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PRIVILEGIA NE IRROGANTO  di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “BUROCRAZIA”

 

 

 

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Report "Burocrazia"   5-7 marzo 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Burocrazia

L'ex sindaco Diego Novelli ospite alla Ubik ( da "Stampa, La" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: complici una burocrazia ottusa e inutile e leggi sulla sicurezza tanto buone sulla carta quanto ignorate nella quotidianità. Con il suo libro Novelli vuole lanciare un monito per ricordare a tutti quanto sia assurdo, oggi, morire di lavoro. L'incontro è organizzato dal Movimento Costituente della Sinistra e sarà introdotto dall'ex parlamentare Aldo Pastore.

Capolinea giustizia Brescia come Reggio ( da "Stampa, La" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: scarso coordinamento negli appalti, lungaggini, burocrazia. Ma entro la fine dell'anno finirà anche questo enorme imbarazzo». Resterà quell'altro, con il terzo piano senza sostituti procuratori. Il Palazzo è nuovo, ma per il Ministero Brescia resta una «sede disagiata». E chi ha voglia, tra i giovani magistrati, di sceglierla?

Gli ispettori dell'Appa sono pochi ( da "Trentino" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma anche di scelte politiche volute da chi diceva di voler ridurre la burocrazia, non è più così. Nel controllo del territorio non siamo più un'isola felice». Nella seduta di ieri, che è durata più di quattro ore, è emerso anche che, nel caso dell'ex cava del monte Zaccon, non sarebbero arrivate segnalazioni né all'Appa né al Corpo forestale della Provincia.

Morì nel rogo dello scooter, maxi risarcimento ( da "Trentino" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di indagini rallentate dalla burocrazia e dalle complesse perizie tecniche richieste dalle parti, ora sono arrivati i primi responsi. In sede civile la vittoria è stata piena. Con una sentenza depositata il 29 dicembre scorso il giudice Francesca Petrucciani ha riconosciuto ai genitori di Mattia, ai tre nonni e al fratello gemello un risarcimento complessivo di 600 mila euro.

Sulle orme del padre Alex Meister presidente dell'Hgv meranese ( da "Alto Adige" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: aumento della burocrazia rendano difficile sviluppare il lavoro in modo redditizio nel settore alberghiero». Per parte sua la presidente uscente Hofer, ha tracciato la sintesi delle manifestazioni svolte nel 2008 dalla Cooperativa Merano Turismo, che è stata fondata nel 2006 dall'Unione Albergatori ed ha citato "Meran Flora",

Scuola: La scelta del tempo va difesa ( da "Giornale di Brescia" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: provveditore si sia già allineato al Ministero e alla burocrazia centrale»; e questo proprio in un momento in cui «serve un patto coraggioso tra scuola, famiglie e territorio per respingere una scuola che il Governo voleva più povera non solo di ore, ma di maestri, materie ed esperienze». Nelle assemblee dove è intervenuta, la Bisleri ha incontrato «genitori sensibili e interessati,

caffaro, al lavoro per trovare subito una vera soluzione ( da "Messaggero Veneto, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Non si può poi andare avanti con una burocrazia così penalizzante. Non si può infine non mettere mano alle riforme. Faremo tutto il possibile per preservare il più alto numero di aziende e salvaguardare il capitale umano con la sua elevata professionalità. C'è la necessità di fare di più e di fare in fretta».

il pasticcio delle nomine due direttori al posto di uno - emanuele lauria ( da "Repubblica, La" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: stesse funzioni siano già svolte da altri rami della burocrazia regionale. E in un´altra interrogazione il deputato del Pdl Giuseppe Limoli ricorda che «le relazioni della Corte dei Conti abbiano invitato più volte a contenere i costi per queste strutture». Ma tant´è: gli uffici speciali nascono anche dalla necessità di trovare un posto per i grand commis penalizzati dallo spoils-

chi soffre è perduto, grazie milano ( da "Repubblica, La" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: grazie Milano " Dopo la tragedia ora siamo preda di una burocrazia assurda, file, file e file a non finire per un rimborso" Mio marito è deceduto per una malattia senza speranza nella disperazione di noi familiari, che dopo la tragedia ora siamo preda di una burocrazia assurda. File, file e file a non finire per chiedere un rimborso.

ora fateci costruire nel nostro quartiere ( da "Nuova Sardegna, La" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per cercare di non perdersi nel labirinto della burocrazia. «Dopo più di due anni, da quando ha avviato la procedura per poter costruire, la società Baia Azzurra può procedere con i lavori a Pittulongu - riporta un comunicato del comitato -. Per raggiungere questo risultato è stato necessario rivolgersi a diversi ordini di giudizio estranei con l'iter di una normalissima pratica.

Incubo Mcs, una vita da inferno ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: quanti di noi hanno la disponibilità economica e la forza fisica per lottare con la burocrazia? Chi ha la possibilità va all'estero, a Dallas. Costosissimo, per un ciclo di quattro mesi negli Stati Uniti servono 320 mila euro. Non è detto, però, che il viaggio della speranza sia risolutivo perché ogni malato presenta diverse allergie e quindi le terapie non possono essere uguali.

L'attesa di Maria Benedetta ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: In attesa che la burocrazia della sanità nazionale e regionale possa dare un contributo reale per aiutare la famiglia quartese ad uscire dal tunnel. «Ci siamo accorti che Maria Benedetta era allergica praticamente a tutto sin dai primi mesi di vita» racconta il padre Marco: «Qualunque cosa bastava a farla stare male».

Appello di Coldiretti <La Regione salvi le spigole e le orate> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma bloccati dalla burocrazia sia regionale che nazionale. Se per alcuni versi le responsabilità si possono imputare ai ritardi di Agea e del Sin, ad oggi, comunque non risulta istruita nessuna domanda del 2008». Scalas: «Ulteriori ritardi sono inconcepibili per le aziende: è necessario erogare alle imprese in modo immediato almeno un'anticipazione del 75 %

nizzoli: olio caro? sì, ma è il migliore ( da "Tirreno, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: gli stranieri apprezzano e comprano Una burocrazia sempre più severa impedisce di sviluppare il lavoro SAN GIULIANO. Olivicoltura del monte pisano è il momento delle scelte fondamentali. Sull'argomento intervengono i responsabili dell'azienda agricola "L'oro del colonnello" di Tiziano Nizzoli che fanno riferimento a quanto affermato di recente da Giacomo Sanavio,

La burocrazia chiude il negozio dei pacchi viveri ( da "Secolo XIX, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia chiude il negozio dei pacchi viveri in piazza cernaia La "Stiva" era stata aperta 10 anni fa dai gesuiti e dalla parrocchia di San Siro: distribuiva gratuitamente generi alimentari 05/03/2009 C'È un'esperienza di solidarietà che ha sospeso ogni attività venerdì, lasciando solo tre saracinesche abbassate in piazza Cernaia,

Guarita dalla sclerosi? Giudice rinvia ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: BUROCRAZIA MIRACOLOSA Questa è una storia di diritti negati e di una burocrazia senza il minimo sprezzo del ridicolo. Lo sanno pure i bambini: la sclerosi multipla è una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale, il che significa che non si guarisce e che le terapie possono al limite rallentarne il decorso.

PERUGIA - Lo definiscono un grande successo di Cgil, Cisl e Uil confederali e della categoria... ( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: politica e della burocrazia», gli esponenti sindacali hanno riproposto i contenuti del piano, ricordando che servirà ad aiutare circa 24 mila famiglie, 18 mila anziani e 6.000 tra giovanie adulti. «Ma nel 2010 cosa accadrà?», si chiedono i sindacati, preoccupati dal fatto che il Governo centrale non abbia previsto alcun finanziamento per dar seguito al fondo per la non autosufficienza.

UN MILIONE DI EURO. È l'importo del fondo di solidarietà istituito... ( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Tutto ciò sarà attuabile col minimo di burocrazia possibile: e la molteplice rete delle parrocchie, dei centri Caritas, Acli, degli assistenti sociali, cui ci si potrà rivolgere per le richieste di aiuto, avrà appunto il compito di vagliarle in modo snello anche grazie alla conoscenza diretta delle situazioni.

Marcegaglia: priorità rafforzare gli ammortizzatori ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Non si può continuare ad avere una burocrazia così penalizzante». Altra emergenza, il credito. La presidente di Confindustria ha sollecitato un mediatore del credito su modello francese e ne riparlerà questa mattina, al ministero dell'Economia, nel corso del liquidity day voluto da Tremonti proprio per affrontare il problema della liquidità.

Camere mortuarie vade retro' ( da "Nazione, La (Arezzo)" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: doloroso caso in cui dovessimo avere a che fare con un evento come la morte di un familiare, avere chi si occupa di affrontare la burocrazia e l'organizzazione di un funerale è quanto mai indispensabile. Ma c'è sempre un però: ne abbiamo bisogno, sì, ma non li vogliamo vedere più di tanto. E chi fa quel mestiere lo sa bene. «Meglio noi da voi che voi da noi» ci scherzano su all'Ofar.

Fausto Sarrini UN ARETINO, MARCELLO NICCHI, 56 anni, potrebbe salire ai massimi vertici a... ( da "Nazione, La (Arezzo)" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: miglior distribuzione delle risorse economiche, decentramento e snellimento della burocrazia». Tecnologia in campo in aiuto agli arbitri. Fino a che punto ci si può spingere? «La tecnologia deve essere di supporto alla prestazione dell'arbitro senza giungere a sostituirlo». Che ne pensa della sperimentazione dei giudici d'area voluta dalla Fifa?

di Sergio Silvestrini ALESSANDRO Bartalini (nella fot... ( da "Nazione, La (Pistoia)" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: essere medico che costantemente si scontra con la burocrazia e i legacci che essa impone». Può spiegarsi meglio? «Definizioni come Ospedale per Intensità di Cura, restano ancora delle belle parole da leggere, ma di non facile comprensione e applicazione anche per gli stessi operatori; figuriamoci poi per il comune cittadino.

Nasce la casa della memoria ( da "Corriere del Veneto" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: con burocrazia complicata ma l'archivio è esempio che si può lavorare in tempi ragionevoli ». E poi: «Se si eliminassero norme e procedure penalizzanti — dice — si lavorerebbe in termini più efficienti e rapidi. Purtroppo la corruzione non si elimina con la burocrazia come alcuni pensano e —

Copisti, falegnami, operai ed estetiste In carcere si impara a lavorare ( da "Giorno, Il (Brianza)" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Resta solo da smaltire l'ultima burocrazia e poi si può cominciare a lavorare. Due detenuti porteranno avanti il servizio di copisteria per una sessantina di Comuni della Brianza, mentre altri due si occuperanno dell'assemblaggio di componenti per televisori Lcd e stampanti.

di OLGA MUGNAINI L'IDEALE sarebbe un volto alla Francesco Nuti ( ... ( da "Nazione, La (Firenze)" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che mette in risalto ostacoli e ottusità della burocrazia e dei meccanismi presenti nel mondo dello spettacolo. Un film divertente, assicurano dalla produzione, ma con risvolti anche tristi: «Per certi aspetti dicono dalla Leonardo Cinematografica vuol ricordare lo stile di "Travolti da un insolito destino.

Morto sul lavoro, l'operaio stava ancora pagando il mutuo per la betoniera ( da "Resto del Carlino, Il (Rimini)" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Occorre garantire la sicurezza, senza incidere sulla burocrazia ed educare gli studenti delle scuole superiori, prima che entrino nel mondo del lavoro. E' quello che proporrò soprattutto negli istituti professionali. Spesso , purtroppo, erroneamente si ostenta sicurezza. Ci si vergogna di portare caschi e scarpe adatte».

Beni culturali, il tesoro non speso ( da "Corriere della Sera" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Carandini: «Colpa della burocrazia» di PAOLO CONTI M ezzo miliardo di denaro pubblico. Per la precisione 444 milioni e 167.870 euro. è la cifra che decine di soprintendenze italiane (archeologiche, architettoniche, paesaggistiche, storico- artistiche, archivistiche, per i beni librari) non sono riuscite a spendere nel 2008.

di LUCA VAGNETTI PERUGIA ALL'INDOMANI del pronunciamento... ( da "Nazione, La (Umbria)" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: i tempi troppo lunghi della politica e della burocrazia». Una cifra non indifferente, pari a quasi 32 milioni (più di 20 provenienti dalle risorse sanitarie locali, 7,5 da finanziamenti statali e altri 4 garantiti in via straordinaria dalla Regione), che verrà destinata a quattro tipologie di intervento: il rafforzamento dell'assistenza domiciliaria,

Rita non ha cuore per i bimbi ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: azienda nella zona dell'Interporto e involontario protagonista di una storia di ordinaria burocrazia che gli ha spento il senso del dovere morale e civico'. «Amarezza? Indignazione, piuttosto», corregge tra i campi di Castel Maggiore mentre sventola il foglio della Prefettura che dichiara inammissibile il ricorso di cui in premessa'.

Il mio progetto? È l'energia ( da "Italia Oggi" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: difficoltà con i nostri partner stranieri è la burocrazia italiana. Molti progetti sono fermi da anni perché nonostante ci siano state le votazioni e le varie delibere, c'è sempre un tassello mancante che blocca operazioni da milioni che coinvolgono molti paesi. Questo è un problema perché l'Italia rischia di perdere delle opportunità di sviluppo per una pigrizia amministrativa.

Arenzano Rugby, battaglia per la costruzione del nuovo campo ( da "Secolo XIX, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: costruzione del nuovo campo il caso Un intreccio di burocrazia, interessi e scelte degli enti locali paralizza il progetto della società fondata solo l'anno scorso 05/03/2009 Arenzano. Tanta voglia di giocare a rugby, ma nessuna possibilità di allenarsi. In una conferenza stampa organizzata ieri ad Arenzano, i dirigenti della neo-società sportiva "Arenzano Rugby" (fondata nel 2008)

marcegaglia al governo: basta immobilismo ( da "Messaggero Veneto, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Non si può andare avanti con una burocrazia così penalizzante. Non si può, infine, non mettere mano alle riforme». Ammortizzatori sociali. «Bisogna intervenire subito sugli ammortizzatori sociali, soprattutto quelli in deroga, con risorse disponibili e destinate a chi ha veramente bisogno.

Cinquanta impiegati al funerale e la Motorizzazione resta chiusa ( da "Arena, L'" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Giovedì 05 Marzo 2009 CRONACA Pagina 9 LUTTO E BUROCRAZIA. Dalle 9.30 alle 12 il personale della Genovesa si è trasferito nella chiesa di Borgo Trieste. La comunicazione era stata inviata alla prefettura Cinquanta impiegati al funerale e la Motorizzazione resta chiusa Rinviati gli esami di teoria Arrabbiati diversi utenti Il direttore: «Avevamo avvisato gli addetti ai lavori»

Tremonti: "Il 2009 peggio del 2008" ( da "Giornale.it, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: eccesso di burocrazia" ha spiegato ancora Tremonti, nel corso dell?incontro al ministero con i rappresentanti delle imprese e delle banche. Il ministro ha spiegato che "parte non marginale della strategia è sbloccarli e che devono e possono essere messi in campo strumenti nuovi ed essere verificati gli strumenti già in essere ma non ancora sufficientemente valorizzati"

CRISI ECONOMICA: TREMONTI, SBLOCCARE 100 MLD FERMI PER ECCESSO BUROCRAZIA ( da "Adnkronos" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: CRISI ECONOMICA: TREMONTI, SBLOCCARE 100 MLD FERMI PER ECCESSO BUROCRAZIA commenta 0 vota 0 tutte le notizie di ECONOMIA ultimo aggiornamento: 05 marzo, ore 09:56

Italia, Tremonti: 2009 più difficile di 2008, serve coesione ( da "Reuters Italia" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ci sono 100 miliardi di euro bloccati da un eccesso di burocrazia che devono essere sbloccati. Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, in una sintesi del suo intervento alla giornata Imprese-lavoro-banche dopo che ieri Bankitalia ha avvertito che il Pil 2009 potrebbe ridursi a -2,6% dal -0,9% stimato da Istat per l'anno appena trascorso.

Tremonti: "2009 più difficile del 2008, contro la crisi strumenti nuovi" ( da "Rai News 24" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: miliardi di euro bloccati sul territorio da un eccesso di burocrazia" che quindi devono essere sbloccati. Le questioni da affrontare nella giornata di oggi, ha chiarito il responsabile di Via XX Settembre, riguardano "l'individuazione di eventuali settori o aree che possono essere maggiormente esposte a razionalizzazione del credito, quali sono i problemi per l'accesso al credito,

Crisi: Tesoro, vanno sbloccati 100 mld fermi per eccesso di burocrazia ( da "TgFin.it" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: vanno sbloccati 100 mld fermi per eccesso di burocrazia Il 2009 sara' peggiore del 2008 (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 05 mar - "Il 2009 sara' un anno ancora piu' difficile del 2008". E' quanto si legge in una nota del Tesoro in occasione della giornata dedicata al tema 'Imprese, lavoro, banche'.

Recessione, Tremonti: "2009 anno orribile" ( da "Affari Italiani (Online)" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per affrontare "subito" alcune questioni, come ad esempio l'eccesso di burocrazia che arriva a bloccare circa 100 miliardi di euro. Per Tremonti bisogna "verificare gli strumenti già in essere ma non ancora sufficientemente valorizzati. Ci sono circa 100 miliardi di euro bloccati sul territorio da un eccesso di 'burocrazia'.

Allarme di Tremonti: "Sarà un anno più duro del precedente" ( da "RomagnaOggi.it" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: costo' della burocrazia. "Devono essere messi in campo strumenti nuovi, devono essere verificati gli strumenti gia' in essere, ma non ancora sufficientemente valorizzati", ha esortato il ministro. E inoltre, "ci sono circa 100 miliardi di euro bloccati sul territorio da un eccesso di burocrazia.

ITALIA: TREMONTI, IL 2009? PIU' DIFFICILE DEL 2008 ( da "Wall Street Italia" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ci sono 100 miliardi di euro bloccati da un eccesso di burocrazia che devono essere sbloccati. Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, in una sintesi del suo intervento alla giornata Imprese-lavoro-banche dopo che ieri Bankitalia ha avvertito che il Pil 2009 potrebbe ridursi a -2,6% dal -0,9% stimato da Istat per l'anno appena trascorso.

Bike sharing, le bici non bastano piu' ( da "Metronews" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è tutta una burocrazia che blocca lo svilupppo, non ci possono volere 9 mesi per un?autorizzazione''. Intantro parte la nuova promozione: fino a fine aprile chi si abbona avrà tre mesi in regalo: pagando 36 euro si avrà una tessera da 15 mesi anziché 12.

INFRASTRUTTURE: TREMONTI, SBLOCCHEREMO 7 GRANDI OPERE FERME PER FOLLIA BUROCRAZIA ( da "Adnkronos" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: INFRASTRUTTURE: TREMONTI, SBLOCCHEREMO 7 GRANDI OPERE FERME PER FOLLIA BUROCRAZIA commenta 0 vota 0 tutte le notizie di ECONOMIA ultimo aggiornamento: 05 marzo, ore 12:51

GIUSEPPE MIRETTO E LA REGIONE CAMPANIA METTE MADDALONI IN LISTA D'ATTESA. FINISCE NEL LIMBO DELLE... ( da "Mattino, Il (Caserta)" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Per superare le sabbie mobili della burocrazia - rivela Carlo Scalera (Verdi) - non è bastato elaborare una variante urbanistica; imporre vincoli per gli atti d'esproprio; sottoscrivere una dichiarazione di pubblica utilità sulle opere. E ancora prima: rimuovere i vincoli idrogeologici e ridisegnare la disposizione delle nuove opere.

VOLENTI O NOLENTI, DI FRONTE ALLA CRISI IN ATTO GLI IMPRENDITORI HANNO ADOTTATO UN ATTEGGIAMENTO DI ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Allentando i freni della burocrazia. Risolvendo i conflitti tra i vari Enti. Per rendere cantierabile i progetti in tempi più brevi. Un politica, insomma, che sappia guadagnarsi sul campo quel ruolo fondamentale di cui è stata investita. * presidente Api Napoli

Studenti in piazza e municipio ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è stato anche un progetto frutto della collaborazione di docenti e ragazzi datato diversi anni, prima scomparso nei meandri della burocrazia istituzionale, poi riscoperto ma rimasto inattuato. Sulla competenza della sistemazione dell'area, negli ultimi cinque anni ci sono stati scambi di responsabilità tra Comune e Provincia che comunque sono serviti per tenere vivo il problema.

Tremonti: "2009 difficile". Epifani: "Senza sostegni al reddito non se ne esce" ( da "Rai News 24" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: miliardi di euro bloccati sul territorio da un eccesso di burocrazia" che quindi devono essere sbloccati. Le questioni da affrontare nella giornata di oggi, ha chiarito il responsabile di Via XX Settembre, riguardano "l'individuazione di eventuali settori o aree che possono essere maggiormente esposte a razionalizzazione del credito, quali sono i problemi per l'accesso al credito,

Tremonti: 2009 peggio di 2008, rischio per il credito ( da "Reuters Italia" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: "Parte non marginale della strategia" è far partire la spesa in infrastrutture. Ci sono infatti circa 100 miliardi di euro bloccati sul territorio da quella che Tremonti ha definito "la follia mafiosa di varie burocrazie". BANCHE, "INTERESSE FORTISSIMO" PER BOND SPECIALI Continua...

REAGIRE ALLA CRISI/ 1 Le lettere dei lettori ( da "Giornale.it, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Dobbiamo assolutamente liberarci da questa burocrazia borbonica. Purtroppo le associazioni di categoria dormono o, peggio ancora, vedono occasioni di business nell'aumento degli adempimenti. Ringrazio anticipatamente e sarò breve e conciso. Ho un'azienda di abbigliamento mare feminile con 20 dipendenti.

sceriffo del credito Ma i banchieri si mettono di traverso">Imprese, presto lo sceriffo del credito Ma i banchieri si mettono di traverso pag.1 ( da "Affari Italiani (Online)" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per affrontare "subito" alcune questioni, come ad esempio l'eccesso di burocrazia che arriva a bloccare circa 100 miliardi di euro. Per Tremonti bisogna "verificare gli strumenti già in essere ma non ancora sufficientemente valorizzati. Ci sono circa 100 miliardi di euro bloccati sul territorio da un eccesso di 'burocrazia'.

Commercio: 4 priorità contro crisi ( da "Sardegna oggi" del 05-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: eccesso di burocrazia. Il sistema delle imprese rischia un ulteriore tracollo? -->CAGLIARI - Quattro priorità per affrontare la grande crisi del 2009. La Camera di commercio e la Confcommercio di Cagliari sono pronte ad accogliere l?invito del ministro dell?

Domani assemblea Upa per guardare al 2009 ( da "Giornale di Brescia" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: L'Unione agricoltori intende chiedere con forza l'autorizzazione a sperimentare le produzioni Ogm che consentono redditi maggiori e più sicuri. Ormai la scienza sa dire quali sono le piante transgeniche sicure e quali ancora da provare. L'altro fronte è la burocrazia.

non è la famiglia l'anello debole ( da "Nuova Sardegna, La" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ci scontriamo ulteriormente contro la burocrazia, in quanto abbiamo anche l'onere di dimostrare (noi!?) la malattia. E d'altro canto il paziente non ammette mai di essere malato e non si reca nella struttura e così la questione diventa un circolo vizioso. Allo stesso tempo, i medici o i loro collaboratori non si mettono in contatto con chi ha fatto loro presente il delicato caso,

Anna: In inglese sono più bravi di noi ( da "Provincia Pavese, La" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: i cambiamenti degli ultimi anni fanno intravedere un futuro positivo: hanno un debito pubblico più basso e la burocrazia funziona meglio. L'impatto con gli sloveni è stato positivo, sono desiderosi di conoscere persone dall'estero, sono aperti, più comunicativi. Partendo dall'Italia molti mi hanno detto "ma dove vai, butti via il tuo Erasmus", invece è stato un arricchimento».

Tubi vecchi? Non si possono cambiare ( da "Provincia Pavese, La" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Storia di burocrazia che impedirà fino ad estate inoltrata di far partire i lavori che eviterebbero grane all'acquedotto gravi come quella che l'altro giorno ha lasciato a secco mille famiglie. Tanto è semplice capire cosa sta succedendo all'acquedotto di Voghera, tanto è difficile spiegarsi il perchè.

gli studenti in corteo ottengono la pulizia del parco ( da "Messaggero Veneto, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Uno strato di ghiaino che diventa poltiglia, in caso di pioggia. La convenzione sepolta dalla burocrazia dividerà le competenze tra Provincia e Comune: all'ente di Pordenone la gestione dell'auditorium e della palestra liceale, il parco al Comune. Chiara Benotti

burocrazia rigida ( da "Nuova Venezia, La" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Altre Burocrazia rigida Burocrazia rigida allo sportello Actv Il 1º marzo mi sono recata a Venezia e ho colto anche l'occasione per rinnovare l'abbonamento in quanto la tessera era scaduta il 28 febbraio. Alla mia richiesta mi sono sentita rispondere che oltre alla compilazione del modulo serviva il timbro della ditta dove lavoro.

emergenza casa, bonus fino a 5000 euro agli immigrati dei centri di accoglienza - micol lavinia lundari ( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: saranno proprio alcuni giovani immigrati che vivono negli alloggi Acer a produrre una documentazione informatica sulla realtà condominiale in cui vivono. Sperimentale sarà inoltre il lavoro che verrà condotto alla Corte 3, alla Bolognina: alle famiglie di extracomunitari verrà dato un aiuto per superare le difficoltà della burocrazia, che riguardino un contratto o una bolletta.

Per frenare la crisi l'appello alla Giunta di Deidda (Ascom) ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia) da parte degli enti locali. Per quanto riguarda difficoltà di accesso al credito, uno dei problemi principali indicati dal ministro dell'Economia come causa di inasprimento della crisi, la Camera di commercio di Cagliari ha già fatto partire due progetti come l'apertura di un'impresa in un giorno e lo stanziamento di 320mila euro per la costituzione di un fondo anticrisi

tremonti: manca il credito il 2009 sarà peggio del 2008 - roberto petrini ( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Sboccheremo sette grandi opere dalla follia mafiosa della burocrazia». E si parla anche di un provvedimento volto a facilitare l´avvio dei lavori edili. Si fa più serrato anche il dibattito sulle altre opzioni anti-crisi: D´Alema propone di detassare per cinque anni le imprese del Sud ma il ministro per lo Sviluppo Scajola gli replica che non è possibile perché si tratta di una misura «

Tremonti si sveglia: la crisi è gravissima ( da "Manifesto, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per affrontare immediatamente alcune questioni, come ad esempio l'eccesso di burocrazia. Per Tremonti bisogna «verificare gli strumenti già in essere ma non ancora sufficientemente valorizzati. Ci sono circa 100 miliardi di euro bloccati sul territorio da un eccesso di 'burocrazia'. Parte non marginale della strategia è sbloccarli».

16 miliardi per tener su il Pil cadente ( da "Riformista, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: come l'ha definita Tremonti, causata da una burocrazia che blocca le opere infrastrutturali italiane. Per superare questo scoglio Tremonti ha pronto un piano: «Tra due settimane proporremo una casistica di 7 grandi investimenti privati, con una piccola quota pubblica, bloccati dalla follia mafiosa di varie burocrazie».

il disoccupato ( da "Tirreno, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Massimo Fabbrini Livorno BUROCRAZIA L'inutile attesa di un processo Desidero denunciare una fastidiosa prassi ormai consolidata della obsoleta macchina della giustizia. Dovendo presentarmi a un'udienza di mattina presto, mi sono alzato alle 6.30 per fare 150 chilometri (e altrettanti per tornare) ed essere in tribunale in tempo (l'udienza era alle 9)

CHARLES Krauthammer è uno dei più influenti giornalisti d'America. Vincitore di u... ( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è burocrazia paralizzante e limitazione dell'iniziativa privata anche quando l'intervento dello Stato e la regolamentazione delle attività economiche sono resi necessari da situazioni come quelle attuali, dove proprio la mancanza o l'inosservanza delle regole e una iniziativa privata priva di remore e di scrupoli sono alla base della crisi epocale che stiamo vivendo.

<LE RONDE? Demagogia, con il rischi... ( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ufficio e nella burocrazia; affidiamo ad altri quei compiti, e portiamo più gente sulle strade. «Anche questo non è vero fino in fondo. Ci sono certo mansioni che possono essere svolte da altre istituzioni, pensiamo ai passaporti. Ma controllare le informazioni sui sospetti, analizzare anche le storie personali di chi vuole entrare nelle ronde'

OGGI è il gran giorno. Marcello Nicchi, 56 anni, ex arbitro internazionale aretino, pu&... ( da "Nazione, La (Arezzo)" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Autonomia, miglior distribuzione delle risorse economiche, decentramento e snellimento della burocrazia» ecco in estrema sintesi il programma di Marcello Nicchi che tra l'altro, nell'intervista pubblicata ieri ha aggiunto: «Un buon arbitro deve avere autorevolezza e credibilità». F.S.

Goldoni: ora 100 mln per i mezzi agricoli ( da "Italia Oggi" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Noi siamo lenti, afflitti da mega burocrazia e perdiamo occasioni (perdiamo fondi)». Goldoni ha chiuso la convention insieme ai due vice presidenti di Unacoma Carlo Tonutti e Carlo Cotogni dicendo: «non lasciamo nulla ma proprio nulla di intentato per uscire da questa crisi».

Trofei dimenticati, la Provincia convoca la società ( da "Corriere del Mezzogiorno" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: caveau del Banco di Napoli al deposito della Provincia è quello di completare l'inventario e individuare la migliore soluzione per il loro futuro. In attesa dei tempi della burocrazia, il rischio che il patrimonio storico del calcio a Napoli rimanga per ancora molto tempo nelle ceste di plastica bianca a prendere polvere, è molto concreto. Ant. Sco. Ceste I cimeli azzurri accatastati

Come il Toro e il Leone, anche voi contate trenta giorni di Mercurio negativo. Nel vostro caso anche... ( da "Messaggero, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Consigliamo sempre molta attenzione agli aspetti legali delle questioni, alla burocrazia, alle tasse... Ma certamente siete in fase di miglioramento notevole, che sarà anche più evidente il prossimo week-end, quando Marte si avvicina ai Pesci. Nettuno impone cautela nella salute, sconsiglia incontri passionali al buio;

OGNI GIORNO ho l'occasione di incontrare persone, operatori e imprenditori c... ( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: riferiscono che a Cesenatico gli apparati comunali e la burocrazia in genere, invece di facilitare gli imprenditori sono impegnati a ridurre la velocità e ad imporre regolamenti che non consentono di abbellire, ingrandire e internazionalizzare gli esercizi ricettivi. In un momento come questo, il sindaco dovrebbe impedire ai suoi dirigenti di rallentare, con la loro inquietante burocrazia,

Crisi e burocrazia: un binomio deleterio ( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: 9 Crisi e burocrazia: un binomio deleterio L'INTERVENTO A GATTEO MARE sono stati organizzati dei corsi di tarocchi, che si tengono in viale Trento 5. Sono aperte le iscrizioni per marzo e aprile. Il corso è articolato in cinque lezioni di due ore ciascuna, a cadenza settimanale, con la presenza massima di sette persone.

<Il 2009 andrà peggio, più risorse per il welfare> ( da "Corriere della Sera" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia mafiosa e di finta democrazia, uno dei mali principali del Paese». Il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, alla quale Tremonti ha contestato la cifra di 60-70 miliardi di euro in crediti alle imprese da parte della pubblica ammini-strazione, ha chiesto un decreto «che ne certifichi la cifra esatta » e di innalzare la soglia del credito di imposta fino a un milione

SULLA CASA L'ASSESSORE CONTRO TUTTI ( da "Nazione, La (Firenze)" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il rischio di aggiungere un livello di competenza: un nuovo monumento alla burocrazia. E' per questi motivi che, in commissione, la legge uscirà massacrata. O non uscirà per niente. L'assessore Baronti, di Rifondazione comunista, sembra avere contro tutti. Dal Pd all'Udc, da An a Forza Italia. E non solo per l'appello degli assegnatari a Berlusconi.

COMPAGNI di scuola ma soprattutto di una lunga avventura commerciale iniziata all... ( da "Nazione, La (La Spezia)" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: al passaggio del tempo e alla burocrazia anche se il loro malumore è il sinonimo di un settore non più florido. «Il commercio è in difficoltà - spiegano - e non solo a Sarzana. Ma non tanto per il rapporto con il pubblico oppure per l'offerta ma a causa di una serie di ostacoli che colpiscono la volontà dell'esercente.

Tremonti non si fa illusioni <Il 2009 sarà peggio del 2008> Ma c'è un gruzzolo per i precari ( da "Giorno, Il (Milano)" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma il Governo vuole anche affrontare alcune micidiali strozzature come ad esempio l'eccesso di burocrazia che - dice il Ministro - arriva a bloccare 100 miliardi di euro sul territorio. Fra 15 giorni il Governo - informa Tremonti -proporrà di sbloccare sette grandi investimenti privati bloccati «dalla follia mafiosa di alcune burocrazie».

<Occorrono strumenti nuovi, bisogna affrontare questioni come l'eccesso di burocraz... ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: 7 «Occorrono strumenti nuovi, bisogna affrontare questioni come l'eccesso di burocraz... «Occorrono strumenti nuovi, bisogna affrontare questioni come l'eccesso di burocrazia che blocca 100 miliardi. Più soldi oltre agli 8 miliardi per gli ammortizzatori»

I DIMENTICATI DELLA CRISI ( da "Giornale.it, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: incavolata nera con le banche, inferocita con il fisco e la burocrazia, esigente con il governo («aiuta la Fiat, e noi?»), però sempre vitale. Coraggiosa. Daniele Barbone ci scrive da Shangai: «Siamo partiti nel 2005, in un sottoscala di Varese, con un gruppo di ex colleghi rimasti disoccupati, tutti sotto i quarant'anni.

utili e nuove assunzioni: la solari batte la crisi ( da "Messaggero Veneto, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sanare le diffidenze tra Stato e imprenditori, eliminare la burocrazia opprimente che a volte non ci permette di fare bene il nostro lavoro. L'impresa ha un ruolo sociale che va agevolato: dal 1994 Solari ha pagato 100 milioni di euro in stipendi e contribuito alla crescita del Friuli: non mi sembra poco».

il governo degli stati uniti sceglie i vini prodotti dall'azienda gelisi ( da "Messaggero Veneto, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: controlli e la burocrazia americana non sono affatto semplici. Ogni Paese ha un suo sistema di dazi - precisa Gelisi - e l'azienda che importa non in tutti i Paesi può essere quella che rivende, per cui serve sempre un intermediario. Tutte le aziende della filiera, inoltre, devono registrarsi alla Fda (Food and drugs administration) per cui le procedure sono piuttosto complesse.

L'Unione Barbagia stringe la cinghia ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: vedranno impegnati in prima persona uno specifico comune che si specializza in materia «in modo tale da non creare ulteriore burocrazia lasciando morire i nostri paesi - sottolinea il primo cittadino di Lodine Francesco Bussu - ma in questo modo si rafforzano gli uffici comunali ottimizzando al massimo le risorse che saranno così investite per dare dei buoni servizi alle comunità».

I pescatori di Arbatax sono alla frutta ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Bloccati gli indennizzi per fermo biologico e servitù militari Maltempo e burocrazia hanno messo in ginocchio i duecento pescatori di Arbatax. I fondi ci sono ma non sono stati assegnati. All'appello mancano gli indennizzi del fermo biologico e quelli delle esercitazioni militari. Aggiungere il maltempo per vedere come il settore pesca sia entrato in una crisi drammatica.

"Gli studi di settore? Necessari" ( da "Stampa, La" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia fiscale, dove anche con un buon commercialista ci si sente piuttosto soli. Ma cosa sono gli studi di settore? «Sono nati come strumento di collaborazione tra il Fisco e il soggetto contribuente - ha spiegato Quintino Botrugno della direzione regionale delle Entrate - e si pongono l'obiettivo di individuare le condizioni effettive di operatività delle imprese e di determinare

La morte non è materia per leggi ( da "Giornale.it, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Vale a dire sottrarre la vita sia al ghigno del fato che alla burocrazia delle sentenze, affidandolo alla straordinaria complessità del cuore umano. Complessità che è capace di pazienza, di compassione, di ascolto, di accoglienza, di dolore - ma anche dalla capacità di lenirlo -, e di amore. Amore. Non è forse questa la parola più reietta?

REAGIRE ALLA CRISI/4 Le lettere dei lettori ( da "Giornale.it, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Al nostro Governo chiedo di mettere mano alla elefantiaca burocrazia che ogni giorno dobbiamo fronteggiare; per esempio, solo per installare dei cartelli sulla strada, bisogno produrre pratiche a non finire (vigili, beni architettonici, ufficio tecnico, etc...) che ti obbligano o a desistere o ad incaricare un geometra che corra per gli uffici indicati.

Green, burocrazia e credito frenano il solare ">Green, burocrazia e credito frenano il solare ( da "Affari Italiani (Online)" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Green, burocrazia e credito frenano il solare Venerdí 06.03.2009 12:23 In Italia, secondo uno studio condotto lo scorso mese di ottobre da EuPD Research, è prevista una crescita costante nel fotovoltaico a differenza dei due mercati chiave in Europa, la Germania e la Spagna.

Green, burocrazia e credito frenano il solare ">Green, burocrazia e credito frenano il solare pag.1 ( da "Affari Italiani (Online)" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia e credito frenano il solare Venerdí 06.03.2009 12:23 Malgrado perciò qualche cosa sia stato fatto per snellire le pratiche, soprattutto in qualche Regione più virtuosa da questo punto di vista, come la Puglia per esempio, le procedure per ottenere le autorizzazioni e la fondamentale connessione alla rete elettrica sono ancora troppo lunghi e difficoltosi.

Ogni scherzo vale a Carnevale anche l'evasione fiscale Anche se la questione è... ( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Imob e le rigide regole della burocrazia Il giorno 01/03/09 mi sono recata a Venezia e ho colto anche l'occasione per rinnovare l'abbonamento in quanto la tessera era scaduta il giorno prima il 28 febbraio. Alla mia richiesta mi sono sentita rispondere che oltre alla compilazione del modulo previsto, serviva il timbro della ditta dove io lavoro.

Come il Toro e il Leone, anche voi contate trenta giorni di Mercurio negativo. Nel vostro caso anche... ( da "Gazzettino, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Consigliamo sempre molta attenzione agli aspetti legali delle questioni, alla burocrazia, alle tasse... Ma certamente siete in fase di miglioramento notevole, che sarà anche più evidente il prossimo week-end, quando Marte si avvicina ai Pesci. Nettuno impone cautela nella salute, sconsiglia incontri passionali al buio;

Villa comunale, l'intervento bloccato dalla burocrazia il servizio fermo da tre anni in gara soltanto un'impresa ( da "Mattino, Il (Circondario Sud2)" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Villa Comunale, l'intervento bloccato dalla burocrazia Il servizio fermo da tre anni In gara soltanto un'impresa

EMANUELE IMPERIALI ROMA. OGGI LA SCELTA FINALE SPETTA AL COMITATO PER LA PROGRAMMAZIONE ECONOMICA... ( da "Mattino, Il (Benevento)" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: In Campania si tratta di circa 9 miliardi e mezzo di grandi opere, finanziate per il 57,43%. Ecco perché il ministro dell'Economia Giulio Tremonti annunzia che il governo, nei prossimi 15 giorni, vuole anche sbloccare 7 grandi opere simbolo, «ferme per la follia della burocrazia».

È DIFFICILE PREVEDERE I RISULTATI DEI PIANI DELLA NUOVA PRESIDENZA PER FAR USCIRE L'AMERIC... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è burocrazia paralizzante e limitazione dell'iniziativa privata anche quando l'intervento dello Stato e la regolamentazione delle attività economiche sono resi necessari da situazioni come quelle attuali, dove proprio la mancanza o l'inosservanza delle regole e una iniziativa privata priva di remore e di scrupoli sono alla base della crisi epocale che stiamo vivendo.

Vitali: "Narro la magia della provincia Il lago? E' come un compagno di vita" ( da "Affari Italiani (Online)" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: inerzie della politica e della burocrazia, che riesca a metter d'accordo il podestà Parpaiola, il segretario comunale Fainetti, il segretario della locale sezione del partito Bongioanni, il parroco e tutti i notabili della zona", racconta Vitali. Un romanzo sull'avventura del Corpo Musicale Bellanese, le mille difficoltà dell'impresa e la determinazione di chi volle farsene artefice.

Specializzandi: Lenzi (Cun), concorso a maggio spiace ritardo ( da "KataWeb News" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Siamo nelle mani dell'alta burocrazia ministeriale che decide spesso senza criteri sulle pelle dei giovani medici -- aggiunge Mazzucco -- come è stato per gli accorpamenti delle scuole di specializzazione fra regioni diverse e nella stessa regione: non siamo contrari a questa riforma ma non la si può calar dall'alto a ridosso del concorso".

Flessione dei consumi, Calvaresi "serve gioco di squadra" ( da "Quotidiano.it, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: incontrano gli ostacoli della burocrazia, come nei parametri sempre difficili da adottare per le assegnazioni dei suddetti buoni". Un plauso Calvaresi lo riserva all'amministrazione grottese in seguito all'incontro indetto giorni fà dal Sindaco Merli a cui hanno partecipato il Consorzio Turistico Riviera delle Palme, l'AOT di Grottammare,

Quei colpi di pagaia dell'energica Carla ( da "Stampa, La" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è per le decisioni rapide con evidente orticaria per la burocrazia, ben presente anche qui: «La decisione di candidarmi - sottolinea - è nata dopo una positiva esperienza alla Sabazia. Credo ci sia tanto lavoro per questo sport che conta su un aumento di praticanti ma che per la massa diventa protagonista solo ogni 4 anni, con le Olimpiadi».

Borgata Canarone si ribella "Non vogliamo i nomadi" ( da "Stampa, La" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ho rispettato tutti i cavilli della burocrazia e adesso arrivano i Rom. La mia casa vale il 30% in meno come minimo: ho ricavato quattro alloggi e dubito di riuscire ad affittarli con questa pubblicità». E poi la paura è che nel terreno davanti alla cascina ricompaiano roulotte, baracche e diventi un piccolo campo nomadi tra le ville residenziali.

Quote latte, Vecchioni ringrazia la Cia: la nostra lobby ha vinto sul decreto ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: i Psr vanno riqualificati, con una strategia di lungo periodo e con risorse che devono essere destinate agli agricoltori, i primi responsabili nella tutela dell'ambiente'». Guerra anche alla burocrazia. «La Pac - conclude - per colpa delle mille carte, arriva cinque mesi più tardi rispetto ai colleghi francesi». (m.b.)

SERVONO CERTEZZE Il consiglio nazionale del notariato invita a non sottovalutare l... ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la propria affidabilità giuridica e tecnologica non per creare ulteriori elementi di burocrazia», ma perché in una materia così delicata dal punto di vista etico «considera fondamentali per la normativa due requisiti sostanziali: l'accertamento, appunto, della volontà consapevole e la sua documentazione per una conoscibilità da parte degli operatori».

bimbo malato, la regione non fermi le cure ( da "Centro, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che non si aspettino i tempi della burocrazia, anche perché la mamma di "L" non sa più cosa fare ed è pronta anche ad attuare una protesta, incatenandosi e chiamando le tv nazionali». Più il tempo passa, poi, e più la situazione rischia di peggiorare: «Con le sedute fisio-riabilitative il bimbo si muove bene e avrebbe buone prospettive se facesse terapia in misura adeguata,

interventi rapidi e ammortizzatori sociali ( da "Nuova Sardegna, La" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Interventi rapidi e ammortizzatori sociali» «Sbloccare la burocrazia che frena i finanziamenti e azioni per agevolare il credito» CAGLIARI. «Ormai si parla di ripresa non prima del 2011», precisa Gian Carlo Deidda, presidente della Camera di Commercio e dell'Ascom della provincia di Cagliari, che ha fatto un appello contro la cisi alla nuova giunta regionale.

tagliandi per gli invalidi, 22 avvisi di garanzia ( da "Nuova Sardegna, La" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia e per ottenere vantaggi nella sosta delle autovetture e in altri servizi. Quando la vicenda è diventata più che un sospetto a prendere in mano le redini dell'inchiesta è stato il sostituto procuratore della repubblica Giangiacomo Pilia che successivamente ha dato carta bianca al comandante della polizia municipale Marco Cantoni per approfondire i fatti ed arrivare alla

"prima lo straniero era una persona adesso è diventato un fastidio" - oriana liso ( da "Repubblica, La" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dagli insulti alle donne islamiche per il velo ai percorsi a ostacoli della burocrazia per le mamme». Il suo personale punto di osservazione sulla città sono i mezzi pubblici, «dove gli unici che si alzano per cedermi il posto sono proprio gli stranieri». Quei viaggi in tram la riconciliano con la città «proprio perché è l´unico luogo dove ci sono tante nazionalità che si mischiano,

cinque terre, albergo bocciato dal consiglio di stato ( da "Repubblica, La" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: E si sottolinea inoltre come la sentenza impedisca anche uno di quei corto circuiti della burocrazia che di fatto avrebbe consentito la realizzazione di una - legittima - operazione immobiliare grazie ad un originario abuso edilizio. (marco preve)

Costretti a sorridere, come su candid camera ( da "Trentino" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma significativo di come la politica e la burocrazia operino se non sempre, almeno spesso in una sfera lontana, ovattata, autonoma e autoreferenziale. Come se i cittadini non esistessero, come se le regole dell'etica più comune e basilare non valessero più per chi sta dall'altra parte del portone istituzionale.

Gli rubano l'identitàingegnere ricevesette verbali da amt ( da "Secolo XIX, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia PAOLO SAMMARTINO è un esasperato ingegnere genovese, che lavora a Milano dal lunedì al venerdì e quando è a Genova si muove in scooter. Da 8 anni, Paolo Sammartino, vittima di un ladro di identità, riceve sanzioni dall'Amt. C'è qualcuno che risparmia i soldi del biglietto, viaggia a scrocco sui mezzi pubblici genovesi e quando viene pizzicato dai controllori racconta di

Gros-Pietro si affida a Keynes. E contro la crisi prepara 3 mld ( da "Borsa e Finanza" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: E per la «burocrazia» che tanto pesa sulla realizzazione delle opere? Il governo ha promesso di tagliare la burocrazia che frena l'avvio di molti lavori. E con le misure introdotte in sede di conversione in legge del Decreto Anticrisi e del Decreto Mille Proroghe si è già cominciato.

Il colore dell'elisoccorsodivide Regione e vigili del fuoco ( da "Secolo XIX, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Italia della burocrazia, sia difficile anche fare un "regalo" dai 6 milioni di euro. Alla vigilia di un incontro al ministero degli Interni, fissato la prossima settimana per dare il via libera definitivo all'arrivo dell'Agusta 109 all'aeroporto di Villanova d'Albenga, l'assessore alla Salute della Regione Liguria si mostra ottimista:

Diceva <A noi sta obbedire e basta>. Lo ha fatto fino all'ultimo ( da "Eco di Bergamo, L'" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Diceva che oggi nella Chiesa la burocrazia è «una grande minaccia». Ma che «nonostante tutto essa resta un grande spazio di libertà». Nel giardino di Gesù devono poter crescere anche fiori diversi: «Ci sono i grandi movimenti e i piccoli gruppi, e anche persone che sono da sole: tutti nella Chiesa contano.

L' incontro con un insolito penfriend ( da "Nazione, La (Massa - Carrara)" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia e altre difficoltà di ogni, tipo siamo andati a trovarli. Forse avevano ragione gli antichi, a dire che ciò che è scritto ha un valore maggiore di ciò che viene soltanto detto, ma in questo caso a fare la differenza per noi è stato proprio il dialogo coi i detenuti, che ci ha lasciato emozioni che le parole di carta delle lettere non avevano lasciato passare del tutto.

IL CAMPIONATO nazionale di serie A2 di tennis nel quale sarà impegnato il Tennis... ( da "Nazione, La (Viareggio)" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: IL CAMPIONATO nazionale di serie A2 di tennis nel quale sarà impegnato il Tennis Italia Mps Leasing & Factoring di Forte dei Marmi prenderà il via il prossimo 22 marzo: la squadra versiliese, non ammessa in A1 per un eccesso di burocrazia, punto decisamente al ritorno nel massimo campionato.

La Sicilia blocca le rinnovabili ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia regionale - Opportunità per 250 posti «La Sicilia blocca le rinnovabili» Moncada: senza autorizzazione progetti energetici per 200 milioni Nino Amadore PALERMO A Jeremy Rifkin, che sarà a Palermo la prossima settimana per partecipare alla presentazione del Piano energetico regionale, i vertici della Regione siciliana dovranno spiegare perché progetti sulle fonti rinnovabili

<L'ora del merito> Il Pdl all'Università ( da "Corriere del Veneto" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: meno burocrazia ». Meneghetti, studente di Scienze Politiche non ha dubbi: «Qualora andassimo in senato accademico saremmo pronti a votare anche Giuseppe Zaccaria come Magnifico: a noi non interesseranno le appartenenze politiche dei candidati rettori, vogliamo solo che siano condivise le nostre idee».

Quote latte, vertice al calor bianco: <Zaia ha favorito i Cobas> ( da "Corriere del Veneto" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma la burocrazia non è diminuita ed il piano di sviluppo rurale che ci ritroviamo è fra i peggiori d'Italia». Il ministro Zaia ribadisce la sua posizione: «Tutte le richieste della Coldiretti sono state accolte nel testo di legge. Probabilmente è in atto una guerra intestina all'associazione, ma non accetto di essere tirato in mezzo»

* ANCHE oggi dalla cultura si può ripartire. Non quella degli sprechi, che purtroppo interes... ( da "Messaggero, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che purtroppo interessano molti settori dell'economia, o della burocrazia inefficiente, ma la cultura del fare e della buona gestione. Quella, insomma, che ha portato decenni or sono ad utilizzare la TV di Stato per insegnare a leggere e a scrivere a molti italiani o a conoscere il teatro napoletano e quello di Goldoni.

Le imprese, più forti della crisi ( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia ha la possibilità di dare un contributo importante all'economia, velocizzando sia gli appalti sia l'iter di concessione dei permessi di costruire: prima arrivano, prima si investe. Sembrerebbe logico, eppure riceviamo dai nostri soci diverse segnalazioni di ritardi e disfunzioni amministrative ma citiamo un solo esempio,

<NON PIANGIAMO sulla crisi, ma guardiamo al futuro, preparandoci al dopocris... ( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia locale». Gli industriali hanno invitato l'amministrazione a «definire nuove priorità», dando competività al territorio, non solo rendendo accessibili i prezzi dei terreni. Hanno proposto anche la creazione di «un'agenzia di marketing dell'innovazione, ovvero di trasferimento tecnologico» che «guidi e coordini effettivamente e con efficacia le diverse realtà che si occupano

La Provincia mette al bando gli alcolici ( da "Adige, L'" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma al di là della burocrazia meglio affidarsi al vecchio caro buonsenso. Evitando gli eccessi. E con essi le troppo facili accuse dei «provinciali» che scaldano la sedia o, peggio, ci si addormentano sopra, cullati da Baccanali sfrenati tra una pratica e l'altra.

Toccato il traguardo dei tre milioni di euro Il Fondo-famiglia lavoro continua a crescere ( da "Giorno, Il (Milano)" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Le commissioni devono valutare le richieste raccolte a livello decanale e inviarle alla segreteria del Fondo. La burocrazia è stata bandita per sveltire le procedure, tuttavia il controllo esiste, proprio per non snaturare il senso dell'intervento. A.O.

INFRASTRUTTURE E LAVORO ( da "Nazione, La (La Spezia)" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: «Cito per prima la burocrazia centrale della Marina. Gente che ha la testa altrove e non alle urgenze della città. Non possiamo più perdere tempo». Quali sono i progetti? Il Comune li ha già individuati. Per prima cosa vogliamo che si rafforzi la base navale. Vogliamo riempirla di navi, a partire dalla Cavour.

di MANRICO PARMA PASSA dall'ormeggio della nuova portaerei ... ( da "Nazione, La (La Spezia)" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: «Cito per prima la burocrazia centrale della Marina. Gente che ha la testa altrove e non alle urgenze della città. Non possiamo più perdere tempo». Quali sono i progetti? Il Comune li ha già individuati. Per prima cosa vogliamo che si rafforzi la base navale. Vogliamo riempirla di navi, a partire dalla Cavour.

Il disastro delle strade romane e il problema delle responsabilità ( da "Corriere della Sera" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: con una normale burocrazia che risponda per vie normali a un potere politico non saldato in unico blocco di interessi trasversali. Al di là delle conclusioni giudiziarie della vicenda - su cui ovviamente non mi pronuncio- e fatta salva l'onorabilità dei singoli fino a sentenza della magistratura, l'intera vicenda Romeo,

Mosca, quei cervelli da clonare ( da "Corriere della Sera" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il sogno sovietico non raggiunse mai risultati degni di storia, anche se l'istituto di via Obuk si riempì di cervelli. Si ammassò materia grigia per oltre mezzo secolo e, anche quando era il caso di smettere, fu impossibile fermare la burocrazia e quel dannato decreto del 1928. Armando Torno

Innovazione, Italia cenerentola ( da "Corriere della Sera" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sono protagonisti troppi organismi e una burocrazia paralizzante e ciò non crea le condizioni di responsabilità che un ricercatore deve avere. Tutto da noi è intoccabile. Le sacche di eccellenza presenti qua è la come alcune piccole aziende, ad esempio Ferrari e Ducati, non essendoci una valutazione precisa su che cosa si vuol fare e dove si intende andare,

Il piano varato dal Cipe voce per voce ( da "Manifesto, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: 3) l'incapacità delle burocrazie amministrative delle regioni di spendere con velocità ed efficacia. Di conseguenza il ministro dell'Economia spera che la crisi sia meno lunga del previsto, e che, quando l'economia americana ripartirà, anche le nostre imprese potranno iniziare a produrre grazie alle commesse estere.

Ballando sul ponte del Titanic ( da "Manifesto, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la sinistra risponde con la burocrazia di partito e la spartizione delle liste. La rappresentanza si fa locale, le comunità e i territori diventano fondativi di una nuova coscienza di luogo; la sinistra risponde sempre con il partito nazionale, centralizzato o con il partito del leader, plebiscitario.

Dona i beni ai ciechi: ma mobili e ville li prende la Regione ( da "Giornale.it, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: O forse spiegato dalla proverbiale lentezza della burocrazia del «proprietario», che quando indossa le vesti di un?istituzione pubblica difficilmente mette in mostra la meticolosità e la passione del collezionista d?arte. Eppure, per quanto in piena attività e, come spiega uno dei suoi convittori, in salute passabile, una visita all?

Pronti 50mila posti di lavoro ma nessuno si fa assumere ( da "Giornale.it, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: in questa fase di attesa e di stretta creditizia, che insieme a burocrazia e ritardi di pagamento pesa sulle nostre aziende per 39 miliardi, è difficile pensare alla crescita, ma ci teniamo stretti i nostri lavoratori altamente specializzati. E comunque la voglia di tornare a investire sulle persone non l'abbiamo persa».

È recessione, ma i piccoli non si arrendono ( da "Giornale.it, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: it Lacciuoli e burocrazia Sono un imprenditore a capo di un'impresa che direttamente e indirettamente dà lavoro a circa 200 persone. Siamo correlati al settore dell'arredamento in quanto forniamo dei particolari in ottone per decorare la casa. La nostra filosofia è sempre stata dare un prodotto di qualità e design made in Italy e anche quando era di moda «

Un vertice in Provincia con dieci sindaci novaresi ( da "Stampa, La" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: stabilità a da una serie di norme sul decentramento dei poteri che hanno appesantito la burocrazia rallentando nei fatti l'attività amministrativa nella gestione dei lavori pubblici. Sulle misure anticrisi, serve un piano robusto, efficace e veloce per ridare fiducia a imprese e famiglie La Cna esprime forti riserve sull'efficacia delle misure anticrisi varate fino ad ora dal Governo.

Berlusconi: liberizzazione dell'edilizia. Intanto siamo pieni di soldi per costruire case.... ( da "Blogosfere" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: le regole sono di fatto sovrapponibili con la "cattiva burocrazia"? E poi potremmo aggiungere: la burocrazia è sempre davvero "cattiva" oppure in alcuni casi serve a tutelare degli interessi super partes, ed ad aiutarci a ponderare bene certe scelte? Queste domande non credo siano di poco conto, specialmente in questo caso.

Che strani Scherzi sa giocare Cechov ( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nei panni di un impiegato della pachidermica burocrazia zarista, costretto a fare la spola tra l'ufficio e il luogo di villeggiatura della famiglia, vessato ora da una moglie insopportabile con velleità di cantante lirica, ora da amici e parenti che gli richiedono continui favori. Sono sempre i rapporti coniugali il filo conduttore di "Il tabacco fa male",

Casa, si può vendere se il genitore è malato ( da "Affari Italiani (Online)" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ecco le risposte Per orientarsi nel difficile mondo della burocrazia e delle leggi scrivete a: ilnotaioconferma@affaritaliani.it PRIMO QUESITO Recentemente (circa cinque mesi fa) mio padre 85anni è stato colpito da demenza (tipo Alzheimer) con severi disturbi del comportamento. Dopo un lungo ricovero in ospedale, a seguito operazione al femore, causato da una caduta "notturna",

Affittopoli, la Regione porta via ... ( da "Giornale.it, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: O forse spiegato dalla proverbiale lentezza della burocrazia del «proprietario», che quando indossa le vesti di un?istituzione pubblica difficilmente mette in mostra la meticolosità e la passione del collezionista d?arte. Eppure, per quanto in piena attività e, come spiega uno dei suoi convittori, in salute passabile, una visita all?

LA BUROCRAZIA ALLUNGA I TEMPI DEI LAVORI DI RIRPISTINO DEL COSTONE DI COROGLIO. UN ERRORE NELLA NOTI... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia allunga i tempi dei lavori di rirpistino del costone di Coroglio. Un errore nella notifica dell'ordinanza che impone i lavori urgenti, fa di fatto slittare la riapertura della strada che è chiusa al traffico dal 29 gennaio. La vicenda adesso è nelle mani del Tar che ha accettato la richiesta di sospensiva dell'

Prosecco e frodi, cambio di rotta ( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Cambio di rotta nella repressione frodi, come spiegato dal direttore Gianluca Fregolent, primo trevigiano a capo del dell'Istituto qualità e repressione frodi di Conegliano. Non più controlli mirati alla burocrazia, ma tutela della qualità e tolleranza zero per chi adultera o sofistica il prodotto del territorio. Erica Bet

Sicilia/ Regione: Entro dicembre da spendere 400 mln di ( da "Virgilio Notizie" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Mentre il nuovo assetto della burocrazia regionale ci permetterà di mettere immediatamente in circolo, nell'economia siciliana, circa mezzo miliardo di euro, da spendere e rendicontare entro dicembre". I bandi già predisposti da ciascun assessorato attiveranno una enorme quantità di risorse.

Berlusconi: in cdm il piano casa meno burocrazia ma niente abusi ( da "Giornale.it, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: in cdm il piano casa meno burocrazia ma niente abusi di Redazione Meno vincoli burocratici per ampliare, abbattere e ricostruire case, senza abusi, per smuovere l'economia. Il piano straordinario per l'edilizia, annunciato ieri dal premier, sarà varato venerdì prossimo dal consiglio dei ministri, come ha confermato Berlusconi: "Avrà effetti straordinari"

Gli rinnovano il permesso di soggiorno. Ma solo per un mese ( da "Varesenews" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: I tempi della burocrazia, però, sono lenti e, invece dei 20 giorni previsti, la questura ci impiega 13 mesi a sbrigare la sua pratica. Peccato che, nel frattempo, la crisi economica abbia fatto i suoi danni, il suo posto di lavoro svanisce, travolto dal fallimento della sua ditta, e la sua posizione diventa precaria.

<IL PIANO PER L'EDILIZIA AVRÀ EFFETTI STRAORDINARI E NON CI SARANNO ABUSI> ( da "Wall Street Italia" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: «Il piano per l'edilizia avrà effetti straordinari e non ci saranno abusi» -->Berlusconi: riduciamo le pastoie e la burocrazia, ma tutto sarà in linea con i piani regolatori esistenti

Silvio Berlusconi: riduciamo le pastoie e la burocrazia, ma in linea con i Prg esistenti ( da "Corriere.it" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia, ma tutto sarà in linea con i piani regolatori esistenti MILANO - Silvio Berlusconi ne è convinto: «Se riparte l'edilizia, riparte tutta l'economia». E per questo ha deciso che una delle mosse per dare nuova carica ad un sistema economico ingessato dalla crisi internazionale deve necessariamente passare per maggiori liberalizzazioni nel campo delle nuove costruzioni.

Berlusconi: "Via al piano per l'edilizia" ( da "Stampaweb, La" del 07-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: il fardello di burocrazia che ogni cittadino sopporta è asfissiante». Il presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, accoglie con favore l?iniziativa ma afferma che sarebbe meglio rilanciare l?affitto. Alle accuse di "cementificazione selvaggia", il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli ha replicato che l?


Articoli

L'ex sindaco Diego Novelli ospite alla Ubik (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

SAVONA L'ex sindaco Diego Novelli ospite alla Ubik Oggi pomeriggio alle 17,30 alla libreria Ubik di Savona arriva Diego Novelli per presentare la sua ultima fatica letteraria, il libro «Thyssenkrupp» (pubblicato da Sperling & Kupfer) nel quale l'ex parlamentare e sindaco di Torino ricostruisce in modo accurato e toccante la vicenda del tragico incendio del 6 dicembre 2007 alle acciaierie «ThyssenKrupp» in cui persero la vita sette operai. Un libro che dimostra come l'incidente fu provocato dalla ricerca del profitto a ogni costo, complici una burocrazia ottusa e inutile e leggi sulla sicurezza tanto buone sulla carta quanto ignorate nella quotidianità. Con il suo libro Novelli vuole lanciare un monito per ricordare a tutti quanto sia assurdo, oggi, morire di lavoro. L'incontro è organizzato dal Movimento Costituente della Sinistra e sarà introdotto dall'ex parlamentare Aldo Pastore.

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Capolinea giustizia Brescia come Reggio (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Boss libero, ispettori in Calabria Il ritardo di un gup nel deposito di una sentenza lo ha fatto scarcerare Organici ridotti all'osso e uffici semi-deserti: così ritardi e inefficienze contagiano anche il Nord Capolinea giustizia Brescia come Reggio ROMA Ispettori del Ministero della Giustizia a Reggio Calabria. Missione: «verificare cosa è successo» per consentire la scarcerazione del presunto boss della 'ndrangheta Cosimo Romanello, arrestato nel novembre 2007 (dopo 3 anni di latitanza), e ora libero a causa del ritardo nel deposito di una sentenza da parte del gup di Reggio Calabria. Lo ha annunciato Maria Elisabetta Alberti Casellati, sottosegretario alla Giustizia, intervenendo ieri a Radiocity su RadioUno Rai. Casellati ha aggiunto che, pur essendovi nella magistratura oggettive carenze di organico, «si può affermare che un'omissione di questo tipo non sia imputabile a questa serie di disfunzioni. Anche in presenza di un grande carico di lavoro, chi tratta il procedimento responsabilmente deve stabilire delle priorità, per far sì che non succeda quello che è successo a Reggio Calabria». Alla trasmissione ha parlato anche il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso: «I giudici a Reggio Calabria sono insufficienti, alcuni uffici hanno il 50% di organico non coperto». [FIRMA]GIOVANNI CERRUTI INVIATO A BRESCIA Ecco, si erano pure dimenticati che anche a Brescia ogni tanto c'è il sole, i raggi finiscono sui monitor dei computer e i cancellieri che son già pochi ci vedrebbero più niente: e dunque vai con un'altra gara d'appalto che forse sarà la penultima. Perchè qui ci sarà un viavai da diecimila persone al giorno. E almeno un bar ci vuole, no? Ma si erano scordati anche questo. E alè, altra gara d'appalto alle viste, sperando sia l'ultima davvero. «E che -come dice Vanni Barzellotti, il presidente dell'ordine degli avvocati- si sia proprio vicini alla fine del lungo e costoso letargo del nuovo palazzo di giustizia». Appuntamento a settembre. A cinque anni dalla fine lavori. Per far ridere un bresciano basta la domanda, e il nuovo Palazzo di Giustizia? Per far preoccupare un bresciano ne basta un'altra, è vero che non avete più magistrati? Messe assieme fanno pensar male, ma così è. «Di una nuova sede - ricorda Barzellotti - ne parlava già Giuseppe Zanardelli», ministro della Giustizia nel governo De Pretis, anno 1881. Quando i giudici del Tribunale erano 62, uno in più di quest'anno 2009. E' che i tempi di costruzione di un Palazzo di Giustizia sono più lenti di quelli della gustizia. E' dal 1986 che è cominciata l'avventura di questo palazzone di cemento attaccato alla stazione ferroviaria. E' costato almeno 75 milioni di euro. Otto piani, 1800 finestre, 3 mila 500 porte. Senza offesa, può sembrare un albergo bulgaro, o un convento Anni 60 sull'Appia Antica. I muri di cemento dicono che è già vecchiotto, con le scritte dei graffitari, gli adesivi delle pubblicità, le macchie da inquinamento, qualche erbaccia che tenta di spuntare. Davanti c'è il bar di Claudio Tedoldi: «Sono qui da cinque anni, pensavo a grandi affari e l'avevo chiamato "Caffè Domani" aspettando l'inaugurazione del Palazzo di Giustizia. L'avessi saputo prima avrei scelto un altro nome. Non Domani, ma Chissà...». La stessa parola, chissà, che si sente ripetere nel vecchio palazzotto di via Moretto da Brescia, dove alloggiano con densità da "basso" napoletano il Tribunale e la Procura. Quando vi arriveranno i rinforzi? «Chissà -risponde Fabio Salamone, il pm che ha diretto l'ufficio negli ultimi mesi, fino all'arrivo di Nicola Maria Pace- Sono anni e anni che mandiamo lettere e segnalazioni, ma il risultato è che dovremmo essere almeno 40, nella pianta organica siamo in 23 e ne mancano 9». Quando apriranno il nuovo Palazzo di Giustizia il terzo piano rimarrà vuoto. Ci sono nove stanze, ma non ci sarannno i nove pm. Non c'è magistrato di Brescia che non conosca a memoria date, numeri e statistiche. Del nuovo Palazzo e del vecchio contenzioso con il Ministero della Giustizia. Dopo Roma, Milano, Napoli e Torino, Brescia è il distretto giudiziario più popolato. un milione e 100 mila abitanti. Ma ha meno magistrati di Firenze, Genova o Catania. E meno personale amministrativo di Bari o Palermo. Insomma, un magistrato ogni 48 mila abitanti. «E noi in Procura - dice Salamone - ci dobbiamo occupare anche di terrorismo islamico, criminalità organizzata e traffico internazionale di stupefacenti, immigrazione clandestina, incidenti sul lavoro...». E' che forse Brescia è cresciuta troppo e in fretta. O non è più la provincia tranquilla di 15 anni fa. «Le due questioni, il nuovo Palazzo di Giustizia e la carenza di magistrati, per una città da sempre efficiente e ben amministrata sono l'unica eccezione», dice Adriano Paroli, deputato di Forza Italia, area Comunione e Liberazione, dieci mesi da sindaco. «Una delle prime visite è stata quella del Gabibbo, e proprio per i ritardi del Palagiustizia. Non ci sono giustificazioni. Ci sono stati errori di progettazione, scarso coordinamento negli appalti, lungaggini, burocrazia. Ma entro la fine dell'anno finirà anche questo enorme imbarazzo». Resterà quell'altro, con il terzo piano senza sostituti procuratori. Il Palazzo è nuovo, ma per il Ministero Brescia resta una «sede disagiata». E chi ha voglia, tra i giovani magistrati, di sceglierla? Almeno, fino al decreto dell'ex ministro Clemente Mastella, potevano arrivare gli uditori di prima nomina. Ora non più, debbono aspettare quattro anni in tribunali collegiali e la prima valutazione professionale. Sceglieranno un altrove che non è Brescia. «Noi continueremo a fronteggiare l'emergenza -dice il pm Salamone -, ma fino a quando?». Il nuovo Procuratore Generale Guido Papalia ha già chiesto udienza al ministro Angelino Alfano. Anche oggi dal palazzone di cemento arrivano rumori di martello, trapani, carrucole. E' il giorno degli elettricisti e della tinteggiatura. Ogni anno il Comune paga 700 mila euro per la manutenzione di un palazzo che ancora non funziona. E ad ogni giorno la sua pena, come ai tempi del progetto, quando tutto venne fermato perché il Procuratore Generale si era accorto che la stanza del Presidente della Corte d'Appello sarebbe stata più grande della sua. E l'allora sindaco Mino Martinazzoli, già ministro della Giustizia, lo guardava sconsolato: «Ma se sta per andare in pensione...». E pure questa va in conto ritardi.

