati
per la la composizione della commissione del Via, o per la retorica veteroambientalista,
o per le ultime nomine fatte in fretta e furia al ministero, o per i viaggi
pagati in alberghi extralusso su cui indaga la magistratura? Gentile
Presti-Alfonso sono questi i motivi per cui intende mantenere un rapporto? Un
rapporto, sia detto per inciso al neoministro, che gli italiani votando il suo
partito e cancellando quello dei verdi, avrebbero voluto vedere raso al suolo.
Per il ministro dell'ambiente, due ore dietro alla lavagna. E non fiati.
Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 24 ) " (9 votes, average: 4.11 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 30Apr 08 1929 Oggi è stato reso pubblico
il dato del Pil negli Stati uniti, nel primo trimestre del 2008. La crescita
della ricchezza americana è dello 0,6 per cento. Poco (anche ancora doppia
rispetto a quella italiana), ma non da giustificare tecnicamente la paura di
una recessione. La produzione industriale è cresciuta dello 0,7 per cento. I
consumi dei cittadini dell'1 per cento. E per finire sul mercato di Borsa:
all'inizio dell'anno il Dow Jones era a quota 13043 e oggi siamo ritornati più
o meno là. Perdonate i numeri, ma forse a coloro che parlano di 29 converrebbe
ricordarli. Scritto in finanza Commenti ( 16 ) " (4 votes, average: 3 out
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Commenti Invia questo post a un amico 17Apr 08 Chi non capisce, pontifica
Mercoledì mattina sono stato inviato a Omnibus della Sette. Ascoltavo tanti
dotti commenti sul successo della lega e sui suoi motivi e sui flussi
elettorali e bla bla bla. Ma insomma con che coraggio. Abbiamo sbagliato tutto,
ma pretendiamo di commentare i risultati diversi delle nostre previsioni. Ma
come fanno i tanti che ci hanno detto che il parlamento sarebbe stato
massacrato e polverizzato da questa legge elettorale, oggi a parlare di
bipolarismo. Come fanno i tanti che davano la lega, come piccolo movimento di
razzisti, a spiegare il suo successo. Cosa ha aperto loro gli occhi? Dovremmo
tacere, stare zitti, fare la cronaca, ascoltare e smetterla di pontificare su
fenomeni di cui non capiamo un cavolo. Ho la triste sensazione che i
giornalisti stiano diventando sempre più simili ai politici: non riescono a
vedere ciò che avviene fuori dai loro palazzi. Il corsera per due giorni
consecutivi ci ha detto che sarebbe stato meglio il pareggio e oggi si compiace
di una maggioranza chiara. L'universo mondo si interroga da dove siano arrivati
i voti alla lega. Se un partito prende nelle città del nord un voto ogni cinque
elettori, i voti li ha presi da tutti. Ma andiamo al bar Scritto in Varie
Commenti ( 32 ) " (19 votes, average: 3.89 out of 5) Loading ... Il Blog
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questa campagna elettorale moscia, piena, come sempre, di promesse, le
quotazioni di Ferrara salgono. Almeno, ovviamente, per me. Gli lanciano le
pietre e lui risponde. Va nelle piazze con idee pazze. é un simbolo di passione
e di politica. E divide, ma fa pensare. é adorabile. Scritto in Varie Commenti
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(10) pol economica (19) Varie (32) Ultime discussioni Nicola Porro: Una
risposta ad Antonio mi sembra la dia Drugo (non sempre tenero con il cuoco):
non c'è nessuna... Mr Drugo: Ci siamo proprio!! la crescita del PIL è fondamentale
ma la diminuzione strutturale delle spese lo è... Giulio di Siena:
ERRATA CORRIGE L'espressione inglese corretta è: No Taxation without
Representation. Giulio... Giulio di Siena: Intanto, mentre Robin Hood affila le
sue frecce, noi portiamo a casa un aumento dell'8% (dico... Antonio Primaldo:
Mi piacerebbe capire perche' la riduzione della spesa pubblica è un bene
mentre... I più inviati I "cagasotto" - 4 Emails Ancora sui Precari
Veneti - 1 Emails AliTaglia - 1 Emails Morti di ipocrisia - 1 Emails Piccolo
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La manovra
presentata dal governo vale quasi 35 miliardi di euro, per il prossimo
triennio. Anche se alcuni effetti (per un paio di miliarducci) si faranno
sentire da quest'anno. In sintesi si riduce la spesa pubblica corrente del 2
per cento nel triennio: si sforbiciano risorse per gli enti locali (-9.2
miliardi), la pa, la sanità (-5 miliardi), la scuola (-8 miliardi e meno
100mila prof) e altro ancora. La pressione fiscale sale, alla fine del
triennio, al 42,9 per cento del Pil (più 0.1 rispetto all'eredità prodiana).
Questa manovra ci permetterà nel 2011 di avere un rapporto tra debito e pil
inferiore al 100 per cento. La manovra è fatta per la gran parte dalla
riduzione di spesa pubblica e questo è un bene. Nel 2011 la spesa pubblica
dovrebbe fermarsi (si fa per dire posto che in termini assoluti aumenta) a 753
miliardi di euro (compresi 86 miliardi di interessi sul debito), il 38.3 per
cento del nostro Pil. C'è un aumento delle imposte per il primo anno
quantificabile in 4 miliardi: si fanno piangere quelli che Julius ha
indentificato come i "ricchi": petrolieri, elettricisti, banchieri,
manageroni e cooperatori. In altre parti della zuppa abbiamo già detto cosa
pensiamo della Robin tax e recentemente in maniera caustica ma chiara lo ha
scritto anche il perfido Boeri su Republik. Obiettivamente il peso delle
maggiori entrate sul complesso della manovra è risibile e dunque con una alca
selzer possiamo digerirlo. Resta la parta migliore della manovra: Citiamo,
gustandoli assai, alcuni ingredienti in modo disordinato: abolizione
dell'obbligo della tracciabilità dei compensi, morte dell'elenco fornitori,
semplificazioni sulla privacy e sulla tenuta dei libri per le imprese. E ancora
divieto di cumulo tra pensione e lavoro, impresa in un giorno, rateizzazioni
ruoli, liberalizzazione dei servizi pubblici locali, ripristino della superBiag
e stop della limitazione dell'uso dei contati a 5000 euo. Uffff. Niente male.
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Invia questo post a un amico 13Jun 08 Fuoco amico Cari commensali, le nostre
ultime discussioni sono nate da alcune provocazioni che ho voluto fare su
alcune misure pop annunciate dal governo Berlsuconi. Ho parlato, e male, della
Robin tax e dei tetti agli stipendi, e financo delle esclusioni Ici. Non ho
parlato della giusta richiesta del nucleare, delle ottime misure su premi e
straordinari e sulle ipotesi di riforma della pa. Insomma sono stato fazioso,
più che fazioso. Devo una spiegazione. Quando un governo ha davanti a sè cinque
anni di legislatura e ne ha avuti altrettanti dietro alle spalle, ha una grande
carta per provare a riformare il nostro benedetto Stato. Mi sarei immaginato
una partenza sprint. Avrei voluto la medesima decisione mostrata su Napoli,
anche sull'economia. Insomma avrei voluto un esecutivo meno pop e più impop.
Chiessenefrega delle critiche popolari, quanto si ha un tratto preciso e
univoco. Assecondare gli umori o frenarsi per non essere criticati da sinistra
non vuol dire essere democratici. Probabilmente questo è il miglior governo che
potessimo votare. Ma le difese d'ufficio sono una spezia che non piace al cuoco
di questa zuppa. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 14 ) " (2 votes,
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L'idea di tassare i petrolieri per i loro extraprofitti (ma chi quantifica e
come l'extra? ed è l'unico settore ad avere extra? e nel futuro tutti gli extra
saranno da bastonare?) ha l'aria di essere l'idea più pop degli ultimi giorni.
1. Lo Stato, attraverso l'iva, ha già portato a casa tasse extra dai profitti
extra del barile extra. Si calcola che in un anno esso ammonti già a 500
milioni. Insomma se proprio crede lo stato potrebbe rinunciare a parte dell'Iva
applicata sulla benzina che in Italia è al 20 per cento e in altri paesi
europei è al 16 per cento. 2. I profitti maggiori sono realizzati da chi buca e
spilla petrolio. Su 1,6 milioni di barili consumati al giorno in Italia, meno
di 100mila sono di produzione domestica. Dunque toccare le royalties sui buchi
rende poco niente. 3. Il petroliere di gran lunga più ricco d'Italia si chiama
l'Eni per un terzo proprietà dello stato. Fattura quasi 90 miliardi di euro con
utile vicino ai 10 miliardi (pari al fatturato totale di Erg, secondo
petroliere in Italia) ed ha un margine operativo di 20 miliardi. Tassare i
petrolieri in Italia, vuol dire per lo Stato tassare se stesso: una partita di
giro. 4. Annunciare un'imposta che può facilmente essere traslata sul
consumatore ha effetti perversi. Basti pensare che il rincaro di 1 centesimo
del costo finale al consumatore della benzina vale per le compagnie petrolifere
500 milioni di euro. Sono solo alcune notazioni, peraltro imprecise poichè
ancora non è preciso l'imponibile della nuova tassa. Ad esempio se veniesse
colpita la raffinazione, il discorso sarebbe parzialmente diverso. Resta l'idea
molto pop che la manina dello Stato asi occupi degli affari privati. Scritto in
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questo post a un amico 27May 08
L'Ici pop dei Liberali pop Il governo Berlusconi ha
promesso in campagna elettorale di eliminare l'Ici sulla prima casa. Lo ha
fatto con l'eccezione degli immobili accatastati a/1, a/8 e a/9. Il motivo è
che sono immobili di lusso. Non vogliamo aprire una discussione sull'essenza di
questa imposta. Piuttosto ci interessa determinare la ragione politica per la
quale siano stati esclusi dal beneficio i proprietari di immobili, cosiddetti
di lusso. E la ragione, cari commensali, è semplice: demagogia allo stato puro.
Vedete, alcune manovre fiscali opportune questo governo non potrà farle per
motivi di bilancio: e lo possiamo capire. Ma sull'Ici pop non ci siamo. Le
"abitazioni di tipo signorile" accatastate così in Italia ammontano
alla ridicola cifra di 35701 (trentacinquemila e rotti), di ville
(burocraticamente chiamate a/8) ce ne sono 34.141 e infine ci sono 2397 tra
castelli e palazzi di pregio. Insomma ci sono 72mila "ricchi" che non
godranno dell'esenzione Ici, su 31 milioni di immobili in Italia. Posto, come
si capisce, che estendere lo sconto anche a costoro non sarebbe stato un
salasso, resta il pop. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 30 ) " (4
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azzzzzardi Vi segnalo un bel articolo di Claudi Borghi sul Giornale di un paio
di giorni fa. Si parla dell'intesa governo-banche sulla rimodulazione dei mutui
a tasso variabile. Borghi dice chiaramente e subito che "non si tratta di
un regalo" e mette in chiaro (è il caso di dirlo, vista la semplicità con
cui spiega la manovra) la portata del provvedimento. Due sole notazioni
aggiuntive e provocatorie. 1. Gli economisti lo chiamano moral azard: è la
circostanza per la quale un individuo o un impresa assume rischi alti sapendo
che poi alla fine qualcun altro sarà tenuto a pagare per il comportamento che
eventualmente si è rivelato troppo rischioso. Ebbene ci si può domandare se
questo intervento dello Stato non crei l'impressione che gli errori di
valutazione dei cittadini possano essere sempre e comunque sanati dal
legislatore. Chi ha contratto un mutuo a tasso variabile sapeva che il tasso
sarebbe potuto cambiare. L'ha fatto perchè inizialmente i saggi erano bassi, ma
poi quando sono saliti, zac ci pensa l'aiuto di mamma stato-banche. 2. La
convezione pensata da governo-abi ha un forte effetto di riduzione della
concorrenza. Chiunque avesse avuto una rata alta avrebbe (grazie alla Bersani,
per la verità molto osteggiata dalle banche) potuto verificare offerte
alternative per portare il mutuo in banche alla ricerca di nuovi clienti e
dunque disposte ad applicare condizioni migliori. Con la rimodulazione prevista
dalla convenzione, si fa tutto in casa. Dunque le banche si tengono stretti i
propri clienti: gli fanno diventare la rata fissa e se li tengono così in
portafoglio per decine di anni. Senza alcun rischio che qualche istituto
bancario particolarmente aggressivo vada a rompere loro le scatole. I circa 1,5
milioni di italiani con la rata alta otterranno un beneficio temporaneo a
cambiare il mutuo in fisso e per di più ai tassi del 2006, ma l'Italia perderà
in termini di concorrenza del sistema e di educazione finanziaria dei suoi
cittadini. Scritto in pol economica Commenti ( 20 ) " (4 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15May 08 Dietro la lavagna/2 A
proposito di stipendi d'oro, perchè non pensare ad una tassazione eccezionale
per chi ha case con più di trenta camere? Oppure perchè non aumentare la
tassazione su chi ha la barca più lunga di trenta metri? E ancora perchè non
tassare i proprietari di Ferrari e Lamborghini? Anzi, ideona, perchè non
introdurre una imposta eccezionale per coloro che hanno un diamante superiore
ai tre carati, colore f, e inclusioni wsi? Ma veramente risolviamo i problemi
della finanza pubblica con manovre e annunci così pop e demagogici come quello
di tassare gli stipendi dei manager? I ricconi, per la verità in gran parte
antiberlusconiani, non hanno certamente bisogno del sottoscritto per essere
difesi. Fa proprio rabbia dover essere costretti a difendere questa categoria e
con essa il principio che le retribuzioni e i suoi eventuali tetti, in uno
stato liberale, non li definisce lo Stato. Chissà perchè mi viene in mente un
manifesto sinistro il cui refrain era: Anche i ricchi piangono, con una barca
sullo sfondo. Tremonti dietro alla lavagna per quattro-cinque ore. Scritto in
Berlusconi IV Commenti ( 30 ) " (8 votes, average: 3.5 out of 5) Loading
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questo post a un amico 10May 08 Dietro alla lavagna/1 Prima dichiarazione
ufficiale del ministro dell'Ambiente: "Ringrazio tantissimo Alfonso".
Per Alfonso, la Presti-Giacomo intende Pecoraro Scanio. Ma non basta: "Ha
fatto tanto in questi due anni per questo motivo con lui intendo mantenere un
rapporto". Complimenti al neo ministro. Ci resta il dubbio se i suoi
ringraziamenti si riferiscono specificatamente ai veti sui termovalorizzatori
(caso Campania, ma non solo), a quelli sul nucleare, o a quelli sui
rigassificatori? O piuttosto se i ringraziamenti ad Alfonso siano giustificati
per la la composizione della commissione del Via, o per la retorica
veteroambientalista, o per le ultime nomine fatte in fretta e furia al
ministero, o per i viaggi pagati in alberghi extralusso su cui indaga la
magistratura? Gentile Presti-Alfonso sono questi i motivi per cui intende
mantenere un rapporto? Un rapporto, sia detto per inciso al neoministro, che
gli italiani votando il suo partito e cancellando quello dei verdi, avrebbero
voluto vedere raso al suolo. Per il ministro dell'ambiente, due ore dietro alla
lavagna. E non fiati. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 24 ) " (9 votes,
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Apr 08 1929 Oggi è stato reso
pubblico il dato del Pil negli Stati uniti, nel primo trimestre del 2008. La
crescita della ricchezza americana è dello 0,6 per cento. Poco (anche ancora
doppia rispetto a quella italiana), ma non da giustificare tecnicamente la
paura di una recessione. La produzione industriale è cresciuta dello 0,7 per
cento. I consumi dei cittadini dell'1 per cento. E per finire sul mercato di
Borsa: all'inizio dell'anno il Dow Jones era a quota 13043 e oggi siamo
ritornati più o meno là. Perdonate i numeri, ma forse a coloro che parlano di
29 converrebbe ricordarli. Scritto in finanza Commenti ( 16 ) " (4 votes,
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 17Apr 08 Chi non capisce,
pontifica Mercoledì mattina sono stato inviato a Omnibus della Sette. Ascoltavo
tanti dotti commenti sul successo della lega e sui suoi motivi e sui flussi
elettorali e bla bla bla. Ma insomma con che coraggio. Abbiamo sbagliato tutto,
ma pretendiamo di commentare i risultati diversi delle nostre previsioni. Ma
come fanno i tanti che ci hanno detto che il parlamento sarebbe stato
massacrato e polverizzato da questa legge elettorale, oggi a parlare di
bipolarismo. Come fanno i tanti che davano la lega, come piccolo movimento di
razzisti, a spiegare il suo successo. Cosa ha aperto loro gli occhi? Dovremmo
tacere, stare zitti, fare la cronaca, ascoltare e smetterla di pontificare su
fenomeni di cui non capiamo un cavolo. Ho la triste sensazione che i
giornalisti stiano diventando sempre più simili ai politici: non riescono a
vedere ciò che avviene fuori dai loro palazzi. Il corsera per due giorni
consecutivi ci ha detto che sarebbe stato meglio il pareggio e oggi si compiace
di una maggioranza chiara. L'universo mondo si interroga da dove siano arrivati
i voti alla lega. Se un partito prende nelle città del nord un voto ogni cinque
elettori, i voti li ha presi da tutti. Ma andiamo al bar Scritto in Varie
Commenti ( 32 ) " (19 votes, average: 3.89 out of 5) Loading ... Il Blog
di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a
un amico 04Apr 08 Piccolo sfogo sul meraviglioso Ferrara Cari comensali in
questa campagna elettorale moscia, piena, come sempre, di promesse, le
quotazioni di Ferrara salgono. Almeno, ovviamente, per me. Gli lanciano le
pietre e lui risponde. Va nelle piazze con idee pazze. é un simbolo di passione
e di politica. E divide, ma fa pensare. é adorabile. Scritto in Varie Commenti
( 63 ) " (8 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola
Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico
Post precedenti Chi sono Nato a Roma, vivo a Milano. Lavoro da qualche anno al
Giornale e scrivo di economia e finanza. Tutti gli articoli di Nicola Porro su
ilGiornale.it contatti Categorie Berlusconi IV (6) burocrazia (1) citazioni (2) finanza
(10) pol economica (19) Varie (32) Ultime discussioni Nicola Porro: Una
risposta ad Antonio mi sembra la dia Drugo (non sempre tenero con il cuoco):
non c'è nessuna... Mr Drugo: Ci siamo proprio!! la crescita del PIL è
fondamentale ma la diminuzione strutturale delle spese lo è... Giulio di
Siena: ERRATA CORRIGE L'espressione inglese corretta è: No Taxation without
Representation. Giulio... Giulio di Siena: Intanto, mentre Robin Hood affila le
sue frecce, noi portiamo a casa un aumento dell'8% (dico... Antonio Primaldo:
Mi piacerebbe capire perche' la riduzione della spesa pubblica è un bene
mentre... I più inviati I "cagasotto" - 4 Emails Ancora sui Precari
Veneti - 1 Emails AliTaglia - 1 Emails Morti di ipocrisia - 1 Emails Piccolo
sfogo sul meraviglioso Ferrara - 1 Emails Blog amici Alex Tabarrok crilla
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Trackback recenti Giornalettismo: Scajola e la concorrenza che non c'è
Phastidio.net: Ancora sulle distorsioni al mercato... Giornalettismo: Roma Città
Aperta? The Mote in God's Eye: Rinegoziazione dei mutui casa, qualche
considerazione... Giornalettismo: Ma se uccidi uno, è importante sapere per chi
tifi? Recent Posts Appunti in manovra Fuoco amico Robin pop L'Ici pop dei
Liberali pop Mutui e azzzzzardi Dietro la lavagna/2 Dietro alla lavagna/1 1929
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Torna all'inizio
( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
La manovra
presentata dal governo vale quasi 35 miliardi di euro, per il prossimo
triennio. Anche se alcuni effetti (per un paio di miliarducci) si faranno
sentire da quest'anno. In sintesi si riduce la spesa pubblica corrente del 2
per cento nel triennio: si sforbiciano risorse per gli enti locali (-9.2
miliardi), la pa, la sanità (-5 miliardi), la scuola (-8 miliardi e meno
100mila prof) e altro ancora. La pressione fiscale sale, alla fine del
triennio, al 42,9 per cento del Pil (più 0.1 rispetto all'eredità prodiana).
Questa manovra ci permetterà nel 2011 di avere un rapporto tra debito e pil
inferiore al 100 per cento. La manovra è fatta per la gran parte dalla
riduzione di spesa pubblica e questo è un bene. Nel 2011 la spesa pubblica
dovrebbe fermarsi (si fa per dire posto che in termini assoluti aumenta) a 753
miliardi di euro (compresi 86 miliardi di interessi sul debito), il 38.3 per
cento del nostro Pil. C'è un aumento delle imposte per il primo anno quantificabile
in 4 miliardi: si fanno piangere quelli che Julius ha indentificato come i
"ricchi": petrolieri, elettricisti, banchieri, manageroni e
cooperatori. In altre parti della zuppa abbiamo già detto cosa pensiamo della
Robin tax e recentemente in maniera caustica ma chiara lo ha scritto anche il
perfido Boeri su Republik. Obiettivamente il peso delle maggiori entrate sul
complesso della manovra è risibile e dunque con una alca selzer possiamo
digerirlo. Resta la parta migliore della manovra: Citiamo, gustandoli assai,
alcuni ingredienti in modo disordinato: abolizione dell'obbligo della
tracciabilità dei compensi, morte dell'elenco fornitori, semplificazioni sulla
privacy e sulla tenuta dei libri per le imprese. E ancora divieto di cumulo tra
pensione e lavoro, impresa in un giorno, rateizzazioni ruoli, liberalizzazione
dei servizi pubblici locali, ripristino della superBiag e stop della
limitazione dell'uso dei contati a 5000 euo. Uffff. Niente male. Scritto in
Berlusconi IV Commenti ( 6 ) " (2 votes, average: 2.5 out of 5) Loading
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questo post a un amico 13Jun 08 Fuoco amico Cari commensali, le nostre ultime
discussioni sono nate da alcune provocazioni che ho voluto fare su alcune misure
pop annunciate dal governo Berlsuconi. Ho parlato, e male, della Robin tax e
dei tetti agli stipendi, e financo delle esclusioni Ici. Non ho parlato della
giusta richiesta del nucleare, delle ottime misure su premi e straordinari e
sulle ipotesi di riforma della pa. Insomma sono stato fazioso, più che fazioso.
Devo una spiegazione. Quando un governo ha davanti a sè cinque anni di
legislatura e ne ha avuti altrettanti dietro alle spalle, ha una grande carta
per provare a riformare il nostro benedetto Stato. Mi sarei immaginato una
partenza sprint. Avrei voluto la medesima decisione mostrata su Napoli, anche
sull'economia. Insomma avrei voluto un esecutivo meno pop e più impop.
Chiessenefrega delle critiche popolari, quanto si ha un tratto preciso e univoco.
Assecondare gli umori o frenarsi per non essere criticati da sinistra non vuol
dire essere democratici. Probabilmente questo è il miglior governo che
potessimo votare. Ma le difese d'ufficio sono una spezia che non piace al cuoco
di questa zuppa. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 14 ) " (2 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05Jun 08 Robin pop
L'idea di tassare i petrolieri per i loro extraprofitti (ma chi quantifica e
come l'extra? ed è l'unico settore ad avere extra? e nel futuro tutti gli extra
saranno da bastonare?) ha l'aria di essere l'idea più pop degli ultimi giorni.
1. Lo Stato, attraverso l'iva, ha già portato a casa tasse extra dai profitti
extra del barile extra. Si calcola che in un anno esso ammonti già a 500
milioni. Insomma se proprio crede lo stato potrebbe rinunciare a parte dell'Iva
applicata sulla benzina che in Italia è al 20 per cento e in altri paesi
europei è al 16 per cento. 2. I profitti maggiori sono realizzati da chi buca e
spilla petrolio. Su 1,6 milioni di barili consumati al giorno in Italia, meno
di 100mila sono di produzione domestica. Dunque toccare le royalties sui buchi
rende poco niente. 3. Il petroliere di gran lunga più ricco d'Italia si chiama
l'Eni per un terzo proprietà dello stato. Fattura quasi 90 miliardi di euro con
utile vicino ai 10 miliardi (pari al fatturato totale di Erg, secondo
petroliere in Italia) ed ha un margine operativo di 20 miliardi. Tassare i petrolieri
in Italia, vuol dire per lo Stato tassare se stesso: una partita di giro. 4.
Annunciare un'imposta che può facilmente essere traslata sul consumatore ha
effetti perversi. Basti pensare che il rincaro di 1 centesimo del costo finale
al consumatore della benzina vale per le compagnie petrolifere 500 milioni di
euro. Sono solo alcune notazioni, peraltro imprecise poichè ancora non è
preciso l'imponibile della nuova tassa. Ad esempio se veniesse colpita la
raffinazione, il discorso sarebbe parzialmente diverso. Resta l'idea molto pop
che la manina dello Stato asi occupi degli affari privati. Scritto in
Berlusconi IV Commenti ( 28 ) " (4 votes, average: 2.5 out of 5) Loading
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questo post a un amico 27May 08
L'Ici pop dei Liberali pop Il governo Berlusconi ha
promesso in campagna elettorale di eliminare l'Ici sulla prima casa. Lo ha
fatto con l'eccezione degli immobili accatastati a/1, a/8 e a/9. Il motivo è
che sono immobili di lusso. Non vogliamo aprire una discussione sull'essenza di
questa imposta. Piuttosto ci interessa determinare la ragione politica per la
quale siano stati esclusi dal beneficio i proprietari di immobili, cosiddetti
di lusso. E la ragione, cari commensali, è semplice: demagogia allo stato puro.
Vedete, alcune manovre fiscali opportune questo governo non potrà farle per
motivi di bilancio: e lo possiamo capire. Ma sull'Ici pop non ci siamo. Le
"abitazioni di tipo signorile" accatastate così in Italia ammontano
alla ridicola cifra di 35701 (trentacinquemila e rotti), di ville
(burocraticamente chiamate a/8) ce ne sono 34.141 e infine ci sono 2397 tra
castelli e palazzi di pregio. Insomma ci sono 72mila "ricchi" che non
godranno dell'esenzione Ici, su 31 milioni di immobili in Italia. Posto, come
si capisce, che estendere lo sconto anche a costoro non sarebbe stato un
salasso, resta il pop. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 30 ) " (4
votes, average: 2.25 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 25May 08 Mutui e
azzzzzardi Vi segnalo un bel articolo di Claudi Borghi sul Giornale di un paio
di giorni fa. Si parla dell'intesa governo-banche sulla rimodulazione dei mutui
a tasso variabile. Borghi dice chiaramente e subito che "non si tratta di
un regalo" e mette in chiaro (è il caso di dirlo, vista la semplicità con
cui spiega la manovra) la portata del provvedimento. Due sole notazioni
aggiuntive e provocatorie. 1. Gli economisti lo chiamano moral azard: è la
circostanza per la quale un individuo o un impresa assume rischi alti sapendo
che poi alla fine qualcun altro sarà tenuto a pagare per il comportamento che
eventualmente si è rivelato troppo rischioso. Ebbene ci si può domandare se
questo intervento dello Stato non crei l'impressione che gli errori di
valutazione dei cittadini possano essere sempre e comunque sanati dal
legislatore. Chi ha contratto un mutuo a tasso variabile sapeva che il tasso
sarebbe potuto cambiare. L'ha fatto perchè inizialmente i saggi erano bassi, ma
poi quando sono saliti, zac ci pensa l'aiuto di mamma stato-banche. 2. La
convezione pensata da governo-abi ha un forte effetto di riduzione della
concorrenza. Chiunque avesse avuto una rata alta avrebbe (grazie alla Bersani,
per la verità molto osteggiata dalle banche) potuto verificare offerte
alternative per portare il mutuo in banche alla ricerca di nuovi clienti e
dunque disposte ad applicare condizioni migliori. Con la rimodulazione prevista
dalla convenzione, si fa tutto in casa. Dunque le banche si tengono stretti i
propri clienti: gli fanno diventare la rata fissa e se li tengono così in
portafoglio per decine di anni. Senza alcun rischio che qualche istituto
bancario particolarmente aggressivo vada a rompere loro le scatole. I circa 1,5
milioni di italiani con la rata alta otterranno un beneficio temporaneo a
cambiare il mutuo in fisso e per di più ai tassi del 2006, ma l'Italia perderà
in termini di concorrenza del sistema e di educazione finanziaria dei suoi cittadini.
