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PRIVILEGIA NE IRROGANTO  di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “BUROCRAZIA”

 

 

 

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Report "Burocrazia"   7-8 giugno 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Burocrazia

L'ombra della burocrazia sul porto ( da "Stampa, La" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ALBENGAMANCA UNO STUDIO APPROFONDITO SUI DANNI ALLE BARRIERE DI POSEIDONEA L'ombra della burocrazia sul porto ALBENGA Nuovi ostacoli sulla strada del porto. L'iter burocratico sembrava avere ricevuto un'accelerazione decisiva nelle ultime settimane, ma adesso gli aspetti ambientali tornano prepotentemente alla ribalta, col rischio di bloccare la costruzione dell'opera.

( da "Tempo, Il" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Europa è diventata sinonimo di multicultiralismo, di costruttivismo, di burocrazia e di nuovi diritti da imporre anche al cospetto della sovranità popolare che si esprime al livello degli stati nazionali». E oggi? «Oggi si torna all'Europa dei fondatori. L'europeismo alternativo è fallito. Guardi all'Olanda, al modello olandese.

Comitato tecnico delle multinazionali ( da "Tempo, Il" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sono state i tempi della burocrazia, l'elevato costo dell'energia, lo stato e la carenza delle infrastrutture, il costo della manodopera. Tra gli elementi positivi sono stati, invece, evidenziati la flessibilità del lavoro, la competitività delle produzioni, la logistica territoriale, la qualità del capitale umano e le positive relazioni industriali.

ma anche il cielo ha i suoi confini non solo burocratici - luca mercalli ( da "Repubblica, La" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Paradossalmente, proprio ora che volare è diventato più facile per tutti, la burocrazia fa più paura dei cumulonembi: le normative aumentano e gli spazi aerei, affollati di voli militari e commerciali, si restringono. Da terra non si vede, ma il cielo è sempre più delimitato da confini invisibili.

di GIULIO PANZANI FUCECCHIO SEI MESI, forse a... ( da "Nazione, La (Empoli)" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ordinaria burocrazia le cui pastoie rischiano di compromettere, con gli interessi dei clienti, l'immagine stessa dell'agenzia fucecchiese. OLTRE ai problemi per i duplicati delle patenti rilasciate in Italia si sta facendo sempre più consistente il disagio degli immigrati, che in base alla normativa vigente hanno diritto al riconoscimento e alla convalida della patente ottenuta all'

Ici evasa, recuperati 700mila euro ( da "Nazione, La (Firenze)" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Noi del Pdl crediamo che per uscire dalla crisi economica e per riportare in salute le casse cittadine servano degli interventi seri e diretti, come una riduzione della burocrazia, misure volte ad attrarre sul territorio investitori privati per il rilancio dell'economia cittadina". Image: 20090607/foto/205.jpg

MENTRE si trovava nella casa di Agnola in pausa di riflessione con la ... ( da "Nazione, La (La Spezia)" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: motivo dominante è sempre stata la voglia dei ragazzi a creare la propria impresa e fare innovazione in parte frustrata dalla burocrazia e dalla mancanza di capitale di rischio». Anche in questo caso, Paolo non ha perso l'occasione di nominare la sua "isola verde" di Agnola. L'intervista è ancora visibile collegandosi a: http://italy.usembassy.gov/Face2Face/cc. Vittorio Innocente

operata a lanciano la paziente di galzio ( da "Centro, Il" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: senza poter far nulla, in attesa che la burocrazia facesse il suo corso. Quando tutto sembrava risolto con il nulla-osta della Asl dell'Aquila, indirizzato al direttore sanitario di Teramo, abbiamo saputo che al professor Galzio non sarebbe stato consentito entrare nella sala operatoria di neurochirurgia di Teramo».

La scuola è malatama il virusnon l'ha sparsoquesto governo ( da "Secolo XIX, Il" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la scelta degli organici non spetta ai dirigenti scolastici ma è rimasta appannaggio dell'alta burocrazia ministeriale e sindacale. Potrei andare avanti all'infinito. Ma il punto fondamentale rimane a mio parere questo: è la scuola che è malata, non è questo governo che l'ha fatta ammalare. 07/06/2009

Il primo disco degli ( da "Nazione, La (Grosseto)" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: i tempi della burocrazia non coincidono con le esigenze degli imprenditori del settore. La spiaggia non serve solo agli stabilimenti balneari, ma anche alla nautica, allo sport, all'attività dei villaggi turistici: la spiaggia, però, qui non c'è. O meglio, non c'è più o ce n'è sempre meno: il mare se la sta portando via.

Rolando, medico-pittore nelle sue tinte forti e piene ci sono i colori dell'anima ( da "Giorno, Il (Bergamo - Brescia)" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: poco diplomatico, poco incline alle mediazioni, infastidito dalla burocrazia sanitaria come dagli intrighi dell'universo dell'arte. Piano piano comunque le esposizioni si sono succedute e le soddisfazioni sono arrivate. Lavora e dipinge come un matto', dorme q. b. «Non ho la macerazione dell'artista, mi diverto.

. Sembra la classica storia di ordinar... ( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Sembra la classica storia di ordinaria burocrazia, ma anche di conflitto di competenze, Chi parla e protesta è Ivana Centin, titolare del negozio «L'Arte della Cornice» in pieno centro storico a Badia Polesine. E' lei che si lamenta dei danni subiti dalla sua attività per quanto successo, danni riconducibili sia all'aspetto economico che di immagine.

TRASIMENO SI VA VERSO un'estate difficile per il turismo: ... ( da "Nazione, La (Umbria)" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: giorni scorsi alla Regione da parte di vari rappresentanti istituzionali locali: ovvero varare al più presto un atto di indirizzo che assuma la veste di piano triennale per il Trasimeno, indicando con precisione tutti gli interventi da compiere e le modalità di esecuzione. «L'idea va nella direzione giusta. Ma occorre che queste proposte si perdano nei meandri della burocrazia».

( da "Corriere Alto Adige" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia efficiente e un prelievo fiscale del 25%, contro il 50 e oltre in Italia». Ma a preoccupare Rizzo è soprattutto il rapporto con le banche: «La verità è che non ci paga più nessuno ha denunciato Rizzo . Se tutto va bene i committenti saldano dopo 120-150 giorni, alcuni non saldano e basta.

E spunta il timore di nella sicurezza ( da "Corriere della Sera" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: si attendeva una sostituzione che coinvolgeva la burocrazia, Berlusconi lo seppe e intervenne, scocciato, a suo modo: «Pago tutto io!». Ma a questo punto, dicono alcuni big di Forza Italia, un interrogativo sorge spontaneo: come mai non sia stata risolta a tempo di record anche la bonifica dei punti di territorio che «vedono» la tenuta del premier.

( da "Giornale.it, Il" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: miliardi il fondo di garanzia per le Pmi e nel prossimo Cdm porteremo norme sul fisco e per semplificare la burocrazia». E sui precari? «Il fondo ammortizzatori sociali è passato da 1 a 9 miliardi e prevede un sostegno anche per loro. Non è molto, ma prima non c'era nulla, ricordiamocelo». Anche la Fiat è in campagna europea... «Ribadisco che con Opel i giochi non sono ancora chiusi.

Una vita in salita e la burocrazia contro ( da "Arena, L'" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: 30 «Una vita in salita e la burocrazia contro» Qualche aiuto dal Comune ma per i piccoli disabili ogni servizio dovuto deve essere conquistato Com'è la vita quotidiana di una famiglia con dieci figli di cui quattro handicappati? Il ménage non è certo agevole. A partire dalla casa.

L'agente immobiliare ( da "Arena, L'" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: serietà degli aderenti e quindi dei clienti ed ho cominciato la mia attività di ditta individuale, tra tanta burocrazia e spese continue. Ho cominciato a settembre, con tanta buona volontà e tanta passione, carne al fuoco ce n'è ma con la crisi chiudere un affare è difficile. Ho finora visto solo uscire tanti soldi. A volte, presa dallo sconforto, rimpiango un lavoro alle dipendenze.

Lo stato si riprende i soldi per la ricerca ( da "Stampaweb, La" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: più curiosi della fervida burocrazia italica. Questo «virus» colpisce qualunque stanziamento. Se entro tre anni dall?assegnazione i soldi non sono usati, lo stanziamento muore. Ovvero ritorna al ministero del Tesoro, che lo incamera e lo usa come più gli aggrada. Riassegnarlo per terminare quel che si era cominciato è a totale discrezione del dicastero guidato da Giulio Tremonti.

con l'energia solare faranno rinascere il paese in agonia ( da "Tirreno, Il" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Quelli più esperti in cose di burocrazia vanno a spulciare leggi e regolamenti. Altri ancora iniziano a fare un po' di conti. Così nasce Solagria, società senza scopi di lucro il cui presidente è proprio Andrea Signori. La missione di Solagria è di una semplicità quasi imbarazzante: ricavare utili dalla produzione di energia pulita,

La Prefettura pronta a fine anno. La Questura no ( da "Corriere Adriatico" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: I tempi della burocrazia italiana sono questi", allarga le braccia e sospira il commissario Michele De Feis che da cinque anni sta cercando di districarsi tra faldoni, lavori, gare e appalti. Di concluso c'è ancora ben poco tant'è che lo stesso De Feis, così come i suoi colleghi commissari di Monza e Barletta-Andria-Trani stanno attendendo disposizioni da Roma sul che fare:

Il virologo, in corsa per il Rettorato del prossimo quadriennio, tesse l'elogio della libertà del corpo docente e della ricerca universitaria La ricetta di Palù: dialogo con il ter ( da "Gazzettino, Il (Padova)" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: taglio della burocrazia, maggiore trasparenza e collegialità Domenica 7 Giugno 2009, L'elogio della libertà, in senso alto. «Quel che ci rende veramente liberi è il modo con cui interpretiamo il nostro ruolo di docenti universitari: la ricerca è la massima espressione di libertà sia nel suo momento creativo come intuizione,

Tutti i rischi della congiuntura economica Qualche mese fa feci delle riflessioni, pubbl... ( da "Gazzettino, Il" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Con lui le imposte e l'Iva, la burocrazia, sono stati aumentati. L'immigrazione è stata, anche lei, molto aumentata (dappertutto) per il raggruppamento familiare e anche per la poligamia e infine aprì la porta a F. Mitterrand, ai socialisti e ai comunisti. Ancora oggi i francesi pagheranno tutto questo.

danni sul lungomare per il maltempo ( da "Tirreno, Il" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ciò provoca gravi danni per gli esercenti: i tempi della burocrazia non coincidono con quelli dell'economia, e siamo noi a farne le spese». Non è cosa nuova infatti il problema della mancanza di spiaggia per la città del golfo; negli ultimi anni poi si è anche acuito il fenomeno erosivo e molti tratti sono stati letteralmente inghiottiti dal mare.

SEGUE DALLA PRIMA PAGINA SALVO SAPIO IL MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, PER COMPILARE L'A... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 07-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Perché la burocrazia stavolta (e una volta di più) pare portare proprio in un vicolo cieco. C'è, infatti, una norma (bella e civile) che sancisce come «tutti i minori, presenti sul territorio nazionale e nei diversi gradi e ordini di scuola hanno diritto all'istruzione, indipendentemente dalla regolarità della loro posizione di soggiorno»

Maturità da clandestini ( da "Stampa, La" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: E lei, che per la burocrazia non esiste neppure, il codice non ce l'ha. E' paradossale la storia di questa ragazza che a Napoli frequenta un liceo linguistico con il massimo dei voti, che conosce sei lingue e ha una cultura che pochi studenti italiani possono vantare.

Disabile respinto dal seggio, poi vota grazie alla patente ( da "Stampa, La" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Un documento, accettato dal presidente del seggio, che ha vinto l'insensibilità della burocrazia. «Ci sono rimasto male - racconta il disabile -. Non è simpatico sentirsi dire che non puoi votare perchè sei disgraziato. Però ora l'amarezza è passata e non voglio fare polemiche».

L'anagrafe all'ufficio postale ( da "Stampa, La" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: LA BUROCRAZIA SI RINNOVA L'anagrafe all'ufficio postale I cittadini residenti nel Comune di Milano potranno richiedere e ritirare i certificati comunali anche all'ufficio postale

Timore di nella sicurezza ( da "Corriere.it" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: stituzione che coinvolgeva la burocrazia, Ber­lusconi lo seppe e intervenne, scocciato, a suo modo: «Pago tutto io!». Ma a questo pun­to, dicono alcuni big di Forza Italia, un inter­rogativo sorge spontaneo: come mai non sia stata risolta a tempo di record anche la bonifi­ca dei punti di territorio che «vedono» la te­nuta del premier.

Ripescati diciassette corpi Ansia a casa Cordioli ( da "Arena, L'" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che la burocrazia sveltisca le pratiche. Ci interessa, per motivi legati al lavoro e all'impresa, che arrivi un documento ufficiale che attesti che papà era a bordo». Oltre al grande dolore, inÈfatti, i Cordioli si trovano in difficoltà con l'impresa Edilcostruzioni fondata da Agostino che ne era l'amministratore.

Mohamed operato grazie alla solidarietà ( da "Arena, L'" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma la burocrazia libica bloccava il rientro a Genova del bimbo. Aveva cinque anni Mohamed quando gli furono riscontrati i primi sintomi della malattia, aplasia midollare acquisita, diagnosticata al Tripoli Medical Center dal responsabile medico del reparto di oncologia pediatrica Salem El Zarrouk.

Parla sei lingue ma è clandestina,non può dare l'esame di maturità ( da "Secolo XIX, Il" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: e le sue aspirazioni si è frapposto un grande ostacolo: la burocrazia. Essendo clandestina, non ha documenti italiani, non ha il codice fiscale e il tesserino, in base a una circolare del Ministero dell'Istruzione del 22 maggio scorso, è obbligatorio per sostenere la prova scolastica. E' una vicenda tipicamente italiana, cominciata quando il ministero dell'Istruzione,

Quel dolore atroce che non ha un perché ( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia ospedaliera che imponeva un ricettario speciale e di dar conto della prescrizione all'autorità prefettizia - veniva usata con la riluttanza e la temerarietà di chi maneggia una bomba a orologeria. «Si guardi bene dagli abusi», aveva intimato il medico a nostra madre, aggiungendo che al ripetersi di ogni crisi era consigliabile alternare il farmaco innominabile con un po'

di LORENZO BIANCHI PER I socialdemocratici e ... ( da "Giorno, Il (Milano)" del 08-06-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Martin ha condotto la sua campagna martellando sull'«enorme burocrazia» di Bruxelles e sul secco no all'ingresso della Turchia in Europa. Il suo successo fa il paio con quello di Timo Soini, capo dei «Veri finlandesi», contrari a Bruxelles e agli immmigrati. Ha conquistato il 9,8 per cento dei suffragi.

Quel dolore atroce che non ha un perché ( da "Giorno, Il (Milano)" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia ospedaliera che imponeva un ricettario speciale e di dar conto della prescrizione all'autorità prefettizia - veniva usata con la riluttanza e la temerarietà di chi maneggia una bomba a orologeria. «Si guardi bene dagli abusi», aveva intimato il medico a nostra madre, aggiungendo che al ripetersi di ogni crisi era consigliabile alternare il farmaco innominabile con un po'

Quel dolore atroce che non ha un perché ( da "Nazione, La (Firenze)" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia ospedaliera che imponeva un ricettario speciale e di dar conto della prescrizione all'autorità prefettizia - veniva usata con la riluttanza e la temerarietà di chi maneggia una bomba a orologeria. «Si guardi bene dagli abusi», aveva intimato il medico a nostra madre, aggiungendo che al ripetersi di ogni crisi era consigliabile alternare il farmaco innominabile con un po'

MILANO PER L'UFFICIO ELETTORALE è morta e defunta. Pec... ( da "Giorno, Il (Milano)" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Peccato (per la burocrazia) che "nonna" Klizia, 88 anni, sia in realtà viva e vegeta. E non abbia la minima intenzione di cedere alla pigrizia dell'astensionismo. Così anche ieri pomeriggio l'anziana signora si è presentata puntuale al suo appuntamento con la scheda, al seggio n.

PERUGIA Piccolo viaggio nel mondo della burocrazia. Può succedere (succede) che le bolle... ( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Lunedì 08 Giugno 2009 Chiudi PERUGIA - Piccolo viaggio nel mondo della burocrazia. Può succedere (succede) che le bollette della luce siano salate. Ma può anche succedere che le bollette della luce siano talmente irrisorie che costa più andare all'ufficio postale e pagarle che mettere mani al portafoglio e contabilizzare l'uscita.

TODI - Quando la burocrazia mette i laccioli all'organizzazione di un evento. Talvolta, infa... ( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Quando la burocrazia mette i laccioli all'organizzazione di un evento. Talvolta, infatti, a leggere le norme da rispettare nell'organizzazione di feste e sagre verrebbe voglia di rinunciare. E se c'è da aspettarsi che i controlli siano sull'igiene e sulla sicurezza bene, ma in alcuni casi la norma riguarda solo adempimenti cartacei con reiterate presentazione di documenti.

E cioè che l'Europa si costruisce nell'urna e che senza un'autentica par... ( da "Messaggero, Il" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: autentica partecipazione popolare al voto l'Unione rischia di rimanere quella delle lobbies e della burocrazia di Bruxelles. Ma perché la gente vada a votare si richiede la coesistenza di due fondamentali condizioni: la passione e l'informazione ma soprattutto di quest'ultima perché è difficile appassionarsi a qualcosa se non la si conosce;

Non ha il codice fiscale: niente maturità? ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: 2009 SCUOLA E BUROCRAZIA INSEGNANTI E COMPAGNI MOBILITATI, MA IL MINISTERO RASSICURA: NESSUN DIVIETO Non ha il codice fiscale: niente maturità? NAPOLI Il singolare caso di un'immigrata ucraina studentessa di un liceo napoletano II Per lei si sono già mobilitati il dirigente scolastico, i docenti ed i compagni di scuola.

L'Autonomia Destra e Mpa non si salvano: fallisce l'alleanza per la sopravvivenza ( da "Giornale.it, Il" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: non più dominata dagli interessi delle lobbies e delle burocrazie», è stato il leit-motiv della campagna elettorale. Uno slogan che evidentemente non ha convinto gli elettori. Almeno quelli d'Italia, visto che in Sicilia la coalizione - 1225 sezioni su 5302 - ha ottenuto il 16,2%. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.

A Daria permesso di soggiorno per meriti scolastici ( da "Giornale.it, Il" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: della burocrazia sull'umanità, dei codici alfanumerici sulle loro traduzioni in carne e ossa. E, fra i codici alfanumerici e l'uomo, noi scegliamo sempre e comunque l'uomo. La vicenda - scoperta dal quotidiano campano Il Mattino - avviene in centro di Napoli, al liceo linguistico Margherita di Savoia, dove Daria frequenta la quinta con ottimi risultati.

Stati Uniti d'Europa: meno burocrazia e istituzioni visibili ( da "Messaggero, Il (Ostia)" del 08-06-2009) + 8 altre fonti
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Lunedì 08 Giugno 2009 Chiudi Stati Uniti d'Europa: meno burocrazia e istituzioni visibili

L'AUMENTO dell'astensionismo al voto per il Parlamento europeo, se non la sua misura, ... ( da "Messaggero, Il (Ostia)" del 08-06-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Burocrazia

Abstract: autentica partecipazione popolare al voto l'Unione rischia di rimanere quella delle lobbies e della burocrazia di Bruxelles. Ma perché la gente vada a votare si richiede la coesistenza di due fondamentali condizioni: la passione e l'informazione ma soprattutto di quest'ultima perché è difficile appassionarsi a qualcosa se non la si conosce;

( da "Corriere della Sera" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: appesantita da una burocrazia ingiustificata e ci meravigliamo che gli europei l'abbiano bocciata? Finalmente i cittadini hanno squarciato il velo di menzogne fabbricate dalla stampa che per anni ha continuato a propinarci la favoletta dell'Europa unita. Quel tempo è finito, nessuno può più nascondere che il re è nudo».

L'ufficio accorcia i tempi: iter standard in 30 giorni ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nuove scadenze della burocrazia L'ufficio accorcia i tempi: iter standard in 30 giorni Alberto Barbiero Il procedimento amministrativo taglia i tempi e il mancato rispetto dei termini costituisce elemento di valutazione della responsabilità dirigenziale. L'articolo 7 della legge sullo sviluppo economico conferma la regola della conclusione del procedimento con provvedimento espresso,

La gauche ha perso identità e valori Sconfitta annunciata ( da "Unita, L'" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Demotivante, che è la burocrazia di Bruxelles in molti casi a impedire agli Stati nazionali di trovare idonee soluzioni a molti dei più importanti problemi. Insomma, chi semina, nei fatti, il vento della delegittimazione, finisce poi per raccogliere la tempesta dell'astensionismo di massa».

Astensionismo record Male la sinistra La destra è più forte ( da "Unita, L'" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ora nel nome della lotta alla burocrazia di Bruxelles ora nel richiamo al rischio di un'invasione turca, totalizzano assieme più di un terzo dei suffragi. L'Olanda, i cui risultati erano già noti sin da venerdì, è un altro caso significativo: il Partito per la Libertà (Pvv) guidato dallo xenofobo Geert Wilders ha ottenuto il 17% dei voti,

Maturità da clandestini ( da "Stampaweb, La" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: E lei, che per la burocrazia non esiste neppure, il codice non ce l?ha. E? paradossale la storia di questa ragazza che a Napoli frequenta un liceo linguistico con il massimo dei voti, che conosce sei lingue e ha una cultura che pochi studenti italiani possono vantare.

Che ce ne facciamo di questa Europa? ( da "Foglio, Il" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: non è riuscito a individuare e cancellare in tempo uno spazio di troppo tra due numeri, forse è il rispetto degli spazi nei moduli che la burocrazia europea intende per “spazio europeo della ricerca”". [9] Tra quelli che più ce l?hanno con la burocrazia europea ci sono i produttori di vino, che nel 2006 sbottarono: "Fa più danni la burocrazia che la flavescenza dorata".

Udc, Quadrini preoccupato per la disaffezione ( da "Brescia Oggi" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: accanto al successo dei partiti conservatori: «È evidente - ammette - che se avviene questo è perchè l'Europa è vista ancora come l'Europa dei finanzieri e della burocrazia e non ancora come l'Europa dei popoli. E da politico non posso non considerare che anche noi abbiamo la nostra responsabilità nel non essere riusciti a cambiare le cose». E.B.

MUV Festival: al via domani la quinta edizione all'insegna della Digital Nature dell'evento fiorentino ( da "Blogosfere" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: le difficoltà in Italia sono legate alla burocrazia che è complicata e macchinosa,alle limitazioni di orari, mancanza di spazi idonei e di supporti adeguati dalle pubbliche amministrazioni. Due motivi, anzi facciamo tre, per cui non si può perdere il MUV targato 2009... Innanzitutto perché presenta una programmazione artistica molto interessante e non banale,

S'intravede finalmente uno spiraglio di ripresa ed "Eire" offre le strategie giuste per agganciarla ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Per finire occorre che la pubblica amministrazione riduca il peso della burocrazia e della poca trasparenza, che allontanano anche numerosi investitori internazionali dal nostro mercato». Scopri come ricevere sul tuo cellulare Repubblica Gold condividi

Il centro commerciale diventa luogo d'incontro ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di reti di vendita e di marchi è importante ridurre la burocrazia tra imprese e enti pubblici: «Non dimentichiamoci che in Europa il retail pesa sul Pil per il 71% ? spiega Resca ? quindi è opportuno che si sviluppi anche nel nostro paese una cultura a sostegno del settore. Le aziende distributive italiane, a differenza di quelle straniere, sono ancora poco presenti oltreconfine.

È STATO COSì IN GRAN BRETAGNA, NEI CONFRONTI DEL PREMIER GORDON BROWN, PIù CHE IN UN ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-06-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Burocrazia

Abstract: autentica partecipazione popolare al voto l'Unione rischia di rimanere quella delle lobbies e della burocrazia di Bruxelles. Ma perché la gente vada a votare si richiede la coesistenza di due fondamentali condizioni: la passione e l'informazione ma soprattutto di quest'ultima perché è difficile appassionarsi a qualcosa se non la si conosce;

DUE AQUILANI TENTANO DI VOTARE A PORTICI MA LI BLOCCA LA BUROCRAZIA. LA COPPIA DI ANZIANI, AVENDO PE... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-06-2009) + 4 altre fonti
Argomenti: Burocrazia

Abstract: aquilani tentano di votare a Portici ma li blocca la burocrazia. La coppia di anziani, avendo perso la propria abitazione a causa del terremoto, è ospitata da settimane da alcuni parenti. Ieri mattina marito e moglie si sono presentati al seggio e hanno spiegato di essere vittime del sisma. Il presidente ha contattato l'ufficio elettorale del Comune che si è rivolto alla Prefettura.

Il ministro dello Sviluppo parla di aggressione mediatica al premier ( da "Gazzettino, Il" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia. «Abbiamo varato bond per 100 miliardi per consentire alle banche di concedere credito alle imprese e vigiliamo sull'erogazione dei prestiti - ricorda il ministro - abbiamo aumentato a 1,6 miliardi il fondo di garanzia per le pmi e nel prossimo consiglio dei ministri porteremo norme sul fisco e per semplificare la burocrazia»

08/06/2009 15:27 EUROPEE: ANGELETTI, ASTENSIONISMO SIGNIFICATIVO CONTRO TECNOCRAZIA ( da "ITnews.it" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma fino a quando l'Europa della burocrazia e della tecnocrazia prevarra' sull'Europa della democrazia non ci si potra' meravigliare di queste manifestazioni di disaffezione". E' il leader della Uil, Luigi Angeletti, a commentare cosi' l'esito del vito europeo.

Wi-fi: non più fotocopia. Basta il cellulare ( da "01net" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: s batte la burocrazia e lancia il Wi-fi gratuito McDonald's non lo sapeva e al ministero dell'Interno e delle Comunicazioni nessuno gliel'ha detto. Ma prima della multinazionale dell'hamburger qualcun altro si era preoccupato di trovare una soluzione al problema della fotocopia della carta d'identità necessario per l'accesso a una rete wi-

EUROPEE: ANGELETTI, ASTENSIONISMO SIGNIFICATIVO CONTRO TECNOCRAZIA ( da "Adnkronos" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma fino a quando l'Europa della burocrazia e della tecnocrazia prevarra' sull'Europa della democrazia non ci si potra' meravigliare di queste manifestazioni di disaffezione". E' il leader della Uil, Luigi Angeletti, a commentare cosi' l'esito del vito europeo.

Europee, Marcegaglia: adesso "velocizzare" le riforme ( da "Velino.it, Il" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia e le liberalizzazioni. “Noi sosterremo i disegni di legge dei ministri Calderoli e Brunetta sulla burocrazia” spiega il presidente di Confindustria. “Probabilmente il peggio della crisi “l?abbiamo alle spalle - ha concluso Marcegaglia - ma per rivedere i livelli di crescita in linea con quelli che abbiamo avuto prima della crisi ci vorranno degli

EUROPEE: MARCEGAGLIA, VOTO INDICA NECESSITA' DI RIFORME VELOCI. ( da "Asca" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Tra le riforme piu' urgenti il presidente di Confindustria ha ricordato quelle della burocrazia: ''Oggi il numero delle norme non cessa di aumentare''. Vi sono alcuni disegni di legge positivi, ha detto Marcegaglia ricordando le iniziative di Calderoli e di Brunetta, ma non devono restare gli ennesimi ''pezzi di carta nel cassetto''.

L'Europa dimenticata ( da "AprileOnline.info" del 08-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Europa come patria delle burocrazie e dei banchieri, promotrice della società multiculturale e dell'immigrazione, impotente davanti alla crisi economica che deve essere sconfitta grazie alla chiusura ermetica di muri intorno i propri confini nazionali. Non per niente partiti neo fascisti hanno eletto per la prima volta propri rappresentanti in Romania,


Articoli

L'ombra della burocrazia sul porto (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

ALBENGAMANCA UNO STUDIO APPROFONDITO SUI DANNI ALLE BARRIERE DI POSEIDONEA L'ombra della burocrazia sul porto ALBENGA Nuovi ostacoli sulla strada del porto. L'iter burocratico sembrava avere ricevuto un'accelerazione decisiva nelle ultime settimane, ma adesso gli aspetti ambientali tornano prepotentemente alla ribalta, col rischio di bloccare la costruzione dell'opera. La visita del presidente regionale Claudio Burlando (in cui è arrivato il via libera al trasferimento della Testa da Leca a Bastia) è servita al sindaco Tabbò per tracciare il quadro della situazione. Gli esponenti della giunta mantengono le bocche cucite sui contenuti del vertice, ma dalle file della maggioranza escono voci molto preoccupate sulla sorte dell'approdo. Ad impensierire il Comune sono soprattutto i dubbi sollevati dall'ufficio regionale Ambiente. I tecnici hanno mostrato timori per il rischio di danneggiare le praterie di poseidonia e di erodere ulteriormente il litorale, già prostrato dalle mareggiate e dallo scarso trascinamento in mare di materiale solido da parte del fiume Centa. Il chiarimento definivo arriverà dalla valutazione ambientale strategica, in fase di preparazione. «Lo studio sarà completato in quindici giorni e ci permetterà di affrontare il percorso burocratico con maggiore serenità», assicura il sindaco Antonello Tabbò. Franco Zunino, assessore regionale all'ambiente, ricorda: «Dobbiamo superare i problemi ambientali relativi alla possibile erosione delle spiagge, ma la proposta del Comune per il porto di Albenga ha indubbiamente alcuni aspetti positivi. Primo tra tutti, l'assenza di volumetrie a terra, che diminuisce l'impatto rispetto ad altri approdi. Ma la valutazione strategica dovrà tenere conto anche di altri fattori, come le praterie di poseidonia, tutelate dall'Unione europea, e gli eventuali effetti sull'isola Gallinara, sulle correnti e sull'ambiente marino. Stiamo effettuando un monitoraggio complessivo sull'impatto naturalistico, dettato da questioni tecniche e non certamente politiche». Il posizionamento del porto potrebbe intanto variare di qualche centinaio di metri per la levata di scudi arrivata dai concessionari dei bagni marini e delle associazioni con sede nella zona davanti al seminario vescovile. La collocazione centrale ha infatti causato molte lamentele tra gli stabilimenti balneari, convincendo Comune e Regione a prendere di nuovo in considerazione l'ipotesi di edificare la struttura nella zona di levante, alla foce del rio Burrone. \

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(sezione: Burocrazia)

( da "Tempo, Il" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

stampa «Alla sinistra restano solo gli intellettuali» L'intervista Quagliariello (Pdl): «La società si slabbra, i moderati hanno la soluzione» «Come mi sento? Come uno che ha appena finito di fare ventimila chilometri». Gaetano Quagliariello sta provando a riposarsi dopo le fatiche da campagna elettorale. Lui, vicecapogruppo del Pdl al Senato, guarda a queste elezioni Europee un po' con gli occhi del politico, un po' con quelle del professore di Storia contemporanea e un po' con quelle dell'esperto di politica europea e in particolare francese. Senatore, è possibile che queste elezioni consegnino una Europa più a destra? «Penso di sì. Certamente renderanno evidente la crisi nella quale versa la sinistra europea, in difficoltà ovunque». Difficoltà? Perché la sinistra europea è così in crisi? «La crisi ha radici lontane. Diciamo che oggi le conseguenze della caduta del muro di Berlino si mostrano in tutta la loro evidenza». Addirittura? Dopo venti anni? «Esatto. Non sottovaluti la portata del socialismo programmatorio e centralistico: è stato il più grande esperimento di ingegneria sociale di tutta la storia dell'umanità». Ma perché solo oggi, dopo un ventennio? «Perché le ideologie tramontano, le mentalità restano. Oggi, di fronte a questa crisi economica, si sono sgretolati anche gli ultimi rimasugli di una mentalità ideologica. E quel po' di buono che essa conteneva viene recuperato dal pragmatismo dei partiti del centrodestra». Senta, ma non è un controsenso? La sinistra perde proprio nel momento in cui vengono nazionalizzate le banche. «Non lo è. Per il comunismo le nazionalizzazioni erano funzionali all'abbattimento del mercato mentre oggi, al più, possono essere proposte come soluzioni transitorie a fronte di un'emergenza. Sono uno strumento, non il fine». Anche l'Europa nel suo complesso, però, appare piuttosto in crisi? «Vede, l'Europa alla quale ci riferiamo è quella pensata da De Gasperi, Adenauer, Shuman come risposta alla sfascio lasciato dai totalitarismi. Ed era l'Europa che si manifesta nei nostri monumenti, nelle nostre cattedrali, nella nostra educazione. Era, insomma, l'Europa giudaico-cristiana. Quest'idea d'Europa non è affatto in crisi. È successo, piuttosto, che che con la fine della Guerra fredda la sinistra, smarrita la sua ideologia, se n'è data un'altra "di sostituzione"». Quale? «L'europeismo. Allora l'Europa è diventata sinonimo di multicultiralismo, di costruttivismo, di burocrazia e di nuovi diritti da imporre anche al cospetto della sovranità popolare che si esprime al livello degli stati nazionali». E oggi? «Oggi si torna all'Europa dei fondatori. L'europeismo alternativo è fallito. Guardi all'Olanda, al modello olandese. Sexi shop a ogni angolo e due strade più in là donne con il bourka. Le società si slabbrano e, come reazione, vince il centrodestra». Ma la sinistra è in crisi anche in Gran Bretagna e Spagna. Perché? «Perché i Labouristi inglesi come i Socialisti spagnoli hanno governato sulla scia delle grandi riforme varate precedentemente dal centrodestra. Blair si è dichiarato figlio legittimo del tatcherismo. Zapatero ha ereditato una Spagna a vele gonfie, grazie a quanto aveva fatto Aznar. La crisi ha mostrato i loro limiti. Non basta gestire i successi degli altri». Gli Usa sono sempre stati gli apripista. Anche in tempi recenti: basti pensare a Clinton che inaugurò la stagione dell'Ulivo mondiale. Stavolta Obama non sembra sortire gli stessi effetti. «Obama non è un fenomeno di respiro mondiale. Ha conquistato gli americani che, in crisi di fiducia come non mai, imploravano un cambiamento, per il linguaggio, l'età, la novità». E la Francia? La sinistra francese sembra quella più in crisi, perché? «Perché lo è, e da lungo tempo. Dopo Mitterand non ha più trovato un leader. E anche le due donne che si contendono la leadership francese, la Aubry e la Royal, hanno proposte poco convincenti». E invece il centrodestra è convincente? «Il centrodestra quanto meno è alla ricerca. Pensi all'integrazione. Ha capito che i nuovi deboli sono quanti si sentono stranieri nei loro quartieri, le donne che non possono passeggiare la sera, i giovani che non trovano lavoro. La sinistra ha subito bollato tutto ciò con le solite accuse di xenofobia e razzismo. E così gli sono rimasti solo gli intellettuali a condizione che abitino ai Parioli..».

