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DOSSIER “BUROCRAZIA”

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tARTICOLI DEL 13-15 luglio 2008       #TOP



Report "Burocrazia"

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Indice delle sezioni

Burocrazia (111)


Indice degli articoli

Sezione principale: Burocrazia

"Sarà cremata così volerà in cielo" ( da "Stampa, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: oggetto di formalità e di burocrazia". Non per i suoi famigliari che si ancorano ai ricordi. "Vogliamo stare vicini, perché - dice Giampaolo Cavalli - è l'unico modo che ci consente di affrontare questa prova terribile. Stiamo qui, nella casa di Valeria (anche lei abita a Torino, ndr), a parlare, a piangere, a ricordare.

Da noi è un fenomeno non c'è ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Troppo spesso, tuttavia, gli imprenditori agricoli sono schiacciati da una burocrazia asfissiante e trovano difficoltà a reperire forza lavoro in grado di contribuire in tempi ristretti e concentrati alla raccolta delle produzioni in campo".

VIADANA ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: alla burocrazia comunale e, in particolare, ai funzionari, detentori delle chiavi di accesso agli archivi, che, assentandosi per ferie dal servizio, hanno reso inaccessibile l'utilizzo delle informazioni ivi contenute. Mia madre riponeva marmellate, biscotti, zucchero e altri alimenti preziosi, in termini di costo e di valore nutritivo,

Io, rumeno sconfitto dalla burocrazia ( da "Trentino" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: rumeno sconfitto dalla burocrazia" Operaio racconta: ho pagato i contributi ma non ho i diritti degli italiani TRENTO. Ha una moglie e tre figli, Manolache Sterica, operaio rumeno di 43 anni, da sei in Italia. Vivevano con lui a Trento da qualche mese, ma ora ha dovuto farli ritornare in Romania, perché non era più in grado di mantenerli.

Pino Morandini sceglie Divina ( da "Trentino" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: punto importante di questo programma è dare vita ad una burocrazia che, attraverso procedure semplificate, dia risposte ai cittadini in tempi rapidi e certi". L'Udc quindi è pronto a mettersi a disposizione della coalizione. Quanto alla candidatura di Divina a presidente della Provincia, "le elezioni si vincono e la Provincia si governa non con una persona,

Domani gli anziani nella nuova Rsa ( da "Arena, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: avesse previsto il capitolo burocrazia legato all'attivazione della Rsa e ad accontentare il sindaco Lino Gambaretto, che chiedeva tempi brevi per evitare agli anziani della casa soavese di trascorrere un'altra estate al caldo negli obsoleti ambienti di Villa Scrinzi. Dopo gli ospiti della struttura soavese, toccherà ai 24 anziani di media assistenza ed ai sei non autosufficienti,

Il permesso di soggiorno blocca le vacanze ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: diritto che potrebbe infrangersi contro lo scoglio sempre imprevedibile della burocrazia. Rischiano molto i cittadini stranieri che lavorano in Italia i quali, pur essendo già in possesso del permesso di soggiorno tradizionale, hanno avviato la procedura di rinnovo del "Pse", il permesso di soggiorno elettronico. Stiamo parlando di una tessera magnetica simile a una carta di credito,

Parcheggio dietro il tribunale i lavori sono ancora bloccati ( da "Mattino di Padova, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Questo perché il terreno è risultato ancora più impregnato di carburante proprio sotto il punto dell'area dove c'era la pompa di benzina della compagnia americana. Quindi, se non arriveranno altre sorprese, i palazzoni dell'Ifip saranno pronti minimo tra cinque anni. Sempre se, naturalmente, l'elefantiaca burocrazia padovana non ci metterà ancora il bastone tra le ruote (f. pad.).

Troppa burocrazia ( da "Arena, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: MEDICI DI FAMIGLIA Troppa burocrazia Ho letto in merito alla troppa burocrazia che attanaglia i medici di famiglia sul quale non ho commenti particolari. Chiedo però la cortesia di concedere un pari spazio al tema della burocrazia che grava sui medici specialisti ospedalieri.

Benvenuti ad astana utopia nella steppa - leonardo coen ( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma anche il modo di sbarazzarci di quella burocrazia statale che non accettava i cambiamenti necessari per rilanciare l'economia. Oggi Astana è una città di giovani, l'età media è di 32 anni, qui sta nascendo un'élite dirigente del tutto nuova". L'equazione ideologica di Nazarbayev è, a suo modo, semplice e convincente: sedurre gli investitori stranieri,

Conflitti e tensioni in Cina l'armonia è solo propaganda ( da "Unita, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: denunciare le malefatte della burocrazia. Tema a cui sono molto sensibili i cinesi, quello delle prevaricazioni di un potere spesso impermeabile alla giustizia comune. Ne derivano frequenti scoppi di rabbia popolare che qualche volta assumono l'aspetto di rivolta. Alla fine di giugno ha avuto larga eco internazionale l'assalto di diecimila persone infuriate ai commissariati di Wengan,

Il terremoto in Sichuan ha messo a nudo il livello di corruzione della burocrazia. I superstiti hann ( da "Unita, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Stai consultando l'edizione del Il terremoto in Sichuan ha messo a nudo il livello di corruzione della burocrazia. I superstiti hanno protestato perché molte scuole crollate erano state costruite male, poiché i fondi erano stati intascati dai funzionari.

Sedia, gli imprenditori chiedono aiuto a tondo ( da "Messaggero Veneto, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: attuale presidente De Sabata la troppa burocrazia e la scarsità di risorse promesse hanno rallentato il lavoro di questa realtà. Gli imprenditori - conclude Pizzamiglio - hanno bisogno di informazioni certe, non solo per l'oggi ma anche per il futuro prossimo visto che l'azienda non è formata solo dalla parte dirigente ma anche da dipendenti e dalle loro famiglie.

L'opposizione che c'è ma non si vede ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: parlare del costo e della qualità dei servizi erogati dalla nostra burocrazia. Non si poteva far trapelare che nella fascia di età 60-65 sono in condizione lavorativa meno di due italiani su dieci, contro un terzo dei francesi e tedeschi e metà dei britannici. Era proibito affermare che il problema di maggiori risorse per la sicurezza era finto, considerando che fra Guardia di finanza,

I mali della burocrazia ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: RITARDI I mali della burocrazia Non essere riusciti a rimanere nei tempi prefissati per i rogiti. La mia domanda è: può un cittadino rimanere quasi un anno in balia di se stesso per l'inefficienza di un ente comunale? Può sentirsi dire da uffici vari che servono proprio per questi casi burocratici sempre e solo: ci dispiace.

Protezione civile, prova del fuoco - piero ricci ( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: cominciata una corsa affannosa contro i tempi della burocrazia". La prima pietra burocratica fu posta da Denni Gadaleta, il capo di gabinetto di Vendola, scomparso nel gennaio scorso. E a ricordare il suo impegno non è il governatore ma Bertolaso. "Ascoltare un presidente di Regione che fra l'altro è autorevole esponente di un partito politico, fare questo genere di ragionamenti -

Gorizia-villesse, sì al progetto definitivo ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: purtroppo, è la verità e non è sicuramente firmando i Protocolli che si velocizza l'iter dei vari lavori pubblici". Parole che confermano una volta di più la regola: più il tempo passa e più i costi lievitano. La burocrazia - dunque - ha effetti diretti anche sull'ammontare finale delle varie opere pubbliche.

L'itala si raduna domani al colaussi amichevoli con triestina e lecce ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: I lavori vanno ultimati entro Ferragosto (il 17 il possibile debutto in Coppa Italia) e sono finanziati da Regione e Provincia per 80mila euro, ma a gestire l'intervento - bypassando le lungaggini della burocrazia - stata direttamente l'Itala attraverso una particolare convenzione. (l.m.).

Stella racconta un'italia alla deriva ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: interessi privati e menefreghismo pubblico, burocrazia fetente, corporativismo, mostrano il volto peggiore e più devastante. Perché Stella, che a Monfalcone era accompagnato anche dalle letture dell'attore Bebo Storti (il malfamato Conte Uguccione di un decennio fa) e dal pianoforte di Paolo Favorido, la prende larga.

<Dai tabulati... lei è morto> ( da "Resto del Carlino, Il (Fermo)" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia di ASTERIO TUBALDI ? RECANATI ? CHIEDE il tesserino sanitario all'agenzia delle entrate e gli rispondono che non possono rilasciarglielo perché risulta deceduto. E' una situazione decisamente pirandelliana quella capitata al recanatese Angelo Bellelli, presidente dell'associazione filatelica nonchè storico personaggio politico e consigliere comunale ai tempi del vecchio

HA 25 ANNI. Ma va accudito come un bimbo di sei mesi. Tutto accadde ( da "Nazione, La (La Spezia)" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: lotta con burocrazia e porte in faccia ? è come fosse invisibile. E, si sa, i genitori non sono eterni. Io ho cinquant'anni e quando non ci sarò più?". Non è la prima volta che mamma Luccarini chiede aiuto al giornale. La storia del giovane, da noi raccontata tempo fa, commosse e mise in moto una forte gara di solidarietà.

UNA COSA è certa: chi si aspettava che l'inquilino di Palazzo Merlato f ( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: quello stesso sindaco che sembrava essersi impantanato nelle sabbie mobili della burocrazia, è sceso in strada impugnando la bandiera della legalità e della lotta al degrado. Da quel momento si è trasformato in un fiume in piena. L'ultima ordinanza che ha firmato è appena entrata in vigore: vieta l'accattonaggio e la vendita di oggetti nei parcheggi.

<Artigiani, ora serve una svolta> ( da "Nazione, La (Lucca)" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: pressione fiscale e la burocrazia. In Lucchesia ? ha continuato Martinucci ? sembrerebbe essere l'edilizia a tenere alto l'umore dell'artigianato. E' il settore delle costruzioni, con la cantieristica, a far registrare i pochi segnali positivi. Il motivo è da ricercare nella particolarità dell'artigianato lucchese costruito attorno a tante micro imprese che ha un ruolo forte nell'

BORETTO UN INCONTRO sui temi del Po, ieri mattina, navigando sul ( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: fare emergere i conflitti latenti nel governo del territorio e togliere burocrazia e lungaggini che ritardano interventi, talvolta anche importanti, per il fiume Po ed il territorio. Perché per fare bene al Po "non serve perdersi in un fiume di parole". All'incontro, con partenza da Boretto, presenti pure l'assessore regionale Lino Zanichelli, autorità locali e parlamentari.

Di LAURA DALL'OLIO SCALO MERCI, lavori al via entro l'anno. Sembra e ( da "Resto del Carlino, Il (Imola)" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia e le valanghe di permessi necessari. Sono i motivi che in questo Paese portano ad allungare i tempi di tutte le grandi infrastrutture", dice Bendanti. Da adesso però le cose si dovrebbero muovere più rapidamente: le varianti al Piano regolatore verranno presentate alla seduta di giovedì della commissione consigliare di pianificazione urbanistica per poi passare al voto

Tesserini nel caos <La Regione si assolve e scarica il Comune> ( da "Resto del Carlino, Il (Imola)" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La Regione si assolve e scarica il Comune" Vecchi (An-Pdl): "Troppa burocrazia" IL CASO è questo e ha fatto imbufalire molti cacciatori imolesi: le doppiette pagano le regolari tasse per ottenere i tesserini necessari alla caccia, ma non riescono ad averli perché, in un assurdo giro burocratico, le pratiche s'intoppano tra Comune e Regione.

Confagricoltura Mantova: sia fatta giustizia ( da "Provincia di Cremona, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la viticoltura, la mungitura nelle aziende zootecniche da latte. Troppo spesso, però, gli imprenditori agricoli sono schiacciati da una burocrazia asfissiante e trovano difficoltà a reperire forza lavoro in grado di contribuire in tempi ristretti e concentrati alla raccolta delle produzioni in campo".

Il bilancio della giunta 'Fatto tanto, ma i progetti sono da rivedere' ( da "Provincia di Cremona, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: hanno dovuto fare i conti con burocrazia che in campagna elettorale non conoscevano. "Problemi che ci hanno rallentato non poco ? ammette Lodi ? tanto che bisognerebbe rivedere il programma elettorale stilato nel 2006 in cui avevamo elencato 93 obiettivi. Ora tra realizzati e in corso d'opera siamo al 60 per cento, ma inevitabilmente qualcosa non si riuscirà a portare a compimento"

Un altro caso di mala burocrazia ( da "Stampa, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La parola ai lettori Un altro caso di "mala burocrazia" Lettere ed e-mail vanno inviate a:LA STAMPA REDAZIONE DI IMPERIA via Alfieri,10 - 18100 Imperia Fax: 0183 273.106 - e.mail: imperia@lastampa.it REDAZIONE DI SANREMO via Roma,176 - 18038 Sanremo Fax: 0184 500.765 - e.mail: sanremo@lastampa.

La ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: risponde il sindaco Si parla sempre più di burocrazia e costi della politica. Cosa ha fatto il Comune? >La burocrazia è la vera palla al piede del paese. Solo nel primo anno abbiamo impostato una complessa razionalizzazione delle società del Comune. Entro giugno passerà in Giunta. Abbiamo ridotto i cda delle società andando oltre ciò che è previsto dalla legge e rivisto i criteri (

Federica Guidi: <Noi giovani e il virus dell'impresa> ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia, i costi, il tempo che si perde e che scoraggia e spaventa. E' un complicato e lungo momento finanziario, che distoglie la mente dalla volontà di liberare subito le energie, come si vorrebbe ". Confindustria è guidata da due donne, giovani, belle e determinate: Emma Marcegaglia per i grandi e lei per le nuove leve.

L'ennesimo crollo della produzione industriale. L'onda anomala degli esuberi in arrivo, ci ( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia, fannulloni, eccetera), mentre il privato è virtuoso per definizione. C'è una "casta" che ha procurato al Paese altrettanti danni, ed è quella degli "imprenditori conservatori", che non hanno accettato la sfida della globalizzazione preferendo abbarbicarsi a produzioni marginali che oggi non riescono più a stare sui mercati,

TIPI ITALIANI ( da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nulla di ciò che spesso contribuisce a trasformare le ragioni del cuore in burocrazia associativa e talvolta in mestiere. Ha cominciato quando ancora c'era la cortina di ferro. Russia, Ungheria, Cecoslovacchia, Ucraina, Lituania, Bulgaria, Romania, Jugoslavia, Kosovo e oggi la Moldavia: non c'è Paese dove non si sia infiltrato, mettendo a repentaglio la propria incolumità personale,

Il parcheggio si fa, dopo 14 anni ( da "Messaggero Veneto, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: come s'è visto anche in questa occasione, con la burocrazia pubblica". Il nuovo parcheggio, che costerà complessivamente quasi 250 mila euro, sarà realizzato dall'impresa "Tecnoscavi", di Udine e ospiterà 46 posti auto. Una bella boccata d'ossigeno per Lucinico, che metterà ordine nell'attuale sistema delle soste.

L'angelo dei martiri della Siberia: "Così ho vinto i Paesi comunisti" ( da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nulla di ciò che spesso contribuisce a trasformare le ragioni del cuore in burocrazia associativa e talvolta in mestiere. Ha cominciato quando ancora c'era la cortina di ferro. Russia, Ungheria, Cecoslovacchia, Ucraina, Lituania, Bulgaria, Romania, Jugoslavia, Kosovo e oggi la Moldavia: non c'è Paese dove non si sia infiltrato, mettendo a repentaglio la propria incolumità personale,

Associazione Italia-Cina Prima tessera al sindaco ( da "Stampa, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la nuova associazione servirà anche a rendere più facili i rapporti con le istituzioni e la burocrazia, "non solo locale", e a promuovere l'amicizia tra popolo cinese e italiano". "Barge - riprende il sindaco - sa cosa vuol dire la parola "emigrazione": molti concittadini in passato hanno dovuto andare all'estero per sopravvivere e migliorare la propria condizione.

Microimprese la burocrazia costa 11,4 miliardi all'anno ( da "Stampa, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: UFFICIO STUDI DI CONFARTIGIANATO Microimprese la burocrazia costa 11,4 miliardi all'anno La burocrazia costa ai piccoli imprenditori artigiani 11,4 miliardi di euro e quasi 90 giorni di lavoro l'anno. La denuncia arriva da un rapporto dell'Ufficio studi di Confartigianato. Dall'analisi del rapporto sul costo della burocrazia in Italia emerge l'ennesimo paradosso tutto italiano,

Domani gli anziani nella nuova Rsa ( da "Arena.it, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: avesse previsto il capitolo burocrazia legato all'attivazione della Rsa e ad accontentare il sindaco Lino Gambaretto, che chiedeva tempi brevi per evitare agli anziani della casa soavese di trascorrere un'altra estate al caldo negli obsoleti ambienti di Villa Scrinzi. Dopo gli ospiti della struttura soavese, toccherà ai 24 anziani di media assistenza ed ai sei non autosufficienti,

Passaporto, i bengalesi "assaltano" Conegliano ( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: avanguardia che per la prima volta avvicina la burocrazia ai cittadini che si trovano alle prese con scadenze e rinnovi decentrandoli a Palermo per tutto il sud d'Italia e a Conegliano per il nord. Frutto di due mesi di organizzazione, l'operazione di rinnovo dei passaporti è stata coordinata dalla Cgil che ha messo a disposizione le proprie stanze e dall'ambasciata del Bangladesh a Roma.

Patto tra Comuni contro gli sprechi ( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il problema italiano casomai è la burocrazia"."Comuni così piccoli non hanno giustificazione, e con l'Unione ci sarebbero senz'altro economie di scala", risponde invece il sindaco di Follina Marcello Tomasi. "Però penso che sarebbe meglio andare per gradi, cioè mettere assieme Tarzo con Revine Lago, che sono tra loro vicine e hanno come punto di riferimento i laghi,

Economia ansiogena ( da "Sicilia, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia, fannulloni, eccetera), mentre il privato è virtuoso per definizione. C'è una "casta" che ha procurato al Paese altrettanti danni, ed è quella degli "imprenditori conservatori", che non hanno accettato la sfida della globalizzazione preferendo abbarbicarsi a produzioni marginali che oggi non riescono più a stare sui mercati,

L'ennesimo crollo della produzione industriale. L'onda ( da "Gazzettino, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia, fannulloni, eccetera), mentre il privato è virtuoso per definizione. C'è una casta che ha procurato al Paese altrettanti danni, ed è quella degli imprenditori conservatori, che non hanno accettato la sfida della globalizzazione preferendo abbarbicarsi a produzioni marginali che oggi non riescono più a stare sui mercati,

A Palazzo Reale, a Milano, sino al prossimo 7 settembre, c'è una mostra che vede come protagonista uno dei nostri artisti più importanti ( da "Provincia di Lecco, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Disprezzavano la burocrazia e l'ufficialità, si opponevano all'indecenza e alla menzogna, premevano sulle ragioni della poesia e stimolavano la dignità individuale. Era ?Corrente? contro corrente. Io non pensavo neanche allora che tutto fosse oro colato, però ognuno di questi giovani avrebbe dato la camicia a chi non l'aveva.

U na parte dell'industria italiana è rimasta indietro. Ma ( da "Corriere Economia Online" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia alle strade). Due storie vicine, quasi parallele, salvo i risultati. Perché? Fulvio Coltorti, direttore centrale e responsabile ufficio studi di Mediobanca, coglie così la tendenza: "Nei prossimi mesi vedremo in modo sempre più chiaro una divisione di campo, specie nel comparto delle aziende medie e grandi specializzate in produzioni standardizzate su grossi volumi e attaccate

La Cisl: lavoro nero favorito dalle lungaggini sui permessi ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma il ricorso elevato al lavoro nero tra gli immigrati è anche il frutto della farraginosa burocrazia legata ai permessi". Lo sostiene Vittorino Marinoni, segretario del sindacato immigrati della Cisl, l'Anolf. L'esponente sindacale ribatte anche al sindacalista della Cgil, Fabrizio Bruni, che aveva osservato come anche nel mantovano sia presente la piaga del caporalato.

Per gli studenti ed i pensionati arrivano i voucher sperimentali della Provincia ( da "Giornale di Brescia" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ridurre la burocrazia, ma soprattutto dare una possibilità di reddito a studenti e pensionati. È infatti rivolto solo a loro il progetto, per ora ancora in fase sperimentale, attivato dal Settore lavoro della Provincia di Brescia, guidato da Aristide Peli, in collaborazione con la Regione, l'Inail e l'Inps.

Verolese: burocrazia a posto, cercasi punta ( da "Giornale di Brescia" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia a posto, cercasi punta Maurizio Lucchetti, allenatore della Verolese: la rosa è quasi ultimata Massimo Cornacchiari VEROLANUOVA Prosegue il lavoro dello staff tecnico della Verolese per riuscire a mettere a disposizione del tecnico Maurizio Lucchetti l'intera rosa definitiva in vista del ritrovo fissato per il 24 luglio a Verolanuova,

Salviamo Forni ( da "Giornale di Vicenza, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: crollano e la burocrazia nazionale distrugge giorno per giorno. Negli anni '20 circa c'erano 1.200 abitanti, ora sono 42. I tetti si sfasciano, le miserie degli abbandoni creano spacchi e mentre gli emigranti sono dispersi nel mondo, niente e nessuno della Regione, dello Stato o di altri Enti si interessano più a questa lunga storia.

Bonami: villa manin funziona ma ora faranno tabula rasa ( da "Messaggero Veneto, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Sarebbe un peccato rispedirli dentro la burocrazia amministrativa. Nel parco ci sono opere per le quali sono stati già stanziati fondi affinché rimangano permanentemente. Mi dicono, invece, che il consiglio vuole rispedirle via per motivi di Sovrintendenza. Peccato". Tra lei e Marco Goldin, curatore delle mostre di Treviso e Brescia, recentemente c'è stata una polemica,

Gli imprenditori italiani agevolati: servizi e tariffe bancarie ridotte ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Serve una burocrazia più agile e veloce" Gli investitori operano principalmente nei settori del turismo, del commercio, del vetro, della plastica, del legno e dell'agroalimentare CITTANOVA L'Aini ossia l'Associazione degli imprenditori della nazionalità italiana ha concordato con la Casa di assicurazioni Euroherc un nuovo pacchetto di servizi a condizioni agevolate per i propri soci.

Le ferite aperte di via lomellina - sandro de riccardis ( da "Repubblica, La" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Oltre ai milioni di euro mancanti bisogna fronteggiare i mostri della burocrazia, in agguato anche in via Lomellina. Bisogna portare via scooter, frigoriferi, lavatrici rimasti nel cortile dal giorno dell'esplosione, "ma l'Amsa - dicono i residenti - ci dice che porterà via gratuitamente solo 200 tonnellate di macerie.

Tra gli indiani-schiavi della bassa nelle campagne dove la fatica uccide - enrico bonerandi ( da "Repubblica, La" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Fini c'è una burocrazia infinita e così vanno sul mercato del lavoro nero". Mukesh Chander, indiano, qui a Mantova è arrivato 22 anni fa, lavorava in un circo. Poi ha fatto il contadino, il mungitore di mucche, l'operaio, poi ancora il contadino. Ora fa l'artigiano per conto terzi, dal Punjab ha fatto venire la famiglia,

"nuove leggi o resteranno sotto ricatto" ( da "Repubblica, La" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la legge Bossi Fini crea lentezze e burocrazia. Così la gente si rivolge ai clandestini", dice Giordano Cavallari , vice-direttore della Caritas mantovana. E lo sfruttamento aumenta. "Quando non c'è più bisogno del lavoratore clandestino, viene semplicemente allontanato. Se la badante si ammala o rimane incinta, fuori.

Operai beffati dalla burocrazia ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: delle liste di mobilità Operai beffati dalla burocrazia Villacidro.. Gli ex lavoratori della Scaini aspettano la pubblicazione delle liste di mobilità La protesta: "Senza gli sgravi fiscali nessuno ci assume" --> La protesta: "Senza gli sgravi fiscali nessuno ci assume" Regione e Provincia declinano ogni responsabilità, ma la documentazione si è arenata nei meandri della burocrazia.

Allarme dei giudici di pace: <Sommersi di ricorsi Ecopass> ( da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Un classico della burocrazia, ingolfata da questa nuova ondata di richieste. In via Francesco Sforza, racconta Dattolico, "da una decina di giorni il numero di ricorsi presentati contro le multe per infrazioni Ecopass è diventato davvero rilevante. Abbiamo dovuto moltiplicare gli sportelli per far fronte alla fila che arriva fino ai giardini della Guastalla.

La burocrazia costa 10 miliardi ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: 24 Ore del lunedì sezione: PRIMA data: 2008-07-14 - pag: 1 autore: PICCOLE IMPRESE La burocrazia costa 10 miliardi Nonstante i diversi provvedimenti sulla semplificazione, per le imprese sotto i 50 dipendenti gli oneri della burocrazia continuanoa crescere. Lo rileva il terzo rapporto di PromoPa che verrà presentato oggi a Milano.

Tra i dimenticati dei flussi ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: tra le lungaggini della burocrazia affogata dalle pratiche entrambe le richieste ottengono il via libera. Pochi giorni- gli hanno assicurato- e con il nullaosta volerà al Paese per tornare qui in regola,con la famiglia. Troppa fortuna, forse. Almeno fino all'altra sera quando una pattuglia della Polizia gli ha chiesto i documenti.

Tutto pronto per la riapertura del distributore di Sesto ( da "Provincia di Cremona, La" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Le pompe porteranno le insegne della società cremonese Keropetrol, forniranno agli utenti anche gasolio e saranno attive 24 ore su 24 grazie al sistema self-service. La sua riattivazione non è certo stata un parto facile. La burocrazia aveva spento gli entusiasmi, ma negli ultimi mesi tutto si è risolto. (l.u.).

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-14 num: - pag: 24 autore: di MAR... ( da "Corriere della Sera" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dotato di Pronto soccorso (il secondo Policlinico non ha questa competenza, ma ha un'unità coronarica), avrebbe fatto meglio a chiamare un medico della struttura e avvertirlo che in quello stesso momento un signore appena divenuto nonno stava morendo. E se invece di tagli alla sanità e di ticket si tagliasse proprio la burocrazia?.

Lo Spirito delle tasse ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Filosofia dello spirito jenese", a cura di Giuseppe Cantillo, Laterza, Roma-Bari, pagg.180, Á 18,00. I matrimoni, la famiglia, i contratti, la burocrazia. Per la prima volta la realtà sociale entra in questo modo nel discorso filosofico Tra le carte. Georg W. F. Hegel (1770-1831) nel suo studio FOTOTECA STORICA ANDO GILARDI.

Impari opportunità ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: le imprese continuano a scontrarsi con la burocrazia, i giovani a frustrarsi per la mancanza di prospettive, mentre il merito e il mercato aspettano. Il caso Italia, esempio ormai supremo dell'impossibilità della riforma, diventa più chiaro leggendo un bel saggio appena pubblicato su "Economic Policy" dagli economisti Augustin Landier, David Thesmar e Mathias Thoenig.

In attesa delle nuove ambulanze, da 7 mesi ( da "Corriere della Sera" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: aggiudicazione del delicato servizio di elisoccorso: una nuova commissione è stata nominata per preparare il capitolato del bando. Ma la burocrazia anche in questo caso viaggia con mesi di ritardo. Francesco Di Frischia Clarida Salvatori Barella Una ambulanza del 118 mentre effettua uno dei 300 mila interventi eseguiti ogni anno.

SPOLETO Un anno fa stava per dire addio alla pallavolo. Tutto per colpa di quella mal ( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di restare a Spoleto si è infranto contro le lungaggini di una burocrazia sportiva che non si è adeguata alla velocità con cui viaggia lo sport. E Gelli, pur non essendo stato investito di questi panni, ha tutte le qualità per diventare il leader di questa nuova Monini. Che comincerà a sudare agli ordini del tecnico Francesco Tardioli e del suo assistente dal prossimo 11 agosto.

La Francia spinge verso il Mediterraneo ( da "Opinione, L'" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: con poca burocrazia e una tassazione esiziale. Il porto di Tangeri ?infine - ha integrato Genova e Rotterdam. Le navi dall'Oriente arrivano qui, dove i container sono smistati su navi più piccole verso l'Europa (alternativa in arrivo a Malta). Vedremo se Sarkozy saprà affrancarsi dal suo vero nemico: il capitalismo etico,

Intervista a Filippo Callipo/ Una produzione di successo internazionale alla faccia di una burocrazia asfissiante ( da "Opinione, L'" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: produzione di successo internazionale alla faccia di una burocrazia asfissiante di Silvia Sitari Quando parla della sua terra, la Calabria, Filippo Callipo lo fa con passione ma non per questo è meno obiettivo nel valutarne pregi e difetti. Vorrebbe che, aumentando la capacità di "fare impresa", i giovani calabresi avessero la possibilità di rimanere a lavorare nel proprio territorio.

Turismo, via al ddl Velardi: spazio ai privati ( da "Denaro, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: politica e della burocrazia; dare qualità al turismo campano migliorando servizi e professionalità, e programmando l'offerta. Tre le idee guida alla base del ddl firmato Claudio Velardi, che ieri ha avuto il via libera della Giunta regionale. Per affrontare le sfide di un mercato turistico globale e competitivo, il progetto prevede il massimo coinvolgimento e protagonismo dei privati:

Una campagna-guida per superare la burocrazia ( da "Denaro, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: guida per superare la burocrazia Produrre energia "pulita" da una parte e risparmiarne quanta più possibile dall'altra, dato il panorama "non rassicurante" di progressivo e veloce esaurimento delle risorse energetiche disponibili in natura. Ecco , allora, che scatta la campagna di sensibilizzazione che vede collaborare l'Apat,

Valutazione e bilancio d'esercizio: il Csvnet punta sulla trasparenza ( da "Redattore sociale" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: percorsi autodidattici o burocrazia, ma di rivolgersi alle competenze scientifiche e tecniche esistenti e di costruire con loro percorsi e strumenti da sperimentare e mettere a disposizione dell'intera rete dei Csv. Un segno concreto sulla strada dell'efficacia e dell'efficienza, fondamentali quando si utilizzano i soldi di tutti e quando si lavora per il volontariato"

Quando la burocrazia è nemica dei disabili ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: spesso arriva dopo un anno Quando la burocrazia è nemica dei disabili Il caso.. Non si può ottenere un lavoro senza il via di una commissione, che spesso arriva dopo un anno --> Carlo Lecca ha 20 anni ed è affetto da una grave forma di disabilità mentale. L'handicap non gli ha tuttavia impedito di frequentare la scuola turistico-alberghiera e di coronare il sogno di diventare cuoco.

RIPARTE IL PROGETTO PER IL CAMPO SPORTIVO ( da "Mattino, Il (Avellino)" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nel tentativo di smuovere la macchina della burocrazia e di recuperare tempo e finanziamenti che si sono ridotti all'osso. Infatti, alla beffa di non vedere realizzata l'opera, i santangiolesi hanno dovuto assistere negli anni anche al danno di un finanziamento che mese dopo mese è andato assottigliandosi;

Roma, Garante: dimenticato in cella nigeriano che chiese espulsione ( da "Velino.it, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: un uomo che chiede e ottiene di sua spontanea volontà di essere espulso viene dimenticato in carcere dalla burocrazia. è l'ennesima riprova – conclude Marroni – su questo come su molti altri aspetti che riguardano il mondo penitenziario: a non funzionare non sono le leggi, ma l'organizzazione che dovrebbe applicarle”. (com/fan) 14 lug 2008 13:34.

Marroni: ''Detenuto nigeriano attende da mesi l'espulsione'' ( da "Redattore sociale" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: un uomo che chiede ed ottiene di sua spontanea volonta' di essere espulso viene dimenticato in carcere dalla burocrazia. E' l'ennesima riprova, su questo come su molti altri aspetti che riguardano il mondo penitenziario, che a non funzionare non sono le leggi, ma l'organizzazione che dovrebbe applicarle". (DIRE).

Espulso, ma da 5 mesi aspetta in cella ( da "Redattore sociale" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Dimenticato dalla burocrazia'' Roma - Il Garante dei detenuti del Lazio è intervenuto per denunciare la vicenda di un detenuto nigeriano che chiede ed ottiene di essere espulso, ma da più di cinque mesi attende invano che il provvedimento diventi esecutivo. "Mentre da più parti si continua ad invocare un maggior rigore nelle espulsioni" dice il garante Angiolo Marroni "

SCUOLA/ GELMINI: TAGLI PER DARE SPAZIO AL MERITO ( da "Virgilio Notizie" del 14-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per rivedere il sistema e per introdurre meno burocrazia, più semplificazione e soprattutto spazio al merito". Così il ministro a margine della celebrazione del decennale dell'Università dell'Insubria. "Oggi il bilancio della scuola e dell'università - ha detto il ministro - è ingessato e bisogna recuperare risorse per premiare il merito e dare chance a chi lavora di più e meglio"

Allarme degli industriali: a Salerno è crisi vera ( da "Citta' di Salerno, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: con un sistema imprenditoriale impelagato nelle sabbie mobili della burocrazia e inoltre lento nell'innovarsi al suo interno per fronteggiare le nuove sfide del mercato globale. " Dal primo semestre 2007 al secondo 2008 sono scesi i numeri di componenti fondamentali come la produzione, il fatturato, gli ordinativi, l'occupazione, le esportazioni.

Spazzatura, ora l'emergenza è l'umido ( da "Citta' di Salerno, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia è inversamente proporzionale alle reali necessitá del territorio". " Pucci critica anche l'operato del Commissariato "che si fossilizza su termovalorizzatori, discariche e rifiuti napoletani. Anche qui ci sono lentezze enormi, al posto di dare risposte a chi fa la differenziata, si pensa troppo a risolvere i problemi di chi non ha mai fatto una seria politica ambientale.

Feltrese, spunta una pista brasiliana ( da "Corriere delle Alpi" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: I tempi della burocrazia calcistica, come si sa. Un bomber italiano. Quello già visto può essere Vuk Cvetkovic, l'ex Montebelluna e Trento: "Non posso dire altro, perché sennò c'è il rischio che la trattativa salti e non è il caso, per un po' di pazienza in più.

Vescovi: Chiediamo un governo capace ( da "Trentino" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: governo che detassa gli straordinari e taglia la burocrazia. E per ricordare al presidente della Provincia Lorenzo Dellai - a lui o a chi governerà per i prossimi cinque anni - che da Piazza Dante si attendono decisioni chiare e rapide che sblocchino nodi irrisolti anche da trent'anni: i collegamenti della Valdastico e della Valsugana, ma anche la realizzazione del termovalorizzatore,

Scajola: Subito il nucleare ( da "Trentino" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la crescita delle imprese e del paese è penalizzata dal carico fiscale e dalla burocrazia". Saluta dal palco alzando le mani al cielo, come un ciclista sotto il traguardo. Dagli imprenditori trentini ha ottenuo un sostanziale "via libera" sul nucleare. Non, però, dall'assessore provinciale Ottorino Bressanini che commenta così l'intervento del ministro.

BREVI FRASSILONGO Punto sui patti territoriali Oggi a Frassilongo nuovo incontro sui Patti territori... ( da "Trentino" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Saranno illustrate modalità e burocrazia per i finanziamenti. Appuntamento alle ore 20.30 nella sala consiliare. (r.g.) Pergine La banda. Nuovo concerto proposto dalla Banda sociale di Pergine nella serata di domani. Si tratta dell'esibizione del complesso inglese "Archibishop Beck School" di Liverpool che sarà appunto ospite della banda perginese.

I centralisti sono come pusher ( da "Tribuna di Treviso, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: osannato Renato Brunetta, vessillo della prima ora della lotta alla burocrazia pubblica: "Dopo i proclami vogliamo vedere le leggi e gli atti con i quali si concretizzeranno le sue battaglie". Insomma alla fine il Nordest e la sua classe dirigente, come dice Galan, "hanno mostrato di esserci e di avere le carte in regola".

Se il dipendente fa troppi debiti ( da "Tribuna di Treviso, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: aumentando il carico di burocrazia e adempimenti. "Una volta il quinto dello stipendio veniva richiesto per ottenere gli alimenti in caso di separazioni coniugali o per motivi di carattere straordinario - dichiara Gianpietro Breda di Unindustria - mentre oggi le imprese vengono coinvolte sempre più spesso perché sono aumentate le esigenze dei lavoratori,

Migotto, addio sconsolato al Planck ( da "Tribuna di Treviso, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Abbiamo sempre cercato di toglierci dalla "morta gora" della burocrazia per dare un respiro più vitale alla scuola - dice Migotto - Non ci siamo curati solo dei piani di studio ma anche di quelli dell'apprendimento. Il centro dell'attenzione infatti non dovrebbe essere quello che il docente insegna, ma quello che lo studente apprende.

Mirandola e il buon soldato Schweik ( da "Tribuna di Treviso, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia dell'Impero austro ungarico preso di mira proprio nel momento in cui la guerra, esasperandone l'aspetto cialtronesco e corrotto, ne mostra senza pietà la dissoluzione. L'umile e grottesco eroe del romanzo, il bonario allevatore e mercante di cani, strappato alle sue pacifiche occupazioni e mandato a combattere in difesa dell'

Postumia, festa per Emma ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: "Occorre semplificare la burocrazia - ha dichiarato - e ridurre le leggi inutili. Fare compiere un passo avanti al sistema scolastico e universitario, che non è all'altezza con le sfide europee ed internazionali. Quest'anno l'Italia avrà una crescita quasi a zero, molto inferiore rispetto a tanti altri Paesi vicini.

La Stancari ai vertici di Confagri: Contro la crisi serve il Piano carni ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma anche per la blue tongue che induce importazioni a singhiozzo dalla Francia, dalla burocrazia asfissiante ed onerosa, dall'assenza di un Piano carni nazionale e dalla volontà di rivoluzionare la Pac". Il mercato. "Il mercato sta vivendo una forte fase di squilibrio - è l'analisi della Stancari - importiamo capi di razza charolaise dalla Francia a 2.

Marcegaglia: Questo è il nostro laboratario ( da "Arena, L'" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Marcegaglia è tornata a battere sui tasti della burocrazia e spesa pubblica ribadendo la necessità della semplificazione/efficienza e della riduzione dei costi. E una via è quella del mercato. "Serve", ha ribadito con forza, "più mercato e cultura d'impresa, bene le misure contro i fannulloni e il lavoro di Brunetta, bisogna continuare".

Il Notaio non Crea Ostacoli. È il Guardiano del Diritto ( da "Finanza e Mercati" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazie notarile", che ostacola i traffici impedendo una cessione di quota di società estera perché non ha accettato una procura scritta in italiano da un notaio inglese, anche se "postillata". Nel mondo angloamericano, come a tutti noto, non esiste la figura del notaio come quello italiano (e di altri 77 paesi al mondo,

Farla franca nell'era dc - filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: pure usando a tal fine burocrazie, magistratura, forze dell'ordine e corpi separati. Vedi l'affare Montesi, o il fiume di quattrini che correva dalle parti dell'Eni, così come le strumentalizzazioni attorno al caso di Giovanni Battista Giuffrè, il primo di una lunga serie di "banchieri di Dio" destinati a fare crack.

Ospedale del Ponente, il circolo Pd all'attacco ( da "Secolo XIX, Il" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Gustavino che pur non avendo aderito al circolo fa parte del suo direttivo per questioni "di burocrazia di partito" spiega Curci. Sull'ospedale di Ponente il circolo ha le idee chiare, le stesse dei circoli territoriali: struttura da 700 posti letto a Villa Bombrini a Cornigliano, circondato da una viabilità filante e integrato da un sistema di assistenza e di emergenza territoriale.

Terreno e roulotte per il clochard ( da "Secolo XIX, Il" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: "La burocrazia comunale e il perbenismo di una parte degli abitanti di Albaro, sostenuti incredibilmente dal parroco della chiesa di San Pietro e Santa Teresa, è una cosa che lascia sgomenti per la totale assenza di umanità". "Don Franco è una persona buona e generosa - ribattono i fedeli -.

Maxi-controlli antitruffa per gli esenti dai ticket ( da "Sole 24 Ore, Il (Sanità)" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dei costi della politica locale e della burocrazia, una sventagliata di mini ticket. Sulla valutazione del finanziamento del Ssn, d'altra parte, è sempre muro contro muro: Sacconi afferma che nel 2010-2011 al Ssn andranno 5 miliardi in più, le Regioni sostengono che invece mancheranno all'appello almeno 7 miliardi.

Basta tuffi e castelli di sabbia L'Italia dei divieti in vacanza ( da "Giornale.it, Il" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La creatività della burocrazia comunale si sfoga dalle Dolomiti alla Sicilia, dalla Val d'Aosta a Capri. Colpisce gli italiani in ferie, rimettendoli in riga con multe fino a tremila euro. La mappa dell'estate proibita l'ha tracciata ieri Il Sole 24 ore. BON TON C'è la guerra dei costumi, cioè a boxer e bikini indossati fuori dalla spiaggia:

Varazze: la cena non è servita ( da "Stampa, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: mia opinione che il peggior cancro italiano è la burocrazia cieca e sorda che non va oltre il suo naso, in questo caso la burocrazia ha cancellato un po' di vita su questi boschi che sono di una bellezza naturale lasciataci dalle generazioni passate, una piccola "cosa" non inquinante, un punto di presenza non invasiva ma di controllo quindi tutela.

Lo scambio ineguale ( da "Manifesto, Il" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: delegare tutto il potere decisionale alla burocrazia di Bruxelles, ci sarà ora un segretariato con due co-presidenti, uno europeo e uno extracomunitario. In continuità col passato c'è invece il fatto che si prevede di tutto, meno, anche questa volta, l'essenziale: la libera circolazione di merci capitali e servizi, non di quelle merci particolarissime che sono i prodotti agricoli,

Maroni promuove la Brianza <Nel 2009 le elezioni della nuova Provincia> ( da "Giorno, Il (Brianza)" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia. Ciò anche alla luce del processo in corso di riordino delle autonomie locali e delle competenze da assegnare alle province rispetto al sistema degli enti locali. "HO trovato nel ministro Maroni piena disponibilità a un confronto sul tema della nuova Provincia e sulle sue future competenze - conclude Ponti - e anche una buona sintonia su come costruire per la Brianza una

Sarkozy porta qualcosa di nuovo in Medio Oriente ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ha sottratta a un consesso di funzionari euromediterranei - una somma micidiale di burocrazia europea e levantina - trasformandola in un vertice di 43 capi di Stato e di Governo. La pace fra arabi e israeliani non è affatto più vicina: ieri si parlava ancora di un imminente attacco ai siti nucleari iraniani, che riprecipiterebbe la regione nel caos.

<Il voto di condotta pesi sulla promozione> ( da "Giorno, Il (Milano)" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: possono essere un'opportunità per rivedere il sistema e per introdurre meno burocrazia, più semplificazione e soprattutto spazio al meriro". "OGGI il bilancio della scuola e dell'università ? ha sottolineato Mariastella Gelmini ? è ingessato e bisogna recuperare risorse per premiare il merito e dare chance a chi lavora di più e meglio".

L'azienda non c'è più Dopo 24 anni la Provincia batte cassa ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nelle maglie della burocrazia ? BUDRIO ? "LA SUA AZIENDA è chiusa da 24 anni? Ce lo dimostri e si presenti con una marca da bollo da 14 euro". La beffa suona più o meno così. E i protagonisti di questo caso di burocrazia borbonica sono la Provincia e la ditta fantasma di Gino Marchi, imprenditore in pensione di Budrio e padre di Andrea,

L'Ufficio stranieri trasloca in settembre in via De Nicola ( da "Giorno, Il (Milano)" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: A disposizione dei cittadini figure preparate in grado di orientarli nel marasma della burocrazia. Questi i motivi principali che hanno portato a una riorganizzazione del servizio. Il numero dei residenti stranieri nella città di Marco Toni è in continuo aumento, chiariscono dal Comune. Dopo i primi anni di rodaggio è giunto il momento di aggiustare il tiro.

Asse tondo-galan: ora via all'euroregione ( da "Messaggero Veneto, Il" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nonostante le critiche ricevute, ha deciso di imporre un bollino semestrale unico per il transito sulle proprie arterie stradali principali. Invece, "se l'Europa continua a essere una fonte di burocrazia non facciamo certo un servizio ai cittadini e partiamo con il piede sbagliato", ha concluso Tondo.

Csv: pronte le linee guida per misurare la qualità ( da "Vita non profit online" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: percorsi autodidattici o burocrazia, ma di rivolgersi alle competenze scientifiche e tecniche esistenti e di costruire con loro percorsi e strumenti da sperimentare e mettere a disposizione dell'intera rete dei CSV. Un segno concreto sulla strada dell'efficacia e dell'efficienza, fondamentali quando si utilizzano i soldi di tutti e quando si lavora per il volontariato&

Intervista a Massimo Calearo/ A Veltroni dico: "Troppe chiacchiere" E il federalismo fiscale è una priorità ( da "Opinione, L'" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: quando si parla di lotta alla burocrazia e di detassare le imprese. E punta l'indice contro un parlamentarismo dissociato dalla vita reale del Paese. Malgrado la sua candidatura, Calearo, il Pd nel Nord Est proprio non prende voti? Il Pd fa molta fatica al Nord Est, anche perché non viene capito dalla gente.

Marcegaglia: <Questo è il nostro laboratario> ( da "Arena.it, L'" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Marcegaglia è tornata a battere sui tasti della burocrazia e spesa pubblica ribadendo la necessità della semplificazione/efficienza e della riduzione dei costi. E una via è quella del mercato. "Serve", ha ribadito con forza, "più mercato e cultura d'impresa, bene le misure contro i fannulloni e il lavoro di Brunetta, bisogna continuare".

Intervista a NEWT GINGRICH/ Macché Obama! Il vero cambiamento è nel libero mercato ( da "Opinione, L'" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: FedEx contro la Burocrazia del Governo" Ndr) che mostra il gap esistente tra il successo del settore privato dell'America, ovvero il mondo che funziona, e il fallimento della burocrazia del governo, ovvero il mondo che fallisce. Nel video faccio il confronto tra l'abilità di FedEx e Ups nel tracciare milioni di pacchi in movimento ogni giorno,

Maroni con i presidenti delle Province lombarde lancia i patti provinciali per la sicurezza ( da "Sestopotere.com" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: quale modello di provincia nuova, più snella e con meno burocrazia, si terranno nel 2009, come da programma, senza slittamenti né proroghe. Per quanto riguarda la sicurezza negli enti locali, il ministro Maroni ha lanciato i patti provinciali per la sicurezza, facendo seguito ai patti per la sicurezza firmati già da 20 comuni.

Comune, arrivano i soldi dell'Ariete ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma non ci saranno gli interessi Che i tempi della burocrazia italiana siano lenti non è certo una notizia. Ma che tra l'amministrazione dell'Esercito e un ente locale ci volessero quasi dieci anni per chiudere una pratica e per ricevere i soldi arretrati di una locazione, forse, è un po' insolito.

Maroni: "A Varese non c'è allarme sicurezza" ( da "Varesenews" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per snellire la burocrazia "perché costa, alle piccole e media imprese, qualcosa come un miliardi di euro all'anno". Maroni promette di tornare, per sentire dai rappresentanti del territorio come vanno le cose: "In autunno faremo un altro vertice, e credo ne debbano esser fatti almeno due all'anno".

MATTIA FRIZZERA MESTRE - Saranno necessari 3mila immigrati ogni anno (65mila nei prossimi 18 anni) per far fronte al fabbisogno lavorativo del Trentino Alto Adige fino al 2026 ( da "Adige, L'" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: aggiunge - è fermata da 19 miliardi di euro di costi di inutile burocrazia e da spese per la logistica maggiori del 20-30% rispetto alla media europea". Per il 2008 si stima che il Pil in Trentino Alto Adige crescerà dello 0,8%, in linea con la media del Nordest, ma meno dell'1,7% dell'area Euro (13 paesi aderenti al 2007).

DOMENICO SARTORI TRENTO - <Una decisione del genere mi sconcerta> ( da "Adige, L'" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: il disinteresse di alcuni servizi e la burocrazia ci hanno tolto anche quella. Noi tutti uniti chiediamo l'espulsione di questa persona per i crimini commessi e il trasferimento coatto di tutta la famiglia per la nostra e la loro incolumità". Appello accolto in consiglio comunale a Taio, dal leghista Enzo Boso come dall'ex margheritino Mario Magnani : espulsione sia.

Partono i lavori in via del Carro a Misano Adriatico. Un semaforo regolerà il traffico ( da "Sestopotere.com" del 15-07-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Abbiamo sconfitto la burocrazia - spiega Santi - mettendo in atto in poche settimane un'opera di grande valenza per la sicurezza dei cittadini, e di grande impatto visivo perché insiste nell'area dove a fine agosto si svolgerà l'evento clou anche di quest'anno, e cioè il motoGP, con migliaia di persone che percorreranno quella strada che,


Articoli

"Sarà cremata così volerà in cielo" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il caso La giovane suicida sei anni dopo aver subito violenza "Sarà cremata così volerà in cielo" SILVANA MOSSANO CASALE MONFERRATO Valentina volerà in cielo". È al modo di esaudire questo desiderio che i genitori Giampaolo Cavalli e Bruna Casati, con la primogenita Valeria, stanno pensando nell'attesa che domani la magistratura di Torino disponga l'autopsia e, successivamente, conceda il nulla osta per i funerali. Dal momento in cui padre e madre l'hanno trovata, appesa a un cappio e senza più nessun legame con la vita, venerdì mattina verso le 10, nell'alloggetto di Torino, in via Giulia di Barolo, Valentina Cavalli è stata presa in custodia da altri perché il suo gesto finale l'ha trasformata, almeno in questa fase, in "oggetto di formalità e di burocrazia". Non per i suoi famigliari che si ancorano ai ricordi. "Vogliamo stare vicini, perché - dice Giampaolo Cavalli - è l'unico modo che ci consente di affrontare questa prova terribile. Stiamo qui, nella casa di Valeria (anche lei abita a Torino, ndr), a parlare, a piangere, a ricordare. E affiorano tanti ricordi". Come quel desiderio di volare che qualche volta Valentina, con innocente leggerezza, affidando la sua volontà a un indefinito quanto remoto futuro, aveva espresso. "Non aveva mai dato segnali di volersi fare così male - racconta con garbo e delicatezza il padre, pittore casalese molto amato e apprezzato -, ma, quando capitava casualmente di parlare del ''dopo'', come succede a tutti, in un momento o nell'altro, di fare riflessioni di questo genere, la mia Valentina diceva ''io vorrei essere cremata per volare poi verso il cielo''". I suoi famigliari, in queste ore strettissimi a condividere il dolore che li ha devastati dopo "quel colpo di buio micidiale" in cui è sprofondata la studentessa ventinovenne, cercano il modo per "farla volare" come avrebbe voluto. Quindi, appena la magistratura darà il via libera alle esequie, la salma sarà cremata. Poi si vedrà come fare per restituire, a questa bella ragazza dagli occhi azzurri, le ali che un branco depravato e feroce le aveva brutalmente ammaccato sei anni fa con l'oscenità dello stupro. Quell'umiliante e violento sequestro selvaggio aveva ferito il corpo della giovane - all'epoca ventitreenne studentessa di una scuola d'arte milanese -, ma ancora più ne aveva inciso l'anima. E la lesione intima si era dilatata a poco a poco: nei processi senza fine, nell'impunità procrastinata dei suoi aguzzini, nell'incapacità di recuperare la spensieratezza che apparteneva alla sua vita "prima di". Ai genitori spesso diceva: "Sono stanca, non ne posso più". Di che cosa? Madre, padre, sorella e parenti che le sono stati sempre vicini non hanno mai sospettato che si sentisse sfinita di vivere. Anche perché è vero che da Milano aveva voluto venirsene via, ma poi aveva cominciato a studiare a Torino: tutt'altro campo, la neuropsicologia, gli studi e gli esami procedevano, e il traguardo della laurea si avvicinava. Di certo, però, quella aggressione brutale l'aveva cambiata. Anche chi non sapeva quel che era successo, l'aveva vista mutare di colpo: uno sguardo diverso, un atteggiamento più malinconico, una sofferenza visibile, se pur inspiegabile a chi era ignaro. "Abbiamo pensato che fosse triste perché aveva troncato con il fidanzato" dice qualcuno. Valentina cercava la solitudine, non aveva voluto accettare di curare le ferite subite come una malattia, si era impuntata di farcela da sola. E i genitori? Costantemente presenti e desolatamente impotenti. "Quel male è sceso così profondo che la mia Valentina non ce l'ha fatta più a liberarsene" dice Giampaolo Cavalli. Potrà la sua storia aiutare altre donne che hanno subito la stessa perversa follia? È quello che i famigliari della ragazza auspicano: "Vorremmo fare qualcosa perché il suo esempio diventasse un richiamo forte contro le brutture delle violenze e le conseguenze letali che producono. Vorremmo che altre ragazze non dovessero soffrire così tanto come ha sofferto Valentina". Valentina che, ricorda un amico fraterno del padre, il pittore Pio Carlo Barola, "era timida e dolce, e amava l'arte. La usava per esprimersi, ma anche per vestirsi, in quel modo così originale e personale". Valentina che, rammenta sempre Barola, era stata la destinataria del primo ex libris che suo padre aveva realizzato da esporre nel prestigioso concorso biennale "Grafica ed Ex Libris" che si svolge a Casale (e a cui anche la giovane aveva partecipato nel 2005 e nel 2007). Valentina che era andata a studiare a Milano, dopo il liceo scientifico, perché le sarebbe piaciuto impegnare la propria vena artistica nel campo della moda. Invece, tre balordi le hanno spento i sogni. Fino all'ultimo: quello di vivere.

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Da noi è un fenomeno non c'è (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il presidente di Confagricoltura: Viadana è un caso isolato "Da noi è un fenomeno non c'è" MANTOVA. Confagricoltura Mantova stigmatizza l'episodio avvenuto nei giorni scorsi a Salina di Viadana, in un'azienda agricola. "Precisando che non si tratta di un'azienda associata al nostro sindacato - dice il presidente, Sergio Cattelan - e contemporaneamente che al momento il titolare e la moglie si ritrovano nella posizione di indagati e non di colpevoli, auspichiamo che sulla vicenda venga fatta giustizia, dopo accurate indagini, ove fossero individuate e accertate responsabilità. Tuttavia - prosegue Cattelan - ci sembra giusto sottolineare che la presenza del lavoro nero, almeno nel Mantovano, è un fenomeno estraneo all'agricoltura e per quanto a conoscenza di Confagricoltura l'episodio di Viadana è un caso del tutto isolato. Con questo non vogliamo assolutamente negare la presenza di fenomeni distorsivi nel mercato del lavoro, anche in ambito agricolo, ma che si verificano con maggiore frequenza in altre aree del Paese". Cattelan pone l'accento anche sulla necessità di manodopera in periodi cruciali per l'agricoltura, come la raccolta. "Gli immigrati sono una componente fondamentale del lavoro agricolo, soprattutto in settori come l'ortofrutta, la viticoltura, la mungitura nelle aziende zootecniche da latte. Troppo spesso, tuttavia, gli imprenditori agricoli sono schiacciati da una burocrazia asfissiante e trovano difficoltà a reperire forza lavoro in grado di contribuire in tempi ristretti e concentrati alla raccolta delle produzioni in campo".