Scritto in pol economica Commenti ( 20 ) " (4 votes, average: 2.75 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 15May 08 Dietro la lavagna/2 A proposito
di stipendi d'oro, perchè non pensare ad una tassazione eccezionale per chi ha
case con più di trenta camere? Oppure perchè non aumentare la tassazione su chi
ha la barca più lunga di trenta metri? E ancora perchè non tassare i
proprietari di Ferrari e Lamborghini? Anzi, ideona, perchè non introdurre una
imposta eccezionale per coloro che hanno un diamante superiore ai tre carati,
colore f, e inclusioni wsi? Ma veramente risolviamo i problemi della finanza
pubblica con manovre e annunci così pop e demagogici come quello di tassare gli
stipendi dei manager? I ricconi, per la verità in gran parte antiberlusconiani,
non hanno certamente bisogno del sottoscritto per essere difesi. Fa proprio
rabbia dover essere costretti a difendere questa categoria e con essa il
principio che le retribuzioni e i suoi eventuali tetti, in uno stato liberale,
non li definisce lo Stato. Chissà perchè mi viene in mente un manifesto
sinistro il cui refrain era: Anche i ricchi piangono, con una barca sullo
sfondo. Tremonti dietro alla lavagna per quattro-cinque ore. Scritto in
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questo post a un amico 10May 08 Dietro alla lavagna/1 Prima dichiarazione
ufficiale del ministro dell'Ambiente: "Ringrazio tantissimo Alfonso".
Per Alfonso, la Presti-Giacomo intende Pecoraro Scanio. Ma non basta: "Ha
fatto tanto in questi due anni per questo motivo con lui intendo mantenere un
rapporto". Complimenti al neo ministro. Ci resta il dubbio se i suoi
ringraziamenti si riferiscono specificatamente ai veti sui termovalorizzatori
(caso Campania, ma non solo), a quelli sul nucleare, o a quelli sui
rigassificatori? O piuttosto se i ringraziamenti ad Alfonso siano giustificati
per la la composizione della commissione del Via, o per la retorica
veteroambientalista, o per le ultime nomine fatte in fretta e furia al
ministero, o per i viaggi pagati in alberghi extralusso su cui indaga la
magistratura? Gentile Presti-Alfonso sono questi i motivi per cui intende
mantenere un rapporto? Un rapporto, sia detto per inciso al neoministro, che
gli italiani votando il suo partito e cancellando quello dei verdi, avrebbero
voluto vedere raso al suolo. Per il ministro dell'ambiente, due ore dietro alla
lavagna. E non fiati. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 24 ) " (9 votes,
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stato reso pubblico il dato del Pil negli Stati uniti, nel primo trimestre del
2008. La crescita della ricchezza americana è dello 0,6 per cento. Poco (anche
ancora doppia rispetto a quella italiana), ma non da giustificare tecnicamente
la paura di una recessione. La produzione industriale è cresciuta dello 0,7 per
cento. I consumi dei cittadini dell'1 per cento. E per finire sul mercato di
Borsa: all'inizio dell'anno il Dow Jones era a quota 13043 e oggi siamo
ritornati più o meno là. Perdonate i numeri, ma forse a coloro che parlano di
29 converrebbe ricordarli. Scritto in finanza Commenti ( 16 ) " (4 votes,
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capisce, pontifica Mercoledì mattina sono stato inviato a Omnibus della Sette.
Ascoltavo tanti dotti commenti sul successo della lega e sui suoi motivi e sui
flussi elettorali e bla bla bla. Ma insomma con che coraggio. Abbiamo sbagliato
tutto, ma pretendiamo di commentare i risultati diversi delle nostre
previsioni. Ma come fanno i tanti che ci hanno detto che il parlamento sarebbe
stato massacrato e polverizzato da questa legge elettorale, oggi a parlare di
bipolarismo. Come fanno i tanti che davano la lega, come piccolo movimento di razzisti,
a spiegare il suo successo. Cosa ha aperto loro gli occhi? Dovremmo tacere,
stare zitti, fare la cronaca, ascoltare e smetterla di pontificare su fenomeni
di cui non capiamo un cavolo. Ho la triste sensazione che i giornalisti stiano
diventando sempre più simili ai politici: non riescono a vedere ciò che avviene
fuori dai loro palazzi. Il corsera per due giorni consecutivi ci ha detto che
sarebbe stato meglio il pareggio e oggi si compiace di una maggioranza chiara.
L'universo mondo si interroga da dove siano arrivati i voti alla lega. Se un
partito prende nelle città del nord un voto ogni cinque elettori, i voti li ha
presi da tutti. Ma andiamo al bar Scritto in Varie Commenti ( 32 ) " (19
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sfogo sul meraviglioso Ferrara Cari comensali in questa campagna elettorale
moscia, piena, come sempre, di promesse, le quotazioni di Ferrara salgono.
Almeno, ovviamente, per me. Gli lanciano le pietre e lui risponde. Va nelle
piazze con idee pazze. é un simbolo di passione e di politica. E divide, ma fa
pensare. é adorabile. Scritto in Varie Commenti ( 63 ) " (8 votes,
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Ultime discussioni Nicola Porro: Una risposta ad Antonio mi sembra la dia Drugo
(non sempre tenero con il cuoco): non c'è nessuna... Mr Drugo: Ci siamo
proprio!! la crescita del PIL è fondamentale ma la diminuzione strutturale
delle spese lo è... Giulio di Siena: ERRATA CORRIGE L'espressione
inglese corretta è: No Taxation without Representation. Giulio... Giulio di Siena:
Intanto, mentre Robin Hood affila le sue frecce, noi portiamo a casa un aumento
dell'8% (dico... Antonio Primaldo: Mi piacerebbe capire perche' la riduzione
della spesa pubblica è un bene mentre... I più inviati I "cagasotto"
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Scajola e la concorrenza che non c'è Phastidio.net: Ancora sulle distorsioni al
mercato... Giornalettismo: Roma Città Aperta? The Mote in God's Eye:
Rinegoziazione dei mutui casa, qualche considerazione... Giornalettismo: Ma se
uccidi uno, è importante sapere per chi tifi? Recent Posts Appunti in manovra
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( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
La manovra
presentata dal governo vale quasi 35 miliardi di euro, per il prossimo
triennio. Anche se alcuni effetti (per un paio di miliarducci) si faranno
sentire da quest'anno. In sintesi si riduce la spesa pubblica corrente del 2
per cento nel triennio: si sforbiciano risorse per gli enti locali (-9.2
miliardi), la pa, la sanità (-5 miliardi), la scuola (-8 miliardi e meno
100mila prof) e altro ancora. La pressione fiscale sale, alla fine del
triennio, al 42,9 per cento del Pil (più 0.1 rispetto all'eredità prodiana).
Questa manovra ci permetterà nel 2011 di avere un rapporto tra debito e pil
inferiore al 100 per cento. La manovra è fatta per la gran parte dalla
riduzione di spesa pubblica e questo è un bene. Nel 2011 la spesa pubblica
dovrebbe fermarsi (si fa per dire posto che in termini assoluti aumenta) a 753
miliardi di euro (compresi 86 miliardi di interessi sul debito), il 38.3 per
cento del nostro Pil. C'è un aumento delle imposte per il primo anno
quantificabile in 4 miliardi: si fanno piangere quelli che Julius ha indentificato
come i "ricchi": petrolieri, elettricisti, banchieri, manageroni e
cooperatori. In altre parti della zuppa abbiamo già detto cosa pensiamo della
Robin tax e recentemente in maniera caustica ma chiara lo ha scritto anche il
perfido Boeri su Republik. Obiettivamente il peso delle maggiori entrate sul
complesso della manovra è risibile e dunque con una alca selzer possiamo
digerirlo. Resta la parta migliore della manovra: Citiamo, gustandoli assai,
alcuni ingredienti in modo disordinato: abolizione dell'obbligo della
tracciabilità dei compensi, morte dell'elenco fornitori, semplificazioni sulla
privacy e sulla tenuta dei libri per le imprese. E ancora divieto di cumulo tra
pensione e lavoro, impresa in un giorno, rateizzazioni ruoli, liberalizzazione
dei servizi pubblici locali, ripristino della superBiag e stop della
limitazione dell'uso dei contati a 5000 euo. Uffff. Niente male. Scritto in
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discussioni sono nate da alcune provocazioni che ho voluto fare su alcune
misure pop annunciate dal governo Berlsuconi. Ho parlato, e male, della Robin
tax e dei tetti agli stipendi, e financo delle esclusioni Ici. Non ho parlato
della giusta richiesta del nucleare, delle ottime misure su premi e
straordinari e sulle ipotesi di riforma della pa. Insomma sono stato fazioso,
più che fazioso. Devo una spiegazione. Quando un governo ha davanti a sè cinque
anni di legislatura e ne ha avuti altrettanti dietro alle spalle, ha una grande
carta per provare a riformare il nostro benedetto Stato. Mi sarei immaginato
una partenza sprint. Avrei voluto la medesima decisione mostrata su Napoli,
anche sull'economia. Insomma avrei voluto un esecutivo meno pop e più impop.
Chiessenefrega delle critiche popolari, quanto si ha un tratto preciso e
univoco. Assecondare gli umori o frenarsi per non essere criticati da sinistra
non vuol dire essere democratici. Probabilmente questo è il miglior governo che
potessimo votare. Ma le difese d'ufficio sono una spezia che non piace al cuoco
di questa zuppa. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 14 ) " (2 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05Jun 08 Robin pop
L'idea di tassare i petrolieri per i loro extraprofitti (ma chi quantifica e
come l'extra? ed è l'unico settore ad avere extra? e nel futuro tutti gli extra
saranno da bastonare?) ha l'aria di essere l'idea più pop degli ultimi giorni.
1. Lo Stato, attraverso l'iva, ha già portato a casa tasse extra dai profitti
extra del barile extra. Si calcola che in un anno esso ammonti già a 500 milioni.
Insomma se proprio crede lo stato potrebbe rinunciare a parte dell'Iva
applicata sulla benzina che in Italia è al 20 per cento e in altri paesi
europei è al 16 per cento. 2. I profitti maggiori sono realizzati da chi buca e
spilla petrolio. Su 1,6 milioni di barili consumati al giorno in Italia, meno
di 100mila sono di produzione domestica. Dunque toccare le royalties sui buchi
rende poco niente. 3. Il petroliere di gran lunga più ricco d'Italia si chiama
l'Eni per un terzo proprietà dello stato. Fattura quasi 90 miliardi di euro con
utile vicino ai 10 miliardi (pari al fatturato totale di Erg, secondo
petroliere in Italia) ed ha un margine operativo di 20 miliardi. Tassare i
petrolieri in Italia, vuol dire per lo Stato tassare se stesso: una partita di
giro. 4. Annunciare un'imposta che può facilmente essere traslata sul
consumatore ha effetti perversi. Basti pensare che il rincaro di 1 centesimo
del costo finale al consumatore della benzina vale per le compagnie petrolifere
500 milioni di euro. Sono solo alcune notazioni, peraltro imprecise poichè
ancora non è preciso l'imponibile della nuova tassa. Ad esempio se veniesse
colpita la raffinazione, il discorso sarebbe parzialmente diverso. Resta l'idea
molto pop che la manina dello Stato asi occupi degli affari privati. Scritto in
Berlusconi IV Commenti ( 28 ) " (4 votes, average: 2.5 out of 5) Loading
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questo post a un amico 27May 08
L'Ici pop dei Liberali pop Il governo Berlusconi ha
promesso in campagna elettorale di eliminare l'Ici sulla prima casa. Lo ha
fatto con l'eccezione degli immobili accatastati a/1, a/8 e a/9. Il motivo è
che sono immobili di lusso. Non vogliamo aprire una discussione sull'essenza di
questa imposta. Piuttosto ci interessa determinare la ragione politica per la
quale siano stati esclusi dal beneficio i proprietari di immobili, cosiddetti
di lusso. E la ragione, cari commensali, è semplice: demagogia allo stato puro.
Vedete, alcune manovre fiscali opportune questo governo non potrà farle per
motivi di bilancio: e lo possiamo capire. Ma sull'Ici pop non ci siamo. Le
"abitazioni di tipo signorile" accatastate così in Italia ammontano
alla ridicola cifra di 35701 (trentacinquemila e rotti), di ville (burocraticamente
chiamate a/8) ce ne sono 34.141 e infine ci sono 2397 tra castelli e palazzi di
pregio. Insomma ci sono 72mila "ricchi" che non godranno
dell'esenzione Ici, su 31 milioni di immobili in Italia. Posto, come si
capisce, che estendere lo sconto anche a costoro non sarebbe stato un salasso,
resta il pop. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 30 ) " (4 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 25May 08 Mutui e
azzzzzardi Vi segnalo un bel articolo di Claudi Borghi sul Giornale di un paio
di giorni fa. Si parla dell'intesa governo-banche sulla rimodulazione dei mutui
a tasso variabile. Borghi dice chiaramente e subito che "non si tratta di
un regalo" e mette in chiaro (è il caso di dirlo, vista la semplicità con
cui spiega la manovra) la portata del provvedimento. Due sole notazioni
aggiuntive e provocatorie. 1. Gli economisti lo chiamano moral azard: è la
circostanza per la quale un individuo o un impresa assume rischi alti sapendo
che poi alla fine qualcun altro sarà tenuto a pagare per il comportamento che
eventualmente si è rivelato troppo rischioso. Ebbene ci si può domandare se
questo intervento dello Stato non crei l'impressione che gli errori di valutazione
dei cittadini possano essere sempre e comunque sanati dal legislatore. Chi ha
contratto un mutuo a tasso variabile sapeva che il tasso sarebbe potuto
cambiare. L'ha fatto perchè inizialmente i saggi erano bassi, ma poi quando
sono saliti, zac ci pensa l'aiuto di mamma stato-banche. 2. La convezione
pensata da governo-abi ha un forte effetto di riduzione della concorrenza.
Chiunque avesse avuto una rata alta avrebbe (grazie alla Bersani, per la verità
molto osteggiata dalle banche) potuto verificare offerte alternative per
portare il mutuo in banche alla ricerca di nuovi clienti e dunque disposte ad
applicare condizioni migliori. Con la rimodulazione prevista dalla convenzione,
si fa tutto in casa. Dunque le banche si tengono stretti i propri clienti: gli
fanno diventare la rata fissa e se li tengono così in portafoglio per decine di
anni. Senza alcun rischio che qualche istituto bancario particolarmente
aggressivo vada a rompere loro le scatole. I circa 1,5 milioni di italiani con
la rata alta otterranno un beneficio temporaneo a cambiare il mutuo in fisso e
per di più ai tassi del 2006, ma l'Italia perderà in termini di concorrenza del
sistema e di educazione finanziaria dei suoi cittadini. Scritto in pol
economica Commenti ( 20 ) " (4 votes, average: 2.75 out of 5) Loading ...
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post a un amico 15May 08 Dietro la lavagna/2 A proposito di stipendi d'oro,
perchè non pensare ad una tassazione eccezionale per chi ha case con più di
trenta camere? Oppure perchè non aumentare la tassazione su chi ha la barca più
lunga di trenta metri? E ancora perchè non tassare i proprietari di Ferrari e
Lamborghini? Anzi, ideona, perchè non introdurre una imposta eccezionale per
coloro che hanno un diamante superiore ai tre carati, colore f, e inclusioni
wsi? Ma veramente risolviamo i problemi della finanza pubblica con manovre e
annunci così pop e demagogici come quello di tassare gli stipendi dei manager?
I ricconi, per la verità in gran parte antiberlusconiani, non hanno certamente
bisogno del sottoscritto per essere difesi. Fa proprio rabbia dover essere
costretti a difendere questa categoria e con essa il principio che le
retribuzioni e i suoi eventuali tetti, in uno stato liberale, non li definisce
lo Stato. Chissà perchè mi viene in mente un manifesto sinistro il cui refrain
era: Anche i ricchi piangono, con una barca sullo sfondo. Tremonti dietro alla
lavagna per quattro-cinque ore. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 30 ) "
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10May 08
Dietro alla lavagna/1 Prima dichiarazione ufficiale del ministro dell'Ambiente:
"Ringrazio tantissimo Alfonso". Per Alfonso, la Presti-Giacomo
intende Pecoraro Scanio. Ma non basta: "Ha fatto tanto in questi due anni
per questo motivo con lui intendo mantenere un rapporto". Complimenti al
neo ministro. Ci resta il dubbio se i suoi ringraziamenti si riferiscono specificatamente
ai veti sui termovalorizzatori (caso Campania, ma non solo), a quelli sul
nucleare, o a quelli sui rigassificatori? O piuttosto se i ringraziamenti ad
Alfonso siano giustificati per la la composizione della commissione del Via, o
per la retorica veteroambientalista, o per le ultime nomine fatte in fretta e
furia al ministero, o per i viaggi pagati in alberghi extralusso su cui indaga
la magistratura? Gentile Presti-Alfonso sono questi i motivi per cui intende
mantenere un rapporto? Un rapporto, sia detto per inciso al neoministro, che
gli italiani votando il suo partito e cancellando quello dei verdi, avrebbero
voluto vedere raso al suolo. Per il ministro dell'ambiente, due ore dietro alla
lavagna. E non fiati. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 24 ) " (9 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Apr 08 1929 Oggi è
stato reso pubblico il dato del Pil negli Stati uniti, nel primo trimestre del
2008. La crescita della ricchezza americana è dello 0,6 per cento. Poco (anche
ancora doppia rispetto a quella italiana), ma non da giustificare tecnicamente
la paura di una recessione. La produzione industriale è cresciuta dello 0,7 per
cento. I consumi dei cittadini dell'1 per cento. E per finire sul mercato di
Borsa: all'inizio dell'anno il Dow Jones era a quota 13043 e oggi siamo
ritornati più o meno là. Perdonate i numeri, ma forse a coloro che parlano di
29 converrebbe ricordarli. Scritto in finanza Commenti ( 16 ) " (4 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 17Apr 08 Chi non
capisce, pontifica Mercoledì mattina sono stato inviato a Omnibus della Sette.
Ascoltavo tanti dotti commenti sul successo della lega e sui suoi motivi e sui
flussi elettorali e bla bla bla. Ma insomma con che coraggio. Abbiamo sbagliato
tutto, ma pretendiamo di commentare i risultati diversi delle nostre
previsioni. Ma come fanno i tanti che ci hanno detto che il parlamento sarebbe
stato massacrato e polverizzato da questa legge elettorale, oggi a parlare di
bipolarismo. Come fanno i tanti che davano la lega, come piccolo movimento di
razzisti, a spiegare il suo successo. Cosa ha aperto loro gli occhi? Dovremmo
tacere, stare zitti, fare la cronaca, ascoltare e smetterla di pontificare su
fenomeni di cui non capiamo un cavolo. Ho la triste sensazione che i
giornalisti stiano diventando sempre più simili ai politici: non riescono a
vedere ciò che avviene fuori dai loro palazzi. Il corsera per due giorni
consecutivi ci ha detto che sarebbe stato meglio il pareggio e oggi si compiace
di una maggioranza chiara. L'universo mondo si interroga da dove siano arrivati
i voti alla lega. Se un partito prende nelle città del nord un voto ogni cinque
elettori, i voti li ha presi da tutti. Ma andiamo al bar Scritto in Varie
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di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un
amico 04Apr 08 Piccolo sfogo sul meraviglioso Ferrara Cari comensali in questa
campagna elettorale moscia, piena, come sempre, di promesse, le quotazioni di
Ferrara salgono. Almeno, ovviamente, per me. Gli lanciano le pietre e lui
risponde. Va nelle piazze con idee pazze. é un simbolo di passione e di
politica. E divide, ma fa pensare. é adorabile. Scritto in Varie Commenti ( 63
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precedenti Chi sono Nato a Roma, vivo a Milano. Lavoro da qualche anno al
Giornale e scrivo di economia e finanza. Tutti gli articoli di Nicola Porro su
ilGiornale.it contatti Categorie Berlusconi IV (6) burocrazia (1) citazioni (2) finanza
(10) pol economica (19) Varie (32) Ultime discussioni Nicola Porro: Una
risposta ad Antonio mi sembra la dia Drugo (non sempre tenero con il cuoco):
non c'è nessuna... Mr Drugo: Ci siamo proprio!! la crescita del PIL è
fondamentale ma la diminuzione strutturale delle spese lo è... Giulio di
Siena: ERRATA CORRIGE L'espressione inglese corretta è: No Taxation without
Representation. Giulio... Giulio di Siena: Intanto, mentre Robin Hood affila le
sue frecce, noi portiamo a casa un aumento dell'8% (dico... Antonio Primaldo:
Mi piacerebbe capire perche' la riduzione della spesa pubblica è un bene
mentre... I più inviati I "cagasotto" - 4 Emails Ancora sui Precari
Veneti - 1 Emails AliTaglia - 1 Emails Morti di ipocrisia - 1 Emails Piccolo
sfogo sul meraviglioso Ferrara - 1 Emails Blog amici Alex Tabarrok crilla
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( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Terna:
"Investimenti bloccati, rischiamo il blackout" di Federico Rendina
Primi caldi estivi e condizionatori al massimo. Timori da blackout? La
situazione è, per ora, sotto controllo. Con 53.400 megawatt di consumi di picco
siamo ancora lontani dal record storico di quasi 57mila megawatt. E va detto
che rispetto alle falle elettriche del 2003 abbiamo fatto passi avanti: il
parco centrali è cresciuto, e anche la rete è stata potenziata. Ma l'Italia è
al sicuro? Non è detto. Qualche grattacapo, con il caldo "vero",
protrebbe venire proprio dalla rete di trasmissione. A cominciare dalla zona
critica per eccellenza, la Sicilia, dove l'afa non ha ancora assestato i suoi
colpi peggiori. "La burocrazia sta bloccando il nostro piano di sviluppo. E il versante più
critico è proprio quello siciliano" si agita Flavio Cattaneo,
amministratore delegato di Terna, la società a controllo pubblico chiamata a
gestire la rete di trasmissione secondo il principio di piena neutralità tra
operatori. Un piano di investimenti da 3,1 miliardi da qui al 2012. Per
far circolare meglio l'elettricità nel Paese. E magari per creare in tre o
quattro anni una rete completamente interconnessa non solo con le tratte
"storiche" del nostro import elettrico (Francia, Svizzera, Austria)
ma anche con il sud del Mediterraneo, e specialmente con la fascia est. Per
agguantare sogna Terna con gli incoraggiamenti degli ultimi Governi i programmi
di sviluppo dei Balcani, e fare davvero dell'Italia un hub energetico
continentale che porti sicurezza e nuova ricchezza. Agli uomini di Terna sono
bastati quattro conti per ritrovarsi, invece, a suonare l'allarme. A bloccare
il piano è il male endemico dello sviluppo italiano: la politica dei veti
locali, il pantano del "vedremo", il rinvio ai comitati di verifica.
E Cattaneo, che timona dal novembre 2005 una società ben dotata e per giunta
quotata in Borsa, all'alba del suo secondo mandato teme di non farcela. Non c'è
solo il rischio di bloccare i programmi a medio e lungo termine. Si rischia la
crisi vera, subito. Sicuramente in Sicilia. La grande isola ha centrali per
6.500 megawatt teorici, che diventano 4.500 di disponibilità effettiva e poi
3.400 quando le poche interconnessioni con lo Stivale non riescono a fare da
"cuscinetto" operativo. Un problema che potrebbe essere risolto con
quattro o cinque potenziamenti messi in cantiere da Terna, che ruotano attorno
al nuovo elettrodotto tra Sorgente (Messina) e Rizziconi (Reggio Calabria), e
alla chiusura dell'"anello" elettrico tra Ragusa, Palermo e Catania.
Niente da fare. I lavori sono congelati da mesi e in qualche caso da anni: le
autorizzazioni rimangono preda dei "pareri", se non degli
ostruzionismi, delle amministrazioni. Nel frattempo l'isola ha picchi estivi di
richiesta per quasi 4mila megawatt. E "rischia seriamente il blackout,
nonostante i programmi di adeguamento degli apparati e di manutenzione
straordinaria che abbiamo comunque attuato" taglia corto Flavio Cattaneo.
Nel resto d'Italia non va molto meglio. Dalla linea prioritaria
Foggia-Benevento, sotto iter autorizzativo da fine 2006 dopo due anni di
concertazione, alla Trino-Lacchiarella, impantanata nei negoziati con 38
comuni, 3 provincie e 2 regioni. Che fine ha fatto la legge "Marzano"
(la 239 del 2004) che doveva garantire una corsia preferenziale con
un'autorizzazione unica? Brutta fine, se è vero che nei "perfezionamenti"
proposti in questi giorni nel decreto omnibus c'è l'idea di superare il pantano
consentendo agli operatori di ricorrere ai Tribunali se le procedure
autorizzative sforano i 180 giorni. "Logica vorrebbe che fosse il
contrario: silenzio-assenso in caso di mancata risposta. Sei mesi son pochi?
Facciamo un anno. Poi però cominciamo i lavori. E se non va bene sia la burocrazia a ricorrere e non le imprese" incalza
Cattaneo. "Abbiamo 1,4 miliardi di euro incagliati negli uffici delle amministrazioni.
E così facendo dal 2010 la nostra capacità di investimento e quindi di
realizzazione sarà seriamente a rischio". Un peccato. Perché i vantaggi di
un corretto procedere dei lavori "potrebbero essere davvero consistenti in
termini di prezzi, sicurezza e mix energetico" afferma Cattaneo. "Il
costo dell'energia può essere ulteriormente ridotto eliminando le congestioni
che attualmente gravano sulla rete, e quindi rendendo più fluido il mercato.
Per la sicurezza vale il caso eclatante della Sorgente-Rizziconi. Quanto al mix
energetico spiega Cattaneo solo lo sviluppo delle interconnessioni con l'estero
può servire a diversificare in tempi relativamente brevi le fonti di
approvvigionamento migliorando il mix ora fortemente sbilanciato sul gas".