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Comitato tecnico delle multinazionali (sezione: Burocrazia)

( da "Tempo, Il" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

stampa Confindustria Sottolineato il ruolo strategico di tali imprese per il territorio Comitato tecnico delle multinazionali Nasce il comitato strategico delle Multinazionali di Confindustria. «A seguito della constatazione che l'Italia ed anche la Provincia di Frosinone sono agli ultimi posti nella graduatoria europea per l'attrazione di investimenti esteri – si legge in una nota – Confindustria Frosinone ha promosso la costituzione di un comitato strategico delle aziende multinazionali, al fine di analizzare e individuare i fattori critici avvertiti dalle stesse. Tali aziende, peraltro, costituiscono un patrimonio insostituibile di professionalità imprenditoriale e tecnica, che nei decenni passati hanno fatto crescere l'economia della provincia di Frosinone. Con l'obiettivo di fotografare al meglio l'attuale situazione che le multinazionali a capitale estero e italiano stanno vivendo, Confindustria Frosinone ha inviato un questionario di rilevazione alle circa ottanta aziende associate presenti in provincia. Circa il 60% delle aziende multinazionali opera nel settore dell'industria manifatturiera, ed il monte retribuzioni annuo si stima intorno ai 280 - 300 milioni di euro. Inoltre, a fronte di un totale occupati in Provincia di Frosinone di circa 40 mila lavoratori, le Multinazionali assorbono circa un quarto della forza lavoro provinciale. Le criticità maggiormente evidenziate dalle aziende, sono state i tempi della burocrazia, l'elevato costo dell'energia, lo stato e la carenza delle infrastrutture, il costo della manodopera. Tra gli elementi positivi sono stati, invece, evidenziati la flessibilità del lavoro, la competitività delle produzioni, la logistica territoriale, la qualità del capitale umano e le positive relazioni industriali. Inoltre, è risultato di grande interesse che le aziende hanno effettuato investimenti che hanno riguardato la sicurezza, la formazione del personale, le problematiche ambientali e di salvaguardia del territorio locale. Le collaborazioni produttive praticate a livello provinciale sono stimate a circa 160/180 milioni di euro, dando lavoro ad un massiccio numero di fornitori, con un indotto di migliaia di persone. Le aziende multinazionali associate a Confindustria Frosinone ritengono che il Governo italiano e, per la parte di loro competenza le Amministrazioni locali e regionali, debbano accelerare le proprie azioni per creare un ambiente realmente favorevole all'impresa».

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ma anche il cielo ha i suoi confini non solo burocratici - luca mercalli (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XXIII - Torino Ma anche il cielo ha i suoi confini Non solo burocratici LUCA MERCALLI Volare. Fino alla fine degli anni Settanta era un privilegio riservato a pochi per via dei costi elevati. Poi i voli di linea si sono fatti via via più abbordabili fino all´attuale invasione dei low-cost. Ma volare su un grande aereo passeggeri riserva ormai non molte emozioni: i finestrini sono piccoli, la visibilità è scarsa, le norme di sicurezza contro il terrorismo assillanti, e le comodità sono così tante che non ci si accorge più della meraviglia di star seduti a diecimila metri d´altezza, un sogno che l´uomo ha coronato soltanto da poco più di un secolo. Nonostante la banalità in cui il volo è stato trasformato, la recente misteriosa sparizione dell´AF 447 in servizio da Rio de Janeiro a Parigi ricorda a tutti quanto l´aria sia un ambiente delicato, se non ostile, per la presenza umana. Eppure volare, per chi non ne ha paura, ha un fascino senza eguali. Ma ottenere un brevetto per il volo a motore o su aliante non era in passato una possibilità per tutti: lunghe esercitazioni, costi elevati di noleggio o acquisto dei velivoli, ferrea normativa da rispettare. Negli ultimi quindici anni nuove tecnologie e nuovi materiali hanno tuttavia moltiplicato gli sport dell´aria, rendendoli sempre più praticabili a prezzi abbordabili da chiunque. Volo libero, parapendio, deltaplano, ultraleggeri, sono diventate le nuove frontiere dell´aria a cui si accede senza brevetto, solo con abilitazioni e corsi più facili, su mezzi meno costosi. Praticamente basta una vela di tessuto sintetico per i puristi del parapendio o un´elica attaccata alla schiena insieme a un motore poco più grande di una motosega per il paramotore. La maggiore affidabilità delle previsioni meteorologiche, i navigatori satellitari a basso costo e i telefonini hanno reso ancora più facile l´accesso al mondo dell´aria e alle sue gioiose emozioni. Ciò non toglie che i rischi esistano, la forza di gravità non perdona, e gli sbagli si pagano cari. Sono però sorte scuole di volo per ogni esigenza, e se si può dare un consiglio generale, sarebbe meglio che il volo più che vissuto come competizione che induce a rincorrere prestazioni sempre più spinte a scapito dei margini di sicurezza, fosse più "filosofico", dedito alla contemplazione della terra dall´alto, un privilegio di cui non bisogna mai smettere di meravigliarsi. Se poi si esce dal rombante mondo dei "motorai" il volo può essere oggi uno sport molto pulito: con un aliante si può vivere la massima espressione di come la sola energia del sole e del vento coniugate con l´ingegno possano regalare esperienze inimmaginabili: oggi è possibile coprire anche più di 1000 chilometri sfruttando a proprio favore i movimenti dell´aria senza un grammo di combustibile. Paradossalmente, proprio ora che volare è diventato più facile per tutti, la burocrazia fa più paura dei cumulonembi: le normative aumentano e gli spazi aerei, affollati di voli militari e commerciali, si restringono. Da terra non si vede, ma il cielo è sempre più delimitato da confini invisibili.

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di GIULIO PANZANI FUCECCHIO SEI MESI, forse a... (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Empoli)" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

VALDARNO / VALDELSA pag. 7 di GIULIO PANZANI FUCECCHIO SEI MESI, forse a... di GIULIO PANZANI FUCECCHIO SEI MESI, forse anche di più, per il rilascio dei duplicati delle patenti di guida e per le conversioni di quelle straniere. Troppo. Così l'Aci di Fucecchio, che segue questo genere di pratiche, ha inviato una protesta formale alla Motorizzazione civile di Firenze chiedendo non solo una maggior sollecitudine per quanto riguarda i rinnovi in corso, ma anche una normalizzazione dell'ordinaria burocrazia le cui pastoie rischiano di compromettere, con gli interessi dei clienti, l'immagine stessa dell'agenzia fucecchiese. OLTRE ai problemi per i duplicati delle patenti rilasciate in Italia si sta facendo sempre più consistente il disagio degli immigrati, che in base alla normativa vigente hanno diritto al riconoscimento e alla convalida della patente ottenuta all'estero se si tratta di cittadini comunitari o se provenienti da Paesi con i quali esiste una convenzione in tal senso. Sono persone che hanno necessità di lavorare e che spesso trovano impiego come autisti. Farli aspettare così a lungo fanno notare all'Aci significa togliere loro, al di là delle enunciazioni di principio sull'accoglienza e sull'integrazione, un'opportunità d'inserimento occupazionale o di mantenimento dell'impiego. UNA DELLE pendenze in corso a Fucecchio riguarda ad esempio la carta di circolazione di un camion che avrebbe dovuto raggiungere il Marocco già da due mesi e che è fermo dopo aver già rimandato una volta il lungo viaggio. «Quando viene inviata da Fucecchio la documentazione dicono ancora all'Aci il titolare del permesso ha già anticipato sia la tassa prevista che le spese per l'istruzione della pratica, cosa che crea non pochi malumori. Con l'estate e le ferie del personale della Motorizzazione, poi, la situazione si complicherà e i tempi d'attesa si allungheranno. Di quanto, ancora?». E' vero che l'Aci rilascia un'attestazione di convalida in corso della patente, ma questa non ha valore giuridico per cui chi dovesse mettersi alla guida e incappasse in un controllo rischierebbe pesanti sanzioni.

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Ici evasa, recuperati 700mila euro (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Firenze)" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

CAMPI BISENZIO/CALENZANO/SIGNA/LASTRA A SIGNA pag. 17 Ici evasa, recuperati 700mila euro Altri 220mila sono entrati nelle casse del Comune per Tarsu «arretrate» CAMPI SI TRATTA DI IMPOSTE NON PAGATE SU TERRENI E SECONDE CASE di M. SERENA QUERCIOLI RECUPERO record dell'evasione Ici e Tarsu a Campi Bisenzio e per il bilancio significa un nuovo passo avanti. Il consuntivo 2008 ha però spaccato il consiglio comunale e pur non essendoci elezioni amministrative comunali a Campi, i numeri sono stati oggetto di confronto fra le parti. Il Comune nel 2008 ha recuperato l'Ici evasa per ben 721.656,12 euro e per la Tarsu arretrata di 220.927 euro. L'Ici è relativa in particolare ai terreni e alle seconde case, in quanto com'è noto per la prima casa l'imposta nel 2008 è stata eliminata dalla Legge del Governo. Il bilancio 2008 segna un attivo di 1 milione e mezzo di euro che ha permesso di ridurre il deficit da 12.063.251,71 a 10.632.452,33 euro. Restano invariate tutte le tariffe, solo il buono mensa è salito a 3 euro, allineandosi agli altri Comuni. "Adesso servirà proseguire sulla strada del rigore sottolinea Alessio Colzi, capogruppo Pd attraverso interventi combinati che vanno dalla rinegoziazione di alcuni mutui, alla stabilizzazione delle spese sulle risorse umane con un tetto fissato al 30% della spesa sul personale, fino a un riaccertamento dei residui attivi e passivi". Fra le manovre allo studio del Comune, oltre alla vendita dei due terreni a Capalle, c'è l'intenzione di disfarsi di alcuni beni di proprietà comunale e oggi inutili, come 2 lavatoi, un terreno a San Piero a Ponti, il cantiere comunale e il vecchio canile, che avrà una nuova sede. "Nel 2009 conclude Colzi - il Comune non attiverà mutui, limitando gli investimenti alle opere finanziate col contributo di altri enti e confermando che l'opera di risanamento è oggi la priorità". Per il PdL la strada della rinegoziazione dei mutui non è stata quella giusta e può nascondere delle insidie: "La riduzione del disavanzo è sicuramente un risultato positivo ma commenta Matteo Biagiotti, capogruppo PdL non deve trarre in inganno: è il frutto della famosa finanza derivata, che attraverso la rinegoziazione dei mutui ha portato ad una gestione dei residui positiva per circa un milione di euro. Tale gestione però, se oggi di certo dà una boccata di ossigeno alle casse ormai vuote promette altresì un futuro poco rassicurante, derivante dal fatto che la rinegoziazione dei mutui prevede bassissimi tassi nei primi anni per poi elevarsi a livello esponenziale negli anni futuri, scaricando sui giovani le responsabilità di una cattiva amministrazione. Noi del Pdl crediamo che per uscire dalla crisi economica e per riportare in salute le casse cittadine servano degli interventi seri e diretti, come una riduzione della burocrazia, misure volte ad attrarre sul territorio investitori privati per il rilancio dell'economia cittadina". Image: 20090607/foto/205.jpg

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MENTRE si trovava nella casa di Agnola in pausa di riflessione con la ... (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (La Spezia)" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

BOLANO / FOLLO / VAL DI VARA pag. 11 MENTRE si trovava nella casa di Agnola in pausa di riflessione con la ... MENTRE si trovava nella casa di Agnola in pausa di riflessione con la moglie Simona e la piccola Anna nata il 14 ottobre scorso, Paolo Marenco ha ricevuto una telefonata dall'Ambasciata Americana. Gli è stato chiesto di raggiungere la sede di Roma per una intervista trasmessa via internet dal tema «Capturing Creativity». Si tratta di un ciclo di interviste seguite in tutta in Italia da studenti universitari e utenti di internet con lo scopo di diffondere la conoscenza di storie di personaggi che hanno fatto della creatività il proprio stile di vita. Infatti da cinque anni Marenco promuove il Silicon Valley Study Tour, due settimane tra agosto e settembre in giro per la Silicon Valley riservato a studenti selezionati dalle maggiori università italiane. Inoltre da quattro anni dirige Aizoon, la prima agenzia per la somministrazione di personale nell'Information Technology con oltre 170 dipendenti e 4 sedi in Italia. L'intervista dal titolo «La Gestione dei Talenti», curata da Andrea Gumina manager laureato alla Luis di Roma l'Università di Confindustria, è durata un'ora ed è stata trasmessa in diretta via internet. Numerose sono state le domande rivolte a Marenco, al quale chiediamo qual è stata la più significativa: «Le domande sono state tutte molto appropriate, e sono giunte da tutta Italia. Il motivo dominante è sempre stata la voglia dei ragazzi a creare la propria impresa e fare innovazione in parte frustrata dalla burocrazia e dalla mancanza di capitale di rischio». Anche in questo caso, Paolo non ha perso l'occasione di nominare la sua "isola verde" di Agnola. L'intervista è ancora visibile collegandosi a: http://italy.usembassy.gov/Face2Face/cc. Vittorio Innocente

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operata a lanciano la paziente di galzio (sezione: Burocrazia)

( da "Centro, Il" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 34 - Cronaca Operata a Lanciano la paziente di Galzio Al primario dell'Aquila vietato l'ingresso nell'ospedale di Teramo La famiglia accusa «Al Mazzini non hanno capito il dramma» TERAMO. Alla fine la donna ricoverata un mese fa all'ospedale di Sant'Omero in attesa di essere sottoposta a un doppio intervento, al cranio e al femore, è stata operata. Ma non alla Asl di Teramo. Santa S. è stata operata a Lanciano. Ora sta bene ed è stata dimessa. E' l'epilogo di una polemica scoppiata, poco dopo il terremoto, fra due primari, quello della neurochirurgia dell'Aquila, Renato Galzio, e quello del corripondente reparto teramano, Danilo Lucantoni. Il primo, per l'inagibilità dell'ospedale dell'Aquila, si è trovato a non poter effettuare gli interventi programmati. E visto che dopo il terremoto una paziente nella lista di attesa della neurochirurgia aquilana era stata ricoverata all'ospedale di Sant'Omero per un femore rotto che necessitava di un intervento, sia i parenti che i medici aquilani pensavano di prendere i classici "due piccioni con una fava". Ma il nulla osta della Asl di Teramo necessario per far operare Galzio a Sant'Omero non è arrivato. Da qui la polemica fra i due primari. E ora l'epilogo, raccontato da Renzo S., fratello della paziente. «Mia sorella è stata ricoverata a Sant'Omero per circa un mese, senza poter far nulla, in attesa che la burocrazia facesse il suo corso. Quando tutto sembrava risolto con il nulla-osta della Asl dell'Aquila, indirizzato al direttore sanitario di Teramo, abbiamo saputo che al professor Galzio non sarebbe stato consentito entrare nella sala operatoria di neurochirurgia di Teramo». Renzo S. racconta che ora la sorella «grazie al permesso accordato dell'assessore regionale Venturoni, è stata operata brillantemente alla testa da Renato Galzio, uomo serio, corretto, di grandissima professionalità e umanità, nel reparto di neurochirurgia dell'ospedale di Lanciano; in contemporanea è stata operata anche al femore dall'ortopedico Aloisi, dello stesso ospedale. Un ringraziamento particolare va al primario di neurochirurgia di Lanciano Vincenzo Magliani, un vero signore che ha compreso il dramma che stavamo vivendo da sette mesi e ci ha dato ospitalità».

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La scuola è malatama il virusnon l'ha sparsoquesto governo (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

La scuola è malatama il virusnon l'ha sparsoquesto governo Quando si è al collasso, la colpa è sempre di qualcun altro: dei docenti, dei precari, dei bidelli, dei dirigenti scolastici; insomma quando il potere è alle strette si inventa nemici, capri espiatori. La veritàè che le scuole sono strutture sempre più povere, fragili e ingestibili. È in atto una vergognosa caccia al colpevole; mentre il colpevole è solo il governo, che si sottrae al dialogo e legifera, sostituendosi al Parlamento, con l'unico scopo di tagliare, chiudere. È vero, tutto è cominciato da tempo, ma l'atto iniziale di questa dismissione della scuola statale è stata la decisione del governo di centrodestra di tagliare l'istruzione per una cifra di 8 miliardi. È in questi casi che chi nella scuola lavora dovrebbe trovare la sua unità, contro la dismissione di una gloriosa istituzione che dal 1861 a oggi, nel bene e nel male, ha unificato il Paese. In questa opposizione, che non è solo salvaguardia di posti di lavoro, i lavoratori della scuola si dovrebbero sentire uniti non solo come lavoratori ma anche come cittadini, genitori, chiamando a raccolta la società civile. Oggi c'è bisogno di una grande forza organizzativa, di una "categoria allargata" non ridotta ai soli insegnanti; e se non bastano gli scioperi, e con questo governo non bastano, bisogna trovare altro. Forse sentiamo la limitazione di certe logiche verticistiche con cui si sono organizzate le scuole, dividendo i dirigenti dai docenti, i docenti tra loro, frazionando il personale, creando conflittualità sulla spartizione dei fondi d'Istituto. Quella neofeudalizzazione che è oggi diventata l'autonomia scolastica rende più difficile la necessaria costruzione di un dissenso condiviso, critico, tangibile, permanente. Libero Tassella E-MAIL 07/06/2009 Non voglio entrare nel merito politico di questo appello alla mobilitazione assemblearista, che mi sembra risolutamente fuori dal mondo e dalla realtà. Faccio solo presente che: 1) secondo il rapporto Ocse-Pisa su un campione di quindicenni di 47 Paesi, l'Italia si piazza al 36° posto, nonostante il fatto che siamo ai primissimi posti nel mondo nel rapporto fra investimenti nella pubblica istruzione e Pil; 2) dopo la grande abbuffata degli anni '74-'84, quando 550mila precari vennero fatti entrare senza concorso, l'ultimo governo di centrosinistra ne ha fatti entrare altri 150mila (più 20mila ausiliari tecnico-amministrativi) - e sempre senza concorso, a dispetto dell'articolo 97 della Costituzione; 3) l'autonomia, cioè il passaggio da un modello piramidale-centralistico a un sistema decentrato, è frutto di una scelta del centrosinistra (articolo 21 della legge 69/97, meglio nota come leggeBassanini); 4) a dispetto dell'autonomia, la scelta degli organici non spetta ai dirigenti scolastici ma è rimasta appannaggio dell'alta burocrazia ministeriale e sindacale. Potrei andare avanti all'infinito. Ma il punto fondamentale rimane a mio parere questo: è la scuola che è malata, non è questo governo che l'ha fatta ammalare. 07/06/2009

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Il primo disco degli (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Grosseto)" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

FOLLONICA pag. 10 Il primo disco degli «Assenza» di GIANLUCA DOMENICHELLI IL MARE si è «mangiato» file di ombrelloni. Una violenta mareggiata si è scatenata sulla costa follonichese, dall'altra notte e per tutta la giornata di ieri: a farne le spese sono stati gli stabilimenti balneari nei tratti di costa non ancora «coperti» dalle opere a difesa del litorale, a sud e soprattutto a nord del centro abitato di Follonica, tanto da costringere parecchi esercenti a una levataccia nel cuore della notte per recuperare sdraio e ombrelloni trascinati in mare aperto dalla forza delle onde. E le proteste, com'è ovvio, non mancano. «IL PROBLEMA è noto spiega Pietro Gavazzi, referente follonichese e consigliere nazionale Sib, il Sindacato italiano balneari, nonché gestore del Giardino Beach a Pratoranieri : i tempi della burocrazia non coincidono con le esigenze degli imprenditori del settore. La spiaggia non serve solo agli stabilimenti balneari, ma anche alla nautica, allo sport, all'attività dei villaggi turistici: la spiaggia, però, qui non c'è. O meglio, non c'è più o ce n'è sempre meno: il mare se la sta portando via. Siamo in difficoltà e le opere a difesa della costa tardano a essere realizzate. Ogni anno la stessa storia: annunci, promesse, ritardi, rinvii. E dire che i finanziamenti sarebbero disponibili». LE CRITICHE non riguardano solo i tempi biblici: neppure i dettagli del progetto sono del tutto graditi alla maggior parte degli addetti ai lavori. «In questo tratto di costa, a Pratoranieri spiega ancora Gavazzi non sono previste barriere sommerse come quelle già realizzate nel tratto centrale, bensì un intervento di ripascimento: ma un semplice trapianto di sabbia sarebbe inutile se poi la corrente se la porta via. Senza barriere, la lotta contro il mare è impari». «Infatti, con mareggiate come queste continua il consigliere nazionale del Sib , gli stabilimenti di Pratoranieri sono costretti a rinunciare a diverse file di ombrelloni: è capitato al Boschetto, al Pelagone, al Nettuno. E' un danno economico non indifferente, soprattutto all'inizio della stagione. Inutile che le istituzioni ci chiedano di offrire un prodotto di qualità se poi non ci mettono nelle condizioni di lavorare». LA COMPETENZA degli interventi spetta alla Provincia, ma gli appelli a Palazzo Aldobrandeschi non avrebbero avuto esito. «Una delegazione di gestori del tratto nord e sud ha appena incontrato l'assessore Bovicelli conferma Gavazzi ma la risposta è sempre la stessa: gli esperti stanno conducendo gli studi. A noi invece servirebbero interventi concreti. Subito».

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Rolando, medico-pittore nelle sue tinte forti e piene ci sono i colori dell'anima (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Bergamo - Brescia)" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

IL PERSONAGGIO pag. 7 Rolando, medico-pittore nelle sue tinte forti e piene ci sono i colori dell'anima Professione e hobby si toccano ma senza travasi di MAGDA BIGLIA BRESCIA ABITA in una grande casa, con una moglie (paziente), con un figlio (già appassionato a 15 anni), con tanti barattoli e pennelli, in cucina fra i biscotti o in camera in parte al letto. Poi, sotto, ci sono due studi, quello medico e quello con i quadri. Rolando Rovati è medico ed è pittore. Cura la mente dei malati con la scienza, la propria con la pittura. «Io ho raggiunto il mio equilibrio con l'arte. È stato un meccanismo di difesa riuscito, mi ha dato molto nei periodi duri». Scaccia però l'immagine retorica dell'artista scapigliato, preso da sacro furore, che con la pazzia avrebbe a che fare anche senza essere uno strizzacervelli, «sarebbe suggestivo tuttavia non c'è rapporto». Non vuole a ogni costo mescolare le due cose, il lavoro e l'hobby. Non usa lo strumento artistico per far stare meglio i malati. «Sono molto gravi, ora mi occupo del ritardo mentale associato alla malattia mentale. Per come siamo organizzati, non ho tempo per seguire questi aspetti diciamo ludici, sono momenti condotti dagli animatori. Certo, mi piacerebbe, potrebbe essere utile ma è molto difficile». Non ci sono travasi, sostiene, fra i due amori della sua vita professionale. «Mi aiuta nel mio impegno all'ospedale psichiatrico avere una maggiore sensibilità ma come mi aiutano tante altre componenti. Mi dà forse una più forte disponibilità verso il prossimo, disponibilità ad accettare senza giudizi. Ecco, l'artista ha un margine di libertà ampio, pur dentro certe regole tecniche, allo stesso modo il medico deve avere questa libertà, pur nel rispetto dei parametri scientifici, la libertà di accogliere tutto quanto le persone sanno esprimere. È come nella scuola di psicoterapia, prima bisogna mettere in gioco se stessi, conoscersi, accettarsi; dovrebbe funzionare così in ogni lavoro». Rovati aveva il pallino del disegno fin da ragazzino quando produceva fumetti. Col papà geometra e le sue matite mitiche', il fratello è diventato architetto e lui dipinge. L'inclinazione era umanistica col dubbio, dopo il liceo, di iscriversi a Filosofia. Ma, siccome bisognava fare qualcosa per il mondo, la missione appariva quella medica, senza dimenticare i pennelli. «Non ho mai pensato di fare dell'arte il mio mestiere, ero soltanto un vorace dello sguardo». La folgorazione per le tele era avvenuta all'oratorio di san Nazaro con don Renato Laffranchi, il sacerdote artista che faceva ricerca, che si creava i colori in raffinatissimo artigianato. «Poi andavo a vedere un sacco di mostre, per accumulare energia. Ho pescato dappertutto». VARIE LE TECNICHE, pennarelli, smalti, acrilici, carta: «non l'olio, troppo laborioso, altrimenti mia moglie mi caccia». Tutto il tempo libero finiva, finisce, nelle pennellate. Ma la prima mostra è venuta tardi, nel 1987. «Avevo ritrosia a mostrami, temevo di compromettere l'immagine col camice. Mi era rimasto impresso Jannacci che aveva avuto storie come medico-cantante e, fatte le debite proporzioni, non volevo mischiare le due facce». C'è anche il carattere un po' orso, poco diplomatico, poco incline alle mediazioni, infastidito dalla burocrazia sanitaria come dagli intrighi dell'universo dell'arte. Piano piano comunque le esposizioni si sono succedute e le soddisfazioni sono arrivate. Lavora e dipinge come un matto', dorme q. b. «Non ho la macerazione dell'artista, mi diverto. Ne sento il bisogno, se per qualche motivo smetto di dipingere per tre giorni soffro di astinenza». Rovati è contento, ama curare la psiche, ama mettere su tela l'anima. «Adesso con l'età ho dato una rallentata alla parte medica in favore dell'artistica, in attesa della pensione per dedicarmi completamente».

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. Sembra la classica storia di ordinar... (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

BADIA E LENDINARA pag. 12 «ABBIAMO dovuto mandare via i clienti». Sembra la classica storia di ordinar... «ABBIAMO dovuto mandare via i clienti». Sembra la classica storia di ordinaria burocrazia, ma anche di conflitto di competenze, Chi parla e protesta è Ivana Centin, titolare del negozio «L'Arte della Cornice» in pieno centro storico a Badia Polesine. E' lei che si lamenta dei danni subiti dalla sua attività per quanto successo, danni riconducibili sia all'aspetto economico che di immagine. «Abbiamo dovuto mandare via i clienti», ripete. La titolare che ha affisso un cartello nella vetrina che recita «si ringrazia Surgenia ..», spiega che avendo cambiato ubicazione della sua attività che prima si svolgeva in piazza Vittorio Emanuele II° a poca distanza dalla nuova collocazione di via S.Alberto, ha interpellato Enel per la fornitura di energia elettrica. PROPRIO ENEL fa sapere di non poter intervenire perchè nel nuovo negozio è in essere un contratto per la fornitura di energia con il gestore Surgenia, che, interpellato più volte da Centin, ad un certo punto arriva ad erogare al negozio solo il 5% dell'energia necessaria, e avvisa la titolare che c'è una pendenza a carico del precedente utente di oltre 300 euro. LA COMMERCIANTE badiese, paga immediatamente la somma e invia a Surgenia la relativa copia di avvenuto pagamento, e anche la dichiarazione di subentro nell'utenza che gli era stata richiesta, e dopo una settimana di normale erogazione, improvvisamente nel contatore elettronico del negozio compare la scritta cessazione di erogazione senza preavviso, a questo punto la frittata è fatta, l'attività commerciale rimane completamente al buio, vetrine e laboratorio, con tutti i disagi che ne conseguono. LA TITOLARE alquanto risentita minaccia di adire a vie legali per i danni subiti, ora però sembra aprirsi uno spiraglio perché pare che tramite Enel si riesca a chiudere la vecchia posizione e ridare al negozio si spera nel giro di pochi giorni, l'energia necessaria per poter lavorare con tranquillità. Giovanni Saretto

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TRASIMENO SI VA VERSO un'estate difficile per il turismo: ... (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Umbria)" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

TRASIMENO pag. 9 TRASIMENO SI VA VERSO un'estate difficile per il turismo: ... TRASIMENO SI VA VERSO un'estate difficile per il turismo: anche i segnali venuti dal «ponte» del 2 giugno (dopo le difficoltà della Pasqua) fanno temere il peggio. Il calo di presenze sensibile, e ad ampio raggio, fa preoccupare il presidente dell'Urat (Unione ristoratori albergatori e camping), Marcello Cresti. «La Pasqua è andata male. E pure la Pentecoste, tradizionale occasione di vacanze per i tedeschi, ha ampiamente deluso le aspettative. Il ponte del 2 giugno, poi, è stato rovinato dal maltempo. Se a ciò dice aggiungiamo la situazione idrica del lago non ottimale, per usare un eufemismo, non possiamo certo attenderci una stagione brillante». E insiste: prenotazioni in calo, «anche se ancora non riusciamo a quantificarle». E tra poco per Cresti si avrà anche «un'idea dell'incidenza che la crisi economica potrà avere sui flussi turistici». Cresti da anni impegnato nella promozione turistica del territorio, anche all'estero vede comunque di buon occhio la richiesta avanzata nei giorni scorsi alla Regione da parte di vari rappresentanti istituzionali locali: ovvero varare al più presto un atto di indirizzo che assuma la veste di piano triennale per il Trasimeno, indicando con precisione tutti gli interventi da compiere e le modalità di esecuzione. «L'idea va nella direzione giusta. Ma occorre che queste proposte si perdano nei meandri della burocrazia».