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VIADANA (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

VIADANA L'extracomunitario lasciato morire Museo ebraico di Berlino: con due care compagne di viaggio calpesto le Foglie morte, una scultura composta da diecimila dischi di metallo grigio, in un lungo e alto ambiente grigio, che rappresentano volti senza occhi, senza naso, senza bocca. Il nostro calpestìo dà loro voce, è il loro urlo al diritto ad esistere, ad essere visti, sentiti. Mantova un giovedì mattina: un venditore africano viene duramente invitato ad uscire da un negozio per non disturbare i clienti. Noi clienti non vediamo e non sentiamo l'irosità nella voce della commessa e l'umiliazione del venditore. La nostra scelta di indifferenza è un urlo di presunta impotenza. Mantova venerdì mattina: La Gazzetta ci comunica che un immigrato clandestino è stato lasciato morire nei campi dopo un malore che lo ha colto mentre lavorava in nero nei campi del viadanese. E il silenzio impotente, angosciante dei suoi compagni di lavoro? Italia venerdì mattina: La Repubblica titola che l'Europa boccia l'Italia per le impronte da rilevare ai rom, perché "è un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e l'origine etnica". Ritorno con la memoria a Berlino, a come sia facile giudicare i tantissimi che allora non hanno reagito. Ma noi oggi, in una realtà democratica, non obnubilati da regimi liberticidi, come riusciremo a vincere l'inno all'indifferenza che ci avvolge e intorpidisce le nostre coscienze? E' una domanda che rivolgo prima di tutto a me, ma anche alle moltissime associazioni sensibili ai problemi degli ultimi e a chi occupa, magari con intelligenza di cuore, quelle istituzioni democraticamente elette che rappresentano non solo maggioranze ubbidienti, ma anche robuste minoranze indignate, sofferenti, con tanta voglia di dare voce a chi non può davvero fare udire la sua. Sandra De Santis PORTO Inadempienti sulle consulenze Fra i comuni inadempienti alle norme in materia di comunicazione al Ministero delle consulenze affidate a terzi, è compreso quello di Porto Mantovano. Al riguardo, il suo giornale ha pubblicato, fra virgolette, e quindi riportandone testualmente il contenuto, la giustificazione del sindaco in ordine alle cause di tale omissione. La colpa è stata attribuita, more solito, alla burocrazia comunale e, in particolare, ai funzionari, detentori delle chiavi di accesso agli archivi, che, assentandosi per ferie dal servizio, hanno reso inaccessibile l'utilizzo delle informazioni ivi contenute. Mia madre riponeva marmellate, biscotti, zucchero e altri alimenti preziosi, in termini di costo e di valore nutritivo, in una madia o credenza. Il mobile era poi chiuso con la chiave, che era custodita con molta cura, in luoghi a noi sconosciuti, da mia madre stessa. Quando si assentava, la consegnava a mio padre. In caso di assenza contemporanea dei genitori, toccava alla sorella maggiore (eravamo sette fratelli) detenere la chiave e rendere conto degli eventuali utilizzi delle risorse. Pur non avendo frequentato master di organizzazione aziendale all'università di Harvard, mia madre era tuttavia consapevole che occorreva assicurare la continuità gestionale dell'azienda familiare. Avuto riguardo al contenuto della giustificazione riportata, alle aspre polemiche con il personale dipendente e alle intrusioni da parte di persone non legittimate agli archivi dell'anagrafe verificatisi qualche mese fa, mi chiedo se il comune sia amministrato secondo norme deontologiche di sana, prudente, responsabile e trasparente gestione oppure, semplicemente, un bordello, mutuando da Umberto Bossi una sua recente, lapidaria definizione dello stato del governo di cui fa parte. Giovanni Adinolfi Porto Mantovano SAN BIAGIO Se il parroco gioca alla guerra In riferimento agli articoli 'Giochi della Guerra' in un oratorio parrocchiale, mi permetto di esternare una mia considerazione. Non voglio essere polemica e nemmeno giudicare il comportamento del sacerdote; però asserisco che compito del sacerdote è seminare la pace. Forse quel sacerdote è in buona fede e ritiene il gioco della guerra educativo e riflessivo. A mio parere non è così! Lasciamo giocare i ragazzi a pallone o rincorrere un aquilone e dialoghiamo con i nostri giovani. Chi ha incontrato bambini orfani o invalidi nel corpo a causa della guerra o ragazzi che vivono di nulla perché la guerra ha distrutto tutto... non giocano alla guerra. Mai la parola guerra: non è amore, non è pace, non è giustizia, non è progresso. I ragazzi, soprattutto gli adolescenti cercano sicurezza, fermezza ed incoraggiamento. Cercano esempi da seguire, vogliono conoscere il passato, capire anche il significato della guerra e le motivazioni per una cultura sul passato e perché non si ripeta in futuro. Penso il sacerdote un educatore della Speranza e lo vedo camminare sulle vie della Pace parlando le lingue del mondo e ascoltando le voci del cuore. Luigina Grandelli Canova GONZAGA Caro Alessandro ci mancherai La drammatica scomparsa di Alessandro Ansaloni ha sconvolto il mantovano e non solo. Era e veniva descritto da chi lo conosceva un ragazzo allegro, gioviale, esuberante, a volte irruente come un torrente in piena. Nel lavoro pretendeva molto dai suoi collaboratori ma, prima di tutti, da se stesso. Di sicuro aveva bruciato le tappe, tant'è che era stato da pochi giorni, nominato Cavaliere del Lavoro, a soli 38 anni, per i più che brillanti e gratificanti risultati ottenuti nel mercato automobilistico (uno tra i più difficili soprattutto in questi tempi) grazie anche all'impegno da lui profuso giorno per giorno. Il mattino all'Ansauto a Gonzaga ed il pomeriggio all'Ansacar a Mantova; ricco d'amor proprio, Alessandro Ansaloni, non era certo tipo da adagiarsi ed aveva allargato l'Ansauto a Gonzaga, acquisendo altri capannoni, per fornire ai clienti un servizio sempre più pronto, vario e qualificato. Sarebbe sicuramente arrivato ancor più in alto perché amava molto il suo lavoro che, dopo la famiglia ed i suoi cari, rappresentava la cosa più importante. Aveva sicuramente altri programmi ambiziosi ed obiettivi di prestigio, in animo, da raggiungere. Orgoglioso e tenace, generoso e compagnone, volitivo e decisionista, forse celava nell'intimo la fragilità di chi molto ama le sfide ma non accetta sconfitte facilmente, anche se queste ultime non dovevano essere il suo caso, stando a quanto dichiarato dai suoi soci ma Alessandro Ansaloni, uomo tutto d'un pezzo, ha dimostrato che per lui c'era, comunque, una cosa che aveva più valore della sua stessa vita: la sua grande dignità per aver fatto ciò in cui credeva. Da sempre. Tanto gli dovevamo e gli dobbiamo. Roberto Aldo Codeluppi CAPPELLETTA Grazie a 118 e pronto soccorso L'altra notte a Cappelletta sono caduta dalla bicicletta per una manovra maldestra ed ho sbattuto col naso sul marciapiede. Quando mi sono rialzata, i presenti all'accaduto hanno rischiato lo svenimento perché avevo come una maschera di sangue. Fortunatamente al Pronto Soccorso di Mantova sono stata curata in modo tempestivo, professionale ed oserei dire generoso. Ugualmente il giorno dopo, nel reparto di Otorino, ho ricevuto lo stesso trattamento solerte, professionale ed umano. Qualcuno potrebbe pensare che tali comportamenti siano doverosi, io ritengo per altro che l'esternazione della mia gratitudine sia un sacrosanto diritto dei medici ed infermieri. Veramente grazie! Paola Tassini Virgilio.

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Io, rumeno sconfitto dalla burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

LA STORIA "Io, rumeno sconfitto dalla burocrazia" Operaio racconta: ho pagato i contributi ma non ho i diritti degli italiani TRENTO. Ha una moglie e tre figli, Manolache Sterica, operaio rumeno di 43 anni, da sei in Italia. Vivevano con lui a Trento da qualche mese, ma ora ha dovuto farli ritornare in Romania, perché non era più in grado di mantenerli. Ad aprile ha perso il lavoro, l'azienda edile che lo aveva assunto ad ottobre per lavorare al cantiere del nuovo carcere di Spini di Gardolo lo ha licenziato perché ha dovuto ridurre il personale. E ora, senza un impiego e con la famiglia lontana, racconta la sua storia di straniero (seppure comunitario da quando la Romania è entrata nell'Unione europea) alle prese con la burocrazia. "Per avere un lavoro devi avere un alloggio, ma per avere la casa in affitto devi dimostrare che hai un lavoro", racconta Manolache. E fin qui ce l'aveva fatta: il lavoro l'aveva trovato, la casa in affitto pure, 450 euro al mese per un bilocale in via Brennero. Era un lavoratore in regola, comunitario e quindi senza bisogno del permesso di soggiorno. Mostra gli estratti conto dell'Inps, che riportano i contributi versati per la pensione, complessivamente più di 8 mila euro nei sei mesi lavorati nell'azienda edile a Spini. Un giorno si informa su cosa deve fare per ottenere l'assegno famigliare e l'assegno di disoccupazione. Al Cinformi, lo sportello della Provincia per l'immigrazione, gli spiegano che deve presentare un documento di identità e la dichiarazione di stato occupazionale rilasciata dal datore di lavoro. L'operaio va a chiederla ma pochi giorni dopo - sorprendente coincidenza - gli viene comunicato il licenziamento. Sterica dunque non ha più possibilità di ottenere l'assegno famigliare e quello di disoccupazione. "è assurdo - protesta - sono un cittadino Ue, avevo tutti i documenti in regola, ho sempre pagato i contributi ma evidentemente i lavoratori non sono tutti uguali". L'operaio rumeno se la prende con la legge e con la burocrazia: "Nessuno ti chiede un permesso di soggiorno per pagare le tasse, ma quando vuoi ottenere un diritto che ti spetta, come gli assegni famigliari, allora la legge ti chiede altri documenti, e alcune volte come è successo a me, non sei in condizione di averli". Sterica spiega di essersi rivolto al sindacato, dove - lamenta - "mi hanno detto che non potevano fare niente". A questo punto ha chiesto appuntamento al console rumeno, che proprio nei giorni scorsi si è insediato a Trento, dove è stata aperta una sede provvisoria, la quarta presente in Italia dopo Genova, Firenze e Asolo: "Racconterò il mio caso. Non lo faccio solo per me, ma per tutti i lavoratori stranieri che si trovano di fronte a questi problemi. Io ho dovuto rimandare in Romania mia moglie e i miei figli. Ho trovato un altro lavoro, ma per poco. E adesso vado avanti con i pochi risparmi che ho messo da parte". (ch.be.).

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Pino Morandini sceglie Divina (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

"L'unico collante del centrosinistra è stato il potere" TRENTO. La difesa di valori non negoziabili, la lotta contro la precarietà, la sicurezza e la battaglia contro gli sprechi. Ecco in sintesi il programma tracciato dal consigliere provinciale dell'Udc Pino Morandini in vista delle prossime elezioni provinciali, che annuncia la sua decisione di schierarsi a fianco del centrodestra. "Il centrosinistra - spiega Morandini - ha dato prova di non esserci su questi programmi o di non essere capace di metterli in pratica a causa delle diversità al suo interno. Questo perchè il collante che ha tenuto insieme questa giunta e questa maggioranza è stato il potere e non un comune patrimonio di valori". Per sostenere la linea politica del partito a livello locale il consigliere dell'Udc invita il segretario provinciale a convocare un comitato provinciale entro la prossima settimana e a breve un incontro tra le componenti della coalizione per formulare alcuni precisi, chiari, punti del programma. Se questi non saranno condivisi, Morandini è pronto anche a farsi da parte. "Il nostro programma considera in primis la difesa dei valori non negoziabili - afferma il consigliere - come essenziale è dare concrete risposte al problema della casa e del lavoro, combattere la precarietà, interessarsi ai temi della povertà e della sicurezza, offrire maggior attenzione al pianeta dei giovani e degli anziani. Importante è l'accento che vogliamo dare alla formazione scolastica, ma non solo: punto importante di questo programma è dare vita ad una burocrazia che, attraverso procedure semplificate, dia risposte ai cittadini in tempi rapidi e certi". L'Udc quindi è pronto a mettersi a disposizione della coalizione. Quanto alla candidatura di Divina a presidente della Provincia, "le elezioni si vincono e la Provincia si governa non con una persona, ma con una squadra", avverte Morandini, "sono aperto a varie ipotesi purché la squadra funzioni, non entro però nel merito del candidato, la scelta spetta alla coalizione. Più importante in questo momento è il programma: una volta che il futuro candidato a governatore lo avrà sottoscritto saremo pronti a sostenerlo". (n.m.).

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Domani gli anziani nella nuova Rsa (sezione: Burocrazia)

( da "Arena, L'" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

SOAVE. Sono stati affidati all'Oasi il trasloco e gestione della struttura Domani gli anziani nella nuova Rsa Anziani pronti a cambiar casa: si inaugura domattina alle 11 la nuova Residenza sanitaria assistenziale ed il trasloco da Villa Scrinzi, degli attuali trenta ospiti della vecchia casa di riposo, inizierà subito dopo. Giuseppina Bonavina, direttrice generale dell'Ulss 20, è riuscita infatti a chiudere prima di quanto lei stessa avesse previsto il capitolo burocrazia legato all'attivazione della Rsa e ad accontentare il sindaco Lino Gambaretto, che chiedeva tempi brevi per evitare agli anziani della casa soavese di trascorrere un'altra estate al caldo negli obsoleti ambienti di Villa Scrinzi. Dopo gli ospiti della struttura soavese, toccherà ai 24 anziani di media assistenza ed ai sei non autosufficienti, attualmente ospiti della casa "Don Bortolo Mussolin" di San Bonifacio. Erano stati infatti i sindaci del distretto socio-sanitario 4 a sostenere l'opportunità di spostare alla nuova Rsa anche gli anziani del sambonifacese. Al trasloco, come alla gestione della nuova struttura, provvederà la Fondazione Oasi: nessun altro ente o istituzione, secondo il Comune di Soave, avrebbe potuto farlo al suo posto. Parla di funzione non sostituibile il sindaco Gambaretto, per spiegare una scelta motivata alla luce di una lunga collaborazione, con la certezza che, effettuato con operatori e anziani che ben si conoscono, il trasloco non sarà un trauma. La stessa cosa accadrà per la "Don Bortolo Mussolin". La nuova Rsa, costata 3 milioni e 700 mila euro, coperti per poco più di 3 milioni con contributi di Regione Veneto e Fondazione Cariverona, è di proprietà dell'Ulss 20: il Comune ne è gestore e la conduzione è stata affidata all'Oasi, fondazione che si fa anche carico di tutti gli oneri relativi all'attivazione della stessa Rsa. P.D.C.

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Il permesso di soggiorno blocca le vacanze (sezione: Burocrazia)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

IL CASO. Una cittadina dell'Ecuador residente nel Bresciano solleva il problema. È ancora in attesa del Pse Il permesso di soggiorno "blocca" le vacanze di Cesare Mariani Rientrare nel Paese d'origine per le vacanze: un diritto che potrebbe infrangersi contro lo scoglio sempre imprevedibile della burocrazia. Rischiano molto i cittadini stranieri che lavorano in Italia i quali, pur essendo già in possesso del permesso di soggiorno tradizionale, hanno avviato la procedura di rinnovo del "Pse", il permesso di soggiorno elettronico. Stiamo parlando di una tessera magnetica simile a una carta di credito, con un microchip e una banda a memoria ottica che contengono i dati anagrafici, la fotografia e le impronte del titolare in formato digitale. In sostanza è un badge che viene stampato a Roma, dall'Istituto poligrafico dello Stato, e arriva al titolare dopo qualche mese di attesa. E proprio la mancanza fisica del badge è l'ostacolo che potrebbe rovinare le vacanze a chi ha intenzione di tornare brevemente a casa. Il problema è sollevato da Nancy Marisol Holguin Mora, una cittadina dell'Ecuador residente da anni nella nostra provincia, che ha consegnato la documentazione per il rinnovo del "Pse" ma che non ha alcuna speranza di ricevere il badge elettronico entro il 6 agosto, data fissata per la sua partenza per Quito: "Purtroppo mi hanno confermato che la ricevuta della consegna della documentazione per il rinnovo non vale in aeroporto, e che l'unica possibilità per tornare in Ecuador senza problemi è prenotare un volo diretto che però non esiste - spiega Nancy Marisol -. Ho acquistato un biglietto aereo pagandolo 1.400 euro che prevede uno scalo ad Amsterdam e questo, di fatto, mi mette fuori legge. Senza il Pse non potrò superare il check in, e il viaggio diventa così impossibile". Il problema non esisteva però fino al 31 marzo scorso, quando era ancora in vigore una circolare del ministro dell'Interno Giuliano Amato che aggirava l'ostacolo: "Per avere la certezza che il viaggio non è davvero possibile - continua la donna ecuadoriana -, in aprile ho provato a prenotare un volo per Parigi e non mi hanno fatto partire". Nancy Marisol è in Italia dal 2001 e ogni anno ha rinnovato il permesso di soggiorno: "È una trafila alla quale mi sono abituata. Questa volta ho presentato i documenti in gennaio e credevo di essere tranquilla per agosto; invece in Questura mi dicono che il badge non arriverà prima di dicembre". Un bel guaio che, sicuramente, è comune a molti altri stranieri. Basterebbe semplicemente una nuova circolare ministeriale per risolvere i problemi generati dalla "modernizzazione" del permesso di soggiorno. La nuova procedura per il rilascio e il rinnovo del permesso e della carta di soggiorno ai cittadini stranieri è partita nel 2006, ed è stata sviluppata dal ministero dell'Interno in collaborazione con l'Associazione nazionale dei comuni italiani, con Poste italiane spa e con gli Istituti di patronato. L'obiettivo era quello disemplificare e migliorare il processo di erogazione del servizio, e non aveva precedenti in Europa per dimensione e complessità. L'iter prevede il ritiro del kit (composto da 2 moduli a lettura ottica simili a quelli usati per il decreto flussi, con la modulistica) non più nelle questure ma in uno dei 14 mila uffici postali italiani. La domanda, invece, deve essere consegnata in uno dei 5.332 uffici postali abilitati. L'impiegato postale ha il compito di verificare che, al momento della riconsegna, nella busta ci siano tutti i documenti necessari per la tipologia di permesso richiesto dall'immigrato. Inoltre, spetta a lui verificare l'identità del richiedente. A questo punto il kit con la modulistica viene spedito al Centro servizi amministrativi delle Poste e all'immigrato deve essere rilasciata una ricevuta. [\FIRMA].

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Parcheggio dietro il tribunale i lavori sono ancora bloccati (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino di Padova, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

IL MAXIRITARDO Parcheggio dietro il tribunale i lavori sono ancora bloccati Sono oramai sette mesi che gli amministratori dell'Ifip (Iniziative finanziarie immobiliari padovane) attendono il certificato specifico da parte dell'Arpav per iniziare i lavori di costruzione dell'attesissimo parcheggio da 350 posti-auto dietro il tribunale, come previsto dall'accordo di programma sottoscritto nel periodo dell'amministrazione comunale guidata da Giustina Destro. "Proprio così - dice Fabrizio Leopardi, coordinatore dei lavori nell'area Ifip - la bonifica ambientale è stata già effettuata da un pezzo, ma l'autorizzazione finale dell'Arpav tarda ad arrivare, per motivi che non conosciamo. Oramai sono quattro anni che, nell'area di 160.000 metri oggi di proprietà degli imprenditori Aurelio Santinello e Pierdomenico Favaro, stiamo provvedendo solo alle opere di bonifica. I lavori vanno a rilento, non certo per colpa nostra. Viale Italia sarà consegnato al Comune ad ottobre, ma restano da costruire i sette edifici per i quali abbiamo ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie. Tra l'altro, probabilmente, non dovremmo costruire più nanche l'albergo previsto all'interno dell'area, visto che, in questi ultimi tempi, ne sono stati aperti già troppi, anche in zone abbastanza vicine alla stazione ferroviaria". Intanto continueranno ancora per un bel po' i lavori di bonifica ambientale, effettuati e finanziati dalla Esso, sul lato dell'area Ifip quasi davanti al Tempio della Pace. Questo perché il terreno è risultato ancora più impregnato di carburante proprio sotto il punto dell'area dove c'era la pompa di benzina della compagnia americana. Quindi, se non arriveranno altre sorprese, i palazzoni dell'Ifip saranno pronti minimo tra cinque anni. Sempre se, naturalmente, l'elefantiaca burocrazia padovana non ci metterà ancora il bastone tra le ruote (f. pad.).

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Troppa burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Arena, L'" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

MEDICI DI FAMIGLIA Troppa burocrazia Ho letto in merito alla troppa burocrazia che attanaglia i medici di famiglia sul quale non ho commenti particolari. Chiedo però la cortesia di concedere un pari spazio al tema della burocrazia che grava sui medici specialisti ospedalieri. Questa burocrazia è diventata opprimente e sta rendendo sempre più incalzanti e, quindi, di minore qualità, le visite specialistiche erogate (pessimo termine ma è quello in uso) in ospedale. Ci sono state recenti disposizioni regionali in merito alle procedure di ricettazione degli esami di laboratorio e strumentali che hanno ulteriormente ridotto il già breve tempo a disposizione per parlare con il paziente, valutarne i precedenti (esami, ecc.), visitarlo, decidere come proseguire le indagini e/o che cure suggerire e scrivere una nota per il medico di famiglia. Negli ambulatori degli ospedali, il tempo dedicato al problema clinico del paziente è ormai divenuto quasi pari al tempo dedicato a scrivere ricette. E il tempo da dedicare a tutta una serie di altre incombenze amministrative e che ci tiene lontani dalle corsie, dagli ambulatori e dai laboratori e aule (per chi, come me, è universitario o per quei colleghi ospedalieri che sono impegnati nella ricerca e nella didattica) diventa sempre maggiore. Sono profondamente convinto che i cittadini si aspettino che noi li visitiamo e risolviamo i loro problemi di salute e non che compiliamo carte. A proposito di carte e ricette: fino all'anno scorso un paziente diabetico che frequentava la mia unità operativa poteva accedere con un'unica ricetta all'anno che comprendeva tutte le prestazioni erogate, fossero anche un centinaio. Da quest'anno ogni prestazione necessità di essere messa in una ricetta e le ricette da fare sono aumentate in maniera impressionante. In un anno la nostra segretaria ne doveva gestire dal punto di vista amministrativo circa 7mila, ora ne deve gestire oltre 100mila! dott. Enzo Bonora VERONA.

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Benvenuti ad astana utopia nella steppa - leonardo coen (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Cultura Benvenuti ad Astana utopia nella steppa Nuove metropoli il reportage La giovanissima, stupefacente capitale del Kazakistan, fatta edificare a suon di petromiliardi dal presidente a vita Nazarbayev, compie dieci anni. Centinaia di cantieri sono ancora aperti, quasi duemila gru sono al lavoro per ultimarla. Una città esagerata, dove l'età media, dice con orgoglio il capo dello Stato, "è di soli 32 anni" Dimensioni infinite, piazze vaste, un monumentalismo che sembra citare il passato sovietico è l'allegoria la cifra costante del progetto urbanistico LEONARDO COEN ASTANA (Kazakistan) Le sette e trenta di uno splendido pomeriggio di luglio, senza il temibile vento della steppa e il caldo asfissiante che abitualmente affliggono Astana, la capitale del Kazakistan, colpevole di un clima infame: meno quaranta gradi d'inverno, più quaranta d'estate. Che sia un regalo di compleanno per i dieci anni di questa giovanissima e stupefacente capitale? Lo skyline di Astana sembra infatti ricalcare quelle immaginate nei fumetti di Moebius, celebre per avere ispirato le scenografie di Blade Runner: così kitsch ed esagerata da rasentare il sublime. E l'irrealtà. Dieci anni fa qui non c'era altro che un'anonima polverosa città di provincia del Kazakistan centrosettentrionale, massacrata dalla devastante edilizia sovietica, e 280mila abitanti che credevano assai poco al futuro, frastornati da un drammatico presente. Oggi gli abitanti sono almeno 700mila e il futuro è schierato all'orizzonte, tra stravaganti e ambiziose costruzioni avveniristiche, disposte sul territorio comunale secondo il piano urbanistico del giapponese Kisho Kurokawa, scomparso nell'ottobre del 2007 all'età di 73 anni. Astana è il suo capolavoro, dopo il complesso risanamento di Tokyo. Una città concepita non a cerchi d'espansione ma su due assi portanti paralleli, a quadranti successivi. Integrati da una serie di incredibili strutture. Come il Khan Shatyry Entertainment Centre, il Centro di divertimenti Mercato Reale: un fantasmagorico tendone trasparente alto 150 metri partorito dalla fervida fantasia dello studio Foster&Partners di Londra, che sorgerà sulla riva destra del fiume Ishim e coprirà un'area vasta più di dieci campi da football, in grado di accogliere 10mila persone. La copertura in efte, tessuto speciale molto flessibile, garantirà una sofisticata e costante termoregolazione sui 20-25 gradi, rendendo la piccola città racchiusa sotto l'immenso tendone un paradiso artificiale: scuole, ospedale, centri sportivi, sale da concerto, centro commerciale, minigolf, persino una giungla, una spiaggia sabbiosa e un lago artificiale. Le auto saranno bandite, confinate in dieci garage di dodici piani disposti a corona attorno al Khan Shatyry, collegati con ponti pedonali. Il Khan Shatyry aprirà il 16 dicembre, per la festa dell'Indipendenza. Ma è solo uno dei 650 cantieri che in questo momento lavorano a pieno regime in città, 24 ore al giorno, ritmi frenetici da Metropolis di Fritz Lang. Il premuroso ufficio stampa londinese ingaggiato dalla presidenza kazaka fornisce alcune cifre: 1700 gru operative, investimenti per 70 miliardi di dollari, 40mila ettari di foresta già piantata attorno alla città per proteggerla dal famigerato vento della steppa. Una compagnia andalusa di flamenco presenta la Carmen di Bizet nell'auditorium sotterraneo della mirabolante piramide che il presidente (a vita) Nursultan Nazarbayev ha voluto edificare per il Congresso delle religioni del mondo (si tiene ogni tre anni ad Astana). I millecinquecento spettatori accolgono gli artisti con intensa partecipazione emotiva, il che non impedisce ai loro telefonini di squillare imperterriti durante lo spettacolo. Il rumoroso pubblico va in visibilio per l'abilità dei venti ballerini, il flamenco è travolgente, la coreografia minimalista: alla fine il soldato disertore José, geloso della gitana Carmen che flirta col torero Escamillo, pugnala l'eroina che muore tra le sue braccia. L'entusiasmo esplode, il bis è concesso, per qualche minuto danza e passione si mescolano magicamente anche tra gli spettatori kazaki. Fuori, le ombre della sera tardano a calare mentre i raggi del tramonto si riflettono sulle vetrate della piramide che in realtà si chiama Palazzo della Pace e della Concordia ed è alta quanto un edificio di venticinque piani, 62 metri d'altezza e altrettanti di larghezza. Così luccicante, sembra un'icona massonica. Nazarbayev la "pensò" nel 1998, il sogno del presidente fu affidato alle cure di Foster. Il grande architetto dovette lavorare al galoppo, visto la fretta che il presidente aveva: "Voglio che il progetto sia pronto per l'anno Duemila. Sarà consacrata alla pace e alla convivenza tra le religioni". Una necessità, in un Paese che ospita 130 etnie, da quelle russe a quelle mongole, dove musulmani, ortodossi, cattolici, protestanti, ebrei e altre venticinque credenze riescono a non farsi la guerra santa: quando Giovanni Paolo II si recò in visita ad Astana, fu accolto come uno di casa. E nelle chiese dove andava c'erano più musulmani che cattolici. La frammentazione etnica di un Paese vasto quanto l'Europa occidentale ma abitato da appena sedici milioni di abitanti non impedisce il processo di "cementificazione" dell'identità nazionale e della pace religiosa portata caparbiamente avanti da Nazarbayev, a scapito delle libertà, e simbolizzato dalla cementificazione reale di Astana, "vetrina"del Paese: che vuole dimostrare al mondo di essere ricco, importante e potente, al crocevia di una delle aree strategicamente più cruciali del mondo per via delle fonti energetiche e delle materie prime. Nel Kazakistan il petrolio sgorga sempre più copiosamente, le riserve sono enormi, l'economia tira ma un vero sviluppo ancora non c'è, per non parlare della democrazia, molto controllata, per usare un eufemismo. "Costruendo un nuovo Stato, passando dall'economia pianificata a quella di mercato, dal regime totalitario alla democrazia", mi racconta lo stesso presidente Nazarbayev, "avevamo bisogno di nuova gente, di nuovi quadri. E di una nuova capitale. All'inizio l'idea non venne accettata. Fu respinta dal Parlamento. Io capivo perché. Era il 1994: crisi, inflazione galoppante, non si pagavano né stipendi né pensioni. Non mi capivano nemmeno a casa mia. I negozi erano vuoti, mancava l'elettricità, le fabbriche erano ferme e avevamo due milioni di disoccupati: dovevamo trovare un'idea forte, ispiratrice per tutti, per uscire da questo tunnel. Trasferire la capitale era un segnale, una sfida, ma anche il modo di sbarazzarci di quella burocrazia statale che non accettava i cambiamenti necessari per rilanciare l'economia. Oggi Astana è una città di giovani, l'età media è di 32 anni, qui sta nascendo un'élite dirigente del tutto nuova". L'equazione ideologica di Nazarbayev è, a suo modo, semplice e convincente: sedurre gli investitori stranieri, convincerli che puntare su Astana non è una scommessa bensì una certezza. Andare oltre l'economia del petrolio. Stimolare l'immaginazione. Come hanno fatto gli architetti. Propaganda e cultura urbanistica sono sempre andati a braccetto, nei regimi in cui a comandare sono le piccole caste scaturite dalle vecchie nomenklature sovietiche prontamente convertitesi al capitalismo. La piramide della Pace si trova in linea d'aria di fronte al palazzo presidenziale, da cui dista un paio di chilometri: fu completata in diciotto mesi, grazie a duemila muratori e all'esercito che venne impiegato per ultimare i lavori, e inaugurata il primo settembre del 2006. La facciata è in granito chiaro, grigio-argento, incorniciato da una griglia a forma di diamante (altro riferimento massonico) di acciaio tubolare: il tutto poggiato su una sorta di collinetta che la eleva di altri 15 metri, e che rievoca la tipica vegetazione della steppa. Sotto la punta. Lì troneggia la Camera centrale, modellata sul Consiglio di Sicurezza dell'Onu, capace di accogliere duecento delegati. Vi si arriva percorrendo una sorta di scalinata addobbata a giardino pensile, con vetrate celestiali e gialle - i colori nazionali kazaki - disegnate da Brian Clarke, che rivelano immagini in controluce di colombe in volo verso il sole radioso, posto nel cuore della cuspide: l'emblema centrale della bandiera del Kazakistan. L'allegoria è la cifra costante del progetto urbanistico che configura la nuova Astana. In mancanza di miti, importante è crearne di nuovi. Si dice spesso che una città ha una biografia collettiva e che se ne parla come fosse una persona. Ma il passato di Astana è sbiadito, persino il nome è cambiato quattro volte, in appena 178 anni di storia. Nacque come avamposto cosacco, nel 1830: si chiamava Akmolinsk. Il forte, posto sull'antica carovaniera che collegava l'Asia centrale alla Siberia, assunse ben presto una notevole importanza commerciale, soprattutto per il traffico di bestiame. Il nome resiste sino al 1961, quando Krusciov tenta di trasformare la Repubblica sovietica del Kazakistan nel granaio dell'Urss, dopo aver sfruttato le zone desertiche (ma non del tutto) per i test nucleari. La città è ribattezzata Tselinograd e s'ingrigisce nella sovietizzazione. Il crollo dell'Urss e l'indipendenza rimescolano le carte. Nel 1992 terza identità: Akmola, che dura appena sei anni. Nazarbayev, il padre padrone del Kazakistan, vuole trasferirvi la capitale, abbandonando la sismica Almaty, mille chilometri più a sud est, e l'eccessiva vicinanza con la Cina (meno di 50 km). Nazarbayev ha in mente progetti grandiosi per l'umile Akmola. è lungimirante. Confida nel boom energetico. Coi petromiliardi vuole trasformare Akmola nella Brasilia centroasiatica per irradiare in tutto il Paese e nel mondo l'immagine del successo economico del Kazakistan (e, quindi, il suo). Ha già pronto il nuovo nome: Astana. Vuol dire "capitale". Ma anche, nel lessico tradizionale dei nomadi kazaki, "luogo dove si decide". Dove le tende mobili - le yurtà della steppa - fanno sosta. Astana, la visione dell'avvenire di un uomo del passato. Eccola, Astana la Capitale, la Grande Yurtà Urbana delle orde diventate metropolitane: dimensioni infinite, piazze vaste, il senso di un monumentalismo di brezneviana memoria.

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Conflitti e tensioni in Cina l'armonia è solo propaganda (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Stai consultando l'edizione del Conflitti e tensioni in Cina l'armonia è solo propaganda CONFLITTI ETNICI, religiosi, sociali, economici. In Cina non regna l'armonia indicata dai dirigenti come primario obiettivo dell'azione di governo. In Tibet e in Xingiang Pechino è alle prese con movimenti autonomistici, genericamente bollati come eversivi. Altrove la gente protesta contro la corruzione S i chiamavano Mukhtar Setiwaldi e Abduweli Imin, cinesi dal nome assai poco "han". Membri della minoranza ujgura dello Xinjiang, sono stati fucilati mercoledì scorso a Kashgar poche ore dopo la sentenza a carico di 17 presunti separatisti del Movimento islamico del Turkestan orientale. Per gli altri pene da 10 anni all'ergastolo. Il giorno stesso la polizia ha annunciato l'uccisione di 5 ribelli "jihadisti", e, negli ultimi sei mesi, l'arresto di 66 e la distruzione di 41 campi di addestramento. Per Pechino il problema nello Xinjiang sta tutto lì: una piccola ma agguerrita minoranza eversiva armata. I dissidenti ujguri sostengono che le autorità centrali sarebbero in realtà interessate a soffocare ogni vagito autonomistico, nelle Xingjiang come in Tibet. L'avvicinarsi delle Olimpiadi diventa l'occasione propizia per denunciare piani terroristici di grande portata e scatenare una repressione indiscriminata. E a lanciare una martellante campagna sulle minacce incombenti di "gruppi illegali", che progetterebbero tra l'altro assassini di stranieri e cinesi impegnati nell'organizzazione dei Giochi. Quanto ci sia di vero o di esagerato o di pretestuoso in quelle quasi quotidiane denunce, è difficile dire. Ma certo questo clima di tensione non contribuisce ad avvalorare l'immagine di una società "armoniosa", che da qualche anno è il leit-motiv della propaganda ufficiale, e viene costantemente sbandierato come principale obiettivo dell'azione di governo. L'armonia arriverà forse un giorno in Cina. Nel presente quell'ideale è contraddetto da conflitti di vario tipo, che sembrano preoccupare i dirigenti più ancora delle critiche che arrivano dall'estero per le violazioni dei diritti umani e democratici. "La Cina tiene all'applauso della comunità internazionale, ma questo viene solo dopo la stabilità interna, e se deve scegliere opta per la seconda", afferma Jiang Qisheng, cinese membro di Pen (associazione internazionale per la difesa della libertà d'espressione). Il fermento che, quasi sempre celato all'opinione pubblica mondiale, scuote lo Xingjiang, ha radici in parte simili a quelle della protesta che a Lhasa si ispira alla guida spirituale del Dalai Lama. Se si eccettuano le eventuali connessioni di alcune frange ujgure con l'eversione qaedista, il malessere sociale in entrambe le province ha una doppia natura, culturale ed economica. Sono infatti due delle aree meno sviluppate nel Paese, dove l'etnia indigena, ujgura o tibetana, musulmana o buddista, lamenta di essere emarginata a vantaggio dei cittadini "han" di antica o nuova immigrazione. L'accusa di perseguire l'indipendenza con metodi violenti non risparmia il Dalai Lama, benché quest'ultimo abbia sempre chiaramente detto di aspirare per la sua terra all'autonomia e abbia sempre condannato l'uso delle armi. Le proteste soffocate con la forza a Lhasa in marzo, hanno dimostrato quanto fossero diffusi i risentimenti anti-cinesi fra i locali, benché da anni il governo sostenesse che i progressi economici in Tibet avevano creato un vasto consenso e l'ostilità verso il potere centrale riguardava solo minoranze sovversive. Secondo notizie diffuse dall'agenzia Xinhua, negli incidenti di marzo morirono 19 persone, 42 sono state condannate a pene che variano dai 3 anni all'ergastolo, e 116 sono in attesa di processo. La resistenza fornisce cifre molto più elevate. Le vittime sarebbero state più di cento. La rivendicazione di libertà religiosa, che è solo una componente nella mobilitazione ujgura e tibetana, è l'elemento chiave nell'attività della setta Falun, diffusa in tutto il territorio nazionale. Gli aderenti erano forse 80 milioni quando scattò l'ondata repressiva lanciata dall'ex-presidente Jiang Zemin nel 1999 contro "un culto che instilla superstizioni fra la gente". In realtà i leader cinesi erano spaventati dalla rapida diffusione di un movimento fondato solo nel 1992, ma ispirato ad antiche tradizioni di esercizio fisico e spirituale per il miglioramento individuale, i cui adepti non avevano peli sulla lingua nel criticare gli errori e gli abusi del potere. Difficile dire quanto sia forte oggi in Cina la Falun. Certo è ancora temuta se Pechino la menziona specificamente tra le organizzazioni sospettate per "attacchi terroristici e atti di sabotaggio" e promette ricompense a chi ne denuncerà le attività. Ha favorito il formidabile proselitismo della Falun il coraggio nel denunciare le malefatte della burocrazia. Tema a cui sono molto sensibili i cinesi, quello delle prevaricazioni di un potere spesso impermeabile alla giustizia comune. Ne derivano frequenti scoppi di rabbia popolare che qualche volta assumono l'aspetto di rivolta. Alla fine di giugno ha avuto larga eco internazionale l'assalto di diecimila persone infuriate ai commissariati di Wengan, nella provincia dello Guizhou. La gente era esasperata perché la polizia aveva archiviato come suicidio la morte di una ragazza stuprata e uccisa dal figlio di un notabile locale. Talvolta la verità si impone attraverso la mastodontica evidenza delle catastrofi. Com'è accaduto in Sichuan con il terremoto di maggio e le sue oltre 70mila vittime. Delle quali 9mila sono alunni e docenti sepolti sotto le macerie di scuole costruite con materiali di scarto perché i funzionari locali si erano intascati l'85% dei fondi. Le famiglie hanno manifestato pubblicamente chiedendo provvedimenti contro i responsabili. E come spesso accade, chi si è esposto maggiormente, l'attivista per i diritti umani Huang Qi, è finito in manette. Lo strapotere dei dirigenti e la corruzione sono spesso all'origine di quelle che vengono rubricate in Cina come "proteste di massa". Il loro numero, secondo Pechino, è diminuito rispetto al picco toccato nel 2005 con 87mila episodi di maggiore o minore rilevanza, ma sono comunque ancora numerosi. Il problema è che nonostante l'intrepido dinamismo di singoli attivisti, la maggior parte delle iniziative hanno carattere locale. Manca un coordinamento, anche perché la crescita della libertà economica nella Repubblica popolare non ha portato con sé alcun pluralismo politico. Dorothy Solinger, sinologa americana, rileva che "frammenti insoddisfatti della popolazione, dalle ong ai frequentatori di internet, dagli intellettuali ai contadini che si ribellano all'inquinamento (provocato dall'industrializzazione selvaggia) e agli espropri di terre, sono troppo dispersi geograficamente per costituire dei movimenti ampi e influenti". Proprio per questo, un canale spesso seguito per sollevare un problema di qualunque genere, dalle fabbriche in cui si lavora il doppio delle ore previste dalla legge senza garanzie sindacali e di sicurezza, alla censura, alla corruzione, all'arbitrio della casta, è l'inoltro di una petizione. Ufficialmente incoraggiata dal governo, la denuncia scritta e sottoscritta rischia però di ritorcersi verso il promotore. Ne sa qualcosa Liu Jie, che sei mesi fa è finita in un campo di rieducazione subito dopo avere presentato alle autorità la proposta di abolire proprio quel tipo di detenzione che Mao riservò agli avversari politici. di Gabriel Bertinetto.

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Il terremoto in Sichuan ha messo a nudo il livello di corruzione della burocrazia. I superstiti hann (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Stai consultando l'edizione del Il terremoto in Sichuan ha messo a nudo il livello di corruzione della burocrazia. I superstiti hanno protestato perché molte scuole crollate erano state costruite male, poiché i fondi erano stati intascati dai funzionari.

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Sedia, gli imprenditori chiedono aiuto a tondo (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

San Giovanni. In cinque anni il 30% delle aziende ha chiuso i battenti. Necessario un sostegno per energia e carburanti Sedia, gli imprenditori chiedono aiuto a Tondo SAN GIOVANNI AL NATISONE. Il triangolo della sedia è abbandonato al suo destino: si stima che, nell'ultimo quinquennio il 30% delle imprese abbia chiuso i battenti e che siiano venuti a mancare 2 mila posti di lavoro. L'appello alla Regione e al presidente Tondo per un intervento incisivo nel settore parte da Luca Pizzamiglio artigiano, rappresentate di Confartigianto e consigliere comunale di San Giovanni al Natisone che si fa portavoce di molti imprenditori. "La situazione del settore sedia - afferma Pizzamiglio, è in profonda crisi da alcuni anni anche se piccoli spiragli di ripresa si vedono all'orizzonte. Parte dei clienti che si erano rivolti a mercati esteri stanno ritornando in Friuli premiando la tenacia, la capacità e la flessibilità delle nostre aziende. A mio giudizio - prosegue - questo il momento in cui le aziende hanno bisogno di essere affiancate e aiutate con strumenti idonei a presentare i propri prodotti e con aiuti che permettano di proporsi a nuovi mercati e alla ricerca di nuovi clienti. Molti artigiani e imprenditori attendono norme legislative che possano permettere di abbattere gli interessi bancari, di accedere a finanziamenti per pubblicizzare i prodotti, la partecipazione a fiere internazionali magari premiando, le aziende che vogliano partecipare in forma associata, o leggi che snelliscano e semplifichino le richieste di consulenze aziendali per personale specializzato. Oltre a ciò, continua il rappresentante di Confartigianato, viene richiesto uno snellimento burocratico visto che tra legge 626 e le nuove normative a carattere sicurezza sul lavoro ci sono delle incongruenze e sovrapposizioni che non facilitano il lavoro dell'imprenditore. Siamo felici che sia anche stato raggiunto un accordo tra Fvg e Slovenia per la sicurezza alla centrale nucleare di Krsko, ma saremmo altrettanto fieri se ci fosse stato un accordo anche per importare energia a un prezzo veramente competitivo, non solo energia ma anche una politica sui carburanti a prezzo ridotto esteso alle aziende potrebbe essere di aiuto alle nostre imprese rendendole competitive sia nella produzione che nel trasporto. In campagna elettore - prosegue Pizzamiglio rivolgendosi alla giunta regionale - è stato dichiarato pubblicamente l'impegno per l'inserimento del Triangolo in una zona speciale a cui far arrivare sia fondi nazionali che europei. Si parlava di aiuti per oltre 60 milioni di euro, forse solo parole o forse solo promesse. È stato creato prima il distretto della sedia poi modificato in Asdi per agevolare lo sviluppo della zona, ma a sentire l'attuale presidente De Sabata la troppa burocrazia e la scarsità di risorse promesse hanno rallentato il lavoro di questa realtà. Gli imprenditori - conclude Pizzamiglio - hanno bisogno di informazioni certe, non solo per l'oggi ma anche per il futuro prossimo visto che l'azienda non è formata solo dalla parte dirigente ma anche da dipendenti e dalle loro famiglie. La voglia di andare avanti è tangibile ma se da parte delle istituzioni manca il tocco che la fa mantenere viva, ogni azione è inutile. Il distretto della sedia e i friulani hanno riposto nel presidente Tondo e nella sua giunta piena fiducia, ora li invitiamo a presentarci le modalità di intervento per la nostra realtà produttiva". Giorgio Mainardis.

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L'opposizione che c'è ma non si vede (sezione: Burocrazia)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Attualità L'opposizione che c'è ma non si vede E mai delle previsioni, rispetto al futuro, così pessimistiche. Come se non bastasse questa volta - sia pure con toni meno pesanti - il pessimismo non si limita a investire il Paese (che per definizione è "degli altri") ma investe il proprio nucleo famigliare: le cose vanno male e probabilmente andranno peggio in casa e fuori. Questo è il succo. Il guaio per Berlusconi e Tremonti è che una quota stra-maggioritaria di opinione pubblica, si aspetta che a tirarla fuori dai guai siano proprio loro. Il governo quindi ha i suoi bei problemi da gestire e noi che al Paese vogliamo un bene dell'anima, in attesa di novità sospendiamo il giudizio. Le vere perplessità riguardano invece l'opposizione che ahimè non esiste più. O meglio esiste in Parlamento perché partecipa alle votazioni, esiste sui giornali perché ci racconta tutte le angustie in cui vive e le visioni del futuro prossimo di ciascuno dei suoi leader, esiste in televisione perché cosi giustifica lo stipendio di tanti cronisti e commentatori di politica, ma amici cari non esiste più o quasi nella percezione dei propri elettori. Meno di due elettori su dieci ha fiducia nei partiti di opposizione: un dato mai registrato da 15 anni a questa parte. L'effetto è quello di una nuova tangentopoli, senza tangenti. Perché? Di fondo perchè quel pezzo di opinione pubblica italiana che in questi anni ha votato centro/sinistra o sinistra, è andato avanti - sotto il profilo politico - assumendo sostanze dopanti: in particolare un farmaco antico come il mondo, la menzogna. Non si poteva dire che la scuola italiana mostrava segni di inefficienza anche se il numero di insegnanti per alunno era il più alto in Europa. Non si poteva raccontare che per la giustizia si spendeva più della media europea per avere un'efficienza bassissima. Non si poteva nemmeno parlare del costo e della qualità dei servizi erogati dalla nostra burocrazia. Non si poteva far trapelare che nella fascia di età 60-65 sono in condizione lavorativa meno di due italiani su dieci, contro un terzo dei francesi e tedeschi e metà dei britannici. Era proibito affermare che il problema di maggiori risorse per la sicurezza era finto, considerando che fra Guardia di finanza, carabinieri, polizia etc. arriviamo a 400mila unità. Né era opportuno dire ad alta voce che i trequarti dei precari stavano nelle aziende pubbliche piuttosto che in quelle private. Tante altre cose non si potevano dire: perché non lo voleva la sinistra, non lo voleva il sindacato, non lo volevano i ds, non lo volevano i margheritini, etc etc. Bisognava mentire su tutto, perchè destra e sinistra e sindacati, avevano il problema di raccogliere consensi, favori e iscrizioni in queste aree. Per nascondere gli effetti del farmaco "menzogna" si usava un'ulteriore sostanza dopante, di natura para-ideologica: l'antiberlusconismo. Bisognava cioè dire che tutti i guai di questo mondo rinviavano alle malefatte del Principe di Arcore. Ora improvvisa la crisi di astinenza, il Pd rinuncia all'antiberlusconismo, la sua platea naturale sbanda e si ritrova anzi si butta nelle braccia dell'ex poliziotto che divenne famoso con Mani pulite. Chi non sbanda fugge stordito nel privatissimo vizio dell'astensione. A noi che sappiamo benissimo come la Cafagna&Soci possono offrire molta serenità, ma ben difficilmente ci possono tirar fuori da guai, tremano le vene ai polsi. Il governo è quello che è - aspettate per credere - l'opposizione non c'è. Che fare? Roberto Weber.

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I mali della burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

RITARDI I mali della burocrazia Non essere riusciti a rimanere nei tempi prefissati per i rogiti. La mia domanda è: può un cittadino rimanere quasi un anno in balia di se stesso per l'inefficienza di un ente comunale? Può sentirsi dire da uffici vari che servono proprio per questi casi burocratici sempre e solo: ci dispiace. Non possiamo farci niente senza però tutelare l'utente che perde soldi, tempo, ferie, nervi per la lentezza burocratica di chi "non sa" muoversi velocemente e efficentemente? Possono gli inquilini residenti in queste zone essere avvisati del fatto che gli appartamenti in zone col diritto di superficie non vengono rogitati previo acquisto suolo? E per coloro che hanno venduto liberamente a prezzo di mercato col diritto di superficie e convenzioni è prevista una pesante sanzione da parte della agenzia delle entrate e non ne sono al corrente e non possono tutelarsi, può la stampa informare gli ignari cittadini? Brunella Nistri.

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Protezione civile, prova del fuoco - piero ricci (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pagina VII - Bari Protezione civile, prova del fuoco Apre la nuova sala operativa, incendio distrugge bosco a Ruvo La struttura ospitata nella vecchia aerostazione di Palese PIERO RICCI Cento ettari di bosco e di seminativi distrutti sull'Alta Murgia da un incendio, in località masseria Modesto a Ruvo di Puglia: le fiamme che hanno travolto alberi giovani e il terreno fertile per le colture, sommerso, in questo periodo di sterpaglie hanno impegnato per due ore vigili del fuoco, uomini del corpo forestale dello Stato, volontari delle guardie federiciane e personale della Regione. Qualche ora in più e soprattutto quattro velivoli giunti da Lamezia Terme, ci sono voluti per consentire alle sette squadre tra forestali, vigili del fuoco e volontari di controllare un incendio su un fronte di un chilometro a San Basilio, a Mottola. Non poteva esserci battesimo del fuoco più impegnativo per la nuova centrale operativa della Protezione civile, inaugurata dal sottosegretario Guido Bertolaso e il governatore pugliese, Nichi Vendola, nella vecchia aerostazione di Palese, rimessa a lucido e animata per l'occasione da mezzo migliaio di volontari della Protezione civile arrivati da tutta la Puglia per il loro primo raduno regionale. Rimessa a lucido è stata anche la ex caserma di Jacotenente per ospitare i 300 volontari della Protezione civile del Piemonte che la Regione guidata da Mercedes Bresso ha "prestato" alla Puglia per l'estate, la prima dopo quella devastante di Peschici. La coppia Bertolaso-Vendola arriva anche nel cuore del parco del Gargano per suggellare la joint venture della solidarietà. E se per un sottosegretario di un governo di centrodestra la struttura messa in piedi dalla Regione guidata dal presidente più a sinistra d'Italia, "non è un bluff ma un grande passo avanti", per il governatore più comunista d'Italia si realizza "un sogno". "L'ottobre del 2005 - ha detto Vendola - per me è partita questa avventura quando facemmo i conti con la tragedia dell'alluvione nelle Murge, la morte di un intero nucleo familiare. E potemmo renderci conto direttamente che la nostra Regione era priva di qualunque strumento di difesa di fronte alle calamità naturali. E da quel momento - ha sottolineato Vendola - è cominciata una corsa affannosa contro i tempi della burocrazia". La prima pietra burocratica fu posta da Denni Gadaleta, il capo di gabinetto di Vendola, scomparso nel gennaio scorso. E a ricordare il suo impegno non è il governatore ma Bertolaso. "Ascoltare un presidente di Regione che fra l'altro è autorevole esponente di un partito politico, fare questo genere di ragionamenti - ha commentato Bertolaso - per me è un'enorme soddisfazione perchè spesso a livello politico c'è ancora una buona dose di ignoranza rispetto a quello che è il sistema della Protezione Civile nel nostro Paese. Fino a poco tempo fa era difficile far capire ai membri del Parlamento ed anche a livello locale - ha aggiunto - come fosse organizzata la Protezione Civile, la sua originalità e le difficoltÁ. Ancora oggi non è semplice spiegare che la Protezione Civile non è un simbolo, una parola, un'affermazione, una struttura dietro la quale ci si può tranquillamente riparare per giustificare carenze o inefficienze". E Vendola racconta al passato cos'era la Protezione civile in Puglia: "Corrispondeva semplicemente alla buona volontà di un numero ristrettissimo di funzionari regionali e a nessuna organizzazione". Dal 15 giugno invece nella nuova sede, si alternano in cinquanta, "prestati" alla guerra contro gli incendi in questo periodo: ci sono le squadre della guardia di finanza, quelle del corpo forestale, i volontari e il personale della Regione. Sono 18 effettivi, alti 18 sono stati chiamati a termine per l'estate. A Grottaglie ci sono poi due Fire Boss, altri due sono a Foggia, a coprire rispettivamente il fronte sud e il fronte nord. Da ieri la sala operativa funziona 24 ore al giorno. E a fine mese arriverà anche il numero verde.

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Gorizia-villesse, sì al progetto definitivo (sezione: Burocrazia)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Gorizia Gorizia-Villesse, sì al progetto definitivo TEMPI PIU' RISTRETTI Autovie venete sblocca l'iter della trasformazione del raccordo in autostrada VIABILITA' Il sindaco Vecchi: "L'attuale arteria si dimostra totalmente inadeguata" di FRANCESCO FAIN VILLESSE Si aggiunge un nuovo, importante tassello all'iter che porterà alla trasformazione in autostrada del raccordo Villesse-Gorizia. Il consiglio d'amministrazione di Autovie venete ha, infatti, approvato il progetto definitivo. "L'investimento complessivo - si legge in una nota di Autovie - è di 177,5 milioni di euro, per il tratto della lunghezza di circa 17 chilometri che corre lungo la valle dell'Isonzo affiancandosi alla strada statale 351 che da Cervignano porta a Gorizia". Autovie Venete, che aveva ricevuto dall'Anas la competenza del raccordo alla fine del 2005, ha effettuato in questi anni una serie di interventi di manutenzione straordinaria concludendo la prima fase delle opere, per un investimento complessivo di sette milioni. I lavori hanno comportato la messa in sicurezza del raccordo, il ripristino del ponte, la collocazione di nuove barriere e il rifacimento della segnaletica. In precedenza, Autovie aveva rideterminato l'intervento finanziario per il completamento dello svincolo di Gradisca d'Isonzo, portandolo a complessivi 1,7 milioni di euro. Soddisfatta il sindaco di Villesse, Simonetta Vecchi. "Indubbiamente, il fatto che sia stato approvato il progetto definitivo è una buona notizia - commenta il primo cittadino -. La speranza è che l'iter prosegua il più speditamente possibile in maniera tale da vedere gli operai in azione in tempi brevi". Il primo cittadino villessino concorda pienamente con il collega di Gorizia Ettore Romoli che aveva definito la Villesse-Gorizia una sorta di "viottolo". "Indubbiamente, il raccordo così com'è oggi è assolutamente inadeguato. Pertanto, la trasformazione in autostrada non potrà che rendere tale arteria più rispondente alle necessità degli automobilisti". Dopo la rideterminazione dell'intervento finanziario per il completamento dello svincolo di Gradisca d'Isonzo della Villesse-Gorizia, portato a complessivi 1 milione e 733 mila euro ed effettuato dalla Giunta regionale, su proposta dell'assessore ai Trasporti Riccardo Riccardi ("Un passaggio fondamentale per il raccordo, ha sottolineato l'assessore, poiché assicura la definitiva copertura al quadro economico e finanziario di un asse viario, riconosciuto strategico nei traffici verso il Centro-Est Europa"), il consiglio di amministrazione di Autovie Venete ha - dunque - approvato il progetto definitivo, aggiornato e validato, unitamente al quadro di spesa. Anche alla luce dei lavori che, oltreconfine, procedono spediti nel tratto Nova Gorica-Radzrto, l'auspicio di tutti è che il raccordo autostradale non continui ad avere le sembianze di una strettoia in cui non si possono superare gli 80 chilometri orari. Come richiesto dal sindaco Romoli e auspicato parimenti dal primo cittadino di Villesse tutti gli interventi dovranno portare alla creazione di un collegamento veloce e moderno tra l'Italia e l'Europa. Certo, pensando ai tempi biblici che quest'opera sta conoscendo, tornano in mente le parole pronunciate un paio di anni fa dall'allora assessore provinciale ai Trasporti e alla Viabilità, Edi Minin. Disse: "Siamo partiti con 90 miliardi nel 1998 e adesso si parla di 180 milioni di euro per trasformare il raccordo in autostrada. Questa, purtroppo, è la verità e non è sicuramente firmando i Protocolli che si velocizza l'iter dei vari lavori pubblici". Parole che confermano una volta di più la regola: più il tempo passa e più i costi lievitano. La burocrazia - dunque - ha effetti diretti anche sull'ammontare finale delle varie opere pubbliche.

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L'itala si raduna domani al colaussi amichevoli con triestina e lecce (sezione: Burocrazia)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

CALCIO. INIZIA L'AVVENTURA IN C2 L'Itala si raduna domani al Colaussi Amichevoli con Triestina e Lecce Vacanze terminate per i giocatori dell'Itala San Marco: inizia l'era "pro" Per la squadra biancoblù sta finalmente per scoccare l'ora del raduno, il primo dopo la storica promozione in Seconda divisione (l'ex serie C2). L'appuntamento è per domani alle 16 allo stadio Colaussi: una piccola sgambata tanto per togliere un po' di ruggine, le foto di rito ma soprattutto la reciproca conoscenza in un gruppo profondamente mutato dopo il calciomercato estivo. A seguire, alle 19.30 nella tenuta Castelvecchio di Sagrado, il gala di presentazione della squadra e del nuovo main-sponsor, la Sweet dell'imprenditore goriziano Fabrizio Manganelli. Sono ben dodici i volti nuovi a disposizione del tecnico Giuliano Zoratti: l'esperto portiere Marcon; i difensori Teso, Libassi, Fabris e Colavetta; i centrocampisti Salgher, Piovesan, Petris, Buonocunto e il colpo dell'ultim'ora Furlan; le punte Cristofoli e Peron. Una quindicina, invece, i giocatori confermati dopo la vittoriosa campagna in serie D: in gran parte sono giovanissimi, dal momento che l'Itala ha deciso di puntare forte sui propri gioielli, mentre la vecchia guardia è rappresentata da tre moschettieri come Neto, Visintin e Moras. Dopo la trasformazione in srl e il sospirato ok all'iscrizione giunto venerdì sera da Roma, in casa biancoblù ci si può dunque concentrare sul calcio giocato. La squadra giovedì andrà in ritiro a Paluzza per la preparazione e disputerà due amichevoli di prestigio: il 2 agosto a Sutrio contro la Triestina e il 10 fra le mura amiche del "Colaussi" contro il Lecce neopromosso in A. A proposito di stadio, sono iniziati i lavori di adeguamento dell'impianto con la realizzazione del settore ospiti, che presuppone la presenza di una tribuna da 500 posti sul lato corto del campo, fra l'ingresso per i pullman e il palazzo della Fondazione Brovedani. In questi giorni è stata realizzata la pavimentazione mentre già entro la prossima settimana saranno ultimati i camminamenti, un nuovo tratto di recinzione e una piazzola per i bagni chimici. I lavori vanno ultimati entro Ferragosto (il 17 il possibile debutto in Coppa Italia) e sono finanziati da Regione e Provincia per 80mila euro, ma a gestire l'intervento - bypassando le lungaggini della burocrazia - stata direttamente l'Itala attraverso una particolare convenzione. (l.m.).

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Stella racconta un'italia alla deriva (sezione: Burocrazia)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

TEATRO. DEBUTTO A MONFALCONE Stella racconta un'Italia alla deriva "Un paese di gente per bene" con le canzoni di Gualtiero Bertelli MONFALCONE Italiani brava gente. Davvero? A sentire Gian Antonio Stella che con verace accento veneto racconta il nostro Paese, la brava gente italiana ha avuto la peggio, sconfitta da truffatori, prepotenti, furbetti, impudenti. Italiani anche loro: "Un paese di gente per bene". Con questo titolo, il giornalista vicentino e il musicista assieme al quale Stella collabora da parecchie stagioni, Gualtiero Bertelli, hanno presentato a Monfalcone in prima nazionale il loro nuovo spettacolo dedicato alle sorti passate, presenti (e forse future) dell'Italia. Un'antologia di fatti (gustosamente raccontati da Stella) e di canzoni (interpretate da Bertelli) che ha chiuso la serie di "Lettere mediterranee" condotte da Neri Pollastri all'interno di "Onde mediterranee", la manifestazione dedicata alla musica, al cinema, alle arti e agli incontri "al Capo Nord del Mediterraneo". Punto di partenza è il volume che Stella e Sergio Rizzo hanno pubblicato da poche settimane, "La deriva: perché l'Italia rischia il naufragio" (Rizzoli) e che fa seguito alla fortunata inchiesta firmata nel 2007 dai due giornalisti del Corriere della Sera, "La casta". Volume che ha venduto più di un milione e 200mila copie, documentando privilegi e malefatte della classe politica italiana. Ora lo sguardo si è allargato, ed è la nazione intera ad essere segnalata a rischio di deriva, colpita e affondata dai mali del carattere italiano. Li conosciamo bene, ma messi in fila così, raccontati in brillanti "vignette", interessi privati e menefreghismo pubblico, burocrazia fetente, corporativismo, mostrano il volto peggiore e più devastante. Perché Stella, che a Monfalcone era accompagnato anche dalle letture dell'attore Bebo Storti (il malfamato Conte Uguccione di un decennio fa) e dal pianoforte di Paolo Favorido, la prende larga. Comincia da Quintino Sella e dallo scandalo della Banca Romana, per arrivare fino ai giorni nostri, segnalando i 104 giorni di carcere comminati a Callisto Tanzi per il crac da 17 miliardi di Parmalat (e scontati... in qualche isola tropicale) e i 200 giorni passati dietro le sbarre in Italia dall'albanese Florian Placu per essersi appropriato di una mucca non sua. Quando si dice che la legge è uguale per tutti. Intanto Bertelli raccoglie l'eredità del gruppo di musicisti e scrittori che alla fine degli anni '50 fu il Cantacronache, e narra in musica l'Italia autarchica e quella sprecona, l'Italia dei risparmi e quella degli affari, le poche speranze, le tante delusioni di un'"economia canaglia". Roberto Canziani.