"Prendiamo i Balcani: in Croazia, Bosnia, Kosovo, Serbia e Montenegro ci
sono più di 10mila megawatt di capacità idroelettrica inespressa, oltre a
riserve di lignite per 3-400 anni. Energia a basso costo che può essere portata
dove serve ed evita la costruzione di nuove infrastrutture".
"Potrebbero bastare 3 o 4 anni" dice il capo di Terna. 25 Giugno
2008.
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( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Mercoledí 25 Giugno
2008 Gelmini: la riduzione degli insegnanti per una scuola più efficiente di
Luigi Illiano "Una cura da cavallo inevitabile per la scuola. Questo
Governo è stato eletto per risanare i conti pubblici. È un impegno di rigore
con gli italiani e va mantenuto", così il ministro dell'Istruzione,
Università e Ricerca, Mariastella Gelmini, spiega i numeri contenuti nella
manovra finanziaria che prevede una riduzione di 70mila cattedre e 40mila posti
di personale Ata (amministrativo, tecnico, ausiliario), tagli che si aggiungono
ai 47mila già previsti dalla manovra del Governo Prodi. La Finanziaria
2009-2011 stabilisce robusti risparmi per circa 3,2 miliardi di euro: 456 milioni
per il 2009, 1.650 milioni per il 2010, 2.538 da raggiungere nel 2011 e 3.188
milioni a decorrere dal 2012. Cifre da sommare ai risparmi già previsti dalla
Finanziaria 2007, per complessivi 4,6 miliardi. Ministro, la scuola si appresta
a staccare un assegno alto, in termini di risparmi e sacrifici. E i tempi messi
in conto possono sembrare stretti. Crede di riuscire a centrare gli obiettivi?
Ce la devo fare. Non ho alternative. Non è più tempo di ipocrisie. La scuola è
prima di tutto un servizio, di cui dobbiamo abituarci a misurare i costi, i
benefici, la qualità, il grado di soddisfazione degli utenti e di coloro che vi
lavorano. Per fare tutto questo servono anche le risorse, ma quello che mi
auguro è che ci possa essere da parte di tutto il Parlamento, opposizione
compresa, dei sindacati e dei protagonisti dell'istruzione una presa di
coscienza molto schietta e realistica sulla fotografia di cosa c'è e cosa
bisogna cambiare. Per dare vita a una grande alleanza verso il cambiamento che
è fatto di una difesa delle risorse ma anche di uno sforzo per impiegare meglio
quelle che ci sono. Il bilancio per l'Istruzione al 97% è destinato al
pagamento degli stipendi. Lo spazio di intervento, a queste condizioni, appare
ristretto. Quali le misure prioritarie? Prima di tutto occorre guardare i conti
per quello che sono. Le cifre non cambiano perché è cambiato il Governo. I
tagli li ha iniziati a fare il Governo Prodi, eliminando 47mila posti e
procedendo a una riduzione di 500 milioni delle spese per il funzionamento
della scuola. Sul versante della razionalizzazione consideriamo, ad esempio,
che in Italia abbiamo 200mila docenti in più della Germania che ha 20 milioni
di abitanti in più. E il personale Ata è il più numeroso d'Europa. L'Economia
ha confermato la clausola di salvaguardia. In caso di mancato raggiungimento
dei risparmi... Capisco perché il Tesoro mette la clausola di salvaguardia:
perché alla fine gli impegni questo Ministero non li ha mai rispettati.
Purtroppo le scelte drastiche sono ineludibili. Che non vanno vissute come se
fosse colpa prima di Padoa-Schioppa e ora di Tremonti. È colpa di una
situazione che ci trasciniamo nel tempo e oggi non abbiamo più la possibilità
di dilazionare: adesso dobbiamo intervenire. Comunque, non mi servono buone intenzioni,
nemmeno suggerimenti che non tengono conto di una contabilità economica. Perché
se noi non avessimo un debito pubblico che è tra i più alti in Europa, una
spesa pubblica da riqualificare, credo che chiunque sarebbe stato capace di
migliorare la situazione della scuola. Tra le critiche mosse alla manovra c'è
anche quella di un "commissariamento" da parte dell'Economia nei
confronti dell'Istruzione. Lei si sente commissariata? Sono affermazioni che
non hanno senso. C'è un'azione sinergica e coerente da parte di tutto il
Governo. Inoltre i tagli non riguardano solo la scuola. Queste prospettive di
riduzione vanno a colpire soprattutto i docenti precari. Quale futuro per loro?
È uno dei problemi che mi sta più a cuore. In passato, purtroppo, questo Paese
ha creato aspettative continue alimentando il parco dei precari. Questo bisogna
dirlo e avere anche il coraggio di dire basta. Voglio arrivare a non avere una
situazione di precariato di queste dimensioni. Non voglio la frustrazione nei
docenti. Sono disposta ad avere un po' di insegnanti in meno, ma più preparati
e meglio pagati. In concreto, credo che in questo Paese, soprattutto per quanto
riguarda la competenza di tipo umanistico, artistica e storica, ci sia anche la
possibilità di creare nuove figure professionali. Non dico che dobbiamo
lasciare la gente a casa, ma distribuiamo le risorse dove servono. Mi
piacerebbe parlarne col sottosegretario al Turismo perché una parte di queste
persone potrebbe avere un'opportunità di lavoro in un contesto di rilancio del
sistema Paese. Ma adesso l'attesa più forte è quella sulle assunzioni. Dalle
ultime indiscrezioni si parla di 25mila insegnanti e 7 mila Ata. Può confermare
queste quote e, soprattutto, potrebbero essere le ultime per qualche anno? Nei
prossimi giorni ci saranno immissioni in ruolo, ma preferisco non dare cifre.
Quelle indicate da lei sono abbastanza vicine. Ma stiamo trattando ancora.
Comunque il messaggio non sono le assunzioni, ma la capacità di dire basta a
questo metodo. Occorre trovare un altro sistema di reclutamento. E poi vorrei
porre un interrogativo: considerato che per ottenere alcune cattedre, tra
domanda e offerta, è stato calcolato che potrebbero trascorrere anche
trent'anni, è corretto ritrovarsi in una simile situazione alimentata in
malafede? Questo significa utilizzare la scuola come ammortizzatore sociale.
Intanto, al di là delle graduatorie, le università sono ripartite con i corsi
Siss (Scuole di specializzazione all'insegnamento) a pagamento che
fabbricheranno altri docenti precari. Da ministro dell'Università non le sembra
una contraddizione? Certo. E sono molto dispiaciuta per la vicenda: si crea
un'aspettativa che poi viene disattesa. Non è da escludere un provvedimento
drastico. Nel settembre 2009 dovrebbe partire la nuova scuola superiore. Può
confermare questa data? Non posso né confermare, né smentire, ci stiamo
pensando e stiamo valutando con le Regioni. Intanto l'istruzione tecnica e
quella professionale attendono una collocazione definitiva... Non partiamo da
zero, c'è una commissione che ha fatto un buon lavoro. Desidero portare in
serie A sia l'istruzione tecnica che quella professionale. E, per questo,
Confindustria sta dando un'importante contributo. Nella sua audizione alle
Camere ha dichiarato che l'Anvur (l'Agenzia di valutazione) così com'è non va
bene e va cambiata. Arrivare a un'unica agenzia, per università e ricerca,
dedicata alla valutazione è fondamentale. Dobbiamo ripartire da un meccanismo
che valuti i risultati prima e dopo, ma sugli obiettivi e non sui processi. Altrimenti alimentiamo ulteriore burocrazia, quando parliamo tutti di semplificazione. Le assunzioni dei
ricercatori, previste dalla Finanziaria 2007, ci saranno? Abbiamo detto che
quei soldi andavamo a recuperarli. Si faranno le assunzioni previste nella
Finanziaria precedente. Non ce ne sono in più. Tornando alla scuola,
come sarà l'inizio dell'anno a settembre? Voglio avere tutti i docenti in
cattedra. I direttori regionali che non risponderanno a questo, un minuto dopo
saltano. Poi ho l'obiettivo, a medio termine, di risalire le classifiche
internazionali sugli apprendimenti degli studenti. Non sopporto di vedere il
mio Paese in fondo alla lista. VIAGGIO NELL'UNIVERSO "SCUOLA"
Mercoledí 25 Giugno 2008.
Torna all'inizio
( da "Giornale.it, Il" del 26-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
In politica tutti nodi
vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter
Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul
bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere
dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento
davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il
fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo
D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un
avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore
dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un
linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc).
Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del
segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa
dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una
questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per
l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il
dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi
riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
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un amico 20Jun 08 L'autunno
caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e
sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella
sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito
vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto
fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra
l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra
il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di
"abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di
Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema
dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora
scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche
opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto
e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente
del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali
(facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e
comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di
Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso
leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga
svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa
bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il
segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli
dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E
spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo
riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai.
Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo
opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla
Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è
appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di
Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E
gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio
dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non
risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha
fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con
l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica
ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato
Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di
Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico
giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come
la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (24
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Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la
margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che
potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e
teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici
contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di
"Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex
ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.",
la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni
è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre
di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un
tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i
Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta"
politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E
ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra
nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita
Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non
voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per
tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo).
Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di
scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini
della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e
senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente
popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi
teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie
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a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei
Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle
foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una
"tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi,
quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto
periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo
caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di
sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi
chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma
stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema
dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario
Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato
di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il
tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare.
L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di
parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a
dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi
sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e
della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si
costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un
varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e
queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal
tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice
(giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della
violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso
voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe
stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader
del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La
Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa
come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E'
necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa,
democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che
ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani
vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare
questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare
nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace
di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si
diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non
pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto.
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Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano
la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E'
facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi
l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio
condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una
sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o
alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato
appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura
di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile).
Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa
parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno
i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o
meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa
editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la
realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable".
Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone
di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le
vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda
il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (115
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08
Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi
alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo
con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd),
sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento
e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha
riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno
scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta
rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd:
l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (52 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti
(D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto"
(Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito
democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per
ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che
sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata
presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima
compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è
affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe
essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i
distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo
importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto
il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti.
Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita
dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il
coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino.
Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima
leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di
Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (30 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti
del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo
Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo
12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a
Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già
collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni).
Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del
suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato.
Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su
un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza
del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e
La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere
a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio
Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna.").
Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da
"fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla
vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da
poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della
politica e della burocrazia,
federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una
volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli
italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora
ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e
le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto
la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto
da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità"
se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine
Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più
"silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per
scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta
del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e
ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa
dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto
"L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il
nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare
vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra.
E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 19 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08
Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la
straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro"
di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie
(politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno
del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni politiche è
arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che venticello di
Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero
Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del bi-sconfitto,
accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da Massimo
D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra
defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E
Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal
centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In
fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche
soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già,
perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una.
Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo
europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate?
Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare
il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (131 votes,
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sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da
Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (40) Ultime discussioni Damy: Salve
tutti! Walter o non Walter; credo qualsiasi politico,ora del centro sinistra o
pd avrebbe avuto comunque... Fabrizio: Sono molto dispiaciuto per la probabile
caduta di Veltroni dalla poltrona di segretario del PD se non altro... Michele:
Pur non essendo del Pd dico solo a Walter Veltroni che deve tirare fuori gli
artigli con i suoi alleati e... moritz: "Il valore di un uomo è
proporzionale alla grandezza del suo avversario".Silvio riconoscere...
valentino: Caro Uolter, cosa dura cambiar la testa ai
"compagni".& #8230;!!!!!! Se poi aggiungi... I più inviati Sayed,
primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha
ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli
aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails
Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici
del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails
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( da "Corriere delle Alpi" del 26-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Maurizio Fistarol critica
il ministro dell'economia "Il Cai un ente inutile? E' il solito
Tremonti" BELLUNO. "Il Cai non è un ente inutile e quella di Tremonti
è la solita sparata". Così il senatore del Pd Maurizio Fistarol commenta
la proposta del ministro all'economia Giulio Tremonti di eliminare gli enti
pubblici economici con meno di cinquanta dipendenti. Fra questi anche il
"glorioso" Club alpino italiano, che solo in provincia conta oltre
2500 soci. "Sono le solite sparate sui giornali", dichiara Fistarol,
"all'insegna dei tagli più o meno indiscriminati ad enti pubblici di varia
natura. Dopo le lunghe interviste del ministro Renato Brunetta che prometteva
fuoco e fiamme contro le province e pesanti tagli alle comunità montane, tutto
è finito con l'ennesimo rinvio e tutto sarà insabbiato in autunno".
"Adesso ci si mette anche Tremonti", continua il rappresentante
bellunese a palazzo Madama, "se il governo vorrà passare dalle chiacchiere
ai fatti, noi siamo pronti a discutere dei tagli consistenti da fare alla spesa
pubblica improduttiva e anche al ridimensionamento e della
soppressione di molte strutture centrali che sono il monumento alla burocrazia inutile. Le sedi centrali e
gli uffici romani vanno drasticamente tagliati, ma bisogna saper guardare al
merito della questione e in questo senso credo che il Club alpino italiano
possa dormire sonni tranquilli". La sede romana del Cai conta venticinque
dipendenti, il resto sono tutti volontari, a partire dai soci delle
sezioni locali: "Nessuno può mettere in dubbio", conclude l'ex
sindaco di Belluno, "l'utilità e operatività del Cai". Da qui
l'appoggio alle dichiarazioni preoccupate di alcuni esponenti del club.
Torna all'inizio
( da "Repubblica, La" del 26-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina III - Torino La novità Certificati e licenze un taglio alla burocrazia La regione semplifica la burocrazia. Non saranno più necessari i
certificati di sana e robusta costituzione per praticare sport, così come non
si dovrà più presentare il benestare medico dopo 5 giorni di assenza da scuola.
Sufficiente l'autocertificazione di buona salute per i centri estivi.
STRIPPOLI A PAGINA IX.
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( da "Repubblica, La" del 26-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina XI - Torino
La Regione dà un taglio alla burocrazia Abrogate 31 leggi, sparisce l'obbligo per tutta una serie di
certificati "Ridurre il numero di certificati vuol innanzitutto dire
risparmio di tempi e di costi" Primo effetto a scuola: non serve più il
foglio del medico per cinque giorni di assenza SARA STRIPPOLI Un calcio al
vizio tutto italico di tacitarsi la coscienza con una certificazione senza
verifiche. Per puntare invece sul concetto di responsabilità personale.
Con questo principio la Regione cancella dall'elenco dei certificati
indispensabili documenti giudicati ormai inutili che quotidianamente provocano
l'insofferenza di famiglie e lavoratori sempre in corsa con il tempo. Nella
lista la solita "sana e robusta costituzione", ma anche il
certificato sulle condizioni igieniche dei carri funebri, o l'obbligo di visita
veterinaria prima dello spostamento di suini. Sono 31 le leggi regionali che il
Consiglio ha deciso di mandare in soffitta. Ideale proseguimento della
semplificazione cominciata nel 2005 con l'abolizione di 600 vecchissime norme,
hanno ricordato il presidente della commissione competente Aldo Reschigna,
l'assessore Sergio Deorsola e il consigliere del Pd Nino Boeti. Sana e robusta
costituzione. Ci aveva provato l'ex-ministro Turco ma la liberazione riguardava
soltanto alcune categorie. Adesso l'abolizione si estende a chiunque decida di
fare attività sportiva ludico-ricreativa. Resta invece l'obbligo di certificato
per coloro che fanno sport a livello agonistico e dovranno continuare a
sottoporsi a visite di idoneità in centri di medicina dello sport. Nelle
palestre, solo a chi ha intenzione di partecipare a competizioni sarà richiesto
il certificato. E anche i più giovani, fino a 14 anni, dovranno farsi
certificare la sana e robusta costituzione per tutte quelle attività sportive
che, anche se non agonistiche, prevedano comunque la partecipazione a gare.
Tornare a scuola dopo la malattia. Un'abolizione che farà felici le mamme.
Quando il bimbo è guarito dopo 5 giorni di assenza torna in aula senza che sia
il medico a certificare che può riprendere le lezioni. La ginnastica a scuola.
"La ragazza è esonerata dal partecipare alle lezioni di educazione
fisica". Questa dichiarazione non è più necessaria: sarebbe solo un
inutile e oneroso doppione del certificato rilasciato dal medico curante o dal
medico specialista. I centri estivi. Per l'ammissione dei minori a colonie o
centri estivi, si ritiene che sia sufficiente l'autocertificazione invece della
richiesta di documentazione sull'assenza di malattia o di rischio di malattia
trasmissibile. Parrucchieri ed estetiste. Viene cancellato il libretto di
idoneità sanitaria per i parrucchieri, barbieri, estetiste e per attività di
lavanderia. Gli accertamenti sanitari di routine, motiva la Regione, sono
inefficaci in termini di prevenzione e rappresentano uno spreco di risorse
umane ed economiche. Esumazioni. Le esumazioni e le estumulazioni non devono
più essere considerate operazioni a rischio infettivo perché non vi è più
rischio concreto di trasmissione di microrganismi patogeni. L'assistenza non è
dunque più richiesta. Funerali. L'obbligo di certificazione sulla conformità
del feretro è cancellato perché la conformità rientra fra la certificazione di
qualità del prodotto. Il rischio da microrganismi patogeni al momento del
trasporto del cadavere è praticamente nullo. Allo stesso modo non serve più la
certificazione sulle condizioni igieniche dei carri funebri e dell'autorimessa
dove vengono parcheggiati. L'industria di produzione dei mezzi verifica
preventivamente i requisiti igienici.
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( da "Repubblica, La" del 26-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina I - Palermo La
Regione vara il piano contro i fannulloni Sei mesi di proroga per il 118, riordino delle competenze degli assessorati e riorganizzazione
della burocrazia con il
licenziamento dei fannulloni. è un elenco parziale dei provvedimenti,
soprattutto disegni di legge, approvati dalla giunta regionale alla sua seconda
convocazione. Protagonisti soprattutto i due magistrati in aspettativa entrati
nell'esecutivo di Raffaele Lombardo. LORELLO A PAGINA V.
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( da "Repubblica, La" del 26-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina V - Palermo
Regione, sanzioni ai burocrati lenti Sì della giunta al disegno di legge anti
fannulloni e alla riforma degli assessorati Misure fino al licenziamento per
chi ritarda l'esame delle pratiche Proroga di sei mesi per il servizio 118
gestito dalla Croce rossa MASSIMO LORELLO Proroga di sei mesi della convenzione
con la Croce rossa per la gestione del 118, riordino delle
competenze degli assessorati, riorganizzazione della burocrazia con il licenziamento dei "fannulloni". E ancora:
assunzione di un familiare per ognuna delle vittime della tragedia di Mineo e
ratifica dell'accordo di programma quadro che sblocca 191 milioni per gli
interporti di Catania e Termini Imerese. Lungo è l'elenco dei
provvedimenti, soprattutto disegni di legge, approvati dalla giunta regionale
alla sua seconda convocazione dopo la nomina degli assessori. Protagonisti
soprattutto i due magistrati in aspettativa entrati nell'esecutivo di Raffaele
Lombardo. Massimo Russo, assessore alla Sanità, ha presentato un ddl che
prevede la proroga di sei mesi (rinnovabile per altri sei) della convenzione
stipulata con la Croce rossa per il 118, servizio che nel giorno di un paio
d'anni ha messo assieme 3.200 autisti soccorritori. L'assessore Russo promette
adesso il blocco assoluto di nuove assunzioni che possano pesare sulle casse
regionali, l'adozione di procedure di tipo pubblico per acquisto di beni e
servizi e l'obbligo di comunicazione del piano dei costi: "La proroga -
dice Russo - si rende necessaria in considerazione della rilevanza sociale del
118 e, inoltre, permette di salvaguardare la posizione lavorativa degli addetti
al servizio, già molto preoccupati per i temuti licenziamenti". In attesa
che il ddl venga approvato, verrà comunque garantita la continuità del servizio
a partire dal primo luglio. L'assessore alla Presidenza Giovanni Ilarda ha
invece sottoposto all'approvazione della giunta il ddl sullo snellimento della burocrazia che prevede l'imposizione di precisi vincoli
temporali per la definizione di pratiche e procedure, l'indicazione dei tempi
di rilascio dei pareri, la generalizzazione dell'istituto del silenzio assenso
e del ricorso all'autocertificazione (salvo eccezioni tassative), indennizzi a
carico dell'amministrazione in caso di mancato rispetto dei termini e sanzioni
disciplinari per il dipendente responsabile del procedimento, nonché valutazioni
negative per i dirigenti responsabili. "In caso di inottemperanza alle
disposizioni di legge - sottolinea Ilarda - lo schema del ddl contempla anche
la previsione dei casi che portano al licenziamento del dipendente e
l'accelerazione dei tempi per il procedimento finalizzato al
licenziamento". Adesso saranno gli altri componenti della giunta a dovere
presentare le loro eventuali osservazioni al testo. L'assessore alla Presidenza
ha anche fatto approvare un ddl che riforma la struttura del governo regionale
abolendo il suo stesso assessorato. I "dicasteri" regionali saranno
sempre dodici ma cambieranno le competenze. Previsto un assessorato unico per
beni culturali e turismo e l'accorpamento dell'istruzione con la formazione e
il lavoro. I nuovi assessorati dovrebbero dunque essere: Economia e finanze;
Autonomie locali e i rapporti istituzionali; Risorse agricole e alimentari;
Attività produttive; Salute: Istruzione, formazione e del lavoro; Famiglia e
politiche sociali; Ambiente e foreste; Beni culturali, turismo e sport;
Funzione pubblica e innovazione tecnologica; Infrastrutture e mobilità; Servizi
di pubblica utilità. La nuova struttura di governo, una volta approvata la
legge, dovrebbe divenire operativa dal primo gennaio del 2009. L'esecutivo guidato
da Raffaele Lombardo ha anche ratificato il secondo accordo di programma quadro
per il trasporto delle merci e la logistica sbloccando risorse per un valore
complessivo di 191 milioni di euro: 113 milioni andranno all'interporto Catania
Bicocca, 78 milioni a Termini Imerese. Questo passaggio dà il via libera al ai
primi due lotti dell'infrastruttura etnea.
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( da "Corriere della Sera" del 26-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-06-26 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE Cantieri e grandi opere L'assessore: su 136 richieste,
44 i provvedimenti bocciati Simini: i controlli del Comune funzionano Più
attenzione dei privati per i subappalti Il punto di confine (tra legalità e
illegalità) è il passaggio dall'appalto al subappalto. Dall'azienda capofila ad
altre aziende che, all'interno di un cantiere, possono occuparsi di ruspe, o di
betoniere, o di infissi. è nei subappalti che cercano d'infilarsi, le cosche
della 'ndrangheta, attive in imprese edili e soprattutto di movimento terra.
Ora: il Comune, oltre a fissare paletti nella catena stringendo, di molto, la
possibilità di un appalto di allargarsi a ventaglio in più subappalti, ha
attuato ulteriori misure di controllo. A esempio dell'azione, l'assessore
comunale ai Lavori pubblici Bruno Simini cita questi numeri: negli ultimi sei
mesi, su 136 istanze di subappalto i provvedimenti di rigetto sono stati 44. Il
32% del totale. Una percentuale che uno può vedere in due modi: a) son tanti
quelli che cercano di violare le regole; b) le verifiche di Palazzo Marino
servono, e potrebbero pure scoraggiare eventuali emulatori. Nella vita delle
grandi opere e delle costruzioni edilizie, non si sa mai, d'accordo. Però la
diga contro quelli che Simini ama definire i "furbetti del
cantierino" risultati ne dà. Domanda: non si potrebbe estendere il modello
comunale ai privati, dove le indagini sulle cosche, dalla Calabria al Nord
Italia, sovente mettono in luce zone buie, connivenze, infiltrazioni della
'ndrangheta? Simini incontrerà sindacati e associazioni di categoria per un
apposito tavolo sulla sicurezza. Dice l'assessore che comunque ci sono delle
leggi, non è che uno arriva e, per dire, impone agli altri, in questo caso gli
stessi privati, di adottare le misure di Palazzo Marino. Vero. Simini
garantisce l'impegno a potenziare la soglia di sorveglianza delle associazioni
di categoria. Se si vuole impedire alle cosche di mettere le mani nell'Expo,
bisogna fare fuoco di sbarramento iniziale. Dopo, sarà sempre tardi. Sapete
perché certi cantieri sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria non chiudono mai?
Non per la burocrazia. Ma perché in quei cantieri gli appalti, o meglio i subappalti,
sono cosa di cosche, che - ha scritto la relazione parlamentare antimafia -
vogliono che i lavori siano un'opera interminabile che vive dell'eterno
aggiornamento delle tariffe". Andrea Galli Bruno Simini assessore
comunale ai Lavori Pubblici e alle infrastrutture.
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( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: IL SOLE-24 ORE data: 2008-06-26 - pag: 19 autore: Commercio estero.
Sostegni alle reti italiane di impresa radicate oltre frontiera Simest pronta a
esportare il modello dei distretti Assistenza coordinata su logistica e
promozione ROMA Passa anche per la Simest il riassetto del commercio
internazionale. Ne hanno parlato ieri il sottosegretario allo Sviluppo
economico Adolfo Urso, il presidente della società, Giancarlo Lanna,e l'amministratore
delegato Massimo D'Aiuto riassumendo i principali dati del bilancio 2007 e
indicando i principali cambiamenti in vista. Le novità Lo scorso anno l'utile
dellaSimest è cresciuto raggiungendo 9 milioni di euro (+4,6% rispetto al 2006)
con un dividendo pari a 6,3 milioni. Il pacchetto- sviluppo appena varato dal
Governo prevede che gli utili della società, il cui azionista di maggioranza è
il ministero dello Sviluppo economico, siano reinvestiti in un fondo rotativo
per favorire la fase di avvio (start up) di progetti di internazionalizzazione
di un'impresa o di aggregazioni di imprese all'estero. è una delle principali
novità per il commercio internazionale, spiega Urso, ricordando poi che il
Governo avrà la delega per centrare, entro 18 mesi, tre obiettivi: un Testo
unico che raggruppi quasi 300 norme che riguardano il settore; la riforma degli
enti (Ice, Simest, Finest); la riforma degli incentivi (si veda anche Il Sole
24 Ore del 24 giugno). Simest dunque sarà parte di questo ripensamento generale.
Urso non anticipa come saranno ridefiniti ruoli e competenze, anche in rapporto
agli altri organismi, ma fa subito capire che una delle novità potrà essere il
sostegno e la promozione non solo a singole imprese ma anche a reti di imprese
italiane presenti all'estero (il sottosegretario cita l'esempio delle aziende
presenti nell'area di Lipetsk, in Russia). Il tentativo dovrebbe essere quello
di esportare la logica del distretto italiano, fornendo alle imprese presenti
nella stessa area assistenza coordinata in materie come la logistica, la burocrazia,
i trasporti, la promozione. I risultati 2007 Lo scorso anno Simest ha prodotto
ricavi per 41,2 milioni di euro (42,9 milioni nel 2006) e ha chiuso l'esercizio
con un utile di 9 milioni di euro (8,6 milioni nel 2006). La finanziaria
pubblico- privata ha approvato 89 progetti di imprese italiane all'estero,
con un impegno Simest di 81,6 milioni di euro, che consentiranno la
realizzazione complessiva di investimenti per oltre 700 milioni. Ventidue i
progetti approvati solo in Cina. Sono state invece 73 le partecipazioni sul
Fondo di Venture capital, per un impegno complessivo per 37 milioni di euro. Al
31 dicembre 2007 il portafoglio di partecipazioni Simest aveva raggiunto quota
392, tra quelle in proprio e quelle a valere sul Fondo di Venture capital.