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(sezione: Burocrazia)

( da "Corriere Alto Adige" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere dell'Alto Adige sezione: 1AECONOMIA data: 07/06/2009 - pag: 9 Assemblea Il capomestiere: «Troppi divieti, tasse alte, committenti insolventi e costi alle stelle» «L'autotrasporto è al collasso» Rizzo: Roma intervenga. Il sottosegretario: il piano è pronto L'esponente del governo ospite degli artigiani Apa «Fondo per la liquidità, controlli sugli irregolari e osservatorio sui prezzi» BOLZANO «La situazione dell'autotrasporto in Alto Adige? Semplicemente drammatica ». Non ha usato giri di parole Fortunato Rizzo, capomestiere degli autotrasportatori dell'Apa, i titolari di piccole e medie aziende che sono la quasi totalità delle 1010 attività del settore. Ieri si sono riuniti per l'assemblea annuale al Safety Park di Vadena, alla presenza del sottosegretario ai Trasporti, Bartolomeo Giachino. «Le aziende del settore erano quasi cento in più un anno fa ha ricordato Rizzo . Quelle rimaste oggi fanno i conti con cali del fatturato anche del 40%. La mia azienda è in Pusteria: parte del fatturato veniva dal trasporto di legno grezzo e lavorato. Bene, quel settore è completamente fermo, le segherie non lavorano. Di conseguenza noi non trasportiamo. Alcuni hanno già mollato e si sono trasferiti in Austria, nel Tirolo dell'Est, dove trovano aree a costi ridotti, burocrazia efficiente e un prelievo fiscale del 25%, contro il 50 e oltre in Italia». Ma a preoccupare Rizzo è soprattutto il rapporto con le banche: «La verità è che non ci paga più nessuno ha denunciato Rizzo . Se tutto va bene i committenti saldano dopo 120-150 giorni, alcuni non saldano e basta. Se chiediamo soldi in banca ci ridono in faccia: non abbiamo credibilità perché non incassiamo. La normativa vigente è tutta a favore dei committenti: noi anticipiamo i soldi per il trasporto, lo effettuiamo e poi aspettiamo invano i pagamenti. Non possiamo andare avanti così: troppe tasse, troppi divieti di circolazione in Italia che ci tolgono ben 88 giorni di lavoro l'anno, assurdi i divieti settoriali in Austria, ci servono norme rigide per tutelarci dai rincari del gasolio, dalla concorrenza sleale in Europa, dai committenti insolventi. Lo Stato deve darci risposte, la Provincia anche». Rizzo ha anche annunciato il progetto che intende portare avanti quest'anno: la costituzione di una cooperativa di autotrasportarori che fornisca una sorta di servizio call center, in grado di ricevere le commissioni e smistarle verso l'autotrasportatore più vicino al cliente. Il sottosegretario Giachino ha difeso il lavoro svolto dal governo negli ultimi mesi: «Paghiamo i ritardi di 20 anni nelle politiche dei trasporti e delle infrastrutture. Per questi ritardi, mancano all'appello 150 miliardi di Pil, di cui 30 sarebbero tornati allo Stato sotto forma di tasse. L'autotrasporto non è stato dimenticato in questo periodo di crisi. Il settore paga il calo della domanda unito al rincaro del gasolio. Anche su di voi conta il governo per rilanciare il Paese. Abbiamo stanziato 200 milioni di euro per far fronte al caro-gasolio. Tra i 10 miliardi per la cassa integrazione, ci siete anche voi visto che la misura è stata estesa alle imprese di autotrasporto. Abbiamo ridotto gli obblighi Inail, stanziato 50 milioni per in fondo ad hoc che garantirà fino a un miliardo di finanziamenti al settore. Altri 40 milioni sono per lo sconto sul bollo ». Il sottosegretario ha annunciato che martedì vedrà le associazioni di categoria per un confronto a 360 gradi sulle norme da riformare e per attivare l'atteso osservatorio sui costi: «Ma per favore ha detto non parlate più di blocco dei Tir. Perdete soldi voi e danneggiate il Paese. In Europa siamo al vostro fianco contro i divieti settoriali austriaci. E per la riduzione dei divieti in Italia è giusto parlarne: dobbiamo far capire all'opinione pubblica l'esigenza di ridurli». Felice Espro Fermi I Tir degli autotrasportatori Apa al Safety Park (Foto Ferrari)

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E spunta il timore di nella sicurezza (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Primo Piano data: 07/06/2009 - pag: 7 Nella maggioranza Sospetti e attacchi soprattutto dall'area degli ex «Forza Italia» E spunta il timore di «buchi» nella sicurezza ROMA Non è più una questione di privacy e opportunità. Di possibile scandalo politico e immagine internazionale. Non solo. Le foto scattate al premier e ai suoi ospiti, nella sua villa in Sardegna, diventano materia di scontro sotterraneo fra politica e servizi di sicurezza, per interrogativi sulla protezione del premier e per sospetti incrociati sull'operato di un fotografo sardo. La domanda finale, sotto traccia, ma nemmeno tanto, è più o meno questa: gli apparati di sicurezza italiani, che proteggono le prime cariche dello Stato, hanno delle «falle» tecniche di cui devono rendere conto o addirittura (sospetto ovviamente molto più politico) le conoscono e non fanno nulla per colmarle. Il tema, per «senso del dovere e senza nessuna dietrologia», lo ha sollevato per primo Carmelo Briguglio, che da anni si occupa, prima per An oggi per il Pdl, di questi argomenti. Ieri la sua nota è stata rilanciata con molta più forza, e con l'avallo del Cavaliere, dallo stato maggiore della maggioranza. La questione è salita di peso, non è più soltanto quella posta da un singolo parlamentare, per quanto esperto. E' l'entourage del premier che si muove, punta l'indice e tra le righe avanza sospetti. Sospetti che non riguardano solo una possibile inefficienza della rete di sicurezza interna controllata dall'Aisi, il servizio guidato dal generale dei carabinieri Giorgio Piccirillo, cui riferisce la scorta del premier. Nel Palazzo l'argomento schiude immediatamente altre chiacchiere, ovviamente sussurrate, ma perché circolino: ovvero la bontà delle nomine varate dal governo nella primavera scorsa, appena insediato. Con esse la delega di Gianni De Gennaro, che guida il Dis, che a sua volta coordina entrambi i servizi. E persino quella di Gianni Letta, che a Palazzo Chigi, per conto del presidente del Consiglio, ha il compito di vigilare e coordinare politicamente tutto l'apparato degli 007 italiani. Domande che circolano in quel pezzo di Pdl che fa riferimento a Forza Italia e che non da ora nutre dei dubbi sull'efficacia della «macchina» di coordinamento dei servizi segreti così come sulla lealtà di altri pezzi della maggioranza. «E' vero che mi possono sparare?»: non c'è dubbio che lo stesso Berlusconi restò molto colpito già anni fa, quando altre foto, sempre dello stesso fotografo, «bucarono» il sistema di sicurezza di villa Certosa. Il Presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, gli parlava di fucili con sistemi di puntamento a infrarossi «e il Cavaliere indubbiamente si spaventò tanto che lo riferì subito a Gianni Letta». E' pur vero, aggiunge ancora Cossiga, che di scorte e sicurezza sa qualcosa più della media delle persone, che «per proteggere un'area estesa come quella della tenuta del capo del governo occorrerebbero almeno 80 o 90 persone». E che «ritengo che la bonifica dei punti da dove si può spiare la villa sia fatta da un scorta 'esterna', tradizionalmente di competenza di polizia e carabinieri territoriali ». Di certo la scorta personale di Berlusconi non lo protegge solo con un profilo squisitamente professionale. Fra gli agenti che provengono dalle forze speciali c'è un forte attaccamento umano al Cavaliere. Aiutato, forse, anche da una serie di difficoltà in meno. Una volta si ruppe una radio, si attendeva una sostituzione che coinvolgeva la burocrazia, Berlusconi lo seppe e intervenne, scocciato, a suo modo: «Pago tutto io!». Ma a questo punto, dicono alcuni big di Forza Italia, un interrogativo sorge spontaneo: come mai non sia stata risolta a tempo di record anche la bonifica dei punti di territorio che «vedono» la tenuta del premier. A meno che non abbia ragione quel Clemente Gasparri, generale dei carabinieri, fratello del più famoso Maurizio, che una volta, in Sardegna, ascoltò questa critica dalla bocca del Cavaliere: «Generale non crede che ci siano in giro troppi carabinieri? Io non voglio pasticci, pettegolezzi». La risposta fu ironica e tagliò, almeno allora, la testa al toro: «E lei si venda un pezzo della tenuta! Così li riduciamo ». Mare e cielo La sicurezza a Villa Certosa Marco Galluzzo

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(sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

n. 137 del 2009-06-07 pagina 7 «Mai vista campagna elettorale peggiore» di Marco Zucchetti Il ministro dello Sviluppo economico: «Le foto di Villa Certosa violano la sacralità della casa. C'è un'alleanza politico-giornalistica contro Berlusconi. La sinistra non parla di Europa? Per forza, l'ha sempre osteggiata» Da ministro dell'Interno si trovò a dover gestire il G8 di Genova; ora che è ministro dello Sviluppo economico deve fronteggiare una crisi epica. Di certo i mandati istituzionali di Claudio Scajola non sono stati semplici. Ma in una carriera in salita, almeno ha avuto una fortuna: quando era coordinatore nazionale di Forza Italia, le campagne elettorali non erano avvelenate come quest'ultima. Ministro, lei l'ha definita «indegna». «Confermo. La peggiore che ricordi, dominata dall'aggressione mediatica a Berlusconi e da ignobili intrusioni nella sua vita privata». Parla di «El Pais» che pubblica le foto di Villa Certosa? «La pubblicazione di quegli scatti è vergognosa. La casa è un luogo sacro e inviolabile e l'Italia ha sempre avuto una tradizione di discrezione a riguardo. Nessuno si sarebbe sognato di spiare Togliatti o Nenni dal buco della serratura». In giardino, come in questo caso, si ha una visuale migliore. «Ma restano foto innocenti, cosa di cui non avevo dubbi. Conosco Berlusconi da anni, so che non è un esibizionista, nemmeno in casa sua. E poi, se i suoi ospiti erano in topless o nudi qual è il problema? Se posso anch'io a casa mia faccio il bagno nudo con mia moglie. Mica lo faccio alla piscina comunale». Pruderie o complotto? «Di sicuro i partiti di sinistra, anche fuori dall'Italia, non vedono di buon occhio il consenso al governo italiano. Qui ci sono in gioco gli equilibri europei e a pensar male a volte si indovina. C'è un'alleanza politico-giornalistica che ha interesse a indebolire Berlusconi». Stesso discorso per il caso Noemi e l'inchiesta sui voli di Stato? «Sono due cose diverse. L'inchiesta su Noemi è simbolo della degenerazione morbosa che mercifica tutto, anche la verità, l'informazione e la politica. Nel secondo caso i magistrati fanno il loro dovere, a volte con eccesso di zelo. Ma qui mi sembra che non ci sia aggravio di costi. Non c'è proprio nulla». Non c'è paura di perdere il consenso dei cattolici? «Non credo. Il governo ha sempre dimostrato con i fatti chi è che difende davvero i valori cattolici, che condividiamo in pieno. Anzi, i cattolici sono vicini a Berlusconi, attaccato proprio sulla famiglia». Su questi attacchi si è fondata la campagna elettorale del Pd... «Dicevano "mai più alleanze anti-Berlusconi", ma l'anti-berlusconismo è il riflesso condizionato della disperazione per una sinistra senza contenuti». Colpa di Franceschini? «Di certo il processo avviato da Veltroni è in involuzione e in confusione. Franceschini si è dimostrato debole non candidando i big, forse per paura che ne uscissero ridimensionati». Europa terreno minato per il Pd? «Beh, il Pci osteggiò la scelta europeista di Adenauer, De Gasperi e Schuman con l'ostruzionismo parlamentare. Il Pd è figlio diretto di quella storia e capisco il loro imbarazzo a dover affrontare temi europei: non sanno neppure in che gruppo andare...». Parliamo del Pdl. Problemi a compilare le liste? «È un parto doloroso in ogni partito, ma abbiamo unito personalità esperte e giovani preparati senza lotte fratricide. Per esempio nella "mia" Imperia, con grande storia forzista, candidiamo un ex di An». Passi Imperia, feudo azzurro. Ma qui vi siete messi in testa di conquistare le roccaforti rosse. Delirio di onnipotenza? «Valutiamo soltanto le nostre potenzialità e sappiamo che possiamo vincere. Non esiste più il voto ideologico, oggi nelle amministrative si scelgono i candidati in grado di risolvere i problemi». A Savona i problemi ci sono stati... «In realtà hanno provato a farci fuori ma non ci sono riusciti. Il Tar ha riconosciuto le nostre ragioni e ci ha riammessi. E pure lì abbiamo buone chances». La Russa si gioca la barba sul Pdl oltre il 40%. E lei? «Io potrei farmela crescere, ma mia moglie non approverebbe». E se la Lega vi gioca uno scherzetto? «Se la Lega cresce pescando nell'elettorato di sinistra ci fa solo piacere. Con loro ci confrontiamo e discutiamo, sono alleati fedeli». D'Alema dice che comandano loro e il governo «si ferma al Po». «E i rifiuti a Napoli? E la ripresa del dopo-terremoto in Abruzzo? Forse D'Alema scorda la proroga per utilizzare i fondi europei diretti al Sud, i 27 miliardi di euro del Fas distribuiti alle Regioni; forse ignora che 18 zone franche urbane su 22 sono al Mezzogiorno e che abbiamo messo 700 milioni in 10 contratti di programma, quasi tutti al Sud. Ah, nel fondo infrastrutture ci sono in programma la Salerno-Reggio e il Ponte sullo Stretto. Sono sopra o sotto il Po?». A occhio e croce parecchio sotto. Comunque chi non vi attacca per foto e nordismo, vi attacca per l'ottimismo sulla crisi... «Eppure c'è un consenso generale, dalla Federal Reserve al presidente russo Medvedev che ho incontrato a San Pietroburgo durante l'incontro per accelerare l'ingresso della Russia nel Wto: la crisi sta rallentando. Le Borse sono in ripresa e il petrolio da 40 dollari è risalito a 65. Non ci aspettano mesi facili, serve una "prudenza fiduciosa". Ma l'Apocalisse è stata sventata». Ma l'Italia è davvero messa così bene come dite? «Se si guardano le stime del Pil 2009 direi che siamo a metà classifica. Però prima della crisi eravamo in fondo. Ora stiamo meglio di altri, come la Germania». Altro mantra dell'opposizione: dimenticate le imprese. «Non direi. Abbiamo varato bond per 100 miliardi per consentire alle banche di concedere credito alle imprese e vigiliamo sull'erogazione dei prestiti. Abbiamo aumentato a 1,6 miliardi il fondo di garanzia per le Pmi e nel prossimo Cdm porteremo norme sul fisco e per semplificare la burocrazia». E sui precari? «Il fondo ammortizzatori sociali è passato da 1 a 9 miliardi e prevede un sostegno anche per loro. Non è molto, ma prima non c'era nulla, ricordiamocelo». Anche la Fiat è in campagna europea... «Ribadisco che con Opel i giochi non sono ancora chiusi. Valuteremo se ora che la faccenda è diventata politica dovremo intervenire. Nel frattempo Marchionne, Epifani e Marcegaglia hanno riconosciuto che il governo ha fatto bene a non sbilanciarsi. Quasi tutti d'accordo, per una volta». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Una vita in salita e la burocrazia contro (sezione: Burocrazia)

( da "Arena, L'" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Domenica 07 Giugno 2009 CRONACA Pagina 12 LA GIORNATA. La sveglia suona per tutta la famiglia alle 5.30 «Una vita in salita e la burocrazia contro» Qualche aiuto dal Comune ma per i piccoli disabili ogni servizio dovuto deve essere conquistato Com'è la vita quotidiana di una famiglia con dieci figli di cui quattro handicappati? Il ménage non è certo agevole. A partire dalla casa. «Per fortuna abbiamo trovato questa dove viviamo adesso», dicono Paola Stocco ed Eugenio Marrone, «ma prima...» Da qualche anno vivono a Castel d'Azzano, in una villetta a due piani, con un grande giardino attorno. In pratica due appartamenti distinti, trasformati in maniera che quello al piano terra sia la zona giorno e quello al primo piano, cui si accede per le scale «condominiali», sia la zona notte. La giornata incomincia alle 5.30, con la sveglia dei genitori. Alle sei si alzano i primi quattro figli, i più grandicelli, che alle sette hanno il pullman per la scuola. «Facciamo colazione tutti assieme», dice mamma Paola, «perché per noi è un rito». Partiti quelli che vanno a scuola, si alzano i quattro più piccoli, i ragazzini adottati. E qui subentra l'aiuto di un'assistente del Comune. Che sembra pressoché l'unico ausilio che ricevono, come hanno scritto all'assessore regionale ai Servizi sociali Stefano Valdegamberi, per ringraziarlo dei complimenti per il premio Santa Rita da Cascia, ma anche per fargli presente quanto spesso le istituzioni siano state sorde e cieche nei loro confronti. «Sono passati otto mesi per avere il parcheggio riservato alle auto che trasportano disabili davanti a casa nostra e davanti alla scuola visto che i nostri figli non possono rimanere fino al pomeriggio e quindi devono essere riaccompagnati a casa a nostra cura e prelevati alle 12,45», scrivono. «Il servizio di trasporto viene effettuato con mezzi normali, senza alcun accorgimento per i bimbi disabili e senza alcuna persona di sostegno (abbiamo dovuto mandare nostra figlia di 19 anni a nostre spese e rischio visto che non era assicurata, sull'autobus, caricando la sua bicicletta per poter poi ritornare a casa, figlia con seri problemi alla schiena dovuti ad una caduta da sei metri e questo le ha impedito di trovare una occupazione, anche se stante la sua situazione fisica, non è facile trovare un lavoro adatto a lei); per non parlare delle difficoltà nelle registrazioni all'anagrafe, all'Ulss, per il codice fiscale, per l'assistente di sostegno e per l'insegnante di sostegno nella scuola, problema immane e non risolto, per il sussidio dovuto ai bimbi ai quali è riconosciuta la legge 104 (a tutt'oggi non è ancora arrivato nulla), per le spese anticipate e non ancora rimborsate per i sussidi e le visite, visto che a volte sono di una Ulss a volte di un'altra, e quindi nessuna prende iniziative». «E l'elenco potrebbe continuare», continuano, «perché i nostri figli sono veramente trattati troppo spesso come bambini "inesistenti" o comunque "di intralcio". Abbiamo parlato due volte con chi di dovere dandogli il suggerimento di far mettere almeno delle cinture di sicurezza sui seggiolini dell'autobus e la certezza che all'arrivo ci fosse l'assistente ad accogliere i bambini, ma abbiamo avuto solo promesse e nient'altro. Il cielo ha voluto che non sia successo alcun incidente in questi mesi». «Però», concludono, «come dicevamo prima, il problema ora è risolto: a giugno non li mandiamo a scuola e quindi la scuola è finita e il problema, almeno per il momento, è risolto».G.B.  

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L'agente immobiliare (sezione: Burocrazia)

( da "Arena, L'" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Domenica 07 Giugno 2009 LETTERE Pagina 23 SIAMO SERI L'agente immobiliare Mi rivolgo a Marina Fracasso in riferimento alla lettera e relativa risposta apparsa su L'Arena qualche giorno fa in merito alle agenzie immobiliari. Mi presento. Sono Mariella Ruberti, classe 1953, over 50 quindi, ex dirigente, 35 anni di lavoro, ma tra i famosi troppo vecchi per lavorare e troppo giovani per la pensione, sottolineo che non sono una mega manager ma ero una piccola dirigente in una piccola azienda, divorziata e single ora, per cui non posso neanche ambire in futuro ad una pensione di reversibilità, come mia madre normale casalinga coniugata e vedova. Ora, vista l'età, non riuscendo a trovare un'altra collocazione, non godendo di benefici, né di sussidi di nessun tipo e leggendo di altre categorie lavorative più o meno "riconosciute" ( avevo pensato per un breve istante anche a qualche altra attività alternativa, femminile, ma non proprio ortodossa) , anzi mi vedevo già a manifestare legata ad un lampione in Piazza Bra, davanti all'Arena o a minacciare di buttarmi giù dalla medesima, ho invece deciso, con dignità, di rimboccarmi le maniche e re-inventarmi con tanta umiltà, facendo un lavoro che mi appassionasse a contatto con le persone. Da sempre sono portata nei rapporti interpersonali e nelle pubbliche relazioni, in pratica amo la gente, ascoltarla ed incontrarla, ho un bagaglio di esperienza lavorativa importante, ho lavorato in un'agenzia immobiliare per qualche tempo, dopo di che mi sono iscritta al corso serale per mediatori e con parecchio studio ed una buona dose di sacrificio ho dato l'esame (tutt'altro che facile) ma superato fortunatamente e mi sono presa il famoso "patentino", ho poi aperto un ufficio, prendendo in affitto un monolocale (anche qui non ho fatto come tanti che mi consigliavano l'attività free lance, per non usare altra parola più consona ma non politicamente corretta ) mi sono iscritta alla Fiaip che è un'associazione di categoria a tutela della serietà degli aderenti e quindi dei clienti ed ho cominciato la mia attività di ditta individuale, tra tanta burocrazia e spese continue. Ho cominciato a settembre, con tanta buona volontà e tanta passione, carne al fuoco ce n'è ma con la crisi chiudere un affare è difficile. Ho finora visto solo uscire tanti soldi. A volte, presa dallo sconforto, rimpiango un lavoro alle dipendenze. Mi scusi quindi, cara Marina Fracasso, ma non mi ritrovo nelle sue parole: «il mediatore è una persona che non lavora e guadagna moltissimo», nella figura ingannevole che telefona spacciandosi per quello che non è, pur di acquisire una casa da vendere. Non mi ritrovo nemmeno nelle provvigioni che lei cita: diciamo pure che in questo momento, pur di lavorare, accettiamo provvigioni inferiori e cerchiamo le collaborazioni fra mediatori seri ed onesti per poter arrivare in fondo al tunnel e superare questa crisi, perché sono convinta che il mondo non finisce qui, adesso, ma devo essere ottimista per me, per mio figlio e per tutti quelli che, come me, lavorano seriamente in qualsiasi campo, si impegnano e non si piangono addosso, ma si battono in prima linea e pagano solo e soltanto sulla loro pelle le conseguenze di questo momento. In bocca al lupo a tutti noi, perché questa crisi sia invece un'opportunità che porti a tirare fuori da tutti il meglio di sé ed alla fine emergano le persone serie ed oneste, in questo ma anche in tutti gli altri settori. Ringrazio Marina Fracasso per avermi dato l'opportunità di questo sfogo e se vuole qualche chiarimento in merito a questa professione sono a sua completa disposizione. Mariella Ruberti VERONA  

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Lo stato si riprende i soldi per la ricerca (sezione: Burocrazia)

( da "Stampaweb, La" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

TORINO È la più grande illusione ottica contabile degli ultimi anni: il giorno prima i soldi ci sono, stanziati e autorizzati, il giorno dopo sono spariti dal bilancio, indisponibili. Questo particolare fenomeno di «smaterializzazione» è oggetto di studio, da alcuni mesi, di tutti gli scienziati italiani che non capiscono dove sono finiti i soldi destinati ai loro progetti Firb, il Fondo degli investimenti per la ricerca di base. Dal 2000 a oggi il ministero dell’Università e della Ricerca ha finanziato con questo strumento decine di programmi, ma dopo le prime tranches non è più arrivato un euro. Perché, visto che i fondi erano a bilancio? In gergo ministeriale si chiama «perenzione amministrativa», uno dei prodotti più curiosi della fervida burocrazia italica. Questo «virus» colpisce qualunque stanziamento. Se entro tre anni dall’assegnazione i soldi non sono usati, lo stanziamento muore. Ovvero ritorna al ministero del Tesoro, che lo incamera e lo usa come più gli aggrada. Riassegnarlo per terminare quel che si era cominciato è a totale discrezione del dicastero guidato da Giulio Tremonti. Il quale però, a quanto pare, non ha alcuna intenzione di mollare l’osso. Peccato nessuno abbia pensato che i progetti Firb durano tre, quattro, cinque anni. Per quelli più lunghi si sarebbe comunque sforato. Ma anche per i triennali non c’è scampo: qualunque progetto di ricerca ha bisogno di almeno un anno, tra autorizzazioni, bandi e concorsi, prima di partire. Risultato: scaduto il termine, i soldi sono tornati a Tremonti. Dal ministero parlano di circa 240 milioni e tutta la ricerca di base italiana è a terra. Agli scienziati è stata fornita una macchina con l’indicatore che segnava «pieno». Poi è stato detto loro: «Partite». E dopo un chilometro l’auto si è fermata perché mancava la benzina. «Ma io questi ricercatori li ho già assunti e li stiamo pagando da due anni» è la protesta Ivano Bertini, direttore del Centro europeo di risonanze magnetiche di Sesto Fiorentino. Per il suo progetto sono «spariti» due milioni di euro. «Quasi quasi fallisco, compro macchinari, faccio debiti e non li pago» è la sua provocazione. Sergio Benedetto, direttore del Dipartimento Elettronica del Politecnico di Torino, è in una situazione diversa. Il suo «Primo», un progetto sulle piattaforme wireless riconfigurabili, ha ottenuto il finanziamento Firb più cospicuo: 11,2 milioni di euro. Coinvolgeva tre università, un centro di ricerca e quattro industrie. È terminato con esiti positivi nel 2006 ma ancora non è stata saldata l’ultima tranche: mezzo milione di euro. «Il ministero non sta onorando i suoi impegni - dice Benedetto -. Ho scritto una lettera al ministro sollecitando una soluzione. Sto facendo i salti mortali per riuscire a trovare i soldi e pagare gli stipendi ai ricercatori che abbiamo assunto». Stessa sorte per altri colleghi, anche di profilo internazionale. L’Ebri, il centro di ricerca sul cervello messo in piedi nel 2004 dal Nobel Rita Levi di Montalcini, ad aprile aveva ricevuto solo 3 dei 20 milioni promessi. E il Cnr, l’ente che raccoglie 107 istituti di ricerca del Paese, «piange» non meno di dieci milioni. Gli atenei, già falcidiati dai tagli, sono alla frutta. «L’Università di Milano ha fondi caduti in perenzione per 6 milioni», spiega Angelo Casertano della Divisione servizi per la ricerca dell’Università di Milano. E Claudio Borio, suo omologo dell’Università di Torino, incalza: «Noi siamo a 2,7 milioni». Il presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane, Enrico Decleva, il 16 marzo scorso ha tentato di giocarsi l’ultima carta scrivendo un’accorata lettera al ministro Gelmini nella quale sollecitava la riassegnazione dei fondi. L’unica possibilità per rientrare in possesso di quei soldi è infatti accedere al «fondo speciale per la riassegnazione dei residui perenti delle spese in conto capitale» del Tesoro. Ma, dicono dal Miur, «quel fondo è totalmente insufficiente». Secondo un’interpellanza presentata dal senatore del Pdl Antonio Paravia (che parla apertamente di «falso nel bilancio pubblico») i fondi caduti in perenzione ammontano a 27 miliardi di euro, praticamente due leggi finanziarie. Le fatture impagate raggiungevano a ottobre gli 8 miliardi mentre il fondo speciale, pur implementato di 900 milioni, è finito nel giro di un mese viste le richieste. Anche Alfonso Andria del Pd ha presentato un’interpellanza ma come il collega di maggioranza non ha ricevuto risposte. Le loro sono voci fuori dal coro. La perenzione amministrativa è un tabù bipartisan. Per il centrosinistra l’argomento è scomodo. L’attuale situazione è dovuta a una norma introdotta dall’ex ministro Tommaso Padoa-Schioppa nella Finanziaria 2008 che ha portato la perenzione da sette a tre anni. La maggioranza, dal canto suo, non modifica la norma perché se dovesse tirare fuori oggi quella montagna di denaro, perderebbe punti di Pil. Il che non sarebbe benvisto in Europa. Così l’illusione ottica contabile continua. E miete vittime in molti settori, non solo nella ricerca. Il meccanismo, infatti, si applica a qualunque stanziamento. Imprese che lavorano con la pubblica amministrazione, fondi per l’imprenditoria che si svuotano di colpo, opere stradali senza finanziamenti, commesse mai pagate: in molti stanno facendo la spiacevole conoscenza con la perenzione amministrativa. La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha posto il problema nella riunione del 20 maggio, ma per ora nulla si è mosso. Al professor Umberto Di Porzio, ultimo in ordine di tempo a veder «perire» 750.000 euro del suo progetto internazionale di tre anni sulla biogenetica, non resta che sfogarsi: «Mentre il governo fa finta di ridurre il debito pubblico i miei contratti per i giovani vanno in fumo. Stiamo facendo una figuraccia internazionale. Gli eminenti colleghi inglesi, americani e canadesi non riescono a capire cos’è la perenzione. D’altra parte come dar loro torto?».

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con l'energia solare faranno rinascere il paese in agonia (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

di Emilio Guariglia Con l'energia solare faranno rinascere il paese in agonia Cinque le centrali previste. I guadagni saranno destinati a fini sociali, ad iniziare da un bus per i bambini TIRLI. I piccoli paesi d'Italia sono condannati a morte lenta. In questo strano mondo che ragiona a rovescio è ormai fatto divieto di abitare la bellezza. I luoghi perfetti, quelli che i nostri lontani avi sceglievano per piantare mattoni e buttar via le capanne nomadi, sono abbandonati. Chi si ostina è sotto sfratto. Dove le automobili non hanno spazio, l'uomo è di troppo. Dove il mercato non trae profitto dall'estensione delle sue Grandi Reti per chi è rimasto non c'è che un bivio: rassegnarsi o fuggire. Così è la vita. Ma c'è pure chi fa la scelta del salmone e prova a risalire la corrente. Questa che vi raccontiamo è una storia così, di moderna resistenza. I suoi protagonisti vivono a Tirli, meravigliosa frazione collinare di Castiglione della Pescaia. E Tirli è in agonia: non c'è più un medico, non un presidio farmaceutico, non c'è più scuola, l'ufficio postale funziona tre giorni sì e quattro no, una piazzola per far atterrare l'elisoccorso è fantascienza. Bussare alle porte delle istituzioni locali o delle aziende è perder tempo: "Non ci son soldi", è la risposta ritornello. Prendere o lasciare? Loro, quelli di Tirli, optano per la terza via. Casalinghe, impiegati, operai, fanno squadra e si rimboccano le maniche. è la primavera 2008 e nel mondo echeggia il sogno di Barack Obama, "yes we can". A Tirli "si pole fà". E via. Il gruppo si pone la domanda: come trovare i soldi per autofinanziare la rinascita del nostro paese? E con un colpo di genio si dà la risposta: la produzione di energia pulita. «La gestione di un impianto fotovoltaico - spiega Andrea Signori, 48 anni, impiegato Unicoop e "mente" del progetto - è molto redditizia. La differenza tra le spese e gli incassi, ai quali si aggiungono i contributi statali, è notevole». Dunque l'idea: costruire impianti fotovoltaici, proprio come molti privati stanno facendo, anche in Maremma. Ma con un approccio rivoluzionario: i futuri guadagni non andranno ai privati, ma a finanziare servizi di pubblica utilità per Tirli. Detta così sembra facile. Il problema è che fare impianti del genere costa l'iradiddio. Bisogna comprare terreni vasti e con caratteristiche particolari, e poi le apparecchiature. Servono fior di professionisti per le progettazioni, insomma valanghe di soldi. E i "sognatori" di Tirli - un impiegato, quattro casalinghe, un bibliotecario, una studentessa, un pensionato, un operaio, un imprenditore agricolo, un fornaio, un geometra e due tecnici installatori - tutti quei soldi non li vedono neppure col telescopio. Però non si perdono d'animo. Perché un patrimonio da investire ce l'hanno: il tempo. Tutto il tempo libero dal lavoro, che ciascuno mette a disposizione della causa. Ci si spartiscono i compiti. Quelli che hanno competenze tecniche in materia (o conoscono persone competenti) indicano le necessità di base. Quelli che hanno un po' più di tempo s'informano su disponibilità e prezzi dei terreni, verificando - per esempio - che gli unici abbordabili sono i terreni agricoli. Quelli più esperti in cose di burocrazia vanno a spulciare leggi e regolamenti. Altri ancora iniziano a fare un po' di conti. Così nasce Solagria, società senza scopi di lucro il cui presidente è proprio Andrea Signori. La missione di Solagria è di una semplicità quasi imbarazzante: ricavare utili dalla produzione di energia pulita, e destinarli non ai conti correnti dei soci bensì a due precisi scopi sociali. Il primo, appunto, è realizzare servizi di pubblica utilità a Tirli; il secondo è la valorizzazione agricola del territorio, favorendo sopravvivenza e crescita di colture di qualità. Solagria individua cinque aree nel vicino territorio di Grosseto, ideali per accogliere altrettanti impianti fotovoltaici capaci di produrre circa 1000 kwp ciascuno. Poi crea cinque società, denominate "Tirli Sviluppo" 1, 2, 3, 4 e 5, a ognuna delle quali affidare la gestione dei singoli impianti. Poi ancora affida a consulenti qualificati la progettazione degli impianti, con l'indicazione di seguire il criterio del minimo impatto ambientale. Quindi va in cerca di finanziatori. Incassato il sì dei finanziatori, avvia l'iter delle autorizzazioni. Il costo di tutto questo? Primo miracolo: zero. Perché i sognatori di Tirli il loro impegno ce lo mettono gratis, e soprattutto riescono a coinvolgere nella loro logica molte altre persone. Dai proprietari dei terreni ai consulenti tecnici, tutti accettano contratti basati sul risultato: pagamenti e compensi solo se Solagria otterrà autorizzazioni e finanziamenti. Sennò niente. Le autorizzazioni arrivano, ad oggi manca solo il via libera della Regione, atteso per luglio. E i finanziamenti? Qui c'è il secondo e ancor più miracoloso miracolo. Con le loro facce e i faldoni sotto braccio i sognatori di Tirli si presentano ai grandi investitori internazionali, ai fondi d'investimento insomma, quelli che innanzitutto guardano alla solidità dei progetti e alle garanzie di redditività nel tempo. In questo senso il business dell'energia pulita è considerato tra i più sicuri, e i progetti di Solagria, evidentemente, vengono valutati più che solidi. Al punto che la società di Tirli trova la copertura integrale delle spese, dalla progettazione alla messa in esercizio dei cinque impianti. Vale a dire - tenetevi sulla sedia - finanziamenti per 30 (sì, trenta) milioni di euro. A breve dunque partiranno i lavori per la costruzione delle cinque centrali. Gli investitori si ripagheranno incassando una grossa fetta del reddito annuale, e in cambio garantiranno a Solagria una percentuale fissa - la cosiddetta "royalty" - che Solagria dividerà in due: una parte per l'agricoltura, l'altra per Tirli. «Solo per Tirli - dice Signori - contiamo di spuntare una royalty di circa 100mila euro l'anno». Poco o tanto? «Beh, se si pensa che mantenere il trasporto scolastico dei bambini costa 20/28mila euro l'anno, si capisce il valore di questo denaro. Una piccola cosa, all'apparenza. Ma se qualcuno vuole sposarsi, fare figli e restare a Tirli o venirci a vivere, domani potrà farlo più volentieri».

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La Prefettura pronta a fine anno. La Questura no (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere Adriatico" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

In corso i lavori per la realizzazione della caserma della Guardia di Finanza Uffici dello Stato ancora in alto mare, il commissario De Feis potrebbe restare in carica ancora a lungo per gestire la situazione La Prefettura pronta a fine anno. La Questura no Fermo Ogni provincia che si rispetti ha nel proprio territorio una serie di uffici che offrono servizi all'utente-cittadino. Così anche quella di Fermo che tuttavia, a distanza di cinque anni e più dall'approvazione della legge istitutiva del nuovo ente, non è ancora riuscita a completare l'opera. La Prefettura, ad esempio, ospitata all'interno del Palazzo Caffarini Sassatelli (corso Cavour) sarà pronta solo alla fine di dicembre. Per la Questura e la polizia stradale che dovranno trasferirsi nei locali del Centro Studi della Polizia previo adattamento dell'immobile, i lavori debbono addirittura ancora iniziare. In corso i lavori per la caserma della Guardia di Finanza, l'ampliamento di quella dei carabinieri, per la sede della Guardia Forestale dello stato. Per i vigili del fuoco è stato approvato il progetto esecutivo e nel giro di una ventina di giorni verrà fatta la gara d'appalto per l'affidamento dei lavori. "Che volete? I tempi della burocrazia italiana sono questi", allarga le braccia e sospira il commissario Michele De Feis che da cinque anni sta cercando di districarsi tra faldoni, lavori, gare e appalti. Di concluso c'è ancora ben poco tant'è che lo stesso De Feis, così come i suoi colleghi commissari di Monza e Barletta-Andria-Trani stanno attendendo disposizioni da Roma sul che fare: restare in carica fino al completamento dell'opera o conclusione del loro mandato con passaggio di consegne al presidente della nuova provincia che verrà eletto in questi giorni? "Non si sa - ammette De Feis - stiamo attendendo istruzioni". Una coabitazione tra commissario e presidente sarebbe possibile laddove il commissario si continui ad occupare degli adempimenti concernenti gli uffici statali mentre il presidente della gestione degli uffici più prettamente provinciali. "Il primo ufficio di quelli ancora incompleti che dovremmo consegnare alla collettività - spiega De Feis - dovrebbe essere la Prefettura, pronta entro il 31 dicembre di quest'anno. Per la Questura e la Polizia stradale è stata già fatta la gara. Entrambe lasceranno l'attuale stabile, lungo la Pompeiana". Stabile di proprietà dell'Inail che resterà praticamente quasi vuoto. Chi lo riaffitterà? "Intanto cesserà il contratto d'affitto con l'Inail", spiega il commissario. Come dire che poi se la vedrà l'istituto. Di certo va pensata una nuova destinazione. Sarebbe un peccato lasciare quello stabile nei pressi del centro... semi deserto.