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Gli ispettori dell'Appa sono pochi (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

LA COMMISSIONE «Gli ispettori dell'Appa sono pochi» Inchiesta su Marter: controlli carenti perché manca il personale TRENTO. Pochi controlli per mancanza di personale. La prima seduta della terza commissione permanente del Consiglio provinciale dedicata all'indagine sulla cava dell'ex monte Zaccon di Marter ha fatto emergere una realtà a dir poco sconfortante. A dire che il personale dedicato ai controlli è poco, rispetto alle esigenze del territorio, sono stati soprattutto il responsabile dell'Appa, l'ingegner Fabio Berlanda, Paolo Nardelli e il dirigente generale Fabio Scalet. I dirigenti hanno dato la colpa al blocco del turn over che impedisce l'assunzione di personale specializzato nei ruoli sia di ispezione che di analisi di laboratorio. Quello della mancanza di personale è stato un tasto su cui i dirigenti hanno insistito molto. Il presidente della terza commissione, Roberto Bombarda, però precisa: «Fino a qualche anno fa il nostro territorio era all'avanguardia nei controlli. Adesso, a causa del blocco delle assunzioni, ma anche di scelte politiche volute da chi diceva di voler ridurre la burocrazia, non è più così. Nel controllo del territorio non siamo più un'isola felice». Nella seduta di ieri, che è durata più di quattro ore, è emerso anche che, nel caso dell'ex cava del monte Zaccon, non sarebbero arrivate segnalazioni né all'Appa né al Corpo forestale della Provincia. Lo ha detto a chiare lettere il dirigente Romano Masé: «Ho svolto un'indagine interna l'unica segnalazione l'ha ricevuta la nostra stazione di Pergine ed era relativa all'intenso traffico di camion che andavano a scaricare all'ex cava. Venne verificato che quel traffico era motivato». In precedenza aveva anche parlato l'assessore all'ambiente Alberto Pacher. Il vicepresidente della giunta ha annunciato che sono in cantiere una serie di iniziative per migliorare il comparto dei controlli ambientali. Pacher ha anche spiegato che la finanziaria prevede una cabina di regia che favorisca la circolazione delle informazioni e che sarà coordinata dal corpo forestale della Provincia. Annunciata anche la possibilità di assumere per l'Agenzia per l'ambiente.

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Morì nel rogo dello scooter, maxi risarcimento (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Morì nel rogo dello scooter, maxi risarcimento Ai famigliari di Mattia Tomio 600 mila euro. E ora il gip riapre le indagini LUCA PETERMAIER TRENTO. Non avranno mai più indietro l'adorato figlio - morto dopo atroci sofferenze - ma dopo sei anni di battaglie la famiglia di Mattia Tomio ha ottenuto una prima importante vittoria contro il «gigante» Malaguti. La nota azienda che produce scooter è stata condannata dal tribunale di Trento a risarcire la famiglia del quindicenne morto nell'improvviso rogo della sua moto con 600 mila euro. Non solo. Con un provvedimento inatteso il gip La Ganga ha anche riaperto le indagini sul fronte penale. Parlare di gioia per una famiglia che ha perso un figlio a soli 15 anni in circostanze tanto drammatiche suona forse fuori luogo. Di certo le ultime settimane sono state per Bruno Tomio e per la moglie Marisa Bastiani le più positive degli ultimi sei anni, da quel giorno di aprile del 2003 in cui il giovane Mattia, dopo un'impennata con lo scooter durante un gioco tra amici, cadde a terra e venne investito da una improvvisa fiammata che lo avvolse completamente. Alle ustioni Mattia resistette solo qualche giorno, poi morì. Da allora la famiglia Tomio - difesa dagli avvocati Monica Baggia e Andrea Mantovani - ha intrapreso una lunga battaglia giudiziaria con il gigante delle moto «Malaguti», sostenendo che la fiammata fu la conseguenza di un difetto di progettazione di quel modello di scooter (il "Crosser") e che, dunque, la morte del figlio poteva essere evitata. I famigliari del quindicenne si sono mossi su due fronti, quello penale e quello civile. Dopo anni di stallo, di indagini rallentate dalla burocrazia e dalle complesse perizie tecniche richieste dalle parti, ora sono arrivati i primi responsi. In sede civile la vittoria è stata piena. Con una sentenza depositata il 29 dicembre scorso il giudice Francesca Petrucciani ha riconosciuto ai genitori di Mattia, ai tre nonni e al fratello gemello un risarcimento complessivo di 600 mila euro. Secondo il giudice - che ha fatto propria una consulenza tecnica disposta dallo stesso tribunale - l'incendio venne provocato dalla perdita di una cospicua quantità di carburante proveniente dal serbatoio della benzina del ciclomotore che «presenta un difetto di progettazione e fabbricazione». In questo contesto «è sufficiente che il serbatoio sia pieno e il ciclomotore inclinato per una curva o che si percorra un fondo stradale dissestato» per avere una fuoriuscita di benzina. Malaguti si è difesa sostenendo che all'origine dell'incendio vi fu una condotta imprudente di Mattia che avrebbe più volte impennato lo scooter. La perdita di benzina, dunque, sarebbe imputabile a questo uso non conforme della moto. Di diverso avviso il giudice che ha anche sottolineato come la casa produttrice fosse «consapevole della perdita avendo progettato tale sistema, come da lei stessa ammesso» e che questo vizio non sia stato modificato nemmeno con alcune successive modifiche. Secondo il tribunale la responsabilità di Malaguti, dunque, risulta pacifica con conseguente obbligo al risarcimento, una cifra - 600 mila euro - molto elevata e che tiene conto della giovane età del povero Mattia, delle sue sofferenze e di quelle patite dai famigliari. Per la famiglia Tomio le buone notizie non si fermano qui. In sede penale, infatti, il gip ha respinto la richiesta di archiviazione, riaprendo le indagini e ordinando una nuova perizia.

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Sulle orme del padre Alex Meister presidente dell'Hgv meranese (sezione: Burocrazia)

( da "Alto Adige" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Sulle orme del padre Alex Meister presidente dell'Hgv meranese Buona la sinergia con Merano Marketing e la Coop Merano turismo MERANO. E' Alex Meister è il nuovo presidente degli albergatori meranesi; succede ad Ingrid Hofer, che è stata alla guida dell'associazione di categoria negli ultimi otto anni. Alex Meister - che è figlio di Walter, presidente provinciale della categoria - dopo la sua elezione come Obmann ha ringraziato i presenti per la fiducia posta in lui e ha sottolineato come «gli albergatori e pubblici esercenti abbiano la competenza di guidare e di portare avanti Merano dal punto di vista turistico». Il neopresidente dell'Unione Albergatori dopo aver ringraziato la presidente uscente per il suo lavoro e la buona collaborazione, ha infine calato un affondo "politico" assai critico: «In riferimento alla legislazione che grave con troppe norme va anche detto con chiarezza - ha infatti sottolineato - come i controlli eccessivi e l'aumento della burocrazia rendano difficile sviluppare il lavoro in modo redditizio nel settore alberghiero». Per parte sua la presidente uscente Hofer, ha tracciato la sintesi delle manifestazioni svolte nel 2008 dalla Cooperativa Merano Turismo, che è stata fondata nel 2006 dall'Unione Albergatori ed ha citato "Meran Flora", i concerti domenicali, i martedì lunghi e le serate estive, la Festa dell'Uva, il WineFestival ed il Mercatino di Natale. «Anche nel 2009 - ha proseguito - saranno finanziate iniziative specifiche di marketing per la promozione della città e sostenute ulteriori manifestazioni ed in particolare nuovi concerti domenicali». Hofer ha tratto infine un bilancio positivo delle attività svolte dalla Cooperativa «Con Merano abbiamo uno dei prodotti migliori. Se teniamo alto il livello della qualità e dell'offerta e proponiamo prezzi adeguati, il futuro turistico per noi e per la nostra città sarà positivo». Thomas Aichner, direttore di Merano Marketing ha fornito una panoramica delle attività di marketing svolte negli anni passati: «Oltre alla pubblicità classica e alle pubbliche relazioni la società si è soprattutto posta come obiettivo quello di garantire la raggiungibilità della città. Si è impegnata a favore dello sviluppo dell'aeroporto di Bolzano e del volo estivo da Hannover a Bolzano e dei diversi servizi di trasferimento in pulmann». Rinnovato anche il consiglio esecutivo dell'Hgv con Ingrid Hofer, Hotel "Pienzenau", Walter Meister, "Meister's Hotel Irma", Carl Defranceschi, Hotel "Villa Tivoli", Sissi Amort, Park Hotel "Mignon", Gitti Waldner, "Aparthotel Zea Curtis", Alfred Strohmer, "Hotel Europa Splendid", Paul Hellweger, ristorante "Bistro 7", Oswald Trojer, "Cafè Darling", Veronika Ladurner, "Hotel Ladurner" e Adolf Egger, "Cafè Maria".

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Scuola: La scelta del tempo va difesa (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Brescia" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Edizione: 05/03/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:la città Scuola: «La scelta del tempo va difesa» L'ex assessore Bisleri: dal provveditore dichiarazioni preoccupanti, apra un tavolo unitario «Le famiglie della scuola bresciana si aspettano risposte positive alle loro richieste». All'indomani delle dichiarazioni del dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale Giuseppe Colosio - secondo cui il tempo pieno non potrà essere assicurato a tutte le famiglie che ne hanno fatto richiesta - il consigliere comunale del Pd Carla Bisleri, per un decennio assessore alla Pubblica istruzione del Comune di Brescia, si dice convinta che il provveditore «debba rappresentare le necessità di tutti e difendere la libertà che i genitori hanno esercitato, scegliendo a grande maggioranza il tempo pieno» (secondo dati diffusi ieri dalla Cisl Scuola regionale, ha optato per quest'ultimo e per l'orario prolungato a 30 ore quasi il 90% delle famiglie, mentre soltanto il 7% ha scelto le 27 ore e il 3% la novità delle 24 ore con il maestro unico). Carla Bisleri definisce le dichiarazioni del dirigente dell'Usp «discutibili e preoccupanti: si sono appena chiuse le iscrizioni e subito il professor Colosio mette le mani avanti, non dà garanzie e semina molti dubbi sull'organizzazione della scuola dell'obbligo del prossimo anno. Sono delusa e amareggiata; e penso, insieme a molti genitori e insegnanti, che il dirigente dovrebbe piuttosto difendere la scuola bresciana, una realtà autonoma e vivace, che in questi giorni ha confermato la sua tradizione». Continua il consigliere del Pd: «Mi dispiace che il provveditore si sia già allineato al Ministero e alla burocrazia centrale»; e questo proprio in un momento in cui «serve un patto coraggioso tra scuola, famiglie e territorio per respingere una scuola che il Governo voleva più povera non solo di ore, ma di maestri, materie ed esperienze». Nelle assemblee dove è intervenuta, la Bisleri ha incontrato «genitori sensibili e interessati, consapevoli delle differenze tra modelli scolastici e che quindi nelle iscrizioni hanno espresso chiare preferenze che devono essere rispettate». Da qui il suggerimento a Colosio di «aprire un tavolo unitario tra tutte le parti coinvolte al quale dò fin da ora la mia disponibilità». L'auspicio è «che le ragioni dell'educazione vincano su quelle economiche»; la conclusione, che «in democrazia il parere dei cittadini conta, soprattutto quando lo si è espresso formalmente e palesemente. Adesso chi governa lo rispetti e ne tenga conto». Intanto la Cisl Scuola lombarda ha inviato una lettera a tutti i parlamentari eletti in Lombardia, al presidente della regione Formigoni e all'assessore Rossoni una lettera nella quale chiede «un forte e immediato impegno affinché siano garantite le risorse organiche necessarie ad assicurare il tempo scuola scelto dalle famiglie».

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caffaro, al lavoro per trovare subito una vera soluzione (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 4 - Attualità Caffaro, al lavoro per trovare subito una vera soluzione UDINE. L'incontro di ieri fra i rappresentanti di Confidnustria Fvg e la leader nazionale Emma Marcegaglia è stato anche l'occasione per il presidente Adriano Luci per afforntare il tema Caffaro. «Stiamo lavorando per trovare una soluzione duratura. Come sistema Confindustria dobbiamo difendere le aziende a patto che rispettino le regole». Luci ha poi aggiunto un altro concetto: «La differenza competitiva in questi momenti è determinata dai tempi con cui viene data risposta alle nostre istanze». «Confindustria - ha insistito Marcegaglia - deve diventare una voce forte di denuncia. Non si può uscire dalla crisi con una spesa pubblica che continua a gravare su tutti. Non si può poi andare avanti con una burocrazia così penalizzante. Non si può infine non mettere mano alle riforme. Faremo tutto il possibile per preservare il più alto numero di aziende e salvaguardare il capitale umano con la sua elevata professionalità. C'è la necessità di fare di più e di fare in fretta».

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il pasticcio delle nomine due direttori al posto di uno - emanuele lauria (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina III - Palermo Il pasticcio delle nomine due direttori al posto di uno I nuovi si insediano, i vecchi non sono stati trasferiti Dall´11 febbraio i burocrati "reietti" aspettano di sapere la loro destinazione negli uffici speciali EMANUELE LAURIA Una poltrona per due. La Regione della post-riforma partorisce incarichi doppi e paga stipendi da top manager a otto dirigenti generali sostituiti con altrettanti colleghi ma non revocati formalmente dalla carica. Loro, i burocrati "reietti", dovrebbero finire in nuovi uffici speciali annunciati con tanto di comunicato ufficiale al termine della giunta dell´11 febbraio. Appendici amministrative di dubbia utilità, che dovrebbero occuparsi di «delegificazione» piuttosto che di «politiche euromediterranee», di cui il Pd all´Ars ha chiesto subito la soppressione, segnalando come le stesse funzioni siano già svolte da altri rami della burocrazia regionale. E in un´altra interrogazione il deputato del Pdl Giuseppe Limoli ricorda che «le relazioni della Corte dei Conti abbiano invitato più volte a contenere i costi per queste strutture». Ma tant´è: gli uffici speciali nascono anche dalla necessità di trovare un posto per i grand commis penalizzati dallo spoils-system. Il contratto della dirigenza approvato nell´estate del 2007, infatti, prevede che, in caso di perdita dell´incarico, i capi dipartimento mantengano il loro trattamento economico almeno per un anno: si tratta di emolumenti che oscillano dai 150 ai 200 mila euro lordi. Ma le nuove strutture, a distanza di un mese dall´annuncio ufficiale, non sono ancora stati istituite. Forse proprio per le polemiche esplose all´Ars, forse perché Lombardo attende di piazzare alcuni di questi dirigenti nei dipartimenti coperti attualmente con nomine ad interim, previo accordo con gli alleati. Fatto sta che i manager rimasti nel limbo, per ora, non possono far altro che recarsi ogni mattina nelle "vecchie" sedi di lavoro dentro gli assessorati. E pazienza se la loro poltrona è occupata da un altro titolare. Benedetto Mineo, ex dirigente generale delle Finanze, racconta di aver ricevuto una lettera del capo servizio del Personale, Giuseppe Amato: «Mi è stato comunicato che al mio posto era stato nominato il collega Rino Giglione - dice Mineo - ma non ho mai ricevuto una revoca formale dal mio incarico. Così, sono andato regolarmente in ufficio e, visto che il mio luogo di lavoro era occupato, sono andato a sedermi da un´altra parte». Già, ma a fare che? Se lo è chiesto ad esempio Giuseppe Incardona, ex capo dipartimento dell´Industria. Si è fatto da parte, quando è arrivato il successore (Nicola Vernuccio) ma è sempre lì, nei locali di via La Malfa: «Certo, è una situazione particolare: di fatto, in questo momento ci sono due incaricati per un solo ruolo. Spreco? Non lo so, non spetta a me il giudizio. Io ho un contratto, attendo di sapere di cosa devo occuparmi. Per fortuna ho un buon rapporto con l´assessore Gianni e gli do una mano». Giovanni Bologna è andato oltre: lui continua regolarmente a svolgere il compito di dirigente generale del Lavoro, anche se quest´incarico è stato assegnato ad interim a Giovanni Lo Bue. In questo caso, la mancanza "fisica" del nuovo dirigente - Lo Bue ha ricevuto la delega principale ai Trasporti - rende più agevole l´attività. Ma i superburocrati si interrogano, esprimono disagio. Anche quelli cancellati del tutto dalla mappa. Prendiamo Fausto Spagna: è stato soppresso per legge il suo dipartimento (il Darc) e lui non ha avuto in dote neppure un ufficio speciale. «Sono stato dimenticato - afferma - Ora mi chiedo: dove presto servizio? Di certo, non credo che possa ricevere un incarico da un altro dirigente generale che è un mio pari grado, almeno fino a scadenza di contratto. La verità è che siamo davanti a un imbarbarimento senza precedenti, mai visto un passaggio amministrativo cosi traumatico». E Amato, il dirigente che ha comunicato le sostituzioni ai vertici dei dipartimenti, solidarizza con i colleghi rimasti a bagnomaria: «Hanno perfettamente ragione: aspettano un atto di revoca del precedente incarico e il conferimento di quello nuovo. Funzione che spetta non al dipartimento Personale, ma all´organo politico».

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chi soffre è perduto, grazie milano (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XI - Milano Chi soffre è perduto, grazie Milano " Dopo la tragedia ora siamo preda di una burocrazia assurda, file, file e file a non finire per un rimborso" Mio marito è deceduto per una malattia senza speranza nella disperazione di noi familiari, che dopo la tragedia ora siamo preda di una burocrazia assurda. File, file e file a non finire per chiedere un rimborso. Nel corso della malattia ho speso per trasporti in ambulanza circa euro 300 (probabilmente per alcuni una cifra irrisoria): mio marito, in ossigenoterapia, non era trasportabile in altro modo. Per avere questo rimborso si devono presentare tutte le pezze giustificative (ricoveri, dimissioni, ricevute delle ambulanze eccetera), ma purtroppo non basta, il tutto deve essere esaminato da una commissione Asl. Fra due mesi, forse, avrò la risposta, così mi è stato detto. Rosa Serangeli Carrante Sono portatore di handicap, affetto da tetraparesi spastica distonica, laureato in scienze dell´informazione e nel giugno 2008, a 40 anni, sono stato assunto a tempo indeterminato dal Dipartimento di informatica alla Statale. A febbraio 2008 avevo fatto richiesta di un ciclo di fisioterapia per riacquisire tonicità e rilassatezza muscolare alla Fondazione Don Gnocchi, dove una fisiatra mi prescrive un ciclo di 15 sedute. A distanza di un anno, esattamente il 16 febbraio 2009, ho ricevuto una telefonata dalla Fondazione, in cui sono stato convocato per la prima seduta di fisioterapia per il 17 febbraio 2009. Avete capito bene: dopo un anno di lunga attesa, mi telefonano il giorno prima per andare il giorno dopo. E per di più alle 13.45, ignorando le esigenze di chi lavora dalle 8.30 alle 16.30. La persona che ha ricevuto quella telefonata (mia madre), ha chiesto di spostare l´orario. La risposta è stata categorica: "Prendere o lasciare e se non viene una volta, non ha il diritto a recuperare!". Chiediamo spiegazioni e veniamo a sapere che se si vuole un orario diverso, occorre essere messi in coda un´altra volta. L´attesa potrebbe aggirarsi da tre mesi a un anno. Queste sono le direttive indicate dalla Regione Lombardia. Antonio Capoduro Nel primo caso, purtroppo, il danno è irreparabile. Nel secondo, ci auguriamo che qualche cosa di positivo accada, dopo quanto è accaduto. I due lettori parlano di assurdità. Ma l´assurdo è una categoria che sta entrando nella norma di una città e di una regione diventate ormai l´impero delle chiacchiere. Qua i politici sono bravi, belli e buoni. Dire che se ne sbattono è sfascismo, comunismo, disfattismo.

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ora fateci costruire nel nostro quartiere (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Sardegna, La" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Un documento del Comitato spontaneo: «Ora fateci costruire nel nostro quartiere» OLBIA. Muoversi nella palude di leggi di Pittulongu richiede grande esperienza. Il Comune cerca di far nascere il nuovo piano di risanamento. Un'impresa quasi impossibile che non deve danneggiare i diritti dei piccoli proprietari, proteggere l'ambiente e non cedere il territorio ai grandi speculatori. Questi sono i principi che animano il Comitato spontaneo di Pittulongu. Un gruppo di famiglie che si sono riunite per cercare di non perdersi nel labirinto della burocrazia. «Dopo più di due anni, da quando ha avviato la procedura per poter costruire, la società Baia Azzurra può procedere con i lavori a Pittulongu - riporta un comunicato del comitato -. Per raggiungere questo risultato è stato necessario rivolgersi a diversi ordini di giudizio estranei con l'iter di una normalissima pratica. Dal Tar, al tribunale ordinario a quello del riesame. Non è stato risparmiato nulla, come il clamoroso sequestro del cantiere fatto con procedura d'urgenza. Non è un fatto eccezionale, ma ciò che hanno vissuto e sperimentano altri proprietari e piccoli costruttori a Pittulongu». Il comitato chiede che si arrivi a una posizione trasparente, che ritorni nel quartiere la certezza del diritto «La domanda che ci poniamo, alla fine di chi trae vantaggio da questo blocco allo sviluppo - continuano - C'è una situazione paradossale. Chi amministra si lamenta in delle difficoltà del territorio. Quando qualcuno si candida a investire nel rispetto delle leggi si scontra contro un muro di gomma. Ci siamo sempre battuti in accordo con la legge e ora possiamo costruire, anche se abbiamo ceduto alle pressioni e trasformato i progetti secondo i desideri arbitrari e per noi penalizzanti dell'Ufficio urbanistico, ma vorremmo che alcuni di coloro che ci amministrano assumessero con maggiore coerenza le proprie responsabilità di fronte agli elettori e governassero per lo sviluppo del territorio e non per la sua penalizzazione. Per ora non abbiamo rinunciato a chiedere il risarcimento per tutti i danni subiti in questi anni». L'emergenza nel quartiere nato senza regole rimane. Il nuovo piano che deve ancora essere varato secondo il comitato dovrà cercare di andare incontro anche alle esigenze di chi ha il diritto di costruire, ma in questi anni ha atteso che si chiarisse in modo definitivo la situazione intorno a Pittulongu. L'amministrazione è pronta a scendere in trincea, per ora cerca di evitare che il quartiere nato in modo naif finisca ancora sott'acqua con l'arrivo delle piogge. (l.roj.)

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Incubo Mcs, una vita da inferno (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Cronaca Regionale Pagina 109 Incubo Mcs, una vita da inferno Il dramma di una cagliaritana: «Ecco come vivo prigioniera» --> Il dramma di una cagliaritana: «Ecco come vivo prigioniera» Colpita dalla rara sindrome Mcs una donna cagliaritana è costretta a una vita da reclusa perché allergica a tutto. di CARLO FIGARI «Cosa sogno la notte? Nei primi tempi della malattia sognavo grandi abbuffate di pizza, pasta, dolci: Oggi non sogno più. È già molto se riesco a dormire». Angela (il nome è di fantasia, per proteggere il comprensibile riserbo) è una quarantenne cagliaritana, da due anni colpita da un male raro quanto crudele. Si chiama "sensibilità chimica multipla", nota con l'acronimo inglese Mcs. In Italia si contano circa 300 casi. In realtà sono molti di più, ma non riconosciuti dagli stessi medici e quindi classificati con altre patologie. In Sardegna, secondo il tam tam dei pazienti afflitti dall'Mcs, sono almeno una decina i casi dichiarati. Angela è in contatto con una signora di Geremeas, una ragazza di Pirri, un'intera famiglia di Quartu dove solo il papà è sano, un'altra donna a Iglesias. «Voglio raccontare la mia storia per rompere l'isolamento in cui ci troviamo. Viviamo chiusi nella nostra vita come in una campana di vetro. In Italia pochissimi specialisti conoscono la patologia. Il vero problema è che l'Mcs è una malattia rara, per questo non riconosciuta dal Ministero della Salute che non la ritiene di rilevanza sociale. Così non ci spetta alcun rimborso o aiuto finanziario dalla Asl, non esistono fondi per la ricerca e quindi non ci sono specialisti, se non all'università di Roma, interessati a studiare il male». Che cos'è l'Mcs? Una sindrome immuno-tossico-infiammatoria simile all'allergia con cui spesso è scambiata. Le cause sono genetiche e ambientali. Qualcuno sostiene che la presenza di forte stress scateni fattori psicosomatici con gravi effetti allergici. I sintomi sono riconducibili ad allergie convenzionali, ma tutti insieme creano un quadro complesso, non semplice da diagnosticare. Ecco cosa dice il professor Giuseppe Genovesi, della Sapienza di Roma: «I casi tipici di Mcs li abbiamo riscontrati fra persone che sono state esposte a solventi organici o ad antiparassitari sul lavoro. Questo significa che si tratta soprattutto di cause ambientali (nei luoghi di lavoro) legate a cause genetiche preesistenti (carenza di enzimi e predisposizione ad allergie e asma)». Il rapporto tra la malattia e stress psichico, secondo lo specialista romano, è solo un' ipotesi, per alcuni casi «peraltro non supportata da elementi certi come quelli clinici, che stanno venendo fuori con gli esami». Chi è affetto da Mcs perde la capacità di tollerare gli agenti chimici delle sostanze e sparsi nell'aria, diventa ipersensibile praticamente a tutto. Profumi, deodoranti, solventi, creme, insetticidi, pesticidi, vernici, gas delle auto e persino farmaci. Una vita impossibile: l'unico luogo dove il malato di Mcs potrebbe vivere sono le isole deserte. «Qui fa male tutto, solo al Poetto riesco a stare tranquilla. Ma non posso andarci spesso perché è già un problema arrivarci». Angela usa una vecchia auto, la sua, "bonificata" e a cui si è abituata da vent'anni. Ma non può prendere alcun mezzo pubblico o altre auto. «Fuori di casa vivo con la mascherina. Vado coperta a fare la spesa, devo stare attenta ovunque, anche con le persone. Un profumo o un deodorante possono mandarmi in crisi. Vivo con il bentelan in tasca, pronta a iniettarmi una dose di cortisone appena comincia a mancarmi il respiro, ad avere spasmi o vertigini». «Siamo tagliati fuori dal mondo, non possiamo non dico lavorare, ma neppure camminare per strada, entrare in un negozio. Ma non essendo l'Mcs riconosciuta dai prontuari ufficiali non possiamo neppure chiedere una pensione di invalidità, a meno di avviare una lunga e costosa vertenza legale con lo Stato. Una malata di Roma ci è riuscita, ma quanti di noi hanno la disponibilità economica e la forza fisica per lottare con la burocrazia? Chi ha la possibilità va all'estero, a Dallas. Costosissimo, per un ciclo di quattro mesi negli Stati Uniti servono 320 mila euro. Non è detto, però, che il viaggio della speranza sia risolutivo perché ogni malato presenta diverse allergie e quindi le terapie non possono essere uguali. Certo è che pochissimi medici sono in grado di diagnostica l'Mcs, molti non la conoscono neppure e quindi le prime cure sono spesso devastanti e controproducenti». Come si cura? «In mancanza di una terapia certa, vado per tentativi, Ogni giorno su internet ci scambiamo consigli con gli altri malati. Un sapone, un alimento, un farmaco nuovo, ognuno di noi cerca di trovare qualcosa a cui non sia allergico». Cosa può mangiare? «Da due anni seguo una dieta rigidissima, non sopporto più il pollo lesso e le carni magre, ma non ci sono alternative. Niente pesce, pericolosissimo. Niente formaggi, il latte Zymil solo due volte al mese. Frutta? Solo mele. Dolci e pasta neppure a parlarne». Come è esplosa la malattia? «Sicuramente sin da bambina soffrivo di allergie e di intolleranze al cibo. Erano la spia di una sindrome più grave. È scoppiata due anni fa, subito dopo un intervento a un dente. Avevo un'infiammazione, ma il dentista non se n'è accorto». Che è accaduto? «All'inizio nessuno capiva cosa avessi. Stavo malissimo, ma i medici mi riempivano di ogni genere di farmaci che aggravavano la situazione. Quando non ci capivano niente concludevano che avessi problemi psichici». Aiuti? «È duro dirlo, ma mi sono ritrovata sola. Questo male ti fa il vuoto attorno: so di donne abbandonate dai mariti perché è veramente difficile convivere con una persona allergica a tutto». Storie sentimentali? «Oggi neppure ci penso. Però sono un'ottimista. Riesco a trovare un lato positivo anche in una vita che non è vita. Ho scoperto che c'è gente buona, ho trovato comprensione e solidarietà da tante persone che non mi conoscevano. Gli amici falsi, quelli che temevano che potessi chiedere soldi, si sono dileguati. Ma gli amici veri mi circondano del loro affetto. E questo mi dà la forza per andare avanti». Com'è la sua giornata? «Mi alzo a fatica, la dieta, le medicine e questo male mi hanno indebolito. Ho perso venti chili in due anni. Cerco di fare le cose indispensabili, sempre con la mascherina, ma mi accorgo che tutto praticamente mi è vietato perché pericoloso. La casa deve essere sterilizzata, non posso usare saponi e detersivi. Vorrei andare al cinema, che amo, ma dovrei usare una maschera tipo antigas. Assurdo. Anche il cellulare con le onde elettromagnetiche fa male. Il computer mi tiene in contatto con il mondo, quando posso vado al Poetto. Arrivo alla sera che sono sfinita, ma non so se riuscirò a dormire. E domani sarà un'altra battaglia».

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L'attesa di Maria Benedetta (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Cronaca Regionale Pagina 109 Quartu. Un'intera famiglia lotta per uscire dal tunnel del male L'attesa di Maria Benedetta Quartu.. Un'intera famiglia lotta per uscire dal tunnel del male --> Maria Benedetta è una bambina di undici anni colpita da Mcs. Anche lei è allergica a tutto ed è costretta a vivere "prigionera" in casa, a Quartu. Attorno al suo caso si è mobilitata la scuola media Lao Silesu, insegnanti, compagni, e tanti amici con una catena di solidarietà. È nato il progetto Maria Benedetta che le permette di seguire dalla sua cameretta, grazie al computer, le lezioni e persino il catechismo in collegamento con la parrocchia del Sacro Cuore. Potenza di Internet, mentre la medicina non sembra poter fare miracoli per migliorare le condizioni della bambina. Anche la madre e i fratellini seppure in modo più lieve, soffrono di Mcs. Una famiglia meravigliosa, con in testa il papà Marco, sostenuta dall'affetto di parenti e amici. Ma soprattutto da una grande fede. In attesa che la burocrazia della sanità nazionale e regionale possa dare un contributo reale per aiutare la famiglia quartese ad uscire dal tunnel. «Ci siamo accorti che Maria Benedetta era allergica praticamente a tutto sin dai primi mesi di vita» racconta il padre Marco: «Qualunque cosa bastava a farla stare male». Riniti allergiche, intolleranze alimentari, problemi alla tiroide e dermatiti da contatto. Impossibile per lei, persino salire sull'ambulanza o entrare in ospedale. In casa la famiglia ha dovuto adottare tutte le misure preventive: bonificare gli ambienti, sterilizzare tutto. Quando genitori e fratelli rientrano si devono fare la doccia e mettere i vestiti subito a lavare. I problemi si moltiplicano per i fratellini, che frequentano le elementari: ma la scuola di via Vico non è attrezzata di computer come la Silesu. «Purtroppo sono più i giorni in cui si sentono male e che sono costretti a stare casa» dicono i genitori. La famiglia di Quartu è seguita da un medico, ma le terapie sono incerte e costose. Dopo mesi dal primo appello ancora non hanno avuto alcuna risposta dalla Asl e dalla Regione. Perché la Mcs nei prontuari non esiste. «Sarebbe necessario il ricovero in un centro specializzato», dicono i genitori. Ma dove? E chi può sostenere le spese di un'intera famiglia senza un aiuto pubblico? Diversi malati hanno avviato battaglie legali per rivendicare il diritto alle cure e qualcuno c'è riuscito. Ma intanto la piccola Maria Benedetta ogni giorno deve fare i conti con i pericoli delle allergie.

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Appello di Coldiretti <La Regione salvi le spigole e le orate> (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Economia Pagina 215 Acquacoltura I danni delle mareggiate Appello di Coldiretti «La Regione salvi le spigole e le orate» Acquacoltura. I danni delle mareggiate --> «La crisi dell'agricoltura sarda arriva anche in mare». A lanciare l'sos è la Coldiretti Sassari, che chiede direttamente l'intervento del presiedente della Regione Ugo Cappellacci. «Le eccezionali mareggiate di questo inverno», si legge in una nota, «hanno gravemente danneggiato gli impianti di allevamento lungo le coste di Alghero ma, in genere, di tutta l'isola. Nonostante il solerte lavoro di censimento dei danni effettuato da Argea e che ha portato alla certificazione dell'evento calamitoso», spiega Pietro Greco, direttore di Coldiretti Sassari, «le trenta aziende che operano in Sardegna nel comparto della pesca e dell'acquacoltura sono oggi in ginocchio e l'erogazione degli indennizzi dovuti appare oggi ancora molto lontana per la mancanza delle somme necessarie alla copertura dei danni». LA REALTÀ Le aziende di acquacoltura, a tutti gli effetti imprese agricole, prevedono l'allevamento soprattutto di orate e spigole, in gabbie in mare aperto dove si compiono cicli di produzione lunghissimi: per orate fra i 300 e i 350 grammi, occorrono fra i 16 e 18 mesi, mentre per le spigole di taglia commerciale di 450/500 grammi servono anche due anni e mezzo per poter vendere il prodotto. «Appare evidente», ribadisce Greco, «che gli investimenti in spese fisse mensili sono molto rilevanti, specie per l'acquisto di mangimi e per l'elevato costo dei giovani esemplari da immettere in gabbia. Se il prodotto non finisce nei banconi di vendita, le aziende rischiano il tracollo a causa di scadenze e creditori». SVILUPPO RURALE Un altro sollecito al presidente della Regione arriva da Coldiretti Sardegna, che sollecita il pagamento delle domande bloccate - relative al 2008 - del nuovo Programma di sviluppo rurale. Ritardi che, scrivono il presidente Marco Scalas e il direttore Luca Saba, «hanno accentuato la crisi di liquidità». In ballo ci sono 28 mila domande e 80 milioni di euro, disponibili «ma bloccati dalla burocrazia sia regionale che nazionale. Se per alcuni versi le responsabilità si possono imputare ai ritardi di Agea e del Sin, ad oggi, comunque non risulta istruita nessuna domanda del 2008». Scalas: «Ulteriori ritardi sono inconcepibili per le aziende: è necessario erogare alle imprese in modo immediato almeno un'anticipazione del 75 % dei premi».

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nizzoli: olio caro? sì, ma è il migliore (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 9 - Pisa Nizzoli: olio caro? Sì, ma è il migliore Il produttore replica a Sanavio: gli stranieri apprezzano e comprano Una burocrazia sempre più severa impedisce di sviluppare il lavoro SAN GIULIANO. Olivicoltura del monte pisano è il momento delle scelte fondamentali. Sull'argomento intervengono i responsabili dell'azienda agricola "L'oro del colonnello" di Tiziano Nizzoli che fanno riferimento a quanto affermato di recente da Giacomo Sanavio, vicepresidente dell'amministrazione provinciale con delega all'agricoltura e al turismo. Alla manifestazione "Pisa unica terra... l'olio", l'amministratore ha detto «... l'appropriazione del tipico a uso dei soli turisti comporterebbe un processo di estraniazione dai modelli di consumo per residenti che va assolutamente scongiurato...». Tradotto in parole povere, secondo Nizzoli, dovrebbe significare che dobbiamo evitare che gli stranieri ci comprino tutto il buon olio, che deve restare patrimonio della nostra tavola o quantomeno mantenere un opportuno bilanciamento. Questa affermazione avrebbe senso se esistesse un mercato locale che fosse disposto a pagare l'olio del Monte pisano per quello che vale, cioè oltre 12 euro al litro, con punte fino a 15-18 per quello certificato biologico a indicazione geografica protetta. «Ma a Sanavio questo probabilmente non è stato riferito - sostiene l'azienda agricola - forse lui non sa che l'incontro successivo alla degustazione e premiazione degli oli, quello con i compratori, è stato un completo flop: il che significa che negozianti e ristoratori continueranno nelle loro scelte il cui prezzo è più importante della qualità e non è solo la congiuntura economica che ci attanaglia, è sempre stato così in quanto i prodotti di elevata qualità sono più cari e non tutti se li possono permettere, siano essi o meno appartenenti allo stesso territorio. E come avviene per il vino di pregio anche l'olio di pregio prende la via dell'estero dove la toscanità è un valore aggiunto di non poco conto». Quindi, sempre per fare chiarezza con parole semplici, l'olio "bono" ce l'ha il bravo produttore, l'amico del produttore, chi lo compra dal produttore e chi si può permettere di pagare i prezzi menzionati per prodotti con certificazione. Tutti gli altri oli vanno attentamente valutati diffidando dei costi troppo bassi e della dubbia provenienza delle olive. Una politica con le idee chiare dovrebbe quindi favorire e spingere la vendita di prodotti di eccellenza dove questi vengono ben pagati, la tipicità è un patrimonio locale finché la produzione resta sostenibile. Se un'azienda chiude, non ci sarà più niente per nessuno, residente o straniero che sia. Fa osservare Nizzoli: «Comunque io non credo che ai nostri politici interessi risollevare il settore dell'olivicoltura. Hanno già alzato bandiera bianca contro l'invasore spagnolo, padrone indiscusso delle principali aziende mondiali. Lo dimostra il fatto che gli aiuti sono stati finora irrisori e che in tutto il Monte pisano non esiste un frantoio dove si possa produrre quell'olio di estrema qualità che gli stessi politici tanto stanno predicando come fattore essenziale per l'affermazione sui mercati». In poche parole si predicherebbe bene e si razzolerebbe male, per usare un noto modo di dire. Più che altro si parla troppo e si fa poco, si teorizza su come risolvere i problemi e poi se ne rende impossibile la loro soluzione con una burocrazia assurda. Un produttore deve trascorrere buona parte del tempo a compilare registri invece di stare tra gli olivi, gli amici non possono aiutare durante la raccolta se non hanno un contratto di lavoro, la pratica del raccolto in cambio di una percentuale in olio è fuorilegge, e infine mille altre difficoltà. Si prospettano soluzioni per portare innovazioni e creatività nel settore. «Se qualcuno si alza dalla poltrona - dice ironicamente Nizzoli - e viene sul nostro monte gli spieghiamo tutte le soluzioni. Magari ci sediamo ai tavoli dei nostri agriturismi con poco pubblico, davanti a una genuina brsuchetta e un bicchiere di vino». Marzia Ara

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La burocrazia chiude il negozio dei pacchi viveri (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

La burocrazia chiude il negozio dei pacchi viveri in piazza cernaia La "Stiva" era stata aperta 10 anni fa dai gesuiti e dalla parrocchia di San Siro: distribuiva gratuitamente generi alimentari 05/03/2009 C'È un'esperienza di solidarietà che ha sospeso ogni attività venerdì, lasciando solo tre saracinesche abbassate in piazza Cernaia, nel cuore dei vicoli. È il servizio della "Stiva", svolto per dieci anni dai gesuiti di San Marcellino e dalla parrocchia di San Siro. Era una sorta di negozio di alimentari dove non entravano lire né euro. Solo i "punti" virtuali distribuiti ai bisognosi in base a parametri prestabiliti,il numero di componenti della famiglia dell'assistito e il reddito. Tra i clienti, qualche clochard ma soprattutto pensionati e disoccupati che, pur avendo una casa e magari un piccolo reddito, non riescono ad arrivare alla fine del mese. «Volevamo offrire qualcosa di diverso dal pacco-viveri tradizionale - racconta padre Remondini, responsabile di San Marcellino - e dare la possibilità a chiunque si trovi in una condizione disagiata di fare la spesa come in un negozio tradizionale, dove poter scegliere ciò di cui ha più bisogno e scambiare qualche parola». Il monte-punti poteva essere investito in olio o formaggi, gli articoli più cari, oppure in pasta e farina. Senza sprechi. Se un diabetico riceve un pacco viveri tradizionale trova, tra le altre cose, anche lo zucchero e i biscotti che non può utilizzare. All'umiliazione di essere trattato come un numero, si aggiunge l'inutilità del dono. «Il problema è che il nostro era un vero negozio, quindi doveva essere assolutamente a norma con tutti i regolamenti che regolano il commercio - racconta padre Remondini - e aveva un costo di gestione enorme. Per un po' siamo riusciti a sostenerlo, ma ora la situazione era diventata davvero troppo pesante». Il "negozio" di piazza della Cernaia era quasi un lusso per San Marcellino, un'associazione che si dedica, per statuto, soprattutto all'assistenza dei "senza dimora" che, alla Stiva, erano una parte minima dei 300 clienti abituali. «Purtroppo, ci siamo trovati a dover fare delle scelte. E , a malincuore, siamo stati costretti a concentrare gli sforzi su quelli che sono i cardini del nostro servizio, "tagliando" un'attività che, pur importante, non rientrava strettamente tra quelle per le quali è nata la nostra associazione». Ora le tre saracinesche della Stiva sono abbassate, ma è in corso una mediazione perché a San Marcellino subentri un'altra associazione cattolica in grado di affrontare le spese e i problemi della gestione. «È prematuro fare il nome - dice Franco Catani, presidente Caritas - ma speriamo che le saracinesche abbassate si possano risollevare presto». B. V. 05/03/2009

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Guarita dalla sclerosi? Giudice rinvia (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Nuoro e Provincia Pagina 5019 Ricorso contro i medici che hanno ridotto la percentuale di invalidità: «Di questo passo andrò in tribunale in carrozzella» Guarita dalla sclerosi? Giudice rinvia Ricorso contro i medici che hanno ridotto la percentuale di invalidità: «Di questo passo andrò in tribunale in carrozzella» Tre anni senza pensione: sciopero delle cure a Ottana --> Tre anni senza pensione: sciopero delle cure a Ottana Orsola Pes è malata da 25 anni. Cominciò con una paresi facciale, la gamba destra che si addormentava e il braccio sinistro che diventava pesante come un macigno. Ora cammina solo appoggiandosi. DAL NOSTRO INVIATO PIERA SERUSI OTTANA Ieri mattina Orsola Pes ha ringraziato Dio per la nuova giornata, lo fa sempre da quando sa di non essere invincibile. È scesa dal letto facendosi aiutare dalla figlia, è arrivata in cucina a piccoli passi, poggiandosi ora al muro ora ai mobili. Si è lavata da sola, poco a poco come i gatti, spugna e sapone nella mano destra perché l'altra sta in quello spazio del suo corpo che ormai le è estraneo, irraggiungibile. Si è vestita come ha potuto, cinque minuti per indossare un maglione, sei per i pantaloni; le scarpe sono di quelle con chiusura a strappo, il difficile è infilarci i piedi. La vestizione di Orsola Pes, cinquantaduenne di Ottana, malata di sclerosi multipla, è lo stesso supplizio da 25 anni, per niente alleviato dal parere della commissione provinciale di verifica del Ministero del Tesoro che nel 2006 - constatata una miracolosa guarigione - le revocò la pensione d'invalidità e l'assegno di accompagnamento. L'altro ieri il giudice del Tribunale civile di Nuoro, davanti al quale la signora ha presentato ricorso tre anni fa, ha rinviato ancora l'udienza: signori, arrivederci al 24 novembre. «Finirà che, di rinvio in rinvio, dovrò andare in tribunale sulla sedia a rotelle», scherza Orsola, amaramente. BUROCRAZIA MIRACOLOSA Questa è una storia di diritti negati e di una burocrazia senza il minimo sprezzo del ridicolo. Lo sanno pure i bambini: la sclerosi multipla è una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale, il che significa che non si guarisce e che le terapie possono al limite rallentarne il decorso. Per Orsola Pes è cominciata con una paresi facciale, la gamba destra che si addormentava e il braccio sinistro che diventava pesante come un macigno. Nel 1999 è stata riconosciuta invalida al cento per cento da una commissione medica che l'anno dopo riconfermò la diagnosi: ?emisindrome sinistro motoria mista in sclerosi multipla definita?. I primi sintomi sono peggiorati: Orsola Pes cammina solo appoggiandosi, soffre di vertigini, ha perso la sensibilità su tutto il corpo, si sveglia la notte con gli spasmi di dolore alle braccia e alle gambe. È malata, sa bene che è quel che accade. Eppure oggi è costretta a battersi in tribunale per riavere indietro il riconoscimento dell'invalidità totale, la pensione e l'indennità di accompagnamento. «Ho faticato tanto, anche come donna, per rassegnarmi a questo male che divora pure la femminilità. Ma non posso accettare che qualcuno mi porti via anche la dignità». SCIOPERO DELLE MEDICINE Ieri mattina avrebbe dovuto prendere le medicine e recarsi alla seduta quotidiana di fisioterapia. Non l'ha fatto. Per protesta, dice lei. «Per i medici e i giudici sono guarita. Che senso ha continuare a ingerire farmaci e fare le cure? Non prenderò mai più le pastiglie». Due capsule di azatioprina, tutti i giorni, e in più i calmanti per i dolori che levano il sonno. «Mi sento umiliata e ferita. Ma questi dottori lo sanno cosa vuol dire vedere il tuo corpo che piano piano ti abbandona?». Accanto a lei, nel soggiorno con le pareti gialle della palazzina popolare alla periferia del paese, c'è il marito Salvatore, invalido; i due figli: Fabiola, 17 anni, e Cristian, 32 anni, agente penitenziario a Torino, momentaneamente al lavoro nella colonia penale di Mamone. «È lui che mi sostiene, anche economicamente. Lui che brucia le sue ferie e i suoi riposi per aiutarmi. Viste le mie condizioni, ho chiesto che lo distaccassero in Sardegna, per stare più vicino alla famiglia, e invece non abbiamo ottenuto alcuna risposta». LA PENSIONE NEGATA Fino al giorno in cui la commissione di verifica del Ministero del Tesoro la guarì d'ufficio - con effetto Lourdes: l'invalidità passava dal 100 per 100 al 56 per 100 -, Orsola Pes riceveva una pensione di 250 euro e un assegno di accompagnamento di 400 euro. «Dal maggio 2006 non ho più nulla. Io vivo solo grazie al sostegno di mio figlio. Non ho più neanche il ticket. Ora che comincio a non vederci più bene, mi serve una visita oculistica: ma come faccio a pagare il consulto? Non ci vado. Così come non vado dal ginecologo, nonostante per via della sclerosi ci siano state e ci siano complicazioni. Non ho i soldi, semplicemente». SANITÀ SCHIZOFRENICA Le hanno lasciato solo lo scooter elettrico, l'ausilio che l'Asl di Nuoro le aveva assegnato quando venne riconosciuta invalida grave. «Certo, è un sistema schizofrenico, ma il fatto è che ci sono tanti dottori e tante infermiere che mi conoscono da più di vent'anni, che hanno visto la progressione della mia malattia. Tutte persone che sanno bene cosa sto vivendo...». Sanno che Orsola la notte, per via dei dolori, riesce a prendere sonno, quando va bene, alle tre. Sanno che al mattino, per fare le cose che qualunque donna sbrigherebbe in due minuti, lei ci impiega due ore. Sanno che ci sono mesi che non mette il naso fuori di casa e altri che riesce persino ad uscire sullo scooterino elettrico per fare la spesa e pazienza se deve essere aiutata. Sanno che ci sono giorni che riesce a sorridere e altri che si lascerebbe sprofondare. «Più di tutto, sarà pure paradossale, mi fa male l'umiliazione di essere stata trattata come una falsa invalida. Chi mi ha levato la pensione ha dichiarato che io non avevo diritto di percepire quei soldi. Quasi li avessi rubati...». LA GARDENIA DELL'AISM È diventata una malata da combattimento, la signora Orsola. Intende portare avanti la sua battaglia in tribunale e non starà più zitta. «Sabato e domenica sono giornate dedicate alla ricerca sulla sclerosi multipla, no? Beh, io sarò a Nuoro, in piazza, davanti al banco dei volontari che vendono le gardenie. C'è una commissione medica che dice che la mia invalidità si è dimezzata. Bene - è lo sfogo pieno d'amarezza e d'ironia - dirò a tutti che sono una miracolata». L'altro ieri, in Tribunale a Nuoro, il giudice doveva ascoltare la relazione del consulente tecnico d'ufficio che, messe insieme la sclerosi multipla, un'operazione chirurgica, un'ansia depressiva ha cumulato un 75 per cento di invalidità. Eppure, il tecnico aveva scritto nella sua perizia che Pes Orsola «non è in grado di svolgere mansioni tali da comportare una prolungata stazione eretta, né di sollevare carichi di rilievo che coinvolgano l'uso di ambedue gli arti superiori». Ha scritto che «sebbene con difficoltà, è in grado di provvedere alla cura della propria persona, intesa nei suoi atti fondamentali: pettinarsi, lavarsi, truccarsi, vestirsi e alimentarsi». Lo fa come i gatti, Orsola. Poco a poco, piano piano con la mano destra, se non c'è chi l'aiuta.

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PERUGIA - Lo definiscono un grande successo di Cgil, Cisl e Uil confederali e della categoria... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Giovedì 05 Marzo 2009 Chiudi PERUGIA - Lo definiscono «un grande successo di Cgil, Cisl e Uil confederali e della categoria dei pensionati», ma ribadiscono che «si poteva fare meglio e prima»: è il commento degli stessi sindacati all'indomani dell'approvazione in consiglio regionale del piano d'attuazione della legge per la non autosufficienza, il cosiddetto Prina. Criticando «i tempi troppo lunghi della politica e della burocrazia», gli esponenti sindacali hanno riproposto i contenuti del piano, ricordando che servirà ad aiutare circa 24 mila famiglie, 18 mila anziani e 6.000 tra giovanie adulti. «Ma nel 2010 cosa accadrà?», si chiedono i sindacati, preoccupati dal fatto che il Governo centrale non abbia previsto alcun finanziamento per dar seguito al fondo per la non autosufficienza. Critiche sono state avanzate anche nei confronti di molti Comuni umbri, a partire da Perugia e Terni, «per l'impossibilità di confronto sulla definizione dell'utilizzo delle risorse stanziate. In alcuni casi i soldi da destinare alla non autosufficienza vengono spesi in altro modo». FORUM FAMIGLIE.Sono raccolti in un vero e proprio manifesto politico i temi della famiglia e della vita umana che, in vista delle prossime elezioni amministrative, il Forum delle associazioni familiari dell'Umbria considera «opportuno e doveroso porre all'attenzione delle forze politiche in campo». Il manifesto propone temi come la dimensione sociale della famiglia, il suo rapporto con l'educazione, la scuola e la formazione, con il mondo del lavoro e con il sistema fiscale. Ai singoli candidati verrà chiesto di sottoscrivere gli impegni elencati nel manifesto, «come futuro impegno ove venissero eletti». I nominativi degli aderenti «saranno poi pubblicati e resi noti alla cittadinanza, che avrà così la possibilità di un confronto serio e proficuo con i propri rappresentanti». Il Forum intende organizzare prima delle elezioni un incontro con i candidati che avranno sottoscritto il manifesto per discutere dei loro programmi in materia di famiglia. COOPERATIVE SOCIALI A RISCHIO. In Umbria è a forte rischio il posto di lavoro di oltre un quarto dei 5 mila soci lavoratori che operano nella cooperazione sociale, perchè il costo del lavoro è aumentato del 13 per cento: lo afferma Enrico Sebastiani, consigliere regionale di Fi, proponendo alla Regione «un'indagine conoscitiva sui punti critici che impediscono un welfare adeguato alle esigenze, ma anche per far emergere tutte le situazioni in cui non si rispettano le regole». Per Sebastiani «alcune cooperative del sociale non trattano con la dovuta dignità i soci lavoratori ed a volte si assiste a speculazioni e discriminazioni che non fanno onore al comparto, ma fortunatamente la maggioranza delle cooperative sociali rispetta gli accordi ed i contratti di categoria ed anche per questo è indispensabile sostenere il loro operato». Il consigliere annuncia quindi per la prossima settimana una proposta di modifica della legge regionale 36 del 2007, «che ha limitato al 2008 l'esenzione Irap per le cooperative sociali. Così facendo - spiega Sebastiani - la giunta regionale con il bilancio di previsione 2009 ha eliminato l'esenzione Irap aggravando ulteriormente i costi del settore, per effetto dell'obbligo di pagamento dell'aliquota pari al 2,9 per cento. Non si tratta di prevedere un privilegio, ma semplicemente far sì che le cooperative sociali possano continuare a ricevere il trattamento fiscale che hanno avuto sino ad oggi, per contribuire a risollevare un settore che da sempre si occupa delle persone in difficoltà».

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UN MILIONE DI EURO. È l'importo del fondo di solidarietà istituito... (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

ROVIGO PRIMO PIANO pag. 2 UN MILIONE DI EURO. È l'importo del fondo di solidarietà istituito... UN MILIONE DI EURO. È l'importo del fondo di solidarietà istituito dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo per aiutare le famiglie residenti nelle province di Padova e Rovigo che si trovano, a causa della crisi, in una situazione di difficoltà dovuta alla mancanza o alla precarietà del lavoro. Il progetto, ha ricordato ieri nel corso di una conferenza stampa il presidente della Fondazione, Antonio Finotti avrà il compito di «sostenere le famiglie in estremo disagio per la perdita del lavoro e che non sono supportate da ammortizzatori sociali»: intendendo il termine «famiglia» nel senso più ampio, dai felicemente sposati ai separati con figli da mantenere comunque. Non si tratta di «sostituirsi » alle istituzioni, ha sottolineato ancora, ma anzi «intendiamo costruire una rete di solidarietà umana capace di intercettare, raggiungere e assistere le persone che si dovessero trovare in situazione d'emergenza». Tutto ciò sarà attuabile col minimo di burocrazia possibile: e la molteplice rete delle parrocchie, dei centri Caritas, Acli, degli assistenti sociali, cui ci si potrà rivolgere per le richieste di aiuto, avrà appunto il compito di vagliarle in modo snello anche grazie alla conoscenza diretta delle situazioni. E gli aiuti di conseguenza saranno sempre «mirati», mai a pioggia. Magari per contribuire alla rata del mutuo, o a una spesa imprevista, a una tassa scolastica, che l'improvvisa perdita del lavoro rende difficile affrontare. L'ORGANIZZAZIONE Il fondo è istituito a nome delle diocesi di Padova, Adria-Rovigo e Chioggia che si rivolgeranno alle famiglie residenti nei rispettivi territori. Verranno aperti tre conti correnti bancari e altrettanti conti correnti postali intestate alle rispettive diocesi. Ognuno potrà incrementare il fondo (che durerà fino al 31 dicembre del 2010) liberamente per sostenere l'iniziativa. IL COMITATO DI GESTIONE Tre saranno i comitati di gestione, nominati dalla Fondazione e costituiti dai rappresentanti i diversi soggetti coinvolti nel progetto. Fra i diversi compiti di ciascun comitato vi è quella di fissare i criteri per individuare le situazioni di necessità da sostenere, anche sulla base delle indicazioni dei distetti locali. Saranno le parrocchie, le Caritas, le Acli, gli assistenti sociali dei Comuni della provincia ad individuare nel territorio delle strutture locali chiamate «distretti di fondo», funzionali a garantire fra le altre cose l'erogazione dei sussidi. Alle parrocchie, alle Caritas, alle Acli e agli assistenti sociali spetterà il compito di esercitare l'attività di accompagnamento sociale dei beneficiari, mantenendo anche stretti collegamenti con i «centri per l'impiego» per il reinserimento lavorativo degli stessi. Il fondo raccoglie dunque risorse che non devono costituire una forma di assistenzialismo, affinché chi perde il lavoro non perda anche la propria dignità. La Fondazione è consapevole che l'iniziativa è poco più di una goccia rispetto al mare delle necessità. Vuol essere però un segno con cui manifesta il suo impegno di sobrietà e di solidarietà.

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Marcegaglia: priorità rafforzare gli ammortizzatori (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-05 - pag: 3 autore: Marcegaglia: priorità rafforzare gli ammortizzatori Nicoletta Picchio ROMA Subito gli ammortizzatori sociali e le opere immediatamente cantierabili, anche le più piccole. E poi una rimodulazione dei fondi Fas, il Fondo aree sottoutilizzate, per dare sgravi fiscali alle aziende che investono, facendo ricerca e innovazione. Emma Marcegaglia ha ribadito ieri pomeriggio, a Palazzo Chigi, le scelte urgenti da realizzare per reagire alla crisi. Temi che aveva affrontato già in mattinata, parlando ad Udine in un incontro con gli industriali friulani: «Non possiamo più aspettare, il vincolo del debito pubblico è un problema reale,ma l'immobilismo è la soluzione peggiore». Servono decisioni rapide, «come stanno facendo gli altri Paesi». L'emergenza più forte è la tutela dell'occupazione e quindi un sistema efficace di ammortizzatori sociali. Il Governo ha stanziato 8 miliardi, accordandosi con le Regioni per utilizzare anche soldi comunitari destinati alla formazione: «è positivo, ma bisogna definire tempi e modi per rendere l'intesa operativa al più presto», ha incalzato la presidente di Confindustria, di fronte alla delegazione del Governo. E con il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha avuto uno scambio di battute sul filo dell'ironia: «Gli ammortizzatori rientrano nell'immobilismo?»,ha chiesto Tremonti. Pronta la Marcegaglia: «No, ma si può fare di più». è molto più lungo, infatti, l'elenco degli interventi anticrisi che il Governo dovrebbe mettere in campo. Per salvaguardare i posti di lavoro sarebbe meglio avere più soldi a disposizione: in ristrettezza di bilancio, vanno quindi riformate le pensioni, per riequilibrare un welfare troppo spostato sulla spesa previdenziale. è proprio nei momenti di crisi che vanno fatte le riforme: «Non si può continuare ad avere una burocrazia così penalizzante». Altra emergenza, il credito. La presidente di Confindustria ha sollecitato un mediatore del credito su modello francese e ne riparlerà questa mattina, al ministero dell'Economia, nel corso del liquidity day voluto da Tremonti proprio per affrontare il problema della liquidità. «Capiamo le difficoltà delle banche, ma devono continuare a sostenere le aziende. Sarebbe necessario anche un Fondo di garanzia per allungare i tempi dei crediti». Serve rapidità anche sul fronte delle opere pubbliche, anche aprendo i cantieri più piccoli, che avrebbero un effetto congiunturale anticiclico. La Marcegaglia è tornata su un tema su cui insiste da settimane: sgravi fiscali per le aziende che investono in ricerca e innovazione, oltre a misure come l'innalzamento del tetto di compensazione tra crediti e debiti di imposta, che oggi è 516mila euro e che si dovrebbe portare ad un milione, e l'innalzamento temporaneo del tetto di indeducibilità degli interessi passivi che oggi è al 30% e che va elevato. IL BOTTA E RISPOSTA Tremonti: «Gli 8 miliardi rientrano nell'immobilismo?» La replica: si può fare di più Tra le proposte delle imprese anche gli sgravi fiscali

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Camere mortuarie vade retro' (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Arezzo)" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

CRONACA AREZZO pag. 4 Camere mortuarie vade retro' Nasce un maxicentro dell'Ofar ai Pratacci ma gli operatori si ribellano SI DOVREBBERO CHIAMARE SALA DEL COMMIATO di SILVIA BARDI C I SONO DUE persone che nessuno di noi vorrebbe mai vedere sotto casa: l'ufficiale giudiziario e l'addetto alle pompe funebri. Possono passare millenni e cambiare le società, ma su certe «figure» professionali rimarranno sempre antichi pregiudizi perché non verranno mai viste con serenità. Insomma, certi mestieri sono meno «uguali» degli altri. Tralasciamo superstizioni e gesti scaramantici e concentriamoci sul lavoro delle imprese funebri, anche perché nel doloroso caso in cui dovessimo avere a che fare con un evento come la morte di un familiare, avere chi si occupa di affrontare la burocrazia e l'organizzazione di un funerale è quanto mai indispensabile. Ma c'è sempre un però: ne abbiamo bisogno, sì, ma non li vogliamo vedere più di tanto. E chi fa quel mestiere lo sa bene. «Meglio noi da voi che voi da noi» ci scherzano su all'Ofar. E siamo perfettamente d'accordo. ED ECCOCI così al motivo per cui parliamo di defunti e funerali. Proprio l'Ofar aretina, una delle imprese più «antiche» della città, ha deciso di allargarsi e di creare una sorta di «sala del commiato» in un prefabbricato della zona commerciale dei Pratacci, in via Fratelli Lumière per la precisione. Diverse centinaia di metri quadrati in cui si stanno realizzando le camere ardenti, il rimessaggio dei carri funebri, gli uffici, le sale per la preparazione dei defunti, una reception per i clienti, un salotto per l'accoglienza dei familiari. Un grande spazio, insomma, uno dei più grandi del genere del centro Italia. Un servizio in più che si aggiunge a quelli già offerti finora da Misericordia e Croce Bianca, «tutto a norma come prevede sia il dpr del 1997 sia l'ultima legge regionale 18 del 4 aprile 2006 specificano all'Ofar per il quale abbiamo ottenuto tutti i permessi necessari sia da parte della Asl che ha posto precise condizioni per i servizi igienici sia da parte del Comune di Arezzo, inoltre è comodo per gli accessi, moderno e prevede il massimo rispetto della privacy perchè fuori città e tutto al chiuso, non si vedranno neanche i mezzi». MA C'E' SEMPRE un ma. Ovvero l'arrivo della «grande Ofar» ai Pratacci non a tutti è gradito. I commercianti vicini si sono mobilitati, si stanno costituendo in comitato, hanno chiesto appuntamento al sindaco Fanfani e dicono subito chiaro che già si sentono danneggiati dalla presenza dell'agenzia del «caro estinto». «Intanto una simile attività in cui comunque si fanno interventi sui cadaveri va a trovarsi proprio vicino al pastificio Poggiolini dove si fanno i tortellini attacca il portavoce del costituendo comitato e vicino a un bar-tavola calda. I proprietari poi hanno paura di vedersi diminuire il valore degli immobili: chi mai vorrà affittare o comprare un locale vicino a un'impresa funebre? Già ci aspettiamo il fuggi fuggi generale. Vorremmo che il Comune controllasse se dal punto di vista urbanistico questa attività è regolare e compatibile con le altre attività della zona». E dalle parole intendono passare ai fatti indicendo assemblee e proteste. Una cosa è certa. I morti non si lamenteranno. Image: 20090305/foto/1462.jpg

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Fausto Sarrini UN ARETINO, MARCELLO NICCHI, 56 anni, potrebbe salire ai massimi vertici a... (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Arezzo)" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

CALCIO AREZZO pag. 9 Fausto Sarrini UN ARETINO, MARCELLO NICCHI, 56 anni, potrebbe salire ai massimi vertici a... Fausto Sarrini UN ARETINO, MARCELLO NICCHI, 56 anni, potrebbe salire ai massimi vertici arbitrali. Ex direttore di gara internazionale, si candida per la seconda volta alla presidenza dell'Aia, per succedere a Cesare Gussoni che fu eletto nel 2006. Il suo avversario è Matteo Apricena. Si deciderà tutto domani, a Fiumicino in una giornata campale. Tra coloro che hanno supportato Marcello con più convinzione c'è Carlo Polci, leader della sezione aretina. Nicchi, dopo due anni e mezzo riprova la scalata alla guida dell'Aia. Perché? «Perchè nel frattempo non sono cambiate, ed anzi si sono intensificate, quelle istanze di rinnovamento dell Aia di cui mi feci portatore alle scorse elezioni». E' convinto di vincere questa volta? «Debbo ammettere che nel corso della campagna elettorale ho avuto riscontri incoraggianti». Il suo avversario è il semisconosciuto Apricena. Dicono che alle spalle non abbia il meglio dell'associazione arbitri... «Non sono cose che mi riguardano. Penso solo ai miei programmi, che sono ottimi e condivisi, e conto sulla mia squadra che è composta da uomini trasparenti e di valore». Arbitri sempre nel mirino tra moviole e polemiche. Si riuscirà mai in Italia ad accettare le loro decisioni? «Per riuscirci occorre maturare una cultura sportiva, intesa anche come cultura della sconfitta, che in altri Paesi europei già esiste». Quali sono i punti principali del suo programma per l'Aia? «Autonomia, miglior distribuzione delle risorse economiche, decentramento e snellimento della burocrazia». Tecnologia in campo in aiuto agli arbitri. Fino a che punto ci si può spingere? «La tecnologia deve essere di supporto alla prestazione dell'arbitro senza giungere a sostituirlo». Che ne pensa della sperimentazione dei giudici d'area voluta dalla Fifa? «Sono sempre favorevole ad ogni soluzione che contribuisca a migliorare l'efficacia del servizio arbitrale». Nelle sue esperienze europee come delegato Uefa quali differenze ha trovato tra il modo di arbitrare italiano e quello degli altri Paesi? «La differenza è tutta ricollegabile a quella diversa cultura sportiva cui accennavo precedentemente. In Europa l'arbitro è facilitato da un complessivo atteggiamento di maggior rispetto». Quali sono le caratteristiche più importanti che un arbitro deve avere? «Autorevolezza e credibilità». Perché un ragazzo di quindici-sedici anni dovrebbe fare l'arbitro secondo Nicchi? «Perchè ne avrebbe giovamento come persona».