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<Dai tabulati... lei è morto> (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Fermo)" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

RECANATI pag. 15 "Dai tabulati... lei è morto" Angelo Bellelli incappato in infortunio della burocrazia di ASTERIO TUBALDI ? RECANATI ? CHIEDE il tesserino sanitario all'agenzia delle entrate e gli rispondono che non possono rilasciarglielo perché risulta deceduto. E' una situazione decisamente pirandelliana quella capitata al recanatese Angelo Bellelli, presidente dell'associazione filatelica nonchè storico personaggio politico e consigliere comunale ai tempi del vecchio Pci. Improvvisamente si è trovato a indossare i panni del noto protagonista del "Fu Mattia Pascal". Lì per lì Bellelli ha cercato qualche punto solido di appoggio per accertarsi di non essere puro spirito. Si è ripreso, quindi, dallo stupore regalando qualche pillola di umorismo noir. "Beh! Devo allora assicurarvi, da buon laico, che dall'altro mondo, da cui provengo, non c'è nè il paradiso né l'inferno, ma solo una grande e tranquilla distesa azzurra". BELLELLI non si è perso però d'animo e ha voluto rendersi conto se anche per la sua Asur lui risultasse in tutt'altro mondo. "Sì ? le ha confermato l'impiegata ?, per noi lei è morto". E' andato allora dal medico di famiglia dove, invece, ha scoperto che il suo nome risultava ancora nella lista degli assistiti. All'anagrafe del Comune, invece, tutto è regolare per cui Bellelli può esercitare i suoi diritti e, quello che più conta, pagare ancora le tasse e i tributi. NON SI SA perché il suo nome non compaia più nella lista del sistema sanitario. Spera solamente che la burocrazia non lo faccia stazionare troppo a lungo fra le anime del Purgatorio, ma si decida di rinviarlo al più presto nel mondo dei vivi. Image: 20080713/foto/4474.jpg.

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HA 25 ANNI. Ma va accudito come un bimbo di sei mesi. Tutto accadde (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (La Spezia)" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

BOLANO / FOLLO / VAL DI VARA pag. 9 HA 25 ANNI. Ma va accudito come un bimbo di sei mesi. Tutto accadde... HA 25 ANNI. Ma va accudito come un bimbo di sei mesi. Tutto accadde nel luglio di 9 anni fa. Lui, Diego Luccarini, giocava a calcio. Era una promessa del FoCe Vara. Poi, all'improvviso, il mondo gli crollò addosso. Il suo giovane fisico d'atleta fu colpito da trombosi. Da un giorno all'altro si trovò inchiodato sulla sedia a rotelle. Dipendente in tutto dai suoi genitori. La malattia gli ha tolto anche la parola. E oggi? "Oggi è dura da non farcela più", confida la mamma, Wrif Luccarini. Già. I soldi per far fronte alle necessità di Diego ? che capisce tutto, pur non parlando, e comunica col computer ? non bastano mai. La casa, ad esempio. "Diego ? spiega la mamma ? è 80 chili per un metro e 80 d'altezza. Sollevarlo, per me, è impossibile. Il bagno ? questo il primo appello ? andrebbe fatto su misura per lui ma, al momento, non possiamo permettercelo. Chiunque può venire qui, a Follo, a vedere, a rendersi conto. Mi rivolgo al giornale ? prosegue la signora Wrif che per stare accanto a Diego giorno e notte dovette subito lasciare il lavoro ? proprio perché sono disperata. Abbiamo tante spese. Non possiamo comprare neppure un condizionatore: e qui, in casa nostra dove Diego vive blindato dentro, d'estate si muore di caldo e d'inverno di freddo? Inoltre ? aggiunge ricacciando indietro le lacrime ? avrebbe bisogno d'un supporto psicologico. La legge però non 'passa' questo tipo di prestazione. I medici vanno pagati, così come gli avvocati cui vorrei affidarmi affinché lo Stato non ci abbandoni. Un disabile ? aggiunge con la disperazione di chi, ogni santo giorno, lotta con burocrazia e porte in faccia ? è come fosse invisibile. E, si sa, i genitori non sono eterni. Io ho cinquant'anni e quando non ci sarò più?". Non è la prima volta che mamma Luccarini chiede aiuto al giornale. La storia del giovane, da noi raccontata tempo fa, commosse e mise in moto una forte gara di solidarietà. Grazie alla generosità di tanti ? cittadini, imprese, mondo dello sport, calciatori aquilotti, associazioni ? la famiglia acquistò un sollevatore, questo infatti serviva allora, per agevolare il ragazzo nei movimenti. Oggi, per spostare Diego, serve anche la forza d'una persona specializzata. L'amministrazione comunale di Follo, dal canto suo, il caso della famiglia Luccarini lo segue da sempre. Tutto quel che può lo fa. Paga l'affitto di casa, ad esempio. E, anni addietro, si è adoperata per trovare un appartamento più agevole al piano terra. "So ? commenta il sindaco, Giovanni Battolla ? dell'attuale necessità d'attrezzare il bagno: la vasca ci siamo già impegnati ad acquistarla noi. E certo ? promette ? Diego non lo abbandoniamo". Cristina Bertucci.

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UNA COSA è certa: chi si aspettava che l'inquilino di Palazzo Merlato f (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

RAVENNA CRONACA pag. 5 UNA COSA è certa: chi si aspettava che l'inquilino di Palazzo Merlato f... UNA COSA è certa: chi si aspettava che l'inquilino di Palazzo Merlato fosse un grigio e noioso funzionario di partito, è rimasto deluso. Anche se, a dire il vero, i primi due anni da sindaco di Matteucci erano stati caratterizzati da una bassa esposizione mediatica e da un profilo molto riservato su tutti i temi più scottanti della città. Qualcuno già arricciava il naso e si sentivano le prime critiche di "indecisionismo cronico". Poi, dopo la batosta del Pd alle politiche del 13 aprile, quello stesso sindaco che sembrava essersi impantanato nelle sabbie mobili della burocrazia, è sceso in strada impugnando la bandiera della legalità e della lotta al degrado. Da quel momento si è trasformato in un fiume in piena. L'ultima ordinanza che ha firmato è appena entrata in vigore: vieta l'accattonaggio e la vendita di oggetti nei parcheggi. Da ieri sono apparsi i cartelli nelle aree di sosta più importanti della città. Ma l'elenco dei suoi bersagli è talmente lungo che diventa difficile ricordarli tutti. Ha vietato i rave-party nella struttura vicino a Mirabilandia, ha proibito la vendita di alcolici negli spacci frequentati da stranieri ai Giardini Speyer, farà montare un cancello attorno alla Basilica di San Giovanni Evangelista e ai Giardini, ha chiesto telecamere e controlli su chi affitta le case a Lido Adriano, ha dotato la polizia municipale di manganelli, ha firmato un'ordinanza contro il consumo di alcolici a Marina, ha tirato il freno ai bagni della stessa località; insegue e mette in fuga ogni carovana di zingari che si avvicini alla città. Quando pensi che abbia finito, ne trova sempre una nuova. L'ultima della serie, il "raid" a Lido di Classe contro trans e clienti a colpi di foto, ha attirato anche le attenzioni del Garante della privacy. Che, con una raccomandata, gli ha chiesto chiarimenti su che cosa tenga archiviato nel suo cassetto. Incidenti di percorso che gli attirano critiche da destra e da sinistra. Gli stessi che ieri gli rimproveravano l'immobilismo, ora lo accusano di "eccessivo protagonismo". Questione di punti di vista. Di certo equilibrio e senso della misura, in queste battaglie che scatenano passioni forti, non sono di facile esercizio. La vera sfida, il sindaco, se la gioca proprio qui: dovrà tenere alto e costante il livello del suo impegno, evitando eccessi controproducenti e monotematici. Di certo Matteucci non si risparmia: con quello di ieri ha passato il suo sesto week-end a controllare la vita notturna di Marina. Qualcuno ne parla già come di un 'sindaco-sceriffo'. Ma non ha il ghigno cattivo di Lee Van Cleef, si commuove sino alle lacrime ai funerali e quando può non manca mai di celebrare i matrimoni. "Chiamatemi sindaco antidegrado", dice. Ma ricorda che la stessa decisione e lo stesso impegno li ha tirati fuori nel momento in cui bisognava approvare provvedimenti anche impopolari, come la nuova moschea e il registro delle coppie di fatto. Di certo la sua svolta non piace al Prc e a parte del Pd. Ma non si potrà mai dire che abbia trascurato i problemi della sicurezza urbana, vero tallone d'Achille del centrosinistra nelle ultime elezioni politiche. Stefano Muccioli.

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<Artigiani, ora serve una svolta> (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Lucca)" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

PRIMO PIANO pag. 3 "Artigiani, ora serve una svolta" Si salva solo il settore dell'edilizia. Crisi nera per servizi, carta e trasporti UNA CRISI dalla quale le imprese artigiane lucchesi devono riuscire a risollevarsi. Al più presto. E' questo l'auspicio della Confartigianato durante l'ultima assemblea annuale che si è svolta nella sede dell'associazione in viale Castracani e che ha visto la partecipazione di tanti iscritti. "L'analisi macroeconomica del 2007 ? ha spiegato il presidente Costante Martinucci ? evidenzia dati che confermano, purtroppo, una fase congiunturale non favorevole che ormai dura da troppo tempo e della quale si fatica a intravedere la fine. L'economia lucchese, come quella nazionale, continua a manifestarsi meno dinamica della media europea e ciò sembra dipendere da una serie di problemi ancora irrisolti. Tra questi i costo energetici (ricordo che Confartigianato, almeno a Lucca, si è attivata con un consorzio regionale che consente alle aziende di ottenere risparmi sul costo dell'energia), la pressione fiscale e la burocrazia. In Lucchesia ? ha continuato Martinucci ? sembrerebbe essere l'edilizia a tenere alto l'umore dell'artigianato. E' il settore delle costruzioni, con la cantieristica, a far registrare i pochi segnali positivi. Il motivo è da ricercare nella particolarità dell'artigianato lucchese costruito attorno a tante micro imprese che ha un ruolo forte nell'economia totale. Il 97 per cento delle imprese ha, infatti, meno di 9 addetti". "IL SALDO per il 2007 ? è andato avanti il presidente ? è positivo: sono 14.645 le unità totali con un incremento di 121 imprese e un'occupazione che incide per il 27 per cento degli addetti totali. Il comparto dei servizi vive invece un momento di difficoltà diffusa. Il cartario, che appare in ripresa rispetto al 2006, preoccupa però per il valore della voce occupazione (-6,8 per cento), il dato peggiore, tra i distretti. La situazione di crisi della Kartogroup preoccupa, oltre i lavoratori che rischiano il posto, anche la miriade di aziende artigiane dell'indotto. In flessione il comparto dei trasporti, in crisi a causa dell'aumento del prezzo del gasolio, non bene anche il fatturato dell'abbigliamento. Segnali di attenzione infine sul lapideo ? ha chiuso Martinucci ? anche se sembra ci siano cenni di ripresa". IL DIRETTORE di Confartigianato Roberto Favilla ha puntato l'attenzione sul "gap" infrastrutturale della Piana. "La nostra associazione ? ha spiegato ? ha organizzato un convegno cui hanno partecipato, oltre al sindaco Favilla anche il presidente della Provincia Baccelli e il professor Lucio Poma e in quella circostanza era stato dato l'annuncio del raggiungimento dell'accordo, ma che ancora, purtroppo non ha avuto seguito concreto, per la realizzazione dell'asse nord-sud dal ponte Dalla Chiesa al casello del Frizzone. Si era parlato anche della complanare all'autostrada Firenze-Mare nel tratto da Lucca fino ad Altopascio e si collega con quella che dovrebbe diventare la nuova circonvallazione del Tau. Queste opere, che dovrebbero costituire una parte del sistema tangenziale sono state ritenute dal ministro Matteoli prioritarie e non più rinviabili. Non rinviabile è anche il raddoppio della ferrovia tra Firenze, Pistoia, Lucca, Viareggio per ridurre il traffico su gomma. Proprio recentemente ? ha concluso Favilla ? l'amministrazione di Lucca ha presentato un piano della sosta che prevede la realizzazione di alcune rotatorie in zone strategiche della circonvallazione per rendere più snello il traffico di scorrimento in modo particolare lungo viale Europa dove, per quasi tutta la giornata, si riscontrano file di auto soprattutto lungo viale Carducci". D.Cas.

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BORETTO UN INCONTRO sui temi del Po, ieri mattina, navigando sul (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Vetrina Guastalla pag. 12 ? BORETTO ? UN INCONTRO sui temi del Po, ieri mattina, navigando sul... ? BORETTO ? UN INCONTRO sui temi del Po, ieri mattina, navigando sul fiume con la motonave Padus per presentare il manuale "Per non perdere l'acqua in un fiume di parole", curato da Ireneo Ferrari e Franca Zanichelli. L'obiettivo? Colmare la distanza tra luoghi decisionali, fare emergere i conflitti latenti nel governo del territorio e togliere burocrazia e lungaggini che ritardano interventi, talvolta anche importanti, per il fiume Po ed il territorio. Perché per fare bene al Po "non serve perdersi in un fiume di parole". All'incontro, con partenza da Boretto, presenti pure l'assessore regionale Lino Zanichelli, autorità locali e parlamentari.

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Di LAURA DALL'OLIO SCALO MERCI, lavori al via entro l'anno. Sembra e (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Imola)" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

IMOLA pag. 2 di LAURA DALL'OLIO SCALO MERCI, lavori al via entro l'anno. Sembra e... di LAURA DALL'OLIO SCALO MERCI, lavori al via entro l'anno. Sembra essere arrivato davvero al punto di svolta, il percorso per lo sviluppo della poderosa infrastruttura da 18 milioni di euro di cui si parla da circa un decennio. Calendario serrato questo mese per concludere la partita burocratica e dare il via al bando per l'affidamento dei lavori: l'obiettivo è trasferire su rotaia buona parte dei trasporti di merci che ora avvengono su strada. Anche la Regione ci crede, tanto da stanziare 1,5 milioni di euro. FRANCESCO BENDANTI è il presidente di Imolascalo, la società nata nel 1999 per portare a compimento l'opera, e fa il punto della situazione snocciolando le prossime scadenze. Ma mette le mani avanti: "Il condizionale è sempre d'obbligo". Dalla nascita di Imolascalo a oggi, poco si è mosso sui 78mila metri quadri interessati dal progetto, che costeggiano la ferrovia fino a via Laguna. Il motivo? "I tempi della burocrazia e le valanghe di permessi necessari. Sono i motivi che in questo Paese portano ad allungare i tempi di tutte le grandi infrastrutture", dice Bendanti. Da adesso però le cose si dovrebbero muovere più rapidamente: le varianti al Piano regolatore verranno presentate alla seduta di giovedì della commissione consigliare di pianificazione urbanistica per poi passare al voto del consiglio comunale il 24 luglio. "La scorsa settimana ? prosegue Bendanti ? è arrivato anche l'ok della Provincia e se tutto andrà come previsto entro fine settembre potremo fare i rogiti con i proprietari dei terreni ed entrare in possesso di tutta l'area". Di conseguenza tra un paio di mesi dovrebbe essere possibile fare il bando per assegnare i lavori. Si partirà con la realizzazione del primo dei tre stralci che prevede la sistemazione del piazzale e dei binari: il tutto si dovrebbe concludere entro il 2009. Poi si partirà con la seconda fase che prevede la la realizzazione degli uffici e di una parte dei magazzini, mentre nell'ultimo stralcio si concluderanno i lavori per i magazzini. BENDANTI sottolinea però che Imolascalo non è stata con le mani in mano e ha già svolto alcune operazioni: "A luglio dell'anno scorso siamo partiti con le opere di bonifica da ordigni bellici e le ricognizioni archeologiche". In questa fase sono stati ritrovati reperti di epoca romana che hanno portato a una serie di indagini concluse definitivamente solo a inizio mese: "La Soprintendenza ha fatto rilevamenti e analisi su un'area molto vasta, di circa 25mila metri quadrati, in cui si trovavano costruzioni del suburbio della città". E in base a questi ritrovamenti ha posto vincoli molto restrittivi: "Le opere ? conclude Bendanti ? sono state documentate e ricoperte, ma non si può scavare per più di un metro e ottanta".

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Tesserini nel caos <La Regione si assolve e scarica il Comune> (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Imola)" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

IMOLA pag. 4 Tesserini nel caos "La Regione si assolve e scarica il Comune" Vecchi (An-Pdl): "Troppa burocrazia" IL CASO è questo e ha fatto imbufalire molti cacciatori imolesi: le doppiette pagano le regolari tasse per ottenere i tesserini necessari alla caccia, ma non riescono ad averli perché, in un assurdo giro burocratico, le pratiche s'intoppano tra Comune e Regione. La faccenda era esplosa a fine maggio e il Comune si era difeso scusandosi del disagio e puntando il dito sia sull'intricato sistema, sia sull'ufficio regionale addetto al nulla osta necessario per il rilascio dei tesserini. "Adesso però la questione si ribalta e la Regione scarica il Comune ? dice il consigliere regionale An-Pdl Alberto Vecchi, che sul caso aveva presentato a inizio giugno un'interrogazione ?. Proprio in questi giorni è arrivata la risposta dell'assessore alla sicurezza territoriale Marioluigi Bruschini che sostanzialmente smentisce il Comune e gli Ambiti territoriali di caccia (Atc) locali e rimanda a loro la colpa di questi disservizi". VECCHI è lapidario: "Bruschini ha dichiarato che nei primi giorni di rilascio dei tesserini, alcuni Atc che avevano deciso di non avvalersi dell'aggiornamento automatico proposto dal sistema regionale, non sono riusciti a regolarizzare le pratiche di diversi cacciatori che avevano regolarmente pagato la quota d'iscrizione". Il risultato? "Quei cacciatori non risultavano iscritti all'Atc, dunque la sigla dell'Atc non compariva sul tesserino: un bel caos". Per Vecchi le doppiette in Emilia-Romagna hanno già troppi vincoli imposti dall'alleanza fra Pd e Verdi: "E se a questi vincoli aggiungiamo anche un'assurda burocrazia dovuta a eccessivi controlli e verifiche, allora sarà sempre più dura la vita per i cacciatori". IL CONSIGLIERE è durissimo con gli Atc imolesi: "E' evidente dalla risposta della Regione ? conclude ? che hanno deciso di non avvalersi dell'aggiornamento automatico proposto dal sistema regionale, bloccando così di fatto le pratiche di diversi cacciatori, nonostante questi avessero regolarmente pagato la quota d'iscrizione. Credo che i cacciatori imolesi meritino rispetto e gli Atc del territorio debbano seguire con grande attenzione le innovazioni tecnologiche proposte per cercare di soddisfare in tempo reale le richieste dei loro associati". Image: 20080713/foto/5166.jpg.

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Confagricoltura Mantova: sia fatta giustizia (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia di Cremona, La" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Edizione di Domenica 13 luglio 2008 Benvenuto P.Review srl Confagricoltura Mantova: sia fatta giustizia Confagricoltura di Mantova interviene sull'episodio legato alla morte di Vijay Kumar: "Non si tratta di un'azienda associata al nostro sindacato ? dice il presidente, Sergio Cattelan ? e al momento il titolare e la moglie si ritrovano nella posizione di indagati e non di colpevoli. Auspichiamo che sulla vicenda venga fatta giustizia, dopo accurate indagini, ove fossero individuate e accertate responsabilità colpose o dolose. Intanto è giusto sottolineare che la presenza del lavoro nero, almeno nel Mantovano, è un fenomeno estraneo all'agricoltura e per quanto a conoscenza di Confagricoltura l'episodio di Viadana è del tutto isolato. Non neghiamo la presenza di fenomeni distorsivi nel mercato del lavoro, anche in ambito agricolo, ma che si verificano con maggiore frequenza in altre aree del Paese". Cattelan pone l'accento anche sulla necessità di manodopera in periodi cruciali per l'agricoltura: "Gli immigrati sono una componente fondamentale del lavoro agricolo, soprattutto in settori come l'ortofrutta, la viticoltura, la mungitura nelle aziende zootecniche da latte. Troppo spesso, però, gli imprenditori agricoli sono schiacciati da una burocrazia asfissiante e trovano difficoltà a reperire forza lavoro in grado di contribuire in tempi ristretti e concentrati alla raccolta delle produzioni in campo".

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Il bilancio della giunta 'Fatto tanto, ma i progetti sono da rivedere' (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia di Cremona, La" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Edizione di Domenica 13 luglio 2008 Benvenuto P.Review srl Soresina. Un incontro nella sala Bazza Il bilancio della giunta 'Fatto tanto, ma i progetti sono da rivedere' SORESINA ? Tracciato il bilancio dei primi due anni di governo della giunta Armelloni, venerdì sera in sala Gazza, con i rappresentanti della lista civica 'Per Soresina' (hanno partecipato però meno di 25 persone). Presenti l'assessore all'urbanistica Fiorenzo Lodi, quello al bilancio Flavio Zanenga e il consigliere con delega alla scuola Rita Bonizzoni. "Abbiamo trovato una situazione incancrenita ? ha spiegato Zanenga ? con 4 milioni di euro in banca accantonati dalle precedenti amministrazioni, che significano soldi pagati dai soresinesi non tramutati in servizi. Adesso il patto di stabilità ci impedisce di sfruttare le potenzialità economiche del Comune. Non si può spendere più di quello che si incassa. Dunque si procede solo con l'ordinaria amministrazione. Speriamo che il governo modifichi il patto di stabilità per i comuni virtuosi, ciò sbloccherebbe per Soresina molte risorse". C'è una certa frustrazione da parte degli esponenti di 'Per Soresina' che in questi due anni hanno dovuto fare i conti con burocrazia che in campagna elettorale non conoscevano. "Problemi che ci hanno rallentato non poco ? ammette Lodi ? tanto che bisognerebbe rivedere il programma elettorale stilato nel 2006 in cui avevamo elencato 93 obiettivi. Ora tra realizzati e in corso d'opera siamo al 60 per cento, ma inevitabilmente qualcosa non si riuscirà a portare a compimento". Si è parlato anche di scuola. "Le passate amministrazioni si sono interessate poco del comparto, soprattutto del Ponzini ? ha detto la Bonizzoni ? noi vogliamo sostenere la nostra scuola superiore che prepara ottimamente i ragazzi. I soresinesi mandino i loro figli al Ponzini". Tra gli altri interventi, Beppe Monfrini, assessore ai lavori pubblici. "In questi anni siamo riusciti ad ottenere finanziamenti da bandi regionali e dello stato. Penso ad esempio ai 99 mila euro per la ciclabile di Olzano e al milione e 400 mila per ristrutturare case popolari via 4 novembre". (sas).

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Un altro caso di mala burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

La parola ai lettori Un altro caso di "mala burocrazia" Lettere ed e-mail vanno inviate a:LA STAMPA REDAZIONE DI IMPERIA via Alfieri,10 - 18100 Imperia Fax: 0183 273.106 - e.mail: imperia@lastampa.it REDAZIONE DI SANREMO via Roma,176 - 18038 Sanremo Fax: 0184 500.765 - e.mail: sanremo@lastampa.it Preghiamo i lettori di essere sintetici. I testi privi di generalità, indirizzo e recapito telefonico non saranno pubblicati.Mancano pochi giorni alla prima data utile per la richiesta del credito d'imposta sugli incrementi occupazionali, effettuati dal 1 gennaio al 30 giugno 2008, ma ad oggi non sono disponibili né il software per la predisposizione delle richieste, né i chiarimenti da parte dell'Agenzia delle Entrate sulle numerose questioni sollevate dai professionisti e in particolare dai Consulenti del Lavoro. I dubbi, soprattutto sulle revoche, sono tanti visto che l'unico documento cui bisogna far fede è il DM del Dicastero dell'Economia, a firma dell'allora vice ministro Vincenzo Visco, che non risolve assolutamente i dubbi prospettati. Ma c'è di più. Da qualche giorno il credito d'imposta per l'occupazione non è più argomento di "primo piano" sul sito internet dell'Agenzia delle Entrate. Mancano 20 giorni al "click day", ovvero la corsa contro il tempo e la telematica per occupare i primi protocolli utili per il beneficio dei crediti. Ma nonostante ciò il credito all'occupazione non merita evidenza. FRANCESCO CERQUETI PRESIDENTE CONSULENTI DEL LAVORO, IMPERIA Risponde Stefano Delfino: "L'ennesimo caso di mala burocrazia".Diano, viale Europa troppe auto in sosta Vorrei segnalare un problema che riguarda la viabilità di viale Europa, a Diano Marina. In questo periodo estivo, e comunque in genere durante i periodi di massima affluenza turistica, le auto parcheggiano su entrambi i lati anche dove la carreggiata si restringe, e cioè nel tratto più vicino all'incrocio con via Agnese. E così la strada, che è a doppio senso di circolazione, in quel tratto, lungo due-trecento metri, non ha lo spazio sufficiente per permettere il transito di due auto che procedono in senso opposto l'una all'altra. Capisco che l'inconveniente si verifica soltanto e (quasi) esclusivamente durante i mesi estivi, ma tanto basta per causare difficoltà in una zona assai trafficata della città, e situata a pochi metri dalla via Aurelia. Penso che qualcuno debba intervenire, anche se capisco che non si tratta di una decisione facile da prendere: a Diano Marina i parcheggi nel centro cittadino non abbondano, e toglierne alcuni a beneficio della viabilità per certi periodi dell'anno potrebbe essere un provvedimento "impopolare". LETTERA FIRMATA DIANO MARINA Calata Cuneo: 3 mila per sentire Baccini Calata Cuneo mai vista così. Una folla infinita ha seguito ieri il concerto di Francesco Baccini, primo atto della stagione estiva del Comune di Imperia-Assessorato al Turismo, Manifestazioni e Sport. Difficile calcolare il numero esatto dei presenti: certamente più di tremila persone. Baccini, accompagnato dall'ottima band, ha regalato al pubblico i suoi pezzi più amati (Fotomodella, Sotto questo sole, Le donne di Modena...), ma anche alcune "chicche" come "La ballata dell'amore cieco" di De Andrè e la cover di "Monnalisa" di Ivan Graziani, proposta nei bis. È stata una grande soddisfazione: tantissima gente, una risposta straordinaria e inattesa in questi termini, ripagata da un bellissimo spettacolo, entusiasmante e divertente. Ci auguriamo di continuare così, con la stessa attenzione da parte del pubblico. Sul fondale del palco sono corse le immagini di alcuni video tra cui, in apertura, "Uniti", realizzato con Povia e raccolto nell'ultimo cd-dvd. Alla fine del concerto, un autentico tripudio del pubblico, seguìto da una lunga fila di estimatori che hanno voluto scattare la fotografia con il cantauratore genovese e tornare a casa con il classico autografo. MARCO SCAJOLA ASSESSORE AL TURISMO, IMPERIA.

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La (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

CRONACA 13-07-2008 Le vostre domande: risponde il sindaco Si parla sempre più di burocrazia e costi della politica. Cosa ha fatto il Comune? >La burocrazia è la vera palla al piede del paese. Solo nel primo anno abbiamo impostato una complessa razionalizzazione delle società del Comune. Entro giugno passerà in Giunta. Abbiamo ridotto i cda delle società andando oltre ciò che è previsto dalla legge e rivisto i criteri (in accordo con minoranza) per le nomine nelle società, abbiamo riorganizzato la macchina comunale per obiettivi e non per criteri burocratici e lanciato il Comune amico per semplificare i rapporti tra cittadini e amministrazione. Si è parlato di nuove 'Zone 30', zone a traffico limitato e zone pedonali. Dove saranno istituite e quando? >Le zone 30 sono fondamentali dal punto di vista della sicurezza principalmente di pedoni e ciclisti, ma sono anche fondamentali per la qualità della vita in generale: per combattere inquinamento atmosferico e acustico. In autunno inizieremo in accordo con i Quartieri. Con Parma Centro stiamo valutando anche insieme nuove ztl e isole ambientali, riguardano via 22 Luglio e via Farini. Perché avete deciso lo spostamento della Moschea e l'avete autorizzata all'interno di un'area artigianale? >Perché è la soluzione migliore per la Comunità islamica e per la città. Erano 10 anni che si parlava di spostamento del Centro islamico dall'Oltretorrente perché inadatto in una zona così densamente popolata. La nuova sede è in un'area in cui la sera, quando i fedeli si riuniscono, non ci saranno problemi, anche grazie alle opere di viabilità e ai parcheggi previsti. Inoltre non si può creare l'effetto ghetto che si era verificato in Oltretorrente con il proliferare di Kebab, Call Center. Vorrei ricordare che tutto questo è frutto di un patto, unico in Italia, con la comunità islamica che definisce diritti e doveri di cittadinanza e progetti di integrazione. A vantaggio della sicurezza di tutti. Ed è la strada che stanno iniziando a seguire in varie parti d'Italia, a cominciare da Milano, con il beneplacito del ministro Maroni. Asili e scuole d'infanzia il vostro programma prevedeva l'azzeramento delle liste d'attesa nei cinque anni. Ma le domande continuano ad aumentare. Quando ci sara l'azzeramento? >>uest'anno ci saranno 168 nuovi posti in Asilo nido grazie a nuove strutture private. La riorganizzazione nelle strutture comunali permetterà un aumeto di 51 posti. L'anno prossimo con la ristrutturazione e costruzione di nuovi edifici ci saranno altri 145 posti. In totale 364 nuovi posti entro il 2010. Ulteriori posti sono previsti, per effetto di apertura di nuove strutture da parte dei privati, negli anni successivi. Sicuramente ci permettono di affrontare e rispondere alla domanda dovuta ad un trend di iscrizioni in aumento ogni anno per effetto dell'aumento della natalità e della presenza sul nostro territorio di servizi conosciuti e richiesti per l'alto livello di qualità erogata. L'azzeramento delle liste d'attesa è l'obiettivo a cui l'amministrazione dedica uno sforzo costante e importante che ci auguriamo sia condiviso da tutti i soggetti coinvolti. Non ci spieghiamo certe resistenze che troviamo. I l costo delle case a Parma è fra i più alti. Cosa avete fatto per ridurre i costi sulle famiglie che cercano casa? >A Parma ci sono molti studenti e lavoratori "fuori sede", questo influenza un po' i costi, ma non è del tutto vero che gli affitti a Parma siano molto più alti rispetto alle città delle stesse dimensioni. Abbiamo avviato da tempo una politica di interventi specifici per favorire la costruzione di alloggi a canoni agevolati con Parmabitare e Casadesso: in totale un centinaio già consegnati o in fase di completamento e un altro centiaio in costruzione. Abbiamo infine attivato il progetto "Affitti Garantiti" per favorire la sottoscrizione sul libero mercato di contratti d'affitto concordato. Procederemo in questa direzione attivando anche forme di edilizia agevolata a riscatto per sostenere il diritto alla proprietà della casa. Con il nuovo piano di edilizia residenziale sociale che stiamo per varare raggiungeremo nel mandato i 500 nuovi alloggi. In Ghiaia sono iniziati I lavori preliminari. Ma quando gli operatori potranno tornare? >Abbiamo sbloccato grazie all'accordo con la Direzione generale del Ministero dei Beni Culturali, una situazione che ormai si era incancrenita oltre ogni ragionevolezza. Ora, nonostante l'accanimento di chi dice "no" a tutto a suon di ricorsi che pesano solo su cittadini e operatori, abbiamo iniziato i lavori. Abbiamo detto che faremo di tutto per consegnare ai parmigiani il loro mercato in Centro a Natale 2009 come previsto nel contratto con l'impresa. Vogliamo mantenere questa promessa. Parma figura terza nello sport a livello italiano per pratica e squadre di vertice. Quali sono le priorità di intervento del Comune sugli impianti sportivi? >L'obiettivo che ci siamo dati è di promuovere il ruolo educativo e la diffusione dell'attività sportiva. Anche con un impegno imponente per realizzare strutture nuove e moderne per lo sport. Alcune sono già in fase di realizzazione: il nuovo Campo da baseball che sarà pronto a breve, il Centro polisportivo del Campus con due nuove piscine, i Centri benessere ex-Coni e Cittadella a cui s ne aggiungerà uno al Quadrifoglio. Altre strutture saranno avviate come il nuovo Palaeventi per sport e concerti che sostituirà il Palasport e il nuovo Campo da rugby. La metropolitana è considerata l'opera fondamentale per il futuro trasportistico di Parma. Quando si conoscerà il progetto definitivo e quando i primi parmigiani potranno viaggiare sui suoi vagoni? >La nuova metropolitana leggera segnerà una svolta ecologica e moderna nel modo di vivere la città. E' l'unica soluzione che abbiamo per conservare la vivibilità di Parma di fronte a un continuo aumento di traffico. Oggi in città ci sono circa 400.000 spostamenti veicolari al giorno in continuo aumento, se non invertiamo la tendenza nel 2015 ne avremo 500.000. La metro ci consentirà di difendere la qualità della vita ma anche le nostre abitudini come andare in bicicletta. Speriamo di metterla in funzione dal 2014-2015.

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Federica Guidi: <Noi giovani e il virus dell'impresa> (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

FEDERICA GUIDI 13-07-2008 Federica Guidi: "Noi giovani e il virus dell'impresa" Dinamismo "Ma quali bamboccioni? Siamo gente impegnata con serietà in tante aziende" di FEDERICO GUIGLIA P iù giovani leoni o bamboccioni, chi sono gli italiani che lei rappresenta? "Bamboccioni ne conosco pochi. Non mi sono mai riconosciuta in quella definizione. Non so dire se siamo giovani leoni. Siamo gente impegnata con serietà in tante aziende. E con molta voglia di continuare a fare impresa in Italia". Ma quanti sono questi giovani, e come fanno a farsi valere in un Paese e in un continente che invecchiano precocemente? "Al nostro movimento, che chiamiamo proprio "movimento", sono associati dodicimila e cinquecento persone. Persone che di norma lavorano dieci/ dodici ore in azienda. Persone che cercano di portare in giro per il mondo le loro imprese. In Italia il principio della meritocrazia non esiste. Da qui la prima e più rilevante difficoltà: non avere un ascensore sociale che consenta ai migliori, se si danno da fare, di far progredire le loro prospettive sociali e retributive. Se il Paese non stimola né aiuta i bravi a emergere, i bravi se ne vanno". Ma allora come si diventa giovani imprenditori: per merito sociale - che è molto scarso, come lei dice - o per tradizione familiare, che è invece preponderante, come aggiungo io? "Occorre il mix delle due cose. Io ricordo che al movimento fui iscritta d'ufficio da mio padre. Ma non frequentavo, perché ero concentrata sul percorso degli studi. Poi, anche convinta da lui, fui invitata mettere a disposizione un po' del mio tempo per partecipare alle molte iniziative. E la cosa si trasformò in malattia. Ancora oggi molta gente ormai impegnata nei senior, compresa la Marcegaglia, resta "giovane per sempre". Perché scatta, come dicevo, il virus. Il virus di un ambiente competitivo e selettivo, che "pretende". Ma dà anche tantissimo, soprattutto a livello umano. Metti in rete le tue esperienze e cresci. Un'esperienza autentica, e non certo per "fare business" ". Non è che lei, da piccola, diceva "da grande farò l'imprenditrice": o sì? ""Voglio lavorare in fabbrica", ripetevo già a tre, quattro anni, secondo i ricordi di mia madre. Ero figlia unica, e si vede che per osmosi dai racconti di mio padre dicevo così. Ma in realtà a casa mia non mi hanno spinto, semmai mio padre mi ha frenato. Un po' perché una donna avrebbe trovato qualche difficoltà in più, un po' perché mi consigliava a fare "quello che ti piace". Papà ha tentato di mettermi paura, più che desiderio. Dopo la laurea, il master, e un paio d'anni fuori dall'azienda, viaggiando parecchio perché lavoravo in una cosiddetta merchant bank, entrai in azienda. E ora faccio il mestiere che più mi piace al mondo". Oggi che significa intraprendere rispetto al modello classico del lavoro dipendente? "Intanto avere un ruolo operativo e non istituzionale. L'idea di poter "lavorare" la materia prima che entra, si trasforma, diventa un prodotto che richiede un contatto continuo con clienti e fornitori, che fa viaggiare, che ti rende orgogliosa della tua azienda. Vivacità e dinamismo ". Quali sono i maggiori ostacoli per un giovane non raccomandato né figlio di nessuno che voglia fare impresa? "Prima cosa il reperire capitale iniziale senza poter offrire garanzie reali. La burocrazia, i costi, il tempo che si perde e che scoraggia e spaventa. E' un complicato e lungo momento finanziario, che distoglie la mente dalla volontà di liberare subito le energie, come si vorrebbe ". Confindustria è guidata da due donne, giovani, belle e determinate: Emma Marcegaglia per i grandi e lei per le nuove leve. Siamo alla svolta o alla sapiente trovata dei soliti maschietti, detentori della vera forza economica e "politica" dell'impresa? "Né l'una cosa né l'altra. E' solo il segno dei tempi. Il settore industriale ha tante donne impegnate nell'associazionismo. Certo, rispetto agli uomini le posizione di vertici sono ancora inferiori. Ma le Università sono piene di donne che presto entreranno nel mondo del lavoro. Il cambiamento è in atto ormai da qualche anno. Il processo s'è innescato, inarrestabile. Confindustra è stata innovativa, e la nostra mia e di Emma è solo una felice coincidenza. Ma io non amo le questioni di genere, preferisco parlare di competenze. Certo, se penso a quel che succede in altri ambiti, se penso alla politica.". Per lo sviluppo di un Paese è meglio avere poche ma buone multinazionali o tante piccole e medie industrie? "Difficile dare una ricetta. Ci vogliono le due dimensioni, la multi e la media. Ma io non sono per i giganti, anche se le aziende troppo piccole non riescono più a stare sul mercato. E poi gli investimenti stranieri purtroppo non arrivano, e ciò penalizza la ricerca, lo sviluppo e la tecnologia soprattutto delle medie e piccole imprese. Diciamo che la catena di comando può essere corta, ma va fondata sulla managerialità e sulla professionalità. L'imprenditore che fa un po' tutto da sé, oggi non è più un modello vincente". Che cos'è per lei il capitalismo? "Se è quello sano, è un eccezionale strumento per fare buona selezione. L'impresa meritevole va avanti, le altre no. Il capitalismo è stimolo e sviluppo". E il sindacalismo? "Una componente importante del sistema, l'altra faccia, la controparte istituzionale". Evitiamo ora i piagnistei, tipo "la crisi che incombe", "il carovita", l'"inflazione" e tutte le cose che sappiamo. Dica invece come tornare a rivedere le stelle. "Domanda da un milione di dollari. E' mancata, finora, una politica di investimento. Il carico fiscale che, appunto, tutti conosciamo fin troppo, è diventato un fardello sulle spalle. Non parliamo poi del rapporto euro-dollaro né della Banca centrale europea che alza, anziché abbassare, i tassi. Tutto ciò mette fuori mercato chi vende all'estero, e colpisce proprio chi cerca di competere". Ma se potesse ottenere dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti un provvedimento, uno solo, quale sarebbe? "In generale la sua proposta di finanziaria è interessante. Ma io fatico a dare un'indicazione. Direi che il tema delle tasse, la questione dell'imposizione fiscale e della tassazione sul lavoro siano ormai centrali". E se potesse chiedere all'opposizione una cosa, una cosa sola sulla politica economica, quale sarebbe? "Per il bene del Paese un'opposizione dovrebbe trovare un buon compromesso con la maggioranza per il rilancio della crescita. L'Italia non può restare allo zero virgola qualcosa. Le nazioni cosiddette emergenti -che poi già sono emersevantano ben altre armi e possibilità ". Qualcuno dei suoi giovani rampanti metterà una lira per la nuova Alitalia? "Non lo so dire. Io ho un'azienda in India e ho usato Alitalia negli ultimi anni. So quant'importante sia avere una compagnia di bandiera. Ma serve anche che questa compagnia sia efficace ed efficiente. Pensi che adesso le rotte che Alitalia ha purtroppo cancellato da e verso l'India, vengono fatte da compagnie indiane che un tempo avevano solamente voli interni ". Ma gli industriali pensano solo a far soldi o investono anche qualche spicciolo per la ricerca? "Vado a naso, ma ognuno di noi spende un sacco soldi in investimenti e in ricerca. Io spendo il 5 per cento del mio fatturato. E non sono affatto un'eccezione. L'innovazione è fondamentale. Certo, in alcuni settori -tipo la plasticapuò essere più difficile che in altri. Ma qui manca la ricerca di base. Sono le grandi aziende che dovrebbero investire molto di più in ricerca. Le ricadute positive sarebbero notevoli ". E per formare i dirigenti al meglio in Italia e nel mondo, investono o non investono le nostre aziende? "Su questo siamo un po' carenti. Siamo più al "fai da te", magari con le aziende di medie dimensioni che hanno fatto passi in avanti. Ma il passaggio è in buona parte avvenuto. Dal familismo di un tempo siamo approdati al modello familiare che scommette sulle capacità manageriali, che esige competenze, che valorizza collaboratori e produzioni in grado di spostarsi all'estero, che agisce con strumenti finanziari sempre più evoluti". Ma alle riunioni con i suoi colleghi europei lei si presenta con l'orgoglio di una grande nazione, com'è l'Italia, o interpreta la "sindrome del declino" che tanto affligge i politici e gli intellettuali frustrati? "Io sono molto ottimista, l'unica sindrome di cui soffro è quella della preoccupazione. Se pensassi ai declini, avrei già cambiato mestiere. Piangersi addosso mai". Possiamo concludere che il catastrofismo non abiti qui? "I miei amici e colleghi non sono catastrofisti. Siamo qui presenti con convinzione e non intendiamo abbandonare i nostri territori". Nel mondo dov'è che i giovani imprenditori italiani potrebbero e dovrebbero osare di più? "In Asia e in America latina. Dico due Paesi: Vietnam e Brasile. Forse anche e ancora l'Argentina. Sarebbe opportuno operare con un sistema-Paese come ha fatto la Germania in Cina. Sono favorevolissima a elaborare "piani-investimento sul futuro", se vogliamo battezzarli così ". E in quali settori? "I mercati stanno esplodendo, e noi siamo tradizionalmente forti in moltissimi campi. Ma oggi non si riesce a vendere se non si va anche a produrre in quelle aree, se non si conoscono bene quei luoghi del pianeta. Ecco perché le grandi aziende si internazionalizzano e delocalizzano ". Per un giovane intraprendere oggi è un rischio o molto meno di ieri? "E' un rischio, non se meglio o peggio di prima. Forse è più complicato, perché le possibilità sono maggiori, ma la rapidità delle informazioni e degli accadimenti fa sì che queste grandi opportunità nascondano anche delle grandi insidie. Ma io consiglierei a chiunque di provarci, mettendolo naturalmente in guardia. Senza essere falsamente buonisti, però senza scoraggiare chi ha voglia di cimentarsi ". f.guiglia@tiscali.it Governo "Il primo tema da affrontare? Le tasse, non c'è dubbio" Presidente dei giovani imprenditori Federica Guidi, 39 anni, è di Modena.

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L'ennesimo crollo della produzione industriale. L'onda anomala degli esuberi in arrivo, ci (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

13 Luglio 2008 Chiudi L'ennesimo crollo della produzione industriale. L'onda anomala degli esuberi in arrivo, circa diecimila solo tra Telecom Italia e Alitalia, che inducono malinconicamente a parlare di "capitalismo esuberante". Il brusco rallentamento della Fiat, che si prepara a chiedere la cassa integrazione per gli impianti di Melfi, Termoli e Cassino, contribuendo così a far lanciare dalla Cgil un vero allarme sulle richieste di cassa integrazione (300.000 entro fine anno). La nuova ondata di "saldi" di aziende italiane che, nonostante le dimensioni "tascabili", avevano un ruolo almeno simbolico nel mondo del made in Italy (il 40% di Technogym agli inglesi di Candover, lo storico marchio motociclistico Mv Agusta agli americani di Harley Davidson). Insomma, che si usi la lente d'ingrandimento della microeconomia o che si osservino le cose con il binocolo macroeconomico, tutto fa recessione. Potrebbe sembrare superfluo dirlo, visto che da mesi si parla di "crescita zero", ma invece è necessario perchè sia chiaro un altro elemento di diagnosi: il turnaround dell'industria italiana è ben lontano dall'essere terminato. Basta nascondersi dietro la retorica della "casta", secondo cui tutto ciò che non funziona è pubblico (burocrazia, fannulloni, eccetera), mentre il privato è virtuoso per definizione. C'è una "casta" che ha procurato al Paese altrettanti danni, ed è quella degli "imprenditori conservatori", che non hanno accettato la sfida della globalizzazione preferendo abbarbicarsi a produzioni marginali che oggi non riescono più a stare sui mercati, e degli "imprenditori parassiti", cioè quelli che, specie nel settore dei servizi, si sono garantiti comode (e spesso ricche) rendite di posizione. Se poi a tutto questo si aggiunge che per 20 anni si è pensato di poter fare a meno della politica industriale, ecco spiegata la totale assenza del "sistema Italia". Ora si vorrebbe rimediare, magari con una legge Marzano bis, che pure trova difficoltà (An e vertici Alitalia contrari) prima ancora di nascere. Diciamocela tutta: se si tratta di una norma ad hoc per la compagnia di bandiera, ben venga, Alitalia (con AirOne) è troppo strategica per non meritare strappi alla regola. Ma se invece deve servire a salvataggi diffusi nel manifatturiero in crisi, per di più con il solo obiettivo occupazionale, non è affatto auspicabile. Lo dico a malincuore, senza alcuna pulsione liberista, ma da tempo è arrivata l'ora di lasciare il sistema industriale alla sua selezione darwiniana. Solo così si porterà a termine il cambiamento di un tessuto imprenditoriale che non ha mai fatto i conti fino in fondo con se stesso. Prendiamo esempio dalla Germania: ha pagato un prezzo altissimo con i suoi 5 milioni di disoccupati del dopo-riunificazione, ma una volta delocalizzati a Est tutti i comparti meno innovativi e investito sulle grandi imprese e nei settori a tecnologia avanzata, ecco che la disoccupazione è stata riassorbita e che il cambiamento strutturale della sua economia l'ha resa nuovamente la locomotiva d'Europa. Importare il "modello tedesco" in Italia vuol dire anche questo. (www.enricocisnetto.it).

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TIPI ITALIANI (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

N. 166 del 2008-07-13 pagina 18 TIPI ITALIANI di Stefano Lorenzetto Dalla Russia alla Romania, dalla Lituania alla Bulgaria, andava da solo a portare soldi ai dissidenti. "Con Gorbaciov ho perso il lavoro". Mica tanto: ora regala Tir di cibo alla Moldavia. E a darglielo sono i poveri Milano, case popolari di via Amadeo fatte costruire da Benito Mussolini, fra Città Studi e Ortica, dove Luchino Visconti girò Rocco e i suoi fratelli. Qualcuno bussa alla porta. Fausto Fugazza si alza e va ad aprire. "Oh, Franca, sei tu!". Sono nati e cresciuti qui, porta a porta. Franca, ipovedente, ha 77 anni; Fausto 68. Durante la seconda guerra mondiale, Franca gli dava da mangiare col biberon, "un tiro di latte a lui e due tiri a me", confessa, "perché già eravamo tutti affamati in tempo di pace, figurarsi sotto le bombe". Da allora, Franca continua a fare quello che ha sempre fatto. Solo che al latte adesso ha aggiunto il caffè. "Ecco qua", deposita sulla tavola una bracciata di pacchetti Moka club da 250 grammi. "Scusami, stavolta sono soltanto 21, invece di 30. Ma, sai, è aumentato parecchio". Venti confezioni le ha pagate, una gliel'hanno regalata. Fanno 34 euro, quasi il 6 per cento della sua pensione, che è di 619 euro al mese. Fausto ringrazia commosso l'amica. Ma non ci farà il caffellatte per sé. "Con uno di questi", spiega, "in Moldavia paghi il medico che ti ottura un dente". Fugazza incarna la miglior dote degli italiani: la generosità. Da un quarto di secolo guida una stupefacente macchina di aiuti umanitari: poveri che aiutano altri poveri. È il suo modo di rimediare agli infiniti guasti prodotti dal comunismo. Perché questo milanese porta soccorsi soltanto lì, nell'Est europeo. E lo fa in splendida solitudine, senza insegne, senza Onlus, senza carta intestata, senza 5 per mille, senza sito Internet; non ha né sedi né telefoni, neppure l'ombra di una citazione su Google, insomma nulla di ciò che spesso contribuisce a trasformare le ragioni del cuore in burocrazia associativa e talvolta in mestiere. Ha cominciato quando ancora c'era la cortina di ferro. Russia, Ungheria, Cecoslovacchia, Ucraina, Lituania, Bulgaria, Romania, Jugoslavia, Kosovo e oggi la Moldavia: non c'è Paese dove non si sia infiltrato, mettendo a repentaglio la propria incolumità personale, per portare denaro e, dopo il crollo del regime sovietico, Tir stracolmi di cibo, vestiti, scarpe. Per anni è partito da solo, in treno, in aereo, in auto, col visto turistico. "Il rischio più grosso era alle frontiere, quando mi chiedevano se avessi qualcosa da dichiarare. E io regolarmente rispondevo: nulla. Invece ero imbottito di dollari. Più volte mi hanno sottoposto a ispezione corporale. Mai trovati". Non voleva dirmi dove li nascondesse e per un attimo ho temuto che usasse l'espediente dei trafficanti di droga che si riempiono la pancia con ovuli di cocaina. "Ma no, che cosa va a pensare! Semplicemente li davo in mano agli stessi poliziotti". Cioè? "Consegnavo a loro la giacca, con una copia stropicciata del Corriere della Sera in bella vista nella tasca. Mica stavano lì ad aprire il giornale. L'avessero fatto, sarebbero caduti a terra centinaia di bigliettoni verdi". La specialità di Fugazza era quella di avvicinare i dissidenti appena tornati dalla Siberia o usciti dalle prigioni nei Paesi del Patto di Varsavia. "Poi con l'avvento di Mikhail Gorbaciov ho perso il mio lavoro", quasi si lamenta, perché quello di manutentore di fotocopiatori e ciclostili l'ha sempre considerato un secondo lavoro. "Cinque-sei volte l'anno lasciavo i miei tre dipendenti e partivo". Non appena ha potuto, li ha lasciati per sempre. Attualmente Fugazza vive otto mesi l'anno a Chisinau, capitale della Moldavia, la repubblica incastonata fra Romania e Ucraina che si proclamò indipendente al dissolvimento dell'Urss, nel 1991. A dargli una mano c'è solo una segretaria, Diamantina Cojocaru, 37 anni, due figlie. Lei e sua madre, medico, erano senza casa, ne occuparono una e il benefattore ha dato loro i soldi per far causa allo Stato. "Alla fine sono riuscite a ottenere un appartamentino privo di acqua e di elettricità in un casermone popolare. Da allora lavorano per me, passo a entrambe un piccolo stipendio. Sono felici quando torno in Italia: in quei quattro mesi si trasferiscono a vivere a casa mia, che almeno ha il riscaldamento, l'acqua corrente e il televisore". Come le è venuto in mente di coltivare quest'hobby? "Lessi un libro sulle deportazioni dei cattolici in Siberia scritto da monsignor Cristoforo Campana, per lungo tempo parroco della cattedrale di Urbania, nelle Marche. Su indicazione di Pio XII, nel 1952 questo prete aveva fondato il Movimento rinascita Oriente cristiano, che assisteva la gente dell'Est perseguitata per motivi religiosi. Gli telefonai e andai a trovarlo. Mi conquistò. Alla sua morte ho continuato da solo". È un hobby che richiede coraggio. "Vado con la fiducia in Dio, pensando che sia questo che Lui vuole da me. Finora sono sempre tornato". Poteva finire in Siberia anche lei. "La Siberia non era il posto peggiore. I lager della Romania ai tempi della dittatura di Nicolae ed Elena Ceausescu erano molto, ma molto, più duri dei gulag". L'economista Giancarlo Elia Valori, che era spesso ospite dei Ceausescu, mi ha detto che le loro tombe sono sempre coperte di fiori. "Questo non lo so, ma è possibile, perché il regime ha lasciato orfani molti criminali. Quello che so, per averlo conosciuto di persona, è che un sacerdote cattolico di rito greco-ortodosso, rinchiuso per 24 anni nel mattatoio di Adjud, veniva costretto a chinarsi per terra, raccogliere con le mani gli escrementi, baciarli come se fossero una particola e poi consacrarli col segno di croce, in una ripugnante parodia della messa. E se si rifiutava di farlo, lo torturavano". Si stenta persino a crederlo. "Lo so. Nel 1990 alloggiavo in un albergo di Bucarest, oggi demolito. Nella hall vidi un giovane colonnello dell'esercito che barcollava. Gli chiesi se si sentisse male. "Oh no", rispose, "è solo che ho un problema ai piedi". E mi raccontò che la Securitate, la polizia segreta di Ceausescu, gli aveva strappato con le tenaglie tutte le 20 unghie dei piedi e delle mani". Per quale motivo? "Il suo incarico, durante la dittatura, era di girare in incognito nei Paesi occidentali per rintracciare i fuoriusciti rumeni rifugiati all'estero. Una volta individuati, faceva intervenire i sicari da Bucarest, che venivano ad ammazzarli. Mi confessò d'aver fatto uccidere molti suoi connazionali, in Francia, in Germania, anche in Italia, a Milano e a Roma. Il giorno che non se la sentì più di eseguire il suo sporco lavoro, fu ridotto in quello stato". Come mai è andato proprio in Moldavia? "Me lo suggerì un panettiere di Bucarest. Dieci anni fa mi disse: "Vada a Chisinau, là muoiono di fame". Arrivato alla frontiera, mi accorsi che i primi a morire di fame erano i poliziotti. Nella capitale mi imbattei nella tragedia di una giovane donna, madre di due bimbi piccoli, che era stata portata all'ospedale per un'appendicite. "Ha i soldi per pagare l'operazione?", le aveva chiesto il medico. Alla risposta negativa, le disse: "Torni a casa. Vedrà che starà presto bene". Infatti ora sta benissimo: è sotto terra. In Moldavia per essere curati bisogna pagare una polizza di 1.000 lei l'anno pro capite, pari a 67 euro, che in caso d'emergenza copre tre giorni di ricovero ospedaliero e un piccolo intervento, quindi niente chirurgia toracica, cardiopolmonare o vascolare. Ma 1.000 lei equivalgono a uno stipendio mensile e mezzo. Finora sono riuscito a far operare una trentina di bisognosi. Le operazioni al cuore costano 3.500 euro l'una perciò devo crudelmente limitarle ai bambini e ai giovani, che hanno più aspettativa di vita. Agli anziani posso garantire solo gli interventi di cataratta, che si fanno con 30 euro". E dove trova i soldi? "Me li dà la gente semplice. Qui a Milano mi aiutano le parrocchie della Barona, dei Santi Nereo e Achilleo e del Suffragio. Posso contare su gruppi di volontariato a Brescia, Vicenza, Ortisei, Bolzano. Non ho mai cercato il sostegno delle banche. Chiedono troppe carte e c'impiegano un sacco di tempo a erogarti un sussidio, mentre io quello che ho da fare oggi avrei già dovuto farlo ieri". Quanto denaro distribuisce? "Nel 2007 circa 50.000 euro, che laggiù corrispondono a una fortuna. Spesso io e Diamantina andiamo a visitare le località più povere, senza farci riconoscere. Ci presentiamo soltanto al sindaco e gli chiediamo di portarci nella case dove vivono i più miserabili e gli ammalati. E a quel punto aiutiamo direttamente la famiglia. La povertà non ci sfugge. Niente intermediari. In un decennio avrò soccorso circa 15.000 persone con questo sistema. A volte l'aiuto più grande è dar loro i soldi per procurarsi i documenti d'identità. Molti non percepiscono gli assegni familiari perché non hanno neppure i quattrini per farseli rilasciare". Come vivono i moldavi? "In provincia mangiano solo quello che coltivano: verze, rapanelli, carote. Le patate sono quasi tutte attaccate dal marciume secco. Lo zama, il minestrone, è diventato il piatto nazionale obbligatorio. Polli e conigli sono un lusso. A Chisinau si può far la spesa nei Green hills market, aperti da un italiano di Reggio Emilia, dove però fatichi a trovare persino l'insalata". Che cosa c'era di sbagliato nel comunismo? "Il voler programmare tutto, annientando qualsiasi forma di iniziativa privata. Dalla culla alla bara, provvedeva lo Stato. Vietato discutere. Io credo che il comunismo abbia attecchito all'Est proprio perché ha trovato popolazioni dolci, gentili, sottomesse. Schiacciarle col pugno di ferro è stato un gioco da ragazzi". Oggi va meglio? "Ho fatto parte per due anni di una commissione governativa sugli aiuti umanitari presieduta dal vicepremier Valerian Cristea. Si riuniva ogni giovedì pomeriggio. Un bel giorno cominciamo a indagare su 20 milioni di dollari arrivati dagli Stati Uniti e su tonnellate di riso spedite dalla Cina e dal Giappone. Tutto sparito. Dove sono finiti? Convochiamo il sindaco di una municipalità. E costui, come se nulla fosse, risponde: "I dollari e il riso ce li siamo tenuti io e i nove consiglieri". È ancora al suo posto. Con 20 milioni di dollari si poteva sfamare tutta la Moldavia. Mi sono dimesso". Stanno da cani, però il Partito dei comunisti della Repubblica di Moldavia è ancora al governo col 46% dei voti. "Un bel mistero. Se ne meravigliano tutti. Lei gira per la Moldavia e non trova nessuno che l'abbia votato". Che se ne farà di un ministro dello Sviluppo informatico una nazione che ha 100 computer ogni 1.000 abitanti, quando persino la Mongolia ne ha 164 e il Sudan 102? "Me lo chiedo anch'io, tanto più che l'accesso a Internet avviene solo attraverso provider di Stato, quindi di fatto c'è la censura". Quant'è diffusa la corruzione? "Domanda troppo ovvia. Non esiste una corruzione limitata. Per un allacciamento dell'acqua o del gas devi pagare l'ingegnere e il sottoingegnere, l'idraulico e il sottoidraulico, il manovale e il sottomanovale. Persino le bollette ufficiali sono moltiplicate per quattro. Io sfrondo, verso quello che ritengo giusto e nessuno fa una piega". Le moldave che arrivano in Italia o fanno le badanti o fanno le prostitute. Possibile che non trovino altri impieghi? "C'è molta prostituzione anche là. Dipende dalla bassissima scolarità. Anche se, per ottenere una laurea, basta consegnare una bustarella ai professori e organizzare un pranzo per la commissione. Il giorno dell'esame i docenti controllano sul bloc-notes chi ha pagato e chi no e promuovono di conseguenza". Con 4,3 milioni di abitanti la Moldavia è uno dei Paesi d'Europa a maggiore densità di popolazione, 10,88 nascite ogni mille abitanti contro le 8,54 dell'Italia. Sono poveri e fanno tanti figli, noi siamo ricchi e ne facciamo sempre meno. Come lo spiega? "I figli li concepiscono per svago. I padri non riconoscono la prole per non averla sul gobbo. Le madri rifiutano il matrimonio civile perché la donna non sposata ha diritto a mandare i figli negli internati fino ai 18 anni. Quanto alle nozze religiose, la Chiesa ortodossa ammette fino a tre divorzi. Ma, se sganci qualcosa al pope, puoi arrivare a sei". Lei che è stato a lungo anche in Romania, come risolverebbe il problema dei rom? "I rom si comportano male anche là, non soltanto in Italia. Sono selvaggi. Però hanno un loro governo, formato da capiclan zingari che vivono in case di lusso e si compiacciono di pagarti il biglietto del parcheggio quando vedono la tua auto con targa italiana in una piazza di Bucarest. Il nostro governo dovrebbe interpellare questi capiclan e metterli alle strette. Sono loro che comandano, all'Est come all'Ovest". Che cosa pensa dell'immigrazione clandestina in Italia? "Deve entrare solo chi può essere ammesso a frequentare una scuola professionale dove s'insegna un mestiere. Non ne conosco uno, di quelli tornati a Chisinau, che non abbia imparato a fare il piastrellista a Vicenza o l'elettricista a Brescia. Alle nostre frontiere la domanda di rito dovrebbe essere: "Che diploma ha?"". Non ha mai l'impressione di portare gocce d'acqua all'oceano? "Sempre. Ma quando penso che c'è gente che percorre chilometri nella neve con le scarpe prive di suole per arrivare fino al camion degli aiuti... Mi baciano le mani: "Nessuno ci aveva mai regalato nulla". Una volta una mamma ortodossa mi ha detto: "Siccome tu mi hai dato da mangiare, ora con i tuoi soldi andrò dal pope e comprerò una candela perché anche lui preghi per te". Sono più generosi loro di me. Poi ogni tanto mi capita anche di vedere gli effetti dell'aridità seminata dal comunismo. Una ragazza s'era rovesciata addosso una pentola d'acqua bollente. Per curarle le ustioni servivano 300 dollari. Il padre contadino ne guadagnava 100 in un anno. In ospedale sono andati per le spicce: "O qualcuno paga o muore". Ho pagato. (Si commuove). Quando è guarita, il medico le ha detto: "Guarda che se non c'era l'italiano saresti morta". Lei ha risposto: "Non è vero". Non credeva che fosse possibile. Non credono più a niente. Per loro è impensabile che possa esistere la bontà". (417. Continua) stefano.lorenzetto@ilgiornale.it © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il parcheggio si fa, dopo 14 anni (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Gorizia Il parcheggio si fa, dopo 14 anni A Lucinico sono partiti i lavori per creare nuovi posti auto in via Bersaglieri Si tratta di un intervento che costerà quasi 250 mila euro e ospiterà 46 stalli Ci sono voluti 14 anni dal momento in cui è nata l'idea alla sua realizzazione ma, alla fine, i lavori sono partiti. Stiamo parlando del parcheggio di via Bersaglieri, a Lucinico, dove, finalmente, è stato aperto il cantiere. Un'opera molto attesa dalla gente del posto, ma che da anni continua a subire ritardi, al punto che anche l'attuale sindaco, Ettore Romoli, si è irritato non poco per le lungaggini che hanno impedito all'intervento di partire prima. "Però, a forza di protestare ce l'abbiamo fatta - afferma oggi con una certa ironia - e non posso che accogliere con soddisfazione l'apertura di questo cantiere, dopo ben 14 anni d'attesa, che fa il paio con i lavori per la realizzazione della nuova aiuola in piazza San Giorgio. Questi due interventi rappresentano una prima, importante risposta dell'amministrazione comunale alle istanze della comunità di Lucinico, tenendo conto che la nostra volontà deve confrontarsi, come s'è visto anche in questa occasione, con la burocrazia pubblica". Il nuovo parcheggio, che costerà complessivamente quasi 250 mila euro, sarà realizzato dall'impresa "Tecnoscavi", di Udine e ospiterà 46 posti auto. Una bella boccata d'ossigeno per Lucinico, che metterà ordine nell'attuale sistema delle soste. Va ricordato, peraltro, che non è la prima volta che il quartiere attende anni prima di veder realizzata un'opera, basta ricordare il semaforo sulla Mainizza, per il quale ci sono voluti ben 10 anni, nonostante il fatto che si trattasse di un intervento decisamente semplice. (p.a.).