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Il virologo, in corsa per il Rettorato del prossimo quadriennio, tesse l'elogio della libertà del corpo docente e della ricerca universitaria La ricetta di Palù: dialogo con il ter (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Padova)" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il virologo, in corsa per il Rettorato del prossimo quadriennio, tesse l'elogio della libertà del corpo docente e della ricerca universitaria La ricetta di Palù: dialogo con il territorio Promozioni in base al merito, lotta al nepotismo, taglio della burocrazia, maggiore trasparenza e collegialità Domenica 7 Giugno 2009, L'elogio della libertà, in senso alto. «Quel che ci rende veramente liberi è il modo con cui interpretiamo il nostro ruolo di docenti universitari: la ricerca è la massima espressione di libertà sia nel suo momento creativo come intuizione, ideazione, confronto, sia in quello della trasmissione del sapere che è coinvolgere, educare, indicare prospettive». La lotta alla troppa burocratizzazione, in senso stretto. «Una semplificazione normativa che rimandi all'autonomia degli Atenei la programmazione allo sviluppo, intesa come chiamata, progressione di carriera dei docenti e promozione in base al merito: questa è innovazione vera». La salvaguardia dell'etica, in tutti i sensi. «Un codice etico è un ossimoro: la morale non è scritta, è dentro di noi. Credo nella responsabilità di ciascuno ma se codice dev'essere, che tratti non solo di proprietà intellettuale, brevetti, trasferimento tecnologico, contenzioso, ma anche di nepotismo e favoritismi». Mira a rilanciare l'Università di Padova, facendola crescere di peso, Giorgio Palù, virologo d'aplomb a suo agio in toga d'ermellino: in corsa per il Rettorato nel quadriennio 2009-2013, dell'attuale impostazione critica la poca trasparenza, la mancanza di collegialità, la carenza di relazione con il territorio, l'incapacità di incidere sulle scelte nazionali e non. Promette, qualora l'elettorato lo incoroni successore del filosofo Vincenzo Milanesi, di promuovere un rinnovamento sostanziale, favorire l'apertura del Bo alla società e alle istituzioni, creare una squadra trasversale ai saperi. Perchè quel 296° posto cui il "Times" relega l'Ateneo patavino non è un bel vedere, nè un dolce sentire. E a metter mano all'organizzazione, il professor Palù - ipercliccato dai navigatori-web con il suo blog che finora ha collezionato l'invidiabile primato di 18.223 utenti unici - partirebbe dal concreto: realizzare una Carta dei servizi, allargare la certificazione Iso 9000, insistere sulle procedure informatizzate, sbloccare i garbugli giuridici. Serio: «Al di là dei tecnicismi, sento forte l'orgoglio di appartenere alla tradizione di una grande Università, al servizio della società nel nome della scienza e della cultura». Ironico, ma non troppo: «Vedo con piacere che gli altri candidati stanno convergendo sul mio programma, dall'internazionalizzazione alla nuova governance... dovevo mettere il copyright». Con un occhio fisso alla sfida extranazionale («dobbiamo adeguare strutture scientifiche, corsi, organigrammi, amministrazione al modello dei migliori Atenei d'Europa»), l'altro puntato vicino, a quella sede trevigiana che negli ultimi tempi ha dato più di qualche grattacapo. «Se sarò eletto rettore, difenderò a tutti i costi le sedi di Treviso delle Facoltà di Giurisprudenza e Medicina: sono favorevole alla prosecuzione dell'attività didattica purché si tenga conto che si tratta di succursali dell'Università di Padova, non di proliferazione di nuove facoltà e corsi di laurea». Il rischio è che, saltando quell'accordo con Cassamarca e il suo presidente Dino De Poli (intesa che prevedeva il finanziamento dei docenti per 99 anni con un impegno di 3 milioni di euro/anno), 47 tra professori e ricercatori e 1.600 ragazzi si ritrovino in braghe di tela. Presto Palù incontrerà De Poli per pianificare il da farsi, la facoltà di Giurisprudenza si è già espressa per continuare e anche Medicina non vuol mollare il collegamento con il territorio in quel piccolo campus dove l'atmosfera è ideale. Il Palù-pensiero è chiaro: «Non si può riprodurre a Treviso quel che si fa a Padova, bisogna godere di specificità, sviluppare qualcosa di innovativo. Investire in ricerca, nuovi filoni, sinergie con altri mondi del sapere, risorse intellettuali, massa critica: le sedi decentrate sono strategiche per il nostro Ateneo». Incassa il 3+2 come un bagaglio scomodo. «Dare un insegnamento già orientato è contrario alla formazione universitaria: il sapere evolve con notevole rapidità ed è controproducente impostarlo fin da subito. Ormai il 3+2 ce l'abbiamo: possiamo far finta che sia un 5 nel senso che il 99% degli studenti che terminano i tre anni sanno benissimo di essere "dottorini", quindi continuano». Ma il pericolo è venir travolti da uno tsunami di iter formativi. «Si è ecceduto in corsi tant'è che in Italia ci sono 5900 titoli di laurea. Va attentamente analizzata questa proliferazione: abbiamo finito per docentizzare i ricercatori, creando una quantità di offerta che non corrisponde alla domanda qualificata che si leva dal mondo del lavoro». Laureati sì, e poi? «Un'Università responsabile - chiude Palù - deve tener presente dove questi giovani vanno a finire...». Federica Cappellato

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Tutti i rischi della congiuntura economica Qualche mese fa feci delle riflessioni, pubbl... (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Domenica 7 Giugno 2009, Tutti i rischi della congiuntura economica Qualche mese fa feci delle riflessioni, pubblicate su "Il Gazzettino", in merito agli effetti della crisi economica. In particolare affermai che: "Vi sono però dei cittadini nei confronti dei quali i riflessi della crisi sono, per lo meno nel breve e medio termine, indubbiamente positivi. Mi riferisco a coloro che hanno il posto di lavoro " sicuro" e ai pensionati che continuano a percepire la loro retribuzione e la loro pensione senza alcuna decurtazione. Per questi la brusca e rilevante frenata dell'economia con il conseguente raffreddamento dei prezzi sia dei beni di consumo che di quelli durevoli e del costo del denaro (i mutui diventano meno onerosi), rende sicuramente la vita più facile". Ora mi pare che la situazione stia, seppur lentamente, mutando. Come ha illustrato Enrico Cisnetto in un bell'articolo apparso su "Il Gazzettino", il prezzo del petrolio sta inesorabilmente salendo, ciò per il concomitante effetto di una riduzione dell'offerta (le compagnie petrolifere, con i bassi prezzi, non hanno investito per la ricerca e per lo sfruttamento di nuovi giacimenti) e di una ripresa della domanda (ci sono aree del globo dove la recessione è già alle spalle). Una crescita del prezzo del greggio avrà non solo immediati riflessi sul prezzo dei carburanti ma anche un ruolo determinante su una possibile ripresa dell'inflazione. Ciò avrebbe degli effetti micidiali proprio nei confronti dei pensionati e dei lavoratori dipendenti con posto "sicuro" che, dalla crisi e per la bassa inflazione, hanno fino ad ora tratto dei benefici. La peggior situazione che potrebbe verificarsi è la così detta "stagflazione" ossia quella che vede contemporaneamente presenti sia un aumento generale dei prezzi (inflazione) che una mancanza di crescita dell'economia in termini reali (stagnazione). E' uno scenario non impossibile: la ripresa della crescita è lenta, molto contenuta e l'aumento dei prezzi, proprio per il caro petrolio, è in agguato. In tutto questo un ruolo determinante lo avrà la Bce che, nella sua "mission", ha proprio il compito di contenere il più possibile l'inflazione. Speriamo bene. Luigi Fistarollo Mira (Ve) L'Europa può rimpiangere la Thatcher Caro Gazzettino, sono stato molto interessato per il buonissimo articolo sul Gazzettino del 4 maggio, di Alessandro De Nicola sulla grande signora Thatcher. Gli inglesi possono ringraziarla ancora oggi. Per sfortuna non è più al governo, anche per l'Europa. Invece i francesi non devono ringraziare Giscard d'Estaing. Era un falso nobile (il "d'" fu aggiunto) e un vero tecnocrate. Usciva dal "Ecole polytechnique" e dal Ena (scuola superiore di amministrazione). Con lui le imposte e l'Iva, la burocrazia, sono stati aumentati. L'immigrazione è stata, anche lei, molto aumentata (dappertutto) per il raggruppamento familiare e anche per la poligamia e infine aprì la porta a F. Mitterrand, ai socialisti e ai comunisti. Ancora oggi i francesi pagheranno tutto questo. Jean Monnot Parigi La grande corsa per ottenere il 5 per mille Sarebbero 46000 in Italia le organizzazioni che aspirano al nostro 5 per mille. Lì dentro c'è di tutto, di certo organizzazioni che sono state create e concepite per fare del bene al prossimo, ben vengano. Visto il numero particolarmente elevato posso anche pensare che non tutti questi soggetti, la cui lista è consultabile sul sito dell'Agenzia delle Entrate, siano degni di ricevere il nostro contributo. Da comprendere quali siano i requisiti per poter entrare in quella lista e quali particolari servigi o contributi diano alla società associazioni quali quella delle "mamme del Leoncavallo per i centri sociali autogestiti", con sede in Milano, proprio in via Watteau dove c'è il centro sociale più famoso d'Italia. Questi occupanti dei centri sociali hanno bisogno di supporto logistico per le loro battaglie metropolitane e anche i rivoluzionari hanno il diritto al panino di Nutella preparato dalla mamma. Se viene preparato con i fondi del 5 per mille risulterà pure più buono. Questo è solo uno degli esempi che si possono trovare in quella lista che se opportunamente approfondita potrebbe riservare non poche sorprese. Dietro nomi apparentemente innocenti potrebbero nascondersi abili sistemi per arraffare fondi pubblici che nessuno andrà mai a controllare. Preparatevi perché l'anno prossimo magari potrete donare il 5 per mille a qualche associazione, rigorosamente onlus, per lo studio dell'artrite del Grande Puffo. Giuseppe Peroni Carmagnola (To) Rispettare la persona del lavoratore Di fronte a tanti morti, troppi, nei vari lavori, tutti invocano leggi più severe, per fermare o almeno diminuire questo fiume di sangue. Le leggi di sicurezza, riguardanti il lavoro, ci sono. Il disastro c'è, perché non sono osservate. Soprattutto due sono le cause di tanti morti: l'imprudenza e la disgrazia. Si lavora troppo anche fuori orario, con ingordigia e solo spesso per il denaro, approfittando troppo e soprattutto degli stranieri, spesso con il lavoro nero, con ritmi infernali e con gente spesso poco preparata e poco protetta. Maledetto anche il lavoro delle domeniche e dei giorni festivi. Dove manca la benedizione di Dio, manca anche la sicurezza. E poi ci sono le disgrazie, in cui nessuno è responsabile, per scoppi improvvisi, fughe di gas, frane e crolli imprevedibili, ecc. Perciò, purtroppo, saremo spettatori di altre tragedie, che nessuno può arrestare o almeno ridurre. Le morti continueranno a farci piangere e la cronaca nera, purtroppo, riempirà ancora i nostri giornali e le nostre tv. Le dolorose esperienze del passato ci hanno insegnato ben poco. Occorre più fede, più moralità, più rispetto per la persona del lavoratore, più prudenza con le macchine e meno ingordigia di sporchi interessi. E, soprattutto, pregare per tempi migliori. Mons. Mario Gatti Negrar (Vr)

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danni sul lungomare per il maltempo (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 13 - Grosseto Danni sul lungomare per il maltempo I proprietari dei bagnetti: pochi interventi contro l'erosione FOLLONICA. Vento forte, ecco le mareggiate. Non c'è solo la pioggia a fare danni a chi vive di turismo: nella notte tra venerdì e sabato ci si è messo anche il mare. Molti i proprietari di stabilimenti balneari che si sono dovuti svegliare di notte per mettere in salvo dalle onde ombrelloni, sdraio e lettini. Il maltempo ha creato danni soprattutto alla zona nord, ma anche a sud si sono registrati dei problemi. «Negli stabilimenti balneari a nord di Follonica si sono dovute levare le prime tre file di ombrelloni a causa della mareggiata», racconta Pietro Gavazzi, proprietario di uno stabilimento e presidente per Follonica del Sib (sindacato stabilimenti balneari). «Questo perché ancora siamo in attesa che vengano presi dei provvedimenti. Ciò provoca gravi danni per gli esercenti: i tempi della burocrazia non coincidono con quelli dell'economia, e siamo noi a farne le spese». Non è cosa nuova infatti il problema della mancanza di spiaggia per la città del golfo; negli ultimi anni poi si è anche acuito il fenomeno erosivo e molti tratti sono stati letteralmente inghiottiti dal mare. è noto anche, per le varie polemiche, che dal 2003 la Regione Toscana ha deciso di intervenire con un piano per la difesa della costa che ha al centro il ripascimento degli arenili, del quale fa parte anche la città di Follonica con un finanziamento di circa 9 milioni di euro. Ma dal 2003 ad oggi ancora non è stato fatto nulla. «Tra l'altro nella zona nord - continua Gavazzi sono aumentati i villaggi turistici e c'è sempre più richiesta, ma manca la spiaggia: bisogna intervenire nel minor tempo possibile. è finito lo studio di osservazione della costa dell'Università di Firenze che dovrebbe prevedere un intervento morbido di ripascimento della spiaggia, ma senza le barriere soffolte la situazione non cambia molto». La speranza è quindi riposta oggi nella nuova amministrazione che si insedierà a breve. «Abbiamo parlato con i candidati e i più papabili hanno assicurato un impegno per questi finanziamenti», continua Gavazzi. «Noi come stabilimenti balneari siamo quelli che negli ultimi anni hanno investito di più per il turismo, penso per esempio al piano collettivo per la sicurezza, del quale fanno parte anche le spiagge libere». Da una parte si investe ma dall'altra il mare toglie, e oggi s'invoca che qualcosa venga fatto per far sì che anche i continui sforzi economici degli esercenti abbiano un riscontro. Inoltre, racconta ancora, Gavazzi c'è da stare attenti anche ai vandali: «la settimana scorsa ho trovato tutte le sedie e le sdraio in mare». Oltre al danno anche la beffa. Paola Villani

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SEGUE DALLA PRIMA PAGINA SALVO SAPIO IL MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, PER COMPILARE L'A... (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 07-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

SEGUE DALLA PRIMA PAGINA SALVO SAPIO Il ministero dell'Istruzione, per compilare l'anagrafe dello studente, sta infatti rilevando i dati relativi a ogni singolo candidato, compreso il codice fiscale che passerà al vaglio dell'Agenzia delle entrate. Il termine per inserire i dati sul sito del Ministero è dopodomani. «Sto esaminando la situazione - spiega il preside del liceo linguistico, Carmine Santaniello - spero di trovare una soluzione a breve. La circolare voluta dal ministro Gelmini è un diktat chiaro: senza codice fiscale non si può sostenere l'esame. Daria è stata iscritta tre anni fa in base alle normative vigenti, ha frequentato regolarmente e adesso ci troviamo dinanzi a questo problema. Cercheremo di risolverlo». Perché la burocrazia stavolta (e una volta di più) pare portare proprio in un vicolo cieco. C'è, infatti, una norma (bella e civile) che sancisce come «tutti i minori, presenti sul territorio nazionale e nei diversi gradi e ordini di scuola hanno diritto all'istruzione, indipendentemente dalla regolarità della loro posizione di soggiorno» (articolo 45 del Dpr 31 agosto 1999, numero 394, «Regolamento di attuazione del decreto legislativo numero 286/1998 sulla disciplina dell'immigrazione e sulle condizioni dello straniero»). Diritto all'istruzione che vale, evidentemente, fino alle soglie dell'esame di maturità perché per la prova finale c'è una circolare (22 maggio 2009) che impone il possesso del codice fiscale. E adesso? «Adesso ho paura». E gli occhi di Daria tremano insieme alla sua voce. «Paura di finire in carcere, lo stesso timore che ho da cinque anni ogni volta che vedo un poliziotto. Io voglio solo studiare, costruirmi un futuro, vorrei il mio diploma». Un pezzo di carta che la ragazza di Donetsk si è sudata non solo sui libri. «Abito a piazza Carlo III. A casa siamo tutti clandestini perché non riusciamo a diventare regolari. Eppure da quattro anni mamma fa le pulizie ad ore e il mio papà, poverino, lavora tantissimo, fa il saldatore. Io un po' di tutto: lavo le scale dei condomini, faccio le pulizie, la baby sitter, la badante. E poi studio, mi piace tanto farlo». Gli occhi verdi si rasserenano e fissano quelli di Alfonso, vent'anni anche lui, salernitano con una laurea di Ingegneria da conquistare a Fisciano. «Ci conosciamo da poco - racconta Daria - ma pensiamo già al futuro insieme. Abbiamo parlato a lungo di questo diploma. Dopo vorrei iscrivermi all'università: Scienze Politiche o la scuola per Infermieri. Non mi spaventano i sacrifici e, in questi giorni, sto ricevendo tanto affetto dai professori e dai miei compagni. I napoletani sono gente buona». Il Margherita di Savoia si è, infatti, mobilitato per aiutare Daria. Professori che si sono offerti di assumerla per regolarizzarla, il preside che cerca una soluzione tecnica, i compagni che stanno per lanciare una petizione. Persino all'Agenzia delle entrate hanno avuto tenerezza per il suo viso pulito. «Quando gli ho chiesto il codice fiscale mi hanno detto: "Scusaci non possiamo, anzi è meglio che vai via". Allora ho capito. Ed è tornata la paura». Daria è una studentessa in gamba, parla sei lingue e in Ucraina ha già un titolo di studio «finito». «Tre anni fa ho dovuto ricominciare tutto - racconta - ma va bene così. Ho accettato di vivere da clandestina». Una vita da invisibile. Una visita dal dottore significa un'attesa di almeno dieci giorni e poco importa se stai male davvero, lei che non ha reddito ha dovuto pagare tutti i libri («Quello di Filosofia costa 42 euro!»), Daria non sa cosa sia una gita scolastica perché ha paura di essere scoperta, paura del proprio nome. Nome illegale che non dà diritto a un banale codice fiscale. «Io non ho mai violato la legge, lavoro tanto, perché senza il codice fiscale automaticamente divento una delinquente? Perché in un paese democratico io devo diventare un'ombra invisibile per non finire in galera? Io ho paura di perdere la casa, vivo sulle valigie, perché da un giorno all'altro mi possono cacciare via. Due anni fa ho chiesto di essere regolarizzata, da allora non so nulla». La burocrazia dei vicoli ciechi. Daria stringe un libro, muove le mani con il riflesso di chi deve difendere qualcosa. Voleva smettere di studiare, poi l'affetto dei suoi e la premura di docenti e compagne l'hanno convinta. «Devo finire la mia tesina. Come tema ho scelto il razzismo. Ma non perché gli italiani lo siano, anzi. Ho studiato in lingua originale i discorsi di Martin Luther King e mi hanno affascinato. Il più bello? "I have a dream". Io ho un sogno».

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Maturità da clandestini (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

DARIA, IL CASUS BELLI IL DIPLOMA il caso La studentessa ha ottimi voti in tutte le materie Annunci e frenate Maturità da clandestini Napoli si mobilita per un'ucraina, il ministero fa dietrofront: non serve il codice fiscale Frequenta il liceo linguistico e fa le pulizie di sera «L'avevo già ma qui non vale, conosco sei lingue straniere» FULVIO MILONE I ripensamenti degli ultimi mesi NAPOLI Quanto valgono tre anni di studio pagati con dieci ore di lavoro al giorno, sabato e domenica compresi? Niente, teme Daria, nata vent'anni fa in Ucraina, che vive in Italia da clandestina ma nonostante ciò, grazie a una legge dello Stato, ha usufruito del diritto sancito dalla Costituzione di andare regolarmente a scuola. Il problema è che da quest'anno agli studenti che sosterranno gli esami di maturità verrà chiesto il codice fiscale. E lei, che per la burocrazia non esiste neppure, il codice non ce l'ha. E' paradossale la storia di questa ragazza che a Napoli frequenta un liceo linguistico con il massimo dei voti, che conosce sei lingue e ha una cultura che pochi studenti italiani possono vantare. Se da un lato la Costituzione italiana e una legge dello Stato le permettono di studiare malgrado la sua condizione di «invisibile», dall'altro una circolare ministeriale le chiede un documento (il codice fiscale) che non può avere. La legge è del 1999, e dice che tutti i ragazzi «presenti sul territorio nazionale e nei diversi gradi e ordini di scuola hanno diritto all'istruzione, indipendentemente dalla regolarità della loro posizione di soggiorno»: in altri termini, un clandestino può essere buttato fuori dal Paese ma ha diritto ad andare a scuola. La circolare è quella firmata a maggio dal ministro dell'Istruzione Maristella Gelmini, che introduce la novità del codice fiscale. Chi si oppone alla direttiva avanza il sospetto che si tratti di uno stratagemma per discriminare i figli degli immigrati irregolari. Il ministero nega, sostenendo che i dati servono solo per l'istituzione di un'anagrafe degli studenti. E solo oggi, molti giorni dopo aver diffuso la circolare, precisa che Daria, come i tanti, tantissimi ragazzi che si trovano nelle sue condizioni, potrà sostenere gli esami senza problemi: «Nel caso in cui uno studente fosse, per qualsiasi motivo sprovvisto del codice fiscale, verrebbe semplicemente escluso dalla base informativa del ministero, senza alcuna conseguenza per la sua privacy né per la possibilità di sostenere l'esame». Viene da chiedersi, a questo punto, che validità possa avere un «censimento» senza che i «censiti» siano obbligati a fornire i propri dati. Ad ogni modo, secondo il ministero Daria non solo potrà diplomarsi, ma non rischierà neanche una denuncia in quanto clandestina perchè la sua privacy verrà salvaguardata. «Chissà quanti si trovano nelle mie condizioni», sospira Daria che, nella sua casa di Piazza Carlo III, nel cuore della vecchia Napoli, ha visto messi a rischio per giorni, uno dopo l'altro, tutti i suoi sogni: «La maturità, magari un permesso di soggiorno, poi l'università, un lavoro onesto e qualificato, una vita tranquilla con Alfonso, il mio ragazzo». La sua storia è cominciata quattro anni fa, con l'arrivo a Napoli assieme al padre: «Abbiamo raggiunto mia madre che si trovava qui già da un anno: lavorava come badante, sia pure da clandestina. Siamo persone oneste e Napoli è una città generosa, quindi siamo riusciti a inserirci presto: papà fa il saldatore, io lavo le scale in un paio di condomini, faccio la baby sitter e accudisco gli anziani». Tutti lavori che Daria svolge di sera, perchè al mattino c'è la scuola e nel pomeriggio bisogna fare i compiti. La scuola ha cominciato a frequentarla tre anni fa: «In Ucraina ho ottenuto un diploma che però, in Italia, non ha valore, quindi ho dovuto rifare l'ultimo triennio». Così si è iscritta al liceo linguistico «Margherita di Savoia». I professori hanno subito apprezzato le sue doti. «Oltre l'ucraino, parlo correntemente l'italiano, il russo, l'inglese e lo spagnolo - dice -. Con il francese me la cavo abbastanza bene». In classe si è inserita senza problemi, ha tante amiche. Insomma, la sua vita fin qui è trascorsa abbastanza serena, compatibilmente con la sua condizione di clandestina: «Certo, vivo nella paura di essere cacciata dall'Italia come una delinquente. Però Napoli è una città aperta e tollerante, e conto prima o poi di costruirmi un'esistenza dignitosa». Un'esistenza che però, teme Daria, è minacciata dal giro di vite sull'immigrazione clandestina imposto dal Governo Berlusconi. «Quando ho letto la circolare del ministero ho avuto un tuffo al cuore», racconta. Per lei si sono mobilitati i professori del liceo: qualcuno fra loro si è offerto di assumere la ragazza per farle avere il permesso di soggiorno, ma i tempi della burocrazia sono lunghi. E allora? Allora Daria potrà pure avere il suo diploma, ma la sua lotta per avere una vita dignitosa è appena agli inizi.L'ammissione con un'insufficienza Quella del 2009 avrebbe dovuto essere la maturità della svolta, ma alcune norme non sono state approvate, in particolare quella sull'obbligo della sufficienza in tutte le materie, rimandata alla maturità del 2010. Quest'anno basterà la media del 6 tra tutte le materie, condotta compresa.

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Disabile respinto dal seggio, poi vota grazie alla patente (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

il caso Il fatto a Valleggia L'uomo non aveva il certificato medico Disabile respinto dal seggio, poi vota grazie alla patente CLAUDIO VIMERCATI QUILIANO Senza certificato medico, mi dispiace, ma lei non può votare». Elio Marabotto, 69 anni, e da tre costretto su una sedia a rotelle perchè paralizzato alle gambe, non riusciva a credere alle sue orecchie: respinto dal presidente del seggio 4 di Valleggia, quello riservato ai disabili, perchè non aveva quel benedetto certificato e perchè così dice la legge. Non bastava l'evidenza, non bastava che lui fosse lì, su quella dannata carrozzella. Il regolamento è così, non ammette deroghe. «Sei disabile? Lo devi dimostrare. E lo può fare soltanto un medico». Non basta se è evidente che non stai fingendo. L'episodio è avvenuto ieri mattina, ma per raccontarlo bisogna fare un passo indietro. Quando cioè, Elio Marabotto che risiede a Quiliano, si è presentato nella sezione dove doveva votare, la numero 1, e si è trovato di fronte al primo imprevisto: il montascale, che doveva portarlo al primo piano dove c'era il seggio, non era in grado di reggere il suo peso e quindi lui non poteva utilizzarlo. Che fare? Il presidente della sezione ha spiegato a Elio Marabotto che poteva andare a votare nella sezione 4 di Valleggia, quella dove c'era il seggio riservato ai portatori di handicap. Il disabile, un ex artigiano molto conosciuto a Quiliano, ha accolto il consiglio, scoprendo di lì a poco, che però, la sua odissea era soltanto all'inizio. Elio Marabotto alla fine è riuscito a votare. Grazie alla patente, quella che gli è stata rilasciata per poter guidare l'auto anche se con comandi particolari. Un documento ufficiale, che prova il suo handicap fisico. Un documento, accettato dal presidente del seggio, che ha vinto l'insensibilità della burocrazia. «Ci sono rimasto male - racconta il disabile -. Non è simpatico sentirsi dire che non puoi votare perchè sei disgraziato. Però ora l'amarezza è passata e non voglio fare polemiche».

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L'anagrafe all'ufficio postale (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

LA BUROCRAZIA SI RINNOVA L'anagrafe all'ufficio postale I cittadini residenti nel Comune di Milano potranno richiedere e ritirare i certificati comunali anche all'ufficio postale

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Timore di nella sicurezza (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere.it" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

I DUBBI Timore di «buchi» nella sicurezza Nella maggioranza sospetti e attacchi soprattutto dall'area degli ex «Forza Italia» ROMA Non è più una questione di pri­vacy e opportunità. Di possibile scandalo po­litico e immagine internazionale. Non solo. Le foto scattate al premier e ai suoi ospiti, nella sua villa in Sardegna, diventano mate­ria di scontro sotterraneo fra politica e servi­zi di sicurezza, per interrogativi sulla prote­zione del premier e per sospetti incrociati sull'operato di un fotografo sardo. La domanda finale, sotto traccia, ma nem­meno tanto, è più o meno questa: gli appara­ti di sicurezza italiani, che proteggono le pri­me cariche dello Stato, hanno delle «falle» tecniche di cui devono rendere conto o addi­rittura (sospetto ovviamente molto più poli­tico) le conoscono e non fanno nulla per col­marle. Il tema, per «senso del dovere e senza nes­suna dietrologia», lo ha sollevato per primo Carmelo Briguglio, che da anni si occupa, pri­ma per An oggi per il Pdl, di questi argomen­ti. Ieri la sua nota è stata rilanciata con molta più forza, e con l'avallo del Cavaliere, dallo stato maggiore della maggioranza. La que­stione è salita di peso, non è più soltanto quella posta da un singolo parlamentare, per quanto esperto. SOSPETTI - E' l'entourage del premier che si muove, punta l'indice e tra le righe avanza sospetti. Sospetti che non riguardano solo una possibile inefficienza della rete di sicurezza interna controllata dall'Aisi, il servi­zio guidato dal generale dei carabinieri Gior­gio Piccirillo, cui riferisce la scorta del pre­mier. Nel Palazzo l'argomento schiude immedia­tamente altre chiacchiere, ovviamente sus­surrate, ma perché circolino: ovvero la bon­tà delle nomine varate dal governo nella pri­mavera scorsa, appena insediato. Con esse la delega di Gianni De Gennaro, che guida il Dis, che a sua volta coordina entrambi i servi­zi. E persino quella di Gianni Letta, che a Pa­lazzo Chigi, per conto del presidente del Con­siglio, ha il compito di vigilare e coordinare politicamente tutto l'apparato degli 007 italia­ni. Domande che circolano in quel pezzo di Pdl che fa riferimento a Forza Italia e che non da ora nutre dei dubbi sull'efficacia della «macchina» di coordinamento dei servizi se­greti così come sulla lealtà di altri pezzi della maggioranza. «MI POSSONO SPARARE?» - «E' vero che mi possono sparare?»: non c'è dubbio che lo stesso Berlusconi restò molto colpito già anni fa, quando altre foto, sempre dello stesso fotografo, «bucarono» il sistema di sicurezza di villa Certosa. Il Presidente eme­rito della Repubblica, Francesco Cossiga, gli parlava di fucili con sistemi di puntamento a infrarossi «e il Cavaliere indubbiamente si spaventò tanto che lo riferì subito a Gianni Letta». E' pur vero, aggiunge ancora Cossiga, che di scorte e sicurezza sa qualcosa più della me­dia delle persone, che «per proteggere un'area estesa come quella della tenuta del ca­po del governo occorrerebbero almeno 80 o 90 persone». E che «ritengo che la bonifica dei punti da dove si può spiare la villa sia fat­ta da un scorta 'esterna', tradizionalmente di competenza di polizia e carabinieri territoria­li ». Di certo la scorta personale di Berlusconi non lo protegge solo con un profilo squisita­mente professionale. Fra gli agenti che pro­vengono dalle forze speciali c'è un forte attac­camento umano al Cavaliere. Aiutato, forse, anche da una serie di difficoltà in meno. Una volta si ruppe una radio, si attendeva una so­stituzione che coinvolgeva la burocrazia, Ber­lusconi lo seppe e intervenne, scocciato, a suo modo: «Pago tutto io!». Ma a questo pun­to, dicono alcuni big di Forza Italia, un inter­rogativo sorge spontaneo: come mai non sia stata risolta a tempo di record anche la bonifi­ca dei punti di territorio che «vedono» la te­nuta del premier. A meno che non abbia ragione quel Cle­mente Gasparri, generale dei carabinieri, fra­tello del più famoso Maurizio, che una volta, in Sardegna, ascoltò questa critica dalla boc­ca del Cavaliere: «Generale non crede che ci siano in giro troppi carabinieri? Io non voglio pasticci, pettegolezzi». La risposta fu ironica e tagliò, almeno allora, la testa al toro: «E lei si venda un pezzo della tenuta! Così li riducia­mo ». Marco Galluzzo stampa |

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Ripescati diciassette corpi Ansia a casa Cordioli (sezione: Burocrazia)

( da "Arena, L'" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Lunedì 08 Giugno 2009 CRONACA Pagina 11 TRAGEDIA IN ATLANTICO. La famiglia dell'imprenditore di Villafranca ha chiesto alle autorità la conferma ufficiale che il congiunto fosse sull'Airbus precipitato Ripescati diciassette corpi Ansia a casa Cordioli Nessuna richiesta è giunta ai familiari per il test del Dna utile per il riconoscimento dei resti rintracciati in mare Sabato erano stati recuperati i corpi di due vittime dell'Airbus dell'Air France scomparso misteriosamente sull'Atlantico lunedì scorso mentre era in volo da Rio de Janeiro a Parigi con 288 persone a bordo. Ieri, domenica, l'oceano ne ha restituiti altri quattro: tre al mattino sono stati trovati dalla marina brasiliana e uno più tardi dall'equipaggio di un elicottero francese. E, stando alle dichiarazioni rilasciate dal portavoce delle forze aeree brasiliane, il tenente colonnello Henry Munhoz, «altri corpi (17 finora) sono stati avvistati; condizioni del mare permettendo, saranno recuperati». Sono notizie che se non portano ancora la verità sulla fine del volo AF 447, portano almeno qualche certezza in più a Villafranca, nelle case della moglie Ines e dei tre figli- Claudio, Nadia e Paolo- di Agostino Cordioli, il 73enne impresario edile che si trovava a bordo dell'aereo. Sono notizie che fanno scaturire sentimenti contrastanti: da una parte le speranze in un miracolo impossibile diventano sempre più flebili, dall'altra il dolore reso più atroce dal mistero di una tragedia inspiegabile, diventa più concreto e si aggrappa alla speranza che, adesso, sulla vicenda si faccia piena luce. E che il mare restituisca quello che ha preso. «Non sappiamo se essere contenti o no», confessa Paolo Cordioli, terzogenito di Agostino che guarda alla realtà dei fatti, ma ammette di non essere ancora capace di parlare della morte del padre. «Soltanto la verità ci aiuterà a farci una ragione di quello che è successo. Non ci toglierà il dolore, ma servirà a farcene una ragione. E poi vorremmo avere qualcosa di nostro su cui pregare. Una foto è un po' poco». Anche ieri ci sono stati contatti con la funzionaria della Farnesina incaricata di seguire la tragedia dell'Airbus dell'Air France per le famiglie delle dieci vittime italiane. «Ho parlato anche con l'Air France», confida ancora Paolo Cordioli. «Mi è stato detto che i corpi e i resti dell'aereo ritrovati sono proprio quelli dei passeggeri e dell'Airbus. Noi siamo a disposizione per fornire le indicazioni fisiche che riguardano papà. Siamo pronti a inviare le panoramiche dentarie. E li abbiamo informati che papà aveva un dente d'oro». E il prelievo del dna dai famigliari? È stato effettuato come si è sentito dire dopo il ritrovamento dei primi corpi? O, almeno, è stata avanzata richiesta? «No, nessuno ufficialmente ci ha detto e chiesto niente. Noi speriamo, intanto, che la burocrazia sveltisca le pratiche. Ci interessa, per motivi legati al lavoro e all'impresa, che arrivi un documento ufficiale che attesti che papà era a bordo». Oltre al grande dolore, inÈfatti, i Cordioli si trovano in difficoltà con l'impresa Edilcostruzioni fondata da Agostino che ne era l'amministratore. Senza un documento che testimoni che era a bordo dell'aereo precipitato il giudice, al quale la famiglia si è rivolta per la nomina di un amministratore provvisorio, non può far niente. «Ci è stato promesso che verrà inviato per fax. L'impresa è ferma. Anche per motivi legati alla sicurezza non possiamo andar avanti con nessun lavoro. Se le lungaggini burocratiche finissero, si concluderebbe almeno un capitolo di questo doloroso libro che ci si è aperto davanti e che non finirà mai». Paolo Cordioli racconta che il padre era in Brasile da una ventina di giorni e che, a differenza di altre volte in cui aveva rimandato il viaggio per concludere i lavori avviati, stavolta era stato puntuale nel salire sull'aereo prenotato. Un volo di ritorno diverso dal solito: invece di volare da Fortaleza, dove operava, a Lisbona, aveva scelto di partire da Rio per Parigi. Maledetta fatalità. «Mercoledì avremmo dovuto andare insieme in Comune per alcune pratiche. Accadeva spesso, se non quasi sempre, che rimandasse il viaggio anche di una settimana. O per finire lavori iniziati o perchè gli era slittato un appuntamento. Stavolta invece... Coraggio ce ne vuole tanto, per farci forza, per evitare di pensare».Domani sera in duomo a Villafranca, alle 20, ci sarà la messa di suffragio di Agostino Cordioli voluta dalla famiglia e sostenuta dall'amministrazione comunale. Alla fine della cerimonia religiosa alcuni villafranchesi che vissero a stretto contatto con l'impreditore scomparso lo ricorderanno con testimonianze personali.  