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di Sergio Silvestrini ALESSANDRO Bartalini (nella fot... (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Pistoia)" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

PESCIA VALDINIEVOLE pag. 18 di Sergio Silvestrini ALESSANDRO Bartalini (nella fot... di Sergio Silvestrini ALESSANDRO Bartalini (nella foto) è il nuovo delegato aziendale della Cisl Medici all'Ospedale di Pescia. Presta servizio presso l'unità operativa di Radiologia da 17 anni. In tutto questo lungo periodo molte cose sono cambiate, forse in meglio, ma sicuramente molte in peggio. Tutto ciò è frutto del sistema di accorpamenti che purtroppo è svincolato dalla volontà dei medici, anche se la consapevolezza degli eventi ha fatto sì che la "comunità" sanitaria si adattasse facendo sopravvivere l'ospedale mantenendolo su livelli di prim'ordine. Perché è arrivato a una scelta attiva nel sindacato? «La mia scelta di scendere in campo attivamente a livello sindacale, non nasce per puro caso. Da tempo era nell'aria un senso di sfiducia dei colleghi e di tutti gli operatori del servizio. Confrontandomi con loro e osservando come giorno dopo giorno la nostra vita lavorativa perdeva di interesse e i comuni obiettivi venivano meno, mi sono posto il problema di come fosse possibile ricompattare un organico professionale di alto profilo, purtroppo così diviso.Centrando il problema ho capito che un sicuro momento di condivisione è legato alle preoccupazioni dovute a un disagio collettivo riguardo la commistione dell'essere medico che costantemente si scontra con la burocrazia e i legacci che essa impone». Può spiegarsi meglio? «Definizioni come Ospedale per Intensità di Cura, restano ancora delle belle parole da leggere, ma di non facile comprensione e applicazione anche per gli stessi operatori; figuriamoci poi per il comune cittadino. La libera professione, che dovrebbe essere concepita come biglietto da visita con la quale l'Azienda offre dei servizi aggiuntivi, anche se a pagamento, con la scelta del professionista da parte dell'utente, ancora oggi presenta problematiche da risolvere«. Quali gli obiettivi? «Spero di stabilire un vero e proprio colloquio, prima ancora di una concertazione, con i vertici aziendali. Un obiettivo che oltrepassa ideologie politiche e bandiere, quello fatto solo di idee e confronti, ma anche di soluzioni che portino un sicuro vantaggio e prestigio per l'intera Azienda che, guarda caso, è fatta anche dai medici e da tutti gli operatori del settore. E' altresì ovvio che la risultante di un'intesa in tal senso sarà a beneficio di chi l'Ospedale, suo malgrado, lo vive, ovvero l'utente. Proprio questo ribaltamento di posizioni, con una maggiore e più proficua collaborazione fra le parti interessate in un progetto unico, dovrà necessariamente portare a un miglioramento produttivo con un innalzamento della qualità delle prestazioni».

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Nasce la casa della memoria (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere del Veneto" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere del Veneto - VENEZIA - sezione: VENEZIAMESTRE - data: 2009-03-05 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Unica sede Il Comune riunisce in un'unica sede tutti gli archivi presenti sul territorio Struttura hi-tech Sale climatizzate, consultazioni e laboratorio per le manutenzioni Nasce la casa della memoria In via Pertini troveranno posto sessanta chilometri di documenti comunali, la storia dell'amministrazione MESTRE — Sessanta chilometri, la distanza che separa Venezia da Vicenza. Tanto è lo spazio per i documenti nel nuovo archivio comunale. Ieri la consegna all'amministrazione dello stabile di via Pertini (7500 metri quadrati) con nove mesi d'anticipo sui tempi di contratto e al costo di 9 milioni e 679 mila euro. Ora dunque si potranno liberare 12 magazzini esterni al Comune e 27 sedi d'archivio pubblico. Tutto il materiale, compreso quello storico all'ex scuola Luzzati di via Miranese verrà trasferito nelle 11 stanze climatizzate, ignifughe, trattate per evitare che la polvere entri nei faldoni e sorvegliate da allarmi e telecamere. Nei tre piani della palazzina (dotata pure di 150 posti auto) tra via Pertini e via Porto di Cavergnago oltre agli uffici per la quindicina di archivisti comunali c'è pure lo spazio per le consultazioni da parte del pubblico ma anche la stanza delle lavorazioni e pure un laboratorio per le manutenzioni. «Siamo uno dei pochi Comuni d'Italia che può vantarsi di avere un archivio così ben strutturato e in un'unica sede», dice soddisfatta l'assessore al patrimonio Mara Rumiz. «Al momento occuperemo l'equivalente di 30 chilometri di magazzini e potremmo pure ospitare l'archivio elettorale e quello giudiziario ». L'idea di dare ospitalità anche a altri archivi piace pure al sindaco Massimo Cacciari. «Gli spazi che non usiamo — dice — possiamo metterli a disposizione per altri. Finalmente — continua il sindaco — potremo liberare i locali che abbiamo in affitto». Al di là dell'archivio, l'operazione immobiliare al rion e Pertini «rientra nella riqualific azione del quartiere insieme al social housing», spiega Rumiz. «Non mi aspettavo — dice l'immobi-liarista Andrea Mevorach — tanta collaborazione in un ente pubblico». Per il costruttore Lionello Barbuio «spesso l'amministrazione è farraginosa, con burocrazia complicata ma l'archivio è esempio che si può lavorare in tempi ragionevoli ». E poi: «Se si eliminassero norme e procedure penalizzanti — dice — si lavorerebbe in termini più efficienti e rapidi. Purtroppo la corruzione non si elimina con la burocrazia come alcuni pensano e — aggiunge — in tempi di crisi si potrebbe fare molto snellendo le leggi». Quasi in contemporanea con il trasloco dell'archivio inizierà pure quello alla Carbonifera dove si insedieranno gli uffici di lavori pubblici, urbanistica, Suap, espropri, mobilità e l'ufficio elettorale. «L'idea è di razionalizzare gli uffici, eliminare doppioni, permettere ai tecnici di lavorare insieme e — dice il dirigente Luigi Bassetto — avere un'unica sede per i cittadini». Ad aprile il via al trasloco, primo a spostarsi l'assessorato ai lavori pubblici. Gloria Bertasi Futuro La struttura di via Pertini a Mestre, nel tondo l'assessore al patrimonio Mara Rumiz e Luigi Bassetto

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Copisti, falegnami, operai ed estetiste In carcere si impara a lavorare (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Brianza)" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

MONZA pag. 4 Copisti, falegnami, operai ed estetiste In carcere si impara a lavorare Per 60 detenuti arrivano commesse da tutta la Brianza di MARCO GALVANI I LABORATORI sono già pronti. Resta solo da smaltire l'ultima burocrazia e poi si può cominciare a lavorare. Due detenuti porteranno avanti il servizio di copisteria per una sessantina di Comuni della Brianza, mentre altri due si occuperanno dell'assemblaggio di componenti per televisori Lcd e stampanti. Detenuti assunti regolarmente con contratti di lavoro a domicilio quando non con borse lavoro del Comune. In totale sono circa sessanta i carcerati che lavorano all'interno della casa circondariale di via Sanquirico. Un'attività in continua e costante crescita, spinta dal direttore Massimo Parisi e resa possibile con la collaborazione degli agenti di polizia penitenziaria. Le commesse arrivano da ditte esterne. La Vetreria Paci di Seregno, ad esempio, si affida ai detenuti per assemblare vetrine, mentre il Comune di Monza sfrutta la falegnameria per riciclare la legna tagliata del Parco realizzando arredi per il Parco stesso come ad esempio cestini portarifiuti, tavoli e panchine. Un paio di detenuti si occupano, invece, dell'assemblaggio di pallets mentre altri sei lavorano per conto dell'Atm e della Peg Perego per il cablaggio delle carrozze della metropolitana e per i giocattoli. Commessa divisa anche con la sezione femminile del carcere, dove vengono impegnate una ventina di donne. «Vanno poi aggiunti tutti i lavori domestici - spiega il direttore -, dalla cucina alla lavanderia, dalla pulizia alla consegna di vitto e spesa. E questa è un'attività svolta a turno che coinvolge duecento detenuti». DEVE invece ancora decollare l'attività della serra, «forse l'unico mio cruccio», ammette Parisi. Attualmente è utilizzata come deposito per lo stoccaggio di materiale delle altre lavorazione ma «spero quanto prima di far partire un corso di ortoflorovivaismo». Intanto saranno avviati altri corsi finanziati dalla Regione Lombardia attraverso un budget di circa 400mila euro assegnato in dote al carcere di Monza in base al numero di reclusi: «Avremo corsi di acconciatore, sartoria, informatica, cucina, legatoria e anche elettromeccanica, in modo tale anche da garantire continuità ad attività avviate e che rischiano di perdere manodopera per il ricambio frequente dei reclusi - spiega il direttore -. Il mio obiettivo è di riuscire a utilizzare le competenze acquisite dai detenuti per avviare o ampliare attività lavorative. Già chi seguirà il corso per acconciatore sarà impegnato e pagato come parrucchiere del carcere».

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di OLGA MUGNAINI L'IDEALE sarebbe un volto alla Francesco Nuti ( ... (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Firenze)" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

GIORNO E NOTTE FIRENZE pag. 28 di OLGA MUGNAINI L'IDEALE sarebbe un volto alla Francesco Nuti (<... di OLGA MUGNAINI L'IDEALE sarebbe un volto alla Francesco Nuti (foto sotto), tenero ma frizzante, di quelli che ti strappano un sorriso solo a guardarli. Una faccia da toscanaccio che sappia interpretare l'ironia e il sarcasmo di questa terra e che in qualche modo riassuma l'essenza del "genio fiorentino". E infatti «Tanti Mario» il film che la Leonardo Cinematografica si appresta a realizzare è prodotto proprio dalla Provincia di Firenze, sotto le insegne del progetto culturale "Genio Fiorentino" del 2009. Per il cast di questa produzione, che sarà girata tutta a Firenze, si cerca il protagonista, che non sarà quindi un attore famoso, ma un volto nuovo per questo primo film below cost production, ossia sotto costo, con appena 50 mila euro di budget. L'aspirante protagonista dovrà essere tra i 30 e 40 anni, capelli mori, di altezza media, con un fisico longilineo e preferibilmente con una vis comica ed espressiva, anche nel corpo. Chi ritiene di poter tentare, può presentarsi per i provini oggi alle 16, oppure sabato mattina alle 10 al circolo Sms Andrea del Sarto in via Manara 12. Ma non è finita. Sempre allo stesso casting la produzione cerca anche un altro bel gruppone di attori con età dai 40 ai 60 anni, di varia corporatura da utilizzare come comparse. L'altra ventina di attori sono stati invece già selezionati: sono tutti fiorentini, alcuni noti altri meno e per lo più provengono da scuole di cinema e di recitazione. Un'altra ventina sono poi i tecnici della troupe. Il primo ciak è fissato per il 16 marzo, con i set che si sposteranno a un capo all'altro della città, ma con Firenze sempre e comunque in sottofondo. La storia parla di un giovane tra i 30 e 40 anni, appunto, che guarda caso cerca di sfondare nel mondo del cinema. Un'avventura non certo facile, dal sapore dolce-amaro, >che mette in risalto ostacoli e ottusità della burocrazia e dei meccanismi presenti nel mondo dello spettacolo. Un film divertente, assicurano dalla produzione, ma con risvolti anche tristi: «Per certi aspetti dicono dalla Leonardo Cinematografica vuol ricordare lo stile di "Travolti da un insolito destino..." di Lina Wertmuller, dove si ride ma allo stesso tempo non si trascura il lato tragico della situazione. E per fare questo ci manca il Mario giusto, con la faccia giusta. Sì, uno come Francesco Nuti sarebbe perfetto. Diciamo che speriamo di inventarne uno nuovo e di lanciarlo davvero nel mondo del cinema, come racconta la trama del film». A dirigere il film sarà Lorenzo Pecchioni, anche lui regista fiorentino; mentre la sceneggiatura è firmata da Emilio Cribari. Il suo lavoro è stato scelto tra quindici scritture selezionate da un concorso bandito dalla Provincia. Il soggetto era a tema libero, a patto che restasse legato al territorio, a Firenze e allo spirito del "genio". Ma come è possibile realizzare tutto ciò con appena 50mila euro? «E' la scommessa che abbiamo fatto insieme alla Provincia spiegano dalla Leonardo Cinematografica . Siamo un'associazione culturale che girerà questo lungometraggio in digitale, cercando di contenere al massimo i costi. Abbiamo presentato la proposta il giugno scorso ed è piaciuta, al punto che la Provincia si è detta disponibile a finanziare questa prima pellicola below cost production. Adesso siamo pronti a cominciare».

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Morto sul lavoro, l'operaio stava ancora pagando il mutuo per la betoniera (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Rimini)" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

VETRINA RICCIONE pag. 11 Morto sul lavoro, l'operaio stava ancora pagando il mutuo per la betoniera TRAGEDIA MASSIMO PIRONI, CANDIDATO A SINDACO, FA UN APPELLO A TUTTE LE ISTITUZIONI PER UN GIRO DI VITE' SULLA SICUREZZA NEI CANTIERI STAVA ancora pagando il mutuo per la sua betoniera, Riccardo Baldi, l'operaio di 29 anni, morto in un cantiere edile di Riccione. Sul lavoro e in ditta lo ricordano come un lavoratore e una gran brava persona lavoratore. Baldi ha abitato per un po' a Gradara, in una casa di campagna, dove teneva anche un cavallo, ma la sua vita tranquilla è finita in tragedia. Trattandosi di infortunio sul lavoro, la Procura di Rimini non ha ancora autorizzato i funerali. Sull'onda della disgrazia accaduta a Riccione Abissinia l'assessore regionale Massimo Pironi, candidato a sindaco, lancia un appello a tutte le istituzioni, affinché si dia un giro di vite sulla sicurezza nei cantieri e sulla legalità, anche con la formazione nelle scuole. «Nei programmi esorta bisogna tenere presenti le priorità suggerite dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Occorre garantire la sicurezza, senza incidere sulla burocrazia ed educare gli studenti delle scuole superiori, prima che entrino nel mondo del lavoro. E' quello che proporrò soprattutto negli istituti professionali. Spesso , purtroppo, erroneamente si ostenta sicurezza. Ci si vergogna di portare caschi e scarpe adatte». L'impegno, secondo Pironi, deve coinvolgere tutti, Ausl, Inail e altri enti, compreso il Comune, la Provincia e la Regione che ha appena approvato una legge su appalti e cantieri ed effettivi controlli. «Serve anche un forte raccordo tra sindacati e imprese, in ballo c'è la vita», ricorda. Image: 20090305/foto/11906.jpg

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Beni culturali, il tesoro non speso (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2009-03-05 num: - pag: 43 categoria: REDAZIONALE Arte Nel giorno in cui il Consiglio finale dell'era Settis critica i tagli, spunta mezzo miliardo giacente Beni culturali, il tesoro non speso Problemi di regole e competenze. Carandini: «Colpa della burocrazia» di PAOLO CONTI M ezzo miliardo di denaro pubblico. Per la precisione 444 milioni e 167.870 euro. è la cifra che decine di soprintendenze italiane (archeologiche, architettoniche, paesaggistiche, storico- artistiche, archivistiche, per i beni librari) non sono riuscite a spendere nel 2008. Soldi diventati residui passivi. Denaro che è stato «rimodulato», cioè sottratto al progetto mai realizzato e destinato a piani successivi. Dalla legge finanziaria del 2007 in poi, infatti, i finanziamenti stanziati all'inizio di un'annualità e non utilizzati entro il 31 dicembre dell'anno seguente vanno destinati ad altro. Colpa della burocrazia e delle lungaggini amministrative, sostengono i vertici del dicastero. Incapacità di spesa di molti dirigenti, contestano i sindacati. Fatto sta che in tempi di tagli economici (ancora ieri sera, nel corso dell'ultima riunione del Consiglio superiore dell'era Settis, è stata approvata una mozione per condannare i tagli che si stanno abbattendo sul settore), il ministero di Sandro Bondi non riesce a utilizzare il denaro a disposizione «pronta cassa»: grazie alle leggi approvate nel 1997 per il terremoto in Umbria, i fondi sono tutti inseriti nella «contabilità speciale» per velocizzare. Veri conti correnti a disposizione delle singole istituzioni titolari del progetto. Il mezzo miliardo, per di più, è una cifra relativa: alla contabilità generale sfuggono le soprintendenze archeologiche speciali (per esempio Roma e Napoli-Pompei) o i Poli museali speciali (Roma, Firenze, Napoli e Venezia) dotati di bilancio autonomo. La cifra assume in queste ore un significato politico. Salvatore Settis ha lasciato polemicamente la presidenza del Consiglio superiore per i Beni culturali contestando (tra l'altro) al ministro Bondi di aver accettato «supinamente» dal governo un taglio di un miliardo di euro di risorse nel triennio 2009-2011. Il suo successore Andrea Carandini riconosce il problema ma punta l'indice contro una macchina che impedisce di spendere. I soldi, se vogliamo, ci sono (sostiene Carandini) tutto sta nel riuscire a spenderli veramente. Quel mezzo miliardo intatto sembra dargli ragione. Se ne discuterà martedì 17 alle 15, quando Carandini terrà il suo discorso di investitura in Consiglio, molto atteso dopo le polemiche. Il fenomeno dei residui passivi è in diminuzione dal 2005 al 2008: 850 milioni di euro nel 2005 contro i 444 dell'anno scorso, rispettivamente il 61,64% contro il 44,64%. I peggiori spenditori sono i beni architettonici (54,12% di fondi inutilizzati). I più agili quelli archeologici (32,93%). Dice Maddalena Ragni, direttore generale del ministero per i Beni e le attività culturali e responsabile del Bilancio e programmazione economica: «Circa i beni architettonici, che rappresentano il capitolato più importante, l'Unione europea prevede regole molto rigide e complesse per le procedure di gara di appalto. Lungaggini alle quali si aggiungono gli innumerevoli ricorsi al Tar delle ditte che hanno perso la gara. E ogni ricorso si traduce nel blocco del progetto e del cantiere». Per tagliare i residui passivi, il ministero ha sollecitato agli uffici di richiedere il finanziamento per progetti immediatamente trasformabili in cantieri, tagliando quindi i tempi morti della progettazione su carta. Conclude Maddalena Ragni: «Comprendiamo le esigenze di trasparenza e correttezza per gli appalti, ma sarebbe bene rivedere alcuni passaggi per consentirci tempi rapidi». Contesta Gianfranco Cerasoli, segretario della Uil beni culturali e membro del Consiglio superiore: «Spesso manca il personale che segua i progetti, le mancate assunzioni hanno drammaticamente privato gli organici di architetti, archeologi, storici dell'arte. E poi in molti posti-chiave sono stati collocati autentici incapaci. Recentemente ho denunciato casi di funzionari inadeguati in Calabria, Abruzzo e Lazio. Per tutta risposta sono stato denunciato da questi dirigenti che, incredibilmente, si pagano le spese legali per difendersi dall'accusa di scarsa professionalità grazie all'Avvocatura dello Stato. Ho scritto una lettera per segnalare il caso al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano». Conclude Michele Trimarchi, docente di Economia della cultura a Bologna: «In tempi di tagli, spendere il denaro a disposizione è un imperativo di minima decenza. Oggi chi va veloce vince, e noi abbiamo processi decisionali di inaccettabile lunghezza nei beni culturali. Urgono riforme radicali immediate: la garanzia di trasparenza, nella contemporaneità, è perfettamente compatibile con la flessibilità».

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di LUCA VAGNETTI PERUGIA ALL'INDOMANI del pronunciamento... (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Umbria)" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

CRONACA PERUGIA pag. 7 di LUCA VAGNETTI PERUGIA ALL'INDOMANI del pronunciamento... di LUCA VAGNETTI PERUGIA ALL'INDOMANI del pronunciamento positivo del Consiglio Regionale sul piano regionale integrato per le non autosufficienze, le associazioni sindacali si godono il loro trionfo. «Il fondo per le non autosufficienze è finalmente divenuto legge ha dichiarato il segretario regionale della Cisl, Claudio Ricciarelli, nel corso di una conferenza stampa (nella foto) organizzata da Cgil, Cisl e Uil ed entro tempi brevi attendiamo che venga approvato il provvedimento attuativo. Il Prina è un segnale concreto per ventiquattromila famiglie, che da tempo attendevano un intervento pubblico in una materia delicata come il settore dell'assistenza ai disabili, ai malati e a tutte quelle persone impossibilitate, a vario titolo, a provvedere ai propri bisogni primari. Le associazioni sindacali, con la loro azione, hanno permesso che si creassero le condizioni per un accordo tra le parti, per cui riteniamo di poter rivendicare parte del merito per la stanziazione di questo fondo». E' anche vero che, secondo i sindacati, il tutto «si poteva fare meglio e prima», non fosse stato per «i tempi troppo lunghi della politica e della burocrazia». Una cifra non indifferente, pari a quasi 32 milioni (più di 20 provenienti dalle risorse sanitarie locali, 7,5 da finanziamenti statali e altri 4 garantiti in via straordinaria dalla Regione), che verrà destinata a quattro tipologie di intervento: il rafforzamento dell'assistenza domiciliaria, l'ampliamento dei posti letto nelle strutture sanitarie specifiche, la realizzazione di centri per la recezione diurna dei pazienti e aiuti economici diretti' alle famiglie in difficoltà. «Le opere fornite verranno assicurate sulla base di un patto, una sorta di contratto o di accordo, siglato tra il beneficiario del servizio e l'ente pubblico che lo eroga ha proseguito Ricciarelli stabilendo precisi criteri riguardo alle prestazioni fruite e fruibili, la modalità di tali prestazioni, i tempi e i soggetti responsabili della gestione dei servizi; questo è un altro aspetto per cui ci siamo molto battuti». «L'Umbria è una delle prime regioni d'Italia a dotarsi di un piano per le non autosufficienze ha dettoi il segretario regionale Spi-Cgil Graziano Massoli ma questo non è certo l'unico problema che dovrà fronteggiare il territorio. dove la popolazione invecchia: casa, sicurezza e cittadinanza attiva sono tematiche calde, che andranno affrontate con serietà e celerità. Non lasceremo che le risorse Prina vengano utilizzate per altri scopi».

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Rita non ha cuore per i bimbi (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

VETRINA BOLOGNA PROVINCIA pag. 16 Rita non ha cuore per i bimbi Cercava ragazzo di Loiano scomparso: multato. «L'altruismo non paga» SENZA PAROLE Raimondo Colella davanti all'auto pizzicata' dall'occhio elettronico (foto di Mario Rebeschini) di GIANNI LEONI «UN SECONDO ricorso? No. Ho già perduto troppo tempo e alcuni giorni di lavoro. Da questa vicenda, quindi, voglio uscire al più presto e per sempre. E allora ho deciso: pago la multa, ma in futuro, anche davanti a un'aggressione, a uno stupro o a un omicidio, giro la testa e allungo il passo. Insomma: non vedo, non sento e proseguo». E' amareggiato, Raimondo Colella, 53 anni, Strada Maggiore 80, dipendente di un'azienda nella zona dell'Interporto e involontario protagonista di una storia di ordinaria burocrazia che gli ha spento il senso del dovere morale e civico'. «Amarezza? Indignazione, piuttosto», corregge tra i campi di Castel Maggiore mentre sventola il foglio della Prefettura che dichiara inammissibile il ricorso di cui in premessa'. La premessa' rimanda al buio del 28 dicembre 2008, quando Chi l'ha visto?' lanciò un appello per la ricerca di un ragazzino scomparso da Sabbioni di Loiano. «FINO a pochi anni fa risiedevo nel paese lungo la via per la Futa e quel ragazzo lo conosco benissimo. La notizia della sua sparizione, quindi, mi ha subito coinvolto e quando la conduttrice del programma ha detto che le ricerche erano concentrate nel centro di Bologna sono uscito in macchina insieme con mia moglie per cercare di essere utile. Come residente, posso percorrere le strade del centro, ma quella notte c'era la necessità di spingersi anche nella zona vietata della T', e cioè in via Rizzoli, in via Ugo Bassi e in via Indipendenza», racconta Colella. Come risolvere il problema? «Un amico di Loiano ha spiegato tutto a un gentilissimo capo pattuglia della polizia che ci ha chiesto di collaborare alle ricerche ed ha trascritto i numeri di targa delle nostre vetture, quelli della mia Mercedes sono CC217WJ, per segnalarli ai vigili urbani che avrebbero di conseguenza annullato l'infrazione del transito nell'area di Rita'». TUTTO A POSTO, allora, anche per l'esito della vicenda visto che la Polfer aveva trovato il ragazzo a Napoli. E invece, qualche tempo dopo, il postino ha recapitato a Colella una raccomandata con una multa di 83 euro. «Certo, un equivoco, ho ipotizzato, prima di sportarmi alle Roveri, dai vigili urbani. Spiegare? Chiedere chiarimenti? Impossibile: davanti a me c'era un muro. In sostanza, sono stato messo alla porta». Ma un'ulteriore beffa era in agguato dietro l'angolo. «Ho rivisto il capo pattuglia di quella notte. E' stato lui, sempre gentilissimo, a riconoscermi. Quando gli ho riassunto la situazione, mi ha fornito il nome del funzionario al quale aveva girato la relazione con i numeri di targa. Nel ricorso in Prefettura, quindi, ho aggiunto le generalità del funzionario e quelle dell'agente. La risposta? E' dell'altro giorno e, in sintesi, recita così: Rilevato che il ricorso non è stato prodotto né dall'obbligato in solido al quale sia stata notificata la violazione né dal trasgressore, decreta il ricorso inammissibile'. Allucinante: il trasgressore sono io, il ricorso l'ho presentato io, ma la Prefettura sostiene il contrario e, soprattutto, smentisce l'operato di un capo pattuglia e di un funzionario della polizia di Stato. Adesso pago e in futuro, davanti a qualsiasi fatto, saluto e proseguo». Image: 20090305/foto/1543.jpg

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Il mio progetto? È l'energia (sezione: Burocrazia)

( da "Italia Oggi" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

ItaliaOggi sezione: Un professionista al giorno data: 05/03/2009 - pag: 23 autore: di Lorenzo Morelli La vita e la carriera di Anna Spanò, partner dello studio legale Orrick, Herrington & Sutcliffe Il mio progetto? È l'energia Nella professione ho un approccio multidisciplinare Ma l'impegno e la dedizione li ho imparati dallo sport Dal diritto della navigazione all'energia rinnovabile, passando attraverso esperienze professionali nelle law firm di New York e l'attività giuridica nelle multinazionali americane della consulenza e della revisione. Sono questi i punti cardinali della carriera di Anna Spanò, partner dello studio legale Orrick, Herrington & Sutcliffe, specializzata in project financing nel settore energia e in particolar modo nello sviluppo di progetti legati alle fonti rinnovabili come l'eolico e il fotovoltaico. Ma prima di dedicarsi a questo settore strategico per lo studio legale inglese, in Italia dal 2003 con circa 70 professionisti nel suo organico, Spanò ha vissuto diverse importanti esperienze lavorative in Italia e all'estero. La professione dell'avvocato è stata una scelta meditata fin dagli anni del liceo, quando la sua predisposizione per le materie umanistiche la faceva tentennare tra la carriera giornalistica e il corso di laurea in filosofia. Alla fine la scelta di iscriversi a giurisprudenza ha trionfato. Nel 1989 Spanò si è laureata in diritto della navigazione con una tesi sperimentale per poi iniziare a lavorare presso lo studio dell'avvocato Raimondi e in seguito presso lo studio legale Fogliani in collaborazione con il professore Romanelli e diventare procuratore nel 1993. La voglia di mettersi in gioco e scoprire il mondo ha portato la giovane avvocatessa a partire per gli Stati Uniti. «Andare a lavorare in America era un modo per arricchire il mio curriculum, la mia vita e vedere la professione da un punto di vista più internazionale. Ho vissuto a New York un anno. Prima sono stata da De Orchis & Partners, poi da Holland & Knight. Ho un bellissimo ricordo perché oltre a lavorare molto ed essere subito alle prese con le cause di clienti importanti, ho avuto modo di fare delle belle amicizie e di vivere in una città stupenda, cosmopolita, che ti offre moltissime opportunità». Dopo l'esperienza americana, nel 1995 Spanò è rientrata in Italia per unirsi al team degli avvocati di Ernst&Young, dove ha sviluppato le competenze in diritto societario e in merger and acquisition.«Sono stata in E&Y per otto anni e ho imparato molte cose, soprattutto ho consolidato la parte finanziaria del diritto e ho acquisito l'approccio multidisciplinare e l'importanza di mescolare diverse professionalità all'interno di uno stesso deal». In quel periodo Spanò ha curato l'operazione da 800 milioni di euro della dismissione da parte di Enel delle centrali idroelettriche in Valle d'Aosta, acquisite da una finanziaria della regione. E ancora, Tecnoborgo il termovalorizzatore di Piacenza, società partecipata da Enìa Spa e Veolia. Nel 2003 c'è stato il passaggio allo studio legale Orrick guidato da Alessandro De Nicola, ex responsabile del dipartimento legale di E&Y. In questi anni Spanò si è specializzata in assistenza dei clienti nel settore energy in particolare rinnovabili e project finance di centrali elettriche. Nello specifico ha assistito il fondo Novenergia II che ha finanziato la realizzazione di quattro megawatt in Puglia. «In questo settore la cosa più difficile che ci mette spesso in difficoltà con i nostri partner stranieri è la burocrazia italiana. Molti progetti sono fermi da anni perché nonostante ci siano state le votazioni e le varie delibere, c'è sempre un tassello mancante che blocca operazioni da milioni che coinvolgono molti paesi. Questo è un problema perché l'Italia rischia di perdere delle opportunità di sviluppo per una pigrizia amministrativa. E la cosa più difficile è spiegare il nostro paese a chi non vive qui», dice l'avvocato che è anche membro della European corporate, energy and antitrust groups.Nel tempo libero l'avvocato ama dedicarsi alla sua famiglia e al suo bambino, Pietro, di 6 anni. Le piace lo sport e pratica il tennis, «più che altro per divertimento». Durante gli anni della scuola infatti ha praticato per dodici anni ginnastica artistica, la disciplina che comprende corpo libero, trave, cavallo e parallele asimmetriche. «Dall'attività sportiva ho imparato molte cose. La disciplina prima di tutto, ovvero la determinazione per raggiungere un obiettivo che si può ottenere solo dedicandosi anima e corpo. Anche se quello che fai ti piace non vuol dire che questo non comporti sacrificio, fatica e rinunce. Nello sport come nel lavoro vale la stessa regola: impegno e dedizione».

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Arenzano Rugby, battaglia per la costruzione del nuovo campo (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Arenzano Rugby, battaglia per la costruzione del nuovo campo il caso Un intreccio di burocrazia, interessi e scelte degli enti locali paralizza il progetto della società fondata solo l'anno scorso 05/03/2009 Arenzano. Tanta voglia di giocare a rugby, ma nessuna possibilità di allenarsi. In una conferenza stampa organizzata ieri ad Arenzano, i dirigenti della neo-società sportiva "Arenzano Rugby" (fondata nel 2008) denunciano le difficoltà burocratiche, oltre che finanziarie, di trasformare un ex-campo pratica accanto al golf arenzanese a loro affidato (all'interno della Pineta di Arenzano) in un impianto sportivo da dedicare a schemi di gioco, touche e mischie. «È una situazione paradossale che si sta trasformando in una vera e propria odissea. - spiega Oscar Stabile - Abbiamo l'area in comodato d'uso gratuito, ma la Comunione della Pineta ci sta ponendo difficoltà burocratiche e legali per accedervi». L'oggetto del contendere è proprietà della Orivest, un'enclave all'interno della Pineta, alle spalle della zona del Portichetto. Questa, fino allo scorso 28 febbraio, era in uso alla comunione di Arenzano, e nell' ottobre 2008 la proprietà ha chiesto la restituzione dell'area. In una lettera del 9 febbraio, diffusa tra tutti gli abitanti della zona, l'amministratore della Comunione ha informato "che il Consiglio Direttivo si è attivato fin da subito al fine di tutelare al meglio gli interessi ed i diritti dei partecipanti alla Comunione, nonché il rispetto del Regolamento che disciplina la buona convivenza nel Comprensorio'". «Sono sconcertata da questo tipo di posizione da parte degli interessati -spiega Cinzia Damonte, presidente del sodalizio sportivo - La creazione di un impianto sportivo non può che essere un punto di qualificazione per la zona, che offrirà spazio ad uno sport che è in grande sviluppo, vista la scarsezza di impianti dedicati a esso in Liguria. Nonostante un tentativo di mediazione ci troviamo davanti ad una situazione che rischia di non avere via d'uscita». In poche parole gli atleti potrebbero non poter accedere all'impianto perché si trova in un'area privata regolamentata da sbarre. Conclude Antonello Pischedda, uno degli allenatori: «Non demordiamo, abbiamo decine di ragazzi di tutte le età che vogliono imparare a giocare con l'ovale. L'entusiasmo non ci manca, avremo un campo, come a Recco e a Cogoleto». Claudia Lupi 05/03/2009

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marcegaglia al governo: basta immobilismo (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il debito pubblico italiano è un problema reale, bisogna fare qualcosa Marcegaglia al governo: basta immobilismo La ricetta di Confindustria: «Più cantieri aperti e un mediatore fra banche e aziende» L'APPELLO La proposta dal Fvg ECONOMIA La leader degli imprenditori italiani chiede a Berlusconi interventi a sostegno dell'impresa «Servono incentivi fiscali». Poi l'autocritica: «Anche noi dobbiamo tagliare il 15% dei costi» Emma Marcegaglia è nata a Mantova il 24 dicembre 1965 È la prima donna a ricoprire il ruolo di presidente di Confindustria Ieri era in Friuli Venezia Giulia per la cerimonia di commemorazione di Adalberto Valduga di RENATO D'ARGENIO UDINE. «Non possiamo più aspettare: il governo deve prendere decisioni chiare a sostegno dell'economia e delle imprese così come stanno facendo gli altri Paesi e tra queste decisioni deve pensare anche al mediatore del credito, una sorta di giudice di pace nei rapporti tra banche e imprese». E' il messaggio lanciato da Udine da Emma Marcegaglia. In Friuli per ricordare Adalberto Valduga, la presidente di Confindustria, ieri mattina, ha incontrato i vertici regionali e ha fatto il punto sulla situazione. Immobilismo. «L'immobilismo è la soluzione peggiore. Il Governo deve prendere decisioni chiare a sostegno dell'economia e delle imprese, così come stanno facendo gli altri Paesi». Secondo Marcegaglia, «il vincolo del debito pubblico è un problema reale, ma l'immobilismo peggiora le cose. Viviamo una crisi, nata come finanziaria, che si è trasformata in profonda crisi reale. Una crisi globale, ma il dato più preoccupante è che non sappiamo quanto durerà. In questo momento fare scelte è quanto mai complicato per le aziende. Ma quello che è certo è che non si può uscire dalla crisi con una spesa pubblica che continua a gravare su tutti. Non si può andare avanti con una burocrazia così penalizzante. Non si può, infine, non mettere mano alle riforme». Ammortizzatori sociali. «Bisogna intervenire subito sugli ammortizzatori sociali, soprattutto quelli in deroga, con risorse disponibili e destinate a chi ha veramente bisogno. Ma nel momento in cui ci si chiede di fare una grande riforma degli ammortizzatori sociali, noi diciamo che serve una riforma delle pensioni. Noi - ha detto Marcegaglia - abbiamo un "welfarestate" che è tutto sbilanciato sulle pensioni. Sarebbe meglio avere più soldi stanziati per chi perde il posto di lavoro e, quindi, per gli ammortizzatori sociali, per le donne e per la famiglia. Il nostro welfare, invece, è tutto sbilanciato da quella parte. Per questo diciamo che le risorse per quella riforma si possono reperire riformando il sistema pensionistico». Credito. «Dobbiamo fare in modo che le banche continuino a sostenere le imprese. Chiediamo siano costituiti il mediatore del credito e gli osservatori del credito. E' necessario che la Sace (azienda che offre prodotti assicurativi finalizzati a promuovere l'internazionalizzazione delle imprese) accompagni con maggiore incisività le esportazioni e che sia individuato un fondo di garanzia statale per l'allungamento dei crediti alle imprese. Necessario anche che le imprese possano scontare i crediti che hanno nei confronti delle pubbliche amministrazioni». La presidente si è soffermato anche sui sistemi di pagamento tra aziende all'interno della catena della fornitura. «Capiamo le difficoltà, ma non possiamo da noi contribuire allo strangolamento delle imprese». Infrastrutture. «Occorre investire per colmare il gap, ma anche per rilanciare l'economia. Vanno finanziate pure le piccole opere, che potrebbero essere cantierizzate subito». Fisco. «Serve una politica fiscale di incentivi a chi continua ad investire». Marcegaglia ha accennato alla possibilità - condivisa dai rappresentanti dell'Industria Fvg - di poter ammortizzare l'intero valore dei beni acquistati. Un metodo anche questo per non bloccare gli investimenti». Autocritica. «Il nostro di Confindustria è un sistema sano ed autorevole però anche noi dobbiamo ridurre i costi e fare scelte difficili aggregando i servizi per evitare duplicazioni. A livello nazionale stiamo puntando a tagliare del 15% i costi».

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Cinquanta impiegati al funerale e la Motorizzazione resta chiusa (sezione: Burocrazia)

( da "Arena, L'" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Giovedì 05 Marzo 2009 CRONACA Pagina 9 LUTTO E BUROCRAZIA. Dalle 9.30 alle 12 il personale della Genovesa si è trasferito nella chiesa di Borgo Trieste. La comunicazione era stata inviata alla prefettura Cinquanta impiegati al funerale e la Motorizzazione resta chiusa Rinviati gli esami di teoria Arrabbiati diversi utenti Il direttore: «Avevamo avvisato gli addetti ai lavori» Il fine era decisamente nobile: dare l'ultimo saluto a un collega di lavoro che sarà ricordato «per la sua voglia di vivere» e l'«allegria» che riusciva a trasmettere. Al punto che nessuno ha voluto rinunciare a partecipare al funerale. E pazienza se questo voleva dire chiudere al pubblico, per tutta la mattinata, l'intero palazzo della Motorizzazione. Nessuna alternativa è stata ritenuta valida. E così, ieri mattina, nonostante gli avvisi ad agenzie, autoscuole e giornali, i malcapitati, in gran parte privati, che si sono presentati alla Genovesa armati di fiducia e delle relative pratiche da sbrigare, si sono trovati di fronte soltanto cancelli e sportelli chiusi e uffici deserti. Tutti i 51 impiegati e funzionari erano a Borgo Trieste, nella chiesa di Santa Maria Addolorata, per i funerali del loro collega, deceduto improvvisamente domenica. Alla Genovesa non c'era rimasto nessuno. Solo una voce al telefono ripeteva, gentilmente, di ripassare in altra data. E un cartello affisso sulla ringhiera invitava gli aspiranti conducenti, «causa lutto ufficio», a tornare, per l'esame di teoria, venerdì. Roba da far rizzare i capelli in testa a Brunetta, ma capace anche di scatenare le proteste di diversi automobilisti, alcuni dei quali avevano sacrificato una mezza giornata di permesso dal lavoro per poter completare l'immatricolazione, fare l'esame, o presentare la documentazione della targa dello scooter. Insomma, l'interruzione del servizio, anche per un motivo così serio come il funerale, non è stata gradita. E non basta che, grazie agli avvisi spediti in giro per la provincia, a farne le spese siano stati praticamente solo i privati: «È una questione di principio», spiega un automobilista. «Ma anche di rispetto per gli utenti. Posso capire il dolore e l'affetto per il collega, ma non si tratta di un'azienda privata. È un servizio pubblico, almeno con personale ridotto poteva rimanere aperto». Il direttore della Motorizzazione, Fabio Mezzalana, si è detto sinceramente stupito di tanto clamore: «Il nostro impiegato è deceduto domenica. Abbiamo provveduto a chiedere il permesso alla Prefettura che ce lo ha concesso». La Prefettura, interpellata, ha spiegato che si è trattato di aver ricevuto una comunicazione e che non «era necessaria l'autorizzazione perché era una decisione presa dal dirigente». E prosegue: «Le agenzie di pratiche automobilistiche, le autoscuole e tutti quei servizi che orbitano attorno alla nostra motorizzazione, sono stati avvisati per tempo. Anche sul nostro sito internet era evidenziato che saremmo rimasti chiusi per lutto. Forse qualche operatore privato sarà anche passato ed ha trovato la porta chiusa. Ma scusate, un po' di umanità. È morto un nostro caro collega». Il direttore, invece, non replica neppure all'obiezione se non si poteva evitare l'assenza contemporanea di tutti i 51 dipendenti. Di quel gruppo di persone che, peraltro, ha dimostrato di saper costruire negli anni una struttura efficiente e moderna, come testimoniano i dati delle pratiche evase ogni anno. Persone che di fronte alla morte di un collega hanno deciso, tutte assieme, di interrompere il lavoro e ritrovarsi in chiesa per l'ultimo saluto. Cose che accadono in un paese dove l'assenteismo è invocato molte volte a sproposito, ma dove almeno si rispettano i morti.  

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Tremonti: "Il 2009 peggio del 2008" (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

n. 55 del 2009-03-05 pagina 0 Tremonti: "Il 2009 peggio del 2008" di Redazione Il ministro dell'Economia vede neri i prossimi mesi. Ma indica la via per uscirne: "Attenti al rischio dei rischi: il blocco del credito. Bisogna aumentare il credito alle impresesane. Fondamentale la tutela del risparmio. E alle banche: "Inaccettabile dire che i Tremonti bond sono troppo cari" Roma - Peggiorano le condizioni dell?economia. Lo ammette anche il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. "Il 2009 sarà un anno più difficile del 2008". Tremonti, in occasione del "Credit e liquidity day", al ministero dell?Economia, ha sottlineato: "Come tante volte abbiamo detto guardando oltre le congetture, siamo e sappiamo di essere in terra incognita". Per il ministro è "necessario uno sforzo collettivo. Governo, imprese, parti sociali, istituzioni bancarie e finanziarie devono agire per ridurre, per quanto possibile, l?impatto della crisi. Gli obiettivi fondamentali sono due: coesione nella società e conservazione della base industriale". Credito alle imprese Nella crisi economica il "rischio dei rischi" è la stretta creditizia, che minaccia le imprese e l?intero sistema produttivo. Lo ha sottolineato il ministro dell?Economia. "è assolutamente strategico - ha detto - contrastare il rischio dei rischi, la stretta creditizia in cui si avvitano prima le imprese, poi i lavoratori e infine le stesse banche. In questa fase è, all?opposto, strategico aumentare il credito alle imprese sane, non ridurlo alle imprese in momentanea difficoltà. Assicurare adeguata liquidità può evitare la chiusura di imprese che sono in grado di superare la crisi". Tutela del risparmio "Se c?è una fase storica in cui il primo comma dell?articolo 47 della Costituzione ha un senso profondo, questa è la situazione". Tremonti ha infatti spiegato che la scelta di affidare alle prefetture la vigilanza sulle banche e sul territorio deriva proprio dall?attuazione del dettato costituzionale che, all?articolo 47 recita: "la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l?esercizio del credito". Banche e Tremonti bond è "inaccettabile" dire che il tasso di interesse dell?8,5% applicato ai Tremonti-Bond è troppo elevato. Lo ha detto ancora Tremonti sottolineando che "non è vero che i bond costano troppo e quindi non servono a niente. Non è vero che alle imprese dovrebbe venire applicato un tasso dell?8,5% maggiorato dalla ricarica delle banche. Non stiamo parlando di debito ma di strumenti di patrimonializzazione delle imprese. è come se fosse un aumento di capitale perché allarga la base di capitale delle banche", ha spiegato il ministro osservando che la "leva finanziaria" di questi strumenti è "molto alta, da 1 a 15". Per questo motivo, ha aggiunto, "se il tasso di rendimento è l?8,5% e la leva è 1 a 15, ragionando in termini di costo, dovreste prendere l?8,5% e dividerlo per 15". Cento miliardi bloccati "Ci sono circa 100 miliardi di euro bloccati sul territorio dall?eccesso di burocrazia" ha spiegato ancora Tremonti, nel corso dell?incontro al ministero con i rappresentanti delle imprese e delle banche. Il ministro ha spiegato che "parte non marginale della strategia è sbloccarli e che devono e possono essere messi in campo strumenti nuovi ed essere verificati gli strumenti già in essere ma non ancora sufficientemente valorizzati". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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CRISI ECONOMICA: TREMONTI, SBLOCCARE 100 MLD FERMI PER ECCESSO BUROCRAZIA (sezione: Burocrazia)

( da "Adnkronos" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

CRISI ECONOMICA: TREMONTI, SBLOCCARE 100 MLD FERMI PER ECCESSO BUROCRAZIA commenta 0 vota 0 tutte le notizie di ECONOMIA ultimo aggiornamento: 05 marzo, ore 09:56

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Italia, Tremonti: 2009 più difficile di 2008, serve coesione (sezione: Burocrazia)

( da "Reuters Italia" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

ROMA (Reuters) - Quest'anno sarà per l'economia italiana un anno ancora più difficile del 2008 e serve uno sforzo collettivo per evitare "il rischio dei rischi" della stretta creditizia. Ci sono 100 miliardi di euro bloccati da un eccesso di burocrazia che devono essere sbloccati. Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, in una sintesi del suo intervento alla giornata Imprese-lavoro-banche dopo che ieri Bankitalia ha avvertito che il Pil 2009 potrebbe ridursi a -2,6% dal -0,9% stimato da Istat per l'anno appena trascorso. "Il 2009 sarà un anno ancora più difficile del 2008. Il che è tutto dire. Come tante volte abbiamo detto - guardando oltre tutte le congetture - siamo e sappiamo di essere in terra incognita", si legge nella nota dell'intervento di Tremonti. "E' necessario uno sforzo collettivo. Governo, imprese, parti sociali, istituzioni bancarie e finanziarie devono agire per ridurre, per quanto possibile, l'impatto della crisi", ha detto Tremonti fissando due obiettivi principali, la coesione sociale e la conservazione della base industriale. "E' assolutamente strategico contrastare il rischio dei rischi, la stretta creditizia in cui si avvitano prima le imprese, poi i lavoratori e infine le stesse banche", dice ancora Tremonti nella nota. Il ministro ha detto che occorre mettere in campo "strumenti nuovi" ma anche "verificare gli strumenti già in essere". "Ci sono circa 100 miliardi di euro bloccati sul territorio da un eccesso di burocrazia. Parte non marginale della strategia è sbloccarli". Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano

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Tremonti: "2009 più difficile del 2008, contro la crisi strumenti nuovi" (sezione: Burocrazia)

( da "Rai News 24" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Roma | 5 marzo 2009 Tremonti: "2009 più difficile del 2008, contro la crisi strumenti nuovi" Giulio Tremonti "Il 2009 sarà un anno ancora più difficile del 2008. Il che è tutto dire". Così il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, nel suo intervento al 'Liquidity Day', la giornata di lavori tra governo, imprese e banche per individuare soluzioni in grado di fronteggiare la crisi. Il ministro ha sottolineato la necessita' di "strumenti nuovi da mettere in campo". Insieme alla predisposizione di strumenti nuovi, ha spiegato Tremonti, occorre "verificare gli strumenti gia' in essere ma non ancora sufficientemente valorizzati". Ad esempio, "ci sono circa 100 miliardi di euro bloccati sul territorio da un eccesso di burocrazia" che quindi devono essere sbloccati. Le questioni da affrontare nella giornata di oggi, ha chiarito il responsabile di Via XX Settembre, riguardano "l'individuazione di eventuali settori o aree che possono essere maggiormente esposte a razionalizzazione del credito, quali sono i problemi per l'accesso al credito, quali strumenti hanno le banche per monitorare le caratteristiche dei clienti, come affrontare le controversie con i clienti, come valorizzare l'attivita' delle prefetture sul monitoraggio del credito". Per il ministro Tremonti, "è assolutamente strategico contrastare il 'rischio dei rischi', la stretta creditizia in cui si avvitano prima le imprese, poi i lavoratori e infine le stesse banche". "In questa fase -ha detto Tremonti- è strategico, aumentare il credito alle imprese sane, non ridurlo alle imprese in momentanea difficoltà. Assicurare adeguata liquidità può evitare la chiusura di impresa che sono in grado di evitare la crisi".

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Crisi: Tesoro, vanno sbloccati 100 mld fermi per eccesso di burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "TgFin.it" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Crisi: Tesoro, vanno sbloccati 100 mld fermi per eccesso di burocrazia Il 2009 sara' peggiore del 2008 (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 05 mar - "Il 2009 sara' un anno ancora piu' difficile del 2008". E' quanto si legge in una nota del Tesoro in occasione della giornata dedicata al tema 'Imprese, lavoro, banche'. Nella nota si sottolinea come debbano "essere messi in campo strumenti nuovi e vanno verificati gli strumenti in essere non ancora sufficientemente valorizzati: ci sono circa 100 miliardi di euro bloccati sul territorio da un eccesso di 'burocrazia'. Parte non marginale della strategia e' sbloccarli". Dlu-cel-dm-Y- (RADIOCOR) 05-03-09 09:47:46 (0057) 3 NNNN

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Recessione, Tremonti: "2009 anno orribile" (sezione: Burocrazia)

( da "Affari Italiani (Online)" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Economia Crisi, allarme di Tremonti: "2009 anno orribile" Giovedí 05.03.2009 10:07 Lontani i tempi in cui Silvio Berlusconi minimizzava i rischi della crisi. Quello odierno è un presente durissimo e un futuro che non accenna a migliorare. Parola di Giulio Tremonti. "IL 2009 sarà un anno ancora più difficile del 2008. Il che è tutto dire" dice il ministro dell'Economia incontrando al ministero, durante il Liquidity Day, i rappresentanti delle imprese e delle banche. "E' necessario uno sforzo collettivo - continua il ministro Governo, imprese, parti sociali, istituzioni bancarie e finanziarie devono agire per ridurre, per quanto possibile, l'impatto della crisi. Gli obiettivi fondamentali sono due: coesione, nella società e conservazione della base industriale". No alla stretta creditizia. Per Tremonti nella fase attuale il "rischio dei rischi" è la stretta creditizia, che minaccia le imprese e l'intero sistema produttivo. "E' assolutamente strategico - spiega il titolare dell'Economia - contrastare il 'rischio dei rischi', la stretta creditizia in cui si avvitano prima le imprese, poi i lavoratori e infine le stesse banche". "In questa fase - aggiunge il ministro - è, all'opposto, strategico aumentare il credito alle imprese sane, non ridurlo alle imprese in momentanea difficoltà. Assicurare adeguata liquidità può evitare la chiusura di imprese che sono in grado di superare la crisi". Servono strumenti nuovi. Occorre mettere in campo "strumenti nuovi" per affrontare "subito" alcune questioni, come ad esempio l'eccesso di burocrazia che arriva a bloccare circa 100 miliardi di euro. Per Tremonti bisogna "verificare gli strumenti già in essere ma non ancora sufficientemente valorizzati. Ci sono circa 100 miliardi di euro bloccati sul territorio da un eccesso di 'burocrazia'. Parte non marginale della strategia è sbloccarli". tags: tremonti05032009

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Allarme di Tremonti: "Sarà un anno più duro del precedente" (sezione: Burocrazia)

( da "RomagnaOggi.it" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

5 marzo 2009 - 10.46 (Ultima Modifica: 05 marzo 2009) Il 2009 sarà un anno molto più difficile di quello passato. Lo dice il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, nel corso del 'Credit e liquidity day', in corso al ministero. "Come tante volte abbiamo detto, guardando oltre tutte le congetture, siamo e sappiamo di essere in terra incognita", ha detto il ministro, sottolineando che è "assolutamente strategico contrastare la stretta creditizia in cui si avvitano prima le imprese, poi i lavoratori e infine le stesse banche". In questa fase, continua il ministro, "e' strategico aumentare il credito alle imprese sane, non ridurlo alle imprese in momentanea difficolta'. Assicurare adeguata liquidita' puo' evitare la chiusura di imprese che sono in grado di superare la crisi". Il ?costo' della burocrazia. "Devono essere messi in campo strumenti nuovi, devono essere verificati gli strumenti gia' in essere, ma non ancora sufficientemente valorizzati", ha esortato il ministro. E inoltre, "ci sono circa 100 miliardi di euro bloccati sul territorio da un eccesso di burocrazia. Parte non marginale della strategia e' sbloccarli".

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ITALIA: TREMONTI, IL 2009? PIU' DIFFICILE DEL 2008 (sezione: Burocrazia)

( da "Wall Street Italia" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

ITALIA: TREMONTI, IL 2009? PIU' DIFFICILE DEL 2008 di WSI Per il ministro dell'economia serve quindi uno sforzo collettivo per evitare "il rischio dei rischi" della stretta creditizia. -->ROMA (Reuters) - Quest'anno sarà per l'economia italiana un anno ancora più difficile del 2008 e serve uno sforzo collettivo per evitare "il rischio dei rischi" della stretta creditizia. Ci sono 100 miliardi di euro bloccati da un eccesso di burocrazia che devono essere sbloccati. Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, in una sintesi del suo intervento alla giornata Imprese-lavoro-banche dopo che ieri Bankitalia ha avvertito che il Pil 2009 potrebbe ridursi a -2,6% dal -0,9% stimato da Istat per l'anno appena trascorso. "Il 2009 sarà un anno ancora più difficile del 2008. Il che è tutto dire. Come tante volte abbiamo detto - guardando oltre tutte le congetture - siamo e sappiamo di essere in terra incognita", si legge nella nota dell'intervento di Tremonti. Sopravvivere non e' sufficiente: ci sono sempre grandi opportunita' di guadagno. Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Costa meno di 1 euro al giorno. Clicca sul link INSIDER "E' necessario uno sforzo collettivo. Governo, imprese, parti sociali, istituzioni bancarie e finanziarie devono agire per ridurre, per quanto possibile, l'impatto della crisi", ha detto Tremonti fissando due obiettivi principali, la coesione sociale e la conservazione della base industriale. "E' assolutamente strategico contrastare il rischio dei rischi, la stretta creditizia in cui si avvitano prima le imprese, poi i lavoratori e infine le stesse banche", dice ancora Tremonti nella nota. Il ministro ha detto che occorre mettere in campo "strumenti nuovi" ma anche "verificare gli strumenti già in essere". "Ci sono circa 100 miliardi di euro bloccati sul territorio da un eccesso di burocrazia. Parte non marginale della strategia è sbloccarli". Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano

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Bike sharing, le bici non bastano piu' (sezione: Burocrazia)

( da "Metronews" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Bike sharing, le bici non bastano piu' uscito su Metro il 05/03/2009 Lascia il tuo commento! Un successo che rischia di fare flop. Così si presenta agli occhi di Clear Channel (CC), la società che lo gestisce, BikeMi. Da quanto è partito, a fine novembre, il servizio di bike sharing ha fatto 6.800 abbonati contro i 5 mila delle più rosee aspettative. Nonostante 20 giorni di neve sulle strade, 25 di pioggia e 15 di nebbia conditi da un freddo che da tempo non si vedeva. Il confronto è con Barcellona, dove CC seimila abbonati li ha fatti al lancio nel mese di maggio. ''Parigi non è neppure confrontabile'' spiega l?azienda. In tre mesi sono state 40 mila le biciclette prelevate con punte di oltre mille al giorno. ''Ora però bisogna ampliare il servizio se no a fine maggio saremo in crisi''. CC è pronta a passare da 1.300 bici e 103 stazioni a 5.000 bici e 350 stazioni in 4 mesi. ''Ma prima dobbiamo risolvere il problema degli spazi pubblicitari che non ci sono ancora stati concessi; poi c?è tutta una burocrazia che blocca lo svilupppo, non ci possono volere 9 mesi per un?autorizzazione''. Intantro parte la nuova promozione: fino a fine aprile chi si abbona avrà tre mesi in regalo: pagando 36 euro si avrà una tessera da 15 mesi anziché 12. (SILVIO GULIZIA)

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INFRASTRUTTURE: TREMONTI, SBLOCCHEREMO 7 GRANDI OPERE FERME PER FOLLIA BUROCRAZIA (sezione: Burocrazia)

( da "Adnkronos" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

INFRASTRUTTURE: TREMONTI, SBLOCCHEREMO 7 GRANDI OPERE FERME PER FOLLIA BUROCRAZIA commenta 0 vota 0 tutte le notizie di ECONOMIA ultimo aggiornamento: 05 marzo, ore 12:51

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GIUSEPPE MIRETTO E LA REGIONE CAMPANIA METTE MADDALONI IN LISTA D'ATTESA. FINISCE NEL LIMBO DELLE... (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Caserta)" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

GIUSEPPE MIRETTO E la Regione Campania mette Maddaloni in lista d'attesa. Finisce nel limbo delle opere, promesse e mai realizzate, il recupero del centro storico più grande della provincia (almeno 80 ettari). Causa carenze procedurali, non si farà il parco urbano di interesse regionale sulle pendici del Monte San Michele. Bocciato il progetto e negati i finanziamenti. Non è bastata la presenza del castello medioevale, delle torri, dell'annesso parco ricco di rarità botaniche. Non è bastata nemmeno l'urgenza di dover recuperare (rimboschimento, mitigazione rischio frane e difesa versanti) l'intera area collinare, e poi ancora la fascia pedemontana con gli agglomerati medioevali dei Formali, San Benedetto e via Alturi. Il più grande, e più abbandonato, centro storico della provincia non sarà avviato a bonifica. Sfuma pure l'ipotesi di istituire un «oasi seminaturalistica» nel cuore dell'area urbana. Il «Macrico in versione maddalonese» può attendere. In verità, la Regione Campania riconosce «l'alta validità ambientale e urbanistica» ma boccia le procedure progettuali scelte dal Comune. Dal centro storico abbandonato alle periferie degradate. La Regione Campania impone anche lo stop all'attesissimo progetto di riqualificazione urbana (Pru) della periferia orientale. Decisivi i dettagli: manca la valutazione di impatto ambientale (Via). Per un inghippo procedurale, si fermano investimenti pubblici per quattro milioni di euro che diventerebbero otto con il contributo dei privati. L'importanza del progetto, comunque certificata dalla Regione, è tutta in un'equazione: il quartiere di via Feudo (periferia orientale) sta a Maddaloni, come le Vele di Scampia stanno all'area metropolitana di Napoli. «Per superare le sabbie mobili della burocrazia - rivela Carlo Scalera (Verdi) - non è bastato elaborare una variante urbanistica; imporre vincoli per gli atti d'esproprio; sottoscrivere una dichiarazione di pubblica utilità sulle opere. E ancora prima: rimuovere i vincoli idrogeologici e ridisegnare la disposizione delle nuove opere. Una simile maratona burocratica non è stata sufficiente per approdare alla sottoscrizione del piano di riqualificazione urbana (Pru) tra la regione Campania e il comune di Maddaloni». E secondo gli ambientalisti, nell'immediato, non si risolveranno nemmeno i problemi delle tre aree collinari in frana: crollo massi dal costone di via Bixio, smottamenti in località San Salvatore e in zona Pintime. «Le complicazioni burocratiche - polemizza l'assessore Angelo Schiavone, responsabile dei procedimenti - allungano di certo i tempi procedurali ma non cancellano gli obiettivi». La scelta di istituire un Parco urbano collinare è irreversibile. L'area collinare è già stata sottoposta a regime di vincolo. «La vera scommessa - commenta Enzo Elefante, docente all'Accademia di Belle arti di Bari, artista locale che ha scelto il centro storico come scenario per il suo atelier - non è solo tutelare i versanti collinari, ma è ridare nuova vita e una nuova funzione al cuore antico del centro storico». Già perché a 30 anni dall'approvazione del Piano Regolatore la fuga dalle stradine medioevali, che si inerpicano lunga la collina, si è trasformata in esodo. E sempre la Regione, questa volta, ha ammesso ammette (ma con riserva) il primo adeguamento strutturale urgente della vetusta ex-statale 265. Opera interamente finanziata dal Comune. Attraverso l'Acam (Agenzia regionale per la mobilità sostenibile) è stato accettato il progetto di soppressione, attraverso la costruzione di una rotatoria, del megaingorgo semaforizzato (tra l'ex-265, l'Appia e la provinciale via Cancello) dove, quotidianamente, si incolonna il traffico diretto al basso beneventano, ad Acerra, alla Nola-Villa Literno e all'Interporto. Ma poiché i cantieri non possono bloccare il traffico quotidiano che scorre tra le provincie di Caserta, Napoli e Benevento, è stato riscritto il progetto esecutivo, che prevede cantieri compatibili con una viabilità alternativa: ammessi rallentamenti e non interruzioni di carreggiata.

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VOLENTI O NOLENTI, DI FRONTE ALLA CRISI IN ATTO GLI IMPRENDITORI HANNO ADOTTATO UN ATTEGGIAMENTO DI ... (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Volenti o nolenti, di fronte alla crisi in atto gli imprenditori hanno adottato un atteggiamento di difesa. Hanno puntato sulla riduzione dei costi fissi, a cominciare dagli investimenti in innovazione e sul personale. Una scelta «obbligata» che ci servirà, insieme con tutte le altre misure messe in campo, a superare il momento più difficile. Nella consapevolezza che, superata la burrasca, ne pagheremo anche le conseguenze negative: un'impresa che arresta il suo processo di sviluppo - sacrificando due voci importanti come risorse umane ed innovazione - mette in gioco la sua competitività. Eppure quella crisi di liquidità, che ha messo in ginocchio imprese e famiglie, ha lasciato inalterate quelle che da sempre sono isole felici, se è vero che la circostanza reale per cui non ci sono più soldi non sembra aver sfiorato minimamente i nostri amministratori. L'ultima relazione del procuratore regionale della Corte dei Conti, Arturo Martucci di Scarfizzi, che ha parlato di «crisi di legalità diffusa», la dice lunga. Nei bilanci di Regione e Comune c'è un elenco infinito, quanto insopportabile, di spese fuori controllo: viaggi all'estero; progetti copiati e pagati più volte; costosissime consulenze; fino alle auto blu, che ritornano ciclicamente tra quei capitoli di spesa da eliminare, ma cui quasi nessuno sembra voler rinunciare. Tutto ciò in un territorio che, visto dall'altra parte, da quella di chi lavora e produce, continua a somigliare ad un residuato di archeologia industriale, i cui ingranaggi non potranno mai funzionare alla perfezione se, come ci insegna il recente passato, la sola cosa che si riesce a fare è di sostituirne poche parti accessorie. Siamo tornati a parlare di Etica. Della responsabilità che fa capo a coloro che sono chiamati a fare delle scelte per la collettività. Non è un concetto troppo difficile da comprendere e neppure da mettere in pratica. Se ci sono aziende che soffrono. Se altrettante famiglie denunciano di vivere una condizione di forte disagio economico, anche i nostri amministratori - quelli che decidono del futuro del territorio e, in parte, anche del nostro - dovrebbero votarsi al sacrificio. L'esempio di Bagnoli è l'emblema di una politica amministrativa ormai impoverita. In questi giorni Napoli ospita Nauticsud, uno dei più importanti Saloni Internazionali della Nautica. Nell'occasione verranno presentati progetti per il rilancio della portualità turistica del capoluogo campano, da sviluppare con la collaborazione delle imprese e con la realizzazione di un patto virtuoso tra mondo imprenditoriale e cittadinanza. Un'altra importante opportunità per questo territorio, che da anni cerca di trovare nelle vie del mare e nel suo potenziale turistico ancora inespresso il volàno giusto per la sua rinascita. Le aspettative sono tante. Anche da parte delle altre province della regione bagnate dalle acque. Ma c'è una condicio sine qua non dalla quale non si può prescindere se vogliamo che tutto questo fermento progettuale non resti sulla carta. Che la politica faccia la sua parte. Mostrando di avere le competenze e la volontà di essere protagonista del rinnovamento. Allentando i freni della burocrazia. Risolvendo i conflitti tra i vari Enti. Per rendere cantierabile i progetti in tempi più brevi. Un politica, insomma, che sappia guadagnarsi sul campo quel ruolo fondamentale di cui è stata investita. * presidente Api Napoli

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Studenti in piazza e municipio (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Studenti in piazza e municipio Giovedì 5 Marzo 2009, Sacile Esponenti di Azione giovani guidati dal presidente Antonio Pantano, di Azione studentesca guidati da Francesco Morabito vice presidente e rappresentante d'istituto dei licei Pujati, assieme agli studenti dei licei saranno in piazza oggi, alle 14.30, per essere ricevuti dal sindaco Roberto Cappuzzo al quale consegneranno un documento di protesta contro lo scempio in cui è ridotto il cortile dal quale si accede al loro istituto, alla scuola media Balliana-Nievo e alla scuola dell'infanzia. «Le pessime condizioni in cui versa il parco Balliana ormai da troppi anni - sottolineano nell'annunciare la manifestazione - ci spingono a scendere in strada e andare dal sidaco indossando gli stivali, calzature indispensabili per ogni studente dei licei che deve recarsi a scuola nei giorni di pioggia affrontando le pozzanghere e il fango nel cortile di accesso alla struttura». Al termine del corteo gli studenti consegneranno una lettera al sindaco firmata dagli organizzatori della manifestazione e dagli studenti dei Lice in cui si avanzano delle richieste. «Ho ricevuto una comunicazione dallo studente Morabito - sottolinea il sindaco Cappuzzo - che mi ha annunciato l'arrivo di un centinaio di studenti per protestare contro lo stato di degrado in cui da anni versa il cortile di accesso alla loro sede scolastica. Mi hanno annunciato la consegna di un documento. Ho assicurato che li riceverò per ascoltare proteste e proposte». Un problema, quello che riguarda l'area di viale Zancanaro, da oltre un decennio sul tappeto, ridotta a un vero e proprio acquitrino pressoché impraticabile e pericoloso in caso di pioggia, a un cortile sul quale sfrecciano a tutte le ore del giorno automobili con conseguente presenza di polveri dannose per la salute dei circa 2mila tra studenti, alunni e bambini che frequentano i tre indirizzi scolastici serviti dal cortile. E bisogna dire che in questi anni ci sono state proteste di insegnanti, operatori della scuola, studenti che non hanno sortito alcun risultato. C'è stato anche l'intervento, più volte della "politica", con ordini del giorno votati all'unanimità in consiglio comunale che sono rimasti senza alcun riscontro. C'è stato anche un progetto frutto della collaborazione di docenti e ragazzi datato diversi anni, prima scomparso nei meandri della burocrazia istituzionale, poi riscoperto ma rimasto inattuato. Sulla competenza della sistemazione dell'area, negli ultimi cinque anni ci sono stati scambi di responsabilità tra Comune e Provincia che comunque sono serviti per tenere vivo il problema. M.S.

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Tremonti: "2009 difficile". Epifani: "Senza sostegni al reddito non se ne esce" (sezione: Burocrazia)

( da "Rai News 24" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Roma | 5 marzo 2009 Tremonti: "2009 difficile". Epifani: "Senza sostegni al reddito non se ne esce" Giulio Tremonti "Il 2009 sarà un anno ancora più difficile del 2008. Il che è tutto dire". Così il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, nel suo intervento al 'Liquidity Day', la giornata di lavori tra governo, imprese e banche per individuare soluzioni in grado di fronteggiare la crisi. Il ministro ha sottolineato la necessita' di "strumenti nuovi da mettere in campo". Insieme alla predisposizione di strumenti nuovi, ha spiegato Tremonti, occorre "verificare gli strumenti gia' in essere ma non ancora sufficientemente valorizzati". Ad esempio, "ci sono circa 100 miliardi di euro bloccati sul territorio da un eccesso di burocrazia" che quindi devono essere sbloccati. Le questioni da affrontare nella giornata di oggi, ha chiarito il responsabile di Via XX Settembre, riguardano "l'individuazione di eventuali settori o aree che possono essere maggiormente esposte a razionalizzazione del credito, quali sono i problemi per l'accesso al credito, quali strumenti hanno le banche per monitorare le caratteristiche dei clienti, come affrontare le controversie con i clienti, come valorizzare l'attivita' delle prefetture sul monitoraggio del credito". Per il ministro Tremonti, "è assolutamente strategico contrastare il 'rischio dei rischi', la stretta creditizia in cui si avvitano prima le imprese, poi i lavoratori e infine le stesse banche". "In questa fase -ha detto Tremonti- è strategico, aumentare il credito alle imprese sane, non ridurlo alle imprese in momentanea difficoltà. Assicurare adeguata liquidità può evitare la chiusura di impresa che sono in grado di evitare la crisi". Questa è una crisi economica in cui "le cose non vanno fatte dopo, ma prima", perché "se fai tutto dopo, il Paese lentamente affonda", attacca il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, a margine della manifestazione del sindacato dei pensionati, Spi. Il leader della Cgil si è chiesto "quando arriveranno gli investimenti di 16 miliardi per le opere pubbliche". Epifani ha aggiunto che in questa fase "si deve concertare e bisogna muoversi". Sulle opere pubbliche "le cose andavano fatte sei mesi fa - ha concluso - temo che i tempi non saranno quelli, ma più lunghi. Gli effetti sul breve periodo sono dati da tanti piccoli interventi, tante piccole opere. I grandi progetti ci vogliono ma non si può pensare che risolvano i problemi dell'occupazione in due mesi. Per esempio, il ponte sullo Stretto fra sei mesi non avrà dato nessun posto di lavoro".