Approvati 294 progetti per l'internazionalizzazione delle imprese attraverso
strumenti agevolativi, per un valore di circa 3.000 milioni di euro. C.Fo.
IMAGOECONOMICA Simest. Il presidente della società, Giancarlo Lanna.
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( da "Corriere della Sera" del 26-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-06-26 num: - pag: 23 categoria:
REDAZIONALE Retroscena I tagli degli uffici dell'Economia e le contestazioni
politicamente trasversali: un pomeriggio difficile E il ministro
"sorpreso" chiamò Tremonti e Letta ROMA - Dicono che il primo a
sorprendersi ieri mattina sia stato proprio il ministro Sandro Bondi. Quando lo
hanno avvisato della rivolta di tutto il cinema italiano contro di lui -
proprio quel cinema, parole sue, che cominciava a cercarlo al telefono "con
curiosità " - ha chiamato immediatamente i propri uffici e quelli del
ministero dell'Economia del suo vecchio amico Giulio Tremonti. Dopo mille
personali promesse, era sicuro che il sistema del tax credit non sarebbe
sparito nel maxiemendamento della Finanziaria. Bondi rischiava di frantumare in
un pomeriggio un'immagine politica fino al giorno prima culturalmente
credibile. I suoi più stretti collaboratori attribuiscono la colpa all'affanno
governativo degli ultimi giorni: sicurezza, intercettazioni, rifiuti: se
davvero Bondi avesse deciso di inghiottire quei tagli, non si sarebbe impegnato
così esplicitamente la settimana scorsa di fronte alla commissione Cultura
della Camera così come ha fatto ieri al Senato. Per farla breve (assicurano a
casa Bondi) gli uffici di Tremonti avrebbero operato in automatico
"lavorando con le forbici" e non risparmiando nulla. Figuriamoci il cinema italiano, che per la burocrazia del dicastero tremontiano è
una voce come mille altre. Vista l'ondata di proteste (politicamente trasversale,
Luca Barbareschi ieri usava toni furiosi quasi quanto quelli dei Centoautori)
Bondi si è messo subito in contatto con Tremonti. Da Palazzo Chigi si è
mosso anche Gianni Letta, uomo sensibilissimo alla tematica (forse anche perché
suo figlio Giampaolo è vicepresidente e amministratore delegato di Medusa
film). Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha riparlato sia con
Bondi che con Tremonti. Bondi lo ha avvertito, così come ha avvertito il
ministro dell'Economia: "Ripristinare quelle misure fiscali è davvero il
minimo del minimo che possiamo fare per il cinema italiano. Stiamo attenti,
perché il settore è in crescita...". E in più, avrebbe aggiunto il
ministro, rischiamo di ritrovarci ostile un intero mondo culturale e produttivo
che ci rappresenta nel mondo. Con un danno di immagine che è fin troppo facile
intuire. Tremonti, di fronte all'asse Letta-Bondi, ha promesso che in Senato il
tax credit verrà ripristinato. La riprova? La dichiarazione, arrivata nel tardo
pomeriggio, di Gabriella Carlucci, Pdl: "Bisogna assolutamente
reintrodurre la tax credit al Senato. Il cinema ha bisogno di quei soldi. Sono
risorse fondamentali per il futuro e la crescita del settore cinematografico
". Difficile credere a un futuro scontro fra Tremonti e la Carlucci...
Paolo Conti Dubbi Il ministro dei Beni e attività culturali, Sandro Bondi: il
mondo del cinema lo contesta.
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( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: IL SOLE-24 ORE data: 2008-06-26 - pag: 19 autore: Politiche
industriali. Presentato lo "Small Business act" Nel
pacchetto Ue per le Pmi più aiuti e meno burocrazia Enrico Brivio BRUXELLES. Dal nostro inviato Per dare più slancio
alle piccole e medie imprese in Europa, la Commissione Ue ha presentato ieri lo
Small Business Act, un nuovo pacchetto di proposte contenente, in particolare,
quattro iniziative normative: l'istituzione dello status di " Società
privata europea" ( Spe) per rendere più semplice il business
transfrontaliero, un allentamento dei vincoli sugli aiuti di
stato,l'irrigidimento delle norme sui pagamenti e la possibilità di un tasso di
Iva ridotto per i servizi di dimensioni locale. Un'iniziativa su più fronti,
che si spera possa entrare in vigore entro un anno e che sarà accompagnata da
maggiori finanziamenti Bei alle pmi. "Le piccole e medie imprese sono il
vero motore che crea posti di lavoro nell'Unione europea – ha osservato
Guenther Verheugen, commissario Ue alle Imprese – ma i politici di vario
livello non sempre se ne rendono conto ". Una proposta di regolamento
punta alla possibilità di istituire la Società privata europea ( un modello assai
ridotto e semplificato della Società europea), per vedere riconosciuto il
proprio status giuridico in tutto il mercato unico. "La Spe potrà essere
costituita con un capitale legale di solo un euro e questo porterà in certi
Paesi a risparmi fino a 35mila euro" ha sottolineato il commissario al
mercato interno Charlie McCreevy, indicando che solo i risparmi in costi legali
andranno tra i 2mila e i 10mila euro al momento della costituzione di una
società e saranno poi tra 750 euro e 8mila euro al giorno. Un vincolo di
capitale elevato non viene più considerato dalla Commissione Ue come uno
strumento adeguato per tutelare i creditori e in pratica costituisce un forte
ostacolo alle startup. Secondo Bruxelles, i creditori vengono tutelati meglio
dai vincoli alla trasparenza nella gestione e dalle regole di governance e dei
diritti degli azionisti. La nuova formula non prevede obblighi di organizzare
" fisicamente" le assemblee generali e i dirittidegli azionisti
resteranno tutelati dalle leggi nazionali. Il regolamento prevede però il
dirittoa una risoluzione degli azionistì e a chiedere al tribunale o
all'amministrazione competenti di nominare un esperto indipendente per l'audit.
Verheugen e McCreevy, con al fianco il presidente della Bei Philippe Maystadt,
hanno anche presentato proposte per allargare le maglie dell'ammissibiità degli
aiuti di Stato, con la prospettiva di aumentare l'intensità degli aiuti dal
7,5% al 10% per le medie imprese e dal 15% al 20% per le piccole, in
particolare per ricerca e sviluppo e misure pro ambiente; una proposta di
direttiva –che verrà presentata nei dettagi la settimana prossima – prospetterà
poi la possibilità di aliquote ridotte nei servizi forniti localmente, inclusi
quelli ad alta intensità di lavoro; previsti poi emendamenti per rendere più
severa la direttiva sui pagamenti e assicurare che le pmi siano pagate in un
tempo ragionevole. Maystadt, dal canto suo, ha assicurato che la Bei potenzierà
i crediti alle pmi, rispetto ai 6 miliardi all'anno erogati ora, aumentando la percentuale
di propri fondi impiegabili negli investimenti e ammettendo anche il
finanziamento di beni immateriali come reti di distribuzione o licenze.
enrico.brivio@skynet.be LE NOVITÁ Istituito lo status giuridico di Società
privata europea per favorire i rapporti internazionali Norme rigide sui
pagamenti.
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( da "Corriere della Sera" del 26-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-06-26 num: - pag: 35
categoria: BREVI PIO XI E GANDHI L'udienza negata Caro Romano, condivido
pienamente la sua risposta in merito all'udienza in Vaticano negata a Gandhi
nel 1931. Conoscendo bene la personalità di Pio XI sono convinto che la
decisione di Papa Ratti non fu motivata da una questione di abbigliamento ma
piuttosto, come lei dice, da una presa di posizione politica. Perché non
interpretare questo rifiuto anche come un messaggio per il "nemico" Mussolini?
Sebastiano Caronni Orsenigo, Pavia Nel 1931, due anni dopo la firma dei Patti
Lateranensi, vi fu in effetti una certa tensione fra lo Stato e la Chiesa per
la politica che il regime stava adottando, a scapito dell'Azione Cattolica,
verso le organizzazioni giovanili. Il 29 giugno apparve su questo tema
l'enciclica papale "Non abbiamo bisogno ". Forse Gandhi scelse il
momento in cui era difficile essere egualmente graditi al Papa e al Duce.
UNIONE EUROPEA Trattato di Lisbona Caro Romano, mi risulta che secondo il
trattato di Lisbona, a mio avviso giustamente bocciato dagli irlandesi,
decisioni vincolanti dell'Unione Europea possono essere prese a maggioranza
semplice e contro la volontà dei singoli Paesi membri. Ciò si tradurrebbe in
una perdita di sovranità dei cittadini, che dovrebbero sottostare a decisioni
altrui non condivise, ossia verrebbero comandati da una burocrazia centrale. Non credo che il
Superstato europeo sia un buon affare per i comuni cittadini (forse lo è invece
per i gruppi di potere). L'unione monetaria non è ancora completata e già si
preme l'acceleratore per arrivare subito, in una situazione disomogenea,
all'unione politica, che è cosa ben più impegnativa. A voler far tutto
di corsa, non si rischia di perdere i pezzi lungo la strada? Omar Valentini,
Salò (Bs) Il Trattato di Lisbona prevede due maggioranze congiunte: il 55% per
cento degli Stati e il 65% della popolazione dell'Unione. è una formula che
tutela i piccoli Paesi, ma evita che la volontà della maggioranza sia bloccata
da una esigua minoranza. Quanto ai comuni cittadini europei non hanno mai
goduto di tanti diritti, e di questo debbono ringraziare il processo
d'integrazione dalla fine della Seconda guerra mondiale a oggi. ROBIN HOOD TAX
I profitti troppo alti Caro Romano, la Robin Hood Tax deve colpire gli
eccessivi profitti di compagnie petrolifere, banche e assicurazioni. L'idea
sembrerebbe buona, ma se banche, petrolieri e assicurazioni hanno realizzato
profitti altissimi, questo è dovuto ai prezzi esageratamente onerosi che
possono praticare in mancanza di una vera concorrenza: sappiamo tutti che il
prezzo della benzina sale se sale il prezzo del petrolio, rimane invariato
quando questo scende, e questo per tutte le marche di carburanti. Allora,
invece di tassare i profitti troppo alti, non sarebbe meglio rendersi conto che
in alcuni settori i cartelli di fatto esistono e tornare a prezzi amministrati?
Riccardo Rossi vfcb@virgilio.it A me sembra che occorrerebbe piuttosto
applicare le regole della concorrenza anche nei mercati in cui prevalgono
comportamenti oligopolisti. INTERVENTI SANITARI Successi e insuccessi In tempi
di meritocrazia e divulgazione telematica credo che non sarebbe una cattiva
idea poter avere accesso (almeno in caso di malattia) alle percentuali degli
interventi eseguiti con esito positivo (ed eventualmente alle relative denunce
subite) di ogni chirurgo, del reparto e della struttura ospedaliera. Lo stesso
potrebbe valere per gli avvocati e altri professionisti. Inoltre credo che sia
legale per i liberi professionisti pubblicizzare le tariffe anche se purtroppo
quasi nessuno lo fa. Ardengo Alebardi sfoggia@libero.it PAESI EUROPEI Ministri
in bicicletta In alcuni Paesi europei diversi ministri vanno in bicicletta, se
non a piedi; da noi, invece, si vedono ancora ex ministri girare sotto scorta
con le auto blu. A quando un taglio sacrosanto facendo assaporare anche a loro
un bagno di folla? Silvano Stoppa silvano.stoppa@poste.it BENI DI CONSUMO
L'aumento dei prezzi Con l'introduzione dell'euro i commercianti hanno fatto il
cambio 1.000 lire per 1 euro e il costo della vita è raddoppiato. Dato che le
persone non sono sceme e gli stipendi sono rimasti uguali si sono ridotti i
consumi e i commercianti si lamentano. Riducano i prezzi del 50% e tutto andrà
a posto senza scomodare il governo per farsi ridurre le tasse. Gian Piero
Colombo gpcolombo@alice.it AGENZIA DELLE ENTRATE Funzione mancante Unico online
PF versione 1.0.2 del 5/6/2008 (l'edizione più aggiornata reperibile sul sito
dell'Agenzia delle Entrate) prevede, per le spese sanitarie e come per gli anni
precedenti, l'utilizzo della funzione "calcolo delle spese mediche"
che però è assente dal relativo menù. Ho fatto inutilmente varie segnalazioni
al numero 848800444 (a pagamento!), ottenendo solo risposte evasive e
inconcludenti. Fra l'altro la funzione in questione, oltre a essere un valido
strumento di calcolo, consente di stampare l'autocertificazione per i
medicinali che non richiedono la prescrizione medica. Silvano Costa
silvanocosta2005@alice.it SUI TRENI Le condizioni di viaggio In data 22 giugno
ho viaggiato sul treno r 1752
in partenza alle 16.19 dalla stazione di Riccione.
Questo treno è segnalato come regionale, mentre la percorrenza è
interregionale. La differenza è sostanziale considerando che non è dotato, fra
le altre carenze, di sistemi di raffreddamento che rendono il viaggio
insostenibile nei mesi estivi specie sulla lunga percorrenza. Osservo che per
qualsiasi luogo pubblico (dagli stadi, alle discoteche, ai bar, ecc.) si
applicano norme di sicurezza pubblica, e mi chiedo come mai questo tipo di
controllo non venga effettuato sui treni. Elena Goldoni elenagoldoni@yahoo.it.
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( da "Giornale.it, Il" del 26-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
N. 151 del
2008-06-26 pagina 0 La rivincita dell'euro: gli italiani scoprono le ferie a stelle
e strisce di Nino Materi Con la crisi del dollaro boom di prenotazioni per le
località simbolo del turismo "made in Usa". I turisti italiani in
America sono aumentati del 36% negli ultimi 3 anni. New York, Orlando e
Cartegena le mete preferite Ma chi ce lo doveva dire. Tu vuo' fa' l'americano,
la profezia di Carosone è diventata realtà: sempre più italiani, grazie al
cambio favorevole, fanno le vacanza negli Stati Uniti. Una barzelletta ai tempi
della lira; una concreta possibilità nell'epoca dell'euro. Certo, lo sfizio di
una villeggiatura a stelle e strisce resta appannaggio di un'élite, che però -
complice la crisi del dollaro - tende gradualmente ad ampliarsi. Un più 36%
negli ultimi tre anni raggiunto nonostante la burocrazia dall'effetto ammazza-entusiasmo:
basti pensare alle snervanti procedure di sicurezza che precedono l'imbarco sui
voli Usa e i tempi lunghi per il rilascio del passaporto digitale. New York
resta la meta dei sogni, una Grande mela che in passato poteva essere addentata
solo da pochi e selezionati fortunati (il più delle volte sposini in viaggio di
nozze), ma che oggi non è più un frutto proibito. Su N. Y. il flusso
turistico italiano ha registrato nel 2007 una cresciuto del 30% rispetto al
biennio 2005-2006; stessa percentuale per Orlando, imprescindibile meta da
cartolina per gli amanti della crema dei parchi giochi. Seguono le mitiche
escursioni nel Gran Canyon, a Las Vegas, Hollywood e tutto quanto fa american
way of life. "Ma è tutta l'America a suscitare sempre maggiore appeal nei
riguardi di noi italiani - spiega Barbara Calenti, della Nuance Communication,
tra le maggiori esperte di turismo internazionale -. La Colombia, ad esempio, è
una Paese che sta puntando in maniera particolare sui flussi stranieri. La
politica del presidente Uribe punta molto sulla sicurezza e i risultati si
vedono: Cartagena è una meravigliosa città sul mare dove turisti non corrono
rischi e possono contare su hotel e infrastrutture di alto livello". Ma
gli italiani mostrano di gradire anche isole e arcipelaghi: gettonatissime Old
Providencia e San Andres che, insieme ad altre otto Isole Minori, si trovano a 480 miglia a nord del
Nicaragua, nel Caribe. Le spiagge principali di Providencia sono Aguadulce,
Suroeste e Manzanillo, dove - raccomandano le guide turistiche - "bisogna
fare attenzione agli alberi con le bacche rosse perché sono velenose".
Nessuno immagina i fondali di questi siti: esistono spugne di tale grandezza
che ci si può addirittura entrare dentro. Nella Blue Valley a 30 metri c. a. si apre di
colpo una parete a picco con ogni tipo di gorgonia e a 80 metri di profondità una
caverna con gli squali. E per chi è alla ricerca di relitti vi è anche un
galeone spagnolo affondato. Nel 2000
l'Unesco ha dichiarato l'arcipelago di San Andrés, La Vieja
Providencia e Santa Catalina come nuova Riserva mondiale della biosfera,
denominata "Seaflower". L'arcipelago protetto comprende tre piccole
isole abitate, diversi cayos, banchi corallini, atolli, un'area insulare di 57
kmq e un'area marina di 300.000 kmq, che equivale a più o meno il 10% del Mar
Caribe. Una stranezza? Tra maggio e giugno avviene la migrazione dei granchi e
sono talmente tanti che a volte chiudono temporaneamente delle strade vicino
alle spiagge per garantire il loro attraversamento. Forse è anche per questi
motivi che il 43% degli italiani ha deciso di andare in vacanza in un Paese
straniero. Tra le motivazioni spicca la "possibilità di scoprire luoghi e
culture diverse", seguita dalla "voglia di staccare completamente
dallo stile di vita abituale". Altre ragioni della ritrovata esterofilia?
"I prezzi dei viaggi più convenienti", "Con l'euro forte si
spende di meno", "I servizi e le strutture italiane sono sono
carenti", "Si tratta di destinazioni più sicure e con meno
delinquenza". Il mare vince alla stragrande. Preferibilmente in agosto.
Mai esagerare con le novità... © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri
4 - 20123 Milano.
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( da "Stampa, La" del 27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
VENTIMIGLIA CENTRALE
A BIOMASSE Demolito il muretto nel cantiere di Bevera Il muro di 92 metri, alto da uno a
tre, che era stato rilevato essere irregolare, nell'ambito del cantiere per la
realizzazione per l'impianto a biomasse di Bevera, nell'entroterra di
Ventimiglia, è stato rimosso e i lavori sono ripresi normalmente. Il muro era
stato oggetto di un esposto (datato 31 marzo), da parte del presidente
dell'associazione Alzalatesta, Marco Ballestra, che aveva segnalato le presunte
irregolarità. Poi, il 17 aprile i tecnici comunali, in seguito alla
segnalazione di Ballestra, avevano svolto i rilievi nell'area del cantiere, a
Bevera. Misurazioni sul campo e verifiche a documentare come stava procedendo
l'opera. Nella relazione dei tecnici comunali era emerso come quel muro (che
aveva dato origine all'esposto) fosse effettivamente non presente nel progetto.
Poi era arrivata il 9 giugno l'emissione della notizia di reato, da parte
dell'ufficio edilizia privata e urbanistica e il 16 giugno era seguito l'ordine
di interrompere i lavori. Interruzione che, a causa di alcuni ritardi nelle
notifiche, dovuti ai tempi della burocrazia, è arrivata in sostanza alcuni giorni dopo. Ora, il muro è stato
abbattuto e sono ripresi normalmente i lavori per la costruzione della
centrale. Il Comune di Ventimiglia aveva già approvato alcuni strumenti di
tutela aggiuntivi a quelli normalmente previsti: il sindaco Scullino infatti è
riuscito a concludere un accordo con la ditta costruttrice, la Energy
Green, in base al quale non solo le emissioni saranno costantemente monitorate,
proprio sui camini dell'impianto, ma anche un comitato di cittadini e
componenti comunali potrà in ogni momento ispezionare la centrale.\.
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( da "Corriere delle Alpi" del 27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Di Valentina Damin
"Stiamo aspettando i soldi dalla Regione" L'allarme del responsabile
della Casa di Soggiorno di Mel che dovrà essere ampliata MEL. I tempi biblici della burocrazia. Il secondo stralcio dell'ampliamento della Casa di Soggiorno di
Mel sta aspettando il finanziamento regionale che è stato chiesto dal Comune in
inverno. Ad attendere il finanziamento ci sono anche gli 86 ospiti della
struttura zumellese che sono ansiosi di veder terminati i lavori iniziati a
dicembre 2007. L'ampliamento
della casa di riposo di Mel prevede nuovi spazi per lo svolgimento delle
attività degli ospiti residenziali e per quelli che frequentano il centro
diurno. Un centro diurno che a tutt'oggi ospita dieci anziani (cinque
autosufficienti e cinque non auto sufficienti), ma che a breve, burocrazia permettendo, potrà ospitarne il doppio. "Ora
gli spazi a disposizione sfruttati dal centro diurno sono una decina",
spiega Paolo Battocchio, direttore della Casa di Soggiorno di Mel,
"abbiamo presentato la domanda in Regione per ampliare il centro ed
ospitare venti anziani, dieci autosufficienti e dieci non autosufficienti. Gli
spazi necessari per questo ampliamento sono già stati creati, ci sono già,
stiamo solo attendendo le risposte dalla Regione". Il centro diurno di Mel
è ormai divenuto un punto saldo nella vita sociale del territorio e riceve
molte richieste per accogliere gli ospiti che restano nella struttura dalla
mattina alla sera, quando vengono riaccompagnati a casa dagli incaricati della
Casa di Soggiorno. Ecco che quindi l'ampliamento servirebbe per accogliere
altre persone. "Il servizio che viene dato agli ospiti del centro diurno è
in tutto e per tutto pari a quello che viene offerto agli ospiti residenziali
della Casa di riposo", spiega Battocchio, "e cioè il servizio
sanitario, la mensa e i servizi di animazione e di riabilitazione come la
logopedìa e la fisioterapia. Inoltre, dal lunedì al venerdì c'è il servizio di
trasporto che si occupa di andare a prendere gli ospiti del centro diurno alla
mattina e di portarli a casa alla sera. Il centro diurno diventa sempre più un
servizio che permette di mantenere e potenziare l'autonomia dell'ospite".
Al primo piano della struttura zumellese sono stati creati degli spazi comuni
usati dagli ospiti residenziali e dai frequentatori del centro diurno come la
mensa, e la zona relax, con i divani e i tavoli per le varie attività. Mancano
da finire i servizi igienici e una camera che accoglierà una decina di nuovi
ospiti della struttura.
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( da "Repubblica, La" del 27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina IV - Palermo
Alla Gancia anche Lombardo, Cuffaro e il ministro Alfano, arrivato in ritardo
Si sposa il figlio di Schifani parata di big e corteo blindato Silvio
Berlusconi grande assente il papa manda la sua benedizione dal Vaticano
ANTONELLA ROMANO Mancava Silvio Berlusconi, che però in mattinata ha telefonato
per fare gli auguri allo sposo. Parentesi familiare, per la carica numero due
dello Stato, il presidente del Senato Renato Schifani, che ieri ha lasciato gli
impegni istituzionali romani, durante i quali è stato previsto apposta l'esame
di interrogazioni e interpellanze, ed è rientrato alle 10 da Roma per
partecipare nel pomeriggio, nella chiesa della Gancia, al matrimonio del figlio
Roberto. Un matrimonio concluso con la benedizione apostolica invocata dal
papa, una sorpresa che i genitori hanno voluto regalare agli sposi. Con
Schifani è volato a Palermo buona parte dello staff presidenziale del Senato, tra cui gli apici della burocrazia di palazzo Madama, dal segretario generale del Senato Antonio
Malaschini al direttore del cerimoniale Fabio Garella. Gli altri big di Forza
Italia invitati, dal guardasigilli Angelino Alfano al presidente della
commissione Sanità Antonio Tomasini al presidente della commissione Affari
costituzionali Carlo Vizzini, alla vasta rappresentanza parlamentare di
respiro nazionale, sono sbarcati Palermo nel primo pomeriggio. Una cerimonia
solenne ma sobria, con addobbi di rose, garofani e lilium tutti in bianco, gli
artificieri schierati lungo la via Alloro e una cinquantina tra agenti e
carabinieri fuori e dentro la chiesa. Un imponente servizio di sicurezza che ha
protetto, da piazza Marina al cortile interno, il corteo di auto blu, aperto
alle 16,15 dal prefetto e dal questore di Palermo. Il presidente del Senato si
è mostrato a tutti sorridente e sereno, contento per il gran passo del figlio
Roberto, 31 anni, avvocato civilista presso lo studio Pinelli-Schifani di
piazza Virgilio, con esami di abilitazione in corso, che ieri è convolato a
nozze con Antonella Raimondo, 25 anni, laureata in Scienze politiche.
"Sono abituato ad altro tipo di emozioni. Ma un figlio che si sposa è
un'emozione davvero forte", dice in completo blu, accompagnato dalla
moglie Franca, in tailleur grigio perla. Abito semplice, tutto in seta bianca
liscia, di Carlo Pignatelli, per la giovane sposa, che all'inno nuziale s'affaccia
in chiesa al braccio del padre. "Ciao", la saluta all'altare con un
bacio Roberto Schifani, da ieri suo sposo dopo tre anni di fidanzamento, una
stampa del padre, stessa fronte stempiata, simile anche nel carattere. La messa
è celebrate da padre Giuseppe Filippi, testimoni per lui il fratello Andrea
Schifani e Alessandro Margiotta, per lei la sorella Manila Raimondo e l'amica
Chiara Cannova. Un matrimonio con netta prevalenza di politici, tutti giunti a
cerimonia già iniziata e confinati agli ultimi posti. In piedi, in fondo alla
fila, il ministro Angelino Alfano. Senza posto anche lui, ma visibile al centro
della navata, c'è il presidente della Regione Raffaele Lombardo con la moglie
Rina, che in chiesa appare prima in gonna e poi in un'altra mise dorata. Fa
caldo, sventolano a decine i ventagli. Lombardo, in abito grigio firmato Gucci,
ma di lana ("temo di avere sbagliato", dice) ha donato agli sposi i
quattro pezzi in Sheffield, d'antiquariato. "Auguro agli sposi un legame
forte e indissolubile come quello che abbiamo io e mia moglie, sposati da 25
anni e fidanzati da altri dieci", dice il presidente. Gara di auguri alla
quale si associa Carlo Vizzini: "Io sono sposato da 36 anni. Gli auguro di
superarli". "Benvenuti tra noi", è il saluto dell'ex presidente
Salvatore Cuffaro, che ha regalato agli sposi un candelabro d'argento a cinque
bracci. Il sindaco Diego Cammarata agli sposi ha regalato un calamaio
dell'ottocento, scelto nella lista di nozze fatta dagli sposi all'Excelsior,
negozio di moda per l'arredo delle case dei vip. Dà la sua ricetta per una
felice vita di coppia: "Esaltare i pregi e minimizzare i difetti". Al
segno della pace Lombardo stringe la mano a Saverio Romano, il coordinatore
dell'Udc. Ci sono la senatrice Simona Vicari e il deputato Dore Misuraca,
assessori regionali e comunali, i coordinatori forzisti Galioto e Castiglione.