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Mohamed operato grazie alla solidarietà (sezione: Burocrazia)

( da "Arena, L'" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Lunedì 08 Giugno 2009 CRONACA Pagina 12 ODISSEA. Associazione economica di Povegliano si è mobilitata per un ragazzino libico Mohamed operato grazie alla solidarietà Affetto da forma di leucemia gli sono state pagate le spese per permettergli di curarsi all'ospedale Gaslini di Genova Un bambino libico è curato in Italia grazie al diretto intervento del presidente dell'associazione degli operatori economici di Povegliano. La sua generosità è servita per una convenzione tra l'ospedale Gaslini di Genova e il Tripoli Medical Center. Giovanni Zanon ha messo a soqquadro le ambasciate italiana e libica, l'Unicef, la Croce Rossa e altri, tra enti e istituzioni, fino a quando Mohamed non è tornato all'ospedale Gaslini di Genova nel reparto di oncologia pediatrica per guarire dalla grave malattia che lo affligge. GRAVE MALATTIA. L'imprenditore aveva avuto la notizia delle gravi condizioni del bambino da un collaboratore libico che gli riferiva la necessità di un ricovero urgente al Gaslini. Ma la burocrazia libica bloccava il rientro a Genova del bimbo. Aveva cinque anni Mohamed quando gli furono riscontrati i primi sintomi della malattia, aplasia midollare acquisita, diagnosticata al Tripoli Medical Center dal responsabile medico del reparto di oncologia pediatrica Salem El Zarrouk. Il bambino è assistito dall'unità medica operativa dell'ospedale libico. Le sue condizioni di salute peggiorano e si prospetta la necessità del trapianto di midollo. Il medico libico si mette in contatto con il professor Carlo Dufour responsabile del dipartimento pediatrico ematologico-oncologico del Gaslini che offre la disponibilità per curare Mohamed. Il primo ricovero in Italia al Gaslini avviene nel 2004. Dopo i primi controlli e le cure il bambino fa ritorno al suo paese ma con l'accordo che sarebbe ritornato da lì a pochi mesi all'ospedale italiano per ulteriori indagini e cure. Ma, come racconta il professor Dufour, «dopo le dimissioni dal nostro ospedale di Mohamed non avemmo più notizie fino al 2006. In quell'anno, spiega il medico genovese, mi recai a Tripoli in forma privata e colsi l'occasione per chiedere al collega Salem di rivedere quel bambino che avevo cominciato a curare al Gaslini. Dai referti che visionai capii che era in atto un peggioramento. Suggerii l'immediato rientro del bimbo al nostro reparto ma mi fu riferito che era impossibile perché i genitori si erano separati e il bambino viveva con la nonna materna alla quale non poteva essere rilasciato il passaporto a causa della precaria situazione famigliare». SOLIDARIETÀ. A questo punto s'inserisce l'imprenditore veronese che, saputo della triste storia di Mohamed, ricorre alle istituzioni. Giovanni Zanon si mette in contatto con l'Ambasciata Italiana in Libia. «Avevo capito quello che stava accadendo al suo paese», racconta Zanon, «ma io sapevo solo che quel bambino stava morendo e che non poteva essere curato nell'ospedale italiano specializzato solo per un cavillo burocratico. Un fatto inconcepibile. Dovevo riuscire a portare Mohamed in Italia per tentare di salvarlo. Quel bambino ha l'età di mio figlio e come mio figlio deve vivere felice». OSTACOLI. «Il mio primo pensiero fu quello di mettermi in contatto con funzionari della Croce Rossa Internazionale», aggiunge Zanon, «che mi consigliarono di interpellare i colleghi dell'Unicef nella persona del dottor Christoph Baker che alla mia specifica richiesta rispose con una mail dove si legge "Gentile Zanon, purtroppo i miei tentativi di come aiutare a sbloccare la situazione al Ministero affari Esteri non hanno dato frutti. Gli accordi formali e ufficiali fra Governo Italiano e Unicef Internazionale non ci permettono di entrare nel merito di questioni di questo tipo, ho anche cercato di trovare qualche altro contatto in modo informale, ma senza esito. Spero che avrà più fortuna attraverso altre vie". Ero su tutte le furie. Non mi restava che il Ministero degli Esteri. Fui messo in contatto con la dottoressa Stefania Ricci alla quale feci notare la gravità del caso. Assicurai alla funzionaria che tutte le spese sarebbero state a mio carico, comprese quelle di alloggio per i familiari. Mi fu chiesto di inviare subito una relazione medica e le credenziali, appena ricevute la dottoresa Ricci si mise in contatto anche con la nostra ambasciata di Tripoli e mi assicurò che avrebbe fatto l'impossibile affinché Mohamed potesse ritornare al Gaslini di Genova in breve tempo». AIUTI. L'associazione degli operatori economici di Povegliano garantì all'ambasciata di Tripoli tutto l'aiuto economico e organizzativo per far arrivare Mohamed e l'accompagnatore e in pochi giorni. Il governo libico diede il benestare per l'espatrio. A questo punto, spiega Zanon, «dovetti solo organizzare il viaggio per il bambino e il suo accompagnatore, lo zio Sharif». L'équipe medica sottopose subito Mohamed ai primi accertamenti che diagnosticarono una severa carenza di piastrine, indicativa per intervenire con urgenza. Ma si presentò l'ennesimo problema. Lo zio non era in possesso della delega per autorizzare l'équipe a intervenire sul bambino. L'unica soluzione restava quella di far intervenire urgentemente il Tribunale dei Minori di Genova che autorizzò in poche ore l'équipe medica a procedere per salvare la vita a Mohamed. CURE. Fra pochi giorni Mohamed lascerà l'ospedale è vivrà per alcuni mesi nella casa di Genova in attesa di fare ritorno in ospedale per decidere l'eventuale trapianto di midollo, casa che l'Associazione degli operatori economici di Povegliano ha preso in affitto per lui, lo zio e nonna Abuaisha. Inoltre sarà seguito dagli assistenti dell'Abeo Liguria che gli forniranno anche l'assistenza scolastica necessaria». L'imprenditore veronese ha visitato Mohamed al Gaslini e gli ha chiesto di esprimere un desiderio. Il ragazzino ha risposto:«Ho quasi 13 anni e quando sarò guarito da grande voglio fare il poliziotto in Libia. E visto che tifo Milan mi regali la maglia di Kakà?».  

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Parla sei lingue ma è clandestina,non può dare l'esame di maturità (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Parla sei lingue ma è clandestina,non può dare l'esame di maturità napoli, è giallo Una ventenne ucraina è una studentessa modello, ma non ha il codice fiscale. Il ministero però precisa: «Nessun divieto di legge» 08/06/2009 NAPOLI. Ha un sogno: superare l'esame di maturità al liceo linguistico "Margherita di Savoia" di Napoli che frequenta regolarmente. Però tra Daria, ventenne ucraina clandestina, e le sue aspirazioni si è frapposto un grande ostacolo: la burocrazia. Essendo clandestina, non ha documenti italiani, non ha il codice fiscale e il tesserino, in base a una circolare del Ministero dell'Istruzione del 22 maggio scorso, è obbligatorio per sostenere la prova scolastica. E' una vicenda tipicamente italiana, cominciata quando il ministero dell'Istruzione, per compilare l'anagrafe degli studenti, ha deciso di rilevare i dati di ogni singolo candidato. Compreso il codice fiscale, che passerà al vaglio dell'Agenzia delle entrate entro domani. Ecco perché al "Margherita di Savoia", storico istituto partenopeo, si lotta contro il tempo. «Sto esaminando la situazione - spiega il preside, Carmine Santaniello - ma la circolare voluta dal ministro Gelmini è chiara: senza codice fiscale non si può sostenere l'esame. Daria è stata iscritta tre anni fa in base alle normative allora in vigore, ha frequentato regolarmente e adesso ci troviamo dinanzi a questo grosso problema». La burocrazia sembra essersi infilata in un vicolo cieco. C'è una norma che sancisce come «tutti i minori presenti sul territorio nazionale e nei diversi gradi e ordini di scuola hanno diritto all'istruzione, indipendentemente dalla regolarità della loro posizione di soggiorno». Un diritto all'istruzione che vale, evidentemente, fino alle soglie dell'esame di maturità perché per la prova finale la circolare del 22 maggio 2009 impone il possesso del codice fiscale. Il "Margherita di Savoia" si è mobilitato per aiutare Daria. Professori che si sono offerti di assumerla per regolarizzarla, i compagni che stanno per lanciare una petizione. Persino all'Agenzia delle entrate hanno avuto tenerezza per il suo viso pulito. «Quando ho chiesto il codice fiscale mi hanno detto: "Scusaci, non possiamo, anzi è meglio che vai via". Allora ho capito. Ed è tornata la paura», ha raccontato la ventenne. Lei è una studentessa in gamba, parla sei lingue e per pagarsi tutti i libri («quello di Filosofia costa 42 euro!») si arrangia come badante o lavando le scale nei condomini. Naturalmente non ha mai partecipato a una gita scolastica nel timore di essere scoperta. Ma in serata interviene il ministero dell'istruzione per precisare che non c'è alcun motivo di legge per cui la studentessa ucraina non possa sostenere l'esame di maturità. «La raccolta del codice fiscale degli studenti - afferma il Miur - è una funzionalità contenuta nell'Anagrafe degli studenti, iniziata nel 2005/06 e proseguita da tutti i governi che da allora si sono succeduti. Nel caso in cui uno studente fosse, per qualsiasi motivo, sprovvisto del codice fiscale, verrebbe solo escluso dalla base informativa del Ministero, senza alcuna conseguenza per la sua privacy né per la sua possibilità di sostenere l'esame di Maturità». Luigi Sannino 08/06/2009

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Quel dolore atroce che non ha un perché (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

pagina pag. 25 Quel dolore atroce che non ha un perché Presto una nuova legge sui farmaci contro la sofferenza L'ODORE DEL TEMPO FA PARLARE ovunque, grazie all'indirizzo nuovo intrapreso dalla politica, l'annuncio di una non più lontana liberalizzazione della morfina, allo stesso modo dei suoi derivati sintetici. In attesa della legge la questione è stata messa, finalmente, sul binario giusto. E a questo punto parlo, anzi scrivo, per fatto personale. Credo di essere legittimato a farlo perché, da quando scienza e civismo, misericordia e parlamento hanno risolutamente affrontato le ragioni dell'umanità che soffre al limite del sopportabile, e sta cadendo un pregiudizio anche medico, quindi terapeutico, sono pressoché finiti i consensi e le dispute cui il libro - Il dolore inutile, la pena in più del malato - è stato sottoposto dall'anno di pubblicazione, il 2002. Scrissi quelle pagine perché la vita della mia famiglia aveva attraversato, in oltre mezzo secolo, la dolorosa atmosfera suscitata, nientemeno, da un farmaco. IN UNA CASA piccolo borghese, di genitori a loro modo credenti, con una cultura appena media, eravamo tre figli nati da un matrimonio felice, celebrato alla fine della Grande Guerra, nel corso della quale il ragazzo che sarebbe divenuto nostro padre era stato tratto in salvo grazie a un piede sporgente dal cumulo di terra, che muovendosi segnalava un corpo ancora vivo. Quel giovane sottufficiale, volontario a diciotto anni appena compiuti, già meritevole di encomio e d'una croce di guerra, venne salvato nel momento stesso in cui, privo d'aria, stava scoppiandogli l'aorta. Vivrà con un aneurisma traumatico di proporzioni vistose e senza la possibilità, allora, d'intervenire chirurgicamente. La menomazione era a tal punto grave che il medico di famiglia sentì di dovere ammonire i tre figli con queste parole. «E ricordate che vostro padre può precipitare nel dolore, e anche andarsene, solo allacciandosi una scarpa!». Fu un monito brutale, che ci lasciava alle prese con una profezia senza scampo. SOLTANTO la somministrazione di un derivato della morfina - il cui nome, cardiostenol, risuona ancora ai nostri orecchi - lo traeva dalla sofferenza lasciandolo in uno stato di seppur fittizio benessere. Quell'estrema risorsa - governata dalla burocrazia ospedaliera che imponeva un ricettario speciale e di dar conto della prescrizione all'autorità prefettizia - veniva usata con la riluttanza e la temerarietà di chi maneggia una bomba a orologeria. «Si guardi bene dagli abusi», aveva intimato il medico a nostra madre, aggiungendo che al ripetersi di ogni crisi era consigliabile alternare il farmaco innominabile con un po' d'acqua distillata che desse l'illusione di un benefico risultato; e tutto quel daffare l'aveva come ridotta a un'aguzzina tra disperata e obbediente. In quella piccola guerra di perdenti da una parte e dall'altra, l'impiego oculato del farmaco era diventato una sorta di linea del Piave. DOPO un bel numero d'anni, inviato dalla Rai in Africa, vidi che in un mercatino davanti all'albergo si vendevano calzascarpe di osso alti, suppergiù, mezzo metro. Ne comprai quattro. Rivedo ancora il sorriso di mio padre e il sollievo della mamma quando mi presentai con la mercanzia. Consunto in pochi mesi da un male del tutto nuovo, insorto all'improvviso e protrattosi senza traumi (quasi fosse avvertito di ciò che il dolore aveva già prodotto su quel corpo tribolato) nostro padre morirà a 73 anni. Fu allora che tolsi dagli scaffali le grandi testimonianze sul dolore rese dalla filosofia, dalla letteratura, dalla religione. Lessi di tutto, qua e là, ma la prima risposta, espressa in forma di alta poesia tragica, l'ho trovata in Eschilo: «Sapere è soffrire, e soffrire produce sapere». Nell'Agamennone il coro ribadisce: «Zeus ha aperto agli umani il sapere avendo stabilito la legge: il conoscere è attraverso il patire». UN CRISTIANO dirà che se la vita umana è un disegno di Dio, e la redenzione dell'umanità dal peccato si realizza attraverso Gesù crocifisso, il dolore assume un significato cruciale. Non a caso nel Medioevo si è a lungo creduto che vi fosse un'intima relazione tra malattia, sofferenza e peccato. Il fatto stesso di doverlo scontare nel corso di questa vita, o in un'altra, giustificava il soffrire. C'è, invece, chi crede da sempre che l'esperienza del dolore sia priva di vero senso. Connaturata com'è alla stessa essenza della vita, e non potendo sottrarla a questa indissolubilità, la si potrà affrontare e combattere, governare e ridurre. Si legge che l'arcivescovo di Parigi, cardinale Villot, dilaniato dai dolori di un cancro in fase terminale, abbia pronunciato queste parole: «Sappiamo dire belle frasi sulla sofferenza. Io stesso ne ho parlato con calore. Dite ai preti di non parlarne, se non per conoscenza diretta: noi ignoriamo ciò che essa rappresenta fino a quando, come è successo a me, non ne piangiamo». Goethe stesso aveva lamentato di non sentir dire con voce abbastanza forte che «solo il proprio dolore, quello provato personalmente, mette nelle condizioni di immedesimarsi nel dolore altrui». Mai l'argomento della pena grave e superflua, perciò disumana, aveva tanto occupato gli spazi dei mass-media. Ha sollevato dibattito e speranze la notizia diffusa da Umberto Veronesi: «Ancora oggi, dei 130mila italiani ammalati di cancro, il 30-40% non riceve un trattamento farmacologico adeguato». Annunciando il progetto «Ospedale senza dolore» ha poi aggiunto: «Al centro dell'attenzione non sarà più la malattia, ma il dolore del malato, con tutte le sue sofferenze fisiche e psichiche. In questo progetto vengono coinvolti tutti, dagli specialisti del dolore ai medici del reparto, dal personale infermieristico ai volontari, dagli stessi pazienti alle loro famiglie. Tutti avranno un ruolo fondamentale nella lotta al dolore». Fulvio Papi, docente di filosofia teoretica all'Università di Pavia, scrive a sua volta: «Solo attraverso lascolto della propria esistenza, risollevata dagli abissi del dolore, si riesce a giungere a quel sentimento che consente l'ascolto non della morte come morte degli altri, o della morte come tempo futuro, ma della propria morte come la possibilità più totale di noi stessi (...) Solo così la morte diventa il senso profondo della vita (...) Essa è sempre la morte di un individuo e quindi la riflessione deve ritornare al tema della mia morte». «Purché mi colga vivo», chiedeva il poeta Ungaretti. Torna il monito di Maimoide, grande medico, filosofo e talmudista medioevale: «Che io non possa mai vedere il malato, creatura sofferente, soltanto come il ricettacolo impotente e rassegnato della sua sofferenza». QUI VA RIBADITO che la Chiesa, dal Concilio Vaticano II, non chiede più la consumazione nel dolore delle nostre colpe, né assegna al martirio, se non liberamente scelto, la facoltà di redimere il peccato. Ecco come si esprime il più recente documento episcopale in materia: «La natura umana è predisposta ad accettare il dolore come stato, appunto, di natura, ma rifiuta come insensato il dolore senza scopo, il cosiddetto dolore gratuito, o dolore innocente. Ogni azione che generi dolore e morte da parte dell'uomo, o di un dio di sua invenzione, è un'azione gratuita e quindi insensata». Insigni clinici, psicologi, psichiatri, neurochirurghi, a loro volta, diranno che quando il dolore è troppo, la pena esorbita da qualunque scrupolo che non sia quello di evitarla. Chiudo con le parole giuntemi dal letto di pena di Davide Turoldo, il frate poeta, l'amico fraterno - che dettero luogo a uno dei momenti più intensi dell'inchiesta televisiva Credere, non credere: «Io, in certe notti di dolore, ho capito meglio - e qui mi fermo, perché ho scritto tanto contro questa tentazione - perfino chi pensa all'eutanasia. Un Venerdì Santo ho detto che ogni giorno è un giorno nuovo, mai vissuto sulla Terra da nessuno. Teniamo dunque aperta, anche alla facoltà di sperare, questa finestra sull'imprevisto!» Mai come nel dolore ci si accorge non solo di abitare in un corpo, ma anche di essere quel corpo. E se la speranza rimane quella di guarire, a maggior motivo è crudele sottoporre il malato cosiddetto "terminale" alla prova che tutto intorno a lui alza le braccia, si arrende, lo lascia morire nel lamento, nella disperazione, persino nell'urlo. Mi sembra la ragione più alta e credibile per doversi disporre a salutare, con un caldo consenso, etico e civile, un problema della scienza avviato a soluzione da un grande moto della coscienza.

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di LORENZO BIANCHI PER I socialdemocratici e ... (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 08-06-2009)
Pubblicato anche in: (Resto del Carlino, Il (Ancona))

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PRIMO PIANO pag. 12 di LORENZO BIANCHI PER I socialdemocratici e ... di LORENZO BIANCHI PER I socialdemocratici e i laburisti è un bagno di sangue. Soprattutto per chi era insediato nelle stanze del potere. Fanno eccezione solo i socialdemocratici danesi e svedesi, che però sono all'opposizione. Apre la lista dei caduti il Labour britannico di Gordon Brown. Secondo le proiezioni della Bbc, il 27-28% proietta i conservatori al primo posto. Secondi, a sorpresa, si piazzano gli antieuropeisti dell'Ukip. Il Labour sarebbe più in basso. Un risultato a sorpresa arriva dal Portogallo. Il Partito socialista del premier Josè Socrates piomba al 26,45 per cento dei suffragi, 18 punti in meno rispetto al 2004. Canta vittoria il Partito socialdemocratico che ha raccolto il voto del 33,07 del corpo elettorale. IL PREMIER irlandese Brian Cowen incassa una triplice disfatta nel voto locale, politico nazionale ed europeo. Il suo partito, il Fianna Fail, centro progressista, perde otto punti e si ferma al 23%. I suoi avversari più quotati, i centristi conservatori del Fine Gael, balzano al 30, incrementando il loro bottino elettorale di tre lunghezze percentuali. Quello francese è, tutto sommato, l'esecutivo che non paga pedaggio alle urne. L'Ump di Nicolas Sarkozy è solido in testa, i socialisti di Martine Aubry calano e rischiano il sorpasso dei verdi di Daniel Cohn Bendit. L'opposizione in ogni caso non ride. Il Modem del centrista Francois Bayrou fa acqua. Per la prima volta in cinque anni in Spagna il governo non ha ingrassato il Psoe di Josè Luis Rodriguez Zapatero. Lo scrutinio fotografa il sorpasso del Partito popolare di Mariano Rajoy che riesce a eleggere 23 europarlamentari contro i 21 dei socialisti. Nel panorama di un'Europa sconvolta da cataclismi, per la sinistra resta tutto sommato stabile il quadro tedesco. La Cdu-Csu di Angela Merkel sembra parzialmente protetta dall'ombrello della Grosse Koalition con i socialdemocratici. Ma perde rispetto al 44,5% del 2004. L'alleato socialdemocratico, la Spd, perde lo 0,7 rispetto a cinque anni fa, un crollo se paragonato alle ultime legislative che gli attribuirono il 34% dei suffragi. Esplodono invece i liberali dell'Fdp: col 10,9% crescono di quasi cinque punti. In Austria paga un tributo elevatissimo al ruolo di governo la Spd, i socialdemocratici, del cancelliere Werner Faymann. Lascia sul terreno dieci punti percentuali fermandosi al 23,5, il peggior risultato dal 1945. L'Oevp, il Partito popolare, del vicecancelliere Joseph Proell, ottiene il primato assoluto con il 30,1 dei consensi. Gli euroscettici si sono esibiti in un'avanzata spettacolare. Hans Peter Martin, populista di sinistra, conquista il terzo posto con il 18,2 per cento dei voti. I liberali nazionalisti del Fpoe, l'ex partito di Joerg Haider, toccano il 12,9 per cento. Martin ha condotto la sua campagna martellando sull'«enorme burocrazia» di Bruxelles e sul secco no all'ingresso della Turchia in Europa. Il suo successo fa il paio con quello di Timo Soini, capo dei «Veri finlandesi», contrari a Bruxelles e agli immmigrati. Ha conquistato il 9,8 per cento dei suffragi. Altri rovesci per partiti alla testa degli esecutivi li registrano la Grecia e la Slovenia. Ad Atene il Pasok, i socialisti dell'opposizione, sorpassa, con il 37%, Nea Demokratya, il partito di centrodestra che non supera la soglia del 34 per cento. A Lubiana ha vinto l'opposizione di centrodestra, lo Sds. Il suo bottino è pari al 26,94 per cento delle preferenze, contro il modesto 18,51 dei socialdemocratici del premier Borut Pahor. La stessa tendenza emerge anche dal voto bulgaro. Il Gerb, il partito «popolare» guidato dal sindaco di Sofia Boiko Borisov, ha fatto incetta di voti e sarebbe arrivato al 25,5 per cento. La cifra descriverebbe il sorpasso sui socialisti del premier Serghei Stanishev inchiodati al 19,7%. CLAMOROSO anche il successo dell'opposizione ungherese guidata da Viktor Orban. Avrebbe conquistato il consenso del 56,37% del corpo elettorale, ridicolizzando il 17,37 per cento raggranellato dai socialisti del Mszp che sono al timone dell'esecutivo. «Jobbik», il partito che vuole cacciare i rom e i capitali stranieri, conquisterebbe il 14,77% consacrandosi terza forza. La Polonia è in controtendenza. il «Po» del premier liberale Donald Tusk vola al 45,3 per cento e surclassa il «Pis» degli ultraconservatori fratelli Kacinsky, fermi al 29,5. In Lettonia il «Centro dell'Armonia», espressione della minoranza russa, 16,68%, è il secondo partito. Il terzo, 8,2%, è «Per i diritti umani della Lettonia unita», la compagine filorussa di Giulietto Chiesa. L'affluenza alle urne ha toccato il minimo storico, appena il 43,24 per cento.

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Quel dolore atroce che non ha un perché (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 08-06-2009)

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VETRINA CAFFE pag. 25 Quel dolore atroce che non ha un perché Presto una nuova legge sui farmaci contro la sofferenza L'ODORE DEL TEMPO FA PARLARE ovunque, grazie all'indirizzo nuovo intrapreso dalla politica, l'annuncio di una non più lontana liberalizzazione della morfina, allo stesso modo dei suoi derivati sintetici. In attesa della legge la questione è stata messa, finalmente, sul binario giusto. E a questo punto parlo, anzi scrivo, per fatto personale. Credo di essere legittimato a farlo perché, da quando scienza e civismo, misericordia e parlamento hanno risolutamente affrontato le ragioni dell'umanità che soffre al limite del sopportabile, e sta cadendo un pregiudizio anche medico, quindi terapeutico, sono pressoché finiti i consensi e le dispute cui il libro - Il dolore inutile, la pena in più del malato - è stato sottoposto dall'anno di pubblicazione, il 2002. Scrissi quelle pagine perché la vita della mia famiglia aveva attraversato, in oltre mezzo secolo, la dolorosa atmosfera suscitata, nientemeno, da un farmaco. IN UNA CASA piccolo borghese, di genitori a loro modo credenti, con una cultura appena media, eravamo tre figli nati da un matrimonio felice, celebrato alla fine della Grande Guerra, nel corso della quale il ragazzo che sarebbe divenuto nostro padre era stato tratto in salvo grazie a un piede sporgente dal cumulo di terra, che muovendosi segnalava un corpo ancora vivo. Quel giovane sottufficiale, volontario a diciotto anni appena compiuti, già meritevole di encomio e d'una croce di guerra, venne salvato nel momento stesso in cui, privo d'aria, stava scoppiandogli l'aorta. Vivrà con un aneurisma traumatico di proporzioni vistose e senza la possibilità, allora, d'intervenire chirurgicamente. La menomazione era a tal punto grave che il medico di famiglia sentì di dovere ammonire i tre figli con queste parole. «E ricordate che vostro padre può precipitare nel dolore, e anche andarsene, solo allacciandosi una scarpa!». Fu un monito brutale, che ci lasciava alle prese con una profezia senza scampo. SOLTANTO la somministrazione di un derivato della morfina - il cui nome, cardiostenol, risuona ancora ai nostri orecchi - lo traeva dalla sofferenza lasciandolo in uno stato di seppur fittizio benessere. Quell'estrema risorsa - governata dalla burocrazia ospedaliera che imponeva un ricettario speciale e di dar conto della prescrizione all'autorità prefettizia - veniva usata con la riluttanza e la temerarietà di chi maneggia una bomba a orologeria. «Si guardi bene dagli abusi», aveva intimato il medico a nostra madre, aggiungendo che al ripetersi di ogni crisi era consigliabile alternare il farmaco innominabile con un po' d'acqua distillata che desse l'illusione di un benefico risultato; e tutto quel daffare l'aveva come ridotta a un'aguzzina tra disperata e obbediente. In quella piccola guerra di perdenti da una parte e dall'altra, l'impiego oculato del farmaco era diventato una sorta di linea del Piave. DOPO un bel numero d'anni, inviato dalla Rai in Africa, vidi che in un mercatino davanti all'albergo si vendevano calzascarpe di osso alti, suppergiù, mezzo metro. Ne comprai quattro. Rivedo ancora il sorriso di mio padre e il sollievo della mamma quando mi presentai con la mercanzia. Consunto in pochi mesi da un male del tutto nuovo, insorto all'improvviso e protrattosi senza traumi (quasi fosse avvertito di ciò che il dolore aveva già prodotto su quel corpo tribolato) nostro padre morirà a 73 anni. Fu allora che tolsi dagli scaffali le grandi testimonianze sul dolore rese dalla filosofia, dalla letteratura, dalla religione. Lessi di tutto, qua e là, ma la prima risposta, espressa in forma di alta poesia tragica, l'ho trovata in Eschilo: «Sapere è soffrire, e soffrire produce sapere». Nell'Agamennone il coro ribadisce: «Zeus ha aperto agli umani il sapere avendo stabilito la legge: il conoscere è attraverso il patire». UN CRISTIANO dirà che se la vita umana è un disegno di Dio, e la redenzione dell'umanità dal peccato si realizza attraverso Gesù crocifisso, il dolore assume un significato cruciale. Non a caso nel Medioevo si è a lungo creduto che vi fosse un'intima relazione tra malattia, sofferenza e peccato. Il fatto stesso di doverlo scontare nel corso di questa vita, o in un'altra, giustificava il soffrire. C'è, invece, chi crede da sempre che l'esperienza del dolore sia priva di vero senso. Connaturata com'è alla stessa essenza della vita, e non potendo sottrarla a questa indissolubilità, la si potrà affrontare e combattere, governare e ridurre. Si legge che l'arcivescovo di Parigi, cardinale Villot, dilaniato dai dolori di un cancro in fase terminale, abbia pronunciato queste parole: «Sappiamo dire belle frasi sulla sofferenza. Io stesso ne ho parlato con calore. Dite ai preti di non parlarne, se non per conoscenza diretta: noi ignoriamo ciò che essa rappresenta fino a quando, come è successo a me, non ne piangiamo». Goethe stesso aveva lamentato di non sentir dire con voce abbastanza forte che «solo il proprio dolore, quello provato personalmente, mette nelle condizioni di immedesimarsi nel dolore altrui». Mai l'argomento della pena grave e superflua, perciò disumana, aveva tanto occupato gli spazi dei mass-media. Ha sollevato dibattito e speranze la notizia diffusa da Umberto Veronesi: «Ancora oggi, dei 130mila italiani ammalati di cancro, il 30-40% non riceve un trattamento farmacologico adeguato». Annunciando il progetto «Ospedale senza dolore» ha poi aggiunto: «Al centro dell'attenzione non sarà più la malattia, ma il dolore del malato, con tutte le sue sofferenze fisiche e psichiche. In questo progetto vengono coinvolti tutti, dagli specialisti del dolore ai medici del reparto, dal personale infermieristico ai volontari, dagli stessi pazienti alle loro famiglie. Tutti avranno un ruolo fondamentale nella lotta al dolore». Fulvio Papi, docente di filosofia teoretica all'Università di Pavia, scrive a sua volta: «Solo attraverso lascolto della propria esistenza, risollevata dagli abissi del dolore, si riesce a giungere a quel sentimento che consente l'ascolto non della morte come morte degli altri, o della morte come tempo futuro, ma della propria morte come la possibilità più totale di noi stessi (...) Solo così la morte diventa il senso profondo della vita (...) Essa è sempre la morte di un individuo e quindi la riflessione deve ritornare al tema della mia morte». «Purché mi colga vivo», chiedeva il poeta Ungaretti. Torna il monito di Maimoide, grande medico, filosofo e talmudista medioevale: «Che io non possa mai vedere il malato, creatura sofferente, soltanto come il ricettacolo impotente e rassegnato della sua sofferenza». QUI VA RIBADITO che la Chiesa, dal Concilio Vaticano II, non chiede più la consumazione nel dolore delle nostre colpe, né assegna al martirio, se non liberamente scelto, la facoltà di redimere il peccato. Ecco come si esprime il più recente documento episcopale in materia: «La natura umana è predisposta ad accettare il dolore come stato, appunto, di natura, ma rifiuta come insensato il dolore senza scopo, il cosiddetto dolore gratuito, o dolore innocente. Ogni azione che generi dolore e morte da parte dell'uomo, o di un dio di sua invenzione, è un'azione gratuita e quindi insensata». Insigni clinici, psicologi, psichiatri, neurochirurghi, a loro volta, diranno che quando il dolore è troppo, la pena esorbita da qualunque scrupolo che non sia quello di evitarla. Chiudo con le parole giuntemi dal letto di pena di Davide Turoldo, il frate poeta, l'amico fraterno - che dettero luogo a uno dei momenti più intensi dell'inchiesta televisiva Credere, non credere: «Io, in certe notti di dolore, ho capito meglio - e qui mi fermo, perché ho scritto tanto contro questa tentazione - perfino chi pensa all'eutanasia. Un Venerdì Santo ho detto che ogni giorno è un giorno nuovo, mai vissuto sulla Terra da nessuno. Teniamo dunque aperta, anche alla facoltà di sperare, questa finestra sull'imprevisto!» Mai come nel dolore ci si accorge non solo di abitare in un corpo, ma anche di essere quel corpo. E se la speranza rimane quella di guarire, a maggior motivo è crudele sottoporre il malato cosiddetto "terminale" alla prova che tutto intorno a lui alza le braccia, si arrende, lo lascia morire nel lamento, nella disperazione, persino nell'urlo. Mi sembra la ragione più alta e credibile per doversi disporre a salutare, con un caldo consenso, etico e civile, un problema della scienza avviato a soluzione da un grande moto della coscienza.