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Tremonti: 2009 peggio di 2008, rischio per il credito (sezione: Burocrazia)

( da "Reuters Italia" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

di Giuseppe Fonte ROMA (Reuters) - Il 2009 sarà per l'economia italiana ancora più difficile del 2008 e serve uno sforzo collettivo per evitare "il rischio dei rischi" della stretta creditizia. Questo il messaggio che il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha lanciato oggi nell'incontro con banche, imprese e parti sociali sul credito dopo che mercoledì Bankitalia ha indicato un calo del 2,6% del Pil per l'anno in corso per via del risultato particolarmente negativo con cui l'Italia ha chiuso l'ultimo trimestre del 2008. Il 2008 si è chiuso con un calo del Pil dell'1%, secondo dati Istat. "Il 2009 sarà un anno ancora più difficile del 2008. Il che è tutto dire. Come tante volte abbiamo detto - guardando oltre tutte le congetture - siamo e sappiamo di essere in terra incognita", ha detto Tremonti aprendo la prima riunione del Credit and liquidity day. Per Tremonti "è assolutamente strategico contrastare il rischio dei rischi, la stretta creditizia in cui si avvitano prima le imprese, poi i lavoratori e infine le stesse banche". La crisi si fa quindi sentire e per ridurne l'impatto occorre mettere in campo "strumenti nuovi" ma anche "verificare gli strumenti già in essere", ha detto il ministro. "Parte non marginale della strategia" è far partire la spesa in infrastrutture. Ci sono infatti circa 100 miliardi di euro bloccati sul territorio da quella che Tremonti ha definito "la follia mafiosa di varie burocrazie". BANCHE, "INTERESSE FORTISSIMO" PER BOND SPECIALI Continua...

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REAGIRE ALLA CRISI/ 1 Le lettere dei lettori (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

n. 55 del 2009-03-05 pagina 0 REAGIRE ALLA CRISI/ 1 Le lettere dei lettori di Redazione Ecco le esperienze dei lettori raccontate al Giornale.it: vite vere, difficoltà concrete, obiettivi raggiunti e mancati. Ecco come le imprese e i risparmiatori italiani stanno reagendo alla crisi Ho lavorato per 18 anni come consulente in una delle big five, nel 2002 dopo le Torri Gemelle, gli scandali Enron, ecc... Ho vissuto la crisi vera (per me) senza lavoro da un giorno all'altro, senza sindacati e senza ammortizzatori, con un po' di soldi, quelli che mi ero guadagnato. Dopo quattro anno di lavori saltuari ho trovato qualcosa di soddisfacente, ma sempre a contratto. Lavoro al massimo perché sono convinto che rallentare o fermarsi non conviene, ognuno nel suo piccolo può contribuire ad uscirne. Sono convinto che sia necessario a focalizzare l'attenzione sulla produzione di valore aggiunto. Poche chiacchiere, niente distrazioni e pedalare. Sento solo dire che c'è la crisi, ogni giorno! e sono un pò stufo. Ho capito, c'è la crisi: e allora? Faccio la spesa come prima, consumo lo stesso carburante, vado al cinema come prima. Non ho mai esagerato né prima né adesso. Ho commissionato una cucina nuova e mia moglie vuole comperare una macchina nuova e ci sto pensando. Non possiamo mica smettere di vivere perché c'è la crisi! E poi sono covinto che a parte i soldi finti, quelli veri ci sono e chi li ha non può nasconderli ancora a lungo..... Salvatore (Roma) Il momento attuale è veramente grave soprattutto per le piccole imprese e soprattutto per gli autonomi come la mia azienda, anche se non dico nulla di nuovo e di cose ne vorrei dire molte comincio a dire che in questi momenti sarebbe necessario essere aiutati e soprattutto economicamente ed invece visto il calo degli ordinativi e tavvolta revoche di ordini già acquisiti prima della crisi, si ci mettono anche le banche che oltre a non darti un centisimo di più del dovuto ti chiedono di rientrare dai fidi risultato disastro totale. Vorrei capire il governo che io ho votato cosa sta facendo, praticamente nulla parole tante e anche belle parole ma risultato zero. Abbiamo dato appoggio alle banche anche se non ne era necessario perché solide Cosi diceva il ministro Tremonti qualche giorno fa, si belle parole di incoraggiamento Ma chi ci rimette siamo noi (chiusura dei crediti) e qui che dovrebbe intervenire Sulle banche e bacchettarle a dovere. Adesso come sempre siamo noi che dobbiamo tirarci fuori intanto gli impegni e E le scadenze di pagamenti ci sono sempre e a quelli non ci si può tirarsi indietro, si certo la cinghia la stiamo tirando ma siamo sempre noi gli stessi o cittadini o artigiani che siano, in parole povere: "Aiutati che dio ti aiuta". G.B.S. Impianti Salvatore Graci Mi chiamo Franco Ferretto e ho iniziato a lavorare come imprenditore artigiano il 25 aprile del 1980. Con mio fratello abbiamo costituito una società che aveva come oggetto la costruzione di piccoli mobili in stile per la casa. Contemporaneamente frequentavo l?ultimo anno di un istituto commerciale e, organizzando il mio tempo tra studio e lavoro, sono riuscito ad ottenere la maturità con il massimo dei voti (allora era 60/60). Il nostro stabilimento era un polveroso garage. La mattina si faceva uscire la 500, la si metteva in cortile e si cominciava a lavorare. A quel tempo nella nostra zona non passava la linea telefonica e quando c?era bisogno di contattare qualche cliente si andava al bar del paese. I mobiletti che assemblavamo erano esportati in Germania dagli esportatori che ce li commissionavano. Lavorando senza badare al fatto che fosse o meno domenica (è indicativo il fatto che il primo giorno di lavoro è stato per noi il 25 aprile), dopo un paio d?anni abbiamo deciso di costruire un piccolo capannone (250 m2) e questo ha costituito un grande passo avanti per le possibilità di sviluppare il lavoro (sempre tanto) che c?era da svolgere. Nel 1982 il servizio militare ha costituito, per me, un anno da cancellare. Il fatto di veder passare le giornate recitando il ruolo di burattino in mano a esaltati nati solo per giocare alla guerra quando ci sarebbe stato un enorme bisogno della mia presenza per far fronte agli ordini di lavoro, mi ha causato qualche problema di salute dovuto all?ipertensione (che fortunatamente è sparito un po? di tempo dopo il congedo). Intanto avevamo assunto alcuni apprendisti. Tutti bravi ragazzi, seri ed impegnati, come oggi non se ne trova uno a coprirlo d?oro. A quei tempi non si diceva ad un ragazzo “Trovati un lavoro” ma “Vai ad imparare un lavoro”. Era un momento di grandi possibilità per tutti quelli che avevano voglia di lavorare: in molti lasciavano la zappa per intraprendere un lavoro in proprio. Nella nostra zona si andava delineando, capannone dopo capannone, il distretto del mobile in stile. Tutti costruivano mobili. Mobili belli e mobili che stavano insieme per scommessa. Mobili per la Francia, per la Germania, per il Giappone, per gli Stati Uniti, ma anche per tutte le zone d?Italia. Ogni tanto si aveva notizia di qualcuno che prendeva una bidonata da qualche cliente che, al momento di onorare le scadenze, si rivelava scoperto in banca. Ogni tanto si aveva notizia di qualcuno che si tagliava un dito, chi una mano… ma si andava avanti e tutti si cercava di aprire nuove strade, trovare nuove soluzioni. I fabbricanti di macchine utensili interpellavano gli artigiani per capire quali macchinari fossero stati utili per migliorare la produzione. L?evoluzione era continua. Quella con mio fratello è sempre stata una piccola realtà produttiva. Forse certi episodi e certe scelte hanno frenato un?espansione che, potenzialmente, avrebbe potuto essere molto più importante. Ad inizio degli anni 90 siamo diventati i produttori (e creatori di modelli) di fiducia di una importante catena di negozi francese. Per loro abbiamo creato e reinventato lo stile Luigi Filippo e fino a metà degli anni 90 non c?è stato un attimo di respiro. La nostra piccola realtà (siamo arrivati ad un organico massimo di 15 persone) sfornava migliaia di mobili che prendevano la via della Francia. Poi, la morte di un manager di questa catena francese ha cambiato tutto. Il suo posto è stato preso da persone di scarsa capacità che ha portato quella grande organizzazione a fare un grande buco. In un attimo più di 120 milioni di lire sono diventati per noi inesigibili. Proprio in quei mesi stavamo costruendo un ampliamento del laboratorio con una spesa non indifferente. Col morale a terra ci siamo rimboccati le maniche e ci siamo dati da fare per recuperare il terreno perso. Per ottenere il finanziamento per costruire il laboratorio abbiamo ipotecato la casa ottenendo un mutuo di 7 anni. Abbiamo continuato a lavorare per mercati esteri. Dal nostro laboratorio non usciva un singolo pezzo che fosse “in nero” e mi ha sempre dato un enorme fastidio sentire i commenti e le allusioni di chi, avendo scelto di svolgere un lavoro dipendente, accusava alla leggera chi lavorava in proprio di essere degli evasori fiscali. Oggi ho 47 anni, 3 figli e una moglie che, pur avendo sempre lavorato, non ha mai avuto un soldo per la maternità (non è forse discriminazione questa?) e, se dovessi calcolarmi un salario orario uguale in tutto e per tutto a quello di un normale operaio, moltiplicato per tutte le ore passate a lavorare, anche senza calcolare straordinario il lavoro di sabato e domenica, oggi potrei disporre di un capitale almeno doppio a quello che effettivamente sono riuscito ad accumulare con l?eterna spada di Damocle sopra la testa. La spada di Damocle può essere rappresentata da infinite possibilità: un cliente che non ti paga, un infortunio di un tuo dipendente, una visita della finanza (che deve far cassa sempre e comunque), un adeguamento degli impianti, un macchinario da cambiare… Comunque, eravamo rimasti al mutuo per costruire il laboratorio. Questo mutuo scadeva nel 2002. Ma un capannone non si può lasciare vuoto. Ecco allora il macchinario da più di 100 milioni in leasing, il muletto da 35, l?impianto di aspirazione da 60. E poi arriva il settembre del 2001 che ci sorprende ancora pieni di debiti. Ora non serve più rimboccarsi le maniche. Ora il mercato non tira più. Ci si fa coraggio, si dice che passerà, ma diventa inevitabile il ridimensionamento del numero di addetti: si resta in 7, gran parte collaboratori famigliari. Nel 2005, quando sembra esserci ancora un buon assorbimento da parte del mercato francese, ecco che ci viene imposto l?obbligo di adeguamento degli impianti di aspirazione e antincendio (entrambi con meno di 10 anni di vita). A causa di scarsa pressione dell?acquedotto, siamo costretti a costruire una imponente cisterna sotterranea dotata di una potente pompa che, in caso di incendio, assicuri la pressione necessaria agli idranti. Spesa totale: l?equivalente dell?utile d?esercizio di un anno di lavoro. In uno scenario lavorativo sempre più preoccupante, ci si rimbocca ancora le maniche (ormai giunte alle ascelle) e si va avanti. Il 2006 segna l?inizio dell?invasione cinese. I mercatoni sono invasi dai mobili provenienti dalla Cina e dall?India. Prodotti privi di qualsiasi garanzia in fatto di materiali , vernici e collanti usati, con emissioni di formaldeide pazzeschi, ma che hanno il grande pregio di costare la metà di quelli prodotti qui da noi, in laboratori e con materiali dotati di tutte le certificazioni necessari per “essere in regola”. Si inizia a mettere in cassa integrazione i dipendenti per brevi periodi. Non ci sono commesse e quelle poche che ci sono vengono contese tra artigiani affamati di lavoro, per via di scadenze da onorare, a suon di ribassi di prezzo. Sembrano non risentire della crisi pochissime aziende. Sono quelle che si sono messe in concorrenza con i cinesi. Che usano gli stessi scadenti materiali, che fanno lavorare operai in nero. Attenzione, però: contrariamente a quanto pensano quelli che ragionano per stereotipi, questa situazione non dispiace affatto agli operai. Si dice che l?evasione fiscale si annida nel lavoro autonomo perché uno che ha la busta paga non può evitare di pagare le tasse. Qui da noi, ormai da un po?, gli operai in cassa integrazione fanno il tifo per la crisi. Infatti, prendono i soldi della cassa integrazione e vanno a lavorare da queste aziende in nero, per 5, 6 euro all?ora. In questo modo si portano a casa sui 2.000 euro al mese. Queste aziende corsare (sono quelle che vendono i mobili ai vari mercatoni e catene di grandi negozi di mobili) sono ben contente di avvalersi di operai che già conoscono il mestiere e che pagano massimo 6 euro all?ora tutto compreso, riuscendo perciò, a praticare prezzi che per ditte come la mia sono impraticabili. Ecco quello che accade: io pago il TFR, la tredicesima, le ferie, le visite mediche eccetera ai miei operai. Non riesco a stare dentro a certi prezzi. Non mi viene dato lavoro. Metto in cassa integrazione i miei operai. I miei operai vanno a lavorare per chi mi ha portato via il lavoro abbattendo i costi della manodopera. Gli scenari attuali, al di là dell?andamento generale, sono leggermente migliorati. Ciò è dovuto al fatto che la crisi in molti casi non rende più possibile importare grandi quantitativi di merce dalla Cina. Essendoci una richiesta di molto inferiore alla quantità necessaria per ammortizzare i costi di trasporto, i rivenditori si rivolgono nuovamente alle aziende locali per la realizzazione di mobili che ancora sono assorbiti dal mercato. è cambiato il modo di produrre. Fino a pochi anni fa si produceva ogni singolo articolo in serie di almeno 100 pezzi. Ora si è scesi a serie di soli 20 pezzi con costi e tempi molto più alti di prima (e di conseguenza con minori utili). I nuovi mercati che promettono un po? di lavoro nel nostro settore, sono Russia e Paesei Arabi. Bisogna adattarsi alle loro esigenze. Ma siamo in tanti cani ad azzannarci per un osso (ormai di polpa ce n?è rimasta gran poca). Si studiano nuovi sbocchi, nuove soluzioni. Da un po? abbiamo iniziato a proporre i nostri prodotti su internet con due negozi, ma avere visibilità è una cosa molto difficile. Inoltre ci si scontra quotidianamente con la titubanza delle persone che temono di prendere qualche fregatura (a ragione, dato che i casi, sul web, sono numerosi). L?apprezzamento da parte dei clienti serviti è unanime, ma oramai costa molto anche la pubblicità on line. Si lavora, si lavora, si lavora. In tempo di crisi, sembra un paradosso, un lavoratore autonomo lavora il doppio di quando c?è lavoro. Lavora per trovare una soluzione perché nessuno si batte e fa rumore per ottenere un sussidio per chi il lavoro l?ha perso. Perché non si concepisce il concetto che anche un lavoratore autonomo può restare senza lavoro e senza reddito? Da più di tre anni, ormai, per la normale conduzione della famiglia ho iniziato ad intaccare i risparmi degli anni migliori in attesa che il vento torni a gonfiare le vele. Accadrà? Molto dipende dalla situazione generale. Ma, aspettando che ciò avvenga, non c?è nessuno che possa darci un aiuto concreto. Resta solo una cosa: aiutarsi da sé spremendo al massimo tutte le capacità e potenzialità insite nella nostra mentalità di persone che sono condannate ad esporsi in prima persona per ottenere qualcosa. A noi niente è dovuto: aiutarsi da sé! Franco Ferretto Arteferretto di Ferretto Gianni e Franco Complimenti per la vostra inziativa. Sono un ingegnere edile, dopo anni di attività libera come professionista, decisi di aprire una piccola azienda di lattoneria. sono ormai vent'anni che in campania esiste Eurogronde, con meno di dieci dipendenti riusciamo a produrre ottimi oggetti di rame, acciao, lamiere preverniciate ed alluminio. Negli anni abbiamo formato molti giovani ed alcuni nostri dipendenti hanno creato aziende simili nel settore, promuovendo così il settore che conta numerose piccole e medie realtà in regione campania. certo c'è la crisi e si sente. Ma come la stiamo fronteggiando? Riducendo gli sprechi, chiedendo ai (soci) dipendenti di collaborare e contribuire al contenimento delle spese. nel contempo cerco di mettere insieme tutti quelli che producono lattoneria per fare "sistema". Il mio sogno è di costituire una fondazione per rilanciare "l'antica lavorazione del rame" un mestiere bellissimo che è ormai scomparso: cappe, elementi decorativi, lampadari, prodotti in rame con semplici attrezzi, sono delle vere opere d'arte e novità: costano pure poco ed hanno un vasto mercato. Ci riusciremo? Noi ci proviamo. Anche così si esce dalla crisi. Ormai è inutile chiudere il recinto dopo che i buoi sono scappati. E' troppo tardi per chiedere alle istituzioni di aiutare gli imprenditori. Ormai togliendo quelli in età avanzata, togliendo quelli che sono stati perseguitati, tolgliendo quelli che sono andati all'estero a cercare fortuna per sopravvivere, ne sono rimasti ben pochi in Italia. Tra questi una grossa parte oramai boccheggia tirando la cinghia e risparmiando su tutto pur sapendo che non potrà mai farcela in queste condizioni proprio perché, quando era il momento di sostenere gli imprenditori, le istituzioni guardavano da un'altra parte. Anzi dal lato opposto. E siccome non c'e' piu' sordo di chi non vuol sentire questo e' il risultato. Anche questa mattina mi sono alzato con il solito entusiasmo di affrontare la giornata con atteggiamento positivo. La lettura de il Sole 24Ore che riporta i chiarimenti alla circolare delle entrate 6/2009 mi ha fatto cadere in depressione. Mi domando che beneficio può avere il fisco da un provvedimento del genere rispetto ai costi che dovranno sostenere le aziende. Dobbiamo assolutamente liberarci da questa burocrazia borbonica. Purtroppo le associazioni di categoria dormono o, peggio ancora, vedono occasioni di business nell'aumento degli adempimenti. Ringrazio anticipatamente e sarò breve e conciso. Ho un'azienda di abbigliamento mare feminile con 20 dipendenti. La concorrenza dei paesi soliti (Tunisia, Cina, ecc) è catastrofica. La mia produzione è esclusivamente made in Italy. La produzione è sempre più stagionale e devo ricorrere alla cassa integrazione. Sento molti annunci di sostegno alla piccola e media impresa. Ma vengo al dunque: prevedo 4/5 mesi di cassa integrazione. In tale periodo il TFR matura comunque e in più si versa circa il 4% all'INPS per le retribuzioni di cassa integrazione Produco per 7 mesi con il costo del TFR per 12 mesi. In conclusione, Il periodo di produzione si accorcia i costi aumentano. Domanda: Dove sono gli aiuti alla piccola e media impresa? Sono l'amministratore unico della ECC, una società che si occupa di servizi di telemarketing e di teleselling che opera sul territorio italiano. Questa crisi, si è abbattuta sul sistema dei rapporti tra la mia azienda e le banche come un fulmine a ciel sereno creando non poche difficoltà nella gestione delle liquidità per le spese ordinarie. Posso affermare tranquillamente, che gli effetti dell' opera del Governo non si sono mai fatti vedere o sentire, perché un conto sono le macro gestioni, e un conto quelle ordinarie, spesso soggette agli umori dei responsabili di aree ( più preparati a preservare la poltrona che a gestire una crisi ). Per uscire da questa crisi ho messo in atto le seguenti azioni: 1. aumentare il personale dipendente: in un momento di crisi ho più possibilità di scelta 2. aumentare gli investimenti infrastrutturali: l'azienda aumenta la capacità produttiva e il suo valore risparmiando qualcosa grazie all'abbassamento dei tassi di interesse 3. aumento dei controlli di qualità: per offrire un servizio al top delle richieste di mercato 4. apertura verso nuovi mercati: abbiamo trovato lavoro che altre aziende non volevano più fare. Cosa chiedo? 1. Un cambiamento dell' art. 18 dei lavoratori: che si aumentasse il limite da 15 a 50 in modo da svincolare le piccole imprese che sono il tessuto lavorativo sul quale si basa il paese 2. Abolizione delle risorse a fondo perduto, perché sono gestite in maniera clientelare e dopano il mercato, meglio dei prestiti senza alcun tasso da restituire nei tempi giusti 3. Aumento dei controlli sui medici che rilasciano certificati di malattia: una vera piaga per il SSN e per l' azienda 4. Creazione di una Cooperativa nazionale per la gestione dei grandi appalti inbound e outbound, ove le aziende che hanno i requisiti necessari possano partecipare con delle quote pro capite stabilite e con dei massimali, in modo che non ci sia una gestione clientelistica e politica della commessa. Nel frattempo timone stretto in mano e vele ripiegate per superare la bufera. Tullio Iaria e tutto il personale della E.C.C. Credo di avere un sesto senso per queste cose. Premetto che sono un piccolo ma feroce artigiano friulano. Ho 40 anni di contributi intermente versati al 30-06-2010 e ho solo 54 anni. La mia piccola azienda che opera da 40 anni ha visto questo tipo di crisi tre volte. 1987 nel 1992-3 con svalutazione della lira del 30% in due giorni e quella strisciante e subdola come quella di adesso che ha le radici nel 2002. A quel tempo vedevo che le cose non potevano reggere a quel rittmo sopratutto nel settore immobiliare. La mia ditta è un'impresa artigiana che lavora nel settore termoidraulico rivolto verso l'industria. E' stata una mania tutta mia quella di cimentarmi nei paesi dell'Est e Balcani. Credo di essere stata una delle prime ditte private ad entrare nel mercato a quella volta yugoslavo nel 1987. Nel 1992-3 quando in Italia non si muoveva un chiodo e c'era la guerra nei Balcani sono andato a far "baruffa" con gli austriaci. Ho realizzato una serie di lavori molto importanti a Graz, Krems,Linz e Insbruk. Nessuno lo avrebbe fatto, io si ed in due giorni ho visto i miei gudagni aumentare del 30% perchè i contratti erano fatti in Scellini. Adesso sto lavorando in Repubblica Ceca come impresa italiana, sono titolare di una bella ditta in Croazia,sono carico di lavoro e non ho al momento scarsità di denaro. Il messaggio che voglio trasmettere è il seguente: quando tutti corrono verso una direzione,rallenta, fatti anche superare,quando tutti si gireranno perchè la strada dove tutti correvano e terminata e a loro volta dovranno girarsi per prendere una nuova direzione,tu che sei ponderatamente rimasto indietro, hai già cambiato direzione , sei kilometri avanti a tutti praticamente irraggiugibile e fai quello ch vuoi dove ti sei posizionato. Bisogna guardare a 360° sempre e praticare le vie più difficili perchè non trovi nessuno o pochissimi,non sono remunerative all'inizio, bisogna fare sacrifici bisogna crederci. Quando arrivano momenti come questi ti ritrovi come me che non ho mai lavorato così bene, con soddisfazione e quasi mi vergogno a dire che al momento mi va tutto alla grande.Poi gli imprevisti possono sempre succedere. Non fare come le ditte di sedie nel manzanese, tutte a fare sedie, farsi concorrenza tra di loro per uno o due centesimi al pezzo e adesso sono tutte KO, meno due che hanno avuto dei proprietari dal fiuto lungo che la pensano come me. D. L. La parola d'ordine è: credito, credito, credito! Visto che da quello che sembra le banche italiane stanno un pò meglio delle banche degli altri paesi, è proprio con loro che il governo deve elaborare una strtegia per garantire il credito alle imprese e anche alle persone che vogliono comprare casa perché quello immobiliare in Italia è un settore molto importante. Bene i Tremonti Bond ma il governo dovrebbe far qualcosa per indirizzare la liquidità alle piccolo e medie imprese e magari limitare gli aiuti a quegli enormi ruderi che hanno già bruciato nella loro esistenza miliardi su miliardi. E poi per ultimo ma non per importanza,accelerare la riforma del federalismo fiscale. Basta assistenzialismo a chi non lo merita. Il Nord ha esaurito la pazienza e, mai come in questo periodo, rischia di esplodere. Salvaguardiamo chi produce! Gli altri si arrangino. Dario da Bologna Per reagire a questa crisi bisogna cercarsi alcune nicchie (che comunque ci sono) e sopravvivere il più a lungo possibile. Aspettando che passi questo momento, perché con le nicchie si sopravvive, non si vive. Uscire da questa crisi significa abbassare le tasse al 30% in modo da evitare le evasioni fiscali. è demenziale avere la tassazione che c?è in questo momento. Io non penso che ne durante ne dopo. Questa crisi ci sia più azienda che va in banca a farsi prestare i soldi per pagare le tasse. Per iniziare a uscire da questa crisi forse bisogna agevolare le aziende che comprano le auto a recuperare. Nuovamente sulle auto sia l?iva che le spese carburante, sono convinto che con 2.500.000 aziende che Sono in italia almeno un quinto cambi l?auto, sarebbe già uno ablocco della situazione. Spingere le banche ad aiutare almeno quelle aziende che hanno un patrimonio da incassare e che non riuscendo A monetizzare questi crediti sono ferme. Luigi Cappelli Malgrado tutte le belle parole del governo dove tra l'altro io mi riconosco come pensiero chiedo e denuncio che sia controllato l'operato sleale e di strafottenza delle banche che non danno più la possibilità di lavorare normalmente da molti mesi ormai,mettendo a rischio imprese e famiglie. Ancor più grave è che sapendo la loro impunità ti fanno capire in tutti i modi che loro sono i "padroni"e noi anche se piccoli imprenditori persone non gradite. Spero arrivi questo messaggio e si ponga al più presto un rimedio altrimenti a giorni noi compresi saremo costretti a rassegnarci e l'Italia perderà ancora pezzi indispensabili a creare ricchezza. Anonimo avvilito I fatti che racconterò sono solo ed esclusivamente veri e sono lo specchio di quello che le banche stanno facendo nei confronti delle aziende ed anche dei privati: 1) mia moglie è dipendente di un ente privato e percepisce 1000 euro al mese per 13 mensilità ed è cliente di una Banca del territorio, però fa parte di un Gruppo grande. La movimentazione di tale rapporto di conto/corrente è quello che si instaura tra un dipendente che mette in banca il suo stipendio e firma i RID per l'addebito delle bollette, altro non vedo cosa possa fare un semplice dipendente. Ebbene un pomeriggio mia moglie è stata contattata dalla reggente di detta banca per sentirsi dire che doveva movimentare di più il conto altrimenti avrebbero dovuto chiudere il rapporto. Se secondo voi è un rapporto idilliaco e regolare come dicono i nostri governanti, và bene così; 2) una mia amica che ha acquisito un ristorante al mare, Lido degli Estensi Comacchio di Ferrara, prima che arrivasse la crisi, ed ha lavorato abbastanza bene per tutta l'estate 2008 e visto che aveva un buon giro di clienti ha deciso di tenere aperto anche durante l'inverno. Per tenere aperto l'inverno servono investimenti in pubblicità per fare sapere alla gente che questo ristorante è aperto e, credo sappiate cosa costa fare pubblicità. Avendo impegnato tutti i suoi risparmi nell'acquisto del ristorante ed i guadagni nella ristrutturazione, questa mia amica, si è rivolta ad un consorzio di garanzia, uno dei primi d'Italia, per ottenere un prestito che le permettesse di affrontare l'inverno senza problemi. Questo Consorzio pur garantendo il 100%, di solito garantiscono al max il 50%, della cifra richiesta alla banca, la stessa di mia moglie, ha rifiutato il prestito dicendo che questi sono momenti difficili e che se voleva un aiuto avrebbe dovuto dare altre garanzie reali. Commentate voi ora. Valentino Cesari Una piccola esperienza, ma credo significativa. Da un po' di anni produco software per il turismo, per la precisione per il booking on line. Le realtà con le quali scontrarsi sono spesso molto grandi e non italiane, ma nonostante tutto siamo riusciti a fare un prodotto di qualità e credo apprezzato dai nostri clienti. Il turismo è una della grandi risorse italiane, ma ci sono molte carenze, anche culturali, fra gli albergatori. Ci troviamo sempre con molte idee e poco da investire. Sarebbe semplice chiedere soldi, lo fanno tutti, invece faccio una proposta. Sicuramente internet è un mezzo sempre più importante, allora valorizziamolo. Ci sono incentivi su tutto, perché non incentivare le strutture ricettive al passaggio alle tecnologie WEB 2.0? Alessandro Manetti © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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sceriffo del credito Ma i banchieri si mettono di traverso">Imprese, presto lo sceriffo del credito Ma i banchieri si mettono di traverso pag.1 (sezione: Burocrazia)

( da "Affari Italiani (Online)" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Imprese/ Presto lo sceriffo del credito. Ma i banchieri si mettono di traverso Giovedí 05.03.2009 10:07 Servono strumenti nuovi. Occorre mettere in campo "strumenti nuovi" per affrontare "subito" alcune questioni, come ad esempio l'eccesso di burocrazia che arriva a bloccare circa 100 miliardi di euro. Per Tremonti bisogna "verificare gli strumenti già in essere ma non ancora sufficientemente valorizzati. Ci sono circa 100 miliardi di euro bloccati sul territorio da un eccesso di 'burocrazia'. Parte non marginale della strategia è sbloccarli". Bond. "Dire che il tasso dell'8,5% per i bond è troppo è inaccettabile perchè non è un debito, un finanziamento, ma uno strumento di patrimonializzazione delle imprese: è come se fosse un aumento di capitale che allarga il patrimonio delle banche". Il ministro dell'Economia interviene così riguardo ai bond che portano il suo nome. Secondo il ministro "non bisogna ragionare in termini di indebitamento: se la rendita è dell'8,5% e la leva è 1 a 15, in termini di costi dovreste prendere l'8,5% e dividerlo per 15. E' in malafede chi dice che i bond sono inutili perchè il costo è troppo alto". Bond, la cui richiesta ammonta a circa "10-12 miliardi di euro''. < < pagina precedente

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Commercio: 4 priorità contro crisi (sezione: Burocrazia)

( da "Sardegna oggi" del 05-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

giovedì, 05 marzo 2009 Commercio: 4 priorità contro crisi La Camera di Commercio e la Confcommercio di Cagliari chiedono contromisure concrete per rispondere alla recessione Deidda: ?Anche l?Isola bloccata dall?eccesso di burocrazia. Il sistema delle imprese rischia un ulteriore tracollo? -->CAGLIARI - Quattro priorità per affrontare la grande crisi del 2009. La Camera di commercio e la Confcommercio di Cagliari sono pronte ad accogliere l?invito del ministro dell?Economia, Giulio Tremonti, e dunque a lavorare insieme a politica, parti sociali, banche e istituzioni finanziarie per arginare con tempestività i danni della recessione economica. Giancarlo Deidda, presidente dell?ente camerale e dell?associazione dei commercianti del capoluogo, lancia un appello alla politica e in particolare alla nuova giunta regionale in via di formazione, affinché, fin dal primo giorno di insediamento, prenda le contromisure concrete per evitare che le oltre 72mila piccole e medie imprese del sud dell?Isola patiscano ancora gli effetti della crisi economica. Commercio a turismo sono tra i settori che negli ultimi anni hanno registrato i livelli di occupazione più elevati. Oggi è necessario rivedere la legge regionale sul commercio e chiarire i tempi di erogazione dei contributi alle imprese commerciali (legge n° 9 del 2002). Bisognerebbe inoltre razionalizzare le attività svolte dai centri commerciali naturali e adottare i giusti correttivi per far sì che gli studi di settore rispecchino fedelmente le realtà del territorio. Per quanto riguarda il turismo, occorre creare una rete capace di offrire prodotti e servizi di qualità e, soprattutto, potenziare il settore dei trasporti low cost con una politica di rafforzamento della promozione dell?Isola nelle vecchie e nuove tratte. Inoltre, c?è la necessità di un incremento della diffusione e consumo dell?artigianato e dei prodotti agroalimentari locali. Tra le emergenze da affrontare il prima possibile, la spendita dei fondi (bloccati dalla burocrazia) da parte degli enti locali per le imprese artigiane. Una delle prime richieste riguarda il comparto agricoltura e allevamento e il relativo sblocco di finanziamenti per 80milioni di euro (le domande rimaste ancora inevase sono circa 28mila). Anche in questo caso, la causa sarebbe da attribuirsi ad un eccesso di burocrazia. Due le priorità nell'industria: gli ammortizzatori sociali per le imprese in crisi (devono essere concessi senza differenziazioni a quelle dirette e indirette) e l?infrastrutturazione del sistema portuale, sia sul fronte dei traffici commerciali che turistici. Per quanto riguarda la burocrazia e la difficoltà di accesso al credito, ossia due dei problemi principali indicati dal ministro dell?Economia come causa di inasprimento della crisi economica, la Camera di commercio di Cagliari ha già fatto partire due importanti progetti come l?apertura di un?impresa in un giorno (è tra i primi dieci enti camerali nazionali ad averlo attivato) e lo stanziamento di 320mila euro per la costituzione di un fondo anticrisi di controgaranzia. ?Se Tremonti denuncia il blocco di 100 miliardi di euro in tutto il Paese a causa dell?eccesso di burocrazia - sottolinea Deidda ? sicuramente una fetta importante riguarda anche la Sardegna. Il sistema delle imprese rischia un ulteriore tracollo e non possiamo permetterci di aspettare ancora?. -->

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Domani assemblea Upa per guardare al 2009 (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Brescia" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Edizione: 06/03/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:economia Domani assemblea Upa per guardare al 2009 BRESCIA Dopo il voto favorevole del Senato e la vittoria (tutt'altro che scontata) in tema di quote latte, il presidente dell'Unione agricoltori Francesco Bettoni si presenta domani all'assemblea dei suoi associati in un posizione più facile. Ma il futuro non è certo in discesa. Bettoni si accinge a prefigurare «una delle annate peggiori degli ultimi 50 anni», come ha detto ieri lui stesso commentando i dati del 2008. Le aziende agricole temono fondatamente la stretta tra l'aumento dei costi e il calo dei prezzi. A tutto si potrebbe aggiungere la carenza di liquidità. I soci dell'Unione agricoltori convocati per domani mattina alle 9 (le 10 per gli ospiti) alla Camera di commercio, si aspettano di sentire dal loro presidente, da quello di Confagricoltura Vecchioni e dall'assessore provinciale Tomasoni idee per andare avanti. Tanto più le manifestazioni di questi giorni hanno messo in evidenza che ci sono molti giovani nelle nostre aziende. La crisi mondiale c'è certamente anche per l'agricoltura, ma la domanda complessiva del settore agroalimentare non è in regresso. Si segnalano persino aumenti negli acquisti di prodotti tipici. Da qui la proposta di un rinnovato sforzo per promuovere i prodotti tipici e di qualità italiana. Poi c'è il capitolo della competitività. L'Unione agricoltori intende chiedere con forza l'autorizzazione a sperimentare le produzioni Ogm che consentono redditi maggiori e più sicuri. Ormai la scienza sa dire quali sono le piante transgeniche sicure e quali ancora da provare. L'altro fronte è la burocrazia.

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non è la famiglia l'anello debole (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Sardegna, La" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 28 - Sassari Non è la famiglia l'anello debole Le strutture dovrebbero seguire meglio i malati psichici In riferimento all'articolo de la Nuova Sardegna di domenica 1 marzo, l'intervista alla dottoressa Gisella Trincas che faceva seguito all'articolo per il fatto di cronaca relativo al matricidio di Sennori. Se per alcuni versi sono d'accordo con quanto riportato, al contrario non sono d'accordo sul punto relativo a «la famiglia rimane l'anello debole della catena di aiuti e cure». Parlo per esperienza personale, sono una parente e quindi vorrei collaborare. Mi sono proposta più volte, ma nella grande maggioranza delle strutture dove mi sono recata i medici e gli assistenti sociali difficilmente si muovono dal loro ufficio, aspettano che il paziente si rechi nella struttura e non eseguono le visite domiciliari (da me più volte richieste). Quando poi noi parenti ci rechiamo presso la struttura per chiedere un sostegno, oltre che psicologico anche finanziario, ci scontriamo ulteriormente contro la burocrazia, in quanto abbiamo anche l'onere di dimostrare (noi!?) la malattia. E d'altro canto il paziente non ammette mai di essere malato e non si reca nella struttura e così la questione diventa un circolo vizioso. Allo stesso tempo, i medici o i loro collaboratori non si mettono in contatto con chi ha fatto loro presente il delicato caso, né ci tengono informati, né ci chiedono di collaborare e, se li chiami o ti rechi negli uffici per avere informazioni, sono sempre oberati di lavoro (!?). Non siamo noi "famiglia" l'anello debole della catena, ma secondo me è da imputarsi ad altri motivi soprattutto organizzativi delle strutture e forse anche di coscienza. Lettera firmata

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Anna: In inglese sono più bravi di noi (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia Pavese, La" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

IN SLOVENIA Anna: «In inglese sono più bravi di noi» PAVIA. Anna Bottacin ha scelto la Slovenia. E' iscritta al corso interfacoltà Economia-Scienze politiche e ha passato sei mesi a Ljubljana. Lezioni in inglese in un paese non troppo lontano da casa, perché Anna vive a Udine. «Mi sono trovata bene, la qualità della didattica è buona e mi è servito per migliorare l'inglese - spiega Bottacin - C'erano solo una ventina di italiani. Il bilancio della mia esperienza è positivo. La Slovenia è una paese vicino a casa mia, ma che non conoscevo molto. E' un paese che è cresciuto tanto, in alcune cose ha anche superato l'Italia, per esempio i ragazzi conoscono l'inglese molto meglio di noi. Sono più ottimisti, i cambiamenti degli ultimi anni fanno intravedere un futuro positivo: hanno un debito pubblico più basso e la burocrazia funziona meglio. L'impatto con gli sloveni è stato positivo, sono desiderosi di conoscere persone dall'estero, sono aperti, più comunicativi. Partendo dall'Italia molti mi hanno detto "ma dove vai, butti via il tuo Erasmus", invece è stato un arricchimento».

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Tubi vecchi? Non si possono cambiare (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia Pavese, La" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Tubi vecchi? Non si possono cambiare Soltanto rattoppi d'emergenza, "Pavia Acque" interverrà in estate STEFANO ROMANO VOGHERA.a di tubi rotti, di strade allagate e di famiglie senz'acqua per intere giornate. Storia di burocrazia che impedirà fino ad estate inoltrata di far partire i lavori che eviterebbero grane all'acquedotto gravi come quella che l'altro giorno ha lasciato a secco mille famiglie. Tanto è semplice capire cosa sta succedendo all'acquedotto di Voghera, tanto è difficile spiegarsi il perchè. Partiamo dai guasti. Nel giro di appena tre mesi si sono verificate due rotture tanto gravi da lasciare migliaia di persone senz'acqua per più di 12 ore, e un guasto "minore" che ha mandato in tilt le strade attorno a piazza Duomo. Cosa sta succedendo all'acquedotto di Voghera? E bastano gli interventi tampone? L'acquedotto (l'insieme dei tubi che portano l'acqua dai pozzi ai rubinetti di casa) è in via di passaggio alla società "Pavia Acque" composta dalle ex municipalizzate e dai consorzi di tutto il territorio. Ma la società non è ancora pienamente operativa e a palazzo Gounela la preoccupazione è palpabile: «La rete non è in condizioni disastrose, ma ci sono tratti talmente vecchi che la sostituzione non è rinviabile», ammettono a palazzo Gounela. All'Asm, ente che ha solo il compito di erogare l'acqua alle famiglie, compete l'ordinaria manutenzione: la riparazione dei guasti, in altre parole, anche quelli gravissimi come quello che l'altro giorno ha lasciato a secco mezza città. Ma a chi tocca sostituire le tratte più vecchie e malmesse dell'acquedotto, quelle che non reggono più nemmeno alle riparazioni? Dallo scorso ottobre toccherebbe alla società "Pavia Acque" che ha anche ricevuto da Asm Voghera un elenco degli interventi strutturali più importanti da realizzare in tempi brevi. Tra questi, la sostituzione della conduttura da 300millimetri che corre sotto via Matteotti e che, guardacaso, da novembre ad oggi si è già guastata due volte. Ma perchè "Pavia Acque" non mette in cantiere la sostituzione di una conduttura che ormai ha sessant'anni di vita? Perchè i soldi che servono a finanziare l'intervento devono arrivare dalla nuova tariffazione: tariffazione che entrerà in vigore soltanto dal prossimo primo di luglio. Niente da fare per la progettazione degli interventi strutturali, quindi, almeno fino ad estate inoltrata: poi arriverà l'autunno con la difficoltà di aprire i cantieri, e quindi la sostituzione della vecchia conduttura sarà probabilmente rinviata alla prossima primavera. E nel frattempo? Nel frattempo la speranza di chi abita di fronte alla stazione è che il terreno non si assesti nuovamente facendo spezzare un tubo di ghisa con più di mezzo secolo di vita alle spalle.

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gli studenti in corteo ottengono la pulizia del parco (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Sacile. Alla manifestazione di ieri pomeriggio ha partecipato una settantina di giovani del Pujati: hanno sfilato sotto la pioggia battente anche con alcuni insegnanti Gli studenti in corteo ottengono la pulizia del parco Il Balliana sarà rimesso in ordine e tre scuole potranno tornare ad avere il proprio giardino ordinato SACILE. I liceali del Pujati ieri in corteo, hanno strappato al sindaco l'impegno per il parco Balliana. Un parco-acquitrino dopo i temporali e pieno di polvere nella stagione secca. «E' invivibile - hanno denunciato con i docenti Nicoletta Caine e Armando Solmi - per 1.600 studenti e insegnanti di 3 scuole che affacciano sul verde di viale Zancanaro. Potrebbe essere un campus, invece è uno stagno». La marcia con gli stivali di 70 ragazzi del Pujati, ha sfidato la pioggia battente. Al loro fianco, le delegazioni della Consulta provinciale (Riccardo Favaro e Andrea Brunzo), del Leopardi-Majorana (Maria Teresa Piovan) di Pordenone e universitari, con il cucciolo-mascotte Gina al primo corteo. «Lo studente si è stufato del cortile in questo stato» e «Lagunari della brigata Pujati, attenti»: slogan al megafono e striscioni per lanciare l'aut-aut agli amministratori. «Signor sindaco sblocchi la convenzione con la Provincia sulle competenze nel parco, ferma da luglio 2008 nell'ufficio tecnico comunale». Antonio Pantano ex liceale e vertice di Azione giovani della Serenissima, ha consegnato la lettera-petizione che dà la spallata all'immobilismo amministrativo. «Ragazzi, entro marzo la convenzione con la Provincia sarà definita - ha risposto sotto la loggia del municipio il primo cittadino Roberto Cappuzzo -. Per il momento, ciascuno faccia la sua parte nelle aree di competenza». Applausi e bandiere hanno riempito la loggia: «Siamo soddisfatti - hanno spiegato Francesco Morabito e Antonio Pantano -. Dopo le promesse, aspetteremo i fatti concreti a fine mese». Si sono stufati di avere i piedi a mollo da ottobre a maggio: l'obiettivo del corteo programmato nel doposcuola, è il lifting urgente al parco-piscina. «Va pavimentato». E' stato l'ultimatum lanciato al sindaco, da Francesco Morabito: «Noi vogliamo stare all'asciutto nell'andata e ritorno a scuola». I ragazzi hanno denunciato l'immobilismo politico. «Le pessime condizioni dell'area verde Balliana e del parcheggio sono al centro dell'attenzione di studenti e professori da troppi anni - ha fatto memoria l'ex liceale Pantano -. Nel 2003-2004 ho raccolto firme e inviato lettere alla Provincia e Comune, perché intervenissero, sistemando l'area. La risposta alla mia e precedenti richieste, è stata sempre questa: un camion di ghiaia, per coprire le buche». Uno strato di ghiaino che diventa poltiglia, in caso di pioggia. La convenzione sepolta dalla burocrazia dividerà le competenze tra Provincia e Comune: all'ente di Pordenone la gestione dell'auditorium e della palestra liceale, il parco al Comune. Chiara Benotti

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burocrazia rigida (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Venezia, La" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 17 - Altre Burocrazia rigida Burocrazia rigida allo sportello Actv Il 1º marzo mi sono recata a Venezia e ho colto anche l'occasione per rinnovare l'abbonamento in quanto la tessera era scaduta il 28 febbraio. Alla mia richiesta mi sono sentita rispondere che oltre alla compilazione del modulo serviva il timbro della ditta dove lavoro. Al momento ne ero sprovvista, ma riferivo alla signorina dello sportello che essendo preposta alla firma per conto della ditta potevo indicare tutti i dati possibili dell'azienda, ma il risultato fu un secco «non mi interessa, pretendiamo il timbro». Mi domando se l'ufficio Actv sia diventato peggio di una banca o di un qualsiasi altro ufficio che, in mancanza di un timbro, non fa tutte queste difficoltà. Dovendo in ogni caso prendere il vaporetto per recarmi al Lido, ho dovuto spendere 13 euro al posto di 2,20 (andata e ritorno) per il viaggio. Mi chiedo: un po' di elasticità mentale no? Anche noi facciamo parte della categoria di gente che si guadagna il pane lavorando onestamente. Dov'è la facilitazione di questo Imob per la gente? Dov'è il risparmio? In ogni autobus circa la metà della gente non passa la tessera sul lettore oppure viene passata ma non si accorge che invece della luce verde lampeggia quella rossa. Sono inoltre convinta che nessuno di loro si mette a controllare se i timbri fatti dalle aziende siano veritieri e se la persona sia veramente dipendente di quella azienda. Caro ministro Brunetta, puoi fare un sopralUogo anche dentro l'azienda Actv? Monica Di Lella Mestre Rilanciare i consumi? Aumentino gli stipendi Siamo davvero un Paese strano. Tutti parlano di crisi, ed è vero: la crisi c'è. Ma facciamo un ragionamento su un ciclo economico: 1) l'imprenditore investe perché dalle vendite del prodotto avrà un profitto; 2) la fabbrica produce in base ad un piano di richieste e con un numero di lavoratori; 3) il commercio al dettaglio mette in vendita il prodotto; 4) i cittadini acquistano il prodotto; 5) aumentando le vendite, aumentano le richieste, aumentano gli operatori (lavoratori), diminuiscono i precari, aumenta il Pil, aumentano i profitti. Questo evidentemente molto semplificato. La soluzione pertanto dovrebbe essere rovesciata: se non si aumentano stipendi e pensioni la gente non compra, i negozi non vendono, le fabbriche non producono e aumenta la cassa integrazione. Dov'è il mistero? Se invece si insiste a volere far riprendere i consumi senza aumentare i mezzi economici della gente è pura illusione. Tra qualche mese avremo una acutizzazione della crisi la cui responsabilità va addebitata a coloro che vogliono ancora garantirsi lauti profitti senza modificare il loro modo di essere e di gestire la forza-lavoro. Il governo che non sembra intenzionato a ridistribuire le risorse tassando i ricchi per poter dare ai poveri come Obama sta facendo negli Usa, Paese dal quale copiamo molte cose inutili ma mai quelle utili. Danilo Rosan Venezia Perché le riunioni con Sartor sono segrete? Incontro ristrettissimo e chiusissimo il 4 marzo al Vega per la presentazione del piano industriale del ciclo del cloro da parte del nuovo patron Sartor. Ammessi pochi «invitati»: due sindacalisti per sigla sindacale, sindaco e assessore provinciale, fuori la rappresentanza delle associazioni dei cittadini oltre a una decina di sindacalisti di base del Petrolchimico e la stampa. Ancora una volta abbiamo verificato la chiusura di Sartor al confronto sulle esigenze di conoscenza e informazione della popolazione. Le scelte di oggi infatti riguardano impianti ad elevato rischio industriale con possibili ricadute sulla salute e sicurezza della popolazione di Marghera e dintorni e sulla qualità dell'ambiente di un'area vasta. La nostra sensazione è che il piano sia un salto nel buio a fronte delle debolezze economiche della Safi, di una crisi mondiale del mercato e della finanza. Per questo ci sembra che sul ciclo del cloro si stia attuando un accanimento terapeutico per una probabile speculazione sulle aree oppure si proporranno operazioni già viste in precedenza di ristrutturazione selvaggia con tagli al personale, alle spese di manutenzione e rinnovamento per speculare sugli impianti fino alla fine, quando invece a Porto Marghera si potrebbero installare aziende ecocompatibili con una vera riconversione a un lavoro sicuro e salubre. Chiediamo al sindaco di indire a breve termine con la Municipalità di Marghera un incontro al municipio di Marghera per informare la popolazione sul progetto del ciclo del cloro che Sartor intende portar avanti, malgrado il sondaggio del 2006 che chiedeva di chiuderlo. Assemblea permanente contro il rischio chimico Marghera Passante: a Preganziol il casello è una trappola Dall'apertura del Passante non passa giorno che utenti risentiti si rivolgano ai giornali per denunciare le inesistenti indicazioni stradali in prossimità di Mestre. Domenica 22 febbraio sono caduto vittima di questa trappola ed ho dovuto affrontare, assieme ad una moltitudine di imbufaliti automobilisti, una coda lunga un chilometro al casello di Preganziol. Vi sono al casello le uscite riservate ai pedaggi a pagamento e al Telepass ma, essendoci una sola corsia, anche se hai il Telepass devi stare in coda. Molti automobilisti, all'uscita del casello, giravano in continuazione nella rotatoria perché, non essendo del luogo, non sapevano quale direzione prendere. Avevano anni di tempo per preparare un cartello con una freccia indicante Venezia Mestre e una per Belluno. Lettera firmata Mestre

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emergenza casa, bonus fino a 5000 euro agli immigrati dei centri di accoglienza - micol lavinia lundari (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XII - Bologna Il Comune stanzia 100 mila euro. Precedenza alle famiglie numerose e a quelle da più tempo nelle strutture Emergenza casa, bonus fino a 5000 euro agli immigrati dei centri di accoglienza MICOL LAVINIA LUNDARI Come sussurrava una pubblicità di qualche anno fa, certo «non basta ma aiuta»: cinquemila euro per pagarsi le prime rate dell´affitto di una casa non sono un regalo da poco. E´ il bonus che il Comune di Bologna verserà alle famiglie di extracomunitari ospiti dei centri di prima accoglienza o degli appartamenti di servizio grazie a un fondo del ministero della Solidarietà sociale: le prime sei mensilità, fino a un massimo appunto di cinquemila euro. Il bacino da cui attingere sono solo centomila euro, e puntuale è quindi la scala di priorità: precedenza alle famiglie numerose o che da più tempo vivono nelle strutture; se avanzerà qualcosa, sarà destinato anche ai singoli. Il bonus per l´affitto fa parte di un pacchetto più ampio di iniziative pensate per favorire l´integrazione sociale degli immigrati, «Territori in rete»; e perché questo non rimanga solo uno slogan pubblicitario, bisogna che si parta dal piccolo. Dal pianerottolo, per esempio: dalla coabitazione condominiale, già difficile, spesso, quando rimane fra italiani; e resa ancora più complicata quando nello stabile arrivano famiglie straniere con usi e costumi differenti. Per questo un secondo fondo ministeriale (ancora di centomila euro) servirà a creare attività che favoriscano il mantenimento degli alloggi pubblici da parte degli stranieri che se li sono visti assegnare. Con questi soldi l´Acer potrà realizzare iniziative all´apparenza ininfluenti, ma che invece nella loro concretezza potrebbero facilitare la comprensione e il dialogo fra vicini di casa: traducendo il regolamento di condominio nella lingua dell´affittuario, istituendo la figura del mediatore-formatore che guiderà gli operatori nel dialogo e nel confronto con gli stranieri. Nei quartieri San Donato e San Vitale, poi, saranno proprio alcuni giovani immigrati che vivono negli alloggi Acer a produrre una documentazione informatica sulla realtà condominiale in cui vivono. Sperimentale sarà inoltre il lavoro che verrà condotto alla Corte 3, alla Bolognina: alle famiglie di extracomunitari verrà dato un aiuto per superare le difficoltà della burocrazia, che riguardino un contratto o una bolletta.

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Per frenare la crisi l'appello alla Giunta di Deidda (Ascom) (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Cronaca Regionale Pagina 105 economia e politica Per frenare la crisi l'appello alla Giunta di Deidda (Ascom) Economia e politica --> La Camera di commercio e la Confcommercio di Cagliari sono pronte ad accogliere l'invito del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, per lavorare con la Regione, le parti sociali e le banche e «arginare subito i danni della recessione economica». Giancarlo Deidda, presidente camerale e dell'Ascom del capoluogo, lancia un appello alla nuova Giunta regionale affinché prenda subito le contromisure per evitare che le oltre 72 mila piccole e medie imprese del sud dell'Isola patiscano ancora gli effetti della crisi economica. Questi i settori indicati da Deidda fra quelli sui quali lavorare con maggiore attenzione: commercio e turismo, le imprese artigiane, l'agricoltura e l'industria. Tra le emergenze per quanto riguarda le imprese, la spendita dei fondi (bloccati dalla burocrazia) da parte degli enti locali. Per quanto riguarda difficoltà di accesso al credito, uno dei problemi principali indicati dal ministro dell'Economia come causa di inasprimento della crisi, la Camera di commercio di Cagliari ha già fatto partire due progetti come l'apertura di un'impresa in un giorno e lo stanziamento di 320mila euro per la costituzione di un fondo anticrisi di controgaranzia.

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tremonti: manca il credito il 2009 sarà peggio del 2008 - roberto petrini (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 6 - Economia Tremonti: manca il credito il 2009 sarà peggio del 2008 "Ma abbiamo altre risorse per gli ammortizzatori" La recessione Maroni convoca i prefetti e chiede di vigilare sul comportamento degli istituti ROBERTO PETRINI ROMA - Anno orribile. Parola del ministro dell´Economia Giulio Tremonti, che torna pessimista, e - dopo le stime di Confindustria e Bankitalia che vedono il Pil del 2009 contrarsi del 2,5-2,6 per cento - lancia l´allarme. «Quest´anno sarà ancora più difficile di quello passato», ha detto il ministro dell´Economia rilanciando la sua metafora della «terra incognita» per descrivere la situazione in cui ci troviamo e l´impossibilità di «fare previsioni». L´occasione per fare il punto sulla difficile situazione economica, che non vede più l´Italia come isola felice rispetto al resto del mondo, è stato il cosiddetto «Liquidity day», convocato ieri al ministero del Tesoro: una sorta di tavolo anti-crisi alla presenza di banche, imprese e sindacati. «E´ necessario uno sforzo collettivo», ha invocato Tremonti. Poi si è rivolto alle banche ricordando che «la stretta creditizia è il rischio dei rischi: il credito per l´economia - ha detto - è come l´aria per le persone: ti accorgi quanto è importante quando viene a mancare. In Italia - ha aggiunto - c´è un irrigidimento più marcato rispetto all´area dell´euro e anche i criteri dell´erogazione dei mutui hanno registrato un modesto inasprimento». Per questo motivo Tremonti ha sottolineato l´importanza dei bond destinati alla patrimonializzazione degli istituti di credito (assai costosi per le banche ma frutto di guadagno per il Tesoro), per i quali sono a disposizione 10-12 miliardi, che dovrebbero consentire di muovere finanziamenti alle imprese per 150 miliardi. Gli istituti di credito, accusati dal ministro e incalzate dalla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia che ha denunciato «un peggioramento della restrizione del credito», replicano. Il presidente dell´Abi Corrado Faissola ha osservato che concedere credito è «la finalità di una banca». Ma il ministro degli Interni Maroni ha rincarato la dose e ha ricordato che la prossima settimana saranno convocati i prefetti, come previsto da una recente norma, per vigilare sul credito nel territorio. Una iniziativa che non piace all´Abi: «Abbiamo già Bankitalia, serve una riflessione», ha ribattuto Faissola. Ma sul tavolo a bollire c´è anche la questione sociale con l´aumento stratosferico della cassa integrazione. Tremonti, dopo le sortite del leader del Pd Franceschini sull´assegno per i precari che perdono il lavoro, rilancia: «La prossima settima vi potrò annunciare che c´è un nuovo gruzzoletto per gli ammortizzatori sociali», ma i sindacati ironizzano e auspicano che non si tratti di un nuovo "tesoretto" come quello dei tempi di Padoa-Schioppa. Tremonti ribadisce anche l´avvio delle opere pubbliche fin dal Cipe di oggi mentre il consiglio dei ministri dovrebbe esaminare il provvedimento sulle pensioni femminili: «Sboccheremo sette grandi opere dalla follia mafiosa della burocrazia». E si parla anche di un provvedimento volto a facilitare l´avvio dei lavori edili. Si fa più serrato anche il dibattito sulle altre opzioni anti-crisi: D´Alema propone di detassare per cinque anni le imprese del Sud ma il ministro per lo Sviluppo Scajola gli replica che non è possibile perché si tratta di una misura «complessa» che può trovare ostacolo nelle norme europee.

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Tremonti si sveglia: la crisi è gravissima (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Tremonti si sveglia: la crisi è gravissima Promette nuove risorse per gli ammortizzatori Roberto Tesi Le certezze di Giulio Tremonti si stanno (per fortuna) sgretolando: il ministro dell'economia ha finalmente scoperto che la crisi è grave e serie e non è il caso - come ha fatto con Berlusconi finora, di minimizzare i rischi che corre l'Italia., visto che quello odierno è un presente durissimo e il futuro non da segni di miglioramento. «Il 2009 sarà un anno ancora più difficile del 2008. Il che è tutto dire», ha sostenuto ieri Tremonti incontrando al ministero i rappresentanti delle imprese e delle banche in occasione del «Credit day», la «giornata del credito». Com'è sua abitudine, però, il braccio destro di Berlusconi ha anche lanciato un messaggio di ottimismo. Con l'occhio rivolto ai lavoratori e a chi perso o perderà il lavoro (le stime sono pessime e alcuni centri di ricerca parlano anche di un milione di nuovi disoccupati nel 2009) ha anche promesso nuove risorse per potenziare gli ammortizzatori garantendo che il governo metterà a disposizione «un ulteriore gruzzoletto», che si aggiungerà agli 8 miliardi già stanziati per il biennio 2009-2010 già stanziati. L'entità del «gruzzoletto» però non è stata rilevata: «la settimana prossima vi diremo quale potrebbe essere la direzione», ha laconicamente dichiarato. Dimostrando così, di aver mandato a memoria molto bene la lezione di Berlusconi che da sempre gioca con «l'effetto annuncio». Poi il ministro dell'economia ha parafrasato l'apologo di Menenio Agrippa, sostenendo che per risolvere la recessione: «è necessario - ha affermato - uno sforzo collettivo di governo, imprese, parti sociali, istituzioni bancarie e finanziarie devono agire per ridurre, per quanto possibile, l'impatto della crisi. Gli obiettivi fondamentali sono due: coesione, nella società e conservazione della base industriale». Poi ha aggiunto che occorre «sostenere le famiglie e potenziare gli strumenti per aiutarle nel pagamento delle rate dei mutui per la casa, l'acquisto di automobili e di altri beni». Lo ha detto ai banchieri presenti (che della crisi attuale hanno molte responsabilità) e lo ha mandato a dire agli assenti, cioè alla società civile, al mondo del lavoro che più di tutti paga la crisi, che paga le tasse, ma che questo governo ha emarginato. Ma non ha spiegato perché solo pochi mesi fa, quando la crisi incombente era ormai evidente, il governo ha varato una manovra restrittiva da 25 miliardi di euro. E non ha neppure spiegato perché da quando è tornato lui al governo l'evasione fiscale (evidente dai dati sulle entrate) sia tornata a« sgavazzare», peggiorando la distribuzione dei redditi, oltre alla capacità di spesa del governo. Un altro degli argomenti trattati da Tremonti è stato il credit crunch. Per il ministro dell'economia nella fase attuale il «rischio dei rischi» è la stretta creditizia, che minaccia le imprese e l'intero sistema produttivo. «E' assolutamente strategico - ha spiegato Tremonti - contrastare il 'rischio dei rischi', la stretta creditizia in cui si avvitano prima le imprese, poi i lavoratori e infine le stesse banche». «In questa fase - ha aggiunto - è, all'opposto, strategico aumentare il credito alle imprese sane, non ridurlo alle imprese in momentanea difficoltà. Assicurare adeguata liquidità può evitare la chiusura di imprese che sono in grado di superare la crisi». A questo punto secondo Tremonti serve mettere mettere in campo «strumenti nuovi» per affrontare immediatamente alcune questioni, come ad esempio l'eccesso di burocrazia. Per Tremonti bisogna «verificare gli strumenti già in essere ma non ancora sufficientemente valorizzati. Ci sono circa 100 miliardi di euro bloccati sul territorio da un eccesso di 'burocrazia'. Parte non marginale della strategia è sbloccarli». Poi Tremonti ha affrontato il tema dei cosiddetti «Tremonti bond» smentendo che il tasso dell'8,5% richiesto alle banche per i bond sia troppo alto e inaccettabile. E ha spiegato (con parecchie ragioni) che i bond non sono un debito, un finanziamento, ma uno strumento di patrimonializzazione delle imprese: «è come se fosse un aumento di capitale che allarga il patrimonio delle banche». Secondo il ministro se la rendita è dell'8,5% e la leva è 1 a 15 (si tratta del moltiplicatore del credito) in termini di costi dovreste prendere l'8,5% e dividerlo per 15.