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L'angelo dei martiri della Siberia: "Così ho vinto i Paesi comunisti" (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

N. 166 del 2008-07-13 pagina 18 L'angelo dei martiri della Siberia: "Così ho vinto i Paesi comunisti" di Stefano Lorenzetto Fausto Fugazza. Dalla Russia alla Romania, dalla Lituania alla Bulgaria, andava da solo a portare soldi ai dissidenti. "Con Gorbaciov ho perso il lavoro". Mica tanto: ora regala Tir di cibo alla Moldavia. E a darglielo sono i poveri Milano, case popolari di via Amadeo fatte costruire da Benito Mussolini, fra Città Studi e Ortica, dove Luchino Visconti girò Rocco e i suoi fratelli. Qualcuno bussa alla porta. Fausto Fugazza si alza e va ad aprire. "Oh, Franca, sei tu!". Sono nati e cresciuti qui, porta a porta. Franca, ipovedente, ha 77 anni; Fausto 68. Durante la seconda guerra mondiale, Franca gli dava da mangiare col biberon, "un tiro di latte a lui e due tiri a me", confessa, "perché già eravamo tutti affamati in tempo di pace, figurarsi sotto le bombe". Da allora, Franca continua a fare quello che ha sempre fatto. Solo che al latte adesso ha aggiunto il caffè. "Ecco qua", deposita sulla tavola una bracciata di pacchetti Moka club da 250 grammi. "Scusami, stavolta sono soltanto 21, invece di 30. Ma, sai, è aumentato parecchio". Venti confezioni le ha pagate, una gliel'hanno regalata. Fanno 34 euro, quasi il 6 per cento della sua pensione, che è di 619 euro al mese. Fausto ringrazia commosso l'amica. Ma non ci farà il caffellatte per sé. "Con uno di questi", spiega, "in Moldavia paghi il medico che ti ottura un dente". Fugazza incarna la miglior dote degli italiani: la generosità. Da un quarto di secolo guida una stupefacente macchina di aiuti umanitari: poveri che aiutano altri poveri. è il suo modo di rimediare agli infiniti guasti prodotti dal comunismo. Perché questo milanese porta soccorsi soltanto lì, nell'Est europeo. E lo fa in splendida solitudine, senza insegne, senza Onlus, senza carta intestata, senza 5 per mille, senza sito Internet; non ha né sedi né telefoni, neppure l'ombra di una citazione su Google, insomma nulla di ciò che spesso contribuisce a trasformare le ragioni del cuore in burocrazia associativa e talvolta in mestiere. Ha cominciato quando ancora c'era la cortina di ferro. Russia, Ungheria, Cecoslovacchia, Ucraina, Lituania, Bulgaria, Romania, Jugoslavia, Kosovo e oggi la Moldavia: non c'è Paese dove non si sia infiltrato, mettendo a repentaglio la propria incolumità personale, per portare denaro e, dopo il crollo del regime sovietico, Tir stracolmi di cibo, vestiti, scarpe. Per anni è partito da solo, in treno, in aereo, in auto, col visto turistico. "Il rischio più grosso era alle frontiere, quando mi chiedevano se avessi qualcosa da dichiarare. E io regolarmente rispondevo: nulla. Invece ero imbottito di dollari. Più volte mi hanno sottoposto a ispezione corporale. Mai trovati". Non voleva dirmi dove li nascondesse e per un attimo ho temuto che usasse l'espediente dei trafficanti di droga che si riempiono la pancia con ovuli di cocaina. "Ma no, che cosa va a pensare! Semplicemente li davo in mano agli stessi poliziotti". Cioè? "Consegnavo a loro la giacca, con una copia stropicciata del Corriere della Sera in bella vista nella tasca. Mica stavano lì ad aprire il giornale. L'avessero fatto, sarebbero caduti a terra centinaia di bigliettoni verdi". La specialità di Fugazza era quella di avvicinare i dissidenti appena tornati dalla Siberia o usciti dalle prigioni nei Paesi del Patto di Varsavia. "Poi con l'avvento di Mikhail Gorbaciov ho perso il mio lavoro", quasi si lamenta, perché quello di manutentore di fotocopiatori e ciclostili l'ha sempre considerato un secondo lavoro. "Cinque-sei volte l'anno lasciavo i miei tre dipendenti e partivo". Non appena ha potuto, li ha lasciati per sempre. Attualmente Fugazza vive otto mesi l'anno a Chisinau, capitale della Moldavia, la repubblica incastonata fra Romania e Ucraina che si proclamò indipendente al dissolvimento dell'Urss, nel 1991. A dargli una mano c'è solo una segretaria, Diamantina Cojocaru, 37 anni, due figlie. Lei e sua madre, medico, erano senza casa, ne occuparono una e il benefattore ha dato loro i soldi per far causa allo Stato. "Alla fine sono riuscite a ottenere un appartamentino privo di acqua e di elettricità in un casermone popolare. Da allora lavorano per me, passo a entrambe un piccolo stipendio. Sono felici quando torno in Italia: in quei quattro mesi si trasferiscono a vivere a casa mia, che almeno ha il riscaldamento, l'acqua corrente e il televisore". Come le è venuto in mente di coltivare quest'hobby? "Lessi un libro sulle deportazioni dei cattolici in Siberia scritto da monsignor Cristoforo Campana, per lungo tempo parroco della cattedrale di Urbania, nelle Marche. Su indicazione di Pio XII, nel 1952 questo prete aveva fondato il Movimento rinascita Oriente cristiano, che assisteva la gente dell'Est perseguitata per motivi religiosi. Gli telefonai e andai a trovarlo. Mi conquistò. Alla sua morte ho continuato da solo". è un hobby che richiede coraggio. "Vado con la fiducia in Dio, pensando che sia questo che Lui vuole da me. Finora sono sempre tornato". Poteva finire in Siberia anche lei. "La Siberia non era il posto peggiore. I lager della Romania ai tempi della dittatura di Nicolae ed Elena Ceausescu erano molto, ma molto, più duri dei gulag". L'economista Giancarlo Elia Valori, che era spesso ospite dei Ceausescu, mi ha detto che le loro tombe sono sempre coperte di fiori. "Questo non lo so, ma è possibile, perché il regime ha lasciato orfani molti criminali. Quello che so, per averlo conosciuto di persona, è che un sacerdote cattolico di rito greco-ortodosso, rinchiuso per 24 anni nel mattatoio di Adjud, veniva costretto a chinarsi per terra, raccogliere con le mani gli escrementi, baciarli come se fossero una particola e poi consacrarli col segno di croce, in una ripugnante parodia della messa. E se si rifiutava di farlo, lo torturavano". Si stenta persino a crederlo. "Lo so. Nel 1990 alloggiavo in un albergo di Bucarest, oggi demolito. Nella hall vidi un giovane colonnello dell'esercito che barcollava. Gli chiesi se si sentisse male. “Oh no”, rispose, “è solo che ho un problema ai piedi”. E mi raccontò che la Securitate, la polizia segreta di Ceausescu, gli aveva strappato con le tenaglie tutte le 20 unghie dei piedi e delle mani". Per quale motivo? "Il suo incarico, durante la dittatura, era di girare in incognito nei Paesi occidentali per rintracciare i fuoriusciti rumeni rifugiati all'estero. Una volta individuati, faceva intervenire i sicari da Bucarest, che venivano ad ammazzarli. Mi confessò d'aver fatto uccidere molti suoi connazionali, in Francia, in Germania, anche in Italia, a Milano e a Roma. Il giorno che non se la sentì più di eseguire il suo sporco lavoro, fu ridotto in quello stato". Come mai è andato proprio in Moldavia? "Me lo suggerì un panettiere di Bucarest. Dieci anni fa mi disse: “Vada a Chisinau, là muoiono di fame”. Arrivato alla frontiera, mi accorsi che i primi a morire di fame erano i poliziotti. Nella capitale mi imbattei nella tragedia di una giovane donna, madre di due bimbi piccoli, che era stata portata all'ospedale per un'appendicite. “Ha i soldi per pagare l'operazione?”, le aveva chiesto il medico. Alla risposta negativa, le disse: “Torni a casa. Vedrà che starà presto bene”. Infatti ora sta benissimo: è sotto terra. In Moldavia per essere curati bisogna pagare una polizza di 1.000 lei l'anno pro capite, pari a 67 euro, che in caso d'emergenza copre tre giorni di ricovero ospedaliero e un piccolo intervento, quindi niente chirurgia toracica, cardiopolmonare o vascolare. Ma 1.000 lei equivalgono a uno stipendio mensile e mezzo. Finora sono riuscito a far operare una trentina di bisognosi. Le operazioni al cuore costano 3.500 euro l'una perciò devo crudelmente limitarle ai bambini e ai giovani, che hanno più aspettativa di vita. Agli anziani posso garantire solo gli interventi di cataratta, che si fanno con 30 euro". E dove trova i soldi? "Me li dà la gente semplice. Qui a Milano mi aiutano le parrocchie della Barona, dei Santi Nereo e Achilleo e del Suffragio. Posso contare su gruppi di volontariato a Brescia, Vicenza, Ortisei, Bolzano. Non ho mai cercato il sostegno delle banche. Chiedono troppe carte e c'impiegano un sacco di tempo a erogarti un sussidio, mentre io quello che ho da fare oggi avrei già dovuto farlo ieri". Quanto denaro distribuisce? "Nel 2007 circa 50.000 euro, che laggiù corrispondono a una fortuna. Spesso io e Diamantina andiamo a visitare le località più povere, senza farci riconoscere. Ci presentiamo soltanto al sindaco e gli chiediamo di portarci nella case dove vivono i più miserabili e gli ammalati. E a quel punto aiutiamo direttamente la famiglia. La povertà non ci sfugge. Niente intermediari. In un decennio avrò soccorso circa 15.000 persone con questo sistema. A volte l'aiuto più grande è dar loro i soldi per procurarsi i documenti d'identità. Molti non percepiscono gli assegni familiari perché non hanno neppure i quattrini per farseli rilasciare". Come vivono i moldavi? "In provincia mangiano solo quello che coltivano: verze, rapanelli, carote. Le patate sono quasi tutte attaccate dal marciume secco. Lo zama, il minestrone, è diventato il piatto nazionale obbligatorio. Polli e conigli sono un lusso. A Chisinau si può far la spesa nei Green hills market, aperti da un italiano di Reggio Emilia, dove però fatichi a trovare persino l'insalata". Che cosa c'era di sbagliato nel comunismo? "Il voler programmare tutto, annientando qualsiasi forma di iniziativa privata. Dalla culla alla bara, provvedeva lo Stato. Vietato discutere. Io credo che il comunismo abbia attecchito all'Est proprio perché ha trovato popolazioni dolci, gentili, sottomesse. Schiacciarle col pugno di ferro è stato un gioco da ragazzi". Oggi va meglio? "Ho fatto parte per due anni di una commissione governativa sugli aiuti umanitari presieduta dal vicepremier Valerian Cristea. Si riuniva ogni giovedì pomeriggio. Un bel giorno cominciamo a indagare su 20 milioni di dollari arrivati dagli Stati Uniti e su tonnellate di riso spedite dalla Cina e dal Giappone. Tutto sparito. Dove sono finiti? Convochiamo il sindaco di una municipalità. E costui, come se nulla fosse, risponde: “I dollari e il riso ce li siamo tenuti io e i nove consiglieri”. è ancora al suo posto. Con 20 milioni di dollari si poteva sfamare tutta la Moldavia. Mi sono dimesso". Stanno da cani, però il Partito dei comunisti della Repubblica di Moldavia è ancora al governo col 46% dei voti. "Un bel mistero. Se ne meravigliano tutti. Lei gira per la Moldavia e non trova nessuno che l'abbia votato". Che se ne farà di un ministro dello Sviluppo informatico una nazione che ha 100 computer ogni 1.000 abitanti, quando persino la Mongolia ne ha 164 e il Sudan 102? "Me lo chiedo anch'io, tanto più che l'accesso a Internet avviene solo attraverso provider di Stato, quindi di fatto c'è la censura". Quant'è diffusa la corruzione? "Domanda troppo ovvia. Non esiste una corruzione limitata. Per un allacciamento dell'acqua o del gas devi pagare l'ingegnere e il sottoingegnere, l'idraulico e il sottoidraulico, il manovale e il sottomanovale. Persino le bollette ufficiali sono moltiplicate per quattro. Io sfrondo, verso quello che ritengo giusto e nessuno fa una piega". Le moldave che arrivano in Italia o fanno le badanti o fanno le prostitute. Possibile che non trovino altri impieghi? "C'è molta prostituzione anche là. Dipende dalla bassissima scolarità. Anche se, per ottenere una laurea, basta consegnare una bustarella ai professori e organizzare un pranzo per la commissione. Il giorno dell'esame i docenti controllano sul bloc-notes chi ha pagato e chi no e promuovono di conseguenza". Con 4,3 milioni di abitanti la Moldavia è uno dei Paesi d'Europa a maggiore densità di popolazione, 10,88 nascite ogni mille abitanti contro le 8,54 dell'Italia. Sono poveri e fanno tanti figli, noi siamo ricchi e ne facciamo sempre meno. Come lo spiega? "I figli li concepiscono per svago. I padri non riconoscono la prole per non averla sul gobbo. Le madri rifiutano il matrimonio civile perché la donna non sposata ha diritto a mandare i figli negli internati fino ai 18 anni. Quanto alle nozze religiose, la Chiesa ortodossa ammette fino a tre divorzi. Ma, se sganci qualcosa al pope, puoi arrivare a sei". Lei che è stato a lungo anche in Romania, come risolverebbe il problema dei rom? "I rom si comportano male anche là, non soltanto in Italia. Sono selvaggi. Però hanno un loro governo, formato da capiclan zingari che vivono in case di lusso e si compiacciono di pagarti il biglietto del parcheggio quando vedono la tua auto con targa italiana in una piazza di Bucarest. Il nostro governo dovrebbe interpellare questi capiclan e metterli alle strette. Sono loro che comandano, all'Est come all'Ovest". Che cosa pensa dell'immigrazione clandestina in Italia? "Deve entrare solo chi può essere ammesso a frequentare una scuola professionale dove s'insegna un mestiere. Non ne conosco uno, di quelli tornati a Chisinau, che non abbia imparato a fare il piastrellista a Vicenza o l'elettricista a Brescia. Alle nostre frontiere la domanda di rito dovrebbe essere: “Che diploma ha?”". Non ha mai l'impressione di portare gocce d'acqua all'oceano? "Sempre. Ma quando penso che c'è gente che percorre chilometri nella neve con le scarpe prive di suole per arrivare fino al camion degli aiuti... Mi baciano le mani: “Nessuno ci aveva mai regalato nulla”. Una volta una mamma ortodossa mi ha detto: “Siccome tu mi hai dato da mangiare, ora con i tuoi soldi andrò dal pope e comprerò una candela perché anche lui preghi per te”. Sono più generosi loro di me. Poi ogni tanto mi capita anche di vedere gli effetti dell'aridità seminata dal comunismo. Una ragazza s'era rovesciata addosso una pentola d'acqua bollente. Per curarle le ustioni servivano 300 dollari. Il padre contadino ne guadagnava 100 in un anno. In ospedale sono andati per le spicce: “O qualcuno paga o muore”. Ho pagato. (Si commuove). Quando è guarita, il medico le ha detto: “Guarda che se non c'era l'italiano saresti morta”. Lei ha risposto: “Non è vero”. Non credeva che fosse possibile. Non credono più a niente. Per loro è impensabile che possa esistere la bontà". (417. Continua) stefano.lorenzetto@ilgiornale.it © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Associazione Italia-Cina Prima tessera al sindaco (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il caso Ieri la cerimonia al cinema comunale Associazione Italia-Cina Prima tessera al sindaco MASSIMO MATHIS BARGE Il primo a iscriversi è stato il sindaco di Barge Luca Colombatto, inaugurando ieri al cinema comunale la prima associazione culturale "mista" della Granda. Gli italiani, per ora, sono in minoranza: 3 (oltre al primo cittadino, ne fanno parte un ristoratore di Saluzzo e una segretaria di Barge), in un gruppo che conta 123 cinesi da tutta la provincia. Quelli emigrati nel Saluzzese provengono dallo stesso distretto rurale di Wencheng, vicino alla città di Wenzhou, nella provincia dello Zhejiang, alcuni anche dalla regione del Fujiang. La comunità si è formata attorno alle pietre di Luserna, un particolare "gneiss" molto utilizzato nei rivestimenti edili, che viene estratto nell'Infernotto e nella vicina Val Pellice. Facevano gli scalpellini nel loro Paese e fanno lo stesso lavoro, ormai da vent'anni, sotto il Mombracco. L'integrazione lavorativa è piena perché sono tutti impiegati nelle aziende estrattive della zona. E c'è anche chi si è messo in proprio come Deng Lunquiao, detto "Franco", votato ed eletto presidente del nuovo ente dai connazionali residenti in paese e a Bagnolo, a Saluzzo, Envie e nel Pinerolese. Palloncini colorati in sala, ragazzine con gli occhi a mandorla accolgono pubblico e relatori appuntando rose rosse "in segno di amicizia" all'ingresso del teatro. La prima associazione Italia-Cina è una festa per entrambe le comunità nel paese che in Europa ha la più alta percentuale di cittadini cinesi - 495 su 815 stranieri e 7646 abitanti - rispetto alla popolazione locale (la vicina Bagnolo ha 5832 residenti, 511 extracomunitari di cui 306 asiatici). Il momento è di quelli solenni. Sono presenti amministratori pubblici, studenti di Scienze politiche e operatori. Interviene la vice console della Repubblica popolare cinese, He Feng Yun ("Siamo popoli amici. I cinesi devono rispettare le leggi italiane, ma hanno gli stessi diritti degli italiani"). Non manca il presidente della Provincia Raffaele Costa: "In un momento in cui si discute anche animosamente sui rapporti tra gli italiani e chi viene qui a vivere e lavorare, provare a costruire un rapporto stabile è un fatto costruttivo. Dal punto di vista culturale, umano, e anche "operativo". Qui l'integrazione è già molto forte. Ora si sta costruendo una nuova società". Per "Franco" la nuova associazione servirà anche a rendere più facili i rapporti con le istituzioni e la burocrazia, "non solo locale", e a promuovere l'amicizia tra popolo cinese e italiano". "Barge - riprende il sindaco - sa cosa vuol dire la parola "emigrazione": molti concittadini in passato hanno dovuto andare all'estero per sopravvivere e migliorare la propria condizione. Che significa lasciare tutto e andare all'estero in cerca di fortuna ce lo ricordano i fratelli di Annonay in Francia e di Freyre in Argentina con i quali ora siamo gemellati". Piccola Chinatown della provincia - ma qui i cinesi, pur essendo comunità tradizionalmente chiusa, non hanno mai costituito un "ghetto" -, Barge si propone ora come un "modello". Per favorire l'integrazione si lavora molto già nella scuola, con progetti, iniziative e la buona volontà degli insegnanti. "Questa associazione - sottolinea Colombatto - è una grande opportunità per noi. Prima di essere cinesi e italiani siamo persone, chiamate a dare, ognuno con le proprie possibilità, un personale contributo al miglioramento della società. Gli effetti positivi di questo dialogo si vedranno con le nuove generazioni".

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Microimprese la burocrazia costa 11,4 miliardi all'anno (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

UN RAPPORTO DELL'UFFICIO STUDI DI CONFARTIGIANATO Microimprese la burocrazia costa 11,4 miliardi all'anno La burocrazia costa ai piccoli imprenditori artigiani 11,4 miliardi di euro e quasi 90 giorni di lavoro l'anno. La denuncia arriva da un rapporto dell'Ufficio studi di Confartigianato. Dall'analisi del rapporto sul costo della burocrazia in Italia emerge l'ennesimo paradosso tutto italiano, quello per cui a pagare devono essere sempre, e spesso anche soltanto, le micro e piccole imprese, quelle che impiegano fino ad un massimo di 9 addetti. Infatti, dei 14.920 milioni di euro l'anno versati da tutte le imprese italiane nelle casse della burocrazia statale, la fetta più grossa proviene dalle microimprese. In tutto, 11.386 milioni di euro l'anno, quasi 11,4 miliardi. Un imprenditore è costretto, così, ad impiegare una persona solo per occuparsi di tutte le formalità richieste dalla burocrazia italiana. Un lavoro che richiede "appena" 89,5 giorni all'anno. L'Ufficio studi di Confartigianato ha indicato anche il giorno esatto in cui un'impresa chiude il proprio conto annuale con la burocrazia per iniziare "a generare valore esclusivamente per remunerare i fattori produttivi": l'8 maggio. Una richiesta di semplificazione che è stata avanzata all'assemblea annuale di Confartigianato a Roma e alla recente assemblea di Confartigianato Imprese Novara Verbano Cusio Ossola svoltasi a Baveno. Una richiesta che è stata accolta dal governo, presente con il presidente del Consiglio e numerosi ministri a Roma, e che è contenuta nella manovra economica varata proprio alla fine di giugno. Un segnale che fa ben sperare per un paese veramente a misura di piccola impresa. Che l'Italia non sia un Paese a cui piace fare poche cose e semplici è evidente a tutti. Un solo dato è emblematico in tal senso, il numero delle leggi attualmente vigenti nel nostro Paese. La Germania deve fare i conti con 4.547 leggi vigenti, più della metà della Francia, con le sue quasi 10mila leggi vigenti, 9.837 per l'esattezza. In Italia ce ne sono 21.691, più del doppio di quelle francesi, quasi cinque volte quelle tedesche. Paragoni che si sarebbero evitati volentieri se non fosse che l'Unione Europea ha iniziato a mettere sotto accusa i costi burocratici dei Paesi comunitari. Nel 2006, infatti, la Commissione europea ha proposto di ridurre drasticamente il peso della burocrazia, ponendosi come obiettivo il taglio del 25% entro il 2012. Un taglio che aumenterebbe dell'1,5% il Pil di tutta l'Eurozona. In Italia, ha calcolato ancora l'Ufficio studi di Confartigianato, con una "burocrazia zero" il prodotto per singolo addetto aumenterebbe del 2,3%. I benefici per le imprese di piccole dimensioni sarebbero anche maggiori. Con una burocrazia ad impatto zero, infatti, ognuna di loro recupererebbe il 5,8% di produttività ed addirittura il 53,7% del divario di produttività che attualmente le dividono dalle imprese francesi, tedesche e spagnole. Il confronto con le concorrenti europee disegna uno scenario poco allettante per le micro e piccole imprese italiane. Ma se l'Europa si pone l'obiettivo di abbattere il costo della burocrazia per le imprese, in Italia, tra il 2005 ed il 2006, i costi amministrativi sono aumentati del 6,7%. Nel 2007 di un altro 5%.

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Domani gli anziani nella nuova Rsa (sezione: Burocrazia)

( da "Arena.it, L'" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

13 Luglio 2008 SOAVE. Sono stati affidati all'Oasi il trasloco e gestione della struttura Domani gli anziani nella nuova Rsa Accelerati i tempi per evitare agli ospiti un'altra estate torrida nei locali obsoleti di Villa Scrinzi   Anziani pronti a cambiar casa: si inaugura domattina alle 11 la nuova Residenza sanitaria assistenziale ed il trasloco da Villa Scrinzi, degli attuali trenta ospiti della vecchia casa di riposo, inizierà subito dopo. Giuseppina Bonavina, direttrice generale dell'Ulss 20, è riuscita infatti a chiudere prima di quanto lei stessa avesse previsto il capitolo burocrazia legato all'attivazione della Rsa e ad accontentare il sindaco Lino Gambaretto, che chiedeva tempi brevi per evitare agli anziani della casa soavese di trascorrere un'altra estate al caldo negli obsoleti ambienti di Villa Scrinzi. Dopo gli ospiti della struttura soavese, toccherà ai 24 anziani di media assistenza ed ai sei non autosufficienti, attualmente ospiti della casa "Don Bortolo Mussolin" di San Bonifacio. Erano stati infatti i sindaci del distretto socio-sanitario 4 a sostenere l'opportunità di spostare alla nuova Rsa anche gli anziani del sambonifacese. Al trasloco, come alla gestione della nuova struttura, provvederà la Fondazione Oasi: nessun altro ente o istituzione, secondo il Comune di Soave, avrebbe potuto farlo al suo posto. Parla di funzione non sostituibile il sindaco Gambaretto, per spiegare una scelta motivata alla luce di una lunga collaborazione, con la certezza che, effettuato con operatori e anziani che ben si conoscono, il trasloco non sarà un trauma. La stessa cosa accadrà per la "Don Bortolo Mussolin". La nuova Rsa, costata 3 milioni e 700 mila euro, coperti per poco più di 3 milioni con contributi di Regione Veneto e Fondazione Cariverona, è di proprietà dell'Ulss 20: il Comune ne è gestore e la conduzione è stata affidata all'Oasi, fondazione che si fa anche carico di tutti gli oneri relativi all'attivazione della stessa Rsa. P.D.C.  .

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Passaporto, i bengalesi "assaltano" Conegliano (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il console del Bangladesh, ieri nella sede della Cgil, per rinnovare i documenti. Risiedono in 3mila solo nel Trevigiano e ieri sono arrivati in centinaia anche dal Friuli Passaporto, i bengalesi "assaltano" Conegliano ConeglianoL'ambasciata del Bangladesh in trasferta da Roma alla Cgil di Conegliano. È iniziata ieri di buon mattino fino alle 18 del pomeriggio e continuerà per tutta la giornata di oggi, l'operazione di rinnovo dei passaporti dei cittadini provenienti dal Bangladesh e residenti in Italia. Un'esperienza d'avanguardia che per la prima volta avvicina la burocrazia ai cittadini che si trovano alle prese con scadenze e rinnovi decentrandoli a Palermo per tutto il sud d'Italia e a Conegliano per il nord. Frutto di due mesi di organizzazione, l'operazione di rinnovo dei passaporti è stata coordinata dalla Cgil che ha messo a disposizione le proprie stanze e dall'ambasciata del Bangladesh a Roma.I residenti nella provincia di Treviso sono 3mila, di cui 2mila tra Conegliano e Pieve di Soligo dove si contano le comunità più numerose e dove ha sede l'associazione presieduta da Hossain Mohd Mokarrom che ha collaborato alla due giorni. Il primo segretario dell'ambasciata del Bagladesh M. Harun Al Rashid arrivato da Roma ha seguito personalmente tutte le operazioni supportato da altri tre colleghi. Nella giornata si sono contati oltre 230 arrivi e altrettanti sono attesi per la giornata di oggi provenienti da Treviso, Mestre, Padova, Vicenza, Rovigo e da fuori regione, Udine, Mantova, Modena e Bolzano."Si tratta di un'operazione importante - spiega il Console M. Harun Al Rashid in inglese - che consente di evitare il viaggio fino a Roma a tante persone che altrimenti dovrebbero fermarsi lì per due, tre giorni" con la spesa conseguente di circa 300 euro. "Diventa più facile lavorare in questo modo, una volta all'anno veniamo qui e rinnoviamo il passaporto per 10 anni". La situazione diventa più complessa con il rinnovo dei permessi di soggiorno: "Per questi a volte bisogna attendere anche sei mesi" spiega il Console. Il ritratto della comunità Bengalese conta per la maggior parte di ragazzi tra i 25 e i 45 anni, che vengono in Italia alla ricerca di un lavoro e di una situazione economica migliore. La gran parte lavora in industrie del mobile e metallurgiche "Ben integrati ed apprezzati dagli stessi datori di lavoro - spiega il console - anche i questo caso ci siamo sentiti ben ospitati grazie alla collaborazione di Carabinieri e Polizia Locale".Il segretario generale della Cgil per la provincia di Treviso Paolino Barbiero spiega: "Quanto è avvenuto è un passo importante, ma dimostra anche un vuoto nella capacità organizzativa delle istituzioni; noi li abbiamo ospitati anche perché riteniamo che l'idea di decentrare questo tipo di istituzioni sia vincente, consenta maggiore rapidità e il risparmio di denaro per le famiglie che altrimenti dovrebbero affrontare il viaggio. Il problema permane con i permessi di soggiorno, abbiamo sottoposto la situazione anche alla Prefettura. Il rischio che comportano i ritardi anche di 20 mesi nei rinnovi dei permessi è la possibilità di entrare in uno stato di clandestinità con quanto ne consegue".Erica Bet.

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Patto tra Comuni contro gli sprechi (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Efficienza e risparmio per i servizi a Revine, Cison, Follina, Miane e Tarzo Revine LagoE se riprovassimo l'Unione di comuni in Vallata? Si tratterebbe, come stabilisce il legislatore, di creare un organismo sovracomunale, con suoi organi e vertici, allo scopo di condividere quanto più possibile servizi e uffici: obbiettivo risparmiare denaro e guadagnare efficienza nei servizi ai propri cittadini.A riproporre l'Unione a Cison, Follina, Miane, Revine Lago e Tarzo, è stato l'ex sindaco di Revine Lago Giorgio Della Colletta. E del "caso" se ne è anche occupato il settimanale diocesano.Completando un percorso avviato dai suoi predecessori, il consiglio comunale di Della Colletta nel 2000 approvò il progetto di Unione, che prevedeva la gestione condivisa di 12 servizi di non poco peso: vigili, appalti, tributi, forniture. Voto sì all'Unione anche Tarzo; poi s'invocarono ulteriori approfondimenti e tutto s'addormentò. Né tutti erano convinti che davvero facesse risparmiare denaro.Perché risvegliare adesso la proposta di Unione? Ad esempio perchè i piccoli comuni, come i 5 della Vallata, faticano sempre più a far quadrare bilanci e servizi. E per di più nel 2009 si vota a Cison, Follina, Miane e Revine Lago. Se c'è un momento per lanciare un nuovo progetto condiviso, può essere quello. In tutta Italia ci sono circa 250 Unioni che coinvolgono 1200 comuni; nessuna in provincia di Treviso, la più vicina è Quero-Segusino-Vas."Sono pienamente favorevole alla collaborazione tra Comuni. Sono pronto anche a lasciare la mia carega di sindaco", dichiara il sindaco di Tarzo Gianangelo Bof, che del resto in passato si era espresso a favore dell'abolizione dei piccoli comuni come il suo. Puntando quindi non all'Unione, che è una sorta di consorzio tra Comuni che restano esistenti, ma addirittura alla Fusione: di due o più comuni ne resta uno. Con un sindaco solo e gli altri costretti a lasciare la fascia tricolore per la quale tanto hanno faticatoL'Unione? "Ma noi già collaboriamo", è la prima risposta al problema di Battista Zardet, sindaco di Revine Lago. La nostra prima telefonata, guarda caso, lo raggiunge proprio mentre è in riunione con i colleghi sindaci della Vallata."Sicuramente ci sono servizi che si potrebbero condividere - spiega poi-. Come la pubblica illuminazione, l'ufficio tecnico, la ragioneria, la contabilità. Però non è detto che per un Comune essere piccolo sia un male: in Austria e in Svizzera ci sono Comuni anche molto piccoli, ma gestiti bene. Il problema italiano casomai è la burocrazia"."Comuni così piccoli non hanno giustificazione, e con l'Unione ci sarebbero senz'altro economie di scala", risponde invece il sindaco di Follina Marcello Tomasi. "Però penso che sarebbe meglio andare per gradi, cioè mettere assieme Tarzo con Revine Lago, che sono tra loro vicine e hanno come punto di riferimento i laghi, e dall'altra parte Cison, Miane e Follina, più omogenei tra loro 3". Ma se si ricandidasse a sindaco metterebbe la collaborazione più stretta con Cison e Miane nel suo programma? "Non ci ho ancora pensato. Né alla ricandidatura, né al programma".Claudio Mellere era già sindaco di Miane quando nel 2000 Revine e Tarzo votarono per l'Unione. "Forse lo sbaglio fatto allora fu di volere tutto e subito. Siccome sono sempre processi difficili, è meglio iniziare mettendo in comune il servizio più semplice, poi consolidare quello e eventualmente proseguire. E concordo con Tomasi: meglio iniziare a tre, Miane, Follina e Cison". In ogni caso, Mellere si dice convinto che "bisogna iniziare a unificare i servizi". Fin adesso, lui stesso lo riconosce, questo è avvenuto ben poco. "Occorre trovarsi e aggiornarsi, ma, con le incombenze sempre crescenti che abbiamo, il poco tempo a disposizione non ce lo ha permesso".Tra le poche eccezioni, ma è questione sui generis, l'urbanistica: i cinque comuni della Vallata stanno lavorando ad un unico Pati. Congiunta è anche l'organizzazione dei soggiorni climatici per anziani. "Non mi convince molto l'Unione dei Comuni, perché prevede la creazione di un altro ente al di sopra dei Comuni, con ulteriori spese - dice Cristina Pin, sindaco di Cison di Valmarino, nel 2000 consigliere comunale -. Credo di più nella fusione. Ma è difficile che questa venga del basso. Poi, anche senza Unione possiamo consorziare servizi tra Comuni, ad esempio l'ufficio tecnico. Ma sono progetti che rimangono spesso sulla carta, molto difficili da attuare".Tommaso Bisagno.

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Economia ansiogena (sezione: Burocrazia)

( da "Sicilia, La" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'ennesimo crollo della produzione industriale. L'onda anomala degli esuberi in arrivo, circa diecimila solo tra Telecom Italia e Alitalia, che inducono malinconicamente a parlare di "capitalismo esuberante". Il brusco rallentamento della Fiat, che si prepara a chiedere la cassa integrazione per gli impianti di Melfi, Termoli e Cassino, contribuendo così a far lanciare dalla Cgil un vero allarme sulle richieste di cassa integrazione (300.000 entro fine anno). La nuova ondata di "saldi" di aziende italiane che, nonostante le dimensioni "tascabili", avevano un ruolo almeno simbolico nel mondo del made in Italy (il 40% di Technogym agli inglesi di Candover, lo storico marchio motociclistico Mv Agusta agli americani di Harley Davidson). E, come se non bastasse, ad alimentare un quadro decisamente ansiogeno arrivano persino brutte notizie di cronaca, come le manette a Matteo Cambi, "guru" della moda casual, e ad Angelo Mastrolia, coinvolto nell'inchiesta "mani in pasta" subito dopo aver rilevato la Buitoni. Insomma, che si usi la lente d'ingrandimento della microeconomia o che si osservino le cose con il binocolo macroeconomico, tutto fa recessione. Potrebbe sembrare superfluo dirlo, visto che da mesi si parla di "crescita zero", ma invece è necessario perché sia chiaro un altro elemento di diagnosi: il turnaround dell'industria italiana è ben lontano dall'essere terminato. Basta nascondersi dietro la retorica della "casta", secondo cui tutto ciò che non funziona è pubblico (burocrazia, fannulloni, eccetera), mentre il privato è virtuoso per definizione. C'è una "casta" che ha procurato al Paese altrettanti danni, ed è quella degli "imprenditori conservatori", che non hanno accettato la sfida della globalizzazione preferendo abbarbicarsi a produzioni marginali che oggi non riescono più a stare sui mercati, e degli "imprenditori parassiti", cioè quelli che, specie nel settore dei servizi, si sono garantiti comode (e spesso ricche) rendite di posizione. Se poi a tutto questo si aggiunge che per 20 anni si è pensato di poter fare a meno della politica industriale, ecco spiegata la totale assenza del "sistema Italia". Ora si vorrebbe rimediare, magari con una legge Marzano bis, che pure trova difficoltà (An e vertici Alitalia contrari) prima ancora di nascere. Diciamocela tutta: se si tratta di una norma ad hoc per la compagnia di bandiera, ben venga, Alitalia (con AirOne) è troppo strategica per non meritare strappi alla regola. Ma se invece deve servire a salvataggi diffusi nel manifatturiero in crisi, per di più con il solo obiettivo occupazionale, non è affatto auspicabile. Lo dico a malincuore, senza alcuna pulsione liberista, ma da tempo è arrivata l'ora di lasciare il sistema industriale alla sua selezione darwiniana. Solo così si porterà a termine il cambiamento di un tessuto imprenditoriale che non ha mai fatto i conti fino in fondo con se stesso. Prendiamo esempio dalla Germania: ha pagato un prezzo altissimo con i suoi 5 milioni di disoccupati del dopo-riunificazione, ma una volta delocalizzati a Est tutti i comparti meno innovativi, e investito sulle grandi imprese e nei settori a tecnologia avanzata, ecco che la disoccupazione è stata riassorbita e che il cambiamento strutturale della sua economia l'ha resa nuovamente la locomotiva d'Europa. Importare il "modello tedesco" in Italia vuol dire anche questo. (www.enricocisnetto.it).

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L'ennesimo crollo della produzione industriale. L'onda (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'ennesimo crollo della produzione industriale. L'onda anomala degli esuberi in arrivo, circa diecimila solo tra Telecom Italia e Alitalia, che inducono malinconicamente a parlare di capitalismo esuberante.Il brusco rallentamento della Fiat, che si prepara a chiedere la cassa integrazione per gli impianti di Melfi, Termoli e Cassino, contribuendo così a far lanciare dalla Cgil un vero allarme sulle richieste di cassa integrazione (300.000 entro fine anno). La nuova ondata di saldi di aziende italiane che, nonostante le dimensioni tascabili, avevano un ruolo almeno simbolico nel mondo del made in Italy (il 40\% di Technogym agli inglesi di Candover, lo storico marchio motociclistico Mv Agusta agli americani di Harley Davidson). E, come se non bastasse, ad alimentare un quadro decisamente ansiogeno arrivano persino brutte notizie di cronaca, come le manette a Matteo Cambi, guru della moda casual, e ad Angelo Mastrolia, coinvolto nell'inchiesta mani in pasta subito dopo aver rilevato la Buitoni. Insomma, che si usi la lente d'ingrandimento della microeconomia o che si osservino le cose con il binocolo macroeconomico, tutto fa recessione.Potrebbe sembrare superfluo dirlo, visto che da mesi si parla di crescita zero, ma invece è necessario perchè sia chiaro un altro elemento di diagnosi: il turnaround dell'industria italiana è ben lontano dall'essere terminato. Basta nascondersi dietro la retorica della casta, secondo cui tutto ciò che non funziona è pubblico (burocrazia, fannulloni, eccetera), mentre il privato è virtuoso per definizione. C'è una casta che ha procurato al Paese altrettanti danni, ed è quella degli imprenditori conservatori, che non hanno accettato la sfida della globalizzazione preferendo abbarbicarsi a produzioni marginali che oggi non riescono più a stare sui mercati, e degli imprenditori parassiti, cioè quelli che, specie nel settore dei servizi, si sono garantiti comode (e spesso ricche) rendite di posizione. Se poi a tutto questo si aggiunge che per 20 anni si è pensato di poter fare a meno della politica industriale, ecco spiegata la totale assenza del sistema Italia.Ora si vorrebbe rimediare, magari con una legge Marzano bis, che pure trova difficoltà (An e vertici Alitalia contrari) prima ancora di nascere. Diciamocela tutta: se si tratta di una norma ad hoc per la compagnia di bandiera, ben venga, Alitalia (con AirOne) è troppo strategica per non meritare strappi alla regola. Ma se invece deve servire a salvataggi diffusi nel manifatturiero in crisi, per di più con il solo obiettivo occupazionale, non è affatto auspicabile. Lo dico a malincuore, senza alcuna pulsione liberista, ma da tempo è arrivata l'ora di lasciare il sistema industriale alla sua selezione darwiniana. Solo così si porterà a termine il cambiamento di un tessuto imprenditoriale che non ha mai fatto i conti fino in fondo con se stesso.Prendiamo esempio dalla Germania: ha pagato un prezzo altissimo con i suoi 5 milioni di disoccupati del dopo-riunificazione, ma una volta delocalizzati a Est tutti i comparti meno innovativi e investito sulle grandi imprese e nei settori a tecnologia avanzata, ecco che la disoccupazione è stata riassorbita e che il cambiamento strutturale della sua economia l'ha resa nuovamente la locomotiva d'Europa. Importare il modello tedesco in Italia vuol dire anche questo.(www.enricocisnetto.it).

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A Palazzo Reale, a Milano, sino al prossimo 7 settembre, c'è una mostra che vede come protagonista uno dei nostri artisti più importanti (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia di Lecco, La" del 13-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

A Palazzo Reale, a Milano, sino al prossimo 7 settembre, c'è una mostra che vede come protagonista uno dei nostri artisti più importanti. La mostra ha come titolo ?Corrente. Le parole della vita. Opere 1930-1945? e traccia, attraverso le loro opere, l'esperienza di quei pittori che si raccolsero intorno ad Ernesto Treccani ed alla sua rivista, ?Corrente? appunto. Tra questi ci fu Ennio Morlotti, nato a Lecco nel 1910 e morto a Milano nel 1992, profondamente impegnato in questa esperienza accanto ad altri suoi ?compagni di strada? come Renato Guttuso, Renato Birolli, Bruno Cassinari, Lucio Fontana Mario Mafai, Giuseppe Migneco, Scipione ed Emilio Vedova, solo per citarne alcuni. Ennio Morlotti, a proposito dell'esperienza di Corrente, ebbe modo di scrivere: ?Ripensandoci ritengo che la cosa più importante di allora fosse il principio corale. C'erano giovani che stavano insieme e si stimavano, credevano all'autonomia di una generazione, avevano la coscienza della minoranza. Disprezzavano la burocrazia e l'ufficialità, si opponevano all'indecenza e alla menzogna, premevano sulle ragioni della poesia e stimolavano la dignità individuale. Era ?Corrente? contro corrente. Io non pensavo neanche allora che tutto fosse oro colato, però ognuno di questi giovani avrebbe dato la camicia a chi non l'aveva... i loro quadri erano pregni, scottanti e abbandonati?. Questa mostra ripropone attraverso un percorso pittorico l'esperienza di giovani artisti che hanno manifestato questa loro libertà espressiva proprio negli anni del fascismo. Cos'era allora Corrente e da dove trae origine? Tutto nasce con Ernesto Treccani, un giovanissimo, precoce artista che a soli diciassette anni fonda la rivista ?Vita giovanile?, che poi prenderà il nome di ?Corrente?: è il 1938. Si tratta di un caso raro e probabilmente unico di un diciassettenne che dirige una rivista su cui scrivono Giulio Carlo Argan, Alberto Lattuada, Carlo Emilio Gadda, Salvatore Quasimodo, Vasco Pratolini, Umberto Saba ed Elio Vittorini. Si tratta, ancora, di una specie di miracolo di sopravvivenza, in un momento in cui le voci contro il fascismo erano invariabilmente soffocate. ?La sua virata ? scrive Marina Pizziolo, curatrice della mostra milanese ? dall'iniziale ortodossia alla fronda e quindi a una posizione di rifiuto ideologico, per quanto nelle forme ammesse dalla censura, era stata tollerata dal regime, anche grazie all'intercessione politica del senatore Giovanni Treccani Degli Alfieri, padre del giovanissimo fondatore della rivista?. Figura interessantissima quest'ultima. Partito come operaio per la Germania, Giovanni Treccani diventa in breve tempo un imprenditore tessile con quindicimila dipendenti, fonda l'Istituto Enciclopedico che porta il suo nome ed arriva a proporre a Mussolini, nel 1923, l'istituzione di una cattedra per un certo Albert Einstein, uno scienziato piuttosto noto in Germania. Proposta bocciata quest'ultima dal duce, che riteneva Einstein un ?senza patria?. Se il padre era un uomo straordinario, anche il figlio Ernesto dimostrò di non essere da meno, e l'esperienza di Corrente è lì a dimostrarlo. I buoni uffici paterni ressero però per soli due anni e nel 1940 la rivista fu chiusa dal regime a causa della pubblicazione di un brano di Carlo Cattaneo, che sosteneva l'inutilità di ogni guerra. Fu nel 1939, con due grandi mostre, che gli artisti di Corrente poterono aprirsi al pubblico e soprattutto mostrare come la loro coesione o coralità non nasceva da un sentire comune bensì da una continua dialettica. ?Niente era pacifico in Corrente?, scriveva Renato Guttuso. ?Vi erano tra noi ? precisava Treccani ? delle differenze, non soltanto di età e di temperamento, ma di propositi e di prospettiva?. Questa temperie fu vissuta intensamente da Morlotti, ?ribelle tra i ribelli?. In questo senso mentre Sassu e Birolli guardavano a esempi illustri come Ensor e Soutine, e Guttuso aveva il suo punto di riferimento in Guernica di Picasso, Morlotti continuava a guardare a Cézanne. Uno dei quadri di Morlotti esposti a Milano è ?Paesaggio a Monticello?; ?un esempio ? scrive Marina Pizziolo ? di quella serie di paesaggi che Morlotti dipinge nella prima metà degli anni quaranta in Brianza. La tensione espressionista ormai divelle, con la sua scrittura emozionale, la razionale tessitura che Morlotti aveva desunto da Cézanne. La tavolozza sperimenta nelle terre la declinazione di un sentimento di sconvolta naturalità. Cielo e colline sono saldate da un segno pittorico ora sinuoso, ora rabbiosamente ritornante. Perno del paesaggio è la casa al centro, da cui s'irradia il racconto allucinato di una visione che non risponde ai toni pacati della memoria, ma a quelli drammatici del presentimento?. Accanto a questo rivisitato paesaggio della Brianza, troviamo in mostra altri quadri notevoli di Morlotti come il ?Nudo sdraiato? del 1940, i ?Gessi? del 1942, le due ?Natura morta con bucranio? del 1942 e del 1943, i ?Dossi? e la ?Figura con gesso? del 1944. Solo alcuni esempi, ma molto significativi, di quell'esperienza giovanile che segnò Morlotti e contribuì alla sua crescita artistica ed umana. ?Ci ripugna ? scrivevano Morlotti e Treccani nel 1943 ? la bella cornice ed il ?pezzo di pittura?. Preferiamo le materie più aride, perché vogliamo arida e scarna la nostra parola agli uomini. Ci portiamo alla stregua degli operai. Ci riconosciamo solo in amore e odio. Riconosciamo nell'atteggiamento di Picasso un superamento dell'intimismo e del personalismo degli espressionisti. Vediamo riflessa nelle tele di Picasso non la sua lotta particolare, ma quella della sua generazione. Le immagini di questo pittore sono provocazione e bandiera di mille uomini?. Gianfranco Colombo 13/07/2008.

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U na parte dell'industria italiana è rimasta indietro. Ma (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere Economia Online" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

U na parte dell'industria italiana è rimasta indietro. Ma questa volta non basta chiamare in causa il dualismo Nord-Sud. E neanche la crisi internazionale (dal caro petrolio al calo dei consumi) può spiegare fino in fondo perché il sistema delle imprese private si prepari a lasciare a casa circa 10 mila lavoratori. L'esempio più concreto lo fa un sindacalista, Paolo Pirani, segretario confederale della Uil: "Prendiamo la Brembo, un'azienda di Bergamo specializzata nell'indotto auto. Anni fa era tutt'altro che competitiva. Poi è stata presa in mano con una logica industriale e oggi tiene testa alla concorrenza. Ma se da Bergamo ci spostiamo un po' più in là, a Mantova, incontriamo la Sogefi, altra impresa (gruppo De Benedetti, ndr ) che opera più o meno nello stesso settore (fanno filtri per auto anziché freni ndr), ma l'esito è opposto: qui 230 dipendenti rischiano di perdere il posto". Brembo e Sogefi, due imprese nate e cresciute sotto lo stesso cielo "padano", attive nello stesso segmento produttivo, esposte in egual misura alle intemperie mondiali e ai ritardi nazionali (dalla burocrazia alle strade). Due storie vicine, quasi parallele, salvo i risultati. Perché? Fulvio Coltorti, direttore centrale e responsabile ufficio studi di Mediobanca, coglie così la tendenza: "Nei prossimi mesi vedremo in modo sempre più chiaro una divisione di campo, specie nel comparto delle aziende medie e grandi specializzate in produzioni standardizzate su grossi volumi e attaccate dalla concorrenza sul versante dei costi. Riusciranno a rimanere in Italia le società capaci di innovare i prodotti, di offrire servizi di assistenza al cliente, di valorizzare la garanzia di qualità simboleggiata dai marchi. Gli altri o accettano una flessione notevole dei margini o saranno costretti a spostare gli impianti all'estero". La nuova geografia industriale sta prendendo forma. Nel breve periodo quasi 22 mila posti di lavoro andranno perduti, se si calcolano anche i 13 mila esuberi previsti nelle società a metà tra pubblico e privato, come Alitalia (6.000), Telecom (5.000) e Poste italiane (2.000). Capitolo a parte è il piano di cassintegrazione studiato dalla Fiat, alle prese con un calo secco della domanda di auto. L'elenco delle imprese (vedere tabella) attraversa tutto il Paese. A Lecco la Riello (caldaie) taglierà 148 posti. L'Electrolux 750 a Scandicci (Firenze). In Basilicata sono in difficoltà gli specialisti dei divani, tra cui Natuzzi (1.200 "eccedenze") e Nicoletti (450); a Fabriano, nelle Marche, la Antonio Merloni (caldaie) vuole ridurre l'organico di 600 persone. E così via. Proprio come osserva Coltorti, una buona quota di queste aziende alleggerisce impianti e capannoni in Italia per trasferirsi altrove. Ettore Riello, per esempio, si prepara a traslocare gli impianti in Polonia. Gli svedesi di Electrolux considerano poco redditizio produrre in Italia: ora chiudono a Scandicci e si apprestano a ristrutturare anche lo stabilimento di Susegana (Treviso). Natuzzi, infine, ha già avviato investimenti "alternativi" in Cina. La fuga dalla Penisola non è stato lo sbocco inevitabile di un collasso generalizzato dell'industria italiana. Certo, i segnali per il 2008 (a maggio produzione in caduta del 6,6% su base annua) sono "allarmanti", come ha detto la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Tuttavia l'economista Sandro Trento osserva che "siamo ancora di fronte a una crisi abbastanza circoscritta, concentrata soprattutto nel comparto dei beni durevoli, come elettrodomestici, mobili, arredamento". Luca Paolazzi, direttore del centro studi di Confindustria aggiunge: "Bisogna distinguere tra imprese con difficoltà strutturali e aziende in calo momentaneo e che quindi utilizzano la cassa integrazione". Da Mediobanca Coltorti conferma che i profitti realizzati nelle imprese nel 2007 saranno "più che soddisfacenti". Del resto non è difficile fare qualche confronto. Negli ultimi due anni il distretto lucano dei divani ha dimezzato la produzione e 1.400 addetti (sul totale di 2.100) sono già in cassa integrazione. Tutta colpa del calo dei consumi? Del costo del lavoro? Della burocrazia o della mancanza di strade? Difficile sostenerlo visto che i concorrenti brianzoli e veneti di Nicoletti e Natuzzi, dopo aver innovato materiali e design, continuano a macinare utili. E lo stesso discorso si può fare per le cucine: Electrolux va male, ma le aziende rivali, vicine di casa in Veneto, sono andate bene. E così via, dall'indotto auto alle macchine utensili. Finora è andata così, sostanzialmente con un sistema industriale a due velocità. Ora lo scenario potrebbe cambiare se si confermerà una crescita zero generalizzata. Ma chi cerca di rimediare con la delocalizzazione ai ritardi nei processi di innovazione, o chi semplicemente smobilita, lascia un conto pesante al Paese. Dall'economia allora si passa alla politica. Mercoledì 9 luglio Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo economico, ha annunciato una modifica della legge Marzano, cioè della norma di salvataggio per alcune categorie di impresa. Le parole del ministro hanno già suscitato un confronto anche all'interno della maggioranza sull'eventuale applicazione della "Marzano-bis" all'Alitalia. Ma il salvagente può tornare buono anche per altre imprese boccheggianti.

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La Cisl: lavoro nero favorito dalle lungaggini sui permessi (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

"Quanto avvenuto a Viadana è un atto delinquenziale, ma il ricorso elevato al lavoro nero tra gli immigrati è anche il frutto della farraginosa burocrazia legata ai permessi". Lo sostiene Vittorino Marinoni, segretario del sindacato immigrati della Cisl, l'Anolf. L'esponente sindacale ribatte anche al sindacalista della Cgil, Fabrizio Bruni, che aveva osservato come anche nel mantovano sia presente la piaga del caporalato. "Su questo non sono d'accordo - dice Marinoni - eslcudo che nel viadanese vi sia un'organizzazione del reclutamento del lavoro nero in termini di caporalato, anche se il lavoro irregolare ovviamente esiste ed è diffuso. Il problema è che è lo stesso sistema delle quote a favorire questa piaga. Per il 2008 la quota di lavoratori stagionali nel mantovano fissata agli inizi dell'anno è di 1054. Ma l'iter per ottenere tutta la documentazione necessaria è lunghissima, si parla di otto o nove mesi in buona parte dei casi. Ad esempio, per un lavoratore indiano, come il povero Kumar, le lungaggini burocratiche in Italia e nel suo paese per ottenere tutta la documentazione per lavorare da noi sono su quest'ordine di grandezza. In altre parole, per le aziende agricole trovare manodopera per i lavori stagionali non è semplicissimo. Con questo non voglio certo giustificare lo sfruttamento e il ricorso al lavoro nero. Le aziende agricole dovrebbero programmare le proprie attività tenendo conto anche di questi aspetti, per essere in regola e non cover ricorre al lavoro nero. Resta però da risolvere il problema a monte, vale dire snellire e velocizzare le pratiche per i permessi di lavoro".