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Quel dolore atroce che non ha un perché (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Firenze)" del 08-06-2009)

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COPERTINA CAFFE pag. 25 Quel dolore atroce che non ha un perché Presto una nuova legge sui farmaci contro la sofferenza L'ODORE DEL TEMPO FA PARLARE ovunque, grazie all'indirizzo nuovo intrapreso dalla politica, l'annuncio di una non più lontana liberalizzazione della morfina, allo stesso modo dei suoi derivati sintetici. In attesa della legge la questione è stata messa, finalmente, sul binario giusto. E a questo punto parlo, anzi scrivo, per fatto personale. Credo di essere legittimato a farlo perché, da quando scienza e civismo, misericordia e parlamento hanno risolutamente affrontato le ragioni dell'umanità che soffre al limite del sopportabile, e sta cadendo un pregiudizio anche medico, quindi terapeutico, sono pressoché finiti i consensi e le dispute cui il libro - Il dolore inutile, la pena in più del malato - è stato sottoposto dall'anno di pubblicazione, il 2002. Scrissi quelle pagine perché la vita della mia famiglia aveva attraversato, in oltre mezzo secolo, la dolorosa atmosfera suscitata, nientemeno, da un farmaco. IN UNA CASA piccolo borghese, di genitori a loro modo credenti, con una cultura appena media, eravamo tre figli nati da un matrimonio felice, celebrato alla fine della Grande Guerra, nel corso della quale il ragazzo che sarebbe divenuto nostro padre era stato tratto in salvo grazie a un piede sporgente dal cumulo di terra, che muovendosi segnalava un corpo ancora vivo. Quel giovane sottufficiale, volontario a diciotto anni appena compiuti, già meritevole di encomio e d'una croce di guerra, venne salvato nel momento stesso in cui, privo d'aria, stava scoppiandogli l'aorta. Vivrà con un aneurisma traumatico di proporzioni vistose e senza la possibilità, allora, d'intervenire chirurgicamente. La menomazione era a tal punto grave che il medico di famiglia sentì di dovere ammonire i tre figli con queste parole. «E ricordate che vostro padre può precipitare nel dolore, e anche andarsene, solo allacciandosi una scarpa!». Fu un monito brutale, che ci lasciava alle prese con una profezia senza scampo. SOLTANTO la somministrazione di un derivato della morfina - il cui nome, cardiostenol, risuona ancora ai nostri orecchi - lo traeva dalla sofferenza lasciandolo in uno stato di seppur fittizio benessere. Quell'estrema risorsa - governata dalla burocrazia ospedaliera che imponeva un ricettario speciale e di dar conto della prescrizione all'autorità prefettizia - veniva usata con la riluttanza e la temerarietà di chi maneggia una bomba a orologeria. «Si guardi bene dagli abusi», aveva intimato il medico a nostra madre, aggiungendo che al ripetersi di ogni crisi era consigliabile alternare il farmaco innominabile con un po' d'acqua distillata che desse l'illusione di un benefico risultato; e tutto quel daffare l'aveva come ridotta a un'aguzzina tra disperata e obbediente. In quella piccola guerra di perdenti da una parte e dall'altra, l'impiego oculato del farmaco era diventato una sorta di linea del Piave. DOPO un bel numero d'anni, inviato dalla Rai in Africa, vidi che in un mercatino davanti all'albergo si vendevano calzascarpe di osso alti, suppergiù, mezzo metro. Ne comprai quattro. Rivedo ancora il sorriso di mio padre e il sollievo della mamma quando mi presentai con la mercanzia. Consunto in pochi mesi da un male del tutto nuovo, insorto all'improvviso e protrattosi senza traumi (quasi fosse avvertito di ciò che il dolore aveva già prodotto su quel corpo tribolato) nostro padre morirà a 73 anni. Fu allora che tolsi dagli scaffali le grandi testimonianze sul dolore rese dalla filosofia, dalla letteratura, dalla religione. Lessi di tutto, qua e là, ma la prima risposta, espressa in forma di alta poesia tragica, l'ho trovata in Eschilo: «Sapere è soffrire, e soffrire produce sapere». Nell'Agamennone il coro ribadisce: «Zeus ha aperto agli umani il sapere avendo stabilito la legge: il conoscere è attraverso il patire». UN CRISTIANO dirà che se la vita umana è un disegno di Dio, e la redenzione dell'umanità dal peccato si realizza attraverso Gesù crocifisso, il dolore assume un significato cruciale. Non a caso nel Medioevo si è a lungo creduto che vi fosse un'intima relazione tra malattia, sofferenza e peccato. Il fatto stesso di doverlo scontare nel corso di questa vita, o in un'altra, giustificava il soffrire. C'è, invece, chi crede da sempre che l'esperienza del dolore sia priva di vero senso. Connaturata com'è alla stessa essenza della vita, e non potendo sottrarla a questa indissolubilità, la si potrà affrontare e combattere, governare e ridurre. Si legge che l'arcivescovo di Parigi, cardinale Villot, dilaniato dai dolori di un cancro in fase terminale, abbia pronunciato queste parole: «Sappiamo dire belle frasi sulla sofferenza. Io stesso ne ho parlato con calore. Dite ai preti di non parlarne, se non per conoscenza diretta: noi ignoriamo ciò che essa rappresenta fino a quando, come è successo a me, non ne piangiamo». Goethe stesso aveva lamentato di non sentir dire con voce abbastanza forte che «solo il proprio dolore, quello provato personalmente, mette nelle condizioni di immedesimarsi nel dolore altrui». Mai l'argomento della pena grave e superflua, perciò disumana, aveva tanto occupato gli spazi dei mass-media. Ha sollevato dibattito e speranze la notizia diffusa da Umberto Veronesi: «Ancora oggi, dei 130mila italiani ammalati di cancro, il 30-40% non riceve un trattamento farmacologico adeguato». Annunciando il progetto «Ospedale senza dolore» ha poi aggiunto: «Al centro dell'attenzione non sarà più la malattia, ma il dolore del malato, con tutte le sue sofferenze fisiche e psichiche. In questo progetto vengono coinvolti tutti, dagli specialisti del dolore ai medici del reparto, dal personale infermieristico ai volontari, dagli stessi pazienti alle loro famiglie. Tutti avranno un ruolo fondamentale nella lotta al dolore». Fulvio Papi, docente di filosofia teoretica all'Università di Pavia, scrive a sua volta: «Solo attraverso lascolto della propria esistenza, risollevata dagli abissi del dolore, si riesce a giungere a quel sentimento che consente l'ascolto non della morte come morte degli altri, o della morte come tempo futuro, ma della propria morte come la possibilità più totale di noi stessi (...) Solo così la morte diventa il senso profondo della vita (...) Essa è sempre la morte di un individuo e quindi la riflessione deve ritornare al tema della mia morte». «Purché mi colga vivo», chiedeva il poeta Ungaretti. Torna il monito di Maimoide, grande medico, filosofo e talmudista medioevale: «Che io non possa mai vedere il malato, creatura sofferente, soltanto come il ricettacolo impotente e rassegnato della sua sofferenza». QUI VA RIBADITO che la Chiesa, dal Concilio Vaticano II, non chiede più la consumazione nel dolore delle nostre colpe, né assegna al martirio, se non liberamente scelto, la facoltà di redimere il peccato. Ecco come si esprime il più recente documento episcopale in materia: «La natura umana è predisposta ad accettare il dolore come stato, appunto, di natura, ma rifiuta come insensato il dolore senza scopo, il cosiddetto dolore gratuito, o dolore innocente. Ogni azione che generi dolore e morte da parte dell'uomo, o di un dio di sua invenzione, è un'azione gratuita e quindi insensata». Insigni clinici, psicologi, psichiatri, neurochirurghi, a loro volta, diranno che quando il dolore è troppo, la pena esorbita da qualunque scrupolo che non sia quello di evitarla. Chiudo con le parole giuntemi dal letto di pena di Davide Turoldo, il frate poeta, l'amico fraterno - che dettero luogo a uno dei momenti più intensi dell'inchiesta televisiva Credere, non credere: «Io, in certe notti di dolore, ho capito meglio - e qui mi fermo, perché ho scritto tanto contro questa tentazione - perfino chi pensa all'eutanasia. Un Venerdì Santo ho detto che ogni giorno è un giorno nuovo, mai vissuto sulla Terra da nessuno. Teniamo dunque aperta, anche alla facoltà di sperare, questa finestra sull'imprevisto!» Mai come nel dolore ci si accorge non solo di abitare in un corpo, ma anche di essere quel corpo. E se la speranza rimane quella di guarire, a maggior motivo è crudele sottoporre il malato cosiddetto "terminale" alla prova che tutto intorno a lui alza le braccia, si arrende, lo lascia morire nel lamento, nella disperazione, persino nell'urlo. Mi sembra la ragione più alta e credibile per doversi disporre a salutare, con un caldo consenso, etico e civile, un problema della scienza avviato a soluzione da un grande moto della coscienza.

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MILANO PER L'UFFICIO ELETTORALE è morta e defunta. Pec... (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

MILANO ELEZIONI pag. 2 MILANO PER L'UFFICIO ELETTORALE è morta e defunta. Pec... MILANO PER L'UFFICIO ELETTORALE è morta e defunta. Peccato (per la burocrazia) che "nonna" Klizia, 88 anni, sia in realtà viva e vegeta. E non abbia la minima intenzione di cedere alla pigrizia dell'astensionismo. Così anche ieri pomeriggio l'anziana signora si è presentata puntuale al suo appuntamento con la scheda, al seggio n.1496 di piazza Istria. E come sempre ha chiesto di votare, esibendo la tessera elettorale e la carta d'identità, protagonista della solita, ennesima storia «italiana», un po' seria e un comica. GIÀ DA UN PAIO di consultazioni, però, il presidente di seggio è costretta a prendere atto che il nome di Klizia non c'è nelle liste elettorali. Così ogni volta deve alzare la cornetta, aspettare pazientemente che qualcuno si degni di risponderle e darle delle risposte e chiedere il perché di questo autentico calvario agli addetti comunali. E quelli anche ieri le hanno risposto che a loro Klizia risulta passata a miglior vita. Così alla presidente di seggio non resta che consegnare le schede alla signora "fantasma" (che in carne e ossa attende un po' spazientita) e mettere a verbale che la defunta in realtà è viva e ha regolarmente votato. Evidente che deve trattarsi di un errore burocratico. E siccome è burocratico, non c'è verso che l'Ufficio elettorale si rassegni e reinserisca Klizia negli elenchi. MACCHÉ: ASPETTANO l'apposito certificato. Che naturalmente l'anziana signora non pensa minimamente di portare a Palazzo Marino. A quell'età chi glielo fa fare? E poi a volte, forse, la burocrazia allunga la vita. Alla faccia del ministro Brunetta.

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PERUGIA Piccolo viaggio nel mondo della burocrazia. Può succedere (succede) che le bolle... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Lunedì 08 Giugno 2009 Chiudi PERUGIA - Piccolo viaggio nel mondo della burocrazia. Può succedere (succede) che le bollette della luce siano salate. Ma può anche succedere che le bollette della luce siano talmente irrisorie che costa più andare all'ufficio postale e pagarle che mettere mani al portafoglio e contabilizzare l'uscita. La storia la racconta Claudio C. che si è visto recapitare una bolletta di un centesimo per la fornitura di un appartamento in cui non viveva (e quindi non consumava) più. Possibile dover pagare un euro e dieci alle Poste per regolarizzare una bolletta da un centesimo? Possibile sì. Il detto popolare "è più la spesa che l'impresa" calza a pennello. Ma visto che il cliente Enel perugino vuol far le cose in regola e doveva pagare anche un conguaglio da 3,93 euro ha chiesto di poter saldare un conto unico. Anche qui la burocrazia ci ha messo lo zampino: quella bolletta ha infilato un percorso a ostacoli per arrivare a destinazione di chi doveva pagarla. "Conguaglio", spiegano all'Enel; "odissea" risponde il cliente. Che ha sudato le proverbiali sette camicie per riuscire a pagare il conto unico.

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TODI - Quando la burocrazia mette i laccioli all'organizzazione di un evento. Talvolta, infa... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Lunedì 08 Giugno 2009 Chiudi di LUIGI FOGLIETTI TODI - Quando la burocrazia mette i laccioli all'organizzazione di un evento. Talvolta, infatti, a leggere le norme da rispettare nell'organizzazione di feste e sagre verrebbe voglia di rinunciare. E se c'è da aspettarsi che i controlli siano sull'igiene e sulla sicurezza bene, ma in alcuni casi la norma riguarda solo adempimenti cartacei con reiterate presentazione di documenti. E così la "Sagra della palomba alla ghiotta e del piccione allo spiedo" organizzata a Cecanibbi dal locale circolo ricreativo dal 26 al 28 giugno, pur se confermata, perderà dei momenti folcloristici significativi. «Molte le novità quest'anno, purtroppo - dice il presidente del circolo Oliviero Bocchini - non si farà più la festa della trebbiatura, né feste danzanti e spettacoli teatrali, manifestazioni di natura folcloristica. La decisione è stata presa dopo la constatazione delle crescenti difficoltà e tempi per soddisfare le esigenze di natura burocratica dell'ufficio comunale competente che ha richiesto, malgrado le certificazioni già presentate, ulteriori assicurazioni». E Bocchini chiude: «Riuscirà bene ugualmente la nostra sagra? E' una scommessa. Ma ci chiediamo se è possibile fare una festa come una volta senza i tanti lacci e laccioli che la burocrazia moderna richiede?».

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E cioè che l'Europa si costruisce nell'urna e che senza un'autentica par... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Lunedì 08 Giugno 2009 Chiudi di GIUSEPPE MAMMARELLA E cioè che l'Europa si costruisce nell'urna e che senza un'autentica partecipazione popolare al voto l'Unione rischia di rimanere quella delle lobbies e della burocrazia di Bruxelles. Ma perché la gente vada a votare si richiede la coesistenza di due fondamentali condizioni: la passione e l'informazione ma soprattutto di quest'ultima perché è difficile appassionarsi a qualcosa se non la si conosce; mentre oggi l'incontro tra la grande maggioranza degli europei e il Parlamento di Bruxelles e di Strasburgo è stato una specie di "blind date". Gli elettori sono stati chiamati a scegliere senza essere al corrente dei termini della scelta e delle possibili alternative. Eppure il Parlamento europeo oggi è ben lungi da quello che nel '79 fu eletto per la prima volta con voto popolare in un clima di entusiasmo che portò alle urne il 63% del corpo elettorale. Quel Parlamento aveva poteri poco più che simbolici, meramente costruttivi. Oggi, grazie ad una serie di trattati stipulati negli ultimi venti anni, il Parlamento europeo, insieme al Consiglio dei ministri, ha competenze su quasi tre quarti delle politiche europee, nomina presidente e membri della commissione e quando entrerà in funzione il Trattato di Lisbona, dopo il nuovo referendum irlandese il prossimo autunno, i poteri del Parlamento si allargheranno al bilancio dell'Unione europea, alle politiche agricole, alla pesca, ai controlli alle frontiere e ai problemi dell'immigrazione, avvicinandosi sempre di più alle funzioni caratteristiche dei Parlamenti nazionali. Basterà questo per vincere l'apatia e l'ignoranza che circonda l'attività del massimo organo rappresentativo di ben 27 Paesi del nostro Continente? Ce lo auguriamo, ma per provocare quella passione di cui dicevamo bisognerà che alla maggiore attenzione dei media su ciò che succede a Bruxelles i partiti che dominano la scena parlamentare e che fondamentalmente sono quelli della grande tradizione politica europea, socialisti, popolari e liberali, si aprano ad un dibattito più vivace ed a nuove occasioni di confronto con i partiti che rappresentano forze nuove e nuove istanze. In tal senso la maggiore presenza di piccoli partiti, i cosiddetti "nanetti", compresi quelli che nascono dalla protesta e dall'alienazione nei confronti delle istituzioni europee che si preannuncia più numerosa nel nuovo Parlamento, potrebbe costituire un'incentivo per un dibattito più stimolante e articolato. Un ulteriore elemento che potrà contribuire ad una nuova immagine dell'Europa e delle sue istituzioni, oggetto di critiche talvolta diffamatorie da parte degli anti-europeisti, sono le riforme che il Parlamento si è dato recentemente e che incideranno in modo sensibile sulla sua vita interna e sulla sua immagine: compensi uguali per tutti gli eurodeputati per annullare le vergognose differenze tra le remunerazioni di rappresentanti di Paesi come la Bulgaria e l'Italia, ai due estremi della scala salariale, e pagati dal Parlamento e non più dai rispettivi Paesi. Inoltre rimborsi spese di viaggio non più forfettari ma liquidati su presentazione dei biglietti e fine della pratica dell'utilizzo incontrollato di collaborazioni esterne che permettevano al singolo deputato di beneficiare schiere di parenti più o meno vicini. Questi ed altri provvedimenti simili contribuiranno a quella trasparenza e a quella moralizzazione che potrebbero proporre il Parlamento europeo a limitazione di quelli nazionali e contribuire, nell'epoca delle "caste" politiche a riavvicinare la gente alle istituzioni, non solo europee.

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Non ha il codice fiscale: niente maturità? (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

DALL'ITALIA 08-06-2009 SCUOLA E BUROCRAZIA INSEGNANTI E COMPAGNI MOBILITATI, MA IL MINISTERO RASSICURA: NESSUN DIVIETO Non ha il codice fiscale: niente maturità? NAPOLI Il singolare caso di un'immigrata ucraina studentessa di un liceo napoletano II Per lei si sono già mobilitati il dirigente scolastico, i docenti ed i compagni di scuola. Ma Daria, 20 anni, studentessa ucraina che vive a Napoli da tempo, nonostante sia diligente non sa se riuscirà a realizzare il suo sogno: quello di prendere un diploma e di iscriversi all'università. Infatti, essendo una immigrata clandestina non ha documenti per ottenere il codice fiscale, e da qualche mese il codice fiscale è diventato necessario proprio per poter accedere alla prova d'esame, così come, fanno notare nella scuola, prevede una disposizione del ministero dell'Istruzione. Ma lo stesso ministero dell'Istruzione interviene per precisare che non c'è alcun motivo di legge per cui la studentessa ucraina non possa sostenere l'esame di maturità. «La raccolta del codice fiscale degli studenti afferma il Miur è una funzionalità contenuta nell'Anagrafe degli studenti, iniziata nel 2005/06 e proseguita da tutti i governi che da allora si sono succeduti. Il controllo dei codici fiscali viene attuato tramite una verifica incrociata con l'Agenzia delle entrate, per verificarne l'integrità e la correttezza. Nel caso in cui uno studente fosse, per qualsiasi motivo, sprovvisto del codice fiscale, verrebbe semplicemente escluso dalla base informativa del ministero, senza alcuna conseguenza per la sua privacy né per la sua possibilità di sostenere l'esame di maturità». Daria frequenta il liceo linguistico Margherita di Savoia, che si trova nel centro di Napoli. è descritta come una alunna diligente, che fa anche qualche lavoretto saltuario come badante o baby sitter, proprio per non pesare sul bilancio familiare. La mamma è collaboratrice domestica a ore, il padre fa il saldatore. Nonostante le difficoltà che può avere una immigrata irregolare, ha voluto studiare. Tre anni fa, sulla base della normativa allora vigente, si è iscritta a scuola. E ha seguito i corsi con buoni risultati: vorrebbe iscriversi a Scienze politiche oppure al corso di laurea in scienze infermieristiche. Ora però il sogno rischia di svanire a causa di un tesserino, di pochi centimetri, che la ragazza non ha: è il codice fiscale.

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L'Autonomia Destra e Mpa non si salvano: fallisce l'alleanza per la sopravvivenza (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

n. 23 del 2009-06-08 pagina 9 L'Autonomia Destra e Mpa non si salvano: fallisce l'alleanza per la sopravvivenza di Mariateresa Conti Singolarmente non avevano alcuna speranza. Troppo alto lo sbarramento del 4%, troppo esigue le singole forze. Di qui, in nome di un ideale chiamato autonomia, la decisione di mettersi insieme e di dar vita a quella che più d'uno ha definito la «strana alleanza»: l'alleanza della Destra di Francesco Storace, dei transfughi dall'Udc dell'Alleanza di centro di Francesco Pionati, dell'Mpa del presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo e del Partito dei Pensionati di Carlo Fatuzzo. Un'alleanza che, purtroppo per i protagonisti, non è bastata. Sì, perché sulla base almeno delle prime proiezioni, l'unione delle forze ha portato solo al 2 per cento circa, troppo poco per volare in Europa. Punto, fine. Il capolinea di un'alleanza anomala per le storie politiche messe insieme, ma solida, solidissima per l'obiettivo finale: sopravvivere. È proprio in nome di questo obiettivo che la «strana alleanza» si è mossa in questa campagna elettorale. Si è mosso Storace, mobilitando i suoi. E più di tutti si è mosso il governatore di Sicilia Lombardo che con un blitz, a due settimane dal voto, ha smantellato la sua giunta regionale eletta a furor di popolo - il 65 per cento di consensi alleato con il centrodestra nel 2008 - conquistando per giorni la ribalta delle cronache nazionali. «Lo fa perché sa che i sondaggi dicono che non raggiungerà il 4 per cento», ha tuonato unanime e profetico il Pdl, preso in contropiede dalla crisi di governo alla vigilia del voto. «Falso, siamo in crescita», ha replicato Lombardo. Che per giorni, comunque, ha conquistato i riflettori, compreso quello della "terza camera", Porta a Porta. «Arriveremo al 6 per cento, il 5 mi sembrerebbe una sconfitta», giurava il governatore ribelle. E forse ci sperava davvero, tanto che ieri ha attribuito all'astensionismo l'esito non felice. Ci credeva. Anche perché la tenuta dell'Mpa era anche il banco di prova importante per un altro progetto, quello del Partito del Sud, una sorta di contraltare della Lega, che piace a Lombardo, ma anche al leader dei «ribelli» del Pdl che con Lombardo si sono schierati nella crisi siciliana, il sottosegretario Gianfranco Miccichè (Pdl). Un progetto che, lo sanciranno i risultati definitivi, con ogni probabilità morirà sul nascere. «Uniti sotto la stessa bandiera, quella dell'autonomia, ci batteremo per costruire un'Europa delle Regioni e dei Popoli, non più dominata dagli interessi delle lobbies e delle burocrazie», è stato il leit-motiv della campagna elettorale. Uno slogan che evidentemente non ha convinto gli elettori. Almeno quelli d'Italia, visto che in Sicilia la coalizione - 1225 sezioni su 5302 - ha ottenuto il 16,2%. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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A Daria permesso di soggiorno per meriti scolastici (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

n. 23 del 2009-06-08 pagina 21 A Daria permesso di soggiorno per meriti scolastici di Massimiliano Lussana È ucraina, ha 20 anni, parla sei lingue e fa anche la badante. Ha rischiato di non essere ammessa alla maturità per la mancanza del codice fiscale, poi il via libera del ministero. Ma ora facciamola andare all'università I teologi, tirerebbero in ballo la legge di Dio che è superiore a quella degli uomini. I giuristi dotti, non potrebbero evitare i riferimenti al diritto naturale e un dibattito altissimo con citazioni à gogo di Hans Kelsen e Carl Schmitt. I nostri nonni, più prosaicamente, si appellerebbero al buonsenso. E, come sempre, avrebbero ragione. Perché la storia di Daria, studentessa ucraina clandestina che - nonostante sia la prima della classe, nonostante si faccia in quattro per lavorare e studiare e nonostante abbia due genitori perbene che lavorano, benché clandestini - ha temuto di non poter sostenere l'esame di maturità perché non ha il codice fiscale proprio in quanto clandestina, è la storia della superiorità dei cavilli sulla logica, della burocrazia sull'umanità, dei codici alfanumerici sulle loro traduzioni in carne e ossa. E, fra i codici alfanumerici e l'uomo, noi scegliamo sempre e comunque l'uomo. La vicenda - scoperta dal quotidiano campano Il Mattino - avviene in centro di Napoli, al liceo linguistico Margherita di Savoia, dove Daria frequenta la quinta con ottimi risultati. È da quando è arrivata in Italia, tre anni fa, che va a scuola lì, in maniera assolutamente regolare, con tutti i crismi di legge, con stelloni repubblicani, articoli dei Dpr, commi e sottocommi al posto giusto, come previsto dalla legge italiana. Le vogliono bene tutti: i compagni di classe, il preside, i professori. Se vogliamo dirla tutta, il suo difetto è di essere un po' secchiona: parla sei lingue, va bene in tutte le materie. E poi, come un personaggio del libro «Cuore» di quelli troppo rari nella scuola italiana di oggi, è brava pure fuori. E aiuta i suoi genitori in ogni modo possibile: lava le scale dei palazzi, fa le pulizie nelle case, tiene i bimbi come baby sitter e gli anziani come badante, oltre naturalmente a studiare. Tutti lavori in nero, certo, che le impediscono di uscire dalla definizione di «clandestina», così come pure alla sua mamma colf e al suo papà saldatore. Ma tutti lavori. In cui l'essere «clandestini» è più una conseguenza del sistema fiscale italiano, della consuetudine, della comodità di non regolarizzare le posizioni - anche da parte dei datori di lavoro, quasi un'autodifesa dalle troppe norme - piuttosto che un vero tentativo di violare la legge, un assalto alla diligenza della permissiva Italia, un refugium peccatorum nel Paese che fino a pochi mesi fa era il più lassista d'Europa nei confronti dell'immigrazione incontrollata. Eppure, solo ieri, Daria la studentessa modello, Daria che studia in una scuola italiana in nome di una legge tuttora vigente, ha avuto dal ministero la certezza di poter sostenere l'esame di maturità. L'equivoco era nato da un'errata interpretazione di una recente circolare del ministero della Pubblica istruzione che sembrava impone «l'obbligo» per tutti i maturandi di presentare il proprio codice fiscale. Il caso, raccontato dal Mattino di Napoli, ha fatto discutere. È giusto? Non è giusto? Poi il ministero lo ha chiuso, dicendo che non serve il codice fiscale. Daria, clandestina, può fare l'esame. Il Giornale non ha mai nascosto la sua posizione sui clandestini, ma pensa che Daria sia un caso diverso. Daria non solo può fare l'esame, ma deve fare anche l'università. È quello che lei sogna. Insomma, Daria ha dimostrato di meritarsi il permesso di soggiorno per meriti scolastici. Il problema non è di gerarchia delle fonti, roba da nota a margine del testo di diritto pubblico o da domanda carogna di un esame di Scienze Politiche, magari quello stesso esame che Daria sogna di sostenere l'anno prossimo, «dopo la maturità». Il problema è che si può essere assolutamente favorevoli - come siamo - al giro di vite sui clandestini. Si può tranquillamente dire - come diciamo - che l'Italia non può e non deve essere il Bengodi di ogni delinquente di ogni Paese comunitario ed extracomunitario, anche a costo di essere tacciati di razzismo. Si può tranquillamente pensare - come pensiamo - che le campagne dei salotti snob contro i respingimenti in mare o contro i centri di permanenza temporanea prima dell'espulsione, sono idee che si possono permettere i radical-chic, quelli che vivono nei quartieri in, quelli che non devono confrontarsi ogni giorno con l'immigrazione selvaggia e con la mancanza di regole. Ma non si può mai abdicare all'umanità e soprattutto alla logica. Che ha consigliato, anzi ha imposto, di iscrivere Daria all'esame di maturità. Se non fosse stato così, a non essere maturi, saremmo stati solo noi. Daria lo è già. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Stati Uniti d'Europa: meno burocrazia e istituzioni visibili (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Ostia)" del 08-06-2009)
Pubblicato anche in: (Messaggero, Il) (Messaggero, Il (Marche)) (Messaggero, Il (Civitavecchia)) (Messaggero, Il (Ancona)) (Messaggero, Il (Umbria)) (Messaggero, Il (Frosinone)) (Messaggero, Il (Latina)) (Messaggero, Il (Viterbo))

Argomenti: Burocrazia

Lunedì 08 Giugno 2009 Chiudi Stati Uniti d'Europa: meno burocrazia e istituzioni visibili

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L'AUMENTO dell'astensionismo al voto per il Parlamento europeo, se non la sua misura, ... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Ostia)" del 08-06-2009)
Pubblicato anche in: (Messaggero, Il)

Argomenti: Burocrazia

Lunedì 08 Giugno 2009 Chiudi di GIUSEPPE MAMMARELLA L'AUMENTO dell'astensionismo al voto per il Parlamento europeo, se non la sua misura, era stato previsto e lo avevamo già segnalato su queste colonne. A prescindere dal distacco dalla politica che non è fenomeno italiano ma europeo e che sembra corrispondere più ad un trend storico che a ragioni contingenti, sarebbe stato difficile ipotizzare una più ampia partecipazione, quando dell'Europa e del suo Parlamento non si è parlato nel corso di una campagna elettorale, che in Italia come altrove, si è quasi esclusivamente focalizzata sul giudizio sui governi e sui suoi leaders. È stato così in Gran Bretagna, nei confronti del premier Gordon Brown, più che in un conflitto tra i partiti in uno scontro tra le varie anime del partito Laburista e in Francia dove i socialisti hanno trasformato il voto in un referendum contro il presidente Sarkozy in anticipazione delle presidenziali del 2012. Idem da noi dove l'elezione ha assunto aspetti ancora più complessi per via delle conflittualità esistenti all'interno dei due poli e della contemporanea consultazione amministrativa che pur parziale ha tuttavia mobilitato al voto in 59 provincie e in 4.281 comuni. Agli elettori europei non sono stati dati elementi per giudicare sull'operato del Parlamento da rinnovare e pertanto inevitabilmente hanno prevalso le motivazioni interne e i soliti stereotipi pro e contro l'Europa e le sue istituzioni. Un paio di giorni fa il presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi su questo giornale ricordava una grande verità e cioè che l'Europa si costruisce nell'urna e che senza un'autentica partecipazione popolare al voto l'Unione rischia di rimanere quella delle lobbies e della burocrazia di Bruxelles. Ma perché la gente vada a votare si richiede la coesistenza di due fondamentali condizioni: la passione e l'informazione ma soprattutto di quest'ultima perché è difficile appassionarsi a qualcosa se non la si conosce; mentre oggi l'incontro tra la grande maggioranza degli europei e il Parlamento di Bruxelles e di Strasburgo è stato una specie di "blind date". Gli elettori sono stati chiamati a scegliere senza essere al corrente dei termini della scelta e delle possibili alternative. Eppure il Parlamento europeo oggi è ben lungi da quello che nel '79 fu eletto per la prima volta con voto popolare in un clima di entusiasmo che portò alle urne il 63% del corpo elettorale. Quel Parlamento aveva poteri poco più che simbolici, meramente costruttivi. Oggi, grazie ad una serie di trattati stipulati negli ultimi venti anni, il Parlamento europeo, insieme al Consiglio dei ministri, ha competenze su quasi tre quarti delle politiche europee, nomina presidente e membri della commissione e quando entrerà in funzione il Trattato di Lisbona, dopo il nuovo referendum irlandese il prossimo autunno, i poteri del Parlamento si allargheranno al bilancio dell'Unione europea, alle politiche agricole, alla pesca, ai controlli alle frontiere e ai problemi dell'immigrazione, avvicinandosi sempre di più alle funzioni caratteristiche dei Parlamenti nazionali. Basterà questo per vincere l'apatia e l'ignoranza che circonda l'attività del massimo organo rappresentativo di ben 27 Paesi del nostro Continente? Ce lo auguriamo, ma per provocare quella passione di cui dicevamo bisognerà che alla maggiore attenzione dei media su ciò che succede a Bruxelles i partiti che dominano la scena parlamentare e che fondamentalmente sono quelli della grande tradizione politica europea, socialisti, popolari e liberali, si aprano ad un dibattito più vivace ed a nuove occasioni di confronto con i partiti che rappresentano forze nuove e nuove istanze. In tal senso la maggiore presenza di piccoli partiti, i cosiddetti "nanetti", compresi quelli che nascono dalla protesta e dall'alienazione nei confronti delle istituzioni europee che si preannuncia più numerosa nel nuovo Parlamento, potrebbe costituire un'incentivo per un dibattito più stimolante e articolato. Un ulteriore elemento che potrà contribuire ad una nuova immagine dell'Europa e delle sue istituzioni, oggetto di critiche talvolta diffamatorie da parte degli anti-europeisti, sono le riforme che il Parlamento si è dato recentemente e che incideranno in modo sensibile sulla sua vita interna e sulla sua immagine: compensi uguali per tutti gli eurodeputati per annullare le vergognose differenze tra le remunerazioni di rappresentanti di Paesi come la Bulgaria e l'Italia, ai due estremi della scala salariale, e pagati dal Parlamento e non più dai rispettivi Paesi. Inoltre rimborsi spese di viaggio non più forfettari ma liquidati su presentazione dei biglietti e fine della pratica dell'utilizzo incontrollato di collaborazioni esterne che permettevano al singolo deputato di beneficiare schiere di parenti più o meno vicini. Questi ed altri provvedimenti simili contribuiranno a quella trasparenza e a quella moralizzazione che potrebbero proporre il Parlamento europeo a limitazione di quelli nazionali e contribuire, nell'epoca delle "caste" politiche a riavvicinare la gente alle istituzioni, non solo europee.