Risultano invitati anche Gianfranco Miccichè e Enrico La Loggia, della corrente
avversa, ma in chiesa non si vedono mentre c'è Mario Ferrara. Sul dispiegamento
di forze di polizia per un evento privato protesta alla fine Sonia Alfano,
degli amici di Beppe Grillo. La festa poi si sposta a villa Bordonaro, in via
del Fante. Per gli sposi in programma un viaggio a New York e un giro negli
States. Un tour inserito tra i regali, da dividere in quote, nella lista presso
un'agenzia di viaggi.
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( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del
27-06-2008)
Pubblicato anche in: (Sole 24 Ore, Il (Centro Nord))
Argomenti: Burocrazia
Centro-Nord sezione:
CENTRO NORD data: 2008-06-25 - pag: 1 autore: Nodi
prioritari infrastrutture e burocrazia Fermo al lavoro per dare voce alle istanze della neoprovincia
Meno burocrazia, più
infrastrutture ma soprattutto più voce in capitolo sia a livello governativo
che confindustriale. Sono le richieste dei 522 industriali associati a
Confindustria Fermo – che si riuniscono domani in assise – per voce del
loro presidente Silvano Lattanzi. Il numero uno rimarca il ruolo cruciale
dell'associazione, creata come quinta territoriale nel 1979, nel gettare le
basi della costituenda provincia di Fermo e nel fungere ancora oggi da punto di
riferimento. Serve una maggior incisività nelle politiche "romane"
anche per traghettare l'economia provinciale fuori dalle difficoltà in cui
naviga: calzature, meccanica e alimentare sono i tre settori manifatturieri
chiave tra le 26mila imprese del territorio. Ma il calzaturiero è oramai appeso
a filo unico al mercato russo, mentre la meccanica sconta i forti rincari di
manodopera e acciaio. Ilaria Vesentini u pagina 5 l'articolo prosegue in altra
pagina.
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( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del
27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Centro-Nord sezione:
CENTRO NORD data: 2008-06-25 - pag: 8 autore: Assemblee. Si è tenuto ieri
l'incontro annuale degli industriali "Reggio Emilia ha bisogno di un piano
strategico" Andrea Biondi REGGIO EMILIA Il presente è fatto di un'economia
in salute, "con fondamentali che ci pongono ai vertici nel Paese: abbiamo
superato il 70% nel tasso di occupazione come da obiettivi di Lisbona; la
disoccupazione è all'1,9%; siamo al secondo posto in Italia tra le province per
propensione all'export". Per Gianni Borghi, presidente dell'Associazione
industriali di Reggio Emilia (720 imprese associate con oltre 38mila
dipendenti), è il futuro che impone una sfida decisiva: "Dare a questo
territorio un progetto strategico che ancora manca". "Confrontarsi
con un mondo che cambia" era il tema di fondo dell'assemblea generale che
si è svolta ieri. Al Teatro Valli è stato presentato un filmato con i casi di
Sesto San Giovanni, Mulhouse e Rovereto: tre realtà che hanno fatto fronte a
grandi trasformazioni dovute al progetto di risanamento dell'area ex Falk
(Sesto San Giovanni), alla Tav (Mulhouse), all'inaugurazione di un'importante
vetrina come il Museo di arte contemporanea (Rovereto). "Si tratta di
interventi per noi indicativi – spiega Borghi – perché fatti nel quadro di una
necessaria prospettiva strategica. Ed è proprio questo che manca in un territorio
come il nostro ". Il che non equivale a dire che non si fa o non è stato
fatto nulla, precisa il numero uno degli Industriali reggiani: "Abbiamo
visto realizzate alcune cose che sollecitavamo da anni, come il casello di
Campegine che agevola le fabbriche della Bassa Reggiana; anche l'apertura di
alcuni tratti della Cispadana è un fatto positivo". A questo però si
aggiungono "altre opere necessarie: dalla via Emilia bis alla tangenziale
sud di Rubiera, a decisioni chiare sulla realizzazione di un termovalorizzatore";
insomma, "un salto di qualità, in una realtà come la nostra chiamata a
misurarsi con novità come Alta velocità e Stazione mediopadana ". Questo
in un quadro economico che, seppur positivo, nei primi tre mesi dell'anno ha
visto un rallentamento nel settore manifatturiero, oggetto dell'indagine
congiunturale dell'Associazione:- 0,2% la produzione industriale; +3,5% il
fatturato (+9% a inizio 2007); +0,9% l'occupazione (+2,1% a inizio 2007). Anche
le aspettative riflettono questa frenata: il saldo fra ottimisti e pessimisti è
del 21,8% contro il 50,9% di un anno prima. "Qui a Reggio –precisa Borghi
–abbiamo aziende leader che hanno internazionalizzato e che vanno molto bene.
Penso per esempio al comparto delle macchine agricole e movimento terra che
hanno trovato filoni d'attività in Usa, Brasile o Paesi dell'Est". A parte
le strategie aziendali però contro la congiuntura internazionale si può poco.
Lo stesso non vale per altri fattori frenanti. "Sulla burocrazia è necessario agire. Il Comune
–dice Borghi –ha avviato un tavolo tecnico per trovare i necessari correttivi;
vedremo i risultati. Ma c'è anche un discorso nazionale. La riduzione del
carico fiscale di lavoratori e imprese, un vero federalismo fiscale, l'avvio di
una nuova politica energetica, la modifica sostanziale delle relazioni
industriali sono delle necessità non più rinviabili". In occasione
dell'assemblea di ieri è stato anche presentato un accordo con Simecs
–l'Assindustria di Caxias do Sul ( Brasile) che condivide con Reggio Emilia la
presenza sul territorio di un distretto della meccatronica – ed è stato
consegnato il Premio italiano meccatronica, giunto alla seconda edizione. Ad
aggiudicarselo è stata la System, di Fiorano Modenese (Mo).
a.biondi@ilsole24ore.com Alla guida. Gianni Borghi.
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( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del
27-06-2008)
Pubblicato anche in: (Sole 24 Ore, Il (Centro Nord))
Argomenti: Burocrazia
Centro-Nord sezione:
CENTRO NORD data: 2008-06-25 - pag: 6 autore: Oggi l'assise degli industriali
pisani Pmi alla ricerca di modelli europei anti-burocrazia Andrea Gennai PISA è il tema della semplificazione quello al
centro dell'assemblea degli industriali in programma oggi a Pisa. Un tema che
sta molto a cuore al presidente dell'Unione, Pierfrancesco Pacini: al termine
dell'assise è infatti prevista una tavola rotonda, sull'argomento, con tre
professori universitari, (Giovanni Valotti, Giacomo Vaciago e Claudio
Franchini). "Nelle assemblee degli anni scorsi – spiega Pacini – abbiamo
affrontato i temi della internazionalizzazione delle imprese e delle
infrastrutture necessarie ai sistemi economici locali con l'obiettivo di fornire
alle aziende concreti supporti e proporre alle amministrazioni pubbliche
ipotesi percorribili per meglio rispondere alle necessità delle imprese.
Quest'anno abbiamo inteso sviluppare il tema della semplificazione burocratica.
Tema del quale molti parlano, ma sul quale non si ritrovano proposte concrete o
quanto meno rapidamente applicabili ". Una ricerca commissionata
dall'Unione industriali ha l'obiettivo di individuare le best practice
esistenti in Europa ed in Italia, analizzarne l'applicabilità nel contesto
Toscano, identificare modelli organizzativi che ne consentano l'istituzione e
fornire il sostegno legale che ne certifichi l'applicabilità. Intanto sul
fronte più strettamente congiunturale l'economia pisana ha vissuto, come il
resto delle province toscane, un inizio d'anno che ha fatto parzialmente
dimenticare i positivi risultati del 2007. I dati della produzione e del
fatturato del 1Útrimestre 2008 descrivono un quadro economico provinciale in
lieve flessione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.L'esito
dell'indagine congiunturale relativa al trimestre di apertura del 2008, rileva
infatti una produzione con segno negativo-1,3% rispetto al primo trimestre
2007. Il dato sul fatturato, al contrario, registra un positivo 2,5%. Ad una
robusta performance produttiva del settore chimico (+7,9%), si affiancano le
più moderate crescite di metalmeccanico (+2%) grafica ed editoria (+1,9%) e
mezzi di trasporto (+1,8%). A giustificare la flessione a livello aggregato vi
sono le produzioni di pelli e cuoio (-7,2%), alimentari (-5,5%), vetro e
ceramica (- 4,5%) e legno e mobili (-3,4%). L'occupazione si mantiene in
leggera crescita a livello provinciale (+0,8%). A DUE VELOCITà Nel primo
trimestre 2008 segnali positivi arrivano da meccanica e trasporti mentre resta
sotto pressione il settore cuoio-calzature Al vertice. Pierfrancesco Pacini,
presidente Unione industriali Pisa.
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( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 27-06-2008)
Pubblicato anche in: (Sole 24 Ore, Il (Sud))
Argomenti: Burocrazia
Sud sezione: IN
PRIMO PIANO data: 2008-06-25 - pag: 2 autore: Alle aziende un terzo dei fondi
Il costo del personale incide sull'ente per 12,8 milioni a Napoli Brunella
Giugliano NAPOLI Sono 24,9 milioni i fondi che complessivamente le Camere di
commercio di Napoli e Salerno dedicano ai servizi alle imprese. La somma,
indicata nel bilancio preventivo del 2008, rappresenta più del 35% del totale
degli oneri sostenuti. In particolare, le attività di studio, formazione,
informazione e promozione economica gravano sul bilancio dell'ente camerale di
Napoli per 17,9 milioni, mentre su quello di Salerno per 7 milioni. Ma le
imprese sono soddisfatte dei servizi garantiti dai due enti? Per Maurizio
Maddaloni, presidente Confcommercio Campania, "il sistema camerale è
quello che più da vicino rispecchia le esigenze del mondo delle imprese.
Attraverso le associazioni di categorie le aziende iscritte prendono parte ai
processi decisionali e ai programmi che l'ente mette in campo. In quanto enti
pubblici, le Camere sono comunque soggette a una serie di criticità e ad alcuni
limiti. Occorre innovazione ". Parole di soddisfazione per il ruolo che
svolgono gli enti camerali arrivano da Vito Amendolara, direttore di Coldiretti
Campania, che sostiene: "Le Camere di commercio sono enti molto efficienti
per i servizi che offrono. In particolare, quella della provincia di Napoli è
al terzo posto in Italia, dopo Milano e Roma, oltre ad essere l'unica al Sud ad
avere un ufficio a Bruxelles che cura tutti i servizi che riguardano
l'internazionalizzazione. è un valore aggiunto fondamentale ". Tra le
entrate, nel bilancio di previsione 2008, la voce più consistente è
rappresentata dal diritto camerale, l'imposta che le aziende versano
annualmente per l'iscrizione. Per la Camera di commercio di Salerno ammonta a
14,1 milioni sul totale dei proventi (pari a 18,8 milioni), per quella di
Napoli a 38,4 milioni su 50,1. "Le Camere hanno molti pregi, in primis
quello di raccordarsi bene con gli altri soggetti pubblici e di portare avanti
numerosi progetti di sviluppo anche tra le difficoltà che attraversa il sistema
economico regionale ", sostiene Michele Gravano, segretario Cgil Campania,
che aggiunge: "Il limite si registra invece nella mancanza di strumenti
adeguati e di competenze professionali specifiche per rendere servizi moderni
alle imprese. è un campo in cui la burocrazia si muove con difficoltà per
meccanismi di rappresentanza sociale troppo conservativi. In questa direzione
ci sono state alcune iniziative per l'agognato salto di qualità, ma che per il
momento non hanno portato a nulla". Tra gli oneri che gli Enti si trovano
ad affrontare, invece, ci sono le spese per il personale che ammontano a ben 5,7
milioni per Salerno e 12,8 per Napoli, e quelle per il loro funzionamento (ad
esempio pagamento utenze, pulizia delle strutture, manutenzione ordinaria) pari
a 4,3 milioni per Salerno e 15,4 per Napoli. "Il grosso dei costi è
sostenuto per la struttura - commenta Mauro Maccauro, presidente dei giovani
Confindustria Campania - . In tema di semplificazione amministrativa è
necessario stabilire se tale spesa è congrua alle esigenze delle Camere. Una
verifica ancora più richiesta dal momento che da quest'anno i costi che le
imprese sostengono per l'iscrizione sono notevolmente aumentati, in base a
nuovi criteri fissati dal Governo. Relativamente alle attività di promozione
non bisogna disperdere i fondi in mille rivoli, ma fare massa critica e focalizzarli
su pochi interventi capaci di creare un reale sviluppo sul territorio. Un
esempio? La Camera di commercio di Salerno è stata particolarmente efficiente,
poiché ha destinato molte energie allo sviluppo dell'aeroporto di Pontecagnano,
in dirittura d'arrivo". D'accordo anche Ambrogio Prezioso, presidente dei
costruttori edili di Napoli, che sostiene: "La Camera di commercio di
Napoli ci ha supportato, nel nostro lavoro di promozione del territorio. C'è
piena collaborazione.Sarebbe però necessario un monitoraggio sugli esiti di
queste attività, per razionalizzare le risorse future". Industria. Mauro
Maccauro Sindacato. Michele Gravano (Cgil) CONTROLUCE Agricoltura. Vito
Amendolara (Coldiretti) NEW FOTOSUD.
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( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del
27-06-2008)
Pubblicato anche in: (Sole 24 Ore, Il (Centro Nord))
Argomenti: Burocrazia
Centro-Nord sezione:
CENTRO NORD data: 2008-06-25 - pag: 17 autore: Musica A Firenze riapre la
biblioteca del Conservatorio A settembre l'evento dopo 42 anni di stop In
archivio disponibili oltre 100mila pezzi A breve, probabilmente a settembre, in
Toscana, gli studiosi di musica e gli allievi (ma non solo) del Conservatorio
musicale di Firenze avranno di che rallegrarsi. è in procinto di riaprire al
pubblico la biblioteca del Conservatorio "Luigi Cherubini", uno
scrigno per i cultori della materia, reso ancora più prezioso da quasi mezzo
secolo di chiusura (esattamente dall'alluvione che colpì il capoluogo toscano
nel 1966). La biblioteca è uno degli ambienti più importanti del conservatorio
fiorentino, che fu istituto nel 1923, in seguito alla riforma dell'istruzione
artistica ed ebbe sede in Piazzetta delle Belle Arti, nei locali dell'omonima
accademia. Grazie all'azione del direttore Paolo Biordi, le
porte chiuse per troppi anni e l'eccesso di burocrazia sono quasi del tutto saltati. Leggere partiture originali e
consultare fonti musicali antiche e moderne non dipenderà più da concessioni ad
personam, ma diventeranno una prassi, un'abitudine, un servizio di cui fruire.
Come succede altrove, per esempio a Bologna. Anni di lavoro (e la
proficua sinergia con alcuni enti pubblici locali) hanno consentito di arredare
e di attrezzare una nuova sala di lettura che accoglierà in armadi idonei parte
degli straordinari "pezzi". "Centomila pezzi riferiti a 40mila
titoli – precisa il direttore – che spaziano dal XV al XVI secolo per il totale
di un chilometro e duecento metri, cui vanno aggiunte le collezioni moderne
". I numeri suggeriscono appena il senso della ricchezza sterminata
posseduta da questa biblioteca. Una delle parti più interessanti è sicuramente
quella che contiene le migliaia di note manoscritte profuse, contenute nei
fondi antichi: tra queste il Fondo Pitti, il Fondo Basevi, il fondo dei
libretti musicali dell'Ottocento. Li possono mostrare, munito di guanti, Gianni
Ciabattini che insieme a Giuliana Zaccagnini e a un bibliotecario sono i
custodi di questi tesori. La Regione Toscana e la Provincia di Firenze, ma
anche la Cassa di risparmio della città e la Galleria dell'Accademia (che
ospita il Museo degli strumenti musicali antichi) hanno partecipato
finanziariamente alla riapertura e alla valorizzazione della biblioteca, che
sembra attrarre l'attenzione anche di investitori stranieri, tra cui un
importante università americana. A disposizione dei musicologi vi è già la
digitalizzazione del catalogo cartaceo, messo online sul sito ufficiale del
Conservatorio Cherubini. In attesa della riapertura, un progetto finanziato dal
ministero per i Beni culturali e dalla Regione Toscana ha reso infatti
possibile la digitalizzazione di mille manoscritti musicali posseduti dal Fondo
Basevi, composto da circa 3.500 titoli messi insieme dalla passione del medico
musicologo fiorentino dell'Ottocento Abramo Basevi. Una goccia in un mare
magnum, che spazia dai codici miniati alla prima edizione musicale
dell'Euridice di Jacopo Peri, alle toccate per cembalo di Girolamo Frescobaldi,
alle messe di Giovanni da Palestrina, a partiture operistiche degli Scarlatti.
Un servizio che è stato preso d'assalto dai musicologi di mezzo mondo. La
volontà di tutelare e valorizzare l'immenso patrimonio musicale del
conservatorio Cherubini si esprime poi anche con il Mart-Lab, un centro di
restauro audio. Un nuova stagione sembra essere iniziata. Teresa Megale
www.conservatorio.firenze.it A Firenze. Un'immagine degli scaffali della
biblioteca del Conservatorio "Luigi Cherubini" di Firenze; nel
riquadro, una foto della sala di lettura prima dell'alluvione di Firenze del
1966.
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( da "Corriere della Sera" del 27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-06-27 num: - pag: 1 autore: di
MARCO GARZONIO categoria: REDAZIONALE UNIRE LE RISORSE PUBBLICHE E PRIVATE
UN'AUTHORITY PER IL CARO-CASA E' di qualche giorno fa l'appello del cardinale
Tettamanzi perché gli enti cattolici affittino le case vuote a chi ne ha
bisogno. E presto andrà fatto un bilancio delle risposte positive o meno che
parrocchie, organizzazioni e istituti religiosi avranno dato. Intanto, però, la
pressante sollecitazione dell'arcivescovo potrebbe essere accolta da tutte le
strutture cittadine, pubbliche e private insieme, perché si costituisca una
mappa completa, qualitativa e quantitativa, della disponibilità di
appartamenti. Per una città che ha fame di case a prezzi sostenibili sarebbe un
passo importante riconoscere che esiste un patrimonio comune, un bene
collettivo e diffuso, da considerare nel suo insieme e porre a base di un
circolo virtuoso di socialità condivisa, senza che questa "messa in
rete" vada a intaccare la salvaguardia dei diritti dell'ente che possiede
appartamenti. Anzi, ne valorizza la funzione civica e ne irrobustisce
l'identità solidaristica. Milano ha un patrimonio edilizio enorme, che si
dovrebbe avere il coraggio di quantificare e di monitorare nel suo impiego,
immaginando di arrivare anche a una sorta di Authority, che garantisca
cittadini ed enti proprietari e magari incentivi la pubblicizzazione dei dati e
la messa a disposizione di abitazioni attraverso opportune misure fiscali di
sostegno e di sgravio agli enti che collaborano. Per secoli la filantropia
ambrosiana ha visto sia semplici cittadini, che disponevano dell'unica casa
della loro vita, sia persone abbienti, lasciare immobili a enti di assistenza e
a fondazioni con programmi umanitari. Un insieme di patrimoni che ha fornito
redditi tali da consentire a molte strutture di vivere, svilupparsi, estendere
i servizi. Adesso, con il bisogno di housing sociale, è giunto il momento che
prevalgano criteri di trasparenza e di regole certe. Sarebbe un modo di
ripagare la generosità dei benefattori e di restituire al pubblico qualcosa in
termini "politici ", di iniziativa e coordinamento cioè, visto che
molti degli enti nel tempo destinatari di lasciti usufruiscono di cospicui
finanziamenti da Stato e Regione. Si eviterebbe tra l'altro lo spettacolo poco
edificante offerto spesso dalla cronaca di case sfitte o
affittate in base a burocrazie, appartenenze, clientele, favori. Il Comune
potrebbe dare l'esempio e intervenire sulle sue case vuote, ristrutturate o da
riattare (vedi corso Garibaldi e via Cesariano), così da non lasciare un bene
prezioso inutilizzato. Certo, non è più il tempo dei piani generali fatti sulla
carta e nemmeno dei buoni propositi. Ma è l'ora della politica
illuminata e delle iniziative. Che, se raccordate, possono contribuire a far
vivere meglio tutti. Una casa dignitosa a prezzi ragionevoli non è solo un atto
di giustizia sociale, è contributo a stabilità civile e sicurezza.
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( da "Corriere della Sera" del 27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-06-27 num: - pag: 17 categoria:
REDAZIONALE L'intervista "Se i nostri connazionali rispetteranno le regole
della convivenza eviteremo episodi come quello di via Sarpi" "Troppe
regole, così l'Italia spaventa le imprese cinesi" L'ambasciatore Sun Yuxi:
anche i turisti vanno altrove. Le Olimpiadi? Felici del vostro appoggio MILANO
- "Le imprese cinesi vogliono venire in Italia. Investire, lavorare,
produrre con gli italiani. Ma così, come si fa? Con queste regole è tutto
terribilmente complicato. Il visto, il permesso di soggiorno. Mi auguro che le
autorità possano semplificare le regole. Altrimenti...". L'ambasciatore
Sun Yuxi è da pochi mesi in Italia, dopo aver rappresentato la Repubblica
popolare in Afghanistan e in India, ed è già preoccupato. La
burocrazia ostacola gli
affari - sostiene - e il suo timore è che nuove misure, magari legate al
dossier sicurezza, allontanino imprenditori e investitori cinesi dal nostro
Paese, "dopo che mi sono speso per convincerli delle opportunità di
cooperazione con l'Italia". Un esempio: "Quando imprenditori o
studenti italiani vanno in Cina - dice al Corriere - non devono richiedere
l'autorizzazione del ministero della Sicurezza, basta l'ok delle controparti
cinesi, aziende o università. In Italia invece bisogna fare per forza un
passaggio con la Questura. Gli imprenditori cinesi si spaventano e se ne vanno
a fare affari in Germania o in Francia. E anche i nostri turisti preferiscono
andarsene altrove". Insomma, spiega Sun, "le norme possono rallentare
i processi in corso fra i nostri due Paesi, rapporti che dalla visita di Romano
Prodi a Pechino nel settembre 2006, hanno portato a un interscambio
commerciale, l'anno scorso, di oltre 30 miliardi di dollari". Intorno, Sun
spande però un corollario di parole amichevoli, dall'impegno "a rafforzare
la tutela della proprietà intellettuale" all'auspicio che "a livello
industriale la qualità italiana e la quantità cinese, insieme, possano ben
funzionare", dall'apprezzamento per i lavori del comitato
interministeriale ("con Silvio Berlusconi premier può funzionare sempre
meglio, visto che lo volle lanciare lui") fino all'annuncio della visita,
il prossimo anno, del presidente Hu Jintao. L'ambasciatore è stato a Milano,
sua prima uscita ufficiale. Ha visto i vertici di Intesa Sanpaolo, si è messo
"a disposizione degli imprenditori italiani", ha partecipato a una
cena in suo onore nella quale la Fondazione Italia-Cina, presieduta da Cesare
Romiti, ha lanciato una sottoscrizione per le vittime del terremoto in Sichuan.
Nell'aprile dell'anno scorso a Milano la presenza cinese a Chinatown si è
tramutata, nel giro di un pomeriggio, da questione di grossisti, vigili e multe
in un caso diplomatico sull'asse Roma-Pechino. Su questo l'ambasciatore è, come
da definizione, diplomatico: non un commento sull'operato del sindaco Letizia
Moratti ma l'auspicio è che "le due parti riflettano, perché tutta la
questione si può risolvere solo attraverso il negoziato e la condivisione. Sono
certo che possiamo evitare il ripetersi dei fatti del 2007. Ho visto il
sindaco. Se i cinesi rispetteranno le regole la convivenza se ne avvantaggerà
". A proposito di città, ambasciatore, che dice delle bandiere tibetane
che qua e là si vedono appese a balconi e finestre? "Mai viste, queste
bandiere". Pausa. "Alcuni separatisti - aggiunge Sun, facendo suoi
alcuni degli argomenti del governo di Pechino sul tema - raccontano delle
falsità a questi italiani, che le hanno prese per cose vere. I separatisti in
Tibet non ci sono mai stati, della realtà non sanno nulla". In compenso,
l'ambasciatore Sun apprezza come l'Italia non abbia mai seriamente preso in
considerazione un boicottaggio dei Giochi olimpici: "I Paesi che hanno
annunciato che i loro rappresentanti istituzionali non parteciperanno alla
manifestazione politicizzano un evento sportivo. E dell'appoggio dell'Italia
noi siamo felici, Roma ci ha promesso una delegazione importante". Meno
spedita la partita con il Vaticano, decenni di distanza da colmare. Nei giorni
scorsi, a Roma, Sun Yuxi aveva scandito che "ci vuole ancora molto tempo
per raggiungere la normalizzazione dei rapporti": ora sottolinea di aver
"avuto l'onore di essere stato il primo ambasciatore della Repubblica
Popolare ad avere contatti diretti con il Santo Padre", un'"occasione
informale, un concerto", quello della China Philharmonic Orchestra di
Pechino, il 7 maggio. "Ci sono situazioni, popolari che servono, sulla via
della normalizzazione". Chinatown La protesta dei cinesi a Milano dopo gli
scontri con i vigili nell'aprile 2007 Marco Del Corona.