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16 miliardi per tener su il Pil cadente (sezione: Burocrazia)

( da "Riformista, Il" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

recessione/3 Ecco le grandi opere cantierabili 16 miliardi per tener su il Pil cadente Vertici. Oggi il Cipe esaminerà il piano triennale di infrastrutture a cui destinare un punto di prodotto interno lordo. di Gianmaria Pica Il Governo ha pronto un colpo di coda per una ripresa immediata dell'economia nazionale. Oggi il Cipe - il comitato interministeriale che stabilisce le linee generali di politica economico-finanziaria - esaminerà il piano triennale di opere infrastrutturali (44 miliardi di euro) a cui destinare immediatamente 16,6 miliardi. Cifra che verrà stanziata per cantierare, entro sei mesi, le opere infrastrutturali italiane. Spesa che vale poco più di un punto percentuale di Pil, la ricchezza prodotta ogni anno in Italia. Infrastrutture contro la crisi? Per l'esecutivo il pacchetto all'esame del Cipe avrà sicuramente un impatto positivo sull'economia italiana. Verranno creati nuovi posti di lavoro e alle imprese vincitrici di appalti pubblici, verranno concessi con più facilità crediti dalle banche. Che le opere pubbliche muovano un po' il mercato - stagnante a causa della scarsa liquidità - è un auspicio anche del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. In occasione del Liquidity Day, il superministro ha detto che «le famiglie vanno sostenute e aiutate in questa fase congiunturale» anche se, ha aggiunto, per una ripresa dell'economia «personalmente preferisco gli investimenti nelle infrastrutture». Per avere un'idea degli investimenti infrastrutturali, al pre-Cipe di ieri è stato esaminato un elenco tra cui figurano - come ha sottolineato il sottosegretario all'Infrastrutture Giuseppe Maria Reina - anche le grandi opere, tra cui: la statale Jonica, la Salerno-Reggio Calabria e il discusso ponte sullo Stretto di Messina. Ma anche la Bre.Be.Mi (autostrade che collega Brescia, Bergamo e Milano), la Pedemontana, la ferrovia ad alta velocità e capacità Milano-Treviglio, ma anche alcune infrastrutture essenziali per l'Expo di Milano. Sulla destinazione dei fondi, non lascia dubbi Reina che dice: «L'impegno di ripartire risorse per l'80 per cento al Sud, segna un'inversione di tendenza rispetto al passato. Riguardo alla sola parte di risorse pubbliche, pari a circa 8,5 miliardi di euro, la suddivisione invece tra Nord e Sud è 50-50». Ma siamo sicuri che investire 16,6 miliardi per la costruzione delle grandi opere pubbliche rilancerà l'economia italiana, innescherà un effetto volano? Andrea Boitani, professore di economia politica alla Cattolica di Milano - uno dei massimi esperti italiani d'infrastrutture e opere pubbliche in Italia - ha qualche dubbio. Dice: «Il moltiplicatore per le grandi opere è abbastanza basso. Sono infrastrutture ad alta capacità di tecnologia e di capitale e producono meno intensità di lavoro». Ma, dice Boitani, con l'importazione di macchinari e materiali si rischia di «favorire più la crescita del Pil all'estero che non in Italia». Le grandi opere non sono come l'edilizia, dove basta ristrutturare o riqualificare alcuni edifici affinché si generi un'alta intensità di manodopera. Quindi, qualora i fondi fossero destinati solo alla costruzione delle grandi opere, si avrebbe un effetto moltiplicativo minore, e addirittura, è il parere di Boitani, «il rischio di un impatto negativo sul Pil nel breve periodo, sul lungo è un'altra questione». Si vedrà. Probabilmente, come ha spiegato il sottosegretario Reina, al Cipe di oggi verrà discusso un elenco di grandi opere cantierabili sin da subito. Nell'elenco allo studio del comitato interministeriale è inserita anche la Salerno-Reggio, i cui lavori sono iniziati nel 1979, ma mai ultimati. Causa del rallentamento è sicuramente l'infiltrazione di organizzazioni criminali negli appalti. Una «follia mafiosa», come l'ha definita Tremonti, causata da una burocrazia che blocca le opere infrastrutturali italiane. Per superare questo scoglio Tremonti ha pronto un piano: «Tra due settimane proporremo una casistica di 7 grandi investimenti privati, con una piccola quota pubblica, bloccati dalla follia mafiosa di varie burocrazie». Per Boitani il problema non è mai stato superato: «Se noi oggi dedichiamo tutte le risorse che sono necessarie per completare il risanamento e la costruzione della Salerno-Reggio, siamo sicuri che effettivamente le cose non vadano come sono andate per quasi trent'anni? Il fatto è che i problemi che sono stati generati in tutti quegli anni non sono stati superati». 06/03/2009

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il disoccupato (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 9 - Attualità IL DISOCCUPATO IL DISOCCUPATO Io sono pronto a fare qualunque lavoro Sono un giovane padre di 35 anni, lavoratore precario edile. Attualmente (dal 6/12/2008) percepisco un'indennità di disoccupazione di circa 950.00 € mensile e ho una figlia di quasi 5 anni. La mia compagna dopo anni di svariati tentativi di inserimento nel mondo del lavoro ha ripiegato su un lavoro di circa 600.00 € mensili come colf che sommata alla mia indennita ci consente di sopravvivere. Non so quanto il governo attuale abbia chiara la portata di questa miseria. Spero fortemente non venga sottovalutata. Ho passato al setaccio tutti i centri per l'impiego della Toscana e le agenzie interinali, prima della provincia in cui risiedo (Pisa) sino a spingermi fuori regione. Non cerco ovviamente solo nel mio settore, l'edilizia, ma qualsiasi lavoro. Per ora in 3 mesi di lunga ho fatto un buco nell'acqua. Ho deciso di scrivere queste poche righe di sfogo perchè ieri rispondendo ad alcune offerte di lavoro pubblicate sulla vostra pagina lavoro sono caduto in depressione. Ho infatti telefonato per un posto da lavapiatti a Castiglioncello e mi sono sentito rispondere: «Ma le conviene? Tutta questa strada per fare il lavapiatti?» Se mi conviene? Con questa crisi e mia figlia da mantenere per lavorare sarei disposto a qualsiasi sacrificio se mi venisse data la possibilità di farlo. A settembre quando mi scade la disoccupazione che faccio? Francesco Casarrubea Uliveto Terme (Pi) SICUREZZA E l'estate porterà via anche le ronde Sono certo che la polemica politica sulle ronde, di cui non conosciamo neanche le modalità attuative a causa dei complicati equilibri del governo di centro-destra, si stempererà con l'arrivo del periodo di ferie. Resterà qualche fuoco accesso, soprattutto nei quartieri dimenticati da Dio e dalla finanza derivata dei Comuni, ma poi,scontato il rito delle elezioni europee, tutto tornerà come prima. La "sicurezza" è sempre più un vuoto da riempire politicamente, un argomento buono per la polarizzazione degli schieramenti, un deterrente formidabile allo studio e alla risoluzione delle complessità che nei distretti urbani si chiamano politiche di integrazione e urbanizzazione contrattata delle periferie. Una banlieu non esplode mai per caso. Certamente c'è da preoccuparsi quando di fronte a dinamiche speculative o a pulsioni criminogene (tipiche dei quartieri ghetto) lo Stato arretra di fronte a funzioni che dovrebbero essere inderogabili. Stiamo parlando di controllo del territorio, di garanzia dei livelli minimi di diritto sociale, di perequazione fiscale, di rimozione degli abusi edilizi e degli affitti in nero. Questo non esclude l'autoregolamentazione societaria, naturalmente. Lo ricorda un sociologo a me caro come Nando dalla Chiesa, quando afferma che in alcune periferie milanesi lo sfruttamento della prostituzione per strada è stato contrastato con presidi spontanei e pacifici nelle aree sensibili a questa terribile forma di schiavitù. O quando nella Palermo degli anni 90, la criminalità diffusa fu combattuta con i lenzuoli bianchi e occupazioni pacifiche del territorio anche nelle ore notturne. Circostanze tutt'affatto diverse dalla sicurezza rivendicativa affittata a privati e ai business collegati. In una parola, in attesa che Maroni, La Russa e Calderoli si mettano d'accordo e le forze di polizia vengano finalmente riqualificate, avverto il rischio che il concetto di collaborazione civica e di solidarietà sociale possa essere strumentalizzato. Non ci sono obiettivi da inquadrare, magari dopo un corso di autodifesa. Ci sono,semmai, progetti da costruire, speculazioni da reprimere e piazze da ripopolare. Sergio Nieri MENO PRIVILEGI I parlamentari diano l'esempio Pensare che al Senato si mangi con 5 € fa impressione ma non fa scalpore. Conosciamo ormai bene quali sono i privilegi a cui la Casta non vuole rinunciare ma ciò non significa che questo non faccia provare sdegno. L'on Schifani e quelli della sua maggiornaza, visto che come dicono sempre nei loro spot televisivi, hanno a cuore il bene degli italiani, dovrebbero compiere ben altri gesti. Tanto per cominciare dovrebbero, nell'ottica di ridurre i costi, rinunciare ai privilegi e dimezzare i loro stipendi. Dato che ci dobbiamo adeguare all'Europa, che non lo si faccia solo con le pensioni delle donne ma anche con le paghe degli onorevoli, considerando che quelli dei loro colleghi europei ammontano a circa la metà. Con 10 mila € al mese, in Italia, si vive ancora «decentemente». Massimo Fabbrini Livorno BUROCRAZIA L'inutile attesa di un processo Desidero denunciare una fastidiosa prassi ormai consolidata della obsoleta macchina della giustizia. Dovendo presentarmi a un'udienza di mattina presto, mi sono alzato alle 6.30 per fare 150 chilometri (e altrettanti per tornare) ed essere in tribunale in tempo (l'udienza era alle 9). Là arrivato, vengo a sapere dopo 1 ora che il giudice non sarebbe venuto in quanto ammalato. Un sostituto non era possibile in quanto tutti gli incartamenti della mattinata (nell'aula ad aspettare le udienze c'era una trentina di persone, tra avvocati e clienti) li aveva con sè il giudice ammalato. Mentre i clienti come me (arrabbiati) se ne andavano, gli avvocati dovevano stare lì ad aspettare un sostituto che veniva alle 11 solo per comunicare le nuove date dei rinvii. Prima di andarmene, chiesi ad alcuni avvocati come tollerassero tutto ciò, e loro mi risposero con rassegnazione che erano abituati (succede molto spesso). Ora si capisce perchè i processi durano anni, proprio a causa di tali rinvii, ai quali non si vuole ovviare (con nuove regole moderne, e di aiuto ai cittadini) in nessun modo. Io stesso, anni fa, ho dovuto aspettare ben 8 anni (di rinvio in rinvio) per avere il divorzio. Ora io non obietto al fatto che un giudice non può ammalarsi, obietto però che il giudice deve lasciare gli incartamenti in cancelleria o chiamare un sostituto per passarglieli in modo che non salti l'udienza, o che informi il Tribunale che provveda immediatamente per il sostituto. C'era gente venuta da lontano, come me, per niente. Chi ci ripaga del tempo perso, della benzina, autostrada, ecc? Per qualsiasi sgarro o ritardo noi cittadini siamo obbligati a pagare multe salate, quando sbaglia lo Stato (giustizia, enti vari, ecc.) invece mai niente. Ma soprattutto, si deve cambiare la vecchia mentalità statale con nuove leggi, non è più tollerabile che i cittadini subiscano ingiustizie o vessazioni. Utopia? Rossano Grandi Santa Luce (Pi) LE PRIORITà Se i politici si occupano di calcio Abbiamo letto che alcuni deputati e senatori convocano nelle sedi istituzionali, riunioni per discutere delle vicende delle squadre di calcio di cui sono tifosi, incuranti del ridicolo e della pessima figura che fanno presso gli elettori, che erano convinti che la presenza di questi signori nel Parlamento, servisse a discutere e, Dio non voglia risolvere, i problemi di questo disgraziato Paese. Ora, a costo di apparire demagogico e puerile, mi chiedo se i locali che questi signori usano per le loro riunioni calcistiche, sono gli stessi che di solito usano per i compiti che i cittadini hanno loro demandato, oppure sono sedi private. Se sono sedi istituzionali chi paga la energia elettrica e le pulizie per le stupidaggini calcistiche dei nostri sottoposti Alfonso Dattilo Monsummano Terme RISPARMI Tagliamo gli stipendi dei deputati Seguo con attenzione le nostre vicende politiche ed economiche e, come tutti, sono turbato della situazione attuale. La proposta del segretario del Pd Franceschini sul salario ai disoccupati va nella direzione giusta, ma necessita di altre proposte collegate e, a mio avviso, irrinunciabili. Quindi, come già esposto poco tempo fa dal sottoscritto, un'altra cosa che Franceschini o altri, dovrebbero proporre quanto prima, è una legge costituzionale che dimezza senatori e deputati, consiglieri regionali, abolisce le Provincie, i consorzi e quant'altra istituzione messa in piedi per favorire coloro che escono dalla politica attiva. Come ultima cosa, ma non meno importante e urgente, ridurre almeno di un quarto gli stipendi e bonus ai nostri cari onorevoli, senatori e consiglieri regionali e concedergli la pensione come tutti: con 40 anni di contributi o secondo le finestre previste per gli altri lavoratori. Si parla tanto di solidarietà e di lavorare meno ma lavorare tutti, allora questi signori non devono dare niente? Se vogliono, con un consenso bipartisan, la cosa sarebbe fattibile in pochi mesi e sarebbe un tangibile esempio di solidarietà in questo momento difficile. Quanto sopra esposto sembra demagogico; ma se ci ragioniamo credo sia molto sensato. Mi sembra però che queste soluzioni proposte non piacciono ai nostri politici che non ne parlano assolutamente. Infatti, con tanti bei discorsi giornalieri, gli uni contro gli altri armati, si tengono ben stretti i loro posticini dorati. Franco Biancalani LA PROTESTA E dell'anno di leva chi mi ripaga? Vorrei farmi portavoce dei cittadini italiani che hanno espletato gli obblighi di leva. Come sappiamo, dal luglio 2005 il servizio militare non è più obbligatorio, ma lo è stato eccome. Nel corso dei decenni ha subito limature nella durata effettiva fino ai 10 mesi finali, dal 1997 al 2005. Il mio discorso è finalizzato ad evidenziare una profonda disparità di trattamento da parte del buon padre di famiglia che è lo Stato italiano nei confronti dei cittadini. Coloro che hanno rinunciato a un anno di stipendio per servire la patria, oggi hanno in tasca un anno di stipendio in meno rispetto a coloro che ne sono stati immuni. Ora, se tutti i cittadini maschi del nostro Bel Paese fossero considerati in modo equo e corretto, coloro che sono stati penalizzati, dovrebbero essere risarciti. Che ne pensa il ministro della Difesa? Marco Chierici

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CHARLES Krauthammer è uno dei più influenti giornalisti d'America. Vincitore di u... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 06-03-2009)

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Venerdì 06 Marzo 2009 Chiudi di GIUSEPPE MAMMARELLA CHARLES Krauthammer è uno dei più influenti giornalisti d'America. Vincitore di un premio Pulitzer, scrive sul Washington Post ed è ospite quasi giornalmente della stazione televisiva Fox News di proprietà di Rupert Murdoch. Nel suo ultimo articolo il "Manifesto obanista" Krauthammer accusa Barak Obama di voler trasformare l'America in una democrazia socialista secondo il modello europeo. Di tutte le critiche che in questi ultimi giorni vengono lanciate ad Obama è quella più insidiosa e indica il terreno sul quale gli osservatori americani si preparano ad attaccare lui e la sua politica: quello ideologico. È difficile prevedere i risultati dei piani della nuova presidenza per far uscire l'America dalla crisi attuale. Ci vorrà tempo e altri interventi a seguire quello da 787 miliardi varato pochi giorni fa. Si continuerà a discutere sull'efficacia o l'inutilità di questo o quel provvedimento e ciascuno di essi troverà i suoi difensori e i suoi detrattori. Ma l'accusa di portare il Paese verso il socialismo è di quelle da cui in America è difficile difendersi. Gli americani non distinguono tra comunismo e socialismo e se dal punto di vista ideologico la confusione può apparire comprensibile, dal punto di vista storico-politico ignora una delle più importanti esperienze della nostra epoca: quello del socialismo nella democrazia. Ma per gli americani democrazia e socialismo sono due termini antitetici e irriconciliabili. Socialismo per gli americani è tutto ciò che ostacola il libero mercato e la libertà di competere, socialismo è potere di intervento dello Stato, è burocrazia paralizzante e limitazione dell'iniziativa privata anche quando l'intervento dello Stato e la regolamentazione delle attività economiche sono resi necessari da situazioni come quelle attuali, dove proprio la mancanza o l'inosservanza delle regole e una iniziativa privata priva di remore e di scrupoli sono alla base della crisi epocale che stiamo vivendo. Secondo il giudizio storico dei conservatori, l'America ha vissuto una condizione vicina al socialismo dagli anni di Roosvelt sino a quelli di Johnson, trenta anni con la parentesi di due mandati del repubblicano Eisenohwer, che deluse i conservatori perché invece di smantellare le strutture statali create dal New Deal, sinonimo di socialismo, scelse di conservarle.

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<LE RONDE? Demagogia, con il rischi... (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 06-03-2009)

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RAVENNA PRIMO PIANO pag. 2 «LE RONDE? Demagogia, con il rischi... «LE RONDE? Demagogia, con il rischio che gli impegni, per le forze di polizia, aumentino anziché diminuire». Questa la posizione del Siulp, il Sindacato unitario di polizia, sintetizzata dal segretario provinciale, Herrol Benedetti. Non si tratta di un'affermazione politica', ma della constatazione di un dato di fatto, al quale si arriva analizzando la situazione reale. «Da oltre una decina d'anni il tema della sicurezza è diventato una fra le chiavi di volta delle campagne elettorali. I partiti usano la questione come fosse un grimaldello per aprire' le porte degli elettori. Salvo poi comportarsi in tutt'altro modo dopo il voto: nello stesso periodo le risorse per le forze di polizia sono state sempre ridimensionate. Dai proclami si passa ai tagli». Così i parchi macchina sono ridotti all'osso, con mezzi che hanno oltre duecentomila chilometri e senza che venga data la possibilità di fare manutenzioni reali. Il personale diminuisce: di fronte ai pensionamenti non c'è alcun turn over, l'ultimo concorso è del 1995 e da allora non si è mosso alcunché. «Da qui al 2012 spiega Benedetti perderemo in Italia dai 15 ai 20.000 operatori. E qui veniamo alle ronde che, iscritte all'elenco della Prefettura, avranno pieno diritto a vigilare. Ma a chi inoltreranno le segnalazioni, se il personale di polizia cala in continuazione? E tutte le chiamate saranno utili'? C'è poi da dire come nel Ravennate i cittadini siano già sensibili a questi temi e segnalino da tempo i fatti sospetti. Senza bisogno delle ronde». D'ALTRA parte i dati degli organici sono anche qui espliciti: in questura lavorano 220 persone, esattamente quante ne sono state fissate appunto dalla pianta organica. Che però risale al 1989, prima dei grandi flussi migratori, e non è mai stata aggiornata. «Non ci sono state nuove immissioni ricorda il segretario del Siulp mentre la popolazione è cresciuta esponenzialmente. Servirebbero 300 persone. E la situazione è analoga a Faenza, dove lavorano 42 poliziotti; e a Lugo, dove ce ne sono 35». Ci sono altre facce della stessa medaglia, come il delicatissimo equilibrio da mantenere durante l'estate, grazie ai rinforzi esterni'. «L'anno scorso siamo riusciti a tener aperto il posto di Pinarella quasi per miracolo, riducendo però il periodo di attività. Ma in un primo momento chi operava doveva tornare a dormire in Questura. Speriamo che il taglio delle risorse non colpisca anche lì, impedendo di fornire un servizio davvero indispensabile». SPESSO si dice: troppi poliziotti sono impegnati nei lavori d'ufficio e nella burocrazia; affidiamo ad altri quei compiti, e portiamo più gente sulle strade. «Anche questo non è vero fino in fondo. Ci sono certo mansioni che possono essere svolte da altre istituzioni, pensiamo ai passaporti. Ma controllare le informazioni sui sospetti, analizzare anche le storie personali di chi vuole entrare nelle ronde', non sono compiti che possono essere ceduti' a chiunque, servono esperienza e professionalità, che non si inventano. In sintesi, non demandiamo la questione della sicurezza ai privati cittadini: è un compito che spetta allo stato, quindi a noi, ai carabinieri e alle altre forze di polizia». In sintonia il Silp-Cgil: «Le ronde commenta il segretario Fabio Rossi sono un problema in più e non un ausilio per le forze dell'ordine e sono un pericolo per tutti se autogestite senza avere la più pallida idea dei limiti posti dalla legge. Si devono invece incrementare le risorse a favore delle forze di polizia». Nevio Galeati

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OGGI è il gran giorno. Marcello Nicchi, 56 anni, ex arbitro internazionale aretino, pu&... (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Arezzo)" del 06-03-2009)

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CALCIO AREZZO pag. 8 OGGI è il gran giorno. Marcello Nicchi, 56 anni, ex arbitro internazionale aretino, pu&... OGGI è il gran giorno. Marcello Nicchi, 56 anni, ex arbitro internazionale aretino, può diventare presidente dell'Aia, l'Associazione Italiana Arbitri. Per succedere a Cesare Gussoni sono in lizza in due. Appunto Marcello Nicchi e Matteo Apricena, nato in provincia di Foggia, 50 anni il prossimo maggio. Si annuncia un duello incerto, anche se Marcello ha avuto buone sensazioni dalla campagna elettorale. Nicchi riprova la scalata all'Aia a distanza di poco più di due anni. Allora fu Gussoni a vincere. Oggi a Fiumicino si deciderà il successore e appunto sarà uno tra Nicchi e Apricena. Tra coloro che hanno sostenuto l'aretino con grande determinazione c'è Carlo Polci, che guida la sezione aretina dell'Associazione Italiana Arbitri. Nicchi ha avuto una lunga carriera da arbitro, esordio in serie A nel 1988, 85 partite nella massima categoria, l'ultima Lazio-Verona nel 1997. Direttore di gara internazionale dal 1993, svolse anche le funzioni di IV' ufficiale di garanella finalissima dei campionati europei di calcio del 1996 fra Germania e Repubblica Ceca, arbitrata da Pierluigi Pairetto allo stadio Wembley di Londra. Come dirigente ha collaborato con il Settore Tecnico dell'AIA, che si occupa di questioni regolamentari, e inoltre osservatore degli arbitri Uefa, oltre che della Can A e B. «Il mio programma? Autonomia, miglior distribuzione delle risorse economiche, decentramento e snellimento della burocrazia» ecco in estrema sintesi il programma di Marcello Nicchi che tra l'altro, nell'intervista pubblicata ieri ha aggiunto: «Un buon arbitro deve avere autorevolezza e credibilità». F.S.

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Goldoni: ora 100 mln per i mezzi agricoli (sezione: Burocrazia)

( da "Italia Oggi" del 06-03-2009)

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ItaliaOggi sezione: agricoltura data: 06/03/2009 - pag: 11 autore: da Bologna Stefano Catellani Unacoma e Unacma chiedono incentivi Goldoni: ora 100 mln per i mezzi agricoli Serve un «salvagente» per evitare la chiusura di molte aziende, gran parte pmi, che formano la filiera della meccanica agricola Made in Italy che il mondo ci invidia. E per evitare di aggiungere «al conto della crisi altri 35 mila posti di lavoro a rischio in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, le aree dove sono concentrati i più importanti produttori di macchine». Servono, in soldoni, aiuti per 100 milioni di euro in tre anni, «altri cento milioni li mettono sul piatto della manovra anticrisi i produttori di macchine», per dare ossigeno al settore e per evitare una raffica di chiusure. Parole chiare quelle del presidente di Unacoma, Massimo Goldoni. Parole che ieri, a Bologna, hanno fatto sentire forte e chiaro il disagio di un settore che si sente «dimenticato dal governo e che viene ricordato solo quando si vantano le eccellenze del made in Italy».Ora quella eccellenza è a rischio e lo dicono i dati Unacoma. Una crisi «di filiera» che sta mettendo in ginocchio i produttori e i distributori di macchine agricole ma anche un indotto importante, legato ai servizi per le imprese agricole. Imprese che mai come oggi «piangono»: «lo dimostrano le rate non pagate delle macchine agricole acquistate per migliorare la competitività di aziende agricole e allevamenti che oggi sono stretti in una crisi epocale che rischia di mandare «alla rottamazione» non i vecchi trattori ma un intero sistema di aziende». Parole di Guglielmo Carlino, presidente UNACMA (unione nazionale dei commercianti di macchine agricole) che alla convention bolognese di Unacoma (i costruttori di macchine agricole di Confindustria) ha detto chiaramente che: «dalla crisi si esce o tutti insieme o non si esce affatto». Messaggio chiaro al governo e al ministro delle politiche agricole, Luca Zaia, che ha già sottoscritto un emendamento per inserire aiuti alla meccanizzazione agricola (tema che riguarda anche il ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola).Tema che: «attende il Governo alla prova dei fatti ?dice Goldoni- dopo il mancato inserimento delle macchine agricole nel primo provvedimento di sostegno all'auto e per altri beni di consumo».Tra le 'note positive' che Goldoni ha portato al meeting Una coma c'è anche la convocazione il 16 marzo del tavolo di coordinamento di tutte le categorie agricole.Unacoma ci sarà e si parlerà anche di Psr, i fondi Ue legati ai piani di sviluppo rurale.«Abbiamo bisogno ? commenta Goldoni ? di darci un coordinamento. Altri paesi europei, salvaguardando il filo diretto Ue-regioni stanno lavorando in modo efficace. Noi siamo lenti, afflitti da mega burocrazia e perdiamo occasioni (perdiamo fondi)». Goldoni ha chiuso la convention insieme ai due vice presidenti di Unacoma Carlo Tonutti e Carlo Cotogni dicendo: «non lasciamo nulla ma proprio nulla di intentato per uscire da questa crisi». E i numeri dicono che ha ragione. L'industria delle macchine per l'agricoltura e il movimento terra prevede cali del fatturato e delle esportazioni fino al 30% nei prossimi sei mesi. Il 75% delle imprese di settore prevede riduzioni di personale e il 38% il ricorso alla cassa integrazione. I dati ufficializzati ieri a Bologna, raccolti tra le imprese da Unacoma, dicono il 66% delle aziende associate Unacoma ? oltre 13 miliardi di fatturato complessivo nel 2008, con il 70% della produzione collocato sui mercati esteri ? ha subito un calo del fatturato nel mese di gennaio e il 39% di queste segna passivi superiori al 30%. Nei prossimi sei mesi l'80% delle imprese di settore prevede ulteriori cali di fatturato e il 20% di queste stima una flessione superiore ai 30 punti percentuali. Una netta maggioranza di industrie vedrà nei prossimi sei mesi cali nelle esportazioni: il 31% di queste prevede un negativo compreso tra l'11 e il 20%, mentre il 17% prevede cali superiori ai 30 punti percentuali.Riflessi pesanti anche sul piano occupazionale, con il 53% delle imprese che annuncia riduzioni di personale nei prossimi sei mesi e il 38% che prevede il ricorso alla cassa integrazione. Unacoma ha calcolato che i posti di lavoro a rischio, tra diretto e indotto, sono 35mila su un totale di 100mila circa. La crisi internazionale, dunque, investe anche il comparto della meccanizzazione agricola che pure aveva dimostrato di resistere più di altri alla congiuntura negativa e che aveva chiuso il 2008 con una crescita complessiva della produzione del 7,5%. I dati confermati nel corso della convention dicono anche che il parco trattori italiano è vecchio di trent'anni, che non è competitivo, non è sicura, consuma troppo e inquina. ?Senza un provvedimento di sostegno al rinnovo del parco macchine, rischiamo di penalizzare uno dei pochi settori vincenti del Made in Italy? ha concluso Goldoni.

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Trofei dimenticati, la Provincia convoca la società (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere del Mezzogiorno" del 06-03-2009)

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Corriere del Mezzogiorno - CASERTA - sezione: 1SPORT - data: 2009-03-06 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Il caso Trofei dimenticati, la Provincia convoca la società NAPOLI — La querelle legata ai cimeli del Napoli acquistati dalla Provincia e stipati in un deposito nel sottoscala di Palazzo Matteotti segna una svolta. L'assessora al Patrimonio dell'Ente di piazza Matteotti, Giovanna Martano, ha infatti convocato per martedì prossimo i dirigenti del calcio Napoli. La sortita della neo responsabile del patrimonio (Martano ha acquisito il 26 gennaio scorso le deleghe che erano di un altro assessore poi dimessosi, ndr) — e dunque anche dei trofei azzurri stipati arriva all'indomani della denuncia dei due consiglieri provinciali di An, Rispoli e Bellerè, che commentano la convocazione della riunione, parlando di «confusione che vive la Martano». Secondo i due «il progetto non è più nelle competenze di Martano, ma trasferito alla Direzione Sport e Informagiovani che, per custodire i trofei, ha acquistato anche 15mila euro di armadietti». Da par suo, l'assessora Falbo, ha voluto chiarire che l'intento per il quale i cimeli sono stati trasferiti dal caveau del Banco di Napoli al deposito della Provincia è quello di completare l'inventario e individuare la migliore soluzione per il loro futuro. In attesa dei tempi della burocrazia, il rischio che il patrimonio storico del calcio a Napoli rimanga per ancora molto tempo nelle ceste di plastica bianca a prendere polvere, è molto concreto. Ant. Sco. Ceste I cimeli azzurri accatastati

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Come il Toro e il Leone, anche voi contate trenta giorni di Mercurio negativo. Nel vostro caso anche... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il" del 06-03-2009)

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Venerdì 06 Marzo 2009 Chiudi Come il Toro e il Leone, anche voi contate trenta giorni di Mercurio negativo. Nel vostro caso anche più ostile, perché in transito nel punto della famiglia e delle proprietà immobili. Consigliamo sempre molta attenzione agli aspetti legali delle questioni, alla burocrazia, alle tasse... Ma certamente siete in fase di miglioramento notevole, che sarà anche più evidente il prossimo week-end, quando Marte si avvicina ai Pesci. Nettuno impone cautela nella salute, sconsiglia incontri passionali al buio; chiude definitivamente situazioni cosiddette "impossibili".

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OGNI GIORNO ho l'occasione di incontrare persone, operatori e imprenditori c... (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 06-03-2009)

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CESENATICO pag. 9 OGNI GIORNO ho l'occasione di incontrare persone, operatori e imprenditori c... OGNI GIORNO ho l'occasione di incontrare persone, operatori e imprenditori che si lamentano, non per la tempesta che si addensa sul turismo, ma perché vorrebbero migliorare la propria struttura di ospitalità e invece hanno difficoltà ad ottenere i permessi necessari per la ristrutturazione, per la riqualificazione e per l'espansione dei propri alberghi. NON POSSO dimenticare che come sindaco di Cesenatico ho sempre agevolato lo sviluppo degli esercizi alberghieri perché ritenevo che quello sviluppo fosse garanzia di animazione, denaro, occupazione e vitalità della nostra terra. Lo era! Anche ai miei tempi i funzionari e persino gli impiegati del servizio urbanistica tendevano a rallentare il rilascio dei permessi di costruzione, quasi volessero filtrare lo sviluppo alberghiero. Non erano antituristi volevano solo mostrare i muscoli ed esibire il proprio potere. Mi sono sempre assunto personalmente le responsabilità di accelerare le pratiche perché temevo l'immobilismo e l'invecchiamento degli alberghi. Mai ho permesso il rallentamento di una ristrutturazione o comunque di quelle attività turistiche che a mio avviso correvano per dare smalto alla Riviera romagnola. ORA CHE LE GRU sono ferme e gli operatori sono incerti, mi riferiscono che a Cesenatico gli apparati comunali e la burocrazia in genere, invece di facilitare gli imprenditori sono impegnati a ridurre la velocità e ad imporre regolamenti che non consentono di abbellire, ingrandire e internazionalizzare gli esercizi ricettivi. In un momento come questo, il sindaco dovrebbe impedire ai suoi dirigenti di rallentare, con la loro inquietante burocrazia, gli interventi di riqualificazione più che mai necessari per il rilancio di Cesenatico. Primo Grassi

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Crisi e burocrazia: un binomio deleterio (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 06-03-2009)

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CESENATICO pag. 9 Crisi e burocrazia: un binomio deleterio L'INTERVENTO A GATTEO MARE sono stati organizzati dei corsi di tarocchi, che si tengono in viale Trento 5. Sono aperte le iscrizioni per marzo e aprile. Il corso è articolato in cinque lezioni di due ore ciascuna, a cadenza settimanale, con la presenza massima di sette persone. Il costo è di 100 euro e comprende materiale informativo e varie dispense. Gli interessati possono ottenere informazioni ed iscriversi telefonando ai numeri 0547 - 684084 e 333 - 6436716.

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<Il 2009 andrà peggio, più risorse per il welfare> (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 06-03-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-03-06 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE «Il 2009 andrà peggio, più risorse per il welfare» Tremonti: carenza di credito, il vero rischio. Marcegaglia: aumentare i bond per le banche Il ministro: in malafede chi dice che i bond costano troppo, sono patrimonio non debito ROMA — Per scongiurare il rischio di una stretta creditizia «in cui tutto si avvita, che stritola le imprese, i lavoratori e le banche stesse», il ministro dell'Economia Giulio Tremonti annuncia la partenza degli osservatori sul credito «che verranno costituiti presso le prefetture ». «E che non si occuperanno solo delle attività delle banche patrimonializzate ma anche del credito generale», ha voluto precisare il ministro che ieri, al termine del primo round del "Credit day" tenuto al Tesoro alla presenza di banche e parti sociali, non ha nascosto la sua preoccupazione per un «2009 ancora più difficile dell'anno passato » con il problema del credito «che è come l'aria per le persone: ti accorgi quanto è importante quando viene a mancare ». Tremonti ha anche anticipato l'esistenza di un nuovo «gruzzoletto» che a breve verrà destinato per rafforzare il plafond di 8 miliardi degli ammortizzatori sociali. Così come ha definito la Cassa depositi e prestiti (Cdp) un «gigante addormentato che ora si è svegliato». L'amministratore delegato Massimo Varazzani ha confermato annunciando che all'interno della Cdp c'è un plafond di risorse che potrà essere messo a disposizione delle piccole e medie imprese di 13 miliardi, di cui 5 per le banche ma «vincolato per sostenere le Pmi». Il presidente dell'Abi Corrado Faissola non ha nascosto in diretta il proprio disappunto all'iniziativa del governo temendo una «supervigilanza», chiedendo nel merito una riflessione e incentivi che stimolino la domanda di credito. Il ministro dell'Economia, in vena di duellare con banchieri e imprenditori, ha ribattuto: «La legge è scritta bene ma se volete la riscriviamo perché qui non parliamo di statistiche e basta». E a chi ha lamentato un tasso troppo alto per i Tremonti-bond, il responsabile dell'Economia ha replicato con un giudizio tagliente: «è profondamente in malafede chi dice che costano troppo, stiamo parlando non di debito ma di patrimonializzazione, grazie a quelle risorse si ottiene un effetto leva di 15 volte, quindi il costo dell'8,5% semmai andrebbe diviso per 15». Tremonti ha poi promesso di presentare entro 15 giorni— cioè alla prossima riunione del Credit day — una casistica di 7 grandi investimenti privati «bloccati da un eccesso di burocrazia mafiosa e di finta democrazia, uno dei mali principali del Paese». Il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, alla quale Tremonti ha contestato la cifra di 60-70 miliardi di euro in crediti alle imprese da parte della pubblica ammini-strazione, ha chiesto un decreto «che ne certifichi la cifra esatta » e di innalzare la soglia del credito di imposta fino a un milione di euro. Così come sollecita un aumento dei Tremontibond oltre la soglia dei 10-12 miliardi. Il segretario generale Cisl Raffaele Bonanni ha invocato un «ruolo sociale» per le banche che utilizzeranno i fondi dello Stato. Varazzani (Cdp) Nella Cassa depositi e prestiti 13 miliardi da mettere a disposizione delle imprese Roberto Bagnoli

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SULLA CASA L'ASSESSORE CONTRO TUTTI (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Firenze)" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

CRONACHE pag. 15 SULLA CASA L'ASSESSORE CONTRO TUTTI IL COMMENTO IN TOSCANA mancano ventimila case. Si potrebbero trovare i soldi per costruirle vendendo diciassettemila appartamenti agli assegnatari che aspettano di comprarli dal 1993. Disperati al punto, come gli abitanti del rosso rione di San Frediano, a Firenze, da rivolgersi perfino a Berlusconi. E non mancano case popolari vuote, cadenti, da ristrutturare. Che aspettano soltanto i muratori per essere rimesse e consegnate a famiglie nuove, costrette a convivere in poche stanze con famiglie antiche: quelle dei genitori, che nel momento di crisi non hanno soldi da prestare per accendere un mutuo. Davanti a questo quadro, il cronista viene a sapere dal presidente della commissione Ambiente e territorio del consiglio regionale, Erasmo D'Angelis, che nelle casse della Regione stessa, ma anche dei comuni e dei gestori del patrimonio di edilizia popolare, ci sarebbe un tesoro di 400 milioni da spendere. In qualche caso usato per altri scopi. POI SI GUARDA la nuova legge regionale, appena approvata dalla giunta e presentata dall'assessore Eugenio Baronti: che non vuole vendere le case alle diciassettemila famiglie che aspettano di comprarle; non scioglie il nodo dei 400 milioni di euro da rimettere in circolo; riduce nominalmente da 11 a 3 i gestori (con tre aree vaste: Toscana Nord, Centro, Costa), ma non prevede il superamento in tempi brevi degli altri enti che si occupano di quell'immenso settore che prima faceva capo agli Iacp e poi agli Ater. Risultato? Il rischio di aggiungere un livello di competenza: un nuovo monumento alla burocrazia. E' per questi motivi che, in commissione, la legge uscirà massacrata. O non uscirà per niente. L'assessore Baronti, di Rifondazione comunista, sembra avere contro tutti. Dal Pd all'Udc, da An a Forza Italia. E non solo per l'appello degli assegnatari a Berlusconi.

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COMPAGNI di scuola ma soprattutto di una lunga avventura commerciale iniziata all... (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (La Spezia)" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

SARZANA pag. 14 COMPAGNI di scuola ma soprattutto di una lunga avventura commerciale iniziata all... COMPAGNI di scuola ma soprattutto di una lunga avventura commerciale iniziata alla metà degli anni Ottanta. Massimo Beneforti e Domenico Pini, meglio noti come Macs e Dodo, sono stati dei precursori cambiando il concetto del bar a Sarzana. Hanno lanciato quello che in tempi moderni sarebbe diventato l'«happy hour». Insomma c'erano già con il loro «Penny Bar» prima ancora che il ritrovarsi per un aperitivo fosse un elemento essenziale dell'essere giovane e di tendenza. Resistono alle mode, al passaggio del tempo e alla burocrazia anche se il loro malumore è il sinonimo di un settore non più florido. «Il commercio è in difficoltà - spiegano - e non solo a Sarzana. Ma non tanto per il rapporto con il pubblico oppure per l'offerta ma a causa di una serie di ostacoli che colpiscono la volontà dell'esercente. Oltre alle varie tasse e balzelli siamo costretti a seguire corsi di formazione di ogni tipo per cui diventa materialmente difficile lavorare. Siamo baristi e fateci fare quello. Se poi aggiungiamo che a Sarzana bar e affini stanno dilagando ecco che la somma è fatta. Sino a qualche anno fa la situazione era differente e sicuramente favorevole agli operatori del settore. Questa è una città nella quale ormai non manca più nulla. Anzi, forse mancherebbe una torre ma ci sembra vogliano provvedere!». Hanno conosciuto intere generazioni di giovani e seguìto il cambiamento della piazza. «Indubbiamente - continuano - questa città ha avuto una grande trasformazione allargando l'offerta in ogni campo e migliorando sensibilmente anche il suo aspetto urbano. Insomma sempre meno paese dove conoscevi tutti ma sempre più centro vivace. Nella visione delle cose però influisce inevitabilmente il nostro cambiamento personale. Gli atteggiamenti di ragazzi di 20 anni che adesso ci sorprendono magari sono gli stessi che avevamo noi a quell'età ma ci sembravano naturali». Non sono sarzanesi ma questa città l'hanno «sposata». Ma sul principio di fedeltà assoluta le risposte stavolta non concordano. «Ho pensato di poter andare anche altrove - spiega Macs - ma l'idea mi è passata quasi subito perchè in realtà non vedo in zona centri di maggior potenzialità». Fuori Sarzana? «Perchè no. Adesso la scelta non si pone - risponde Dodo - però tornassi indietro non mi dispiacerebbe tentare l'avventura fuori». Massimo Merluzzi

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Tremonti non si fa illusioni <Il 2009 sarà peggio del 2008> Ma c'è un gruzzolo per i precari (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

PRIMO PIANO pag. 7 Tremonti non si fa illusioni «Il 2009 sarà peggio del 2008» Ma c'è un gruzzolo per i precari «SERVE LO SFORZO DI TUTTI» MILANO LA GRAVITÀ della crisi economica ha ormai spento ogni ottimismo, anche sul fronte del Governo. «Il 2009 sarà un anno ancora più difficile del 2008. Siamo e sappiamo di essere in terra incognita» avverte il ministro dell'Economia Giulio Tremonti che ieri ha incontrato i rappresentanti dell'industria, delle banche e dei sindacati riuniti a Roma per il «Credit day». Il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia conferma la previsione e aggiunge: «Adesso il problema è di come agire per far durare la crisi il meno possibile». In uno scenario così nero Tremonti invoca uno sforzo collettivo: «Governo, imprese, parti sociali, banche devono agire per ridurre per quanto possibile l'impatto della crisi. Gli obiettivi fondamentali sono due: coesione nella società e conservazione della base industriale». Perciò «il rischio dei rischi» in questo momento è la stretta del credito , «un fenomeno che stritola prima le imprese, poi i lavoratori e infine le stesse banche». IN ITALIA secondo il ministero del Tesoro il credito alle imprese è più rigido che negli altri paesi dell'Euro anche se il numero uno di Intesa Sanpaolo Corrado Passera richiama il dovere delle banche di tener conto del profilo di rischio. La strategia anticrisi di Tremonti gira quindi intorno al nodo del credito: «Garantire il credito alle imprese sane, non ridurlo alle imprese in momentanea difficoltà per il calo di ordini, assicurare adeguata liquidità per evitare la chiusura di imprese che sono in grado di superare la crisi». Va in questa direzione il protocollo di intesa sui Tremonti bond per rafforzare il patrimonio delle banche. «Abbiamo l'impressione di un fortissimo interesse da parte delle banche - conferma il ministro - e abbiamo ricevuto numerosi contatti. Le risorse a disposizione ammontano a 10-12 miliardi di euro e dovrebbero bastare». Ma in questa fase congiunturale aggiunge occorre anche sostenere le famiglie e aiutarle nell'affrontare il pagamento delle rate dei mutui casa, o per l'acquisto dell'auto o di altri beni durevoli. Sul fronte delle politiche governative Tremonti ha aperto uno spiraglio per finanziare gli ammortizzatori sociali. Nelle pieghe del bilancio il Ministro sembra aver trovato «un ulteriore potenziale gruzzoletto» che va ad aggiungersi agli 8 miliardi già stabiliti per il biennio 2008-2009. Lo sapremo la settimana prossima. «E poi ce ne sono altri ancora». Una consolazione viene dai conti pubblici che finora non sono stati appesantiti da extra deficit dovuti a crac bancari: «Altri Stati hanno fatto più deficit perchè hanno avuto più fallimenti bancari. Finora l'Italia non ha avuto la sfortuna di entrare nella stanza europea dei fallimenti». Ma il Governo vuole anche affrontare alcune micidiali strozzature come ad esempio l'eccesso di burocrazia che - dice il Ministro - arriva a bloccare 100 miliardi di euro sul territorio. Fra 15 giorni il Governo - informa Tremonti -proporrà di sbloccare sette grandi investimenti privati bloccati «dalla follia mafiosa di alcune burocrazie». LE IDEE e le proposte intorno al tavolo della crisi sono molte. «Il governo dica però cosa intende fare per il 2009» incalza il leader della Cgil Epifani. Massimo D'Alema propone un aiuto straordinario al Sud detassando per cinque anni il reddito d'impresa. Il presidente della Confcommercio Sangalli insiste sulle difficoltà delle piccole imprese nell'accesso al credito. Intanto, mentre la crisi galoppa, un prossimo summit è stato convocato fra quindici giorni. r. m.

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<Occorrono strumenti nuovi, bisogna affrontare questioni come l'eccesso di burocraz... (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

PRIMO PIANO pag. 7 «Occorrono strumenti nuovi, bisogna affrontare questioni come l'eccesso di burocraz... «Occorrono strumenti nuovi, bisogna affrontare questioni come l'eccesso di burocrazia che blocca 100 miliardi. Più soldi oltre agli 8 miliardi per gli ammortizzatori»

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I DIMENTICATI DELLA CRISI (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

n. 56 del 2009-03-06 pagina 1 I DIMENTICATI DELLA CRISI di Mario Giordano «In tempo di crisi, sembra un paradosso, un artigiano lavora il doppio di quando c'è lavoro. Lavora per produrre. E poi lavora per trovare una soluzione, perché non c'è nessuno che si batte o fa rumore per dare un sussidio a un artigiano che ha perso il lavoro. Perché non si concepisce che anche noi possiamo rimanere senza reddito?». La e-mail è stata spedita alle 2 di notte. Alle 2.38, per la precisione. «Stamattina ho cominciato a lavorare alle 7, finisco ora», scrive Franco Ferretto. Ha 47 anni, 3 figli, una moglie, una piccola impresa artigiana con sette dipendenti in provincia di Padova. «Ormai per la normale conduzione della famiglia ho iniziato a intaccare i risparmi degli anni migliori in attesa che il vento torni a gonfiare le vele. Accadrà? Non lo so. Quello che so per certo che a noi niente è dovuto. Mai. E così ci resta solo una possibilità: aiutarsi da sé». Li abbiamo chiamati «i dimenticati della crisi». Sono i piccoli imprenditori, i lavoratori autonomi, gli artigiani, sono la forza di questo Paese, la grande ricchezza, la spina dorsale, sempre celebrata nei volumi dei Censis e nei convegni della Bocconi. Sono quelli, però, a cui, appena il convegno finisce e il volume del Censis si chiude, nessuno pensa più. C'è la crisi? Ci vogliono i soldi per i precari, ci mancherebbe. E poi ci vogliono i soldi per la Fiat, chi li può negare? E poi ci vogliono i soldi per le banche, si capisce: non si muove foglia che sportello non voglia. E i piccoli imprenditori? Niente. Per loro niente. Possono rimanere a pancia vuota. Possono accontentarsi della Bocconi. I bocconi se li prendono altri. E così, come dice il padovano, alle 2.38 di mattina, «a noi non resta che una possibilità: aiutarsi da sé». Abbiamo deciso di raccogliere le voci delle piccole imprese, i loro racconti, i loro sfoghi. Quando abbiamo iniziato ci aspettavamo di trovare rabbia, frustrazione, delusione. Le notizie che arrivano dal fronte economico in effetti fanno paura. Piazza Affari crolla di giorno in giorno. Wall Street pure. I centri studi e le organizzazioni internazionali si danno il turno a diffondere ogni mattina una statistica più spaventosa dell'altra. Siamo in mezzo al tunnel, ma a volte abbiamo l'impressione di essere in un pozzo nero. Nessuno sa dire se, come e quando si uscirà. Per questo ci aspettavamo di trovare solo desolazione, stanchezza, un po' di sfiducia. Invece. «Anche questa mattina», dice una delle prime mail arrivate, «mi sono alzato con il solito entusiasmo per affrontare la giornata con atteggiamento positivo... ». Anche questa mattina. Atteggiamento positivo. Proprio così. Dove avevamo lasciato l'Italia che ci crede? Eccola qui. Un po' depressa, incavolata nera con le banche, inferocita con il fisco e la burocrazia, esigente con il governo («aiuta la Fiat, e noi?»), però sempre vitale. Coraggiosa. Daniele Barbone ci scrive da Shangai: «Siamo partiti nel 2005, in un sottoscala di Varese, con un gruppo di ex colleghi rimasti disoccupati, tutti sotto i quarant'anni. Ora abbiamo due belle sedi (una vicina a Malpensa, una qui a Shangai) e siamo in pieno sviluppo. Nel gennaio 2009 abbiamo vinto il China Trader Award, per la posizione strategica raggiunta sul mercato cinese. Basta per far capire che alla crisi bisogna saltarle incontro con idee e determinazione?». Certo: la carenza di liquidità è un problema grave, che rischia di diventare letale. «Ognuno paga quando può o quando vuole», ripetono molti imprenditori. Le grandi imprese ritardano i versamenti a loro piacimento, gli enti pubblici pure. E le banche non solo tagliano i finanziamenti, ma hanno pure atteggiamenti che molti artigiani definiscono «sleali» o di «strafottenza». Molti chiedono l'intervento del governo: «Intervenga e le bacchetti». Altri tagliano corto: «L'unico modo per salvarsi è starne alla larga... ». Pochi, però, si arrendono. Quasi tutti rispondono con un tono quasi di sfida. «La crisi? Ne approfitto per crescere», racconta il veneto Fazioli, produttore di rinomatissimi pianoforti. «Europa e America comprano meno? Io sto cercando di entrare in Sudafrica, Sudamerica e Australia». E un piccolo imprenditore lombardo, capo di un'impresa di 200 dipendenti, chiude la sua accorata mail dicendo: «Fare impresa in Italia significa, come si dice da noi, rangess... ». Post scriptum: «Adesso scendo in trincea a combattere». Ecco: in trincea a combattere. È lo spirito, è la forza, è l'Italia che ci crede. E noi continueremo a raccogliere qui in redazione e sul sito Internet le testimonianze degli imprenditori. Perché rangess (arrangiarsi) va bene, ma fino a un certo punto. Diciamocelo: per le pensioni si mobilita il sindacato; per gli ammortizzatori sociali si mobilita la piazza; per i precari si mobilitano tutti. Ma chi si muove per artigiani e piccole aziende? Non è giusto che le loro voci rimangano inascoltate. Non è giusto che la famosa «spina dorsale» del Paese resti dimenticata. Anche perché a prestare orecchio, si sentono testimonianze semplici e belle, come quella di Franco Gai, di Villarbasse, hinterland di Torino. Gli affari della sua azienda diminuiscono (-35 per cento), la Fiat paga in ritardo, le difficoltà aumentano. «Pensate di ricorrere alla cassa integrazione?», chiede loro il nostro Stefano Filippi. E lui risponde sicuro: «No. Né cassa integrazione né licenziamenti. Resisto perché sono un imprenditore, non un finanziere. Ho un'etica. Finché posso tiro fuori i soldi di tasca mia... ». Finché può, proprio così. È un imprenditore, non un finanziere. E finché può noi, almeno, dobbiamo dargli la possibilità di raccontarlo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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utili e nuove assunzioni: la solari batte la crisi (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Nei tre stabilimenti lavorano 240 persone, il portafoglio ordini prevede commesse in Italia e in mezzo mondo. Il presidente Paniccia: innovazione e professionalità i nostri segreti Utili e nuove assunzioni: la Solari batte la crisi L'azienda udinese è una delle pochissime realtà che non hanno fatto ricorso alla cassa integrazione di MAURIZIO CESCON La tempesta globale che sta mettendo in discussione tutta l'economia resta lontana dai cancelli rossi dello stabilimento Solari di via Pieri, zona ospedale di Udine. L'azienda erede della "Antica e premiata fabbrica di orologi da torre", nata nel 1725 a Pesariis, tra le montagne della Carnia, gode di buona salute. Bilancio 2007 in attivo per 1,8 milioni, ricco portafoglio ordini in Italia e all'estero, alcune assunzioni in vista e soprattutto zero cassa integrazione. E in questo panorama è davvero una rarità. Sono infatti appena quattro le realtà industriali di un certo spessore in provincia di Udine che al momento non stanno ricorrendo agli ammortizzatori sociali per tamponare l'emorragia di commesse: il Gruppo Cividale, la Faber di Cividale e la Far di Reana, oltre naturalmente alla Solari. Da una quindicina d'anni l'azienda è controllata da Massimo Paniccia, che è anche il presidente delle piccole e medie imprese friulane. «L'unica memoria di cassa integrazione - spiega proprio Paniccia - risale al 1994, quando rilevammo la Solari. Poi zero ore di cassa. La voglia di riscatto di allora è stata determinante. C'era una situazione difficile, ma piano piano con un lavoro duro ci siamo ripresi. Partivamo con 100 dipendenti, adesso ce ne sono 240 suddivisi negli stabilimenti di Udine con 180 addetti, Pesariis con altri 40 e Mestre con una ventina di operai». Solari è sinonimo di Udine in tutto il mondo: i dispositivi realizzati nel capannone di via Pieri fanno infatti bella mostra perfino in una delle grandi stazioni di New York. «Penso sia un motivo d'orgoglio e di soddisfazione per la nostra città - afferma ancora il presidente -, visto che portiamo il nome di Udine dappertutto. Attualmente stiamo lavorando in India, negli Stati Uniti, a Durban in Sudafrica e in Kuwait, in aeroporti, autostrade e infrastrutture varie. In Italia invece abbiamo ordini per i tabelloni elettronici delle stazioni ferroviarie di Milano, Torino, Firenze e Venezia, si tratta dei lavori più importanti in questo momento. Per quanto riguarda gli ordini io credo che il 2009 chiuderà ancora meglio del 2008, che è stato un anno più che positivo per noi. Per quanto riguarda il bilancio, l'ultimo approvato che risale al 2007, ha chiuso con un utile netto di 1 milione e 800 mila euro. Dati che si commentano da soli». Ma qual è il segreto per resistere senza farsi venire la tremarella in un frangente tanto complicato come l'attuale? Secondo Paniccia è indispensabile coniugare professionalità e innovazione. «Con noi abbiamo gente preparata ad alto livello che gira tutto il mondo - dice ancora il presidente - e che sa cosa fare. E non ci fermiamo mai: basti pensare che in queste settimane stiamo definendo alcune assunzioni di tecnici e ingegneri, tutti con una forte specializzazione. E poi abbiamo una filosofia di intervento che prevede investimenti tecnologici massicci per restare sempre all'avanguardia e mantenere le nostre posizioni». Sì perchè se Solari è uno dei leader mondiali del suo mercato, la concorrenza non manca. «Dobbiamo fare i conti con colossi come Aeg, Siemens e Philips che nei nostri confronti hanno possibilità quasi illimitate. Però noi abbiamo dimostrato - racconta ancora Paniccia - che la media impresa può essere competitiva, anche in un settore di nicchia». Certo adesso, con questi chiari di luna, il futuro potrebbe fare paura. Ma non sembra essere il caso della Solari. «Il momento è difficile, inutile negarlo - conclude il presidente dell'azienda friulana -. Ci sarà ancora più competizione per vincere le gare d'appalto e così è obbligatorio fare ancora più sistema, sanare le diffidenze tra Stato e imprenditori, eliminare la burocrazia opprimente che a volte non ci permette di fare bene il nostro lavoro. L'impresa ha un ruolo sociale che va agevolato: dal 1994 Solari ha pagato 100 milioni di euro in stipendi e contribuito alla crescita del Friuli: non mi sembra poco».

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il governo degli stati uniti sceglie i vini prodotti dall'azienda gelisi (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Chiuso un contratto per la fornitura di 25 mila 200 bottiglie. Da oltre 20 anni l'impresa esporta negli Usa «È un segnale positivo per noi e per l'Italia» Il governo degli Stati Uniti sceglie i vini prodotti dall'azienda Gelisi IL TITOLARE L'azienda Gelisi ha trovato "l'America". La piccola impresa di famiglia che produce vini a San Quirino ha da poco chiuso un importante contratto con il governo degli Stati Uniti: 25.200 bottiglie di pregiato vino friulano usciranno dai cancelli del podere Gelisi Antonio per raggiungere 17 Stati a stelle e strisce. «La crisi non cancella tutto - racconta il titolare Sergio Gelisi -. C'è spazio per lavorare bene e migliorare il proprio business». L'azienda Antonio Gelisi, fondata nel 1961, da oltre vent'anni ha tra i suoi clienti il governo statunitense. Il contratto stipulato di recente, però, rappresenterà il più grande carico spedito negli Stati Uniti. «E' un segnale molto positivo per noi - spiega il titolare - e crediamo lo sia in generale per il prodotto italiano. Questo dimostra che laddove si produce un articolo di qualità il mercato risponde, anche se la situazione generale non è semplice. Bisogna crederci, però». Questa è anche la ragione per cui l'azienda, a dimensione familiare, continua a investire in macchinari e appezzamenti. Quest'anno pianterà un grosso appezzamento di terra a viti di prosecco per un investimento di oltre mezzo milione di euro. Le bottiglie destinate al mercato americano rappresentano circa il 7 per cento della produzione aziendale. L'azienda, infatti, produce circa 350 mila bottiglie l'anno e vende in Italia (65 per cento del mercato), Europa, Stati Uniti ed Estremo Oriente, «anche se quel genere di mercato - spiega Gelisi riferendosi alla Cina - punta più che altro alle bottiglie di lusso. Il vino italiano in quel caso è uno status symbol, non se ne consumano grandi quantità, ma si scelgono bottiglie dai nomi importanti. Un po' com'era per noi una volta lo champagne». Il carico diretto in 17 Paesi della costa est degli Stati Uniti porterà «pinot grigio, ma anche merlot e moscato. Sono vini che hanno trovato una buona risposta pure in Europa e che piacciono agli americani anche se magari, specialmente per i rossi, sono abituati a vini prodotti in Argentina e nell'America Latina». Per il pubblico americano, comunque, il vino è soprattutto italiano. «Il vino prodotto in Italia è quello, di importazione, più consumato negli Stati Uniti. Seguono quelli che arrivano da Australia e Francia - spiega Gelisi -, segno che la qualità e il made in Italy sono ancora un valore nel nostro settore». Le bottiglie acquistate dal governo americano saranno vendute in store specializzati nella vendita di alcol e tabacchi, «dove si trovano prodotti che vanno dai 2 ai 50 dollari. Noi siamo posizionati su una fascia media - prosegue il produttore - e non ci possiamo proprio lamentare di come viene recepito il nostro vino». Il successo di oggi è stato costruito nel tempo e naturalmente non soltanto basandosi su un buon prodotto. «Il sistema dei controlli e la burocrazia americana non sono affatto semplici. Ogni Paese ha un suo sistema di dazi - precisa Gelisi - e l'azienda che importa non in tutti i Paesi può essere quella che rivende, per cui serve sempre un intermediario. Tutte le aziende della filiera, inoltre, devono registrarsi alla Fda (Food and drugs administration) per cui le procedure sono piuttosto complesse. Noi abbiamo impiegato quattro anni per partire a pieno ritmo, ma una volta superati questi ostacoli i risultati arrivano e premiano chi lavora bene». Martina Milia

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L'Unione Barbagia stringe la cinghia (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Provincia di Nuoro Pagina 5019 Ollolai. Il sodalizio degli otto Comuni ha approvato il bilancio, ma i fondi sono limitati in attesa degli stanziamenti da parte della Regione L'Unione Barbagia stringe la cinghia Ollolai.. Il sodalizio degli otto Comuni ha approvato il bilancio, ma i fondi sono limitati in attesa degli stanziamenti da parte della Regione --> L'Unione dei Comuni Barbagia approva il secondo bilancio della sua breve storia all'insegna dell'unità territoriale. Le voci principali, infatti, riguardano le funzioni associate dei Comuni. Primi atti concreti verso la costituzione di quella che il sindaco di Tiana Cesarina Marcello chiama «la cittadella barbaricina di 11 mila abitanti». L'Unione Barbagia (composta dai comuni di Gavoi, Lodine, Ollolai, Olzai, Oniferi, Ovodda, Sarule e Tiana) si è costituita proprio con questo scopo: quella di una forte coesione territoriale che facesse della condivisione dei servizi l'antidoto allo spopolamento, nella convinzione che una delle cause del male dei piccoli comuni dell'interno sia proprio la mancanza dei servizi essenziali. «La bozza di bilancio 2009 che abbiamo approvato martedì nel consiglio di amministrazione - spiega il sindaco di Ovodda Cristina Sedda - è una prima stesura con fondi limitati in attesa del bilancio regionale e dello stanziamento definitivo a favore dei comuni montani e delle Unioni». Le iniziative maggiori, come detto, riguardano le funzioni associate: il corpo di polizia municipale territoriale, l'ufficio programmazione, il servizio turistico-culturale, la scuola civica di musica, lo sportello per le attività produttive, il coordinamento della sicurezza sul lavoro, la funzione ambientale e raccolta rifiuti e il rafforzamento dei servizi generali con la creazione di uno sportello informatico. Tutti servizi che vedranno impegnati in prima persona uno specifico comune che si specializza in materia «in modo tale da non creare ulteriore burocrazia lasciando morire i nostri paesi - sottolinea il primo cittadino di Lodine Francesco Bussu - ma in questo modo si rafforzano gli uffici comunali ottimizzando al massimo le risorse che saranno così investite per dare dei buoni servizi alle comunità». Tra le iniziative più importanti ci sono quella per irrobustire la raccolta differenziata (con incentivi ai centri virtuosi), gli interventi sulla viabilità rurale e urbana, nonché, il finanziamento di attività ludico-ricreative per i bambini dagli 8 ai 14 anni. Quest'ultima iniziativa, da definire nei dettagli, è, secondo le intenzioni degli amministratori appartenenti all'Unione «un punto importante del progetto Barbagia, che in poche parole vuole trasformare otto municipalità in una città territoriale». Tutto, insomma, ruota attorno all'idea che l'unione e la condivisione sia la via d'uscita dal tunnel dello spopolamento. «Ed è per questo che lavoriamo anche in prospettiva - aggiunge Cesarina Marcello - investendo sui più giovani perché riteniamo che una forte spinta all'aggregazione dei cittadini si ha partendo dai più piccoli con la creazione di campi scuola estivi, con laboratori ambientali e linguistici». Atti che vanno nella stessa direzione della strada intrapresa dal nuovo ente. MICHELE ARBAU

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I pescatori di Arbatax sono alla frutta (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Prov Ogliastra Pagina 6025 Barche ferme da cinque mesi, il comparto sull'orlo di una crisi senza precedenti I pescatori di Arbatax sono alla frutta Barche ferme da cinque mesi, il comparto sull'orlo di una crisi senza precedenti Bloccati gli indennizzi per fermo biologico e servitù militari --> Bloccati gli indennizzi per fermo biologico e servitù militari Maltempo e burocrazia hanno messo in ginocchio i duecento pescatori di Arbatax. I fondi ci sono ma non sono stati assegnati. All'appello mancano gli indennizzi del fermo biologico e quelli delle esercitazioni militari. Aggiungere il maltempo per vedere come il settore pesca sia entrato in una crisi drammatica. «Se si tiene conto del maltempo - spiega Tore Fara presidente della cooperativa Stella Maris - e di due mesi di fermo biologico, sono cinque mesi che le nostre barche sono rimaste ormeggiate in porto». Da due mesi i soldi del fermo biologico risultano già assegnati dalla Regione all'agenzia Sorgea ma i pescatori, inspiegabilmente, non hanno ancora visto un euro. «La cooperativa non è in grado di far fronte alle spese correnti e di questo passo mi vedrò costretto a licenziare due persone che lavorano a terra». A causa delle esercitazioni militari inoltre la pesca è stata sospesa per molti giorni durante la primavera e l'autunno «Dal fermo del 2008 - spiega il presidente della Stella Maris - dobbiamo ancora incassare 300 mila euro. Abbiamo presentato regolarmente le domande di indennizzo ma ancora non abbiamo certezza di quando potremmo disporre di una somma importante per la continuazione della nostra attività . L'unica nota positiva registrata negli ultimi mesi è data dal calo sensibile del prezzo del gasolio. Senza di quello ci saremmo trovati in forte difficoltà. Ci sentiamo abbandonati da tutti. Speriamo che i nuovi governanti che andranno a insediarsi nella Regione si accorgano di noi». Intanto i dirigenti della cooperativa Stella Maris lamentano il blocco delle concessioni messo in atto lo scorso anno dalla giunta Soru. Il mancato rinnovo significherebbe il rischio di sfratto dalle strutture dove i pescatori della cooparativa operano da venticinque anni.Mentre la struttura del centro pesca realizzata da 10 anni giace inutilizzata perché la Regione non ha ancora avviato le procedure per l'assegnazione della gestione. A svegliare la burocrazia regionale non sono bastati nemmeno i pressanti richiami lanciati dall' ispettore inviato ad Arbatax dall'Unione europea che ha finanziato l'opera insieme ad alcune strutture per l'alaggio dei pescherecci e la loro manutenzione. Il settore della pesca in Ogliastra offre lavoro complessivamente a circa 200 persone ma le sue potenzialità sono in gran parte inespresse, anche a causa dei ritardi con cui la Regione e il Governo nazioanle evase le pratiche riguardanti le nuove dotazioni logistiche e gli indennizzi. NINO MELIS

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"Gli studi di settore? Necessari" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

CONVEGNO.FISCO E CONTRIBUENTI "Gli studi di settore? Necessari" [FIRMA]LAURA SECCI AOSTA Fisco e contribuenti: il rapporto in Valle d'Aosta è molto stretto. E anche se i cittadini possono non gioire di questa «liaison dangereuse», gli studi di settore, il discusso strumento in mano alle Agenzie delle entrate, in Valle vengono applicati a 8000 dichiarazioni dei redditi ogni 10.000. In otto casi su dieci il contraddittorio aperto dagli uffici locali valdostani dell'Agenzia delle entrate si conclude con un accordo tra Fisco e contribuente. Precisamente, l'83 per cento dei casi, contro il 56 per cento a livello nazionale. «Questo dato testimonia l'affidabilità dello strumento e quanto esso possa contribuire a instaurare un equo e corretto rapporto tra Fisco e contribuente», ha commentato Roberto Franzè, ricercatore dell'Università della Valle d'Aosta, durante il seminario «Studi di settore ed onere della prova» organizzato dalla Facoltà di scienze dell'economia e della gestione aziendale. Gli studi di settore come imprescindibili strumenti di contrasto dei fenomeni di evasione fiscale: è questa, in estrema sintesi, la riflessione conclusiva del seminario. Ogni anno in Valle d'Aosta centinaia di liberi professionisti, lavoratori autonomi e imprese si sottopongono con entusiasmo variabile agli studi di settore. Solo il 3,5 per cento dei casi finisce in contenzioso. Se ci si adegua si entra automaticamente nel «range» statistico e si paga una somma certa; in caso contrario, se non ci si adegua, si viene sottoposti ad accertamento, con la strana sensazione di iniziare un viaggio dantesco nei gironi più bui della burocrazia fiscale, dove anche con un buon commercialista ci si sente piuttosto soli. Ma cosa sono gli studi di settore? «Sono nati come strumento di collaborazione tra il Fisco e il soggetto contribuente - ha spiegato Quintino Botrugno della direzione regionale delle Entrate - e si pongono l'obiettivo di individuare le condizioni effettive di operatività delle imprese e di determinare i ricavi e i compensi che con ragionevole probabilità possono essere attribuiti ai contribuenti, attraverso la rilevazione delle caratteristiche strutturali di ogni specifica attività economica, realizzata mediante la raccolta sistematica di dati di carattere fiscale e di elementi che caratterizzano l'attività e il contesto economico». Gli studi quindi sono per loro natura un riferimento non assoluto, bensì probabile, a cui il contribuente da un lato e il Fisco dall'altro possono fare riferimento. Al seminario hanno preso parte un centinaio tra commercialisti, avvocati e rappresentanti dei settori del commercio e dell'industria.