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(sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Primo Piano data: 08/06/2009 - pag: 19 L'intervista Hans-Peter Martin, il leader euroscettico rivelazione del voto in Austria «Noi indipendenti e antisprechi da soli al 18%» È l'uomo del giorno. Ex socialdemocratico ed ex giornalista del settimanale tedesco Der Spiegel oggi sostenuto dal più diffuso quotidiano austriaco (la Krone Zeitung), europarlamentare dal 1999 e fondatore di una lista indipendente che porta il suo nome, il 51enne Hans-Peter Martin ha stracciato a sorpresa il Partito della libertà del carismatico Hans-Christian Strache e l'Alleanza per il futuro dell'Austria fondata nel 2005 da Jörg Haider, portando a casa tre seggi e accreditandosi come il grande vincitore di queste Europee. «Nessuna sorpresa dice da Vienna al Corriere al termine della lunga domenica elettorale i sentimenti degli elettori sono chiari, è quest'Europa che non è in contatto con la vita reale e con le pulsioni profonde della società». E cosa dicono queste pulsioni profonde, che le soluzioni in tempo di crisi sono a destra e il progetto europeo è in pericolo? «Partiamo dall'Austria, che non si sta spostando a destra. Noi indipendenti abbiamo ottenuto da soli il 18% dei consensi, più dei due maggiori partiti di destra messi insieme, la Fpö e la Bzö. Un voto di protesta non nei confronti del progetto europeo tout court ma di questa Europa che abbiamo di fronte e che ha tradito le aspettative dei cittadini. L'avanzata delle destre è un fenomeno che nasce dal medesimo sentimento di disincanto e disaffezione ma che segue un percorso indipendente. Gli estremisti olandesi o britannici, che beneficiano tra l'altro della scarsa affluenza, danno risposte sbagliate come il ripiegamento nazionalistico e la xenofobia a una sete di cambiamento che io considero pienamente legittima e fondata». E che si salda ai timori e alle insicurezze di questa fase... «Più che la crisi, ritengo che la causa principale di questi risultati sia il fallimento delle istituzioni comunitarie ». In cosa hanno fallito? «Hanno reso inutilmente complicata la vita di tutti i giorni di milioni di persone, con una serie di regole e norme che nella maggior parte dei casi non trovano corrispondenza con bisogni reali ma riflettono interessi di gruppi lobbistici e governi nazionali. Pensiamo agli sprechi nel settore dei trasporti, alle decine di camion che ogni giorno fanno avanti e indietro tra Italia e Germania solo per rispettare accordi che fanno comodo a qualcuno. Questa Ue è inefficace, appesantita da una burocrazia ingiustificata e ci meravigliamo che gli europei l'abbiano bocciata? Finalmente i cittadini hanno squarciato il velo di menzogne fabbricate dalla stampa che per anni ha continuato a propinarci la favoletta dell'Europa unita. Quel tempo è finito, nessuno può più nascondere che il re è nudo». Un retropensiero comune a molti euroscettici è che in fondo questa Ue non sia trasformabile e allora tanto valga spostare il processo decisionale quanto più possibile a livello nazionale. «Al contrario, io sono un grande fan dell'integrazione, credo nella sussidiarietà ma contesto l'utopia federalista. Sono convinto che il processo decisionale vada centralizzato ma solo in alcuni settori critici per la società, come la regolamentazione del mercato finanziario e l'ambiente. E credo che all'Europa manchi dialettica politica, non c'è opposizione, alle decisioni si arriva per compromesso seguendo percorsi opachi e non verificabili, questa non è democrazia». Maria Serena Natale Euroscettico Hans-Peter Martin, 51 anni, austriaco, giornalista, indipendente

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L'ufficio accorcia i tempi: iter standard in 30 giorni (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: AUTONOMIE LOCALI E PA data: 2009-06-08 - pag: 42 autore: Le nuove scadenze della burocrazia L'ufficio accorcia i tempi: iter standard in 30 giorni Alberto Barbiero Il procedimento amministrativo taglia i tempi e il mancato rispetto dei termini costituisce elemento di valutazione della responsabilità dirigenziale. L'articolo 7 della legge sullo sviluppo economico conferma la regola della conclusione del procedimento con provvedimento espresso, ma rimodula i tempi massimi per il completamento dell'iter. La norma (che modifica l'articolo 2 della legge 241/ 90) prevede anzitutto un termine generale di conclusione dei procedimenti amministrativi di 30 giorni, quindi assai più breve rispetto alle disposizioni previgente. Le amministrazioni possono prevedere durate superiori, comunque entro un tempo massimo di 90 giorni, per specifici procedimenti, che devono essere individuati conun atto. Un'ulteriore deroga interviene quando lo richieda la natura degli interessi pubblici tutelati e la particolare complessità del procedimento. In questi casi si possono superare anche i 90 giorni, tenendo conto della sostenibilità sotto il profilo dell'organizzazione l'amministrazione, ma il termine non può comunque andare oltre i 180. Le uniche eccezioni sono previste per i procedimenti in materia di immigrazione e cittadinanza, mentre è conservata la regolazione degli standard di durata dei procedimenti in materia di beni culturali (riferita al Dlgs 42/2004) e in materia ambientale. Gli enti locali devono adeguare i termini dei procedimenti di propria competenza entro un anno dall'entrata in vigore delle legge ed in tale prospettiva devono quindi censire i procedimenti amministrativi, analizzandone specificità e complessità, e su questa base rimodulare le durate previste nei regolamenti e negli atti correlati. La disciplina dell'attività amministrativa conserva peraltro le consolidate norme inerenti l'individuazione del momento dal quale decorrono i termini, la possibilità di una sospensione per acquisizione di informazioni e la possibilità, per l'interessato, di ricorrere al Tar contro il silenzio inadempimento dell'amministrazione senza necessità di diffida. Il nuovo quadro normativo prevede anche che la mancata emanazione del provvedimento amministrativo nei termini previsti per la conclusione del procedimento costituisca elemento di valutazione della responsabilità dirigenziale. Con la nuova norma, infatti, il rispetto dei termini per la conclusione dei procedimenti rappresenta un elemento di valutazione dei dirigenti e di esso si tiene conto al fine della corresponsione della retribuzione di risultato. Le amministrazioni sono tenute al risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell'inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento. L'esigenza di ottimizzare la gestione dei procedimenti amministrativi ha indotto il legislatore a intervenire su altri istitutichiave, a partire dalla conferenza dei servizi. La conferenza si potrà svolgersi per via telematica. In questa sede saranno necessariamente convocati i soggetti proponenti il progetto che ha avviato il procedimento, e potranno essere chiamati i soggetti gestori di servizi pubblici per i quali il progetto esaminato in conferenza implichi specifici adempimenti. In entrambi i casi i soggetti coinvolti non hanno diritto di voto. La stessa disposizione apporta una rilevante integrazione alla Dia, stabilendo che nel caso in cui la dichiarazione abbia ad oggetto l'esercizio di impianti produttivi di beni e di servizi e di prestazione di servizi di cui alla direttiva 2006/123/CE (compresi gli atti che dispongono l'iscrizione in albi o ruoli o registri a efficacia abilitante), l'attività può essere iniziata dalla data della presentazione delladichiarazione all'amministrazione competente. © RIPRODUZIONE RISERVATA LA RESPONSABILITà Previsti voti negativi e tagli alla retribuzione legata al risultato per chi è alla guida di strutture troppo lente

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La gauche ha perso identità e valori Sconfitta annunciata (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

«La gauche ha perso identità e valori Sconfitta annunciata» UMBERTO DE GIOVANNANGELI Ci troviamo di fronte a un dato, quello dell'astensione, che ci dice chiaramente che la maggioranza degli europei non ha ritenuto di dover partecipare all'elezione di quello che dovrebbe essere sentito come la più importante istituzione democratica dell'Europa comunitaria». Parte da qui il nostro colloquio con il professor Massimo Salvadori, tra i più autorevoli storici e scienziati della politica italiani. Professor Salvadori, come leggere politicamente l'astensione record in Europa per l'elezione dell'Europarlamento? «Evidentemente si è ritenuto che la politica dell'Ue sia sostanzialmente appannaggio, o comunque condizionata in maniera decisiva, dei governi dei singoli Paesi, troppe volte dimostratisi incapaci di raggiungere intese comuni sulle grandi questioni che attengono alla vita dei 27 Stati che formano l'Unione. La conseguenza di ciò è che, per un verso, il Parlamento europeo è sentito come poco determinante, e, per l'altro verso, si ha la diffusa convinzione che se sono i governi nazionali a prevalere, l'Unione Europea finisce per essere di fatto vissuta come una entità superflua, certo poco incisiva. A ciò si aggiunga che molti governi nazionali trasmettono il messaggio negativo. Demotivante, che è la burocrazia di Bruxelles in molti casi a impedire agli Stati nazionali di trovare idonee soluzioni a molti dei più importanti problemi. Insomma, chi semina, nei fatti, il vento della delegittimazione, finisce poi per raccogliere la tempesta dell'astensionismo di massa». Una tempesta che dalla Francia alla Spagna, dalla Germania alla Gran Bretagna, sembra travolgere soprattutto i partiti socialisti e socialdemocratici. «Qui mi permetto un'autocitazione. Circa due mesi fa ho scritto un articolo, dal titolo "I silenzi della socialdemocrazia", nel quale osservavo il fatto davvero sorprendente che di fronte alla gravissima crisi economia scoppiata nell'autunno del 2008, i partiti socialisti dimostravano una sorprendente incapacità di proporre delle loro soluzioni. Il che testimoniava uno stato avanzato di afasia politica e culturale». Un tracollo annunciato. «I partiti socialisti e socialdemocratici hanno dato di sé una immagine, reale, di cronica debolezza che ha contribuito a determinare il distacco popolare dalle istituzioni democratiche europee. E in una situazione d'incertezza come l'attuale, questo non può che avere come conseguenza la delegittimazione della sinistra in quanto tale. Una sinistra che ha perduto la propria identità anche in conseguenza del fatto che partiti come il Labour di Blair o la Spd di Schroeder, avevano cavalcato l'avventurismo speculativo delle oligarchie finanziarie che hanno messo in ginocchio l'economia mondiale, mentre il Ps francese offriva lo spettacolo deprimente di un partito dilaniato dalle rivalità personali. La sinistra socialista e socialdemocratica europea non ha trasmesso il senso dei valori di una battaglia autonoma condotta sotto le sue bandiere - un tema su tutti, quello della sicurezza, dove è emersa la subalternità politica e culturale alle destre - né è stata portatrice di una idea alta e innovativa della politica, o di una visione progressiva e coinvolgente dell'Europa, tanto meno ha mostrato un volto incisivo o ha proposto leadership credibili, autorevoli». Intervista a Massimo Salvadori

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Astensionismo record Male la sinistra La destra è più forte (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Astensionismo record Male la sinistra La destra è più forte GABRIEL BERTINETTO Amaro il responso delle urne, in qualche caso amarissimo, per i partiti della sinistra riformista in Europa. Emblematico ed impressionante il tracollo dei laburisti del premier Gordon Brown in Gran Bretagna, che stando ai primi dati replicano alle europee la disfatta delle amministrative. La sinistra perde dove è al governo. A Londra così come a Berlino, dove i socialdemocratici, alleati del centro-destra nella Grosse Koalition, realizzano un exploit negativo precipitando con il 20,8% al loro minimo storico. OSSA ROTTE Idem a Madrid, dove dal voto giunge un preoccupante segnale d'allarme per Zapatero, che a scrutinio quasi concluso vedeva profilarsi lo spettro del sorpasso ad opera del centrodestra di Rajoy, accreditato del 42% rispetto al 38,5% del partito socialista. Lo schieramento riformatore europeo può solo in parte consolarsi con le vittorie ottenute in alcune realtà dove si trova all'opposizione (come Svezia, Danimarca, Grecia, Malta) visto che lo stesso non accade in altre situazioni analoghe. In Francia soprattutto, i primi rilevamenti ieri sera davano i socialisti in forte calo, al 17% circa, anche se in questo caso la loro performance negativa sembrava compensata dall'avanzata dei Verdi, che ne insediavano da vicino il secondo posto alle spalle della lista del presidente Sarkozy. Se la sinistra esce dai seggi con le ossa rotte, è più in generale tutta l'area filoeuropeista ad incassare una complessiva battuta d'arresto. I tory inglesi, che beneficiano del crollo laburista, sono euroscettici al punto da avere già annunciato l'abbandono del gruppo popolare nel Parlamento di Strasburgo. Nel quale invece resterà saldamente inserita la Cdu della cancelliera Angela Merkel, che registra però un netto arretramento. Il travaso di voti, in questo caso almeno, è a vantaggio di un'altra formazione euro-convinta, i liberali della Fdp, che guadagnano oltre quattro punti e sfiorano l'11%. OPPOSTI POPULISMI Mentre le formazioni che aderiscono al Partito popolare europeo globalmente rafforzano il loro peso in Parlamento, si registra la crescita dei movimenti ostili ad una maggiore integrazione o all'ulteriore allargamento dell'Unione Europea. Particolarmente evidente il fenomneno in Austria, dove populisti di opposto colore politico, ora nel nome della lotta alla burocrazia di Bruxelles ora nel richiamo al rischio di un'invasione turca, totalizzano assieme più di un terzo dei suffragi. L'Olanda, i cui risultati erano già noti sin da venerdì, è un altro caso significativo: il Partito per la Libertà (Pvv) guidato dallo xenofobo Geert Wilders ha ottenuto il 17% dei voti, diventando il secondo partito del Paese. Inquietante il 14,7% conquistato dall'estrema destra nazionalista Jobbik (Migliori) in Ungheria, così come il 10% attribuito ai «Veri Finlandesi», partito anti-immigrazione che nel 2004 aveva racimolato un misero 0,5%. Alla crescita delle forze dichiaratamente euroscettiche ha certamente giovato l'euroscetticismo passivo di chi ha disertato l'appuntamento con le urne. Mentre i nemici del Parlamento europeo si mobilitavano per riempirlo il più possibile con i propri rappresentanti, gran parte degli elettori nei 27 Paesi membri dell'Unione decidevano di ignorare l'appuntamento e starsene a casa. Globalmente l'affluenza si è attestata al 43,2% circa, la più bassa nella storia comunitaria. L'ultima volta, 5 anni fa, era stata del 45,47%. Mentre i costruttori della Ue hanno messo in calendario un rafforzamento graduale delle istituzioni comunitarie e dei poteri dell'Assemblea di Strasburgo in particolare, scema progressivamente l'interesse dei cittadini. «I governi nazionali -commenta Thomas Klau dell'istituto «European Council on Foreign Relations»- hanno favorito il diffondersi della sensazione che l'Europa sia piuttosto inutile, perché non è stata capace di esprimere un messaggio sufficientemente forte, cogente ed unitario nel mezzo della più grande crisi economica dagli anni trenta». La sinistra riformista esce drasticamente ridimensionata dal voto europeo. Particolarmente colpiti i partiti di governo, compresi Labour, socialisti spagnoli e Spd. Avanzano euroscettici e xenofobi. Forte astensionismo.

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Maturità da clandestini (sezione: Burocrazia)

( da "Stampaweb, La" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Quanto valgono tre anni di studio pagati con dieci ore di lavoro al giorno, sabato e domenica compresi? Niente, teme Daria, nata vent’anni fa in Ucraina, che vive in Italia da clandestina ma nonostante ciò, grazie a una legge dello Stato, ha usufruito del diritto sancito dalla Costituzione di andare regolarmente a scuola. Il problema è che da quest’anno agli studenti che sosterranno gli esami di maturità verrà chiesto il codice fiscale. E lei, che per la burocrazia non esiste neppure, il codice non ce l’ha. E’ paradossale la storia di questa ragazza che a Napoli frequenta un liceo linguistico con il massimo dei voti, che conosce sei lingue e ha una cultura che pochi studenti italiani possono vantare. Se da un lato la Costituzione italiana e una legge dello Stato le permettono di studiare malgrado la sua condizione di «invisibile», dall’altro una circolare ministeriale le chiede un documento (il codice fiscale) che non può avere. La legge è del 1999, e dice che tutti i ragazzi «presenti sul territorio nazionale e nei diversi gradi e ordini di scuola hanno diritto all’istruzione, indipendentemente dalla regolarità della loro posizione di soggiorno»: in altri termini, un clandestino può essere buttato fuori dal Paese ma ha diritto ad andare a scuola. La circolare è quella firmata a maggio dal ministro dell’Istruzione Maristella Gelmini, che introduce la novità del codice fiscale. Chi si oppone alla direttiva avanza il sospetto che si tratti di uno stratagemma per discriminare i figli degli immigrati irregolari. Il ministero nega, sostenendo che i dati servono solo per l’istituzione di un’anagrafe degli studenti. E solo oggi, molti giorni dopo aver diffuso la circolare, precisa che Daria, come i tanti, tantissimi ragazzi che si trovano nelle sue condizioni, potrà sostenere gli esami senza problemi: «Nel caso in cui uno studente fosse, per qualsiasi motivo sprovvisto del codice fiscale, verrebbe semplicemente escluso dalla base informativa del ministero, senza alcuna conseguenza per la sua privacy né per la possibilità di sostenere l’esame». Viene da chiedersi, a questo punto, che validità possa avere un «censimento» senza che i «censiti» siano obbligati a fornire i propri dati. Ad ogni modo, secondo il ministero Daria non solo potrà diplomarsi, ma non rischierà neanche una denuncia in quanto clandestina perchè la sua privacy verrà salvaguardata. «Chissà quanti si trovano nelle mie condizioni», sospira Daria che, nella sua casa di Piazza Carlo III, nel cuore della vecchia Napoli, ha visto messi a rischio per giorni, uno dopo l’altro, tutti i suoi sogni: «La maturità, magari un permesso di soggiorno, poi l’università, un lavoro onesto e qualificato, una vita tranquilla con Alfonso, il mio ragazzo». La sua storia è cominciata quattro anni fa, con l’arrivo a Napoli assieme al padre: «Abbiamo raggiunto mia madre che si trovava qui già da un anno: lavorava come badante, sia pure da clandestina. Siamo persone oneste e Napoli è una città generosa, quindi siamo riusciti a inserirci presto: papà fa il saldatore, io lavo le scale in un paio di condomini, faccio la baby sitter e accudisco gli anziani». Tutti lavori che Daria svolge di sera, perchè al mattino c’è la scuola e nel pomeriggio bisogna fare i compiti. La scuola ha cominciato a frequentarla tre anni fa: «In Ucraina ho ottenuto un diploma che però, in Italia, non ha valore, quindi ho dovuto rifare l’ultimo triennio». Così si è iscritta al liceo linguistico «Margherita di Savoia». I professori hanno subito apprezzato le sue doti. «Oltre l’ucraino, parlo correntemente l’italiano, il russo, l’inglese e lo spagnolo - dice -. Con il francese me la cavo abbastanza bene». In classe si è inserita senza problemi, ha tante amiche. Insomma, la sua vita fin qui è trascorsa abbastanza serena, compatibilmente con la sua condizione di clandestina: «Certo, vivo nella paura di essere cacciata dall’Italia come una delinquente. Però Napoli è una città aperta e tollerante, e conto prima o poi di costruirmi un’esistenza dignitosa». Un’esistenza che però, teme Daria, è minacciata dal giro di vite sull’immigrazione clandestina imposto dal Governo Berlusconi. «Quando ho letto la circolare del ministero ho avuto un tuffo al cuore», racconta. Per lei si sono mobilitati i professori del liceo: qualcuno fra loro si è offerto di assumere la ragazza per farle avere il permesso di soggiorno, ma i tempi della burocrazia sono lunghi. E allora? Allora Daria potrà pure avere il suo diploma, ma la sua lotta per avere una vita dignitosa è appena agli inizi.

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Che ce ne facciamo di questa Europa? (sezione: Burocrazia)

( da "Foglio, Il" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

8 giugno 2009 Dal Foglio di oggi Che ce ne facciamo di questa Europa? I lacci della burocrazia affossano il progetto dell'Unione. E la Commissione a 27 rischia la paralisi Risultati provvisori degli scrutini di 63239 sezioni su 64328: VOTANTI : LISTA % Seg. IL POPOLO DELLA LIBERTA' 35,23 PARTITO DEMOCRATICO 26,15 LEGA NORD 10,27 DI PIETRO ITALIA DEI VALO 7,98 UNIONE DI CENTRO 6,50 RIFOND.COM. - SIN.EUROPEA 3,37 SINISTRA E LIBERTA' 3,11 LISTA MARCO PANNELLA - EM 2,42 LA DESTRA-MPA- PENSIONATI 2,21 FIAMMA TRICOLORE 0,79 PARTITO COMUNISTA DEI LAV 0,54 FORZA NUOVA 0,47 SVP 0,47 LIBERAL DEMOCRATICI - MAI 0,22 VALLEE D'AOSTE 0,10 AUTONOMIE LIBERTE' DEMOCR 0,08 (AGI) Invece del rito del voto, le elezioni europee rischiano di celebrare quello della disaffezione generalizzata al progetto Europa. Ad aprile Eurobarometro aveva previsto nel 66% il tasso di astensionismo. [1] Comunque sia andata, è evidente che l’Unione europea non è ancora riuscita a convincere i cittadini dei Paesi membri. A marzo 2007 un sondaggio condotto in Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia e Spagna stimò nel 44% la percentuale di quelli convinti che l’adesione all’Ue avesse peggiorato le cose. Alla domanda "che cosa associate di più all’Unione europea?", subito dopo quelli che rispondevano il "mercato unico" (31%) e prima di quelli che rispondevano "la democrazia" (9%) e la "pace" (7%) c’erano quelli che rispondevano "la burocrazia": il 20%. [2] "Da Bruxelles sono arrivate mille obiezioni e altrettante richieste di chiarimento sul disciplinare. Una tra tante: “A Milano, in un articolo di giornale, si sostiene che la pizza si può fare anche col ragù. E' vero?”. E noi, ogni volta, abbiamo dovuto rispiegare che la vera pizza napoletana... ". Così, a inizio 2008, Rosario Lopa, presidente del Comitato per la tutela della pizza napoletana, spiegava perché, a quasi quattro anni dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del disciplinare, ancora non era arrivato dall’Ue il riconoscimento del marchio di S.T.G. (specialità tradizionale garantita). [3] Se ci si vuol divertire con le stranezze della burocrazia comunitaria, bisogna leggere i tabloid inglesi. La lista dei miti euro- metropolitani è così lunga che nel 2005 si disse che l’ufficio londinese dell’Ue aveva assunto alcuni giornalisti per cercare di intervenire sui tabloid e dire la sua (fonte l’Herald Tribune). Danilo Taino: "Per essere sinceri, non si può dire che i tabloid siano lasciati con poco materiale su cui lavorare. Le stranezze che arrivano da Bruxelles e Strasburgo sono numerose. Nel 2003, non un tabloid ma un giornale serio come il Times scrisse che gli allevatori di maiali avrebbero dovuto mettere un giocattolo in ogni porcilaia per tenere felici gli animali ed evitare che si mordessero. La legge europea, in realtà, parlava di “materiale manipolabile”, anche paglia, per soddisfare le esigenze comportamentali dei maiali. Non si può però negare che l’obbligo apparisse eccentrico". [4] In Italia, nel 2002, era stato addirittura Alberto Ronchey a lanciarsi contro la burocrazia comunitaria: "Ormai le direttive del “super-Stato” risultano inflazionate al punto che la loro raccolta, secondo chi ha voluto contarle, avrebbe raggiunto circa 80 mila pagine. Di che si tratta? Basta considerare alcune questioni minori, o anche primarie, discusse negli ultimi anni. Per esempio, in materia di produzioni agroalimentari. Più che vietare le adulterazioni transgeniche rischiose, il contenzioso ha investito le paste di grano duro e tenero, i formaggi artigianali come quelli di Val Brembana o Val d’Ossola, il cioccolato con o senza grassi vegetali, l’appropriata curvatura delle banane o la misura del cetriolo e altre bizzarre questioni. Qualcuno vaneggia in certi uffici di Bruxelles, con le più abusive pretese. Fra le ultime, a quanto dicono, persino quella di uniformare il colore dei tassì nell’intera Europa dei Quindici". [5] All’epoca Romano Prodi, presidente della Commissione Ue, si lamentò con una lettera al Corriere per l’articolo di Ronchey: "E' questa l’Europa che vede Alberto Ronchey, un maestro del giornalismo da sempre rispettato per l’ampiezza delle sue esperienze e delle sue visioni? Sono queste le cose che sa dell’Europa un giornalista un tempo leggendario per la sua attenzione al dettaglio e per il suo orrore per ogni imprecisione?". [6] Negli anni però le polemiche sulla burocrazia di Bruxelles non si sono attenuate. Si pensi ad esempio alla direttiva sulle “radiazioni ottiche” del 2005, poi modificata causa vibranti proteste. La Stampa (commentando la prima versione): "I piccoli costruttori dovranno trasformarsi in una sorta di stazione meteorologica e di esperti dermatologi. A seconda del tempo previsto ogni giorno, infatti, dovranno valutare i rischi da esposizione al sole ai quali i lavoratori sarebbero esposti e suggerire loro di indossare maglie, cappelli, occhiali". [7] Nel 2008 ci fu la notizia che le imprese con proprietà almeno al 51% in mano femminile sarebbero state esentate dall’obbligo di notificare a Bruxelles l’accesso a contributi pubblici fino a un milione di euro. Giovanna Zucconi: "Splendida idea, incentivo eccellente, ma purtroppo soltanto sulla carta. Perché è carta che rischia di produrre altra carta, laddove invece intendeva eliminarne: altri controlli da effettuare perché la norma non venga aggirata, altri ricorsi a intasare gli uffici da parte di maschi che a parità di condizioni aziendali sostenessero, non proprio a torto, che il sesso non è un valore imprenditoriale bensì una grazia, o disgrazia, ricevuta". [8] Nel 2005 la sociologa Chiara Saraceno si lamentò per le difficoltà nel presentare i pre-progetti di ricerca socio-economica che nelle intenzioni di Bruxelles avrebbero dovuto portare alla costituzione di uno “spazio europeo della ricerca”. Sotto accusa il software con cui dovevano obbligatoriamente essere compilate le domande on line: "Costringeva a riempire di 0 le colonne che non venivano riempite di numeri; non accettava, e tanto meno era in grado di correggere automaticamente, “errori” quali l’uso della virgola (come si fa ad esempio in Italia e in Francia) anziché il punto per i decimali, o l’inserimento di uno spazio di troppo (ad esempio tra due numeri). Il risultato è stato che alcuni progetti non sono stati accettati dal sistema. Quindi non saranno valutati, perché chi li ha compilati on line ha commesso questo tipo di “errori”. Come ha osservato un mio collega francese “caduto sul campo” della compilazione on line, perché non è riuscito a individuare e cancellare in tempo uno spazio di troppo tra due numeri, forse è il rispetto degli spazi nei moduli che la burocrazia europea intende per “spazio europeo della ricerca”". [9] Tra quelli che più ce l’hanno con la burocrazia europea ci sono i produttori di vino, che nel 2006 sbottarono: "Fa più danni la burocrazia che la flavescenza dorata". Spiegò all’epoca Giovanni Pensabene, assessore all’Agricoltura del comune di Asti: "E' un dramma: il Comitato vitivinicolo di Bruxelles ha dato il via libera all’invecchiamento artificiale dei vini con infusione di trucioli di legno. Fino ad oggi abbiamo ritenuto che il vino dovesse invecchiare passando qualche anno dentro il legno (botti di rovere, barriques ecc.), adesso lo stesso risultato - almeno dal punto di vista commerciale e legale - lo si può ottenere facendo per qualche settimana il contrario; cioè mettendo il legno dentro al vino. Ne abbiamo già sentite ma è la prima volta che arriva il “metodo Ikea”". [10] La questione della curvatura delle banane e della misura dei cetrioli cui faceva riferimento anche Ronchey, è stata risolta a fine 2008 quando, per citare il titolo di un giornale, è arrivata la carota no-limits. Marco Zatterin: «Per tutelare i consumatori, si erano stabilite misure e requisiti per trentasei tipi di frutta e verdura. Si era così deciso, ad esempio, che una zucchina buona dovesse misurare almeno 7 centimetri e al massimo 35, per un peso compreso fra 50 e 450 grammi. Per anni tutti i campioni incompatibili anche per pochi millimetri sono stati banditi dai supermercati. Ma adesso si cambia. Un po’ perche' si sono ravveduti, un po’ perché la minore disponibilità di cibo sta colpendo i bilanci delle famiglie, Bruxelles s’è decisa a liberalizzare una parte della gamma di frutta e verdura europea". [11] Tra i problemi dell’Unione europea c’è da sempre quello linguistico, ancora maggiore adesso che i Paesi membri sono 27. Un settimo dei costi della “macchina” va a coprire il servizio d’interpretariato e traduzioni. Chiara Bussi: "Evitare la babele linguistica tra 23 idiomi ufficiali costa 1,1 miliardi, ripartiti tra le diverse istituzioni. Una somma che da un lato viene utilizzata per consentire il buon funzionamento delle riunioni e dall’altro per rendere accessibili ai cittadini i documenti ufficiali. “E' il costo della democrazia, se si pensa che il 46% degli europei conosce solo la propria lingua madre – spiega Pietro Petrucci, portavoce del Commissario al multilinguismo, il rumeno Leonard Orban –. Dal 2004 sono state prese misure di austerità: si traduce solo lo stretto necessario”. Cioè atti legislativi e d’interesse generale, come le gare d’appalto e i concorsi. Gli altri documenti vengono invece diffusi in inglese, francese e tedesco, le tre lingue procedurali". [12] "La Ue destina la maggior parte delle proprie risorse al funzionamento della burocrazia ». Bussi: «Non è l’affermazione di un euroscettico, ma una frase riportata sul sito web della Commissione, nella sezione dedicata ai “falsi miti”. Per sfatare quello in questione, l’esecutivo di Bruxelles spiega che l’azienda Europa costa meno del 6% del bilancio totale dell’Unione (5,7% per la precisione). Un assegno che nel 2009 vale 7,7 miliardi di euro e serve a far funzionare un ingranaggio composto da nove istituzioni, tre sedi geografiche separate e 27 Paesi rappresentati". Il meccanismo più costoso è proprio quello della Commissione Ue che, con 25mila dipendenti, è anche l’istituzione più “affollata: come nelle altre tre istituzioni, la parte più consistente delle risorse (oltre la metà) è destinata al personale. [12] La Commissione, centro dell’architettura costituzionale funzionale dell’Europa, è in evidente crisi. Spiegava un paio d’anni fa Giulio Tremonti: "Le prassi che appaiono attualmente dominanti sono due: quieta non movere e compromessi al minimo. L’agenda delle riunioni è sempre più fatta da “punti A”, preparati dalla burocrazia (o da falsi “punti B”: discussi per liturgia, ma in realtà pure già preparati dalla burocrazia). L’output è conseguentemente sempre più fatto: da soft-law (meno iniziative legislative realmente nuove, più aggiornamenti o manutenzione di regole preesistenti) o da green-papers. Perché? Credo perché dentro la Commissione a 27 non è più possibile un serio dibattito. Se tutti i 27 parlano per 10’, il dibattito dura più di 4 ore. Di riflesso, per abbandono, poche riunioni durano più di mezza giornata. In questo contesto cresce enormemente il ruolo autoreferenziale della burocrazia e con questo, di riflesso, crescono tanto il deficit democratico dell’istituzione, quanto la sua impopolarità". [13] Note: [1] Adriana Cerretelli, Il Sole-24 Ore 25/5/2009; [2] Giuseppe Sarcina, Corriere della Sera 20/3/2007; [3] Paolo Conti, Corriere della Sera 30/1/2008; [4] Danilo Taino, Corriere della Sera 5/1/2005; [5] Alberto Ronchey, Corriere della Sera 13/3/2002; [6] Romano Prodi, Corriere della Sera 15/3/2002; [7] La Stampa 18/9/2005; [8] Giovanna Zucconi, La Stampa 8/7/2008; [9] Chiara Saraceno, La Stampa 20/4/2005; [10] La Stampa 8/6/2006; [11] Marco Zatterin, La Stampa 12/11/2008; [12] Chiara Bussi, Il Sole-24 Ore 25/5/2009; [13] Giulio Tremonti, Corriere della Sera 11/2/2007.

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Udc, Quadrini preoccupato per la disaffezione (sezione: Burocrazia)

( da "Brescia Oggi" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Udc, Quadrini preoccupato per la disaffezione LE REAZIONI/5. Pur contento per i primi dati Giudizi cauti, in quanto «è ancora troppo presto Ma il quadro si sta comunque già delineando» 08/06/2009 rss e-mail print Gianmarco Quadrini Gianmarco Quadrini leader bresciano dell'Unione di centro è preoccupato soprattutto, visti i dati ancora in uno stato iniziale, e per questo davvero poco attendibili - confessa - per la bassa affluenza in tutta Europa. «Sì, anche in Italia, dove siamo sempre stati tra i più europeisti, sempre in prima fila nelle battaglie per fare andare avanti l'Ue. Il dato dell'affluenza italiano è sopra la media dei 27, per via della concomitanza con le elezioni amministrative. Vedo comunque una grande disaffezione, una difficoltà a comprendere l'importanza dell'Ue e cittadini, dall'altra, parte poco soddisfatti della Comunità». Quanto ai primi risultati, Quatrini sottolinea «che l'Udc è in leggera crescita, almeno così pare dalle prime proiezioni, e quando si cresce non si può essere scontenti. ma sarei cauto, è presto. Invece mi pare che non sia granché l'esito del Pdl, che era accreditato oltre la soglia del 40 per cento mentre è soto. Non cè stato l'exploit che alla vigilia pareva potesse esserci. Noi, ripeto, se anche dai dati definitivi, risulteranno in aumento, significa che ci stiamo radicando». Anche il segretario provinciale dell'Udc e candidato alla presidenza del Broletto, riconosce che «il trend europeo è di affermazione degli schieramenti di centrodestra, forse - abbozza - per il fatto di essere percepiti, proprio in questa difficilissima congiuntura economica e sociale, come più affidabili e capaci di trovare soluzioni adeguate per uscirne». Quadrini torna infine ancora sulla complessiva disaffezione verso le istituzioni europee che, ieri a tarda sera, era il solo dato incontrovertibile, accanto al successo dei partiti conservatori: «È evidente - ammette - che se avviene questo è perchè l'Europa è vista ancora come l'Europa dei finanzieri e della burocrazia e non ancora come l'Europa dei popoli. E da politico non posso non considerare che anche noi abbiamo la nostra responsabilità nel non essere riusciti a cambiare le cose». E.B.