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( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: DESIGN data: 2008-06-27 - pag: 23 autore: Architettura. A Torino si
svolge da domenica al 3 luglio il Congresso mondiale dell'Uia sul tema
"Transmitting Architecture" Concorsi, palude italiana Progetti
frenati da poche risorse, burocrazia, incertezze urbanistiche e ricorsi al Tar di Paola Pierotti P er
quattro giorni l'Italia sarà vetrina dell'architettura mondiale con il XXIII
Congresso dell'Uia di Torino, ma l'architettura contemporanea italiana
continuerà a rimanere nell'ombra finché non decollerà il sistema dei concorsie
le idee non arriveranno al cantiere. Ogni anno vengono bandite decine di
competizioni ma il passo dalla carta all'opera resta lungo e faticoso. Da Nord
a Sud il successo dei concorsi è minato da lunghi tempi burocratici, dalla
mancanza di fondi, dall'indeterminatezza di strategie urbane – spesso
conseguenza di un cambio di amministrazione – e ancora dal frequente ricorso ai
giudici amministrativi. Così, fatta eccezione per scuole o spazi pubblici,
negli ultimi dieci anni sono rare le opere di architettura frutto di una
competizione tra le idee. La via dei concorsi italiani è lastricata di annunci
di progetti che dopo essere stati premiati vengono dimenticati. Tra gli altri
quello per la sede dell'Agenzia spaziale italiana vinto da Massimiliano Fuksasa
Roma, i tre concorsi indetti dall'Anas per i due ponti sull'Arno (Francis
Soler), per le aree di ingresso e uscita del tunnel autostradale di Mestre
(Alessandro Anselmi) e per un museo sulla Salerno-Reggio Calabria (Archea). è
percorso ad ostacoli per la realizzazione del nuovo Palacinema di Venezia
aggiudicato nel 2006 alla partnership italofrancese dei 5+1AA e Rudy
Ric-ciotti, e ora rivisitato dal raggruppamento di imprese guidato da Sacaim
con alcuni studi di architettura, come il C+S che si è aggiudicato la gara per
l'appalto integrato. E con questa procedura, che ha comportato un aggiornamento
del progetto originario, il landmark del Lido assomiglierà un po' meno ad un
sasso e un po' più ad una gemma preziosa, niente resina per il rivestimento ma
un mosaico di scandole di vetro dai colori sabbia all'oro. Procede lentamente
anche l'iter del concorso per il Porto Monumentale di Napoli aggiudicato ai
quarantenni romani di t studio con Michel Euvè: dopo rallentamenti conseguenti
una serie di ricorsi, è stato consegnato il progetto definitivo ed è in corso
l'iter approvativo. Ma ancora nessuna certezza sulle modalità di realizzazione
dell'opera. A Milano, nell'area ex Ansaldo, Pirelli Re ha aggiudicato ex aequo
al californiano Micheal Maltzan e a Marco Casamonti un concorso per uncomplesso
uffici e successivamente, cambiando destinazione d'uso, ha affidato ad altri
l'incarico per la progettazione di un comparto residenziale. Ancora, sono
rimasti al palo senza finanziamenti i progetti per due grandi contenitori culturali
come la Beic, biblioteca europea di informazione e cultura di Milano –
aggiudicata allo studio Bolles+Wilson – e la public library di Mario Bellini a
Torino. Con tempi dilatati, doppi o triplicati rispetto a quelli di altri Paesi
europei o degli Stati Uniti, stanno salendo alcuni cantieri importanti. A dieci
anni dall'aggiudicazione del concorso, il Museo Maxxi di Roma di Zaha Hadid
sarà aperto entro l'inizio del 2009. Mancano due anni e parte dei finanziamenti
per ultimare la cittadella giudiziaria di Salerno firmata da David Chipperfield
e aggiudicata nel 1999. Sono già passati dieci anni anche dall'aggiudicazione
del concorso per la pensilina degli Uffizi a Firenze, e dopo continui stop and
go, l'ultima ipotesi prevede si inizierà a costruire la loggia di Arata Isozaki
nel 2011. Sono fermi a causa del fallimento delle imprese altri due cantieri di
Hadid a Salerno e a Napoli, per il terminal passeggeri e per la stazione
Afragola. Ancora, a otto anni dall'aggiudicazione del concorso partiranno nel 2009
i lavori per realizzare la Piazza del Mediterraneo a Ponte Parodi sul porto
antico di Genova, firmata dagli olandesi Un Studio. Opere che salgono
lentamente ma che almeno non resteranno virtuali come altre che sono sfumate
subito dopo l'annuncio. Tra i flop della storia dei concorsi di architettura
c'è quello per la sede dell'Università di architettura di Venezia vinta dallo
studio italo-spagnolo Embt, le competizioni indette a Trieste sulle rive, o
quella per la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma firmata dagli svizzeri
Diener & Diener. Per l'architettura contemporanea italiana sono chance
perse quelle promosse in occasione dei mondiali del nuoto in programma a Roma
il prossimo anno e quelle delle tante opere che si preannuncia sarannorealizzateinvistadel150
Úanniversario dell'Unità d'Italia, dove lo strumento dell'appalto integrato sul
preliminare, scelto per accelerare le procedure, ha preso il sopravvento
minando il risultato finale delle costruzioni. Tra le tare del sistema dei
concorsi in Italia c'è anche l'indifferenza da parte delle amministrazioni
verso un'idea che poco prima era stata ritenuta degna di essere posta a tema di
selezione tra professionisti. Sono numerosi i concorsi seguiti da un incarico
diretto o da un progetto in house. Gli esiti dei concorsi per Piazza Barche a
Mestre e quello per il Rione De Gasperi a Napoli, ad esempio, sono stati
archiviati e i progetti sono tornati sui tavoli degli uffici comunali. Non
mancano concorsiaggiudicati dai giudici amministrativi che cambiano il verdetto
delle giurie come è accaduto per il nuovo Auditorium di Padova dove il secondo
classificato, l'austriaco Klaus Kada, ha sorpassato Alberto Cecchetto e Arup
dopo un ricorso al Tar per questioni di anonimato. E, come è accaduto per
l'iniziativa Qualità Italia promossa dai ministeri dei Beni culturali e dello
Sviluppo economico, ci sono anche gare che vengono annullate dagli stessi enti
appaltanti per imprecisioni nei bandi. I concorsi sono uno strumento di lavoro
e consentono l'accesso al mercato della progettazione. Rimangono l'unica via in
cui si afferma la qualità del progetto e non il nome dell'architetto: una
chance soprattutto per i più giovani che spesso però vengono esclusi a priori
per la mancanza di fatturati significativi necessari per partecipare alle gare
per le opere più importanti. E così, a vincere i grandi concorsi in Italia sono
soprattutto archistar internazionali, il mondo accademicoo professionisti
locali. Negli ultimi anni segnali positivi arrivano dal mondo dei privati. Developer
e imprese hanno colto il valore del progetto di architettura e non di rado
affiancano progettisti affermati ad altri emergenti per mettere a confronto
soluzioni progettuali diverse. Idee che, forti della spinta immobiliare,
arrivano molto più in fretta al cantiere. IL SISTEMA Da Nord a Sud vengono
bandite decine di gare ma i tempi di realizzazione delle proposte sono spesso
troppo lunghi I CAMBIAMENTI Segnali positivi provengono dal mondo dei privati:
developer e imprese affiancano professionisti affermati a giovani emergenti
DISEGNO DI DOMENICO ROSA.
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( da "Corriere della Sera" del 27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-06-27 num: - pag: 64 categoria:
BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano Tornano le intercettazioni L'Espresso
pubblica nuove intercettazioni dell'inchiesta napoletana che già a dicembre
dell'anno scorso aveva fatto scandalo per i contenuti delle conversazioni fra
il direttore di Rai Fiction Agostino Saccà e l'allora capo dell'opposizione
Silvio Berlusconi. Il punto di partenza resta lo stesso, l'ipotesi di
corruzione per tutti e due. Polemiche. Esteri Il nucleare nordcoreano Il regime
della Corea del Nord ha ceduto e consegna ai cinesi i dettagli del suo
programma nucleare. La Casa Bianca chiederà entro 45 giorni al Congresso di
revocare le sanzioni previste dal "Trading with the Enemy Acts" e
toglierà la Corea del Nord dalla lista dei Paesi-sponsor del terrorismo. Mugabe
va avanti Robert Mugabe, il padre padrone dello Zimbabwe, è deciso: andrà
avanti con il suo processo elettorale e stamattina i seggi si apriranno
regolarmente per le presidenziali, nonostante le accuse della comunità
internazionale e di suoi antichi sostenitori, come Nelson mandela. Cronache
Foto per i rom Un'ordinanza del governo prevede fotografie d'identificazione
per i rom. Ma intanto l'opposizione contesta la decisone di prendere le
impronte delle dita dei minori nomadi, preoccupazione anche dell'Unicef. La
Cina in Italia L'ambasciatore cinese accusa: troppa burocrazia in Italia, aziende (e persino
turisti) della repubblica popolare preferiscono andare altrove. Sulle tracce
della Orlandi A Roma la polizia è entrata nei cunicoli che sarebbero stati la
prigione di Emanuela Orlandi. Il ritorno del panama Visto sul capo del
presidente Giorgio Napolitano e di Silvio Berlusconi, il panama torna in
auge. Pezzi da alcune decine di euro o da migliaia. Economia Stagnazione
italiana Un Paese fermo, con l'economia in stagnazione. Il Centro Studi di
Confindustria prevede per il 2008 una crescita del Prodotto interno lordo (Pil)
di appena lo 0,1%. "Prima la frenata, poi il rilancio" si legge nella
premessa degli "scenari economici" ma la ripresa arriverà solo alla
fine del primo trimestre del 2009 per chiudere l'anno con un aumento di appena
lo 0,6%. Commenti Ebraismo di Kissinger Lo storico britannico Niall Ferguson
affronta la figura di Henry Kissinger alla luce di una biografia che ne esamina
la figura soprattutto in riferimento alle radici ebraiche. Cultura Un inedito
di Malerba Pubblicato un racconto inedito di Luigi Malerba, un omaggio al
filosofo greco Epicuro immaginato ai giorni nostri. Un estratto sul Corriere.
Gli istituti di cultura Il direttore dell'Istituto italiano di cultura a New
York, Renato Miracco. Che chiede più fondi e di tagliare le sedi che reputa
inutili: come quelle in Francia e in Inghilterra. Spettacoli Il film di
Mereghetti Paolo Mereghetti vede "Un'estate al mare ", il nuovo film
dei fratelli Vanzina. Nel quale salva la parte di Gigi Proietti. Sport
Russia-Spagna 0-3 La Spagna castiga con tre gol la Russia, che aveva già
battuto nel girone eliminatorio 4-1.
In finale, domenica, trova la Germania. Il ritorno di
Lippi Esonerato Roberto Donadoni, alla guida della nazionale italiana torna
Marcello Lippi. * Con Style Magazine" e 3,00; con "Corriere
Enigmistica" e 2,30; con "Foto:box" e 7,90; con "Storie
della Bibbia" e 8,90; con "La grande dinastia dei Paperi" e
8,90; solo a Milano e provincia con "Mangiar bene a Milano" e 10,90;
con "L'Europeo" e 8,90; con "Il grande cinema di Alberto
Sordi" e 10,99; con "Gli itinerari di Dove" e 8,99; con "I
Simpson Classici" e 10,99; con "Le avventure di Lucio Battisti e
Mogol" e 8,90; con "La Storia del Fascismo" e 10,99; con
"Dormi amore la situazione non è buona" e 13,99; con "Il
Diritto" e 15,90; con "I Classici dell'avventura" e 7,90; con
"Le avventure delle Tea Sisters" e 7,90; con "I Cesaroni" e
13,90; con "Madonna dalle origini al mito" e 10,99; con "Il
Mondo" e 2,50. In Puglia, Marche, Lazio (no Roma) e nelle province di TV,
MO, PR, RE, CR e MN con la Gazzetta dello Sport e 1,00.
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( da "Espresso, L' (abbonati)" del 27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
PRIMO PIANO tra
padrini e dittatori di Gianluca Di Feo Le tirannie e le mafie, la globalità dei
traffici e i limiti delle autorità statali. Lo scrittore di 'Gomorra' incontra
il procuratore internazionale, l'uomo che processò i generali argentini e ora
persegue i genocidi colloquio TRA ROBERTO SAVIANO e LUIS MORENO-OCAMPO In
comune hanno il ricordo di una giornata speciale. Era martedì 3 luglio 1990.
Luis Moreno-Ocampo, il primo procuratore internazionale che persegue in tutto
il pianeta i crimini contro l'umanità, aveva appena concluso il suo processo
più importante. Aveva fatto condannare la giunta militare che si era
impadronita del suo Paese dominandolo con l'orrore dei desaparecidos. Ma quel
giorno come tutti i suoi connazionali pensava solo a tifare l'Argentina, scesa
in campo contro l'Italia per la semifinale mondiale. Dall'altro lato
dell'Oceano, Roberto Saviano era un ragazzino che accanto al padre guardava la
stessa partita. E come tutti i napoletani non tifava per gli azzurri, ma per
Diego Armando Maradona. L'uomo con la maglia numero dieci è ancora oggi una
figura leggendaria per lo scrittore campano. Per Moreno-Ocampo è stato il cliente
più speciale dello studio legale che aveva aperto dopo il processo ai dittatori
di Buenos Aires e prima delle inchieste sui massacratori africani:
"Muoversi con lui era incredibile: c'erano folle che accorrevano per
venerarlo. I poliziotti che dovevano arrestarlo, persino i magistrati chiamati
a giudicarlo imploravano un autografo. A lui si perdonava tutto: persino il
papa lo ha salutato dicendo 'Sono un suo tifoso'". "A Napoli era la
stessa cosa", gli fa eco Saviano: "E anche adesso quando torna viene
sempre accolto come un idolo". Moreno-Ocampo scuote la testa:
"Semplicemente incredibile, pensare che era un bambino affamato. Poi è
stato travolto dalla fama: ha perso il senso del limite". Tutto l'attività
del procuratore argentino è segnata da persone che hanno perso il senso del
limite. Gli ufficiali argentini che hanno fatto sparire migliaia di oppositori;
i tiranni che in Congo e in Uganda usano lo stupro come arma di massa o che in
queste ore continuano a rendere il Darfur "una gigantesca scena del
crimine". E lui? Il primo procuratore con competenza planetaria, a cui si
rivolgono le vittime più deboli, a cui viene chiesto di punire i governi e
persino di valutare la legittimità 'dell'invasione anglo-americana dell'Iraq',
non teme mai di perdere il senso del limite? Non ha mai la tentazione di
abbandonare i vincoli del codice per assumere un ruolo politico in nome della
giustizia? "Bisogna seguire il mandato e non uscirne mai fuori",
spiega: "Quando cinque anni fa sono stato eletto in questo incarico, ho
subito venduto il mio studio legale e ho rinunciato all'insegnamento ad
Harvard: non solo dovevo essere indipendente, ma dovevo anche mostrare di non
potere venire influenzato. La mia forza sta nella mia reputazione. Se tu segui
la legge, se tu non esci dal mandato, allora sei rispettato, allora hai il
consenso. E questo in soli cinque anni ha permesso alla Corte penale
internazionale di raggiungere obiettivi che erano impensabili. Ma se ti lasci
condizionare dall'agenda politica, allora sei morto". Saviano porta subito
la conversazione su un piano letterario: "Come ci si sente a giudicare i
governi? Che sensazione prova un uomo di legge mentre non si misura con una
piccola cosa, ma si trova in qualche modo a mettere sotto processo la storia"?
"Dos feelings", Moreno-Ocampo abbandona
istintivamente l'inglese della burocrazia Onu e passa al castigliano, più vicino a quella "madre
patria" che sente di condividere con la Napoli dello scrittore: "Hai
il privilegio di potere aiutare milioni di vittime, puoi contribuire a fermare
violenze di dimensioni epocali. E sai che non stai lavorando per una
singola nazione ma per il mondo intero: stai contribuendo a fondare le
istituzioni di una nuova era. è una sensazione meravigliosa: lavorare per
costruire il futuro". "Ma il problema mafioso potrebbe essere
affrontato con questi metodi? Non si tratta forse di una minaccia globalizzata
che coinvolge l'intero pianeta", lo incalza Saviano. Il tema è quello di
'Gomorra', l'impero economico che unisce traffici globali e sfugge alle
giustizie nazionali. "è proprio quello di cui sono venuto a parlare qui a
Roma: la Banca mondiale sta discutendo di come le istituzioni finanziarie
possano affrontare sfide globali. Il paradosso è proprio questo: noi abbiamo
polizie nazionali e magistrati nazionali mentre i criminali sono
internazionali. Quando ho cominciato le mie indagini per l'Onu, mi hanno
segnalato che le armi per i massacri in Ituri, una regione del Congo, venivano
fornite dalla mafia ucraina. Allora mi sono rivolto all'Europol, chiedendo
notizie. Loro mi hanno risposto stupiti: sappiamo tutto dei padrini ucraini, ma
ignoravamo che operassero in Africa. Perché Europol è una realtà potente ma
concentrata sull'Europa e gli sfugge che invece le cosche si sono radicate
altrove. O quando un giudice spagnolo ha ricostruito i voli degli aerei dei
narcos: decollavano dalla Colombia portando cocaina in Spagna, poi ripartivano
verso Ituri con i kalashnikov per le milizie. è chiaro che questa dimensione
richiede istituzioni globali. La Corte è un primo passo, in cui molti stati
hanno rinunciato alla sovranità nazionale pur limitando il mandato ai crimini
contro l'umanità e ai genocidi. Ma segna la nascita di un nuovo modo di
fronteggiare la globalizzazione dei reati". "E quindi la Corte dell'Onu
potrebbe occuparsi di una figura come Salvatore Mancuso? Un personaggio che in
Colombia è sia terrorista che narcotrafficante: con i suoi squadroni della
morte ha commesso omicidi su larga scala...". Il procuratore non la scia
finire la domanda a Saviano: "Sì, che probabilmente possono essere
definiti crimini contro l'umanità. E infatti quello è un dossier preliminare
che abbiamo aperto: stiamo esaminando gli elementi per capire se rientra nella
nostra competenza. Sono stato in Colombia, ho incontrato le autorità, le
vittime, i magistrati. Prima di procedere vogliamo capire se c'era qualcuno più
in alto di lui. E quale rete dall'estero ha aiutato sia lui sia la guerriglia
delle Farc". "E Fidel Castro?", insiste Saviano: "Un giorno
potrebbe essere chiamato davanti alla vostra Corte?" "No. Niente
Cuba, niente Iraq, niente Libano, niente Israele. Noi possiamo intervenire solo
nei 106 paesi che hanno ratificato il Trattato di Roma. O nei confronti di
organismi di queste nazioni. Ad esempio siamo stati chiamati a valutare la
legittimità dell'azione militare britannica in Iraq, ma abbiamo ritenuto che
non ci fossero i presupposti per procedere. La nostra sola esistenza però
diventa un elemento di dissuasione e di prevenzione anche nei confronti degli
eserciti. è una nuova era del diritto", ripete Moreno-Ocampo. Il
procuratore sa che più dei tiranni, la Corte ha un nemico giurato: gli Stati
Uniti, che in tutti i modi cercano di contrastarla. In passato Barack Obama è
stato l'unico politico americano a mostrare un'apertura. Ma appare difficile
che la linea di Washington cambi. "Una nuova era richiede pazienza. Penso
che nel giro di cinquant'anni tutti i paesi aderiranno. La legge riduce il
potere: il nostro lavoro interessa soprattutto i paesi deboli o a chi si è
trovato a esserlo nel passato. Africa, Europa, Sud America sono con noi. Il
Darfur però sta aprendo una fase nuova e la necessità di fermare la strage sta
creando un clima diverso intorno alla Corte: troviamo sostegno anche tra le
nazioni non aderenti". Per i massacri nel sud del Sudan sono stati appena
accusati un ministro in carica e il capo dei Janjaweed, i 'diavoli
sterminatori'. Ma le potenze continuano a cercare di usare la Corte per i loro
disegni. "Sul Darfur un'ambasciata contattò uno dei miei collaboratori:
'Sappiamo che volete incriminare un ministro, non basta: dovete andare più in
alto'. Poi dopo poche ore la stessa ambasciata lo ha richiamato: 'Fermatevi!
Abbiamo saputo che stanno negoziando, non fate nulla'. Noi invece non ci
facciamo condizionare". L'aspetto che più colpisce Saviano è la capacità
di trasformare la voce di chi viene ignorato: rendere i racconti delle vittime
prove contro i carnefici. "Ricordo che la testimonianza di una ragazza che
era stata stuprata in Uganda proseguì per tre giorni", risponde
Moreno-Ocampo: "Alla fine lei scoppiò in lacrime. Noi eravamo preoccupati,
temevamo di averla sottoposta a una pressione eccessiva con l'interrogatorio:
'Scusaci, ti abbiamo costretto a ricordare per poterli punire. Non volevamo
farti male, non piangere'. 'No', ci rispose, 'piango perché questa è la prima
volta che qualcuno mi dà ascolto'". La parola che mette alle corde i
criminali. In fondo, è la metafora di 'Gomorra': romanzo che più di ogni atto
giudiziario si è trasformato in arma contro l'ultima delle mafie. "Perché
è il numero dei lettori che lo rende tale, li trasforma in protagonisti",
spiega lo scrittore. Fuori ci sono i carabinieri che lo circondano. Il
procuratore che accusa governi e despoti invece non ha scorta, si muove in taxi
e dorme a Roma in un hotel senza lussi. Sa cosa significa vivere nella
minaccia: la protezione di Saviano lo riporta agli anni blindati dell'inchiesta
sui generali argentini. E concorda con la sua analisi: "Dittatori militari
e padrini, signori della guerra e boss sono uniti da due elementi. Pianificano
crimini organizzati, seppur di dimensioni diverse. E vogliono controllare la
loro immagine. Amano che si parli di loro, ma non perdonano chi svela i
meccanismi del loro potere: rispettano gli inquirenti, odiano i
testimoni". Difendere i testimoni è una delle missioni più difficili, ai
limiti dell'impossibile in Africa occidentale: "Una volta avevamo portato
le persone che accusavano il senatore Bemba in una cittadina sicura. Poi le
milizie l'hanno occupata con un blitz e noi abbiamo sudato freddo per portarli
in salvo. Il dilemma più grande lo abbiamo avuto in un campo profughi: i
testimoni erano gli insegnanti dell'unica scuola, portandoli via avremmo
privato tutti i bambini della speranza di alfabetizzazione. Abbiamo dovuto
scegliere tra giustizia ed educazione". "Ma lei", conclude
Saviano, "non sente mai di stare scrivendo la storia?". "A 32
anni avevo già incriminato la giunta argentina. Pensavo: ok, ho finito il mio
lavoro, ora posso fare quello che voglio. Poi a 50 anni c'è stato questo
incarico. Mi sono detto: costruire questa corte adesso è responsabilità tua.
Eccomi qui". A Buenos Aires ha portato sul banco degli imputati nove
generali e tre ex capi di Stato; a L'Aja ha accusato 11 criminali di massa.
Nessuno aveva fatto tanto dai giorni di Norimberga. Lui ci scherza su, ma non
troppo: "Ho ancora quattro anni prima di chiudere l'incarico, datemi
tempo...". Dieci anni di inchieste Dal Trattato di Roma all'incriminazione
dei tiranni Quando nel 1998 con la spinta dell'Italia si riuscì a superare le
resistenze americane e far approvare dalle Nazioni Unite il Trattato di Roma,
nessuno avrebbe scommesso sul futuro della prima Corte penale internazionale.
Invece dopo cinque anni il tribunale con competenza mondiale è diventato una
realtà concreta, ratificata da 106 paesi mentre 40 hanno detto di volerlo
sottoscrivere. La struttura creata a L'Aja ha cominciato dal 2002 a muoversi per
perseguire crimini contro l'umanità, genocidi e crimini di guerra. La scelta di
Luis Moreno-Ocampo come procuratore ha contribuito a rendere credibile
l'attività degli investigatori e il magistrato ha saputo portare nell'ufficio
inquirente l'esperienza di determinazione e diplomazia maturata nelle inchieste
sulla 'guerra sporca' della giunta militare argentina. I dieci anni della Corte
saranno celebrati il 3 luglio. Finora sono state aperte quattro grandi
inchieste. La prima riguarda la guerriglia in Uganda. I vertici politici e
militari de 'L'esercito di resistenza del signore' sono stati incriminati nel
2004 per gli eccidi commessi nel paese: due di loro sono morti in battaglia,
altri due sono latitanti. Poi è stata la volta della Repubblica democratica del
Congo. Nel 2006 la Corte è riuscita a far arrestare Thomas Lubanga, capo dell'Unione
patriottica congolese, la milizia che aveva scatenato il terrore: è accusato
anche di avere reclutato soldati bambini costringendoli ad andare a combattere.
Il processo doveva aprirsi il 23 giugno, ma una serie di eccezioni sulle prove
fornite dall'Onu ha provocato un rinvio e rischia di rimettere in discussione
tutte le imputazioni. Per gli omicidi e gli stupri di massa nella Repubblica
centro africana nello scorso maggio è stato arrestato Jean Pierre Bemba, ex
vicepresidente e magnate, catturato in Belgio dopo una fuga tra due continenti.
Infine il Darfur: il 2 maggio la Corte ha ordinato di arrestare il ministro
sudanese in carica Ahmad Arun e Ali Kushayb, il capo delle milizie Janjaweed
che seminano morte tra le popolazioni cristiane del Sud. Il dossier raccolto
contro di loro è impressionante. Ma il Sudan ha rifiutato di collaborare con il
Tribunale internazionale. Altri due sospetti sono stati consegnati alla Corte.