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Per gli studenti ed i pensionati arrivano i voucher sperimentali della Provincia (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Brescia" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Edizione: 14/07/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:GdB LAVORO L'ISCRIZIONE E' ON LINE Per gli studenti ed i pensionati arrivano i "voucher" sperimentali della Provincia Aristide Peli BRESCIA - Arrivano i "voucher" vendemmia per combattere il lavoro nero, ridurre la burocrazia, ma soprattutto dare una possibilità di reddito a studenti e pensionati. È infatti rivolto solo a loro il progetto, per ora ancora in fase sperimentale, attivato dal Settore lavoro della Provincia di Brescia, guidato da Aristide Peli, in collaborazione con la Regione, l'Inail e l'Inps. L'iniziativa ruota attorno all'utilizzo di "voucher", veri e propri buoni, dal valore nominale di 10 euro, che potranno essere acquistati dalle aziende agricole bresciane per pagare i lavoratori nel corso della vendemmia 2008. Un'opportunità resa possibile grazie alla legge Biagi del 2003 e avviata concretamente con un decreto ministeriale del marzo 2008. Per ciascun buono il lavoratore potrà riscuotere 7,50 euro netti (il pagamento all'ora dipenderà dalla libera contrattazione tra lavoratore e datore), che verranno erogati direttamente dall'Istituto di Previdenza Sociale. Il 25% trattenuto dall'Inps servirà a pagare i contributi (13%), l'Inail (7%) e il restante 5% andrà all'Inps che opera come ente concessionario. Ma la cosa più interessante è costituita dal fatto che il compenso sarà esente da qualsiasi tipo di imposizione fiscale e l'attività lavorativa stagionale non avrà incidenza sullo stato di disoccupato o di pensionato. Anche l'accesso a questa formula è semplice e veloce. Gli studenti o i pensionati interessati non dovranno fare altro che segnalare la propria disponibilità presso gli uffici Inps o presso i 13 Centri per l'impiego sparsi nella Provincia; l'iscrizione potrà avvenire a partire da questa settimana anche via Internet attraverso il sito internet www.inps.it, o ancora tramite "contact center" telefonando al numero telefonico 803164. Analogo procedimento di iscrizione dovrà seguire l'azienda agricola che, attraverso il sito internet dell'Inps avrà accesso a tutti i nominativi dei lavoratori iscritti; potrà scegliere le persone per la vendemmia; ed acquistare i voucher con i quali pagare studenti e pensionati. Il datore di lavoro, dopo essersi registrato, dovrà anticipare l'importo che ritiene necessario al pagamento della prestazione di cui ha bisogno. Sempre in via telematica o "contact center" dovrà dichiarare l'apertura di ogni rapporto di lavoro, indicando gli estremi temporali ai fini della copertura infortuni Inail. La convenzione ha limiti ben precisi: ciascun lavoratore potrà guadagnare compensi fino ad un massimo di 5mila euro; mentre le imprese agricole non potranno acquistare "voucher" per un valore superiore ai 10mila euro. I pagamenti verranno fatti direttamente dall'Inps, attraverso Poste Italiane o nei modi stabiliti al momento dell'iscrizione. (raga.).

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Verolese: burocrazia a posto, cercasi punta (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Brescia" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Edizione: 14/07/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:SPORT Regolarmente presentata la pratica di iscrizione alla serie D: i lavori per lo stadio non sono un problema Verolese: burocrazia a posto, cercasi punta Maurizio Lucchetti, allenatore della Verolese: la rosa è quasi ultimata Massimo Cornacchiari VEROLANUOVA Prosegue il lavoro dello staff tecnico della Verolese per riuscire a mettere a disposizione del tecnico Maurizio Lucchetti l'intera rosa definitiva in vista del ritrovo fissato per il 24 luglio a Verolanuova, che si completerà poi con il ritiro pre-campionato a Serle programmato fino al 9 agosto. Da registrare, comunque, parecchi movimenti. Il tassello-portieri, per esempio, è stato sistemato. Sfumate le trattative con la Cremonese per Cattabiani e Quaini, la società di Antonini si è rivolta al Brescia dalle cui giovanili è arrivato Bonfadini, classe '91, che si giocherà il posto con Gatta, di scuola-Atalanta, che l'ultima stagione ha difeso i legni del Chiari. Manca ancora l'ufficialità, cioè il fatidico nero su bianco, ma ormai dovrebbe essere fatta. L'arrivo del nuovo estremo difensore porta conseguentemente l'immissione sul mercato di Paoletti, il quale comunque non dovrebbe avere problemi a trovare una collocazione. Quindi, a questo punto, l'unico pezzo mancante riguarda il reparto offensivo. Non più percorribile la pista Zini, che si è accasato al Pizzighettone, si stanno valutando alcune opzioni differenti. Al momento non c'è un nome preciso all'orizzonte e, come ammette il direttore sportivo Santo Marini "per ora siamo in alto mare, ma stiamo lavorando". È stato intanto definitivamente ceduto Chiappani al Colorno:già da due anni non era in rosa, ma il cartellino era ancora di proprietà della società bassaiola. La squadra è stata regolarmente iscritta al campionato di Serie D, smentendo le voci che mettevano in dubbio questa ipotesi a causa del ritardi dei lavori di adeguamento dello stadio. "Martedì abbiamo presentato la documentazione a Roma e non ci sono state fatte obiezioni di sorta" si afferma dalla società. Non ci sono particolari apprensioni per il completamento delle opere allo stadio richieste entro il termine fissato, e cioè la fine di questo mese. "Il lavoro più grosso - dicono in società - riguarda la realizzazione dell'entrata per gli ospiti da realizzarsi sul lato opposto a quella esistente e la realizzazione dell'apposita tribunetta, sempre sul lato opposto di quella attuale". Gli altri lavori di completamento, specificatamente richiesti per la regolarità del campo e la conseguente agibilità, riguardano l'innalzamento della recinzione e l'adeguamento della sala stampa e degli spogliatoi. "Sono lavori - è la posizione del slub - che non implicano grandi opere e quindi siamo assolutamente tranquilli che non vi saranno intoppi".

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Salviamo Forni (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Vicenza, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

APPELLO "Salviamo Forni" Mi permetta un volo di uccello (corvo, pojana, aquila, ecc.) dentro una meravigliosa valle vicentina che va a perdersi nel nulla dimenticato eppure confondendosi nel verde incolto (ora) delle montagne a destra verso Tonezza, a sinistra un po' meno abbandonata verso l'Altopiano di Asiago, a nord verso Lavarone, lasciando a sud lo spacco di Arsiero, Velo e la pianura. Orbene, il perché di questa mia dell'oasi appena accennata (diciamo così) e ce ne sarebbero da descrivere di bellezze dentro e lungo il corso colorato dell'Astico, è il fattore triste dell'abbandono della sua gente. Sì, si tratta proprio di trattare questo argomento e facciamolo in breve. Prendiamo ad esempio Forni di Valdastico: una lunga storia millenaria di un paesino che fin dai tempi di Roma faceva da sbarramento alla pianura, poi negli ultimi tempi distrutto, ricostruito, macellato che troviamo narrato in tanti libri e nella Carta Angelica a Roma e che un certo regime ha soffocato. Ora di questo paese è il vuoto: le case sono abbandonate, crollano e la burocrazia nazionale distrugge giorno per giorno. Negli anni '20 circa c'erano 1.200 abitanti, ora sono 42. I tetti si sfasciano, le miserie degli abbandoni creano spacchi e mentre gli emigranti sono dispersi nel mondo, niente e nessuno della Regione, dello Stato o di altri Enti si interessano più a questa lunga storia. C'è un teatro, una stupenda chiesa con un dipinto di Guidi che ha fatto corona nelle copertine del fascicolo sulla mostra Historia Christi e pure nei "totem" sparsi nella città, ecc. La burocrazia che fa da padrona nella valle, distrugge tutto senza lasciare spazio di azione e allora perché non stabilire fondi anche regionali ed aiutare chi non può sorbirsi spese con tanti eredi scomparsi dalla fine ottocento in poi? E aiutare quel qualcuno che resta nei pressi della valle ma non ha mezzi propri? Coraggio, e mi rivolgo a chi di competenza: aiutiamo questo ed altri paesi, diamogli dignità, togliamo misere burocrazie e perché no, non potremmo forse fare di questo villaggio dove non manca gas, acqua, luce, un paradiso per l'aria buona, e i colori un mondo nuovo per gli anziani? Direttore, pubblichi questa mia incompleta preghiera e chissà che non muova qualcosa prima che un mondo, con la sua storia venga definitivamente distrutto. Domenico Cogo Vicenza.

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Bonami: villa manin funziona ma ora faranno tabula rasa (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Intervista al direttore artistico che dal 2004 ha creato il Centro d'arte contemporanea Bonami: villa Manin funziona ma ora faranno tabula rasa Il progetto, le polemiche e la necessità di capire quale futuro dare a Passariano "Le mega-rassegne alla Marco Goldin sono ormai alla frutta" "Volete più gente? Fate la mostra su Impressionisti e frico" di SABRINA ZANNIER L'apertura, nel 2004, del Centro d'arte contemporanea di villa Manin ha dato avvio a un istituzionale e impegnativo capitolo sull'arte visiva che, in regione, veniva per lo più promossa e sostenuta da associazioni, operatori culturali e privati. A parte il Centro di Passariano, che finora ha detenuto una sorta di centralità, nel nostro territorio questo specifico linguaggio cresce e fermenta in diversi contesti, quelli più istituzionali ? come lo Spac di Buttrio e la Galleria d'Arte Contemporanea di Monfalcone, che si distinguono con un lavoro puntuale e tra loro differenziato, più attento al contesto regionale il primo, e a quello nazionale il secondo ? e quelli offerti dalle rassegne pluriennali, dalla programmazione delle associazioni culturali, da qualche sporadica mostra museale e dall'attività continuativa delle gallerie private. A fronte della decisione, da parte della nuova giunta regionale, di non continuare l'attività di villa Manin sul fronte dell'arte contemporanea, bisognerebbe capire in che direzione muoversi per alimentare un settore verso il quale anche il nostro territorio dimostra crescente interesse. Due potrebbero essere le vie: individuare una nuova centralità istituzionale, magari in un luogo meno vincolante di villa Manin dal punto di vista della connotazione architettonica preesistente, ma nella prospettiva di relazionarlo con le altre offerte di settore, sia in fase progettuale e programmatica, sia per quanto concerne la comunicazione, che necessita di unitarietà regionale, per evitare sovrapposizioni di date e una migliore e capillare informazione. Oppure conferire valore istituzionale, attraverso finanziamenti più solidi e garantiti, alle rassegne e alle iniziative che hanno dimostrato continuità e radicamento, inserendole, anche in tal caso, in un circuito progettuale, programmatico e comunicazionale, in ogni caso aperto ad ulteriori crescite. Questa seconda ipotesi avvallerebbe il principio della disseminazione dell'arte contemporanea nel territorio regionale che, pur a fronte di puntuali progetti e identità operative, offrirebbe un ricco circuito di offerte capaci di promuovere diverse location, alimentando pure l'indotto del turismo. Abbiamo rivolto alcune domande a Francesco Bonami, giunto al termine del suo mandato di direttore artistico del Centro di Villa Manin, per un bilancio sul lavoro svolto e per ascoltare il punto di vista di un curatore internazionale che si è affacciato sulla scena artistica della nostra regione. Arrivare a villa Manin nel 2004 per dirigere un nuovo Centro d'arte contemporanea è stata una bella sfida, per lei che già allora dirigeva istituzioni ampiamente riconosciute. A Passariano era necessario dare una puntuale identità al Centro, da un lato radicandolo nel territorio e dall'altro conferendogli visibilità nazionale e internazionale. Su questi tre aspetti qual è il bilancio dopo cinque anni? "Eccellente. Dove non esisteva niente legato all'arte contemporanea è stato costruito da zero un Centro che oggi è conosciuto in Italia e nel mondo. Dovunque vado professionisti internazionali mi chiedono quale sarà il programma futuro di villa Manin. Con molta malinconia devo rispondere che il Centro di arte contemporanea forse non avrà futuro. Rimangono sempre molto perplessi. Come se a Chicago, cambiando il sindaco o il governatore dello stato dell'Illinois, il museo di arte contemporanea dovesse ricominciare tutto da capo o addirittura trasformarsi in qualcosa di completamente diverso. Solo in Italia esiste questo inquinamento totale della cultura da parte della politica". Nel 2004 il Centro di villa Manin ha rappresentato una novità in Friuli Vg, in quanto unica realtà in grado di garantire un'attività continuativa a livello internazionale sull'arte contemporanea, anche a fronte di consistenti finanziamenti sui quali altre iniziative non hanno potuto contare. Ma la regione su questo fronte non era certo una tabula rasa. Tanto che ad apertura del Centro avete riunito tutti gli operatori per un contatto con il territorio e, con alcuni di loro, avete collaborato. Che impressione ha avuto della realtà culturale di questa regione? "Certo si poteva fare di più e di più si sarebbe fatto se non avessimo sempre lavorato con la spada di Damocle del numero di visitatori e del ritorno di stampa. Tuttavia credo che dal 2004 a oggi ci sia stata una vera e propria maturazione da parte di chi già da tempo lavorava sul territorio con serietà. Non per merito del Centro, ma di un dialogo reciproco e della presa di coscienza dei diversi ruoli. Se agli inizi villa Manin veniva vista come un contenitore da sfruttare, poi si è capito che con la coerenza del programma il Centro portava visibilità a tutta la regione. Insomma, se prima un giorno sì e un giorno no qualcuno proponeva una mostra da fare a villa Manin, con il passare del tempo non ricevevamo più proposte ma annunci di progetti complementari al Centro". Non ho mai condiviso la formula espositiva dello Spazio Fvg, che ghettizza gli artisti regionali rispetto alle grandi mostre, pur dandogli visibilità, mentre ho trovato interessante e produttiva l'iniziativa del concorso Maninfesto. Suddiviso per linguaggi creativi ? prima la pittura, poi la fotografia e, nella prossima edizione, scultura e installazione ? ha il merito di visualizzare uno scenario aggiornato sullo stato della ricerca artistica in regione. Rispetto al panorama internazionale cosa pensa dei nostri artisti? "La ghettizzazione è sempre stata il rischio dello Spazio Fvg. Invece Manifesto ha dato risultati più nuovi e imprevisti. Tuttavia con Spazio Fvg abbiamo fatto un lavoro di mappatura che in certi casi è servita in altri meno. Ritengo però che Spazio Fvg fosse un progetto chiaro. Credo sempre più ambiguo inserire qualche nome locale in mostre internazionali solo per dare il contentino al territorio, senza veramente credere che gli artisti invitati siano allo stesso livello. Insomma, lo Spazio Fvg aveva i suoi limiti ma almeno gli artisti potevano lavorare in un contesto riconosciuto a livello internazionale". Il concorso Maninfesto vi ha permesso di raccogliere un consistente materiale visivo e informativo, che potrebbe rappresentare il primo tassello di un archivio degli artisti del Fvg. C'è da augurarsi che questo materiale non venga disperso. "Spero che il mio successore abbia qualche idea a riguardo e non venga dimenticato o, peggio, gettato via. La sensazione è che si voglia fare tabula rasa. D'altronde avrebbe voluto fare tabula rasa anche gente che invece avrebbe dovuto sostenere il progetto come il capo della comunicazione della Regione, Fabio De Visintini, o il funzionario Ejarque, grande esperto di mostre di cassetta. Perché allora meravigliarsi che un'opposizione, da sempre ostile al Centro, finirà per togliere alla Regione una sua ricchezza?". In Friuli Venezia Giulia attorno all'arte contemporanea si sta creando una grande attenzione di pubblico e di stampa, grazie al fermento della creatività e delle proposte curatoriali. Oltre a questo dato di fatto, quali sono i motivi fondamentali per i quali è necessario continuare a promuovere questo fronte? "Il motivo è uno solo. Abbiamo passato un confine generazionale, il pubblico vuole arte contemporanea perché è il riflesso della realtà in cui vive. Ci sono quelli che io chiamo i baby millenari, ovvero quei giovani nati alla fine degli anni 80, che oggi hanno già un bagaglio culturale contemporaneo. Inutile continuare a vendere la bufala degli Impressionisti, Kandinsky e via di seguito. Con l'arte contemporanea girano budget inferiori per tutto, quindi meno persone che possono guadagnare, e questa è una delle ragioni per la quale si dice che l'arte contemporanea non la vuole nessuno, ma non è vero". Qualche suggerimento per il futuro dell'arte contemporanea in regione? "Avete fatto un investimento con il Centro d'Arte Contemporanea a Villa Manin. Non trasformatelo in una perdita. Non c'è bisogno del critico internazionale, i bravi professionisti hanno capito benissimo come si fa a far funzionare un'istituzione contemporanea, e ora in più ci sono individualità nella regione che, grazie al Centro e alla loro capacità professionale, hanno acquisito una conoscenza di gestione di progetti legati all'arte contemporanea. Siamo partiti con gente che ci guardava come marziani, oggi queste persone sanno costruire un budget di spedizioni, fare contratti ad artisti, organizzare installazioni e assicurazioni. Sarebbe un peccato rispedirli dentro la burocrazia amministrativa. Nel parco ci sono opere per le quali sono stati già stanziati fondi affinché rimangano permanentemente. Mi dicono, invece, che il consiglio vuole rispedirle via per motivi di Sovrintendenza. Peccato". Tra lei e Marco Goldin, curatore delle mostre di Treviso e Brescia, recentemente c'è stata una polemica, che non riguarda il Friuli bensì il Veneto e Parigi. Avete però aperto una questione che è bene tenere presente anche qui, perché riguarda modalità gestionali e comunicazionali di grandi mostre e grandi investimenti. "Lo ripeto, le mostre sugli Impressionisti sono alla frutta, costano sempre almeno tre volte un programma e una gestione annuale della villa. Portano gente ma la riportano anche via. Noi abbiamo costruito uno zoccolo duro di pubblico che compete con il Castello di Rivoli a Torino, che è lì da più di vent'anni. Proprio Ejarque credo fosse l'organizzatore di una mostra a Torino durante le Olimpiadi - Gli Impressionisti e la Neve - che è costata uno squasso e per la quale c'è nell'amministrazione pubblica torinese chi si sta leccando ancora le ferite. Come direbbe Nanni Moretti "Volete farvi del male?". Allora portate a villa Manin "Gli Impressionisti e il frico", chiamate Philippe Daverio a fare una mostra sulla storia della ruota da bicicletta nell'arte da Manet a Orozco. Se trovate un altro museo in Italia da dove sono passati in quattro anni i nomi che sono passati a villa Manin fatemi un fischio. Non abbiamo avuto la fila fuori dal cancello, ma la gente è venuta costante e contenta. Auguri e comunque grazie perché per me è stata un'esperienza incredibile".

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Gli imprenditori italiani agevolati: servizi e tariffe bancarie ridotte (sezione: Burocrazia)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

GLI ASSOCIATI SONO QUASI 400 E OPERANO TUTTI SUL TERRITORIO ISTRIANO Gli imprenditori italiani agevolati: servizi e tariffe bancarie ridotte Il presidente dell'Aini Jurman: "Serve una burocrazia più agile e veloce" Gli investitori operano principalmente nei settori del turismo, del commercio, del vetro, della plastica, del legno e dell'agroalimentare CITTANOVA L'Aini ossia l'Associazione degli imprenditori della nazionalità italiana ha concordato con la Casa di assicurazioni Euroherc un nuovo pacchetto di servizi a condizioni agevolate per i propri soci. Un analogo accordo è stato raggiunto con la Hypo bank a proposito delle tariffe per i servizi bancari. Mauro Jurman, presidente dell'Aini inclusa tra l'altro nella grande famiglia dell'Unione Italiana, non nasconde la sua soddisfazione per la firma dei due contratti "che sicuramente rappresentano uno stimolo per gli imprenditori connazionali ad iscriversi all'Associazione". "Il mio desiderio - aggiunge Jurman - è l'adesione all'Aini di tutti i 350-400 imprenditori connazionali dell'Istria, Fiume esclusa. Questa categoria rappresenta una straordinaria risorsa sul piano della professionalità, competenza e capacità che può contribuire notevolmente allo sviluppo dell'intero territorio. Ma quali sono le finalità principali dell'Aini? "La formazione economico-commerciale di imprenditori ed aspiranti imprenditori della Cni e di collocarsi come interlocutore preferenziale degli imprenditori italiani con lo scopo di creare opportunità di collaborazioni economiche". "Inoltre - precisa Jurman - l'Aini vuole dare un supporto a tutti gli imprenditori e artigiani che vogliono investire sui mercati dell'Istria e della Croazia in genere". Gli associati operano per lo più in campo turistico, commerciale, agro-alimentare,produzione e lavorazione del legname, metalli, vetro, della plastica e nel settore della mediazione immobiliare. Intanto la segreteria dell'Associazione invita gli imprenditori connazionali interessati ad aderirvi, a contattare la sede in Piazza Grande 12 a Cittanova, al numero telefonico 052/726-015. Una delle prossime iniziative a breve dell'Aini sarà l'organizzazione del viaggio dei soci alle fiere specialistiche allestite in Italia. Va detto che Mauro Jurman è anche responsabile del Settore Economia in seno alla Giunta esecutiva dell'Unione Italiana. Un settore che nonostante i buoni propositi non riesce a decollare nella misura voluta. Come mai? "Causa i problemi di tempistica - risponde Jurman - infatti dalla presentazione di un progetto alla sua realizzazione concreta ci vogliono mediamente due anni di tormentato percorso nella burocrazia italiana - spiega - e tutto ciò che supera i 6 mesi è sicuramente troppo". (p.r.).

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Le ferite aperte di via lomellina - sandro de riccardis (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XI - Milano Le ferite aperte di via Lomellina Questa mattina il via ai lavori nel palazzo saltato in aria due anni fa Nelle case violate dagli sciacalli torneranno tutti salvo la famiglia di Francesco, morto a 7 anni: "Mai più qui" Dopo 22 mesi il cortile è ancora ingombro di calcinacci, frigoriferi, scooter: "Per toglierli tutti l'Amsa vuole soldi" SANDRO DE RICCARDIS (segue dalla prima di Milano) E poi, ancora, le ragnatele d'intonaco sui muri lesionati nelle stanze al terzo e al quarto piano, violate dalle mani degli sciacalli che hanno rovistato ovunque, devastando anche i ricordi. I primi operai che entreranno stamattina in questo scheletro di cemento e rovine al 7 e al 9 di via Lomellina vedranno la vita rimasta immobile per 22 mesi, fermata da un attimo di terremoto, alle 19 e 47 minuti e 31 secondi del 18 settembre 2006. In quel momento, l'inquilina del primo piano - ha scritto il pm Luigi Orsi nella richiesta di archiviazione - "imbottita di barbiturici e morfina, vestita di una camicia da notte" svitava il tubo del gas del piano cottura e lasciava che la sua casa si riempisse di metano. A due metri, separato da un muro, Francesco, 7 anni, era davanti alla playstation; un piano sotto, Tommaso Giancola, 69 anni, giocava a scopone al bar degli Orlando; tre metri più in là, in strada, Ilir Jaku, albanese, 29 anni, usciva dal portone al 5. Furono trovati senza vita in fondo a una notte interminabile, illuminata dalle sirene di ambulanze e pompieri. In mezzo a getti d'acqua che placavano la polvere, scale che s'infilavano tra le macerie, mani nude che scavavano nei pezzi di cemento, pianti di chi non trovava i parenti. Viola Balsano, 32 anni, la madre di Francesco, piangeva in attesa di notizie seduta ai piedi di un'ambulanza, avvolta in una coperta, tra le braccia del sindaco Moratti. E piange oggi, dietro il bancone del bar riaperto lo scorso 5 dicembre accanto al disastro. "Non torneremo mai più ad abitare qui - dice con la voce spezzata dal pianto - Prima o poi andremo via". Poi arriva Saverio, il marito, con un vassoio di tazzine vuote raccolte dai tavoli all'aperto. Lei piange, scappa via, e appare dietro di lei la foto di Francesco che sorride. Per le altre 80 famiglie che ora vivono nello stabile comunale di piazzale Dateo, il palazzo popolato dagli operai è una ferita che comincia a rimarginarsi. "Ora è una scatola instabile - spiega Alessandro Truscello, 42 anni, l'ingegnere scelto dal comitato di inquilini per la progettazione e la direzione dei lavori - ci aspetta un lavoro chirurgico, metteremo in sicurezza la palazzina e la libereremo dalle macerie. Poi partirà l'intervento conservativo per ripristinare la facciata originaria in stile liberty, e continueremo con i lavori negli appartamenti". La normalità dovrebbe arrivare a Natale 2009. Una speranza a cui mancano due milioni e 600mila euro. "Siamo appesi alle decisioni delle assicurazioni - sintetizza Pino Tucci, presidente del comitato - Altri aiuti non ce ne sono stati. Neppure la Camera di commercio ha aiutato i negozianti della via. Nonostante la richiesta di incontri stiamo ancora aspettando". Finora le assicurazioni hanno anticipato 400mila euro, sufficienti per la messa in sicurezza. Senza il resto non si potrà costruire. I 170mila euro raccolti dal Comune e gli 80mila del comitato sono serviti per arredare piazzale Dateo e sono andati praticamente esauriti. Così l'ingegner Truscello ha dovuto eliminare dal progetto tutti gli elementi innovativi che aveva previsto: i pannelli solari, il sistema d'isolamento termico, l'ascensore per anziani e disabili, anche i miniappartamenti nel sottotetto. "Avrebbero avuto una destinazione sociale ma sarebbero stati comunque un introito per tutto il palazzo - dice Truscello - ma molti non se la sono sentita di indebitarsi per costruire. Speriamo nelle assicurazioni, altrimenti i tempi saranno più lunghi". Oltre ai milioni di euro mancanti bisogna fronteggiare i mostri della burocrazia, in agguato anche in via Lomellina. Bisogna portare via scooter, frigoriferi, lavatrici rimasti nel cortile dal giorno dell'esplosione, "ma l'Amsa - dicono i residenti - ci dice che porterà via gratuitamente solo 200 tonnellate di macerie. Nel palazzo però ce ne sono almeno il doppio, e in più loro vi includono anche elettrodomestici e moto che non dovrebbero essere conteggiati nel totale, perché normalmente si lasciano sul marciapiede e si chiama il numero verde". C'è il problema degli allacci alla rete del gas che A2A vorrebbe portare nel palazzo al 7 rompendo il pavimento nel cortile del 9. "In più - sospettano i residenti - vogliono farci pagare le installazioni. Se così sarà, faremo le barricate in largo Augusto". Nel palazzo in attesa di conoscere il suo destino il silenzio è rotto soltanto dallo sbatter d'ali dei piccioni che hanno fatto i nidi nelle mille fessure delle pareti. Al primo piano, della casa di Esmeralda Sfolcini, la donna di 50 anni che per il tribunale ha causato col suo suicidio il crollo del palazzo - ma che per i residenti è "presunta suicida" - resta solo il muro di mattonelle color turchese del bagno, con il tubo metallico della doccia sospeso in aria e i detersivi in ordine sotto il lavello. Non esiste più la rampa di scale e per raggiungere la casa degli Ulasio, al secondo piano, bisogna arrampicarsi su assi di legno incastrati agli angoli del cratere. Per poi trovare, nella cucina, un orologio che continua a segnare l'ora, la grande foto di un matrimonio felice, i primi segni degli sciacalli: resti di un bracciale d'oro vicino a un portagioie aperto, un borsellino vuoto, la corrispondenza di una vita tirata fuori da una scatola di metallo e sparpagliata sul pavimento. In tutto il palazzo, cassetti e ante di armadi aperti, e segni di vita successiva allo scoppio. Nella casa della signora Menzulli, al quarto piano, il pavimento è una distesa di cappotti lasciati fuori dagli armadi, l'ultima ferita per chi ha perso tutto in una sera.

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Tra gli indiani-schiavi della bassa nelle campagne dove la fatica uccide - enrico bonerandi (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Cronaca Tra gli indiani-schiavi della Bassa nelle campagne dove la fatica uccide Mantova, in due settimane un lavoratore morto e un altro in coma "Certo, meglio qui che nei campi del sud. Ma anche al nord ci sono padroni bastardi" In migliaia in fuga verso altre zone: "In questo momento ci sono troppi controlli" ENRICO BONERANDI DAL NOSTRO INVIATO MANTOVA - Gli schiavi sono scappati. I carabinieri che vagano nei campi a far controlli, l'ispettorato del lavoro in allarme, i politici che stigmatizzano. Meglio cambiare aria, cercare più in là. Verso Reggio, verso Ferrara, o magari al sud. Anche i padroni sono d'accordo, perché hanno paura pure loro. Con i campi pieni di meloni maturi, pronti per essere colti, e mezza Italia che aspetta col suo bravo piatto di prosciutto crudo da accompagnare con un frutto sugoso, gli si stringe il cuore, ma si devono far bastare i regolari, quelli che pretendono i 7.80 euro l'ora più gli oneri da pagare. Era meglio dargli 6 euro in nero, ovvio, ma dopo lo "scandalo" il momento nella pianura mantovana si è fatto difficile. Gente di nessuno, che puoi tenere in pugno, dargli i soldi quando hai già venduto la merce, che non ti denuncerà mai perché la legge ha motivo di temerla più di te. Uomini che possono dormire all'aperto e bere l'acqua dei fossi. Si popolano di schiavi d'estate le campagne d'Italia, immigrati indiani, romeni, nordafricani che raccolgono i frutti della terra, sfruttati dalle aziende e dai caporali, indispensabili quanto invisibili. E se uno di loro si accascia nel campo riarso dal sole, davanti a una pianta di meloni, l'unico problema per il padrone è quello di farlo trovare lontano dalla sua proprietà per non avere guai. Morire di fatica ed essere buttato via. è capitato due settimane fa a Viadana, provincia di Mantova, ma poi la verità è venuta a galla, ne hanno parlato i giornali e c'è stato il fuggi-fuggi dei poveretti. Vijay Kumar, 44 anni, indiano del Punjab, arriva in Grecia con un visto turistico, di lì direttamente nel mantovano, dove c'è bisogno di braccia per raccogliere i meloni. Alloggia in una catapecchia e gli va già bene. Vijay si alza alle cinque e via. Si ferma a mangiare un po' di riso a mezzogiorno e ricomincia. L'afa è soffocante. Alle 4 crolla con la faccia tra le zolle. Il padrone, Mario Costa, ordina: "Fatelo sparire di qui". Passano ore, si trova una macchina che lo scarica verso Suzzara, e quando finalmente viene chiamata un'ambulanza, il suo cuore si ferma. Il padrone e sua moglie sono indagati per omissione di soccorso e omicidio volontario. Mentre si passa al vaglio la Cooperativa Facchini Vitelliani, che avrebbe fornito la forza lavoro a Costa, in sospetto di caporalato. Due giorni fa, un altro indiano è stramazzato in un campo di meloni, a pochi chilometri dal primo. Ma stavolta il padrone, Bruno Francescon, forse il più importante produttore della zona, ha chiamato il 118. Così Jasdir Singh, 22 anni, è stato portato in tempo in ospedale e ieri i medici hanno detto che probabilmente si salverà. Perché Singh era assunto in regola e Francescon è un imprenditore per bene, che non ha avuto problemi a polemizzare pubblicamente con la Lega: "Ma come facciamo nei campi senza di loro? Qui sono una benedizione". Fabrizio Bruni, segreteria Cgil, per anni si è occupato della manovalanza nel mantovano. Racconta: "Dopo le nostre denunce, almeno non sono più trattati da bestie, quando li facevano dormire lungo i fossi. Da schiavi ancora sì. Gli danno i soldi alla fine, così li tengono inchiodati lì, paga bassa in nero. Flussi incontrollati, comandati solo dalle esigenze del lavoro. Via di qui a inseguire altre raccolte: le fragole, i meloni, i cocomeri. Magari poi le mele e l'uva. Senza nessuna tutela. Denunce non ne fanno, sono ricattati". Nei campi è difficile far rispettare le regole: "Già per i lavoratori con i documenti succede qualsiasi cosa. Orari di lavoro elastici, in pratica dall'alba al tramonto. Per quelli in nero, poi, è tutto privo di controllo. Poi c'è il caporalato, anche se qualcuno dice che non è vero. Ma quanto ci sono imprenditori agricoli senza un pezzo di terra, mi si spieghi qual è il loro business, se non quello di procurare braccia". è nelle piccole aziende agricole che l'immigrato, soprattutto indiano e marocchino, viene trattato da schiavo. Dice Bruno Francescon: "La mia azienda ha un ciclo di lavoro lungo, anche sette mesi, e questo facilita sia il lavoratore che noi. Da anni abbiamo gli stessi che poi, la prossima primavera, torneranno. Se ne abbiamo bisogno in numero maggiore, portano amici e parenti. Ma per i piccoli, per quelli che hanno bisogno solo per 15 giorni o un mese, sono guai. Con la Bossi-Fini c'è una burocrazia infinita e così vanno sul mercato del lavoro nero". Mukesh Chander, indiano, qui a Mantova è arrivato 22 anni fa, lavorava in un circo. Poi ha fatto il contadino, il mungitore di mucche, l'operaio, poi ancora il contadino. Ora fa l'artigiano per conto terzi, dal Punjab ha fatto venire la famiglia, se la cava bene e organizza anche una manifestazione che si chiama "Un po' di Gange". Nel tempo libero cerca di dare una mano ai connazionali. "Per arrivare fino a qui buttano soldi, lo sai come funziona, così si ammazzano di lavoro per rimborsare il debito. Lavorare in nero è brutto perché nessuno ti protegge. I soldi te li danno quando vogliono, i conti delle ore li fa il padrone, la paga è più bassa. La vita nei campi è dura. Ma non abbiamo scelta. Meglio comunque qui che al sud Italia. Ci sono posti che nemmeno te li sogni. Meglio i meloni a Viadana che i pomodori a Napoli, noi indiani lo sappiamo. Che anche qui ci sono i padroni bastardi, è normale". Adesso gli indiani irregolari sono scappati via? "Torneranno, se non trovano altro lavoro e appena è tutto tranquillo".

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"nuove leggi o resteranno sotto ricatto" (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Cronaca La Caritas "Nuove leggi o resteranno sotto ricatto" MANTOVA - "Dati veri sul lavoro nero qui da noi non ci sono. Nei campi è diffusissimo, ma anche nelle case, per le badanti. Almeno la metà è in nero e c'è una ragione: la legge Bossi Fini crea lentezze e burocrazia. Così la gente si rivolge ai clandestini", dice Giordano Cavallari , vice-direttore della Caritas mantovana. E lo sfruttamento aumenta. "Quando non c'è più bisogno del lavoratore clandestino, viene semplicemente allontanato. Se la badante si ammala o rimane incinta, fuori. Noi intercettiamo tutta una umanità che non trova aiuto se non nella solidarietà. E poi c'è gente che lavora, ma non ha un tetto e non può lavarsi. Fuori dall'orario di attività, non esiste per l'azienda e la società. Gli enti locali dovrebbero occuparsene, ma fanno poco". La legge Bossi Fini non funziona? "Assumere un regolare è difficile. Il decreto flussi ha numeri ristretti e richiede tanto tempo. Non sempre l'imprenditore o le famiglie, nel caso delle badanti, si vogliono approfittare. Hanno semplicemente bisogno e in fretta e trovano quello che c'è". Il caso dell'indiano lasciato morire a Viadana è un'eccezione. "Il padrone è stato travolto dal panico. Quando certi fenomeni sono diffusi e tollerati, non c'è più limite. Degli immigrati c'è bisogno: che facciano delle leggi adeguate, che funzionino e siano rispettate". (e.b.).

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Operai beffati dalla burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Prov Medio Camp Pagina 3015 Villacidro. Gli ex lavoratori della Scaini aspettano la pubblicazione delle liste di mobilità Operai beffati dalla burocrazia Villacidro.. Gli ex lavoratori della Scaini aspettano la pubblicazione delle liste di mobilità La protesta: "Senza gli sgravi fiscali nessuno ci assume" --> La protesta: "Senza gli sgravi fiscali nessuno ci assume" Regione e Provincia declinano ogni responsabilità, ma la documentazione si è arenata nei meandri della burocrazia. Alla ricerca degli elenchi perduti per poter lavorare dopo anni di cassa integrazione. Gli ex dipendenti della Nuova Scaini di Villacidro aspettano da settimane che le liste di mobilità vengano pubblicate ufficialmente. Solo così potranno essere assunti da altre aziende usufruendo degli incentivi fiscali. Regione e Provincia declinano ogni responsabilità, ma la documentazione si è arenata nei meandri della burocrazia. LA DENUNCIA Il paradosso è forte e farebbe pure sorridere, se non si trattasse della sopravvivenza di molte famiglie. La denuncia arriva dagli stessi lavoratori che una volta ricevevano la busta paga dalla Nuova Scaini. Dopo anni di cassa integrazione, per molti di loro si stanno aprendo nuove prospettive, che non potranno realizzarsi per un inghippo burocratico: "Dopo che l'accordo per il rinnovo della mobilità è stato firmato, la Regione dovrebbe aver trasmesso gli elenchi dei nominativi alla Provincia, che infine li invia agli uffici del lavoro", spiega Gigi Marchionni, segretario territoriale Fiom, aggiungendo che "i lavoratori stanno trovando imprese pronte ad assumerli, ma senza sgravi fiscali tutto è più difficile". IL SINDACATO Secondo il sindacato, che ha subissato di telefonate sia i funzionari regionali che quelli provinciali, sembrerebbe che "da Cagliari gli elenchi siano partiti il 3 luglio scorso, però dall'assessorato provinciale del Lavoro fanno sapere che nessun documento ufficiale è stato ricevuto e non sappiamo dove si sia arenato". Intanto i lavoratori stanno chiamando in massa le associazioni di categoria. "Io sto già lavorando", racconta Efisio Galitzia, ex dipendente Scaini, "ma la mia azienda mi ha chiesto il certificato di mobilità per avere gli sgravi fiscali e all'ufficio del Lavoro il mio nome non risulta in lista". IL PROBLEMA Nulla di nuovo in verità, perché il medesimo problema si era verificato l'anno scorso. "E dovetti attendere mesi per avere il certificato", precisa Galitzia. In questi casi i lavoratori "possono compilare a proprio rischio un'autocertificazione, ma le aziende - precisa Marchionni - potrebbero rivalersi su di loro per avere gli sgravi fiscali. L'impresa che voglia assumere un lavoratore in mobilità retribuita ha diritto ad assorbire il 50 per cento della stessa indennità di mobilità che andrebbe al dipendente". Un incentivo ad assumere nuovo personale, che però la macchina burocratica sta facendo miseramente arenare. "La gente ci chiama infuriata", continua Marchionni, "e non può né vuole più aspettare oltre". Lo stesso sindacato non sa più a che santo votarsi. SIMONE NONNIS.

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Allarme dei giudici di pace: <Sommersi di ricorsi Ecopass> (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

N. 28 del 2008-07-14 pagina 4 Allarme dei giudici di pace: "Sommersi di ricorsi Ecopass" di Giannino della Frattina Prevista una serie di incontri con il Comune per trovare una soluzione (...)"Pile di fascicoli accumulati", racconta all'agenzia di stampa Omnimilano, che si potranno iscrivere a ruolo non prima di settembre. Un classico della burocrazia, ingolfata da questa nuova ondata di richieste. In via Francesco Sforza, racconta Dattolico, "da una decina di giorni il numero di ricorsi presentati contro le multe per infrazioni Ecopass è diventato davvero rilevante. Abbiamo dovuto moltiplicare gli sportelli per far fronte alla fila che arriva fino ai giardini della Guastalla. Per noi - aggiunge - sta diventando un problema davvero notevole. Abbiamo un aumento dei ricorsi dell'80 per cento tutto da attribuire alle multe Ecopass". La stima precisa del numero di pratiche, assicura, "potremo farla solo a settembre, quando saranno rubricate le centinaia di fascicoli che si stanno accumulando". Un'operazione che normalmente ha una tempistica di tre o quattro giorni, spiega il presidente. Ma "per l'aumento enorme dei ricorsi Ecopass e per la contestuale riduzione estiva del personale amministrativo, stiamo accumulando un arretrato che verrà rubricato solo fra venti giorni". Se ne riparlerà, dunque, a settembre. Con buona pace degli automobilisti multati. Solo allora "potremo dire esattamente quanti ricorsi siano stati presentati, grazie al fatto che a differenza di tutti gli altri, quelli per le infrazioni legate al ticket d'ingresso in centro vengono evidenziati fin dal momento del deposito. Con il Comune - assicura Dattolico - abbiamo già messo in programma una serie di incontri per mettere a punto i meccanismi con cui procedere". Il motivo? "I ricorsi sono molti" e oltre che i giudici di pace "la situazione preoccupa anche il Comune". Questo soprattutto per il fatto che le istanze presentate dagli automobilisti multati "si basano su situazioni assolutamente equivoche. E su questo si basa la richiesta di annullamento". I casi più frequenti? "La mancanza di notizie chiare, comunicazioni su pagamenti da effettuare con modalità complesse che non sempre hanno funzionato, i varchi delle corsie preferenziali, come in corso Magenta, confusi con quelli Ecopass". E in particolare, agli automobilisti "sono state date più multe nello stesso giorno. E questo non è legittimo. Una violazione al varco d'ingresso può essere sanzionata con un solo verbale al giorno. Invece la macchina infernale del sistema Ecopass ne ha prodotti tanti quanti i passaggi irregolari". Per il presidente Dattolico, dunque, riguardo all'accoglimento dei ricorsi, "è probabile che essi siano fondati su disfunzioni della macchina predisposta dal Comune che solo adesso sta andando a pieno regime. E parliamo di decine di migliaia di casi". Il presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri conferma che "risultano essere centinaia i ricorsi per l'ingresso nei quattro nuovi varchi Ztl di Magenta, Olivetani, Vigentina e Lamarmora. Per queste fattispecie - spiega - è necessario che venga fatta ulteriore chiarezza, così come abbiamo domandato sin dall'inizio di gennaio: su questo tema deve proseguire il lavoro di approfondimento, dell'Avvocatura comunale insieme alla magistratura, richiesto anche dai consiglieri. Non si sta qui parlando di una moratoria, ma dell'esame di quanto comunicato ai cittadini all'ingresso delle corsie cosiddette "preferenziali" per entrare nella zona Ecopass. In generale, dato l'elevato numero di ricorsi potrebbe risultare utile che il giudice di pace dia al Comune tre mesi in più, oltre ai sei previsti, per consentire di acquisire le copie per individuare specifici casi, ai fini dell'autotutela dell'ente". Giannino della Frattina © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La burocrazia costa 10 miliardi (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: PRIMA data: 2008-07-14 - pag: 1 autore: PICCOLE IMPRESE La burocrazia costa 10 miliardi Nonstante i diversi provvedimenti sulla semplificazione, per le imprese sotto i 50 dipendenti gli oneri della burocrazia continuanoa crescere. Lo rileva il terzo rapporto di PromoPa che verrà presentato oggi a Milano. Il costo complessivo si aggira sui 10 miliardi di euro, pari allo 0,6% del Pil nazionale. Gli adempimenti amministrativi oggi incidono per il 5,4% sul fatturato, un punto percentuale in più rispetto al 2006. Finizio u pagina 13 l'articolo prosegue in altra pagina.

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Tra i dimenticati dei flussi (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: ECONOMIA E IMPRESE IMMIGRAZIO data: 2008-07-14 - pag: 17 autore: Dalla conquista del nullaosta al decreto di espulsione Tra i dimenticati dei "flussi" di Franca Deponti I dimenticati del decreto flussi 2007. Il popolo dei click day fa i conti con la stretta sulla sicurezza.C'è chi non vuole tornare nel proprio Paese per prendere l'indispensabile visto perché teme i passaggi alla frontiera. Come Lisa, che ha l'appuntamento all'ambasciata nelle Filippine il 16 agosto ma non vuol partire perché aspetta un bambino per ottobre. "Poi non mi fanno tornare" spiega. E si fatica a convincerla che questa è la sua chance e non la può sprecare. Nel limbo di questi "clandestini a metà"c'è chi sta perdendo posto e casa peri timori dei datori di lavoroe proprietari, spaventati dalle nuove leggi.Pablo –nome di fantasia, storia concreta- è trai 650mila clandestini lavoratori (in nero) che popolano le nostre città. Arrivato a Roma dal Perù nel 2005 fa l'elettricista in una ditta.Il suo datore gli ha dato in affitto un monolocale e ha presentato la domanda peri flussi non solo per lui –come operaio- ma anche per "chiamare" da Lima la moglie di Pablo come colf, con tanto di bambino al seguito.E l'insperato succede: tra le lungaggini della burocrazia affogata dalle pratiche entrambe le richieste ottengono il via libera. Pochi giorni- gli hanno assicurato- e con il nullaosta volerà al Paese per tornare qui in regola,con la famiglia. Troppa fortuna, forse. Almeno fino all'altra sera quando una pattuglia della Polizia gli ha chiesto i documenti. E lui- ingenuo?- ha detto la verità: "Sono senza permesso ma ho fatto i flussi, tra poco arriva il documento. Lavoro...abito là....".Pensava che bastasse,del resto non è facile neppure per gli italiani comprendere i bizantinismi della legge. Nemmeno ai poliziotti,che pure cercano di applicarla. Risultato: invitoa comparire in Questura per il 24 luglio.Se ci andrà il decreto di espulsione è certo. Se- come gli hanno consigliato- non si presenterà, dovrà cambiare casa e sparire, sperando che gli incroci di notizie tra Questurae Prefettura non siano troppo rapidi e il nullaosta arrivi, per tornare in Perù e concludere comunque l'iter.Rispettare la legge e l'invito a comparire Pablo proprio non può: si troverebbe nell'assurda situazione di essere cacciato proprio quando potrebbe avere lavoro in regola, casa e famiglia. Del resto, se parte la segnalazione alla Procura per mancata comparizione tutto si risolverà con un processo penale (lungo)e il pagamento di una sanzione di qualche centinaio di euro. Meglio rischiare, allora.

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Tutto pronto per la riapertura del distributore di Sesto (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia di Cremona, La" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Edizione di Lunedì 14 luglio 2008 Benvenuto P.Review srl Tra pochi giorni il via Tutto pronto per la riapertura del distributore di Sesto SESTO ? Ancora una ventina di giorni e tutta Sesto potrà finalmente fare il pieno sotto casa. Il cantiere che in viale Matteotti, davanti all'autofficina di Lorenzo Gaboardi, sta costruendo il distributore di benzina dismesso una decina di anni fa dalla Tamoil per ragioni di mercato, sarà ultimato a fine mese. "La data prospettata per l'inizio ufficiale del servizio ? spiega soddisfatto il sindaco Carlo Vezzini ? sempre che non ci siano intoppi, è il 28 luglio, festa dei patroni del paese". Le pompe porteranno le insegne della società cremonese Keropetrol, forniranno agli utenti anche gasolio e saranno attive 24 ore su 24 grazie al sistema self-service. La sua riattivazione non è certo stata un parto facile. La burocrazia aveva spento gli entusiasmi, ma negli ultimi mesi tutto si è risolto. (l.u.).

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-14 num: - pag: 24 autore: di MAR... (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-14 num: - pag: 24 autore: di MARIO PAPPAGALLO categoria: ALTRI OGGETTI I burocrati dell'emergenza E ora la colpa non sarà per caso di chi ha chiamato il 118? Morire di infarto tra medici, infermieri, defibrillatori e ambulanze deve far riflettere. Nessun giudizio, ma una riflessione. Chi dalla centrale del 118 ha ricevuto la chiamata senz'altro sapeva che in quella struttura ci sono medici e defibrillatori. Forse, invece di mandare quell'ambulanza senza medico da un altro ospedale, dotato di Pronto soccorso (il secondo Policlinico non ha questa competenza, ma ha un'unità coronarica), avrebbe fatto meglio a chiamare un medico della struttura e avvertirlo che in quello stesso momento un signore appena divenuto nonno stava morendo. E se invece di tagli alla sanità e di ticket si tagliasse proprio la burocrazia?.

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Lo Spirito delle tasse (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: SCIENZA E FiLOSOFIA data: 2008-07-13 - pag: 36 autore: Tornando a Hegel Lo Spirito delle tasse di Maurizio Ferraris S i dice spesso che tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. Ma si dimentica che in taluni casi, come in tutti i performativi (" la dichiaro dottore in filosofia", "lei è in arresto") il dire è fare. E si dimentica, ancor più, che tra il pensare e il dire (o scrivere, o comunicare in generale, anche con un clic del mouse per accettazione di un contratto in rete) ci può essere un oceano, come può constatare chiunque pensando alla differenza tra pensare di sposarsi, e rispondere "sì", nei contesti opportuni, alla domanda "vuoi tu prendere XY in moglie?". Ora, è proprio a quest'ultima circostanza, a ciò che avviene quando quello che è semplicemente pensato entra nel mondo, che sono dedicate le analisi di Hegel nella Filosofia dello spirito jenese, che Laterza ripropone nella eccellente edizione a cura (e con una illuminante introduzione) di Giuseppe Cantillo. Si tratta degli appunti e note per lezioni, del 1803-1804, e poi del 1805-1806, che preludono alla Fenomenologia dello spirito. Lo spirito di cui Hegel parla è dapprima quello dell'uomo singolo, che viene osservato dal punto di vista genetico, in una analisi in cui, sottotraccia, c'ègià quel De Anima di Aristoteleche verrà allo scoperto nella dottrina dello spirito soggettivo così come è esposta nell'Enciclopedia.Tutto inizia con un'anima che sente, ma il primo farsi avanti dello spirito è proprio l'immaginazione, e poi la memoria, che libera la percezione dal qui e ora in cui si trova nel mondo, e la trasforma in qualcosa di più spirituale, perché più libero. è qui che l'anima diventa la fantasmagoria di immagini che fa dire a Hegel che nell'occhio dell'uomo si vede la notte del mondo, una di quelle espressioni gotiche che hanno appassionato tanti commentatori (tra cui proprio Kojève, tornato giustamente alla ribalta grazie a un recente libro di Marco Filoni). Ma il vero salto ha luogo quando queste immagini che fluttuano, e che non hanno una identità precisa, si trasformano in linguaggio, che le stabilizza (quante volte è stata la verbalizzazione dei nostri stati d'animo a farceli scoprire, fosse pure soltanto nella forma del "non ne posso più"), e le rende disponibili per una comunicazione esterna. è qui che Hegel enuncia la tesi surreale secondo cui Adamo afferma la sua signoria sugli animali dando loro un nome ( dubito che il leone abbia mai dato un gran pesoa questa circostanza, ed è curioso vedere Hegel che ne parla come se avesse assistito alla scena), ma svolge analisi realissime del contratto, del matrimonio, della famiglia, della costituzione, dei trattati, della polizia e persino delle tasse e dell'eredità, come forme in cui, per l'appunto, si costituisce la realtà sociale. Si tratta di un mondo completamente nuovo, del tutto inconcepibile, per esempio, nella Critica della ragion pura, che vede il filosofo (e con lui l'uomo) intento a misurarsi con oggetti fisici, e non con oggetti sociali, che Kant tende piuttosto a trattare nella ragion pratica e nella antropologia. Portando l'attenzione del filosofo, in veste strettamente teoretica, su quelle "nuove positività" (come avrebbe forse detto Foucault) che sono il mondo del lavoro e del linguaggio in quanto luoghi in cui l'individuo crea qualcosa di nuovo, per l'appunto il mondo sociale, Hegel inaugura una stagione di pensiero che dominerà tutto l'Ottocento, e che non si è ancora chiusa. Ripeto che, riferendosi a queste nuove positività, oltre che di linguaggio si dovrebbe parlare di scrittura: verba volant, e in un mondo senza memoria tutte le realtà di cui parla Hegel svanirebbero. Ma è indicativo che al culmine di questo processo dello spirito ci sia il funzionario, il burocrate, che per Hegel è anche un dotto e un uomo di scienza (proprio come per Husserl il dotto sarà un funzionario dell'umanità). In cima alla piramide del mondo sociale c'è chi gestisce e amministra i documenti, e che dispone di un potere mol-to più effettivo ( ce ne accorgiamo tutte le volte che facciamo una coda) di quanto non ne avesse Adamo nell'Eden. Dopo il funzionario, dopo lo spirito oggettivo e, per così dire, "documentale", c'è lo spirito assoluto: l'arte,la religione,la scienza.Ma sono poche pagine; si tratta, dopotutto, della domenica della vita, mentre negli altri sei giorni – lo sappiamo fin troppo bene –abbiamo a che fare con i documenti. 1 Georg W. F. Hegel,"Filosofia dello spirito jenese", a cura di Giuseppe Cantillo, Laterza, Roma-Bari, pagg.180, Á 18,00. I matrimoni, la famiglia, i contratti, la burocrazia. Per la prima volta la realtà sociale entra in questo modo nel discorso filosofico Tra le carte. Georg W. F. Hegel (1770-1831) nel suo studio FOTOTECA STORICA ANDO GILARDI.

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Impari opportunità (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E SOCIETA data: 2008-07-13 - pag: 35 autore: Merito e mercato Impari opportunità La scarsa mobilità sociale in Italia è frutto non solo della difesa di interessi costituiti ma di una mentalità resistente al mercato di Giorgio Barba Navaretti N el nostro Paese si parla e discute di merito e mercato. Come promuovere la crescita professionale dei giovani sulla base delle loro qualità e non del censo? Come finalmente liberare il sistema delle imprese dalle inefficienze burocratiche che le attanagliano? Le risposte sono molte e diverse: chi propone di liberalizzare, chi di dare più spazio alle donne, chi dice sì, ma attenti al capitalismo corsaro e speculativo, chi... Alla ricerca di una soluzione, che per quanto ovvia nessuno mette in pratica, le imprese continuano a scontrarsi con la burocrazia, i giovani a frustrarsi per la mancanza di prospettive, mentre il merito e il mercato aspettano. Il caso Italia, esempio ormai supremo dell'impossibilità della riforma, diventa più chiaro leggendo un bel saggio appena pubblicato su "Economic Policy" dagli economisti Augustin Landier, David Thesmar e Mathias Thoenig. Questo si interroga su quali siano i fattori che vincolano l'adozione di politiche di riforme a favore del mercato. La risposta, come vedremo è duplice: interessi di parte e convinzioni genuine. Se si pone la domanda "i proprietari di un'azienda dovrebbero gestire il loro business e nominare i loro managers? " il 22% dei francesi risponde sì contro il 59% degli americani. Queste diverse preferenze si riflettono nel maggior orientamento al mercato e al libero gioco del capitalismo delle istituzioni americane rispetto a quelle francesi. L'esito del sondaggio sarebbe simile nel resto del mondo anglosassone (allineato con gli Usa) e dell'Europa meridionale (allineata con la Francia). Dato questo scostamento nei valori è chiaro che un Paese come la Francia per introdurre una riforma a favore del mercato deve modificare le preferenze dell'opinione pubblica, rassicurare gli elettori. Così, ecco gli scioperi contro la proposta di Sarkozy di riformare le pensioni alla fine dell'anno scorso. Allora, dal punto di vista del policy maker, le strade sono due, e dipendono da cosa formi queste preferenze. La prima ipotesi, su cui si basa gran parte dell'analisi delle determinanti della politica economica, è che la resistenza al mercato sia una questione di interessi costituiti, nel senso che chi, ad esempio, ha delle protezioni o un posto di lavoro immeritato, difende la propria rendita di posizione. In questo caso, la modifica delle preferenze avviene creando reti di salvataggio, limitando le perdite e allargando la platea di chi beneficia delle riforme. La seconda ipotesi, invece, è che l'avversione al capitalismo rifletta valori e convinzioni genuine. Ora la possibilità di introdurre una riforma passa attraverso un processo di educazione e convincimento. I nostri autori provano a confrontare le opinioni di un campione di cittadini di Paesi diversi su tre grandi questioni: la proprietà privata; il controllo delle imprese da parte dei proprietari; il merito della concorrenza. Notano che le caratteristiche degli individui, quelle che dovrebbero riflettere l'interesse individuale a sostenere o ad affossare riforme nel senso del mercato (ad esempio la loro ricchezza finanziaria), spiegano solo in minima parte la varietà delle opinioni. Dunque, le convinzioni, oltre l'interesse di parte, sono importanti. Soprattutto, sono resistenti nel tempo, nel senso che il sistema costituito di valori in un dato luogo e in un dato periodo è un forte ostacolo al cambiamento. Ma come dimostrarlo? Tutti abbiamo avuto a che fare con dei nonni un po' resistenti ai tempi moderni, ma questa è una prova piuttosto debole dell'ossificazione delle convinzioni. Il saggio, allora, prova a concentrarsi su un cambiamento epocale, la caduta del muro di Berlino e considera quanto le convinzioni dei cittadini dell'Est Europa dipendano dalla loro età. Trova che la resistenza al cambiamento è molto più forte tra coloro che nel 1989 erano adulti che tra i nati dopo il 1975. Le convinzioni, dunque, tendono a formarsi sulla base del sistema economico e istituzionale in cui un individuo trascorre la propria vita adulta. E tendono anche a essere influenzate dalle istituzioni nazionali piuttosto che da quelle internazionali, il che in parte spiega la contemporanea ansia da globalizzazione. Che dire per l'Italia? Sicuramente la resistenza nazionale alle riforme si compone di entrambi gli ingredienti studiati da Landier, Thesmar e Thoenig. è figlia in parte di anni e anni di meccanismi istituzionali che hanno promosso il demerito e consolidato rendite di posizione e interessi di parte. E in parte dell'eroismo di coloro, medici, professori, magistrati, imprenditori, che per pura convinzione e altruismo permettono alle istituzioni in cui lavorano di progredire e crescere, nonostante abbiano ben pochi ritorni dai loro sforzi, se non, appunto, la convinzione che quello che fanno è giusto. L'apparente egualitarismo delle nostre istituzioni – l'università e la scuola per tutti, la sanità pubblica, i contratti nazionali del lavoro e così via – è certamente figlia di conquiste sociali, convinzioni genuine. Ma questa premessa ideologica, impedisce alle istituzioni stesse di adattarsi ai tempi e si intreccia con gli interessi di parte per creare un sistema immobile e oggi profondamente iniquo. Il risultato è una mobilità sociale molto inferiore agli Stati Uniti, la totale mancanza di tutele per i lavoratori delle nuove professioni o per chi perde il lavoro, un welfare che non riesce ad aiutare donne e giovani. La strada per uscire da questo garbuglio non è semplice. Forse, drammaticamente, sta nel fatto che la nostra incapacità di crescere, a poco a poco toglie risorse a tutti, ai cittadini attivi e a quelli che vivono del lavoro altrui, così rafforzando la convinzione che sia giunta l'ora di cambiare. Speriamo! barba@unimi.it 1Augustin Landier, David Thesmar e Mathias Thoenig, "Investigating Capitalism Aversion", "Economic Policy", n. 55, luglio 2008. DOMENICO ROSA.