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La morte non è materia per leggi (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

n. 56 del 2009-03-06 pagina 0 La morte non è materia per leggi di Susanna Tamaro Sempre più spesso, quando lascio la collina di Orvieto dove vivo e vado a Roma, mi torna in mente la fiaba del topo di campagna e del topo di città. Girando per le strade, infatti, incontro conoscenti che mi fermano per salutarmi, ma invece di informarsi, come usualmente si fa, sulle novità e la salute, si mettono subitoa sparare dei piccoli comizi. «Il nostro Paese è alla fine, viviamo in una dittatura, non si salva nessuno, non ci permettono neppure di morire come vogliamo, io voglio poter decidere la mia morte». Al quarto o quinto incontro, comincio a provare un certo disagio, così, sorridendo, azzardo un timido: «Personalmente, per quanto riguarda la mia morte, facendo i debiti scongiuri, mi affido a quello che hanno deciso Lassù». Ironia malposta, dato che subito mi arriva l?immancabile fucilata: «Ma cosa dici? Dio non esiste!». Il topo di campagna è abituato a passare lunghe ore in solitudine. Nella solitudine si fa domande e cerca di rispondersi e dunque, davanti ad affermazioni tanto perentorie, prova sempre uno stato di meravigliato stupore. Come fanno le persone a essere così straordinariamente certe di un numero così alto di cose? Forse la solitudine fa male, forse bisogna passare più tempo ospiti del cugino di città, andare con lui alle cene, abbeverarsi senza freni a quelle elevate fonti di sapienza che sono i mass media, acquisire certezze su certezze e, con esse, anche l?energia livorosa per poterle imporre a chi ci sta intorno. Se c?è una cosa che mi colpisce in questi tempi è proprio la rigidità. C?è rigidità nei discorsi ossessivi, c?è rigidità negli sguardi, nei movimenti, nelle parole, nei pensieri, c?è rigidità - per non dire sclerosi totale - nei movimenti del cuore. L?uomo moderno, l?uomo ipertecnologico, è diventato un essere che della rigidità ha fatto la sua bandiera, la forza del suo esistere. Si è creato una corazza intorno e con questa difesa meravigliosamente luccicante come quella dei cervi volanti va in giro per il mondo ad incontrare o, meglio, a scontrarsi con gli altri. La mia grande passione è sempre stata lo studio della natura, la vivo quotidianamente occupandomi delle piante e degli animali della mia fattoria e, da questa cura e da questo studio, ho dedotto una delle pochissime certezza della mia esistenza: dove c?è rigidità, non c?è vita. O meglio, anche se c?è, dura poco. Tutto l?universo intorno a noi ci parla di continui cambiamenti, di perenne flessibilità, ma forse l?uomo tecnologico, l?uomo che vive con le pupille dilatate dai monitor e l?udito perennemente occluso dall?iPod, non è in grado di accorgersi di questa grande lezione che la natura ci dà. Perché c?è tanta rigidità? Alcuni animali, in caso di pericolo, simulano perfettamente la morte, irrigidendosi. Non sarà così anche per noi? Non sarà proprio la paura della morte - questo abisso su cui tutti siamo sospesi dal momento in cui veniamo al mondo - a spingerci a consumare la nostra vita nello stato di rigidità apparente? E la perdita del senso della morte non è forse soltanto la perdita del senso della vita? Se sono scaraventato nei giorni senza averlo voluto e in quei giorni non riesco a vedere altro che un castigo, una prigione, cercherò solo modi di evadere, di distrarmi, di ingannare il tempo, di concedermi tutto quello che desidero per tentare di dimenticare l?angosciosa tragicità della mia situazione. Una cosa è salire su una barca con un sestante in mano e con la conoscenza delle costellazioni, un?altra è salirvi a mani vuote, senza alcuna nozione del cielo stellato. Nel primo caso, sono in grado di seguire una rotta; nel secondo caso, per giungere a destinazione, posso solo affidarmi alla casualità delle correnti e alla clemenza del tempo. Immersa nel terrore della morte, la nostra società è diventata una società profondamente necrofila. Invece di avere quel sano atteggiamento di timore e di rispetto per questo evento così straordinariamente inevitabile e misterioso, lo si considera in fondo un argomento di diritto costituzionale. Incapaci come siamo di comprendere che ogni vita ha il coronamento con la sua morte e che queste due realtà - la vita che abbiamo condotto e la morte che ci attende - sono indissolubilmente legate e s?illuminano a vicenda, abbiamo bisogno di giudici, di atti notarili, di sentenze per essere certi che almeno questo sarà in mano nostra. Così un atto giudiziario, uno scritto autenticato cancellano diversi millenni di letteratura, di sapienza, di poesia. La morte è mia e la gestisco io. Comprendere la sacralità della morte non ha niente a che vedere con l?essere credenti o meno, ma ha molto a che vedere con la complessità dell?essere umano, e non solo. Quando uno dei miei animali muore, gli altri passano molto lontano dal suo corpo ed evitano di guardarlo, come se ci fosse, in quell?improvvisa immobilità, qualcosa che smuove in loro un timore profondo. In questi giorni, i prati intorno a casa sono pieni di agnellini appena nati. Riempiono l?aria con i loro belati, nella confusione del gregge chiamano le mamme ad alta voce e quando finalmente le trovano si attaccano a bere il latte scuotendo le code allegramente. Nel pomeriggio giocano tra di loro inseguendosi e se c?è un sasso, fanno a gara a salirvi sopra, spintonandosi. C?è allegria nelle loro corse, c?è quel pieno possesso della vita che sempre hanno i cuccioli di ogni specie. La maggior parte di questi agnellini, però, terminerà presto i suoi giorni per finire sulle nostre tavole pasquali e sui pascoli d?improvviso calerà un grande silenzio, rotto solo dal disperato belare delle madri. Morte e vita intessono costantemente i nostri giorni e questo continuo alternarsi provoca delle sofferenze a volte difficilmente sopportabili. Per tre giorni le pecore cercano disperatamente i loro figli, la stessa cosa fanno le mucche quando vengono strappati loro i vitelli. C?è ribellione, disperazione, incredulità in quei belati, in quei muggiti, così come nei nostri pianti. Ma poi la vita riprende comunque, si succederanno altre generazioni perché è nel generare che si trova il senso profondo dell?esistenza. L?antidoto alla morte è proprio la vita, dove vita è sì il generare fisico ma anche il generare interiore: il rigenerare, il far nascere le cose e farle nascere nuovamente. Vale a dire sottrarre la vita sia al ghigno del fato che alla burocrazia delle sentenze, affidandolo alla straordinaria complessità del cuore umano. Complessità che è capace di pazienza, di compassione, di ascolto, di accoglienza, di dolore - ma anche dalla capacità di lenirlo -, e di amore. Amore. Non è forse questa la parola più reietta? La necrofilia dei nostri discorsi, dei nostri pensieri ci ha fatto dimenticare questo. è l?amore per la vita il nemico di ogni rigidità, è l?amore l?unica luce che possiamo tenere timidamente in mano davanti all?oscuro abisso che ci attende. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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REAGIRE ALLA CRISI/4 Le lettere dei lettori (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

n. 56 del 2009-03-06 pagina 0 REAGIRE ALLA CRISI/4 Le lettere dei lettori di Redazione Essere pessimisti è un dramma e vi spiego perché. Ho 64 anni, da sempre sono imprenditore, uscito dalla terza media (casa buoni fanciulli, Cimiano Mi) come tipografo compositore ho tralasciato ciò che avevo studiato per mettermi nel commercio, a 15 anni vendevo calze sulle ringhiere milanesi, a diciotto vendevo biancheria da corredo per passare alle pentole da cucina. Finito il militare mi sono costruito una azienda commerciale che negli anni ha cambiato merceologia quattro volte. Forse ci si dimentica che dal dopoguerra ad oggi abbiamo vissuto quattro crisi economiche pari a quella odierna se non addirittura peggiori, ricordarsi quando a Torino tiravano bulloni ai sindacalisti o il periodo delle brigate rosse che con la strage di piazza Fontana hanno creato vero panico sia finanziario che sociale. Eppure siamo sempre riusciti ad emergere. Perché essere pessimisti è un dramma? Perché se nel 1989 mi fermavo a piangermi addosso quando mi sono trovato il morbi di Paget in spina dorsale ora sarei morto e mia moglie sarebbe ad elemosinare mentre con il mio positivismo sono riuscito a continuare anche da invalido 100% a lavorare, con la testa, ed a creare reddito. Oggi ho una azienda nel fitness che da lavoro a 6 impiegate ed ha un fatturato di 6 milioni di euro l'anno con punte anche superiori quindi, mai pensare negativo, potreste morirne professionalmente. Tra le altre cose avete una pubblicità della mia azienda sulle vostre pagine: " DKN ITALIA " di Casarsa della Delizia Pn. Tutto può finire in questo preciso istante ma nell'attimo successivo può iniziare qualcosa di migliore in campo professionale e nella vita privata, solo credendo in questo sarà possibile avere giorni migliori. Metto a disposizione la mia cartella clinica per coloro che avessero dubbi ( invalido 100%) sulla mia storia di piccolo imprenditore che non ha mai chiesto niente allo stato anzi, mi sono sempre preoccupato di creare reddito alla mia famiglia contribuendo così a creare reddito sociale. Qualcuno potrà pensare alla buona sorte ma, quale buona sorte migliore è avere la salute fisicomentale al 100%? Cammino aiutandomi con un bastone e con le molle di Codevilla, porto, da 19 anni, un busto rigido in metallo che mi sostiene la spina dorsale ...sono comunque felice perché ci sono persone che hanno problemi maggiori dei miei quindi, sorrido tutte le mattine e mi alzo sempre con voglia di fare qualcosa per me e per gli altri. Mario Putelli Spilimbergo (Pn) Rispondo volentieri alla Vs iniziativa. Sono proprietario di una ditta di commercio all'ingrosso di prodotti alimentari. Per rispondere alla crisi, che si è sentita nel mio settore come in altri, ho subito affiancato al commercio all'ingrosso la vendita al dettaglio; in un secondo tempo, all'interno dell'azienda, ho aperto una piccola enoteca. Tempo pochi mesi, mi sono buttato nell'e-commerce, un 'di più' molto interessante, nonostante la concorrenza sia accanita. Certo, non si diventa matti con le vendite ma il fatturato è cresciuto del 50%; la redditività, invece, si è abbassata, in quanto ho preferito, vista la crisi perdurante, di non aumentare il prezzo dei prodotti, nonostante gli investimenti effettuati. La speranza è che questa decisione mi ripagherà in futuro, a crisi esaurita. Essendo, poi, ottimista di natura, sono convinto che accontentarsi oggi di poco, un domani il ritorno d'immagine ed economico sarà garantito. Al nostro Governo chiedo di mettere mano alla elefantiaca burocrazia che ogni giorno dobbiamo fronteggiare; per esempio, solo per installare dei cartelli sulla strada, bisogno produrre pratiche a non finire (vigili, beni architettonici, ufficio tecnico, etc...) che ti obbligano o a desistere o ad incaricare un geometra che corra per gli uffici indicati. E, logicamente, non lo fa gratis... Grazie per aver dato voce al piccolo imprenditore e Vi saluto cordialmente. Stefano F. Egregi Signori, Vi risparmio le mie attuali traversie, comuni a tanti piccoli e medi imprenditori (ristrutturazioni, aumenti di capitale serviti a far rientrare le banche, tassi di interesse quasi da usura, concorrenza cinese, perdite di quote di mercato all'estero e quant'altro) per arrivare ad una proposta shock, frutto forse dell'attuale frustrazione, da "sperimentare" eventualmente con tutte le cautele del caso solo a piccole e medie imprese. " A naso " credo sia irrealizzabile per l'alto costo per lo Stato ma continuando cosi non credo ne usciremo perchè il sistema si è avvitato su se stesso: al di la' della sfiducia generale che ha colpito anche chi potrebbe spendere la gente non consuma, le imprese non lavorano, le banche non danno soldi alle imprese che non lavorano, i dipendenti vanno in cassa integrazione e non spendono, le imprese chiuderanno e lo Stato dovra'continuamente impegnare enormi risorse per gli ammortizzatori sociali. Invece di continuare a finanziare l'INPS per sostenere la Cassa Integrazione e tutti gli altri ammortizzatori sociali non si potrebbe provare a capire quanto costerebbe allo Stato un temporaneo esperimento (solo sulle piccole e medie imprese che non hanno accesso al credito, contributi etc ) di questo genere: - esonerare temporaneamente il pagamento dei contributi previdenziali (che l'Inps in caso di Cig non incassa e che le aziende in crisi in ogni caso non pagheranno!) e dividere l'importo tra lavoratori e azienda. In questo modo l'azienda avrebbe una fonte di finanziamento gratuita , il dipendente piu' soldi da spendere per i consumi e forse allo Stato non costerebbe molto di piu' (oltre a far felici insieme dipendenti, imprese, sindacati e forse le banche ). Questa soluzione se in qualche modo sperimentabile, oltre ad essere assolutamente " democratica " potrebbe innescare un circolo vizioso positivo e forse ridare fiducia al sistema. Mentre scrivo continuo a credere che questa idea sia " irrealizzabile " ma penso anche che con la situazione attuale e nonostante gli sforzi in atto lo Stato non riesca a " convincere " le banche a ridare credito ad aziende e consumatori(le banche non hanno mai rischiato e poco rischieranno senza le garanzie dei clienti anche se in proprio (usando i risparmi dei clienti) ne hanno combinate di " tutti i colori " fino all'attuale disastro). mail firmata Colgo l?occasione per raccontare la mia esperienza maturata in più di 15 anni di attività in proprio. Sono un piccolo imprenditore e dirigo un?azienda con poco più di 30 persone, in questo ultimo anno abbiamo investito in ricerca per svincolarci dal settore terziario che dava già nello scorso anno segni di instabilità e abbiamo sviluppato un nostro prodotto per il settore industriale per poterlo esportare. Preciso che abbiamo rapporti con aziende del Nord America e Taiwanesi che si sono proposte come acquirenti e distributori. Ma qualcosa non quadra, i media ci dicono che i nostri ministri aiutano le piccole e medie imprese, ma ciò non corrisponde al vero, infatti anche se il ministro Tremonti con le ultime dichiarazioni tende una mano alla piccola industria il sistema bancario ritira la mano, mi spiego: per passare un periodo di difficoltà è necessario avere liquidità per fare girare la macchina produttiva e nonostante dal 1993 ad oggi siamo sempre cresciuti costantemente e preciso che abbiamo sempre operato nella maniera più trasparente e corretta possibile, mi trovo in difficoltà a causa del sistema creditizio che ha chiuso le porte. Non c?è nulla che noi piccoli possiamo fare per venirne fuori se il sistema non ci sostiene, possiamo solo sperare che il lavoro riprenda. La chiusura del sistema creditizio arriva dall?alto, non finanziano nessuno a meno che non si dia una garanzia superiore al valore stesso del finanziamento e con la garanzia di uno dei famosi consorzi tutti statali ovviamente. La direttiva è non concedere nulla se non ci sono pegni, dobbiamo rispondere agli azionisti degli eventuali mancati profitti. Se la memoria non mi inganna è la stessa logica disfattista che ha raso al suolo i colossi di oltreoceano. Con queste premesse anch?io come il ministro Tremonti la vedo dura quest?anno. Non riesco a capire come possa il sistema bancario fare orecchie da mercante in questa situazione, se le aziende chiudono e i lavoratori perdono il lavoro e di conseguenza lo stipendio loro perdono clienti che pagano interessi e quindi diminuiscono i profitti e riducono la liquidità e va da se che in questo modo di operare non si aiutano. Non ho ben chiaro come possano prendere posizione dato che i famosi Tremonti Bond dovrebbero dare una mano a capitalizzare proprio a loro, ma nonostante questo il succo del discorso non sembra cambiare anzi, direi che al sistema bancario non importa proprio nulla delle direttive del governo anzi se ne infischiano mettendo tutti in difficoltà. Aggiungo che abbiamo chiesto dilazioni e la rinegoziazione di finanziamenti e leasing già a metà Gennaio ad oggi nulla è ancora concreto e i primi benefici ci saranno forse a fine Aprile, come vedete la macchina burocratica è micidiale non se ne esce più. Come me molti colleghi della zona il Canavese/Eporediese dove un tempo esistevano molte realtà importanti già da molti anni è zona depressa, non vediamo soluzione e saremo costretti a chiudere se nessuno ci aiuta. Per fare delle previsioni vuol dire che daremo il nostro piccolo contributo ad aumentare il numero dei disoccupati. Banche grazie per l?aiuto. VERGOGNA! Cordiali saluti Giovanni Castrogiovanni Egregio Direttore, La ringrazio per lo spazio che concede alle piccole imprese, quelle dove imprenditori di buona volontà si arrabattano in giro per il mondo in Economy Class e cercando di ottenere il massimo spendendo il minimo. Ove tutti i dipendenti si danno da fare ed il "capitale umano" è un valore fondante per l'impresa. Questo atteggiamento ha premiato la nostra azienda che quest'anno è piena di lavoro. Assumeremmo ancora una o due persone ma siamo già 15. Il passaggio a 16 implicherebbe necessariamente l'assunzione di un diversamente abile e maggiori carichi contributivi per tutti. Oneri eccessivi per noi. Quante sono in Italia le imprese di 15 dipendenti che potrebbero assumere 1-2 forse 3 dipendenti ma che non lo fanno perché non si sentono abbastanza grandi da cambiare le regole del gioco. Non si potrebbero spostare gli obblighi dai 15 ai 20 dipendenti? Forse si potrebbe generare lo spazio per qualche posto di lavoro in più. Forse varrebbe la pena provare. La ringrazio per l'attenzione Distinti saluti Sabrina Pellegrini © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Green, burocrazia e credito frenano il solare ">Green, burocrazia e credito frenano il solare (sezione: Burocrazia)

( da "Affari Italiani (Online)" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Green, burocrazia e credito frenano il solare Venerdí 06.03.2009 12:23 In Italia, secondo uno studio condotto lo scorso mese di ottobre da EuPD Research, è prevista una crescita costante nel fotovoltaico a differenza dei due mercati chiave in Europa, la Germania e la Spagna. Con un incremento medio annuo stimato del 119% rispetto al 26% del totale degli altri paesi europei, l'Italia è oggi considerata un paese con grandi potenzialità. Secondo lo studio di EuPD Research, nel 2010 si avvicinerà alla Spagna con 355 MW di potenza installata - solo poco sotto ai 400 MW che costituiscono il nuovo tetto annuale della penisola iberica. Il giro di affari in Italia è stimato in circa 800 milioni di euro per il 2008 e per il 2009 le stime fatte dal Gifi, associazione di produttori, parlano di almeno 250 Mw installati, per un giro di affari di 1,2 miliardi di euro. Stima che potrebbe essere di gran lunga maggiore se il Governo varasse provvedimenti per la semplificazione reale dei processi autorizzativi a quanto dicono le due principali associazioni di produttori del settore, Gifi e Assosolare che hanno preparato un documento comune, definito "position paper" in cui analizzano la situazione di difficoltà in cui le aziende devono operare a causa dei ritardi burocratici per le autorizzazioni di nuovi impianti fotovoltaici. Il meccanismo di incentivazione - Conto Energia - varato nel 2007 ha già dato un considerevole contributo alla semplificazione delle procedure rispetto al precedente conto energia, considerando che mentre gli impianti in esercizio con il vecchio conto sono 5.161 dal febbraio 2007 sono entrati in esercizio ben 25,475 impianti per una potenza installata di 248.676 Kw. Ciò nonostante, lo sviluppo dell'energia fotovoltaica nel nostro paese deve ancora confrontarsi con due criticità: le difficoltà di allacciamento alla rete e la complessità delle procedure autorizzative. Criticità che, secondo il documento diramato dalle due associazioni, sono state in parte superate grazie alla pubblicazione nel 2008 da parte dell'AEEG del Testo Integrato delle condizioni tecnico ed economiche per la connessione alla rete (TICA - AEEG Delibera ARG/elt 99/08). pagina successiva >>

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Green, burocrazia e credito frenano il solare ">Green, burocrazia e credito frenano il solare pag.1 (sezione: Burocrazia)

( da "Affari Italiani (Online)" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Green, burocrazia e credito frenano il solare Venerdí 06.03.2009 12:23 Malgrado perciò qualche cosa sia stato fatto per snellire le pratiche, soprattutto in qualche Regione più virtuosa da questo punto di vista, come la Puglia per esempio, le procedure per ottenere le autorizzazioni e la fondamentale connessione alla rete elettrica sono ancora troppo lunghi e difficoltosi. Nove mesi per un piccolo impianto e quasi un anno mezzo per uno di taglia grande, sono infatti oggi i tempi medi che un imprenditore più o meno deve attendere prima di veder partire il proprio impianto. E considerando che si parla di investimenti in certi casi piuttosto consistenti i tempi rischiano di essere un fattore assolutamente castrante per potenziali nuovi grandi investitori. "Le differenti procedure amministrative regionali e le difficolta' di cui sopra- accusano Gifi e Assosolare- stanno causando rallentamenti nella realizzazione dei progetti aumentando la sfiducia degli investitori, soprattutto esteri". Come se non bastasse poi ad aumentare le difficoltà è intervenuta la stretta sul credito, che a sentire i principali operatori del settore si sta facendo sentire e anche tanto sui nuovi finanziamenti nel solare. Le difficoltà incontrate dagli operatori nell'accedere al credito necessario ad essere competitivi sul mercato potrebbero perciò presto compromettere molti business plan. In alcune regioni del sud sembra stia fiorendo un nuovo business alla ricerca di impianti già autorizzati ma che a causa della improvvisa mancanza di fondi non stati completati e rimangono perciò inutilizzati. Ecco perché malgrado le rassicurazioni da parte delle banche la situazione del credito rischia di dare un brutto colpo allo sviluppo del settore in Italia in un momento di grande fermento. "Una maggiore fiducia da parte degli istituti creditizi nelle competenze del comparto fotovoltaico e l'elaborazione di innovativi strumenti finanziari per facilitare l'accesso al credito, contribuirebbe a portare nuovo slancio all'industria fotovoltaica italiana, con positive ripercussioni non solo in termini di potenza installata ma anche in termini di occupazione" preconizzano di Gifi ed Assosolare. Insomma secondo gli operatori il settore fotovoltaico potrebbe rappresentare un volano di sviluppo per tutta l'economia soprattutto di alcune regioni del meridione, come Sicilia e Puglia, da sempre alle prese con una crisi economica e con problemi strutturali che ne impediscono crescita ed occupazione. Vincenzo Cacioppoli < < pagina precedente

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Ogni scherzo vale a Carnevale anche l'evasione fiscale Anche se la questione è... (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Venerdì 6 Marzo 2009, Ogni scherzo vale a Carnevale anche l'evasione fiscale Anche se la questione è serissima, titoliamo così a carnevale finito, questa lettera in merito ai controlli della Guardia di Finanza circa la mancata emissione degli scontrini fiscali da parte di bar,ristoranti, pizzerie, negozi di souvenir ecc. In particolare, su 370 controlli effettuati la Guardi di Finanza ha accertato violazioni nel 70% dei casi comminando sanzioni per 154.000 ?. Apriti cielo. Come hanno osato le Fiamme Gialle a svolgere egregiamente il loro lavoro in settori nei quali spesso i redditi dichiarati non corrispondono quasi mai ai redditi effettivi? E quindi tuoni e fulmini non solo dalla difesa d'ufficio, miope e corporativa dei vari rappresentanti di categoria: Ascom, Aepe, ecc. ma, addirittura da parte dell'Assessore al Commercio del Comune di Venezia Bortolussi che attribuisce al caos del carnevale le violazioni compiute e prima dichiara: ". chi non ha emesso lo scontrino ha sbagliato però chi non l'ha fatto non è evasore perché ci sono gli studi di settore .". Se ci permette caro Bortolussi lei, come Assessore, dovrebbe preoccuparsi più degli interessi dell'intera cittadinanza veneziana ben sapendo che gli scontrini fiscali sono invece validi strumenti di verifica. Chi non è soddisfatto infatti degli studi di settore è libero di scegliere la contabilità ordinaria. Seguendo comunque l'impostazione di tutti questi difensori d'ufficio ci viene spontanea una domanda paradossale: Vuoi vedere che chi deve chiedere scusa è proprio la Guardia di Finanza contro la quale è stato intentato un processo sommario da parte di importantissime categorie economiche veneziane con l'avallo istituzionale anche dell'assessore Bortolussi rappresentante di una Giunta Comunale cosiddetta di centrosinistra? Una parola di condanna per le violazioni compiute unitamente ad un'attestazione di solidarietà alla Guardia di Finanza per l'ottimo lavoro svolto ce la saremmo attesa dalla Giunta veneziana. Invece, finora silenzio di tomba o, forse, silenzio-assenso? Sindaco Cacciari se ci sei batti un colpo scegliendo però bene il bersaglio. Gigi Vaccari, William Pinarello, Marino Chiozzotto Venezia Actv, l'Imob e le rigide regole della burocrazia Il giorno 01/03/09 mi sono recata a Venezia e ho colto anche l'occasione per rinnovare l'abbonamento in quanto la tessera era scaduta il giorno prima il 28 febbraio. Alla mia richiesta mi sono sentita rispondere che oltre alla compilazione del modulo previsto, serviva il timbro della ditta dove io lavoro. Al momento ne ero sprovvista, ma riferivo alla signorina dello sportello che essendo preposta alla firma per conto della ditta potevo indicare tutti i dati possibili dell'azienda, ma il risultato fu un secco "non mi interessa, pretendiamo il timbro". Allorché risposi se l'ufficio Actv fosse diventato peggio di una banca o di un qualsiasi altro ufficio, che, in mancanza di tale timbro loro non fanno le difficoltà che fate voi per un semplice rinnovo di abbonamento o carta Venezia perché basta riportare gli estremi dell'azienda. Dovendo in ogni caso prendere il vaporetto per recarmi al Lido, ho dovuto spendere ? 13,00 al posto di ? 2.20 (andata e ritorno) per il viaggio. Mi chiedo: un po' di elasticità mentale no? Anche noi facciamo parte della categoria di gente che si guadagna il pane lavorando onestamente. Dov'è la facilitazione di questo Imob per la gente? Dov'è il risparmio? In ogni autobus circa la metà della gente non passa la tessera sul lettore oppure viene passata ma non si accorge che invece di fare la luce verde lampeggia quella rossa. Ribadisco che era il primo del mese di marzo e farmi pagare ? 13,00 per il viaggio lo considero un furto, perché se dall'altra parte ci fosse gente meno burocratica si poteva benissimo trovare una soluzione. Sono inoltre convinta che nessuno di loro si mette a controllare se i timbri fatti dalle aziende sono veritieri e se la persona sia veramente dipendente di quella ditta, ma a loro basta solo il "timbro". Costa veramente caro questo timbro!!!!!! Non vi sembra una presa per i fondelli? Caro Ministro Brunetta puoi fare un sopraluogo anche dentro l'Azienda Actv? Monica Di Lella Venezia Il cantiere del tram in via Ca' Rossa Forse vi saranno arrivate altre segnalazioni in proposito, ma desidero egualmente portare questo problema all'attenzione di tutti i lettori. Assisto da mesi ai lavori di "semina" del tram in quella parte della città che più mi interessa, cioè via Ca' Rossa. Chi dovrà muoversi in carrozzina, incontrerà ostacoli insormontabili. I marciapiedi sono ad "isola", con scalino alto, troppo alto per chi si muove da solo o anche per chi spinge la suddetta carrozzina. In alcuni tratti si trovano marciapiedi strettissimi, la cui larghezza è meno di un metro (credevo ci fosse una larghezza minima.), così se una persona in carrozzina dovesse "incontrare" un qualsiasi pedone, quest'ultimo dovrà tornare indietro, come nel tratto di strada dove si trova una farmacia (prospiciente alcuni uffici del Comune, ex consorzio agrario) dove è stata posizionata la fermata del tram - da notare anche che la rampa d'accesso è decisamente stretta, che si fa, potranno passare solo le carrozzine piccole? Qualcuno ha pensato ai disabili? O forse il problema non tocca chi ha dato l'approvazione al progetto? Certo, per dare un giudizio definitivo dovremo aspettare la fine dei lavori, ma forse sarebbe bene andare a controllare prima. Michela Calderaro Mestre La gara d'appalto per la bretella Con un comunicato a pagamento dal titolo "Esito gara d'appalto 06/2008, pubblicato sul Gazzettino di sabato 11 ottobre, la società Veneto Strade S.p.A. ha annunciato di aver assegnato l'appalto per la costruzione di una bretella stradale all'impresa Castaldo S.p.A. di Napoli: migliore offerta pari all'importo di 4.165.470,30 euro, il prezzo più buono dopo aver dedotto dalla base d'asta la percentuale del 41,166 (quarantuno-virgola-centosessantasei-per cento). Sono rimasto sbigottito. Fatto salvo un eventuale equivoco nella comunicazione, ritengo che si possano fare soltanto due ovvie meditazioni, senza alcuna malevolenza nei riguardi di chicchessia: o i progettisti ed i calcolatori hanno commesso delle fragorose inesattezze, oppure, se sono da escludere questi ultimi, si può serenamente ipotizzare che la ditta appaltatrice non riuscirà a completare l'intera strada. Non conosco la forma di licitazione e le procedure di gara adottate, comunque credo si possa legittimamente pensare che il sistema, anche se legale, non può reggere. Spero di aver capito male: un "risparmio" di quasi sei miliardi di lire non sono quisquilie". Sestilio Cattozzi Mestre Tessari e il credito edilizio Siamo veramente sbalorditi dall'ostinazione con cui il sindaco di Spinea, Tessari, ultimamente insiste con la sua idea del "credito edilizio" in relazione alla mitigazione ambientale lungo il Passante di Mestre, tanto da farci pensare che tanta insistenza sia tutt'altro che disinteressata e che sia in qualche modo correlata alla vicinanza delle elezioni amministrative. Far credere ai cittadini che per dotare il Passante di una fascia di verde sia necessario promettere ai proprietari dei terreni limitrofi la possibilità di cedere la loro quota di proprietà in cambio della vantaggiosa facoltà di edificare altrove in proporzione doppia o tripla, servirà soltanto a cementificare ulteriormente un territorio già in sofferenza per l'eccessiva urbanizzazione a cui è stato sottoposto in questi ultimi anni. L'inutilità ti tale insano "baratto" e la possibilità che esso nasconda più che probabili intenti speculativi sono peraltro dimostrate anzitutto dal fatto che già adesso le leggi dello stato impongono l'inedificabilità fino ad una distanza di sessanta metri dai sedimi autostradali, nonchè soprattutto dal fatto che gli accordi recentemente stipulati tra la CAV e le associazioni ambientaliste prevedono in modo chiaro la graduale realizzazione di una fascia boscata larga trenta metri per ciascun lato lungo l'intero tracciato del Passante, indipendentemente dalle iniziative prese dal sindaco di Spinea. Siamo purtroppo convinti che questa nuova trovata di Tessari nasconda invece l'intenzione di creare nuovi insediamenti produttivi nelle aree prossime al Passante, attualmente a destinazione agricola, lungo in confine tra Spinea e Mirano, cosa, peraltro, fortemente paventata e temuta dai cittadini residenti. Associazione "Mirano Condivisa"

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Come il Toro e il Leone, anche voi contate trenta giorni di Mercurio negativo. Nel vostro caso anche... (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Venerdì 6 Marzo 2009, Come il Toro e il Leone, anche voi contate trenta giorni di Mercurio negativo. Nel vostro caso anche più ostile, perchè in transito nel punto della famiglia e delle proprietà immobili. Consigliamo sempre molta attenzione agli aspetti legali delle questioni, alla burocrazia, alle tasse... Ma certamente siete in fase di miglioramento notevole, che sarà anche più evidente il prossimo week-end, quando Marte si avvicina ai Pesci. Nettuno impone cautela nella salute, sconsiglia incontri passionali al buio; chiude definitivamente situazioni cosiddette "impossibili".

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Villa comunale, l'intervento bloccato dalla burocrazia il servizio fermo da tre anni in gara soltanto un'impresa (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Circondario Sud2)" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Villa Comunale, l'intervento bloccato dalla burocrazia Il servizio fermo da tre anni In gara soltanto un'impresa

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EMANUELE IMPERIALI ROMA. OGGI LA SCELTA FINALE SPETTA AL COMITATO PER LA PROGRAMMAZIONE ECONOMICA... (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Benevento)" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

EMANUELE IMPERIALI Roma. Oggi la scelta finale spetta al Comitato per la Programmazione Economica. Ma al pre-Cipe, ieri sera, presente Gianfranco Miccichè che ha la delega in materia, sono stati messi a punto i criteri e si è stilato l'elenco delle opere pubbliche. Sempre più necessarie a un Paese che negli anni '70 era al secondo posto in Europa e oggi è precipitato al diciannovesimo su 27. Mentre spunta l'idea di decidere oggi nel corso della riunione anche interventi per migliorare in funzione anti-crisi l'accesso delle piccole e medie imprese al credito, alzando, come chiede il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola, da 500mila a un milione e mezzo il tetto per ciascun credito garantito dal Fondo centrale di garanzia per le pmi e far decollare contestualmente il Fondo Finanza d'Impresa, uno strumento caro soprattutto al ministro dell'Economia Giulio Tremonti, grazie al quale sarebbe possibile intervenire sul capitale di rischio delle imprese fino a due milioni e mezzo per un anno. Il nodo centrale del confronto è quello relativo alle risorse: sono 16,6 miliardi, ma da dove reperirli? Il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli ha in cassaforte una dotazione assegnatagli dal Cipe di fine dicembre 2008 pari a 7 miliardi e 356 milioni che non basta. C'è ancora una volta il salvadanaio del Fondo Aree Sotto Utilizzate, ma quei soldi hanno il vincolo che per l'85% debbono essere investiti al Sud. Anche per riequilibrare le grandi infrastrutture del Nord che saranno finanziate in questa tornata: l'Alta Velocità da Treviglio a Brescia, la Pontremolese, la Brebemi, alcune prime opere della Milano Expo, il Terzo Valico ferroviario Milano Genova. Nel Mezzogiorno di infrastrutture cantierabili entro fine 2009 c'è la solita Salerno-Reggio Calabria, che deve essere ancora finanziata solo per l'ultimo macro lotto, i cui lavori termineranno agli inizi del 2012: pronti sul piatto un miliardo e 800 milioni. E poi il Ponte sullo Stretto, per il quale servono 6 miliardi, e oggi potrebbero essere stanziati il primo 1 miliardo e 300 milioni. Insieme a queste due, il Cipe assegnerà un po' di risorse per migliorare e potenziare ferrovie, autostrade e porti di Sicilia e Calabria. Infine c'è la statale Jonica, che interessa in modo particolare Puglia e Basilicata. E la Campania? Sembra escluso che si riesca già in questa riunione a finanziare la linea ferroviaria Napoli-Bari, forse qualcosa potrebbe spuntare per la rete metropolitana di Napoli: in pole position il prolungamento della linea 6 la cui cantierabilità è possibile in tempi abbastanza rapidi. Matteoli si limita a dire che «se si parte con 16,6 miliardi di opere, si potranno creare circa 140mila posti di lavoro in più». E non è poca cosa in un momento di grave crisi occupazionale come l'attuale. Come avviene sempre in questi casi, ciascun ministro tenta di inserire questa o quell'altra infrastruttura che gli sta maggiormente a cuore. Così come c'è una forte pressione dell'Associazione Costruttori, delle opposizioni e degli ambientalisti affinché l'elenco che uscirà dal Cipe non contenga solo maxi opere ma anche piccole infrastrutture. «Nessun timore - replica il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti - Ci saranno anche opere minori». E ieri la Cgil ha pubblicato un elenco di fondi disponibili per le opere strategiche suddivisi per Regione: in totale il costo dei progetti è pari a poco meno di 238 miliardi, di cui il finanziamento non arriva neppure alla metà, fermandosi al 43,48%. In Campania si tratta di circa 9 miliardi e mezzo di grandi opere, finanziate per il 57,43%. Ecco perché il ministro dell'Economia Giulio Tremonti annunzia che il governo, nei prossimi 15 giorni, vuole anche sbloccare 7 grandi opere simbolo, «ferme per la follia della burocrazia».

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È DIFFICILE PREVEDERE I RISULTATI DEI PIANI DELLA NUOVA PRESIDENZA PER FAR USCIRE L'AMERIC... (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

È difficile prevedere i risultati dei piani della nuova presidenza per far uscire l'America dalla crisi attuale. Ci vorrà tempo e altri interventi a seguire quello da 787 miliardi varato pochi giorni fa. Si continuerà a discutere sull'efficacia o l'inutilità di questo o quel provvedimento e ciascuno di essi troverà i suoi difensori e i suoi detrattori. Ma l'accusa di portare il Paese verso il socialismo è di quelle da cui in America è difficile difendersi. Gli americani non distinguono tra comunismo e socialismo e se dal punto di vista ideologico la confusione può apparire comprensibile, dal punto di vista storico-politico ignora una delle più importanti esperienze della nostra epoca: quello del socialismo nella democrazia. Ma per gli americani democrazia e socialismo sono due termini antitetici e irriconciliabili. Socialismo per gli americani è tutto ciò che ostacola il libero mercato e la libertà di competere, socialismo è potere di intervento dello Stato, è burocrazia paralizzante e limitazione dell'iniziativa privata anche quando l'intervento dello Stato e la regolamentazione delle attività economiche sono resi necessari da situazioni come quelle attuali, dove proprio la mancanza o l'inosservanza delle regole e una iniziativa privata priva di remore e di scrupoli sono alla base della crisi epocale che stiamo vivendo. Secondo il giudizio storico dei conservatori, l'America ha vissuto una condizione vicina al socialismo dagli anni di Roosevelt sino a quelli di Johnson, trenta anni con la parentesi di due mandati del repubblicano Eisenhower, che deluse i conservatori perché invece di smantellare le strutture statali create dal New Deal, sinonimo di socialismo, scelse di conservarle. I successivi governi repubblicani di Nixon, di Reagan, di Bush padre e di Bush figlio, hanno disfatto gran parte di ciò che i democratici avevano costruito, mantenendo solo lo scheletro di un timido welfare state ben lontano dal modello europeo e che assicura agli americani una magra pensione, costruita con le contribuzioni del lavoro, e un minimo di assistenza medica agli indigenti e agli anziani. Gli strumenti che i repubblicani hanno usato nella loro opera di smantellamento dello Stato sociale sono stati il depotenziamento del governo federale e il taglio delle tasse. Il primo è avvenuto con il trasferimento agli Stati di parte dei poteri e dei mezzi del governo federale, con l'obiettivo dichiarato di «affamare la bestia», privarla cioè delle risorse per sopravvivere. La rivoluzione fiscale iniziata da Reagan con la drastica riduzione delle tasse sul reddito ha favorito i più ricchi, secondo il principio che la ricchezza dal culmine della piramide sociale si distribuisce fino alla base per un naturale automatismo che deve evitare ogni intervento dello Stato. L'accusa che i conservatori lanciano ad Obama, all'indomani della «luna di miele» più corta della storia politica americana, è quella di voler restituire allo Stato un potere di intervento sull'economia e in particolare sulle banche che dell'economia sono il principale volano e di voler punire i ricchi aumentando il loro carico fiscale e infine di accrescere la spesa pubblica. «Tax and spend» è l'accusa di sempre rivolta ai governi democratici. Inoltre nel piano della lotta politica la dichiarata volontà di Obama di voler escludere le lobbies dai meccanismi decisionali del Congresso e del governo è considerato un passo ulteriore verso il socialismo perché la sparizione delle lobbies rafforzerebbe il potere dello Stato federale e indebolirebbe le libere espressioni di una società fondata su una miriade di interessi corporativi (le lobbies debitamente registrate sono più di cinquemila). Sono posizioni intransigenti e in qualche misure manichee che ignorano volutamente le esigenze dell'intervento pubblico inevitabile in una crisi come quella attuale, nonché la necessità di reperire nuove risorse che per l'impoverimento della classe media possono essere fornite solo dagli alti redditi, beneficiati negli ultimi 30 anni da una politica che li ha apertamente favoriti. Ma anche il principio della redistribuzione della ricchezza per mano dello Stato nasconde, secondo i conservatori americani, intenzioni eversive e proprio durante la campagna elettorale Obama che a un comizio a quel principio fece un incauto riferimento dovette precipitosamente far macchina indietro per evitare accuse di socialismo. Tutto ciò promette la nascita di una forte conflittualità politica nei prossimi mesi in America. Anche quella parte della «intellighenzia» conservatrice che a Obama aveva espresso moderata simpatia, lo sta abbandonando e sembra intenzionata a scendere sul sentiero di guerra. Oltre che combattere contro una crisi di cui restano ancora ignote le dimensioni e la natura, Obama dovrà vedersela con i custodi di quella rivoluzione reaganiana che ha pesanti responsabilità per lo sfascio attuale. È una prospettiva che potrebbe complicare l'uscita dalla crisi e riproporre le asprezze dello scontro politico e ideologico che divise la società americana negli anni Trenta e che solo la Seconda guerra mondiale, con il richiamo all'unità nazionale, riuscì almeno in parte a ricomporre. Giuseppe Mammarella

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Vitali: "Narro la magia della provincia Il lago? E' come un compagno di vita" (sezione: Burocrazia)

( da "Affari Italiani (Online)" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Culture Intervista/ "Il lago e l'ambiente della provincia affascinano i lettori". Lo scrittore Andrea Vitali ad Affari Venerdí 06.03.2009 12:25 Di Mariano Sabatini - m.sabatini@libero.it Non si fa a tempo a leggere, sempre con piacere, un libro di Andrea Vitali romanziere-medico condotto di Bellano, sulla riva orientale del lago di Como - che subito ne è pronto un altro in libreria. I suoi successi editoriali si chiamano "Una finestra vistalago","Un amore di zitella", "La signorina Tecla Manzi": mix di intreccio, dialoghi che sconfinano nell'arte del pettegolezzo e attraenti ambientazioni provinciali. Qualche mese fa era uscito "Dopo lunga e penosa malattia" (ed. Garzanti, come tutti i precedenti), per il quale lo scrittore sterza con decisione sul genere giallo. Storia di un medico di base (guarda tu, la coincidenza) che indaga sulla morte di un amico, malato come lui di angina pectoris. Perché, nonostante sia morto d'infarto, qualcuno ha pensato di far pubblicare un manifestino funebre che fa riferimento a lunga e penosa malattia? Qualcosa non quadra, troppe incongruenze, strani accadimenti. "Almeno il cappello" è invece l'ultimissimo titolo a disposizione dei lettori. "Per dare alla città un Corpo Musicale degno di questo nome ci vuole un uomo di polso, un visionario che sappia però districarsi nelle trame e nelle inerzie della politica e della burocrazia, che riesca a metter d'accordo il podestà Parpaiola, il segretario comunale Fainetti, il segretario della locale sezione del partito Bongioanni, il parroco e tutti i notabili della zona", racconta Vitali. Un romanzo sull'avventura del Corpo Musicale Bellanese, le mille difficoltà dell'impresa e la determinazione di chi volle farsene artefice. A ritmo di valzer e mazurca, con il contorno di marcette e inni. Da un po' di anni i suoi romanzi diventano successi editoriali. Che idea si è fatto, cosa apprezzano di più i lettori nelle sue storie? "Credo tutto sommato che l'ambiente della provincia sia quello che affascina di più i lettori i quali, dentro quelle stesse storie, trovano motivi di realtà. Mi capita spesso nei luoghi più disparati, sentirmi dire anche qui da noi è successa una cosa simile, lo conoscevo anch'io uno così". Dopo lunga e penosa malattia è un giallo, seppure atipico. I motivi di questa sterzata sul genere investigativo? "Semplicemente l'essermi imbattuto in una storia che aveva contorni gialli, un poco inquietanti. Non per questo mi sento giallista, è la storia che comanda e chi la scrive deve ubbidire". Ne seguiranno altri, di gialli? "Se capitasse non mi sottrarrei". Gli abitanti di Bellano, location dei suoi romanzi, apprezzano la visibilità che ha dato alla cittadina? "Sì, anche se devo ammettere che la Bellano descritta nei miei libri è ormai un paese della memoria: quello attuale è soffocato da troppo, inutile cemento". Accanto ai protagonisti delle sue storie c'è sempre il lago e si ha la sensazione che lei lo consideri un personaggio con reazioni e personalità proprie. "Esattamente. Vede, io sono nato e cresciuto in riva al lago e ho imparato a conoscerlo in molti dei suoi aspetti. E' diventato un compagno di vita ed è quindi un vero e proprio personaggio, coi suoi umori, i suoi difetti, le sue virtù". È stato difficile per lei, medico di primo mestiere, avvicinarsi alla scrittura? "La scrittura per me è stata da sempre un divertimento. Mi è sempre piaciuto comuunicare scrivendo lettere e così di passo in passo sono arrivato a scrivere le mie storie". L'attività di medico condotto la aiuta ad immagazzinare esperienze, tipi umani, storie? "Certo, frequentare l'ambulatorio è anche un modo per mantenere i contatti con l'umanità, un'umanità non sempre ammalata e che invece ha voglia di chiacchierare. E' parlando che spesso le storie saltano fuori". tags: libri vitali provincia

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Specializzandi: Lenzi (Cun), concorso a maggio spiace ritardo (sezione: Burocrazia)

( da "KataWeb News" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Specializzandi: Lenzi (Cun), concorso a maggio spiace ritardo 6 marzo 2009 alle 16:19 — Fonte: repubblica.it — 0 commenti Il concorso per l'accesso alle scuole di specializzazione medica si farà a giugno prossimo con tre mesi di ritardo rispetto al 2008: dispiace il ritardo che si aggrava per chi laureatosi regolarmente deve utlteriormente aspettare in ragione del ritardo. Lo afferma il Presidente del Cun, Consiglio Universitario Nazionale, Andrea Lenzi per il quale, "l'iter per la pubblicizzazione del bando di concorso da parte del Miur, ora prevede la definizione dei contingentamenti -- quanti cardiologi o gastroenterologi -- da parte della Conferenza Stato-Regioni il 19 marzo prossimo". Insomma, salvo imprevisti, il concorso per i 5000 posti alle scuole di specializzazione si farà a giugno. "Ma -- obietta il Presidente Nazionale del Sigm, Segretariato Italiano Giovani Medici, Walter Mazzucco -- la specializzazione è un prerequisito essenziale per accedere al ruolo di dirigente medico ed il ritardo nell'accesso alla formazione implica un ritardo al mondo del lavoro: ogni mese che passa senza contratto è un mese perso, un danno non solo formativo". Dal Ministero dell'Università (Miur) competente assieme al Welfare, vengono rassicurazioni sulla pubblicazione dei bandi entro la prima decade di Aprile 2009, fermo restando "l'impegno" a trovare un accordo con le Regioni in sede di Conferenza Stato Regioni. "Siamo nelle mani dell'alta burocrazia ministeriale che decide spesso senza criteri sulle pelle dei giovani medici -- aggiunge Mazzucco -- come è stato per gli accorpamenti delle scuole di specializzazione fra regioni diverse e nella stessa regione: non siamo contrari a questa riforma ma non la si può calar dall'alto a ridosso del concorso". Dunque, forte perplessità sull'applicazione degli accorpamenti delle scuole di specializzazione per il corrente anno accademico: "anche se abbiamo registrato l'apertura del Miur a limitare l'entità della razionalizzazione, in funzione delle specificità regionali -- conclude Mazzucco -- Ci appelliamo al Ministro Gelmini affinché queste dichiarazioni si traducano in atti concreti ed alle Regioni perché non ostacolino ulteriormente l'iter". AGI

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Flessione dei consumi, Calvaresi "serve gioco di squadra" (sezione: Burocrazia)

( da "Quotidiano.it, Il" del 06-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Flessione dei consumi, Calvaresi ?serve gioco di squadra? San Benedetto del Tronto | Sinergia tra commercianti e strutture ricettive. Questa è la ricetta da adottare secondo Marco Calvaresi, presidente Pro Loco nonché rappresentante di Confindustria, se si vuole arginare lo spettro della flessione dei consumi prevista per l?estate 2009. di Stefania Serino Marco Calvaresi Turismo e commercio, due realtà ancora ancorate ai propri schemi logistici e di mercato, slegate da una strategia comune. Marco Calvaresi, al contrario, le considera due facce della stessa medaglia, quella dello sviluppo. Secondo il rappresentante di Confindustria occorre una strategia di sviluppo che miri a rilanciare l'economia locale. Ma in che modo? Un'idea potrebbe essere quella dello ?shopping tour' come spiega lo stesso Calvaresi: " San Benedetto dispone di negozi di 'alto livello' dunque si potrebbe creare una tessera che permetta chi soggiorna presso le nostre strutture alberghiere di poter usufruire di vantaggi sugli acquisti". L'idea di Calvaresi mira ad abbracciare un turismo non più legato alle famiglie, ma anche e soprattutto al contesto estero, come ad esempio la Russia nuova frontiera del mercato del lusso: "pensiamo a quanti pulmann -dice - arrivano dalla Russia per acquistare i nostri beni di lusso". Altra idea potrebbe essere secondo Calvaresi quella di far divenire il centro cittadino un vero e proprio centro commerciale, attraverso una parziale copertura che possa attirare e accogliere cittadini e turisti in tutte le stagioni. Calvaresi parla chiaro: "basta con le iniziative fine a se stesse, c'è bisogno di grandi eventi che rilancino la città nel vero senso della parola passando soprattutto per il mezzo televisivo che resta ad oggi il canale più veloce per arrivare alle famiglie, ma anche per ottenere una promozione turistica più amplificata". Linea di pensiero che sposa quella dell'assessore regionale Sandro Donati relativa alla promozione di un mega evento che rilanci il Piceno. D'altronde le previsioni parlano chiaro: è previsto per la stagione estiva 2009 un calo di entrate pari all'1,5 %, dato cumulativo che và a sommarsi ad un - 4% registrato nel 2008. Previsioni che preoccupano gli addetti ai lavori senza contare le diverse variabili che entrano in gioco, prima fra tutte la variabile clima. Nel merito una tirata d'orecchi Calvaresi la riserva al Governo dove ancora poco si stà facendo per il settore turistico: "non comprendo la scelta del governo di dare impulso al settore auto con un indotto del 10% mentre in minor misura si è agito per il settore turistico che ricordo ha un indotto del 12%. Per fortuna - aggiunge - grazie alla proposta della Brambilla, sono stati stanziati fondi per i cosiddetti buoni vacanza che tuttavia mi convincono poco". Calvaresi fa riferimento agli incentivi stanziati dal Governo nei confronti degli enti locali destinati alle famiglie impossibilitate a recarsi in vacanza: "tali misure di intervento, sebbene apprezzabili, incontrano gli ostacoli della burocrazia, come nei parametri sempre difficili da adottare per le assegnazioni dei suddetti buoni". Un plauso Calvaresi lo riserva all'amministrazione grottese in seguito all'incontro indetto giorni fà dal Sindaco Merli a cui hanno partecipato il Consorzio Turistico Riviera delle Palme, l'AOT di Grottammare, l'ACOT di Cupra Marittima, la Confesercenti di San Benedetto, la Confcommercio di San Benedetto e la Confindustria, oltre al vicesindaco Piargallini Enrico e all'assessore alle attività produttive di Grottammare Cesare Carboni: "finalmente l'amministrazione di Grottammare inizia a comprendere la necessità di coinvolgere anche i privati per ricercare una concertazione finalizzata ad una promozione turistica più mirata allo sviluppo strategico". 06/03/2009

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Quei colpi di pagaia dell'energica Carla (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

CANOA LA TURA, SAVONESE, DA POCO PRESIDENTE FEDERALE REGIONALE Quei colpi di pagaia dell'energica Carla «Stiamo crescendo ma bisogna fare di più, soprattutto verso i giovani» E' diventata dirigente perchè un serio infortunio al ginocchio le ha impedito di gareggiare. Ora Carla Tura, savonese, da tempo nell'organigramma della Sabazia, è presidente regionale federale per un quadriennio in cui sarà necessario lavorare su diversi fronti. Carla, come la conoscono nell'ambiente, è per le decisioni rapide con evidente orticaria per la burocrazia, ben presente anche qui: «La decisione di candidarmi - sottolinea - è nata dopo una positiva esperienza alla Sabazia. Credo ci sia tanto lavoro per questo sport che conta su un aumento di praticanti ma che per la massa diventa protagonista solo ogni 4 anni, con le Olimpiadi». Lei ha deciso di farsi affiancare da un consiglio regionale esperto e composto anche da forze nuove che potranno un giorno ereditare il testimone: ne fanno parte anche i savonesi Laura Bentivoglio per il settore tecnico, e Cristina De Grregori in rappresentanza degli atleti. Inserito, sempre in rappresentanza degli atleti, pure Delio Codino della Canottieri Osiglia. Ma quali saranno i primi impegni? «Intanto potenziare il Centro Tecnico di Osiglia, organizzando raduni e stage aperti a quanti più atleti possibile, così di dare la possibilità a tanti ragazzi di avere occasioni di emergere. Poi tornare ad organizzare tutti i campionati del settore fluviale e coinvolgere sempre più gli enti interessati e la Tirreno Power per il campo scuola di canoa polo». Ma la canoa va coinvolta pure nelle manifestazioni turistiche: «La canoa da turismo è un ottimo veicolo di propaganda, la Federazione deve sforzarsi di sponsorizzarla riconoscendone l'attività». Infine i programmi 2009: «La speranza è vedere un sempre maggior numero di giovani liguri alle rassegne internazionali. Del resto qui ci sono tecnici capaci, come dimostrano i risultati. Bisogna insistere su questo discorso, "catturando" i ragazzi».

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Borgata Canarone si ribella "Non vogliamo i nomadi" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

CHIERISCONTRO IN COMUNE SUL POSSIBILE TRASLOCO Gli 80 residenti sono contro il progetto «La nostra casa varrà il 30% in meno» Borgata Canarone si ribella "Non vogliamo i nomadi" Ricorso al difensore civico. I rom: "Umani anche noi" [FIRMA]ANTONELLA PEROTTI CHIERI Non è servito nemmeno guardarsi in faccia. Né parlarsi intorno a un tavolo in Comune. In un'assemblea in cui la tensione si tagliava con il coltello, i residenti della borgata Canarone a Chieri sono arrivati in massa per ribadire che i nomadi non li vogliono. Al tavolo c'erano anche i Rom, che da settimane dovrebbero trasferirsi dal campo attuale ai Mosetti nella cascina messa a disposizione da Giancarlo Gola, padre dei Gesuiti. Sono in sedici, due coppie, tanti bambini e l'anziana matriarca Sofia che l'altra sera era seduta con la sua gonna a fiori accanto al genero Caio. La data del trasloco slitta in avanti ancora una volta, mentre il Comune cerca di mediare, ma a fatica. Perché la verità è che a Canarone la maggior parte degli ottanta residenti non è convinta del progetto. E ora si è rivolta anche al difensore civico. Pregiudizi? «Noi non esprimiamo nessun giudizio - ha ribadito Carlo Massucco, una delle voci pubbliche della borgata -. Chiediamo che si facciano ulteriori puntualizzazioni sul protocollo d'intesa tra residenti, associazioni e Comune. E ci preoccupiamo del futuro dei nomadi visto che il comodato d'uso scade tra due anni». Qualcuno obietta, come Raffaella Calvo: «In realtà è un accordo tra privati. Non sarebbe necessario nessun protocollo» dice. «Se queste puntualizzazioni pregiudicano il trasloco non mi sta bene», aggiunge Marina Bosco. Da una parte ci sono i giovani del Cubo, il comitato Pace e Cooperazione, padre Gola e i Gesuiti, i servizi delle politiche sociali del Comune, convinti che esiste un'integrazione possibile, di fronte gli abitanti che a quel progetto non credono. C'è chi esprime qualche perplessità come Gian Gherardo Aprile: «Tra tre mesi ci sono le elezioni: chi ci garantisce che con un'eventuale cambio di amministrazione il progetto venga seguito? Non bastano le buone intenzioni». A microfoni spenti c'è anche chi parla con franchezza, ma preferisce non si scriva il suo nome: «Io ce l'ho con l'amministrazione. Ho speso un capitale per ristrutturare la cascina, ho dovuto fare la variazione da edificio agricolo in residenziale, ho rispettato tutti i cavilli della burocrazia e adesso arrivano i Rom. La mia casa vale il 30% in meno come minimo: ho ricavato quattro alloggi e dubito di riuscire ad affittarli con questa pubblicità». E poi la paura è che nel terreno davanti alla cascina ricompaiano roulotte, baracche e diventi un piccolo campo nomadi tra le ville residenziali. «Perché non sono stati invitati al tavolo anche altri sindaci?» si domanda Daniela Gasparri, residente. Carlo Corinto, primo cittadino di Baldissero, è preoccupato per la sicurezza. Le cronache non lo fanno stare tranquillo. Di fronte a tanti dubbi, Caio, rom, 30 anni, si è dato coraggio e ha preso la parola: «Siamo esseri umani, i nostro figli vanno a scuola con i vostri. Anche noi vediamo la televisione e le notizie di cronaca che vi allarmano, ma siamo brave persone. Io lavoro e sono pronto a rispettare le regole. Noi ce ne siamo andati dal campo dell'Arrivore perché era un inferno pieno di delinquenti e non volevamo vivere così».

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Quote latte, Vecchioni ringrazia la Cia: la nostra lobby ha vinto sul decreto (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Quote latte, Vecchioni ringrazia la Cia: la nostra lobby ha vinto sul decreto L'appello alla Regione: i piani di sviluppo rurale vanno rivisti Non poteva non partire dal decreto sulle quote latte e dai primi successi ottenuti grazie alla forte azione sindacale l'intervento di Federico Vecchioni. «Molti ci dicevano che eravamo degli estremisti - afferma - che volevamo andare contro il governo, che scendevamo in piazza come la Cgil. Ebbene, le ragioni dei miei associati vengono prima degli equilibri politici». Vecchioni è sicuro che l'azione di lobby portata avanti insieme alla Cia è stata fondamentale. «E la conferma l'ho avuta dal presidente della Commissione agricoltura della Camera, Paolo Russo, il quale ha confermato che senza Arcore e Gemonio il decreto sul latte sarebbe passato con la fiducia, senza alcuna modifica». Un successo - ancora da completare con la discussione alla Camera - al quale se ne affiancano altri, rivendicati dallo stesso Vecchioni. Come la battaglia contro l'Ici rurale, un successo 'olimpico', visto che l'emendamento contro l'imposta su «stalle, cantine, frantoi è stato portato avanti dall'ex Azzurra di sci, Manuela Di Centa». Sfide vinte e sfide da affrontare. Come quella che il numero uno di Confagri sollecita alle Regioni, dopo l'approvazione in sede comunitaria della Health Check della Pac. «Entro i prossimi due mesi le Regioni dovranno rivedere i Piani di sviluppo rurale - avverte - i Psr vanno riqualificati, con una strategia di lungo periodo e con risorse che devono essere destinate agli agricoltori, i primi responsabili nella tutela dell'ambiente'». Guerra anche alla burocrazia. «La Pac - conclude - per colpa delle mille carte, arriva cinque mesi più tardi rispetto ai colleghi francesi». (m.b.)

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SERVONO CERTEZZE Il consiglio nazionale del notariato invita a non sottovalutare l... (sezione: Burocrazia)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

cronaca pag. 9 «SERVONO CERTEZZE» Il consiglio nazionale del notariato invita a non sottovalutare l «SERVONO CERTEZZE» Il consiglio nazionale del notariato invita a non sottovalutare l'importanza di un accertamento di volontà consapevole, quando si discute di testamento biologico. «Da sempre partecipiamo al dibattito su questo tema a cui già nel 2004 avevamo dedicato un convefno multidisciplinare nazionale alla presenza di magistrati, notai e medici», si legge in una nota. Da allora il Notariato ha messo a disposizione di Parlamento e forze politiche «la propria affidabilità giuridica e tecnologica non per creare ulteriori elementi di burocrazia», ma perché in una materia così delicata dal punto di vista etico «considera fondamentali per la normativa due requisiti sostanziali: l'accertamento, appunto, della volontà consapevole e la sua documentazione per una conoscibilità da parte degli operatori».

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bimbo malato, la regione non fermi le cure (sezione: Burocrazia)

( da "Centro, Il" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 13 - Regione «Bimbo malato, la Regione non fermi le cure» L'appello della mamma: è affetto da tetraparesi, senza terapia soffre troppo PESCARA. Un bambino di otto anni, affetto da tetraparesi, e da quando aveva sei mesi è sottoposto alla riabilitazione che gli consentono di muoversi. Da un anno al bimbo, che chiameremo solo con l'iniziale di «L», le terapie sono state ridotte. Si è passati da sette ore a settimana a un'ora e mezza per via dei tagli alla spesa sanitaria imposti dalla Regione. «L» ne soffre molto, perché senza le terapie non riesce a mantenere un buon livello di elasticità di tendini e muscoli. Per cui prova dolore, piange, si lamenta e dal punto di vista fisico sta regredendo. La sua famiglia non può fare molto, perché le cure costano troppo ed è impossibile affrontare una spesa del genere. Solo la Regione, quindi, può risolvere il problema, consentendo a «L» di ricevere l'assistenza necessaria, e proprio alla Regione si rivolgono il consigliere regionale Walter Caporale (La Sinistra, Verdi-Sd) e la mamma del bambino, Maria Rosa, che vive a Cepagatti, ha altri due figli piccoli ed è stata costretta a ridurre il lavoro per poter accudire «L». «Non è possibile», dice Caporale, «che questo bimbo e altri malati come lui debbano pagare le conseguenze degli scandali e delle ruberie che si sono verificati nella sanità. I tagli alla spesa sono una vergogna e spero che la Regione intervenga subito». Per sollecitare il presidente Gianni Chiodi e l'assessore alla Sanità, Lanfranco Venturoni, il consigliere di opposizione ha scritto una lettera e presentato un'interrogazione a risposta immediata, ma potrebbero passare diverse settimane. «Mi auguro, dice ancora Caporale, che non si aspettino i tempi della burocrazia, anche perché la mamma di "L" non sa più cosa fare ed è pronta anche ad attuare una protesta, incatenandosi e chiamando le tv nazionali». Più il tempo passa, poi, e più la situazione rischia di peggiorare: «Con le sedute fisio-riabilitative il bimbo si muove bene e avrebbe buone prospettive se facesse terapia in misura adeguata, spiega la mamma. Un'ora e mezza a settimana non è nulla, per lui, e infatti la situazione è peggiorata e c'è il timore che in futuro si debba intervenire chirurgicamente. Così il bambino viene condannato a una vita di sofferenze, e se le cose non cambieranno dovrò ricoverarlo o andare all'estero, ma così gli impongo un'esistenza da malato. Di certo non posso pagare io le terapie: una sola seduta di idrochinesi costa 24 euro». La madre ha bussato alle porte di tutte le strutture (sono solo quelle private) pubbliche che lavorano in questo settore e che vengono pagate dalla Regione, ma la risposta è sempre la stessa: i servizi sono stati ridotti dopo il taglio del 25 per cento imposto dalla Regione. E così oggi le rimane solo di chiedere aiuto alle istituzioni. Se poi non arriveranno risposte passerà alla protesta. «Ma perché devo fare gesti eclatanti e rinunciare alla mia dignità?», si chiede, «l'assistenza non è forse un diritto?». (f.b.)

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interventi rapidi e ammortizzatori sociali (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Sardegna, La" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Appello alla Regione di Gian Carlo Deidda, presidente della Camera di commercio «Interventi rapidi e ammortizzatori sociali» «Sbloccare la burocrazia che frena i finanziamenti e azioni per agevolare il credito» CAGLIARI. «Ormai si parla di ripresa non prima del 2011», precisa Gian Carlo Deidda, presidente della Camera di Commercio e dell'Ascom della provincia di Cagliari, che ha fatto un appello contro la cisi alla nuova giunta regionale. Ieri mattina, inoltre, il Cipe ha varato un pacchetto complessivo di 17 miliardi e ottocento milioni di euro, di cui 130 andranno per le aree metropolitane di Bari e Cagliari. «Ma la possibilità di spesa deve essere immediata», sottolinea Deidda. Lo stato di crisi è generalizzato. «Sì e nel nostro tessuto produttivo si rischia moltissimo. Ed è per questo che deve, subito, intervenire la Regione. Il quadro dell'hinterland cagliaritano e quello di Portovesme sono campanelli d'allarme per i quali è necessario che si operi con ammortizzatori sociali a tutto campo». Vi sono dei lavoratori che hanno la cassa integrazione, altri no. I precari rappresentano la maggior parte di coloro che saranno espulsi dal mondo del lavoro e si troveranno senza alcun sussidio. Che fare? «Certamente non possono esserci lavoratori di serie A e di serie B: tutti devono essere protetti e avere la possibilità di un ammortizzatore sociale. E credo che questa sia la prima priorità». - Come intervenire? «Se non si opera subito con una rete che garantisca la sopravvivenza delle persone, sarà una slavina: vi sarà una reazione a catena. Bisogna dare a tutti la possibilità di vivere, anche ai precari senza più lavoro, altrimenti i consumi caleranno a picco». - Ma come fare? «Occorrre un intervento da parte del potere politico, uno strumento in deroga. Poi un'azione di sistema da parte di tutti gli interessati: dalle aziende ai sindacati. Ripeto: questa è la prima priorità, altrimenti sarà tutto il territorio a collassare, senza ammortizzatori sociali diffusi non c'è reddito disponibile. E senza questo non c'è possibilità di spesa e il territorio precipita. Mentre un modo per arginare la crisi è proprio quello di sostenere il mercato interno. Lo sviluppo dell'attuale industria è stato supportato da una serie di attività di servizio con personale a tempo e che ora sono state e saranno le prime a subire la crisi. La questione va affrontata tecnicamente, ma in primo luogo occorre la volontà regionale». - Molte aziende sono alla canna del gas: le banche chiedono i rientri... «Sì, siamo in un sistema di credito contratto e questo significa strozzare le attività commerciali. Il sistema camerale di Cagliari ha stanziato 320mila euro per la creazione di un fondo anticrisi di controgaranzia. E questo dovrebbe permettere alle aziende di operare in un sistema più protetto. Altrimenti, secondo i nuovi parametri, molte società verrebbero valutate come decotte con una conseguente chiusura di tutti i rubinetti creditizi». - Nel 2008 c'è stato un saldo positivo tra le aziende che hanno cessato l'attività e le nuove. Come lo spiega? «In alcuni casi si è trattato di imprese sorte come "bene rifugio", per tentare di mettere in piedi piccole attività dopo aver posto di lavoro. In altri casi di un atto di fiducia e voglia di imprenditoria». - E ora? «In questi due mesi del 2009, invece, il trend è stato invertito: le imprese stanno chiudendo, soprattutto le più giovani. E questo è un segnale pesante». - Lei che cosa propone? «Il ministro Tremonti parla di cento miliardi di euro, in tutto il Paese, bloccati per la burocrazia. E il fenomeno esiste anche da noi. Una delle prime richieste presentate dalla Camera di commercio e e dalla Confcommercio riguarda il settore agricolo dove vi sono ottanta milioni di euro già finanziati, ma bloccati per questioni burocratiche. Il comparto si trova in una crisi pesantissima, mentre vi sono circa ventottomila domande ancora inevase. Lo stesso discorso va fatto per le imprese artigiane: bloccati i fondi già disponibili». - Anche il commercio flette... «Sì, per questo bisogna rivedere la legge regionale specifica e chiarire i tempi di erogazione dei contributi. Il tutto in un discorso di sinergia col turismo. I centri commerciali naturali, ad esempio, dovrebbero essere ulteriormente supportati. Altrimenti il lavoro fatto sino ad ora e che ha contribuito a rivitalizzare i centri storici, va perduto». - I voli low cost sembrano una delle poche cose che tiene... «Il settore, però, che va potenziato con un lavoro di promozione dell'isola nelle vecchie e nuove tratte. In questo momento di crisi è importante che tutti i settori commerciali siano spinti a valorizzare e, almeno, a mettere in evidenza i prodotti locali. Tra turismo, artigianato e commercio si deve fare sistema: un modo per valorizzare le produzioni locali». - Come intervenire? «Basterebbe, almeno, che tutte le catene commerciali presenti sul territorio segnalino i prodotti locali. Nessuno può tirarsi indietro». - Infine? «Ammortizzatori per tutti, in primo luogo. Superamento della burocrazia, intervento verso le banche e sensibilizzazione per i prodotti della nostra terra».

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tagliandi per gli invalidi, 22 avvisi di garanzia (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Sardegna, La" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Inchiesta partita nel 2006 con un'indagine della polizia municipale di Iglesias Tagliandi per gli invalidi, 22 avvisi di garanzia Certificati medici di invalidità rilasciati in fotocopia con firme risultate false IGLESIAS. Una raffica di avvisi di garanzia, ben 22, emessi dalla procura di Cagliari, ha posto fine alla prima trance dell'inchiesta sulle certificazioni false riguardanti la concessione del tagliando per i disabili. Il sostituto procuratore della repubblica, Giangiacomo Pilia, in questi giorni, ha fatto notificare a 22 persone, compreso anche il presidente della consulta degli invalidi, Enzo Atzori, altrettanti avvisi di garanzia per quel giro di certificati medici attestanti invalidità, vere o presunte, ma rilasciate su fotocopia con firma falsa. Un'inchiesta a largo spettro quindi che potrebbe riservare altri sviluppi. Tutto era partito alla fine del 2006 con un'indagine avviata dal comandante della polizia municipale di Iglesias Marco Cantori e dai suoi collaboratori. Agli uomini degli uffici municipali il sospetto che ci fosse qualche cosa di poco chiaro venne per una banale richiesta. Nel verificare la certificazione prodotta dagli interessati ad ottenere il rilascio del tagliando per disabili, la polizia municipale aveva notato che i certificati medici presentavano sempre la stessa firma, e timbri diversi, e che l'istanza prodotta dai richiedenti proponeva la stessa grafia del medico certificante l'handicap. In poco tempo al comando dei vigili urbani erano giunte una ventina di richieste di tagliandi per portatori di handicap tutti apparentemente sfornati secondo un copione prestabilito. Il sospetto è cominciato a balenare e subito dopo sono iniziati i controlli e i sospetti sono diventati certezza. Una stessa mano e lo stesso fotocopiatore riproponeva un certificato vero che poi, sempre a mezzo fotocopiatore, con l'inserimento di dati anagrafici e la firma. Il tutto sembra fatto sempre dalla stessa persona. In pratica chi si presentava alla consulta per avere una consulenza sulle modalità di ottenimento del tagliando per i portatori di handicap si trovava a disposizione, dopo qualche giorno, un pacchetto preconfezionato: certificato medico e istanza da presentare alla polizia municipale del capoluogo minerario. Si faceva tutto "brevi manu" senza passare dal medico e senza aspettare i canonici tempi di attesa. Tarocco maldestro ed in tempi rapidi: un modo illegale di aggirare la burocrazia e per ottenere vantaggi nella sosta delle autovetture e in altri servizi. Quando la vicenda è diventata più che un sospetto a prendere in mano le redini dell'inchiesta è stato il sostituto procuratore della repubblica Giangiacomo Pilia che successivamente ha dato carta bianca al comandante della polizia municipale Marco Cantoni per approfondire i fatti ed arrivare alla conclusione del traffico di tagliandi ottenuti raggirando le leggi. Bocche cucite in municipio e soprattutto tra gli addetti della polizia municipale che stanno peraltro proseguendo nell'inchiesta che potrebbe proporre, e a breve, qualche altra appendice. Ieri mattina la polizia municipale ha terminato di notificare agli interessati gli avvisi di garanzia ai 22 che hanno presentato un certificato medico falso attestante l'invalidità più o meno vera. Già perché molti di queste persone "avvisate" potevano ottenere il tagliando seguendo la strada della legalità. Chissà per quale strano arcano, alcuni di essi, siano stati indotti, a presentare un certificato medico falso per una invalidità vera. L'identikit di questi invalidi non è facilmente proponibile: si tratta di pensionati, ex minatori, commercianti e impiegati di pubblici uffici che hanno cercato una scorciatoia anomala ed ora sono sotto la lente d'ingrandimento della procura.

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"prima lo straniero era una persona adesso è diventato un fastidio" - oriana liso (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XI - Milano Lucy, 57 anni, immigrata "Prima lo straniero era una persona adesso è diventato un fastidio" ORIANA LISO lucy Rojas è arrivata a Milano, dal Cile, nel 1975. Aveva 23 anni, lo status di rifugiata politica e una laurea come assistente sociale, ma quel pezzo di carta qui non valeva nulla. «Ho fatto la scuola per diventare quello che ero già», ricorda. La Milano che conobbe allora «è molto diversa da quella che vedo oggi: era una città più accogliente, dove si trovava lavoro più facilmente, dove c´era più solidarietà e forse anche più voglia di mischiare le culture. Dove lo straniero era visto come persona, e non solo come fastidio o risorsa lavorativa. Dove mi sembrava di essere italiana, forse perché vivevo in un quartiere, l´Isola, dove c´era un´anima popolare, sincera. Ora è diverso: per voi restiamo sempre stranieri». Lucy lavora in Comune - insegna nella scuola per assistenti sociali - ed è l´anima di una cooperativa sociale che si occupa di immigrati. Di storie di razzismo, piccole e grandi, ne vede ogni giorno, «dagli insulti alle donne islamiche per il velo ai percorsi a ostacoli della burocrazia per le mamme». Il suo personale punto di osservazione sulla città sono i mezzi pubblici, «dove gli unici che si alzano per cedermi il posto sono proprio gli stranieri». Quei viaggi in tram la riconciliano con la città «proprio perché è l´unico luogo dove ci sono tante nazionalità che si mischiano, dove a volte voi italiani riuscite a non lamentarvi se un suonatore straniero sale in carrozza per chiedere l´elemosina». Anche se poi gli sguardi cattivi ci sono sempre: «è vero che non tutti sono buoni: ma è anche vero che tantissime famiglie e aziende milanesi non potrebbero andare avanti un giorno senza le colf, le badanti, gli operai immigrati: eppure anche i più aperti, i progressisti ci vedono come soggetti utili, non come persone».