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( da "Giornale.it, Il" del 27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
N. 152 del
2008-06-27 pagina 43 IL CASO DEL LETTORE di Redazione Scrivo in qualità di architetto
progettista, collaboratore di uno studio che si occupa di edilizia. Questa mia
lettera ha la funzione di denunciare uno stato di cose e una gestione della
cosa pubblica, nel Comune di Firenze, che anche per me, uomo di sinistra, è
sempre più inaccettabile. Con gli anni è andata via via a crearsi una sorta di
monopolio, una corsia preferenziale percorsa da un'unica impresa, che può
annoverare fra i suoi "amici" un politico in giunta. Le concessioni
edilizie, gli appalti, i grossi lavori sono esclusivo appannaggio di questa
società e per i possibili concorrenti l'unica maniera di rimanere sul mercato è
quella del subappalto. Per tutti gli altri le strade sono in salita; il Comune
si adopera per rendere difficile, o addirittura impossibile ogni forma di
concorrenza. Le pratiche si perdono nei meandri di una burocrazia funzionale alla creazione di
uno stato di difficoltà perenne. L'ultimo caso capitato a noi riguarda una
richiesta di concessione, il cui iter è cominciato nell'ottobre del 2005. Dopo
infinite verifiche da noi fatte al fine di superare ogni potenziale ostacolo,
seguivano, per tutto il 2006, infinite richieste di integrazioni, molte
delle quali del tutto inutili e pretestuose da parte di coloro che si sono
succeduti all'ufficio competente. Quando ormai, nel marzo del 2007, la
documentazione da noi fornita poteva definirsi inattaccabile, abbiamo
depositato il progetto perché fosse discusso in commissione. Ecco che, a questo
punto, la pratica si è magicamente persa senza che nessuno, in oltre dodici
mesi, si sia mai preso l'onere di scriverci due righe. Per mesi nessuno dei
responsabili dell'ufficio tecnico ha saputo darci notizia alcuna, né si è
preoccupato di portare il progetto in commissione Edilizia. Sono molti gli
studi professionali "indipendenti" che stanno vivendo la frustrazione
di veder respinta ogni sorta di richiesta. Si fanno diventare importanti anche
dettagli di poco conto al fine di rendere lungo e, come tale, anti-economico
l'iter delle pratiche. Per i proprietari l'unica possibilità di rientrare di
parte dell'investimento fatto consiste nel farsi acquistare a prezzi di saldo
dall'impresa che detiene il monopolio, la quale, in poco tempo, vede
magicamente realizzarsi ciò che per altri era diventata una situazione da
teatro dell'assurdo. Mi vedo quindi costretto a scrivere ai mass media perché
con altri mezzi, neppure attraverso le vie legali, ho possibilità di incidere,
né tantomeno di sfondare il muro di gomma fatto di connivenze e interessi che
opprimono la libera concorrenza e inibiscono la genialità delle idee. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
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( da "Giornale.it, Il" del 27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
N. 152 del
2008-06-27 pagina 5 Il DADO è tratto: quando le "cover" sono tutte da
ridere di Alessandra Miccinesi Il cabarettista romano noto per le canzoni
d'autore storpiate all'Ombra del Colosseo Look maculato d'ordinanza, cappellino
color giaguaro, sguardo stralunato e chitarra (rigorosamente nella custodia) a
tracolla sulle spalle. Il suo cavallo di battaglia? Le canzoni bonsai, rime
affilate scagliate sulla platea per scatenare risate con la leggerezza del
teatro-canzone. Genere inventato dal grande Giorgio Gaber che Dado ha fatto suo
senza nessuna presunzione, stravolgendolo con l'umiltà dell'artista pronto alla
denuncia piccante sui guasti del nostro tempo. Problemi che Dado imposta sulle
proprie corde, arpeggiando voce e chitarra: il carovita targato euro,
l'impossibilità moderna di sedurre una donna, l'incubo della Finanziaria, gli
intrallazzi della casta, la burocrazia che schiaccia il cittadino. Dado non si smentisce e stasera (una
delle due uniche date in cartellone all'Ombra del Colosseo) torna sul luogo del
misfatto - il palco del Parco del Celio che qualche stagione fa lo consacrò
artista della freddura cantata - per regalare ai fan due ore di divertimento
puro con uno spettacolo nuovo: Onesto ma non troppo. Performance curata
nei minimi dettagli: dalla stravagante scenografia in tinta con il look
maculato di Dado alla professionalità del gruppo che lo accompagna. Il comico è
infatti pronto ad abbandonare il limbo dell'one-man-show per affrontare nuove
sfide artistiche. Nel 2003 il cabarettista specializzato nelle cover surreali
("Alice guarda i gatti e i gatti guardano le alici...", modula Dado
storpiando una delle hit più famose di De Gregori) fu testimonial della
manifestazione romana, l'anno seguente riconfermò tra gli applausi del pubblico
la sua presenza e nel 2005 fece tappa all'Ombra del Colosseo con la tournée
dell'irriverente Canto, ballo, recito e ballicchio. Show che elesse Dado
beniamino del cabaret surreale in note. Come dimenticare infatti i brividi e le
risate provocate dalle canzoni chihuahua contenute nel cd 3/4 della palazzina
tua? Inizio spettacolo ore 22; biglietto 10 euro. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
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( da "Repubblica, La" del 27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Cronaca Maturità, è
allarme per gli studenti "dopati" "Il 20% assume medicinali
prima degli esami". L'ultima moda un farmaco anti Alzheimer Garattini: un
duplice errore, sono inutili e possono ridurre la concentrazione CARLO
BRAMBILLA MILANO - Studenti dopati agli orali della maturità. A lanciare l'allarme
è il Forum Prevenzione di Bolzano, secondo cui il 20% dei maturandi in Alto
Adige si presenterebbe agli esami avendo assunto farmaci e droghe di vario tipo
nella speranza di migliorare le prestazioni ed essere così promossi. Ultima
sciagurata moda, diciamo così, sarebbe quella di ricorrere addirittura ai
farmaci usati per curare il morbo di Alzheimer. La malattia provoca perdita di
memoria? La pillola per curarla, di conseguenza, ci farà ricordare una valanga
di dati è il ragionamento. "Nulla di più sbagliato, naturalmente - avverte
preoccupato il farmacologo Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario
Negri. - Si tratta di farmaci che bloccano le colinesterasi, gli enzimi che
inattivano l'acetilcolina. Non esiste poi nessuna prova che un aumento dell'acetilcolina
nel cervello possa migliorare le prestazioni in persone sane. Se migliora la
memoria lo fa solo nei soggetti carenti di acitilcolina, cioè nei malati di
Alzheimer. Non certamente nei diciottenni che affrontano la maturità". Ma
il fai da te del doping ama più il tam tam dei consigli tra studenti che le
dotte spiegazioni scientifiche. E non si ferma certo davanti alle difficoltà di
procurarsi una ricetta medica, necessaria per gli acquisti in farmacia. Su
Internet, infatti, fiorisce da tempo un mercato parallelo, clandestino,
che permette di saltare la burocrazia sanitaria per gli acquisti. Eccitanti, stimolanti, antifatica,
antidepressivi, farmaci per combattere la narcolessia (la malattia del sonno) e
poi droghe varie, dalla cocaina per aumentare la veglia allo spinello per
prendere l'esame con più tranquillità. Tutto fa brodo al mercato
dell'ansia da prestazione, fino alla cara, vecchia, innocua, caffettiera da
cinque tazze o alle più moderne bevande eccitanti ricche di taurina, un
aminoacido, amato dagli sportivi. L'allarme doping, intanto, è confermato anche
dall'Accademia inglese delle Scienze Mediche, prestigioso organismo scientifico
britannico, che per arginare il fenomeno in Gran Bretagna ha proposto un test
delle urine agli studenti prima delle prove d'esame. Sempre più ragazzi,
denuncia l'Accademia, utilizzano sostanze per aiutare lo studio e la
performance d'esame. Ad essere sotto accusa, anche in Inghilterra, è un farmaco
per la cura del morbo Alzheimer, l'Aricept, oltre al Ritalin usato per curare i
deficit di attenzione e il Modafinil, contro la sonnolenza diurna. "Ma
purtroppo non esistono scorciatoie allo studio - ironizza Garattini. - Molti
studenti ricorrono agli ansiolitici, per esempio, per ridurre l'ansia. Ma gli
ansiolitici possono poi ridurre la capacità di concentrazione. I sonniferi
vanno usati con attenzione, perché hanno code di sedazione che possono durare
il giorno dell'esame. Non esiste nessuna prova, poi, che gli aminoacidi
contenuti in bevande stimolanti possano migliorare le prestazioni cerebrali. Il
trucco per superare gli esami è avere disciplina. Prepararsi per tempo, cercare
di dormire bene, in modo regolare. E arrivare tranquilli perché si ha studiato.
non perché si ha preso un tranquillante".
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( da "Stampa, La" del 27-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
CONVEGNO A CUNEO
Progetti e ruolo dei liberali nel Popolo della Libertà Lotta
agli sprechi e alla burocrazia, rilanciare la meritocrazia e la creazione di un ufficio del
difensore del cittadino. Sono i temi del convegno "I liberali nel Popolo
della Libertà" in programma domani, alle 10, in sala San Giovanni.
Interverranno gli esponenti dell'area liberal-democratica del Pdl: il
presidente della Provincia Raffaele Costa, l'ex ministro Alfredo Biondi,
Benedetto Della Vedova, Egidio Sterpa, Gilberto Pichetto Fratin, Enrico Costa,
Roberto Rosso, Livio Caputo, Giuseppe Fassino. Attesi anche gli esponenti del
gruppo cattolico liberale: il sottosegretario Carlo Giovanardi oltre ai due ex
Udc (il senatore Zanoletti e il consigliere regionale Guida). Il convegno
(parteciperà anche il sottosegretario Guido Crosetto coordinatore regionale) sarà
introdotto da Aldo Mola.
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( da "Repubblica, La" del 28-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina
XVII - Torino "Troppa burocrazia, Orchestra Rai
addio" Il direttore artistico Fasolo se ne va: così era impossibile
lavorare "Un ensemble prestigioso nelle mani dei funzionari Io stesso
venivo considerato un estraneo" SUSANNA FRANCHI "Troppa burocrazia, così non si
può lavorare.
Lascio l'Orchestra Rai". Lorenzo Fasolo, direttore artistico
dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, se ne va. Ha gettato la spugna
dopo nemmeno due anni. è amareggiato e deluso: "Non sono contento di
andarmene, sia chiaro, non è bello interrompere il proprio lavoro, ma così era
impossibile lavorare. Un mese fa ho presentato le mie dimissioni per andarmene
a metà agosto, i vertici dell'azienda, a Roma, mi hanno convocato e sono venuti
incontro ad alcune mie richieste. Per senso di responsabilità verso l'orchestra
resterò fino ad ottobre, alla scadenza contrattuale del mio mandato".
Fasolo, ma cosa è successo? "Il primo punto è che la Rai deve chiarire
qual è il suo rapporto con il direttore artistico dell'Orchestra. Io vengo chiamato
qui a svolgere compiti artistici, a programmare una stagione, ma se chiedo una
copia del contratto del direttore onorario o del direttore principale, mi viene
risposto: "Non siamo autorizzati a darla agli estranei". Non ho nulla
contro chi mi ha risposto in quel modo, ma se vengo considerato un estraneo...
Come faccio a nominare un direttore principale se non so quanto guadagnava
quello precedente? La follia è che il direttore artistico non è a conoscenza
del budget e dei cachet degli artisti, e allora come fa a programmare? Come
faccio a sapere se ho sforato o se ho ancora dei soldi? Fino al 2004
quest'orchestra era una struttura autonoma e aveva un sovrintendente che la
gestiva e si intendeva di musica. Ora non c'è più il sovrintendente e l'orchestra
è passata sotto il Centro di produzione Rai di Torino". Che cosa
significa? "Significa che la burocrazia è
aumentata, che non ho un referente che si intende di musica, che il direttore
del centro di produzione o altri funzionari possono intervenire nelle scelte
artistiche". è vero che non sapeva nulla dei progetti televisivi
dell'Orchestra? "No, ma ne sono stato informato quando erano già stati
decisi, senza essere coinvolto: mi è stato detto che l'Orchestra avrebbe
registrato Cenerentola a Venaria, Rigoletto a Mantova, avrebbe fatto un
programma con la Carrà". è vero che l'edizione 2009 di Rai NuovaMusica,
che lei ha programmato, non ci sarà proprio perché in quel periodo dovrebbero
girare Cenerentola? "Io RaiNuovaMusica l'ho programmata - concerti, direttori,
solisti - dal 22 maggio all'11 giugno 2009, poi mi è stata stoppata. Deve
chiedere ad Aldo Pellegrini, il direttore del Centro di produzione Rai di
Torino, se ci sarà oppure no". Cosa si porta via di positivo da questa
esperienza? "Il lavoro fatto con l'Orchestra, che ha raggiunto risultati
magnifici, ha una grande voglia di lavorare e ha sempre risposto a ogni
sollecitazione. Sa che Martha Argerich continua a parlare benissimo di noi in
giro per il mondo?". Ha qualcosa da dire, da consigliare, al suo successore?
"Nulla". Il direttore del Centro di produzione di Torino, Pellegrini,
ieri ha preferito non commentare. Il suo staff garantisce che "vi sarà
l'occasione per parlare dell'attività dell'Orchestra".
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( da "Repubblica, La" del 28-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina IX - Milano
Subito rimosse le auto abbandonate Dal Comune nuove regole per l'intervento rapido
del carro attrezzi De Corato: "Così si eliminerà anche il racket che usa
le carcasse per spaccio e rifugio agli homeless" ALESSIA GALLIONE Vecchie
utilitarie arrugginite, carcasse senza targa trasformate, a volte, nell'ultimo
rifugio di qualche disperato. O magari solo moto che non funzionano più, auto
con i finestrini spaccati e i giornali al posto dei vetri, furgoni con le
portiere aperte e lasciati lì, lungo le vie dove non vengono montate le
bancarelle dei mercati, nei parterre dei viali alberati o sui marciapiedi dove
il lavaggio delle strade non può raggiungerli: viale Abruzzi, viale Brianza,
via Pergolesi, il tratto finale di via Savona, viale Ortles. Per mesi,
nonostante le telefonate dei residenti. Quest'anno di veicoli abbandonati ne
sono già stati portati via 1.600. Nel 2007 furono 2.616 in tutto, 3.200 nel
2006 e 2.777 nel 2005, anche se la burocrazia rallenta tutto. Adesso
Palazzo Marino ha deciso di cambiare le regole e renderne più veloce la
rimozione. Con l'obiettivo di far entrare subito in azione il carro attrezzi,
al massimo entro dieci o dodici giorni dal momento della segnalazione dei
vigili. E con la possibilità di recuperare i mezzi anche in aree non
pubbliche "come i parcheggi privati, le case Aler o i campi nomadi",
spiega il vicesindaco Riccardo De Corato. Si comincia martedì. Il Comune ha
rinnovato il contratto alla ditta che si occupa del servizio rimozione
stanziando fino a un massimo di 700mila euro - i costi vengono calcolati sul
numero effettivo di interventi - fino al 30 giugno 2009. Finora passava almeno
un mese e mezzo da quando l'auto o il furgone venivano individuati dai vigili e
quando veniva portato via: il tempo stabilito dalla legge per rintracciare
l'eventuale proprietario e dargli la possibilità di riscattarlo. Adesso si
abbrevia il procedimento, con i veicoli che potranno essere allontanati dalla
strada subito e trasportati al deposito di via Chiesa Rossa, dove rimarranno 60
giorni per tutte le procedure di riconoscimento, anziché trescorrere quel sui
marciapiedi o lunghi i viali. Dopo, se nessuno avrà reclamato il mezzo o sarà
impossibile capire a chi appartenga, le carcasse verranno considerate alla
stregua di rottami ed eliminate. In base alla delibera votata dalla giunta, la
ditta avrà il compito di occuparsi anche delle bici. E secondo le stime del
Comune il nuovo contratto non solo aumenterà la velocità delle operazioni, ma
farà salire anche il numero delle rimozioni. Per risolvere quello che, dice De
Corato, è diventato "un problema molto sentito dai cittadini e che
riguarda sia il degrado urbano sia la sicurezza percepita dalla gente. Spesso
questi mezzi diventano basi per lo spaccio di stupefacenti oltre che ricoveri
per clandestini, homeless o tossicodipendenti. E vengono gestiti anche da
racket di extracomunitari". Quello delle auto abbandonate è diventato un
affare per chi si approfitta della disperazione o della povertà. Le lamiere
vengono trasformate in dormitori e i "posti letto" vengono fatti
pagare da 30 a
50 euro nelle notti invernali più fredde.
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( da "Repubblica, La" del 28-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina V - Genova La
partita di Pegli Villa Rosa, Rifondazione attacca il parcheggio "Occupare
il parco per andare ai supplementari" "Confermiamo la nostra
partecipazione all'occupazione del parco. Confermiamo il nostro appoggio a
Marta Vincenzi nell'obiettivo di evitare la costruzione del parcheggio di Villa
Rosa". Rifondazione ci prova ancora: in un documento
il capogruppo Sinistra Europea-Prc Antonio Bruno, in un clima da Europei,
spiega che "il termine della partita sta avvicinandosi e siamo in svantaggio:
dobbiamo impegnarci a fondo per andare almeno ai tempi supplementari. Per
evitare che burocrazia e
speculazioni ci soffochino".
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( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: NORME E TRIBUTI data: 2008-06-28 - pag: 33 autore: Il decreto
sull'Università approvato ieri Più tempo sui bandi di prof e ricercatori
Federico Simonelli ROMA Fondi per l'assunzione dei ricercatori, slittamento dei
termini per l'indizione di nuovi concorsi da professore associato e ordinario
nelle università e, in extremis, una proroga alle attività del Consiglio
nazionale di valutazione del sistema universitario (Cnvsu). Sono alcune delle
disposizioni emanate con il decreto legge di proroga, approvato ieri mattina
durante il Consiglio dei ministri che si è tenuto a Palazzo Chigi. Per quanto
riguarda la regolamentazione delle nomine a docente negli atenei, in attesa
della definizione di una nuova disciplina, fino alla fine del 2009 si
continueranno ad applicare le attuali disposizioni. Il termine per l'indizione
dei bandi è stato invece spostato al 30 novembre 2008. Provvedimenti questi,
come si legge nella relazione tecnica allegata al testo, che si sono resi
necessari in quanto "la fine anticipata della quindicesima legislatura e
la crisi di governo hanno determinato un considerevole ritardo nella
definizione dei criteri di assegnazione delle risorse finanziarie, destinate
anche all'assunzione del personale docente". è stato inoltre inserito un
riferimento in senso meritocratico: per i bandi indetti dopo il 30 giugno 2008,
il decreto applica ciò che era disposto dal comma 2 bis, articolo 1, del
decreto legge 7/2005, ovvero la proposta di "un solo idoneo per ogni posto
bandito, individuato nel candidato più meritevole". Scompaiono quindi le
figure degli idonei non assunti, che spesso rimanevano anni in attesa di essere
ripescati. Sul fronte della ricerca sono invece sbloccati gli stanziamenti per
l'assunzione di ricercatori nelle università e negli enti collegati al
ministero. In complesso si tratta di 40 milioni, già previsti dalla Finanziaria
2007 per l'assunzione straordinaria di ricercatori, che saranno impiegati per
consolidare le posizioni già confermate e per cofinanziare l'inserimento di
nuove posizioni nel 2008. Infine il Cnvsu, che avrebbe dovuto cessare le sue
funzioni a maggio scorso, sarà tenuto in vita fino al 31 maggio 2009, o almeno
"fino al completamento delle procedure occorrenti a rendere operativa
l'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca
(Anvur)", ente voluto dal precedente Governo. A proposito dell'Anvur,il
ministro dell'Istruzione, università e ricerca, Mariastella Gelmini, in Commissione istruzione alla Camera aveva già chiarito che si
tratta, per come è stata concepita, di una struttura "costosa, con alto
tasso di burocrazia e
troppo rigida ". E aveva aggiunto che la sua intenzione è quella di creare
un'agenzia unificata e potenziata. Un intento simile a quello che aveva mosso
il ministro Mussi nella creazione della struttura stessa.
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( da "Corriere della Sera" del 28-06-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-06-28 num: - pag: 34 categoria:
REDAZIONALE Il dubbio di Piero Ostellino Un affollamento di Costituzioni M i scrive
l'amico Sergio Fois, professore emerito di Dottrina dello Stato e già titolare
della prima cattedra di Diritto costituzionale all'Università La Sapienza di
Roma: "Caro Piero, ho letto il tuo pezzo ("Il destino dell'Europa
illiberale") sul Corriere di domenica 22 giugno. Condivido pienamente
quello che dici e le accuse che muovi all'Europa". Per Fois - che cita
Hans Kelsen, secondo il quale, senza una Costituzione (sia essa la nostra Carta
o la consuetudine nel diritto britannico), non esiste lo Stato - le direttive
europee sono prive di legittimazione a causa dell'assenza di una "fonte
delle fonti legislative" (una Costituzione europea, appunto). Si inventa,
perciò, un nuovo sistema di fonti legislative, in violazione degli articoli 70
e 76 della nostra Costituzione. Il 76 prescrive che "l'esercizio della
funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con
determinazione dei principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e
per oggetti definiti". La convergenza (collusione?) tra istituzioni
europee, legislatore delegante e governo delegato nazionali consentirebbe,
infatti, di architettare una serie di espedienti normativi che offrono una
parvenza di legittimazione al governo e di aggirare i "freni e
contrappesi" che limitano i poteri - di forma, contenuto, di tempo - di
ogni potere costituito. In tal modo, la burocrazia europea riuscirebbe a
ottenere l'emanazione di una serie di atti "politico-normativi " che incidono
su materie di particolare rilievo per le libertà individuali e i comportamenti
collettivi - come i presupposti per le attribuzioni alle authority; il
regime dei mercati finanziari; la regolazione cogente per l'utilizzo di conti
correnti, pagamenti in contanti, emissione di assegni e quant'altro - e a
neutralizzare l'"effetto ghigliottina", cioè la decadenza dei poteri
legislativi del governo per scadenza dei termini temporali della delega. Né
varrebbe in nessun caso obiettare che è la volontà del Parlamento a prevedere
e/o a consentire tutto ciò. Nella Costituzione del nostro Stato di diritto, e
nel solco di quel "costituzionalismo" che tende a limitare ogni forma
di potere, neppure il Parlamento è sovrano nel senso vero e proprio del termine.
La sovranità non è concepibile se non riferita alla Costituzione, nell'unico
significato accettabile che è poi quello di "Costituzione legale", la
quale esclude ogni riferimento a quella profonda distorsione politico-culturale
che è la cosiddetta "Costituzione materiale". In nome dell'Unione
Europea si pretende - conclude Fois - "di giustificare le peggiori
nefandezze giuridico- costituzionali. Perché non di altro si tratta: di un
quasi sotterraneo processo di sovversione costituzionale strisciante. Lo sbocco
- il cui cammino è iniziato da tempo - è quello di giustapporre alla nostra
Costituzione, che ancora vive nella coscienza civile dei cittadini, uno
"sgorbio" di Costituzione occulta, ma capace di allungare i suoi
effetti nelle viscere del nostro vivere politico e sociale".
postellino@corriere.it \\ C'è un intreccio contraddittorio fra direttive
europee e leggi dei singoli Stati.
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( da "Corriere della Sera" del 28-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-06-28 num: - pag: 9
categoria: REDAZIONALE Il caso di Giangiacomo Schiavi UNA RACCOMANDATA-QUIZ E
UN'IDEA PER I PAGAMENTI Caro Schiavi, a proposito della
necessità di semplificare i rapporti tra cittadini e burocrazia, ho ricevuto un avviso dalle Poste. Allo sportello mi hanno dato
una lettera con un criptico messaggio che trascrivo perché sembrano i tempi di
Policarpo de Tappetti. Eccolo: "Le comunichiamo di aver inviato alla sua
attenzione una raccomandata. Qualora la stessa non fosse stata
consegnata personalmente, questa comunicazione è finalizzata al perfezionamento
della notifica a mezzo posta dell'atto contenuto nella raccomandata di cui
trattasi in ottemperanza a quanto previsto dall'art.7, sesto comma, della legge
890/82 come modificata dalla legge 31/8". Io non ci ho capito niente. Che
cosa debbo fare? Matteo Colagrande A seguito della lettera di ieri di Ettore
Viscardi, al quale mi associo oltre che da cittadino anche da imprenditore, mi
domando se è così difficile insegnare allo Stato, alla Regione, all'Aci, ed a
tutti gli altri enti che ogni anni ci chiedono piccole o sostanziose cifre ad
introdurre il rapporto interbancario diretto? Il vantaggio è certo sia per i
cittadini, che potranno ricordarsi qualcosa in meno, che per gli esattori che
potranno esser certi degli incassi. Roberto Silva Coronel Cari lettori, la
gestione dei tributi ha creato un esercito di nuovi lavoratori che inseguono
altri lavoratori per fare quello che i normali addetti ai lavori non fanno più.
Prima c'era lo spreco di Stato (cinque persone per fare il lavoro di due); oggi
c'è l'efficienza privata (una persona fa il lavoro di tre). Ma il cittadino
deve verificare se stesso e pagare un costo in più: quello del tempo perduto.
Tra raccomandate-quiz e Comuni che dilapidano milioni coi derivati ci sarà una
via di mezzo per semplificare anche le procedure che ci riguardano? Senza
attendere i ministri Tremonti e Brunetta, c'è qualcuno in Comune o in Regione
che pensa al cittadino spremuto? gschiavi@rcs.it.
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( da "Stampa, La" del 28-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il Movicentro di
Venaria? Per il sindaco della Reale Nicola Pollari non ci sono dubbi,
rappresenta "il festival dell'inefficienza, visto che doveva essere pronto
almeno per l'inaugurazione della Reggia". E rincara la dose:
"Nonostante ci sia il progetto, tutto l'iter è fermo da cinque anni,
insieme ai 5 milioni di euro che sono stati stanziati per realizzarlo visto che
rappresentava una delle opere indispensabili per la mobilità. Mi sembra
paradossale, oltre che vergognoso". Il lungo stop è stato provocato da
quelli che sono stati definiti intoppi burocratici per il passaggio di
proprietà di terreni tra Demanio, Regione, Provincia e Comune di Torino. Il
bubbone è riesploso in questi giorni, nei quali le corse dei treni sulla linea
ferroviaria Torino - Ceres sono state sospese (il blocco durerà fino all'11
settembre) nel tratto tra Ciriè e Torino per permettere la costruzione della
circonvallazione Borgaro-Venaria. Alcuni utenti di Venaria si sono lamentati
perché i bus sostitutivi delle carrozze in città hanno avuto la consistenza dei
fantasmi: nessuno li ha visti passare. Gli utenti si sono dovuti arrangiare con
la linea urbana della linea 11, che arriva fino in centro. "Questo serve a
far capire lo stato dei trasporti a Venaria, dove c'è la Reggia che convoglia
in città migliaia di persone tutti i giorni - si sfoga ancora Pollari -. Da
tempo chiediamo che i binari gestiti dal Gtt vengano trasformati in una
metropolitana leggera, visto che potrebbe trasportare a Venaria i turisti sia
dal centro di Torino che dall'aeroporto Pertini di Caselle, ma i nostri
interlocutori sono sordi. La stazione ferroviaria di viale Roma, dove è
prevista la realizzazione del Movicentro, diciamo potrebbe essere potenziata e
abbellita". Il progetto del Movicentro prevede 280 posti auto a meno di
mezzo chilometro dall'ingresso del complesso sabaudo. Il visitatore potrebbe
scendere dall'auto e dal vagone, passeggiare lungo via Mensa e arrivare in
piazza della Repubblica, davanti alla Reggia, in dieci minuti o un quarto d'ora
appena. "A settembre, insieme a tutti i sindaci della zona toccata dalla
linea Torino-Ceres, proporremo un'azione collettiva perché si decida un futuro
concreto dei trasporti", avverte ancora Pollari. "La questione è
squisitamente tecnica - spiega Marco Piletta, responsabile del settore
Immobiliare della Regione -. Si tratta di arrivare ad una delimitazione precisa
a livello catastale per trasferire dei beni di proprietà demaniale alla Regione.
La questione tra la Provincia e il Comune di Torino è già stata risolta".
Che si stia arrivando alla conclusione del calvario per la realizzazione del
Movicentro di Venaria viene confermato anche dall'assessore regionale ai
Trasporti Daniele Borioli. "Nelle prossime settimane - garantisce-
convocherò una riunione per trovare definitivamente un accordo e poter quindi
dare il via a questo importante intervento".
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( da "Stampa, La" del 28-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
SERIE D. CONTRATTO
DI UN ANNO Tesseramenti Koffi, la Biellese riabbraccia il pilastro del
centrocampo Esulta Prina "Ma è presto per dire se sarà lui il
capitano" Cusano, la firma al rallentatore Arriva la conferma ufficiale:
la Biellese annuncia il ritorno di Marcello Koffi Teya nel gruppo di giocatori
che vestiranno il bianconero nella prossima stagione. Accordo annuale, fino al
30 giugno 2009, e la "speranza che possa protrarsi per più di una
stagione", come afferma Orazio Buda. Entusiasta di questo accasamento
mister Luca Prina: "Koffi è per la Biellese e per me un'assoluta prima
scelta". Il tecnico, anche lui formatosi a Biella, ripropone il suo
pensiero sul "Progetto della territorialità" dei giocatori. "Il
ragazzo rientra nei parametri che abbiamo fissato sulla carta, dove contano le
motivazioni degli uomini e il senso del dovere nell'indossare questa
maglia". Indiscusse e indiscutibili le doti del calciatore che potrebbe
fare coppia centrale con Marco Perini nel centrocampo della futura squadra, che
dopo dodici anni consecutivi tra i professionisti, ha deciso di provare questa
strada. "Per Koffi - prosegue Prina - sono convinto che abbia idee in
sintonia con quelle del sottoscritto. È un giocatore fisicamente integro e che
da otto, nove mesi è un calciatore ritrovato. Arriva da una stagione difficile
in C2 in cui ha giocato poco ma a questa Biellese non servono persone con la
"pancia piena". L'ho seguito molto durante la passata stagione e ho
trovato in lui la cultura e l'esperienza calcistica per contribuire alla nostra
causa". Prematuro dire se gli sarà affidata la fascia di capitano.