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In attesa delle nuove ambulanze, da 7 mesi (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-07-14 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE In attesa delle nuove ambulanze, da 7 mesi Una commissione da gennaio avrebbe dovuto assegnare la gara. Ritardi anche sull'elisoccorso I vecchi mezzi di soccorso hanno superato i 150 mila chilometri, limite massimo indicato dal ministero dei Trasporti. Al 118 si aspettano da gennaio le nuove ambulanze, ma la commissione non decide la ditta che si aggiudicherà la gara: il mistero rimane Dovevano arrivare a gennaio. Poi un primo stop e la data è slittata alla fine di aprile. Siamo a luglio e ancora non c'è traccia delle cento nuove ambulanze, delle quindici auto mediche e degli undici mezzi speciali più piccoli di dimensioni da utilizzare soprattutto nel centro storico, da parte del servizio di emergenza del 118. E non per i soliti ritardi nelle consegne da parte dei fornitori. Il problema è a monte: ovvero la gara non è stata ancora aggiudicata. è tutto fermo, insomma. Mentre la città e la regione tutta aspettano il ricambio di un parco mezzi che per il 25 per cento (una cinquantina di ambulanze in tutto) dovrebbe andare in pensione, dal momento che ha già superato i 3 anni e i 150 mila chilometri percorsi, come prevedono le indicazioni del ministero dei Trasporti. La ragione? I più la ignorano. Quello che si sa con certezza, invece, è che dai primi giorni di marzo, da quando cioè sono state aperte le buste per una prima verifica dei requisiti qualitativi delle aziende partecipanti, c'è stato uno stop. Lungo e dai contorni poco chiari. Uno stop che la direzione dell'Ares 118 (l'Agenzia regionale dell'emergenza sanitaria) sta cercando in tutti i modi di superare. Anche inviando alla commissione aggiudicatrice (istituita dal precedente direttore generale del 118 Vitaliano De Salazar) la lettera di un avvocato in cui si sollecita la chiusura dei lavori il prima possibile. "Nella lettera auspichiamo che non si rallenti ulteriormente l'acquisizione di queste ambulanze, di cui abbiamo fortemente bisogno - fa notare Marinella D'Innocenzo, direttore generale dell'Ares 118 - . I tempi tecnici perché la commissione lavori in totale serenità vanno assolutamente rispettati, ma loro devono capire le nostre esigenze e le nostre urgenze". Perchè la commissione sta impiegando così tanto tempo? Fonti regionali dicono che una delle ditte che ha partecipato all'appalto, essendo stata esclusa, avrebbe presentato un ricorso alla stessa commissione. Ma questo non basta a giustificare i mesi di ritardo. Il mistero rimane fitto. Se le nuove ambulanze non arrivano, le vecchie, però, nonostante i 150 mila chilometri percorsi nel Lazio, continuano a lavorare anche garantendo tempi migliori di intervento rispetto agli anni pasati: secondo dati dell'assessorato regionale alla Sanità, nel primo trimestre del 2005 il tempo medio tra l'inizio della chiamata di soccorso e l'arrivo del mezzo sul posto era di 14 minuti. Nel primo trimestre di quest'anno, invece, l'attesa per la stessa operazione è diminuita a 12 minuti e 35 secondi. E un risultato analogo è stato registrato dalla Regione come tempo medio tra l'invio dell'ambulanza e l'arrivo sul luogo dell'intervento: dagli 11 minuti e 40 secondi del 2005 si è scesi a 8 minuti e mezzo. I problemi del 118, però, non sono finiti: da mesi i sindacati denunciano le gravi carenze di pesonale: "Mancano all'appello 500 tra infermieri, autisti e barellieri - ricorda Gianni Nigro, segretario della Cgil Funzione pubblica di Roma e Lazio - e non si può andare avanti con i precari, specie in un servizio altamente specializzato come il 118". Se l'appalto per le ambulanze è avvolto dalla nebbia, la stessa fine sembra averla fatta la gara per l'aggiudicazione del delicato servizio di elisoccorso: una nuova commissione è stata nominata per preparare il capitolato del bando. Ma la burocrazia anche in questo caso viaggia con mesi di ritardo. Francesco Di Frischia Clarida Salvatori Barella Una ambulanza del 118 mentre effettua uno dei 300 mila interventi eseguiti ogni anno.

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SPOLETO Un anno fa stava per dire addio alla pallavolo. Tutto per colpa di quella mal (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

14 Luglio 2008 Chiudi di RENZO BERTI SPOLETO - Un anno fa stava per dire addio alla pallavolo. Tutto per colpa di quella maledetta caduta in moto da cui Massimo Gelli, modenese doc, trent'anni appena compiuti -di cui nove passati tra la serie A1 e la serie A2 della pallavolo nazionale dove ha collezionato 214 partite con 522 punti all'attivo giocando con Giani, Sartoretti, Ricardo, Nalbert, Pippi e Cernic- temeva di non ritornare quello di una volta. Ed invece? "Beh, dopo un anno nerissimo in cui ho passato più tempo dal fisioterapista che in palestra ad allenarmi con i miei compagni (nell'ultima stagione con il Forlì ha collezionato solo 12 set in trenta partita) -dice Max- sono pronto a ripartire con più entusiasmo di prima. E non considero la scelta di giocare in B1 come un ripiego, perché la Monini è una società di prim'ordine con un pubblico da serie A. Me ne sono accorto quando sono venuto a giocare al Pala Rota con il Forlì. Tifosi così non meritavano di retrocedere per una inezia". Ma Massimo Gelli, che per carattere non ama le facili promesse, è convinto che la sua nuova squadra sia tra quelle candidate a recitare un ruolo di primo piano nella lotta per la promozione. "Conosco gran parte dei miei compagni per averci giocato contro tantissime volte -aggiunge- E posso dire che saremo tra le squadre in grado di dire la loro sino alla fine. Fisicamente sono tornato quello che ero nelle stagioni migliori. Credo di poter esprimere il meglio della mia pallavolo nel gioco d'attacco. Con Bucaioni non ci saranno problemi a trovare l'intesa". Insomma, i suoi duecento centimetri di esperienza e potenza faranno sicuramente comodo per sostituire un giocatore come Pavan il cui sogno di restare a Spoleto si è infranto contro le lungaggini di una burocrazia sportiva che non si è adeguata alla velocità con cui viaggia lo sport. E Gelli, pur non essendo stato investito di questi panni, ha tutte le qualità per diventare il leader di questa nuova Monini. Che comincerà a sudare agli ordini del tecnico Francesco Tardioli e del suo assistente dal prossimo 11 agosto. "Non vedo l'ora di cominciare -conclude Max da sotto l'ombrellone- due mesi senza pallavolo sono davvero troppi!". Per i tifosi, visto l'andamento del mercato e la squadra che si sta mettendo in piedi, la speranza di vivere un campionato da protagonisti questa volta davvero non è mal riposta. E allora loro si preparano a vivere indimenticabili serate al palasport a fianco dei propri beniamini. Perchè è bello vincere soffrendo ma vincere senza soffrire troppo, soprattutto per chi ha vissuto un finale di campionato come quello dello scorso anno, è decisamente meglio.

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La Francia spinge verso il Mediterraneo (sezione: Burocrazia)

( da "Opinione, L'" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Oggi è Lun, 14 Lug 2008 Edizione 144 del 12-07-2008 Europei e mediorientali si incontrano domani a Parigi La Francia spinge verso il Mediterraneo di Paolo Della Sala La Francia è al centro della diplomazia mondiale. Alla vigilia dell'incontro di Parigi ? che deciderà la forme e gli equilibri dell'Unione per il Mediterraneo ? Nicolas Sarkozy sembra in grado tenere insieme i fili di una matassa intricatissima. Il presidente algerino Bouteflika interverrà alla conferenza fondativa, dopo un mese di tentennamenti. L'unico "No" è quello di Gheddafi. A Parigi saranno presenti Ehud Olmert e Bashar al-Assad. In tutto ci saranno 40 capi di stato, escluso Jacques Chirac ? forse irritato dalla presenza di Assad, forse nostalgico del vecchio mondo eurabico. Eurabia sembra oscurata dall'UpM: si tratta di una partnership economica, vantaggiosa per tutti, a parole. Se così fosse, tramonterebbe l'incubo dell'islamizzazione d'Europa, perché la ricchezza a Tunisi sarebbe il miglior modo di bloccare l'emigrazione e arricchire le due sponde. Restano molti problemi. In primo luogo non si sa se Sarkozy riuscirà davvero nel miracolo di inventarsi quasi da solo una nuova Ue. Inoltre ci sono le contestazioni contro le "liaisons dangereuses". L'Unione della Diaspora Libanese in Francia ieri ha organizzato una manifestazione contro la visita del dittatore siriano. Dura anche la posizione degli analisti di Middle East Transparent: "Benvenuti nel gran mercato con la Siria, Hezbollah e Hamas! I nuovi rapporti instaurati dagli europei formeranno un nuovo equilibrio nella regione, col dominio di Siria e Iran da un lato, e di Israele dall'altro". Gli altri stati resterebbero al palo. Il Marocco è un interlocutore privilegiato. Tangeri è la capitale del dialogo intermediterraneo. Qui Sarkozy ha tenuto ? l'ottobre scorso - un discorso rimasto nel cuore dei marocchini. Tangeri è sede di una zona franca (Tanger free zone), dove quasi 400 aziende utilizzano mano d'opera locale, con poca burocrazia e una tassazione esiziale. Il porto di Tangeri ?infine - ha integrato Genova e Rotterdam. Le navi dall'Oriente arrivano qui, dove i container sono smistati su navi più piccole verso l'Europa (alternativa in arrivo a Malta). Vedremo se Sarkozy saprà affrancarsi dal suo vero nemico: il capitalismo etico, che non sembra una valida alternativa al liberalismo classico. L'etica predicata funziona soprattutto in favore delle proprie risorse, ma agisce contro quelle delle nazioni che subiscono questa forma invasiva di fariseismo.

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Intervista a Filippo Callipo/ Una produzione di successo internazionale alla faccia di una burocrazia asfissiante (sezione: Burocrazia)

( da "Opinione, L'" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Oggi è Lun, 14 Lug 2008 Edizione 144 del 12-07-2008 Intervista a Filippo Callipo/ Una produzione di successo internazionale alla faccia di una burocrazia asfissiante di Silvia Sitari Quando parla della sua terra, la Calabria, Filippo Callipo lo fa con passione ma non per questo è meno obiettivo nel valutarne pregi e difetti. Vorrebbe che, aumentando la capacità di "fare impresa", i giovani calabresi avessero la possibilità di rimanere a lavorare nel proprio territorio. Di delocalizzazione, non ne vuole proprio sentire parlare. Ma a sua azienda vanta una serie di certificazioni sulla qualità dei propri prodotti ed è autorizzata dalla Food & Drug Administration ad esportare negli Stati Uniti. La produzione annua della Callipo è di circa 6.500 tonnellate. Lo stabilimento di Maierato, nel Vibonese, è di 34 mila metri quadrati ed è dotato di impianti e di tecnologie molto avanzate. Dei 200 dipendenti più della metà sono donne. Ci racconta come è nata la sua azienda? L'azienda è stata fondata da mio bisnonno Giacinto Callipo, nel 1913, per conservare quella quantità di tonno che avanzava dalla vendita diretta nel mercato locale e che sarebbe andato perso. In quegli anni la pesca del tonno era abbondante nella zona di Lamezia Terme e nelle tonnare di Pizzo Calabro e, non essendoci vie di comunicazione si rischiava che tutto quel pesce andasse buttato per cui si pensò di passare dalla conservazione sotto sale a quella sott'olio in scatole da dieci o venti chili chiuse con saldatura manuale. Da lì inizia la nostra storia che portò avanti mio nonno, mio padre e, da un certo periodo a questa parte, io. In che modo suo padre le ha "passato il testimone"? Ero ancora giovanissimo, era il 1962, e con l'avvento dell'Iva mio padre mi disse: "Con l'Ige (Imposta Generale sull'Entrata, n.d.r.) me la sono vista io, adesso con l'Iva, te la devi vedere tu". E mi "mollò" tutto quello che riguardava l'amministrazione, sebbene continuasse a rimanere ancora in azienda. Fino a che non è mancato, si è continuato ad interessare di tutta la parte legata alla produzione mentre quella logistica, amministrativa e finanziaria l'aveva passata a me. Quali valori le ha trasferito? Sono cresciuto dentro l'azienda ed il mio svago, fin da piccolo, era girare nello stabilimento. Qui, sono cresciuto anche accanto a mio nonno che è stato con me fino all'età di 92 anni e del quale ero il bastone della vecchiaia. Ho appreso, prima da lui e poi da mio padre, il modo di comportarsi che loro avevano: trasparenza, sincerità e massimo rispetto verso il prossimo. E per prossimo si intende il cliente, il fornitore ma soprattutto chi lavora dentro l'azienda: collaboratori, operai ed impiegati. E questa è una cosa che mi è servita molto perché oggi, essendo circa 200 persone, nonostante il numero, ci possiamo definire una grande famiglia perché c'è un rapporto abbastanza affettuoso con tutti. Quali sono vantaggi e svantaggi nel fare l'imprenditore in una regione come la Calabria? Un vantaggio è sicuramente quello di vivere in un territorio ancora sano, e meraviglioso. Lo svantaggio è quello di essere localizzati in fondo allo stivale, dunque lontano da chi fornisce i macchinari, dai servizi e dai mercati. Con internet e i nuovi sistemi tecnologici questo problema è stato un po' superato ma, comunque, la Calabria è sempre una regione povera, e non solo economicamente, in cui c'è una burocrazia asfissiante che non ti aiuta anzi, se ti può ostacolare lo fa con impegno. Per non parlare del sistema bancario che ti aiuta poco o niente, che ti fa pagare molto i servizi. E dove il sistema del credito, malgrado la Regione eroghi dei fidi attraverso la Fincalabra, non è decollato ma, anzi, è gestito con molte difficoltà. Ma questo non è un problema solo mio, è di tutti gli imprenditori calabresi. Per non parlare, poi, di quello che ormai sanno tutti: della |I|n'drangheta|/I|, del pizzo che devono pagare alcuni imprenditori. Manca certamente un vero controllo del territorio, e c'è poca presenza delle forze dell'ordine. E la magistratura funziona dieci volte peggio di come funziona al nord. E questo si verifica non per la scarsa qualità degli uomini ma per la mancanza di quei "mezzi base" che servono per lavorare come locali, computer, cartelle. Anche da questo deriva il grande disagio di fare impresa in Calabria. Qual è la prima cosa che vorrebbe da un Governo? Da un Governo centrale vorrei ordine e legalità. Questa è la primissima cosa da re-instaurare in tutto il Paese, ma specialmente in Calabria. Perché solo attraverso queste due cose si può creare sviluppo, si può evitare che i nostri giovani lascino la regione per cercare lavoro, e si può ripristinare la tranquillità non solo nelle aziende ma anche nelle famiglie. Dal Governo locale, invece, vorrei che venisse fatta una programmazione, vorrei sapere dove si vuole portare questa nostra Regione da qui a due anni, a cinque e a dieci per poter lavorare in questo senso. Noi, come imprenditori, non abbiamo un interlocutore perché la politica e il Governo calabrese è arroccato nel suo castello e non dialoga né con le persone, né tantomeno con le imprese. Non conosce i bisogni ai quali, come Istituzione, potrebbe provvedere. Ma c'è anche un'altra cosa che vorrei dal Governo locale: una sanità che funzioni, e che impedisca così che i calabresi, per farsi curare, debbano andare altrove. Cosa invidia di più agli imprenditori europei che operano nel suo stesso settore? Sicuramente l'efficienza. Per quello che so gli uffici pubblici e la burocrazia degli altri Paesi sono più responsabili e più efficienti. E, il paragone con la Calabria... Quando sarà il momento giusto, come "lascerà il testimone" ai suoi figli? Avendo ben sviluppato l'azienda, spero di lasciare il testimone a entrambi i miei figli che in base alle loro inclinazioni, possano portare avanti quanto è stato fatto finora. Quello che cercherò di trasferire loro, saranno quei principi che hanno decretato il successo della Callipo: il rispetto del prossimo e, soprattutto, una grande considerazione per il patrimonio umano dell'azienda: vedete, si possono avere macchinari e tecnologie modernissime, ma se a manovrarle non ci sono persone che condividono la filosofia, e le regole dell'azienda, nessuna attività può progredire ed avere successo.

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Turismo, via al ddl Velardi: spazio ai privati (sezione: Burocrazia)

( da "Denaro, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Campania regione Turismo, via al ddl Velardi: spazio ai privati Lo aveva annunciato nell'intervista rilasciata ieri al Denaro ed è stato di parola. Mentre il Consiglio regionale si ribella, difendendo il lavoro svolto in commissione sul Ddl di Lello, l'assessore regionale al Turismo, Claudio Velardi fa approvare in Giunta il suo nuovo testo. " In realtà ci tiene a precisare l'ex spin doctor di Massimo D'Alema si tratta solo di modifiche e di un'integrazione al provvedimento dell'ex assessore, che non abbiamo neppure revocato. Diverse le novità del ddl, a partire dal maggiore coinvolgimento dei privati e dall'istituzione di uno sportello unico (Sut) per sveltire le procedure per l'avviamento di nuove imprese turistiche. Si punta, inoltre, alla promozione di nuove strutture ricettive, per lo più residenze alberghiere d'epoca, sul modello spagnolo e portoghese dei "Paradores" e delle "Pousadas". Antonella Autero Concepire il sistema turistico regionale come sistema di imprese; semplificare la governance del sistema attraverso la riduzione del ruolo della politica e della burocrazia; dare qualità al turismo campano migliorando servizi e professionalità, e programmando l'offerta. Tre le idee guida alla base del ddl firmato Claudio Velardi, che ieri ha avuto il via libera della Giunta regionale. Per affrontare le sfide di un mercato turistico globale e competitivo, il progetto prevede il massimo coinvolgimento e protagonismo dei privati: le imprese turistiche sono considerate come il motore dell'economia turistica campana. Il ruolo dell'imprenditoria, dice Velardi, è rafforzato attraverso interventi che premiano la qualità e l'nnovazione. Si istituisce, inoltre, uno sportello unico (Sut), per sveltire le procedure per l'avviamento di nuove imprese turistiche. Si punta poi alla promozione di nuove strutture ricettive (residenze alberghiere d'epoca, sul modello spagnolo e portoghese dei "Paradores" e delle "Pousadas"). La governance del turismo è attuata attraverso il trasferimento di competenze e funzioni agli Enti locali e la semplificazione delle procedure amministrative. Si vara l'Agenzia regionale del turismo (Art), che sostituisce gli enti provinciali per il turismo (Ept) e le Aziende Autonome (Aacst). Un'unica struttura, con a capo un manager con pieni poteri gestionali, "e senza pletorici e costosi Consigli di amministrazione", precisa l'assessore. Nascono i "Sistemi turistici locali" (Stl), chiamati a svolgere attività di promozione e commercializzazione dei prodotti turistici di aree territoriali omogenee, composti da soggetti pubblici e privati, con la maggioranza riservata ai partner privati. Sul territorio i servizi di Informazione e accoglienza turistica (Iat) accolgono i turisti fornendo loro informazioni su mobilità, prenotazioni, disponibilità ricettiva e di ristorazione. La qualità del sistema turistico regionale viene assicurata, anche, dalla creazione di un marchio di qualità regionale, dal monitoraggio dei servizi offerti dalle strutture ricettive, dalla liberalizzazione delle professioni turistiche (guide turistiche ed accompagnatori): tutte misure previste per garantire la migliore accoglienza, l'assistenza e la tutela dei turisti. Per la prima volta, infine, viene espressamente riconosciuta nel progetto la valorizzazione del patrimonio culturale immateriale della regione. "Si tratta solo di modifiche e di integrazioni al ddl di Lello, che non abbiamo neppure revocato", precisa Velardi. E a chi gli parla di oltraggio alle istituzioni, replica: "Nessun oltraggio. Massimo rispetto e adesso si tornerà al confronto. Anzi, se tutta questa discussione può portare al raggiungimento dell'obiettivo di una buona legge, sono felice che sia avvenuta". Il testo approvato in Giunta Le idee guida - Concepire il sistema turistico regionale come sistema di imprese; - Semplificare la governance del sistema attraverso la riduzione del ruolo della politica e della burocrazia; - Dare qualità al turismo campano migliorando servizi e professionalità, e programmando l'offerta Le novità - Maggiore coinvolgimento e protagonismo dei privati: le imprese turistiche sono considerate come il motore dell'economia turistica campana - Sportello unico (Sut) per sveltire le procedure per l'avviamento di nuove imprese turistiche; - Promozione di nuove strutture ricettive sul modello spagnolo e portoghese dei 'Paradores' e delle 'Pousadas'. - Trasferimento di competenze e funzioni agli Enti locali e semplificazione delle procedure amministrative. - Istituzione dell'Agenzia regionale del turismo (Art), che sostituisce gli enti provinciali per il turismo (Ept) e le Aziende Autonome (Accts). Un'unica struttura, con a capo un manager con pieni poteri gestionali; - Nascita dei Sistemi turistici locali (Stl), chiamati a svolgere attività di promozione e commercializzazione dei prodotti turistici di aree territoriali omogenee; - Istituzione sul territorio dei servizi di Informazione e accoglienza turistica (Iat) - - Creazione di un marchio di qualità regionale - Monitoraggio dei servizi offerti dalle strutture ricettive - Liberalizzazione delle professioni turistiche (guide turistiche ed accompagnatori) del 12-07-2008 num.

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Una campagna-guida per superare la burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Denaro, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Cultura & Ricerca Una campagna-guida per superare la burocrazia Produrre energia "pulita" da una parte e risparmiarne quanta più possibile dall'altra, dato il panorama "non rassicurante" di progressivo e veloce esaurimento delle risorse energetiche disponibili in natura. Ecco , allora, che scatta la campagna di sensibilizzazione che vede collaborare l'Apat, l'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i Servizi tecnici e Renael, la Rete nazionale delle Agenzie energetiche locali. La campagna persegue due obiettivi, uno di sensibilizzazione ed una di "guida" all'effettiva messa in opera di buone pratiche. Infatti, da una parte, mira a sensibilizzazione all'utilizzo di tecnologie pulite e ad alto rispetto ambientale. Mentre, dall'altra, intende orientare all'uso efficiente e razionale dell'energia, nel tentativo di incidere in modo significativo sulla sensibilità, e quindi sui successivi comportamenti pratici, di diversi tipi di pubblico di riferimento. Anche di questo si è parlato, dunque, durante il convegno che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Filippo De Rossi, Energy Manager della Regione Campania, di Gennaro Nasti, assessore all'Ambiente del Comune di Napoli, Angelo Paladino, presidente Renael, Michele Macaluso, direttore Anea, Giovanni Lettieri, presidente Unione Industriali di Napoli e Maria Rosaria Donesi, direttore Area Gestione Tributi dell'Agenzia delle Dogane della Direzione regionale per la Calabria e la Campania. del 12-07-2008 num.

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Valutazione e bilancio d'esercizio: il Csvnet punta sulla trasparenza (sezione: Burocrazia)

( da "Redattore sociale" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

VOLONTARIATO 12.5014/07/2008 Valutazione e bilancio d'esercizio: il Csvnet punta sulla trasparenza Il Coordinamento dei Centri di servizio per il volontariato è impegnato in queste settimane in un percorso di formazione per i Csv in base alle linee guida redatte insieme all'Irs ROMA ? Il CSVnet, il Coordinamento nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, è impegnato in queste settimane in un percorso di formazione e di accompagnamento per i Centri di Servizio che ha lo scopo di promuovere le pratiche di rendicontazione e di trasparenza presso i Csv e le organizzazioni di volontariato. In questi giorni ha licenziato le "Linee guida sulla valutazione dei Csv", frutto di una intensa collaborazione con l'Irs, l'Istituto di Ricerca Sociale guidato da Emanuele Ranci Ortigosa. Approvate in prima bozza lo scorso anno e già sottoposte alla sperimentazione di otto Csv, le Linee Guida hanno lo scopo di valutare, su basi scientifiche e condivise, l'efficienza e la ricaduta sul territorio di riferimento delle attività e dei servizi dei Csv. La versione definitiva sarà approvata dall'assemblea nazionale di CSVnet del prossimo autunno (3/5 ottobre a Grado) e quindi messa a disposizione di tutti i Csv, dell'intero mondo del volontariato e dei loro interlocutori istituzionali. Nella direzione della trasparenza è anche l'adozione di pratiche di rendicontazione adeguate alle organizzazioni di volontariato. Per questo CSVnet sta sostenendo i Csv nella sperimentazione e nell'aggiornamento delle linee guida per la redazione dei propri bilanci, dopo aver adottato come base di partenza le "Linee guida per la redazione del bilancio di esercizio degli enti non profit", realizzate dall'Agenzia per le Onlus. Uno strumento utile perché aiuta a rendere conto delle proprie attività non solo al mondo del volontariato, proprietario e utilizzatore dei Csv, ma anche alle fondazioni di origine bancaria che li finanziano e alle istituzioni. Uno strumento che si affianca alle linee guida per il bilancio sociale dei Csv, oggi utilizzate dal 70% di essi. "Si tratta di strumenti fondamentali per misurare e valutare la propria attività, non in maniera autoreferenziale, ma con percorsi precisi che qualificano chi li compie e comunicano informazioni precise agli interlocutori. La scelta di CSVnet è stata quella di non fare improvvisazione, percorsi autodidattici o burocrazia, ma di rivolgersi alle competenze scientifiche e tecniche esistenti e di costruire con loro percorsi e strumenti da sperimentare e mettere a disposizione dell'intera rete dei Csv. Un segno concreto sulla strada dell'efficacia e dell'efficienza, fondamentali quando si utilizzano i soldi di tutti e quando si lavora per il volontariato". Entrambe le linee guida (valutazione e rendicontazione) sono disponibili on line sul sito di CSVnet: www.csvnet.it.

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Quando la burocrazia è nemica dei disabili (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Cronaca di Cagliari Pagina 1009 Il caso. Non si può ottenere un lavoro senza il via di una commissione, che spesso arriva dopo un anno Quando la burocrazia è nemica dei disabili Il caso.. Non si può ottenere un lavoro senza il via di una commissione, che spesso arriva dopo un anno --> Carlo Lecca ha 20 anni ed è affetto da una grave forma di disabilità mentale. L'handicap non gli ha tuttavia impedito di frequentare la scuola turistico-alberghiera e di coronare il sogno di diventare cuoco. Una volta conseguito il diploma, però, il giovale si è scontrato contro il muro della burocrazia: una selva di leggi e regolamenti che inizialmente hanno frustrato il suo desiderio di lavorare. Di recente, grazie al supporto del padre Chicco (operatore televisivo freelance), Carlo è stato assunto come aiuto-cuoco all'hotel Setar e inizierà finalmente a lavorare con un contratto stagionale. Peccato che la sua sia un'eccezione più unica che rara nel panorama dell'inserimento al lavoro dei disabili. Se è vero infatti che Carlo ce l'ha fatta, molti altri si sono dovuti arrendere ad una realtà amara che vede di fatto impedito ai disabili l'accesso al lavoro. "Se Carlo sta per intraprendere l'agognata carriera di cuoco - sottolinea con fierezza il padre - non è certo merito degli enti preposti ad aiutarlo. Per sistemare mio figlio ho dovuto fare tutto da solo: ho lottato contro la burocrazia e contro l'insensibilità di tutti, incluse le istituzioni. E sono riuscito nell'intento solo grazie alle mie conoscenze personali". Raggiunto l'accordo con i titolari del Setar, il genitore ha scoperto che serviva un'autorizzazione da parte del Centro servizi lavoro della Provincia. Un nulla osta difficile da ottenere, che nel migliore dei casi viene rilasciato dopo 6 mesi. Tempi biblici, assurdi, che avrebbero impedito a Carlo di lavorare da subito. La situazione invece si è sbloccata in 20 giorni grazie all'interessamento speciale di un operatore del Csl di Quartu, Stefano La Porta, a sua volta affetto da spasticismo. "Quando a chiedere un lavoro è un disabile grave - spiega La Porta - il caso dev'essere esaminato da un comitato provinciale che richiede ulteriori accertamenti alla Asl. L'iter è lungo e può concludersi anche dopo un anno". Il risultato è che la maggior parte dei richiedenti getta la spugna nonostante esista una legge nazionale, la 68 del '99, che al contrario dovrebbe favorire l'inserimento degli svantaggiati. "In Sardegna questa legge è disapplicata - sostiene La Porta - perché mancano gli strumenti operativi per attuarla e non funzionano organi fondamentali come il Comitato regionale per l'inserimento dei disabili". I dati parlano chiaro: su 600 disabili iscritti ai Csl di Cagliari solo 13 hanno trovato lavoro negli ultimi tre anni. "La legge impone alle aziende con almeno 15 dipendenti di assumere un disabile ma gli imprenditori preferiscono pagare le multe (peraltro irrisorie) piuttosto che assumere personale considerato improduttivo". PAOLO LOCHE.

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RIPARTE IL PROGETTO PER IL CAMPO SPORTIVO (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Avellino)" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

SANT'ANGELO Riparte il progetto per il campo sportivo MICHELE VESPASIANO Sant'Angelo dei Lombardi. Verrà mai costruito il campo sportivo di Sant'Angelo dei Lombardi? L'interrogativo se lo pongono in tanti nel comune altirpino, dove la disillusione per non poter utilizzare la struttura sportiva dura ormai da molti anni. In effetti è da oltre un decennio che la la costruzione del nuovo campo sportivo è nell'agenda delle varie amministrazioni comunali che si sono succedute a Sant'Angelo e che al di là dei loro buoni propositi si sono viste costrette ogni volta a fare i conti con difficoltà che impedivano la prosecuzione dei lavori e la loro ultimazione. A misurarsi con questi problemi ci sta provando ora anche l'attuale amministrazione guidata dal sindaco Michele Forte. L'assessore allo sport, Angelo Competiello, ha messo intorno al tavolo di lavoro le varie figure di tecnici e progettisti coinvolti nell'iniziativa. Con loro, oltre che con i funzionari dei vari assessorati della Regione Campania, del Coni e della Fgci, Competiello sta cercando di riordinare le carte, le autorizzazioni, le licenze, nel tentativo di smuovere la macchina della burocrazia e di recuperare tempo e finanziamenti che si sono ridotti all'osso. Infatti, alla beffa di non vedere realizzata l'opera, i santangiolesi hanno dovuto assistere negli anni anche al danno di un finanziamento che mese dopo mese è andato assottigliandosi; cosa che ha costretto i progettisti a tagliare buona parte delle tribune, la pista di atletica, l'impianto di illuminazione notturna e la sistemazione esterna dell'area di via Boschetto, dove oggi è visibile solo un terreno invaso da erbacce e sterpaglie piuttosto che un rettangolo di gioco.

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Roma, Garante: dimenticato in cella nigeriano che chiese espulsione (sezione: Burocrazia)

( da "Velino.it, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Velino presenta, in esclusiva per gli abbonati, le notizie via via che vengono inserite. CRO - Roma, Garante: dimenticato in cella nigeriano che chiese espulsione Roma, 14 lug (Velino) - “Mentre il nuovo governo vara misure rigorose sulle espulsioni degli stranieri irregolari, un detenuto nigeriano chiede e ottiene di essere espulso, ma da più di cinque mesi attende invano che il provvedimento diventi esecutivo”. A rendere nota la singolare vicenda del 38enne Samuel Oguike è Angiolo Marroni, garante regionale dei diritti dei detenuti del Lazio. “L'uomo, arrestato nel 2006 per reati connessi alla droga, è stato condannato a tre anni di carcere e rinchiuso nel penitenziario di Civitavecchia. Nel novembre 2007 dal carcere Samuel ha presentato, di sua spontanea volontà, istanza di espulsione in Nigeria accolta nel febbraio 2008 – spiega Marroni –. Da allora l'uomo è in vana attesa che il provvedimento diventi esecutivo. Anzi, nel frattempo è stato trasferito da Civitavecchia a San Severo, in provincia di Foggia, dove il Dap (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, ndr) ha subito provveduto a segnalare il suo caso all'Ufficio stranieri della locale questura”. Secondo il garante la vicenda di Samuel “è lo specchio di come vanno le cose in Italia: mentre si invoca un maggior rigore nelle espulsioni e ci si preoccupa per il crescente sovraffollamento delle carceri, un uomo che chiede e ottiene di sua spontanea volontà di essere espulso viene dimenticato in carcere dalla burocrazia. è l'ennesima riprova – conclude Marroni – su questo come su molti altri aspetti che riguardano il mondo penitenziario: a non funzionare non sono le leggi, ma l'organizzazione che dovrebbe applicarle”. (com/fan) 14 lug 2008 13:34.

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Marroni: ''Detenuto nigeriano attende da mesi l'espulsione'' (sezione: Burocrazia)

( da "Redattore sociale" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

CARCERI 14.5814/07/2008 Marroni: ''Detenuto nigeriano attende da mesi l'espulsione'' Roma - Mentre il nuovo governo vara misure rigorose sulle espulsioni degli stranieri irregolari, un detenuto nigeriano chiede e ottiene di essere espulso, ma da piu' di cinque mesi attende invano che il provvedimento diventi esecutivo. Protagonista della singolare vicenda, denunciata dal Garante regionale dei diritti dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni, il 38enne Samuel Oguike. A quanto appreso dal Garante l'uomo, arrestato nel 2006 per reati connessi alla droga, e' stato condannato a tre anni di carcere e rinchiuso nel penitenziario di Civitavecchia. Nel novembre 2007 dal carcere Samuel ha presentato, di sua spontanea volonta', istanza di espulsione in Nigeria accolta nel febbraio 2008. Da allora l'uomo e' in vana attesa che il provvedimento diventi esecutivo. Anzi, nel frattempo e' stato trasferito da Civitavecchia a San Severo (Fg), dove il Dap ha subito provveduto a segnalare il suo caso all'Ufficio stranieri della locale questura. "La vicenda di Samuel e' lo specchio di come vanno le cose in Italia- ha detto il Garante dei detenuti, Angiolo Marroni- Mentre si invoca un maggior rigore nelle espulsioni e ci si preoccupa per il crescente sovraffollamento delle carceri, un uomo che chiede ed ottiene di sua spontanea volonta' di essere espulso viene dimenticato in carcere dalla burocrazia. E' l'ennesima riprova, su questo come su molti altri aspetti che riguardano il mondo penitenziario, che a non funzionare non sono le leggi, ma l'organizzazione che dovrebbe applicarle". (DIRE).

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Espulso, ma da 5 mesi aspetta in cella (sezione: Burocrazia)

( da "Redattore sociale" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

IMMIGRAZIONE 15.2414/07/2008 Espulso, ma da 5 mesi aspetta in cella La storia del nigeriano Oguike, arrestato per reati connessi alla droga e condannato a 3 anni. Nel 2008 accolta la sua richiesta di espulsione, mai divenuta esecutiva. La denuncia del Garante: ''Dimenticato dalla burocrazia'' Roma - Il Garante dei detenuti del Lazio è intervenuto per denunciare la vicenda di un detenuto nigeriano che chiede ed ottiene di essere espulso, ma da più di cinque mesi attende invano che il provvedimento diventi esecutivo. "Mentre da più parti si continua ad invocare un maggior rigore nelle espulsioni" dice il garante Angiolo Marroni "e ci si preoccupa per il crescente sovraffollamento delle carceri, un uomo che chiede ed ottiene di sua spontanea volontà di essere espulso viene dimenticato in carcere dalla burocrazia". Il 38enne Samuel Oguike. arrestato nel 2006 per reati connessi alla droga, è stato condannato a tre anni di carcere e rinchiuso nel penitenziario di Civitavecchia; nel 2008 è stata accolta la sua richiesta di espulsione e, da allora, l'uomo attende che diventi esecutiva. Nel frattempo è stato trasferito da Civitavecchia a San Severo (Fg), dove il Dapha ha subito provveduto a segnalare il suo caso all"Ufficio stranieri della locale questura. Un uomo che chiede ed ottiene di sua spontanea volontà di essere espulso viene dimenticato in carcere dalla burocrazia. "E' l'ennesima riprova, su questo come su molti altri aspetti che riguardano il mondo penitenziario, che a non funzionare non sono le leggi, ma l'organizzazione che dovrebbe applicarle" dice Marroni.

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SCUOLA/ GELMINI: TAGLI PER DARE SPAZIO AL MERITO (sezione: Burocrazia)

( da "Virgilio Notizie" del 14-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Oggi bilanci ingessati anche in università postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA Altri Varese, 14 lug. (Apcom) - Il ministro dell'Istruzione e dell'Università, Maria Stella Gelmini, ritiene che i tagli di personale nel mondo dell'istruzione, in particolare gli 87mila insegnanti della scuola a rischio, "possano essere una opportunità per rivedere il sistema e per introdurre meno burocrazia, più semplificazione e soprattutto spazio al merito". Così il ministro a margine della celebrazione del decennale dell'Università dell'Insubria. "Oggi il bilancio della scuola e dell'università - ha detto il ministro - è ingessato e bisogna recuperare risorse per premiare il merito e dare chance a chi lavora di più e meglio". Tornando ai tagli nella scuola, il ministro ha spiegato che "la Finanziaria risponde a un patto fatto con gli elettori: meno debito e meno spesa pubblica. Tutti i ministri hanno fatto grandissimi sacrifici per raggiungere questo risultato. Voglio precisare che la ricerca non è stata tagliata, nemmeno negli enti di ricerca con meno di 50 addetti. Sull'università non si è applicato il taglio lineare sul fondo di finanziamento ordinario. Si sono chiesti sacrifici anche al mondo accademico e al mondo della scuola".

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Allarme degli industriali: a Salerno è crisi vera (sezione: Burocrazia)

( da "Citta' di Salerno, La" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Crollano produzione e occupazione."Il momento più difficile degli ultimi anni" " "La crisi del manifatturiero, le difficoltá congiunturali dell'agroalimentare e di altri settori strategici come il gomma-plastico-chimico, sono l'indizio della più assoluta latitanza di un progetto industriale per la provincia di Salerno. Manca la visione del futuro economico e produttivo del nostro territorio". E' questa l'analisi dal presidente di Confindustria Salerno, Agostino Gallozzi, sui dati della congiuntura economica salernitana. " La "indagine previsionale del sistema economico e produttivo salernitano", realizzata da Confindustria in collaborazione con il Dipartimento di scienze economiche e statistiche dell'Universitá di Salerno, è stata presentata ieri mattina nella sede degli industriali salernitani. L'immagine che restituisce è quella di un'economia in grave difficoltá, soffocata da una fase di stallo prolungato che alimenta una forte preoccupazione per il secondo semestre del 2008. Secondo lo studio, l'economia salernitana è "nel momento di massima criticitá da due anni a questa parte". La constatazione che i settori in maggiore difficoltá sono quelli delll'alimentare, della gomma-plastica, della chimica e del metalmeccanico, nonché la presa di coscienza che il maggior risultato possibile in questo momento è il mantenimento delle posizioni, sono lo specchio della grave crisi in cui versa il sistema produttivo salernitano. Uno scenario che viene associato all'immagine della tartaruga marina, capace di entrare in apnee molto lunghe, ma che forse sarebbe meglio paragonare ad un bradipo: uno scenario infinitamente lento nell'evolvere al meglio, con un sistema imprenditoriale impelagato nelle sabbie mobili della burocrazia e inoltre lento nell'innovarsi al suo interno per fronteggiare le nuove sfide del mercato globale. " Dal primo semestre 2007 al secondo 2008 sono scesi i numeri di componenti fondamentali come la produzione, il fatturato, gli ordinativi, l'occupazione, le esportazioni. Tuttavia il presidente Gallozzi ha invitato "ad evitare questa sorta di malinconia sociale per cui si arretra sempre e non si potrá mai andare avanti. Nel nostro territorio si parla poco di industria in senso generale - ha affermato - La vicenda Ideal Clima è una sciagura sociale, ma è anche la manifestazione di nodi che vengono al pettine. Io vorrei che le istituzioni discutessero tutti i giorni di una politica di sviluppo industriale. Non accettando, per forma mentis, che la situazione così è e così deve restare, credo che bisogna ripartire da zero attuando una forte azione di marketing territoriale".L'idea è di creare una Agenzia locale per lo sviluppo, che "identifichi i fattori positivi del nostro territorio e li presenti in quelle aree dove sono possibili investitori esterni ". Massimiliano Santoro.

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Spazzatura, ora l'emergenza è l'umido (sezione: Burocrazia)

( da "Citta' di Salerno, La" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'assessore Pucci duro: purtroppo paghiamo per gravi responsabilitá di altri enti Spazzatura, ora l'emergenza è l'umido " L'umido resta ancora in cittá. Nessun sito di compostaggio ha dato il via libera per sversare i rifiuti deperibili accumulati da diversi giorni nei siti di stoccaggio nocerini. L'assessore all'ambiente Luca Pucci ha ormai una linea diretta con il Commissariato di Governo, ma per ora nessuna buona notizia arriva da Napoli. "Stiamo ancora attendendo - ha dichiarato - che ci diano il via libera per lo sversamento dell'umido". " "Per ora lo stiamo trattenendo nei siti, ma non è più possibile". Si è davvero sulla soglia della crisi e in cittá il problema va acuendosi. Infatti, se per l'indifferenziato non ci sono problemi, i bidoncini rossi invece traboccano. In tante strade ci sono sacchetti riversati sui marciapiedi e per lo più maleodoranti. Segnalazioni più insistenti arrivano dalla zona di Piedimonte, ma anche da via San Pietro. " I residenti chiedono soprattutto il lavaggio dei bidoncini, che a loro dire non avviene da tempo. "Risposte potrebbero arrivare solo dal Veneto - ha spiegato l'assessore Pucci - perché Sicilia, Abruzzo e Molise hanno chiuso le porte. La spiegazione è che gli impianti sono in manutenzione o che non riescono ad accogliere quantitá come quelle nocerine". Nessun problema però sulla qualitá dei rifiuti. " "Il no - precisa - non è dettato dalla cattiva differenziazione, ma da problemi tecnici". Stallo anche in merito alla proposta di realizzazione di un impianto di compost sul territorio cittadino: "La Regione è lenta, anzi è ferma. Tra programmazione e realizzazione passa troppo tempo, c'è poco concretezza. La burocrazia è inversamente proporzionale alle reali necessitá del territorio". " Pucci critica anche l'operato del Commissariato "che si fossilizza su termovalorizzatori, discariche e rifiuti napoletani. Anche qui ci sono lentezze enormi, al posto di dare risposte a chi fa la differenziata, si pensa troppo a risolvere i problemi di chi non ha mai fatto una seria politica ambientale. In questo modo si tengono in piedi due problemi, provassero a risolverne uno, il più semplice: lo smaltimento dell'umido". " In periferia crescono le aree caratterizzate da rifiuti abusivi. Nel fine settimana è spuntata una discarica non autorizzata lungo via Urbano VI. Salvatore D'Angelo.

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Feltrese, spunta una pista brasiliana (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere delle Alpi" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il diesse Mazzonetto è sulle tracce dell'attaccante Junior D'Incao CALCIO ECCELLENZA FELTRE. Questo cognome non mi è nuovo... Nell'agendina del nuovo direttore sportivo della Feltrese, Rinaldo Mazzonetto, c'è anche un attaccante italobrasiliano dalle trasparenti origini bellunesi: Junior D'Incao ha giocato nell'Eccellenza bresciana con il Sirmione e viene descritto come un ottimo giocatore. Buon fisico, fondamentale fiuto del gol e la possibilità di essere utilizzato anche da trequartista: i chilometri di distanza non dovrebbero essere un problema per chi arriva dal Sudamerica. Non è obiettivamente la primissima scelta, ma una buona opportunità. Se non dovesse finire bene la trattativa con un altro giocatore più vicino e già incontrato di persona venerdì. Già in giornata, potrebbe avere una risposta definitiva, positiva o negativa che sia: "C'è anche questa possibilità - ammette Mazzonetto - posto che conto sempre di concludere con l'altro. Questo D'Incao ha delle buone referenze e, tra l'altro, si tratta di un italobrasiliano, per cui non ci dovrebbero essere troppi problemi di tesseramento". I tempi della burocrazia calcistica, come si sa. Un bomber italiano. Quello già visto può essere Vuk Cvetkovic, l'ex Montebelluna e Trento: "Non posso dire altro, perché sennò c'è il rischio che la trattativa salti e non è il caso, per un po' di pazienza in più. Sicuramente stiamo discutendo di un giocatore che ha fatto molto bene in serie D, ma probabilmente è italiano. Già in giornata, potrei essere nelle condizioni di rivelerlo ufficialmente". L'addio di Gheller. In queste ore, Fabio Gheller dovrebbe comunicare la sua decisione definitiva. Rimango a Feltre, oppure vado al Canove, una squadra vicentina di Prima categoria, più vicina all'altopiano di Asiago e, quindi a casa mia? Durante il mercato, non gli sono mancate le offerte: a un certo punto, si era fatta avanti anche l'Ardita Moriago, che però si è ritirata, di fronte alle incertezze del giocatore: "E' chiaro che, se Gheller decide di andare via, prenderemo un altro giocatore. Noi non tratteniamo nessuno, questo sia chiaro. Abbiamo lasciato partire anche Pilotti per il Rugby Feltre, perché vogliamo avere in rosa dei giocatori motivati. A tutti i possibili rinforzi che contatto propongo rapporti di durata biennale, perché entro l'anno del centenario vogliamo fare qualcosa d'importante. Lo vuole la società e ovviamente lo vogliamo anch'io e il mister Enrico Franco". (g.s.).

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Vescovi: Chiediamo un governo capace (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Gli imprenditori guardano alle elezioni: più competenza e meno appartenenza politica Vescovi: "Chiediamo un governo capace" I grandi nodi irrisolti: viabilità e termovalorizzatore. Per le centrali più spazio ai privati Confindustria approva la politica energetica della Provincia, ma chiede maggior decisione nell'utilizzare le risorse idriche con la revisione urgente del Piano per lo sfruttamento delle acque VEZZANO. Un'autonomia di "prima classe": aperta al confronto internazionale, alleggerita dalle rigidità burocratiche, accelerata nelle decisioni. Questo chiede Ilaria Vescovi alla politica trentina. E da chi la governerà nei prossimi cinque anni si aspetta capacità di prendere decisioni, sopratutto quelle necessarie, magari anche impopolari: "Conta la competenza, che non è né di destra, né di sinistra, non l'appartenenza politica". Non governi amici, ma governi capaci. E' il messaggio lanciato dalla presidente di Confindustria Trento alla politica che si prepara alle elezioni di ottobre. E sarà l'energia il terreno sul quale si misurerà la capacità di governo per l'autonomia, assieme agli investimenti in formazione ed infrastrutture. Un'assemblea nel cuore della montagna. Lì, nell'enorme galleria costruita negli anni Cinquanta per la centrale Enel di Santa Massenza, Ilaria Vescovi ha voluto tenere la sua seconda assemblea da presidente. Per dire al ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola che gli industriali trentini condividono le scelte di un governo che detassa gli straordinari e taglia la burocrazia. E per ricordare al presidente della Provincia Lorenzo Dellai - a lui o a chi governerà per i prossimi cinque anni - che da Piazza Dante si attendono decisioni chiare e rapide che sblocchino nodi irrisolti anche da trent'anni: i collegamenti della Valdastico e della Valsugana, ma anche la realizzazione del termovalorizzatore, un'Autobrennero "innovativa e scorrevole", una ricerca meno accademica e più legata alle necessità della produzione ed un'Università attenta al territorio, ma anche aperta a livello internazionale. Ma sopratutto - e così di svela la scelta del luogo per le assise - gli industriali chiedono coraggio nelle prossime scelte di politica energetica. Se giudicano positiva l'acquisizione delle centrali Edison ed Enel - operazione che attraverso la pubblico - privata Dolomiti Energia è costata attorno ai 600 milioni di euro - ora si attendono che le loro potenzialità produttive siano valorizzate al massimo, senza farsi bloccare, in un mondo in piena crisi energetica, da "malintese tutele di canoisti e pescatori". Esplicito riferimento al Piano generale delle acque pubbliche che, nell'imporre i livelli di deflusso minimo delle centrali a salvaguardia di ambiente e turismo, costerebbe, se applicato, "un taglio di 650 milioni di kWh ed un minor ricavo di 60 milioni di euro." La richiesta a Piazza Dante è chiara: bene l'investimento idroelettrico, ma ora non mortificate risorse e strategia industriale per correre dietro ai consensi di paese e di valle: crisi energetica e rivoluzione dei mercati globali richiedono "competenze", appunto, non appartenenze politiche. E perciò - ha elencato Vescovi - via libera ai rilasci per fare girare le turbine, basta bloccare con "gravi ostacoli pregiudiziali" la costruzione di centrali ai privati, semplificare le richieste di autoproduzione energetica delle aziende, dare spazio al fotovoltaico. E magari ridurre il peso della bolletta energetica che agli imprenditori italiani, così come a tutte le famiglie, costa il 35% in più rispetto alla media Ue e ben il 60% in più rispetto alla Francia. Insomma, gli industriali chiedono una decisa, forte, politica energetica per sostenere lo sviluppo di quel 26% del Pil provinciale da loro prodotto, accompagnata dalla rimozione delle pesantezze burocratiche e da nuovi investimenti infrastrutturali. In questa direzione spira il vento del Paese, ha fatto capire Vescovi, ma sopratutto è quanto richiede alle imprese quanto alla politica, la serissima ed imprevedibile rivoluzione dei mercati. Dellai si è sentito sotto pressione? Il suo saluto, dal tono pacato con qualche accento secco, non lo ha dato a vedere. Premesso che l'economia provinciale "ha tenuto" e che "di tutto il Trentino ha bisogno, salvo che di salti nel buio", ha rammentato che lo per lo "sforzo comune" la sua giunta ha investito in formazione, in ricerca ed innovazione, ha sostenuto l'industria con robuste commesse pubbliche e le imprese con il taglio dell'Irap. E quanto ai rilasci si troverà un'intesa, così come si farà la public company energetica. Ciò che oggi importa, ha concluso, è che è diventata operativa la new.co delle centrali Enel. Grazie alla Provincia, naturalmente.

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Scajola: Subito il nucleare (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Ma Bressanini frena: "Strada sbagliata, c'è poco uranio" Scajola: "Subito il nucleare" Il ministro punta anche sull'idroelettrico e elogia il Trentino "Per vincere la sfida che ci attende solo in questo modo si può garantire energia su larga scala in modo sicuro con costi contenuti e nel completo rispetto dell'ambiente" JACOPO TOMASI VEZZANO. Il ministro allo sviluppo economico, Claudio Scajola, scende dall'auto blu poco dopo le 17. Brilla il lago di Santa Massenza. "Bellissimo questo paesaggio", ripete più volte il ministro accolto dall'azzurro Giacomo Santini e dai vertici degli industriali trentini. Poi tocca subito uno degli argomenti più attuali raccogliendo l'assist che la centrale idroelettrica, location scelta da Confindustria per l'assemblea 2008, gli offre. "L'energia idroelettrica contribuisce in modo significativo al sistema energetico del paese e il Trentino in questo senso dà un contributo importante (circa il 10% del fabbisogno, ndr)". Spiega ad un gruppo di giornalisti. E rilancia. "L'idroelettrico dovrebbe essere sfruttato di più e per questo dovremo puntare maggiormente sulle molte mini-centrali presenti sul territorio". Poi viene invitato a salire su una Panda 4x4 a idrogeno che lo porta all'interno della centrale dove viene accolto con un lungo applauso dal popolo degli industriali trentini. Il clima è positivo e così la presidente Ilaria Vescovi lascia subito la parola al ministro che alle 19 dovrà decollare da Bolzano per partecipare alle 20 ad un'"importante riunione a Roma prima che in Parlamento si voti il piano triennale", spiega. Il clima è positivo, si diceva. E così Scajola affronta subito l'argomento che più gli sta a a cuore: il ritorno al nucleare. "La crescita del paese - sottolinea - non la si consegue senza affrontare l'emergenza energetica. I continui picchi del prezzo del petrolio sono motivo di seria preoccupazione perché incidono sulla nostra competitività e per questo bisogna prendere delle decisioni per cambiare strada e ognuno deve prendersi la sua responsabilità". Ecco i primi applausi. "Bisogna puntare sul carbone pulito, sulle fonti rinnovabili e sul nucleare". La platea gradisce: applausi ancora più convinti. Il ministro affonda il colpo. "Solo col ritorno al nucleare si può garantire energia su larga scala in modo sicuro con costi competitivi e nel completo rispetto dell'ambiente". In Italia la strada del nucleare si bloccò alla fine degli anni Ottanta sull'onda di Chernobyl. "Non bisogna più ripetere gli errori del passato", spiega Scajola. "Con la chiusura delle centrali nucleari si sono persi 60 miliardi di euro, è giunto il momento di fare delle scelte. è importante che su un argomento così significativo ci sia condivisione e per questo ci confronteremo con parti sociali ed esperti scientifici, ma oramai non si può aspettare". Anche perché, se dovesse filare tutto liscio e si posasse domani il primo mattone, una centrale nucleare sarebbe pronta tra almeno sette anni. Insomma, il tempo stringe ed il ministro Scajola lo sa. Ma la ricetta per un rilancio del sistema energetico nazionale non finisce qui. L'Italia - che dipende dall'importazione per ogni tipo di risorsa energetica - deve puntare sull'innovazione. "Servono rigassificatori, siti di stoccaggio del gas, termovalorizzatori, nuove reti di trasporto, interconnessioni con altri paesi", continua Scajola, che si complimenta con il Trentino "per il lavoro fatto su termovalorizzazione e teleriscaldamento". Dice che "non bisogna fermarsi di fronte ai "no" di pochi che bloccano lo sviluppo e il progresso". Ripete che "bisogna lottare contro gli sprechi e per questo, in autunno, partirà una campagna di formazione". Infine, prima di volare verso la capitale, strappa altri applausi dicendo che "la crescita delle imprese e del paese è penalizzata dal carico fiscale e dalla burocrazia". Saluta dal palco alzando le mani al cielo, come un ciclista sotto il traguardo. Dagli imprenditori trentini ha ottenuo un sostanziale "via libera" sul nucleare. Non, però, dall'assessore provinciale Ottorino Bressanini che commenta così l'intervento del ministro. "Il ritorno al nucleare sarebbe una scelta sbagliata perché attualmente ci sono meno risorse a disposizione di uranio rispetto a quelle di petrolio. Per questo, a mio modo di vedere, si percorrerebbe una strada senza uscita. Servono decisioni importanti, ma vanno cercate in un'altra direzione".

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BREVI FRASSILONGO Punto sui patti territoriali Oggi a Frassilongo nuovo incontro sui Patti territori... (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

BREVI FRASSILONGO Punto sui patti territoriali Oggi a Frassilongo nuovo incontro sui Patti territoriali della Valle dei Mòcheni. Alla riunione con i sindaci della valle e i funzionari della Provincia parteciperanno gli addetti alla categoria degli artigiani. Saranno illustrate modalità e burocrazia per i finanziamenti. Appuntamento alle ore 20.30 nella sala consiliare. (r.g.) Pergine La banda. Nuovo concerto proposto dalla Banda sociale di Pergine nella serata di domani. Si tratta dell'esibizione del complesso inglese "Archibishop Beck School" di Liverpool che sarà appunto ospite della banda perginese. L'appuntamento sarà in piazza Municipio alle 20.45. (f.g.) Pergine Mercato. Mercato agricolo giovedì mattina in piazza Fruet dietro al municipio. L'apputamento settimanale che si protrarrà fino a dicembre, vede impegnate le penne nere perginese con la "merenda del contadino". Gli operatori agricoli offriranno questa settimana "omelette con verdura e ricotta" confezionate appunto dagli alpini-cuochi. Il mercato è corredato dalle bancarelle degli hobbisti che riscuotono interesse. (f.g.) Pergine Escursione. Un'escursione a Cima Undici con la Sat perginese è in programma domenica. La montagna insieme a Cima Dieci e Cima Dodici rappresenta un gruppo caratteristico. Si parte da San Valentio alla Musa (in seggiovia) per raggiugnere Haider Alm e quindi proseguire a piedi con il sentiero Alta Val di Resia. Si scenderà poi per la parte opposta arrivando a Belpiano. Si tratta di quasi cinque ore di cammino e quindi di una proposta suggestiva ma anche impegnativa. Le iscrizioni vanno effettuate al Negozio di abbigliamento "Da Elena" in via Tre Novembre entro giovedì. (f.g.).