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cinque terre, albergo bocciato dal consiglio di stato (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina IX - Genova Il caso Esultano gli ambientalisti per la conferma dello stop al progetto tra Manarola e Corniglia. Per i giudici la struttura violerebbe i vincoli paesistici Cinque Terre, albergo bocciato dal Consiglio di Stato Doveva essere la prima, contestata, struttura alberghiera, nel cuore della Cinque Terre, ma dopo la sentenza del Consiglio di Stato, il progetto tra Manarola e Corniglia potrebbe essere arrivato a fine corsa. I giudici del Consiglio di Stato, infatti, non solo hanno bocciato il ricorso con cui Regione Liguria, Soprintendenza, Comune di Riomaggiore e Parco Cinque Terre si erano opposti al primo stop del Tar Liguria, ma per alcuni aspetti hanno addirittura rafforzato la prima sentenza. Esultano gli ambientalisti del Vas, che con l´avvocato Daniele Granara avevano dato il via alla battaglia assieme a due residenti che si erano affidati all´avvocato Giovanni Bormioli. Da parte sua, l´Ente Parco si dice soddisfatto e si augura che l´operazione si riattivi seppur nei binari indicati dalla sentenza. Ma il Consiglio di Stato colpisce il cuore del progetto. Il piano di recupero del Villaggio Europa (struttura abusiva) violerebbe i vincoli paesistici. In sostanza, dicono i giudici, le norme prevedono che si mantengano non solo gli stessi volumi ma anche le stesse forme (la filosofia del piano paesistico regionale è quella di un «lifting dei fabbricati esistenti» dice la sentenza). Invece il progetto «non recupera ciò che c´è ma lo si elimina per sostituirlo con opere radicalmente differenti». Dell´insediamento preesistente il progetto «altera radicalmente le caratteristiche qualitative: ad edifici singoli e ad un piano, aventi i connotati di bungalows viene sostituito un unico edificio a due piani». I criteri imposti dalla sentenza rischiano ora di rendere antieconomica l´operazione. In un cominciato, i Verdi Ambiente e Società si augurano che ora l´area dovrebbe essere «acquisita per destinarla alla fruizione pubblica». E si sottolinea inoltre come la sentenza impedisca anche uno di quei corto circuiti della burocrazia che di fatto avrebbe consentito la realizzazione di una - legittima - operazione immobiliare grazie ad un originario abuso edilizio. (marco preve)

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Costretti a sorridere, come su candid camera (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Costretti a sorridere, come su candid camera Caro de Battaglia, leggere i giornali è diventata un' azione di coraggio verso il proprio fegato e verso le proprie coronarie. La politica fa il bello e cattivo tempo mentre i cittadini, e mi limito all'ambito locale percarità cristiana, stanno a guardare sempre più increduli e scoraggiati. Un candidato sindaco dirigente provinciale che non conosce la storia - e le storie - dei suoi ospiti a pranzo, un candidato sindaco di valle che da parlamentare europeo già assicura: "Mi tengo tutte due le poltrone". Un sindaco che da senatore se le tiene tutte e due e non ne parla proprio. Una bagarre sui costi della politica che, passata una settimana, viene lasciata nel silenzio perché tanto la gente poi se ne scorda. Uno stanziamento a favore di una organizzazione certamente non bisognosa che dovrebbe portare alla conta di chi è più cattolico cristiano e benefacente. Una nobile gara, insomma. Una città che fra lavori di marciapiedi e strade sta diventando un budello (vedasi Bolghera) con costi che non ci sono mai stati comunicati. Questi alcuni grandi temi,però vorrei citarne uno piccolo ma significativo: in Piazza Medaglie d'Oro, di fronte all'ospedale dove la ricerca del parcheggio è spesso una lotta all'ultimo centimetro, ad un bar (con grande giardino) è stata assegnata dal burocrate di turno un'area per esporre i tavolini, sopprimendo tre posti macchina. E' un esempio banale, ma significativo di come la politica e la burocrazia operino se non sempre, almeno spesso in una sfera lontana, ovattata, autonoma e autoreferenziale. Come se i cittadini non esistessero, come se le regole dell'etica più comune e basilare non valessero più per chi sta dall'altra parte del portone istituzionale. Superata la soglia sembra vi sia una mutazione genetico-comportamentale. Obama ha chiamato gli americani alla responsabilizzazione; concetto semplice, comprensibileda tutti, ma molto efficace. Da noi si è chiamati a sorridere e a non farci vedere inquieti, come se noi cittadini fossimo sempre e ininterrottamente su "candid-camera". Noi siamo comparse, solo comparse, il regista e gli autori non si vedono ma si sa che ci sono. Noi crediamo in regole e comportamenti etici, loro in effetti speciali. Rita Grisenti TRENTO Questa sua bella immagine della "candid-camera" la terremo presente, cara signora, passeggiando per la nostra Trento, sempre meno accogliente (quanti negozi cacciati, quante strade ricche di marmi e vuote di persone) e sempre più di " voyeur", ché chiunque cammini si trova sotto l'occhio delle telecamere giorno e notte, in Via Mantova, in Piazza Duomo, in Via Belenzani, proprio come un burattino di cui altri tirano i fili (i registi, ci sono, certo, e anche i grandi fratelli) comparsa in uno spettacolo di cui altri incassano i biglietti. Si polemizza magari, pensando all'oggi e alle misere pensioni dei professori, sulle gratifiche di vecchi militanti di partito che per una vita hanno avuto stipendi da fame e che hanno servito qualche mandato in Parlamento (allora era un lavoro dignitoso) ma non si accusano i progettistii che lucrano commesse pubbliche nei piani regolatori dei Comuni che il nuovo Pup avvierà, un'orgia di piani, inutili e dannosi per lo più, che cementificheranno il territorio al costo di alte parcelle. La "prospettiva" è stata segnalata da professionisti all'interessante incontro sul Pup recentemente promosso dal Gruppo Donne della Rendena. Ma appunto, o non si ascolta o ci si dimentica. Né si va ad indagare - come lei sottolinea - sugli sperperi di "arredi urbani" che assomigliano ad inutili addobbi in un quartiere già dignitoso e benestante (Piazza Vicenza è diventata pretenziosa, non è certo migliorata) quando altri quartieri meriterebbero ben altri interventi. E poi gli spazi pubblici occupati, per carità a fini nobilissimi, ché i bar restano forse gli ultimi luoghi di socializzazione, e il Comune incassa, ma con disagio dei cittadini, come all'ospedale, o all'incrocio fra Via Piave e Via dei Mille, dove una piattaforma di legno per seggiolini e tavolini (simpaticissimi a bere una birra l'estate) rende quasi impossibile l'ingresso in un'altra strada, e pericolosa la sua uscita. Lungi da noi voler privilegiare le automobili rispetto ai bar, è giusto che le automobili vengano scoraggiate: ma se uno chiede un posteggio, dovrebbe essergli concesso come se ha un bar. O no? Sugli altri temi alcune idee in libertà. Per quanto riguarda i politici essi credono "veramente" che l'elezione diretta ricevuta dal popolo (con 35 mila o 2000 preferenze non importa) si traduca in una consacrazione: non lo credono perché arroganti o cattivi, ma perché le preferenze fanno scattare in loro un meccanismo di onniscienza e onnipotenza. Sono esattamente quelli che erano il giorno prima, ma improvvisamente non ascoltano più, pensano di poter decidere da soli, ritengono che l'investitura popolare, come l'antico diritto divino, consenta loro tutto. E' uno stato mentale, prima che comportamentale. Ecco perché, fin dai tempi più antichi, è sempre sorta l'esigenza che il potere fosse diviso, controllato, mai unificato. E a chi non lo capiva il popolo tagliava la testa, per mostrare che non contava il diritto divino, ma quello umano. Oggi quella lezione(dividere e controllare i poteri) s'è smarrita. I cittadini che non vogliono fare le marionette sotto le telecamere dove vengono "spottati e archiviati", devono incominciare a rendersene conto. Oppure stare zitti. Diventare sudditi. Guardare la tv (ora, con il "decoder" si potranno moltiplicare le trasmissioni) lasciare che tutto venga dimenticato. Farsi dimenticare. O, in alternativa cercarsi un santo in paradiso: c'è sempre qualcuno più uguale degli altri che, come per i bar, riesce ad ottenere qualcosa in più.

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Gli rubano l'identitàingegnere ricevesette verbali da amt (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Gli rubano l'identitàingegnere ricevesette verbali da amt la beffa della burocrazia PAOLO SAMMARTINO è un esasperato ingegnere genovese, che lavora a Milano dal lunedì al venerdì e quando è a Genova si muove in scooter. Da 8 anni, Paolo Sammartino, vittima di un ladro di identità, riceve sanzioni dall'Amt. C'è qualcuno che risparmia i soldi del biglietto, viaggia a scrocco sui mezzi pubblici genovesi e quando viene pizzicato dai controllori racconta di essere Paolo Sammartino. Lo ha fatto sette volte in otto anni. La prima sanzione amministrativa (risalente al 2001) da 77 euro è stata notificata all'ingegnere nel 2004, l'ultima è affare di qualche mese fa. Ieri sera il caso è approdato nella scaletta di "Mi Manda Rai Tre", la trasmissione condotta da Andrea Vianello in difesa dei consumatori. Chiamati in causa dal programma sono stati Stefano Pesci di Amt, Guido Del Mese di Asstra (l'associazione che raggruppa le aziende di trasporto) e l'assessore regionale ai trasporti Enrico Vesco. Già perché quello che capita a Genova e in Liguria, non succede altrove. I controllori dell'Amt, che in quanto agenti di polizia amministrativa non possono chiedere i documenti, quando trovano un "portoghese" dovrebbero scendere dal mezzo e chiamare la polizia per gli accertamenti di identità. Invece spesso si accontentano di una semplice dichiarazione e di una firma (illeggibile) in calce al verbale. Ora Paolo Sammartino, a costo di spese e disagi (bisogna pagare anche per ottenere copia del verbale e presentare ricorso al giudice di pace) è riuscito a farsi annullare alcune contravvenzioni. Ma non tutti sono così determinati. È il caso di un'altra genovese il cui figlio è nelle stesse condizioni dell'ingegnere. «In effetti - si difende l'assessore Vesco - i controllori operano in base ad una normativa regionale, derivata da una legge nazionale: non possono chiedere i documenti. Ci sono vincoli che le Regioni non possono superare». Come dire che, se non viene impartito l'ordine di servizio per cui i controllori per ogni portoghese devono chiedere l'intervento delle forze dell'ordine oppure se non viene cambiata la legge nazione, i ladri di identità continueranno a spopolare. Al. Cost. 07/03/2009

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Gros-Pietro si affida a Keynes. E contro la crisi prepara 3 mld (sezione: Burocrazia)

( da "Borsa e Finanza" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

ATTUALITÀ Gros-Pietro si affida a Keynes. E contro la crisi prepara 3 mld Il traffico di Atlantia è sceso dello 0,8% (-2,3% sui Tir) ma il mol non ne risentirà «grazie alle altre attività» E per battere la recessione sì alla domanda pubblica di Sofia Fraschini - 07-03-2009 L'INTERVISTA Torinese, classe '42, Gian Maria Gros-Pietro, numero uno di Atlantia, ha insegnato Economia per ben quarant'anni nello stesso ateneo in cui si è laureato. E sarà forse per questa lunga esperienza didattica che, di fronte alla crisi che sta colpendo anche le autostrade, l'ex professore e presidente della più grande concessionaria italiana ha rispolverato, tra le ricette anticrisi, l'approccio keynesiano, rivisitandolo. Presidente, sulla rete nazionale si sta verificando una riduzione del traffico. A quanto ammonta il calo sulle tratte di vostra competenza? E cosa comporta in termini operativo-finanziari? Effettivamente, i dati resi noti all'ultimo comitato direttivo dell'Asecap, l'associazione delle 148 società europee del settore riunitosi lo lunedì 2 marzo a Innsbruck, in Austria, evidenziano che la maggioranza delle concessionarie autostradali europee ha registrato nel 2008 un forte calo del traffico, soprattutto dei mezzi pesanti, con una accelerazione negativa negli ultimi mesi dell'anno. I dati preliminari per l'esercizio 2008 di Atlantia evidenziano però una flessione molto contenuta, circa lo 0,8% in meno rispetto al 2007. In particolare, la diminuzione risulta modesta per i veicoli leggeri (-0,3%) e più consistente per i mezzi pesanti (-2,3%). Senza dubbio tale contrazione è imputabile alla congiuntura economica negativa e conferma il legame tra il Pil, che ha registrato una riduzione del 2,6% nel 2008, e il trend del traffico. In particolare, sulla flessione dei volumi di traffico dei mezzi pesanti influisce il calo della produzione industriale, che è scesa del 3,5% nei primi 11 mesi dell'anno e addirittura del 9,7% nel solo mese di novembre 2008. Voglio però sottolineare che l'andamento del traffico riscontrato negli ultimi mesi non genererà scostamenti rilevanti per quanto concerne il margine operativo lordo atteso per l'esercizio 2008 e questo grazie al miglior andamento delle attività commerciali e industriali. Ciò in linea, per altro, con quanto comunicato il 7 luglio scorso dall'ad Giovanni Castellucci in occasione della presentazione alla comunità finanziaria delle strategie e degli obiettivi di crescita del gruppo. Per battere la crisi, Fabrizio Palenzona dell'Aiscat ha annunciato che le concessionarie sono pronte a investire nuove risorse, anticipando i cantieri del 2010. Quali sono i lavori e l'impegno finanziario che Atlantia potrebbe anticipare? Gli investimenti in infrastrutture costituiscono, in particolare per l'Italia, la via maestra per uscire dalla crisi. Per attenuare gli effetti negativi della fase recessiva che stiamo vivendo bisogna ricorrere «keynesianamente» a un'immissione di domanda nell'economia da parte del settore pubblico. In questo senso l'utilizzo dell'investimento in infrastrutture come leva anticiclica di sostegno alla domanda sarebbe lo strumento più opportuno. Il piano infrastrutturale da 16,6 miliardi, varato dal governo è quindi un ottimo strumento che punta a migliorare il deficit ereditato, ma non basta a coprire il gap accumulato. A queste risorse, che sono di finanza pubblica, devono poi aggiungersi quelle private. Il coinvolgimento di risorse imprenditoriali per il finanziamento di opere in grado di ripagarsi economicamente è però subordinato ad alcune condizioni: velocizzazione delle autorizzazioni, definizione di regole certe, rapporti chiari e stabili nel tempo e, soprattutto, una chiara allocazione dei rischi. In questo scenario Atlantia, tramite la sua principale concessionaria Autostrade per l'Italia, investirà nel 2009 circa 1,3-1,4 miliardi ed è pronta ad aprire cantieri per ulteriori 1,5 miliardi. Rispetto al piano annunciato da Palenzona da presentare al ministro Tremonti, qual è il ruolo di Atlantia? Atlantia è il principale investitore privato del Paese. Dalla Convenzione del 1997 e dal IV Atto aggiuntivo del 2002 ha ereditato impegni di investimenti per 11 miliardi, ai quali si aggiungono i 7 miliardi assunti con la convenzione unica. Ulteriori 4 miliardi sono rappresentati dagli impegni delle controllate e altri 4 miliardi di project financing. Complessivamente al 2018 Aspi ha sul tavolo oltre 20 miliardi di investimenti per potenziare oltre 900 chilometri di rete. Solo nel 2008 il gruppo ha investito quasi 1,3 miliardi di euro. Sulla questione delle tariffe qual è la vostra posizione? La definitiva approvazione della Convezione Unica lo scorso giugno, firmata con il precedente governo a ottobre 2007, ha riportato un ambito di certezza normativa necessaria per poter portare avanti i nostri piani di investimento e ha stabilito una dinamica tariffaria che regola gli aumenti in percentuale fissa rispetto all'inflazione. Si tratta di un meccanismo trasparente, prevedibile e non discrezionale che è proprio quello che gli investitori chiedono. La moratoria di quattro mesi sull'adeguamento delle tariffe, come stabilito dal Decreto Anticrisi, è stata una misura eccezionale e la legge stessa chiarisce che non altera il quadro regolatorio sottostante. A chiare lettere si è voluto rassicurare gli investitori internazionali, che richiedono una perfetta visibilità sul ritorno dei loro investimenti, in modo tale che continuino a svolgersi nell'ambito del quadro giuridico definito con la firma della Convenzione Unica. Tanto che lo stesso decreto prevede la possibilità per le altre concessionarie di aderire alla formulazione tariffaria prevista per Austrostrade per l'Italia. E per la «burocrazia» che tanto pesa sulla realizzazione delle opere? Il governo ha promesso di tagliare la burocrazia che frena l'avvio di molti lavori. E con le misure introdotte in sede di conversione in legge del Decreto Anticrisi e del Decreto Mille Proroghe si è già cominciato. Si sono riformate le regole per la chiusura delle conferenze dei servizi ed è venuto meno il divieto totale che impediva ai concessionari privati di affidare i lavori a società controllate, cosa invece da sempre consentita nel resto d'Europa.

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Il colore dell'elisoccorsodivide Regione e vigili del fuoco (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il colore dell'elisoccorsodivide Regione e vigili del fuoco sanità Genova. Prima un carteggio tra Regione e comando regionale dei Vigili del fuoco, un tira e molla burocratico su diritti e doveri per la gestione del nuovo Agusta 109 donato dalla Fondazione Carige per l'elisoccorso. Poi a mettere un punto alla vicenda, qualche giorno fa, l'ultimatum del presidente della Fondazione Flavio Repetto: o l'elicottero arriva in Liguria entro il termine inderogabile del 6 marzo oppure il velivolo sarà rivenduto e il denaro destinato ad altri interventi. Diktat che ha incanalato la soluzione di una vicenda quasi kafkiana che testimonia come, nell'Italia della burocrazia, sia difficile anche fare un "regalo" dai 6 milioni di euro. Alla vigilia di un incontro al ministero degli Interni, fissato la prossima settimana per dare il via libera definitivo all'arrivo dell'Agusta 109 all'aeroporto di Villanova d'Albenga, l'assessore alla Salute della Regione Liguria si mostra ottimista: «La prossima settimana chiudiamo questa vicenda; la Regione, a fine febbraio, ha deliberato l'acquisizione del velivolo». Se non lo ha fatto prima è perché ha dovuto superare un percorso ad ostacoli. A cominciare dal colore della livrea, chi la voleva rossa con i colori d'istituto dei vigili del fuoco che devono usare il mezzo e chi no. Poi è stato il turno dei corsi di formazione (pagati dalla Regione Liguria e dalla Fondazione) per gli stessi vigili del fuoco, piloti e motoristi: l'Agusta li proponeva nella sede della casa madre e in lingua inglese, mentre il comando regionale dei vigili del fuoco li pretendeva a Genova e in italiano. Tra gli ostacoli da scansare anche il modello di elicottero, troppo recente per il comando regionale che avrebbe preferito un velivolo con una dotazione più simile a quella conosciuta. 07/03/2009

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Diceva <A noi sta obbedire e basta>. Lo ha fatto fino all'ultimo (sezione: Burocrazia)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Diceva «A noi sta obbedire e basta». Lo ha fatto fino all'ultimo --> Sabato 07 Marzo 2009 CRONACA, pagina 14 e-mail print Con Giovanni Paolo II Quando fece il suo ingresso nella cattedrale di Parma, il 25 gennaio del '97, per strada c'erano dieci chilometri di alpini. L'indole di monsignor Cesare Bonicelli era quella: stoffa scalvina. Nel cartiglio del suo stemma episcopale aveva scritto «nec videar dum sim», riportando pari pari il motto del V° Alpini che aveva già fatto suo quando era militare a Merano. Preferiva però tradurlo in bergamasco, lo si capisce meglio: «Mia per paré ma per ès». Quello che fai, non farlo per metterti in mostra, ma perché tocca ciò che sei davvero. In Seminario ci era arrivato tardi, con i gradi di ufficiale di complemento e una laurea presa a Milano: Giurisprudenza. Poi si sarebbe laureato anche a Roma in Diritto canonico. Aveva una certa grinta. «Per noi, ragazzi che in Seminario ci eravamo entrati da bambini, fu un incontro di quelli che cambiano la vita» ricorda monsignor Giacomo Panfilo, un altro «sacerdote del '62», l'anno di ordinazione di entrambi. «Il suo arrivo fu una ventata spirituale, e anche intellettuale, di prim'ordine». Panfilo è di Vilminore: s'intendevano anche tacendo. Non era granché loquace don Cesare, anche da ragazzo prima di parlare era abituato a pensare. Discreto, serio, concreto, amava la precisione, detestava fare le cose a caso. Parlava schietto, a costo di suscitare qualche antipatia. «Oggi - disse nel maggio scorso in un bel faccia a faccia con la sua ex parrocchia di santa Lucia - è difficile che la gente, quando si incontra, parli di qualcosa d'importante». Di solito l'argomento principale è il tempo che fa. «Anche i cristiani raramente si mettono a discutere di fede: non in senso teorico ma della loro fede, delle gioie e delle fatiche che vivono. È difficile che lo facciano persino i preti. Persino i vescovi?». S'inchinava davanti all'Altissimo, monsignor Bonicelli. Nei momenti difficili della sua vita, sulle panche della chiesa ci restava anche piegato per ore a pregare, ad affidare tutto al Signore. In altri casi, più terreni, s'inchinava meno. Ma era anche una persona «allegra, gioiosa» dice don Panfilio, che fu suo curato in Santa Lucia alla fine degli anni '70, «e non è semplicissimo fare il curato a uno che è stato tuo compagno in Seminario. Ma con lui c'era un'intesa profonda. Ho imparato tanto dall'essenzialità e dalla robustezza della sua fede». Monsignor Bonicelli ha lavorato in Curia a Bergamo a cavallo fra gli anni '60 e '70, come archivista e poi cancelliere, e ha lasciato il segno: «È l'uomo che ha guidato le riforme di struttura della diocesi dopo il Concilio Vaticano II» dice monsignor Antonio Pesenti, che tre anni dopo la sua uscita ne avrebbe preso il posto. Quando i parroci vengono nominati dal vescovo, ad esempio, fanno un giuramento, la cosiddetta «investitura»: la formula l'aveva studiata monsignor Cesare. E anche la struttura del Consiglio presbiterale e di quello pastorale. Questo delicato ruolo, svolto in un momento cruciale della vita della Chiesa, quando il rinnovamento conciliare doveva calarsi, molto concretamente, all'interno della vita dell'istituzione lo spiega bene monsignor Sergio Colombo: «Per noi Cesare Bonicelli è stato l'uomo del diritto, ma assommava quest'attenzione alle regole a una grande sensibilità per il corso della storia: due aspetti che raramente si trovano legati in un'unica personalità. In quegli anni a Bergamo ha costituito un riferimento solido per capire come il movimento di riforma del Concilio potesse prendere forma istituita». Andando un passo oltre l'onda emotiva, oltre il livello delle buone intenzioni e del buon senso per calare lo spirito giovanneo in un'azione ecclesiale realmente nuova. «Aveva chiaro il senso che le cose all'interno della Chiesa si stavano muovendo, il senso anche dell'incertezza di certi passaggi» importanti e delicati. Ma è stato anche vescovo, a San Severo e a Parma, una città un po' rurale per tradizione cattolica e una città di gente colta per tradizione atea e comunista. Sempre facendo il pastore, non il leader (nec videar dum sim): «Non ho mai detto: "In questa diocesi si fa così"» ricordava. «Ho sempre preferito fare delle proposte e che i miei fedeli ci potessero ragionare sopra, magari prendendo delle decisioni diverse da quelle che mi sarei aspettato. Del resto, non è detto che i percorsi che prevediamo noi siano sempre quelli giusti». Non gli piacevano i cattolici che amano starsene quieti in «una vita troppo ordinata, troppo inscatolata». Diceva che oggi nella Chiesa la burocrazia è «una grande minaccia». Ma che «nonostante tutto essa resta un grande spazio di libertà». Nel giardino di Gesù devono poter crescere anche fiori diversi: «Ci sono i grandi movimenti e i piccoli gruppi, e anche persone che sono da sole: tutti nella Chiesa contano. Purché abbiano la semplicità di essere un fiore e mai la pretesa di essere tutto il giardino». Monsignor Cesare Bonicelli è stato un «sacerdote stupendo, dalle vedute spirituali molto aperte» dice monsignor Aldo Nicoli, che ha studiato teologia con lui. «Con i giovani si è sempre trovato: aveva lo scoutismo nel sangue». L'ultima volta che lo ha incontrato gli ha detto: «Don Aldo, siamo tutti e due sulla via del traguardo». Spesso quando la méta è vicina si vede più chiaro, anche a una certa età si riprende slancio. Questi ultimi anni di malattia per Bonicelli sono stati il tempo «di un più grande abbandono alla Provvidenza» confessava agli amici. «Io dico spesso: "Signore, fa' di me ciò che vuoi". A noi sta obbedire e basta"». Lo ha fatto fino all'ultimo. Carlo Dignola 07/03/2009 nascosto-->

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L' incontro con un insolito penfriend (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Massa - Carrara)" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

CAMPIONATO GIORNALISMO pag. 6 L' incontro con un insolito penfriend LA STORIA ECCO COME È NATA l'idea di far visita al carcere. Da troppo tempo avevamo rapporti solo epistolari con un gruppo di detenuti del carcere di Massa: non aveva più senso limitarsi a scrivere lettere quando c'era, a due passi, la possibilità di incontrarsi. Tutto ha avuto inizio oltre un anno fa, quando sotto Natale la prof di italiano ebbe l'originalissima idea di farci scrivere un messaggio di auguri da inviare ai detenuti iscritti alla scuola carceraria della casa circondariale di Massa. Una valanga di letterine è stata l'inaspettata la risposta alla nostra iniziativa, e l'inizio di una consuetudine: di tanto in tanto arriva in classe il "bustone" contenente le lettere che i detenuti ci inviano, testi non sempre scritti in un corretto italiano ma contenenti preziosi consigli, e capaci di suscitare in noi emozioni forti. Ai nostri occhi sempre meno "cattivi", i nostri amici dal carcere ci scrivono con regolarità, parlando di sé, delle loro storie di vita, forse per sfogarsi e cercare un conforto, ma anche per rivolgersi a noi con consigli che dal basso della loro triste esperienza desiderano darci. DOPO UN PO', la curiosità di incontrare coloro che hanno fatto del male alla società e da dietro le sbarre ci parlavano come dei padri, con tanto di "prediche" sull'importanza della scuola e dell'onestà, diventava sempre più forte, e sfidando la burocrazia e altre difficoltà di ogni, tipo siamo andati a trovarli. Forse avevano ragione gli antichi, a dire che ciò che è scritto ha un valore maggiore di ciò che viene soltanto detto, ma in questo caso a fare la differenza per noi è stato proprio il dialogo coi i detenuti, che ci ha lasciato emozioni che le parole di carta delle lettere non avevano lasciato passare del tutto.

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IL CAMPIONATO nazionale di serie A2 di tennis nel quale sarà impegnato il Tennis... (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Viareggio)" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

VARIE VERSILIA pag. 12 IL CAMPIONATO nazionale di serie A2 di tennis nel quale sarà impegnato il Tennis... IL CAMPIONATO nazionale di serie A2 di tennis nel quale sarà impegnato il Tennis Italia Mps Leasing & Factoring di Forte dei Marmi prenderà il via il prossimo 22 marzo: la squadra versiliese, non ammessa in A1 per un eccesso di burocrazia, punto decisamente al ritorno nel massimo campionato.

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La Sicilia blocca le rinnovabili (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-07 - pag: 15 autore: Sindrome Nimby. L'imprenditore agrigentino contro la burocrazia regionale - Opportunità per 250 posti «La Sicilia blocca le rinnovabili» Moncada: senza autorizzazione progetti energetici per 200 milioni Nino Amadore PALERMO A Jeremy Rifkin, che sarà a Palermo la prossima settimana per partecipare alla presentazione del Piano energetico regionale, i vertici della Regione siciliana dovranno spiegare perché progetti sulle fonti rinnovabili per 200 milioni che potrebbero dare lavoro a 250 persone restano bloccati. Sarà un'impresa davvero titanica perché si tratta di far capire all'economista Usa quali siano i percorsi seguiti dalla burocrazia regionale, e in particolare dai funzionari dell'assessorato al Territorio, i quali avrebbero secondo le accuse fermato i progetti presentati dal Gruppo che fa capo all'imprenditore agrigentino Salvatore Moncada che ha un piano di investimenti in corso in diverse parti del mondo per 4 miliardi. Accuse di fatto confermate dall'assessore regionale all'Industria Pippo Gianni che con immancabile ironia ha sì elogiato il suo collega Pippo Sorbello (che ha la delega all'Ambiente) per l'iperattivismo nel promuove il piano energetico regionale ma lo ha anche invitato a «inviare in conferenza di servizi i suoi tecnici incaricati di esprimere i pareri di compatibilità ambientale. I funzionari dell'assessorato ambiente ormai da mesi disertano le conferenze dei servizi necessarie al rilascio delle autorizzazioni per gli impianti di produzione di energia alternativa, causando un contenzioso fra l'amministrazione regionale e le aziende ormai non più tollerabile». Moncada sostiene di essere stato «osteggiato» dall'ex direttore generale dell'assessorato regionale al Territorio e ambiente Pietro Tolomeo, il quale respinge le accuse: ha già risposto che alcune mancate autorizzazioni hanno fondamento in decisioni di Terna, il gestore della rete, che avrebbe posto limiti. Affermazioni smentite da una lettera che Terna ha inviato a Moncada. Il blocco delle autorizzazioni comunque ha fatto crescere il valore economico di quelle già rilasciate avvantaggiando abili progettisti che in un certo periodo sono riusciti a ottenere quasi il 70% delle autorizzazioni vendendole a caro prezzo ai grandi gruppi del settore energetico. Tutto ciò mentre, ha raccontato ieri Moncada nel corso della conferenza stampa nella sede di Confindustria Sicilia a Palermo, «15 progetti promossi dalla Moncada Energy per altrettanti impianti ( eolici ma non solo) restano fermi tra cui due centrali a biomasse (90 nuovi posti di lavoro nell'agrigentino) che sono ancora in attesa del decreto sui fumi, dunque di un sostanziale via libera». E mentre il dibattito sull'eolico si è riacceso prima per le denunce del sindaco di Salemi, il critico d'arte Vittorio Sgarbi, e poi per gli arresti fatti in provincia di Trapani dove è stato scoperto l'interessamento delle cosche per alcuni parchi eolici, Moncada ha presentato un corposo esposto alla magistratura. Per l'assessore Sorbello, «il tema energetico non si può ridurre semplicemente alla gestione delle autorizzazioni».

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<L'ora del merito> Il Pdl all'Università (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere del Veneto" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere del Veneto - PADOVA - sezione: PADOVA - data: 2009-03-07 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE La lista «Esplicitamente politica» «L'ora del merito» Il Pdl all'Università PADOVA – Ha ancora il naso dolorante dopo la zuffa di martedì notte, quando, assieme ad altri amici è stato aggredito da alcuni giovani appartenenti ai gruppi vicini al centro sociale Pedro ed ai laboratori di Scienze Politiche. Però Gabriele Meneghetti, candidato al senato accademico nelle prossime elezioni del 10 e 11 marzo, per la lista di centrodestra «L'ora del Merito», ha le idee chiare. Ieri mattina, seduto ad un tavolino all'aperto del caffè Pedrocchi, ha spiegato lo spirito del suo gruppo. «Siamo la prima lista esplicitamente politica, che riunisce senza divisione gli studenti del Popolo delle Libertà e della Lega». I punti del programma? «Riduzione delle borse di studio per studenti extracomunitari con certificazione fiscale non verificabile, valorizzazione delle attività sportive, meno burocrazia ». Meneghetti, studente di Scienze Politiche non ha dubbi: «Qualora andassimo in senato accademico saremmo pronti a votare anche Giuseppe Zaccaria come Magnifico: a noi non interesseranno le appartenenze politiche dei candidati rettori, vogliamo solo che siano condivise le nostre idee». I ragazzi de «L'ora del Merito » sembrano già entrati nello spirito della competizione. A proposito di Comunione e Liberazione, che da anni, con la lista «Ateneo Studenti », rappresenta un riferimento importante dentro l'Università, Meneghetti e Roberto Sette, candidato per il consiglio dell'Esu, dicono: «Non abbiamo niente a che vedere con Cl. Anzi abbiamo fondato su Facebook un gruppo che si chiama “Fuori i mercanti dal tempio: l'ora del merito contro Cl”». Giovanni Viafora

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Quote latte, vertice al calor bianco: <Zaia ha favorito i Cobas> (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere del Veneto" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere del Veneto - TREVISO - sezione: TREVISO2A - data: 2009-03-07 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Trevigiani contro il ministro Quote latte, vertice al calor bianco: «Zaia ha favorito i Cobas» TREVISO — Si consuma sulle quote latte un vistoso strappo fra Luca Zaia e gli allevatori trevigiani. Quelli associati a Coldiretti, che al di là della diplomazia ufficiale, accusano sostanzialmente il ministro delle Politiche Agricole di voler favorire i Cobas. Sentire, per credere, le grida provenienti ieri mattina dal secondo piano della sede provinciale di Paese: i vertici frenano, ma la base scalpita. Ai dirigenti della consulta latte, ai capizona dell'organizzazione ed ai responsabili del settore economico della Marca, il referente nazionale della zootecnia Giorgio Apostoli ha illustrato il decreto e lo stato dell'arte degli emendamenti proposti dall'associazione ed accolti da Palazzo Madama. «è stato fatto un ottimo lavoro in commissione ed in aula al Senato», aveva osservato il presidente trevigiano Fulvio Brunetta, annunciando l'incontro informativo, perché «il decreto va studiato, compreso e, come abbiamo fatto, magari migliorato, senza dar vita a strumentalizzazioni che di certo non aiutano né il dialogo, né a risolvere i problemi degli allevatori». Il tono degli interventi, tuttavia, è stato tutt'altro che improntato alla pacatezza. «Mi dà fastidio sentire quello che Zaia va dicendo in questi giorni nelle trasmissioni televisive - è sbottato un iscritto - perché è evidente che ha parlato con i suoi, cioè con gli splafonatori, prima di scrivere il decreto. Se dobbiamo lavorare per ventidue centesimi al litro, possiamo chiudere subito le nostre stalle». Ha urlato un altro: «Le quote devono restare a chi le ha comprate, Zaia non può permettere che vengano regalate a gente che poi magari è pronta a venderle dopo il 2015, come si sente dire in giro». Ha tuonato un terzo: «Il ministro sta vendendo all'opinione pubblica il provvedimento sulle quote latte come una vittoria della maggioranza degli allevatori, invece certe decisioni penalizzano i tanti onesti come noi». Di fronte all'insofferenza di quanti rivendicavano con orgoglio di essere «i» Coldiretti, «la» Coldiretti ha tentato di raffreddare i bollori. «Mi dispiace - ha commentato il direttore Stefano Bottos - che ci siano tutti questi personalismi. Ci stiamo spaccando tra di noi, ma attenzione a non cadere in questo tranello, perché i poteri forti del latte hanno tutto l'interesse a dividerci affinché non si parli più di questo problema. Cerchiamo piuttosto di portare a casa qualcosa di concreto, il massimo che possiamo, in maniera ultimativa». Fra i più agguerriti durante il dibattito, ancorché fuori dalla sala abbiano poi cercato di smorzare le polemiche, Terenzio Borga e Lorenzo Brugnera, rispettivamente presidente e vice dell'Associazione dei produttori di latte del Veneto. «L'organizzazione non fa informazione corretta, gli associati devono sapere cosa si decide in certe stanze», ha lamentato il primo. «Forse a Roma qualcuno crede che qui non siamo in grado di pensare - ha aggiunto il secondo - ma tutti siamo convinti che bisogni preoccuparsi prima degli allevatori che si sono comportati onestamente e poi degli altri. Invece abbiamo visto Zaia passare da presidente della Provincia, a vicegovernatore della Regione, a ministro, ma la burocrazia non è diminuita ed il piano di sviluppo rurale che ci ritroviamo è fra i peggiori d'Italia». Il ministro Zaia ribadisce la sua posizione: «Tutte le richieste della Coldiretti sono state accolte nel testo di legge. Probabilmente è in atto una guerra intestina all'associazione, ma non accetto di essere tirato in mezzo». Angela Pederiva \\ Il direttore: ci stiamo spaccando fra di noi. Ed è male Il ministro: forse c'è una guerra tra loro

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* ANCHE oggi dalla cultura si può ripartire. Non quella degli sprechi, che purtroppo interes... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Sabato 07 Marzo 2009 Chiudi di ROBERTO GROSSI* ANCHE oggi dalla cultura si può ripartire. Non quella degli sprechi, che purtroppo interessano molti settori dell'economia, o della burocrazia inefficiente, ma la cultura del fare e della buona gestione. Quella, insomma, che ha portato decenni or sono ad utilizzare la TV di Stato per insegnare a leggere e a scrivere a molti italiani o a conoscere il teatro napoletano e quello di Goldoni. La cultura che ha migliorato la vita nelle nostre città, rendendole più belle e attraenti grazie ad un processo di riqualificazione degli spazi e delle nostre piazze, alla riapertura e all'ammodernamento di molti musei, teatri, biblioteche pubbliche. E' una parte dell'Italia che è cambiata in pochi decenni. Dimostrando che gli italiani non sono solo lo stereotipo della pizza e del pallone. Si sono scoperti amanti della musica, del cinema, del teatro, dell'arte contemporanea. Le famiglie italiane spendono oltre mille euro all'anno, il doppio rispetto a pochi anni fa. C'è, dunque, una domanda di cultura e di conoscenza che non si può frustrare e che, anzi, va incoraggiata. Attraverso la qualificazione e semplificazione dei sistemi di offerta nelle diverse realtà del Paese. Affermando la logica dei progetti da cui partire e sui quali canalizzare e trovare i fondi. Perché una cosa è certa. La tutela dei nostri beni culturali è un principio sancito nella Carta Costituzionale. Ma non basta avere bellezze artistiche e monumenti per fare sviluppo. Occorre puntare, infatti, su strategie ed investimenti in grado di sostenere il turismo culturale che, quest'anno, manifesta per la prima volta dopo anni di continua crescita - fino a raggiungere il 30% del totale del turismo nel nostro Paese - segnali preoccupanti di flessione. Avviando anche azioni coraggiose in favore delle nuove produzioni creative ed artistiche. Quelle, cioè, che anche nel passato hanno reso bella l'Italia e dato vitalità al sistema produttivo. * Presidente Federculture

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Le imprese, più forti della crisi (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

ANCONA AGENDA pag. 8 Le imprese, più forti della crisi L'INTERVENTO DI ALESSANDRONI Il presidente del Collegio dei Costruttori edili di Ancona, Paolo Alessandroni vede positivo', ritenendo che le imprese, con impegno, con fatica e con la collaborazione di tutti possano superare questo periodo di crisi. Il fatto è che le imprese, nonostante le norme anti-buracrazia, sono ancor alle prese con questa pastoia che ingessa lo sviluppo. Così ha deciso di prendere carta e penna e raccontare ai giornali questo ennesimo ostacolo che penalizza iniziative, buona volontà e coraggio. di PAOLO ALESSANDRONI «NON SONO pochi gli imprenditori che, nonostante la crisi, continuano a credere nel futuro e hanno in mente programmi di investimento e ciò, indubbiamente, è positivo. E' chiaro infatti che gli investimenti, in questo caso privati, sono anche un modo per uscire dalla crisi, in quanto generano lavoro e immettono danaro fresco nell'economia. Abbiamo già avuto modo di dire che, oggi, la burocrazia ha la possibilità di dare un contributo importante all'economia, velocizzando sia gli appalti sia l'iter di concessione dei permessi di costruire: prima arrivano, prima si investe. Sembrerebbe logico, eppure riceviamo dai nostri soci diverse segnalazioni di ritardi e disfunzioni amministrative ma citiamo un solo esempio, tra i tanti, riguardante il territorio provinciale. Occorrono più di tre mesi perché l'Astea, competente su un vasto territorio, rilasci un parere preventivo per l'allaccio di una pubblica fognatura anche in lottizzazioni esistenti da anni e nelle quali, quindi, le condizioni per l'allaccio sono già evidentemente presenti dati i precedenti allacci. Poiché detto parere è indispensabile per ottenere il permesso di costruire, i tre mesi presi da Astea per decidere allungano i tempi per il rilascio dei permessi di costruire; l'immissione di milioni di euro nell'economia viene tout-court ritardata per tale periodo di tempo. CREDIAMO che l'unico modo per uscire dalla crisi sia che tutti facciano al meglio il proprio mestiere: le nostre imprese ci credono e continuano a cercare lavoro e occasioni di investimento; le banche devono ricominciare a far circolare il danaro; l'amministrazione pubblica è chiamata a un ruolo fondamentale, che è quello di accelerare tutte le procedure che condizionano le attività private, non più in un'ottica burocratica, ma collaborativa. D'altro canto, essendo tutti sulla stessa barca, è bene che si remi nella stessa direzione».

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<NON PIANGIAMO sulla crisi, ma guardiamo al futuro, preparandoci al dopocris... (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

FAENZA pag. 15 «NON PIANGIAMO sulla crisi, ma guardiamo al futuro, preparandoci al dopocris... «NON PIANGIAMO sulla crisi, ma guardiamo al futuro, preparandoci al dopocrisi. E chiediamo alle istituzioni, in particolare al Comune, di creare con scelte concrete le condizioni che favoriscano la crescita industriale: ovvero interventi per calmierare i prezzi dei terreni; iter autorizzativi più rapidi e con tempi certi; coordinamento ed efficacia fra le diverse realtà presenti nel Faentino che si occupano di ricerca e innovazione tecnologica». E' quanto hanno chiesto ieri gli imprenditori all'amministrazione comunale, in occasione dell'apertura della sede faentina dell'Associazione industriali (via della Punta 2/1, di fronte agli impianti della disatilleria Tampieri). Giovanni Tampieri, presidente di Confindustria Ravenna, e i vertici faentini dell'associazione Tomaso Tarozzi, Franco Rava, Paolo Zama e Massimo Melandri, presidente del centro di formazione Sestante hanno illustrato la situazione economica del territorio e la loro ricetta per la ripresa. La stessa che presenteranno il 20 marzo al tavolo della Conferenza economica comprensoriale. «Il Faentino ha esordito Tarozzi avendo attività in settori diversi, assorbe meglio di altri la crisi. La presenza di competenze evolute nella maggioranza delle nostre imprese ci permette di guardare al futuro con fiducia. Le capacità di crescita non mancano. Lo stentato sviluppo industriale degli ultimi quindici anni è da attribuire alla mancanza di azioni politiche che calmierassero i costi dei terreni e alla lentezza e pesantezza della burocrazia locale». Gli industriali hanno invitato l'amministrazione a «definire nuove priorità», dando competività al territorio, non solo rendendo accessibili i prezzi dei terreni. Hanno proposto anche la creazione di «un'agenzia di marketing dell'innovazione, ovvero di trasferimento tecnologico» che «guidi e coordini effettivamente e con efficacia le diverse realtà che si occupano di ricerca sul territorio:Polo ceramico, Centuria Rit, Irtec-Cnr, Università, i nascenti parco Torricelli e tecnopolo dei nuovi materiali'. Enti e istituti che dovrebbero fare sistema». Confindustria ha sollecitato anche un'azione più incisiva sul fronte della valorizzazione turistica del territorio. «E' necessario rafforzare e qualificare con un progetto unitario tutte le azioni di promozione del territorio e dei centri storici è stato affermato ovvero creare un'agenzia di promozione e marketing integrato del territorio che funga da cabina di regia per tutte le iniziative di promozione e valorizzazione turistica. Non deve più accadere che un turista a Faenza non possa visitare il Museo delle ceramiche il lunedì di Pasqua». Infine l'appello di Franco Rava al Comune di Faenza per la creazione di asili nido e scuole, «perchè anche la disponibilità di questi servizi favorisce la crescita della società». Claudia Liverani

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La Provincia mette al bando gli alcolici (sezione: Burocrazia)

( da "Adige, L'" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

La Provincia mette al bando gli alcolici La Provincia mette al bando gli alcolici. In ufficio non si beve neanche una birra. Ci si può fare un cicchetto al massimo in pausa pranzo, ma in orario di lavoro l'alcol è al bando. Quella di restare sobri sul posto di lavoro dovrebbe essere regola elementare, ma il richiamo è stato messo questa volta nero su bianco all'interno di una circolare inviata nei giorni scorsi alle strutture provinciali, con l'indicazione di girarla a tutti i dipendenti. L'avvertimento arriva dal Nucleo di prevenzione e protezione dell'amministrazione provinciale. Il documento è rivolto primariamente a coloro che nello svolgimento del loro lavoro usano l'auto o svolgono attività lavorative particolari. Per questi dipendenti il divieto di assunzione è assoluto e comprende anche la pausa pranzo. Un divieto che deriva dalla previsione di una legge del 2001 e da un successivo accordo tra Stato e Regioni che ha individuato un preciso elenco di attività. In questo elenco sono comprese le mansioni che comportano la guida di veicoli stradali per i quali è richiesto il possesso della patente B o superiore. «Pertanto - recita la circolare - si prescrive ai dipendenti della Provincia autonoma di Trento il divieto assoluto di assumere qualsiasi bevanda alcolica durante lo svolgimento - e anche durante la pausa pranzo - delle attività che prevedono la guida di veicoli delle caratteristiche sopra ricordate. Il divieto assoluto - prosegue la nota - è previsto anche nello svolgimento di quelle attività, assai meno frequenti presso la Provincia, che prevedono: la guida di macchine di movimentazione terra e merci, i lavori in quota e le attività che si svolgano in cave o miniere». Una norma decisamente severa, che nega a queste categorie di lavoratori anche il piacere di mezzo bicchiere di vino a tavola. In linea peraltro con il giro di vite in atto sulle strade che stanga chi si mette al volante non perfettamente sobrio. Ma se il richiamo per alcuni tipi di lavoratori è normale, quello che ha destato qualche stupore e numerose battute tra i «provinciali» da scrivania è il richiamo che, cogliendo l'occasione, si è voluto fare alla generalità dei dipendenti. «Per tutti i lavoratori che non svolgono le suddette attività (quelle citate in precedenza ndr) - afferma la circolare - l'assunzione di modiche quantità di bevande alcoliche è consentita durante la pausa pranzo». Niente alcol in ufficio insomma. neanche uno spumantino per festeggiare il compleanno del collega. Quanto alle libagioni che accompagnano il pasto viene reintrodotta una formula legata in passato alla legge sulle sostanze stupefacenti, quella della «modica quantità». Verrebbe da chiedere quale sia questa modica quantità. Se debba essere un parametro oggettivo oppure se sia legata alla «sensibilità» e alla struttura fisiologica dei singoli dipendenti. Ma al di là della burocrazia meglio affidarsi al vecchio caro buonsenso. Evitando gli eccessi. E con essi le troppo facili accuse dei «provinciali» che scaldano la sedia o, peggio, ci si addormentano sopra, cullati da Baccanali sfrenati tra una pratica e l'altra. 07/03/2009

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Toccato il traguardo dei tre milioni di euro Il Fondo-famiglia lavoro continua a crescere (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

CRONACA MILANO pag. 8 Toccato il traguardo dei tre milioni di euro Il Fondo-famiglia lavoro continua a crescere SOLIDARIETÀ MILANO HA TAGLIATO il traguardo dei 3 milioni di euro il Fondo famiglia-lavoro istituito dalla Diocesi. Accade a due mesi dal lancio dell'iniziativa, che il cardinale Dionigi Tettamanzi ha annunciato durante l'omelia della notte di Natale. La raccolta è stata organizzata per aiutare chi perde il lavoro. La cifra esatta è: 3.115.000 euro. Le offerte arrivate attraverso le parrocchie e i privati hanno pareggiato lo stanziamento messo a disposizione da Tettamanzi (1 milione di euro) e dalla Fondazione Cariplo (1 milione), che ha creduto subito nell'operazione. La raccolta va avanti bene, ma è una delle direttrici del progetto. L'altra è di taglio educativo-formativo. A questo proposito sono stati organizzati degli incontri nelle sette zone pastorali della stessa Diocesi. La prima è a Lecco l'11 marzo. La raccolta di fondi, è sottolineato, non deve però distogliere dalle altre attività caritative e solidali in cui sono impegnate le parrocchie. Il fondo è destinato esclusivamente alle famiglie che non hanno altri aiuti e che si trovano in serie difficoltà a causa della crisi. La perdita del lavoro e l'impossibilità di affrontare la quotidianità diventano problemi enormi e mettono a dura prova il nucleo familiare. Le commissioni devono valutare le richieste raccolte a livello decanale e inviarle alla segreteria del Fondo. La burocrazia è stata bandita per sveltire le procedure, tuttavia il controllo esiste, proprio per non snaturare il senso dell'intervento. A.O.

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INFRASTRUTTURE E LAVORO (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (La Spezia)" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

PRIMO PIANO pag. 2 INFRASTRUTTURE E LAVORO di MANRICO PARMA PASSA dall'ormeggio della nuova portaerei Cavour una delle scommesse spezzine per contrastare la crisi. Lo ha detto l'assessore allo sviluppo Paolo Garbini, pronto a lanciare un'agenda operativa per la governance dello sviluppo. Quali indicatori economici la preoccupano di più? «Il tasso di disoccupazione è in crescita. Perfino la forza lavoro, cioè la somma delle persone che hanno il posto e di quelle che non ce l'hanno, nel 2008, per la prima volta dopo dodici anni, è in decremento. Il nostro Centro per l'impiego, ad esempio, registra il 20 per cento in meno di adesioni da parte di laureati. C'è la percezione che Spezia non riesca più a drenare, come in passato, le persone in cerca di occupazione. Persone che si rivolgono altrove». Quali sono i settori più colpiti? «L'edilizia registra 300 addetti in cassa integrazione, il distretto lapideo perde pezzi, molte piccole imprese dell'indotto metalmeccanico sono in crisi. E ora avvertiamo qualche scricchiolio anche la nautica, settore storicamente forte. Senza allarmismo, siamo già dentro a una crisi, inutile nasconderlo». Come contrastarla direttamente? «A differenza di altre aree del Nord Ovest, abbiamo un'arma in più. Spezia è stata una città parastatale. Non ha utilizzato al massimo le sue energie. In un certo senso non ne aveva bisogno. Ora di s'impone la strada dell'urgenza e della necessità». La gente è stufa di sentire parole, proposte e tavoli. «Lo sono anch'io. Il Comune è per fare un'agenda operativa, per dare vita a una governance allo sviluppo. Nei prossimi giorni incontreremo i protagonisti del Patto per lo sviluppo, cioè Confindustria e sindacati, e quelli del Patto della piccola e media impresa, nonchè le altre istituzioni. Dobbiamo accelerare i tempi, battere l'effetto cloroformio e gli avversari». Chi è avversario dello sviluppo? «Cito per prima la burocrazia centrale della Marina. Gente che ha la testa altrove e non alle urgenze della città. Non possiamo più perdere tempo». Quali sono i progetti? Il Comune li ha già individuati. Per prima cosa vogliamo che si rafforzi la base navale. Vogliamo riempirla di navi, a partire dalla Cavour. La portaerei si porta dietro altre otto unità. Significa diecimila persone in più per la città, un punto qualificante per l'economia. Se dobbiamo accogliere le navi c'è bisogno di infrastrutture, si deve potenziare il personale dell'Arsenale e via dicendo». Conti senza l'oste, vale a dire la Marina? «La Marina a questo punto deve mettere a disposizione aree pregiate che non utilizza e riceverne contropartita economica. In che modo? Penso al Ponente, ai progetti per la nautica da diporto, per il turismo. Tradotto significa occupazione e lavoro. Il Comune non vuole soldi ma si adopera affinché avvenga questo passaggio». I tempi stanno andando per le lunghe. « E' dal primo luglio che è aperto tavolo con la Marina e non abbiamo ancora sottoscritto alcun accordo. Si passa da un cavillo all'altro. L'agenda operativa non esclude, se saranno condivise, azioni di rivendicazione. Il territorio si metterà in marcia. Il nostro interlocutore non può essere che il governo ai massimi livelli. Ci sarebbe poi da battere la burocrazia urbanistica? «No. Tutti i progetti sono già previsti. I tempi di intervento sulle aree dismesse sarebbero ristretti». Altri avversari? «Cito l'Autorità portuale in ritardo nel consegnare alla città le chiavi del tratto di fronte a mare dalla Capitaneria a via San Cipriano, indispesabile al decollo del progetto water front. Cito l'Enel. Il Comune è favorevole a mantenere il suo presidio. Chiede interventi ambientali, joint venture, ad esempio, una potrebbe interessare il teleriscaldamento con Acam; chiede l'elettrificazione del porto che eliminerebbe l'inquinamento dai quartieri del Levante, la riconsegna delle aree per il decollo del distretto della Nautica, il potenziamento del lavoro dei call center locali». Image: 20090307/foto/7037.jpg

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di MANRICO PARMA PASSA dall'ormeggio della nuova portaerei ... (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (La Spezia)" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

PRIMO PIANO pag. 3 di MANRICO PARMA PASSA dall'ormeggio della nuova portaerei ... di MANRICO PARMA PASSA dall'ormeggio della nuova portaerei Cavour una delle scommesse spezzine per contrastare la crisi. Lo ha detto l'assessore allo sviluppo Paolo Garbini, pronto a lanciare un'agenda operativa per la governance dello sviluppo. Quali indicatori economici la preoccupano di più? «Il tasso di disoccupazione è in crescita. Perfino la forza lavoro, cioè la somma delle persone che hanno il posto e di quelle che non ce l'hanno, nel 2008, per la prima volta dopo dodici anni, è in decremento. Il nostro Centro per l'impiego, ad esempio, registra il 20 per cento in meno di adesioni da parte di laureati. C'è la percezione che Spezia non riesca più a drenare, come in passato, le persone in cerca di occupazione. Persone che si rivolgono altrove». Quali sono i settori più colpiti? «L'edilizia registra 300 addetti in cassa integrazione, il distretto lapideo perde pezzi, molte piccole imprese dell'indotto metalmeccanico sono in crisi. E ora avvertiamo qualche scricchiolio anche la nautica, settore storicamente forte. Senza allarmismo, siamo già dentro a una crisi, inutile nasconderlo». Come contrastarla direttamente? «A differenza di altre aree del Nord Ovest, abbiamo un'arma in più. Spezia è stata una città parastatale. Non ha utilizzato al massimo le sue energie. In un certo senso non ne aveva bisogno. Ora di s'impone la strada dell'urgenza e della necessità». La gente è stufa di sentire parole, proposte e tavoli. «Lo sono anch'io. Il Comune è per fare un'agenda operativa, per dare vita a una governance allo sviluppo. Nei prossimi giorni incontreremo i protagonisti del Patto per lo sviluppo, cioè Confindustria e sindacati, e quelli del Patto della piccola e media impresa, nonchè le altre istituzioni. Dobbiamo accelerare i tempi, battere l'effetto cloroformio e gli avversari». Chi è avversario dello sviluppo? «Cito per prima la burocrazia centrale della Marina. Gente che ha la testa altrove e non alle urgenze della città. Non possiamo più perdere tempo». Quali sono i progetti? Il Comune li ha già individuati. Per prima cosa vogliamo che si rafforzi la base navale. Vogliamo riempirla di navi, a partire dalla Cavour. La portaerei si porta dietro altre otto unità. Significa diecimila persone in più per la città, un punto qualificante per l'economia. Se dobbiamo accogliere le navi c'è bisogno di infrastrutture, si deve potenziare il personale dell'Arsenale e via dicendo». Conti senza l'oste, vale a dire la Marina? «La Marina a questo punto deve mettere a disposizione aree pregiate che non utilizza e riceverne contropartita economica. In che modo? Penso al Ponente, ai progetti per la nautica da diporto, per il turismo. Tradotto significa occupazione e lavoro. Il Comune non vuole soldi ma si adopera affinché avvenga questo passaggio». I tempi stanno andando per le lunghe. « E' dal primo luglio che è aperto tavolo con la Marina e non abbiamo ancora sottoscritto alcun accordo. Si passa da un cavillo all'altro. L'agenda operativa non esclude, se saranno condivise, azioni di rivendicazione. Il territorio si metterà in marcia. Il nostro interlocutore non può essere che il governo ai massimi livelli. Ci sarebbe poi da battere la burocrazia urbanistica? «No. Tutti i progetti sono già previsti. I tempi di intervento sulle aree dismesse sarebbero ristretti». Altri avversari? «Cito l'Autorità portuale in ritardo nel consegnare alla città le chiavi del tratto di fronte a mare dalla Capitaneria a via San Cipriano, indispesabile al decollo del progetto water front. Cito l'Enel. Il Comune è favorevole a mantenere il suo presidio. Chiede interventi ambientali, joint venture, ad esempio, una potrebbe interessare il teleriscaldamento con Acam; chiede l'elettrificazione del porto che eliminerebbe l'inquinamento dai quartieri del Levante, la riconsegna delle aree per il decollo del distretto della Nautica, il potenziamento del lavoro dei call center locali». Image: 20090307/foto/7054.jpg

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Il disastro delle strade romane e il problema delle responsabilità (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Lettere - data: 2009-03-07 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Caro amico ti scrivo di Goffredo Buccini Il disastro delle strade romane e il problema delle responsabilità Gentile Buccini, non capisco perchè lo stato incredibile in cui versano le strade di Roma venga affrontato a disastro avvenuto e mai prima. I soggetti interessati sono gli appaltatori dei lavori, gli enti appaltanti( Comune,aziende municipali, imprese private). Questi ultimi redigono i capitolati nei quali è previsto, tra l'altro, il loro diritto di verificare l'esecuzione conforme tramite loro incaricati che devono rilasciare o meno il benestare per eseguire il pagamento pattuito.Ebbene è un compito sovrumano verificare cosa non funziona nella filiera (capitolato,controllo non eseguito, controllo «addomesticato»,etc.)? Non è meglio individuare le responsabilità di chi ha firmato i documenti di propria competenza piuttosto che lamentarsi stucchevolmente « dopo» come vittime di una fatalità sventurata? Le sarei grato di lumi. Guido Denoyer Certo che è meglio, caro Denoyer, ma in un Paese normale, con una normale burocrazia che risponda per vie normali a un potere politico non saldato in unico blocco di interessi trasversali. Al di là delle conclusioni giudiziarie della vicenda - su cui ovviamente non mi pronuncio- e fatta salva l'onorabilità dei singoli fino a sentenza della magistratura, l'intera vicenda Romeo, nel suo moto pendolare da Napoli alle altre città italiane è, francamente, pazzesca. L'imprenditore in questione era stato coivolto nella prima Tangentopoli. Ciò non ha impedito che gli venissero aperte sempre nuove linee di credito negli anni Novanta presso le amministrazioni comunali. Negli anni Duemila, la giunta di centrosinistra ha pensato di affidare piroprio a lui, a Roma, un gigantesco appalto per la manutenzione stradale. Questo spiega tutto? Certo che no. Ma da qualche parte dobbiamo pur cominciare... gbuccini@rcs.it

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Mosca, quei cervelli da clonare (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Scienza - data: 2009-03-07 num: - pag: 28 categoria: REDAZIONALE Viaggio all'Istituto dove era conservata e sezionata la materia grigia di grandi personaggi Mosca, quei cervelli da clonare Da Lenin a Sacharov: ma ora sono spariti DAL NOSTRO INVIATO MOSCA — In questi giorni esce in Russia la traduzione di un saggio di Jochen Richter che nell'originale tedesco aveva come titolo Rasse, Elite, Pathos. In esso, senza l'apparato iconografico (probabilmente considerato imbarazzante), si offrono informazioni sull'Istituto del Cervello di Mosca, oltre naturalmente a notizie sulla vita e le opere di Oscar Vogt (1870-1959), il neurologo nominato nel 1919 direttore del Kaiser Wilhelm Institut fÜr Hirnforschung e che nel 1926 fu invitato da Stalin in Urss per studiare «dal vivo» il cervello di Lenin. Alcune eminenze sovietiche, in verità, erano in contatto con lo scienziato già nel dicembre 1924, quando lo stesso Lenin era morto da undici mesi. Vogt era un'autorità dell'istologia della corteccia cerebrale. Già, l'Istituto del Cervello. Anche se non si chiama più in questo modo, l'edificio che lo ospitava sino al crollo dell'Urss c'è ancora ed è tal e e quale, sempre posto nella via Obuk, e la targa a sinistra dell'ingresso recita: «Accademia russa di medicina / Centro di ricerca neurologico / Dipartimento di ricerche sul cervello». Per decenni qui si raccolse e conservò, a scopo di studio, la materia grigia di eminenti personalità. L'ultima finita tra queste mura, posta in paraffina e tagliata a fettine per poter essere meglio studiata, fu quella del fisico Sacharov, morto nel dicembre 1989, quando il sistema sovietico non era ancora caduto e la pratica continuava. Dopo di che, l'abbandono. I faldoni dei documenti, secondo la procedura russa, sono finiti all'Archivio Centrale (e segretati); i cervelli sotto paraffina o affettati hanno trovato una sistemazione di cui nessuno sa, per ora, offrire indicazioni. C'erano quelli di rivoluzionari e politici come Lenin, Stalin, Andropov o Breznev; di letterati quali Gorkij, Majakovskij, Bulgakov, Barbusse (francese, ma morì in Urss); di scienziati come Korolev (il von Braun sovietico), Tupolev o Ilushin, noti per gli aerei a cui hanno dato il nome. Il saggio di Richter mette in evidenza le ricerche dell'Istituto dall'inizio degli anni '60, allorché si parlò di clonazione utilizzando cellule cerebrali, «al fine di migliorare l'umanità » e creare una élite con i valori socialisti, o se si vuole una «razza di rivoluzionari» che non fosse caratterizzata dal colore della pelle o dai tratti somatici. In Germania negli anni '30 quest ricerche venivano condotte per l'uomo ariano, mentre il programma scientifico dell'Istituto di Mosca consisteva nel mettere a punto un metodo pratico per diagnosticare malattie e disfunzioni cerebrali, partendo dalla materia grigia «geniale» di Lenin. Impresa che ha qualche debito con le idee di Cesare Lombroso, la cui collezione di cervelli è ancora conservata in un museo di anatomia italiano. Per tale scopo a Mosca furono messi a confronto i contenuti delle scatole craniche di «grandi» uomini con quelli di gente comune, delinquenti, deviati. Tutto cominciò dopo la morte di Lenin, e già nel 1925 si registra un decreto del Governo Sovietico per dar vita a una filiale moscovita dell'Istituto di Berlino (nel 1928 si trasformerà in ente autonomo, con sede in un ex ospedale evangelico, ora ambasciata di Francia). Di più: nel settembre 1928 un altro decreto, diffuso con risalto sui giornali, consacra il diritto di sottrarre il cervello degli uomini illustri (o con caratteristiche ritenute utili agli studi avviati). L'opinione pubblica si convince ben presto che il prelievo della materia grigia significa genialità. Per tal motivo non si contano più le pressioni di parenti e amici per ottenere il singolare onore. All'attuale ambasciata francese e poi all'istituto di via Obuk (nome di un medico delle Guardie Rosse) confluiscono i cervelli delle personalità dell'immenso territorio sovietico, di tutte le etnie, di presunti geni ma anche di politici, poeti, scrittori, filosofi, scienziati, nonché di imbecilli e criminali. Vogt ha qualche problema con il nazismo ma non con Stalin; anzi dopo l'esame del cervello di Lenin scrive al Piccolo Padre un breve rapporto, pubblicato poi sui giornali, nel quale assicura che il rivoluzionario possedeva una materia cerebrale superiore. è un cedimento politico ma non razziale, avallato in quel tempo da colleghi di Vienna e Roma, da Karl von Economo e da Giovanni Mingazzini. Il sogno sovietico non raggiunse mai risultati degni di storia, anche se l'istituto di via Obuk si riempì di cervelli. Si ammassò materia grigia per oltre mezzo secolo e, anche quando era il caso di smettere, fu impossibile fermare la burocrazia e quel dannato decreto del 1928. Armando Torno

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Innovazione, Italia cenerentola (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus Vuota - data: 2009-03-07 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Immobilità Insieme con la Spagna, il nostro Paese è il meno dinamico del Vecchio Continente. Meglio di noi Grecia e Cipro Sviluppo Le nazioni nordiche, con Germania, Svizzera e Inghilterra mantengono le performance migliori nonostante la crisi Innovazione, Italia cenerentola Ricercatori, brevetti, creatività, investimenti: siamo nella fascia bassa della classifica europea S tabili nella negatività, potremmo definire le notizie poco confortanti che emergono dall'annuale rapporto EIS (European Innovation Scoreboard 2008) riguardanti il mondo italiano dell'innovazione. Il documento preparato dal Maastricht Economic and Social Research and Training Centre on Innovation and Technology (UNU-Merit) è frutto di un'elaborazione di numerose indagini condotte nelle varie nazioni (anche dal nostro Consiglio Nazionale delle Ricerche) ed è uno strumento di lavoro dell'Unione Europea perché fotografa la realtà, le capacità e le tendenze dei Paesi membri più Croazia, Turchia, Islanda, Norvegia e Svizzera, facendo un confronto con Stati Uniti e Giappone. Prendendo 29 indicatori che riguardano dai ricercatori impiegati, ai brevetti generati, agli scambi fra ricerca pubblica e privata, agli investimenti, alle società coinvolte e valutando pure, ad esempio, gli effetti economici generati e le aziende che hanno introdotto innovazioni, si è compilata una classifica che misura nel contempo le variazioni rispetto al passato. Ma per la prima volta si è inoltre tenuto conto della creatività interna alle industrie rivelatasi talvolta efficace nel produrre innovazione da risultati già ottenuti e acquisiti in passato. La classifica divide le nazioni in quattro gruppi: Innovation leaders, Innovation followers, Moderate Innovators e Catching-up countries. Noi ci troviamo al ventiduesimo posto su 32, sull'ultimo gradino dei «moderati», alle spalle della Grecia e ben al di sotto della media europea. Dietro di noi c'è solo il gruppetto degli «inseguitori» guidato da Malta. Tra i moderati, che è bene ricordare comprendono Cipro, Estonia, Slovenia, Repubblica Ceca, Spagna, Portogallo, Grecia e Italia, i compilatori del rapporto segnalano il particolare trend a migliorare di Cipro e l'immobilità di Italia e Spagna. Per il nostro Paese si sottolinea qualche segno di tenue miglioramento rispetto al passato nel supporto finanziario e in qualche limitato effetto economico ma contemporaneamente si evidenzia la forte debolezza nella risorse umane, negli investimenti delle aziende e nei collegamenti tra ricerca e attività imprenditoriale. Non bastano, insomma, per produrre cambiamenti gli aumenti negli ultimi cinque anni dei laureati (più 8,8 per cento), dei dottorati (più 22,7 per cento) oppure l'accesso alla banda larga da parte delle industrie (più 18,6 per cento). «Le performance degli investimenti industriali non sono migliorati — si nota — e quelle degli effetti economici dell'innovazione sono peggiorati ». A livello europeo, se i campioni in classifica restano più o meno sempre gli stessi (Danimarca, Finlandia, Germania, Svezia, Svizzera e Gran Bretagna), complessivamente c'è un progresso nei cervelli impiegati, negli investimenti del venture capital e nell'utilizzo della banda larga, testimone concreto di un'attività in crescita. Restano sempre, anche se tende a ridursi lievemente, le differenze negative (il gap) rispetto agli Stati Uniti e al Giappone. Ed è bene ricordare in proposito che tra il sostegno finanziario straordinario garantito dal presidente Obama per risollevare l'economia americana ci sono forti investimenti dedicati alla ricerca. «La radiografia del rapporto è impietosa ma reale — dice Roberto Cingolani direttore dell'Istituto Italiano di Tecnologia — ed è la conseguenza di una situazione culturale ricerca-impresa che negli ultimi vent'anni si è chiusa su se stessa. Persino la Grecia rivela un trend positivo mentre il nostro si mostra saldamente negativo. Ci immaginiamo avanzati solo perché l'Italia ha il più alto numero di cellulari ma dimentichiamo che, nonostante il numero elevato, abbiamo il loro più basso utilizzo internazionale per la trasmissione di informazioni utili: in altri paesi si impiega come un vero terminale mentre noi ci limitiamo all'uso per la chiacchera. I problemi — aggiunge Cingolani — sono quelli noti e mai affrontati e risolti. A parte le infrastrutture e la finanza carenti, non esistono standard europei di selezione della ricerca e di valutazione dei risultati, sono protagonisti troppi organismi e una burocrazia paralizzante e ciò non crea le condizioni di responsabilità che un ricercatore deve avere. Tutto da noi è intoccabile. Le sacche di eccellenza presenti qua è la come alcune piccole aziende, ad esempio Ferrari e Ducati, non essendoci una valutazione precisa su che cosa si vuol fare e dove si intende andare, le sacche non si estendono. Infine, si scoraggia il vivaio, per dirla in termini sportivi, cioè si fa di tutto per allontanare i giovani dal fare ricerca mentre si dovrebbe cominciare ad educarli a questa visione a partire già dai sei anni». «Uno dei nostri mali più gravi è la scarsità degli investimenti d'impresa — nota Luigi Paganetto, presidente dell'Enea — e gli unici settori in cui si continua a manifestare un risultato è dove esiste, come per le macchine utensili, una tradizione anche nei consumi. Nelle biotecnologie, nelle nanotecnologie o nelle tecnologie energetiche manca innovazione anche perché non c'è il trascinamento da parte di piccole e medie aziende. In Italia non c'è tradizione nei settori nuovi che oggi governano il cambiamento, ma per crearla bisogna individuare delle applicazioni da immettere nei processi produttivi. Da queste poi arriveranno altri e continui stimoli all'innovazione. Nella Penisola non esiste una struttura industriale in grado di generare innovazione indipendentemente dai risultati applicativi e c'è inoltre una bassa capacità di interagire con enti e università». Giovanni Caprara