"Prima dobbiamo parlare di tante cose - si schermisce il tecnico
bianconero -, e approfittare dei momenti insieme per capire tutti bene la
situazione. Certo il fatto che da quando aveva 14 anni fino ad oggi abbia più
volte rivestito la nostra maglia gioca un ruolo importante. Da ragazzo non l'ho
mai allenato. Era sempre un anno avanti alle squadre che allenavo:
Giovanissimi, Allievi, Berretti, Prima squadra. Adesso ho il piacere di essere
il suo allenatore". Ora l'attenzione si sposta sui giovani in obbligo
federale. Chiude Prina: "Siamo concentrati e attenti a non farci sfuggire
i nostri obiettivi primari".Curioso. La burocrazia rallenta tutto. Anche nel
calcio, che va nel pallone per un pezzo di carta e vive ore di vera e propria
angoscia. Dal primo luglio si potranno fare i nuovi tesseramenti ma i moduli per
le trascrizioni, dalle varie Leghe, arriveranno al più tardi fra una decina di
giorni. In questa chiave si può leggere anche il mancato annuncio
ufficiale della riconferma alla Biellese di Fabio Cusano, l'esterno di
centrocampo che può fare anche la seconda punta con efficacia. "Con il
giocatore c'è l'accordo di massima - dice Orazio Buda, dg bianconero - e la
nostra intenzione è quella di perfezionare al più presto la sua permanenza da
noi". Cusano è arrivato alla Biellese a fine dicembre ma le pratiche con
la Juventus si sistemarono più in là e il 20 gennaio il debutto a Saluzzo. Una
conferma importante viste le doti che il calciatore possiede e che esprimerà,
come affermato da diversi addetti ai lavori, giocando con maggiore continuità.
Torna all'inizio
( da "Giornale.it, Il" del 28-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
In politica tutti
nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter
Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul
bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere
dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento
davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il
fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo
D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un
avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore
dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un
linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc).
Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del
segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa
dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una
questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per
l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il
dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi
riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
Commenti ( 39 ) " (22 votes, average: 3.36 out of 5) Loading ... Il Blog
di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post
a un amico 20Jun 08 L'autunno
caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e
sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella
sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito
vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto
fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra
l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra
il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di
"abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di
Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema
dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora
scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche
opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto
e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla
Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti
personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da
fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore
duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due
volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio
politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e
Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di
Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un
'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei
socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo
un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per
noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la
pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con
il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata
nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito
perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto
male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio
dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non
risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha
fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con
l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione
bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha
spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del
discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo
l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in
casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 105 )
" (25 votes, average: 3.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd
sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite
che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e
teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro
la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di
"Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex
ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a
Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la
strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (27 votes, average: 3.19
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni
Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il
corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai
militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle
polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che
l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta
ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come
scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto
nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio,
a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi,
ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta
intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma
Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che
questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della
nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da
tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si
comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna
evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori
dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare"
e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere
della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti?
penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci
sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco
Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione
fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il
tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando:
"E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di
autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le
sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli
italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova
strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova
tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più
forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche
("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo
ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra
strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (48
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così
le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare
il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché
la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi.
Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha
rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno
delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è
stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si
chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione
di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La
tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando?
Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un
futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una
prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista
attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou
probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di
Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane
coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il
Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle
Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo
spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e
che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti
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un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di
Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura
unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier
a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero
cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e
politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini.
Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse
non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di
Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto
cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori,
anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa:
contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle
urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito
"giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi
il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le
ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra
giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La
sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non
intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo
perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha
parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una
maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e
di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro,
Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del
2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran
manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini
sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata
per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi:
"Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La
battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare
debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze?
L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta
Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il
riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti
ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti
da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie
Commenti ( 101 ) " (53 votes, average: 2.89 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto
(Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi
(ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo
ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di
quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato
Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis).
Veltroni diventa "premier ombra" del "governo
dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e
riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla
fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini)
il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di
stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il
processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei
ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte -
Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui
Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché
bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza
e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel
suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione
ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli
ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che
sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il
"caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che
affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di
rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra
nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti (
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08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul
governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e
stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere
che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che
contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella
chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini
nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra
31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è
riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma
molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che
potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario
alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci
sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23
giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il
presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della
Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare"
c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti
in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e
problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le
carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del
premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento
giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo
e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul
governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi
l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto
D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha
detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra?
Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi
diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in
crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza
era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco
(finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
Commenti ( 67 ) " (49 votes, average: 2.1 out of 5) Loading ... Il Blog di
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un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità"
se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine
Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più
"silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per
scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta
del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e
ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa
dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra
saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità"
fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni
Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di
Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE
PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (123 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma
che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di
Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto
solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E
ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta
senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita
del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato
spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a
volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo
lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta
elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto
popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come
una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e
qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di
costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri
in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o
dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo
leader Scritto in Varie Commenti ( 60 ) " (132 votes, average: 1.52 out of
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Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il
caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (40) Ultime discussioni valentino: Cosa
vi dicevo ?? Rieccoli i "compagni" di nuovo, sempre loro..sempre
uguali !!!... Paolo: Veltroni=Di Pietro? mi fanno schifo solo a sentirli Giano:
Tempi duri per la sinistra. Quella arcobaleno, subito dopo le elezioni, non
solo è scomparsa dal Parlamento,... Rosario: Vel-Troni, presto si ritroverà col
Vel e senza Troni! Alberto Taliani: Caro Maurizio C., vedo che lei è contento
di essersi meritato il governo Prodi. I più inviati Sayed, primo risultato
della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma
della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E
Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? - 1 Emails Ultime News Il terrorista Carlos:
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( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
30-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore del
lunedì sezione: PRIMA data: 2008-06-30 - pag: 1 autore: Burocrazia.
I verdetti ad agosto La lista degli enti inutili: cambiano i requisiti e molti
si salveranno è partito il conto alla rovescia per il taglio degli enti
inutili. Tempi serrati per far calare la ghigliottina sugli enti pubblici non
economici con meno di 50 dipendenti e su quelli già finiti nel mirino della
Finanziaria 2008. Il verdetto è atteso entro il 23 agosto. Ma i casi di
esclusione introdotti dalla nuova norma offrono a molti "condannati"
nuove possibilità di salvarsi. E infatti sono già partite le difese d'ufficio
per non scomparire. Servizi u pagina 5 l'articolo prosegue in altra pagina.
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( da "Giornale.it, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
N. 26 del 2008-06-30
pagina 7 Videoarte in piazza di Stefano Zecchi D urante il suo breve
assessorato, Stefano Zecchi disse che a Milano in fondo un museo d'arte
contemporanea non serviva, sia perché istituzione desueta e costosa e sia
perché, sotto la Madonnina, c'è da tempo chi si occupa della materia in modo
proficuo. E infatti in attesa di quel museo contemporaneo che reclamavano già
gli Scapigliati alla fine dell'800 e i futuristi nel '33, Milano è diventata la
capitale delle gallerie ma ha visto anche fiorire istituzioni private che di
tanto in tanto aprono una finestra sulla scena internazionale. La Fondazione
Trussardi, che da domani per un mese prende in prestito il megaschermo di
piazza Duomo per una rassegna di videoarte, è una di queste. Non l'unica, sia
ben chiaro. Molto il pubblico milanese interessato all'arte d'oggi deve a
Fondazione Prada guidata da Germano Celant che in questi anni ha proposto
grandi personali (memorabili quelle di Marc Quinn e di Tom Friedman), così come
all'Hangar Pirelli alla Bicocca che ha appena concluso la prima
"antologica" di due tra i più interessanti artisti della scena
mondiale come Lucy e Jorge Orta. Ben vengano anche talune iniziative della
Fondazione Pomodoro come quelle in cui fa da palcoscenico alle nuove tendenze
della scultura. Fondazione Trussardi, tuttavia, resta l'istituzione che a
Milano - sotto la direzione artistica di Massimiliano Gioni - ha saputo meglio
mettere a disposizione della cultura artistica contemporanea risorse e potere che hanno permesso di superare burocrazia e polemiche, come quella sui
famosi manichini impiccati di Maurizio Cattelan. Così, dopo il recente successo
della mostra del duo svizzero Fischli e Weiss a Palazzo Litta, raffinato
dialogo glocal tra contemporaneità e architettura storica, godiamoci il
progetto "Tarantula" che, nella più consona tradizione trussardiana,
s'annovera tra le operazioni di "public art", cioè come incursione
artistica sul territorio urbano. In questo caso il curatore propone
un'operazione meno spettacolare (e forse per questo più interessante) rispetto
alle provocazioni cattelaniane o alla roulotte di Elmgreen & Dragset che
"spacca" l'ottagono di galleria Vittorio Emanuele. Utilizza invece i 500 metri di maxischermo
che coprono i ponteggi di palazzo Reale per trasmettere ogni giorno, tra una
pubblicità e l'altra, 60 minuti di videoarte d'autore, scelta tra opere vecchie
e nuove di alcuni tra gli artisti più rinomati, come: Vito Acconci, Pipilotti
Rist, John Bock, Victor Alimpev, Aida Ruilova, gli italiani Patrick Tuttofuoco,
Roberto Cuoghi e altri ancora. I video verranno trasmessi sulla
"Mediafacciata" a partire da oggi fino al 27 luglio tutti i giorni ad
orari prestabiliti: alle 18, con replica alle 20, e nel weekend anche a
mezzogiorno. La sfida è interessante perché agisce sul rapporto arte-pubblicità
che rappresenta una peculiarità dagli anni '90 in poi. Gli artisti di
oggi, con le loro opere, dimostrano di essersi impossessati (anche troppo) del
linguaggio dei media e questi ultimi, per ringraziare, concedono sempre più spazi
e utilizzano nei loro spot le loro immagini. Cosa aggiungerà
"Tarantula" a questa corrispondenza di amorosi sensi? Si fermeranno
gli indaffarati milanesi a guardare i video distinguendoli dagli spot? Di più:
la città delle mode acquisirà anche la moda - da Trussardi - di guardare
videoarte per strada? Male non può fare. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
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( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
30-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore del
lunedì sezione: ECONOMIA E IMPRESE LAVORO E C data: 2008-06-30 - pag: 20
autore: Formazione e lavoro. La fase sperimentale appena conclusa ha coinvolto
un migliaio di studenti e 26 atenei Alto apprendistato al rilancio La manovra
d'estate estende la formula ai dottorati di ricerca Francesca Barbieri Uno
strumento da rilanciare puntando sulla semplificazione e sul raccordo tra mondo
del lavoro e università. è questo il progetto del Governo per l'alto
apprendistato, il contratto –previsto dalla legge Biagi (articolo 50 del Dlgs
276/2003) – che permette ai giovani under 30 di entrare nel mercato in
posizioni medio-alte e di conseguire al tempo stesso un titolo di studio, di
solito un master. La formula è stata sperimentata dal 2004, senza mai
decollare, con un migliaio di ragazzi coinvolti, 68 percorsi attivati e 26
università scese in campo. Tempi lunghi per stipulare i protocolli d'intesa tra
Regioni e ministero del Lavoro, difficoltà a trovare le imprese, burocrazia eccessiva: sono solo alcuni
degli ostacoli che hanno frenato l'iniziativa che, con un budget di 14 milioni
di euro,ha visto l'adesione di appena 9 Regioni del Centro-Nord (più la
Provincia autonoma di Bolzano). Qui sono state definite disciplina e durata
dell'alto apprendistato insieme a parti sociali e università. Per
snellire l'iter, la "Manovra d'estate" stabilisce che, in assenza di
interventi regionali, sono possibili convenzioni dirette tra datori di lavoro e
atenei. Un modo per allargare la platea di aziende e giovani coinvolti.
"Anche se - commenta Sandra D'Agostino, ricercatrice dell'Isfol- la
difficoltà maggiore sta proprio nel match tra studenti selezionati dalle
università e richieste delle imprese, per cui le Regioni più attive hanno avuto
un ruolo strategico nel far funzionare la formula ". In questi casi
"virtuosi" si è creata una buona integrazione tra sistema produttivo
e mondo accademico, che ha privilegiato la formazione di specialisti. L'ultimo
monitoraggio dell'Isfol evidenzia che gli ambiti di maggior interesse sono i
settori metalmeccanico (soprattutto in Piemonte, dove c'è stato il
coinvolgimento di aziende come Fiat, General Motors, Bosch nei master
organizzati dal Politecnico di Torino), navale (Fincantieri ha promosso corsi
in Liguria e FriuliVenezia Giulia) e d'ingegneria industriale (in Toscana,
Piemonte e Veneto). In Lombardia, il Mip del Politecnico di Milano ha ideato
cinque master insieme a società del calibro di Accenture, Ibm e Vodafone, per
l'inserimento di 130 giovani. "La fase sperimentale chiusa proprio oggi e
che probabilmente verrà riproposta –spiega D'Agostino – ha evidenziato un
interesse delle aziende per i profili specializzati, con un bagaglio di competenze
almeno universitarie ".L'alto apprendistato, quindi, potrebbe adattarsi
anche ai dottorati di ricerca, che proprio la recente Manovra ha aggiunto ai
titoli di studio conseguibili attraverso questa formula. Spazio dunque ai
ricercatori apprendisti. "Avere un sistema diretto di ingresso dei
dottorandi nelle imprese- sottolinea Giovanni Masino,delegato del rettore per
l'orientamento dell'Università di Ferrara – è un'ottima chance per i giovani,
che hanno del resto poche opportunità di lavorare in ambito accademico".
L'ateneo estense – che ha attivato due master insieme a una ventina di aziende-
non è nuovo a percorsi di inserimento dei propri studenti: dal 2000, ogni anno
50 laureandi partecipano a un programma che prevede 120 ore d'aula, tre mesi di
stage e un anno di contratto a termine. Finora il progetto ha trovato lavoro a
300 giovani in oltre 150 imprese, con tassi di occupazione a tre anni del 92
per cento. E da un rapporto dell'Isfol di prossima pubblicazione risulta che il
71% degli apprendisti che ha terminato il percorso di alta formazione è ancora
occupato nella stessa azienda e solo il 4% è inattivo o in cerca di lavoro.
"I pochi che hanno interrotto – aggiunge D'Agostino – lo hanno fatto per
cogliere opportunità migliori ". Insomma, anche sei numeri sono piccoli,
lo strumento è un buon volano per trovare impiego. "Per estendere su vasta
scala l'applicazione di questa esperienza – conclude Gianluca Spina, direttore
del Mip – bisogna cambiare ottica: non più finanziare l'offerta con burocrazie
farraginose e rendiconti complicati, bensì sostenere la domanda attraverso
voucher formativi per le aziende, da spendere con le università e le scuole di
formazione qualificate ". All'interno di Norme e tributi Tutte le novità
contenute nella Manovra d'estate che riguardano il lavoro.
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( da "Giornale.it, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
N. 26 del 2008-06-30
pagina 2 "Accordo frutto del dialogo È la fine dei veti incrociati"
di Fabrizio Ravoni da Roma "Bisogna capire che le infrastrutture sono
prioritarie per il Paese. Se le fa, il paese progredisce. Se non le fa,
arretra". Altero Matteoli, ministro per le Infrastrutture, non nasconde la
soddisfazione per l'accordo sul tracciato, raggiunto fra Osservatorio tecnico
della Torino-Lione ed i sindaci interessati. "Un accordo figlio del
dialogo. Una filosofia che ho condiviso fin dal mio insediamento, a cui seguirà
l'assunzione delle responsabilità per la realizzazione dell'opera". Ed a
riprova del dialogo, Matteoli cita un dato: "Pensi che l'Osservatorio ha
fatto una settantina di riunioni ed un centinaio di audizioni. Al termine,
l'accordo è arrivato. A questo punto - prosegue il ministro - si dovrà fare un
tavolo istituzionale a Palazzo Chigi, e poi subito un tavolo tecnico. Così da
passare alla fase operativa, come ci chiede l'Unione europea. L'accordo
raggiunto - prosegue - senz'altro non avrà l'unanimità, ma di certo segna il
termine dei veti incrociati". È dal 1990, dal vertice di Nizza che si
parla di un collegamento ferroviario tra la Francia e l'Italia. "Guardi se
è sui tempi che vuole discutere, ho sempre detto - commenta Matteoli - che perdere
sei mesi per un'opera pronta in cinque anni è un danno grave. Ma perdere sei
mesi per un'opera pronta tra vent'anni, è una cosa giusta". Ma tra
vent'anni, un'opera del genere sarà ancora attuale? "Sarà un'opera di
grandissima attualità. Tra vent'anni tutti ci auguriamo che l'Europa non sia
soltanto un'entità commerciale; ma anche politica. Con uno speculare bisogno di
integrazione delle genti; quindi, di mobilità". Insomma, dalla sua
ideazione alla sua realizzazione passeranno quasi 40 anni. "Troppi? - osserva
il ministro -. Allora pensi che è dagli anni Settanta che si parla della
Livorno-Civitavecchia. Ma ora è arrivato davvero il momento di snellire le
procedure. Quand'ero ministro dell'Ambiente, i Verdi mi attaccavano perché
volevo accelerare i tempi e loro dicevano che non volevo i controlli. Ora è arrivato il momento di dire "basta" con tutta la burocrazia che blocca le infrastrutture.
Una volta decisa un'opera, dopo un confronto (come dimostra il caso della Tav)
bisogna andare avanti". Ed aggiunge. "Sarebbe incomprensibile se non
si riuscissero ad accelerare le procedure per arrivare a raggiungere i nostri
obbiettivi". Anche la variante di Valico procede a rilento...
"A parte il fatto che alcuni tratti sono già coperti dalla terza corsia.
Eppoi bisogna anche considerare la morfologia dell'Italia e la circostanza che
molti fiorentini utilizzano l'autostrada come una tangenziale per spostarsi
rapidamente da una zona all'altra della città". La Torino-Lione non fa più
parte delle opere finanziate con la Legge obbiettivo (l'ha tolta il governo
Prodi). Ora come la finanziate? "Mica posso andare da Tremonti e dirgli:
Giulio, mi dai i soldi per la Tav? Le condizioni del bilancio pubblico le
conosciamo tutti. Quindi, al finanziamento dell'opera cercherò di coinvolgere
anche i privati". Il governatore della Banca centrale cinese non ha
escluso che i fondi sovrani di Pechino possano essere interessati a finanziare
interventi in Italia. "Ho già avuto contatti con Fondi privati, delle
banche, degli Stati. La settimana prossima sarò in Lussemburgo per incontri con
la Banca europea degli investimenti. Ma i privati chiedono tempi e regole
certe. E questo governo sta cercando di dare risposte". Nell'immaginario
collettivo, la Tav Torino-Lione fa venire alla memoria i cittadini che bloccano
le ruspe, agli scontri con la Polizia. Come si è passati da quella fase a
questa? Grazie al lavoro dell'Osservatorio, per il quale il ministro ringrazia
pubblicamente il presidente Virano. E poi, sottolinea, "guardate che la
gente delle zone interessate ci chiede cose serie: servizi, treni. Cose
concrete. A cui il governo darà risposte concrete. Con un punto fermo: lo snodo
di Orbassano resterà un riferimento forte". Ma non c'era anche una
montagna che non si poteva bucare per il rischio amianto? "È stata
accantonata". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
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( da "Corriere di Bologna" del 30-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere di Bologna
- BOLOGNA - sezione: CRONACA - data: 2008-06-29 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Università Al via la task force dei prof contro l'eccesso di burocrazia Provare a semplificare le informazioni e le
comunicazioni legate alla normale attività, quelle sulle collaborazioni esterne
e sulla programmazione didattica. All'insegna dello snellimento, là dove sarà
possibile, si è insediato venerdì scorso il gruppo di lavoro voluto dal rettore Pier Ugo Calzolari dopo il manifesto firmato a metà
aprile da docenti e direttori di dipartimento contro l'eccesso di burocrazia in Ateneo. "Non siamo
contro la burocrazia, che è
utile e necessaria, ma contro la sua degenerazione che è il burocratismo",
spiegava Fulvio Cammarano, direttore del dipartimento di Politica, istituzioni
e storia, tra i promotori del manifesto. E Cammarano fa parte infatti
del gruppo di lavoro insieme a un altro direttore di dipartimento, Giovanni
Dore (Matematica), ai presidi Lorenzo Donatiello (Scienze) e Franco Persiani
(Ingegneria II), al direttore amministrativo Ines Fabbro, alla dirigente degli
Affari generali Giovanna Falsetti e al pro-rettore per l'innovazione gestionale
Marco Depolo. "Il gruppo, come dice il rettore, deve occuparsi di casi
concreti, dei possibili miglioramenti alle nostre procedure", spiega
Depolo, "è un'aggiunta a quello che l'Ateneo sta già facendo, si pensi ad
esempio ai processi di informatizzazione il cui unico limite è quello delle risorse
finanziarie". "è importante la collaborazione tra docenti e
amministrativi - sottolinea Dore -, l'unico sistema per risolvere i problemi è
mettere in comune le competenze". Apprezza lo spirito costruttivo e molto
pragmatico fin dal primo incontro Fulvio Cammarano, "da tempo - spiega -
sono fautore di un comitato di verifica dell'impatto burocratico della
normativa sull'Ateneo, ma è un prodotto politico e va al di là dei compiti di
questo gruppo di lavoro". Nel primo incontro sono stati fissati alcuni
punti, su cui lo stesso Depolo preparerà un dossier sul quale il gruppo si
ritroverà in settembre. "Abbiamo identificato dei colli di bottiglia e
delle procedure che, nel rispetto delle regole, possono essere semplificate -
chiarisce Donatiello -, bisogna bilanciare il rispetto delle regole con delle
modalità che le rendano più sopportabili e meno vessatorie". Marina
Amaduzzi Il prorettore Marco Depolo guida il gruppo voluto dal rettore
Calzolari.
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( da "Giornale.it, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Burocrazia
N. 26 del 2008-06-30
pagina 0 "Accordo frutto del dialogo è la fine dei veti incrociati"
di Fabrizio Ravoni Il ministro delle Infrastrutture Matteoli: "Adesso è
arrivato il momento di snellire le procedure. Basta con la burocrazia che blocca le opere" da
Roma "Bisogna capire che le infrastrutture sono prioritarie per il Paese.
Se le fa, il paese progredisce. Se non le fa, arretra". Altero Matteoli,
ministro per le Infrastrutture, non nasconde la soddisfazione per l'accordo sul
tracciato, raggiunto fra Osservatorio tecnico della Torino-Lione ed i sindaci
interessati. "Un accordo figlio del dialogo. Una filosofia che ho
condiviso fin dal mio insediamento, a cui seguirà l'assunzione delle
responsabilità per la realizzazione dell'opera". Ed a riprova del dialogo,
Matteoli cita un dato: "Pensi che l'Osservatorio ha fatto una settantina
di riunioni ed un centinaio di audizioni. Al termine, l'accordo è arrivato. A
questo punto - prosegue il ministro - si dovrà fare un tavolo istituzionale a
Palazzo Chigi, e poi subito un tavolo tecnico. Così da passare alla fase
operativa, come ci chiede l'Unione europea. L'accordo raggiunto - prosegue -
senz'altro non avrà l'unanimità, ma di certo segna il termine dei veti
incrociati". è dal 1990, dal vertice di Nizza che si parla di un
collegamento ferroviario tra la Francia e l'Italia. "Guardi se è sui tempi
che vuole discutere, ho sempre detto - commenta Matteoli - che perdere sei mesi
per un'opera pronta in cinque anni è un danno grave. Ma perdere sei mesi per
un'opera pronta tra vent'anni, è una cosa giusta". Ma tra vent'anni,
un'opera del genere sarà ancora attuale? "Sarà un'opera di grandissima
attualità. Tra vent'anni tutti ci auguriamo che l'Europa non sia soltanto
un'entità commerciale; ma anche politica. Con uno speculare bisogno di
integrazione delle genti; quindi, di mobilità". Insomma, dalla sua
ideazione alla sua realizzazione passeranno quasi 40 anni. "Troppi? -
osserva il ministro -. Allora pensi che è dagli anni Settanta che si parla
della Livorno-Civitavecchia. Ma ora è arrivato davvero il momento di snellire
le procedure. Quand'ero ministro dell'Ambiente, i Verdi mi attaccavano perché
volevo accelerare i tempi e loro dicevano che non volevo i controlli. Ora è
arrivato il momento di dire “basta” con tutta la burocrazia
che blocca le infrastrutture. Una volta decisa un'opera, dopo un confronto
(come dimostra il caso della Tav) bisogna andare avanti". Ed aggiunge.
"Sarebbe incomprensibile se non si riuscissero ad accelerare le procedure
per arrivare a raggiungere i nostri obbiettivi". Anche la variante di
Valico procede a rilento... "A parte il fatto che alcuni tratti sono già
coperti dalla terza corsia. Eppoi bisogna anche considerare la morfologia
dell'Italia e la circostanza che molti fiorentini utilizzano l'autostrada come
una tangenziale per spostarsi rapidamente da una zona all'altra della
città". La Torino-Lione non fa più parte delle opere finanziate con la
Legge obbiettivo (l'ha tolta il governo Prodi). Ora come la finanziate?
"Mica posso andare da Tremonti e dirgli: Giulio, mi dai i soldi per la
Tav? Le condizioni del bilancio pubblico le conosciamo tutti. Quindi, al finanziamento
dell'opera cercherò di coinvolgere anche i privati". Il governatore della
Banca centrale cinese non ha escluso che i fondi sovrani di Pechino possano
essere interessati a finanziare interventi in Italia. "Ho già avuto
contatti con Fondi privati, delle banche, degli Stati. La settimana prossima
sarò in Lussemburgo per incontri con la Banca europea degli investimenti. Ma i
privati chiedono tempi e regole certe. E questo governo sta cercando di dare
risposte". Nell'immaginario collettivo, la Tav Torino-Lione fa venire alla
memoria i cittadini che bloccano le ruspe, agli scontri con la Polizia. Come si
è passati da quella fase a questa? Grazie al lavoro dell'Osservatorio, per il
quale il ministro ringrazia pubblicamente il presidente Virano. E poi, sottolinea,
"guardate che la gente delle zone interessate ci chiede cose serie:
servizi, treni. Cose concrete. A cui il governo darà risposte concrete. Con un
punto fermo: lo snodo di Orbassano resterà un riferimento forte". Ma non
c'era anche una montagna che non si poteva bucare per il rischio amianto?
"è stata accantonata". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
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