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I centralisti sono come pusher (sezione: Burocrazia)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Clamoroso show del presidente del Veneto alla presentazione del rapporto della Fondazione Nordest "I centralisti sono come pusher" Galan: a Roma affamano il Sud e tolgono risorse al Nord Ed Emma Marcegaglia rincara la dose: "Dopo tanti proclami da Brunetta ora vogliamo leggi e atti concreti" ALESSANDRA CARINI VENEZIA. L'economia e la società nordestina hanno saputo affrontare crisi e cambiamento e sono a tutt'oggi vive e vitali di fronte ad una nuova sfida: quella di una bassa crescita che frena gli investimenti e spesso "forma un blocco sociale avverso all'innovazione, perché nelle economie stagnanti tendono a prevalere logiche distributive e condizioni di avversione al rischio". Potrebbe trovare, dice la Fondazione Nordest, nuova forza in un balzo verso la creazione di un'Euroregione che ne premi il ruolo centrale in Europa insieme alle "sorelle" regioni europee. Ma, ahimè, per farla non bastano gli imprenditori. Ci vorrebbe la politica. Ma bocciatura più sonora la politica nazionale non potrebbe riceverla. Sempre più anticonformista e battitore libero, Giancarlo Galan, presidente del Veneto, fatta pace con la Fondazione Nordest, in occasione della presentazione del nono rapporto, tuona contro i centralisti, quelli che definisce i "pusher" del consenso, quelli cioè che a Roma hanno drogato il Sud continuando a spandere assistenzialismo "risparmiandogli quel che ci vorrebbe e cioè lacrime, sudore e sangue". "Guadagnano molto di più che con la vendita della cocaina, ma sono peggio degli spacciatori perché affamano il Sud e tolgono risorse al Nord. Finché non si riuscirà a cacciare questa gente dal tempio inutile discutere di ricette". Frasi da far sembrare una mammola il più estremista dei leghisti. Non ce l'ha solo con il centralismo romano, ma con chi continua, in tutte le forme, a pensare al pubblico come risorsa e all'assistenzialismo e alla protezione come ricetta. Per esempio con il ministro dell'Economia Tremonti. "Che cosa sarebbe successo se noi avessimo dato retta alle sirene che chiedevano dazi per proteggere l'industria dalla Cina e dall'India? Allora sì che avremmo sperimentato il declino, come lo sperimentò Venezia nell'unico momento in cui si chiuse al mondo. Per fortuna che la storia va in maniera diversa e le barriere continuano a cadere". Non è da meno, quanto a critiche, per il carattere prudente e guardingo verso il governo di questa Confindustria, Emma Marcegaglia, che per la prima volta si sbilancia a chieder conto delle decisioni della politica nazionale. Di quella "cacciata" dei vertici dell'Authority dell'energia, avvenuta per giunta in un momento così delicato, "sulla quale c'è più di un punto interrogativo". Delle tasse che non scendono né per ora, né nei programmi di governo dei prossimi anni. Delle infrastrutture per le quali sono stati tagliati gli stanziamenti, invece "di andare avanti nella politica di tagli di spesa e di privatizzazione per dare spazio ad investimenti che sono essenziali per la modernizzazione dell'economia". Ed infine ce l'ha anche con l'osannato Renato Brunetta, vessillo della prima ora della lotta alla burocrazia pubblica: "Dopo i proclami vogliamo vedere le leggi e gli atti con i quali si concretizzeranno le sue battaglie". Insomma alla fine il Nordest e la sua classe dirigente, come dice Galan, "hanno mostrato di esserci e di avere le carte in regola". Ma gli altri? Trova meno sponda in Renzo Tondo, suo compagno di partito e presidente del Friuli, nella ricerca di un sodale con il quale avviare una battaglia per l'Euroregione, di quanto ne trovasse nel suo avversario e oggi ex presidente Riccardo Illy. Un Tondo prudente che dice si deve partire dai fatti, dalle cose concrete che incidono sulla vita dei cittadini, come quella tassa di 25 euro messa dagli sloveni per chi passa sul loro territorio. O magari dalla proposta di concorre tutti al raddoppio della centrale nucleare di Krsko, come intende proporre nel prossimo incontro con il ministro degli Esteri Franco Frattini. Euroregione o no, il Nordest mostra in politica la stessa pluralità di voci e la stessa polivalenza di risultati e di ricette che è stata indicata ieri nel dettagliato Rapporto della Fondazione, illustrato dal suo direttore Daniele Marini. Un Nordest che continua, pur nelle sue contraddizioni, ad essere un laboratorio nazionale, ipercritico e iperpessimista nella stessa valutazione degli imprenditori, che dicono che l'economia va male anche se poi i conti si chiudono con risultati positivi, meglio di quanto previsto. Una società che ha paura degli immigrati ma è la prima in Italia ad integrarli nel suo mondo. "L'Euroregione - dice Marini, mostrando una serie di dati a segno ultrapositivo - potrebbe essere un'occasione per lanciare una nuova piattaforma geoeconomica in Europa e portare l'economia nordestina a nuovi risultati". Insomma un modo per ritrovare la crescita in un mondo sempre più difficile. Ma dovrebbe crederci Roma per prima, avviando un sistema di regole, a partire dal varo di quel federalismo, senza il quale, così almeno dice il Nord, anche il Sud continuerà ad essere bloccato nelle sue illusioni di crescita.

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Se il dipendente fa troppi debiti (sezione: Burocrazia)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Le imprese: leggerezza nella cessione del quinto dello stipendio Il credito al consumo è sempre più protagonista nei bilanci delle famiglie trevigiane. "Da qualche tempo è aumentato anche il ricorso alla cessione del quinto dello stipendio - racconta Giampaolo Galiazzo, esperto finanziario di Tiche intervenuto al seminario organizzato ieri da Unindustria sul tema - tanto da innescare delle problematiche anche a livello di imprese, coinvolte indirettamente in questa tipologia di finanziamento perché ci va di mezzo la busta paga dei dipendenti". Sono sempre più numerosi infatti i lavoratori che, nonostante il posto fisso e la busta paga assicurata a fine mese, stipulano contratti con banche e finanziarie specializzati nel credito a breve. Con la cessione del quinto dello stipendio si ottiene un finanziamento che poi viene ripagato con rate che "pescano" direttamente dalla busta paga, sottraendo - appunto - fino a un quinto dello stipendio del lavoratore. Secondo la Banca d'Italia anche nel 2007 i prestiti concessi in provincia continuano a crescere a ritmo costante, segno di un aumento delle esigenze da parte delle aziende ma anche delle famiglie, sempre più alle prese con problemi di liquidità a fine mese. Il passaggio dai 24 miliardi di euro del 2005 agli oltre 30 del 2007, conferma la Marca al primo posto in veneto per prestiti totali. E sempre più protagonista è appunto il credito "pronto cassa", destinato a soddisfare esigenze di natura personale. Ma se i soldi te li danno subito, a mancare sembra proprio la convenienza. "Bisogna stare attenti quando si firmano contratti di finanziamento a breve termine perché i tassi possono crescere molto. Per 5 mila euro in 12 mesi si può arrivare a pagare il 35% di interessi, mentre per 30 mila euro si scende al 16%: vale a dire, però, che dopo solo un anno, oltre al capitale bisogna restituire ben 4.800 euro in più". Il fenomeno sta assumendo quindi una parte rilevante nella gestione pratica dei rapporti tra aziende e lavoratori, aumentando il carico di burocrazia e adempimenti. "Una volta il quinto dello stipendio veniva richiesto per ottenere gli alimenti in caso di separazioni coniugali o per motivi di carattere straordinario - dichiara Gianpietro Breda di Unindustria - mentre oggi le imprese vengono coinvolte sempre più spesso perché sono aumentate le esigenze dei lavoratori, che alle volte interpellano l'imprenditore in qualità di consigliere". (Enrico Lorenzo Tidona).

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Migotto, addio sconsolato al Planck (sezione: Burocrazia)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Lascia a 70 anni con l'amarezza di non aver mai visto il decollo degli istituti tecnici, spesso considerati "una specie di ammortizzatore sociale" Migotto, addio sconsolato al Planck Per 35 anni preside all'Itis: "Ho visto passare 9 generazioni e 50 ministri" "Rimarrei se sapessi che qualcosa può ancora cambiare" "Industria-scuola rapporto abortito" Una vita dedicata alla scuola, con passione e piglio critico e combattivo ormai diventato merce rara, non solo nel mondo dell'istruzione. Va in pensione Radames Migotto, 70 anni, metà vissuti da preside dell'Itis "Planck" di Lancenigo. "Ho visto passare quasi 9 generazioni di studenti da quando sto nella scuola. E non solo: anche 50 ministri della pubblica istruzione" - racconta. Rammaricato per il pensionamento? "Rimarrei se effettivamente si potesse cambiare qualcosa per gli istituti tecnici, che sono considerati per lo più ammortizzatori sociali oppure merce di poco valore - risponde - Nella cultura scolastica italiana non si è mai riusciti a considerare gli i valori della cultura tecnica come necessari e utili per lo sviluppo del Paese come avviene anche in altri contesti europei". Ed è stato proprio questo l'obiettivo perseguito da Radames Migotto in tutti gli anni di dirigenza del "Planck", l'istituto tecnico divenuto punto di riferimento per tutte le scuole della provincia per periniziative e vitalità: dai contatti con le aziende anche estere - come la Siemens in Germania, dove gli studenti del"Planck" possono andare a svolgere i loro percorsi di orientamento professionale - a quelli con le aziende locali, come la "Osram" di Renato Voltarel, ex-allievo illustre dell'istituto. E non solo: anche la ricerca di percorsi formativi interni alla scuola per promuovere l'innovazione tecnologica. "Abbiamo sempre cercato di toglierci dalla "morta gora" della burocrazia per dare un respiro più vitale alla scuola - dice Migotto - Non ci siamo curati solo dei piani di studio ma anche di quelli dell'apprendimento. Il centro dell'attenzione infatti non dovrebbe essere quello che il docente insegna, ma quello che lo studente apprende. Ma per fare questo ci vuol un apparato di controlli capillare che invece nella scuola italiana non c'è. In Italia invece si parla di rimettere i grembiulini ai bambini e di diplomare i bidelli...". è una riflessione a 360 gradi amara sulle evoluzioni nel mondo della scuola, quella di Migotto, che di tentativi di riforme ne ha visti passare 33 nel corso della sua carriera. "E mi viene il dubbio che i questo Paese non si possa riformare niente", sbotta. Dal decentramento scolastico ai rapporti con il mondo dell'impresa. "L'accordo fra industria e scuola e finito nelle secche", commenta. Tutti obiettivi mancati per il veterano preside del Planck. Obiettivi per il post-pensionamento? "Studiare il sistema del "Bachelor of Engeenering" tedesco - risponde Migotto - che consente agli studenti, dopo i 18 anni di intraprendere percorsi utili di apprendimento tecnologico". (Laura Canzian).

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Mirandola e il buon soldato Schweik (sezione: Burocrazia)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Al Castrum la prima delll'opera teatrale tratta da Jeroslav Hasek Per chiudere la rassegna "I fantasmi della Grande Guerra" arriva Vasco Mirandola. Il Festival di Serravalle a Vittorio Veneto propone questa sera alle 21,30 al Castrum e, in caso di pioggia, nella sala verde del castello stesso, la prima assoluta de "Il buon soldato Schweik" ovvero, come dice l'attore, "Faccio rispettosamente notare che sono scemo...." di Jeroslav Hasek, adattamento del testo di Roberto Cuppone, musiche dal vivo di Giorgio Gobbo e Sergio Marchesini della Piccola Bottega Baltazar, illustrazioni di Josef Lada. Tratto dal romanzo scritto tra il 1921 e il 1923, lo spettacolo mette in risalto l'antimilitarismo di Ha sek, che più che nella descrizione del volto tragico della guerra si esprime in una satira feroce che attacca la società in tutte le sue istituzioni: la monarchia, l'esercito, il clero, la burocrazia dell'Impero austro ungarico preso di mira proprio nel momento in cui la guerra, esasperandone l'aspetto cialtronesco e corrotto, ne mostra senza pietà la dissoluzione. L'umile e grottesco eroe del romanzo, il bonario allevatore e mercante di cani, strappato alle sue pacifiche occupazioni e mandato a combattere in difesa dell'impero austro-ungarico nella prima guerra mondiale, ha avuto in Germania e nel mondo un successo senza precedenti nel periodo tra il 1923 e il 1932. Dopo il 1945 Il "Buon soldato" ha conosciuto un nuovo successo grazie alla riscrittura drammaturgica che Brecht allestì in America, dove aveva trovato rifugio. Piuttosto trascurato negli ultimi decenni, dopo la bella versione di Strehler con Buazzelli del 1961 e quella del gruppo della Rocca negli anni Ottanta, viene oggi riproposto in un contesto singolare Ingresso da 12,00 a 15,00 euro. (a.v.).

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Postumia, festa per Emma (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

"E' crescita zero, ma possiamo farcela" GAZOLDO L'imprenditrice ha chiuso la fiera GAZOLDO DEGLI IPPOLITI. Applausi ripetuti e fragorosi, tipici di quelli riservati gli amici più cari, hanno accolto ieri sera la neo presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, intervenuta alla chiusura della 17ª Fiera della Postumia. Arrivata a bordo della sua auto, scortata dagli agenti della Questura, è stata accolta all'ingresso di Villa Ippoliti dal sindaco Franca Ferretti, assieme al vice, Nanni Rossi, all'assessore provinciale al Turismo, Roberto Pedrazzoli con l'assessore alla Cultura di Reggio Calabria, Antonella Freno, ospite nel feudo degli Ippoliti assieme ad una delegazione. La prima cittadina si è complimentata con la presidente per l'importante traguardo raggiunto, auspicando un prosieguo ricco di soddisfazioni. "Spero che riesca a trovare soluzioni al problema del lavoro che affligge l'Italia, in un momento di grave crisi economica". Il vertiginoso aumento del prezzo del petrolio e delle materie prime, è stato commentato dalla Marcegaglia, che ha paragonato l'incremento del greggio allo "shock degli anni 70-80". Ha annunciato che si sta impegnando per raggiungere, entro il 30 settembre, un accordo con i sindacati, al fine di aumentare la competitività delle imprese ed i salari dei lavoratori. Tra le azioni intraprese c'è anche il tentativo di spingere il Governo ad operare tagli alla spesa pubblica improduttiva, recuperando risorse da investire in infrastrutture, ricerca, scuola, aiutando anche le famiglie più povere. "Occorre semplificare la burocrazia - ha dichiarato - e ridurre le leggi inutili. Fare compiere un passo avanti al sistema scolastico e universitario, che non è all'altezza con le sfide europee ed internazionali. Quest'anno l'Italia avrà una crescita quasi a zero, molto inferiore rispetto a tanti altri Paesi vicini. Non siamo condannati però al declino. Abbiamo tante eccellenze". La famiglia Marcegaglia era presente al gran completo: il cavaliere Steno con la moglie Mira ed il figlio Antonio. Emma, con la sua cordialità ed eleganza, non ha tralasciato ringraziamenti per i suoi cari. "Ci tenevo a festeggiare la mia elezione con le persone del mio paese", ha commentato. Ha ricordato i 50 anni di fondazione dell'azienda di trasformazione dell'acciaio ad opera di suo padre: "Sei un grande papà" e la dedizione della madre Mira. Graziella Scavazza.

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La Stancari ai vertici di Confagri: Contro la crisi serve il Piano carni (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

La Stancari ai vertici di Confagri: "Contro la crisi serve il Piano carni" Il sindaco di Bigarello eletta vicepresidente nazionale per il settore bovini. L'analisi: difficoltà e soluzioni Elide Stancari è stata eletta vicepresidente nazionale del settore carni bovine di Confagricoltura. Un ulteriore passo in avanti, che affianca i ruoli di presidente provinciale e regionale del comparto per Confagri, di vicepresidente del Consorzio carni doc (il più importante d'Italia per capi allevati) e quello di sindaco di Bigarello. Dalla nuova postazione di vertice per il sindacato di Palazzo della Valle, comunque, l'orizzonte della carne bovina resta preoccupante. "Tutti parlano della crisi dei suini - commenta la Stancari - ma anche i bovini da carne stanno scontando un momento di difficoltà, non solo per i prezzi di mercato, addirittura più bassi dei costi per l'acquisto di animali da ingrasso, ma anche per la blue tongue che induce importazioni a singhiozzo dalla Francia, dalla burocrazia asfissiante ed onerosa, dall'assenza di un Piano carni nazionale e dalla volontà di rivoluzionare la Pac". Il mercato. "Il mercato sta vivendo una forte fase di squilibrio - è l'analisi della Stancari - importiamo capi di razza charolaise dalla Francia a 2.68 euro il chilo e li vendiamo a 2.15 euro. Senza contare gli oneri per l'ingrasso e i costi di razione alimentare e di carburante agricolo". Un bilancio preoccupante, aggravato dalla diminuzione dei consumi per il diminuito potere d'acquisto delle famiglie. La blue tongue. "La blue tongue sta frenando le importazioni di broutard in maniera pesante, a causa del rallentamento nelle vaccinazioni oltralpe. In un recente incontro con i colleghi francesi, ci è stato comunicato che al momento sono disponibili per l'ingresso in Italia 200mila capi. Troppo pochi, nel 2007 abbiamo importato 1 milione e 44mila animali da carne dalla sola Francia. In questo modo le stalle non hanno garanzia di continuità dell'attività e lavorano a ranghi ridotti". Piano carni nazionale. Una soluzione per ridurre la dipendenza dall'estero ("L'import di carne congelata e refrigerata è in costante crescita" sottolinea la vicepresidente carne bovina di Confagri) riguarda l'adozione di un Piano carni nazionale, che sarà riproposto nelle prossime settimane al ministero delle Politiche agricole. "Aumentare la linea vacca-vitello ridurrebbe la dipendenza dall'estero, con un impatto favorevole sui costi delle imprese sia per l'acquisto di capi che sulle spese di trasporto". La burocrazia. "Un altro nodo da sciogliere - prosegue la Stancari - è l'alleggerimento del carico burocratico, troppo gravoso e costoso, fra anagrafe zootecnica, condizionalità e controlli che comportano perdite di tempo e risorse canalizzabili invece per lo sviluppo delle aziende". Le proposte. "Confagricoltura ha chiesto al governo di ridurre l'Iva dal 10% al 4% sul bestiame e la carne, per tutta la filiera, in modo da rendere concorrenziale sul mercato la carne italiana e rilanciare i consumi. Inoltre, abbiamo proposto la rateizzazione degli oneri sociali e dei contributi previdenziali, per consentire un maggiore respiro alle aziende in difficoltà". La Pac. "Confagricoltura chiede che venga mantenuta la riforma comunitaria fino al 2013 - conclude - anche se siamo disponibili a rivedere gli articoli 68-69-70 per i contributi accoppiati sulla qualità".

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Marcegaglia: Questo è il nostro laboratario (sezione: Burocrazia)

( da "Arena, L'" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Economia pag. 35 Marcegaglia: "Questo è il nostro laboratario" Il Nordest rimane un laboratorio anche per Confindustria. Lo ha affermato il presidente dell'associazione degli industriali, Emma Marcegaglia, dal palco del Laguna Hotel, dove ieri è stato presentanto il IX rapporto della Fondazione Nord Est. "Qui c'è una forte capacità di tenuta e anticipazione, è un vero e proprio laboratorio", ha spiegato Marcegaglia, "per trovare spunti e modi che mirano al cambiamento anche all'interno di Confindustria in modo da poter rispondere alle esigenze delle imprese". E la richiesta, sottolineata anche dall'indagine della Fondazione, è quella riguardante i temi dell'internazionalizzazione e l'innovazione. "Come Confindustria", ha sottolineato, "dobbiamo proseguire il lavoro fatto finora in tema di aiuto alle imprese sui mercati esteri specialmente per le piccole aziende: sono state fatte 36 missioni in 4 anni, la prossima sarà in Russia e vorremo che anche dopo la missione le aziende tengano come punto di riferimento l'Ice, le ambasciate o alcune banche". Sui temi di politica economica nazionale, Marcegaglia è tornata a battere sui tasti della burocrazia e spesa pubblica ribadendo la necessità della semplificazione/efficienza e della riduzione dei costi. E una via è quella del mercato. "Serve", ha ribadito con forza, "più mercato e cultura d'impresa, bene le misure contro i fannulloni e il lavoro di Brunetta, bisogna continuare". E infine ha puntato il dito sul Dpef. "Non ci piace", ha concluso, "la mancanza di investimenti nelle infrastrutture e la pressione fiscale sulle imprEse che rimane oltre il 40% ma che in alcuni casi arriva a toccare il 60-70%". P.D.B.

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Il Notaio non Crea Ostacoli. È il Guardiano del Diritto (sezione: Burocrazia)

( da "Finanza e Mercati" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Da Finanza&Mercati del 15-07-2008 La scorsa settimana è stata pubblicata un'intervista nella quale si supportava la tesi di un aumento del numero degli avvocati sul mercato, citando a supporto dati di riferimento europei e americani, e si indicava come "burocratico" l'intervento notarile, in particolare lamentando il rifiuto del notaio di accettare una procura scritta in italiano da un "public notary" inglese, pur se (sic) "postillata" (ma forse si intendeva munita della c.d. "Apostille", legalizzazione semplificata introdotta da una Convenzione dell'Aja). Le due affermazioni sollevano parecchie perplessità. Il problema dell'eccessivo numero di avvocati - che implica necessariamente una selezione dalle maglie piuttosto larghe - è affrontato dalla maggior parte dell'avvocatura in modo molto serio. Innanzi tutto, l'Italia presenta in questo momento il più alto numero di avvocati non solo in Europa, ma anche negli Usa. In Italia, infatti, ci sono circa 200.000 avvocati, cioè uno ogni 290 abitanti; in Spagna ce ne sono 111.000, cioè uno ogni 387, in Germania ce ne sono 126.000, cioè uno ogni 649 abitanti, in Inghilterra ce ne sono 106.000, cioè uno ogni 500 abitanti e in Francia 44.000, cioè uno ogni 1.409 abitanti (rapporto Cepej 2006). Negli Stati Uniti ce ne sono quasi un milione, ma su una popolazione di 350.000.000, cioè uno ogni 350 abitanti. E questo milione comprende anche i giudici ed pubblici ministeri, quindi quei giuristi che nel nostro sistema non vengono contati tra gli avvocati, per cui la percentuale è destinata a salire. Ma la cosa più sconcertante è che, mentre da un lato l'intervistato auspica per l'avvocatura un ritorno al suo ruolo originario di "guardiani del diritto" richiamando concetti di responsabilità e tutela del contraente debole, dall'altra tuona contro "la burocrazie notarile", che ostacola i traffici impedendo una cessione di quota di società estera perché non ha accettato una procura scritta in italiano da un notaio inglese, anche se "postillata". Nel mondo angloamericano, come a tutti noto, non esiste la figura del notaio come quello italiano (e di altri 77 paesi al mondo, compresa la Cina e 21 paesi su 27 nell'Ue). Esiste un "public notary", che non fa nulla di ciò che fa il notaio italiano: non controlla che chi cede le quote - nel caso riportato - ne sia effettivamente proprietario; che chi vende voglia davvero vendere (e non dare in pegno, per esempio, o conservarsi l'usufrutto); non controlla se, secondo gli accordi dei soci indicati nello statuto, prima di cedere le quote a terzi debba offrirle agli altri per impedire che entrino persone non gradite; non controlla che l'acquirente, secondo la legge del Paese in cui si trova la società, possa effettivamente acquistarle (per i cittadini stranieri, come noto, esistono in molti Paesi, incluso il nostro, dei limiti all'acquisto). Tutti questi controlli vengono invece fatti, in Inghilterra, da un solicitor, non da un "public notary" che li fa pagare molto di più di quello che costa il controllo notarile in Italia. Una procura "affidabile" in Italia costa 80 euro (compresi tutti i controlli di cui sopra ed altri) mentre lo stesso tipo di procura "verificata" in Inghilterra costa da 400 a 500 £ (cioè circa 560 euro): perché lì c'è il libero mercato, non le tariffe fisse (fissate dallo Stato), come da noi. Quindi il notaio italiano non ha affatto creato ostacoli, ma anzi ha proprio svolto quel ruolo di "(rigoroso) guardiano del diritto" che la legge gli impone, dopo avergli imposto di superare un concorso nazionale (come quello dei magistrati) in cui passa il 5-6% dei concorrenti: che pure sono avvocati, giudici e professori universitari. Il concorso, si intende, è aperto a tutti i laureati in legge. *Presidente del Consiglio Nazionale del Notariato PAOLO PICCOLI*.

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Farla franca nell'era dc - filippo ceccarelli (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Cultura Capolavori d'ipocrisia I democristiani furono sempre abili a far quadrato attorno ai loro colpevoli. E si inventarono quel formidabile strumento di elusione che furono i comitati di inchiesta L'immunità "di fatto" della Prima Repubblica FARLA FRANCA NELL'ERA DC FILIPPO CECCARELLI Altro che lodo Alfano ? già Schifani e prima ancora Maccanico... Fra immunità e impunità la praticaccia della Prima Repubblica comportò ai potenti democristiani costanti pericoli, e fatica, amarezza, perfino vergogna. A quei tempi esistevano ancora gli "scandali", parola oggi uscita dal vocabolario politico. E fin dagli albori della Repubblica, febbraio 1947, quando il deputato separatista Finocchiaro Aprile mise sotto accusa il ministro Campilli per una vicenda di speculazioni in borsa, tutto si può dire del quarantennio bianco, meno che i suoi protagonisti siano stati degli intoccabili. Ricca è in ogni caso l'archeologia del malcostume senza castigo. Ingic, Onmi, aeroporto di Fiumicino... ogni tot anni un impiccio messo in frigorifero o purificato con la fiamma ossidrica delle archiviazioni. Italcasse, Federconsorzi, mafia, petroli 1, petroli 2. Ogni capo e ogni corrente con le loro malefatte esenti da pena. Ma che garbo, rispetto all'automatismo del salvacondotto Alfano, e che tesori di procedura piegata al salvataggio del potere. I comunisti non facevano sconti. Ma anche alle Botteghe Oscure avevano le loro magagne da coprire: certi capi partigiani, ad esempio, che prima e dopo il 25 aprile avevano esagerato, il partito li spediva al sicuro oltrecortina, in Cecoslovacchia, arrivederci e grazie. Il paese era quello che era, nessuno poteva dirsi sicuro per sempre e anche le forme si dovevano salvare. Così, quando il ministro Trabucchi si trovò impelagato in una storiaccia di importazione di banane, fece scalpore quanto disse in Parlamento un giovane deputato sardo, Francesco Cossiga, posto dalla Dc a coordinare il collegio di difesa di Trabucchi: che "solo al ministro spettava decidere se un atto amministrativo era o non era conforme alla legge". Apriti cielo, comunque il ministro la fece franca. Ma che fatica! Anche perché i potenti democristiani, nella loro accorta e sofferta gestione, non disdegnavano di farsi la guerra a colpi di scandali e scandalismi, pure usando a tal fine burocrazie, magistratura, forze dell'ordine e corpi separati. Vedi l'affare Montesi, o il fiume di quattrini che correva dalle parti dell'Eni, così come le strumentalizzazioni attorno al caso di Giovanni Battista Giuffrè, il primo di una lunga serie di "banchieri di Dio" destinati a fare crack. Eppure forse, in fondo al cuore, i democristiani avvertivano, chi più chi meno, l'inquietudine della falsità, il senso della colpa, il rovello del peccato. E certo furono sempre abili a far quadrato attorno ai loro colpevoli. Escogitarono sistemi infallibili per perdere tempo, alzare la polvere e inceppare meccanismi; e a partire dal primigenio caso Campilli-Finocchiaro Aprile s'inventarono quel formidabile strumento di elusione che furono i comitati d'inchiesta, camere di compensazione ove stilare capolavori d'ipocrisia in forma di verdetto. Ma né Piccioni, né Scelba, Andreotti, Fanfani e nemmeno Enrico Mattei che di tutti era il più svelto, nel senso berlusconiano, si sarebbe mai sognato di ritenersi sciolto dai vincoli della legge. Difficile comprendere donde scaturisse tale convinzione. Forse nell'intimo loro avvertivano una distanza, uno scarto, un dissidio fra il gusto del potere e la sua sostanziale illegittimità. Ma non lo ammisero mai, seguitando a far finta di niente. Nell'estate del 1975 Pier Paolo Pasolini chiese un Processo, con la "P" maiuscola. La sentenza avrebbe dovuto rivelare agli italiani ciò che i potenti democristiani non avevano voluto capire: "Si era storicamente esaurita la forma di potere che essi avevano servilmente servito negli anni precedenti, traendone peraltro tutti i possibili profitti". La punizione che Pasolini lasciava intravedere era tanto più politica, quanto più accorti erano stati i modi nei quali lo scudo crociato aveva respinto ogni possibile ammissione di colpa: "La nuova forma di potere non sapeva più che cosa farsene di loro". E a proposito di processi. Fa impressione rileggere per intero e senza pregiudizi il discorso con cui poco dopo Aldo Moro difese il suo collega di partito e di corrente Gui in Parlamento per lo scandalo Loockheed. Fa impressione perché in quell'occasione il vero capo della Dc, oltre a escludere con forza che il suo partito si sarebbe lasciato processare nelle piazze, si preoccupava anche dell'"attesa di giustizia dell'opinione pubblica", più che consapevole della "forza spontanea" che poteva "rompere gli argini, come talvolta fa, pericolosamente, la furia popolare". Ancora un paio d'anni e fu proprio lui, Moro, certo il meno colpevole di tutti, la prima vittima designata, il capro espiatorio, l'agnello sacrificale dell'intera classe dirigente democristiana. La seconda vittima di un sacrificio meno cruento, decisamente, ma altrettanto traumatico, fu Giovanni Leone. Altri scandali seguirono, quindi, senza espiazioni. E altre più ottuse immunità e impunità, fino a Mani Pulite e al collasso di tutta una storia. Strano che nessuno nel Palazzo avesse ricordato in quei giorni che il potere è anche una spada sopra la testa. Strano che ancora oggi nessuno se lo ricordi.

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Ospedale del Ponente, il circolo Pd all'attacco (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

La polemica L'organismo che raggruppa gli esperti della sanità critica Tursi: "I tempi della politica sono troppo lunghi" 15/07/2008 "SULL'OSPEDALE di Ponente si è già perso tempo prezioso in discussioni accademiche ed incomprensibili". È il buongiorno con cui si presenta il Circolo degli operatori della sanità del Pd. Costituito il 4 giugno (insieme a quelli su trasporti, operatori sociali e fabbriche mentre altri nasceranno entro la fine dell'estate) si è già fatto sentire un paio di volte dalle istituzioni genovesi e liguri. E sempre battendo i pugni. Ora è l'ospedale di Ponente, prima è stata l'integrazione tra Asl 3 e Villa Scassi. "Ci vuole una scelta rapida per poter garantire alla gente del Ponente e delle valli l'assistenza sanitaria che merita, evitando inoltre che su argomenti di tale portata possano inserirsi manovre animate da biechi interessi o speculazioni politiche assolutamente inopportune e pretestuose", è l'attacco di Oleg Curci, segretario del circolo tematico che già raduna circa 200 operatori. Molti se si pensa che la sezione tematica dei Ds, la "Rosanna Benzi", quando chiuse i battenti aveva 108 iscritti. "Ma l'aspetto più importante è che il 40% degli iscritti non sia né ex diesse né ex margherita: siamo una cosa nuova". Impastata però di vip del mondo sanitario: il direttore sanitario del San Martino Gianni Orengo, il responsabile del Dea dell'ospedale regionale Marco Comaschi, il direttore sanitario del Villa Scassi Mauro Pierri, il consigliere comunale Ermanno Pasero che è anche medico del San Martino, Franceso Bollorino che è consulente per la città digitale di palazzo Tursi, Grazia Labate e Claudio Gustavino che pur non avendo aderito al circolo fa parte del suo direttivo per questioni "di burocrazia di partito" spiega Curci. Sull'ospedale di Ponente il circolo ha le idee chiare, le stesse dei circoli territoriali: struttura da 700 posti letto a Villa Bombrini a Cornigliano, circondato da una viabilità filante e integrato da un sistema di assistenza e di emergenza territoriale. "Una semplice e banale operazione edilizia non può essere sufficiente, bisogna riorganizzare ogni aspetto intorno al nuovo ospedale - avverte Curci - Se da Sampierdarena ci si muove verso nord, il primo presidio ospedaliero che si incontra è quello di Novi Ligure a fronte di un territorio su cui non c'è assistenza. I tempi con cui si sta muovendo la politica sono lunghissimi. Troppo". Ed è la secondo volta in poche settimane che il circolo della sanità tira per la manica le istituzioni, a cominciare da Comune e Regione. La prima volta è stato per l'integrazione Asl3 e Villa Scassi. "A fine giugno abbiamo prodotto un documento sull'integrazione fra Asl 3 e Villa Scassi sulla governabilità della futura azienda e le azioni da compiere perché la gente capisca che l'ospedale non chiude. Ci è stato risposto che il documento andava bene, ma che era troppo tecnico. Sinceramente mi hanno fatto sorridere: questo è un cicolo in cui c'è il fior fiore dei tecnici. Forse se lo sono dimenticato". Al. Cost. 15/07/2008.

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Terreno e roulotte per il clochard (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

La polemica Gara di solidarietà per il senzatetto di Albaro al quale sono stati portati via i cani UNA CASA per il clochard di Albaro. Un pezzo di terra, un tetto sotto cui ripararsi dalla pioggia: località Livellato, alture di Genova. Oppure una roulotte: da riadattare, utilizzata da sempre per il mercato di merci varie. La prima offerta è di Olivio Baldazzi, socio e avvocato dell'Enpa (ente nazionale protezione animali). Generosa: concedere - a titolo gratuito - l'usufrutto del terreno e della struttura (un rudere che necessita di lavori di riqualificazione) al senzatetto cui i parrocchiani della chiesa San Pietro e Santa Teresa del Bambin Gesù di Albaro hanno portato via i cani attraverso una petizione firmata da oltre 400 fedeli. Ingombrante la presenza di quel clochard nel salotto buono di Genova: "Sporca, crea disordine, inveisce e turba la quiete delle famiglie che vanno a messa", si giustificano alcuni residenti. La seconda arriva da Mauro Lazio, ex venditore ambulante, che regalerebbe volentieri la sua roulotte già provvista d'impianto luce, ma che necessita di lavori per essere abitabile. Da quando Il Secolo XIX ha pubblicato la storia del "barbone di Albaro", come lui stesso si è firmato nella lettera imbucata all'indirizzo dei quotidiani, la macchina della solidarietà si è messa in moto e ora le offerte e le opportunità piovono un po' da ogni parte. A testimonianza del buon cuore, dello spirito solidale e della generosità di tanti genovesi. Sono ormai giorni che Ernesto Filocamo, 63 anni di cui 12 spesi a elemosinare sotto il porticato della chiesa di via Guerrazzi, implora gli siano restituite le bestiole, che considera come figli. Ora pare aprirsi uno spiraglio: un posto tranquillo dove trasferirsi e poter recuperare i 4 anziani randagi (mezzi ciechi) rinchiusi nelle celle roventi del fatiscente canile di via Adamoli. "Sono rimasto molto colpito dalla storia di quel clochard - spiega Baldazzi -. Sarebbe un piacere potergli dare un tetto, ospitarlo gratuitamente: la casa è da ristrutturare, i lavori dovrebbero partire a settembre. E lui potrebbe dare una mano". Unica difficoltà, la distanza: in un luogo isolato, lontano dall'abitato, Ernesto non potrebbe elemosinare e racimolare il minimo per sopravvivere e sfamare gli animali. "Una soluzione la troviamo - insiste Baldazzi -. Al limite potrei passargli qualcosa mensilmente. Il trattamento che gli ha riservato la gente di Albaro, cristiani praticanti che vanno a messa regolarmente la domenica, è riprovevole. Intendo fare il possibile per aiutarlo: nella speranza che altri collaborino e mi sostengano". Un'altra soluzione è la roulotte: "La usavo per il mercato, ma non credo ci siano grossi problemi ad adattarla - spiega Mauro Lazio -. Se la vuole è sua". Alle proposte dei genovesi si aggiungono le provocazioni dei politici: "Mi trasferisco a fianco del signor Ernesto, con i suoi cani", dice Cristina Morelli, consigliere regionale dei Verdi e presidente dell'Osservatorio per lo studio e delle popolazione animali in regione. "La burocrazia comunale e il perbenismo di una parte degli abitanti di Albaro, sostenuti incredibilmente dal parroco della chiesa di San Pietro e Santa Teresa, è una cosa che lascia sgomenti per la totale assenza di umanità". "Don Franco è una persona buona e generosa - ribattono i fedeli -. Casomai ce ne fosse bisogno, siamo pronti a organizzare una seconda raccolta firme, per solidarietà verso di lui". "Anche noi eravamo a conoscenza della situazione del senzatetto di Albaro e dei suoi cani, da molto tempo - avverte Rosanna Zanardi, responsabile genovese per l'Enpa -. Verificato come stavano le cose, abbiamo però scelto di non intervenire. Quell'uomo e i suoi cani vivevano praticamente in simbiosi: portarglieli via avrebbe significato spezzare la vita sia sua che loro. Un atto di forza, come di fatto è stato, non lo avremmo mai potuto concepire, né attuare. Per buonsenso, pietà. Carità". Ci hanno pensato i parrocchiani. FEDERICO AMODEO 15/07/2008.

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Maxi-controlli antitruffa per gli esenti dai ticket (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Sanità)" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Indietro 15 luglio 2008 Maxi-controlli antitruffa per gli esenti dai ticket di Roberto Turno (da Il Sole-24 Ore) È caccia aperta agli evasori dal ticket sanitario. Il Governo ha deciso di varare una stretta in piena regola per stanare le false autocertificazioni per reddito che danno diritto alle esenzioni dalle prestazioni di specialistica ambulatoriale. Un piano di controlli a tutto campo darà la possibilità alle Asl di accedere ai dati dell'Agenzia delle entrate e,a posteriori, di richiedere il maltolto ai falsi ticket-esenti. La decisione del Governo è stata formalizzata ieri con un emendamento alla manovra triennale ( Dl 112), presentato alle commissioni Bilancio e Finanze della Camera, insieme a un giro di vite nei confronti dei privati (cliniche e ambulatori) e a un massiccio potenziamento anti-truffa dall'attuale 2 al 10% dei controlli su prestazioni e cartelle cliniche. Aperta la caccia a chi non paga il Ssn, il Governo apre anche a metà le porte sul finanziamento degli 834 milioni necessari per coprire l'azzeramento del superticket da 10 euro sulla specialistica: Maurizio Sacconi (Welfare) e Raffaele Fitto (Regioni) hanno comunicato ieri ai governatori la decisione di allargare i cordoni della borsa fino a 400 milioni (contro i 50 inizialmente messi sul piatto) a carico del bilancio dello Stato. Gli altri 430 resterebbero però a carico delle Regioni. Che non ci stanno e fanno pressing: deve pagare tutto lo Stato, avvertono, in questo modo si apre un "conflitto istituzionale ". Oggi ci sarà un nuovo vertice con Tremonti e Letta (la presenza di Berlusconi è in dubbio), dopo di che scatterà la formalizzazione delle modifiche alla Camera in tempo per la messa a punto dell'annunciato maxi emendamento con tanto di voto di fiducia annesso. Gli stessi Sacconi e Fitto hanno ammesso che la partita con le Regioni è tutta in salita e che oggi si cercherà la soluzione finale. Anche se il Governo ieri avrebbe escluso la possibilità di ulteriori aperture di credito alle Regioni oltre il rilancio di 400 milioni appena fatto. E, anzi, tenendo fermo sull'anticipo delle misure che saranno richieste ai governatori col prossimo "Patto" per la salute: taglio dei posti letto negli ospedali, riduzione strutturale del personale, ticket automatici anche a carico degli esenti che le Regioni dovranno applicare durante l'anno se i conti rischiano di non tornare. "Per quanto ci riguarda ? ha replicato Vasco Errani (Emilia Romagna) ? siamo pronti a metter mano al Patto, ma dobbiamo farlo in condizioni di operabilità, e non di fronte a fatti compiuti ". Una delle ipotesi per il superticket è di affidare la copertura da parte del Governo fino alla metà del 2009, dopo di che sarebbero le Regioni a provvedere per la metà (e oltre) che manca sulla base dell'andamento dei conti. Un rinvio, insomma, che però servirebbe solo a spostare il problema. L'alternativa per le Regioni sarebbe il taglio degli stipendi dei manager, dei costi della politica locale e della burocrazia, una sventagliata di mini ticket. Sulla valutazione del finanziamento del Ssn, d'altra parte, è sempre muro contro muro: Sacconi afferma che nel 2010-2011 al Ssn andranno 5 miliardi in più, le Regioni sostengono che invece mancheranno all'appello almeno 7 miliardi. Nessun altolà è invece arrivato dalle Regioni al Governo sul giro di vite promesso per far emergere le false esenzioni per reddito dai ticket sanitari. L'obiettivo ? anticipato al nostro giornale dal sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio ?è di far emergere una larga area di "non congruità " delle autocertificazioni come risulterebbe dai primi incroci fatti tra dichiarazioni dei redditi ed esenzioni per reddito. Veri e propri falsi esenti, insomma. Entro fine settembre un decreto Economia-Welfare metterà a disposizione del Ssn tutte le informazioni necessarie per accertare il diritto all'esenzione per reddito, indicando l'ultimo reddito del nucleo familiare e definendo il nuovo "modello" di autocertificazione. Le Asl a loro volta incroceranno i dati e verificheranno il diritto o meno all'esenzione. Va da sé che la "dichiarazione mendace " non la passerà liscia: l'evasore dovrà rimborsare i ticket non pagati. Chissà se andando anche a ritroso negli anni. Indietro.

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Basta tuffi e castelli di sabbia L'Italia dei divieti in vacanza (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

N. 167 del 2008-07-15 pagina 20 Basta tuffi e castelli di sabbia L'Italia dei divieti in vacanza di Eleonora Barbieri Dalle Dolomiti alla Sicilia, i turisti rischiano multe fino a tremila euro. Le sanzioni più diffuse per chi indossa il bikini in strada Vacanze italiane, il rigore è d'obbligo. Vietato, innanzitutto, danneggiare i cartelli di divieto. Lo precisano in Alto Adige, e il turista ha poco da ridere: se trasgredisce paga, da 77 a 428 euro. Va rispettato il cartello, e anche il divieto, per quanto fantasioso. La creatività della burocrazia comunale si sfoga dalle Dolomiti alla Sicilia, dalla Val d'Aosta a Capri. Colpisce gli italiani in ferie, rimettendoli in riga con multe fino a tremila euro. La mappa dell'estate proibita l'ha tracciata ieri Il Sole 24 ore. BON TON C'è la guerra dei costumi, cioè a boxer e bikini indossati fuori dalla spiaggia: la prima paladina del bon ton è stata Alassio, seguita nelle ultime estati dalle località della Costiera e da Capri, Taormina, Forte dei Marmi, Venezia, Diano Marina e Riccione. Chi gira senza pareo o senza maglietta sborsa dai 25 ai mille euro. I venditori ambulanti rischiano fino a 1.500 euro di multa se mettono piede in spiaggia. Qualcuno si è già attrezzato coi cataloghi dei falsi. RIGORE CAPRESE Nelle viuzze di Capri regna il silenzio estivo grazie al divieto di circolare con gli zoccoli, troppo rumorosi per i turisti vip dell'isola. Proibito anche sedersi sulle scale nella piazzetta (il riposo rubato vale cinquanta euro), off limits anche solo pensare di pranzare per strada o in spiaggia. Il pasto è lecito solo ai tavolini di un bar o di un ristorante: altrimenti, dieta. Quest'ultima ordinanza è in vigore anche a Positano, Ravello, Firenze e Venezia, dove il turista troppo goloso rischia fino a cinquecento euro di multa. Che poi, passi per chi addenta un panino sotto l'ombrellone, ma qualcuno esagera. C'è chi considera la cabina come la piazzola del campeggio, e ci si infila a cucinare un pranzetto per tutta la famiglia. Così a Mondello, il lido di Palermo, si sono inventati una sanzione apposta, che poi è stata accolta negli altri stabilimenti balneari d'Italia: da cento a mille euro di multa per gli chef da cabina. SPORTIVI I più a rischio sono gli amanti dello sport: al mare palla e racchettoni sono una lunga tradizione ormai minacciata dai divieti, con multe salatissime da mille a tremila euro. Chi non resiste immobile sulla sdraio come una lucertola per pomeriggi interi non può neanche fare un tuffo, né nell'acqua (si può solo nelle "aree consentite", altrimenti l'acrobazia costa da cento a mille euro), né nel passato, all'epoca in cui si costruivano piste e castelli di sabbia, o si scavavano buche in cui nascondere i piedi. I giochi - dicono ad Eraclea, provincia di Venezia - "ostruiscono il passaggio" sulla spiaggia. Perciò multa: da 25 a 250 euro. E chi prova a fuggire da lidi pieni di ostacoli e vuole divertirsi, magari, a girare su uno skateboard, se lo scordi: a Viareggio è vietato, come è proibito appoggiare i piedi sulle panchine, ma solo in luglio e agosto. Nella vicina Forte dei Marmi sono proibiti i massaggi sulla spiaggia (multa da duemila a diecimila euro, un record) e, da quest'anno, anche i patiti del verde devono stare attenti: vietato tagliare l'erba del giardino nei pomeriggi di sabato e domenica, altrimenti si sborsano 500 euro per il disturbo agli altri villeggianti della Versilia. ANIMALI E NATURA In Sardegna, a Is Aruttas, provincia di Oristano, sono severissimi con chi raccoglie la preziosa sabbia di quarzo bianca e rosa come souvenir e anche con chi si accende una sigaretta in spiaggia (360 euro di multa), mentre a Eraclea è proibito trafugare conchiglie. La piazzetta di Sirolo, nel Conero, è riservata solo agli umani: i cani, anche se al guinzaglio, non possono passeggiare, pena una multa di 154 euro. In tutte le altre località di vacanza della penisola gli animali non possono entrare in spiaggia e i cani vanno tenuti al guinzaglio durante l'estate. In montagna le sanzioni sono tutte per chi non rispetta la natura: attenti a non danneggiare i funghi in Sud Tirolo e Alto Adige, se siete sul Gran paradiso resistete alla tentazione di raccogliere i frutti di bosco: rischiate mille euro di multa. Molto più economico comprarli. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Varazze: la cena non è servita (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

La parola ai lettori Varazze: la cena "non" è servita Lettere ed e-mail vanno inviate a:LA STAMPA REDAZIONE DI SAVONA p.za Marconi, 3/6 - 17100 Savona Fax: 019 810.971, e.mail: savona@lastampa.it Preghiamo i lettori di essere sintetici. I testi privi di generalità, indirizzo e recapito telefonico non saranno pubblicati.Abbiamo letto l'articolo di domenica sul premio come miglior porto 2008 conferito a Marina di Varazze e ci ha fatto molto piacere. Siamo di Savona e andiamo spesso a Varazze e sabato 28 giugno abbiamo visitato il porto in occasione di un saggio di danza di nostra figlia. Siamo rimasti colpiti dalla pulizia, l'eleganza, la bellezza dei locali. Ci sembrava di essere in vacanza in qualche località della Costa Azzurra dove noi ci rechiamo spesso, la cui accoglienza è rinomata. Cosa che purtroppo non è accaduta a Varazze. Ci siamo presentati in due ristoranti tra le 23.30 e le 23.45 per mangiare qualcosa. La risposta (abbastanza seccata) è stata che a quell'ora non avremmo trovato da mangiare in nessun locale della Marina. Al porto di Savona abbiamo cenato all' una. Con ottima accoglienza. Valuti chi legge. ANTONELLA E GIANLUIGI SAVONA Risponde Ivo Pastorino: "Come si vede, eleganza, pulizia, bellezza dei locali contano sino a un certo punto. Dalle nostre parti occorre migliorare l'accoglienza, smentendo coi fatti il luogo comune dei liguri scontrosi con gli ospiti". Noi del Santuario non siamo selvatici In riferimento alla lettera "Ok quella serata al Santuario" pubblicata sabato 12 luglio u. s., mi ritengo pienamente d'accordo con il pensiero della sig.ra Franca Briano del Santuario. Anch'io abito in questa Valle con la mia famiglia da sempre (anzi da quattro generazioni) e sempre ci abiterò se Dio vorrà. Amo il mio paese e la gente che ci vive, rispetto le idee altrui, non sono perfetta, non sono selvatica, non voglio essere dimenticata; vivo in mezzo alla musica, al teatro, all'arte e agli eventi ben accetti. Perciò... Viva il Santuario,Viva S. Bernardo in Valle! Venite a scoprire questi paesi "segreti" (da non confondere con i borghi...), come scrisse un famoso settimanale prima della visita di Sua Santità Papa Benedetto XVI, e saremo ben lieti di accogliervi! Un saluto fraterno a tutti... anche a coloro che non condividono le mie idee. SILVANA FERRARI SAVONA-SANTUARIO C'era una volta San Bartolomeo C'era una volta...eggià, malinconicamente possiamo dire così, c'era una piccola realtà ma di importante utilità di servizio, socializzazione per molte persone a cui chi per il piacere di passare momenti di libertà a ristoro di una afosa giornata di lavoro o di solitudine oppure per chi non aveva altre possibilità e mi riferisco allo stand di ristoro e svago estivo all'incrocio stradale di cui per San Bartolomeo del Bosco. Questa estate le persone e le famiglie con bambini e anziani che saliranno da Savona su quei freschi boschi, ricchi di aria salubre non potranno più godere oltre quello che la natura generosamente offre di poter anche usufruire ciò che lo stand offriva: ristoro e svago con musica e possibilità di ballare. Questo mio scritto non vuole essere una pubblicità economica..non ho interessi di tipo pecuniario, ma di persona che apprezza tradizioni e semplici abitudini, che però intende protestare per la cancellazione di questa piccola realtà e mi chiedo che fastidio poteva dare e a chi questa piccola "cosa" che durava solo tre mesi circa concludendosi con la fiera settembrina di San Bartolomeo del Bosco. E' mia opinione che il peggior cancro italiano è la burocrazia cieca e sorda che non va oltre il suo naso, in questo caso la burocrazia ha cancellato un po' di vita su questi boschi che sono di una bellezza naturale lasciataci dalle generazioni passate, una piccola "cosa" non inquinante, un punto di presenza non invasiva ma di controllo quindi tutela. GRAZIELLA ZACCONE LANGUZZI ALESSANDRIA.

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Lo scambio ineguale (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

MEDITERRANEO Lo scambio ineguale L'iniziativa euromediterranea di Sarkozy prevede libera circolazione di merci, capitali e servizi, ma non degli esseri umani. Gli immigrati sono esclusi e cancellati Luciana Castellina Per prendere una stretta di mano fra Olmert e Abu Mazen come il segno che la pace è vicina non ci vuole scarsa memoria, ci vuole mala fede: non solo perché leader israeliani e palestinesi, peraltro tutti ben più credibili dei due attuali, si sono ormai stretti la mano decine di volte e nelle più disparate capitali del mondo senza che poi nulla accadesse, ma soprattutto perché mai come ora, con l'attacco all'Iran incombente, lo scenario mediorientale è apparso altrettanto cupo. Come del resto quelli analoghi, anche questo vertice destinato a battezzare la ex iniziativa euromeditterranea con cui Sarkozy sperava di rilanciare un ruolo centrale della Francia (ex, da quando Angela Merkel gli ha ricordato il senso delle proporzioni), è spettacolo da baraccone. Persino un passo indietro rispetto al passato perché di un accordo generale regionale ha solo il nome, consistendo in realtà solo nella proposta - a chi vuole e su cosa vuole - di accordi bilaterali, su un vastissimo menu, che va dalla polluzione al turismo. Non una iniziativa "comunitaria" come era, almeno nelle intenzioni, l'accordo di Barcellona, dunque, ma a geometria variabile, in cui il "comune" sarà poco più che formale: anziché delegare tutto il potere decisionale alla burocrazia di Bruxelles, ci sarà ora un segretariato con due co-presidenti, uno europeo e uno extracomunitario. In continuità col passato c'è invece il fatto che si prevede di tutto, meno, anche questa volta, l'essenziale: la libera circolazione di merci capitali e servizi, non di quelle merci particolarissime che sono i prodotti agricoli, perché le sole competitive con le nostre; e perché, per motivi non certo commerciali, noi preferiamo la "banana atlantica" (quella della United Fruits), a quella pur buonissima dell'Africa del nord. E, naturalmente, non prevede nemmeno la libera circolazione degli umani. (Come ha detto Roland Henri, che dirige il Centro di ricerca dell'Institut du Monde Arabe et islamique, "Gli europei ci vogliono come loro, con loro, ma non da loro"). Imponderabile "Ufficio Gioventù" Previsto nel menu di Parigi c'è persino anche un immancabile Ufficio Gioventù, che non si capisce bene cosa potrà fare in queste condizioni, il problema dei giovani della sponda sud essendo essenzialmente solubile per un tempo prevedibilmente lungo soltanto con una libera circolazione: metà della popolazione ha meno di 30 anni e per mantenere la percentale di disoccupazione al già altissimo livello attuale bisognerà, nei prossimi 15 anni, creare 23 milioni di nuovi posti di lavoro. L'inutile iniziativa Sarkozy è l'approdo di 36 anni di mediocri tentativi euromediterranei, sulla cui inefficacia tutti concordano. Dalla "Politica Mediterranea globale", lanciata nel 1972 e rinnovata nel 1990, consistente in accordi commerciali; al "Dialogo 5+5" (Maghreb e europei vicini), anch'esso, nel 1990; al "Forum mediterraneo sulla sicurezza", nel 1994, stabilito fra 11 paesi, che ha avuto come effetto il coinvolgimento degli eserciti turco e marocchino nell'avventura del Kosovo; all' "Accordo di partenariato", firmato nel 1995 a Barcellona. Praticamente annullato dalla brusca inversione di tendenza impressa nel 2003 quando, sotto la presidenza Prodi, venne varata la Pev (Politica europea di vicinato), che ha affogato il Mediterraneo nel calderone, marginalizzandolo rispetto all'est, cui sono state indirizzate il grosso delle risorse, non solo perché l'operazione appariva economicamente più promettente, ma perché quell'orizzonte geografico assecondava la tentazione di un'Europa pan Cristiana. Come in un recente convegno a Tangeri ha detto l'ambasciatore Huitzinger - uno dei diplomatici incaricati da Sarkozy di seguire il suo piano - la politica mediterranea dell'Unione europea assomiglia alla torta millefoglie: una serie di strati diversi, posti l'uno sopra l'altro. Così collocati senza mai riflettere criticamente sulle iniziative precedenti, senza tracciare un bilancio su ciò che è realmente accaduto o meglio non accaduto. E così anche ora, con il nuovo progetto di Unione per il Mediterraneo. Nell'affrontare con qualche serietà il problema Mediterraneo, che ha riacquistato una grande centralità, non si può far finta di non sapere che attraverso il Mediterraneo passa la frontiera più drammatica del mondo, molto più drammatica di quella che separa il Messico dagli Stati Uniti: lì il rapporto è di 1 a 6 nel reddito procapite, invece da noi è di 1 a 14. E che la dipendenza dei paesi del sud dall'Europa è totale: quasi tutte le loro esportazioni vanno verso l'Ue ma per l'Ue sono niente, in compenso quasi tutte le loro importazioni provengono dall'Ue. In queste condizioni la zone di libero scambio non è solo inutile, può essere solo fonte di ulteriore degrado. Lo squilibrio non è solo economico. È anche politico. Da una parte l'Europa unita, che agisce attraverso istituzioni comuni; sull'altra sponda un fronte frammentato e diviso da ostilità non sanate. Le sigle unitarie sono solo etichette. E poi sul fallimento del dialogo euromediterraneo - così occorre chiamarlo - pesa come un macigno l'accresciuta diffidenza politica generata dalle ferite aperte in questi 30 anni - la guerra all'Iraq - o non chiuse, anzi ulteriormente approfondite: l'occupazione israeliana della Palestina. L'Europa avrebbe potuto contribuire alla soluzione. Non l'ha fatto perché gli Stati uniti glielo hanno impedito. Ci aveva provato con un'iniziativa un po' più autonoma nel 1973, in occasione della prima crisi petrolifera, quando aveva preso apertamente posizione in favore dell'Opec e aveva proposto il riconoscimento dell'Olp. Fu bloccata da un intervento di Kissinger che, con sarcasmo, chiese all'Europa di sottoscrivere una nuova Carta Atlantica che conteneva l'obbligo di consultazione preventiva su tutto. L'asimmetria con il Nord Africa L'intervento Usa si è ripetuto negli anni, sicché l'Ue ha finito per delegare a Washington la politica, ritagliandosi libertà per qualche accordo commerciale. I negoziati fra Israele e l'Autorità palestinese, come è noto, non prevedono nemmeno la presenza europea. Ma ora sta accadendo una cosa molto grave. Una mossa europea che non potrebbe essere più in linea con la peggiore politica Americana: si sta procedendo, attraverso l'up grading dell'accordo di associazione di Israele con l'Ue, ad un mutamento qualitativo dello status di questo paese. Che potrebbe persino preludere ad un suo isolato ingresso nella stessa Unione. Per ora si tratta solo di manovre, di ballon d'essai. Ma è proprio così che di solito si procede in Europa. L'ideologia mediterranea - l'aspirazione a ricercare l'unità fra nord e sud del Mediterraneo non è - bisogna tenerne conto - innocente. Non lo è mai stata. Oggi c'è chi, a giusta ragione, teme che sia un modo per separare il nord Africa dal suo continente, un pretesto per dissimulare - scrive Danilo Zolo - l'asimmetria. Il dialogo euromediterraneo è intasato da quintali di detriti, di incomprensioni, non ha toccato la società araba reale, ha al massimo coinvolto le elites. La società araba è certo cambiata. Le emittenti locali si sono moltiplicate e sui tetti di in ogni villaggio fiorisce una selva di parabole. Ma attenti: stare alle finestre dell'Europa ma non poter stare alle sue porte, guardarci da lontano fidando in una vicinanza che è solo virtuale, può aver effetti perversi. La circolazione delle immagini e delle merci, e non quella degli umani, è uno squilibrio avvertito come insulto, come una ingiustizia suprema, come una beffa. Perché tutti sanno ormai che l'Europa non può far a meno degli immigrati, che sono già il 10% della nostra forza lavoro. Ma questa fetta di popolazione non ha rappresentanza, non ha diritti politici, non vota. Sono come gli schiavi nell'antica Roma. Peggio della casta degli intoccabili in India. Da noi il lavoro più umile e mal pagato, viene politicamente sottratto alla democrazia. Un'Europa che nega questi diritto è un vulno intollerabile.

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Maroni promuove la Brianza <Nel 2009 le elezioni della nuova Provincia> (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Brianza)" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

BRIANZA: PRIMO PIANO pag. 2 Maroni promuove la Brianza "Nel 2009 le elezioni della nuova Provincia" VIA LIBERA DEL VIMINALE ? MONZA ? LA PROVINCIA di Monza e Brianza debutterà nel 2009. Lo ha detto ieri il ministro dell'Interno Roberto Maroni, mettendo fine alla polemica estiva innescata dall'ipotesi di un taglio ai fondi destinati ai nuovi enti dalla legge Finanziaria. LA CONFERMA è arrivata al direttivo dell'Unione delle province lombarde riunito a Como, dove è intervenuto il ministro annunciando l'istituzione dell'area metropolitana milanese nel prossimo anno. Parlando della città metropolitana, Maroni infatti ha detto: "Vogliamo istituirla in tempo utile per non procedere al rinnovo della Provincia di Milano". Ciò significa che nel 2009 gli elettori di Milano e hinterland non voteranno per i loro rappresentanti a Palazzo Isimbardi, ma per la città metropolitana, che nascerà sulle ceneri della vecchia Provincia. Il ministro ha invece confermato l'istituzione della Provincia di Monza e Brianza, per la quale si andrà a votare nello stesso giorno, nella primavera del prossimo anno. I brianzoli saranno chiamati a eleggere 36 consiglieri provinciali e il presidente del nuovo ente. Soddisfatto per le dichiarazioni, che rasserenano un clima politico diventato in pochi mesi tutt'altro che favorevole al debutto del nuovo ente, l'assessore all'Attuazione della Provincia di Monza e Brianza, Gigi Ponti. "Il ministro Maroni ha assicurato che le prime elezioni per la nuova Provincia di Monza e Brianza si terranno nel 2009, come da programma, senza slittamenti né proroghe", conferma Ponti, che ieri ha incontrato Maroni a Como. Ponti ha colto l'occasione per invitare il ministro dell'Interno a Monza a un incontro da realizzare nelle prossime settimane proprio per fare il punto sull'attuazione della nuova Provincia di Monza e Brianza, considerata modello virtuoso di "Provincia nuova", più snella e con meno burocrazia. Ciò anche alla luce del processo in corso di riordino delle autonomie locali e delle competenze da assegnare alle province rispetto al sistema degli enti locali. "HO trovato nel ministro Maroni piena disponibilità a un confronto sul tema della nuova Provincia e sulle sue future competenze - conclude Ponti - e anche una buona sintonia su come costruire per la Brianza una Provincia davvero utile". Intanto il ministro Maroni ha confermato che è slittata di un anno e quindi posticipata al 30 giugno 2009 l'istituzione delle sedi periferiche degli uffici centrali dello Stato. Nelle province tradizionali si tratta principalmente di prefettura e questura, oltre ad altre sedi. ma anche su questi temi il dibattito è aperto. La Lega Nord più volte ha contestato la presenza della prefettura e lo stesso presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, ha indicato nella prefettura uno degli uffici sui quali è possibile risparmiare nell'istituzione della nuova Provincia. M.Guz.