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Il piano varato dal Cipe voce per voce (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

ANALISI Il piano varato dal Cipe voce per voce Andrea Del Monaco Un piano infrastrutturale da 17,8 miliardi, 9 miliardi sugli ammortizzatori sociali. Questo l'annuncio del governo nella conferenza stampa di ieri mattina. In realtà ieri sera la delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) su queste misure non era ancora stata trasmessa in via definitiva alle regioni. I 9 miliardi per gli ammortizzatori sociali sono dati dal miliardo già stanziato in finanziaria per la cassa integrazione ordinaria e dagli 8 miliardi di euro nel biennio 2009-2010 per la cassa integrazione in deroga: il governo con 5,35 miliardi di Fondo Aree Sottoutilizzate (Fas) pagherà i contributi figurativi e la maggior parte del sostegno al reddito; le regioni con 2,65 miliardi del Fondo Sociale Europeo finanzieranno azioni combinate di politica attiva e di sostegno al reddito. La platea è data dai lavoratori delle imprese con meno di 15 dipendenti dell'edilizia, delle manifatture e dei servizi, dagli occupati delle aziende con 15-49 dipendenti del commercio con almeno 52 settimane lavorative. Ne sono esclusi i lavoratori con contratto a progetto o con collaborazione coordinata e continuativa. Mercoledì sera Tremonti ha chiesto ad Errani, governatore dell'Emilia Romagna, se, nel caso in cui avanzassero parte degli 8 miliardi, le regioni sarebbero disponibili a finanziare misure per gli esclusi. «Il problema non è se avanza qualcosa dagli 8 miliardi ma se c'è disponibilità immediata per i cococo e i cocopro, che sono i primi a perdere il posto», è stata la replica. Per quanto concerne le infrastrutture il Cipe ha dato le seguenti assegnazioni: 1,2 miliardi per l'edilizia scolastica e carceraria, 1,3 miliardi per avviare la costruzione del Ponte sullo Stretto (spesa totale stimata 6,1 miliardi) e 800 milioni per il sistema Mo.se. a Venezia. Sono previsti 2.750 milioni per l'alta velocità ferroviaria (le tratte Milano-Verona; Milano-Genova prima fase; oneri ambientali per la Firenze-Bologna; il primo stralcio dell'asse pontremolese) e poco piu' di 1,5 miliardi per realizzare metropolitane (la linea C di Roma, la metro regionale campana, le reti di Palermo e Catania, le metro di Bari e Cagliari, gli adeguamenti per Parma Brescia e Bologna) e finanziare le reti di trasporto in vista dell'Expo milanese del 2015. Molti anche gli interventi stradali, finanziati con contributi pubblici (2 miliardi) e privati (8,090 miliardi), tra i quali alcuni riguardano il traforo del Frejus, il sistema pedemontana Lecco-Bergamo e il completamento della Salerno-Reggio Calabria. Chi sembra perdere terreno nel governo è il Ministro dello Sviluppo Economico Scajola. Teoricamente il suo dicastero dovrebbe coordinare tutta la partita della programmazione dei fondi europei e del Fas. Tremonti vuole assicurarsi il Fas attribuito ai ministeri; è convinto che sia impossibile adottare vere misure anticicliche ovvero fare una vera programmazione delle politiche industriali per uscire fuori dalla crisi per tre ragioni: 1) l'eccessiva entità del debito pubblico italiano rispetto al nostro prodotto interno lordo impone una limitazione della spesa per conservare la maggiore liquidità possibile nella cassa del bilancio italiano; 2) un sistema produttivo desueto e non competitivo, impossibile da stimolare veramente; 3) l'incapacità delle burocrazie amministrative delle regioni di spendere con velocità ed efficacia. Di conseguenza il ministro dell'Economia spera che la crisi sia meno lunga del previsto, e che, quando l'economia americana ripartirà, anche le nostre imprese potranno iniziare a produrre grazie alle commesse estere. Nel frattempo, da un lato, Tremonti annuncia il ponte sullo stretto come misura anticlica, ben sapendo che prima di di 4-5 anni i lavori non inizieranno; dall'altro, dilata la spesa del Fas attribuito alle regioni mentre il ministro Fitto vorrebbe coordinare tutta la spesa del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) attribuito al governo ora in capo a Scajola. Qualora l'operazione non riuscisse è probabile una sua candidatura alla presidenza della Puglia nel 2010. Infatti se Berlusconi scegliesse la Poli Bortone come candidato vincente (appoggiata dall'Udc) per le prossime regionali e se il ministro per le Politiche regionali non riuscisse a coordinare il Fesr ora gestito da Scajola non avrebbe né una leva importante di consenso (le risorse) né il controllo del suo territorio. Nei fatti finora la Finanziaria ha avuto come copertura il Fas, usato come bancomat. Foto: SIMULAZIONE AL COMPUTER DEL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA /FOTO AP IN ALTO A DESTRA PROTESTA DAVANTI AL CONTRO IL NUCLEARE /FOTO MONTESI

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Ballando sul ponte del Titanic (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Ballando sul ponte del Titanic *** Dallo tsunami in poi si sente spesso ripetere a sinistra un concetto del tipo: proprio adesso che ce ne sarebbe più bisogno, la sinistra non c'è. E giù a proporre le formule più disparate per la sua rinascita. In realtà attribuire all'intervento divino la colpa della sua estinzione occulta il fatto che proprio la scomparsa della sinistra dalla scena sociale, politica e istituzionale del paese è la migliore dimostrazione che di questa sinistra non c'è affatto bisogno. Perché non è in discussione che un sistema di valori culturali e di riferimenti politici e anche organizzativi sostenga l'umanità nella lotta contro questo modello di sviluppo criminale. Ma non si può sottacere che proprio qui sta il fallimento della sinistra italiana tutta, il suo essere diventato corpo sociale estraneo e come tale trattata. Possiamo anche discutere di a-democrazia e di autoritarismo, ma è un fatto che l'estromissione della sinistra dalle istituzioni e dal paese è soprattutto un fenomeno di natura endogena. Purtroppo non si trovano più molte tracce di questa riflessione che pure era iniziata. L'imminenza delle elezioni europee ha di nuovo azzerato tutto facendogli assumere un ruolo addirittura costituente nella risalita della china. Marco Revelli e il manifesto hanno tentato di richiamare l'attenzione sui rischi di questo cominciare dalla fine, ma nulla hanno potuto contro il richiamo che esercita sulla sinistra l'agone elettorale, a dimostrazione della sua più totale impermeabilità ai temi del rinnovamento. E allora forse sta qui il vero corno del problema: la sinistra non è riformabile, perché ormai da tempo si è ridotta a poco più di uno stato d'animo dei politici di professione e del loro «status» separato. E questo stato d'animo ha sostituito, scalzandolo, l'idea che il rinnovamento, il progresso sociale fosse il principale elemento costitutivo di una visione del mondo che viene. La sinistra non è riformabile perché si è fatta storia, storia della conservazione del potere. Se così non fosse stato, se cioè le forme della politica e della rappresentanza fossero state in grado di adeguarsi alle innovazioni sociali, forse la sinistra poteva ancora essere uno strumento utilizzabile. Ma è andata diversamente. I movimenti propongono le reti, i comitati di scopo, la condivisione delle scelte; la sinistra risponde con il «primato della politica». La società scopre l'open source, i social network, la partecipazione diffusa e capillare; la sinistra risponde con la burocrazia di partito e la spartizione delle liste. La rappresentanza si fa locale, le comunità e i territori diventano fondativi di una nuova coscienza di luogo; la sinistra risponde sempre con il partito nazionale, centralizzato o con il partito del leader, plebiscitario. Per superare questo bivio della storia la sinistra non potrà evitare lo scoglio che le impone di pensare contro se stessa. Contro il proprio mito dell'onniscienza storica. Contro l'elitismo delle élite. Mantenerla in vita così com'è serve solo a prolungare un'agonia da cui non può venire niente di buono. E' ora di voltare pagina. Piuttosto che assistere all'ennesima scena indecorosa della spartizione delle scialuppe mentre la gente di sotto lotta per sopravvivere è ora di ripensare il mondo affrontando la realtà. Tante sono le cose da fare e dire, le scelte che non si possono più delegare né differire. Contro la crisi che avanza bisogna costruire degli argini sociali, restituire reddito e sovranità alle comunità locali, coniugando vertenze, mutualismo e autogoverno. Se saremo tutti capaci di farlo forse comincerà un nuovo corso, altrimenti non saranno le elezioni europee a risolverci i problemi. Per questo noi ne stiamo fuori. *** Action diritti in movimento

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Dona i beni ai ciechi: ma mobili e ville li prende la Regione (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

n. 57 del 2009-03-07 pagina 0 Dona i beni ai ciechi: ma mobili e ville li prende la Regione di Massimo Malpica Nuova affittopoli a Napoli: sperperato il patrimonio lasciato all?istituto Colosimo. Gli eredi del benefattore: "Ci hanno traditi". Formisano vive ai Parioli in un palazzo della Regione Campania: "Fu una opportunità" Napoli -Una storia di nobili, immobili, mobili, soprammobili ed eredità contese. Giocata sulla pelle di una struttura che, da decenni, è il punto di riferimento per i non vedenti del centro e sud Italia, l?istituto «Paolo Colosimo» per non vedenti. è la storia dell?eredità di Giovanni Paolo Quintieri, barone romano di origini calabresi, che prima di morire, nell?agosto dell?ormai lontano 1970, decise che le sue fortune potevano andare a quanti con la fortuna erano in credito. E così lasciò al «Colosimo», che oggi assiste e forma una cinquantina di non vedenti e ipovedenti, la villa di famiglia di Carolei, in provincia di Cosenza, il palazzo di Roma, in via Panama, e le tenute agricole di Passerano (con annesso castello, a Gallicano del Lazio) e di Montecoriolano, a Potenza Picena, nelle Marche. Devolvendo in beneficenza anche qualcosa come 4-500 beni mobili. L?elenco varia dalle semplici bilance a un Rembrandt, dai divani agli armadi d?epoca, dalle collezioni d?armi ai lampadari in cristallo, dai tappeti ai vasi cinesi. Il problema è che le ultime volontà del barone non si sono mai realizzate, o almeno non del tutto. E così l?asta che lui aveva ordinato di bandire per liquidare i beni mobili e versare il denaro ottenuto nelle casse dell?istituto Colosimo non è mai stata fatta. L?istituto Colosimo è divenuto regionale. E la «collezione Quintieri» è finita sparsa tra i caveau e le sedi della Regione Campania. Con l?effetto, piuttosto prevedibile, che gli eredi insoddisfatti del mancato rispetto dell?intento del nobile avo sono ora in causa con la Regione «gravemente inadempiente» e chiedono la revoca della donazione. L?elenco dei beni è davvero vario. Censito per la prima volta dall?ex presidente Rastrelli, e allegato ogni anno al bollettino ufficiale della Campania, indica anche i valori stimati dei singoli oggetti, per un totale superiore ai 3,2 milioni di euro. Il pezzo più pregiato della lista è una Madonna con bambino di Domenico Puligo, pittore fiorentino del Rinascimento, valutata con inquietante precisione contabile esattamente 232.405,60 euro. Ma il consigliere regionale dell?Mpa Salvatore Ronghi in un?interrogazione a Bassolino dell?ottobre 2007 chiedeva conto della mancanza nell?elenco di alcuni pezzi originariamente censiti. Tra questi il gioiello, un autoritratto attribuito a Rembrandt. Attribuzione incerta, ubicazione pure. Finché non salta fuori nascosto in un caveau della Regione. Giallo risolto. Almeno uno. Quello che non si risolve è la destinazione di questi beni, che come detto non vengono messi all?asta. La spiegazione da parte dell?amministrazione sarebbe che, essendo l?istituto Colosimo (e dunque anche il contenuto dell?eredità) passato sotto il controllo della Regione, ora è quest?ultima a provvedere ai fabbisogni finanziari della struttura, rendendo nuovamente «patrimonio disponibile» quei mobili e immobili ormai divenuti di proprietà regionale. Tanto che, di quegli oggetti, molti sono finiti assegnati a varie sedi della Regione e non solo. E seguendoli a ritroso, sorge qualche dubbio sulla gestione di questo patrimonio da parte dell?amministrazione ora guidata da Bassolino. Un caso? Eccolo. C?è una Onlus internazionale, la Fondazione Mediterraneo, che ha sede in un bel palazzo affacciato sul Maschio Angioino. Si occupa di rapporti internazionali con il mondo arabo, e ha ottenuto quella sede in comodato d?uso gratuito dalla Regione (per un piano) e dal Demanio (per due piani). Nella sua sede fanno bella mostra di sé lampadari, divani, cassapanche e mobili. Provenienti dalla fondazione Quintieri. Come ci siano finiti lo spiega il presidente della fondazione, Michele Capasso. «Ce li ha concessi in comodato Bassolino, e così ora abbiamo una quarantina di pezzi, che restano ovviamente di proprietà della Regione. «Ed ecco come erano quando siamo andati a prenderceli nella villa in Calabria», spiega, aprendo un album fotografico. Dentro, le immagini di mobili marci, incompleti, mangiati dalle tarme. La Regione, dopo aver «ereditato l?eredità», li aveva abbandonati. Capasso li mostra ora, impeccabili dopo il restauro, «che ci siamo pagati noi, per un costo riportato in bilancio di 350mila euro». Almeno sono stati salvati dalla rovina. Ma perché la Regione li aveva lasciati morire invece di metterli all?asta appena ricevuta la donazione? Mistero non risolto. O forse spiegato dalla proverbiale lentezza della burocrazia del «proprietario», che quando indossa le vesti di un?istituzione pubblica difficilmente mette in mostra la meticolosità e la passione del collezionista d?arte. Eppure, per quanto in piena attività e, come spiega uno dei suoi convittori, in salute passabile, una visita all?ingresso dell?istituto Colosimo lascia pensare che qualche risorsa in più, lì, farebbe comodo. Non foss?altro per rispettare lo spirito del nobile gesto di Quintieri, il valore reale di quei beni andrebbe messo a disposizione dei ragazzi non vedenti della struttura partenopea. E la storia, almeno, avrebbe un lieto fine. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Pronti 50mila posti di lavoro ma nessuno si fa assumere (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

n. 57 del 2009-03-07 pagina 4 Pronti 50mila posti di lavoro ma nessuno si fa assumere di Laura Verlicchi Nel 2008 le imprese di Confartigianato hanno creato occupazione per160mila addetti, ma un terzo delle offerte è rimasto sulla carta Nelle imprese artigiane è emergenza lavoro: ma a latitare sono i lavoratori. Un potenziale dipendente su tre è introvabile, tanto che restano scoperti 50mila posti di lavoro. È il sorprendente risultato dell'Osservatorio di Confartigianato sull'imprenditoria giovanile, presentato in questi giorni al congresso di Firenze, che non a caso ha scelto il titolo «Sfidare la crisi». Anche in un anno difficile come il 2008, infatti, 76 imprese artigiane su 100 hanno mantenuto l'occupazione stabile: il 13,3% ha anzi assunto nuovo personale. E proprio qui emergono le difficoltà, che portano i giovani imprenditori a rinunciare all'assunzione nel 32% dei casi: il fabbisogno occupazionale delle piccole aziende è stato di 158.350 persone, ma ben 54.760 risultano introvabili. Ma come mai, nonostante la crisi, tanti potenziali dipendenti mancano all'appello? Il motivo principale, denunciato dal 43,2% degli imprenditori, è la mancanza di competenza: i candidati non hanno la qualifica o l'esperienza lavorativa richieste, anche e soprattutto per la mancanza di adeguate strutture formative. Un problema, quest'ultimo, denunciato quasi da un imprenditore su quattro, e che apre l'ennesimo capitolo del cahier de doléance sulla scuola, troppo lontana dal mondo del lavoro, anche quando si tratta di istituti professionali. Non va poi dimenticato un altro punto dolente: il 14,8% degli imprenditori sottolinea la scarsa disponibilità ad orari e mansioni flessibili da parte dei potenziali neoassunti. Trovare lavoratori, insomma, non è facile e serve comunque molto tempo, in media quattro mesi. Una difficoltà ancor meno comprensibile se si pensa che quella offerta dalle piccole imprese è un'occupazione stabile e qualificata: quasi nove addetti su dieci sono assunti con un contratto a tempo indeterminato - ormai una rarità in molti settori - mentre gli altri si distribuiscono sostanzialmente tra tempo determinato e apprendistato, in pratica l'anticamera dell'assunzione definitiva, visto che ben otto imprenditori su dieci assumono i ragazzi al termine del periodo di apprendistato. Stabilità confermata anche dalle previsioni per il 2009. «Non prevediamo grandi cambiamenti - spiega Marco Colombo, presidente dei giovani imprenditori di Confartigianato -. Il personale nelle nostre imprese rimarrà costante. Certo, in questa fase di attesa e di stretta creditizia, che insieme a burocrazia e ritardi di pagamento pesa sulle nostre aziende per 39 miliardi, è difficile pensare alla crescita, ma ci teniamo stretti i nostri lavoratori altamente specializzati. E comunque la voglia di tornare a investire sulle persone non l'abbiamo persa». Ma la formazione scolastica non sembra darvi l'aiuto che vorreste. «La formazione - replica Colombo - viene fatta sul campo, nelle nostre imprese, che sono diversissime l'una dall'altra: si va dall'imbianchino o dall'idraulico fino a mestieri dove il confine con l'arte è quasi impercettibile. Quello che chiediamo alla scuola è di creare la cultura del lavoro: possiamo lavorare insieme per questo e con alcuni istituti già lo facciamo. Si deve sapere che l'artigianato è una possibilità di lavoro reale, anche per i laureati, presenti nel 15% delle nostre aziende: può essere anche il punto di partenza per diventare imprenditori di se stessi». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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È recessione, ma i piccoli non si arrendono (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

n. 57 del 2009-03-07 pagina 6 È recessione, ma i piccoli non si arrendono di Redazione Problemi virtuali Sono un micro imprenditore e questa è la mia esperienza: dopo un primo momento di paura seguito ai primissimi segnali della crisi partita dagli Usa nel quale un po' tutti ci siamo bloccati, ci siamo accorti che la crisi era più che altro virtuale, così che è prevalso in breve tempo l'ottimismo e la voglia di andare avanti. Purtroppo le banche, che evidentemente la crisi la vogliono per forza, stanno bloccando i prestiti, stanno infischiandosene dell'indirizzo dato dal governo e cercano, se possono di strozzare le imprese con tassi che anziché scendere, stanno lievitando. Noi che lavoriamo e che abbiamo bisogno di lavorare, in realtà non vediamo le ragioni di questa crisi che, se fosse per noi, neanche sarebbe nata. Ma certo è, che se ci chiudono la liquidità, direttamente o indirettamente ci tolgono il pane di bocca. Chi può, faccia sapere al governo che il rimedio migliore per uscirne sarebbe quello di dare una buona strigliata ai banchieri e di obbligarli a fare il loro lavoro (per una volta onestamente) con le buone o con le cattive. Avranno modo di recuperare le loro perdite più in là, quando tutto ritornerà normale, perché se tirano troppo la corda ora, diventeranno solo e sempre più ricchi di crediti in sofferenza. nomaelevatori@yahoo.it Lacciuoli e burocrazia Sono un imprenditore a capo di un'impresa che direttamente e indirettamente dà lavoro a circa 200 persone. Siamo correlati al settore dell'arredamento in quanto forniamo dei particolari in ottone per decorare la casa. La nostra filosofia è sempre stata dare un prodotto di qualità e design made in Italy e anche quando era di moda «delocalizzare» abbiamo preferito mantenere la nostra produzione in territorio brianzolo. Per fare un prodotto di qualità non sono necessari solo macchinari, ma formare il personale al concetto di qualità e servizio. Siamo un'azienda a gestione familiare e in questi ultimi due anni abbiamo deciso di rivoluzionare il settore export inserendo nuove figure giovani per presentare al meglio il prodotto italiano nel mondo. Ora in 65 nazioni. Purtroppo è sotto gli occhi di tutti cosa è successo in questi ultimi mesi. Il rapporto con gli istituti di credito ha incominciato a irrigidirsi, con sempre più frequenti difficoltà ad accedere a forme di finanziamento per proseguire l'espansione. Mai un no, ma sempre risposte vaghe e deludenti. Con risorse personali siamo riusciti a proseguire nel programma di rilancio dei mercati esteri. A dicembre in piena bufera finanziaria, abbiamo aperto una società in Dubai per poter essere maggiormente presenti nei contract e grandi progetti e dare un servizio migliore ai nostri clienti. Abbiamo ottimizzato al meglio le risorse per cercare di contenere il più possibile i prezzi, permettendo così di fare offerte migliori sul mercato senza diminuire il livello qualitativo del prodotto. Abbiamo potenziato il servizio clientela con risposte precise e puntuali a tutte le richieste del singolo. Di contro la nostra burocrazia ci affossa aumentando i famosi «lacciuoli»: obblighi di documentazioni per esportare merce, dichiarazioni doganali, riduzioni delle deducibilità dei costi di missione. Ogni giorno sono sempre più convinto che il fare impresa in Italia significa o essere in grado di camminare con le proprie forze, come si dice da noi «rangess» o è meglio ritirarsi. Vi ringrazio per l'opportunità di sfogo che date. Un saluto da un piccolo imprenditore che tutte le mattine scende in trincea a combattere. lupo.glorioso@gmail.com Strozzati dagli affitti Sono titolare di due piccole aziende a Roma, dedite alla somministrazione di alimenti e bevande e vendita al dettaglio settore alimentare. In una delle predette attività lavorano quattro persone tutte dello stesso nucleo familiare e a dire la verità fino a oggi sono riuscito a sopravvivere a malapena, superando di volta in volta i numerosi ostacoli che si sono presentati lungo il percorso di dodici anni di attività. Considerato che allo scadere dei dodici anni, il proprietario delle mura del negozio, oltre ad avere percepito tutti gli anni i regolari aumenti Istat, a fronte di un rinnovo del contratto pretende una maggiorazione del cento per cento e cioè il doppio, incurante delle molteplici difficoltà che bisogna affrontare specialmente in questo settore. Pertanto credo sia del tutto inutile continuare a fare sacrifici cercando di tenere aperta una attività strozzata da una miriade di tassazioni a livello statale, comunale e regionale nonché da un canone locativo delle mura insostenibile. Il governo potrebbe chiedere un piccolo sacrificio anche ai proprietari degli immobili commerciali affinché non costringano, come nel mio caso, a chiudere. Chiudere perché l'affitto è insostenibile, significa licenziare personale e cioè meno occupazione, meno entrate per l'erario ma sicuramente un valido contributo ad incrementare la già grave situazione economica. Ogni giorno in Italia chiudono migliaia di attività solo perché non riescono più a pagare l'affitto, credo sia una cosa assurda che il Governo non intervenga in modo tempestivo affinché blocchi con decreto il continuo ed incontrollato aumento degli affitti. giusepperuiu@live.it Made in Italy e Tfr Ho un'azienda di abbigliamento mare femminile con 20 dipendenti. La concorrenza dei paesi soliti, Tunisia, Cina, ecc. ecc.. è catastrofica. La mia produzione è esclusivamente Made in Italy. La produzione è sempre più stagionale e devo ricorrere alla cassa integrazione. Sento molti annunci di sostegno alla piccola e media impresa. Ma vengo al dunque: prevedo 4/5 mesi di cassa integrazione. In tale periodo il Tfr matura comunque e in più si versa circa il 4 per cento all'Inps per le retribuzioni di cassa integrazione. Produco per 7 mesi con il costo del Tfr per 12 mesi. In conclusione: il periodo di produzione si accorcia i costi aumentano. Domanda. Dove sono gli aiuti alla piccola e media impresa? fausardi@tin.it Fare sistema Complimenti per la vostra iniziativa: sono un ingegnere edile, dopo anni di attività libera come professionista, decisi di aprire una piccola azienda di lattoneria. Sono ormai vent'anni che in campania esiste «Eurogronde», con meno di dieci dipendenti riusciamo a produrre ottimi oggetti di rame, acciaio, lamiere preverniciate e alluminio. Negli anni abbiamo formato molti giovani e alcuni nostri dipendenti hanno creato aziende simili nel settore, promuovendo così il settore che conta numerose piccole e medie realtà in Campania. Certo c'è la crisi e si sente. Ma come la stiamo fronteggiando? Riducendo gli sprechi, chiedendo ai (soci) dipendenti di collaborare e contribuire al contenimento delle spese. Nel contempo cerco di mettere insieme tutti quelli che producono lattoneria per «fare sistema». Il mio sogno è di costituire una fondazione per rilanciare «l'antica lavorazione del rame» un mestiere bellissimo che è ormai scomparso: cappe, elementi decorativi, lampadari... Prodotti in rame sono delle vere opere d'arte: costano pure poco e hanno un vasto mercato. Ci riusciremo? Noi ci proviamo. Anche così si esce dalla crisi. pietro di lorenzo ing.dilorenzopietro@gmail.com Io investo lo stesso Ho da poco compiuto 24 anni e da poco prima di Natale ho aperto una gastronomia di prodotti tipici campani nella mia città. Sia prima di avviare l'attività che tutt'ora, mi dicono sia gente comune che imprenditori locali di essere stato un po' pazzo ad aver investito in questo periodo di crisi e con prodotti di qualità alta. Il periodo natalizio è andato abbastanza bene come inizio, ero da 10 giorni sulla piazza prima di Natale, poi è arrivato gennaio ed è stato il primo banco di prova durissimo, calo delle vendite, anzi crollo, dato anche dalla situazione industriale del mio paese, da dicembre a ora circa 1.500 Cig e 500 mobilità. (...) Ho voluto investire in questo momento per farmi le ossa, anche perché so che la vita non sarà più come prima, ci dovremo abituare a una vita diversa, almeno per alcuni anni sarà così per tutti, per le fasce deboli, per i piccoli negozi come il mio, ma sono sicuro che sopravviveremo. destefano.antonio@alice.it Basta vittimismo Francamente mi sono un po' rotto di sentirmi dire, ovunque vado - clienti, fornitori, amici e collaboratori - che c'è la crisi. Lo so la vedo anch'io, mica sono cieco! E allora? Che facciamo ci fermiamo a piangerci addosso così si fallisce davvero! La mia ricetta per superare questo periodo - prima o poi finirà! - è stata quella di aumentare il ritmo di lavoro, così sono passato dalle normali 10/11 ore al giorno a 12/13. Che ci volete fare sono un piccolo imprenditore (nell'ambito della comunicazione e marketing con la responsabilità di qualche famiglia e questo mi pesa...) e non mi posso permettere di fermarmi. CriLucca cristofani@energiadigitale.it Il turismo una risorsa Una piccola esperienza, ma credo significativa. Da un po' di anni produco software per il turismo, per la precisione per il booking on line. Le realtà con le quali scontrarsi sono spesso molto grandi e non italiane, ma nonostante tutto siamo riusciti a fare un prodotto di qualità e credo apprezzato dai nostri clienti. Il turismo è una delle grandi risorse italiane, ma ci sono molte carenze, anche culturali, fra gli albergatori. Ci troviamo sempre con molte idee e poco da investire. Sarebbe semplice chiedere soldi, lo fanno tutti, invece faccio una proposta. Sicuramente internet è un mezzo sempre più importante, allora valorizziamolo. Ci sono incentivi su tutto, perché non incentivare le strutture ricettive al passaggio alle tecnologie Web 2.0? Alessandro Manetti alessandro.manetti@softrade.it Gli aiuti dateli a noi Chiedo allo Stato, avete stanziato 12mila miliardi di euro per le banche per finanziare le piccole imprese, questi se ne fregano e noi stiamo lì a guardare come cani bastonati, ma invece di darli alle banche, perché lo Stato non tratta direttamente con noi imprese allo stesso tasso, ovviamente con le dovute garanzie di un prestito o finanziamento? Facciano presto perché penso che come me ce ne sono tanti. Io comunque sono tutti i giorni lì a lavorare e a cercare di non chiudere. Giuseppe Silvestro fiace@magiaitalia.it © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Un vertice in Provincia con dieci sindaci novaresi (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

INIZIATIVA IDEATA DAL DIRETTORE CNA MEDINA E IL PRESIDENTE VEDOVATO Sulle misure anticrisi serve un piano robusto per ridare fiducia e vigore alle imprese e alle famiglie Un vertice in Provincia con dieci sindaci novaresi Lo scorso 20 febbraio la Cna, rappresentata dal direttore Elio Medina e da Maria Grazia Pedrini, ha incontrato nella sala consiliare della Provincia dieci sindaci dei più importanti comuni del Novarese (Bellinzago, Borgomanero, Cameri, Castelletto Ticino, Cerano, Galliate, Ghemme, Invorio, Romagnano Sesia, Romentino e San Maurizio d'Opaglio), invitati dal presidente della Provincia, Sergio Vedovato. L'idea era nata da un precedente incontro tra Medina, Vedovato e i rappresentanti delle altre associazioni dell'artigianato, in cui era emersa con forza la necessità, al di là delle politiche e dei provvedimenti attivati da Governo e Regione, che anche gli enti locali si facciano promotori di iniziative per aiutare le imprese a reagire alla crisi. La Cna aveva già richiamato l'attenzione degli enti locali su questo tema, in una lettera inviata proprio ai presidenti delle Province di Novara e Vco, a tutti i sindaci e ai presidenti/direttori delle aziende pubbliche, per sollecitare una rapida messa in cantiere delle opere già programmate e pagamenti certi alle aziende fornitrici . «Le imprese artigiane e le piccole imprese hanno bisogno di lavoro subito - hanno scritto nelle lettere il presidente della Cna di Novara Franco Biondo e il Presidente della Cna del Vco Lino Lomazzi - e parte di questo lavoro può essere messo in moto dagli enti locali. Non parliamo di grandi opere e infrastrutture, ma di manutenzioni, piccoli interventi che sommati tra loro comportano la smobilizzazione di grandi risorse». Il presidente Vedovato si è impegnato a «Fare uno sforzo per avviare opere pari a 39 milioni di euro» su tutto il territorio della provincia, così come i sindaci a procedere con i cantieri già programmati, seppur rimarcando le difficoltà di gestire le spese, anche in presenza di risorse economiche, a causa dei vincoli imposti dal patto di stabilità a da una serie di norme sul decentramento dei poteri che hanno appesantito la burocrazia rallentando nei fatti l'attività amministrativa nella gestione dei lavori pubblici. Sulle misure anticrisi, serve un piano robusto, efficace e veloce per ridare fiducia a imprese e famiglie La Cna esprime forti riserve sull'efficacia delle misure anticrisi varate fino ad ora dal Governo. «Siamo perplessi sia in merito all'immediata attuazione dei provvedimenti presentati sia in merito all'entità delle risorse finanziarie messe in campo» sostiene il presidente Cna Novara Franco Biondo. «Ci preoccupa molto anche la frammentazione con cui questi provvedimenti sono stati presentati: non si intravede un progetto, un disegno organico. Il governo procede di urgenza in urgenza senza una reale linea d'intervento, affidandosi più sull'effetto dato dall'annuncio dei provvedimenti che non sulla capacità di prevedere risultati positivi».

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Berlusconi: liberizzazione dell'edilizia. Intanto siamo pieni di soldi per costruire case.... (sezione: Burocrazia)

( da "Blogosfere" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Mar 09 7 Berlusconi: liberizzazione dell'edilizia. Intanto siamo pieni di soldi per costruire case.... Pubblicato da don Paolo Padrini alle 09:06 in Cronaca Cosa mi vedo sul Corriere on line, questa mattina appena svegliato? Una nuova sfavillante idea del nostro Presidente del consiglio Silvio Berlusconi: liberalizzare le licenze edilizie, aumentare le possibilità di costruzione, di allargamento della cubatura, ecc.. Non solo ma l'intervento in merito a norme così delicate attraverso una strategia se non altro singolare: prima intervenire sulle regioni comandate dal Centro -destra, e poi un provvedimento di matrice esclusivamente giuridica (che probabilmente sarà esclusivamente atto a legittimare le singole regioni su decisioni di questo tipo) che snellisca l'iter parlamentare. A parte il fatto che se questa è l'idea che abbiamo di federalismo siamo proprio messi bene (ovvero fare approvare ad alcune regioni delle leggi di interesse nazionale, per poi forzare il parlamento a prenderne semplicemente atto), non posso che esprimere fortissimi dubbi sul merito del provvedimento (per la verità fino ad ora annunciato....e probabilmente presto smentito...). Primo punto: l'utilità. A chi è utile un provvedimento del genere? Per carità, tutti noi sanno che l'edilizia attualmente è uno dei pochi settori che tiene in questo frangente di crisi economica. Ma qual utilità ci può essere per il cittadino nello sveltire le pratiche burocratiche, se poi il cittadino di fatto non è più nelle condizioni do costruirsi o comprare (neppure affittare ormai) una casa? Ad usufruire di questo provvedimento rischiano di essere solamente gli impresari e gli speculatori edilizi. E pochi altri...probabilmente. Secondo punto: le regole. Le regole sono davvero il male del secolo? E (seconda domanda) le regole sono di fatto sovrapponibili con la "cattiva burocrazia"? E poi potremmo aggiungere: la burocrazia è sempre davvero "cattiva" oppure in alcuni casi serve a tutelare degli interessi super partes, ed ad aiutarci a ponderare bene certe scelte? Queste domande non credo siano di poco conto, specialmente in questo caso. Una decisione del genere, in campo edile, comporta infatti grandi conseguenze sul piano ambientale e della speculazione edilizia. Non possiamo dimenticarci quanti "mostri edili" ha procurato in Italia un periodo di deregolamentazione di fatto, e quante tutele al rispetto del territorio hanno contribuito a esercitare le leggi e le regolamentazioni comunali in molte località della nostra "bella Italia". Siamo un paese che è stato deturpato. Vogliamo che lo sia ancora di puù? Oppure ci sforziamo di comprendere che il rispetto dei regolamenti edilizi, ed anche i tempi abbastanza lunghi (e non sempre così eterni...) necessari per le autorizzazioni, possono essere considerati elementi di tutela di un interesse pubblico per il territorio che non sempre va d'accordo con quello privato di chi vorrebbe costruirsi una bella casa ( oppure un bel centro commerciale)? Ecco le mie perplessità: confesso...espresse più sull'onda di una emozione che non sulla valutazione delle norme nello specifico. Cosa ne pensate? NE PARLIAMO SUL NOSTRO FORUM

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Che strani Scherzi sa giocare Cechov (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

TEATRO. L'ALTRA SERA ALL'AUDITORIUM VIVALDI DI CASSOLA Gaspare, più che Zuzzurro. Su tutti la D'Urso 07/03/2009 rss e-mail print Eleonora D'Urso con Andrea Brambilla alias Zuzzurro a Cassola Lorenzo Parolin CASSOLA Hanno giocato con Anton Cechov, Andrea Brambilla e Nino Formicola, alias Zuzzurro e Gaspare, proponendo giovedì 5 marzo all'auditorium Vivaldi di Cassola, "Scherzi", due atti e quattro quadri (L'Orso, Tragico controvoglia, Il tabacco fa male e La domanda di matrimonio) di gradevole satira di costume sui tipi umani dell'ultima Russia zarista. In "L'Orso", Brambilla è un proprietario terriero di mezza età, da seduttore divenuto misogino, che finirà con l'innamorarsi, ricambiato, di una giovane vedova vestita a lutto (la brava Eleonora D'Urso). Particolare non irrilevante, la donna in apertura di quadro aveva giurato amore eterno al defunto marito, poi dimenticato nel breve volgere della vicenda scenica. In "Tragico controvoglia", di fatto un monologo via via più incalzante, è invece protagonista Nino Formicola, nei panni di un impiegato della pachidermica burocrazia zarista, costretto a fare la spola tra l'ufficio e il luogo di villeggiatura della famiglia, vessato ora da una moglie insopportabile con velleità di cantante lirica, ora da amici e parenti che gli richiedono continui favori. Sono sempre i rapporti coniugali il filo conduttore di "Il tabacco fa male", una sorta di lezione antifumo dell'ex commissario Zuzzurro che fornisce il pretesto per una digressione sulla vita sfortunata di un padre di famiglia numerosa. Dalla piccola borghesia alla nobiltà di campagna per chiudere con "La domanda di matrimonio": una sequenza di incomprensioni velatamente e garbatamente allusive tra il padre (Brambilla), la promessa sposa (D'Urso) e un pretendente (Formicola) che nei suoi innumerevoli tic sembra fare il verso a Totò. Sono stati, a loro modo, una coppia leggendaria del piccolo schermo, Zuzzurro e Gaspare, in un programma, "Drive in" di Antonio Ricci, che nel bene e nel male ha segnato la storia della TV. Funzionano, i due, sul palcoscenico? Sì, ma a ruoli invertiti, è l'impressione che si ricava di primo acchito perchè, tributato un ideale applauso a Eleonora D'urso, poliedrica, brillante e spigliata nei diversi personaggi da lei interpretati, i due rivelano differenti predisposizioni a leggere e interpretare il ritmo del racconto quando si esce dallo sketch e si porta il lavoro lungo l'arco delle due ore. Non dimenticano, di citare il loro passato Brambilla e Formicola: il primo, entrando in palco con addosso un impermeabile da commissario che ha suscitato più di qualche sorriso tra i presenti in sala, il secondo recuperando alcune gag di baule e giochi onomatopeici che l'avevano reso celebre nei panni di aiutante dello strampalato funzionario di polizia, ma, amarcord a parte, Gaspare sembra aver maturato negli anni una maggiore versatilità dell'ex commissario , calato anche giovedì sera in ruoli un po' monocordi da burbero di mezza età. Non un "primo violino" (quale, nei fatti, è stata la D'Urso), insomma, ma un caratterista o la spalla che tutti vorrebbero, se non altro nel ricordo dell'esilarante Zuzzurro.

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Casa, si può vendere se il genitore è malato (sezione: Burocrazia)

( da "Affari Italiani (Online)" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il notaio conferma? in collaborazione con il Consiglio Nazionale del Notariato Il notaio conferma?/ Casa, si può vendere se il genitore è incapace di agire perché malato Sabato 07.03.2009 11:49 Continua il successo su Affaritaliani.it de "Il notaio conferma?", la rubrica al servizio dei cittadini, in collaborazione con il Consiglio Nazionale del Notariato. Tantissime le mail arrivate in redazione. Ecco le risposte Per orientarsi nel difficile mondo della burocrazia e delle leggi scrivete a: ilnotaioconferma@affaritaliani.it PRIMO QUESITO Recentemente (circa cinque mesi fa) mio padre 85anni è stato colpito da demenza (tipo Alzheimer) con severi disturbi del comportamento. Dopo un lungo ricovero in ospedale, a seguito operazione al femore, causato da una caduta "notturna", i medici mi hanno consigliato l'inserimento di mio padre, presso una struttura protetta e idonea alla malattia. In quanto viene sconsigliato un rientro a casa, anche per il fatto che, mia madre (80anni) si trova già inferma da sei anni, assistita da una "badante" mentre per le patologie da un'assistenza infermieristica e dai figli (cinque) in base alla disponibilità e sensibilità di ognuno di noi... Non avendo possibilità economiche in depositi bancari, ma un bene immobile di proprietà del solo padre, (la casa di famiglia) ci sarà consentito vendere la proprietà e come si deve procedere, al fine sostenere le rette presso la casa di riposo per i due genitori? Premetto che, sono al corrente di un testamento olografo scritto da mio padre, circa due anni fa. Nella speranza di ricevere una risposta, Vi ringrazio anticipatamente e porgo cordiali saluti. Fausto Se la vendita dell'immobile di proprietà del padre si renderà necessaria per far fronte alle spese di cura ed assistenza, dato che la capacità di agire del padre è compromessa dalla forma di demenza senile sopravvenuta, si dovrà chiedere al Tribunale la nomina di un amministratore di sostegno o di un tutore, per provvedere alle operazioni di vendita ed al corretto utilizzo del ricavato. L'esistenza di un eventuale testamento non è di ostacolo a quanto sopra. SECONDO QUESITO Circa trent'anni fa mio zio Vito acquistava con due suoi amici (a cui darò due nomi di fantasia per la privacy) Alberto e Francesco un pezzo di terreno sul quale hanno costruito 3 case uguali con relativo giardino. Le tre case sono adiacenti, ma hanno ognuna la sua entrata. La casa 1 ha una striscia di giardino che finisce sulla parte comune dietro le case, lo stesso la 3, anche se è più piccola (sono pertinenze delle rispettive case, visto che ci sono le finestre, o sono da considerarsi parte comune?). Una volta conclusa l'opera di costruzione si è proceduto col sorteggio il cui esito è stato: casa numero 1 a mio zio, casa numero 2 ad Alberto e casa numero 3 a Francesco. Alberto evidentemente non contento del sorteggio non ha mai voluto far seguire il sorteggio da un atto notarile di divisione delle quote e per di più ha allargato i confini del suo giardino (praticamente entrando nella pertinenza delle altre due case). Dopo una causa il giudice, dato l'accordo tra le parti, ha assegnato per usucapione a mio zio il pieno possesso della "sua" casa (quella toccatagli dal sorteggio) più venti metri del giardino. Non ha invece riconosciuto, dato il disaccordo tra le parti e la mancata udienza, i 110 metri dei 130 totali che mio zio chiedeva (giardino antistante la casa + striscia di giardino su cui la sua casa si affaccia poiché ritenute da lui pertinenti alla sua abitazione), mentre ai suoi due amici non ha riconosciuto né le case (per mancanza di testimonianze) né il giardino pertinente (per disaccordo tra le parti e mancata udienza). Quello che voglio sapere io è: si può dedurre dalla sentenza, visto che dice che tutto ciò che non è stato riconosciuto per usucapione resta indiviso, che mio zio è proprietario alla pari di Alberto e Francesco sia delle case che del giardino che sono rimasti indivisi? Alberto poi deve rimettere i divisori tra i giardini come in origine in modo da non entrare nella pertinenza non sua? (la chiamo pertinenza perché non hanno ancora diviso). Dato che mio zio ha una quota di giardino più grande (nel caso è da attribuirgli) deve qualcosa ai suoi amici? spero di essere stato chiaro. Grazie, Tommaso Si tratta di una situazione molto complessa e particolare, sulla quale si è già pronunciato il giudice. Per poter formulare un parere attendibile ai quesiti posti dal lettore, è necessaria un'accurata e completa lettura della sentenza, non essendo sufficienti i dati forniti. Ci sembra però ragionevole, quanto meno, escludere che lo zio Vito, dichiarato dal giudice proprietario esclusivo di una delle tre case per usucapione, possa considerarsi comproprietario anche delle altre due case. Si tratterebbe, a nostro avviso, di una lettura della sentenza contraria a buona fede. tags: notaio eredità testamento casa

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Affittopoli, la Regione porta via ... (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

n. 57 del 2009-03-07 pagina 0 Affittopoli, la Regione porta via anche i mobili ai non vedenti di Massimo Malpica Nuova affittopoli a Napoli: sperperato il patrimonio lasciato all?istituto Colosimo. Gli eredi del benefattore: "Ci hanno traditi". Formisano vive ai Parioli in un palazzo della Regione Campania: "Fu una opportunità" Napoli -Una storia di nobili, immobili, mobili, soprammobili ed eredità contese. Giocata sulla pelle di una struttura che, da decenni, è il punto di riferimento per i non vedenti del centro e sud Italia, l?istituto «Paolo Colosimo» per non vedenti. è la storia dell?eredità di Giovanni Paolo Quintieri, barone romano di origini calabresi, che prima di morire, nell?agosto dell?ormai lontano 1970, decise che le sue fortune potevano andare a quanti con la fortuna erano in credito. E così lasciò al «Colosimo», che oggi assiste e forma una cinquantina di non vedenti e ipovedenti, la villa di famiglia di Carolei, in provincia di Cosenza, il palazzo di Roma, in via Panama, e le tenute agricole di Passerano (con annesso castello, a Gallicano del Lazio) e di Montecoriolano, a Potenza Picena, nelle Marche. Devolvendo in beneficenza anche qualcosa come 4-500 beni mobili. L?elenco varia dalle semplici bilance a un Rembrandt, dai divani agli armadi d?epoca, dalle collezioni d?armi ai lampadari in cristallo, dai tappeti ai vasi cinesi. Il problema è che le ultime volontà del barone non si sono mai realizzate, o almeno non del tutto. E così l?asta che lui aveva ordinato di bandire per liquidare i beni mobili e versare il denaro ottenuto nelle casse dell?istituto Colosimo non è mai stata fatta. L?istituto Colosimo è divenuto regionale. E la «collezione Quintieri» è finita sparsa tra i caveau e le sedi della Regione Campania. Con l?effetto, piuttosto prevedibile, che gli eredi insoddisfatti del mancato rispetto dell?intento del nobile avo sono ora in causa con la Regione «gravemente inadempiente» e chiedono la revoca della donazione. L?elenco dei beni è davvero vario. Censito per la prima volta dall?ex presidente Rastrelli, e allegato ogni anno al bollettino ufficiale della Campania, indica anche i valori stimati dei singoli oggetti, per un totale superiore ai 3,2 milioni di euro. Il pezzo più pregiato della lista è una Madonna con bambino di Domenico Puligo, pittore fiorentino del Rinascimento, valutata con inquietante precisione contabile esattamente 232.405,60 euro. Ma il consigliere regionale dell?Mpa Salvatore Ronghi in un?interrogazione a Bassolino dell?ottobre 2007 chiedeva conto della mancanza nell?elenco di alcuni pezzi originariamente censiti. Tra questi il gioiello, un autoritratto attribuito a Rembrandt. Attribuzione incerta, ubicazione pure. Finché non salta fuori nascosto in un caveau della Regione. Giallo risolto. Almeno uno. Quello che non si risolve è la destinazione di questi beni, che come detto non vengono messi all?asta. La spiegazione da parte dell?amministrazione sarebbe che, essendo l?istituto Colosimo (e dunque anche il contenuto dell?eredità) passato sotto il controllo della Regione, ora è quest?ultima a provvedere ai fabbisogni finanziari della struttura, rendendo nuovamente «patrimonio disponibile» quei mobili e immobili ormai divenuti di proprietà regionale. Tanto che, di quegli oggetti, molti sono finiti assegnati a varie sedi della Regione e non solo. E seguendoli a ritroso, sorge qualche dubbio sulla gestione di questo patrimonio da parte dell?amministrazione ora guidata da Bassolino. Un caso? Eccolo. C?è una Onlus internazionale, la Fondazione Mediterraneo, che ha sede in un bel palazzo affacciato sul Maschio Angioino. Si occupa di rapporti internazionali con il mondo arabo, e ha ottenuto quella sede in comodato d?uso gratuito dalla Regione (per un piano) e dal Demanio (per due piani). Nella sua sede fanno bella mostra di sé lampadari, divani, cassapanche e mobili. Provenienti dalla fondazione Quintieri. Come ci siano finiti lo spiega il presidente della fondazione, Michele Capasso. «Ce li ha concessi in comodato Bassolino, e così ora abbiamo una quarantina di pezzi, che restano ovviamente di proprietà della Regione. «Ed ecco come erano quando siamo andati a prenderceli nella villa in Calabria», spiega, aprendo un album fotografico. Dentro, le immagini di mobili marci, incompleti, mangiati dalle tarme. La Regione, dopo aver «ereditato l?eredità», li aveva abbandonati. Capasso li mostra ora, impeccabili dopo il restauro, «che ci siamo pagati noi, per un costo riportato in bilancio di 350mila euro». Almeno sono stati salvati dalla rovina. Ma perché la Regione li aveva lasciati morire invece di metterli all?asta appena ricevuta la donazione? Mistero non risolto. O forse spiegato dalla proverbiale lentezza della burocrazia del «proprietario», che quando indossa le vesti di un?istituzione pubblica difficilmente mette in mostra la meticolosità e la passione del collezionista d?arte. Eppure, per quanto in piena attività e, come spiega uno dei suoi convittori, in salute passabile, una visita all?ingresso dell?istituto Colosimo lascia pensare che qualche risorsa in più, lì, farebbe comodo. Non foss?altro per rispettare lo spirito del nobile gesto di Quintieri, il valore reale di quei beni andrebbe messo a disposizione dei ragazzi non vedenti della struttura partenopea. E la storia, almeno, avrebbe un lieto fine. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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LA BUROCRAZIA ALLUNGA I TEMPI DEI LAVORI DI RIRPISTINO DEL COSTONE DI COROGLIO. UN ERRORE NELLA NOTI... (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

La burocrazia allunga i tempi dei lavori di rirpistino del costone di Coroglio. Un errore nella notifica dell'ordinanza che impone i lavori urgenti, fa di fatto slittare la riapertura della strada che è chiusa al traffico dal 29 gennaio. La vicenda adesso è nelle mani del Tar che ha accettato la richiesta di sospensiva dell'ordinanza sindacale per lavori urgenti, rinviando la discussione al 19 marzo, quando il ricorso verrà discusso in camera di consiglio. Discesa Coroglio è vietata alle auto perché sul costone sono stati identificati almeno due pesanti massi a rischio crollo. In una riunione congiunta tra i presidenti delle due municipalità confinanti su Discesa Coroglio, Fabio Chiosi e Gennaro Balzano si è discusso della possibilità di realizzare una galleria paramassi temporanea che consenta la riapertura della strada. A PAGINA 39

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Prosecco e frodi, cambio di rotta (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Prosecco e frodi, cambio di rotta Sabato 7 Marzo 2009, Gaiarine Tutela del Prosecco e controlli nel convegno organizzato dalla sezione locale della Lega Nord. "Soddisfatti della serata con i 150 presenti - spiega Giuseppe Fantuz, organizzatore - gran parte viticoltori, che giovedì sera hanno riempito Villa Altan". Tra i relatori Franco Manzato per la Regione Veneto, Marco Prosdocimo per la Provincia, Michele Zanardo vice presidente Comitato nazionale tutela vini di Ormelle che si sta occupando dell'approvazione della riserva Doc Garantita "Conegliano-Valdobbiadene" e "Montello-Colli asolani" e del Prosecco "di pianura" della Doc. Un treno da prendere al volo, entro il 31 luglio: "Dal 1° agosto-spiega Paolo Casagrande, Anpa, moderatore della serata-la nuova organizzazione comunitaria prevede che le forme di tutela passino attraverso Bruxelles e non più dal Ministero con il rischio che la tutela del Prosecco diventi irraggiungibile". La nuova riserva porterà variazioni nella quantità d'uva da produrre: 180quintali per ettaro Doc contro i 250quintali per ettaro dell'Igp. A questa sarà da aggiungere un 20% di uva prodotta dallo stesso vitigno, con un nome diverso ancora da definire. Con la riserva del nome, il Prosecco potrà essere prodotto solo nelle province di Treviso, che ora ne produce il 90%, Venezia, parte di Vicenza e tutto il Friuli. Un Consorzio di produttori gestirà le regole e le normative per le aree di produzione, le uniche autorizzate ad utilizzare l'etichetta. È prevista una deroga per le aziende storiche del Piemonte, attive da almeno 20 anni, che potranno imbottigliare, non produrre, il vino acquistato nelle aree Doc e Docg. Cambio di rotta nella repressione frodi, come spiegato dal direttore Gianluca Fregolent, primo trevigiano a capo del dell'Istituto qualità e repressione frodi di Conegliano. Non più controlli mirati alla burocrazia, ma tutela della qualità e tolleranza zero per chi adultera o sofistica il prodotto del territorio. Erica Bet

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Sicilia/ Regione: Entro dicembre da spendere 400 mln di (sezione: Burocrazia)

( da "Virgilio Notizie" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Roma, 7 mar. (Apcom) - Riparte l'orologio della spesa comunitaria in Sicilia. Entro dicembre dovranno essere spesi e rendicontati almeno 400 milioni di euro. Si tratta delle somme della prima annualità del Por, che secondo il cronoprogramma originario bisognava spendere entro dicembre 2007. La delibera del Cipe di venerdì sui fondi Fas, sblocca i bandi del Por che potranno essere destinati soprattutto per le infrastrutture. Il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, spiega che la Regione "punta a una utilizzazione dei fondi comunitari che produca risultati più visibili e incisivi. La riforma della dirigenza regionale è stata il nostro primo impegno. E, a meno di un mese dall'insediamento dei nuovi direttori generali, siamo già in grado di impostare programmi di lavoro che porteranno vere opportunità di crescita all'economia siciliana". I fondi comunitari 2007-2013 erano stati bloccati dalla crisi istituzionale e amministrativa che aveva portato allo scioglimento dell'Assemblea regionale siciliana e, dieci mesi fa, alle elezioni anticipate. "Il governo nazionale - afferma Lombardo - ci permette di redigere un bilancio con delle entrate vere e non di fantasia. Mentre il nuovo assetto della burocrazia regionale ci permetterà di mettere immediatamente in circolo, nell'economia siciliana, circa mezzo miliardo di euro, da spendere e rendicontare entro dicembre". I bandi già predisposti da ciascun assessorato attiveranno una enorme quantità di risorse. Siamo certi - conclude Lombardo - che il ritardo potrà essere ampiamente recuperato, permettendoci di arrivare al comitato di sorveglianza di maggio con tutte le carte in regola".

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Berlusconi: in cdm il piano casa meno burocrazia ma niente abusi (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

n. 57 del 2009-03-07 pagina 0 Berlusconi: in cdm il piano casa meno burocrazia ma niente abusi di Redazione Meno vincoli burocratici per ampliare, abbattere e ricostruire case, senza abusi, per smuovere l'economia. Il piano straordinario per l'edilizia, annunciato ieri dal premier, sarà varato venerdì prossimo dal consiglio dei ministri, come ha confermato Berlusconi: "Avrà effetti straordinari". E la sinistra grida subito alla "deregulation selvaggia" Roma - Meno vincoli burocratici per ampliare, abbattere e ricostruire case, senza abusi, per smuovere l'economia. Il piano straordinario per l'edilizia, annunciato ieri dal premier Silvio Berlusconi, sarà varato venerdì prossimo dal consiglio dei ministri, ha confermato oggi il Cavaliere assicurando che "avrà effetti straordinari". Il piano - a cui stanno lavorando alcuni ministri - servirà a "dare a chi ha una casa e nel frattempo ha ampliato la famiglia la possibilità di aggiungere una stanza, due stanze o dei bagni con servizi annessi alla villa esistente" ha spiegato il presidente del Consiglio ai cronisti durante una passeggiata per il centro Roma. Saranno le singole Regioni, ha aggiunto Berlusconi, "che dovranno valutarlo: serve per smuovere l'economia e, in particolare, l'edilizia da sempre ferma e impastoiata da mille burocratismi". Il premier esclude rischi di abusi edilizi "perché tutto quello che si farà è in aderenza e in continuazione di case esistenti, quindi nelle zone che sono previste dal piano regolatore e con una vidimazione sotto responsabilità dei progettisti". Regione apripista dell'iniziativa è il Veneto, la cui giunta discuterà martedì prossimo un progetto di legge che prevede la possibilità per i proprietari di ampliare sino al 20% la cubatura dell'immobile o di ricostruire, ingrandendole e dotandole di criteri di ecosostenibilità, le abitazioni realizzate prima del 1989. Previsto il rigoroso rispetto dei vincoli ambientali e paesaggistici e agevolazioni fiscali. Le critiche dall'opposizione parlano di deregulation e di condono mascherato o preventivo mentre l'iniziativa è positiva per il presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini perché "il fardello di burocrazia che ogni cittadino sopporta è asfissiante". Il presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, accoglie con favore l'iniziativa ma afferma che sarebbe meglio rilanciare l'affitto. Alle accuse di 'cementificazione selvaggia', il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli ha replicato che l'ipotesi di "aumentare i volumi serve per dare la possibilità, anche alle giovani coppie di avere una casa" o "almeno una stanza in ambito familiare". Alle critiche delle Regioni targate Pd, il ministro ha risposto che è possibile trovare punti di incontro. "E' una necessità di tutto il Paese". Il piano, secondo il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, "può essere una buona idea" a condizione che ci sia "una cabina di regia con tutti i livelli di governo e le parti sociali per accelerare i tempi" e "può funzionare se le opere saranno affidate a commissari che, chiavi in mano, devono consegnare il prodotto", rispondendo "personalmente". Il leader dell'Udc Pierferdinando Casini osserva che c'é bisogno di fare qualcosa immediatamente, cioé piccole opere cantierabili dai comuni. Dal Pd, il senatore Roberto Della Seta afferma parla di "totale deregulation edilizia" anziché trovare risorse per avviare subito un programma straordinario di manutenzione del patrimonio edilizio e delle infrastrutture. Di "assalto" al paesaggio e al territorio parlano Giovanna Melandri (Pd) e l'ex capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli. E Legambiente richiama il film "Mani sulla città di Francesco Rosi" ricordando che "in barba a qualsiasi norma, piano o regolamento edilizio, negli anni '60 in Italia, speculatori senza scrupoli hanno potuto ampliare, demolire, ricostruire edifici brutti e insicuri''. Polemiche che il portavoce di Fi Daniele Capezzone giudica "sconclusionate" e spiega che "c'é un progetto che, nel rispetto dell'ambiente, può semplificare le procedure burocratiche, aiutare a ristrutturare il patrimonio immobiliare esistente, e contribuire al rilancio dell'economia". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Gli rinnovano il permesso di soggiorno. Ma solo per un mese (sezione: Burocrazia)

( da "Varesenews" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Caso - Nel febbraio del 2008 aveva chiesto il rinnovo del permesso di lavoro. Il percorso burocratico, però, dura 13 mesi. Nel frattempo lui perde il lavoro e il diritto a rimanere Gli rinnovano il permesso di soggiorno. Ma solo per un mese Si trova in Italia da otto anni. Ha con sé la moglie e tre figli di 14, 12 e 9 anni. Nel febbraio del 2008 fa domanda per vedersi rinnovare il permesso di soggiorno: ha un posto di lavoro fisso, una casa e una vita regolare. I tempi della burocrazia, però, sono lenti e, invece dei 20 giorni previsti, la questura ci impiega 13 mesi a sbrigare la sua pratica. Peccato che, nel frattempo, la crisi economica abbia fatto i suoi danni, il suo posto di lavoro svanisce, travolto dal fallimento della sua ditta, e la sua posizione diventa precaria. Così, quando il 3 marzo scorso l'uomo di reca in questura per ritirare la sua documentazione avviene l'imprevisto. I funzionari gli chiedono di esibire di nuovo il suo contratto, ma lui di contratti regolari non ne ha più. Esibire l'ultima busta paga: ma anche questa risale all'ottobre scorso. Il permesso viene rinnovato, ma solo fino al 12 aprile. Dunbque, al muratore marocchino rimane meno di un mese per trovare un nuovo impiego stabile e riavviare le pratiche ma, intanto, alla metà di aprile lui diventerà clandestino e la sua posizione in azienda delicatissima. Con una situaizone così precaria, quale datore di lavoro potrà mai concedere una possibilità a quest'uomo di 46 anni, con tre figli ormai integrati nelle scuole? I delegati della Cgil , che hanno preso a cuore questa vicenda, hanno deciso di mobilitarsi per far emergere le contraddizioni di questo sistema e delle lentezze della burocrazia. L'idea è quella di rivolgersi alla magistratura amministrativa, chiedendo una sospensiva. Il ricorso, però, è molto dispendioso e per questo lavoratore, con entrate certe per buona parte del 2008, non sarà possibile concedere il gratuito patrocinio. Una situazione paradossale che, dopo otto anni di duro lavoro, rigetta nel baratro il padre e la sua famiglia. Sabato 7 Marzo 2009 A.T.

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<IL PIANO PER L'EDILIZIA AVRÀ EFFETTI STRAORDINARI E NON CI SARANNO ABUSI> (sezione: Burocrazia)

( da "Wall Street Italia" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

«Il piano per l'edilizia avrà effetti straordinari e non ci saranno abusi» -->Berlusconi: riduciamo le pastoie e la burocrazia, ma tutto sarà in linea con i piani regolatori esistenti

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Silvio Berlusconi: riduciamo le pastoie e la burocrazia, ma in linea con i Prg esistenti (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere.it" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

«Il piano per l'edilizia avrà effetti straordinari e non ci saranno abusi» Berlusconi: riduciamo le pastoie e la burocrazia, ma tutto sarà in linea con i piani regolatori esistenti MILANO - Silvio Berlusconi ne è convinto: «Se riparte l'edilizia, riparte tutta l'economia». E per questo ha deciso che una delle mosse per dare nuova carica ad un sistema economico ingessato dalla crisi internazionale deve necessariamente passare per maggiori liberalizzazioni nel campo delle nuove costruzioni. Di qui la scelta di varare un piano ad hoc, come anticipato oggi dal . L'idea del premier ha subito fatto scattare più di un campanello di allarme tra chi considera l'allenatmento dei vincoli burocratici ipotizzato dal Cavaliere come una sorta di via libera alla deturpazione del paesaggio. Ma è stato lo stesso Berlusconi, nel corso di una pausa di shopping per le vie del centro di Roma, a parlare con i cronisti spiegando che il provvedimento sarà esaminato venerdì dal consiglio dei ministri, che questo avrà«effetti straordinari» ma che non ci saranno abusi. «BASTA PASTOIE E BUROCRAZIA» - «Saranno le singole Regioni - ha spiegato il presidente del Consiglio - che dovranno valutarle il piano: serve per smuovere l'economia e in particolare l'edilizia da sempre ferma e impastoiata da mille burocratismi». E a chi gli chiedeva se non si corre il rischio di allargare troppo le maglie delle concessioni aprendo la strada a possibili abusi Berlusconi ha risposto che questo non succederà, «perchè tutto quello che si farà sarà in aderenza e in continuazione di case esistenti, quindi nelle zone che sono previste dal piano regolatore e con una vidimazione sotto responsabilità dei progettisti». Insomma, ha proseguito il premier, «significa soltanto dare a chi ha una casa, e nel frattempo ha ampliato la famiglia perchè i figli si sono sposati e hanno dei nipotini, la possibilità di aggiungere una stanza, due stanze, dei bagni, con i servizi annessi alla villa esistente». Il premier, stando ai lanci di tutte le agenzie di stampa, dice proprio così, «villa», ma evidentemente la cosa riguarderà tutti i proprietari di qualunque tipo di immobile (guarda la scheda). stampa |

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Berlusconi: "Via al piano per l'edilizia" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampaweb, La" del 07-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

ROMA Meno vincoli burocratici per ampliare, abbattere e ricostruire case, senza abusi, per smuovere l?economia. Il piano straordinario per l?edilizia, annunciato ieri dal premier Silvio Berlusconi, sarà varato venerdì prossimo dal consiglio dei ministri, ha confermato oggi il Cavaliere assicurando che «avrà effetti straordinari». Il piano - a cui stanno lavorando alcuni ministri - servirà a «dare a chi ha una casa e nel frattempo ha ampliato la famiglia la possibilità di aggiungere una stanza, due stanze o dei bagni con servizi annessi alla villa esistente» ha spiegato il presidente del Consiglio ai cronisti durante una passeggiata per il centro Roma. Saranno le singole Regioni, ha aggiunto Berlusconi, «che dovranno valutarlo: serve per smuovere l?economia e, in particolare, l?edilizia da sempre ferma e impastoiata da mille burocratismi». Il premier esclude rischi di abusi edilizi «perchè tutto quello che si farà è in aderenza e in continuazione di case esistenti, quindi nelle zone che sono previste dal piano regolatore e con una vidimazione sotto responsabilità dei progettisti». Regione apripista dell?iniziativa è il Veneto, la cui giunta discuterà martedì prossimo un progetto di legge che prevede la possibilità per i proprietari di ampliare sino al 20% la cubatura dell?immobile o di ricostruire, ingrandendole e dotandole di criteri di ecosostenibilità, le abitazioni realizzate prima del 1989. Previsto il rigoroso rispetto dei vincoli ambientali e paesaggistici e agevolazioni fiscali. Le critiche dall?opposizione parlano di deregulation e di condono mascherato o preventivo mentre l?iniziativa è positiva per il presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini perchè «il fardello di burocrazia che ogni cittadino sopporta è asfissiante». Il presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, accoglie con favore l?iniziativa ma afferma che sarebbe meglio rilanciare l?affitto. Alle accuse di "cementificazione selvaggia", il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli ha replicato che l?ipotesi di «aumentare i volumi serve per dare la possibilità, anche alle giovani coppie di avere una casa» o «almeno una stanza in ambito familiare». Alle critiche delle Regioni targate Pd, il ministro ha risposto che è possibile trovare punti di incontro. «È una necessità di tutto il Paese». Il piano, secondo il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, «può essere una buona idea» a condizione che ci sia «una cabina di regia con tutti i livelli di governo e le parti sociali per accelerare i tempi» e «può funzionare se le opere saranno affidate a commissari che, chiavi in mano, devono consegnare il prodotto», rispondendo «personalmente». Il leader dell?Udc Pierferdinando Casini osserva che c?è bisogno di fare qualcosa immediatamente, cioè piccole opere cantierabili dai comuni. Dal Pd, il senatore Roberto Della Seta afferma parla di «totale deregulation edilizia» anzichè trovare risorse per avviare subito un programma straordinario di manutenzione del patrimonio edilizio e delle infrastrutture. Di «assalto» al paesaggio e al territorio parlano Giovanna Melandri (Pd) e l?ex capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli. E Legambiente richiama il film «Mani sulla città di Francesco Rosi» ricordando che «in barba a qualsiasi norma, piano o regolamento edilizio, negli anni ?60 in Italia, speculatori senza scrupoli hanno potuto ampliare, demolire, ricostruire edifici brutti e insicuri». Polemiche che il portavoce di Fi Daniele Capezzone giudica «sconclusionate» e spiega che «c?è un progetto che, nel rispetto dell?ambiente, può semplificare le procedure burocratiche, aiutare a ristrutturare il patrimonio immobiliare esistente, e contribuire al rilancio dell?economia».

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