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MUV Festival: al via domani la quinta edizione all'insegna della Digital Nature dell'evento fiorentino (sezione: Burocrazia)

( da "Blogosfere" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Giu 09 8 MUV Festival: al via domani la quinta edizione all'insegna della Digital Nature dell'evento fiorentino Pubblicato da Fabio De Santi alle 12:44 in Dance, Dj-set, Electro-Acoustic, Elettronica, Experimental, Festival/eventi Musica, video, installazioni, workshop ed incontri. Tutto questo è il MUV Festival che si svolge allo Sferisterio "Tamburello" di Firenze dal 9 al 14 giugno Il Festival di arti digitali, musica elettronica e di sperimentazione audiovisiva quest'anno avrà come tema la sostenibilità ambientale (con la partecipazione di Greenpeace Italia), ha un programma davvero ricco: più di 50 artisti sul palco, tra cui Deadbeat & Tikiman, AutoKratz, Argenis Brito, Dinky, Detroit Grand Pubahs il nuovo progetto dubstep che riunisce i composto i 3/4 dei Casino Royale (Alberto Tucci aka TuzZy dei Cayorosso. Di questa edizione del MUV abbiamo parlato con Luana Stamerra, organizzatrice, con Gianluca Lucente del Festival. Da quali presupposti nasce la quinta edizione del MUV Festival? Questa quinta edizione di Muv dal titolo "Digital Nature" rappresenta un' importante apertura agli attualissimi temi della sostenibilità ambientale infatti richiama a raccolta sperimentatori elettronici, techno visionari, progettisti dell'immateriale, attivisti e designer in grado di pensare ad una tecnologia evoluta che rispetta il pianeta. Per chi non conoscesse ancora questo Festival in poche parole come vi piacerebbe descriverlo nelle sue principali peculiarità? Il festival è molto articolato infatti prevede un concorso video dedicato a giovani artisti, I workshop e gli incontri legati alle arti digitali, i progetti audio- visual, dj's set e vj's , la video-zone che è una rassegna dei lavori più contemporanei nel campo dei video e infine le installazioni multimediali.. Più di cinquanta artisti sul palco del Parco delle Cascine dal 9 al 14 giugno: quali sono le performance sonore che vi incuriosiscono di più? Mercoledì il nuovo progetto live di "Deadbeat e Tikiman", una fusione tra dub ed elettronica Il Giovedì dal belgio "the Subs" il nuovo fenomeno elettro," e gli inglesi "Autokratz "della scuderia Kitsunè. Il venerdì la cilena "Dinky", reputata la nuova principessa della scena house internazionale e "Argenis Brito" voce del progetto Senor Coconut. Il sabato i "Detroit Grand Pubahs", e " Robert Hood" che insieme a Jeff Mills è stato uno dei padri fondatori della techno di Detroit. Sulla musica elettronica si discute sempre molto in quale modo il MUV vuole interpretare e proporre questo poliedrico universo di suoni? Il Muv cerca di dare spazi a progetti non solo musicali ma anche audio-visual in cui il connubbio tra la composizione musicale e I video renda ancora più completa la performance artistica. E l'arte digitale del terzo millennio? Nel terzo millennio gran parte della musica viene prodotta con l'utilizzo o il supporto di strumenti digitali e chiaramente l'elettronica nè rappresenta la naturale espressione. Fra le chicche del Festival c'è anche il progetto Backwords, con un sound dubstep composto i 3/4 dei Casino Royale (Alioscia, Patrick Benifei, Michele Pauli aka il Pardo) e Alberto Tucci aka TuzZy dei Cayorosso... I Backwords rappresentano la sorpresa italiana del Muv festival...siamo tutti curiosi di ascoltarli Quali sono le maggiori difficoltà che si pongono nell'organizzazione di un Festival come il MUV? Spesso, le difficoltà in Italia sono legate alla burocrazia che è complicata e macchinosa,alle limitazioni di orari, mancanza di spazi idonei e di supporti adeguati dalle pubbliche amministrazioni. Due motivi, anzi facciamo tre, per cui non si può perdere il MUV targato 2009... Innanzitutto perché presenta una programmazione artistica molto interessante e non banale, in secondo luogo perché la location del festival il "Tamburello" è molto suggestiva è infine è un'occasione per venire a visitare la bellissima città di Firenze.

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S'intravede finalmente uno spiraglio di ripresa ed "Eire" offre le strategie giuste per agganciarla (sezione: Burocrazia)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

S’intravede finalmente uno spiraglio di ripresa ed "Eire" offre le strategie giuste per agganciarla LUCA PALMIERI Guardare con ottimismo al futuro, andare avanti e fare in modo che il peggio sia passato. Non è un momento facile per il mondo del real estate, coinvolto come e forse più di altri dalla crisi che ha attanagliato l’economia mondiale. Aver saputo mantenere la posizione, cercando ora di tornare al più presto a correre: questa la filosofia del settore, che si riflette anche nell’appuntamento più importante della stagione, la quinta edizione di Eire in programma in questi giorni a Milano. «Dopo la grande fase dello smarrimento dello scorso autunno — sottolinea Antonio Intiglietta, presidente di Ge. Fi. Spa, che organizza la manifestazione milanese — siamo passati attraverso un periodo di sostanziale attesa da parte del mercato che le cose ricominciassero a muoversi per il verso giusto. Adesso che stiamo per entrare nel secondo semestre dell’anno sembra effettivamente esserci qualche segnale di ripresa. Eire apre i battenti in questo momento e lo vuole fare in modo deciso, chiaro, forte delle opportunità che è in grado di offrire alla community del real estate». E proprio i punti su cui si baserà la quinta edizione della manifestazione sono i cardini da cui può partire il rilancio del settore. «Innanzitutto — spiega ancora Intiglietta — bisogna focalizzarsi su una crescita e uno sviluppo positivo del territorio: Eire ha sempre messo a tema e cercato di consolidare la comunità del real estate, provando a darle una sempre maggior consapevolezza della responsabilità e dell’importanza che la riqualificazione delle città ha per lo sviluppo economico generale ed anche quest’anno non mancherà un appuntamento in tal senso. Un tema assai importante è poi quello legato al rapporto tra real finance e real estate, dove, cercando di imparare dagli errori fatti in passato e tentando di individuare le nuove regole del gioco, si prova a definire il giusto ruolo della finanza e le responsabilità che sono riferibili sia al settore pubblico che a quello privato». Se la realtà italiana ed europea presenta ancora una situazione difficile, nel panorama internazionale ci sono tanti esempi di crescita che possono essere utili per cambiare la situazione anche in Italia. «Anche per noi — sottolinea il presidente di Ge. Fi. — è necessario alzare lo sguardo oltre i confini nazionali, diventando capaci di esportare il proprio knowhow, la propria competenza e il proprio gusto, dove spesso e volentieri il nostro paese eccelle, per la progettazione nella qualità del mondo delle costruzioni». Tra i paesi dove la situazione del mondo del real estate è in piena espansione vi è una realtà come quella brasiliana. Rispetto alla difficile scena finanziaria internazionale, il Brasile è una delle nazioni del Bric (Brasile, India, Cina, Russia) che si sta riprendendo più velocemente dalla crisi. Grazie ad anni di stabilizzazione economica, consolidamento della democrazia ed un grande sforzo per l’esposizione internazionale, il Brasile integra il portafoglio di qualunque investitore per il processo decisionale. Il caso più studiato è ovviamente quello di San Paolo: la metropoli latinoamericana è infatti la porta d’accesso al più grande e dinamico mercato di consumo della nazione ed è responsabile del 10% circa della ricchezza nazionale e del 15% dell’intero export brasiliano, con un mercato immobiliare in costante sviluppo e in grado di catturare l’interesse degli investitori internazionali. Se la grande nazione sudamericana è un terreno privilegiato del mercato immobiliare, con grandi interessi anche nel nostro paese, quello di Panama è invece un mondo decisamente meno conosciuto. Considerata la Montecarlo dei Caraibi, la nazione famosa nel mondo per il suo canale sta infatti vivendo una congiuntura economica particolarmente favorevole. A beneficiarne è soprattutto il mercato immobiliare, che negli ultimi anni ha assunto i numeri di un vero e proprio boom: +12,2% nel primo semestre del 2007, mentre nell’ultimo semestre del 2008 la crescita è stata addirittura del 33%. Eire presenterà questi ed altri casi di nazioni in controtendenza: il confronto è infatti uno dei modi per migliorarsi e verificare le situazioni che possono essere applicate anche al nostro sistema per cambiare la situazione attuale. Le strade per riprendere sono quindi molte, anche se ancora tutte da intraprendere. «Diciamo — chiosa Intiglietta — che è terminata la fase di choc della paralisi post terremoto, ma di qui alla ricostruzione ancora ce ne passa». Per dare nuova linfa al real estate italiano, il presidente di Ge. Fi. individua tre piani di cambiamento, che coinvolgono il mondo immobiliare a tutti i suoi livelli. «La prima condizione — spiega — è che il sistema bancario e quello finanziario facciano il loro mestiere, verificando i progetti e sostenendo quelli davvero meritevoli. Fondamentale è anche un cambiamento di atteggiamento da parte del sistema delle imprese del settore, che devono diventare meno "commercianti" e più imprenditori. Bisogna sapersi assumere l’onere di un progetto, scommetterci e rischiare fino in fondo. Per finire occorre che la pubblica amministrazione riduca il peso della burocrazia e della poca trasparenza, che allontanano anche numerosi investitori internazionali dal nostro mercato». Scopri come ricevere sul tuo cellulare Repubblica Gold condividi

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Il centro commerciale diventa luogo d'incontro (sezione: Burocrazia)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il centro commerciale diventa luogo d’incontro Un luogo che permetta l’incontro perfetto tra domanda e offerta è il risultato di un buon progetto di centro commerciale nel territorio. «Il commercio è una componente essenziale di qualsiasi operazione di sviluppo o di riqualificazione di aree urbane e quando una città vuole rilanciare una zona o riutilizzare un’area industriale dismessa, è importante pensare alla realizzazione di un progetto unitario, una visione coordinata tra pubblico e privato, e coinvolgere gli enti pubblici», spiega Pietro Malaspina, presidente del Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali (Cncc). Oggi è impossibile parlare di commercio senza considerare il Real Estate: infatti il rapporto tra il centro commerciale e gli operatori che sono al suo interno, ha le caratteristiche di una partnership. Il convegno "Retail Real Estate e riqualificazione urbana", realizzato da Eire in collaborazione con il Cncc e Confimprese, vuole coinvolgere tutti gli operatori che progettano, costruiscono, commercializzano e sviluppano i centri commerciali. «E’ importante programmare in modo unitario per uno sviluppo sostenibile — aggiunge Pietro Malaspina — i centri commerciali moderni sono pensati sempre di più come luoghi di aggregazione e non come macchine per vendere. Non ci si rivolge tanto al cliente, ma al frequentatore, includendo funzioni ricreative, culturali e pubbliche. Il tutto con una nuova attenzione all’architettura, all’ambiente e alla qualità: il brutto invecchia e perde valore. Oggi puntiamo al bello anche nei centri commerciali, definiti da alcuni i "non luoghi", mentre io preferisco chiamarli "super luoghi", sinergia eccellente di attività commerciali e aggregazione». Per Mario Resca, presidente di Confimprese, per un adeguato sviluppo di reti di vendita e di marchi è importante ridurre la burocrazia tra imprese e enti pubblici: «Non dimentichiamoci che in Europa il retail pesa sul Pil per il 71% — spiega Resca — quindi è opportuno che si sviluppi anche nel nostro paese una cultura a sostegno del settore. Le aziende distributive italiane, a differenza di quelle straniere, sono ancora poco presenti oltreconfine. La carta che l’Italia deve giocare, oggi, è quella dell’italianità da esportare all’estero, affinché il nostro mondo distributivo possa raggiungere una propria dimensione anche oltreconfine». (b.b.) Scopri come ricevere sul tuo cellulare Repubblica Gold condividi

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È STATO COSì IN GRAN BRETAGNA, NEI CONFRONTI DEL PREMIER GORDON BROWN, PIù CHE IN UN ... (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-06-2009)
Pubblicato anche in: (Mattino, Il (Circondario Sud1))

Argomenti: Burocrazia

È stato così in Gran Bretagna, nei confronti del premier Gordon Brown, più che in un conflitto tra i partiti in uno scontro tra le varie anime del Partito laburista e in Francia dove i socialisti hanno trasformato il voto in un referendum contro il presidente Sarkozy in anticipazione delle presidenziali del 2012. Idem da noi dove l'elezione ha assunto aspetti ancora più complessi per via delle conflittualità esistenti all'interno dei due poli e della contemporanea consultazione amministrativa che pur parziale ha tuttavia mobilitato al voto in 59 provincia e in 4.281 comuni. Agli elettori europei non sono stati dati elementi per giudicare sull'operato del Parlamento da rinnovare e pertanto inevitabilmente hanno prevalso le motivazioni interne e i soliti stereotipi pro e contro l'Europa e le sue istituzioni. L'Europa si costruisce nell'urna e senza un'autentica partecipazione popolare al voto l'Unione rischia di rimanere quella delle lobbies e della burocrazia di Bruxelles. Ma perché la gente vada a votare si richiede la coesistenza di due fondamentali condizioni: la passione e l'informazione ma soprattutto di quest'ultima perché è difficile appassionarsi a qualcosa se non la si conosce; mentre oggi l'incontro tra la grande maggioranza degli europei e il Parlamento di Bruxelles e di Strasburgo è stato una specie di «blind date». Gli elettori sono stati chiamati a scegliere senza essere al corrente dei termini della scelta e delle possibili alternative. Eppure il Parlamento europeo oggi è ben lungi da quello che nel '79 fu eletto per la prima volta con voto popolare in un clima di entusiasmo che portò alle urne il 63% del corpo elettorale. Quel Parlamento aveva poteri poco più che simbolici, meramente costruttivi. Oggi, grazie ad una serie di trattati stipulati negli ultimi venti anni, il Parlamento europeo, insieme al Consiglio dei ministri, ha competenze su quasi tre quarti delle politiche europee, nomina presidente e membri della Commissione e quando entrerà in funzione il Trattato di Lisbona, dopo il nuovo referendum irlandese il prossimo autunno, i poteri del Parlamento si allargheranno al bilancio dell'Unione europea, alle politiche agricole, alla pesca, ai controlli alle frontiere e ai problemi dell'immigrazione avvicinandosi sempre di più alle funzioni caratteristiche dei Parlamenti nazionali. Basterà questo per vincere l'apatia e l'ignoranza che circonda l'attività del massimo organo rappresentativo di ben 27 Paesi del nostro Continente? Ce lo auguriamo, ma per provocare quella passione di cui dicevamo bisognerà che alla maggiore attenzione dei media su ciò che succede a Bruxelles i partiti che dominano la scena parlamentare e che fondamentalmente sono quelli della grande tradizione politica europea, socialisti, popolari e liberali, si aprano ad un dibattito più vivace e a nuove occasioni di confronto con i partiti che rappresentano forze nuove e nuove istanze. In tal senso la maggiore presenza di piccoli partiti, i cosiddetti «nanetti», compresi quelli che nascono dalla protesta e dall'alienazione nei confronti delle istituzioni europee che si preannuncia più numerosa nel nuovo Parlamento, potrebbe costituire un'incentivo per un dibattito più stimolante e articolato. Un ulteriore elemento che potrà contribuire a una nuova immagine dell'Europa e delle sue istituzioni, oggetto di critiche talvolta diffamatorie da parte degli anti europeisti, sono le riforme che il Parlamento si è dato recentemente e che incideranno in modo sensibile sulla sua vita interna e sulla sua immagine: compensi uguali per tutti gli eurodeputati per annullare le vergognose differenze tra le remunerazioni di rappresentanti di Paesi come la Bulgaria e l'Italia, ai due estremi della scala salariale, e pagati dal Parlamento e non più dai rispettivi Paesi. Inoltre rimborsi spese di viaggio non più forfettari ma liquidati su presentazione dei biglietti e fine della pratica dell'utilizzo incontrollato di collaborazioni esterne che permettevano al singolo deputato di beneficiare schiere di parenti più o meno vicini. Questi ed altri provvedimenti simili contribuiranno a quella trasparenza e a quella moralizzazione che potrebbero proporre il Parlamento europeo a limitazione di quelli nazionali e contribuire, nell'epoca delle «caste» politiche a riavvicinare la gente alle istituzioni, non solo europee. Giuseppe Mammarella

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DUE AQUILANI TENTANO DI VOTARE A PORTICI MA LI BLOCCA LA BUROCRAZIA. LA COPPIA DI ANZIANI, AVENDO PE... (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-06-2009)
Pubblicato anche in: (Mattino, Il (Circondario Sud1)) (Mattino, Il (Circondario Sud2)) (Mattino, Il (Circondario Nord)) (Mattino, Il (City))

Argomenti: Burocrazia

Due aquilani tentano di votare a Portici ma li blocca la burocrazia. La coppia di anziani, avendo perso la propria abitazione a causa del terremoto, è ospitata da settimane da alcuni parenti. Ieri mattina marito e moglie si sono presentati al seggio e hanno spiegato di essere vittime del sisma. Il presidente ha contattato l'ufficio elettorale del Comune che si è rivolto alla Prefettura. Dopo dieci minuti è arrivato il no definitivo e i due anziani a malincuore sono stati costretti a tornare a casa.

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Il ministro dello Sviluppo parla di aggressione mediatica al premier (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

«Torna l'anti berlusconismo» Per Scajola la campagna elettorale è stata la peggiore della storia italiana Lunedì 8 Giugno 2009, Roma La campagna elettorale «peggiore che ricordi, dominata dall'aggressione mediatica a Berlusconi e da ignobili intrusioni alla sua vita privata»: lo dice il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, per il quale la pubblicazione delle fotografie rubate nella villa di Berlusconi è «vergognosa. La casa è un luogo sacro e inviolabile». Scajola aggiunge: «Nessuno si sarebbe sognato di spiare Togliatti e Nenni dal buco della serratura». Comunque, gli scatti pubblicati sul Pais «restano foto innocenti» . L'esponente del Pdl non ha dubbi: «C'è un'alleanza politico-giornalistica che ha interesse a indebolire Berlusconi». Nessun timore, per Scajola, in queste polemiche per il voto cattolico: «Il governo ha sempre dimostrato con i fatti chi è che difende davvero i valori cattolici, che condividiamo in pieno», sottolinea. Il ministro dello Sviluppo non risparmia critiche all'opposizione: «L'anti berlusconismo è il riflesso condizionato della disperazione per una sinistra senza contenuti» e «Franceschini si è dimostrato debole non candidando i big, forse per paura che ne uscissero ridimensionati». Infine, i rapporti interni alla maggioranza: «Se la Lega cresce pescando nell'elettorato di sinistra ci fa solo piacere. Con loro ci confrontiamo e discutiamo, sono alleati fedeli», dice Scajola. Il ministro si preoccupa però soprattutto di economia: ribadito che il governo ha sostenuto le imprese in questo momento di crisi economica, Scajola annuncia che il prossimo consiglio dei ministri si occuperà di norme sul fisco e anti-burocrazia. «Abbiamo varato bond per 100 miliardi per consentire alle banche di concedere credito alle imprese e vigiliamo sull'erogazione dei prestiti - ricorda il ministro - abbiamo aumentato a 1,6 miliardi il fondo di garanzia per le pmi e nel prossimo consiglio dei ministri porteremo norme sul fisco e per semplificare la burocrazia». Ma il governo, per Scajola, non ha dimenticato neppure i precari: «Il fondo ammortizzatori è passato da 1 a 9 miliardi e prevede un sostegno anche per loro. Non é molto, ma prima non c'era nulla, ricordiamocelo», spiega Scajola ribadendo come sia da guardare con attenzione anche la mancata crescita del paese: «Se si guardano bene le stime del Pil 2009 direi che siamo a metà classifica. Però prima della crisi eravamo in fondo. Ora stiamo meglio di altri, come la Germania». Infine, la battaglia dell'auto: «Ribadisco che con Opel i giochi non sono ancora chiusi - assicura il ministro dello Sviluppo economico- valuteremo se ora che la faccenda è diventata politica dovremo intervenire. Nel frattempo Marchionne, Epifani e Marcegaglia hanno riconosciuto che il governo ha fatto bene a non sbilanciarsi. Quasi tutti d'accordo, per una volta».

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08/06/2009 15:27 EUROPEE: ANGELETTI, ASTENSIONISMO SIGNIFICATIVO CONTRO TECNOCRAZIA (sezione: Burocrazia)

( da "ITnews.it" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Roma, 8 giu.(Adnkronos) - "Il dato politico piu' significativo e preoccupante di questa tornata elettorale e' l'alta percentuale di astensionismo. Ma fino a quando l'Europa della burocrazia e della tecnocrazia prevarra' sull'Europa della democrazia non ci si potra' meravigliare di queste manifestazioni di disaffezione". E' il leader della Uil, Luigi Angeletti, a commentare cosi' l'esito del vito europeo.

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Wi-fi: non più fotocopia. Basta il cellulare (sezione: Burocrazia)

( da "01net" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Wi-fi: non più fotocopia. Basta il cellulare Prima di McDonald's Comune e Provincia di Roma hanno ricevuto l'autorizzazione all'utilizzo del numero di cellulare per l'autenticazione degli utenti Luigi Ferro 08 Giugno 2009 Link McDonad's batte la burocrazia e lancia il Wi-fi gratuito McDonald's non lo sapeva e al ministero dell'Interno e delle Comunicazioni nessuno gliel'ha detto. Ma prima della multinazionale dell'hamburger qualcun altro si era preoccupato di trovare una soluzione al problema della fotocopia della carta d'identità necessario per l'accesso a una rete wi-fi pubblica. A misurarsi contro la burocrazia è toccato a Comune e Provincia di Roma che hanno dato vita al progetto Roma Wireless e Provincia Wi-fi. Il primo progetto prevedeva l'allestimento di hot spot nelle ville storiche romane (Villa Borghese, Villa Ada, Villa Torlonia e Villa Doria Pamphili) al quale ha fatto seguito la realizzazione di un'area Wi-fi nel centro storico della Capitale. La Provincia, invece, ha messo a punto un'infrastruttura che prevede hot spot nei più importanti luoghi di ritrovo e in generale nelle aree pubbliche. Entrambi i progetti hanno utilizzato come metodo di autenticazione il numero di cellulare degli utenti al posto della fotocopia del documento. Come certificato dal ministero delle Comunicazioni all'Associazione provider indipendenti “si reputa condizione sufficiente, per soddisfare i requisiti previsti dalla normativa vigente, l'utilizzo del telefono mobile quale mezzo per attivare le procedure necessarie a ottenere le credenziali di accesso alla rete stessa, in quanto consente l'identificazione seppur indiretta dell'utente”. Sempre il ministero chiede però come condizione necessaria “che la messaggeria sia veicolata attraverso l'utilizzo di una Sim/Usim rilasciata all'utente ….che prevede l'identificazione completa dell'utente prima dell'attivazione del servizio con esclusione quindi di Sim/Usim rilasciate da paesi stranieri”. La certificazione è del 27 novembre 2007 rilasciata dal ministero dell'Interno con timbro del ministero delle Comunicazioni. Ma nonostante questo a McDonald's ci è voluto più di un anno per portare a termine lo stesso progetto.

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EUROPEE: ANGELETTI, ASTENSIONISMO SIGNIFICATIVO CONTRO TECNOCRAZIA (sezione: Burocrazia)

( da "Adnkronos" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

EUROPEE: ANGELETTI, ASTENSIONISMO SIGNIFICATIVO CONTRO TECNOCRAZIA ultimo aggiornamento: 08 giugno, ore 15:27 commenta 0 vota 0 invia stampa Roma, 8 giu.(Adnkronos) - "Il dato politico piu' significativo e preoccupante di questa tornata elettorale e' l'alta percentuale di astensionismo. Ma fino a quando l'Europa della burocrazia e della tecnocrazia prevarra' sull'Europa della democrazia non ci si potra' meravigliare di queste manifestazioni di disaffezione". E' il leader della Uil, Luigi Angeletti, a commentare cosi' l'esito del vito europeo.

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Europee, Marcegaglia: adesso "velocizzare" le riforme (sezione: Burocrazia)

( da "Velino.it, Il" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Velino presenta, in esclusiva per gli abbonati, le notizie via via che vengono inserite. ECO - Europee, Marcegaglia: adesso “velocizzare” le riforme Roma, 8 giu (Velino) - Dalle urne è uscito “un Parlamento europeo complesso” e per il Vecchio Continente si profila adesso “un periodo complicato”. Lo ha detto il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, intervenuta all’assemblea di Federchimica. “C’è stato – ha spiegato il leader degli industriali – un tasso di astensionismo molto elevato in tutti i Paesi e questo significa una lontananza della gente dall’Europa. C’è stata una disfatta dei socialisti, forse per la difficoltà a comprendere e dare risposte alla gente in questo momento, una conferma del ruolo dei popolari, una crescita dei Verdi e in alcuni Paesi l’affermarsi di partiti xenofobi”. L’Europa, ha ribadito la Marcegaglia, “avrà davanti un periodo complicato: alcuni governi sono in crisi, altri dovranno andare a votare tra breve. C’è il rischio che tutta la politica europea rimanga in ostaggio di logiche nazionali, soprattutto dei grandi Paesi che dovranno andare a votare”. Il numero uno di viale dell’Astronomia invita i politici italiani che sono stati eletti al Parlamento europeo a rimanere al loro posto per tutta la legislatura. “Credo sia importante che la gente che è stata eletta rimanga lì - ha detto - che non abbandoni il suo posto per tornare a fare politica in Italia. Questo sarebbe molto negativo e non più accettabile. è chiaro a tutti che molte leggi che vengono portate in Italia nascono da direttive europee”. La Marcegaglia si augura che, una volta terminata l’emergenza della crisi, “lo Stato ritorni a fare lo Stato e l’economia privata a fare l’economia privata. è giusto che oggi lo Stato rimetta in carreggiata l’economia ma poi ci sia una exit strategy che riporti ciascuno a fare il suo mestiere”, ha spiegato il leader degli industriali. Da ottobre a oggi, ha insistito il presidente di Confindustria, non c’è stato “quasi niente” di concreto per le imprese italiane, mentre servono dei risultati immediati, perché “rischiamo di perdere nei prossimi mesi un pezzo del nostro sistema produttivo”. Dopo le elezioni, ha quindi auspicato il numero uno di viale dell’Astronomia, è giunto il momento di “velocizzare” le riforme. “L’attuale governo alcune di queste riforme le ha iniziate - spiega Marcegaglia durante il suo intervento - ma ora bisogna ottenere risultati concreti. Siamo in crisi da ottobre - ha detto - oggi siamo a giugno e, di fatto, di cose concrete, che le imprese possano sentire sulla loro pelle, non c'è quasi niente. Non possiamo più attendere, vogliamo vedere i risultati concreti”. I provvedimenti presi, come i fondi di garanzia o i Tremonti Bond, “vanno approntati subito se no non servono”. Da una parte, sottolinea la Marcegaglia, “le banche devono fare di più, dall’altra bisogna fare in modo che questo stanziamento del fondo di garanzia venga fatto e si concretizzi. C’è bisogno di vedere, sulla pelle delle imprese, i risultati positivi di queste iniziative”. Due dei settori principali indicati dal presidente di Confindustria sono la semplificazione della burocrazia e le liberalizzazioni. “Noi sosterremo i disegni di legge dei ministri Calderoli e Brunetta sulla burocrazia” spiega il presidente di Confindustria. “Probabilmente il peggio della crisi “l’abbiamo alle spalle - ha concluso Marcegaglia - ma per rivedere i livelli di crescita in linea con quelli che abbiamo avuto prima della crisi ci vorranno degli anni. Abbiamo davanti un percorso complicato e difficile”. (Ernesto Ianni) 8 giu 2009 17:23

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EUROPEE: MARCEGAGLIA, VOTO INDICA NECESSITA' DI RIFORME VELOCI. (sezione: Burocrazia)

( da "Asca" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

EUROPEE: MARCEGAGLIA, VOTO INDICA NECESSITA' DI RIFORME VELOCI (ASCA) - Milano, 8 giu - Questo e' il momento per fare le riforme: il voto elettorale fa capire che tutti devono fare di piu' in questa direzione: lo ha sottolineato con forza il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, intervenuta all'assemblea di Federchimica. ''Questo governo ha affrontato alcune riforme - ha detto Marcegaglia - ma e' arrivato il momento di velocizzare e di vedere risultati veri''. Tra le riforme piu' urgenti il presidente di Confindustria ha ricordato quelle della burocrazia: ''Oggi il numero delle norme non cessa di aumentare''. Vi sono alcuni disegni di legge positivi, ha detto Marcegaglia ricordando le iniziative di Calderoli e di Brunetta, ma non devono restare gli ennesimi ''pezzi di carta nel cassetto''. Sul tema delle liberalizzazioni si e' poi ''fatto pochissimo''. Le privatizzazioni sono state fatte ''per dare pezzi di industria agli amici'', ma molto resta da fare soprattutto nei campi dell'energia e del gas, specie per quanto riguarda le amministrazioni locali. Anzi, secondo il presidente di Confindustria, questo governo su questo punto ha fatto dei passi indietro. Infine il tema della scuola e della ricerca: ''E' l'ambito su cui, ha detto, dobbiamo fare meglio e di piu'''. E' importante, ha detto Marcegaglia, che la riforma universitaria vada avanti, soprattutto la riforma della governance, e il meccanismo dei finanziamenti secondo una logica storica. Per quanto riguarda la riforma degli istituti tecnici, sui quali Confindustria ha fatto una ''grande battaglia'', Marcegaglia ha segnalato che per la prima volta gli iscritti tornano ad aumentare. E per quanto riguarda la ricerca, dice Marcegaglia, questo governo ''ci deve dimostrare che ci crede''. In particolare il credito di imposta per le aziende che investono in ricerca non dovrebbe avere ''tutti questi limiti''. som/dnp/lv

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L'Europa dimenticata (sezione: Burocrazia)

( da "AprileOnline.info" del 08-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

L'Europa dimenticata Paolo Acunzo, 08 giugno 2009, 18:25 La riflessione L'elettore si è trovato schiacciato in mezzo ad una campagna elettorale che parlava quasi unicamente di temi nazionali, e vedeva che coloro che parlavano d'Europa erano coloro che la denigravano. Lo stesso PSE non ha avuto il coraggio di contrapporre neanche simbolicamente un candidato alternativo alla presidenza della Commissione europea al designato conservatore Barroso, che poteva dare di per sé un ulteriore significato alle elezioni e un segnale che si poteva provare a cambiare gli equilibri del vecchio continente L'EUROPA DIMENTICATA Il dato che fa più impressione di queste elezioni continentali è il tasso di partecipazione: quasi il 60% degli europei ha deciso di fare qualcosa di più interessante rispetto ad andare a votare, dimenticando l'Europa a casa. Impressiona che l'affluenza minore si è registrato proprio in quei paesi in cui la nuova adesione faceva pensare ad un maggiore interesse nella competizione europea. Infatti in paesi di recente adesione come la Romania, la Slovacchia o la Lituania solo circa il 20% degli elettori ha deciso di recarsi alle urne, mentre tra quelli fondatori si è registrata una affluenza massiccia, come in Belgio e Lussemburgo dove il voto obbligatorio ha portato circa il 90% degli elettori a votare. A pensarci bene tale atteggiamento non può meravigliare. In tutta Europa quasi tutti partiti hanno giocato una campagna elettorale basata su temi di politica nazionale, dimenticando la ragione vera per cui gli elettori venivano chiamati alle urne, ossia l'Europa. Inoltre le motivazioni che hanno spinto ad aderire nelle diverse fasi storiche i 27 paesi membri sono profondamente diversificati. Inoltre ormai è diffuso l'atteggiamento da parte di quasi tutti i governi nazionali di scaricare la responsabilità politica ed economica su Bruxelles per qualsiasi questione che possa creare problemi sociali nazionali. Per assurdo gli unici che non si sono dimenticati dell'Europa durante la campagna elettorale sono stati proprio gli schieramenti della destra populista e xenofoba, ovvero quelle forze che vengono generalmente catalogate come euroscettiche, vere vincitrici di queste elezioni. Hanno fissato l'obiettivo di dipingere l'Europa come patria delle burocrazie e dei banchieri, promotrice della società multiculturale e dell'immigrazione, impotente davanti alla crisi economica che deve essere sconfitta grazie alla chiusura ermetica di muri intorno i propri confini nazionali. Non per niente partiti neo fascisti hanno eletto per la prima volta propri rappresentanti in Romania, Austria, Olanda e nella stessa Germania; in Inghilterra il Partito eurofobico UKIP è diventato il secondo partito britannico, scavalcando i laburisti al governo, e inducendo i conservatori a schierarsi su posizioni più euroscettiche che lo porteranno fuori dal PPE, considerato troppo europeista; per la prima volta proprio un movimento euroscettico si è presentato come vero partito transnazionale europeo, Libertas, che faceva del No irlandese al trattato di Lisbona e dell'euroscetticismo del suo fondatore, il miliardario irlandese Declan Ganley, la sua bandiera ideologica. Anche in Italia la forte affermazione della Lega Nord non può essere letta come la vittoria della forza più nettamente xenofoba ed euroscettica del panorama politico nazionale? Fin qui si potrebbe dire che questi sono i rischi della democrazia. Ciò sarebbe vero se dall'altra parte gli elettori avessero avuto forze politiche che avessero fatto dei valori e conquiste dell'integrazione europea la bandiera della loro campagna elettorale. Ma così generalmente non è stato, non solo in Italia ma in quasi tutti i paesi dell'Unione europea. Così l'elettore si è trovato schiacciato in mezzo ad una campagna elettorale che parlava quasi unicamente di temi nazionali, e vedeva che coloro che parlavano d'Europa erano coloro che la denigravano. Lo stesso PSE non ha avuto il coraggio di contrapporre neanche simbolicamente un candidato alternativo alla presidenza della Commissione europea al designato conservatore Barroso, che poteva dare di per sé un ulteriore significato alle elezioni e un segnale che si poteva provare a cambiare gli equilibri del vecchio continente. Invece si preferito rincorrere sui temi nazionali i 21 governi conservatori dell'Unione accettando il loro campo di competizione elettorale basato sulle paure suscitate dalla crisi. Eclatante è l'esempio Francese: il PS ha attaccato Sarkozy che aveva fatto della sua presidenza europea la bandiera elettorale, mentre il moderato Bayrou gli ha contrapposto una campagna incentrata su quali fossero i progressi da dover compiere in Europa. Quale è stato il risultato: Sarkozy ha tenuto, i socialisti sono dimezzati, Bayrou è migliorato. L'unica eccezione continentale a tutto ciò, è stata l'affermazione un po ovunque degli ecologisti. Per loro stessa natura questi hanno parlato di cosa dovesse fare l'Europa per rispondere alla crisi ambientale, tentando di tracciare una proposta globale. Proprio in Francia tale strategia ha portato l'Europe Ecologie di Cohn Bendit, leader storico del '68, ha raggiungere i socialisti concetrati in una campagna vecchio stampo. Affermazioni analoghe delle formazioni ecologiste si sono registrate in Germania e nei paesi scandinavi che faranno dei Verdi l'unico gruppo in crescita, insieme a quello degli euroscettici, al parlamento europeo. Non possiamo dire come sarebbe andata in Italia una scelta del genere, visto che anche in questo caso i verdi nostrani hanno preferito rinchiudersi in un dibattito perlomeno nazionale, se non settario, su quale fosse la vera sinistra residuale italiana invece di presentare una loro coerente proposta per il futuro globale. In definitiva le forze progressiste continentali, tranne in Danimarca e in Grecia, hanno pagato la loro mancanza di coraggio, non dando una chiara alternativa europeista alla destra euroscettica, e rinchiudendosi in un dibattito perlomeno provinciale, che è riuscito a parlare principalmente a chi si riconosceva nei vecchi schemi ideologici. L'occasione di aprire il proprio orizzonte di iniziativa politica è stata persa, ma speriamo che la lezione sia stata imparata almeno per il futuro. Dimenticare l'Europa al di fuori dell'arena politica può avvantaggiare solo i populisti e nazionalisti, che osteggiano una società inclusiva e multiculturale caratteristica tradizionale del processo di integrazione europea, almeno fino ad oggi.

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