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Sarkozy porta qualcosa di nuovo in Medio Oriente (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-07-15 - pag: 10 autore: ANALISI Sarkozy porta qualcosa di nuovo in Medio Oriente di Ugo Tramballi L a pace è a un passo. Ci vuole del coraggio per un'affermazione così impegnativa: soprattutto se la pace è quella fra israeliani e arabi; ancor di più se quella con i palestinesi, così intrisa di sangue, terra e fede. Nemmeno la falcata di un ciclope saprebbe misurare la distanza reale che continua a separare i nemici. Eppure qualcosa di nuovo nell'aria c'è: per l'incapacità di ognuno di vincere una guerra, per spossatezza collettiva, per mediocrità dei protagonisti. L'idea della pace vicina come non era mai stata, è di Ehud Olmert, così soffocato dagli scandali che fra due mesi potrebbe non essere più il premier d'Israele: politicamente, è un morto che cammina. Ciononostante, qualcosa di nuovo esiste. Ed è ciò che Nicolas Sarkozy ha avuto l'intelligenza d'intercettare, di vestire con l'elegante abito di una grande conferenza alla Versailles e perfino di riempire di qualche contenuto reale. L'Unione mediterranea di Paesi così diversi per economia, sviluppo, regime politico, che si intendono su ambiente, commerci e ogni altro grande tema dell'umana convivenza, solo perché bagnati dallo stesso mare, è un'araba fenice. L'"Iniziativa di Barcellona" era nata nel 1995 e da allora languiva in incontri senza importanza. Sarkozy l'ha sottratta a un consesso di funzionari euromediterranei - una somma micidiale di burocrazia europea e levantina - trasformandola in un vertice di 43 capi di Stato e di Governo. La pace fra arabi e israeliani non è affatto più vicina: ieri si parlava ancora di un imminente attacco ai siti nucleari iraniani, che riprecipiterebbe la regione nel caos. Ma lo sdoganamento politico di Bashar Assad - ci piaccia o no il regime siriano - è una condizione necessaria perché la pace fra arabi e israeliani, e quella fra gli arabi, siano immaginabili. E questa è la premessa di un risultato ancora più importante per Sarkozy. L'"Iniziativa di Barcellona" prevedeva una divisione dei compiti nel processo di pace mediorientale: gli americani governavano la trattativa politica, cioè decidevano, e gli europei mettevano i soldi per lo sviluppo economico. Approfittando del vuoto lasciato nella regione dal fallimento dall'amministrazione Bush, il presidente francese sottrae agli Usa il primato del mediatore e affida all'Europa un ruolo politico. Forse dire Europa è troppo generico: Sarkozy pensa alla Francia o nel migliore dei casia un'Europa politica a guida francese come mediatore di pace. Non è solo sfrontatezza da guascone, è anche realismo. Il Medio Oriente che interessa agli inglesi e ai tedeschi non è sul Mediterraneo ma è quello petrolifero e nucleare del Golfo. Gli italiani mancano di continuità per essere affidabili: alternano Governi troppo filo-arabi ad altri troppo filo-israeliani, trasformando questa scelta in una questione di politica interna, come se fossimo incapaci di formulare una visione regionale equilibrata e di lunga durata. Probabilmente gli israeliani non permetteranno mai che gli Usa perdano il loro primato nel processo di pace: sanno che alla fine l'America sostiene sempre ciò che Israele decide. Gli europei no. Ma quello che Sarkozy alla fine ha cercato di fare, convocando una conferenza imperiale con parata finale di armi e valori repubblicani, è stato di riempire un vuoto: quello che lascia l'assenza di leader. GRANDEUR E REALISMO Il presidente francese approfitta del vuoto lasciato dagli Usa per cercare di guidare un'Europa più assertiva.

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<Il voto di condotta pesi sulla promozione> (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

PRIMO PIANO pag. 11 "Il voto di condotta pesi sulla promozione" L'idea del ministro Gelmini contro il bullismo di SILVIA MASTRANTONIO ? ROMA ? "CREDO che dovremmo reintrodurre la condotta come elemento di valutazione". Il ministro Mariastella Gelmini mette un altro tassello sul disegno dell'istruzione prossima ventura. Dopo il ritorno al grembiule ora annuncia che sta studiando, in accordo coi protagonisti della scuola, anche il ripristino del voto di condotta che non è sparito ovunque ma che comunque "non fa media". Però le cose potrebbero cambiare: "Non basta indagare le motivazioni che portano ad avere nel nostro Paese molti esempi di bullismo ? ha spiegato ieri il ministro dell'Istruzione, parlando a Varese ? ma occorre anche dare agli insegnanti uno strumento adeguato per poter pretendere disciplina e rigore". Insomma, un'idea contro il bullismo. POI HA PROSEGUITO:"Credo che valutare la maturità di un ragazzo ? ha aggiunto la Gelmini ? significhi certamente valutare i suoi risultati dal punto di vista dell'apprendimento, ma anche il comportamento e lo stile di vita". Che vuol dire mettersi in relazione con gli insegnanti e imparare il rispetto delle regole. Questo il pensiero del ministro condiviso dai presidi e dai genitori cattolici, ma non dalle organizzazioni degli studenti di sinistra che accusano la Gelmini di riproporre formule antiquate e inutili. "LA SVALUTAZIONE del comportamento degli studenti ha portato risultati negativi sia nella crescita della disciplina degli alunni che nella loro educazione. Ritornare semplicemente al passato è difficile ? ha osservato Giorgio Rembado, presidente della Associazione nazionale presidi ? occorre quindi una riflessione e una discussione seria sulla questione, che porti a individuare le modalità più adeguate per ridare peso a questa valutazione aggiuntiva". PER I genitori democratici "non è con gli schemi sanzionatori che si risolvono i problemi della scuola". Nel coro di consensi è compatta la maggioranza alla quale si aggiunge l'Udc; mentre i dissensi registrano una posizione a metà del Pd con Mariapia Garavaglia. Secondo la senatrice "la condotta è molto più importante dei grembiuli, anche in considerazione di arginare fenomeni quali il bullismo". QUINDI che possa essere introdotta la condotta ai fini della valutazione non è un'ipotesi che vede la contrarietà di principio del Partito democratico ma "il punto fondamentale è che sulla scuola bisogna agire al più presto sul piano finanziario e la qualità". Punti nodali del dibattito che riguarda il settore istruzione. Come confermato anche ieri dalla Gelmini i tagli in arrivo non sono pochi, si parla di 87.000 insegnanti. Riduzioni che, secondo il ministro "possono essere un'opportunità per rivedere il sistema e per introdurre meno burocrazia, più semplificazione e soprattutto spazio al meriro". "OGGI il bilancio della scuola e dell'università ? ha sottolineato Mariastella Gelmini ? è ingessato e bisogna recuperare risorse per premiare il merito e dare chance a chi lavora di più e meglio". I tagli, tuttavia, restano un aspetto doloroso: "La Finanziaria ? ha precisato il ministro ? risponde a un patto fatto con gli elettori: meno debito e meno spesa pubblica. Voglio precisare che la ricerca non è stata tagliata, nemmeno negli enti con meno di 50 addetti. Sull'università non si è applicato il taglio lineare sul fondo di finanziamento ordinario". Il merito è il fulcro del pensiero del ministro: per gli studenti ma anche per i docenti. "NON È UN problema di anzianità degli insegnanti ? ha specificato ? quanto di motivazioni: si è persa la percezione del ruolo dell'insegnante. Dobbiamo rivedere il reclutamento, pretendere una formazione permanente e valorizzare il merito". Anche con più soldi.

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L'azienda non c'è più Dopo 24 anni la Provincia batte cassa (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

VETRINA METROPOLI pag. 16 L'azienda non c'è più Dopo 24 anni la Provincia batte cassa Budrio, nelle maglie della burocrazia ? BUDRIO ? "LA SUA AZIENDA è chiusa da 24 anni? Ce lo dimostri e si presenti con una marca da bollo da 14 euro". La beffa suona più o meno così. E i protagonisti di questo caso di burocrazia borbonica sono la Provincia e la ditta fantasma di Gino Marchi, imprenditore in pensione di Budrio e padre di Andrea, ex consigliere comunale a Castenaso. Urge riassunto. Palazzo Malvezzi invia una raccomandata al signor Marchi ? spesa 9,16 euro ? nella quale chiede di certificare la chiusura della sua impresa di autotrasporti, che ha cessato l'attività nel lontano 1984, minacciandone la cancellazione dall'albo nel caso in cui non presenti 'eventuali deduzioni'. Il signor Gino, che 24 anni fa aveva già comunicato la cessione di attività alla Camera di commercio trasecola, ma pochi giorni dopo riceve una seconda lettera in cui il settore pianificazione territoriale e trasporti della Provincia comunica di avere a sua volta accertato, 24 anni dopo, la cessione dell'attività. CHIEDE all'imprenditore di presentarsi per ritirare il certificato di cancellazione con una marca da bollo da 14,62 euro. "Sarebbe interessante conoscere il costo di tutte le raccomandate che la Provincia inoltra alle ditte di autotrasporto chiuse da anni, come quella di mio padre", commenta Andrea Marchi, secondo cui "alla Provincia sarebbe bastato collegarsi alla banca dati della camera di commercio per tanti passaggi inutili, ma soprattutto tempo e denaro". Ma il vicepresidente di Palazzo Malvezzi, Giacomo Venturi, non ci vede alcuno scandalo. "La cancellazione di questa impresa ? replica ? rientra nell'ambito di un più vasto progetto di pulizia dell'albo degli autotrasportatori, gestito dall'amministrazione provinciale dal 2002. Ciò si è reso necessario in quanto, purtroppo, è stata ereditata una situazione non aggiornata delle imprese iscritte (prima l'albo era gestito dalla motorizzazione civile)". E AGGIUNGE: "E' un lavoro straordinario in cui stiamo impegnando energie per assicurare quanto prima una situazione regolare dell'albo ed è spiacevole che questo impegno venga considerato come esempio di burocrazia borbonica". Per Venturi, inoltre, "la maggior parte delle imprese non sono state rispettose della norma" in quanto "per cessare l'attività di autotrasporto in conto terzi non è sufficiente rivolgersi alla camera di commercio ma va anche chiesta la cancellazione dall'albo". Nel caso specifico, secondo la Provincia l'imprenditore di Budrio "avrebbe dovuto cancellarsi volontariamente già nel 1984". Ma, aggiunge Venturi, "in ogni caso ci stiamo attrezzando per colmare questa mancanza e monitorare le posizioni che cessano per procedere poi d'ufficio". Lorenzo Priviato Image: 20080715/foto/923.jpg.

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L'Ufficio stranieri trasloca in settembre in via De Nicola (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

SAN DONATO SEGRATE CASSANO pag. 16 L'Ufficio stranieri trasloca in settembre in via De Nicola SAN GIULIANO SEDE MIGLIORE ? SAN GIULIANO ? TRASLOCO in vista per l'ufficio stranieri. Da settembre troverà spazio in via De Nicola. Un'importante novità che ha lo scopo di agevolare i cittadini immigrati alle prese con diverse pratiche. Dalla sede decentrata dell'ex municipio in piazza Della Vittoria al vecchio quartier generale della polizia locale. Il personale dello sportello verrà trasferito nei locali della pianterreno in un ambiente più ampio e accogliente dove Anagrafe, ufficio tecnico e servizi sociali saranno a portata di mano. Gli stranieri non dovranno più fare avanti e indietro. Le procedure saranno più semplici e gli uffici facilmente raggiungibili. Si avrà così un evidente risparmio di tempo. Meno pensieri per chi lavora. Non cambieranno tuttavia le figure di riferimento. A disposizione dei cittadini figure preparate in grado di orientarli nel marasma della burocrazia. Questi i motivi principali che hanno portato a una riorganizzazione del servizio. Il numero dei residenti stranieri nella città di Marco Toni è in continuo aumento, chiariscono dal Comune. Dopo i primi anni di rodaggio è giunto il momento di aggiustare il tiro. Tanto più che la Provincia di Milano si è dimostrata decisa a potenziare gli uffici stranieri. Em. Cap.

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Asse tondo-galan: ora via all'euroregione (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

I governatori del Friuli Vg e del Veneto: "È un'opportunità da sfruttare, ma prima facciamo le infrastrutture e miglioriamo la logistica e i servizi" Il presidente veneto: "Stop alle specialità" Tondo: "La nostra specialità non è più un totem" Il 15 settembre vertice con Frattini sul nucleare Asse Tondo-Galan: "Ora via all'Euroregione" dall'inviato PAOLO MOSANGHINI MESTRE. È l'Euroregione il futuro del Nord Est. Per questo bisogna accelerare la realizzazione delle infrastrutture, migliorare la logistica, potenziare i servizi. Per dare contenuto a "un contenitore", come lo chiama il presidente del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo. E anche il presidente del Veneto, Giancarlo Galan, è d'accordo e ricorda che il merito dell'intuizione dell'Euroregione fu di Riccardo Illy, che vide un'opportunità per tutto il Nord Est. "Il Friuli Venezia Giulia ha rappresentato la frontiera del nostro Paese; ora questa posizione geografica è diventata un'opportunità. Rimangono da risolvere i problemi legati alla sicurezza e alla presenza di extracomunitari. Ma ribadisco che a me interessano i contenuti. Non c'è dubbio che l'Euroregione sia una condizione da sfruttare, ma servono infrastrutture, la Tav, il Corridoio V per contribuire alla crescita", ha sottolineato ancora Tondo. I governatori del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, assieme all'assessore all'industria della Provincia di Trento, Marco Benedetti, si sono confrontati, a Mestre, sul tema "Nord Est: ponte tra l'Italia e l'Europa", nel corso della presentazione del "Rapporto sulla società e sull'economia Nord Est 2008", elaborato dalla Fondazione Nord Est. La riflessione dei due governatori del centrodestra comincia dai dati illustrati. "Sono positivi, anche se emerge che il Friuli Venezia Giulia è cresciuto meno delle altre regioni del Nord Est. Questo non elimina la nostra preoccupazione e ci spinge a intervenire - è il commento del presidente Fvg Tondo - per favorire la crescita delle piccole e medie imprese, l'autoimprenditorialità, la crescita dimensionale. Molte cose si possono ancora fare, anche se non è facile". Per Galan il Nord Est - che è cresciuto e cresce nonostante l'Italia e un "sud che si crogiola nell'assistenzialismo" - e il Veneto - con la sua esperienza - sono il punto di forza dell'Euroregione. Certo - rilevano i due presidenti - sono necessari il federalismo e una forte autonomia che permetta di stringere le relazioni con i Paesi della macroarea disegnata per la prima volta nel 2005. La "missione" è evidente, secondo il presidente veneto. "Serve un contratto diventato ormai inderogabile con il Sud: qualche coraggioso dica a loro che non si può proseguire in questo modo, la classe politica del Sud se ne renda conto altrimenti va commissariata", è il Galan-pensiero. Il quale tuttavia ha qualcosa da dire anche sulle Regioni autonome: "È ora di passare al superamento delle autonomie speciali, che presentano aspetti e privilegi inconcepibili, inammissibili e alcuni anche odiosi", e ha citato l'esempio della benzina regionale scontata. "Ho sempre sostenuto che la nostra autonomia non è un totem", ha replicato Tondo. E, ribadendo che la specialità del Friuli Venezia Giulia è ben diversa da quella delle Province di Trento e Bolzano e delle altre regioni autonome italiane, il presidente ha dichiarato di ritenere che in uno in Stato che si avvia al "federalismo vero" l'autonomia possa anche essere superata. Ma il vero tema, secondo Tondo, è guardare ai nuovi mercati, puntare alle riforme, avviare la semplificazione del sistema burocratico, potenziare le infrastrutture, dai porti agli aeroporti, alle autostrade. "Perché rafforzando il Friuli Venezia Giulia e il Nord Est si rafforza il Paese. Certo, sono preoccupato per la situazione delle finanze, ma le linee direttrici sono queste", ha aggiunto. L'Euroregione non è in "contrasto con la Padania", come pure sono da superare le resistenze della Farnesina nei confronti di queste nuove collaborazioni in materia di politica internazionale, ha argomentato Galan. Tondo ha quindi ricordato che il ministro degli Esteri, Franco Frattini, sarà a Trieste il 15 settembre per un summit con i presidenti e gli esponenti dei territori che potenzialmente fanno parte della macroregione. Tra gli argomenti in agenda con Frattini, ha anticipato, ci potrebbe essere anche quello del raddoppio della centrale nucleare di Krsko. Nuclearista convinto, il governatore ha indicato anche in questa possibilità un esempio di possibile cooperazione su un tema portante quale l'energia, e ha evidenziato la necessità di arrivare a un'Europa della condivisione in cui un cittadino possa, ad esempio, contare su un unico 118 in caso di emergenza. Un ragionamento, ha detto ancora Tondo, che implica una valutazione diversa rispetto a quella operata dalla Slovenia quando, nonostante le critiche ricevute, ha deciso di imporre un bollino semestrale unico per il transito sulle proprie arterie stradali principali. Invece, "se l'Europa continua a essere una fonte di burocrazia non facciamo certo un servizio ai cittadini e partiamo con il piede sbagliato", ha concluso Tondo.

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Csv: pronte le linee guida per misurare la qualità (sezione: Burocrazia)

( da "Vita non profit online" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Reading time: 3 minutes --> by Gabriella Meroni - pubblicato il 15 Luglio 2008 alle 09:49 Disponibili anche nuovi strumenti per la redazione dei bilanci, a cura di CSVnet Il CSVnet, il Coordinamento nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, è impegnato in queste settimane in un percorso di formazione e di accompagnamento per i Centri di Servizio che ha lo scopo di promuovere le pratiche di rendicontazione e di trasparenza presso i CSV e le organizzazioni di volontariato. In questi giorni ha licenziato le Linee guida sulla valutazione dei CSV, frutto di una intensa collaborazione con l'IRS, l'Istituto di Ricerca Sociale guidato da Emanuele Ranci Ortigosa. Approvate in prima bozza lo scorso anno e già sottoposte alla sperimentazione di otto CSV, le Linee Guida hanno lo scopo di valutare, su basi scientifiche e condivise, l'efficienza e la ricaduta sul territorio di riferimento delle attività e dei servizi dei CSV. La versione definitiva sarà approvata dall'assemblea nazionale di CSVnet del prossimo autunno (3/5 ottobre a Grado) e quindi messa a disposizione di tutti i CSV, dell'intero mondo del volontariato e dei loro interlocutori istituzionali. Nella direzione della trasparenza è anche l'adozione di pratiche di rendicontazione adeguate alle organizzazioni di volontariato. Per questo CSVnet sta sostenendo i CSV nella sperimentazione e nell'aggiornamento delle linee guida per la redazione dei propri bilanci, dopo aver adottato come base di partenza le “Linee guida per la redazione del bilancio di esercizio degli enti non profit”, realizzate dall'Agenzia per le Onlus. Uno strumento utile perché aiuta a rendere conto delle proprie attività non solo al mondo del volontariato, proprietario e utilizzatore dei CSV, ma anche alle fondazioni di origine bancaria che li finanziano e alle istituzioni. Uno strumento che si affianca alle linee guida per il bilancio sociale dei CSV, oggi utilizzate dal 70% di essi. “Si tratta di strumenti fondamentali per misurare e valutare la propria attività, non in maniera autoreferenziale, ma con percorsi precisi che qualificano chi li compie e comunicano informazioni precise agli interlocutori. La scelta di CSVnet è stata quella di non fare improvvisazione, percorsi autodidattici o burocrazia, ma di rivolgersi alle competenze scientifiche e tecniche esistenti e di costruire con loro percorsi e strumenti da sperimentare e mettere a disposizione dell'intera rete dei CSV. Un segno concreto sulla strada dell'efficacia e dell'efficienza, fondamentali quando si utilizzano i soldi di tutti e quando si lavora per il volontariato&rdquo;. Entrambe le linee guida (valutazione e rendicontazione) sono disponibili on line sul sito di CSVnet: www.csvnet.it Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. Ut enim ad minim veniam, quis nostrud exercitation ullamco laboris nisi ut aliquip ex ea commodo consequat. Duis aute irure dolor in reprehenderit in voluptate velit esse cillum dolore eu fugiat nulla pariatur. Excepteur sint occaecat cupidatat non proident, sunt in culpa qui officia deserunt mollit anim id est laborum. -->.

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Intervista a Massimo Calearo/ A Veltroni dico: "Troppe chiacchiere" E il federalismo fiscale è una priorità (sezione: Burocrazia)

( da "Opinione, L'" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Oggi è Mar, 15 Lug 2008 Edizione 146 del 15-07-2008 Intervista a Massimo Calearo/ A Veltroni dico: "Troppe chiacchiere" E il federalismo fiscale è una priorità di Aldo Torchiaro Massimo Calearo, vicentino, già presidente di Federmeccanica, è un dirigente d'azienda prestato alla politica, a cui chiederà comunque ? in nome collettivo ? tutti gli interessi. Eletto alla Camera dei Deputati con il Partito Democratico, tra qualche se e non pochi ma, chiede attenzione per il suo Veneto ma soprattutto nessuna ipocrisia a Veltroni, quando si parla di lotta alla burocrazia e di detassare le imprese. E punta l'indice contro un parlamentarismo dissociato dalla vita reale del Paese. Malgrado la sua candidatura, Calearo, il Pd nel Nord Est proprio non prende voti? Il Pd fa molta fatica al Nord Est, anche perché non viene capito dalla gente. La Lega è stato l'unico partito che è riuscito a parlare davvero alla gente, dobbiamo dirlo. E' stato l'unico partito che ha saputo andare nei bar, frequentare dall'interno il mondo reale. Spiegando le cose che non andavano. E io dico oggi al Pd di fare l'inverso: parlare non alla pancia della gente, ma al cuore per arrivare alla testa. Cosa bisogna dire alla gente? Ci sono alcuni fattori molto sentiti dalla gente del Nord. Uno è la sicurezza: non possiamo continuare a dire che è più sentita che reale, perché l'allarme è reale e serio. E c'è troppa burocrazia, la gente vuole tempi veloci e non vede come sia possibile al giorno d'oggi fare i conti con uno Stato lento e ingessato. Su tutto c'è la priorità del federalismo fiscale. Il federalismo fiscale è molto sentito, ma non si risolve dicendo che tutti nel Nord Est vogliono tenere tutto quel che producono. E' sparita l'idea che i vicentini pensano a Vicenza e i veneziani a Venezia: noi tutti pensiamo che l'Italia deve emergere tutta insieme, o non emergerà affatto. Il sistema Italia però si aiuta così, dando competitività e non sostegni statali a vuoto. Il modello Nord Est non è esportabile? Intanto però non facciamone un mito. Nel Nord Est l'impresa è competitiva fino al cancello della propria impresa. Poi dal cancello in poi qualche volta la strada non va da nessuna parte: il problema delle infrastrutture è serio anche da noi. E' un grosso problema proprio perché il Nord Est è molto produttivo ed è la porta dell'Est, abbiamo come sbocco la nuova Europa allargata, fatta di 500 milioni di clienti. E le strade per raggiungerli? E la tav, dov'è? Mi racconta come è nata la sua candidatura? Mi sembra che anche il Pdl l'aveva corteggiata? La mia idea era quella di tornare in azienda e al limite impegnarmi con la Confindustria, che è una cosa che ben conoscevo. Alla politica non pensavo assolutamente soprattutto con l'idea di avere a che fare con 23 gruppi in parlamento non mi avrebbe mai allettato. Sono stato contattato in parte dal centrodestra, in parte dalla Lega. Poi una sera, era un venerdì, il capogruppo del Pd in Veneto Michele Giarretta mi ha chiamato a casa per dirmi che Veltroni mi voleva, e mi ha proposto di fare il numero uno del Pd nel collegio Veneto Uno. Ho guardato il telefono mentre mi parlava e gli ho risposto: Giarretta, vuoi un no subito o te lo posso dire lunedì? Mi ha detto che potevo pensarci. E poi? Sono andato a parlare con una persona di cui mi fido, Montezemolo. Gli ho chiesto un consiglio e lui mi ha suggerito di parlare direttamente con Veltroni per capire quale era la proposta concreta. C'è andato? Si, due giorni dopo. Ho incontrato Veltroni e gli ho chiesto cosa mi proponeva. Lui: "di fare il capolista". Gli ho risposto che non bastava, e lui mi ha guardato come se fossi pazzo. Cosa gli ha chiesto? Se vinciamo, il Veneto deve avere almeno un ministro. Non devo essere io, ma ci deve essere almeno un ministro. Veltroni mi ha detto che non ci aveva pensato, ma che forse era possibile garantirmelo. E la cosa è rimbalzata sui giornali eil centrodestra ha ripreso il tema, c'è stato un rincorrersi nei duelli televisivi. La Lega ha rilanciato: Berlusconi faccia cinque ministri veneti! Ecco, oggi se il Veneto ha tre ministri nel governo Berlusconi forse una parte della "colpa" ce l'ho anch'io. L'agenda politica è occupata da altri temi, oggi. La giustizia su tutti? Mi sto rendendo conto di una cosa, probabilmente sbagliando: la politica parla di se stessa come se fosse il vero centro del mondo. Ma la gente normale vive una vita totalmente diversa. E lei come vive il rapporto con la politica? A una certa ora, esco da Montecitorio e cerco di tagliare i ponti con i parlamentari, i quali invece si frequentano sempre e solo tra di loro. Vado a cena con i miei clienti e fornitori, rientro nei miei panni di imprenditore e tutto sommato di normale cittadino. Lì mi rendo conto di quanto coesistano due mondi diversi: uno parlamentare e uno reale, e che questi due mondi faticano a parlarsi e a capirsi. Deluso anche da chi l'ha eletto? La politica vende gelati in Alaska, anche grazie al sistema dei media nazionale. Si continuano a vendere bellissime idee e promesse che comunque non vengono messe in pratica e alla fine non si realizzano. Ma non so per quanto tempo la politica, di destra e di sinistra, potrà andare avanti senza occuparsi dei problemi reali. Dei quali si occupano ministri veneti come Brunetta e Sacconi, ad esempio. Se lei fosse al governo cosa farebbe? Per fortuna non ci sono. E alla Camera parlo solo di cose che so: il costo del lavoro, per esempio. Ho introdotto uno stile di attività parlamentare mio: mi sono imposto di non votare leggi che non conosco, e ne voglio approvare il meno possibile, per ogni nuova legge ne voglio abolire cinque.

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Marcegaglia: <Questo è il nostro laboratario> (sezione: Burocrazia)

( da "Arena.it, L'" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

15 Luglio 2008 Marcegaglia: "Questo è il nostro laboratario"   Il Nordest rimane un laboratorio anche per Confindustria. Lo ha affermato il presidente dell'associazione degli industriali, Emma Marcegaglia, dal palco del Laguna Hotel, dove ieri è stato presentanto il IX rapporto della Fondazione Nord Est. "Qui c'è una forte capacità di tenuta e anticipazione, è un vero e proprio laboratorio", ha spiegato Marcegaglia, "per trovare spunti e modi che mirano al cambiamento anche all'interno di Confindustria in modo da poter rispondere alle esigenze delle imprese". E la richiesta, sottolineata anche dall'indagine della Fondazione, è quella riguardante i temi dell'internazionalizzazione e l'innovazione. "Come Confindustria", ha sottolineato, "dobbiamo proseguire il lavoro fatto finora in tema di aiuto alle imprese sui mercati esteri specialmente per le piccole aziende: sono state fatte 36 missioni in 4 anni, la prossima sarà in Russia e vorremo che anche dopo la missione le aziende tengano come punto di riferimento l'Ice, le ambasciate o alcune banche". Sui temi di politica economica nazionale, Marcegaglia è tornata a battere sui tasti della burocrazia e spesa pubblica ribadendo la necessità della semplificazione/efficienza e della riduzione dei costi. E una via è quella del mercato. "Serve", ha ribadito con forza, "più mercato e cultura d'impresa, bene le misure contro i fannulloni e il lavoro di Brunetta, bisogna continuare". E infine ha puntato il dito sul Dpef. "Non ci piace", ha concluso, "la mancanza di investimenti nelle infrastrutture e la pressione fiscale sulle imprEse che rimane oltre il 40% ma che in alcuni casi arriva a toccare il 60-70%". P.D.B.  .

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Intervista a NEWT GINGRICH/ Macché Obama! Il vero cambiamento è nel libero mercato (sezione: Burocrazia)

( da "Opinione, L'" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Oggi è Mar, 15 Lug 2008 Edizione 146 del 15-07-2008 Intervista a NEWT GINGRICH/ Macché Obama! Il vero cambiamento è nel libero mercato di Cristiano Bosco "Non appena gli americani scopriranno quali sono le vere soluzioni di Barack Obama su energia, economia, sicurezza nazionale ed educazione, comprenderanno che il problema non è legato alla sua esperienza, ma alle sue idee politiche sbagliate". Lo dichiara Newt Gingrich, ex portavoce del Partito Repubblicano alla Camera. Gingrich è il protagonista della "rivoluzione repubblicana", attraverso il famosissimo "Contratto con l'America", manifesto del conservatorismo antistatalista, idea che fu ripresa anche da Silvio Berlusconi per le elezioni del 2001. Portò i repubblicani a vincere le elezioni di medio termine del '94 e a conquistare la maggioranza della Camera, fatto che non si ripeteva da quarant'anni. Alla testa del movimento politico "American Solutions", propone a tutti i partiti una "Platform" (programma) in 91 punti sintetizzabili in: conservazione dei valori fondamentali degli Usa per garantire più libertà individuale e modernità. Newt Gingrich è un uomo politico concreto. Nel 1995, Time lo nominò "Persona dell'Anno", per il modo in cui condusse la "rivoluzione repubblicana", attraverso il famosissimo "Contratto con l'America", quintessenza del conservatorismo antigovernativo, idea vincente che fu ripresa anche da Silvio Berlusconi per le elezioni del 2001. Portò il Grand Old Party a vincere le elezioni di medio termine del '94 e a conquistare la maggioranza della Camera, cosa che non accadeva da quarant'anni. Da Speaker of the House riuscì a condizionare in maniera determinante, con una strenua opposizione, la politica di Bill Clinton, al punto che molti lo definirono "il primo ministro repubblicano", figura che governava il Paese, a scapito dell'inquilino della Casa Bianca, che fu costretto a ribadire che il presidente era una figura "rilevante". A colloquio con L'Opinione, Gingrich, ancora oggi conservatore di spicco e leader di un movimento di grande successo, dice la sua sulle elezioni presidenziali, sull'America e su numerosi altri temi. In una recente intervista, ha dichiarato che gli elettori americani non punteranno su Barack Obama, non per la sua mancanza di esperienza, ma per le sue idee politiche. Ritiene che John McCain e i Repubblicani dovrebbero smetterla di attaccare l'inesperienza di Obama? Qual è il lato debole di Obama, sul quale dovrebbero invece concentrarsi? Gli americani desiderano disperatamente un'elezione basata su idee e soluzioni, di un candidato che possa portare reale cambiamento all'America. In questo clima, la campagna di McCain commetterebbe un grave errore se concentrasse i propri attacchi sull'inesperienza di Obama. Il senatore McCain dovrebbe sfidare il senatore Obama, invitandolo a esprimere chiaramente le sue soluzioni e confrontarsi in un dibattito serio e civile su quali siano le migliori soluzioni per l'America. Non appena gli americani scopriranno quali sono le vere soluzioni di Obama, comprenderanno che il problema non è legato alla sua esperienza, ma alle sue idee politiche sbagliate. L'America deve fronteggiare numerose e importanti questioni riguardanti energia, economia, sicurezza nazionale ed educazione. In circa 35 giorni, più di 1 milione e 300 mila cittadini hanno firmato la nostra petizione "Drill Here, Drill Now, Pay Less" ("Trivelliamo qui. Trivelliamo ora. Paghiamo meno"), con la quale si chiede al Congresso di agire immediatamente per ridurre al più presto i prezzi della benzina. La vera domanda, quindi, è conoscere quali sono le posizioni del senatore McCain e del senatore Obama al riguardo. Il senatore Obama è d'accordo con gli americani, a favore dell'uso di energia nazionale? Se il senatore McCain decidesse di sviluppare le proprie proposte in accordo con gli americani, obbligando il senatore Obama a spiegare le sue soluzioni, la gente potrebbe iniziare a rendersi conto che le posizioni di estrema sinistra di Obama, che includono l'aumento delle tasse, non sono in sintonia con il tipo di cambiamento desiderato dagli americani. Quando iniziò la campagna presidenziale, alcuni ipotizzarono una Sua candidatura. Dato il Suo ottimo curriculum da deputato e da Speaker of the House, molti credono tuttora che Lei sarebbe stato il perfetto candidato repubblicano. Perché decise di non candidarsi? Quali sono i Suoi progetti per il futuro? La mia decisione di non correre per la presidenza fu una conseguenza della scelta che dovetti fare su come meglio servire il mio Paese. Mentre stavo prendendo in considerazione l'ipotesi di candidarmi alla Casa Bianca, la mia organizzazione da poco formatasi, "American Solutions for Winning the Future", organizzava il suo primo "Solutions Day". Dopo l'enorme successo di quell'evento, mi fu chiaro che sarei stato più efficace come leader di cittadini attraverso "American Solutions", la quale, in seguito al "Solutions Day", stava dimostrando di essere una voce attiva e di successo per le elezioni 2008 e oltre. Credo anche che il grado di cambiamento di cui l'America ha bisogno debba essere realizzato attraverso i 513.000 funzionari eletti nel nostro Paese ? non dalla sola presidenza. Per questo motivo, per i prossimi quattro anni mi dedicherò nel rendere "American Solutions" un movimento per il reale cambiamento di cui l'America necessita. Un vero cambiamento che non arriverà da Washington, ma dal popolo americano. Il nostro primo obiettivo, nell'organizzazione, era trovare soluzioni che tutti gli americani ? democratici, repubblicani e indipendenti ? potessero condividere: abbiamo sviluppato con successo la "Platform of the American People", programma che contiene 91 punti sostenuti da un vasto numero di americani. Da qui, svilupperemo una nuova generazione di soluzioni per aiutare i cittadini e i funzionari eletti a ottenere un reale cambiamento. Parte della strada in questa direzione include la trasformazione dell'attuale sistema sanitario in un sistema sanitario del 21esimo secolo, basato su scienza e tecnologia e guidato dalle imprese ? progetto su cui lavoro con il mio "Center for Health Transformation". Infine, ho deciso che mi sarei impegnato al massimo in qualità di cittadino attento alle idee e alle soluzioni, al lavoro con tutti gli americani per creare un vero cambiamento. È stata la giusta decisione. Chi crede vincerà le elezioni a novembre, e come cambierà l'America? A quattro mesi di distanza dalle elezioni generali, è troppo presto per dire quale candidato sarà il prossimo Presidente degli Stati Uniti. La corsa presidenziale 2008 è una delle più straordinarie e incerte della storia americana. Al momento, il senatore Obama sta guidando una campagna assai popolare e di grande successo, ma sembra che le sue posizioni si stiano spostando troppo a sinistra ? alzare le tasse e promettere molti programmi costosi potrebbe danneggiarlo. Allo stesso tempo, il senatore McCain potrebbe tornare a essere un "Maverick" e dimostrare agli americani che ha soluzioni reali, nuove idee, e che non fa parte dello stesso Partito Repubblicano che abbiamo visto negli ultimi otto anni. Tutto dipende da quale candidato offrirà le migliori soluzioni per gli americani, e i prossimi mesi lo riveleranno. Ci troviamo di fronte a una scelta: il nostro governo può rimanere nel mondo che fallisce, oppure può raggiungere il resto dell'America, nel mondo che funziona. Parte della ragione per cui ho scritto il libro "Real Change" è perché sussiste un'evidente dicotomia tra il modo fallimentare in cui funzionano il nostro governo e la burocrazia e il modo con cui hanno successo l'imprenditorialità e l'innovazione. Se il senatore Obama venisse eletto e seguisse la sua politica di aumento delle tasse e di big government, potremmo assistere a un cambiamento, ma non necessariamente positivo. In ogni caso, se il senatore McCain o il senatore Obama decideranno di ascoltare gli americani e adotteranno politiche in favore di tecnologia e innovazione, incremento degli incentivi e trasformazione di sistema sanitario ed educativo, vedremo un reale e positivo cambiamento. Recentemente, ha presentato una petizione: "Trivelliamo qui. Trivelliamo ora. Paghiamo meno", una soluzione per abbassare il prezzo della benzina. Pensa che ciò potrebbe convincere il Congresso a votare in questa direzione? La nostra prossima sfida è trasformare questo segnale di allarme in azione politica a Washington, convincendo il Congresso a sbloccare le risorse nazionali. Se il Congresso non sarà convinto da tutto questo, penso che gli americani mostreranno la loro disapprovazione non votando gli attuali membri di Camera e Senato il prossimo autunno. Il senatore McCain ha deciso di ascoltare gli americani prendendo una netta posizione sulla politica energetica e promettendo di mettere fine alla moratoria del 1982 che proibisce le trivellazioni di gas e petrolio al largo delle coste americane. Il senatore ha inoltre proposto di offrire 300 milioni di dollari a qualsiasi casa automobilistica o individuo in grado di sviluppare una migliore batteria per l'automobile, e 5000 dollari in benefici fiscali ai consumatori che acquistano veicoli a emissioni zero. Da tempo sono un sostenitore dell'uso di premi e incentivi per spronare l'innovazione tra i cittadini. La posizione di McCain sulla politica energetica e sugli incentivi dimostra che si sta concentrando sullo sviluppo di soluzioni positive per gli americani. Qual è la Sua previsione per il futuro dell'economia americana? C'è qualche speranza per chi crede nel libero mercato e in un minore intervento del governo nell'economia, oppure prevarranno le istanze interventiste? Dando un'occhiata alla storia, all'innovazione e alla tecnologia americana, si noterà che nella maggior parte delle occasioni l'approccio caratterizzato dal libero mercato e dal governo limitato si è rivelato quello di maggior successo. La sinistra è del tutto contraria a questo, essendo in favore di massicci incrementi delle tasse e aumento della spesa pubblica, con il rifiuto del libero mercato. Dobbiamo invece concentrarci sul controllo della spesa pubblica, sull'espansione degli scambi commerciali e sul taglio della eccessiva e falcidiante pressione fiscale che condiziona le imprese e le industrie americane. Su YouTube c'è un mio video chiamato "FedEx vs. Government Bureaucracy" ("FedEx contro la Burocrazia del Governo" Ndr) che mostra il gap esistente tra il successo del settore privato dell'America, ovvero il mondo che funziona, e il fallimento della burocrazia del governo, ovvero il mondo che fallisce. Nel video faccio il confronto tra l'abilità di FedEx e Ups nel tracciare milioni di pacchi in movimento ogni giorno, mentre il governo federale non riesce a localizzare 10-20 milioni di persone che vivono nel nostro Paese illegalmente. Sembra che il governo federale sia indietro di decenni rispetto al resto del Paese. Penso che il candidato che capirà il mondo che funziona e modellerà la propria politica economica su sperimentate soluzioni e incentivi basati sul mercato sarà quello che piacerà di più agli americani.

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Maroni con i presidenti delle Province lombarde lancia i patti provinciali per la sicurezza (sezione: Burocrazia)

( da "Sestopotere.com" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

(15/7/2008 10:16) | (Sesto Potere) - Como - 15 luglio 2008 - Sulle riforme "il dialogo non solo è possibile, ma auspicabile", ha detto il ministro dell'Interno Maroni che si è incontrato ieri a Como con i presidenti delle Province lombarde, un dialogo che Maroni ritiene di non aver mai smesso di praticare, anche con il Pd. Il Governo, ha riferito il ministro dell'Interno, si è posto l'obiettivo di approvare il federalismo fiscale entro l'anno inserendolo nel collegato alla Finanziaria. "è un obiettivo ambizioso - ha detto - e ci saranno mille difficoltà, ma l'approvazione anticipata della Finanziaria mi fa pensare che ci siano più spazi per questa che è la riforma delle riforme". Il modello di federalismo a cui si ispira il Governo è la proposta di legge al Parlamento approvata dalla Lombardia: "è un modello sostenibile", ha dichiarato il ministro riferendosi ai timori delle regioni meridionali. Queste, ha spiegato Maroni, possono contare "sul piano strutturale quinquennale dell'Unione europea che attribuisce alle regioni del sud oltre 100 miliardi di euro", soldi che "vanno extra rispetto alle regioni del nord. La compatibilità finanziaria c'è". Quanto al codice delle autonomie, Maroni ne prevede l'approvazione in Consiglio dei ministri entro la fine di settembre. "Dobbiamo correre", ha detto il ministro che si propone di arrivare alle elezioni provinciali del 2009 a Milano con la nascita della Città metropolitana già avvenuta. "I tempi sono stretti, ma c'è già un documento dal quale partire, quello scritto dai ministri del Governo Prodi, Amato e Lanzillotta, che però non è mai arrivato in Aula. Intendiamo approvarlo con alcune modifiche per arrivare a una legge delega entro la fine dell'anno". Le province, ha poi spiegato, "sono importanti e non saranno abolite, ma dovranno avere più potere e per questo metteremo mano agli enti intermedi". Il ministro ha anche assicurato che le prime elezioni per la nuova provincia di Monza e Brianza, quale modello di provincia nuova, più snella e con meno burocrazia, si terranno nel 2009, come da programma, senza slittamenti né proroghe. Per quanto riguarda la sicurezza negli enti locali, il ministro Maroni ha lanciato i patti provinciali per la sicurezza, facendo seguito ai patti per la sicurezza firmati già da 20 comuni. "La sicurezza - ha spiegato il ministro - è un problema di Milano, ma anche del comune di Pino sul lago Maggiore. Per questo ho chiesto alle province di segnalare la disponibilità a definire dei patti provinciali sulla sicurezza". Maroni ha anche ricordato che nel decreto sicurezza è stato introdotto il concetto di 'sicurezza urbana' e che per il 2009 è stato previsto un fondo specifico di 100 milioni di euro.

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Comune, arrivano i soldi dell'Ariete (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Tra il '98 e il 2001 locazione senza contratto. A breve sarà chiusa la pratica con la Questura nei locali dal 2005 Comune, arrivano i soldi dell'Ariete Dopo dieci anni recuperati gli affitti della sede della Brigata. Ma non ci saranno gli interessi Che i tempi della burocrazia italiana siano lenti non è certo una notizia. Ma che tra l'amministrazione dell'Esercito e un ente locale ci volessero quasi dieci anni per chiudere una pratica e per ricevere i soldi arretrati di una locazione, forse, è un po' insolito. Ma così è. E dopo una buona dose di pazienza il Comune di Pordenone è riuscito a chiudere un'istruttoria-lumaca che porterà nelle sue casse circa 370 mila euro che l'amministrazione avanzava proprio dall'Esercito. Una somma legata all'affitto dei locali dello stabile in piazza del Popolo dove fino al 2001 ha trovato sede il comando della Brigata Ariete e dove - dal 2005 - è stata realizzata la Questura. L'Amministrazione ha deciso di "transare", non certo sulla cifra che deve essere dovuta ma sugli interessi maturati nel tempo di mancato introito delle rette di locazione. L'alternativa sarebbe stata quella di allungare ancora di più i tempi. E poi, l'Ariete è pur sempre cittadina onoraria del comune capoluogo. Perciò - dopo che tutti i timbri dei vari uffici sono stati posti - la giunta ha dato il via libera agli uffici per la chiusura della pratica.Una storia che comincia nel '97 quando era scaduto il contratto di locazione. Ma per ovvi motivi il comando della Brigata Ariete aveva continuato ad occupare l'edificio di piazza del Popolo. Fino al 2001 non c'è stato un contratto di locazione e quindi era mancato anche l'introito del canone da parte del Comune. Ed è proprio su questo periodo di mancati pagamenti che il municipio aveva inoltrato le pratiche per la regolarizzazione. L'incartamento, però, ha dovuto attraversare molti uffici e ricevere un'infinità di nullaosta e timbri. Con la conseguenza che c'è voluto tutto questo tempo per riuscire ad arrivare alle firme finali: 370 mila euro arriveranno nelle casse comunali. Senza però interessi, come previsto dalla "transazione". Una cifra che negli anni era sempre stata messa a bilancio poiché considerata sicura. Ora non sarà più solo virtuale.Ma non è finita. Nel 2001 l'Ariete ha lasciato la palazzina per spostare la sede nella caserma "Mittica". Sono stati eseguiti dei lavori e nel 2005 lo stabile è stato trasformato in sede della Questura. Ebbene, anche in questo caso la burocrazia e le procedure troppo articolate non hanno ancora consentito al Comune di vedere il canone di affitto. Ma in questo caso i tempi saranno molto più brevi: sembra infatti che la pratica sia nella fase di chiusura.D.L.

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Maroni: "A Varese non c'è allarme sicurezza" (sezione: Burocrazia)

( da "Varesenews" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Varese - Vertice in Provincia, con il ministro e il capo della polizia. Al termine, la diagnosi del problema e le iniziative del governo per il territorio Maroni: "A Varese non c'è allarme sicurezza" "In provincia di Varese non ci sono particolari allarmi, la microcriminalità è nella media. Ma noi vogliamo ridurre ancora di più i pericoli". Se il problema sicurezza vi preoccupa, le parole del ministro dell'interno, Roberto Maroni dovrebbero tranquillizzarvi. Il comitato per l'ordine e la sicurezza, riunito questa mattina in Provincia, ha raccolto i problemi del territorio. Ne sono emersi: reati nella media ma domanda di presenza delle forze dell'ordine sulle strade, un bisogno di più agenti su Malpensa, richieste di una maggiore attenzione investigativa al sud della provincia dove, in alcuni comparti economici, c'è un'infiltrazione dell'ndrangheta. Che non spara, ma investe e ricicla. Tolto questo punto oscuro, il resto è un quadro nella media. Il vertice, ha sottolineato il ministro, ha inaugurato un approccio federalista al problema sicurezza. "Ogni provincia ha problemi specifici ? ha detto ? e vanno affrontati partendo dal territorio, dobbiamo puntare sulla prevenzione, coinvolgendo i sindaci, dobbiamo presidiare i quartieri, le strade, far sentire la gente al sicuro, è questa la nuova frontiera". Secondo il ministro, i patti provinciali per la sicurezza dovranno anche stilare un elenco dei bisogni. Quante caserme, quanti uomini, quanti commissariati servono. Al tavolo, con il ministro e il capo della Polizia, Antonio Manganelli, c'era tutta la classe dirigente della provincia, i due procuratori Maurizio Grigo e Francesco Dettori, il prefetto Aragno, il questore Matteo Turillo, il presidente della Provincia Dario Galli, il sindaco di Varese Fontana, i rappresentanti della categorie economiche, e dei sindacati. "Abbiamo esaminato i punti chiave della sicurezza di questo territorio ? ha spiegato Maroni ? ci viene chiesta un'attenzione particolare a Malpensa e se serve manderemo più personale, pensiamo poi a un modello di sicurezza integrata che permetterà, grazie al pacchetto sicurezza, di dare ai sindaci la possibilità di fare ordinanze preventive per il controllo de territorio, le categorie economiche hanno sottolineato la necessità di inasprire la lotta all'abusivismo economico e commerciale, e su questo il governo ha già reso operative le norme per la distruzione immediata dei falsi". Di più: "I sindacati hanno chiesto che siano più veloci i tempi per l'ottenimento del permesso di soggiorno ? ha detto il ministro - la questura di Varese fa già un lavoro egregio avendo smaltito circa 800 permessi su mille, anche se su questo tema della velocità dei permessi dovremo esercitarci come governo, perché altrimenti si incentiva il lavoro nero. Mi è stato poi segnalato il problema dei campi nomadi che occupano terreni privati e che poi è difficile mandare via". Il ministro ha poi deviato verso alti temi: ha rilanciato l'idea, già espressa ieri, di portare l'Università dell'Insubria a fare da consulente al Ministero della semplificazione, per snellire la burocrazia "perché costa, alle piccole e media imprese, qualcosa come un miliardi di euro all'anno". Maroni promette di tornare, per sentire dai rappresentanti del territorio come vanno le cose: "In autunno faremo un altro vertice, e credo ne debbano esser fatti almeno due all'anno". Martedi 15 Luglio 2008 Roberto Rotondo.

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MATTIA FRIZZERA MESTRE - Saranno necessari 3mila immigrati ogni anno (65mila nei prossimi 18 anni) per far fronte al fabbisogno lavorativo del Trentino Alto Adige fino al 2026 (sezione: Burocrazia)

( da "Adige, L'" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il quotidiano del giorno è consultabile gratuitamente dalle 15:30. Per abbonarti e poterlo vedere dalle 6:30 clicca qui >>> MATTIA FRIZZERA MESTRE - Saranno necessari 3mila immigrati ogni anno (65mila nei prossimi 18 anni) per far fronte al fabbisogno lavorativo del Trentino Alto Adige fino al 2026 MATTIA FRIZZERA MESTRE - Saranno necessari 3mila immigrati ogni anno (65mila nei prossimi 18 anni) per far fronte al fabbisogno lavorativo del Trentino Alto Adige fino al 2026. Il fabbisogno di forza lavoro sarà di 36mila addetti ogni 12 nell'intera area del Nordest. Un'esigenza provocata dalla bassa natalità, che emerge dal rapporto sulla società e l'economia del Triveneto presentato ieri dalla Fondazione Nordest a Mestre. A facilitare questo processo c'è però il fatto che in Trentino Alto Adige ed in Veneto la capacità di integrazione degli immigrati sia superiore al resto d'Italia. Manca manodopera e la difficoltà di reperimento di manager, dirigenti, operai specializzati e tecnici è più alta in Trentino Alto Adige che altrove nel Nordest. Per il futuro fa però sperare bene il test Pisa sulle competenze dei giovani, che in matematica, scienze e lettura fanno registrare un punteggio più alto nel Nordest rispetto alla media Ocse ed a quella italiana. Nel "pluri-Nordest", slogan della nona edizione del rapporto, l'innovazione e l'apertura ai mercati esteri è favorita dalle medie imprese (da 50 a 250 dipendenti), che a loro volta trainano nell'internazionalizzazione anche le piccole imprese. Apertura all'estero che per il 50% degli imprenditori è ancora "fai da te", aspetto che spinge Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, a "pensare di rivedere i servizi alle imprese. La nostra industria - aggiunge - è fermata da 19 miliardi di euro di costi di inutile burocrazia e da spese per la logistica maggiori del 20-30% rispetto alla media europea". Per il 2008 si stima che il Pil in Trentino Alto Adige crescerà dello 0,8%, in linea con la media del Nordest, ma meno dell'1,7% dell'area Euro (13 paesi aderenti al 2007). Il Pil però cresce più per l'aumento della base occupazionale che per la crescita della produttività. Tra il 1997 ed il 2007 il Nordest ha avuto una profonda trasformazione produttiva: -1,2% per i settori meccanico e -12,9% per il legno, mentre sono cresciute sensibilmente l'industria alimentare (+19,5%) e quella del recupero dei materiali (+57,1%). Il Trentino Alto Adige ha infine un'economia sensibilmente più chiusa rispetto al resto del Nordest: il rapporto tra il valore complessivo dell'interscambio (import più export) sul Pil è del 27%, rispetto al 57% del Veneto ed il 48% del Friuli. 15/07/2008.

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DOMENICO SARTORI TRENTO - <Una decisione del genere mi sconcerta> (sezione: Burocrazia)

( da "Adige, L'" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il quotidiano del giorno è consultabile gratuitamente dalle 15:30. Per abbonarti e poterlo vedere dalle 6:30 clicca qui >>> DOMENICO SARTORI TRENTO - "Una decisione del genere mi sconcerta" DOMENICO SARTORI TRENTO - "Una decisione del genere mi sconcerta". Non usa mezze parole, Piergiorgio Bortolotti , direttore del Punto d'Incontro di Trento. La decisione che lo sconcerta è la "via giudiziaria" intrapresa dalla giunta comunale di Taio, che ha scelto di costituirsi parte civile, affidandosi ad un legale, per fare in modo che le pretese della collettività di Dardine siano tutelate e accolte dall'autorità giudiziaria davanti alla quale dovrà presentarsi Abdelfattah El Kouz , il cittadino marocchino finito in carcere dopo le esibizioni sessuali davanti a due ragazzine e la folle reazione attuata dopo l'intervento dei genitori e dei carabinieri. "Sono sconcertato" dice Bortolotti "perché una tale decisione proviene da un'amministrazione pubblica che dovrebbe avere la capacità di riflettere sui fatti con minore emotività rispetto ad un normale cittadino". Il direttore del Punto d'Incontro conosce El Kouz: "È venuto più volte da noi" racconta "per un pasto caldo. E ho conosciuto anche la madre, che di solito lasciava fuori dalla porta. Lui malato, affetto da evidenti problemi psichici. Lei una donna semplice... Una situazione di evidente disagio. Una famiglia vulnerabile". Bortolotti ha già fatto sapere, attraverso una lettera al giornale, che considera "inaccettabile la reazione di esponenti politici, amministratori, che non sanno fare di meglio che unirsi al coro di quanti si limitano a dire che la soluzione consiste nel rimuovere il "problema"". E la "rimozione del problema" è quanto hanno chiesto gli abitanti di Dardine. "La tranquillità era l'unica cosa che avevamo" hanno scritto in una lettera "ed ora questa persona e la sua famiglia, il disinteresse di alcuni servizi e la burocrazia ci hanno tolto anche quella. Noi tutti uniti chiediamo l'espulsione di questa persona per i crimini commessi e il trasferimento coatto di tutta la famiglia per la nostra e la loro incolumità". Appello accolto in consiglio comunale a Taio, dal leghista Enzo Boso come dall'ex margheritino Mario Magnani : espulsione sia. E quando Paolo Barbacovi ha provato ad invitare a discutere di un caso psichico senza innescare strumentalizzazioni, evitando di sommare la malattia alla nazionalità di provenienza, il distinguo non è stato apprezzato. Ma su questo aspetto il direttore del Punto d'Incontro sollecita chiarezza: "Se la persona fosse del posto, figlia di quella terra, la reazione, con la richiesta della rimozione, sarebbe la stessa? Mi dispiace, ma nelle pieghe di questa vicenda non riesco a non pensare che il fatto che sia marocchino abbia pesato e pesi". La paura e l'insicurezza sono problemi serissimi. Bortolotti lo premette: "Capisco le difficoltà che ci sono nel gestire una situazione difficile e c'è da chiedersi, come fatto, se i servizi sociali abbiano fatto fino in fondo la loro parte: è una richiesta giusta, comprensibile. Ma è come in una famiglia che ha al suo interno un problema grave, di disagio psichico o fisico. La soluzione non sta nell'espellere il "problema". Una comunità dovrebbe avere lo stesso stile di una famiglia, non esiliare le persone". Dardine è una piccola comunità, 150 persone. Mica facile affrontare la situazione. "Ne sono consapevole. Ma a questa comunità mi sento di dire: se è legittimo chiedere una maggiore presa in carico del paziente, meno legittimo è chiedere l'allontanamento dell'intero nucleo familiare. Spostare altrove il problema non è una soluzione". E quale potrebbe essere, invece, una soluzione diversa? "Quella di farsi carico del problema, con tutti gli attori coinvolti: amministrazione comunale, servizi, popolazione. Possibile che una comunità come Dardine non riesca, unita, a trovare una soluzione non punitiva? Certo, non può essere lasciata sola a gestire una situazione esplosiva. Ma invito a non confondere la richiesta, che faccio, di essere vicini a chi soffre con la giustificazione di ciò che questi fa di sbagliato. Sanzioniamo i fatti, non le persone. E questo va chiesto anche alla comunità, non solo a chi si occupa per mestiere di chi soffre e sbaglia". Difficile. Anche per il clima culturale generale: "I diversi, oggi, vanno sono controllati, come si fa prendendo le impronte ai Rom, e messi in una riserva. Chi delinque in guanti bianchi non fa problema, fanno problema i poveracci. Con la gente pronta anche a donare loro due soldi, purché se ne stiano lontano da casa mia". 15/07/2008.

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Partono i lavori in via del Carro a Misano Adriatico. Un semaforo regolerà il traffico (sezione: Burocrazia)

( da "Sestopotere.com" del 15-07-2008)

Argomenti: Burocrazia

(15/7/2008 18:26) | (Sesto Potere) - Rimini - 15 luglio 2008 - Si era detto entro l'estate e così è. Il 15 luglio, alle 8 del mattino, inizieranno i lavori di messa in sicurezza del tratto della via del Carro di Misano Adriatico che dall'imbocco a monte del ponte dell'autostrada arriva fino al quartiere Belvedere. "Abbiamo sconfitto la burocrazia - spiega Santi - mettendo in atto in poche settimane un'opera di grande valenza per la sicurezza dei cittadini, e di grande impatto visivo perché insiste nell'area dove a fine agosto si svolgerà l'evento clou anche di quest'anno, e cioè il motoGP, con migliaia di persone che percorreranno quella strada che, se si considera anche la nuova ritonda di via Kato che sta contestualmente realizzando il Comune di Misano Adriatico, dall'anno scorso avrà letteralmente cambiato volto. Da domattina e per i giorni necessari all'intervento, la strada si potrà percorrere a senso unico alternato, regolato da un semaforo, ma anche questa volta i cittadini sapranno che tutto questo servirà per avere strade più belle e soprattutto più sicure.

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